# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3019bd7d-10cc-545b-bf1b-d4c63452e567
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 24.09.2009 17.2008.61
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2008-61_2009-09-24.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2008.61

  	
  Lugano

  24 settembre 2009

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Roggero-Will, presidente,

  Pellegrini e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Filippini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per
cassazione presentato il 18 settembre 2008 da

 

	
   

  	
   RI 1

  patrocinato dall’avv.  PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti l’11 agosto 2008 dal giudice della Pretura penale 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

esaminati gli atti;

 

posti i seguenti

 

punti in questione:

 

                                   1.   Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione.

 

                                   2.   Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa 30.10.2007, il procuratore pubblico  ha
ritenuto l’avv. RI 1 autore colpevole di infrazione alla LFStup per avere
coltivato, nel corso degli anni 2005-2007, un imprecisato numero di piantine di
canapa (nel 2007, almeno 34 per un peso complessivo di 2,077 kg) – catalogabili nella classe degli stupefacenti e che furono cedute gratuitamente a __________
- e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere
di fr. 170.- cadauna, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
due anni nonché alla multa di fr. 600.-.

L’avv. RI 1 ha interposto opposizione al decreto d’accusa.

 

                                  B.   Il giudice della pretura, nella sentenza emanata alla fine del
dibattimento celebrato l’11 agosto 2008, ha, dapprima accertato che la coltivazione di piante di canapa – fatta dall’ RI 1 su un terrazzo della casa di cui è
proprietario a __________ – è stata scoperta per caso dalla polizia e che le 34
piante rinvenute e sequestrate presentavano un tasso di THC variante tra lo
0,49 e l’1,09% . Dopo avere precisato che l’avv. RI 1 ha da subito dichiarato che egli coltivava tale canapa, non per utilizzarla quale stupefacente, ma
perché la moglie e __________, entrambi naturopati, potessero farne degli
unguenti curativi (ad esclusiva applicazione esterna) da utilizzare per la cura
di loro pazienti e che il procedimento penale avviato, sulla base di tali
informazioni, nei confronti di __________ si è concluso il 30 ottobre 2007, con
un decreto di non luogo a procedere dopo che è stato appurato che questi aveva effettivamente
usato la canapa fornitagli dall’avv. RI 1 per la produzione di unguenti
curativi che presentavano un tasso di THC pari allo 0,15%.

                                    Rilevato,
comunque, che l’avv. RI 1 non era stato in grado di spiegare, in relazione
all’attività terapeutica da lui indicata, perché fosse necessario coltivare 34
piante di canapa, il giudice della pretura penale ne ha confermato la condanna
per infrazione alla LFStup e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 8
aliquote giornaliere di fr. 140.- cadauna, pena sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni nonché alla multa di fr. 400.-.

 

                                  C.   Con tempestivo ricorso, l’avv. RI 1 ha chiesto, in via principale, la sua assoluzione e, in via subordinata, il rinvio degli atti alla Pretura
penale per un nuovo giudizio sostenendo, da un lato, un arbitrio
nell’accertamento dei fatti e, d’altro lato, un’erronea applicazione del
diritto.

 

                                  D.   Senza svolgere particolari osservazioni, con scritto 2 ottobre 2008,
il procuratore pubblico ha chiesto la reiezione del gravame.

 

 

Considerato

 

 

in diritto:                  1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 

                                         lett. a e
b CPP). Esso può essere presentato per errata applicazione del diritto
sostanziale ai fatti posti a base della sentenza (lett. a), per vizi essenziali
di procedura, purché il ricorrente abbia eccepito l’irregolarità non appena
possibile (lett. b) e per arbitrio nell’accertamento dei fatti (lett. c).
L’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili unicamente
per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa
manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì manifestamente
insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto
con gli atti (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17,
131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o
basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118
Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura
di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle
una propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma
occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata
valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo
giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere
arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 133 I 149
consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag.
219, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 173 consid. 3.1 pag. 178).

 

                                   2.   Il ricorrente sostiene, dapprima, che il giudice di prime cure ha
arbitrariamente accertato che egli non è stato in grado di rendere verosimile
che il numero di piante di canapa coltivate fosse davvero necessario per la
fabbricazione di unguenti curativi.

 

                               2.1.   Sull’argomento, nella sentenza del primo giudice si legge che RI 1
non è stato in grado di fornire una “spiegazione plausibile in merito alla necessità
della quantità delle piante ritrovate” poiché “né lui né la moglie
posseggono uno studio di naturopatia né si occupano professionalmente della
cura di terzi, fatta eccezione per qualche persona con dolori reumatici che non
giustifica di certo una produzione di canapa così assidua”.

Da una pianta di dimensioni normali – prosegue il
primo giudice – si possono produrre circa 30 ml di pomata che è sufficiente
alle necessità di cura di un malato cronico per due settimane. Ciò equivale a
dire – continua il primo giudice – che, per le necessità di cura per un anno
per malato bastano circa 15 piante di canapa: “la quantità di canapa
ritrovata è, quindi, da definire del tutto ingiustificata anche in
considerazione dei fini d’utilizzo indicati dall’accusato” (sentenza
consid. 8 pag. 6).

 

                               2.2.   Secondo il ricorrente, il giudice di prime cure ha, dapprima,
sbagliato in modo manifesto accertando che la di lui moglie non si occupa di
naturoterapia. In realtà, lo stesso __________ ha dichiarato al dibattimento (verb.
dib. pag. 3) che questa era stata sua allieva ed ora è una sua “collega
naturopata”. In più, egli stesso, al dibattimento e in precedenza (cfr. verb.
dib. pag. 3 e verbale 16.8.2007), ha precisato che la moglie praticava in modo
assiduo e costante la naturoterapia e che forniva “l’unguento contro i
reumatismi a coloro che non avevano la possibilità/capacità di produrre da sé
la sostanza” (ricorso pag. 3).

Inoltre – sempre secondo il ricorrente - il
giudice di prime cure ha crassamente sbagliato ritenendo che il numero di
piante coltivato era eccessivo per le necessità professionali (terapeutiche)
della signora __________ e del collega. Valutando la quantità di canapa
necessaria alla produzione di unguenti terapeutici, il giudice – continua il
ricorrente - ha sbagliato in modo pacchiano non ritenendo che, così come
peraltro risulta dal rapporto del dott. __________  , non tutte le piante di
canapa danno fiori (li danno solo le piante femmine) poiché la canapa è una
pianta dioica e che, pur se tutte le 34 piante coltivate fossero state femmine,
l’unguento prodotto con i fiori da esse forniti sarebbe stato a malapena
sufficiente per le necessità di cura di due malati cronici durante un anno.

Il ricorrente ribadisce, poi, che dagli atti
risulta in modo chiaro che il quantitativo di piante coltivato era determinato
dalle necessità di ottenere l’unguento – ad uso esclusivo esterno – da
utilizzare nell’arco di un anno per l’attività di naturopata della moglie e che
“le eventuali piantine femminili in sovrabbondanza venivano consegnate
all’amico naturopata __________   “ di cui sia il ricorrente che la di lui
moglie erano, oltre che amici, pazienti.

 

                               2.3.   Viste le emergenze probatorie evidenziate nel ricorso – in
particolare, la dichiarazione di __________   secondo cui la signora __________
è una sua “collega naturopata”, il curriculum vitae di quest’ultima
prodotto al dibattimento e le dichiarazioni costanti dello stesso ricorrente  -
l’accertamento secondo cui la moglie del ricorrente “non si occupa
professionalmente della cura di terzi” risulta essere manifestamente
arbitrario.

Altrettanto arbitraria è la conclusione del primo
giudice secondo cui l’avv. RI 1 non è stato in grado di giustificare, in
funzione dell’attività di naturopata della moglie, la quantità di piante
coltivata: nella misura in cui risulta dagli stessi dati utilizzati dal primo
giudice che, nella migliore delle ipotesi, le 34 piante coltivate avrebbero
fornito fiori sufficienti alla produzione dell’unguento necessario alle
esigenze terapeutiche di due malati cronici per un anno, è certamente
arbitrario concludere che la quantità di canapa ritrovata è da definire del
tutto ingiustificata anche in considerazione dei fini d’utilizzo indicati
dall’accusato” (sentenza consid. 8 pag. 6). Ciò a maggior ragione se si
considera che, poco prima, accertando (a torto) come non si potesse dire che la
signora __________ si occupasse professionalmente della cura di terzi, lo
stesso primo giudice aveva ritenuto che la signora curava, comunque, “qualche
 (sott. del red.) persona (quindi più di una persona) con
dolori reumatici” (sentenza consid. 8 pag. 6).

 

                                   3.   Il ricorrente sostiene, poi, che il primo giudice ha sbagliato
ritenendo che “ogni attività con canapa il cui tenore di THC supera lo 0,3%
(…) sia eo ipso proibita e punibile” (ricorso pag. 5).

 

                               3.1.   Applicando il diritto, il primo giudice, dopo avere precisato che è
punibile solo chi mette in commercio della canapa sapendo o dovendo presumere
che la stessa verrà utilizzata come stupefacente, ha rilevato che, comunque, “pur
se il caso concreto non concerne un canapaio, non si può ritenere che
l’accusato abbia agito conformemente alla legge” (sentenza consid. 4 pag. 4).

E questo, da un lato, poiché egli, “pur
essendo avvocato” non ha richiesto l’autorizzazione per la coltivazione di
canapa (sentenza consid. 5), d’altro lato poiché la sua tesi secondo cui la
presenza di THC sarebbe essenziale per la produzione di unguenti terapeutici è
smentita dalle considerazioni del dott. __________   ed anche di __________ (sentenza
consid. 6 e 7) e, infine, poiché non è stato in grado di giustificare, avuto
riguardo all’attività terapeutica della moglie, la necessità di coltivare ben
36 piante (sentenza consid. 8).

Ma - ha continuato il primo giudice – “quand’anche
l’accusato avesse maggiormente giustificato i motivi per i quali disponeva di
quantità così ingenti di canapa (…) va (…) osservato che, in ogni caso, la
legge federale punisce anche il semplice possesso di stupefacenti e che
l’accusato ha coltivato e curato per 3 anni della canapa senza poter escludere
l’ipotesi che un reato si producesse” (sentenza consid. 9).

 

                               3.2.   Nel suo allegato, il ricorrente ha sostenuto che il giudice “avrebbe
dovuto esaminare approfonditamente l’intenzione del coltivatore qui ricorrente”
e “in particolare, avrebbe dovuto rendersi conto che il procuratore pubblico
non aveva indicato prove atte a dimostrare che esisteva un’intenzione eventuale
da parte del ricorrente di destinare le piante coltivate per l’uso come
stupefacente” (ricorso pag. 5).

Invece, il primo giudice non ha nemmeno
considerato che l’assenza di dolo del ricorrente emergeva con evidenza da una
serie di circostanze. In particolare, emergeva dalla finalità della
coltivazione che era quella di curare persone con problemi specifici, in
particolare reumatici e anziani, dal luogo nascosto in cui la canapa veniva
coltivata (una piccola terrazza nascosta e inaccessibile), dalla quantità
coltivata (appena sufficiente alla produzione dell’unguento necessario alla
cura di due pazienti), dal tenore basso di THC nell’unguento (così come
accertato con le analisi effettuate sugli unguenti di __________  ) e,
comunque, dall’impossibilità di un’assunzione orale dell’unguento (a causa
della consistenza dell’unguento e del contenuto di mirra, sostanza estremamente
amara).

Pertanto – conclude il ricorrente – una corretta
valutazione dei fatti avrebbe dovuto portare il primo giudice all’accertamento
inequivocabile secondo cui “non c’è mai stata né volontà né intenzione di
estrarre e usare o lasciar usare le piante quale stupefacente” e “che
sono stati usati tutti i necessari provvedimenti, precauzioni e misure per
impedire qualsiasi possibile uso come stupefacente delle piante da parte di
terzi” (ricorso pag. 7).

 

                               3.3.   Così come il TF ha già avuto modo di precisare, secondo il tenore
letterale degli art. 8 LStup, 3 OStup del 29.5.1996 e 1 e 4 OStup-OFSP del
12.12.1996, la canapa è considerata uno stupefacente ai sensi dell’art. 1
LFStup – e, quindi, uno stupefacente proibito – soltanto quando essa è
destinata all’estrazione o alla produzione di stupefacenti, ritenuto comunque
che l’haschisch e il THC sono, per loro natura, degli stupefacenti. Pertanto,
l’art. 8 LFStup non proibisce di coltivare, importare, mettere in commercio o
detenere canapa (o suoi derivati) a scopi diversi dall’utilizzo quale
stupefacente, per esempio a fini ornamentali o di produzione di fibre tessili o
ancora di prodotti alimentari, cosmetici, eccetera. 

In questo senso, le attività indicate all’art. 19
LFStup sono represse, quando esse concernono canapa, soltanto se sono
esercitate in vista della produzione di stupefacenti, il dolo eventuale essendo
al proposito sufficiente (STF 14.6.2001 6S 15/2001; DTF 126 IV 198; G. Corti,
Canapa e canapai, fra legalità e illegalità, in RDAT 1999 p. 377 e seg; P.
Albrecht, Kommentar zum schweizerischen Strafrecht, SB, Berne 1995, no 38 e
92ss ad art. 19). 

Dunque, se la presenza di THC in misura superiore
allo 0,3% è necessaria affinché un’attività con la canapa sia proibita dall’art.
8 LSTup e punita dall’art. 19 LStup – poiché la canapa deve essere
oggettivamente atta a produrre effetti stupefacenti -  perché questo articolo
trovi concreta applicazione è ancora necessario che l’attività con la canapa
sia effettivamente destinata all’estrazione e all’utilizzo di stupefacente.

Il semplice accertamento di un tenore di THC
superiore allo 0,3% ancora non basta, quindi, perché la coltivazione o la
detenzione di canapa costituisca infrazione alla LFStup: per esempio, è lecito
il possesso di una pianta di canapa a fini esclusivamente ornamentali,
quand’anche si trattasse di una varietà ricca in THC (STF 14.6.2001 6S 15/2001 consid.
2b).

 

                               3.4.   In concreto, un accertamento non arbitrario dei fatti indica come
l’avv. RI 1 abbia coltivato delle piante di canapa (che avevano un tenore di
THC superiore allo 0,3%) i cui fiori venivano utilizzati unicamente per la
produzione di unguenti curativi – non assumibili per via orale e, comunque, con
un tasso di THC inferiore allo 0,3% – che la di lui moglie e __________  ,
entrambi naturopati, utilizzavano per la cura di pazienti cronici
(principalmente anziani affetti da problematiche reumatologiche).

In questo contesto fattuale, l’art. 19 LStup non
trova applicazione: è, infatti, in concreto escluso che la canapa venisse
coltivata per estrarne stupefacente (o per sfruttarne tale carattere) ed è
altrettanto escluso – viste le circostanze indicate a pag. 7 del ricorso e
riportate al consid. 3.2 – che vi siano gli elementi da cui si possa dedurre
che l’avv. RI 1 dovesse prendere in considerazione e accettare l’ipotesi che
terzi potessero usare della canapa da lui coltivata per farne un uso
stupefacente (cfr, per i requisiti del dolo eventuale, in particolare DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2; 125 IV 242 consid. 3c pag. 251 con
riferimenti; DTF 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16,
131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii). Pertanto, l’avv. RI 1 va prosciolto
dall’imputazione di infrazione alla LFStup senza che sia necessario addentrarsi
nella questione relativa alla necessità della presenza di THC nelle piante
utilizzate per la fabbricazione di unguenti curativi. 

La questione della mancata richiesta
d’autorizzazione va risolta in altra sede. 

 

                               3.5.   Visto l’esito del ricorso, gli oneri processuali vanno caricati allo
Stato (art. 15 cpv. 2 CPP), che verserà fr. 1'000.- a RI 1 per ripetibili (art.
9 cpv. 6 CPP). 

 

 

Per questi motivi,

 

visto sulle spese anche l’art. 39 lett. d LTG

 

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è accolto. Di conseguenza, la
sentenza impugnata è annullata e RI 1 è prosciolto dall’imputazione di
infrazione alla LFStup.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

a) tassa di
giustizia                    fr.         1'000.-           

b) spese
complessive               fr.            200.-

                                                     fr.         1'200.-

 

sono posti a carico dello Stato che rifonderà a RI 1 

fr. 1'000.- per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                             

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente                                              Il
segretario

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.