# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dd4f5938-5d1b-5996-8a3a-8a3794088221
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 12.11.2010 U 2010 5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2010-5_2010-11-12.pdf

## Full Text

U 10 4 e 5

1a Camera

SENTENZA
del 12 novembre 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente sfruttamento delle forze idriche (deflussi residuali)

1. La … SA (…) sfrutta la forza idroelettrica della Calancasca e della Moesa, 

compresi i loro affluenti, in virtù di concessioni della durata di 80 anni e che 

verranno a scadenza nel 2041 e 2043. Il 16 febbraio 1993, il Governo del 

Cantone dei Grigioni affidava al Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste 

(DCTF) la conduzione della procedura di risanamento dei deflussi residuali 

per i corsi d’acqua del cantone. Infatti, con l’entrata in vigore il 1. novembre 

1992 delle nuove disposizioni della legge federale sulla protezione delle 

acque (LPAc), si rendeva necessario un risanamento dei corsi d’acqua 

sensibilmente influenzati da prelievi. Il termine per l’adozione di misure in 

questo senso era inizialmente stato fissato a 15 anni dall’entrata in vigore delle 

nuove disposizioni e veniva poi prorogato fino al 31 dicembre 2012. In 

quest’ottica, nel 2003, su richiesta del DCTF, l’Ufficio per la natura e 

l’ambiente (UNA) allestiva una valutazione della situazione per le acque 

captate dalle … giusta le misure di risanamento oggetto dell’art. 80 cpv. 1 

LPAc. Sei delle dieci captazioni non venivano dall’UNA ritenute meritevoli di 

risanamento, non presentando queste prese di acqua un potenziale 

sufficiente per disporre interventi di risanamento. Per le restanti quattro prese 

di Valbella, Isola, Curina e Ri de Buffalora, l’UNA definiva l’entità dei deflussi 

residuali essenziali dal profilo ecologico. Per la valutazione si faceva capo 

anche ai dati raccolti a suo tempo nell’ambito del progetto non realizzato della 

centrale di accumulazione stagionale Curciusa. Accanto alla problematica dei 

deflussi veniva pure analizzata la particolare situazione della Moesa a 

Cromaiò, dove avviene la restituzione dell’acqua da parte della centrale di 

Soazza I risultati contenuti nel rapporto del 24 marzo 2003 dell’UNA quanto 

ai vantaggi ecologici e derivanti da una regolamentazione della dotazione 

potevano essere così riassunti:

Livello Corso d'acqua 
interessato

Vantaggio 
ecologico 

nello 
spazio 
idrico

Acqua 
residua 
secondo 
LPAc art. 
31 cpv. 1

Regolamentazione di 
dotazione [l/s]

Inverno Estate Anno

Punti QLPAc [l/s] [l/s] [l/s] [l/s]

Valbella Calancasca (Valbella) 263 57 / 134 60 60 60

Isola Moesa (Isola) 119 159 / 191 160 160 160

Soazza Moesa (Curina) 348 170 / 205 1701 1701 1701

Soazza Ri de Buffalora 34 50 / 50 50 1102 60

Soazza Moesa (Cromaiò)3 1210

Totale 440 500 450

1 Deflusso residuale; a causa dell'alto tasso d'infiltrazione del tratto di deflusso residuale presso Pian San 
Giacomo, la dotazione effettiva può superare i 170 l/s

2 Dotazione luglio/agosto: 110 l/s, negli altri mesi 50 l/s
3 Misura per la riduzione dei rapporti piena/secca

2. Chiamate a determinarsi sulle ripercussioni economiche delle portate di 

dotazione proposte dall’UNA, le … calcolavano una perdita di produzione di 

circa 19.3 mio. kWh pari all’8.1%, con il conseguente aumento dei costi di 

produzione del 9.6%. Gli effetti finanziari degli interventi proposti per ciascuna 

presa potevano essere succintamente rappresentati nel seguente modo:

Q347 Portata di 
dotazione

Contenuto 
delle 

prestazioni

Perdita di 
produzione

Livello Corso d’acqua 
con prelievo

[l/s] [l/s] [mio. 
m3/a]

[kWh/m3] [mio. 
kWh/a]

[%]

Valbell
a

Calancasca 
(Valbella)

69 60 1.892 1.85 3.50 1.5

Isola Moesa (Isola) 226 160 5.046 0.90 4.54 1.9

Soazz
a

Moesa (Curina)
(costante tutto 
l’anno)

251 170 5.361 1.60 8.58 3.6

Soazz
a

Ri de Buffalora
(settembre – 
giugno)

28 50 1.300 1.60 2.09 0.9

Soazz
a

Ri de Buffalora
(luglio – agosto)

28 110 0.349 1.60 0.56 0.2

Totale 19.27 8.1

3. In seguito, lo studio … SRL esaminava le possibili misure per l’attenuazione 

dei rapporti piena/secca dopo la restituzione dell’acqua per scopi industriali 

alla Moesa presso Cromaiò. Per ridurre le fluttuazioni del livello delle acque e 

mitigare le differenze di temperatura, il rapporto proponeva tre varianti 

riguardanti la costruzione di uno, due o tre bacini di ritenzione mediante i quali 

avrebbe potuto essere restituita alla Moesa una quantità di acqua di circa 

130'000 m3 temporaneamente trasferita e attutita. In questo modo sarebbe 

stato possibile ridurre le oscillazioni dello stato dell’acqua dovute alla piena e 

alla secca da circa 4 a 1. I costi preventivati di queste misure edilizie si 

aggiravano tra i 12 e i 14 mio. di franchi. 

4. Sulla base degli accertamenti condotti, l’ufficio dell’energia e dei trasporti 

(UET) allestiva un rapporto di consultazione sulle misure di risanamento dei 

deflussi residuali, proponendo che le … fossero tenute a erigere -entro la fine 

del 2012 presso la stazione di prelievo di Curina - un dispositivo di dotazione, 

e da quel momento a dotare il corso d’acqua di una quantità d’acqua annua 

di 170 l/s per la restante durata della concessione. Veniva poi parimenti 

stabilito l’esaurimento delle misure di risanamento economicamente 

sostenibili giusta la LPAc.

5. In base alle risultanze della procedura di consultazione, l’UNA veniva 

incaricato di svolgere una valutazione ecologica di altre varianti. Nel rapporto 

rielaborato del 7 maggio 2009, veniva, in un primo tempo, analizzata la 

situazione in base alla quantità di acqua necessaria alla presa Curina per 

garantire alla Moesa un deflusso residuale di 170 l/s durante tutto l’anno. Per 

la presa di Curina veniva allora proposta una dotazione di 170 l/s dal 1. aprile 

al 31 agosto e la stessa quantità dal 1. settembre al 30 settembre - per quanto 

i rilievi nell’alveo fluviale fra la presa di Curina e la sorgente di acqua freatica 

a Andrana venissero rimossi meccanicamente - e di 230 l/s per il periodo al 1. 

ottobre al 31 marzo. Questa misura corrispondeva ad un quantitativo di 

dotazione di 6.30 mio. m3 e arrecava pertanto un pregiudizio tale ai diritti 

acquisiti di sfruttamento delle acque delle … da giustificare il versamento di 

un’indennità. Per questo, in un secondo tempo, l’UNA veniva incaricato di 

progettare un regime di dotazione ottimale dal profilo ecologico sulla base di 

una dotazione di soli 4.734 mio. m3, corrispondente a una perdita di utile per 

le … del 5.08%. Il risultato dell’indagine era oggetto di una nuova 

rielaborazione del precedente rapporto il 3 agosto 2009. Le perdite di 

produzione e di reddito per ogni variante di dotazione della presa Curina 

venivano dall’UET riassunte nella seguente rappresentazione grafica: 

Regolamentazione di dotazione

Inverno Estate Anno Volume di 
deflusso

Perdite di 
produzio

ne

Diminuzi
one dei 
ricavi

Variant
e di 
dotazio-
ne

[l/s] [l/s] [l/s] [mio. m3/a] [%] [%]

1 170 170 170 5.365 3.59 5.35

2 230 170 200 6.312 4.23 6.25

3a1 variabile2 variabile3 150 4.734 3.17 5.08

3b4 variabile5 variabile6 150 4.734 3.17 5.08

1 Scenario di dotazione per l'ottenimento di un risanamento ittico con un volume di deflusso annuo prefissato di 
4.734 mio. m3 (secondo la cifra 10.3.3, lett. b del rapporto di risanamento dell'UNA)

2 Dotazione ottobre/novembre: da 230 a 350 l/s, media 290 l/s; dotazione da dicembre a marzo: 200 l/s
3 Dotazione da aprile a settembre: da 0 a 150 l/s, media 70.5 l/s
4 Scenario di dotazione per l'ottenimento di un risanamento naturalistico e paesaggistico con un volume di 

deflusso annuo prefissato di 4.734 mio. m3 (secondo la cifra 10.3.3, lett. c del rapporto di risanamento dell'UNA)
5 Dotazione ottobre: 70 l/s; dotazione da novembre a marzo: 0 l/s
6 Dotazione aprile/maggio: da 100 a 350 l/s, media 150 l/s; dotazione da giugno a agosto: 450 l/s; dotazione 

settembre: 70 l/s

6. Il 6 agosto 2009 l’UNA allestiva infine il rapporto sulle misure di risanamento 

giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc. Per i prelievi dalla Moesa, per ragioni di priorità 

veniva proposta la rinuncia a un ulteriore risanamento delle prese Isola e 

Curina. Per contro si imponeva l’eventuale ricollocamento della dotazione 

invernale suggerita quale misura giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc qualora non fosse 

possibile conseguire gli obiettivi di risanamento ittico che ci si erano 

precedentemente proposti. Per le captazioni dalla Calancasca, non 

sottostando queste acque o territori a un risanamento di massima priorità, 

l’UNA raccomandava di rinunciare ad un ulteriore risanamento della presa 

Valbella, poiché per migliorare in modo duraturo il bilancio idrologico della 

zona golenale Pian de Alné sarebbero indispensabili dotazioni da dieci a venti 

volte superiori a quanto necessario per conseguire gli obiettivi di risanamento 

ittico giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc.  

7. Dopo aver nuovamente sentiti i comuni interessati dalle concessioni, le 

organizzazioni ambientaliste, gli uffici cantonali e federali competenti e le …, 

in data 24 novembre 2009 il Governo del Cantone dei Grigioni decretava le 

seguenti misure di risanamento:

“1.(a) In virtù dell'art. 80 cpv. 1 LPAc la … SA sono tenute ad allestire, entro 

la fine del 2012 presso il punto di captazione dell'acqua a Curina, un 

dispositivo di dotazione e da quel momento a garantire dotazioni 

d'acqua pari a un volume di deflusso annuo di 4.734 mio. m3 secondo 

la seguente regolamentazione:

da ottobre a novembre: da 230 a 350 l/s, media 290 l/s

da dicembre a marzo: 200 l/s

da aprile a settembre: da 0 a 150 l/s, media 70.5 l/s

    (b) Inoltre la … SA devono rimuovere meccanicamente i rilievi nell'alveo 

del fiume fra la presa Curina e la sorgente di acqua freatica Andrana.

    (c) La … SA sono tenute a svolgere un monitoraggio di 5 anni secondo le 

indicazioni dell'Ufficio per la natura e l'ambiente e dell'Ufficio per la 

caccia e la pesca. Il risultato del monitoraggio va sottoposto al Governo 

sotto forma di un rapporto. Per quanto il monitoraggio provi l'esigenza 

di una ridistribuzione delle portate di dotazione, gli uffici specialistici 

formulano una relativa richiesta al Governo. L'entità del volume di 

deflusso annuo di 4.734 mio. m3 resta invariata.

2. Per quanto riguarda i propri prelievi d'acqua la … SA vengono sollevate 

da un obbligo di risanamento secondo l'art. 80 cpv. 2 LPAc.”

Nel proprio decreto il Governo cantonale respingeva le censure in merito a 

presunti vizi procedurali e inutili ritardi sollevate dalle organizzazioni 

ambientaliste nell’ambito della procedura di consultazione, sostenendo la 

necessità di operare in armonia con la Confederazione e gli altri cantoni. 

Anche la rinuncia al risanamento di corsi d’acqua con un valore ecologico 

inferiore a favore di quelli con maggiore rilevanza ecologica corrisponderebbe 

a quanto consigliato dai competenti uffici federali. Il modus operandi scelto si 

conformerebbe alle risultanze della perizia 1. ottobre 2007 del dott. iur. … e 

non darebbe adito a critiche anche in termini di solerzia e di priorità delle scelte 

operate. La rinuncia a misure edilizie volte a ridurre le piene si sarebbe 

imposta poiché la sola disposizione di questo tipo di misure quale risanamento 

dei deflussi residuali, pur detenendo il maggior potenziale ecologico, non 

sarebbe stata accettata dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Per questo 

il concetto relativo alla rinaturalizzazione di ampi tratti dei fiumi di valle 

avrebbe dovuto essere rielaborato. Anche la fattibilità di interventi edilizi a 

riduzione delle piene in coincidenza della restituzione d'acqua a Cromaiò, con 

la costruzione di un bacino di ritenuta delle piene, sarebbe entrata in conflitto 

con la tutela delle golene e delle acque freatiche e dal lato dei costi avrebbe 

prodotto, con un investimento stimato tra i 12 e i 14 mio. di franchi, 

considerevoli rischi finanziari. Per questi motivi, in assonanza a quanto 

sostenuto anche dall'UFAM, il Governo avrebbe rinunciato alla misura di 

risanamento. Per la portata di dotazione della presa Curina, il Governo 

riteneva di potersi avvalere degli accertamenti condotti per il progetto 

Curciusa. Poiché la misura richiesta (minimo di deflusso residuale corrente di 

170 l/s durante il semestre estivo e 230 l/s durante quello invernale) avrebbe 

comportato una diminuzione dei ricavi delle … del 6.25%, e quindi oltre la 

fascia tra il 2 e il 5% che non darebbe diritto ad indennità, e ponderando, 

accanto all’interesse ittico, anche l’interesse pubblico ad un 

approvvigionamento energetico sufficiente ed a un mantenimento dei posti di 

lavoro in regioni periferiche, l’autorità cantonale riteneva opportuno disporre 

un deflusso annuo di 4'734 mio. m3, pari ad una perdita di produzione del 

3.17%, ovvero una misura che non superasse una riduzione del ricavo di oltre 

il 5%, con un monitoraggio della popolazione ittica sull’arco di 5 anni. 

Evidentemente con la scelta di una dotazione con un volume di deflusso 

annuo di 4.734 mio. m3 non sarebbe dato conseguire i miglioramenti ecologici 

che si potrebbero invece ottenere con portate di dotazione di 170 l/s nel 

semestre estivo e di 230 l/s nel semestre invernale, la soluzione andrebbe 

però intesa come una normativa di transizione atta a coprire il periodo fino alla 

scadenza delle attuali concessioni negli anni 2041 e 2043. 

Riguardo alle misure giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc, il Governo confermava la 

volontà di voler concentrare gli interventi di risanamento a determinate prese 

- anziché agire con una, dal punto di vista della proporzionalità, onerosa 

procedura comprendente tutti i bacini imbriferi - e tramite le portate di 

dotazione. Dopo un’analisi della concreta situazione, riteneva di poter 

rinunciare nell’evenienza a simili misure, poiché lungo la Moesa e la 

Calancasca non vi sarebbero captazioni di acqua al cui risanamento andrebbe 

data la massima priorità, fermo restando che la scelta delle priorità effettuate 

dall’UNA non darebbe adito a critiche. Un coordinamento tra le misure di 

risanamento dei deflussi residuali e la licenza di spurgo, come voluto delle 

organizzazioni ambientaliste, non sarebbe imperativo per cui una modifica 

della licenza di spurgo potrebbe avvenire senza pregiudizio anche in altra 

sede. 

8. Tramite tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 8 

gennaio 2010 dai comuni A. (U 10 4) e B. (U 10 5) veniva postulato 

limitatamente al punto 1a e subordinatamente al punto 1c l’annullamento del 

decreto governativo. In sostanza i ricorrenti ritenevano che le misure proposte 

nel decreto governativo - anziché tenere conto, accanto ai diritti acquisiti delle 

…, anche degli interessi economici dei concedenti, in particolare dei proventi 

a loro spettanti - avrebbero pregiudicato notevolmente la situazione dei 

comuni concedenti. Per questi ultimi l’aumentata portata di dotazione decisa 

(punto 1a del dispositivo del decreto 24 novembre 2009) non comporterebbe 

alcun vantaggio ecologico tangibile per la zona toccata, in quanto gli obbiettivi 

che le autorità cantonali si sarebbero prefissi potrebbero essere raggiunti solo 

tramite una dotazione tale da rendere inimmaginabile l’intervento di 

risanamento sotto il profilo della sua sostenibilità della LPAc. La permeabilità 

del terreno e l’ampiezza del bacino in zona Andrana porterebbero solo, nel 

caso di una restituzione, ad una dispersione di acqua con influsso negativo 

sui terreni circostanti. In termini finanziari, in base ai calcoli eseguiti dai comuni 

le misure avrebbero per conseguenza in un primo tempo una diminuzione dei 

canoni d’acqua a partire dal 2011 di fr. 35'500.-- per A. e di fr. 11'800.-- per B. 

ed in seguito, a partire dal 2015, di fr. 39'000.-- per l’uno e di fr. 13'000.-- per 

l’altro comune. Le entrate fiscali corrisposte dalle … diminuirebbero poi di 

circa fr. 25'000.-- per A. e di fr. 10'000.-- per … oltre agli scapiti dovuti ad una 

minor quota parte di energia di partecipazione conseguente alla minor 

produzione e alla diminuzione del valore di mercato della concessione stessa 

in caso di rinnovo o assegnazione dei diritti sulle acque ad un’altra società 

idroelettrica.  

9. Nella propria presa di posizione il Governo dei Grigioni chiedeva la reiezione 

dei ricorsi. Gli scapiti finanziari che le misure di risanamento comporterebbero 

per i comuni concessionari andrebbero interamente a loro carico, trattandosi 

di un caso d’applicazione della normativa federale in vigore. In quanto 

istituzione pubblica, i comuni non potrebbero poi far valere una violazione dei 

loro diritti acquisiti e l’intervento non avrebbe carattere espropriativo. Le 

misure di risanamento decretate per il pianoro di Pian San Giacomo 

sarebbero state prese in base a quanto contenuto nel rapporto sull’impatto 

ambientale allestito a suo tempo per il progetto Curciusa. L’UNA sarebbe stato 

pertanto perfettamente a conoscenza dei dati tecnici e idrologici del tratto di 

fiume in oggetto allorquando avrebbe proposto le misure concrete da 

intraprendere. La possibilità di un pregiudizio per i terreni agricoli circostanti, 

dopo una dotazione, a seguito della permeabilità del terreno in detta zona non 

sarebbe stata intravista però da nessuno. 

10. Dal canto loro le …, contrariamente al parere dei comuni ricorrenti, ritenevano 

che le misure proposte, grazie soprattutto ad un aumento della capienza 

estiva della Moesa nei pressi della distesa di Pian San Giacomo, fossero 

proprie ad apportare degli indubbi benefici dal profilo della natura e del 

paesaggio. Anche se sotto l’aspetto ittico, l’utilità della misura potrebbe 

apparire meno evidente, non sussisterebbero comunque validi motivi per 

desistere dalle misure di risanamento proposte. 

11. Nella presa di posizione sulle istanze promosse dai due comuni concedenti, 

la … (qui di seguito dette semplicemente organizzazioni ambientaliste) 

chiedevano la reiezione dei ricorsi. Prima di prendere materialmente 

posizione sui ricorsi, veniva ribadita la richiesta di calcolare lo scapito 

finanziario subito dalle … sulla base della media dei ricavi degli ultimi dieci 

anni. Infatti, i dati elaborati dal Governo cantonale sarebbero troppo ridotti 

rispetto a quanto effettivamente ricavato dalla ditta giusta le cifre apparse sulla 

stampa locale. Per il resto, i ricorrenti non sostanzierebbero meglio quali 

sarebbero i negativi influssi della misura di risanamento sui terreni circostanti. 

Che la misura non apporti benefici di rilievo dal profilo ittico sarebbe indubbio, 

per la salvaguardia di tale aspetto ecologico occorrerebbe aumentare il 

volume dell’acqua da restituire e inoltre verificare la situazione presso altre 

prese. In ogni caso, l’incertezza sugli esiti concreti degli interventi non 

potrebbe giustificare la richiesta dei ricorrenti di rinunciare a qualsiasi misura 

di risanamento. In qualità di istituzioni pubbliche, i comuni non sarebbero 

detentori di diritti acquisiti e non potrebbero vantare neppure dei diritti di 

risarcimento per le misure in oggetto. In questo senso, anche i contratti di 

concessione stipulati non permetterebbero di concludere alla garanzia di un 

determinato tornaconto finanziario. In ogni caso, le misure di risanamento 

prese in virtù dell’art. 80 cpv. 1 LPAc dovrebbero essere esigibili per la ditta 

titolare della concessione e non certo per i comuni concedenti e quelli 

riguardanti il secondo capoverso dello stesso articolo troverebbero la loro 

giustificazione nell’interesse pubblico alla misura dal profilo ecologico, 

interesse che decisamente andrebbe reputato prevalere su mere 

considerazioni di carattere economico. Con l’aumento dei canoni d’acqua 

decisi di recente dal parlamento federale, gli scompensi addotti dai comuni 

verrebbero poi in ogni caso ampiamente compensati. 

12. L’Ufficio federale dell’energia (UFE) reputava conforme allo spirito della 

normativa sulla protezione delle acque l’intervento decretato dal Governo dei 

Grigioni che avrebbe rinunciato al risanamento di corsi d’acqua di minor valore 

a favore di un corso d’acqua d’importanza superiore dal punto di vista 

ecologico. Dal profilo energetico, considerato il nuovo orientamento della 

politica energetica della Confederazione, che attribuirebbe un ruolo 

essenziale alle energie rinnovabili, e l’obiettivo quantitativo introdotto con la 

nuova legge sull’energia (LEne), che prevederebbe entro il 2030 un aumento 

della produzione di energia elettrica proveniente da centrali idroelettriche di 

almeno 2'000 GWh rispetto al livello del 2000, comprese le perdite di 

produzione dovute all’applicazione delle disposizioni sui deflussi residuali, la 

decisione cantonale terrebbe adeguatamente conto di tutti gli interessi in 

gioco e meriterebbe conferma. 

13. Gli altri convocati rinunciavano a prendere materialmente posizione sui ricorsi. 

14. Mentre il comune B. rinunciava a replicare, il comune A. si riconfermava 

essenzialmente nelle proprie precedenti allegazioni e proposte, contestando 

energicamente qualsivoglia relazione - e quindi possibile compensazione - tra 

l’aumento dei canoni d’acqua e le misure di risanamento qui in discussione, 

come sostenuto dalle organizzazioni ambientaliste determinatesi sui due 

ricorsi. 

15. Nella propria duplica il Governo cantonale confermava l’erroneità della 

pretesa compensazione tra l’aumento dei canoni d’acqua e gli svantaggi 

derivanti ai comuni concedenti dalle misure di risanamento giusta l’art. 80 

LPAc, non essendo questa la volontà del legislatore federale. In data 23 

novembre 2009, il parlamento federale si sarebbe infatti opposto alla proposta 

formulata da una minoranza di far beneficiare dell’aumento dei canoni d’acqua 

solo quei cantoni che avrebbero risanato entro i termini imposti dalla 

normativa sulla protezione delle acque i loro corsi d’acqua, regolando i 

deflussi residuali. 

16. Dal canto loro, le organizzazioni ambientaliste insistevano in sede di duplica 

sull’esistenza di una relazione causale tra l’aumento dei canoni d’acqua e le 

modifiche delle condizioni quadro nel frattempo intervenute in materia di 

sfruttamento delle forze idriche. Tra queste nuove condizioni quadro 

andrebbero annoverati indubbiamente anche i risanamenti giusta l’art. 80 

LPAc. 

Considerando in diritto:

1. a) Le due procedure oggetto di ricorso riguardano lo stesso tema e i due comuni 

ricorrenti propongono le stesse argomentazioni e giungono ad identiche 

conclusioni. Per questo, facendo uso della facoltà prevista dall’art. 6 lett. a 

della legge sulla giustizia amministrativa (LGA) - il quale prevede che 

nell'interesse di un'efficace evasione, l'autorità possa unire in un unico oggetto 

le procedure, in caso di istanze inoltrate separatamente  - questo Giudice 

considera opportuna la riunione dei ricorsi ni. U 10 4 e U 10 5 e l’evasione 

delle controversie mediante un’unica sentenza. 

b) E’ controversa la legittimità delle misure di risanamento decretate dal Governo 

cantonale in applicazione dell’art. 80 LPAc, misure che per i comuni ricorrenti 

sarebbero ingiustificate e lesive dei loro interessi finanziari. 

c) La legittimazione dei comuni è data in quanto questi hanno ceduto 

separatamente i diritti sulle acque della Moesa per la centrale Isola - Spina e 

Pian San Giacomo - Soazza alle … mediante i contratti di concessione in 

parola nel 1953 e 1956 (vedi sentenza del Tribunale federale 2P.195/2004 del 

25 maggio 2005). Con la definizione di una determinata portata di dotazione 

per la presa Curina, la possibilità di captazione delle … viene 

conseguentemente ridotta e i comuni concedenti subiscono per questo fatto 

delle perdite finanziarie dirette, come la diminuzione dei canoni d’acqua, e 

indirette, come le perdite fiscali. In questo senso, le misure di risanamento 

decise in virtù dell’art. 80 cpv. 1 LPAc pregiudicano gli interessi economici dei 

comuni concedenti per cui gli stessi sono legittimati ad impugnare il 

provvedimento in oggetto. 

2. a) Mentre la concessionaria di un diritto di utilizzazione sulle acque ha la 

possibilità di appellarsi ai propri diritti acquisiti per difendersi da quelle che 

essa considera come inammissibili ingerenze in applicazione dell’art. 80 cpv. 

1 LPAc, i comuni concedenti non beneficiano di tale prerogativa e quindi se la 

misura di risanamento decretata è conforme al diritto, essi sono tenuti a 

sopportarne le conseguenze anche finanziarie senza alcuna possibilità di 

indennizzo. Infatti, in qualità di enti pubblici i comuni non possono appellarsi 

alla violazione di diritti acquisiti come i privati (Häfelin/Müller/Uhlmann, 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a edizione, marginale 1008). Anche dalla 

legge federale sull’utilizzazione delle forze idriche (LUFI), i comuni non 

possono dedurre diritti a loro favore. I vari tipi di risarcimento previsti per la 

collettività pubblica in caso di appropriazione forzata o di espropriazione da 

parte della Confederazione non contemplano la presente fattispecie. 

Nell’ambito della parallela procedura U 10 6 promossa dalle associazioni 

ambientaliste in vista dell’ottenimento di dotazioni superiori a quelle decise e 

per tre prese, il Tribunale amministrativo ha confermato l’entità dell’ingerenza 

decisa dal Governo retico nel senso di una dotazione per Curina pari a 230 

fino a 350 l/s per una media di 290 l/s da ottobre a novembre, a 200 l/s da 

dicembre a marzo e a 0 fino a 150 l/s, media 70.5 l/s, da aprile a settembre. 

b) Nella propria decisione (U 10 6 cons. 6f), questo Giudice respingeva le 

richieste di più dotazioni e di portata superiore a quanto deciso in seguito 

anche ad una ponderazione dei contrapposti interessi in gioco. Ponderazione 

che del resto era già stata effettuata anche dal Governo cantonale nel decreto 

impugnato. Nell’ambito di tale esame sono stati tenuti in debita 

considerazione gli interessi economici dei comuni concedenti e le particolarità 

delle regioni toccate dalla misura. Non è pertanto dato ritenere che gli scapiti 

economici che derivano ai due comuni ricorrenti dalla dotazione decisa non 

siano stati debitamente presi in considerazione. 

c) Nei propri ricorsi, i comuni chiedono la rinuncia a misure come la dotazione a 

favore di altri tipi di intervento, come ad esempio la rivitalizzazione dei siti. 

Non è contestato che nell’ambito delle misure di risanamento giusta l’art. 80 

cpv. 1 LPAc entrino in considerazione anche altri provvedimenti che le sole 

dotazioni. Del resto nell’evenienza veniva analizzata la possibilità di misure 

edilizie per l’attenuazione dei rapporti piena/secca dopo la restituzione 

dell’acqua per scopi industriali alla Moesa presso Cromaiò, la rimozione di 

detriti dal letto del fiume presso Andrana, la costruzione di una rampa per i 

pesci a Valbella ecc.. Lo stesso Governo cantonale stanziava contributi pari a 

fr. 90'000.-- a favore del Comune A. e di fr. 480'000.-- al Comune di C. (cfr. 

decreto governativo del 23 giugno 2009, prot. no. 619, e decreto governativo 

del 27 ottobre 2009, prot. no. 1044) per la rinaturalizzazione della Calancasca 

in zona Pian de Alné e questo nota bene nel corso della presente procedura. 

In questo senso, il decreto impugnato non collide minimamente con la 

possibilità di condurre parallele procedure di risanamento o comunque di 

adottare altre misure di intervento. Nell’ambito della procedura retta dall’art. 

80 cpv. 1 LPAc però l’adozione di semplici interventi di rivitalizzazione come 

proposto in sede di ricorso è improponibile. Come riconosciuto anche dalla 

dottrina (Maurus Eckert, Rechtliche Aspekte der Sicherung angemessener 

Restwassermengen, Diss. Zurigo 2002, pag. 151), le dotazioni di acqua sono 

le misure prioritarie nell’ambito del risanamento. Del resto, anche gli organi 

federali richiamavano al cantone la necessità di ricorrere propriamente a 

questo tipo di misure. Nella propria presa di posizione, l’UFAM dichiarava 

esplicitamente che non avrebbe mai accettato la sola disposizione di misure 

edilizie quale risanamento, ma che riteneva necessario agire sulle dotazioni 

di acqua. In questo senso, la pretesa che le misure di risanamento giusta l’art. 

80 cpv. 1 LPAc facciano astrazione di dotazioni è estranea agli scopi che la 

normativa federale persegue e va pertanto respinta. 

d) Per i comuni la misura decretata non apporterebbe alcun vantaggio ecologico 

alla tratta toccata dalla dotazione. Inoltre, la permeabilità del terreno e 

l’ampiezza del bacino in zona Andrana porterebbero solo ad una dispersione 

di acqua con influsso negativo sui terreni coltivi circostanti. Giusta la 

valutazione fatta dall’UNA (vedi relazione iniziale sulle misure di risanamento 

giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc del 24 marzo 2003), garantendo alla presa Curina 

una dotazione di 170 l/s sarebbe stato possibile ottenere fra il punto di prelievo 

e Pian San Giacomo un deflusso d’acqua continuo atto a soddisfare anche gli 

aspetti ittici, compresa la libera migrazione di pesci. Poiché il punto più critico 

in termini di deflusso era considerata la zona prima della sorgente di acqua 

freatica a Andrana, punto dove il fiume registra infiltrazioni a tratti 

considerevoli, l’UNA riteneva che se in detto punto il deflusso avesse 

raggiunto 170 l/s lo stato del deflusso sarebbe stato rispettato lungo tutta la 

tratta. La possibilità di ricreare una fauna ittica, soprattutto con la trota, grazie 

all’idoneità di tale parte del fiume per la fregola, avevano fatto cadere la scelta 

di risanamento su questa tratta della Moesa. Del resto gli interessi ittici sono 

sempre stati ritenuti prioritari nelle scelte delle misure in base all’art. 80 cpv. 

1 LPAc (rapporto UNA del 3 agosto 2009, pag. 27). E’ vero che dopo il 

ridimensionamento per motivi di inesigibilità economica della portata di 

dotazione inizialmente prevista e l’ottimizzazione del regime di questa nuova 

più ridotta portata di dotazione proposta dall’UNA, il nuovo regime, pur 

perseguendo gli stessi scopi, lasciava alcune incertezze sull’effetto delle 

misure dal profilo ittico. Per questo veniva imposto il monitoraggio durante 

cinque anni dello sviluppo della popolazione ittica e la rimozione dei rilievi 

nell’alveo del fiume tra la presa Curina e la sorgente di acqua freatica ad 

Andrana. La prima di queste misure permetterà di eventualmente modificare 

l’obiettivo di risanamento a favore di esigenze paesaggistiche e naturalistiche 

qualora non fosse possibile raggiungere lo scopo perseguito inizialmente, 

ovvero il miglioramento della fauna ittica. In quest’ottica, anche con la 

riduzione della portata di dotazione l’obiettivo della misura restava 

principalmente la salvaguardia di interessi ittici (acque di riproduzione) e, 

secondariamente, paesaggistici. La pretesa stando alla quale con la misura 

non sarebbe conseguibile alcun obiettivo di salvaguardia ambientale va 

pertanto respinta.

e) Per la valutazione della situazione dei deflussi della Moesa lungo la piana di 

Pian San Giacomo e per la situazione della falda freatica presso Andrana, 

l’UNA ha operato i propri calcoli sul regime ottimale delle acque in base ai dati 

tecnici contenuti nella relazione sull’impatto ambientale fatta allestire negli 

anni ’90 in vista della costruzione della centrale ad accumulazione Curciusa. 

Motivi per dubitare della validità di questi dati in relazione alla situazione dei 

deflussi della Moesa lungo la piana di Pian San Giacomo e per la situazione 

della falda freatica presso Andrana non ve ne sono. Che la zona prima della 

sorgente di acqua freatica a Andrana registri infiltrazioni a tratti considerevoli 

è stato appurato e tenuto in considerazione anche dall’UNA nella propria 

elaborazione delle ottimali portate di dotazione, per cui non vi è motivo per 

considerare che la misura abbia fatto astrazione di un dato determinante che 

avrebbe comportato un diverso giudizio. Del resto, i comuni non sono in grado 

di meglio comprovare le supposizioni contenute nei ricorsi, soprattutto per 

quanto concerne la pretesa infiltrazione di acqua e il conseguente pregiudizio 

per i fondi limitrofi, per cui non vi sono elementi che lascerebbero apparire 

come errata la valutazione operata. 

3. a) La questione di sapere se con l’aumento dei canoni d’acqua a seguito delle 

modifiche delle condizioni quadro nel frattempo intervenute in materia di 

sfruttamento delle forze idriche, tra le quali per le organizzazioni ambientaliste 

andrebbero annoverati anche i risanamenti giusta l’art. 80 LPAc, si volesse o 

meno operare una certa compensazione reale con le relative perdite subite 

dall’ente pubblico è a questo punto di carattere essenzialmente teorico. Infatti, 

i comuni concedenti sono tenuti a sopportare il pregiudizio loro derivante dalla 

corretta applicazione dell’art. 80 cpv. 1 LPAc senza alcuna possibilità di 

indennizzo. In questo senso che il pregiudizio sia o meno in parte 

compensabile con l’aumento dei canoni d’acqua non è determinante. 

Evidentemente però, se lo scapito economico subito dai comuni concedenti 

fosse in parte compensato dall’aumento dei canoni d’acqua, gli interessi 

finanziari dei ricorrenti verrebbero proporzionatamente ridotti. 

b) Il canone idraulico o d’acqua è un tributo pubblico dovuto per l’utilizzazione 

speciale di un corso d’acqua pubblico, accordata mediante concessione: è la 

contropartita versata all’ente pubblico concedente per l’ottenimento di 

vantaggi particolari risultanti dalla messa a disposizione di un bene pubblico 

(RDAT I-1998 pag. 559). I cantoni sono legittimati ad adeguare i loro canoni 

entro i limiti stabiliti dalla legislazione federale all’art. 49 LUFI. Come 

giustamente ricordato dal Governo cantonale, nell’ambito dei dibattiti 

parlamentari del 2009, era stata bocciata a larga maggioranza dal Consiglio 

Nazionale la proposta di concedere l’aumento del canone solo ai cantoni che 

avessero adottate le misure di risanamento tenor l’art. 80 cpv. 1 LPAc entro il 

2012 (FF 2009 marginale 1865). Non è pertanto dato considerare che il 

recente aumento del canone massimo deciso a livello federale (in vigore dal 

1. gennaio 2011) voglia in qualche modo compensare anche le perdite subite 

dai comuni dall’applicazione dell’art. 80 cpv. 1 LPAc. 

4. In seguito alle considerazioni che precedono, i ricorsi sono respinti. I due 

comuni ricorrenti sono tenuti a sopportare le spese occasionate dal 

procedimento. Infatti, giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA, la parte soccombente deve 

di regola assumersi le spese. L’esito della controversia giustifica pure 

l’assegnazione delle ripetibili (art. 78 cpv. 1 LGA) a favore della 

concessionaria che è ricorsa alla collaborazione di due rappresentanti legali 

e alle associazioni ambientaliste pure patrocinate da un avvocato (STA R 06 

107A, 108A e 109A). Per contro il Governo non ha diritto alle ripetibili, avendo 

agito nell’esercizio delle proprie attribuzioni ufficiali (art. 78 cpv. 2 LGA). Per 

quanto riguarda la nota d’onorario introdotta dalle …, dalla stessa va dedotto 

il supplemento per valore litigioso. Infatti, un simile supplemento è ammissibile 

solo se la causa è di natura patrimoniale. Per costante prassi del Tribunale 

federale e come recentemente confermato anche dal Tribunale 

amministrativo (STA U 09 100), le controversie di diritto pubblico in materia 

edilizia e di protezione dell’ambiente non sono di natura patrimoniale (cfr. STF 

1C_338/2007 del 24 aprile 2008, cons. 5). Per il resto, la tariffa oraria di fr. 

270.-- si situa entro il limite superiore di quanto previsto all’art. 3 cpv. 1 

dell'ordinanza sull'onorario degli avvocati (OOA) e non dà pertanto adito a 

critiche. Ne consegue che l’importo dovuto a titolo di ripetibili, che comprende 

le spese forfetarie di fr. 1'400.--, l’onorario di fr. 30'105.-- e l’IVA del 7.6% viene 

in questa sede confermato. Di questa indennità, i due comuni ricorrenti sono 

tenuti a corrispondere la metà. Dal canto loro le associazioni ambientaliste 

non hanno introdotto una nota d’onorario, anche se nello scritto del 9 

settembre 2010 il legale quantifica il proprio impiego di tempo in 57 ore di 

lavoro per tutte e tre le procedure di ricorso (U 10 4, 5 e 6). Questo Giudice 

considera allora equo quantificare l’indennità complessiva a titolo di ripetibili 

a fr. 18'000.-- (IVA compresa). Ritenuto che nel procedimento U 10 6 le 

associazioni ambientaliste soccombono, mentre in questo procedimento che 

include due ricorsi il loro petito trova accoglienza, l’indennità a cui esse hanno 

diritto ammonta a fr. 9'000.--. 

Il Tribunale decide:

1. I ricorsi sono respinti. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 15'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 1'074.--

totale fr. 16'074.--

il cui importo sarà versato per metà dal Comune A. e per l’altra metà da quello 

B., entro trenta giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione 

delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Il Comune A. e quello B. versano in totale fr. 16’950.-- (IVA compresa) alla … 

SA (convenuta) e in totale fr. 9'000.-- (IVA compresa) alle associazioni 

(convocate 1) a titolo di ripetibili.