# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8d3854df-e920-5aeb-b6df-1d259b9852db
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.09.2025 BB.2025.72
**Docket/Reference:** BB.2025.72
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2025-72_2025-09-26

## Full Text

Analisi del DNA (art. 255 e segg. CPP);;Analisi del DNA (art. 255 e segg. CPP);;Analisi del DNA (art. 255 e segg. CPP);;Analisi del DNA (art. 255 e segg. CPP)

Decisione del 26 settembre 2025 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Miriam Forni e Nathalie Zufferey,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A.,   

 

rappresentato dall’avv. Marilisa Scilanga,  

Reclamante 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Analisi del DNA (art. 255 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2025.72 
Procedura secondaria: BP.2025.76 

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) conduce un proce-

dimento penale a carico di A. e altri per partecipazione e/o sostegno a un’orga-

nizzazione criminale (art. 260ter CP), riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis 

n. 1 e 2 CP), infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 

cpv. 1 e 2 LStup) e rappresentazione di atti di cruda violenza (art. 135 CP).  

 

 

B. Nell’ambito del suddetto procedimento, il MPC, in data 14 luglio 2025, ha ordi-

nato, giusta l’art. 255 cpv. 1 lett. a e cpv. 1bis CPP, l’analisi del DNA di A. (v. act. 

1.1), precisando che sarebbero “attualmente in corso diversi interrogatori 

dell’imputato e di persone informate sui fatti in relazione ad ulteriori filoni d’in-

dagine di potenziale rilevanza penale, per cui l’allestimento di un profilo DNA 

dell’imputato potrà agevolare le indagini e la verifica di tutte le ipotesi di reato 

investigate” (ibidem, pag. 2). 

 

 

C. Con reclamo del 25 luglio 2025, A. è insorto avverso l’ordine di cui sopra dinanzi 

alla Corte dei reclami del Tribunale penale federale, postulandone l’annulla-

mento (v. act. 1). 

 

 

D. Con scritto del 7 agosto 2025, A., oltre a trasmettere la procura richiesta (v. act. 

2), ha presentato domanda di assistenza giudiziaria gratuita e di nomina 

dell’avv. Marilisa Scilanga quale difensore d’ufficio (v. act. 4). 

 

 

E. Con risposta dell’8 agosto 2025, il MPC ha postulato la reiezione del reclamo, 

nella misura della sua ammissibilità (v. act. 5).  

 

 

F. Con replica del 1° settembre 2025, trasmessa al MPC per conoscenza 

(v. act. 13), il reclamante ha ribadito le conclusioni espresse in sede ricorsuale 

(v. act. 12). 

 

 

G. In data 18 settembre 2025, il reclamante ha trasmesso il formulario compilato 

concernente la domanda di assistenza giudiziaria gratuita (v. BP.2025.76, act. 

5). 

 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con-

siderandi di diritto. 

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 Diritto: 

 

1. 

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

giudica i gravami contro le decisioni e gli atti procedurali del MPC. 

 

Essa esamina d’ufficio e con piena cognizione l’ammissibilità dei reclami che le 

sono sottoposti senza essere vincolata, in tale ambito, dagli argomenti delle 

parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 e 393 cpv. 2 CPP; TPF 2012 155 

consid. 1.1 e 2011 60; GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Straf-

prozessordnung, 2011, pag. 265 con la giurisprudenza citata). 

 

1.2 Interposto tempestivamente contro il sopracitato ordine del 14 luglio 2025 del 

MPC (v. supra Fatti lett. A), il reclamo è ricevibile sotto il profilo degli art. 322 

cpv. 2 e 396 cpv. 1 CPP. La legittimazione del reclamante, destinatario della 

decisione impugnata e da essa direttamente toccato nei propri interessi giuri-

dici, è pacifica (v. art. 382 cpv. 1 CPP; KLAUS/ZUBERBÜHLER ELSÄSSER, Besch-

werde gegen die DNA-Profilerstellung, in Rivista Penale Svizzera (RPS) 

1/2025, pag. 96; BETTICHER, Die DNA-Analyse nach Schweizerischer 

Strafprozessordnung, 2023, pag. 243 e segg.).  

 

1.3 Giusta l’art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Il reclamante censura “la violazione di diritto laddove con il conferimento dell’in-

carico di analisi del DNA del 14 luglio 2025, innanzitutto è stato violato il princi-

pio costituzionale tutelato dall’art. 13 Cost., oltre che dall’art. 8 CEDU, che pro-

tegge la sfera privata e laddove ognuno ha il diritto di essere protetto da un 

impiego abusivo dei suoi dati personali” (act. 1, pag. 6). A suo avviso, il MPC 

non avrebbe indicato “i reati o i sospetti di reato che giustificano l’adozione della 

misura restrittiva della sfera personale e non è motivato in fatto e in diritto la 

ragione per la quale non sia possibile adottare, nel caso in cui sia giustificato 

cercare strumenti di prova per scopi investigativi, misure di minore impatto sulla 

libertà della persona atte a perseguire il medesimo scopo. II Magistrato inqui-

rente è inoltre incorso nel divieto di abuso del potere di apprezzamento in 

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quanto senza indicare in nulla le ipotesi di reato che ritiene di dover attribuire al 

reclamante ha a priori stabilito di tracciare il profilo del DNA per agevolare le 

indagini e la verifica di tutte le ipotesi di reato investigate e da eventualmente 

investigare in futuro senza però ancora una volta nessuna indicazione su quali 

siano e sulla motivazione per la quale misure meno lesive della sfera personale 

non possano raggiungere il medesimo scopo” (ibidem). Egli aggiunge che “la 

misura adottata sia inadeguata in quanto non è dato di sapere se altri mezzi di 

ricerca delle prove più rispettose della sfera privata non siano sufficienti ad ac-

certare I’esistenza o meno di reati ipotizzati. Reati, che non ci si stanca di ripe-

tere, non è dato di sapere quali nel concreto siano limitandosi I’ordine a enume-

rare gli articoli del codice penale che sono contestati al reclamante” (ibidem, 

pag. 6 e seg.).  

 

 Nella sua risposta al reclamo, il MPC, dopo aver menzionato gli atti istruttori 

sino ad ora effettuati nonché riassunto i fatti legati ai vari reati contestati, di cui 

ritiene il reclamante cognito, già solo “tenuto conto delle motivazioni sostenute 

dal MPC nella richiesta di proroga della sua carcerazione preventiva”, ha rile-

vato “l’attualità, l’importanza e la gravità dei reati attualmente contestati al re-

clamante come pure la sussistenza di ulteriori ipotesi di reato. Emergono in 

ognuno dei filoni in corso d’inchiesta, azioni di gruppi criminali particolarmente 

violenti, dediti in particolare a traffici di stupefacenti, come pure altri reati speci-

fici, fra cui traffico d’armi, di cui notoriamente le organizzazioni criminali si av-

valgono per esercitare le loro attività e finalità illecite. L’adozione del provvedi-

mento di profilazione/analisi del DNA del reclamante si rivela pertanto misura 

necessaria per far luce tanto sui crimini e delitti già oggetto di contestazione e 

per procedere ad ulteriori analisi e comparazioni forensi sui reperti già messi in 

sicurezza durante questa fase d’indagine, come pure per acclarare il suo effet-

tivo coinvolgimento nelle ulteriori ipotesi di reato in corso d’accertamento, stante 

la presenza di concreti indizi circa la sua conoscenza/partecipazione” (act. 5, 

pag. 5 e seg.). L’autorità inquirente ritiene in definitiva che la decisione impu-

gnata sia conforme al diritto, proporzionale e rispettosa del principio di sussi-

diarietà (ibidem, pag. 6). 

 

2.1 L’art. 8 n. 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle 

libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101), la cui portata è simile a quella dell’art. 

13 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 

(Cost.; RS 101; BIAGGINI, Bundesverfassung der Schweizerischen Eidgenos-

senschaft, 2a ediz. 2017, n. 1 ad art. 13 Cost.), garantisce a ogni persona il 

diritto fondamentale al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domici-

lio e della sua corrispondenza. Non può esservi ingerenza della pubblica auto-

rità nell’esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla 

legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è 

necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere 

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economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della 

morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (art. 8 n. 2 CEDU). 

 

2.1.1 Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU), il semplice stoccag-

gio di dati relativi alla vita privata di un individuo costituisce un’ingerenza ai sensi 

dell’art. 8 CEDU, indipendentemente dal fatto che tali informazioni vengano suc-

cessivamente utilizzate o meno (sentenza nella causa Kopp c. Svizzera del 

25 marzo 1998, Recueil CourEDH 1998-II pag. 525 e segg., § 53; sentenza 

nella causa Amann c. Svizzera del 16 febbraio 2000, Recueil CourEDH 2000-II 

pag. 201 e segg., § 65). Tuttavia, per determinare se le informazioni di carattere 

personale conservate dalle autorità rientrino nella nozione di vita privata, oc-

corre tenere conto del contesto specifico in cui tali informazioni sono state rac-

colte e conservate, della natura dei dati, delle modalità di utilizzo e trattamento 

degli stessi e dei risultati che possono essere ottenuti (sentenza della CorteEDU 

nella causa S. e Marper c. Regno Unito del 4 dicembre 2008, Recueil CourEDH 

2008-V, pag. 193 e seg., § 67). La protezione accordata ai dati personali di-

pende da alcuni fattori, tra cui la natura del diritto convenzionale in questione, 

la sua importanza per la persona interessata, la natura dell’ingerenza e la fina-

lità della stessa (sentenza della CorteEDU nella causa G.S.B c. Svizzera del 

22 dicembre 2015, n. 28601/11, § 93). Il margine d’apprezzamento lasciato a 

questo proposito ai singoli Stati è tanto più limitato quanto più il diritto in que-

stione è importante per garantire all’individuo il godimento effettivo dei diritti fon-

damentali o di ordine “intimo” che gli sono riconosciuti. Quando è in gioco un 

aspetto particolarmente importante dell’esistenza o dell’identità di un individuo 

il margine d’apprezzamento è limitato (sentenze della CorteEDU nelle citate 

cause G.S.B c. Svizzera, § 93, nonché S. e Marper c. Regno Unito, § 102). La 

CorteEDU ha inoltre ritenuto che la protezione offerta dall’art. 8 CEDU sarebbe 

indebolita in modo inaccettabile se l’uso delle moderne tecniche scientifiche nel 

perseguimento penale fosse autorizzato a qualsiasi costo e senza un attento 

bilanciamento tra i vantaggi che potrebbero derivare da un ampio ricorso a tali 

tecniche, da un lato, e gli interessi essenziali legati alla protezione della vita 

privata, d’altro lato (sentenza della CorteEDU nella citata causa Marper c. Re-

gno Unito, § 112). Pertanto, anche se le autorità nazionali sono tenute a costi-

tuire archivi che contribuiscono efficacemente alla repressione e alla preven-

zione di determinati reati, in particolare quelli più gravi, tali dispositivi non pos-

sono essere attuati senza il rispetto della necessaria proporzionalità rispetto agli 

obiettivi legittimi loro attribuiti poiché, in tal caso, i vantaggi che essi apportano 

sarebbero compromessi dalle violazioni dei diritti e delle libertà delle persone 

che causano (sentenza della CorteEDU nella causa Aycaguer c. Francia del 

22 giugno 2017, n. 8806/12, § 34). 

 

2.1.2 Per quanto riguarda in particolare il prelievo di campioni cellulari, la determina-

zione dei profili del DNA e la conservazione dei dati ad essi relativi, l’esame 

della CorteEDU avviene sotto il profilo del diritto al rispetto della vita privata 

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(sentenza della CorteEDU nella citata causa Marper c. Regno Unito, § 71-77; 

sentenza della CorteEDU nella causa Van der Velden c. Paesi Bassi del 7 di-

cembre 2006, Recueil CourEDH 2006-XV pag. 335 e segg.; sentenza della Cor-

teEDU nella causa W c. Paesi Bassi del 20 gennaio 2009, n. 20689/08). Per 

quanto riguarda la raccolta e la conservazione di dati identificativi costituiti da 

fotografie, impronte digitali, impronte palmari o descrizione di una persona, 

anch’essi costituiscono certamente un’ingerenza, ma meno invasiva rispetto a 

quella relativa al DNA (sentenza della CorteEDU nella causa P.N. c. Germania 

dell’11 giugno 2020, n. 74440/17, § 84). Per quanto riguarda il prelievo di cam-

pioni e la conservazione del profilo del DNA di persone condannate per reati di 

una certa gravità e suscettibili di essere nuovamente perseguite, occorre tro-

vare un giusto equilibrio tra gli interessi pubblici e privati in conflitto (sentenza 

della CorteEDU nella causa Peruzzo e Martens c. Germania del 4 giugno 2013, 

n. 7841/08, 57900/12 § 42 e 49; sentenza nella citata causa Marper c. Regno 

Unito, § 125). 

 

2.1.3 La CorteEDU ha sottolineato più volte il contributo sostanziale che le banche 

dati del DNA hanno apportato nella lotta contro la criminalità (v. le sentenze 

della CorteEDU nelle citate cause Van der Velden c. Paesi Bassi, pag. 356 e 

seg., nonché Marper c. Regno Unito, § 105, con riferimento alla Raccomanda-

zione n. R [92] 1 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa adottata il 

10 febbraio 1992 [testo disponibile su: https://www.coe.int/fr/web/data-protec-

tion/legal-instruments]), pur ribadendo l’importanza fondamentale della prote-

zione dei dati personali. Spetta al diritto interno di ogni Paese membro del Con-

siglio d’Europa prevedere garanzie adeguate per impedire qualsiasi utilizzo dei 

dati personali che sia incompatibile con le garanzie di cui all’art. 8 CEDU. La 

necessità di tali garanzie è tanto più grande per quanto riguarda la protezione 

dei dati personali oggetto di trattamento automatizzato, in particolare quando 

tali dati sono utilizzati a fini di polizia. Il diritto interno dovrebbe quindi garantire, 

in particolare, che tali dati siano pertinenti e limitati alle finalità per cui sono 

conservati. Essi dovrebbero inoltre essere conservati in una forma che con-

senta l’identificazione delle persone interessate per un periodo non superiore a 

quello necessario al raggiungimento delle predette finalità. Il diritto interno deve 

inoltre offrire garanzie sufficienti affinché i dati personali conservati siano effica-

cemente protetti contro abusi e appropriazioni indebite. Tali considerazioni sono 

particolarmente valide per quanto riguarda la protezione di categorie particolari 

di dati più sensibili e, in particolare, delle informazioni relative al DNA e quindi 

al patrimonio genetico della persona, di grande importanza sia per l’interessato 

che per la sua famiglia (v. sentenze nelle citate cause Marper c. Regno Unito, 

§ 102-103, con riferimenti, nonché Peruzzo e Martens c. Germania, § 42). 

 

Per quanto riguarda la sopraccitata Raccomandazione n. R (92) 1, essa pre-

cisa, tra l’altro: che le tecniche di analisi del DNA possono essere utili alla giu-

stizia penale, in particolare quando si tratta di stabilire l’innocenza o la 

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colpevolezza di un individuo; che tali tecniche devono rispettare, in particolare, 

il principio di proporzionalità; e che il ricorso a tali procedure deve essere auto-

rizzato in tutti i casi appropriati, indipendentemente dalla gravità del reato. 

 

2.1.4 La CorteEDU ha concluso che vi è stata una violazione dell’art. 8 CEDU nel 

caso di conservazione a tempo indeterminato del profilo del DNA, delle im-

pronte digitali e della fotografia di una persona condannata per un reato minore 

(sentenza della CorteEDU nella causa Gaughran c. Regno Unito del 13 febbraio 

2020, n. 45245/15, § 63-70, 87 e segg.); nel caso di conservazione dei profili 

del DNA dei condannati senza distinzione di durata in base alla gravità del reato 

e senza accesso a una procedura di cancellazione (sentenza della CorteEDU 

nella citata causa Aycaguer c. Francia, § 34, 38 e 44-45) o ancora della conser-

vazione delle impronte digitali, dei campioni biologici e dei profili del DNA di 

persone sospettate di aver commesso reati, ma non condannate (sentenza 

della CorteEDU nella citata causa Marper c. Regno Unito, § 105 e segg., in 

particolare § 107, 119 e 125). Al contrario, ha constatato la non violazione 

dell’art. 8 CEDU per quanto riguarda la raccolta e la conservazione, tra l’altro, 

delle impronte palmari e della descrizione di un recidivo (v. sentenza della Corte 

EDU nella causa P.N. c. Germania dell’11 giugno 2020, § 59, 60, 85 e segg.). 

Inoltre, in un caso riguardante il prelievo di uno striscio della mucosa orale im-

posto alla moglie del presunto autore di un omicidio, la Corte ha ritenuto che 

tale prelievo – necessario ai fini dell’indagine – non fosse sproporzionato in 

quanto, in generale, non causa né lesioni fisiche né sofferenze fisiche o mentali 

e che si tratta di un atto di minore importanza che deve tuttavia essere consi-

derato come un’ingerenza nel diritto alla vita privata (sentenza della CorteEDU 

nella causa Caruana c. Malta del 15 maggio 2018, n. 41079/16, § 26 e 41). 

 

2.2 Nel diritto svizzero, i provvedimenti coercitivi sono disciplinati nel titolo quinto 

del codice di rito (art. 196-298 CPP). Essi sono definiti all’art. 196 CPP come 

atti procedurali delle autorità penali che incidono sui diritti fondamentali degli 

interessati, intesi ad assicurare le prove (lett. a), garantire la presenza di per-

sone durante il procedimento (lett. b), garantire l’esecuzione della decisione fi-

nale (lett. c). La loro attuazione mira quindi da un lato a garantire, nel corso del 

procedimento, la presenza delle prove e delle persone necessarie al corretto 

svolgimento delle indagini e del giudizio e dall’altro ad assicurare l’esecuzione 

delle decisioni finali (sentenza del Tribunale federale 1B_547/2018 del 15 gen-

naio 2019 consid. 1.1; Messaggio concernente l’unificazione del diritto proces-

suale penale, del 21 dicembre 2005, FF 2005 989, 1119 [in seguito: Messaggio 

CPP]; JEANNERET/KUHN, Précis de procédure pénale, 2a ediz. 2018, n. 14002; 

ZIEGER, Forensische DNA-Analyse: So viel wie nötig, so wenig wie möglich? in: 

Jusletter, 12 ottobre 2020, n. 5). 

 

2.2.1 Tra i vari provvedimenti coercitivi previsti dal CPP figurano il prelievo di cam-

pioni per allestire un profilo del DNA (art. 255-258 CPP) e la raccolta di 

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rilevamenti segnaletici (art. 260-261 CPP). Per quanto riguarda la prima misura, 

poiché il CPP prevede norme particolari, le disposizioni della legge federale 

sull’utilizzo dei profili del DNA nei procedimenti penali e sull’identificazione di 

persone sconosciute o scomparse del 20 giugno 2003 (di seguito: legge sui 

profili del DNA; RS 363) non sono applicabili per quanto riguarda le condizioni 

di prelievo dei campioni di DNA e la loro analisi (art. 6 della legge sui profili del 

DNA). In virtù del rinvio dell’art. 259 CPP, la suddetta legge si applica tuttavia 

per quanto riguarda, in particolare, l’organizzazione dell’analisi del DNA (DTF 

144 IV 127 consid. 2.1 e riferimenti citati; Messaggio CPP, pag. 1144; 

ROHMER/VUILLE, Commentario romando, 2a ediz. 2019, n. 2 ad art. 259 CPP; 

JOSITSCH/SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 4a 

ediz. 2023, n. 4 preliminarmente agli art. 255-259 CPP). La seconda misura 

consiste nell’accertare le caratteristiche fisiche di una persona, nonché nel 

prendere impronte di parti del suo corpo (art. 260 cpv. 1 CPP). Il rilevamento 

segnaletico si limita ad accertare o a misurare le caratteristiche fisiche esterne 

di una persona, quali l’altezza, l’aspetto, il peso, le impronte digitali nonché le 

impronte delle mani, delle orecchie, dei piedi, dei denti e di altre parti del corpo. 

Il prelievo di sangue, di urina, del contenuto dello stomaco, di capelli o simili è 

disciplinato invece dalle disposizioni concernenti le ispezioni corporali o la 

stessa analisi del DNA (Messaggio CPP, pag. 1146).  

 

 

2.2.2 Il profilo del DNA, allestito a partire dal DNA di una determinata persona o da 

una traccia rilevata sul luogo del reato, costituisce da circa 30 anni uno stru-

mento indispensabile del perseguimento penale, recentemente integrato con la 

possibilità di utilizzare l’analisi di tracce di DNA anche per la fenotipizzazione, 

quindi per evincere caratteristiche fenotipiche del donatore della traccia (Mes-

saggio concernente la modifica della legge sui profili del DNA, del 4 dicembre 

2020, FF 2021 44 [in seguito: Messaggio modifica legge DNA]; v. più ampia-

mente BETTICHER, op. cit., pag. 63 e segg.). Sotto il profilo costituzionale (per 

quanto riguarda l’art. 8 CEDU v. già supra consid. 2.1), il prelievo del DNA, 

segnatamente mediante striscio della mucosa orale, e la sua analisi costitui-

scono delle ingerenze nel diritto alla libertà personale, in particolare all’integrità 

fisica (art. 10 cpv. 2 Cost.), alla protezione della sfera privata (art. 13 cpv. 1 

Cost.) e nel diritto all’autodeterminazione in materia di dati personali (art. 13 

cpv. 2 Cost.). Si tratta di ingerenze nei diritti fondamentali ancora definite lievi 

dal Tribunale federale nella DTF 145 IV 263, risalente al 24 aprile 2019, a con-

ferma di una giurisprudenza fino ad allora costante (v. consid. 3.4; DTF 144 IV 

127 consid. 2.1; 128 II 259 consid. 3.3; sentenza del Tribunale federale 

1B_242/2020 del 2 settembre 2020 consid. 3.2). Per contro, in una più recente 

sentenza, confrontato alle critiche dottrinali, il Tribunale federale ha da un lato 

confermato trattarsi di un’ingerenza lieve nel diritto all’integrità fisica, ma dall’al-

tro ha lasciato aperta la questione di sapere se l’allestimento di un profilo di 

DNA debba continuare a essere considerata soltanto un’ingerenza lieve nella 

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sfera privata (DTF 147 I 372 consid. 2.3 [sentenza del 22 aprile 2021]; v. anche 

BOMMER, Der DNA-Beweis im Strafverfahren, in Rivista di diritto svizzero [RDS] 

2024 I pag. 277, nota 21 con rinvii; MAEDER, Heimliche DNA-Analyse im 

Strafprozess, in recht 1/25 pag. 24 e seg.; BETTICHER, op. cit., pag. 58). Ciò non 

toglie che si tratti di un’ingerenza nei diritti fondamentali e che come tale debba 

rispettare i criteri di cui all’art. 36 cpv. 2-4 Cost., fermo restando che l’esistenza 

di una base legale ex art. 36 cpv. 1 Cost. è pacifica (v. supra consid. 2.2.1). 

 

 

2.3 Giusta l’articolo 255 cpv. 1 lett. a CPP, è possibile prelevare un campione di 

DNA dall’imputato al fine di far luce su un crimine o un delitto oggetto del pro-

cedimento. La legge non prevede un numerus clausus di reati che possono en-

trare in considerazione (TPF 2021 102 consid. 2.3.1). Il Dipartimento federale 

di giustizia e polizia (di seguito: DFGP) ha sottolineato che la possibilità di ef-

fettuare tali analisi non dovrebbe essere in discussione quando si tratta di far 

luce su un reato (DFGP, Rapporto esplicativo concernente il Codice di proce-

dura penale svizzero, Ufficio federale di giustizia, 2001, pag. 175). Per quanto 

riguarda il Consiglio federale, esso ha ritenuto che nei procedimenti penali il 

ricorso all’analisi del DNA sia giustificato non solo per i reati particolarmente 

gravi contro la vita e l’integrità fisica, ma anche per i reati contro il patrimonio, 

in particolare i furti con scasso o con strappo, nel corso dei quali gli autori la-

sciano tracce, sia compiendo atti di violenza su oggetti, sia per disattenzione 

(Messaggio relativo alla legge federale sull’utilizzo dei profili del DNA nel pro-

cedimento penale e l’identificazione di persone sconosciute o scomparse 

dell’8 novembre 2000, FF 2001 11, 14 e 20). Secondo le statistiche dell’Ufficio 

federale di polizia (fedpol), i principali reati che danno luogo all’allestimento di 

profili del DNA sono il furto con scasso (associazione di furto e violazione di 

domicilio ai sensi dell’art. 186 CP, eventualmente in combinazione con danni 

alla proprietà ai sensi dell’art. 144 CP), il furto (art. 139 CP), i reati legati agli 

stupefacenti, i danni alla proprietà che hanno causato un danno considerevole 

(art. 144 cpv. 3 CP) o la rapina (art. 140 CP). Ciò non esclude tuttavia la possi-

bilità di richiedere la creazione di un tale profilo per altri reati come la violazione 

di domicilio (art. 186 CP) o la truffa (art. 146 CP [v. https://www.fedpol.ad-

min.ch/fedpol/fr/home/sicherheit/personenidentifikation/dna-profile/identifika-

tionen.html]). 

 

2.4 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l’art. 255 CPP permette l’al-

lestimento di un profilo del DNA anche quando si tratta di identificare gli autori 

di reati di cui le autorità di perseguimento penale non sono ancora a cono-

scenza. Il provvedimento consente quindi non solo di aumentare l’efficacia dei 

procedimenti penali consentendo l’identificazione dei sospetti, ma anche di sca-

gionare persone innocenti. Può inoltre avere effetti preventivi e contribuire alla 

protezione di terzi (DTF 147 I 372 consid. 2.1 con rinvii; 145 IV 263 consid. 3.3 

con rinvii; sentenze del Tribunale federale 1B_242/2020 consid. 3.1; 

- 10 - 
 
 

1B_250/2016 del 20 settembre 2016 consid. 2.1 con rinvii). L’art. 255 CPP non 

permette per contro il sistematico prelievo (invasivo) di campioni del DNA e la 

loro analisi (DTF 145 IV 263 consid. 3.4; 141 IV 87 consid. 1.4.2; v. infra consid. 

2.5). 

 

Sempre secondo la predetta giurisprudenza, l’allestimento di un profilo del DNA 

che non serve a chiarire il reato oggetto dell’indagine in corso è conforme al 

principio di proporzionalità solo se esistono indizi seri e concreti che l’imputato 

possa essere coinvolto in altri reati. Fra questi, nonostante le critiche di una 

parte della dottrina, il Tribunale federale ha confermato di annoverare anche 

potenziali reati futuri, a condizione che si tratti di reati di una certa gravità (DTF 

147 I 372 consid.4.1-4.2; 145 IV 263 consid. 3.4; sentenze del Tribunale fede-

rale 1B_336/2019 del 3 dicembre 2019 consid. 3.2; 1B_250/2016 citata consid. 

2.2; 1B_685/2011 del 23 febbraio 2012 consid. 3.3, ciascuna con riferimenti). 

Preso atto di questa giurisprudenza, nonché delle divergenti richieste di modi-

fica espresse nella procedura di consultazione concernente la recente modifica 

del Codice di procedura penale (attuazione della mozione 14.3383 della Com-

missione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati), il legislatore ha optato 

per una modifica degli art. 255 e 257 CPP, onde fissare espressamente i requi-

siti in base ai quali è ammesso allestire un profilo del DNA quando, pur non 

essendo necessario per accertare il reato oggetto del procedimento, potrebbe 

comunque essere usato per accertare altri reati passati o futuri (FF 2019 5523, 

5541; v. più ampiamente WOHLERS, Revision DNA-Analyse, in Geth (curatore), 

Die revidierte Strafprozessordnung, 2023, pag. 159 e segg.). Secondo il nuovo 

testo in vigore dal 1° gennaio 2024 (RU 2023 468), oltre all’ipotesi di cui all’art. 

255 cpv. 1 CPP, è possibile prelevare un campione e allestire un profilo del 

DNA dell’imputato se in base a indizi concreti si può ritenere che possa aver 

commesso ulteriori crimini o delitti. Inoltre, in base al nuovo testo dell’art. 257 

CPP, relativo a prelievi effettuati su condannati, nella sentenza il giudice può 

disporre il prelievo di un campione e l’allestimento di un profilo del DNA di una 

persona condannata per un crimine o un delitto, se in base a indizi concreti si 

può ritenere che il condannato possa compiere ulteriori crimini e delitti.  

 

2.5 Quando vengono adottati uno o più provvedimenti coercitivi, devono essere ri-

spettate le condizioni cumulative elencate nell’art. 197 cpv. 1 CPP (BETTICHER, 

op. cit., pag. 83 e segg.; JEANNERET/KUHN, op. cit., n. 14006; 

PIQUEREZ/MACALUSO, op. cit., n. 1153; JOSITSCH/ SCHMID, op. cit., n. 1 ad 

art. 197 CPP; ZIEGER, op. cit., n. 5). Essi possono quindi essere adottati solo se 

previsti dalla legge (lett. a), se vi sono sufficienti indizi di reato (lett. b), se gli 

obiettivi con essi perseguiti non possono essere raggiunti mediante misure 

meno severe (lett. c) e se l’importanza del reato li giustifica (lett. d). 

 

Nel caso di specie, la misura coercitiva contestata è espressamente disciplinata 

dal CPP e dalla legge sui profili del DNA. Essa non solleva quindi nessuna 

- 11 - 
 
 

criticità sotto il profilo dell’art. 197 cpv. 1 lett. a CPP. Per quanto riguarda le altre 

condizioni, questa Corte rileva quanto segue. 

 

2.5.1 Per ordinare una misura coercitiva devono sussistere sufficienti indizi che fac-

ciano presumere un reato. L’intensità del sospetto deve essere proporzionata 

alla gravità della violazione causata dalla misura applicata (Messaggio CPP, 

pag. 1119) e gli indizi che lasciano presumere che sia stato commesso un reato 

devono essere seri e concreti (ATF 141 IV 87 consid. 1.3.1; PERRIER 

DEPEURSINGE, CPP annoté, 2a ediz. 2020, pag. 314; VIREDAZ/JOHNER, Com-

mentario romando, op. cit., n. 5 ad art. 197 CPP). Più la misura è invasiva, più 

i sospetti devono essere rilevanti (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit commen-

taire CPP, 3a ediz. 2025, n. 6 ad art. 197 CPP; JOSITSCH/SCHMID, op. cit., n. 4 

ad art. 197 CPP). I requisiti relativi all’esistenza di un sospetto sufficiente – in-

tensità del sospetto – sono meno elevati quando si tratta di misure coercitive 

che non comportano la privazione della libertà (sentenza del Tribunale federale 

1B_636 e 638/2011 del 9 gennaio 2012 consid. 2.2.3; v. Messaggio CPP, pag. 

1119 e seg.). Sono sufficienti sospetti o presunzioni senza che sia necessario 

che essi rasentino la certezza circa la colpevolezza dell’imputato, poiché tale 

decisione spetta al giudice chiamato a pronunciarsi sul merito del procedimento 

(MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 7 ad art. 197 CPP). L’autorità chia-

mata a valutare le misure coercitive non deve quindi procedere, contrariamente 

al giudice del merito, a una ponderazione minuziosa delle circostanze a carico 

o a discarico né a una valutazione completa dei diversi mezzi di prova disponi-

bili. Essa ha il solo compito di esaminare se, sulla base degli atti istruttori dispo-

nibili, sussistano indizi sufficienti e concreti della commissione di un reato (sen-

tenze del Tribunale federale 1B_322/2013 del 20 dicembre 2013 consid. 3.1; 

1B_487/2012 del 18 febbraio 2013 consid. 3.5). Tuttavia, più il procedimento è 

avanzato, più la valutazione del sospetto dovrà essere rigorosa (TPF 2021 102 

consid. 2.3.2.1; VIREDAZ/JOHNER, op. cit., n. 5 ad art. 197 CPP). 

 

2.5.2 Per essere conforme al principio di proporzionalità garantito dalla Costituzione 

(art. 36 Cost.), la restrizione di un diritto fondamentale deve essere idonea a 

raggiungere lo scopo perseguito (regola dell’idoneità), che non può essere ot-

tenuto con una misura meno incisiva (regola della necessità). È inoltre neces-

sario che vi sia un rapporto ragionevole tra gli effetti della misura sulla situazione 

della persona interessata e il risultato atteso dal punto di vista dell’interesse 

pubblico (regola della proporzionalità in senso stretto [DTF 137 I 167 consid. 

3.6; 124 I 107 consid. 4 c) aa) e riferimenti citati; VIREDAZ/JOHNER, op. cit., n. 7 

ad art. 197 CPP; PERRIER DEPEURSINGE, op. cit., pag. 314, 315; 

JEANNERET/KUHN, op. cit., n. 14008]). Nel codice di rito, queste tre regole sono 

riprese nell’art. 197 cpv. 1 lett. c e d CPP. Affinché i criteri di idoneità e propor-

zionalità in senso stretto siano rispettati, la misura coercitiva prevista deve 

quindi essere adeguata e idonea a raggiungere lo scopo perseguito. In altre 

parole, lo scopo perseguito deve essere sufficientemente importante e, affinché 

- 12 - 
 
 

possa essere raggiunto in modo efficace, deve essere giustificato imporre la 

restrizione di un diritto fondamentale (VIREDAZ/JOHNER, op. cit., n. 8 ad art. 197 

CPP). È quindi necessario un rapporto ragionevole tra il fine e i mezzi (DTF 133 

I 77 consid. 4.1). La gravità dei reati perseguiti deve, in questo contesto, essere 

presa in considerazione nell’esame globale della proporzionalità delle misure 

ordinate (DTF 141 IV 77 consid. 5) e l’autorità deve mostrarsi tanto più vigile 

quando si tratta di reati formalmente meno gravi (sentenza del Tribunale fede-

rale 1B_294/2014 del 19 marzo 2015 consid. 4.4). Per quanto riguarda il criterio 

della necessità, esso concretizza il principio secondo cui, quando diversi mezzi 

sono idonei a raggiungere lo scopo perseguito, la scelta deve ricadere su quello 

che comporta la lesione meno grave degli interessi privati (cosiddetta sussidia-

rietà delle misure coercitive; DTF 124 I 107 consid. 4c/aa; VIREDAZ/JOHNER, op. 

cit., n. 9 ad art. 197 CPP; MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 9 ad art. 197 

CPP). Nel momento in cui è possibile raggiungere l’obiettivo perseguito con una 

restrizione meno grave dei diritti fondamentali, la misura risulta sproporzionata. 

Per quanto riguarda più specificamente il profilo del DNA, esso dovrebbe essere 

stabilito quando il crimine o il reato in questione non possono essere chiariti 

senza questa prova supplementare (TPF 2021 102 consid. 2.3.2.2). 

 

2.6 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di essere 

sentito e deriva dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 134 I 83 consid. 4; sentenza del 

Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005 consid. 2.3). La motivazione 

può essere considerata sufficiente allorquando l’interessato è messo in condi-

zione di conoscere gli elementi essenziali su cui l’autorità si è fondata per ema-

nare la propria decisione, potendo così contestarla con cognizione di causa 

presso l’autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 17; 125 II 369 con-

sid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). Il diritto di essere sentito 

è una garanzia di natura formale, la cui violazione comporta di massima l’an-

nullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di 

successo del ricorso sul merito. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, una viola-

zione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può considerarsi 

sanata allorquando la persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi 

a un’istanza di ricorso/reclamo con libero potere di apprezzamento sui fatti e sul 

diritto (DTF 130 II 530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4; sentenza del Tribunale 
federale 1C_272/2012 del 29 febbraio 2012 consid. 2.2). Il Tribunale federale 

ha aggiunto che anche una grave violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata se il rinvio all’autorità inferiore equivarrebbe a un puro esercizio 

formale che causerebbe inutili ritardi incompatibili con l’interesse della parte toc-

cata a un rapido giudizio sulla questione (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2 con rinvii; 

sentenza del Tribunale federale 1B_292/2022 del 28 luglio 2022 consid. 4.1). 

Una violazione del diritto di essere sentito derivante da un ordine di analisi del 

DNA insufficientemente motivato può quindi essere sanata dinanzi all’autorità 

di ricorso (KLAUS/ZUBERBÜHLER ELSÄSSER, op. cit., pag. 98). 

 

- 13 - 
 
 

2.7 Nella fattispecie, il MPC ha ordinato l’analisi del DNA del reclamante sulla base 

degli art. 255 cpv. 1 lett. a e cpv. 1bis CPP, affermando che “l’imputato è attual-

mente sospettato dei reati di organizzazione criminale (art. 260ter CP), riciclag-

gio di denaro aggravato (art. 305bis n. 1 e 2 CP), infrazione aggravata alla Legge 

federale sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 2 LStup) e rappresentazione di atti di 

cruda violenza (art. 135 CP). Sono inoltre attualmente in corso diversi interro-

gatori dell’imputato e di persone informate sui fatti in relazione ad ulteriori filoni 

d’indagine di potenziale rilevanza penale, per cui I’allestimento di un profilo DNA 

dell’imputato potrà agevolare le indagini e la verifica di tutte le ipotesi di reato 

investigate” (act. 1.1, pag. 2). Orbene, tale motivazione, estremamente suc-

cinta, in modo particolare per quanto riguarda l’indispensabile requisito della 

proporzionalità (v. supra consid. 2.5.2), non permette in alcun modo di verificare 

se l’ordine impugnato ossequi o meno le condizioni di cui all’art. 197 cpv. 1 CPP, 

e più ampiamente dell’art. 8 CEDU nonché degli art. 10 cpv. 2, 13 cpv. 1 e 2 

Cost. (v. supra consid. 2.1 e 2.2), motivo per cui questa Corte constata che il 

diritto di essere sentito del reclamante è da considerarsi violato in maniera 

grave.  

 

 Va tuttavia preso atto che con la sua risposta dell’8 agosto 2025, il MPC ha 

apportato ampie e dettagliate motivazioni supplementari a sostegno della pro-

pria decisione. Esso ha precisato che “l’imputato è sospettato di partecipare e/o 

sostenere, con diversi ruoli, le attività criminose di un’organizzazione criminale 

di stampo ‘ndranghetistico, dedita in particolare al traffico internazionale di stu-

pefacenti ed altri reati, fungendo da punto di contatto dell’organizzazione ma-

fiosa in Svizzera, rispettivamente d’anello di congiunzione fra le attività criminali 

poste in essere dal sodalizio criminale in Italia ed all’estero ed il riciclaggio di 

denaro dei relativi proventi in Svizzera; e a far tempo dal 6 giugno 2025 anche 

per titolo di rappresentazione di atti di cruda violenza (art. 135 CP)” (act. 5, pag. 

2). Oggetto di più filoni d’indagine, il reclamante si trovava in detenzione pre-

ventiva dal 14 maggio scorso, data in cui sono state eseguite diverse perquisi-

zioni domiciliari in Svizzera, anche del luogo di residenza del predetto (v. atto 

06-01-0004 e segg. incarto MPC). Nell’appartamento utilizzato da quest’ultimo 

sono state trovate sostanze stupefacenti (cocaina, chetamina ed ecstasy) e de-

naro contante, mentre nel garage sono state rinvenute quattro pistole con rela-

tive cartucce. Il reclamante è stato interrogato 13 volte in relazione a tutti i filoni 

d’inchiesta che lo coinvolgono e gli atti istruttori sino ad ora eseguiti avrebbero 

consolidato le ipotesi di reato contestategli, mettendo alla luce ulteriori filoni 

d’indagine. La Polizia giudiziaria federale (in seguito: PGF) starebbe analiz-

zando il contenuto dei cellulari in uso all’imputato, nei quali sono state rinvenute 

fotografie concernenti sostanze stupefacenti, riti di affiliazione, denaro nonché 

“resti umani di un uomo, apparentemente con tratti somatici tipici del centro/sud 

America, decapitato e fatto a pezzi” (act. 5, pag. 4). Per quanto riguarda le in-

frazioni aggravate alla LStup, il MPC rileva che “il traffico di stupefacenti al quale 

ha preso parte il reclamante in Svizzera è sicuramente di maggiore rilevanza 

- 14 - 
 
 

rispetto ai quantitativi ritrovati nell’appartamento (…), oltre al suo coinvolgi-

mento nel cosiddetto progetto "B.", fattispecie in cui viene contestato al recla-

mante, in complicità/correità con gli altri imputati, di essersi resi promotori di un 

importante e impegnativo progetto criminale il cui scopo consisteva nell’impor-

tare dal Sud America 200 kg di cocaina. In occasione del fermo dell’imputato, 

sullo stesso sono stati rinvenuti dei foglietti sui quali apparivano importi di de-

naro, quantità, vari soprannomi, un tavolo e delle sedie, ecc. che lo stesso im-

putato ha indicato riferirsi ad attività di riscossione di pagamenti correlati a traf-

fici di stupefacenti, importi che avrebbero dovuto essere suddivisi tra 5 persone. 

II fatto che l’imputato agisca, anche in Svizzera e almeno fino al giorno del suo 

arresto, in un contesto di criminalità organizzata dedita anche al traffico di in-

genti quantitativi di sostanza stupefacente, è concreto e documentato dai mezzi 

di prova sinora acquisiti” (act. 5, pag. 4). Il MPC sottolinea inoltre che per quanto 

attiene all’accusa di partecipazione e/o sostegno a un’organizzazione criminale, 

il reclamante ha dichiarato “di far parte in Svizzera di un gruppo di persone e 

che lui per questo gruppo si sarebbe occupato di mettere pace, ovvero che ve-

niva chiamato quando avevano casini” (ibidem). In questo ambito, l’autorità in-

quirente menziona svariati procedimenti penali in Italia sfociati in sentenze di 

condanna del predetto per attività di traffico di stupefacenti in seno a organiz-

zazioni criminali di stampo mafioso, aggiungendo che il profilo criminale dell’im-

putato “annovera in Italia diversi precedenti penali e di polizia per tentato omi-

cidio in concorso, violenza privata in concorso, resistenza a Pubblico ufficiale, 

violenza privata e tentata estorsione in concorso” (ibidem, pag. 5). Egli sarebbe 

pure coinvolto di un’operazione immobiliare avvenuta in Ticino che avrebbe ge-

nerato un sistema opaco di commissioni per la riscossione delle quali egli 

avrebbe agito facendo ricorso al cosiddetto metodo mafioso. Sarebbero inoltre 

pendenti accertamenti forensi atti a fornire informazioni sulle foto raffiguranti 

resti umani di un uomo decapitato e fatto a pezzi, ciò che potrebbe essere opera 

di organizzazioni criminali. Il MPC afferma anche che i vari interrogatori effet-

tuati hanno fatto emergere nuovi filoni d’indagine, legati a possibili traffici di armi 

nonché alla contraffazione, importazione, acquisto e deposito di monete false. 

 

  Per quanto riguarda la proporzionalità della misura impugnata, il MPC rileva 

“l’attualità, l’importanza e la gravità dei reati attualmente contestati al recla-

mante come pure la sussistenza di ulteriori ipotesi di reato. Emergono in ognuno 

dei filoni in corso d’inchiesta, azioni di gruppi criminali particolarmente violenti, 

dediti in particolare a traffici di stupefacenti, come pure altri reati specifici, fra 

cui traffico d’armi, di cui notoriamente le organizzazioni criminali si avvalgono 

per esercitare le loro attività e finalità illecite. L’adozione del provvedimento di 

profilazione/analisi del DNA del reclamante si rivela pertanto misura necessaria 

per far luce tanto sui crimini e delitti già oggetto di contestazione e per proce-

dere ad ulteriori analisi e comparazioni forensi sui reperti già messi in sicurezza 

durante questa fase d’indagine, come pure per acclarare il suo effettivo coinvol-

gimento nelle ulteriori ipotesi di reato in corso d’accertamento, stante la 

- 15 - 
 
 

presenza di concreti indizi circa la sua conoscenza/partecipazione” (act. 5, pag. 

5 e seg.).  

 

 Questa Corte ritiene che le motivazioni addotte dal MPC in sede di risposta 

siano pertinenti e permettano di confermare l’ordine impugnato. Vista la gravità 

dei diversi reati contestati al reclamante, l’interesse pubblico legato alla neces-

sità di far luce, mediante la contestata misura, sugli stessi prevale in concreto 

sull’interesse privato del reclamante alla protezione dei diritti fondamentali in 

gioco. Come rettamente osservato dall’autorità inquirente, l’analisi del DNA per-

metterà di far luce sia sui crimini e delitti attualmente contestati all’imputato, 

attraverso ulteriori analisi e comparazioni forensi sui reperti messi in sicurezza, 

sia di verificare il coinvolgimento o meno del predetto in altri gravi reati, visti gli 

elementi e gli indizi emersi nell’ambito del presente procedimento penale relativi 

ad altri filoni d’indagine. Non intravvedendo altre possibili misure meno incisive 

idonee a raggiungere lo scopo – e nemmeno il reclamante del resto ne propone 

–, l’analisi del DNA è conforme in concreto al principio della proporzionalità. 

Tutte le censure di merito presentate in questo ambito vanno pertanto disattese.

  

 

2.8 Orbene, nella misura in cui il MPC ha ulteriormente (e questa volta sufficiente-

mente) motivato in sede di risposta l’ordine impugnato e considerato che il re-

clamante ha potuto prendere posizione in sede di replica su queste ulteriori e 

senz’altro fondate motivazioni, alla luce della costante giurisprudenza in materia 

(v. supra consid. 2.6), la violazione del diritto di essere sentito è da considerarsi 

sanata nell’ambito della presente procedura, anche perché non vi è dubbio che 

l’imputato fosse comunque a conoscenza delle accuse mosse nei suoi con-

fronti, come rettamente sottolineato dal MPC (v. act. 5, allegato 7). Ciò non to-

glie che egli avesse diritto ad una sufficente motivazione di un ordine che tocca 

suoi così importanti diritti fondamentali (v. supra consid. 2.1-2.5). Della viola-

zione del diritto di essere sentito si terrà dunque conto sia in ambito di spese 

giudiziarie che di ripetibili (v. infra consid. 5). 

 

 

3. Discende da quanto precede che il reclamo va respinto e l’ordine impugnato 

confermato. 

 

 

4. A. sollecita la concessione del beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito 

patrocinio con la nomina dell’avv. Marilisa Scilanga quale difensore d’ufficio 

(v. BP.2025.76, act. 1). 

 

4.1 Giusta l’art. 29 cpv. 3 Cost. chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla 

gratuità della procedura se la causa non sembra priva di probabilità di successo. 

- 16 - 
 
 

Ha inoltre diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia ne-

cessaria per tutelare i suoi diritti. 

 

4.2  

4.2.1 Una parte è da considerarsi indigente allorquando, per pagare le spese proces-

suali e le ripetibili, è costretta ad intaccare i mezzi necessari per coprire i bisogni 

fondamentali personali e della propria famiglia (DTF 125 IV 161 consid. 4a; 

124 I 1 consid. 2a; cfr. ugualmente DTF 128 I 225 consid. 2.5.1; 127 I 202 con-

sid. 3b). L’analisi dell’esistenza dell’indigenza deve tener conto di tutta la situa-

zione finanziaria del richiedente al momento dell’inoltro della richiesta di assi-

stenza giudiziaria. Ciò comprende, da una parte, tutti gli obblighi finanziari e, 

d’altra parte, i redditi e la sostanza (DTF 124 I 1 consid. 2a; 120 Ia 179 con-

sid. 3a, con i rinvii). Per la definizione di quanto è necessario per coprire i biso-

gni fondamentali l’autorità chiamata a giudicare non dovrebbe basarsi in ma-

niera schematica sul minimo esistenziale prestabilito dalla legislazione sull’ese-

cuzione e sul fallimento, ma prendere in considerazione le circostanze personali 

del richiedente. Un’eventuale eccedenza risultante dal confronto tra il reddito a 

disposizione e l’importo necessario a soddisfare i bisogni fondamentali deve 

poter essere utilizzata per affrontare le spese giudiziarie e ripetibili previste in 

un caso concreto (DTF 118 Ia 369 consid. 4a); in questo caso, l’eccedenza 

mensile deve permettere di estinguere il debito legato alle spese giudiziarie; per 

i casi più semplici, nel lasso di tempo di un anno e per gli altri entro due anni 

(v. in proposito la sentenza del Tribunale federale 5P.457/2003 del 19 gen-

naio 2004 consid. 1.2). 

 

4.2.2 L’obbligo dello Stato di fornire assistenza giudiziaria è sussidiario rispetto al do-

vere di assistenza derivante dal diritto di famiglia, in particolare dal diritto matri-

moniale (art. 159 cpv. 3 e 163 cpv. 1 CC; DTF 127 I 202 consid. 3b; BÜHLER, 

Betreibungs- und prozessrechtliches Existenzminimum, in: AJP 2002 pag. 644 

e segg., in particolare pag. 658; MEICHSSNER, Aktuelle Praxis der unentgeltli-

chen Rechtspflege, in Jusletter 7 dicembre 2009, pag. 6); ciò vale anche per le 

procedure dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2010.1 del 21 gennaio 2010 con 

i rinvii). Per il giudizio dell’esistenza o meno dell’indigenza vanno quindi presi in 

considerazione i redditi e la fortuna di entrambi i coniugi (v. sentenza del Tribu-

nale penale federale BB.2011.6 del 18 maggio 2011 con i rinvii e BB.2010.1 

summenzionata). 

 

4.2.3 Di principio, spetta al richiedente presentare e provare, nella misura del possi-

bile, i suoi redditi e la sua sostanza (DTF 125 IV 161 consid. 4a). Più la situa-

zione finanziaria è complessa, tanto più elevate risultano essere le esigenze di 

chiarezza e completezza della richiesta. I bisogni fondamentali attuali del richie-

dente devono poter essere determinati sulla base delle pezze giustificative inol-

trate. Le pezze giustificative devono inoltre fornire un’immagine chiara di tutti gli 

- 17 - 
 
 

obblighi finanziari del richiedente così come dei suoi redditi e della sua sostanza 

(DTF 125 IV 161 consid. 4a). Se il richiedente non riesce a presentare in ma-

niera chiara e completa la sua situazione finanziaria, ossia i giustificativi inoltrati 

e i dati comunicati non riescono a dare un’immagine coerente e esente da con-

traddizioni della medesima, la richiesta può essere respinta a causa di una mo-

tivazione insufficiente o per indigenza non dimostrata (v. DTF 125 IV 161 con-

sid. 4a; BÜHLER, Die Prozessarmut, in: Schöbi [ed.], Gerichtskosten, Parteikos-

ten, Prozesskaution, unentgeltliche Prozessführung, 2001, pag. 189 e segg.). 

 

4.2.4 In concreto, A. ha trasmesso, senza però firmarlo, l’apposito formulario 

(v. BP.2025.76, act. 5.1). Nello stesso, egli dichiara di non avere fortuna, mentre 

la moglie disporrebbe di un conto (…) con fr. 1’783.55 (act. 5.2), di un apparta-

mento in Italia del valore di fr. 40’111.– (act. 5.3) nonché di un’auto del valore 

di fr. 466.41, per un totale di fr. 42’371.– (recte: fr. 42’360.96). Per quanto ri-

guarda i debiti, egli afferma di avere un’auto in leasing per la quale deve versare 

mensilmente fr. 284.– (per 60 mesi a partire da marzo 2025; act. 5.4) e di dovere 

fr. 1’207.30 all’assicurazione malattie (act. 5.6), per un totale di fr. 26’707.30 

(prezzo d’acquisto dell’auto: fr. 25’500.–). Egli espone poi le seguenti spese 

mensili: fr. 600.– per l’affitto (act. 5.7); fr. 504.– per l’assicurazione malattie (act. 

5.8); fr. 143.– per l’assicurazione auto (act. 5.9); fr. 190.– per spese d’auto; fr. 

201.20 per ammortamento di debiti (…); fr. 130.– a titolo d’imposta alla fonte, 

per un totale di fr. 1’748.20 (recte: fr. 1’768.20). Le spese mensili della moglie 

sono costituite invece da fr. 24.22 per l’assicurazione auto (act. 5.5) e fr. 265.84 

per l’ammortamento di debiti (…); act. 5.10), per un totale di fr. 290.06. Per 

quanto attiene ai redditi, il reclamante dichiara di percepire, da dicembre 2024, 

un salario netto di fr. 4’933.20 (recte: fr. 4’783.20, secondo act. 5.11), mentre la 

sola entrata della moglie sarebbe costituita da assegni per i figli per un importo 

totale di fr. 560.– (act. 5.11).  

 

 Orbene, nel formulario compilato dal richiedente viene indicato che “la dichiara-

zione d’imposta e l’ultima decisione di tassazione rilasciata dall’ufficio delle im-

poste del Comune di domicilio devono essere allegate alla presente (…). Tutte 

le indicazioni concernenti la situazione finanziaria devono essere provate. I do-

cumenti ufficiali devono essere allegati alla domanda (…). Una domanda alle-

stita in modo incompleto o mancante dei necessari documenti giustificativi potrà 

senz’altro essere respinta” (act. 5.1, pag. 2). I documenti fiscali sono importanti 

in quanto permettono di verificare i dati forniti: in particolare, in concreto, quelli 

della fortuna, che il predetto ha dichiarato di non avere. Questa lacuna non per-

mette di avere un quadro trasparente e fededegno della situazione finanziaria 

del reclamante – è stata inspiegabilmente allegata unicamente la dichiarazione 

delle imposte della moglie relativa ai redditi del 2024 –, per cui la sua domanda 

di assistenza giudiziaria gratuita deve essere respinta già solo per questo mo-

tivo, senza dover analizzare le probabilità di successo del gravame. In definitiva, 

la richiesta di assistenza giudiziaria va respinta, sia per ciò che concerne 

- 18 - 
 
 

la dispensa dal pagamento delle spese processuali, sia per quanto riguarda 

l’assunzione dell’onorario del suo difensore.  

 

 

5.  

5.1 Giusta l’art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

La tassa di giustizia, nella fattispecie ridotta a causa della violazione grave del 

diritto di essere sentito del reclamante (v. supra consid. 2.7), è calcolata giusta 

gli art. 73 cpv. 2 e 3 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 

2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura pe-

nale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a 

fr. 1’000.– a carico del reclamante (v. TPF 2008 180 consid. 6). 

 

5.2 Seppur soccombente, il ricorrente ha eccezionalmente diritto ad un’indennità 

per ripetibili per i seguenti motivi. 

 

5.2.1 Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, sviluppata anche alla luce 

dei pertinenti rilievi dottrinali di MICHELE ALBERTINI (Der verfassungsmässige 

Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen 

Staates, 2000, pag. 469 e seg.), in caso di violazione del diritto di essere sentito, 

il diritto alla suddetta indennità è dato in tre casi (TPF 2008 172 consid. 7). Il 

primo è quello in cui la violazione non può essere sanata dall’autorità di ricorso. 

In questo caso, il ricorso deve essere accolto e l’incarto rinviato all’autorità in-

feriore per nuova decisione. Il secondo è quello in cui il ricorrente ritira il proprio 

ricorso dopo che la violazione del diritto di essere sentito è stata sanata nella 

procedura di ricorso. Pertanto, se nel caso di specie il ricorrente avesse ritirato 

il proprio reclamo dopo aver preso conoscenza della pertinente risposta del 

MPC, la causa avrebbe potuto essere stralciata dal ruolo, senza spese e con 

piena assegnazione delle ripetibili. Diverso è il caso in cui il ricorrente persista 

con le proprie censure di merito anche dopo che la violazione del diritto di es-

sere sentito ha potuto essere manifestamente sanata nella procedura di ricorso 

(v. anche ALBERTINI, op. cit., pag. 469). Se il ricorso deve essere respinto nel 

merito, l’esistenza di una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente 

giustifica di per sé solo una riduzione delle spese giudiziarie (TPF 2008 172 

consid. 6). Un’indennità ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP può tuttavia es-

sere concessa, ed è la terza e ultima ipotesi definita dalla predetta giurispru-

denza, se la violazione del diritto di essere sentito commessa dall’autorità in-

quirente costituisce un abuso di diritto ai sensi dell’art. 9 Cost. (TPF 2008 172 

consid. 7.2), o anche, come nel caso concreto, se costituisce una violazione 

grave del diritto di essere sentito (v. supra consid. 2.7 primo paragrafo), tanto 

più in un ambito delicato come la protezione dei diritti fondamentali di cui agli 

art. 10 cpv. 2 e 13 Cost., nonché art. 8 CEDU.  

 

- 19 - 
 
 

5.2.2 Visto quanto precede, il reclamante ha diritto a un’indennità per spese ripetibili. 

In virtù degli art. 10 e 12 cpv. 2 RSPPF, essa è fissata a fr. 1’000.– a carico del 

MPC. 

 

 

- 20 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La domanda di assistenza giudiziaria gratuita è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 1’000.– è posta a carico del reclamante. 

4. Il Ministero pubblico della Confederazione rifonderà al reclamante fr. 1’000.– 

a titolo di ripetibili. 

 
 
Bellinzona, 30 settembre 2025  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Marilisa Scilanga 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
Dopo la crescita in giudicato inviare a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Servizio esecuzione delle sentenze 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, 
all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 
tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto 
di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito 
tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 

La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).