# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9bc87837-11e8-540d-8fdd-de581edfaf4a
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-02-06
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 06.02.2009 BK.2008.11
**Docket/Reference:** BK.2008.11
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BK-2008-11_2009-02-06

## Full Text

Indennità in caso di sospensione (art. 122 PP);;Indennità in caso di sospensione (art. 122 PP);;Indennità in caso di sospensione (art. 122 PP);;Indennità in caso di sospensione (art. 122 PP)

Sentenza del 6 febbraio 2009  
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Tito Ponti e Alex Staub, 
Cancelliere Stefan Graf 

 
Parti 

  
1. A., 
2. B., 
 
entrambi rappresentati dall’avv. Roberto Macconi, 

 
Istanti 

 
 contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE, 

 
Opponente 

 
 

Oggetto  Indennità in caso di sospensione (art. 122 PP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BK.2008.11+BK.2008.12 
 
 
 

 

 

- 2 - 

 

 

 
Fatti: 
 

A. In data 7 marzo 2005 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: 
MPC) ha avviato una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria 
nei confronti di A. e B., cittadini italiani domiciliati a Z. / Italia, per titolo di ri-
ciclaggio di denaro (art. 305bis CP) e falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP). 
All’origine del procedimento penale vi era il complemento rogatoriale del 
16 luglio 2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, 
la cui esecuzione era stata delegata dall’Ufficio federale di giustizia al MPC. 

 
 
B. Nell’ambito della procedura di indagine preliminare, l'11 marzo 2005 il MPC 

ha ordinato la perquisizione e il blocco di due conti bancari intestati ad A. – 
e di cui B. disponeva di una procura – presso la banca C. SA di Y. Al mo-
mento del blocco, i saldi attivi dei due conti erano di circa 5,64 milioni di Eu-
ro e 315'000 USD (relazione denominata “D.”) e di 2,13 milioni di Euro (re-
lazione “E.”). All'origine del provvedimento vi era il sospetto che sulle rela-
zioni bancarie summenzionate erano stati depositati degli averi di prove-
nienza illecita, legati ad un affare di corruzione in Italia. 
 
 

C. Il 31 agosto 2007 il MPC ha deciso di sospendere ai sensi dell'art. 106 PP 
l'inchiesta preliminare di polizia giudiziaria aperta contro A. e B., ritenendo 
non date in concreto le condizioni di colpevolezza poste dagli art. 251 n. 1 
CP e 305bis CP. Il sequestro delle loro relazioni bancarie era già stato par-
zialmente revocato il 4 agosto 2006 e integralmente il 23 aprile 2007. 

 
 

D. Con istanza del 27 agosto 2008 indirizzata al MPC, A. e B. hanno chiesto 
un risarcimento dei danni per un importo di complessivi Fr. 2'144'001.30, 
oltre interessi del 5% a decorrere dal 1° maggio 2006, di cui Fr. 30'000.-- a 
titolo di riparazione del torto morale, Fr. 74'997.30 per spese legali e di giu-
stizia, Fr. 4'560.-- per spese di trasferta e Fr. 2'034'444.-- per le perdite di 
guadagno legate alla gestione dei conti bancari sequestrati e all’azienda 
famigliare F. S.r.l. 

 
E. Nella sua risposta dell’8 ottobre 2008 il MPC propone di riconoscere agli 

istanti un’indennità ex art. 122 PP pari a Fr. 18'183.70 oltre interessi al sag-
gio e alla data usuali. 

 
 

- 3 - 

 

 

F. Nella replica del 14 novembre 2008 gli istanti si sono sostanzialmente ri-
confermati nelle precedenti allegazioni e conclusioni, contestando le osser-
vazioni del MPC. Non è stata richiesta una duplica. 

 
 

G. Le argomentazioni delle parti saranno riprese – nella misura del necessario 
– nei considerandi seguenti. 
 
 
 
Diritto: 
 

1.  
1.1 All'imputato che è stato messo al beneficio della dichiarazione di non do-

versi procedere è assegnata, se ne fa domanda, un'indennità per il pregiu-
dizio risultante dal carcere preventivo sofferto o da altri atti di istruzione. 
L'indennità può essere negata qualora l'imputato abbia provocato o intral-
ciato le operazioni dell'istruzione col proprio atteggiamento reprensibile o 
con la propria leggerezza (art. 122 cpv. 1 PP). Il procuratore generale sot-
topone gli atti, insieme con la sua proposta, per decisione alla I Corte dei 
reclami penali (art. 122 cpv. 3 PP, art. 28 cpv. 1 lett. b LTPF e art. 9 cpv. 2 
del Regolamento del 20 giugno 2006 del Tribunale penale federale; 
RS 173.710). Questa proposta non è di principio vincolante per l'autorità 
giudicante; nondimeno essa – che nella sua attività giurisdizionale sottostà 
al solo diritto (v. art. 2 LTPF) – non è abilitata a derogare alla proposta pre-
sentata dal MPC che in presenza di validi motivi (v. TPF BK.2004.14 del-
l'11 gennaio 2005, consid. 3.1; BK_K 005/04 del 6 luglio 2004, consid. 3.1). 
Presupposti per una richiesta di indennità sono – oltre all'avvenuta sospen-
sione dell'inchiesta (v. art. 106 PP) – l'esistenza di un'oggettiva gravità degli 
atti di istruzione intrapresi e di un nesso di causalità tra questi atti e il pre-
giudizio risultante per la persona indagata. Non occorre invece che vi sia 
stato un comportamento contrario alla legge da parte dell'autorità inquirente 
(DTF 118 IV 420 consid. 2b pag. 423; sentenza del Tribunale federale 
8G.60/2003 del 17 giugno 2003, consid. 1). 

 
1.2 Per "altri pregiudizi" ai sensi dell'art. 122 PP, vanno anzitutto intesi i costi 

per le spese legali sopportate dall'indagato, nella misura in cui egli aveva il 
diritto di provvedersi di un difensore – ciò che è sempre il caso nell'ambito 
delle indagini preliminari di polizia giudiziaria secondo l'art. 35 cpv. 1 PP – e 
per quanto tali costi corrispondano all'impegno, comprovato e necessario, 
profuso dall'avvocato nella difesa del suo patrocinato (DTF 115 IV 156 con-
sid. 2c pag. 159; TPF BK_K 002/04 del 6 luglio 2004, consid. 2.1). 

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L’indennizzo giusta l'art. 122 PP può comportare, in aggiunta al risarcimen-
to del danno vero e proprio, anche un’indennità pecuniaria concessa a tito-
lo di riparazione. Un’iniquità immateriale che giustifichi la riparazione sussi-
ste soltanto a condizione che le misure d’inchiesta in questione raggiunga-
no una certa gravità e violino in modo non irrilevante i diritti personali 
dell’imputato. Tale violazione risulta segnatamente da misure d’inchiesta 
che in ragione della loro messa in opera vengono portate a conoscenza di 
un’ampia cerchia di persone, specialmente quando si tratta di una cerchia 
di persone frequentata dalla persona ingiustamente imputata, siccome 
quest’ultima – secondo il principio empirico del “non ci si libera mai del tut-
to” – in tal caso ne subisce un torto morale (DTF 103 Ia 73 consid. 7). An-
che il fatto di dovere subire una perquisizione domiciliare può giustificare 
una riparazione (DTF 84 IV 44 consid. 6). L'onere della prova del pregiudi-
zio subito incombe all'istante, che deve fondare la sua richiesta su fatti pre-
cisi e documentare le sue pretese (DTF 117 IV 209 consid. 4b pag. 218; 
TPF BK.2006.6 del 19 giugno 2007, consid. 2.1). 

 
1.3 Il MPC non pretende, né ciò risulta in qualunque altro modo dagli atti 

dell’incarto, che gli istanti abbiano provocato o intralciato le operazioni di  
istruzione col proprio atteggiamento reprensibile o con la propria leggerez-
za. In concreto non occorre dunque esaminare l’esistenza del motivo gene-
rale di riduzione dell’indennità previsto all’art. 122 cpv. 1, seconda frase, 
PP. Qui di seguito si procederà alla verifica dei vari titoli sui quali gli istanti 
fondano la loro richiesta di indennità. 

 
2.  
2.1 Torto morale 

Gli istanti chiedono in primo luogo un’indennità per torto morale di 
Fr. 15'000.-- ciascuno, ossia di complessivi Fr. 30'000.--. Essi giustificano 
questa richiesta sia per le sofferenze fisiche e psicologiche patite da A. in 
seguito all’inchiesta del MPC, sia per la lesione della loro reputazione in 
seguito all’apparizione sui giornali di informazioni relative al procedimento 
penale che riguardava entrambi (v. act. 1, pagg. 13-14). 

 
2.1.1 La commisurazione della riparazione del torto morale costituisce una deci-

sione secondo l'equità, fondata di principio sull'apprezzamento e sulla pon-
derazione delle concrete circostanze (DTF 123 II 210 consid. 2c), sicché 
eventuali paragoni non comportano di per sé l'illiceità della somma stabilita 
nel singolo caso (DTF 127 IV 215 consid. 2e; 125 III 412 consid. 2c/cc 
pag. 421). L'indennità deve essere fissata in funzione della gravità della le-
sione della personalità, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto, segna-
tamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della reputazione di 

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colui che si pretende leso, nonché della sua situazione famigliare e profes-
sionale (DTF 128 IV 53 consid. 7a; 127 IV 215 consid. 2e; 113 IV 93 con-
sid. 3a pag. 98; 113 Ib 155 consid. 3b; sentenze del Tribunale federale 
1P.580/2002 del 14 aprile 2003, consid. 5.2; 1P.571/2002 del 30 gennaio 
2003, consid. 5; 4C.145/1994 del 12 febbraio 2002, consid. 5b; TPF 
BK.2005.9, consid. 2.1.1). 

 
2.1.2 In concreto, gli istanti non suffragano adeguatamente il pregiudizio patito a 

titolo di torto morale. Da un lato, gli articoli di giornale prodotti in allegato al-
la domanda di indennizzo (v. doc. P allegato ad act. 1) non dimostrano che 
il procedimento penale che li riguardava è stato reso di dominio pubblico; 
tali articoli, apparsi in giornali svizzeri, non riportano infatti il nome degli  
istanti né contengono informazioni tali da renderli riconoscibili. Inoltre, gli  
istanti risiedono lontano dalla Svizzera, a Z., per cui non è ragionevolmente 
possibile sostenere che la procedura penale federale in esame ha pregiu-
dicato la loro reputazione nella cerchia di persone frequentate a titolo per-
sonale (famigliari, amici,..) e/o professionale. Quanto alle sofferenze fisiche 
e psicologiche asseritamente patite da A. in seguito all’inchiesta del MPC, 
giova rilevare che solo il terzo e ultimo certificato medico prodotto in allega-
to all’istanza (v. doc. Q3 allegato ad act. 1), risalente al 4 febbraio del 2008 
e firmato dal dott. G., mette in diretta relazione la patologia dell’istante con 
il procedimento penale svizzero. Ciò è manifestamente troppo poco per di-
mostrare l’esistenza di un nesso di causalità tra l’indagine penale e lo stato 
di salute dell’istante negli anni 2005-2007, tenuto anche conto che le misu-
re istruttorie adottate dal MPC (in sostanza, il blocco dei conti bancari sviz-
zeri intitolati agli indagati) non sono risultate di una gravità tale da configu-
rare una lesione rilevante dei diritti personali degli indagati (v. consid 1.2, 
“supra”). Le domande di indennizzo per torto morale devono quindi essere 
integralmente respinte giacché infondate. 

 
2.2 Rifusione delle tasse di giustizia 

Gli istanti chiedono in seguito la rifusione delle tasse di giustizia da loro pa-
gate quali parti soccombenti nelle procedure di ricorso davanti al Tribunale 
federale (Fr. 3'000.--) e alla Corte dei reclami penali del TPF (Fr. 1'000.--), 
per un ammontare complessivo di Fr. 4'000.-- (v. act. 1, pag. 15 in basso, 
con doc. T in allegato). 
 
A torto. Codesta Corte ha infatti già avuto modo di giudicare – sulla scorta 
della giurisprudenza vigente – che tali spese non possono essere fatte va-
lere a titolo di indennizzo ex art. 122 PP, dato che le procedure ricorsuali 
intraprese nell’ambito di un procedimento penale hanno un destino separa-
to e indipendente da quello del giudizio di merito, sia pure consistente in 

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una decisione di sospensione ai sensi dell’art. 106 PP (v. TPF BK.2006.2 
del 10 marzo 2006, consid. 3.1 e 4). 
 

2.3 Spese legali per il procedimento dinanzi al MPC 
Gli istanti postulano il risarcimento delle spese legali per complessivi 
Fr. 70'997.30, facendo presente che dal giugno 2005 al giugno 2006 sono 
stati assistiti dagli avvocati dello studio legale H. e dal giugno 2006 fino a 
conclusione della vicenda in esame nel settembre 2007 sono stati patroci-
nati dall’avv. Roberto Macconi (v. act. 1, pag. 15). Il MPC non contesta il 
fondamento delle pretese degli istanti in merito alle spese di patrocinio, ri-
cordando tuttavia che in base alle particolarità dell’indagine preliminare e 
alla prassi della I Corte dei reclami penali l'indennità oraria riconosciuta ai 
difensori (siano essi d’ufficio o di fiducia) ammonta di norma a Fr. 220.--. 
L'autorità inquirente fa inoltre notare che gran parte delle spese legali  
esposte dallo studio legale H. sono da mettere in relazione alle procedure 
di ricorso contro i sequestri bancari ordinati dal MPC, e che in quanto tali 
non possono essere fatte valere quale pregiudizio ai sensi dell’art. 122 PP. 
 

2.3.1 La retribuzione dell'avvocato, secondo la giurisprudenza del Tribunale fede-
rale, deve stare in un rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la 
responsabilità del libero professionista, in considerazione della natura, del-
l'importanza, della complessità, delle difficoltà particolari in fatto o in diritto 
della causa, come pure della condizione economica del cliente e del valore 
litigioso della causa, suscettibile di influire sulla responsabilità del mandata-
rio. Né possono essere dimenticati il tempo consacrato dal difensore allo 
studio e alla trattazione dell'incarto, segnatamente quello destinato ai collo-
qui e alle udienze presso le autorità di ogni istanza, e il risultato ottenuto 
(DTF 122 I 1 consid. 3a; 117 Ia 22 consid. 3a). 

 
2.3.2 In concreto, l’attuale patrocinatore degli istanti ha emesso per le sue pre-

stazioni una nota complessiva di Fr. 45'911.40, composta da Fr. 911.40 di 
spese e Fr. 45'000.-- di onorario (v. nota dettagliata dell’avv. Macconi, 
doc. S1 allegato ad act. 1). Pacificamente ammesse le spese e il dispendio 
di tempo di 65 ore, si noti che la remunerazione oraria di Fr. 360.-- esposta 
dal difensore supera nettamente gli importi previsti all’art. 3 cpv. 1 del Re-
golamento del 26 settembre 2006 sulle ripetibili nei procedimenti davanti al 
Tribunale penale federale (RS 173.711.31), applicabile per analogia nelle 
procedure penali davanti al MPC (v. TPF BK.2008.5 del 6 agosto 2008, 
consid. 3.2). Conformemente alla costante prassi della I Corte dei reclami 
penali del TPF e considerata la complessità non eccessiva dell'inchiesta, 
nella fattispecie un'indennità oraria di Fr. 220.-- può essere ritenuta ade-
guata (v. TPF BK.2007.1 del 30 luglio 2007, consid. 3.3; BK.2006.2 del 

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10 marzo 2006, consid. 3.2; BK.2005.9 del 12 ottobre 2005, consid. 2.3.2). 
Al proposito, non soccorre gli istanti l’invocazione dell’applicazione di prin-
cipi normativi e giurisprudenziali ticinesi in materia di calcolo dell’onorario 
dell’avvocato (v. act. 7, pag. 7), dal momento che la presente domanda di 
indennità è retta dalla procedura penale federale e dalle relative indicazioni 
di giurisprudenza. Il MPC è pertanto tenuto a risarcire gli istanti delle spese 
legali relative all’attività dell’avv. Macconi nella misura di Fr. 15'211.40 
(65 ore a Fr. 220.-- = Fr. 14'300.-- di onorario + Fr. 911.40 di spese). 

 
2.3.3 Da parte sua, lo studio legale H. ha fatturato per le sue prestazioni 

Fr. 25'080.90, di cui Fr. 660.30 di spese e Fr. 24'425.60 di onorari 
(76.32 ore a Fr. 320.--/ora; v. nota dettagliata, doc. R1 allegato ad act. 1). 
Per quanto attiene l’onorario, il dispendio temporale di 76.32 ore esposto 
nella nota dettagliata del 6 giugno 2006 appare senz’altro eccessivo, con-
siderato soprattutto il fatto che gran parte dell’attività svolta dai legali nei 
mesi tra giugno e dicembre 2005 ha riguardato direttamente una procedura 
di ricorso conclusasi con le sentenze del 21 novembre 2005 del Tribunale 
federale (v. sentenza 1S.32/2005) e del 13 dicembre 2005 della Corte dei 
reclami penali del TPF (v. TPF BB.2005.47) e – in minima parte – una pro-
cedura di assistenza internazionale con l’Italia. Questa Corte ha già avuto 
modo di giudicare che tali spese non possono essere fatte valere 
nell’ambito di una domanda di indennità ex art. 122 PP, giacché non diret-
tamente connesse con la trattazione del merito dell’inchiesta preliminare (v. 
TPF BK.2006.2 del 10 marzo 2006, consid. 3.1; BK.2006.5 del 31 maggio 
2007, consid. 5.5). Tenuto conto della natura del procedimento e della ne-
cessaria attività espletata dai legali dello studio H. all’infuori delle citate pro-
cedure di ricorso, un dispendio di 20 ore appare più che ragionevole; inol-
tre, per le stesse ragioni già esposte in precedenza (v. consid. 2.3.2), la ta-
riffa oraria di Fr. 320.-- deve essere ricondotta all’importo usuale di 
Fr. 220.--. Il MPC è pertanto tenuto a risarcire gli istanti delle spese legali 
relative all’attività dello studio legale H. nella misura di Fr. 5'060.30 (20 ore 
a Fr. 220.-- = Fr. 4’400.-- di onorario + Fr. 660.30 di spese). 

 
2.4 Spese di trasferta 

Gli istanti chiedono in seguito la rifusione delle spese vive legate alle tra-
sferte in Svizzera dovute al procedimento promosso dal MPC. Essi postu-
lano il risarcimento di complessivi Fr. 3'600.-- per i tre viaggi compiuti in 
Svizzera, oltre a Fr. 960.-- per l’esborso per biglietti aerei sulla linea Napoli-
Milano non utilizzati e non rimborsabili (v. act. 1, pag. 16). 
 
Ora, per quanto attiene i tre viaggi a Lugano compiuti dagli istanti nel 2005-
2006, giova constatare che essi non ottemperano che in minima parte 

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all’onere della prova del pregiudizio subito, come richiesto dalla giurispru-
denza dedotta dall’art. 122 PP (v. consid. 1.2, “supra”). Certo, essi hanno 
prodotto in allegato alla propria istanza (v. doc. U allegato ad act. 1) una 
fattura di un noto albergo luganese relativa ad un pernottamento avvenuto 
tra il 6 e l’8 settembre 2006, ma tali date non sono in relazione con nessun 
atto istruttorio compiuto dal MPC, segnatamente ad un interrogatorio degli 
imputati. Altre pretese relative a spese di viaggio, vitto o alloggio non sono 
documentate, per cui l’indennità forfetaria chiesta a tale titolo (Fr. 3'600.--, 
ossia 600.-- franchi a testa per viaggio) non può essere riconosciuta agli  
istanti. 
 
Per contro, gli istanti devono essere indennizzati per le spese dei due bi-
glietti aerei acquistati per recarsi a Lugano all’interrogatorio in qualità di im-
putati previsto per il 26 ottobre 2005, annullato dal MPC solo pochi giorni 
prima del termine, allorquando il rimborso di questi biglietti non era effetti-
vamente più possibile (v. doc. V allegato ad act. 1). Tali spese ammontano 
a Fr. 640.-- (Euro 193.53 per persona, pari a Fr. 320.-- secondo il cambio 
vigente all’epoca); risulta invece infondato il rimborso delle spese per il bi-
glietto del loro legale italiano, dato che questo non li ha rappresentati nel 
procedimento penale svizzero. 
 

2.5 Euroritenuta  
2.5.1 In quanto unico titolare dei conti bancari posti sotto sequestro dal MPC, A. 

chiede – a titolo personale – la rifusione della somma di Fr. 25'502.-- quale 
pregiudizio derivato dal pagamento della cosiddetta “Euroritenuta” per il pe-
riodo dal 1° gennaio 2006 all’8 settembre 2006 (v. act. 1, pagg. 18 in bas-
so-19 in alto); questo importo è stato determinato sulla base di una perizia 
ordinata dagli istanti allo studio di revisione e consulenze aziendali I. SA di 
Y. (v. doc. Z1 allegato ad act. 1, pagg. 28-29). Il MPC non sembra conte-
stare l’ammontare dell’Euroritenuta prelevata sul pagamento degli interessi 
delle relazioni bancarie sequestrate, quanto il fondamento stesso della ri-
chiesta di indennità avanzata dall’istante, non essendovi – a suo avviso – 
un nesso di causalità con il preteso pregiudizio. 

 
2.5.2 Con l’entrata in vigore il 1° luglio 2005 della legge federale del 17 dicembre 

2004 relativa all’Accordo con la Comunità europea sulla fiscalità del ri-
sparmio (Legge sulla fiscalità del risparmio, LFR; RS 641.91), gli istituti fi-
nanziari attivi in Svizzera sono obbligati a prelevare una ritenuta di imposta 
sull’insieme dei redditi diretti ed indiretti derivanti dai risparmi depositati nel 
nostro paese delle persone fisiche domiciliate negli stati membri 
dell’Unione Europea (UE). Questa ritenuta d’imposta è versata all’Ammini-
strazione federale delle contribuzioni (AFC), la quale a sua volta ne riversa 

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una quota allo stato membro dell’UE in cui risiede l’avente diritto economi-
co. Secondo i calcoli del perito di parte – peraltro non contestati dal MPC –, 
l’istante si è visto trattenere dai propri ricavi da interessi sui conti allora sot-
to sequestro un importo pari a Fr. 25'502.--, e questo per il periodo tra il 
1° gennaio 2006 e l’8 settembre 2006, data alla quale i fondi sono stati tra-
sferiti sulla relazione d’affari intestata ad una persona giuridica, non sogget-
ta alle disposizioni della LFR sulla ritenuta d’imposta. 

 
2.5.3 Ora, dagli atti versati all’incarto si deduce che con scritto del 30 dicembre 

2005, l’allora legale degli istanti aveva effettivamente chiesto al MPC di au-
torizzare il trasferimento dell’intestazione delle relazioni bancarie seque-
strate presso la banca C. SA di Y. dalla persona fisica dell’istante ad una 
persona giuridica costituita “ad hoc”, salvo poi rinunciare a tale operazione 
in un successivo scritto dell’8 febbraio 2006 in seguito ad un “probabile ri-
fiuto dell’autorizzazione da parte del MPC”, rifiuto che gli sarebbe stato an-
ticipato durante un colloquio con l’autorità inquirente il 23 gennaio 2006 (v. 
doc. H1 e H2 allegati ad act. 1). In assenza di una formale decisione del 
MPC in merito, l’obiezione dell’istante – che pretende che la rinuncia al tra-
sferimento dei conti sequestrati sarebbe da ricondurre ad una “probabile” 
opposizione da parte del MPC – risulta però una mera affermazione di par-
te, priva di un sufficiente riscontro probatorio. Se ne deduce che l’indennità 
reclamata a titolo di rifusione dell’Euroritenuta non può essere accolta, 
mancando un nesso di causalità con il preteso pregiudizio subito da parte 
dell’istante. 

 
2.6 Perdita di guadagno relativa alla mancata libera amministrazione dei 

conti sequestrati 
2.6.1 A. chiede in seguito il risarcimento di Fr. 658'758.-- quale perdita generata 

dall’impossibilità di operare liberamente sul portafoglio da lui amministrato 
durante il periodo del blocco dei conti, tra marzo 2005 e agosto 2006 (v. 
act. 1, pagg. 17-19). L’importo è stato calcolato sulla base del già menzio-
nato referto peritale dello studio I. SA (v. doc. Z1 allegato ad act. 1, 
pag. 27) e riguarda la sola rubrica denominata “D.”, posto che la rubrica 
“E.” ha continuato – anche nel periodo valido per il sequestro – ad essere 
gestita senza interferenze da parte del MPC dalla banca C. SA in base al 
mandato di gestione patrimoniale conferitole dall’istante. 

 
Il MPC propone la reiezione integrale di questa richiesta di indennizzo, ad-
ducendo sia la mancata prova del pregiudizio subito, sia la mancata dimo-
strazione del nesso di causalità tra questo e gli atti di istruzione intrapresi. 
 

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2.6.2 L’istante fa anzitutto presente la perdita di guadagno derivante dalla man-
cata approvazione da parte del MPC di determinate operazioni di gestione 
del portafoglio da lui richieste durante il blocco della relazione in esame, 
stimata dal perito in complessivi Fr. 150'538.-- (pari a 122'154 USD al cam-
bio vigente il 4 agosto 2006). Si tratta, per la precisione, delle richieste di 
investimento proposte il 28 novembre 2005, 5 dicembre 2005, 20 febbraio 
2006 e 1° giugno 2006, come detto puntualmente non autorizzate dal MPC 
(v. doc. E1, E2, E3, E4 allegati ad act. 1; perizia doc. Z1 alle pagg. 17-20, 
nonché gli allegati al referto peritale VI a-VI b-VI c-VI d in doc. Z2). Il perito 
ha calcolato che queste quattro operazioni, qualora realizzate, avrebbero 
generato – alla data dello sblocco parziale – un maggior ricavo complessi-
vo sulla relazione “D.” di 122'154.-- USD rispetto alle quattro operazioni so-
stitutive autorizzate dal MPC in data 30 novembre 2005, 28 dicembre 2005, 
27 febbraio 2006 e 6 giugno 2006 (v. riepilogo a pag. 20 in alto della perizia 
doc. Z1 allegato ad act. 1). Pur non mettendo in discussione la quantifica-
zione del guadagno fatta dal perito di parte, il MPC obbietta però che lo 
stesso ha definito tali importi sulla base di rendimenti “ipotetici”, nell’ipotesi 
– non oggettivamente dimostrabile – che l’istante avrebbe mantenuto tali 
investimenti per tutta la durata del sequestro, rinnovando se del caso quelli 
che man mano giungevano a scadenza nel frattempo e senza effettuarne 
degli altri in sostituzione. A giustificazione delle sue opposizioni a certi in-
vestimenti, l’autorità inquirente ha pure ricordato – come già espresso nella 
lettera indirizzata il 7 dicembre 2005 alla banca C. SA (v. doc. Z2, allega-
to VI b) – che secondo le raccomandazioni del 30 marzo 1999 della Com-
missione Crimine Organizzato e Criminalità Economica (COCE) della Con-
ferenza cantonale dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia 
(CCDGP), i valori patrimoniali oggetto di blocco cautelare devono essere 
investiti in modo conservativo. Ora, le operazioni menzionate sono state 
giustamente rifiutate perché considerate, nel contesto del momento, come 
investimenti di tipo speculativo o comunque troppo rischiosi (vedi, ad  
esempio, le richieste di investimenti in fondi azionari indiani o cinesi), che 
potevano sì produrre rendite elevate come quelle constatate dal perito di 
parte, ma che avrebbero anche potuto generare notevoli perdite patrimo-
niali – intaccando quindi l’ammontare degli averi posti sotto sequestro – in 
caso di cambiamenti di direzione dei mercati finanziari. A questo proposito 
giova osservare che le operazioni autorizzate dal MPC riguardavano invece 
investimenti più tradizionali e sicuri, di tipo conservativo, quali l’acquisto di 
obbligazioni statali americane (per le operazioni autorizzate in data 30 no-
vembre 2005, 28 dicembre 2005 e 6 giugno 2006, v. doc. Z2, allegato VI a, 
VI b e VI d), oppure l’investimento della liquidità del conto in un prodotto a 
capitale garantito sulla parità Euro/USD, con scadenza a tre mesi (per 
l’operazione autorizzata il 27 febbraio 2006, v. doc. Z2, allegato VI c). Ne 

- 11 - 

 

 

consegue l’inesistenza, oltre che di un pregiudizio reale, di un nesso di 
causalità adeguato e sufficiente tra l’agire del MPC durante il periodo di se-
questro del conto “D.” e il preteso pregiudizio patito in seguito alla mancata 
libera amministrazione dello stesso; al contrario, la prudente gestione da 
parte del MPC, e il conseguente rifiuto ad operare degli investimenti ri-
schiosi (anche se potenzialmente più redditizi), va visto positivamente, poi-
ché ha permesso di conservare praticamente intatto il capitale iniziale de-
positato sulla relazione in questione. 

 
2.6.3 Stessa sorte va riservata alla richiesta di risarcimento del danno per quanto 

attiene la somma eccedente le quattro operazioni esaminate nel conside-
rando precedente. A prescindere dal fatto che in questo caso l’istante non 
può rimproverare all’autorità inquirente di aver rifiutato operazioni di inve-
stimento da lui richieste, si constata che la banca ha semplicemente con-
fermato che, durante il periodo del blocco dei conti, essa ha continuato a 
gestire la relazione in esame secondo gli usuali criteri conservativi applica-
bili ad averi sequestrati, evitando operazioni di natura speculativa che non 
sarebbero state accettate dal MPC (v. doc. D allegato ad act. 1). In simili 
evenienze, manca quindi la dimostrazione dell’esistenza di un nesso di 
causalità tra gli atti di istruzione intrapresi dall’autorità inquirente, e segna-
tamente il sequestro dei conti, e l’asserita perdita di guadagno, giacché il 
perito stesso ammette che gli aumenti di valore del patrimonio amministrato 
sul conto “D.” sono solo ipotetici (a pag. 22 in basso del doc. Z1 egli utilizza 
infatti l’espressione di portafoglio “modello” o “virtuale”), essendo stati de-
dotti dal confronto con l’andamento di tre indici di riferimento selezionati (i 
cosiddetti „benchmark“ nell’accezione anglosassone), rispettivamente, per 
il settore monetario, il settore obbligazionario e il settore azionario. Non vi è 
però alcuna certezza che una gestione speculativa o comunque meno con-
servativa del portafoglio da parte della banca, oppure un’amministrazione 
dello stesso effettuata secondo le indicazioni puntuali del cliente, avrebbe 
prodotto gli stessi rendimenti di questi indici di riferimento, pur tenuto conto 
dell’evoluzione sostanzialmente positiva dei mercati azionari nel periodo 
considerato. Anche la circostanza che il rendimento della relazione “E.” è 
risultato, in definitiva, di gran lunga superiore a quelli della relazione sotto-
posta al controllo diretto da parte del MPC (il 17% circa per la prima, rispet-
to al -0,02% della relazione “D.”), non permette ancora di concludere 
all’esistenza di un’effettiva perdita di guadagno, vista la diversa composi-
zione iniziale dei due portafogli (v. tabella relativa all’”asset allocation” delle 
due relazioni alla data del blocco; pag. 11 in alto del doc. Z1 allegato ad 
act. 1). 

 

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Da quanto precedentemente esposto, ne discende che la richiesta di risar-
cimento per mancato guadagno per mancata libera amministrazione della 
relazione “D.” è infondata. 
 

2.7 Mancato guadagno della società F. S.r.l, X. / Italia 
Gli istanti chiedono infine la rifusione di un’indennità di Fr. 1'350'184.-- per 
titolo di mancato guadagno della ditta F. S.r.l. con sede a X. in provincia di 
Napoli (v. act. 1, pagg. 19-20). Gli istanti detengono pariteticamente l’intero 
capitale di questa società, attiva nel commercio di apparecchi elettronici per 
il tempo libero, mentre amministratore unico è il figlio J. Essi asseriscono 
che il blocco totale delle relazioni bancarie litigiose avrebbe gravemente e 
ingiustificatamente leso gli interessi economici della loro azienda di fami-
glia, aumentando le difficoltà di pagamento dei fornitori e causando un no-
tevole calo del fatturato negli anni 2005-2006, perdita di guadagno quantifi-
cata dal perito di parte in EUR 839'667.-- (v. pagg. 31-37 del doc. Z1 alle-
gato ad act. 1). A sostegno di questa argomentazione essi producono in al-
legato alla loro istanza alcune decisioni di rifiuto del MPC di autorizzare pa-
gamenti per conto di fornitori esteri della società (v. doc. F e G allegati ad 
act. 2). 
 
Tali mezzi di prova non sono tuttavia sufficienti per fondare una pretesa di 
indennizzo relativa al mancato guadagno della menzionata società. Come 
giustamente asserito dal MPC, si rileva in primo luogo che non vi è alcun 
nesso diretto tra i conti bancari intestati ad A. presso la banca C. SA di Y. e 
la ditta F. S.r.l, che oltre a non essere né titolare né beneficiaria economica 
di queste relazioni, non è mai stata oggetto di misure legate al procedimen-
to penale svizzero. Né è dimostrato in modo convincente che il calo della 
cifra d’affari dell’azienda nell’anno 2005 sia direttamente riconducibile al 
blocco dei conti bancari dell’istante in Svizzera; giova invece osservare 
che, malgrado il forte calo del fatturato, nel 2005 il margine di utile lordo 
dell’azienda è comunque leggermente aumentato rispetto al 2004, ed è ul-
teriormente migliorato nell’anno 2006, quando il fatturato ha ritrovato so-
stanzialmente i livelli del 2004 (v. tabelle a pag. 34 del doc. Z1 allegato ad 
act. 1). Infine, per quanto riguarda i mancati (o ritardati) pagamenti ai forni-
tori, è poco credibile che per i suoi bisogni in liquidità la società menzionata 
abbia fatto esclusivamente capo ai conti sequestrati in Svizzera senza di-
sporre di relazioni bancarie locali (la F. S.r.l. ha sede in provincia di Napoli). 
A tale riguardo si osserva che all’epoca i reclamanti disponevano di conti 
bancari anche in altri paesi, non sottoposti a sequestro (ad esempio presso 
la Banca K. di W. / Italia; v., su questo punto, le considerazioni espresse 
nella sentenza TPF BB.2005.47 del 13 dicembre 2005, consid. 3.2). 
 

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Constatata sia la mancata prova del danno, sia l’assenza di un nesso di 
causalità con il procedimento penale in esame, l’indennità reclamata a titolo 
di perdita di guadagno della ditta F. S.r.l deve essere integralmente respin-
ta giacché infondata. 
 

3. Conclusioni; tasse di giustizia e ripetibili 
3.1 Alla luce delle considerazioni che precedono, l'istanza è parzialmente ac-

colta. Di conseguenza il MPC verserà agli istanti un importo complessivo di 
Fr. 20’911.70 (Fr. 20’271.70 per spese legali legate al procedimento + 
Fr. 640.-- per spese di trasferta), oltre interessi del 5% annuo a far tempo 
dal 1° maggio 2006, a titolo di risarcimento dei danni subiti in seguito 
all’avvio del procedimento penale nei loro confronti. 

 
3.2 Conformemente all’art. 66 cpv. 1 LTF, applicabile per il rinvio di cui 

all’art. 245 cpv. 1 PP, le spese processuali sono poste a carico della parte 
soccombente; in concreto, tenuto conto del limitato grado di accoglimento 
dell’istanza presentata, viene posta a carico degli istanti in solido (art. 66 
cpv. 5 LTF) una tassa di giustizia ridotta di Fr. 10'000.--, calcolata giusta 
l'art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tri-
bunale penale federale (RS 173.711.32) e prelevata sull’anticipo delle spe-
se di Fr. 20'000.-- già pervenuto (v. act. 5). Gli istanti, che si sono avvalsi 
del patrocinio di un avvocato per l'inoltro della loro domanda di indennità, 
hanno invece diritto alla corresponsione di ripetibili di causa ridotte (art. 68 
cpv. 1 LTF); tenuto conto dell’importante grado di soccombenza e dell'attivi-
tà presumibilmente svolta dal difensore nell'ambito della presente causa, 
un onorario di Fr. 2'000.-- appare giustificato (v. art. 3 del Regolamento del 
26 settembre 2006 sulle ripetibili nei procedimenti davanti al Tribunale pe-
nale federale; RS 173.711.31). Le spese relative alla perizia di parte pro-
dotta dagli istanti a sostegno della propria impugnativa (Fr. 22'105.--) devo-
no invece rimanere a loro carico, alla luce delle risultanze esposte ai pre-
cedenti consid. 2.6 e 2.7. L’indennità di Fr. 600.-- fatta valere per spese di 
trasferta a Lugano degli istanti per conferire con il perito – non documenta-
ta – non può essere accettata. 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. L’istanza è parzialmente accolta. Di conseguenza il MPC verserà agli istanti 

un importo complessivo di Fr. 20'911.70, oltre interessi del 5% annuo a far 
tempo dal 1° maggio 2006, a titolo di risarcimento dei danni subiti in seguito 
all’avvio del procedimento penale nei loro confronti. 

 
2. La tassa di giustizia ridotta di Fr. 10'000.-- è posta a carico degli istanti in so-

lido. 
 

3. L’eccedenza di Fr. 10'000.-- dell’anticipo delle spese versato in pendenza di 
causa viene restituita agli istanti. 

 
4. Il MPC rifonderà agli istanti Fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili di causa ridotte. 

 
 

Bellinzona, il 9 febbraio 2009 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Avv. Roberto Macconi 
- Ministero pubblico della Confederazione 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Contro questa sentenza non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.