# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f1920073-f2a3-5bc7-a46c-707ca9bcea0f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2005 35.2005.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-78_2005-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.78

   

  rs/td

  	
  Lugano

  8 novembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 agosto
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 21
febbraio 2005 RI 1, unitamente al proprio datore di lavoro, la __________ di __________,
ha annunciato alla CO 1, presso la quale egli è assicurato d'obbligo contro gli
infortuni, la rottura di un dente molare avvenuta il 28 gennaio 2005.

                                         L'evento
è stato così descritto: "Masticando un boccone di riso ho sentito un
forte e fastidioso rumore in bocca rendendomi subito conto di aver frantumato
un sassolino con il dente e di aver perso un pezzo di molare" (cfr.
doc. 1).

 

                               1.2.   Esperiti
i necessari accertamenti amministrativi, l'assicuratore ha negato il proprio
obbligo contributivo (cfr. doc. 8). Tale rifiuto è stato confermato - dopo
l'opposizione interposta dall'assicurato (cfr. doc. 9) - con la decisione su
opposizione del 12 agosto 2005 (cfr. doc. A).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 13 settembre 2005 l'assicurato ha chiesto che la CO 1
venga condannata ad assumere il caso relativo alla lesione dentaria subita nel
mese di gennaio 2005.

                                         A
sostegno della pretesa ricorsuale egli ha asserito:

 

" 
Descrizione dei fatti:

 

1.   Lavoro
presso la ditta __________ di __________, per il cui tramite sono assicurato
contro gli infortuni presso CO 1.

 

2.   In
data 28 gennaio 2005 masticando un boccone di riso mi si è rotto un dente
perché nel riso c'era un corpo estraneo, un sassolino.

 

3.   In
data 21 febbraio 2005 il mio datore di lavoro ha notificato l'infortunio ad CO
1.

 

4.   Il
30 giugno 2005 la CO 1 decide di non riconoscere l'accaduto come infortunio e
di non coprire i costi che ho avuto per riparare il dente rotto, perché non ho
portato la prova.

 

5.   Contro
la decisione di CO 1 mi sono opposto in data 30 luglio 2005 precisando che
secondo me tra i denti c'era finito un sassolino ed esprimendo il mio
disappunto per non essere creduto sulla parola.

 

6.   Il
12 agosto 2005 CO 1 conferma il suo rifiuto a riconoscere l'infortunio perché
non posso provare che nel riso si trovava effettivamente un sassolino.

 

Contro tale decisione
finale vi espongo qui di seguito le mie motivazioni di ricorso.

 

Considerazioni:

 

1.   se
il dente si fosse rotto per altri motivi, non avrei annunciato il caso alla CO
1 come infortunio.

 

2.   avendo
ingoiato il corpo estraneo, insieme al riso e ai frantumi del dente, mi è
risultato impossibile portarlo come prova.

 

3.   se
avessi avuto l'opportunità di vedere il corpo estraneo tra il riso prima di
masticarlo, lo avrei senz'altro rimosso."

 

(Doc. I)

 

                               1.4.   L'Istituto
assicuratore, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione dell'impugnativa
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se correttamente o meno l’Istituto
assicuratore convenuto ha negato il proprio obbligo contributivo in relazione
alla lesione dentaria occorsa all’assicurato nel mese di gennaio 2005.

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128
V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione su
opposizione contestata (cfr. STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U 417/04,
consid. 1.1.; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui:
il 12 agosto 2005). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che la fattispecie, oggetto della
presente vertenza, si è verificata il 28 gennaio 2005, sono applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Secondo
l'art. 1 cpv. 1 LAINF, le disposizioni della LPGA sono applicabili
all’assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA.

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

                               2.6.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale o psichica o
provochi la morte."

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
OAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003
-, di modo che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile (cfr.
RAMI 2004 U 530 pag. 576).

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica, mentale o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale fattore."

                                         (cfr.
Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA),
Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo
della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.

 

                               2.7.   Si evince
dalla nozione stessa d'infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; RAMI 2000 U 374, p. 176). 

                                         Pertanto,
è irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno è considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto,
il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente,
definire quotidiane o abituali (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; DTF 118 V 61
consid. 2b; 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a).

 

                               2.8.   Il TFA ha
avuto modo di definire le condizioni alla cui realizzazione è condizionata
l'ammissione del carattere straordinario in caso di affezione dentaria.

                                         Sono, in
particolare, stati considerati come fattori esterni straordinari una scaglia di
osso in una salsiccia, un frammento di guscio di noce in un pane alle noci o in
una torta alle noci oppure ancora il sassolino in un preparato a base di riso (DTF 112 V 205 consid. 3b; RAMI 1999 U 349, p. 477ss., 1992
U 144 p. 83 consid. 2b, 1988 K 787 p. 420 consid. 2b).

                                         Per contro,
non sono stati considerati elementi esterni straordinari un chicco di mais non
scoppiato nei pop-corn, un nocciolo di ciliegia in una torta confezionata con ciliege
non snocciolate oppure una scaglia di cartilagine in una salsiccia (RAMI 1988 K
787 p. 420 consid. 2b; STFA del 16 gennaio 1992 nella causa E. non pubbl.; RAMI
1992 U 144, p. 83 consid. 2a e p. 84 consid. 2c, 1993 K 921 p. 156ss., consid.
2b).

                                         L'Alta
Corte, pronunciandosi in merito a un caso in cui un assicurato ha subito una
lesione dentaria masticando una scheggia di un guscio di frutti di mare mentre
mangiava una pizza ai frutti di mare non sgusciati, ha riconosciuto
l'intervento di un fattore esterno straordinario (cfr. STFA del 26 febbraio
2004 nella causa M., U 305/02).

                                         In una
sentenza del 21 febbraio 2003 nella causa S., U 229/01, il TFA, invece, ha
lasciato aperta la questione a sapere se la presenza di un chicco grezzo in un "müesli"
ai 5 cereali, possa essere qualificato quale elemento estraneo all'alimento.

                                         

                               2.9.   Per quanto concerne
il fattore esterno straordinario, il TFA, chinandosi a più riprese su
fattispecie in cui la presenza di un corpo estraneo non era stata accertata, ha
sempre escluso il carattere infortunistico della lesione dentaria.

                                         Nella sentenza del 21
febbraio 2003 nella causa S. (cfr. consid. 2.6. in fine), per esempio,
l’Alta Corte ha stabilito che il semplice fatto di presumere che la lesione
dentaria si sia prodotta a causa di un corpo duro, non appartenente
all'alimento ingerito (Müesli), non è sufficiente per provare l'esistenza del
fattore straordinario. 

                                          Si
tratta del resto di una giurisprudenza costante. 

                                         In una decisione del 26
settembre 2001 nella causa S. Organisation de santé contre G. e Tribunal
administratif del Canton Ginevra, K 207/00, il TFA ha sancito che la rottura di
un ponte mangiando del pane alle noci non costituiva un infortunio, in quanto,
non avendo accertato la presenza di un corpo estraneo in questo alimento, la
verosimiglianza preponderante dell'esistenza di un fattore esterno straordinario
non era stata provata.

                                         In una sentenza del 18
settembre 2001 nella causa B., K 202/00, il Tribunale federale delle
assicurazioni, nel caso di un'assicurata che mangiando del pane semi-bianco si
era rotta un dente, ha deciso che non si era trattato di un infortunio, poiché
la causa esterna e straordinaria non era stata provata. L'assicurata infatti
non aveva visto il corpo solido e duro che sosteneva di aver trovato e che
ignorandone l'identità aveva ingoiato.

                                         In una sentenza del 27
agosto 1992 nella causa M., la Corte federale ha negato l'azione di un elemento
esterno, nonostante una perizia giudiziaria avesse escluso un'altra causa,
trattandosi di un'assicurata che aveva sostenuto di avere rotto un dente
masticando del pane in cui c'era un corpo estraneo la cui identità non aveva
controllato avendo sputato il tutto nel lavabo.

                                         In
un'altra sentenza del 3 ottobre 2003 nella causa X. Compagnia d'assicurazione
c/ S. (U 87/03) l'Alta Corte ha stabilito che un assicurato che si è rotto un
dente mangiando un'insalata non era stato vittima di un infortunio. Infatti
l'assicurato sostenendo di aver gettato subito via l'oggetto duro che avrebbe
morso, senza esaminarlo, non ha dimostrato con grado di verosimiglianza
preponderante che l'oggetto morso era un corpo estraneo all'alimento

                                         Questo principio era già
stato applicato dal TFA in precedenza, in altri due casi in cui gli assicurati
avevano affermato di aver rotto un dente masticando qualcosa di duro senza
essere in grado di identificare l'oggetto causa della lesione: in entrambi i
casi, la nostra Massima Istanza ha ritenuto non essere stata resa verosimile
l'esistenza di un fattore esterno straordinario (STFA del 30 aprile 1991 nella
causa R. e 16 gennaio 1992 nella causa T., citate in STFA del 27 agosto
1992 nella causa M.). 

                                         L’Alta
Corte in una sentenza del 30 marzo 2004 nella causa D., (U 252/02), pubblicata
in DLA 2004 U 518 pag. 433, confermando un precedente giudizio di questa Corte,
ha deciso che la rottura di un dente di cui è rimasto vittima un assicurato
mangiando una barretta alimentare contenente anche frutta disidratata non era
da ricondurre ad un fattore esterno straordinario.

                                         In
particolare il TFA ha rilevato:

 

" 
(…)

                                         
5. 

5.1 Nel ricorso di diritto amministrativo
D.________ sostiene che il presupposto del fattore esterno straordinario
andrebbe considerato dimostrato e non solo possibile, in quanto nella barretta
da lui ingerita - alla luce degli ingredienti che la compongono - non doveva
esservi alcun "oggetto duro"; di conseguenza la sua presenza non era
prevedibile. A suo dire, inoltre, il solo fatto di non aver potuto determinare
il corpo estraneo, in quanto ingerito, non potrebbe indurre a negarne
l'esistenza. 

5.2 Ora dagli atti emerge che nella dichiarazione
di infortunio sottoposta all'INSAI il ricorrente ha affermato che, mentre
guidava la propria bicicletta e stava mangiando una barretta alimentare, marca
S., di cui fa uso regolarmente, aperta in precedenza, sarebbe venuto a contatto
con un "pezzo duro" che gli avrebbe provocato la frattura di un
molare. Su espressa richiesta dell'INSAI, egli ha in seguito precisato quanto
segue: "Masticandola ho sentito una specie di "crac" e dei grani
duri in bocca ... pensando che si trattasse di frutta candita particolarmente
dura, li ho inghiottiti ... solo dopo essermi recato dal dentista è risultato
che tra questi doveva trovarsi anche un pezzetto del dente che si era
rotto". Rispondendo a specifica domanda dell'assicuratore infortuni, il
ricorrente ha però evidenziato di non essere sicuro che la causa fosse
effettivamente da ricondurre all'alimento; in effetti, essendo la barretta
aperta, depositata nel porta-oggetti dell'auto e quindi nella tasca della
giacca, poteva esservisi attaccato un corpo estraneo, quale un sasso o grani
abrasivi provenienti dai cantieri da lui regolarmente visitati per motivi
professionali. 

 

6. 

 

6.1 In concreto va da un lato rilevato che
dall'elenco degli ingredienti contenuti nel prodotto in questione emerge che
esso si compone anche di frutta disidratata, cioè di frutta secca, che, secondo
la generale esperienza della vita, può risultare di una certa consistenza.
Palesemente infondata è quindi l'affermazione del ricorrente secondo cui non
era in alcun caso ammissibile aspettarsi la presenza di elementi più duri
nell'alimento esaminato. Del resto lo stesso interessato ha in un primo momento
definito il corpo proprio "frutta candita particolarmente dura", a
comprova del fatto ch'egli si aspettava o perlomeno poteva aspettarsi che vi
fossero pezzi di frutta, anche di una certa consistenza. Inoltre, invece di
sputare l'oggetto masticato, come verrebbe spontaneo fare, secondo la generale
esperienza della vita, in caso di dubbio sulla sua origine, soprattutto se si
sospetta di aver ingerito un sasso, l'ha ingoiato. In tali circostanze, la
fattispecie in esame, proprio per la possibile presenza di pezzi di frutta,
può, contrariamente a quanto sostenuto da D.________, senz'altro essere
paragonata a quella esaminata nella sentenza inedita 30 aprile 1996 in re K., U
61/96, in cui questa Corte ha già giudicato che il fatto di imbattersi,
mangiando un "Birchermüesli", in una bacca dura (sciolta, seccata e
congelata) o in un fiocco di cereali duro non configura un fattore esterno
straordinario, in quanto appunto si tratta di elementi normalmente presenti in
questo tipo di alimenti. 

6.2 Pure infondata è inoltre la dichiarazione
dell'assicurato in relazione all'impossibilità di trovare elementi duri nella
barretta, di tipo diverso degli ingredienti di cui essa si compone. In effetti
è il ricorrente stesso ad aver sostenuto che, lasciando la barretta aperta sia
nel porta-oggetti dell'auto che nella tasca, potevano esservisi attaccati dei
grani o dei sassolini, con cui egli entrava in contatto tramite l'attività
svolta sui cantieri. Anche in questa ipotesi egli poteva quindi aspettarsi, per
sua stessa ammissione, che, lasciando le barrette aperte in auto o in tasca ed
essendo egli spesso a contatto con materiale da cantiere, l'alimento si
intaccasse con corpi estranei anche pericolosi. In proposito il Tribunale
federale delle assicurazioni ha infatti già statuito che se alimenti o bevande
vengono consumati malgrado la persona interessata potesse accorgersi del
difetto, rispettivamente lo avesse lei stessa causato, non si può parlare di
fattore esterno straordinario (STFA 1944 pag. 103 consid. 2, citata in Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, 3a ed.,
Zurigo 2003, pag. 27). 

6.3 Del resto, anche nella denegata ipotesi in
cui si ritenesse la presenza di grani o sassi nella barretta quale fattore
esterno straordinario, essa sarebbe in concreto solo possibile, non tuttavia
verosimile. In effetti, alla luce delle circostanze concrete e delle
dichiarazioni dello stesso ricorrente, l'ipotesi più probabile è che egli si
sia imbattuto in un pezzo di frutta particolarmente duro. Come già accennato in
precedenza, se egli avesse effettivamente pensato di essersi imbattuto in
qualcosa di eccezionale e eventualmente pericoloso quale un sasso, egli avrebbe
almeno tentato di non ingerirlo. Egli stesso ha quindi ritenuto più probabile
la presenza di un pezzo di frutta, ipotesi da egli stesso confermata all'inizio
e in seguito parzialmente modificata. Del resto il Tribunale federale delle
assicurazioni ha già avuto modo di stabilire che il presupposto del fattore
esterno straordinario non può essere ammesso se l'assicurato non è stato in
grado di dimostrare - come nel caso di specie - che l'oggetto masticato fosse,
ad esempio, un sasso e non un cereale (sentenza inedita 21 novembre 1990 in re
T., U 37/90), rispettivamente che la rottura del dente fosse riconducibile ad
un guscio di noce presente nel cioccolato e non alla noce stessa (SVR 2001 KV
no. 50 pag. 146 consid. 5)." (STFA del 30 marzo 2004 nella causa D., U
252/02, consid. 5 e 6)

                                      

                                         Infine la
nostra Massima Istanza, in una sentenza del 22 giugno 2005 nella causa B., U
243/04, ha ribadito che onde poter procedere alla necessaria valutazione e
determinare se l'oggetto all'origine di una lesione dentaria faccia o meno
usualmente parte dell'alimento consumato, occorre avantutto che il corpo
estraneo possa essere individuato.

 

                             2.10.   Nella
presente fattispecie l'assicurato, nell'annuncio d'infortunio LAINF del 21
febbraio 2005, ha così descritto l'evento del 28 gennaio 2005:

 

" 
Masticando un boccone di riso ho sentito un
forte e fastidioso rumore in bocca rendendomi subito conto di aver frantumato
un sassolino con il dente e di aver perso un pezzo di molare." (Doc. 1)

 

                                         L'insorgente,
il 1° marzo 2005, ha compilato il "Questionario per danno ai denti "
sottopostogli dall'assicuratore LAINF convenuto.

                                         Il tenore
delle domande e delle relative risposte è il seguente:

 

" 
1. Quando si è rivolto per questo motivo la prima
volta dal dentista?:

 

4-2-05

 

2. Come si è procurato il danno ai denti?
(spiegazione dettagliata dei 

    fatti)

 

Masticando un boccone di riso ho sentito tra i
denti qualcosa di duro che mi ha provocato un forte dolore e dopo aver ingerito
il boccone ho potuto verificare con la lingua che avevo rotto un pezzetto di
dente.

 

3. Al momento dell'incidente si è verificato
qualcosa di inusuale? 

    (spiegazione dettagliata)

 

No.

 

4. Se la lesione dentaria è stata causata durante
la masticazione:

4.1. Quale alimento ha ingerito? Ha potuto
verificare di che cosa si trattava?

 

Non ho potuto verificare se si trattasse di un
sassolino perché l'ho ingerito insieme al riso.

 

4.2. Quando, dove e da chi ha acquistato il prodotto
in questione?

 

In novembre 2004, alla __________ di __________.

 

4.3. Ha informato dell'accaduto il suo fornitore?
Se no, informarlo ed inviarci una copia di tale annuncio

 

No, vedi sopra.

 

4.4. A che cosa è imputabile la sopravvenienza
del danno?

 

Alla presenza di un corpo estraneo nel riso
acquistato da __________.

 

4.5. Indirizzo di eventuali testimoni

 

Mia moglie, che vive con me." (Doc. 2)

 

                                         Nell'opposizione
del 30 luglio 2005, inoltrata contro la decisione formale del 30 giugno 2005
con cui la CO 1 ha rifiutato di assumere il caso (cfr. doc. 8), l'assicurato ha
sottolineato di poter precisare con assoluta certezza che durante la
masticazione del boccone di riso è finito tra i denti un sassolino e non un
pezzo di dente rottosi in precedenza. 

                                         A mente
del ricorrente l’attrito che ha avvertito tra i denti e che ha causato la
lesione è stato senz’altro prodotto dal sassolino che si trovava nel riso. Egli
ritiene, inoltre, quale evento straordinario la presenza di sassi in una
normale confezione di riso (cfr. doc. 9) 

 

                                         Nell'atto
ricorsuale l’insorgente ha puntualizzato, in particolare, che avendo ingoiato
il corpo estraneo insieme al riso e ai frantumi del dente gli è risultato
impossibile portarlo come prova e che se avesse avuto l’opportunità di vederlo
tra il riso prima di masticarlo lo avrebbe senz’altro rimosso (cfr. I).

 

                             2.11.   La questione
contestata è circoscritta all'esistenza di un elemento esterno straordinario
nel cibo che l'assicurato stava mangiando il 28 gennaio 2005.

                                         Gli altri
elementi costitutivi dell'infortunio ai sensi dell'art. 4 LPGA sono, in effetti,
manifestamente realizzati.

 

                                         Il TCA
rileva che nel caso di specie dalla documentazione agli atti, segnatamente
dalle dichiarazioni espresse dal ricorrente nel “Questionario per danni ai
denti” e nel ricorso, secondo cui egli ha comunque ingerito il boccone
costituito dal riso, dal corpo estraneo e dal pezzo di dente (cfr. doc. 2, I;
consid. 1.3., 2.10.), risulta chiaramente che il medesimo non ha visto l’oggetto
duro e quindi nemmeno ha potuto caratterizzare il tipo di sostanza che sarebbe
all’origine della lesione dentaria.

 

                                         Nell'evenienza
concreta, quindi, l’insorgente semplicemente presume che ad avere provocato il
danno al dente sia stato un corpo estraneo all'alimento consumato, ciò che non è
tuttavia stato in grado di accertare direttamente.

 

                                         Al
riguardo, è utile evidenziare che secondo la giurisprudenza tocca
all'assicurato rendere verosimile, nei limiti della probabilità preponderante,
l'esistenza, in concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Nell'ambito
del diritto delle assicurazioni sociali la procedura è retta dal principio
inquisitorio (cfr. SVR 2001 KV nr. 50 p. 145; SVR 1995 AHV Nr. 57 p. 164
consid. 5a; AHI Praxis 1994 p. 212; DTF 117 V 263; DTF 117 V 282; STFA del 10
marzo 2003 nella causa D.-Y., C 162/01) - concretizzato all'art. 61 cpv. 1
lett. c LPGA (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 61 N. 59 p. 617) - secondo cui
i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati dal giudice. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha tuttavia più volte ricordato come
questo principio non sia assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (cfr. DLA 2001 N.
12 p. 145; RAMI 1994 p. 211; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c), e come il
dovere processuale di collaborazione comprenda in particolare l'obbligo delle
parti di portare - ove ciò fosse ragionevolmente possibile - le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (cfr. STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; DLA
2002 p. 178 (179); STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01; STFA del
18 settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 9 maggio 2001 nella causa
Z., P 36/00; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti).

                                         L'autorità
amministrativa e il giudice devono considerare un fatto come provato,
unicamente quando sono convinti della sua esistenza (Kummer, Grundriss des
Zivilprozessrechts, IV. ed., Berna 1984, p. 136; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, II. ed., p. 278 cifra 5).

                                         Nell'ambito
delle assicurazioni sociali, il giudice si basa, per la sua decisione, salvo
disposizione contraria della legge, sui fatti che, non potendo essere stabiliti
in maniera irrefutabile, appaiono come i più verosimili, cioè su quelli che
presentano un grado di verosimiglianza preponderante (cfr. SVR 2001 KV Nr. 50
p. 145, STFA del 15 gennaio 2001 nella causa P.-B., C 49/00; STFA del 28
novembre 2000 nella causa S., H 407/99; DTF 125 V 195). 

                                         Non è,
quindi, sufficiente che un fatto possa essere considerato quale un'ipotesi
possibile.

                                         Fra tutti
gli elementi di fatto allegati, il giudice deve ritenere soltanto quelli che
sembrano più probabili (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6b).

 

                                         Va, pure,
ricordato che non esiste, nel diritto delle assicurazioni sociali, il principio
secondo il quale l'amministrazione e il giudice dovrebbero statuire, nel
dubbio, a favore dell'assicurato (cfr. STFA del 14 settembre 2003 nella causa
R., C 281/02; STFA del 26 settembre 2001 nella causa S. Organisation de santé
contro G. e Tribunal administratif del Canton Ginevra, K 207/00; RAMI 1999 U
349 p. 478 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b; 113 V 312 consid. 3a e 322
consid. 2a; 112 V 32 consid. 1a; RCC 1986 p. 201 consid. 2c; 1984 p. 468
consid. 3b; 1983 p. 249; RAMI 1985 p. 21; 1984 p. 269 consid. 1).

 

                                         Giova ancora
segnalare che, per stabilire se un evento ha carattere d'infortunio, occorre,
di regola, accertare direttamente il fattore esterno straordinario: non basta
inferirne l'esistenza partendo dal danno alla salute nell'assunto che, senza
l'azione di quel fattore, il danno non si sarebbe potuto produrre.

                                         Questo
procedimento induttivo, di regola, non è ammesso (cfr. RAMI 1990 p. 46ss
consid. 2).

 

                                         In simili condizioni, nel
caso di specie, visto che l’assicurato non è riuscito a identificare il corpo estraneo,
in ossequio alla (severa) giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.9.), anche
nel caso in cui si potesse riconoscere il fattore esterno, non sarebbe
dimostrato con il grado della probabilità preponderante che si sia trattato di
un fattore esterno straordinario.

                                         In particolare, non si può
escludere che nel riso ci fossero dei grani duri non cotti. Il riso, in
effetti, prima di essere confezionato, viene sottoposto a diverse fasi di
lavorazione, dalla pulitura fino alla brillatura (cfr. F. Bisanti, Il riso,
Suggerimenti operativi, www.altaristorazione.com). Secondo la generale
esperienza della vita, quindi, in un piatto di riso possono trovarsi dei
chicchi scuri duri sfuggiti all'operazione di selezione degli stessi.

                                         Per alcuni casi analoghi,
in cui l’assicurato ha subito una lesione dentaria mangiando del riso, senza
tuttavia essere stato in grado di caratterizzare il tipo di sostanza all’origine
del danno alla salute, cfr. STCA del 19 gennaio 2005 nella causa P.,
35.2004.92; STCA del 10 dicembre 2004 nella causa D., inc. 35.2004.51.

 

                                         Va,
peraltro, rilevato che allorché un assicurato si limita a formulare delle
dichiarazioni non particolarmente definite, senza descrivere in modo preciso e
dettagliato il "corpus delicti", non si può giungere a
un'affidabile conclusione circa il tipo di fattore di cui si è trattato e tanto
meno in merito alla straordinarietà dello stesso (cfr. STFA del 20 dicembre
1999 nella causa S., U 200/99).

 

                                         In una
sentenza del 21 aprile 1999 nella causa C., pubblicata in RAMI 1999 U 349 p.
477, l'Alta Corte ha sì considerato che il fatto di essersi rotto un dente con
un sassolino mangiando un preparato a base di riso all'estero in un Paese in
via di sviluppo costituisce un infortunio, tuttavia in quella fattispecie è
stato riconosciuto l'intervento di un fattore esterno straordinario, in quanto
l'elemento esogeno era stato chiaramente identificato come un sassolino.

 

                                         Non
essendo possibile ritenere accertata, perlomeno nel grado della verosimiglianza
preponderante (come esposto precedentemente, la semplice possibilità non
basta), l'esistenza di un fattore esterno straordinario, lo scrivente TCA deve
constatare l'assenza di prove o di indizi e, quindi, l'inesistenza giuridica
dell'infortunio (DTF 114 V 305ss consid. 5b; 116 V 136ss consid. 4b).

 

                             2.12.   Infine, va rilevato che il
TFA, basandosi sulla dottrina medica che distingue le ossa dai denti a causa
della loro diversa struttura, ha già avuto modo di negare che la rottura di un
dente possa essere assimilata ad una frattura ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 lett.
a OAINF (STFA del 6 aprile 1990 nella causa L.; RAMI 1993 K 921 p. 156ss.,
consid. 5).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti