# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 988abd27-3d94-5333-9c3e-7ec816fc9508
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-06-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.06.2010 C-5913/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-5913-2008_2010-06-18.pdf

## Full Text

Corte II I
C-5913/2008

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 8  g i u g n o  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Ruth Beutler, Jean-Daniel Dubey, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
patrocinato dall'avvocato Roberto Badaracco, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata in Svizzera.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-5913/2008

Fatti:

A.
Con decisione del  7  giugno 2001,  l'Ufficio  della  manodopera estera 
della Repubblica e Cantone Ticino ha accolto la domanda di permesso 
per confinanti (G) a favore di A._______, cittadino italiano nato il  .... 
Rinnovato annualmente fino al  2003, il  predetto permesso è stato in 
seguito prorogato per una durata di 5 anni fino al 14 giugno 2008.

In Ticino l'interessato ha svolto svariati impieghi, tra i quali l'assistente 
di cura presso B._______, attività svolta fino al 12 ottobre 2005. 

B.
Il  28 ottobre 2005 A._______ ha inoltrato una domanda tendente al 
rilascio del permesso di dimora (B) al fine di vivere presso la compa-
gna C._______, cittadina svizzera, dalla quale era in attesa di un figlio. 

C.
Il 23 novembre 2005 l'interessato è stato incarcerato in seguito all'ordi-
ne di arresto del 18 novembre 2005 per i titoli di reato di coazione ses-
suale, molestie sessuali e minaccia.

D.
Il  ...(2006)  è  venuta  alla  luce  D._______.  L'interessato  ne  ha 
riconosciuto la paternità il 10 agosto 2006. 

E.
Con sentenza del 9 maggio 2006, il Presidente della Corte delle assi -
se correzionali di Lugano ha condannato l'interessato per ripetuta coa-
zione sessuale, consumata e tentata, ripetute molestie sessuali e mi -
naccia alla pena di 24 mesi di detenzione, nella quale è computato il  
carcere preventivo sofferto, all'espulsione dal territorio svizzero per un 
periodo di sette anni sospesa condizionalmente per un tempo di prova 
di 4 anni. Egli è stato inoltre condannato a pagare alla parte civile fr.  
6'335.50 per spese legali, fr. 1'241.50 a titolo di risarcimento materiale 
ed infine fr. 3000.- a titolo di torto morale.

Il 3 luglio 2006 la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribu-
nale d'appello ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'in -
teressato l'11 maggio 2006 contro la suddetta sentenza.

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F.
Con decisione del 2 gennaio 2007, il Dipartimento delle istituzioni ha 
concesso  all'interessato  il  regime  di  semilibertà  a  cominciare  dallo 
stesso giorno. 

G.
Con decisione del 25 gennaio 2007, la Sezione dei permessi e dell'im-
migrazione (SPI, attualmente: Sezione della popolazione [SP]) ha rifiu -
tato di rilasciare il permesso di dimora all'interessato per motivi di ordi-
ne pubblico, segnatamente a causa della condanna subita, intimando-
gli pertanto di lasciare la Svizzera subito dopo la scarcerazione. Un ri -
corso  inoltrato  contro  questa  decisione  è  stato  respinto  il  17  aprile 
2007 dal Consiglio di Stato (CdS). In seguito a tale risoluzione gover -
nativa, con scritto del 31 maggio 2007 la SPI ha impartito all'interessa-
to un termine al 30 giugno 2007 per lasciare la Svizzera. 

H.
Nel frattempo, con decisione del 15 marzo 2007, il Giudice dell'appli -
cazione della pena ha pronunciato la liberazione condizionale a partire 
dal 24 marzo 2007. 

I.
Con decisione del 28 dicembre 2007, l'Ufficio federale della migrazio-
ne (UFM) ha pronunciato nei confronti dell'interessato un divieto d'en-
trata valevole da subito fino al 27 dicembre 2017, motivandolo come 
segue:

"Straniero il cui ritorno in Svizzera è indesiderato a motivo del suo comporta-

mento (ripetuta coazione sessuale; ripetute molestie sessuali; minaccia) e per 

motivi di ordine e di sicurezza pubblica."

L'effetto sospensivo è stato tolto ad un eventuale ricorso. Il 5 gennaio 
2008 al valico doganale di Ponte Tresa l'interessato è stato messo al 
corrente del suddetto divieto d'entrata. Egli ha dunque richiesto l'emis -
sione di una decisione impugnabile.

J.
Con scritto del 21 marzo 2008, agendo per il tramite del suo rappre-
sentante  legale,  A._______  ha  informato  l'autorità  inferiore  di  non 
essere mai giunto in possesso della suddetta misura amministrativa. 
Pertanto il 7 aprile 2008 l'autorità inferiore ha revocato la decisione ed 

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ha concesso un termine per esprimersi all'interessato al fine di garan-
tirgli il diritto di essere sentito.

K.
Con sentenza del 16 giugno 2008, il giudice della Pretura penale ha 
condannato l'interessato alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere 
di fr. 30.- per un totale di fr. 2'700.- e alla multa di fr. 400.- per aver 
condotto un'autovettura in stato di inattitudine ai sensi dell'art. 91 cpv. 
1 della legge federale del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale 
(LCStr, RS 741.01) a Stabio l'11 settembre 2007. Il giudice ha sospeso 
l'esecuzione della pena pecuniaria condizionalmente per un periodo di 
prova di quattro anni, ha mantenuto il beneficio della liberazione condi-
zionale concessa il 15 marzo 2007 per la precedente condanna del 9 
maggio 2006 prolungandone tuttavia il periodo di prova di sei mesi e 
sottoponendo l'interessato all'assistenza riabilitativa fino al 24 settem-
bre 2008. L'interessato è stato infine avvertito formalmente che qualo-
ra commettesse ulteriori crimini o delitti o si sottraesse all'assistenza 
riabilitativa, avrebbe potuto essere ordinato il ripristino dell'esecuzione 
della condanna pronunciata il 9 maggio 2006 con l'espiazione dei resi -
dui otto mesi di detenzione. 

L.
Con  decisione  dell'11  luglio  2008  notificata  il  15  luglio  successivo, 
l'UFM  ha  nuovamente  pronunciato  nei  confronti  dell'interessato  un 
divieto d'entrata valevole da subito fino al 10 luglio 2011 ed ha tolto 
l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. In sostanza esso ha os-
servato che il diritto dei cittadini comunitari ad entrare in Svizzera pre-
via semplice presentazione di una carta d'identità o di un passaporto 
validi può essere limitato da misure di ordine di sicurezza pubblici. In 
concreto l'autorità inferiore ha ravvisato che l'interessato ha subito una 
condanna di 24 mesi di detenzione per minacce, coazione sessuale e 
molestie sessuali. L'UFM ha poi ritenuto necessario relativizzare l'as-
senza di precedenti penali, visto che da quanto emerso, egli aveva l'a-
bitudine di molestare sessualmente le colleghe della casa di riposo in 
cui lavorava; il suo comportamento costituisce pertanto una minaccia 
reale dell'ordine pubblico che giustifica l'emissione di un divieto d'en-
trata di  una durata di tre anni. Infine l'autorità inferiore ha osservato 
che il ricorrente non ha più nessuno legame professionale con la Sviz-
zera e sul piano famigliare, sebbene la figlia risieda in Ticino, egli non 
può prevalersi dell'art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per 
la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, 

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RS 0.101) in quanto vivendo poco lontano da lei la loro relazione può 
essere mantenuta senza troppi problemi. 

M.
Il 10 settembre 2008, agendo per il tramite del suo patrocinatore, l'in-
teressato è insorto contro la suddetta decisione postulando l'annulla -
mento della decisione impugnata, in via sussidiaria la riduzione del di-
vieto d'entrata  ad un anno e il  beneficio della  più ampia assistenza 
giudiziaria. A sostegno del proprio gravame il ricorrente ha affermato 
di aver sempre contestato le accuse a lui imputate e di non costituire 
un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici, ritenendo pertanto il di -
vieto d'entrata arbitrario e sproporzionato. Egli ha inoltre dichiarato che 
i giudici penali hanno irrogato la pena di espulsione sospesa condizio-
nalmente, ciò che l'autorità amministrativa avrebbe dovuto considera-
re. Vista la situazione, il ricorrente è inoltre ostacolato nell'esercizio del  
diritto di visita sulla figlia e si sono rese necessarie soluzioni d'emer -
genza per l'affidamento della piccola a terze persone. Egli si è poi pre-
valso, in qualità di cittadino italiano, dell'Accordo del 21 giugno 1999 
tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea 
ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone 
(ALC, RS 0.142.112.681), osservando che la pena irrogata limitata a 
pochi mesi sospesi condizionalmente per un reato mediamente grave 
non giustifica l'adozione del provvedimento in causa, non rappresen-
tando una minaccia effettiva, attuale e sufficientemente grave ad un in-
teresse fondamentale della società tale da legittimare una misura per 
motivi di ordine pubblico ai sensi dell'art. 5 Allegato I ALC.

N.
Con decisione incidentale del 9 febbraio 2009 il Tribunale amministrati-
vo federale (di seguito: il Tribunale o il TAF) ha accolto la domanda di 
assistenza giudiziaria. 

O.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  19 febbraio 2009 l'autorità inferiore ha postulato la reiezione del 
gravame, riconfermando in sostanza le motivazioni contenute nella de-
cisione impugnata. 

P.
Invitato ad esprimersi in merito al suddetto preavviso, con replica del 6 
aprile  2009, il  ricorrente ha contestato integralmente le  osservazioni 
dell'UFM, riconfermando le proprie allegazioni di fatto e di diritto. Egli  

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ha inoltre rimproverato all'autorità inferiore di non avere le idee chiare 
circa la condanna irrogata: essa avrebbe infatti menzionato in un primo 
tempo una condanna di 24 mesi e in un secondo tempo una condanna 
di 8 mesi sospesi. Il ricorrente, dal canto suo, avrebbe sempre menzio-
nato di aver subito una condanna di 8 mesi di detenzione sospesi con-
dizionalmente. Tale condanna rappresenterebbe un pena minima molto 
lieve. Infine, una ponderazione degli interessi fondata su criteri oggetti -
vi porterebbe all'annullamento della decisione impugnata.

Q.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del  
29 aprile 2009, l'autorità inferiore ha ribadito le sue argomentazioni. 

R.
Dando seguito alla richiesta di complemento d'istruttoria del Tribunale, 
con missiva del 9 aprile 2010 l'interessato ha prodotto il suo casellario 
giudiziale italiano del 20 marzo 2010, le certificazioni fiscali del 2009 e 
la tessera sanitaria italiana. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge federale del 
17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 
173.32), giusta l'art. 31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le deci -
sioni ai sensi dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 
procedura amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità men-
zionate all'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni in materia di divieto 
d'entrata in Svizzera rese dall'UFM – il quale costituisce un'unità del -
l'amministrazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF – posso-
no essere impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie giu -
dica quale autorità di  grado inferiore al  Tribunale federale (cfr. art. 1 
cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11 cpv. 1 ALC).

1.2 Salvo i casi  in cui la LTAF non disponga altrimenti,  la procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta dalla  PA (art. 37 
LTAF).

1.3 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

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2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, la ricorrente può invocare la violazione del di -
ritto  federale,  compreso l'eccesso o  l'abuso del  potere  di  apprezza-
mento, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale 
non abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'uffi-
cio  il  diritto  federale  nella  procedura ricorsuale  e non è vincolato  in 
nessun  caso  dai  motivi  del  ricorso  (cfr. art.  62  cpv. 4  PA). Rilevanti  
sono in primo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del 
giudizio  (cfr.  consid.  1.2  della  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo 
2003 pubblicata parzialmente in DTF 129 II 215).

3.
Il  ricorrente possiede la nazionalità italiana e può dunque prevalersi 
dell'ALC. Ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 della legge federale sugli stranieri 
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) essa si applica solo se il detto 
accordo non contiene disposizioni derogatorie o se essa prevede di -
sposizioni più favorevoli.

4.

4.1 Il divieto d'entrata pronunciato nei confronti di uno straniero il cui 
soggiorno in  Svizzera è indesiderabile,  è disciplinato all'art. 67 LStr. 
Esso corrisponde essenzialmente al previgente art. 13 della legge fe-
derale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS, CS 1 
117). Come in precedenza, il divieto d'entrata non ha carattere penale 
bensì mira a lottare contro le perturbazioni della sicurezza e dell’ordi-
ne pubblici; si tratta dunque di una misura a carattere preventivo e non 
repressivo (cfr. Messaggio relativo alla legge sugli stranieri dell'8 mar-
zo 2002, FF 2002 pag. 3428). 

4.2 Ai sensi  dell'art. 67 LStr,  l’UFM può vietare l’entrata in  Svizzera 
allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza 
pubblici in Svizzera o all’estero (let. a), che ha causato spese d'aiuto 
sociale (let. b), che è stato allontanato o espulso (let. c) o che ha dovu-
to essere oggetto di carcerazione preliminare, in vista di un rinvio coat-
to o cautelativa (let. d). Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata 
determinata o, in casi gravi, indeterminata (art. 67 cpv. 3 LStr). Durante 
la durata del divieto d'entrata, la persona interessata non può varcare 
la frontiera svizzera. L’Ufficio federale di polizia può, per motivi gravi, 
sospendere temporaneamente il divieto (art. 67 cpv. 4 LStr).

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4.3 La sicurezza e l’ordine pubblici ai sensi della precitata disposizio-
ne costituiscono il concetto generale dei beni da proteggere nel conte-
sto della polizia: l’ordine pubblico comprende l’insieme della nozione di  
ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce 
una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle perso-
ne.  La  sicurezza  pubblica  significa  l’inviolabilità  dell’ordine  giuridico 
obiettivo,  dei  beni  giuridici  individuali  (vita,  salute,  libertà,  proprietà, 
ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurez -
za e dell’ordine pubblici  segnatamente se sono commesse infrazioni 
gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità non -
ché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o pri-
vato. Ciò può anche essere il caso in presenza di atti che di per sé non 
giustificano una revoca ma la  cui  ripetizione lascia presupporre  che 
l’interessato non è disposto ad osservare l’ordine vigente (cfr. Messag-
gio precitato FF 2002 pag.3424). In questo senso l'art. 80 cpv. 1 let. a  
dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'atti -
vità lucrativa (OASA, RS 142.201) statuisce che vi è violazione della 
sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescri -
zioni di legge e di decisione dell'autorità (cfr. anche sentenze del TAF 
C-6199/2008 del  24 agosto  2009 consid. 5.2  e  C-6528/2008 del  14 
maggio 2009 consid. 4). 

I reati di minaccia, coazione sessuale e molestie sessuali rappresenta-
no  manifestamente  delle  violazioni  di  legge  e  possono  dunque  in 
quanto tali condurre all'emissione di un divieto d'entrata.

5.

5.1 Come già menzionato in precedenza, il  ricorrente può prevalersi 
dell'ALC. Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con 
l'art. 3 ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera 
previa semplice presentazione di una carta d'identità o di un passapor-
to validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo. Come l'insieme delle prerogative conferite dall'Accordo, que-
sto diritto può essere limitato soltanto da misure giustificate da motivi 
di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi del -
l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I ALC. Queste nozioni devono essere defini -
te ed interpretate alla luce della direttiva 64/221/CEE e della giurispru -
denza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) anterio-
re alla firma dell'ALC (art. 5 cpv. 2 allegato I ALC, combinato con l'art.  
16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 1 consid. 3.6.1.).

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5.2 Conformemente alla giurisprudenza della CGCE, le limitazioni al 
principio della  libera circolazione delle persone devono essere inter-
pretate in maniera restrittiva. Ne consegue che possono essere adot-
tati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica si -
curezza unicamente nel caso in cui si deve ammettere che l'interessa-
to costituisce per lo Stato d'accoglienza una minaccia reale e di gravità 
tale da incidere su un interesse fondamentale della società (cfr. DTF 
131 II 352 consid. 3.2, 130 II 493 consid. 3.2, 130 II 176 consid. 3.4.1,  
129 II 215 consid. 7.3; sentenze del Tribunale federale 2A.39/2006 del 
31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le sentenze della 
CGCE del 27 ottobre 1977, Bouchereau, 30/77, Rac. 1977, pag. 1999, 
punti 33-35 del 19 gennaio 1999, Calfa, C-348/96, Rac. 1999, pag. 1-
11, punti 23 e 25).

5.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art.  
3 par. 1 della direttiva 64/221/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1964 
per il  coordinamento dei provvedimenti  speciali  riguardanti  il  trasferi -
mento e il soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi di ordine pub-
blico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica [GU L 56 del 4 aprile 
1964, pagg. 850 a 857]). Ciò esclude delle valutazioni sommarie fon-
date unicamente su dei  motivi  generali  di  natura preventiva. La sola 
esistenza  di  condanne  penali  non  può  automaticamente  giustificare 
l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE). Una tale condanna sarà quindi determinante unicamente 
se  dalle  circostanze  che  l'hanno  determinata  emerge  un  comporta-
mento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico 
(cfr. DTF 130 II  176 consid. 3.4.1 e sentenza del  Tribunale federale 
2C_378/2007 del 14 gennaio 2008). Le autorità nazionali devono pro-
cedere ad un apprezzamento specifico, effettuato sulla base degli inte-
ressi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, i quali non coinci -
dono necessariamente con gli apprezzamenti all'origine delle condan-
ne penali. In altre parole, quest'ultime possono essere prese in consi-
derazione unicamente se le circostanze in cui si sono verificate lascino 
trasparire l'esistenza di una minaccia attuale per l'ordine pubblico. Se-
condo le circostanze, non è comunque escluso che la sola condotta 
tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia per l'ordine pubblico 
(DTF 130 II citato consid. 3.4.1; 129 II citato consid. 7.1. e 7.4.; senten -
za  del  Tribunale  federale  2A.626/2004  del  6 maggio  2005  consid. 
5.2.1; sentenza della CGCE del 26 febbraio 1975, Bonsignore, 67/74, 

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Rac. 1975,  punti  6-7  e  le  sentenze citate  Bouchereau,  punti  27-28;  
Calfa, punto 24).

5.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è subordi -
nata alla condizione che sia stabilito con certezza che la persona sog-
getta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni pe-
nali. Al contrario, sarebbe sproporzionato esigere che il rischio di reci -
diva sia nullo per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. Tenuto 
conto dell'importanza che riveste il  principio della libera circolazione 
delle persone questo rischio non deve in realtà essere ammesso trop-
po facilmente. È necessario procedere ad un apprezzamento che ten-
ga in considerazione le circostanze della fattispecie e, in particolare, 
della  natura  e  dell'importanza  del  bene  giuridico  minacciato,  così 
come della gravità della violazione che potrebbe esservi arrecata; più 
la  potenziale  infrazione  rischia  di  compromettere  un  interesse  della 
collettività particolarmente importante, meno rilevanti sono le esigenze 
quanto  alla  plausibilità  di  un'eventuale  recidiva  (cfr. DTF 130  II  493 
consid. 3.3; 130 II citato consid. 4.3.1; sentenza del Tribunale federale 
2C_375/2007 dell'8 novembre 2007 consid. 3).

5.5 Infine, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame 
deve  essere  effettuato  tenendo  presente  le  garanzie  derivanti  dalla 
Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti  del-
l’uomo e  delle  libertà  fondamentali  (CEDU,  RS 0.101)  così  come  il 
principio della proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 
consid. 3.3; 130 II 176 consid. 3.4.2; sentenze della CGCE del 30 no -
vembre 1995, Gebhard, C-55/94, Rac. 1995, pag. I-4165, punto 37; del 
18 maggio 1989, Commissione delle Comunità europee contro Repub-
blica federale di Germania, 249/86, Rac. 1989, pag. 1263, punto 20). 
Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a  
raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si 
scelgano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre pa-
role deve sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito e 
i mezzi utilizzati (DTF 131 I 91 consid. 3.3). 

6.
Con sentenza del 9 maggio 2006 l'interessato è stato ritenuto colpevo-
le di ripetuta coazione sessuale, consumata e tentata, ripetute mole-
stie sessuali e minaccia. Pertanto egli è stato condannato ad una pena 
detentiva di 24 mesi, all'espulsione dal territorio svizzero per un tempo 

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di sette anni sospesi condizionalmente per un periodo di prova di quat-
tro anni. 

6.1 Nel suo gravame il ricorrente ha contestato le accuse che hanno 
portato alla detta condanna ed ha poi fatto valere che i giudici penali 
hanno pronunciato la pena detentiva di otto mesi e quella accessoria 
dell'espulsione sospese condizionalmente. 

6.1.1 Per quanto riguarda la pena irrogata dai giudici penali, dalle ri -
sultanze agli atti si constata che non si tratta di una pena detentiva di  
8 mesi sospesi condizionalmente, come affermato a più riprese dal ri -
corrente, bensì di una pena detentiva di 24 mesi che l'interessato ha 
effettivamente scontato. Detenuto dal 23 novembre 2005 il ricorrente è 
stato posto a beneficio del regime di semilibertà a decorrere dal 2 gen-
naio 2007 e dal 24 marzo 2007 è stato liberato condizionalmente. 

Si osserva poi che la presente procedura verte sul provvedimento am-
ministrativo dell'11 luglio 2008 emanato dall'UFM. Il fatto che l'interes-
sato contesti la condanna penale subita esula dunque dall'oggetto del -
la presente causa. 

Va inoltre  ricordato  che  a  norma di  una consolidata  giurisprudenza, 
l'autorità amministrativa non è vincolata dalle considerazioni del giudi-
ce penale, in quanto non persegue il medesimo scopo dell'autorità pe-
nale e gli interessi che è chiamata a salvaguardare – segnatamente la 
sicurezza e l'ordine pubblico - possono differire. Essa valuta dunque 
sulla base di criteri autonomi del diritto amministrativo qualora l'allon-
tanamento dalla Svizzera di uno straniero resosi colpevole di un reato 
sia necessaria e opportuna. Infatti, se da un lato il giudice penale è te -
nuto a decidere in funzione della migliore prognosi di risocializzazione, 
dall'altro l'autorità amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza 
e l'ordine pubblico (cfr. DTF 131 II 352 consid. 4.3.2; 130 II 488 consid. 
4.2; 129 II 215 consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata).

6.1.2 Infine,  per  quanto  attiene  alla  pena accessoria  dell'espulsione 
dalla Svizzera, adottata in applicazione dell'art. 55 del Codice penale 
svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0), testo in vigore fino al 
31 dicembre 2006, la stessa è decaduta il 1° gennaio 2007, in seguito 
all'entrata in vigore della legge federale del 13 dicembre 2002 che mo-
difica la parte generale del Codice penale (RU 2006 3459; cfr. art. 388 
cpv. 2 CP nonché le disposizioni finali della modifica del 13 dicembre 
2002, n. 1 cpv. 2).

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C-5913/2008

6.2 Per quanto riguarda la sentenza del 9 maggio 2006 è emerso che 
già in precedenza ai fatti criminosi, nei rapporti con le colleghe il ricor-
rente  aveva un  atteggiamento  da  ricondurre  a  molestie  di  carattere 
sessuale che gli sono valsi anche il soprannome di "ormone" (cfr. sen-
tenza del 9 maggio 2006, pag. 7). Sempre precedentemente ai  fatti, 
un'altra collega di lavoro aveva chiesto ai superiori di non più lavorare 
con l'interessato in conseguenza al suo comportamento (cfr. sentenza 
citata,  pag.  14).  Da  quanto  precede  risulta  manifesto,  come 
evidenziato  dall'autorità  inferiore,  che  già  prima  dei  fatti  incriminati  
l'interessato  aveva  dimostrato  di  avere  un  atteggiamento  alquanto 
irrispettoso nei confronti delle colleghe di sesso opposto. Per quanto 
attiene ai fatti imputati all'interessato il giudice penale ha ritenuto una 
colpa  estremamente  grave  sul  piano  oggettivo,  siccome  sono  stati 
compiuti  usando  una  violenza  fisica  particolarmente  intensa  fino  a 
causare alla vittima delle lesioni comprovate da un certificato medico e 
nella documentazione fotografica agli atti (ematoma con escoriazione 
abbastanza importante) nonché usando una violenza fuori del comune 
prendendo  la  ragazza  come  una  preda,  tenendole  le  braccia, 
buttandola  sul  letto  e  toccandola  fino  nelle  parti  intime.  Alla  colpa 
oggettiva già grave il giudice penale ha ritenuto una colpa soggettiva 
altrettanto grave, avendo abusato di  una giovane donna sul posto di 
lavoro  e  approfittando  di  un  rapporto  di  subordinazione.  Il  suo 
atteggiamento negatorio, la sua totale assenza di empatia e di rispetto 
per  le  sofferenze  causate  alla  vittima  così  come  il  tentativo  di  far  
passare  tutti  per  dei  bugiardi  nonché  il  sostenere  che  il  suo  è  il 
comportamento normale per un uomo nei confronti di una donna sono 
stati  ritenuti  elementi  emblematici  e  rivelatori  di  una  personalità 
pericolosa. Il giudice penale ha rinunciato a pronunciare una pena di  
18  mesi  (sospesi  condizionalmente)  escludendo  una  prognosi 
favorevole  in  riguardo  alla  gravità  soggettiva  nonché  oggettiva  delle 
colpa non volendo banalizzare la gravità dei fatti (sentenza citata, pag. 
49 segg.). Infine va sottolineato che pure nell'ambito della decisione di 
liberazione  condizionale  avvenuta  il  24  marzo  2007,  il  Giudice 
dell'applicazione della pena ha considerato che vi era inizialmente la 
difficoltà ad accettare la condanna per un atto nel quale l'interessato 
non si riconosceva.

Vista la situazione agli atti, il provvedimento amministrativo, emanato 
l'11 luglio 2008, è confermato nel suo principio. 

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C-5913/2008

7.
Resta  ora  da stabilire  se  tale  provvedimento  è  a  tutt'oggi  conforme 
all'ALC, ossia se il comportamento personale del ricorrente costituisce 
una minaccia attuale,  effettiva e concreta all'ordine pubblico, tale da 
giustificare  una  misura  per  motivi  di  ordine  pubblico  giusta  l'art.  5 
Allegato I ALC. 

7.1 Al fine di valutare il comportamento di una persona la quale ha su-
bito una pena detentiva, si considera di principio il suo comportamento 
dopo la scarcerazione, in quanto rilevante è l'atteggiamento della per-
sona in totale libertà (cfr. DTAF 2008/24 consid. 6.2). In concreto il ri -
corrente ha beneficiato della libertà condizionale a decorrere dal  24 
marzo 2007. Tenuto conto della gravità dei fatti commessi un tale lasso 
di  tempo  non  può  essere  ritenuto  sufficiente  per  un  cambiamento 
sostanziale e consolidato dell'atteggiamento dell'interessato (cfr. DTF 
130 II 493 consid. 5). Inoltre dalle risultanze agli atti è emerso che il  
ricorrente è stato nuovamente condannato 16 giugno 2008 dal Giudice 
della  Pretura  penale  su  opposizione  interposta  dal  ricorrente  il  17 
dicembre 2007 contro il decreto d'accusa del 3 dicembre 2007. Egli è 
stato condannato per stato di inattitudine alla guida. Anche se in modo 
meno  tangibile,  l'interessato  ha  nuovamente  messo  in  pericolo  la 
sicurezza  pubblica  e  dimostrato  con  questo  comportamento  di  non 
volere o di non essere in grado di conformarsi all'ordinamento giuridico 
vigente. 

7.2 In queste circostanze, in ragione dei reati commessi, il  Tribunale 
considera  che  le  condizioni  per  derogare  al  principio  della  libera 
circolazione delle persone sono adempiute. 

8.
Il ricorrente fa valere nel suo gravame di intrattenere una relazione con 
C._______ e la figlia comune, che attualmente ha l'età di quattro anni.  
La  figlia  vive  in  Ticino  assieme  alla  madre.  Egli  si  prevale  dunque 
dell'art. 8 CEDU.

8.1 A tale proposito, il  Tribunale osserva che oggetto della presente 
causa è il divieto d'entrata e non il diritto di soggiorno in Svizzera, que-
stione,  quest'ultima,  già esaminata a livello cantonale (cfr. decisione 
del 25 gennaio 2007 della SPI e decisione del 17 aprile 2007 del CdS) 
e che un'eventuale violazione della  protezione della  vita  familiare  ai  
sensi dell'art. 8 CEDU va generalmente fatta valere nel quadro della 
procedura cantonale volta al rilascio del permesso di soggiorno. 

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8.2 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi del diritto al 
rispetto della  sua vita privata e familiare garantito  dalla suddetta di -
sposizione convenzionale per impedire la divisione della sua famiglia 
ed opporsi ad un'ingerenza delle autorità nel diritto garantitogli  (DTF 
130 II  281 consid. 3.1  e  giurisprudenza  ivi  citata). Tuttavia,  affinché 
possa  prevalersi  di  tale  norma,  egli  deve intrattenere  una  relazione 
stretta,  effettiva  ed  intatta  con  una  persona  della  sua  famiglia  a 
beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera ("ein gefestigtes 
Anwesenheitsrecht"),  quindi  di  un  diritto  sicuro  all'ottenimento  od  al 
rinnovo di un permesso di dimora, vale a dire possedere di principio la 
nazionalità  svizzera  o  disporre  di  un  permesso  di  domicilio  (cfr.  in 
particolare DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II  
335 consid. 2a; cfr, inoltre Alain Wurzburger, La jurisprudence récente 
du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Revue de Droit  
Administratif  et  de Droit  Fiscal  [RDAF] 1997, p. 285). Inoltre si  deve 
aggiungere  che  l'art.  13  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cst,  RS  101),  il  quale 
garantisce anch'esso il diritto al rispetto della vita privata e familiare, 
corrisponde, quanto al suo contenuto, all'art. 8 cpv. 1 CEDU e che nel 
quadro  della  polizia  degli  stranieri  non  conferisce  alcun  diritto  o 
protezione particolare (DTF 129 II 215 consid. 4.2). 

8.3 Secondo  la  giurisprudenza,  le  relazioni  familiari  che  possono 
fondare, in virtù dell'art. 8 cpv. 1 CEDU, un diritto ad un'autorizzazione 
di  polizia  degli  stranieri  sono  innanzitutto  i  rapporti  tra  i  coniugi,  
nonché quelli  tra  genitori  e  figli  minorenni  che  vivono in  comunione 
(DTF  129  II  193  consid.  5.3.1;  127  II  60  consid.  1d/aa;  122  II  289 
consid.  1c;  120  Ib  257  consid.  1d).  A  questo  proposito,  si  deve 
prendere in considerazione l'intensità della relazione tra il genitore ed 
il figlio, nonché la distanza che separerebbe lo straniero dalla Svizzera 
nel caso in cui l'autorizzazione di soggiorno gli fosse rifiutata (DTF 120 
Ib  22  precitato  e  riferimenti  ivi  citati;  cfr.  inoltre  le  sentenze  del 
Tribunale federale 2A.617/2004 dell'11 febbraio 2005, 2A.119/2004 del 
5 marzo 2004. consid. 3.1; ALAIN WURZBURGER, op, cit., p. 288). Secondo 
una  costante  giurisprudenza,  la  relazione  familiare  tra  il  bambino 
minorenne ed il genitore a beneficio di un diritto di visita non necessità 
la  presenza  di  quest'ultimo  in  Svizzera,  eccezion  fatta  per  delle 
circostanze speciali. In effetti, a differenza di quanto avviene in casi di 
vita in comunione, il diritto di visita può in principio essere esercitato 
dall'estero, regolando le modalità di  questo diritto per quanto attiene 
alla sua frequenza e alla sua durata, sebbene il  suo esercizio risulti 

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essere più complicato in ragione della partenza del ricorrente verso il  
suo paese d'origine (cfr. sentenze del Tribunale federale 2C_710/2009 
del  7  maggio  2010,  consid. 3.2;  2A.614/2005  del  20  gennaio  2006, 
consid. 4.2.1; 2A.116/2001 del 28 giugno 2001, consid. 3 e DTF 120 Ib 
22 consid. 4a). 

8.4 Il diritto al rispetto della privata e familiare garantito dal l'art. 8 cpv. 
1 CEDU non è tuttavia assoluto. Infatti, conformemente all'art. 8 cpv. 2 
CEDU, può esservi  ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di 
tale  diritto  quando  l'ingerenza  è  prevista  dalla  legge  e  in  quanto 
costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria 
per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il  benessere economico 
del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della 
morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. sentenze del 
Tribunale  federale  2A.536/2002  del  20 dicembre  2002,  2A.276/2001 
del 17 settembre 2001). A questo titolo, incombe alle autorità procede-
re alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da 
una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento dello straniero e, 
dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue relazioni fami-
liari  (DTF 134  II  10  consid. 4.1  e  4.2  e  la  giurisprudenza  ivi  citata 
concernente  un  permesso  di  soggiorno  in  Svizzera).  Affinché 
l'interesse pubblico ad una politica restrittiva in materia di  soggiorno 
degli stranieri e di immigrazione passi in secondo piano è necessaria  
l'esistenza di legami familiari particolarmente forti nella sfera affettiva 
ed economica (DTF 120 Ib 1 consid. 3c).

8.5 In  concreto,  per  quanto  concerne la  relazione tra  il  ricorrente  e 
C._______,  nell'ambito  dell'aggiornamento  d'istruttoria  del  9  aprile 
2010,  l'interessato  non  ha  fornito  alcuna  indicazione  in  merito.  Per 
quanto riguarda la relazione con la figlia, occorre ritenere che l'autorità 
parentale è stata attribuita unicamente alla madre (cfr. decisione dell'8  
maggio 2007 della Commissione tutoria regionale 8). Il  ricorrente ha 
d'altronde affermato che,  seppure con fatica,  l'esercizio del  diritto  di 
visita risulta essere possibile (cfr. scritto del 9 aprile 2010). L'art. 8 cpv. 
1  CEDU  non  è  pertanto  violato.  Alla  luce  di  tali  considerazioni  e 
conformemente alla giurisprudenza precitata, il Tribunale ritiene che il  
ricorrente  non  può  prevalersi  della  protezione  familiare  garantita 
dall'art. 8 cpv. 1 CEDU.

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9.

9.1 Dalle considerazioni precedenti ne deriva che l'interesse pubblico 
all'allontanamento  del  ricorrente  dalla  Svizzera  prevale  su  quello 
privato  di  quest'ultimo ad entrarvi. Di  conseguenza,  da una corretta 
valutazione  degli  interessi  pubblici  e  privati  in  gioco,  emerge  che  il 
divieto  d'entrata  di  tre  anni  è  adeguato  alle  circostanze  del  caso 
concreto.

9.2 Ne discende che l'UFM con decisione dell'11 luglio 2008 non ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto. 

10.
Conformemente  all'art.  65  cpv. 1  PA se  una  parte  non  dispone  dei 
mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità 
di successo, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istru -
zione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal paga-
mento delle spese processuali. 

In concreto il ricorrente è stato posto al beneficio del gratuito patroci -
nio e dell'assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 31 gen-
naio  2008. Non  vengono  pertanto  prelevate  spese  processuali  e,  in 
mancanza  di  una  nota  particolareggiata  delle  spese  di  rappresen-
tanza,  l'indennità  è  fissata  sulla  base  degli  atti  (art.  14  cpv.  2  del 
regolamento del  21 febbraio 2008 sulle  tasse e sulle  spese ripetibili  
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 
173.320.2]). Nella specie, il Tribunale considera che un'indennità di fr. 
1200.- appaia equa. Si richiama inoltre l'art. 65 cpv. 4 PA, secondo il  
quale,  ove  la  parte  cessi  d'essere  nel  bisogno  deve  rimborsare 
l'onorario e le spese d'avvocato alla cassa del Tribunale. 

Pagina 16

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Non si prelevano spese processuali.

3.
Alla parte ricorrente è riconosciuta un'indennità per spese ripetibili di 
fr.  1'200.-,  la  quale  è  posta  a  carico  della  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario; allegato: foglio di informazione per il rim-
borso)

- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione  della  popolazione,  Bellinzona,  per  informazione  (incarto 

cantonale di ritorno)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Pagina 17

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Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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