# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ca402df6-067c-5aba-8801-fea3442a8da5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-04-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 25.04.2001 52.2001.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-26_2001-04-25.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00026

   

  	
  Lugano

  25 aprile
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Michele Patuzzo, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 19 gennaio 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 9 gennaio 2001, n. 60, del Consiglio di
  Stato che ha respinto l'impugnativa del ricorrente avverso la risoluzione 16
  ottobre 2000, no. 8, della Sezione dei permessi e dell'immigrazione in materia
  di decadenza del permesso di domicilio (rimpatrio);

  

 

 

viste le risposte:

-    30 gennaio 2001 del
Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

-    6 febbraio 2001 del
Consiglio di Stato;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________,
cittadino sudafricano nato il __________, è entrato in Svizzera per la prima
volta il 15 agosto 1981 soggiornando abusivamente presso la madre __________,
che dal precedente febbraio era a beneficio di permessini mensili per svolgere
l'attività di artista, ed è rientrato nel proprio paese l'8 dicembre 1981. Il
__________, __________ ha sposato il cittadino elvetico __________, acquisendo
la cittadinanza svizzera. Il 31 gennaio 1982 l'insorgente ha fatto ritorno in
Svizzera ottenendo nell'ambito del ricongiungimento familiare un permesso di
domicilio, il cui ultimo termine di controllo è scaduto il 31 gennaio 2000. Dal
settembre ad inizio novembre 1998 egli è stato di nuovo in Sudafrica.

 

 

                                  B.   Terminata
la scuola dell'obbligo __________ ha iniziato un apprendistato di meccanico
d'automobili che ha interrotto il 31 agosto 1988; ha quindi iniziato a
frequentare diverse scuole superiori, senza mai conseguire un diploma.
Nell'estate 1992 è rimasto senza un'occupazione, per poi iniziare l'attività di
cartomante nel 1993. Dal 1995, dopo un primo periodo di detenzione, ha ripreso
l'attività di cartomante, aprendo inoltre un negozio in cui vendeva capi
d'abbigliamento, oggetti ed in seguito droghe leggere e funghi allucinogeni.
Nel 1997 ha aperto un secondo negozio in cui continuare l'attività iniziata nel
primo, il cui contratto di locazione era stato disdetto dai proprietari.

 

 

                                  C.   Il 23
aprile 1996 è nata __________, figlia dell'insorgente e della cittadina
elvetica __________. __________ è stato quindi obbligato a versare alla figlia
un contributo alimentare di 320.- fr. mensili, disattendendo però già dopo
pochi mesi tale obbligo, per cui dal 1. dicembre 1996 l'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento eroga gli anticipi alimentari a favore della
bambina.

 

 

                                  D.   Il 6 marzo
1998 l'Ufficio di patronato di __________, tramite l'Ufficio di assistenza, si
è assunto il pagamento per __________ della garanzia di locazione del suo appartamento
in via __________. Dagli atti risulta che la Sezione degli stranieri è stata
interpellata più volte da creditori dell'insorgente (Sezione della
circolazione, PTT, locatore dell'appartamento in via __________) che chiedevano
di conoscere il suo indirizzo al fine di potergli inviare la corrispondenza
inerente suoi debiti rispettivamente escuterlo. Al 29 dicembre 2000 l'Ufficio
del sostegno sociale e dell'inserimento ha confermato che __________ era a
carico della pubblica assistenza dal 1997 ed aveva percepito prestazioni per
fr. 28'147.80, mentre sua figlia __________ aveva ricevuto anticipi alimentari
per 15'217.- fr. (dal 1. dicembre 1996 al 31 dicembre 2000, dedotti due
versamenti di 320.- fr. l'uno avvenuti nel 1997).

 

 

                                  E.   Negli
ultimi 10 anni __________ ha ripetutamente interessato le autorità penali del
nostro paese vedendosi inflitte numerose condanne e misure privative della
libertà. Con decreto d'accusa 28 giugno 1991 è stato condannato ad una multa di
fr. 300.- per sottrazione di poca entità, danneggiamento e contravvenzione alla
LStup (commessi tra settembre 1989 e febbraio 1991); il 17 luglio 1991 è stato
condannato dal Statthalteramt del Bezirk di Zurigo ad una multa di fr. 1'500.-
per violazione alla legge cantonale di esecuzione della legislazione federale
in materia di circolazione stradale (commessa il 16 agosto 1990); con decreto
d'accusa 19 agosto 1991 è stato condannato ad una multa di fr. 450.- per
circolazione senza licenza di condurre e contravvenzione alla LStup (commesse
nel giugno 1991); con decreto d'accusa 16 aprile 1993 è stato condannato ad una
multa di fr. 250.- per ripetuta violazione alla LStup (commessa tra gennaio e
inizio dicembre 1992, quindi in gran parte dopo il primo ammonimento
amministrativo). Dal 20 aprile al 10 maggio 1993 è stato arrestato dopo un
viaggio in Olanda vedendosi sequestrati 1'430 g di hashish e 1'000 g di
marijuana; è quindi stato nuovamente incarcerato dal 25 febbraio al 23 marzo
1994 per ripetuta infrazione e contravvenzione alla LStup (fatti per i quali
sarà condannato il 18 novembre 1997, infra). Con decreto d'accusa 3 gennaio
1997, confermato dal Pretore il 18 febbraio 1997, è stato condannato per
ripetuta contravvenzione alla LStup (commessa da maggio 1995 a maggio 1996). Il
9 maggio 1997 è stato incarcerato e con sentenza 18 novembre 1997 condannato
dalle Assise correzionali di Lugano a 14 mesi di detenzione ed al risarcimento
della parte civile per ripetuta infrazione alla LStup in parte aggravata
siccome commessa per mestiere (compiuta da marzo 1992 a febbraio 1994 e da
settembre 1996 a maggio 1997), contravvenzione alla LStup (da maggio 1996 a
maggio 1997) e lesioni semplici (11 marzo 1995). __________ è stato liberato
condizionalmente il 31 dicembre 1997 con un periodo di prova di 2 anni scadente
il 30 dicembre 1999. Il 22 ottobre 1999 è stato nuovamente tradotto in carcere
ed il 5 aprile 2000 condannato dalle Assise correzionali di Lugano a 18 mesi di
detenzione da espiare per infrazione aggravata e ripetute contravvenzione ed
infrazione alla LStup (commesse nel 1999, quindi dopo i due ulteriori ammonimenti
amministrativi). Il 18 maggio 2000 gli é quindi stata revocata la liberazione
condizionale concessagli il 31 dicembre 1997, per cui __________ ha dovuto
espiare quale residuo della pena inflittagli il 18 novembre 1997 ulteriori 4
mesi e 20 giorni di detenzione. Egli è stato nel frattempo scarcerato
condizionalmente ai sensi dell'art. 38 CP il giorno 11 marzo 2001, avendo
scontato a quel momento i 2/3 della pena.

 

 

                                  F.   Il 3 giugno
1992 la Sezione cantonale degli stranieri e servizio dei passaporti, preso atto
delle prime due condanne pronunciate dalla magistratura ticinese, ha ammonito
__________ avvertendolo che in caso di recidiva o di comportamento scorretto si
sarebbe esaminata la possibilità di sanzionare adeguate misure amministrative.
Il 16 gennaio 1998 l'insorgente è stato ammonito per la seconda volta dalla
Sezione degli stranieri che, precisando di astenersi dall'emettere una sanzione
amministrativa malgrado la sentenza 18 novembre 1997 delle Assise correzionali
unicamente a ragione della lunga residenza in Svizzera, lo ha avvertito che in
caso di recidiva o di comportamento scorretto si sarebbe proceduto alla sua
espulsione o al rimpatrio dal territorio elvetico. Decisione questa dal testo
identico all'ulteriore ammonimento 13 novembre 1998 pronunciato nei suoi
confronti al suo rientro dal Sudafrica. Dagli atti risulta inoltre che
l'insorgente più volte non ha notificato tempestivamente all'autorità i cambiamenti
di domicilio e d'indirizzo, causando così inutili oneri burocratici e carichi
di lavoro.

 

                                  G.   Il 16
ottobre 2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha emesso nei confronti
di __________ una decisione di rimpatrio con la conseguente perdita  di validità
del permesso di domicilio giusta gli art. 9 cpv. 3, 10 (cpv. 1 lett. b), 11
cpv. 3 e 12 LDDS nonché 16 ODDS, ordinandogli di abbandonare il territorio
cantonale entro l'11 marzo 2001, data della allora prevedibile scarcerazione.
Questa decisione considerava i chiari precedenti ammonimenti e l'ulteriore
condanna penale del 5 aprile 2000. Ritenendo una decisione di espulsione
rigorosa a fronte del lungo soggiorno precedente, l'autorità ha concesso al
ricorrente la possibilità di entrare anche in futuro in Svizzera quale turista a
condizione di un suo ineccepibile comportamento (art. 11 cpv. 3 LDDS).

 

 

                                  H.   Contro
questa decisione __________ è insorto con ricorso 18 ottobre 2000 davanti al
Consiglio di Stato, adducendo di essere stato condannato per reati di natura
non grave e di avere tutti i propri legami famigliari (con la madre e la
figlia) nel nostro paese.

 

 

                                    I.   Con
risoluzione 9 gennaio 2001 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso,
giudicando rispettosa del principio di proporzionalità (art. 5 cpv. 2 e 36 cpv.
3 Cost) e dell'art. 4 LDDS la misura adottata dall'autorità di prime cure.

 

 

                                   L.   Con
tempestivo ricorso 19 gennaio 2001 __________ ha impugnato davanti a questo
tribunale la decisione del Consiglio di Stato postulandone l'annullamento. Sostiene
(argomentando in modo comprensibile benché non limpido) di aver mantenuto una
stretta relazione con la sua compagna e la figlia __________, facendo fronte
alle loro spese. Sostiene di non essere tossicodipendente bensì una brava
persona che sa fare fronte alle proprie responsabilità ed asserisce di avere
imparato in Svizzera a fumare la canapa, di essere un sostenitore della sua
depenalizzazione e di non ritenere di essere incarcerato per avere venduto
canapa e resina di canapa (in misura che comunque contesta) ma per avere esposto
idee favorevoli alla sua depenalizzazione contestando l'operato del Ministero
pubblico. Sminuisce la natura dei reati commessi, asserendo che se avesse agito
per lucro avrebbe venduto altre droghe esponendosi meno, e chiede di tenere
conto "dell'imminente cambiamento di legge". Asserisce che il debito
assistenziale, di "soli" 28'147.- fr., dimostri che non ha voluto
approfittare della situazione, di amare la Svizzera e di non avere agito per
dispetto verso le autorità. Sostiene di non conoscere parenti in Africa essendo
suo nonno morto da tempo, per cui il Sudafrica sarebbe per lui un paese
"ostile e pericoloso" ove non ha relazioni o legami; a suo dire da lì
non saprebbe mantenere relazioni con i suoi cari (tra cui la madre che avrebbe "poco
da vivere") se non per telefono. Afferma di non avere soldi per farsi
patrocinare, documenta di avere presentato una domanda di naturalizzazione nel
1999 e sostiene che sta svolgendo un apprendistato. Chiede di essere sentito
prima della decisione.

 

 

                                  M.   Il Consiglio
di Stato e la Sezione dei permessi e dell'immigrazione chiedono la reiezione
del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  N.   Con scritto
2 marzo 2001, non intimato alle parti siccome irrilevante, il ricorrente ha
comunicato a questo Tribunale che il suo nuovo indirizzo dopo la scarcerazione
é presso la compagna __________ a __________, con la quale asserisce che
"vorrebbe regolarizzare la sua situazione davanti alla legge".

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

 

1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni
d'espulsione fondate sull'art. 10 cpv. 1 LDDS (art. 97 cpv. 1 e 98 OG), non
sussistendo nessuna delle eccezioni previste dagli art. 99a-102 OG. In
particolare, non trovano applicazione i motivi di esclusione previsti dall'art.
100 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 1 consid. 1b). Ne discende che la
ricevibilità del gravame deve essere ammessa anche nei casi in cui, in
applicazione dei combinati art. 10 cpv. 1 lett. d e 11 cpv. 3 ultima frase
LDDS, è stata pronunciata una semplice misura di rimpatrio in luogo
dell'espulsione. Anche l'ordine di rimpatrio, alla stessa stregua
dell'espulsione, comporta infatti la decadenza del permesso di domicilio (art.
9 cpv. 3 lett. b LDDS).

 

1.3. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona con diritto ad un domicilio in Svizzera può
invocare l'art. 8 CEDU a protezione della propria vita familiare per opporsi all'eventuale
separazione della famiglia. In tal caso, se il legame è intatto ed
effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare un
permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS), rispettivamente di espellerlo o
rimpatriarlo, è limitata e contro una decisione che gli rifiuta la permanenza
in Svizzera è ammissibile il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (cfr. DTF 122 II
5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso,
nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10 lett. a LALPS. La
legittimazione a ricorrere compete in questi casi sia allo straniero, sia al
parente con il quale intende ricongiungersi in Svizzera (cfr. DTF 119 Ib 84
consid. 1c). Nella fattispecie, il ricorrente sostiene di aver mantenuto con la
figlia e la compagna un legame intenso e vivo. Per la soluzione della vertenza
non è necessario esaminare più a fondo la natura e l'intensità di tali legami
familiari. Nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse
ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito per le ragioni che
verranno esposte in seguito.

 

1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso
sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). L'audizione del
ricorrente non è necessaria, in quanto non appare idonea a procurare al
Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi affidabili e di rilievo per il
giudizio. Né la legislazione cantonale né quella federale, d'altronde, garantiscono
alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa
possa far valere le proprie ragioni per iscritto (DTF 117 II 132 consid. 3b,
pag. 137 e rinvii; Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, N. 141 e
146).

 

 

                                   2.   2.1. Il
permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS),
perde ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b
LDDS). Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando
egli sia stato punito dall’autorità giudiziaria per un crimine o un delitto
(lett. a), quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di
concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente
nel Paese che lo ospita (lett. b), oppure quando egli stesso, o una persona a
cui deve provvedere, cade in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza
pubblica (lett. d). L'art. 11 cpv. 3 prima frase LDDS precisa tuttavia che
un'espulsione può essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze
essa sembri adeguata. Per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre
tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa a carico dell'interessato,
della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua
famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). 

2.2. Le persone espulse non possono, per tutta la durata dell’espulsione,
venire in Svizzera (art. 11 cpv. 4 prima frase LDDS). L’autorità assegna un
termine di partenza allo straniero espulso (art. 12 cpv. 4 LDDS). Il Cantone
che ordina l'espulsione concede allo straniero un termine adeguato alle
circostanze per lasciare la Svizzera a meno che, eccezionalmente, non s'imponga
il suo allontanamento immediato (art. 16 cpv. 8 ODDS). 

2.3. In linea di principio, la legalità dell'espulsione va esaminata in base
alle circostanze esistenti al momento dell'emanazione della sentenza di ultima
istanza (DTF 114 Ib 1 consid. 3b pag. 4). Nondimeno, se un'espulsione è
giustificata dalla situazione esistente al momento in cui è stata ordinata,
essa può essere annullata solo nel caso che intervengano fatti nuovi di
particolare importanza. Al riguardo non basta comunque che tra l'emanazione
della decisione dell’autorità di polizia degli stranieri e quella delle istanze
di ricorso l’insorgente si sia comportato in modo ineccepibile. Diversamente
gli si offrirebbe la possibilità di modificare a suo favore i fatti determinanti
già attraverso la semplice impugnazione del provvedimento di espulsione.

2.4. Allorquando più motivi di espulsione
sono dati senza che nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di
questo provvedimento per ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero
va valutata nel suo insieme; per cui, a seconda delle circostanze, il suo
allontanamento può comunque apparire giustificato (cfr. Wurzburger, La
jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers,
in: RDAF 53/1997 308).

 

                                   3.   3.1. Va
esaminato in primo luogo in che misura sono dati i presupposti per un'espulsione
giusta gli art. 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS). L'espulsione può sembrare giustificata
ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS quando lo straniero contravviene gravemente
o reiteratamente alle disposizioni di legge o alle decisioni dell'autorità, contravviene
gravemente alla morale, tralascia continuamente per cattiva volontà o sregolatezza
di adempiere obblighi di diritto pubblico o privato, vive nella sregolatezza o
nell'ozio (art. 16 cpv. 2 ODDS). Se un'espulsione, nonostante la sua legale
fondatezza giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS, non appare opportuna in
considerazione delle circostanze, allo straniero sarà notificata una decisione
scritta e motivata che lo minacci d'espulsione e precisi quanto le autorità si
attendono da lui (art. 16 cpv. 3 seconda e terza frase ODDS).

 

                                         3.2. Nel
caso specifico, come correttamente rilevato dall'Esecutivo cantonale, il ricorrente
ha ripetutamente interessato i servizi di polizia, nonché le autorità amministrative
e giudiziarie ticinesi, collezionando nell'ultimo decennio sette condanne penali
per una pena complessiva di 32 mesi ed oltre 3'000.- fr. di multa per una lunga
sequela di reati (specialmente in materia di stupefacenti), oltre agli
ammonimenti dell'autorità amministrativa.

3.3. La mancata pronuncia da parte delle
Assise correzionali della pena accessoria dell'espulsione "dovendosi,
per questa volta, ancora considerare prevalenti i legami di __________ con il
nostro Paese rispetto alla comunque rilevante perpetrata violazione dell'ordine
pubblico" (sentenza 5 aprile 2000 pag. 7) non è, in concreto, di
rilievo, in quanto l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri
persegue uno scopo differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare
se pronunciare o meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55
CP oppure di pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice
penale terrà conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per
l'autorità amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e
della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato
dall'autorità di polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello
straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF 125
II 105 consid. 2b; 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib 4 consid. 3a).

 

3.4. Le infrazioni commesse dal ricorrente
sono indubbiamente da considerarsi come gravi. __________ dal 1989 in poi ha continuato
a delinquere con costanza, commettendo negli ultimi anni sistematicamente e
praticamente senza soluzione di continuità dei reati (soprattutto in materia di
stupefacenti) man mano più gravi, arrivando nell'ultimo anno trascorso in
libertà (il 1999) a infrangere in maniera aggravata e ripetuta la LStup agendo
per mestiere (v. sentenza 20 aprile 2000). Egli non solo è recidivo, ma dimostra
totale assenza di pentimento e misconosce pervicacemente di avere commesso
reati penali gravi (come regolarmente sostiene ad ogni occasione procedurale;
cfr. suoi ricorsi in atti; cfr. sentenza 18 novembre 1997 pag. 10), finendo in
buona sostanza per dipingersi quale brava persona vittima delle circostanze e
delle proprie opinioni, e rifiutandosi in pratica di riconoscere la validità
del nostro ordinamento giuridico in materia penale (in particolare la LStup).
La (crescente) gravità dei reati commessi (quasi ininterrottamente) assume
maggiore risalto e maggior peso se si considerano anche gli aspetti soggettivi:
la recidiva, le continue dichiarazioni secondo cui la LStup sarebbe una legge
sbagliata ed i reati da lui compiuti non sarebbero gravi, la commissione di
reati man mano sempre più gravi anche durante i periodi di prova, a dispetto
dei chiari ammonimenti ricevuti nel 1992 e 1998 (segnatamente giusta l'art. 16
cpv. 3 ODDS, e dopo i quali ogni volta ha commesso dei reati più gravi di
quelli all'origine della pronuncia dell'ammonimento), malgrado i periodi
trascorsi in carcere ed anche (e soprattutto) dopo la nascita della figlia,
dopo la quale ha cominciato a delinquere per mestiere ricavando lauti guadagni
(malgrado i quali non ha neppure pagato gli alimenti dovuti alla piccola
__________ ed ha fatto ricorso personalmente a prestazioni assistenziali, mai
rimborsate).

 

3.5. Con il suo comportamento, l'interessato
così ha dimostrato di non potere rispettivamente di non volere integrarsi alla
realtà elvetica malgrado risieda in Svizzera da più di diciannove anni, tanto
da adempiere pure i requisiti per l'espulsione. Difatti, l'art. 16 cpv. 2 ODDS
dispone che l'espulsione può sembrare giustificata conformemente all'art. 10
cpv. 1 lett. b LDDS segnatamente quando lo straniero contravviene gravemente o
reiteratamente alle disposizioni di legge o alle decisioni dell'autorità. Ma
questa norma prevede quale possibile causa di espulsione anche il tralasciare
continuamente per cattiva volontà e sregolatezza di adempiere obblighi di
diritto pubblico o privato: ed egli è dal dicembre del 1996 che (tranne due
mesi nel 1997) non adempie ai propri obblighi alimentari nei confronti della
figlia, malgrado delinquendo per mestiere (come risulta dalle sentenze penali) in
quegli anni egli abbia conseguito guadagni di notevole consistenza, ciò che gli
avrebbe certamente consentito il versamento di 320.- fr. mensili alla piccola
__________. Anche a prescindere dal punto di vista penale, il ricorrente ha
dunque dimostrato di non essersi integrato nel nostro Paese, del quale al
contrario in parte rifiuta persino di riconoscere la validità delle leggi ed il
carattere vincolante degli accertamenti delle autorità giudiziarie.

 

3.6. Il Tribunale Federale ha più volte
riconosciuto l'esistenza di un interesse pubblico preponderante ad allontanare
dalla Svizzera gli stranieri che hanno commesso infrazioni alla LStup di una
certa gravità, ma pure gli stranieri recidivi che hanno commesso atti
delittuosi più o meno gravi in maniera ripetuta e durante un lasso di tempo
rilevante (DTF 122 II 433 cons. 2c). La dottrina riconosce che in caso di
stranieri residenti in Svizzera da lunga data l'espulsione a seguito di
condanne penali può essere pronunciata unicamente in caso di delinquenza ripetuta
e di una certa importanza, ad esempio nei casi ove lo straniero anziché
redimersi continua a commettere infrazioni sempre più gravi. In ogni caso la
valutazione complessiva deve tenere conto del principio della proporzionalità,
valutando anche il livello d'integrazione in Svizzera dello straniero (cfr.
Wurzburger, op. cit., pagg. 314 segg.).

 

3.7. Dagli atti risulta che __________ non
ha concluso nessuna formazione specifica, non risulta che negli ultimi 12 anni
abbia esercitato altra attività lecita oltre a quella di cartomante e di
commerciante nei due negozi da lui aperti (e che ha presto dedicato al
commercio di droghe leggere). Dagli atti risulta pure che da anni non vive con
la madre e che non convive con la figlia, al cui mantenimento da anni non ha
provveduto. Risulta anche che più volte ha messo in difficoltà le autorità
amministrative ed i suoi creditori non notificando come doveva i propri
cambiamenti di indirizzo. A dispetto di quanto afferma nel suo gravame ove nega
di essere tossicodipendente, dagli atti emerge che penalmente gli è stata
riconosciuta una scemata responsabilità "riconducibile alla di lui
personalità, problematica sotto diversi aspetti, non da ultimo per il
pluriennale cronico, pesante abuso di hashish e marijuana" (sentenza 5
aprile 2000 pag. 6). Dal testo dei suoi ricorsi emerge anche che __________ non
conosce bene la lingua italiana benché risieda in Ticino dal 1982 (cfr.
ricorsi), e che ancora recentemente è stato in Sudafrica, paese con cui ha ancora
legami. Tutti elementi che, unitamente alla scarsa considerazione per la LStup
e per le autorità, inducono a ritenere che egli non sia particolarmente
inserito nella realtà locale né adattato alle regole della nostra società,
deponendo così a suo sfavore nella valutazione dei contrapposti interessi.

 

 

                                   4.   4.1.
Giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, lo straniero può essere espulso anche quando
egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cade in modo continuo e rilevante
a carico dell'assistenza pubblica; tale provvedimento può essere pronunciato
solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese d'origine è
possibile e può essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2). Saranno parimenti
evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere ordinato solo il rimpatrio
(art. 11 cpv. 3 seconda e terza frase LDDS). Per rimpatrio s'intende il
trasferimento dello straniero indigente dall'assistenza pubblica del Paese
ospitante a quella del Paese d'origine. Tale provvedimento presuppone, di
principio, che quest'ultimo Stato acconsenta alla presa a carico della persona
interessata e che venga conchiuso un accordo per via diplomatica tra i Paesi
interessati, al fine di stabilire le modalità del trasferimento (DTF 119 Ib 4
consid. 2b). In assenza di una simile intesa, la misura di rimpatrio è
ampiamente comparabile ad una decisione di espulsione fondata sull'art. 10 cpv.
1 lett. d LDDS, tranne per il fatto che essa non comporta il divieto di entrata
in Svizzera. In simili casi, il rimpatrio di uno straniero può essere ordinato
soltanto se si rivelano realizzate le condizioni poste dalla suddetta
disposizione, dagli art. 10 cpv. 2 e 11 cpv. 3 LDDS, nonché dall'art. 16 cpv. 3
ODDS; (DTF 119 Ib 4 segg. consid. 2b e c).

 

4.2. L'art. II del trattato del 6 settembre
1855 tra la Confederazione svizzera ed il Regno unito della Gran Bretagna e
d'Irlanda (RS 0.142.113.671), applicabile al Sudafrica in virtù della convenzione
addizionale del 30 marzo 1914 (RS 0.142.113.671.1), sancisce il diritto di un
cittadino sudafricano residente in Svizzera ad essere ricevuto nel suo paese
d'origine nel caso in cui vi fosse rimandato "per forza di atto giuridico,
o per misure di polizia legalmente applicate ed eseguite, o in forza di leggi
sulla mendicità o sulla moralità".

 

4.3. Nell'evenienza concreta, l'insorgente è
al beneficio di prestazioni assistenziali sin dal 1997, e sua figlia __________
lo è dal dicembre 1996. Il debito assistenziale complessivo da allora (tranne
due versamenti da 320.- fr. cadauno nel 1997) si è incrementato continuamente,
senza mai venire ridotto. Se ne deve dedurre che il ricorrente e sua figlia dal
1997 a tutt'oggi sono caduti in maniera rilevante e durevole a carico della
pubblica assistenza. L'importo anticipato dal competente ufficio ammontava
complessivamente, fino a poco prima della decisione dell'autorità di prime
cure, a oltre fr. 43'000.-- (v. scritto 29 dicembre 2000) ed era destinato ad
aumentare (ciò che risulta nella decisione impugnata e nelle osservazioni al
gravame in rassegna senza che il ricorrente lo contesti). Come correttamente
considerato dall'Esecutivo cantonale, a dispetto di tale situazione e malgrado
i lauti guadagni (illeciti) in passato conseguiti durante lunghi periodi di
tempo, il __________ dal dicembre 1996 non si è mai premurato di ridurre il
proprio debito assistenziale né (tranne due mesi nel 1997) di versare gli
alimenti alla figlia. Le asserzioni ricorsuali secondo cui avrebbe sempre fatto
fronte alle spese della sua famiglia paiono dunque inverosimili e strumentali,
anche per l'assoluta mancanza di qualsivoglia indizio fornito dal ricorrente in
tal senso. Egli non ha mai né sostenuto né dimostrato né reso concretamente
verosimile di avere intrapreso sforzi di sorta per uscire dall'indigenza e
ancor meno di poter un giorno restituire quanto anticipatogli dall'Ufficio
dell'assistenza sociale (ciò che comunque si è ben guardato dal fare quando ne
ha avuto la possibilità). L'assenza di una formazione contribuisce a far sì che
non appare realmente pronosticabile a medio termine un sensibile miglioramento della
sua situazione. Neppure l'apprendistato che il ricorrente nel gravame al
Consiglio di Stato ha asserito che stava svolgendo in carcere permette di
prevedere un sollecito rimborso del debito accumulato e non esclude che debba
ricorrere anche in futuro ai sussidi statali. Tanto più che la sua pratica
assistenziale è tuttora aperta. In questo senso risultano chiaramente dati gli
estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, siccome emerge
indiscutibilmente che il ricorrente e sua figlia hanno fatto capo a prestazioni
assistenziali quantitativamente importanti dal 1997 e pertanto sono caduti in
modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (STA 25 ottobre
1999 in re D). Il ricorrente inoltre lasciando durevolmente __________ a carico
dell'assistenza pubblica ha denotato un'ulteriore difficoltà ad adattarsi
all'ordinamento vigente nel nostro paese. Sono quindi dati gli estremi per
un'espulsione anche giusta gli art. 10 cpv. 1 lett. b e d LDDS.

 

 

                                   5.   Dalle
circostanze summenzionate, risulta pertanto che i requisiti di cui all'art. 10
cpv. 1 lett. a, b, d LDDS per pronunciare l'espulsione sono tutti adempiuti. Va
notato che la Sezione degli stranieri alla luce della lunga durata del
soggiorno in Svizzera del ricorrente e del fatto che sua figlia è cittadina
elvetica, si è limitata a pronunciare una decisione di rimpatrio, come previsto
in caso di persone cadute in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza
pubblica. Ora, è vero che l'autorità dipartimentale non ha provveduto a
collaborare con le autorità sudafricane onde verificare la possibilità di porre
quest'ultimo all'assistenza pubblica locale con la conseguente sicurezza di
essere colà assistito (cfr. DTF 119 Ib consid. 2c). Ma ciò non è di soccorso all'insorgente
ai fini della presente decisione. In effetti, in mancanza di tale accordo il
rimpatrio resta possibile, ma sarà paragonato nel suo risultato ad
un'espulsione senza interdizione di entrata in Svizzera. In tale circostanza
però, le condizioni relative all'espulsione - segnatamente il rispetto del
principio della proporzionalità - dovranno essere scrupolosamente verificate
(Wisard, Les renvois et leur exécution en droit des étrangers et en droit
d'asile, pag. 112 nel mezzo). Tuttavia l'esistenza di altri validi motivi di
espulsione  (art. 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS) rendono la decisione comunque rispettosa
del principio di proporzionalità.

 

 

                                   6.   L'art. 11
cpv. 3 LDDS precisa che un'espulsione può essere pronunciata solo se dall'insieme
delle circostanze sembra adeguata. L'art. 16 cpv. 3 ODDS dispone che per
valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente,
della gravità della colpa dell'interessato, della durata del suo soggiorno in
Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di
espulsione. Se un'espulsione, nonostante la sua legale fondatezza conformemente
all'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS non appare opportuna in considerazione
delle circostanze, lo straniero sarà minacciato di espulsione. La minaccia sarà
notificata sotto forma di decisione scritta e motivata, che preciserà quanto le
autorità si attendono dallo straniero. Inoltre, più lo straniero ha risieduto a
lungo in Svizzera, più le esigenze per l'espulsione saranno rigorose (DTF 122
II 433 consid. 2c).

 

 

                                   7.   7.1. Nella
fattispecie, l'insorgente è entrato in Svizzera nel 1982, all'età di 10 anni,
per riunirsi con la madre che aveva appena ottenuto la nazionalità svizzera per
matrimonio. Egli risiede ininterrottamente nel nostro Paese da oltre 19 anni. La
lunga durata del suo soggiorno in Svizzera costituisce un elemento di sicuro
peso nell'ambito della ponderazione degli interessi contrapposti per valutare
la proporzionalità di una misura d'allontanamento adottata per ragioni
d'indigenza (DTF 119 Ib 1 consid. 4c). Malgrado la lunga durata del soggiorno,
il rimpatrio è nondimeno possibile se rispetta  - come detto dianzi - il
principio della proporzionalità (DTF 119 Ib 11 consid. 6a). D'altra parte, come
ha già avuto modo di rilevare il Tribunale federale confermando il rimpatrio di
un cittadino africano residente in Svizzera da oltre vent'anni (RDAT 1999 I N.
56) va anche preso in considerazione il comportamento generale dell'insorgente.

7.2. Il ricorrente sostiene nel memoriale ricorsuale l'inopportunità del
rimpatrio per il fatto che non conoscerebbe parenti in Sudafrica, ove non ha
relazioni e dal quale avrebbe difficoltà a tenere contatti con sua madre, la
sua compagna e sua figlia, con le quali non convive ma che risiedono in
Svizzera. Tali considerazioni di ordine personale, non bastano però a
controbilanciare l'interesse pubblico volto al suo allontanamento.

 

7.3. Come correttamente rilevato
dall'Esecutivo cantonale, il comportamento dell'insorgente in Svizzera non è
certo stato esemplare. Egli è stato condannato penalmente sette volte ed è
ripetutamente stato ammonito dalla Sezione degli stranieri, nel 1992 (dopo due
condanne, per sottrazione di poca entità, danneggiamento, circolazione senza
licenza di condurre e contravvenzioni alla LStup) e nel 1998 (in particolare
per la condanna per ripetuta infrazione alla LStup in parte aggravata siccome
commessa per mestiere, contravvenzione alla LStup e lesioni semplici) allorché
l'autorità lo ha reso edotto della possibilità di un suo (probabile) rimpatrio in
caso di recidiva o di comportamento scorretto. Da notare che egli, dopo essere
divenuto padre nell'aprile del 1996, a partire dal successivo mese di dicembre
e sino ad oggi ha sempre disatteso anche il suo obbligo di versare alla figlia
gli alimenti di 320.- fr. mensili (tranne per due mesi del 1997). Risulta pure
dall'incarto che egli si è reso a volte irreperibile all'autorità ed ai propri
creditori. Da questi fatti non si può invero ritenere che egli si sia adattato
alla realtà elvetica.

 

7.4. Egli sostiene pervicacemente che i
reati compiuti non sono gravi, dando per imminente una depenalizzazione delle
droghe leggere ed una revisione della LStup, sostenendo di essere "una
brava persona" e ribadendo che si dovrebbe tenere conto di quello che
definisce "un imminente cambiamento" della LStup. Sennonché - come
già accennato in precedenza - egli ha accumulato una lunga serie di condanne,
via via più pesanti, per reati sempre più gravi e quantitativi di stupefacenti
sempre maggiori, non impegnandosi minimamente a modificare il proprio modus
vivendi rientrando nella legalità e ciò malgrado sia stato ammonito in tal
senso nel 1992 e nel 1998 con l'avvertenza esplicita delle possibili
conseguenze. Ma anziché emendarsi si è comportato sempre peggio.

 

7.5. Non bisogna nemmeno dimenticare che
l'insorgente non ha mai reso verosimile di voler cambiare stile di vita. Oltre
a non avere una formazione specifica, egli si ostina a minimizzare la rilevanza
delle prestazioni assistenziali percepite, che non ha del resto mai neppure
asserito di volere in futuro rimborsare, come pure non ha asserito di voler
provvedere al pagamento degli alimenti alla figlia. Durante il suo soggiorno in
Ticino, l'insorgente non ha reso verosimile di aver fatto tutto quanto si poteva
ragionevolmente esigere per migliorare la sua situazione economica ed evitare
che lui e sua figlia si trovassero costantemente a carico dell'assistenza
pubblica. Al contrario, egli vi ha fatto ricorso e non ha provveduto ad
effettuare rimborsi sul proprio debito assistenziale né sugli alimenti
anticipati alla figlia (tranne 640.- fr. versati nel 1997) malgrado abbia
esercitato un'attività che benché illecita gli garantiva notevoli guadagni.
L'insorgente, manifestando facilità a ricorrere a tali sussidi, denota anche una
certa incapacità di adattarsi all'ordinamento vigente nel nostro Paese (art. 10
cpv. 1 lett. b LDDS). Tutti elementi che rendono ogni prognosi negativa e fanno
ritenere alta probabilità di una ulteriore ricorso a prestazioni assistenziali.

 

7.6. Nemmeno le relazioni famigliari possono
essere di soccorso all'insorgente nella decisione di rimpatrio. Egli sostiene
che ha mantenuto una stretta relazione con la figlia e la compagna alle cui
spese contribuisce nella misura del possibile e che un suo rimpatrio gli
impedirebbe di mantenere relazioni con i famigliari in Svizzera. Sennonché -
come già accennato in precedenza - egli ha accumulato un forte debito
assistenziale tuttora in costante aumento, non impegnandosi minimamente a fare
fronte ai suoi obblighi nei confronti della figlia da quando la stessa ha pochi
mesi, ciò che lascia dubitare della forza del legame. Inoltre non vi è il
minimo riscontro in atti che egli abbia effettivamente mantenuto delle
relazioni con la madre (ciò che egli neppure sostiene, limitandosi ad indicare
genericamente che non le resterebbe molto da vivere ma senza nemmeno spiegare
perché), con la figlia (con la quale non ha mai convissuto sino alla sua
recente scarcerazione, ciò che si rivela irrilevante; v. infra consid. 8.2) o
la compagna (con la quale non risulta abbia mai convissuto, ciò che del resto
nemmeno il ricorrente allega, e che del resto non è una parente del ricorrente).
Vero è che la figlia è minorenne, ciò che gli permette di invocare l'art. 8
CEDU. Questa questione verrà però esaminata in seguito. Va comunque ancora
osservato che i rapporti dell'insorgente con i suoi parenti in Svizzera possono
comunque essere garantiti anche dopo il suo rimpatrio da permessi di soggiorno
turistici.

 

7.7. L'insorgente nega di avere parenti e
conoscenti in Sudafrica, adducendo che suo nonno sarebbe morto da tempo (senza
precisare quando) e dicendo che è un paese "pericoloso ed ostile"
(ma senza addurne giustificazione alcuna). In realtà egli per definire il nonno
utilizza una formula ("l'unica persona per me che era la mia famiglia
in Africa") che lascia credere che sappia di avere anche altri parenti
(ad esempio il padre, che ha dichiarato di non conoscere), che però non
considera famiglia. L'insorgente ha invero trascorso gran parte della sua vita
nel nostro Paese, tuttavia vi ha avuto difficoltà d'integrazione. Il suo lungo
soggiorno elvetico non impedisce quindi un suo rimpatrio nel paese d'origine,
dove ha già vissuto ed è andato a scuola sino all'età di dieci anni e dove del
resto si è recato in vacanza ancora tra settembre e novembre del 1998,
dimostrando l'esistenza di ulteriori contatti dopo il suo arrivo in Svizzera.
La decisione avversata non pregiudica quindi in maniera eccessiva la sua
risocializzazione, tanto più che nel paese d'origine stile di vita, lingua e cultura
gli sono noti. In questo senso si può dunque affermare che l'insorgente non si
troverà confrontato con insuperabili difficoltà di adattamento. Inoltre, anche
se non dovesse essere preso a carico dalla pubblica assistenza sudafricana, va
rilevato che __________ non è impedito di lavorare: se si metterà d'impegno,
potrà senz'altro trovare un lavoro che gli permetterà pure di procedere al
rimborso di quanto gli ha anticipato finora l'assistenza pubblica. Per le
visite alla madre ed alla figlia il provvedimento di rimpatrio permette in
tutti i casi all'insorgente di rientrare in Svizzera in qualità di turista, che
così può mantenere intatte le relazioni con tutti i suoi famigliari.

 

 

                                   8.   8.1.
Occorre infine esaminare per completezza se la decisione impugnata violi l'art.
8 CEDU, che garantisce ad ogni persona il diritto al rispetto della sua vita
privata e familiare (art. 8 cpv. 1 CEDU), che tutela, tra l'altro, la relazione
tra genitori e figli minorenni. Uno straniero per appellarsi a tale norma per
opporsi all'eventuale separazione della famiglia deve dimostrare l'esistenza di
una relazione stretta, intatta ed intensamente vissuta con la persona della sua
famiglia che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera (DTF 122 II 1),
senza che sia peraltro necessario (se si tratta di un figlio) che gli sia stata
attribuita l'autorità o la custodia parentale (DTF 119 Ib 81 consid. 1c).

 

8.2. Va quindi esaminato se una tale
relazione tra __________ e sua figlia __________ esista, ed in particolare se
il ricorrente eserciti in modo regolare il proprio diritto di visita e se si
assume la cura della minore (STF 26.7.1999 in re K consid. 4c; 26.11.1999 in re
S.D.S. consid. 2c). La risposta è negativa sia per il fatto che egli non convive
con la figlia, sia per il fatto che da oltre 4 anni, ossia da quando la bambina
ha 7 mesi, non le ha neppure più versato gli alimenti; opporsi alla separazione
della famiglia pare quindi strumentale siccome non mira a permettere una vita
familiare comune ma al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 392
consid. 4b e rinvii; 119 Ib 91 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2c). Appare
irrilevante in proposito il fatto che il ricorrente abbia indicato come proprio
indirizzo dopo la scarcerazione, avvenuta solo da pochi giorni, quello della
compagna, dove probabilmente abita anche __________: a prescindere dal fatto
che si dovrebbe verificare se effettivamente tale indirizzo sia unicamente un
recapito o un vero domicilio e valutare quanto esso si rivelerà stabile ed
effettivo, si tratta comunque di un fatto nuovo che alla luce dell'insieme
delle circostanze e delle considerazioni sopra esposte pare strumentale o
comunque dettato da motivi di pura opportunità, e che in ogni caso non modifica
la valutazione dei contrapposti interessi in cui prevale quello pubblico al
rimpatrio dell'insorgente. Allo stesso modo l'asseritamente ipotizzata (dal
solo ricorrente) "regolarizzazione della posizione" con __________,
quand'anche fosse concretizzata, non implicherebbe necessariamente ed
automaticamente una rinuncia all'allontanamento di __________, apparendo del
tutto legittimo, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi 5 anni ed in particolare
del disinteresse dimostrato per la figlia, dubitare della sua reale volontà di
fondare un nucleo famigliare se non quale mero strumento formale per cercare di
rimanere nel nostro paese. Non vi sono qui fatti nuovi di importanza tale da
modificare una decisione di rimpatrio che appariva più che fondata al momento
della sua pronuncia (cfr. supra consid. 2.3.).

 

8.3. Giusta l'art. 8 cpv. 2 CEDU, non può
esservi ingerenza della pubblica autorità nella vita privata e famigliare se
non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura
che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui. Il rimpatrio qui oggetto di impugnativa costituisce appunto
un'ingerenza nella vita famigliare basata sulla legge (art. 10 LDDS) ed è una
misura necessaria in una società democratica per la difesa dell'ordine pubblico
e per la prevenzione dei reati, per cui persegue degli scopi di interesse pubblico
espressamente previsti dall'art. 8 cpv. 2 CEDU e che rispondono alla politica
restrittiva in materia di stranieri praticata dalla Svizzera; la misura appare
quindi sicuramente proporzionata ai sensi di questa norma come pure dell'art.
11 cpv. 3 LDDS (DTF 125 II 521 consid. 5).

 

8.4. In concreto, è da escludere che l'art.
8 CEDU, quand'anche fosse applicabile nell'ipotesi qui negata che fosse provata
l'esistenza effettiva di un saldo legame, appaia anche solo violato. In primo
luogo, i famigliari vivono da sempre separati (perlomeno sino all'11 marzo
u.s., data della scarcerazione del ricorrente e dopo la quale ha indicato come
recapito l'indirizzo - non si sa ancora quanto effettivo - della compagna). Non
vi sono inoltre interessi famigliari preponderanti che esigano una modifica
delle relazioni esistenti. In simili circostanze, poiché l'avversato diniego
del permesso trae indiscutibilmente origine dalla politica restrittiva in
materia di stranieri praticata dal nostro paese, esso deve essere considerato
giustificato. Va infine ribadito che nulla impedisce all'insorgente di
continuare a mantenere le relazioni personali con __________, adattando le
modalità d'esercizio del suo diritto di visita al suo nuovo paese di residenza.
Vista la giovanissima età della figlia, sarebbe del resto eventualmente immaginabile
che ella segua il padre all'estero senza che ciò comporti difficoltà
insormontabili di adattamento. Da questo punto di vista, la decisione impugnata
è compatibile con l'art. 8 CEDU. Del resto la CEDU medesima non annovera tra i
diritti e le libertà garantite quello di entrare in un paese straniero, risiedervi
e non essere espulso (GAAC 56.60). Il diritto di visita del ricorrente può essere
sicuramente esercitato anche vivendo all'estero.

 

 

                                   9.   La decisione
impugnata risulta dunque legittima, adeguata alle circostanze e rispettosa del
principio della proporzionalità. La combinazione di diversi dei motivi di espulsione
di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a, b e d LDDS, ciascuno dei quali fondato, creano
un interesse pubblico schiacciante a favore dell'allontanamento dello straniero
dal nostro paese. Tutto ben ponderato e malgrado la lunga presenza
dell'interessato in Svizzera, l'autorità non poteva più limitarsi ad ammonirlo
per l'ennesima volta. Decidendone il rimpatrio, quindi una misura meno incisiva
dell'espulsione,  la Sezione degli stranieri non ha pertanto disatteso le
disposizioni legali invocate, dimostrando al contrario una scelta oculata.
Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere
di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri
in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata. Essa appare
pertanto corretta, anche sotto il profilo dell'art. 8 CEDU.

 

 

                                10.   Visto che il
ricorrente risulta a carico dell'assistenza pubblica dal 1997, se ne tiene
conto nella fissazione di tassa e spese di giustizia che vengono poste a suo
carico siccome soccombente. L'affermazione di non potersi valere di un
patrocinatore per mancanza di mezzi finanziari non merita approfondimenti
siccome strumentale ed ininfluente, dato che il ricorrente, visti i suoi molti
trascorsi giudiziari, è certamente a conoscenza della possibilità di chiedere
di essere messo a beneficio del gratuito patrocinio, ciò che ha rinunciato a
chiedere.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 5 cpv. 2 e 36 cpv. 3 Cost; 4,
6, 9 cpv. 3, 10 cpv. 1 lett. a/b/d e 2, 11 cpv. 3 e 4, 12 LDDS; 16 ODDS; 38, 55
CP; 97 cpv. 1, 98, 99, 100 cpv. 1 lett. b, 101, 102 OG; 10 lett. a LALPS; 3,
18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm; il trattato 6 settembre 1855 tra la
Confederazione svizzera ed il Regno unito della Gran Bretagna e d'Irlanda e la
convenzione addizionale del 30 marzo 1914;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadino
sudafricano, è tenuto a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 5
giugno 2001 notificandone la partenza al competente Ufficio regionale
degli stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di
giudizio e le spese di complessivi fr. 300.- sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario