# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cf89cc7d-bc7e-5c1d-b11d-e028e5bd0b79
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-09-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.09.2019 D-2769/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2769-2019_2019-09-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2769/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  s e t t e m b r e  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l'approvazione del giudice David R. Wenger,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 24 maggio 2019 / N (…). 

 

 

 

D-2769/2019 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 18 aprile 

2019, 

il verbale d'audizione secondo l'art. 29 LAsi del 15 maggio 2019 (atto: […]-

19/23; di seguito: verbale), 

la bozza di decisione negativa della Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) del 22 maggio 2019, 

il parere sulla bozza di decisione del 23 maggio 2019,  

la decisione della SEM) del 24 maggio 2019, notificata il medesimo giorno, 

(cfr. atto […]-29/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda 

d'asilo, pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera e 

considerato l'esecuzione dello stesso ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile, 

il ricorso del 5 giugno 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 6 giugno 2019), con cui il ricorrente ha concluso all'annullamento 

della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità di rifugiato; in 

primo subordine alla restituzione degli atti alla SEM per un nuovo esame; 

in secondo subordine alla concessione dell'ammissione provvisoria; altresì 

ha presentato una domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel 

senso dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo con protestate tasse e spese, 

la copia del dispositivo di una sentenza che condannava il ricorrente a 

cinque anni tre mesi e quindici giorni di carcere,  

l'ordinanza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

dell'11 giugno 2019 che invitava il ricorrente a produrre in originale la 

sentenza completa, gli atti relativi al procedimento penale pendente ed un 

estratto attuale del casellario giudiziale con le rispettive traduzioni,  

lo scritto del ricorrente del 19 giugno 2019 con cui il ricorrente ha 

trasmesso esclusivamente la traduzione del dispositivo della sentenza, ha 

richiesto una proroga di quattordici giorni per poter produrre il documento 

originale ed informava nel contempo il Tribunale dell'impossibilità di fornire 

gli ulteriori atti giudiziari ed il certificato penale turco poiché egli dovrebbe 

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fornire una procura legale in Turchia legalizzata da un notaio turco, o in 

alternativa al Consolato turco in Svizzera, 

l'ordinanza del Tribunale del 21 giugno 2019 che accoglieva la richiesta e 

prorogava il termine per produrre i documenti fino al 5 luglio 2019, 

le richieste di proroghe del termine del 19 giugno 2019, del 5 luglio 2019, 

del 22 luglio 2019 e del 31 luglio 2019, tutte accolte dal Tribunale,  

l'ulteriore domanda del 13 agosto 2019 accolta dal Tribunale con decisione 

incidentale del 15 agosto 2019, la quale fissava un ultimo termine al 

23 agosto 2019 al ricorrente per fornire i documenti richiesti, 

l'ultima domanda del 23 agosto 2019 di concessione di una proroga di 

ulteriori 15 giorni per la presentazione dei mezzi di prova, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che anzitutto, per quanto riguarda la sesta richiesta di proroga del termine 

per produrre in originale i mezzi di prova presentata il 23 agosto 2019, va 

rilevato che ai sensi dell'art. 22 cpv. 2 PA, il termine stabilito dall'autorità 

può essere prorogato per motivi sufficienti, se la parte ne fa domanda prima 

della scadenza, 

che nel caso in disamina, in primo luogo va osservato che la richiesta non 

risulta minimamente motivata e già per questo motivo andrebbe respinta 

(cfr. art. 22 cpv. 2 PA; PATRICIA EGLI, in: Waldmann/Weissenberger (ed.), 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 16 e n. 20 ad art. 22), 

che inoltre, il Tribunale con decisione incidentale del 15 agosto 2019 ha 

accolto per la quinta volta una richiesta di proroga ed ha eccezionalmente 

fissato al ricorrente un ultimo termine per produrre i mezzi di prova; che 

pertanto un'ulteriore richiesta potrebbe essere depositata unicamente in 

casi di emergenza (cfr. PATRICIA EGLI, in: op. cit., n. 24 ad art. 22 e relativi 

riferimenti), 

che ciò non risulta essere il caso nella fattispecie, 

che nel suo scritto il ricorrente rileva che il ritardo nella trasmissione dei 

documenti non gli sarebbe imputabile, ma bensì egli avrebbe fatto quanto 

in suo possesso per far pervenire i suddetti mezzi di prova,  

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che da una parte, tale questione non ha alcuna incidenza sull'eventuale 

concessione di una proroga (cfr. PATRICIA EGLI, in: op. cit., n. 21 ad. art 22) 

e dall'altra, tale argomento non risulta più convincente,  

che giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. d LAsi, il richiedente l'asilo è tenuto a 

collaborare all'accertamento dei fatti e deve in particolare designare in 

modo completo eventuali mezzi di prova e fornirli immediatamente oppure 

adoperarsi per procurarseli entro un termine adeguato, 

che l'interessato è stato informato di questo obbligo già nel corso del 

colloquio inerente al rilevamento dei dati personali il 26 aprile 2019 (cfr. atto 

[…]-11/7), 

che la richiesta di fornire dei mezzi di prova è stata nuovamente reiterata 

nel corso della susseguente audizione del 15 maggio 2019 (cfr. verbale, in 

particolare D18, D19), 

che ciononostante, malgrado il dispositivo della sentenza in originale si 

trovasse dai genitori, esso risulterebbe essere stato spedito soltanto il 

21 giugno 2019 (cfr. verbale, D172 e tracciamento degli invii allegato alla 

richiesta di proroga del 5 luglio 2019), 

che dunque, alla luce delle suesposte considerazioni, vi è dunque luogo di 

respingere la richiesta di proroga del termine del 23 agosto 2019,   

che in seguito, il ricorrente, cittadino turco con ultimo domicilio a B._______ 

in provincia di Van, è espatriato a causa di una condanna a cinque anni tre 

mesi e quindici giorni di carcere per aiuto e sostegno al PKK (; che essendo 

egli già stato fermato e torturato per un mese tra il 1998 e il 1999 e per sei 

mesi alla fine del 2000 per aver cantato una canzone in curdo, avrebbe 

paura di subire i medesimi maltrattamenti; che inoltre, un secondo 

procedimento sarebbe ancora pendente in appello cfr. verbale, D89 segg.), 

che tra il 2014 ed il 2018 l'insorgente avrebbe partecipato a due 

manifestazioni di protesta in centro città; che per questi motivi egli sarebbe 

stato arrestato e accusato di aiuto e sostegno al PKK e sarebbero stati 

aperti due processi a suo carico (cfr. ibidem), 

che infine, nel terremoto del 2014 egli avrebbe perso tutto (cfr. ibidem), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

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disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici 

interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica 

interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono 

essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì 

necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in 

particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le 

allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al 

contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli 

eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

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vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha ritenuto che il narrato 

in merito all'ingiusta condanna ad una pena di detenzione di cinque anni 

due mesi e quindici giorni sarebbe vago, privo di sostanza ed incongruente 

e non sarebbe pertanto credibile, 

che per quanto riguarda invece le conseguenze del terremoto (la perdita 

della casa, il divorzio dalla moglie e la perdita della custodia dei figli), esse 

non sarebbero rilevanti in materia d'asilo,  

che con ricorso, l'insorgente avversa la valutazione della SEM; che 

anzitutto, nel giudizio di verosimiglianza, andrebbe tenuto conto dei 

problemi di memoria di cui soffrirebbe il ricorrente; che gli stessi sarebbero 

probabilmente dovuti al trauma del terremoto nel quale egli avrebbe perso 

tutto,  

che l'insorgente inoltre dichiara di non essere membro di alcun partito 

politico e di essere vittima di ingiustizia perpetrata nei suoi confronti in 

quanto curdo, 

che inoltre, egli lamenta che numerosi argomenti e temi sarebbero stati 

trattati brevemente ad inizio audizione per poi essersi ripresi dopo molte 

ore; che tale sviluppo non avrebbe aiutato una corretta, completa ed 

esaustiva valutazione dei fatti addotti, ma potrebbe essere la causa o 

concausa di alcune lievi inesattezze;  

che altresì, le spiegazioni fornite dal richiedente sulle circostanze dei due 

processi subiti apparirebbero assolutamente in linea con l'educazione di un 

soggetto non giurista,  

che già solo il fatto che il ricorrente fosse presente a una manifestazione 

costituirebbe un fattore di rischio non indifferente e anche solo una 

parvenza di affiliazione al PKK sarebbe considerata come un reato in 

Turchia, 

che essendo egli considerato simpatizzante da parte delle autorità turche 

rischierebbe di essere esposto a gravi pericoli in caso di ritorno in Patria,  

che la tesi ricorsuale non può essere seguita, 

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che come ha rettamente ritenuto l'autorità inferiore, i motivi d'asilo 

dell'interessato risultano inverosimili ed irrilevanti in materia d'asilo, 

che per quanto riguarda la verosimiglianza, le sue dichiarazioni in merito 

alla partecipazione alle due manifestazioni nonché ai due processi a suo 

carico risultano non sufficientemente dettagliate, 

che il solo fatto che il racconto dell'insorgente sia plausibile – ovvero che 

sia possibile che eventi di questo tipo possano accadere in Turchia e che 

anche soltanto per delle presunte simpatie del PKK si possa venire 

condannati – non risulta sufficiente per poterlo considerare verosimile; che 

proprio nell'apprezzamento di un tale tipo di elementi noti va tenuto a mente 

che gli stessi risulterebbero adducibili anche da soggetti che non abbiano 

vissuto in prima persona tali avvenimenti; che pertanto, va interpretata in 

questo senso la bramosia di dettagli riscontrabile nel sussunto dell'autorità 

inferiore, la quale si attendeva di poter identificare una certa 

caratterizzazione del vissuto che andasse oltre la generica descrizione 

della condotta notoria delle autorità turche, 

che orbene, ciò non risulta essere il caso nella fattispecie; che il ricorrente 

non è stato in grado di descrivere in maniera precisa quale fosse il suo 

ruolo durante le due manifestazioni a cui avrebbe partecipato; che invero 

si è limitato a riferire di aver urlato degli slogan, senza tuttavia saper 

riportare anche uno solo di questi (cfr. verbale, D104, D107, D129, D133), 

che anche il racconto dell'insorgente in merito ai processi aperti a suo 

carico appare oltremodo vago e confuso; che egli ha allegato unicamente 

di essere stato in Tribunale; che non ha spiegato né come né quando si 

sarebbe svolta l'udienza; che non ha saputo neppure riferire il nome del 

suo avvocato; che non risulta neppure chiaro se si sia presentato ad una o 

più udienze; che infine, pare pure poco credibile che egli non si ricordi il 

motivo per il quale non si sarebbe presentato alla terza e ultima udienza 

(cfr. verbale, D139-D141, D168, D186, D189, D190, D192), 

che infine, risultano poco coerenti e confuse le allegazioni del ricorrente in 

merito all'espatrio ed in merito al fatto di non essere stato arrestato dalla 

polizia data la sentenza cresciuta in giudicato il 1° dicembre 2018; che da 

una parte egli ha allegato di aver lasciato la Turchia ad inizio febbraio 2019 

(cfr. atto […]-11/7, pag. 5); che dall'altro ha dichiarato che in caso di 

controlli di polizia si sarebbe identificato con la carta d'identità del fratello 

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per circa un mese (cfr. verbale, D148); che ciò però non corrisponde 

tuttavia con l'affermazione seguente di aver lasciato C._______ già prima 

dell'arrivo della condanna cresciuta in giudicato (cfr. verbale, D149, D154-

D155),  

che alla luce delle suesposte considerazioni, non permette una diversa 

valutazione della fattispecie neppure la copia del dispositivo della sentenza 

che lo condannerebbe a cinque anni tre mesi e quindici giorni di carcere; 

che invero, tale documento costituisce unicamente una fotocopia e risulta 

essere di esiguo valore probatorio; che come già rilevato supra, al 

ricorrente è stato invitato sia dalla SEM che dal Tribunale a fornire 

l'originale in un tempo più che generoso (oltre due mesi),   

che per il resto, per evitare ulteriori ripetizioni si rinvia alla decisione 

impugnata, 

che essendo gli avvenimenti narrati dall'insorgente inverosimili, non vi è 

modo di ritenere che egli sia effettivamente considerato dalle autorità quale 

simpatizzante del PKK e che per questo motivo abbia un timore fondato di 

subire delle persecuzioni future, 

che infine, nonostante il recente aumento delle tensioni etnico-politiche in 

Turchia, non si può ad oggi ritenere che la sola appartenenza all’etnia cur-

da giustifichi timori di esposizione a persecuzioni con una rilevanza per 

l’asilo; che invero, pur non potendosi escludere alcune emarginazioni nei 

confronti della minoranza curda, in parte acutizzate dai recenti eventi, non 

vi sono attualmente gli elementi per ammettere l’esistenza di una discrimi-

nazione sistematica e generale contraria ai principi di cui ai disposti citati 

(cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-3326/2015 del 30 dicembre 2016 

consid. 7); che va poi rammentato che il peggioramento della situazione 

sotto il profilo politico e le sue conseguenze concrete non prefigurano, ad 

esse sole, elementi pertinenti in ambito d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale 

D-22/2017 del 12 maggio 2017 consid. 3.4), 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

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l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione 

dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l'insorgente ritiene che tale conclusione debba 

essere disattesa, 

che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi 

ostativi all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente verso la Turchia, 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che inoltre, stante il fatto che in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica e che 

la situazione personale del ricorrente non dia adito a dubbi quanto al rischio 

di una messa in pericolo concreta, l'esecuzione dell'allontanamento risulta 

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parimenti ragionevolmente esigibile (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 

cpv. 4 LStrI), 

che inoltre, da prassi costante del Tribunale, in Turchia, fatte salve le 

province di Hakkari e Sirnak (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.5 – 9.6), non vige 

una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che 

coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale; 

che nonostante la ripresa delle ostilità tra il PKK e le forze di sicurezza 

turche in luglio 2015 in diverse province del Sudest e le recenti vicissitudini 

a seguito del tentativo golpe militare del 15 luglio 2016, tale valutazione è 

tuttora attuale anche per le persone di etnia curda (sentenza del Tribunale  

D-6066/2017 del 20 luglio 2018 consid. 7.3.2), 

che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente, domiciliato a 

B._______ in provincia di Van, ovvero da un luogo non facente parte delle 

province summenzionate, e che non può nemmeno avvalersi di motivi 

ostativi individuali (cfr. decisione impugnata, III.2), è da considerarsi pure 

ragionevolmente esigibile, 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell'esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento 

la decisione dell'autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 13 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

La richiesta di proroga del termine del 23 agosto 2019 è respinta.  

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

4.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: