# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 24afa41b-8b38-56e6-8c41-f1caac7c1aa4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.09.1999 11.1998.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-123_1999-09-14.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00123

  	
  Lugano

  14 settembre 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (azione di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa
con petizione del 26 aprile 1990 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________ __________, __________),  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti in
questione:     1.   Se dev’essere accolta l’appellazione presentata il 12
agosto 1998 da __________ __________ contro la sentenza emessa il 19 giugno
1998 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud;

 

                                         2.   Se
deve essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata con
l’appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1941) e __________ __________ (1943) si sono sposati a __________ il
____________________ 1966. Dal matrimonio sono nati i figli __________ (1967) e
__________ (1971). Il marito è impiegato di commercio, la moglie durante il
matrimonio si è dedicata all’economia domestica e all’educazione dei figli,
aiutando il marito nella riattazione di alcuni immobili di sua proprietà e
lavorando a tempo parziale come operaia e ausiliaria di pulizia. I coniugi
vivono separati dal settembre 1989: il marito è rimasto con i figli
nell’abitazione coniugale, la moglie si è trasferita in un appartamento
proprio.

 

                                  B.   Su richiesta della
moglie, il tentativo di conciliazione ha avuto luogo il 5 ottobre 1989 davanti
al Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud, con esito infruttuoso. Lo
stesso giorno il Pretore, statuendo nel corso dell’istruttoria su un’istanza
presentata dalla moglie il 27 settembre 1989, ha regolato l’assetto
provvisionale affidando il figlio __________ al padre, riservato alla madre il
più ampio diritto di visita, e stabilendo un contributo alimentare mensile di fr.
1’700.– in favore della moglie dal 1° ottobre 1989. Successivamente, su istanza
della moglie, con decreto cautelare dal 15 novembre 1989 emanato senza
contraddittorio, il Pretore ha fatto ordine al datore di lavoro del marito di
trattenere mensilmente dal salario l’importo di fr. 1’700.–. La misura è stata
revocata il 28 settembre 1989, __________ essendosi impegnato a versare
puntualmente il contributo alimentare a suo carico.

 

                                  C.   Il 26 aprile 1990
__________ __________ ha promosso azione di divorzio, chiedendo l’affidamento
del figlio __________. In via cautelare egli ha postulato la soppressione del
contributo alimentare per la moglie. A sua volta __________ __________ ha
postulato il 27 aprile 1990 la separazione a tempo indeterminato, chiedendo di
regolare le conseguenze accessorie con l’affidamento di __________ al padre, il
riconoscimento di un contributo alimentare di fr. 2’300.– mensili vita natural
durante e il versamento di una cifra – da precisare dopo istruttoria – per lo
scioglimento del regime matrimoniale. Nel frattempo, conclusa l’istruttoria
cautelare, il Pretore ha emanato il 31 maggio 1991 un decreto con il quale ha
stabilito in fr. 1’665.– mensili il contributo alimentare dovuto pendente causa
ad __________ __________ dal 1° ottobre 1989.

 

                                  D.   Con risposta del 3
dicembre 1991 __________ __________ si è opposta alla petizione e in via
subordinata ha aderito alla pronuncia del divorzio, rivendicando un contributo
alimentare mensile di fr. 2’300.– mensili e chiedendo il versamento di una
cifra da determinare in liquidazione del regime matrimoniale. Nella replica del
20 gennaio 1996 e nella duplica del 17 marzo 1992 ogni parte ha ribadito le
proprie domande. Con risposta del 9 marzo 1992 __________ __________ si è
opposto all’azione di separazione avviata dalla moglie. Nei successivi allegati
scritti ogni parte ha confermato le rispettive domande di giudizio. Questa
Camera, statuendo il 9 marzo 1992 su un appello presentato da __________
__________ contro il decreto cautelare del 31 maggio 1991, ha fissato il
contributo alimentare mensile dovuto alla moglie pendente causa in fr. 1’745.–
(inc. __________/__________). 

 

                                  E.   All’udienza
preliminare del 14 settembre 1992 le due cause sono state congiunte per
l’istruttoria e il giudizio. Nel corso dell’istruttoria __________ __________
ha instato il 19 luglio 1994 per una completazione della perizia giudiziaria,
subordinatamente per la nomina di un nuovo perito. L’istanza è stata respinta
il 16 settembre 1994 dal Pretore. A sua volta __________ __________ ha
presentato il 13 giugno 1995 un’istanza intesa all’assunzione suppletoria di
prove per ottenere la produzione dell’ultimo certificato di salario della
moglie. 

 

                                  F.   Il 1° luglio 1996 il
Pretore ha accolto una domanda di mutazione dell’azione presentata dalla
convenuta, ammettendo una nuova richiesta intesa a ottenere dal marito la metà
dell’avere di vecchiaia e ha fatto ordine all’attore di produrre l’estratto
della cassa pensioni __________ __________ attestante l’ammontare di tale
avere. Esperita l’istruttoria, ogni parte ha prodotto un memoriale conclusivo.
Nel proprio, del 17 ottobre 1996, __________ __________ ha ribadito le sue
richieste. Nel suo allegato del 10 ottobre 1996 __________ __________ ha
aderito alla pronuncia del divorzio, rivendicando un contributo alimentare di fr.
2’300.– mensili, da indicizzare, il versamento di fr. 141’161.55 in liquidazione
del regime matrimoniale e di almeno fr. 76’007.75 come spettanza sul capitale
di vecchiaia accumulato dal marito. Al dibattimento finale del 17 ottobre 1996
ha preso parte solo l’attore, il quale si è confermato nella sua comparsa
scritta. 

 

                                  G.   Statuendo il 19
giugno 1998, il Pretore ha sciolto il matrimonio per divorzio e ha imposto al
marito di versare alla moglie fr. 76’558.20 in liquidazione del regime dei
beni, respingendo le altre domande. La tassa di giustizia e le spese di fr.
3’000.– sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno,
compensate le ripetibili. 

 

                                  H.   __________ __________
è insorta contro la sentenza citata con un appello del 12 agosto 1998 in cui
postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di riconoscerle un
contributo alimentare di fr. 2’300.– mensili vita natural durante, da
indicizzare, in via subordinata una rendita di indigenza di fr. 1’745.–
mensili, oltre il versamento della metà dell’avere di vecchiaia accumulato dal
marito, ma almeno fr. 76’007.75, e la corresponsione di fr. 149’161.65 in
liquidazione del regime dei beni. Con istanza del 13 agosto 1998 l’appellante
ha postulato l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria. Nelle sue
osservazioni del 26 agosto 1998 __________ __________ propone di rigettare il
gravame e di confermare la sentenza impugnata, opponendosi alla concessione
dell’assistenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La pronuncia del divorzio
è passata in giudicato e rimangono litigiose solo conseguenze accessorie. Il
Pretore ha negato alla moglie ogni contributo alimentare, ritenendola coniuge
colpevole nella disunione per le ripetute violazioni al dovere di fedeltà e per
avere abbandonato senza motivo della famiglia per andare a vivere con un terzo.
L’appellante nega ogni responsabilità nella disunione e rivendica un contributo
alimentare di fr. 2’300.– mensili indicizzati sulla base degli art. 151 cpv. 1
e 152 CC, ribadendo che il dissidio è imputabile al comportamento anticoniugale
del marito, il quale avrebbe confessato le proprie responsabilità in una
lettera 10 settembre 1989. Essa nega di avere mai tradito il marito e
rimprovera al Pretore di aver fondato il proprio convincimento sulle
deposizioni dei figli, calunniose nei suoi confronti e inverosimili, senza
considerare la deposizione del presunto amante, il quale ha negato l’esistenza
di una relazione sentimentale e di una convivenza.

 

                                   2.   L’art. 151 cpv. 1 CC
dispone che se in conseguenza del divorzio rimangono pregiudicati i diritti
patrimoniali o le aspettative di un coniuge innocente, il coniuge colpevole gli
deve corrispondere un’equa indennità. Non ricorrendo i presupposti dell’art.
151 CC, l’art. 152 CC prevede che quando in conseguenza del divorzio un coniuge
innocente si trovi in grave ristrettezza, l’altro coniuge, ancorché non
colpevole, può essere obbligato a erogargli una pensione alimentare commisurata
alle sue condizioni economiche. L’innocenza del coniuge creditore è un
presupposto indispensabile per l’ottenimento di un contributo alimentare, sia
in base all’art. 151 cpv. 1 CC sia in base all’art. 152 CC. Il Tribunale
federale ha mitigato tuttavia la nozione di innocenza, precisando che se ai
fini dell’art. 151 cpv. 1 CC una colpa lieve (cioè non insignificante,
ma secondaria) può anche essere equiparata a innocenza – pur comportando in
linea di principio una riduzione dell’indennità (Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo
1995, pag. 312 segg. con rinvii; Lüchinger/Geiser
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 4 e 6 ad
art. 151 CC con riferimenti) – sotto il profilo dell’art. 152 CC perfino una
colpa grave può essere assimilata a innocenza, purché non risulti causale per
la disunione (Hinderling/ Steck,
op. cit., pag. 314 in fondo con citazioni;
Lüchinger/ Geiser, op. cit., n. 3 ad art. 152 CC). Per essere causale il
comportamento colpevole non deve costruire per forza l’unica causa della
turbativa: basta che, insieme con altri fattori oggettivi (non esclusa una
lieve colpa della controparte), esso abbia contribuito a disgregare il
matrimonio (Hinderling/Steck, op.
cit., pag. 273 con rinvii). 

 

                                   3.   L’appellante critica
il Pretore per averla ritenuta colpevole di infedeltà sulla sola base delle
deposizioni dei figli, che sarebbero false e assolutamente inattendibili. Sostiene
che sarebbe stato irragionevole da parte sua avere rapporti intimi in casa, con
il rischio di essere scoperta dai figli, e ritiene inverosimile che nessuno dei
due giovani abbia poi discusso i fatti con l’uno o l’altro dei genitori. Se non
che, di fronte a deposizioni precise come quelle rese in concreto dai figli,
che hanno riferito di aver visto la madre in momenti di intimità con un altro
uomo in varie occasioni e di averne dedotto l’esistenza di due relazioni
precedenti la separazione dei genitori (verbale del 18 gennaio 1993, act.
XVIII), non è sufficiente affermare in modo generico che le stesse sarebbero
false o inverosimili. L’appellante non spiega del resto quale motivo avrebbe
indotto i figli a rilasciare dichiarazioni inveritiere, limitandosi ad
accennare a un “mal compreso sentimento di solidarietà maschile” (appello, pag.
6). Come che sia, le relazioni addebitate all’appellante non hanno influito
sulla disunione coniugale, essendo state pacificamente portate a conoscenza del
marito solo dopo la separazione di fatto, come egli stesso ha ammesso
(petizione, pag. 4). 

 

                                         La presunta relazione
extraconiugale con __________ __________ coincide, di fatto, con la separazione
dei coniugi e a detta dei figli ne sarebbe stata la causa. I giovani hanno
tratto invero il convincimento della relazione non da constatazioni dirette, ma
da atteggiamenti della madre successivi alla separazione. Il presunto amante,
sentito come teste, ha negato di avere avuto relazioni sentimentali o rapporti
sessuali con l’appellante, asserendo di averla semplicemente aiutata a eseguire
il trasloco al momento della sua partenza da casa e di averle fatto visita più
volte, portandola anche a spasso con la motocicletta, spinto solo dalla
compassione per una donna in crisi dopo vent’anni di matrimonio (deposizione 21
agosto 1990, pag. 3, act. III). La circostanza che l’appellante si è poi
trasferita nel maggio 1990 in un appartamento nella casa bifamiliare di
__________ __________ può suscitare perplessità, ma agli atti non vi sono
elementi concreti che permettano di ritenere provata una convivenza tra i due
subito dopo la separazione di fatto. Altri testimoni hanno riferito solo di
aver visto un uomo giovane in compagnia dell’appellante (deposizio-ne
__________ __________, verbale 21 agosto 1990, pag. 2) o un uomo con i capelli
rossi nell’appartamento della donna (deposi-zione __________ __________,
verbale del 18 gennaio 1993, pag. 5). Ciò non basta, come rileva l’appellante,
per ammettere una coabitazione, tanto meno causale per la disunione.

 

                                   4.   A detta della moglie
la lettera 10 settembre 1989 del marito (doc. 1), scritta dopo la separazione,
dimostrerebbe in modo chiaro le responsabilità del coniuge nella disunione.
Nella missiva, posteriore di pochi giorni alla partenza della moglie, il marito
supplicava quest’ultima di perdonarlo per il male arrecatole inconsciamente e
di ritornare da lui, promettendo amore e rispetto “come se fossimo due sposini
in luna di miele”. Il marito ha ammesso errori nei confronti della moglie, per
averle mancato di rispetto, per averle “parlato male” e altre volte per non
averle nemmeno rivolto la parola, senza accorgersi che ciò allontanava i
coniugi l’uno dall’altro. Egli ha inoltre manifestato l’intenzione di ravvedersi
e di riprendere il matrimonio su altre basi, se solo la moglie avesse voluto
tornare a casa. L’appellante ha quindi dimostrato che nell’agosto 1989, quando
è partita da casa, i rapporti tra lei e il marito erano turbati. Se non che,
essa doveva anche dimostrare che il dissidio era già insanabile prima della sua
partenza e che era dovuto a fattori oggettivi a lei non imputabili. In
un’unione di lunga durata, come nella fattispecie (23 anni al momento della separazione
di fatto), ogni coniuge ha infatti l’obbligo di dar prova di buona volontà per
superare le difficoltà; disattendere tale dovere configura una violazione degli
obblighi coniugali (DTF 116 II 15; Rep. 1992 239). 

 

                                         In concreto l’istruttoria
non consente di ritenere che nell’agosto-settembre 1989 le difficoltà fossero
già insormontabili. Intanto il marito si era reso conto che il suo
comportamento verso la moglie non era adeguato e aveva promesso di emendarsi,
assicurando alla consorte amore e affetto e impegnandosi a ricominciare su
altre basi (“come due sposini in luna di miele”, doc. 1, pag. 2 e 3).
Dall’esterno, poi, le relazioni tra i coniugi e con i figli apparivano normali,
come hanno riferito alcuni conoscenti della famiglia (deposizioni __________ e
__________, verbale del 18 gennaio 1993, pag. 5). L’esistenza di discussioni è
stata invero evocata da un conoscente a proposito dei figli (deposizione
__________a, pag. 5), ma di tali discussioni si ignora la frequenza e non si sa
se siano trascese in veri e propri litigi. I figli della coppia, dal canto
loro, hanno affermato che i rapporti tra i genitori erano normali e che le
discussioni in famiglia rientravano a loro avviso nell’ordinario (deposizioni
__________ e __________ __________, verbale del 18 gennaio 1993, pag. 3 e 4). 

 

                                         L’appellante ravvisa
nell’insensibilità del marito, che non accettava un suo minimo spazio di
indipendenza per coltivare i propri interessi, la causa del progressivo allontanamento
dei coniugi, che l’ha indotta infine a partire da casa nell’agosto 1989
(rispo-sta, pag. 2). Non risulta tuttavia – né è preteso nell’appello – che la
moglie abbia anche solo tentato di rimediare alle difficoltà di comunicazione
con il marito, nemmeno dopo che questi le aveva chiesto perdono per gli sbagli
commessi, nella nota lettera del 10 settembre 1989, dichiarandosi pronto a
ricominciare il matrimonio su altre basi. Essa si è limitata a lasciare il
marito e i figli, partendo da casa in modo inaspettato e ponendo fine in modo
unilaterale al matrimonio. A prescindere dal tenore dei rimproveri rivolti dal
Pretore alla moglie, fors’anche eccessivi, non si può negare che in siffatte
circostanze l’appellante, partendo da casa e rifiutando gli approcci del marito
nel settembre 1989, ha recato un colpo fatale al matrimonio. Essa porta quindi,
per quanto emerge dagli atti, una colpa causale nella disunione e a ragione il
Pretore le ha negato il diritto a contributi alimentari. Ciò posto, l’appello
si rivela infondato anche su questo punto.

 

                                   5.   Il Pretore, negato
alla moglie ogni contributo alimentare, ha respinto anche le pretese sulla
ripartizione dell’avere di vecchiaia del marito presso la cassa pensione.
L’appellante rivendica il versamento di almeno fr. 76’007.75 dalla previdenza
professionale del coniuge (art. 22 LFLP), ma torto, poiché, come si è già
detto, essa non ha diritto a un contributo alimentare. In via subordinata, essa
adduce che l’avere di vecchiaia non è che una parte del risparmio realizzato in
costanza di matrimonio, da dividere tra i coniugi indipendentemente dalle colpe
nella disunione. Anche tale argomentazione però manca di consistenza. Secondo
l’art. 22 cpv. 1 LFLP (RS 831.42), entrato in vigore il 1° gennaio 1995, in
caso di divorzio il tribunale può decidere che una parte della prestazione
d’uscita acquisita da un coniuge durante il periodo di matrimonio sia
trasferita all’istituto di previdenza dell’altro coniuge e computata sulle
prestazioni di divorzio destinata a garantire la previdenza. Con tale norma,
applicabile a tutti i divorzi pronunciati dopo il 1° gennaio 1995 (Häberli, Freizügigkeitsgesetz: die Folgen
für das Scheidungsverfahren, in: Plädoyer 5/94 pag. 36), non si è inteso
tuttavia creare nuovi diritti (FF 1992 III 539 nel mezzo) né individuare nuovi
beni da liquidare nel quadro dello scioglimento del regime matrimoniale (DTF
123 III 289). L’indennizzo postulato al momento del divorzio da un coniuge nei
confronti dell’altro in seguito alla perdita di aspettative pensionistiche rientra
nel quadro degli art. 151 cpv. 1 o 152 CC (DTF 124 III 56 consid. bb, 121 III
299 consid. 4b; 116 II 101). Il giudice decide solo se quest’ultima prestazione
vada erogata sotto forma di rendita o per trasferimento a un istituto di
previdenza di una parte della prestazione d’uscita acquisita dall’altro coniuge
durante il matrimonio (DTF 121 III 300 consid. 4b in fondo). Resta il fatto
che, per ottenere il trasferimento di una parte del capitale di uscita ai sensi
dell’art. 22 cpv. 1 LFLP, il coniuge beneficiario deve avere diritto a prestazioni
fondate sull’art. 151 cpv. 1 o 152 CC (DTF 124 III 52). Nella fattispecie si è
visto che l’interessata non può valersi legittimamente né dell’una né
dell’altra norma, già per il fatto che essa non è coniuge innocente. Non può
quindi invocare nemmeno l’art. 22 cpv. 1 LFLP. Anche su questo punto l’appello
manca perciò di buon diritto.

 

                                   6.   La moglie contesta
poi i calcoli eseguiti dal Pretore per procedere allo scioglimento del regime
matrimoniale. Ora, è pacifico che in concreto le parti erano sottoposte al
regime ordinario della partecipazione agli acquisti e che le particelle n.
__________e __________RFD di __________ rientrano nei beni propri del marito.
La particella n. __________gli è infatti stata donata da una zia nel luglio
1973, mentre la n. __________gli è pervenuta per successione nel 1985. Entrambi
i fondi sono stati oggetto di interventi edilizi dopo il trapasso di proprietà.
Nell’ambito della liquidazione del regime matrimoniale, il Pretore ha ritenuto
inoltre che i libretti di risparmio detenuti dal marito al momento del tentativo
di conciliazione rientravano negli acquisti. Egli ha determinato così il
credito compensativo della massa degli acquisti del marito verso quella dei
beni propri in fr. 44’000.– per la riattazione dell’abitazione posta sulla
particella n. __________, in fr. 6’716.40 per quella sulla particella n.
__________ e ha calcolato il valore degli acquisti in fr. 153’116.40, già
dedotti i passivi di fr. 57’600.–, riconoscendo per finire alla moglie una
partecipazione all’aumento di fr. 76’558.20.

 

                                         a)   Trattandosi
di investimenti operati dal marito in favore di beni propri con beni
provenienti dagli acquisti, è applicabile l’art. 209 cpv. 3 CC, secondo il
quale se una massa patrimoniale ha contribuito all’acquisto, al miglioramento o
alla conservazione di beni dell’altra e ne è derivato un maggior valore o un
deprezzamento, il diritto al compenso è proporzionale al contributo prestato ed
è calcolato secondo il valore dei beni al momento della liquidazione o
dell’alienazione. Per il calcolo del plusvalore sono determinanti il valore
iniziale del bene oggetto della miglioria, il valore dell’investimento
(ottenuto sommando al valore iniziale del bene il costo dei lavori e
l’eventuale contributo lavorativo dell’uno o dell’altro coniuge) e il valore
del bene al momento dello scioglimento del regime (Deschenaux/Steinauer, Le nouveau droit matrimonial, Berna,
1987, § 27 C III, pag. 345 seg.; cfr. gli esempi in: Näf-Hoffmann, op. cit., pag. 380 n. 1363). Per valore dei
beni si intende il valore venale (art. 211 CC per analogia).

 

                                         b)   Nel
diritto ticinese lo scioglimento del regime dei beni non è retto dal principio
inquisitorio (cfr. per gli altri Cantoni: Bühler/Spühler,
Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, note 44 e 47 ad art. 158 CC) né
l’applicazione di tale principio è imposta dal diritto federale (Poudret/Mercier, l’unité du jugement en
divorce et l’office du juge, in: Mélanges Paul Piotet, Berna 1990, pag. 323 a
metà). L’onere di provare la consistenza degli acquisti di un coniuge e
l’even-tuale aumento su cui vantare pretese incombe a chi intende prevalersene,
ossia in concreto all’attrice, che doveva addurre i dati e fornire le prove
necessarie per l’emanazione del giudizio.

 

                                   7.   L’appellante
sostiene in primo luogo che il valore iniziale di fr. 140’000.– attribuito dal
Pretore al fondo n. 6 sarebbe arbitrario, poiché nel 1973 l’immobile era solo
un rustico senza valore, inserito poi nella nuova costruzione. Essa chiede in
questa sede una nuova perizia per stabilire il valore della particella n.
__________al __________luglio 1973, prima dei lavori di riattazione. In via
subordinata essa postula la riduzione del valore dell’immobile a fr. 46’000.–,
corrispondente alla stima peritale per il solo terreno. 

 

                                   a)  La
richiesta di procedere a una completazione della perizia non appare, di principio,
fuori luogo. Confrontato a un preciso quesito peritale presentato dalla moglie,
il perito ha risposto che non era possibile determinare il valore della particella
n. __________ prima della riattazione, in assenza di basi di calcolo
sufficienti e visti i dati “incerti, discordanti e incompleti” forniti dalle
parti sui lavori eseguiti (referto del 28 dicembre 1993, act. XXIX, pag.
21). Egli ha pertanto calcolato il valore della particella tenendo in
considerazione il nuovo stabile e non la stalla-fienile preesistente, ribadendo
tale impostazione anche nella completazione del 6 giugno 1994 (act. XXIXd).
La moglie, ritenendo inevaso il suo quesito sul valore iniziale del fondo n.
__________, ha chiesto il 19 luglio 1994 un nuovo complemento della perizia,
rispettivamente la nomina di un nuovo perito (act. XXIXe),
che il Pretore ha respinto con ordinanza del 16 settembre 1994, per carenza dei
requisiti posti dall’art. 252 cpv. 5 CPC. Se non che, come a giusto titolo lamenta
l’appellante, il perito non aveva risposto al noto quesito, essendosi limitato
a stabilire il valore dopo l’esecuzione dei lavori di riattazione, senza
esprimersi su quello prima dell’intervento edilizio (perizia, pag. 21). Una completazione
della perizia al riguardo potrebbe quindi entrare in linea di conto in questa
sede, il valore iniziale del fondo essendo influente per l’esito del giudizio
(art. 322 lett. b CPC e 88 lett. a CPC).

 

                                   b)  Se
non che, il perito giudiziario ha precisato che la valutazione del fondo prima
dei lavori di ristrutturazione non era possibile per mancanza di dati
attendibili, che non aveva potuto ottenere né dagli atti di causa né dalla completazione
dei documenti con ricerche presso il Comune di __________, l’Ufficio dei
registri, gli istituti di credito, l’attore stesso o con il rilievo sul posto
dei dati e delle misure degli stabili (perizia, pag. 4; allegati da 1 a 10).
Ora, l’appellante non pretende che un nuovo perito potrebbe ricostruire, sulla base
dei dati agli atti e della perizia attuale, il valore del fondo n. __________
prima dei lavori di riattazione. In pratica il nuovo perito dovrebbe stimare il
valore della stalla fienile esistente nel 1973, poi integrata nella nuova
costruzione (interrogatorio formale del marito del 4 maggio 1993, act.
XXIV pag. 2), e ciò senza disporre del benché minimo elemento concreto sulla
situazione della stalla-fienile prima dei lavori. In siffatte circostanze non
si vede come una nuova perizia potrebbe sopperire a tali carenze, sottolineate
sia dal perito che dal Pretore. La richiesta di esperire una nuova perizia deve
pertanto essere respinta.

 

                                   c)  Per
il calcolo del compenso tra la massa degli acquisti del marito e quella dei
beni propri a dipendenza della riattazione della particella n.
____________________il Pretore ha attribuito al fondo un valore iniziale di fr.
140’000.–, deducendo da quello di fr. 250’000.– stimato dal perito dopo i
lavori del 1973 il costo dei presumibili interventi edilizi, di fr. 110’000.–
(sentenza, pag. 7). A detta dell’appellante tale ragionamento sarebbe errato,
visto che sul fondo sorgeva un piccolo rustico senza pregio, di modo che ci si
dovrebbe dipartire dal valore iniziale del nudo terreno, di fr. 46’000.–.
L’argomentazione non può essere condivisa. Prima dei lavori, la stalla-fienile
misurava 70 m2 , mentre l’abitazione attuale occupa una superficie
di 133 m2 (allegati 3 e 7 alla perizia). Il marito ha spiegato che
nel corso della ristrutturazione, intrapresa nel 1973, sono stati conservati i
muri del rustico, intorno al quale è stata costruita la casa di abitazione, con
un tetto nuovo (interrogatorio formale, pag. 2). Non si può quindi sostenere
che la costruzione preesistente fosse senza alcun valore. Del resto il valore
di fr. 140’000.– ottenuto dal Pretore deducendo dal valore venale della
proprietà dopo l’ampliamento (fr. 250’000.–) il costo dei lavori (fr.
110’000.–) non si riferisce solo al rustico, ma anche al terreno e agli
accessori. Se si considera che il perito ha stimato in fr. 62’000.– il terreno
e gli accessori, la stalla è stata valutata fr. 78’000.–. In assenza di dati
concreti sulla situazione di tale edificio prima della riattazione, sulla base
della comune esperienza tale apprezzamento non può sicuramente dirsi
inattendibile.

 

                                   8.   La moglie rimprovera
ancora al Pretore di non aver considerato che il pagamento degli interessi
ipotecari gravanti gli immobili n. __________e n. __________e degli
ammortamenti è avvenuto con beni provenienti dalla massa degli acquisti del
marito, la quale vanta pertanto un corrispondente compenso verso la massa dei
beni propri. La censura è parzialmente fondata. Il rimborso del debito
ipotecario incombe alla massa cui è materialmente connesso (art. 209 cpv. 2 CC)
e quindi, in concreto, alla massa dei beni propri del marito. Questi non ha
potuto dimostrare di aver fatto capo a mezzi propri per i rimborsi rateali del
debito ipotecario, di complessivi fr. 15’600.– per la particella n. 6 e di
complessivi fr. 11’800.– per la n. 271 (cfr. perizia, pag. 25). Si deve quindi
ritenere che gli ammortamenti sono avvenuti con beni provenienti dalla massa
degli acquisti, che per tali importi ha diritto a un compenso – variabile – nei
confronti di quella dei beni propri (Deschenaux/Steinauer,
op. cit., § 20 B IV pag. 261). L’importo corrispondente agli ammortamenti
eseguiti deve dunque essere inserito negli attivi della massa degli acquisti.

 

                                         La soluzione è diversa per
quel che riguarda gli interessi ipotecari, nonostante anche questi versamenti
siano da ritenere eseguiti con liquidità provenienti dalla massa degli acquisti
del marito. I redditi dei beni propri di un coniuge sono per legge acquisti
(art. 197 cpv. 2 n. 2 CC), ma quest’ultima massa assume i costi ordinari della
manutenzione dei beni propri, nei quali rientra il pagamento degli interessi
ipotecari, senza diritto a alcun compenso (Deschenaux/Steinauer,
op. cit., § 20 B IV pag. 260 e 261, 320 e 321; Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner Kommentar, Berna 1992, n.
54 ad art. 196 pag. 353 seg.). Nella fattispecie entrambi gli immobili sono
produttivi di reddito (valore locativo dell’abitazione coniugale per la
particella n. __________, canoni di locazione versati dai conduttori per la n.
__________: perizia, pag. 20) e la massa dei beni propri del marito non deve dunque
alcun compenso a quella degli acquisti per il versamento degli interessi ipotecari
gravanti i noti fondi (Hausheer
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 28 ad
art. 209, pag. 1112).

 

                                   9.   Ciò posto, si tratta
di calcolare l’importo spettante all’appellante in liquidazione del regime
matrimoniale seguendo le ben distinte fasi degli art. 205 segg. CC. È pacifico
in concreto che la moglie è nullatenente e che la sostanza esistente è tutta proprietà
del marito. Ora, la liquidazione del regime implica dapprima la disgiunzione
della sostanza del marito tra la massa dei beni propri e quella degli acquisti
(art. 207 CC), poi la determinazione dei compensi fra tali masse (art. 209 CC).
Litigiosi sono i compensi dovuti agli acquisti per l’aumento di valore dei beni
propri. L’appellante, come si è visto (consid. 8b), ha criticato il valore iniziale
attribuito dal Pretore alla particella n. __________, ma non ha formulato altre
censure sui dati da inserire nei calcoli. Nel suo appello (pag. 18), essa
giunge a risultati ben diversi da quelli del Pretore, partendo anche da un
investimento di fr. 100’000.– per i lavori di riattazione eseguiti nel 1973 sul
fondo n. __________. Essa non spiega tuttavia per quale motivo sarebbe errato
al proposito il calcolo del Pretore, che ha ammesso per tale posta fr.
110’000.– (sentenza, pag. 8). Immotivata, l’implicita censura della moglie si rivela
quindi irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). I
dati relativi alla particella n. 271 sono per contro incontestati.

 

                                10.   Il diritto al compenso
della massa degli acquisti verso quella dei beni propri è di conseguenza il
seguente.

 

                                   a)  Particella
n. __________ di __________

 

                                         Nella
determinazione dei compensi variabili si deve tenere conto della posta relativa
alla riattazione eseguita nel 1973 e di quella relativa agli ammortamenti. Il
Pretore ha impropriamente attribuito alla massa degli aumenti del marito
l’intero costo della riattazione eseguita sulla particella n. __________, di fr.
110’000.– (sentenza, pag. 8). Ora, è pacifico che i lavori sono stati
finanziati in parte con un mutuo ipotecario di fr. 70’000.– garantito dal fondo
stesso (appello, pag. 18) e per il resto con liquidità, ritenute acquisti dal
Pretore in mancanza di prove (art. 200 cpv. 3 CC). E siccome il debito grava la
massa alla quale è materialmente connesso (art. 209 cpv. 2 CC; Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag.
317), in concreto il mutuo di fr. 70’000.– rientra nella massa dei beni propri,
non in quella degli acquisti. Ne deriva che la massa dei beni propri ha
partecipato alla riattazione con fr. 210’000.– (valore iniziale del fondo fr.
140’000.–, mutuo ipotecario a carico dei beni propri fr. 70’000.–) mentre
quella degli acquisti ha conferito fr. 40’000.–. Accertato un valore iniziale 
di fr. 140’000.–, investimenti per fr. 110’000.– e un valore attuale di fr.
350’000.–, l’aumento di valore del fondo n. __________è di fr. 100’000.–. Esso
deve essere attribuito, in funzione della reciproca proporzione (art. 209 cpv.
3 CC), per fr. 84’000.– ai beni propri e per fr. 16’000.– agli acquisti. 

 

                                         Per
quel che riguarda gli ammortamenti, il diritto al plusvalore spettante alla massa
degli acquisti si calcola, di principio, sulla base del valore del fondo al momento
in cui è stato eseguito ogni singolo rimborso del debito (Näf-Hoffmann, Schweizerisches Ehe- und Erbrecht,
Zurigo, 1998, § 33, n. 1115 pag. 313). Se non che, agli atti figura solo
l’importo del debito ipotecario residuo e delle rate versate (perizia, pag, 24
e 25; incarti richiamati II a V), ma non il valore del fondo a ogni singola
scadenza di ammortamenti. Non si può quindi procedere al calcolo dell’eventuale
plusvalore per gli ammortamenti eseguiti, che incombeva all’appellante provare.
Del resto, quand’anche si aggiungesse all’investimento l’importo degli
ammortamenti di fr. 15’600.–, come propone l’appellante (appello, pag. 19), si
giungerebbe a un aumento di valore di fr. 84’400.– (fr. 350’000.– ./ fr.
250’000.– ./. fr. 15’600.–). Con una partecipazione dei beni propri di fr.
210’000.– e degli acquisti di fr. 55’600.– (investimento liquido fr. 40’000.–,
ammortamento fr. 15’600.–), il compenso dovuto dai beni propri agli acquisti
ammonterebbe a fr. 17’724.–. 

 

                                   b)  Particella
n. __________di __________

 

                                         L’appellante
non contesta il valore iniziale di fr. 305’000.– attribuito al fondo dal
Pretore, né il valore degli investimenti, di fr. 30’000.–, attribuito agli
acquisti. Incontestato il valore di fr. 410’000.– al momento della liquidazione,
il plusvalore di fr. 75’000.– deve di conseguenza essere ripartito in ragione
di fr. 68’250.– alla massa dei beni propri del marito e in ragione di fr.
6’750.– alla massa dei suoi acquisti. Per quanto attiene agli ammortamenti, la
situazione è identica a quella della particella n. __________. 

 

                                11.   Stabiliti i compensi a
favore della massa degli acquisti del marito, occorre procedere al calcolo
degli aumenti, che nella fattispecie si compongono dei seguenti attivi:

                                         

                                         libretti
di risparmio                                                      fr. 30’000.–

                                         plusvalore
particella n. __________                                     fr. 16’000.–

                                         plusvalore
particella n. __________                              fr.   6’750.–

                                         ammortamenti
particella n. __________                        fr. 15’600.–

                                         ammortamenti
particella n. __________                        fr. 11’800.– 

                                                                                                                         fr.
80’150.–

 

                                         Non risultando debiti a
carico degli acquisti, il credito di partecipazione dell’appellante equivale,
di fatto, alla metà degli acquisti accertati, vale a dire a fr. 40’075.–.
L’appello si rivela pertanto infondato nel suo esito, la moglie ricevendo in
base alla sentenza impugnata fr. 76’558.20 per lo scioglimento del regime
matrimoniale.  

 

                                12.   Infine l’appellante
chiede che la decorrenza degli interessi sul suo credito di partecipazione sia
fissata al 5 ottobre 1989, data della litispendenza. A torto. Il credito di
partecipazione frutta interessi solo dalla chiusura della liquidazione (art.
218 cpv. 2 CC) e quindi, in concreto, dal giorno dell’emanazione della sentenza
(DTF 121 III 152 consid. 3a). Per la decorrenza di interessi fa stato quindi la
data di emanazione della sentenza di divorzio, non quella dell’esperimento di
conciliazione. 

 

                                13.   Gli oneri processuali
seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La domanda di assistenza
giudiziaria presentata dall’appellante, indipendentemente dalla sua situazione
di indigenza, deve essere respinta, mancando al ricorso sin dall’inizio il requisito
della probabilità di buon esito (art. 157 CPC). 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

 

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1’500.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                                                                fr.
1’550.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’200.– per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        Il segretario