# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5cbe1587-940a-54ea-a4b8-86976ed33d6a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-02-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 21.02.2022 15.2022.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2022-18_2022-02-21.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2022.18

  	
  Lugano

  21 febbraio 2022

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a
giudice unico (art. 48b LOG) sul ricorso 14 febbraio 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1 

  (patrocinato dall’avv. PA 1, )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio d’esecuzione, sede di
Mendrisio, o meglio contro la fattura acclu­sa alla comunicazione della
domanda di realizzazione del pegno emessa il 3 febbraio 2022 nell’esecuzione n.
__________84 promossa nei confronti del ricorrente dalla

 

	
   

  	
  PI 1, 

  (patrocinata dall’avv. PA 2, )

   

  

Ritenuto
in fatto e considerando in diritto:

 

                                         che nell’esecuzione n. __________84 in via di realizzazione di pegno
immobiliare promossa dalla PI 1 contro RI 1,
il 3 febbraio 2022 l’Ufficio d’esecuzione (UE) di Mendrisio ha comunicato alle
parti la domanda di realizzazione presentata dal­l’escutente, allegando alla
comunicazione una fattura di complessivi fr. 143'254.– intestata all’escusso,
dalla quale si evince che gli interessi maturati sulla pretesa posta in
esecuzione ammontano a fr. 65'079.30;

 

                                         che
con il ricorso in esame RI 1 chiede, previo conferimento dell’effetto sospensivo,
di annullare la fattura;

                                         ch’egli
contesta di essere debitore dell’escutente, facendo valere che nei confronti
suoi e della moglie non sussiste alcuna decisione di condanna, in quella emessa
l’11 dicembre 2015 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, avendo
condannato l’impresa generale __________, non i coniugi, a pagare la mercede
per le ope­re di capomastro e quelle in cemento armato ora posta in esecuzione
dalla ditta di costruzione subappaltatrice;

 

                                         che
il ricorrente si duole inoltre di un errato calcolo degli interessi nella
fattura allegata alla comunicazione della domanda di realizzazione, l’UE avendo
a suo dire computato gli interessi di mora su una durata di oltre 15 anni,
mentre l’art. 818 cpv. 1 n. 3 CC limita la garanzia del pegno manuale al massimo
agli interessi di tre anni scaduti al momento della presentazione della domanda
di realizzazione;

 

                                         che
invero, a differenza della comunicazione
della domanda di realizzazione (sentenze della CEF 15.2009.5 del 5
febbraio 2009 consid. 1.2/a e 15.2003.127 del 5 settembre 2003 pag. 3), la fattura contestata sia un provvedimento impugnabile giusta l’art. 17
LEF – ovvero un’azione determinata compiuta in un caso di specie
individuale e concreto da un organo d’esecuzione forzata in virtù del suo
potere pubblico e che permette la prosecuzione dell’ese­cuzione con effetti
verso l’esterno (DTF 116 III 93 consid. 1)
– appare dubbio, perché il suo mancato pagamento non
comporta per l’escusso effetti diversi da quello, già esistente prima della sua
emissione, della continuazione della procedura di realizzazione;

 

                                         che
la fattura, non prevista peraltro né dall’art. 155 cpv. 2 LEF né dal modulo
ufficiale di comunicazione della domanda di realizzazione (mod. n. 28), serve
solo a permettere all’escusso di fermare la realizzazione estinguendo il
credito posto in esecuzione per tempo (art. 12 cpv. 2 LEF a contrario);

 

                                         che
ad ogni modo le contestazioni inerenti al credito posto in
esecuzione, per quanto attiene sia alla sua pretesa inesistenza sia all’estensione
del pegno giusta l’art. 818 CC, sono inammissibili in questa sede;

 

                                         che
in effetti la via del ricorso all’autorità di vigilanza – sussidiaria a quella
giudiziale (art. 17 cpv. 1 LEF) – non consente al debitore di sollevare
questioni di merito, attinenti in particolare alla validità materiale e all’importo
del credito posto in esecuzione (sentenza della CEF 15.2021.39 del 3 agosto
2021, pag. 3 e i rinvii);

 

                                         che
le censure formulate dal ricorrente andavano sollevate – e del resto in parte
almeno lo sono state – in sede di rigetto dell’oppo­sizione;

 

                                         che
con il passaggio in giudicato della sentenza emessa da questa Camera il 16
luglio 2021 (inc. 14.2020.152/153) il credito posto in esecuzione è da
considerare definitivo sul piano esecutivo;

 

                                         ch’esso
non può quindi essere contestato con un ricorso giusta l’art. 17 LEF;

 

                                         che
il ricorso si rivela di conseguenza inammissibile;

 

                                         che
d’altronde – e per abbondanza – l’art. 818 cpv. 1 n. 3 CC si riferisce agli
interessi ipotecari pattuiti dalle parti per le ipoteche di capitale e le
cartelle ipotecarie;

 

                                         che
la norma non si applica alle ipoteche legali, il cui fondamento non è la
convenzione delle parti bensì la legge;

 

                                         che
giusta l’art. 818 al. 1 n. 2 CC le ipoteche legali degli artigiani e
imprenditori garantiscono gli interessi di mora maturati sul credito dell’artigiano
o dell’imprenditore senza limite di tempo (art. 104 CO), se non quello della
prescrizione (DTF 121 III 447 consid. 5/a; 142 III 741 consid.
4.4.2; Dubois in:
Commentaire romand, Code civil II, 2016, n. 17 ad art. 818 CC; Schmid-Tschirren in: Basler Kommentar,
Zivilgesetzbuch II, 5ª ed. 2015, n. 8 ad art. 818 CC);

 

                                         che per legge non si preleva la tassa di giustizia
e non si assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett.
a e 62 cpv. 2 OTLEF [RS
281.35]).

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è irricevibile.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –     ;

  –    

   .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio d’esecuzione, Mendrisio.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile
presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la decisione
impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione cambiaria (art. 74
cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il termine non è
sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art. 46 cpv. 2 LTF.