# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 921fa2e1-e54c-58bd-993a-49ced09df2d4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-07-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.07.2009 D-3203/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3203-2009_2009-07-31.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3203/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 1  l u g l i o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Serbia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 15 maggio 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3203/2009

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il 2 aprile 2009,

i verbali d'audizione dell'interessato del 30 aprile 2009,

la decisione dell'UFM del 15 maggio 2009, notificata all'interessato il 
medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto dalla 
ricorrente),

il  ricorso inoltrato dall'insorgente in data 18 maggio 2009 (cfr. timbro 
del plico raccomandato),

la  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal 
pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo,

la decisione incidentale del 25 maggio 2009, con la quale il Tribunale 
amministrativo federale (TAF) ha autorizzato il ricorrente a soggiornare 
in  Svizzera fino a conclusione della  procedura ed ha accolto  la  sua 
domanda d'esenzione dal pagamento di un anticipo a copertura delle 
spese processuali, 

la  decisione incidentale del 25 maggio 2009,  con la  quale il  TAF ha 
invitato l'UFM a pronunciarsi in merito al ricorso del 18 maggio 2009,

la risposta dell'UFM del 9 giugno 2009, con cui l'autorità inferiore ha 
confermato pienamente la decisione impugnata,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e 
art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art. 52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere  di  etnia  (...)  e  di  aver  avuto,  fin  dalla  nascita,  dimora  a 
B._______ (Serbia), 

che il richiedente ha affermato di essere espatriato insieme al (...) nel 
(...); che tale decisione sarebbe scaturita  dalla  necessità  di  sfuggire 
alle  minacce  proferitegli  da  tre  sconosciuti;  che  quest'ultimi,  infatti, 
dopo  avere  acquistato  una  vettura  dal  ricorrente  e  dal  (...),  si 
sarebbero presentati a casa di quest'ultimo, avrebbero maltrattato lui e 
la  sua  famiglia  e  preteso  la  consegna  di  denaro  contante;  che  gli 
stessi, durante una seconda incursione, avrebbero dato fuoco alle sue 
terre,  minacciandolo  di  morte  in  caso  di  mancato  versamento  di 
ulteriore denaro ed ammonendolo nel contempo di  non denunciare i 
fatti  alla  polizia;  che,  dopodiché,  l'interessato  avrebbe  deciso,  di 
comune accordo col (...), di lasciare il Paese per sottrarsi alle minacce 
di cui parola,

che  egli  avrebbe  lasciato  B._______  munito  di  carta  d'identità  e 
raggiunto la Svizzera transitando per C._______ e D.________, senza 
mai subire controlli; che, prima di inoltrare la sua domanda d'asilo al 
Centro  di  registrazione  e  procedura  di  E._______,  egli  avrebbe 
soggiornato per due o tre giorni presso un secondo (...) a F._______,

che, nella decisione del 15 maggio 2009, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi 

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sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dal 
ricorrente sono inverosimili  siccome generiche ed infondate, di modo 
che  non  emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi 
d'esposizione  dell'interessato  a  persecuzioni  in  caso  di  rientro  in 
Patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, il ricorrente afferma che la Serbia non sarebbe da 
considerarsi un Paese sicuro per quel che concerne la minoranza (...), 
alla  luce  del  fatto  che,  nonostante  i  riconoscimenti  formali  dei  diritti 
delle minoranze, i (...) sarebbero tuttora oggetto di discriminazioni da 
parte  dello  Stato  e  di  terzi;  che  egli  dichiara  inoltre  che  la  sua 
situazione  sarebbe,  sebbene  causata  da  privati,  imputabile  alle 
autorità  serbe,  in  quanto  i  (...)  non  otterrebbero  da  esse  nessuna 
protezione concreta  in  caso di  bisogno,  bensì  verrebbero  addirittura 
trattati  male dalla  polizia; che il  ricorrente difende le  sue allegazioni 
rese  in  fase  di  audizione  definendole  dettagliate,  prive  di  grosse 
contraddizioni e conformi alla realtà ed all'esperienza generale di vita, 
ragione per cui dovrebbero essere considerate verosimili, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  lo  stesso  ha  altresì 
presentato  una  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali  e  del  relativo 
anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha 
inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al 
richiedente l’asilo  d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene 
alla sua situazione personale, 

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che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
1° aprile 2009, la Serbia nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di  persecuzioni  in 
detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, basti rilevare che il ricorrente si è contraddetto 
circa la collocazione temporale delle incursioni presso il suo domicilio 
da parte di  tre sconosciuti  (vale a dire gli  episodi  principe della sua 
vicenda): egli, infatti, ha dapprima vagamente situato la seconda visita 
"circa due-tre giorni dopo la vendita" del veicolo (cfr. verbale audizione 
sui motivi [in seguito: audizione II] del 30 aprile 2009 pag. 3/D6), per 
poi invece indicare con precisione che la stessa sarebbe invece stata 
messa in atto esattamente tre giorni dopo la vendita (cfr. ibidem pag. 
5/D27);  che,  riportando  il  contenuto  delle  minacce  subite  dopo  la 
seconda  visita,  il  ricorrente  ha  dichiarato  "[...]  ci  hanno  detto  che 
sarebbero ritornati entro sette giorni" (cfr. ibidem pag. 3/D6), versione 
che non combacia con quella resa qualche minuto dopo secondo cui 
"non  l'hanno detto  quando  sarebbero  tornati",  rispettivamente  "forse 

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avranno  dato  un  termine  a  mio  fratello,  ma io  non  ricordo  di  avere 
sentito" (cfr. ibidem pag. 11/D98-99); che, alla domanda se i suoi figli 
siano stati percossi o meno dai tre sconosciuti durante la prima visita, 
egli  dapprima risponde affermativamente (cfr. ibidem pag. 3/D6),  per 
poi,  invece,  dichiarare  di  non  saperlo  (cfr. ibidem pag.  7/D48);  che, 
come già rilevato dall'autorità inferiore, è inattendibile e contrario alle 
regole generali di vita che il ricorrente, presumendo che la distruzione 
della casa e la sparizione dei familiari sia da riportare agli sconosciuti 
di cui sopra, egli non abbia intrapreso azione alcuna per denunciare la 
situazione, rispettivamente non si sia maggiormente adoperato al fine 
di  ritrovare  moglie  e  figli,  limitandosi  a  chiamarli  invano sul  telefono 
portatile;  che,  in  considerazione  di  quanto  esposto,  v'è  ragione  di 
ritenere  che  la  vicenda  resa  dal  ricorrente  a  sostegno  della  sua 
domanda è manifestamente inverosimile,

che,  d'altronde,  le  asserite  minacce  di  morte  subite  non  sembrano 
avere  alcun  legame con  l'etnia  (...)  del  ricorrente,  contrariamente  a 
quanto  quest'ultimo  pretenderebbe  far  valere  indirettamente  nel 
memoriale di ricorso per giustificare la mancata denuncia dei presunti 
fatti  alle autorità serbe, da cui  – a suo dire – non potrebbe ottenere 
protezione  a  causa  della  sua  appartenenza  ad  una  minoranza 
notoriamente discriminata in Serbia (cfr. ricorso pag. 2); che in sede di 
audizione, infatti,  egli  non ha mai giustificato la sua passività dopo i 
presunti eventi con la mancanza di protezione da parte dello Stato a 
causa della sua etnia (...), bensì ha fornito tutt'altro tipo di spiegazione 
(cfr.  verbale  audizione  II  del  30  aprile  2009  pag.  8/D69  e 
11/D106-109);  che,  d'altronde,  dai  verbali  di  audizione  non  traspare 
che il richiedente abbia mai avuto problemi con le autorità (cfr. ibidem 
pag. 11/D105); che,  anzi,  egli  ha dichiarato di  avere vissuto sempre 
presso lo stesso domicilio sin dalla nascita (cfr. verbale audizione sui 
fatti del 30 aprile 2009 [in seguito: audizione I] del 30 aprile 2009 pag. 
1) ed essersi sempre mantenuto grazie alla vendita dei prodotti ricavati 
dalle sue stesse terre (cfr. ibidem pag. 2),

che, pertanto, non v'è  altresì  motivo di  considerare che il  ricorrente, 
nonostante la sua etnia (...),  non possa beneficiare di un'appropriata 
protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  nei  suo 
confronti da parte di terzi,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

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che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Serbia possa  violare l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del  18 aprile 1999 (Cost.,  RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il  ricorrente in patria al  rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105);  che 
l'insorgente si è limitato, con una generica affermazione di parte, a far 
valere in sede di ricorso l'esistenza di discriminazioni e violazioni dei 
diritti fondamentali nei confronti di persone di etnia (...), senza alcuna 
precisazione,  rispettivamente  senza  alcun  riferimento  concreto  alla 
sua vicenda personale e senza alcun mezzo di  prova a sostegno di 
quanto addotto (cfr. ricorso pag. 2), 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  TAF 
osserva nondimeno che in Serbia non vige attualmente una situazione 
di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga 
l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

che, pertanto, nel caso di specie non risultano manifestamente esservi 
indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che il  ricorrente non adempie le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

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che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale del 
ricorrente; che, infatti, il ricorrente è (...), ha sempre vissuto in Serbia 
presso  lo  stesso  domicilio  ufficiale  ed  ha  potuto  mantenersi  fino 
all'espatrio grazie alla (...) di cui è proprietario ed alla vendita dei (...) 
ricavati da tale attività (cfr. verbale audizione I pag. 2); che egli dispone 
inoltre di una rete familiare in Patria, ritenuto che come minimo i (...), 
una (...)  ed un (...)  vivono ancora in loco (cfr. ibidem pag. 2-3); che, 
lasciando la Serbia nel (...), egli è rimasto lontano dal suo Paese per 
un lasso di tempo relativamente corto; che egli dispone altresì di una 
carta  d'identità  tuttora valida (cfr. ibidem pag. 3-4); che egli  non ha, 
altresì,  preteso  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano 
giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  il  ricorrente,  disponendo  già  di  una  carta 
d'identità,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art. 8 cpv.  4  LAsi);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità  d'esito 
favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria è respinta (art. 65 cpv. 
1 PA),

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che, visto l'esito della procedura, le spese processuali CHF di 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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