# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f4c5934-4420-58a2-871e-a404b8fdb938
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 24.10.2011 12.2011.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2011-178_2011-10-24.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2011.178

  	
  Lugano

  24 ottobre
  2011/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Petralli Zeni

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. DI.2009.37
della Pretura del Distretto di Blenio promossa con istanza 28 ottobre 2009 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (rappresentata
  dall’RA 2 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  (patrocinata
  dall’  RA 1 ) 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

in
materia di contratto di lavoro, con cui l’istante ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di complessivi fr. 10'765.35 oltre interessi del 5% dal
1° novembre 2009, pretesa alla quale la convenuta si è opposta;

 

domanda
sulla quale il Pretore ha statuito con sentenza 29 dicembre 2010 respingendo 
l’istanza; 

 

appellante
l’istante che con atto di appello 10 gennaio 2011 chiede la riforma del
giudizio impugnato nel senso di accogliere la sua domanda, con protesta delle
ripetibili;

 

mentre
la convenuta, con osservazioni 21 gennaio 2011, propone la reiezione
dell'appello;

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:                    A.   Il
9 luglio 2008 AO 1 ha assunto AP 1 quale venditrice con uno stipendio orario lordo
di fr. 18.50. La dipendente ha prestato la sua attività lavorativa sino all’8
luglio 2009. Mentre la datrice di lavoro sostiene che quel giorno, dopo una
discussione avuta con la lavoratrice in relazione alla richiesta di
restituzione di una chiave della panetteria, quest’ultima avrebbe abbandonato
il posto di lavoro manifestando la sua intenzione di rescindere con effetto
immediato il contratto, decisione dalla stessa accettata il 9 luglio 2009, la
lavoratrice contesta di aver manifestato l’intenzione di abbandonare il posto
di lavoro. La stessa sostiene infatti di aver avuto un malore dopo la
discussione con la datrice di lavoro, e di essersi quindi allontanata dal posto di lavoro per recarsi al proprio domicilio, il
suo medico curante essendo assente sino al 10 luglio 2009, data del consulto e
dell’allestimento del certificato medico che  ha attestato la sua inabilità
lavorativa, dovuta a una gravidanza, dall’8 luglio sino al 25 luglio 2009.

                                         Nonostante
la lavoratrice abbia contestato la sua intenzione di porre fine al rapporto di
lavoro con effetto immediato e abbia offerto la ripresa dell’attività
lavorativa dal 27 luglio 2009, la datrice di lavoro vi ha rinunciato confermando
la conclusione del rapporto di lavoro per l’8 luglio 2009.

 

                                  B.   Con
istanza 28 ottobre 2009 AP 1 ha convenuto AO 1 davanti al Pretore del distretto
di Blenio per ottenere il pagamento di fr. 6’092.95 oltre interessi del 5% dal
1°novembre 2009, corrispondenti al salario da luglio a ottobre 2009, normale
periodo di disdetta, oltre alle indennità di malattia e di vacanza per il 2008
e 2009, dedotte le indennità di disoccupazione nel frattempo percepite. All’udienza
del 22 dicembre 2009 indetta per la discussione l’istante ha aumentato la sua
pretesa a fr. 11'063.55, includendo i salari dei mesi di novembre e dicembre
2009 e la tredicesima per gli anni 2008 e 2009, mentre la convenuta si è
opposta alla pretesa avversaria ribadendo che la decisione di porre fine con
effetto immediato al contratto sarebbe stata manifestata dalla lavoratrice, di
cui ignorava lo stato di gravidanza, ed essa l’aveva accettata. In merito alle
pretese salariali dell’istante la convenuta, contestando la richiesta di
pagamento dell’indennità per vacanze e della tredicesima già comprese nel salario
orario, le ha riconosciuto quelle maturate sino all’8 luglio 2009 (fr. 774.25 netti),
ritenendole estinte per compensazione con un suo credito di
importo superiore che l’istante e il marito si erano impegnati a restituire
mediante compensazione con il salario.

                                         Esperita
l'istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale producendo delle
conclusioni scritte, l'istante riducendo la sua pretesa a fr. 10’763.35 netti oltre
interessi del 5% dal 1° novembre 2009, corrispondenti ai salari dei mesi da
luglio a dicembre 2009, alle indennità di malattia e per vacanze non godute oltre
alla tredicesima non percepita negli anni 2008 e 2009. 

 

                                  C.   Statuendo il 29
dicembre 2010 il pretore, basandosi sulle risultanze istruttorie e in
particolare sulle deposizioni testimoniali, ha fatto propria la tesi della
convenuta secondo la quale l’istante avrebbe effettivamente manifestato la sua
intenzione di abbandonare il posto di lavoro l’8 luglio 2009 senza accennare a
eventuali malesseri, e la datrice di lavoro aveva accettato la conclusione del
rapporto di lavoro. Il primo giudice ha quindi riconosciuto alla dipendente il
diritto al pagamento del salario solo sino a tale data (fr. 774.25 netti),
oltre alle indennità per vacanze non godute nel 2008 e 2009 (fr. 1'936.50
netti), per un totale di fr. 2’710.75 netti oltre interessi del 5% dal 1° novembre
2009, mentre le ha negato il diritto alla tredicesima. Egli ha nondimeno
respinto l’istanza ritenendo il credito dell’istante estinto per compensazione
con un credito della convenuta che l’istante, e il di lei marito, aveva
accettato di rimborsare mediante compensazione con il suo salario.

                                      

                                  D.   Con
appello 10 gennaio 2011 AP 1 è insorta contro il giudizio pretorile chiedendone
la riforma nel senso di accogliere la sua domanda nella misura di fr. 10'763.35
oltre accessori, con protesta di ripetibili. L’appellante rimprovera al Pretore
di aver ammesso a torto la rescissione con effetto immediato del contratto da
parte sua, non avendo mai avuto e neppure manifestato l’intenzione di
abbandonare il posto di lavoro ed essendosi semplicemente allontanata per
recarsi dal suo medico, offrendo poi tempestivamente la ripresa del lavoro al
termine della malattia, ragione per la quale la disdetta del rapporto di lavoro
sarebbe da attribuire alla datrice di lavoro. Essendo intervenuta durante un
periodo di inabilità lavorativa, la lavoratrice rivendica il pagamento di tutte
le sue pretese salariali (salario, indennità per vacanze e tredicesima) per il
normale periodo di disdetta. Con osservazioni 21 gennaio 2011 la convenuta
propone la reiezione dell’appello, mentre il 28 gennaio 2011 l’appellante ha
fatto pervenire a questa Camera uno scritto di cui si dirà in seguito. 

 

considerato

 

 

in diritto:                  1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in
vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008
(CPC). Per l’art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in
vigore al momento della comunicazione della decisione, ritenuto che per
“comunicazione della decisione” s’intende il momento dell’invio dell’atto da
parte del tribunale e non quello di ricezione del medesimo (DTF 137 III 127
consid. 2; II CCA 28 luglio 2011 inc. n. 12.2011.5). La sentenza qui impugnata
essendo stata intimata alle parti il 29 dicembre 2010, la procedura di secondo
grado rimane dunque disciplinata dal CPC/TI.

 

                                   2.   Per
una svista di cancelleria il gravame, correttamente presentato nella forma
dell’appello, è stato inizialmente istruito dalla Camera civile dei reclami
(inc. 16.2011.2) che lo ha successivamente trasmesso per competenza e decisione
a questa Camera.

 

                                   3.   Lo
scritto 28 gennaio 2011, con il quale l’appellante ha contestato la
compensazione effettuata dal pretore sostenendo che il prestito concesso dalla
convenuta ai coniugi __________ sarebbe già stato restituito come risulta dalla
lettera 9 ottobre 2009 del legale della convenuta, non può essere considerato,
l’art. 321 cpv. 1 CPC/TI vietando alle parti di addurre in questa sede nuovi
fatti, prove o eccezioni. Ad ogni buon conto da detto documento, indirizzato al
rappresentante dell’istante prima dell’avvio della procedura giudiziaria, non
si evince l’integrale estinzione del prestito, da qui la sua irrilevanza ai
fini del giudizio.

 

                                   4.   Controverso
tra le parti è il fatto di sapere a chi debba essere attribuita l’iniziativa di
porre fine al contratto di lavoro, se alla lavoratrice che l’8 luglio 2009,
dopo una discussione con la datrice di lavoro, avrebbe abbandonato il posto di
lavoro, o se a quest’ultima che il giorno successivo avrebbe notificato la
disdetta del contratto. Il primo giudice ha fatto propria la tesi di parte
convenuta secondo la quale l’8 luglio 2009 la dipendente avrebbe manifestato
l’intenzione di interrompere con effetto immediato il contratto, decisione condivisa
dalla datrice di lavoro. Di diverso avviso la lavoratrice secondo la quale quel
giorno si sarebbe semplicemente allontanata dal posto di lavoro per recarsi dal
suo medico curante, ricevendo il 9 luglio 2009, ovvero in tempo inopportuno ai
sensi dell’art. 336c cpv. 1 lett. c CO essendo in gravidanza, la
disdetta da parte della datrice di lavoro. 

 

                                  a)   Ora,
l’accertamento del primo giudice secondo il quale l’intenzione di interrompere
il rapporto di lavoro sarebbe da ricondurre alla lavoratrice e non alla datrice
di lavoro che non avrebbe in particolare licenziato l’istante per abbandono del
posto di lavoro ai sensi dell’art. 337d CO ma avrebbe semplicemente
aderito alla sua proposta di rescissione anticipata del contratto, trova
sufficiente riscontro nelle risultanze istruttorie. 

                                      

                                         Dalle
stesse, in particolare dalle deposizioni testimoniali dei colleghi dell’istante,
si evince che l’8 luglio 2009 vi è stata una discussione tra l’istante e il
socio gerente della convenuta __________, in seguito alla quale la lavoratrice
avrebbe lasciato il posto di lavoro di sua iniziativa e senza alcuna pressione.
La teste __________ ha riferito che l’8 luglio 2009, allorquando __________ ha
sollecitato all’istante la restituzione della chiave della panetteria persa
diversi mesi prima, ne è scaturita una discussione e “a
un certo punto la sig.ra ha appeso il grembiule dicendo che “non voleva più lavorare in questa panetteria di merda”, che era stufa………..La
sig.ra ha appeso il grembiule e se ne è andata” (cfr. verbali 3 febbraio 2010,
pag. 2). Anche il teste __________, pure presente l’ultimo giorno di lavoro dell’istante,
ha riferito che “alla domanda ca. un mazzo di chiavi, la sig.ra __________ ha
detto che era stufa, che non ce la faceva più e si è tolta il grembiule. Ha
preso la porta e se ne è andata” (cfr. verbali 3 febbraio 2010, pag. 4). A ciò
aggiungasi che nei giorni successivi il citato diverbio gli effetti personali
dell’istante, segnatamente le scarpe che normalmente vengono lasciate sul posto
di lavoro, “non c’erano più” (cfr. deposizione __________, verbali 3 febbraio
2010 pag. 3).  

 

                                  b)   Contrariamente
a quanto preteso dall’appellante, né i testi né altre risultanze istruttorie hanno
permesso di avvalorare la sua tesi secondo la quale l’8 luglio 2009 si sarebbe semplicemente
allontanata dal posto di lavoro a causa di un malessere durante la gravidanza,
per il quale si sarebbe recata dal suo ginecologo che avrebbe poi certificato
la sua inabilità lavorativa. Al contrario, la teste __________ ha escluso “che
quel giorno la sig.ra abbia manifestato un dolore, un mancamento o qualcosa del
genere, assolutamente no. Posso dire che è una persona che generalmente quando
non sta bene lo dice, si esprime anche tanto, ad esempio quando era stanca”
(cfr. verbali 3 febbraio 2010, pag. 2), mentre il teste __________ non ha
notato “che la sig.ra stesse male e lei stessa non mi ha nemmeno detto niente
in proposito” (cfr. verbali 3 febbraio 2010, pag. 4). Neppure giovano alla tesi
dell’istante i certificati medici da lei prodotti, il primo allestito il 10
luglio 2009, ovvero due giorni dopo il preteso malore. 

 

                                   c)   In siffatte
circostanze, la conclusione del primo giudice che ha dedotto dal comportamento
dell’istante la proposta di rescissione anticipata del contratto, accettata
dalla convenuta, non appare censurabile. Anche perché la possibilità di
interrompere di comune accordo il contratto di lavoro in ogni momento (Aufhebungsvertrag),
è riconosciuta dalla giurisprudenza nella misura in cui le parti non cerchino
con tale espediente di aggirare le disposizioni imperative della legge (Favre/Munoz/ Tobler, Le contrat de travail,
Code annoté, 2010, n. 1.21 ad art. 336c CO; Wyler,
Droit du travail, 2ª edizione, pag. 455; Streiff/von Kaenel, Arbeitsvertrag,
6ª edizione, n. 10 ad art. 335 CO). L'accordo di scioglimento
consensuale del rapporto di lavoro non richiede alcuna forma particolare e può
essere concluso in forma scritta, oralmente o anche per atti concludenti. Lo
stesso deve comunque essere ammesso con riserbo, la volontà delle parti dovendo
essere chiara e univoca (Streiff/von
Kaenel, op. cit., n. 5 ad art. 341 CO; sentenza del Tribunale federale
4A_376/2010 del 30 settembre 2010), ritenuto in ogni
caso che l'art. 341 cpv. 1 CO vieta al lavoratore di rinunciare ai crediti
risultanti da disposizioni imperative della legge o di un contratto collettivo,
durante il rapporto di lavoro e nel mese successivo alla sua fine (Wyler, op. cit., pag. 456 seg.; Streiff/von Kaenel, op. cit., n. 2 ad
art. 341 CO). La contravvenzione di questa norma comporta la
nullità della rinuncia (Brühwiler,
Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2ª edizione, n. 7 ad art. 341 CO). Simile
prudenza nell’interpretazione di un accordo di rescissione consensuale del
contratto non si impone nel caso in cui, come in concreto, la proposta provenga
dal lavoratore. Tanto più che la gravidanza dell’istante non le impediva di
rinunciare spontaneamente, come lo ha fatto, ai suoi diritti di protezione (Favre/Munoz/Tobler, op. cit., n. 1.25 ad
art. 336c CO) e non le permette neppure di prevalersi della nullità del
licenziamento ai sensi dell’art. 336c CO, essendo stata lei a notificare
la disdetta del rapporto di lavoro (Favre/Munoz/Tobler,
op. cit., n. 1.2 ad art. 336c CO).

 

                                   5.   In
conclusione l'appello, che non evidenzia nessun motivo atto a giustificare una modifica
della sentenza impugnata, deve essere respinto e la decisione del Pretore
confermata. 

                                                                                                                          

                                   6.   Non
si prelevano tasse di giustizia né spese, trattandosi di una procedura fondata
sul diritto del lavoro di valore inferiore a fr. 30'000.- (art. 343 cpv. 3 CO,
in vigore fino al 31 dicembre 2010, art. 417 cpv. 1 lett. e CPC/TI).
L’appellante soccombe integralmente in questa sede e rifonderà quindi alla
convenuta  un’equa indennità per ripetibili di appello.

 

Per questi motivi, 

 

visto sulle spese l'art. 417 lett. e CPC/TI

 

 

 

pronuncia:              1.   L’appello
10 gennaio 2011 di AP 1è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano tasse né spese a carico delle parti. AP 1 rifonderà alla
controparte un’indennità di fr. 400.- per ripetibili di appello. 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

  -  

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Blenio

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause a carattere
pecuniario in materia di diritto del lavoro con un valore litigioso inferiore a
fr. 15'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato
il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende
impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in
materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).