# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2363fd96-3106-5efc-8e11-6475e556f7ba
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-06-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.06.2009 D-3086/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3086-2009_2009-06-19.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3086/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 9  g i u g n o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Emilia Antonioni;
cancelliere Gionata Carmine.

A._______, nato il (...), e
B._______, nata il (...), e
C._______, nato il (...),
Mongolia,

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 maggio 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3086/2009

Visto:

le  domande  d'asilo  che  gli  interessati  hanno  presentato  in  data 
23 marzo 2009 in Svizzera,

i verbali d'audizione degli interessati del (...) e del (...), 

la decisione dell'UFM del 7 maggio 2009, notificata agli  interessati lo 
stesso  giorno  (cfr.  risultanze  processuali)  e,  contestualmente,  la 
domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,

la decisione incidentale del 20 maggio 2009, con la quale il Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  ha  considerato  il  gravame  privo  di 
probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha  respinto  la  summenzionata 
domanda  d'assistenza  giudiziaria,  invitando  quindi  i  ricorrenti  a 
versare un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali di 
CHF 600.- entro il 2 giugno 2009, con comminatoria d'inammissibilità 
del ricorso in caso di mancato versamento, 

il pagamento dell'anticipo richiesto, avvenuto tempestivamente in data 
(...),

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo, gli interessati hanno 
dichiarato  d'essere  di  etnia  G._______  (mongoli),  di  essere  nati  a 
X._______  rispettivamente  Y._______,  e  di  risiedere  dal  1999  ad 
Z._______  (Mongolia)  sino  sostanzialmente  al  loro  espatrio  nel 
marzo 2009,

che i medesimi hanno dichiarato di essere entrambi vittime di ripetute 
violenze verbali, fisiche e carnali perpetrate dal fratello dell'interessato; 
che  le  violenze  sarebbero  cominciate  dopo  la  scarcerazione  di 
quest'ultimo avvenuta nel  2006; che,  il  (...),  il  fratello  dell'interessato 
sarebbe  stato  condannato  a  30  giorni  di  prigione  per  aver 
volontariamente  investito  l'interessato  con  una  motocicletta;  che, 
l'interessato  avrebbe  scoperto  solo  l'(...)  che  sua  moglie  avrebbe 
subito  abusi  sessuali  da  parte  del  fratello;  che,  a  seguito  di  tale 
episodio  e  delle  confidenze  che  si  sarebbero  fatti,  gli  interessati, 
esaperati  dalla  situazione  venutasi  a  creare,  avrebbero  deciso  di 
vendere la loro proprietà immobiliare e fuggire in Svizzera,

che, il  (...),  gli  interessati avrebbero lasciato la Mongolia in auto con 
l'aiuto di un passatore verso P._______ (Russia), proseguendo poi da 
soli  in  treno  fino  a  Q._______  (Russia);  che,  in  seguito,  degli  altri 
passatori li avrebbero trasportati in un furgone fino a Chiasso, dove gli 
interessati sarebbero arrivati il (...),

che,  nella  decisione del  7 maggio 2009,  l'UFM ha constatato,  da  un 
lato, che il  Consiglio  federale ha inserito  la Mongolia  nel  novero dei 
Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate 
dai  richiedenti  sono  inverosimili  siccome contraddittorie  ed illogiche; 
che,  quindi,  non  emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi 

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d'esposizione  degli  interessati  a  persecuzioni  in  caso  di  rientro  in 
patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure pronunciato l'allontanamento degli interessati dalla Svizzera entro 
l'8 maggio  2009,  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  gravame,  i  ricorrenti  fanno valere  di  aver  reso un racconto 
dettagliato  e  ricco  di  particolari,  sottolineando  che  le  contraddizioni 
rilevate  dall'UFM  non  sono  tali  da  poter  definire  inverosimili  le  loro 
dichiarazioni; che, in particolare, essi avrebbero già spiegato il motivo 
della  loro  sfiducia  nei  confronti  della  Polizia  e  che,  comunque,  tale 
argomento non poteva rendere la loro intera storia inverosimile; che gli 
autori  del  gravame  contestano  che  non  emergerebbero  indizi  di 
persecuzioni per procedere ad una decisione materiale nel loro caso, 
per i motivi già esposti; che, in caso di rinvio in Mongolia, la loro vita 
sarebbe  in  pericolo,  perché  l'interessato  verrebbe  nuovamente  e 
ingiustamente  incarcerato  ed  essi  sarebbero  esposti  a  trattamenti 
inumani  e  degradanti  vietati  in  applicazione  dell'art.  3  della 
Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà 
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101),

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  essi  hanno  altresì 
presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali  e  del  relativo 
anticipo,

che,  giusta  l’art.  34  cpv.  1  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d’asilo,  se  il  richiedente  proviene  da  uno  Stato  che  il 
Consiglio  federale  ha  designato  come  sicuro  secondo 
l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi,  a  meno  che  non  risultino  indizi  di 
persecuzione, 

che, da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha 
inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al 

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richiedente l’asilo d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene 
alla sua situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente inserito,  in  data 
28 giugno 2000,  la  Mongolia  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore, i ricorrenti hanno 
reso  delle  versioni  contrastanti  quanto  al  fatto  di  non  aver  mai 
denunciato il fratello, rispettivamente il cognato, per le violenze subite; 
che, infatti, durante la loro prima audizione entrambi hanno dichiarato 
di  non  avere  mai  denunciato  il  fratello  (cfr.  verbali  d'audizione  dei 
ricorrenti del (...) pag. 5), cambiando poi versione durante la seconda 
audizione (cfr. verbale d'audizione del marito del (...)  pagg. 9 e 10 e 
verbale d'audizione della moglie del (...) pagg. 7 e 8); che, inoltre, mal 
si  comprende come i  ricorrenti  possano aver accettato di  ospitare il 
fratello per quasi tre anni (cfr. verbale d'audizione del marito del (...) 
pag. 9), se essi fossero stati effettivamente oggetto di atti di violenza 
perpetrati da quest'ultimo (cfr. verbale d'audizione del marito (...) pag. 
11 e verbale d'audizione della moglie del (...) pag. 7); che, d'altronde, 
non  soccorre  gli  insorgenti  l'allegazione  secondo  la  quale  il  fratello 
sarebbe in qualche modo legato alla Polizia in qualità di "intimidatore" 

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(cfr. verbale d'audizione del marito del (...) pag. 7); che, infatti, alla luce 
delle misure già intraprese in passato dalla giustizia nei confronti del 
presunto autore delle violenze (cfr. verbale d'audizione dei richiedenti 
del (...) pag. 5), non v'è motivo di ritenere che i ricorrenti non possano 
ottenere, se opportunamente sollecitata, un'appropriata protezione in 
Patria  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  del  fratello  nei  loro 
confronti,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr,  RS 142.20)  o  esporre  i  ricorrenti  in  patria  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  CEDU,  o  all'art.  3  della 
Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 
che  i  ricorrenti,  dal  canto  loro,  non  solo  si  limitano  a  mere  e  non 
corroborate  affermazioni  quanto  all'esistenza  di  un  rischio  reale  ed 
immediato in patria, ma allegano motivazioni per nulla inerenti al caso 
in questione (cfr. ricorso pag. 3, riferimento ad una "nuova ed ingiusta 
incarcerazione"),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Mongolia 
non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile, violenza 
generalizzata  o  emergenza  sanitaria  che  coinvolga  l'insieme  della 
popolazione nella totalità del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

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che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

che,  dalle  carte  processuali,  non  emergono  neppure  ostacoli  dal 
profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione 
personale dei ricorrenti, essendo questi ultimi ancora giovani, nonché 
avendo  entrambi  una  formazione  ed  un'esperienza  professionale:  il 
marito  come  carpentiere,  la  moglie  come  commessa  (cfr.  verbali 
d'audizione  dei  ricorrenti  del  (...)  pag. 2);  che,  i  pretesi  problemi  di 
ipertiroidismo del ricorrente (cfr. verbali d'audizione del marito del (...) 
pag.  13)  -  oltre  a  non  essere  comprovati  da  alcun  referto  o 
attestazione d'ordine medico - sono già stati in passato positivamente 
trattati  in Mongolia, come ammesso dal ricorrente stesso (cfr. verbali 
d'audizione  del  marito  del  (...)  pagg.13  e  14);  che,  pertanto,  gli 
insorgenti non risultano soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare la loro ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza 
che ad un esame d'ufficio degli  atti  di  causa emerga la necessità di 
una permanenza in Svizzera per motivi medici,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  i  ricorrenti,  usando  la  necessaria  diligenza, 
potranno  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata,

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

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che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che esse sono 
computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dagli insorgenti 
il (...).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Esse sono computate con l'anticipo spese di CHF 600.-, versato il (...).

3.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...])
- Service de la population du canton Vaud, division asile (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Gionata Carmine

Data di spedizione: 

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