# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5490a00-9894-5bce-9c7e-c119a8a80c34
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-06-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.06.2002 35.2002.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-18_2002-06-10.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.00018

   

  mm

  	
  Lugano

  10 giugno 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 marzo 2002 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 novembre 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 3
febbraio 2000, __________ - dipendente della ditta __________ in qualità di operaio-pulitore
e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'__________ - è
stato investito sulle striscie pedonali da un furgone, mentre stava per
attraversare via __________.

 

                                         Trasportato
presso il PS dell'Ospedale regionale di __________, all'assicurato sono state
diagnosticate delle contusioni multiple e gli è stato prescritto l'utilizzo di
un collare morbido per 4/5 giorni (cfr. doc. _).

                                         Successivamente,
__________ è entrato in cura dal proprio medico curante, il dottor __________,
il quale ha, da parte sua, formulato la diagnosi di "stato dopo colpo di
frusta laterale cervicale" e predisposto l'esecuzione di misure
fisioterapiche (cfr. doc. _).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'Istituto assicuratore, il quale ha regolarmente corrisposto
le prestazioni di legge. 

 

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l'__________, con decisione
formale del 2 aprile 2001, ha negato all'infortunato il diritto ad ulteriori
prestazioni assicurative a decorrere dal 9 aprile 2001, difettando dei postumi
infortunistici di natura organica. L'assicuratore infortuni ha altresì
sostenuto che i disturbi psichici accusati da __________ i, non si troverebbero
in una relazione di causalità adeguata con l'evento traumatico assicurato (cfr.
doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. _), l'__________, in data 23 novembre 2001, ha sostanzialmente
ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso dell'11 marzo 2002, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto, in via principale, che l'__________ venga condannato a
versargli una rendita d'invalidità di grado indeterminato e, in via
subordinata, che l'incarto venga retrocesso all'assicuratore affinché abbia ad
istruire il medesimo ai sensi dei considerandi (cfr. doc. _, p. 6).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della
propria pretesa ricorsuale:

 

" 
(…).

Avantutto sono contestati gli accertamenti
dell'autorità di prime cure in esito alla dinamica. 

 

Sulla base di quanto occorso e descritto dal
signor __________ non si riesce a comprendere i motivi che negherebbero il
movimento libero che potrebbe determinare un colpo di frusta.

 

Ravvisiamo come l'assicurato sia stato urtato di
lato e sia stato sbattuto a circa tre metri. È del tutto immaginabile che detto
meccanismo abbia comportato un movimento meccanico violento a carico della
colonna cervicale.

 

Qualsiasi affermazione che lo neghi non può in
tale contesto in alcun modo essere accettata, risultando manifestamente
contraria a qualsiasi prevedibilità meccanica della natura dell'urto subito.

 

… Posta la possibile dinamica di una distorsione
cervicale, alfine di accertarne il sussistere la giurisprudenza del tribunale
federale ha avuto modo di esprimersi a diverse riprese.

 

La causalità del colpo di frusta deve essere
valutata applicando per analogia i criteri posti per la valutazione della
causalità in un contesto psichiatrico (DTF 117 V 359 segg., richiamata la DTF
115 V 133).

 

Tale necessità di valutare il nesso causale
secondo i criteri sopra descritti è fondamentale giacché molto spesso la
distorsione cervicale non presenta dei disturbi organici oggettivi ed
accertabili. Si tratta spesso di microtraumi di difficile accertamento, ma non
di meno riferibili ad un trauma distorsivo. Da qui la necessità di valutare
il nesso di causalità a prescindere da una situazione organica chiara.

Posto comunque come nel caso di specie, per
quanto anzidetto, la natura del trauma subito possa senz'altro aver comportato
una distorsione.

 

La __________ da parte sua non entra neppure nel
contesto della valutazione dei criteri giurisprudenziali posti, ritenendo che
gli accertamenti di natura organica escludano a priori il nesso di causalità,
segnatamente che la dinamica del trauma non può avere avuto le conseguenze
distorsive asserite.

 

Circa la dinamica del sinistro si è già detto.

 

Al soggetto del sussistere dei postumi di una
distorsione, il Tribunale federale al soggetto dell'adeguatezza del nesso
causale dinanzi ad un disturbo per colpo di frusta, ha avuto modo di
specificarne la portata.

 

In particolare il Tribunale federale (cfr. ST del
22.12.1993 nella causa P.S:; ST 31.3.1994 nella causa M.; ST del 9.9.1994 nella
causa K.R, riportate in RAMI 1995 alle pag. 113ss.) ha avuto modo di
specificare che tra i criteri sostanziali volti a valutare il nesso causale vi
è senz'altro la natura della sintomatologia in rapporto alla natura degli esiti
possibili della distorsione cervicale. In casu, particolare importanza è data
dal sussistere di dolori al collo, alla testa, a nausee, senso di vertigine,
capogiro, svenimenti, irrequietezza e l'insorgenza di stati depressivi. Si
tratta per l'appunto di malesseri tipicamente correlati al trauma distorsivo.

 

… Ora non vi è chi non veda come nel caso
particolare tutti i referti medici agli atti parlano a carico del signor
__________ di un sostanziale affaticamento, di una grande dolorabilità, di
stati depressivi chiari, altalenanti, di cervicalgie, di mal di testa
frequenti, di irrequietezza diffusa, persistente, incontrollabile ed
immotivata.

 

È altrettanto accertato da un profilo medico che
prima dell'incidente la situazione sopra descritta non si era manifestata in
alcun modo. Il sussistere del nesso di causalità naturale non è in caso
assolutamente in discussione. Diverso l'aspetto dell'adeguatezza, che la
__________, nella propria decisione qui avversata, nega.

 

… Per i motivi sopra esposti gli accertamenti
posti in atto dalla __________ sono carenti, ancor prima che le argomentazioni
erronee." (I) 

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III). 

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se i disturbi di cui soffriva
__________ in coincidenza con la chiusura del caso da parte dell'Istituto
assicuratore convenuto, si trovavano ancora in una relazione di causalità,
naturale ed adeguata, con l'evento traumatico assicurato. 

 

                            2.1.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le
sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                            2.1.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più
singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.1.3.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causa­lità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene
non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona "normale");
in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può essere negata se alla
luce della personalità pretraumatica dell'assicurato l'infortunio non è, con le
circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza); in RAMI 1988 U47 pag. 225
in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione negativa esigendo che
l'infortunio rivesta "una certa importanza" per rapporto a tutto il
complesso delle circostanze; e infine in DTF 115 V 133, in cui la somma istanza
ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli infortuni sulla base
di criteri oggettivi anziché fondarsi direttamente sul modo in cui la
vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio (Unfallerlebnis) ma
all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis), valutato oggettivamente (objektivierte
Betrachtungsweise) in funzione del modo in cui é avvenuto l'infortunio
propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI 1992 U154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio."

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U 154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la
causa fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da
ricercare in fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione
costituzionale. "È noto per esperienza che gli infortuni della presente
categoria, data la loro minima importanza, non possono influire sulla salute
psichica dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. 

Esse possono servire da criterio di apprezzamento
nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della
vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica."

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

 

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta, l'infortunio
avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa gli altri
fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega all'irrilevanza la sua
eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U 215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.2.   In data 3
febbraio 2000, __________ è stato investito da un furgone mentre stava per
attraversare via __________.

                                         Trasportato
presso il Servizio di PS dell'Ospedale regionale di __________, all'assicurato
sono state diagnosticate delle contusioni multiple all'emicorpo sinistro. 

                                         L'indagine
radiologica predisposta ha permesso di escludere la presenza di qualsivoglia
frattura (cfr. doc. _). 

                                         Dal
profilo terapeutico, i sanitari dell'__________ si sono limitati a prescrivere
l'utilizzo di un collare morbido per 4/5 giorni (cfr. doc. _). 

                                         Dimesso
dal succitato nosocomio il giorno stesso dell'infortunio, l'insorgente è
entrato in cura dal proprio medico curante, il dottor __________, generalista,
il quale ha certificato l'esistenza di uno stato dopo trauma del tipo
"colpo di frusta" al rachide cervicale ed ha quindi ordinato
l'esecuzione di misure fisioterapiche, attive e passive (cfr. doc. _).

                                         Persistendo
la sintomatologia dolorosa, soprattutto a livello cervicale, il 17 aprile 2000,
__________ è stato sottoposto ad una visita di controllo da parte del dottor
__________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha oggettivato una
forte riduzione della mobilità del collo, della spalla e del gomito sinistro e,
d'altra parte, ha attestato un'incapacità lavorativa totale (cfr. doc. _).

                                         Durante
il periodo 9 maggio-7 giugno 2000, l'assicurato è rimasto degente presso la
Clinica di __________, dove ha fatto oggetto di misure pluridisciplinari a
carattere riabilitativo.

                                         Dal
relativo rapporto d'uscita del 26 giugno 2000 si evincono le seguenti diagnosi:

 

" 
DIAGNOSI REUMATOLOGICA

 

Sindrome del dolore cronico con:

-   stato dopo politrauma contusivo (investito da un furgone) il
3.2.2000 con:

    - Cervicocefalgia continua persistente con:

- Sindrome
miofasciale cervicale (M. suboccipitali, M. levator scapola bilat.)

    - disfunzione pancervicale maggiore a livello
C0-C2

    - disturbi dell'umore e del nervosismo

-   Gonalgia dx.

-   Dolori al gomito sin.

 

 

DIAGNOSI COLLATERALI

 

·   Ipertensione arteriosa anamnestica

·   Personalità ansiosa." (doc. _, p.
1)

 

                                         Durante
il soggiorno, __________ è stato segnatamente sottoposto ad un consulto
psichiatrico, che ha messo in evidenza sintomi post-traumatici caratterizzati
da nervosismo insolito, fluttuazione del tono dell'umore, ipervigilanza, algie
precordiali, cefalea e disturbi del sonno.

                                         All'uscita,
i sanitari hanno osservato, da un profilo soggettivo, una riduzione dei dolori
e del nervosismo e, da un punto di vista oggettivo, un miglioramento della
mobilità del rachide cervicale, con tuttavia limitazione in tutte le direzioni
di circa 1/3 e persistenti dolori telefasici.

                                         Per
quanto concerne la capacità lavorativa, l'assicurato è stato dichiarato abile
al lavoro in misura del 50% a far tempo dalla settimana successiva alla
dimissione, ritenuto che, citiamo: "… prolungare oltre il periodo di
inabilità lavorativa avrebbe maggiore ripercussione negativa sull'andamento del
recupero post-traumatico che lavorare inizialmente a tempo parziale" (doc.
_, p. 4). 

                                         In data
21 luglio 2000, ha avuto luogo una visita di controllo a cura, questa volta,
del dottor __________, spec. FMH in chirurgia. In questa occasione, il medico
di circondario supplente dell'__________ ha constatato la persistenza di uno
stato depressivo e di cervicalgie. Egli ha finalmente stabilito una ripresa
dell'attività lavorativa al 50% dal 4 settembre 2000 ed al 100% dal 25
settembre 2000 (cfr. doc. _). 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che il tentativo di ripresa parziale del lavoro non
ha sortito esito alcuno (cfr. doc. _). 

 

                                         Durante
il mese di gennaio 2001, __________ è stato periziato dal dottor __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia nonché responsabile del Reparto di
psicosomatica presso la Clinica di riabilitazione di __________. 

                                         Il dottor
__________ ha, da parte sua, diagnosticato una depressione maggiore di grado
medio (ICD-10: F32.1), patologia che si è progressivamente e lentamente sviluppata
a partire dal giorno dell'evento traumatico. Per il resto, il succitato
psichiatra ha esplicitamente ammesso l'esistenza di una relazione di causalità
naturale, perlomeno parziale, fra le diagnosticate turbe psichiche e
l'infortunio del febbraio 2000 (cfr. doc. _, p. 6). 

 

                                         Il
ricorrente è stato nuovamente visitato dal dottor __________ il 6 marzo 2001.
Il medico di circondario dell'Istituto assicuratore convenuto ha affermato che
i disturbi soggettivamente accusati da __________ appaiono privi di sufficiente
substrato organico e che non sono altro che l'espressione dello stato
depressivo in cui egli versa (cfr. doc. _, p. 3). 

                                         Il dottor
__________ è ancora stato chiamato ad esprimere la propria opinione in merito
alla natura dei disturbi accusati dall'assicurato, in sede di procedura di
opposizione. 

                                         Qui di
seguito il contenuto del suo apprezzamento datato 16 novembre 2001:

 

" 
A seguito di quasi tutti gli infortuni, anche di
lieve entità, si trova una compartecipazione psichica di lieve/forte entità.
Molto spesso questi disturbi spariscono gradualmente entro un certo periodo. Le
cause tipiche sono la gravità dell'infortunio, la scomparsa dei disturbi e la
cosiddetta degressività. Ogni tanto però si trova un altro tipo di reazione
senza degressività che è caratterizzata dall'apparizione di nuovi sintomi in
un'altra parte del corpo, non più nella regione della colonna cervicale, alla
testa o alle gambe. Molto spesso una terapia è inutile o serve a poco. 

In questi casi manca la causalità adeguata, che
deve essere valutata dai giuristi.

 

Dal lato medico, in questo caso, non esiste un
danno organico in relazione ai sintomi attuali accusati dall'assicurato e
l'infortunio."

                                         (doc. _).

 

                               2.3.   Questo
Tribunale ritiene che il parere del medico di circondario dell'__________ (cfr.
doc. _) possa validamente costituire da supporto probatorio al presente
giudizio. 

                                         Dopo
attenta valutazione dell'insieme della documentazione medica presente
all'inserto, risulta, in effetti, sufficientemente accertato che, nel caso di
specie, si è assistito ad una progressiva somatizzazione di disturbi presenti a
livello psichico. 

                                         Già in
occasione della degenza presso la Clinica ___________, quindi solo circa 3 mesi
dopo l'evento traumatico, i sanitari - diagnosticata la presenza di disturbi
psichici ed instaurata perciò una terapia farmacologica antidepressiva (Saroten
retard) - hanno giudicato __________, tenuto conto dei soli disturbi di natura reumatologica,
abile al lavoro al 50%, precisando altresì che "… prolungare il periodo di
inabilità lavorativa avrebbe maggiore ripercussione negativa sull'andamento del
recupero post-traumatico che lavorare inizialmente a tempo parziale" (cfr.
doc. _). 

                                         Con
certificato del luglio 2000, il curante dell'assicurato ha fatto stato dello
sviluppo di un'importante sindrome ansioso-depressiva "… che prolunga i
tempi di remissione, …" (doc. _). In data 8 settembre 2000, il dottor
__________ - constatata una cervicalgia soggettiva senza evidenti segni di
contrattura della muscolatura e con una mobilità soddisfacente nonché una dolenzia
all'epicondilo radiale bilaterale senza evidenti segni per un'epicondilite - ha
diagnosticato uno stato depressivo ed ha perciò predisposto l'esecuzione di una
perizia psichiatrica (cfr. doc. _). 

                                         Lo
psichiatra __________, da parte sua, ha giudicato necessario che __________ si
sottoponesse urgentemente ad un trattamento integrato (psicoterapia di sostegno
e psicofarmacologia - cfr. doc. _, p. 6). 

                                         In
occasione della visita circondariale di controllo del 6 marzo 2001 - a poco più
di un anno di distanza dall'evento infortunistico in discussione - il dottor
__________ ha osservato un'assenza di correlazione fra i molteplici disturbi
lamentati dall'assicurato (sanguinamento dal naso, bocca secca, dolori nella regione
del cuore, debolezza al braccio sinistro, dolori ai denti, di notte dolori
anche ai piedi, formicolio in tutta la parte destra del tronco e del braccio
sinistro, mal di testa, nervosismo ed agitazione) e lo status
oggettivabile (cfr. doc. _).

 

                                         Il TFA ha
stabilito che quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad
assumere altre prove (cfr. STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002
nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01;
STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001
nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992
nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991
nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117) senza che ciò costituisca una lesione del
diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 nCost. (DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                                         D'altro
canto, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, é consentito, in linea di principio, che
l'amministrazione e il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne all'Istituto assicuratore.
In effetti, occorre considerare che, per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; sentenze
inedite 5 gennaio 1993 in re S., 5 aprile 1984 in re M. e 2 novembre 1983 in re
M.; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM
1989 pag. 30 seg.).

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In
conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene provato, perlomeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 338), che __________,
al momento della chiusura del caso da parte dell'__________ (aprile 2001), non
presentava alcun postumo
organico oggettivabile dell'infortunio del 3 febbraio 2000.

 

                               2.4.   Con il
proprio gravame, __________ sostiene di essere rimasto vittima di un
("possibile", cfr. I, p. 4) trauma di accelerazione al rachide
cervicale e postula, quindi, l'applicazione della relativa giurisprudenza
federale (cfr. DTF 117 V 359).

 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto ha avversato la tesi difesa dall'insorgente, facendo
valere, segnatamente, quanto segue:

 

" Dagli atti
risulta che l'assicurato è stato investito da un furgone mentre si trovava
sulle strisce pedonali. Egli è stato colpito sul lato sinistro del corpo e
scaraventato in avanti per ca. 3 metri atterrando poi sul lato destro. A mente
della __________ non può essere ammesso che l'assicurato abbia riportato un
"colpo di frusta" e cioè abbia effettuato con la colonna cervicale un
movimento libero di anteroflessione seguito da una posterioflessione. Inoltre,
l'assicurato non presenta quei disturbi definiti "tipici" dalla
giurisprudenza dopo una lesione cervicale." (doc. _, p. 3)

 

                                         Da parte
sua, questa Corte osserva che la diagnosi di "colpo di frusta"
cervicale è stata posta esclusivamente dal medico curante di __________, il
dottor __________ e, generalista (cfr. doc. _).

                                         A questo
preciso riguardo, è utile ricordare che, per giurisprudenza, l’esistenza di un
infortunio del tipo “colpo di frusta” così come delle sue conseguenze,
presuppone delle attendibili certificazioni medico-specialistiche (cfr. RAMI
2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR
1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, SZS 2/1994, p.
104).

                                         In questo
ordine di idee, decisivo deve essere ritenuto l’apprezzamento diagnostico
espresso da uno specialista in neurologia, che possieda esperienza nel
campo della biomeccanica, oltre, beninteso, la presenza del quadro tipico dei
disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. P. Gomm, Kausalität
in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29; J. Senn, Das “Schleudertrauma”
der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion, SZS 4/1996, p. 322;
cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer
5/98, p. 80ss.).

                                         D’altro
canto, va osservato che, immediatamente dopo l’evento infortunistico,
___________ ha presentato - soltanto in modo (molto) parziale - disturbi che
rientrano nel quadro tipico di un trauma cervicale del tipo “colpo di frusta”
(cfr. DTF 117 V 360 consid. 4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini,
disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi
visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della
personalità, ecc.).

                                         Ad
esempio, nel certificato 25 febbraio 2000 del dottor __________ si fa stato
unicamente di una rigidità della muscolatura cervico-nucale con limitazione
della mobilità cervicale (cfr. doc. _). Ancora in occasione della visita
circondariale di controllo del 17 aprile 2000, l'assicurato riferiva
"soltanto" di una sintomatologia dolorosa al braccio sinistro, alla
spalla sinistra ed al collo, nonché, in misura minore, alla spalla destra ed al
gomito destro (cfr. doc. _). 

                                         Solo dopo
un certo periodo di latenza, l’assicurato ha quindi iniziato a presentare un
complesso di disturbi, caratterizzato da dolori cervicocefalgici con sindrome miofasciale
cervicale, disfunzione pancervicale nonché disturbi dell'umore e nervosismo
(cfr. doc. _).

 

Nella presente
fattispecie, lo scrivente Tribunale ritiene, comunque, di non doversi dilungare
oltre a questo proposito. Infatti, in ossequio alla giurisprudenza della nostra
Alta Corte, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va
affrontato alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce
dei criteri che sono stati sviluppati in materia di "colpo di frusta"
alla colonna cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti
nel quadro tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale
(oppure di una distorsione della colonna cervicale secondo un meccanismo
analogo ad un "colpo di frusta", cfr. SVR 1995 UV 23, p. 67 consid.
2), ancorché in parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a
marcate turbe psichiche (cfr. RAMI
2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV
96, p. 349ss.; STFA 17.3.1995 in re Z., STFA 6.1.1995 pubblicata parz. in RAMI
1995 U 221, p. 177; STFA 9.9.1994 pubblicata parz. in RAMI 1995 U 221, p. 115).

 

                                         Sulla
scorta della documentazione medica presente all'inserto e dei dettami
giurisprudenziali poc'anzi evocati, il TCA ritiene che le turbe psichiche
accusate da __________ si trovino in primo piano
rispetto ai disturbi rientranti nel quadro clinico tipico di un trauma distorsivo
al rachide cervicale. 

                                         Nella
presente fattispecie, si è infatti assistito ad una progressiva sovrapposizione
di disturbi di natura psichica, i quali hanno sempre più assunto un ruolo
predominante per rapporto ai restanti disturbi. Si veda, in particolare, la
perizia del 16 gennaio 2001 del dottor __________, a mente del quale
l'assicurato è portatore di una depressione maggiore, accentuatasi con il
trascorrere dei mesi, che, al momento della visita peritale, appariva
predominante dal profilo sia psichico che somatico (cfr. doc. _, p. 5: "Es
handelt sich um ein lehrbuchmässig-klassisches depressives Syndrom, das nach dem
Unfall über Monate akzentuierter geworden ist und nun sowohl auf psychischer
wie auf somatischer Ebene ausgeprägt ist. Es handelt sich um eine sog. major
depression von mittlerem Ausmass, wobei mit "major depression" auf jeden
Fall depressive Störungen sehr erheblichem Schweregrad gemeint sind" - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                               2.5.   Dopo esame
degli atti medici, questa Corte ritiene che si possa ammettere l'esistenza di
una relazione di causalità naturale fra le turbe psichiche e l'evento traumatico
assicurato, e ciò con riferimento alle conclusioni a cui è pervenuto lo
psichiatra __________ nella sua perizia del 16 gennaio 2001 (cfr. doc. _, p. 6:
"Man muss deshalb zum Schluss kommen, dass der Patient, vorbelastet vielleicht
charakterlich und auch durch Emigration, eher geringen Verdienst und vor allem durch
die ungewoillte Kinderlosigkeit, durch das Hinzutreten der Belastung durch den Unfall
sog. "gekippt" ist und eine Depression entwickelt hat. Es handelt sich
um einen multifaktoriellen Zusammenhang, aus dem man den Unfall jedoch nicht wegdenken
kann. Ein natürlicher Kausalzusammenhang mit dem Unfall ist deshalb gegeben"
- la sottolineatura è del redattore). 

                                         Ciò non è
comunque sufficiente per impegnare la responsabilità dell'__________. 

                                         In effetti,
si tratta ancora d’esaminare l’adeguatezza del legame causale fra i disturbi
psichici di cui è portatore l’assicurato e l’infortunio del 3 febbraio 2000,
questione che, come detto, deve essere valutata alla luce dei principi
elaborati dalla nostra Corte federale, la prima volta nella DTF 115 V 133. 

 

                                         Occorre, avantutto,
procedere alla classificazione dell'infortunio occorso all'insorgente.

 

                                         La
dinamica dell'evento traumatico 3 febbraio 2000 - così come è stata descritta
dal ricorrente medesimo - risulta dal rapporto di polizia del 14 febbraio 2000
e, d'altronde, non è mai stata oggetto di discussione fra le parti:

 

" 
(…).

Ieri mattina, alle ore 0940, sono uscito da casa
ed ero intenzionato a raggiungere il __________, che si trova di fronte a dove abito.
Sono arrivato sul marciapiede di Via __________, davanti al Bar __________, e
mi sono fermato davanti alle strisce pedonali. Un bus, che stava circolando in
direzione del centro città si è fermato per lasciarmi passare. Dietro di me,
sul marciapiede, vi era una persona.

Mi sono immesso quindi sul campo stradale, sulle
strisce pedonali ed ho iniziato ad attraversare la strada. Premetto che in quel
punto vi è la corsia del bus e la normale corsia di marcia per le vetture.

Non appena ho oltrepassato l'autopostale, sono
stato urtato da un furgoncino, che transitava pure lui in direzione del centro
città. Dopo il colpo ho udito il forte stridio delle gomme del furgoncino
stesso. Sono quindi caduto a terra a circa un paio di metri dalle strisce
pedonali.

Premetto che non ho neppure avuto il tempo di
vedere se sulla corsia di marcia delle auto vi era qualcuno perché non appena
ho oltrepassato l'autopostale, sono stato travolto dal furgoncino.

Ho provato ad alzarmi, ma avevo un gran giramento
di testa, quindi ho atteso l'arrivo dell'ambulanza senza spostarmi dal campo
stradale.

A causa dell'urto ho riportato varie contusioni
alla parte sinistra del corpo (braccio, gamba, costole e collo) ed alcune anche
al lato destro ed ho riportato lo strappo delle vertebre del collo." (doc. _)

 

                                         Dal
medesimo documento risulta che il furgoncino condotto dal signor __________,
procedeva da una velocità di circa 40 km/h e - così come si evince anche dallo
schizzo ivi accluso - ha iniziato a frenare prima di raggiungere le strisce
pedonali. 

 

                                         Per il
ricorrente le conseguenze immediate si sono rivelate essere, tutto sommato,
contenute. I sanitari del Servizio di PS dell'__________, istituto di cura che
l'assicurato ha potuto lasciare il giorno stesso dell'infortunio, hanno diagnosticato
contusioni multiple in assenza di qualsivoglia frattura ossea, limitandosi
finalmente a prescrivergli l'utilizzo di un collare morbido cervicale (cfr.
doc. _).

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio occorso a
__________ non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure fra
quelli gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di grado medio al
limite della categoria inferiore. 

                                         Del
resto, occorre osservare che il TFA, in una recente sentenza del 14 febbraio
2002 nella causa S., U 284/00, ha proceduto ad una identica classificazione,
trattandosi di un infortunio in cui un'assicurata è stata investita sulle
strisce pedonali da un'autovettura e scaraventata a lato, lamentando finalmente
un ematoma al braccio sinistro e dei dolori, alla digitopressione ed alla
rotazione, a livello del rachide cervicale.

                                         Per
contro, la fattispecie qui in discussione si distingue nettamente -
principalmente per la gravità delle lesioni riportate - da quella di cui alla
sentenza dell'8 febbraio 2001 nella causa B., U 40/00, classificata dal TFA fra
gli infortuni di grado medio al limite della categoria di quelli gravi.
Investito da un'automobile mentre stava attraversando la strada, l'assicurato è
stato scaraventato sul cofano, ha sbattuto violentemente la testa contro il
parabrezza ed è finito a terra in prossimità della vettura. Egli ha così
lamentato una frattura compressiva della vertebra L2, una contusione cranica
con ferita lacero-contusa, un aggravamento di un preesistente tinnito, lesioni
dentarie nonché contusioni multiple. 

 

                                         Il
giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.1.3.. Per
ammettere l’adeguatezza sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati o la particolare
intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Va
preliminarmente sottolineato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso
di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i postumi
di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U 166, p.
94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         L’incidente
del 3 febbraio 2000 non si é svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o spettacolari (cfr. STFA del 14 febbraio 2002
succitata, consid. 2b) né il ricorrente ha riportato delle lesioni
particolarmente gravi (cfr., qualora si volesse ipotizzare che l'assicurato ha
lamentato un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale - (oppure, meglio,
un trauma equivalente) -, STFA del 21 giugno 1999 nella causa E., U 128/98, in
cui il TFA ha espressamente negato la realizzazione di quest'ultimo criterio di
rilievo, trattandosi di un assicurato che aveva riportato un trauma del tipo
"colpo di frusta" al rachide cervicale a causa di un incidente della
circolazione stradale; cfr., sempre nello stesso senso, la STFA del 31 maggio
2001 nella causa W., U 190/00).

                                         Questa
Corte ritiene inoltre che non si possa parlare né di una durata eccezionalmente
lunga della cura medica né di rilevanti complicazioni né, tantomeno, di un
trattamento medico errato che avrebbe notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico, ricordato, una volta ancora, che vanno considerati
unicamente i disturbi somatici (cfr. giurisprudenza succitata). 

                                         A questo
proposito, basti ricordare che al momento della dimissione dalla Clinica
_______________- trascorsi appena quattro mesi dalla data dell'infortunio - la
terapia instaurata consisteva essenzialmente nella somministrazione di un antidepressivo
(Saroten retard, cfr. doc. _).

                                         Sentito
da un ispettore dell'__________ nel corso del settembre 2000, __________ ha
riferito di non seguire alcuna particolare terapia ma di continuare ad assumere
psicofarmaci (cfr. doc. _). D'altro canto, nel gennaio del 2001, il dottor
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, constatato che il quadro
clinico (sia psichico che somatico) era dominato da importanti disturbi
depressivi, ha raccomandato un aumento della posologia dei farmaci antidepressivi
nonché una immediata presa a carico psicoterapica del ricorrente (cfr. doc. _).

                                         Se ne
deve dedurre che, con il trascorrere dei mesi, i provvedimenti terapeutici
applicati a __________, in realtà, non erano più (o, nella migliore delle
ipotesi, lo erano soltanto in parte) destinati a curare dei disturbi di natura
organica, conseguenze dell’evento infortunistico del febbraio 2000 e, come
tali, non possono essere qui presi in considerazione nella valutazione
dell’adeguatezza del nesso di causalità.

                                         La tesi
secondo cui i disturbi lamentati dal ricorrente hanno presto avuto un carattere
misto, appare, del resto, chiaramente avallata dallo psichiatra
consultato dall'__________, a mente del quale i disturbi psichici si sono
sviluppati progressivamente dopo l'evento traumatico assicurato (cfr. doc. _,
risposta al quesito n. 3). 

 

 

 

                                         D'altronde,
in una sentenza del 17 maggio 1999 nella causa V. G., U 235/97, il TFA ha
negato che la cura medica sia stata eccezionalmente lunga, anche se il
trattamento delle lesioni organiche primarie si era concluso soltanto a
distanza di un anno e cinque mesi dalla data del sinistro.

                                         Visto
quanto precede, questo Tribunale non può ritenere realizzato nemmeno il
criterio del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli
esiti somatici dell'infortunio assicurato, così come quello della persistenza
dei dolori somatici. Infatti, non si può prescindere dal fatto che la
situazione somatica è stata ben presto sfavorevolmente influenzata da
importanti turbe psichiche. 

 

                                         In simili
condizioni occorre concludere che l’infortunio assicurato non ha avuto, secondo
il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato
decisivo per l’instaurazione dei disturbi psichici di cui __________ soffre:
l’adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venir ammessa.

                                         Non è
pertanto censurabile il fatto che l'__________ abbia ritenuto estinto il
diritto del ricorrente di beneficiare d'ulteriori prestazioni assicurative a
far tempo dal 9 aprile 2001. 

 

 

                               2.6.   Dev’essere,
infine, esaminato se l’assicurato può essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria gratuita, come da lui richiesto in sede di ricorso 11 marzo 2002
(cfr. I).

 

                            2.6.1.   Secondo
l’art. 108 cpv. 1 LAINF i Cantoni regolano la procedura dei rispettivi
Tribunali delle assicurazioni. Una delle condizioni da osservare è la seguente:

 

"  dev’essere garantito il diritto di patrocinio. Se le circostanze lo
giustificano, al ricorrente è accordata l’assistenza giudiziaria gratuita”
(art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF).

 

 

                            2.6.2.   Secondo la
giurisprudenza, i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria
si esaminano sulla base del diritto federale (A. Rumo-Jungo, op. cit., p. 114).

 

                                         Con
riferimento ad una disposizione analoga all’art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF, in
materia di assicurazione vecchiaia (art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), il TFA ha
statuito che la concessione dell’assistenza giudiziaria è subordinata alle
seguenti condizioni (STFA non pubbl. del 2.9.1994 in re J.P.H; DTF 108 V 269;
103 V 47; 98 V 117; cfr., anche, ZBl 94/1993 p. 517):

 

                                         a)  il
richiedente deve trovarsi nel bisogno.

 

                                              L'indigenza
posta alla base dell'art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS deve essere interpretata in
modo analogo alla nozione del bisogno ai sensi dell'art. 152 cpv. 1 OG (STFA
non pubbl. citata).

 

                                              L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (DTF 119 Ia 11ss.; DTF 103 Ia 100). Per determinare
se ciò è il caso vanno presi in considerazione i redditi del richiedente e
delle persone che hanno un obbligo di mantenimento nei suoi confronti (DTF 115
V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F. Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese, Lugano 1993, ad art. 155, p. 237). L’obbligo dello Stato di
accordare l’assistenza giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di
mantenimento derivante dal diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano
invece in linea di conto le risorse finanziarie di parenti cui l’interessato
potrebbe far capo a norma dell’art. 328 e 329 CCS (Cocchi-Trezzini, op. cit.,
ad art. 155, p. 237 e giurisprudenza ivi citata).

                                               Non
è determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (A. Haefliger,
Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165). 

                                              Il
limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni
sull’assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai
fini del diritto esecutivo (SVR 1998 IV 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).
L’indigenza processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di
quelli necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (STFA non
pubbl. succitata p. 3).

                                              Nella
sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di
assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte federale il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno
esistenziale.

 

                                              Nella
sentenza apparsa in SVR 1998 UV 11, p. 29ss., il TFA ha, d’altro canto, ritenuto
che il fatto di ricevere prestazioni complementari non permette senz’altro di
concludere che il richiedente sia indigente. 

 

                                              L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo
(Cocchi-Trezzini, op. cit., ad art. 155 p. 236 n. 5).

 

                                              Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Essa deve tuttavia
essere disponibile al momento della litispendenza del processo o per lo meno a
partire dal momento in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della
procedura (DTF 118 Ia 369ss).

 

                                              Da
un punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (DTF 108 V 265
consid. 4), in particolare quando il lasso di tempo trascorso tra domanda e
decisione è importante (cfr., pure, Cocchi/Trezzini, op. cit., ad art. 155 p.
485).

 

                                              Secondo
la giurisprudenza del TFA, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV 13 p. 48 consid. 7b).

 

 

                                         b)
 l’intervento dell’avvocato dev’essere necessario o perlomeno indicato.

 

                                              Il
TF ha stabilito che la necessità dell’intervento di un avvocato è data nella
misura in cui le questioni controverse non sono di facile soluzione e la parte
oppure il suo rappresentante civile non posseggono conoscenze giuridiche (DTF
119 Ia 265/6).

 

 

                                         c)
 il processo non deve essere palesemente privo di esito favorevole.

 

                                              Il
requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità
di vincere la causa sono così esigue che una persona ragionevole e di
condizione agiata rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese a cui
si esporrebbe (cfr. DTF 119 Ia 251; Cocchi-Trezzini, op. cit., ad art. 157 p.
42 N 4).

                                              A
tal proposito si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole
non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA non
pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.).

 

                            2.6.3.   La procedura
per la concessione dell’assistenza giudiziaria è retta dalla massima ufficiale
(Cocchi/Trezzini, op. cit., p. 240), come del resto quelle relative alle
assicurazioni sociali (SVR 1998 UV 1). Tuttavia, nel caso in cui l’interessato
si limita a dichiarare di non poter pagare le spese di patrocinio, ma non prova
in alcun modo lo stato di bisogno e omette di fornire qualsiasi indicazione
atta a renderlo verosimile, l’istanza va respinta (cfr. Cocchi/Trezzini, op.
cit., p. 240). Di conseguenza, quindi, nel caso in cui il richiedente non fa
fronte al proprio obbligo di collaborare all’accertamento dei fatti, deve
sopportarne le conseguenze (SVR 1998 UV 1 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         In
concreto, in data 27 marzo 2002, il TCA ha chiesto esplicitamente all’avvocato
___________ di inviare la documentazione necessaria a decidere circa
l'ammissione all'assistenza giudiziaria (cfr. V). 

                                         Nondimeno,
sino ad oggi, l'assicurato non ha fatto pervenire al TCA la documentazione atta
a comprovare il preteso suo stato di indigenza, e ciò malgrado questa Corte gli
abbia dato la possibilità di farlo.

 

                                         In tali
circostanze, in virtù della giurisprudenza suesposta, l’istanza tendente alla
concessione dell’assistenza giudiziaria deve essere respinta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti