# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aae56001-a1a4-55f6-b519-6961d88aa3a4
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-08-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.08.2024 RR.2024.79
**Docket/Reference:** RR.2024.79
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2024-79_2024-08-26

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Romania;
decisione di estradizione (art. 55 AIMP); assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Romania;
decisione di estradizione (art. 55 AIMP); assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Romania;
decisione di estradizione (art. 55 AIMP); assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Romania;
decisione di estradizione (art. 55 AIMP); assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA)

Sentenza del 26 agosto 2024 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Daniel Kipfer Fasciati e Nathalie Zufferey,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., attualmente in detenzione estradizionale 

 

rappresentato dall'avv. Stefano Stillitano,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Romania 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP)  

Assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2024.79 
Procedura secondaria: RP.2024.21 

 

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 Fatti: 

A. Con segnalazione nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) del 29 maggio 

2023, le autorità rumene hanno richiesto l’arresto ai fini di estradizione di A. 

cittadino rumeno, per l’esecuzione di una pena privativa della libertà di 1 anno 

e 4 mesi per furto d’auto e guida senza licenza di condurre (v. act. 3.1).  

 

 

B. Il 10 maggio 2024, A., a seguito di un controllo su suolo ticinese, è stato posto 

in arresto provvisorio ai fini di estradizione sulla base di un’ordinanza di arresto 

provvisorio emesso dall’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) lo stesso 

giorno (v. act. 3.2). Interrogato l’indomani dal Ministero pubblico del Cantone 

Ticino, A. ha confermato di essere la persona ricercata dalle autorità rumene, 

opponendosi tuttavia a un’estradizione in via semplificata (v. act. 3.4).  

 

 

C. Il 23 maggio 2024, A. è insorto contro il suddetto ordine di arresto postulandone 

l’annullamento con pedissequa sua scarcerazione, gravame che la Corte dei 

reclami penali del Tribunale penale federale ha respinto con sentenza 

RH.2024.6 del 20 giugno 2024.  

 

 

D. Nel frattempo, con scritto del 3 giugno 2024, il Ministero della giustizia rumeno 

ha trasmesso alle autorità elvetiche una domanda formale di estradizione di A. 

(v. act. 4.16). 

 

 

E. Con decisione del 1° luglio 2024, l’UFG ha concesso alla Romania l’estradizione 

di A. per i fatti oggetto della domanda di estradizione (v. act. 1.2). 

 

 

F. Con ricorso del 25 luglio 2024, A. è insorto avverso tale decisione dinanzi a 

questa Corte, chiedendo, in sostanza, che la stessa sia riformata e che la ri-

chiesta di estradizione in esame sia respinta in quanto irricevibile, con conse-

guente sua scarcerazione immediata. Egli ha parimenti postulato la conces-

sione dell’assistenza giudiziaria gratuita (v. act. 1).  

 

 

G. Mediante osservazioni del 7 agosto 2024, l'UFG ha proposto di respingere il 

reclamo (v. act. 4).  

 

 

H. Con replica del 20 agosto 2024, trasmessa all’UFG per conoscenza (v. act. 7), 

il ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 6).  

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Le argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno riprese, se 

necessario, nei successivi considerandi in diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza giudi-

ziaria internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1) e dell'art. 37 cpv. 2 

lett. a n. 1 LOAP, la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui ricorsi 

contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 giorni dalla notificazione 

scritta della decisione d'estradizione (v. art. 50 cpv. 1 PA), il ricorso è tempe-

stivo. In qualità di estradando il ricorrente è manifestamente legittimato a ricor-

rere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 consid. 1b e rinvii). 

 

1.2 L'estradizione fra la Romania e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta 

dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS 

0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 9 dicembre 

1997 per la Romania, dal relativo Protocollo addizionale del 15 ottobre 1975, 

dal Secondo Protocollo addizionale del 17 marzo 1978, entrambi entrati in vi-

gore il 9 giugno 1985 per la Svizzera ed il 9 dicembre 1997 per la Romania 

(RS 0.353.11 e 0.353.12), nonché dal Terzo Protocollo addizionale del 10 no-

vembre 2010, entrato in vigore il 1° novembre 2016 per la Svizzera e il 1° gen-

naio 2018 per la Romania (RS 0.353.13). Il Quarto Protocollo, per contro, è 

stato solo firmato da quest’ultima, ma non ratificato, per cui, contrariamente a 

quanto indicato nella decisione impugnata (v. act. 1.2, pag. 3), esso non è in 

concreto applicabile. Di rilievo è inoltre il regolamento (UE) 2018/1862 del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 28 novembre 2018 sull'istituzione, l'eserci-

zio e l'uso del sistema d'informazione Schengen (SIS) nel settore della coope-

razione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale, che modi-

fica e abroga la decisione 2007/533/GAI del Consiglio e che abroga il regola-

mento (CE) n. 1986/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 

2010/261/UE della Commissione, segnatamente gli art. 26-31 (n. CELEX 

32018R1862; GU 312 del 7 dicembre 2018, pag. 56-106; testo consultabile 

sulla piattaforma di pubblicazione Internet della Confederazione alla voce “Rac-

colta dei testi giuridici riguardanti gli accordi settoriali con l’UE”, 8.4 Svi-

luppi dell’acquis di Schengen [www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-

agreements/EU-acts-register/8/8.4]), in relazione con la decisione 2010/365/UE 

del Consiglio del 29 giugno 2010 sull’applicazione delle disposizioni dell’acquis 

di Schengen relative al sistema d’informazione Schengen nella Repubblica di 

Bulgaria e in Romania (GU L 166 del 1° luglio 2010, pag. 17-20). 

 

http://www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-agreements/EU-acts-register/8/8.4
http://www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-agreements/EU-acts-register/8/8.4

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1.3 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (cosid-

detto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 

250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 

3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 

consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti 

fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 

consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2.  Il ricorrente contesta la domanda di estradizione rumena, nella misura in cui la 

Corte di Appello di Milano, Sezione V penale, con sentenza del 19 settembre 

2023, basandosi sulla normativa europea concernente la consegna tra Stati 

membri, avrebbe deciso di eseguire in Italia la decisione estera. L’esecuzione 

del mandato d’arresto rumeno costituirebbe una violazione del principio ne bis 

in idem, oltre che della normativa comunitaria parimenti vincolante per la Ro-

mania. Anche se tale normativa non si applicherebbe alla Svizzera, questa non 

potrebbe ignorare la violazione in parola, come non ignorabile sarebbe la sum-

menzionata sentenza italiana, cresciuta in giudicato e in fase di esecuzione in 

Italia al momento dell’arresto in Svizzera. A suo dire, non vi sarebbe del resto 

nessuna parte della condanna rumena ancora eseguibile. Ma anche se si vo-

lesse sostenere che una parte della sentenza rumena (4 mesi) potrebbe ancora 

essere eseguita in Romania, la pena effettiva da scontare non raggiungerebbe 

la soglia di cui all’art. 2 CEEstr, considerato il carcere già sofferto in Svizzera. 

Un’estradizione risulterebbe in ogni caso sproporzionata per rapporto alla sua 

situazione personale. 

 

2.1 Giusta l’art. 4 n. 6 della Decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, 

relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati 

membri (2002/584/GAI) (in seguito: Decisione quadro), l’autorità giudiziaria 

dell’esecuzione può rifiutare di eseguire il mandato d’arresto europeo se questo 

è stato rilasciato ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza 

privative della libertà, qualora la persona ricercata dimori nello Stato membro di 

esecuzione, ne sia cittadino o vi risieda, se tale Stato si impegni a eseguire esso 

stesso tale pena o misura di sicurezza conformemente al suo diritto intero. 

 

L’art. 18-bis n. 2 della legge del 22 aprile 2005 n. 69 (Disposizioni per confor-

mare il diritto interno alla Decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 

13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di con-

segna tra Stati membri) prevede che quando il mandato di arresto europeo è 

stato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza 

privative della libertà personale, la corte di appello può rifiutare la consegna del 

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- 5 - 
 
 

cittadino italiano o di persona che legittimamente ed effettivamente risieda o 

dimori in via continuativa da almeno cinque anni sul territorio italiano, sempre 

che disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia confor-

memente al suo diritto interno. 

 

Secondo l’art. 54 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen 

del 14 giugno 1985 (CAS), una persona che sia stata giudicata con sentenza 

definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedi-

mento penale per i medesimi fatti in un'altra Parte contraente a condizione che, 

in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di 

esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di con-

danna, non possa più essere eseguita (v. più ampiamente VAN BOCKEL, The Ne 

Bis In Idem Principle in EU Law, 2010, pag. 19 segg., 31 e segg., 64 e segg., 

205 e segg.). 

 

L’art. 5 cpv. 1 lett. b AIMP prevede che la domanda è irricevibile se la sanzione 

è stata eseguita o è ineseguibile secondo il diritto dello Stato del giudizio. 

 

2.2 Nella sentenza RH.2024.6, con cui è stata confermata la detenzione estradizio-

nale del ricorrente, questa Corte, nell’analisi finalizzata a determinare se l’estra-

dizione fosse manifestamente inammissibile ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 AIMP, 

ha affermato che in concreto, con sentenza del 19 settembre 2023, la Corte 

d’appello di Milano ha rifiutato la consegna del reclamante “all’autorità Giudizia-

ria della Repubblica di Romania in forza del mandato d’arresto europeo emesso 

in data 16.5.2023 dall’Autorità Giudiziaria della Romania – Judecatoria Arad li-

mitatamente al reato di furto, commesso ad Arad City (Romania) il 7/8.07.2018” 

disponendo “che il predetto sconti in Italia la pena di anni 1 (uno) di reclusione 

inflitta con la sentenza n. 367/2023 del Tribunale di Arad, causa 

n. 8091/55/2022, in combinato disposto con la pronuncia del Tribunale di Arad, 

n.1098 emessa il 30.06.2020 dal Tribunale di Arad nel fascicolo 

n. 14869/55/2019, delle quali dispone a tal fine il riconoscimento, rigettando re-

lativamente al reato di guida senza patente per difetto di doppia punibilità”. L’au-

torità giudiziaria italiana ha emesso tale sentenza in applicazione della sum-

menzionata Decisione quadro e dell’art. 18-bis n. 2 della legge del 22 aprile 

2005 n. 69 (v. più ampiamente MOREILLON/VON WURSTEMBERGER, Coopération 

judiciaire pénale dans l’Union européenne, 2a ediz. 2023, pag. 245 e seg., non-

ché ZANETTI, Il mandato di arresto europeo e la giurisprudenza italiana, 2009, 

pag. 74 e segg.). Alla luce di quanto precede, già in sede di ricorso contro la 

detenzione, si è posto il quesito di sapere se la rogatoria e il mandato d’arresto 

rumeno concernente il reclamante fossero ancora d’attualità (v. BOT, Le mandat 

d’arrêt européen, 2009, pag. 375 e segg.; CIMAMONTI, European Arrest Warrant 

in Practice and Ne Bis In Idem, in Keijzer/van Sliedregt, The European Arrest 

Warrant in Practice, 2009, pag. 11 e segg.). In data 13 maggio 2024, l’UFG ha 

dunque giustamente interpellato le autorità rumene al fine di sapere se queste, 

- 6 - 
 
 

preso atto della suddetta sentenza italiana, erano ancora interessate all’estra-

dizione del reclamante. Con risposta del 14 maggio seguente, B. (Legal adviser 

with statute of magistrate / Ministry of Justice of Romania; Directorate for Inter-

national Law and Judicial Cooperation / Division for International Cooperation 

in Criminal Matters) ha informato le autorità svizzere che “our office has not 

received, yet, a decision from the Romanian court regarding the initiation of the 

extradition procedure and I spoke with a representative of the court, she as-

sured me that we will receive a decision tomorrow morning. I hope that the per-

son will be kept in arrest until then, since we are still within the 18 days provided 

by the Convention”. In quell’occasione, pur omettendo di rispondere al quesito 

di cui sopra, le autorità rumene hanno confermato l’interesse a domandare 

l’estradizione, per cui questa Corte ha concluso che perlomeno per il reato di 

guida senza patente non risulta che la sentenza italiana di condanna abbia as-

sorbito quella rumena (v. act. 3.5, allegato A, pag. 3, dove viene indicata una 

pena residuale di 4 mesi di detenzione), motivo per cui alla luce dell’art. 2 n. 1 

seconda frase CEEstr non si poteva a quello stadio della procedura ritenere che 

l’intera condanna rumena fosse ineseguibile sotto il profilo del ne bis in idem 

(consid. 3.2). 

 

 Orbene, la procedura estradizionale e gli allegati inoltrati dalle parti hanno per-

messo di confermare quanto considerato nella causa RH.2024.6, ossia che alla 

luce della sentenza del 19 settembre 2023 emessa dalla Corte d’appello di Mi-

lano in applicazione della summenzionata Decisione quadro e dell’art. 18-bis 

n. 2 della legge del 22 aprile 2005 n. 69, la sentenza rumena alla base della 

domanda di estradizione risulta ineseguibile per quanto riguarda il reato di furto 

aggravato, sfociato in una pena di un anno di reclusione (v. act. 1.4, pag. 3; act. 

16a, pag. 1 e seg.). Contrariamente a quanto sostenuto dall’UFG, la Svizzera, 

nell’analisi del principio ne bis in idem, che per una parte della dottrina farebbe 

addirittura parte dell’ordre public (v. FIOLKA, Commentario basilese, 2015, n. 4 

ad art. 5 AIMP) e che è comunque vincolante sia per la Svizzera sia per la 

Romania alla luce dell’art. 54 CAS, non può di certo ignorare una sentenza di 

un tribunale italiano emessa in virtù di un ordinamento (quello europeo) che 

rientra a pieno titolo nel “diritto dello Stato del giudizio” (quello rumeno) ex art. 

5 cpv. 1 lett. b AIMP. Il fatto che il nostro Paese non sia sottoposto alla predetta 

Decisione quadro non esime il giudice dell’assistenza dall’obbligo di vigilare che 

l’estradizione non sia concessa per una sanzione eseguita o ineseguibile se-

condo il diritto estero, ciò che è qui palese in virtù del diritto europeo. Optare 

per una diversa soluzione significherebbe ammettere la contemporanea esi-

stenza, all’interno di uno stesso ordinamento (v. più ampiamente MITSILEGAS, 

EU Criminal Law, 2a ediz. 2022, pag. 87 e seg., 91 e segg., 150 e segg. e 

PRADEL/CORSTENS/VERMEULEN, Droit pénal européen, 3a ediz. 2009, pag. 457 

e segg.; sulla costruzione del cosiddetto spazio di libertà, sicurezza e giustizia 

v. anche PIGLIACELLI/PONTICIELLO, Profili di diritto penale e processuale euro-

peo, 2010, pag. 55 e segg.), di due sentenze che si contraddicono a vicenda in 

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maniera insostenibile sul piano dello stato di diritto, oltre che dell’equità e della 

logica, ed è indubbio, sulla base delle normative e dei principi sopra esposti, 

che per quanto riguarda il furto la sentenza italiana abbia sostituito quella ru-

mena. In questi casi, il tradizionale riserbo del giudice dell’assistenza nell’af-

frontare questioni di diritto estero (v. i riferimenti giurisprudenziali in FIOLKA, ibi-

dem, n. 15), non può essere invocato. L’ipotesi della scissione della pena è del 

resto ventilata dall’UFG stesso nelle proprie osservazioni del 7 agosto 2024 

“qualora le autorità rumene comunichino una decisione in tal senso” (act. 4 pag. 

4), ma non si vede perché di fronte ad una situazione giuridica così chiara e a 

delle criticità già evidenziate da questa Corte nella sentenza RH.2024.6, l’UFG 

stesso non abbia assunto con le autorità rumene un ruolo proattivo, proponendo 

direttamente la scissione fra la condanna per furto (non eseguibile) e quella per 

guida senza patente. La domanda di estradizione va infatti pacificamente ac-

colta per quanto concerne il reato di guida senza patente, considerata dalle au-

torità italiane, in virtù del loro diritto interno, una contravvenzione (v. act. 1.4, 

pag. 3), e non inglobata quindi nella sentenza italiana. L’art. 95 cpv. 1 lett. a 

LCStr prevede che è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una 

pena pecuniaria chiunque conduce un veicolo a motore senza essere titolare 

della licenza di condurre richiesta, per cui la doppia punibilità è data. Ammon-

tando la pena legata alla guida senza patente a 4 mesi (v. act. 1.4, pag. 3), l’art. 

2 n. 1 CEEstr risulta ossequiato. Che l’estradando abbia già trascorso diverse 

settimane in detenzione estradizionale in Svizzera nulla muta a tale conclu-

sione. La pena in questione permetterà del resto al ricorrente, che si trova in 

detenzione estradizionale dal 10 maggio 2024, di rientrare a breve in Italia per 

l’esecuzione della pena di cui alla sentenza della Corte d’appello di Milano del 

19 settembre 2023 o della misura alternativa che potrebbe essere stata decisa 

nel frattempo (v. ordine di esecuzione per la carcerazione e decreto di sospen-

sione del medesimo del 13 novembre 2023 emesso dalla Procura generale 

della Repubblica presso la Corte d’appello di Milano, Ufficio Esecuzioni Penali, 

allegato al ricorso) o di altre misure in atto (v. act. 1.5), per cui l’estradizione non 

inciderà in maniera sproporzionata sulla sua situazione personale.  

 

 

3. L’estradando sostiene che le condizioni detentive in Romania sarebbero con-

trarie ai principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ciò che sarebbe 

testimoniato anche da un articolo di stampa prodotto nonché dal contenuto di 

una trasmissione televisiva italiana a cui egli rinvia. Le garanzie diplomatiche 

sottoscritte dalle autorità rumene non permetterebbero del resto di ovviare a 

tale situazione. 

 

 

3.1 

3.1.1 Gli standard minimi di protezione dei diritti individuali derivanti dal Patto inter-

nazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966 (Patto ONU II; 

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RS 0.103.2) fanno parte dell'ordine pubblico internazionale. Tra tali diritti figura 

il divieto di tortura nonché di trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 

Patto ONU II; cfr. anche art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 [RS 0.105]), il 

quale vieta l'estradizione qualora vi siano serie ragioni di credere che la persona 

rischia di essere sottoposta a tortura. La Svizzera veglia a non prestare il suo 

appoggio sia attraverso l'estradizione che attraverso la cosiddetta altra assi-

stenza a procedure che non garantirebbero alla persona perseguita uno stan-

dard di protezione minima corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati 

democratici, definito in particolare dal Patto ONU II, o che si troverebbero in 

contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico inter-

nazionale (DTF 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356 consid. 8a; 123 II 161 consid. 

6a, 511 consid. 5a, 595 consid. 5c; 122 II 140 consid. 5a; sentenza del Tribunale 

federale 1A.17/2005 dell’11 aprile 2005 consid. 3.1; v. anche sentenze del Tri-

bunale penale federale RR.2007.142 del 22 novembre 2007 consid. 6.1; 

RR.2007.44 del 3 maggio 2007 consid. 5.1; RR.2007.55 del 5 luglio 2007 con-

sid. 9). Nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un 

altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25 cpv. 3 Cost.; 

DTF 133 IV 76 consid. 4.1, con rinvii). 

 

3.1.2 Secondo l'art. 37 cpv. 3 AIMP, l'estradizione è negata se lo Stato richiedente 

non offre garanzia che la persona perseguita non sarà sottoposta ad un tratta-

mento pregiudizievole per la sua integrità fisica. Il Tribunale federale ha avuto 

modo di approfondire la problematica delle garanzie diplomatiche fornite dallo 

Stato richiedente quali condizioni per l'estradizione nella DTF 134 IV 156. Nella 

sua analisi, l'Alta Corte ha proceduto ad una suddivisione tripartita della casi-

stica legata all'impiego di garanzie. Nella prima categoria figurano i casi con-

cernenti i Paesi con una provata cultura dello Stato di diritto – in particolare i 

Paesi occidentali –, i quali, dal punto di vista dell'art. 3 CEDU, non presentano 

di regola nessun rischio per le persone perseguite che vi devono essere estra-

date. In questi casi l'estradizione viene concessa senza pretendere garanzie. 

Nella seconda categoria sono invece compresi i casi riguardanti quegli Stati nei 

quali vi sono seri rischi che la persona perseguita possa subire maltrattamenti 

proibiti; in tali casi il rischio è contrastato o minimizzato mediante garanzie for-

nite dallo Stato richiedente, in modo che lo stesso rimanga solo teorico. Vi è 

infine una terza categoria, nella quale il rischio di trattamenti contrari ai diritti 

umani non può, neanche con l'ausilio di garanzie diplomatiche, né essere mini-

mizzato né essere reso solamente teorico (v. DTF 134 IV 156 consid. 6.7).  

 

3.2 Questa Corte si è espressa di recente più volte sulla Romania e sulle condizioni 

carcerarie, inserendo tale Paese nella seconda categoria (v. sentenze del Tri-

bunale penale federale RR.2023.187 del 27 febbraio 2024 consid. 5; 

RR.2023.180 del 27 dicembre 2023 consid. 5; RR.2023.142 del 4 ottobre 2023 

consid. 6; RR.2023.148 del 26 ottobre 2023 consid. 4; RR.2020.191 del 19 

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novembre 2020 consid. 7). L’esigenza di condizionare le estradizioni a tale 

Paese all’ottenimento di garanzie diplomatiche, la cui efficacia è stata recente-

mente confermata dal Tribunale federale (v. DTF 148 I 127 consid. 4), è emersa 

dall’analisi effettuata da questa Corte nell’ambito della procedura sfociata nella 

sentenza RR.2019.222 del 9 ottobre 2019, approccio avallato indirettamente 

dall’Alta Corte, la quale non è entrata in materia sul gravame interposto contro 

detta sentenza (v. sentenza del Tribunale federale1C_560/2019 del 1° novem-

bre 2019; v. anche sentenze 1C_11/2024 del 18 gennaio 2024 consid. 3; 

1C_149/2024 del 14 marzo 2024 consid. 1.2; 1C_592/2023 dell’8 novembre 

2023 consid. 2). Visto quanto precede, questa Corte non può che confermare 

la propria giurisprudenza e ribadire che l’estradizione alla Romania risulta pos-

sibile in presenza di garanzie diplomatiche finalizzate a contrastare o minimiz-

zare il pericolo di maltrattamenti proibiti, garanzie che sono state fornite anche 

nella presente procedura (v. act. 4.16). L’articolo di stampa prodotto dall’estra-

dando nonché il rinvio ad una trasmissione televisiva italiana, in cui vengono 

criticate le condizioni carcerarie in Romania, non permettono di giungere ad una 

conclusione diversa. La censura in questo ambito va dunque respinta. 

 

 

4. In definitiva, il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che l’estradizione è 

concessa unicamente per l’esecuzione della pena residuale di 4 mesi legata 

alla guida senza patente.  

 

 

5. Il ricorrente postula la sua immediata scarcerazione. 

 

5.1 Una persona detenuta a titolo estradizionale può chiedere la liberazione prov-

visoria in qualsiasi momento (art. 50 cpv. 3 AIMP). La decisione dell'UFG al 

riguardo può essere impugnata presso la Corte dei reclami penali entro dieci 

giorni (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 AIMP). Tuttavia, la Corte dei reclami penali può 

eccezionalmente pronunciarsi in prima istanza su una richiesta di scarcerazione 

presentata nell'ambito di un ricorso contro una decisione di estradizione, se un 

eventuale rifiuto dell'estradizione comporterebbe anche la liberazione diretta del 

ricorrente, avendo tale richiesta natura puramente accessoria (sentenza del Tri-

bunale federale 1A.13/2007 del 9 marzo 2017 consid. 1.2; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2008.59 del 19 giugno 2008 consid. 2.2). 

 

5.2 Per costante giurisprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la car-

cerazione della persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcera-

zione rimane l'eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 

111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a 

ediz. 2019, n. 348 e n. 350; HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, 2002, pag. 57). 

L'ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, 

- 10 - 
 
 

rispettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la 

persona perseguita non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'istru-

zione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa può produrre 

immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le sue condizioni non 

le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo giustificano e possono 

essere adottati altri provvedimenti cautelari (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda 

di estradizione e i documenti a suo sostegno non pervengono tempestivamente 

(art. 50 cpv. 1 AIMP) o, ancora, se l'estradizione appare manifestamente inam-

missibile (art. 51 cpv. 1 AIMP). 

 

5.3 La sussistenza dei presupposti che giustificano l'annullamento dell'ordine di ar-

resto, rispettivamente la scarcerazione, deve essere valutata secondo criteri ri-

gorosi, tali da non rendere illusorio l'impegno assunto dalla Svizzera di conse-

gnare – ove la domanda di estradizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le 

persone perseguite dallo Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr); la 

liberazione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace in altri 

termini a condizioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcerazione 

preventiva (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 

consid. 2c). 

 

5.4 Nel caso in esame, già solo poiché, alla luce di quanto esposto sopra, l'estradi-

zione dell'insorgente può essere concessa, seppur limitatamente al reato di 

guida senza patente, la richiesta accessoria di scarcerazione deve essere re-

spinta. Va da sé che la detenzione estradizionale non potrà in ogni caso supe-

rare i 4 mesi. 

 

 

6. Il ricorrente sollecita la concessione del beneficio dell'assistenza giudiziaria e 

del gratuito patrocinio nella persona dell’avv. Stefano Stillitano (v. RP.2024.21).  

 

6.1 La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o non è 

in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato un patro-

cinatore d'ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei mezzi 

necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di successo, 

l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione la dispensa, a 

domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle spese processuali 

(art. 65 cpv. 1 PA). Indipendentemente da quanto precede, il diritto all’assi-

stenza giudiziaria gratuita deriva anche dall’art. 29 cpv. 3 Cost. (DTF 129 I 129 

consid. 2.1; sentenze del Tribunale federale 5B_578/2020 dell’11 agosto 2021 

consid. 3.1; 2C_367/2020 del 7 ottobre 2020 consid. 3.1). Non dispone dei 

mezzi necessari colui che può far fronte alle spese di causa solo intaccando 

il minimo vitale "allargato" suo e della sua famiglia, valutati tenendo in conside-

razione sia il reddito che il patrimonio (DTF 124 I 1 consid. 2a). Una parte è da 

considerarsi quindi indigente allorquando, per pagare le spese processuali e le 

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ripetibili, è costretta ad intaccare i mezzi necessari per coprire i bisogni fonda-

mentali personali e della propria famiglia (DTF 125 IV 161 consid. 4a; 124 I 1 

consid. 2a; cfr. ugualmente DTF 128 I 225 consid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b; 

sentenza del Tribunale penale federale BB.2005.111 del 24 novembre 2005 

consid. 1). Il Tribunale federale considera prive di probabilità di successo le 

conclusioni le cui prospettive di successo sono sensibilmente inferiori a quelle 

di insuccesso, e che di conseguenza non possono essere definite serie. Deci-

sivo è sapere se una parte che dispone dei mezzi finanziari necessari affronte-

rebbe ragionevolmente un processo: chi non è disposto ad affrontare a proprie 

spese un processo non deve poterlo fare soltanto perché la procedura è gra-

tuita. L'esistenza di sufficienti probabilità di successo va giudicata sommaria-

mente in base alle condizioni al momento dell'introduzione della domanda (DTF 

138 III 217 consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; 124 I 304 consid. 2c; sentenze 

del Tribunale federale 5A_264/2012 del 6 dicembre 2012 consid. 4.1; 

5A_711/2011 del 21 dicembre 2011 consid. 3.1). 

 

 L’esame della situazione finanziaria del richiedente è riferito al momento in cui 

l’istanza è presentata (DTF 141 III 369 consid. 4.1; sentenza del Tribunale fe-

derale 6B_304/2021 del 12 aprile 2021 consid. 3). La parte che richiede l'assi-

stenza giudiziaria ha il dovere di fornire ragguagli completi e, per quanto possi-

bile, comprovati, sul proprio reddito, patrimonio e sull'insieme dei propri oneri 

finanziari. Essa è obbligata a cooperare: l’autorità confrontata con la domanda 

non è obbligata a chiarire da sola i fatti ivi contenuti né a verificare d’ufficio le 

allegazioni dell’istante (sentenze del Tribunale federale 5B_578/2020 consid. 

3.3; 2C_367/2020 consid. 3.3; 5A_716/2018 del 27 novembre 2018 consid. 3.2; 

9C_784/2017 del 12 gennaio 2018 consid. 2). Le informazioni e i relativi mezzi 

di prova devono fornire un'immagine fedele, completa e coerente della situa-

zione finanziaria del richiedente (DTF 135 I 221 consid. 5.1). In caso contrario 

l'istanza deve essere respinta, non essendo sufficientemente sostanziato o di-

mostrato lo stato di indigenza (DTF 125 IV 161 consid. 4a; sentenze 

5B_578/2020 consid. 3.3; 2C_367/2020 consid. 3.3; sentenze del Tribunale pe-

nale federale RP.2014.62 del 26 agosto 2014 consid. 2.1; BH.2006.6 del 

18 aprile 2006 consid. 6.1). 

 

6.2 Questa Corte ha già potuto stabilire, nell’ambito della procedura RH.2024.6 ri-

guardante la detenzione estradizionale, la precaria situazione finanziaria 

dell’estradando (v. sentenza RH.2024.6 del 20 giugno 2024 consid. 7.2). Tale 

conclusione rimane valida anche per la presente procedura. Constatato che il 

presente gravame presentava evidenti probabilità di successo, fatto peraltro di-

mostrato anche dal suo esito, la domanda di assistenza giudiziaria gratuita va 

accolta, sia per ciò che concerne la dispensa dal pagamento delle spese pro-

cessuali, sia per quanto riguarda l'assunzione dell'onorario del suo difensore, 

avv. Stefano Stillitano. 

 

- 12 - 
 
 

6.3 L'art. 12 cpv. 1 RSPPF prevede che l'onorario è fissato secondo il tempo, com-

provato e necessario, impiegato dall'avvocato per la causa in esame e neces-

sario alla difesa della parte rappresentata. Nella fattispecie, l’avv. Stillitano, con 

note d’onorario del 25 luglio e 20 agosto 2024 (v. act. 1.7 e 6), ha postulato il 

versamento di fr. 2'860.– (IVA esclusa) a titolo di ripetibili (fr. 2'600.– quale ono-

rario + fr. 260.– a titolo di spese). Tale richiesta va accolta, precisato che all’im-

porto in questione occorre aggiungere l’IVA (7.7%) di fr. 220.20. La Cassa del 

Tribunale verserà quindi direttamente al difensore d'ufficio avv. Stefano Stilli-

tano l’importo di fr. 3'080.20. Non appena cessi d'essere nel bisogno, il ricor-

rente, tenuto conto della parziale soccombenza, dovrà rimborsare fr. 500.– alla 

Confederazione (art. 65 cpv. 4 PA). 

 

 

7. Di principio le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). Nella fat-

tispecie, il ricorrente è parzialmente soccombente; tuttavia, non disponendo egli 

dei mezzi finanziari necessari e non apparendo l'impugnativa priva di probabilità 

di successo, nella presente procedura non si prelevano spese. 

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che l’estradizione alla Romania è 

concessa unicamente per l’esecuzione della pena di 4 mesi riguardante la 

guida senza patente. 

2. La richiesta accessoria di scarcerazione è respinta. 

3. Non vengono prelevate spese. 

4. L’avv. Stefano Stillitano è designato difensore d’ufficio del ricorrente per la 

presente procedura. 

5. All’avv. Stefano Stillitano è concessa una retribuzione di fr. 3'080.20 (IVA com-

presa) per la presente procedura. La Cassa del Tribunale verserà tale importo 

al difensore d’ufficio. Non appena cessi d’essere nel bisogno, il ricorrente do-

vrà rimborsare fr. 500.– alla Confederazione. 

 
 
Bellinzona, 26 agosto 2024  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Stefano Stillitano  

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

- 14 - 
 
 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).