# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1a4dd0a-9d34-5a23-9621-4577e6eee54e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-29
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 29.05.2018 9.2018.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2018-12_2018-05-29.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2018.12

  	
  Lugano

  29 maggio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 9 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Mecca

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 2 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

   

  e
  a 

   

  CO 2 

  patr. da: PR 1
  

  

 

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la privazione della custodia parentale della madre e il collocamento
  della figlia in Istituto

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 22 gennaio 2018 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 9 gennaio 2018 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

 

                                  A.   PI 1, nata l’ 2008, è
figlia di RE 1 e di CO 1.

 

                                  B.   Con decisione 3
settembre 2009 dell’allora competente __________, a favore di PI 1 è stata
istituita una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 CC.

 

                                  C.   La madre esercita
l’autorità parentale sulla figlia con eccezione del diritto di determinare il
luogo di dimora, che è stato attribuito congiuntamente a entrambi i genitori
(decisione 10 luglio 2014 dell’Autorità regionale di protezione __________). La
custodia sulla figlia è stata affidata alla madre e al padre è stato riservato
il diritto alle relazioni personali con la figlia.

 

                                  D.   Nel 2014 la madre ha
chiesto la sospensione delle relazioni personali tra padre e figlia
rimproverando al padre degli abusi sessuali ai danni della figlia. Con decisione
11 aprile 2017 il __________ ha respinto la richiesta della madre, autorizzando
e regolamentando le relazioni personali tra padre e figlia.

 

                                  E.   Con decisione 31
luglio 2017 l’Autorità regionale di protezione __________ (in seguito Autorità
di protezione) ha assunto la curatela educativa a favore di PI 1, nominando
quale curatrice educativa la signora CURA 1.

 

                                  F.   Mediante decisione 14
agosto 2017 l’Autorità di protezione ha conferito al Servizio medico
psicologico di __________ il mandato di svolgere una perizia sulle capacità
genitoriali della signora RE 1. Con decisione di medesima data è stato
conferito mandato alla Dr.ssa __________, di svolgere una perizia anche sulle
capacità genitoriali del signor CPO 1.

 

                                  G.   Con decisione 12
settembre 2017 l’Autorità di protezione ha statuito sulle relazioni personali
tra padre e figlia nella misura di diritti di visita in forma sorvegliata per
la durata di due ore ogni quindici giorni presso il Punto d’Incontro di __________.
Un reclamo interposto dalla madre il 25 settembre 2017 avverso detta decisione è
stato respinto dalla scrivente Camera con sentenza 28 marzo 2018 (inc. CDP n. 9.2017.203).

 

                                  H.   Tramite decisione
supercautelare 7 dicembre 2017 l’Autorità di protezione aveva nel frattempo
privato immediatamente la signora RE 1 della custodia parentale sulla figlia PI
1, decretando il collocamento della minore in internato presso il Centro di
pronta accoglienza __________ per un primo periodo di tre mesi. Le relazioni
personali tra madre e figlia sono state provvisoriamente sospese, mentre quelle
con il padre sono state confermate nella misura stabilita nella decisione 12
settembre 2017. Con decisione di medesima data l’Autorità di protezione ha
altresì rilasciato un divieto di espatrio della madre.

 

                                    I.   In considerazione della
gravità della situazione – in particolare le ripetute assenze non giustificate della
minorenne da scuola attestate dalla direzione dell’istituto scolastico (cfr. e-mail
1° dicembre 2017 del Direttore __________) – l’Autorità di protezione ha
chiesto all’Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP) di __________ un intervento
urgente presso l’abitazione di RE 1 e della figlia PI 1. L’ispezione, eseguita
dal predetto Ufficio unitamente alla Polizia comunale dalla __________, il
medesimo giorno della decisione supercautelare (7 dicembre 2017), permetteva di
constatare che l’appartamento “sembrava non abitato da tempo” (cfr. rapporto UAP
15 dicembre 2017). D’altro canto PI 1 non solo “dall’inizio scolastico” era
stata “spesso assente da scuola in modo non giustificato”, ma anche da lunedì
11 dicembre 2017 la scuola non aveva più avuto notizie di madre e figlia (cfr.
lettera 15 dicembre 2017 dell’Ispettorato scolastico del __________). L’assenza
della madre dall’audizione 18 dicembre 2017 presso l’Autorità di protezione è
rimasta pure ingiustificata.

 

                                   J.   L’Autorità di
protezione, con decisione cautelare 9 gennaio 2018, ha quindi confermato la
privazione della custodia parentale della madre e il collocamento di PI 1
presso il __________, con la provvisoria sospensione delle relazioni personali
tra madre e figlia, ciò con riferimento segnatamente al serio pericolo a cui è
esposta la minore, considerato “il profondo stato di malessere e di sofferenza
psichica della stessa, stato che la madre non fa nulla per sanare” e la compromissione
delle capacità genitoriali della signora RE 1 indicate dal perito e che “necessitano
di essere intensamente supportate”.

 

                                  K.   Contro la predetta
decisione è insorta la signora RE 1 con reclamo del 22 gennaio 2018 mediante il
quale contesta innanzitutto la competenza territoriale dell’Autorità regionale
di protezione __________, in quanto ella, unitamente alla figlia, avrebbero
portato il domicilio a __________ già in data 27 novembre 2017. La reclamante
sostiene che la decisione impugnata lederebbe sia il principio di proporzionalità
che di sussidiarietà in quanto non sarebbe stato considerato un collocamento
della minore presso i nonni materni. Inoltre, facendo valere delle difficoltà
linguistiche, la reclamante chiede di potersi sottoporre a nuovi accertamenti
peritali nel __________, in lingua tedesca. La reclamante postula di potere
beneficiare dell’assistenza giudiziaria.

                                  L.   In data 22 gennaio
2018 la signora RE 1 ha inoltre presentato un’istanza di concessione di effetto
sospensivo, facendo valere che l’esecutività immediata della decisione
impugnata arrecherebbe alla minore un danno irreparabile in quanto sarebbe
costretta a partire dal nuovo domicilio per essere collocata in internato
presso il __________. L’istanza è stata respinta con decreto 20 febbraio 2018
di questo giudice.

 

                                  M.   Con osservazioni del 13
febbraio 2018 il padre ha chiesto la reiezione del reclamo. Egli ritiene che la
competenza dell’Autorità di protezione __________ sia data. Nel merito, il
padre sostiene che la madre non saprebbe garantire sufficientemente il bene
della figlia e che la minore necessiterebbe di essere collocata presso un
centro educativo per mancanza di valide alternative abitative.

 

                                  N.   Con osservazioni del 12
febbraio 2018 l’Autorità di protezione ha confermato la propria competenza, sia
in quanto il domicilio della figlia non risultava ancora trasferito
formalmente, sia in considerazione del carattere urgente della decisione presa.
L’Autorità di protezione ha posto in dubbio l’attuale stato di benessere della
figlia – addotto dalla madre – in quanto non suffragato da alcun valido documento.
L’Autorità di protezione considera che il trasferimento della madre con la
figlia nel __________ sia un evidente tentativo di sottrarsi alle decisioni delle
Autorità. Un collocamento della minore presso i nonni materni sarebbe da escludere
trattandosi di un’alternativa che non è mai stata proposta, rispettivamente
considerata, in corso di procedura.

 

                                  O.   Con replica del 21
marzo 2018 la signora RE 1 ha esposto alcune ragioni che avrebbero determinato
il suo trasferimento con la figlia nel __________: mobbing subìto dalla
minore presso la scuola a __________; difficoltà linguistica della figlia;
mancanza di legami famigliari nel Canton Ticino. Secondo la madre, il trasferimento
avrebbe giovato alla minore. La reclamante contesta la privazione della
custodia parentale, giudicando la perizia sulle capacità genitoriali – sulla quale
si basa la decisione impugnata – incompleta così come insufficiente al fine
della misura adottata e chiede di essere sottoposta ad una nuova perizia nel __________.
La privazione della custodia non sarebbe né indicata né proporzionale.

 

                                  P.   Con duplica del 3
aprile 2018 l’Autorità di protezione ha ribadito la sua competenza per l’emanazione
della decisione impugnata. Ha contestato la censura della reclamante secondo la
quale ella non avrebbe potuto esprimersi sufficientemente per motivi
linguistici, rilevando che in ogni caso non si era mai resa necessaria la
presenza un interprete alle udienze. L’Autorità di protezione ha confermato
l’esistenza dei presupposti per la privazione della custodia parentale della madre.

 

                                  Q.   Con duplica del 3
aprile 2018 la curatrice educativa, signora CURA 1, ha preso posizione su
alcune censure della reclamante, sottolineando che non vi erano difficoltà di
comprensione da parte della signora RE 1 in quanto si è spesso potuta esprimere
persino nella sua lingua madre. La curatrice ha negato di non essere intervenuta
secondo il suo dovere, avendo agito sempre secondo quanto richiesto dalle sue
specifiche mansioni, soffermandosi per contro sul comportamento non
collaborativo della madre che ha ostacolato i suoi incontri con la minore. La
curatrice ha contestato che la minore sia stata vittima di mobbing a scuola,
trattandosi semmai di un episodio occasionale nell’ambito di un gioco tra gli
allievi. Inoltre, la signora CURA 1 ha sottolineato la ritrosia della signora nel
lasciare informare il padre sulle attività scolastiche della figlia.

 

                                  R.   Con duplica del 5 aprile
2018 il padre ha chiesto che le tesi di replica della madre non vengano
considerate. Il padre ha in particolare evidenziato come l’imprevisto
trasferimento di madre e figlia nel __________ sarebbe dettato da motivi legati
alla sola persona della madre e non alla necessità di proteggere la figlia da
circostanze esterne, essendo il trasferimento avvenuto comunque in violazione
dell’assetto congiunto del diritto di determinare il luogo di dimora della figlia.

 

                                  S.   Dopo la conclusione
dello scambio degli allegati, il 13 aprile 2018, la madre ha prodotto uno
scritto esponendo dei fatti nuovi volti a dimostrare che la figlia oggi
starebbe bene presso di lei e che non ci sarebbe più bisogno di misure di protezione
a favore della minore. Quest’ultimo memoriale non è stato intimato alle parti.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

                                   1.   L’autorità
giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale
d’appello [art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di
protezione del minore e dell’adulto (LPAM)], che giudica, nella composizione a
giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di
protezione in materia di provvedimenti cautelari (art. 48 lett. f n. 9 LOG).

 

                                         Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancor più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   La decisione
impugnata è di natura cautelare, essendo le misure di protezione a favore di PI
1 (la privazione della custodia parentale della signora RE 1 e il collocamento
della figlia) state decretate provvisoriamente.

 

                                         Giusta
l’art. 445 CC – applicabile per analogia anche ai minorenni secondo l’art. 314
cpv. 1 CC – l’Autorità di protezione può prendere d’ufficio tutti i provvedimenti
necessari per la durata del procedimento.

 

                                         L’Autorità
di protezione esamina d’ufficio i fatti, così come applica d’ufficio il diritto
(art. 446 CC).

                                         In virtù del
principio inquisitorio illimitato, nel suo apprezzamento l’Autorità non è
vincolata né alle dichiarazioni delle parti né alle prove da loro offerte (DTF
122 III 408 consid. 3b, 120 II 231 consid. 1c, 119 II 203 consid. 1).
Questo principio impone all’Autorità di chiarire i fatti e prendere in
considerazione d’ufficio tutti gli elementi che possano essere importanti per
rendere una decisione conforme al bene del minore. L’Autorità può istruire la
fattispecie secondo il proprio apprezzamento, amministrando finanche le prove
in modo inabituale e sollecitare rapporti di propria iniziativa (FamKomm Erwachsenenschutz,
Steck, art. 446 CC n. 11; DTF 128
III 411, consid. 3.2.1).

 

                                         Nel suo
esame (sempre e unicamente volto al bene del minore interessato), trattandosi
di una procedura sfociante in una misura provvisionale, l’Autorità può
limitarsi ad un esame sommario dei fatti. Un esame approfondito delle circostanze
non è possibile proprio a causa dell’urgenza con la quale l’Autorità è chiamata
ad intervenire in pendenza della causa. Per l’adozione di un provvedimento cautelare
è sufficiente che la situazione di pericolo venga resa verosimile, senza che
quest’ultima debba essere comprovata (BSK Erw.Schutz, Auer/Marti, ad art. 445 CC n. 27 e segg).

 

                                         I presupposti per
l’emanazione di una decisione cautelare sono: la prognosi favorevole del
procedimento principale (il cosiddetto fumus boni iuris), l’urgenza
della misura e la sua proporzionalità (cfr. art. 389 cpv. 2 CC: la misura deve
essere necessaria e idonea; BSK Erw.Schutz, Auer/Marti,
ad art. 445 CC n. 6 e segg; sentenza CDP del 21 maggio 2014, inc. 9.2013.218,
consid. 5.2).

                                         La reclamante può pertanto
invocare unicamente il fatto che la misura non sarebbe necessaria e che essa
sarebbe illecita o sproporzionata (COPMA – Guide pratique Protection de
d’adulte, N1.187 pag. 75).

 

                                   3.   La reclamante ha
eccepito nel suo gravame l’incompetenza territoriale dell’Autorità di
protezione __________. Ad ogni modo, quand’anche non l’avesse eccepita,
a norma degli art. 450 ss CC il reclamo ha effetto
devolutivo, nel senso che quando una decisione è impugnata, la procedura e
tutti i documenti ad essa connessi passano all'istanza di ricorso (Rhinow/Koller/Kiss et al., Prozessrecht,
n. 684 e segg.), che esamina la decisione di prima istanza in fatto e in
diritto, segnatamente la competenza sia materiale sia territoriale dell'Autorità
di primo grado a decidere (CommFam Protection de l'adulte, Steck, art. 444 CC n. 2 e 4).

 

                               3.1.   Giusta
l’art. 315 cpv. 1 CC le misure per la protezione del figlio sono ordinate
dall’Autorità di protezione del domicilio del figlio. In caso di
cambiamento di domicilio quando una procedura è in corso, la competenza permane
fino alla sua conclusione (perpetuatio fori; art. 442 cpv. 1 seconda
frase CC, applicabile in virtù dell’art. 314 cpv. 1 CC). La procedura è
considerata pendente al momento in cui è manifesto esternamente che l’Autorità
di protezione competente sta valutando una misura di protezione a favore di una
persona. La competenza rimane presso tale Autorità fino alla conclusione della
procedura in esame, nonostante sia avvenuta una modifica delle circostanze come
il cambiamento di domicilio dell’interessato (BSK Erw.Schutz, Vogel, ad art. 442 CC n. 17 e segg).

                                         Qualora venga
cambiato il domicilio di un minore che beneficia di una curatela, quando per
esempio i genitori si trasferiscono in un nuovo Comune, l’Autorità di
protezione del nuovo luogo di domicilio assume la misura senza indugio, salvo
che gravi motivi non vi si oppongono (art. 442 cpv. 5 CC). Il trasferimento
della misura non avviene di solito contemporaneamente al cambiamento di
domicilio, anche perché si deve prima accertare che il cambiamento sia effettivamente
avvenuto a livello del diritto civile (intenzione di una permanenza durevole
con la costituzione di un nuovo centro degli interessi), e anche perché, per
motivi procedurali e organizzativi, occorre un certo lasso di tempo. Di
conseguenza, un cambiamento di domicilio non ha un effetto immediato sulla
conduzione e gestione di una misura di protezione. Il trasferimento della
competenza non interviene quindi per solo effetto della legge. Sono necessarie le
decisioni delle due Autorità in questione: la decisione di trasferimento della
misura dell’Autorità del domicilio precedente e la decisione di assunzione
della misura dell’Autorità del luogo del nuovo domicilio (RDT 2002, pag. 228,
punto 1.2.1.). L’Autorità che ha gestito la misura fino a quel momento può
invece – senza attendere la ripresa della misura da parte dell’altra – emanare
decisioni che riguardano l’esecuzione della misura iniziale (COPMA
– Praxisanleitung Kindesschutzrecht, N. 6.19). Qualora sussista una
competenza cumulativa, è l’Autorità di protezione meglio connessa con le circostanze
del caso che ha la precedenza (BSK Zivilgesetzbuch I, 4. edizione, Breitschmid, ad art. 315 CC n. 20).

 

                               3.2.   Nel caso concreto, è
indubbio che l’Autorità regionale di protezione __________ (già l’Autorità
competente per la conduzione della vigente curatela educativa ex art. 308 CC a
favore di PI 1) era competente ad adottare le misure cautelari impugnate con il
reclamo qui in esame, ovvero la privazione della custodia parentale della
signora RE 1 e il collocamento della figlia.

 

                                         PI 1 risulta domiciliata
nel Comune di __________ dal 1° luglio 2014. Lo era ancora in data 28 marzo
2018 (cfr. scritto dell’Ufficio controllo abitanti di __________ prodotto in
sede di duplica dall’Autorità di protezione). E lo è perfino ancora oggi secondo
i dati dello stato civile pubblicati nel sistema informativo Il movimento della
popolazione (MovPop). L’Autorità di protezione __________ è diventata
formalmente competente per la protezione della minore in data 31 luglio 2017, e
meglio in seguito alla decisione d’assunzione della curatela educativa (risoluzione
n. 449 del 31 luglio 2017). In occasione della precedente udienza tenutasi il 22
giugno 2017 i genitori sono stati informati sull’espletamento di valutazioni circa
le loro capacità genitoriali in vista dell’accertamento sull’opportunità di
adottare ulteriori misure di protezione a favore della figlia (cfr. verbale di
udienza). Con risoluzione n. 506 del 14 agosto 2017 l’Autorità di protezione ha
poi conferito mandato al Servizio medico psicologico di __________ di svolgere
la perizia sulle capacità genitoriali della signora RE 1. Il relativo gravame
contro tale decisione è stato dichiarato irricevibile con sentenza 20 settembre
2017 della scrivente Camera (Inc. CDP n. 9.2017.190/195/196). In data 3
novembre, 10 novembre e 17 novembre 2017 la signora RE 1 si è presentata presso
il Servizio medico-psicologico di __________ a scopo della perizia delle sue
capacità genitoriali. La signora RE 1, partecipando agli atti istruttori, era
perfettamente a conoscenza della relativa procedura di protezione in corso.

                                         È solo in data 27 novembre
2017 (al più presto) che la signora RE 1 si è trasferita insieme alla figlia PI
1 nel Comune di __________ (doc. D) e quindi successivamente all’apertura della
procedura qui in questione, la quale era già in corso e pertanto pendente ai
sensi dell’art. 442 cpv. 1 CC. Già solo per questo fatto, la competenza
dell’Autorità di protezione risultava palesemente data per l’adozione delle
misure impugnate, così come lo è tutt’ora e fino alla chiusura del procedimento.

                                         Ma vi è di più. La madre
ha agito in modo palesemente illegale; non ha infatti informato nessuno del
trasferimento suo e della figlia – in un Comune della __________ che non voleva
rivelare – né il padre (che esercitando congiuntamente l’autorità parentale in
relazione alla determinazione del luogo di dimora di PI 1 avrebbe dovuto prestare
il suo consenso, cfr. art. 301a cpv. 2 CC), ne l’Autorità di protezione (che
viste le ripercussioni rilevanti sull’esercizio delle relazioni personali del
padre, vista la volontà della madre di non rendere nota la località di
destinazione avrebbe dovuto pronunciarsi, cfr. 301a lett. b cpv. 2 CC), né la
curatrice. In simili circostanze non era di conseguenza neppure possibile che
l’Autorità di protezione, all’oscuro della partenza di PI 1, potesse trasferire
le misure all’Autorità di protezione al nuovo luogo di dimora, rispettivamente
che quest’ultima potesse formalmente assumere la gestione delle misure di
protezione a favore di PI 1.

                                         Infine, è anche alla luce
della natura comunque urgente delle misure in questione, che l'Autorità di
protezione __________ (che si ripete non era nemmeno a conoscenza della
partenza della madre) era indubbiamente legittimata ad adottare le misure
cautelari per l’urgente salvaguardia del bene della minore, che si trovava in
pericolo.

                                         Peraltro, l’Autorità di
protezione del nuovo luogo di dimora della minore non ha a tutt’oggi rivendicato
la competenza per la procedura qui in oggetto, anzi, la __________ ha espressamente
informato l’Autorità di protezione __________ di attendere le decisioni giudiziarie
necessarie dell’Autorità di protezione ticinese, rispettivamente della
scrivente Camera, e di assumere le misure di protezione soltanto dopo la
conclusione delle procedure già aperte, quando sarà chiaro quali misure saranno
da assumere (cfr. scritto 11 aprile 2018 della __________ all’Autorità di
protezione). È quindi palese che perfino l’Autorità di protezione del nuovo
luogo di dimora della minore conferma la competenza ancora in essere dell’Autorità
di protezione __________.

 

                                         L’eccezione fatta valere
dalla reclamante circa la mancanza di competenza territoriale dell’Autorità di
protezione cade pertanto nel vuoto.

 

                                   4.   Non possono trovare
accoglimento neppure le censure della reclamante circa le sue asserite
difficoltà linguistiche. Dagli atti si evince che la signora RE 1 è senz’altro in
grado di esprimersi in lingua italiana, sia oralmente che nella forma scritta: non
ha mai chiesto di beneficiare di un interprete durante le udienze davanti alle
Autorità di protezione che si sono occupate del caso di PI 1 già dall’anno 2014
e tutti gli scritti presentati in nome e per conto proprio sono redatti in
maniera tale da non lasciare dubbi sulla sua capacità di comprensione della
lingua italiana, rispettivamente sulla sua capacità di esprimersi in tale
idioma.

 

                                   5.   Secondo
l’art. 275a CC, i genitori senza autorità parentale devono essere informati
sugli avvenimenti particolari sopraggiunti nella vita del figlio e devono essere
sentiti prima di decisioni importanti per lo sviluppo del figlio (cpv. 1).
Essi, alla stregua del detentore dell’autorità parentale, possono chiedere ai
terzi che partecipano alle cure del figlio, segnatamente ai docenti e ai
medici, informazioni sullo stato e sullo sviluppo di costui (cpv. 2).

 

                                         La richiesta della
reclamante di non divulgare al padre il luogo di residenza e l’indirizzo della
scuola della figlia, contrasta in modo palese con il diritto d’informazione
spettante al padre e deve naturalmente essere respinta. La questione risulta comunque
nel frattempo superata, in quanto il padre è venuto a conoscenza del nuovo
luogo di dimora di PI 1 per il tramite degli inquirenti penali, che sono stati
chiamati ad intervenire nell’ambito della procedura penale aperta nei confronti
della madre per il reato di sequestro di persona e sottrazione di minore dopo
la sua partenza inaspettata da __________.

 

                                   6.   L'art. 310 cpv. 1 CC
prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo,
l'Autorità di protezione deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi
presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.

 

                                         Il diritto
di custodia comprende il diritto di determinare il luogo di dimora e le modalità
relative alla cura del figlio e appartiene ai genitori (eventualmente al tutore
del minore), essendo una componente dell’autorità parentale (DTF 128 III 9 consid.
4a; BSK ZGB I, Breitschmid,
ad art. 310 CC n. 1; CR CC I, Meier,
ad art. 310 CC n. 1). Come già detto, dall’entrata in
vigore della revisione del diritto sull’autorità parentale, il 1° luglio 2014, tale nozione è stata sostituita dal termine,
più preciso, di “diritto di determinare il luogo di dimora del
figlio” (cfr. titolo marginale dell’art. 310 CC e Meier/Stettler, Droit de filiation, 5ª
ed., Losanna 2014, n. 1291 pag. 847).

 

                                         Nell'accezione di “pericolo”
rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico,
intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (BSK ZGB I, Breitschmid, ad
art. 310 CC n. 3; Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, n. 27.36 pag. 214; Meier/Stettler, op. cit., n. 1298 pag.
850; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1): le
cause della messa in pericolo sono ininfluenti (circostanze oggettive, colpa
del minore, dei genitori o dell’entourage familiare) (BSK ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC n. 3, Meier/Stettler, op. cit., n. 1296 pag. 850; STF del 21 giugno 2012, inc.
5A_335/2012, consid. 3.1; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002,
consid. 3.1; STF del 12 marzo 2012, inc. 5A_701/2011, consid.
4.2.1).

 

                                         La
misura di privazione del diritto di determinare il luogo di dimora consiste dunque
nel togliere ai genitori il diritto di determinare il luogo di residenza e le
modalità di cura del figlio, e nel collocare in modo adeguato il minorenne
presso terzi o in un istituto (Meier/Stettler,
op. cit., n. 1291-1292 pag. 847).

 

                               6.1.   La situazione
famigliare problematica di PI 1 è nota e seguita da alcuni anni da diverse Autorità
di protezione, nonché da operatori sociali e medici. Dal 2009 PI 1 è a beneficio
di una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 CC. Tra i genitori perdura una
forte litigiosità, che ha creato dei gravi disagi alla figlia. Questa conflittualità
ha causato anche una rottura importante delle relazioni personali tra la figlia
e il padre, alle quali la madre si oppone categoricamente (per le ragioni già
note legate agli asseriti abusi sessuali subiti dalla figlia da parte del padre).
Difatti è dal mese di aprile 2017 che il padre non vede più sua figlia. PI 1 è
accudita da diverso tempo quasi esclusivamente dalla madre, la quale, secondo
quanto emerge dagli atti, risulta trovarsi in forte difficoltà nel gestire il
suo ruolo genitoriale relativamente alla tutela del bene della figlia. Avendo
costatato queste circostanze famigliari di PI 1, l’Autorità di protezione ha proceduto
ad ulteriori atti istruttori per valutare la stabilità e l’adeguatezza della sua
situazione abitativa ed educativa. In particolare ha conferito mandati per l’espletazione
di perizie sulle capacità genitoriali sia della madre che del padre. A questi
passi procedurali entrambi i genitori hanno dato il loro consenso (cfr. verbale
di udienza 22 giugno 2017). Considerate per finire le risultanze di dette
perizie, l’Autorità di protezione ha provveduto a privare la madre della custodia
parentale e a disporre il collocamento della minore in un ambiente protetto.

 

                                         A fondamento della
decisione impugnata vi è la perizia sulle capacità genitoriali esperita nei confronti
della signora RE 1. Già in data 7 dicembre 2017 il Servizio medico-psicologico,
__________, ha anticipato le risultanze della perizia all’Autorità di
protezione, da cui emerge che le capacità genitoriali della signora RE 1 sono
parzialmente compromesse. Alla luce di queste informazioni, oltre alle segnalazioni
preoccupanti pervenute all’Autorità di protezione da parte della curatrice
educativa e in particolare dalla Direzione delle scuole comunali di __________
(cfr. e-mail 1° dicembre 2017 del Direttore __________) – informanti
l’Autorità di protezione delle numerose assenze scolastiche ingiustificate di PI
1 – l’Autorità di protezione ha provveduto ad emanare la decisione
supercautelare 7 dicembre 2017, poi seguita dalla decisione cautelare qui in
esame.

 

                                         Nel referto peritale
dettagliato del 13 dicembre 2017 si legge che dall’ascolto di PI 1 del 17
novembre 2017 è emersa una sofferenza psichica e un malessere molto profondi
della minore, mentre “ci si interroga su un probabile disturbo
dell’attaccamento, sulla presenza di un falso Sé che si sta strutturando
solidamente, su un contesto di vita probabilmente traumatizzante”. La
perizia ha concluso che” le capacità genitoriali della madre sono in questo
momento compromesse. PI 1 manifesta un profondo malessere psichico che, al momento,
non sembra poter essere attenuato, contenuto o arginato dalla signora RE 1.
Essa stessa, infatti, si trova in un momento di grande fragilità che le
impedisce di proteggere e di potersi occupare ottimamente della figlia. Il
pensiero persecutorio della signora RE 1 le rende difficile riconoscere e
rispondere ai reali bisogni della bambina, e sta incidendo negativamente sullo
sviluppo della figlia che sembra essere, attualmente, compromesso. Le lunghe
assenze da scuola, il disinvestimento negli apprendimenti e nelle relazioni
sociali, il tenere la bambina lontana dal mondo esterno, inoltre, possono avere
gravi conseguenze anche sulla futura evoluzione di PI 1”. Di conseguenza, i
periti hanno ritenuto che fosse necessario “che la bambina” potesse “beneficiare
al più presto di un ambiente protetto e di un contesto stabile (che al momento
la madre non sembra in grado offrire), che le permettano uno sviluppo positivo.
Ricorrere a un collocamento in una struttura che offra queste caratteristiche potrebbe,
quindi, essere auspicabile. Anche la signora RE 1 potrebbe valersi di una presa
a carico terapeutica: la difficile storia di vita, le ambivalenze, il pensiero
persecutorio, infatti, non le permettono di essere serena e, quindi, in grado
di occuparsi a trecentosessanta gradi della figlia PI 1. Rimane, inoltre, di fondamentale
importanza la figura della curatrice come importante sostegno alla genitorialità”.

                                         Questi forti disagi
psicologici vissuti dalla minore sono stati anche certificati dalla Dott. __________,
Psicoterapeuta, __________, nel suo rapporto del 6 novembre 2017, nel quale ha
rilevato che PI 1 “presenta uno stato di forte disagio psicologico con
sintomi da stress acuto quali frequenti pianti, disturbi del sonno e
dell’umore, ritiro sociale”.

                                         Diversi membri della rete
che si occupano della protezione di PI 1 hanno constatato un’importante mancanza
di collaborazione da parte della signora RE 1. La curatrice ha segnalato
all’Autorità di protezione la forte resistenza con la quale la signora RE 1 si
oppone agli interventi delle Autorità e dei periti incaricati, nonché
all’esercizio delle relazioni personali da parte del padre (cfr. scritto 26
ottobre 2017; e-mail 23 ottobre 2017; e-mail 16 novembre 2017;
memoriali di duplica). Mediante scritto 15 dicembre 2017 l’Ispettorato scolastico
__________, ha riassunto delle problematiche riscontrate di fronte alla signora
RE 1 per quanto concerne la frequenza scolastica della figlia e per quanto
concerne l’atteggiamento difficile della madre. Il Servizio medico-psicologico,
__________, ha rilevato la difficoltà nel collaborare con la signora RE 1 (cfr.
scritto 7 dicembre 2017).

 

                                         Inoltre, vi è l’impossibilità
del padre di vedere la figlia, in quanto la madre rimane contraria ad una sua
relazione con la figlia, non permettendo al padre di poter esercitare i diritti
di visita come stabilito dalle decisioni (esecutive) precedentemente emanate
sia dal __________ del 11 aprile 2017 che dell’Autorità di protezione del 12
settembre 2017. Vista l’inosservanza della madre a quest’ultime decisioni, è
persino stata avviata una procedura penale nei suoi confronti per il mancato
rispetto di un ordine d’Autorità impartito ai sensi dell’art. 292 CP, reato per
la quale la signora RE 1 è poi stata condannata con decreto d’accusa del 4
dicembre 2017. Si denota pertanto, anche da questo comportamento, una mancata
capacità della reclamante nel rispettare l’interesse della figlia a mantenere
una relazione con suo padre e quindi di saper riconoscere le reali esigenze connesse
con il bene della figlia.

 

                                         Infine, non ci si può
esimere dal criticare le modalità con cui la signora RE 1 ha trasferito la
residenza della figlia da __________ a __________. Negli ultimi mesi di
permanenza in Ticino la minore è stata estraniata da una regolare vita sociale
e scolastica per poi essere sottratta del tutto dalla realtà abitativa nella
quale ha vissuto durante ben 3 anni (un lasso di tempo comunque importante per
una bambina della sua giovane età). Per di più la madre ha trasferito la figlia
senza preavviso: né al padre [che, si ripete, detiene congiuntamente con la
madre il diritto di determinare il luogo di dimora della figlia e ha per legge
il diritto di esprimersi (cfr. art. 301a cpv. 2 CC), considerate le
ripercussioni rilevanti sull’esercizio delle relazioni personali con la figlia
a motivo della volontà della madre di sottacere il luogo della nuova residenza
(cfr. art. 301a lett. b cpv. 2 CC)], né all’Autorità di protezione
responsabile della protezione di PI 1 [(alla quale competeva autorizzare o meno
il trasferimento in tali circostanze (cfr. art. 301a lett. b cpv. 2 CC)],
né ad alcun ente sociale o di stato civile (ad esempio, all’Istituto scolastico
di PI 1, alla curatrice educativa, al Servizio medico-psicologico di __________,
all’Ufficio abitanti comunale). Tale atteggiamento sottolinea la forte
difficoltà della signora RE 1 nell’anteporre gli interessi di sua figlia e quindi
nel non saper tutelare sufficientemente il suo bene.

                                         Viste le circostanze sopra
descritte è palese che RE 1si è trovata in una situazione del tutto inadeguata
e decisamente pregiudicante per il suo bene e il suo corretto sviluppo.
L’Autorità di protezione non poteva pertanto prescindere dall’intervenire e privare
la madre della custodia parentale. È pertanto giustificato che l’Autorità di
protezione abbia privato la signora RE 1 della custodia parentale. Nella misura
in cui la reclamante si oppone alla privazione della custodia il gravame si
avvera di conseguenza palesemente infondato e va respinto.

 

                                   7.   Sempre ai sensi
dell’art. 310 CC, qualora l’Autorità di protezione toglie un minore dalla custodia
dei genitori, deve collocare il medesimo “convenientemente”, ossia in un luogo
corrispondente all’età, alla personalità e ai bisogni del minore (Hegnauer, Grundriss
des Kindesrechts, n. 27.41 pag. 215; BSK ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC n. 9; Sentenza
CDP del 30 luglio 2014, inc. 9.2014.76, consid. 5).

 

                                         Qualora
il collocamento del minore non risulti più confacente alla personalità e ai
bisogni del minore, l’Autorità di protezione dovrà modificare la sua decisione
in applicazione dell’art. 313 CC, secondo il quale la modifica delle
circostanze comporta l’adattamento delle misure di protezione alla nuova
situazione (BSK ZGB I, Breitschmid,
ad art. 310 CC n. 9; CR CC I, Meier,
ad art. 310 n. 22).

 

                                         Conformemente al principio
di sussidiarietà sancito nell’art. 21 della Legge per le famiglie, il minorenne
può essere affidato a terzi se privo di un ambiente familiare idoneo a
garantire il suo sviluppo e benessere.

 

                               7.1.   In concreto vi è stato
un cambiamento fondamentale delle circostanze: il luogo di residenza della
minore è stato spostato da __________ a __________. Difatti, la signora RE 1 si
è trasferita assieme alla figlia a __________, dove risiedono tutt’ora, senza
che abbiano più fatto rientro nel Canton Ticino.

 

                                         Al momento dell’emanazione
della decisione (cautelare) qui impugnata il nuovo luogo di dimora della minore
non era noto all’Autorità di protezione, essendo il nuovo indirizzo di PI 1
stato comunicato soltanto in data 29 gennaio 2018 dalla Polizia Cantonale
Giudiziaria (cfr. e-mail dall’Ispettore __________). La scelta
dell’Autorità di protezione di collocare PI 1 presso un istituto locale, e
meglio al __________, corrispondeva – allora – senz’altro a un collocamento
adeguato e soprattutto conveniente ai sensi dell’art. 310 CC. Il collocamento
della minore presso i nonni materni, postulato dalla reclamante solo in questa
sede, non è stato ovviamente considerato, non spettando all’Autorità procedere
a ricerche di possibilità di collocamento presso persone residenti in altri
Cantoni neppure indicate dalla madre. Tuttavia, oggi, alla luce del fatto che PI
1 vivrebbe da sei mesi a __________, luogo di residenza della madre (dove, secondo
il dire della reclamante, avrebbe iniziato a frequentare una nuova scuola) e
tenuto conto che il padre di PI 1 vive a __________, un collocamento al __________
non appare più indicato, non disponendo PI 1 oggi di alcun legame famigliare
nel Canton Ticino. Qualora l’effettiva residenza di PI 1 fosse (tuttora) a __________,
le misure di protezione a favore della minore (appena concluse tutte le
relative procedure, inclusa la presente) dovranno in ogni modo essere trasferite
e assunte dalle Autorità di protezione del nuovo luogo di domicilio della
minore. Appare dunque opportuno che l’Autorità di protezione __________ – prima
di procedere al formale trasferimento della competenza – si pronunci sul collocamento
di PI 1 presso un’adeguata struttura nei dintorni della sua attuale residenza e
con la quale l’Autorità di protezione che assumerà le misure di protezione possa
collaborare in modo efficace.

 

                                         In conclusione, la
necessità di privare la madre di determinare il luogo di dimora della figlia
merita conferma, ma il luogo prescelto dall’Autorità di protezione per il collocamento
– il __________ – a seguito dell’agire illecito della madre (che, come detto
sopra consid. 3.2, ha spostato il luogo di residenza della figlia senza ottenere
preventivamente le debite autorizzazioni da parte dell’Autorità di protezione),
non risulta più conveniente ai sensi dell’art. 310 CC e il dispositivo n. 2
della decisione impugnata deve essere annullato d’ufficio da questo giudice e l’incarto
retrocesso all’Autorità di prime cure, affinché si pronunci nuovamente sul
luogo di collocamento della minore.

 

                                   8.   Occorre concludere analogamente
a quanto indicato sopra (consid. 7.1) in merito all’esercizio delle relazioni
personali tra i genitori e la figlia. Ritenuto che l’Autorità di protezione, alla
luce delle predette mutate circostanze, dovrà statuire nuovamente sul luogo di
collocamento di PI 1, si pone infatti anche la necessità di determinare e fissare
nuovamente il luogo e le modalità di esercizio di esercizio delle relazioni
personali. Infatti, trovandosi PI 1 __________ e abitando il padre nel __________,
risulterebbe del tutto irragionevole che i diritti di visita fossero esercitati
presso il Punto d’Incontro di __________ così come stabilito dalla decisione 12
settembre 2017 dell’Autorità di protezione. Di conseguenza, pure il dispositivo
n. 3 della decisione impugnata va annullato d’ufficio, così che l’Autorità di
protezione possa nuovamente pronunciarsi su tali oggetti. Va sottolineato che
la decisione 12 settembre 2017, cresciuta in giudicato, è tutt’ora vigente per
quanto attiene al diritto del padre ad esercitare le relazioni personali con la
figlia, mentre l’Autorità di protezione, alla luce delle circostanza
modificate, dovrà statuire unicamente sul luogo e le modalità del loro
esercizio. Analogamente vanno pure annullati d’ufficio i dispositivi 4 e 5
della decisione impugnata – relativi al Servizio che verrà designato quale
coordinatore del collocamento e i suoi compiti – che andranno aggiornati
tenendo conto del nuovo istituto che verrà scelto per il collocamento.

 

                                   9.   Di principio il
figlio deve essere sentito personalmente e in modo adeguato dall’Autorità di
protezione dei minori o da un terzo incaricato, eccetto che la sua età o altri
gravi motivi vi si oppongano (art. 314a CC).

 

                                         PI 1 è seguita e viene
ascoltata da diversi operatori e specialisti della sua rete di protezione, e
meglio, dalla curatrice educativa, dal Servizio medico-psicologico per quanto
attiene alla sua relazione con la madre, dalla Dott. __________ quale sua
psicoterapeuta, i quali hanno tutti informato (in forma di rapporti e perizia)
l’Autorità di protezione sugli esiti di audizioni e incontri con la minore. Per
quanto attiene alla precisa procedura qui in esame, PI 1 è stata sentita in
diretta connessione con quest’ultima (e al fine di accertare l’estensione del
suo disagio all’interno della sua situazione famigliare) in data 17 novembre
2017 dalla psicologa del Servizio medico-psicologico, __________. Il fatto che PI
1 sia stata sentita da parte di quest’ultima invece che dall’Autorità di
protezione stessa non è lesivo del suo diritto di essere sentito, essendo stata
sentita adeguatamente come prescritto dall’art. 314a CC. Le relative censure
della reclamante vanno pertanto respinte.

 

                                10.   A motivo di quanto
precede, il reclamo della signora RE 1 va respinto nel senso che va confermata
la privazione della custodia parentale della signora RE 1 sulla figlia
(dispositivo n. 1 della decisione impugnata). Il trasferimento – messo in atto
in modo abusivo dalla reclamante – di se stessa e della figlia PI 1 nella Svizzera
di lingua __________ rende necessario annullare d’ufficio i dispositivi n. 2,
3, 4 e 5 della decisione impugnata e retrocedere l’incarto all’Autorità di
prime cure perché si pronunci nuovamente su tali oggetti.

 

                                11.   Nel suo reclamo
l’insorgente ha postulato di essere messa a beneficio dell’assistenza
giudiziaria e gratuito patrocinio. Ai sensi dell’art. 117 CPC, applicabile su
rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia
sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la cui domanda non appaia priva di probabilità
di successo (lett. b).

 

                                         Per quanto sopra esposto
il reclamo appariva fin dall’inizio privo di possibilità di successo. A titolo
abbondanziale si rileva per altro che l’indigenza della reclamante non è stata
dimostrata, risultando la documentazione annessa all’istanza insufficiente alla
comprova della sua indigenza non essendo per altro stato presentato nessun
certificato ufficiale attestante la sua situazione finanziaria. Di conseguenza,
la domanda di ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio va respinta.

 

                                12.   Tasse e spese seguono
la soccombenza e vanno pertanto poste a carico della reclamante, tenuta a
rifondere congrue ripetibili al signor CO 1.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

                                         Di
conseguenza:

                                         1.1.  Il
dispositivo n. 1 della decisione 9 gennaio 2018 dell’Autorità regionale di
protezione __________ è confermato.

                                         1.2.  I
dispositivi n. 2, 3, 4 e 5 della decisione 9 gennaio 2018 dell’Autorità regionale
di protezione __________ sono annullati d’ufficio. L’incarto è retrocesso all’Autorità
di prime cure, affinché statuisca nuovamente ai sensi dei considerandi.

                                         1.3.  I
restanti dispositivi della decisione impugnata sono confermati.

 

                                   2.   Gli oneri del
reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di
giustizia    fr. 700.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
750.–

 

                                         sono posti a carico di RE
1, che rifonderà a CO 1 fr. 900.– a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   L’istanza di
ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
di RE 1 è respinta.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  -
  

  -
  

  

                                         Comunicazione:

                                         - 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg.
LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.