# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** af014246-f086-5e42-baf8-a7b81f8e4613
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-02-03
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 03.02.2023 ZK1 2020 153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2020-153_2023-02-03.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Sentenza del 3 febbraio 2023

N. d'incarto ZK1 20 153

Istanza Prima Camera civile 

Composizione Moses, presidente
Bergamin e Hubert
Rossi, attuaria

Parti A._____/A.2_____

B._____

C._____

D._____

E._____

appellanti

tutti patrocinati dall'avv. Stefania Vecellio
Via Solaria 3, 7746 Le Prese 

contro

F._____

G._____

H._____

appellate

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tutte patrocinate dall'avv. Fabrizio Keller
San Roc, 6537 Grono 

Oggetto provvedimenti cautelari e supercautelari

Atto impugnato decisione Tribunale regionale Bernina, giudice unico, del 
30.07.2020, comunicata il 05.10.2020 (no. d'incarto 135-2020-58).

Comunicazione 07 febbraio 2023

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Ritenuto in fatto:

A. I._____ (in ragione di 1/6), H._____ (in ragione di 1/6) e i coniugi A.1_____ 
e A.2_____ (in ragione di 4/6) erano comproprietari della particella n. ____ RF di 
L._____. Secondo una “notifica di intervento edilizio” nella quale A.1_____ e 
A.2_____ figurano come richiedenti e unici proprietari, la predetta particella sareb-
be interessata da un intervento edilizio consistente in un adeguamento della scala 
di accesso dal piano terreno al primo piano e da un adeguamento della porta di 
entrata mediante ritaglio e posa di un nuovo inserto quale finestra per l'illumina-
zione dell'androne. La procedura edilizia è stata archiviata dato che gli interventi 
annunciati riguardano unicamente l'interno dell'edificio.

B. In data 23 maggio 2017 I._____ e H._____ hanno inoltrato un'istanza al 
Tribunale regionale Bernina, chiedendo in particolare – mediante actio negatoria, 
subordinatamente actio possessoria, in procedura sommaria a tutela giurisdiziona-
le nei casi manifesti – di fare divieto a A.1_____ e A.2_____ di procedere ai lavori 
su detta particella senza l'autorizzazione delle altre comproprietarie o se già iniziati 
di ordinare loro di interromperli, e ciò sotto comminatoria dell’art. 292 CP, nonché 
di ordinare loro di ristabilire lo stato precedente dell’immobile. L'istanza è stata 
accolta dal Tribunale regionale in via superprovvisionale inaudita altera parte e in 
seguito, con decisione dell'8 agosto 2017, anche in procedura a tutela giurisdizio-
nale nei casi manifesti (TR inc. 135-2017-46). In accoglimento dell'appello presen-
tato da A.1_____ e A.2_____, con sentenza del 4 marzo 2019, il Tribunale canto-
nale dei Grigioni ha annullato la menzionata decisione dichiarando inammissibile 
l'istanza, ritenendo non adempiuti i presupposti per la tutela giurisdizionale nei casi 
manifesti (inc. ZK1 17 140). Con sentenza del 6 maggio 2020 il Tribunale federale 
ha respinto il ricorso inoltrato dalle istanti, per quanto ammissibile, confermando la 
decisione del Tribunale cantonale (TF 5A_29/2020).

C. In data 22 maggio 2020 I._____ e H._____ hanno quindi inoltrato al Tribu-
nale regionale una nuova istanza postulando, in via superprovvisionale inaduita 
altera parte, che venga fatto ordine a A.1_____ e A.2_____ di astenersi dalla con-
tinuazione dei lavori iniziati e da ogni altro intervento sul mappale n. _____ RF di 
L._____ e relativo fabbricato, e ciò sino al termine della procedura civile introdotta 
in medesima data dinnanzi al Giudice di Pace della Regione Bernina, così come 
che venga fatto ordine alla M._____ di astenersi dalla continuazione dei lavori ini-
ziati, sotto la comminatoria di cui all'art. 292 CP. 

D. In data 27 maggio 2020 il giudice unico del Tribunale regionale ha parzial-
mente accolto l'istanza in via superprovvisioale, impartendo alla controparte un 

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termine di 10 giorni per presentare osservazioni in merito all'istanza. Con osserva-
zione dell'8 giugno 2020 A.1_____ e A.2_____ hanno quindi postulato la reiezione 
dell'istanza per provvedimenti cautelari e supercautelari.

E. Con decisione del 30 luglio 2020, comunicata con motivazione scritta il 
5 ottobre 2020, il Presidente del Tribunale regionale, in veste di giudice unico, ha 
accolto l'istanza anche in via cautelare, facendo ordine a  A.1_____ e A.2_____ – 
sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di astenersi dalla continuazione dei lavori 
iniziati e da ogni altro intervento oggetto di controversia in questo procedimento 
sul mappale n. _____ RF di L._____ e relativo fabbricato, e ciò fino al termine del-
la procedura civile pendente con istanza del 22 maggio 2020 dinnanzi al Giudice 
di Pace della Regione Bernina. Le spese processuali di CHF 3'000.00, e le ripetibi-
li da definirsi sono rimaste, per il momento, con la procedura.

F. Nel frattempo, con scritti del 24 rispettivamente 31 agosto 2020, i 
patrocinatori delle parti hanno comunicato al Tribunale regionale un mutamento 
delle parti, che subentrano nelle procedure pendenti. A.1_____ e A.2_____ hanno 
infatti ceduto 1/3 della loro comproprietà alle figlie D._____, C._____, B._____ e 
E._____, le quali sono divenute comproprietarie del fondo n. _____ RF di L._____ 
in ragione di 1/12 ciascuna. Mentre I._____ ha donato la propria quota di compro-
prietà alle cugine F._____ e G._____, le quali sono pure divenute comproprietarie 
in ragione di 1/12 ciascuna.

G. In data 16 ottobre 2020 A.1_____ e A.2_____, D._____, C._____, B._____ 
e E._____ (in seguito: appellanti) hanno inoltrato appello avverso la decisione del 
30 luglio 2020 al Tribunale cantonale, chiedendone l'annullamento e la reiezione 
dell'istanza del 22 maggio 2020 della controparte, così come pure l'annullamento 
delle misure supercautelari disposte dal giudice unico con decisione del 27 mag-
gio 2020, chiedendo inoltre che le spese processuali vengano poste a carico della 
controparte.

H. Con risposta del 29 ottobre 2020 H._____, F._____ e G._____ (in seguito: 
appellate) hanno dal canto loro postulato la reiezione dell'appello, con protesta di 
tasse spese e ripetibili.

I. In data 17 novembre 2020 gli appellanti hanno inoltrato una replica sponta-
nea, riconfermandosi sostanzialmente nelle proprie allegazioni di causa. Le appel-
late con duplica del 27 novembre 2020 hanno contestato l'ammissibilità della repli-
ca spontanea, chiedendo che venga esclusa dagli atti, riconfermando per il resto 
la propria posizione. 

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Considerando in diritto:

1.1. Giusta l'art. 308 cpv. 1 lett. b CPC le decisioni di prima istanza in materia di 
provvedimenti cautelari sono impugnabili mediante appello. Ove si tratti di contro-
versie patrimoniali l'appello è ammissibile unicamente se il valore litigioso secondo 
l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata è di almeno 
CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). Il valore litigioso è determinato dalla do-
manda. Gli interessi e le spese del procedimento in corso o di un'eventuale pub-
blicazione della decisione, nonché eventuali conclusioni subordinate non sono 
computati (art. 91 cpv. 1 CPC). Se la domanda non verte su una determinata 
somma di denaro e le parti non si accordano in merito oppure le loro indicazioni in 
proposito sono manifestamente errate, il valore litigioso è determinato dal giudice 
(art. 91 cpv. 2 CPC). In caso di decisioni cautelari determinante è il valore dell'-
istanza cautelare e non della pretesa di merito (Peter Reetz/Stefanie Theiler, in: 
Sutter-Somm/hasenböhler/Leuenberger [edit.], Kommentar zur Schweizerischen 
Zivilprozessordnung [ZPO], 3° ed., Zurigo 2016, n. 41 ad art. 308 CPC trez n. 5 ad 
308; Francesca Verda Chiocchetti, in: Trezzini/Fornara/Cocchi/Bernasconi/Verda 
Chiocchetti [edit.], Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile sviz-
zero, Vol. 2, 2a ed., Lugano 2017, n. 51 ad art. 308 CPC).

1.1.1. Le appellate fanno valere che il valore litigioso di CHF 10'000.00 non sa-
rebbe in concreto raggiunto. A loro avviso gli appellanti, rimandando al valore liti-
gioso stabilito dal Tribunale cantonale nella sentenza del 4 marzo 2019 resa nella 
procedura ZK1 17 140, farebbero riferimento al valore litigioso della lite di merito, 
che concernerebbe il valore dell'intero intervento edilizio. Nel caso in esame si 
tratterebbe invece di determinare il valore di una decisione di fermo lavori. Questa 
potrebbe avere quale valore patrimoniale solo una corrispondenza con i maggiori 
costi che potrebbero derivare dall'intervento a causa di un ritardo, e per un'opera 
edilizia di CHF 30'000.00 si tratterebbe al massimo di alcune centinaia di franchi 
(CHF 200.00 / CHF 300.00) per anno. La soglia di CHF 10'000.00 non sarebbe 
quindi in ogni caso raggiunta (act. A.2, Ad II.A.3). Ciò viene contestato dagli appel-
lanti, i quali fanno valere che lo stesso tribunale di prima istanza avrebbe manife-
stamente stimato il valore litigioso della presente controversia a oltre 
CHF 10'000.00, indicando quale mezzo d'impugnazione l'appello ai sensi dell'-
art. 308 segg. CPC. Inoltre, il Tribunale cantonale avrebbe in un caso analogo ri-
tenuto un valore litigioso superiore a CHF 10'000.00. Ad ogni modo, mantenendo il 
divieto di concludere i lavori già iniziati, il danno a carico degli appellanti sarebbe 
sicuramente superiore a CHF 10'000.00 (act. A.3, II.B.1).

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1.1.2. Quanto sollevato dalle appellate non può essere condiviso. In concreto per 
gli appellanti il valore all'annullamento della decisione di provvedimenti cautelari 
qui impugnata consiste nel poter eseguire i lavori così come pianificato. Indipen-
dentemente dal fatto che parte dei lavori sia già stata eseguita, già solo per il fatto 
di non poterli terminare, di dover mantenere per anni un cantiere aperto, con con-
seguente disturbo rispettivamente limitazione nell'utilizzo, così come gli eventuali 
maggiori costi dovuti dai ritardi, appare alquanto verosimile che il valore litigioso 
sia di almeno CHF 10'000.00, ma non così consistente da raggiungere i 
CHF 30'000.00, determinanti per il rimedio giuridico ammissibile dinnanzi al 
Tribunale federale. L'appello è pertanto ammissibile.

1.2. Gli appellanti censurano poi il fatto che il giudice di prime ha ritenuto, in ap-
plicazione del principio della buona fede e del divieto del formalismo eccessivo, 
l'istanza delle appellate quale domanda di misure cautelari e supercautelari, nono-
stante nel petito sia stata formulata unicamente la domanda in via superprovvisio-
nale e nessun petito per delle misure cautelari. Già solo per questo motivo l'istan-
za – non richiesta in petito – di misure cautelari sarebbe a loro avviso da respinge. 
Il principio del formalismo eccessivo non potrebbe essere applicato nella presenta 
fattispecie essendo l'istanza stata inoltrata da un professionista e non da un laico. 
Dal petito e dall'istanza sarebbe evidente che le appellate avrebbero chiesto il di-
vieto fino al termine della procedura civile pendente, senza sentire la controparte. 
Per questo motivo vi sarebbe, a mente degli appellanti, un'errata applicazione del 
principio dispositivo (act. A.1, II.C.3.1). Le appellate dal canto loro, rinviando a 
quanto ritenuto dal giudice di prime cure, fanno valere che si tratterebbe eviden-
temente di una svista, essendo la richiesta cautelare contenuta nel titolo dell'istan-
za e nella motivazione (act. A.2, Ad II.C.3.1).

1.2.1. Come rettamente indicato dal giudice di prime cure lo strumento della ri-
chiesta di giudizio rappresenta un primo elemento di attenuazione del rigore insito 
nel principio dispositivo. In applicazione del principio della buona fede e del divieto 
del formalismo eccessivo, il giudice non può limitarsi a esaminare il solo testo del-
la richiesta, ma dovrà anche riferirsi alle motivazioni della petizione o dell'istanza, 
per poi interpretarla oggettivamente, rispettivamente offrire la possibilità di miglio-
ramento nel quadro del suo obbligo d'interpello (Francesco Trezzini, in: Trezzi-
ni/Fornara/Cocchi/Bernasconi/Verda Chiocchetti [edit.], Commentario pratico al 
Codice di diritto processuale civile svizzero, Vol. 2, 2a ed., Lugano 2017, n. 9 ad 
art. 58 CPC). Lo stesso Trezzini, citato dagli appellanti, indica che il giudice non 
deve d'ufficio trattare la sola richiesta superprovvisionale alla stregua di una ri-
chiesta cautelare, a meno che dalla stessa si comprenda che questo è il fine di 

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tutela giurisdizionale affacciato dall'istante (Trezzini, op. cit., n. 22 ad art. 265 
CPC). A ciò si aggiunge poi che ritenere compresa nella richiesta di provvedimenti 
supercautelari anche quella di provvedimenti cautelari non è comunque errato, 
essendo i primi una componente aggiuntiva dei secondi (cfr. a tal proposito KG BL 
400 18 25 del 3.4.2018 consid. 2.5; TC GR ZK1 2019 31 dell'11.10.2019 consid. 
3.4).

1.2.2. Alla luce di quanto precede quindi, come rettamente indicato dal giudice di 
prime cure, nonostante in concreto le appellate hanno formulato unicamente il 
petito in via superprovvisionale inaudita altera parte, già solo dalla denominazione 
dell'istanza che indica "istanza per provvedimenti cautelari e supercautelari 
(inaudita altera parte)", così come dalla motivazione in questa contenuta – la quale 
fa dapprima riferimento alla pronuncia di provvedimenti cautelari e poi all'emana-
zione di questi in via spercautelare (act. TR I.1, n. IV.2 seg.) – emerge chiaramen-
te che, oltre alla richiesta in via supercautelare, le appellate intendessero presen-
tare la richiesta anche in via cautelare (act. TR I.1; act. TR I.8 consid. 3). Si osser-
va poi che il principio della buona fede e il divieto di formalismo eccessivo hanno a 
valere anche per le parti rappresentante da un legale. Inoltre, come detto, non è 
ad ogni modo errato ritenere che la richiesta cautelare sia compresa in quella su-
percautelare. L'agire del Presidente del Tribunale regionale, il quale ha trattato 
l'istanza anche quale richiesta di provvedimenti cautelari, resiste pertanto a criti-
che.

1.3. In data 17 novembre 2020 gli appellanti, dopo aver ricevuto la risposta della 
controparte, hanno presentato una replica spontanea, rinviando per quanto con-
cerne alla tempestività alla prassi del Tribunale federale a tal proposito (act. A.3, 
II.A.1). Nella propria duplica le appellate sollevano che in concreto non sarebbero 
date le condizioni, stabilite nella decisione del Tribunale federale citata dagli ap-
pellanti (DTF 138 I 484), per ammettere la replica spontanea. A loro avviso infatti 
gli appellanti si sarebbero limitati a ribadire la propria posizione, senza indicare a 
quali fatti nuovi esposti nella risposta dalle appellate vorrebbero replicare. La repli-
ca spontanea sarebbe pertanto irricevibile e da escludere dagli atti (act. A.4, III). 

1.3.1. Contrariamente a quanto sembrano sostenere le appellate, il Tribunale fe-
derale non sottopone l'ammissione di una replica spontanea a delle condizioni, se 
non temporali. La giurisprudenza federale ritiene infatti che – in virtù del diritto di 
essere sentiti – entrambe le parti hanno il diritto di formulare spontaneamente os-
servazioni su ogni atto o documento presentato dall'altra, a prescindere che con-
tenga argomenti di fatto o di diritto nuovi o che si presti concretamente a influire 
sul giudizio (TF 5A_82/2015 del 16.6.2015 consid. 4.1 e rinvii). Il giudice non è 

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tenuto a fissare un termine al riguardo, ma deve soltanto lasciare, tra l’ultimo atto 
di una parte e il pronunciato, un lasso di tempo sufficiente perché la controparte 
abbia la possibilità di depositare osservazioni se lo ritiene necessario 
(DTF 142 III 54 consid. 4.1.1). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 
l’organo giudicante può di principio emanare la decisione dopo che sono trascorsi 
dieci giorni dalla notifica dell’ultimo atto delle parti (TF 5A_155/2013 del 17.4.2013 
consid. 1.4; 5D_112/2013 del 15.8.2013 consid. 2.2.3; 5D_81/2015 del 4.4.2016 
consid. 2.3.3 seg.). Pertanto, quandanche il giudice ritenga ingiustificato un se-
condo scambio di scritti, e non assegna quindi un termine per la replica, non può 
respingere uno scritto di replica spontanea presentato entro un breve periodo di 
tempo (TF 5D_81/2015 del 4.4.2016 consid. 2.3.3). Quanto sollevato dalle appel-
late non può quindi essere seguito e la replica spontanea non è da escludere dagli 
atti.

1.4. Con appello gli appellanti hanno inoltrato anche nuova documentazione. 
Essi hanno in particolare prodotto nuova documentazione fotografica per compro-
vare che le stesse appellate avrebbero svolto dei lavori senza l'approvazione della 
controparte (act. B.4 e B.5), non attenendosi quindi loro stesse al divieto (da loro 
stesse richiesto), rispettivamente al principio che tutti i comproprietari, rispettiva-
mente la maggioranza, avrebbero dovuto approvare i lavori allo stabile. Ciò dimo-
strerebbe la loro malafede. Oltre a ciò è pure stata allegata nuova documentazio-
ne fotografica a comprova del fatto che i lavori effettuati per il nuovo accesso sa-
rebbero praticamente già conclusi (act. B.6) e non sarebbe pertanto più dato l'inte-
resse al mantenimento delle misure cautelari. Un mancato interesse degno di pro-
tezione sarebbe dimostrato poi dall'inoltro dell'azione di merito per il ripristino dello 
status quo, come risulta dall'autorizzazione ad agire rilasciata della Giudicatura di 
pace Bernina con decreto allegato per la prima volta in questa sede (act. B.7; act. 
A.1, n. III.A.7 segg.) 

1.4.1. Giusta l'art. 317 cpv. 1 CPC nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono conside-
rati soltanto se vengono immediatamente addotti (lett. a) e dinanzi alla giurisdizio-
ne inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente 
esigibile tenuto conto delle circostanze (lett. b). La parte che adduce i nova deve 
dimostrare che nel caso concerto sono adempiute le condizioni di cui all'art. 317 
cpv. 1 CPC (Karl Spühler, in: Spühler/Tenchio/Infanger [edit.], Basler Kommentar 
Schweizerische Zivilprozessordnung, 3a ed., Basilea 2017, n. 10 ad art. 317 CPC).

1.4.2. In concreto non è anzitutto chiaro a quando effettivamente risalga la docu-
mentazione fotografica prodotta (act. B.4-B.6), riportando la stessa quale unico 
riferimento temporale delle date scritte a mano dalla rappresentante legale degli 

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appellanti. Non si può pertanto ritenere che per tale documentazione gli appellanti 
abbiano provato l'adempimento delle condizioni di cui all'art. 317 cpv. 1 CPC. Già 
solo per questo motivo detta documentazione fotografica non può essere conside-
rata. Si osserva ad ogni modo, per quanto concerne gli asseriti lavori svolti dalle 
appellate, che – come da queste ultime sollevato (act. A.2, Ad II.A.7 segg.) – si 
tratta di lavori che non riguardano la presente controversia (quindi sostanzialmen-
te la creazione del nuovo accesso e la demolizione del locale destinato a gabinet-
to), ma piuttosto un altro intervento, e meglio quella che pare essere l'apposizione 
di un quadro elettrico, e non sarebbero quindi comunque di rilevanza per la pre-
sente fattispecie. Anche l'ulteriore documentazione presentata per la prima volta in 
questa sede è in ogni caso di poca rilevanza per la presente vertenza e non è atta 
ad ammettere un mancato interesse al mantenimento dei provvedimenti cautelari 
disposti. In primo luogo già in prima istanza era noto che i lavori fossero in parte 
già stati effettuati e che era in corso la procedura di merito vertente sul ripristino 
della situazione. Inoltre, scopo delle misure cautelari è proprio quello di fermare i 
lavori fino al termine della procedura di merito. Quanto sollevato dagli appellanti a 
tal proposito non può pertanto essere seguito.

2. Per quanto concerne il merito della procedura di provvedimenti cautelari il 
giudice di prime cure ha ritenuto che, in questo stadio della procedura, i fatti così 
come indicati dalle qui appellate sarebbe da ritenere almeno altrettanto credibili e 
probabili quanto quelli addotti dalla controparte. Egli ha infatti ritenuto che in appa-
rente mancanza di chiare disposizioni divergenti in forma di un regolamento per 
l'uso, parrebbe perlomeno verosimile che i lavori dovevano essere deliberati se-
condo le modalità di cui agli artt. 647c segg. CC, e che quindi necessitassero in 
ogni caso di un consenso che andasse oltre quello dei soli appellanti. La tesi delle 
qui appellate, secondo cui non sarebbero state coinvolte né nella progettazione né 
nella delibera sui lavori in questione, parrebbe confortata dall'assenza di un loro 
esplicito consenso. Gli appellati fonderebbero la loro versione su indizi. La verosi-
miglianza della fattispecie indicata dalle appellate sarebbe pertanto data (act. TR 
I.8, consid. 5c). Il giudice di prima istanza ha poi pure ritenuto adempiuti gli ulterio-
ri presupposti dell'art. 261 cpv. 1 CPC. Una minaccia sussisterebbe avendo gli 
appellanti, malgrado le proteste delle appellate, già dato inizio ai lavori. Inoltre, 
nonostante l'asserita volontà di voler comporre la controversia in via bonale – sen-
za tuttavia indicare nulla in merito alla loro intenzione in caso di mancato accordo 
– gli appellanti, opponendosi al rilascio delle misure cautelari, avrebbero piuttosto 
palesato l'intenzione di voler proseguire i lavori anziché aspettare l'esito della pro-
cedura di merito (act. TR I.8, consid. 5d). Per quanto concerne il pregiudizio diffi-
cilmente riparabile, a mente del giudice di prime cure, vertendo le misure cautelari 

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alla tutela della proprietà minacciata da indebita ingerenza, il danno non facilmen-
te riparabile risulterebbe direttamente dall'ingerenza stessa. Egli ha inoltre pure 
rilevato che l'eventuale riparazione del danno consisterebbe nel ripristino di una 
sostanza edilizia, per di più antica, in muratura di pietra e infissi di legno, per cui 
un ripristino dello status quo ante apparrebbe oneroso, se non impossibile (act. TR 
I.8, consid. 5e). 

2.1. Gli appellanti fanno anzitutto valere un errato accertamento dei fatti da par-
te della giurisdizione inferiore. Essi censurano in primo luogo il fatto che nella de-
cisione impugnata il giudice abbia citato e tenuto conto dello scritto del 4 mag-
gio 2017 della loro rappresentante legale, prodotto dalla controparte unicamente 
nella procedura a tutela giurisdizionale nei casi manifesti (TR proc. 135-2017-46), 
nonostante tale documento sia stato estromesso dagli atti di quella procedura e 
non avrebbe quindi potuto essere considerato, non essendo peraltro tale prova 
stata richiesta formalmente da nessuna delle parti. La citazione di detto documen-
to, e il fatto di tenerlo in considerazione quale dimostrazione della mancata volontà 
di interrompere i lavori e quindi della sussistenza di una minaccia, dimostrerebbe 
un inesatto accertamento degli atti (act. A.1, II.C.2.1; act. A.3, II.B.5). Gli appellanti 
ribadiscono poi anche in questa sede che tutti i comproprietari avrebbero discusso 
assieme dei lavori previsti e H._____ sarebbe pure stata coinvolta nei primi piani e 
schizzi, la quale avrebbe inoltre proposto di allontanare il gabinetto. I lavori sareb-
bero quindi avvenuti con il consenso delle appellate, le quali informate dei lavori 
non avrebbero mai reagito o negato la propria approvazione. Fra le parti non sa-
rebbe poi mai stata svolta una formale riunione dei comproprietari per deliberare 
lavori o discutere in merito alla comproprietà. Una formale riunione per dimostrare 
l'approvazione dei lavori non sarebbe quindi stata necessaria. Contrariamente a 
quanto ritenuto dal giudice di prime cure sarebbe dimostrato che vi era un esplicito 
consenso da parte delle appellate ai lavori. La corrispondenza e comunicazione 
tra le parti, che dimostrerebbero che le appellate sapessero dei lavori e li condivi-
devano, non sarebbero state tenute conto dal Tribunale di prima istanza. Le appel-
late stesse avrebbero inoltre confermato durante l'udienza dell'8 agosto 2017, te-
nutasi nel ambito del procedimento precedente, di aver saputo e avere approvato 
questi lavori. Alla luce di ciò non corrisponderebbe quindi al vero che i fatti così 
come esposti dalle appellate sarebbero almeno altrettanto credibili e probabili 
quanto quelli addotti dagli appellanti. I documenti inoltrati dagli appellanti, e le 
stesse dichiarazioni delle appellate durante l'udienza, dimostrerebbero chiaramen-
te il contrario (act. A.1, II.C.2.2 e 3.6; act. A.3, II.B.5 seg. e 10). Gli appellanti fan-
no poi valere che i presupposti di cui all'art. 261 CPC non sarebbero in concreto 
adempiuti, non essendo data alcuna minaccia né un pregiudizio difficilmente ripa-

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rabile. Vi sarebbe infatti un dimostrato motivo giustificativo per i lavori, e meglio 
l'approvazione di tutti i comproprietari a effettuare tali lavori. Inoltre con il nuovo 
accesso le appellate avrebbero solo vantaggi, la loro proprietà non sarebbe stata 
quindi minacciata dall'intervento, e non avrebbero poi nemmeno alcun costo a loro 
carico. Non vi sarebbe quindi neppure alcun pregiudizio. Quandanche venisse 
ordinato il ripristino, anche se oneroso, sarebbero comunque gli appellanti a far-
sene carico (act. A.1, II.C.2.3 seg. e 3.7 seg.). Il giudice di prime cure avrebbe poi 
violato il principio attitatorio, avendo considerato delle questioni non allegate dalle 
parti, e soprattutto non dimostrate dalle appellate, segnatamente il fatto che il loca-
le sinora destinato a WC sarebbe a seguito dei lavori destinato a un locale a uso 
esclusivo degli appellanti, così come che l'eventuale riparazione del danno consi-
sterebbe nel ripristino di una sostanza edilizia, per di più antica, in muratura in pie-
tra e infissi di legno (act. A.1, II.C.3.2 seg.). Inoltre anche la presunta lesione in 
passato del diritto di comproprietà all'immobile non sarebbe stata mai dimostrata 
dalle appellate, queste affermazioni sarebbero quindi prive di fondamento e non 
avrebbero potuto essere considerate dalla giurisdizione inferiore. Il giudice di pri-
me cure, citando unicamente le affermazioni delle qui appellate, non avrebbe – a 
torto – considerato tutte le affermazioni, contestazioni e prove degli appellanti. Le 
appellate non avrebbero quindi dimostrato l'assenza di consenso, rispettivamente 
gli appellanti ne avrebbero dimostrato l'esistenza. A mente degli appellanti le ap-
pellate non avrebbero quindi reso verosimile i presupposti dell'art. 261 CPC e di 
conseguenza il giudice di prime cure, accogliendo l'istanza, avrebbe violato il dirit-
to (act. A.1, II.C.3.6). 

2.2. A mente delle appellate sarebbe anzitutto irrilevante se lo scritto del 4 mag-
gio 2017 della rappresentante legale degli appellanti sia da considerare escluso o 
meno dagli atti. Quali prove sarebbero stati assunti gli atti della procedura 135-
2016-46, in cui il giudice in un sopralluogo ha rilevato che i lavori erano in corso. 
Tale fatto sarebbe quindi comunque comprovato (act. A.2, Ad II.C.2.1). Inoltre te-
ma dell'azione di merito sarebbe proprio la questione relativa al consenso che non 
potrebbe essere risolta in procedura sommaria. Solo una dettagliata istruttoria nel 
merito potrebbe chiarire se vi sia stato o meno un valido consenso e se lo stesso 
doveva raccogliere l'unanimità dei comproprietari o solo una maggioranza. Le ap-
pellate contestano che H._____ avrebbe con il proprio agire acconsentito ai lavori, 
in quanto non sapeva di quali lavori esattamente si trattasse, e non essendo co-
munque il suo consenso stato raccolto nella dovuta forma. Per quanto concerne 
invece I._____ le appellate contestano le allegazioni di controparte su un presunto 
consenso verbale, non essendo il contenuto delle telefonate comprovato (act. A.2, 
Ad II.C.2.2). Non corrisponderebbe quindi al vero che tutti i comproprietari erano 

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stati informati dei lavori, e non sarebbe compito delle appellate dimostrare di non 
essere state informate. Inoltre il fatto di essere informate ancora non significhe-
rebbe avere dato il proprio consenso. Le prove addotte dagli appellanti non per-
metterebbero quindi di sovvertire la chiara fattispecie. Non vi sarebbe mai stata 
approvazione orale dei lavori e agli atti non vi sarebbe alcuna prova di questo fat-
to. A mente delle appellate poi, quandanche quanto allegato dagli appellanti fosse 
da ritenere una prova, non vi sarebbe comunque un consenso che risponderebbe 
ai requisiti formali posti dalla dottrina per una decisione di questa natura tra com-
proprietari (act. A.2, Ad II.C.3.6). Non avendo le appellate dato il loro consenso ai 
lavori non vi sarebbe quindi nessun motivo giustificante l'intervento. Non essendo-
vi alcun consenso sarebbe data una violazione del diritto di proprietà, che sarebbe 
da qualificare quale minaccia di un diritto (act. A.2, Ad II.C.2.3). Anche per quanto 
concerne il pregiudizio difficilmente riparabile le censure di controparte sarebbero 
infondate. Trattandosi di un intervento edile su di un edificio vecchio il ripristino 
sarebbe certamente difficile, ciò era noto al giudice di prime cure a fronte del so-
pralluogo. Irrilevante sarebbe poi se si tratti di un accesso migliore o meno (act. 
A.2, Ad II.C.2.4). Non vi sarebbe poi alcuna violazione del principio attitatorio, ri-
sultando quanto rilevato dal giudice di prime cure dall'istanza delle qui appellate 
ed essendo la conclusione tratta evidente dall'intervento edilizio in oggetto. Fa-
cendo il sopralluogo parte delle prove della procedura richiamata agli atti, la prima 
istanza avrebbe senz'altro potuto riferirsi ai rilievi del sopralluogo per motivare l'-
importanza dell'intervento e valutare l'aspetto del pregiudizio (act. A.2, Ad II.C.3.2 
seg.). 

2.3. L'art. 261 cpv. 1 CPC statuisce che se l'instante rende verosimile che un 
suo diritto è leso o minacciato di esserlo, e la lesione è tale da arrecargli un pre-
giudizio difficilmente riparabile, il giudice ordina i necessari provvedimenti cautela-
ri.

2.3.1. Nell'ambito dei provvedimenti cautelari è sufficiente che la parte richiedente 
renda verosimile la sussistenza di una pretesa materiale da tutelare. In altre paro-
le, egli è dunque tenuto a rendere verosimile la legittimità della sua domanda prin-
cipale. La verosimiglianza è una nozione giuridica indeterminata che lascia al giu-
dice un ampio margine di apprezzamento. La nozione stessa implica un pronosti-
co, per cui è data anche allorquando si debba contare con la possibilità di un'erro-
nea supposizione. Un fatto è reso verosimile laddove il giudice, basandosi su ele-
menti oggettivi, ha l’impressione che esso si sia prodotto, senza escludere la pos-
sibilità che quel fatto si sia svolto altrimenti (Trezzini, op. cit., n. 20 ad art. 261 
CPC; Andreas Güngerich, Berner Kommentar Schweizerische Zivilprozessord-

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nung, Vol. 2, Berna 2012, n. 14 segg. ad art. 261 CPC; Thomas Sprecher, in: 
Spühler/Tenchio/Infanger [edit.], Basler Kommentar Schweizerische Zivilprozes-
sordnung, 3a ed., Basilea 2017, n. 15 ad art. 261 CPC e riferimenti ivi citati). Per i 
provvedimenti cautelari è applicabile la procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC). 
Nelle cause sottoposte a tale procedura il giudice esamina sommariamente il fon-
damento giuridico della pretesa ed emette una decisione provvisoria che non re-
gola definitivamente la situazione giuridica delle parti (Trezzini, op. cit., n. 8 ad art. 
254 CPC).

2.3.2. Il beneficio della prova limitata alla verosimiglianza vale per tutte le parti al 
processo e in particolare per la parte convenuta. Ciò non toglie che i ruoli 
processuali della parte che sollecita misure provvisionali e di quella che vi si 
oppone non sono gli stessi, in particolare per quanto riguarda l'onere della prova 
rispettivamente della controprova. Non va infatti dimenticato che il principio 
fondamentale in virtù del quale ogni parte che afferma l'esistenza di un certo fatto 
dal quale deduce determinati diritti, deve anche portarne la prova, vale mutatis 
mutandis anche nel procedimento cautelare, con la differenza che si tratta qui di 
verosimiglianza e non di prova piena (Trezzini, op. cit., n. 25 ad art. 261 CPC; 
Sprecher, op. cit., n. 58 ad art. 261 CPC).

2.3.3. Per quanto attiene alla verosimiglianza che la lesione sia tale da arrecare 
alla parte un pregiudizio difficilmente riparabile (art. 261 cpv. 1 lett. b CPC), si os-
serva che tale pregiudizio può essere di natura patrimoniale o immateriale e può 
derivare anche dal solo trascorrere del tempo durante il processo (DTF 138 III 380 
consid. 6.3; Sprecher, op. cit., n. 28b ad art. 261 CPC). Dandosi una turbativa nell-
'esercizio di un diritto assoluto come la proprietà, un pregiudizio difficilmente ripa-
rabile si presume (Thomas Rohner/Matthias Wiget, in: Gehri/Jent-
Sørensen/Sarbach [edit.], Schweizerische Zivilprozessordnung, Kommentar, 
2a ed., Zurigo 2015, n. 8 ad art. 261 CPC; Lucius Huber, in: Sutter-
Somm/Hasenböhler/Leuenberger [edit.], Kommentar zur Schweizerischen Zivil-
prozessordnung [ZPO], 3a ed., Zurigo 2016, n. 20 ad art. 261 CPC; Sprecher, op. 
cit., n. 28b e 34 ad art. 261 CPC; Trezzini, op. cit., n. 144 ad art. 261 CPC). Inge-
renze nella proprietà o nel possesso, come pure turbative del loro esercizio, si 
suppongono infatti difficilmente riparabili perché il tempo trascorso non può più 
essere restituito (Sprecher, op. cit., n. 34 ad art. 261 CPC).

2.4. Per quanto concerne l'immobile in questione è pacifico che si tratta di un 
immobile in comproprietà, ai sensi degli artt. 646 segg. CC, in ragione di 4/6 
dell'allora parte convenuta e di 1/6 ciascuna delle allora richiedenti, come emerge 
peraltro dall'estratto del Registro fondiario (act. TRII.2). Per quanto concerne i 

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lavori di costruzione a un immobile in comproprietà valgono di principio le 
disposizioni di cui agli artt. 647c segg. CC. Mediante regolamento d'uso i 
comproprietari possono derogare alle disposizioni legali. Possono infatti ad 
esempio pattuire relativamente a determinanti locali di un immobile il diritto 
esclusivo d'uso di un comproprietario, avvicinando così la forma di proprietà della 
comproprietà "semplice" a quella della proprietà per piani. Questa libertà dei 
comproprietari non è però illimitata, non potendo infatti questi pattuire il diritto 
esclusivo di uno o più comproprietari alla trasformazione interna dell'oggetto, a 
meno che tale trasformazione sia necessaria ad un comproprietario per 
permettergli l'uso appropriato degli spazi a lui in uso (Christoph Brunner/Jürg 
Wichtermann, in: Geiser/Vogt [edit.], Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch II, 6a ed., 
Basilea 2019, n. 14 ad art. 647 CC). Ciò non risulta essere il caso in esame e 
nemmeno viene asserito dalle parti.

Pacifico è pure che l'allora parte convenuta aveva già iniziato a svolgere i lavori 
oggetto della presente vertenza, ciò che è emerso anche dal sopralluogo svolto 
nella procedura casi manifesti, richiamata agli atti (TR proc. 135-2017-46, act. TR 
I.7). Tali lavori non appaiono contemplati dal regolamento d'uso menzionato a RF 
– ad eccezione del gabinetto (act. TR III. 8) – e sarebbero pertanto dovuti essere 
deliberati perlomeno alla maggioranza di tutti i comproprietari (artt. 647c segg. 
CC).

2.5. Nel caso specifico la controversia verte quindi sostanzialmente sulla sussi-
stenza o meno di un consenso da parte delle allora richiedenti e pertanto sulla 
questione a sapere se gli allora convenuti abbiano agito illecitamente. Contraria-
mente a quanto sembrano ritenere le appellate ciò non è unicamente tema della 
procedura di merito, ma anche della presente vertenza, la quale è tuttavia limitata 
alla verosimiglianza. Trattandosi di lavori su un immobile in comproprietà e quindi 
di un'ingerenza in un diritto assoluto come quello di proprietà, l'illiceità si presume, 
a meno che l'autore della turbativa possa valersi di una giustificazione fondata sul-
la legge o sul consenso del danneggiato (Paul-Henri Steinauer, Les droits réels, 
vol. I, 6ª edizione, Berna 2019, pag. 409 n. 1427). 

2.5.1. In caso di actio negatoria la parte attrice ha l'onere di allegare il suo diritto di 
proprietà e l'ingerenza sulla stessa, mentre la parte convenuta ha l'onere di 
allegare l'eventuale motivo giustificativo della sua ingerenza (TF 5A_851/2010 del 
17.3.2011 consid. 4.3). Nel caso concreto spettava pertanto agli appellanti rendere 
verosimile di disporre del consenso di controparte all'esecuzione dei lavori.

2.5.2. Gli appellanti a sostegno delle proprie allegazioni, e quindi della 
sussistenza di un consenso, hanno prodotto un bigliettino scritto a mano e da loro 

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sottoscritto dal seguente contenuto: "Siccome probabilmente sarà fatta l'entrata 
comune dalla strada questa primavera abbiamo messo la vostra legna in cantina. 
Il passaggio per salire al II piano è garantito anche durante i lavori. Cari saluti 
A.1._____ e A.2._____ in calce vi è poi la scritta "P.S. Progetto verrà eseguito 
come discusso con H._____. Grazie per la tua ingeniosa [recte: ingegnosa] idea!" 
(act. TR III.12). Essi hanno inoltre allegato delle email scritte a una delle allora 
richiedenti, e documentazione comprovante telefonate con l'altra (act. TR III.15-
19). Ora, da tale documentazione non appare possibile desumere la sussistenza 
di un consenso da parte delle allora richiedenti per i lavori in questione. 
Contrariamente a quanto fatto valere dagli appellanti non appare infatti esservi 
alcun esplicito consenso. Non risulta anzitutto che le allora richiedenti abbiano 
dato una risposta affermativa alle email dagli appellanti. Tali email possono quindi 
se del caso rendere verosimile che le appellate sarebbero state messe al corrente 
dell'intenzione di svolgere i lavori in questione, ma non un loro consenso. Pure 
l'elenco delle telefonate non rende verosimile alcunché, non fornendo di fatto 
alcuna indicazione in merito a quanto effettivamente discusso. Anche il 
menzionato bigliettino non appare sufficiente, essendo questo scritto dagli 
appellanti stessi e non risultando nemmeno chiaramente a quali lavori faccia 
effettivamente riferimento e non indicando neppure alcun riferimento temporale. Il 
solo fatto di avere informato le appellate non è sufficiente per rendere verosimile 
l'esistenza di un loro consenso e che queste abbiano effettivamente acconsentito 
ai lavori. 

Inoltre, quanto asserito dagli appellanti in merito al fatto che le allora richiedenti, 
durante l'udienza dell'8 agosto 2017, avrebbero dato atto di essere a conoscenza 
dei lavori e di acconsentirvi non trova riscontro negli atti.

Contrariamente a quanto sembrano ritenere gli appellanti, non appare neppure 
che da parte delle appellate vi sia stata un comportamento, rispettivamente una 
mancata reazione, da poter eventualmente intendere quale accettazione. Dagli atti 
appare piuttosto che nel mese di aprile 2017, quindi un mese dopo le email 
menzionate in precedenza, le appellate – dopo essersi informate in merito alle 
procedure edilizie – avrebbero manifestato il loro disaccordo (act. TR II.10 e 11), e 
nonostante ciò nel maggio 2017 sarebbe stato dato inizio ai lavori.

2.5.3. Alla luce di quanto precede, non essendo stato reso verosimile alcun 
consenso da nessuna delle due allora richiedenti e comproprietarie, non è 
necessario in questa sede esaminare ulteriormente la questione a sapere di che 
tipo di lavori si trattasse, e meglio se di lavori necessitanti la maggioranza di tutti i 
comproprietari rappresentanti in pari tempo la maggior parte della cosa (art. 647d 
cpv. 1 CC) o l'unanimità (art. 647e cpv. 1 CC). 

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2.5.4. Per quanto concerne gli ulteriori presupposti di cui all'art. 261 cpv. 1 CPC, 
contestati dagli appellanti, e meglio che un diritto delle appellate sia minacciato di 
essere leso e che la lesione sia tale da arrecargli un pregiudizio difficilmente 
riparabile, si rileva quanto segue. Come sollevato dalle appellate in concreto è 
verosimile che sussista la minaccia di una turbativa del loro diritto di proprietà, di-
fettando gli appellanti di un motivo giustificativo dell'ingerenza. Come detto, appa-
re che i lavori oggetto delle misure cautelari qui impugnate siano già in passato 
stati iniziati e svolti nonostante la mancata approvazione da parte delle appellate. 
Gli stessi appellanti hanno in questa sede dichiarato che parte dei lavori sarebbe 
già stata eseguita, ma che non sarebbero ancora conclusi. Senza i provvedimenti 
in esame è quindi alquanto verosimile che gli appellanti continuerebbero e conclu-
derebbero tali lavori, ciò che costituirebbe un'ingerenza nel diritto assoluto di pro-
prietà delle appellate e che causerebbe loro un pregiudizio. Pregiudizio che – co-
me esposto in precedenza (cfr. consid. 2.3.3) – già solo per il fatto che tocchereb-
be un diritto assoluto quale la proprietà si presume essere difficilmente riparabile, 
e che il blocco dei lavori ordinato dal giudice di prime cure permetterebbe di evita-
re. Il fatto che i lavori avrebbero portato solamente vantaggi alle appellate non è 
invece di alcuna rilevanza.

2.5.5. Si osserva poi che anche volendo ammettere l'asserita violazione del prin-
cipio attitatorio da parte della prima istanza, non si giungerebbe comunque ad una 
conclusione diversa, non risultando le contestate considerazioni del giudice di pri-
me cure di particolare rilevanza per la presente fattispecie, essendo i presupposti 
di cui all'art. 261 cpv. 1 CPC comunque adempiuti per i motivi sopra esposti. Non 
è pertanto necessario esaminate oltre tale censura.

2.5.6. Come già menzionato in precedenza, neppure il fatto che le appellate 
avrebbero a loro volta svolto dei lavori senza il consenso degli appellanti e sareb-
bero quindi – a mente degli appellanti – in malafede (act. A.1, n. II.C.3.9), aiuta 
oltre gli appellanti, non potendo ad ogni modo un eventuale agire scorretto delle 
appellate giustificare l'indebita ingerenza da parte loro. 

2.5.7. Irrilevante è pure la questione a sapere se il Tribunale di prima istanza 
avrebbe potuto o meno considerare lo scritto del 4 maggio 2017 della 
rappresentante legale degli appellanti, non avendo questo di fatto alcuna rilevanza 
per la presente vertenza. Tale documento è infatti stato menzionato nella 
decisione qui impugnata unicamente nell'esposizione della fattispecie. Il fatto che i 
lavori siano stati comunque parzialmente già eseguiti emerge ad ogni modo 
dall'ulteriore documentazione richiamata agli atti (sopralluogo) e non è peraltro 

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neppure controverso, avendo – come detto – gli stessi appellanti dichiarato che i 
lavori sono quasi conclusi. 

2.6. Tenuto conto di tutto quanto precede la decisione di prima istanza è 
pertanto da confermare.

3. Alla luce di quanto esposto in precedenza non è necessario entrare nel me-
rito della richiesta di annullamento delle misure supercautelari disposte dal giudice 
con decisione del 27 maggio 2020, le quali sono state sostituite dalle misure cau-
telari qui confermate. 

4. Anche per quanto concerne le spese e le ripetibili della procedura di prima 
istanza, rimaste per il momento con la procedura, e che a mente degli appellanti 
sarebbero da porre integralmente a carico delle appellate, in quanto l'istanza 
avrebbe dovuto essere interamente respinta (act. A.1, II.E), la decisione di prima 
istanza è da confermare a fronte dell'esito della presente procedura.

5. La tassa di giustizia per la procedura d'appello è fissata in CHF 4'000.00 
(art. 105 cpv. 1 CPC; art. 9 cpv. 1 OECC [CSC 320.210]) ed è posta a carico degli 
appellanti in solido in quanto integralmente soccombenti (dell'art 106 cpv. 1 CPC).

5.1. Il Tribunale cantonale stabilisce d’ufficio e discrezionalmente le ripetibili, 
qualora queste siano state protestate (art. 105 cpv. 2 e art. 96 CPC; art. 2 cpv. 1 
OOA [CSC 310.250]; DTF 139 III 334 consid. 4.3). Le appellate nella propria 
risposta hanno protestato le ripetibili, senza presentare tuttavia una nota 
d'onorario. Il Tribunale non può quindi basarsi sull'importo fatturato per stabilire le 
ripetibili (art. 2 cpv. 2 OOA), ragion per cui queste vanno stabilite 
discrezionalmente (art. 2 cpv. 2 OOA). In concreto considerando il dispendio di 
tempo causato alle appellate in questa sede si ritiene adeguato fissare le ripetibili 
per la presente procedura in CHF 2'000.00 (IVA e spese incluse). Gli appellanti 
sono quindi tenuti in solido a corrispondere il predetto importo alle appellate.

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La Prima Camera civile pronuncia:

1. L'appello è respinto. Di conseguenza la decisione del Tribunale regionale 
Bernina del 30 luglio 2020 è confermata.

2. La tassa di giustizia per la procedura d'appello, di CHF 4'000.00, è posta in 
solido a carico di A.1_____ e A.2_____, D._____, C._____, B._____ e 
E._____.

3. A.1_____ A.2_____, D._____, C._____, B._____ e E._____ sono 
condannati in solido a versare a H._____, F._____ e G._____ l'importo di 
CHF 2'000.00 a titolo di ripetibili per la procedura d'appello.

4. Contro questa decisione con un valore litigioso inferiore a CHF 30'000.00 
può essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 
cpv. 2 lett. a LTF, se la controversia concerne una questione di diritto di 
importanza fondamentale. Altrimenti è dato il ricorso sussidiario in materia 
costituzionale ai sensi degli artt. 113 segg. LTF. In entrambi i casi il rimedio 
legale è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per scritto 
entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel 
modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto al 
ricorso, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 
29 segg., 72 segg., 90 segg. e 113 segg. LTF.

5. Comunicazione a: