# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c247faa-7da9-582e-b98e-8fd9c5aff696
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.10.2010 D-7419/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7419-2010_2010-10-25.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7419/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 5  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione di Kurt Gysi, giudice;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nata il (...),
Mongolia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'11 ottobre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7419/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessata  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

i verbali d'audizione del 13 settembre 2010 (di seguito: verbale 1) e del 
22 settembre 2010 (di seguito: verbale 2), 

la decisione dell'UFM dell'11 ottobre 2010, notificata all'interessata il  
medesimo  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto 
dall'interessata, atto A13/1), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 15 ottobre 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato), 

la  copia  dell'incarto  UFM,  pervenuta  al  Tribunale  amministrativo 
federale (di seguito: il Tribunale), in data 18 settembre 2010, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del  
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  agli  artt. 48 cpv. 1 e 52 PA, nonché 
art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 

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della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessata  ha 
dichiarato di essere cittadina mongola, nata ad B._______ (Mongolia), 
dove avrebbe vissuto sino al suo espatrio, che sarebbe avvenuto nella 
seconda metà del mese di (…) 2010, 

che  l'interessata  ha  affermato  di  essere  espatriata  a  causa  dei 
problemi avuti con il suo fratellastro maggiore T.B., ovvero il figlio del 
secondo marito di sua madre, il quale – dopo la morte del fratellastro 
minore  dell'interessata,  investito  da un'auto  nel  (...)  2008,  mentre  si 
trovava con l'interessata – l'avrebbe malmenata, minacciata di morte e 
violentata varie volte; che, dopo la prima aggressione avvenuta a casa 
della madre dell'interessata, T.B. sarebbe stato arrestato e trattenuto 
per nove giorni dalla Polizia, chiamata dai vicini di casa; che, dopo il  
suo rilascio, T.B. si sarebbe presentato a casa dell'interessata, avrebbe 
picchiato lei e sua figlia e avrebbe cercato di soffocarla con un tubo di  
gomma; che, grazie all'intervento dei suoi vicini di casa, l'interessata si 
sarebbe potuta liberare e si sarebbe recata assieme a sua figlia dalla  
Polizia; che ella sarebbe stata riaccompagnata al suo domicilio da due 
poliziotti, dopo che ormai T.B. era scappato; che, successivamente, tra 
la (...) del 2008 e la (...) del 2009, l'interessata avrebbe subito quattro 
o cinque violenze sessuali da parte di T.B. e sarebbe stata minacciata 
verbalmente dal medesimo per punirla della morte del fratello minore; 
che, a seguito delle prime violenze sessuali  subite, che ella avrebbe 
denunciato alla Polizia in due occasioni senza alcun esito, l'interessata 
avrebbe deciso di affidare sua figlia al suo ex-marito alla fine del 2008;  
che  l'interessata  avrebbe  continuato  a  lavorare,  nonostante  il  suo 
fratellastro continuasse a perseguitarla, inviando anche i  suoi operai 
per farle  delle pressioni  e presentandosi  a casa sua per violentarla; 
che, a causa di tali violenze, l'interessata avrebbe avuto diversi aborti;  
che, nel (...) 2009, l'interessata avrebbe venduto la casa di suo padre,  
dove viveva, e si sarebbe trasferita dapprima presso una sua cliente e 
successivamente  presso  una  amica  di  quest'ultima  a  C._______ 
(Mongolia),  dove  –  dopo  15  giorni,  il  suo  fratellastro  T.B. l'avrebbe 
raggiunta  e  avrebbe  cercato  di  soffocarla;  che  l'interessata  sarebbe 

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allora ritornata dalla sua cliente e, su consiglio di quest'ultima, sarebbe 
infine espatriata,

che l'interessata avrebbe lasciato la Mongolia, viaggiando legalmente, 
con  il  suo  passaporto  e  la  sua  carta  d'identità,  in  treno  fino  a 
D._______  (Russia),  da  dove  avrebbe  continuato  il  viaggio  in  auto 
accompagnata da due passatori  –  i  quali  le  avrebbero ritirato  i  suoi 
documenti – fino ad arrivare quattro giorni più tardi in Svizzera, senza 
subire alcun controllo e sprovvista di documenti d'identità, 

che, nella decisione dell'11 ottobre 2010, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il  Consiglio  federale ha inserito  la Mongolia  nel  novero dei 
Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate 
dalla richiedente non sono verosimili siccome illogiche, contraddittorie, 
vaghe  e  stereotipate,  di  modo  che  non  emergerebbero  dalle  carte 
processuali  degli  indizi  di esposizione dell'interessata a persecuzioni 
in caso di rientro in patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessata  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che,  nel  gravame,  la  ricorrente  fa  valere  che  nel  suo  caso 
sussisterebbero,  conformemente  ad  un  grado  di  prova  ridotto, 
sufficienti  indizi  di  persecuzioni  per  procedere  ad  una  decisione 
materiale; che, in particolare, ella rileva che, in considerazione della 
lunga durata delle sue audizioni protrattesi fino a tarda serata, nonché 
della quantità di dettagli da lei fornita, sarebbe incoerente la pronuncia 
di una decisione di non entrata nel merito, rispettivamente sarebbe da 
escludere che il  suo racconto consista in una storia di fantasia; che, 
infatti, sottolinea che le sue allegazioni sarebbero concrete, verosimili,  
coerenti  e  dettagliate,  come lo  dimostrerebbero le  descrizioni  da lei 
fornite  nelle  audizioni,  nonostante  emergerebbero  alcune 
contraddizioni; che, tenuto conto dei drammi vissuti, l'insorgente ritiene 
di  essere stata in grado di  fornire indicazioni  temporali  sufficienti  su 
molti  fatti  importanti  e,  vista  l'insistenza  dell'auditrice,  di  non  aver 
potuto  far  altro  che azzardare  delle  stime su quei  fatti  che in  realtà 
starebbe cercando di dimenticare, in quanto molto penosi; che, inoltre, 
la  ricorrente  precisa  che  non  sarebbe  illogico  il  fatto  di  essere 
espatriata dopo più di un anno dall'inizio dei suoi problemi, in quanto  
aveva la speranza che le cose nel suo Paese cambiassero, essendosi 

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rivolta  alla  Polizia,  al  Centro  nazionale  contro  la  violenza  ad 
B._______,  ma  senza  ottenere  una  protezione  effettiva;  che,  a  tal 
proposito, la ricorrente ribadisce di aver tentato di contattare la signora 
E._______ per  farsi  inviare  copia della  sua deposizione in  Polizia  e 
della documentazione medica degli esami fatti dopo le violenze subite; 
che, infine, per questi motivi, la ricorrente fa valere che la sua vita in 
Mongolia sarebbe in pericolo e quindi il  suo allontanamento in detto 
Paese sarebbe ragionevolmente inesigibile,  

che,  in  conclusione,  la  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria la concessione dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, 
presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso 
dell'esenzione  dal  pagamento  delle  spese processuali  e  del  relativo 
anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, inoltre, allorquando il  Consiglio federale inserisce un Paese nel 
novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  peraltro,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

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che, siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
28 giugno 2000,  la  Mongolia  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  di  assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  la  ricorrente  non  è  riuscita  ad  invalidare  la 
presunzione  di  assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che,  a  titolo  d'esempio,  la  ricorrente  ha  reso  dichiarazioni 
contraddittorie e grossolanamente imprecise circa il numero nonché la 
collocazione temporale e le denunce riguardo alle violenze subite; che, 
inizialmente, ha dichiarato di essere stata aggredita due volte dal suo 
fratellastro, l'una il (...) 2008, dopo la morte del suo fratellino, e l'altra 
(...) giorni dopo il suo rilascio (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 D23); 
che  ha  inoltre  affermato  di  essere  stata  violentata  dal  medesimo 
quattro volte,  la  prima alla  fine di  (...)  2008 e l'ultima nel  (...)  2008,  
episodi  che  ella  ha  dichiarato  di  aver  denunciato,  tranne  l'ultimo 
(cfr. verbale 1 pag. 7); che, per contro, nell'audizione federale diretta, 
l'insorgente  ha dichiarato di  essere stata violentata verso la (...)  del 
2008, una volta in (...) 2008 e una volta in (...) 2008, nonché nel mese 
di (...) 2009 e dopo il mese di (...) 2009 (cfr. verbale 2 D24 a confronto  
con verbale 1 pag. 7); che, successivamente, ella ha ancora cambiato 
la  sua  versione,  affermando,  tra  l'altro,  di  essere  stata  violentata 
cinque volte e non quattro (cfr. verbale 2 D71-73); che, ella ha peraltro 
dichiarato aver denunciato solo due volte i maltrattamenti subiti e non 
tre, come emerge dalle sue dichiarazioni precedenti (cfr. verbale 2 D24 
a confronto con verbale 1 pag. 7), sottolineando che la prima denuncia 
sarebbe  stata  inoltrata  tra  il  (...)  e  l'(...)  2008  e  che  la  stessa 
concerneva le prime due aggressioni subite (cfr. verbale 2 D64) e non 
le  violenze  sessuali  che  sarebbero  intervenute  successivamente, 
contrariamente a quanto riferito  nella prima audizione (cfr. verbale 2 
D64-67  a  confronto  con  verbale  1  pag. 7);  che,  inoltre,  anche  a 
prescindere dalle incongruenze e imprecisioni delle dichiarazioni della 

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ricorrente,  in  quanto  si  tratterebbe di  eventi  traumatici,  il  cui  ricordo 
sarebbe  difficile,  come  essa  pretende  far  valere  in  sede  di  ricorso 
(cfr. ricorso  pagg. 2),  le  asserite  violenze  subite  dall'insorgente  non 
sono state comprovate da alcun mezzo di prova o elemento oggettivo; 
che, a tal proposito, basti rilevare che la ricorrente – sebbene pretenda 
di poter produrre la documentazione riguardo alle denunce effettuate e 
alla  documentazione  medica  relativa  agli  esami  effettuati  dopo  gli 
abusi sessuali – non è nemmeno stata in grado di indicare il cognome 
di colei che avrebbe contattato e che, a suo dire, potrebbe procurarle 
siffatti documenti (cfr. verbale D8-9 e D17-18, nonché ricorso pag. 3); 
che, pertanto, l'esistenza di qualsivoglia documentazione, così come la 
possibilità di procurarsela, risulta manifestamente irrisoria e infondata; 
che,  di  conseguenza,  in  considerazione di  quanto  sopraesposto,  v'è 
ragione di ritenere che la vicenda resa dall'insorgente a sostegno della 
sua domanda d'asilo  è manifestamente  inverosimile; che,  d'altronde, 
alla  luce  dell'evocata  inverosimiglianza  e  senza  che  sia  necessario 
evocare  ulteriori  elementi  d'inattendibilità,  non  v'è  altresì  motivo  di  
considerare che la ricorrente non possa beneficiare di un'appropriata 
protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  nei  suoi 
confronti da parte di terzi, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101), 
l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri  
(LStr, RS 142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione  del  4 
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 
fondamentali  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  convenzione  del 
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 
inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105); che l'insorgente si è 
limitata a far valere in sede di ricorso – con una semplice e generica 
affermazione di parte – che la sua vita non sarebbe al sicuro in caso di  
rientro nel suo Paese (cfr. ricorso pag. 4),

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che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Mongolia 
non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  dell'11  agosto  1999  sull'asilo  relativa  a 
questioni pregiudiziali [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  sua  situazione 
personale; che la ricorrente è giovane, ha una formazione scolastica 
nonché  un'esperienza  lavorativa  di  svariati  anni  come  (...)  ed  (...), 
attività  che  le  permetteva  di  provvedere  al  suo  sostentamento 
(cfr. verbale  1  pag.  3  e  verbale  2  D13-14);  che,  inoltre,   ritenuta 
l'inverosimiglianza  del  racconto  reso  dall'insorgente,  nonché 
dell'attività lucrativa svolta sino al suo espatrio, v'è ragione di ritenere 
che ella dispone in Patria di un'importante rete sociale e familiare su 
cui poter fare affidamento, oltre alla presenza di sua madre, sua figlia, 
nonché del suo ex-marito e del suo fratellastro da cui avrebbe preteso 
– senza alcun fondamento – essere perseguitata (cfr. verbale 1 pag. 4 
e verbale 2 D16); che, infine, la ricorrente non ha, altresì, preteso nel  
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
la  loro  ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici, 

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

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che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  la  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12 pagg. 513-515); che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
pagamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
F._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di F._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  ai 
ricorrenti e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale; allegati: avviso di  ricevimento e copia del 
ricorso del 15 ottobre 2010)

- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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