# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c823e6a-5469-5745-b072-f1a5c2887d57
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2003 31.2003.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2003-4_2003-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2003.4

   

  ZA/sc

  	
  Lugano

  27 novembre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 31 gennaio
2003 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________,

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 

   

   

  

In relazione alla ditta      __________

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________ il 14 ottobre 1997 (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato; FUSC
del __________).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nella vendita e l'acquisto di impianti
sanitari, di riscaldamento, saune, piscine, nonché la loro relativa esecuzione
e riparazione, ecc.

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico dalla costituzione della società
sino al 31 dicembre 2000, data delle dimissioni, con diritto di firma
individuale (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato). La radiazione dal RC è
stata pubblicata l'__________.

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in
qualità di datrice di lavoro dal 1° dicembre 1997.

                                         

                                         La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi sin dalla costituzione,
per cui la Cassa dovette  - come risulta dagli atti - sistematicamente
diffidare la società dal mese di maggio 1998 e precettarla a partire dal mese
di giugno 1998 (cfr. doc. _). 

                                         In data
1° febbraio 2002, 22 maggio 2002 e 25 ottobre 2002, l'UE di __________ ha
rilasciato 15 attestati di carenza beni per un importo totale di fr. 31'621.85
relativi ai contributi non soluti per gli anni dal 1998 al 2001 (cfr. doc. _).

                                         L'ammontare
di contributi paritetici AVS non soluti per gli anni dal 1998 al 2001 è pari a
fr. 32'350.45 (cfr. doc. _). 

                                         Con
decreto del 3 maggio 2002 il Pretore di __________ ha sciolto la società in
seguito alla mancata nomina dell'ufficio di revisione (FUSC del __________). 

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 17 dicembre 2002 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art.
52 LAVS di fr. 22'309.10 per contributi impagati dal 1998 al 2000, per
quest'ultimo anno sino al mese di settembre, in via solidale per analogo
periodo ed importo con __________ (cfr. doc. _).

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 7 gennaio 2003, __________ ha respinto l'addebito di intenzionalità
e grave negligenza, precisando: 

 

" 
le comunico con la presente che mi oppongo alla
vostra decisione, in quanto non ritengo di aver agito con negligenza e pertanto
contesto l'importo addebitatomi, infatti il direttore responsabile
dell'amministrazione/cassa non ero io e la società fino a quando ha potuto ha
fatto fronte ai suoi impegni, non avendo più soldi non poteva pagare i
contributi da voi richiesti." (Doc. _)

 

                                         __________
non ha sollevato opposizione.

 

                               1.4.   Con
petizione 31 gennaio 2003, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
pagamento di fr. 22'309.10, argomentando:

 

" 
(…)

9.1    Il
convenuto sostiene di non avere influito sull'andamento della società.

                                                                      Tale
affermazione è, tuttavia, irrilevante poiché l'accettazione del mandato di
amministratore unico, comporta l'assunzione di tutti gli oneri che da tale
funzione (STFA inedita del 20 aprile 1998 in re C. S. e C. B.).

 

                                                                      Infatti,
l'organo formale deve adempiere agli obblighi previsti dall'art. 716a cpv. 1 CO
con la massima diligenza, la quale va oltre la prudenza che è d'uso osservare
nei propri affari (STFA inedita del 29 maggio 1995 in re A. C.).

 

                                                                      (…)

 

                                                                      Il
convenuto asserisce, poi, che non sarebbe stato "il direttore
responsabile dell'amministrazione e della cassa della società".

 

                                                                      Al
riguardo, si osserva che l'esistenza di un amministratore di fatto non scarica,
a priori, l'amministratore formale dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS
(STFA inedita del 30 marzo 1998 in re D. S.; STCA inedita del 7 agosto 1996 in
re O. G., consid. 2.9). Infatti, proprio all'amministrazione, conformemente
alla giurisprudenza, spetta vigilare sulle persone incaricate della gestione e
della rappresentanza, affinché rispettino le prescrizioni legali (DTF 114 V
223).

 

         (…)

 

9.2.   Il
convenuto sostiene, poi, che, sino a quando avrebbe potuto, la società avrebbe
fatto fronte ai suoi impegni, segnatamente agli oneri sociali.

 

                                                                      A
tal proposito, a mente della giurisprudenza, l'amministratore deve, se intende
limitare i rischi connessi alla sua funzione, rassegnare le dimissioni quando
accerta che non dispone di alcun potere (DTF 123 V 173 consid. 3a).

 

                                                                      Nel
concreto caso, si osserva che, se il convenuto avesse agito con immediata
determinazione e fosse uscito per tempo senza aspettare sino al 31 dicembre
2000, in occasione dell'assemblea generale straordinaria del 29 dicembre 2000
(doc. _), quindi ad oltre tre anni dall'entrata in funzione quale di
amministratore unico della società, avrebbe certamente evitato di trovarsi in
una simile situazione.

 

                                                                      Nel
caso concreto, pur considerando che la __________ ha versato degli acconti per
l'anno 1998, l'attrice rileva che la morosità della società è iniziata dalla
sua costituzione con l'invio sistematico delle diffide di pagamento dal maggio
1998 e l'avvio della procedure esecutive dal giugno 1998 (Doc. _).

 

Siffatta situazione
dimostra che la società ha costantemente procrastinato e differito il pagamento
dei contributi, ciò che comporta una responsabilità degli amministratori, ai
quali incombe, per legge, la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo
della società.

 

Il Tribunale federale
delle assicurazioni ha già avuto modo di precisare che un tale agire è segno di
negligenza grave del datore di lavoro (STFA del 27 giugno 1994, in re A. M.).

 

(…)

 

10.    Secondo
la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla sua
responsabilità, ai sensi dell'art. 52 LAVS dalla data in cui ha dimissionato o
dalla revoca della sue funzioni (RCC 1989, pag. 114, consid. 4), in quanto non
ha più la facoltà di controllo sull'attività della ditta (DTF 109 V 86 consid.
13).

 

                                                                      Il
signor __________ ha dimissionato dalla carica di amministratore unico, con
effetto al 31 dicembre 2000 (Doc. _).

 

                                                                      Per
questo motivo, la responsabilità del convenuto è limitata ai contributi
peritetici AVS non soluti e scaduti al 30 settembre 2000, pari a fr. 22'309.10
(Doc. _). (…)" (Doc. _)

 

                               1.5.   Con scritto
17 febbraio 2003 __________ ha aggiunto:

 

" 
In riferimento alla lettera del 4 febbraio 2003,
le comunico che non sono responsabile della società __________; al 15% delle
trattative AVS, ma solo al 6,55%, in quanto non ritengo di essere
negligente." (Doc. _)

 

                                         Con
scritto 19 febbraio 2003 la Cassa ha per contro osservato che:

 

" 
Con riferimento alla risposta di causa inoltrata
dal convenuto in data 17 febbraio 2003, preso atto in particolare della nuova
argomentazione formulata, la Cassa cantonale fa osservare che per costante
giurisprudenza costituiscono elementi del danno risarcibile ex art. 52 LAVS, i
contributi AVS/AI/IPG sia per la parte del salariato che quella del datore di
lavoro.

Di conseguenza, richiamate anche le motivazioni
esposte in petizione, il convenuto deve essere ritenuto responsabile
dell'intero importo del danno fatto valere dalla Cassa." (Doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo, in casu il 17 dicembre 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella
causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                              2.3.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria,
i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001
AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3). Generalmente
questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della
società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA dell'8 ottobre
2003 nella causa V. e G, H 320/01 + H 333/01, consid. 5.4.; STFA del 3
settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un
cambiamento della prassi finora adottata.

 

                               2.4.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno
2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104);
i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A.
e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale
degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori
(cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la
giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni
della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex
art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA
del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono
invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003
nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A.,
H 194/96).

 

                                         Il
convenuto ritiene di dover essere reso responsabile unicamente di metà dei
contributi (senza precisare a quale parte si riferisce).

 

                                         La
responsabilità ex art. 52 LAVS è data anche se è stata versata alla Cassa la
parte trattenuta dai dipendenti. L'ammontare del danno corrisponde a quello dei
contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC
1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement
de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10,
pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3).

                                         Tale
principio è stato confermato dal TFA in una sentenza del 28 ottobre 2002 nella
causa P. e F., H166/02, consid. 4.1:

 

" 
(…)

4.1

Dans un premier moyen, les recourants soutiennent
que leur responsabilité ne serait pas engagée au motif qu'ils ont payé la part
retenue sur les cotisations de l'employé. Dans le système instauré par la loi
fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants, l'employeur assume des
obligations en matière de perception des cotisations et de versement des
prestations, dont les plus importantes sont énumérées à l'art. 51 LAVS. Les
tâches qui lui sont ainsi confiées ont pour corollaire qu'il supporte, en sa
qualité d'organe d'exécution de la loi, une responsabilité de droit public,
prévue à l'art. 52 LAVS (Jean-Maurice Frésard, La responsabilité de l'employeur
pour le non-paiement de cotisations d'assurances sociales selon l'art. 52 LAVS,
in Revue Suisse d'Assurances 1987, p. 1). Cette responsabilité s'étend sur le
versement des cotisations paritaires à charge de l'employeur et de l'employé.
En ce sens, elle se distingue de la responsabilité pénale de l'employeur - qui
est engagée lorsque celui-ci déduit des cotisations du salaire d'un employé ou ouvrier
et les détourne de leur destination (art. 87 LAVS) - laquelle ne concerne par
conséquent que les cotisations paritaires retenues par l'employeur sur le
salaire de l'employé. Par conséquent, le fait que les acomptes versés par la
société faillie couvrent les cotisations à charge des employés est sans
incidence sur le sort du litige dans la mesure où la responsabilité des
recourants est engagée aussi longtemps que les cotisations d'assurances
sociales à charge de l'employeur et de l'employé ne sont pas intégralement
payées, ce qui est en l'occurrence le cas."

 

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _),
dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc.
_), dagli attestati di carenza beni (cfr. doc. _), risulta chiaramente
l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 22'309.10.

 

                                         Del resto
il convenuto non ha contestato l'importo del danno come tale.

 

                               2.5.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.6.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.7.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b).

 

                               2.8.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico dalla costituzione della società
sino al 31 dicembre 2000, data delle dimissioni, con diritto di firma
individuale (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato).

 

                            2.8.1.   __________
sostiene di non poter essere reso responsabile del danno subito dalla Cassa, in
quanto egli non si sarebbe mai occupato dell'amministrazione e dei pagamenti
della società. 

 

                                         Accettando
il mandato di amministratore unico, __________ ha assunto tutti gli oneri che
da tale funzione derivano (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H
5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B,
H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H
405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01,
consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b). 

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo al direttore responsabile dell'amministrazione, bensì anche e
soprattutto all'amministratore unico __________, trattandosi di attribuzioni
inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001
nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S.,
consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura
"dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella
causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H
234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid.
3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).

                                         

                                         Nella
presente fattispecie le scarne argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde
__________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a
dire che non era lui "il direttore responsabile
dell'amministrazione/cassa".

                                         Gli
argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica
meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di
intervento sulla conduzione della __________, visto che sarebbero stati altri
ad avere in mani le redini della società e a deciderne l'andamento, non
concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso
della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.2). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS
adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, pretendendo
quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce
già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H
13/03, consid. 3.1).

                                         

                                         Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
amministratore unico di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di
controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid.
5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V
202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur
selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente esaminare i conti
una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie
dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA
del 15 dicembre 1993 nella causa N.). Inoltre il convenuto non ha speso parola
alcuna sulla possibilità che comunque aveva quale amministratore unico con
diritto di firma individuale, se solo avesse voluto, di ordinare il pagamento
dei contributi sociali (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02,
consid. 5.3).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo
giocato dalle persone responsabili della gestione (di cui non è dato di sapere
il nome), non giustifica comunque la passività di __________. Il convenuto non
poteva, nella veste di amministratore unico di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non
informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza
in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave
ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA
del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid.
6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che
i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA
del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile
2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27
gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3;
STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli
avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati
contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali
scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA
dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).

                                         Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza dell'amministratore di una società anonima. I
controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria
della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H
349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid.
3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001
nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che
navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e
precettarla sin dal mese di maggio 1998 (cfr. doc. _).

                                         Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato
immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).

                                         La lunga
permanenza nella società, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le
cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA
del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid.
10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del
13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).

                                         Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). 

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il
compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente
sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni
contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003
nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni
responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio
dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più
competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV
Nr. 9 consid 3a)

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di terze persone (il cui nome
non è stato indicato dal convenuto), si ricorda in questo contesto che l'art.
759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione
con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996,
pag. 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H
238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag. 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico (cfr. STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un
membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero
stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere
di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269), dovere
che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore
unico (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 31 279/01, consid. 3.2; STFA
del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa
F., H 153/01, consid. 6b; DTF 112 V 3
consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). 

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA
del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

 

                                         __________
ha dimissionato dalla carica di amministratore unico con effetto al 31 dicembre
2000 (Doc. _); a giusta ragione la Cassa ha limitato la responsabilità del
convenuto ai contributi peritetici AVS non soluti e scaduti al 30 settembre
2000, il cui acconto trimestrale era esigibile il 30 settembre e da pagare
entro il 10 ottobre, pari a fr. 22'309.10 (cfr. art. 34 cpv. 3 OAVS; art. 34
cpv. 4 v OAVS; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01
+ H 169/01, consid. 3.5.1; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H
405+406/00, consid. 4.2; cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H
282/01, consid. 3b).

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione è accolta.

                                         Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa cantonale di
compensazione AVS fr. 22'309.10.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti