# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f4538630-1133-5c6c-93b9-bd0bc0aa090b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 28.05.2020 52.2019.223
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2019-223_2020-05-28.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2019.223

   

  	
  Lugano

  28
  maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia Verzasconi, presidente,

  Matteo Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 13 maggio 2019 dell'

 

 

	
   

  	
    RI
  1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 marzo 2019 (n. 236) con cui la
  Commissione di disciplina degli avvocati gli ha inflitto una multa di fr.
  2'000.- a titolo di sanzione disciplinare;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   Con scritti del 17 e
del 27 settembre 2018, __________ ha
segnalato alla Commissione di disciplina degli avvocati (Commissione) il
comportamento a suo dire poco professionale dell'avv. RI 1,
patrocinatore del marito nell'ambito della causa di divorzio pendente
tra le parti. La denunciante ha in particolare rimproverato al legale di avere infarcito
di bugie determinati scritti redatti nell'ambito della procedura, indicando
tutta una serie di termini e frasi lesivi della sua personalità e di quella
della figlia, contenuti segnatamente nella replica del 5 luglio 2017 alla
Pretura di __________ e in un'e-mail del 5 giugno 2018 inviata al suo legale e
relativa alla condotta della figlia. 

 

 

B.   Preso atto di tale
segnalazione, il 4 ottobre 2018 la Commissione ha aperto nei confronti
dell'avv. RI 1 un procedimento disciplinare per presunta violazione degli art.
12 lett. a della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del 23
giugno 2000 (LLCA; RS 935.61), 16 della legge sull'avvocatura del 13 febbraio
2012 (LAvv; RL 951.100) e 1, 2 e 24 del codice svizzero di deontologia del 10
giugno 2005 (CSD; cura e diligenza e divieto di attacchi alla controparte). 

Chiamato a pronunciarsi in merito, l'interessato ha contestato ogni addebito
mosso contro di lui, negando che i termini da lui utilizzati nei suoi scritti
possano essere considerati offensivi. 

C.   Con decisione del 26
marzo 2019, la Commissione ha condannato l'avv. RI 1 al pagamento di una multa
disciplinare di fr. 2'000.- per i fatti segnalati da __________, che ha
ritenuto solo in parte costitutivi di una
violazione delle regole professionali. 

La Commissione non ha censurato delle affermazioni relative alla
propensione della denunciante a mentire (poiché ancora tollerabili nel contesto
di una causa di divorzio), l'uso dell'aggettivo "patetica" (in
quanto impiegato in chiave ironica) e i commenti riferiti alla figlia contenuti
nell'e-mail del 5 giugno 2018 (considerati accettabile espressione della
legittima preoccupazione del padre circa le frequentazioni della figlia, che
risultava essersi iscritta a un sito di incontri per adulti). 

Ha per contro ritenuto inammissibili le asserzioni contenute nella citata
replica, laddove il legale ha apostrofato la segnalante di "subdola nel
suo comportamento nei confronti del marito e dei figli" per avere
intrattenuto una relazione con il docente della loro figlia, indicando che si
sarebbe trattato "di un autentico amante (probabilmente, da quanto
l'attore sa, di uno tra i non pochi)" e quando ha sostenuto che "l'attività
lavorativa della convenuta e le sue allegre e disinvolte frequentazioni sociali
in senso lato la dicono molto lunga circa la sua profonda devozione a suo
marito ed ai suoi figli (doc. P), ma soprattutto offrono tangibile
misura della sua onestà coniugale, che ella ha sempre falsamente sbandierato".

Ha segnatamente
reputato che, esprimendo apprezzamenti sul conto della segnalante di carattere
personale, lesivi del suo onore e ininfluenti per la causa, il denunciato fosse
incorso in una violazione delle norme che impongono all'avvocato di evitare di
offendere inutilmente la controparte. Ha in particolare considerato
irrilevanti, e dunque deplorevoli, gli appunti relativi alle presunte relazioni
extraconiugali della denunciante, ritenuto come il diritto del divorzio entrato
in vigore nel 2000 non conosca più il concetto di colpa. La sanzione è stata
commisurata tenendo conto della media gravità dell'infrazione e della recidiva
specifica. 

D.   Avverso la predetta
decisione, l'avv. RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento. 

L'insorgente contesta anzitutto
che il concetto di colpa non sia più rilevante nell'ambito di una causa di
divorzio, tanto più - come in concreto - in presenza di figli minorenni le cui
relazioni con il genitore non affidatario sono seriamente pregiudicate dalla
grave condotta del genitore affidatario. Il suo scopo sarebbe stato quello di
descrivere il comportamento della segnalante al fine di permettere al giudice
civile di adottare le più opportune misure a tutela dei figli minorenni.
Sostiene poi di avere utilizzato l'aggettivo "subdolo" per descrivere
la condotta fedifraga della controparte (e non la controparte stessa) con
maggior impatto emotivo, negando - con richiamo al suo significato
letterale (di colui che tende a dissimulare le proprie intenzioni e a
comportarsi in modo falso) - di aver voluto offendere la reputazione della
stessa. Rileva inoltre come tale termine caratterizzi unicamente un modo di
agire, senza di per sé qualificarlo di giusto o sbagliato. Connotazione, quella
negativa, che sarebbe semmai data soltanto dal comune sentire, ma discutibile
e non aderente al significato letterale della parola. In conclusione, alla
luce anche dei rapporti particolarmente tesi ed esasperati tra le parti,
ritiene di avere, con il suo comportamento, unicamente risposto alle necessità
di patrocinio del suo cliente. 

 

E.   In sede di risposta la
Commissione ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi
integralmente nel provvedimento impugnato. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall'art. 28
cpv. 1 LAvv. Certa è la legittimazione attiva del ricorrente, personalmente e
direttamente toccato dalla decisione impugnata, di cui è destinatario (art. 65
cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm;
RL 165.100). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile
in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25
cpv. 1 LPAmm). 

 

 

                                   2.   2.1. L'art. 12 lett. a LLCA
impone all'avvocato di esercitare la professione
con cura e diligenza. La regola vale per tutti gli ambiti della sua attività
professionale e concerne, oltre al rapporto con il proprio cliente, anche i
contatti con le autorità giudiziarie, le controparti, i colleghi e l'opinione
pubblica (STF 2C_119/2016 del 26 settembre 2016 consid. 7.1 con rimandi; Walter Fellmann, in: Walter
Fellmann/Gaudenz G. Zindel [curatori], Kommentar zum Anwaltsgesetz, II ed., Zurigo 2011, n. 12 ad art. 12; François Bohnet/Vincent Martenet, Droit
de la profession d'avocat, Berna 2009, n. 1161). 

Il principale dovere professionale che incombe all'avvocato è quello di tutelare
al meglio gli interessi del proprio cliente. A tal fine egli agisce in maniera
unilaterale e parziale, senza essere segnatamente tenuto a procedere sempre nel
modo meno incisivo per la controparte. Può intervenire in rappresentanza dei
propri clienti anche in modo energico e, per quanto necessario, adottare toni
duri, senza dover misurare ogni singola parola. Entro certi limiti egli ha
diritto anche all'esagerazione o addirittura alla provocazione, fintanto che le
sue esternazioni abbiano un'incidenza sul caso e non si rivelino inutilmente
offensive. Una simile "libertà di retorica" è concessa all'avvocato
in considerazione del suo obbligo di tutela unilaterale degli interessi del
proprio mandante. Egli è tenuto alla parzialità, non all'obiettività (cfr. STF 2C_307/2019
dell'8 gennaio 2020 consid. 7.1.2 e rinvii, 2C_103/2016 del 30 agosto 2016
consid. 3.2.1 e rimandi; RtiD I-2018 n. 67 consid. 2.2.1).

2.2. L'adempimento dei doveri professionali non giustifica tuttavia l'impiego
di qualsiasi mezzo. L'avvocato deve infatti astenersi da qualsiasi
comportamento che possa compromettere la dignità della professione. Egli deve
contribuire a garantire che le controversie vengano condotte in modo corretto e
professionale. Da questo profilo, il particolare ruolo che ricopre l'avvocato
gli impone di dare prova di un certo riserbo e di evitare di favorire un
inasprimento della lite. Egli deve pertanto astenersi dal portare attacchi
eccessivi alla controparte. Un comportamento inutilmente offensivo dell'avvocato
disattende generalmente il suo dovere di esercitare la professione con cura e
diligenza; il fatto di esasperare inutilmente la controparte, irrigidendo così
ulteriormente i fronti, non può rispondere all'interesse del cliente.
L'avvocato deve attenersi alla questione litigiosa ed evitare di esprimersi in
violazione della buona fede. Deve segnatamente astenersi da esternazioni che,
pur non apportando alcun beneficio al suo
cliente, danneggiano inutilmente od offendono senza alcuna valida ragione la
controparte o un terzo (cfr. DTF 130 II 270 consid. 3.2.2; STF 2C_307/2019
citata consid. 7.1.3 e rimandi, 2C_103/2016 citata consid. 3.2.2; RtiD I-2018
n. 67 consid. 2.2.2). 

2.3. Per giurisprudenza, l'uso di eventuali espressioni lesive
dell'onore non è a priori escluso; esse possono essere giustificate dal dovere dell'avvocato
di argomentare in favore del suo cliente, a condizione che non siano prive di
pertinenza con la causa, che si limitino a quanto necessario per raggiungere lo
scopo prefisso, che non siano espresse in malafede e che semplici supposizioni
siano presentate come tali (DTF 131 IV 154 consid. 1.3; STF 2C_620/2016 del 30
novembre 2016 consid. 2.2 con rimandi, 2C_103/2016 citata consid. 3.2.3). 

Tenuto conto della libertà di opinione di cui gode l'avvocato, le autorità
disciplinari devono dar prova di un certo riserbo nel valutare se le
affermazioni fatte nel contesto di una procedura giudiziaria fossero davvero
indispensabili o se fossero invece eccessive e inutilmente offensive (cfr. STF 2C_307/2019
citata consid. 7.1.4, 2C_620/2016 citata consid. 2.2 e rif., 2C_103/2016 citata
consid. 3.2.3; RtiD I-2018 n. 67 consid. 2.2.3). 

2.4. I principi testé esposti sono essenzialmente
ricordati anche dall'art. 16 LAvv - giusta il quale l'avvocato esercita la
professione nel rispetto delle leggi,
con cura e diligenza, in piena indipendenza e si dimostra degno della considerazione che questa esige, tanto
nell'esercizio delle funzioni di cui gli è riservato il monopolio, quanto
nell'ulteriore sua attività professionale e in genere nel suo comportamento - come
pure a livello di norme deontologiche (le quali, pur non avendo valore normativo, nella misura in cui riflettono una concezione largamente diffusa a
livello nazionale, costituiscono una fonte d'ispirazione per l'interpretazione
delle regole professionali sancite dallo Stato; cfr. DTF 136 III 296 consid.
2.1, 130 II 270 consid. 3.1.1; STF
4P.36/2004 del 7 maggio 2004 consid. 3.2 e rinvii ivi citati; Bohnet/Martenet, op. cit., n. 296). In particolare, giusta l'art. 1 del codice svizzero di
deontologia adottato il 10 giugno 2005 dalla Federazione svizzera degli
avvocati (CSD), l'avvocato esercita la sua professione con diligenza, con
coscienza e in conformità all'ordinamento giuridico (cpv. 1), astenendosi da
tutto ciò che potrebbe intaccare la sua credibilità (cpv. 2). Egli si rivolge
alle autorità con il rispetto loro dovuto e si attende da loro la medesima
considerazione (art. 8 cpv. 1) e, nell'esercizio della professione, non muove attacchi
personali ai suoi colleghi (art. 24 cpv. 1). 

 

 

                                   3.   3.1. Come accennato in
narrativa, per quanto qui interessa, l'avv. RI 1, nell'ambito di un'azione di
divorzio, ha espresso alcuni appunti nei confronti della moglie del suo
cliente. In particolare, nella replica del 5 luglio 2017 alla Pretura di __________,
così si è pronunciato in due passaggi: 

-   a pag. 3 (punto 5.2) ha apostrofato la segnalante
di "subdola nel suo comportamento nei confronti del marito e dei figli"
aggiungendo che "ella ha mentito al marito, che aveva scoperto il
tradimento, dicendo che con il docente di loro figlia beveva solo il caffè e
non vi era alcun tipo di relazione. In realtà si trattava di un
autentico amante (probabilmente, da quanto l'attore sa, di uno tra i non pochi),
con il quale la convenuta intratteneva una relazione almeno dal 2009 (..)"
e

-   a pag. 7 (punto 5.4 lett. b) ha sostenuto che "l'attività
lavorativa della convenuta e le sue allegre e disinvolte frequentazioni sociali
in senso lato la dicono molto lunga circa la sua profonda devozione a suo
marito ed ai suoi figli (doc. P), ma soprattutto offrono tangibile misura
della sua onestà coniugale, che ella ha sempre falsamente sbandierato".

                                         Nella decisione impugnata,
la Commissione ha ritenuto che con le suddette esternazioni - riferite a
relazioni extraconiugali divenute prive di ogni rilevanza in una causa di divorzio
(nella misura in cui dal 1° gennaio 2000 il concetto di colpa è decaduto) - l'insorgente
avesse inutilmente leso l'onore della segnalante, disattendendo così l'obbligo
sancito dall'art. 12 lett. a LLCA di esercitare la professione di avvocato con
cura e diligenza. Conclusione, questa, che il ricorrente, come detto, contesta
tuttavia fermamente.

3.2. Ora, per valutare la compatibilità delle controverse espressioni con le
regole professionali cui è soggetto l'avvocato va anzitutto considerato il
contesto in cui esse sono state esternate. 

La giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che in cause civili di
divorzio - che non sono pubbliche e nelle quali gli attori coinvolti sono
tenuti al segreto d'ufficio (magistrati e funzionari) rispettivamente al
segreto professionale (avvocato della controparte) - il metro per giudicare il
grado di tollerabilità della causticità di una formulazione dev'essere più
generoso rispetto ad affermazioni esternate pubblicamente (ad esempio, sulla
stampa). In procedure di separazione o di divorzio, le parti, patrocinate dai
rispettivi legali, espongono infatti le loro contrapposte posizioni. Rientra
nella natura delle cose ed è evidente che la discussione venga condotta in
maniera accesa. Il fatto che nell'ambito di una procedura contenziosa vengano
formulate anche delle accuse e illustrati i fatti (evidentemente negativi) su
cui esse si fondano, come pure che vengano in una certa misura impiegati toni
duri, per tutelare al meglio i contrapposti interessi, è comprensibile e non
travalica il grado tollerato nella società rispettivamente in processi del
genere. I destinatari di un allegato indirizzato al tribunale - che, come
visto, data l'assenza di pubblicità della procedura, si limitano al magistrato
(e ai suoi collaboratori) e all'avvocato della controparte - hanno,
diversamente da un lettore comune, familiarità con il fatto che, in relazione
con le controverse questioni che riguardano i figli, le parti, rispettivamente
i loro patrocinatori, argomentino sottolineando gli aspetti negativi della
persona o del comportamento della rispettiva controparte e sono senz'altro in
grado di inquadrare l'allegato con la necessaria distanza e obiettività nel
giusto contesto (cfr. sentenza Obergericht Zürich UE170183 del 23 marzo 2018
consid. III.4.1.1 e rimandi; cfr. pure DTF 131 IV 154 consid. 1.4; STF
2C_1138/2013 del 5 settembre 2014 consid. 2.3). Quanto esposto per gli allegati
indirizzati al tribunale vale anche per gli scritti destinati al legale della
controparte, come visto tenuto dal canto suo al segreto professionale. In
effetti, nell'ambito di procedure di separazione o di divorzio si rivela a
volte necessario che le comunicazioni tra le parti, in particolare anche quelle
relative all'esercizio del diritto di visita, avvengano per il tramite dei
rispettivi legali (cfr. citata sentenza zurighese consid. III.4.1.2). Va
inoltre tenuto presente che, nella valutazione delle questioni che riguardano i
figli, il bene degli stessi costituisce il fattore decisivo (cfr. citata
sentenza zurighese consid. III.4.1.2 e rimandi). 

3.3. Di particolare rilievo è che, in un caso (STF
2C_1138/2013 citata), il Tribunale federale ha ritenuto ancora compatibile con
il dovere dell'avvocato di esercitare la professione con cura e diligenza il
comportamento del patrocinatore di un uomo che,
in una causa di divorzio in cui - analogamente alla presente fattispecie - era
in discussione anche la regolamentazione del suo diritto di visita sui figli,
nel presentare un'istanza urgente di concessione del diritto di visita durante
le feste natalizie, aveva sostenuto che il suo mandante aveva salvato la moglie
dal "darsi alla prostituzione" e le aveva risparmiato "di
dover lavorare come ballerina ed escort". Nell'istanza l'avvocato
aveva inoltre indicato che la controparte "viveva con una persona che
ancora faceva (o perlomeno aveva fatto in passato) il protettore, la quale con
il suo reddito da tecnico elettronico non poteva permettersi una Mercedes da
fr. 180'000.-". Infine aveva preteso che la controparte "aveva
ripetutamente derubato il marito", accusandola anche "di aver
messo nella Mercedes di suo marito i suoi escrementi e di non aver mai tirato l'acqua
del gabinetto quando andava di corpo".

L'Alta Corte federale ha ritenuto che, quand'anche non fossero state necessarie
per l'evasione dell'istanza, non poteva essere ignorato che tali affermazioni
s'iscrivevano nell'ambito di una procedura litigiosa relativa all'affidamento
dei figli, in cui entrambe le parti non si erano reciprocamente trattate con i
guanti di velluto (wenig zimperlich miteinander umgegangen). Neppure
poteva essere considerato che le frasi in questione fossero prive di
qualsivoglia pertinenza, ritenuto che risultava che tra le parti erano pendenti
svariati procedimenti. Inserite nel quadro di tali ulteriori procedure, non era
possibile dire che le affermazioni incriminate mirassero a danneggiare
inutilmente o ferire senza ragione la controparte. I giudici federali hanno
quindi ritenuto che - pur disattendendo chiaramente il necessario decoro (gebotenen
Anstand) e benché non potrebbero essere tollerate al di fuori del dovere di
allegazione procedurale dell'avvocato, ad esempio se pronunciate in pubblico -,
inserite nel contesto processuale, nelle specifiche circostanze del caso, esse
non raggiungessero ancora la soglia di una condotta disciplinarmente rilevante
per un legale che svolge processi (cfr. STF 2C_1138/2013 citata consid. 2.3). 

3.4. Nella presente fattispecie, come visto, le frasi utilizzate dal ricorrente
s'inserivano nell'ambito di una causa civile di divorzio (__________) pendente
dinanzi alla Pretura di __________ tra il suo patrocinato e la moglie, che
aveva per oggetto anche le relazioni personali tra padre e figli. Dagli atti
emerge come la procedura fosse particolarmente litigiosa e come nessuna delle
parti stesse usando particolari riguardi con l'altra. Ciò traspare già dalla segnalazione
della denunciante, in cui il marito - e, con lui, l'insorgente - sono
ripetutamente stati accusati di affermare il falso. Dalle tavole processuali
emerge altresì che i rapporti tra moglie e marito si erano esacerbati al punto
da condurre alla presentazione di reciproche denunce penali (che, almeno nel
caso della segnalante, sono sfociate in condanne). 

Vero è che le controverse affermazioni contenute nella replica del 5 luglio
2017 non erano di principio rilevanti per lo scioglimento giudiziale del
matrimonio, ritenuto che, con l'entrata in vigore della revisione legislativa
del 1° gennaio 2000, il concetto di colpa è stato eliminato (cfr. Messaggio del
15 novembre 1995 sulla revisione del Codice civile svizzero [stato civile,
matrimonio, divorzio, filiazione, assistenza tra parenti, asili di famiglia,
tutela e mediazione matrimoniale], in: FF 1996 I 1, in particolare pag. 3,
31-32, 90-91 e 125; cfr. pure citata sentenza zurighese consid. III.4.1.2 e
rimandi). 

Va tuttavia considerato che, nella sua impugnativa, il ricorrente ha
specificato che il suo intento era quello di descrivere la condotta inadeguata della
segnalante, suscettibile di esporre a pericolo la salute psicofisica dei due
figli minorenni, anche al fine di permettere al giudice civile di adottare le
più opportune misure a loro protezione, ciò che sarebbe stato indispensabile
alla tutela degli interessi loro come pure del suo cliente. In questo senso,
non si può effettivamente disconoscere alle sue esternazioni ogni rilevanza per
la causa e per la tutela degli interessi del suo cliente, essendo al contrario
atte a influenzare la regolamentazione del diritto di visita del padre e, più
in generale, la valutazione della capacità genitoriale della madre (cfr. pure citata
sentenza zurighese consid. III.4.1.2 e rimandi). Non può poi essere ignorato
che, in una causa di divorzio, rientra nella natura delle cose che la
discussione venga condotta in maniera accesa, illustrando aspetti negativi del
comportamento della rispettiva controparte anche con toni che, se utilizzati in
un altro contesto (ad esempio, alla stampa o in pubblico), non sarebbero tollerabili
(cfr. STF 2C_1138/2013 citata consid. 2.3; cfr. pure sentenza Obergericht
Zürich UE170183 del 23 marzo 2018 consid. III.4.1.1 - III.4.1.3 e rimandi). Ciò
è tanto più vero se, come in concreto, la vertenza appariva altamente
litigiosa. Neppure può essere trascurato che le esternazioni fatte
dall'avvocato a tutela degli interessi del proprio cliente sono
costituzionalmente coperte dalla libertà di espressione (art. 16 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999; Cost.; RS 101) e
che, fintanto che adempie il suo dovere di allegazione e agisce nel quadro e
nelle forme del processo, spetta a lui scegliere il modo e le parole con cui difendere
al meglio gli interessi del suo mandante. Le autorità di sorveglianza devono
pertanto dar prova di un certo riserbo nel valutare se determinate affermazioni
fossero effettivamente necessarie o eccessive e inutilmente offensive (cfr. STF
2C_1138/2013 citata consid. 2.2 e rif.). Essendo l'art. 12 lett. a LLCA una
disposizione sussidiaria, affinché il comportamento dell'avvocato giustifichi
una sanzione ai sensi di tale disposizione, la violazione del dovere di
prudenza deve raggiungere una certa gravità che, al di là delle sanzioni
derivanti dal diritto del mandato, necessita, nell'interesse pubblico,
l'intervento proporzionato dello Stato. Il comportamento sanzionato dall'art.
12 lett. a LLCA presuppone quindi un mancamento significativo ai doveri della
professione da valutare in funzione della condotta concreta della persona in
questione alla luce della situazione che le si presentava al momento dei fatti
(cfr. STF 2C_307/2019 citata consid. 7.1.4 e rimandi). 

A fronte di tutto quanto sopra esposto, alla luce della giurisprudenza federale
in materia (cfr. supra, consid. 3.3) e avuto altresì riguardo al riserbo
di cui deve dar prova l'autorità disciplinare, contrariamente a quanto concluso
dalla precedente istanza, bisogna in definitiva ritenere che, visto il particolare
contesto in cui si inserivano - con procedure in cui le parti non si
risparmiavano colpi bassi e provocazioni (cfr. STF 2C_1138/2013 citata consid.
2.3; Alexander Brunner/Matthias-Christoph
Henn/Kathrin Kriesi, Anwaltsrecht, Zurigo 2015, pag. 114, nota 112) -,
le affermazioni del ricorrente, per quanto dure (seppur una di esse
relativizzata dall'uso della formulazione "probabilmente, da quanto
l'attore sa") e non strettamente necessarie, non possono ancora essere
considerate inutilmente lesive dell'onore della segnalante. Benché
contravvengano al dovuto decoro e non sarebbero consentite se espresse in
pubblico, in ambito processuale esse ancora
non raggiungono, nelle specifiche circostanze del caso concreto, una gravità tale da giustificare l'intervento
dello Stato (cfr., sul tema, STF 2C_307/2020 citata consid.
7.1.4; cfr. pure STF 2C_652/2014 del
24 dicembre 2014 consid. 3.3, 2C_1138/2013 citata consid. 2.3). Ne
discende che il ricorrente non è andato oltre quanto consentito da una
legittima, seppur energica, difesa degli interessi del proprio cliente. Le
espressioni da lui utilizzate in buona fede, attinenti alla fattispecie e non
inutilmente offensive, non costituiscono dunque una violazione dell'obbligo - prescritto
dall'art. 12 lett. a LLCA - di esercitare la professione con cura e diligenza. 

 

 

                                   4.   4.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere accolto, con conseguente
annullamento della decisione impugnata. 

4.2. Dato l'esito, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia (art. 47
cpv. 1 e 6 LPAmm).

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
accolto.

      §.   Di
conseguenza, la decisione del 26 marzo 2019 (n. 236)     della Commissione di
disciplina degli avvocati è annullata.

 

 

2.   Non si
preleva alcuna tassa di giustizia. Al ricorrente va retrocesso l'importo di fr.
1'500.- versato a titolo di anticipo delle presunte spese processuali.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

4.   Intimazione
a:

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La vicecancelliera