# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b666480-61cd-5324-a558-66d774dd1b29
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2012 32.2011.267
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-267_2012-04-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.267

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  16 aprile
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 settembre 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1960, in precedenza attivo in qualità di operaio, in data 17 settembre 1999 ha presentato una prima domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a seguito di
“forti dolori in tutta la struttura ossea e importante stato depressivo” (doc. 1/1-7).

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra i quali una perizia
reumatologica a cura del dr. __________ (doc. 20), con decisione del 14
dicembre 2001, cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha negato il
diritto a prestazioni, alla luce di un grado di invalidità del 34% (doc. 32).

                                      

                                         In data 3
ottobre 2003, l’assicurato ha presentato una seconda domanda volta all’ottenimento
di prestazioni AI per adulti, a seguito di “sindrome lombovertebrale cronica
sec. ernia discale; rottura cuffia rotatori spalla dx” (doc. 41/1-7).

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
psichiatrica affidata al dr. __________ (doc. 73) e una reumatologica a cura
del dr. __________ (doc. 77), con decisione dell’11 gennaio 2006, cresciuta
incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha nuovamente negato il diritto a
prestazioni, alla luce di un grado di invalidità inferiore al 40% (doc. 79).

 

                                         In data
27 febbraio 2007, l’assicurato ha presentato una terza domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, giustificata dal fatto che “ho
sempre dolori alla schiena e alla spalla destra, non posso lavorare e fare
sforzi, ho sempre la testa balorda, non riesco a concentrarmi, non ho memoria e
sono sovente depresso e ansioso” (doc. 81/1-7).

                                         Con
progetto di decisione del 31 luglio 2007 (doc. 89/1-2), poi confermato con
decisione del 18 settembre 2007, cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio
AI ha stabilito la non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni,
ritenendo che l’assicurato “con la sua nuova domanda non fa valere elementi
nuovi; nemmeno la certificazione del dr. __________ del 12.03.2007 apporta
elementi nuovi per i quali è possibile rivedere la precedente decisione” (doc.
90/1-2).

 

                                         In data
29 febbraio 2008, lo psichiatra curante dell’assicurato, dr. __________, ha
chiesto “una revisione del caso”, a seguito di un peggioramento dello stato di
salute dell’interessato (doc. 92-1).

                                         Con
progetto di decisione dell’11 aprile 2008 (doc. 93/1-2), l’Ufficio AI ha
stabilito la non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni,
ritenendo che l’assicurato “con la sua nuova richiesta non ha credibilmente
dimostrato che, dopo l’emissione della precedente decisione, le circostanze
oggettive abbiano subito una modifica rilevante ai fini del diritto alle
prestazioni” (doc. 90/1-2).

                                         A seguito
di un ulteriore referto del dr. __________, dopo avere esperito gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
psichiatrica affidata al Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS)
(doc. 113), con progetto di decisione del 24 febbraio 2009 (doc. 116), poi confermato
con decisione del 6 aprile 2009 (doc. 119), l’Ufficio AI ha nuovamente negato
il diritto a prestazioni, alla luce di un grado di invalidità inferiore al 40%.

                                         Con
decreto 32.2009.112 del 24 giugno 2009, il TCA, dopo avere accertato la
tardività del ricorso inoltrato dall’assicurato contro la decisione del 6
aprile 2009 dell’amministrazione e alla luce del ritiro del ricorso da parte
dell’interessato, ha stralciato la causa dai ruoli (doc. 127/1-4). 

 

                               1.2.   In data 22
febbraio 2010, l’assicurato ha presentato una nuova domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, segnalando che “faccio fatica a
respirare, appena faccio un piccolo sforzo ho sempre dolori alla schiena e alle
spalle - peggioramento” (doc. 133/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM) (doc. 148), con progetto di decisione dell’8 luglio 2011 (cfr.
doc. 156/1-3), poi confermato con decisione del 16 settembre 2011, l’Ufficio AI
ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato essendo il grado
d’invalidità del 29% (doc. B).

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata, “con l’ordine
di procedere al complemento di perizia pluridisciplinare con i test
unanimemente riconosciuti dalla comunità scientifica” (doc. I).

                                         Il
rappresentante dell’assicurato ha inoltre postulato la concessione
dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale
(doc. I).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore ha contestato la decisione dell’amministrazione, rilevando che
la valutazione psichiatrica peritale eseguita nell’ambito della perizia SAM non
può essere considerata probante, in quanto “brilla per la più totale assenza di
test comunemente accettati dalla comunità scientifica internazionale”.

                                         Alla luce
di questa mancanza, a mente del patrocinatore, “appare evidente che la perizia
pluridisciplinare è viziata da un grave difetto e non può essere presa come
tale per il giudizio qui in esame” (doc. I).

                                      

                               1.4.   Con scritto
del 20 ottobre 2011, il TCA ha chiesto al patrocinatore dell’assicurato di
trasmettere il certificato municipale per l’ammissione all’assistenza
giudiziaria (doc. III).

                                         

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, sulla base delle considerazioni espresse dal SMR riguardo alle
critiche ricorsuali (doc. V/bis), ha postulato un’integrale reiezione
dell’impugnativa (doc. V).

 

                               1.6.   In data 6
marzo 2012, il TCA ha chiesto all’amministrazione di trasmettere il calcolo del
grado di invalidità dell’interessato, non presente agli atti (doc. VII).

 

Con scritto dell’8 marzo 2012, l’amministrazione
ha provveduto a trasmettere al TCA quanto richiesto (doc. VIII).

 

                               1.7.   Dopo un
sollecito telefonico, in data 9 marzo 2012, il TCA, con scritto del 21 marzo 2012, ha nuovamente chiesto al patrocinatore dell’assicurato di inviare il il certificato municipale
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (doc. IX).

                                         L’avv. RA
1 è rimasto silente.

 

                               1.8.   In data 2
aprile 2012, il TCA ha chiesto all’Ufficio del Sostegno Sociale e
dell’Inserimento (USSI) di comunicare se l’assicurato continua a beneficiare o
meno di prestazioni assistenziali (doc. X).

                                         

                                         Tramite
messaggio di posta elettronica del 2 aprile 2012, l’USSI ha confermato che
l’assicurato “continua a beneficiare di nostre prestazioni”, trasmettendo, a
comprova di quanto affermato, copia della decisione del 2 marzo 2012 (doc.
X/bis).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

                                      

                               2.3.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4
luglio 2007).

 

                               2.4.   Nel caso di
specie, l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di
salute dell’assicurato, ha ritenuto opportuno far esperire una perizia
pluridisciplinare affidata ai medici del SAM, i quali hanno valutato la
patologia reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________), cardiologica
(dr. __________) e psichiatrica (dr.ssa __________).

L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto del 26 luglio 2010, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “1. sindrome cervicovertebrale
parzialmente cervicospondilogena cronica in disturbi statici del rachide
(appiattimento della dorsale, scoliosi destroconvessa cervicodorsale);
sbilancio muscolare; 2. sindorme lombospondilogena cronica a destra con
possibile componente lomboradicolare irritativa S1 intermittente a destra in
discopatie plurisegmentali al rachide lombare; disturbi statici del rachide
(appiattimento della dorsale, scoliosi destroconvessa cervicodorsale);
decondizionamento e sbilancio muscolare; 3. periartropatia omeroscapolare con sintomatologia
di attrito a destra in nota lesione parziale del tendine del muscolo
sovraspinato (artro-RM della spalla destra del 5.5.2003); 4 ginocchio in valgo
a destra su esiti da osteotomia va rizzante al ginocchio sinistro nel 1995” (doc. 148-32).

Il dr. __________ ha rilevato che “in sintesi,
sulla base dei dati anamnestici, dell’esame clinico, l’assicurato non presenta
un cambiamento del suo stato di salute rispetto alla valutazione reumatologica
peritale precedente del 2 dicembre 2005” (doc. 148-34).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha indicato che “analogamente a quanto formulato dal perito reumatologo
precedente nel 2005, giudico l’assicurato non idoneo ad un lavoro come operaio
non qualificato in una fabbrica con mansioni pesanti, ma abile al lavoro
sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore, con una diminuzione
del rendimento” (doc. 99-34).

 

L’aspetto neurologico è invece stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto del 23
luglio 2010, poste le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di “episodio
di disartria transitoria di origine incerta (DD ischemia cerebrale
transitoria); sindrome dolorosa cronica lombare con irradiazione algica di tipo
prevalentemente pseudo radicolare alla gamba destra, senza deficit radicolari
attualmente oggettivabili; sindrome dolorosa alla spalla destra probabilmente
nell’ambito di una patologia della cuffia rotatoria”, ha considerato
l’assicurato, dal profilo strettamente neurologico, totalmente abile al lavoro
(doc. 148-39).

 

L’aspetto cardiologico è stato approfondito dal
dr. __________, specialista FMH in cardiologia e Capo-Servizio del Servizio di
cardiologia e angiologia dell’Ospedale regionale di __________, il quale, nel
suo referto del 18 agosto 2010, ha posto le diagnosi di “1. cardiomiopatia
dilatativa di origine indeterminata con stato d. impianto defibrillatore in
prevenzione primitiva il 27.1.2010, fibrillazione atriale tachicardica il
19.3.2010 con shock inadeguato del defibrillarore, attualmente classe
funzionale II secondo NYHA, disfunzione ventricolare sinistra sistolica
moderata con FE 40%; 2. persistenza di un piccolo dotto di Botallo” (doc. 148-41).

A proposito della capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’assicurato inabile al lavoro al 100%, definitivamente, nella
precedente attività di operaio non qualificato con mansioni medio-pesanti (doc.
148-43), ma ancora abile al lavoro al 100% in attività lavorative che
implichino sforzi fisici da leggeri a medi, che non comportino attività a
rischio per se stessi o per gli altri, compresa la guida professionale e che
“non implichino campi elettromagnetici in grado di interferire con il
funzionamento del defibrillatore come pure vibrazioni continue del corpo (ad
esempio martello pneumatico) o potenziali traumi toracici” (doc. 148-44).

 

L’aspetto psichico è, infine, stato vagliato
dalla dr.ssa __________, medico chirurgo, specialista in psichiatria, la quale,
nel suo referto dell’8 agosto 2010, ha posto la diagnosi di “sindrome
depressiva persistente di altro tipo (ICD10-F34.8); disturbo di personalità NAS
(ICD10-F60.9)” (doc. 148-47).

                                         La dr.ssa
__________ ha rilevato che “se il dr. __________ nel 2005 riconosceva il
10%-15% per il quadro reattivo temporaneo e i colleghi del Centro peritale lo
confermavano nel 2009 per un quadro persistente, ad oggi il quadro mostra
permanenza del disturbo umorale ormai cronico cui si aggiunge in modo più
definito un quadro a tinta ansiosa: il tutto in una situazione di
compromissione della tenuta generale del soggetto per scompenso del quadro di
disturbo di personalità sottostante, probabilmente contenuto in passato dalle
relazioni affettive, dalla forza della propria immagine di sé sostenuta dai
rapporti e dal ruolo sociale. Venuti meno questi punti di appoggio, il quadro
di personalità ha espresso il suo lato fragile compromettendo il piano
psico-sociale del soggetto e quindi lavorativo” (doc. 148-48).

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, la dr.ssa __________ ha considerato l’assicurato
inabile al lavoro al 20% per ragioni psichiatriche (doc. 148-48).

                                         La dr.ssa
__________ ha infine osservato che “mi pare ci sia una sostanziale coerenza di
senso tra le diagnosi dei diversi tecnici sia di parte (medici di medicina generale
curanti) che sopra-partes. L’unico dettaglio incongruo è la relazione del dr.
med. __________ che riferisce un quadro francamente drammatico anche dal punto
di vista cognitivo che né altri prima di lui, né io stessa posso registrare nel
presente colloquio clinico. C’è peraltro da dire che da circa un anno egli non
ha alcuna terapia medica psichiatrica né referenti e non ha presentato
peggioramenti. Ritengo peraltro che, supposto un quadro cognitivo compromesso
che non giustifichiamo con una congrua diagnosi (ad esempio depressione grave
con sintomi psicotici) sarebbe opportuno comprovare (fino a prova contraria) la
nostra impressione clinica di una compromissione cognitiva con un esame
neuropsicologico o/e con un esame strumentale: in mancanza di ciò, il dato
resta nell’ambito dell’impressione clinica che deve meritare pari dignità con
la posizione espressa da altri clinici, pur riconoscendo nel collega dr. med. __________
un clinico di esperienza con il quale ci si può trovare a volte in accordo altre
no e non solo per motivi clinici ma per ruoli al momento ricoperti” (doc.
148-49).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 29 settembre 2010, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali dell’assicurato
presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa di “1. sindrome cervicovertebrale parzialmente
cervicospondilogena cronica in disturbi statici del rachide (appiattimento
della dorsale, scoliosi destro-convessa cervicodorsale); sbilancio muscolare;
2. sindrome lombospondilogena cronica a destra con possibile componente
lomboradicolare irritativa S1 intermittente a destra in discopatie
plurisegmentali al rachide lombare; disturbi statici del rachide (appiattimento
della dorsale, scoliosi destro-convessa cervicodorsale); decondizionamento e
sbilancio muscolare; 3. periartropatia omeroscapolare con sintomatologia di
attrito a destra in nota lesione parziale del tendine muscolo sovraspinato
(artro-MRI della spalla destra del 5.5.2003); 4. ginocchio in valgo a destra
con esiti da osteotomia va rizzante al ginocchio sinistro nel 1995; 5.
cardiomiopatia dilatativa di origine indeterminata con stato dopo impianto del
defibrillatore in prevenzione primitiva, 27.1.2010; fibrillazione atriale
tachicardica, 19.3.2010, con shock inadeguato del defibrillatore; attualemente:
classe funzionale II secondo NYHA; disfunzione ventricolare sin. sistolica
moderata con FE 40%; 6. persistenza di un piccolo dotto di Botallo; 7. sindrome
depressiva persistente di altro tipo; 8. disturbo di personalità NAS; 9. ansia
NAS”, mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa hanno
indicato quelle di “episodio di disartria transitoria d’origine incerta (DD:
ischemia cerebrale transitoria); nota ernia iatale” (doc. 148/17-18).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella precedente
attività di operaio generico (doc. 148-23), ma abile al lavoro al 75% (da
intendersi come riduzione del rendimento sull’arco di un’intera giornata di
lavoro) in attività legegre adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali,
“in maniera invariata rispetto a quanto stabilito dalla perizia del 22 dicembre
 2005”, fatti salvi “i periodi di incapacità lavorativa in corrispondenza delle
degenze descritte” (doc. 148-24).

 

                                         Nel
rapporto medico del 4 ottobre 2010, il dr. D. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale (sul diritto
per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr.
SVR 2008 IV Nr. 13), ha confermato le percentuali di incapacità lavorativa
dell’interessato stabilite dai medici del SAM

(doc. 150-2).

 

In sede di osservazioni contro il progetto di
decisione dell’8 luglio 2011, l’assicurato ha trasmesso all’UAI un certificato
medico del dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e del dott. __________,
psicologo e dottore di ricerca, datato 29 luglio 2011, del seguente tenore:

 

" 
In riferimento al progetto di decisione inviato
il giorno 8 luglio 2011, concernente il sig. RI 1, intendiamo fornire alcune
osservazioni contro la decisione emanata.

Riteniamo, infatti, doveroso illustrare le nostre
osservazioni cliniche al fine di porre alla Vostra attenzione quegli elementi a
nostro avviso finora trascurati e che, se presi nella giusta considerazione,
potrebbero farVi rivalutare la posizione del paziente in epigrafe.

Il paziente, sig. RI 1, è preso a carico dalla
nostra Struttura dal 17 ottobre 2008 per una sindrome mista ansioso-depressiva
con somatizzazioni multiple, disturbo somatoforme da dolore persistente,
disturbo evitante di personalità e ritardo mentale lieve.

In questi ultimi periodi, il paziente effettua un
accesso settimanale presso la nostra Clinica di __________ per un percorso
psicoterapeutico finalizzato al reinserimento psicosociale e alla gestione
della sintomatologia; inoltre, il paziente effettua regolari visite
psichiatriche a cadenza mensile.

Secondo le nostre constatazioni cliniche – le
quali tengono conto sia delle problematiche internistiche e cardiologiche, sia
delle problematiche psicopatologiche – il paziente presenta una totale
incapacità lavorativa dal 1988 ad oggi. Allo stato attuale, infatti, il
paziente presenta notevoli compromissioni nel funzionamento cognitivo, sociale,
relazionale e lavorativo; queste notevoli compromissioni, dovute alla
psicopatologia ormai cronicizzata nel corso degli anni, presentano carattere di
stabilità e permanenza.

In conclusione, ribadendo la gravità e la
cronicità del quadro psicopatologico del paziente, aggravato sia dalla
problematica psicofisica e somatopsichica, sia dalle limitazioni cognitive,
auspichiamo una Vostra rivalutazione del progetto di decisione nel quale si
negava qualsiasi rendita di invalidità al paziente.” 

(Doc. 159-1)

 

A fronte di tale referto, nelle sue annotazioni
del 9 agosto 2011, il dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale (sul
diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR,
cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
Assicurato peritato in ambito SAM 8.2010

 

Progetto di decisione del 8.7.2011: rifiuto in
presenza grado AI 29%

 

Certificato dr. __________ 29.7.2011

 

Valutazione: dal presentato certificato non
risulta una modifica dello stato di salute dell’assicurato.” (Doc. 161-1)

 

                               2.5.   In sede
ricorsuale, l’assicurato ha contestato la decisione dell’UAI di rifiuto delle
prestazioni, trasmettendo al TCA uno scritto dello psicologo dott. __________,
datato 14 ottobre 2011, indirizzato al legale dell’interessato, del seguente
tenore:

 

" 
Come da intercorsi accordi telefonici in data
odierna – 14 ottobre 2011 – provvediamo ad inviarle le nostre considerazioni
tecniche in merito alle valutazioni peritali effettuate sul sig. RI 1 dalla
dr.ssa __________, specialista in psichiatria, in data 6 agosto 2010.

 

In base all’attenta analisi della documentazione
agli atti sul sig. RI 1 rileviamo due importanti lacune metodologiche: a fronte
di una diatriba inerente l’inquadramento psicopatologico del periziando e la
presenza/assenza di un deficit cognitivo clinicamente significativo, il perito
non ha effettuato alcuna rilevazione psicodiagnostica e non ha applicato
nessuno strumento psicometrico suggerito dalla comunità scientifica
internazionale di riferimento.

 

L’unico strumento utilizzato dal perito è stato
il colloquio clinico, strumento di indagine psichiatrica che presenta bassi
livelli di attendibilità, validità e concordanza tra giudizi indipendenti.

 

Riteniamo infatti che, proprio a fronte della
presenza di pareri psicodiagnostici divergenti fra i vari medici, terapeuti e
periti del sig. RI 1, sarebbe stato necessario applicare degli strumenti di
indagine obiettivi, standardizzati e validati, in modo da porre una diagnosi
psicopatologica su basi meno soggettive e interpretative.

 

L’applicazione di un’intervista clinica
semi-strutturata come la SCID I e SCID II permetterebbe di definire più
chiaramente la presenza di una psicopatologia in asse I e in asse II e la
somministrazione di un test per la misurazione del quoziente intellettivo, come
ad esempio la WAIS-R, permetterebbe finalmente di identificare o di scartare in
modo certo la presenza di un ritardo mentale. Tali indagini non sono state
purtroppo effettuate.

 

A fronte di questi mancati accertamenti
psicodiagnostici, chiediamo cortesemente che il sig. RI 1 possa essere
finalmente sottoposto a tali valutazioni specialistiche.

 

La soluzione migliore sarebbe quella di nominare
un perito super partes in modo da evitare successive illazioni in merito al
nostro ruolo “di parte” (in qualità cioè di medici e terapeuti del sig. RI 1). 

 

Nel caso tale soluzione non fosse possibile, sarà
nostra premura sottoporre il paziente in epigrafe a tali valutazioni al fine di
permettere ai medici dell’AI di valutare il caso con tutte le informazioni
possibili (e soprattutto con dati diagnostici oggettivi).” (Doc. C)

 

Nelle annotazioni mediche dell’8 novembre 2011,
il dr. __________ del SMR e la dr.ssa __________, psichiatra del SMR, hanno
osservato:

 

" 
Nel certificato del 29.07.2011 firmato dal dr. __________
e dal Dott. __________ si riporta oltre alla diagnosi di sindrome mista ansiosa
depressiva con somatizzazioni multiple, un disturbo somatoforme da dolore
persistente, un disturbo evitante di personalità e un ritardo mentale lieve. È
da rilevare che nel certificato del 4.4.2008 veniva citata la presenza di una
sindrome ansiosa depressiva mentre la diagnosi di ritardo mentale non era
contemplata.

Il ritardo mentale è una patologia che compare in
età infantile, nel caso specifico l’assicurato ha sempre mostrato un
funzionamento personale sufficiente ad es. a livello scolastico (nessuna
bocciatura nelle scuole dell’obbligo). Inoltre è sempre riuscito a mantenere un
funzionamento lavorativo adeguato fino alla fine degli anni ’90 quando inizia
la problematica fisica. Nessun perito (tre perizie agli atti psichiatriche) ha
mai evidenziato elementi che facessero ipotizzare un ritardo mentale, ma solo
una personalità semplice dal punto di vista intellettivo. Dalle tre perizie non
emergono quindi elementi che facciano ipotizzare un ritardo mentale tantomeno
una ridotta CL legata alle funzioni cognitive.

Nella lettera lo psicologo __________ riporta che
l’assicurato dovrebbe essere sottoposto ad una valutazione testistica tra cui
la WAIS per determinare il quoziente intellettivo (QI). Tale richiesta appare
strana dato che sia lo psicologo sia il dr. __________ nel loro certificato del
29.07.2011 attestavano una diagnosi di ritardo mentale lieve; al fine di porre
una tale diagnosi che presuppone la quantificazione del QI tra il 50 e il 69 è
necessaria una valutazione testistica che sembra che loro quindi non abbiano
espletato e quindi ci si chiede su quali elementi medici tale diagnosi si sia
fondata dato che tre periti non hanno mai evidenziato segni psicopatologici
deponenti verso una tale categoria diagnostica.

Inoltre i periti hanno, attraverso indagini
cliniche accurate e dettagliate, evidenziato la presenza di diagnosi
psichiatriche, classificate secondo la Classificazione Internazionale. La
dr.ssa __________ infatti pone le diagnosi di disturbo depressivo persistente
di altro tipo – ICD10-F34.8 e disturbo d’ansia NAS – ICD10-F41.9 – (entrambe
diagnosi di asse I) oltre che una diagnosi di disturbo di personalità NAS
(diagnosi di asse II). Le diagnosi poste sono state argomentate dai periti e
sono peraltro tra loro coerenti. La somministrazione di test psicodiagnostici
viene solitamente effettuata quando vi sono dei dubbi diagnostici che nel caso
specifico i consulenti periti non hanno evidenziato vista la coerenza delle
diagnosi che da tutti loro sono state ben argomentate.” (Doc. V/bis)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         - assegnazione
a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particolare precisato
quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,
wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich
verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (ATF
137 V 232-233 e 236-237)

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat 

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…) »

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione
peritale pluridisciplinare dei medici del SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

 

Nel rapporto peritale del 29 settembre 2010, i
medici del SAM, tenuto conto delle affezioni somatiche e psichiche accertate in
sede peritale, hanno ritenuto l’interessato totalmente inabile al lavoro nella
sua precedente attività di operaio generico (doc. 148-23), ma abile al lavoro
al 75% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, in maniera
invariata rispetto a quanto stabilito nella precedente perizia del 22 dicembre
2005 (doc. 148-26).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, che, del resto, non sono
state smentite, quanto agli aspetti di natura somatica, da altre certificazioni
medico-specialistiche attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.

                                         Questo
Tribunale rileva, infatti, che l’assicurato non ha contestato, tramite la
presentazione di nuovi certificati medico-specialistici, né la valutazione
reumatologica del dr. __________, né quella neurologica del dr. __________ e
neppure quella cardiologica del dr. __________.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         L’assicurato
si è limitato a criticare le conclusioni peritali dei medici del SAM producendo
un referto medico del dr. __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia e dello psicologo curante, dott. __________ (doc. 159-1) e una
presa di posizione, tramite messaggio di posta elettronica, del dott. __________.

                                         Nel
referto del 29 luglio 2011, il dr. __________ e lo psicologo dott. __________ hanno
indicato che l’assicurato, affetto da “una sindrome mista ansioso depressiva
con somatizzazioni multiple, disturbo somatoforme da dolore persistente,
disturbo evitante di personalità e ritardo mentale lieve”, presenta “secondo le
nostre constatazioni cliniche – le quali tengono conto sia delle problematiche
internistiche e cardiologiche sia delle problematiche psicopatologiche – una
totale incapacità lavorativa dal 1988 ad oggi” (doc. 159-1). 

                                         Nel
messaggio di posta elettronica del 14 ottobre 2011, lo psicologo dott. __________
ha contestato la valutazione peritale psichiatrica della dr.ssa __________, in
quanto, a suo avviso, sarebbe viziata da “importanti lacune metodologiche”,
essendo stata resa senza effettuare “alcuna rilevazione psicodiagnostica e
senza applicare alcuno strumento psicometrico suggerito dalla comunità
scientifica internazionale di riferimento” (doc. C).

 

Nelle annotazioni mediche dell’8 novembre 2011,
il dr. __________ e la dr.ssa __________ del SMR hanno rilevato, a proposito
della diagnosi di ritardo mentale lieve posta dal dr. __________ e dallo
psicologo dott. __________ nel referto del 29 luglio 2011, che tale diagnosi,
oltre a non figurare nel certificato del 4 aprile 2008 dello stesso psichiatra
curante, “è una patologia che compare in età infantile”, aggiungendo che “nel
caso specifico l’assicurato ha sempre mostrato un funzionamento personale
sufficiente ad esempio a livello scolastico (nessuna bocciatura nelle scuole
dell’obbligo). Inoltre egli è sempre riuscito a mantenere un funzionamento
lavorativo adeguato fino alla fine degli anni ’90, quando inizia la
problematica fisica. Nessun perito (tre perizie agli atti psichiatriche) ha mai
evidenziato elementi che facessero ipotizzare un ritardo mentale, ma solo una
personalità semplice dal punto di vista intellettivo. Dalle tre perizie non
emergono quindi elementi che facciano ipotizzare un ritardo mentale, tantomeno
una ridotta capacità lavorativa legata alle funzioni cognitive” (doc. V/bis).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste
considerazioni, ben motivate, espresse dal dr. __________ e dalla dr.ssa __________
del SMR.

                                         Dagli
atti all’incarto emerge, infatti, che l’assicurato è stato sottoposto, negli
anni, a tre valutazioni peritali psichiatriche, ma in nessuna occasione gli
specialisti in psichiatria che hanno avuto modo di visitare l’interessato, pur
riscontrando una certa limitatezza dal punto di vista intellettivo, hanno posto
la diagnosi di ritardo mentale.

                                         Nel
referto peritale del 27 settembre 2005, infatti, il dr. __________, spec. FMH
in psichiatria e psicoterapia, dopo avere indicato che l’assicurato presenta
una “struttura psicointellettuale semplice, di scarsa cultura”, ha posto la
diagnosi di “sindrome da disadattamento con prevalente disturbo di altri
aspetti emozionali (ICD10-F43.23), prolungata, di entità lieve” (doc. 73-4).

                                         Il dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e Direttore del Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali e la dr.ssa __________, medico assistente, dal canto
loro, nel referto peritale del 21 gennaio 2009, hanno rilevato che “siamo
confrontati con un soggetto che appare molto limitato dal punto di vista
intellettivo e nell’espressione verbale” (doc. 113-9), ponendo le diagnosi di
“depressione ansiosa persistente, ad esordio tardivo (distimia) ICD10-F34.1;
problemi di relazione con i genitori ICD10-Z63.1” (doc. 113-13).

                                         Infine,
la dr.ssa __________, nel referto peritale dell’8 agosto 2010, dopo avere indicato
che “il cognitivo appare semplice e concreto ma indenne” (doc. 148-47) e che
l’interessato presenta uno “scarso livello culturale” (doc. 148-48), ha posto
le diagnosi di “sindrome depressiva persistente di altro tipo (ICD10-F34.8) e
di disturbo di personalità NAS (ICD10-F60.9)” (doc. 148-47). La dr.ssa __________
ha poi sottolineato che “mi pare ci sia una sostanziale coerenza di senso tra
le diagnosi dei diversi tecnici sia di parte (medici di medicina generale
curanti) che sopra-partes. L’unico dettaglio incongruo è la relazione del dr.
med. __________ che riferisce un quadro francamente drammatico anche dal punto
di vista cognitivo che né altri prima di lui, né io stessa posso registrare nel
presente colloquio clinico” (doc. 148-49).

                                                                                                                          

Quanto alla critica dello psicologo curante a
proposito della mancata valutazione testistica da parte della dr.ssa __________,
il dr. __________ e la dr.ssa __________, nelle annotazioni dell’8 novembre
2011, hanno rilevato che la richiesta di sottoporre “l’assicurato ad una
valutazione testistica tra cui la WAIS per determinare il quoziente
intellettivo (QI), appare strana dato che sia lo psicologo, sia il dr. __________,
nel loro certificato del 29.07.2011, attestavano una diagnosi di ritardo
mentale lieve; al fine di porre una tale diagnosi che presuppone la
quantificazione del QI tra il 50 e il 69 è necessaria una valutazione
testistica che sembra che loro quindi non abbiano espletato e quindi ci si
chiede su quali elementi medici tale diagnosi si sia fondata dato che tre
periti non hanno mai evidenziato segni psicopatologici deponenti verso una tale
categoria diagnostica”.

                                         I
medici del SMR hanno aggiunto che “inoltre i periti hanno, attraverso indagini
cliniche accurate e dettagliate, evidenziato la
presenza di diagnosi psichiatriche, classificate secondo la Classificazione
Internazionale. La dr.ssa __________ infatti pone le diagnosi di disturbo
depressivo persistente di altro tipo – ICD10-F34.8 e disturbo d’ansia NAS –
ICD10-F41.9 – (entrambe diagnosi di asse I) oltre che una diagnosi di disturbo
di personalità NAS (diagnosi di asse II). Le diagnosi poste sono state
argomentate dai periti e sono peraltro tra loro coerenti. La somministrazione
di test psicodiagnostici viene solitamente effettuata quando vi sono dei dubbi
diagnostici che nel caso specifico i consulenti periti non hanno evidenziato
vista la coerenza delle diagnosi che da tutti loro sono state ben argomentate”
(doc. V/bis).

Il TCA condivide anche queste considerazioni
espresse dal dr. __________ e dalla dr.ssa __________ del SMR.

 

                                         Giova qui
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008, il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dai medici del SAM.

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dei medici del SAM i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi
citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag.
61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore
delle assicurazioni sociali, che l’assicurato presenta un’inabilità
lavorativa del 100% nella sua precedente attività di operaio generico, ma sia abile
al lavoro al 75% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, da
dicembre 2005. 

 

                               2.8.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa
del 75% in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                               2.9.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la
stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza
preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con
riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente
possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale
dei salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre
2008; VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del
principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nella
presente fattispecie, nella decisione impugnata l’amministrazione ha indicato
che, senza il danno alla salute, lavorando al 100% come operaio non qualificato,
l’interessato avrebbe percepito, nel 2009, fr. 61'244.-- (doc. B e doc. VIII/1).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da questo
ammontare stabilito dall’amministrazione, rimasto peraltro incontestato.

 

                                         Va infatti
rilevato che non è possibile prendere in considerazione l’ultimo salario
percepito dall’assicurato prima del danno alla salute, dato che, come indicato
dalla consulente IP incaricata nel rapporto del 6 dicembre 2010, l’interessato
“ha sempre svolto mansioni di operaio non qualificato. Dal 1990 in poi ha spesso alternato periodi lavorativi a periodi di iscrizione all’URC. È inattivo dal 1998” (cfr. doc. 152-1).

Pertanto, essendo difficoltoso stabilire il
reddito da valido dell’assicurato (ritenuto che egli ha svolto svariate
attività alternate a periodi di disoccupazione ed è inattivo da lungo tempo),
il TCA considera necessario fare riferimento ai dati statistici nazionali
contenuti nella Tabella TA 1. 

                                         

                                         Utilizzando
i dati forniti da questa tabella, l’assicurato, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’806.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'998.12 mensili
oppure a fr. 59'980 per l'intero anno (fr. 4'998.12 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 61'244.

 

                             2.10.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle
principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991
p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

 

                                         Utilizzando i dati forniti da questa tabella, l’assicurato,
svolgendo nel 2008 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4’806.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'998.24 mensili
oppure a fr. 59'980 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 61'244.

                                                                                                                         

Ritenuto che, come visto in
precedenza da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività
adeguata alle sue condizioni di salute al 75%, il reddito statistico va ridotto
del 25% e ammonta a fr. 45'933 (fr. 61'244 ridotti del 25%).

 

                             2.11.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

 

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten
Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur
noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die
IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen
Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre,
lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die
Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non
influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata
(cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04,
consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                             2.12.   In concreto,
nella decisione impugnata, l’amministrazione ha applicato una riduzione del 5%
“per attività leggera”.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la
questione del potere d'esame del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle
assicurazioni qualora si tratti di verificare, in materia di assicurazione per
l'invalidità, l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido
accertato sulla base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

                                         L'Alta
Corte al consid. 5.2 si è così espressa:

 

" 
Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal
fédéral, celui de l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche
pas limité dans ce contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou
l'abus du pouvoir d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la
décision administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui
concerne l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de
savoir si une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a
adoptée dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les
principes généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son
résultat. A cet égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif
pertinent, substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il
doit s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         La
percentuale del 5% stabilita dalla consulente, dopo avere analizzato tutti i
possibili fattori di riduzione (attività leggere, riduzione della redditività,
età e anni di servizio, nazionalità e permesso di soggiorno, tasso di
occupazione; cfr. doc. VIII/1) e non contestata dall’assicurato, può essere
confermata dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 137 V 71; DTF 126 V 80
consid. 5b/dd e 6).

 

Per un caso in cui il TF ha ritenuto di non
apportare alcuna riduzione percentuale malgrado l'attività a tempo parziale,
cfr. la sentenza del Tribunale federale STF 9C_780/2008 del 22 dicembre 2008,
concernente il caso di un ingegnere, citata in precedenza.

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2009, partendo da un
salario da invalido di fr. 61'244 e ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 75%,
ammettendo la riduzione del 5%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 43'636.-- (fr. 45'933 - (fr. 45'933 x 5
: 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 61'244
(consid. 2.9.), emerge un tasso d’invalidità del 28.75%, arrotondato al 29% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non permette la concessione di prestazioni dell’assicurazione
invalidità, come correttamente stabilito dall’amministrazione nella decisione
impugnata.

                                         Allo stesso risultato si
giunge anche procedendo al raffronto dei redditi per gli anni 2006, 2007 e
2009, come espressamente indicato dalla consulente incaricata nel rapporto del
6 dicembre 2010 (cfr. doc. 152-2).

 

                                         La
decisione del 16 settembre 2011 con la quale l’UAI ha rifiutato il
riconoscimento di una rendita d'invalidità merita quindi conferma. 

 

                             2.13.   A titolo
abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente
superiore al 20%, egli potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione
professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa se la sua invalidità esige una riconversione
professionale e grazie ad essa la capacità al guadagno può essere
presumibilmente conservata o migliorata."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,
ritenuto che, nel suo rapporto del 6 dicembre 2010, il consulente IP incaricato
ha considerato che:

 

" 
Dalla lettura del dossier dell’assicurato si può
evincere come lo stato di quasi “apatia” dell’assicurato nei confronti della
situazione che lo tocca non consente di ipotizzare un progetto di riqualifica
professionale che possa migliorare la capacità di guadagno dell’assicurato.”
(Doc. 152-2)

 

                             2.14.   L’assicurato,
con il ricorso, ha
chiesto al TCA che venga esperita una nuova valutazione peritale (doc. I).

 

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.15.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurato.

 

                             2.16.   L’assicurato
ha chiesto l'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura
ricorsuale (cfr. doc. I, consid. 1.3.).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti).

                                         

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza federale, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al
di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR
1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04).

 

                                         Il
ricorrente, nato il 5.03.1960, divorziato, senza attività lucrativa, si trova
nel bisogno. Nonostante la mancata trasmissione del certificato municipale per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria, malgrado i ripetuti solleciti del TCA,
da parte del suo patrocinatore, dagli accertamenti compiuti da questo Tribunale
è infatti emerso che l’assicurato percepisce unicamente fr. 2’150.- mensili
dall’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (cfr. doc. X/bis). 

                                         L’assicurato
non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva
essere privo di fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne
consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

                                         

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione del gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le spese,
per fr. 500.--, sono a carico dell’assicurato. A seguito della concessione
dell’esonero dal pagamento delle spese di giustizia, esse sono per il momento
assunte dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti