# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c7d40de-947b-59fc-b919-5230edf39ec3
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-12-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.12.2020 RR.2020.258
**Docket/Reference:** RR.2020.258
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2020-258_2020-12-14

## Full Text

Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).

Sentenza del 14 dicembre 2020 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Patrick Robert-Nicoud e Stephan Blättler,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. ANSTALT,  

B. CORP.,  

C. ANSTALT,  

D. INC.,  

E. INC.,  

F. SA,  

G. LTD,  

H. INC.,  

I. ANSTALT,  

J. ANSTALT,  

K. ANSTALT,  

L. ANSTALT,  

tutte rappresentate dall'avv. Raffaele Bernasconi,  

Ricorrenti 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  

Controparte 

 

 

 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2020.258-269 
 

 

- 2 - 
 
 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 

 

Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP) 

 

- 3 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 2 maggio 2012, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha 

presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il 

22 giugno 2012 e il 15/27 gennaio 2020, nell’ambito di un procedimento penale 

avviato nei confronti di M., (fu) N. e (fu) O. per titolo di manipolazione del mer-

cato (art. 185 Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, Testo unico delle di-

sposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 

della legge 6 febbraio 1996, n. 52, in seguito: TUF). Secondo l’autorità rogante, 

O. quale trustee di P. Trust nonché asset manager di Q. Trust e N. quale capo-

fila della famiglia che controlla il gruppo R. nonché soggetto cui si riferisce 

l’azione di O. avrebbero posto in essere una manipolazione del mercato delle 

azioni R. S.p.A. – società quotata alla Borsa di Milano – nella forma di acquisti 

di tali azioni effettuati nelle aste di chiusura del Mercato Telematico Azionario 

(MTA) dalle società A. Antstalt, I. Antstalt, S. SA e T. Stiftung – società riferite 

ai trust esteri P. Trust e Q. Trust, soggetti che occulterebbero l’interesse della 

famiglia N., socio di controllo di R. – operazioni idonee a sostenere artificiosa-

mente e in via continuativa nell’arco dell’intero periodo tra il 2 novembre 2009 e 

il 16 settembre 2010 il prezzo dell’asta di chiusura, nonché il prezzo ufficiale. In 

questo modo, avrebbero provocato una sensibile alterazione del prezzo delle 

azioni R., laddove – in conseguenza della presunta manovra fraudolenta – 

avrebbero fatto artificiosamente divergere il corso di mercato delle azioni R. 

(- 28%) rispetto al Net Asset Value (-62%) (v. atto 1, pag. 1 e seg., incarto del 

Ministero pubblico del Cantone Ticino, in seguito: MP-TI). 

 

Con la sua rogatoria del 15/27 gennaio 2020, la Corte d’Appello di Milano (Se-

conda Sezione Penale) chiede alle autorità elvetiche di voler dare esecuzione 

alla confisca disposta dal Tribunale di Milano (Prima Sezione Penale) con sen-

tenza del 27 novembre 2017, divenuta irrevocabile in data 23 luglio 2019 (v. atto 

130 incarto MP-TI), delle azioni AA. S.p.A. (già R. Finanziaria S.p.A. Holding di 

partecipazioni) sequestrate dal MP-TI nel 2012 (v. atto 2 incarto MP-TI) su ri-

chiesta dell’autorità inquirente estera (v. atto 1, pag. 70, incarto MP-TI). 

 

 

B. Con decisione di chiusura del 14 settembre 2020, il MP-TI ha ordinato la con-

segna allo Stato italiano, ai fini di confisca, previa procedura di ripartizione 

(“sharing”) giusta gli art. 11 e segg. della legge federale sulla ripartizione dei 

valori patrimoniali confiscati (LRVC) a cura dell’Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG), di tutte le azioni di cui sopra, una parte intestate alle seguenti 

società: A. Anstalt, B. Corp., G. Ltd, D. Inc., E. Inc., F. SA, H. Inc., I. Anstalt, 

titoli depositati presso la banca BB.; J. Anstalt, L. Anstalt e K. Anstalt, titoli de-

positati presso banca CC.; C. Anstalt, titoli depositati presso la banca DD. 

(v. act. 1.1).  

 

- 4 - 
 
 

 

C. Il 15 ottobre 2020, A. Anstalt, B. Corp., G. Ltd, D. Inc., E. Inc., F. SA, H. Inc., I. 

Anstalt, J. Anstalt, L. Anstalt, K. Anstalt e C. Anstalt hanno interposto ricorso 

contro la decisione in questione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribu-

nale penale federale. Esse chiedono, in via principale, che la rogatoria del 15/27 

gennaio 2020 venga dichiarata irricevibile; in via subordinata, che la stessa 

venga respinta e, in via ancora più subordinata, che la domanda sia accolta 

limitatamente alla consegna di n. 61'346 azioni intestate a A. Anstalt (deposito 

n. 1 per una valutazione patrimoniale al 12 febbraio 2020 pari a 

EUR 152'812.89) e n. 352'873 azioni intestate a I. Anstalt (deposito n. 2 per una 

valutazione patrimoniale al 12 febbraio 2020 pari a EUR 879'006.64), tutte de-

positate su conti presso la banca BB.  

 

 

D. Con scritto del 16 ottobre 2020, questa Corte, oltre a richiedere il versamento 

di un anticipo delle spese, ha invitato il patrocinatore delle ricorrenti, fissandogli 

un termine suppletorio, a trasmettere i seguenti documenti necessari ex art. 52 

PA: una procura debitamente datata e firmata attestante i suoi poteri di rappre-

sentanza concernenti le società ricorrenti; i documenti che dimostrano che le 

ricorrenti esistevano il giorno in cui hanno interposto ricorso; i documenti che 

indicano l’identità di colui che firma la procura prodotta; i documenti che atte-

stano che colui che firma la procura è abilitato a rappresentare le ricorrenti 

(v. act. 3). 

 

 

E. In data 16 novembre 2020, il patrocinatore delle ricorrenti ha trasmesso la do-

cumentazione richiesta, tranne che per la società G. Ltd (v. act. 7). 

 

 

F. Con osservazioni del 17 novembre 2020, il MP-TI ha postulato la reiezione del 

gravame (v. act. 12). Con scritto del 25 novembre 2020, l’UFG ha chiesto la 

tutela della decisione impugnata (v. act. 13). Entrambi gli scritti sono stati tra-

smessi alle ricorrenti per conoscenza (v. act. 14). 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

- 5 - 
 
 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 

RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 

173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e 

la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 

12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 

0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-

vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante 

scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché, 

a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 

L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di 

applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non pubbli-

cato nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet della 

Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi bi-

laterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul 

riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a 

Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che 

il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-

samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-

vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si 

applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordi-

nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-sviz-

zero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 

137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 

CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto 

dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 

II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-

les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-

derando. 

 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione dell’autorità can-

tonale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e 

cpv. 1 e 80k AIMP. Nella misura in cui A. Anstalt, B. Corp., C. Anstalt, D. Inc., 

E. Inc., F. SA, H. Inc., I. Anstalt, J. Anstalt, L. Anstalt e K. Anstalt contestano la 

- 6 - 
 
 

trasmissione all’estero di azioni a loro intestate depositate su conti di cui sono 

titolari, la legittimazione è data (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 

2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). Per quanto riguarda invece G. Ltd, si 

rileva che nell’invito a produrre la documentazione di cui sopra (v. Fatti lett. D) 

è chiaramente indicato che “non dovesse la documentazione in questione es-

sere trasmessa nel termine impartito, il ricorso sarà dichiarato inammissibile 

(art. 52 cpv. 2 e 3 PA)”. Non avendo la società in parola trasmesso la documen-

tazione richiesta (v. Fatti lett. E), il suo gravame deve dunque essere dichiarato 

inammissibile.  

 

 

2. Le ricorrenti sostengono innanzitutto che la domanda di assistenza sarebbe 

chiaramente irricevibile ex art. 2 AIMP, nella misura in cui le autorità italiane 

avrebbero violato l’art. 7 CEDU, il loro diritto di essere sentite nonché l’ordine 

pubblico svizzero. Più precisamente, l’autorità rogante avrebbe confiscato le 

loro azioni senza che esse abbiano potuto partecipare al procedimento penale 

estero per far valere i loro diritti. 

 

2.1 L'art. 2 AIMP ha quale scopo di evitare che la Svizzera presti assistenza a pro-

cedure che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di prote-

zione minimo corrispondente a quello concesso dal diritto degli Stati democra-

tici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, o che sarebbero in 

contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico inter-

nazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 140 consid. 5a). 

 

Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in materia penale è 

irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corri-

sponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II. L'esame delle 

condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudizio di valore 

sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico, 

sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto 

effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. Il giu-

dice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una prudenza particolare 

(DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto delle garanzie procedurali vale per tutti 

gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto 

di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza. Su tali punti, tuttavia, solo 

delle circostanze chiare e appurate costituiscono motivo di rifiuto della coope-

razione (v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994 con-

sid. 2a; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pé-

nale, 5a ediz. 2014, pag. 748 n. 683 e rinvii). 

 

Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l'art. 2 AIMP non può 

essere invocato da persone giuridiche che non sono oggetto della procedura 

- 7 - 
 
 

estera e che pertanto non possono prevalersi di una norma destinata anzitutto 

a proteggere l’imputato all’estero (v. DTF 133 IV 40 consid. 7.2; 126 II 258 con-

sid. 2d/aa; 115 Ib 68 consid. 6; sentenze del Tribunale federale 1C_376/2016 

del 5 ottobre 2016 consid. 2.2; 1C_79/2014 del 14 febbraio 2014 consid. 2.3; 

ZIMMERMANN, op. cit., n. 691 e n. 681). 

 

2.2 Ora, ci si può chiedere se tale giurisprudenza si applichi nel caso di società 

certo non indagate ma comunque oggetto di misure confiscatorie nel procedi-

mento estero (v. già sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.105 del 

30 novembre 2016 consid. 2.3). La questione può comunque restare indecisa 

visto che, come rettamente osservato dal MP-TI, dagli atti della procedura ro-

gatoriale risulta che tutte le società estere titolari delle azioni AA. S.p.A. (ex R. 

Finanziaria S.p.A. Holding di partecipazioni) erano controllate o comunque ri-

conducibili ai già citati trust (v. supra Fatti lett. A) che, come emerge dalle sen-

tenze italiane (v. allegati ad atto 130 incarto MP-TI), occultavano gli interessi 

della famiglia N., allora socia di controllo di R. Dette società erano riferibili sia 

all’imputato (fu) N. che all’imputato (fu) O. (quest’ultimo in qualità di trustee di 

P. Trust e di asset manager di Q. Trust), imputati, deceduti nel 2018, che, come 

sottolineato nelle già citate sentenze, hanno avuto modo di esercitare piena-

mente i loro diritti processuali dinanzi ai giudici italiani. Nella decisione impu-

gnata, il MP-TI rileva inoltre che “dagli atti della presente procedura di assi-

stenza giudiziaria (v. inter alia AI 79, AI 83-87, Al 89-92, Al 95-98), risulta chia-

ramente che tutte le società estere titolari delle azioni AA. S.p.A. in sequestro 

erano al corrente del processo a suo tempo pendente dinanzi al Tribunale di 

Milano, Prima Sezione Penale (che ha disposto la confisca, poi divenuta defini-

tiva, delle azioni AA. S.p.A. oggetto della presente decisione), ritenuto che le 

stesse società estere, interpellate, per il tramite dei rispettivi patrocinatori, 

dall’allora Procuratore EE., a prendere posizione circa l’eventuale consenso (ex 

art. 80c AIMP) a che il Ministero Pubblico consegnasse all’Autorità rogante, su 

richiesta deI 7 giugno 2017 di quest’ultima (v. AI 79), una situazione aggiornata 

e dettagliata dei sequestri in Svizzera delle azioni AA. S.p.A. (ex R.) – proprio 

in vista delle richieste di confisca che la stessa Procura di Milano avrebbe da lì 

a poco avanzato in occasione di un’udienza già fissata per il 26 giugno 2017 

dinanzi al Tribunale di Milano nell’ambito del processo allora in corso – si sono 

opposte alla relativa decisione di consegna, interponendo ricorsi (v. Al 98 e 99) 

dinanzi al Tribunale penale federale (Rif.: RR.2017.168-179 e RR.2017.181-

188), gravami che, per motivi non noti a questo Ufficio, sono stati in seguito 

ritirati dalle stesse società e, quindi, stralciati dai ruoli dalla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale (v. Al 105-108)” (v. act. 1.1, pag. 14). Per 

tacere del fatto che “già con l’integrazione rogatoriale del 22 maggio 2012 (v. Al 

18), la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano comunicava a 

questo Ministero Pubblico (allegando copia del relativo decreto del GIP) che, 

stante il fatto che le azioni (allora R.) in sequestro presso le banche svizzere 

sono, “dematerializzate” e che pertanto, conformemente alle norme previste dal 

- 8 - 
 
 

diritto italiano, era necessario nominare un “custode giudiziario” delle stesse 

avente il potere di esercitare i diritti conseguenti alla posizione di azionista di R. 

S.p.A., in data 21 maggio 2012, il Giudice delle Indagini Preliminari presso il 

Tribunale di Milano FF., aveva nominato quale custode giudiziario delle mede-

sime azioni in sequestro l’Avv. GG. con studio in Milano, affinché rappresen-

tasse e gestisse la partecipazione azionaria in R., esercitando i diritti e le pre-

rogative degli azionisti titolari, incluso il diritto di voto” (v. ibidem). Il MP-TI ag-

giunge che “con successive decisioni di questo Ministero Pubblico, il predetto 

custode giudiziario è stato registrato come tale presso ciascuno degli interme-

diari finanziari interessati dai sequestri di azioni R. (v. Al da 19 segg.) e durante 

tutto lo svolgimento del procedimento penale italiano, le azioni R. in sequestro 

(poi convertite in azioni AA. S.p.A.) intestate alle varie società estere hanno 

sempre avuto quale custode giudiziario il predetto avvocato italiano il quale, 

come risulta dal testo della sentenza definitiva del 27 novembre 2017 deI Tri-

bunale di Milano, è stato sottoposto ad audizione durante l’istruttoria dibattimen-

tale, riferendo, segnatamente in ordine alla gestione delle azioni R. (ora AA. 

S.p.A.) sottoposte a sequestro” (v. ibidem). Ora, da quanto precede emerge che 

le ricorrenti hanno certamente avuto, direttamente o indirettamente, tramite i già 

citati imputati, ma anche attraverso il custode giudiziario nominato dall’autorità 

estera, la possibilità di esprimersi sulle misure coercitive che hanno toccato le 

azioni litigiose, ragione per cui non vi è motivo di ritenere che il procedimento 

all’estero non abbia corrisposto ai principi procedurali della CEDU o del Patto 

ONU II. La censura va quindi disattesa.  

 

 

3. Secondo le ricorrenti la contestata confisca sarebbe inammissibile. Esse osser-

vano anzitutto che la condotta rimproverata non avrebbe causato alcun danno 

ai sensi del diritto penale. In primo luogo, poiché questo tipo di reato non ap-

parterrebbe alla categoria dei reati patrimoniali, la cui commissione genera un 

pregiudizio al patrimonio di terzi. In secondo luogo, per i motivi in base ai quali 

la Corte di appello di Milano ha respinto tutti i ricorsi delle parti civili. Pertanto, 

non sarebbe stato generato alcun patrimonio da costituire oggetto di confisca. 

Andrebbe poi tenuto conto come i beni connessi ad un abuso di mercato non 

sarebbero confiscabili anche perché costituirebbero un valore enormemente 

sproporzionato rispetto all’eventuale profitto conseguito. Al massimo sarebbe 

confiscabile l’indebito arricchimento di cui avrebbero beneficiato gli imputati, ciò 

che non sarebbe costituito dalle azioni litigiose. Tale vizio sarebbe contrario 

all’ordine pubblico svizzero e costituirebbe un difetto grave del procedimento 

penale estero. 

 

 Questa Corte rileva che, con sentenza del 27 novembre 2017, il Tribunale di 

Milano, Prima Sezione Penale, ha, tra le altre cose, ordinato “la confisca delle 

azioni AA. S.p.A. custodite presso gli istituti elvetici meglio specificate nella nota 

del 2 agosto 2017 della Procura della Repubblica del Cantone Ticino (CH)” 

- 9 - 
 
 

(v. sentenza pag. 16, in atto 130 incarto MP-TI). Tale misura è divenuta irrevo-

cabile in data 23 luglio 2019 in virtù della sentenza della Corte d’appello di Mi-

lano, Sezione Seconda Penale, del 23 aprile 2019. Con tale giudizio, detta 

Corte ha infatti dichiarato di “non doversi procedere a carico degli imputati N. e 

O., per essere i reati estinti per morte degli imputati” (v. sentenza pag. 8, in atto 

130 incarto MP-TI), ha preso atto “della richiesta di pena concordata, presentata 

dall’imputato M. e dal P.G. […], con rinuncia a tutti i motivi d’appello, ad ecce-

zione di quello oggetto della pena concordata […]”, e dichiarato inammissibile 

l’appello proposto dalle parti civili, confermando nel resto l’impugnata sentenza 

(v. sentenza pag. 9, in atto 130 incarto MP-TI). La sentenza penale di confisca 

delle azioni litigiose, confermata dall’istanza superiore, è chiara e cresciuta in 

giudicato. A fronte di essa, non toccando di principio al giudice dell’assistenza 

approfondire questioni di diritto estero, o addirittura mettere in discussione un 

dispositivo passato in giudicato del giudice estero del merito, le censure pre-

sentate dalle ricorrenti non meritano ulteriore disamina (v. anche infra consid. 

4.2). 

 

 

4. Le insorgenti contestano che le azioni litigiose, o perlomeno la maggior parte di 

esse, costituiscano profitto del reato o comunque beni utilizzati per commet-

terlo. A loro avviso, la motivazione su questi specifici punti contenuta nella sen-

tenza di primo grado non solo sarebbe insufficiente, ma del tutto assente. Inol-

tre, i titoli in questione costituirebbero il risultato della conversione di azioni R. 

effettuata successivamente alla fusione tra questa società, HH. e AA., che nulla 

avrebbero a che vedere con il procedimento penale estero. Per tacere del fatto 

che il reato ascritto agli imputati sarebbe stato realizzato da A. Anstalt, I. Anstalt, 

S. SA e T. Stiftung. Nessuna delle altre società ricorrenti colpite dal provvedi-

mento di confisca risulterebbero in qualche modo coinvolte nei fatti oggetto del 

procedimento penale italiano. Non vi sarebbe quindi un collegamento tra le altre 

società qui ricorrenti e le azioni da esse detenute. Tutto ciò costituirebbe una 

grossolana e incolmabile lacuna nella identificazione sia dell’oggetto della tra-

smissione, sia del soggetto che dovrebbe subirla, secondo l’art. 74a AIMP. 

 

4.1 Giusta l’art. 74a cpv. 1 AIMP gli oggetti o i beni sequestrati a scopo conservativo 

possono essere consegnati su richiesta all’autorità estere competente a scopo 

di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della procedura 

d’assistenza giudiziaria. La consegna può avvenire in ogni stadio del procedi-

mento estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello 

Stato richiedente (cpv. 3). Secondo l'art. 74a cpv. 4 AIMP, gli oggetti o i beni 

possono essere trattenuti in Svizzera se: il danneggiato cui devono essere re-

stituiti dimora abitualmente in Svizzera (lett. a); un'autorità fa valere diritti su di 

essi (lett. b); una persona estranea al reato, le cui pretese non sono garantite 

dallo Stato richiedente, rende verosimile di aver acquisito in buona fede diritti 

- 10 - 
 
 

su tali oggetti o beni in Svizzera o, in quanto dimorante abitualmente in Sviz-

zera, all'estero (lett. c); gli oggetti o i beni sono necessari per un procedimento 

penale pendente in Svizzera o sono suscettibili di essere confiscati in Svizzera 

(lett. d). Non vengono consegnati gli oggetti e i beni di cui al capoverso 1 che 

spettano alla Svizzera in esecuzione di un accordo di ripartizione in applica-

zione della legge federale del 19 marzo 2004 sulla ripartizione dei valori patri-

moniali confiscati (LRVC; RS 312.4). 

 

4.2 In concreto, si rileva che il tribunale italiano ha considerato che tutte le azioni 

AA. S.p.A. depositate presso le banche svizzere e precisamente elencate nella 

nota del 2 agosto 2017 redatta dal MP-TI all’indirizzo della Procura di Milano 

(v. atto 109 incarto MP-TI) e parte integrante del dispositivo della sentenza de-

finitiva del Tribunale di Milano, costituiscono “profitto del reato o comunque beni 

utilizzati per commetterlo, dovendosi rilevare che dette azioni sono il frutto della 

conversione di azioni R., originariamente poste sotto sequestro, conversione 

effettuata quando alla fine del 2013 è stata deliberata la fusione tra R., HH. e 

AA., dando vita a AA. S.p.A. (v. sentenza del Tribunale di Milano pag. 14, in atto 

130 incarto MP-TI), e per questo da confiscare. Come sottolineato dal MP-TI, 

non v’è dubbio che le azioni in questione sono quelle a suo tempo sottoposte a 

sequestro rogatoriale, in quanto riferibili a P. Trust e Q. Trust riconducibili agli 

imputati (fu) N. e (fu) O., successivamente convertite da azioni R. in azioni AA. 

S.p.A., a seguito della fusione societaria deliberata nel 2013 dall’assemblea di 

R., con il consenso di tutte le società titolari delle azioni, le quali non hanno 

esercitato il loro diritto di recesso, optando per la conversione delle azioni R. in 

azioni AA. S.p.A. (v. act. 1.1, pag. 16). Ne consegue che, nella misura in cui la 

decisione impugnata rispetta le condizioni poste dall’art. 74a AIMP, le censure 

delle ricorrenti vanno disattese. Non compete infatti al giudice dell’assistenza 

mettere in discussione il merito della decisione estera di confisca. 

 

 

5. Visto tutto quanto precede, il gravame va integralmente respinto, nella misura 

della sua ammissibilità, e la decisione impugnata confermata. 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 12'000.–, a carico delle ricorrenti in solido; essa è 

coperta dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 

 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 12'000.– è posta a carico delle ricorrenti in solido. 

Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 15 dicembre 2020  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Raffaele Bernasconi 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).