# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0067870a-183a-5669-9e69-973553ddbfb9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-05-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 26.05.2008 11.2008.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-40_2008-05-26.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.40

  	
  Lugano

  26 maggio
  2008/sc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Annovazzi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 674.2007/R.134.2007
e R.151.2007 (nomina di un curatore di rappresentanza) della Divisione degli
interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele che
oppone l'

 

	
   

  	
  AP 1 elettivamente domiciliato a 

   

  
	
   

  	
  alla 

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

                                         riguardo
alla nomina di un curatore di rappresentanza in favore di __________ (1999),
figlie sue e di 

 

                                          CO 2 

                                          (patrocinata
dall' PA 1) 

 

                                         nella
persona dell'

 

                                         avv.,;

 

 

esaminati
gli atti,

 

posti i
seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 5 aprile (recte: marzo) 2008 presentato da AP 1 contro la decisione
emessa il 15 febbraio 2008 dalla Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal matrimonio fra AP 1 (1954) e CO 2 (1963) sono nate F__________ (il
28 marzo 1987), E__________ (il 

                                         25 giugno 1992) e I__________ (il 5
ottobre 1999). In esito a un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale
presentata il 6 aprile 2005 da CO 2,
con decreto cautelare del 7 aprile 2005, emesso
senza contraddittorio, il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha affidato
le figlie alla madre (inc. DI.2005.79). Da parte sua, il 15 aprile 2005, AP 1
si è rivolto al Tribunale civile di Como, postulando la separazione giudiziale dalla
moglie e rivendicando l'affidamento delle figlie minorenni. 

 

                                  B.   Il
13 maggio 2005 CO 2 ha introdotto un'azione unilaterale di divorzio sulla base
dell'art. 115 CC davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud,
rivendicando – in particolare – l'affidamento delle figlie minorenni (inc.
OA.2005.55). In esito a un'istanza di misure
provvisionali presentata dalla moglie il 4 novembre
2005, con decreto cautelare emesso inaudita parte l'8 novembre 2005 il Pretore ha ingiunto a AP 1 di riconsegnare le figlie alla
madre. Il 24 novembre 2005 AP 1 ha chiesto al Pretore la revoca dei decreti cautelari del 7
aprile 2005 e dell'8 no­vembre 2005, il Tribunale di Como
avendogli affidato il 14 ottobre 2005 le figlie. Preso atto di ciò, il Pretore
ha sospeso il 5 dicembre 2005 l'ordine di riconsegna delle figlie alla madre. 

 

                                  C.   Con
ordinanza del 10 aprile 2006 il Tribunale di Como ha poi sospeso la causa di separazione giudiziale “fino alla definizione del
giudizio instaurato da CO 2 dinanzi al Pretore di Mendrisio ai sensi degli art.
172 ss del Codice civile svizzero”. CO 2 ha quindi chiesto al Pretore, il 2 maggio 2006, il ripristino
del decreto cautelare dell'8 novembre 2005, ciò che il Pretore ha stabilito
l'indomani inaudita parte. I__________ vive con la madre a __________ dall'8
maggio 2006, E__________ almeno dal 21 maggio successivo.

                                                                                                                         

                                  D.   Il 7
settembre 2007 CO 2 ha introdotto una nuova azione di divorzio unilaterale
sulla base dell'art. 114 CC, sollecitando in via cautelare la conferma di tutti
i provvedimenti adottati nel quadro delle precedenti procedure. Alla discussione
del 25 settembre 2007, indetta davanti al Segretario assessore della giurisdizione
di Mendrisio Sud, AP 1 ha instato per la revoca di ogni provvedimento cautelare
emanato fino ad allora. Con decreto “supercautelare” del
4 ottobre 2007 il Segretario assessore ha confermato l'assetto provvisionale disciplinato
nell'ambito delle cause inc. DI.2005.79 e OA.2005.55, ha autorizzato I__________
a frequentare la scuola elementare di __________ e ha invitato l'autorità
tutoria a designare un curatore processuale alle figlie E__________ e I__________
(inc. OA.2007.76). Un appello presentato da AP 1 contro tale decreto è stato
dichiarato irricevibile da questa Camera il 3 dicembre 2007 (inc. 11.2007.172).

 

                                  E.   In
esecuzione della decisione pretorile, il 13 novembre 2007 la Commissione
tutoria regionale 1 ha designato curatore a norma dell'art. 146 CC di E__________
e I__________ l'avv. __________. Il 23 novembre 2007 AP 1 si è rivolto
all'Autorità di vigilanza sulle tutele, chiedendo di dichiarare nulla o di
annullare la decisione dell'autorità tutoria. CO 2 ha proposto il 

                                         30 novembre 2007 di respingere il ricorso. La Commissione tutoria
regionale ha dichiarato il 14 dicembre 2007 di rimettersi al giudizio
dell'Autorità di vigilanza. Nel frattempo, il 7 dicembre 2007, la Commissione medesima
ha sostituito l'avv. __________ con l'avv. __________.

 

                                  F.   Il
17 dicembre 2007 AP 1 ha impugnato la predetta decisione davanti all'Autorità
di vigilanza, postulandone la nullità o l'annullamento. Lo stesso giorno egli
si è rivolto alla Commissione tutoria regionale, dichiarando di contestare la
nomina della curatrice. Riunitasi il 21 dicembre 2007, la Commissione tutoria
regionale non ha ravvisato motivi per sostituire la persona della curatrice e
ha trasmesso lo scritto di AP 1 all’Autorità di vigilanza per decisione (art. 388 cpv. 3 in fine CC). L'Autorità di
vigilanza ha statuito il 27 marzo 2007, respingendo i ricorsi del 

                                         23 novembre e 17 dicembre 2007 e dichiarando irricevibile l'opposizione
del 17 dicembre 2007. Non sono state prelevate tasse di giustizia né spese. AP
1 è stato obbligato a versare a CO 2 un'indennità di fr. 300.– per ripetibili. 

 

                                  G.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorto con un appello del 5 aprile (recte:
marzo) 2007 a questa Camera per ottenere l'annullamento della decisione impugnata
o, in subordine, la riforma della decisione stessa nel senso di vedere accolti i
suoi ricorsi alla Commissione tutoria regionale e la sua opposizione alla
designazione della curatrice. L'appello non è stato intimato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono
appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia
di tutele e curatele, del­l'8 marzo 1999, cui rinvia
l'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con
le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC. Tempestivo, sotto
questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   L'appello
è un rimedio giuridico riformatorio, non cassatorio. Nella misura in cui tende
a far semplicemente annullare la decisione impugnata, il memoriale di AP 1 non
è ammissibile. Dall'insieme dei motivi addotti e dal contenuto della domanda
subordinata si desume senza equivoco, nondimeno, che l'appellante postula la
revoca della designazione del curatore di rappresentanza per le figlie e la conseguente
riforma della decisione presa dall'Autorità di vigilanza. Così interpretato, l'appello
può essere vagliato nel merito.

 

                                   3.   L'appellante
non muove contestazioni alla persona dell'avv. __________ designata dalla Commissione
tutoria regionale come curatrice delle figlie. Ribadisce però l'incompetenza per
territorio della Commissione medesima. L'Autorità di vigilanza ha respinto l'eccezione
dopo avere accertato che le ragazze erano state affidate dal Pretore alla madre
e con lei vivevano a __________. Quanto alle tesi del ricorrente, l'Autorità di
vigilanza non le ha ritenute sufficienti per smentire il domicilio delle minorenni
nel Ticino, i certificati amministrativi rilasciati dal Comune di __________ contrastando
con quelli rilasciati dal Comune di __________. Inoltre il Prefetto della
provincia di Como aveva dichiarato illegale l'iscrizione delle minorenni nelle
liste dei residenti di __________. Per di più, I__________ frequenta la scuola dell'obbligo
a __________.

 

                                   4.   L'appellante
ripete che E__________ e I__________ sono domiciliate in Italia, come
attestebbero le autorità svizzere e italiane, il solo fatto che I__________
frequenti la scuola a __________ non sarebbe una prova del domicilio. Egli
soggiunge di avere ricorso tanto contro la decisione del Comune di __________,
che ha reinscritto le figlie nei registri del controllo abitanti, quanto contro
il provvedimento del Prefetto della provincia di Como, che ha iscritto le
figlie nei registri della popolazione AIRE (Anagrafe degli Italiani all'Estero),
radiandole dalle liste dei residenti di __________. A suo parere poi l'ordine impartito
il 4 ottobre 2007 dal Segretario assessore alla Commissione tutoria regionale
non attribuisce a quest'ultima alcuna competenza per territorio giusta l'art.
376 cpv. 1 CC, mentre la contestazione dell'ingiunzione è stata dichiarata
inammissibile dal Tribunale d'appello. L'appellante afferma infine che il 31
maggio 2005, così come il 5 dicembre 2005, le figlie vivevano con lui ed erano a
lui state affidate dal Pretore.

 

                                   5.   Per motivi gravi il giudice del divorzio ordina che il figlio sia rappresentato
al processo da un curatore (art. 146 cpv. 1 CC). Ciò posto, nella misura in cui
verte sull'istituzione della curatela di rappresentanza, l'appello
risulta d'acchito irricevibile, il provvedimento essendo adottato per diritto
cantonale mediante ordinanza motivata (art. 419e cpv. 1 CPC). E un'ordinanza
non è impugnabile, né con appello né con altri rimedi giuridici (art. 95 cpv. 1
CPC). 

 

                                   6.   Quanto
alla designazione del curatore, essa incombe all'autorità tutoria
(art. 147 cpv. 1 CC) del domicilio del minorenne (art. 315 cpv. 1 e 396 cpv. 1
CC; FF 1996 I 162 a metà; Schweighauser
in: FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 3 ad
art. 147 CC). La quale non può, manifestamente, ridiscutere l'istituzione della
curatela decisa dal giudice del divorzio, ma verifica d'ufficio – in caso di
dubbio – la propria competenza per territorio.

 

                                         a)   L'appellante
sostiene che le figlie sono domiciliate in Italia, sicché alla Commissione
tutoria regionale non era abilitata a designare il curatore di rappresentanza. Ora,
che la questione del domicilio politico delle ragazze non sia ancora stata
decisa dalle autorità amministrative svizzere e italiane davanti alle quali pendono
i ricorsi di AP 1 (contro la reinscrizione delle figlie nel registro comunale di
__________, rispettivamente contro la radia­zione delle
medesime dalla liste dei residenti a __________) è senz'altro possibile. Sta di
fatto che il “domicilio” cui si riferiscono gli art. 315 cpv. 1 e
316 cpv. 1 CC è il domicilio civile, non quello politico. Del resto, il
deposito di certificati o di documenti d'identità, il rilascio di attestazioni da
parte della polizia degli stranieri, di autorità fiscali o di organismi delle
assicurazioni sociali, l'esistenza di indicazioni figuranti in documenti amministrativi,
in licenze di circolazione o di condurre, in decisioni giudiziarie o in pubblicazioni ufficiali costituiscono meri indizi circa i
presupposti di un domicilio
civile (Staehlin in: Basler Kommentar ZGB I, 3ª edi­zione,
n. 23 ad art. 23 con riferimenti).

 

                                         b)   Comunque
sia, in una fattispecie con risvolti internazionali la competenza dei tribunali
o delle autorità svizzere in materia di protezione dei minori è regolata dalla
Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961 concernente la competenza delle
autorità e la legge applicabile in materia di protezione dei minorenni (art. 85
LDIP). E conformemente all'art. 1 di tale Convenzione la competenza per prendere
le opportune misure a protezione della persona o dei suoi beni spetta alle
autorità giudiziarie o amministrative dello Stato di dimora abituale del
minorenne. Determinante non è quindi il domicilio, nemmeno il domicilio civile,
bensì la dimora abituale del minorenne (sulla nozione: DTF 129 III 292 consid.
4.1). La quale è incentrata su una situazione di fatto
e implica la presenza fisica in un dato luogo; la residenza abituale di un
bambino si determina così secondo il centro effettivo della sua vita (DTF 110
II 122 consid. 3; Siehr
in: Zürcher Kommentar zum IPRG, 2ª edi­zione, n. 18
ad art. 85 LDIP). In concreto è
pacifico che dal maggio del 2006 E__________ e I__________
risiedono con la madre a __________, dove I__________ frequenta la scuola dell'obbligo
(risposta del 30 novembre 2007, pag. 5). Ciò denota un'evidente
dimora abituale. Al momento in cui ha designato il curatore processuale la
Commissione tutoria regionale era dunque competente a statuire per territorio e
invano l'appellante evoca il domicilio politico delle ragazze. Ne discende che,
privo di fondamento, l'appello si rivela destinato all'insuccesso.

 

                                   7.   Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC). Non è il caso invece di assegnare ripetibili alle controparti, cui
l'appello non è stato notificato e non ha cagionato spese presumibili.

 

                                   8.   Quanto
ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), le decisioni inerenti alla nomina
di un tutore o di un curatore sono impugnabili con ricorso in materia civile
senza riguardo a questioni di valore (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 5 LTF; Breitschmid in: Basler Kommentar, op.
cit., n. 11 ad art. 388–391 CC; Güngerich
in: Seiler/von Werdt/Güngerich, Bundesgesetz über das Bundesgericht, Kurz­kommentar,
Berna 2007, n. 26 ad art. 72).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,      

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 450.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  ; 

  ;

  ,; 

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF
entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF).
Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile
solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia
civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF
(art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art.
115 LTF.