# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 15908287-d7ba-5f73-9ffb-bc26647369f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 25.08.2006 30.2006.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_30-2006-19_2006-08-25.html

## Full Text

Incarto
  n.

  30.2006.19

  06 53/806

  	
  Bellinzona

  25
  agosto 2006

   

  	
  Sentenza
  

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Presidente della Pretura penale

  
	
  Marco Kraushaar

   

  
	
   

  
						

sedente con Frida
Andreotti in qualità di segretaria per statuire sul ricorso 30 gennaio 2006
presentato da

 

	
   

  	
  RI 1 

  difeso da: DI
  1

  
	
   

  	
  contro

  
	
   

  	
  la decisione
  13 gennaio 2006 n. __________ emessa dalla Sezione dei permessi e
  dell’immigrazione, Bellinzona 

  

 

viste                                  le osservazioni 10 febbraio 2006 presentate dalla Sezione dei permessi e dell’immigrazione;

 

                                         letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto                             in fatto 

 

                                 A.     La Sezione dei permessi
e dell’immigrazione con decisione 13 gennaio 2006 ha inflitto a RI 1 una multa
di fr. 500.-, oltre alla tassa di giustizia di fr. 100.- e alle spese di fr.
20.-, richiamati i motivi indicati nell’intimazione del
rapporto di contravvenzione 9 settembre 2005, precisamente per aver
lavorato in proprio, dal 01.04.2004 al 14.02.2005, sprovvisto del permesso
della Sezione dei permessi e dell’immigrazione che gli consentisse di svolgere
detta attività.

                                         La risoluzione è stata resa in
applicazione degli art. 3 cpv. 3 LDDS; 6 OLS e 45 RLaLPS-extra CE/AELS.

 

                                 B.     Contro la predetta
pronuncia dipartimentale RI 1 si aggrava ora davanti a questo giudice chiedendone
l’annullamento.

 

                                 C.     La Sezione dei permessi
e dell’immigrazione propone, per contro, che il gravame sia respinto e che la
decisione impugnata sia confermata.

 

considerato                      in diritto

 

                                 1.     La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente
e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è
pertanto ricevibile in ordine. 

 

                                 2.     Nel
ricorso 30 gennaio 2006 l’insorgente chiede di indire un dibattimento ai sensi
della CEDU al fine di poter meglio esporre la propria versione dei fatti. Tuttavia,
non si vede come un eventuale dibattimento possa essere d’ausilio per il presente
giudizio e recare ulteriori elementi di rilievo, considerato che il ricorrente
ha esposto la propria tesi in modo chiaro, completo ed esplicito nel ricorso,
come pure nelle precedenti comparse scritte, già acquisite agli atti.

                                         In
concreto, la discussione appare piuttosto come un mero esercizio formale, fine a
sé stesso, per cui non si rende necessaria.

                                         Per
quanto attiene al richiamo dalla Sezione dei permessi e dell’immigrazione
dell’incarto inerente alla procedura di contravvenzione, lo stesso risulta essere pacifico. Nulla
osta dunque all'esame del ricorso nel merito.

 

                                 3.     Secondo
l’art. 3 cpv. 3 LDDS lo straniero non domiciliato potrà assumere un impiego e
un datore di lavoro potrà occuparlo soltanto se il permesso di dimora lo
autorizzi a ciò. È considerata attività lucrativa qualsiasi attività dipendente
o indipendente che normalmente dà guadagno, anche se è esercitata a titolo gratuito
(art. 6 cpv. 1 OLS).

 

                                         Le
contravvenzioni alle disposizioni di polizia degli stranieri sono punite con la
multa fino a fr. 2'000.-, ritenuto che nei
casi di minima gravità si può prescindere da ogni pena (art. 23 cpv. 6 LDDS; cfr.
rinvio dell’art. 45 RLaLPS-extra CE/AELS). Tali reati sono punibili anche
qualora siano dovuti a negligenza (art. 333 cpv. 3 CP).

 

                                 4.     La
Sezione dei permessi e dell’immigrazione rimprovera al multato - in
applicazione delle norme citate - di avere lavorato in proprio sprovvisto di
regolare autorizzazione dal 1. aprile 2004 al 15 febbraio 2005.

 

                                 5.     Il
ricorrente non nega di aver commesso l’infrazione rimproveratagli, confermando
le risultanze del verbale di interrogatorio 15 febbraio 2005 di fronte
all’autorità d’indagine (doc. D), dal quale si evince che: “Verso l’inizio
di aprile 2004 ho aperto il negozio __________ a __________ in via __________.
Questa attività l’ho continuata per 5/6 mesi (…). Lasciata l’attività del
negozio ho iniziato nel commercio di pneumatici usati (…). Ora vorrei iniziare
con l’esportazione di auto usate. Questa attività non l’ho però ancora
iniziata.

                                         Devo
ancora perfezionare alcune cose. Per questa attività, saputo che mi necessitava
il permesso da parte della SPI, ne ho fatto richiesta”.

                                         L’insorgente
si prevale tuttavia della sua buona fede in quanto riteneva che “essendo
sposato con una cittadina svizzera potesse svolgere un’attività indipendente”
(cfr. ricorso 30 gennaio 2006, pag. 2, punto 2). Egli soggiunge che tale
attività era “ben nota alle autorità comunali e soprattutto fiscali” le
quali lo avrebbero “lasciato operare senza problema alcuno dando pertanto
l’impressione allo stesso di svolgere un’attività in piena regola” (cfr.
ricorso, pag. 3, punto 4). In concreto, rileva dunque una corresponsabilità di
dette autorità che non lo hanno reso edotto sull’obbligo di chiedere
l’autorizzazione per esercitare un’attività lavorativa, omettendo di segnalare
la situazione di irregolarità. 

 

                                         Alla
luce di tali considerazioni e vista la sua collaborazione attiva con le autorità,
egli considera che la multa inflittagli sia sproporzionata, limitandosi
tuttavia a chiederne l’annullamento e non già una riduzione. 

 

                                         Nelle
osservazioni 7 ottobre 2005 all’autorità di primo grado - ancorché tale argomentazione
non sia stata ripresa nel gravame - egli ha inoltre rilevato che l’attività
lucrativa illegale non andava computata per il periodo 1 - 14 febbraio 2005,
dal momento che la richiesta di permesso per la prospetta attività di
esportazione d’auto è stata inoltrata il 1° febbraio 2005 (cfr. formulario
104/B sub. doc. E): l’Ufficio regionale degli stranieri avrebbe quindi dovuto
rilasciargli un “permessino provvisorio” già a far tempo da tale data.

                                         Non
senza rilevare che il formulario, seppur datato 1° febbraio 2005, è stato
consegnato al predetto ufficio solo l’8 febbraio 2005 (cfr. timbro sul retro),
la questione può tranquillamente rimanere aperta, poiché la differenza sulla
durata complessiva dell’attività illegale (40 settimane, anziché 41) non sarebbe
comunque tale da influire sulla commisurazione della pena.

 

                                 6.     All’interessato,
nella sua qualità di cittadino della __________, sono applicabili le norme
concernenti persone straniere provenienti da paesi extra CE/AELS. Le stesse,
quando sono coniugate con un cittadino svizzero, pur avendo diritto al rilascio
e alla proroga del permesso di dimora giusta l’art. 7 LDDS, devono richiedere un’autorizzazione
per svolgere un’attività lavorativa in applicazione del RLaLPS-extra CE/AELS.
Cosa che l’insorgente ha attuato solamente l’8 febbraio 2005, ossia dieci mesi
circa dopo l’inizio della sua attività professionale.

 

                                         Le
giustificazioni addotte dal ricorrente a sostegno della sua buona fede non
consentono tuttavia di scostarsi dal querelato giudizio. 

                                         Infatti,
l’eventuale buona fede dell’insorgente non permette di esimerlo da qualsivoglia
sanzione, poiché le contravvenzioni alle norme di polizia degli stranieri, come
detto, sono punibili anche qualora siano dovute a negligenza (art. 333 cpv. 3
CP). Aggiungasi che la fattispecie non adempie
in ogni caso i presupposti per essere considerata di esigua gravità ai sensi
dell'art. 23 cpv. 6 seconda frase LDDS, poiché la violazione è perdurata per ben
dieci mesi.

 

                                         Quanto
alla corresponsabilità delle autorità, così come risulta dalle dichiarazioni
rese dall’insorgente, il Comune di __________ gli avrebbe rilasciato le
necessarie autorizzazioni per aprire il negozio “__________” (cfr. verbale
d’interrogatorio 15 febbraio 2005, pag. 1), senza informarlo della necessità di
ottenere un’autorizzazione per esercitare detta attività lucrativa.

 

                                         A parere
dell’interessato, il Comune di __________, unitamente alle autorità fiscali e doganali,
avrebbero potuto e dovuto accorgersi che egli non era in possesso di tale autorizzazione
e renderlo edotto sull’obbligo di farne richiesta: omettendo di rilevare la
situazione di irregolarità, gli avrebbero così dato l’impressione che stesse
svolgendo un’attività in piena regola.

 

                                         Questa
circostanza tuttavia non è tale da togliere o sminuire la colpa del ricorrente.
La conoscenza di tali attività da parte delle autorità comunali e doganali o il
pagamento degli oneri fiscali, non lo esimevano dal dovere di verificare la
regolarità della sua situazione prima di cominciare ogni e qualsiasi attività
lucrativa, rivolgendosi per esempio all'Ufficio regionale degli stranieri o
alla stessa Sezione dei permessi e dell'immigrazione, così come per altro fatto
con l’istanza inoltrata il 1. febbraio 2005 in relazione alla prospettata
attività di esportazione di automobili e accessori (doc. E).

 

                                         Della
conoscenza della situazione da parte delle autorità si può solo tener conto
nella commisurazione della pena, in particolare perché il loro mancato
intervento ha prolungato il periodo di infrazione. E infatti la Sezione dei
permessi e dell’immigrazione, come risulta dalla risoluzione 13 gennaio 2006 e
dalle osservazioni 10 febbraio 2006, pag. 2, punto 3, ha valutato anche questo
aspetto riducendo sensibilmente l’ammontare della multa. 

 

                                         Infine,
la sua disponibilità a collaborare con le forze inquirenti  –  seppur
apprezzabile, quanto dovuta – risulta irrilevante ai fini del giudizio, come
pure il fatto che tale attività lavorativa abbia poi comportato dei debiti.

 

                                 7.     Per
quanto concerne l’adeguatezza della contravvenzione di fr. 500.-, si ribadisce che
non ci troviamo di fronte a un caso di minima gravità, vista la durata del
lavoro non autorizzato. L’autorità di prima istanza, come detto, ha già considerato
la corresponsabilità delle autorità. 

 

                                         Questa
somma è inoltre da ritenere rettamente commisurata al grado di colpa. 

                                         Occorre infatti considerare, oltre alla durata del lavoro
non autorizzato, che l’infrazione avrebbe potuto essere evitata con facilità se
il ricorrente avesse assunto informazioni presso le autorità competenti. Nulla
induce pertanto a scostarsi dalla decisione impugnata.

 

                                 8.     Il
ricorso - infondato - deve quindi essere respinto, seguito da tassa di
giustizia e spese (art. 15 LPContr).

 

per questi motivi                 visti gli art. 3 cpv. 3 LDDS; 6 OLS; 45
RLaLPS-extra CE/AELS; 1 segg. LPContr;

 

dichiara e 

pronuncia:                1.     Il ricorso è respinto e
la decisione impugnata è confermata.

 

                                 2.     La tassa di giustizia di
fr. 200.- e le spese di fr. 50.- sono a carico del ricorrente. 

 

                                 3.     Intimazione a:

	
   

  	
   

   Sezione dei permessi e dell'immigrazione, 

  

 

 

 

Il presidente:                                                                La segretaria:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvertenza:   contro
il presente giudizio può essere interposto ricorso per cassazione alla Corte di
cassazione del Tribunale federale di Losanna. Il ricorso deve essere depositato
presso il Tribunale federale conformemente all'art. 273 PP entro 30 giorni
dalla notifica (art. 272 PP).