# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88187186-df10-55a1-b901-820654a564e3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.04.2010 A-1542/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-1542-2008_2010-04-20.pdf

## Full Text

A-1542/2008

Corte I
A-1542/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 0  a p r i l e  2 0 1 0

Giudici Michael Beusch (presidente del collegio), 
Pascal Mollard, Markus Metz, 
cancelliere Manuel Borla.

X._______ SA, …
patrocinata ...,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Esazione posticipata di dazi doganali e d'imposta 
sull'importazione di fiori recisi.

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B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-1542/2008

Fatti:

A.
La  X._______  SA  è  una  casa  di  spedizione  attiva  a  livello 
internazionale che nel periodo dal 6 giugno 1999 al 30 maggio 2001 
ha sdoganato, all'aliquota di  contingente doganale (in seguito ACD), 
fiori recisi importati dalla società Y.______ AG (in seguito Y.______).

B.
Con  scritto  del  27  febbraio  2003  la  Direzione  del  circondario  delle 
dogane di Lugano (in seguito DCD) ha informato la X._______ SA che 
controlli  effettuati  dall'Ufficio  federale  dell'agricoltura  hanno  stabilito 
che la società destinataria non aveva, rispettivamente aveva superato, 
il  contingente  assegnatole  e  che  quindi  tali  fiori  avrebbero  dovuto 
essere  sdoganati  all'aliquota  fuori  contingente  doganale  (in  seguito 
AFCD). Nel medesimo scritto la DCD ha informato la X._______ SA di  
voler  rivendicare  presso  quest'ultima  il  pagamento  dell'importo  di  fr. 
243'399.30 considerando la stessa responsabile solidale. Tale importo 
corrisponde  alla  differenza  tra  l'ADFC  e  l'ADC,  inclusa  l'imposta 
sull'importazione pari a fr. 5'478.69.

C.
In  data  27  marzo  2003  la  X._______  SA  ha  chiesto  alla  DCD  i 
conteggi  relativi  all'asserito  esaurimento  dei  contingenti  nei  periodi 
indicati, nonché un nuovo termine per esprimersi in merito.

D.
Il 15 maggio 2003 X._______ SA ha preso posizione sullo scritto del  
27  febbraio  2003  della  DCD,  chiedendo  di  archiviare  totalmente  e 
definitivamente la procedura di esazione posticipata nei suoi confronti.

E.
In  data  7  luglio  2003  la  DCD  ha  emanato  formale  decisione  di 
esazione posticipata  di  dazi  doganali  e  di  imposta sull'importazione, 
non percepiti  a seguito dello sdoganamento della merce all'ADC, nei 
confronti di X._______ SA, per un importo pari a fr. 243'399.30.

F.
Con scritto del 31 luglio 2003 la X._______ SA ha presentato ricorso 
alla DGD postulando l'annullamento della decisione impugnata.

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G.
La DGD, con decisione del 1° febbraio 2008, si è pronunciata in merito  
respingendo il ricorso.

H.
Con atto del 7 marzo 2008, che qui ci  occupa, la X._______ SA (in 
seguito ricorrente) ha impugnato detta decisione davanti  al  Tribunale 
amministrativo federale chiedendone l'annullamento.

I.
Con scritto del 30 maggio 2008 la DGD, con atto di risposta, ha preso 
posizione  in  merito  al  ricorso  presentato  dalla  ricorrente  proponen-
done il rigetto.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per statuire sul 
presente gravame in virtù degli artt. 1 e 31 segg. della Legge federale 
del  17  giugno  2005 sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; RS 
173.32)
Fatta eccezione per  quanto  prescritto  direttamente dalla  LTAF come 
pure  da  normative  speciali,  la  procedura  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale è retta dalla Legge federale del 20 dicembre 
1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla 
legge (art. 52 PA).

1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente  al  pagamento  a  posteriori  di  dazi  doganali  e  dell'imposta 
sull'importazione. Dato è quindi  anche l'interesse a ricorrere (art. 48 
cpv.  1  PA).  Per  quanto  precede,  il  ricorso  è  ricevibile  in  ordine  e 
dev'essere esaminato nel merito.

1.4 Concernendo il  caso in  esame una procedura d'imposizione già 
pendente  al  momento  dell'entrata  in  vigore  il  1°  maggio  2007  della 
Legge federale del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631.0), giusta 
l'art.  132  cpv. 1  LD  l'esame  del  merito  della  presente  fattispecie  è 
ancora sottoposto alla vecchia Legge federale del 1. ottobre 1925 sulle 
dogane  (vLD; decisioni  del  Tribunale  federale  2C_366-367-368/2007 

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del  3  aprile  2008  consid.  2;  decisione  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-4923/2007 del 28 luglio 2008 consid. 1.4).

1.5 Il  1°  gennaio  2010  è  entrata  in  vigore  la  legge  federale  del  12 
giugno  2009  concernente  l'imposta  sul  valore  aggiunto  (LIVA;  RS 
641.20).  Giusta  l'art.  112  cpv.  1  LIVA,  fatto  salvo  l’articolo  113,  le 
disposizioni  del  diritto  anteriore  e  le  loro  prescrizioni  d’esecuzione 
rimangono  ancora  applicabili  a  tutti  i  fatti  e  rapporti  di  diritto  sorti  
durante la loro validità. Ne consegue che le operazioni effettuate prima 
del  1° gennaio 2010, ma dopo l'entrata in vigore il  1° gennaio 2001 
della legge federale del  2 settembre 1999 concernente l'imposta sul 
valore aggiunto (vLIVA; RU 2000 1300), restano soggette all'vLIVA.
Trattandosi di fatti e rapporti giuridici, sorti prima del 1° gennaio 2001, 
è  l'Ordinanza  del  22  giugno  1994  concernente  l'imposta  sul  valore 
aggiunto (vOIVA; RU 1994 258) che è applicabile (cfr. art. 93 cpv. 1 e 
94 cpv. 1 vLIVA).
In casu trattandosi di imposte sull'importazione dovute su importazioni  
avvenute tra al 6 giugno 1999 e il 30 maggio 2001 tornano applicabili 
la vOIVA (art. 65 segg. vOIVA) rispettivamente la vLIVA (art. 72 segg. 
vLIVA).

2.
Con  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale  possono  essere 
invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o 
incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49 
PA). Da parte sua, il Tribunale amministrativo federale non è vincolato 
né  dai  motivi  adotti  (art.  62  cpv.  4  PA),  né  dalle  considerazioni 
giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle 
parti (DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 
2.  ed.,  Berna  2002,  no. 2.2.6.5,  pag. 264). I  principi  della  massima 
inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati. 
L’autorità competente procede infatti spontaneamente a constatazioni 
complementari  o  esamina  altri  punti  di  diritto  solo  se  dalle  censure 
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (DTF 122 V 157 consid.  
1a;  DTF  121  V  204  consid.  6c;  DTAF  2007/27  consid.  3.3;  ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungsrechts-
pflege des Bundes, 2. edizione, Zurigo 1998, no. 674 segg.).

Secondo  il  principio  di  articolazione  delle  censure  ("Rügeprinzip"), 
l'autorità di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure che non ap-
paiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione 

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e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (deci-
sione del Tribunale amministrativo federale A-7933/2008 del 8 febbraio 
2010; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor 
dem Bundesverwaltungsgericht, Basel 2008, p. 21, cifra 1.55).

Nella  fattispecie  in  esame la  ricorrente  postula  l'annullamento  della 
decisione della DGD, sollevando censure formali quali la violazione dei 
principi  costituzionali  del  diritto  di  essere  sentito  e  della  protezione 
della buona fede.
Parimenti  rileva un'errata  applicazione delle  norme in materia di  as-
soggettamento sostenendo che nei suoi confronti, quale spedizioniere, 
non siano dati i presupposti per una responsabilità solidale. Infine, a 
prescindere  dalla  fondatezza  delle  pretese,  sostiene  che  le  stesse 
siano prescritte.

3.
Giusta l'art. 1 vLD chiunque varca la linea doganale svizzera o traspor-
ta  merci  attraverso  la  stessa  deve  osservare  le  prescrizioni  della 
legislazione  doganale,  segnatamente  il  pagamento  dei  dazi  previsti 
dalla Legge federale del 9 ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane (LTD; 
RS 632.10). Tutte le merci importate o esportate attraverso la linea do-
ganale svizzera devono essere sdoganate conformemente alla tariffa 
generale degli allegati 1 e 2 (art. 1 cpv. 1 LTD), i quali informano anche 
sul contingente tariffario (DTF 129 II 161 consid. 2.1). Per contingente 
doganale si intende una certa quantità di prodotto agricolo che può es-
sere importata a una determinata aliquota di  dazio. Tale regolamen-
tazione, introdotta a seguito dell'Accordo del 15 aprile 1994 istituente 
l'Organizzazione mondiale del commercio (RS 0.632.20), permette di 
effettuare delle importazioni all'interno del contingente rispettivamente 
fuori  contingente, sottomettendo queste ultime tuttavia a delle  tariffe 
sostanzialmente  più  elevate  aventi  lo  scopo  volontario  della 
dissuasione (DTF 129 II 160 consid. 2.1; DTF 128 II 34 consid. 2b).

L'importazione di fiori recisi (cfr. voci di tariffa 0603.1031-0603.1069) è 
sottoposta all'obbligo del permesso di importazione in base alla legge 
federale  del  29  aprile  1998  sull'agricoltura  (LAgr;  RS 910.1),  all'Or -
dinanza del  7 dicembre 1998 sulle  importazioni  agricole (OIAgr; RS 
916.01)  e  all'Ordinanza  del  7  dicembre  1998  concernente  le  impor-
tazioni  e  l'esportazione  di  verdura,  frutta  fresche  e  prodotti  della 
floricultura (OIEVFF; RS 916.121.10). In particolare le importazioni nel 
periodo  dal  1°  maggio  al  25  ottobre  necessitano  di  un  permesso 

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generale  di  importazione  (in  seguito  PGI).  Gli  invii  nell'ambito  del 
contingente assegnato possono essere importati nei periodi definiti e 
fino al raggiungimento della quota concessa all'aliquota di contingente 
doganale. Se il contingente è esaurito gli invii devono essere importati  
all'aliquota  fuori  contingente  doganale  (decisioni  del  Tribunale  am-
ministrativo federale A-6021/2007 del 23 dicembre 2009; A-869/2007 
del 26 novembre 2007, A-1674/2006 del 16 aprile 2007; decisione del 
Tribunale federale 2C_369/2007 del 3 aprile 2008).

4.
Nel suo gravame, la ricorrente ha fatto valere dapprima un'eccezione 
di  natura  formale,  segnatamente  la  violazione  del  diritto  di  essere 
sentito. Essa ritiene infatti  che la decisione impugnata, come pure la 
decisione di  prima istanza della  DCD, siano prive di  motivazione,  in 
particolare  rimprovera  alla  DGD  di  non  aver  preso  posizione  su 
importanti censure ricorsuali.

4.1 Il diritto di essere sentito rappresenta una garanzia costituzionale 
di natura formale, la cui violazione deve essere esaminata d'ufficio ed 
implica in principio l'annullamento della decisione impugnata indipen-
dentemente  dalle  probabilità  d'esito  positivo  del  ricorso  nel  merito 
(DTF 132 V 387 consid. 5.1; DTF 126 I 19 consid.  2d/bb; DTF 126 V 
130  consid. 2b;  DTF  122  II  464  consid. 4a  e  giurisprudenza  citata; 
decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  A-2013/2006  del  11 
dicembre 2009 consid. 6; A-3849/2007 del 10 gennaio 2008 consid. 4).

4.2 Il  diritto  di  essere  sentito,  la  cui  garanzia  è  ancorata  all'art.  29 
cpv. 2  della Costituzione federale  della  Confederazione Svizzera  del 
18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) e, per quanto concerne la procedura 
amministrativa  federale,  negli  art.  29  segg.  PA,  comprende  diverse 
garanzie  costituzionali  di  procedura  (MICHELE ALBERTINI,  Der 
verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungs-
verfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 202 segg.; ANDREAS 
AUER/GIORGIO MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit  constitutionnel  suisse 
Vol. II. Les droits fondamentaux, 2a ed., Berna 2006, pag. 606 segg.; 
BENOIT BOVAY,  Procédure administrative, Berna 2000, pag. 207 segg.; 
ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN,  Allgemeines  Verwaltungs-
recht,  5a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra/San Gallo 2006, pag. 360 segg.; 
KÖLZ/HÄNER,  op. cit., pag. 46, 107 segg.;  MARKUS SCHEFER, Grundrechte 
in der Schweiz, Berna 2005, pag. 285 segg.), in particolare il diritto per 
la persona interessata di prendere conoscenza dell'incarto (DTF 132 II 

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485 consid. 3, DTF 126 I 7 consid. 2b; DTAF 2008/14 consid. 6.2), di 
esprimersi in merito agli  elementi pertinenti prima che una decisione 
sia presa nei suoi confronti, di produrre delle prove rilevanti, d'ottenere 
che sia dato seguito alle sue offerte di prove, di partecipare all'ammi -
nistrazione dei mezzi di prova essenziali o almeno di poter esprimersi 
sul  loro  risultato,  allorquando  questo  è  proprio  ad  influenzare  la 
decisione da emanare (DTF 124 II  132 consid. 2b e giurisprudenza 
citata),  come pure di  ottenere una decisione motivata (decisione del 
Tribunale federale 1B_240/2009 del 24 settembre 2009).
Secondo  giurisprudenza  assodata,  una  motivazione  é  reputata 
sufficiente allorquando l'autorità menziona almeno brevemente i motivi 
che l'hanno condotta e sui quali ne ha fondato la propria decisione, di  
modo che l'interessato possa rendersi conto della portata e attacarla 
con conoscenza di causa. In particolare l'autorità non ha l'obbligo di  
pronunciarsi su tutte le censure sollevate dalle parti, ma può limitarsi  
ai  punti  principali  e  decisivi  (decisione  del  Tribunale  federale 
1B_240/2009 del 24 settembre 2009; DTF 130 II 473 consid. 4.1).

4.3
4.3.1 Va anzitutto  sottolineato  come la  ricorrente  non indichini  quali 
siano le censure sollevate a cui,  a suo dire, la decisione della DGD 
rispettivamente la decisione della DCD non rispondono, riferendosi ad 
esse solo in modo generico. Dalla lettura della decisione della DCD del 
7 luglio 2003, la quale fa esplicitamente riferimento allo scritto del 27 
febbraio 2003 della medesima autorità, si comprende in modo più che 
soddisfacente su quali considerazioni si è fondata la prima istanza per 
emanare la decisione di esazione posticipata.
Medesimo discorso vale per  la  decisione della  DGD del  1°  febbraio 
2008, e qui impugnata, nella misura in cui la stessa presenta in modo 
più che sufficiente i motivi che hanno condotto l'autorità di ricorso.

4.3.2 Va inoltre rammendato che con scritto del 27 febbraio 2003 la 
DCD ha trasmesso alla qui  ricorrente il  conteggio delle  importazioni 
che  avrebbero  dovuto  avvenire  all'AFCD.  In  data  11  aprile  2003, 
sempre la DCD ha trasmesso ulteriore documentazione segnatamente 
copie dei conteggi di sorpasso di contingente per gli anni 1999-2001, 
scritti  iniviati  a  suo  tempo  alla  ditta  importatrice  avverso  i  quali  
quest'ultima  non  ha  mai  preso  posizione,  né  tantomeno  ne  ha  mai 
contestato il contenuto. A seguito di questi invii il termine, fissato alla 
ricorrente,  per  esprimersi  e  far  valere  le  proprie  osservazioni  fu 
prorogato al 15 maggio 2003. Nell'atto di ricorso la ricorrente contesta 

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in  maniera  generale  la  documentazione  pervenutale  reclamando  un 
preciso conteggio  senza tuttavia sostanziare le  proprie allegazioni  e 
comprovare l'erroneità della documentazione inviatale dalla DCD.

A fronte di quanto sopra l'agire della DCD rispettivamente della DGD 
ha rispettato il diritto di essere sentito della ricorrente, sia per quanto 
concerne la  motivazione della  decisione sia  per  quanto  concerne la 
conscenza  dell'incarto.  Le  adduzioni  della  ricorrente  non  possono 
dunque trovare conferma.

5.
Tenuto  conto  delle  censure  sollevate  occorre  ora  soffermarsi 
sull'asserita  violazione  del  principio  della  buona  fede  da  parte 
dell'istanza inferiore. Nel caso che qui ci riguarda la ricorrente adduce 
di  aver agito conformemente alle istruzioni  impartite  dall'importatore, 
rispettivamente, alle disposizioni  rilasciate dalla competente autorità, 
segnatamente con "Promemoria" della Divisione delle importazioni ed 
esportazioni (stato febbraio 1997) (in seguito Promemoria). Allo stesso 
modo  sostiene  di  non  essere  stata  avvisata  né  di  problematiche 
inerenti  il  superamento  del  contingente,  né di  una possibile  respon-
sabilità  solidale  dello  spedizioniere.  Infine  rileva  di  essere  stata 
oggettivamente privata della possibilità di verificare anticipatamente ed 
autonomamente  il  rispetto  del  contingente,  dovendo  semplicemente 
attenersi alle indicazioni fornite dall'importatore.
Sulla scorta di tali considerazioni la ricorrente adduce la propria buona 
fede atta a tutelarla di fronte alla richiesta degli importi litigiosi che qui  
ci riguardano.

5.1 Ancorato  all'art.  9  Cost.  e  valido  per  l'insieme  dell'attività  dello 
Stato, il principio della buona fede conferisce all'amministrato, a certe 
condizioni,  il  diritto  di  esigere  dalle  autorità  che  si  conformino  alle 
promesse o alle assicurazioni fattegli  e che non tradiscano la fiducia 
posta in esse (DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 130 I 26 consid. 8.1, 
DTF 129 I 161 consid. 4).

In  generale,  il  principio  di  buona  fede  si  applica  allorquando  l'am-
ministrazione crea un'apparenza di diritto, a seguito della quale l'am-
ministrato si  determina adottando un comportamento che egli  consi-
dera conforme alla legge. In questo modo, secondo la giurisprudenza, 
un'indicazione o una decisione dell'amministrazione possono obbligare 
quest'ultima  ad  acconsentire  ad  un  amministrato  di  appellarvisi, 

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quand'anche esse risultassero errate e non conformi al diritto, a condi-
zione che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei 
confronti  di  una persona determinata (un'informazione generale o la 
distribuzione di note informative generali in materia di applicazione di 
una legislazione  o  ancora  una  pratica  non  sono sufficienti),  (b)  che 
abbia  agito  nei  limiti  delle  sue  competenze  o  presunte  tali,  (c)  che 
l'amministrato  non  abbia  potuto  rendersi  conto  immediatamente 
dell'erroneità  dell'indicazione ricevuta,  (d)  che in  base a  tale  indica-
zione quest'ultimo abbia preso disposizioni concrete alle quali egli non 
potrebbe  rinunciare  senza  subire  un  pregiudizio,  infine  (e)  che  la 
regolamentazione  in  materia  non  sia  cambiata  posteriormente  al 
momento in cui l'autorità ha formulato il  suo avviso (DTF 131 II  627 
consid.  6.1  e  le  referenze  ivi  citate;  decisioni  del  Tribunale 
amministrativo federale A-1391/2006 del 16 gennaio 2008 consid. 2.3 
e A-1482/2007 del  2  aprile  2008 consid. 6.1;  BEATRICE WEBER-DÜRLER, 
Neuere  Entwicklungen  des  Vertrauensschutzes,  Schweizerisches 
Zentralblatt für Staats- und Verwaltungsrecht [ZBl] 103/2002, pag. 281 
segg., con ulteriori rimandi a dottrina e giurisprudenza).

5.2 Il principio della buona fede contraddistingue pure i rapporti tra le  
autorità fiscali e il contribuente; il diritto fiscale è tuttavia dominato dal 
principio della legalità, di modo che il principio della buona fede risulta 
avere in questo ambito un'influenza più limitata, soprattutto nei casi vi 
entri  in  collisione  (art.  5  Cost.;  cfr.  inoltre  sempre  DTF  131  II  627 
consid. 6.1, DTF 118 Ib 312 consid. 3b;  JEAN-MARC RIVIER, Droit fiscal 
suisse,  2.  ed.,  Losanna  1998,  pag.  132;  ERNST BLUMENSTEIN/PETER 
LOCHER,  System  des  schweizerischen  Steuerrechts,  6.  ed.,  Zurigo 
2002, pag. 28).

5.3
5.3.1 Alla  luce  della  giurisprudenza  sopra  citata  le  allegazioni  della 
ricorrente non possono trovare conferma.
Per quanto  attiene  la  considerazione secondo la  quale  la  ricorrente 
pretende  di  essersi  affidata  alle  istruzioni  impartite dalla  ditta 
importatrice,  lo  scrivente  Tribunale  sottolinea  che tali  informazioni  e 
istruzioni siano semplicemente degli accordi tra privati e non sono in 
alcun modo l'emanazione dell'autorità.

5.3.2 Con  una  seconda  censura  relativa  alle  istruzioni  conferite 
dall'autorità e contenute  nel Promemoria, la qui ricorrente indica che 
responsabile,  per  il  rispetto  delle  condizioni  legate  all'assegnazione 

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della  quota  del  contingente  doganale quali  la  quantità  e i  termini  di  
utilizzazione,  sia il  titolare del  PGI  ossia l'importatore e non lo  spe-
dizioniere.
Va  subito  evidenziato  che  anche  questa  censura  non  può  trovare 
conferma.  Infatti  la  giurisprudenza  si  è  già  espressa  chiaramente, 
indicando che anche lo spedizioniere, dichiarando all'aliquota di dazio 
ridotta la merce inviata, benché il contingente della ditta importatrice 
fosse esaurito, commette oggettivamente una contravvenzione doga-
nale ed è obbligata al pagamento a posteriori dei tributi doganali non 
riscossi (cfr. 74 cifra 6 vLD e 12 cpv. 1 DPA) (decisione del Tribunale  
federale 2A.82/2005).
Abbondanzialmente lo scrivente tribunale evidenzia che l'autorità non 
sia  intervenuta  in  una  situazione  concreta  nei  confronti  della  ricor-
rente, come richiesto dalla giurisprudenza, ma siano invece delle ist-
ruzioni impartite in maniera generale.

5.3.3 Alla luce di quanto sopra esposto la ricorrente non è protetta dal 
principio  della  buona  fede  e  le  proprie  allegazioni  devono  pertanto 
essere respinte.

6.
La ricorrente ha inoltre sollevato quale censura l'applicazione errata da 
parte  delle  istanze  inferiori  della  vLD  e  della  vLIVA,  sottolineando 
come esse non fondino la  responsabilità solidale dello  spedizioniere 
circa il pagamento di dazi doganali e d'imposta sull'importazione non 
percepiti.

6.1
6.1.1 Conformemente all'art. 13 vLD, il pagamento del dazio incombe 
alle persone soggette all'obbligo della denuncia doganale e a quelle 
indicate nell'art. 9 vLD come pure alle persone per conto delle quali le 
merci sono state importate o esportate.
Secondo l'art. 9 cpv. 1 vLD, sono soggette all'obbligo della denuncia 
doganale  le  persone che trasportano merci  oltre il  confine  nonché i 
loro  mandanti  (decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  A-
1482/2007 del 2 aprile 2008 consid. 4.4).
La giurisprudenza ha esteso la nozione di mandante indicando che è 
tale  non  solo  colui  che  conclude,  ai  sensi  civili,  un  contratto  di 
trasporto con il trasportatore, ma anche chiunque, di fatto, predispone 
l'importazione delle merci (decisioni del Tribunale federale 2A.82/2005 
del  23  agosto  2005,  2A.220/2004  e  2A.199/2004  del  15  novembre 

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2004). 
In generale la giurisprudenza ha ammesso che tali disposizioni devono 
essere  interpretate  in  senso  lato  affinché  tutte  le  persone  econo-
micamente interessate all'importazione della merce siano tenute al pa-
gamento dei sudetti dazi (DTF 110 Ib 310 consid. 2b, DTF 107 Ib 199 
consid.  6a-b,  89  I  545  consid.  4;  decisione  del  Tribunale  federale 
2A.230/2006 del  9 ottobre 2006 consid. 6;  fra le tante decisione del 
Tribunale amministrativo federale del A-7933/2008 del 8 febbraio 2010; 
A-1768/2006 del 21 ottobre 2009 consid. 2.1).

Giusta l'art. 74 cifra 6 vLD chiunque froda il dazio o ne pregiudica la 
determinazione  dichiarando  inesattamente  delle  merci  soggette  a 
dazio commette una contravvenzione doganale, 
La giurisprudenza ha ammesso che anche lo spedizioniere che dichi-
ara  all'aliquota  di  dazio  ridotta  del  contigente,  sebbene  esso  fosse 
esaurito,  commette  oggettivamente  un'infrazione  doganale  ai  sensi 
dell'art. 74 cifra 6 vLD (decisione del Tribunale federale 2A.82/2005).
In  genere tutte  le  persone  tenute  al  pagamento  del  dazio  doganale 
rispondono solidalmente delle somme dovute e non riscosse anche se 
esse non hanno tratto personale profitto dall'infrazione (decisioni del 
Tribunale  federale  2A.220/2004  e  2A.199/2004  del  15  novembre 
2004).

Giusta i  combinati  disposti  degli  artt. 74 cpv  6  e 80 vLD in  caso di 
commissione  di  un'infrazione  doganale  torna  applicabile  il  titolo 
secondo della Legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale am-
ministrativo (DPA; RS 313.0). Giusta l'art. 12 cpv. 1 DPA, quando, a 
seguito di  un'infrazione alla legislazione amministrativa federale, una 
tassa non è stata a torto riscossa, la contribuzione non reclamata, così 
come gli interessi, vanno pagati successivamente, indipendentemente 
dalla punibilità di una determinata persona. L'art. 12 al. 2 DPA precisa 
che obbligato  al  pagamento  o alla  restituzione è la  persona che ha 
fruito  dell'indebito profitto, come pure  quella  obbligata  al  pagamento 
della tassa.

6.1.2 Nel  caso  che  qui  ci  riguarda  la  ricorrente,  per  sua  stessa 
ammissione,  ha  svolto  l'attività  di  spedizioniere  (cfr.  Ricorso  ad  6), 
sdoganando i fiori recisi all'aliquota ACD, ovvero ad aliquota di dazio 
ridotta. Ciò, nonostante il contingente della società importatrice fosse 
esaurito e avrebbe dovuto essere applicata l'ADFC. In questo senso, 
come si evince dagli atti di causa, l'Ufficio federale dell'agricoltura ha 

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trasmesso regolarmente i conteggi di  sorpasso di contingente senza 
peraltro  mai  ottenere  una  presa  di  posizione  da  parte  della  ditta 
importatrice.

6.1.3 Alla luce di  quanto sopra menzionato la  ricorrente,  ha dunque 
commesso  oggettivamente  una  contravvenzione  doganale  giusta 
l'art. 74  cifra  6  vLD  e  in  virtù  dell'art.  12  cpv.  1  DPA é  tenuta  al  
pagamento  a  posteriori  dei  tributi  doganali  non riscossi.  Per  quanto 
attiene  la  censura  sollevata,  secondo  la  quale,  non  essendole 
imputabile alcuna colpa, non sarebbe debitrice dei sudetti  importi,  lo 
scrivente tribunale ricorda che la sua colpa non é necessaria,  ma é 
sufficiente  che  l'indebito  –  a  seguito  del  mancato  pagamento  della 
tassa  –  sia  motivato  in  senso  oggettivo  da  una  corrispondente 
infrazione. Per  questi  motivi  la  tesi  della  ricorrente  non  può  essere 
condivisa.

6.2 Con  riferimento  alla  propria  responsabilità  solidale  in  materia 
d'imposta  sull'importazione  la  ricorrente  censura  la  decisione  della 
DGD  adducendo  che  sulla  base  dell'art.  75  cpv.  2  vLIVA  la 
responsabilità dello spedizioniere è soppressa.

6.2.1 L'imposta  sull'importazione  è  legata  all'operazione  che  fa  na-
scere il credito doganale (decisione del Tribunale federale 2A.90/1999 
del 26 febbraio 2001).
Giusta l'art. 68 vOIVA e 75 cpv. 1 vLIVA sono tenute al  pagamento 
dell'imposta  sull'importazione  tutte  le  persone soggette  all'obbligo  di 
pagare  il  dazio,  segnatamente,  come  indicato  al  considerando  6.1 
anche lo spedizioniere.

6.2.2 Giusta  gli  artt.  80  cpv. 1  vOIVA e  88  cpv. 1  vLIVA,  la  DPA è 
applicabile  in  ambito  di  imposta  sull'importazione.  L'art.  12  DPA 
permette di  procedere al  recupero di  dazi  non percepiti  a seguito di 
un'infrazione  alla  legislazione  amministrativa  della  Confederazione 
allorquando  nessuna  persona  é  punibile  (cfr.  per  esempio  già  JEAN 
GAUTHIER, La loi fédérale sur le droit  pénal administratif  in : Mémoires 
publiés par la Faculté de droit de l'Université de Genève 1975, vol. 46 
p. 23 ss et p. 43/44; JEAN GAUTHIER, Les infractions fiscales soumises à 
la loi fédérale sur le droit  pénal administratif  in : RDAF 1999 II p. 56 
ss).  Tenuto  al  pagamento  dell'importo  è  colui  che  era  soggetto 
all'obbligo di pagamento del dazio – in casu, la ricorrente in virtù dei  
combinati disposti artt. 9 cpv. 1 e 13 cpv. 1 vLD, e 68 vOIVA e 75 cpv. 1 
vLIVA – come pure ogni persona che ha fruito di un indebito profitto a 

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seguito dell'infrazione commessa.
Tale  assoggettamento  non  dipende  dall'esistenza  di  una  colpa  o,  a 
maggior  ragione,  da  un  procedimento  penale  (DTF  110  Ib  310 
consid. 2c,  106  Ib  221  consid. 2c;  KURT HAURI,  Verwaltungsstrafrecht, 
VStrR,  Bundesgesetz  vom  22.  März  1974  über  das  Verwaltungs-
strafrecht,  Motive -  Doktrin  -  Rechtsprechung,  Berne 1998,  ch. 9 ad 
art. 12  DPA  p. 37-38).  Ne  consegue,  che  l'assoggettato  in  modo 
oggettivo giusta le  disposizioni della  aLD, della vLIVA e della vOIVA 
sopramenzionate sono considerate ipso facto come aventi beneficiato 
di un indebito profitto ai sensi dell'art. 12 cpv. 2 DPA (DTF 107 Ib 201 
consid. 6c; decisione del Tribunale federale 2A.82/2005 del 23 agosto 
2005  consid. 3.1;  decisioni del  Tribunale  amministrativo  federale  A-
2822/2007  del  27  novembre  2009  consid. 3.2; A-1768/2006  del  21 
ottobre 2009 consid. 2.2.3; A-1751/2006 del 25 marzo 2009 consid. 4 
con riferimenti).

6.2.3 Nel  caso  che  qui  ci  occupa,  essendo  stata  commessa  un'in-
frazione  alla  legislazione  amministrativa  della  Confederazione,  torna 
applicabile l'art. 12 DPA e non come pretende la ricorrente l'art. 75 cpv. 
2 vLIVA.
Abbondanzialmente  si  rileva inoltre  che quest'ultima non  ha  sostan-
ziato  in  alcuna maniera  la  propria  allegazione,  menzionando  in  ma-
niera generale l'ottemperanza alle condizioni del sopracitato articolo.
Alla luce di  quanto sopra espresso e non sussistendo eccezioni alla 
sua  responsabilità  solidale,  non  possono  essere  condivise  le  alle-
gazioni della ricorrente, la quale è dunque tenuta al  pagamento del-
l'imposta sull'importazione per l'importo di fr. 5'478.60.

6.3 Quanto  alle  adduzioni  secondo  cui  per  equità  sarebbe  impro-
ponibile  una  responsabilità  solidale  dello  spedizioniere,  in  con-
siderazione della propria modesta commissione, il  presente tribunale 
sottolinea come egli  non possa far altro che applicare la  legge e la 
chiara giurisprudenza ad essa attinente, respingendo in questo modo 
le argomentazioni della ricorrente.

Per quanto attiene il codono dei dazi litigiosi, questione sollevata dalla 
ricorrente  nel  quadro  del  ricorso  ma  non  postulato  nel  petitum  di 
causa,  il  presente  tribunale  rinvia  la  ricorrente  all'art.  127  vLD  in 
materia  di  condono  del  dazio  rispettivamente  alla  giurisprudenza  in 
quest'ambito  (fra  le  tante,  decisioni  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-1766/2006 e A-55/2007 del 25 settembre 2008).

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7.
Quanto  alle  contestazioni  inerenti  il  sorpasso  del  contingente  do-
ganale, segnatamente la  tabella  annessa allo scritto  del  27 febbraio 
2003 nonchè l'assenza di un dettagliato conteggio in merito, si rileva 
come la ricorrente non abbia in alcun modo sostanziato e comprovato 
le proprie allegazioni; ne consegue che la propria tesi non può essere 
condivisa in questa sede.

8.
La  qui  ricorrente  adduce  infine  che,  trattandosi  di  sdoganamenti 
eseguiti  nel  periodo dal giugno 1999 al  maggio 2001, gli  importi qui 
litigiosi sarebbero prescritti. Poggia la sua considerazione sull'applica-
zione dell'art. 64 vLD secondo cui i dazi e le altre tasse si prescrivono 
in  un  anno  dal  giorno  dell'accettazione  formale  della  dichiarazione 
doganale.

8.1 In  via  preliminare,  lo  scrivente  tribunale  ricorda  che  il  Tribunale 
federale ha indicato che la prescrizione di un credito fiscale, nato sotto 
il  vecchio  diritto,  debba  essere  esaminato  d'ufficio  alla  luce  delle 
regole del vecchio diritto. La prescrizione, nella misura in cui concerne 
direttamente l'esistenza del credito fiscale, è di diritto materiale  (DTF 
126  II  2  consid. 2a  e  riferimenti  citati;  RDAF  2003  II  498; 
cfr. parimenti il considerando 3 in materia di diritto applicabile).

8.2 La  vLD  rispettivamente  la  vOIVA  e  la  vLIVA  regolano  la 
prescrizione  quando  il  credito  non  sia  stato  riscosso  a  norma degli 
articoli  64  e  126  vLD rispettivamente  72  cpv. 1  vOIVA e  79  cpv. 1 
vLIVA.  Per  quanto  riguarda  fattispecie  di  carattere  penale,  de-
terminante  è  invece  il  DPA. Secondo  tale  normativa  (art.  12  cpv. 4 
DPA), l'obbligo di pagamento o di restituzione non si prescrive finché 
non siano prescritte l'azione penale e l'esecuzione della pena. Se la 
contravvenzione consiste nella sottrazione o nella messa in pericolo di 
tasse, come nel caso in esame, il termine di prescrizione è di 5 anni 
(art. 11 cpv. 2 DPA). Per i delitti e le contravvenzioni, la prescrizione è 
sospesa durante i procedimenti d'opposizione, di reclamo o giudiziari 
circa l'obbligo di pagamento o restituzione (art. 11 cpv. 3 DPA).

8.3 In merito alla prescrizione, occorre inoltre rilevare che in data 1° 
ottobre 2002 rispettivamente 1° gennaio 2007 sono entrate in vigore la 
revisione concernente l'art. 70 segg. del codice penale svizzero del 21 
dicembre  1937  (CP; RS 311.0;  RU 2002  2986)  e  la  revisione  della 
parte  generale  del  CP del  13  dicembre  2002  (RU 2006  3459)  che, 

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benché  non  abbiano  toccato  direttamente  il  DPA,  hanno  avuto 
conseguenze  anche  per  il  diritto  penale  amministrativo.  Nell'ambito 
della prima revisione menzionata, il legislatore ha infatti previsto una 
norma di trasformazione (art. 333 cpv. 5 lett. b-c nella versione del 22 
marzo 2002; RU 2002,  2986),  poi  ripresa nell'ambito  della  revisione 
successiva (le  lettere  b e  c  nella  versione del  22 marzo 2002 sono 
rimaste immutate anche se sono ora contenute nell'art. 333 cpv. 6 CP) 
in base alla quale, fatto salvo l'art. 11 cpv. 3 DPA, le norme sull'interru-
zione  e  la  sospensione  della  prescrizione  dell'azione  penale  sono 
abrogate, mentre i termini di prescrizione dell'azione penale per tutte 
le contravvenzioni superiori a un anno sono stati raddoppiati (MICHAEL 
BEUSCH, in: Martin Zweifel/Peter Athanas/Maja Bauer-Balmelli [curatori], 
Kommentar  zum  Schweizerischen  Steuerrecht,  parte  II/3,  Bundes-
gesetz über die Stempelabgaben [StG], Basilea 2006, considerazioni 
introduttive ad art. 45-50,  no. 54 segg.;  JAN LANGLO,  Prescription  des 
infractions  fiscales:  le  piège  de  l'article  333  alinéa  6  CP, Archiv  für 
schweizerisches  Abgaberecht  [ASA]  75,  pag.  433  segg.).  Secondo 
questa norma, i termini generali di prescrizione contenuti nel DPA sono 
ora quindi  di  4  anni  e di  10 anni  ritenuto che,  se risulta  essere più 
lungo di quello dei delitti  della medesima legge (art. 97 cpv. 1 lett. c 
CP),  il  termine  di  prescrizione  valevole  per  le  contravvenzioni 
dev'essere però ridotto in modo corrispondente (DTF 134 IV 328).

8.4 In base all'art. 337 cpv. 1 CP (versione del 22 marzo 2002) quindi  
all'art. 389 cpv. 1 CP, entrato in vigore il 1° gennaio 2007, le disposizio-
ni del CP sulla prescrizione dell'azione penale e del la pena si applica-
no, a condizione che siano più favorevoli, anche ai reati commessi ed 
alle  pene  pronunciate  prima  dell'entrata  in  vigore  del  nuovo  diritto 
(principio della lex mitior; art. 2 cpv. 2 CP; DTF 129 IV 49, consid. 5.1).
Il  Tribunale competente deve valutare quali  norme siano nel  singolo 
caso più favorevoli e quindi applicarle (DTF 134 IV 328, consid. 2; de-
cisione del Tribunale federale 6S.352/2003 del 19 febbraio 2004, con-
sid. 1.1;  decisioni  del  Tribunale  amministrativo federale  A-1726/2006 
del 28 gennaio 2008, consid. 3.2; A-1535/2007 del 26 settembre 2007, 
consid. 2.2; CHRISTOF RIEDO/OLIVER M. KUNZ, Jetlag oder Grundprobleme 
des neuen Verjährungsrechts, Aktuelle Juristische Praxis [AJP] 2004, 
pag.  904  segg.,  908;  CHRISTOF RIEDO/MATTHIAS ZURBRÜGG,  Der  Jetlag 
dauert  an  oder  neue  Unwägbarkeiten  im  Recht  der  strafrechtlichen 
Verjährung, AJP 2009, pag. 372 segg.). Per far ciò, esso deve non da 
ultimo tener conto dei motivi d'interruzione previsti  dal vecchio diritto 
ovvero, in mancanza di riferimenti specifici nel DPA, secondo quanto 

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prescritto dall'art. 72 vCP, e dell'intervento di un'eventuale sospensio-
ne dei termini giusta l'art. 11 cpv. 3 DPA, che concerne anche quelli di 
prescrizione  assoluta  (cfr.  pubblicazione  prevista  della  decisione  del 
Tribunale amministrativo federale A-4542/2007 del  6 novembre 2009 
consid. 4.4 con riferimenti ivi citati).

8.5 Secondo  il  vecchio  diritto,  per  quanto  riguarda  le  infrazioni  in 
esame la prescrizione relativa è di 5 anni mentre quella assoluta di 7,5 
anni (art. 11 cpv. 2 DPA). In base al nuovo diritto, il termine unico di 
prescrizione è invece di 7 anni (art. 11 cpv. 2 DPA in relazione con 
l'art. 333 cpv. 6 CP let. b e con DTF 134 IV 328 che rinvia all'art. 97 
cpv. 1 lett. c CP). In entrambi i casi per i delitti e le contravvenzioni, la  
prescrizione è sospesa durante i procedimenti d'opposizione, di recla-
mo o giudiziari circa l'obbligo di pagamento o restituzione o circa altre 
questioni  pregiudiziali  da  decidere  secondo  la  singola  legge  ammi-
nistrativa (11 cpv. 3 DPA).
Per determinare quale dei due ordini giuridici, rispettivamente norme, 
sia  più  conveniente  per  il  ricorrente  che,  come  visto,  postula 
l'annullamento della decisione impugnata per intervenuta prescrizione, 
tali  indicazioni non sono però sufficienti. Occorre in effetti  stabilire a 
partire  da  quando  questi  termini  abbiano  cominciato  a  decorrere 
considerando inoltre una loro eventuale sospensione rispettivamente 
interruzione.

8.6 Nella fattispecie che qui ci riguarda le  importazioni oggetto della 
controversia  sono  state  effettuate  dal  6  giugno  1999  al  30  maggio 
2001.
Considerando il  caso in  esame secondo il  vecchio  diritto  la  prescri-
zione di 7,5 anni non è acquisita (art. 11 cpv. 2 DPA). Infatti essa, il cui  
decorso per la prima importazione è iniziato il 7 giugno 1999, è stata 
interrotta  almeno  una  prima volta  il  27  febbraio  2003  e  sospesa  in 
seguito con il deposito del ricorso da parte della ricorrente in data 31 
luglio 2003 (11 cpv. 3 DPA); a tale data la prescrizione non era ancora 
sopraggiunta.  Ne  discende  evidentemente  che  la  prescrizione  non 
possa  essere  considerata  intervenuta  nemmeno  per  le  successive 
importazioni.
Parimenti la prescrizione non è intervenuta neanche considerando la 
fattispecie  secondo il  nuovo diritto  ed il  termine di  prescrizione di  7 
anni (artt. 11 cpv. 2 DPA, 333 cpv. 6 let. b e 97 cpv. 1 lett. c CP). Infatti  
anche in questo caso torna applicabile l'art. 11 cpv. 3 DPA relativo alla 
sospensione della prescrizione intervenuta nella fattispecie il 31 luglio 

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2003 con il deposito del ricorso alla decisione della DCD.

A fronte di quanto sopra la disposizione più favorevole risulta essere 
quello  del  nuovo  diritto.  Tuttavia,  come  dimostrato,  anche  in  questo 
caso  la  prescrizione  non  è  intervenuta.  Ne  consegue  che  le  argo-
mentazioni della ricorrente non possono essere condivise dal presente 
tribunale.

9.
Riassumendo,  le  censure  sollevate  dalla  ricorrente  si  sono  tutte  ri -
velate  inconsistenti.  Il  ricorso  deve  essere  quindi  respinto,  con 
conseguente  conferma  dell'obbligo  della  ricorrente  al  pagamento  di 
fr. 243'399.30  comprensivi  di  dazi  doganali  e  d'imposta  sull'impor-
tazione.

10.
In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art.  63 cpv. 1 PA, le spe-
se  processuali  vanno  poste  a  carico  della  ricorrente  soccombente 
(art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle  tasse e sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
[TS-TAF; RS 173.320.2]).  Nella  fattispecie,  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 7'500.-  (art.  4  TS-TAF),  importo  che verrà integralmente  compen-
sato con l'anticipo da lei versato il 25 marzo 2008.

Alla ricorrente non vengono assegnate ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  fr. 7'500.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Esse sono compensate con l'anticipo spese di fr. 7500.-.

3.
Non vengono assegnate ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (n. di rif. ...; atto giudiziario)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Michael Beusch Manuel Borla

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale, 1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere redatti  in una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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