# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4f81b48b-7dae-5f79-b80d-a663ff4f9393
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-13
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 13.10.2009 U 2009 40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2009-40_2009-10-13.pdf

## Full Text

U 09 40

1a Camera

SENTENZA
del 13 ottobre 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente esclusione dal sinodo

1. Nell’ottobre del 1988 … iniziava la propria attività pastorale per la Comunità 

evangelica riformata di … e … (qui di seguito detta semplicemente comunità 

evangelica locale) e in tale qualità era membro del sinodo della Chiesa 

evangelica riformata Grigionese (qui di seguito detta semplicemente Chiesa 

evangelica riformata). Nel corso della sua attività, … era il primo 

rappresentante delle vallate del Grigioni italiano e il più giovane pastore ad 

assumere la carica di decano. In data 4 ottobre 2007, la direttiva del sinodo, 

ovvero il decanato, decideva previa audizione dell’interessato la sospensione 

provvisoria di questi dal sinodo fino alla prevista seduta del 7/8 gennaio 2008. 

A motivo della decisione venivano invocati alcuni episodi che avrebbero visto 

coinvolto il pastore e che si sarebbero poco conformati alla sua funzione quali: 

la ripetuta accettazione di regali sotto forma di ingenti somme di denaro, la 

violazione del segreto professionale, la disdetta per vendetta di un contratto 

di locazione, la denuncia di una parrocchiana per pretesi abusi di rendita 

d’invalidità e la condanna penale a voler rettificare e scusarsi pubblicamente 

per la accuse ingiustamente promosse al docente del figlio durante una 

trasmissione radiofonica. Dal canto suo … s’impegnava già il 27 settembre 

2007 verso la comunità evangelica locale a destinare parte dei fondi ricevuti, 

ovvero fr. 30'000.00, a un’opera d’interesse pubblico. Da parte della comunità 

evangelica locale veniva in seguito incaricato …, docente universitario e 

Presidente della Commissione etica dei medici svizzeri, dell’allestimento di un 

parere sulla moralità dell’operato del pastore in particolare in relazione 

all’accettazione di regali. Nella relazione del 27 novembre 2007, il Professor 

…, fondandosi essenzialmente sulla distinzione tra la persona privata e la 

guida spirituale, riteneva in sostanza che accettare regali da una parrocchiana 

non potesse essere considerato un atteggiamento eticamente riprovevole. L’8 

gennaio 2008 il sinodo, dopo aver discusse anche le possibilità di una 

continuazione della sospensione fino al sinodo del giugno 2008 o l’esclusione 

dal collegio, impartiva all’interessato un semplice ammonimento per 

violazione dei doveri d’ufficio. Con il suo atteggiamento il pastore era 

considerato aver agito contrariamente all’etica e in modo dubbio e non 

professionale. Il decanato consigliava poi all’ammonito di farsi seguire dalla 

commissione sinodale del personale (qui di seguito detta semplicemente 

commissione del personale). Il 5 febbraio 2008, tra la commissione del 

personale e … veniva sottoscritta una dichiarazione d’intenti. Il 22 febbraio 

2008 con 27 voti favorevoli e 25 contrari l’Assemblea della comunità 

evangelica locale confermava il pastore nelle proprie funzioni. 

2. Il 30 giugno 2008, sulla base dei due rapporti allestiti dalla commissione del 

personale e dal concistoro – riguardanti le osservazioni fatte da questi due 

gremi durante i primi mesi del 2008 e dai quali risultava l’indiscusso impegno 

del pastore in vista di un cambiamento della situazione, ma anche la sua 

incapacità ad abbandonare i vecchi schemi - il sinodo consigliava ad … un 

cambiamento del posto di lavoro, decideva la continuazione delle misure di 

accompagnamento da parte della commissione del personale fino alla 

riunione ordinaria del sinodo del 2009 e invitava il consiglio di chiesa di … e 

… a incaricare una persona professionalmente qualificata per seguire e 

consigliare il concistoro. Questa risoluzione era giustificata dal fatto che …, in 

qualità di responsabile delle cesure verificatesi all’interno della comunità 

evangelica locale, non veniva reputato la persona adatta per riunificare i fronti. 

Il mantenimento della collaborazione con la commissione del personale 

voleva evitare che il processo di cambiamento e di riavvicinamento - che 

avrebbe preso avvio - non finisse nel nulla e, infine, senza un’assistenza 

professionalmente qualificata nei confronti del concistoro stesso il processo 

di cambiamento era reputato restare senza speranze. 

3. In data 3 ottobre 2008, … veniva condannato dal Presidente di Circolo di … 

ad una multa di fr. 200.00 per aver molestato con il telefono un utente durante 

le ore notturne nel corso del mese di luglio 2008. La commissione del 

personale veniva a conoscenza di questa condanna non da parte del diretto 

interessato, ma dalla stampa. Il 12 gennaio 2009, 41 cittadini membri della 

comunità evangelica locale chiedevano al decanato in una petizione la 

nomina di una nuova persona in qualità di pastore e l’immediata cessazione 

del rapporto di lavoro con ... Come risposta a tale provvedimento, un’ottantina 

di firmatari esprimevano il loro sostegno e la loro solidarietà al pastore, 

riconoscendone l’impegno, la serietà professionale e la disponibilità verso le 

persone bisognose. Presso il decanato giungevano poi le doglianze di un 

membro della Chiesa evangelica riformata per le modalità che avrebbero 

caratterizzato la conferma in carica del pastore nel febbraio 2008, avendo in 

sede assembleare votato anche persone non aderenti alla comunità 

evangelica locale ed essendo stati alcuni assenti invitati con il cellulare a 

volersi recare a votare. Malgrado poi gli impegni a suo tempo assunti, il 

pastore non destinava l’importo ricevuto a titolo di donazione di fr. 30'000.00 

per un’opera d’utilità pubblica. 

4. Il 13 gennaio 2009 la commissione del personale informava l’interessato 

oralmente sul contenuto della relazione che intendeva trasmettere al 

decanato. Nello scritto del 26 gennaio 2009 la stessa commissione elencava 

poi i motivi per cui riteneva il pastore inidoneo a continuare a svolgere il 

proprio ministero. Il decanato riteneva allora opportuno indire un sinodo 

straordinario e sottoporre a questo la questione di un’esclusione dal collegio 

di ... Tale intenzione veniva comunicata al concistoro il 20 gennaio 2009 e al 

diretto interessato il 27 gennaio 2009. Il 29 gennaio 2009 ad … veniva 

consegnata e con esso discussa la relazione del decanato sulla proposta da 

sottoporre al sinodo e nello scritto del 31 gennaio 2009 all’interessato veniva 

confermata la lettura della relazione della commissione del personale in 

occasione della seduta del decanato (di cui è membro) del 4 febbraio 

successivo e confermata la possibilità di determinarsi al riguardo fino al 6 

febbraio 2009. Nello stesso scritto veniva ricordata la possibilità di prendere 

la parola in seno al sinodo sulla proposta del decanato. Su richiesta del 

concistoro, il 2 febbraio 2009 il pastore si dimetteva dalla propria carica e lo 

stesso giorno prendeva posizione scritta sulla proposta del decanato di 

escluderlo dal sinodo, censurando la mancata trasmissione della relazione 

della commissione del personale. Poiché … non era presente alla seduta del 

decanato del 4 febbraio 2009, in occasione della quale il rapporto della 

commissione del personale veniva letto, egli veniva reso attento alla 

possibilità di consultare la relazione presso la sede della Chiesa di Stato. 

5. Il 16 febbraio 2009, il sinodo - che in via preliminare si dichiarava contrario 

alla partecipazione del rappresentate legale di … alla seduta e del diretto 

interessato alla risoluzione materiale – decideva l’esclusione del pastore dal 

sinodo con effetto immediato. La decisione veniva comunicata all’interessato 

oralmente lo stesso giorno e in forma scritta il 19 febbraio 2009. Il 10 marzo 

2009, veniva richiesta una completa motivazione della decisione, che veniva 

intimata il 16 aprile 2009. 

6. Contro l’esclusione dal sinodo … introduceva il 19 maggio 2009 tempestivo 

ricorso al Tribunale amministrativo postulando l’annullamento del 

provvedimento 16 febbraio 2009. Dal punto di vista formale, sarebbe stata 

perpetrata la violazione dei più elementari diritti della difesa, non essendo 

stata trasmessa al ricorrente la relazione della commissione del personale e 

non avendo avuto l’interessato la possibilità di difendersi con l’ausilio di un 

legale davanti al sinodo. Per l’istante l’esclusione non avrebbe alcuna 

giustificazione, dopo che la sospensione provvisoria decisa nel 2007 sarebbe 

stata revocata e che da allora non sarebbe intervenuto alcun fatto decisivo se 

non la condanna per abuso del telefono, accettata dall’interessato in 

considerazione dell’irrisorietà della multa, anche se reputata ingiusta. Per il 

resto sia la cessazione della collaborazione con la commissione del 

personale, commissione risentita come poco imparziale dal pastore, che la 

petizione di alcuni cittadini contrari, comunque controbilanciata da una 

petizione a suo favore, non potrebbero certo giustificare il provvedimento 

preso che apparirebbe in quest’ottica arbitrario, incostituzionale, in quanto 

contrario alla libertà economica, e lesivo del principio della proporzionalità. La 

serie di piccoli rimproveri che verrebbero mossi al pastore lascerebbe intuire 

che le ragioni dell’esclusione sarebbero altre, ovvero la candidatura per il 

Gran Consiglio nel 2006 per il partito socialista che non sarebbe stata gradita 

ad alcune persone. Il ricorrente si sentirebbe poi vittima di una disparità di 

trattamento rispetto a casi molto più gravi e trattati con una ben diversa 

magnanimità in seno al sinodo. Inoltre non vi sarebbe più alcun interesse 

pubblico a escludere il pastore dal sinodo dopo la presentazione delle sue 

dimissioni.  

7. Nella propria presa di posizione, il Sinodo della Chiesa evangelica riformata 

dei Grigioni chiedeva la reiezione del ricorso e la conferma dell’esclusione 

decisa. L’istante avrebbe avuta la possibilità di consultare il rapporto della 

commissione del personale presso la sede della Chiesa evangelica riformata 

e non potrebbe ora avvalersi di una violazione del diritto di audizione. Per il 

resto la composizione del sinodo avrebbe escluso la partecipazione del legale 

dell’istante, ma non quella del diretto interessato. Solo al momento della 

risoluzione, il ricorrente sarebbe stato tenuto a lasciare l’adunanza, in quanto 

parte in causa. Materialmente, trattandosi di un incarico di diritto pubblico, 

l’appello al diritto costituzionale della libertà economica non sarebbe possibile. 

La decisione non sarebbe poi arbitraria, essendosi l’interessato dimesso dalla 

carica solo per evitare di essere a sua volta licenziato e dopo essere stato 

condannato in sede penale. Le tendenze politiche del ricorrente non 

sarebbero poi mai state tema di discussione in seno al sinodo, del resto due 

sinodali farebbero parte da anni della frazione socialista in Gran Consiglio. 

Non sarebbe poi stata commessa alcuna disparità di trattamento, essendo 

stato il pastore citato dal ricorrente a mo’ di paragone a beneficio della 

presunzione d’innocenza. La misura sarebbe poi in ogni caso proporzionale, 

essendo stata preceduta da un ammonimento, anche se una forte minoranza 

avrebbe preferito già allora pronunciare un’esclusione. In ogni caso, per la 

parte convenuta, la condotta del ricorrente non lo renderebbe più idoneo a 

svolgere nei Grigioni la funzione di pastore della Chiesa evangelica riformata. 

8. Replicando, in data 30 giugno 2009, il ricorrente si riconfermava 

essenzialmente nelle proprie argomentazioni e proposte precisandole. Dopo 

la trasmissione da parte del Giudice dell’istruzione della relazione della 

commissione del personale e dei protocolli del sinodo, l’istante si determinava 

al riguardo in data 20 luglio 2009. Per il ricorrente, i rimproveri promossigli 

dalla commissione del personale si rivolgerebbero essenzialmente alla 

persona del ricorrente e non al modo in cui lo stesso eserciterebbe il proprio 

ministero. Sarebbe poi del tutto arbitrario dare importanza a delle semplici voci 

circa un atteggiamento discutibile del pastore e restare del tutto inattivi a 

questo proposito. Per questo motivo il pastore esigerebbe un rapporto di 

capacità di gestione del ministero pastorale da parte dei suoi diretti superiori, 

ovvero da parte del concistoro. 

9. L’8 settembre 2009, il sinodo ribadiva le proprie posizioni e si riconfermava 

nel petito di ricorso. 

Considerando in diritto:

1. a) Le parti non contestano giustamente la competenza di questo Giudice a 

statuire sul ricorso. In base alla Costituzione della Chiesa evangelica riformata 

(CstCR) sono espressamente deferibili al Tribunale amministrativo le 

decisioni della commissione di ricorso, alla quale spetta l’evasione di reclami 

contro decisioni delle comunità evangeliche locali, dei colloqui o del consiglio 

ecclesiastico (vedi art. 33 e 34 CstCR). Per le decisioni prese dal sinodo, 

come quella nell’evenienza impugnata, la CstCR non prevede espressamente 

nulla. In virtù della garanzia della via giudiziaria sancita all’art. 29a della 

Costituzione federale (CF) e in applicazione a quanto previsto dall’art. 86 cpv. 

2 della legge sul Tribunale federale (LTF) - giusta il quale i cantoni devono 

istituire tribunali superiori che giudicano quali autorità di grado 

immediatamente inferiore al Tribunale federale, in quanto un’altra legge 

federale non preveda che le decisioni di altre autorità giudiziarie siano 

impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale – il provvedimento deve 

essere deferibile al Tribunale amministrativo già in virtù del diritto federale. A 

livello cantonale, l’art. 49 cpv. 1 lett. f. LGA stabilisce che il Tribunale 

amministrativo giudica ricorsi contro decisioni delle Chiese di Stato 

riconosciute e dei loro comuni parrocchiali, se si fa valere una violazione di 

norme giuridiche emanate dallo Stato, e controversie di diritto amministrativo 

assegnate per il giudizio al Tribunale amministrativo dalle Chiese di Stato. La 

competenza di questo Giudice a conoscere il litigio in parola, essendo il sinodo 

un organo di una delle due Chiese di Stato (art. 98 cpv. 1 della Costituzione 

del Cantone dei Grigioni, Cst.C), deve pertanto essere ammessa (vedi sul 

tema Giusep Nay “Staatlicher und Landeskirchlicher Rechtsschuz in 

kirchlichen Angelengenheiten”, SJKR/ASDE 13 (2008) pag. 11 ss.). Per la 

procedura dinanzi alla commissione di ricorso e al Tribunale amministrativo 

l’art. 35 CstCR dichiara applicabile per analogia il diritto processuale 

amministrativo del cantone, ovvero in concreto la legge sulla giustizia 

amministrativa (LGA). Per il resto è applicabile il diritto cantonale per quanto 

evidentemente non diversamente previsto dal diritto ecclesiastico interno (cfr. 

art. 44 CstCR). 

b) Giusta l’art. 3 cpv. 3 della legge cantonale sulle lingue (LCLing), le autorità 

cantonali rispondono nella lingua ufficiale nella quale sono state interpellate. 

In seguito, la lingua della procedura di ricorso si conforma, di regola, alla 

lingua ufficiale usata nella decisione impugnata (art. 8 cpv. 2 LCLing). In 

questo senso, la Chiesa evangelica riformata avrebbe dovuto, in qualità di 

organo cantonale, emanare la propria decisione nei confronti di un pastore 

esercitante la propria attività nel Grigioni italiano e di lingua madre italiana, in 

italiano. Ne consegue che la presente procedura va condotta in lingua italiana 

e che l’stante ha diritto ad una sentenza in detto idioma avendo adito il 

Tribunale amministrativo in italiano. 

2. a) Il ricorrente censura la violazione del diritto di essere sentito, perché non gli 

sarebbe stata trasmessa la relazione della commissione del personale, 

malgrado ne avesse fatta esplicita richiesta. La garanzia invocata ha natura 

formale: poiché una sua lesione comporta di regola l'annullamento della 

decisione impugnata, indipendentemente dalla fondatezza materiale del 

ricorso, la censura deve essere esaminata immediatamente (DTF 124 V 123 

cons. 4 a). La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, 

innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta 

insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 CF, norma che 

assicura all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un 

procedimento prima che sia emanata una decisione e che gli garantisce 

anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati 

delle stesse, di determinarsi al riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 

120 Ib 379 e 118 Ia 17).

b) Il diritto di essere sentito comprende anche quello di esaminare gli atti. Il diritto 

cantonale prevede all’art. 17 LGA che gli interessati alla procedura abbiano 

diritto di prendere visione degli atti. La presa in visione degli atti può essere 

negata per salvaguardare importanti interessi pubblici o privati tutelabili. Un 

tale rifiuto deve essere motivato. Se a svantaggio di una parte ci si basa su 

atti dei quali essa non può prendere visione, il contenuto a carico deve esserle 

comunicato e le deve essere dato modo di prendere posizione e di presentare 

domanda di assunzione di ulteriori prove. Il diritto di consultare gli atti è 

rispettato quando la parte interessata può prendere conoscenza dei 

documenti che costituiscono l'inserto di causa esaminandoli presso la sede 

dell'autorità giudicante prendendo, ove occorre, i necessari appunti e facendo 

allestire copie a proprie spese, se ciò non cagiona un aggravio eccessivo per 

l'autorità. Il Tribunale federale ha precisato che il diritto di consultare gli atti è 

in principio soddisfatto quando l’interessato ha potuto prendere conoscenza 

dei documenti che costituiscono l’inserto di causa, consultandoli in sede 

appropriata e con facoltà di prendere delle note o di estrarne delle fotocopie 

(DTF 122 I 10 e STF 1P.666/2001 dell’11 gennaio 2002 nonché 1P.83/2001 

del 9 luglio 2002). Questo diritto non comprende quello di farsi inviare gli atti 

al fine di consultarli al proprio domicilio (STF 2P.120 /2003 del 20 maggio 

2003 e DTF 112 Ia 380 cons. 2a). 

c) Nell’evenienza, è indiscusso l’interesse dell’istante a poter prendere visione 

di quanto è oggetto della relazione della commissione del personale, giacché 

questa aveva ritenuto che il pastore non potesse più essere considerato in 

grado di svolgere il proprio ministero. In questo senso, la valutazione fatta da 

detta commissione è da considerarsi come uno dei fondamenti della decisione 

di esclusione dal sinodo e pertanto il ricorrente ha un indubbio diritto alla sua 

visione. Dopo essere stato informato oralmente sul contenuto della relazione 

che la commissione del personale intendeva trasmettere al decanato in data 

13 gennaio 2009, il ricorrente veniva avvertito il 5 febbraio 2009 che la visione 

del documento gli sarebbe stata possibile presso la sede della Chiesa di Stato, 

non avendo presieduto alla seduta del decanato del giorno precedente, 

nell’ambito della quale la relazione era stata letta ad alta voce. Come è stato 

esposto nel considerando che precede, in principio non esiste un diritto alla 

trasmissione degli atti al domicilio del richiedente, ma basta la garanzia di 

poter consultare i documenti presso la sede dell’autorità. Il rappresentante 

legale dell’istante ha poi fatto domanda di edizione nel maggio 2008, dopo 

l’emanazione della decisione di esclusione onde motivare il ricorso. In sede di 

ricorso il giudice dell’istruzione ha trasmesso in visione tutti gli atti richiesti e 

su detta documentazione l’istante ha potuto prendere posizione per iscritto. 

Ne consegue che un eventuale vizio procedurale sarebbe comunque stato in 

questa sede sanato. 

d) Al ricorrente era stato permesso di prendere la parola dopo la discussione del 

sinodo precedente la presa della decisione di merito, senza però il proprio 

rappresentante legale che era stato escluso dal sinodo con voto di 

maggioranza qualificata. E’ indiscusso che in qualità di sinodale l’istante fosse 

legittimato a prendere parte alla seduta del sinodo, con evidentemente 

l’obbligo di ricusarsi al momento della trattazione dell’esclusione che lo 

riguardava personalmente. Per il resto, poiché l’art. 25 del regolamento di 

gestione del sinodo (RG) prevede che le sedute avvengano a porte chiuse, 

l’esclusione del rappresentante legale non dà in principio adito a critiche, 

indipendentemente dalla questione di sapere a chi sarebbe invece stato 

concesso l’accesso. Basti al riguardo ricordare che l’invito alla seduta 

straordinaria del sinodo recava chiaramente l’indicazione che la seduta 

sarebbe avvenuta a porte chiuse e che la convocazione era rivolta solo ai 

sinodali nonché ai membri del consiglio ecclesiastico. In aggiunta alla lista 

delle trattande, veniva espressamene richiamato il testo completo dell’art. 25 

RG e il ricorrente era già stato avvertito in data 5 febbraio 2009 che il sinodo 

avrebbe potuto escludere la partecipazione del suo patrocinatore legale. 

e) L’istante vede comunque in questa decisione una violazione dei propri diritti 

di difesa. Tale tesi non trova giustificazione, non trattandosi nell’evenienza di 

una procedura penale o comunque giudiziaria (DTF 128 I 348), ma di un 

procedimento avente per oggetto una sanzione amministrativa. Per la 

procedura amministrativa, in virtù di quanto previsto all’art. 16 cpv. 1 LGA, 

l’autorità deve accordare alle persone interessate da una decisione la 

possibilità di prendere posizione per iscritto o oralmente. Altri diritti non 

vengono riconosciuti dal diritto cantonale nell’ambito del procedimento che 

precede il rilascio di una decisione. Del resto, neppure nell’ambito di un 

contenzioso è dato desumere dall'art. 29 cpv. 2 CF il diritto per l'interessato di 

comparire personalmente e di esprimersi oralmente dinanzi al Tribunale 

cantonale amministrativo, come ha precisato il TF in DTF 125 I 209 cons. 9b 

e 122 II 464 cons. 4c, mentre un simile diritto è desumibile dall’art. 6 n. 1 

CEDU, nella misura in cui possono essere fatti valere dei diritti e doveri di 

carattere civile. Anche se le cause riguardanti il rifiuto di un'autorizzazione ad 

esercitare un'attività economica privata o una professione vanno considerate 

come contestazioni di carattere civile ai sensi del predetto disposto (DTF 125 

I 7 cons. 4a; RDAT 2000 II n. 94 pag. 355 cons. 3a e riferimenti), 

nell’evenienza la qualifica della contestazione è diversa (vedi al riguardo cons. 

4). Ne consegue che, per quanto previsto dal diritto cantonale, non esiste un 

diritto a presenziare – rappresentato o meno - alle sedute dell’autorità che 

emana una sanzione amministrativa. Solitamente il provvedimento viene 

preso dopo aver sentito l’interessato per iscritto o oralmente (vedi l’eccezione 

nel caso in cui è richiesta un’azione immediata all’art. 16 cpv. 2 LGA). L’istante 

era stato invitato a determinarsi sulla questione della propria esclusione dal 

sinodo già agli inizi di febbraio, facoltà di cui aveva usufruito il 2 febbraio 2009, 

redigendo una presa di posizione scritta. Nel corso del sinodo, era poi stata 

data lettura di questa presa di posizione. Ne consegue che i diritti di difesa 

dell’interessato sono stati in casu sufficientemente rispettati. Per il resto, la 

decisione di non presenziare alla seduta del decanato, nell’ambito della quale 

era stata letta la relazione della commissione del personale, e del sinodo 

stesso era stata presa dal diretto interessato, per cui di questa mancanza egli 

non può prevalersi in questa sede per censurare una violazione del diritto di 

audizione.  

3. a) Dal profilo formale, dopo che al ricorrente venivano addebitate da parte della 

commissione del personale numerose manchevolezze e non da ultimo un 

atteggiamento provocatorio veniva dall’istante richiesto un rapporto di 

capacità di gestione del ministero pastorale. Per costante giurisprudenza 

quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l’amministrazione o il 

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla 

convinzione che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il 

risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre 

prove (DTF 131 I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b). Un tale modo di procedere 

non lede il diritto di essere sentito sancito dalla CF (DTF 122 II 469, 122 V 162 

e 119 Ib 505). 

b) Nella presente fattispecie, la decisione di esclusione dal sinodo non addossa 

al ricorrente delle devianze, come sembra enfatizzare l’istante, ma è stata 

presa per tutta una diversa serie di motivi. Poiché comunque nella relazione 

redatta dalla commissione del personale viene affrontata anche la tematica 

della necessaria vicinanza e distanza da tenerne nelle relazione professionali, 

non è dato ritenere che l’atteggiamento assunto dal ricorrente non abbia 

giocato alcun ruolo nella presa della decisione di esclusione anche se di 

indiscusso secondo piano rispetto a tutta una serie di manchevolezze, 

reputate non conciliarsi con la missione pastorale e che verranno meglio 

riprese nei considerandi che seguono. Questo Giudice ritiene però ininfluenti 

ai fini del giudizio degli ulteriori accertamenti in questa specifica direzione, 

giacché anche limitandosi a considerare quanto incontestatamente 

comprovato e apertamente opposto in questo ambito al ricorrente – ovvero di 

essersene andato in giro per la missione in un paese caldo a torso nudo e di 

riferire fin troppo nei dettagli del trattamento riservato ad un paziente affetto 

da dermatite - basta per ritenere, alla luce della situazione concreta, un 

comportamento di carattere perlomeno provocatorio (vedi meglio su questa 

questione cons. 6.b). 

4. a) La libertà economica, garantita dall’art. 27 CF, protegge ogni attività 

economica privata esercitata a titolo professionale e volta al conseguimento 

di un guadagno o di un reddito (DTF 132 I 97 cons. 2.1 e 131 I 133 cons. 4). 

Essa garantisce in particolare il libero accesso all’esercizio di un’attività 

economica privata. Per contro, l’esercizio di un’attività statale o di una 

funzione pubblica non cadono sotto la sua sfera di protezione (DTF 128 I 280 

cons. 3, 124 I 298 cons. 3a, 121 I 328 cons. 2a e 103 Ia 401 cons. 2c). Questo 

vale anche ad esempio per l’esercizio della professione medica, per quanto 

la stessa avvenga presso un ente di diritto pubblico e tramite un rapporto di 

lavoro retto dal diritto pubblico (STF 2P.158/1997 dell’11 agosto 1998 cons. 

4). 

b) In virtù dell’art. 98 cpv. 2 CostC, la Chiesa evangelica riformata e i suoi comuni 

parrocchiali sono corporazioni di diritto pubblico. Lo stesso viene sancito 

all’art. 2 CstCR. Per questo è indubbio che in qualità di membro del sinodo, 

che è appunto un organo della chiesa di Stato giusta l’art. 17 CstCR, l’istante 

svolga una funzione pubblica che non gode della protezione accordata 

dall’art. 27 CF. Ma anche volendo considerare che con l’esclusione dal sinodo 

verrebbe pregiudicato l’accesso all’esercizio della professione di pastore 

protestante nel nostro cantone, il risultato resta lo stesso. Giusta l’art. 16 

CstCR, il pastore è al servizio della comunità parrocchiale locale e adempie 

una specifica missione. Come è stato anche recentemente deciso dal 

Tribunale cantonale di Basilea campagna (KGE VV del 5 settembre 2007 

cons. 6.4 in re. Chiesa cattolica romana contro Comune patriziale di 

Röschenz), nell'ambito del suo ministero pastorale, il ricorrente svolge la 

propria funzione in forza di un rapporto di diritto pubblico con un ente di diritto 

pubblico quale la Chiesa di Stato e non in virtù di un mandato di carattere 

civilistico (DTF 122 I 325 cons. 3b con riferimenti). Per tale motivo egli non 

può valersi della libertà economica (DTF 122 I 2 cons. 3a). Ne consegue che 

l’appartenenza al sinodo, rispettivamente l’esclusione da tale collegio, non dà 

al ricorrente la facoltà di prevalersi della libertà economica, anche se di fatto 

la misura decretata non gli permette più di esercitare in qualità di pastore nei 

Grigioni. Per il resto l’esclusione non riguarda né vieta l’esercizio del ministero 

pastorale in un altro cantone o di un’altra attività di carattere teologico. 

5. a) Giusta l’art. 24 cifra 6 CstCR, è al sinodo che spetta la sorveglianza sull’attività 

dei pastori e questo collegio è competente per decidere gli ammonimenti, le 

sospensioni e le esclusioni. Il pastore è al servizio della comunità evangelica 

locale. Egli svolge il suo ministero con la predicazione, l’insegnamento, la cura 

delle anime e la diaconia in modo responsabile verso il Signore della Chiesa 

e in base a questa costituzione ed alla normativa legale (vedi art. 16 CstCR). 

La CstCR non contiene altre regole più dettagliate sui doveri dei pastori. 

Analogamente a quanto ritenuto per tutti coloro che svolgono una funzione 

pubblica, anche i pastori sono tenuti ad agire conformemente alle leggi e agli 

interessi della Chiesa, a mostrarsi degni della fiducia e della stima richieste 

dalla loro funzione ed a tenere un contegno corretto e dignitoso sia nello 

svolgimento della loro funzione pastorale che nella vita privata. Come il 

pubblico dipendente anche un esponente della Chiesa di Stato ha un dovere 

di fedeltà e dignità che travalica le esigenze peculiari del servizio e che 

influenza anche la sua vita privata. Lo specifico obbligo di fedeltà di coloro 

che svolgono una funzione pubblica impone loro di fare quello che l’interesse 

della comunità esige e di omettere tutto ciò che lo possa oggettivamente 

compromettere o pregiudicare (vedi sulla tematica Blaise Knapp, La violation 

du devoir de fidélité, cause de cessation de l’emploi des fonctionnaires 

fédéraux, pubblicato nella RDS 1984 I pag. 494 e 496). L’autorità per 

sanzionare eventuali violazioni dei doveri di servizio viene - giusta quanto 

esposto in precedenza - assegnata dalla CstCR al sinodo, quale autorità di 

vigilanza. 

b) Nell’evenienza è deferita a questo Giudice, non una rescissione del rapporto 

d’impiego - che in assenza di un’espressa disposizione legale è in genere 

giustificata dall’esistenza di “fondati motivi” - bensì una sanzione disciplinare 

che invece presuppone un comportamento colpevole dell’agente. Le sanzioni 

disciplinari servono a ristabilire l'ordine in seno alla comunità, a correggere 

l’inadempiente ed a ripristinare la fiducia riposta, nell’evenienza, dai fedeli 

della Chiesa di Stato e nelle loro istituzioni. Nella scelta e nella 

commisurazione del provvedimento da applicare, occorre tenere 

adeguatamente conto della gravità oggettiva dell'infrazione e del grado di 

colpa del trasgressore, rispettando il principio della proporzionalità (cfr. 

Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, nota 54 B I 

ss. e Hinterberger, Disziplinarfehler und Disziplinarmassnahmen im Recht des 

öffentlichen Dienstes, pag. 364 ss.).

c) L’esclusione dal sinodo è nell’evenienza il provvedimento disciplinare 

maggiormente incisivo e dovrebbe pertanto venire adottato nei casi di 

violazione grave e intenzionale dei doveri di servizio - dal profilo oggettivo e 

soggettivo - tale da compromettere in modo irrimediabile la fiducia che la 

collettività evangelica riformata ripone nella persona toccata da un simile 

provvedimento. Accanto ad un singolo comportamento gravemente 

trasgressivo una sanzione disciplinare può essere pronunciata anche dopo 

una serie di trasgressioni che, considerate singolarmente possono anche non 

rivestire una particolare gravità, ma che nel loro complesso denotano 

un'attitudine inconciliabile con i doveri di servizio. E questa è a non averne 

dubbi la situazione del caso in oggetto, avendo riguardo al comportamento e 

alle infrazioni commesse (cons. 6), alla gravità della colpa (cons. 7) e alla 

proporzionalità della misura (cons. 8).

6. a) Per l’istante, dopo la pronuncia dell’ammonimento nel 2008 non sarebbero 

intervenuti fatti gravi e decisivi che potrebbero giustificare la presa di un simile 

provvedimento. La tesi non merita protezione. Nel corso del sinodo dell’8 

gennaio 2008 l’istante era stato ammonito per violazione dei doveri di servizio 

- ovvero concretamente per aver agito contrariamente all’etica, in modo 

dubbio e non professionale - ed era stato ritenuto necessario far seguire il 

pastore dalla commissione del personale. In questo senso è chiaro che 

l’ammonimento da solo non era reputato bastare per appianare la situazione, 

ma era stata ritenuta necessaria anche una misura di accompagnamento. 

Durante questa fase di accompagnamento, il rendersi punibile per abuso del 

telefono - ovvero per aver molestato a tre riprese, due delle quali nel cuore 

della notte, un ex inquilino - è indubbiamente riprovevole e di valenza ben 

diversa dal “bruciare un semaforo rosso”, anche se in quest’ultimo caso la 

sanzione comminata dovesse essere inferiore come asserito nel ricorso. 

Contrariamente alla dichiarazione d’intenti sottoscritta tra le parti, all’espresso 

invito della commissione del personale del 19 agosto e alla esplicita richiesta 

del 24 settembre 2008 (fatti quindi avvenuti prima della condanna penale) di 

annunciare qualsiasi problema o conflitto, l’istante non informava la 

commissione dell’accaduto, ma questa veniva a conoscenza della condanna 

penale dalla stampa. Oltre quindi ad essersi reso nuovamente colpevole di 

atteggiamenti, se non direttamente contrari all’etica, perlomeno dubbi per un 

pastore (quindi di recidiva dopo l’ammonimento), anche il mancato resoconto 

agli organi incaricati dell’accompagnamento attesta l’assenza di volontà 

dell’interessato di voler seguire le istruzioni impartitegli dall’organo incaricato 

dal decanato di coadiuvarlo nella propria attività. 

b) Nella stessa ottica va visto anche quanto avvenuto nel corso del soggiorno 

missionario oltre oceano. Durante l’incontro dell’agosto 2008, al ricorrente era 

stata consigliata la lettura di un testo sul tema dell’abuso della fiducia, in 

particolare sulle cause e conseguenze del superamento delle frontiere 

sessuali nelle relazioni professionali e la commissione del personale 

affrontava la tematica della eccessiva vicinanza mostrando al pastore in cosa 

tali eccessi potessero essere già intravisti (togliersi le scarpe, sdraiarsi sul 

divano, sedersi sul pavimento ecc.). Due mesi dopo, l’istante suscitava la 

disapprovazione della responsabile andando in giro per la missione a torso 

nudo. Nella relazione principalmente all’indirizzo dei suoi amici e familiari, il 

ricorrente riferiva in modo indiscutibilmente poco distanziato e professionale 

del suo impatto con i pazienti locali. Tenuto conto dell’enorme importanza che 

le regole deontologiche sulla “necessaria distanza” assumono nell’ambito di 

rapporti improntati sulla fiducia, educazione o comunque su di una qualsiasi 

forma di dipendenza, l’agire non trova alcuna valida giustificazione. In detto 

contesto, questo Giudice non intravede alcun eccesso nel giudizio espresso 

dalla commissione del personale - che qualifica addirittura come provocatorio 

l’atteggiamento - considerando in particolare uno dei fini che si intendevano 

perseguire con il soggiorno nella missione, ovvero quello di riuscire ad 

ottenere una maggior diligenza nei rapporti con il prossimo sia per quanto 

riguardava la distanza che la vicinanza. Anche in questo quindi vi è un 

persistere in un atteggiamento poco professionale e già censurato tramite 

ammonimento. 

c) Ma non erano solo le due fattispecie descritte nei due considerandi che 

precedono ad aver giustificata la decisione di escludere l’istante dal sinodo. 

Come è stato esposto nella fattispecie, il comportamento dell’istante durante 

gli ultimi anni ha dato adito a diverse critiche riguardo: l’accettazione di ingenti 

regali in denaro da parte di un’anziana parrocchiana trasferitasi 

appositamente in valle, la violazione del segreto d’ufficio, la disdetta di un 

contratto di locazione per vendetta (prima comunicato per sms, poi tramite 

lettera normale, in seguito su modulo ufficiale senza comunicazione separata 

ai due coniugi, poi brevi manu ma solo al marito), il tentativo d’introdursi con 

la forza nei locali dati in affitto (dopo aver rotto il vetro di una finestra), il fatto 

di essere venuto alle mani in detta occasione con la figlia del locatario, la 

diffamazione alla radio del docente del figlio che aveva poi richiesto delle 

pubbliche scuse e la denuncia per abuso di rendita d’invalidità di una 

parrocchiana. Come si evince dalla motivazione della decisione impugnata, 

durante l’anno di accompagnamento la commissione del personale aveva 

potuto constatare che il ricorrente non riconosceva la problematica di fondo e 

gli mancava una presa di coscienza riguardo allo scopo 

dell’accompagnamento, non cooperava con la commissione del personale in 

vista della soluzione dei conflitti esistenti, si reputava sempre nel giusto e non 

era in grado di vedere le cose sotto una diversa prospettiva, era incapace di 

mettersi in discussione, mancava dei presupposti per un’impostazione 

professionale delle relazioni, era ancora sempre invischiato in vecchi conflitti 

che non riusciva ad appianare e non si rendeva conto di effondere una certa 

minaccia. Per la commissione del personale il ricorrente non poteva in tali 

condizioni più essere considerato idoneo a svolgere il proprio ministero. In 

effetti, le condanne penali, l’esito della procedura di conciliazione in materia 

di locazione come pure gli altri atteggiamenti assunti dall’istante nel corso 

degli ultimi anni non si addicono certo alla funzione che esso è tenuto a 

svolgere. Per questo Giudice, le ripetute violazioni della legislazione vigente, 

dei propri doveri d’ufficio e in generale l’atteggiamento imperterrito che 

caratterizza l’agire dell’istante lo fanno effettivamente apparire come non più 

degno di svolgere le proprie funzioni pastorali. Evidentemente poi la gravità e 

la persistenza di detti atteggiamenti vanno considerate proprie a pregiudicare 

irrimediabilmente la fiducia che gli organi ecclesiastici avevano riposta nel 

pastore. Una netta distinzione tra la persona privata e il suo incarico, come 

perorato nel ricorso, non si addice alla funzione di quello che dovrebbe essere 

un edificatore spirituale. L’atteggiamento a più riprese assunto dal ricorrente 

è del resto degno di biasimo anche per la persona privata, come confermano 

già le condanne penali. 

d) Per l’istante il vero motivo della propria esclusione dal sinodo sarebbe la 

volontà di candidarsi al parlamento cantonale per la frazione socialista. In 

nessun protocollo del sinodo sono stati fatti accenni in questo senso, motivo 

per cui la pretesa non trova alcuna giustificazione oggettiva. Il fatto che due 

sinodali facciano parte della stessa frazione comprova poi inequivocabilmente 

l’irrilevanza di tali aspetti e sospetti.  

7. a) La misura decisa deve tenere in considerazione la gravità della colpa, in 

funzione del grado della responsabilità dell’istante, e gli interessi lesi nonché 

la capacità di redenzione. L’istante contesta essenzialmente la criticabilità del 

proprio operato, misconoscendo la portata delle condanne e qualificando 

come facezie i comportamenti imputatigli. Egli non intravede essenzialmente 

alcuna colpa nel proprio operato. In verità invece, già il fatto di violare 

deliberatamente l’ordine istituito diffamando e molestando altri va qualificato, 

per una persona che riveste le funzioni dell’istante, come una colpa grave. Le 

condanne penali testimoniano la deliberata volontà di agire in un determinato 

modo e proiettano sull’agente una luce quanto poco dignitosa. A ciò si 

aggiunge l’incapacità dell’istante di prendere coscienza della situazione e di 

voler uscire dalla spirale, soprattutto conflittuale, nella quale è incappato, 

come confermato da più fatti. Già in occasione della lettera aperta ai giornali 

che il ricorrente era stato condannato a scrivere per riabilitare il docente del 

figlio, l’istante aveva ben pensato di aggiungere quale post scriptum 

un’ulteriore considerazione di carattere personale e propria a rendere, almeno 

in parte, vane le scuse appena espresse. Dopo aver ottenuto un’ingente 

somma di denaro in regalo, il ricorrente si impegnava a destinare fr. 30'000.00 

a scopo di beneficenza. Nonostante l’impegno sia stato assunto già nel 

settembre del 2007, la promessa non è stata mantenuta e attualmente 

l’istante rifiuta qualsiasi destinazione dei fondi che non vada a coprire le 

proprie spese di giustizia, sanitarie e dovute alla disoccupazione, ammettendo 

di essersi allora impegnato per evitare una sanzione più grave da parte del 

sinodo (vedi la presa di posizione scritta del ricorrente letta in occasione del 

sinodo del 16 febbraio 2009, alla voce accordo con il concistoro). Dopo la 

sentenza in constatazione della nullità della disdetta del contratto di locazione 

per vendetta, il ricorrente si rendeva colpevole di abusi telefonici nei confronti 

dell’ex inquilino. Confrontato con la mancanza della necessaria disciplina nei 

rapporti con gli altri sulla base del rapporto steso durante il soggiorno nella 

missione di oltre oceano, il ricorrente rifiutava di confrontarsi con le critiche 

rivoltegli e vedeva in loro unicamente la sistematica congiura di alcuni nemici 

o “il male dove non c’è”. Anche l’invito rivolto all’istante dal sinodo nel giugno 

2008 a voler dare le dimissioni dalla comunità evangelica in oggetto e a 

esercitare il proprio ministero altrove veniva semplicemente ignorato, 

malgrado anche la commissione del personale avesse ricordato all’istante 

l’urgente raccomandazione di dimissionare da pastore della chiesa locale 

ancora il 19 agosto 2008. Questi esempi, che riguardano fatti in parte 

intervenuti dopo l’ammonimento, comprovano sostanzialmente le conclusioni 

alle quali è giunta la commissione del personale: l’istante ricade sempre negli 

stessi schemi, non riconosce i propri errori e neppure i giudizi (istituzionalizzati 

o meno) degli altri, ma si considera giudice di se stesso e agisce di 

conseguenza. In queste condizioni anche la possibilità di un emendamento 

appare pertanto esclusa. 

b) Nell’ambito della sua attività pastorale, il ricorrente ha contribuito in modo 

decisivo alla costituzione e crescita della comunità evangelica locale, che può 

ora contare su alcune centinaia di fedeli. Attualmente, la comunità si trova 

però profondamente divisa tra una metà di fedeli che sono a favore del pastore 

e l’altra metà contraria. Questa scissione si palesava già in occasione della 

risicata conferma in carica del ricorrente agli inizi del 2008, nella petizione che 

chiedeva al decanato la nomina di una nuova persona in qualità di pastore e 

nel sostegno invece dimostrato al pastore da un’ottantina di firmatari nonché 

nella forte affluenza di fedeli - tra i quali esponenti anche dell’altro fronte - al 

rito religioso presenziato da una terza persona. Alcuni fedeli si erano poi rivolti 

al decanato affermando di essere nell’impossibilità di esprimere le loro 

opinioni temendo la vendetta del pastore. A questo proposito, le parti 

concordano sull’impossibilità di una riunificazione dei fronti ad opera del 

diretto responsabile e interessato. Questi, dal canto suo, anziché prendere 

coscienza di quanto deplorabile sia la situazione dal punto di visto 

ecclesiastico, oppone agli organi di sorveglianza il fatto che più della metà dei 

parrocchiani sia dalla sua parte, l’incremento del numero dei fedeli dall’inizio 

del suo mandato e la pretesa incompetenza dell’autorità alla quale era stata 

trasmessa la petizione. Come poi già anche evidenziato dalla commissione 

del personale, il ricorrente non vuole confrontarsi con la critica promossagli a 

più riprese di rappresentare (o di essere risentito come) una minaccia per i 

fedeli che non condividono le sue idee e il suo operato, tacciando le critiche 

come un semplice tentativo di mettere il pastore in cattiva luce (vedi la presa 

di posizione scritta del ricorrente letta in occasione del sinodo del 16 febbraio 

2009). In considerazione di queste profonde scissioni all’interno della 

comunità evangelica locale, del clima di paura che sembra regnare e 

dell’impossibilità per il ricorrente di modificare il proprio atteggiamento nel 

senso preteso dall’organo di vigilanza, anche l’interesse pubblico alla 

esclusione dal sinodo del ricorrente va nell’evenienza ammesso. 

8. a) Per il ricorrente la misura non sarebbe proporzionata al fine perseguito e in 

ogni caso del tutto priva di giustificazione dopo le sue dimissioni da pastore 

della comunità evangelica locale. Il principio della proporzionalità esige, da un 

lato, che il mezzo usato sia proprio a conseguire lo scopo che l’autorità si 

prefigge e che, d’altro canto, esista un rapporto ragionevole tra il risultato che 

si vuole raggiungere e le restrizioni che sono necessarie per il conseguimento 

di tale risultato (DTF 126 I 222 cons. 2c in fine, 124 I 44 cons. 3e, 119 Ia 353 

cons. 2a, 118 Ia 397 cons. 2b). Per la sanzione disciplinare ciò significa che, 

da una parte, essa deve essere idonea a garantire l’osservanza dei doveri 

richiesti dalla carica, nonché la salvaguardia della fiducia negli organi 

ecclesiastici, e dall’altra, deve essere commisurata alla gravità oggettiva delle 

violazioni e al grado di colpa dell’agente. In generale, sanzioni disciplinari 

possono essere inflitte fintanto che la persona da sanzionare detiene una 

funzione ufficiale (Häfelin/Müller, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed., 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2002, nota 1191). Non si può tuttavia escludere che, 

a dipendenza della natura di tale funzione, la sanzione possa essere applicata 

anche se l’infrazione disciplinare è stata commessa durante il periodo in cui 

la persona da sanzionare deteneva una funzione ufficiale giunta a termine 

(Emmel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 

1998, nota 8 ad art. 14). 

b) Nell’evenienza, le dimissioni dell’istante non rendono sovrabbondante 

l’esclusione decisa. Come esposto nei fatti, al pastore era stato caldamente 

raccomandato dal sinodo già nel giugno 2008 di cambiare posto di lavoro. Il 2 

febbraio 2009, egli presentava effettivamente le proprie dimissioni dopo 

essere stato informato dal decanato che sarebbe stata sottoposta al sinodo 

straordinario del 16 febbraio 2009 la proposta di esclusione e dopo essere 

stato invitato dal concistoro a fare questo passo. In principio, poiché la 

decisione di esclusione si fonda sull’inabilità a esercitare in modo adeguato la 

propria funzione, l’esclusione poteva essere pronunciata anche dopo le 

dimissioni del pastore dalla comunità locale. Vi è infatti un indubbio interesse, 

anche dopo le dimissioni dalla carica, a che l’istante non eserciti più in qualità 

di pastore della Chiesa evangelica cantonale. In questo senso, il fatto che il 

pastore abbia rassegnate le proprie dimissioni non permette di considerare 

sproporzionata la misura decretata. E’ vero che anche il concistoro riteneva 

eccessiva la misura decisa dopo le dimissioni dalla carica. Basti però al 

riguardo ricordare che già prima della pronuncia dell’ammonimento l’istante 

aveva fatte delle promesse sulla destinazione di parte della donazione onde 

evitare una sanzione maggiore e che poi queste promesse non erano state 

mantenute (vedi la presa di posizione scritta del ricorrente letta in occasione 

del sinodo del 16 febbraio 2009, alla voce accordo con il concistoro). In questo 

senso sussistevano validi motivi per la pronuncia della sanzione 

amministrativa, malgrado le dimissioni.

c) La decisione di esclusione dal sinodo era stata preceduta da una sospensione 

immediata, decisa dal decanato fino alla seduta ordinaria del sinodo, e da un 

ammonimento con misure di accompagnamento. Durante la fase di 

accompagnamento da parte della commissione del personale, l’istante era 

ricaduto nei vecchi schemi, non si era attenuto alle promesse fatte, non aveva 

seguito i suggerimenti impartitigli dai suoi superiori ed era incorso 

nuovamente in una sanzione penale. In seguito aveva interrotta anche la 

collaborazione con la commissione del personale, tacciando questa autorità 

di parzialità. In queste condizioni, l’unica misura che potesse ancora entrare 

in linea di considerazione era propriamente l’esclusione dal sinodo. Malgrado 

fosse stato precedentemente sospeso e poi ammonito, l’istante non ha saputo 

trarre le giuste conseguenze da queste sanzioni, ma ha continuato a non 

volersi confrontare con le tematiche di fondo e con questo a rifiutare qualsiasi 

effettiva possibilità di migliorare. Essendo per la commissione del personale 

evidente la mancanza d’idoneità a svolgere il proprio ministero, una misura 

meno incisiva non entrava nell’evenienza neppure in considerazione.   

9. a) Il principio della parità di trattamento non vieta che vengano effettuate 

distinzioni, ma richiede che le stesse siano giustificate da ragioni serie e 

obbiettive. In altre parole, esso impone unicamente che fattispecie 

giuridicamente uguali siano trattate in modo uguale e che fattispecie 

giuridicamente diverse in modo diverso (DTF 131 I 103 cons. 3.4, 129 I 357 

cons. 6 e 121 I 100 cons. 3a).

b) L’istante si considera vittima di una disparità di trattamento, giacché in un 

precedente caso di pedofilia il sinodo si sarebbe accontentato di un 

trasferimento, malgrado la gravità oggettiva della violazione non fosse 

paragonabile alle manchevolezze a fondamento del presente procedimento. 

Il caso in parola è riferito ad un pastore che all’epoca beneficiava della 

presunzione d’innocenza e che in seguito avrebbe lasciato il cantone. Dopo 

questa dipartita, il sinodo reputava superflua la pronuncia di un’esclusione. 

Per questo Giudice anche nell’ottica del rispetto della parità di trattamento la 

decisione di esclusione non presta il fianco a critiche. Come si è già detto, una 

sanzione come quella pronunciata avverso l’istante può trovare il proprio 

fondamento in un singolo comportamento gravemente trasgressivo, ma anche 

dopo una serie di trasgressioni che, considerate singolarmente possono 

anche non rivestire una particolare gravità, ma che nel loro complesso 

denotano un'attitudine inconciliabile con i doveri di servizio. Nell’evenienza 

l’istante è stato sanzionato per tutta una serie di omissioni dopo essere stato 

previamente sospeso, ammonito, seguito dalla commissione del personale e 

invitato a esercitare la propria attività pastorale altrove, motivo per cui la 

fattispecie è essenzialmente diversa da quella addotta a sostegno della 

violazione del principio dell’uguaglianza di trattamento. 

10. Infine, la questione della censurabilità della conferenza stampa tenutasi dopo 

la decisione di esclusione non può essere materia del presente giudizio, non 

essendo stata questa tematica oggetto dalla decisione impugnata. Nello 

scritto di ricorso poi, l’istante si riservava la possibilità di far valere i propri diritti 

in sede civile per la violazione degli art. 28 ss. CC. In sede di ulteriore presa 

di posizione, sembra invece attendersi un giudizio di merito da parte di questo 

Giudice anche su questa questione. Una simile estensione del petito di ricorso 

è però inammissibile al trascorrere dei termini d’impugnazione. Per quanto 

nell’atteggiamento del sinodo possa essere intravisto un atto materiale 

impugnabile separatamente in questa sede in virtù dell’art. 49 cpv. 3 LGA, il 

termine di ricorso di 30 giorni (art. 52 cpv. 1 LGA) sarebbe comunque da 

tempo trascorso infruttuosamente. Ne consegue che tale questione non può 

essere oggetto di giudizio materiale in questa sede. 

11. In conclusione, la decisione impugnata merita conferma e il ricorso deve 

essere integralmente respinto. Giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA nella procedura di 

ricorso, la parte soccombente deve di regola assumersi le spese. Per le 

ripetibili, l’art. 78 cpv. 2 LGA prevede che alla Confederazione, al Cantone e 

ai comuni, nonché alle organizzazioni cui sono affidati compiti di diritto 

pubblico non vengono di regola assegnate ripetibili, se vincono la causa 

nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali. Poiché per i motivi esposti in 

precedenza, la Chiesa evangelica riformata ed i suoi organi vanno considerati 

far parte delle organizzazioni cui sono affidati compiti di diritto pubblico, essi 

non hanno diritto alla rifusione delle ripetibili. L’ istante è tenuto a sopportare 

le spese del presente procedimento, mentre la parte convenuta non ha diritto 

alle ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1’000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 518.--

totale fr. 1'518.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

In data 8 giugno 2011 il ricorso interposto al Tribunale federale è stato respinto nella 

misura in cui è stato dichiarato ammissibile.