# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92b795c3-a8d4-5ece-8811-b0bfa4f6971c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-10-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.10.2021 D-2806/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2806-2018_2021-10-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2806/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  o t t o b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Walter Lang,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

patrocinato dall’avv. Gabriel Püntener,  

Effingerstrasse 4a, Postfach, 3001 Bern,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 4 aprile 2018 / N (…). 

 

 

 

D-2806/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil, ha lasciato il proprio 

paese nella primavera del 2015. Giunto in Svizzera, egli ha depositato una 

domanda d’asilo il 9 aprile del medesimo anno (cfr. atto A3). Il 15 aprile 

2015 sono state rilevate le sue generalità ed il 3 agosto 2016 è stata svolta 

un’audizione sui suoi motivi d’asilo. 

B.  

B.a A sostegno della sua richiesta egli ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di provenire da una famiglia di simpatizzanti delle Tigri 

per la liberazione della patria Tamil (comunemente conosciute come Tigri 

Tamil o LTTE; di seguito: LTTE). Il padre, attivo in una cooperativa agricola, 

durante la guerra civile avrebbe offerto rifugio a dei miliziani, venendo per 

tale motivo maltrattato dalle autorità dopo essere stato denunciato al 

Criminal Investigation Department (di seguito: CID) da una famiglia 

residente in un villaggio limitrofo. Venute a conoscenza di ciò, le LTTE, nel 

1988, avrebbero assassinato il figlio maggiore della progenie, 

determinando la fuga di tutti i componenti dalla regione. Dal canto suo, 

l’interessato avrebbe a sua volta integrato le LTTE tra il 2007 ed il 2009, 

senza però essere inviato al fronte grazie all’intercessione del padre ed al 

fatto che il fratello avrebbe già ricoperto un ruolo militare. Nel 2009, a 

conflitto risolto, il richiedente l’asilo avrebbe passato un anno nel campo 

profughi di Ramanathan ricevendo un documento per sfollati interni. Nel 

medesimo periodo la predetta famiglia già oggetto delle rappresaglie delle 

LTTE avrebbe fatto ritorno nella provincia. Il fratello della vittima, tale 

B._______, avrebbe così segnalato il richiedente l’asilo medesimo presso 

il CID. Nel corso degli anni successivi questi sarebbe conseguentemente 

stato interrogato a più riprese dal servizio in parola, che gli avrebbe 

contestato la sua militanza nelle LTTE. Inoltre, il 24 gennaio 2015 avrebbe 

avuto luogo un’esplosione presso la sua abitazione. Il cane sarebbe 

rimasto ucciso e le persone illese. Il ricorrente ipotizza che a monte dell’atto 

vi sarebbero B._______ ed il CID. Pochi giorni dopo, e meglio, il 30 gennaio 

2015, egli sarebbe stato prelevato per un ultimo interrogatorio durante il 

quale le forze di sicurezza lo avrebbero minacciato di inviarlo nella loro 

sede di Colombo. Anche tale fermo si sarebbe risolto con il suo immediato 

rilascio. Ciò nonostante, in seguito il CID avrebbe nuovamente tentato di 

arrestarlo, a suo dire proprio nell’ottica di trasferirlo nella capitale.  Egli 

sarebbe scampato a tale sorte solo grazie all’intervento dello staff 

dell’UNICEF, presso la di cui sede si stava recando per sostenere un 

D-2806/2018 

Pagina 3 

esame. Si sarebbe quindi nascosto sino all’espatrio, organizzato grazie 

all’aiuto del padre (cfr. atto A25). 

B.b In corso di procedura il richiedente l’asilo ha versato agli atti tre 

fotografie scattate nel 2005 e che ritrarrebbero dei responsabili delle LTTE 

con dei membri della sua famiglia, una carta per sfollati interni rilasciatagli 

nel giugno 2009, uno scritto del reverendo (…) risalente al 18 luglio 2016 

ed uno del parlamentare (…) del 30 giugno 2016, un certificato 

dell’ospedale di Kilinochchi inerente il fratello, un rapporto sullo Sri Lanka 

redatto dal suo patrocinatore ed attualizzato al 27 luglio 2016, una presa di 

posizione del medesimo a soggetto del quadro situazionale della SEM ed 

un certificato medico emesso il 12 settembre 2016. 

C.  

C.a Con decisione del 4 aprile 2018, notificata al ricorrente il 12 aprile 2018 

(cfr. atto A32), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la 

succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del ricorrente 

dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento.  

C.b L’autorità di prima istanza ha in particolare ritenuto inverosimile la 

situazione di persecuzione antecedente l’espatrio. Sorprenderebbe in 

particolare il comportamento tenuto dagli agenti del CID dal 2010 al 2015, 

non giustificherebbe un interesse delle autorità per un arco di tempo così 

lungo né tantomeno il fatto che se la siano presa con lui e non con il padre, 

ben più profilato. Inoltre, non sarebbe plausibile ch’egli sia stato 

sistematicamente rilasciato senza l’adozione di alcuna misura concreta nei 

suoi confronti, salvo poi venir prelevato di nuovo a distanza di poco tempo. 

D’altro canto, la presunta denuncia presentata nei suoi confronti da tale 

B._______ e l’episodio dell’ordigno esploso presso la sua abitazione – 

rispetto al quale egli avrebbe inizialmente affermato di non sapere chi vi 

fosse a monte – non sarebbero corroborati da alcun elemento concreto. 

Inoltre salterebbe agli occhi l’assenza di informazioni chiave quali la 

minaccia di trasferimento a Colombo ed il tentavo d’arresto del marzo 2015 

nell’ambito del verbale relativo alla prima audizione. La SEM ha dipoi 

rimesso in discussione pure gli stessi legami dell’interessato con le LTTE. 

Non sarebbe infatti plausibile che tale formazione avrebbe rinunciato ad 

inviarlo al fronte nonostante la disperata situazione militare. Altresì, qualora 

il richiedente asilo fosse effettivamente finito nel collimatore delle autorità, 

difficilmente avrebbe potuto viaggiare indisturbatamente in India nel 2012. 

D’altro canto, ha precisato l’autorità di prima istanza, sarebbe pacifico che 

le autorità srilankesi non attribuirebbero al padre ed al fratello un legame 

D-2806/2018 

Pagina 4 

con le LTTE tale da generare misure persecutorie. Se così fosse, essi non 

vivrebbero tutt’ora in Sri Lanka. In questo senso, i documenti prodotti si 

esaurirebbero in degli scritti di compiacenza e non sarebbero suscettibili di 

indurre ad una diversa valutazione del caso. Per quanto riguarda i fattori di 

rischio, l’autorità resistente ha fatto presente che il ricorrente avrebbe 

vissuto in patria per quasi sei anni dalla fine della guerra civile. Dagli atti 

non emergerebbero dipoi elementi dai quali poter desumere che in caso di 

rinvio egli possa subire persecuzioni. Da ultimo, non vi sarebbero 

nemmeno impedimenti all’esecuzione del rinvio, segnatamente alla luce di 

quanto precede e del fatto che l’interessato proverrebbe dalla regione di 

Pallai, disponendo di famigliari in loco e di formazione scolastica. Neppure 

la situazione medica sarebbe problematica, visto in particolare che egli 

avrebbe già beneficiato di trattamenti in patria. 

D.  

In data 14 maggio 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato), il ricorrente è 

insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). In tale sede, il di lui 

patrocinatore ha formulato le seguenti conclusioni, protestando altresì 

spese e ripetibili: 

1. Das Bundesverwaltungsgericht habe nach dem Eingang der vorliegenden 

Verwaltungsbeschwerde unverzüglich darzulegen, welche Gerichtspersonen mit der 

Behandlung der vorliegenden Sache betraut werden. Gleichzeitig hat das BVGer zu 

bestätigen, dass diese Gerichtspersonen tatsächlich zufällig ausgewählt wurden. 

2. Dem Beschwerdeführer sei vollständige Einsicht in die gesamten Akten des SEM zu 

gewähren. Insbesondere sei ihm Einsicht in das Aktenstück A26 

(Beweismittelverzeichnis und Beweismittel) zu gewähren. Nach Gewährung der 

vollständigen Akteneinsicht sei dem Beschwerdeführer eine angemessene Frist zur 

Einreichung einer Beschwerdeergänzung anzusetzen. 

3. Das SEM sei anzuweisen, sämtliche nicht öffentlich zugänglichen Quellen des 

Lagebildes des SEM vom 16. August 2016 zu Sri Lanka dem unterzeichneten Anwalt 

offen zu legen. Es handelt sich um Quellen welche in den Fussnoten 42, 43, 47, 48, 

50, 51, 53, 57, 74, 75, 76, 82, 87, 91, 92, 108, 110, 111, 112, 114, 115, 119, 120, 122, 

123, 125, 150, 151, 160, 170, 173, 174, 175, 183, 187, 213, 214, 215,225, 226, 227, 

229, 237, 238, 239, 240, 241, 243, 245, 248, 249, 252, 254, 255, 259, 260, 261, 262, 

266, 267, 268, 269, 270,275, 278, 279, 282, 283, 284, 285, 286, 287, 288, 290, 291, 

293, 294 und 298 erwähnt werden. Nachdem Einsicht in die in diesen Fussnoten 

referenzierten, nicht öffentlich zugänglichen, Quellen gewährt wurde, muss eine 

angemessene Frist zur Einreichung einer Beschwerdeergänzung angesetzt werden. 

D-2806/2018 

Pagina 5 

4. Die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 sei wegen der Verletzung des 

Willkürverbotes aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz zurückzuweisen. 

5. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 wegen der Verletzung des 

Anspruches auf das rechtliche Gehör aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz 

zurückzuweisen. 

6. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 wegen der Verletzung der 

Begründungspflicht aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz zurückzuweisen. 

7. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 aufzuheben und die Sache sei 

zur Feststellung des vollständigen und richtigen rechtserheblichen Sachverhaltes und 

zur Neubeurteilung an das SEM zurückzuweisen. 

8. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 aufzuheben und es sei die 

Flüchtlingseigenschaft des Beschwerdeführers festzustellen. Es sei ihm in der Schweiz 

Asyl zu gewähren. 

9. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 betreffend die Ziffern 4 und 5 

aufzuheben und es sei die Unzulässigkeit oder zumindest die Unzumutbarkeit des 

Wegweisungsvollzuges festzustellen. 

I numerosi allegati all’atto ricorsuale, di cui il Tribunale ha preso 

conoscenza, saranno trattati nei considerandi solo nella misura in cui 

risultino pertinenti per la presente decisione.  

E.  

Con decisione incidentale del 6 giugno 2018, il Tribunale, dopo aver 

trasmesso in originale le fotografie di cui all’atto A26 e una copia della lista 

dei mezzi di prova, ha invitato l’insorgente a versare un anticipo di CHF 

1’500.– a copertura delle presunte spese processuali, somma poi 

tempestivamente corrisposta da quest’ultimo. Nel medesimo atto istruttorio 

ha comunicato al patrocinatore la composizione del probabile collegio 

giudicante (poi aggiornata con scritto del 25 giugno 2018) e precisato che 

la procedura si sarebbe svolta in Italiano. 

F.  

Il 21 giugno 2018, il ricorrente, dopo aver svolto alcune considerazioni circa 

l’ammontare della somma richiesta a titolo di anticipo spese, ha proposto 

alcune argomentazioni complementari e delle precisazioni circa le 

fotografie precitate. Egli ha pure adattato la predetta richiesta di conferma 

della formazione del collegio, chiedendo che venisse esplicitato se le 

persone assegnate alla pratica fossero sono state scelte a caso o meno. A 

D-2806/2018 

Pagina 6 

tal soggetto, il rappresentante legale ha pure avanzato una tesi circa una 

presunta deliberata manipolazione della composizione del collegio 

giudicante.  

G.  

Il 19 luglio 2018 la SEM ha inoltrato la propria risposta al ricorso come da 

invito del Tribunale. L’autorità inferiore si è sostanzialmente riconfermata 

nella propria posizione suggerendo la reiezione del gravame.  

H.  

L’insorgente ha replicato il 30 agosto 2018 presentando un esteso 

memoriale integrativo ed ulteriore documentazione che verrà menzionata 

di seguito solo laddove rilevante per il giudizio. 

I.  

Con duplica del 20 settembre 2018, l’autorità resistente ha preso 

nuovamente posizione sulle tesi dell’insorgente.  

J.  

Il 15 ottobre 2018 il ricorrente ha fatto uso dell’ulteriore facoltà di esprimersi 

concessagli da questo Tribunale. 

K.  

Il 15 maggio 2020 l’insorgente ha inoltrato un altro allegato integrativo. 

L.  

Il 29 maggio 2020 il ricorrente ha fornito al Tribunale un esaustivo certificato 

medico redatto il 23 maggio 2020 dal suo psichiatra. 

 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

D-2806/2018 

Pagina 7 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Può modificare una 

decisione errata a favore di una parte (art. 62 cpv. 1 PA) anche se nel 

gravame non viene formulata una richiesta in tal senso. L’autorità di ricorso 

non è invece tenuta ad effettuare un riesame completo della fattispecie né 

a ricercare tutti i possibili errori di diritto che non appaiono evidenti o che si 

deducono facilmente dalla contestazione o dagli atti di causa (cfr. DTF 119 

V 349 consid. 1a; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55). 

3.  

L’istanza tesa alla comunicazione delle fonti confidenziali cui fa riferimento 

il rapporto dell’autorità inferiore intitolato “Lagebild des SEM vom 16. 

August 2016 zu Sri Lanka” è respinta (cfr. tra le tante le sentenze del 

Tribunale D-4191/2018 dell’8 agosto 2018, E-626/2018 del 9 luglio 2018 

consid. 5, D-109/2018 del 16 maggio 2018 consid. 6.2). La richiesta volta 

alla comunicazione dei membri del collegio giudicante è già stata evasa in 

D-2806/2018 

Pagina 8 

corso di procedura. È altresì stato fatto presente che andavano riservate 

eventuali modifiche dovute ad assenze. Si può inoltre precisare che il 

collegio giudicante è stato generato sulla base di criteri casuali per conto 

della Presidenza di Corte ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 e dell’art. 32 cpv. 1 del 

Regolamento del Tribunale amministrativo federale (RTAF; 173.320.1). Le 

fotografie di cui all’atto A26 sono già state trasmesse all’insorgente nel 

corso dell’istruzione. Le ulteriori istanze probatorie saranno trattate più 

avanti (cfr. infra consid. 7). 

4.  

Nei vari memoriali trasmessi al Tribunale il ricorrente propone una serie di 

doglianze che se accolte sarebbero suscettibili di giustificare il rinvio degli 

atti all’autorità inferiore. È quindi giudizioso evadere preliminarmente tali 

contestazioni previa definizione dei quadri giuridici di riferimento. 

4.1  

4.1.1 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango 

fondamentale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale 

della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), 

comprende il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi 

di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla 

stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui 

possano influire sulla decisione (DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 

consid. 2.3; art. 26 e seg. PA).  

4.1.2 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità 

di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere 

ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (DTF 139 

V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale D-

291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in 

modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in 

piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 

232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale 

federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

D-2806/2018 

Pagina 9 

4.1.3 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa 

procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del 

Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 

del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio 

non implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità 

inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli 

elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per 

ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 

consid. 5.1).  

4.1.4 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1; 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger [ed.], 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non 

sono rilevanti per la decisione; che l’autorità è convinta siano già stati 

provati o che si presumono veri a favore delle parti interessate non 

impongono lo svolgimento di indagini supplementari (cfr. 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde 

circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del 

procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze 

probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 

7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le 

prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; 

D-2806/2018 

Pagina 10 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). I principi esposti 

delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministrazione che quella del 

Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del Tribunale F-

5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in particolare 3.144) e tornano 

applicabili anche nel contesto del chiarimento delle questioni di natura 

medica (sentenza D-291/2021 consid. 7.2.4).  

4.2  

4.2.1 Il patrocinatore dell’insorgente sostiene innanzitutto che il lungo lasso 

di tempo intercorso tra il rilevamento delle generalità e la data di 

svolgimento dell’audizione sui motivi d’asilo configuri una violazione del 

diritto di essere sentito. Il decorrere di 16 mesi avrebbe invero cagionato 

un serio pregiudizio all’interessato, il quale, durante la permanenza nel 

centro della Protezione civile ove era alloggiato avrebbe subito ulteriori 

traumatismi con contestuale aggravio delle sue problematiche psichiche. 

Del resto, nel corso dell’audizione del 3 agosto 2016 egli sarebbe stato 

massicciamente influenzato dalla somministrazione di psicofarmaci. Il 

ricorrente, nonostante abbia risposto a tutte le domande, si sarebbe 

espresso in maniera contratta ed avrebbe avuto indiscusse difficoltà 

nell’illustrare scenari complessi. Su tali presupposti, il fatto che la SEM 

abbia rimproverato all’insorgente un’insufficiente motivazione delle 

allegazioni configurerebbe un danno importante. Oltremodo, lo stesso Prof. 

Walter Kälin, già nel 2014 avrebbe consigliato di rispettare una congrua 

distanza temporale tra le varie audizioni, raccomandazione che l’autorità 

inferiore sembrerebbe a suo tempo aver recepito mediante comunicato 

stampa. 

4.2.2 Il Tribunale è già stato confrontato a più riprese con la precitata 

doglianza. A tal proposito, si è già avuto modo di ritenere che il solo fatto 

che tra le due audizioni sia intercorso un periodo di tempo pari a due  

anni – ossia ben maggiore al caso de quo – non configuri una violazione 

del diritto di essere sentito (cfr. sentenza del Tribunale  

D-4191/2018 dell’8 agosto 2018 consid. 8.3). Al di là di ciò che sia 

auspicabile nell’ideale, il diritto in concreto applicabile non prevede alcuna 

obbligazione legale deducibile in giustizia quanto alla conduzione 

dell’audizione sui motivi d’asilo entro un certo lasso di tempo a far data dal 

rilevamento sulle generalità (cfr. sentenza del Tribunale D-2157/2017 del 

21 dicembre 2017 consid. 6.3.5). Inoltre, l’insorgente non può trarre alcuna 

pretesa dalla raccomandazione e dal comunicato stampa citati, che non 

vincolano peraltro in alcun modo il Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale E-

2344/2017 25 settembre 2017 consid. 2.8). Per il resto, quanto alla sua 

D-2806/2018 

Pagina 11 

situazione psicofisica al momento di essere sentito sui motivi d’asilo, 

occorre segnalare che l’interessato, regolarmente rappresentato nel corso 

dell’audizione da un collaboratore dell’avv. Gabriel Püntener, è stato 

direttamente questionato sulla sua facoltà di rispondere alle domande 

postegli. Ebbene, questi, seppur abbia indicato di essere teso ed avere 

delle difficoltà a ricordare le date – limitazione che, se decisiva, il Tribunale 

avrà premura di considerare nella valutazione di merito – ha risposto 

affermativamente (cfr. atto A25, D171). Inoltre, anche la lettura del verbale 

non lascia presupporre che il ricorrente si trovasse in una condizione tale 

da pregiudicare lo svolgimento dell’intervista. Ciò a maggior ragione visto 

che il suo accompagnatore non risulta aver formulato riserve al soggetto e 

che il rappresentante dell’istituzione di soccorso ai sensi dell’art. 30 vLasi, 

anch’esso presente, pur annotando la necessità di recepire un certificato 

medico in un’ottica di accertamento dei fatti, non ha posto direttamente in 

questione il raziocinio dell’interessato. In definitiva, si può dunque partire 

dall’assunto che l’audizione sia stata svolta regolarmente. 

4.3  

4.3.1 A mente del ricorrente, anche il lasso di tempo trascorso tra 

l’audizione e la decisione di prima istanza sarebbe problematico. Dagli atti 

non si evincerebbe invero il motivo per il quale la SEM abbia lasciato in 

sospeso la procedura senza svolgere ulteriori attività istruttorie per un 

periodo così lungo. Oltremodo, non sarebbe chiaro il motivo per il quale 

l’elaborazione della decisione sia stata assegnata ad una persona mai 

entrata in contatto prima con il ricorrente né le ragioni per le quali non sia 

stato richiesto un certificato medico aggiornato ed effettuata un’ulteriore 

audizione. L’assegnazione del caso ad un collaboratore non presente 

all’audizione avrebbe del resto già causato situazioni problematiche in 

precedenza, come ammesso dalla stessa SEM nell’ambito del comunicato 

stampa citato sub. 4.2.1.  

4.3.2 Quand’anche una decisione tempestiva possa certamente ritenersi 

auspicabile, non sussiste alcun obbligo giuridico di condurre 

automaticamente un colloquio supplementare per l’autorità di prima istanza 

dopo che è trascorso un certo periodo di tempo né tantomeno di assegnare 

l’elaborazione della decisione al medesimo collaboratore presente in sede 

di audizione (cfr. sentenza del Tribunale D-763/2017 del 6 settembre 2017 

consid. 5.4.). Inoltre, va rilevato che in corso di procedura l’interessato è 

stato reso edotto circa il suo obbligo di collaborare (art. 8 LAsi) il quale 

comprende anche l’onere di informare l’autorità inferiore du eventuali 

evoluzioni della situazione (cfr. sentenza del Tribunale E-1117/2017 del 18 

maggio 2017 consid. 5.2), se del caso anche dal punto di vista medico (cfr. 

D-2806/2018 

Pagina 12 

sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5). Ciò 

detto, dal momento che l’insorgente, regolarmente patrocinato, non ha 

riferito alla SEM alcun ulteriore elemento determinante, non sussisteva 

alcun diritto per quest’ultimo, di potersi esprimere ulteriormente (cfr. 

sentenza del Tribunale E-2945/2011 del 26 giugno 2013 consid. 4.5.4).  

4.4  

4.4.1 Nel suo memoriale integrativo del 15 maggio 2020, il ricorrente 

imputa alla SEM un’errata considerazione delle dichiarazioni rilasciate 

nell’ambito dell’audizione sui motivi d’asilo e, di riflesso, una violazione del 

suo diritto di essere sentito. L’autorità di prima istanza avrebbe innanzitutto 

preso in considerazione una data errata quo all’episodio presso il centro di 

formazione dell’UNICEF. Inoltre, avrebbe menzionato in modo impreciso 

alcune circostanze ad esso inerenti e meglio, il fatto di essere stato 

pedinato da un veicolo o di averlo solo intravisto e di essersi recato in loco 

per sostenere un esame e non per partecipare un corso. Più avanti, la SEM 

si sarebbe erroneamente riferita al termine di bomba allorché il ricorrente 

avrebbe evocato una granata.  

4.4.2 Ora, il Tribunale constata come il riassunto dei fatti di cui alla pagina 

2 del provvedimento avversato contenga effettivamente un’imprecisione 

quanto alla questione del pedinamento con un veicolo. Ciò si apparenta 

semmai ad un’errata considerazione dei fatti e non ad una violazione del 

diritto di essere sentito. Non di meno, tale aspetto non ha carattere 

giuridicamente rilevante atteso che la SEM non vi ha sussunto alcunché 

sul piano della verosimiglianza. Per il resto, da un confronto tra il verbale 

ed il testo della decisione avversata si evince chiaramente che la 

correzione della data di cui alla D46 (da marzo 2015 al 30 gennaio 2015) 

si riferisce all’interrogatorio e non alle successive ricerche, ricerche che il 

ricorrente ha in un secondo momento peraltro lasciato effettivamente 

intendere avrebbero avuto luogo nel mese di marzo (cfr. atto A25, D135). 

In ogni caso, a ben vedere, nemmeno la precisa collocazione temporale di 

quest’ultimo avvenimento è decisiva nel contesto della valutazione della 

veridicità della sua versione dei fatti, dal momento che l’autorità inferiore 

nella propria sussunzione ha posto enfasi sul fatto che il ricorrente sia stato 

rilasciato e poi ricercato «poco tempo dopo» (cfr. decisione impugnata II.1) 

e non sull’intervallo di tempo tra le due evenienze. Il fatto che l’autorità 

inferiore abbia utilizzato un sinonimo quale bomba per definire una granata 

e parlato di un corso invece che di un esame è peraltro ovviamente 

ininfluente. 

 

 

D-2806/2018 

Pagina 13 

4.5  

4.5.1 Il ricorrente ritiene altresì che l’autorità inferiore abbia violato il proprio 

obbligo di motivazione. Nella decisione sindacata la SEM avrebbe dovuto 

confrontarsi obbligatoriamente con il suo stato di salute e considerare tale 

aspetto anche dal punto di vista della concessione dell’asilo, visto il suo 

statuto di persona già traumatizzata dalla persecuzione e dalla guerra. La 

documentata provenienza da una famiglia vicina alle LTTE ed i notori 

controlli del CID in caso di rimpatrio, quand’anche non si dovessero rivelare 

particolarmente penetranti nel caso de quo, avrebbero in ogni caso dovuto 

essere esaminati quale potenziale persecuzione a bassa soglia alla luce 

della sentenza di principio D-4543/2013 del 22 novembre 2017 e dei 

problemi psichici in capo all’insorgente.  

4.5.2 La SEM ha illustrato in maniera comprensibile e sufficientemente 

differenziata le considerazioni da cui è stata guidata. Dapprima ha 

analizzato la verosimiglianza delle allegazioni dell’insorgente ed in seguito 

ha pure vagliato i fattori di rischio in presenza, il tutto confrontandosi con le 

principali argomentazioni avanzate dal richiedente l’asilo. Come si avrà 

modo di precisare, la presente fattispecie nemmeno si apparenta a quella 

di cui al riferimento giurisprudenziale citato (cfr. infra consid. 12). Con ciò, 

si può partire dall’assunto che il ricorrente abbia potuto impugnare il 

provvedimento avversato in piena cognizione di causa,  

come del resto dimostrato dallo strutturato allegato ricorsuale giunto a 

questo Tribunale ed in cui sono peraltro stati affrontati anche i principi di 

cui alla sentenza in parola. Si rammenti dipoi che il semplice fatto che il 

ricorrente non condivida il punto di vista del SEM non implica alcuna 

violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. supra consid. 4.1.4, sentenza del 

Tribunale D-2659/2016 consid. 6.5). 

4.6  

4.6.1 Nel prosieguo della sua impugnativa il patrocinatore del ricorrente 

adduce una serie di argomentazioni a sostegno di una pretesa violazione 

del principio inquisitorio. A suo dire, l’autorità inferiore avrebbe omesso di 

chiarire in modo completo e corretto i fatti giuridicamente rilevanti su diversi 

aspetti. 

4.6.1.1  

4.6.1.1.1 In primo luogo, il rappresentante legale del ricorrente è 

dell’opinione che la SEM non abbia accertato in modo sufficiente lo stato 

di salute del suo assistito e le prove della persecuzione rilevante in materia 

d’asilo. Vista la documentata grave situazione valetudinaria nonché in 

considerazione del fatto che l’audizione risaliva a diverso tempo addietro e 

D-2806/2018 

Pagina 14 

che un certificato medico aggiornato non era agli atti, sarebbe stato 

obbligatorio svolgere chiarimenti supplementari al riguardo. Alla pagina 6 

della decisione impugnata, l’autorità avrebbe rinviato ad un certificato 

medico facente data al 12 settembre 2018, mezzo di prova che però non 

sarebbe presente nell’inserto. Il ricorrente avanza quindi la tesi secondo la 

quale la data di emissione del predetto sarebbe stata aggiornata 

(«umdatiert») quale ammissione di questa carenza. Ciò implicherebbe una 

grave violazione del principio inquisitorio. Dipoi, l’autorità inferiore non 

avrebbe riconosciuto la qualità di mezzi prova alle fotografie prodotte né 

tantomeno il fatto che la sorella residente in Svizzera sarebbe stata 

testimone delle attività dell’insorgente. Tale caratteristica non sarebbe stata 

ammessa nemmeno con riguardo ai redattori delle referenze citate sub. 

lett. B.b. Il ricorrente ritiene che la SEM avrebbe dovuto audizionarlo 

nuovamente sul contenuto delle fotografie, sentire la sorella quale 

testimone e, nel caso in cui vi fossero stati dubbi quanto alla vicinanza 

dell’interessato alle LTTE, predisporre una domanda d’ambasciata volta a 

contattare le persone di cui sopra. Anche in tale contesto, egli rinvia alla 

predetta sentenza D-4543/2013, sulla cui base e per le ragioni già esposte 

poc’anzi, pretende vi sia da constatare anche un accertamento incompleto 

ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti.  

4.6.1.2 Anche tale censura non è destinata a miglior esito. Come lo si è già 

detto in precedenza, il richiedente l’asilo, rappresentato nel corso della 

procedura di prima istanza e pertanto pienamente cognito delle 

implicazioni giuridiche della sua condotta, ha avuto tutto il tempo 

necessario per produrre eventuale ulteriore documentazione medica in 

ossequio al suo obbligo di collaborare (cfr. supra consid. 4.5.2., sentenze 

del Tribunale D-8014/16 consid. 3.5, E-2022/2015 consid. 3.5). Così, 

partendo dall’assunto, che, in assenza di aggiornamenti da parte 

dell’interessato, il suo stato di salute, comportante un disturbo post 

traumatico da stress non abbia subito evoluzioni significative, l’autorità 

intimata non ha violato l’art. 12 PA. Il principio in parola, non prevede del 

resto alcuna obbligazione, per l’autorità, di far capo ad ogni tipo di 

accertamento disponibile. L’onere di accertare d’ufficio i fatti si limita a 

quanto giuridicamente rilevante ed è del resto circoscritto anche 

dall’obbligo di collaborare delle parti (cfr. supra consid. 4.1.2.). Inoltre, 

sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto di 

richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale 

richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della 

procedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 

3; sentenza del Tribunale amministrativo federale D-291/2021 consid. 

7.2.3). Nel caso in narrativa è indubbio che il substrato fattuale non 

D-2806/2018 

Pagina 15 

contenesse indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni 

terminali ai sensi della giurisprudenza convenzionale (cfr. infra consid. 

17.4). Allo stesso modo, non vi erano elementi per sospettare che le 

patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale livello di gravità da 

configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello 

stato valetudinario comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento (cfr. infra consid. 

18.6). Così, sebbene ci si potesse attendere maggior attenzione nella 

redazione del provvedimento impugnato da parte dell’autorità inferiore (cfr. 

anche le imprecisioni referenziate sub. consid. 4.4.2), non vi è modo di 

ritenere che l’erronea datazione del certificato medico di cui alla pag. 6, 

rispetto alla quale la stessa SEM ha già avuto modo di illustrare essersi 

trattato di una svista (cfr. risposta SEM, pag. 2), abbia qualsivoglia 

rilevanza in un tale contesto. La temeraria tesi della volontaria ridatazione 

non trova peraltro alcun riscontro concreto. Dipoi, il solo fatto che l’autorità 

di prima istanza non abbia conferito il valore probatorio auspicato dal 

ricorrente ai mezzi di prova prodotti, mezzi di prova in ogni caso 

debitamente vagliati nella decisione avversata, è nuovamente una 

questione attinente al merito e non configura alcuna violazione dell’obbligo 

di istruire d’ufficio, atteso inoltre che la procedura amministrativa federale 

è retta dal principio del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PC [RS 

273] applicabile su rinvio dell’art. 19 PA; DTAF 2019 I/6 consid. 5.7; sul 

concetto cfr. DTF 130 II 485 consid. 3.2; tra le tante le sentenze del 

Tribunale F-6861/2018 del 6 maggio 2020 e B-3708/2007 del 4 marzo 2008 

consid. 4.1). Nulla muta a questo titolo il fatto che la SEM non abbia ritenuto 

necessario raccogliere la testimonianza della sorella dell’insorgente.  

L’autorità è infatti libera di procedere ad un apprezzamento anticipato delle 

prove («antizipierte Beweiswürdigung) e di negarne l’assunzione ove le 

stesse appaiano ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri termini 

condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 consid. 5.3; 

sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre 2014 

consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale A-6515/2010 

del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 

2011, n. 1552 con rinvii).  

 

4.6.2  

4.6.2.1 Ancora con riferimento al principio inquisitorio, il ricorrente si duole 

di un’incompleta ed incorretta considerazione della situazione in Sri Lanka. 

Dopo aver ampiamente illustrato l’importanza di tale aspetto, egli pretende 

segnatamente che l’autorità intimata – sebbene si sia apparentemente 

fondata sulla giurisprudenza di riferimento del Tribunale circa i fattori di 

rischio – non avrebbe esaminato in concreto i medesimi nella propria 

D-2806/2018 

Pagina 16 

sussunzione. Al contrario, la SEM si sarebbe basata su di una 

giurisprudenza obsoleta e su di un errato quadro situazionale risalente al 

16 agosto 2016, la cui imprecisione sarebbe inequivocabilmente 

dimostrata dalle prese di posizione del 30 luglio 2016 e del 18 ottobre 2016 

di codesto patrocinatore, prodotte contestualmente all’allegato ricorsuale. 

Dal momento che la questione avrebbe un impatto diretto sull’esito della 

domanda, tutte le informazioni relative al paese d’origine sarebbero 

giuridicamente rilevanti e ciò anche in relazione al caso specifico. In tale 

contesto, il rappresentante fa quindi presente di aver allegato un rapporto 

da lui redatto e riguardante la situazione attuale in Sri Lanka e illustra ciò 

che a suo modo di vedere dimostrerebbe il fatto che l’autorità resistente si 

sia fondata su informazioni sbagliate sul paese. Con la sua tesi 

dell’illogicità della mancata persecuzione dei famigliari attivi in ruoli militari, 

la SEM avrebbe invero ignorato il processo di screening e la nuova 

struttura persecutoria in essere nel paese. La Segretaria di Stato non 

avrebbe inoltre riconosciuto il fatto che il fratello dell’insorgente, che 

avrebbe evitato ogni ulteriore contatto con la famiglia a seguito delle 

problematiche intercorse, sarebbe potuto finire nel mirino delle autorità 

sulla base di qualsiasi minimo indizio. Sarebbe del resto notoria l’esistenza 

di numerosi combattenti non identificati dal governo. Non essendo inoltre 

un’incriminazione per sostegno alle LTTE prescrivibile, tale categoria di 

persone permarrebbe minacciata, da che la probabile ragione per la quale 

l’odierno ricorrente non abbia somministrato indicazioni sull’appartenenza 

dei suoi famigliari al gruppo separatista. Oltremodo, l’autorità inferiore 

avrebbe ignorato il fatto che la scelta di svolgere studi in relazione con la 

politica da parte di un ex attivista delle LTTE possa a sua volta condurre 

ad atti persecutori. Ancora, il preteso miglioramento della situazione dal 

punto di vista dei diritti umani non corrisponderebbe alla realtà. Le riforme 

promesse da Maithripala Sirisena non avrebbero avuto luogo. Il 

«Prevention of Terrorism Act» risulterebbe tuttora in vigore. La tendenza 

sarebbe dunque tutt’altro che positiva, segnatamente per quanto concerne 

il trattamento delle persone di etnia Tamil, come confermato da diversi 

rapporti di organismi internazionali. Più avanti il patrocinatore censura le a 

suo dire generalizzate valutazioni contenute nelle decisioni della SEM e del 

Tribunale sullo Sri Lanka ed aventi per oggetto l’assenza di legame causale 

tra le attività in favore delle LTTE e la fuga o l’insufficiente intensità delle 

misure di sorveglianza messe in atto dall’apparato statale. Egli fornisce 

quindi un esempio concreto riguardante il caso di una persona attiva nel 

reparto delle LTTE adibito alla propaganda che, nel 2017, sarebbe stato 

condannato all’ergastolo per fatti risalenti al 2008, circostanza che 

smentirebbe in modo lampante le conclusioni cui giungerebbero 

ricorrentemente le autorità elvetiche. Egli fa altresì presente che per ragioni 

D-2806/2018 

Pagina 17 

storiche l’ordinamento giudiziario srilankese non conoscerebbe la 

prescrizione. Sarebbe del resto noto che anche le querele di parte nei 

confronti di presunti sostenitori del gruppo separatista in questione 

potrebbero sfociare in procedimenti penali. Oltre alle prove riguardanti la 

sentenza dell’Alta Corte di Vavuniya del 25 luglio 2017 anche le risultanze 

riconducibili ad un altro procedimento svoltosi presso l’Alta Corte di 

Colombo (HC/5186/2010) andrebbero intese in tal senso. Si evincerebbe 

del resto in modo chiaro che la riabilitazione non rientrerebbe 

nell’espiazione della pena. Inoltre, gli interessi politici in Svizzera 

ostacolerebbero una visione obiettiva e neutrale della situazione in Sri 

Lanka. 

4.6.2.2 Ora, v’è da rilevare che l’autorità inferiore ha considerato 

inverosimile il ruolo dell’insorgente nelle LTTE, giudizio su cui questo 

Tribunale si esprimerà di seguito. Su tali presupposti, l’assenza di 

chiarimenti rispetto al rischio di persecuzioni dettato dalla frequentazione 

di studi relazionati con la politica, aspetto a sua volta recensito e non 

omesso nella decisione avversata (pag. 2) non costituisce in alcun modo 

una violazione dell’art. 12 PA. Nella decisione avversata non vi sono inoltre 

passaggi che parlino di un recente miglioramento nella situazione dal punto 

di vista dei diritti umani, cosa che rende poco comprensibile la 

corrispondente doglianza del ricorrente. Per il resto, anche 

l’argomentazione di cui sopra può essere implicitamente ricondotta alla 

volontà di ottenere una diversa valutazione della verosimiglianza delle 

allegazioni dell’interessato, aspetto attinente al merito della questione e di 

cui si dirà di seguito. Si rammenti in ogni caso che il semplice fatto che 

l’autorità segua un’altra prassi per lo Sri Lanka rispetto a quella sostenuta 

dal ricorrente, giungendo ad una diversa valutazione delle motivazioni 

addotte, non indica che i fatti siano stati insufficientemente acclarati (cfr. 

sentenze del Tribunale D-4909/2017 consid. 2.2 e D-8014/2016 del 2 

ottobre 2017 consid. 3.8). In buona sostanza, il ricorrente confonde gli 

aspetti formali con la valutazione sostanziale delle allegazioni addotte nel 

corso della procedura d’asilo. Al contrario, nella decisione avversata la 

SEM ha esposto tutti gli elementi essenziali ed ha valutato le sue 

affermazioni alla luce della situazione attuale in Sri Lanka. Per di più, nella 

misura questo mandatario critica in modo generalizzato le decisioni 

dell’istanza inferiore così come le sentenze del Tribunale in altri 

procedimenti, non è necessario approfondire ulteriormente la censura (cfr. 

sentenza del Tribunale E-6649/2018 del 24 novembre 2020 consid. 8.2). 

Gli argomenti saranno nondimeno ripresi di seguito se pertinenti per il 

merito della questione e per quanto non già trattati in supra. 

D-2806/2018 

Pagina 18 

4.6.3  

4.6.3.1 Secondo il senso e la struttura dell’allegato ricorsuale, l’insorgente 

pare ricondurre anche l’assenza di tematizzazione della questione della 

necessità di rivolgersi al Consolato generale dello Sri Lanka per ottenere i 

documenti di viaggio ad un accertamento incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti. 

4.6.4 Non di meno, questo Tribunale ha già avuto modo di sottolineare che 

l’iter previsto per l’ottenimento di documenti di viaggio non costituisce un 

motivo rilevante in materia d’asilo (cfr. DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3; anche 

infra consid. 11). Non rientrando detto aspetto negli elementi determinanti 

per la decisione, nemmeno sussisteva la necessità di esperire misure 

d’istruzione o di approfondire altrimenti la questione. 

5.  

Alla luce di tutto quanto sopra, non v’è motivo di annullare il provvedimento 

impugnato e di rinviare la causa all’autorità inferiore.  

6.  

6.1 Prima di vagliare la verosimiglianza e la pertinenza dei motivi d’asilo 

addotti dall’insorgente, è giudizioso affrontare in via preliminare un’altra 

contestazione espressamente proposta dall’insorgente. Questi ritiene 

invero che l’autorità intimata abbia violato il divieto d’arbitrio in quanto dalla 

precitata sentenza D-4543/2013 si evincerebbe che anche solo in 

presenza di una persecuzione a bassa soglia, colui che è stato oggetto di 

traumatismi dovuti ad atti pregiudizievoli anteriori debba essere posto al 

beneficio dello statuto di rifugiato in quanto sussisterebbe una maggiore 

sensibilità alla persecuzione («Verfolgungsempfindlichkeit»). Visto che il 

ricorrente avrebbe fatto a più riprese riferimento alle sue problematiche di 

natura medica, la mancata richiesta di un certificato attuale costituirebbe 

un errore di diritto qualificato. Del resto, la SEM avrebbe omesso di tenere 

conto di alcuni mezzi di prova e di parte delle allegazioni dell’insorgente. 

Egli avrebbe invero prodotto diverse foto che proverebbero i suoi legami 

con le LTTE e due scritti di notabili del luogo. L’autorità inferiore avrebbe 

però negato ogni valore probatorio a tali evidenze, cosa che 

configurerebbe una crassa violazione dell’obbligo di considerare le prove. 

Oltre a ciò, l’argomentazione di cui alle pagine 3 e 4 del provvedimento 

avversato si esaurirebbe in un’insostenibile combinazione di 

verosimiglianza e rilevanza. 

 

6.2 Come si è già avuto modo di osservare, non risulta che la SEM abbia 

tralasciato di considerare lo stato di salute dell’insorgente né tantomeno di 

D-2806/2018 

Pagina 19 

esaminare la produzione probatoria. L’autorità resistente ha del resto 

elencato espressamente le fotografie, gli scritti dei notabili e lo stesso 

certificato medico alla pag. 2 e 3 del provvedimento, cosa che fuga ogni 

dubbio quanto al fatto ch’essa possa aver ignorato dette risultanze. Per il 

resto, quanto postulato dal ricorrente pare nuovamente una proposta di 

diversa lettura della fattispecie e non certo l’indicazione di un risultato 

gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico indiscusso. 

D’altronde, la giurisprudenza da lui referenziata si apparenta solo in parte 

alla fattispecie citata (cfr. infra consid. 11) e non può certo essere 

equiparata all’espressione di un principio giuridico indiscutibile. Basti 

rammentare che nessuna violazione del divieto di arbitrio ai sensi dell’art. 

9 Cost. può essere riscontrata in presenza di un’applicazione corretta della 

legge (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale E-66/2020 dell’11 agosto 

2020 consid. 5.2; E-6649/2018 consid. 17), per il che, anche un siffatto 

esposto non è di soccorso al ricorrente. L’autorità resistente non ha violato 

il principio inquisitorio né tantomeno le prerogative del diritto di essere 

sentito. Di conseguenza, nulla può essere dedotto a tal soggetto dal divieto 

di arbitrio. 

7.  

7.1 Nell’eventualità di una valutazione sostanziale del suo ricorso da parte 

del Tribunale, il ricorrente presenta diverse richieste di assunzione di prove. 

In primo luogo egli pretende che il suo stato di salute venga chiarito 

d’ufficio, o, in subordine, che gli venga assegnato un termine per 

documentare la sua situazione da un punto di vista psichiatrico. Egli 

richiede inoltre di essere nuovamente sentito dal Tribunale a soggetto dei 

nuovi mezzi di prova nonché di raccogliere la testimonianza della sorella 

residente in Svizzera. I soggetti che hanno rilasciato gli scritti di 

compiacenza nei suoi confronti sarebbero dipoi da interpellare per il tramite 

di una domanda d’ambasciata. 

7.2 Ora, come lo si è già avuto modo di sottolineare, al momento 

dell’emissione del provvedimento sindacato la fattispecie risultava 

sufficientemente acclarata per il giudizio (cfr. supra consid. 4.6). Nel 

frattempo non si sono prodotte modifiche significative nel substrato fattuale 

né il ricorrente ha fornito informazioni complementari e decisive che 

impongono l’esperimento di ulteriori misure d’istruzione. Per quanto 

riguarda in particolare la situazione dal punto di vista medico, nulla vieta 

alla parte di produrre documentazione all’attenzione del Tribunale in 

ossequio al suo obbligo di collaborare (cfr. sentenza del Tribunale E-

22/2019 del 26 marzo 2019 consid. 7.2). Ciò è del resto stato 

D-2806/2018 

Pagina 20 

effettivamente il caso, atteso che il qui ricorrente ha addotto un certificato 

medico circostanziato il 29 maggio 2020.  

Le richieste devono essere respinte.  

8.  

Il ricorrente contesta anche la valutazione di merito di cui alla querelata 

decisione. Nella strana miscela di considerazioni attinenti sia a questioni di 

verosimiglianza che di rilevanza, la SEM avrebbe svolto varie supposizioni 

che documenterebbero inequivocabilmente l’assenza di informazioni 

sufficienti ed aggiornate sul Paese. Sulla base dei precedenti e della 

situazione in essere in Sri Lanka, risulterebbe chiaro che l’interessato, a 

causa del suo attivismo nelle LTTE, verrebbe considerato un sostenitore di 

tale movimento dalla popolazione locale e pertanto un traditore. Una 

denuncia da parte di terze persone sarebbe così quanto di più probabile. 

Con particolare riferimento agli indicatori d’inverosimiglianza recensiti 

dall’autorità inferiore, andrebbe tenuto conto del fatto che il padre 

dell’insorgente sarebbe già anziano e che sarebbe notorio che le forze di 

sicurezza prenderebbero regolarmente di mira la generazione dei figli. 

Inoltre, poiché il fratello dell’insorgente, già attivo come combattente nel 

gruppo separatista in parola, avrebbe smesso di fare visita a casa, 

sussisterebbero migliori probabilità che tale suo ruolo sia rimasto 

sconosciuto alle autorità. Sarebbe peraltro del tutto comprensibile che il 

ricorrente abbia omesso di menzionare le attività sue e dei suoi familiari in 

seno alle LTTE durante il rilevamento delle generalità, visto il timore che 

proprio i suoi congiunti potessero finire vittima di persecuzione riflessa. Una 

volta instauratosi un clima fiducia con le autorità di asilo, l’interessato 

avrebbe corretto il tiro. Allo stesso modo, sarebbe stato dimostrato che 

anche delle attività trascurabili e remote sarebbero passibili di causare una 

persecuzione, cosa che renderebbe ancor più plausibile l’insorgere di 

conseguenze serie a seguito di un impegno biennale nel quadro del 

dipartimento politico delle LTTE. In questo senso, le dichiarazioni del 

ricorrente non potrebbero essere giudicate inconsistenti, prive di dettagli e 

superficiali, ma risulterebbero al contrario espressioni tipiche di una 

persona toccata da disturbi mentali e sotto l’influsso di farmaci. Così, il 

contenuto informativo totale della lunghissima audizione durata oltre sei 

ore, per una persona psicologicamente traumatizzata sarebbe enorme. La 

credibilità del richiedente l’asilo ed i problemi di salute di cui soffrirebbe 

sarebbero del resto stati segnalati anche dal rappresentante delle opere 

assistenziali. Sulla base di ciò e del comportamento testimoniale del 

ricorrente, si dovrebbe concludere che la sua versione dei fatti risulti 

pienamente verosimile. Non bisognerebbe inoltre misconoscere la 

D-2806/2018 

Pagina 21 

necessità di tenere conto dell’impressione personale circa la credibilità 

delle allegazioni avuta dal collaboratore incaricato dell’audizione. Poiché il 

ricorrente proverrebbe da una famiglia di simpatizzati delle LTTE e avrebbe 

vissuto nella zona controllata da tale gruppo separatista, svolgendovi a sua 

volta mansioni nel dipartimento politico, egli sarebbe noto alle autorità. 

Decidendosi per studi politici, l’interessato avrebbe riacutizzato l’attenzione 

delle forze di sicurezza. Non prive di rilevanza sarebbero pure la denuncia 

sporta dalla persona che avrebbe voluto vendicarsi del padre ed il fatto che 

l’insorgente dovrebbe attendersi che venga aperto un procedimento penale 

in ogni momento a causa delle sue attività pregresse nelle LTTE, come 

pure il fatto che l’acquisizione di documenti prima del suo ritorno finirebbe 

per esporlo all’accresciuto interesse delle autorità. In questo senso, la già 

citata sentenza dell’Alta Corte di Vavuniya avrebbe apportato la prova 

definitiva quanto alla scorrettezza del quadro situazionale considerato. 

Inoltre, non si potrebbero ignorare le peculiarità del sistema giudiziario 

srilankese ed in particolare il fatto che ogni giudice avrebbe il diritto di 

richiedere l’intervento di un’istanza (Ufficio del Procuratore Generale) per 

il chiarimento di questioni giuridiche fondamentali, la quale emetterebbe 

preavvisi vincolanti. Nell’ambito degli ulteriori memoriali inoltrati nel corso 

della procedura di ricorso, l’insorgente propone una lista di fattori di rischio 

che lo riguarderebbero. Egli avrebbe legami con le LTTE, sarebbe stato 

registrato quale sostenitore come confermato dai documenti d’identità 

relativi al campo di internamento. Si troverebbe da cinque anni in Svizzera, 

feudo del separatismo Tamil. Non disporrebbe di documenti di viaggio validi 

e soffrirebbe di una sindrome post traumatica da stress che lo esporrebbe 

ad una maggior sensibilità agli atti pregiudizievoli. 

9.  

9.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le 

persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri 

pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad 

un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri 

rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

9.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

D-2806/2018 

Pagina 22 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È 

pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Non è in ogni 

caso indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, 

ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, 

da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella 

fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

10.  

10.1 In specie, il Tribunale constata come anche volendo considerare le 

giustificazioni addotte nell’ambito della presente procedura ricorsuale, le 

allegazioni dell’insorgente lascino effettivamente sorgere legittimi dubbi 

quanto al suo preteso ruolo nelle LTTE ed alle consequenziali 

problematiche con il CID. In primo luogo, sorprende alquanto che il 

richiedente l’asilo non abbia inizialmente menzionato elementi centrali 

quali le sue stesse attività in favore delle LTTE, la denuncia depositata da 

B._______ e l’implicazione di quest’ultimo nell’esplosione. È altrettanto 

difficile spiegarsi il motivo per il quale nel rilevamento sulle generalità non 

sia stata fatta alcun menzione quo alla minaccia di trasferimento a 

Colombo, al tentativo di arresto sventato dai collaboratori dell’Unicef ed al 

fatto di aver parlato degli interrogatori con altre persone oltre che con i 

D-2806/2018 

Pagina 23 

genitori. Imputare l’iniziale silenzio al solo timore che venissero svolti 

accertamenti nel Paese d’origine per il tramite dell’ambasciata e messa 

conseguentemente in pericolo la sua famiglia non risulta una posizione 

sostenibile (cfr. atto A25, pag. 19). Vi è infatti da osservare che già in 

occasione della prima audizione l’interessato era stato reso edotto circa il 

suo obbligo di collaborare e sull’estensione del segreto d’ufficio. Inoltre, 

nonostante di norma il rilevamento delle generalità abbia carattere 

sommario, nel caso de quo l’auditore risulta aver posto all’insorgente 

domande specifiche a proposito degli interrogatori e del contenuto delle 

discussioni con le forze di sicurezza. Così, è poco plausibile che sia stata 

la peraltro non contestualizzata ulteriore istaurazione di un clima di fiducia 

con le autorità d’asilo a sfociare nell’integrazione di elementi essenziali 

inizialmente omessi. Ciò a maggior ragione visto che il ricorrente 

medesimo nel proprio gravame ha espressamente richiesto venissero 

effettuati chiarimenti per il tramite dell’ambasciata a Colombo, cosa che 

seguendo la sua tesi avrebbe messo in pericolo i famigliari (cfr. supra 

consid. 7.2). Si ravvisi del resto come le due versioni fornite risultino non 

solo differentemente dettagliate ma a tratti pure incongruenti. 

Nell’audizione sulle generalità l’interessato ha infatti affermato di non 

essere stato reclutato dalle LTTE in quanto il padre sarebbe stato un 

simpatizzante e che le uniche intimidazioni proferite nel corso degli 

interrogatori del CID andrebbero relazionate alla necessità di non divulgare 

a nessuno di esservi stato sottoposto. Nella stessa occasione egli ha inoltre 

espressamente precisato di aver parlato di tali eventi unicamente con il 

padre e la madre e non ha saputo affermare alcunché a soggetto di chi 

avesse lanciato la granata contro la sua abitazione (cfr. atto A3, pag. 7-8). 

Ebbene, viene da sé che siffatte allegazioni si pongono in palese contrasto 

con le successive asserzioni secondo le quali egli era «membro del 

movimento» ed il CID lo avrebbe minacciato di trasferimento al «quarto 

piano» nella capitale, così come con il fatto che egli avrebbe parlato delle 

sue vicissitudini con le forze di sicurezza sia con il reverendo (…) che con 

il parlamentare (…) (cfr. atto A25, pag. 2, 7 e 14).  

10.2 Indipendentemente da ciò, le allegazioni rilasciate dall’insorgente 

paiono anche caratterizzate da riferimenti generici e poco persuasivi 

proprio sui presunti contatti alla base del timore di subire persecuzioni. 

Innanzitutto, nonostante le precise richieste di delucidazioni quo alle 

modalità di affiliazione alle LTTE, il ricorrente si è limitato ad asserire 

laconicamente di «essere andato con loro» (cfr. atto A25, pag. 10). Oltre 

ad un elenco delle attività da lui svolte in seguito all’adesione – aspetti, 

quest’ultimi, al limite del notorio – nel racconto nulla è specificato circa le 

persone presenti nel campo ed eventuali formazioni da lui svolte.  Anche i 

D-2806/2018 

Pagina 24 

dettagli propinati a proposito dei numerosi interrogatori svoltisi con il CID 

non sono convincenti. Nonostante egli abbia affermato di essere stato 

condotto più di una ventina di volte nel medesimo luogo, l’insorgente ha 

dapprima asserito di non conoscere la durata del tragitto, salvo poi 

affermare che si sarebbe trattato di un’ora, un’ora e mezza. Il veicolo con 

il quale avrebbero avuto luogo gli spostamenti – apparentemente sempre 

lo stesso – sarebbe stato dotato di vetri oscurati che gli impedivano di 

scorgere la tratta. Sennonché, anche la descrizione della stanza ove si 

sarebbero svolti i fatti in parola risulta del tutto stereotipata siccome si limita 

a elencare la presenza di un tavolo e di alcuni incarti e non contiene alcuna 

differenziazione in relazione ai pur numerosi eventi. Per non tralasciare 

l’epigrafica risposta alla richiesta di illustrare il percorso tra il veicolo e detto 

locale che si esaurisce nell’indicazione quo alla presenza di un’antenna per 

le telecomunicazioni e nell’ammissione di non ricordare nient’altro (cfr. atto 

A25, pag. 12 e 20). Ora, anche volendo considerare con il massimo zelo la 

situazione psichica dell’insorgente ed il tempo trascorso, era non di meno 

lecito attendersi che alla luce del numero di episodi e della loro importanza 

rispetto ai motivi di fuga, fosse possibile identificare un certo numero di 

indicatori che caratterizzassero in modo personalizzato il suo vissuto. In 

assenza, non si può che dubitare del resoconto fornito.  

10.3 La versione dell’insorgente appare per certi versi anche contraria 

all’esperienza generale di vita ed in parte priva di logica interna. Come lo 

ha segnalato l’autorità inferiore, è difficile credere che un profilo politico 

come quello descritto abbia potuto suscitare un interesse da parte delle 

forze dell’ordine in oltre venti occasione e per un periodo di tempo così 

prolungato. Del resto, la stessa modalità d’azione del CID pare 

sorprendente atteso che nonostante l’altissimo numero di interrogatori, il 

richiedente l’asilo non ha mai subito conseguenze concrete di alcun tipo. 

Così, è poco verosimile che l’insorgente sia stato fermato in cotante 

circostanze allorché per sua stessa ammissione le autorità non 

disponevano di alcun elemento materiale nei suoi confronti per poi venir 

subitamente rilasciato (cfr. atto A25, pag. 15).  A questo proposito, salta in 

particolare agli occhi l’asserzione secondo la quale egli sarebbe stato 

subitamente liberato anche a margine dell’interrogatorio del 30 gennaio 

2015 salvo venir successivamente ricercato nell’ottica di venir deportato a 

Colombo (cfr. atto A25, pag. 7). Se le autorità avessero effettivamente 

voluto condurlo nella capitale, vi era da attendersi che lo facessero senza 

attendere ulteriormente inscenando un tentativo d’arresto infruttuoso in 

pubblico. D’altro canto, è lo stesso patrocinatore del ricorrente ad aver 

segnalato che anche delle attività marginali in favore delle LTTE possono 

dar seguito a perseguimento penale ed a sanzioni anche a distanza di 

D-2806/2018 

Pagina 25 

diversi anni. Or dunque, laddove le attenzioni del CID fossero 

effettivamente state catalizzate da una denuncia da parte di un 

collaborazionista, era quantomeno presumibile si verificasse un qualche 

tipo di ripercussione tangibile. Al contrario, ad oggi non risulta che 

l’interessato fosse formalmente imputato in qualsivoglia procedura né 

tantomeno che i fermi si siano altrimenti materializzati in vicissitudini di 

rilievo (cfr. atto A25, pag. 6).  

10.4 Oltremodo, nemmeno i mezzi di prova prodotti asseverano la tesi del 

richiedente l’asilo. Le dichiarazioni dei notabili (…) rientrano nel novero dei 

documenti di compiacenza e sono pertanto prive di ogni valore probatorio 

(cfr. sentenza del Tribunale D-2244/2018 del 26 giugno 2020 consid. 5.2). 

Le foto versate agli atti nel corso della procedura di prima istanza non sono 

inoltre atte a provare la versione dei fatti avanzata. Nonostante quanto 

sostenuto dal patrocinatore del ricorrente nel memoriale integrativo e nella 

replica, non è innanzitutto possibile determinare con certezza l’identità 

delle persone indicate come i responsabili del movimento. L’insorgente non 

è in ogni caso stato ritratto con tali persone e le immagini risalgono ad un 

periodo antecedente la sua presunta adesione al gruppo e le 

consequenziali allegate problematiche con le forze di polizia. Anche 

volendo dare per assodato che i soggetti raffigurati fossero dei quadri delle 

LTTE, la sola circostanza inferibile da tali mezzi di prova sarebbe la loro 

partecipazione al matrimonio della sorella nel lontano 2005 (cfr. atto A25, 

pag. 3), circostanza peraltro non inconsueta al tempo dal momento che la 

regione era sotto il controllo dei separatisti. Il certificato medico relativo al 

fratello è dipoi privo di ogni rilevanza quanto alla situazione personale 

dell’insorgente, sola decisiva in questo contesto.  

10.5 Alla luce di tutto quanto precede, si deve partire dall’assunto che le 

dichiarazioni del ricorrente quo alle pretese vicissitudini con le forze di 

sicurezza da un punto di vista complessivo non ossequino i criteri di 

verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi. Seppure non si possa escludere 

che l’interessato provenga da una famiglia di simpatizzanti delle LTTE e 

che abbia avuto un qualche tipo di contatto con il gruppo separatista che 

controllava la regione in gioventù, nemmeno vi è modo di ritenere plausibile 

un suo ruolo significativo o lo svolgimento di attività sensibili in favore dello 

stesso. 

11.  

11.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi 

D-2806/2018 

Pagina 26 

riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

d’essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una 

persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul 

piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti 

dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, 

nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, 

sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di 

future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha 

dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni 

più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve 

essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un 

futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano 

minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più 

o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

 

11.2 Nella sentenza di E-1866/2015 del 15 luglio 2016 il Tribunale ha 

analizzato nel dettaglio la situazione dei cittadini srilankesi che fanno 

ritorno in patria. In tale ambito è stato possibile rilevare che non esiste un 

rischio serio e generalizzato di arresto e di tortura per le persone di etnia 

tamil rinviate in Sri Lanka dalla Svizzera (consid. 8.3). Non di meno, vi sono 

da recensire alcuni indicatori che presi singolarmente prefigurano 

possibilità marcate di subire una futura persecuzione determinante in 

materia d’asilo. Si tratta dell’iscrizione nella «Stop List», utilizzata dalle 

autorità all’aeroporto di Colombo o nella «Watch List» (consid. 8.4.3 e 

8.5.2); dell’esistenza di legami presunti o effettivi con le LTTE, purché la 

persona sia sospettata, dal punto di vista delle forze di sicurezza, di voler 

riaccendere il conflitto etnico nel paese (consid. 8.4.1 e 8.5.3) o di un 

impegno politico particolare durante l’esilio (consid. 8.4.2 e 8.5.4). La 

giurisprudenza identifica anche dei fattori di rischio più deboli, che pur non 

risultando singolarmente determinanti, se cumulati fra loro possono 

accrescere i rischi per i rimpatriati di essere sottoposti ad accertamenti 

fondando, in casi determinati, un timore di persecuzione rilevante in 

materia d’asilo (cfr. consid. 8.5.5). Rientrano in suddetta categoria, in 

particolare il ritorno in Sri Lanka senza documenti d’identità validi (consid. 

8.4.4) e la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo (consid. 8.4.5). 

11.3 Il Tribunale ha già avuto modo di confrontarsi a più riprese con le 

censure di codesto patrocinatore a soggetto del preteso peggioramento 

della situazione politica generale in Sri Lanka, senza che venissero 

D-2806/2018 

Pagina 27 

intraviste ragioni che necessitassero un adeguamento dei principi di cui 

alla precitata giurisprudenza (cfr. sentenza del Tribunale D-5461/2018 del 

15 ottobre 2019 consid. 9.4 e D-12/2019 del 4 giugno 2019 consid. 8.4). 

Certo, dal momento dell’inoltro del ricorso, vi sono stati diversi cambiamenti 

sotto profilo politico e securitario, in particolare delle tensioni politiche, il 

devastante attentato terroristico risalente alla Pasqua del 2019, come pure 

l’elezione di Gotabaya Rajapaksa alla presidenza. In generale, gli 

osservatori internazionali e le minoranze etniche e religiose, temono 

maggiore repressione ed un aumento della sorveglianza nei confronti di 

attivisti per i diritti umani, giornalisti e di persone contrarie o critiche verso 

il governo. Sebbene non si possa escludere una possibile accentuazione 

delle misure repressive adottate nei confronti di alcune categorie di 

persone, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che ciò comporti 

il rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone (cfr. sentenze 

del Tribunale E-4300/2018 del 29 giugno 2020 consid. 7.7.4, E-2915/2020 

del 24 giugno 2020 consid. 6.3, D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid. 

5.5).  

12.  

Nel caso in parola, l’insorgente non può avvalersi di un fondato timore di 

essere esposto a seri pregiudizi nell’eventualità di un suo rientro in patria. 

In primo luogo non vi sono motivi per ritenere che egli figuri su una lista di 

sorveglianza. Il suo espatrio ed il successivo rientro risalente al 2012 

conferma l’assenza di misure dirette nei suoi confronti quantomeno sino a 

quel punto. Il ricorrente non è dipoi stato in misura di rendere verosimile 

l’esistenza di atti pregiudizievoli antecedenti all’espatrio. Inoltre, 

nonostante quanto censurato nel gravame, non si può partire dall’assunto 

che in specie esistano legami presunti o effettivi con le LTTE, che dal punto 

di vista delle autorità, possano essere interpretati quale volontà di voler 

riaccendere il conflitto etnico nel paese. D’altra parte, le presunte relazioni 

familiari con membri delle LTTE – quand’anche date per assunte –  non 

costituiscono un fattore di rischio rilevante (cfr. sentenza del Tribunale E-

5504/2019 del 25 febbraio 2021 consid. 7.7.1). Ancora, la sola 

trasmissione di dati da parte delle autorità svizzere alle autorità srilankesi 

e la menzione del motivo della partenza in occasione di un eventuale 

udienza presso il consolato generale srilankese non costituiscono un 

motivo sufficiente per far temere una persecuzione rilevante in materia 

d’asilo in caso di rimpatrio in Sri Lanka (DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3). In 

concreto non sussiste del resto alcuna relazione tra la persona del 

richiedente l’asilo e l’elezione presidenziale del 16 novembre 2019 

rispettivamente con le sue conseguenze (cfr. sentenza del Tribunale D-

6158/2018 del 31 luglio 2020 consid. 6.3 e rif. citati). Diversamente da 

D-2806/2018 

Pagina 28 

quanto sostenuto dall’insorgente, i restanti elementi da lui invocati non 

configurano dei fattori di rischio ai sensi della giurisprudenza in esame. Il 

fatto di essere stati provvisoriamente alloggiati presso un centro per sfollati 

interni dopo la fine delle ostilità è circostanza comune che ha riguardato 

centinaia di migliaia di persone e che non può pertanto essere direttamente 

ricondotta ad una catalogazione quale oppositore (cfr. Swissinfo, Lo Sri 

Lanka chiede al CICR di ridurre le attività, 9 luglio 2009, consultato il 25 

marzo 2021 all’indirizzo < https://www.swissinfo.ch/ita/lo-sri-lanka-chiede-

al-cicr-di-ridurre-le-attivit%C3%A0/7501172 >; si veda anche la sentenza 

del Tribunale D-5671/2018 del 4 dicembre 2020 consid. 5.3.2 che non 

riconosce implicitamente alcuna rilevanza in materia d’asilo 

all’internamento quand’anche in concomitanza con il fatto di aver rivelato 

alle autorità lo svolgimento di attività in favore delle LTTE). Contrariamente 

all’opinione del ricorrente, la fattispecie non è inoltre comparabile a quella 

illustrata nella sentenza del Tribunale D-4543/2013 di modo che non v’è 

motivo di relativizzare i requisiti quo all’esistenza di un timore 

oggettivamente giustificato di persecuzione futura (cfr. a questo soggetto 

la sentenza del Tribunale E-5788/2018 del 1° dicembre 2020 consid. 15.3). 

13.  

Pertanto, circa il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo la decisione della SEM va confermata. 

14.  

Se respinge la domanda d’asilo, la SEM pronuncia, di norma, 

l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene però conto 

del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è 

pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

15.  

Il ricorrente avversa anche la valutazione dell’autorità inferiore circa 

l’insussistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento. L’esecuzione 

della misura sarebbe innanzitutto inammissibile. Sulla base della 

giurisprudenza della CorteEdu, l’analisi dei rischi di trattamenti contrari 

all’art. 3 CEDU andrebbe svolta in modo estremamente approfondito. 

Sebbene in linea di principio il richiedente asilo dovrebbe provare e 

D-2806/2018 

Pagina 29 

giustificare il rischio di maltrattamenti, a causa della particolare situazione 

di tale categoria di persone sarebbe spesso necessario concedere loro il 

beneficio del dubbio. Infatti, sussisterebbe una probabilità schiacciante che 

qualsiasi richiedente l’asilo tamil rimpatriato in Sri Lanka sia soggetto ad 

interrogatori ed arresti in cui verrebbe fatto uso della tortura. Il fatto di 

appartenere a un gruppo particolare sottoposto a persecuzioni 

sistematiche sarebbe sufficiente per rientrare nel campo di applicazione 

dell’art. 3 della CEDU. Quo all’esigibilità, occorrerebbe prendere atto che 

anche se si dubitasse che il ricorrente sia specificamente e concretamente 

perseguitato dalle autorità, vi sarebbero in ogni caso chiare indicazioni che 

questi corra il rischio di diventare vittima di arresto, rapimento o uccisione 

da parte delle forze di sicurezza o paramilitari. A causa delle sue 

connessioni LTTE e della persecuzione che avrebbe già avuto luogo, 

sussisterebbe un pericolo acuto per la sua vita e la sua incolumità. Inoltre, 

andrebbe tenuto conto del suo stato di salute e della necessità di 

prodigargli cure mediche. Un rinvio in Sri Lanka condurrebbe 

inevitabilmente ad una ritraumatizzazione comportante la non esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento.  

16.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento 

in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

17.  

17.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in 

particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk

D-2806/2018 

Pagina 30 

(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, 

peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero 

possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei 

trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza 

deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; 

GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

17.2 Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito 

né a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente verso lo Sri 

Lanka sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi risulta quindi pacifica. Per i 

motivi già sopra enucleati non sono inoltre ravvisabili agli atti altri elementi 

che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che 

l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento 

vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha 

stabilito di avere un profilo di una persona che possa concretamente 

interessare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento 

contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande 

Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 

con relativi riferimenti).  

17.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non 

è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile 

l’esecuzione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato 

ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa 

presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati 

da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro 

Francia, del 19 settembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna, 

del 31 maggio 2011, n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio 

2011, n. 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n. 

54705/08). Come detto, la recente evoluzione congiunturale susseguente 

all’elezione alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa non permette di 

ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di patire 

atti pregiudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giugno 

2020 consid. 6.1). 

17.4 Per quanto riguarda lo stato di salute dell’insorgente v’è da ravvisare 

che la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione 

https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk

D-2806/2018 

Pagina 31 

dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi ad uno 

stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione 

dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi 

per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). Non rientrando manifestamente 

la situazione dell’insorgente in suddette casistiche, il disposto 

convenzionale in questione non risulta ostativo all’esecuzione del rinvio 

nemmeno sotto tale aspetto. 

17.5 Ne consegue che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka 

sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi. 

18.  

18.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica.  

18.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

D-2806/2018 

Pagina 32 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).  

18.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil 

ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una 

situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga 

l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. 

sentenza E-1866/2015). Più nel dettaglio il Tribunale ha stabilito che 

l’esecuzione dell’allontanamento verso la regione del Vanni (per la sua 

delimitazione geografica cfr. DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1) è in generale 

ragionevolmente esigibile se sono adempiuti i consueti criteri individuali. 

Devono quindi sussistere una sufficiente rete familiare e sociale che possa 

supportare il richiedente, così come prospettive che permettano di 

assicurargli un minimo vitale ed un alloggio (cfr. sentenza D-3619/2016 del 

16 ottobre 2017 consid. 9.4-9.5)  

18.4 All’occorrenza il ricorrente proviene dalla provincia del Nord e meglio, 

da (…). Tale luogo è parte integrante del distretto di Kilinochchi e, seppur 

nei pressi del confine con il distretto di Jaffna, rientra nella regione del 

Vanni (cfr. FAO Sri Lanka: Northern Recovery Program [NRP], consultato 

il 19.03.2021 all’indirizzo < https://coin.fao.org/coin-

static/cms/media/14/13541736771210/map_coconut_seedling_distributio

n-kilinochchi-104_can.pdf >). Non di meno, egli dispone di formazione 

scolastica e di una solida rete sociale in loco, laddove i genitori sono 

peraltro proprietari dell’abitazione famigliare (cfr. atto A25, pag. 5-6). Di 

conseguenza, non vi sono motivi per dubitare che l’interessato si 

reintegrerà senza particolari difficoltà nel suo Paese d’origine. 

18.5 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in 

caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento 

diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure 

mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina 

generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme 

alla dignità umana. Al contrario, lo straniero non può prevalersi dell’art. 83 

cpv. 4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera 

e un accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o 

mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura 

ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di 

destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elvetico. In tal 

senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese 

d’origine del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli 

prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà 

D-2806/2018 

Pagina 33 

ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della 

disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degradasse così 

rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo 

concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente 

grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi 

riferimenti). 

18.6 Ciò non è tuttavia il caso nella presente fattispecie. Secondo la 

documentazione medica agli atti l’insorgente soffre di una sindrome post 

traumatica da stress ed è in trattamento farmacologico con una terapia a 

base di Quetiapina. Non avendo il patrocinatore dell’insorgente prodotto 

certificati medici successivi alla documentazione addotta il 29 maggio 

2020, si parte dal presupposto che la patologia non abbia subito evoluzioni 

significative (cfr. cfr. sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile 

2017 consid. 3.5). Ora, per costante giurisprudenza, si ritiene che in Sri 

Lanka vi siano sufficienti possibilità di trattamento per il quadro clinico in 

questione (cfr. sentenze del Tribunale D-1498/2018 del 7 maggio 2020; D-

7355/2016 dell’11 febbraio 2019 consid. 11.5.2; D-5221/2018 del 24 

giugno 2019 consid. 9.7). Il ricorrente ha peraltro a sua volta confermato 

tale assunto asserendo di essere già stato preso in carico in patria (cfr. atto 

A25, pag. 18). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non risultano 

ostativi all’esecuzione del rinvio. 

In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento 

risulta ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

19.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi 

e DTAF 2008/34 consid. 12).  

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

20.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

D-2806/2018 

Pagina 34 

21.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1500.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate 

sull’anticipo spese versato il 21 giugno 2018 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

22.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2806/2018 

Pagina 35 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 1500.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il  21 giugno 

2018. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: