# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1753f46c-1443-50cc-80c6-6faa9eb45c40
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 27.11.2002 11.2002.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-18_2002-11-27.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.00018

  	
  Lugano

  27 novembre
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa ___._____/_._.___
(curatela) della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele, promossa con risoluzione del 19 dicembre
2000 dalla

 

	
   

  	
  __________ tutoria di __________

  (ora Commissione tutoria regionale __________, __________)

   

  
	
   

  	
  nei confronti dell'

  	 

 

	
   

  	
  avv. __________ __________, ora in __________. __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________, __________);

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello presentato il 15 febbraio 2002 da __________ __________ contro la
decisione emessa il 24 gennaio 2001 dalla Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con risoluzione del 20 ottobre 2000 la Delegazione tutoria di
__________ ha ordinato la privazione della libertà a scopo di assistenza
dell'avv. __________ __________ (1923), disponendone il collocamento immediato
alla Clinica psichiatrica cantonale di __________ e incaricando quest'ultima di
allestire una perizia sulle di lui condizioni psichiche. Contemporaneamente
essa ha presentato alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle
tutele, un'istanza di interdizione fondata sull'art. 369 CC e ha
provvisoriamente privato __________ __________ dell'esercizio dei diritti
civili, designandogli come curatore __________ __________. Il 24 ottobre 2000
la medesima autorità ha designato l'avv. __________ __________ come curatore,
in sostituzione di __________ __________, e il 30 ottobre successivo ha sospeso
la privazione provvisoria di __________ __________ dall'esercizio dei diritti
civili.

 

                                  B.   Contro
le citate decisioni della Delegazione tutoria __________ __________ è insorto
il 29 ottobre e il 6 novembre 2000 alla Sezione degli enti locali, autorità di
vigilanza sulle tutele, postulando l'annullamento delle misure. Il 9 novembre
2000 si è tenuta un'udien­za conciliativa davanti alla Commissione giuridica in
materia socio­psichiatrica e il 14 novembre successivo __________ __________ è
stato dimesso dalla Clinica psichiatrica cantonale. Dopo avere soggiornato in
vari alberghi, il 4 dicembre 2000 egli è stato ricoverato prima all'Ospedale
“__________ __________à” di __________ e poi all'Ospedale __________ di
__________. 

 

                                  C.   Con
risoluzione del 14 dicembre 2000 la Delegazione tutoria di __________ ha istituito
a favore di __________ __________ una curatela di rappresentanza (art. 392 n. 1
CC) e una curatela amministrativa (art. 393 n. 2 CC), confermando l'avv.
__________ __________ in qualità di curatore, e ha incaricato il Servizio psico-sociale
di __________ di redigere una perizia sulle condizioni psichiche dell'interessato.
Contro tale decisione __________ __________ ha nuovamente ricorso il 4 gennaio
2001 alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, postulando
l'annullamento del provvedimento. Il 10 gennaio 2001 tale autorità ha annullato
la privazione provvisoria dell'esercizio dei diritti civili. Il ricorrente è
stato sentito dall'autorità medesima il 1° febbraio e il 27 novembre 2001.
Statuendo il 14 gennaio 2002, questa ha – da un lato – respinto il ricorso del
4 gennaio 2001, confermando il provvedimen­to dell'autorità tutoria, ma –
dall'altro – ha respinto anche l'istanza di interdizione del 20 ottobre 2000,
senza prelevare tasse né spese.

 

                                  D.   Contro la predetta decisione __________ __________ è insorto il
15 febbraio 2002 con un appello nel quale chiede che la curatela di
rappresentanza e amministrativa sia annullata. Il 5 marzo 2002 la neocostituita
Commissione regionale tutoria __________dichiara di non formulare osservazioni
e rinvia agli atti dell'incarto.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La procedura di curatela è regolata dal diritto cantonale (art.
397 in relazione con l'art. 373 CC). Competente per pronunciare una curatela di
rappresentanza personale è l'autorità tutoria del domicilio della persona che
ne abbisogna (art. 396 cpv. 1 CC), mentre competente per pronunciare una
curatela amministrativa è quella del luogo dov'è amministrata la maggior parte
dei beni o dove i beni sono pervenuti al beneficiario (cpv. 2). Il 1° gennaio
2001 è entrata in vigore nel Ticino la legge sull'organizzazione e la procedura
in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, con il relativo regolamento
di applicazione. L'art. 52 di tale legge prevede che le procedure pendenti al
momento della sua entrata in vigore sono decise in base alle norme anteriori.
Nel caso specifico la procedura intesa all'istituzione di una curatela di rappresentanza
e amministrativa è stata avviata nel dicembre del 2000, di modo che la
fattispecie è retta dal regolamento sulle tutele e curatele del 18 gennaio
1951, in vigore fino al 31 dicembre 2000. Anche sotto l'egida del vecchio
diritto le decisioni dell'autorità di vigilanza sulle tutele erano appellabili
entro venti gior­ni alla Camera civile del Tribunale di appello (art. 54a
LAC, in vigore fino al 31 dicembre 2000 e art. 424 cpv. 3 CPC). Il curatelato,
come l'interdetto, ha senz'altro la legittimazione a ricorrere e può anche
farsi patrocinare (Schnyder/Murer in:
Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 42 ad art. 397 CC, n. 114 seg. e n. 168 segg.
ad art. 373 CC). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   L'appellante
chiede che questa Camera disponga l'assunzione di vari testimoni. La domanda di
nuove prove in appello è di per sé ammissibile (art. 424a cpv. 2 CPC),
il diritto tutelare essendo governato dal principio inquisitorio illimitato (Schnyder/ Murer  op. cit., n. 123 ad art.
373 CC). A prescindere dal fatto però che nella fattispecie l'ap­pellante non
indica quali circostanze intenda dimostrare con le predette testimonianze,
l'assunzione di nuove prove si rivela superflua, poiché – come si vedrà in
seguito – l'appello merita accoglimento già sulla base degli atti. Ciò premesso,
nulla osta all'esame delle censure nel merito. 

                                   3.   Litigiosa rimane
unicamente, in questa sede, l'istituzione della curatela combinata (di
rappresentanza e amministrativa). L'autorità di vigilanza ha rilevato che la
Delegazione tutoria si era attivata in seguito a varie segnalazioni circa un
preoccupante stato di degrado del ricorrente. Essa ha accertato che, dopo
essere stato dimesso dalla Clinica psichiatrica cantonale, l'interessato aveva
pernottato in vari alberghi, frodando lo scotto e lasciando le camere in uno
stato indecente. Dopo la degenza negli ospedali di __________ e Cevio, egli
aveva locato un piccolo appartamen­to a __________, che tuttavia era stato
costretto a lasciare perché la proprietaria aveva espresso il suo malcontento,
l'inquilino non essendo in grado di provvedere alle più elementari necessità
senza l'aiuto e l'assistenza continua di terzi. Ciò posto, l'autorità ha
ritenuto che il ricorrente non sia assolutamente capace di badare alle proprie
esigenze e che, per di più, tenda a minimizzare gli episodi occorsigli. Escluso
un complotto nei di lui confronti, essa ha concluso che __________ __________ necessita
di assistenza a salvaguardia della sua salute e dei suoi interessi, incombendo
altrimenti il rischio di una ricaduta nel disagio e nell'abbandono. Per
assisterlo l'autorità ha scartato però la moglie, la quale dichia­rava bensì di
avere progetti di vita in comune, ma non aveva mai abitato con lui, né lo aveva
mai aiutato o appoggiato. Quanto alla misura da adottare, l'autorità ha escluso
la tutela, di cui non intravedeva i requisiti, e ha confermato la curatela
combinata, ritenuta il provvedimento più idoneo, l'interessato necessitando per
l'essenziale la presenza di una persona che si occupi della sua persona e dei
suoi interessi.

                                   4.   Contestata
l'esposizione dei motivi addotti dalla Delegazione tutoria a sostegno dell'intervento
e dolendosi del ricovero coatto nella Clinica psichiatrica cantonale di
__________, l'appellante espone le proprie giustificazioni. Rileva di non
essere fisicamen­te né psichicamente malato e di essere senz'altro in grado, occorrendo,
di designare un rappresentante. A suo dire il provvedimento in questione è
abusivo e la decisione impugnata è superficiale, poiché l'autorità di vigilanza
non ha assunto la minima prova e non ha proceduto ad alcuna verifica o a un
qualsivoglia approfondimento. Sostiene di vivere in modo autonomo in una casa
di riposo, dove non necessita di assistenza a salvaguardia della sua salute o
dei suoi interessi, e nega che senza la curatela egli possa ricadere in uno
stato di disagio, quello accer­tato dall'autorità di vigilanza essendo
riconducibile a una situazione del momento, allorché egli era stato dimesso dal
ricovero forzato a __________ senza mezzi. A sostegno delle sue capacità di
gestire i propri affari, come pure di amministrare il proprio patrimonio e le
sue rendite, il ricorrente fa valere di avere promosso causa di sua iniziativa
contro alcuni parenti, vincendola. Reputa infondata la trascuratezza
amministrativa, sottolineando che i debiti sono stati accumulati prima che
ottenesse causa vinta nei confronti dei parenti e che gli fosse versato il denaro
di sua spettanza. Ricorda infine di essere membro di diverse associazioni,
evidenzia che la misura adottata è pregiudizievole per la sua dignità personale
e reputazione sociale e definisce la curatela alla stregua di una morte civile.
In ultima analisi egli chiede l'annullamen­to della misura poiché adottata
senza che ne sussistessero gli estremi.

                                   5.   Dal fascicolo
processuale risulta che nel novembre 1999 il Municipio di __________ ha
ricevuto una petizione sottoscritta da oltre una trentina di conducenti delle
locali autolinee pubbliche, i quali condividevano le reclamazioni di passeggeri
scontenti per le “esalazioni nauseanti che la persona del __________.
__________ emana (odori dovuti alla mancanza di igiene del proprio corpo)”
(doc. 8). Su incarico dell'allora Delegazione tutoria di __________, il
__________. __________ __________ ha visitato il 26 novembre 1999
l'interessato, trovan­dolo di per sé orientato, ma con vestiti “in disordine,
sporchi che lasciavano un cattivo odore”. Il 4 dicembre successivo egli si è
recato nell'abitazione di lui, riscontrandone l'inabitabilità per motivi igienico-sanitari.
Egli ha espresso il parere che a __________ __________ andasse cercata
un'abitazione idonea, fosse data la possibilità di lavarsi, di cambiarsi, e si
verificasse presso il Servizio psicosociale “se il paziente [fosse] ancora in
grado di vivere senza una curatela” (doc. 9). Nello stesso periodo la Polizia
comunale di __________ ha ispezionato l'alloggio di __________ __________ e ne
ha ravvisa­to lo stato pietoso, “sudicio in modo indescrivibile”, e ciò anche
dopo un'ulteriore visita agli inizi del 2000. Un agente di polizia ha dichiarato
di non meravigliarsi se numerosi cittadini lamentavano odori sgradevoli al
cospetto dell'interessato, al quale non si poteva stare accanto né sull'autobus
né in chiesa per il lezzo nausea­bondo (doc. 10).

                                         Nel settembre del 2000,
su mandato del Municipio di __________, __________. __________ __________ ha
allestito un rapporto sullo stato in cui si trovava l'abitazione di __________
__________ e ne ha descritto il degrado, la “sporcizia invivibile”, la mancanza
di ogni norma di igiene (doc. 11). Il __________. __________, che ha
accompagnato __________, ha riferito che quel giorno il ricorrente era orientato
nello spazio e nel tempo, rasato, pulito e con i vestiti in ordine. Tuttavia
egli ha così descritto l'immobile: “Come già all'ultimo controllo, entrando non
si poteva respirare dal tanfo. Dappertutto sul pavimento, sia in cucina, sia
nella stanza: libri, giornali, cibi vecchi, abiti. La cucina completamente in
disordine, sporca, il lavandino coperto da una melma nera con dentro piatti. Al
secondo piano, almeno ci si poteva respirare. Anche qui un disordine completo
con giornali, mobili e vestiti. Il bagno presentava la doccia rotta e
probabilmente questa doccia non è più stata usata. Il water è l'unico
apparecchio sanitario che è in uno stato adeguato” (doc. 12). In una nota
interna della Delegazione tutoria si evince che, nondimeno, tale immobile è stato
venduto nell'ottobre del 2000. __________ __________ ha pernottato una volta in
un albergo di __________, una volta all'addiaccio, una volta in uno scantinato
della sua ex casa, una volta in una stalletta non abitabile e una volta in una
benna per rifiuti. Il 20 ottobre 2000 egli è tornato nell'abitazione venduta e
ha lasciato le proprie feci sui pavimenti. Quel giorno la Delegazione tutoria
ha allora indetto un incontro con la dott. __________, del Servizio psico-sociale
di __________, la quale ha ritenuto adempiuti i requisiti per un ricovero
coatto a __________ (doc. 14), ciò che è stato eseguito nel pomeriggio.

                                         Il 14 novembre 2000,
dopo l'audizione davanti alla Commissione giuridica in materia di assistenza sociopsichiatrica,
__________ __________ è stato dimesso dalla Clinica psichiatrica cantonale, i
responsabili avendo preso atto che la di lui moglie si dichiarava disposta a
prendersi carico di lui. Il 16 novembre successivo egli si è recato __________
di __________, ove al pronto soccorso gli è stata eseguita una visita e un
esame psichiatrico (doc. 18). Dopo avere pernottato in alcuni alberghi, dal 20
al 27 novembre 2000 egli ha affittato una camera da __________ __________ a
__________, la qua­le ha affermato “che già la prima sera l'ospite aveva
bisogno di lei, la camera era tutta sporca di feci (lenzuola, coperta, mutande
e pantaloni). … Il terzo giorno sentivo un odore insopportabile di urina e ho
capito che lui non era in grado di lavarsi e pulirsi” (doc. 19). Il 1° dicembre
2000 la dott. __________ ha visitato __________ __________, che in quel momento
alloggiava __________ __________ di __________, e pur trovandolo lucido e
orientato in tutti i domini, ha notato che era impossibile parlare con lui
della sua situazione, che i problemi igienici sussistevano e che egli rifiutava
ogni discussione al riguardo, negando anzi il problema e rigettando ogni
offerta di aiuto. Per la specialista, la situazione psico-sociale dell'interessato
non era pericolosa né per lui né per gli altri e nemmeno i problemi fisici sembravano
preoccupanti. Il comportamento sociale di lui, però, era completamente
inadeguato, non avendo egli capacità di giudizio e di critica circa la sua
situazione. Essa proponeva così una nuova privazione della libertà a scopo di assistenza
e un collocamento coatto (doc. 22). Il 19 dicembre 2000 la Delegazione tutoria
ha pronunciato la curatela combinata ora in discorso.

                                         Successivamente, dopo
un ricovero all'Ospedale “__________ __________ ” di __________, l'interessato
è stato trasferito all'Ospedale di __________. La dott. __________, primaria
del nosocomio, ha riferito “che dal punto di vista fisico le condizioni sono
discrete; è però imperativo che [egli] assuma regolarmente le terapie
descritte; occorre dunque che l'aderenza terapeutica sia garantita. Le funzioni
cognitive del paziente sono nella norma. … __________. __________ è in grado di
gestirsi da solo ma è necessario che sia seguito perché siano garantite
l'igiene, l'alimentazione e la pulizia della casa” (doc. 24). Dimesso dall'ospedale,
egli ha – come detto – appigionato un appartamento a __________, salvo essere
nuovamente riammesso all'Ospedale __________. Dalla primavera del 2001 egli si
trova alla casa per anziani “__________ __________ ” di __________ __________.

                                   6.   Visto quanto
precede, non può essere revocato in dubbio che al momento in cui la Delegazione
tutoria è intervenuta l'appellante vivesse in una situazione di effettivo
disagio e non fosse in grado di gestirsi autonomamente. Le giustificazioni da
lui addotte non permettono altra conclusione. Certo, è possibile che quanto accaduto
dopo il suo ricovero coatto a __________ (compresa la frode dello scotto) sia
dovuto alle particolari difficoltà del momento, ma ciò nulla muta nella
sostanza. Intanto, per quel che concerne la situazione personale
dell'appellante, la mancanza di igiene e di cura risulta palese dagli atti. Lo
stato in cui egli ha lasciato abi­tazioni e camere d'albergo, gli abiti sporchi
e trasandati, il fetore lamentato da decine e decine di persone (doc. 8, 9 e
10) sono indiscutibili. Sarà anche vero che non tutti gli autisti delle locali
autolinee hanno avuto modo di constatare le condizioni in cui egli si trovava
quando accedeva ai mezzi pubblici, come si fa valere nell'appello, tanto più
che a volte egli si presentava anche rasato, pulito e con i vestiti in ordine
(doc. 12), ma il quadro d'insieme non cambia. Anzi, la dott. __________ ha
confermato che il ricorrente, pur essendo in grado di gestirsi, ha bisogno di
essere seguito perché siano garantite l'igiene, l'alimentazione e la pulizia
della casa (doc. 24).

                                         Dal profilo logistico è
verosimile che il trasferimento dell'appellante nel 1997 a __________ fosse
provvisorio e che egli fosse intenzionato a vendere l'abitazione al più presto,
salvo incontrare difficoltà (appello, pag. 3 in alto). Resta il fatto però che
l'appartamento si trovava in condizioni indecorose e che in quell'appartamento
__________ __________ è vissuto almeno tre anni. Pur supponendo che interventi
di manutenzione straordinaria potessero essere rimandati in vista della
vendita, tutti coloro che sono entrati nella casa l'hanno definita inabitabile
(doc. 9), sudicia all'estremo (doc. 10), in uno stato di degrado e di sporcizia
invivibile, senza le minime norme d'igiene (doc. 11 e fotografie allegate),
permeata di un tanfo irrespirabile (doc. 12), con sacchi colmi di immondizia
sparsi in tutta la casa (doc. 9) e lavandini coperti da una melma nerastra con
dentro i piatti (doc. 12).

                                         Dal profilo finanziario
è vero che nulla è dato di sapere sulla situazione debitoria attestata dal
curatore (doc. 25). Il ricorrente tuttavia non nega tale circostanza, limitandosi
a far valere di avere accumulato tali debiti (per fr. 180 000.–) prima di
vincere la causa verso alcuni parenti (appello pag. 12 in fine), e di sostentarsi
attualmente grazie a rendite assicurative. Ne segue che al momento della
decisione dell'autorità tutoria una misura di protezione, foss'anche tra le
meno incisive come la curatela combina­ta (Deschenaux/Steinauer,
Personnes physiques et tutelle, 4a edizione, n. 862 pag. 340), si
imponeva oltre ogni ragionevole dubbio. Né entrava seriamente in linea di conto
un'assistenza da parte della moglie dell'appellante, la quale si era trasferita
in Italia sin dal giugno del 1999 (doc. 10 in alto). Ci si fondasse solo sul
passato, l'appello in esame andrebbe respinto senza esitazioni. 

 

                                   7.   Il problema consiste nel fatto che una misura tutelare non può
giustificarsi solo guardando al passato. Deve legittimarsi in base alla
situazione del momento in cui l'autorità decide. E oggi la situazione
dell'appellante non è più quella risultante dagli atti, giac­ché – come si
evince anche dalla decisione impugnata – dalla primavera del 2001 __________
__________ è ospite della casa per anziani “__________ __________ ” a
__________ __________. Ora, nella scelta della misura tutelare appropriata al
singolo caso l'autorità deve attenersi ai principi di proporzionalità e di
sussidiarietà (DTF 124 I 40 consid. 3e; Langenegger
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 29 e 33 ad art. 369 CC;
Deschenaux/Steinauer, op. cit.,
pag. 339 n. 860 segg.). Per valutare la necessità di un provvedimento occorre
ponderare gli interessi, individuando quello prioritario e agendo di conseguenza
(Stettler, L'impact du principe
de la proportionnalité sur la gradation et le champ d'application des mesures tutélaires,
in: RDT 1984 pag. 44 seg.). In concreto occorre dunque verificare se, accudito
e assistito nella casa di riposo, l'appellante abbisogni ancora di una curatela
o se in simili condizioni egli sappia badare a sé stesso. Occorrerebbe appurare
inoltre se egli abbia finalmente capito di dover risiedere in una struttura – o
quanto meno di dover far capo a una struttura – che vigili le sue esigenze
materiali, dal vitto all'alloggio, dall'igiene personale al vestiario. Gli atti
non consentono alcuna deduzione affidabile in tal senso. Dal fascicolo
processuale non si desume neppure se il ricovero nella casa per anziani,
avvenuto durante l'istruttoria davanti all'autorità di vigilanza, sia consensuale
oppure sia avvenu­to per coercizione del curatore. Il generico accenno al
rischio di una ricaduta in uno stato di bisogno o al fatto che da quando la
curatela è stata pronunciata la situazione dell'interessato è migliorata non
sono di alcun sussidio.

 

                                   8.   È
vero che l'appellante non ha mai chiesto un aggiornamento dell'istruttoria e
che le prove da lui offerte tendevano – apparentemente – a smentire la
necessità di un intervento da parte della Delegazione tutoria. Se non che, in
virtù del principio inquisitorio che governa la procedura di tutela l'autorità
deve chiarire le circostanze rilevanti di propria iniziativa, senza essere
vincolata alle allegazioni né alle prove offerte (v. anche Geiser in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a
edizione, n. 13 ad art. 373 CC). Al limite questa Camera potrebbe esperire essa
medesima – in virtù della massima ufficiale e del principio inquisitorio – le
prove ritenute idonee ai fini del giudizio. A parte il fatto però che ciò
toglierebbe all'interessato un grado di giurisdizione, in concreto non si
tratta solo di integrare l'uno o l'altro accertamento. Si tratta di istruire
per la prima volta un insieme di fatti determinanti per il futuro, giudicando
poi come un'au­torità di prima sede. Il che non è manifestamente compito della
Camera civile di appello.

 

                                   9.   Ne
deriva che, mancando qualsiasi elemento per formulare una prognosi circa la
necessità di una misura tutelare, non resta che annullare il provvedimento
adottato. Ciò non significa per nulla che l'autorità tutoria debba astenersi da
misure in favore dell'appellante. Significa soltanto che una curatela non può
essere confermata solo per i trascorsi dell'interessato. Deve fondarsi anche
sulle sue esigenze aggiornate e attuali. L'autorità di vigilanza – o l'autorità
tutoria, cui il caso può essere ritornato – verificherà quindi le condizioni di
salute e quelle finanziarie in cui versa l'interessato attualmente,
approfondirà gli even­tuali disturbi che lo affliggono, indagherà sulla sua
capacità di provvedere personalmente alle cure prescritte, accertando in
particolare se egli si rende conto – infine – di dover essere assistito (quanto
meno per la sua igiene personale e per i suoi indumenti), e appurerà la
capacità di provvedere autonomamente ai propri interessi e bisogni. L'autorità
eseguirà inoltre un'analisi della situazione finanziaria, verificando la natura
dei debiti allora contratti, la capacità di provvedere autonomamente
all'amministrazione della propria sostanza o di scegliere un rappresentante e
di sorvegliarlo in maniera appropriata, inquisendo su eventuali pericoli che
potrebbero mettere a repentaglio i suoi interessi patrimoniali. Solo a quel
momento essa disporrà di tutti gli elementi per even­tualmente adottare una
misura a favore dell'interessato. Si aggiunga che nel frattempo, soccorrendone
i motivi, l'autorità potrà sempre pronunciare una misura provvisoria nel senso dell'art.
386 CC. L'appello va dunque accolto in questi termini.

 

                                10.   Gli
oneri processuali seguirebbero la soccombenza dell'autorità tutoria, che ha postulato
l'interdizione (art. 148 cpv. 1 CPC). Questa non può tuttavia essere considerata
soccombente, aven­do rinunciato a postulare la reiezione dell'appello (cfr.
Rep. 1997 pag. 137 consid. 4). Non può dunque essere tenuta al versamento di
oneri o alla corresponsione di ripetibili. Del resto l'appellante esce
vittorioso sul principio, ma nulla si può anticipare sull'esito cui giungerà
l'autorità amministrativa dopo avere debitamente aggiornato i dati. Quanto agli
oneri di prima sede, che l'autorità di vigilanza ha rinunciato a prelevare,
l'appellante chiede il versamento di fr. 2000.– per ripetibili. Come si è
visto, nondimeno, la Delegazione tutoria era intervenuta a giusta ragione –
anzi, a dovere – nei suoi confronti (sopra, consid 6 in fine), sicché l'assegnazione
di ripetibili in relazione a tale periodo non si giustifica.

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è accolto, la decisione impugnata è annullata e gli atti sono rinviati all'autorità
di vigilanza per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si attribuiscono ripetibili. 

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         –
Commissione tutoria regionale __________, __________.

                                         Comunicazione
a:

                                         – Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario