# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6b31c7ee-40ff-52f5-8611-d5caeefc1c6d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2009 D-5093/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5093-2009_2009-08-19.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5093/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 0 9

Giudice Fulvio Haefeli, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bendicht Tellenbach;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Nigeria,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'11 agosto 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5093/2009

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  inoltrato  il  5  luglio  2009  in 
Svizzera,

i  verbali  d'audizione  dell'interessato  del  13  luglio  2009  e 
5 agosto 2009,

la decisione dell'UFM dell'11 agosto 2009, notificata all'interessato lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dal 
ricorrente),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
12 agosto 2009 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro la precitata 
decisione dell'UFM,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito nei 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo appare inammissibile,

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che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino nigeriano di etnia (...) e di essere nato a B._______ 
(Nigeria),  di  avervi  vissuto  dalla  nascita  fino  ad uno  spostamento  a 
Lagos nel (...) e successivo espatrio, e nuovamente dal (...) al secondo 
espatrio avvenuto nel (...), 

che  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  B._______  per 
C._______  e  di  essere  poi  espatriato  perchè  sarebbe  ricercato  da 
membri  di  una società occulta  e dalla  polizia,  che lo  accuserebbero 
ingiustamente di avere ucciso un membro di tale gruppo durante una 
rissa,

che l'interessato ha affermato di  essere espatriato il  (...)  volando da 
C._______ a D._______ e di aver raggiunto la Svizzera il  medesimo 
giorno in automobile, 

che il ricorrente ha dichiarato di avere passato i controlli aeroportuali 
munito di un passaporto con false generalità e riportante una foto di 
una  terza  persona,  procuratogli  da  un  passatore;  che  egli  non  ha 
saputo fornire indicazioni  precise né in merito alla  compagnia aerea 
con  cui  avrebbe  viaggiato,  né  al  tragitto  percorso  da  D._______  in 
direzione della Svizzera,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione dell'11 agosto 2009, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 

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sensi dell'art. 1 lett. b e c dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 
pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311], e dall'altro lato, 
detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste 
all'art. 32 al. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nella  fattispecie  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che 
egli  sottolinea di  non aver potuto consegnare alcun documento, non 
per la sua mancanza di volontà, bensì perchè non ne possederebbe: 
infatti, egli non saprebbe dove si trovi attualmente il suo passaporto e 
cosa altro intraprendere oltre che contattare il suo amico, 

che, oltre all'obiezione di cui sopra, il ricorrente contesta che nel caso 
concreto non ricorrano i presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa 
la necessità di ulteriori  chiarimenti per l'accertamento della qualità di 
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento:  in  particolare  egli  adduce  di  essere  fuggito  dal 
suo Paese perchè ingiustamente ricercato da un gruppo di "fanatici" e 
dalla  polizia  per  un  omicidio  che  non  avrebbe  commesso;  che  egli 
sostiene altresì che in Nigeria sarebbe impossibile ricevere giustizia e 
che egli non avrebbe mai potuto avere accesso ad un processo equo; 
che egli  afferma inoltre  di  avere presentato  i  suoi  motivi  in  maniera 
chiara e dettagliata,  ragione per  cui  essi  dovrebbero essere ritenuti, 
oltre che verosimili, pure veri,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione  provvisoria;  che  egli  ha  altresì  presentato  una 
domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 

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della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine degli studi (Decisioni del Tribunale amministrativo federale [DTAF] 
2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che la dichiarazione del ricorrente secondo cui egli non disporrebbe, in 
Patria,  di  altri  documenti  oltre  la  patente  di  guida ed il  certificato di 
nascita (cfr. verbale audizione del 5 agosto 2009 [in seguito: verbale 
audizione II] pag. 3/D13-14) è in netta contraddizione con la versione 
resa durante l'audizione sui fatti secondo cui il passaporto che egli si 
sarebbe  procurato  nel  2004  al  fine  di  contrarre  matrimonio  in 
E._______ si troverebbe attualmente in Nigeria (cfr. verbale audizione 
del  13  luglio  2009  [in  seguito:  verbale  audizione  I]  pag.  9);  che 
confrontato  con  tale  discrepanza,  il  ricorrente  dapprima  nega  la 
dichiarazione menzionata, per poi invece confermarla ammettendo di 
avere  lasciato  il  documento  in  Nigeria  di  proposito  (cfr.  verbale 
audizione  II  pag. 4/D16-17);  che  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  avere 
intrapreso il  viaggio d'espatrio da C._______, in aereo, munito di  un 
passaporto  con  false  generalità  e  raffigurante  una  terza  persona 
procuratogli  da  una  donna  nigeriana  rispettivamente  italiana  (cfr. 
verbale  audizione  I  pag.  7  e  9),  e  di  avere,  con  esso,  superato  i 
controlli aeroportuali allo sbarco senza problemi (cfr. verbale audizione 

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II pag. 6/D47-48); che, giunto in F._______, egli avrebbe riconsegnato 
il  passaporto  falso  alla  donna di  cui  parola  (cfr. verbale  audizione I 
pag. 7); che egli non è stato in grado di indicare la compagnia aerea 
con cui avrebbe viaggiato (cfr. verbale audizione II pag. 5/D38), né la 
durata del volo, se non in maniera molto vaga (cfr. ibidem pag. 6/D46),

che  le  indicazioni  dell'insorgente  in  merito  al  possesso  di  un 
passaporto,  al  viaggio  intrapreso  ed  alle  sue  modalità  risultano 
contraddittorie,  oltre  che  vaghe  e  non  corroborate  da  elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre,  varcare  il  confine  di  Schengen  da  un  aeroporto  con  un 
passaporto la cui foto non corrisponde alla persona che lo esibisce al 
controllo,  come  l'insorgente  sostiene  di  avere  fatto,  costituisce 
un'impresa  pressoché  impossibile;  che,  pertanto,  codesto  Tribunale 
ritiene  che  il  ricorrente  non  può  avere  viaggiato  nelle  circostanze 
descritte,

che, nonostante – come egli stesso ammette (cfr. verbale audizione II 
pag. 3/D16-17) – egli  abbia lasciato di proposito il suo passaporto in 
Nigeria , il ricorrente, interpellato sui passi intrapresi per procurarsi un 
documento d'identità da presentare alle autorità, ha affermato in fase 
di  prima  audizione  di  non  sapere  cosa  fare  per  procurarselo  (cfr. 
verbale  audizione  I  pag. 5);  che  egli  avrebbe,  in  seguito,  contattato 
telefonicamente  due  amici,  uno  dei  quali  avrebbe  cercato  invano  il 
documento  presso  la  sua  abitazione  (cfr.  verbale  audizione  II 
pag 4/D18),

che, d'altronde, non soccorrono l'insorgente le stereotipate allegazioni 
ricorsuali  secondo  cui  gli  sarebbe  oggettivamente  impossibile  farsi 
pervenire il passaporto ed altri documenti perchè non saprebbe dove 
si  trovano  attualmente  e  non  saprebbe  cos'altro  intraprendere,  oltre 
che prendere contatto con il suo amico; che, infatti, egli ha avuto oltre 
tre settimane di tempo per, per lo meno, adoperarsi maggiormente al 
fine  di  adempiere  al  suo  obbligo  di  collaborare,  ad  esempio 
sollecitando  ulteriormente  il  suo  amico  a  cercare  il  documento, 
rispettivamente  dandogli  indicazioni  più  precise  in  merito;  che,  al 
contrario e come emerge dagli atti, egli si è limitato a constare l'esito 
negativo della ricerca da parte dell'amico, rimanendo successivamente 
completamente inattivo, 

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, 

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ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli  dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni 
della causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere ricercato da 
membri di un gruppo occulto e dalla polizia per un omicidio avvenuto 
durante una rissa a cui  avrebbe partecipato, e di essersi per questo 
dapprima rifugiato a C._______, e poi in Svizzera,

che egli  ha dichiarato di  temere per la  sua vita in caso di  ritorno in 
Nigeria, dove per di più non gli sarebbe garantito un processo equo né 
la protezione da parte delle autorità (cfr. ricorso pag. 2-3), 

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che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi), 

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che  il  ricorrente  si  è  contraddetto  su  svariati  aspetti  dell'episodio 
principe della sua vicenda: ad esempio sulla persona che lo avrebbe 
informato  della  violenza subita  dalla  figlia  ("Un'amica di  mia  figlia  è 
venuta  a  chiamarmi":  verbale  di  audizione  I  pag. 5,  "Un  tizio  mi  ha 
chiamato": verbale di audizione II pag. 7/D57) e sul momento, rispetto 
al  giorno  della  rissa,  della  visita  da  parte  dei  membri  del  gruppo 
occulto  a casa dell'amico P. ("Una settimana dopo i  fatti  la polizia è 
venuta  a  casa di  P. a  cercarmi. [...]  Lo  stesso giorno sono venuti  a 
cercarmi anche i  membri  della  società occulta.": verbale  audizione I 
pag. 6, "Due giorni dopo la rissa": verbale audizione II pag. 9/D84); che 
l'allegazione  secondo  cui  tra  la  rissa  e  la  sua  partenza  da  Lagos 
sarebbe  intercorsa  meno di  una  settimana  (cfr. verbale  audizione  II 
pag. 6/D63) è in contrasto con la dichiarazione resa in fase di prima 
audizione secondo cui, invece, egli avrebbe lasciato B._______ dopo 
essersi  rifugiato  dapprima  da  P.  una  settimana  dopo  la  rissa  e 
successivamente  anche  da  un  secondo  amico  C.  (cfr.  verbale 
audizione I pag. 6); che egli in una prima versione dichiara, dopo aver 
passato tempo presso P., di essersi rifugiato presso C. (cfr. ibidem pag. 
6),  mentre  che  in  una  seconda  versione  tale  C.  rimane  del  tutto 
sottaciuto, rispettivamente la persona che lo avrebbe accolto sarebbe 
il  suo  amico  N. (cfr. verbale  audizione  II  pag.  11/D100-105);  che  la 
spiegazione dell'insorgente al fatto che i membri del gruppo avrebbero 
saputo con certezza che egli si sarebbe rifugiato presso P. (cfr. ibidem 
pag. 11/D98) non convince perchè stereotipata e del tutto inattendibile; 
che illogico risulta pure essere il  comportamento dell'insorgente, che 
pur essendo certo – come egli stessa ha dichiarato (v. sopra) – che i 
membri del gruppo si sarebbero prima o poi rivolti a P. per rintracciarlo, 
si  sarebbe  rifugiato  proprio  presso  quest'ultimo;  che  se  da  un  lato 
l'insorgente ha dichiarato di non temere la polizia e che sarebbe stato 
disposto,  in  altre  circostanze,  di  recarsi  volontariamente  presso 
quest'ultima al  fine di  chiarire  il  malinteso circa il  decesso avvenuto 

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dopo la rissa (cfr. ibidem pag. 12/D118), egli si contraddice poco dopo 
affermando  di  nutrire  invece  un  sentimento  di  paura  nei  confronti 
dell'autorità (cfr. ibidem pag. 12/D120-121); che mal si capisce che il 
ricorrente abbia optato per l'alternativa estrema dell'espatrio quando, a 
suo stesso dire, egli durante il soggiorno a C._______ non avrebbe più 
avuto  alcun  contatto  col  gruppo  occulto  che  lo  perseguiterebbe, 
rispettivamente  che  la  sua  presunzione  che  quest'ultimo  lo  potesse 
trovare  ovunque  è  rimasta  una  mera  congettura  di  parte  non 
corroborata  da  alcun  elemento  concreto  (cfr.  ibidem  pag. 
11/D107-110); che, pertanto e convenendo con l'autorità  inferiore, le 
dichiarazioni  del  ricorrente  a  sostegno  della  sua  domanda  non 
meritano credibilità, 

che d'altronde delle ricerche di polizia o una condanna, secondo leggi 
nazionali,  per  reati  commessi,  sono  delle  misure  statali  del  tutto 
legittime  che  non  possono  essere  qualificate  quali  persecuzioni 
pertinenti nell'ottica dell'art. 3 LAsi; che, peraltro, un eventuale errore 
giudiziario ai danni dell'insorgente non costituisce di per sé un motivo 
rilevante in materia d'asilo,

che,  considerata  l'evocata  inverosimiglianza  ed  irrilevanza  delle 
dichiarazioni rese dal ricorrente a sostegno della sua domanda d'asilo, 
non v'è  motivo di  ritenere  che egli  non possa ottenere  in  Patria,  se 
opportunamente  sollecitata,  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  di  terzi  nei  suoi  confronti, 
rispettivamente  non  possa  beneficiare  di  un  equo  processo  in 
relazione ad eventuali accuse mosse nei suoi confronti per ragioni che 
non  appaiono  avere  alcuna  relazione  con  uno  dei  motivi  enumerati 
all'art. 3 LAsi,

che,  d'altronde,  non soccorrono l'insorgente  le  allegazioni  contenute 
nel  memoriale di  ricorso secondo cui  in  Nigeria  non avrebbe potuto 
avere  accesso  ad  un  processo  equo,  rispettivamente  godere  della 
protezione  dello  Stato:  tali  eventualità,  infatti,  sono  state  sottaciute 
durante le audizioni, apparendo tardivamente e senza validi motivi nel 
corso di procedura, e sono rimaste – anche alla luce del fatto che il 
ricorrente  non  avrebbe  in  alcun  momento  sollecitato  l'aiuto  delle 
autorità  rispettivamente  sporto  denuncia  per  i  fatti  avvenuti  –  mere 
congetture  di  parte,  non  confortate  da  alcun  elemento  serio  e 
concreto, 

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che, per sovrabbondanza, nel memoriale di ricorso il ricorrente non si 
esprime  in  alcun  modo  circa  le  contraddizioni  ed  inconsistenze 
sollevate  dall'istanza  inferiore,  bensì  si  limita  a  definire  le  proprie 
allegazioni come dettagliate e verosimili,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo, 

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente 
(art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda d'asilo  ai  sensi  dell'art.  32  cpv. 2 
lett. a LAsi, 

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata, 

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2,  art. 44 cpv. 1 LAsi  nonché art. 32 
OAsi 1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere  possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83 cpv. 3 LStr) 
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951  (Conv., 

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RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il  ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine è ammissibile,

che, inoltre, la situazione vigente in Nigeria – che non è, notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale  –  non  sembra  ostare  di  per  sé  alla  pronuncia 
dell'esecuzione dell'allontanamento verso detto Paese,

che, per quanto attiene alla situazione personale dell'insorgente, egli è 
in giovane età, ha frequentato le scuole per complessivi dodici anni e 
dispone  di  un'esperienza  pluriennale  in  veste  di  autista  di  bus  (cfr. 
verbale  audizione  del  13  luglio  2009  pag.  2);  che  egli,  inoltre,  può 
beneficiare in Patria di una rete familiare, potendo, come minimo, fare 
riferimento ad un fratello a B._______ ed uno zio paterno a G._______ 
(cfr. ibidem pag. 4),

che,  d'altronde,  il  ricorrente  non ha  fatto  valere  dei  problemi  medici 
suscettibili d'ostare alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento 
(v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24), senza che ad un esame 
d'ufficio  degli  atti  di  causa emerga la  necessità  di  una permanenza 
dell'insorgente in Svizzera per motivi medici,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi  ogni 
documento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontana-
mento è dunque pure possibile, 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

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che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...])
- H._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Fulvio Haefeli Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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