# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fac34210-5211-5892-9c10-36336784f074
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.01.2023 F-109/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-109-2023_2023-01-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-109/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 3  g e n n a i o  2 0 2 3   

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Muriel Beck Kadima;  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, 

Afghanistan,   

rappresentato da SOS Ticino - Caritas Svizzera, 

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 29 dicembre 2022 / N ... 

 

 

F-109/2023 

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Visto che: 

il 1° settembre 2022, A._______ (il ricorrente), cittadino della Repubblica 

islamica dell’Afghanistan nato il … 2000, ha presentato una prima 

domanda d’asilo in Austria, dopo essere entrato attraverso la Grecia, 

munito di un passaporto scaduto e senza visto, nell’Unione europea (UE),  

il 28 settembre 2022, giunto in Svizzera privo di visto, il ricorrente ha 

depositato una seconda domanda d’asilo,   

il 29 dicembre 2022, una volta istruito il caso e concluso che l’Austria fosse 

competente in materia di protezione internazionale del ricorrente, la 

Segreteria di Stato della migrazione (SEM) non è entrata nel merito della 

sua domanda d’asilo (cfr. art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo [LAsi, 

RS 142.31]), pronunciando il suo trasferimento in Austria, la quale ha 

acconsentito espressamente a riprenderlo in carico,     

il 30 dicembre 2022, il ricorrente, rappresentato da SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione della SEM,  

il 9 gennaio 2023, tramite il suo rappresentante, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, il ricorrente 

chiede che la decisione impugnata sia annullata e che gli atti siano restituiti 

alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo oppure per 

completare l’istruzione; il ricorrente ha allegato all’impugnativa un rapporto  

di dimissione della Clinica psichiatrica cantonale (CPC), del 17 novembre 

2022, in seguito a degenza dal 7 al 18 ottobre 2022, l’articolo “Jedes zweite 

Asylverfahren eingestellt” del giornale austriaco “Kurier”, del 5 gennaio 

2023, nonché una richiesta di misure cautelari del 20 dicembre 2022, 

rivolta dalla “Diakonie Flüchtlingsdienst gem. GmbH” (DF) di Vienna alla 

Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) a favore di un richiedente 

l’asilo bielorusso di cui non si conoscono le generalità,  

il 10 gennaio 2023, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e 

ordinato la sospensione provvisoria dell’esecuzione del trasferimento del 

ricorrente verso l’Austria,  

l’11 gennaio 2023, il ricorrente ha inoltrato a questo Tribunale un secondo 

rapporto di dimissione della CPC, del 10 dicembre 2022, relativo ad una 

degenza protrattasi dal 22 ottobre al 21 novembre 2022, 

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gli ulteriori fatti rilevanti per dirimere la controversia saranno esposti in 

prosieguo,      

 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo della 

SEM (artt. 6, 105 e 108 cpv. 3 LAsi nonché gli artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 e 52 PA);  

i ricorsi manifestamente infondati, come in concreto per i motivi esposti di 

seguito, sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a LAsi);  

la SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura d’asilo e 

dell’allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

in questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

(Regolamento Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

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l'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), riservati i casi descritti all’art. 

3 par. 2 RD III,  

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal RD non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), come 

nella fattispecie, non viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo 

esame relativo alla determinazione dello Stato membro competente 

secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, di 

esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete (“clausola di sovranità” – art. 17 par. 1 RD III),  

in accordo con l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente è 

tenuto a riprendere in carico, in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 RD III, il richiedente la cui domanda è in corso di esame e che 

ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova sul 

territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno,     

in concreto, dall’incarto si evince che il ricorrente, come egli stesso 

ammette (cfr. ricorso, pag. 1), ha depositato una domanda d’asilo in Austria 

il 1° settembre 2022, presentandone in seguito un’altra in Svizzera il giorno 

28 del medesimo mese,   

il 30 novembre 2022, dopo aver in un primo tempo respinto la richiesta 

della Svizzera di riprendere in carico il ricorrente, l’Austria ha dato il suo 

consenso (cfr. incarto SEM, pagg. 39, 43 e 46), 

di conseguenza, la competenza dell’Austria ad occuparsi della procedura 

di protezione internazionale del ricorrente, in conformità all’art. 18 par. 1 

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lett. b RD III, è accertata in linea di principio, ciò che peraltro non è 

contestato dal ricorrente;    

in relazione al trasferimento del ricorrente in Austria si tratta ora di 

esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’UE/CartaUE, le quali renderebbero pertanto impossibile 

il trasferimento (art. 3 par. 2 2a frase RD III),   

a questo proposito va ricordato che l’Austria, membro dell’UE, è vincolata 

innanzitutto dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione europea dei diritti 

dell’uomo (CEDU, RS 0.101), dalla Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

come pure dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301),  

pertanto, si deve presumere che l’Austria rispetti la sicurezza dei richiedenti 

l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande secondo 

una procedura giusta ed equa, e che garantisca una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo (cfr. la direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [direttiva procedura], nonché la direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [direttiva 

accoglienza]; cfr. anche la sentenza TAF F-3914/2022 del 22 settembre 

2022 consid. 5); così, l’Austria è tenuta, tra l’altro, a provvedere affinché i 

richiedenti l’asilo ricevano la necessaria assistenza sanitaria, la quale 

comprende quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento 

essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali (art. 19 par. 1 direttiva 

accoglienza),    

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, 

nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le 

norme minime dell’UE o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le 

autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),   

in particolare, secondo la giurisprudenza della CorteEDU, il trasferimento 

forzato di una persona con problemi di salute può contravvenire all'art. 3 

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CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 CartaUE, se esistono seri motivi di 

credere che la medesima, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute, 

comportante delle intense sofferenze o una riduzione importante della 

speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU Paposhvili c. Belgio del 13 

dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193; cfr. anche, a questo proposito, 

la sentenza di principio TAF D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con gli 

innumerevoli riferimenti),   

in concreto, per opporsi al suo trasferimento in Austria, il ricorrente si 

riferisce alle sue condizioni di salute, così come descritte alla pag. 5 della 

decisione impugnata, che cita ampiamente, “in connessione con il rischio 

di una violazione dell’art. 3 CEDU”, e asserisce di soffrire di un “degrado 

psicologico” nonché di “specifiche condizioni psichiatriche”, le quali 

“dovrebbero piuttosto portare all’applicazione della clausola di sovranità e 

dunque al trattamento nazionale della domanda d’asilo” (ricorso, pagg. 3, 

4 e 5), 

rispetto all’anamnesi del ricorrente è giudizioso rinviare alla descrizione 

dettagliata fatta dalla SEM e ripresa dal ricorrente stesso (cfr. decisione, 

pag. 5, e ricorso, pag.4), dalla quale si evince che quest’ultimo è affetto 

essenzialmente da un disturbo post-traumatico da stress, che assume i 

farmaci necessari e che partecipa a sedute di psicoterapia; riguardo al 

rapporto clinico del 17 novembre 2022, esibito con il ricorso, la CPC ha 

confermato la diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con, sul piano 

somatico, una cefalea e una scabbia, spiegando che si è trattato di un 

“ricovero volontario previa valutazione [medica]”, sulla base di una 

“verosimile crisi conversiva […] a scopo protezione, cura e inquadramento 

diagnostico”, e che, dopo dodici giorni, “pur persistendo saltuariamente 

delle quote ansiose ed insonnia di mantenimento, il [ricorrente] desiderava 

il rientro al centro richiedenti l’asilo, concesso in data 17.10.22”; a partire 

da questa diagnosi il ricorrente sostiene che il suo “trasferimento in Austria 

violerebbe gli obblighi di diritto internazionale di cui all’art. 3 CEDU della 

Svizzera. E ciò in quanto, […], il quadro clinico peggiorerebbe 

inevitabilmente […]” (ricorso, pag. 4),  

per scrupolo di completezza si deve osservare che il ricorrente è stato 

degente presso la CPC anche dal 22 ottobre al 21 novembre 2022, il cui 

rapporto di dimissione del 10 dicembre 2022, inoltrato nel corso della 

presente procedura, attesta la medesima diagnosi ed espone che “si 

rifletteva a lungo sulla necessità di introdurre un trattamento antidepressivo 

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con potenziale ansiolitico, al momento si soprassedeva alla sua 

implementazione in terapia, demandando tale eventualità ai colleghi che lo 

seguiranno sul territorio” (cfr. incarto SEM, pag. 3); il ricorrente è ancora 

stato visto da un medico psichiatra il 29 novembre 2022, il 13 e 20 dicembre 

2022, nonché il 3 gennaio 2023, il quale ha constatato in special modo, 

sempre in relazione alla nota diagnosi, che egli “non presente progettualità 

anti-conservativa, né suicidalità attiva” (cfr. incarto SEM, pagg. 9, 30, 32 e 

37 [Fogli di trasmissione di informazioni mediche/F2]); peraltro, il ricorrente 

si è recato pure al pronto soccorso, come si può evincere dalle lettere di 

dimissione del 19 ottobre, rispettivamente dell’8 dicembre 2022, la prima 

facente stato della diagnosi di “recidiva di attacco di panico”, e la seconda 

di “verosimile disturbo post-traumatico da stress con attuale ideazione 

anticonservativa passiva e cefalea […] paziente non collaborante 

nonostante domande eseguite mediante traduttore […] viene dimesso in 

buone condizioni generali” (cfr. incarto SEM, pagg. 34 e 73),         

ora, contrariamente alle illazioni che il ricorrente trae da questa diagnosi 

psichiatrica chiara, univoca ed esaustiva, questo Tribunale non intravede 

motivi per credere che il suo stato di salute psicologico, e accessoriamente 

somatico, possa costituire un ostacolo al suo trasferimento in Austria, 

tenuto conto che egli potrà esigere, se necessario, perlomeno prestazioni 

di pronto soccorso, ad esempio in caso di attacchi di panico, e il trattamento 

essenziale dei suoi disturbi in funzione della loro gravità (cfr. art. 19 par. 1 

direttiva accoglienza, già menzionato; cfr., mutatis mutandis, la sentenza 

TAF F-3389/2022 del 15 agosto 2022 consid. 7.3.4); questo vale tanto più 

che l’Austria dispone notoriamente di “structures médicales d'un niveau 

comparables à celles existant en Suisse” (sentenza TAF F-4484/2022 del 

12 ottobre 2022 pag. 9), in grado quindi di trattare l’affezione del ricorrente 

secondo gli stessi standard di qualità terapeutici,    

ne deriva che, sotto questo profilo (condizioni di salute del ricorrente), né 

l'art. 3 par. 2 2a frase né l'art. 17 cpv.1 RD III sono applicabili alla fattispecie;   

per contestare l’esigibilità del suo trasferimento in Austria il ricorrente si 

riferisce inoltre alla “elevata criticità nel proprio sistema d’accoglienza ai 

migranti dovute sia alla crisi in Ucraina, ma anche al […] sovraccarico nelle 

strutture sul territorio dovuto al notevole afflusso di migranti nel 2022”, e 

mette in risalto il “rischio cui andrebbe incontro” se “non vi fosse 

disponibilità di una struttura pronta ad accoglierlo, come avvenuto per il 

richiedente bielorusso […]” (ricorso, pag. 5),  

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ora, preso atto del contenuto dell’articolo del “Kurier” e della richiesta della 

DF alla CorteEDU, annessi al ricorso, questo Tribunale non vuole negare 

che anche l’Austria possa conoscere puntuali malfunzionamenti del suo 

sistema di accoglienza dei rifugiati, tanto più alla luce delle conseguenze 

del conflitto russo-ucraino e dell’affluenza considerevole di richiedenti 

l’asilo nel 2022; tuttavia, sebbene non privi di valenza, gli argomenti del 

ricorrente, in parte speculativi, non riescono in nessun modo a convincere, 

nemmeno nel contesto attuale, che la procedura d’asilo in Austria sia 

caratterizzata da carenze strutturali tali da dover concludere che le relative 

domande non vengano trattate seriamente, in corrispondenza agli 

standard vigenti nell’UE, soprattutto nei paesi d’Europa occidentale, dalle 

autorità preposte, e ciò sia sul piano della protezione giuridica che su quello 

dell’assistenza medica (cfr. la sentenza TAF F-4484/2022, già menzionata, 

passim),  

ne discende che, ugualmente da questa angolazione (condizioni del 

sistema d’accoglienza austriaco), né l'art. 3 par. 2 2a frase né l'art. 17 cpv. 

1 RD III sono applicabili alla fattispecie;    

si deve ancora notare che la SEM valuterà in modo definitivo se il ricorrente 

è suscettibile di essere trasferito in Austria in funzione del suo stato di 

salute poco prima del trasferimento (cfr. decisione impugnata, pag. 6), 

è peraltro utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti l’asilo il 

diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le migliori 

condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo (cfr., per 

analogia, la sentenza della CGUE del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso 

Abdullahi c. Austria, §§ 59 e 62; cfr. anche la DTAF 2010/45 consid. 8.3),      

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti per fondare la competenza dell’Austria oppure di aver ecceduto il 

proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel qualificarli 

giuridicamente (cfr. artt. 106 cpv. 1 LAsi e 22 RD III), dimodoché anche la 

richiesta sussidiaria di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, 

in definitiva, a rinunciare al trasferimento in Austria per motivi inerenti al 

funzionamento del sistema d’asilo di questo paese, per motivi medici o per 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò 

respinta (cfr., in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),     

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in conclusione, è a ragion veduta che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo trasferimento in Austria 

(cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il respingimento del ricorso e 

la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in materia 

di diritto pubblico davanti al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. 

L’importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’Ufficio della 

migrazione del Canton Lucerna.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

  

 

 

 

 

Data di spedizione: 

 

 

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Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM, CFA Chiasso, ad N …; 

– all’Ufficio della migrazione (Amt für Migration), Fruttstrasse 15, 6002 

Lucerna (in copia).