# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 84a90bb5-9026-5011-bda3-93bca8b303ff
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 13.07.2017 80.2016.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-172_2017-07-13.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.172

  80.2016.173

  	
  Lugano

  13 luglio 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 13 luglio 2016 contro la decisione del 22 giugno 2016 in materia di IC e IFD
  2015.

  

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1 esercita
un’attività in proprio (svolge lavori su chiamata di tipo artigianale) a __________
(__________), Comune in cui è domiciliato. Forma un’unica economia domestica
insieme a __________, impiegata dell’Albergo __________ di __________. 

                                         Nel periodo fiscale 2015
il contribuente ha dichiarato un reddito dell’attività lucrativa indipendente
di fr. 22'101.–.

 

 

                                  B.   Notificandogli la
tassazione IC/IFD 2015, con decisione datata 20.4.2016, l’RS 1 ha commisurato
il reddito dell’attività indipendente del contribuente in fr. 34'000.–, motivando
così l’aumento rispetto a quanto dichiarato: “Valori
stabiliti per apprezzamento in mancanza di documentazione precisa e completa e
per insufficienza di disponibilità finanziaria”. 

 

 

                                  C.   Il contribuente ha
impugnato la suddetta decisione, con reclamo del 20.4.2016, argomentando che i
dati da lui forniti erano “corretti e rispecchia[va]no la realtà”.

                                         Il 3 maggio 2016,
l’autorità fiscale si è rivolta al reclamante, invitandolo a trasmetterle i
bilanci d’apertura e di chiusura e i conti d’esercizio dettagliati, oltre ad osservazioni
in merito al calcolo delle entrate e delle uscite per il periodo fiscale 2015,
“allestito con i soli dati del contribuente, nonostante lo stesso conviva,
giacché anche la disponibilità finanziaria della convivente è insufficiente”. 

                                         Il 4 maggio 2016 il
reclamante ha presentato fotocopie del “libro di cassa”, redatto manualmente, e
un estratto del conto postale. Ha inoltre preso posizione sul calcolo delle
entrate e delle uscite, proponendo un proprio calcolo, comprensivo anche della
situazione della convivente, dal quale risulta una disponibilità mensile di
oltre 1'000 franchi. 

 

 

                                  D.   L’Ufficio di
tassazione ha respinto il reclamo del contribuente, con decisione del 22 giugno
2016, nella quale ha sostenuto che, “analizzato
quanto inviato dal contribuente… considerato che lo stesso convive e che il
dispendio anche con i dati della convivente è al di sotto dei minimi
d’esistenza”, la “ripresa per
apprezzamento quale reddito d’attività indipendente per insufficienza di
disponibilità finanziaria” doveva essere confermata.

 

 

                                  E.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 censura nuovamente la
commisurazione del reddito dell’attività indipendente, intrapresa dall’Ufficio
di tassazione, e contesta di aver ricevuto da quest’ultimo il calcolo delle
entrate e delle uscite. Osserva che il suo reddito è sempre stato delle stesse
proporzioni ed è sempre stato accettato dall’autorità fiscale. Ritiene che la
tassazione impugnata si basi su un “apprezzamento” personale del funzionario
che ha adottato la decisione di tassazione. Precisa di non avere telefoni
cellulari e computer, di non andare in vacanza ed al ristorante, di non
praticare sport o hobby costosi e di avere uno stile di vita semplice, insieme
alla sua compagna.

 

                                      

                                  F.   All’udienza del 9
marzo 2017, le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni. L’Ufficio
di tassazione ha proposto comunque di diminuire i redditi di fr. 6'000.-
tenendo in considerazione la particolarità del caso. Per sua parte, RI 1 insiste
nel voler essere imposto sulla base dei redditi da lui dichiarati.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Secondo l’art. 204 cpv. 2
LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID,
l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una
valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa
i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere
accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di
coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita
del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il
motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e
indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per
cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità
dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato
provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del
13.10.2010, consid. 2.1.).

 

                                         1.2.

                                         Giurisprudenza e dottrina
tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo
laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi
procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua
situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004
del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª
ediz. Basilea 2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2ª ediz., n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 1123).

                                         L’autorità
fiscale deve agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo co-scienza professionale,
conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere
tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare
eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente
deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più
vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).

 

 

                                   2.   Nella fattispecie,
come visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dal ricorrente
ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo che quello da lui dichiarato fosse
nettamente al di sotto dei minimi d’esistenza agli effetti del diritto
esecutivo. Nella decisione su reclamo veniva in particolare ritenuto: “Analizzato quanto inviato dal contribuente in risposta
alla nostra richiesta di documentazione, considerato che lo stesso convive e
che il dispendio anche con i dati della convivente è al di sotto dei minimi
d’esistenza, si procede a respingere il reclamo riconfermando la ripresa per
apprezzamento quale reddito d’attività indipendente per insufficienza di
disponibilità finanziaria”. In sostanza l’UT ha ritenuto che la
disponibilità per il 2015 fosse al di sotto dei minimi di esistenza e fosse
quindi giustificato aggiungere altri redditi.

 

                                         Pur ritenendo che la
dichiarazione presentata dal contribuente non fosse corretta, l’autorità ha
rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto
dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte
del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3
LIFD). Con decisione del 20.4.2016 ha infatti notificato a RI 1 una tassazione
ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio,
nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha
stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione
d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli
elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative
all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n.
2A.561/2005 consid. 3).

 

                                         

                                   3.   3.1.

                                         Sono imponibili tutti i
proventi dall’esercizio di un’impresa, commerciale, industriale, artigianale,
agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività
lucrativa indipendente (art. 18 cpv. 1 LIFD; art. 17 cpv. 1 LT). L’art. 58 LIFD
(v. art. 67 LT) si applica per analogia ai contribuenti che tengono una contabilità
in buona e debita forma (art. 18 cpv. 3 LIFD; art. 17 cpv. 3 LT). In
conseguenza, il reddito imponibile dell’indipendente che è astretto a tenere
una contabilità (art. 934 CO) risulta dal saldo del conto economico,
conformemente al principio dell’autorevolezza del bilancio commerciale
istituito dall’art. 58 LIFD (v. art. 67 LT). Secondo tale principio, l’utile
imponibile delle persone fisiche e giuridiche si basa sull’utile che risulta
dal conto economico stabilito secondo le regole del diritto commerciale. I
conti stabiliti conformemente alle regole del diritto commerciale vincolano le
autorità fiscali a meno che il diritto fiscale non preveda delle regole di
correzione particolari. L’autorevolezza del bilancio commerciale viene a cadere
quando norme imperative del diritto commerciale sono violate oppure norme
fiscali di correzione lo esigono (sentenza TF 2C_419/2010 del 13.10.2010, consid.
3.1.).

 

                                         3.2.

                                         Di principio ci si può
fondare sulla contabilità del contribuente unicamente nel caso in cui
l’esattezza dei dati inseriti è garantita. Ciò non è il caso in due ipotesi:
dapprima quando i libri contabili non sono tenuti regolarmente dal punto di
vista formale, ma anche quando è manifesto che i risultati contabilizzati non
concordano con lo stato reale dei fatti, sia perché vi è divergenza tra questi
risultati e l’evoluzione della sostanza del contribuente oppure il suo tenore
di vita, sia perché vi è una divergenza tra questi risultati e quelli che,
secondo l’esperienza, sono ottenuti nel settore della professione in questione,
senza che circostanze speciali spieghino queste differenze (sentenza TF
2C_419/2010 del 13.10.2010 consid. 3.2.).                 

                                      

 

                                   4.   4.1.

                                         Secondo gli articoli 125
cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, nella versione in vigore nel periodo fiscale
litigioso, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e
le persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione i conti annuali
firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale oppure, in mancanza
di una contabilità conforme all’uso commerciale, le distinte degli attivi e dei
passivi, delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti
privati.

                                         L’obbligo di allegare le
“distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità commerciale,
non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi
obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad
adempiere i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte
(Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a
cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco
2000, vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, pp. 259-260).

                                         Se tali principi non sono
rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato
deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza TF
2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1).

 

                                         4.2.

                                         L’art. 125 cpv. 2 LIFD non
precisa ciò che bisogna intendere per “stato degli attivi e dei passivi,
stabilito in base alle entrate e alle spese come anche dei prelievi e apporti
privati”. Le esigenze a cui devono rispondere questi conti, dipendono dal caso
di specie, in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima.
In ogni caso, essi devono essere allestiti in maniera tale da far risultare in
modo completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività
lucrativa indipendente e poter essere controllati in condizioni ragionevoli da parte
delle autorità fiscali. Ad ogni modo non spetta alle autorità fiscali
ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (sentenza TF
2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1.; sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013,
consid. 3.1.; RDAF 2007 II 252 consid. 4.1).

                                         Secondo il principio di
cui all’art. 8 CC, applicabile anche in ambito fiscale, spetta a colui che vuol
far valere l’esistenza di un fatto proprio ad estinguere oppure a diminuire il
proprio debito fiscale l’onere di apportarne la prova e sopportare le conseguenze
dell’insuccesso di quest’ultima (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid.
3.1; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa p. 266; RDAF 2009 II p. 560; sentenza TF
2C_199/2009 consid. 3.1).          

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Ora, nel caso di specie,
l’UT ha invitato il ricorrente, con scritto 3.5.2016 a voler trasmettere i
bilanci di “apertura e di chiusura e conti d’esercizio dettagliati relativi
all’anno 2015”. Lo stesso ha prodotto unicamente il libro di cassa della sua
attività indipendente.

                                         Il libro di cassa non
corrisponde tuttavia a ciò che viene esatto dalla legge e dalla giurisprudenza
per comprovare l’utile derivante dalla sua attività indipendente: RI 1 non ha
infatti presentato le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite,
come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.

 

                                         Si tratta di valutare se
il fisco abbia agito “pflichtgemäss” nel valutare gli elementi
imponibili, discostandosi da quelli dichiarati dal ricorrente.

 

 

 

 

                                         5.2.

                                         Dagli atti si evince che RI
1 ha iniziato la propria convivenza con __________ a __________ nel mese di
giugno del 2014.

                                         L’utile dichiarato da RI 1
derivante dalla sua attività indipendente tra il 2009 ed il 2015 (accertato
dalle autorità fiscali sino al 2014) è stato il seguente:

 

                                         2009: fr. 19'469.-;

                                         2010: fr. 22'580.-;

                                         2011: fr. 23'180.-;

                                         2012: fr. 21'205.-;

                                         2013: fr. 22'094.-;

                                         2014: fr. 22'785.-;

                                         2015: fr. 22'101.-
(dichiarato), fr. 34'000.- (accertato).

 

                                         5.3.                                                                                 

                                         Il ricorrente ha preso
posizione in merito al calcolo uscite/ entrate 2015 allestito da parte dell’UT
indicando le sue spese fisse e quelle della sua convivente, __________.

                                         Egli ha fatto valere esborsi
mensili per fr. 161.- (fr. 16.- telefono; fr. 44.- elettricità; fr. 46.- acqua;
fr. 15.- tassa circolazione e assicurazione; fr. 16.- tassa rifiuti). Sulla
base di una disponibilità di fr. 745.-, indica una rimanenza di fr. 584.-.

 

                                         In merito alla concubina __________,
l’insorgente indicava le spese di quest’ultima in complessivi fr. 98.-                    
mensili (fr. 22.- di tassa di circolazione; fr. 63.- di assicurazione; fr. 13.-
Billag), una disponibilità di fr. 452.-. 

                                         Secondo i calcoli
effettuati da RI 1 essi avrebbero avuto, nel 2015, una disponibilità mensile
per poter vivere di fr. 1'036.-.         

                                         5.4.                                                                                                         

                                         5.4.1.

                                         Per il 2015 si ha anche
che al 31.12.2015 i suoi averi presso il conto __________ erano di fr.
27'676.65.-, mentre che al 1°.1.2015 erano di fr. 23'294.-: vi è stato quindi
un incremento di fr. 4'382.65. Non avendo dichiarato di aver ricevuto donazioni,
successioni per quel periodo fiscale, si deve pertanto partire dall’assunto che
il contribuente li abbia risparmiati dai suoi redditi.

 

                                         Va peraltro rilevato che
l’UT nel proprio calcolo della disponibilità ha indicato uscite per fr.
7'377.-, a titolo di differenza degli attivi indicati dal ricorrente al
1.1.2015 ed al 31.12.2015. Invero l’incremento del conto sarebbe unicamente stato
di fr. 4'382.65.

                                         5.4.2.

                                         Volendo riferirsi alla
tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo
secondo l’art. 93 LEF (http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/),
il minimo vitale del qui insorgente potrebbe essere calcolato come segue (anche
in considerazione del fatto che non paga la cassa malati, percependo egli un
sussidio):

 

                                         importo base mensile  fr.
850.- (fr. 1'700.-/2);

                                         canone di locazione:  fr.
412.50 (fr. 4'950.-/12);

oneri
sociali (AVS/AI/IPG): almeno fr. 83.- (cfr. anche https://www.ahv-iv.ch/it/Opuscoli-Moduli/Opuscoli-informativi/Contributi-AVS-AI-IPG-AD);

                                         minimo d’esistenza: fr.
1'345.50 (per dodici mensilità fr. 16'146).

 

                                         5.4.3.

                                         Volendo quindi riprendere il
calcolo uscite/entrate operato dall’UT (e modificando l’uscita legata
all’aumento della sostanza di fr. 4'382.65), e quindi sottraendo al reddito
dichiarato di fr. 22'101.- di RI 1, fr. 16'146.- (minimo esistenziale) e quanto
da lui risparmiato durante il periodo fiscale qui d’interesse, ossia fr.
4'382.-, ne consegue una rimanenza annua di fr. 1'573.- (ossia di fr. 131.- al
mese).

 

                                         Guardando pertanto le
entrate mensili di RI 1, e commisurate (teoricamente) le sue uscite, ne
risulterebbe una copertura dei costi.

 

                                         5.5.

                                         5.5.1.

                                         Va ricordato come nella
procedura fiscale l’onere della prova sia ripartito nel senso che l’autorità
fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano
l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che
estinguono o diminuiscono il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II
257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8). 

                                         

                                         Il contribuente deve
provare l’esattezza della sua dichiarazione d’imposta e delle sue ulteriori
spiegazioni. Al contribuente non si può per contro chiedere di provare un fatto
negativo, per esempio di avere altri redditi per rapporto a quelli dichiarati.
Spetta infatti all’autorità fiscale apportare la prova degli elementi imponibili
che non sono stati annunciati (sentenza TF 2C_1201/2013 del 13.5.2013, consid.
4.6.; Althaus –Houriet,
Commentaire romand LIFD [a cura di Noël/Aubry Girardin], 2a. ed., Basilea 2017,
n. 13 ad art. 130 LIFD). Se le prove raccolte dall’autorità fiscale apportano
sufficienti indizi che rivelano l’esistenza di elementi imponibili, appartiene
nuovamente al contribuente apportare la prova dell’esattezza delle sue
allegazioni e di supportare l’onere della prova del fatto che giustifica
l’esonero dell’imponibilità (sentenza TF 2C_937/2013 del 6.6.2013; Althaus –Houriet, Commentaire romand
LIFD [a cura di Noël/Aubry Girardin], op. cit., n. 13 ad art. 130 LIFD).

 

                                         5.5.2.                                                                       

                                         Secondo la giurisprudenza,
peraltro, l’autorità fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è
obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a
scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si
deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli
elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica
debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica
per motivi che sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p.
670 consid. 3b).

                                         

                                         5.6.

                                         5.6.1.

                                         Nel caso che qui ci
occupa, se è vero da un lato che il qui ricorrente non ha presentato la
dichiarazione fiscale corredata dai giustificativi così come esatto dagli art. 125
cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, nondimeno ha trasmesso il libro di cassa, dal
quale si può evincere la sua attività (entrate/uscite), ed anche l’estratto
conto completo del suo conto __________ dal 1°.1.2015 al 31.12.2015.

 

                                         5.6.2.

                                         Tuttavia è pur vero che,
se si prende anche in considerazione la situazione della convivente
nell’economia domestica, e si fanno i calcoli del dispendio tenendo anche in conto
i redditi di quest’ultima esiste un ammanco: non si raggiunge la soglia del
minimo vitale, come rilevato dall’UT.

 

                                         Vi è però da chiedersi se
l’ammanco possa essere attribuito esclusivamente al qui ricorrente, che ha
un’attività indipendente. Va infatti ricordato che i concubini, a differenza
delle coppie coniugate, sono tassati sempre individualmente. I loro redditi non
sono cumulati (cfr. Circolare n. 30 del 21.12.2010 “Imposizione dei coniugi e
della famiglia secondo la legge federale sull’imposta federale diretta (LIFD),
p. 4; L’imposizione della famiglia, Informazioni fiscali edite dalla Conferenza
svizzera delle imposte, agosto 2015, p.8).

 

                                         A ben vedere, la
convivente, che per il 2015 è stata impiegata unicamente parzialmente, ha
percepito un reddito esiguo ma è riuscita ad incrementare di una somma comunque
significativa i suoi risparmi (se paragonata ai redditi da lei percepiti). Va anche
detto che la convivente sino al 2013 svolgeva un’attività dipendente con un
reddito ben superiore a quello dichiarato nel 2015.

 

                                         5.6.3.

                                         Di fatto, l’aggiunta dei
redditi deriva dalla convivenza con __________ e dalla situazione entrate /
uscite calcolata in base al concubinato. In concreto non è dato a sapere se ed
in che misura __________ provveda al mantenimento della sua convivente e se ed
in che misura i suoi redditi debbano profittare a __________ e di riflesso
incidere sugli esborsi mensili del qui insorgente.

 

                                         5.7.

                                         In simili circostanze gli
atti all’incarto non sono sufficienti per potersi determinare circa la
valutazione operata dall’UT che ha ripreso redditi aziendali unicamente nella
partita fiscale del qui ricorrente sulla base del dispendio dell’economia domestica
formata da __________ e da __________. Come già visto prima, i redditi
dichiarati dal ricorrente sono in linea con quelli dei periodi fiscali
precedenti. 

 

                                         Si giustifica pertanto
l’annullamento della decisione impugnata, affinché l’UT provveda ad effettuare
ulteriori accertamenti ed ad esaminare in maniera più approfondita la
situazione del contribuente alla luce anche degli elementi imponibili
dichiarati dalla convivente.

 

 

                                   6.   Il ricorso è evaso
ai sensi dei considerandi. La decisione su reclamo del 22 giugno 2016 in
materia di IC e IFD 2015 è annullata e gli atti sono ritornati all’UT affinché
provveda ad emanare una nuova decisione.

                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è evaso ai
sensi dei considerandi. 

 

                                    §   La decisione su reclamo del
22 giugno 2016 in materia di IC e IFD 2015 è annullata e gli atti sono
ritornati all’UT affinché provveda ad emanare una nuova decisione.

 

                                   2.   Non si prelevano né tassa
di giustizia né spese processuali.

                                      

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -;

  -;
  

  -;
  

  -.
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: