# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6da27b38-1838-5caa-9dbd-8ffd04ae3c1a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-07-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.07.1999 52.1999.150
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-150_1999-07-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.99.00150

   

  	
  Lugano

  26 luglio 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso 25 maggio 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________, __________,  

  patr.
  da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 4 maggio 1999, no. 1862, del Consiglio di Stato, che respinge
  l’impugnativa presentata dall’insorgente avverso la licenza edilizia 26
  ottobre 1998 rilasciata in variante a __________ per la sopraelevazione di
  due stabili del centro storico di Locarno (part. no. __________-__________
  RFD);

  

 

 

viste le risposte:

-    02 giugno 1999 del Consiglio di
Stato;

-    10 giugno 1999 di __________;

-    10 giugno 1999 del Comune di
__________;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 18 luglio 1997, il
resistente __________ ha chiesto al municipio di __________ il permesso di
ristrutturare ad ampliare due case d’abitazione contigue, situate nel settore
di risanamento conservativo (C) del piano di protezione del centro storico, sul
lato a valle della strada che sale verso i Monti della Trinità (part. n.
__________ e __________ RFD). L’intervento prevedeva, fra l’altro, di migliorare
l’agibilità della soffitta dello stabile sub A, sopraelevando di 70 cm le falde
del tetto (da m 9.30 a m 10.00 al colmo). Analogo innalzamento, di 56 cm (da m
13.41 a m 13.97 al colmo), era previsto per il tetto dello stabile sub B, onde
rendere abitabile il vano sottostante, integrandolo nell’appartamento del
secondo piano attraverso una scala interna.

Pubblicata la domanda e raccolto il preavviso favorevole del
Dipartimento del territorio, il 1° settembre 1997 il municipio ha rilasciato la
licenza richiesta.

 

 

                                  B.   Nel corso dei lavori, il 9
aprile 1998, __________ ha notificato al municipio una variante d’opera che
comportava, fra l’altro, un’ulteriore sopraelevazione di 70 cm del tetto dello
stabile sub A, destinata a rendere abitabile anche la soffitta, rispettivamente
di 25 cm per l’edificio sub B, volta a migliorare il transito sulla scala
d’accesso al livello superiore dell’appartamento duplex.

Il 22 aprile 1998 il municipio ha approvato la variante senza
ulteriori formalità.

Venuta a conoscenza delle modifiche apportate al progetto inizialmente
approvato, la ricorrente __________, proprietaria del fondo contermine (part.
n. __________ RFD), ha sollecitato l'autorità comunale ad esigere l’inoltro di
una formale domanda di costruzione in sanatoria, postulando in pari tempo la
sospensione dei lavori. Il municipio si è limitato a dar seguito alla prima
richiesta, poiché i lavori erano ormai quasi finiti.

 

 

                                  C.   Dando seguito all’analogo
invito rivoltogli dall’esecutivo comunale, il 27 luglio 1998 __________ ha
presentato una domanda in variante per le modifiche apportate in corso di
costruzione, chiedendo, in particolare, l’autorizzazione in sanatoria per
l’ulteriore sopraelevazione degli stabili.

Alla domanda si è opposta la vicina qui ricorrente, contestando
la legittimità dell’innalzamento realizzato abusivamente. L'autorità cantonale
l’ha invece preavvisata favorevole.

 

 

                                  D.   Con decisione 26 ottobre
1998 il municipio di __________ ha rilasciato la licenza richiesta, ritenendo
date le premesse per la concessione di una deroga all’obbligo di mantenere
l’attuale configurazione dei tetti sancito dall’art. 18 delle norme
d’attuazione del piano particolareggiato del centro storico (NAPPCS).

Con giudizio 4 maggio 1998 il Consiglio di Stato ha
confermato il provvedimento, respingendo l’impugnativa contro di esso inoltrata
dalla vicina opponente. In sostanza, il Governo ha ritenuto che il municipio
non avesse abusato del potere discrezionale conferitogli dalla norma succitata
in materia di deroghe all’obbligo di mantenere la struttura dei tetti
esistente.

 

 

                                  E.   Contro il predetto giudizio
governativo la soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo che venga annullato assieme alla controversa licenza
edilizia.

Rievocata la fattispecie, l’insorgente contesta in sostanza
la legittimità della deroga accordata dal municipio per l’innalzamento dei
tetti degli stabili del resistente. Il nuovo sopralzo, argomenta, cumulato a
quello già autorizzato, eccederebbe i limiti degli innalzamenti che potrebbero
essere autorizzati in via di deroga.

 

 

                                  F.   All’accoglimento del ricorso
si oppongono il Consiglio di Stato ed il municipio di __________, senza
formulare particolari osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene il beneficiario della licenza,
contestando succintamente le tesi della ricorrente con argomenti che saranno
discussi qui appresso.

 

 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo discende dall’art. 21 LE. La legittimazione attiva
dell’insorgente, direttamente e personalmente toccata dalla licenza avversata
in quanto proprietaria del fondo contermine, è certa.

Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine.

Data la natura delle contestazioni sollevate, può essere
deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Il piano di protezione
del centro storico di Locarno “ha come obbiettivo la riscoperta
dell’agglomerato come luogo di abitazione e di vita, mediante il miglioramento
della qualità del tessuto edilizio, dell’ambiente circostante e delle strutture
utilizzate per il commercio e per i servizi, per il lavoro artigianale, per il
ristoro e per lo svago” (art. 3 NAPPCS). 

Questi obbiettivi, soggiunge la norma, sono perseguiti
tramite:

 

“a) la conservazione del tessuto
antico e degli elementi validi, nonché la protezione della forma del centro
storico nel suo rapporto generale con il territorio; in particolare la
conservazione del tessuto edilizio (percorsi e insiemi di edifici) nei
caratteri morfologici - tipologici delle singole case e dei manufatti e degli
spazi esterni che vi corrispondono”;

“b) la salvaguardia e il
restauro dei valori formali del tessuto tradizionale e del paesaggio
circostante con l’eliminazione degli elementi di disturbo”;

“c)....

“d)....

“e) la salvaguardia e il promovimento
dell’abitazione quale elemento dell’abitazione quale elemento essenziale e
qualitativo dei contenuti sociali del centro storico”.........

 

La norma sottolinea l’impostazione estremamente conservativa
delle disposizioni che disciplinano l’attività edilizia nel centro storico di
__________. 

 

2.2. Il comprensorio del centro storico è suddiviso in tre
settori (art. 4 NAPPCS): quello del risanamento conservativo (C), suddiviso a
sua volta in due distinti comparti, quello della sostituzione (S) e quello
della ristrutturazione (RI).

Il concetto di risanamento conservativo, che qui interessa, è
definito dall’art. 5 cpv. 1 NAPPCS come ”l’intervento inteso a conservare al
massimo i caratteri distributivi interni essenziali, la forma esterna degli
edifici e degli spazi aperti, i materiali e gli elementi costruttivi d’origine,
consentendo l’introduzione dei servizi e degli impianti indispensabili per
l’esercizio di attività compatibili con i caratteri degli edifici antichi
(abitazione, commercio, servizi, ecc.)”.

L’obbligo di conservare al massimo la forma esterna degli
edifici e degli spazi aperti porta a concludere che nel settore del risanamento
conservativo non sono di principio ammesse aggiunte o nuovi edifici. Conferma
chiaramente questa deduzione il cpv. 2 dell’art. 5 NAPPCS, che permette
interventi di questa natura soltanto nella zona tratteggiata del settore C, nei
limiti dell’i.s. complessivo stabilito dall’art. 40.

Riallacciandosi alle disposizioni sin qui illustrate, l’art.
11 NAPPCS stabilisce che negli edifici situati nel settore C non tratteggiato “è
ammesso unicamente un risanamento conservativo”. Ciò significa che in
questo comparto del centro storico possono essere autorizzati soltanto gli
interventi intesi a conservare al massimo i caratteri distributivi interni
essenziali, la forma esterna degli edifici e degli spazi aperti, i materiali e
gli elementi costitutivi d’origine (art. 5 NAPPCS). Per rendere ancor più evidente
la natura degli interventi ammissibili, l’art. 11 NAPPCS precisa che “non
può essere effettuata nessuna modifica sostanziale delle strutture interne
principali, dei materiali di facciata e della volumetria, ad eccezione di
limitati cambiamenti dovuti a provate esigenze tecniche o di nuovo utilizzo
compatibile con lo stabile (.....)”.

Il rigoroso indirizzo conservativo delle normative
disciplinanti il settore C non tratteggiato del centro storico è ulteriormente
confermato dalle successive disposizioni, mediante le quali viene imposto il
mantenimento dei muri maestri interni (art. 12 NAPPCS) e delle solette (art. 13
NAPPCS), consentendo l’inserimento di nuovi servizi ed impianti (gabinetti,
bagni, cucine, riscaldamento, ventilazione, ascensori) unicamente alla condizione
che non alterino in modo significativo le strutture e la morfologia degli
edifici (art. 14-17 NAPPCS).

 

2.3. Ai severi vincoli conservativi soggiacciono anche i
tetti. L’art. 18 NAPPCS stabilisce infatti esplicitamente che deve essere
mantenuta “la loro geometria fondamentale”, “con le quote del colmo, con le
quote della gronda e con le pendenze” .

La particolare rigidità della norma è comunque mitigata dal secondo
capoverso, che conferisce al municipio la facoltà di accordare deroghe in tre
distinte ipotesi, ovvero: (a) nei casi di ripristino della situazione antica,
(b) nel caso di interventi volti a rendere abitabili i solai (art. 21 NAPPCS) e
(c) per ottenere un miglioramento estetico ed architettonico nei casi di
situazioni compromesse. Deroghe, queste, che possono avere per oggetto unicamente
la geometria del tetto, le quote del colmo e della gronda e le pendenze e non
anche una sopraelevazione dell’edificio.

Con riferimento ai solai, l’art. 21 lett. b NAPPCS stabilisce
in particolare che “i sopralzi minimi della gronda e del colmo (...) sono
concessi in via eccezionale quando è provata la necessità di rispettare i
requisiti di abitabilità del regolamento edilizio comunale e quando il
risultato è architettonicamente valido per le proporzioni dell’edificio e
rispetta la volumetria delle case adiacenti nonché la geometria del tetto
secondo l’art. 18 NAPPCS”.

 

2.4. Giusta l’art. 61 cpv. 1 NAPPCS, deroghe “possono
essere concesse solo nei casi in cui sono espressamente previste” e “solo
in funzione del conseguimento degli obbiettivi del piano particolareggiato per
ottenere un miglioramento del risultato architettonico degli interventi
conformi agli indirizzi del piano”.

La facoltà di concedere deroghe, conferita dalla norma in oggetto
al municipio, non si estende a tutte le norme del PPCS, ma è circoscritta ai
casi in cui è espressamente prevista dalle singole norme concretamente
applicabili. Lo si deduce chiaramente dall’art. 61 cpv. 2 NAPPCS, che abilita
il municipio a concedere deroghe non previste dalle NAPPCS soltanto “in casi
del tutto eccezionali e per esigenze architettoniche irrinunciabili connesse
alle caratteristiche storiche ed estetiche di singoli edifici o ambienti”.

L’art. 61 NAPPCS prevede quindi due ordini di deroghe: quelle
ordinarie (cpv. 1), di per sé già previste a livello delle singole disposizioni
del PPCS, e quelle straordinarie (cpv. 2), ammissibili solo in casi del tutto
eccezionali e per imprescindibili esigenze architettoniche. 

 

 

                                   3.   3.1. Nell’evenienza
concreta, il municipio di __________ ha in un primo tempo autorizzato un modico
innalzamento verticale delle falde del tetto degli stabili che sorgono sulla
part. n. __________ RFD. Il sopralzo previsto dai piani approvati era di 70 cm
per la casa A e di 56 cm per la casa B. Nonostante la sopraelevazione, il sottotetto
della casa A rimaneva destinato a soffitta. Quello della casa B, collegato al
piano sottostante, era invece reso abitabile (appartamento duplex). 

In sede d’esecuzione, il beneficiario della licenza si è
scostato dai piani approvati, innalzando d’altri 71 cm il tetto della casa A e
di ulteriori 28 cm il tetto della casa B. Nel primo caso si trattava di
trasformare la soffitta in locali abitabili. Nell’altro, si trattava invece di
rendere più agevole il passaggio attraverso la scala che collega i due livelli
dell’appartamento duplex.

Per stabilire se l’innalzamento realizzato in contrasto con i
piani approvati possa beneficiare di una licenza in sanatoria non si può
considerare soltanto l’entità del sorpasso, ma si deve per forza tenere conto
dell’ampliamento verticale autorizzato in precedenza. Diversamente si potrebbe
autorizzare a tappe innalzamenti di per sé inammissibili. Ai fini del giudizio
occorre quindi verificare se una sopraelevazione di 141 cm per la casa A e di
84 cm per la casa B avrebbe potuto essere oggetto, sin dall’inizio, della
necessaria autorizzazione.

 

3.2. Ponendo mente all’insieme delle norme che regolano
l’attività edilizia nel settore di risanamento C non tratteggiato del centro
storico di __________, è evidente che il controverso innalzamento delle falde
del tetto può essere autorizzato soltanto nella misura in cui risultano
soddisfatti i presupposti per la concessione di una deroga ordinaria (art. 61
cpv. 1 NAPPCS) secondo gli art. 18 cpv. 2 e 21 NAPPCS. Alterando in misura non
trascurabile la forma esterna e la volumetria degli edifici, l’intervento non
appare in effetti conforme alle rigide prescrizioni degli art. 5 ed 11 NAPPCS.
Una deroga straordinaria secondo l’art. 61 cpv. 2 NAPPCS è d’altro canto
esclusa, poiché l’intervento non è chiamato a rispondere ad esigenze architettoniche
irrinunciabili connesse alle caratteristiche storiche ed estetiche di singoli
edifici o ambienti. 

 

3.2.1. Le falde del tetto dell’edificio A sono state
innalzate complessivamente di 141 cm. Il sopralzo, destinato a rendere abitabile
il sottotetto, non è irrilevante. Valutatolo per rapporto all’altezza dello
stabile (circa m 7.50 al filo di gronda) e di quella delle costruzioni
circostanti, il municipio ha nondimeno ritenuto che potesse ancora rientrare
nei limiti delle sopraelevazioni ammissibili secondo l’art. 21 lett. b NAPPCS. 

La valutazione operata dall’autorità comunale, per quanto opinabile
possa apparire all’insorgente, non è affatto insostenibile. L’aumento della
volumetria, inferiore al 20%, è tutto sommato contenuto e non arreca alcun
pregiudizio alla situazione dei vicini, in particolare a quella della
ricorrente. In quanto destinato a rendere abitabile un sottotetto, il sopralzo
risponde inoltre all’obbiettivo di promuovere l’abitazione nel centro storico
(cfr. art. 61 cpv. 1 e 3 lett. e NAPPCS). Il risultato è d’altro canto architettonicamente
valido.

Non procedendo da un esercizio del potere d’apprezzamento lesivo
dei principi fondamentali del diritto, in particolare di quello
dell’adeguatezza, non è dato di intravvedere nella valutazione operata dal
municipio gli estremi della violazione del diritto lamentata dal ricorrente. In
quanto riferita all’innalzamento della casa A, la decisione impugnata va quindi
confermata.

 

3.2.2. Analoghe considerazioni valgono, a maggior ragione,
per l’innalzamento di 84 cm del tetto della casa B, attuato per ricavare dal
sottotetto vani abitabili, da integrare nell’appartamento del secondo piano.

L’aumento della volumetria, inferiore al 10%, è di scarso
rilievo. Non incide in modo apprezzabile sulla situazione dei vicini. Risponde
agli indirizzi del PPCS e si inserisce convenientemente nel quadro degli
edifici circostanti.

Anche nella misura in cui si riferisce alla casa B, la
decisione municipale impugnata, procedendo da un esercizio del potere
d’apprezzamento scevro da violazioni del diritto sotto il profilo dell’abuso di
potere, regge alla critica dell’insorgente.

 

 

                                   4.   In esito alle
considerazioni che precedono, la decisione governativa impugnata, immune da
violazioni del diritto, va quindi confermata.

La tassa di giustizia va a carico dela soccombente.

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21 LE; 3, 5, 11, 18, 21, 61 NAPPCS di Locarno; 3, 18, 28, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
800.- è a carico della ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario