# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9625fe8a-212c-53ac-a9fa-a937e96b3ac9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.04.2012 32.2011.304
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-304_2012-04-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.304

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  18 aprile
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 novembre 2011
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 ottobre 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1951, da ultimo attivo quale cameriere, in data 4 maggio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per ragioni
psichiatriche (doc. AI 6-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con progetto di decisione del
30 maggio 2011 ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado
100%) limitatamente al periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 31 luglio
2010 e un quarto di rendita (grado 44%) dal 1° agosto 2010 (doc. AI 53-1).

 

                               1.3.   In sede di
osservazioni al progetto di decisione del 30 maggio 2011 l’UAI ha predisposto
una nuovo accertamento medico presso il Centro Peritale per le Assicurazioni
Sociali (CPAS) e con decisione del 22 ottobre 2011 ha attribuito a RI 1 una rendita intera dal 1° gennaio 2010 al 31 luglio 2010 (grado 100%), un
quarto di rendita dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010 (grado 47%) e una
rendita intera dal 1° gennaio 2011 (grado 100%) (doc. AI 70-1).

 

                               1.4.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
l’attribuzione di una rendita intera d’invalidità anche nel periodo di tempo dal
mese di agosto 2010 al mese di dicembre 2010 (doc. I).

 

                               1.5.   In risposta
l’UAI, sulla base della perizia del Dr. __________, svolta per conto
dell’assicuratore malattia, e dell’esame peritale del CPAS, ha confermato il
provvedimento impugnato e postulato la reiezione integrale del gravame (doc.
IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con
un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e,
contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono
essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni
amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV
Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre
2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I
38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005
nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent
en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des
experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du
reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent
plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. 

 

Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile
per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid.
1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi
citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10
consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nella
decisione del 22 ottobre 2011 l’UAI ha riconosciuto all’assicurato una rendita
intera dal 1° gennaio 2010 al 31 luglio 2010, un quarto di rendita dal 1°
agosto 2010 al 31 dicembre 2010 e nuovamente una rendita intera dal 1° gennaio
2011, sulla base della documentazione medica agli atti, in particolare dei
referti del Dr. __________ (doc. LaMal 3-5; 5-1, 19-1, 20-1, 21-1), della
perizia psichiatrica del Dr. __________ e di quella del Centro peritale per le
assicurazioni sociali (CPAS). 

 

                                         Si tratta
ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno ridotto le prestazioni
all’assicurato limitatamente al periodo dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010.

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 4 ottobre 2009, svolto
per conto della __________ assicurazioni, dopo aver esposto la situazione
attuale, il decorso, i dati soggettivi, l’anamnesi sociale e l’esame clinico,
ha posto al seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

Diagnosi

 

Episodio depressivo di lieve-media entità con
sintomi conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente (F60.6/7).

 

 

Valutazione conclusiva ed esigibilità

 

Si tratta di un cameriere 58enne attivo da sette
anni presso il tea-room __________, in inabilità lavorativa dal 22.01.09 a
causa di un grave stato ansioso-depressivo accompagnato da sintomi psicotici
che ha necessitato diversi ricoveri alla Clinica __________ di __________ nel
marzo e nel luglio 2009. Viene attualmente seguito dallo psichiatra dr. __________
e assume una terapia antidepressiva associata ad uno stabilizzatore dell'umore.

 

Già in passato l'ass. aveva accusato disturbi
psichici caratterizzati da scompensi depressivi in relazione ad eventi
stressanti sul posto di lavoro ed era stato ricoverato presso la __________ e
successivamente nel suo paese d'origine (__________) e trattato con
elettrochoc.

Per molti anni non aveva più fatto degli
scompensi psicofisici e solo a partire dal giugno 2007, sempre in relazione ad
un sovraccarico lavorativo, ha ripresentato una sindrome ansiosa-depressiva
caratterizzata da astenia, abulia, somatizzazioni diffuse, difficoltà di
concentrazione, disturbi del sonno.

Nel maggio 2008 gli è stato recapitato l'avviso
di licenziamento e a partire da giugno è rimasto in disoccupazione.

In gennaio '09 nuovo peggioramento
sintomatologico con i successivi ricoveri citati sopra.

 

Secondo le risultanze del mio esame clinico
odierno sussiste attualmente una sintomatologia ansiosa-depressiva di
lieve-media entità con sintomi conversivi in un soggetto che presenta marcati
tratti di personalità ansiosi-evitanti­-dipendenti caratterizzati da carente
autostima, sentimenti di inadeguatezza e insufficienza, eccessiva
preoccupazione di essere rifiutato o criticato, tensione e di apprensione
persistente. Si tratta di tratti personologici che rendono la prognosi alquanto
incerta. Si tratta anche di una persona oltremodo coscienziosa che si è sempre
molto identificata al proprio lavoro, ma che è pervasa da sentimenti di eccessivo
dubbio e cautela. 

Più che la sintomatologia ansiosa-depressiva,
inquadrabile diagnosticamente in un episodio depressivo di lieve-media entità,
sono i tratti personologici descritti sopra che pongono delle serie ipoteche
per quanto concerne il ricupero della sua capacità lavorativa.

Nel colloquio avuto con lo psichiatra curante dr.
__________ in data 01.09.09, è risultato uno stato psicofisico attualmente
relativamente soddisfacente (come del resto ho potuto constatare nel corso del
mio esame clinico), ciò che sembra attribuibile anche ad un effetto positivo della nuova cura con
antidepressivi triciclici.

 

In base alle risultanze del mio esame clinico e
valutato il decorso, sarebbe pertanto realistico prevedere un reinserimento
lavorativo al 50% in un'attività confacente, ma in un ambiente meno
stressante ed esigente di quello precedente. La ripresa di un'attività
lavorativa potrebbe avere indubbiamente delle valenze terapeutiche importanti e
potrebbe contribuire ad aumentare l'autostima dell'assicurato, la cui esistenza
e identità è sempre stata fortemente legata all'attività che svolgeva.

 

In conclusione, la ripresa al 50% di
un'attività lavorativa confacente appare indicativamente possibile a partire dal
01.12.09.

Per il momento non è tuttavia possibile indicare
con sufficiente attendibilità i termini per un ricupero completo dell'attività
lavorativa. (…)" (doc. LaMal 22/8-10)

 

                                         Il Dr. __________
ha svolto un secondo accertamento peritale, sempre per conto della __________
Assicurazioni, in data 18 marzo 2010, e con il referto del 28 aprile 2010, dopo
aver esposto la situazione attuale e il decorso, i dati soggettivi e l’esame
clinico, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

Diagnosi

 

Sindrome depressiva ricorrente di media entità
con probabili sintomi conversivi (F33.11).

Disturbo di personalità ansioso-dipendente
(F60.6/7).

 

 

Valutazione conclusiva ed esigibilità

 

Si tratta di un cameriere 59enne, già noto per
una sindrome depressiva ricorrente e ripetutamente ricoverato presso la Clinica
__________. Era pure stato diagnosticato uno stato depressivo associato a
sintomi psicotici. 

Dopo il ricovero nel mese di luglio 2009 aveva
trascorso un periodo di relativo benessere per circa un mese, ma in seguito,
probabilmente anche a causa della sospensione della terapia farmacologica con
Litio, si erano nuovamente manifestati dei sintomi depressivi accentuati con
irritabilità, tendenza al ritiro sociale, apatia e anedonia.

Era quindi stato ricoverato per la quarta volta
il 15.01.10 ed è stato successivamente dimesso il 17.02.10.

C'è stato un parziale recupero con miglioramento
del tono dell'umore e del ritmo sonno-veglia e riduzione dello stato ansioso.
Anche i deficit cognitivi sono migliorati come peraltro ho potuto constatare
nel corso del presente esame
clinico. È quindi altamente probabile che i disturbi cognitivi siano legati
alla sindrome depressiva più che ad uno stato cerebrale degenerativo. 

Al momento attuale, considerate le risultanze del mio esame clinico odierno, permane un
quadro psicopatologico caratterizzato da rallentamento psicomotorio, umore
depresso, apatia e abulia che giustificano ancora un'incapacità lavorativa
completa.

 

Le sue condizioni psicofisiche stanno tuttavia
migliorando ciò che verosimilmente è legato
all'assunzione regolare dei farmaci prescritti, in particolare degli
stabilizzatori dell'umore.

 

Malgrado la prognosi incerta, visto il
concomitante disturbo di personalità ansioso-evitante, dovrebbe essere
possibile il parziale recupero di un'attività lavorativa confacente, ma su un
posto di lavoro con esigenze prestazionali minori, in misura parziale (al 50%)
a partire dal 13.04.2010. 

La ripresa di un'attività lavorativa confacente
potrebbe inoltre verosimilmente contribuire a migliorare l'autostima e rendere
più sereno il clima all'interno della famiglia. In questo la ripresa di
un'attività lavorativa sarebbe indicata anche dal profilo terapeutico,
considerato il carattere precedentemente attivo e volonteroso del signor RI 1." (doc. AI 40/6-7)

 

                                         In sede
di osservazioni al progetto di decisione l’UAI ha predisposto un nuovo accertamento
medico psichiatrico. 

                                         Nel
rapporto del 14 settembre 2011 la Dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia e il Dr. __________ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, dopo
aver illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi dell’assicurato, quelli oggettivi
e la terapia psichiatrica hanno posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

5.      DIAGNOSI (ICD - 10)

 

5.1    Diagnosi con ripercussioni sulla
capacità di lavoro

 

Sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale grave (ICD10; F33.2)           

 

 

6.      DISCUSSIONE

 

(…)

 

L'esame clinico
attuale depone senza dubbio per una depressione di grado maggiore,
caratterizzata oltre che da una deflessione timica, da un grave rallentamento
psicomotorio con significativa incuria di sé, fino a rinunciare ad alzarsi,
urinando vestito nel proprio letto. L'assicurato pur non esprimendo ideazioni
suicidali presenta un istinto vitale ridotto e gravi deficit cognitivi
superiori in presenza altresì di ansia, espressione preoccupata, allontanamento
da qualsiasi attività piacevole e di tipo relazionale, con conseguente grave e
severo ritiro sociale presente ormai da qualche anno. I rapporti intimi con la
moglie sono completamente assenti così come quelli affettivi e di scambio
verbale. Egli trascorre intere giornate allettato senza alzarsi, lavarsi,
vestirsi e tende perlopiù a consumare i pasti a letto, in alternativa rinuncia
ad alimentarsi avendo presentato recentemente anche un significativo calo
ponderale come riportato anamnesticamente dalla moglie.

Egli non è più
pertanto in grado di strutturare alcun ritmo della propria giornata, né riesce
a dedicarsi ad attività semplici e piacevoli quale guardare la tv o ascoltare
della musica, mostrandosi insofferente sia al rumori che alla luce. Non ha
Interessi, non si occupa di nulla, né di quel che riguarda la gestione della
casa, della burocrazie personale, della famiglia o di sé stesso.

 

La gravità del
quadro psicopatologico attualmente osservato è tale da compromettere significativamente
il globale funzionamento dell'assicurato, sia professionalmente che
privatamente, rendendolo di conseguenza inabile in misura piena a qualsiasi
attività lavorativa.

 

Segnaliamo che tutti
i medici curanti coinvolti, sia specialisti che generalisti hanno segnalato dal
punto di vista psichico la presenza di una sindrome depressiva ricorrente, con
episodi di entità variabile. Il Dr. __________ inoltre nel suo rapporto dell'aprile 2010 segnala in
associazione un disturbo di personalità dipendente, verosimilmente legato al
fatto che l'assicurato non riesce più a svolgere alcuna attività da solo e
necessita continuamente dell'accompagnamento della moglie, elementi questi
osservati anche in questa sede, anche se interpretati in un contesto
depressivo.

 

Anamnesticamente
viene segnato un episodio depressivo non meglio specificato quando l'assicurato
ancora viveva in __________, ma di tale periodo non abbiamo alcuna
documentazione e non siamo pertanto in grado di poter datare con certezza
l'esordio della sindrome depressiva, che dal 2007 ad oggi si è manifestata con
frequenti episodi che hanno necessitato di 9 ricoveri in 4 anni, nessuno
inferiore al mese. 

È altrettanto vero
che al termine di ogni ricovero venivano segnalati miglioramenti, dettati
verosimilmente da una stretta presa in carico e da un'assunzione regolare della
psicofarmacoterapia in ambiente ospedaliero, a cui facevano seguito periodi
intercritici in condizioni psichiche migliorate.

 

Trattandosi di una
sindrome depressiva ricorrente è altresì realistico che ad episodi di tipo
grave ne possano seguire altri di tipo lieve o medio e non abbiamo pertanto
motivi per non considerare valide
le osservazioni e le valutazione dei colleghi Dr.ssa __________ e Dr. __________,
così come le loro conclusioni ben redatte e motivate.

 

Segnaliamo tuttavia
che la frequenza dei ricoveri nel corso degli anni, così come l'intensità e la
gravità del quadro psicopatologico, sono via via peggiorati e ci confrontiamo
con un ricovero nel 2007, due ricoveri nel 2009, tre ricoveri nel 2010 e altri
3 ricoveri nei primi sei mesi del 2011 di cui due presso la __________. Un
terzo ricovero è attualmente in previsione. 

Inoltre, se in
passato si erano verificati ricoveri con diagnosi di depressione di media
gravità, nel corso del 2011 tutte le diagnosi riportano ad una depressione
grave.

 

Alla luce di quanto
esposto concludiamo che l'assicurato abbia sviluppato nel corso del 2007 (verosimilmente prima, ma non abbiamo
atti a disposizione) una sindrome depressiva ricorrente in una personalità
semplice e probabilmente dipendente (come segnalato dal collega Dr. __________)
con scarse risorse psichiche intellettive e limitate capacità adattive, che
hanno favorito la progressione verso una depressione via via più franca, con
una cristallizzazione del quadro psichico attualmente descritto (e presente
come tale a nostro avviso almeno da fine 2010) con una conseguente grave
compromissione generale, sia sociale che lavorativa.

 

 

B.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' DI
LAVORO

 

1.      Descrizione
di risorse e deficit

L'assicurato mostra
una significativa compromissione delle proprie risorse a causa di una grave
depressione caratterizzata da deflessione timica, severo ritiro sociale,
deficit cognitivi superiori invalidanti, severo rallentamento psicomotorio, compromissione
delle quota energetica e completa
inattività con destrutturazione delle sue giornate che trascorre allettato, in
associazione a incuria della propria persona.

 

2.      Capacità di lavoro nell'attività
attuale o da ultimo svolta 

         IL 100%.

 

3.      Periodi di inabilità lavorativa
accertabili

A nostro avviso
l'assicurato è da considerarsi Inabile al lavoro in misura del 100% in maniera
continuativa almeno a decorrere dal ricovero del 6 ottobre 2010 presso la __________,
momento a partire dal quale si è assistito a un incremento della frequenza dei
ricoveri e della gravità della depressione presente. Per i periodi precedenti
non abbiamo elementi per sconfermare quanto osservato dai colleghi e deciso
dall'UAI.

 

 

C.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITA'
D'INTEGRAZIONE

 

1.      Indicazioni
mediche per interventi di integrazione

Il grave quadro
psicopatologico attualmente presente non permette nessun intervento di
integrazione. L'assicurato ha perso completamente ogni tipo di relazione
sociale sia con la famiglia che con terzi.

 

2.      Possibilità di migliorare la capacità di lavoro sul posto di
lavoro attuale 

         Non concerne.

 

3.      Capacità di lavoro per altre
attività

Il quadro
psicopatologico attuale di gravità tale da rendere l'assicurato inabile al
lavoro in qualsiasi attività.

 

 

D.     OSSERVAZIONI

 

Segnaliamo che la
terapia farmacologica in atto risulta adeguata alla situazione e che nel corso
di questi anni sono stati messi in atto numerosi percorsi
psicofarrnacoterapeutici secondo le regole dell'arte, senza risposte adeguate
sul lungo termine. In alcuni periodi l'assicurato si è astenuto dall'assunzione
della terapia in atto, non per mancanza di volontà o per desiderio di non
aderire alle cure proposte, bensì a causa del grave quadro psicopatologico
presente che gli limita la volontà e la spinta vitale (motivo per cui non
riteniamo indicato un esame di titolazione dei farmaci al momento attuale).
Tuttavia la moglie ha ripetutamente segnalato che ella stessa si occupa di
somministrare all'assicurato regolarmente i farmaci secondo prescrizione.
Trattandosi di una depressione resistente la prognosi assume un carattere
infausto." (Doc. AI 68/12-15)

 

                               2.8.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di
contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità,
l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un
Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere
osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del
processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità
formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità
nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare
ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti
di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non
contenziosa. 

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V
210 il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         - rafforzamento
dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99
del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particolare precisato
quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche
Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt,
nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des
Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl.
Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2
lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die
Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen
Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der
Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen
Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die
Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren
bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das
spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK
verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem Administrativverfahren
die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche
Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf
die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein
eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit
Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, il TCA rileva quanto segue.

 

                                         L’amministrazione
ha riconosciuto un miglioramento dello stato valetudinario dell’assicurato dal
13 aprile 2010, dopo la valutazione peritale del Dr. __________ del 28 aprile
2010 che riteneva possibile un parziale recupero in un’attività lavorativa
confacente (doc. AI 40-7), sino al 5 ottobre 2010 quando la perizia CPAS fissava
un’inabilità completa (100%) (doc. AI 68-15).

 

                                         Il
ricorrente, da parte sua, ha contestato il miglioramento dal mese di aprile
2010, sulla base della documentazione medica della __________, in particolare
del ricovero dell’assicurato dal 18 maggio al 16 giugno 2010 (doc. I).

 

                                         Dopo
un’attenta valutazione della documentazione medica agli atti questa Corte non
concorda con le conclusioni dell’amministrazione.

 

                                         Nel primo
rapporto peritale del 4 ottobre 2009 del Dr. __________ spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, svolto in ambito di assicurazione malattia, veniva
posta la diagnosi di “Episodio depressivo di lieve-media entità con sintomi
conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente” (doc. LaMal 22-8).

 

                                         Secondo
lo specialista era di ritenersi realistico un reinserimento lavorativo dell’assicurato
nella misura del 50% in attività adeguata a partire dal 1° dicembre 2009 (doc.
LaMal 22-10).

 

                                         Nel
secondo rapporto peritale del 28 aprile 2010 del Dr. __________ veniva posta la
diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente di media entità con probabili
sintomi conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente (F60.6/7)”
(doc. AI 40-6).

 

                                         Il Dr. __________
riferiva dei ricoveri dell’insorgente del mese di luglio 2009 e di quelli del
gennaio e febbraio 2010. Vi è quindi stato un “parziale recupero con
miglioramento del tono dell’umore e del ritmo sonno-veglia e riduzione dello
stato ansioso. Anche i deficit cognitivi sono migliorati come peraltro ho
potuto constatare nel corso del presente esame clinico” (doc. AI 40-6). 

 

                                         Secondo
lo specialista permane un quadro psicopatologico caratterizzato da
rallentamento psicomotorio, umore depresso, apatia e abulia che giustificano
ancora una piena incapacità lavorativa. Le condizioni psicofisiche di RI 1 –
secondo il perito  - “stanno migliorando”. Malgrado la prognosi definita
incerta viene ritenuto possibile il parziale recupero
di un’attività adeguata (50%) dal 13 aprile 2010 (doc. AI 40-7).

 

                                         Tuttavia,
come messo in evidenza dal rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. I), dal
rapporto di dimissione del 14 luglio 2010 della Clinica __________ redatto dai
medici Dr. __________, spec. FMH in psichicatria e psicoterapia, Dr. __________
spec. FMH in psichicatria e psicoterapia e dall’assistente Dr.ssa __________, emerge
che l’assicurato è stato degente dal 12 maggio 2010 al 18 maggio 2010
presso la Clinica __________ a seguito di una riacutizzazione della
sintomatologia depressiva caratterizzata da deflessione timica, apatia, astenia,
inappetenza e ritiro sociale, per poi essere trasferito alla Clinica __________
dove è stato degente dal 18 maggio 2010 al 16 giugno 2010 per una “Sindrome
depressiva ricorrente, attuale episodio grave con sintomi psicotici (ICD-10
F33.3)” (doc. AI 55-15).

 

                                         Nello
scritto del 15 giugno 2011 del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, viene certificata un’inabilità lavorativa completa (100%) dal 22
dicembre 2009 al momento della stesura del certificato. Il medico curante ha
poi precisato che la malattia ha conosciuto fasi di forte acutizzazione durante
le quali è stato necessario ricoverare il paziente (doc. AI 55-9).

 

                                         Nel
rapporto peritale del CPAS la Dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia e il Dr. __________ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia hanno
diagnosticato una “Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave
(ICD10; F33.2)” e ritenuto l’assicurato completamente inabile al lavoro in
qualsiasi attività a partire almeno dal ricovero avvenuto il 6 ottobre 2010
presso la Clinica __________ (doc. AI 68-15).

 

                                         Per
quanto riguarda il periodo di tempo oggetto della presente vertenza i periti
hanno indicato di non avere elementi per poter sconfessare le osservazioni
dei medici che hanno valutato l’assicurato (doc. AI 68-15).

 

                                         Tuttavia,
nel referto viene evidenziato che la sindrome depressiva si è manifestata con
frequenti episodi che hanno richiesto numerosi ricoveri. I periti hanno quindi
osservato che “al termine di ogni ricovero venivano segnalati miglioramenti,
dettati verosimilmente da una stretta presa in carico e da un'assunzione
regolare della psicofarmacoterapia in ambiente ospedaliero, a cui facevano
seguito periodi intercritici in condizioni psichiche migliorate”. La
frequenza dei ricoveri e l'intensità e la gravità del quadro psicopatologico,
sono via via peggiorati. Viene riferito di un ricovero nel 2007, due ricoveri
nel 2009, tre ricoveri nel 2010 e altri 3 ricoveri nei primi sei mesi del 2011
di cui due presso la __________ (doc. AI 68-14).

 

                                         Alla luce
di tali refertazioni questa Corte ritiene che non si giustifica la riduzione
delle prestazioni dell’assicurato nel periodo di tempo dal 1° agosto 2010 al 31
dicembre 2010 non essendovi stato in sostanza quel miglioramento dello stato di
salute dal 13 aprile 2010 al 5 ottobre 2010 indicato dall’amministrazione nella
decisione impugnata.

 

                                         La
decisione va dunque annullata e all’assicurato viene attribuita una rendita
intera d’invalidità a far tempo dal                                   1° gennaio
2010.

 

                             2.10.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di
ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di
prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a
spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

 

                             2.11.   Vincente in
causa, la ricorrente, patrocinata dal RA 1 ha diritto ad un'indennità per ripetibili (cfr. STF K 63/06 del 5 settembre 2007 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                          §     La decisione del 22 ottobre 2011 impugnata è annullata.

                                           §§   L’assicurato ha
diritto ad una rendita intera d’invalidità dal                            1°
gennaio 2010.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà al ricorrente la somma di fr. 800.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).

                                      

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti