# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c8fc207e-9b92-50bc-a9d4-bad74841da7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 20.03.2012 17.2011.121
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-121_2012-03-20.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.121

  	
  Locarno

  20 marzo 2012/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  e dal segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 27 ottobre 2011 da

 

	
   

  	
   AP 1

  rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 26 ottobre 2011 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

	
   

  	
   

  

richiamata la dichiarazione di appello 6
dicembre 2011;

 

esaminati gli atti;

 

esperito il pubblico dibattimento il durante il
quale:

 

 

ritenuto                         

 

in fatto:                    A.   In data 16 febbraio 2011 un ispettore dell’CO 1, ha accertato che, presso il mobilificio __________, “almeno il 20% degli articoli su un
migliaio, tra divani, poltrone, armadi, tavoli, sedie, letti, ecc…, sono
esposti con prezzi in Euro e a detta dei presenti risultano essere solo gli
articoli provenienti dall’Italia. Tutti gli altri articoli, provenienti dalla
Germania, Svezia, Spagna, Francia e Svizzera, sono esposti con prezzi in
Franchi”. L’ispettore ha, inoltre, precisato che “sul banco di ricezione
all’entrata è posato un cartello con il cambio Euro-Franchi giornaliero” e
che è stato a lui “riferito che ogni cliente viene accompagnato dai
venditori e di seguito il prezzo in Euro gli viene comunicato anche in Franchi”
(rapporto 18.02.2011 CO 1).

 

                                  B.   Sulla base del suddetto rapporto d’ispezione, con decreto di accusa
del 22 aprile 2011 n. 30’005/706, la CO 1 ha ritenuto AP 1 autore colpevole di contravvenzione alla LF sulla concorrenza sleale, in
applicazione degli art. 23-27 LCSl, degli art. 3 cpv. 1 e 2, 20 e 21 OIP nonché
dell’art. 1 cpv. 1 e 2 LPcontr e degli art. 17, 352 ss e 357 CPP, per avere
permesso, quale responsabile della __________, che nell’omonimo mobilificio a __________,
il 20% della merce esposta in vendita recasse unicamente il prezzo in euro.

La CO 1 ha, pertanto, proposto la condanna di AP 1 alla multa di fr. 500.-.

A carico del condannato sono, infine, state poste
la tassa di giustizia di fr. 100.- e le spese di fr. 30.-.

         Contro il
decreto di accusa AP 1 ha interposto tempestiva opposizione sfociata nella
decisione di conferma del decreto di accusa emanata il 10 maggio 2011 dalla CO
1.

 

                                  C.   Con sentenza 26 ottobre 2011, il presidente della Pretura penale,
statuendo sull’opposizione, ha condannato AP 1 per contravvenzione alla Legge
federale contro la concorrenza sleale in applicazione dell’art. 16, 24 cpv. 1
lett. e LCSl in relazione con l’art. 3 cpv. 1 e 21 OIP.

                                         Il primo
giudice ha, tuttavia, ridotto la pena proposta dalla CO 1 ad una multa di fr.
250.- ed ha accollato al condannato la tassa di giustizia di fr. 650.- e le
spese di fr. 50.-.

 

                                  D.   Il 27 ottobre 2011, AP 1 ha presentato contro la predetta sentenza
annuncio di appello che ha confermato, il 6 dicembre 2011, con dichiarazione
scritta a questa Corte, precisando d’impugnare l’intera decisione di primo
grado. L’appellante postula il suo proscioglimento contestando la rilevanza
penale dei fatti accertati dall’ispettore. 

L’insorgente chiede, inoltre, che gli sia
riconosciuta un’indennità per spese processuali di fr. 2'500.-.

 

                                  E.   In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in
particolare, che la sentenza di primo grado concerne unicamente contravvenzioni,
con decreto 3 gennaio 2011, la presidente di questa Corte ha informato le parti
che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta ed ha impartito a AP
1 un termine di 20 giorni per la presentazione di una motivazione scritta della
dichiarazione di appello (art. 406 cpv. 3 CPP), motivazione che l’appellante ha
presentato in data 6 febbraio 2012.

 

                                  F.   Con lettera 8 febbraio 2012, il giudice di prime cure si è rimesso
alla decisione di questa Corte.

         Da parte sua, senza
svolgere particolari osservazioni, la CO 1, con scritto 20 febbraio 2012, si è
riconfermata nella propria posizione ed ha postulato la reiezione dell’appello.

 

Considerando

 

in diritto                   1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto
processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale,
CPP). Quale disposizione transitoria, l’art. 454 cpv. 1 CPP prevede che il
nuovo diritto va applicato ai ricorsi contro le decisioni di primo grado
emanate dopo l’entrata in vigore del CPP federale.

                                          Nel
caso concreto, la procedura di ricorso contro la sentenza del 26 ottobre 2011
della Pretura penale è pertanto retta dai disposti degli art. 398 e segg. CPP
concernenti l’appello.

 

                                   2.   Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la
procedura dibattimentale di primo grado concerneva esclusivamente
contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere unicamente che la
sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è
manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non possono
essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena
cognizione soltanto per quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi
il suo esame al diritto federale, al diritto convenzionale e al diritto
cantonale (Mini, Codice svizzero di procedura penale (CPP),
Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011,
ad art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767
e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un
accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione
del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione
d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9
Cost. (Mini, op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler
Vianin, op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768) secondo cui un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice misconosce
manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza
valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile
di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto
ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo
insostenibile. Il giudice non incorre, invece, in arbitrio quando le sue
conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili nel risultato
(DTF 137 I 1 consid. 2.4; DTF 136 III 552 consid. 4.2; DTF 135 V 2 consid. 1.3;
DTF 134 I 140 consid. 5.4; DTF 133 I 149 consid. 3.1 e sentenze ivi citate; STF
dell’8 agosto 2011 inc. 6B_312/2011 consid. 2.1).

Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP,
l’accertamento dei fatti è censurabile anche se fondato su una violazione del
diritto.

Così come indicato da Mini, con questa formulazione (diversa da quella
dell’avamprogetto) il legislatore ha voluto indicare le violazioni delle norme
procedurali e andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-TI che
indicava come motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, op. cit.
ad art. 398, n. 23, pag 743). Altri autori hanno, al proposito, indicato come
l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,
durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti
all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione
dell’onere probatorio (Kistler Vianin, op. cit., ad art. 398, n. 29,
pag. 1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,
infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i
fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar,
op. cit., ad art. 398, n. 13, pag. 768).

 

                                   3.   Nel
suo appello, AP 1 si duole di un’errata applicazione del diritto, laddove la
sentenza di primo grado applica l’art. 3 dell’Ordinanza sull’indicazione dei
prezzi (OIP) che esula, a suo dire, dalla delega di cui all’art. 16 LCSl.

 

                               3.1.   Il giudice della Pretura penale, dopo avere ripercorso i fatti
imputati a AP 1 ed indicato i presupposti applicativi dell’art. 16 cpv. 1 LCSl,
dell’art. 24 cpv. 1 lett. e LCSl, dell’art. 3 cpv. 1 OIP e dell’art. 21 OIP, ha
ricordato che la legislazione in materia consente la duplice indicazione dei
prezzi in franchi svizzeri e in valuta estera ed ha precisato che resta facoltà
del commerciante accettare o meno il pagamento del prezzo nella valuta estera.
Ciò premesso, per la prima istanza, in osservanza del principio della legalità,
nel caso di specie trova applicazione l’art. 3 cpv. 1 OIP in quanto
l’appellante ha omesso l’indicazione del prezzo effettivamente pagabile (anche)
in franchi svizzeri, omissione sanzionabile ai sensi dell’art. 24 cpv. 1 lett.
e LCSl al quale rinvia l’art. 21 OIP. Per il giudice della Pretura penale, con
l’adozione dell’art.  3 cpv. 1 OIP l’esecutivo federale non è andato oltre la
delega legislativa di cui all’art. 16 LCSl ed ha, pertanto, ritenuto AP 1
autore colpevole di contravvenzione alla Legge federale contro la concorrenza
sleale in applicazione degli art. 16 e 24 cpv. 1 lett. e LCSl nonché degli art.
3 cpv. 1 e 21 OIP, riducendo tuttavia la pena proposta dalla CO 1, “tenuto
conto della particolare situazione in cui è maturata l’infrazione” (cfr.
ripercussioni sul consumatore e sul commerciante dell’evoluzione del tasso di
cambio euro/franco), ad una multa di fr. 250.- (sentenza impugnata, pag. 1-4).

 

                               3.2.   AP 1
non contesta i fatti posti a base della sentenza 26 ottobre 2011
del presidente della Pretura penale, ma ne contesta la rilevanza penale per i
seguenti motivi:

   -     l’indicazione
del prezzo pagabile in euro, valuta con corso legale in tutto il mondo, è
conforme all’obbligo d’indicare il prezzo effettivo previsto dall’art. 16 LCSl,
richiamato dal decreto d’accusa tramite rinvio all’art. 24 cpv. 1 lett. a LCSl
(motivazione d’appello, consid. 2, 3, 4, 5 pag. 2, 3, 4, 5);

   -     l’art. 3
OIP, contenuto nell’ordinanza esecutiva del Consiglio federale, è inapplicabile
in quanto incostituzionale poiché, imponendo l’indicazione del prezzo
effettivamente pagabile in franchi svizzeri, ha indebitamente ristretto il
quadro normativo tracciato dalla norma di delega costituita dall’art. 16 LCSl ed
è, così, una disposizione non protetta dall’”immunità” riconosciuta dall’art. 190
Cost. alle leggi federali avendo il Consiglio federale oltrepassato la propria
competenza, agendo indebitamente come legislatore (motivazione d’appello, n. 3,
4, 6 pag. 3, 4, 5, 6, 7);

-     l’art. 3 OIP
non costituisce una base legale sufficiente per limitare la libertà economica
dei cittadini garantita dall’art. 27 della Costituzione federale (motivazione
d’appello n. 6.2 pag. 8);

-     l’art. 84 cpv.
1 CO conferisce alle parti la libertà di scegliere la valuta (svizzera o
straniera) del pagamento, ritenuto che il prezzo determinabile in denaro (bene
fungibile per eccellenza) è sempre il “prezzo da pagare effettivamente” ai
sensi dell’art. 16 cpv. 1 LCSl (motivazione d’appello n. 6.2 pag. 8);

-     l’imposizione
del prezzo in franchi svizzeri prevista dall’art. 3 OIP non si giustifica né
alla luce della definizione di prezzo prevista dall’art. 2 cpv. 1 della
previgente Ordinanza concernente la vigilanza dei prezzi del 19.12.1975 (RU
1975 2557), né in considerazione della previgente ordinanza sull’indicazione
dei prezzi al minuto del 31.03.1976 (RU 1976 846), né in relazione al tenore
del vigente art. 13 OIP (motivazione d’appello n. 6.3 e 6.4. pag. 9, 10, 11).

 

                            3.3.a)   Per mandato costituzionale, la Confederazione prende
provvedimenti contro la concorrenza sleale (art. 96 cpv. 2 lett. b Cost.) ed a
tutela dei consumatori (art. 97 cpv. 1 Cost.).

In ossequio a
tale mandato, il legislatore federale ha, in particolare, emanato la legge
federale contro la concorrenza sleale (LCSl) del 19 dicembre 1986, abrogativa
della previgente legge federale del 30 settembre 1943, che si prefigge di
proteggere la concorrenza leale ritenuto come le sue distorsioni derivanti da
pratiche sleali non danneggiano soltanto i concorrenti, bensì i clienti a tutti
i livelli, e quindi anche i consumatori (art. 1 LCSl; 09.069 Messaggio
concernente la modifica della legge federale contro la concorrenza sleale del 2
settembre 2009 FF 2009 5342).

Il legislatore
ha, pertanto, inteso salvaguardare le pratiche leali e trasparenti -
presupposto indispensabile per il buon funzionamento dell’economia di mercato -
partendo dall’assunto che i clienti, inclusi i consumatori, possono svolgere la
loro funzione regolatrice unicamente se dispongono di informazioni trasparenti
e corrette concernenti il mercato (09.069 Messaggio concernente la modifica
della legge federale contro la concorrenza sleale del 2 settembre 2009 FF 2009
5338) e ritenuto come un’offerta chiara e non fallace sia il cardine di una
concorrenza leale (83.038 Messaggio sulla legge federale contro la concorrenza
sleale del 18 maggio 1983 FF 1983 II 989).

 

                                  b)   L’art. 2 LCSl definisce come sleale e illecito qualsiasi
comportamento o pratica d’affari ingannevole, o altrimenti lesivo delle norme
della buona fede, che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e
clienti.

      Le espressioni “comportamenti” e “pratiche d’affari” (già
“pratiche commerciali” nel disegno di legge del Consiglio federale di cui al
83.038 Messaggio sulla legge federale contro la concorrenza sleale del 18
maggio 1983 FF 1983 II 1073) hanno sostituito il termine “mezzi” della
previgente clausola generale per impedirne un’interpretazione restrittiva. Al
riguardo, il legislatore ha spiegato che con tali espressioni si è voluto
comprendere anche il comportamento di chiunque interviene slealmente nella
concorrenza e la falsa, con o senza ricorso a mezzi speciali, in particolare
anche con semplici omissioni (83.038 Messaggio sulla legge federale contro la
concorrenza sleale del 18 maggio 1983 FF 1983 II 1040; Jung in Jung/Spitz, Bundesgesetz
gegen den unlauteren Wettbewerb (UWG), Berna 2010, ad art. 2, n. 10 pag. 167).
Alcune pratiche d’affari sleali sono descritte, a titolo non esaustivo,
attraverso una serie di fattispecie (art. 3-8 LCSl) (09.069 Messaggio
concernente la modifica della legge federale contro la concorrenza sleale del 2
settembre 2009 FF 2009 5342). 

L’indicazione dei prezzi al consumatore  è
disciplinata dalla parte della LCSl riguardante il diritto amministrativo (art.
16-20). Le relative disposizioni mirano a combattere gli abusi dovuti
all’assenza di indicazioni o a indicazioni fallaci e a creare la trasparenza
del mercato e dei prezzi (09.069 Messaggio concernente la modifica della legge
federale contro la concorrenza sleale del 2 settembre 2009 FF 2009 5343).

 

                                  c)   L’art. 16 cpv. 1 LCSl prevede che per le merci offerte ai
consumatori devono essere indicati i prezzi da pagare effettivamente, salve le
eccezioni previste dal Consiglio federale. Come sostenuto in dottrina, per
assicurare trasparenza del mercato, l’indicazione del prezzo deve essere idonea
ad informare seduta stante il consumatore, senza, cioè,  che questi necessiti,
per la percezione del prezzo, di ulteriori chiarimenti (Uhlmann in Jung/Spitz,
Bundesgesetz gegen den unlauteren Wettbewerb (UWG), Berna 2010, ad art. 16, n.
22 pag. 996). 

Il Tribunale federale ha già avuto modo di
applicare con rigore la normativa in materia d’indicazione dei prezzi
pretendendo particolare chiarezza dai commercianti ed ha precisato che il
prezzo deve essere di immediata percezione per tutti i consumatori cui non
deve, al riguardo, essere richiesto alcuno sforzo intellettivo particolare. Nella
sua giurisprudenza, il TF ha precisato che l’art. 16 cpv. 1 LCSl vuole, fra
l’altro, assicurare l’ immediata percezione del prezzo a tutti i consumatori,
anche a coloro che non sono in grado di eseguire una semplice moltiplicazione
(DTF 128 IV 177 consid. 2.3  alla quale rinvia DTF 132 II 240  consid. 4.3.4).

 

                                  d)   L’art.
16 cpv. 2 LCSl conferisce al Consiglio federale la delega a disciplinare
l’indicazione dei prezzi e delle mance. La delega è stata esercitata dall’esecutivo
federale con l’emanazione dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi dell’11
dicembre 1978, che “disciplina particolareggiatamente la forma e la
portata dell’indicazione” (77.081 Messaggio concernente la revisione
parziale della legge federale sulla concorrenza sleale del 16 novembre 1977, FF
1978 I pag. 149), e che è volta a “garantire una chiara indicazione dei
prezzi onde consentire confronti ed evitare che l’acquirente sia indotto in
errore” (art. 1 OIP). L’ordinanza si applica, segnatamente, alle merci
offerte al consumatore (art. 2 cpv. 1 lett. a OIP). L’art. 3 cpv. 1 OIP prevede
che “le merci offerte in vendita al consumatore devono essere contrassegnate
con il prezzo effettivamente pagabile in franchi svizzeri (prezzo al minuto)”.
L’indicazione del prezzo in euro è pure ammessa dalla legge, ma solo in
aggiunta a quella in franchi svizzeri e nel rispetto di quanto disposto dal
promemoria sulla doppia indicazione dei prezzi in franchi svizzeri e in euro
del 22 novembre 2001 della Segreteria di Stato dell’economia SECO (cfr. anche
Uhlmann in Jung/Spitz, Bundesgesetz gegen den unlauteren Wettbewerb (UWG),
Berna 2010, ad art. 16, n. 21 pag. 995). Più in generale, l’indicazione del
prezzo in valuta estera può affiancare quella espressa in franchi svizzeri,
permettendo così al cliente una più immediata comparazione con i prezzi della
concorrenza estera. Il commerciante non è tuttavia vincolato ad accettare il
pagamento nella valuta estera indicata (cfr. Rapporto del DFE del 13.12.2010
sui risultati della procedura di consultazione relativa alla modifica
dell’ordinanza dell’11 dicembre 1978 sull’indicazione dei prezzi in cui, a pag.
18, PS, ACSI e SKS chiedono che l’art. 3 cpv. 1 OIP sia modificato nel senso
che “le merci offerte in vendita al consumatore devono essere contrassegnate
con il loro prezzo effettivamente pagabile in franchi svizzeri (prezzo al
minuto). Se il prezzo è indicato in euro o in un’altra valuta estera, il
consumatore deve essere libero di pagare in tale valuta”). È di contro
vietato indicare il prezzo esclusivamente in euro o in altra valuta estera
(Baudenbacher, Lauterkeitsrecht, Kommentar zum Gesetz gegen den unlauteren
Wettbewerb (UWG), Basilea 2001, ad art. 16, n. 18, pag. 1108).

 

                                  e)   Giusta
l’art. l’art. 24 cpv. 1 lett. e LCSl, in combinato disposto con l’art. 21 OIP,
chiunque, intenzionalmente, contravviene alle prescrizioni esecutive del
Consiglio federale in merito all’indicazione dei prezzi (art. 16 e 20), è
punito con una multa sino a 20'000.- franchi. L’esercente di fondi di commercio
di qualsiasi genere è responsabile dell’indicazione corretta dei prezzi e di
una pubblicità conforme alle prescrizioni (art. 20 OIP).

 

                            3.4.a)   Nel
caso di specie il primo giudice ha correttamente ritenuto che alla fattispecie
in esame, non contestata nei fatti dall’appellante, sia applicabile l’art. 3
cpv. 1 OIP. L’esposizione presso __________ di un quinto degli articoli in
vendita contrassegnati con il prezzo esclusivamente in euro viola, infatti,
l’obbligo imposto al venditore con ordinanza dal Consiglio federale di indicare
“il prezzo effettivamente pagabile in franchi svizzeri (prezzo al minuto)”.
L’omissione dell’indicazione del prezzo in franchi rappresenta, visto quanto
sopra, uno di quei comportamenti o pratiche d’affari ingannevoli cui si
riferisce l’art. 2 LCSl e che configura una contravvenzione alle prescrizioni
esecutive del Consiglio federale in merito all’indicazione dei prezzi punibile
ai sensi dell’art. 24 cpv. 1 lett. e LCSl e non, come sostenuto dall’appellante
(motivazione d’appello pto 5, pag. 5), una violazione di indicare il prezzo
sanzionata giusta l’art. 24 cpv. 1 lett. a LCSl.

 

                                  b)   Quanto
prescritto dall’art. 3 cpv. 1 OIP rientra nel quadro normativo tracciato dalla
norma di delega costituita dall’art. 16 cpv. 2 LCSl. Quest’ultima norma infatti
conferisce, in modo esteso, al Consiglio federale la delega a disciplinare
l’indicazione dei prezzi e delle mance. Il Tribunale federale ha confermato che
in materia d’indicazione dei prezzi il Consiglio federale è investito di un
vasto potere di apprezzamento (DTF 128 IV 177 consid. 2.3). L’esecutivo,
avvalendosi dell’ampia base legale, ha quindi legittimamente prescritto, con
ordinanza esecutiva, l’obbligo di contrassegnare le merci offerte in vendita
con il prezzo espresso in franchi svizzeri. L’art. 3 cpv. 1 OIP beneficia
pertanto dell’”immunità” riconosciuta dall’art. 190 della Costituzione
federale. Cade nel vuoto, dunque, la censura d’incostituzionalità dell’art. 3
cpv. 1 OIP avanzata dall’appellante che ne chiede la non applicazione per avere
esso travalicato il quadro normativo fissato dalla delega dell’art. 16 LCSl.
Rientrando l’art. 3 cpv. 1 OIP nel quadro della delega conferita dal legislatore
con l’art. 16 LCSl, questa Corte non potrebbe  esimersi dall’applicarlo, anche
qualora esso fosse, per ipotesi, incostituzionale (“Anwendungsgebot”;
cfr. DTF 136 I 65 consid. 3.2; DTF 131 II 710 consid.
5.4; DTF 129 II 249 consid. 5.4; Hangartner in Ehrenzeller/Matronardi/Schweizer/Vallender,
Die schweizerische Bundesverfassung, Kommentar, Ehrenzeller/Matronardi/ Schweizer/Vallender,
2 ed., S. Gallo 2008, vol. II, ad art. 190, n. 8, pag.
2799).

Può quindi restare aperta la censura avanzata
dall’appellante in cui considera l’art. 3 OIP un limite incostituzionale della
libertà economica dei cittadini garantita dall’art. 27 Cost.  

                                  c)   L’art.
3 OIP, del resto, rispecchia pienamente il principio informatore della LCSl,
ovvero la protezione della concorrenza leale e inalterata (art. 1 LCSl), il cui
raggiungimento presuppone trasparenza di mercato e protezione del consumatore
in quanto destinatario e coattore della concorrenza (83.038 Messaggio sulla
legge federale contro la concorrenza sleale del 18 maggio 1983 FF 1983 II 1038). Entrambi questi obiettivi impongono
chiarezza d’informazione in materia di prezzi affinché i clienti possano “svolgere
la loro funzione regolatrice” nell’ambito del mercato (09.069 Messaggio concernente la modifica della legge federale contro
la concorrenza sleale del 2 settembre 2009 FF 2009 5338).
Come sostenuto dal TF e in dottrina, questa trasparenza deve permettere al
consumatore di comprendere istantaneamente, ad una semplice lettura del prezzo,
la sua esatta portata, senza che egli debba essere tenuto ad effettuare calcoli
di sorta (DTF 128 IV 177 consid. 2.3 alla quale rinvia anche DTF 132 II 240 consid. 4.3.4; Uhlmann in
Jung/Spitz, Bundesgesetz gegen den unlauteren Wettbewerb (UWG), Berna 2010, ad
art. 16, n. 22 pag. 996). Il
tenore dell’art. 3 cpv. 1 OIP è, pertanto, in linea sia con la ratio legis
della LCSl, sia con la giurisprudenza del Tribunale federale, sia con la
dottrina. L’immediatezza d’informazione implica che il consumatore possa di
primo acchito e autonomamente conoscere il prezzo in franchi della merce
esposta. In tal modo è così preservata anche
l’immediata comparabilità fra prezzi espressi in franchi. 

In concreto, questa trasparenza non è stata
assicurata dalla __________, in quanto la mera indicazione del prezzo in euro di
alcune merci impone ai clienti interessati a conoscerne il corrispettivo in franchi
di avvalersi dell’assistenza di un commesso o, comunque, di far capo al
cartello, posto all’entrata del negozio, indicante il cambio euro/franchi
giornaliero e ad effettuare, poi, il relativo calcolo di conversione.

Pur comprendendo le oggettive difficoltà di chi
si trova ad operare in un cantone di confine, le disposizioni di legge qui
applicate sono chiare e non lasciano spazio ad eccezioni. Nemmeno è possibile ravvisare
nella fattispecie una situazione di necessità che potrebbe giustificare questo
fatto. 

 

                                  d)   Trovando integrale conferma la condanna di primo grado per
contravvenzione alla LCSl, non viene riconosciuta all’appellante alcuna
indennità per spese processuali.

 

 

 

 

                                   4.   Sulla
tassa di giustizia e sulle spese

Gli oneri processuali del presente giudizio,
consistenti in fr. 700.- per tassa di giustizia e fr. 200.- a titolo di spese,
seguono la soccombenza e sono pertanto posti a carico dell’appellante (art. 428
cpv. 1 CPP).  

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      96 cpv. 2
lett. b, 97 cpv. 1 e 190 Cost., 1, 2, 16 e 24 cpv. 1 lett. e LCSl, 3 e 21 OIP, art.
1 cpv. 1 e 2 LPcontr, 398 e segg. 406 cpv. 1 lett. c CPP,

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art.
428 CPP e la LTG,

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

                                   1.   L’appello è respinto.

Di conseguenza,

 

                               1.1.   AP 1 è autore colpevole di contravvenzione alla LF contro la concorrenza
sleale per avere permesso, quale responsabile della “__________”, che
nell’omonimo mobilificio di __________, il 20% della merce esposta in vendita
il 16 febbraio 2011 recasse unicamente il prezzo in euro.

                               1.2.   AP 1 è condannato:

                            1.2.1.   alla multa di fr. 250.- (duecentocinquanta); in caso di mancato
pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata in 3 (tre) giorni;

 

                            1.2.2.   al
pagamento delle tasse e spese giudiziarie di primo grado per complessivi fr.
700.- (settecento).

 

                                   2.   Gli
oneri processuali di appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            700.-           

-  altri disborsi                            fr.            200.-

                                                     fr.            900.-

 

                                         sono
posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                             

 

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.