# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bf132c20-2031-5d71-956b-2620abd4a5ef
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 25.06.2013 R 2013 1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2013-1_2013-06-25.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 13 1

5a Camera

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dal presidente Meisser e dal 

giudice Audétat, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 25 giugno 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

ricorrente

contro 

Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni, 

convenuto 1

e

Comune di O.1._____ 

convenuto 2

concernente EFZ

- 2 -

1. A._____ è proprietario della particella no. 55, sita sui monti del territorio 

del Comune di O.1._____, dove vive con i suoi due cani. Il fondo è 

sopraedificato con una cascina e conta 1665 m2 di superficie. Inizialmente 

alla cascina era abbinata una stalla/fienile, che però a seguito di una 

parcellazione viene attualmente a situarsi sul vicino fondo no. 56 di un 

altro proprietario. La cascina si situa sull’altro territorio comunale, mentre 

il terreno circostante è in zona agricola. Il terreno è sito poi in una zona di 

protezione delle acque sotterranee e delle sorgenti ed è parte di un’area 

di prati e pascoli secchi che in base al relativo inventario federale è da 

proteggere (oggetto no. 8679). La zona fa infine parte dell’area 

paesaggistica d’importanza regionale denominata L-1504 in base 

all’inventario cantonale natura e paesaggio. 

2. Dopo aver proceduto a diversi interventi di ampliamento della costruzione 

ed aver effettuato dei terrazzamenti sul terreno circostante la cascina, il 6 

marzo 2012, A._____ introduceva una domanda di costruzione in 

sanatoria per edifici e impianti fuori dalle zone edificabili per l’amplia-

mento e la trasformazione in abitazione primaria della cascina e per la 

sistemazione del terreno circostante per la coltivazione di piante e ortaggi. 

Concretamente, il progetto prevedeva il rifacimento di un gabinetto 

esterno esistente, l’aggiunta separata di un bagno e di un atelier lungo il 

lato sud, oltre alla costruzione di diverse tettoie in plexiglass. Il comune 

faceva proseguire la richiesta con preavviso positivo. Dopo aver sentito il 

parere degli uffici e enti interessati, in data 17 dicembre 2012 l’Ufficio per 

lo sviluppo del territorio dei Grigioni (UST) non approvava il progetto e 

invitava il comune ad emanare una decisione di ripristino dello stato di 

legalità alla crescita in giudicato della decisione di rifiuto. Le spese di fr. 

918.-- venivano poste a carico del richiedente. 

- 3 -

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 23 

dicembre 2012 e nell’ambito dell’ulteriore corrispondenza inviata all’UST 

entro i termini di ricorso, A._____ riteneva approvabili gli interventi 

praticati alla costruzione e i terrazzamenti. La sistemazione esterna 

avrebbe ripreso la morfologia del suolo già esistente nel quadro del piano 

di autosufficienza alimentare concepito nel 1940 dalla Svizzera per 

affrontare le penurie alimentari (Piano Wahlen) e permetterebbe una 

migliore agibilità del fondo. La semplice coltivazione di bacche, piante e 

erbe medicinali non apporterebbe poi alcun pregiudizio alla natura. Gli 

interventi edilizi all’abitazione consisterebbero essenzialmente nella 

sostituzione di legno deperito e nella messa a punto di misure minime per 

rendere abitabile la costruzione. Non detenendo alcuna altra possibilità di 

alloggio, l’istante si considera legittimato ad abitare la propria cascina 

tutto l’anno ed a intervenire su di essa per agevolare per quanto possibile 

tale convivenza. Per il resto l’istante chiedeva di essere esonerato da 

multe o spese che non sarebbe comunque in grado di sostenere o 

pagare, vivendo del poco che offrirebbe la terra e degli introiti derivanti da 

piccoli saltuari lavoretti. La richiesta di esonero dai costi del procedimento 

era già stata formulata dal committente in data 19 dicembre 2012 

all’attenzione dell’UST e fatta proseguire da quest’ultimo al Tribunale 

amministrativo per evasione.  

4. Nella propria presa di posizione del 24 gennaio 2013, l’UST chiedeva la 

reiezione del ricorso invocando i motivi già addotti nella decisione 

impugnata. Contrariamente a quanto preteso dall’istante, conformemente 

a quanto attestato dalla documentazione fotografica agli atti e come 

risulterebbe dal raffronto con i prati vicini e della zona, i terrazzamenti non 

sarebbero preesistenti e dette modifiche del terreno per un fondo inserito 

nell’inventario cantonale di protezione del paesaggio d’importanza 

regionale e in un oggetto prato e pascoli secchi (PPS) di importanza 

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nazionale sarebbero nell’evenienza illegali, non essendo legati a 

necessità agricole o a ubicazione vincolata e contrastando in ogni caso 

con il PPS. Parimenti illegali sarebbero gli interventi di ampliamento 

esterni all’abitazione, trovandosi questi annessi su di un terreno secco 

d’importanza nazionale e violando le aggiunte attuate le corrispondenti 

disposizioni sulla protezione del paesaggio. La residenza permanente sul 

luogo infrangerebbe poi il divieto di dispersione dell’insediamento e 

comporterebbe un’indesiderata intensificazione dell’utilizzazione. Infine, i 

costi accollati al ricorrente sarebbero rispettosi del principio della 

copertura dei costi e dell’equivalenza e meriterebbero piena conferma. 

5. Dal canto suo, il Comune di O.1._____ non prendeva materialmente 

posizione sul ricorso, rinviando alle decisioni prese dai competenti uffici 

cantonali.  

6. In data 21 giugno 2013 il Tribunale amministrativo esperiva un 

sopralluogo sui monti di O.1._____. In detta sede ogni parte al presente 

procedimento aveva ancora modo di esprimere il proprio punto di vista. 

Sulle risultanze del sopralluogo si tornerà, per quanto utile ai fini del 

giudizio, nelle considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla liceità del rifiuto di autorizzare a posteriore gli 

interventi effettuati dal ricorrente per ampliare la costruzione (vedi cons. 2 

che segue) e sul terreno circostante (vedi cons. 3 che segue) nonché la 

questione riguardante la conformità dell’imposizione dei costi operata 

dall’UST (vedi cons. 4 che segue). 

- 5 -

2. a) Ai sensi dell’art. 22 cpv. 2 lett. a della legge federale sulla pianificazione 

del territorio (LPT; CS 700), una licenza edilizia può essere rilasciata 

unicamente se la costruzione progettata è conforme alla funzione prevista 

per la zona di utilizzazione e se il fondo è urbanizzato. Giusta la vigente 

pianificazione locale, la cascina sita sul fondo no. 55 si trova sull’altro 

territorio comunale, il quale giusta l’art. 41 della legge cantonale sulla 

pianificazione territoriale (LPTC; RS 801.100) include il terreno improdut-

tivo, le acque, nonché le superfici rimanenti per le quali non entra in que-

stione nessun'altra zona di utilizzazione (cpv. 1). Non essendo pertanto 

ancora definito lo scopo di zona è chiaro che per il progetto in parola non 

è ammesso parlare di conformità alla zona e che pertanto 

un’autorizzazione in base all’art. 22 cpv. 1 lett. a LPT non entra in 

considerazione. 

b) In base all'art. 24 LPT possono essere rilasciate autorizzazioni per la 

costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici o impianti, se la 

loro destinazione esige un'ubicazione fuori della zona edificabile e non vi 

si oppongono interessi preponderanti. I due requisiti devono essere 

adempiuti cumulativamente (DTF 124 II 252 cons. 4, 123 II 256 cons. 5). 

Il requisito dell’ubicazione vincolata ha carattere oggettivo e alla 

realizzazione di tale presupposto devono essere poste esigenze severe. 

Occorre pertanto che sia necessario costruire l'edificio o l'impianto fuori 

della zona edificabile per motivi tecnici, d'esercizio o di conformazione del 

terreno. Il vincolo può anche essere negativo, imposto dall'esclusione di 

ogni altra ubicazione in zona edificabile (DTF 129 II 63 cons. 3.1). 

L'adempimento del secondo requisito di cui all'art. 24 LPT presuppone 

l'assenza di interessi preponderanti che si oppongano all'autorizzazione 

sollecitata. Il criterio che presiede alla valutazione degli opposti interessi 

in gioco ruota attorno alle finalità ed ai principi della pianificazione del 

territorio giusta gli art. 1 e 3 LPT (DTF 117 Ib 28 cons. 3, 114 Ib 268 cons. 

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3b); in particolare quelli miranti a proteggere le basi naturali della vita, ad 

integrare nel paesaggio gli impianti ed a conservare i siti naturali (art. 1 

cpv. 2 lett. a, 3 cpv. 2 lett. b/d LPT).

c) E’ pacifico che il ricorrente non possa dimostrare alcuna necessità 

oggettiva impellente alla realizzazione di un’abitazione fuori dalla zona 

edificabile giacché, pur avendo frequentato una scuola agricola come 

precisato in sede di sopralluogo, non è al momento attuale contadino di 

professione a tutti gli effetti. La sua attività in ambito agricolo si limita alla 

coltivazione sul terreno circostante la cascina di bacche, piante ed erbe 

medicinali in una misura alquanto limitata, come si è potuto appurare 

anche sul posto. I motivi che sostengono la richiesta di un’abitazione fuori 

dagli usuali insediamenti sono meramente di natura personale, quale 

l’intenzione di vivere nella natura e in modo semplice oltre al fatto di non 

disporre di un alloggio proprio altrove. Questi motivi di carattere 

soggettivo non giustificano però il rilascio di un’autorizzazione ad 

ubicazione vincolata per una casa d’abitazione fuori dalla zona edificabile. 

d) Giusta quanto sancito all’art. 89 LPTC, i progetti di costruzione e 

destinazioni ad altro scopo vengono autorizzati, se vengono osservate 

tutte le prescrizioni del diritto comunale, cantonale e federale. Le 

domande di costruzione vengono giudicate in base al diritto vigente al 

momento della decisione. Il provvedimento qui impugnato è stato preso il 

17 dicembre 2012, per cui alla presente fattispecie è applicabile la LPT e 

la relativa ordinanza dopo la revisione entrata in vigore il 1. novembre 

2012. Giusta l’art. 24c LPT fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti 

utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più conformi alla 

destinazione della zona, sono per principio protetti nella propria situazione 

di fatto (cpv. 1). Con l'autorizzazione dell'autorità competente, tali edifici e 

impianti possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con 

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moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati legalmente 

(cpv. 2). L'aspetto esterno di un edificio può essere modificato soltanto se 

ciò è necessario per un'utilizzazione a scopo abitativo conforme agli 

standard attuali o per un risanamento energetico, oppure per migliorare 

l'integrazione dell'edificio nel paesaggio (cpv. 4). Conformemente all’art. 

42 OPT, una trasformazione è considerata parziale e un ampliamento è 

considerato moderato se l'identità dell'edificio o dell'impianto unitamente 

ai dintorni rimane conservata nei tratti essenziali (cpv. 1). Sono ammessi 

miglioramenti volti a cambiare l'aspetto esterno. Il quesito se l'identità 

dell'edificio o dell'impianto rimanga sostanzialmente immutata va valutato 

tenendo conto di tutte le circostanze. In ogni caso vale la regola che si 

può procedere ad un ampliamento esterno se sono rispettate le condizioni 

di cui all'art. 24c cpv. 4 LPT; in questo caso, l'ampliamento totale, sia in 

relazione alla superficie utile lorda computabile, sia in relazione alla 

superficie totale (somma della superficie utile lorda computabile e della 

superficie accessoria lorda) non deve superare il 30 per cento o i 100 m2 

e che i lavori di trasformazione non devono consentire una modifica 

rilevante dell'utilizzazione di edifici abitati in origine solo 

temporaneamente (art. 42 cpv. 3 lett. b e c OPT). 

e) Per quanto riguarda la cascina, questa è composta da un piano interrato 

adibito a cantina (con una superficie utile accessoria [SA] di 23.9 m2) e da 

un primo piano suddiviso in zona giorno e notte (con una superficie utile 

lorda [SUL] di 25.3 m2). Lo stabile dispone di acqua potabile ed è 

allacciato alla canalizzazione. Gli interventi in oggetto concernono il 

rifacimento delle pareti in legno di un WC esterno già esistente, la 

sostituzione di una pretesa legnaia esterna esistente con un locale 

destinato ad atelier, la creazione di un locale esterno per il bagno e la 

posa di tettoie in plexiglass ondulato lungo il lato ovest, est e sud 

dell’abitazione. Il progetto prevede un ampliamento della SUL di 2 m2 

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ovvero dell’8% (per il bagno) e della SA di 12.7 m2 ovvero del 53% 

(atelier/legnaia e tettoie aperte). La somma della superficie utile lorda 

computabile e della superficie accessoria lorda supera pertanto 

ampiamente la soglia del 30% ammissibile. Come è stato precisato anche 

al sopralluogo, la destinazione interna dell’iniziale cascina non dà come 

tale adito a critiche, parimenti ammessa è la copertura in legno 

dell’esistente WC lungo il lato ovest dell’edificio. Ne consegue che le 

aggiunte effettuale lungo il lato sud quali l’atelier e il bagno e le altre 

tettoie non possono essere approvate. Per quanto riguarda l’atelier, 

l’istante sostiene che questo fosse stato in precedenza una legnaia. Dalla 

documentazione fotografica agli atti risulta in effetti che lungo il lato sud 

dell’edificio sporgeva un tetto in lamiera probabilmente per creare un 

riparo per la legna. Tale impianto non ha però nulla a che vedere con 

l’attuale parallelepipedo in legno eretto dall’istante. Ma anche 

indipendentemente dal superamento dell’ampliamento massimo 

consentito, gli interventi effettuati lungo il lato sud della costruzione sono 

inammissibili già in considerazione del carattere di PPS del fondo. 

f) Giova al riguardo ricordare che parte del fondo circostante la cascina 

rientra nell’elenco dei PPS di importanza nazionale. Per proteggere e 

favorire a lungo termine la biodiversità tipica dei prati e pascoli secchi, il 

Consiglio federale ha elencato in un inventario i biotopi secchi di 

importanza nazionale. Secondo l’ordinanza sui prati secchi (OPPS; RS 

451.37) la zona O.2._____sul territorio del comune convenuto è elencata 

tra i PPS di importanza nazionale (oggetto da proteggere no. 8679). 

Mentre la Confederazione designa dapprima gli oggetti dell’inventario 

sulla base di una cartografia scientifica dettagliata, spetta poi ai Cantoni, 

in virtù dell’art. 18a della legge sulla protezione della natura e del 

paesaggio (LNP; RS 451), il compito di definire i confini precisi degli 

oggetti (art. 4 cpv. 1 prima frase OPPS), pur disponendo di un certo 

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margine discrezionale per quanto riguarda l’eventuale inclusione di 

elementi confinanti di rilievo o di superfici potenziali, come pure per 

quanto concerne i termini concreti della gestione agricola. Il perimetro 

d’applicazione dell’ordinanza corrisponde ai confini esatti degli oggetti 

così come definiti dai Cantoni, secondo l’art. 4 cpv. 1 dell’OPPS, e in 

alcuni casi può differire leggermente dal perimetro inizialmente previsto 

dalla Confederazione. Questi oggetti vanno però conservati intatti (art. 6 

cpv. 1 prima frase OPPS). Giusta l’art. 7 cpv. 1 OPPS, una deroga 

all'obiettivo di protezione è ammessa soltanto per progetti con ubicazione 

strettamente vincolata, utili ai fini della protezione delle persone dai 

pericoli naturali o ai fini di un altro interesse pubblico preponderante 

d'importanza nazionale. Chi deroga a tale obiettivo è tenuto ad adottare i 

migliori provvedimenti di protezione e di ripristino possibili, o adeguati 

provvedimenti di sostituzione.

g) Nell’evenienza in oggetto, giusta i dettagliati confini stabiliti dal piano delle 

zone, dall’oggetto da proteggere no. 8679 per quanto ha tratto alla 

particella no. 55 sono stati sottratti all’area di protezione la cascina stessa 

e la striscia di terreno che dall’angolo sud-ovest dell’abitazione sale quasi 

perpendicolarmente fino alla soprastante strada comunale, con la quale il 

fondo confina a nord. Non fa neppure parte dell’area PPS la fascia della 

particella sita tra il muro perimetrale a est della costruzione e il vicino 

confine a est con il fondo no. 57. Il muro perimetrale a sud della 

costruzione segna invece il confine con l’area PPS, per cui un 

ampliamento della costruzione lungo tale lato (atelier/legnaia, pergola e 

bagno) non entra in considerazione, non potendo l’istante, per i motivi già 

esposti in precedenza, far valere motivi di ubicazione strettamente 

vincolata o utili ai fini della protezione delle persone dai pericoli naturali o 

di un altro interesse pubblico preponderante d'importanza nazionale. 

Come poi giustamente addotto dall’ufficio convenuto, il goffo ampliamento 

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eseguito - che vede l’aggiunta alla primitiva tipica abitazione in sasso di 

carattere monolitico con annesso WC in legno di due ulteriori distinti corpi 

con pareti in legno e in parte in plexiglass di diversa grandezza e i cui 

muri perimetrali sporgono dall’iniziale larghezza della costruzione, senza 

che tra questi annessi vi sia la minima traccia di continuità, ambedue 

muniti di tetti in lamiera oltre alle altre tettoie in lamiera e plexiglass che 

circondano la costruzione – è indubbiamente proprio a compromettere 

quello che in precedenza era un armonioso esempio d’insediamento 

agricolo alpino con l’iniziale stalla (particella vicina no. 56) e la 

corrispondente cascina che si richiamavano sia per la forma che per i 

materiali. Le due costruzioni avevano, infatti, dimensioni analoghe ed 

erano state erette con gli stessi materiali, ovvero con muratura in sasso e 

tetto in piode. Con gli interventi fatti dall’istante sull’abitazione questo 

equilibrio è stato alterato a scapito di elementi nuovi e poco aggraziati 

propri a profondamente denaturare le caratteristiche paesaggistiche del 

sito. Anche la facciata principale della cascina rivolta a valle ha con 

l’intervento in oggetto perso il proprio carattere e la propria identità. Ne 

consegue che l’ampliamento della costruzione oltre ad andare a scapito di 

un PPS che va conservato intatto è pure di natura decisamente estranea 

al quadro paesaggistico locale sia per forma (tre annessi con aperture e 

forme tutte diverse) che materiali (plexiglass). Per questo all’intervento 

verrebbero pure ad opporsi importanti interessi pubblici. Giustamente 

pertanto l’UST ha considerato, a parte la sostituzione operata per il WC 

che qui non è oggetto di contestazione, l’intervento incompatibile con le 

importanti esigenze della pianificazione territoriale quali i principi sanciti 

all’art. 3 cpv. 2 lett. b LPT e 73 cpv. 1 LPTC. L’ampliamento operato è 

pertanto non approvabile anche sotto questi aspetti. 

h) L’ufficio convenuto sembra concludere pure all’impossibilità di un utilizzo 

della costruzione a scopo di residenza primaria, comportando l’elezione 

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della cascina a residenza primaria una perdita dell’identità dell’edificio 

destinato inizialmente solo ad una permanenza temporanea sul posto. Di 

particolare rilievo per gli edifici originariamente abitati o abitabili soltanto 

durante l’estate è il nuovo art. 42 cpv. 3 lett. c OPT, il quale vuole che i 

lavori di trasformazione non debbano consentire una modifica rilevante 

dell'utilizzazione di edifici abitati in origine solo temporaneamente. Simili 

interventi potrebbero essere l’allacciamento alla rete elettrica di un edificio 

originariamente non munito di elettricità, che comporta una gamma 

praticamente non più limitata di nuove possibilità di utilizzazione o se in 

un edificio per lo più non riscaldato viene installato un impianto di 

riscaldamento (vedi il rapporto esplicativo concernente la revisione 

dell’OPT edito dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale). Nella 

fattispecie in oggetto, gli interventi che l’istante ha portato a termine per 

rendere più agevole l’abitazione durante tutto l’anno non vengono 

approvati (il WC era preesistente), motivo per cui non è dato concludere a 

lavori di trasformazione che potrebbero modificare l’identità dell’edificio 

giusta la normativa federale. Del resto anche la concreta situazione della 

cascina in discussione non giustifica una simile conclusione, essendo lo 

stabile allacciato all’acqua potabile, munito di allacciamento elettrico e alla 

canalizzazione ed essendo la particella raggiungibile con una strada di 

montagna asfaltata e agibile durante buona parte dell’anno. La cascina 

stessa nelle sue dimensioni anteriori all’intervento praticato senza 

autorizzazione è poi esclusa dall’area dei PPS e la zona monti del 

comune convenuto è attualmente abitata non solo durante la stagione 

estiva, ma ben oltre la metà dell’anno. Come sentito anche in sede di 

sopralluogo, a partire già dagli anni ’70 lo stabile ospitava una numerosa 

famiglia durante tutta la bella stagione a scopo di vacanza, per cui 

l’utilizzazione da parte di una sola persona della stessa costruzione 

durante tutto l’anno non comporta necessariamente un’intensificazione 

dell’utilizzazione tale da compromettere l’identità stessa dell’edificio, che 

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resta comunque per aspetto e confort una semplice cascina. L’UST 

accenna al proposito all’allacciamento elettrico che non sarebbe esistito in 

precedenza. In effetti, la costruzione è attualmente dotata di un pannello 

solare che sulle foto relative alla vecchia costruzione non esisteva. 

L’attuale domanda di costruzione non riguarda però tale impianto e 

l’ufficio convenuto non pretende neppure che lo stesso vada soggetto ad 

autorizzazione. Questo modesto tipo di allacciamento elettrico non può 

però oggettivamente essere considerato aprire una grande varietà di 

nuove possibilità di utilizzazione. Come si è visto al sopralluogo, la 

situazione dell’istante è a questo proposito del tutto particolare. 

Decisamente egli non persegue un modo di vivere secondo il modello 

conosciuto in generale nella zona edificabile, ma ha operato una scelta di 

vita direttamente a contatto con la natura ed estremamente semplice. 

Nella concreta situazione in cui vive il ricorrente è oggettivamente difficile 

ravvisare un effettivo incremento dell’utilizzazione ammessa in 

precedenza o dell’impatto sull’ambiente a seguito del passaggio da 

abitazione temporanea a quella permanente. Per questi motivi, non è dato 

opporre all’istante l’impossibilità di risiedere nella propria cascina alle 

semplici condizioni di vita che si sono potute appurare anche in sede di 

sopralluogo durante tutto l’anno, dopo il rifiuto dell’autorizzazione ad 

apportare cambiamenti alla costruzione che possano essere in qualche 

modo in relazione con tale intenzione. Ne consegue che su tale questione 

le conclusioni dipartimentali non meritano conferma. 

3. a) Sul terreno circostante l’abitazione, l’istante ha creato dei terrazzamenti 

per meglio poter coltivare bacche, piante e erbe medicinali. Inoltre 

essendo detentore di cani, egli ha recintato il fondo per permettere agli 

animali di muoversi liberamente attorno alla cascina. Nella domanda di 

autorizzazione la recinzione era intesa anche come mezzo di protezione 

per i prodotti coltivati. Dal profilo pianificatorio, il terreno è in zona 

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agricola, in parte incluso nella zona PPS e fa parte dell’inventario 

cantonale per la protezione della natura e del paesaggio regionali. Come 

ricordato anche in sede di sopralluogo dall’UST, non è qui in discussione 

il tipo di coltivazione praticata dall’istante, giacché di regola per una 

buona manutenzione di un prato o pascolo secco è sufficiente attenersi al 

tipo di sfruttamento agricolo tradizionale, adatto alle condizioni e alla 

produttività locali, bensì i terrazzamenti e la recinzione. Giusta l’art. 16a 

LPT, sono conformi alla zona agricola edifici e impianti che sono 

necessari alla coltivazione agricola o all’orticoltura, mentre non sono 

conformi a questa zona edifici e impianti per l’agricoltura esercitata a titolo 

ricreativo (vedi cpv. 1 e 5). 

b) Per quanto riguarda la recinzione, nella misura in cui la stessa è stata 

posta per i due cani che l’istante detiene a titolo privato, come accennato 

al sopralluogo, un’autorizzazione in zona agricola è esclusa. L’impianto 

non potrebbe poi essere neppure approvato per la coltivazione dell’orto a 

scopo di hobby, ciò che sembra attualmente corrispondere alla situazione 

di fatto del ricorrente, che giusta quanto affermato dall’ufficio per 

l’agricoltura non è iscritto né come detentore di animali né come 

contadino presso detta sede. Nella decisione deferita a questo Giudice, 

l’UST ha lasciata comunque aperta la questione della conformità alla 

zona agricola dei terrazzamenti, anche se il tipo di agricoltura praticato 

andrebbe definito più per hobby che per il proprio sostentamento. Tale 

questione non era, infatti, stata considerata determinante in quanto 

all’interno di una zona PPS i terrazzamenti non sarebbero in alcun caso 

approvabili essendo gli stessi in aperto contrasto con gli interessi pubblici. 

Come già esposto in precedenza, i PPS vanno conservati intatti (art. 6 

cpv. 1 prima frase OPPS) e pertanto i terrazzamenti effettuati dal 

ricorrente violano già tale obbligo e non possono essere approvati. 

Contrariamente a quanto preteso dall’istante e come ricordato sia 

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dall’UST che dai responsabili del comune convenuto, i terrazzamenti non 

erano preesistenti, ma il terreno facente parte della particella no. 55 era di 

natura e caratteristiche pari a quelli circostanti. Come si è visto al 

sopralluogo, i prati in zona non presentano alcun elemento che potrebbe 

far pensare ad un precedente terrazzamento, ma sono caratterizzati da 

semplici e regolari pendii. Che per la coltivazione in oggetto non occorra 

un impianto a ubicazione strettamente vincolata come esigerebbe l’art. 7 

cpv. 1 OPPS viste le dimensioni e il genere di coltivazione è palese, per 

cui anche i terrazzamenti non sono approvabili a posteriori per quanto gli 

stessi vengano a trovarsi in zona PPS. 

c) Sul retro dell’abitazione però, lungo la fascia che delimita la cascina dalla 

confinante particella no. 57, il terreno non è incluso nell’area PPS. Giusta 

il piano di situazione riguardante la sistemazione del terreno della 

particella no. 55 introdotto con la domanda di costruzione in sanatoria, 

lungo detta fascia di terreno sottratta alla zona PPS sono stati eseguiti 

due piccoli terrazzamenti con destinazione ad orto. L’intervento non ha 

richiesto che un minimo spostamento della coltre di terreno che ricopriva il 

pendio. In particolare non sono stati fatti muri di sostegno o eretti altri tipi 

d’impianti. La modifica riguarda unicamente la morfologia del suolo ed è 

in detto luogo appena vagamente percepibile ad occhio nudo. Una simile 

minima modifica del terreno per facilitare la coltivazione di due fasce di 

fondo adibite ad orto e site sulla parte di terreno non inclusa nella zona 

PPS può senz’altro essere considerata autorizzabile. 

d) E’ vero che la parte a est della particella no. 55 sottratta alla zona PPS è 

però inclusa nell’area paesaggistica d’importanza regionale (oggetto L-

1504). Giusta la descrizione dell’oggetto, l’area è caratterizzata da siepi di 

pregiato valore ecologico, con prati magri e muri a secco quali spazio 

vitale per rettili. A mente di questo Giudice la creazione dei due piccoli 

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terrazzamenti a est dalla cascina, malgrado l’inclusione di questa parte 

del fondo nell’oggetto L-1504 può essere approvata per quanto la 

coltivazione di quella che è una zona agricola avvenga nel rispetto della 

biodiversità che caratterizza i prati magri. Questo è però anche lo scopo 

dichiaratamente perseguito dall’istante, come addotto in sede di 

sopralluogo, per cui anche sotto questo aspetto gli interventi  lungo la 

fascia a est della cascina, sottratti alla zona PPS possono essere 

autorizzati.

e) Procedendo ai terrazzamenti sulla parte di terreno destinata a PPS 

l’istante ha distrutto la coltre superficiale del terreno che invece era 

propriamente da proteggere in base al piano delle zone. Sulla frazione del 

fondo sottostante la cascina gli interventi sono pure di natura più incisiva 

e chiaramente propri ad alterare l’aspetto del pendio. In questo modo 

però oltre a distruggere in parte la principale caratteristica dei PPS, 

l’istante ha pure snaturato la configurazione naturale del terreno. In virtù 

di quanto previsto all’art. 7 cpv. 1 OPPS, chi deroga a tale obiettivo è 

tenuto ad adottare i migliori provvedimenti di protezione e di ripristino 

possibili, o adeguati provvedimenti di sostituzione. Contrariamente a 

quanto preteso dall’istante, sul proprio terreno - in quanto PPS e oggetto 

d’importanza regionale - non gli è concesso fare quello che meglio crede. 

Anziché dover risistemare però tutti quei terrazzamenti che non sono 

autorizzabili, nell’ambito della procedura di ripristino che il comune è 

tenuto a mettere in atto, l’istante potrebbe vagliare la possibilità di una 

misura sostitutiva, magari acquistando un fondo con le stesse 

caratteristiche fuori dall’attuale zona di salvaguardia e destinandolo alla 

protezione della natura. 

4.a) L’istante contesta poi ancora i costi della procedura di approvazione e 

chiede di essere esonerato anche per la procedura in questa sede da 

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oneri finanziari. Giusta l’art. 96 LPTC, per decisioni EFZ, nonché per 

decisioni di multa e di ripristino concernenti progetti di costruzione al di 

fuori delle zone edificabili l'autorità EFZ riscuote, dagli istanti 

rispettivamente dalle parti, tasse costituite da una tassa di Stato fino a 

3000 franchi, da una tassa di cancelleria e dal rimborso di eventuali spese 

in contanti. In presenza di circostanze straordinarie la tassa di Stato può 

essere aumentata adeguatamente. Va nell’evenienza precisato che la 

situazione del fondo ha richiesto da parte dell’UST la coordinazione tra i 

diversi uffici e una addizionale indagine per stabilire la situazione concreta 

dell’istante, giacché la domanda presentata era su certi aspetti carente o 

imprecisa. Pertanto la tassa fatturata va considerata corrispondere al 

dispendio amministrativo che la pratica ha causato. La parziale 

accoglienza delle doglianze di ricorso giustifica però una proporzionale 

riduzione della metà dei costi accollati all’istante dall’UST. Per questo 

Giudice avendo l’istante ottenuto ragione di causa in parte sulla possibilità 

di utilizzazione dello stabile e sugli interventi sul terreno, si giustifica una 

riduzione delle spese di prima istanza a suo carico in ragione di fr. 459.--. 

Questa decisione è considerata tenere ampiamente in considerazione la 

pretesa precaria situazione finanziaria del ricorrente. 

b) In conclusione il ricorso è in parte accolto nel senso dei considerandi e la 

decisione impugnata modificata nel senso che all’istante è permesso il 

soggiorno sui monti anche durante tutto l’anno e la coltivazione delle due 

frazioni di orto site ad est dalla cascina e non incluse nella zona PPS. Per 

il resto il ricorso è respinto. Giusta l’art. 73 cpv. 1 della legge sulla 

giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100), nella procedura di ricorso la 

parte soccombente deve di regola assumersi le spese. Ne consegue che 

le spese occasionate dal presente procedimento vanno per metà a carico 

del ricorrente e per l’altra metà a carico dell’ufficio convenuto. Questa 

ripartizione prende atto del fatto che l’istante sia proprietario del fondo con 

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la cascina no. 55 e che quindi a prima vista non possono essere dati i 

presupposti per il riconoscimento dell’assistenza giudiziaria gratuita. Del 

resto, con la generale richiesta di esonero dai costi del procedimento 

l’istante non ha neppure comprovato il suo stato d’indigenza finanziaria. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto, il rifiuto dell’autorizzazione deciso è 

limitato nel senso dei considerandi e i relativi costi a carico del ricorrente 

sono ridotti a fr. 459.--. Per il resto il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1’500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 404.--

totale fr. 1'904.--

il cui importo sarà versato per metà da A._____, e per l’altra metà dal 

Cantone dei Grigioni (Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni), 

entro trenta giorni dalla notifica della presente decisione 

all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]