# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f4e7a3a-279d-557c-a9d8-ae18c106edde
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.06.2023 B-4964/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-4964-2022_2023-06-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  
 

 Corte II 

B-4964/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 

Francesco Brentani, Daniel Willisegger, 

cancelliera Maria Cristina Lolli. 
 

 
  

Parti 

 
X.________, 

[…], 

patrocinata dall'avv. Gianfranco Barone, 

Studio legale Barone, 

[…], 

ricorrente,  

  
 

  
contro 

 

 
Segreteria di Stato per la formazione,  

la ricerca e l'innovazione SEFRI, 

Cooperazione in materia di formazione, 

Einsteinstrasse 2, 3003 Berna, 

autorità inferiore, 

  

Croce Rossa Svizzera, 

Werkstrasse 18, casella postale, 3084 Wabern, 

prima istanza. 

  

Oggetto 

 
Riconoscimento di diploma estero "igienista dentale". 

 

 

B-4964/2022 

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Fatti: 

A.  

Il 16 novembre 2020, X.________ (in seguito: la ricorrente) ha presentato, 

presso la Croce Rossa Svizzera (in seguito: l'autorità di prima istanza o 

CRS), una domanda di riconoscimento del titolo estero "Diplôme Hygiéni-

ste dentaire", rilasciato il 15 febbraio 2003 dall'Université européenne Jean 

Monnet di Bruxelles, finalizzata ad esercitare la professione di igienista 

dentale in Svizzera. 

A.a In seguito a vari scambi di scritti, intercorsi tra la ricorrente e l'autorità 

di prima istanza tra il 17 novembre 2020 e il 2 aprile 2021, quest'ultima ha 

respinto, mediante decisione del 30 agosto 2021, la domanda di riconosci-

mento del suddetto diploma. 

A tale proposito la CRS afferma che l'esercizio della professione di igienista 

dentale (livello scuola specializzata superiore [SSS]) sarebbe regolamen-

tata sia in Belgio che in Svizzera. La CRS sostiene che l'Université euro-

péenne Jean Monnet, in quanto scuola privata, non corrisponderebbe ad 

un'autorità competente ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 lett. d della Direttiva 

2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, 

relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali (GU L 255 del 

30 settembre 2005, pag. 22; in seguito: Direttiva 2005/36/CE) e, pertanto, 

non sarebbe abilitata a rilasciare titoli di formazione ai sensi dell'art. 3 cpv. 

1 lett. c della detta legislazione. Non risulterebbe soddisfatta, quindi, la con-

dizione di cui all'art. 13 cpv. 1 lett. a e b della Direttiva 2005/36/CE, se-

condo cui sono riconoscibili solo i titoli di formazione rilasciati da un'autorità 

competente in uno Stato membro, se le attività coperte sono comparabili. 

La CRS aggiunge che la ricorrente avrebbe mancato di fornire qualsiasi 

ulteriore prova per dimostrare che il diploma ottenuto la autorizza ad eser-

citare la professione di igienista dentale in Belgio. 

In un secondo momento, l'autorità di prima istanza ha analizzato se sia 

possibile riconoscere il diploma della ricorrente con l'applicazione sussidia-

ria del diritto svizzero. A tal proposito, la CRS ha ritenuto di non poter en-

trare nel merito della richiesta della ricorrente, in quanto la condizione di 

cui all'art. 69 dell'Ordinanza federale del 19 novembre 2003 sulla forma-

zione professionale (OFPr; RS 412.191) non sarebbe soddisfatta. 

A.b In data 6 ottobre 2021, la ricorrente ha impugnato la suddetta deci-

sione della CRS dinanzi alla Segreteria di Stato per la formazione, la ri-

cerca e l'innovazione (in seguito: autorità inferiore o SEFRI), postulando 

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l'accoglimento del ricorso e, pertanto, l'annullamento della decisione impu-

gnata, con protesta di tasse, spese e ripetibili. Al ricorso è stata allegata 

rispettivamente una copia del diploma di igienista dentale conseguito in 

Belgio, del certificato intermedio di lavoro dello Studio medico dentistico 

A._______, attestante la sua attività professionale presso tale studio di Ba-

lerna dal 2007, nonché di diversi attestati di formazione e del certificato di 

maturità. 

La ricorrente afferma di aver prodotto tutta la documentazione richiesta, 

fatta eccezione del documento che la autorizza ad esercitare la professione 

di igienista dentale in Belgio. Tale documento sarebbe, infatti, impossibile 

da ottenere in quanto lo Stato belga, considerando l'università in questione 

una scuola privata, non rilascerebbe simili attestazioni. 

Sul piano temporale, la ricorrente mette in discussione l'applicabilità della 

Direttiva 2005/36/CE in quanto successiva al suo diploma e visto che la 

figura di igienista dentale in Belgio viene riconosciuta solo dal 2018. 

Inoltre, la ricorrente lamenta una disparità di trattamento rispetto alla si-

gnora B._______ (in seguito: C.C.), la quale avrebbe frequentato la mede-

sima scuola ottenendo, a differenza sua, il riconoscimento della qualifica 

da parte della CRS. La decisione dell'autorità di prima istanza risulterebbe, 

pertanto, arbitraria. 

A.b.a Con presa di posizione del 31 gennaio 2022, la CRS chiede di re-

spingere il ricorso. 

Per quanto concerne il diritto applicabile, l'autorità di prima istanza sottoli-

nea che secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la legittimità di 

un atto amministrativo deve di norma essere valutata sulla base giuridica 

vigente al momento del rilascio dello stesso. Nella fattispecie sarebbe, per-

tanto, applicabile il diritto in vigore al momento dell'emanazione della deci-

sone impugnata, dunque, la Direttiva 2005/36/CE. 

Quanto alla disparità di trattamento, la CRS spiega di aver erroneamente 

riconosciuto nel luglio del 2004 il diploma della signora C.C. Nel 2006, a 

seguito di verifiche con le autorità belghe competenti, sarebbe emerso che 

il diploma di cui sopra non è riconosciuto dallo Stato belga. In seguito a 

diversi accertamenti, tramite i quali l'autorità inferiore ha appurato che la 

tutela della salute era garantita, l'autorità di prima istanza ha ritenuto prio-

ritario privilegiare la sicurezza del diritto rinunciando alla revoca del ricono-

scimento della signora C.C. 

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A.b.b Con scritto dell'11 marzo 2022, la ricorrente ribadisce quanto 

espresso nel ricorso, ritenendo che, nella misura in cui nel caso della si-

gnora C.C sia stata privilegiata la sicurezza del diritto, lo stesso ragiona-

mento dovrebbe valere anche per lei. 

A.c Mediante decisione del 29 settembre 2022, la SEFRI ha respinto il ri-

corso e confermato la decisione della CRS. 

In un primo momento, l'autorità inferiore si esprime sul diritto applicabile 

nella fattispecie, affermando che pertinenti sarebbero le normative vigenti 

al momento della richiesta di riconoscimento del diploma belga, rispettiva-

mente dell'emanazione della decisione impugnata di prima istanza, e non 

quelle vigenti al momento dell'ottenimento del diploma. 

Per quanto concerne la presunta disparità di trattamento, la SEFRI indica 

come la ricorrente sembrerebbe voler censurare un'errata applicazione del 

principio della parità di trattamento nell'illegalità non contestando, tuttavia, 

il fatto che il diploma conseguito non soddisfa la condizione di cui all'art. 13 

cpv. 1 lett. a della Direttiva 2005/36/CE. Secondo l'autorità inferiore, tale 

principio non sarebbe applicabile nel caso in specie, in quanto, da un lato 

la CRS ha specificato di aver riconosciuto erroneamente il diploma della 

signora C.C. nel 2004 e dall'altro lato, si tratterebbe di un caso isolato e 

non di prassi costante. Non potendosi appellare al principio della parità di 

trattamento nell'illegalità, il ricorso risulterebbe infondato e andrebbe, per-

tanto, respinto. 

B.  

In data 28 ottobre 2022, la ricorrente ha interposto ricorso contro la sud-

detta decisione della SEFRI presso il Tribunale amministrativo federale (in 

seguito: Tribunale o TAF), postulando l'accoglimento del ricorso e l'annul-

lamento della decisione dell'autorità inferiore del 29 settembre 2022, non-

ché della decisione del 30 agosto 2021 della CRS. La medesima chiede 

che quest'ultima venga riformulata nel senso che la richiesta di riconosci-

mento del titolo estero quale igienista dentale (livello SSS) venga accolta. 

Vengono protestate spese, tasse e ripetibili. 

La ricorrente ribadisce, in sostanza, quanto fatto valere in fase di ricorso 

davanti all'autorità inferiore, censurando, segnatamente, una violazione 

degli intenti delle normative in oggetto, con particolare riferimento al princi-

pio della parità di trattamento e quindi alla violazione del diritto federale. 

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La ricorrente afferma di lavorare da svariati anni presso uno studio svizzero 

con piena soddisfazione del datore di lavoro e di aver frequentato vari corsi 

di formazione professionale. La medesima sostiene che le sue capacità 

non sarebbero in discussione, escludendo così problemi di garanzia della 

tutela della salute. 

Inoltre, invocando l'art. 29 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021) e il diritto di essere sentito, la 

ricorrente avanza la richiesta di essere sentita personalmente. Infine, nella 

speranza di poter trovare un accordo con l'autorità inferiore, la ricorrente 

chiede la sospensione della procedura secondo l'art.33b PA. 

C.   

Con ordinanza del 29 novembre 2022, il Tribunale ha trasmesso un esem-

plare del gravame all'autorità inferiore e alla prima istanza, invitandole ad 

inoltrare una risposta al ricorso entro il 16 gennaio 2023 e ad esprimersi 

segnatamente sulla richiesta di sospensione. 

D.   

Con scritto del 23 dicembre 2022, la CRS ha rinunciato ad inoltrare una 

presa di posizione, riconfermando quanto asserito nella sua decisione del 

30 agosto 2021, nonché nella presa di posizione del 31 gennaio 2022 

all'attenzione della SEFRI, e aderendo alla decisione dell'autorità inferiore 

del 29 settembre 2022. 

E.   

Con presa di posizione del 9 febbraio 2023, comprensiva dell'incarto com-

pleto, la SEFRI rinvia integralmente agli argomenti fatti valere nella deci-

sione del 29 settembre 2022, concludendo il rigetto del ricorso. La mede-

sima sottolinea come mancherebbero i presupposti alla base della prote-

zione della buona fede indirettamente invocata dalla ricorrente. Infatti, 

"A differenza del diploma della signora B._______, il diploma della ricor-

rente non è mai stato riconosciuto – erroneamente – dalla Croce Rossa 

Svizzera" (cfr. risposta marg. 3). Inoltre, l'esperienza professionale matu-

rata in seguito all'ottenimento di un diploma privato non sarebbe mai atta a 

compensare il mancato adempimento dell'art. 13 cpv. 1 lett. a della Diret-

tiva 2005/36/CE. 

Per di più, l'autorità inferiore precisa come il titolo legalmente protetto "Igie-

nista dentale dipl. SSS" sia stato riconosciuto nell'ambito del rispettivo pro-

gramma quadro d'insegnamento dall'allora Ufficio federale della forma-

zione professionale e della tecnologia (UFFT; dal gennaio 2013, Segreteria 

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di stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione SEFRI) solo nel 2009. 

Pertanto, il diploma della signora C.C. non sarebbe stato, nel 2004, equi-

parato ad un diploma di scuola specializzata superiore. Non sarebbe pos-

sibile, quindi, ritenere il titolo della ricorrente equipollente e riconoscerlo in 

questo senso. La SEFRI ribadisce che farebbe stato la legislazione in vi-

gore al momento della resa della decisione. Ciò, indipendentemente dalla 

data di invio della domanda di riconoscimento o del conseguimento del di-

ploma estero. 

Infine, la SEFRI sottolinea che la corretta applicazione della Diret-

tiva 2005/36/CE e della rispettiva ordinanza sulla formazione professionale 

(OFPr, RS 412.101) sia necessaria per assicurare la parità di trattamento. 

F.   

Con ordinanza del 2 marzo 2023, il Tribunale ha trasmesso per cono-

scenza una copia della presa di posizione della prima istanza del 23 di-

cembre 2022 alla ricorrente e all'autorità inferiore, e un esemplare della 

risposta al ricorso della SEFRI del 9 febbraio 2023 (incl. indice degli atti) 

alla ricorrente e alla prima istanza. 

G.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della presente vertenza. 

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e liberamente la 

ricevibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 con-

sid. 1). 

1.2 Il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA (in 

combinato disposto con l'art. 31 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribu-

nale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32]). Giusta gli artt. 31, 32 e 33 

LTAF, il Tribunale è competente per giudicare i ricorsi contro le decisioni 

dell'autorità inferiore in materia di riconoscimenti di titoli di studio. Nell'eve-

nienza, non sussistono eccezioni a norma dell'art. 32 LTAF. 

1.3 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto, è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa.  

1.4 Inoltre, le disposizioni relative alla rappresentanza e patrocinio (art. 11 

PA), al termine di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), al contenuto e alla forma 

dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), all'anticipo delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 4 PA), nonché ai rimanenti presupposti processuali (art. 44 e 

segg. PA), sono rispettate. 

1.5 Pertanto, nulla osta alla ricevibilità del ricorso. 

2.  

In primo luogo, con riferimento alla richiesta di sospensione della proce-

dura, la ricorrente auspica che questa venga accordata per consentire alle 

parti di giungere ad un accordo. 

2.1 Giusta l'art. 33b PA, l'autorità ha la possibilità, d'intesa con le parti, di 

sospendere il procedimento per permettere loro di accordarsi sul contenuto 

della decisione. 

Il Tribunale può, d'ufficio o su richiesta di una parte o dell'autorità inferiore, 

sospendere una procedura di ricorso qualora sussistano motivi particolari 

(cfr. sentenza del TAF B-4152/2021 del 10 febbraio 2022 pag. 2; ANDRÉ 

MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2022, marg. 3.14 e segg.). Secondo 

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prassi costante, una sospensione della procedura può essere ammessa 

per motivi di economia processuale (cfr. sentenze del TF 9C_293/2014 del 

16 ottobre 2014 consid. 2.2.2 e 8C_982/2009 del 5 luglio 2010 consid. 2) 

o per delle ragioni di opportunità (cfr. DTF 130 V 90 consid. 5) e qualora 

non si opponga ad interessi pubblici e privati preponderanti (cfr. sentenza 

del TAF B-5168/2007 del 18 ottobre 2007 consid. 2.2.1 con rinvii). 

Il principio di celerità sancito dall'art. 29 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) pone tuttavia 

dei limiti alla sospensione di una procedura, che va ammessa solo ecce-

zionalmente, ovverosia quando si giustifica attendere l'esito di un procedi-

mento parallelo di un'altra autorità atto a statuire su una questione decisiva 

(cfr. DTF 130 V 90 consid. 5; sentenza del TAF B-3103/2021 del 7 gen-

naio 2022 pag. 2). Il principio di celerità è violato qualora l'autorità inferiore 

non rende la decisione che le incombe di prendere entro il termine pre-

scritto dalla legge o entro un termine che la natura del caso e tutte le altre 

circostanze fanno apparire come ragionevole (cfr. DTF 144 I 318 con-

sid. 7.1, 144 II 486 consid. 3.2, 135 I 265 consid. 4.4, 131 V 407 con-

sid. 1.1, 130 I 312 consid. 5.1, 129 V 411 consid.1.2 e le sentenze citate; 

sentenza del TAF B-4152/2021 del 10 febbraio 2022 pag. 2). 

Il giudice istruttore dispone di un importante margine di apprezzamento 

(cfr. sentenza del TF 2C_871/2018 del 5 ottobre 2018 consid. 4.1; sen-

tenze del TAF B-3103/2021 del 7 gennaio 2022 pag. 2 e B-4152/2021 del 

10 febbraio 2022 pag. 2; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ 

KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 3.16). 

2.2 Nella fattispecie, vista la risposta del 9 febbraio 2023 dell'autorità infe-

riore, la quale dichiara che "Nella fattispecie non è dato alcun margine di 

manovra nel trovare una soluzione bonale" (cfr. risposta marg. 7), è possi-

bile concludere l'assenza d'intesa tra le parti circa una risoluzione alterna-

tiva. 

Non vengono neppure rivelati altri motivi preponderanti atti a giustificare 

una sospensione della procedura; di conseguenza, prevale il principio di 

celerità. 

2.3 Alla luce di quanto precede, il Tribunale rigetta la domanda di sospen-

sione della procedura. 

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3.  

In secondo luogo, per quanto concerne la richiesta di procedere ad un'au-

dizione personale della ricorrente, la medesima si avvale del diritto di es-

sere sentita secondo l'art. 29 PA. Le particolari circostanze della situazione 

professionale e le possibili conseguenze future giustificherebbero tale ri-

chiesta. Infatti, una modifica legislativa che imponesse il riconoscimento 

del proprio diploma di studio, o un cambiamento del datore di lavoro, che 

richiedesse, contrariamente a quello attuale, il riconoscimento del proprio 

diploma, potrebbe comportare la perdita del proprio lavoro, con conse-

guente difficoltà a trovarne uno nuovo vista l'età della ricorrente. 

3.1 Il diritto di essere sentito secondo l'art. 29 PA deriva dalla relativa ga-

ranzia costituzionale (art. 29 Cost.).  

3.1.1 Il principio del diritto di essere sentito garantisce all'interessato il di-

ritto di prendere visione dell'incarto (cfr. artt. 26-28 PA), la facoltà di offrire 

mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l'assun-

zione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle rela-

tive risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione (cfr. 

art. 18 e artt. 32-33 PA), il diritto di esprimersi prima che sia resa una deci-

sione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29-31 PA), nonché di ottenere 

una decisione motivata (cfr. art. 35 PA). Il diritto di essere sentito fa parte 

del principio generale di un processo equo (cfr. sentenza del TAF 

B-6229/2019 del 30 aprile 2021 consid. 7.1 con rinvii). Tale garanzia non 

comprende il diritto di essere sentito oralmente (cfr. DTF 140 I 68 con-

sid. 9.6.1 e 130 II 425 consid. 2.1 pag. 428 con rinvii). 

3.1.2 Prima di decidere, l'autorità apprezza tutte le allegazioni rilevanti pro-

dotte dalla parte in tempo utile (art. 32 cpv. 1 PA). 

In particolare, giusta l'art. 33 cpv. 1 PA, l'autorità ammette le prove offerte 

se paiano idonee a chiarire i fatti. Tuttavia, l'autorità può rinunciare a pro-

cedere ad indire ulteriori misure di istruzione, compresa l'audizione orale 

delle parti, quando ritiene che le prove assunte le hanno permesso di for-

marsi un'opinione e che, procedendo in maniera esente d'arbitrio ad un 

apprezzamento anticipato delle prove che le vengono offerte, ha la cer-

tezza che queste ultime non potrebbero modificare il convincimento al 

quale è giunta (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con rinvii, 136 I 229 con-

sid. 5.3 e 130 II 425 consid. 2; sentenza del TAF B-269/2019 del 31 marzo 

2020 consid. 6.1). 

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3.2 Nella fattispecie, in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato 

delle prove, il Tribunale, avendo esaminato la totalità degli atti, considera 

che le motivazioni apportate dalla ricorrente illustrino in maniera completa 

su quali elementi quest'ultima ha basato il proprio ricorso. Un'ulteriore au-

dizione personale della ricorrente non risulta, dunque, necessaria a meglio 

chiarire i fatti. 

3.3 Ne consegue che la sua richiesta, la quale deve essere qualificata 

quale domanda di assunzione di prove e non di dibattimento pubblico ai 

sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.4 in fine; sen-

tenze del TAF B-2480/2020 del 9 novembre 2021 consid. 7 e B-269/2019 

del 31 marzo 2020 consid. 6.3), va respinta. 

4.  

Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invocati, 

giusta l'art. 49 PA in combinato disposto con l'art. 37 LTAF, la violazione del 

diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento 

(lett. a), l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (lett. b), nonché l'inadeguatezza (lett. c) (cfr. sentenza del TAF 

B-721/2021 del 10 febbraio 2022 consid. 2; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEU-

SCH/LORENZ KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 2.149). 

4.1 Secondo la giurisprudenza e la dottrina, un'autorità abusa del suo po-

tere discrezionale (art. 49 lett. a PA), tra l'altro, adottando criteri inadeguati, 

non tenendo conto o non effettuando un esame completo delle circostanze 

pertinenti, nonché non utilizzando criteri oggettivi (cfr. DTF 135 III 179 con-

sid. 2.1 in fine e 130 III 176 consid. 1.2 con rinvii; sentenze del TAF 

B-721/2021 consid. 2.1, B-4988/2018 del 29 aprile 2020 consid. 2.1, 

B-2710/2016 del 18 dicembre 2018 consid. 2.1 e B-628/2014 del 28 no-

vembre 2017 consid. 5.2.1). 

4.2 Per quanto riguarda l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 49 lett. b PA), secondo la giurisprudenza, esso risulta incompleto 

quando non tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per 

la decisione sono stati presi in considerazione dall'autorità inferiore. L'ac-

certamento è invece inesatto, allorquando segnatamente l'autorità ha 

omesso di amministrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in ma-

niera erronea il risultato dell'amministrazione di un mezzo di prova, o ha 

fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli 

atti dell'incarto (cfr. sentenza del TAF B-4243/2015 del 13 giugno 2017 con-

sid. 4.1.1; BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, pag. 566). 

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Ai fini del presente giudizio vale la pena qui ricordare che la procedura 

amministrativa è retta dal principio dell'applicazione d'ufficio del diritto (iura 

novit curia), che impone all'autorità competente di esaminare liberamente 

la situazione giuridica, nonché applicare il diritto che considera determi-

nante e di darne l'interpretazione di cui è convinta (art. 62 cpv. 4 PA; DTF 

110 V 48 consid. 4a; THOMAS HÄBERLI, in: Waldmann/Weissenberger (ed.), 

op. cit., art. 62 marg. 42 e segg.). Nell'effettuare tale applicazione, l'autorità 

competente non è vincolata dai motivi invocati dalle parti, né dall'opinione 

espressa da precedenti istanze di giudizio, bensì dal principio inquisitorio, 

in base al quale l'autorità amministrativa ha l'obbligo di accertare d'ufficio i 

fatti determinanti per la decisione (cfr. DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE 

MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, n. 2.2.6.5, 

pag. 300). 

4.3 Concernente l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA), l'istanza di ricorso può 

limitare il proprio potere d'esame nella misura in cui la natura della contro-

versia non consente un esame completo della decisione impugnata. Ciò 

può essere ad esempio il caso, se l'applicazione della legge riguarda que-

stioni tecniche e l'autorità inferiore risulta, sulla base delle proprie cono-

scenze tecniche, più adatta a rispondere e valutare tali domande, oppure 

se sorgono questioni di interpretazione che l'autorità inferiore, sulla base 

della sua vicinanza locale, materiale o personale, può giudicare in modo 

più appropriato (cfr. DTF 139 II 145 consid. 5 e 131 II 680 consid. 2.3.2; 

DTAF 2008/23 consid. 3.3 con rinvii; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LO-

RENZ KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 2.154 con rinvii). Pertanto, quando si 

tratta di questioni tecniche o di interpretazione, secondo la dottrina e la 

giurisprudenza, il Tribunale stesso deve esercitare una certa limitazione 

nell'esame dell'interpretazione, nonché dell'applicazione di termini giuridici 

indefiniti e concedere all'autorità inferiore un certo margine di apprezza-

mento, se quest'ultima è più vicina alle circostanze locali, tecniche o per-

sonali, nonché se si tratta di valutare questioni tecniche (cfr. sentenza del 

TAF B-6791/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 3.1 con rinvii; ANDRÉ MO-

SER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 2.155a con 

rinvii). 

5.  

Sul piano materiale, nel caso in esame si tratta di valutare una fattispecie 

di livello transfrontaliero.  

5.1 Di conseguenza, è doveroso osservare l'Accordo del 21 giugno 1999 

tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i 

suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, entrato 

B-4964/2022 

Pagina 12 

in vigore il 1° giugno 2002 (ALC; RS 0.142.112.681). Conformemente all'Al-

legato III dell'ALC, la Svizzera si impegna a riconoscere reciprocamente 

diplomi, certificati e altri titoli in applicazione degli atti giuridici e delle co-

municazioni dell'Unione europea (UE) ivi menzionati. Uno di questi atti giu-

ridici è la Direttiva 2005/36/CE, la quale è stata dichiarata applicabile me-

diante la decisione N. 2/2011 del Comitato misto UE-Svizzera del 30 set-

tembre 2011 (RU 2011 4859; Reciproco riconoscimento delle qualifiche 

professionali; sentenza del TF 2C_472/2017 del 17 dicembre 2017 con-

sid. 2.2.1 seg.; sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 con-

sid. 2.1 con rinvii). 

La Direttiva 2005/36/CE fissa le regole per il riconoscimento di diplomi, cer-

tificati e altri titoli per quanto l'esercizio della professione sia regolamentato 

nello Stato membro ospitante (artt. 1 e 2 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE). 

Il regime generale di riconoscimento di titoli di formazione si applica a tutte 

le professioni non coperte dai capi II e III (art. 10 della Direttiva 

2005/36/CE). Se, in uno Stato membro ospitante, l'accesso a una profes-

sione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di de-

terminate qualifiche professionali, l'autorità competente di tale Stato mem-

bro dà accesso alla professione e ne consente l'esercizio, alle stesse con-

dizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell'attestato di compe-

tenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa profes-

sione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro (art. 13 

cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE; cfr. sentenze del TF 2C_472/2017 del 

7 dicembre 2017 consid. 2.2.2 e 2C_668/2012 del 1° febbraio 2013 con-

sid. 3.1.3; sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1 

con rinvii). 

Gli attestati di competenza o i titoli di formazione devono: a) essere stati 

rilasciati da un'autorità competente in uno Stato membro, designata ai 

sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di tale 

Stato; b) attestare un livello di qualifica professionale almeno equivalente 

al livello immediatamente anteriore a quello richiesto nello Stato membro 

ospitante, come descritto all'art. 11 (art. 13 cpv. 1 lett. a e b della Diret-

tiva 2005/36/CE).  

Per "professione regolamentata" si intendono attività, o l'insieme di attività 

professionali, l'accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalità 

di esercizio, sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di 

norme legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determi-

nate qualifiche professionali (cfr. art. 3 cpv. 1 lett. a della Diret-

tiva 2005/36/CE). 

B-4964/2022 

Pagina 13 

Giusta l'art. 3 cpv. 1 lett. d della Direttiva 2005/36/CE, un'"autorità compe-

tente" è qualsiasi autorità o organismo abilitato da uno Stato membro in 

particolare a rilasciare o a ricevere titoli di formazione e altri documenti o 

informazioni, nonché a ricevere le domande e ad adottare le decisioni pre-

viste da tale direttiva. 

Il principio secondo cui le formazioni debbano essere riconosciute a livello 

statale è una conseguenza indiretta del principio di fiducia reciproca degli 

Stati membri. Se i diplomi di istituti statali sono "verificati" dagli Stati di pro-

venienza, per definizione i diplomi di istituti privati non sono sottoposti ad 

alcun controllo statale. È questo il motivo per cui i diplomi di istituti privati 

spesso non vengono riconosciuti (cfr. FRÉDÉRIC BERTHOUD, La reconnais-

sance des qualifications professionnelles, 2016, pag. 96). 

5.2 Nella fattispecie, la ricorrente vorrebbe esercitare la professione di igie-

nista dentale in Svizzera.  

5.3 In virtù di quanto precede, è decisiva la domanda se tale professione 

sia regolamentata in Svizzera, e sia, quindi, subordinata alla Diret-

tiva 2005/36/CE oppure no, permettendone l'accesso e l'esercizio sul terri-

torio elvetico, senza alcun riconoscimento di diploma. 

5.3.1 La SEFRI, sul proprio sito web, ha pubblicato l'Elenco delle profes-

sioni / attività regolamentate in Svizzera (<https://www.sbfi.admin.ch/sbfi/it/ 

home/formazione/riconoscimento-dei-diplomi-esteri/procedura-di-ricono-

scimento-in-caso-di-stabilimento/professioni-regolamentate.html>, versio 

ne febbraio 2023; consultato il 3 luglio 2023). 

5.3.2  Nel caso concreto, l'esercizio della professione di igienista dentale è 

contenuto nell'elenco di cui sopra, risultando, così, una professione rego-

lamentata in Svizzera in modo uniforme a livello cantonale, per la quale 

sono necessari una formazione o un diploma particolari. Si tratta, quindi, di 

una professione il cui esercizio in Svizzera non è libero. Ne consegue l'ap-

plicabilità della Direttiva 2005/36/CE e bisogna, dunque, procedere all'ana-

lisi se il diploma della ricorrente debba essere riconosciuto in Svizzera sulla 

base di ciò. 

6.  

A titolo preliminare, è bene specificare che quanto sollevato dalla ricorrente 

in fase di ricorso davanti alla SEFRI, circa il fatto che, al momento del con-

seguimento del suo diploma, la figura professionale dell'igienista dentale 

non fosse riconosciuta in Belgio e che tale diploma è stato conseguito 

B-4964/2022 

Pagina 14 

prima dell'entrata in vigore della Direttiva 2005/36/CE, non è rilevante per 

la determinazione del diritto applicabile. Infatti, per la trattazione della pre-

sente procedura sono pertinenti le normative vigenti al momento della ri-

chiesta di riconoscimento del diploma belga rispettivamente dell'emana-

zione della decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza del Tribunale 

federale, la legittimità di un atto amministrativo dev'essere di norma valu-

tata sulla base giuridica in vigore al momento del rilascio dello stesso 

(cfr. DTF 139 II 243 consid. 11.1). Nel caso del riconoscimento del titolo di 

studio estero della ricorrente, l'atto amministrativo, ovvero il rigetto della 

domanda, è stato emanato in data 6 settembre 2021. Per la procedura di 

riconoscimento viene fatto, dunque, riferimento al diritto in vigore in tale 

data. A tal proposito, l'applicabilità della Direttiva 2005/36/CE, inizialmente 

contestata davanti alla SEFRI, viene in questa sede ritenuta pacifica anche 

dalla ricorrente (cfr. ricorso pag. 3 marg. 2). 

7.   

Il riconoscimento delle qualifiche professionali da parte dello Stato membro 

ospitante permette al beneficiario di accedere in tale Stato membro alla 

stessa professione per la quale è qualificato nello Stato membro d'origine 

e di esercitarla alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro ospi-

tante (art. 4 cpv. 1 Direttiva 2005/36/CE). Giusta il cpv. 2, la professione 

che l'interessato intende esercitare nello Stato membro ospitante sarà 

quella per la quale è qualificato nel proprio Stato membro d'origine, se le 

attività coperte sono comparabili. 

7.1 In Belgio, per l'esercizio della professione di igienista dentale, è neces-

saria un'apposita formazione, nonché un diploma universitario abilitante 

(cfr. Banca dati europea, <https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/ 

regprof/index.cfm?action=regprof&id_regprof=1201>, consultato il 3 luglio 

2023). Si tratta, pertanto, di una professione regolamentata anche nello 

Stato membro d'origine. 

Rilevante è "l'Arrêté royal du 28 mars 2018 relatif à la profession d'hygié-

niste bucco-dentaire" (cfr.  "Service public fédéral santé publique, sécurité 

de la chaine alimentaire et environnement", n. di pubblicazione 

2018011469, <https://www.ejustice.just.fgov.be/cgi_loi/change_lg.pl?lan-

guage=fr&la=F&cn=2018032801&table_name=loi>, consultato il 3 luglio 

2023). L'art. 4 di tale regolamento elenca le seguenti condizioni necessarie 

per l'esercizio della professione: "1° être détenteur d'un diplôme sanction-

nant une formation, répondant à une formation dans le cadre d'un ensei-

gnement supérieur du niveau 6 du cadre européen des certifications 

(CEC), correspondant au minimum à 180 crédits ECTS", il cui programma 

B-4964/2022 

Pagina 15 

prevede una formazione teorica e pratica, così come la realizzazione di un 

lavoro di fine studio e uno stage clinico di minimo 600 ore, 2° entretenir et 

mettre à jour [les] connaissances et compétences professionnelles, par 

une formation continue d'au moins 15 heures par an, permettant de main-

tenir un exercice de la profession d'un niveau de qualité optimal" (art. 4). 

7.2 Nel caso in specie, la ricorrente ha conseguito il titolo estero "Diplôme 

Hygiéniste dentaire", rilasciato il 15 febbraio 2003 dall'Université euro-

péenne Jean Monnet di Bruxelles.  

La prima istanza e l'autorità inferiore hanno constatato, in seguito a delle 

indagini della prima, che l'Université européenne Jean Monnet, essendo 

una scuola privata, non è competente per rilasciare titoli di studio ai sensi 

dell'art. 3 cpv. 1 lett. d della Direttiva 2005/36/CE. La ricorrente stessa con-

ferma ciò, affermando che "Lo Stato Belga non rilascia alcun documento 

che autorizzi ad esercitare la professione di igienista dentale in Belgio, visto 

che l'Université Européenne Jean Monnet è considerata una scuola pri-

vata" (cfr. ricorso pag. 7 marg. 7). 

7.3 Pertanto, la condizione di cui all'art. 13 cpv. 1 lett. a Direttiva 

2005/36/CE non è data.  La ricorrente non dispone, dunque, dell'abilita-

zione per l'esercizio della professione di igienista dentale in Belgio. Ne con-

segue, che l'autorità inferiore ha a giusto titolo concluso il rigetto della ri-

chiesta di riconoscimento del diploma belga della ricorrente sulla base della 

Direttiva 2005/36/CE.  

8.  

Per di più, secondo gli artt. 67 e 68 cpv. 1 della Legge federale del 13 di-

cembre 2002 sulla formazione professionale (LFPr; RS 412.10) e 

dell'art. 75 cpv. 4 dell'Ordinanza federale del 19 novembre 2003 sulla for-

mazione professionale (OFPr; RS 412.101) nonché in base all'Accordo con 

la Confederazione Svizzera e con la Segreteria di Stato per la formazione, 

la ricerca e l'innovazione, la CRS è competente anche per il riconoscimento 

in base al diritto svizzero. 

In conformità all'art. 69 OFPr, l'autorità competente confronta, su richiesta, 

un titolo di formazione estero col corrispondente diploma svizzero della for-

mazione professionale, se: a) il titolo estero si basa su disposizioni legisla-

tive, regolamentari o amministrative statali ed è stato rilasciato dall'autorità 

o dall'istituzione competente nello Stato d'origine; e b) il detentore del titolo 

estero dimostra di possedere le necessarie conoscenze linguistiche in una 

B-4964/2022 

Pagina 16 

lingua ufficiale della Confederazione per l'esercizio della professione in 

Svizzera. 

Anche secondo il diritto svizzero il titolo estero deve quindi basarsi "su di-

sposizioni legislative, regolamentari o amministrative statali" e deve essere 

stato rilasciato "dall'autorità o dall'istituzione competente nello Stato d'ori-

gine". 

Nel caso della ricorrente, il diploma non è stato rilasciato da una simile 

autorità o istituzione e, pertanto, anche secondo il diritto svizzero non è 

possibile riconoscere il diploma della ricorrente. 

9.  

Ora, la ricorrente eccepisce una disparità di trattamento e rimprovera 

all'autorità inferiore di aver riconosciuto il diploma di igienista dentale alla 

signora C.C., la quale negli anni 2002-2003 aveva effettuato e concluso la 

sua stessa formazione, ma non all'interessata. Ella censura un'errata ap-

plicazione da parte della SEFRI del diritto alla parità di trattamento. 

9.1 Circa l'art. 8 cpv. 1 Cost., tutti sono uguali davanti alla legge. Secondo 

consolidata giurisprudenza, tale norma richiede che l'autorità competente 

applichi la legge nello stesso modo in tutti i casi di natura simile. Il principio 

della parità di trattamento impone tanto al legislatore quanto all'autorità 

esecutiva di trattare alla stessa maniera due situazioni non alla condizione 

che esse siano assolutamente identiche in tutti i loro elementi di fatto, ma 

allorquando esse sono uguali in ogni elemento di fatto rilevante per la nor-

mativa da adottare o per la decisione da prendere. Una decisione viola il 

principio della parità di trattamento sancito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. se opera 

distinzioni giuridiche che non sono giustificate da alcun motivo ragionevole 

in considerazione della situazione di fatto da regolare, o se omette di at-

tuare distinzioni necessarie in funzione delle circostanze, vale a dire se ciò 

che è simile non è trattato in modo uguale e ciò che è dissimile non è trat-

tato in modo diverso. L'ingiustificata uguaglianza, rispettivamente la dispa-

rità di trattamento, deve riferirsi ad un aspetto sostanziale. Si ha una dispa-

rità di trattamento, in particolare, quando lo Stato accorda un privilegio o 

una prestazione ad una persona, ma la nega ad un'altra persona che si 

trova in una situazione analoga (cfr. per tutto il paragrafo DTF 140 I 201 

consid. 6.5.1 con rinvii, 129 I 113 consid. 5.1, 125 I 161 consid. 3.a e 112 

Ia 193 consid. 2.b; sentenza del TAF B-4639/2021 dell'8 settembre 2022 

consid. 5.6.1; GIOVANNI BIAGGINI, in: BV Kommentar – Bundesverfassung 

der Schweizerischen Eidgenossenschaft, 2a ed. 2017, art. 8 Cost. marg. 12 

pag. 148 e seg.). 

B-4964/2022 

Pagina 17 

In via eccezionale, può essere ammesso il diritto alla parità di trattamento 

nell'illegalità. Questo principio va applicato soltanto quando non in un caso 

isolato e neppure in alcuni casi, bensì secondo una prassi costante, un'au-

torità deroga alla legge e dà a vedere che anche in futuro non deciderà in 

modo conforme alla stessa. Date queste condizioni, un cittadino ha, allora, 

diritto di esigere di beneficiare anch'egli dell'illegalità, sempre che ciò non 

leda altri interessi legittimi. Tuttavia, il principio della legalità dell'attività am-

ministrativa prevale su quello della parità di trattamento. Qualora un'auto-

rità riconosca esplicitamente l'illegittimità di una determinata prassi ante-

riore e affermi chiaramente di volersi in futuro conformare alla legge, il prin-

cipio dell'uguaglianza di trattamento deve cedere il passo a quello della 

legalità (cfr. DTF 139 II 49 consid. 7.1 e 136 I 65 consid. 5.6; sentenze del 

TAF B-210/2021 del 13 dicembre 2021 consid. 3.2.3.5 e B-2961/2019 del 

15 ottobre 2019 consid. 5.3.2 con i rispettivi rinvii). 

9.2 Nella fattispecie, la signora C.C. sembrerebbe (agli atti non figura il di-

ploma di quest'ultima, né il suo dossier di domanda di riconoscimento alla 

CRS) aver effettivamente ottenuto il riconoscimento di un diploma corri-

spondente a quello della ricorrente. 

Sia come sia, la ricorrente stessa e l'autorità inferiore affermano che nel 

caso della signora C.C. non si tratterebbe di una prassi costante, bensì "di 

un errore acclarato, indiscutibile, ammesso e riconosciuto dall'Autorità" (cfr. 

ricorso pag. 6 marg. 5). Il caso della signora C.C. rappresenta, a detta 

dell'autorità inferiore, un caso unico ed irripetibile. Non sussistono quindi 

dubbi sull'inesistenza di una prassi contraria alla legge, né tantomeno ri-

sultano indizi suscettibili di indurre a credere che l'autorità inferiore intenda 

adottarne una simile in futuro, come del resto non intende sostenere nem-

meno la ricorrente. Peraltro, l'asserzione della ricorrente secondo la quale, 

visti i vari corsi di formazione svolti e gli anni di esperienza professionale, 

anche nel suo caso sarebbero esclusi problemi di garanzia della salute e 

che quindi bisognerebbe trattare i due casi simili nello stesso modo al fine 

di evitare una situazione di incertezza del diritto non giova alla causa. In-

fatti, non si può pretendere che un'autorità incappata in un errore perpetui 

volontariamente in tale sbaglio. Al contrario, ristabilire in specie l'ugua-

glianza di trattamento vorrebbe dire di per sé correggere l'errore a poste-

riori da parte dell'autorità, oltre al fatto che il riconoscimento del diploma 

della signora C.C. non è l'oggetto della presente procedura. In ogni caso, 

la revoca di un riconoscimento legalmente valido seguirebbe regole giuri-

diche diverse rispetto a quelle applicabili ad una richiesta di parità di trat-

B-4964/2022 

Pagina 18 

tamento nell'illegalità e sarebbe possibile solo in casi eccezionali, in pre-

senza di condizioni qualificate (cfr. DTF 139 II 243 consid. 11.2 e 137 I 69 

consid. 2.1 e segg.). 

9.3 Pertanto, non sono date le condizioni per il riconoscimento alla ricor-

rente del suo diploma in virtù dell'art. 8 Cost. 

10.  

Alla luce dei considerandi precedenti, lo scrivente Tribunale giunge alla 

conclusione che, nella misura in cui l'autorità inferiore ha rifiutato alla ricor-

rente il riconoscimento del titolo belga ottenuto, quale igienista dentale (li-

vello SSS), la medesima non ha violato il diritto federale, ma ha agito nel 

rispetto del principio di parità di trattamento e nel rispetto dei limiti del pro-

prio potere d'apprezzamento e del principio della proporzionalità (art. 49 

lett. a), ha accertato in maniera esatta e completa i fatti qui rilevanti (art. 49 

lett. b) ed ha rispettato il principio dell'adeguatezza (art. 49 lett. c). 

Pertanto, il ricorso è respinto e la decisione impugnata del 29 settembre 

2022 è confermata. 

11.  

Le spese processuali comprendono la tassa di giustizia e i disborsi a carico 

della parte soccombente; se quest'ultima soccombe solo in parte, le mede-

sime vengono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1 cpv. 1 del Regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di giu-

stizia è calcolata in funzione dell'interesse pecuniario, dell'ampiezza e della 

difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situazione 

finanziaria delle parti (art. 2 cpv. 1 e art. 4 TS-TAF). 

Nella fattispecie, viste le sorti del ricorso (cfr. consid. 10), le spese del pro-

cedimento davanti al Tribunale vengono fissate a fr. 1'500.– e sono poste 

a carico della ricorrente, totalmente soccombente. Tale cifra verrà compen-

sata, dopo la crescita in giudicato della presente sentenza, dall'anticipo di 

fr. 1'500.– già versato dal ricorrente, in data 24 novembre 2022. 

12.  

La parte, totalmente o parzialmente, vincente ha diritto alle ripetibili per le 

spese necessarie derivanti dalla causa (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 

l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Le ripetibili comprendono le spese di rappresen-

tanza o di patrocinio ed eventuali altri disborsi di parte (art. 8 TS-TAF).  

B-4964/2022 

Pagina 19 

Nella fattispecie, alla ricorrente, totalmente soccombente, non si assegna 

alcuna indennità. 

Quanto all'autorità inferiore, essa non ha diritto alle ripetibili (art. 7 cpv. 3 

TS-TAF).  

B-4964/2022 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

La domanda di sospensione della procedura è respinta. 

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali vengono fissate a fr. 1'500.– e poste a carico della 

ricorrente. Tale cifra verrà compensata, dopo la crescita in giudicato della 

presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già versato dalla ricorrente in 

data 24 novembre 2022. 

4.  

Non vengono accordate indennità a titolo di spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'autorità inferiore, alla 

prima istanza e al Dipartimento federale dell'interno DFI. 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Pietro Angeli-Busi Maria Cristina Lolli 

 

  

B-4964/2022 

Pagina 21 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 5 luglio 2023 

 

  

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Pagina 22 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario) 

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario) 

– prima istanza (atto giudiziario) 

– Dipartimento federale dell'interno DFI (atto giudiziario)