# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d3c65ac6-0e5f-56e6-82d9-38e86667d013
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.06.2018 35.2017.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-109_2018-06-13.html

## Full Text

Incarto
  n.

  35.2017.109

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  13 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30 agosto 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 27 novembre 2014 RI 1,
nato il __________ 1965, di professione "aiuto giardiniere" al 100%
presso il giardiniere __________ dal 1° marzo 2014, verso le 9:30 mentre "stava
smontando una porta e il sistema della porta si è girato e lo ha colpito sul
braccio destro e strisciato sulla parte sinistra del viso" (cfr. doc. z-1),
ha riportato un trauma cranico minore con piccolo distacco osseo del margine
orbitale superiore a sinistra, una ferita lacero dell'emivolto sinistro e una
frattura biossea pluriframmentaria avambraccio distale destro (cfr. doc. zm-2).

 

                                         Il medesimo giorno la
frattura pluriframmentaria del terzo distale della diafasi del radio e dell'ulna
destra è stata trattata con osteosintesi (cfr. doc. zm-2). Il 27 marzo 2015 è
stata eseguita l'asportazione del chiodo endomidollare TEN dell'ulna e
riduzione con osteosintesi della diafasi ulnare con due viti di compressione
antero-posteriori e placca LCP 8 fori della diafasi radiale e non è stata
riscontrata alcuna complicazione (cfr. doc. zm-16). Il 2 novembre 2015 è stata
eseguita l'asportazione definitiva del materiale di osteosintesi
all'avambraccio destro e  non è stata riscontrata alcuna complicazione (cfr.
doc. zm-39).     

L’Istituto assicuratore (in casu: la CO 1) ha riconosciuto la propria
responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

A decorrere dal 27 novembre 2014 RI 1 non ha più svolto alcuna attività
lavorativa.

Il contratto di lavoro è stato disdetto dal datore di lavoro con effetto al 30
aprile 2015 (cfr. doc. z-34).  

In seguito l'assicurato ha sviluppato dei disturbi psicogeni (cfr. doc. zm-67).

A causa dei postumi dell'infortunio, l'assicurato si è sottoposto a svariate
visite mediche, alcune delle quali specialistiche (segnatamente in ambito
neurologico e di chirurgia della mano). 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed amministrativi del caso - in particolare, dopo aver raccolto la
valutazione del 15 luglio 2016 (doc. zm-63) del medico fiduciario dr. med. __________,
specialista FMH in medicina interna e medico perito assicurativo certificato
SIM, che aveva visitato personalmente l'assicurato in data 8 luglio 2016, oltre
a svariata documentazione da parte del datore di lavoro (cfr. doc. z-24,
81-81.5) - con decisione del 29 luglio 2016 la CO 1 ha comunicato
all’assicurato che riconosceva le prestazioni per il trattamento medico fino
all'8 luglio 2016 (data in cui il suo stato di salute era stato ritenuto
stabilizzato) e le prestazioni per l'indennità giornaliera sino al 31 luglio
2016 compreso oltre alla corresponsione di un'indennità per menomazione
dell'integrità fisica del 20% corrispondente a fr. 25'200.- (doc. I).

A seguito dell’opposizione interposta il 16 settembre 2016 dall'avv. __________,
per conto dell’assicurato (doc. z-90) - focalizzata sulla contestazione dei
salari "da valido" e "da invalido", sugli accertamenti
medici e sull'IMI - la CO 1 in data 30 agosto 2017 ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. z-97). 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 2
ottobre 2017 RI 1, patrocinato dall'avv. RA 1, ha postulato il riconoscimento
di una rendita di invalidità di almeno il 40% a far tempo dal 1° agosto 2016 e
di un'IMI di almeno il 25% corrispondente a fr. 31'500.- (cfr. doc. I, pag. 12)

La patrocinatrice del ricorrente puntualizza che dagli scritti degli ultimi
medici che hanno visitato l'assicurato si evince chiara-mente un netto
peggioramento dello stato di salute del suo cliente, in particolare dell'arto
destro. Ad esempio egli non riesce addirittura più ad usare la mano destra per
la sua igiene intima o per maneggiare gli oggetti. Questi continui dolori a
seguito dell'infortunio e l'impossibilità di condurre una vita normale stanno
influenzando in maniera così negativa la vita del suo assistito, che al momento
soffre pure di una grave crisi depressiva. A suffragio di tali asserzioni
produce svariata documentazione medica già agli atti (doc. L-O). La CO 1,
nonostante fosse stata informata del considerevole peggioramento del suo
cliente, ha emesso la decisione contestata, senza minimamente prendere in
considerazione il reale danno alla salute del suo assistito.

La rappresentante dell'insorgente contesta il reddito "da valido" di fr.
45'500.- stabilito dalla CO 1 sulla base di quanto dichiarato il 25 luglio 2016
dall'ex datore di lavoro. Era difatti in corso una vertenza civile, motivo per
il quale le dichiarazioni dell'ex datore di lavoro erano tendenziose e di
parte, volte a diminuire il più possibile le prospettive salariali future del
suo cliente per non rischiare di dovere pagare un risarcimento elevato. Se non
fosse sopraggiunto l'infortunio, il reddito "da valido" del suo
assistito nel 2016 ammonterebbe a fr. 55'276.-, ovvero al salario di un aiuto
giardiniere non formato nel Cantone Ticino. A suffragio di tale asserzione
produce la statistica presa dal sito __________ (doc. P) ed il CCL dei
giardinieri nel Cantone Ticino (doc. Q). 

 

                                         La patrocinatrice del
ricorrente contesta pure il reddito "da invalido" di fr. 67'185.85
stabilito dalla CO 1 sulla base della TA1 2014 per attività semplici e
ripetitive, ridotto a titolo di gap salariale del 27% (per la parte percentuale
che supera la soglia del 5%) a fr. 49'045.67. La rappresentante dell'insorgente
contesta prudenzialmente le tabelle RSS 2014, non essendo state allegate alla
decisione avversata.  Rileva inoltre che la CO 1 non ha specificato in nessun
modo quale effettivo lavoro di sorveglianza o controllo possa eseguire il suo
assistito rispettivamente sulla base di quali attività ha ritenuto che possa
guadagnare mensilmente circa fr. 400.- in più rispetto a prima dell'infortunio.
A suo avviso pertanto, partendo da un reddito da valido di fr. 55'276.- ed
effettuando il parallelismo con il salario statistico nella medesima
professione di fr. 67'185.85, la diminuzione per la determinazione del salario
da invalido che bisogna effettuare è pari al 13%. La base di calcolo per il salario
"da invalido" del suo cliente è quindi di fr. 58'451.70.

 

                                         A mente della legale
dell'assicurato al precitato importo deve essere applicata una deduzione
sociale di almeno il 40% per tenere debitamente conto delle seguenti
circostanze: a) età; b) i posti di lavoro nei quali il suo cliente potrebbe
essere impiegato sono oggettivamente inferiori a quelli di svariati altri
stranieri (a causa: nazionalità e permesso di lavoro, carente formazione con
scarse capacità linguistiche italiane, scarsa esperienza avendo cambiato
svariati lavori, mancata integrazione sociale nella realtà ticinese) e c) dagli
ultimi controlli medici risulta che il suo assistito non è più in grado di
svolgere attività della vita quotidiana (es. lavarsi, cucinare, fare la spesa,
ecc.), ma a causa delle limitazioni  e dei dolori al polso anche la sua
capacità lavorativa residua è fortemente diminuita; i dolori non sono presenti
unicamente quando l'assicurato muove il polso, ma è sufficiente che si eserciti
una qualsiasi pressione sul braccio e la mano, anche molto leggera, per
obbligarlo a sospendere qualsiasi attività (ciò che verrà confermato da una
perizia medica di cui viene chiesto l'esperimento). Applicando una deduzione
sociale del 40%, il reddito "da invalido" sarebbe quindi pari a fr. 35'071.-.

Raffrontando il reddito "da valido" con quello "da
invalido", si otterrebbe quindi un grado di invalidità pensionabile 40%.
Il suo cliente avrebbe diritto ad una rendita LAINF del 40% almeno.    

La legale dell'assicurato contesta pure l'IMI che, tenuto conto del blocco alla
mano in estensione con perdita della pronazione e supinazione, dovrebbe essere
del 25% almeno, ovvero fr. 31'500.- almeno.  

Da ultimo, la rappresentante del ricorrente ha chiesto che il suo assistito
venga posto al beneficio del gratuito patrocinio e dell'assistenza giudiziaria.           

                               1.4.   Il 10 ottobre 2017 la
patrocinatrice dell'assicurato ha versato agli atti il certificato municipale
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria debitamente compilato, vidimato e
corredato da svariata documentazione (doc. IV).

 

                               1.5.   Nella risposta
del 24 ottobre 2017, la CO 1 ha postulato la reiezione del ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.
V).

                               1.6.   Il 6 novembre 2017 (doc. VII)
la patrocinatrice dell'assicurato ha versato agli atti la decisione del 4
ottobre 2017 dell'UAI (doc. S), mediante la quale al suo cliente è stata riconosciuta
una rendita intera temporanea dal 1° novembre 2015 (termine dell'anno di
attesa) al 31 luglio 2016 (ovvero tre mesi dopo il miglioramento dello stato di
salute avvenuto il 1° aprile 2016), puntualizzando quanto segue: "In tale decisione, il sopracitato ufficio conferma
parzialmente quanto esposto nel ricorso 2 ottobre 2017, ovvero che in
considerazione della situazione personale e fisica del signor RI 1, sono dati
gli estremi per operare una riduzione sociale del 25% (cfr. pag. 9 e segg. del
ricorso 2 ottobre 2017). Il concetto di invalidità nonché il calcolo per
determinarla sono delle nozioni uniformi in ambito delle assicurazioni sociali
e non si comprende pertanto con quale motivazione la spett. CO 1 abbia
riconosciuto il signor RI 1 valido al 100%. In merito a quanto sopra, si tiene
a precisare che è intenzione dell'assicurato impugnare la decisone di cui al
doc. S, poiché la deduzione del 25% non prende in considerazione appieno la
reale limitazione addebitata al danno alla salute e la deduzione sociale
dovrebbe essere almeno del 40%" (n.d.r.: la sottolineatura
non è della redattrice).

 

                               1.7.   Nelle osservazioni
del 20 novembre 2017, la CO 1 ha postulato la reiezione del ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.
IX). Nella medesima occasione ha pure puntualizzato quanto segue: "Da ultimo e solamente a titolo informativo,
all'osservazione del ricorrente che la reale limitazione addebitata al danno
alla salute e la deduzione sociale dovrebbe essere almeno del 40%, si evidenzia
che la riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente di
tener contro delle varie particolarità ce possono influire sul reddito del
lavoro (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc)".

                               1.8.   Il doc. IX è stato inviato
alla patrocinatrice del ricorrente per conoscenza (doc. X).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la CO 1 era legittimato, oppure no, a negare una rendita
di invalidità rispettivamente a riconoscere un'IMI del 20% all'assicurato.

Preliminarmente il TCA è tenuto ad esaminare se l’Istituto assicuratore
resistente era legittimato a negare la propria responsabilità relativamente ai
"disturbi psichici" di cui è affetto il ricorrente, oppure no.

                               2.2.   Disturbi psichici:
causalità naturale e adeguata con l'infortunio del 27 novembre 2014?

Con certificato medico del 9
giugno 2017 (doc. O), il dr. med. __________, specialista FMH in medicina
interna e medico curante dell'assicurato, ha attestato quanto segue:

"(…) soffre di una grave sindrome
depressiva con idee suicidali per le conseguenze dell'infortunio del
27.11.2014. Per la menomazione alla mano destra non riesce a lavorare, da ormai
un anno non percepisce nessuna indennità di salario, è sommerso dai debiti ed è
disperato. Dalle istituzioni non riceve alcun sostegno e non ha prospettive per
il futuro". 

Nelle decisione su opposizione del 30 agosto 2017 la CO 1 ha puntualizzato
quanto segue: "Per quanto riguarda la
sindrome depressiva dell'assicurato, si osserva che quest'ultima non è in nesso
causale adeguato con l'evento del 27 novembre 2014" (doc. z-97,
pag. 10). 

Per quanto concerne i "disturbi psichici", val qui la pena di
osservare che, per stabilire il nesso di causalità adeguato tra
disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
obiettivi e ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio (DTF 115 V 133
consid. 6 pag. 138 segg.). Nei casi di infortunio insignificante o leggero,
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra evento ed eventuali disturbi
psichici può di regola essere a priori negata. Secondo l'esperienza della vita
e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può
in effetti essere ammesso che un infortunio insignificante o leggero non sia di
natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine
psichica (DTF 115 V 133 consid. 6a pag. 139; STCA 35.2015.126 del 18 maggio
2016, consid. 2.7).

Dalle tavole processuali si evince che RI 1 il 27 novembre 2014 verso le
9.30 mentre "Stava smontando una porta e il sistema della porta di è
girato e lo ha colpito sul braccio destro e strisciato sulla parte sinistra del
viso", riportando un trauma cranico minore con piccolo distacco osseo
del margine orbitale superiore a sinistra, una ferita lacero dell'emivolto
sinistro e una frattura biossea pluriframmentaria avambraccio distale destro
(cfr. doc. zm-1 e 2). Da notare che l'assicurato è riuscito a scendere
autonomamente dalla scala, sulla quale si trovava a diversi metri di altezza, per
poi essere soccorso dai colleghi e che non aveva perso la coscienza, non
presentava nausea né vomito e neppure cefalea (cfr. doc. zm-2).  Nel
caso di specie, secondo il TCA - ritenuto che comuni cadute e scivolate
vanno considerate infortuni leggeri (DTF 115 V 139 consid.
6a; cfr. Anche RAMI 1992 no. U 154 pag. 246, riguardante una caduta durante una
partita di calcio) - non vi è alcun dubbio che l'infortunio di
cui è rimasto vittima l’assicurato dev'essere classificata nella predetta
categoria degli infortuni insignificanti o leggeri (cfr., per una vicenda
analoga, STF 8C_291/2012 dell'11 giugno 2012, riguardante
il caso di un assicurato caduto dalle scale, riportando una contusione alla
caviglia sinistra; vedi pure STFA U 347/01 del 9 gennaio 2003 consid.
5.2, riguardante un’assicurata scivolata su fondo ghiacciato che si era
procurata delle contusioni all’anca destra). Questa Corte è
giunta alla medesima conclusione nella STCA 35.2017.29 del 17 agosto 2017, riguardante
il caso di un assicurato che mentre stava lavorando presso il Cantiere
X._________di Y._________, ha sbattuto la spalla destra contro una barra di
ferro, riportando dei dolori persistenti. Di modo che, l’adeguatezza
del nesso di causalità relativa ai "disturbi psichici" di cui soffre
l'assicurato, deve essere negata a priori per l'infortunio del 27 novembre 2014.

 

La fattispecie deve pertanto
essere valutata facendo astrazione dalla componente psichica che, per i motivi poc’anzi
detti, non è di pertinenza dell'assicuratore resistente.

 

                               2.3.   Diritto a una rendita
d’invalidità?

                                      

                            2.3.1.   Giusta
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.3.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                            2.3.3.   Nel caso di specie, come
riportato in narrativa, RI 1 si è sottoposto il 27 novembre 2014 ad una
osteosintesi (cfr. doc. zm-2), il 27 marzo 2015 è stata eseguita l'asportazione
del chiodo endomidollare TEN dell'ulna e riduzione con osteosintesi della
diafasi ulnare con due viti di compressione antero-posteriori e placca LCP 8
fori della diafasi radiale e non è stata riscontrata alcuna complicazione (cfr.
doc. zm-16) ed il 2 novembre 2015 è stata eseguita l'asportazione definitiva
del materiale di osteosintesi all'avambraccio destro e non è stata riscontrata
alcuna complicazione (cfr. doc. zm-39).     

Per chiarire la questione riguardante l'esigibilità lavorativa, l'Istituto
assicuratore ha fatto capo alla visita medica dell'8 luglio 2016 eseguita dal
medico fiduciario dr. med. __________, specialista FMH in medicina interna e
medico perito assicurativo certificato SIM, giusta il quale:

 

" (…) Non manipolare oggetti/utensili di lavoro sia nello
spostare che portare pesi > 10 kg. Non dovere avvitare o manipolare oggetti
specialmente se vibranti (…) Attività di tipo adeguata ergonomicamente sono
esigibili nella forma massimale. Si deve trattare di attività sedentarie e di
tipo leggero senza dover portare/sollevare pesi superiori a 5kg, non utilizzare
utensili vibranti o dove si deve usare cacciaviti/forbici regolarmente (…)"
(doc. zm-63, pag. 7 e 8).

Tenuto conto delle indicazioni fornite dal proprio specialista di fiducia
nell'apprezzamento medico del 15 luglio 2016 (doc. zm-63), con decisione del 29
luglio 2016 l’Istituto assicuratore - dopo aver osservato che si poteva esigere
dall'assicurato Io svolgimento a tempo pieno e con un rendimento completo delle
attività idonee (per esempio compiti di controllo e sorveglianza) - ha negato a
RI 1 una rendita (a fronte di un grado di invalidità nullo, ritenuto un reddito
"da valido" di fr. 45'500.- e quello "da invalido" pari a
fr. 60'106.70, ovvero di fr. 66'453.- stabiliti sulla base della TA 1 2014 ,
attività semplici e ripetitive, livello di qualifica 1, totale, uomini,
decurtati del 10% a titolo di deduzione sociale per tener conto delle
limitazioni addebitabili al danno alla salute; doc. I). Con decisione su
opposizione del 30 agosto 2017 la CO 1 ha ribadito che il rifiuto di accordare
all'assicurato una rendita di invalidità meritava conferma, visto che non
subiva alcun discapito economico in seguito ai postumi infortunistici, ritenuto
un reddito "da valido" di fr. 45'500.- e quello "da invalido"
pari a fr. 49'045.67, ovvero di fr. 67'185.85 stabiliti sulla base della TA 1
2014 , attività semplici e ripetitive, livello di qualifica 1, totale, uomini, aggiornato
al 2016, applicando un GAP salariale del 27%, senza alcuna decurtazione a
titolo di deduzione sociale; doc. z-97). 

                            2.3.4.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno
il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in
tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle
armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1
CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio
l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei
mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in
particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         E’ infine
utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice
non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i
motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al
riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che
raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto
di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle
carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio
2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10 p.
35 consid. 4b).

 

                            2.3.5.   Nella concreta evenienza,
questo Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una questione di carattere medico,
attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti (cfr., in
particolare, i doc. zm-2, 10.1, 10.2, 16, 16.3, 24, 25, 39, 41, 42, 45, 48, 60,
60.2 e 64), ritiene che il parere espresso dal dr. med. __________, medico
fiduciario che vanta un’ampia esperienza in materia di medicina assicurativa e
infortunistica, - dettagliato, approfondito e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati e, al quale, va dunque attribuita piena forza
probante (cfr. consid. 2.3.4) - possa validamente costituire da base al
giudizio che è ora chiamato a rendere, senza che si riveli necessario procedere
ad ulteriori atti istruttori (in particolare, all'esperimento di una perizia
medica, così come postulato dalla rappresentante del ricorrente nel gravame:
cfr. doc. I, pag. 10).

 

                                         Del resto, la valutazione
dello specialista della CO 1 non è stata smentita da certificati
medico-specialistici neppure in sede ricorsuale.

 

                                         I rapporti medici dell'11
novembre 2016 e del 14 marzo 2017 del dr. med. __________ (specialista FMH in
medicina interna; doc. L e N) e del 28 febbraio 2017 del dr. med. __________
(specialista FMH in chirurgia generale e traumatologia; doc. M), non
sono atti a sollevare dubbi circa la fedefacenza della valutazione
sviluppata il 15 luglio 2016 dal dr. med. __________, specialista FMH in
medicina interna e medico perito assicurativo certificato SIM e, pertanto, non
appaiono suscettibili di sminuire il valore probatorio attribuito al parere del
dr. med. __________.

 

                                         Del resto, la valutazione
dell'esigibilità lavorativa espressa dallo specialista della CO 1 risulta
plausibile anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali riportati qui di
seguito, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni nell'utilizzo degli
arti superiori.

 

                                         Ad esempio, in una pronunzia
inedita del 12 novembre 1996, l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha, ad
esempio, ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante
capacità lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un
assicurato cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici
interessanti, in particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare
pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di
2/3, certi movimenti non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento
del braccio oltre i 60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente
servire come aiuto per il braccio adominante. 

 

                                         In
una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal
TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale ha riconosciuto
come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso
dei medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente
inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza forza.

                                         Il
TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto
2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un
assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità
superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori manuali molto
leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, e il sollevamento
di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco di una mano).

 

                                         In
una sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, cresciuta incontestata in
giudicato, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere
dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di
sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante
deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro.
Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione
interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del
deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del nervo
ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,
citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio
dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato dal tronco, così
come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,
macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il
braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della
vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA
succitata, consid. 2.6.).

 

                                         Con
un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006, consid. 5.2.3, il TFA ha
considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici mansioni di
sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un chiosco
nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un magazzino, un
assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla spalla destra
con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura della cuffia dei
rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei muscoli sovra- e
infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e lussazione del
tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e di
una persistente pseudoparalisi del braccio destro (diagnosi differenziale:
spalla congelata post-traumatica).

Anche nella STFA U 200/02 del 20 maggio 2003 consid. 2.2, riguardante
un’assicurata, la quale, a causa di un infortunio professionale alla mano
sinistra adominante, aveva subito l’amputazione del pollice, dell’indice e del
medio, come pure una frattura pluriframmentaria della falange basale con
instabilità a livello delle articolazioni interfalangee dell’anulare, divenendo
praticamente monca di una mano, l’Alta Corte ha ammesso una piena capacità
lavorativa dal profilo ortopedico.

 

                                         In
una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha dichiarato in grado di
svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non bimanuali, un assicurato
che presentava una paralisi, da parziale a completa, della muscolatura della
spalla e del braccio destro dominante.

Ad un’analoga conclusione è giunta l’Alta Corte in un’altra
sentenza 8C_311/2015 del 22 gennaio 2016, concernente un assicurato, il quale,
per evitare di cadere mentre era intento a scaricare un camion, si era
attaccato con il braccio destro alla sponda dello stesso, avvertendo immediatamente
forti dolori all’arto superiore in questione.

In una sentenza 35.2013.74 dell’8 settembre 2014, il TCA ha confermato la
decisione con la quale un falegname, che ha subìto l’amputazione
dell’avambraccio destro (dominante) nell’utilizzare una sega circolare, è stato
ritenuto totalmente abile in attività leggere dal profilo del
sollevamento/trasporto di pesi e della manipolazione di attrezzi (anche di
precisione), che non richiedono l’utilizzo di entrambi gli arti superiori.

 

Vedi, infine, anche la sentenza
di questa Corte 35.2014.57 del 4 maggio 2015, confermata con STF 8C_396/2015
del 17 settembre 2015, nella quale, nonostante l’infortunio alla spalla
sinistra, un assicurato è stato ritenuto inabile in maniera praticamente
completa nel lavoro di smontaggio delle carcasse per il recupero dei pezzi di
ricambio, ma in grado di svolgere, a tempo pieno, un’attività lavorativa
leggera.

                                         In una sentenza 35.2016.43
del 22 settembre 2016 questo Tribunale ha ritenuto accertato che, nonostante il
danno alla salute infortunistico, l'assicurato (di professione
"tassametrista-impiegato-operaio", che - mentre usciva dalla doccia
al proprio domicilio - era caduto, riportando un trauma distorsivo alla spalla
destra con lesione transumorale della cuffia rotatoria a livello di
sovraspinato e nella porzione craniale del sottoscapolare e, successivamente -
mentre andava a prendere l'automobile al proprio domicilio - è scivolato sul
ghiaccio, cadendo in avanti con ricezione su entrambi i polsi e dolori di
contraccolpo ad entrambe le spalle e riportando una re-rerottura della cuffia
dei rotatori della spalla sinistra e una rottura della cuffia dei rotatori
della spalla destra) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento
completo, un’attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal
danno alla salute infortunistico subito alle spalle.

In una sentenza 35.2015.131 del 21 novembre 2016 questo Tribunale ha ritenuto
accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico, l'assicurato (di
professione "autista" con qualifica di "impiegato-operaio",
che - mentre stava caricando il camion - era caduto dalla rampa di carico,
riportando una frattura del capitello radiale sinistro tipo Mason II e una
frattura composta dello spigolo esterno del processo coronoideo dell'ulna) era
in grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività
lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal danno alla salute
infortunistico subito al gomito sinistro (adominante).

In una sentenza 35.2016.89 del 13 febbraio 2017 questo Tribunale ha ritenuto
accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico, l'assicurato (di
professione muratore con qualifica "quadro medio", che - mentre stava
segando un pannello d'armatura con la sega circolare elettrica in un cantiere,
alle ore 18.00 - si era procurato un taglio profondo all'anulare destro e che a
causa della persistenza d'importanti disturbi funzionali e dolori in parte
neuropatici si era sottoposto ad un intervento di amputazione trans-P2 del IV
dito a destra) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento
completo, un’attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal
danno alla salute infortunistico alla mano destra (dominante), e, quindi, un
lavoro leggero dal profilo del sollevamento/trasporto di pesi e della
manipolazione di attrezzi (anche di precisione) che non richiede un'ottima
presa della mano destra e sinistra nel contempo rispettivamente un'ottima
agilità di ambedue le mani contemporaneamente.

 

                                         Il
TCA segnala pure che l'Alta Corte nella recentissima STF 8C_471/2017 del 16
aprile 2018 ha confermato la propria giurisprudenza, dichiarando un assicurato
(destrimano) che non riusciva più a flettere 3 dita della mano sinistra, in
grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento completo attività leggere
di sorveglianza o telesorveglianza.

 

                                         Si può,
quindi, senz'altro ipotizzare - senza far riferimento alla difficoltà concreta
di reperimento di posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda,
difficoltà che viene assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e
non dall’assicura-zione contro l’invalidità (cfr. DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC
1991 p. 332 consid. 3b; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 83) - che il ricorrente sia in grado di
mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività professionali
più leggere da un profilo dell'impegno fisico rispetto a quella originariamente
esercitata (di aiuto-giardiniere).

 

                                         In una sentenza 8C_971/2008
del 23 marzo 2009, l’Alta Corte ha ribadito che anche per gli assicurati
limitati nell’utilizzo della mano dominante, esiste un mercato del lavoro
sufficientemente ampio:

 

" Wie die Rechtsprechung wiederholt bestätigt hat, gibt es auf einem
ausgeglichenen Arbeitsmarkt genügend realistische Betätigungsmöglichkeiten für
Personen, welche funktionell als Einarmige zu betrachten sind und überdies nur
noch leichte Arbeit verrichten können. Längst nicht alle im
Arbeitsprozess im weitesten Sinne notwendigen Aufgaben und Funktionen im Rahmen
der Überwachung und Prüfung werden durch Computer und automatische Maschinen
ausgeführt. Abgesehen davon müssen solche Geräte auch bedient und ihr Einsatz
ebenfalls überwacht und kontrolliert werden. Die Gerichtspraxis ist bisher
regelmässig bei Versicherten, welche ihre dominante Hand gesundheitlich bedingt
nur sehr eingeschränkt als unbelastete Zudienhand einsetzen können, von
einem hinreichend grossen Arbeitsmarkt mit realistischen
Betätigungsmöglichkeiten ausgegangen (Urteil 9C_418/2008 vom 17. September
2008, E. 3.2.2)." (il corsivo è della redattrice)

 

                                         Del
resto deve essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un
aspetto del principio della proporzionalità. Secondo la dottrina questo
principio permette di pretendere da una persona un determinato comportamento
anche se presenta degli inconvenienti (Peter, Die Koordination der Invalidenrente,
Schulthess 1997 p. 71 e dottrina ivi citata), anche in virtù del principio
della riduzione del danno.

                                         Ai
fini dell’accertamento dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del
lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio
tra domanda e offerta di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276). Un assicurato non
può pertanto avvalersi dell’impossibilità congiunturale di trovare un posto di
lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). Ciò non è il caso se -
ipotesi non realizzata nella fattispecie - l'attività ammissibile è possibile
solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro
praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie
alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 p.
322 consid. 4a; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p.
114).

È peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che
vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze eccessive. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il Tribunale
federale ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel
settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio,
compiti di controllo e sorveglianza (cfr. Pratique VSI 1998 p. 296 consid. 3b;
STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).

D'altra parte se è vero che il mercato del lavoro accessibile agli assicurati
esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale è in generale
limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (cfr. RCC 1989,
p. 331 consid. 4a)), è altrettanto vero che nell'industria e nell'artigianato
le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite
macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza
(cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del
20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3). 

                                         Anche in questo ambito, vi
sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari, così come è
il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

In conclusione, stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che
incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer
Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è
da ritenere dimostrato, secondo il grado
della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6
pag. 221 con riferimenti), che
RI 1 è in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo,
un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal danno alla
salute infortunistico all'arto destro (dominante).

                               2.4.   Si tratta ora
di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il
raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto
alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella
causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01
pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid.
3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa
S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G.
consid. 4.2, I 475/01).

 

                                         Nel caso di specie sono quindi
determinanti i dati del 2016 (data di stabilizzazione dello stato di salute
infortunistico dell'assi-curato: 8 luglio 2016; cfr. doc. zm-60.1 e zm-63).

 

                               2.5.   Per quanto concerne il reddito
da valido, secondo l’assicuratore infortuni resistente,
senza il danno infortunistico, RI 1, nel 2016,
avrebbe realizzato un guadagno annuo lordo di fr.  45'500.-, fissato sulla base
dei dati forniti direttamente dall'ex datore di lavoro (doc. z-81).

La patrocinatrice del ricorrente - dopo aver asserito che era in corso una
vertenza civile, motivo per il quale le dichiarazioni dell'ex datore di lavoro
erano tendenziose e di parte, volte a diminuire il più possibile le prospettive
salariali future del suo cliente per non rischiare di dovere pagare un
risarcimento elevato - ha chiesto per il raffronto dei redditi venga
utilizzato, per il 2016, l'importo di fr. 55'276.-, ovvero il salario di un
aiuto giardiniere non formato nel Cantone Ticino, fissato in base alla statistica
presa dal sito __________ e al CCL dei giardinieri nel Cantone Ticino (doc. I).

Giova qui ricordare che occorre tenere conto del principio
secondo cui - in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la
normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi
che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario più
elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag.
100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente;
necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi concreti,
quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b
[I 357/01] e dottrina citata).

L’importo utilizzato dall'amministrazione desunto dai dati
forniti direttamente dall'ex datore di lavoro (doc. z-81), può
essere fatto proprio da questa Corte. Tanto più che, per un verso, la
rappresentante della ricorrente, per il tramite delle proprie generiche
asserzioni, non ha reso verosimile che le indicazioni dell'ex datore di lavoro
non sono attendibili e, per altro verso, dall'estratto CI risulta che negli anni
immediatamente precedenti l'infortunio l'assicurato ha avuto dei redditi annui
lordi piuttosto modesti o addirittura nulli (nel 2011 fr. 32'244.00; nel 2012
nessun reddito; nel 2013 fr. 33'066.00).     

Stante quanto precede, il reddito "da valido" del
ricorrente, nel 2016, ammonta a fr. 45'500.-.

                               2.6.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di principio
la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido
fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta
dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Qualora difettino indicazioni
economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere
ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di sapere se
e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano essere
ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del
caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),
criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte
ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi
sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In
quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno
cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero
totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

Questa giurisprudenza è stata confermata anche recentemente dal TF,
segnatamente in DTF 139 V 592 e nella sentenza 8C_898/2015 del 13 giugno 2016
al consid. 3.3.

                                         L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha difatti stabilito che sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5
settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         In
una sentenza 32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore
al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                        Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella
sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha
ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui
la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il guadagno
effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario statistico
usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi
della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le
ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo
parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la
soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di
parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti,
nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono
giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una
deduzione per circostanze personali e professionali.

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata anche recentemente dal TF, segnatamente in
DTF 141 V 1 consid. 5.

                                         

                            2.6.1.   La CO 1 ha
quantificato il guadagno senza infortunio sulla base delle statistiche in fr.
67'185.85 stabiliti sulla base della TA 1 2014 , attività semplici e
ripetitive, livello di qualifica 1, totale, uomini, riportato
sulle 41.7 ore e aggiornato al 2016. L’amministrazione ha poi successivamente operato una decurtazione del 27% a
titolo di GAP salariale, senza alcuna decurtazione a titolo di deduzione
sociale, giungendo così all’importo di fr. 49'045.67 (doc.
z-97). 

La patrocinatrice del ricorrente rileva che, partendo da un reddito da valido
di fr. 55'276.- ed effettuando il parallelismo con il salario statistico nella
medesima professione di fr. 67'185.85, la diminuzione per la determinazione del
salario da invalido che bisogna effettuare è pari al 13%. La base di calcolo
per il salario "da invalido" del suo cliente è quindi di fr.
58'451.70. 

 

                                         Utilizzando i dati forniti
dalla tabella RSS 2014 TA 1, l’assicurato, svolgendo nel
2014 una professione che presuppone qualifiche inferiori (livello di qualifica
1) nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 5'312.-. 

                                         Riportando questo dato su
41.7 ore, esso ammonta a fr. 5'537.76 mensili oppure a fr.
66'453.12 per l'intero anno (fr. 5'537.76 x 12).

                                         

Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, la CO 1 ha ottenuto, per il
2016, un reddito annuo di fr. 67'185.85. Considerato che l'assicurato, quale
aiuto giardiniere, avrebbe realizzato nel 2016 un reddito annuo di fr. 45'500.-
per un'occupazione a tempo pieno che si situava sotto la media dei salari per
un'attività equivalente, cioè fr. 67'185.85, la CO 1 ha ridotto il reddito
statistico da invalido (fr. 67'185.85) del 27%, percentuale corrispondente al
gap salariale (per la parte percentuale che supera il 5%) che è stato pertanto
fissato in fr. 49'045.67. 

Il dato stabilito dalla CO 1 risulta favorevole all'assicurato. Per quanto
riguarda la questione del gap salariale, va infatti rilevato che, in una
sentenza 8C_141/2016 e 8C_142/2016 del 17 maggio 2016 consid. 5.2.2.3, il TF ha
stabilito che non erano dati i presupposti per aumentare il reddito da valido,
allorquando quest’ultimo è superiore al salario usuale del settore (in quella
fattispecie, quello dell’edilizia), determinato in base al salario minimo
d’assunzione previsto da un contratto collettivo di lavoro (in questo senso, si
vedano pure la STF 8C_537/2016 dell’11 aprile 2017 consid. 6, in cui la Corte
federale ha precisato che questa giurisprudenza è applicabile, mutatis
mutandis, ad altri settori nei quali è stato concluso un contratto
nazionale o un contratto collettivo di lavoro, e la STF 8C_643/2016 del 25
aprile 2017 consid. 4.3; STCA 35.2017.37 del 23 novembre 2017, consid. 2.11).

Stante quanto precede, il reddito "da invalido" del
ricorrente, nel 2016, ammonta a fr. 49'045.67. 

 

                               2.7.   Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati
che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla
deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il
suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 al consid. 5.4 il TF ha confermato
il principio posto dal TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve
avvenire tramite l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di
tassi più frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni
sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente
verificabili in sede giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata
anche recentemente dal TF, segnatamente nella sentenza 9C_767/2015 del 19
aprile 2016 al consid. 4.6.

 

                                         Con sentenza 8C_80/2013
del 17 gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è necessario
procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione
come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la
categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre
piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di
apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto
conto dell’insieme delle circostanze concrete.

                            2.7.1.   Nel caso di specie la CO 1
nella decisione aveva riconosciuto una deduzione sociale del 10% per tener
conto delle limitazioni addebitabili al danno alla salute mentre nella
decisione impugnata non ha applicato alcuna decurtazione a titolo sociale.

Dal canto suo, la legale dell'assicurato ritiene invece che la CO 1 avrebbe
dovuto applicare una deduzione sociale di almeno il 40% per tenere debitamente
conto delle seguenti circostanze: a) età; b) i posti di lavoro nei quali il suo
cliente potrebbe essere impiegato sono oggettivamente inferiori a quelli di
svariati altri stranieri (a causa: nazionalità e permesso di lavoro, carente
formazione con scarse capacità linguistiche italiane, scarsa esperienza avendo cambiato
svariati lavori, mancata integrazione sociale nella realtà ticinese) e c) dagli
ultimi controlli medici risulta che il suo assistito non è più in grado di
svolgere attività della vita quotidiana (es. lavarsi, cucinare, fare la spesa,
ecc.), ma a causa delle limitazioni e dei dolori al polso anche la sua capacità
lavorativa residua è fortemente diminuita; i dolori non sono presenti
unicamente quando l'assicurato muove il polso, ma è sufficiente che si eserciti
una qualsiasi pressione sul braccio e la mano, anche molto leggera, per
obbligarlo a sospendere qualsiasi attività.

                            2.7.2.   Questo Tribunale rileva
innanzitutto che con la STF 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato
che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante
in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la
nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso
d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (cfr. consid.
4.2: “[…] Or, il sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de
procéder à des déductions distinctes pour chacun des facteurs entrant en
considération comme les limitations liées au handicap, l'âge, les années de
service, la nationalité ou la catégorie de permis de séjour, ou encore le taux
d'occupation. Il faut bien plutôt procéder à une évaluation globale, dans les
limites du pouvoir d'appréciation, des effets de ces facteurs sur le revenu
d'invalide, compte tenu de l'ensemble des circonstances du cas concret (ATF 126
V 75 consid. 5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30
avril 2012 consid. 4.2.1). […]”). Non è dunque
possibile procedere separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli
fattori di deduzione, ma la deduzione va fatta complessivamente tenendo conto
di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF
9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 consid. 6.2.1). 

Val qui la pena di ribadire che
la riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente
"… di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito
del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc). A questo proposito giova
inoltre ricordare che, a detta della nostra Massima Istanza, è soltanto il
pieno adempimento di tutte le condizioni del caso (limitazione addebitabile al
danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado d'occupazione), che giustifica una riduzione pari al 25% (cfr.
STF 9C_655/2012 del 29 novembre 2012, consid. 3; Meyer Ulrich/Reichmuth Marco, in:
Stauffer Hans-Ulrich/Cardinaux Basile, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung (IVG), Commentario, 3 Ed., Zurigo 2014, ad art. 28a n.
100 e segg.).

Vale comunque la pena di puntualizzare che il Tribunale
federale ha più volte negato la rilevanza del fattore "età" in relazione a lavoratori ausiliari, siccome essi “… auf dem
massgebenden hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt (Art. 16 ATSG)
grundsätzlich altersunabhängig nachgefragt werden und sich das Alter bei
Männer-Hilfsarbeitertätigkeiten im Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) ab dem 40. Altersjahr bis zum Lebensalter 63/65 sogar lohnerhöhend
auswirkt (LSE 2002 Tabelle TA9 S. 55, LSE 2004 Tabelle TA9 S. 65; vgl. auch AHI
1999 S. 237 E. 4c; Urteile U 11/07 vom 27. Februar 2008, E. 8.3, und
8C_223/2007 vom 2. November 2007, E. 6.2.2).“ (STF 8C_319/2007 del 6 maggio
2008 consid. 8.3; in questo senso, si vedano pure la STF 8C_712/2012 del 30
novembre 2012 consid. 4.2.3, la STF 8C_361/2011 del 20 luglio 2011, la STF
8C_373/2008 del 28 agosto 2008 consid. 5.2.2.2 e la STF 8C_292/2009 del 10
giugno 2009 consid. 5.2.1).

Va anche osservato che il fatto di avere una limitata formazione professionale
non giustifica ulteriori decurtazioni, considerato che le attività adeguate
entranti in linea di conto (livello di qualifica 4, semplici e ripetitive) non
richiedono né un’esperienza professionale diversificata, né un grado di
istruzione particolare (cfr. in questo senso la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR
2002 n. U 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del
3 aprile 2009 consid. 2.3.).

                                         Nella STF 8C_482/2016 del
15 settembre 2016 pubblicata in SVR 2017 IV Nr. 17 l’Alta Corte ha ribadito che
in caso d’applicazione del livello di qualifiche 4 della RSS 2010 sono già
considerate le carenti conoscenze linguistiche. Trattandosi di lavori ausiliari
il fattore età non gioca imperativamente un effetto di riduzione sui salari
(cfr. STF 8C_482/2016 del 15 settembre 2016, consid. 5.4.2).

 

                                         Nella STF 9 C_359/2014 del
5 settembre 2014 il TF ha ribadito che allorquando vi è una capacità lavorativa
a tempo pieno ma con una flessione del rendimento, quest’ultima viene presa in
considerazione nella fissazione della capacità lavorativa e non vi è motivo di
effettuare un ulteriore riduzione per la stessa ragione: “(…) En ce qui concerne le taux d'abattement sur le salaire statistique,
la jurisprudence considère que lorsqu'un assuré est capable de travailler à
plein temps mais avec une diminution de rendement, celle-ci est prise en
considération dans la fixation de la capacité de travail et il n'y a pas lieu,
en sus, d'effectuer un abattement à ce titre (arrêts 9C_677/2012 du 3 juillet
2013 consid. 2.2; 8C_93/2013 du 16 avril 2013 consid. 5.4 et les références).
(…)” (STF 9C_359/2014 del 5 settembre 2014 consid. 5.4).
L’Alta Corte si è confermata in questa giurisprudenza anche nelle STF 9C_635/2016
del 14 dicembre 2016 consid. 4.3 e 9C_603/2015 del 25 aprile 2016 consid. 8.1.

Globalmente, e tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto, il TCA
ritiene che una decurtazione sociale del 10%, così come peraltro era stato
stabilito anche dalla CO 1 nella decisione del 29 luglio 2016, sia adeguata e
tenga debitamente conto degli effetti legati al danno alla salute di cui
è affetto l'assicurato. 

Da notare che l'Alta Corte nella già citata recentissima STF 8C_471/2017 del 16
aprile 2018 - riguardante l'assicurato (destrimano) che non riusciva più a
flettere 3 dita della mano sinistra, in grado di svolgere a tempo pieno e con
un rendimento completo attività leggere di sorveglianza o telesorveglianza - ha
confermato la deduzione sociale del 10% (che era stata poi aumentata al 15%
dalla Corte cantonale) operata dalla __________.  

Nulla muta a questo riguardo il fatto che, in ambito LAI, sia stata
riconosciuta la deduzione sociale massima del 25%. In quella sede è stato
infatti tenuto conto pure di affezioni extra-infortunistiche di cui soffre
l'assicurato, che non sono di pertinenza dell'assicuratore resistente. 

Vale la pena infatti di ricordare che la nozione di invalidità in ambito AI
coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione
militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene
apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad
un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF
127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi
ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei
diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in
presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo
differente il grado d’incapacità al guadagno (DTF 131 V 120). 

                                         Ciononostante,
il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado
d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri
accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso
dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso
da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti
valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471). 

                                         In
tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss
(cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di
precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve
in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in
giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi
pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che
una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino
equivalente (DTF 131 V 123). 

                                         In
una decisione U183/98 dell'8 luglio 1999, il TFA ha stabilito che
l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore
AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal
profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine, gli organi
dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla
valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo
abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).

 

L'aspetto del coordinamento è
in seguito stato relativizzato in successive sentenze nelle quali il Tribunale
federale ha ritenuto non vincolante la valutazione dell'invalidità da parte
dell'assicurazione infortuni o dell'assicurazione invalidità per l'altro
assicuratore (DTF 131 V 362; VSI 2004 pag. 182 consid. 4.3 pag. 186 [I 564/02];
cfr. inoltre pure la sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid. 6,
pubblicata in DTF 133 V 549).

                                         L’Alta
Corte ha infatti statuito che l'assicuratore infortuni non è legittimato ad
opporsi a una decisione o a ricorrere contro una decisione su opposizione
dell'Ufficio AI riguardante il diritto alla rendita in quanto tale o il grado
d'invalidità, e la valutazione dell'invalidità dell'assicurazione per
l'invalidità non esplica effetti vincolanti nei suoi confronti (DTF 131 V 367
consid. 2.2.). 

                                         Il
medesimo principio vale anche nei confronti dell’Ufficio AI con riferimento
alla valutazione effettuata dall’assicuratore infortuni (STF U 148/2006 del 28
agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 549).

 

                                         Successivamente
il Tribunale federale ha ancora ribadito che, l’assicurazione per l’invalidità non
è vincolata alla valutazione dell’invalidità dell’assicurazione contro gli
infortuni (cfr. STF 9C_529/2010 del 24 gennaio 2011; DTF 133 V 549 consid. 6;
STCA 32.2015.160 del 5 ottobre 2016, consid. 2.6, STCA 32.2016.90 del 10 aprile
2017, consid. 2.2 e STCA 35.2017.35 del 30 agosto 2017, consid. 2.3; STCA
32.2017.60 del 19 febbraio 2018, consid. 2.4).

Il reddito "da invalido" di fr. 49'045.67 (cfr. consid. 2.6.1), tenuto conto di una decurtazione sociale
del 10%, ammonta dunque a fr. 44'141.11.

                               2.8.   Confrontando ora il reddito "da
invalido" di fr. 44'141.11 (cfr. consid. 2.7.2) con il relativo reddito "da
valido" di fr. 45'500.-  (cfr. consid. 2.5), si ottiene un grado
d’invalidità del 2,98% ([45'500 - 44'141.11] x 100 : 45'500) arrotondato al 3%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121.

È dunque a ragione che la CO 1 non ha riconosciuto il diritto ad una rendita
non raggiungendo, in ogni caso, il grado d’invalidità la soglia pensionabile
del 10%. La decisione della CO 1 che nega il diritto ad una rendita
d’invalidità va di conseguenza tutelata.

Da notare che se, per pura ipotesi di lavoro, si prendessero in considerazione
i redditi da valido (fr. 55'276.-)  e da invalido (fr.
58'451.70) indicati dalla patrocinatrice dell'assicurato, quest'ultimo non
ne trarrebbe alcun beneficio. Confrontando infatti il reddito "da invalido"
di fr. 52'606.53 (ovvero fr. 58'451.70, tenuto
conto di una decurtazione sociale del 10%) con il relativo reddito "da
valido" di fr. 55'276.-, si otterrebbe un grado d’invalidità del 4,8% ([55'276
- 52'606.53] x 100 : 55'276) arrotondato al 5% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121.

 

                               2.9.   Diritto a un'indennità
per menomazione all’integrità?

 

                            2.9.1.   Secondo l'art. 24 cpv. 1
LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito
all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.9.2.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire da la loi sur
l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

 

                            2.9.3.   Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,
l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per
menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al
5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un pregiudizio
alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la revisione
dell'indennità per 

                                         menomazione è, di
principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.9.4.   L’INSAI ha allestito una serie
di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                            2.9.5.   Nel caso di specie, dopo aver
sentito il parere del 15 luglio 2016  

del medico fiduciario dr. med. __________, specialista FMH in medicina interna
e medico perito assicurativo certificato SIM, che ha visitato personalmente
l'assicurato in data 8 luglio 2016, giusta il quale "Unicamente per i soli postumi infortunistici, già
considerando gli eventuali peggioramenti futuri e secondo pubblicazione medica
SUVA, per i postumi dell'infortunio del 27.11.0214 interessante il braccio
destro: 10% per paralisi del nervo radiale distale (del gomito) tabella 1.2 e
10% per artrosi del polso, forma moderata tabella 5.2" (doc. zm-63,
pag. 8), la CO 1 ha riconosciuto all'assicurato, con la decisione del 29 luglio
2016 (doc. I), confermata con la decisione su opposizione del 30 agosto 2017
(doc. z-97), un'indennità per menomazione dell'integrità fisica del 20% corrispondente
a fr. 25'200.- per il danno permanente all'arto superiore destro.

La legale dell'assicurato contesta l'IMI del 20% stabilita dalla CO 1 e chiede -
in maniera invero alquanto succinta e generica - il riconoscimento di un'IMI
del 25% almeno, ovvero fr. 31'500.- almeno, tenuto conto del blocco alla mano
in estensione con perdita della pronazione e supinazione.

Il TCA osserva che non ha motivo di scostarsi da quanto deciso dalla CO 1. In effetti,
a fronte di una questione squisitamente medica, tenuto conto che, secondo la
giurisprudenza federale, l'indennità per menomazione dell'integrità si valuta
sulla base di constatazioni mediche, ciò che significa che l'ammontare dell'IMI
non dipende dalle circostanze particolari del caso concreto, bensì da un
apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a prescindere
da fattori soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e
riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA 35.2001.71
del 12 dicembre 2001, confermata dal TFA con pronunzia U 14/02 del 28 giugno
2002; cfr., altresì, Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes
über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.), questo
Tribunale ritiene di poter validamente fondare il proprio giudizio sulla
valutazione enunciata il 15 luglio 2016 dal dr. med. Piero Andreoli, medico
fiduciario che ha personalmente visitato l'assicurato e che vanta un’ampia
esperienza in materia di medicina assicurativa e infortunistica.

Tanto più che neppure la patrocinatrice dell’assicurato è stata
in grado di evidenziare motivi atti ad imporre al TCA di scostarsi
dall’apprezzamento espresso dal medico di fiducia dell’assicuratore resistente.
D'altra parte la valutazione dello specialista della CO 1 non è stata
smentita da certificati medico-specialistici neppure in sede ricorsuale ed il parere
della rappresentante legale dell'assicurato ha il valore di una semplice
dichiarazione di parte e non può quindi essere condivisa dal TCA.

In conclusione, la decisione su opposizione impugnata merita tutela anche nella
misura in cui all’insorgente è stata riconosciuta un'IMI complessiva del 20%
per il danno permanente all'arto superiore destro (segnatamente al braccio). 

                                        

                             2.10.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono il gravame deve dunque essere respinto e la
decisione su opposizione avversata confermata.

 

                             2.11.   L’assicurato chiede di essere posto
al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio (doc. I,
pag. 10).

Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio
che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria
e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011,
l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle
cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al
gratuito patrocinio.

                                         

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF
125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Va rilevato che, alla luce
della giurisprudenza pubblicata sia nella Raccolta ufficiale che nel sito web
della Confederazione, rispettivamente in quello del Cantone Ticino (riportata
in sentenza), doveva apparire chiaro che il rischio di perdere il processo era
palesemente maggiore rispetto alle prospettive di un successo, ragione per la
quale il requisito della probabilità di esito favorevole va giudicato
inadempiuto. In queste condizioni, non essendo adempiuto uno dei tre
presupposti cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere
respinta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio è respinta.

 

                                   3.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti