# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92630a1c-aea0-55ae-9823-f02c4cad9561
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-06-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.06.2016 32.2015.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-105_2016-06-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.105

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  15 giugno 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 giugno 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 maggio 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1968, attiva quale
aiuto domiciliare, nel mese di febbraio 2014 ha inoltrato una domanda di
prestazioni AI per adulti (doc. AI 5).

 

                                         Raccolta la documentazione
medica dalla __________ (agente quale assicuratore contro la perdita di
guadagno in caso di malattia; doc. AI 45), sulla base del rapporto finale 24 ottobre
2014 del dr. __________, attivo presso il SMR (Servizio medico regionale
dell’AI) (doc. AI 48), dell’inchiesta per le persone che si occupano
dell’economia domestica del 19 gennaio 2015 (doc. AI 54) e del rapporto finale
10 marzo 2015 del consulente in integrazione professionale (doc. AI 60), con
decisione 8 maggio 2015 (preavvisata il 10 marzo 2015) l’Ufficio AI ha respinto
la domanda di prestazioni, presentando l’assicurata - considerata quale
salariata nella misura del 70% e casalinga nel restante 30% - un grado
d’invalidità non pensionabile del 33% (doc. AI 68).          

                                         

                               1.2.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, ha interposto ricorso al TCA postulando
in via principale il riconoscimento del diritto ad una mezza rendita dal 1°
ottobre 2014, in via subordinata di un quarto di rendita, sempre dal 1° ottobre
2014, e in via ulteriormente subordinata il rinvio degli atti all’amministrazione
per ulteriori accertamenti. L’insorgente contesta la valutazione medico-teorica
operata dal SMR, sostenendo che l’Ufficio AI avrebbe dovuto chiarire tramite
perizia specialistica l’incapacità lavorativa. Altresì contestata è l’applicazione
del metodo misto, in quanto senza il danno alla salute l’assicurata avrebbe svolto
a tempo pieno attività lucrativa. Ritiene inoltre non corretta la
determinazione del reddito da invalida eseguita dall’Ufficio AI (mancato utilizzo
della tabella statistica 2012, nessun arrotondamento della riduzione dell’ipotetico
reddito al multiplo di 5% e chiesto l’aumento della percentuale di riduzione al
15%), come pure la valutazione dell’inchiesta economica. Dei singoli motivi
verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo. Contestualmente l’assicurata ha
chiesto di poter beneficiare dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

 

                               1.3.   Con la risposta di causa,
confermando la propria valutazione medica, l’Ufficio AI chiede la reiezione del
ricorso. Rileva in particolare che l’assicurata da sana non ha mai lavorato a
tempo pieno, motivo per cui il metodo misto va confermato. Evidenzia che seppur
con un reddito da invalido modificato (applicazione della tabella salariale
statistica 2012 ed arrotondamento al multiplo del 5% di riduzione), confermata
l’inchiesta economica, l’assicurata non avrebbe comunque diritto ad una rendita
non presentando un grado d’invalidità pensionabile. 

 

                               1.4.   Il 24 settembre 2015
l’assicurata ha inoltrato una presa di posizione in merito alla risposta di
causa, producendo ulteriore documentazione medica (XII). Il 9 ottobre 2015
l’Ufficio AI ha presentato le proprie osservazioni sulla nuova documentazione
(XIV).

 

considerato                    in
diritto 

                                         

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d’invalidità.

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag.
1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete
all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR
1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In
questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato
che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal
quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa
è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di
svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che
per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e
che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla
comunità.

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p. 158
consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; Maurer, Bundessozialversi-cherungsrecht,
1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia
essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli,
quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in
cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe
in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa,
torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se
l'assicurato esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora
gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è
valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete,
l'invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V
477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una eventuale ridotta
capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle
mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercita un’attività lucrativa e che oltre
a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai sensi
dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31
dicembre 2002), secondo giurisprudenza qualora invece la riduzione del tasso di
occupazione esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero
venga consacrato alla svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini
del metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultime fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51). Nella STF 9C_178/2015 del 4
maggio 2016, destinata alla pubblicazione, ha precisato la determinazione del
grado d’invalidità nel caso di persone assicurate parzialmente attive che non
svolgono mansioni (cfr. sentenza citata al consid. 7.3). 

 

                                         Infine, In una sentenza
7186_09 del 2 febbraio 2016 - non definitiva, a seguito della richiesta
avanzata dalla Svizzera di un riesame della stessa da parte della Grande Camera
della Corte europea dei diritti dell’uomo (cfr. STF 9C_178/2015 del 4 maggio
2016, consid. 4) - nella causa Di Trizio contro Svizzera, la seconda sezione
della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una
fattispecie in cui il Tribunale Federale aveva confermato la soppressione del diritto
alla rendita nel caso di un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con
l’applicazione del metodo misto non raggiungeva più un grado d’invalidità
pensionabile (STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4
voti contro 3) che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art.
8 CEDU, che non va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato
con l’art. 6 CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione
dell’art. 8 CEDU preso da solo.

                                         La Corte europea -
ricordato che non incombe a lei di annullare e/o abrogare delle disposizioni di
diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU e che le sue sentenze hanno essenzialmente
un carattere declaratorio - ha precisato che la Svizzera può scegliere liberamente,
nella misura in cui queste soluzioni siano compatibili con le conclusioni di
questo giudizio, in quale maniera conformarsi all’art. 46 CEDU evidenziando
che, avuto riguardo all’insieme delle circostanze e al principio della
sicurezza del diritto, la violazione della CEDU ravvisata nel caso esaminato
non esige che si rimettano in discussione gli atti o le situazioni giuridiche
analoghe stabilite precedentemente a questa sentenza (sul tema vedi pure la
STCA 32.2015.66 del 17 marzo 2016).

 

                                         Nel caso in esame può
essere lasciata aperta la questione a sapere di eventuali ripercussioni della
succitata sentenza europea sulla giurisprudenza del TF in ambito di metodo
misto e questo perché, come si vedrà nel seguito (cfr. consid. 2.6),
l’assicurata è da ritenere quale salariata a tempo pieno.

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto
appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza
del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non
esercita un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse
subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subito
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell’assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di
un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile
attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117
V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid 3 e
la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtssprechung des Bundes-gericht zum
Sozialversicherugsrecht, 2010, ad art. 5, pagg. 47-50 e 53 e Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190 segg.).

                                         Questa
valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica
dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale
dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         Da
ultimo va rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni
revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata
dall’assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195,
98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente
pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag. 288; Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190-191).

 

                               2.6.   Nel caso in
esame, l’Ufficio AI, applicato il metodo misto, ha valutato al 70% la parte
dedicata dall’assicurata all’attività salariale (calcolata sulle ore di
servizio prestate dall’interessata negli anni precedenti il danno alla salute,
ossia dal 2009 al 2012) e al 30% la quota dedicata alle mansioni
domestiche (cfr. doc. AI 147/1 e 158/1-2).

 

                                         La ricorrente contesta
tale riparto, sostenendo che debba essere considerata quale salariata al 100%.
A ragione.

 

                                         Interpellata in merito
alla questione a sapere se senza il danno alla salute avrebbe esercitato
un’attività lucrativa, in occasione dell’inchiesta domiciliare del 19 gennaio
2015 l’assicurata ha dichiarato:

 

" (…)

Ha iniziato presso il Servizio cure a domicilio nel 2003; a quel
tempo, spiega la signora lavorava a tempo pieno, da lunedì e a venerdì ma con
contratto a ore. Anche quando si è iscritta alla diso, prima di allora, cercava
un’occupazione al 100% ma poi “ha accettato quello che ha trovato”.

Dichiara inoltre che se non ci fosse stata la malattia avrebbe
certamente lavorato in misura piena, ma ammette di non avere fatto ricerche in
tal senso né essersi iscritti alla disoccupazione negli ultimi anni. Ha cercato
di farlo invece, dopo la malattia ma la sua richiesta non è stata accettata; in
questa occasione cercava tuttavia un’occupazione al 50%.

L’assicurata spiega di avere al proprio domicilio le pezze
giustificative comprovanti il lavoro degli ultimi anni: benché il contratto
fosse a ore, il lavoro svolto era ben al di sopra del 60% indicato dal datore
di lavoro dato che lavorava a seconda della necessità (…)”. (Doc. AI 54/2)

 

                                         Nel successivo scritto 28
gennaio 2015 all’Ufficio AI essa ha in particolare spiegato:

 

" (…)

Ho iniziato a lavorare presso __________ il 03.02.2003 con un
contratto a ore indeterminato.

Lavorando dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.30. In certi
casi, se mancavano degli utenti e non mi davano sostituzioni, le ore erano
perse. Come pure se ero in vacanza o in malattia.

 

Ho sempre dato la mia disponibilità a lavorare tutto il giorno.

Tra il 2012 e il 2013 purtroppo per motivi di salute ho ridotto le
ore di lavoro. Il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.00 alle 12.00 / 13.30
alle 15.30 o alle 12.00 se avevo fisioterapia. Martedì e giovedì dalle ore 8.00
alle 12.00 / 13.30 alle 17.30.” (Doc. AI 55/1)

 

                                         Nelle osservazioni 9
ottobre 2015 l’amministrazione, prendendo i dati salariali prima del 2012, ha
calcolato una media di occupazione dell’80%, rilevando quindi che l’assicurata
non ha mai svolto tale attività al 100% (XIV).

                                         Ora, tenuto conto, come pertinentemente
rilevato in sede ricorsuale (pag. 11), che al momento dell’iscrizione presso
l’Ufficio regionale di collocamento di __________ nel maggio 2014 l’assicurata si
è dichiarata disponibile ed alla ricerca di un impiego con grado d’occupazione
del 100% (cfr. scritto 21 maggio 2014 URC; doc. AI 31/1), nonché del fatto che,
divorziata senza figli, deve provvedere lei stessa al proprio mantenimento,
visto inoltre quanto sopra, tutto ben considerato e conformemente alla succitata
giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.5), si deve concludere che l’assicurata
va considerata salariata al 100%.

                                         Pertanto, a differenza di
quanto stabilito dall’amministrazione, per il calcolo del grado d’invalidità va
applicato l’usuale metodo del confronto dei redditi (cfr. consid. 2.2) e non
quello misto.

 

                               2.7.   Per valutare l’incapacità
lavorativa relativa alla parte salariata dell’assicurata, l’Ufficio AI ha
raccolto dalla __________ della documentazione medica, tra cui le valutazioni
del loro medico di fiducia, dr. __________, datate 19 dicembre 2013 (doc. Cassa
malati 15) e 26 agosto 2014 (doc. Cassa malati 23).

 

                                         In particolare, nell’ultima
valutazione il suddetto sanitario, diagnosticata “una sindrome
lombovertebrale e lombospondilo-gena cronica su importanti disturbi
degenerativi con, come da MRI del 18 ottobre 2013,  spondoilolistesi di grado I
di L5 su S1 su spondiloilisi istmica con discopiatie su più livelli con voluminose
ernie discali L3.L4 con impronto sulle radici di L4 e L5”, a conferma della
precedente valutazione del 19 dicembre 2013 ha ribadito una totale inabilità
lavorativa nell’originale attività lucrativa esercitata dall’assicurata. Dal
dicembre 2013 l’inabilità è stata valutata nella misura del 50% in un lavoro
confacente con i seguenti limiti funzionali: evitare posizioni non ergonomiche con
il tronco, nessun sollevamento di pesi superiori ai 12 kg e superiori ai 7,5 kg
in maniera ripetitiva, cambio regolare della posizione da seduta a quella
eretta, ma senza limitazione agli arti superiori, con libera deambulazione. 

                                         

                                         Questa valutazione è stata
fatta propria dal SMR con rapporto finale 24 ottobre 2014 (doc. AI 48), il cui
dr. __________ ha ricapitolato i periodi d’incapacità lavorativa
nell’originaria attività (100% dal 9.10.2013; 50% dal 05.05.2014 e 100% dal
13.05.2014) ed in attività adeguate (100% dal 9.10.2013, 50% dal 1.12.2013).

 

                                         Con il ricorso
l’assicurata rileva come l’Ufficio AI non abbia fatto esperire una perizia, accontentandosi
delle succitate valutazioni, tra l’altro non recenti e non eseguite da uno
specialista. Essa ha poi allegato la seguente documentazione:

 

                                         -    rapporto
1° giugno 2015 del dr. __________, attivo presso il Servizio di Neurochirurgia
dell’Ospedale __________ di __________, all’attenzione del medico curante, dr. __________.
In particolare egli evidenzia come attualmente “il disturbo principale consiste
in una dolore localizzato in sede lombare, con una sfumatura irradiazione
all’arto inferiore di sinistra in territorio S1”, che la paziente non presenta
una claudicatio spinale, che il “dolore lombare aumenta con l’attività,
soprattutto con le attività domestiche e durante il sollevamento di qualsiasi
carico anche leggero” e che “durante il colloquio emergono chiaramente
dei sintomi indicativi di una sindrome depressiva”. Egli conclude richiedendo
una nuova risonanza magnetica delle radiografie dinamiche in flessione ed
estensione per “chiarire meglio un’eventuale instabilità a livello L5/S1, in
corrispondenza di questa spondolistesi di grado I” (doc. A3);

 

                                         -    risposta
5 giugno 2016 del medico curante, dr. __________, alla patrocinatrice
dell’assicurata. Fatto presente che sono in corso ulteriori approfondimenti
neurochirurgici e che nel frattempo non sono state poste nuove diagnosi, il sanitario
ha fra l’altro evidenziato:

 

"
(…)

3)   sono
assolutamente d’accordo con le valutazioni del Dr. __________; in effetti la
signora RI 1 è senz’altro limitata nell’attività lavorativa per quel che
concerne certe posizioni ergonomiche e l’entità degli sforzi fisici, ma
senz’altro non in maniera tale da non poter intraprendere un’attività adeguata
alle sue necessità / possibilità;

4)   la prognosi
si può ancora senz’altro considerare – seppur sempre lentamente – favorevole;
molto dipenderà pure dai risultati e dalla valutazione delle nuove indagini in
corso col collega Neurochirurgo.” (Doc. A4)

 

                                         I due succitati atti
medici sono stati valutati dal SMR, il cui dr. __________ nelle annotazioni 12
luglio 2015 ha concluso:

 

" (…)

Dall’attuale documentazione risulta la presenza di una sospetta problematica
depressiva con eventuale influsso CL. S’impone quindi una valutazione peritale
psichiatrica per determinare se la residua CL del 50% in attività confacente
dal punto di vista somatico viene compromessa dalla problematica psichiatrica.

Da notare che questa CL residua somatica non viene messa in dubbio
dall’attuale certificazione presentata.” (Doc. VIII/1)

                                         Quindi dal punto di vista
somatico entrambi i medici (dr. __________ e dr. __________) concordano che in
attività adeguate l’incapacità lavorativa è del 50%. Unica discordanza è che il
medico curante ha posto, dopo un periodo di totale inabilità lavorativa,
l’inizio della parziale abilità al 5 maggio 2014 (cfr. certificato 29 aprile
2014; doc. Cassa malati 20) e non al 1° dicembre 2013 come emerge dalle
valutazioni del dr. __________ (19 dicembre 2013 e 26 agosto 2014), discordanza
che, come risulterà in seguito (cfr. consid. 2.8), non è tuttavia rilevante ai
fini dell’esito della vertenza.

 

                                         In sede di risposta l’Ufficio
AI ha – a ragione – ritenuto non necessario accertare l’eventuale componente
extra-somatica. Precisamente ha rilevato:

 

" (…)

Siccome la problematica psichiatrica è stata accennata per la
prima volta, peraltro da un medico non specialista in psichiatria, nel rapporto
del Servizio neurochirurgia del 01.06.2015 relativo alla visita del 18.05.2015,
posteriore quindi alla decisione impugnata, la stessa potrà, se del caso,
essere valutata nell’ambito di una nuova domanda di prestazioni.

 

In ogni caso, al momento in cui è stata riscontrata una possibile
patologia a livello psichiatrico, ossia nel maggio 2015, i tre mesi ex art. 88a
cpv. 2 OAI non erano ancora trascorsi. (…)” (Doc. VIII)

 

                                         Infatti, né dalla citata
valutazione 26 agosto 2014 del dr. __________, né dall’inchiesta domestica del
19 gennaio 2015 vi è un accenno ad uno stato depressivo.

 

                                         Ne consegue che rettamente
l’amministrazione ritiene che “… per il periodo precedente alla decisione
impugnata (08.05.2015) non vi sono elementi dal lato medico che depongano per
un’incapacità lavorativa superiore a quella attestata nelle valutazioni
eseguite dall’amministrazione, peraltro con cui concorda anche il medico
curante Dr. __________ nel suo scritto 5.06.2015 indirizzato alla RA 1 (punto 3)”.

 

                                         L’assicurata, con osservazioni
24 settembre 2015, ribadisce la lacunosità degli accertamenti eseguiti in
ambito amministrativo, producendo ulteriore documentazione successiva alle
citate indagini neurochirurgiche:

 

                                         -     referto
18 giugno 2016 del dr. __________ di una RM alla colonna lombare concludente
per una “spondiloslisi con anterosilistesi di L5 sulle due vertebre
adiacenti. Estesi fenomeni di edema somatico L5 ed S1 in netto peggioramento
rispetto ad un precedente esame del 2013. Per il resto le discopatie multiple
L2-L3 , L3-L4 ed L4-L5 sono sostanzialmente sovrapponibile all’indagine di
riferimento. Anche la discopatia al passaggio D12-l1 risulta sostanzialmente
invariata” (doc. A8);

 

                                         -     scritto
15 luglio 2015 del dr. __________ al medico curante in cui, confermata la
presenza di una spodiloslistesi instabile L5/S1 con lisi istmica associata, propone
un intervento chirurgico di stabilizzazione L5/S1 per “risolvere il problema
e migliorare il dolore “(doc. A9).

 

                                         Con annotazioni 5 ottobre
2015 il dr. __________ del SMR, esaminati i due documenti, ha concluso:

 

" (…)

L’attuale documentazione, posteriore la decisione impugnata, conferma
la presenza di una problematica lombare invalidante come confermata dal dr. __________.
Clinicamente la situazione è invariata, radiologicamente si osserva un maggiore
infiammazione a livello L5/S1 con attuale indicazione ad intervento chirurgico.

In caso di intervento chirurgico l’assicurata sarà da ritenere
inabile al 100% per la durata di 6 mesi circa per qualsiasi attività.

Si conferma assenza di problematica neurologica.” (Doc. XIV/1)

 

                                         Ora, in effetti la valutazione
medico-teorica posta alla base della qui contestata decisione tiene conto della
valutazione 26 agosto 2014 del dr. __________ che non è uno specialista delle
patologie di cui l’insorgente soffre. Tuttavia va fatto presente che la stessa __________
si è fondata su tale valutazione per ritenere l’assicurata inabile al 50% dal
1° novembre 2014 (precedentemente totalmente inabile) (doc. Cassa malati 24), valutazione,
questa, rimasta incontestata. Né del resto con le osservazioni 31 marzo 2015 al
progetto di decisione 10 marzo 2015 l’assicurata ha contestato la suddetta
valutazione, facendo unicamente presente delle incoerenze tra i periodi
d’incapacità lavorativa riportati nel progetto stesso con quelli indicati dal
dr. __________ (doc. AI 63).

 

                                         Fatto sta che, come visto
sopra, anche dalla documentazione medica successiva alla decisione contestata (per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della
decisione contestata; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con
riferimenti), la situazione dal punto di vista somatico è rimasta sostanzialmente
invariata; anzi, suscettibile di un miglioramento tramite il proposto
intervento chirurgico. 

                                      

                                         In queste circostanze, l’assicurata
è da ritenere, con il grado della verosimiglianza preponderante valido
nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 139 V 218 consid. 5.3), totalmente
inabile in qualsiasi attività dal 9 ottobre 2013, con un’abilità lavorativa del
50% in attività adeguate dal dicembre 2013.  

 

                                         Questo Tribunale ritiene
che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per
valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del
querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di
ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.

                                         Al riguardo,
va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione
anticipata delle prove cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e
riferimenti).. Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag.
28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.8.   Occorre ora procedere alla
graduazione dell’invalidità mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3),
ritenuto che l’anno dell’eventuale diritto alla rendita è il 2014.

 

                             2.8.1   Per quel che concerne il reddito
da valida, l’Ufficio AI ha fatto riferimento a quanto dichiarato dall’ex
datore di lavoro, ossia un salario di fr. 45'466.-- (determinato sulla
media dei redditi conseguiti dal 2009 al 2012 ed aggiornato al 2013). Per
contro, l’assicurata sostiene che debba essere preso in considerazione un
importo di fr. 50'042,15 pari alla media dei salari dal 2007 al 2011
(indicizzata al 2014), poiché tra il 2012 e 2013 ha ridotto le ore di lavoro
per motivi di salute, così come segnalato nello scritto 28 gennaio 2015
all’Ufficio AI (doc. AI 55; cfr. ricorso punto no. 3.4). A tal riguardo in sede
di risposta di causa l’amministrazione ha rettamente evidenziato che dagli atti
non risulta quanto affermato sopra; anzi nell’inchiesta domiciliare del 19
gennaio 2015 la ricorrente aveva dichiarato di far risalire il danno alla
salute al 9 ottobre 2013, allorquando “ha sentito una scossa che è partita
dalla schiena al collo” (doc. AI 54). Vero che, come detto, nel successivo succitato
scritto 28 gennaio 2015 l’interessata ha rettificato quanto detto durante
l’inchiesta domiciliare. Fatto sta che l’inizio della duratura incapacità
lavorativa è stato fissato al 9 ottobre 2013, come si evince, ad esempio, dal
rapporto 22 settembre 2014 del medico curante, dr. __________ (doc. AI 44).

                                         Per questi motivi, il
calcolo operato dall’amministrazione merita conferma.

                                          

                            2.8.2.   Per quel che concerne il
reddito da invalida, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice
non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli
organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).                                   

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche
concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche
concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         In una sentenza 8C_695/2015
del 19 novembre 2015, il Tribunale federale ha applicato, per la determinazione
dei redditi da raffrontare, l’edizione 2012 della rilevazione della struttura
dei salari (RSS), senza alcuna particolare riserva (si vedano pure, ad esempio,
le sentenze UV.2014.00277 del 31 agosto 2015 consid. 3.2.2 del Tribunale delle
assicurazioni del Canton Zurigo e 200 2015 853 del 17 dicembre 2015 consid.
4.6.2 del Tribunale amministrativo del Canton Berna).

                                         In una sentenza
9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 3.4, il Tribunale federale ha
confermato l'applicazione da parte del Tribunale amministrativo federale, per
la determinazione dei redditi da raffrontare, dell'edizione 2010 della
rilevazione della struttura dei salari (RSS), considerato che la decisione amministrativa
litigiosa era stata emessa il 4 gennaio 2013 e l'UAIE non poteva pertanto
disporre dei dati del 2012, la cui pubblicazione era avvenuta solo nel corso
del mese di ottobre 2014 (cfr. lettera circolare AI n. 328 dell'Ufficio
federale delle assicurazioni sociali, UFAS, del 22 ottobre 2014), consolidando
così la giurisprudenza secondo la quale sono determinanti i dati statistici più
attuali a disposizione al momento della decisione di rendita (cfr. STF
8C_78/2015 del 10 luglio 2015 consid 4 e 9C_526/2015 dell'11 settembre 2015
consid. 3.2.2).

 

                                         Se una persona assicurata,
per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito considerevolmente
inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente accontentata, si
procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone. In
pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure
facendo capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito
da invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico. In una
seconda fase, occorre esaminare la questione di una deduzione dal reddito da
invalido ottenuto sulla base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va
tenuto presente che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già
aver tenuto conto con il parallelismo dei redditi di raffronto non possono
essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione
per circostanze personali e professionali (DTF 134 V 322).

                                         Quando il reddito da
valido differisce considerevolmente dal salario statistico riconosciuto nello
specifico settore economico, il TF ha nel frattempo stabilito, anche in casi
ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che
se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 pag. 325 e può giustificare - soddisfatte
le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi di paragone, fermo
restando però che questo parallelismo si effettua soltanto per la parte
percentuale eccedente la soglia del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15
gennaio 2010 consid. 5.5).

                                         Con sentenza 9C_179/2013
del 26 agosto 2013 al consid. 5.4. il TF ha confermato il principio posto dal
TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve avvenire tramite
l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di tassi più
frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero
difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede
giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata anche recentemente dal
TF, segnatamente nella sentenza 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 4.6.

                                         Infine, con sentenza
8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è
necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione
come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la
categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre
piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di
apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto
conto dell’insieme delle circostanze concrete.

 

                                         Nel caso di
specie, conformemente alla citata giurisprudenza, l’Ufficio AI ha utilizzato
i dati salariali forniti dalla tabella TA1 (stato 2010), elaborata dall'Ufficio
federale di statistica e relativa ad una professione che presuppone qualifiche
inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
pagg. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pagg. 47ss ), aggiornata al 2013, per una
capacità lavorativa del 50% ed applicando una riduzione del 4% per la necessità
di svolgere unicamente attività leggere, determinando un salario ipotetico dei
fr. 26'017,50 (doc. AI 59). 

 

                                         L’assicurata rileva come
l’Ufficio AI non abbia tenuto conto della tabella salariale statistica del 2012
e che la riduzione, secondo giurisprudenza, deve essere di un multiplo di 5%
per elemento, postulando quindi una riduzione del 15% che tiene conto delle
limitazioni funzionali.

 

                                         Nella risposta di causa l’amministrazione
ha proceduto nuovamente al calcolo del reddito da invalida, partendo dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2012 (cfr., a quest'ultimo proposito
la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 destinata a pubblicazione, in
particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2012
skill level (NOGA08, RSS 2012 pag. 35; salario mensile lordo [valore centrale]
secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso). Dalla tabella emerge
che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle donne per
un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia
il livello 1 di competenze) di 40 ore settimanali nel settore privato
(circa la rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di fr. 49’344.--
(fr. 4’112.- x 12 mesi). Riportando queste cifre su un orario medio di
lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2012 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03
del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche sentenza U 8/07 del 20
febbraio 2008 e la tabella B9.2 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag.
88 e la Tabella sulla durata normale del lavoro nelle aziende secondo la
divisione economica, in ore per settimana, pubblicata dall'Ufficio federale di
statistica), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per un donna ammonta a fr. 51'441.- (fr. 49’344: 40 x 41,7),
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18
febbraio 1999, consid. 3a). Tale dato è stato poi aggiornato al 2013 (0.7%),
corrispondente a fr. 51'801.--.

                                         Ritenuto una capacità
lavorativa del 50% ed una riduzione del 5%, il reddito da invalido è stato
fissato in fr. 24'606.--.

 

                                         Per contro l’assicurata
sostiene che debba essere applicata una riduzione del 15% del salario ipotetico
da invalida, tenendo presente che oltre alle limitazioni esposte in perizia, si
sono aggiunte quelle del dr. __________ (“Il dolore lombare aumenta con le
attività domestiche ed il sollevamento di qualsiasi carico leggero”; referto
1° giugno 2015) e tenendo poi conto della probabile polipatologia. 

 

                                         Il TCA
segnala che in una sentenza 8C_604/2007 del 7 aprile 2008, il Tribunale
federale, contrariamente ai primi giudici, aveva  ritenuto corretta la
riduzione percentuale del 10% del reddito statistico stabilita
dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle limitazioni funzionali
derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da un punto di vista
medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività adatte al suo stato
di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella fattispecie in esame,
l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai primi giudici, senza
motivazione, anziché del 10%, come operato dall’amministrazione, non era
giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli anni di servizio presso il
precedente datore di lavoro e il tasso di occupazione esigibile (del 100%)
dall’assicurato non costituivano degli elementi capaci di influire sul reddito
da invalido dell’interessato sul mercato del lavoro.

                                         Il TCA rileva poi che in
una sentenza 9C_963/2008 del 27 maggio 2009, il Tribunale federale aveva
considerato corretta la riduzione percentuale del 10% stabilita
dall’amministrazione e confermata dai primi giudici, nel caso di un assicurato,
nato nel 1964, ritenuto ancora abile al lavoro all’85% in attività adatte.

                                         Parimenti, in una sentenza
8C_334/2008 del 26 novembre 2008, il TF ha confermato la riduzione percentuale
del 10% stabilita dall’amministrazione e confermata dal TCA con sentenza
35.2007.108 del 5 marzo 2008, nel caso di un assicurato, nato nel 1962,
ritenuto ancora abile al lavoro al 100% in attività adatte.

                                         

                                         In un’altra sentenza
9C_235/2008 del 12 febbraio 2009, pubblicata in SVR 10/2009 IV Nr. 43, il
Tribunale federale ha giudicato che nel caso di un assicurato, abile al lavoro
al 70% in attività adatte, la riduzione percentuale del 10% accordata dai primi
giudici, dopo una valutazione globale della situazione dell’assicurato nel
quadro di una ripresa dell’attività lavorativa su un mercato del lavoro in
equilibrio, fosse meglio appropriata alla situazione (cfr. I 174/05 del 25
luglio 2005 c. 2.2-2.8.) rispetto alla valutazione dell’amministrazione (la
quale non aveva accordato riduzione percentuale alcuna).

 

                                         Infine, il TCA rileva che
in una sentenza 9C_371/2013 del 22 agosto 2013, l’Alta Corte ha considerato che
la riduzione percentuale del 20% stabilita dai giudici cantonali nel caso di un
assicurato per tenere conto della sua età (49 anni), delle sue limitazioni
funzionali, della capacità lavorativa residua del 75% nello svolgimento di attività
adeguate e del numero di anni passati come magazziniere (15 anni), fosse eccessiva,
ritenendo maggiormente opportuno applicare una riduzione percentuale del 10%.

 

                                         Ora, visto quanto sopra,
questo TCA ritiene di correggere eccezionalmente la riduzione operata
dall’amministrazione, riconoscendo un 10%. Altri fattori di riduzione non
entrano in considerazione, né del resto sono stati invocati.

 

                                         Ne consegue che il reddito
da invalida corrisponde a fr. 23'310.-- [90% di (51'801 : 2)].

 

                                         Dal raffronto dei redditi
il grado d’invalidità risulta essere del 48,7% (45'466 – 23'310 X 100: 45’466),
arrotondato al 49% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag.
41.

                                         Allo stesso risultato si
giunge anche procedendo all’adeguamento al 2014 dei redditi di riferimento.

 

                                         Ritenuto che l’inizio della
durevole rilevante incapacità lavorativa decorre dal 9 ottobre 2013, alla
scadenza dell’anno di attesa ex art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, ossia il 1° ottobre
2014, l’assicurata, come visto sopra, presenta un grado d’invalidità del 49% -
sia che l’incapacità al lavoro del 50% sia sorta nel maggio 2014, come
sostenuto dal medico curante, sia nel dicembre 2013 come dalla valutazione 26
agosto 2014 del dr. __________ - , motivo per cui dal 1° ottobre 2014 essa ha
diritto ad un quarto di rendita 

 

                                         Il ricorso è
pertanto da dichiarare parzialmente accolto ai sensi dei considerandi, mentre
la decisione contestata è annullata. L’amministrazione
verserà all’assicurata fr. 1’800.-- di ripetibili, ciò che rende priva di
oggetto l’istanza di assistenza giudiziaria (DTF 124 V 309, consid. 6 e, tra le
tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid. 5, STF 9C_206/2011 del 16
agosto 2011 consid. 5).

 

                               2.9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         §    La decisione 8 maggio
2015 è annullata.

                                         §§ RI
1 ha diritto ad un quarto di rendita dal       1° ottobre 2014.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI. Quest’ultimo verserà alla
ricorrente fr. 1’800.-- di ripetibili (IVA compresa), ciò che rende priva di
oggetto l’istanza di assistenza giudiziaria.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti