# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d7386d3b-f9f2-5a24-85e3-40298fb5b152
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 16.07.2010 SK1 2010 28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SK1-2010-28_2010-07-16.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 16 luglio 2010 Comunicata per iscritto il:
SK1 10 28 [non comunicata oralmente]

Sentenza 
I. Camera penale

Presidenza Schlenker
Giudici Brunner e Michael Dürst
Attuario Crameri

Visto l’appello penale

di X., accusato ed appellante, rappresentato dal difensore di fiducia avv. Franco 
Janner, Via S. Gottardo 78, 6501 Bellinzona, 

contro

la sentenza della Commissione del Tribunale distrettuale Moesa del 23 aprile 
2010, comunicata il 7 maggio 2010, in re P r o c u r a  p u b b l i c a  d e i  
G r i g i o n i , Sennhofstrasse 17, 7001 Coira, accusatrice ed appellata, contro 
l’accusato ed appellante,

concernente minaccia (art. 180 CP),

è risultato:

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I. Fattispecie

A. X. ha vissuto dapprima a Rometta con i propri genitori, cinque sorelle ed un 
fratello in condizioni normali. Nel _ si è trasferito con la famiglia a Clivio, Provincia 
di Varese (I), ed ha poi dimorato in altre località di questa provincia. In Sicilia e nel 
Varesotto ha frequentato le scuole dell’obbligo. Indi ha lavorato come frontaliere in 
veste di operaio, magazziniere e autista per diverse aziende del Canton Ticino. 
Dopo aver gestito per sei anni un albergo a Clivio ed esser stato impiegato per 
due anni quale pizzaiolo a Varese, nel 1992 è stato assunto per due anni come 
commesso e cassiere dalla C. di Mendrisio. Nel _ è emigrato in Svizzera ed ha 
vissuto a Stabio, Arbedo e Bellinzona, gestendo dei locali pubblici. Dal 2005 è 
titolare del certificato di esercente. Attualmente conduce il H. e il I. di E.. Per l’anno 
2007 è stato provvisoriamente imposto per un reddito di fr. 8'910.-- e nessuna 
sostanza.

X. gode di una buona reputazione.

B. Dopo che con mandato penale del 21 agosto 2009 il Presidente del Circolo 
di E. aveva ritenuto X. colpevole di minaccia ai sensi dell’art. 180 cpv. 1 CP e 
l’aveva condannato ad una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 40.-- 
ciascuna, la cui esecuzione era stata condizionalmente sospesa per un periodo di 
prova di 2 anni, e ad una multa di fr. 250.-- e dopo che a questo giudizio il 
condannato s’era opposto, con decreto del 27 ottobre 2009 la Procura pubblica 
dei Grigioni ha messo X. in stato d’accusa per minaccia ai sensi dell’art. 180 cpv. 
1 CP dinanzi alla Commissione del Tribunale distrettuale Moesa. L’atto d’accusa si 
fonda sulla seguente fattispecie:

“In data 26 maggio 2007, dopo che A. aveva tentato senza successo di 
entrare nel locale apistico (recte: locale per la smielatura) sito al piano terra 
della casa D. a F. e dopo che questi aveva avuto una colluttazione con B., 
X. si recava con la sua automobile sul posto. Egli posteggiava il proprio 
veicolo dietro a quello di A.. Poco dopo sopraggiungevano in loco pure due 
agenti di polizia. In loro presenza X., dopo aver tenuto in mano un bastone 
di circa 50-60 cm di lunghezza e circa 3 cm di diametro, proferiva le 
seguenti parole nei confronti di A., incutendogli timore: “Non azzardarti a 
sfiorare con un solo dito un componente della mia famiglia, compreso il 
cane, altrimenti ti sotterro nell’orto.”

Atti: 4.4, 4.6-4.8, 8.1-8.14.

Sostenuta l’accusa oralmente, la Procura pubblica ha proposto che X. sia 
dichiarato colpevole di minaccia ai sensi dell’art. 180 CP, che sia condannato ad 
una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, la cui 
esecuzione è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e ad 

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una multa di fr. 200.--, sostituibile in caso di mancato pagamento con una pena 
detentiva di 5 giorni.

C. Con sentenza del 23 aprile 2010, comunicata il 7 maggio 2010, la 
Commissione del Tribunale distrettuale Moesa ha giudicato: 

“1. .....

2. X., 1956, G., è dichiarato colpevole di tentata minaccia ai sensi dell’art. 
180 cpv. 1 CP in unione all’art. 22 cpv. 1 CP. X. è condannato ad una 
pena pecuniaria di 7 aliquote giornaliere di CHF 40.-- cadauna, 
sospesa con la condizionale per un periodo di prova di 2 anni, e ad 
una multa di CHF 200.--, sostituibile in caso di mancato pagamento 
con una pena detentiva di 5 giorni.

Le spese e tasse d’istruttoria della Procura pubblica di CHF 1'000.--, i 
disborsi in contanti e la tassa dell’Ufficio di Circolo di E. di CHF 300.-- e 
la tassa di giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di CHF 600.--, per 
un totale di CHF 1'900.--, sono posti a carico di X. e dovranno essere 
versati al Tribunale distrettuale Moesa entro 30 giorni dalla crescita in 
giudicato della sentenza.

3. (Rimedio legale).

4. (Comunicazione a).”

D. Contro questo giudizio il 1° giugno 2010 il condannato ha 
presentato appello al Tribunale cantonale dei Grigioni ed ha chiesto:

“1. L’appello è accolto.

Di conseguenza, X. è prosciolto dall’imputazione di tentata minaccia.

2. Le spese del procedimento sono poste a carico delle istanze 
giudiziarie.

3. Protestate spese e ripetibili del procedimento innanzi alla 
Commissione del Tribunale distrettuale Moesa e della sede di appello.”

La Commissione del Tribunale distrettuale e la Procura pubblica hanno rinunciato 
a presentare una presa di posizione.

II. Considerandi

1. Presentato debitamente motivato il 1° giugno 2010 contro l’impugnata 
sentenza, presa in consegna il 12 maggio 2010, l’appello adempie i requisiti 
formali giusta gli artt. 141 cpv. 1 e 142 cpv. 1 LGP. Di conseguenza è ricevibile in 
ordine.

2. Nell’ambito della procedura d’appello la cognizione della I. Camera penale 
è libera ed illimitata; anche con riguardo all’esercizio del potere discrezionale essa 
non è legata alla sentenza dell’istanza precedente (art. 146 cpv. 1 LGP). Tuttavia 

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di massima l’esame dell’impugnato giudizio è limitato ai petiti d’appello (Padrutt, 
Kommentar zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2. Aufl. Chur 
1996, art. 146 cifra 1 seg. con riferimenti).

3. Ai sensi dell’art. 180 cpv. 1 CP chiunque, usando grave minaccia, incute 
spavento o timore a una persona, è punito, a querela di parte, con una pena 
detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

3.1 La Commissione del Tribunale distrettuale Moesa ha accertato che X., in 
presenza di due agenti di polizia, aveva detto ad A. di non azzardarsi a sfiorare 
con un solo dito un componente della sua famiglia, compreso il cane, altrimenti 
l’avrebbe sotterrato nell’orto. La vittima aveva sostenuto di essere rimasta 
seriamente intimorita e spaventata dalle parole pronunciate, poiché a suo dire non 
era la prima volta che era stata minacciata. I giudici precedenti hanno poi esposto 
che ancorché l’accusato avesse precisato che non era sua intenzione mettere in 
atto quanto da lui proferito, vista nel contesto dei rapporti tesi e dei precedenti tra 
le parti, la frase pronunciata era senz’altro tale da minacciare il destinatario. In 
effetti, anche se il minacciatore aveva affermato di aver agito in un attimo d’ira, 
egli aveva comunque accettato il rischio che il suo comportamento avrebbe potuto 
incutere paura al minacciato. Infine i primi giudici hanno ritenuto che la minaccia 
non avesse spaventato o intimorito la vittima, posto che alcuni giorni dopo i fatti 
s’era ripresentata a F. e, senza accertarsi che i coniugi X. fossero in casa, aveva 
segato le assi della finestra del locale per la smielatura per poi entrarvi. Né la 
visita al H. testimoniava di un particolare stato di timore o paura. Anzi la vittima, 
cercando più volte il confronto col minacciatore, aveva dimostrato che l’episodio di 
F. non aveva lasciato alcun segno. I timori di cui essa aveva riferito non erano da 
mettere in relazione alla frase pronunciata dall’accusato, ma se del caso alla 
reazione assai violenta di B., che l’aveva spinta a rifugiarsi nella sua vettura. 
Paure e timori che erano però svaniti in concomitanza dell’arrivo degli agenti di 
polizia, come aveva affermato il minacciato stesso. A questa strega, posto che in 
concreto il risultato non s’era prodotto, poiché la vittima non s’era né impaurita, né 
allarmata udendo le parole del minacciatore, altrimenti, nei giorni seguenti, 
avrebbe assunto tutt’altra condotta, evitando in particolare il contatto coll’accusato, 
v’era stato solo tentativo di minaccia.

3.2 L’appellante contesta anzitutto d’avere espresso una grave minaccia. Egli 
fa valere che la frase pronunciata più che una minaccia, in ogni caso condizionata, 
non poteva non essere intesa dal destinatario che come un semplice avvertimento 
di astenersi in futuro da vie di fatto nei confronti dei familiari del minacciatore. 

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Sottoposto quindi ad una condizione dipendente dal comportamento della vittima 
stessa, l’evento prospettato poteva facilmente essere evitato. Ma questo 
argomento è infondato.

3.2.1 Corrisponde perfettamente che un male è previsto allo stesso modo da chi 
diffida e da chi minaccia e che un semplice avvertimento non adempie il requisito 
legale della minaccia ai sensi dell’art. 180 CP. Ma chi avverte preannuncia un 
futuro danno, che subentra indipendentemente dalla sua volontà, mentre che chi 
minaccia dichiara che provocherà lui stesso il pregiudizio (Donatsch, 
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kommentar, 18 Aufl. Zürich 2010, art. 180 n. 3; 
Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 7. Aufl. Zürich _, § 51 pag. 337; Stratenwerth, 
Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 5. Aufl. Bern 1995, § 5 n. 8 
pag.110). Detto con altre parole, il male preannunciato deve essere presentato 
come dipendente dalla volontà del reo. Che questa dipendenza sussista 
veramente, non è necessario. Basta che secondo la presentazione dell’autore del 
delitto il sopravvento del pregiudizio appaia dipendente dalla sua volontà. Di più 
non esige la legge, poiché già in questo caso la minaccia può essere idonea a 
pregiudicare la libera formazione e dichiarazione di volontà della vittima. Proprio 
questa libertà d’azione è però il bene giuridico protetto dall’art. 180 CP (DTF 117 
IV 445 cons. 2b pag. 448, 106 IV 125 cons. 2a pag. 128).

3.2.2 Nel concreto caso l’appellante oggettivamente ha presentato la 
realizzazione del minacciato male come dipendente dalla sua volontà. A ciò nulla 
muta la circostanza che il sopravvento del preannunciato pregiudizio poteva 
essere evitato dal comportamento del minacciato. Come è esposto non dipende 
dal comportamento della vittima se il prospettato danno è minaccia o 
avvertimento, bensì unicamente se il sopravvento del minacciato male dipende o 
non dipende dalla volontà del minacciatore. Che la minaccia di sotterrare la vittima 
era idonea ad incutere spavento o timore ad una persona ragionevole nella 
situazione del minacciato e che l’appellante ha accettato questo rischio è 
indubbiamente chiaro, come ha rilevato l’istanza precedente (cfr. la sentenza 
impugnata, pag. 11). Un tale preannunciato danno è obiettivamente adatto a 
pregiudicare la vittima in modo sostanziale nella sua libertà di formazione e 
dichiarazione della volontà. Se questo può essere realizzato, è irrilevante 
(Trechsel/Fingerhuth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 
Zürich/St. Gallen 2008, art. 180 n. 2). 

3.3 L’appellante contesta inoltre d’aver adempito la fattispecie di minaccia dal 
profilo soggettivo. Egli fa valere che la conclusione dell’istanza precedente d’aver 

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agito per dolo eventuale è errata. Nel suo agire mancava la coscienza e la volontà 
di proferire una concreta minaccia. Ma la sua argomentazione è pure destituita di 
fondamento.

3.3.1 Ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 CP commette con intenzione un delitto chi lo 
compie consapevolmente e volontariamente. L’intenzione richiede un’attuale 
consapevolezza delle circostanze di fatto. Se trattasi di delitti d’evento, la 
consapevolezza esige una prospettiva sulla relazione tra la propria azione e il 
successo. L’intenzione non concerne unicamente circostanze di fatto, di cui il reo 
ritiene sicuro che si realizzano. Essa si riferisce anche a quelle, la cui 
realizzazione, secondo lui, è soltanto possibile. Oltre alla consapevolezza della 
possibilità che il delitto si realizzi, l’intenzione richiede anche la volontà di 
realizzare la fattispecie. Il reo deve volere la violazione del bene giuridicamente 
protetto. Questa volontà è data, se la realizzazione della fattispecie è l’obiettivo 
dell’azione del reo o se gli appare come una premessa necessaria per 
raggiungere l’obiettivo. Lo stesso vale se per il reo la realizzazione del fatto è una 
necessaria conseguenza, anche se quest’ultima gli è indifferente o addirittura 
indesiderata. Oltre a questa intenzione diretta l’art. 12 cpv. 2 CP include anche il 
dolo eventuale. In questo caso il reo non persegue il successo, ma sa solamente 
che questo è possibilmente unito all’azione volontariamente compiuta. La 
giurisprudenza ammette il dolo eventuale, se il reo ritiene possibile la 
realizzazione del successo rispettivamente della fattispecie, ma agisce lo stesso, 
poiché è pronto a correre questo rischio, anche se non lo desidera (DTF 125 IV 
242 cons. 3c pag. 251, 121 IV 249 cons. 3a/aa, 119 IV 1 cons. 5a, ognuna con 
riferimenti). 

3.3.2 Non è il reo confesso, per la prova del dolo il giudice può fondarsi solo su 
indizi e massime d’esperienza, che da circostanze esterne gli permettono di trarre 
delle conclusioni sull’atteggiamento dell’autore del fatto. Secondo la 
giurisprudenza dalla consapevolezza del reo egli può concludere alla volontà, se 
per l’autore la realizzazione del pericolo era così probabile che la disponibilità di 
affrontarla quale conseguenza ragionevolmente può essere interpretata solo quale 
accettazione del successo (DTF 109 IV 140 con riferimenti). 

Circostanze da cui può essere concluso che l’autore del fatto ha accettato la 
realizzazione della fattispecie sono, fra altre, anche l’entità del rischio 
dell’avveramento del fatto, di cui egli ne era consapevole. Più alta è la probabilità 
che la fattispecie s’avvera, più evidente è la conclusione che il reo ne ha accettato 
la realizzazione. Circostanze rilevanti possono però anche essere i moventi 

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dell’autore e il genere dell’azione. La deduzione che il reo era disposto ad 
affrontare l’avveramento della fattispecie non può però esser tratta in ogni caso 
unicamente dal fatto che era cosciente del rischio della realizzazione (DTF 130 IV 
58 cons. 8.3, 125 IV 242 cons. 3c).

3.3.3 Nell’evenienza concreta non può essere criticato che la Commissione del 
Tribunale distrettuale ha ritenuto che l’accusato ha commesso minaccia per dolo 
eventuale. Oltre all’alta probabilità che la minaccia potesse incutere spavento o 
timore al minacciato - precedenti tra le parti con conseguenti rapporti tesi, 
minacciatore accecato dall’ira ed armato di un bastone - dev’essere valutato 
anche il movente dell’autore. L’appellante fa valere d’avere inconfutabilmente 
pronunciato la minaccia, poiché nell’immediatezza pensava che B. era ferita e 
aveva paura per le sue figliolette e per sua moglie. Di fronte a questa situazione 
aveva reagito allo scopo di diffidare il minacciato ad astenersi in futuro da ulteriori 
atti lesivi alle persone a lui care, tenuto altresì conto delle sue ripetute 
provocazioni ed atti ostili e preoccupato per il possibile ripetersi di atti di violenza 
da parte sua. Unico movente dell’appellante era quindi quello di minacciare la 
vittima onde impedirle di avventarsi contro i suoi familiari. Di conseguenza 
l’appellante non può pretendere che nel suo agire mancava la coscienza e la 
volontà di proferire una concreta minaccia.

3.4 Quanto alla pena commisurata dall’istanza precedente (una pena 
pecuniaria di 7 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, la cui esecuzione è 
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, ed una multa di fr. 
200.--) è da rilevare che l’appellante ha chiesto unicamente il proscioglimento 
dall’imputazione di tentata minaccia e non ha speso una parola per criticarla nel 
caso che i giudici cantonali avessero confermato il verdetto di colpevolezza. Di 
conseguenza colla commisurazione della pena da parte dei giudici di primo grado, 
il discorso a tal riguardo può essere chiuso. 

3.5 Da quanto esposto, la pretesa dell’appellante si rivela manifestamente 
infondata e la sentenza impugnata merita di essere confermata. L’appello va 
pertanto respinto.

4. I costi della procedura d’appello vanno a carico dell’appellante (art. 160 cpv. 
1 LGP).

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III. La I. Camera penale giudica

1. L’appello è respinto.

2. I costi della procedura d’appello di fr. 2'000.-- vanno a carico dell’appellante.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai 
sensi dell’art. 78 della Legge sul Tribunale federale (LTF) al Tribunale 
federale, 1000 Losanna 14. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale per 
iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione col testo integrale 
nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli 
ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 
78 segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: