# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** db4fe6e0-a606-5cd4-9a6d-db4c6fb609a8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.10.2008 D-675/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-675-2008_2008-10-07.pdf

## Full Text

Corte IV
D-675/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  7  o t t o b r e  2 0 0 8

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Kurt Gysi, 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, Marocco, alias B._______, Sahara 
Occidentale, alias C._______, Marocco,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ( non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 1° febbraio 2008 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-675/2008

Fatti:

A.
Il 27 novembre 2007, l'interessato ha presentato una domanda d'asilo 
in  Svizzera.  Ha  allegato  d'essere  espatriato  per  il  timore  d'essere 
ucciso  da  parte  di  membri  del  “D._______”. Infatti,  mentre  prestava 
servizio  per  detto  movimento  politico  ed  armato  del  Sahara 
Occidentale,  sarebbe  stato  arrestato  ed  incarcerato.  In  seguito, 
corrompendo  colui  che  gli  portava  il  cibo  durante  la  detenzione, 
sarebbe riuscito a fuggire. Egli avrebbe infine soggiornato per diversi 
mesi in Italia, precedentemente al suo arrivo in Svizzera.

B.
Il  1° febbraio 2008,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda d'asilo  ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 2 lett. a legge sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi,  RS 142.31). Detto Ufficio ha pure pronunciato 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  nonché  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  l'Italia  siccome  lecita,  esigibile  e  possibile 
(v. accordo di riammissione Italo-Svizzero dell'11 gennaio 2008).

C.
Il 1° febbraio 2008, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha  chiesto,  l'annullamento  della  decisione impugnata  e  la 
trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore  per  una  nuova 
decisione di  merito. Ha altresì  presentato una domanda d'esenzione 
dal versamento di un anticipo equivalente alle spese processuali.

D.
Il  22  febbraio  2008,  il  TAF ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di 
motivi  particolari  (art. 63 cpv. 4 della  legge federale sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere al 
ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili 
spese  processuali.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a 
presentare una risposta al ricorso.

E.
Il 26 febbraio 2008, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame.

F.
Il 17 marzo 2008, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica.

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Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 LAsi,  e  art.  83  lett  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale 
sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre 1968 
(PA, RS 172.021) nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua della decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, 
il procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella  decisione impugnata,  l'UFM ha considerato  che l'Italia  è  stata 
designata  dal  Consiglio  federale  come  Stato  terzo  sicuro,  dove 
sussiste  la  presunzione  del  rispetto  del  principio  di  divieto  di 
respingimento.  Peraltro,  l'Italia  si  sarebbe  dichiarata  disposta  a 
riammettere  il  ricorrente  sul  suo  territorio.  Inoltre,  l'insorgente  non 
avrebbe presentato alcun motivo in grado di confutare la presunzione 
del principio di non-refoulement. Inoltre, il ricorrente avrebbe dichiarato 
di avere soggiornato in Italia dal mese di giugno 2007 fino al mese di 
novembre 2007 come richiedente l'asilo  e di  avere lasciato la  vicina 
penisola  a  seguito  di  provocazioni  subite  da  parte  di  un  interprete. 
Peraltro, avrebbe ritirato la sua domanda d'asilo in Italia. Per di più, il 
medesimo, avrebbe dichiarato  di  non volere  tornare in  Italia,  poiché 
non vi sarebbe in generale rispetto per l'individuo e nemmeno per il 
profugo.  Oltre  a  ciò,  l'insorgente  temerebbe  il  traffico  di  droga  per 
strada in Italia. A tal proposito, l'UFM ricorda che, in caso di problemi, 

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il  ricorrente  potrebbe  rivolgersi  alle  autorità  locali.  Infine,  l'UFM  ha 
considerato che il ricorrente non adempie manifestamente la qualità di 
rifugiato.

5.
Nel  gravame,  l'insorgente  allega in  sostanza di  avere  ritirato  la  sua 
domanda  d'asilo  in  Italia,  in  seguito  alla  ricezione  di  una  decisione 
scritta,  secondo  cui  non  avrebbe  ottenuto  asilo  politico,  ma,  al 
massimo,  gli  sarebbe  stata  concessa  una  protezione  umanitaria 
temporanea. Per di più, a suo avviso, non vi sarebbe una protezione 
dal  respingimento  in  Italia.  Il  documento,  ricevuto  dalle  autorità 
italiane,  che gli  intimava di  lasciare  il  Paese entro cinque giorni,  ne 
sarebbe  la  prova.  Peraltro,  i  suoi  problemi  nel  Sahara  Occidentale 
sarebbero  seri  e  reali,  giacché  il  movimento  in  questione  l'avrebbe 
imprigionato per due anni. Inoltre, egli avrebbe paura d'essere ucciso 
al suo ritorno. Infine, avrebbe risposto al meglio a tutte le domande e 
reso affermazioni verosimili.

6.
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame, 
in sostanza per l'assenza di fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero 
giustificare una modifica del provvedimento litigioso. Inoltre, sarebbero 
state poste numerose domande al  ricorrente nel corso dell'audizione 
federale  del  [...]  in  merito  alla  sua  provenienza  nonché  alla  sua 
appartenenza  al  movimento  sopraccitato.  L'insorgente  non  avrebbe 
saputo rispondere a semplici domande come per esempio il nome e la 
localizzazione dei campi profughi. Peraltro, non sarebbe stato in grado 
di rispondere a domande su avvenimenti importanti che riguardano il 
Sahara Occidentale ed il  precitato movimento, come per esempio la 
firma  del  “cessate  il  fuoco”.  Pertanto,  egli  non  sarebbe  riuscito  a 
rendere verosimile la sua provenienza dal Sahara Occidentale come 
pure  la  sua  appartenenza  al  "D._______".  Il  ricorrente  si  sarebbe, 
inoltre,  contraddetto  sulla  data  del  suo  arresto,  allegando 
nell'audizione  sulle  generalità  di  essere  stato  arrestato  nel  2004 
mentre  nel  corso dell'audizione federale avrebbe sostenuto  d'essere 
stato arrestato nel 2005. Peraltro, non avrebbe reso verosimile di avere 
lavorato nel magazzino del movimento non essendo stato in grado di 
fornire  il  nome  dell'agenzia  ONU  dalla  quale  provenivano  le  merci. 
Infine,  non  sarebbe  verosimile  l'allegata  espulsione  dall'Italia  del 
ricorrente,  visto che le autorità italiane avrebbero accordato, in  data 
11 gennaio 2008, la sua riammissione sul loro territorio.

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7.
Nella  replica,  l'insorgente  ha  osservato  di  avere  fornito  i  nomi  dei 
campi  E._______,  F._______  e  G._______.  Inoltre,  sostiene  che 
l'analisi  dell'UFM  non  sia  abbastanza  approfondita  per  escludere  la 
sua provenienza dal  Sahara  Occidentale. Peraltro,  l'Italia  si  sarebbe 
dichiarata pronta a riammetterlo sul suo territorio per poi dare seguito 
alla sua espulsione.

8.

8.1 Secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, in vigore dal 1° gennaio 2008, 
il Consiglio federale designa gli Stati terzi sicuri in cui, secondo i suoi 
accertamenti,  v'è una protezione effettiva dal  respingimento ai  sensi 
dell'art. 5 cpv. 1 LAsi.

8.2 Giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. a LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  può  ritornare  in  uno  Stato  terzo 
sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato 
precedentemente. Giusta l'art. 34 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 non si applica se 
in  Svizzera  vivono persone con cui  il  richiedente  intrattiene rapporti 
stretti  o  suoi  parenti  stretti  (lett.  a),  se  il  richiedente  adempie 
manifestamente la qualità di rifugiato secondo l'art. 3 LAsi (lett. b), o 
se  vi  sono  indizi  che  nello  Stato  terzo  non  vi  sia  una  protezione 
effettiva dal respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi (lett. c).

9.

9.1 Le  condizioni  d'applicazione  dell'art.  34  cpv. 2  lett.  a  LAsi  sono 
manifestamente  realizzate,  essendo incontestato  che l'insorgente ha 
soggiornato  in  Italia  dal  mese  di  giugno  2007  fino  al  mese  di 
novembre 2007.  Peraltro, l'Italia  – designata come Stato terzo sicuro 
dal Consiglio federale il 14 dicembre 2007 – ha dato il suo consenso 
alla  riammissione  dell'insorgente,  in  applicazione  dell'Accordo  del 
10 settembre  1998  tra  la  Confederazione  Svizzera  e  la  Repubblica 
italiana  sulla  riammissione  delle  persone  in  situazione  irregolare 
(in seguito: Accordo; RS 0.142.114.549), in data 6 agosto 2008. Giusta 
l'art. 6 n. 3 dell'Accordo, l'autorizzazione di riammissione ha la validità 
di  un  mese  dalla  data  della  sua  notifica;  tale  termine  può  essere 
prorogato  su  domanda  della  Parte  contraente  richiedente.  Nella 
fattispecie,  pur  essendo  trascorso  più di  un  mese  dalla  notifica,  la 
riammissione  è  da  considerarsi  ancora  possibile,  ritenuto  che  le 
autorità  italiane,  su  richiesta  dei  loro  omologhi  elvetici,  possono 

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accordare una proroga a tale autorizzazione, nonostante non sussista 
più un  obbligo  di  riammissione  ai  sensi  dell'articolo  3  dell'Accordo 
(v. art.  4  Accordo). Infine,  questo  Tribunale rileva che,  ad un esame 
degli  atti  di  causa,  non  v'è  attualmente  ragione  di  ritenere  che  le 
autorità della vicina penisola non accordino tale proroga.

9.2 Questo  Tribunale  osserva  che  dalle  carte  processuali  non 
emergono  elementi  da  cui  si  possa  desumere  che  in  Svizzera  si 
trovino persone con cui il ricorrente intrattenga rapporti stretti o siano 
suoi  parenti  prossimi.  Da  quanto  esposto,  discende  che,  nel  caso 
concreto, non sono dati i presupposti dell'art. 34 cpv. 3 lett. a LAsi.

9.3 Contrariamente a quanto preteso nel gravame, l'insorgente non è 
manifestamente  riuscito  a  comprovare  la  propria  qualità  di  rifugiato 
secondo l'art. 3 LAsi. Il TAF rileva, altresì, che il ricorrente in corso di 
procedura  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione.  Quest'ultime 
s'esauriscono infatti in mere affermazioni di parte non corroborate da 
alcun elemento della benché minima consistenza, in sostanza per le 
ragioni indicate nel provvedimento litigioso, cui può essere rimandato 
(art. 109 cpv.  3  LTF  in  relazione  all'art.  6  LAsi,  all'art.  37  LTAF ed 
all'art. 4 PA). Basti rilevare che, come rettamente rilevato dall'UFM, il 
ricorrente  non  ha  saputo  fornire  informazioni  sufficientemente 
dettagliate  circa  il  movimento,  né  particolari  relativi  alla  sua  attività 
specifica  quotidiana  (per  esempio,  l'insorgente  non è  stato  in  grado 
d'indicare il nome dell'agenzia dell'ONU fornitrice di generi alimentari 
al deposito di cui egli s'occupava personalmente). Inoltre, lo stesso s'è 
contraddetto sulla data della sua incarcerazione, dichiarando dapprima 
d'essere  stato  incarcerato  nel  marzo  2004  ([...]),  per  poi  allegare 
d'essere stato incarcerato nel marzo 2005 ([...]). Richiamato su questa 
contraddizione, egli  s'è limitato a confermare una delle due versioni, 
ribadendo d'essere stato imprigionato nel 2005 anziché nel 2004 ([...]). 
Per  conseguenza,  questo  Tribunale  ritiene  che  le  evocate  torture 
subite  in  prigione  nonché  quanto  rimane  del  suo  racconto  siano 
inverosimili, essendo chiaramente inverosimile la stessa detenzione. In 
virtù  di  quanto  precede,  nel  caso  di  specie,  l'eccezione  prevista 
dall'art. 34 cpv. 3 lett. b LAsi non è applicabile.

9.4 Dato  che  l'Italia  è  considerata  uno  Stato  terzo  sicuro,  incombe 
all'insorgente  invalidare  la  presunzione  di  protezione  effettiva  dal 

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respingimento.  Nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  manifestamente 
riuscito  in  tale  intento.  Infatti,  nell'incartamento  non  vi  sono  indizi 
secondo  cui  le  autorità  italiane,  confrontate  ad  elementi  e  prove 
suscettibili  ad  attestare  la  qualità  di  rifugiato,  non  accorderebbero 
un'appropriata  protezione.  Pertanto,  l'art.  34  cpv. 3  lett.  c  LAsi  non 
trova applicazione nella fattispecie.

10.
Di  conseguenza,  il  ricorso  in  materia  di  non  entrata  nel  merito, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata.

11.
L'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2,  art. 44 cpv. 1 LAsi  nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

12.

12.1 Non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  serio  indizio  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Italia 
possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre l'insorgente al rischio reale ed immediato 
di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia 
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105).

12.2 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  né  la  nota  situazione  generale  esistente  in  Italia  –  che  non  è 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale - né altri motivi deducibili dalle carte processuali conducono 

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a pensare che, in caso d'allontanamento verso la vicina penisola,  vi 
sia una messa in pericolo concreta del ricorrente.

12.3 Inoltre,  l'insorgente  è  giovane,  ha  una  certa  esperienza 
professionale e non ha altresì preteso nel gravame di soffrire di gravi 
problemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria 
(v. sulla  problematica  GICRA 2003  n. 24),  senza  che  ad  un  esame 
d'ufficio  degli  atti  di  causa emerga la  necessità  di  una permanenza 
dell'insorgente in Svizzera per motivi medici.

12.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Le 
autorità italiane si sono dichiarate disposte a riammettere il ricorrente 
sul  loro  territorio.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile.

13.
L'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  esigibile  e  possibile 
per le  ragioni  indicate al  considerando 12 del  presente giudizio. Per 
conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  ed  esecuzione 
dell'allontanamento, il  gravame va disatteso e la querelata decisione 
confermata.

14.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

15.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv.  1  e 
cpv. 5 PA nonché 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura 
delle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto.

3.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM,  Divisione  dimora  e  aiuto  al  ritorno  (in  copia;  n.  di  rif.  N  ; 

allegato: incarto UFM)
- H._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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