# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a2c9a338-2b2d-508b-ae9c-3ea550a5c566
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-09-01
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 01.09.2011 RR.2011.194
**Docket/Reference:** RR.2011.194
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2011-194_2011-09-01

## Full Text

Estradizione alla Repubblica Ceca/Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 AIMP): durata del fermo; proroga del termine per l'inoltro della domanda d'estradizione; traduzioni; legami dell'estradando con la Svizzera e pericolo di fuga. ;;Estradizione alla Repubblica Ceca/Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 AIMP): durata del fermo; proroga del termine per l'inoltro della domanda d'estradizione; traduzioni; legami dell'estradando con la Svizzera e pericolo di fuga. ;;Estradizione alla Repubblica Ceca/Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 AIMP): durata del fermo; proroga del termine per l'inoltro della domanda d'estradizione; traduzioni; legami dell'estradando con la Svizzera e pericolo di fuga. ;;Estradizione alla Repubblica Ceca/Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 AIMP): durata del fermo; proroga del termine per l'inoltro della domanda d'estradizione; traduzioni; legami dell'estradando con la Svizzera e pericolo di fuga.

Sentenza del 1° settembre 2011 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., in detenzione estradizionale, rappresentato  
dall'avv. Julius Effenberger, 
 

Reclamante 
 

   
  contro 
   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 
ESTRADIZIONI,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Estradizione alla Repubblica Ceca 

 
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2011.194 

 

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Fatti: 

A. Il 22 gennaio 2008 il Tribunale municipale di Praga ha condannato A., cit-
tadino ceco, ad una pena privativa di libertà di otto anni e sei mesi per truf-
fa in materia fiscale. In sostanza, tra il 1996 ed il 1997 A., agendo in correi-
tà con altre persone, avrebbe creato una catena di società che simulavano 
parzialmente o completamente un commercio di prodotti chimici e di saponi 
di provenienza ignota, facondo in modo che l'IVA non venisse pagata o lo 
fosse solo parzialmente dalla prima società nella catena. I prodotti sarebbe-
ro stati in seguito rivenduti in maniera fittizia all'estero dall'ultima società 
della catena, la quale avrebbe richiesto alle autorità fiscali il rimborso  
dell'IVA. L'incasso illecito ammonterebbe a circa un milione di Euro. Con 
sentenza del 21 novembre 2008, il Tribunale d'appello di Praga ha ridotto a 
sei anni la pena inflitta ad A. 

 
 
B. Mediante segnalazione del 27 aprile 2011 SIRENE Repubblica Ceca ha 

chiesto alle competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di  
estradizione di A.  

 
 
C. Il 18 luglio 2011 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha emesso 

un'ordinanza di arresto provvisorio trasmessa alla polizia ticinese, sfociata 
nel fermo dell'estradando di medesima data. Con scritto del 19 luglio 2011 
il Ministero della giustizia ceco ha chiesto formalmente l'estradizione di A. 
Nel suo interrogatorio del 20 luglio 2011 davanti al Procuratore pubblico ti-
cinese, A. non ha (apparentemente; v. atto 18 UFG) confermato di essere 
la persona ricercata dalla Repubblica Ceca e ha chiesto, al fine di poter 
conferire con i suoi avvocati, un periodo di riflessione sino al 25 luglio 2011 
per esprimersi sull'eventualità di una sua estradizione in via semplificata 
verso detto Stato. L'UFG ha emanato l'ordine di arresto ai fini di estradizio-
ne il 21 luglio seguente. Il 25 luglio 2011 l'estradando ha comunicato di op-
porsi alla sua estradizione in via semplificata alla Repubblica Ceca. 

 
 
D. Con ricorso del 4 agosto 2011 alla II Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale, A. postula, principalmente, l'annullamento dell'ordine di ar-
resto ai fini estradizionali, la sua scarcerazione nonché la restituzione degli 
oggetti e valori sequestrati. In subordine, egli chiede di poter beneficiare 
durante la procedura estradizionale di misure sostitutive della detenzione.  

 
 
E. Con osservazioni del 15 agosto 2011 l’UFG propone di respingere il ricor-

so. In data 23 agosto 2011 esso ha altresì inoltrato al Tribunale penale fe-

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derale la traduzione in italiano della domanda formale di estradizione tra-
smessagli dal Ministero della giustizia ceco il 19 agosto precedente. 

 
 

F. Nella sua replica del 29 agosto 2011, il reclamante ribadisce in sostanza le 
conclusioni presentate in sede di ricorso.  

 
 
 

Diritto: 

1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazio-
ne delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in rela-
zione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale 
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 2 
del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 
RS 173.713.161), la II Corte dei reclami penali è competente per statuire 
sui reclami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto en-
tro dieci giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48  
cpv. 2 AIMP), il gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale  
dell'estradando è pacifica. 

 
1.1 L'estradizione fra la Repubblica Ceca e la Confederazione Svizzera è anzi-

tutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 
(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese 
e il 1° gennaio 1993 per la Repubblica Ceca, nonché dal Protocollo addi-
zionale del 15 ottobre 1975 e dal Secondo Protocollo addizionale del 17 
marzo 1978 alla CEEstr, entrambi entrati in vigore per la Svizzera il 9 giu-
gno 1985 e per la Repubblica Ceca il 17 febbraio 1997. 

 
1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-

tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale 
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa 
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 136 IV 82 con-
sid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il 
rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 con-
sid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 
 
2. 
2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-

la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo 

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ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-
manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato 
sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, 
a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma 
solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-
dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 
consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, 
Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative 
a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, 
come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente 
nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 
consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-
ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in 
seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il 
Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-
sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della 
persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane 
l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 
consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT 
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a 
ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. nonché n. 350 pag. 326 e seg.; 
STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57). 
L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, ri-
spettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la 
persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né comprometterà 
l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa 
può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le 
sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo 
giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i docu-
menti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 
AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile 
(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano 
l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve 
essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio 
l’impegno assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la domanda di estra-
dizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo 
Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr). In questo senso, la libera-
zione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-
zioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF 
130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 
2.2 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione 

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 
306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo 

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di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-
no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da 
diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e 
otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Tici-
no), essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna 
a una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanzia-
rie in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considera-
re che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scon-
giurato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del 
15 agosto 2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tri-
bunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga 
nel caso di una persona perseguita con moglie, due bambini (di sette anni 
e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza 
BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso 
di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci anni, con 
moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sen-
tenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una persona 
ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici più 
stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sen-
tenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per contro or-
dinato la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia accusato 
negli Stati Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti sessuali con 
una minorenne, e adottato misure sostitutive della detenzione (sentenza 
del Tribunale penale federale RR.2009.329, parzialmente pubblicata in 
RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudicante ha 
considerato che il pericolo di fuga non era così marcato da impedire l'ado-
zione di misure sostitutive della detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Visto 
anche che la pena massima rischiata all'estero era di due anni di prigione, il 
Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata cauzione corrispon-
dente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, unitamente all'utilizzo 
di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring"; sull'applicabilità di 
questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20), costituivano misure atte 
a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza RR.2009.329 consid. 6.6.6). 
Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la liberazione di una donna      
americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, con stretti legami affettivi 
e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha considerato che le precarie con-
dizioni di salute della donna, unitamente al fatto che la stessa, una volta al 
corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordine di arresto spiccato nei 
suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non abbia intrapreso nulla per 
lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti per concludere che il peri-
colo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ultimo è stato in definitiva 
scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali il deposito di una cau-
zione di fr. 50'000.- nonché la consegna dei documenti d'identità 
(v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 3c). 

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2.3 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-

tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di 
domandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale 
domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Appli-
cabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). 
Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, ri-
spettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presen-
tata col prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione preci-
sa (ibidem, seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre 
possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenu-
te necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto".  

 
 
3.  
3.1 Nel suo gravame, il reclamante sostiene innanzitutto che l'interprete impie-

gato in occasione dei suoi interrogatori davanti alle autorità ticinesi, di lin-
gua madre argentina, non avrebbe padroneggiato la lingua ceca, creando 
dei problemi di comunicazione con gli interroganti. Le autorità estere a-
vrebbero presentato la richiesta d'estradizione – a dire del reclamante con-
traddittoria, lacunosa e poco chiara – in lingua ceca ed inglese, senza nes-
suna traduzione in una lingua nazionale svizzera. Inoltre, quando l'autorità 
giudiziaria ceca ha emesso la sua sentenza del 22 gennaio 2008, il reato 
contestato all'estradando sarebbe già stato prescritto in Svizzera. Egli ritie-
ne altresì che la sentenza in questione contenga contraddizioni ed inesat-
tezze. Resa in contumacia, l'autorità estera avrebbe violato i diritti della di-
fesa, segnatamente il suo diritto di essere sentito. Ad ogni modo, visti i suoi 
legami con la Svizzera e la sua attività d'imprenditore, il pericolo di fuga po-
trebbe essere scongiurato con l'adozione di misure meno coercitive della 
detenzione, ossia: gli arresti domiciliari, la consegna dei documenti, control-
li periodici presso le autorità o l'utilizzo del braccialetto elettronico. Egli af-
ferma, infine, che il suo fermo, in attesa di una decisione circa il carcere in 
vista d'estradizione, sarebbe durato troppo a lungo. Le autorità elvetiche 
avrebbero dovuto, al più tardi il 22 luglio 2011, liberarlo, restituendogli i suoi 
oggetti e valori, oppure metterlo in detenzione estradizionale, ciò che è av-
venuto solo il 26 luglio 2011. Egli postula sin d'ora un'indennità per ingiusta 
carcerazione. In sede di replica, preso atto dell'invio da parte delle autorità 
ceche della traduzione in italiano della domanda d'estradizione, il reclaman-
te contesta la liceità della proroga a quaranta giorni concessa dall'UFG al-
l'uopo. 

 
3.2 Nella fattispecie, il reclamante sembra confondere la procedura ricorsuale 

relativa alla detenzione in vista d'estradizione con quella estradizionale. Va 
subito chiarito che tutte le censure relative all'estradizione in quanto tale 

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sono a questo stadio della procedura premature (v. consid. 2.1 supra). Es-
se potranno semmai essere fatte valere in occasione di un eventuale ricor-
so contro un'eventuale decisione di estradizione che a tutt'oggi fa difetto. 
Le censure che possono invece essere trattate nella presente procedura 
sono quelle legate alla validità formale della richiesta d'arresto provvisorio e 
alla legalità della detenzione estradizionale subita dall'interessato. 

 
3.2.1 Per quanto attiene all'interprete messo a disposizione dalle autorità ticinesi, 

va rilevato che il reclamante non precisa in alcun modo quali siano stati i 
problemi di comprensione emersi durante gli interrogatori, né risultano evi-
denziati gli eventuali errori di traduzione che gli avrebbero cagionato dan-
no, ragione per cui la censura non merita ulteriore disamina.  

 
3.2.2 L'art. 46 cpv. 2 prevede che il fermo e il sequestro conservativo sono man-

tenuti sino alla decisione circa il carcere in vista d'estradizione il più tardi 
però fino al terzo giorno feriale successivo al fermo.  

 
 In concreto, l'estradando è stato fermato il 18 luglio 2011 sulla base di  

un'ordinanza di arresto provvisorio emanata lo stesso giorno. L'ordine di ar-
resto ai fini di estradizione è stato spiccato il 21 luglio 2011, ossia rispet-
tando il termine di tre giorni di cui sopra. Che tale ordine sia stato notificato 
al reclamante solo il 25 luglio seguente – va qui ricordato che è stato pro-
prio il reclamante a chiedere un periodo di riflessione sino a tale data per 
consultarsi con i suoi legali e per decidere se accettare l'estradizione in via 
semplificata alla Repubblica Ceca – nulla toglie al fatto che a partire dal 
21 luglio 2011 il suo fermo si era già trasformato in detenzione estradizio-
nale. Va del resto aggiunto che lo scadere del termine in questione non im-
pedisce il mantenimento della detenzione provvisoria se le condizioni della 
detenzione estradizionale sono comunque adempiute (v. ZIMMERMANN, op. 
cit., n. 347 pag. 324 nota 823, con la giurisprudenza citata). Anche tale 
censura va dunque respinta. 

 
3.2.3 Giusta l'art. 16 n. 4 CEEstr l'arresto provvisorio potrà cessare, se, entro 18 

giorni dall'arresto, la Parte richiesta non dispone della domanda di estradi-
zione e degli atti menzionati nell'art. 12; esso non potrà, in alcun caso, su-
perare 40 giorni da momento dell'arresto (v. anche art. 50 cpv. 1 AIMP). 
L'art. 23 CEEstr prevede che gli atti da produrre saranno redatti nella lingua 
della Parte richiedente o della Parte richiesta. Questa potrà esigere la tra-
duzione in una lingua ufficiale del Consiglio d’Europa da essa scelta. La 
Svizzera ha formulato una riserva a tale disposizione, chiedendo che le 
domande in materia di estradizione trasmesse alle sue autorità e i loro alle-
gati siano corredati di una traduzione in lingua tedesca, francese o italiana, 
se esse non sono redatte in una di queste lingue (v. anche art. 28 cpv. 5 
AIMP). 

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 Premesso che l'art. 16 n. 4 CEEstr, contrariamente all'art. 50 cpv. 1 AIMP, 

non prevede l'esistenza di motivi speciali per la concessione della proroga 
di 40 giorni, nella fattispecie, quest'ultima non è stata concessa dall'UFG 
senza ragione, ma per permettere all'autorità rogante di tradurre in italiano 
la sua domanda di estradizione. Prorogato il termine al 26 agosto 2011, le 
autorità ceche, inviando quanto dovuto il 19 agosto 2011, hanno pacifica-
mente rispettato le condizioni pattizie. 

 
3.2.4 Il reclamante ritiene che il pericolo di fuga, per lui inesistente visti i suoi le-

gami con la Svizzera e la fiducia nella giustizia di questo Paese, potrebbe 
essere scongiurato mediante misure meno incisive della detenzione. Egli 
sarebbe titolare di un'impresa a Zugo nonché socio in una ditta a Wimmis. 
Disporrebbe di un appartamento ad Agarone, ma avrebbe la possibilità di 
alloggiare presso un socio a Ronco sopra Ascona. Fuori dal carcere po-
trebbe continuare a gestire con meno danni i suoi interessi professionali. 
Potrebbe inoltre occuparsi della madre malata nonché curare i contatti con 
le figlie, le quali si trovano spesso in Ticino.  

 
 Orbene, il fatto di essere titolare di una ditta in Svizzera non può essere 

considerato di per sé un motivo sufficiente per derogare, in via eccezionale, 
alla regola della carcerazione. L'estradando dichiara del resto di essersi re-
cato in Svizzera, dal 1990, per motivi professionali e personali, due o tre 
volte al mese, soprattutto nel Canton Berna e Ticino (v. act. 8 pag. 4). In 
occasione del suo interrogatorio del 20 luglio 2011, egli ha altresì dichiarato 
di essere domiciliato a Praga, anche se non vi risiede da tre anni, spostan-
dosi continuamente tra Germania, Austria, Norvegia e Svizzera (v. atto 18 
UFG). Relativizzando in sede di replica tale dichiarazione, a suo dire frutto 
d'incomprensioni linguistiche e quindi senza valore, egli afferma comunque 
di aver vissuto nella Repubblica Ceca sino al momento del suo arresto 
("Tatsache ist, dass der Beschwerdeführer bis zu seiner Verhaftung am 
18. Juli 2011 grundsäztlich stets in der Tschechischen Republik lebte", v. 
act. 8 pag. 3 e 6), ciò che non può certamente essere considerato un fatto 
idoneo a dimostrare i suoi forti legami con la Svizzera. L'assenza di que-
st'ultimi, unitamente al fatto che il reclamante è stato condannato nella Re-
pubblica Ceca ad una pena detentiva di 6 anni, sanzione quindi pesante, 
rende il pericolo di fuga molto elevato, incontrastabile mediante misure al-
ternative meno incisive.  

 
 
4. Sulla base dell'incarto, non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero 

di ordinare la scarcerazione dell'estradando, né vi sono le condizioni per la 
restituzione degli oggetti e valori sequestratigli dall'autorità. In definitiva, 
sussistendo un reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equiva-

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lente nei suoi risultati ma meno incisiva nei confronti dell’interessato, il 
provvedimento impugnato non può essere considerato lesivo del principio 
della proporzionalità. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando or-
dinando misure cautelari sostitutive. 

 
 
5. In conclusione, il ricorso è respinto. Le spese seguono la soccombenza 

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 
dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). 
La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis 
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, 
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--. 

 
 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del reclamante.  

 
 
Bellinzona, 1° settembre 2011  
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente:   Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Julius Effenberger 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali deci-
sioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notifi-
cate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcera-
zione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio 
irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale 
consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è 
data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF 
o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso 
contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolar-
mente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari 
principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del 
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).