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**Case Identifier:** 08771060-98ee-502d-b9b9-524843c1e5c4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.05.2024 D-2721/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2721-2024_2024-05-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2721/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudico unico, 

con l’approvazione del giudice Sebastian Kempe; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Marocco,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 29 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 

(…) marzo 2024, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del 2 aprile 2024, da cui si 

evince che il richiedente ha depositato delle domande d’asilo pregresse in 

Croazia il (…) ed in C._______ il (…), 

il verbale del colloquio Dublino dell’interessato dell’(…) aprile 2024, 

la richiesta di ripresa in carico dell’11 aprile 2024, fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), pre-

sentata dalla SEM alle competenti autorità croate, 

la risposta del 27 aprile 2024 di assunzione di competenza da parte della 

Croazia alla richiesta di ripresa in carico,  

la decisione della SEM del 29 aprile 2024, notificata il giorno seguente (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-22/1), di non entrata nel merito giusta l’art. 31a 

cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente trasferimento dell’interes-

sato verso la Croazia, 

il ricorso del 2 maggio 2024 (cfr. risultanze processuali), inoltrato dall’insor-

gente dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

avverso il succitato provvedimento, dove egli chiede a titolo procedurale la 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso nonché l’assistenza giudizia-

ria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali; e nel 

merito postula, secondo il senso, l’annullamento della decisione avversata 

e l’esame nazionale della sua domanda d’asilo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato: 

che il ricorso è tempestivo ai sensi dell’art. 108 cpv. 3 LAsi ed è ammissibile 

ex art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA; che occorre pertanto entrare 

nel merito del ricorso, 

che il ricorso è manifestamente infondato per i motivi che seguono, ed è 

quindi deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi), nonché la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale 

rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino, il ricorrente ha segnatamente dichiarato che in 

Croazia sarebbe giunto al primo tentativo nel (…) del (…) e che le autorità 

croate lo avrebbero fermato ed accompagnato all’ufficio di polizia, dove gli 

avrebbero rilevato le impronte digitali; che egli non avrebbe però chiesto 

asilo in Croazia; che avrebbe lasciato quest’ultimo Paese il medesimo 

giorno del suo arrivo, in quanto in polizia gli avrebbero detto che egli 

avrebbe dovuto tornare in D._______; che quindi si sarebbe recato in 

C._______ dove avrebbe chiesto asilo il (…), che dopo aver soggiornato 

in un campo profughi per circa due mesi e ricevuto una decisione negativa, 

avrebbe lasciato la C._______ giungendo in Svizzera; che egli non vor-

rebbe tornare in Croazia in quanto avrebbe un debito non pagato con i 

passatori che lo avrebbero portato in Europa; che inoltre egli starebbe bene 

di salute (cfr. n. 12/2),  

che nella decisione avversata, l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

competenza della Croazia nel proseguimento del procedimento della do-

manda d’asilo dell’insorgente, ha escluso che nel precitato Paese sussi-

stano delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, malgrado le 

problematiche osservate alle sue frontiere; che proseguendo, ha statuito 

che non vi sarebbe neppure il rischio di violazione del divieto di respingi-

mento o che i richiedenti siano sistematicamente vittime di atti di violenze 

da parte delle autorità di polizia croate; che altresì un accesso alla proce-

dura d’asilo e d’allontanamento nel caso di persone trasferite in Croazia 

secondo il RD III e a rimedi giuridici efficaci sarebbe garantito; che inoltre 

non vi sarebbe alcun motivo per fare applicazione degli art. 16 par. 1 e 

art. 17 RD III; che infine non sussisterebbero nemmeno dei motivi umani-

tari, in particolare con riguardo alla ragione d’ordine personale addotta dal 

ricorrente, per l’applicazione della clausola di sovranità, 

che nel suo ricorso, l’insorgente contesta la competenza della Croazia alla 

trattazione della sua domanda d’asilo e chiede l’applicazione della clausola  

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di sovranità ex art. 17 par. 1 RD III, 

che infatti egli non avrebbe presentato una domanda d’asilo in Croazia ed 

ivi non avrebbe ricevuto alcuna informazione, sostegno da un interprete o 

da un rappresentante legale come egli avrebbe già dichiarato, 

che inoltre la SEM avrebbe violato l’art. 3 CEDU; che difatti l’autorità infe-

riore non avrebbe tenuto conto sufficientemente nella sua decisione del 

suo stato di salute – egli soffrirebbe difatti di problematiche psicosomatiche 

dovute ai maltrattamenti ricevuti dalle autorità croate che sarebbero in 

parte confermati anche dagli atti medici presenti agli atti – e delle violenze 

da egli subite in Croazia; che in tale contesto l’autorità inferiore non 

avrebbe neppure adempiuto al principio inquisitorio che le incomberebbe, 

non interrogandolo in modo più approfondito in merito ai maltrattamenti su-

biti da lui asseriti; che facendo un lungo excursus in merito alle condizioni 

d’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Croazia, specialmente con riferi-

mento alle violenze ed alla problematica dei pushback alla frontiera, ci-

tando diversi rapporti di organismi non governativi e varie fonti nonché sen-

tenze del Tribunale, egli ritiene che la SEM nel suo caso avrebbe trala-

sciato di procurarsi delle informazioni attuali circa la situazione presente in 

Croazia; che così facendo, avrebbe violato anche il suo diritto di essere 

sentito e l’obbligo di motivare sufficientemente la decisione avversata, 

che per di più, egli necessiterebbe di una presa in carico medica, e se ri-

tornasse in Croazia, vista la situazione ivi presente, rischierebbe di non 

aver accesso alle cure mediche nonché ad un alloggio, ciò che risulterebbe 

contrario all’art. 3 CEDU; che la SEM avrebbe pertanto dovuto richiedere 

delle garanzie pregresse alla Croazia, 

che a titolo eventuale, egli lamenta che l’esame dei motivi umanitari da 

parte dell’autorità inferiore, sarebbe stato fatto in modo insufficiente, 

avendo quest’ultima formulato le motivazioni nella decisione impugnata in 

modo standardizzato; che per di più essa non avrebbe preso a dovere in 

considerazione la sua situazione personale, nominando delle circostanze 

generiche non verificabili riguardanti la situazione in Croazia, di cui chiede 

peraltro l’accesso per rispettare il suo diritto di essere sentito,  

che innanzitutto, a differenza di quanto sostenuto dall’insorgente nel gra-

vame, l’autorità sindacata non ha violato né il principio inquisitorio che le 

incombeva (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; cfr. DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.1), né il suo obbligo di accertare in modo completo e corretto i fatti 

giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi (cfr. 

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DTAF 2014/2 consid. 5.1; 2007/37 consid. 2.3) – né il simultaneo diritto di 

essere sentito del richiedente (cfr. per il suo contenuto la sentenza del Tri-

bunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1) – o ancora il suo ob-

bligo di motivare a sufficienza il provvedimento impugnato (cfr.  

DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 consid. 3.2; 

sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 con-

sid. 3.4.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2), 

che difatti, in primo luogo, degli asseriti maltrattamenti che il ricorrente ac-

cenna in modo del tutto generico nel suo ricorso di aver subito da parte 

delle autorità croate, come pure del suo stato di salute psicosomatico pre-

cario, non si evince alcuna traccia o indizio in merito nelle sue dichiarazioni 

rese nel colloquio Dublino o agli atti di causa; che pertanto non si ravvede 

sulla base di quali elementi la SEM avrebbe dovuto chiarire ulteriormente 

la situazione dell’insorgente, non sussistendo gli stessi; che le asserzioni 

contrarie del ricorrente, giunte soltanto in fase ricorsuale, appaiono del tutto 

pretestuose, in quanto non sono supportate da alcun elemento oggettivo, 

serio e concreto, e non verranno pertanto esaminate oltre, 

che in secondo luogo, l’autorità inferiore ha espresso nella decisione impu-

gnata, anche con riferimento alle dichiarazioni sollevate nel colloquio Du-

blino dall’insorgente (cfr. p.to II, pag. 5), le ragioni per le quali ritenesse che 

in Croazia non sussistano delle carenze sistemiche nel suo sistema di ac-

coglienza e d’asilo, nonché perché non si applicasse nel caso del ricorrente 

la clausola di sovranità (cfr. p.to II, pag. 3 segg.); che in tal senso, la SEM 

ha motivato in modo sufficiente e completo il provvedimento sindacato, 

che in terzo ed ultimo luogo, il Tribunale, pronunciandosi nell’ambito di nu-

merose casistiche del tutto apparentabili a quella in rassegna, ha già più 

volte rilevato come l’argomentazione enucleata dalla SEM circa il sistema 

d’accoglienza vigente in Croazia, fosse sufficiente per intendere il ragiona-

mento all’origine del provvedimento contestato e, di conseguenza, per im-

pugnare quest’ultimo in piena conoscenza di causa (cfr. ex multis la sen-

tenza del Tribunale D-2807/2023 del 26 maggio 2023 consid. 4.4 con ulte-

riori rif. cit.); che si osserva inoltre come gli elementi utilizzati dall’autorità 

inferiore onde forgiare il proprio convincimento nel provvedimento impu-

gnato, s’iscrivono palesemente nella giurisprudenza in materia resa dal Tri-

bunale (cfr. sentenza di riferimento E-1488/2020 del 22 marzo 2023 con-

sid. 9.3.5 in relazione al consid. 9.3.2, consid. 9.4 e 9.5), che è sola deter-

minante (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale F-173/2022 del 

19 gennaio 2022 consid. 3.3.2); che pertanto la SEM non ha violato il suo 

obbligo di motivare a sufficienza il provvedimento impugnato, né può 

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essere accolta la richiesta formulata genericamente nel gravame dall’insor-

gente di poter avere accesso agli atti della SEM in merito a delle “deluci-

dazioni” intraprese in Croazia (cfr. ricorso, pag. 4), 

che riassumendo, le censure formali sollevate dall’insorgente nel gravame, 

devono essere integralmente respinte, 

che proseguendo, la SEM, nel contesto della procedura Dublino, non entra 

nel merito ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, dopo aver pas-

sato in rassegna gli art. 7–15 RD III, conclude che un altro Stato è compe-

tente per l’esecuzione della procedura d’asilo e allontanamento, 

che inoltre, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take 

back), come è il caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo 

esame di determinazione dello stato membro competente secondo il capo 

III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che innanzitutto, la richiesta di ripresa in carico presentata dalla SEM in 

data 11 aprile 2024 e fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 13/5), 

non avendo ricevuto risposta entro il termine regolamentare ex art. 25 

par. 1 RD III, equivale ad un’accettazione implicita della richiesta da parte 

della Croazia e comporta l’obbligo di riprendere in carico l’interessato, com-

preso l’obbligo di adottare disposizioni all’arrivo dello stesso secondo 

l’art. 25 par. 2 RD III, come tra l’altro è stato confermato esplicitamente 

dalla Croazia in data 27 aprile 2024 (cfr. n. 20/1),  

che di conseguenza, la competenza della Croazia è di principio data, 

che la circostanza ribadita dall’insorgente nel gravame che egli non 

avrebbe presentato una domanda d’asilo nel suddetto Paese, non è atta a 

confutare la competenza di tale Stato membro; che difatti, tali asserti si 

scontrano in modo chiaro con i dati evincibili dall’estratto Eurodac del 

2 aprile 2024, dove vi è registrata la data della domanda d’asilo dell’insor-

gente in Croazia in data (…) (cfr. n. 7/2 e 8/1); che si rammenta inoltre al 

ricorrente, che la determinazione dello Stato membro competente avviene 

sulla base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha 

presentato domanda di protezione internazionale per la prima volta in uno 

Stato membro (art. 7 par. 2 RD III); che altresì tramite l’esame della do-

manda da parte di un unico Stato membro (“one chance only”), il RD III 

intende far fronte al fenomeno delle domande di asilo multiple (“asylum 

shopping”), 

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che peraltro, del tutto nuovi e non supportati da alcun elemento di qualsi-

voglia sostanza e concretezza, sono i suoi asserti di non aver ricevuto in 

Croazia alcun interprete o assistenza legale; che invero, al contrario di 

quanto da egli allegato nel suo ricorso in merito (cfr. pag. 1), non si evince 

dalle sue asserzioni all’incarto, alcuna lamentela in tal senso, anzi dalle 

sue dichiarazioni rese nell’ambito del colloquio Dublino, egli appare avere 

ben compreso ciò che gli avrebbero detto le autorità croate (cfr. n. 12/2, 

pag. 1); che quindi, nemmeno queste sue dichiarazioni ricorsuali, sono in 

grado di ribaltare la conclusione di competenza sopra espressa, 

che proseguendo nell’analisi, anche l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase 

RD III non si giustifica nel caso di specie, 

che il Tribunale, nella sua giurisprudenza, ha certo ammesso la forte pro-

babilità, per i richiedenti l’asilo che entrano per la prima volta nel territorio 

croato, che si producano regolarmente in Croazia dei respingimenti illeciti 

alla frontiera, o ancora delle violenze eccessive (cfr. sentenza di riferimento 

E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione con il con-

sid. 9.3.2); che tuttavia, per quanto concerne i richiedenti trasferiti in  

Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto alla conclusione che 

questi abbiano in principio accesso alla procedura d’asilo in tale paese e 

ha statuito che, nel quadro sia di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) che di una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischino, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad una viola-

zione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento; che ha inol-

tre negato che nella procedura d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza in 

Croazia, sussistano delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD 

III, che farebbe apparire il trasferimento dei richiedenti come generalmente 

inammissibile, 

che il ricorrente, con le sue del tutto generiche argomentazioni ricorsuali, 

non fondate in alcun modo sulla sua esperienza personale, non è in grado 

di ribaltare la presunzione di rispetto da parte della Croazia dei diritti dei 

richiedenti l’asilo nell’ambito di una procedura di ripresa in carico Dublino; 

che invero egli ha dichiarato di essere potuto entrare al primo tentativo in 

Croazia e di aver rilasciato le sue impronte digitali, nonché di essere potuto 

ripartire in piena libertà il giorno stesso per la C._______ (cfr. n. 12/2); che 

pertanto anche i suoi timori espressi soltanto nel gravame di poter essere 

respinto dalle autorità croate in violazione del principio di non-respingi-

mento, risultano essere del tutto immotivati, in quanto non supportati da 

alcun indizio oggettivo, serio e concreto, 

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che occorre ancora esaminare se, come lo richiede l’insorgente nel ricorso, 

nella fattispecie risulta applicabile la clausola discrezionale prevista 

all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata 

in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo rela-

tiva a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), che 

prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe 

competente per il trattamento della domanda, 

che in primo luogo, e visto anche quanto già sopra ritenuto circa l’inconsi-

stenza degli asserti resi dall’insorgente soltanto con il ricorso, il ricorrente 

non ha fornito degli indizi seri e concreti suscettibili di comprovare che un 

suo ritorno in Croazia lo esporrebbe al rischio di essere privato del sosten-

tamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione 

della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza), 

che in secondo luogo, nulla permette di concludere che la sua domanda 

d’asilo in Croazia non venga trattata in modo corretto, rispettando segna-

tamente il principio del divieto di respingimento,  

che a tal proposito si sottolinea come, essendo la Croazia uno stato di di-

ritto con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che 

l’insorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze superiori 

in tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti dell'uomo – se 

ritiene che la sua domanda d’asilo non sia trattata in modo corretto, o che 

le autorità croate vengano meno ai loro obblighi derivanti dal diritto inter-

nazionale e regolamentare, in particolare in materia di accoglienza, 

che in terzo ed ultimo luogo, anche dal profilo medico, a differenza di 

quanto dal ricorrente sostenuto genericamente soltanto con il ricorso, il Tri-

bunale alla stessa stregua dell’autorità inferiore non ravvede alcuna pro-

blematica da impedirne il suo trasferimento in Croazia (cfr. sentenze della 

Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, Grande Camera, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1); che 

egli difatti ha dichiarato di stare bene di salute (cfr. n. 12/2), né agli atti sono 

ravvisabili dei documenti medici che recensirebbero il contrario, 

che del resto, se egli in futuro dovesse necessitare di cure mediche, potrà 

senz’altro beneficiarne in Croazia, paese che dispone di strutture mediche 

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adeguate (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale E-4732/2022 del 31 ot-

tobre 2022 consid. 6.3.4); che se il ricorrente ritenesse che i suoi diritti in 

tal senso vengano violati dalle autorità croate, apparterrà a lui adire le pre-

poste vie legali presenti nel paese, per far valere gli stessi (cfr. art. 26 di-

rettiva accoglienza in relazione all’art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che non vi 

è quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste 

all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, né v’è 

luogo di richiedere delle garanzie specifiche alla Croazia quanto all’acco-

glienza e alla presa in carico medica del ricorrente, come da lui postulato 

nel ricorso (cfr. pag. 4),  

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico dell’in-

sorgente in ossequio alle condizioni poste nel RD III, 

che considerato quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda dell’in-

sorgente tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al medesimo, 

risulta divenuta senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: