# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b391688-8281-5dfb-93aa-e4f5bfea364f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.11.2004 32.2004.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-69_2004-11-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.69

   

  ZA/td

  	
  Lugano

  22 novembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 settembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 luglio 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
settembre 2001, RI 1, nato nel 1955, di professione manovale edile, ha
presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti tendente all'ottenimento
di una rendita, in quanto sofferente di "ernia discale" (doc. AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, per decisione 17 ottobre 2003 l’Ufficio
assicurazione invalidità ha riconosciuto a RI 1 un quarto di rendita dal 1°
gennaio 2002 per un grado d'invalidità del 40.5%, motivando: 

 

 

" 
Esito degli accertamenti:

 

Dal gennaio 2001 (inizio dell'anno di attesa) la
sua capacità lavorativa è limitata in modo rilevante.

 

●  Dalla documentazione medica acquisita all'incarto e in modo
particolare dal rapporto 20.06.2003 della consulente in integrazione
professionale risulta che il danno alla salute di cui lei è portatore le
comporta un'incapacità di guadagno e di lavoro del 50% nell'attività di
manovale.

Per contro, lei è
ritenuto abile al lavoro, nella misura del 100%, in attività confacenti allo
stato di salute.

Nel caso specifico
dal raffronto tra il reddito annuo nella professione di manovale (Fr. 56'305.-
nel 2002) e quello conseguibile in un'attività adeguata allo stato di salute 

(Fr. 33'502.-), ne
risulta una perdita di guadagno del 40.50%.

 

L'ufficio AI rimane a disposizione, su specifica
richiesta, per un eventuale periodo di riallenamento al lavoro di breve durata.

 

Decidiamo pertanto:

 

Dal 01.01.2002 ha diritto ad un quarto di
rendita, rispettivamente ad una mezza rendita in caso di rigore." (Doc. AI
24) 

 

                               1.2.   Con
opposizione 5 novembre 2003 l’assicurato, rappresentato dall'avv. RA 1, ha
precisato:

 

"  1. La
vostra decisione è contestata per i seguenti motivi parte 

dall'assunto che il signor RI 1 possa
svolgere a tempo pieno una determinata attività lavorativa per la quale
potrebbe conseguire un reddito di fr. 44'669.00, fondandosi sulle statistiche
RSS. Non specifica di quale attività si tratti, nè quale statistica venga
applicata, come se l'assicurato fosse tenuto a leggere tra le righe la
motivazione di una decisione specialistica. Tant'è che partiamo dall'assunto
che si tratti di un'attività leggera non qualificata.

 

2. Si noti come
venga poi concessa sulla predetta attività una riduzione in ordine del 20%,
rispettivamente del 10% per un'attività leggera e 10% per motivi di ergonomia
della posizione da assumere, sulla scorta della quale - oltre ad una riduzione
del 5% per il primo impiego - il reddito conseguibile sarebbe di fr. 33'502.00.

    II modo di procedere è a nostro modo di vedere erroneo.

La riduzione operata a cagione del fatto
che si tratta di un'attività leggera, rispettivamente che la posizione che
questi deve assumere richiede una posizione particolare (ergonomica), non
corrispondono ad un adeguamento dei dati statistici a motivo di una situazione
oggettiva a prescindere dalla menomazione, quale la circostanza che si tratti
della prima attività, che svolge l'attività a tempo ridotto, che non ha
conoscenze linguistiche e quant'altra, bensì una limitazione inerente l'aspetto
funzionale medesimo.

 

Pertanto se per tali aspetti una
riduzione forfetaria riportata in termini percentuali fosse pure possibile,
essa non è limitata al 25% - come lascia indurre a credere la decisione - come
previsto dalla riconosciuta giurisprudenza.

 

4. Correttamente
la decisione avrebbe dovuto ridurre del 20% - come ha fatto e quindi ammesso -
a motivo del sussistere delle limitazioni di natura funzionale nello svolgere
le professioni corrispondenti alla statistica e poi provvedere alla verifica se
sussista o meno il presupposto per un'ulteriore deduzione (quale quella -
ammessa - relativa al primo impiego) ed il cui tasso non può superare il 25%.

 

Nel caso particolare da un lato il fatto che si tratti di un primo
impiego, mai svolto in precedenza, allorquando sempre e soltanto aveva svolta
un'attività quale manovale, impone una riduzione senz'altro superiore al 5%.

 

Inoltre deve quantomeno essere tenuto in conto il fatto che questi
potrà assumere siffatto impiego con limitazioni sostanziali, che pregiudicano
il salario da versare a prescindere dal discapito di rendimento. Ulteriore
fattore, non preso in conto è la sostanziale difficoltà linguistica che lo
condurrà - a titolo d'esempio - ad apprendere meno celermente.

 

5. Si tenga poi
ancora mente al fatto che le conclusioni tratte nella decisione sono basate sul
referto del reumatologo __________ di cui al rapporto del 17.4.2001 agli atti.
Senonché queste mal si attagliano alle conclusioni cui à giunto il dott. __________
nel proprio referto del 20.6.2001, agente quale fiduciario __________
assicurazioni, quale assicuratore malattia.

 

Quest'ultimo afferma (p. 3):
"Alla luce dei referti attuali appare del resto improbabile che il signor RI
1 possa raggiungere una capacità lavorativa normale in un'attività
professionale ritenuta idonea (lavoro svolto in posizioni corporee variabili,
senza l'obbligo dell'assunzione di posizioni viziose per la schiena e senza
dover alzare e spostar pesi)".

 

Tali conclusioni parrebbero meno benevoli
e condurrebbero a ritenere una capacità di lavoro oltremodo ridotta che
condurrebbe con buone probabilità ad allocare all'assicurato una rendita
intera.

 

Per quale motivo il referto del dott.
__________ debba essere ritenuto meno pregnante di quello del dott. __________
non è dato a conoscere. Nessun dei due è perito dell'AI. II primo è perito
dell'assicurazione malattia.

Si richiede pertanto che vengano
esperiti ulteriori accertamenti sulla scorta di quanto sopra riportato, posto
che in tutti i casi la rendita non dovrà essere inferiore al 50%." (doc. AI 27) 

 

                                         Con
decisione su opposizione 14 luglio 2004 l'Ufficio assicurazione invalidità ha
confermato la propria precedente decisione, motivando:

 

" 
(…)

4. Occorre sottolineare che, a norma dell'art. 49 OAI, i Servizi
medici regionali dell'Al (SMR) esaminano le condizioni mediche del diritto alle
prestazioni. Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle
istruzioni specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i
metodi d'esame idonei.

 

In concreto, l'amministrazione ha, come prassi vuole, sottoposto
il fascicolo al SMR, ottenendo la risposta menzionata in ingresso nel capitolo
dedicato ai fatti.

L'opponente, dal canto suo, non ha fornito prove atte ad inficiare
la valutazione del SMR, la quale non presenta spunti di critica e può essere
considerata valida base di giudizio.

 

Per quanto attiene alla valutazione della capacità di guadagno, è
d'uopo ricordare quanto segue. In base a una consolidata giurisprudenza, si
deve evidenziare che, qualora un assicurato non eserciti alcuna attività
lucrativa, oppure non sfrutti appieno la propria capacità di guadagno residua, la
determinazione del reddito da invalido deve essere ricavata dai rilevamenti
statistici ufficiali `(RSS), editi dall'Ufficio federale di
statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro (VSI 2002 pag. 68 consid. 3b, DTF 126 V 76
consid. 3blbb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Va d'altronde rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli
assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale
(affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione, ecc.) non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze,
può arrivare sino ad un massimo del 25% alfine di considerare quei fattori che
nel singolo caso sono suscettibili di influenzare il reddito (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc, VSI 2002 pag. 64).

 

Anche da questo profilo, la valutazione eseguita dall'amministrazione
appare del tutto corretta. La capacità di guadagno residua è stata infatti
definita tenendo conto di una capacità lavorativa totale in attività
confacente, di un salario base di fr. 44'669.- annui (RSS) e della riduzione
massima possibile fissata dalla giurisprudenza nella misura del 25%. II
successivo raffronto dei redditi ha poi determinato il grado di invalidità nel
tasso del 40,50%.

 

L'opponente rimprovera inoltre all'UAI di non aver stilato una
lista delle professioni in concreto esigibili.

Al proposito, si sottolinea che allorquando il reddito da invalido
viene stabilito sulla base delle tabelle RSS, l'amministrazione non deve
obbligatoriamente citare le singole attività che potrebbero entrare in linea di
conto (cfr. STFA 05.06.2001 in re A).

 

In definitiva quindi, la
richiesta volta all'attuazione di ulteriori accertamenti non ha ragione di
essere accolta, in quanto si può desumere che la situazione sia stata
adeguatamente indagata, in modo tale che altri passi istruttori non siano
reputati necessari." (doc. AI 31) 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA, l'assicurato, sempre rappresentato dall'avv. RA 1,
ha ribadito quanto chiesto con l'opposizione, precisando:

 

" 
(…)

4. Va avantutto
detto che la valutazione dell'attività esigibile spetta all'amministrazione e
non al medico. Questi avrebbe dovuto riportare i limiti funzionali
dell'assicurato. Null'altro. Essi non figurano. Cosa significhi fare il custode
o il portinaio, segnatamente quale sia la definizione che ne dà il medico non è
data a conoscere.

 

5. Da un profilo
reumatologico, quello fondamentale che qui ci occupa, I'UAI non ha richiesto
alcun accertamento medico. Si è fondata esclusivamente su quello del dr. __________.

 

6. Invero, il dr. __________, pure lui reumatologo, perito 

dell'assicurazione per perdita di
guadagno per malattia, nel rapporto del 20.6.2001 afferma che "alla luce
dei referti attuali appare del resto improbabile che il signor RI 1 possa
raggiungere una capacità lavorativa normale in un'attività professionale
ritenuta idonea (lavoro svolto in posizione corporee variabili, senza l'obbligo
dell'assunzione di posizione viziose per la schiena e senza dover alzare e
spostare pesi).

 

II perito in tale caso fornisce una
versione apparentemente un poco diversa, ma importante ai fini assicurativi, da
quella fornita dal dr. __________. Ma la prima, per chissà quale arcano, non è
stata presa in conto.

 

In effetti non vi era motivo alcuno di
discostarsi dall'una come dall'altra perizia. Semmai possiamo affermare che __________
agisce quale perito assicurativo (quantunque si tratti di un'assicurazione
privata), quantomeno non meno credibile del dr. __________ nel referto ritenuto
dall'UAI.

 

Se si fossero fatte proprie le
conclusioni del dr. __________, si dovevano applicare le RSS, con deduzione del
25% ed un'ulteriore riduzione per l'impossibilità nello svolgere un'attività
lavorativa a tempo pieno sull'importo così ottenuto.

 

Si trattava di quantificare quale fosse
detta limitazione, ma certo è che avrebbe avuto quantomeno diritto ad una mezza
rendita.

 

7. Invero le
conclusioni del dr. __________ di cui al referto del 17.4.2001 ad un'attenta
lettura non differiscono in termini sostanziali da quelle del collega.

    Egli infatti:

 

- non dice che l'assicurato sia abile
al lavoro in misura completa in 

  attività leggere e non qualificate.
Afferma che sarebbe abile al 

  lavoro quale "portinaio o
custode", che è circostanza ben diversa.

 

Avantutto si tratta di sapere cosa
intenda. Per quanto è dato a conoscere il portinaio, rispettivamente il custode
(che sono poi la stessa cosa) deve svolgere un'attività anche pesante (si pensi
alle pulizie) ed in parte semi-qualificate di manutenzione (per poter disporre
di un'attività a tempo pieno).

 

    - in secondo luogo non afferma che in attività consone possa

      lavorare a tempo pieno, ma a tempo quasi pieno.

 

Cosa significhi quel
"quasi" non ci è dato a sapere (ecco perché la paletta dei lavori
esigibili dev'essere dettata dall'amministrazione e non dal medico).
Intuitivamente si potrebbe pensare ad una riduzione che varia tra il 15 ed il
25%. E' comunque un esercizio che spetta all'UAI, che non ha svolto e che
quindi è chiamato a fare.

 

8. Senza addentrarci in ulteriori esercizi di interpretazione è
patente 

che l'istruttoria posta in atto sia
oltremodo lacunosa e pertanto in tutti i casi l'incarto dev'essere rimandato
all'UAI con le necessarie indicazioni per il suo complemento.

 

Comunque risulta pure facilmente
intuibile che nel caso concreto si legge in trasparenza il diritto ad almeno
una mezza rendita." (doc. I) 

 

                               1.4.   Nella
risposta di causa l'Ufficio assicurazione invalidità ha confermato la propria
decisione su opposizione (doc. IV)

 

                               1.5.   In data 11
ottobre 2004, il ricorrente ha osservato: 

 

" 
(…)

con riferimento alla richiesta di indicare nuove prove a seguito
della risposta della controparte al nostro ricorso, ritengo opportuno che venga
valutata l'eventualità che venga redatta una perizia reumatologica. Ciò a meno
che non si intenda rimandare l'incarto all'UAI per ulteriori
accertamenti." (doc. V) 

 

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         A partire
dal 1° gennaio 2004 sono inoltre applicabili le nuove norme di legge introdotte
a seguito della 4a revisione della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se __________ RI 1 ha diritto ad una mezza rendita
d'invalidità dal 1° gennaio 2002.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 

                                         70 %, a
tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40 %.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo,
Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e
s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa
eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi
prima di decidere.

Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Nella
fattispecie, in data 17 aprile 2001, il dr. __________, reumatologo, incaricato
dal medico curante dr. __________, ha rilevato:

 

" 
VALUTAZIONE 

 

Il paziente presenta un'insufficienza
bisegmentale su una discopatia soprattutto accentuata a livello L4/L5 meno a
livello L5/S1 con una sindrome lombispondilogena a sinistra senza segni
d'irritazione radicolare. Vi è una certa discrepanza fra i disturbi più
accentuati sulla gamba di sinistra e il reperto neuroradiologico della RM che
mostra un'ernia discale L4/L5 piuttosto paramediana destra con obliterazione
parziale del recesso laterale della radice di L5 di destra. D'altra
parte i disturbi del paziente sono comprensibili e razionabili alle
problematiche discopatiche, nonché a questa insufficienza bisegmentale. L'esame
clinico attuale permette di escludere un'importante problematica di instabilità
lombare. Non vi sono segni per compressioni o irritazioni di tipo radicolare.
L'evoluzione purtroppo non è favorevole. I disturbi persistono malgrado le
terapie sia stazionarie che ambulatoriali da te ordinate. Ci avviciniamo o
abbiamo superato un periodo d'incapacità lavorativa di tre mesi. II paziente
non sembra per il momento essere motivato ad una ripresa lavorativa anche
parziale. I disturbi possono giustificare in parte questo atteggiamento.

 

PROCEDERE

 

Dal punto di vista terapeutico insisterei con le terapie da te
instaurate soprattutto con del Vioxx 25 mg una pastiglia alla mattina
associandola a del Mydocalm due volte una pastiglia al giorno. Insisterei
inoltre con delle fisioterapie a carattere intensivo di tipo ambulatoriale
soprattutto con un rinforzo muscolare a carattere isometrico e isotonico.

A mio modo di vedere si potrebbe tentare una ripresa lavorativa
parziale nella sua professione reintegrandolo progredientemente nel lavoro
in associazione con le terapie sopraindicate. Questa soluzione sarebbe da
considerare la migliore visto e considerato che sarebbe fattibile dal punto di
vista pratico. Mi sembra che in queste condizioni il paziente potrebbe tentare
di riprendere il lavoro a tempo parziale nella forma del 50% eventualmente con
la dispensa per non portare dei pesi troppo elevati.

Si deve tenere in considerazione che in queste condizioni e con
questi reperti sia clinici che radiologici il paziente sarebbe almeno abile
nella forma del 50% se non in una forma superiore in un'attività medio leggera
e penso qui soprattutto ad un'attività quale operaio non qualificato. Per
un'attività più adatta ancora come potrebbe essere quella di portinaio o
custode vi sarebbe una capacità lavorativa quasi completa.

Si tratta comunque di una situazione che dal punto di vista
pratico sarà ben difficilmente realizzabile visto e considerato il fatto che il
paziente ben difficilmente riuscirà ad ottenere un lavoro.

Si va quindi secondo me purtroppo verso una problematica
d'incapacità lavorativa protratta e di rendita d'invalidità."
(allegato doc. AI 6)

 

                                         Il dr. __________,
reumatologo e fisiatra, incaricato dalla Cassa malati __________, in data 20
giugno 2001 ha certificato quanto segue:

 

" 
Diagnosi

-   Sindrome lombovertebrale cronica (e spondilogena a sinistra) 

    con/da 

    . turbe statiche del rachide (ipercifosi toracale in stato da
Morbo di 

      Scheuermann)

    . alterazioni degenerative bisegmentali:

-   L4/5 con spondilartrosi ed ernia discale paramediana a destra

-   L5/S1 con spondilartrosi ed ernia discale mediana

 

Commento

All'origine della sofferenza lombare apparentemente resistente
alle consuete terapie finora proposte (inclusa una riabilita­zione stazionaria)
trovo alterazioni statiche e funzionali di una certa importanza assieme ad una
degenerazione dei segmenti L4/5 ed L5/S1 senza che il quadro attuale deponga
per un conflitto disco-radicolare o per un'instabilità segmentale. Le
condizioni attuali (che appaiono per intanto quelle definitive) non permettono
di prendere in considerazione la ripresa del lavoro in maniera normale.

Concordo con il reumatologo Dr. __________ __________ che
bisognerà tentare una ripresa nella misura del 50% (a partire dal 01.07.2001
con presenza normale sul posto di lavoro, rendimen­to ridotto).

Un cambiamento di attività lucrativa in un paziente analfabeta che
sa esprimersi in italiano solo con difficoltà appare invece difficilmente
realizzabile.

Alla luce dei referti attuali appare del resto improbabile che il
signor RI 1 possa raggiungere una capacità lavorativa normale in
un'attività professionale ritenuta idonea (lavoro svolto in posizioni corporee
variabili, senza l'obbligo dell'assunzione di posizioni viziose per la schiena
e senza dover alzare e spostare pesi).

Il caso sarà quindi probabilmente da annunciare all'AI a tempo
debito.

Questa valutazione è stata discussa anche con il medico curante
che ringrazio per avermi trasmesso i suoi atti."
(allegato doc. AI 4a)

 

                                         Il 12
maggio 2002, il dr. __________, internista e medico fiduciario __________, ha
rilevato:

 

"  Raccomandazioni
del medico di fiducia:

 

II paziente era inabile al lavoro dell'8 gennaio al 10 luglio 2001
in misura totale, dall'11 luglio 2001 al 19 mar­zo 2002 in misura del 50%, ad
eccezione del periodo d'inabilità totale dal 23 al 28 ottobre 2001. Dal 20 mar­zo
2002 non lavora più.

 

II Dr. __________ ritiene, dal punto di vista reumatologico, che
il paziente non sia più idoneo per l'attività di manovale eseguita finora. Egli
prevede una ripresa d'attività lucrativa al massimo in misura dei 50% e per un
lavoro idoneo allo stato di salute del paziente.

 

Le alterazioni degenerative a carico dell'apparato locomotore
spiegano ampiamente la sintomatologia accu­sata dal paziente. Attualmente la
sindrome dolorosa è accentuata da un episodio depressivo reattivo. In complesso
non ritengo che sia esigibile una ripresa del lavoro e che a medio termine sia
più probabile un'inabilità lavorativa totale e definitiva, questo anche per le
scarse possibilità reali di realizzare la capacità lavorativa residuale.
Formazione e nozioni della lingua non rendono possibile un impiego in
un'attività intel­lettuale, restano unicamente lavori manuali e pesanti.

 

Per la cura medica è assicurato presso la __________
Assicurazione.

 

La domanda di rendita d'invalidità è stata inoltrata. Per quanto
riguarda le misure di reinserimento si dovrà tenere conto della scarsa
formazione del paziente e delle difficoltà linguistiche." (allegato doc. AI 4a)

 

                               2.5.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         Tale
principio è stato del resto ribadito dal TFA proprio in occasione di una
valutazione del SMR  [“Un tel rapport, qui émane d’un service medical
régional au sens de l’art. 69 al 4 RAI, a en effet une valeur probante s’il
remplit les exigences requis par la jurisprudence, ce qui n’est guère
contestable en l’espèce (ATF 125 V 352 consid. 3a)” cfr. STFA non
pubblicata del 28 ottobre 2002 in re P (I 523/02), consid. 3].

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                               2.6.   Il dr. __________, specialista delle
affezioni invalidanti di cui il ricorrente è portatore,
nel suo referto del 17 aprile 2001 (che non può essere definito alla
stregua di una perizia) ha valutato il danno alla salute dal punto di vista
reumatologico, giungendo alla conclusione che l’assicurato nella sua precedente
attività di manovale sarebbe ancora abile in misura del 50%, dispensandolo tuttavia,
“eventualmente”, dal portare pesi troppo elevati. Lo specialista ha in
seguito stabilito che quale operaio non qualificato l’assicurato “sarebbe
abile nella forma del 50% se non in una forma superiore”. Inoltre, quale
portinaio o custode, secondo lo specialista, l’assicurato sarebbe abile in
misura “quasi completa”. 

 

                                         Il dottor __________,
anch’egli reumatologo, nel suo referto del 20 giugno 2001 (che non può essere
definito alla stregua di una perizia, ma comunque più dettagliato dell’esame
del dr. __________) ha concordato con quanto previsto dal dr. __________ in
merito alla limitata capacità lavorativa dell’assicurato (in misura del 50%)
nella sua precedente professione (“con presenza normale sul posto di lavoro,
rendimento ridotto”). 

                                         Egli ha per contro
ritenuto improbabile che l’assicurato “possa raggiungere una capacità
lavorativa normale in un'attività professionale ritenuta idonea (lavoro svolto
in posizioni corporee variabili, senza l'obbligo dell'assunzione di posizioni
viziose per la schiena e senza dover alzare e spostare pesi)” (doc. AI 4a).

                                         

                                         Ora, alla luce dei
succitati referti non appare sufficientemente chiarita la questione a sapere in
che misura ed in quali attività l’assicurato sia da ritenere abile al lavoro
nonostante le affezioni di cui è portatore.

                                         Infatti, se da una parte
il dr. __________ ha evidenziato un’abilità al 50% e forse più nell’attività
leggera di operaio non qualificato e un’abilità quasi completa
nell’attività di custode/portinaio, dall’altra il dr. __________ ha ritenuto
improbabile il raggiungimento di una capacità lavorativa normale in un’attività
ritenuta idonea. 

 

                                         Del resto, nemmeno il
rapporto medico del dr. __________, internista, - il quale concorda con le
conclusioni del dr. __________ - fornisce elementi utili per stabilire con
chiarezza la residua capacità lavorativa dell’assicurato (allegato doc. AI 4a).

 

                                         In simili
circostanze, vista la discordanza di suddette valutazioni specialistiche,
s’impone quindi un rinvio degli atti all’amministrazione
affinché proceda ad una approfondita valutazione medico-peritale ed
eventualmente economico-professionale (nel cui ambito andranno se del caso
precisate quali sono le attività ancora concretamente esigibili malgrado il
danno alla salute), in merito alla residua capacità dell'assicurato. In esito a tale complemento istruttorio l'Ufficio AI si pronuncerà
quindi nuovamente sull'incapacità al guadagno dell'assicurato al momento
dell'eventuale inizio del diritto alla rendita, considerando eventuali modifiche
rilevanti intervenute sino all'emanazione della decisione su opposizione.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

§§                                   L’incarto è rinviato all’amministrazione
affinché renda un 

                                         nuovo
provvedimento dopo gli accertamenti conformemente ai considerandi.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         L’UAI
verserà a RI 1 fr. 1'500.- di ripetibili (IVA inclusa).

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti