# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e677a3d-d5b2-5fda-8e62-3d1aa421cc23
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 20.12.2018 80.2017.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2017-92_2018-12-20.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2017.92

  80.2017.93

  80.2017.94

   

  	
  Lugano

  20 dicembre 2018/dp

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi – Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

  rappr.
  da:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 21 aprile 2017 contro la decisione del 21 marzo 2017 in materia di richiesta
  di garanzia IC 2012-2016.

  

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1, __________,
è sposata con __________, col quale risiede in Svizzera da maggio 2012.

In data
22 marzo 2017, presso la loro abitazione, è stata condotta un’operazione di
perquisizione e sequestro, in occasione della quale la contribuente veniva informata
del fatto che in data 6 marzo 2017 __________ (di seguito __________), su
ordine del Capo del Dipartimento federale delle finanze, aveva aperto
un’inchiesta penale amministrativa nei confronti del marito __________, in ragione
di sospetti di gravi infrazioni fiscali, in relazione ai presunti reati di
sottrazione consumata, rispettivamente tentata o complicità (art. 175 e seguenti
LIFD), come pure per sospetti di frode fiscale (art. 186 LIFD). Parallelamente, sempre nei confronti del coniuge, l’__________
conduceva anche una procedura penale amministrativa in ragione di
sospetti di truffa in materia di tasse (art. 14, cpv. 2 DPA) ed eventualmente
sottrazione d'imposta preventiva (art. 61 Iit. a LIP), commesse negli anni dal
2012 al 2014 nell'ambito della gestione della società __________ in
liquidazione.

Lo stesso giorno, a
titolo di debitrice solidale d’imposta ex artt. 12 LT e 13 LIFD, alla
contribuente venivano notificate brevi manu, ed eseguite seduta stante
dall’__________ di Lugano, su ordine rispettivamente dell’__________ e della PI
1, tre richieste di garanzia:

 - richiesta di
garanzia dell’__________, RS 1, del 21 marzo 2017 ai fini dell’imposta federale
diretta per gli anni dal 2012 al 2016, per un importo complessivo di fr.
490'000.-;

 - richiesta di
garanzia della RS 1, del 21 marzo 2017 ai fini dell’imposta cantonale per gli
anni dal 2012 al 2016, per l’importo complessivo di fr. 1'220'000.-;

 - richiesta di
garanzia della RS 1, del 21 marzo 2017 ai fini dell’imposta comunale per gli
anni dal 2012 al 2016, per l’importo complessivo di fr. 925'000.-.

Le rispettive
richieste di garanzia venivano motivate come segue:

 

Il pagamento del credito erariale sembrerebbe essere
minacciato e pregiudicato. In effetti l'attività dei coniugi è stata
strutturata in maniera tale da permettere a quest'ultimi di celare i propri
beni patrimoniali all'esecuzione del fisco. Operando con società hanno
distratto gli utili conseguiti all'imposizione fiscale.

 

 

                                  B.   In data 31 marzo 2017
si teneva un incontro presso la Divisione affari penali e inchieste, al quale
partecipavano la rappresentante dei coniugi RI 1, __________, Lugano, la
consulente fiscale, __________, e il Sostituto Capo Team __________, __________.
In quest’occasione, come dichiara la ricorrente nel ricorso, venivano date
delle indicazioni circa la quantificazione delle prestazioni attribuibili al
coniuge della contribuente (nella forma di distribuzione dissimulata di utile)
per il periodo tra il 2011 e il 2014, che sarebbe ammontato approssimativamente
a fr. 7'100'000.--.

 

 

                                  C.   In data 12 aprile
2017, alla contribuente e al marito venivano notificati ulteriori atti di
sequestro in relazione alle richieste di garanzia. In particolare venivano perquisiti
e sequestrati tutti i conti e tutti i beni immobili intestati ai coniugi. 

A questo scritto
venivano allegati copia dell’apertura dell’inchiesta penale per l’imposta
preventiva, copia dell’apertura dell’inchiesta penale per le imposte dirette, e
la decisione di sequestro datata 21 marzo 2017, dalle cui motivazioni emergeva
una stima di almeno fr. 4'000'000.-- come valore patrimoniale ottenuto illecitamente.

 

 

                                  D.   In data 21/24 aprile
2017 la ricorrente, per il tramite della sua legale rappresentante, presenta
tre distinti e tempestivi ricorsi avverso le richieste di garanzia della PI 1,
rispettivamente per l’imposta cantonale per gli anni dal 2012 al 2016 e per
l’imposta comunale per gli anni dal 2012 al 2016, nonché avverso la richiesta
di garanzia dell’__________ per l’imposta federale diretta per gli anni dal
2012 al 2016. 

Innanzitutto la
ricorrente, la quale non avrebbe mai svolto alcuna attività e non sarebbe mai
stata informata degli aspetti finanziari e fiscali del marito o della famiglia,
lamenta la violazione del suo diritto di essere sentita ex art. 29 cpv.
2 Cost.; il fatto che la stima del valore patrimoniale ottenuto illecitamente,
comunicata oralmente durante l’incontro del 31 marzo 2017 (fr. 7'100'000.--), e
la stima indicata nella decisione di sequestro del 21 marzo 2017 (fr.
4'000'000.--) non corrispondano, e in assenza di documentazione atta a
suffragare le ipotesi formulate dall’Autorità fiscale, pongono la ricorrente
nella condizione di non poter esercitare i suoi diritti, non potendo
comprendere quanto viene contestato a lei e al marito. Inoltre neppure sarebbe
stato chiarito il motivo per il quale l’amministrazione fiscale ritenga di
imputare al marito eventuali utili o distribuzione dissimulata di utili della __________
e della __________, non essendo azionista unico della prima e avendo ceduto la
sua partecipazione della seconda nel dicembre del 2011. Neppure sarebbe stato
spiegato quali siano le ragioni che hanno portato all’applicazione del
principio della trasparenza inversa.

La ricorrente
sottolinea inoltre che lei e il marito sono domiciliati in Svizzera dal 1°
maggio 2012, pertanto le ipotesi di prestazione dissimulata di utile attribuite
al marito per il periodo precedente (dal 1° gennaio 2011 al 30 aprile 2012) non
possono essere assoggettate all’imposta federale diretta, come all’imposta
cantonale e comunale. Sulla base di questa considerazione, l’importo stimato
dall’__________ sarebbe sicuramente errato.

Infine la ricorrente
rileva la sproporzione della garanzia richiesta, considerato che sono stati
oggetto di sequestro averi di molto superiori ai crediti d’imposta, calcolati
erroneamente dalla Divisione delle contribuzioni e dall’__________.

In ragione delle
considerazioni esposte, la ricorrente chiede che le richieste di garanzia del
21 marzo 2017 della PI 1 e dell’__________ siano annullate, o, in via
subordinata, che vengano riformate nel senso che gli importi di garanzia
vengano ridotti rispettivamente a fr. 428'000.-- per l’imposta cantonale, a fr.
327'000.-- per l’imposta federale diretta, e a fr. 321'000.-- per l’imposta
comunale; tali cifre vengono calcolate tenendo conto del fatto che l’__________,
ai fini dell’imposta preventiva, ha stabilito in fr. 7'100'000.-- l’importo
delle presunte prestazioni dissimulate di utili per gli anni 2011-2014, con
conseguente base imponibile al 60% (art. 19 cpv. 1bis LIFD) di fr.
4'260'000.--, e, considerato che la contribuente e il marito sono
illimitatamente imponibili in Svizzera da maggio 2012, a mente della ricorrente,
l’importo dovrebbe essere calcolato su 32 mesi, non 48 mesi come erroneamente è
stato fatto.

 

 

E.   In data 22 maggio
2017 la ricorrente ha presentato istanza di sospensione dell’esecuzione delle
richieste di garanzia 21 marzo 2017 per le imposte federali, cantonali e
comunale degli anni dal 2012 al 2016, sulla quale la PI 1, che agisce anche per
conto del Comune di __________ e dell’__________, ha preso posizione in data
30/31 maggio 2017. In data 10 luglio 2017 questa Camera ha respinto l’istanza
di sospensione.

 

 

F.    In data 7/8
giugno 2017 la PI 1, che agisce anche per il Comune di __________ e per l’__________,
ha presentato le proprie osservazioni ai ricorsi del 21 aprile 2017. L’autorità
fiscale, dopo aver richiamato la normativa vigente in tema di garanzia, sottolinea:

 

I fondati sospetti da parte dell’autorità fiscale che
il signor RI 1, in particolare, potesse aver commesso una sottrazione consumata
d’imposta, rispettivamente un tentativo di sottrazione in relazione a delle
prestazioni corrisposte da __________ e a dei trasferimenti di utili a __________,
così come una truffa in materia di tasse ed eventualmente una sottrazione
dell’imposta preventiva per il sospetto di aver incassato delle distribuzioni
dissimulate di utile non regolarmente contabilizzate in relazione alle attività
delle partecipate società, hanno dunque fatto sì che i diritti creditori del
fisco sembrassero oggettivamente pregiudicati e, di conseguenza, vi potesse
essere una cosiddetta “Gefährdung des Steuerbezuges” (di veda già TF in
DTF 75 I 359 seg. e poi in seguito ad es. in 2A.560/2002 dell’8 settembre 2003,
cifra 4.1. oppure in 2C_ 2013 del 26 ottobre 2013, cifra 2.2 o in CDT inc. n.
80.2009.29/30/31 del 30 novembre 2009 cifra 3.1), ciò che ha giustificato, in
concreto, le richieste di garanzia.

Per ciò che concerne
la lamentata violazione dell’art. 29 cpv.2 Cost. Fed., l’Autorità fiscale
richiama consolidata giurisprudenza del Tribunale Federale, secondo cui in
ambito amministrativo l’art. 29 Cost. Fed. impone alle autorità amministrative
e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi
delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti, ritenendo
sufficiente menzionare almeno brevemente i motivi che l’hanno spinta a decidere
in un senso piuttosto che in un altro, ponendo l’interessato nella condizione
di comprendere la portata del giudizio e dell’eventuale possibilità di
impugnazione presso un’istanza superiore. A mente dell’autorità fiscale al
punto 2 della richiesta di garanzia venivano esplicati i motivi per i quali i
crediti erariali sembrano essere minacciati o pregiudicati in modo tale da
consentire alla contribuente di comprenderli, adempiendo così ai requisiti per
una valida richiesta di garanzia “giacché non è decisivo che nella stessa
l’autorità fiscale indichi altresì ai contribuenti gli effettivi importi
contestati o addirittura già cresciuti in giudicato a quel momento, bensì tutti
i possibili crediti fiscali che si presumono pregiudicati a seguito del suo
agire (CDT n. 80.2009.29-30-31 del 20.11.2009, cifra 2.1)”. 

Per le ragioni fino a
qui menzionate, l’Autorità fiscale ritiene che neppure la censura addotta dal
ricorrente in merito all’ammontare degli importi richiesti in garanzia sia
accoglibile.

Con successivo scritto
del 7 luglio 2017, l’Autorità fiscale completava le sue osservazioni allegando
le tabelle dei calcoli eseguiti per quantificare l’importo richiesto.

 

 

G.   Con scritto del
24/27 novembre 2017, RI 1, sempre per il tramite della sua legale
rappresentante, chiede che vengano annullate le richieste di garanzia a proprio
carico, in considerazione dell’avvenuta decadenza ex artt. 12 cpv. 1 seconda frase
LT e 13 cpv. 1 seconda frase LIFD dell’obbligo solidale col marito __________,
essendo il marito insolvente. A dimostrazione dello stato d’insolvenza di __________,
la ricorrente allega uno scritto del 17 novembre 2017 col quale la ricorrente
chiedeva alla PI 1 che venisse confermata la decadenza della solidarietà,
ritenuto che dal verbale di pignoramento allegato (datato 2 novembre 2017)
emergeva che il marito era colpito da un attestato di carenza beni provvisorio.

 

 

H.   In data 6/7
dicembre 2017, la PI 1, trasmette le proprie osservazioni in merito allo
scritto datato 24 novembre 2017 presentato dalla contribuente. Dopo aver richiamato
le norme, l’Autorità fiscale evidenzia che l’insolvibilità, ai fini della decadenza
della solidarietà ex artt. 12 LT e 13 LIFD, “viene riconosciuta (unicamente)
quando risultano dati gli elementi che attestino un’incapacità duratura per il
contribuente di far fronte ai propri obblighi finanziari, ad esempio di un
completo indebitamento, rispettivamente dell’esistenza di atti di carenza beni
quanto meno definitivi”. Nel caso concreto vi è un verbale di pignoramento, che
vale come attestato provvisorio di carenza beni, e pertanto non idoneo a far
decadere la solidarietà di cui agli articoli richiamati.

 

 

I.    Con scritto del 21/22
dicembre 2017, la ricorrente trasmette a questa Camera copia della lista delle
esecuzioni in capo a __________ aggiornata al 18 dicembre 2017, da cui si
evince, a mente della ricorrente, il grave stato d’insolvenza dello stesso, che
giustifica la decadenza della solidarietà ex artt. 12 LT e 13 LIFD. La
ricorrente conferma infine la sua volontà “di avere una suddivisione della partita
fiscale rispetto al marito __________”.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   La richiesta di
garanzia è formulata dall’Ufficio esazione e condoni, sia quando ha per oggetto
un’imposta cantonale o comunale (art. 20 cpv. 1 del Regolamento della Legge
tributaria ticinese RL 640.110; numerazione precedente RL 10.2.1.1.1) sia
quando è riferita al pagamento di un’imposta federale diretta (art. 4 cpv. 5
del Regolamento di applicazione della Legge federale sull’imposta federale
diretta, RL 642.150; numerazione precedente RL 10.2.5.1.).

                                         Contro tale decisione,
l’interessato ha facoltà di ricorso alla Camera di diritto tributario. Per le
imposte cantonali e comunali, la competenza è data dall’art. 248 cpv. 3 LT; per
le imposte federali dirette, dall’art. 169 cpv. 3 LIFD, che attribuisce al
contribuente il diritto di impugnare la richiesta di garanzia dinanzi alla commissione
cantonale di ricorso (art. 4 cpv. 6 del Regolamento di applicazione della Legge
federale sull’imposta federale diretta).

 

                                         

                                   2.   2.1.

Preliminarmente
deve essere analizzata la questione della solidarietà tra la ricorrente e il
marito __________ ex artt. 12 LT e 13 LIFD.

2.2.

Con i
suoi scritti del 24/27 novembre 2017 e 21/22 dicembre 2017, la ricorrente, come
esposto in narrativa, ha chiesto a questa Camera di separare la sua partita
fiscale da quella del marito __________, con conseguente annullamento delle
richieste di garanzia in capo alla contribuente, in ragione dell’intervenuta decadenza
ex artt. 12 cpv. 1 seconda frase LT e 13 cpv. 1 seconda frase LIFD dell’obbligo
solidale col coniuge, essendo lo stesso insolvente.

Solo
l’Autorità fiscale è abilitata a decidere se le condizioni siano realizzate per
considerare effettiva la decadenza della responsabilità solidale dei coniugi:
in assenza di una decisione del fisco, la solidarietà fra coniugi continua a
sussistere (Jaques, in: Noël/
Aubry Girardin (a cura di), Commentaire romand LIFD, 2a edizione, Basilea 2017,
n. 12° ad art. 13 LIFD, pag. 213).

Pertanto
questa Camera si esprimerà sulla realizzazione delle condizioni per la
decadenza della solidarietà tra coniugi ex artt. 12 LT e 13 LIFD.

 

 

                                   3.   3.1.

L’art. 12 cpv. 1 LT e
l’art. 13 LIFD stabiliscono che i coniugi non separati legalmente o di fatto
rispondono solidalmente dell’imposta complessiva. Tuttavia, ciascun coniuge
risponde della sua quota nell’imposta complessiva quando uno di essi è
insolvibile (oppure, solo per il diritto cantonale, ne fa richiesta scritta,
all’autorità fiscale, entro trenta giorni dall’intimazione della tassazione).
Inoltre i due coniugi rispondono solidalmente per la parte d’imposta
complessiva inerente al reddito e alla sostanza dei figli.

 

3.2.

Secondo
la Circolare n. 30 dell’Amministrazione federale
delle contribuzioni (AFC) del 21 dicembre 2010 sull’imposizione dei coniugi e
della famiglia secondo la legge federale sull’imposta federale diretta (LIFD), l’insolvibilità, cui fa riferimento l’art. 13 LIFD, deve essere
riconosciuta ogni qualvolta indizi decisivi suffragano l’impossibilità
duratura del debitore di onorare i propri impegni finanziari, ad esempio in
caso di forte indebitamento, in presenza di attestati di carenza beni,
all’apertura di una procedura di fallimento oppure alla stipulazione di un concordato
con abbandono dell’attivo (Jaques, op. cit., art. 13 n. 12, pagg. 211-212; Locher, Kommentar zum DBG, vol. I, Basilea 2001, n. 15 ad art.
13, pag. 230).

Secondo il Tribunale
federale, tanto nell’ambito del diritto fallimentare quanto nel diritto
fiscale, la nozione d’insolvenza va necessariamente oltre ad una incapacità
temporanea del debitore di onorare i propri obblighi finanziari: deve trattarsi
di una situazione duratura, destinata a protrarsi nel tempo (Jaques, op. cit., art. 13
n. 12, pag. 212 e giurisprudenza ivi citata; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3° edizione, Zurigo 2016, art. 13 n. 11, pagg. 136-137).

La prova
dell’insolvibilità deve essere fornita dal coniuge che vuole far valere detta
situazione per sottrarsi alla responsabilità solidale (Jaques, op. cit., art. 13
n. 11, pag. 212).

 

3.3. 

Nell’ambito
di una procedura per la richiesta di garanzia, tuttavia, la responsabilità
fiscale viene verificata solo preliminarmente e provvisoriamente: la determinazione
puntuale della responsabilità, come anche il preciso ammontare dell’imposta
(come diremo oltre), sono riservate alla procedura di tassazione (TF, sentenza
2A.388/2005, consid. 2.3).

In una
sentenza del 2 marzo 2006, il Tribunale federale ha poi chiarito che, poiché la
responsabilità solidale tra coniugi ex art. 13 LIFD è sempre presunta,
in fase di garanzia una decadenza della solidarietà potrà essere ammessa solo
nel caso in cui i presupposti per la ripartizione della responsabilità siano
evidenti. Del resto la richiesta di garanzia ha la funzione, appunto, di garantire
al fisco la soddisfazione delle pretese fiscali che verranno accertate nel loro
ammontare durante la successiva procedura di tassazione: ammettere
preliminarmente una divisione della responsabilità rischierebbe di vanificare
la richiesta di garanzia stessa (TF, sentenza 2A.388/2005, consid. 3.2, e
dottrina ivi citata).

 

3.4.

Nel caso
concreto, la ricorrente ha esibito un verbale di pignoramento del 2 novembre
2017 e una lista delle esecuzioni in capo al marito, aggiornata al 18 dicembre
2017.

Ai sensi
dell’art. 115 cpv. 2 LEF, il verbale di pignoramento vale come attestato
provvisorio di carenza beni a favore del creditore, e per il fatto stesso di
attestare una situazione provvisoria non dimostra una situazione di insolvenza
ai sensi degli artt. 12 LT e 13 LIFD (cfr. Richner/Frei/Kaufmann/Meuter, Handkommentar
zum DBG, 3a. edizione, Zurigo 2016, art. 13 n. 11, pagg. 136-137).

Anche
per quanto concerne la lista delle esecuzioni si deve giungere alla medesima
conclusione. Infatti, questo documento non prova in alcun modo che la situazione
d’indebitamento sia destinata a protrarsi nel tempo, mettendo anzi in evidenza
che al 18 dicembre 2017 non vi erano attestati di carenza beni in capo a __________,
né definitivi ex art. 149 LEF, né provvisori ex art. 115 LEF.

                                      

                                         3.5.

                                         In
definitiva, non essendo state fornite prove evidenti, è confermata la responsabilità
solidale della ricorrente e del marito __________ ex art. 12 LT e 13
LIFD. Del resto, la separazione delle responsabilità nel procedimento di
garanzia deve essere considerata del tutto eccezionale, legata ad una
situazione lampante, proprio in considerazione dello scopo e della natura della
procedura, dove di fatto l’importo esatto dell’imposta e la responsabilità
fiscale sono verificati in modo sommario.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         La ricorrente censura le
decisioni principalmente per due ragioni: lamenta una violazione del diritto di
essere sentito, in quanto le richieste di garanzia non sarebbero, a suo dire,
motivate e già solo per questo sarebbero da annullare.

                                         RI 1 si aggrava poi anche
contro le richieste di garanzia in quanto tali, ritenendole non giustificate
nel caso concreto e ad ogni modo esorbitanti nel loro ammontare.

 

                                          4.2. Violazione del diritto di essere
sentito

                                         Per ciò che
concerne le richieste di garanzia datate 21 marzo 2017, la ricorrente lamenta
innanzitutto la violazione del diritto di essere sentito sancito dall’art. 29
cpv. 2 Cost. Ritiene che le decisioni di garanzia non sarebbero
sufficientemente motivate: non sarebbero supportate da alcuna documentazione
atta a suffragare le ipotesi formulate dall’amministrazione fiscale.

 

                                         4.3.

                                         4.3.1.

                                         La giurisprudenza ha
dedotto dal diritto di essere sentito di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost. il
diritto di ottenere una decisione motivata. In tale ambito, è sufficiente che
l’autorità menzioni, perlomeno brevemente, i motivi che l’hanno guidata e sui
quali ha fondato la propria decisione, di modo che l’interessato possa rendersi
conto della portata della decisione medesima ed impugnarla in coscienza di causa
(DTF 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; sentenza TF 2C_115/2017 del
30.5.2017 consid. 4.1.).

 

                                         4.3.2.

                                         Nell’ambito della
costituzione di garanzia fiscale, la relativa domanda deve indicarne i motivi,
poiché ogni decisione deve essere motivata. Una motivazione susseguente è
comunque possibile. I motivi di una domanda di garanzia sono l’assenza di domicilio
in Svizzera oppure la messa in pericolo dei diritti del fisco. In applicazione
dei principi generali di procedura, la domanda non può limitarsi
all’indicazione dei motivi della richiesta di garanzia. Una breve motivazione
deve precisare le ragioni della domanda affinché l’interessato possa esercitare
il suo diritto di ricorso con coscienza di causa. Una motivazione sommaria e
succinta non è sufficiente. Contrariamente ad altri vizi di forma
l’insufficienza di motivazione può comunque essere sanata nell’ambito della procedura
ricorsuale (Curchod, in: Noel/
Aubry-Girardin [a cura di], Commentaire romand LIFD, 2a ediz., Basilea
2017, n. 31-32 ad art. 169 LIFD).

 

                                         4.4.

                                         4.4.1.

                                         La motivazione delle
decisioni impugnate (riportata in narrativa), sebbene breve, indica
indubbiamente i motivi essenziali che hanno indotto l'Autorità fiscale a ritenere
in pericolo la riscossione del credito fiscale: essa è legata all’apertura, ad inizio
marzo 2017, dell’inchiesta penale amministrativa nei confronti del coniuge
della ricorrente dalla quale sarebbe emerso che questi avrebbe assunto comportamenti
atti a celare in maniera sistematica la propria situazione finanziaria - dissimulando
beni e redditi - vis-à-vis del fisco per il tramite di società. Detta
motivazione ha quindi permesso alla contribuente di tutelarsi adeguatamente,
inoltrando un ricorso debitamente motivato. 

                                         Si rileva che la stessa
insorgente ha prodotto unitamente al ricorso copie dei documenti che attestano
l’apertura di un’inchiesta penale amministrativa da parte dell’AFC. In particolare
da questi atti emerge che l’AFC ha avviato un’inchiesta nei confronti del
marito:

                                         “(...) in ragione di sospetti giustificati di sottrazione
d’imposta continuata di importanti somme d’imposta (art. 175 e 176 LIFD) e/o
istigazione/complicità (art. 177 LIFD), come pure frode fiscale (art. 186
LIFD). La società __________ durante i periodi contabili dal 2012 al 2014,
avrebbe registrato dei costi economicamente non giustificati rispettivamente
trasferito una parte degli utili __________, diminuendo artificialmente i
propri ricavi e sottraendo delle imposte sull’utile, permettendo inoltre al suo
azionista di appropriarsi di una parte degli utili realizzati dalla società
(art. 175 e 176 LIFD). RI 1 avrebbe quindi beneficiato di distribuzioni
dissimulate di utile corrisposte negli anni dal 2012 al 2014, le quali non sono
state debitamente dichiarate. In aggiunta a ciò vi è il sospetto giustificato
che __________ nei periodi fiscali 2009 – 2013 abbia commesso una sottrazione
d’imposta (art. 175 LIFD) contabilizzando costi economicamente non giustificati
e non rispettando le condizioni del ruling stabilito con l’autorità cantonale.
In seguito a quanto precede i rendiconti presentati all’autorità fiscale di __________
e ____________________ sono incompleti e quindi sarebbero soddisfatte le
condizioni del reato di frode fiscale (art. 186 LIFD) commesso
dall’amministratore di fatto RI 1 e verosimilmente dal consulente __________
così facendo __________ e RI 1 si sarebbero resi colpevoli di istigazione e
complicità per le sottrazioni d’imposta commesse dalla __________ e __________ __________
(art. 177 LIFD)”.

                                         RI 1 è inoltre sospettato
– unitamente ad altri – di aver commesso nel periodo compreso tra il 2011 ed il
2014, nell’ambito della gestione di __________ (in liquidazione) una truffa in
materia di tasse (art. 14 cpv. 2 DPA), rispettivamente sottrazione d’imposta
preventiva (art. 61 lit. a LIP). In particolare il comportamento rilevante
sarebbe stato indentificato come segue: 

                                         “RI 1 in qualità di presidente del Consiglio di
amministrazione e principale azionista della società, congiuntamente a __________.,
quale membro del consiglio di amministrazione, azionista di minoranza e
consulente della società hanno trasferito illecitamente una parte degli utili a
__________; in aggiunta sarebbero stati registrati contabilmente costi
economicamente non giustificati, affinché RI 1 potesse beneficiare personalmente
di prestazioni dissimulate di utile corrisposte dalla società e non dichiarate
dall’Amministrazione federale delle contribuzioni. Così facendo RI 1 e __________.
hanno sottratto l’imposta preventiva dovuta all’ente pubblico. (...)”.

 

                                         4.4.2.

                                         È invece vero che la
decisione impugnata non dà indicazioni sul calcolo delle imposte da garantire.
La PI 1, vi ha però rimediato in sede di ricorso: in data 7 luglio 2017 ha
infatti trasmesso uno schema dove vengono riportati i calcoli anno per anno per
le imposte federali dirette, le imposte cantonali e le imposte comunali, dovute
o presunte, le multe e gli interessi scoperti. La ricorrente ha avuto la
possibilità di replicare e di pronunciarsi sugli argomenti addotti
dall'Autorità fiscale. In simili circostanze, l’eventuale vizio di forma
iniziale potrebbe senz’altro essere considerato sanato nell’ambito della
procedura ricorsuale, in maniera rispettosa dell’art. 29 cpv. 2 Cost. fed.
(decisioni TF n. 2A.324/2005 e 2A.325/2005 del 30 novembre 2005; ASA 67 p. 722
consid. 3b).

                                                                                

                                         Ne consegue che nel caso
di specie non vi è violazione del diritto di essere sentito della ricorrente.

 

 

5.   Garanzie fiscali                                                  

      5.1

                                         Giusta gli artt. 248 cpv.
1 LT e 169 cpv. 1 LIFD, se il debitore d’imposta o di multa non ha domicilio in
Svizzera o se i diritti del fisco sembrano pregiudicati, l’autorità fiscale può
chiedere in ogni tempo, anche prima che l’imposta sia accertata definitivamente,
delle garanzie, impregiudicato il diritto di chiedere il sequestro.

                                      

                                         5.2.

                                         La norma in questione
prevede due tipi di casistiche che possono dar luogo a delle garanzie fiscali.
Il motivo generale per cui vengono richieste delle garanzie si basa sul
pericolo che il credito fiscale non venga corrisposto (sentenza TF 2A.611/2006
del 18.4.2007 consid. 4.1.; in merito si veda anche sentenza TF 2C_543/2018 del
30.10.2018). La legge ammette la costituzione di garanzie nel caso in cui il
contribuente non ha un domicilio in Svizzera. Questo motivo particolare di
costituzione di garanzie trova la sua ragione nel fatto che una pretesa di
diritto pubblico della Confederazione, di un Cantone oppure di un Comune non
può essere eseguita all’estero. Ad oggi unicamente la Convenzione tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica d'Austria intesa ad evitare la doppia imposizione nel
campo delle imposte sul reddito e sulla sostanza (SR 0.672.916.31) prevede
un.ssistenza fiscale in materia di incasso (StR 72/2017 p. 248; sentenza TF
2C_669/2016 dell’8.12.2016).

                                         Le garanzie possono, come
visto, essere richieste anche quando i diritti del fisco appaiono minacciati
(in maniera simile a quanto previsto dall’art. 271 cpv 1 cifra 2 LEF). Secondo
il diritto attuale, l’autorità fiscale non ha più bisogno di comprovare che il
comportamento del contribuente metta in pericolo il pagamento dell’imposta, ma
unicamente che il pagamento risulta minacciato, oppure deve rendere verosimile
che una tale minaccia esista. L’insieme delle circostanze è determinante. Il
pagamento del credito fiscale appare minacciato quando ad esempio il contribuente
ha l’intenzione di lasciare la Svizzera oppure di preparare la sua partenza,
oppure ancora se esiste un pericolo di fuga. Le garanzie possono anche essere
giustificate nel caso in cui il contribuente dissimuli in maniera sistematica
il suo reddito e il suo patrimonio nell’ambito della procedura di tassazione,
induca in errore l’autorità fiscale in relazione ai suoi redditi (Curchod P., op. cit., n. 15-19 ad art.
169 LIFD).

                                         

                                         5.3.

                                         Secondo la giurisprudenza
sviluppatasi attorno all’art. 118 del previgente decreto concernente l’imposta
federale diretta, che conserva su questo punto tutta la sua validità, affinché
una richiesta di garanzia risulti giustificata è necessario che sia resa
verosimile l’esistenza di un credito d’imposta, che sussista uno dei motivi
menzionati sopra e che la somma richiesta non appaia, a prima vista, manifestamente
eccessiva (decisione TF n. 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n.
20t). Nel contesto di tale procedura, la Camera di diritto tributario valuta
semplicemente a titolo pregiudiziale ed in modo sommario i suddetti aspetti,
limitandosi ad un esame della verosimiglianza (cfr. Allidi, La costituzione della garanzia e le altre forme di
garanzia del diritto fiscale, la responsabilità solidale, in: Bernasconi/Pedroli
[a cura di], Lezioni di diritto fiscale svizzero, Edizione speciale della RDAT,
Agno 1999, p. 304; StR 72/2017 p. 248; Curchod
P., op. cit., n. 29-32 ad art. 169 LIFD).                                            

                                         Proprio per la natura
giuridica dell’istituto della richiesta di garanzia, l’eventuale esame degli
ulteriori aspetti concernenti il credito fiscale, come quelli riferiti
all’accertamento definitivo dell’obbligazione tributaria oppure alla
determinazione dell’imposta realmente dovuta sono demandati alla procedura
ordinaria di tassazione e a quella di reclamo e di ricorso. Neppure tutte le
altre eccezioni concernenti la successiva esecuzione (attraverso il sequestro)
della decisione di garanzia possono essere fatte valere nella procedura di
ricorso contro la garanzia, ma semmai nelle procedure previste dalla Legge
federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF; RS 281.1), come per esempio
quando il contribuente contesta l’esistenza dei beni oggetto di un sequestro
per garanzia (Allidi, loc. cit.).

 

                                         5.4.

                                         Nell’ambito delle
procedure amministrative vige il principio del convincimento completo.
Nell’ambito delle procedure di tassazione (ex art. 130 LIFD), non vi è la
necessità della certezza assoluta. È sufficiente che l’autorità di tassazione,
dopo l’esame oggettivo degli elementi di prova si convinca dei fatti con la probabilità
che rasenti la certezza. Il convincimento può basarsi su indizi senza
necessitare di prove dirette. 

Nelle procedure di recupero d’imposta vige
il medesimo principio. 

La procedura di garanzia ai sensi
dell'articolo 169 LIFD è una misura provvisoria; non ha alcuna influenza
sull'esistenza e sull'importo del credito d'imposta. Poiché il pericolo è
necessariamente imminente, il provvedimento di blocco o di sequestro deve poter
essere ordinato rapidamente, ma deve anche essere modificato o revocato in
qualsiasi momento se le circostanze suggeriscono una valutazione diversa. La
necessaria rapidità della procedura di sequestro fiscale incide sulle prove. La
prassi richiede solo, ma almeno, che le circostanze giuridiche pertinenti
(soggetto passivo, imposta dovuta, motivo della garanzia) siano rese credibili
(sentenza del TF 2C_669/2016 e 2C_670/2016 dell’8.12.2016, in StR 72/2017 p. 245,
consid. 2.3.2).

                                         La credibilità è data
quando l’esistenza di un fatto rilevante è stabilita con un "certo grado
di verosimiglianza" sulla base di indizi oggettivi. La possibilità che le
cose possano essersi svolte diversamente non deve essere esclusa. Un fatto è
già credibile se alcuni elementi depongono a favore della sua esistenza, anche
se l’autorità non può ancora escludere che non si sia effettivamente verificato
(DTF 142 II 49 E. 6.2 pag. 58 con riferimenti). Ciò che si deve ammettere che l’autorità
di tassazione potesse esaminare, limitandosi alla semplice verosimiglianza,
deve essere ammesso che possa essere sottoposto dall’autorità giudiziaria
cantonale ad una pura valutazione prima facie. In caso di ricorso, anche
il Tribunale federale opera in quest’ambito una valutazione prima facie
(StR 72/2017 p. 249, v. consid. 2.3.4. e riferimenti giurisprudenziali ivi
citati; in merito anche sentenza TF 2C_543/2018 del 30.10.2018 consid. 2.2.).

 

 

6.   6.1.

Come visto, essendo
confrontati ad una misura provvisoria, nell’esame delle decisioni di garanzia è
sufficiente che le circostanze giuridiche pertinenti, ossia il contribuente, l’imposta
dovuta ed il motivo della garanzia siano rese credibili (StR 72/2017 p. 249).

 

                                         6.2.

                                         Venendo al caso in esame,
è stato avviato dall’__________ un procedimento penale amministrativo a carico
del marito della ricorrente, sospettato di sottrazione consumata,
rispettivamente tentata o complicità (art. 175 e seguenti LIFD), come pure di
frode fiscale (art. 186 LIFD), di truffa in materia di tasse (art. 14 cpv. 2
DPA) ed eventualmente sottrazione d'imposta preventiva, con riferimento a delle
prestazioni corrisposte da __________ e ad alcuni trasferimenti di utili a ETC
Energy Trading LLC, nonchè all’incasso di distribuzioni dissimulate di utile. 

                                         Come si legge nella stessa
motivazione alla richiesta di garanzia, “l'attività dei coniugi è stata
strutturata in maniera tale da permettere a questi ultimi di celare i propri
beni patrimoniali all'esecuzione del fisco. Operando con società hanno distratto
gli utili conseguiti all'imposizione fiscale”, ciò che emerge anche dal verbale
d’audizione di RI 1 del 13 giugno 2016, tenutosi nell’ambito del procedimento
penale a carico di Davide Enderlin Jr. 

                                         Va qui segnalato che
risultano coinvolti nel procedimento penale amministrativo altresì la Energy
Investments SA, della quale RI 1 era azionista e presidente del CDA, nonché un
altro azionista della __________, __________, e la __________, della quale il
marito della qui insorgente è stato azionista e dalla quale, come emerge dal
già citato verbale, RI 1 ha continuato successivamente a ricevere ingenti
quantità di denaro a titolo di distribuzione di dividendi anche dopo l’asserita
cessione della propria partecipazione in __________ nel dicembre del 2011 (cfr.
verbale 13.6.2016 dinanzi al PP Minesso).

                                         Nelle descritte
circostanze, l’esistenza di un credito fiscale e la messa in pericolo della sua
conseguente riscossione appaiono più che verosimili. Vi sono infatti
significativi indizi per ritenere che __________ – del quale RI 1 è
responsabile solidalmente per il pagamento delle imposte - abbia dissimulato
sistematicamente elementi del proprio reddito. Una tale situazione è già di per
sé sufficiente per considerare il pagamento del credito fiscale oggettivamente
minacciato (RDAT II-1998 n. 20t, consid. 4c; ASA 65 p. 386 = StE 1996 B 99.1 n.
5), senza dimenticare inoltre che una richiesta di garanzia si rileva altresì
legittima ogni volta che il contribuente deve aspettarsi, come nella
fattispecie, delle imposte suppletorie e delle multe considerevoli (Curchod, op.
cit., n. 22 ad art. 169 LIFD, p. 1933 e riferimenti citati). 

 

                                         6.3.

                                         6.3.1.

                                         In relazione all’ammontare
delle garanzie, la ricorrente ritiene che l’importo complessivo sia
esageratamente alto e fondato su una base di calcolo determinata in maniera eccessivamente
approssimativa. L’autorità fiscale avrebbe inoltre erroneamente preso in
considerazione anche il periodo fiscale 2011, anno nel quale il ricorrente non
era illimitatamente imponibile in Svizzera.

 

                                         6.3.2.

                                         Come esposto in narrativa,
l’RS 1 ha commisurato rispettivamente in fr. 490’000.–, fr. 1’220'000.– e fr. 925’000.–,
le garanzie a copertura delle imposte federali, cantonali e comunali. 

                                         Dalla decisione di
sequestro dell’AFC del 21.3.2017, prodotta quale allegato al ricorso emerge a
pagina 3: “I valori patrimoniali guadagnati illecitamente e provenienti
dalla sottrazione d’imposta sui redditi sono verosimilmente stati incassati da RI
1. Il valore dell’illecito profitto per RI 1 ammonterebbe in totale ad almeno
fr. 4'000'000.-“.

 

6.3.3.

Innanzitutto, come
emerge dai documenti notificati a questa Camera dalla PI 1, con scritto datato
7 luglio 2017, l’anno fiscale 2011 non viene preso in considerazione, ritenuto
che, come osservato dalla ricorrente, in questo periodo i coniugi RI 1 risiedevano
all’estero, e non erano pertanto illimitatamente imponibili in Svizzera.

Inoltre si ricorda alla
contribuente che le garanzie richieste sono a copertura delle imposte federali,
cantonali e comunali per i periodi fiscali dal 2012 al 2016, e non solo il periodo
2012-2014, periodo nel quale il marito della contribuente è sospettato di aver
commesso i fatti oggetto del procedimento penale-amministrativo.

 

Per quanto è dato di
sapere a questo stadio della procedura, simili somme sono senz’altro elevate,
ma non sproporzionate, considerato che la garanzia richiesta deve poter coprire
l’ammontare massimo del tributo che essa ha per scopo di assicurare (decisione
TF n. 2A.352/1995 del 9 gennaio 1995, in: RDAT II-1995 n. 19t), compresi gli
interessi di ritardo e le multe.

Va infine evidenziato
che l’efficacia di una richiesta di garanzia dipende in larga misura anche
dalla sua imprevedibilità e dalla rapidità con cui il provvedimento viene
adottato e che tale procedura non pregiudica comunque la determinazione dell’imposta
effettivamente dovuta, da stabilire in sede di tassazione e di recupero
d’imposta.

 

                                         6.4.

                                         Ci si trova infatti
confrontati ad una misura provvisoria: la stessa non ha alcuna influenza
sull’esistenza e sull’importo del credito d’imposta. Il provvedimento può
infatti essere modificato o revocato in qualsiasi momento se le circostanze suggeriscono
una valutazione diversa.

                                         

                                         6.5.

                                         L’esame esperito prima
facie da questa Camera conduce a confermare le decisioni impugnate,
ritenuta l’esistenza dei motivi esatti dalla legge per costituire delle
garanzie, la plausibilità della pretesa fiscale e del suo importo, con la conseguenza
che il ricorso deve essere respinto.

 

                                         Le censure espresse da
parte della ricorrente potranno senz’altro essere riproposte da quest’ultima
nell’ambito delle procedure che la vedono coinvolta.

                                         

 

                                   7.   In ragione di quanto
sopra esposto, il ricorso è respinto. Le tasse di giustizia e le spese
processuali sono poste a carico della ricorrente, soccombente.

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.  1’000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    500.–

                                         per un totale di                                                      fr. 1’500.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LA   Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di o.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: