# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ea15b1a-b3a1-5f1f-9fd0-08e8ff760527
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-04-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.04.2025 39.2025.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2025-1_2025-04-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  39.2025.1

   

  rs

  	
  Lugano

  7 aprile 2025        

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 gennaio 2025 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 7
  gennaio 2025 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di
  compensazione per gli assegni familiari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisione del 9 novembre 2022 la
Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari (in seguito la
Cassa) ha attribuito a RI 1, a favore del figlio __________, nato il __________
2022, un assegno integrativo di fr. 776.-- mensili per il periodo ottobre 2022
- luglio 2023 (cfr. doc. 2).

 

                                  Con ulteriore decisione del 9
novembre 2022 all’assicurata è stato riconosciuto il diritto a un assegno di
prima infanzia dal mese di ottobre 2022 al mese di luglio 2023 di fr. 775.--
mensili (cfr. doc. 1).

 

                          1.2.  Il 16 gennaio 2024 la Cassa
cantonale di compensazione per gli assegni familiari (in seguito: la Cassa) ha
ordinato a RI 1 di restituire l'importo di fr. 3'966.-- percepito indebitamente
a titolo di assegni integrativi e di prima infanzia da febbraio ad aprile 2023,
in quanto “(…) da informazioni in nostro possesso rileviamo che, per il
periodo dal 15 gennaio 2023 all’11 aprile 2023, con convenzione ufficiale per
l’affidamento a un centro educativo (CEM) __________ è stato collocato in internato
presso __________, rispettivamente, a decorrere dal 12 aprile 2023 al 18 ottobre
2023, con rientri settimanali” (cfr. doc. 15b).

 

                          1.3.  Il 19 febbraio 2024 RI 1, tramite
il padre, __________ (cfr. doc. 16a=doc. 4), ha chiesto di essere liberata
dall’obbligo della restituzione, facendo valere la propria buona fede e
l’impossibilità di restituire l’importo, anche ratealmente.

                                  È stato altresì specificato che
l’assicurata “è ancora in cura medica con certificato di incapacità
lavorativa al 100% a tempo indeterminato” (cfr. doc. 15-15a).

 

                          1.4.  La Cassa, il 5 aprile 2024, ha
emesso una decisione con la quale ha respinto la domanda di condono della
restituzione in questione, non riconoscendo all’assicurata il requisito della
buona fede, poiché “la signora RI 1 non ci ha comunicato tempestivamente che
il figlio __________ è stato collocato in internato presso __________”
(cfr. doc. 17a-17b). 

 

                          1.5.  Contro tale provvedimento il padre
di RI 1, il 21 aprile 2024, ha interposto reclamo, chiedendo in buona sostanza
di essere sentito oralmente (cfr. doc. 18).

 

                                  Con scritto del 19 giugno 2024 il
medesimo ha indicato che __________, dopo la nascita, su segnalazione della __________
all’Autorità regionale di protezione (ARP) di __________, è stato collocato
presso __________, dove anche l’assicurata ha trascorso i primi mesi di vita
del suo bambino, fino a quando è stato trasferito a __________ - struttura che
ospita soltanto i bambini - e la madre è rientrata al suo domicilio.

                                  Inoltre __________ ha affermato:

 

" (…) In una
delle prime riunioni dell’ARP il presidente ha chiesto a mia figlia se era
d'accordo che tutte le pratiche sociali, assistenza, assegni integrativi,
istituti, ecc. fossero gestite dall'assistente sociale del Cantone, __________.
Mia figlia si è detta d'accordo.

Quindi l'ARP ha messo a verbale che l'assistente sociale del
cantone era incaricata per seguire tutte le pratiche.

__________ ha quindi seguito tutta la faccenda, andando alle
riunioni dell'ARP e andando alle varie riunioni con le educatrici di __________
e di __________.

Quando mia figlia ha lasciato __________ e il bambino è stato
trasferito a __________ ho chiesto a __________ come avrebbe potuto vivere non
avendo nessuna entrata. In allegato la mail di richiesta e la risposta di __________.

Ho quindi contattato l'assistente sociale del comune di __________,
Signora __________, perché tutte le pratiche dovevano partire da lei.

Anche l'assistente sociale di __________ conosceva bene tutta la
storia perché veniva alle riunioni dell'ARP e riceveva copia di tutte le decisioni
dell'ARP.

Lei mi ha detto che RI 1 aveva diritto agli assegni integrativi
API e AFI, come mi aveva detto l'assistente sociale del Cantone. Per quel che
riguarda l'assistenza mi ha detto che ci sarebbe voluto dei mesi e in questi
mesi mia figlia avrebbe ricevuto solo API e AFI per sopravvivere. In questi
mesi ho dovuto aiutare economicamente mia figlia e questo aiuto è stato in
seguito dedotto dalla prestazione assistenziale stabilita per mia figlia.

Per concludere:

La sola cosa che ho fatto è portare i documenti richiesti di volta
in volta all'assistente sociale del Comune.

lo non avevo nessuna idea di cosa fossero di preciso AFI e API e
di come funzionasse la prestazione assistenziale e non ho fatto nessuna
ricerca.

Non ho fatto nessuna ricerca perché mi sentivo tranquillo visto
che tutto era gestito dall'assistente sociale del Cantone, __________, che
lavora per il vostro stesso dipartimento ed era stata incaricata dall'ARP di __________
per gestire il tutto. (…)” (Doc. 21)

 

                                  Nel messaggio di posta
elettronica del 31 gennaio 2023 menzionato __________, operatrice sociale
dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP), alla richiesta del 27 gennaio
2023 formulata dal padre dell’assicurata e volta a “capire esattamente la
situazione economica assistenziale della RI 1. Questo per gestire le entrate e
le uscite. Quanto riceve mensilmente, chi paga la cassa malati, chi paga il
soggiorno di __________ alla __________” (cfr. doc. 21c=V4), ha così
risposto:

 

" (…) Le sue
entrate economiche raggiungono circa CHF 2'500.- mensili e si compongono dagli assegni
familiari integrativi (AFI), dall'assegno parentale di prima infanzia (API),
dal presunto contributo alimentare che dovrebbe versare __________ e dagli
assegni familiari. In aggiunta, RI 1 beneficia della riduzione del premio cassa
malati (RIPAM) e ha inoltrato la richiesta per l'ottenimento dell'assegno
parentale di CHF 3'000.-.

Dal nostro canto, riteniamo opportuno che RI 1 e __________
procedano quanto prima con la stipulazione di un contratto di mantenimento
alimentare in favore del bambino presso l'ARP__________; tale procedura
consentirebbe a RI 1 di procedere con l'eventuale richiesta di anticipo
alimenti presso l'UAP di __________ nel caso in cui __________ non dovesse
versare il contributo alimentare mensile in favore del bambino.” (Doc. 21b=V4)

 

                          1.6.  Il 24 luglio 2024 ha avuto luogo a __________
un incontro tra, da una parte, __________, Capo Gruppo, e __________ del
Servizio centrale delle prestazioni sociali e, dall’altra, __________ (cfr.
doc. 22; 23). Dal relativo verbale si evince:

 

" (…) __________
è stato collocato a __________ – in internato – per il periodo dal 15 gennaio
2023 all’11 aprile 2023 per poi rientrare al domicilio e ricongiungersi così alla
madre. Tali comunicazioni alla Cassa sono pervenute unicamente in data 9 maggio
2023.

Dopo un'istruttoria esperita dalla Cassa, in data 10 maggio 2023
abbiamo ricevuto, direttamente dall'ufficio preposto, copia della convenzione
ufficiale per l'affidamento a un centro educativo (CEM).

Il signor __________ sostengono (recte: sostiene) che era
la signora __________, assistente sociale, a dover occuparsi di tutte le
partiche sociali, assistenza, assegni integrativo, ecc.

Si segnala che per la signora RI 1 non è mai stata prevista alcuna
curatela amministrativa e pertanto è compito di quest'ultima occuparsi anche
delle questioni amministrative.

Informiamo inoltre che non esiste un obbligo tra le diverse
amministrazioni di annunciare vicendevolmente tutti i dati riguardanti
assicurati per i quali è stato aperto un incarto nel senso che ogni
informazione acquisita a un ufficio debba automaticamente essere trasmessa agli
altri organi amministrativi per conoscenza.

Inoltre si precisa che sulle nostre decisioni è menzionato chiaramente
ed in grassetto, l'Obbligo di annunciare ogni cambiamento della situazione
personale ed economica, all'ufficio che ha emanato la decisione.

Il signor __________ comunica che, nel periodo dal 15 gennaio 2023
all’11 aprile 2023, il figlio è stato internato solo le prime due settimane
circa, in seguito ha iniziato a rientrare al domicilio della madre con pernottamento
(inizialmente un giorno, poi due, fino ad arrivare 5 volte alla settimana). Il
tutto è stato deciso tramite ARP.

Per quanto concerne l'AFl - secondo l'art. 20 cpv. 2 del
Regolamento Laf (Legge sugli assegni di famiglia), l’affidamento può rivestire
la forma giornaliera, settimanale, mensile o anche annuale. In caso di
affidamento autorizzato dall'Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP), il
genitore coabita con il figlio se esso rientra almeno con un pernottamento
settimanale presso l'abitazione del genitore.

Per quanto concerne l'APl - secondo l'art. 21 cpv. 2 del
Regolamento Laf il genitore coabita con il figlio se vive costantemente con lo
stesso. In particolare il figlio deve rientrare ogni sera presso l’abitazione
del suo genitore. (…)” (Doc. 23)

 

                          1.7.  L’amministrazione, il 7 gennaio
2025, ha emanato una decisione su reclamo, con la quale ha confermato il
provvedimento del 5 aprile 2024, rilevando:

 

" (…)

6. Con reclamo si ammette di non aver segnalato
direttamente alla Cassa la fine della coabitazione tra la reclamante e il
figlio __________, pensando che tale segnalazione sarebbe stata fatta
proseguire automaticamente dagli enti interessati. Nonostante ciò la reclamante
ha continuato a percepire l’AFI/API senza avere ricevuto alcuna modifica di
decisione, la stessa doveva quindi rendersi conto che la sua supposizione non
era corretta e conseguentemente contattare la Cassa per chiedere ragguagli in
merito.

Orbene, non essendo stata data, al Servizio
centrale delle prestazioni sociali, la comunicazione relativa alla coabitazione
tra la reclamante e il figlio __________, la buona fede non può essere ammessa.

Nel caso specifico la Cassa è infatti venuta a conoscenza del
collocamento in internato del figlio __________ unicamente in data 9 maggio
2023 a seguito di un colloquio telefonico con __________, la quale ha
confermato che la reclamante non risiedeva più presso di loro a decorrere dal 15
gennaio 2023, mentre il figlio __________ era rimasto collocato, senza rientri
al domicilio della madre, fino all'11 aprile 2023.

Sempre il 9 maggio 2023, è stata trasmessa in formato elettronico
da parte della __________, una dichiarazione nella quale si confermava il
collocamento di __________ in internato c/o __________.

A seguito di un'istruttoria, la Cassa, in data 10 maggio 2023, ha
ricevuto direttamente dall'ufficio preposto, copia della convenzione ufficiale
per l'affidamento a un centro educativo (CEM), dalla quale si comprovava
nuovamente il collocamento in internato di __________.

Dalle evenienze riportate risultano disattesi gli obblighi di
informazione, riportati su ogni decisione emessa. La reclamante era
perfettamente a conoscenza che ogni cambiamento della situazione personale è da
comunicare tempestivamente all'autorità decisionale competente per il pagamento
della prestazione.

Non comunicando tempestivamente alla Cassa il collocamento del
figlio __________, allorquando si beneficia di assegni calcolati per una
specifica unità di riferimento, si impedisce in particolare alla Cassa di
verificare il diritto alle prestazioni sociali.

In simili condizioni, nuovamente la buona fede della reclamante -
intesa quale presupposto necessario per poter ottenere il condono della
prestazione chiesta in restituzione - deve essere esclusa.

Nel caso di specie, non sussistendo i presupposti per il
riconoscimento della buona fede, non si entra quindi nel merito dell'onere
troppo grave. (…)” (Doc. A1 pag. 3-4)

 

                          1.8.  Contro la decisione su reclamo del
7 gennaio 2025 __________, quale rappresentante della figlia RI 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha ribadito la domanda di condono
dell’importo chiestole in restituzione, essendo in buona fede. Al riguardo egli
ha addotto:

 

" (…) Non è
assolutamente mia intenzione approfittare dell'aiuto sociale. Ho un grande
rispetto per l'aiuto sociale fornito dal Cantone.

Tutta questa storia mi è costata un mare di soldi e fortunatamente
si sta risolvendo al meglio.

Mia figlia, con il piccolo __________, stanno cominciando a vivere
una vita normale, pur con ancora delle difficoltà economiche, ma con una bella
armonia.

Per questo non finirò mai di ringraziare l'ARP di __________ e
tutte le strutture sociali del Cantone che ci hanno aiutato.

lo non ho fatto altro che affidarmi, come previsto dalle regole,
all'assistente sociale del Comune di __________ perché tutta la pratica doveva
passare forzatamente da lei che inoltrava poi il tutto allo sportello LAPS.

Lei era al corrente su tutto, anche del collocamento del piccolo __________
a __________ con i vari congedi per il rientro a casa. Riceveva in copia tutte
le decisioni dell'ARP di __________.

lo non ho fatto altro che portargli vari documenti che chiedeva
nei vari appuntamenti fissati nel Comune di __________.

Ovviamente non ho fatto uno studio su tutte le regole degli
assegni AFI e API perché è il suo mestiere. (…)” (Doc. I)

 

                          1.9.  Nella sua risposta del 3 febbraio 2025 la Cassa ha postulato
la reiezione dell’impugnativa di diritto, puntualizzando che “volendo
valutare l’adempimento del presupposto della buona fede, la Cassa ritiene che
indipendentemente dai pretesi errori commessi dall’assistente sociale del
Comune di __________, risultano disattesi gli obblighi di informazione,
riportati tra l’altro su ogni decisione emessa, come pure su ciascuna conferma
d’inoltro della richiesta di prestazioni Laps (documento sottoscritto dalla
richiedente). La signora RI 1 era ed è perfettamente a conoscenza che ogni
cambiamento della situazione economica è da comunicare tempestivamente
all’autorità decisionale competente per il pagamento delle prestazioni”
(cfr. doc. III).

 

                        1.10.  L’11 febbraio 2025 __________ ha
prodotto alcuni documenti (doc. V2: decisione del 18 ottobre 2023 con la quale
l’ARP ha, in particolare, revocato con effetto immediato il collocamento di __________
presso __________ e ha decretato la ripresa della custodia sul figlio da parte
di RI 1 con facoltà di determinarne il luogo di dimora; doc. V3: decisione del
6 ottobre 2023 con cui l’ARP ha revocato il provvedimento pronunciato con
decreto cautelare del 17 aprile 2023 che aveva predisposto di sottoporsi a
cadenza mensile (il precedente decreto del 1° settembre 2022 prevedeva
controlli settimanali) presso __________ - ad analisi mediche a sorpresa
finalizzate all’accertamento di consumo di sostanze stupefacenti legali o
illegali; doc. V4: scambio di messaggi di posta elettronica del 27 e del 31
gennaio 20’23 tra __________ e __________ dell’UAP).

                                  Inoltre il padre dell’insorgente
ha asserito a sostegno della pretesa buona fede:

 

" (…) Durante
una delle prime riunioni con l’ARP, dove erano tutti presenti, il presidente
dell’ARP, avvocato __________, ha dato mandato all’Assistente sociale del
Cantone, __________, di seguire tutte le pratiche con gli istituti sociali
riguardanti mia figlia e il piccolo __________.

Non era un obbligo. __________ ha accettato
il mandato e mia figlia ha dato il suo consenso.

L’Assistente sociale del Cantone, __________,
sapendo che con il rientro a domicilio di mia figlia il bambino è rimasto
collocato in istituto, mi dice che mia figlia per sopravvivere ha il diritto di
ricevere gli assegni AFI e API.

L’Assistente sociale del Comune di __________,
anche lei sapendo che il bambino non rientrava a domicilio (era presente alle
varie riunioni con l’ARP) mi dice la stessa cosa e fa tutta la pratica per far
ricevere a mia figlia gli assegni AFI e API.

Per concludere, sinceramente, non capisco
cos’altro avrei dovuto fare.” (Doc. V)

 

                        1.11.  L’amministrazione ha preso posizione
in merito al doc. V con scritto del 17 febbraio 2025 (cfr. doc. VII).

 

                        1.12.  Il doc. VII è stato inviato per
conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. VIII).

 

considerato                  in diritto

 

                          2.1.  Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la Cassa abbia correttamente o meno negato alla
ricorrente il condono della restituzione dell'importo di fr. 3'966.--,
percepiti a torto a titolo di assegni integrativi e di prima infanzia nel
periodo da febbraio ad aprile 2023.

 

                          2.2.  L’art. 46 Laf prevede che alle
prestazioni familiari cantonali sono applicabili, sempreché la legge non
preveda espressamente una deroga, le disposizioni, segnatamente, della Laps e
della LPGA.

 

                                  L’art. 30 Laps, relativo alla
notificazione in caso di cambiamento delle condizioni, prevede che:

 

" 1Le persone che
compongono l’unità di riferimento sono tenute a notificare tempestivamente agli
organi amministrativi competenti per l’applicazione della legge e delle leggi
speciali qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione. 

2Qualsiasi
persona o servizio che partecipa all’esecuzione della legge o delle leggi
speciali ha l’obbligo di informare l’organo amministrativo competente se
apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione delle prestazioni
hanno subito modifiche.”

 

                                  In proposito l’art. 10 Reg.Laps
precisa che:    

 

" È
considerato cambiamento rilevante:

a) un
cambiamento pari ad un importo di almeno Fr. 1200.-- annui del reddito
disponibile residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante
per la decisione più recente; 

b) una variazione della composizione dell'unità di
riferimento."

 

                          2.3.  Per quanto
riguarda l’obbligo di restituzione e il condono, l’art. 26 Laps sancisce: 

 

" La
prestazione sociale indebitamente percepita deve essere restituita. (cpv.1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui l'organo amministrativo competente ha avuto conoscenza
dell'indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in parte, se il titolare
del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona fede e se, tenuto
conto delle condizioni economiche dell'unità di riferimento al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo grave. (cpv. 3)

I coniugati e i conviventi sono solidalmente tenuti alla
restituzione. (cpv. 4)"

 

                                  Il Messaggio relativo
all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per quanto attiene
all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni percepite indebitamente
e il relativo condono, è applicabile la consolidata giurisprudenza del TCA e
del TFA (Tribunale federale della assicurazioni; dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) in materia di prestazioni complementari (cfr. Messaggio N. 4773, p.to
12 ad art. 26).  

 

                          2.4.  Per quanto riguarda i presupposti
del condono, va innanzitutto ricordato che la giurisprudenza, relativamente al
concetto di buona fede, distingue la mancanza di coscienza dell'irregolarità
commessa dalla questione a sapere se, nelle circostanze concrete l'interessato
poteva invocare la buona fede o avrebbe dovuto, facendo prova dell'attenzione
da lui esigibile, riconoscere l'errore di diritto commesso. Il Tribunale
federale ha stabilito che la problematica relativa alla coscienza dell'irregolarità
commessa è una questione di fatto, per contro quella concernente l'attenzione
esigibile è di diritto (cfr. STF 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022 consid.
5.1.-5.2.; STFA C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 p.
10; SVR 200 EL Nr. 9 p. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 =
Pratique VSI 1996 p. 269). 

 

                                  La buona fede non è compatibile
con un comportamento di grave negligenza da parte dell'assicurato (Ulrich Meyer-Blaser, Die Rückerstattung
von Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995 pag. 481). 

 

                                  Secondo l'art. 3 cpv. 2 CC, che è
applicabile per analogia:

 

" Nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui.".

 

                                  Compete al giudice inoltre, sulla
base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente dalle conoscenze e dalle
attitudini particolari della parte, determinare il grado dell'attenzione
richiesta (DTF 79 II 59). 

 

                                  La buona fede deve essere quindi
esclusa, qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire
(violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano imputabili a
comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato. 

                                  Viceversa l'assicurato può
prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi unicamente
di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STF
8C_264/2024 del 14 novembre 2024 consid. 4.2.; STF 8C_107/2023 del 5 luglio
2023 consid. 3.1.-3.2.; STF 9C_463/2016 del 12 luglio 2017 consid., 2.1.; STF
8C_373/2016 del 29 marzo 2017 consid. 4, pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144;
STF 8C_79/2017 del 30 giugno 2017 consid. 4.1.; STFA P 4/04 del 20 giugno 2005
consid. 2.2.; STFA C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 2.3.;
SVR 2003 IV Nr. 4 p. 10; Pratique VSI 1994 p. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V 105,
110 V 180 consid. 3c, 102 V 245 consid. a) oppure se non ha violato tale
obbligo (U. Meyer-Blaser, op.
cit., 481/482). 

                                  Il
grado di diligenza richiesto viene valutato in base a un parametro oggettivo,
anche se non si può ignorare ciò che è soggettivamente possibile e ragionevole
per la persona interessata, ovvero la capacità di giudizio, lo stato di salute,
il livello di istruzione, ecc. (cfr. STF 8C_264/2024 del 14 novembre
2024 consid. 4.2.; DTF 138 V 218 consid. 4).

 

                                  La negligenza grave è data quando
un avente diritto non si conforma a ciò che può ragionevolmente essere preteso
da una persona capace di discernimento in una situazione identica e nelle stesse
circostanze (cfr. STF 8C_107/2023 del 5 luglio 2023 consid. 3.1.; STF
8C_347/2019 del 17 agosto 2020 consid. 4; STF 8C_129/2015 del 13 luglio 2015
consid. 4).

 

                          2.5.  Il requisito dell'onere gravoso è
intimamente legato alla situazione economica della persona tenuta a restituire
l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità finanziarie. 

 

                                  Dovrà, pertanto, essere stabilito
concretamente, tenendo conto della particolare situazione patrimoniale
dell'obbligato al momento di restituire.

 

                          2.6.  Nella presente evenienza
l’amministrazione ha negato il condono della restituzione dell’importo degli
AFI e degli API percepiti dalla ricorrente da febbraio ad aprile 2023 ordinata
con decisione del 16 gennaio 2024 e cresciuta in giudicato incontestata,
ritenendo che in concreto la condizione della buona fede non sia ossequiata.
Più precisamente è stato evidenziato che l’insorgente non ha comunicato
tempestivamente alla Cassa che, dopo il periodo trascorso insieme presso __________,
il figlio __________, il 15 gennaio 2023, è stato collocato in internato presso
__________, dove è rimasto fino all’11 aprile 2023, mentre lei è rientrata al
proprio domicilio (cfr. doc. 17a; A1; 7a; consid. 1.4.; 1.7.).

 

                                  La
parte ricorrente, per contro, sostiene di adempiere i requisiti della buona
fede e dell’onere gravoso.     

                                  In
relazione segnatamente al presupposto della buona fede, è stato fatto valere,
da un lato, di essersi affidati all'assistente sociale del Comune di __________,
la quale era al corrente del collocamento del piccolo __________ a __________, perché
la pratica doveva passare forzatamente da lei che inoltrava poi il tutto allo
sportello LAPS. 

                                  Dall’altro, che l’Assistente
sociale del Cantone, __________, alla quale il presidente dell’ARP __________,
in occasione di una delle prime riunioni, aveva dato mandato - accettato dalla
medesima - di seguire tutte le pratiche con gli istituti sociali riguardanti RI
1 e __________ e che era a conoscenza che il bambino, al momento del rientro a
domicilio della madre, era rimasto in istituto, ha comunicato al padre
dell’insorgente che quest’ultima, per sopravvivere, aveva diritto di ricevere
gli assegni AFI e API (cfr. doc. I; V; 1.8.; 1.10.).

 

                          2.7.  Chiamata a dirimere la presente
fattispecie, questa Corte rileva innanzitutto che è vero che le decisioni di
attribuzione degli AFI e degli API del 9 novembre 2022 riportano:

 

" Obbligo
di annunciare ogni cambiamento della situazione personale o economica

Ogni cambiamento delle condizioni personali
ed economiche dei membri dell’unità di riferimento indicati nell’allegata
tabella di calcolo deve essere annunciato immediatamente all’Istituto delle
assicurazioni sociali, Cassa cantonale di compensazione per gli assegni
familiari, Servizio centrale delle prestazioni sociali, Via Ghiringhelli 15a,
6501 Bellinzona.

In particolare quanto segue:

- l’inoltro di una richiesta di prestazione
pubblica o privata per ogni componente dell’unità di riferimento (per esempio:
rendita AI; indennità giornaliera AI; disoccupazione, ecc.);

- la variazione dell’unità di riferimento
(per esempio: nascita di un figlio o decesso del coniuge o di un figlio che è
considerato nel calcolo, l’inizio o la fine di una convivenza);

- il cambiamento di domicilio;

- il cambiamento di stato civile (per
esempio: la separazione, il divorzio o il nuovo matrimonio);

- l’assenza dal Cantone superiore ad un
mese per ogni membro dell’unità di riferimento;

- l'inizio, la cessazione o l'interruzione
dell'apprendistato, oppure la fine o l'interruzione della formazione
scolastica;

- l'inizio o la cessazione di una attività
lucrativa;

- l'aumento o la diminuzione del reddito o
della sostanza (per esempio: eredità, donazioni, rendite, pensioni, ecc.);

- la vendita di beni immobiliari e/o
mobiliari;

- l'inizio o la fine delle prestazioni
concesse da una cassa malattia o 

  da un'assicurazione privata. (…)” (Doc.
2a; 1a)

 

                                  Del resto l’art. 30 Laps,
riguardante la notificazione in caso di cambiamento delle condizioni, al cpv. 1
prevede che le persone che compongono l’unità di riferimento sono tenute a
notificare tempestivamente agli organi amministrativi competenti per
l’applicazione della legge e delle leggi speciali qualsiasi cambiamento
importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l’erogazione di una
prestazione (cfr. consid. 2.2.).

 

                                  Il cpv. 2 di tale disposto
enuncia, però, che qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione
della legge o delle leggi speciali ha l’obbligo di informare l’organo amministrativo
competente se apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione delle
prestazioni hanno subito modifiche (cfr. consid. 2.2.).

 

                                  Quest’ultimo capoverso è stato
introdotto nella Laps a far tempo dal 1° ottobre 2006.

 

                                  Dal Messaggio 5723 del 25 ottobre
2005 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps), p.to 2.5.10,
si evince:

 

" 2.5.10 Notificazione in caso di cambiamento delle condizioni (art. 30
Laps)

Il nuovo art. 30 Laps viene
riformulato, riprendendo mutatis mutandis, i principi esposti all’art.
31 LPGA.

Si fa rilevare che il nuovo
art. 30 cpv. 2 Laps si differenzia dal nuovo art. 29 cpv. 2 Laps (n.d.r.:
riguardante l’assistenza giudiziaria e amministrativa
che interviene su richiesta scritta e motivata) sopra descritto, in quanto in tal caso
l’assistenza amministrativa deve essere fornita d’ufficio, cioè anche senza
previa richiesta scritta e motivata. Pure questa nuova disposizione della Laps
è da considerare una lex specialis rispetto all’art. 31 Laps che
disciplina l’obbligo del segreto.”

 

                                  Ai sensi dell’art. 31 LPGA,
relativo alla notificazione in caso di cambiamento delle condizioni:

 

" 1L’avente diritto, i suoi congiunti o i
terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a notificare all’assicuratore
o, secondo i casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambiamento
importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l’erogazione di una
prestazione.

2Qualsiasi persona
o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha
l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni
determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche.”

 

                                  L’art. 31 cpv. 2 LPGA concerne le
modifiche che hanno effetto sulle prestazioni durevoli in corso (cfr. STF 9C_512/2015
del 15 ottobre 2015 consid. 4.4.).

 

                                  In una sentenza 8C_870/2013 del
19 agosto 2014, a proposito dell’art. 31 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale,
riprendendo quanto affermato in dottrina da Ueli
Kieser, ha precisato:

 

" (…)

3.2.2. Laut dem vorinstanzlich
angesprochenen KIESER, ATSG-Kommentar, 2. Aufl., Zürich/Basel/Genf 2009, Rz 16
und 26 f. zu Art. 31, beurteilt sich die Frage, wer gemäss Abs. 2 dieser
Bestimmung zu den meldepflichtigen Personen oder Stellen gehört, nach dem
Kriterium der Beteiligung an der Durchführung der Sozialversicherung. Dabei hat
der Gesetzgeber einen weiten Kreis gewählt, weil er - anders als etwa in Abs. 1
- nicht von Versicherungsträgern oder Durchführungsorganen spricht. Allerdings
besteht keine Rangfolge der Meldepflicht, sodass aus deren Nichterfüllung keine
Folgerungen für das Bestehen anderer Meldepflichten gezogen werden können. So
wird etwa die leistungsbeziehende Person nicht dadurch entlastet, dass eine
andere Sozialversicherung, die Kenntnis von der Sachverhaltsänderung erhalten
hat, diese Kenntnis nicht weiterleitet. (…).” (La sottolineatura è
della redattrice)

 

                                  Cfr. pure da U. Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 2024, ad art. 31 n.
48).

 

                                  Anche Guy Longchamp, in Anne-Sylvie
Dupont e Ueli Margit Moser Szeless,
Commentaire romand Loi sur la partie générale des assurances sociales, 2018, n.
33 e 35, ha puntualizzato che non esiste un ordine prestabilito dell’obbligo di
annunciare. Ciò in virtù dell’ampia cerchia di persone tenute a comunicare le
modifiche delle circostanze importanti. In effetti il legislatore sembra avere
voluto ampliare il numero di persone interessate, visto che non si riferisce,
contrariamente all’art. 31 cpv. 1 LPGA, ai soli assicuratori o a un organo
competente (cfr. U. Kieser, op.
cit., 2024, ad art. 31 n. 41).

                                  La violazione da parte di una
delle persone tenute a comunicare non libera l’altra in caso di mancato
rispetto del proprio obbligo di notifica. D’altra parte, l’avente diritto deve
notificare i cambiamenti importanti delle circostanze determinanti, malgrado un
assicuratore sociale che ha saputo di tale modifica non trasmetta
l’informazione.

                                  In tal caso può semmai entrare in
linea di conto un’eventuale responsabilità ex art. 78 LPGA (“gli enti di
diritto pubblico, gli organismi fondatori privati e gli assicuratori
rispondono, in qualità di garanti dell'attività degli organi d'esecuzione delle
assicurazioni sociali, per i danni causati illecitamente a un assicurato o a
terzi da parte degli organi d'esecuzione o dei loro funzionari”).

                                  Cfr. STFA I 806/04 del 15 marzo
2005 consid. 4.2.2.; U. Kieser,
op. cit., 2024, ad art. 31 n. 61).

 

                                  Per completezza giova rilevare
che con giudizio 9C_369/2013 del 2 settembre 2014, pubblicato in DTF 140 V 521,
l’Alta Corte ha stabilito che dev'essere imputata a una Cassa di compensazione
la conoscenza di un cambiamento di stato civile (nella fattispecie esaminata
dal TF era intervenuto un nuovo matrimonio), che ha un'influenza sulle
condizioni determinanti per l'erogazione della prestazione (in quel caso
concreto si trattava di una rendita vedovile), noto ad un'agenzia comunale
delle assicurazioni sociali ma la cui informazione non è stata trasmessa alla
sede centrale (consid. 6).

                                  Ciò significa che, “dal punto
di vista giuridico, quanto è conosciuto dall'agenzia comunale è parimenti
conosciuto, rispettivamente attribuibile alla conoscenza della Cassa, e
pertanto da quel momento comincia a decorrere il termine di perenzione nel
senso dell'art. 25 cpv. 2 LPGA” (cfr. STF 9C_450/2022 del 28 marzo 2023).

                                  La nostra Massima Istanza, nella
sentenza 9C_369/2013, ha, tuttavia, deciso che questo principio non si applica
quando un collaboratore di agenzia non viene a conoscenza del nuovo matrimonio
di un beneficiario di una rendita vedovile nel quadro della sua attività
professionale, ma nel quadro di quella privata. Né l'art. 31 cpv. 2 LPGA (consid.
7.1) né il dovere generale di fedeltà derivante dal contratto di lavoro
(consid. 7.2) comportano l'obbligo per i collaboratori di un assicuratore
sociale di utilizzare nell'attività ufficiale quanto appreso a titolo privato.

 

                                  Ne discende che, siccome l’art.
30 cpv. 2 Laps ha ripreso il tenore e il concetto di cui all’art. 31 cpv. 2
LPGA (cfr. Messaggio 5723 del 25 ottobre 2005 p.to 2.5.10), anche l’art. 30
Laps deve essere interpretato nel senso che la violazione da parte di una delle
persone tenute a comunicare non libera l’altra in caso di mancato rispetto del
proprio obbligo di notifica. In particolare il beneficiario di prestazioni sociali
cantonali non è comunque esentato dall’informare l’autorità competente in caso
di modifica delle condizioni determinanti per l’erogazione delle prestazioni,
anche qualora un’altra persona o servizio che partecipa all’esecuzione della
legge o delle leggi speciali che ha conoscenza del cambiamento non ne informa l’organo
amministrativo competente. 

 

                          2.8.  In concreto dalle carte processuali
si evince che l’operatrice sociale dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione
(UAP), __________, nonché l’assistente sociale del Comune di __________ dove è
domiciliata la ricorrente, __________, sapevano del collocamento di __________
presso __________ dal 15 gennaio 2023 (cfr. doc. 7a), allorché l’insorgente,
dopo il soggiorno con il presso __________, era rientrata nella propria
abitazione.

 

                                  In effetti in un messaggio di
posta elettronica del 27 gennaio 2023 indirizzato a __________, la quale ha
risposto il 31 gennaio 2023 (cfr. doc. 21b=V4; consid. 1.5.), __________ ha
indicato, da una parte, che __________ si trovava presso la __________,
dall’altra, che era in previsione un ricovero di RI 1 (cfr. doc. 21c=V4).

 

                                  Il padre della ricorrente, in un
seguente messaggio di posta elettronica dell’8 febbraio 2023, ha poi asserito
all’attenzione di __________, che ha dato seguito allo stesso il 9 febbraio
2023 (cfr. doc. A5), in particolare, che “adesso che RI 1 non è più a __________
c’è da pagare solo la retta del figlio __________” (cfr. doc. A5).

 

                                  Inoltre dal verbale del 9
febbraio 2023 dell’udienza davanti all’ARP __________, in cui è stato deciso
che __________ rimaneva collocato in protezione a __________ ed è stato
specificato che l’insorgente, dal 2 febbraio 2023, era degente in ospedale a __________,
emerge che __________ e __________ erano presenti in tale occasione (cfr. doc.
13).

 

                                  Non risulta, però, che l’operatrice
sociale dell’UAP e/o l’assistente sociale del Comune abbiano informato della
permanenza in istituto del bambino la Cassa che erogava alla ricorrente gli API
e gli AFI di cui entrambe erano al corrente (cfr. doc. A4; A5; 21b=V4).

 

                                  Al contrario __________, nel
messaggio di posta elettronica del 31 gennaio 2023 appena menzionato, ha
indicato al padre dell’assicurata, che l’aveva interpellata per “capire
esattamente la situazione economica assistenziale della RI 1. Questo per
gestire le entrate e le uscite. Quanto riceve mensilmente, chi paga la cassa
malati, chi paga il soggiorno di __________ alla __________” (cfr. doc.
21c=V4), che “le sue entrate economiche raggiungono circa CHF 2'500.-
mensili e si compongono dagli assegni familiari integrativi (AFI), dall'assegno
parentale di prima infanzia (API), dal presunto contributo alimentare che
dovrebbe versare __________ e dagli assegni familiari. In aggiunta, RI 1
beneficia della riduzione del premio cassa malati (RIPAM) e ha inoltrato la
richiesta per l'ottenimento dell'assegno parentale di CHF 3'000.-.” (cfr.
doc. 21b=V4) 

 

                                  Il 9 febbraio 2023 la medesima
ha, poi, precisato a __________, che l’aveva contattata l’8 febbraio 2023 (cfr.
doc. A5), come rilevato sopra, che, sulla base delle informazioni fornite
dall’assistente sociale comunale, a quel momento la ricorrente percepiva
unicamente gli AFI e API.

                                  È vero che ella ha aggiunto che
una variazione che si sarebbe dovuta apportare dal punto di vista
amministrativo era il “ricalcolo dell’importo degli API siccome attualmente RI
1 non risiede più presso CSE” (cfr. doc. A5).

                                  Tuttavia pochi giorni dopo __________,
alla quale il padre dell’insorgente il 15 febbraio 2023 aveva inviato “in
allegato i contributi AFI e API che riceve RI 1” e aveva chiesto, ritenuto
che gli assegni quale unica fonte di reddito non coprivano il minimo vitale suo
e del bambino, se non fosse possibile postulare la concessione dell’assistenza
sociale (cfr. doc. A4), ha puntualizzato (cfr. doc. A4) che “come le ho
spiegato l’altro giorno finché è collocata questo è il massimo che può
ricevere. Ne parliamo quando sarà dimessa” (n.d.r. dall’ospedale di __________
dove è rimasta degente fino a marzo 2023; cfr. doc. 13b).

 

                                  Vi è, pertanto, da chiedersi se
l’operatrice sociale dell’UAP e/o l’assistente sociale del Comune, nel loro
ruolo professionale, partecipino all’esecuzione della Laps e in casu della Laf
ai sensi dell’art. 30 cpv. 2 Laps (va ricordato che il legislatore con l’art.
31 cpv. 2 LPGA, il cui tenore è stato ripreso dall’art. 30 cpv. 2 Laps, ha
ampliato la cerchia di persone tenute a comunicare le modifiche delle
circostanze importanti per l’erogazione delle prestazioni; cfr. consid. 2.7.) e
di conseguenza, in applicazione di tale disposto, avessero dovuto notificare
all’organo amministrativo competente, ossia la Cassa, i cambiamenti delle
condizioni determinanti per il versamento degli AFI e degli API (cfr. consid.
2.7.).

 

                                  La risoluzione di tale questione non
è ad ogni modo dirimente nel caso di specie, in quanto, come visto sopra (cfr.
consid. 2.7.), la loro mancata informazione non esimeva la parte ricorrente dal
comunicare alla Cassa il perdurare del collocamento in istituto di __________,
anche dopo il rientro al domicilio della madre.

 

                                  Relativamente all’assistente
sociale comunale, giova comunque ricordare il ruolo svolto dai Comuni nella
procedura da seguire per richiedere e, se del caso, ottenere le prestazioni
sociali ai sensi della Laps, fra cui figurano gli assegni integrativi e di
prima infanzia (art. 2 cpv. 1 lett. g e h Laps) regolamentato all’art. 11
Reg.Laps, ovvero:

 

" 1Prima di inoltrare
una richiesta per l’ottenimento di una delle prestazioni sociali di cui
all’art. 2 cpv. 1 lett. a), f), g), h) e i) il cittadino si rivolge al suo
Comune di domicilio per ottenere le relative informazioni, raccogliere la
documentazione e fissare l’appuntamento presso lo sportello competente.

2Il Comune assiste il richiedente ad accedere allo sportello
ed a procurarsi i documenti necessari.

3Il
Comune trasmette allo sportello la documentazione completa almeno tre giorni
prima dell’appuntamento allo sportello.”

 

                                  Potrebbe, invece, teoricamente
essere considerata una responsabilità giusta l’art. 78 cpv. 1 LPGA (cfr.
consid. 2.7.).

                                  In concreto, però, da quanto
verrà esposto in seguito (cfr. consid. 2.10.), non entra in linea di conto un risarcimento del danno sulla base
dell'art. 78 LPGA.

 

                          2.9.  La parte ricorrente sostiene di
essersi affidata alle dichiarazioni dell’operatrice sociale dell’UAP e dell’assistente
sociale comunale, le quali in buona sostanza pur sapendo che __________ era
rimasto collocato nella struttura di protezione, mentre la madre era uscita,
hanno di fatto confermato la bontà del versamento degli AFI e API (cfr. doc. I;
V; consid. 1.8.; 1.10.; 2.8.).

 

                                  La
medesima ha, di conseguenza, implicitamente richiamato l’applicazione dell’art.
9 Cost., ossia la tutela della sua buona fede. 

 

                                  Il diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost.
consente al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e
che essa eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione
erronea possono obbligare l'amministrazione a concedere a un cittadino un
vantaggio contrario alla legge se i seguenti presupposti,
precisati da una lunga e consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente
adempiuti:

 

1.    Si tratta di
un’informazione senza riserve da parte dell’autorità;

                                  2.  l'autorità
deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone
determinate;

                                  3.  l'autorità
ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;

                                  4.  l'assicurato
non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione
ricevuta;

                                  5.  l'informazione
errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione che
gli è pregiudizievole;

                                  6.  la
legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data;

                                  7.  l’interesse
alla corretta applicazione del diritto oggettivo non prevale su quello alla
tutela della buona fede.

 

                                  (cfr. STF 8C_646/2022 del 23 agosto
2023 consid. 5.1., destinato alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale; STF
8C_73/2022 del 26 gennaio 2023 consid. 5.2.; STF 8C_271/2022 dell’11 novembre
2022 consid. 3.2.3.; STF 8C_458/2021 del 25 gennaio 2022 consid. 3.2.,
pubblicata in SVR 2022 ALV Nr. 26 pag. 92 e DLA 2022 N. 10 pag. 316; STF 8C_458/2021
del 25 gennaio 2022 consid. 3.2.; STF 9C_86/2021 del 14 giugno 2021 consid.
6.1.; STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 2.2.; STF 8C_625/2018 del 22
gennaio 2019, pubblicata in DLA 2019 N. 4 pag. 97; DTF 143 V 95 consid. 3.6.2.;
STF 9C_753/201 del 3 aprile 2017 consid. 6.1.; STF 8C_306/2015 del 25 agosto
2015 consid. 3.2.; STF 9C_5/2015 del 31 luglio 2015 consid. 3.; STF 9C_918/2007
del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; STF K 107/05 del 25 ottobre 2005 consid.
3.1.; STF C 270/04 del 4 luglio 2005 consid. 3.3.1.; STF C 218/03 del 28
gennaio 2004 consid. 2; STF C 25/02 del 29 agosto 2002; DTF 121 V 65, consid.
2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata).

                                  La
salvaguardia della buona fede non presuppone però sempre l'esistenza di
un'informazione o di una decisione sbagliate. Il diritto alla tutela della
buona fede può così anche essere invocato con successo in presenza,
semplicemente, di rassicurazioni o di un comportamento dell'amministrazione
suscettivi di fare nascere nell'amministrato determinate aspettative. In tale
evenienza, tuttavia, l'assicurato non può, conformemente all'art. 3 cpv. 2 CC,
prevalersi della propria buona fede se, nonostante i dubbi che si imponevano,
non ha agito con la diligenza richiesta dalle circostanze (cfr. STF 8C_165/2018
dell’11 febbraio 2019 consid. 4.3.2.; STF 9C_918/2007 del 14 gennaio 2009
consid. 4.1.; RAMI 1999 no. KV 97 pag. 525 consid. 4b).

 

                                  Ai sensi dell’art. 72
Laf:

 

" 1L’ordinamento
delle prestazioni familiari cantonali è applicato dalla Cassa cantonale di
compensazione per gli assegni familiari.

2Alla
Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari spetta, in
particolare:

a) la determinazione del diritto e il pagamento dell’assegno
integrativo;

b) la determinazione del diritto e il pagamento dell’assegno di
prima infanzia;

c) la determinazione del diritto e il pagamento dell’assegno
parentale; 

d) il controllo dell’assoggettamento delle persone che esercitano
un’attività lucrativa indipendente, delle persone senza attività lucrativa, dei
datori di lavoro e dei salariati il cui datore di lavoro non sottostà
all’obbligo contributivo.”

 

                                  Secondo l’art. 21 cpv. 4
Reg.Laps:

 

" L'organo
designato dalla legge speciale è inoltre competente per le revisioni e per le
decisioni di restituzione delle prestazioni indebitamente percepite."

 

                                  L’Ufficio
dell’aiuto e della protezione (UAP) e i Servizi sociali comunali non risultano,
invece, essere autorità competenti per stabilire se una persona abbia o meno
diritto agli AFI e agli API, né vi sono elementi per concludere che
l’operatrice sociale dell’UAP e/o l’assistente sociale del Comune abbiano
creduto di agire nei limiti delle proprie competenze.

 

                                  Ne consegue che in concreto la buona fede ex art. 9 Cost. della parte ricorrente non può essere
tutelata.

 

                        2.10.  Alla luce di quanto sopra (cfr.
consid. 2.8.; 2.9.) discende che la parte ricorrente era tenuta a informare la
Cassa del cambiamento intervenuto nella situazione personale di RI 1 al momento
in cui __________ è stato collocato a __________ nel gennaio 2023, conformemente
a quanto indicato nelle decisioni del 9 novembre 2022, e meglio all’obbligo di
annunciare ogni cambiamento della situazione personale o economica dei membri
dell’unità di riferimento (cfr. doc. 2a; 1a; consid. 2.7.).

 

                                  RI 1, nel periodo in cui ha
percepito gli AFI e gli API oggetto dell’ordine di restituzione (da febbraio ad
aprile 2023), viveva una situazione particolarmente problematica. 

                                  In effetti, dopo aver partorito
suo figlio il 30 luglio 2022, è stata collocata insieme al bambino presso __________
(la quale ospita madri e bambini con difficoltà sociali, donne maltrattate o
con problemi di dipendenza o psichiatrici; cfr. __________) fino a
gennaio 2023, quando è rientrata al proprio domicilio, senza, tuttavia, __________
che è rimasto a __________ (foyer che accoglie bambini da 0 a 6 anni senza i genitori a
seguito di misure di protezione emanate dall’Autorità tutoria; cfr. __________),
anch’esso gestito dall’Associazione __________ (cfr. doc. 7a).

                                  Il 1° settembre 2022 l’ARP __________
ha, inoltre, ordinato all’insorgente “di sottoporsi a cadenza settimanale
all’__________ per eseguire gli esami medici a sorpresa finalizzati
all’accertamento di consumo di sostanze stupefacenti legali o illegali”
(cfr. doc. V3). Con decreto cautelare del 17 aprile 2023 l’ARP __________ ha
poi stabilito una nuova modalità di verifica di tali esami con cadenza mensile
(cfr. doc. V2). 

                                  Il 6 ottobre 2023 quest’ultimo
provvedimento è stato revocato con effetto immediato, poiché fino a quella data
RI 1 “ha svolto i regolari esami nel rispetto dei controlli medici imposti e
il cui esito hanno confermato l’assenza di dipendenze da qualsivoglia sostanza
stupefacente, risultando positiva unicamente al metadone” (cfr. doc. V3).

                                  Il 2 febbraio 2023 la medesima è
stata, altresì, ricoverata all’ospedale di __________ per una degenza
programmata fino a marzo 2023 (cfr. doc. 13; 21c, A4).

                                  Nello scritto del 19 giugno 2024 __________
ha, del resto, osservato di avere ricevuto procura dalla figlia di gestire per
suo conto tutte le pratiche con gli istituti sociali, assistenti sociali,
medici tassazioni, ecc., poiché la figlia era in cura psichiatrica (cfr. doc.
21).

                                  Nel frattempo, il 19 febbraio
2024, il padre dell’assicurata ha precisato che quest’ultima era ancora in cura
medica con inabilità lavorativa al 100% a tempo indeterminato (cfr. doc.
15-15a; consid. 1.3.).

 

                                  Per quanto riguarda la procura
conferita al padre dall’assicurata - per la quale non risulta essere stata
predisposta alcuna curatela (cfr. doc. 23) -, si rileva, più nel dettaglio, che
dagli atti emerge che RI 1 ha inviato alla Cassa il seguente scritto del 25
aprile 2023, pervenuto al Servizio prestazioni AFI e API il 28 aprile 2023:

 

" con la
presente vi autorizzo a fornire tutte le informazioni riguardanti tutte le mie
pratiche con tutti gli Istituti sociali del Cantone a mio padre, __________ (__________.1958)”
(Doc. 4=16a)

 

                                  Il 27 gennaio 2023 __________,
nel messaggio di posta elettronica indirizzato a __________, aveva, però, già
affermato che “RI 1 ci ha dato la procura per il suo conto alla Banca __________
e ci ha consegnato tutta la corrispondenza che aveva nella sua casa a __________”
(cfr. doc. V4).

                                

                                  In simili condizioni sorge la
domanda in merito alla data a partire dalla quale il padre di RI 1 ha effettivamente
funto da rappresentante della figlia.

                                  Precedentemente all’autorizzazione
esplicita del 25 aprile 2023, infatti, il comportamento di __________, che
d’altronde già nel mese di gennaio 2023 ha ricevuto dalla figlia la procura sul
suo conto bancario, nonché la sua corrispondenza (cfr. doc. V4) e che si è
attivato, in particolare dal mese di gennaio 2023, a prendere contatto con
l’operatrice sociale dell’UAP e l’assistente sociale del Comune (cfr. doc. 21c=V4;
A4; A5), indurrebbe a ritenere che, perlomeno da gennaio 2023, esistesse tra la
ricorrente e il padre un rapporto di rappresentanza
per atti concludenti.

 

                                  In proposito è utile sottolineare
che per costante giurisprudenza, in linea di principio, gli assicurati devono sopportare
le conseguenze delle azioni od omissioni delle persone alle quali hanno
affidato il compito di fare valere i propri diritti, in particolare se si
tratta di un mandatario professionale, ad esempio un avvocato (cfr. STF
8C_142/2024 del 3 settembre 2024 consid. 4; STF 8C_126/2019 del 5 marzo 2019;
STF 9C_739/2018 del 14 febbraio 2019 consid. 5.3.; STF 8C_431/2018 del 24
gennaio 2019 consid. 4.3.; DTF 143 I 284; STF 8C_915/2014 del 26 febbraio 2015
consid. 4.1.; DLA 2002 pag. 259; STCA 35.2019.75 del 23 gennaio 2020,
confermata dal TF con giudizio 8C_171/2020 del 14 aprile 2020; STCA 38.2008.1
dell'8 maggio 2008 confermata dal TF con sentenza 8C_466/2008 del 1° aprile
2009; STCA 38.2014.42 del 20 novembre 2014 consid. 2.6.; STCA 35.2006.39 del 7
settembre 2006 consid. 2.7.; STCA 39.2002.67 del 20 febbraio 2003).

 

                                  La questione dell’esistenza di un
rapporto di rappresentanza per atti concludenti non
merita, tuttavia, di ulteriori approfondimenti. 

 

                                  In effetti, sia nel caso in cui
il padre sia stato il rappresentante di RI 1 già dal gennaio 2023 e quindi avesse
dovuto avvisare la Cassa del fatto che __________ restava collocato a __________
anche dopo il rientro della madre al domicilio, sia qualora non lo sia stato e
pertanto l’avviso all’amministrazione doveva essere effettuato dall’assicurata
stessa (sempre che, considerati segnatamente il ricovero del febbraio 2023 e la
pretesa cura psichiatrica, la sua capacità di discernimento non fosse carente;
cfr. doc. 21; 13; 13b;15; STCA 39.2012.4 del 22 maggio 2013; giudizio del TCA
PC 81/93 del 12 gennaio 1995), tutto ben considerato, può essere loro imputata,
per il mancato annuncio di tale circostanza, tutt’al più una negligenza di
grado lieve (non sufficiente per negare la buona fede, cfr. consid. 2.4.; STF
9C_463/2016 del 12 luglio 2017 consid. 4.7.; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008;
STCA 39.2017.14 del 9 agosto 2017 consid. 2.12.; STCA 39.2015.6 del 7 ottobre
2015 consid. 2.14; STCA 39.2012.10 del 15 aprile 2013, il cui ricorso al TF è
stato dichiarato inammissibile con giudizio 8C_398/2013 del 7 giugno 2013).

 

                                  Questa Corte è giunta a tale
conclusione, tenendo conto degli elementi fattuali specifici del caso di specie,
e meglio che è vero che le decisioni del 9 novembre 2022 di attribuzione degli
AFI e API contemplano in modo chiaro l’obbligo di annunciare ogni cambiamento
della situazione personale o economica dei membri dell’unità di riferimento, ad
esempio la variazione dell’unità di riferimento (cfr. consid. 2.7.).

                                  È altrettanto vero, tuttavia,
che, come già indicato, la situazione della ricorrente era, nel lasso di tempo determinante,
critica. Mentre __________, dal 15 gennaio 2023, è rimasto presso __________
(cfr. doc. 7a), ella è rientrata a domicilio, ma solo per un breve periodo, siccome
nel febbraio 2023 è entrata nell’ospedale di __________ dove è stata degente
fino a marzo 2023 (cfr. doc. 13; 13b).

 

                                  Inoltre rilevante è la
circostanza che sia l’operatrice sociale dell’UAP, che l’assistente sociale del
Comune di __________ (la quale “offre informazioni e consulenza riguardante
tutte le questioni che hanno a che vedere con i problemi di natura
socio-assistenziale e che con; cfr. pure art. 11 Reg.Laps citato al consid.
2.8.), benché abbiano partecipato all’udienza del 9 febbraio 2023 davanti
all’ARP __________, in occasione della quale è stato deciso che __________ rimaneva
collocato in protezione a __________ (cfr. doc. 13; consid. 2.8.), nei mesi di
gennaio e febbraio 2023 hanno ripetutamente comunicato al padre dell’insorgente
che le entrate economiche dell’assicurata erano costituite principalmente dagli
AFI e dagli API senza sollevare dubbi manifesti riguardo al relativo diritto
durante il collocamento di __________ a __________ (cfr. doc. 21b=4; A5; A4).

 

                                  __________, il 9 febbraio 2023, dopo
aver asserito, fondandosi sulla base delle informazioni fornite dall’assistente
sociale comunale, che a quel momento la ricorrente percepiva unicamente gli AFI
e API, ha sì aggiunto che una variazione che si sarebbe dovuta apportare dal
punto di vista amministrativo era il “ricalcolo dell’importo degli API
siccome attualmente RI 1 non risiede più presso __________” (cfr. doc. A5).

                                  Come già esposto (cfr. consid.
2.8.), proprio __________, però, sei giorni dopo, il 15 febbraio 2023, alla
domanda di __________ volta a sapere se la figlia potesse richiedere
l’assistenza sociale, perché gli AFI e API non coprivano il minimo vitale suo e
del bambino, ha comunque risposto che, finché era degente, “questo è il
massimo che può ricevere”, senza esprimere riserve o eccezioni (cfr. doc.
A4). 

 

                                  Infine va osservato che,
contrariamente a quanto evidenziato nella decisione su reclamo (cfr. doc. A1;
consid. 1.7.), dal reclamo non emerge che la parte ricorrente non ha segnalato
direttamente alla Cassa la fine della coabitazione tra la reclamante e il
figlio __________, pensando che tale notifica sarebbe stata fatta proseguire
automaticamente dagli enti interessati.

                                  Risulta piuttosto che il padre
dell’insorgente si sentiva tranquillo, “visto che tutto era gestito
dall'assistente sociale del Cantone, __________, che lavora per il vostro
stesso dipartimento ed era stata incaricata dall'ARP di __________ per gestire
il tutto” (cfr. doc. 21; consid. 1.5.).

 

                        2.11.  In
esito a quanto precede occorre concludere che la ricorrente, quando ha
percepito gli assegni integrativi e di prima infanzia da febbraio ad aprile
2023, era in buona fede (cfr. consid. 2.10.).

                                  Il
primo presupposto per poter beneficiare del condono della restituzione dell’importo
di fr. 3'966.-- è, dunque, ossequiato.

 

                                  L'incarto
va, di conseguenza, trasmesso alla Cassa affinché verifichi se sia rispettato il
requisito dell'onere troppo grave e possa così essere condonata la somma di fr.
3’966.--, corrispondente agli AFI e API percepiti a torto nel lasso di tempo
nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2023.

 

                        2.12.  In ambito di assegni familiari cantonali, per
quanto concerne la procedura dinanzi al
TCA, si applica la legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
cantonale delle assicurazioni (Lptca) e, per quanto non disposto da questa
legge, si applica la legge federale sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; cfr. art. 33 cpv. 3 Laps ed art. 46 Laf).

 

                                  L’art.
29 Lptca enuncia:

 

" 1La
procedura è gratuita per le parti.

2La procedura di ricorso concernente le controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per
l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

3Alla parte che provoca la causa per leggerezza o per
un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di
procedura.

4Negli altri casi la tassa di giustizia, quando è
dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi.”

 

                                  L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31
dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di
regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese
di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato.

 

Il
1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a
LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di
regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                  In concreto, trattandosi del
settore degli assegni familiari cantonali per il quale è applicabile in primis
la Lptca e solo sussidiariamente la LPGA (per
quanto non disposto dalla Lptca) e considerato il tenore dell’attuale
art. 29 Lptca, come pure il fatto che il legislatore cantonale non abbia
previsto in ogni caso di prelevare le spese nell’ambito degli assegni di
famiglia (sul tema delle spese davanti al TCA cfr. il Messaggio Nr. 8480 del
Consiglio di Stato del 21 agosto 2024 «Rapporto sull’iniziativa parlamentare
presentata il 4 maggio 2021 nella forma elaborata da Lara Filippini e Sabrina
Aldi per la modifica dell'art. 29 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) del 23 giugno 2008
(Implementazione della revisione LPGA alle spese giudiziarie dinanzi al
Tribunale cantonale delle assicurazioni) e controprogetto»), non si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 39.2023.13
del 22 gennaio 2024 consid. 2.9.; STCA 39.2023.5 del 21 agosto 2023 consid.
2.9.; STCA 39.2022.6 del 24 gennaio 2023 consid. 2.11., il cui ricorso al TF è
stato ritenuto inammissibile con giudizio 8C_61/2023 del 22 marzo 2023; STCA
39.2022.3 del 24 gennaio 2023 consid. 2.11.; STCA 39.2022.5 del 22 agosto 2022
consid. 2.14.; STCA 39.2022.2 del 3 giugno 2022 consid. 2.14.; STCA 39.2021.5-6
del 7 marzo 2022 consid. 2.8.).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                  § La decisione su reclamo
impugnata è annullata.

 

                             2.  È
riconosciuta la buona fede di RI 1 per i mesi da febbraio ad aprile 2023.

                                  Di
conseguenza l’incarto è trasmesso alla Cassa per esaminare il presupposto
dell’onere troppo grave concernente la restituzione dell’importo di fr. 3’966.--
e pronunciare una nuova decisione.

 

                             3.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             4.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti