# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78c62512-845a-501d-9f10-2c17b7ff491a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-10-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 30.10.2023 60.2023.118
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2023-118_2023-10-30.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2023.118

  60.2023.119

  60.2023.120

   

  	
  Lugano

  30 ottobre 2023/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Ivano Ranzanici, vicepresidente,

  Giovan Maria Tattarletti, Andrea Pedroli
  (in sostituzione di Nicola Respini, ricusatosi)

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sui reclami 22/23.5.2023 (inc.
60.2023.118), 25/30.5.2023 (inc. 60.2023.120)
e 26/30.5.2023 (inc. 60.2023.119) presentati da

 

 

	
   

  	
   RE 1, , 

   RE 2, , 

  entrambi patr. da: avv. PR 1 e MLaw , , 

  (inc. 60.2023.118)

   

  PI 23, ,

  PI 24, ,

  entrambi patr. da: avv.ti PR 6 e , ,

  (inc. 60.2023.120)

   

  e

   

  PI 12, ,

  patr. da: avv. , ,

  (inc. 60.2023.119)

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  il decreto 10.5.2023 del procuratore pubblico Andrea
  Gianini con cui, nel procedimento inc. MP 2020.264 promosso a carico di PI 1 __________
  (patr. da: avv. PR 2, __________), ha disposto il dissequestro dei fondi
  sulla relazione n. IBAN __________ presso __________, __________, intestata
  alla __________, __________, a favore della PI 7, __________ (CHF 8'732.17)
  [patr. da: avv. PR 3, __________], di PI 8, __________ (CHF 117'273.21)
  [patr. da: avv. PR 4, __________], e della PI 11, __________ (CHF 13'684.45)
  [patr. da: avv. PR 5, __________];

  

 

 

richiamati gli scritti 25.5.2023 (inc.
60.2023.118), 1.6.2023 (inc. 60.2023.119/120), 6.7.2023 (duplica) [inc.
60.2023.120] e 4.8.2023 (duplica) [inc. 60.2023.119] del magistrato inquirente
– che, osservato, ha postulato la reiezione dei gravami –, 26/30.5.2023 (inc.
60.2023.118), 9/12.6.2023 (inc. 60.2023.119/120) di PI 27 e di PI 28 (patr. da:
avv. PR 7, __________) – che hanno comunicato di rinunciare a presentare
osservazioni –, 1/2.6.2023 (inc. 60.2023.118) di PI 5 – che, osservato, ha
chiesto l’accoglimento dell’impugnativa –, 5/6.6.2023 (inc.
60.2023.118/119/120), 17/18.7.2023 (duplica) [inc. 60.2023.120] e 7/8.8.2023
(duplica) [inc. 60.2023.119] della PI 7 – che, osservato, ha domandato la
reiezione dei reclami –;

 

richiamati inoltre gli scritti
5/6.6.2023 (inc. 60.2023.118) e 9/12.6.2023 (inc. 60.2023.119/120) di PI 1 –
che, osservato, ha chiesto il non accoglimento delle impugnative –, 5/6.6.2023
(inc. 60.2023.118/119/120) e 12/13.7.2023 (duplica) [inc. 60.2023.120] di PI 8
– che, osservato, ha postulato la reiezione dei gravami –, 3/4.7.2023 (replica)
[inc. 60.2023.120] di PI 23 e di PI 24 – che si sono confermati nelle loro
argomentazioni – e 2/3.8.2023 (replica) [inc. 60.2023.119] di PI 12 – che si è
pure confermato nelle sue argomentazioni –;

 

preso atto che gli ulteriori interessati
dal procedimento, interpellati il 23.5.2023 (inc. 60.2023.118) ed il 31.5.2023
(inc. 60.2023.119/120), non si sono pronunciati;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

                                   a.   Nel
corso del 2020 il procuratore pubblico ha promosso un procedimento a carico,
anche, di PI 1 per segnatamente i reati di appropriazione
indebita, truffa e cattiva gestione in
relazione a quanto asseritamente attuato per mezzo della __________, già in __________
(fallita il 17.6.2020, cancellata d’ufficio il 2.4.2021, di cui era socio ed
amministratore), nel periodo 2017-2019, quando avrebbe richiesto ai clienti
acconti – nell’ordine di almeno l’80% dei costi per la realizzazione di opere
edili – senza poi eseguire le opere, utilizzando il denaro corrisposto alla
società per altri scopi, cagionando un ingente danno.

 

                                         Il
procedimento è stato registrato come inc. MP 2020.264. 

 

 

                                  b.   Al
Ministero pubblico sono successivamente state presentate ulteriori denunce in
relazione a quanto asseritamente messo in atto da PI 1 per il tramite della __________,
oggi in liquidazione (in seguito a fallimento pronunciato il 22.6.2023, a far
tempo dal 23.6.2023, ore 10:00), di cui era amministratore.

 

                                         L’imputato,
secondo la tesi accusatoria, avrebbe, per mezzo della citata società, richiesto
ai clienti acconti – nell’ordine del 50/80% dei costi per l’esecuzione di opere
edili – senza in seguito realizzare le opere, utilizzando il denaro versato
alla società per altri scopi, cagionando un danno di almeno CHF 700'000.00.

 

                                         Il
magistrato inquirente ha ipotizzato tra l’altro i reati di appropriazione
indebita, truffa, amministrazione infedele e cattiva gestione.

 

 

                                   c.   Con
ordine 26.4.2023 (AI 122) il pubblico ministero ha disposto – all’indirizzo
della __________, __________, l’identificazione del conto n. IBAN __________ e delle relazioni riconducibili alla __________, a PI
1 ed a __________ ed il sequestro della relativa documentazione. Ha indicato
che il sequestro aveva per scopo di stabilire l’entità dei bonifici e la
maniera in cui i fondi venivano utilizzati.

 

 

                                  d.   Al
termine dell’audizione 26.4.2023 (AI 123), il procuratore pubblico ha
comunicato a PI 1 che avrebbe chiesto al giudice dei provvedimenti coercitivi
la sua carcerazione preventiva.

 

 

                                   e.   Il 27.4.2023 (AI 124) il magistrato inquirente ha
completato l’ordine di sequestro 26.4.2023, disponendo il blocco del conto n. IBAN __________
presso __________ intestato alla __________, con un saldo (al 26.4.2023) di CHF
139'717.73, e l’immediata trasmissione degli estratti conto per il periodo a
far tempo dall’1.1.2023. Ha inoltre evidenziato che le altre condizioni di cui
all’ordine 26.4.2023 rimanevano invariate.

 

 

                                    f.   Con
giudizio 28.4.2023 (AI 132) il giudice dei provvedimenti coercitivi Ursula
Züblin ha disposto la carcerazione preventiva di PI 1 fino all’8.6.2023, in
seguito prorogata – con pronuncia 13.6.2023 (AI 271) – fino al 2.9.2023.
Provvedimento confermato da questa Corte con giudizio 60.2023.156 del 6.7.2023
(AI 308).

 

                                         Con
pronuncia 8.9.2023 (AI 426) il giudice dei provvedimenti coercitivi ha
prorogato la carcerazione preventiva dell’imputato fino al deposito presso il
Ministero pubblico di Euro 75'000.00 quale cauzione e dei documenti di identità
e legittimazione (al più tardi fino al 15.9.2023). Ha parimenti fissato
l’adozione di altre misure sostitutive (obbligo di presentarsi in polizia e di
dimora, divieto di contatto). PI 1 è stato scarcerato l’11.9.2023 (AI 434).

 

 

                                  g.   Con
scritto 28.4.2023 (AI 136) il magistrato inquirente ha interpellato i clienti
della __________ chiedendo loro, per permettere una valutazione precisa del
danno complessivo, di comunicare – entro il termine dell’8.5.2023 – a quanto
ammontavano i fondi (in capitale, interessi e spese) da loro immessi nella
disponibilità della __________, indicando lo stato di avanzamento delle opere
concordate. Ha domandato loro di dichiarare, qualora avessero voluto partecipare
al procedimento penale, se intendevano: chiedere il perseguimento e la condanna
del responsabile dei reati; e/o far valere in via adesiva le loro eventuali
pretese risarcitorie. Ha rilevato che, in quel momento, non erano stati
identificati fondi sufficienti per pareggiare quanto erogato dai clienti alla
società.

 

 

                                  h.   Con
scritto 3/4.5.2023 (AI 152) PI 8 ha comunicato al procuratore pubblico di
chiedere il perseguimento e la condanna del responsabile dei reati e la
restituzione di CHF 134'303.00, versati sul conto della __________ in data
21.4.2023.

 

 

                                    i.   PI
23 e PI 24 con scritto 5/8.5.2023 (AI 160) si sono annunciati al magistrato
inquirente indicando di aver corrisposto alla __________ la somma di CHF
56'542.50 e costituendosi accusatori privati nel procedimento penale.

 

 

                                    j.   Il
5/8.5.2023 (AI 165) la PI 11 si è costituita accusatrice privata postulando,
oltre al perseguimento ed alla condanna del responsabile dei reati, il
risarcimento di CHF 13'731.75.

 

                                   k.   Con
scritto 6/9.5.2023 (AI 173) RE 1 ha comunicato al pubblico ministero di aver
corrisposto alla __________, per la costruzione di un giardino d’inverno, CHF
50'112.80. Ha chiesto il perseguimento e la condanna di PI 1. Ha fatto valere,
quale parte lesa, le sue pretese risarcitorie.

 

 

                                    l.   Con
scritto 8/9.5.2023 (AI 170) PI 12, esposti i rapporti con la __________ e con PI
1 in relazione alla realizzazione di un giardino d’inverno, non avvenuta, si è
notificato quale accusatore privato domandando, anche, il risarcimento del
danno cagionatogli per CHF 86'160.00, oltre interessi.

 

 

                                 m.   Con
decreto 10.5.2023 (AI 177) il procuratore pubblico ha disposto, a crescita in
giudicato della decisione, il dissequestro dei fondi presenti sulla relazione
n. IBAN __________ presso __________
intestata alla __________ a favore della PI 7 per CHF 8'732.17, di PI 8 per CHF
117'273.21 e della PI 11 per CHF 13'684.45.

 

                                         Il
magistrato inquirente, rilevato che gli accusatori privati chiedevano la
restituzione di quanto anticipato quale acconto e ricordati l’art. 70 cpv. 1
CP, dottrina e giurisprudenza, ha evidenziato che tra le transazioni presenti
sul citato conto bancario era possibile tracciare chiaramente la provenienza di
tre accrediti, ovvero: il 20.4.2023 era pervenuto sul conto l’importo di CHF
9'999.95 da parte della PI 7; il 21.4.2023 era pervenuto sul conto l’importo di
CHF 134'303.00 da parte di PI 8; il 26.4.2023 era pervenuto sul conto l’importo
di CHF 13'731.75 da parte della PI 11. Non essendoci averi sufficienti sul
conto per la restituzione integrale degli importi versati dai predetti
accusatori privati, ha disposto che a favore della PI 7 e di PI 8 venisse restituito,
in proporzione, il saldo presente sul conto fino all’ultimo accredito avvenuto
il 26.4.2023, dedotti gli addebiti effettuati nel frattempo: CHF 8'732.17 a
favore della PI 7 (6.93% dell’importo a disposizione di CHF 126'005.38, ovvero
dell’importo presente il 26.4.2023 prima del versamento della PI 11, dedotti
CHF 27.90 già presenti sul conto al momento degli accrediti); CHF 117'273.21 a
favore di PI 8 (93.07% dell’importo a disposizione di CHF 126'005.38, ovvero
dell’importo presente il 26.4.2023 prima del versamento della PI 11, dedotti
CHF 27.90 già presenti sul conto al momento degli accrediti). Ha ordinato a
favore della PI 11 la restituzione della somma di CHF 13'684.45 (dedotto
l’addebito di CHF 47.30 intervenuto dopo l’accredito).

 

 

                                  n.   Con
scritto 10/11.5.2023 (AI 184), rettificato il 16/17.5.2023 (AI 196), la PI 7,
con riferimento ad un’intesa telefonica, ha comunicato di prendere posizione
sullo scritto 28.4.2023, specificando di aver corrisposto alla __________ CHF
14'000.00 il 19.4.2023 e CHF 10'000.00 (recte: 9'999.95) il 20.4.2023.

 

 

                                  o.   1.

                                         Con
gravame 22/23.5.2023 (inc. 60.2023.118) RE 1 e RE 2 postulano che, in
accoglimento dell’impugnativa, il decreto 10.5.2023 sia annullato.

 

                                         I
reclamanti adducono che con ordine 26.4.2023 il procuratore pubblico avrebbe
disposto l’identificazione del conto bancario n. IBAN __________ intestato alla __________; non ne avrebbe nondimeno
richiesto il sequestro. Il sequestro avrebbe infatti riguardato soltanto la
documentazione bancaria atta a ricostruire le relazioni tra il conto e gli
attori coinvolti. In merito agli averi depositati, il magistrato inquirente
avrebbe esplicitamente precisato che “Per il momento non viene ordinato il
sequestro degli averi.” Il pubblico ministero non potrebbe dunque
dissequestrare averi non sequestrati. In ogni caso, il motivo alla base del
sequestro non sarebbe stato finalizzato alla restituzione ai lesi.

 

                                         La
motivazione succinta dell’ordine 26.4.2023 non definirebbe neppure il motivo di
sequestro giusta l’art. 263 CPP. Sarebbe comunque desumibile che il sequestro
sia avvenuto a scopo probatorio (art. 263 cpv. 1 lit. a CPP). L’ordine non
lascerebbe minimamente spazio alla possibilità che la misura sia stata ordinata
a fini conservativi o in vista di una restituzione ai danneggiati.
L’indicazione del motivo di sequestro rientrerebbe nell’obbligo di motivazione.

 

                                         I
reclamanti sostengono che sarebbe stato leso il loro diritto di essere sentiti.
Il decreto impugnato sarebbe infatti stato emanato dopo che il procuratore
pubblico si era limitato a domandare ai clienti della __________ se avessero
pretese nei suoi confronti. Essi sarebbero stati privati della possibilità di
contestare la restituzione dei beni stabilita con la decisione impugnata. Essi
non avrebbero saputo che gli averi bancari sarebbero stati ripartiti. Il
magistrato inquirente avrebbe proceduto alla restituzione dei beni giusta
l’art. 267 cpv. 2 CPP avvalendosi di una situazione apparentemente incontestata,
in quanto agli altri danneggiati non sarebbe mai stata data la possibilità di
esprimersi sul tema.

 

                                         Il
pubblico ministero avrebbe abusato del proprio potere di apprezzamento in
quanto non avrebbe considerato che più persone avrebbero pretese sui valori
patrimoniali. Avrebbe violato il diritto federale. Avrebbe, a torto, tenuto in
considerazione unicamente i movimenti bancari intercorsi nel mese precedente al
sequestro (16.3.2023-26.4.2023). Si sarebbe così deliberatamente ed
ingiustificatamente discostato dalla concezione globale che esigerebbe il
Tribunale federale nella nozione di valori patrimoniali. Si creerebbe una
disparità di trattamento tra i diversi danneggiati.

 

                                         La
via scelta dal procuratore pubblico sarebbe arbitraria anche in considerazione
delle divergenze dottrinali inerenti all’art. 70 CP.

 

                                         Contestano
l’applicazione della giurisprudenza di cui alla DTF 122 IV 365.

 

                                         Il
procuratore pubblico avrebbe dovuto procedere ex art. 267 cpv. 5 CPP.

 

                                         2.

                                         Con
gravame 25/30.5.2023 (inc. 60.2023.120) PI 23 e PI 24 chiedono che, in
accoglimento dell’impugnativa, il decreto 10.5.2023 del magistrato inquirente
sia annullato.

 

                                         I
reclamanti, ricordati i loro rapporti con la __________, sostengono che il
sequestro del conto n. IBAN __________
intestato alla __________ sarebbe stato ordinato a scopo probatorio. Nel
complemento all’ordine, datato 27.4.2023, il procuratore pubblico avrebbe
rimandato alla motivazione di cui al decreto 26.4.2023. Con la decisione
impugnata il magistrato inquirente avrebbe disposto la restituzione di denaro
presente sul conto a tre accusatori privati, nonostante la restituzione ai
danneggiati non fosse indicata tra le motivazioni del sequestro. L’obbligo di
motivazione di estenderebbe nondimeno anche ai motivi di sequestro. La
restituzione ai danneggiati sarebbe dunque in concreto avvenuta senza un valido
motivo di sequestro.

 

                                         Giusta
l’art. 267 cpv. 4 CPP, se più persone avanzano pretese su oggetti o valori
patrimoniali da dissequestrare, sulle medesime può decidere il giudice. Il
procuratore pubblico potrebbe perciò procedere soltanto secondo l’art. 267 cpv.
5 CPP. L’art. 267 cpv. 4 CPP non conferirebbe al magistrato inquirente, ma
unicamente al giudice, la competenza di determinare quali, tra più danneggiati,
possano vedersi restituire anticipatamente dei beni a loro sottratti.

 

                                         La
restituzione ai danneggiati di beni sequestrati presupporrebbe in ogni caso
l’esistenza di una situazione fattuale e giuridica chiara e, quindi, l’assenza
di contestazioni di natura civile da parte degli altri danneggiati. Al
procuratore pubblico – che avrebbe accertato che la __________ disporrebbe di
liquidità pari a CHF 139'717.73, a fronte di pretese di creditori di CHF
590'000.00 – sarebbe stato chiaro fin dall’inizio che: la __________ si troverebbe
in una situazione di manifesta eccedenza di debiti; il fallimento della __________
sarebbe imminente. Il pubblico ministero avrebbe totalmente ignorato le
disposizioni fallimentari della LEF, e meglio il principio della cosiddetta “Rangordnung
der Gläubiger” di cui all’art. 219 LEF. Il magistrato inquirente avrebbe
deciso di restituire averi ai tre accusatori privati che per ultimi avrebbero
proceduto a versare un acconto alla __________.

 

                                         Anche
la provenienza del valore sequestrato derivante dal pagamento dell’acconto dei
reclamanti sarebbe chiaramente identificabile. L’acconto di CHF 56'542.50
sarebbe stato accreditato il 19.5.2022 sul conto sequestrato della __________.

 

                                         La
giurisprudenza di cui alla DTF 122 IV 365 non sarebbe applicabile.

 

                                         3.

                                         Con
gravame 26/30.5.2023 (inc. 60.2023.119) PI 12 domanda che, in accoglimento
dell’impugnativa, il decreto 10.5.2023 del procuratore pubblico sia annullato.

 

                                         Il
reclamante afferma che, per la prima volta con il decreto 10.5.2023, il
magistrato inquirente avrebbe informato le parti del dissequestro disposto
soltanto a favore di alcuni accusatori privati. In precedenza, il pubblico
ministero gli avrebbe chiesto unicamente di dichiararsi partecipe al
procedimento penale, di domandare il perseguimento e la condanna del
responsabile dei reati e/o di far valere in via adesiva eventuali pretese
risarcitorie. Egli sarebbe quindi stato privato della possibilità di prendere
posizione in merito al dissequestro. Il decreto violerebbe pertanto il suo
diritto di essere sentito, per cui esso dovrebbe essere annullato.

 

                                         Il
reclamante rileva che lo strumento di dissequestro in favore dei lesi proposto
dal procuratore pubblico giusta l’art. 70 cpv. 1 CP sarebbe profondamente
dibattuto in dottrina. Tale strumento creerebbe infatti una grave disparità di
trattamento tra i lesi. Il magistrato inquirente intenderebbe creare
un’immotivata ed ingiustificata disparità di trattamento tra gli accusatori
privati stessi. Il decreto impugnato eliminerebbe totalmente un importante
substrato patrimoniale a favore di tutti gli accertati lesi. Per il reclamante,
nonostante il paper trail fornito, sarebbe dunque ulteriormente e
notevolmente difficoltoso, ed incerto, recuperare le proprie pretese.

 

                                         La
dottrina affermerebbe che lo strumento di cui all’art. 70 cpv. 1 CP potrebbe
essere utilizzato dal giudice penale con riserbo. L’utilizzo di tale strumento
da parte del procuratore pubblico sarebbe invece ipotizzabile a titolo ancor
più eccezionale ed unicamente nei casi in cui la situazione sarebbe
particolarmente chiara.

 

                                         In
concreto l’inchiesta sarebbe agli albori, ci sarebbe un numero notevole di
accusatori privati, nessuna delle pretese sarebbe stata accertata in
contraddittorio ed i valori patrimoniali sul conto della __________ non
sarebbero sufficienti a tacitare tutte le pretese. La decisione impugnata
creerà contestazioni tra gli stessi accusatori privati. Non ci sarebbe
indubbiamente una situazione particolarmente chiara. Sarebbe stato leso l’art.
70 cpv. 1 CP.

 

 

                                  p.   Delle
ulteriori argomentazioni e delle repliche, così come delle osservazioni e delle
dupliche, si dirà – se necessario – in seguito.

 

 

                                  q.   L’istruzione
del procedimento è nel frattempo proseguita.

 

 

in diritto

 

                                   1.   Gli
inc. 60.2023.118, 60.2023.119 e 60.2023.120 sono congiunti nel giudizio, giusta
l’art. 30 CPP, concernendo le impugnative la stessa fattispecie e le medesime
questioni fattuali e giuridiche.

 

 

                                   2.   Con
decreti 23.5.2023 rispettivamente 31.5.2023 ai reclami 22/23.5.2023 (inc.
60.2023.118) e 25/30.5.2023 (inc. 60.2023.120) è stato concesso il postulato
effetto sospensivo.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         In
applicazione dell’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto,
entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e,
in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e,
ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui
esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra
impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (secondo l’art. 396 cpv.
1 CPP), con riferimento segnatamente all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         3.2.

                                         I
reclami 22.5.2023 (inc. 60.2023.118),
25.5.2023 (inc. 60.2023.120) e 26.5.2023 (inc. 60.2023.119) contro il decreto
10.5.2023 sono tempestivi (perché introdotti nel termine di dieci giorni giusta
l’art. 396 cpv. 1 CPP) e, anche, proponibili secondo l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP
(decisione TF 6B_666/2019 del 4.9.2019 consid. 3.3.; BSK Strafrecht I – F. BAUMANN, 4. ed., art. 70/71 CP
n. 54; BSK StPO – F. BOMMER / P.
GOLDSCHMID, 3. ed., art. 263 CPP n. 68; BSK StPO – P. GUIDON, op. cit., art.
393 CPP n. 10; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, 3. ed., art. 263 CPP n. 27 / art. 267
CPP n. 4; ZK StPO – A.J. KELLER, op. cit., art. 393 CPP n. 15).

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

                                         In
applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP sono
legittimate a ricorrere contro una decisione le parti che hanno un interesse
giuridicamente protetto all’annullamento oppure alla modifica della pronuncia (sentenza TF 1B_275/2020 del 22.9.2020 consid. 3.2.).

 

                                         L’interesse
giuridicamente protetto ex art. 382 cpv. 1 CPP [che non presuppone un
pregiudizio irreparabile giusta l’art. 93 cpv. 1 lit. a LTF (DTF 143 IV 475
consid. 2.9.; decisioni TF 1B_549/2019 del 10.3.2020 consid. 2.4.; 1B_559/2018
del 12.3.2019 consid. 2.2.)] implica che il ricorrente sia personalmente,
direttamente (DTF 142 IV 82 consid. 2.3.2.; decisioni TF 1B_55/2021 del
25.8.2021 consid. 4.1.; 6B_344/2019 del 6.5.2019 consid. 3.1.; 140 IV 155
consid. 3.2.) e (di principio: decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid.
4.1.; BSK StPO – M. ZIEGLER / S. KELLER, op. cit., art. 382 CPP n. 2)
attualmente (DTF 144 IV 81 consid. 2.3.1.) leso dalla decisione che impugna
(StPO Praxiskommentar – D. JOSITSCH / N. SCHMID, 4. ed., art. 382 CPP n. 2).

 

                                         3.3.2.

                                         Dagli
atti risulta che con scritto 6/9.5.2023 (AI 173) RE 1 ha comunicato al
procuratore pubblico di aver concluso un contratto con la __________ e di aver
corrisposto CHF 31'233.00 il 23.12.2021 e CHF 17'264.30 il 30.3.2022. Anche
nello scritto 17/21.8.2023 (AI 375) egli ha descritto di aver versato lui le
predette somme [“(…) parte della mia pensione (…)”]. Il conto da cui
sono usciti i bonifici sembrerebbe peraltro essere intestato solo a __________
e a RE 1, non anche a RE 2 (doc. F/G, allegati al reclamo).

 

                                         Ai
fini del giudizio può comunque restare irrisolta la questione a sapere se pure RE
2 sia legittimata al gravame. 

 

                                         RE
1 (inc. 60.2023.118), PI 23 e PI 24 (inc. 60.2023.120) e PI 12 (inc.
60.2023.119), accusatori privati (art.
104 cpv. 1 lit. b CPP) nel
procedimento penale a carico di PI 1, sono legittimati a reclamare in applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP
avendo un interesse giuridicamente protetto a che venga esaminato se il decreto
10.5.2023 del magistrato inquirente – che ha dissequestrato i fondi presenti
sulla relazione n. IBAN __________ presso
__________ intestata alla __________ a favore della PI 7 per CHF 8'732.17, di PI
8 per CHF 117'273.21 e della PI 11 per CHF 13'684.45 – li abbia privati del substrato a garanzia delle loro pretese o comunque
pregiudicati (DTF 140 IV 57 consid. 2.3./2.4.; decisione TF 1B_444/2018 del
10.12.2018 consid. 1.4.).

 

                                         Si
può aggiungere che il Tribunale federale – sulla questione inerente ai
conflitti tra misure conservative penali ed esecutive, di cui si dirà in
seguito – ammette esplicitamente la facoltà per l’amministrazione del
fallimento o per i singoli creditori di impugnare la decisione penale inerente
segnatamente al sequestro (DTF 131 III 652 consid. 3.1.; decisione TF 5A_893/2010
del 5.5.2011 consid. 2.1.; BSK SchKG – D. ACOCELLA, 3. ed., art. 44 LEF n. 7).

 

                                         Di
modo che RE 1, PI 23 e PI 24 e PI 12, creditori della C__________, sono anche
per questo motivo legittimati a reclamare.

 

                                         3.4.

                                         Le
esigenze di forma e motivazione dei reclami sono rispettate. 

 

                                         Le
impugnative, in queste circostanze, sono ricevibili, con la riserva riferita al
gravame presentato da RE 2. 

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Secondo
l’art. 263 cpv. 1 CPP all’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti
e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi
di prova (a), utilizzati per garantire le spese procedurali, le pene
pecuniarie, le multe e le indennità (b), restituiti ai danneggiati (c) oppure
confiscati (d).

 

                                         Il
sequestro, provvedimento cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli
oggetti per il dispiegamento della procedura e pertanto per le necessità
dell’istruzione preliminare, per le decisioni del magistrato requirente e per
quelle del giudice del merito nella prospettiva – anche – della produzione e
valutazione delle prove (sequestro probatorio secondo l’art. 263 cpv. 1 lit. a
CPP) [decisione TF 1B_492/2017 del 25.4.2018 consid. 2.2.] e della decisione di
confisca, restituzione o devoluzione, come agli art. 69 ss. CP (sequestro
confiscatorio in applicazione dell’art. 263 cpv. 1 lit. d CPP) [decisione TF
1B_76/2020 del 6.7.2020 consid. 4.1.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 263 CPP n. 15 ss.].

 

                                         Il sequestro (quale misura coercitiva che restringe la
garanzia della proprietà giusta l’art. 26 Cost.) è legittimo – secondo l’art.
197 CPP – soltanto se si fonda su una base legale, in presenza concorrente di
sufficienti indizi di reato (decisione TF 1B_194/2018 del 28.5.2018 consid.
4.3.), se gli obiettivi con esso perseguiti non possono essere raggiunti
mediante misure meno severe (proporzionalità), se l’importanza del reato lo
giustifica (proporzionalità) e se vi è connessione tra questo e l’oggetto che
così occorre salvaguardare per istruttoria e giudizio (decisione TF 6B_815/2020
del 22.12.2020 consid. 10.1.; BSK
StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., vor art. 263-268 CPP n. 11
ss.).

 

                                         4.2.

                                         La
decisione sulla sorte degli oggetti e dei valori patrimoniali sequestrati
giusta l’art. 263 CPP è disciplinata dall’art. 267 CPP.

                                         4.2.1.

                                         Se
il motivo del sequestro viene meno, il pubblico ministero oppure il giudice
dispone il dissequestro e restituisce gli oggetti o i valori patrimoniali agli
aventi diritto (art. 267 cpv. 1 CPP) [BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 3
ss.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 3].

 

                                         4.2.2.

                                         Giusta
l’art. 267 cpv. 2 CPP, se è incontestato che – mediante il reato – un oggetto o
un valore patrimoniale è stato direttamente sottratto a una data persona,
l’autorità penale lo restituisce all’avente diritto prima della chiusura del
procedimento penale [ovvero prima della decisione finale (ex art. 267 cpv. 3
CPP)].

 

                                         La
legge esige pertanto due condizioni per la restituzione anticipata: l’avente
diritto deve essere incontestato e l’oggetto oppure il valore patrimoniale deve
essere stato direttamente sottratto ad una data persona, fatto – anche
quest’ultimo – che deve essere incontestato (decisione TF 1B_117/2022 del
18.5.2022 consid. 4.1.; BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art.
267 CPP n. 24/27; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 4;
messaggio del 21.12.2005 concernente l’unificazione del diritto processuale
penale, in FF 2006 p. 1150).

 

                                         La
situazione giuridica del caso deve essere sufficientemente liquida (BSK
StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 27). L’applicazione
della norma presuppone dunque un contesto giuridico chiaro e limpido, ovvero
non incerto (decisione TF 1B_410/2013 del 24.10.2014 consid. 3.5.; CR CPP – S.
LEMBO / M. NERUSHAY, 2. ed., art. 267 CPP n. 15). Eventuali contestazioni di
terzi escludono la restituzione, salvo irricevibilità manifesta delle pretese
(DTF 128 I 129 consid. 3.1.2.; BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit.,
art. 267 CPP n. 27; CR CPP – S. LEMBO / M. NERUSHAY, op. cit., art. 267 CPP n.
15).

 

                                         Non
devono esserci dubbi sulla sussistenza di un comportamento penalmente rilevante
attraverso il quale l’oggetto o il valore patrimoniale è stato sottratto ad una
determinata persona (BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267
CPP n. 27). Incertezze relative all’adempimento della fattispecie oggettiva e/o
soggettiva del reato, così come all’esistenza di un eventuale motivo di
giustificazione, escludono una restituzione anticipata (BSK StPO – F. BOMMER /
P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 27). Il provvedimento giusta l’art.
267 cpv. 2 CPP implica, altrimenti detto, che siano realizzati i presupposti
fattuali e giuridici per la restituzione ex art. 70 cpv. 1 in fine CP (ZK StPO
– S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 4). Deve essere certo dal profilo
giuridico e fattuale che la pretesa di restituzione sia fondata (ZK StPO – S.
HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 4).

 

                                         4.2.3.

                                         Per
quanto non dissequestrato, la restituzione agli aventi diritto, l’utilizzo a
copertura delle spese o la confisca sono stabiliti nella decisione finale in
applicazione dell’art. 267 cpv. 3 CPP (BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 7
ss.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 5).

 

                                         4.2.4.

                                         Giusta l’art. 267 cpv. 4 CPP, se più persone
avanzano pretese su oggetti o valori patrimoniali da dissequestrare, sulle
medesime può [non deve (decisioni TF
1B_298/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; 1B_299/2014 del 21.11.2014 consid.
3.2.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 6; StPO
Praxiskommentar – D. JOSITSCH / N. SCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 7;
messaggio 21.12.2005 concernente l’unificazione del diritto processuale penale,
in FF 2006, p. 1150)] decidere il
giudice [non il procuratore pubblico, che può procedere soltanto secondo l’art.
267 cpv. 5 CPP (decisioni TF 1B_298/2014
del 21.11.2014 consid. 3.2.; 1B_299/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; BSK StPO
– F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit.,
art. 267 CPP n. 16; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 6; StPO Praxiskommentar – D. JOSITSCH
/ N. SCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 7; messaggio 21.12.2005 concernente
l’unificazione del diritto processuale penale, in FF 2006, p. 1150)] nella decisione finale (BSK StPO – F.
BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 16). La norma è applicabile solo se la situazione fattuale
e giuridica è chiara (decisioni TF 6B_247/2018 dell’11.6.2018 consid. 4.1.; 1B_298/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 6;
StPO Praxiskommentar – D. JOSITSCH
/ N. SCHMID, op. cit., art.
267 CPP n. 7).

 

                                         Se tale situazione non è chiara (decisione TF 6B_666/2019 del 4.9.2019 consid. 3.1.) o
se il giudice non ritiene di procedere in tal modo, l’autorità penale [giudice
e procuratore pubblico (decisioni TF
1B_298/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; 1B_299/2014 del 21.11.2014 consid.
3.2.; BSK StPO – F. BOMMER / P.
GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 21; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 8; StPO
Praxiskommentar – D. JOSITSCH / N. SCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 9)] può
attribuire gli oggetti o i valori patrimoniali ad una persona ed impartire alle
altre persone che hanno avanzato pretese un termine per promuovere azione al
foro civile (art. 267 cpv. 5 CPP).

 

                                         Soltanto
se il termine scade inutilizzato, è possibile consegnare l’oggetto o il valore
patrimoniale alla persona indicata nella decisione (sentenza TF 6B_738/2022 del 6.12.2022 consid. 2.2.).

 

                                         Nell’ambito
della decisione sull’attribuzione dell’oggetto oppure del valore patrimoniale,
l’autorità penale si deve orientare ai
principi del diritto civile (art. 930 CC) [decisioni TF 6B_831/2021 del
26.1.2023 consid. 1.2.; 6B_666/2019
del 4.9.2019 consid. 3.1.; BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n.
18 s.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 267 CPP n. 7; StPO Praxiskommentar – D. JOSITSCH
/ N. SCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 9; messaggio 21.12.2005 concernente
l’unificazione del diritto processuale penale, in FF 2006, p. 1149 s.].

 

                                         Entra
quindi anzitutto in considerazione l’attribuzione al possessore, che giusta
l’art. 930 CC è presunto proprietario (decisioni TF 6B_247/2018 dell’11.6.2018 consid. 4.1.; 1B_298/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.;
1B_299/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.). Se tuttavia esistono chiare
indicazioni sull’inesistenza del diritto reale, l’assegnazione deve essere disposta a favore della persona maggiormente
legittimata (decisioni TF 6B_247/2018
dell’11.6.2018 consid. 4.1.; 1B_298/2014
del 21.11.2014 consid. 3.2.; 1B_299/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n.
19). 

 

                                         Nella procedura secondo l’art. 267 cpv. 5 CPP si deve
effettuare unicamente un esame prima facie dei rapporti di diritto
civile (decisione TF 6B_738/2022 del
6.12.2022 consid. 2.2.). Con
l’attribuzione provvisoria prevista da questa norma vengono infatti solo
determinati i ruoli delle parti in un eventuale successivo processo civile,
senza pregiudicare la decisione del giudice (decisioni TF 6B_738/2022 del 6.12.2022 consid. 2.2.; 1B_298/2014
del 21.11.2014 consid. 3.2.).
L’assegnazione del termine persegue lo scopo di tutelare l’autorità penale da
un’attribuzione dell’oggetto ad una persona non avente diritto (decisioni TF 1B_298/2014 del 21.11.2014 consid. 3.2.; 1B_299/2014
del 21.11.2014 consid. 3.2.).

 

                                         4.3.

                                         4.3.1.

                                         Ai
sensi dell’art. 70 cpv. 1 CP il giudice ordina la confisca [nei confronti
dell’imputato oppure nei confronti di terzi (in quest’ultimo caso alle
condizioni in applicazione dell’art. 70 cpv. 2 CP)] dei valori patrimoniali che
costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a
ricompensare l’autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla
persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale (DTF 140 IV 57
consid. 4.1.1.).

 

                                         La
confisca dei valori patrimoniali è sussidiaria alla restituzione al danneggiato
in applicazione dell’art. 70 cpv. 1 in fine CP (DTF 145 IV 237 consid. 3.2.2.;
decisione TF 5A_893/2010 del 5.5.2011 consid. 2.2.; BSK Strafrecht I – F.
BAUMANN, op. cit., art. 70/71 CP n. 49; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M.
PIETH / M. JEAN-RICHARD, 4. ed., art. 70 CP n. 9; StGB Annotierter Kommentar –
C. KONOPATSCH, art. 70 CP n. 42).

 

                                         La
restituzione alla parte danneggiata ai sensi dell’art. 70 cpv. 1 in fine CP può
essere effettuata anche dal procuratore pubblico nel corso dell’istruzione (BSK
Strafrecht I – F. BAUMANN, op. cit., art. 70/71 CP n. 54; Kommentar Kriminelles
Vermögen - Kriminelle Organisationen - Band I – M. SCHOLL, art. 70 CP n. 502).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza [DTF 122 IV 365 consid. III.2.b); 128 I 129 consid. 3.1.2.;
decisioni TF 1B_109/2016 del 12.10.2016 consid. 4.7.; 6S.68/2004 del 9.8.2005
consid. 5.2.; criticata, cfr. per esempio BSK Strafrecht I – F. BAUMANN, op.
cit., art. 70/71 CP n. 49 ss.] il diritto della parte lesa alla restituzione o
agli assegnamenti concerne unicamente i valori patrimoniali costituenti il
prodotto dei reati commessi nei suoi confronti, non i valori patrimoniali
illecitamente sottratti ad un’altra parte lesa. I valori patrimoniali possono
essere restituiti soltanto nella misura in cui sia identificata chiaramente la
loro provenienza. Non c’è solidarietà tra le parti lese in ragione del danno
subito: qualora determinati valori patrimoniali siano stati sottratti con un
reato ad una determinata persona, essi devono essere integralmente restituiti a
questa persona (Kommentar Kriminelles Vermögen - Kriminelle Organisationen -
Band I – M. SCHOLL, art. 70 CP n. 477). Non si procede pertanto ad una
ripartizione, per esempio per rapporto all’entità del danno (Kommentar
Kriminelles Vermögen - Kriminelle Organisationen - Band I – M. SCHOLL, art. 70
CP n. 477).

 

                                         4.3.2.

                                         Se
i valori patrimoniali sottostanti alla confisca non sono più reperibili
(siccome consumati, dissimulati o alienati), il giudice ordina – secondo l’art.
71 cpv. 1 CP – in favore dello Stato un risarcimento equivalente per impedire “(…)
che colui il quale si è liberato dei valori patrimoniali soggetti a confisca
sia avvantaggiato rispetto a chi li ha conservati” (FF 1993 III 221; DTF
140 IV 57 consid. 4.1.2.; decisione TF 1B_398/2022 del 13.12.2022 consid.
5.2.).

 

                                         La
competente autorità – giusta l’art. 71 cpv. 3 prima frase CP – in vista
dell’esecuzione può sequestrare i valori patrimoniali dell’interessato (che può
essere l’imputato oppure una terza persona) “(…), prodotto diretto o
indiretto del reato, come pure quelli di provenienza lecita fino a concorrenza
dell’importo presumibile del provento del reato [decisione TF 6B_199/2016
dell’8.12.2016 consid. 3.2.1.; DTF 141 IV 360 consid. 3.2.]. Spetta poi al
giudice, sulla base dei risultati della procedura d’assunzione delle prove,
ordinare una confisca, oppure, oltre a questa misura, mantenere il sequestro a
copertura di un risarcimento compensativo pronunciato” (FF 1993 III 223; DTF 141 IV 360 consid. 3.2.; 140 IV 57 consid. 4.1.2.; BSK Strafrecht I – F. BAUMANN, op. cit.,
art. 70/71 CP n. 69; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / M.
JEAN-RICHARD, op. cit., art. 71 CP n. 3).

 

                                         4.3.3.

                                         Giusta
l’art. 73 cpv. 1 lit. b CP se, in seguito a un crimine o a un delitto, alcuno
patisce un danno non coperto da un’assicurazione e si deve presumere che il
danno o il torto morale non saranno risarciti dall’autore, il giudice assegna
al danneggiato, a sua richiesta, fino all’importo del risarcimento o
dell’indennità per torto morale stabiliti giudizialmente o mediante
transazione: gli oggetti ed i beni confiscati o il ricavo della loro
realizzazione, dedotte le spese.

 

                                         L’art.
73 CP permette allo Stato di rinunciare ad una propria pretesa a favore del
danneggiato allo scopo di facilitare il risarcimento del danno di questi (DTF
145 IV 237 consid. 3.1.). Se, secondo l’art. 70 CP, è ordinata la confisca di
valori patirmoniali che provengono da reati contro gli interessi individuali
del danneggiato, l’art. 73 cpv. 1 lit. b CP consente quindi, a titolo
sussidiario in assenza di restituzione diretta giusta l’art. 70 cpv. 1 in fine
CP, di assegnarli alla persona lesa (DTF 145 IV 237 consid. 3.2./3.3.).

 

                                         4.3.4.

                                         La
confisca è assicurata con il sequestro giusta l’art. 263 CPP.

 

                                         4.4.

                                         La realizzazione di oggetti confiscati in
virtù di leggi d’ordine penale o fiscale oppure in virtù della legge del 18
dicembre 2015 sui valori patrimoniali di provenienza illecita ha luogo secondo
le disposizioni delle relative leggi federali o cantonali (art. 44 LEF).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, questa riserva di legge vale per la confisca di oggetti
pericolosi (art. 69 CP) o di valori patrimoniali (art. 70, 72 CP) e, anche, per
i sequestri penali eseguiti a garanzia di una futura confisca o restituzione ai
danneggiati (art. 263 cpv. 1 lit. c-d CPP) [DTF 131 III 652 consid. 3.1.; 120
IV 365 consid. 2.a); 115 III 1 consid. 3.a); decisioni TF 5A_367/2019 del
23.6.2020 consid. 3.1.; 5A_150/2015 del 4.6.2015 consid. 5.2.2.; 5A_893/2010
del 5.5.2011 consid. 2.2.; sentenze CEF inc. 14.2021.141 del 15.4.2022 consid.
6.1.; inc. 15.2018.96 del 23.4.2019 consid. 3.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 263 CPP n. 28; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M.
PIETH / M. JEAN-RICHARD, op. cit., art. 70 CP n. 10; BSK SchKG – D. ACOCELLA, op. cit., art. 44 LEF n. 2/3].

 

                                         Si
tratta di misure provvisionali destinate a garantire una prospettata (o
prospettabile) espropriazione dell’attivo patrimoniale sequestrato a favore
dello Stato o del danneggiato, espropriazione che sottraendolo al patrimonio
del suo proprietario o titolare attuale (di solito l’imputato o il condannato)
specularmente lo porrà al di fuori della portata dei suoi creditori. In questo
senso il diritto penale, giusta l’art. 44 LEF, conferisce allo Stato o al
danneggiato un diritto di distrazione a scapito degli altri creditori, in
deroga al principio esecutivo del pari trattamento dei creditori (secondo
l’art. 219 cpv. 4 LEF), anche in caso di fallimento [DTF 142 III 174 consid.
3.1.1.; 126 I 97 consid. 3.d); decisioni TF 5A_133/2019 del 20.7.2020 consid.
3.1.1./3.1.2./3.2.1.; 5A_221/2019 del 17.2.2020 consid. 4.3.2.; 1B_388/2016 del
6.3.2017 consid. 3.3.; 5A_893/2010 del 5.5.2011 consid. 2.2.; sentenze CEF inc.
15.2018.96 del 23.4.2019 consid. 3.; inc. 15.2014.138 del 23.3.2015 consid. 5.;
StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / M. JEAN-RICHARD, op. cit., art.
70 CP n. 10]. 

 

                                         Non
entra nondimento nel campo di applicazione dell’art. 44 LEF il sequestro
conservativo in vista dell’esecuzione del risarcimento equivalente giusta
l’art. 71 cpv. 3 CP, risarcimento che va fatto valere secondo le disposizioni
della LEF (DTF 142 III 174 consid. 3.1.2.; decisioni TF 1B_109/2016 del
12.10.2016 consid. 4.5.; 1B_458/2013 del 6.3.2014 consid. 2.2.; sentenze CEF
inc. 14.2021.141 del 15.4.2022 consid. 6.1.; inc. 15.2018.96 del 23.4.2019
consid. 3.; inc. 15.2014.138 del 23.3.2015 consid. 5.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 263 CPP n. 28; BSK SchKG – D. ACOCELLA, op. cit., art. 44 LEF
n. 3), che è lex specialis
rispetto all’art. 44 LEF [DTF 126 I 97 consid. 3.d)bb)].

 

                                         Si
ha quindi che, secondo la giurisprudenza, nel corso di un procedimento penale
un’eventuale realizzazione forzata secondo la LEF di beni sequestrati in applicazione
delle norme penali è – di principio (ma: art. 71 cpv. 3 CP) – esclusa,
riservata un’autorizzazione della competente autorità penale, che decide sulle
condizioni e sugli effetti della misura penale (decisione TF 5A_367/2019 del
23.6.2020 consid. 3.1.; sentenza CEF inc. 15.2018.96 del 23.4.2019 consid.
3.1.). La loro realizzazione,
ovvero la loro sorte, è disciplinata dal diritto penale (art. 44 LEF). Le
autorità di esecuzione e fallimenti sono vincolate dalle decisioni
dell’autorità penale, a meno che esse siano manifestamente nulle (DTF 131 III
652 consid. 3.1.; sentenze CEF inc.
15.2018.96 del 23.4.2019 consid. 3.1.; inc. 15.2014.138 del 23.3.2015 consid. 5.1.; BSK
SchKG – D. ACOCELLA, op. cit., art. 44 LEF n. 7). Riservati i casi di nullità, gli Uffici di
esecuzione e fallimenti non hanno di conseguenza il diritto di opporre ad una
decisione penale una propria decisione dal contenuto contrario (DTF 139 III 44
consid. 3.2.1.; 131 III 652 consid. 3.; decisioni TF 5A_150/2015 del 4.6.2015
consid. 5.2.2.; 5A_893/2010 del 5.5.2011 consid. 2.1.; BSK SchKG – D. ACOCELLA, op. cit., art. 44 LEF n. 7).

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Con
decreto 10.5.2023 (AI 177) il procuratore pubblico ha disposto, a crescita in
giudicato della decisione, il dissequestro dei fondi presenti sulla relazione
n. IBAN __________ presso __________
intestata alla __________ a favore della PI 7 per CHF 8'732.17, di PI 8 per CHF
117'273.21 e della PI 11 per CHF 13'684.45.

 

                                         5.2.

                                         5.2.1.

                                         Il
diritto di essere sentito giusta gli art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost.
comprende segnatamente il diritto di esprimersi prima che una decisione sia
presa, il diritto di poter consultare gli atti e, ancora, il diritto di
ottenere dall’autorità una decisione motivata.

 

                                         5.2.2.

                                         La
parte ha il diritto di essere sentita sugli elementi pertinenti prima
dell’emanazione di una decisione che la tocca nella sua situazione giuridica
(decisione TF 6B_934/2021 dell’1.11.2021 consid. 2.2.). Il diritto di essere
sentito deve dunque, segnatamente, essere concesso in caso di restituzione
anticipata in applicazione dell’art. 267 cpv. 2 CPP (Kommentar Kriminelles
Vermögen - Kriminelle Organisationen - Band I – M. SCHOLL, art. 70 CP n. 505).

 

 

 

                                         5.2.3.

                                         L’obbligo
di motivazione impone di menzionare, almeno brevemente, i motivi che hanno
spinto l’autorità a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e di porre
dunque l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata della
pronuncia e delle eventuali possibilità di una sua censura presso un’istanza
superiore, che deve poter esercitare il controllo (decisione TF 6B_659/2022 del
17.5.2023 consid. 3.1.; cfr. ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER / R. NADIG / R.
SCHNEEBELI, op. cit., art. 80 CPP n. 2).

 

                                         Questi
principi devono essere ossequiati, evidentemente, anche in relazione alla
motivazione di una decisione concernente un sequestro o un dissequestro, che
deve esprimersi sugli elementi essenziali per il controllo della legalità della
misura cautelare.

 

                                         L’obbligo
di motivazione, in particolare in incarti complessi, con numerosi atti
istruttori, implica l’indicazione degli atti istruttori a cui si riferisce e da
cui si deducono i presupposti del provvedimento.

 

                                         Non
compete a questa Corte individuare nell’incarto gli elementi attestanti i
presupposti del mantenimento oppure della revoca del provvedimento coercitivo
(decisione TF 1B_406/2018 del 12.9.2018 consid. 3.1.). Essa ha solo il compito
di verificare la conformità alla legge della misura, che deve menzionare, per
consentirne l’esame, tutte le condizioni giustificanti la medesima.

 

                                         5.2.4.

                                         Secondo
la giurisprudenza (decisione TF 7B_594/2023 del 13.10.2023 consid. 3.3.2.), la
violazione del diritto di essere sentito – garanzia di natura formale –
comporta, di regola, l’annullamento della decisione impugnata indipendentemente
dalla fondatezza materiale del gravame. Tale diritto non è però fine a sé
stesso. Il suo esercizio deve infatti servire ad evitare l’emanazione di
giudizi viziati a causa della violazione del diritto delle parti di partecipare
alla procedura. Se non è quindi ravvisabile l’influenza che la lesione del
diritto di essere sentito potrebbe avere avuto sulla procedura, non sussiste un
interesse per l’annullamento della decisione. Il rinvio all’autorità precedente
rischia altrimenti di ridursi ad una vana formalità, prolungando inutilmente la
procedura.

 

                                         5.2.5.

                                         5.2.5.1.

                                         I
reclamanti rimproverano al procuratore pubblico di aver leso il loro diritto di
essere sentiti non avendoli interpellati prima di emanare il suddetto decreto a
favore di alcuni accusatori privati. 

                                         5.2.5.2.

                                         Ora,
ritenuto che con il decreto 10.5.2023 il magistrato inquirente ha
dissequestrato a favore unicamente di alcuni accusatori privati la somma
(complessiva) di CHF 139’689.83, apparentemente il solo attivo della __________,
i reclamanti – che si sono parimenti costituiti accusatori privati nel
procedimento penale a carico di PI 1 – avevano il diritto di pronunciarsi prima
della decisione. Il dissequestro della citata somma a favore di altri accusatori
privati avrebbe infatti potuto pregiudicare le loro pretese e di conseguenza i
loro diritti nel procedimento penale, di modo che – in ossequio al diritto di
essere sentito – il pubblico ministero avrebbe dovuto interpellarli prima
dell’adozione del decreto. 

 

                                         Il
28.4.2023 (AI 136) il magistrato inquirente ha invero scritto ai clienti della __________
chiedendo loro, per permettere una valutazione precisa del danno complessivo,
di comunicare – entro il termine dell’8.5.2023 – a quanto ammontavano i fondi
(in capitale, interessi e spese) da loro immessi nella disponibilità della __________,
indicando lo stato di avanzamento delle opere. Ha domandato loro di dichiarare,
qualora avessero voluto partecipare al procedimento a carico di PI 1, se
intendevano: chiedere il perseguimento e la condanna del responsabile dei
reati; e/o far valere in via adesiva le loro eventuali pretese risarcitorie. Ha
rilevato che, in quel momento, non erano stati identificati fondi sufficienti
per pareggiare quanto versato dai clienti.

 

                                         In
questo scritto il procuratore pubblico non ha nondimeno prospettato che
intendeva restituire a chi aveva versato alla __________ denaro che si trovava
ancora sul conto della società, e che era stato sequestrato, quanto da loro
corrisposto alla società.

 

                                         Il
magistrato inquirente non ha peraltro indicato neppure negli ordini di
sequestro 26.4.2023 (AI 122) e 27.4.2023 (AI 124) che la finalità del
provvedimento cautelare era la restituzione ai danneggiati giusta l’art. 263
cpv. 1 lit. c CPP. Il procuratore pubblico ha menzionato, soltanto nell’ordine
26.4.2023 (ritenuto che nell’ordine 27.4.2023 è evidenziato che “Le altre
condizioni di cui al citato ordine di perquisizione e sequestro dello scorso 26
aprile 2023, rimangono invariate.”), che esso aveva finalità probatorie.

 

                                         I
motivi alla base di un sequestro possono certo modificarsi nel corso del
procedimento; è tuttavia necessario emanare un nuovo decreto con il nuovo scopo
della misura cautelare (BSK
StPO – F. BOMMER / P.
GOLDSCHMID, op. cit., art. 263 CPP n. 62).

 

                                         I
reclamanti non potevano dunque manifestamente prevedere che il pubblico ministero
avrebbe proceduto al dissequestro di quanto rinvenuto sul conto n. IBAN __________ presso __________ intestato alla __________ a favore
solo di alcuni accusatori privati, ai sensi dell’art. 70 cpv. 1 in fine CP.

 

                                         Non
si può perciò che constatare, in applicazione dei suddetti principi, la
violazione del diritto di essere sentiti dei reclamanti. 

 

                                         5.2.5.3.

                                         Si
pone la questione a sapere se i gravami abbiano potuto sanare la violazione del
diritto di essere sentiti dei qui reclamanti.

 

                                         La
risposta è affermativa. Con le impugnative i reclamanti hanno infatti potuto
prendere posizione sulla fattispecie, ossia sui dissequestri disposti dal
magistrato inquirente. La violazione del diritto di essere sentiti può pertanto
essere reputata sanata. Il rinvio dell’incarto costituirebbe inoltre una mera
formalità, che provocherebbe un ritardo inutile del procedimento penale. Questa
Corte ha del resto un potere d’esame completo sia in fatto sia in diritto (art.
391 CPP), di modo che può pienamente esaminare il caso.

 

                                         5.3.

                                         5.3.1.

                                         Il
procuratore pubblico, preso atto che erano pervenuti sul conto della __________
il 20.4.2023 l’importo di CHF 9'999.95 da parte della PI 7, il 21.4.2023
l’importo di CHF 134'303.00 da parte di PI 8 ed il 26.4.2023 l’importo di CHF
13'731.75 da parte della PI 11, rilevato che non c’erano averi sufficienti sul
conto per la restituzione integrale degli importi versati dai predetti
accusatori privati, ha disposto che a loro favore venisse restituito, in
proporzione, il saldo degli averi.

 

                                         Ha
richiamato l’art. 70 CP ed i principi di cui alla DTF 122 IV 365.

 

                                         5.3.2.

                                         Per
concretizzare quanto prevedono l’art. 70 cpv. 1 in fine CP e detta giurisprudenza,
si deve procedere in applicazione dell’art. 267 cpv. 2 CPP (Kommentar Kriminelles
Vermögen - Kriminelle Organisationen - Band I – M. SCHOLL, art. 70 CP n. 503),
norma che presuppone un contesto giuridico non incerto (consid. 4.2.2.).

 

                                         Dall’estratto
conto di cui al doc. 1 (allegato alle osservazioni del procuratore pubblico)
inerente alla relazione n. IBAN __________
intestata alla __________ presso __________
risulta, al 18.4.2023, un saldo di CHF 27.90. Il conto bancario è stato
successivamente alimentato il 20.4.2023 con l’importo di CHF 9'999.95 versato
dalla PI 7, il 21.4.2023 con l’importo di CHF 134'303.00 versato da PI 8 ed il
26.4.2023 con l’importo di CHF 13'731.75 versato dalla PI 11. E’ di conseguenza
certo che la relazione bancaria, a prescindere dall’importo di CHF 27.90 già
presente, sia stata alimentata esclusivamente dai citati versamenti
riconducibili ai predetti. C’è, in altre parole, un chiaro paper trail
che identifica senza possibilità di dubbio gli averi in questione come riferiti
alla PI 7, a PI 8 ed alla PI 11. 

 

                                         Ora,
si è già ricordato più sopra (consid. 4.3.1.) che, secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 122 IV 365 consid. III.2.b), il diritto della parte lesa alla
restituzione o agli assegnamenti concerne unicamente i valori patrimoniali
costituenti il prodotto dei reati commessi nei suoi confronti, non i valori
patrimoniali illecitamente sottratti ad un’altra parte lesa. Non c’è pertanto solidarietà
tra le parti lese in ragione del danno subito: qualora determinati valori
patrimoniali siano stati sottratti con un reato ad una determinata persona,
essi devono essere integralmente restituiti a questa persona.

 

                                         In
considerazione di questa chiara giurisprudenza, ancorché datata ma non
successivamente smentita, si può ritenere inoppugnabile ed indubbio che il
denaro sul conto n. IBAN __________ debba
essere restituito, giusta l’art. 70 cpv. 1 in fine CP, ai danneggiati che hanno
proceduto al versamento di detto denaro, ovvero alla PI 7, a PI 8 ed alla PI 11. Le contestazioni dei
reclamanti al proposito non ostano evidentemente a tale restituzione: alle loro
pretese, in applicazione di detta giurisprudenza, non si può infatti
manifestamente dare seguito. Esse sono irricevibili. Il denaro pervenuto sul conto,
dopo il 18.4.2023, quando presentava un saldo quasi nullo, di CHF 27.90, è
infatti palesemente riconducibile alla PI 7, a PI 8 ed alla PI 11, non ai
reclamanti.

 

                                         Si
è dunque in presenza di una situazione liquida, che – giusta l’art. 267 cpv. 2
CPP – permette di procedere alla restituzione.

 

                                         Si
è del resto detto che la restituzione ai danneggiati giusta l’art. 70 CP
prevale, come previsto dall’art. 44 LEF, sul fallimento.

 

                                         5.3.3.

                                         Il
procuratore pubblico, ritenuto che non c’erano averi sufficienti sul conto per
la restituzione integrale degli importi versati dai predetti accusatori
privati, ha disposto che a loro favore venisse restituito, in proporzione, il
saldo degli averi ancora presenti sul conto, eccettuando l’importo di CHF 27.90
(pari al saldo del conto al 18.4.2023). La PI 7, PI 8 e la PI 11 non contestano
tale modo di procedere, di modo che esso non deve essere approfondito.

 

                                         5.4.

                                         Il
decreto 10.5.2023 del magistrato inquirente è confermato.

 

 

                                   6.   I
reclami, per quanto ricevibili, sono respinti. La tassa di giustizia e le spese
sono poste a carico dei reclamanti, soccombenti (art. 428 cpv. 1 CPP). Lo Stato
della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà alla PI 7 ed a PI 1, che
l’hanno richiesta, un’adeguata indennità.

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss.
CPP, 1 ss. e 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                 1.   Gli inc. 60.2023.118, 60.2023.119 e 60.2023.120 sono
congiunti.

 

 

                                 2.   2.1.

                                       Il
reclamo 22/23.5.2023 di RE 1 e di RE 2 (inc. 60.2023.118), per quanto
ricevibile, è respinto.

 

                                         2.2.

                                         La
tassa di giustizia di CHF 600.-- e le spese di CHF 200.--, per complessivi CHF
800.-- (ottocento), sono poste a carico, in solido (art. 418 cpv. 2 CPP), di RE
1, __________, e di RE 2, __________.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Il
reclamo 25/30.5.2023 di PI 23 e di PI 24
(inc. 60.2023.120) è respinto.

 

                                         3.2.

                                         La
tassa di giustizia di CHF 600.-- e le spese di CHF 200.--, per complessivi CHF
800.-- (ottocento), sono poste a carico, in solido (art. 418 cpv. 2 CPP), di PI
23, __________, e di PI 24, __________.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Il
reclamo 26/30.5.2023 di PI 12 (60.2023.119) è respinto.

 

                                         4.2.

                                         La
tassa di giustizia di CHF 600.-- e le spese di CHF 200.--, per complessivi CHF
800.-- (ottocento), sono poste a carico di PI 12, __________.

 

 

                                   5.   Lo
Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà, a titolo di indennità,
alla PI 7, __________, CHF 600.-- (seicento) ed a PI 1, __________, CHF 100.--
(cento).

 

 

                                 6.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95
 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art.
81 LTF.

 

 

                                 7.   Intimazione:

                                      

                                         Per
conoscenza:

                                      

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il vicepresidente                                                  La
cancelliera