# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a31cd98e-e233-59fc-ad6b-43a52b437cd3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 25.04.2013 17.2013.44
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-44_2013-04-25.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.44

  	
  Locarno

  26 aprile 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Federica Dell'Oro, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dalla Sezione della circolazione, Camorino

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 22 febbraio 2013 da

 

	
   

  	
  AP 1

    

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 15 febbraio 2013 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

richiamata la dichiarazione di appello 28
febbraio 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con risoluzione 27 agosto 2010 la Sezione della circolazione ha dichiarato AP 1 autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione per
avere, alla guida della vettura __________, eseguito una manovra di svolta a
sinistra senza concedere la precedenza ad un motociclista sopraggiungente in
senso inverso, collidendo conseguentemente con lo stesso e ne ha proposto la
condanna alla multa di fr. 400.-, oltre che al pagamento delle tasse e spese di
giustizia per complessivi fr. 160.-. 

Contro detta risoluzione, AP 1 ha presentato tempestivo ricorso presso la Pretura penale.

 

                                  B.   Con sentenza 15 febbraio 2013, il presidente della Pretura penale ha
respinto il ricorso di AP 1, confermando la decisione impugnata e ponendo a suo
carico la tassa di giustizia di fr. 300.- e le spese di fr. 50.-. In calce alla
decisione della Pretura penale ha indicato che “la sentenza è definitiva”.

 

                                  C.   Con scritto 22 febbraio 2013 alla Pretura penale, AP 1 ha presentato un annuncio di appello ai sensi dell’art. 399 cpv. 1 CPP. 

In risposta a tale scritto, il presidente della Pretura
penale ha segnalato al ricorrente che il CPP federale in concreto non trovava
applicazione, ritenuto che “la Pretura penale ha statuito in seconda
istanza su suo ricorso contro la decisione di prima istanza in applicazione
della Legge di procedura per le contravvenzioni, ancora applicabile alla
fattispecie”. 

A tale lettera AP 1 ha replicato in data 1. marzo 2013 ribadendo che, a suo parere, la via dell’appello è, invece,
percorribile.

 

                                  D.   Il 28 febbraio 2013 AP 1 ha presentato a questa Corte la sua
dichiarazione di appello postulando l’annullamento del giudizio pretorile - e
meglio, l’abbandono del procedimento nei suoi confronti, l’annullamento della
decisione 27 agosto 2010 della Sezione della circolazione e l’assegnazione a
carico dello Stato degli oneri processuali di primo grado - protestando tasse,
spese e ripetibili d’appello.

Il ricorrente, dopo aver esposto dettagliatamente
le ragioni per cui ritiene ricevibile in ordine il suo appello, propone alcune
istanze probatorie alfine di delucidare la dinamica dell’incidente, censura il
mancato svolgimento di un pubblico dibattimento in prima sede e lamenta un
errato accertamento dei fatti pertinenti.

 

                                  E.   Pur rimettendosi al giudizio di questa Corte, con osservazioni del
14 marzo 2013 il presidente della Pretura penale ha voluto rilevare come la
sentenza da lui prolata sia da considerare di secondo grado in base alla
previgente Legge di procedura per le contravvenzioni. A suo parere,
l’impossibilità di impugnare la sua sentenza davanti al TF è una questione di
diritto federale, risolvibile unicamente mediante l’istituzione di un nuovo tribunale
a livello cantonale. 

La Sezione della
circolazione non ha formulato particolari osservazioni al gravame.

 

Considerando 

 

in diritto:

 

                                   1.   Nella fattispecie occorre pronunciarsi in primo luogo sulla
questione dell’ammissibilità dell’appello contro la sentenza resa dal
presidente della Pretura penale nell’ambito di una procedura soggetta alla
previgente Legge di procedura per le contravvenzioni del 19 dicembre 1994
(vLPContr), in applicazione dell’art. 453 cpv. 1 CPP. 

 

                               1.1.   Secondo il ricorrente, non essendo esperibile alcun rimedio
giuridico direttamente al Tribunale federale, in virtù del diritto federale
(art. 80 cpv. 2 e 130 cpv. 1 LTF) è proponibile la via dell’appello penale
(dichiarazione di appello, pag. 2). 

Nelle sue osservazioni del 14 marzo 2013, il
presidente della Pretura penale - che aveva indicato, in calce alla sua
sentenza 15 febbraio 2013, che essa era da considerarsi definitiva - ha
sostenuto che essa, essendo stata emanata su ricorso in base alla vLPContr, non
deve essere considerata di primo grado, bensì già di secondo grado. Secondo il
presidente della Pretura penale, “il fatto che la sentenza non possa essere
portata davanti al Tribunale federale (come peraltro succede anche in altre
situazioni) è una questione di diritto federale, che potrebbe essere risolta
solo con la creazione di un nuovo tribunale a livello cantonale in sostituzione
dell’attuale seconda istanza (Pretura penale), cosa però del tutto inutile dal
momento che tutte le procedure fondate sul previgente diritto sono state evase”. 

 

                               1.2.   Sia il ricorrente che il presidente della Pretura penale concordano,
dunque, sul fatto che la sentenza in questione - prolata dalla Pretura penale
quale autorità di ricorso in una procedura contravvenzionale soggetta alla
vLPContr - non può essere oggetto di ricorso diretto al Tribunale federale.

In effetti, ai sensi dell’art. 80 LTF il ricorso
in materia penale è ammissibile contro le decisioni delle autorità cantonali di
ultima istanza e contro le decisioni del Tribunale penale federale (cpv. 1). I
Cantoni istituiscono tribunali superiori quali autorità cantonali di ultima
istanza, che giudicano su ricorso; sono fatti salvi i casi in cui secondo il CPP
si pronuncia, quale istanza cantonale unica, un giudice dei provvedimenti
coercitivi o un altro giudice.

Le disposizioni transitorie della LTF prevedono
che i Cantoni, con effetto dall’entrata in vigore del CPP, emanano le
disposizioni di esecuzione concernenti la competenza, l’organizzazione e la
procedura delle giurisdizioni inferiori in materia penale ai sensi degli art.
80 cpv. 2 e 111 cpv. 3 LTF, incluse le disposizioni necessarie alla garanzia
della via giudiziaria di cui all’art. 29a della Costituzione federale (art. 130
cpv. 1 LTF). 

Nella sentenza del 28 novembre 2011 (inc. STF 6B_746/2011),
riguardante un caso ticinese analogo a quello oggetto del presente procedimento
(ricorso al TF contro sentenza della Pretura penale riguardante un procedimento
contravvenzionale intrapreso dalla Sezione della circolazione), l’Alta Corte ha
indicato che in base all’art. 80 cpv. 1 LTF, a partire dall’entrata in vigore
del CPP unificato può essere oggetto di ricorso in materia penale unicamente la
decisione cantonale di ultima istanza emanata su ricorso da un tribunale
superiore, ossia da un tribunale cantonale. Unica eccezione, i casi in cui,
secondo il nuovo CPP, un giudice dei provvedimenti coercitivi o un altro
giudice si pronuncia quale istanza cantonale unica. Di conseguenza, non essendo
 la Pretura penale un tribunale superiore, né statuendo il giudice della
pretura penale quale istanza cantonale unica secondo il CPP, il TF ha ritenuto
che il ricorso in materia penale contro suddette sentenze è inammissibile
(consid. 2.2).

Il principio è stato, poi, confermato nella
sentenza del 31 maggio 2012 (inc. 6B_6/2012), riguardante un altro caso
ticinese analogo. Oltre a ribadire quanto sopra, il Tribunale federale ha
precisato che un simile gravame sarebbe inammissibile anche se considerato
quale ricorso sussidiario in materia costituzionale (consid. 1.2-1.4). 

Assodato che la sentenza in questione non può più
essere impugnata davanti al Tribunale federale (come era invece il caso prima
dell’entrata in vigore del CPP), occorre ora determinare se essa possa essere
oggetto di una via di ricorso cantonale.

 

                               1.3.   Il ricorrente e il presidente della Pretura penale non concordano
sulle conseguenze dell’inammissibilità del ricorso diretto al Tribunale
Federale. Secondo il ricorrente, infatti, da ciò discende la possibilità di
ricorrere in appello ex art. 398 e segg. CPP, mentre il presidente della
Pretura penale ritiene che ciò implichi l’assenza di mezzi di impugnazione
possibili avverso la sua sentenza.   

Il Tribunale federale ha precisato, nella già
citata sentenza del 31 maggio 2012 (inc. 6B_6/2012), che, in virtù del diritto
federale (art. 80 cpv. 2 e 130 cpv. 1 LTF), il caso avrebbe dovuto essere previamente
sottoposto al giudizio di un tribunale superiore cantonale. Tenuto conto delle
competenze cantonali in materia di organizzazione giudiziaria, l’Alta Corte ha
però spiegato che spetta al Cantone - e non al TF - sanare la situazione,
adeguando il sistema dei mezzi d'impugnazione alle esigenze della LTF. Ha comunque
segnalato che, in assenza dei necessari adattamenti legislativi, l'art. 80 cpv.
2 LTF può fondare direttamente la competenza di un tribunale superiore (consid.
2; v. anche DTF 133 IV 267 consid. 3 e 123 II 231 consid. 7). 

E’ dunque corretto sostenere che, sulla base del
diritto federale, a partire dal 1. gennaio 2011 il Canton Ticino avrebbe dovuto
dotarsi di un tribunale di seconda istanza incaricato di decidere sull’appello
contro il tipo di decisioni qui in oggetto. Il fatto che ciò non sia stato intrapreso
dal legislatore cantonale non può tuttavia tradursi - contrariamente a quanto
sostiene il presidente della Pretura penale - in un’assenza totale di mezzi
d’impugnazione contro la sentenza in questione. In base alla citata
giurisprudenza, che sancisce l’applicabilità diretta dell’art. 80 cpv. 2 LTF, la scrivente Corte può pronunciarsi quale autorità di ricorso (o meglio, come “tribunale
superiore” ai sensi della norma, non essendovi nel CPP una espressa eccezione
al principio del doppio grado di giurisdizione per tali giudizi) nonostante
l’assenza di una base legale cantonale ad hoc. 

Va detto che, a seguito della citata
giurisprudenza, la CARP si è già pronunciata contro sentenze rese dalla pretura
penale, dopo il 1. gennaio 2011, su ricorsi in procedimenti contravvenzionali
ai sensi della vLPContr (cfr. sentenza CARP del 30 agosto 2012, inc.
17.2011.126) e la sua competenza decisionale non è stata messa in discussione
dall’Alta Corte (cfr. STF 6B_689/2012 del 3 aprile 2013). 

Appare dunque superfluo chinarsi sulla questione
di sapere se la Pretura penale nei casi in questione possa essere considerata,
ai sensi degli art. 398 e 454 cpv. 1 CPP, un tribunale di primo grado - ciò che
appare logico in quanto, pur esprimendosi in seconda battuta, si tratta della
prima autorità giudiziaria che si confronta con il caso (la Sezione della circolazione non essendo manifestamente un tribunale) - oppure di secondo
grado, come sostenuto dal presidente della stessa. La questione (già sollevata dalla
CRP, ma non risolta, nella sua sentenza del 9 maggio 2012, inc. 60.2012.75,
consid. 2.4) è priva di rilevanza in quanto la possibilità di interporre
appello e la competenza della CARP trovano fondamento direttamente all’art. 80
cpv. 2 LTF, come indicato dalla citata giurisprudenza Tribunale federale, a
prescindere dalle norme del CPP che normalmente fondano la proponibilità del
rimedio dell’appello.

Di conseguenza, la dichiarazione di appello
tempestivamente presentata il 28 febbraio 2013 da AP 1 deve essere considerata
ammissibile. 

 

                                   2.   Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP se la procedura concerne esclusivamente
contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere unicamente che la
sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è
manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non possono
essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone
di piena cognizione soltanto per quanto attiene alle questioni di diritto,
estendendosi il suo esame al diritto federale, al diritto convenzionale e al
diritto cantonale (Mini, in Codice svizzero di procedura penale, Commentario,
Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire
romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag.
1777; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009,
ad art. 398, n. 12, pag. 767 e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi
in cui un accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una
violazione del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la
nozione d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta
dell’art. 9 Cost. (Mini, in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler
Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, Praxiskommentar,
op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768) secondo cui un accertamento dei fatti
può dirsi arbitrario se il primo giudice misconosce manifestamente il senso e
la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto
di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l’esito della
vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con
gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 137 I 1 consid.
2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134
I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi
citate; STF 8.8.2011 in 6B_312/2011). Il giudice non incorre, invece, in
arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque
sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209
consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9,
129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze citate).

Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP,
l’accertamento dei fatti è censurabile anche se fondato su una violazione del
diritto.

Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da
quella dell’avamprogetto) il legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle
norme procedurali e andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b
CPP-Ti che indicava come motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura
(Mini, in op. cit. ad art. 398, n. 23, pag. 743). Altri autori hanno, al
proposito, evidenziato come l’appellante possa, in particolare, far valere che
il tribunale di primo grado, durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme
di procedura quali il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le
regole inerenti all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla
ripartizione dell’onere probatorio (Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398,
n. 29, pag. 1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha, infine,
precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i fatti
posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad
art. 398, n. 13, pag. 768).

 

                                   3.   Nel suo appello AP 1 censura anzitutto la mancata indizione di un
pubblico dibattimento, nonostante la sua esplicita richiesta in tal senso.  

 

                               3.1.   Per giustificare il rifiuto di indire un pubblico dibattimento,
nella sentenza impugnata il presidente della Pretura penale ha evocato la
giurisprudenza del TF in relazione all’art. 6 § 1 CEDU, secondo cui l’obbligo
di indirne uno presuppone una domanda formulata in maniera chiara e
indiscutibile da una delle parti, ciò che non è il caso quando una di esse si
limita a formulare semplici richieste di prova (DTF 130 II 425 consid. 2.4;
sentenza impugnata consid. 3, pag. 3). Osservando come AP 1 abbia richiesto il
pubblico dibattimento poiché esso “dà la possibilità concreta al giudice di
merito di valutare in maniera più approfondita l’incarto e di verificarne la
credibilità”, il presidente della Pretura penale ha considerato che tale
richiesta “è da intendere come una semplice richiesta di prova
supplementare, tendente ad aiutare il giudice a comprendere meglio la dinamica
dei fatti” (sentenza impugnata, consid. 3, pag. 3). 

Considerando poi che la vLPContr prevede che la
procedura è scritta, che il giudice non è vincolato dalle richieste di prova
delle parti e che il dibattimento “non appare suscettibile di recare alcun
chiarimento di rilievo ai fini del giudizio”, sulla scorta di un’anticipata
valutazione delle prove il presidente della Pretura penale ha respinto la
richiesta del ricorrente di tenere un pubblico dibattimento (sentenza
impugnata, consid. 3, pag. 3-4).

 

                               3.2.   AP 1 contesta la decisione del presidente della Pretura penale. 

Egli rileva che, in base alla giurisprudenza resa
dal TF in relazione all’art. 6 § 1 CEDU, la richiesta di un dibattimento non
deve essere motivata: ne deriva che l’aver addotto che tale udienza sarebbe
stata utile per vagliare ed approfondire i fatti non può essere utilizzato a
suo sfavore (dichiarazione di appello, pag. 3). Non potendo l’assenza di un
pubblico dibattimento essere sanata dalla CARP, AP 1 postula, con 
l’accoglimento dell’appello, il rinvio della causa ad un altro giudice della
Pretura penale, affinché ponga rimedio a tale lacuna con l’indizione di una
pubblica udienza (dichiarazione di appello, pag. 4). 

 

                               3.3.   Secondo l'art. 6 § 1 CEDU ogni persona ha diritto ad un'equa e
pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale
indipendente e imparziale costituito per legge, alfine della determinazione sia
dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di
ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Secondo la giurisprudenza, l'obbligo di
organizzare un dibattimento pubblico ai sensi della norma convenzionale
presuppone che la parte formuli una richiesta chiara e inequivocabile. Non
bastano per creare un simile obbligo semplici domande di assunzione di prove, come
ad esempio istanze di interrogatorio di parti o di testimoni, richieste di
sopralluogo, oppure istanze di audizione personale, nella misura in cui si
traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di una assunzione di
prove. Ciò non vale se l’istanza in questione tende, invece, all’esposizione
del proprio punto di vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un
tribunale indipendente (STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013, consid. 6.3-6.4;
STF 8C_390/2012 del 10 ottobre 2012, consid. 2-3; STF 2C_100/2011 del 10 giugno
2011, consid. 2; STF 9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8).

 

                               3.4.   Nella fattispecie, va rilevato che AP 1, nel suo ricorso 10
settembre 2010 alla Pretura penale, ha indicato la sua richiesta di un pubblico
dibattimento ai sensi della norma convenzionale citata sia nel titolo (“Ricorso
con richiesta di dibattimento (art. 6 § 1 CEDU)”, pag. 1) che nel petitum
(“Per questi motivi si chiede alla Lodevole Pretura penale di ordinare un
pubblico dibattimento conformemente all’art. 6 § 1 CEDU”, pag. 11). Nella
motivazione del suo gravame, il ricorrente ha affermato che l’applicazione
della norma, e dunque l’indizione di un pubblico dibattimento, si
giustificavano in quanto si trattava di giudicare un’infrazione penale ad una
legge federale (punto 9, pag. 5). Pur indicando che “ci si permetterà di
precisare ulteriormente se il ricorrente intenda far uso di questo suo diritto”
(ricorso, punto 9, pag. 5), con lettera del 17 settembre 2010 il patrocinatore
del ricorrente ha definitivamente comunicato alla Pretura penale che “il mio
cliente mi ha poi confermato di auspicare l’indizione di un pubblico
dibattimento (ricorso, punto 9)”.  

Tali esplicite e reiterate richieste di indire un
pubblico dibattimento - accompagnate peraltro dall’indicazione della pertinente
norma applicabile - non possono dare adito a dubbi di sorta ed essere confuse
con un’istanza di assunzione di nuove prove consistente nell’audizione
personale del ricorrente. Si tratta invece, manifestamente, di un’istanza
tendente all’ottenimento della possibilità di esporre il proprio punto di vista
personale sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente. Il
fatto che il ricorrente abbia affermato che “l’utilità di questa facoltà non
è vana, poiché il dibattimento dà la possibilità al giudice di merito di
valutare in maniera più approfondita l’incarto e di verificarne la credibilità”,
nulla muta a quanto sopra considerato.

Di conseguenza, il presidente della Pretura
penale non poteva considerare tale richiesta come un’istanza di nuovi mezzi
probatori e respingerla in applicazione del principio dell’apprezzamento
anticipato delle prove. Così facendo, egli ha disatteso le norme procedurali
applicabili (di rango superiore alla vLPContr) e la relativa giurisprudenza del
TF. 

Tale vizio procedurale non può essere sanato in
questa sede poiché - anche se il CPP permette di indire un’udienza, anche nei casi
di procedura scritta (art. 390 cpv. 5 cui rinvia il 406 cpv. 4 CPP) - in
materia di contravvenzioni, come già evocato, il potere di esame di questa
Corte è limitato. Pertanto, ai sensi dell’art. 409 CPP, il giudizio impugnato è
da annullare e gli atti devono essere ritornati ad un altro giudice della
Pretura penale affinché convochi un pubblico dibattimento. 

 

                                   4.   Il ricorrente critica, infine, la valutazione del rapporto di
polizia agli atti da parte del presidente della Pretura penale, e la conseguente
reiezione delle sue ulteriori richieste di prova. 

 

 

                               4.1.   Come visto, nella sentenza impugnata il primo giudice ha -
erroneamente - interpretato la richiesta di indire un pubblico dibattimento
quale “richiesta di prova supplementare” (cfr. sopra, consid. 3.1). Egli ha poi
considerato che “la prova richiesta dal ricorrente” -
verosimilmente, nell’interpretazione del primo giudice, l’interrogatorio di AP
1 stesso - “non appare suscettibile di recare alcun chiarimento di
rilievo ai fini del giudizio, ritenuto che sia lui sia l’altro protagonista
sono già stati uditi di fronte alle forze inquirenti e che gli atti di causa,
comprensivi dei verbali di interrogatorio (fra i quali figura anche quello del
ricorrente) sono sufficientemente chiari e completi da permettere a questo
giudice di formare il proprio convincimento” (sentenza impugnata, consid.
3, pag. 4). Egli ha quindi statuito senza l’esperimento di alcun atto
probatorio ulteriore, basandosi sul “rapporto di constatazione incidente della
circolazione con ferimento” del 24 giugno 2010 e i documenti annessi.  

 

                               4.2.   AP 1 critica l’operato del presidente della Pretura penale, che ha
respinto tutte le altre richieste di prova indicate nell’atto di ricorso,
considerando “il rapporto di polizia come una prova determinante”
(dichiarazione di appello, pag. 4). Richiamando la giurisprudenza della CARP in
tema di rapporti di polizia, in cui è stato precisato che la loro valenza
probatoria non va al di là di una semplice posizione di parte, il ricorrente
sostiene che, nel caso che lo riguarda, “ci sono molti elementi che
andrebbero istruiti e apprezzati da un giudice indipendente e imparziale”
(dichiarazione di appello, pag. 4). Anche per tale motivo egli chiede che la
causa sia rinviata alla Pretura penale.

 

                               4.3.   In considerazione del rinvio degli atti in prima istanza per
l’indizione del dibattimento e per l’emanazione di un nuovo giudizio, appare
superfluo confrontarsi con tale censura. Al momento dell’indizione del
dibattimento in sede di Pretura penale, AP 1 avrà la facoltà, ai sensi
dell’art. 331 CPP (applicabile in virtù dell’art. 453 cpv. 2 CPP), di
presentare e motivare ex novo le istanze probatorie che ritiene
necessarie al chiarimento della fattispecie. Tuttavia, visto il richiamo da
parte del ricorrente alla sentenza emanata da questa Corte in tema di valore
probatorio dei rapporti di polizia (inc. CARP 17.2011.70 del 16 gennaio 2012),
appare ad ogni modo opportuno, in via abbondanziale, precisare nuovamente quanto
segue.

La giurisprudenza citata fa obbligo alle autorità
penali di procedere all’interrogatorio dell’estensore del rapporto scritto tutte
le volte che ciò si rivela necessario, ed in particolare quando il contenuto
del rapporto è contestato da una delle parti al procedimento, oppure quando
sussistono dubbi circa la sua esattezza e la veridicità delle dichiarazioni in
esso contenute o quando il rapporto non appare convincente (cfr. sentenza
citata, consid. 3.4 d e rif.). 

La giurisprudenza in questione non impone, dunque,
al giudice penale di sentire in ogni caso, in maniera sistematica, gli
estensori del rapporto di polizia. Nel caso giudicato nella sentenza citata,
ciò era stato ritenuto necessario poiché i fatti alla base dell’accusa erano
stati constatati personalmente da due agenti di polizia, senza alcun supporto
tecnico, e annotati - in maniera peraltro imprecisa - nel loro rapporto,
contestato dall’imputato. 

Essendo l’unico mezzo di prova in atti a
fondamento dell’accusa, il diritto di essere sentito dell’imputato - che
contestava il contenuto del rapporto - imponeva l’audizione davanti al giudice
di almeno uno dei due estensori del rapporto (cfr. anche STF 6B_3/2010 del 25
febbraio 2010, consid. 2.4). 

In questo senso, il richiamo a tale
giurisprudenza nel caso concreto non appare pertinente. 

Anzitutto, il rapporto di polizia non constata
personalmente il compimento dell’infrazione, in quanto gli agenti non ne sono
stati testimoni ma sono sopraggiunti sul posto soltanto in seguito. Esso si
limita ad annotare lo stato dei luoghi dopo l’incidente (segnaletica presente,
condizioni meteorologiche, alcolemia degli implicati, eventuali tracce di
frenata sul manto stradale, eccetera), con accertamenti che non sono contestati
dall’imputato bensì esplicitamente richiamati nel ricorso del 10 settembre 2010.
Per il resto, le dichiarazioni vere e proprie degli agenti si limitano a
riassumere la dinamica dell’incidente così come esposta dalle due parti in
causa (ovvero l’imputato e il motociclista vittima della caduta) nei rispettivi
verbali di interrogatori, senza tuttavia prediligere una versione rispetto
all’altra. Infine, tali dichiarazioni sono solo una parte del materiale
probatorio in atti, essendo parti integranti del rapporto anche i verbali di
interrogatori delle due parti in causa, la lettera di dimissione dall’ospedale
e una foto del luogo dell’incidente (cfr. plico doc. 4 Pretura penale).

La fattispecie, così come la natura del “rapporto
di constatazione incidente della circolazione con ferimento” del 24 giugno 2010
è dunque sostanzialmente diversa da quella di cui alla giurisprudenza evocata.
Il richiamo alla sentenza in questione si appalesa, dunque, inconferente.

 

 

                                   5.   Visto l’esito dell’appello, gli oneri del giudizio di prima e
seconda sede vengono posti a carico dello Stato (art. 428 cpv. 4 CPP), che
rifonderà all’appellante, a titolo di ripetibili, fr. 600.- per il giudizio di
primo grado e fr. 400.- per il giudizio di appello.

 

 

Per questi motivi,

 

 

visti gli art.                      6 § 1 CEDU,
art. 80 cpv. 2 e 111 cpv. 3 LTF, 

art. 10, 139 cpv. 1, 307 cpv. 3, 398 e segg.,
409, 453 cpv. 2 CPP, 

nonché sulle spese e le ripetibili, gli art. 424
e 428 cpv. 4 CPP e la LTG, rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i
casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione
delle ripetibili, 

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

                                   1.   L’appello è accolto.

                              Di
conseguenza:

 

                               1.1.   la
sentenza 15 febbraio 2013 è annullata e gli atti sono
rinviati ad un nuovo giudice della Pretura penale per un nuovo giudizio; 

 

                               1.2.   la
tassa di giustizia e le spese del procedimento di primo grado di complessivi
fr. 350.- sono posti a carico dello Stato che rifonderà all’appellante fr.
600.- a titolo di ripetibili per il giudizio di primo grado.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            500.-

-  spese complessive                fr.            200.-

                                                     fr.            700.-

 

sono posti a carico dello Stato, che rifonderà
all’appellante fr. 400.- a titolo di ripetibili.

 

 

 

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -  

  -  

  -  

  

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione
  della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

  -   Sezione della popolazione,
  Ufficio della migrazione, 

      6501
  Bellinzona         

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                             

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.