# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d3b8f6a-8d0b-537d-b70e-c6a42c72b527
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-01
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Sonstige Kammern 01.02.2006 ZB 2005 55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_999_ZB-2005-55_2006-02-01.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 1° febbraio 2006 Comunicata per iscritto il: 
ZB 05 55

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Presidenza Presidente Brunner
Giudici Vital e Möhr
attuaria ad hoc Keller

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Nel ricorso civile

di X., attore e ricorrente, rappresentato dall’avvocato lic. iur. Mirco Rosa, Casella 
postale 109, Palazzo del Sole, 6535 Roveredo,

contro

la sentenza della Commissione del Tribunale distrettuale Moesa del 20 ottobre 
2005, comunicata il 27 novembre 2005, nella causa dell’attore e ricorrente contro la 
Z . , convenuta e opponente al ricorso, rappresentata dall’avvocato lic. iur. Roberto 
A. Keller, Casa la Grida, 6535 Roveredo,  

concernente azione creditoria,

è risultato:

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A. Nella primavera del 2002, X. sottoscriveva una proposta assicurativa 
per una polizza vita della compagnia T. che gli era stata offerta da C., il quale agiva 
per conto della ditta individuale Z.. Parallelamente, il cliente disdiceva, 
rispettivamente chiedeva il congelamento di altre due polizze vita che deteneva 
presso la S., Società svizzera di assicurazioni sulla vita.  

B. Poiché per la disdetta della polizza no. 0674460 e il congelamento 
della polizza no. 0617437, la S. metteva a carico dell’interessato gli importi rispettivi 
di fr. 4'044.30 e di fr. 1’359.90, il  21 luglio 2004, X. si rivolgeva a Z. chiedendo il 
risarcimento della perdita subita di complessivi fr. 5’404.20. Nel contesto della 
stipulazione della nuova polizza con la compagnia T., a X. sarebbe, infatti, stato 
garantito il congelamento di quanto versato in precedenza presso la S. con un diritto 
di riscossione del relativo importo a distanza di alcuni anni, senza perdite di sorta. 

C. Non essendo stato possibile trovare un accordo di risarcimento, il 29 
ottobre 2004, X., senza essere assistito da un avvocato, inoltrava un’istanza di 
conciliazione alla Giudicatura di pace del Circolo di Roveredo, chiedendo che la 
ditta individuale Z. venisse condannata a versargli l’importo di fr. 5'404.20 - oltre agli 
interessi del 5% a far stato dal 1. gennaio 2003 - e che venisse rigettata in via 
definitiva l’opposizione al precetto esecutivo no. 4077/04 dell’Ufficio esecuzioni di 
Roveredo. Giusta l’elenco atti allestito dal Circolo di Roveredo, accanto all’istanza 
di conciliazione (atto no. 1), venivano in questo contesto trasmessi al Presidente di 
circolo la copia del precetto esecutivo (atto no. 2), la cronistoria del 21 luglio 2004 
inviata dall’istante alla ditta convenuta (atto no. 3), la lettera del 24 aprile 2002 
inviata dalla S. all’assicurato (atto no. 4), la copia della proposta per 
un’assicurazione sulla vita dell’8 aprile 2002 (atto no. 5), la lettera di sollecito del 17 
ottobre 2002 (atto no. 6) nonché le dichiarazioni di P. (atto no. 8) e C. (atto no. 9) 
del 12 e 15 novembre 2004. Accertata l’impossibilità di conciliare le parti, il 17 
novembre 2004 il Presidente del Circolo di Roveredo emanava il libello. Entro la 
scadenza del termine di 20 giorni, X. presentava istanza processuale. Dal canto 
suo, la ditta convenuta concludeva alla reiezione dell’azione, non considerandosi in 
tutta la faccenda come una consulente assicurativa, bensì come una semplice 
intermediaria.

D. Nella sentenza del 27 ottobre 2005, la Commissione del Tribunale 
distrettuale Moesa respingeva integralmente l’istanza processuale intentata da X. e 
gli accollava le spese del procedimento. Dopo aver lasciata aperta la questione di 

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sapere quale fosse il regime legale che univa le parti all’accordo concluso - e di 
conseguenza se le pretese avanzate dall’istante fossero da considerare di natura 
contrattuale o extracontrattuale - la Commissione del Tribunale distrettuale Moesa 
considerava in ogni caso non comprovato il danno subito dall’istante, giacché le 
pretese di quest’ultimo si sarebbero fondate su delle semplici affermazioni senza 
alcun valore probatorio.

E. Assistito da un avvocato, nella persona del lic. iur. Mirco Rosa, il 17 
novembre 2005, X. adiva la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
chiedendo l’accoglienza del ricorso con protesta di spese e ripetibili. 
Essenzialmente il ricorrente chiede che gli venga garantito il diritto di essere trattato 
da parte degli organi dello Stato secondo il principio della buona fede. Poco prima 
dello scadere del termine per proseguire la causa dinanzi alla Commissione del 
Tribunale distrettuale, X. si sarebbe, infatti, rivolto alla Giudicatura di pace del 
Circolo di Roveredo per ottenere informazioni sull’ulteriore procedere. In tale 
occasione il Segretario di circolo, R., si sarebbe adoperato per redigere una 
proposta d’istanza e avrebbe confermato all’interessato, digiuno da specifiche 
conoscenze in campo legale, che non sarebbe occorso inoltrare i documenti che 
erano già stati inviati al Presidente di Circolo, giacché questi atti sarebbero stati 
trasmessi d’ufficio all’istanza superiore. Questo non sarebbe invece avvenuto e tale 
omissione avrebbe compromesso l’esito della causa, non essendo l’istante stato in 
grado di comprovare il danno fatto valere.  

Nella propria risposta, la Z. postulava la reiezione del ricorso per quanto lo 
stesso potesse essere considerato ammissibile. Al ricorrente non sarebbe dato 
invocare in sede di ricorso la buona fede, dopo aver omesso di introdurre 
tempestivamente e dinnanzi all’istanza competente i necessari mezzi di prova. 

Sentiti sulla questione, il Presidente e il Segretario del Circolo di Roveredo 
confermavano la versione dei fatti fornita dal ricorrente, in particolare che R., avesse 
effettivamente assicurato il ricorrente sulla trasmissione d’ufficio degli atti in 
giacenza presso il circolo al Tribunale distrettuale, poco prima dello scadere del 
termine per la prosecuzione della causa. 

Nell’ambito dell’ulteriore scambio di scritti, le parti si riconfermavano 
essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e proposte, sulle quali, per quanto 
utile ai fini del giudizio, si tornerà nelle considerazioni di merito che seguono.   

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La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1. Giusta l’art. 232 CPC si può ricorrere alla Commissione del Tribunale 
cantonale per violazione di legge contro sentenze della Commissione del Tribunale 
distrettuale. Il ricorso deve essere presentato al Presidente del Tribunale cantonale 
per iscritto, allegando la decisione impugnata e i documenti di prova già restituiti al 
ricorrente, entro il termine perentorio di 20 giorni dalla comunicazione della 
decisione impugnata. Nel ricorso si deve dare una breve motivazione, indicando i 
punti impugnati della decisione e le proposte per la loro modifica; sono esclusi nuovi 
petiti e nuovi mezzi di prova (art. 233 CPC). Conformemente all’art. 235 CPC, la 
Commissione del Tribunale cantonale esamina nell’ambito delle istanze di ricorso, 
se la decisione impugnata oppure la procedura che l’ha preceduta viola disposizioni 
legali essenziali per il giudizio della questione controversa. In questo senso, il 
Giudice è libero nell’applicazione del diritto e non è vincolato dalle richieste delle 
parti, mentre le constatazioni dell’istanza precedente concernenti le circostanze di 
fatto sono vincolanti per l’istanza di ricorso, a meno che esse non siano avvenute 
violando norme sulle prove oppure si rivelino arbitrarie. Per l’istante, che si è visto 
rifiutare la propria richiesta davanti al giudice di prime cure, la legittimazione attiva 
al ricorso è data. Per il resto, il ricorso tempestivo e redatto nella dovuta forma, è 
ricevibile in ordine. 

2. Si pone in primo luogo la questione di sapere se nell’ambito della 
presente procedura davanti alla Commissione del Tribunale cantonale possano 
essere ammessi nuovi mezzi di prova (atti no. 1-6 e 8 e 9 introdotti davanti al 
Presidente di circolo), che l’istante non aveva prodotto dinanzi alla Commissione 
del Tribunale distrettuale, fidandosi delle allegazioni ottenute dal Segretario di 
circolo e stando alle quali gli atti in giacenza presso il Presidente di circolo sarebbero 
stati inviati d’ufficio all’istanza superiore. A sostegno dell’ammissibilità dei nuovi 
documenti, il ricorrente invoca l’art. 9 Cost., che garantisce ad ogni individuo il diritto 
di essere trattato senza arbitrio e secondo il principio della buona fede da parte degli 
organi dello Stato (sulla specifica questione della buona fede nell’ambito di una 
errata indicazione dei rimedi legali vedi decisione del Tribunale federale 
5P.341/2004 dell’8 marzo 2005). Nella fattispecie concreta, la controversa 
questione dell’ammissibilità dei nuovi mezzi di prova può però rimanere aperta, 
poiché il ricorso va respinto per altri motivi.  

3. Nel giudizio impugnato, malgrado la ditta individuale convenuta 
avesse contestata la propria responsabilità non considerandosi in tutta la faccenda 

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come una consulente assicurativa, bensì come una semplice intermediaria, era 
stata lasciata aperta la questione di sapere quale fosse l’effettiva relazione tra le 
parti in considerazione della consulenza prestata dalla ditta opponente in merito alla 
possibilità di resiliare il contratto di assicurazione con la S. e alla preparazione delle 
lettere di disdetta. L’istanza inferiore, dopo aver negato l’esistenza di un contratto di 
mediazione (art. 421 segg. CO), propendeva a ritenere che si trattasse più 
probabilmente di un’obbligazione fondata sulle norme del mandato gratuito (art. 394 
segg. CO) o comunque di un caso di responsabilità extracontrattuale basata sulla 
fiducia. Anche nella risposta al ricorso però la ditta opponente ribadiva la propria 
estraneità all’insorgere del preteso danno patito dal ricorrente come pure 
l’inesistenza di un qualsivoglia nesso di causalità tra la ditta e quanto occorso al 
ricorrente. In questo senso, contestando la ditta opponente implicitamente la propria 
legittimazione passiva, si palesa la necessità di meglio chiarire su quali disposizioni 
possa fondarsi la relazione tra le parti. 

4.a) In base all’iscrizione nel Registro di commercio dei Grigioni, la ragione 
sociale della ditta individuale Z. è l’intermediazione di prodotti assicurativi. Come 
risulta dalla deposizione fatta dal teste F. davanti al Presidente del Tribunale 
distrettuale, Z. aveva iniziato nel 2001 un rapporto di collaborazione con la 
compagnia T., nel senso che acquisiva clientela per la compagnia assicurativa e 
che per queste acquisizioni percepiva delle provvigioni (verbale d’interrogatorio atto 
no. 4.3 del Tribunale distrettuale). Risulta pure dalla deposizione fatta dal teste C. 
(verbale d’interrogatorio atto no. 4.1 del Tribunale distrettuale) che per acquisire 
nuova clientela Z. praticasse pure la relativa consulenza in merito alle pratiche 
assicurative e aiutasse la clientela a disdire la vecchie polizze. Per questo 
particolare tipo di contratto d’agenzia, che ha come oggetto la stipulazione di 
un’assicurazione occorre distinguere tra i rapporti interni che legano l’agente 
all’assicuratore e quelli esterni tra l’assicurato e l’agente o l’assicurazione. Mentre i 
rapporti interni tra l’agente e l’assicuratore possono essere retti dalle disposizioni 
sul mandato (art. 418a segg. CO), sul contratto di lavoro (art. 319 segg. CO), sul 
contratto d’impiego del commesso viaggiatore (art. 347 segg. CO) o quello di 
mediazione (art. 412 segg. CO) ecc., i rapporti esterni nell’ambito della stipulazione 
di un’assicurazione vita, come nel caso in parola, sono retti dalle disposizioni della 
legge federale sul contratto d’assicurazione (LCA), in virtù di quanto sancito agli art. 
101 della legge federale sulla sorveglianza degli assicuratori (LSA) in concomitanza 
con gli art. 4 e 53 LSA (Wettenschwiler, Basler Kommentar, 3a edizione, Basilea 
2003, art. 418e marginale 6; Alfred Maurer, Schweizerisches Privatversicherung-

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srecht, Berna 1995, pag. 142 segg.; Moritz Kuhn, Grundzüge des Schweizerischen 
Privatversicherungsrechts, Zurigo 1989, pag. 88 segg.). 

b) L’art. 34 LCA regola la “responsabilità dell’assicuratore per i suoi 
agenti” (vedi marginale), e sancisce una lex specialis rispetto alle norme sulla 
rappresentanza del CO. Giusta l’art. 34 cpv. 1 LCA, nella sua versione in vigore fino 
al 31 dicembre 2005, di fronte allo stipulante l’agente si ritiene autorizzato a fare per 
l’assicuratore gli atti abitualmente inerenti alle funzioni di un agente della sua 
categoria e quelli che l’agente suole fare col tacito consenso dell’assicuratore. 
Generalmente, le assicurazioni vita vengono offerte al cliente da un agente detto 
intermediario, che si distingue dall’agente abilitato a decidere e concludere 
autonomamente l’assicurazione vera e propria (Bühler, Zürcher Kommentar, Zurigo 
2000, art. 418e marginale 28). Per atti abitualmente inerenti alle funzioni di un 
agente intermediario si intendono tutte le pattuizioni che riguardano la proposta di 
un’assicurazione vita, la consulenza in merito al significato delle condizioni 
assicurative, l’aiuto nella compilazione del formulario concernente lo stato di salute 
del richiedente ecc., fino alla definitiva richiesta concreta di stipulazione del contratto 
vero e proprio. In quest’ambito il cliente deve poter contare sull’attendibilità e la 
veridicità delle informazioni fornitegli dall’agente in merito a questioni tecniche 
difficili e poco chiare. La consulenza e le informazioni che l’agente è tenuto a fornire 
al cliente non si limitano però solo alle questioni oggettivamente poco chiare, 
difficilmente comprensibili o che presuppongono conoscenza di base in un 
determinato settore, ma anche a richieste soggettivamente rilevanti per 
l’interessato. Per tutte queste azioni e in particolare anche per la consulenza fornita 
dall’agente intermediario, l’assicuratore risponde in virtù dell’art. 34 LCA, anche se 
le informazioni fornite non si palesano esatte (Bühler, op. cit., art. 418e marginale 
28). In realtà, la responsabilità dell’assicuratore va oltre. Non da ultimo in 
considerazione della grande divergenza di conoscenze tra le parti al contratto, 
mentre l’assicuratore non può essere costretto a dare spiegazioni su cose che non 
sono dovute, se ciò malgrado lo fa è responsabile per tali affermazioni secondo il 
principio dell’affidabilità, anche se queste dichiarazioni vengono fornite da un 
ausiliario (Fuhrer, Basler Kommentar, Basilea 2001, art. 34 LCA marginale 98).

c) Poiché in virtù dell’art. 34 LCA è l’assicuratore a rispondere degli atti 
dell’agente, è in principio nei confronti dell’assicuratore che va aperta un’eventuale 
azione in responsabilità per il danno subito. L’agente non è poi solo il 
rappresentante dell’assicuratore, ma anche un suo ausiliario giusta il disposto di cui 
all’art. 101 CO. Questo significa che spetta all’assicuratore risarcire all’altra parte il 
danno, che la commessa persona le cagiona nell’adempimento delle sue 

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incombenze (Wiegand, Basler Kommentar, 3a edizione, Basilea 2003, art. 101 
marginale 18). Sulla base della giurisprudenza in materia di responsabilità 
precontrattuale (culpa in contrahendo) il Tribunale federale ha sviluppato la 
cosiddetta responsabilità fondata sulla fiducia, che si presenta come un tipo di 
responsabilità indipendente, situata tra la responsabilità contrattuale e quella per 
atto illecito, le cui disposizioni possono se del caso tornare applicabili per analogia 
(DTF 131 III 380 cons. 3 e riferimenti). Questa estensione della nozione di 
responsabilità trova applicazione nei casi in cui vengono violati dei doveri 
fondamentali di protezione (Schutzpflichten). Il concetto di questo tipo di 
responsabilità si fonda sulla riflessione stando alla quale dal momento in cui iniziano 
delle trattative tra le parti, gli interessati devono comportarsi secondo il principio 
della buona fede, poiché l’apertura di negoziazioni fonda già una relazione giuridica 
tra i contraenti che impone loro il dovere di agire secondo i canoni dalla buona fede 
(DTF 121 III 354 cons. 6c e decisione del Tribunale federale 4C.191/2005 del 15 
settembre 2005). Per il proprio ausiliario pertanto, l’assicuratore risponde degli atti 
commessi nell’inadempimento dell’obbligazione vera e propria e in generale per i 
casi di responsabilità risultante dalla fiducia suscitata da determinate dichiarazioni 
in ossequio all’art. 2 CO (Fuhrer, op. cit., art. 34 LCA marginale 91 e 98).

d) La modifica apportata al nuovo art. 34 LCA, in vigore dal 1. gennaio 
2006, non ha alcuna rilevanza per la fattispecie in parola anche se opera una 
semplificazione rispetto al precedente regime legale. Sotto la marginale 
“responsabilità dell’assicuratore per i suoi intermediari”, il disposto sancisce il 
principio stando al quale nei confronti dello stipulante, l’assicuratore risponde anche 
degli atti del proprio intermediario. Con ciò viene eliminata la tanto discussa 
distinzione - e conseguente facoltà d’azione - tra il semplice agente intermediario 
non autorizzato a stipulare la polizza assicurativa vera e propria e l’agente 
assicurativo legittimato a concludere il contratto con il cliente (FF 2003 pag. 3857). 

e)  Nell’evenienza concreta, il ricorrente imputa all’opponente un’errata 
informazione, avendogli l’agente intermediario assicurato che non avrebbe subito 
perdite dal congelamento delle polizze presso il precedente assicuratore. Essendosi 
in buona fede affidato a tali dichiarazioni, egli avrebbe stipulato una nuova polizza 
assicurativa disdicendo, rispettivamente congelando, le due polizze presso la S. e 
subendo per questo fatto un danno economico. In questo senso, l’istante accolla 
all’agente intermediario un’errata consulenza, ciò che per i motivi esposti in 
precedenza ingenera però in primo luogo la responsabilità dell’assicuratore e non 
dell’agente stesso. 

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5. A prescindere da atteggiamenti delittuosi, la responsabilità personale 
dell’agente intermediario è esclusa (Gautschi, Berner Kommentar, Berna 1964, art. 
418e marginale 4c) o comunque limitata ad alcuni casi particolari come l’assenza di 
qualsiasi potere di rappresentanza, l’esistenza di pieni poteri in virtù dell’art. 32 CO 
o infine la violazione del contratto che regola i rapporti dell’agente con l’assicuratore 
(Fuhrer, op. cit., art. 34 LCA marginale 170). La fattispecie in esame non presenta 
però alcuna di queste particolarità, essendo stabilito che la ditta opponente 
fungesse da agente intermediario della T., senza però essere un’amministratrice 
diretta della compagnia con potere di rappresentanza individuale e non essendo 
ravvisabile alcuna violazione contrattuale tra agente e assicuratore. Per questi 
motivi, sulla base delle censure sollevate dall’attore e ricorrente l’istanza andava 
intentata contro la T. e non direttamente contro l’agente intermediario, ossia la ditta 
opponente al ricorso. Ne consegue che il ricorso, anche se con una diversa 
motivazione rispetto alle argomentazioni fornite dell’istanza precedente, è destinato 
all’insuccesso per carenza di legittimazione passiva della parte opponente. 

6. Gli oneri processuali e l’indennità a titolo di ripetibili della sede 
cantonale seguono la soccombenza (art. 122 cpv. 1 e 2 CPC). 

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La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. Il ricorso è respinto. 

2. I costi della procedura di ricorso, consistenti nella tassa di giustizia di fr. 
1'200.-- ed in quella di scritturazione di fr. 135.--, quindi dell’importo totale di 
fr. 1’335.-- vanno a carico del ricorrente, il quale rifonde all’opponente 
un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 800.--.

3. Comunicazione a:

__________

Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente: L'attuaria ad hoc: