# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c65c187a-2169-5fa5-be6e-85eb13af681f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.03.2010 D-1977/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1977-2010_2010-03-31.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1977/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 1  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Congo (Kinshasa),

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 23 marzo 2010 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1977/2010

Visto: 

la prima domanda d'asilo in Svizzera che l'interessato ha presentato in 
data (...), 

la decisione dell'UFM del 10 novembre 2004, mendiante la quale detto 
Ufficio  ha  respinto  la  menzionata  domanda  ed  ha  ordinato 
l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera, 

la  sentenza del  24 ottobre 2005 dell'allora Commissione svizzera di 
ricorso in  materia  d'asilo  (CRA)  che ha stralciato  dai  ruoli  il  ricorso 
inoltrato  contro  la  suddetta  decisione dall'interessato,  il  quale  si  era 
reso irreperibile, 

la  seconda  domanda  d'asilo  in  Svizzera  che  l'interessato  ha 
presentato il (...), 

i verbali d'audizione del 18 gennaio 2010 (di seguito: verbale 1) e del 
23 marzo 2010 (di seguito: verbale 2) in occasione del quale è stato 
concesso  all'interessato  il  diritto  di  essere  sentito  in  merito 
all'applicazione  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  e  della  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), 

la  decisione dell'UFM del  23  marzo 2010,  notificata  all'interessato il 
medesimo giorno (cfr. agli atti avviso di notifica e di ricevuta), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 26 marzo 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti (art. 6 LAsi),

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che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

che,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che l'interessato  ha dichiarato di  essere  cittadino congolese,  nato  a 
Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), dove ha vissuto dalla 
sua nascita fino al suo espatrio nell'(...),  

che  egli  ha  affermato di  non  essere  mai  rientrato  nel  suo  Paese 
d'origine,  dopo  la  conclusione  infruttuosa  nell'(...)  della  sua  prima 
procedura  d'asilo  e  di  aver  depositato  un'altra  domanda  d'asilo  in 
B._______; che  egli  ha  dichiarato  di  non avere  nuovi  motivi  d'asilo, 
bensì di voler completare le allegazioni espresse in relazione alla sua 
prima domanda d'asilo  presentata  in  Svizzera;  che,  secondo  le  sue 
dichiarazioni,  egli  non  sarebbe  potuto  rientrare,  e  non  potrebbe 
rientrare  tutt'ora  nel  suo Paese d'origine,  in  quanto  regnerebbe una 
situazione d'insicurezza generale e considerato che la persona per cui 
avrebbe  lavorato  come  corriere,  il  colonnello  C._______,  e  altre 
persone  coinvolte,  sarebbero  ancora  in  prigione  o  sarebbero  state 
uccise;  che,  egli  temerrebbe  di  essere  ucciso,  poiché  sarebbe 
accusato  di  aver  collaborato  con  il  suddetto  colonnello,  accusato  di 
complotto contro il presidente D._______, il  cui figlio sarebbe oggi al 
potere; che, nel (...), il padre dell'interessato sarebbe morto, 

che, nella decisione del 23 marzo 2010, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che la prima procedura d'asilo si è definitivamente conclusa e che 
i fatti addotti dal ricorrente nella presente procedura non sono propri a 
motivare la qualità di rifugiato o determinanti per la concessione della 
protezione  provvisoria,  dall'altro,  ha  ritenuto  che  né  la  situazione 

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politica o economica della Repubblica democratica del Congo, né altri 
motivi relativi alla persona del ricorrente o dal punto di vista tecnico e 
pratico, si opporrebbero all'esecuzione del suo allontanamento in detto 
Paese, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai  sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi; che detto Ufficio ha 
anche  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il suo Paese d'origine siccome 
lecita, esigibile e possibile,  

che  nel  gravame,  l'insorgente  fa  valere  che  –  sebbene  la 
presentazione  della  sua  precendente  domanda  d'asilo  in  Svizzera 
nel (…) – sarebbero intervenuti fatti propri a motivare la sua qualità di 
rifugiato  o  determinanti  per  la  concessione  della  protezione 
provvisoria,  per i  quali  l'autorità  inferiore avrebbe dovuto entrare nel 
merito della sua domanda d'asilo; che, infatti, si sarebbe verificato un 
fatto  importante,  ovvero  la  morte  di  suo  padre,  che  sarebbe  stato 
assassinato  nel  (...)  per  mano del  governo di  D._______; che,  a  tal 
proposito,  egli  ribadisce  che  il  collonello  per  cui  lavorava  ed  altre 
persone a cui  doveva consegnare materiale confidenziale per ordine 
del colonnello, sarebbero stati  accusati dell'assassinio del presidente 
D._______  e  si  troverebbero  ancora  in  prigione  o  sarebbero  stati 
uccisi,  come sarebbe stato  il  caso nel  (...)  per  un certo  E._______; 
che,  essendo  attualmente  al  potere  il  figlio  di  D._______,  per  tutti 
coloro  accusati  non  vi  sarebbe  alcuna  possibilità  o  speranza  di 
salvezza, così come per lui, il quale rischierebbe di essere arrestato o 
ucciso e la cui  situazione sarebbe peggiorata, secondo le sue ultime 
notizie; che,  di  conseguenza,  in  caso di  rientro  in  patria  la  sua vita 
sarebbe  in  pericolo,  altresì  considerata  la  drammatica  situazione  in 
Congo, preoccupante sia dal profilo sociale che umanitario, essendovi 
violenze, criminalità, nonché non essendovi alcuna sicurezza, 

che,  in  conclusione,  l'insorgente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento  del  provvedimento  impugnato  e  la  trasmissione  degli 
atti  di  causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito 
della  sua  domanda  d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria; che ha altresì  presentato  una domanda 
d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 
spese processuali e del relativo anticipo, 

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che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda d'asilo se il richiedente è già stato oggetto in Svizzera di una 
procedura d'asilo  terminata con decisione negativa o se, mentre era 
pendente  la  procedura  d'asilo,  è  rientrato  nel  Paese  d'origine  o  di 
provenienza, a meno che dall'audizione non vi siano indizi che siano 
intervenuti nel frattempo fatti propri a motivare la qualità di rifugiato o 
determinanti per la concessione della protezione provvisoria, 

che la precedente procedura d'asilo si è definitivamente conclusa con 
la  crescita  in  giudicato  della  decisione  dell'UFM  del 
10 novembre 2004, a seguito della sentenza del 24 ottobre 2005 della 
CRA con  la  quale  è  stato  dichiarato  irricevibile  il  ricorso presentato 
dall'insorgente, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi), 

che, infatti, le allegazioni decisive in materia d'asilo, s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, innazitutto, il ricorrente ha esplicitamente ammesso di non essere 
rientrato nel suo Paese d'origine, dopo la conclusione infruttosa della 
sua prima procedura d'asilo  (cfr. verbale  1  pag. 4); che,  in  secondo 
luogo,  il  ricorrente  ha  espressamente  dichiarato  di  non  avere  nuovi 
motivi d'asilo a sostegno della sua domanda d'asilo (cfr. verbale 1 pag. 
4);  che,  inoltre,  considerata  la  crescita  in  giudicato  della  prima 
decisione dell'UFM circa l'inverosimiglianza dei suddetti motivi d'asilo, 
non meritano di essere prese in considerazioni le asserite precisazioni 
in merito agli stessi (cfr. verbale 1 pag. 4, verbale 2 pag. 1 e ricorso 
pag. 2); che, in terzo luogo, il  ricorrente, si  è limitato ad invocare in 
maniera vaga quale nuovo fatto a sostegno della sua domanda d'asilo, 
la  morte  del  padre,  senza  tuttavia  corroborare  o  precisare  tale 
allegazione (cfr. verbale 2 pag. 1 e ricorso pag. 2); che,  inoltre,  tale 
allegazione,  come  rettamente  rilevato  dall'UFM,  è  in  netta 
contraddizione  con  quanto  affermato  dal  ricorrente  in  sede  di 
procedura secondo cui i suoi motivi d'asilo sarebbero gli stessi rispetto 
a  quelli  presentati  in  occasione  della  sua  prima  domanda  d'asilo  e 
rievocati  in  questa  sede  (cfr.  verbale  1  pag.  4,  verbale  2  pag.  1  e 

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ricorso pag. 2); che, a tal proposito, risulta evidente che il ricorrente ha 
invocato  quale  fatto  nuovo  la  morte  del  padre  solo  al  momento 
dell'inoltro  del  ricorso,  ovvero  dopo  aver  preso  conoscenza  della 
decisione negativa dell'UFM; che,  inoltre,  il  ricorrente  si  è  limitato  a 
mere affermazioni di parte circa l'assassinio e la conseguente morte 
del padre, così come non ha fornito alcuna motivazione plausibile circa 
il  presunto e asserito  rapporto  di  causalità  tra  la  morte  del  padre e 
l'esistenza di persecuzioni nei suoi confronti (cfr. ricorso pag. 2); che, 
peraltro, il  ricorrente si  è grossolanamente contraddetto sulla data in 
cui  il  padre  sarebbe deceduto,  affermando dapprima che suo padre 
sarebbe morto poco dopo la sua partenza per l'Europa, ovvero nel (...) 
(cfr.  verbale  2  pag.  1)  ed  in  seguito  che  sarebbe  invece  stato 
assassinato nel (…) (cfr. verbale 2 pag. 2 e ricorso pag. 2), 

che,  infine,  il  ricorrente  ha  altresì  dichiarato  di  non  aver  mai  avuto 
problemi personalmente né con le autorità del suo Paese, né con terze 
persone  e  che  non  ha  mai  svolto  attività  politiche  (cfr.  verbale  2 
pagg. 4-5), 

che, alla luce di tutte le suesposte considerazioni, v'è, dunque, ragione 
di  concludere che i  motivi  fatti  valere dal  ricorrente nell'ambito della 
procedura in esame sono, come facilmente riconoscibili, palesemente 
inverosimili  e  rasentano  l'abuso  processuale,  nonché,  in  tutta 
evidenza, non costituiscono di per sé, un indizio proprio a giustificare 
la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi, tanto meno determinante 
per la concessione della protezione provvisoria, 

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  che  i  fatti 
addotti  dall'insorgente  nella  presente  procedura  d'asilo,  non  sono 
propri  a  motivare  la  qualità  di  rifugiato  o  determinanti  per  la 
concessione della protezione provvisoria, 

che,  da quanto esposto, discende che in  materia  di  non entrata  nel 
merito  il  ricorso, destituito  d'ogni  e  benché minimo fondamento, non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che il  ricorrente non adempie le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi  e  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311]  e  Giurisprudenza  ed 
informazioni della CRA [GICRA] 2001 n.21), 

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che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che, giusta l'art. 83 cpv. 1 LStr, l'esecuzione dell'allontanamento deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  nella  Repubblica 
democratica del Congo possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr  o  esporre il  ricorrente in 
Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari 
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei  diritti  dell'uomo e 
delle libertà fondamentali  del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura, 
RS 0.105), contrariamente a quanto il ricorrente pretende far valere in 
sede di ricorso con mere e generali affermazioni di parte (cfr. ricorso 
pag. 3), 

che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  è 
ammissibile, 

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Congo  (Kinshasa)  non  è, 
notoriamente,  caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità 
del  territorio  nazionale;  che,  infatti,  secondo  la  prassi  del  TAF, 
l'allontanamento  è  di  principio  esigibile  per  le  persone  aventi  il  loro 
ultimo domicilio a Kinshasa o in una città aeroportuale dell'ovest del 
Paese, oppure che dispongono di una solida rete sociale o familiare in 
una di queste città. Tuttavia, va precisato che, anche in tali circostanze, 
l'allontanamento rimane, su riserva di un'accurata valutazione di caso 
in caso, di principio inesigibile per un richiedente accompagnato da un 
bambino in tenera età (specialmente un bambino di meno di sei anni), 
oppure da numerosi bambini,  per gli  anziani,  per le persone malate, 
oppure  per  le  donne  non  accompagnate  e  sprovviste  di  una  rete 
sociale o famigliare (v. fra le tante Sentenza del TAF D-4713/2006 del 
2 marzo 2009 consid. 9.2 e D-4786/2007 del 12 febbraio 2009, nonché 
GICRA 2004 n. 33 consid. 8.3 pag. 237), 

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che,  nel  caso  concreto,  l'insorgente,  è  giovane,  ha  una  formazione 
scolastica  accompiuta  con  l'ottenimento  del  diploma  di  commercio, 
nonché  vanta  diverse  esperienze  professionali  come (...)  in  proprio, 
(...), (...) e (...) (cfr. verbale 2 pag. 2); che, inoltre, egli dispone in patria 
– dove ha vissuto sin dalla nascita – di un'importante rete familiare e 
sociale, dato che vivono in loco numerosi suoi zii e cugini con cui è in 
buoni rapporti, oltre ad altri parenti di cui si può supporre la presenza 
in patria, visto il racconto inverosimile del ricorrente (cfr. ibidem); che, 
inoltre, l'insorgente è in buona salute; che, infatti, non ha preteso nel 
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
la sua ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad 
un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure  dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,  

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  spese 
processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  peraltro,  essendo  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  della 
probabilità d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel 
senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 
cpv. 1 PA), è respinta, 

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che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- F._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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