# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b78af42-68e6-5992-8aa1-24ad48b5bc3d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 04.08.2006 15.2006.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2006-65_2006-08-04.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2006.65

  	
  Lugano

  4 agosto 2006

  CJ/sc/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Pellegrini e Lardelli (quest’ultimo in sostituzione
  del giudice Walser, escluso)

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo sul ricorso 5 maggio 2006 di

 

	
   

  	
    RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

l’operato dell’CO 1, e meglio contro l’avviso di
pignoramento emesso il 24 aprile 2006 nell’esecuzione n° __________ promossa contro la ricorrente da

 

	
   

  	
  PI 1  

  rappr. dal RA 1 

   

  

 

letti ed esaminati gli atti; 

 

 

ritenuto 

 

in fatto:                       

                                  A.   Lo PI 1 procede contro la ricorrente per l’incasso di fr. 550.-- per
“tasse di giudizio, spese e oneri come a sentenza 20.8.2004, inc. no. __________
della Camera per l’avvocatura e il notariato del Tribunale di appello”.

 

                                  B.   Il
24 aprile 2006, ricevuta la domanda di prosecuzione dell’esecuzione con i
relativi giustificativi (precetto esecutivo; sentenza di rigetto definitivo dell’opposizione
emessa il 25 novembre 2005 dal Giudice di pace del Circolo di Lugano [inc. __________];
sentenza 20 dicembre 2005 che respinge il ricorso per cassazione inoltrato con
la sentenza di rigetto [inc. __________]), l’CO 1 ha emesso l’avviso di pignoramento.

 

                                  C.   Il 5
maggio 2006, l’escussa si è aggravata contro tale provvedimento, facendo valere
diverse censure:

                                         – non vi è identità tra il debitore
indicato sul precetto esecutivo (“RI 1”) e quello indicato nell’istanza e nella
sentenza di rigetto dell’opposizione (“RI 1”);

                                         – il
domicilio dell’escussa indicato sul precetto esecutivo e sulla domanda di
proseguire l’esecuzione è l’indirizzo del suo studio legale a __________,
mentre l’indirizzo che figura sull’avviso di pignoramento è quello del domicilio
coniugale di __________;

                                         – non vi è
identità tra il creditore indicato sul precetto esecutivo, sull’istanza di
rigetto dell’opposizione, sulla domanda di prosecuzione e sull’avviso di
pignoramento (“Stato del Canton Ticino, rappresentato dal Tribunale di
appello”) e quello indicato nel verbale e nella sentenza di rigetto
dell’opposizione (“Stato del Canton Ticino”); non è inoltre dato di sapere se
il funzionario che ha firmato gli atti per il creditore era abilitato a farlo;

                                         – la sentenza
di rigetto dell’opposizione e quella di reiezione del ricorso per cassazione
sono nulle perché non sono stati esaminati i motivi di nullità invocati
dall’escussa;

                                         – la sentenza
di reiezione del ricorso per cassazione è nulla anche perché pronunciata da una
Camera del Tribunale di appello che è nello stesso tempo parte e giudice;

                                         – la
decisione 20 agosto 2004 della Camera per l’avvocatura e il notariato del
Tribunale di appello (inc. no. __________), in base alla quale è stato
rigettata l’opposizione in via definitiva, è nulla, in quanto non è stato
garantito il doppio grado di giurisdizione;

                                         – la
decisione della Camera per l’avvocatura e il notariato del Tribunale di appello
è nulla per i motivi indicati nel ricorso al Tribunale federale del 27
settembre 2004.

 

                                  D.   L’8
maggio 2006, la ricorrente ha chiesto la sostituzione delle pagine 4, 5 e 26-31
del ricorso con pagine in cui gli errori di battitura sono stati corretti. Ha
inoltre prodotto alcuni nuovi documenti.

 

                                  E.   L’istanza di concessione dell’effetto sospensivo presentata con il
ricorso è stata respinta con decreto del 9 maggio 2006, confermato con un
successivo decreto dell’11 maggio 2006. Il 15 maggio
2006, su richiesta della ricorrente, l’CO 1 ha pignorato l’importo di fr.
586.-- da essa consegnato in contanti in una busta chiusa. Il 22 maggio 2006,
in accoglimento di una domanda cautelare con cui la ricorrente ha nuovamente
fatto valere la nullità della decisione di rigetto dell’opposizione e
l’esistenza di un obbligo di esclusione a carico dei giudici di questa Camera,
è stata decretata la sospensione provvisoria dell’esecuzione n° __________ dopo
l’esecuzione del pignoramento.

 

                                  F.   Sulle
osservazioni dell’Ufficio, si dirà, se del caso, nei successivi considerandi.
Il procedente non si è espresso.

 

considerando

 

in diritto:

 

                                   1.   Il
ricorso e l’aggiunta 8 maggio 2006 sono da ritenere tempestivi.

 

 

                                   2.   Il
fatto che, il 15 maggio 2006,
il pignoramento sia stato eseguito non ha reso il ricorso privo di oggetto.
Esso è infatti diretto non tanto contro l’avviso di pignoramento in sé quanto
contro la decisione, implicita, dell’Ufficio di proseguire un’esecuzione che la
ricorrente ritiene nulla. L’aver consegnato all’Ufficio la somma posta in
esecuzione in vista del suo pignoramento non configura peraltro un’acquiescenza
ma è la conseguenza della reiezione dell’istanza volta alla concessione
dell’effetto sospensivo. Del resto, l’autorità di vigilanza è comunque tenuta
ad esaminare d’ufficio i diversi motivi di nullità invocati dalla ricorrente,
ancorché non siano oggetto di una specifica conclusione (cfr. art. 22 LEF).

 

 

                                   3.   Preliminarmente,
la ricorrente chiede che questa Camera esamini se non sussiste un conflitto
d’interesse teorico a giudicare nella presente procedura, in cui il Tribunale
d’appello è sua controparte. In altre parole, pone il problema della
ricusazione (altrimenti detta “esclusione”), che nella procedura di ricorso è
retta dall’art. 10 LEF (art. 5 cpv. 2 LPR). La questione va esaminata d’ufficio
anche in assenza di una formale richiesta in tal senso, così che compete alla
stessa autorità cantonale di vigilanza (unica o superiore) statuire sulla
questione di una sua eventuale astensione, fatto salvo il ricorso dell’art. 19
LEF all’autorità federale di vigilanza (cfr. Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 24 ad art. 10; Cometta, Commentario
alla LPR, art. 5, ad 3.1.4). Nel merito, è il caso di ricordare che in
un’esecuzione del cantone contro un terzo, i funzionari cantonali (e i
magistrati dell’autorità di vigilanza) non devono astenersi per il solo fatto
che sono dipendenti del creditore procedente (DTF 97 III 105 ss.; Gilliéron, op. cit., n. 36 ad art. 10; Dallèves, Commentaire romand de la LP,
Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 7 ad art. 10). Un dovere di astensione sussiste
unicamente qualora il funzionario dell’ufficio o il membro dell’autorità di
vigilanza si trovi in un rapporto particolarmente stretto con l’ufficio dello Stato
che ha promosso l’esecuzione. Nel caso concreto, lo Stato del Canton Ticino non
è in realtà rappresentato dal Tribunale d’appello in quanto tale – non è segnatamente
rappresentato dai giudici che lo compongono – bensì da un servizio solo amministrativamente
attribuito a detto Tribunale, ma gestito da un funzionario (quindi non da un
giudice) senza compiti giudiziari. Già per la differenza di statuto, è ovvio
che le decisioni della Camera non sono e non possono essere influenzate dal
citato funzionario. L’imparzialità dei giudici cantonali è d’altronde garantita
sia funzionalmente (indipendenza dall’amministrazione, ossia dal potere
esecutivo, cfr. art. 51 e 73 cpv. 2 Cost. ticinese) sia organizzativamente
(cfr. art. 1 ss. LOG). In particolare, la loro retribuzione non dipende
dall’incasso delle tasse e delle spese giudiziarie e non è calcolata in funzione
di detto incasso. Nella fattispecie non è quindi dato un motivo di astensione.

 

                                         

                                   4.   Sull’asserita
carente identità tra il debitore indicato sul precetto esecutivo (“RI 1”) e
quello indicato nell’istanza e nella sentenza di rigetto dell’opposizione (“RI
1”), è d’uopo osservare che le autorità esecutive (uffici di esecuzione,
autorità di vigilanza) non sono competenti per riesaminare la decisione di
rigetto dell’opposizione. Orbene, la questione sollevata dalla ricorrente –
peraltro già nella procedura di rigetto – è di esclusiva competenza del giudice
del rigetto, che in concreto l’ha del resto esaminata e risolta a sfavore
dell’escussa (decisione peraltro confermata dalla Camera di cassazione civile).
Non si può certo negare che anche le autorità esecutive devono rilevare
d’ufficio i motivi di nullità (art. 22 LEF), tuttavia, la
designazione inesatta, perfino totalmente erronea, o incompleta di una parte
determina la nullità dell’esecuzione solo quando è di natura da indurre le
parti in errore e quando ciò si è effettivamente realizzato (cfr. DTF 120
III 13; CEF 30 ottobre 2002 [15.02.125]; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 19 ad art. 67, con rif.). Nel
caso concreto, non v’è dubbio che l’assenza di un trattino nel nome dell’escussa
non ha avuto alcun influsso sulla procedura. Né l’escussa né il procedente alla
quale essa è ben nota hanno avuto – e nemmeno hanno potuto avere – dubbi
sull’identità dell’escussa, la quale ha del resto ricevuto tutti gli atti di
procedura, prova ne sia che essa ha esaurito quasi tutti i rimedi giuridici a
sua disposizione.

 

 

                                   5.   Non
vi è neppure nessun dubbio sull’identità del procedente e del suo
rappresentante. Il nome del caposervizio che ha firmato la domanda di
prosecuzione dell’esecuzione figura su tale atto e il suo potere di
rappresentanza risulta dalla risoluzione 31 agosto 2004 n° 3768 del Consiglio
di Stato, che autorizza il caposervizio incassi del Tribunale d’appello a
rappresentare lo Stato nei procedimenti di natura pecuniaria nell’ambito dell’attività
del proprio ufficio.

 

 

                                   6.   Il
foro ordinario dell’esecuzione è situato al domicilio dell’escusso (art. 46
LEF). Per “domicilio” s’intende la nozione omonima del diritto civile (art. 23
CC), ossia il luogo dove la persona, in modo riconoscibile dai terzi, dimora
con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (cfr. DTF 125 III 100 ss.; Schmid, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 33 ad art. 46; Gilliéron, op. cit., n. 10 ad art. 46).
Per le persone coniugate, il domicilio è reputato trovarsi al luogo di
abitazione e non al recapito professionale (Schmid,
op. cit., n. 41 ad art. 46; pure Schüpbach,
Commentaire romand de la LP, Basilea/ Ginevra/Monaco 2005, n. 15 ad art. 46).
Una persona non può avere più di un domicilio allo stesso momento (Schüpbach, op. cit., n. 13 ad art. 46).
L’escusso coniugato può e deve quindi essere escusso al domicilio coniugale per
tutti i suoi debiti, sia privati che professionali, ancorché la sua ditta sia
iscritta a registro di commercio in altro luogo (DTF 51 III 158; Schmid, op. cit., n. 53 ad art. 46; Gilliéron, op. cit., n. 12 ad art. 46).

 

                               6.1.   Nel caso concreto, è
pertanto corretta la prosecuzione dell’esecuzione al foro del domicilio (privato)
della ricorrente. Del resto, anche se ci si volesse riferire all’indirizzo
dello studio legale, non sarebbe comunque ipotizzabile una violazione dell’art.
46 LEF, perché anche il recapito professionale della ricorrente è situato nel
circondario dell’CO 1, ovvero nel distretto di __________, ricordato che tale
norma si limita a determinare la competenza territoriale dell’ufficio di
esecuzione (cfr. Schmid, n. 5 ad
art. 46; Gilliéron, op. cit., n.
1 ad art. 46-55).

 

                               6.2.   Dalla questione attinente
al foro dell’esecuzione va distinta quella del luogo in cui gli atti esecutivi
devono essere notificati o comunicati (cfr. Schmid,
n. 9 ad art. 46). La notifica o la comunicazione degli atti di esecuzione può
essere fatta sia al domicilio dell’escusso sia al suo luogo di lavoro, a scelta
dell’ufficio (cfr. ad es. art. 64 cpv. 1 LEF; DTF 91 III 41). La loro validità
dipende solo dall’effettiva trasmissione al destinatario. In concreto, la
ricorrente non pretende di non aver ricevuto gli atti esecutivi a lei
destinati.

 

                               6.3.   La decisione di
rigetto dell'opposizione pronunciata da un giudice territorialmente incompetente
(o ritenuto tale dall’escusso) non è nulla, fatto salvo il caso in cui il
debitore non ha ricevuto né la citazione all'udienza di discussione né la
sentenza (ciò che non è il caso nella fattispecie). La censura d’incompetenza
territoriale del giudice del rigetto deve essere fatta valere con il rimedio di
diritto (appello o ricorso per cassazione) e nel termine previsto dal diritto
cantonale (art. 22 LALEF); non può invece più essere poi invocata davanti
all'autorità di vigilanza allo stadio della continuazione dell'esecuzione (CEF
24 aprile 2006, inc. 15.2005.144). Questa
giurisprudenza corrisponde ai principi posti dal Tribunale federale nella
sentenza citata dalla ricorrente (DTF 129 I 361 ss.): una decisione è nulla – e
quindi non vincola le autorità esecutive – soltanto quando: 1) è affetta da un difetto
particolarmente grave; 2) il difetto è manifestamente o perlomeno facilmente
riconoscibile; 3) l’ammissione della nullità non compromette seriamente la
sicurezza del diritto. Il Tribunale federale cita quali difetti sostanziali
gravi l’incompetenza funzionale e materiale, ma non quella territoriale (DTF
129 I 364, cons. 2.1). La critica ricorsuale relativa alla competenza per
territorio del giudice del rigetto dell’opposizione è quindi inammissibile in
questa sede.

 

 

                                   7.   La
censura riferita alla decisione dell’Ufficio di eseguire il pignoramento al
domicilio privato della ricorrente è diventata priva di oggetto con
l’esecuzione del pignoramento, avvenuta il 15 maggio 2006 nei
locali dell’CO 1.

 

 

                                   8.   Secondo
la ricorrente, le sentenze 25
novembre 2005 di rigetto dell’opposizione (inc. 525a/05) e 20
dicembre 2005 di reiezione del ricorso per cassazione (inc. 16.2005.136) sarebbero nulle perché i giudici non avrebbero esaminato gli
argomenti fatti valere dall’escussa né i documenti da essa prodotti, violando in tal modo il suo diritto di essere sentita. Ora, irregolarità
di procedura costitutive di una violazione del diritto di essere sentito della parte
sono in sé sanabili e determinano di regola soltanto l’annullabilità della
sentenza errata (cfr. l’accennata DTF 129 I 364, cons. 2.1). In altre parole, la
decisione che si pretende carente dal lato formale, qualora – come nella
fattispecie la sentenza 20 dicembre 2005 della Camera di cassazione civile –
non sia stata impugnata nelle forme e nel termine di legge, non può più essere
riesaminata in sede di esecuzione. Un’eccezione a tale principio è data solo se
i diritti fondamentali della parte sono stati lesi in modo particolarmente
grave, segnatamente quando la parte non ha avuto conoscenza della decisione in
seguito a una sua carente notifica o non ha avuto la facoltà di partecipare
alla procedura che ha portato alla sua emanazione (cfr. DTF 129 I 364, cons.
2.1). Nel caso concreto, la ricorrente ha però preso parte all’udienza di
discussione indetta dal giudice di pace e ha avuto conoscenza delle sentenze 25
novembre e 20 dicembre 2005. La
censura va quindi respinta.

 

 

                                   9.   La
decisione 20 dicembre 2005 della Camera di cassazione civile sarebbe nulla –
così sostiene la ricorrente – anche perché sarebbe stata violata la garanzia del
giudice indipendente e imparziale di cui agli art. 6 cpv. 1 CEDU e 29 cpv. 2
(recte: 30 cpv. 1) Cost., in quanto quella Camera sarebbe stata giudice e
parte. Ci si può chiedere se tale censura sia un motivo di nullità della
decisione ai sensi della giurisprudenza richiamata sopra (cons. 6.3) o se
invece la ricorrente non sarebbe stata tenuta a farla valere con un ricorso al Tribunale
federale contro la sentenza asseritamente nulla. La questione, la cui risposta
dipende invero dall’importanza della lesione (cfr. Hotz, St. Galler Kommentar zur BV, Zurigo/Basilea/Ginevra
2002, n. 14 ad art. 30), può rimanere indecisa. L’irregolarità denunciata non è
infatti né manifesta né facilmente riconoscibile. Prova ne è che la
ricorrente non ha citato alcun riferimento a sostegno della propria tesi,
mentre in tutta la Svizzera, da sempre, le decisioni di rigetto
dell’opposizione interposta contro esecuzioni volte all’incasso di tasse e
spese giudiziarie vengono rese da organi giudiziari del Cantone che procede per
ottenerne il pagamento, anche perché è insito nel nostro ordine giuridico che i
tribunali sono organi dello Stato e decidono pure su controversie in cui lo
Stato è parte. La censura non meriterebbe quindi ulteriore disamina. Soltanto per completezza appare
opportuno precisare che – a prescindere dai diversi riferimenti legali – i
motivi esposti al considerando 3 per negare un dovere di astensione da parte
dei giudici di questa Camera valgono “mutatis mutandis” per i giudici della Camera di cassazione civile.

 

 

                                10.   Per
quanto concerne la tesi secondo cui, nella procedura dinanzi alla Camera
per l’avvocatura e il notariato, alla ricorrente non sarebbe stato garantito il
doppio grado di giurisdizione, non si può non constatare come i documenti da
essa prodotti dimostrino l’esatto contrario. In effetti, contrariamente a
quanto affermato nel ricorso, il Tribunale federale è entrato in materia sul
ricorso di diritto amministrativo, dopo aver accertato la sussistenza dei
presupposti di cui agli art. 98 ss. OG (STF 21 ottobre 2004 [2A.561/2004],
cons. 2). Implicitamente, l’autorità federale ha quindi considerato che la
decisione della Camera per l’avvocatura e il notariato era una decisione di
ultima istanza ai sensi dell’art. 98a OG. La stessa conclusione può essere
tratta dall’estratto del Bollettino n° 28 di dicembre 2004 prodotto dalla
ricorrente: se la Camera per l’avvocatura e il notariato “non riconosce più la
propria competenza disciplinare e di sorveglianza in prima istanza”, se ne può
dedurre “e contrario” che detta Camera si considera a tutti gli effetti un’autorità
di seconda istanza, ciò che del resto, in materia disciplinare, confermano chiaramente
gli art. 24 e 31 della legge cantonale sull’avvocatura del 16 settembre 2002
(RL 3.2.1.1). Di conseguenza, anche questa censura non resiste all’esame, senza
che sia necessario verificare se l’assenza di una via di ricorso contro la
decisione invocata quale titolo di rigetto definitivo dell’opposizione sia un
motivo di nullità che il giudice del rigetto e le autorità di esecuzione
debbano d’ufficio prendere in considerazione (per una risposta negativa in
ambito amministrativo: CEF 11 settembre 2002 [14.02.48], cons. 3.5).

 

 

                                11.   La
ricorrente ripropone poi i motivi di nullità della
decisione 20 agosto 2004 della Camera per l’avvocatura
e il notariato già invocati il
27 settembre 2004 davanti al Tribunale federale. Invece di elencare detti motivi, essa si è però limitata a
riprodurre testualmente le pagine da 4 a 49 del ricorso di diritto pubblico e
di diritto amministrativo, dimenticando però di precisare il vero esito di
siffatti rimedi di diritto, ossia l’irricevibilità del ricorso di diritto
pubblico e la reiezione del ricorso di diritto amministrativo (STF 21 ottobre
2004 [2A.561/2004]). Prescindendo da qualsiasi considerazione sull’ammissibilità
del rinvio a un atto processuale redatto in una procedura diversa e che è ben
lunghi dal contenere solo motivi di nullità, è sufficiente evidenziare a questo
punto come le irregolarità denunciate non siano né manifeste né
facilmente riconoscibili, tanto che il Tribunale federale ha respinto il
ricorso dopo averli esaminati.

 

 

                                12.   Il ricorso va pertanto respinto.

                                         Non si
preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità, non perché così
richiesto dalla ricorrente, ma perché la legge prescrive la gratuità della
procedura (art. 20a cpv. 1 LEF; art. 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF). 

 

richiamati gli art. 10, 17, 22, 46, 90 LEF; 29, 30
Cost.; 6 CEDU; 61, 62 OTLEF;

 

 

pronuncia:                 

                                   1.   Il
ricorso 5 maggio 2006 dell’avv. dr. RI 1, __________, è respinto.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

 

                                   3.   Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

 

                                   4.   Intimazione
a:      – __________ RI 1, __________.

                                                                      –
RA 1, __________.

 

                                         Comunicazione
all’CO 1.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                             Il
segretario