# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c463df9f-e565-5ef1-8d40-402dce086567
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-10-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.10.2021 D-4458/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4458-2021_2021-10-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4458/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  o t t o b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Yanick Felley;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dalla MLaw Tindara Santoro,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 28 settembre 2021 /  

N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 30 agosto 

2021, 

il verbale di rilevamento dei dati personali del 7 settembre 2021 (cfr. atto 

SEM […]-15/9),  

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 10 settembre 2021 

(cfr. atto SEM 19/3), 

la richiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] 

L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino III) presen-

tata dalla Segreteria di Stato della migrazione alle competenti autorità po-

lacche (di seguito: SEM; cfr. atto SEM 22/5),  

l'accettazione della richiesta di ripresa in carico delle autorità polacche del 

28 settembre 2021, fondata sulla medesima disposizione (cfr. atto SEM 

24/1), 

la decisione della SEM del 28 settembre 2021, notificata il 1°ottobre 2021 

(cfr. atto SEM 28/1), mediante la quale detta autorità non è entrata nel me-

rito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasfe-

rimento dell'interessato verso la Polonia, 

il ricorso dell'8 ottobre 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 11 ottobre 2021) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM tramite 

il quale il ricorrente ha concluso anzitutto alla sospensione in via supercau-

telare dell'esecuzione della decisione ed alla restituzione (recte: conces-

sione) dell'effetto sospensivo al ricorso; in seguito all'annullamento della 

decisione impugnata ed alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per 

completamento dell'istruttoria; con contestuale domanda, secondo il 

senso, di concessione dell'assistenza giudiziaria, con protestate tasse e 

spese, 

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la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 18/2, 27/2, 34/2, 35/2), 

lo scritto del 13 ottobre 2021 che riprende un estratto di un rapporto di 

ECRE sulla situazione dei richiedenti l'asilo in Polonia e con allegato il "Me-

dical Report in Cases of Return" del 7 ottobre 2021 e due lettere del fratello 

del ricorrente, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nella decisione impugnata l'autorità inferiore, dopo aver constatato l'e-

spressa ammissione di competenza da parte della Polonia, ha ritenuto in 

primo luogo che la presenza del fratello del richiedente in Svizzera non 

permetterebbe di ritenere competenti le autorità elvetiche; che in seguito, 

la SEM ha escluso l'esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 

par. 2 del Regolamento Dublino III nello Stato di destinazione e la sussi-

stenza o un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la 

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novem-

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bre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del principio del divieto di re-

spingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM ha ritenuto che 

non ci fossero motivi che permetterebbero di applicare l'art. 16 par. 1 Re-

golamento Dublino III o la clausola di sovranità di cui all'art. 17 par. 1 Re-

golamento Dublino III; che infatti, pur avendo il richiedente dichiarato di 

essere depresso e di avere dolore allo stomaco, dalle segnalazioni medi-

che non risulterebbe che egli avrebbe attualmente un problema di gravità 

o specificità tale da rendere possibile solo un trattamento in Svizzera; che 

inoltre non sarebbero pervenute all'autorità inferiore nuove informazioni su 

possibili problemi di salute; che ad ogni modo, la Polonia disporrebbe di 

infrastrutture mediche sufficienti,  

che nel proprio gravame l'insorgente rileva anzitutto di avere dei problemi 

di salute; che in particolare lo stato di ansia ed insonnia sarebbe già stato 

noto prima della notifica della decisione; che tuttavia, nella decisione av-

versata l'autorità inferiore avrebbe citato soltanto parzialmente la docu-

mentazione medica agli atti e l'accertamento medico risulterebbe pertanto 

ancora incompleto; che la SEM non avrebbe svolto alcuna indagine al fine 

di verificare se vi fossero ulteriori atti medici pertinenti per la procedura 

d'asilo del ricorrente; che altresì il documento F2 del 30 settembre 2021 

non sarebbe stato considerato pur essendo stato registrato all'indice degli 

atti; che emergerebbe chiaramente che il ricorrente necessiterebbe di una 

diagnosi nel dettaglio e di una presa a carico psicoterapeutica; che altresì, 

la Corte di Giustizia dell'Unione europea avrebbe evidenziato la necessità 

di considerare lo stato di salute del richiedente prima di procedere al tra-

sferimento; che nel caso in disamina la situazione medica dell'insorgente 

presenterebbe un quadro clinico non chiaro; che un corretto ed esaustivo 

accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti sarebbe imprescindibile per 

poter esaminare l'esistenza di carenze sistemiche e la conformità del tra-

sferimento all'art. 3 CEDU; che l'autorità inferiore non avrebbe altresì te-

nuto conto dell'evoluzione recente del sistema d'asilo polacco e le sue cri-

ticità; che in particolare, l'accesso dei richiedenti asilo alle cure mediche in 

Polonia presenterebbe delle problematiche riconosciute da un rapporto di 

AIDA/ECRE; che altresì, l'insorgente avrebbe espresso i propri timori ri-

spetto ad un trasferimento in tale Paese poiché sarebbe stato vittima di 

violenze e maltrattamenti da parte della polizia polacca il giorno in cui sa-

rebbe stato fermato e poi posto in stato di fermo; che nel periodo trascorso 

in Polonia sarebbe stato spesso maltrattato da altri richiedenti senza che 

gli agenti intervenissero per aiutarlo; che altresì in tale Paese egli non sa-

rebbe stato sentito in audizione, né sarebbe stato informato sulla data della 

stessa; che egli avrebbe poi spiegato che sarebbe stato necessario del 

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tempo prima di trovare il coraggio di parlare dei problemi di ansia e depres-

sione; che in Polonia egli avrebbe visto delle donne togliersi la vita; che il 

ricorrente parrebbe dunque avere delle difficoltà non trascurabili nell'espri-

mersi in modo compiuto su tutti gli elementi determinanti del proprio vis-

suto; che la situazione in Polonia dei richiedenti l'asilo avrebbe subito un 

drammatico peggioramento negli ultimi mesi; che si sarebbe registrato un 

aumento nel flusso di richiedenti e migranti attraverso la Bielorussia; che 

un nuovo Regolamento permetterebbe di respingere al confine i migranti 

sprovvisti di un valido titolo di entrata; che in seguito, il Tribunale avrebbe 

stabilito a più riprese la necessità di valutare in modo esaustivo i problemi 

di salute ed il trattamento necessario ai fini della valutazione dei rischi con-

seguenti ad un eventuale allontanamento; che la SEM, omettendo di inve-

stigare maggiormente le effettive e concrete condizioni di salute del ricor-

rente prima di emettere la decisione avrebbe altresì omesso di verificare la 

presenza di motivi giustificanti l'applicazione della clausola di sovranità,  

che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea del 18 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente Regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III),  

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che il ricorrente aveva depositato una domanda d'asilo in Polonia il 

(…) (cfr. atto SEM 12/1), 

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che la SEM il 16 settembre 2021 ha presentato alle autorità polacche com-

petenti, nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una ri-

chiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III (cfr. atto SEM22/5), 

che il 28 settembre 2021, queste autorità hanno espressamente accettato 

il trasferimento del ricorrente verso la Polonia, in applicazione della stessa 

disposizione (cfr. atto SEM 24/1), 

che l'insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di 

asilo in Polonia – pur affermando di non averla depositata volontaria-

mente – né che questo Stato sia competente per trattare la sua domanda, 

che la presenza in Svizzera del fratello del ricorrente non permette neppure 

una diversa valutazione; che su questo punto, per evitare ripetizioni, può 

essere rinviato ai considerandi della decisione impugnata,  

che di conseguenza, la competenza della Polonia è di principio data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-

che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

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che ad oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Polonia non 

venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ri-

corso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a que-

stioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione 

che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 

par. 1 Regolamento Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la 

SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Rego-

lamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che preliminarmente, il ricorrente non ha apportato indizi seri e concreti 

suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi ob-

blighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità cor-

porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe 

di essere respinto in un tale Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

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che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno 

esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé 

enucleate, 

che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-

tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima, 

che malgrado nel corso del colloquio personale Dublino l'insorgente abbia 

dichiarato di essere depresso e di soffrire di dolori allo stomaco, si rileva 

che l'autorità inferiore l'ha informato che è sua responsabilità rivolgersi 

all'infermeria del Centro federale per segnalare qualsiasi problematica me-

dica (cfr. atto SEM19/3),  

che nella fattispecie, non risulta né che egli abbia richiesto all'infermeria 

del Centro un consulto medico, né che egli abbia informato il medico alla 

visita del 9 settembre 2021 dei suoi problemi di depressione (cfr. atto SEM 

18/2); che ciò risulta pure confermato dal documento F2 del 30 settem-

bre 2021, il quale riporta che il paziente non è noto per disturbi psichiatrici 

(cfr. atto SEM 27/2),  

che in merito a questo consulto medico, risulta evidente che essendo la 

decisione della SEM del 28 settembre 2021, lo stesso non poteva essere 

citato né preso in considerazione, essendo posteriore alla decisione; che 

non ci sono elementi per ritenere che vi sia stato un errore materiale nella 

data del provvedimento litigioso, 

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che di conseguenza, il mancato approfondimento delle potenziali proble-

matiche psichiche non può essere nella fattispecie imputata alla SEM, ma 

bensì ad un'omissione da parte del ricorrente, 

che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all'esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-

spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-

vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed 

irreversibile dello stato valetudinario comportante delle intense sofferenze 

o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento; 

che neppure si poteva partire dall'assunto che il ricorrente rientrasse nella 

categoria di persone vulnerabili ai sensi della giurisprudenza in vigore, 

che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento 

dell'emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-

que sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell'interes-

sato in Polonia nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che, nulla 

può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non ha violato il principio 

inquisitorio, 

che per il resto, v'è da rammentare che di principio le autorità svizzere non 

sono tenute a prendere in considerazione il potenziale insorgere di ulteriori 

affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo 

stato di fatto presente al momento della decisione (cfr. DTAF 2021/21 con-

sid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6), 

che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale 

(cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6), le condizioni psichiche del ricorrente fanno 

stato di una sindrome da disadattamento, con reazione mista ansioso de-

pressiva (ICD 10: F43.22), con peggioramento dell'insonnia e presenza di 

pensieri di morte dopo aver appreso la risposta negativa della Svizzera alla 

richiesta di asilo (cfr. atto SEM 34/2),  

che la terapia prescritta dal medico curante prevede (…), (…) (entrambi i 

preparati a base di piante) e (…) ed una presa a carico psicoterapeutica 

(cfr. atti SEM 27/2 e 34/2), 

che un equivalente del farmaco (…), con il medesimo principio attivo, è 

disponibile anche in Polonia (cfr. < (…) >, consultato il 13 ottobre 2021), 

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che l'insorgente potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell'otteni-

mento dei farmaci con cui è in trattamento venendo trasferito con una ri-

serva sufficiente, 

che la sindrome da disadattamento di cui soffre non risulta di una gravità 

tale da rientrare nella casistica enumerata in precedenza; che non si può 

dunque ritenere che il suo trasferimento comporti delle gravi sofferenze dal 

profilo medico, a tal punto che, dopo l'arrivo in Polonia, risulti necessaria 

una presa in carico medica immediata ed ininterrotta (cfr. al riguardo anche 

il "Medical Report in Cases of Return" del 7 ottobre 2021), 

che inoltre la Polonia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d'altronde notorio che tale Paese disponga di strutture mediche effi-

cienti, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che prima del trasferimento, sarà inoltre premura delle autorità competenti 

per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa e com-

pleta le autorità polacche dell'arrivo e dei problemi di salute dell'insorgente 

(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III), 

che proseguendo nell'analisi, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-

mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-

sferimento nello Stato in questione esporrebbe l'insorgente al rischio di es-

sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che per quanto riguarda gli asseriti maltrattamenti subiti il giorno in cui è 

stato fermato, va rilevato che la Polonia è uno Stato di diritto con un'autorità 

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di polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la protezione ade-

guata,  

ch'egli potrà dunque rivolgersi alle autorità di polizia laddove confrontato 

con problematiche di sorta, 

che in seguito, per ciò che concerne il forte aumento di richiedenti l'asilo e 

migranti provenienti dalla Bielorussia, a cui avrebbero fatto seguito respin-

gimenti al confine per le persone sprovviste di un valido titolo d'entrata, il 

Tribunale rileva che ebbene, viene da sé che il ricorrente non rientri in que-

sta categoria, avendo potuto avviare un procedimento volto all'ottenimento 

dell'asilo in Polonia,  

che, in altre parole, l'insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Polonia, 

che infine, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'autorità infe-

riore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Polonia è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Polonia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fede-

rale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005, (LStrI, 

RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

D-4458/2021 

Pagina 13 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Polonia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-

cessione dell'effetto sospensivo al ricorso così come di esenzione dal ver-

samento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali, sono 

divenute senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4458/2021 

Pagina 14 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: