# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f176869e-ad42-56ff-9d21-1dbdd857e28b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2025 D-2495/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2495-2025_2025-08-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2495/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice William Waeber;  

cancelliere Miroslav Vuckovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 31 marzo 2025 / N (…). 

 

 

 

D-2495/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A. 

A.a Il richiedente ha presentato domanda d’asilo in Svizzera il (…) 2025. 

In data 25 febbraio 2025, l’B._______ ha emesso una decisione negativa 

sulla richiesta di ripresa dell’interessato presentata dalla Svizzera ai sensi 

della procedura Dublino. Egli avrebbe infatti depositato in precedenza (8 

[…] 2023) una domanda d’asilo nel menzionato Paese, sottraendosi in 

seguito al procedimento di fronte alle autorità (…). Il 10 marzo 2025 si è 

dunque conclusa la procedura Dublino e l’interessato è stato assegnato 

alla procedura d’asilo nazionale. Il 25 marzo seguente, la Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha svolto con l’interessato 

un’approfondita audizione sui motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi (RS 

142.31). 

 

A.b Il richiedente – cittadino turco di etnia curda – ha riferito di aver lasciato 

la Turchia il (…) 2025 a causa di due eventi occorsi negli anni antecedenti. 

Nello specifico, egli avrebbe aperto nel 2019 un negozio di vendita di (…); 

nel 2022, mentre eseguiva una consegna con un collega, l’interessato 

sarebbe stato sequestrato da una cliente (C._______) e liberato poco dopo 

grazie all’intervento della polizia. A seguito di ciò, i due avrebbero sporto 

denuncia nei confronti della stessa, ritirandola poi a causa delle minacce e 

– nel caso del collega – percosse subite per mano di persone ignote legate 

alla donna. Ciononostante, C._______ sarebbe stata condannata ad una 

pena di quattro anni e due mesi di carcerazione per il reato di “privazione 

della libertà della persona usando forza, minaccia o inganno”. Dal gennaio 

2023, invece, il ricorrente avrebbe iniziato a ricevere visite vessatorie 

presso il proprio negozio da parte di un agente di polizia. Quest’ultimo – 

durante la prima ispezione – avrebbe cercato di rimuovere dal muro una 

fotografia (…) del richiedente, raffigurato in tenuta militare e con una 

bandiera curda sullo sfondo. A seguito di questo tentativo i due avrebbero 

avuto una colluttazione nella quale l’interessato avrebbe avuto la peggio. 

Nei mesi successivi, l’agente sarebbe tornato molteplici volte a maltrattarlo. 

Il (…) 2023, dopo l’ennesimo episodio, il giovane si sarebbe recato da un 

medico al fine di ottenere un certificato che accertasse le lesioni subite e 

sporgere denuncia. Nonostante le prove, né la Polizia né la Procura 

generale avrebbero aperto alcun procedimento contro l’agente. Di 

conseguenza, estenuato dalla situazione, nell’(…) del 2023 l’interessato 

avrebbe deciso di cedere la propria attività ad uno zio e sarebbe espatriato 

verso l’B._______. Rientrato in Patria quattro giorni dopo, egli vi avrebbe 

vissuto sino alla partenza verso la Svizzera, quest’ultima dovuta 

principalmente al suo stato di fragilità psicologica. Per quanto concerne 

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l’appartenenza politica, egli dichiara di essere membro dal 2020/2021 del 

partito filocurdo “Partito Democratico dei Popoli” (in turco Halkların 

Demokratik Partisi o HDP) prima e – dopo la chiusura di questo – del 

“Partito dell'Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli” (in turco Halkların 

Eşitlik ve Demokrasi Partisi o DEM) in seguito. 

 

A.c A sostegno della propria domanda, il richiedente ha versato agli atti – 

oltre all’originale della carta d’identità – le fotografie della sentenza di 

condanna di C._______ e di tre ricevute di notifiche di atti giudiziari, un 

estratto dal registro dei partiti che indicherebbe la sua appartenenza a 

DEM, varie fotografie ed un rapporto medico sulle percosse subite (cfr. 

mezzi di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 1-5). 

 

A.d Con scritto del 28 marzo 2025, il rappresentante legale si è infine 

espresso in merito al progetto di decisione negativa della SEM. 

 

B.  

Con decisione del 31 marzo 2025, notificata lo stesso giorno, la SEM ha 

negato al richiedente la qualità di rifugiato, ha respinto la domanda d’asilo 

ed ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, incaricando il 

Cantone di D._______ dell’esecuzione di quest’ultima misura. 

 

C.  

Con ricorso del 9 aprile 2025, l’interessato insorge dinnanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: Tribunale o TAF) postulando 

l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di 

rifugiato e la concessione dell’asilo. In subordine, egli chiede l’ammissione 

provvisoria data l’inammissibilità e/o inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento. Sul piano procedurale, il ricorrente chiede gli sia 

concessa l’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento 

delle spese di giudizio e del relativo anticipo. 

 

D. 

Con decisione di ripartizione cantonale del 2 luglio 2025, l’insorgente è 

stato infine attribuito al Cantone di D._______. 

 

Diritto: 

1. 

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 1 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. 

 

1.3 I ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice e la relativa 

sentenza è motivata soltanto sommariamente (cfr. artt. 111 lett. e cum 111a 

cpv. 2 LAsi). Nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli 

scritti in virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi. 

 

2. Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è inoltre 

vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

 

3. 

3.1 Nella decisione avversata, la SEM ha ritenuto inverosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi, in quanto generiche ed incompatibili con il senso ordinario 

della vita, le dichiarazioni dell’interessato sulle pressioni ed angherie da lui 

subite per mano dell’agente di polizia. I numerosi episodi di violenza 

sarebbero stati esplicati in due sole brevi e sommarie frasi nell’ambito del 

racconto spontaneo, privandoli così di importanza. Inoltre, egli si sarebbe 

ripetutamente posato sulla vicenda della fotografia (…), sebbene le visite 

dell’agente – del quale non rammenterebbe nemmeno il nome – sarebbero 

state molteplici. Esse sarebbero difatti avvenute con cadenza bi-

/trisettimanale tra il (…) e la fine di (…) del 2023. Il certificato medico 

versato agli atti non sarebbe stato stilato su iniziativa del ricorrente – onde 

procedere con una segnalazione – ma della Procura generale di 

E._______ nell’ambito di un’inchiesta per rissa. Non sarebbe altresì 

credibile il fatto che egli non sia uscito di casa nel periodo intercorso tra il 

rientro dall’B._______ e la partenza verso la Svizzera. L’interessato 

avrebbe infatti dichiarato di aver alloggiato sopra al negozio del padre, 

luogo tutt’altro che sicuro ed in cui sarebbe potuto essere facilmente 

rintracciabile. Sicché, tramite tale scelta egli avrebbe dimostrato di non 

sentirsi realmente in pericolo. Per quanto concerne la pertinenza delle 

allegazioni ex art. 3 LAsi, la SEM non ravvisa elementi che ne possano 

confermare la sussistenza. Difatti, né quanto avvenuto con C._______ – 

trattandosi di vicissitudini di natura privata e penale alle quali lo Stato turco 

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ha risposto prontamente – né le asserite persecuzioni sulla base dell’etnia 

curda del ricorrente sono sufficienti ad adempiere le condizioni poste dalla 

LAsi per il riconoscimento della qualità di rifugiato. 

 

3.2 Nel proprio gravame, il ricorrente ha contestato la decisione avversata 

in quanto a suo dire caratterizzata da errori di valutazione, da omissioni di 

elementi essenziali e da un’insufficiente considerazione delle circostanze 

personali dello stesso. Il narrato generico sui maltrattamenti subiti sarebbe 

dovuto ad una difficoltà dell’interessato nel rivivere quei momenti dolorosi 

che hanno avuto conseguenze fisiche e psicologiche permanenti. Le 

indicazioni imprecise su numero e tempistiche degli eventi vessatori 

sarebbe dovuta ad una percezione del tempo distorta dal vissuto 

traumatico. La scelta di rifugiarsi sopra al negozio del padre sarebbe stata 

logica, in quanto si tratterebbe dell’unico posto sicuro a lui noto. Invece, la 

partenza verso la Svizzera – su consiglio del fratello – sarebbe stata 

determinata dalla difficile situazione psicologica in cui versava. Di 

conseguenza, le condizioni di verosimiglianza, considerato il racconto nella 

sua interezza, sarebbero state soddisfatte. Quanto alla vicenda relativa a 

C._______, questa avrebbe avuto ripercussioni in un contesto non solo 

privato o commerciale ma ben più ampio ed intimidatorio. Per paura del 

ripetersi di minacce e percosse, egli si sarebbe trovato costretto a ritirare 

la denuncia, considerato che la protezione giudiziaria in Turchia si sarebbe 

rivelata inefficace ed inaccessibile in condizioni di sicurezza. Per quanto 

riguarda le violenze fisiche perpetrate dall’agente di polizia, tali 

avvenimenti avrebbero indubbiamente avuto luogo: d’altronde, sarebbe 

noto che in Turchia qualsiasi piccolo gesto legato all’identità curda possa 

essere considerato alla stregua di una provocazione politica ed avere 

conseguenze gravissime. In quanto curdo e politicamente esposto – 

essendo anche (…) – l’interessato sarebbe quindi stato un facile bersaglio. 

Pertanto, la sua richiesta d’asilo adempierebbe pienamente i criteri previsti 

dall’art. 3 LAsi, in quanto i pregiudizi, la discriminazione e la mancata 

protezione dello Stato turco avrebbe comportato una pressione psichica 

insopportabile che lo avrebbe costretto a scappare. Infine, il ricorrente 

ritiene che l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe inammissibile e/o 

inesigibile, considerata la sua situazione personale e quella generale nel 

Paese d’origine. 

 

3.3 

3.3.1 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore 

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d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono ritenuti pregiudizi seri l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Sarà 

quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una 

persecuzione (per i dettagli, cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 

consid. 2.5). Inoltre, secondo l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo 

deve provare, o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. 

La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in 

particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate 

o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La 

giurisprudenza e la dottrina riconoscono determinati elementi per 

riconoscere la verosimiglianza delle allegazioni: quest’ultime devono 

essere sufficientemente fondate, concludenti e plausibili (cfr. DTAF 

2013/11 consid. 5.1). 

 

3.3.2 In casu, il Tribunale ritiene che l’autorità inferiore abbia valutato 

correttamente sia l’inverosimiglianza delle affermazioni dell’interessato sui 

motivi d’asilo ex art. 7 LAsi, che l’inadeguatezza delle allegazioni addotte 

per il riconoscimento della qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

 

3.3.3 Innanzitutto, le presunte vessazioni e percosse subite dal ricorrente 

sono contraddistinte da un narrato contradditorio e poco plausibile. In 

primis, il fatto che egli non rammentasse il nome dell’agente in questione, 

e ciò nonostante lo stesso lo avrebbe – a suo dire – visitato almeno sei o 

sette volte presso il negozio nell’arco di 7 mesi (cfr. atto SEM n. […]-30/14, 

D82 e D88). Al di là del numero preciso di visite – asseritamente molteplici 

– mal si comprende come egli abbia potuto dimenticare l’identità di una 

persona che lo avrebbe esposto a tali maltrattamenti e che avrebbe 

soprattutto cercato di denunciare, con insuccesso, alla Polizia e alla 

Procura generale turche (cfr. atto SEM n. 30, D89-91). Siffatta implausibile 

smemoratezza non fa che accrescere i dubbi in merito alla veridicità del 

narrato dell’interessato. Inoltre, la suddetta denuncia sarebbe dovuta 

poggiare su di un mezzo di prova chiave: il certificato medico rilasciato in 

seguito all’ultima aggressione subita. Eppure, esso descrive delle lesioni 

provocate non solo da percosse ma anche da un’arma da taglio (cfr. mdp 

SEM n. 5). Inoltre, menziona una rissa quale evento scatenante delle 

lesioni. Ordunque, anche qualora con l’agente fosse avvenuta una 

colluttazione – o per estensione una “rissa” – l’interessato non ha 

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menzionato alcuna lesione causata da armi da taglio. Tantomeno si 

comprende come un’agente di polizia – che non dovrebbe avere in 

dotazione armi bianche – avrebbe potuto provocare tali ferite. Persiste 

quindi il dubbio concreto che il certificato versato agli atti non sia riferito 

all’evento menzionato dall’interessato, bensì ad altre vicissitudini dello 

stesso. Tesi per di più rafforzata dal riferimento ad un’inchiesta/rapporto 

della Procura Generale di E._______ – rettamente rilevato dall’autorità 

inferiore – al quale il certificato sembrerebbe piuttosto fare da 

complemento.  

 

3.3.4 Ulteriore elemento discordante è quello rappresentato dalle 

allegazioni relative al procedimento penale nei confronti di C._______, rea 

del sequestro del ricorrente e del di lui collega. Le dichiarazioni rilasciate 

dall’interessato a proposito non possono essere ritenute credibili nel loro 

complesso. La denuncia, asseritamente ritirata, è sfociata comunque in 

una sentenza di colpevolezza, per un periodo di reclusione rilevante, senza 

che l’interessato sembrasse esserne consapevole (cfr. atto SEM n. 30, 

D71-74). Eppure è stato quest’ultimo ad allegare la sentenza come mezzo 

di prova (cfr. mdp SEM n. 1). Sorgono quindi leciti dubbi anche in merito 

all’effettivo ritiro della denuncia e sulla veridicità delle minacce e percosse 

alla base di tale rinuncia. In aggiunta, contrariamente alle tesi ricorsuali, lo 

Stato turco ha ampiamente dimostrato la propria efficacia nel disbrigo del 

surriferito caso. Invero C._______ è stata perseguita e condannata per 

quanto commesso, a comprova che le autorità turche hanno fornito alle 

vittime una protezione efficace e propria di uno Stato di diritto. Le 

affermazioni poi secondo le quali l’insorgente avrebbe tuttora paura di 

essere perseguitato dai conoscenti e amici della cliente condannata (cfr. 

parere sul progetto di decisione, pag. 2), risultano essere del tutto 

inverosimili. In particolare, se si considera la distanza temporale dalle 

asserite minacce ed i mesi trascorsi tra la condanna e l’espatrio del 

ricorrente, senza avere avuto alcun problema di sorta. D’altronde, lo stesso 

interessato ha confermato l’assenza totale di contatti con i menzionati 

individui dopo il ritiro della denuncia (cfr. atto SEM n. 30, D71). Infine, il 

Tribunale non può che prestare adesione alle legittime perplessità 

dell’autorità inferiore in merito al periodo intercorso tra il ritorno in patria 

dall’B._______ e la successiva partenza verso la Svizzera. Già di primo 

acchito appare altamente improbabile che lo stesso sia rimasto celato in 

una stanza sopra l’attività commerciale del padre – luogo tutt’altro che 

sicuro dove nascondersi – per più di (…) (cfr. atti SEM n. 16 e n. 30, D105-

109). In aggiunta, nemmeno le asserite difficoltà psicologiche, motivo 

principale dell’espatrio, sono state corroborate da alcun mezzo di prova. 

 

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3.3.5 Infine, neppure le pretese discriminazioni in ragione dell’etnia curda 

risultano dirimenti per il giudizio. Per invalsa giurisprudenza, infatti, la mera 

appartenenza a tale etnia non giustifica il riconoscimento di fondati timori 

di esposizione a persecuzioni rilevanti per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato (cfr. sentenze del TAF E-4103/2024 consid. 7.1). Inoltre, il 

ricorrente ha dichiarato di aver subìto discriminazioni etniche, ma senza 

fornire esempi concreti che esulassero dall’evento inverosimile 

concernente l’agente di polizia. La sua attività politica sarebbe inoltre 

marginale, essendo egli solo membro di un partito legale in Turchia e non 

avendo alcun ruolo di importanza né rilievo all’interno dello stesso (cfr. atto 

SEM n. 30, D51). Ciò posto, l’insieme delle allegazioni dell’interessato non 

consentono di riconoscere l'esistenza di una pressione personale di 

un'intensità superiore a quella affrontata dalla maggior parte della 

popolazione curda in Turchia. Da ultimo, non vi è nemmeno un pericolo 

concreto di persecuzione riflessa rispetto alla figura del (…) (per la nozione 

di persecuzione riflessa ed i suoi requisiti cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 

e DTAF 2007/19 consid. 3.3, ex pluris sentenza del TAF D-7109/2023 del 

14 novembre 2024 consid. 3.5.1), in quanto non è stato portato alcun 

elemento che ne possa sostenere la sussistenza. Né è stata dimostrata 

un’effettiva parentela con la persona citata, né un’attività politica di 

quest’ultima, né un’avversione ai danni della stessa da parte delle autorità. 

Pertanto, il ricorrente non ha avvalorato in maniera sufficiente la tesi 

secondo la quale egli sarebbe stato o sarà vittima, in tutta verosimiglianza 

ed in un futuro prossimo, di una persecuzione nel proprio Paese d’origine. 

 

3.3.6 In queste circostanze, le allegazioni del ricorrente non soddisfano i 

criteri di verosimiglianza ex art. 7 LAsi ed il timore di persecuzione 

espresso dallo stesso si rivela parimenti infondato sotto il profilo dell’art. 3 

LAsi. Di conseguenza, deve essere dato seguito alle corrette conclusioni 

dell’autorità inferiore. 

 

3.4 Da ultimo, va confermato che l’esecuzione dell’allontanamento 

pronunciato dalla SEM conformemente all’art. 44 LAsi si rivela ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 2-4 della 

legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 

142.20), posto segnatamente che l'attuale situazione dei diritti umani in 

Turchia non risulta ostativa all'esecuzione dell’allontanamento sotto il 

profilo dell’ammissibilità (cfr. sentenza del TAF D-4103/2024 consid. 12.4). 

Per i motivi già evidenziati, va poi escluso un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposto ad un trattamento proibito in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

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(Conv. tortura, RS 0.105). Dal punto di vista dell’esigibilità, il ricorrente è 

sano, gode di una fitta rete familiare in patria (i genitori e le […] sorelle) e 

dispone di una buona istruzione, nonché di una valida esperienza 

professionale ed imprenditoriale (cfr. decisione avversata, pag. 10; cfr. atto 

SEM n. 30). È quindi verosimile che egli non riscontrerà difficoltà eccessive 

nell’ambito della propria reintegrazione lavorativa e sociale. Da ultimo, 

l’esecuzione dell’allontanamento risulta essere possibile, essendo 

l’interessato in possesso di una valida carta d’identità turca (cfr. mdp SEM 

ID-001). 

 

3.5 Per il resto, si rinvia ai corretti accertamenti ed alle motivazioni 

contenute nella decisione impugnata, alla quale può essere prestata 

adesione (art. 109 cpv. 3 LTF cum art. 4 PA). 

4. 

In esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale e 

neppure in un accertamento errato o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Pertanto, il ricorso va respinto e la decisione 

avversata confermata.  

 

5. 

Poiché le richieste di giudizio erano sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria (art. 65 cpv. 1 PA) va 

respinta. 

 

6. 

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno 

poste a carico del ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 lett. b 

del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]).  

 

7. 

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 10 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Miroslav Vuckovic 

 

 

Data di spedizione: