# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be2360b6-f891-567f-a430-d4a83b394716
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.03.2010 A-344/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-344-2008_2010-03-30.pdf

## Full Text

Corte I
A-344/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 0  m a r z o  2 0 1 0

Giudici Markus Metz (presidente del collegio), 
Michael Beusch, André Moser, 
cancelliere Manuel Borla.

X._______ SA, ...
patrocinata …,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Sdoganamento preferenziale, certificati d'origine delle 
merci, esazione posticipata dei contributi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-344/2008

Fatti:

A.
Nel corso dei mesi di febbraio, marzo e aprile 2005 le ditte Y._______ 
SA e Z._______ SA, per conto della X._______ SA, hanno dichiarato 
presso l'Ufficio doganale di Chiasso Ferrovia, nella procedura modello 
90  con  aliquota  preferenziale,  merce  in  provenienza  dalla  Cina, 
segnatamente  registratori  DVD  e  un  televisore,  ottenendo 
un'esenzione da dazi.

B.
In data 25 ottobre 2006 la Direzione generale delle dogane (in seguito 
DGD) ha chiesto alla competente autorità doganale cinese di verificare 
posticipatamente  l'autenticità  e  l'esattezza  dei  certificati  di  origine 
Form. A.

C.
Con scritto  del  12  marzo  2007  l'autorità  cinese  ha  comunicato  alla  
DGD che, avendo la ditta  fornitrice terminato la  propria attività,  non 
era più possibile comprovare l'origine della merci in questione.

D.
Con  due  scritti  del  16  aprile  2007  la  Direzione  di  circondario  delle 
dogane  di  Lugano  (DCD)  ha  comunicato  alla  X._______  SA  che  i 
certificati  di  origine non potevano essere considerati  validi  in quanto 
l'autorità  cinese  non  aveva  potuto  decidere  sull'origine  effettiva  dei 
prodotti. Col medesimo scritto la DCD ha informato di dover annullare 
detti  certificati,  con  il  conseguente  rifiuto  della  concessione  del 
trattamento  preferenziale  nell'ambito  del  sistema  generalizzato  delle 
preferenze,  nonché  di  procedere  con  l'esazione  posticipata 
dell'importo di fr. 23'126.15 rispettivamente di fr. 10'543.05.

E.
Con scritto del 16 maggio 2007 la X._______ SA prendendo posizione 
sugli  scritti  del  16  aprile  2007,  ha  chiesto  l'abbandono  con  effetto 
immediato  della  procedura  di  esazione  posticipata  in  ossequio  del  
principio di legalità, di proporzionalità e della buona fede.

F.
Il 10 agosto 2007 la DCD ha emanato due decisioni di riscossione a 
posteriori nei confronti della X._______ SA a motivo dell'impossibilità 

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di  controllare  l'esatta  origine  delle  merci  e  il  conseguente 
annullamento dei certificati di origine.

G.
Con  scritto  del  12  settembre  2007  la  X._______  SA  ha  interposto 
ricorso  contro  la  decisione  della  DCD  relativa  all'importo  di  fr. 
10'543,05  contestando  la  legittimità  della  riscossione  posticipata  e 
ribadendo  che  al  momento  dell'esportazione  l'autorità  cinese  ha 
formalmente  attestato  di  avere  svolto  dei  controlli  sulla  correttezza 
della dichiarazione dell'esportatore circa l'origine dei beni.

H.
Con decisione del  3  dicembre 2007,  la  DGD ha statuito  sul  ricorso 
respingendolo.

I.
Con atto del 17 gennaio 2008, la X._______ SA (in seguito ricorrente) 
ha  impugnato  detta  decisione  davanti  al  Tribunale  amministrativo 
federale chiedendone l'annullamento e protestando indennità di spese 
ripetibili.

J.
Con scritto del 19 febbraio 2008 la DGD ha indicato che, mancando 
nel ricorso della ricorrente nuove argomentazioni, ha rinunciato ad una 
presa di  posizione rinviando alle  considerazioni  già espresse con la 
decisione del 3 dicembre 2007.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per statuire sul 
presente gravame in virtù degli artt. 1 e 31 segg. della Legge federale 
del  17  giugno  2005 sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; RS 
173.32).
Fatta eccezione per  quanto  prescritto  direttamente dalla  LTAF come 
pure  da  normative  speciali,  la  procedura  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale è retta dalla Legge federale del 20 dicembre 
1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla 
legge (art. 52 PA).

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1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente  al  pagamento  a  posteriori  di  dazi  doganali. Dato  è  quindi 
anche l'interesse a ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA).
Per  quanto  precede,  il  ricorso  è  ricevibile  in  ordine  e  dev'essere 
esaminato nel merito.

1.4 Concernendo il  caso in  esame una procedura d'imposizione già 
pendente  al  momento  dell'entrata  in  vigore  il  1.  maggio  2007  della 
Legge federale del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631.0), giusta 
l'art.  132  cpv. 1  LD  l'esame  del  merito  della  presente  fattispecie  è 
ancora sottoposto alla vecchia Legge federale del 1. ottobre 1925 sulle 
dogane  (vLD; decisioni  del  Tribunale  federale  2C_366-367-368/2007 
del  3  aprile  2008  consid.  2;  decisione  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-4923/2007 del 28 luglio 2008 consid. 1.4).

2.
Con  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale  possono  essere 
invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o 
incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49 
PA). Da parte sua, il Tribunale amministrativo federale non è vincolato 
né  dai  motivi  adotti  (art.  62  cpv.  4  PA),  né  dalle  considerazioni 
giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle 
parti (DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 
2.  ed.,  Berna  2002,  no. 2.2.6.5,  pag. 264). I  principi  della  massima 
inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati.

Nella  fattispecie  in  esame la  ricorrente  postula  l'annullamento  della 
decisione  della  DGD,  sostenendo  che  la  stessa  sia  incostituzionale 
perché  resa  in  violazione  del  diritto  di  essere  sentita  (art.  29  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 
1999 [Cost.; RS 101]), del principio della buona fede (art. 9 Cost.) e 
del principio di presunzione di innocenza (art. 32 Cost.).

3.
3.1 Giusta  l'art.  1  vLD chiunque varca la  linea doganale  svizzera  o 
trasporta  merci  attraverso  la  stessa  deve  osservare  le  prescrizioni 
della legislazione doganale.

3.2 La Svizzera ha concluso numerosi accordi internazionali  concer-
nenti regole d'origine da cui può essere dedotto un trattamento pre fe-
renziale di determinate merci al momento del loro passaggio alla do-
gana (cfr. al riguardo le decisioni del Tribunale amministrativo federale 

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A-4923/2007 del 28 luglio 2008, consid. 3.1; A-1482/2007 del 2 aprile  
2008, consid. 4.5; A-1715/2006 del 9 novembre 2007, consid. 2.2; A-
1883/2007  del  4  settembre  2007,  consid.  3.2;  REMO ARPAGAUS,  Das 
schweizerische  Zollrecht,  in:  Heinrich  Koller/Georg  Müller/Thierry 
Tanquerel/Ulrich  Zimmerli  [ed.],  Schweizerisches  Bundes-
verwaltungsrecht  [SBVR] XII,  Basilea 2007, no. 561;  MARCO VILLA,  La 
réglementation de l'origine des marchandises, Étude de droit suisse et 
de droit communautaire, Losanna 1998, pag. 117 segg.).

Giusta  la  Legge  federale  del  9  ottobre  1981  sulla  concessione  di  
preferenze  tariffali  a  favore  dei  Paesi  in  sviluppo  (Legge  sulle 
preferenze tariffali; RS 632.91), nonché l'Ordinanza del 17 aprile 1996 
concernente  le  aliquote  di  dazio  preferenziali  a  favore  dei  Paesi  in 
sviluppo (Ordinanza sulle preferenze tariffali; RS 632.911),  i  prodotti 
originari  di  detti  Paesi,  tra cui la Cina, beneficiano di un trattamento 
preferenziale all'importazione in base alle disposizioni dell'Ordinanza 
del 16 marzo 2007 concernente le regole d'origine per la concessione 
di  preferenze tariffali  ai  Paesi  in  sviluppo (OROPT; RS 946.39). Ciò 
avviene  dietro  presentazione  di  un  certificato  di  origine  modulo  A 
rilasciato dalle autorità doganali o da altri organi governativi del Paese 
beneficiario (artt. 20 e 23 OROPT).

L'art. 1 cpv. 1 let. d OROPT indica che i Paesi interessati forniscono 
assistenza  per  il  controllo  delle  prove  dell'origine  e  soddisfano  le 
condizioni della collaborazione amministrativa.
Il controllo a posteriori di prove dell’origine avviene per campionatura; 
è effettuato inoltre ogni qual volta le autorità doganali svizzere nutrono 
dubbi  fondati  circa  l’autenticità  del  documento  o  l’esattezza dei  dati 
concernenti l’origine dei prodotti in questione (art. 38 cpv. 1 OROPT). 
Le  autorità  doganali  svizzere  comunicano  all’organo  governativo 
competente  del  Paese beneficiario  oppure  alle  autorità  doganali  del 
Paese  di  transito  tutte  le  circostanze  che  inducono  a  supporre 
l’inesattezza  dei  dati  figuranti  nella  prova  dell’origine  in  questione 
(art. 38 cpv. 4 OROPT).

4.
Nel  suo  gravame,  la  ricorrente  ha  fatto  valere  eccezioni  di  natura 
formale, segnatamente la violazione del diritto di essere sentito. Essa 
ritiene infatti  che alla base della decisione di esazione posticipata vi 
sia un'argomentazione di fatto sulla quale non é stata svolta nessuna 

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istruttoria,  rispettivamente di  non conoscere gli  elementi  sui  quali  la 
DCD ha fondato la propria decisione.

4.1 Il  diritto di  essere sentito, la  cui garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv.  2  Cost.  e,  per  quanto  concerne  la  procedura  amministrativa 
federale,  negli  art.  29  segg.  PA,  comprende  diverse  garanzie 
costituzionali di procedura (MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige 
Anspruch  auf  rechtliches  Gehör  im  Verwaltungsverfahren  des 
modernen Staates, Berna 2000, pag. 202 segg.; ANDREAS AUER/GIORGIO 
MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit  constitutionnel  suisse  Vol.  II.  Les 
droits fondamentaux, 2a ed., Berna 2006, pag. 606 segg.; BENOÎT BOVAY, 
Procédure  administrative,  Berna  2000,  pag.  207  segg.;  ULRICH 
HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN,  Allgemeines Verwaltungsrecht,  5a 

ed.,  Zurigo/Basilea/Ginevra/San  Gallo  2006,  pag.  360  segg.;  ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungs-
rechtspflege  des  Bundes,  2a ed.,  Zurigo  1998,  pag.  46,  107  segg.; 
MARKUS SCHEFER,  Grundrechte  in  der  Schweiz,  Berna 2005,  pag. 285 
segg.),  in particolare il diritto  per la persona interessata di  prendere 
conoscenza dell'incarto (DTF 132 II 485 consid. 3, DTF 126 I 7 consid. 
2b;  DTAF  2008/14  consid.  6.2.1;  DTAF  2009/36  consid.  7.1),  di 
esprimersi in merito agli  elementi pertinenti prima che una decisione 
sia presa nei suoi confronti, di produrre delle prove rilevanti, d'ottenere 
che sia dato seguito alle sue offerte di prove, di partecipare all'ammi -
nistrazione dei mezzi di prova essenziali o almeno di poter esprimersi 
sul  loro  risultato,  allorquando  questo  è  proprio  ad  influenzare  la 
decisione da emanare (DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi 
citata).
A questo proposito in procedura amministrativa si precisa che la parte 
o  il  suo  rappresentante  hanno  il  diritto  di  esaminare  alla  sede 
dell'autorità  che  decide  o  d'una  autorità  cantonale,  designata  da 
questa,  segnatamente  tutti  gli  atti  adoperati  come  mezzi  di  prova 
(art. 26  cpv.  1  let.  b  PA).  Giusta  l'art.  27  PA l'autorità  può  negare 
l'esame degli atti a determinate condizioni.

4.2 Tale diritto rappresenta una garanzia costituzionale di natura for -
male, la cui violazione deve essere esaminata d'ufficio ed implica in 
principio l'annullamento della decisione impugnata indipendentemente 
dalle probabilità d'esito positivo del ricorso nel merito (DTF 132 V 387 
consid. 5.1; DTF 126 I  19 consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 consid. 2b; 
DTF  122  II  464  consid. 4a  e  giurisprudenza  citata;  DTAF  2008/47 
consid. 3.3.4; DTAF 2009/36 consid. 7.3).

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4.3 Con scritto del 16 aprile 2007 la DCD ha fissato alla qui ricorrente 
un  termine  per  esprimersi,  prima  dell'emissione  della  decisione  di  
esazione posticipata; termine che poi su richiesta della stessa é stato 
prorogato al 21 maggio 2007. L'agire della DCD ha rispettato dunque il 
diritto della ricorrente ad esprimersi in merito agli  elementi pertinenti  
prima di una decisione nei suoi confronti, rispettivamente il suo diritto  
a produrre delle prove rilevanti.

Per quanto attiene la  censura inerente la  mancanza di  istruttoria da 
parte della DCD, si rileva che la giurisprudenza ha già avuto modo di 
esprimersi  indicando  che  per  la  salvaguardia  del  diritto  di  essere 
sentito,  giusta  l'art.  29  cpv. 2  Cost.,  le  autorità  svizzere  devono  far 
capo una seconda volta all'assistenza dello stato d'esportazione se le 
circostanze  lo  esigono.  Tale  domanda  é  giustifcata  unicamente  se 
esistano delle ragioni per pensare che le autorità doganali dello Stato 
di  esportazione potrebbero riconsiderare  la  loro  decisione  (decisioni 
del Tribunale amministrativo federale A-4923/2007 del 28 luglio 2008 
consid. 3.5; A-1750/2006 del 14 dicembre 2007 consid. 3.4).
Nella fattispecie non sussistono i presupposti per una riconsiderazione 
di  tale  decisione  nella  misura  in  cui  la  società  esportatrice  ha 
terminato la propria attività. Anche in merito a questa censura non può 
dunque essere seguita la tesi della ricorrente.

Per quanto attiene infine la censura circa la mancanza di conoscenza 
degli elementi di fatto sui quali l'autorità fonda la propria  decisione va 
ricordato  come  dagli  atti  in  possesso  dello  scrivente  Tribunale  non 
risulta una richiesta della ricorrente in questo senso.
Abbondanzialmente si osserva inoltre, come indica anche la ricorrente 
nel  suo  ricorso (paragrafi  4.1  e  4.2),  che  la  violazione  del  diritto  di  
essere sentita viene sollevata per la prima volta dinnanzi allo scrivente 
tribunale.
Alla  luce  di  quanto  sopra  menzionato  non  si  può  ammettere 
l'argomentazione della  ricorrente relativa alla  violazione del diritto di 
essere sentito.

5.
Tenuto  conto  delle  censure  sollevate  occorre  ora  soffermarsi 
sull'asserita  violazione del  principio  della  buona fede da parte  della 
DCD.

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5.1 Ancorato  all'art.  9  Cost.  e  valido  per  l'insieme  dell'attività  dello 
Stato, il principio della buona fede conferisce all'amministrato, a certe 
condizioni,  il  diritto  di  esigere  dalle  autorità  che  si  conformino  alle 
promesse o alle assicurazioni fattegli  e che non tradiscano la fiducia 
posta in esse (DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 130 I 26 consid. 8.1, 
DTF 129 I 161 consid. 4).
Il  principio  della  buona  fede  contraddistingue  pure  i  rapporti  tra  le 
autorità fiscali e il contribuente; il diritto fiscale è tuttavia dominato dal 
principio della legalità, di modo che il principio della buona fede risulta 
avere in questo ambito un'influenza più limitata, soprattutto nei casi vi 
entri  in  collisione  (art.  5  Cost.;  cfr.  inoltre  sempre  DTF  131  II  627 
consid. 6.1, DTF 118 Ib 312 consid. 3b;  JEAN-MARC RIVIER, Droit fiscal 
suisse,  2.  ed.,  Losanna  1998,  pag.  132;  ERNST BLUMENSTEIN/PETER 
LOCHER,  System  des  schweizerischen  Steuerrechts,  6.  ed.,  Zurigo 
2002, pag. 28).

Secondo la giurisprudenza, un'indicazione o una decisione dell'ammi-
nistrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un am-
ministrato di appellarvisi, quand'anche esse risultassero errate, a con-
dizione che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei 
confronti di una persona determinata, (b) che abbia agito nei limiti del-
le  sue competenze o presunte  tali,  (c)  che l'amministrato non abbia 
potuto  rendersi  conto  immediatamente  dell'erroneità  dell'indicazione 
ricevuta, (d) che in base a tale indicazione quest'ultimo abbia preso 
disposizioni  concrete  alle  quali  egli  non  potrebbe  rinunciare  senza 
subire  un  pregiudizio,  infine  (e)  che  la  regolamentazione  in  materia 
non sia cambiata posteriormente al momento in cui l'autorità ha formu-
lato il suo avviso (fra le tante DTF 131 II 627 consid. 6.1 e le referenze 
ivi citate; decisione del Tribunale amministrativo federale A-1391/2006 
del 16 gennaio 2008 consid. 2.3;  BEATRICE WEBER-DÜRLER, Neuere Ent-
wicklungen des Vertrauensschutzes,  Schweizerisches Zentralblatt  für 
Staats-  und  Verwaltungsrecht  [ZBl]  103/2002,  pag.  281  segg.,  con 
ulteriori rimandi a dottrina e giurisprudenza).

5.2 Nel  caso  in  esame,  la  ricorrente  adduce  la  propria  buona  fede 
sostenendo di  essersi  fidata sulla documentazione ufficiale rilasciata 
dall'autorità cinese e di non aver avuto alcun motivo di sospettare del 
proprio partner commerciale.

Sennonché,  alla  luce  della  giurisprudenza  sopra  menzionata,  le 
allegazioni della qui ricorrente non possono trovare conferma.

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Infatti  dagli  atti  di  causa  non  si  evince  alcuna  promessa  o 
rassicurazione operata  da  parte  dell'autorità  svizzera  sulla  quale  la 
ricorrente  potesse  fare  affidamento.  A  questo  proposito  si  ricorda 
inoltre come i documenti relativi alle merci importate, segnatamente i 
certificati  di  origine,  cui  essa  fa  riferimento,  siano stati  redatti 
dall'autorità cinese. A maggior ragione la censura inerente la fiducia 
nei  confronti  del  partner  commerciale  non  può  essere  seguita  nella 
misura in cui mal si vede come la DCD avrebbe potuto intervenire in 
questo senso.

6.
A mente della ricorrente la DCD avrebbe inoltre violato il principio di 
presunzione  di  innocenza  menzionato  all'art.  32  cpv.  1  Cost.  In 
particolare essa rileva come sia insostenibile un'esazione posticipata 
di dazi doganali non essendoci alcuna prova circa la provenienza delle 
merci  e  non  essendoci  alcun  indizio  per  una  loro  provenienza  al  di 
fuori della Cina.

6.1 La  giurisprudenza  ha  riconosciuto  che  il  principio  di  innocenza 
garantito  dall'art.  32  cpv.  1  Cost.,  nonché  dall'art.  6  cifra  2  della 
Convenzione  del  4  novembre  1950  per  la  salvaguardia  dei  diritti 
dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali  (CEDU;  RS  0.101),  trova 
applicazione  unicamente  in  diritto  penale  (decisioni  del  Tribunale 
amministrativo  federale  A-1337/2007  del  21  settembre  2009  consid. 
3.1,  C-777/2007  del  9  gennaio  2009  consid. 7).  A  questo  proposito 
occorre dunque, in primo luogo, analizzare se la decisione della DCD 
inerente  l'esazione  posticipata  secondo  aliquota  di  dazio  normale, 
rientri sotto questo campo del diritto o meno.

6.1.1 Conformemente all'art. 13 vLD, il pagamento del dazio incombe 
alle persone soggette all'obbligo della denuncia doganale e a quelle 
indicate nell'art. 9 vLD come pure alle persone per conto delle quali le 
merci sono state importate o esportate. Tutte rispondono solidarmente 
delle somme dovute. Secondo l'art. 9 cpv. 1 vLD, sono soggette all'ob-
bligo della denuncia doganale le persone che trasportano merci oltre il 
confine nonché i loro mandanti (decisione del Tribunale amministrativo 
federale A-1482/2007 del 2 aprile 2008 consid. 4.4).

6.1.2 Giusta  i  combinati  disposti  degli  artt.  74  cifra  9  e  80  vLD, 
chiunque ottiene l'ammissione in franchigia o una riduzione del dazio 
per merci che non rispondono alle condizioni prescritte, commette una 
contravvenzione  doganale,  cui  è  applicabile  il  titolo  secondo  della 

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Legge  federale  del  22  marzo  1974  sul  diritto  penale  amministrativo 
(DPA; RS 313.0).

6.1.3 Giusta l'art. 12 cpv. 1 DPA, quando, a seguito  di  un'infrazione 
alla legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto 
riscossa,  la  contribuzione  non  reclamata,  così  come  gli  interessi, 
vanno pagati  successivamente,  indipendentemente dalla  punibilità  di 
una determinata persona. L'art. 12 al. 2 DPA precisa che obbligato al 
pagamento o alla restituzione è la persona che ha fruito dell'indebito 
profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della tassa.

6.1.4 L'illecito di cui all'art. 12 cpv. 2 DPA è un vantaggio patrimoniale 
generato dal mancato pagamento dei contributi dovuti. Esso può con-
sistere non solo in un aumento degli attivi  ma anche in una diminu-
zione dei passivi. Ciò è normalmente il caso quando un contributo do-
vuto non è stato versato (DTF 110 Ib 310 consid. 2c; decisione del Tri-
bunale federale A.490/1984 del 20 dicembre 1985 consid. 3c). Affinché 
l'art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre che sia oggettivamente 
stata compiuta un'infrazione penale (decisione del Tribunale federale 
2A.1/2004 del 31 marzo 2004 consid. 2.1; DTF 115 Ib 360 consid. 3a; 
DTF 106 Ib 221 consid. 2c; decisione della Commissione federale in 
materia di contribuzioni del 12 gennaio 2001, pubblicata in Giurispru-
denza  delle  autorità  amministrative  della  Confederazione  [GAAC] 
65.61 consid. 3d/bb; KURT HAURI, Verwaltungsstrafrecht [VStrR], Motive 
-  Doktrin  -  Rechtsprechung,  Berna 1998,  pag. 36). L'applicazione di 
questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 
specifica,  né  da  una  colpa,  né  ancora  dal  promuovimento  di  una 
procedura  penale  (decisione  del  Tribunale  federale  2C_366-367-
368/2007 del 3 aprile 2008, consid. 5; DTF 106 Ib 221, consid. 2c).

6.1.5 In  particolare  giurisprudenza  e  dottrina  hanno  avuto  modo  di 
indicare  che  sulla  base  dei  primi  due  capoversi  dell'art.  12  DPA, 
l'autorità  amministrativa  ha  la  facoltà  di  adottare  decisioni  di 
assoggettamento con misure di esecuzione, mentre una responsabilità 
solidale ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 DPA deve essere resa dall'autorità 
penale (decisione del  Tribunale amministrativo federale  A-1739/2006 
del  27  settembre 2007 consid. 4.1; HAURI,  op. cit.,  pag. 39).  In  altre 
parole  le  decisioni  inerenti  misure  esecutive  giusta  i  primi  due 
capoversi  non  costituiscono  una  sanzione  penale;  infatti  per 
pronunciare  questo  tipo  di  assoggettamento,  un'infrazione  oggettiva 
alla legislazione amministrativa federale è sufficiente e una colpa, o a 

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A-344/2008

maggior ragione una condanna penale, non è necessaria (decisione 
del  Tribunale  amministrativo  federale  A-1739/2006  del  27  settembre 
2007 consid. 4.1; A-4542/2007del 6 novembre 2007 consid. 3.2 la cui 
pubblicazione è prevista in DTAF 2009/59).

6.2 Alla luce di  quanto sopra menzionato  la decisione di riscossione 
posticipata di tributi della DCD del 10 agosto 2007, confermata dalla 
DGD con decisione del 3 dicembre 2007 qui impugnata, è di  natura 
amministrativa e  non penale. Ne consegue che la  censura sollevata 
dalla ricorrente e relativa alla violazione del principio di presunzione di  
innocenza,  applicabile  unicamente  in  diritto  penale,  non può  essere 
ammessa.

7.
Riassumendo, in base alla dottrina e alla giurisprudenza citate, preso 
atto del controllo svolto dalla DGD, la decisione di esazione posticipata 
in  merito  alla  merce  fornita  alla  ricorrente  dalla  ditta  cinese  risulta 
corretta. In mancanza della possibilità per l'autorità cinese di decidere 
sull'origine  effettiva  dei  prodotti,  come  accertato  dalla  DGD  in 
ossequio all'art. 29 PA (DTF 111 Ib 323 consid. 4), le merci in oggetto 
hanno infatti a torto beneficiato di uno sdoganamento preferenziale. Di 
qui l'infrazione alla legislazione amministrativa federale di cui all'art. 74 
cifra 9 vLD. Facendo la ricorrente chiaramente parte della cerchia delle 
persone assoggettate  giusta  gli  artt.  9  e  13 vLD, dev'essere  neces-
sariamente concluso che essa ha fruito di  un vantaggio illecito ed è 
pertanto tenuta, sulla base dell'art. 12 cpv. 2 DPA, quand'anche non le 
si  possa rimproverare nessuna colpa, al  pagamento dei dazi che ne 
deriva. lnoltre le censure sollevate dalla ricorrente si sono tutte rilevate 
inconsistenti. Il ricorso deve pertanto essere respinto.

8.
In  considerazione  dell'esito  della  lite,  giusta  l'art.  63  PA,  le  spese 
processuali vanno poste a carico della ricorrente soccombente (art. 1 
segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  aministrativo  federale  [TS-
TAF;  RS  173.320.2]).  Nella  fattispecie,  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 1'500.-  (art.  4  TS-TAF),  importo  che  verrà  integralmente 
compensato con l'anticipo da lei versato pari a fr. 3'000.-; il rimanente 
importo pari a fr. 1'500.- viene a lei rimborsato.

9.
Al ricorrente non vengono assegnate ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  fr. 1'500.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Ad avvenuta crescita in giudicato del presente giudizio, tale 
importo verrà integralmente compensato con l'anticipo da lei  versato 
pari a fr. 3'000.-.

3.
Ad  avvenuta  crescita  in  giudicato  del  presente  giudizio,  il  restante 
importo,  versato  quale  anticipo  spese,  pari  a  fr.  1'500.-,  verrà 
rimborsato.  A  tal  fine,  la  ricorrente  comunicherà  allo  scrivente 
Tribunale le sue coordinate bancarie o postali.

4.
Non vengono assegnate ripetibili.

5.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (n. di rif. ...; atto giudiziario)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Markus Metz Manuel Borla

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Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14, entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere redatti  in una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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