# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 44b125a3-6df7-5490-a954-c236fd353789
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.01.2014 11.2011.30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-30_2014-01-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.30

  	
  Lugano

  16 gennaio
  2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F. Bernasconi

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2008.75 (cancellazione di servitù) della
Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con petizione del 25 aprile 2008
da

 

	
   

  	
  (… 2011), già in 

  cui è subentrato in pendenza di causa

   

  AP 1, 

  (già patrocinato dall'avv. PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1, 

  (patrocinato dall'avv. PA 2,),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 25 febbraio 2011 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa
dal Pretore il 25 gennaio 2011;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ era proprietaria della particella n. 1685 RFD di __________
(411 m²) e della limitrofa particella n. 675 (377 m²), su cui sorgono due abitazioni contigue. La particella n. 1685 dispone di un'autorimessa
(subalterno E). Il 20 luglio 1990 __________
ha donato la particella n. 675 al figlio maggiore AO 1. Contestual­mente AO
 1 ha costituito sulla particella n. 1685 una
servitù di pas­so veicolare in favore della particella n. 675 “da

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                         

 

                                         esercitarsi
sul tracciato disegnato in rosso”, una servitù d'uso del posteggio esterno
“contrassegnato in blu” e una servitù di passo pedonale e d'accesso “da
esercitarsi nell'entrata comune alle due abitazio­ni che sorgono sui rispettivi
fondi, indicata in giallo”. __________ ha costituito da parte sua sulla
particella n. 675 una servitù di passo veicolare in favore della
n. 1685 “da esercitarsi sul tracciato disegnato in rosso”, una servitù di
passo pedonale “da esercitarsi sul tracciato colorato in verde”, un diritto d'uso
e di accesso al locale lavanderia e un diritto d'uso del serbatoio per l'olio
da riscaldamento.

 

                                  B.   Il
25 aprile 2008 __________ ha intentato causa contro AO 1 davanti al Pretore del
Distretto di Bellinzona al fine di ottenere la cancellazione per mancato
interesse delle tre menzionate servitù gravanti la sua particella n. 1685 in favore della particella n. 675, dichiarandosi d'accordo, in caso di accoglimento della
petizione, di rinunciare alle servitù gravanti la particella n. 675 in
favore del proprio fondo. Nella sua risposta del 3 giugno 2008 AO 1 ha proposto di respingere la petizione. L'attrice ha replicato il 3 luglio 2008, ribadendo la sua domanda. Con duplica del 13 agosto
2008 il convenuto ha postulato una
volta ancora il rigetto della petizione. L'udienza preliminare si è tenuta il 7
ottobre 2008.

 

                                  C.   Il 3
aprile 2009 __________ ha donato la particella n. 1685 al figlio minore AP 1, riservandosene
l'usufrutto a vita. AP 1 le è subentrato in causa il 1° febbraio 2010. L'istruttoria, nell'am­bito della quale è stata assunta una perizia, si è chiusa il 10 novem­bre
2010. Al dibattimento le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel suo memoriale del 16 dicembre 2010 AP 1 ha chiesto la soppressione delle note servitù gravanti le particelle n. 675 e n. 1685 e
la condanna del convenuto a versargli fr. 24 142.93 o, in subordine, la compensazione di tale indennità con quella che
egli dovesse versare allo stesso. Nel suo allegato di quello stesso 16
dicembre 2010 AO 1 ha proposto nuovamente di respingere l'azione. Statuendo con
sentenza del 25 gennaio 2011, il Pretore ha rigettato la petizione. La tassa di giustizia di fr. 900.– e le
spese di fr. 2900.– sono state poste a carico dell'attore, tenuto a rifondere al
convenuto fr. 4500.– per ripetibili.

 

                                  D.   Contro la sentenza appena citata AP 1 è
insorto a questa Camera con un appello del 25 febbraio 2011 nel quale chiede di
riformare la decisione del Pretore cancellando le servitù di passo con ogni
veicolo, di passo pedonale e di posteggio gravanti la sua particella
n. 1685 in favore della particella n. 675, come pure le servitù di
passo con ogni veicolo, di passo pedonale, d'uso della lavanderia e d'uso del
serbatoio per l'olio da riscal­damento gravanti la particella n. 675 in
favore della sua particella n. 1685, con obbligo per AO 1 di versargli un'indennità
di fr. 8392.90. Nelle sue osservazioni del 4 maggio 2011 AO 1 conclude per
la reiezione dell'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Alle
impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione
della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le sentenze intimate dai Pretori dopo il
31 dicembre 2010 su azioni intese alla cancellazione di servitù (art. 736 cpv.
1 e 2 CC), trattate con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC
ticinese, sono pertanto appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art.
311 cpv. 1 CPC), sempre che il valore litigioso raggiunga fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto
tale presupposto è dato, il Pretore avendo indicato un valore di fr. 30 750.– (sentenza impugnata, consid. 1) che
appare verosimile e che le parti non contestano. Per quanto riguarda la
tempestività del ricorso, la decisione
impugnata è stata intimata il 25 gennaio 2011 ed è pervenuta al legale
dell'attore l'indomani. Introdotto il 25 febbraio 2011, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.

 

                                   2.   Con
le osservazioni all'appello il convenuto produce documenti relativi a un'opposizione da lui formulata a una domanda del
12 aprile 2011 presentata da AP 1 al Comune di __________ per costruire un'autorimessa
sulla particella n. 1685. Con lettera del 19 luglio 2011 egli chiede
inoltre che si acquisisca un ricorso da lui inoltrato al Consiglio di Stato il
22 giugno 2011 contro la licenza edilizia rilasciata dal Comune. Successivi all'emanazione della sentenza impugnata, tali documenti sono di per sé ricevibili (art.
317 cpv. 1 CPC). Ciò premesso, nulla osta alla
trattazione dell'appello nel merito.

 

                                   3.   Nella sentenza impugnata il Pretore ha riepilogato anzitutto i criteri
che presiedono alla cancellazione di una servitù divenuta senza interesse per
il fondo dominante (art. 736 cpv. 1 CC) e i principi che disciplinano l'interpretazione
di una servitù prediale nella sua estensione (art. 738 CC; sentenza impugnata, consid. 3
e 4). Accertato come l'impossibilità per il convenuto di 

                                         esercitare la servitù di posteggio si debba al fatto che il fondo serviente
è “abusivamente utilizzato dall'attore come deposito”, egli ha ritenuto che l'interesse
di AO 1 alla servitù rimanga immutato. Ciò vale – egli ha continuato – anche
per la servitù di passo con ogni veicolo, il cui scopo è di permettere al convenuto
di raggiungere il parcheggio attualmente occupato in modo abusivo dall'attore (consid.
6). Quanto alla servitù di passo pedo­nale e di accesso “da esercitarsi nell'entrata
in comune delle due abitazioni”, il primo giudice ha constatato che l'attore ne
aveva illecitamente turbato l'esercizio cambiando la serratura dell'ingres­so e
costringendo il convenuto a passare da una porta-finestra per accedere alla propria
casa. Inoltre il convenuto aveva dimostrato di non avere mai perduto interesse alla
servitù e di essersi adoperato senza indugio per il suo mantenimento, avendo
ottenuto con un provvedimento cautelare del 21 gennaio 2008 che fosse ordinato all'attore
di rimuovere la chiusura provvisoria dell'ingresso (sentenza impugnata, consid.
7). Nelle condizioni descritte il Pretore ha respinto la prospettata cancellazione
delle tre servitù.

 

                                   4.   L'appellante
rimprovera al Pretore di avere accertato in modo manifestamente erroneo lo
stato di fatto relativo alle particelle n. 675 e 1685 sia al momento in
cui sono state iscritte nel registro fondiario le servitù di cui è chiesta la
cancellazione sia al momento in cui è stata promossa causa. A suo parere il primo
giudice ha fondato gli accertamenti sulla planimetria contenuta nella perizia, quantunque
nel memoriale conclusivo gli fosse stata richiamata l'attenzione sulla
circostanza che tale piano non corrisponde alla rappresentazione grafica delle
servitù depositata a registro fondiario. L'appellante reputa quindi la perizia
“assolutamente inutilizzabile in questo procedimento” (pag. 9 in basso), chiedendo che la Camera statuisca sulla base di nuovi accertamenti. Ora, che la
“planimetria diritti e oneri” acclusa alla perizia (allegato n. 2) differisca da
quella depositata a registro fondiario è vero (sopra, lett. A; doc. O prodotto
dall'appellante il 10 novembre 2010). Il passo veicolare in favore e a carico
di entrambi i fondi, segnato in rosso su tutt'e due le rappresentazioni, si
estende infatti secondo la planimetria del perito su una parte del piazzale a
nord della particella n. 675 e sul viale d'accesso alle due case lungo il
confine comune, mentre secondo la planimetria ufficiale è un tratto rettilineo
lungo il confine che separa i fondi dalla strada privata a nord-ovest. Sulla
particella n. 1685 tale tratto si congiunge poi a un rettangolo colorato in blu
che indica l'area gravata della servitù di posteggio. E anche tale superficie
risulta diversa per dimensioni e posizione da un piano al­l'altro. Ciò posto,
non risulta – né l'appellante dimostra – che il Pretore abbia fondato il
proprio giudizio su uno degli accertamenti errati del perito. La planimetria di
quest'ultimo non ha influito pertanto sull'esito del giudizio.

 

                                   5.   Secondo l'art. 736 cpv. 1 CC quando
una servitù abbia perduto ogni interesse per il fondo dominante, il
proprietario del fondo serviente ne può chiedere la cancellazione. Tale
interesse corrisponde a quello che il proprietario del fondo dominante ha di 

                                         esercitare la servitù conformemente al suo oggetto e al suo contenuto.
In proposito fa stato il principio dell'identità della servitù, il quale vieta
di mantenere servitù per scopi diversi da quelli per cui esse sono state
costituite. Occorre pertanto esaminare se per il proprietario del fondo
dominante sussista ancora un interesse a esercitare la servitù conformemente al
suo scopo originario. Tale interesse va apprezzato sulla base di criteri
oggettivi (DTF 132 III 655 consid. 8 con rinvii). La cancellazione va ordinata
solo qualora il proprietario non abbia più alcun interesse ragionevole al
mantenimento del diritto reale limitato (da ultimo: I CCA, sentenza
inc.11.2011.38 del 21 maggio 2013, consid. 5).

 

                                   6.   L'appellante
si duole che il Pretore abbia criticato unicamente il suo comportamento,
reputandolo abusivo e illecito, senza considerare gli atteggiamenti provocatori
o ricattatori del convenuto, il quale non solo posteggia il suo veicolo sul
confine tra i due fondi in modo tale da impedirgli di passare, ma ha impedito anche
a lui e alla madre di accedere alla lavanderia, ha tagliato i tubi provenienti
dal serbatoio dell'olio da riscaldamento e ha chiuso perfino l'allacciamento
alla rete dell'acqua potabile dal luglio del 2002. A mente sua, “nel loro litigio le parti sono perfettamente concordi nel­l'impedire all'altra l'esercizio
delle reciproche servitù”. Il convenuto, in altri termini, “vuole espressamente
la sospensione delle proprie servitù, in quanto accetta tale aggravio pur di
creare un impedimento all'appellante” (memoriale, pag. 6 in basso). Tale deduzione non può essere condivisa. Non fa dubbio che una servitù possa estinguersi
per rinuncia dell'avente diritto o per atti concludenti, se chiari e
univoci, ad esempio qualora il beneficiario di una servitù conceda
successivamente un'altra servitù incompatibile con la prima (DTF 128 III 269
consid. 4, 127 III 442 consid. 2). Nella
fattispecie però il fatto che – secondo l'appellante – le parti intralcino l'esercizio
delle vicendevoli servitù non costituisce una rinuncia chiara e univoca ai reciproci
diritti. Se così fosse, del resto, mal si comprenderebbe perché AO 1 avrebbe
respinto la proposta avanzata fin dall'inizio dalla madre con la petizione, la
quale si dichiarava d'accordo di rinunciare alle servitù in favore del proprio
fondo – quanto meno in subordine – se il figlio avesse fatto altrettanto
(sopra, lett. B). Su questo punto l'appello manca perciò di consistenza.

 

                                   7.   Sostiene
l'appellante che, stazionando veicoli sul tracciato della servitù di passo, il
convenuto stesso impedisce l'esercizio del transito veicolare e del posteggio,
mostrando disinteresse con tale comportamento contraddittorio per le servitù. Se
non che, così argomentando, egli si limita a ribadire l'opinione espressa in prima
sede, ma non si confronta con la motivazione del Pretore, stando al quale il parcheggio
è inutilizzato non perché il convenuto stazioni il veicolo sul percorso che
porta allo stallo, ma perché l'area adibita a posteggio è abusivamente usata
dall'attore come deposito (pag. 4 in basso) “ed è per questo motivo che il
convenuto è impossibilitato all'utilizzo” (pag. 5 all'inizio). L'appellante non
pretende che ciò non sia vero. Carente di motivazione (nel senso dell'art. 311
cpv. 1 CPC), in proposito l'appello sfugge a ulteriore disamina.

 

                                   8.   Sempre
per quanto attiene alla servitù di posteggio, l'appellante pretende che la
porzione di terreno adibita a tale scopo in favore del convenuto (segnata in
blu sulla planimetria depositata a registro fondiario) non ha “probabilmente”
mai permesso di parcheggiare un veicolo e, ad ogni modo, oggi è sicuramente
troppo piccola, lo spazio fra la strada privata e il subalterno E della
particella n. 1685 essendo in realtà troppo esiguo.

 

                                         a)   Nella
misura in cui sostiene che la servitù di posteggio era "probabilmente” inservibile
fin dall'inizio per la ristrettezza di spazio, l'appellante avanza una tesi la
cui ricevibilità andrebbe approfondita. Secondo un'accreditata corrente di
dottrina, in effetti, la cancellazione di una servitù impraticabile fin dall'inizio
va chiesta mediante un'azione fondata sull'art. 975 CC,
non sull'art. 736 cpv. 1 CC (Argul
Grossrieder, Les causes d'extinction des servitudes fon­cières,
Zurigo/Ba­silea/ Ginevra 2005, pag. 211 n. 683; Comment se débarrasser d'une
servitude foncière qui gêne un projet de construction?, in: BR/DC 2005 pag. 109
nota 13; Galland, Le contenu des
servitudes foncières – Aspects de droits réels et obligations de faire
rattachées à la servitude, Zurigo/Ba­silea/Gi­nevra 2013, n. 149 in fine). E dell'art. 975 CC l'attore non si è mai prevalso. Comunque sia, ci si attenesse
anche all'orientamento di chi ammette – o per lo meno non esclude – la possibilità
di cancellare una servitù inutile fin dalla sua costituzione facendo capo all'art.
736 cpv. 1 CC (Liver
in: Zürcher Kommentar, 2ª edizione,
n. 81 ad art. 736 CC; Steinauer,
Les droits réels, vol. II, 4ª edizione, pag. 436 n. 2267 nota 37; v.
anche SJ 116/1994 pag. 77 in basso), come nel caso di una servitù che abbia
perduto utilità in tempi successivi, la tesi dell'appellante cadrebbe nel vuoto
per le ragioni che seguono.

 

                                         b)   Nella
fattispecie la servitù di posteggio è iscritta nel registro fondiario semplicemente
come “d. posteggio”. Il “contratto di costituzione di servitù prediali” del 19
luglio 1990 prevede 

                                               unicamente, da parte sua, che “a carico del fondo
part. n. 1685 e a favore del fondo part. n. 675 viene costituita
una servitù prediale d'uso del posteggio esterno, contrassegnato in blu sulla
planimetria allegata al presente atto del quale costituisce parte integrante”
(doc. 3, punto 2). La planimetria allegata, piccola e approssimativa, non
consente di stabilire le dimensioni del posteggio. Si volesse anche presumere,
nondimeno, che la superficie dello stallo fosse insufficiente sin dall'inizio –
o sia divenuta insufficiente per successive modifiche alla conformazione dei
luoghi – per accogliere un veicolo, ciò non significa ancora che il
proprietario del fondo dominante abbia perduto interesse al diritto reale limitato.
Nulla dimostra in effetti che la servitù di posteggio fosse destinata necessariamente
allo stallo esclusivo di autoveicoli. Nemmeno l'attore pretende che in buona
fede egli dovesse oggettivamente interpretare in tal senso l'inscrizione nel
registro fondiario (art.
973 cpv. 1 CC; DTF 137 III 149 consid. 3.3.2). Mal si comprende
dunque perché il convenuto non dovrebbe avere interesse – o dovrebbe avere
perduto interesse – a un posteggio che gli consente di posteggiare quanto meno un
motociclo, uno scooter, un motorino o una bicicletta. Una volta di più la
sentenza impugnata resiste dunque alla critica.

                                   9.   Secondo
l'appellante anche la servitù di passo pedonale e d'accesso “da esercitarsi
nell'entrata comune alle due abitazioni che sorgono sui rispettivi fondi,
indicata in giallo” avrebbe perduto interesse, il convenuto potendo ormai raggiungere
la propria abita­zione per mezzo di un accesso alternativo da lui creato. In
ogni modo – egli soggiunge – la servitù risulta “inesercitabile sin dalla sua
costituzione”, poiché per raggiungere la porzione di terreno gravata (marcata
in giallo) antistante l'entrata comune il convenuto dovrebbe ottenere l'estensione
del passo in direzione del proprio fondo.

 

                                         a)   La mera
circostanza che il proprietario di un fondo dominante disponga di accessi
alternativi non basta per togliere utilità a una servitù di passo (I CCA, sentenza
inc. 11.2011.38 del 21 maggio 2013, consid. 7 con rinvio a Rodondi,
L'extinction des servitudes de par la loi, Losanna 1990, pag. 108). In concreto l'entrata alternativa (attraverso una
porta-finestra) è stata creata dal convenuto per ovviare ai disagi provocati
dalla modifica abusiva apportata dall'attore alla serratura dell'entrata
comune. Non può dirsi quindi che il nuovo accesso comporti
una perdita d'interesse del proprietario del fondo dominante alla servitù,
tanto meno ove si pensi che l'alternativa è una semplice porta-finestra. Né
risulta che il convenuto abbia tacitamente rinunciato alla servitù. Anzi, come
ha rilevato il Pretore, egli si è adoperato con sollecitudine per ottenere la
rimozione della serratura posata arbitrariamente dall'attore all'ingresso principale
(decreto supercautelare del 21 gennaio 2008 nell'inc. DI.2008.17).

 

                                         b)   Non
si disconosce che l'iscrizione nel registro fondiario (“d. passo pedonale”) è
silente circa il tracciato dell'accesso all'entrata
comune e che la planimetria acclusa al “contratto di
costituzione di servitù prediali” del 19 luglio 1990 (“servitù prediale di
passo pedonale e d'accesso, da esercitarsi nel­l'entrata comune delle due
abitazioni che sorgono sui rispettivi fondi, indicata in giallo sulla
planimetria allegata”: doc. 3, punto 2) è minuscola con un tratto colorato
impreciso. Sta di fatto che, per sua espressa descrizione, tale servitù deve consentire all'avente diritto di raggiungere l'entrata comune e non si vede
perché sarebbe dovuta essere impraticabile fin dall'inizio. L'esistenza di un
cammino lastricato lungo il confine tra le due particelle fino all'ingresso
comune, visibile sulla documentazione agli atti (doc. 6, fotografie n. 1 e 2), induce
a supporre se mai che il percorso della servitù abbia a seguire quell'asse (art.
738 cpv. 2 CC). Ne segue, una volta ancora, l'infondatezza dell'appello.

                                10.   Da
ultimo l'appellante chiede che AO 1 gli corrisponda un'indennità di fr. 8392.90
nel caso in cui tutte le vicendevoli servitù fossero radiate. Non cancellandosi
in esito all'attuale giudizio servitù alcuna, la domanda si rivela nondimeno senza
oggetto.

 

                                11.   Le spese del giudizio odierno seguono
la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). I convenuti, che
hanno presentato osserva­zioni all'appello per tramite un legale, hanno diritto
a un'equa indennità per ripetibili.

 

                                12.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il
pronunciato odierno (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge
agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 2).

 

Per questi motivi,

 

decide:                    1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le spese processuali di complessivi
fr. 1000.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte
fr. 2000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –

  –

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in materia
civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).