# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 68c7c883-948e-5795-81d4-3a3bffd49c5f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.02.2021 D-85/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-85-2021_2021-02-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-85/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Gérard Scherrer,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Pakistan,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (domanda multipla);  

decisione della SEM del 9 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-85/2021 

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Visto: 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 12 maggio 2017, per mezzo della quale detta autorità ha respinto la 

domanda d’asilo depositata dall’interessato il 18 novembre 2015 

pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera ed 

ordinandone l’esecuzione, siccome lecita, esigibile e possibile, 

la sentenza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

del 2 ottobre 2017 (D-3070/2017), che confermava integralmente la 

succitata decisione,  

la domanda di revisione presentata il 6 febbraio 2019 rispettivamente 2 

marzo 2019 con carenze formali e giudicata inammissibile dal Tribunale il 

19 marzo 2019 a seguito della mancata regolarizzazione, 

lo scritto del 26 marzo 2019, rubricato “domanda d’asilo” e per il cui tramite, 

l’interessato, dopo aver rammentato i motivi alla base della sua domanda 

del 18 novembre 2015, chiedeva nuovamente la protezione della Svizzera 

sulla scorta della situazione vigente in Pakistan e di alcuni eventi occorsi 

nel frattempo, ossia il suo ricovero avvenuto in Svizzera 

susseguentemente ad una sparatoria e delle ricerche presso il fratello da 

parte dei suoi persecutori, 

la Sentenza del Presidente della Pretura penale di Bellinzona del 27 agosto 

2019, cresciuta in giudicato, che condannava il richiedente l’asilo ad una 

pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere di CHF 10.– per titolo di tentato 

inganno nei confronti delle autorità, 

la decisione del 17 ottobre 2019 (notificata il 21 ottobre 2019; cfr. avviso di 

ricevimento) con cui la SEM non è entrata nel merito della summenzionata 

istanza, qualificata di riesame, confermando l’esecutività della decisione 

del 12 maggio 2017 e precisando l’assenza di effetto sospensivo di un 

eventuale ricorso, oltre a porre un emolumento di CHF 600.– a carico del 

richiedente, 

il ricorso del 28 ottobre 2019 avverso il predetto provvedimento, 

nuovamente respinto dal Tribunale con sentenza del 5 ottobre 2020 

(numero di ruolo D-5640/2019), 

lo scritto rubricato “domanda di riesame” inoltrato alla SEM il 22 settembre 

2020 e per mezzo del quale l’insorgente chiedeva in sostanza che gli 

venisse accordato lo statuto di rifugiato e concesso asilo in Svizzera in virtù 

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del suo avvicinamento alla comunità evangelica di Locarno e della sua 

conversione alla fede cristiana, attestata dal battesimo avvenuto il 23 

agosto 2020, 

la decisione dell’autorità inferiore del 9 dicembre 2020 (notificata il 10 

dicembre 2020) che evadeva la suddetta richiesta quale domanda multipla 

respingendola ed escludendo nuovamente l’esistenza di ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, 

il ricorso dell’8 gennaio 2021 (cfr. timbro postale), con cui l’interessato ha 

concluso all’annullamento della decisione avversata, al riconoscimento 

dello statuto di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera; in 

subordine di essere ammesso provvisoriamente; contestualmente la 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,  

la decisione incidentale del Tribunale del 12 gennaio 2021, che respingeva 

la domanda di assistenza giudiziaria e di concessione dell’effetto 

sospensivo invitando nel contempo l’insorgente a versare un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali, 

il tempestivo versamento della somma richiesta, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

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(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che se il richiedente intende addurre fatti o mezzi di prova determinanti per 

il riconoscimento dello statuto di rifugiato e che non riguardano aspetti già 

valutati nella procedura ordinaria cresciuta in giudicato con la sentenza 

materiale del Tribunale (cfr. art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 

LTAF e 4 PA), egli può depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi 

all’autorità di prima istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 – 4.6; 2013/22 

consid. 5.4 e 11.3.2; per la distinzione con il riesame e la revisione si veda 

la sentenza del Tribunale D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4), 

che ciò è il caso quando l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare 

la qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima 

procedura d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3), cosa che a livello di 

casistica giurisprudenziale si esaurisce sostanzialmente nei motivi 

soggettivi o oggettivi insorti dopo la fuga quali delle attività politiche in 

esilio, la conversione ad una nuova religione o un mutamento nella 

situazione politica nel paese d’origine con potenziale effetto sulle 

condizioni per riconoscere la qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 

4.6, GICRA 2006 n. 20 consid. 3.1; a titolo esemplificativo le sentenze del 

Tribunale E-2642/2020 del 14 aprile 2020 e D-3283/2020 del 1° luglio 2020 

consid. 5.4), 

che la LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, 

sancendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal 

passaggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento 

devono essere motivate e presentate per scritto; che si tratta di una 

procedura specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di 

tempo e che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 

VI/7 consid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3); che per contro, gli eventi 

preesistenti, ossia fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della 

decisione in materia d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non 

possono essere oggetto di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 

2013/22 consid. 5.4, che richiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida 

del vart. 32 cpv. 2 lett. e LAsi; più recentemente sentenza del Tribunale E-

4667/2018 del 22 gennaio 2018 consid. 4.1.3); che non v’è motivo per 

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scostarsi da tali principi anche allorquando il richiedente abbia già 

depositato più di una domanda d’asilo in precedenza (cfr. secondo il senso 

la sentenza del Tribunale D-4667/2019 del 20 aprile 2020 consid. 6.2.2), 

che alla luce dei motivi addotti dall’insorgente è dunque a giusto titolo che 

l’autorità inferiore ha evaso la richiesta quale domanda multipla, 

che resta ora da valutare se l’esito cui è giunta sia conforme al diritto 

federale e consecutivo ad un accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) rispettivamente se, quo alle 

questioni attinenti al diritto degli stranieri, la decisione risulti adeguata (cfr. 

DTAF 2014/26 consid. 5), 

che nell’esercizio di tale controllo il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che i nuovi motivi d’asilo da esaminarsi in questa sede si riducono alla 

conversione del ricorrente al cristianesimo, la quale, alla luce dei mezzi di 

prova prodotti, viene considerata verosimile,  

che secondo l’autorità inferiore la conversione dell’insorgente al 

cristianesimo in Svizzera non implicherebbe la sussistenza di un timore 

fondato di subire pregiudizi mirati ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di ritorno 

in Pakistan, 

che l’insorgente avversa tale valutazione sostenendo che la rinuncia 

all’islam sarebbe per prassi considerata una forma di blasfemia che 

condurrebbe alla pena di morte, essendo in tal senso bastevole la 

testimonianza di una persona che affermi di aver sentito offendere il 

corano; che la sua famiglia sarebbe a conoscenza della conversione a 

seguito della sua condivisione di alcuni eventi sui social media, peraltro 

nell’ambito di un profilo aperto ed accessibile a tutti; che tali circostanze 

implicherebbero d’altro canto anche un rischio di violazione  

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dell’art. 3 CEDU ed impedirebbero un suo reinserimento nel paese 

d’origine, 

che la tesi ricorsuale non può essere seguita, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che la pratica della 

fede cristiana è in linea di principio possibile in Pakistan e la conversione 

non è vietata (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-3258/2018 del 2 

giugno 2020 consid. 9.2), 

che non vi è inoltre da riconoscere una persecuzione collettiva dei cristiani 

in tale Paese (cfr. sentenza E-3258/2018 consid. 8), 

che a differenza di quanto preteso dall’insorgente, sebbene la blasfemia 

risulti effettivamente punibile, non si può partire dall’assunto che sia fatto 

uso della legislazione in materia per punire in modo indiscriminato i cristiani 

(cfr. sentenza E-3258/2018 consid. 8.5),  

che sulla base degli atti all’inserto nemmeno appare che il grado di 

esposizione dell’insorgente sia tale da sottoporlo ad un rischio concreto di 

subire atti pregiudizievoli in caso di ritorno in patria (cfr. sentenza E-

3258/2018 consid. 9), 

che l’insorgente risulta aver professato la sua fede presso la ristretta 

comunità evangelica di B._______ ed essersi battezzato nelle acque del 

lago C._______; che dai mezzi di prova prodotti emerge che le attività 

dell’interessato consistono sostanzialmente nella frequentazione dei culti 

domenicali e nella partecipazione agii incontri con altri correligionari; che 

non si evince invece che il ricorrente abbia arrecato offese all’islam che 

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possano essere interpretate come blasfemia; che dipoi, nulla permette di 

ritenere che l’insorgente abbia potuto essere identificato per aver svolto 

delle particolari attività di proselitismo e per aver assunto dei ruoli da 

dirigente all’interno della sua comunità, né tantomeno che  egli sia 

intenzionato ad esercitare delle particolari attività nel suo paese d’origine 

suscettibili, per la loro specificità, di attirare l’attenzione delle autorità; che 

non vi sono d’altro canto prove che la sua conversione abbia avuto 

particolare risonanza in patria, e ciò quand’anche nel ricorso egli pretenda, 

pur senza attestarlo in alcun modo, di averne parlato con alcuni famigliari 

e di aver condiviso il suo percorso sui social media, 

che pertanto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha respinto la domanda 

multipla dell’insorgente,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare 

l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di 

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essere esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d’origine ad un 

trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105; cfr. sentenza 

E-3258/2018 consid. 12.3), 

che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 

LStr in relazione all’art. 44 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nel Paese d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica,  

che sebbene in alcune zone del Pakistan siano state registrate alcune 

problematiche sotto il profilo della sicurezza, non si può concludere che 

nella regione d’origine del ricorrente viga una situazione tale da comportare 

l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenza E-

3258/2018 consid. 12.4.1), 

che del resto nemmeno la situazione personale dell’interessato costituisce 

in specie motivo ostativo all’esecuzione dell’allontanamento, 

che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento risulta parimenti 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione all’art. 44 LAsi), 

che infine, non risultano impedimenti neppure sotto l’aspetto della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in 

relazione all’art. 44 LAsi); che in particolare, il ricorrente, usando della 

necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al 

rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12), 

che l’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento il 

gravame va disatteso e la querelata decisione dell’autorità inferiore 

confermata, 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

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(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese 

di medesimo importo versato il 19 gennaio 2021, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Esse 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 19 

gennaio 2021 dal ricorrente.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: