# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1483ee10-8c70-5c3b-91bb-9f841c1bde5a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2004 34.2003.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2003-60_2004-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2003.60

   

  BS/td

  	
  Lugano

  8 novembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Raffaele Guffi,
  presidente,

  Ivano Ranzanici,
  Matteo Cassina (in sostituzione del giudice Daniele Cattaneo, astenuto)

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 13 dicembre
2003 di

 

	
   

  	
  AT 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  Cassa CV 1

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con sentenza
19 ottobre 1999 lo scrivente Tribunale ha parzialmente accolto la petizione
presentata da AT 1 contro la Cassa pensioni CV 1 (in seguito: Cassa), assegnandole
una "mezza rendita di invalidità della previdenza professionale dalla
data della cessazione del versamento dello stipendio da parte del datore di
lavoro" (inc. 34. 1994.44).

                               1.2.   In
applicazione della menzionata sentenza, con risoluzione 24 dicembre 1999, il __________
della Cassa ha assegnato all'interessata una mezza rendita d’invalidità, con
effetto dal 16 novembre 1993, di fr. 1'939 mensili, per tredici mensilità,
oltre al supplemento sostitutivo al 50% versato in attesa della rendita AVS/AI
intera (fr. 799), per dodici mensilità.

                                         Nel
medesimo provvedimento la Cassa ha quantificato in 

fr. 66'419.30 l'ammontare della prestazione di libero passaggio dovuta
all'assicurata, oltre ai relativi interessi.

                               1.3.   Mediante
un’altra petizione al TCA, AT 1 ha contestato l’ammontare e la decorrenza della
mezza rendita LPP, nonché il relativo supplemento assegnatole dalla Cassa.

Con sentenza 22 febbraio 2001 questo Tribunale ha parzialmente accolto la
petizione, riconoscendo all’assicurata una mezza rendita di fr. 1'982.-, oltre
al supplemento di fr. 799.-, il tutto con effetto dal 1° ottobre 1993. Inoltre
il TCA ha confermato l’importo della prestazione di libero passaggio
determinata dalla convenuta (inc. 34.2000.4).

                               1.4.   Adito dalla
Cassa, con sentenza 10 settembre 2003 il TFA, in accoglimento del ricorso di
diritto amministrativo, ha riformato la pronunzia cantonale nel senso di
assegnare all’assicurata un mezza rendita d’invalidità LPP pari a fr. 1'949,-
mensili, per 13 mensilità, oltre al supplemento AVS/AI di fr. 799.-, per 12
mensilità, con effetto dal 1° ottobre 1993 (B 28/01).

                               1.5.   Una volta
intimata la succitata sentenza del TFA, con lettera 23 settembre 2003 AT 1 ha
chiesto alla Cassa l’invio dei calcoli relativi alle prestazioni previdenziali (doc.
1), ricevendo in risposta la conferma che i conteggi erano in fase allestimento
(doc. 2). 

Sollecitata nuovamente dall’interessata (doc. 3), con lettera 22 ottobre 2003
la Cassa ha comunicato i calcoli definitivi, allegando il relativo conteggio
esplicativo. Contestualmente essa ha chiesto all’assicurata l’accordo scritto
ai succitati conteggi, in modo da poter eseguire i pagamenti retroattivi (doc.
4).

Non avendo ricevuto alcun riscontro, con lettera 25 novembre 2003 la Cassa ha
sollecitato una risposta (doc. 6), mai avvenuta.

                               1.6.   Nel
frattempo, con comunicazione 31 ottobre 2003 la Cassa ha fissato, conformemente
alla STFA 10 settembre 2003, la rendita d’invalidità mensile fr. 1’949,
determinata nella misura del 50% ai sensi dell’art. 29 della Legge sulla Cassa
pensioni dello Stato (Lcpd; RL 25.5.1), con un supplemento mensile sostitutivo
AVS/AI di fr. 799, il tutto con effetto dal 1° ottobre 1993. Nella medesima
comunicazione è stato fatto presente che “il diritto alle prestazioni potrà
essere esaminato applicando in analogia i criteri AI“, oltre
all’indicazione di un grado d’invalidità al 100% (doc. 7). 

 

                               1.7.   Contro la
succitata comunicazione AT 1 ha inoltrato al TCA la petizione che ci occupa con
cui ha chiesto:

1)  lo stralcio della frase in cui si fa presente che la rendita sarà 

                                              sottoposta
a revisione conformemente all’assicurazione 

                                              invalidità;

2)  la conferma da parte della Cassa dell’applicazione dell’art. 15 

                                              Lcpd,
poiché l’articolo citato nella comunicazione si riferisce 

                                              al
vecchio diritto;

3)  il versamento degli interessi di mora sulle rendite d’invalidità 

                                              arretrate;

4)  delucidazioni sul grado d’invalidità indicato al 100%.

Quale provvedimento da adottare pendente lite, l’attrice ha inoltre postulato
una non meglio precisata concessione dell’ “effetto sospensivo” alle proprie
richieste di petizione.

 

Le motivazioni addotte a sostegno delle succitate richieste verranno esposte,
se necessarie per l’evasione della presente petizione, nei considerandi di
diritto.

 

                               1.8.   Con risposta
di causa 21 gennaio 2004 la Cassa ha invece postulato la reiezione della
petizione e la conferma della comunicazione 31 ottobre 2003.

Le singole argomentazioni della convenuta verranno riprese, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto.

                               1.9.   Il 30
gennaio 2004 l’attrice ha chiesto lo stralcio della risposta di causa, essendo
stata inoltrata abbondantemente oltre il termine assegnato dal Tribunale. In
via subordinata, essa ha fatto richiesta di poter presentare una replica (V).

                                         

                                         Con
decreto 3 febbraio 2003 il Giudice delegato ha assegnato all’assicurata un
termine di 20 giorni per presentare l’atto di replica, facendo presente che la
censura di intempestività della risposta di causa sarebbe stata evasa
contestualmente alla sentenza di merito (VI).

 

                                         Su
richiesta del TCA, con scritti 9 e 12 febbraio 2003 la Cassa ha preso posizione
riguardo alla censura d’intempestività dell’atto di risposta sollevata
dall’assicurata (VIII,XI).

                              1.10   AT 1 ha
replicato il 1° marzo 2003 ribadendo tra l’altro la propria richiesta di
concessione dell’ “effetto sospensivo” (XVI).

Con scritto 29 aprile 2004 il Giudice delegato ha precisato all’attrice quanto
segue:

" 
nella causa in epigrafe e con particolare
riferimento alla sua richiesta (formulata in petizione e confermata nelle sue
osservazioni del 1. marzo 2004) volta - per quanto è dato capire - ad una non
meglio precisata concessione d'effetto sospensivo in relazione alle richieste
di cui ai punti 1,3 e 4 del petitum, le comunico che una decisione in via
incidentale a tale riguardo non entra in linea di conto, tale istituto non
trovando applicazione nell'ambito di una procedura avviata tramite azione ex
art. 73 LPP, dove non si è segnatamente in presenza di un provvedimento cui
possa essere data attuazione.

D'altro canto, anche volendo trattare la sua domanda alla stregua di richiesta
di provvedimenti cautelari giusta l'art. 56 PA, la stessa non può che essere
disattesa. Infatti da un lato un giudizio provvisionale in punto agli interessi
di mora costituirebbe all'evidenza un anticipazione del merito della lite e
svuoterebbe di significato la procedura principale; d'altro lato, per quanto
riguarda le questioni di cui ai punti 1 e 4 del petitum (richiesta di stralcio
di una frase contenuta nella querelata comunicazione della Cassa e di
delucidazioni circa l'errata indicazione del grado d'invalidità, errore per
altro ammesso dalla cassa in sede di risposta), in relazioni alle stesse non è
ravvisabile l'esistenza di un interesse preponderante giustificante l'emanazione
di provvedimenti provvisionali nel senso da lei auspicato.

Su tali questioni verrà pertanto statuito in sede di sentenza di merito (XVI).

 

                             1.11.   Interpellata
dal TCA, il 3 maggio 2004 la Cassa ha preso posizione in merito alla richiesta
dell’assicurata di adeguare al rincaro le prestazioni erogate (XIX).

Il 21 maggio 2004 l’attrice ha presentato le proprie osservazioni su quanto
precisato dalla convenuta (XXI).

                             1.12.   In data 15
luglio 2004 lo scrivente Tribunale ha chiesto alla convenuta delucidazioni
riguardo agli interessi di mora ed al rincaro della rendita (XXIV).

                                         Con
lettera 24 agosto 2004 la Cassa ha risposto alla richiesta d’informazioni
(XXVI).

Le risultanze di cui sopra sono state in seguito trasmesse all’attrice per una
presa di posizione (XXVII). 

Dopo la concessione di alcune proroghe (XXX, XXXII), con lettera 18 ottobre
2004 AT 1 si è espressa sugli accertamenti eseguiti (XXXIV). 

 

                                         

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

                               2.1.   Con scritto
30 gennaio 2004 AT 1 ha chiesto al TCA di stralciare la risposta di causa 23
gennaio 2003 della Cassa essendo stata prodotta oltre il termine di 20 giorni
per l'inoltro della risposta intimato da questa Corte con ordinanza 15 gennaio
2004 (V). 

 

                                         Va qui
rilevato che ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 della legge di procedura per i ricorsi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni (LPTCA, RL 3.4.1.1), applicabile in
forza del rinvio contenuto all'art. 8 cpv. 2 della Legge di applicazione alla
legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e
l'invalidità del 25 giugno 1982 (LALPP, RL 6.4.8.1), immediatamente dopo aver
esaminato la petizione o dopo che la stessa è stata completata e ritornata al
Tribunale, il giudice delegato ne trasmette copia alla controparte fissandole
un termine di 20 giorni per la presentazione dell’atto di risposta cui sono da
allegare tutti i documenti. Suddetto termine può essere prorogato una sola
volta a seguito di istanza motivata (art. 3 cpv. 2 LPTCA).

 

                                         Secondo
l'art. 8 LPTCA trascorso un termine fissato in applicazione della legge, il
giudice delegato o il presidente del Tribunale assegna un termine perentorio
suscettibile per fondati motivi di proroga o di restituzione in intero.

 

                                         Nell'evenienza
concreta, il TCA, con ordinanza del 15 dicembre 2003 (II), notificata il
giorno successivo (X), ha assegnato alla Cassa il termine di 20 giorni di cui
all’art. 3 cpv. 1 LPTCA per presentare la propria risposta di causa.

                                         La Cassa,
senza chiedere una proroga, non ha rispettato il termine di 20 giorni, avendo
in data 26 gennaio 2004 spedito l'allegato di risposta (VIII), pervenuto al TCA
il giorno 27 gennaio 2004 (III).

 

                                         Si tratta
comunque di un termine d’ordine. Di conseguenza, anche alla luce delle
considerazioni che seguono, la richiesta dell’attrice di considerare non
avvenuta la risposta di causa, con i relativi documenti, non può meritare
accoglimento.

 

                                         Secondo un principio generale delle
assicurazioni sociali - non assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa ‑ l'autorità
di ricorso deve accertare d'ufficio i fatti rilevanti per il giudizio,
assumendo le prove necessarie e apprezzandole liberamente (fra le tante: DTF
125 V 195 consid. 2 con riferimenti, cfr. anche Zünd, Kommentar zum
Gesetz über das Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, Zürich 1999;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 3a edizione, 2003 Zurigo, § 68
n. 2s p. 443s; cfr. anche l'art. 73 cpv. 2 LPP). Il
giudice agisce quindi di propria iniziativa, senza essere vincolato alle
richieste delle parti. 

 

                                         In una
sentenza non pubblicata del 29 settembre 1998 nella causa F., H 201/97, l'Alta
Corte, confermandosi nella propria giurisprudenza di cui alla DTF 122 V 157,
ha, tra l'altro, ribadito che (le sottolineature sono del redattore):

 

" 
(…)

    d) Sia rilevato infine che il diritto
federale non fissa alcuna prescrizione sul modo di apprezzare i mezzi di prova.
In materia di procedura amministrativa e di procedura relativa al ricorso di
diritto amministrativo vale il principio del libero apprezzamento delle prove
(art. 40 PC combinato con l'art. 19 PA; art. 95 cpv. 2 OG combinato con gli
art. 113 e 132 OG). Secondo questo principio, gli organi e i giudici delle
assicurazioni sociali valutano liberamente e in maniera completa le prove - nel
senso che non sono limitati da rigide regole formali di procedura - e operano
in conformità del principio indagatorio (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 278). Trattandosi della procedura di ricorso, ciò significa che il
giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare oggettivamente tutti i mezzi
di prova, qualunque ne sia la provenienza, e in seguito decidere se il
materiale probatorio a disposizione permette di concludere con un corretto
giudizio sui diritti litigiosi. (…)

 

Elemento determinante dal profilo probatorio,
non è in linea di principio l'origine del mezzo di prova né la designazione del
materiale probatorio richiesto sotto la qualifica di rapporto o di perizia,
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con
rinvii). (…)."

(STFA del 29 settembre 1998 nella causa F., H
201/97, consid. 7d)

 

                                         In una
sentenza del 30 novembre 2000 nella causa T (K 22/00), il TFA, chiamato a
pronunciarsi su un ricorso interposto da una Cassa contro una decisione
incidentale con la quale il TCA, accertata l'intempestività della risposta
presentata dalla Cassa, aveva stabilito che comunque la documentazione da essa
prodotta veniva acquisita agli atti, nella misura in cui sarebbe stata
giudicata rilevante ai fini di un corretto e puntuale chiarimento dei fatti
giuridicamente importanti, il TFA ha dichiarato irricevibile il ricorso in
quanto la decisione non creava un danno irreparabile.

 

                                         L'Alta
Corte, ha in particolare, osservato che:          

                                      

" 
(…)

   nel concreto caso, l'istanza cantonale, dopo
aver nei considerandi di diritto ricordato come nell'ambito delle assicurazioni
sociali e quindi anche dell'assicurazione malattie vigesse il principio
inquisitorio, ha nel dispositivo della querelata pronunzia dichiarato che i
documenti prodotti dalla Cassa, pur avendo quest'ultima inviato la sua risposta
tardivamente, venivano comunque acquisiti all'incarto, nella misura in cui
sarebbero stati ritenuti determinanti ai fini del giudizio. Non si vede
pertanto in quale modo la litigiosa decisione incidentale possa causare un
pregiudizio irreparabile alla Cassa, danno che la medesima d'altronde non fa
nemmeno valere nel suo ricorso di diritto amministrativo, il quale si rileva di
conseguenza inammissibile,

(…)." (STFA del 30 novembre 2000 nella causa
T., K 22/00)

 

Il TCA si è
espresso in questo senso anche in un giudizio non pubblicato del 28 aprile 2004
nella causa S.L. riguardante una controversia in ambito di previdenza
professionale (inc. 34.2003.9).

                                         Pertanto
lo scrivente Tribunale é tenuto a prendere in considerazione ogni mezzo di
prova - anche se prodotto intempestivamente - nella misura in cui esso si
rivela essere in qualche modo rilevante ai fini di un corretto e puntuale
chiarimento di fatti giuridicamente importanti. 

Nella presente lite questa Corte considererà quindi la risposta di causa e la
documentazione allegata alla stessa nella misura in cui sono determinanti per
l’evasione della presente petizione.

Del resto va fatto presente che l’attrice ha avuto modo di replicare in merito
al citato allegato di causa (XIII).

 

                               2.2.   Con il punto
no 1 della petizione l’attrice ha chiesto lo stralcio della frase “il
diritto alle prestazioni potrà essere esaminato in analogia ai criteri AI”
contenuta nella comunicazione 30 ottobre 2003 contestata.

La domanda verte implicitamente su un’eventualità futura e configura di
conseguenza non un'azione condannatoria, ma un'azione di accertamento
(STCA inedita 8 novembre 2001 nella causa M. S, inc. 34.2000.26, consid. 2.3)

Dottrina e giurisprudenza ammettono che l'art. 73 cpv. 1 LPP consente di
proporre un'azione di accertamento (DTF 120 V 301 consid. 2a; RDAT I-1994 p. 198, DTF 119 V 13, 118 V 102, 117 V 320, 115 V
372, 112 Ia 185, SZS 1992 pag. 234, SZS 1992 pag. 294; Riemer, Das Recht der
beruflichen Vorsorge in der Schweiz, § 6 n° 4, pag. 128; Meyer, "Die
Rechtswege nach dem BVG" in RDS 1987 I pag. 614; Helbing, Les institutions
de prévoyance et la LPP, pag. 401; Schwarzenbach-Hanhart, "Die
Rechtspflege nach dem BVG" in SZS 1983 pag. 183).

                                         Conformemente alle condizioni alle quali la legge e la
giurisprudenza sottopongono la ricevibilità di un'azione di accertamento in
materia amministrativa (DTF 114 V 202, 110 Ib 215, RAMI 1991 pag. 315, RCC 1990
pag. 469, 1989 pag. 33-34) e in materia civile (DTF 115 II 482, 114 II 255, 110
II 253; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n°
1.3.2.8 ad art. 43 LOG), essa è comunque proponibile solo se l’istante si
avvale di un interesse considerevole degno di protezione alla constatazione immediata
di un rapporto giuridico litigioso (DTF 119 V 13, 118 V 102, 117 V 320, 115 V
231, 115 V 373, SZS 1992 pag. 234; Murer/Stauffer/Rumo, Bundesgesetz über die Unfallver-
sicherung, pag. 283; Guldener, Schweizerisches Zivilprozes- srecht, pag. 207).
Un interesse di fatto è sufficiente, purché si tratti di un interesse attuale e
immediato (DTF 117 V 320, 115 V 373, 114 V 202-203).

 

                                         L'esistenza
di un interesse degno di protezione è ammesso quando l'assicurato sarebbe
incline, in ragione della sua ignoranza quanto all'esistenza, all'inesistenza o
all'estensione di un diritto o di un obbligo di diritto pubblico, a prendere
delle disposizioni o, al contrario, a rinunciarvi, con il rischio di subire un
pregiudizio da questo fatto (DTF 118 V 102, SZS 1992 pag. 234, STFA 22 maggio
1991 in re K.).

                                         Al
contrario, non sussiste un interesse degno di protezione quando l'azione di
accertamento è volta all'esame astratto o teorico di norme previdenziali
(RDAT I-1993 pag. 233ss, DTF110 Ib 215, DTF 108 Ib 22; Gossweiler, Die Verfügung
im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, pag. 32-33; Rhinow-Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, § 36 B III, pag. 109; Grisel, Traité
de droit administratif, pag. 867).

Nel caso in esame, dunque, come detto la frase inserita nella comunicazione
contestata si riferisce ad un’eventualità futura, assolutamente non certa,
motivo per cui la domanda dell’attrice non può che essere dichiarata
irricevibile, mancando un interesse degno di protezione.

Non va comunque dimenticato che nei casi di pensionamento per motivi di salute
(invalidità) sanciti con decisione autonoma ex art. 29 Lcpd, come la
fattispecie in esame, l’art. 29 cpv. 3 Lcpd prevede espressamente che “il
grado d’invalidità e l’eventuale riduzione o revisione del caso sono
fissati applicando in analogia i criteri dell’AI”, motivo per cui la Cassa
legittimamente ha indicato nella delibera contestata il tenore della succitata
disposizione di legge.

 

                               2.3.   Per quel che
concerne le restanti richieste (il riconoscimento degli interessi di mora sulla
rendita d’invalidità versata retroattivamente, nonché il rincaro della stessa),
facendo le stessa parte di una controversia tra un istituto di previdenza ed
aventi diritto, è data la competenza, ai sensi dell’art. 73 LPP in relazione
all’art. 8 LALPP, dello scrivente Tribunale (DTF 127 V 35 consid. 3b, 125 V 168
consid. 2 con riferimenti).

 

                                         Nel
merito 

                               2.4.   Oggetto
principale del contendere è il versamento degli interessi moratori sulla mezza
rendita d’invalidità LPP, riconosciuta dalla Cassa con effetto retroattivo al
1° ottobre 1993.

Non sono invece oggetto di verifica giudiziale i conteggi relativi al
conguaglio delle prestazioni da versare all’attrice allestiti dalla convenuta
nello scritto 22 ottobre 2003 (doc. 4), così come risulta dalla petizione (I) e
come espressamente indicato dall’attrice nei successivi scritti 1° marzo 2004
(XIII) e 18 ottobre 2004 (XXXIV).

Per il resto, va qui rilevato che, come ammesso dalla convenuta in sede di
risposta di causa, la Cassa ha erroneamente indicato nella comunicazione
impugnata un grado d’invalidità del 100%. 

Tale errore è comunque ininfluente perché, come si vedrà in seguito, l’istituto
di previdenza ha fondato i propri calcoli su una rendita d’invalidità del 50%,
così come definitivamente confermato dal TFA.

                               2.5.   In materia
di previdenza professionale, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
stabilito che in caso di versamento tardivo di una prestazione di invalidità
gli interessi di mora sono dovuti (DTF 119 V 131s; per quanto riguarda le
prestazioni di vecchiaia cfr. STFA non pubblicata del 31 luglio 1992 citata in
DTF 119 V 134 consid. 4b).

                                         Secondo
il TFA, infatti, i motivi che hanno indotto a riconoscere l’obbligo del
versamento di interessi di mora su una prestazione di libero passaggio sono
validi anche per quel che riguarda altre prestazioni (DTF 119 V 134 consid.
4b.).

In tal caso va applicato il tasso previsto dal regolamento (cfr. art. 104 cpv.
2 CO; SZS 1994 pag. 468; DTF 119 V 133; 117 V 350). Nell’evenienza in cui la
questione non è stata disciplinata, si applica l’art. 104 cpv. 1 CO, di natura
dispositiva, secondo cui l’interesse dovuto ammonta al 5% annuo. A tal
proposito va rilevato che gli statuti possono prevedere un tasso inferiore (DTF
119 V 134). 

                                         

                                         Per quel
che riguarda la decorrenza degli interessi di mora il TFA applica l’art. 105
cpv. 1 CO secondo cui 

" 
il debitore in mora al pagamento di interessi o
alla corresponsione di rendite od al pagamento di una somma donata non deve gli
interessi moratori se non dal giorno in cui si procedette contro di lui in via
esecutiva o mediante domanda giudiziale” (DTF 119 V 135 consid. 4c. e
giurisprudenza ivi citata).

                                         

                                         Nella
fattispecie in esame, con la risposta di causa la convenuta sostiene che nella
previdenza sovraobbligatoria non vi è un obbligo di corresponsione di interessi
moratori.

Interpellata dal TCA in merito a tale assunto, con scritto 24 agosto 2004 la
convenuta ha risposto:

" 
L’affermazione contenuta nella risposta di causa
del 23 gennaio 2004 (cfr. pagina 3) è stata ripresa dalla sentenza del
Tribunale cantonale delle assicurazioni del 21 luglio 1986 in re OB, che a sua
volta citava una sentenza del Tribunale federale delle assicurazione (cfr.
sentenza allegata).”

                                         Effettivamente
nella succitata sentenza, concernente una vertenza in cui la Cassa era stata
convenuta, il TCA aveva riportato la giurisprudenza del TFA, allora in vigore,
secondo la quale, in ambito delle assicurazioni sociali, vi era un l’obbligo di
versamento degli interessi di mora solo in casi in cui “il ritardo nella
prestazione è dovuto a manovre illecite o perlomeno defatigatorie. Con la
precisione che oltre ad illecito il comportamento dell’amministrazione (o
dell’autorità di ricorso) dev’essere pure colpevole “ (STCA 21 luglio 1986
in re O.B, consid. 2.2. inc. CP 11/85). 

Nel frattempo, come accennato poc’anzi, con sentenza 3 febbraio 1993 (DTF 119 V
31ss), nella previdenza professionale l’Alto Tribunale ha sancito l’obbligo di
versamento di interessi di mora anche sulle rendite d’invalidità.

Infatti, secondo l’Alto Tribunale, i motivi che avevano indotto a riconoscere
l’obbligo del versamento di interessi di mora su una prestazione di libero
passaggio (DTF 115 V 35 consid. 8) sono validi anche per quel che riguarda
altre prestazioni (DTF 119 V 134 consid. 4b.).

D'altro canto, non può essere seguita l'argomentazione della Cassa convenuta
per la quale gli interessi di mora sarebbero dovuti solo nell'ambito della
previdenza obbligatoria, considerato come secondo la giurisprudenza il rapporto
giuridico tra gli assicurati e l'istituto previdenziale nella previdenza
sovraobbligatoria è di natura contrattuale, come quello relativo alla
previdenza preobbligatoria (contratto innominato; DTF 119 V 134 consid. 4a e 115 V 37 consid. 8c; Riemer, Das Recht der beruflichen Vorsorge
in der Schweiz, Zurigo 1985, pag. 101/102). Di
conseguenza anche in tal caso si applica la parte generale del codice delle
obbligazioni e quindi gli art. 102ss. (DTF119 V 134 consid. 4a, 115 V 37 consid.
4c con riferimenti di giurisprudenza; cfr. la già citata DTF 119 V 131 ove
l’Alto Tribunale ha condannato la Cassa federale d’assicurazione, quindi un
ente di diritto pubblico, al versamento d’interessi di mora sulle prestazioni
d’invalidità sovraobbligatorie).

                                         Pertanto,
in applicazione analogica dell’art. 105 cpv. 1 CO, gli interessi decorrono
dalla data della (precedente) petizione 5 settembre 1994 benché il diritto alla
rendita sia sorto già nel 1993. Non risulta infatti che antecedentemente alla
prima petizione l’assicurata abbia proceduto in via esecutiva contro la Cassa.

Non prevedendo la Lcpd, né il relativo regolamento (RL 2.5.5.1.1.) alcun tasso
d’interesse, in casu va riconosciuto un interesse moratorio del 5%, ma solo
sino al 31 ottobre 2003, avendo l’assicurata dal 1° novembre 2003 iniziato a
percepire la mezza rendita d’invalidità. 

 

                               2.6.   Appurato il
diritto agli interessi moratori, occorre accertare su quale importo gli stessi
debbano essere calcolati.

Nella risposta di causa la Cassa ha sostenuto che:

 

" 
Il __________ ritiene che semmai codesto
lodevole Tribunale dovesse ammettere la legittimità della richiesta della
controparte, gli interessi dovrebbero essere riconosciuti unicamente sulla
differenza fra le prestazioni d'invalidità al 50% dovute dalla Cassa, e le
prestazioni già versate dallo __________ (sempre sul 50%) a favore
dell'assicurata in virtù dell'art. 18 Lstip.

 

In buona sostanza la differenza che potrebbe
essere remunerata degli interessi dovrebbe essere calcolata nel modo seguente
(es. base di calcolo 1993):

 

- prestazione mensile
complessiva versata dallo Stato (50%)    fr. 1'911.00

- prestazione
d'invalidità versata dalla Cassa pensioni (50%)    fr. 2'748.00

  differenza                                                                                               fr.   
837.00

 

Gli interessi dovrebbero quindi essere riconosciuti
sulla differenza mensile di fr. 837.00." (Doc. III)

                                         

                                         In
effetti, dalla risposta di causa risulta che dal 1° giugno 1993 al 31 ottobre
2003 l’assicurata ha percepito dallo Stato __________ una prestazione prevista
dall’art. 18 Legge cantonale sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei
docenti (Lstip, RL 2.5.4.4.) al 100%. 

Solo con effetto al 1° novembre 2003, a seguito della STFA 10 settembre 2003,
la Cassa ha iniziato ad erogare la mezza rendita d’invalidità di fr. 2'933.—
(supplemento sostitutivo AVS/AI incluso), continuando lo Stato, da parte sua, a
versare contemporaneamente la citata prestazione ai sensi dell’art. 18 Lstip,
ridotta tuttavia al 50% a seguito del riconoscimento della rendita
d’invalidità.

Nel periodo 1° giugno 1993 – 31 ottobre 2003, come risulta dal conteggio 22
ottobre 2003 (doc. 4), all’assicurata è stata versata la prestazione ex art. 18
Lstip del 100% in luogo del 50%, circostanza che non giustifica tuttavia la
corresponsione degli interessi sulla differenza tra la due prestazioni.

Si tratta infatti di due differenti prestazioni, una di natura previdenziale
(rendita LPP) e l’altra derivante da un rapporto lavorativo (prestazione ex
art. 18 Lstip.), versate da due distinti enti (Cassa pensioni CV 1
rispettivamente ___________ del __________), ritenuto che, come precisato di
seguito, ad AT 1, contrariamente a quanto ipotizzato dalla Cassa, spetta il
versamento da parte di quest’ultima dell’intero ammontare delle rendite
d’invalidità anche per il periodo 1°giugno 1993 – 31 ottobre 2003 e ciò a
prescindere dal versamento da parte dello Stato, nel medesimo periodo, di
prestazioni giusta l’art. 18 Lstip.

Vero che nello scritto 18 ottobre 2004 (pag. 17, XXXIV) l’attrice non si è
opposta al metodo di calcolo degli interessi proposto dalla Cassa nella
risposta di causa (cfr. scritto 18 ottobre 2004 pag. 17, XXXIV), ossia, come
visto, sulla differenza tra prestazione ex art. 18 Lstip non dovuta e rendita
LPP di diritto.

Ma è altrettanto vero che l'acquiescenza - come la transazione - non
vincola il giudice delle assicurazioni sociali, il quale deve esaminare la
conformità della soluzione proposta ai fatti e al diritto e decidere se
concedere o meno il proprio consenso (SZS 1994 pag. 231; DTF 104 V 165; Meyer, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in: BJM 1989 pag. 28; cfr. anche Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
3a edizione, Berna 2003, pag. 485).

                                         Nel
conteggio 22 ottobre 2003 inviato all’assicurata risulta infatti come la Cassa,
per quanto riguarda il versamento delle rendite arretrate, intenda effettuare
una compensazione, riguardante il periodo 1° giugno 1993 – 31 ottobre 2003, tra
la rendita d’invalidità al 50% di diritto e le prestazioni ex art. 18 Lstip
versate in eccesso (50%), nonché fr. 9'600.— di stipendio “rimborsabili” allo
Stato (doc. 4).

Va al riguardo fatto presente che la compensazione di due pretese configura un
principio generale del diritto, previsto in ambito civile agli art. 120ss CO e
applicabile, in via analogica, anche al diritto amministrativo, rispettivamente
al diritto delle assicurazioni sociali (Pratique VSI 1994 p. 217 consid. 3; DTF
128 V 228 consid. 3a con riferimenti, 110 V 185 consid. 2), e quindi anche
nella previdenza professionale [al proposito va fatto presente che la LPP
prevede una norma specifica in materia di compensazione, secondo cui il diritto
alle prestazioni - rendita di invalidità, di vecchiaia, per i superstiti e
prestazione di libero passaggio - può essere compensato con crediti che il
datore di lavoro ha ceduto all’istituto di previdenza soltanto se questi si
riferiscono a contributi che non sono mai stati dedotti dal salario (art. 39
cpv. 2 LPP; DTF 126 V 315). L’art. 21 cpv. 2 Lcpd è del medesimo tenore]. 

Inoltre, è opportuno rammentare che, come nel diritto privato, anche nel
diritto amministrativo e in particolare nel diritto delle assicurazioni
sociali, una compensazione è possibile se sono adempiuti i seguenti
presupposti: prestazione e controprestazione devono sussistere tra i medesimi
soggetti giuridici, ossia deve sussistere una reciproca identità tra
debitore e creditore (“gegenseitige Identität von Gläubiger und Schuldner”);
la pretesa posta in compensazione dev'essere inoltre scaduta ed esigibile
giuridicamente (Imhof/Rhinow, Verwaltungs-rechtsprechung, 6.a edizione, volume
1, p. 196/7; DTF 128 V 224 consid. 3b; cfr. anche STFA non pubblicata 21
novembre 2002 nella causa L consid. 4.1, B 78/00). 

Infine, va ricordato che un istituto di previdenza può operare una
compensazione di prestazioni assicurative (future) con crediti (scaduti)
vantati nei confronti di un assicurato tenendo comunque conto che per effetto
di detta compensazione non venga intaccato il minimo vitale ai sensi del
diritto esecutivo (DTF 128 V 54 consid. 4, 115 V 343 consid. 2c, 111 V 103;
RAMI 1991 N. U 268 p. 39; SZS 2000 p. 548; STFA non pubbl. del 17 settembre
1991, consid. 5c). 

In tale contesto va rilevato che con sentenza inedita del 13 maggio 2004 nella
causa F.C. (inc. 34.2003.15) questo TCA aveva annullato una compensazione tra
una rendita di vecchiaia LPP erogata dalla stessa convenuta e lo stipendio
versato in eccesso dallo Stato al medesimo assicurato, mancando la reciprocità
tra creditore e debitore.

In un’altra decisione, invece, lo scrivente Tribunale aveva confermato la
compensazione tra parte della rendita LPP, sempre erogata dalla Cassa pensioni CV
1, dovuta ad un assicurato con il credito vantato dalla stessa nei confronti
della medesima persona risultante dalla restituzione di prestazioni
previdenziali indebitamente percepite a seguito di una sovrassicurazione (STCA
inedita del 5 maggio 2000 nella causa M.M., inc. 34.1998.34).

 

                                         Nel caso
in esame, non sussistono le premesse per compensare la rendita d’invalidità,
erogabile con effetto retroattivo dalla Cassa pensione, con le prestazioni ex
art. 18 Lstip versate dallo Stato.

Come detto sopra, per poter validamente procedere alla compensazione, è
necessario che la prestazione e controprestazione sussista tra i medesimi
soggetti giuridici, presupposto che in concreto non risulta adempiuto.

Di conseguenza, secondo questo Tribunale, la Cassa dovrà

                                         procedere
all’integrale versamento all’attrice delle prestazioni assicurative dovute per
il periodo 1° giugno 1993 - 31 ottobre 2003 unitamente agli interessi di mora
del 5% dal 5 settembre 1994 al 31 ottobre 2003. Spetterà, se del caso, in un
secondo tempo allo Stato richiedere all’interessata l’eventuale restituzione di
prestazioni indebitamente versate. 

                               2.7.   L’attrice ha
chiesto che le rendite d’invalidità vengano adeguate al rincaro.

Nel merito, con lettera 3 maggio 2004 la Cassa ha precisato quanto segue:

 

" 
Per quanto riguarda la pensione d'invalidità al
50% precisiamo che la stessa è stata adeguata al rincaro sino al 31 dicembre
1998.

A partire dal 1° gennaio 1999, in applicazione
della norma transitoria generale contenuta nella Legge concernente
l'adeguamento degli stipendi e delle pensioni statali al rincaro del 10 maggio
1985, non è più stata adeguata al rincaro.

Al momento in cui il rincaro cumulato supererà il
limite del 5%, la rendita acquisita al 31 dicembre 1998 sarà nuovamente
adeguata al rincaro – per la parte eccedente il 5% (allegato 2)." (Doc.
XIX)

 

 

                                         Per quel
che concerne l’adeguamento delle rendite all’evoluzione dei prezzi, l’art. 36
LPP prevede quanto segue:

" 
1 Dopo tre
anni di decorrenza, le rendite per i superstiti e quelle d’invalidità devono
essere adattate all’evoluzione dei prezzi, secondo quanto disposto dal
Consiglio federale, fino all’età di 65 anni per gli uomini e fino all’età di 62
anni per le donne.

2 L’istituto di previdenza deve, nei limiti delle sue possibilità
finanziarie, emanare disposizioni sull’adattamento delle altre rendite in
corso."

Sulla base dell’art. 36 cpv. 1 LPP, il Consiglio federale ha emanato
l’Ordinanza sull’adeguamento delle rendite superstiti e e invalidità
all’evoluzione dei prezzi, in vigore dal 1° gennaio 1998 (SR 831.426.3).

                                         Va
tuttavia fatto presente che l’art. 36 LPP è applicabile unicamente alla
previdenza obbligatoria, ma non a quella sovraobbligatoria, come è il caso in
esame. 

Nell’ambito della previdenza sovraobbligatoria l’adeguamento al ricaro delle
rendite è disciplinato dal relativo regolamento della fondazione di previdenza,
rispettivamente dalle norme di diritto pubblico applicabili all’istituto di previdenza
(DTF 127 V 264 s consid. 2a con riferimenti; STCA inedita 8 maggio 1998 nella
causa G.C., inc. 34.1997.59; cfr. anche DTF 130 V 82 consid. 3.2.2). 

                                         Nel caso
in esame, l’adeguamento delle rendite versate dalla Cassa pensioni CV 1 è
sancito dalla Legge cantonale concernente l’adeguamento degli stipendi e delle
pensioni statali al rincaro (RL 2.5.4.5.), la quale disciplina anche
l’adeguamento degli stipendi e le indennità per famiglia e figli dei dipendenti
statali e dei docenti comunali.

Con la “norma transitoria generale” alla succitata legge cantonale, entrata in
vigore dal 1° gennaio 1999, l’adeguamento del rincaro delle rendite in corso e
future è stato sospeso temporaneamente sino al limite cumulato del 5% a
contare dall’entrata in vigore della norma stessa. La disposizione transitoria
stabilisce che l’adeguamento delle rendite riprenderà nella misura in cui il
rincaro cumulato raggiungerà il 5%.

Occorre qui ricordare che, in una sentenza del 2001, pubblicata in DTF 127 V
264s, il TFA ha giudicato legale la prassi amministrativa secondo la quale
l’adeguamento al rincaro delle rendite per i superstiti e d’invalidità, il cui
importo eccede il minimo predisposto dalla legge, non è obbligatorio sino a che
l’ammontare totale della rendita è superiore a quella della rendita (minima)
LPP adeguata all’evoluzione dei prezzi (cosiddetto principio
dell’imputazione). 

Per questo motivo, in data 15 luglio 2004 questo TCA ha chiesto alla Cassa di
illustrare se la rendita in questione sia maggiore di un’eventuale rendita
minima della previdenza obbligatoria, adeguamenti compresi.

                                         Questa la
risposta della Cassa convenuta:

 

"  La
controparte ha diritto secondo le disposizioni della Legge sulla Cassa pensioni
ad una pensione d'invalidità al 50%, con l'adeguamento al rincaro secondo la
Legge concernente l'adeguamento degli stipendi e delle pensioni statali del 10
giugno 1985 sino al 31 dicembre 1998 di fr. 26'473.00, oltre al supplemento
sostitutivo AVS/AI al 50%, aggiornato al 2004 di fr. 10761.00 / annui.

Queste prestazioni sono a carico della Cassa pensioni.

Secondo gli artt. 24 e 36 della Legge federale sulla previdenza
professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità, indichiamo
l'ammontare della pensione d'invalidità al 50% quale valore di comparazione,
con l'aggiunta dell'indicizzazione.

 

In sintesi il calcolo è il seguente:

 

▪   Avere di vecchiaia determinante

                                               all'età
di 62 anni                      fr. 170'363.20

 

▪   Tasso di conversione LPP     7.2 

 

▪   Ammontare della pensione 

    d'invalidità AI 50% al 

    1° ottobre 1993                                                     fr.     
6'133.00 

 

 

▪   Adeguamento al rincaro secondo l'art. 36 LPP:

 

    1997 = 3.2%                           fr.          196.25

    1999 = 0.5%                           fr.            31.65

    2001 = 2.7%                           fr.          171.75

    2003 = 1.2%                           fr.            78.40       fr.        
478.05

 

Ammontare pensione d'invalidità 

al 50% secondo LPP                                                fr.      
6'611.05

 

Come si può rilevare da questi calcoli la pensione d'invalidità
assegnata secondo le disposizioni di Legge sulla Cassa pensioni è superiore per
rapporto a quanto prevede la LPP, per cui il blocco dell'indicizzazione
contenuto nella Legge concernente l'adeguamento degli stipendi e delle pensioni
statali del 10 giugno 1985(RL 2.5.4.5) non tocca le prestazioni complessive che
devono essere garantite secondo gli artt. 24 e 36 LPP.

 

A parere del Comitato tuttavia, questo principio non è applicabile
nella fattispecie.

Secondo l'art. 23 LPP hanno diritto ad una pensione d'invalidità
le persone che, nel senso dell'AZ sono invalide per almeno il 50% ed erano
assicurate al momento in cui è sorta l'incapacità di lavoro la cui causa ha
portato all'invalidità.

 

Ora nel caso concreto l'assicurata non beneficia di una pensione
d'invalidità al 50% a seguito di una decisione presa dall'Assicurazione
federale per l'invalidità; nell'ambito dei primo pilastro la rendita federale
d'invalidità in favore dell'assicurata è stata rifiutata.

 

La controparte ha invece diritto alla pensione d'invalidità al 50%
in applicazione dell'art. 29 Lcpd determinata nell'ambito della procedura
autonoma della Cassa pensioni CV 1 (cfr. sentenza TCA del 19 ottobre 1999).

 

Per queste ragioni, a nostro parere, il raffronto fra le
prestazioni dovute autonomamente dalla Cassa pensioni in applicazione dell'art.
29 Lcpd e quelle previste dagli artt. 24 e 36 LPP non è 

pertinente." (Doc. XXVI)

Indipendentemente dalla questione a sapere se alla presente rendita
d’invalidità, stabilita a seguito di una decisione autonoma ex art. 29 Lcpd,
siano applicabili le disposizioni degli art. 24 e 36 LPP, occorre evidenziare
come la sospensione del rincaro, sancita dalla legislazione cantonale, rispetti
il suddetto principio dell’imputazione.

Dal succitato calcolo risulta infatti che la sola rendita d’invalidità di fr.
26'473.--, rivalutata sino al 31 dicembre 1998, è comunque maggiore alla
rendita minima LPP di fr. 6'611,05, adeguamento al 2003 incluso.

Di conseguenza, la Cassa legittimamente può sospendere il rincaro delle rendite
in corso e future sino al limite cumulato del 5%, così come previsto dalla
norma transitoria della Legge concernente l’adeguamento degli stipendi e delle
pensioni statali al rincaro del 10 giugno 1995 (RL 2.5.4.5), entrata in vigore
al 1° gennaio 1999. 

L’adeguamento avverrà, appunto, solo nel caso in cui il cumulo di rincaro
supererà il 5%, così come prescritto dalla norma transitoria citata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione, nella misura in cui ricevibile, è accolta ai sensi dei considerandi.

                                         §)     La
Cassa pensioni CV 1 è condannata a versare

ad AT 1
interessi moratori del 5% sull’intero ammontare delle rendite d’invalidità
dovute dal 5 settembre 1994 al 31 ottobre 2003.

 

§§)  La Cassa pensioni CV 1 non è autorizzata ad operare una
compensazione delle rendite d’invalidità di spettanza di AT 1 per il periodo 1°
giugno 1993 – 31 ottobre 2003 con le prestazioni versate a quest’ultima dallo __________.

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                      

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti