# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a54465a-d3c0-59d6-8e81-43763e1f45c6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.06.2018 32.2017.168
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-168_2018-06-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.168

   

  FC

  	
  Lugano

  8 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell’11 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

                                         

ritenuto,                          in fatto

                                      

                               1.1.   RI
1, nato nel 1974, già attivo come operaio di una fabbrica di materiali plastici
e vittima di un incidente stradale il 24 marzo 2010 riportando diverse fratture
al bacino e arti inferiori, nel settembre 2010 ha inoltrato una domanda di
prestazioni AI.

                                         Per
decisione 16 giugno 2011 l’Ufficio AI ha posto l’assicurato al beneficio di una
rendita d’invalidità intera (grado d’invalidità del 100%) dal 1° marzo 2011, la
prestazione essendo attribuita a titolo “provvisorio” considerato come
l’assicurato fosse tuttora in cura per gli esiti dell’infortunio del marzo 2010
(doc. AI 37).

 

                                         In
esito ad una revisione avviata nel novembre 2011, dopo aver esperito i necessari
accertamenti, comprensivi di tre valutazioni psichiatriche e una reumatologica (per
le quali l’assicurato era da considerare inabile al 50% dal giugno 2013 al 27
aprile 2015 e in seguito del 20% in attività adeguate) e dopo aver interpellato
il consulente professionale, mediante decisione 11 settembre 2017, confermativa
di un progetto del 30 giugno 2017, l’Ufficio AI, ravvisato un miglioramento
dello stato di salute ed effettuato il raffronto dei redditi, ha soppresso il
diritto alla rendita dal mese successivo alla notifica della decisione.
L’amministrazione ha considerato che, a fronte di una riacquistata abilità
lavorativa dell’80% in un’attività adeguata, era dato un grado d’invalidità del
32%, non attingente (più) il minimo pensionabile (40%). Contestualmente ha
tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (doc. AI 132). 

 

                               1.2.   Contro
il succitato provvedimento e la soppressione della rendita è insorto con
ricorso l’assicurato, producendo nuove certificazioni mediche e ritenendo in
sostanza che l’ammini-strazione non abbia correttamente vagliato le sue
effettive condizioni di salute che gli impedirebbero di svolgere un’attivi-tà lavorativa
nella misura indicata dalla decisione. 

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, sulla base dell’allegata presa di posizione
del medico SMR, ha sostenuto che la nuova documentazione medica non apportava
alcun elemento oggettivo attestante una modifica dello stato di salute dal
punto di vista somatico e ne confermava quindi le conclusioni. Quanto invece
alla situazione psichiatrica, ha ritenuto opportuno procedere ad una nuova
valutazione “di decorso” tramite il __________ e ha pertanto proposto in
via principale la retrocessione degli atti e in via subordinata la conferma
della decisione impugnata e la reiezione del ricorso (doc. VI).

 

                               1.4.   Con
osservazioni del 4 dicembre 2017 il ricorrente ha preannunciato una nuova presa
di posizione dell’ortopedico curante; per quanto riferito all’aspetto
psichiatrico non si è opposto al rinvio, chiedendo tuttavia il ripristino della
rendita dal momento in cui era stata sospesa, in difetto del quale postulava
l’accoglimento del ricorso sulla base di quanto attestato dallo psichiatra
curante (doc. IX).

 

                                         Dal
canto suo l’Ufficio AI, il 18 dicembre 2017, ha chiesto di respingere la richiesta
di ripristino dell’effetto sospensivo. 

                               1.5.
  In data 27 dicembre 2017 il ricorrente ha prodotto una nuova certificazione
del dr. __________ e, vista la mancata adesione alla richiesta di ripristino
della prestazione, si è dichiarato contrario al rinvio all’amministrazione per
nuovi accertamenti medici (XIII). 

 

                               1.6.
  Con osservazioni dell’11 gennaio 2018 l’Ufficio AI, sulla base di una nuova
presa di posizione del SMR, si è riconfermato nelle proprie conclusioni (doc.
XV). Dal canto suo, con scritti 16 gennaio e 12 febbraio 2018, l’insorgente ha
chiesto l’emis-sione di una decisione formale sulla base della documentazione
prodotta (doc. XVII, XIX). 

 

 

considerato,                   in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015;
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se correttamente l’Ufficio AI ha soppresso la rendita
intera di cui beneficiava il ricorrente.

                                         

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto
dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01
del 13 giugno 2003, consid. 4.1).

                                      

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostante suscettibile
di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può
fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA. La rendita può essere oggetto di
revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di
salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di
guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione
notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V
372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Una semplice valutazione diversa delle
circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non
giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372
consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
pag. 379).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 pag. 137).

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che
la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi
è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la
soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto
retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se
l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per
l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli
ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                        Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a con riferimenti).

                                         

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4)
provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 p. 254-257).

                                         Con
una pronuncia del 16 dicembre 2004 (I 770/03), pubblicata in DTF 131 V 49,
l'Alta Corte, confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base
dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli
elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la
DTF 137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

"  (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen
entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des
invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70),
dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S.
150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

                                         In
una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il
Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare
e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine,
in due recenti sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e 143 V 418), il
Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata
nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei
quali è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare
anche nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch). 

                                         Alla
luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese
le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura
probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica
della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi
fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata
dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva,
per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata
riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova
di un’inabilità lavorativa invalidante

 

                               2.6.   Nel
caso concreto, a seguito della domanda di prestazioni del settembre 2010
l’Ufficio AI, dopo aver interpellato i medici che avevano in cura l’assicurato
a dipendenza dei postumi del grave incidente della circolazione del 24 marzo
2010, ha concluso che, a dipendenza delle problematiche residue alle anche,
sulla base anche delle conclusioni dell’assicuratore contro gli infortuni,
l’assicurato andava considerato completamente inabile al lavoro dal momento
dell’incidente. Ritenuto come egli risultasse ancora in cura, l’Ufficio AI, con
decisione del 16 giugno 2011, gli ha riconosciuto una rendita intera
d’invalidità “provvisoria” (doc. AI 37). 

                                         Nel
novembre 2011 l’amministrazione ha avviato una revisione della prestazione. Dal
richiamo della documentazione dell’assicuratore infortuni, è emerso che la __________,
con decisione su opposizione del 6 luglio 2012, l’aveva considerato nuovamente
abile in un’attività idonea dal giugno 2011, con un conseguente grado di
invalidità del 9% (doc. AI 54, 57 e 66). 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi interpellato l’ortopedico curante dr. __________ (per il quale
l’assicurato era abile al 50% in un’attività adeguata; cfr. certificato 21
giugno 2012, doc. AI 65), la curante dr.ssa __________, internista (doc. AI
79), e ha fatto esperire una valutazione psichiatrica dal dr. ________ del __________,
il quale, nel rapporto del 13 agosto 2012 (completato in data 2 gennaio 2013),
ha concluso ritenendo l’assicurato completamente inabile (cfr. doc. AI 67, 75).
Alla luce di questi accertamenti, l’Ufficio AI ha fatto esperire una perizia
psichiatrica dal __________. 

 

                                         Con
referto 12 maggio 2015 il ___________ (dr.ssa __________), posta la diagnosi
invalidante di “Episodio depressivo medio sviluppatosi da un disturbo da
disadattamento (ICD 10 F 32.1), in remissione completa” ha concluso che in
qualsiasi attività lavorativa l’assicurato era da considerare dal 24 febbraio
2011, data della presa a carico al __________, inabile completamente, dal 18
giugno 2013 (interruzione della presa a carico psichiatrica) nella misura del
50% e dal 28 aprile 2015 (valutazione peritale) nella misura del 20% (doc. AI
99). 

                                         Alla
luce delle nuove certificazioni dell’ortopedico curante (per il quale
l’assicurato era nuovamente inabile in misura completa, doc. AI 106, 107),
l’amministrazione ha incaricato il dr. __________, specialista in reumatologia,
e il __________ di effettuare una perizia reumatologica rispettivamente psichiatrica.

                                         Nella
perizia del 1° giugno 2016 il dr. __________ ha posto le diagnosi di:

 

“7.1 con ripercussioni sulla capacità lavorativa 

• Coxalgia sinistra su/con: 

o Incidente della circolazione del 24.03.2010 con lussazione
e frattura posteriore dell'anca sinistra 

o Stato dopo riposizione chiusa il 24.03.2010 

o Stato dopo osteosintesi parete posteriore sinistra con due placche Matta il 02.04.2010 

o Iniziale coxartrosi 

• Moderata sindrome lombovertebrale su/con: 

o Carico in ergonomico sulla I diagnosi. 

7.2 senza ripercussioni sulla capacità lavorativa 

• Stato dopo frattura dell'astragalo di drt il 24.03.2010 

• Stato dopo frattura del piede ds trattato con scarpa di Allgöwer il 24.03.2010 

• Frattura con avulsione di piccoli frammenti ossei a livello del margine
postero-inferiore dell'osso cuboideo destro il 24.03.2010 

• Ipertensione arteriosa trattata 

• Episodio depressivo medio sviluppatosi da un disturbo
di disadattamento in remissione completa.”

 

                                         e in merito alla capacità
lavorativa ha concluso:

 

“ (…)

8.4 Descrivere l'evoluzione della capacità lavorativa:
valutare da quanto tempo l'assicurato si trovi nelle condizioni attuali ed se
dall'inizio della malattia ad oggi vi siano state delle fasi di miglioramento o
di peggioramento. 

Per quanto concerne il precedente lavoro di operaio,
che descriveremmo come pesante, il paziente presenta un'inabilità lavorativa
del 100% dal giorno dell'incidente, 24.03.10, diverso è quanto concerne
un'attività veramente leggera, dove il paziente non debba sollevare più di
10kg, dove possa cambiare postura di tanto in tanto, stare seduto per non più
di un paio di ore, non debba camminare per più di 100 metri o salire scale a
pioli il paziente è abile in maniera completa. Fa stato da questo punto di
vista la visita di chiusura della __________, che può anche essere usata come
data della ripresa dell'abilità lavorativa in ambito leggero fissata dal dr. __________
il 01.06.2011. 

Ricordo che tale valutazione è stata oggetto di ricorso
dalla parte del paziente, il Tribunale Federale delle Assicurazioni ha poi dato
ragione alla __________. 

8.5 Se si
stabilisce, a partire dalla data della perizia, un
'inabilità lavorativa diversa da quella certificata dal curante
o da quella attestata da un perito precedente, si descrivano i dati soggettivi
che dimostrano un cambiamento dello stato di salute attuale rispetto al passato.

Personalmente attesto la stessa inabilità lavorativa
data dal medico della __________, come detto dal punto di vista di malattia
reumatologica non vi è un peggioramento della capacità lavorativa.” 

 

                                         Per
quanto riferito ai motivi della riduzione della capacità lavorativa
nell’attività abituale di operaio, lo specialista ha motivato la riduzione
della stessa con il fatto che l’assicurato avrebbe dovuto stare spesso in piedi
ed anche sollevare pesi, ciò che non gli era più possibile. Richiesto
sull’attività adatta, nella quale aveva una capacità piena, si è così espresso:

 

" 
Un'attività adeguata è quella dove
il paziente possa cambiare a volte postura, dove non debba stare seduto per più
di 2 ore, dove non debba camminare per più di 100 metri, dove non debba stare
in piedi continuamente per più di mezz'ora, dove non debba lavorare in
anteflessione o inginocchiato; dove non debba sollevare ripetutamente pesi
superiori ai 10 kg. Non presenta invece limitazioni per quanto concerne lavori
di precisione con gli arti superiori, è in grado qui anche di eseguire lavori medio-pesanti,
basta che possa stare seduto; in questi lavori presenta una capacità del 100%.”

 

                                         Il
perito ha ancora osservato che il paziente presentava “importanti discrepanze
durante tutto l'esame, arrivato con la stampella ma nello studio ha camminato
senza stampelle, con una zoppia di scarico a sx. Durante l'anamnesi è stato
seduto di traverso sulla sedia, guardandosi bene dal piegare l'anca oltre i
70°, improvvisamente nel vestirsi e svestirsi l'ha piegata a sx oltre 120-1300,
ciò che ha fatto anche durante l'esame clinico; anche qui quando l'ho messo
seduto sul lettino per visitare la schiena, colonna cervicale, polmoni e
spalle, il paziente ha mostrato tranquillamente una flessione di 90° dell'anca,
senza ulteriori dolori”. Ha quindi condiviso il parere dei colleghi della
Clinica di __________, per i quali l’assicurato presentava un'importante esacerbazione
soggettiva dei dolori, rispetto ad un esame oggettivo blando (doc. AI 121). 

 

                           Quanto alla situazione psichiatrica, la dr.ssa __________,
del __________, nella valutazione peritale dell’8 giugno 2016, ha posto le
seguenti diagnosi:

 

" 
7.1 Diagnosi con
ripercussioni sulla capacità di lavoro 

Episodio depressivo medio sviluppatosi da di un
disturbo da disadattamento (ICD 10 F 32.1), in remissione incompleta 

Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro: Nihil”

 

 

                                         E
concluso quanto segue:

 

" 
C. CONSEGUENZE SULLA
CAPACITA' DI LAVORO 

1. Descrizione di risorse e deficit — secondo schema
MINI ICF — APP- 

1. Rispetto delle regole: grado di disabilità nessuno: riesce a mantenere gli impegni assunti e ad essere
puntuale 

2. Organizzazione dei compiti: grado di disabilità
lieve: come già sottolineato la scorsa
valutazione ä in grado di gestire i compiti quotidiani ma necessita di essere
spronato dalla moglie 

3. Flessibilità: grado di disabilità lieve alterna momenti in cui mostra una maggiore irritabilità
e nervosismo nel caso gli vengano fatte nuove richieste ad altre che riesce
maggiormente a tollerare la situazione; riesce poi ad affrontare la situazione 

4. Competenze: grado di disabilità lieve: mantiene un atteggiamento passivo che lo porta a non investire
le proprie competenze 

5. Giudizio: grado di disabilità nessuno: analisi del piano di realtà conservato 

6. Persistenza: grado di disabilità moderato: mantiene un atteggiamento in cui deve essere stimolato
dai familiari affinché prosegua il proprio lavoro, altrimenti prevale un
atteggiamento passivo e regressivo che tende a portarlo alla inattività. 

7. Assertività: grado di disabilità lieve: sa esprimere il proprio parere ma a volte in maniera
inadeguata utilizzando un tono alto di voce che la famiglia tollera, se l'altro
non è d'accordo si allontana. 

8. Contatto con gli altri: grado di disabilità nessuno:
mantiene i contatti con i familiari e
i parenti, conversa con le persone presenti 

9. Integrazione nel gruppo: grado di disabilità
nessuno: partecipare nelle attività
svolte all'interno della famiglia, ad esempio accompagna il figlio a calcio
agli allenamenti, fa cena con amici o familiari 

10. Relazioni intime: grado di disabilità nessuno 

11. Attività spontanee: grado di disabilità lieve: le attività vengono fatte con i figli ma deve essere stimolato
dai familiari. 

12. Cura di sé: grado di disabilità nessuno: provvede alla cura di sé in maniera autonoma, solo
talvolta deve essere stimolato 

13. Mobilità: grado di disabilità nessuno: per gli aspetti psichiatrici: guida l’auto per brevi
tragitti. Solitamente non ha mai utilizzato i mezzi pubblici, preferendo l'uso
dell'automobile. Non sono presenti limitazioni psichiatriche che possono
impedire l'uso dei mezzi di trasporto pubblici. 

 

2. Conclusioni 

Per quanto riguarda la CL, si confermano le conclusioni
della valutazione del 2015 ovvero che nella sua precedente professione o in
qualsiasi attività medico teorica la capacità lavorativa per i soli aspetti
psichiatrici sia nulla a parure dal 24.02.2011, data della presa a carico al __________
__________; successivamente dal 18 giugno 2013 la capacità lavorativa risulta
ridotta al 50% intesa come orario ridotto (ovvero dalla data di interruzione
della presa a carico psichiatrica) e del 80% intesa come orario ridotto dal
28.04.2015. 

Come casalingo non sono emerse difficoltà significative
e quindi la capacità lavorativa appare completa. 

Il tentativo da parte della Sig.ra __________ di
attivare l'assicurato in un provvedimento di integrazione con un'iniziale
accertamento professionale si è scontrato a mio avviso con una resistenza rispetto
ad una sua attivazione in un assicurato che ormai da anni è uscito dal ritmo
produttivo e non per un peggioramento del quadro psichiatrico. La prognosi
appare incerta poiché egli gode da 4 anni di una rendita intera e vi è una
assente motivazione verso una ripresa lavorativa.” (doc. AI 122)

 

                                         Alla
luce di queste conclusioni, visto il rapporto finale del 2 marzo 2017 del
medico SMR dr. __________ - il quale ha condiviso le conclusioni peritali,
segnalando l’intervento di un miglioramento delle condizioni dell’assicurato a
far tempo da giugno 2013 (abilità del 50% in attività adeguate) e dal 28 aprile
2015 (abilità dell’80%), ritenuta adeguata “un attività che permetta all’assicurato
di cambiare posizione, che non lo costringa a stare seduto per più di due ore”
(doc. AI 126) - l’amministrazione ha interpellato il consulente professionale,
il quale, con rapporto del 21 giugno 2017, appurata la possibilità per
l’assicurato di reperire un’attività adeguata al suo stato di salute semplice e
ripetitiva da esercitare nella misura dell’80%, ha individuato le varie attività
esigibili e ha stabilito, mediante il consueto confronto dei redditi, un grado
di invalidità del 32% (doc. AI 129). 

                                         Di
conseguenza l’amministrazione, con progetto di decisione del 30 giugno 2017
dapprima e la decisione impugnata in seguito, ha statuito come segue:

 

" 
(…)

Esito degli accertamenti: 

In novembre 2011 il nostro ufficio ha effettuato una
revisione d'ufficio. 

Dalla documentazione medica acquisita all'incarto, con
particolare riferimento alla perizia esperita al Centro __________, risulta che
lo stato di salute dell'assicurato ha beneficiato di un miglioramento, il quale
gli ha comportato una capacità al lavoro del 50% in attività adeguate dal
18.06.2013 al 27.04.2015 e dell'80% sempre in attività adeguate dal 28.04.2015
in avanti. Nell'abituale attività lavorativa la totale incapacità al lavoro
continua. 

A tale proposito abbiamo provveduto ad effettuare il
raffronto dei redditi per determinare il grado d'invalidità dal 28.04.2015 in
avanti. 

Riconoscendo che il confronto dei redditi dovrebbe
avvenire nell'anno 2017, non avendo i dati statistici aggiornati, si effettua
il calcolo per l'anno 2015. 

Salario da valido 

Al momento dell'insorgenza del danno alla salute
l'assicurato era iscritto in disoccupazione alla ricerca di un'attività
lavorativa, quindi per determinare il reddito da valido si fa riferimento alle
tabelle statistiche RSS (tabella TA1 - attività semplici e ripetitive, valore
mediano). L'assicurato sarebbe pertanto stato in grado di percepire un salario
annuo di fr. 66'945.- per il 2015. 

Salario da invalido 

In conformità della vigente giurisprudenza, in
considerazione del fatto che la gamma di attività esigibili è piuttosto vasta,
al fine di determinare il reddito da invalido di un assicurato possibile far
riferimento ai rilevamenti statistici ufficiali (tabelle RSS), editi
periodicamente dall'Ufficio federale di statistica. 

A seguito della vigente sentenza del TCA del 12 giugno
2006 e delle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella
TA13) che erano stati utilizzati finora. 

La presente giurisprudenza impone quindi che il reddito
da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori nazionali
(tabella TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabella elaborata
dall'Ufficio federale di statistica l'assicurato nel 2015 avrebbe potuto
realizzare un salario annuo di fr. 66'945 (attività semplici e ripetitive,
valore mediano). 

Su quest'importo può essere operata una riduzione fino
ad un massimo del 25% ad assicurati che, a causa della particolare situazione
personale e professionale, non possono mettere a frutto la loro capacità di
guadagno residua e che pertanto non riescono a raggiungere il livello medio dei
salari sul mercato. 

Con una capacità al lavoro dell'80% e con diminuzione
del 15% per attività leggere e altri fattori di riduzione, il salario da
invalido è di fr. 45'523.--. 

 

Grado d'invalidità 

Dal raffronto fra il reddito da valido (66'945) e
quello da invalido (45'523) risulta una perdita di guadagno del 32%. 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste. 

Misure d'ordine professionale, volte al conseguimento
di una qualifica di base, non risultano attuabili. 

Si resta a disposizione, su specifica richiesta, per un
aiuto al collocamento. 

 

Decidiamo pertanto: 

La soppressione della rendita è effettiva dalla fine
del mese che segue l'intimazione della decisione.” (doc. A) 

 

                                         Il
ricorrente contesta la valutazione medico-teorica dell’Ufficio AI, producendo
nuova documentazione medica. 

 

                               2.7.   Quanto alla valenza probante di
un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160
consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         In una sentenza del 14
luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF,
richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

 

 

                                         Al riguardo, l’Alta Corte,
nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

"  (…) per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal
1° gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo
e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella
possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle
loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare
la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata
una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale.
Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" (STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in ragione della diversità
dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di
lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche
se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11
aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente
con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del
suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz
über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo
fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.8.   Nella
perizia psichiatrica dell’8 giugno 2016 la dr.ssa __________, del __________,
posta la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “Episodio
depressivo medio sviluppatosi da un disturbo da disadattamento (ICD 10 F 32.1),
in remissione incompleta”, effettuata un’approfondita valutazione del caso
con descrizione di risorse e deficit secondo schema MINI ICF- APP (in base al
quale vi era un grado di disabilità moderato unicamente nella risorsa
“persistenza” e di grado lieve in “organizzazione dei compiti,
flessibilità, competenze, assertività, attività spontanee”, mentre nelle altre
risorse non vi era compromissione alcuna), ha concluso confermando la
valutazione del 2015. Secondo la perizia, nella sua precedente professione o in
qualsiasi attività medico teorica, la capacità lavorativa, per i soli aspetti
psichiatrici, era da considerare nulla a partire dal 24 febbraio 2011, data
della presa a carico al __________; successivamente era del 50% dal 18 giugno
2013 (ovvero dalla data di interruzione della presa a carico psichiatrica) e in
seguito, dal 28 aprile 2015, dell’80% intesa come orario ridotto (doc. AI 122).

                                         Queste
conclusioni, fatte proprie dal SMR, sono state contestate dall’assicurato che
ha prodotto una certificazione del 25 ottobre 2017 del dr. __________,
psichiatra, affermante:

 

“ Egregi Signori, 

ritengo importante aggiornarvi sulle condizioni di
salute del paziente in epigrafe, per il quale avete emesso una decisione di
soppressione di rendita di invalidità, in data 11 settembre 2017. 

Seguo il paziente dal 2011 per una sindrome depressiva
ricorrente correlata ad una sindrome post-traumatica da stress. 

Si tratta di un uomo di 43 anni, originario del __________,
in Ticino dal 1993; sposato con 4 figli. Nel 2010 è stato vittima di un grave
incidente automobilistico, da cui è uscito con pesanti ripercussioni sul piano
fisico ma ha anche sviluppato nel tempo una forte sintomatologia ansiosa,
secondaria al trauma dell'incidente. Da quel momento il paziente non ha più
potuto svolgere la sua attività di operaio e da allora è inattivo. Non mi
esprimo sui problemi ortopedici del paziente perché non è di mia competenza. 

Sul piano prettamente psichiatrico, in questi anni il
suo quadro clinico è stato molto variabile, contraddistinto dall'alternanza di
periodi sintomatici particolarmente intensi a periodi di parziale miglioramento,
in cui si riduceva anche la frequenza dei nostri incontri. I periodi
sintomatici purtroppo sono particolarmente invalidanti: il paziente presenta
crisi ansiose parossistiche, che cura con del Temesta al bisogno, forte
irritabilità, crisi di pianto, irrequietezza, disturbi del sonno con incubi e
moment di insonnia prolungata, anedonia, apatia e profondo senso di colpa e
inadeguatezza, sentendosi un peso per la famiglia e non riuscendo più a
ritrovare il suo ruolo di capofamiglia. 

In questi ultimi mesi ho assistito ad un progressivo
peggioramento del suo stato di salute, con una riesacerbazione ansiosa e
depressiva, sicuramente legata a situazioni spiacevoli avvenute nel suo
contesto famigliare; in questi ultimi due anni infatti il paziente ha dapprima
perso il proprio padre; in seguito è venuto a mancare il proprio suocero, a cui
il signor RI 1 era molto legato. Nel corso dell'ultimo anno inoltre la moglie
ha presentato una malattia oncologica, da cui si sta rimettendo solo ora. Tutti
questi fattori pesanti hanno fragilizzato in maniera significativa l'equilibrio
psichico del paziente, comunque già precario, molto provato anche dai dolori e
dai propri limiti fisici, ancora legati all'infortunio del 2010. I periodi di
remissione di questi anni erano molto parziali e purtroppo non compatibili con
un inserimento lavorativo, neanche parziale, proprio per la mancanza di una
tenuta nel tempo e di una stabilità minima, necessarie per un eventuale impegno
lavorativo. Al momento attuale, vista la fase critica e la sua sintomatologia
acuta, il paziente non è in grado di svolgere alcuna attività lavorativa
neanche minima; la moglie mi riferisce delle difficoltà del marito anche nello
svolgimento di compiti semplici a casa, che sono quindi tutti delegati alla
signora. Nel breve e medio termine considero il paziente inabile al 100%; nel
lungo termine le capacità residue del paziente saranno da rivalutare ma ritengo
molto difficile e poco realistico un percorso di reinserimento lavorativo anche
parziale. Vi trasmetto anche la sua attuale terapia farmacologica, che ho
dovuto incrementare di recente: 

Valdoxan 25 mg/d, Quetiapine XR 100 mg/d, Demetrin 10
mg/d, Somnium 1 cp/d, Dalma-dorm 30 mg/d, Temesta exp. 2,5 mg in riserva 2-3 cp
/d.” (doc. D)

 

 

                                         Tale
certificazione è stata sottoposta al dr. __________, psichiatra del SMR, il
quale, nell’Annotazione 7 novembre 2017, ha ritenuto necessario procedere ad
una valutazione di decorso tramite il __________, ritenuto come la nuova documentazione
rendeva “verosimile una modificazione dello stato di salute psichico, con
modificazione significativa dei medicamenti prescritti” (doc. VII/2).

                                         Alla
luce di tale documentazione, questo Tribunale concorda con la
necessità - per altro condivisa inizialmente dall’assicu-rato, il quale aveva
tuttavia condizionato il suo consenso al rinvio atti al ripristino della
rendita retroattivamente (doc. IX) - di procedere ad una nuova valutazione psichiatrica
tramite il __________. Viste le parziali divergenze dal punto di vista
diagnostico tra lo psichiatra curante e i periti, le differenti conclusioni
riguardo alla capacità lavorativa residua dell’assicurato, così come la
modifica della terapia medicamentosa, appare ipotizzabile un’evoluzione delle
condizioni psichiche verosimilmente antecedente alla decisione in esame, che
avrebbe dovuto essere convenientemente indagata prima dell’emissione del
provvedimento oggetto di ricorso.

                                         Considerato
altresì come la perizia del __________ risale al giugno 2016 e, quindi, ad
oltre un anno prima della decisione impugnata, l’amministrazione dovrà
stabilire se la situazione dal profilo psichico è rimasta invariata o se è in
un primo tempo migliorata, per poi, se del caso, nuovamente peggiorare.

                                         D’altra
parte, contrariamente a quanto pretende l’assicurato, la certificazione dello
psichiatra curante non consente (ancora) di pronunciarsi sulle sue effettive
condizioni psichiatriche e sulle relative ripercussioni sulla capacità lavorativa
e non può quindi considerarsi esaustiva. In effetti, a prescindere dal fatto
che il dr. __________ non ha fatto alcun riferimento alla dettagliata e
approfondita valutazione del __________, non contestandone quindi le conclusioni
e le argomentazioni, il rapporto del 25 ottobre 2017 non pone una diagnosi
chiara secondo ICD-10, non si pronuncia con sufficiente chiarezza sul grado di
inabilità lavorativa e sull’evoluzione della stessa nel tempo e inoltre non
motiva espressamente le ragioni per le quali all’assicurato non sarebbe
permessa una ripresa, seppur parziale, dell’attività lavorativa. Lo stesso è quindi
bisognoso di ulteriore approfondimento, ragione per cui una nuova valutazione
del ____________ appare imprescindibile.

                                         Non
è peraltro superfluo sottolineare che per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (cfr. STF 9C_697/2013 del 15 novembre
2013 consid. 3.2, 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche STF 9C_949/2010
del 5 luglio 2011, 9C_9/2010 del 29 settembre 2010; cfr. anche DTF 125 V 353 consid. 3a.cc).

 

                                         Pe
quanto concerne invece l’aspetto somatico, il ricorrente ha prodotto un certificato
del dr. __________ ortopedico curante, il quale, poste le diagnosi di “Dolori
persistenti emisoma di sinistra in stato dopo osteostintesi di una
frattura dell’acetabolo sinistro nel 2010; sindrome depressiva”, ha
illustrato come il paziente lamentasse dolori tutti i giorni localizzati “a
livello della schiena bassa a sinistra, a livello dell'anca e della coscia a
volte irradianti fino al ginocchio anche più distale”. All’esame clinico ha
rilevato che l’assicurato deambulava con una stampella, senza la quale faceva fatica
a stare in piedi e a caricare completamente. Da sdraiato alla palpazione aveva
un forte dolore, ma molto diffuso peritrocanterico posteriormente al trocantere,
ma anche in tutta la zona bassa lombare come anche alla coscia, alla quale
sosteneva di avere una iposensibilità importante in tutta la zona. Per il resto
la mobilità dell'anca era buona anche se nelle fasi terminali molto dolorosa.
Dalle radiografie del 18 ottobre 2017 era rilevabile un’osteosintesi eseguita
in modo corretto, pochi segni per un’artrosi e nessuna progressione rispetto
alle radiografie precedenti. Ha poi concluso:

 

“ Valutazione e procedere

Dal mio punto di vista questi disturbi sono reali o
almeno così percepiti dal paziente, motivo per cui capisco che lui effettivamente
in questo stato non riesce più a tornare a lavorare. Inoltre in data odierna lo
vedo molto rallentato e ritardato è difficile fagli fare esercizi per cui anche
questo sicuramente non permette, dal mio punto di vista, una reintroduzione nel
mondo del lavoro per qualsiasi tipo al momento attuale. Tempo fa ho eseguito
una infiltrazione dell'anca dove un certo miglioramento c'era stato, motivo per
il quale ho proposto comunque quindi una protesi totale dell'anca, proprio per cercare di migliorare almeno
qualcosa del suo stato di salute. La sua ansia in generale non gli permette attualmente di sottoporsi aa
un intervento chirurgico. È inoltre seguito inoltre dal Dr. ___________, psichiatra, che probabilmente
dovrà prendere posizione sulla situazione. Con il permesso del paziente inviamo
tale lettera al Dr. __________ e all'Assicurazione invalidità. Da parte mia non
prevedo ulteriori controlli presso la mia consultazione ma rimango a
disposizione in caso di necessità.” (doc.
C)

 

                                         La
certificazione è stata sottoposta al dr. __________ del SMR, il quale, con
Annotazione del 6 novembre 2017, ha affermato:

 

" 
Le osservazioni avanzate
dall’assicurato in sede di ricorso al TCA riguardano sia la problematica
somatica ortopedica che quella psichiatrica. Come medico SMR incaricato delle
valutazioni somatiche, rispondo unicamente ai contenuti del rapporto medico del
Dr. med. __________ del 18.10.2017, demandando ai colleghi psichiatri SMR il
compito di valutare le altre certificazioni.

Dal suddetto rapporto emerge un'anamnesi recente (si
tratta quindi di disturbi soggettivi riferiti) caratterizzata dalla persistenza
di algie interessanti la regione lombare a sinistra, anca e la coscia, sintomi che si irradierebbero anche
al ginocchio o più distalmente. L'esame
obiettivo condotto dal collega __________ pone in evidenza una deambulazione
con stampelle ed una dolorabilità alla palpazione sia lombare che
peritrocanterica. Tuttavia, dallo stesso
esame si evidenzia che l'assicurato riesce a sollevare l'arto inferiore
sinistro contro resistenza, mentre la mobilità
dell’anca è buona, anche se riferita come molto dolorosa nelle fasi terminali.

Per contro, l'esame radiografico del bacino symbios e
anca assiale di sinistra, dello stesso giorno, mette in luce un'osteosintesi
eseguita in modo corretto, pochi segni per un'artrosi ma, soprattutto, nessuna
progressione rispetto alle radiografie precedenti.

Ora, alla luce di
quanto appena esposto, è sorprendente constatare come da un lato il collega __________
affermi che i disturbi riferiti dal paziente sono reali, mentre dall'altro
scrive: "...o almeno così percepiti dal paziente". Ritengo, inoltre,
fuorviante che il collega __________ definisca "rallentato e
ritardato" l'assicurato al momento della vista, ragione per cui egli non sarebbe
stato in grado di eseguire degli esercizi e, per lo stesso motivo, non sarebbe
abile in alcuna attività lavorativa.

Mi permetto di sottolineare come in queste affermazioni
non vi sia traccia di alcuna valutazione ortopedica, se si esclude la
radiografia che non oggettivava alcuna alterazione che non fosse già nota e
valutata, oltre a documentare la correttezza dell'osteosintesi e pochi segni di artrosi.

Il collega __________ non descrive la situazione
clinica osservata come una condizione patologica nuova od oggettivamente
peggiorata, ossia suffragata da nuovi elementi diagnostico-clinici, e non
potrebbe farlo, vista la mancanza assoluta di reperti radiologici correlati
alla sintomatologia riferita dall'assicurato. Inoltre, prova scientifica di una
condizione clinica stabile e non peggiorata rispetto a quanto noto, è il fatto
che il collega __________ non preveda
alcun controllo ulteriore presso la sua consultazione.

Infine, faccio notare che il proposto intervento di
protesizzazione dell’anca non sia stato preso in considerazione dall'assicurato
poiché, secondo il Dr. med. __________: "la sua ansia in generale non gli
permette attualmente di sottoporsi ad un intervento chirurgico".

Anche quest'ultima affermazione non ha il carattere di
una valutazione ortopedica. Circa
l'atteggiamento dell'assicurato, mi permetto poi di commentare come davanti ad
una reale situazione di dolori e limitazioni così importanti, quale quella che
si vorrebbe sostenere, nessun paziente indugerebbe a farsi operare poiché
l'idea stessa del sollievo supererebbe di gran
lunga qualunque ansia.

Pongo quindi l'accento sui seguenti elementi:

l'assicurato riesce a sollevare l'arto inferiore
sinistro contro resistenza:

la mobilità dell'anca è buona;

l’esame radiografico mette in luce un'osteosintesi
eseguita in modo corretto, pochi segni per artrosi, nessuna progressione
rispetto alle radiografie precedenti;

Il Dr. med. __________ non pone alcuna nuova diagnosi;

ll Dr. med. __________ non prevede alcun ulteriore
controllo.

Ne concludo che in assenza di nuovi reperti radiografici,
così come in assenza di correlazioni clinico-strumentali, quindi di nuove
diagnosi di certezza codificate secondo ICD, la documentazione ortopedica
prodotta dall’assicurato non sia in grado di modificare le conclusioni del mio
rapporto finale del 02.03.2017 relativamente agli aspetti somatici. Lascio ora
la valutazione della documentazione psichiatrica ai colleghi psichiatri SMR.”
(doc. VII)

 

                                         A
queste allegazioni, fatte proprie dall’amministrazione, questo Tribunale deve
aderire, la certificazione del dr. __________ non permettendo di scostarsi
dalle motivate e approfondite conclusioni peritali del dr. __________, alla cui
valutazione, che rispecchia tutti i criteri di affidabilità e completezza
richiesti dalla giurisprudenza, va attribuita forza probatoria piena ai sensi
della giurisprudenza menzionata al consid. 2.7, avendo fondato le sue conclusioni su indagini approfondite e essendo
giunta a risultati concludenti, e non sussistendo indizi concreti che ne mettano
in causa la credibilità (cfr. STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Dalle
certificazioni dell’ortopedico curante non emerge in effetti una sostanziale
modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione peritale. Si tratta
quindi di una differente valutazione della medesima fattispecie medica posta a
fondamento della decisione impugnata.

                                         Né
del resto permette di modificare queste conclusioni lo stringato certificato
del dr. __________ del 1° dicembre 2017, attestante la medesima diagnosi di “Dolori
persistenti emisoma di sinistra in stato dopo osteosintesi di una
frattura dell’aceta-bolo sinistro nel 2010” e concludente per un’inabilità
lavorativa completa, ritenuto che l’assicurato “a seguito dell’interven-to
sopra menzionato non riesce a caricare sul bacino, lamenta dolori persistenti e
non può sollevare pesi” (doc. XIII/1). Nuovamente interpellato, il medico
SMR ha in proposito osservato che:

 

" 
La certificazione del Dr. Med. __________,
del 01.12.2017, non è basata su alcun dato obiettivo come un nuovo esame
radiografico standard o altra diagnostica per immagini (TC,RMN), non è suffragata
da un approfondito esame clinico con relativa valutazione dello stato muscolare
e delle escursioni articolari (misurazione dei gradi), né tantomeno indica una
diagnosi codificata secondo ICD-10 che giustifichi l'incapacità lavorativa
completa e le prognosi sfavorevole sostenute. Pertanto, confermo integralmente
le conclusioni della mia precedente presa di posizione del 06.11 .2017.” (doc.
XV/1)

 

                                         A
dette conclusioni, fondate su un accurato esame del caso, alle quali
l’assicurato non ha saputo contrapporre nuova documentazione medica rilevante,
questo Tribunale deve aderire. Del resto sia pure rilevato che nella sua
valutazione anche il perito dr. __________ aveva evidenziato l’impossibilità
per l’assicurato di esercitare ancora la sua professione, dovendo egli evitare
lavori pesanti, cambiare a volte postura, non stare seduto per più di due ore,
non camminare per più di 100 metri, non stare in piedi continuamente per più di
mezz'ora, non lavorare in anteflessione o inginocchiato, non sollevare ripetutamente
pesi superiori ai 10 kg (doc. AI 121). D’altra parte, nella valutazione del 21
giugno 2017, il consulente professionale, tenendo conto delle limitazioni
elencate dal perito, ha elencato una serie di attività accessibili
all’assicurato e rispettose delle elencate limitazioni funzionali, quali ad esempio
addetto alla qualità/imballaggio/confezione nel settore industriale orologiero,
addetto al controllo e all’imballaggio nel settore farmaceutico e alimentare,
addetto all’assemblaggio di pezzi elettronici ed ingranaggi, portiere d’albergo
o impiegato in logistica (doc. AI 129). 

 

                                         Osservato
come non permetta manifestamente diversa conclusione nemmeno lo stringato
certificato della curante dr.ssa __________ del 6 ottobre 2017 (che si limita
ad attestare un’inabilità lavorativa totale “per esiti di infortunio al bacino
e per sindrome ansioso depressiva con disturbi del sonno”, cfr. doc. B), se
ne deve concludere che per quanto concerne l’aspetto somatico la situazione
appare sufficientemente chiarita sulla base dell’approfondita e ben motivata
perizia del dr. __________. Malgrado la stessa sia stata redatta il 1. giugno
2016 e, quindi, oltre un anno prima della decisione contestata, la documentazione
prodotta dall’assicurato non ha permesso di rendere verosimile una modifica
rilevante delle sue condizioni, intervenuta successivamente al referto peritale
e entro la data rilevante della decisione contestata, ricordato come per
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente
al momento in cui essa è stata emanata - in concreto l’11 settembre 2017 - quando
si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possano imporsi quali elementi
di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione (cfr.
DTF 132 V 220 consid. 3; 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366
consid. 1b).

 

                                         Richiamata
ancora la dianzi enunciata giurisprudenza in materia di valore probatorio dei
rapporti del medico curante - per la quale secondo la
generale esperienza della vita il giudice deve tenere conto del fatto che, alla
luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (cfr. STF 9C_697/2013 del
15 novembre 2013 consid. 3.2 e riferimenti) - il
fatto che il dr. __________ certifichi un’inabilità lavorativa completa, senza
peraltro sostanziare tale valutazione sulla base di ulteriori diagnosi né
comprovando l’intervento di un peggioramento delle condizioni, non permette di
distanziarsi dalle conclusioni peritali (che hanno concluso per un’abilità
completa in attività idonee), ove peraltro si osservi che l’ortopedico curante
era giunto alle medesime condizioni anche nelle certificazioni, precedenti alla
perizia del dr. __________, del 16 e 17 settembre 2015 (doc. AI 106, 107). Egli
non ha in ogni modo fornito elementi diagnostici o motivazioni che permettano
di ritenere non attendibili le conclusioni peritali. Sia infine ancora
osservato che le conclusioni del dr. __________ si sono allineate a quelle
tratte dalla __________ sulla base non solo delle valutazioni dei sanitari
della clinica di __________ (cfr. rapporto 5 gennaio 2011, doc. 68 atti __________),
ma anche di quelle del dr. __________, medico di circondario __________ (cfr.
da ultimo il referto del 30 gennaio 2012; doc. 115 atti __________). Dette
conclusioni sono state del resto confermate anche dal TCA nella sua pronuncia
dell’11 luglio 2013 (che ha condiviso tra l’altro le considerazioni
dell’Istituto assicuratore per il quale alle conclusioni di inabilità totale
del dr. __________ non poteva essere prestata adesione; cfr. la STCA 35.2012.64
dell’11 luglio 2013; cfr. anche la STF 8C-671/2013 del 20 febbraio 2014).

 

                                         In
conclusione, vista la refertazione specialistica agli atti e considerate le
summenzionate annotazioni 6 e 7 novembre 2017 e 8 gennaio 2018 dei medici SMR
(cfr. VII/1 e 2, XV/1), questo TCA concorda quindi con la necessità di
procedere ad ulteriori accertamenti peritali (perlomeno) di natura psichiatrica
volti a stabilire lo stato delle affezioni psichiche di cui soffre
l’interessato e le relative ripercussioni invalidanti. 

                                         Gli
atti vanno quindi ritornati all’amministrazione che procederà a far eseguire
un’accurata valutazione psichiatrica di decorso tramite il __________. 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’Ufficio AI effettuerà una valutazione
globale delle patologie di cui soffre l’assicurato, debitamente motivata, e
stabilirà nuovamente il grado d’invalidità e, quindi, l’eventuale conferma
della soppressione della rendita.

 

                               2.9.   Con
la decisione impugnata l’amministrazione ha pronunciato la soppressione del
diritto alla rendita AI con effetto dalla fine del mese che segue l’intimazione
della decisione, togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. L’insorgente
ha in sostanza postulato il ripristino dell’effetto sospensivo pendente causa
ed ha anche ribadito, in sede di osservazioni alla (di massima condivisa)
proposta di retrocessione degli atti, la richiesta d’erogazione di prestazioni
durante la procedura di rinvio.

 

                                         Nella
DTF 106 V 18 – chiamata a pronunciarsi riguardo al momento in cui si attua la
riduzione o la soppressione della rendita, se il giudice annulla la decisione
di revisione e ritorna gli atti all’amministrazione perché la stessa, dopo
ulteriore istruzione, renda una nuova decisione – l’Alta Corte ha sviluppato la
seguente considerazione:

 

" 
(…) Gemäss Beschluss des Gesamtgerichts, dem diese Frage
unterbreitet worden ist, erscheint es daher - unter Vorbehalt einer allfällig
missbräuchlichen Provozierung eines möglichst frühen Revisionszeitpunktes durch
die Verwaltung - als geboten, den mit der revisionsweise verfügten Herabsetzung
oder Aufhebung einer Rente oder Hilflosenentschädigung verbundenen Entzug der
aufschiebenden Wirkung der Beschwerde bei Rückweisung der Sache an die
Verwaltung auch noch für den Zeitraum dieses Abklärungsverfahrens bis zum
Erlass der neuen Verwaltungsverfügung andauern zu lassen. (…)." (DTF 106 V 18, consid. 3d, pag. 21)

 

                                         Nella DTF 129 V 370 il Tribunale federale delle assicurazioni
(TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) si è confermato in questa
giurisprudenza e ha ribadito che se l'effetto sospensivo viene tolto a un
ricorso diretto contro una decisione di revisione che sopprime o riduce una
rendita o un assegno per grandi invalidi, questo ritiro dura, nel caso di
rinvio degli atti all'amministrazione, anche durante tutta tale procedura d'istruzione
fino alla notifica della nuova decisione. La nostra Massima Istanza ha, in
particolare, osservato:

 

" 
(…) Verfahrensrechtlich korrekt scheint die Lösung von
SCHLAURI zu sein (in gleichem Sinne auch ISABELLE HÄNER, Vorsorgliche
Massnahmen im Verwaltungsverfahren und Verwaltungsprozess, in: ZSR 1997, 2.
Halbbd., S. 392 f. Rz 193), weil mit der Aufhebung der angefochtenen Verwaltungsverfügung
der Entzug der aufschiebenden Wirkung nicht mehr weiter gelten kann. Indessen
haben weder Verwaltung noch Beschwerdeinstanz in der hier interessierenden
Konstellation nach der Konzeption von BGE 106 V 18 ergänzende vorsorgliche Massnahmen zu treffen.
Dafür sprechen namentlich verwaltungsökonomische Aspekte, die gerade für die
Sozialversicherung als typische Massenverwaltung einiges Gewicht haben. Eine
Änderung der Rechtsprechung drängt sich demnach nicht auf.(…)." (DTF 129 V 370, consid. 4.4, pag. 377)

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata ancora nelle STF 9C_301/2010 del 21 gennaio
2011 consid. 3.2, 9C_288/2010 del 22 dicembre 2010 consid. 4, 8C_528/2010 del
20 dicembre 2010 consid. 2 e 8C_451/2010 (nella composizione del TF a cinque
giudici) dell’11 novembre 2010 consid. 4 (cfr. anche la STCA 32.2010.357 del 29
aprile 2011).

 

                                         Conformemente
alla suesposta giurisprudenza federale, ritenuto che dagli atti non è possibile
concludere che l’ammini-strazione abbia in concreto inteso anticipare in modo
abusivo la decorrenza dell’effetto della revisione (DTF 106 V 18) – l’amministrazione
ha infatti avviato la revisione nel novembre 2011 facendo in particolare
esperire due perizie psichiatriche e, quindi, alla luce delle allegazioni
dell’assicurato, una valutazione peritale bidisciplinare (psichiatrica e
reumatologica; doc. AI 121 e 122) e sottoponendo pure le certificazioni dei
curanti al SMR – l’effetto sospensivo tolto al ricorso con la decisione
impugnata esplica dunque i suoi effetti anche durante la procedura di rinvio. 

                                         D’altronde,
con riferimento alla giurisprudenza succitata, non è in concreto possibile
stabilire quale sarà l'esito finale della vertenza. Dal profilo medico, a
fronte delle dettagliate risultanze peritali agli atti, la valutazione del
curante psichiatra dr. __________ attestante una totale incapacità lavorativa,
richiamata nuovamente la dianzi menzionata giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti del medico curante, non permette con ogni verosimiglianza
di ipotizzare che in esito al nuovo esame peritale la soppressione delle prestazioni
non potrà essere confermata rispettivamente di ritenere che il provvedimento
impugnato risulti manifestamente errato. 

                                         Di conseguenza la domanda di
ripristino dell’effetto sospensivo va respinta.

 

                             2.10.   Ne
discende che il ricorso va accolto ai sensi dei considerandi e gli atti
rinviati all’amministrazione affinché, effettuati i necessari accertamenti
peritali sopra enunciati, si pronunci nuovamente sulla revisione della rendita

                                         

                                         Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.Il ricorso è accolto.

                                         § La
decisione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’Uffi-cio AI affinché
proceda agli accertamenti di cui ai considerandi e renda successivamente una
nuova decisione.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese di fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti