# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ab8d633-f12c-5d66-b7e8-d9e2f76bedf7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 07.09.2016 60.2015.56
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2015-56_2016-09-07.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2015.56

   

  	
  Lugano

  7 settembre 2016/mr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 16.2.2015 presentato
dal

 

 

	
   

  	
  RI 1, , 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 4.2.2015 dell’allora giudice dei
  provvedimenti coercitivi Edy Meli, sedente in materia di applicazione della
  pena, mediante la quale ha deciso di non emanare ordini d’arresto a carico di
  PI 3 (ai fini di esecuzione delle pene comminate da alcuni decreti d’accusa) e
  di sospendere la procedura (inc. GPC 850.2014.716); 

  

 

 

richiamate le osservazioni 27.2.2015 dell’allora giudice
dei provvedimenti coercitivi, che chiede di respingere il reclamo; 

 

richiamati gli scritti di replica 9.3.2015 e di
duplica 24/25.3.2015;

 

richiamati gli ulteriori scritti 1/2.4.2015,
16/17.4.2015 e 20.4.2015 dell’allora giudice dei provvedimenti coercitivi e
13.4.2015 e 22.12.2015 del procuratore pubblico;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

in fatto

 

                                   a.   Con
decreto d’accusa dell’11.11.2013 (DA 2013.4811) PI 3 è stato condannato a una
pena pecuniaria pari a 60 aliquote giornaliere di CHF 30.-- l’una, non sospesa condizionalmente,
per appropriazione semplice. L’invio raccomandato è stato spedito l’11.11.2013
in via __________ a __________: è ritornato al Ministero pubblico il 14.1.2014.

 

 

                                  b.   Con
decreto d’accusa del 27.2.2014 (DA 2014.841) PI 3 è stato condannato a una pena
pecuniaria pari a 20 aliquote giornaliere di CHF 30.-- l’una, sospesa
condizionalmente per un periodo di un anno, e alla multa di CHF 200.-- (sostituita
da una pena detentiva di tre giorni nel caso in cui non fosse stata pagata) per
entrata e soggiorno illegali. L’invio raccomandato è stato spedito il 27.2.2014
in via __________ a __________: è ritornato al Ministero pubblico il 18.4.2014.

 

 

                                   c.   In
data 13.6.2014 PI 3 è stato nuovamente fermato e mantenuto in carcerazione
preventiva fino al giorno dopo, quando è stato trasferito nel Canton Soletta
per scontare una pena di 30 giorni.

 

 

                                  d.   Sempre
il 13.6.2014 l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative (UIPA) ha pubblicato
sul FU il termine scadente il 25.8.2014 per il pagamento della pena pecuniaria comminata
con il DA 2013.4811.

 

 

                                   e.   A
seguito del fermo del 13.6.2014, con decreto d’accusa del 25.6.2014 (DA
2014.2818) PI 3 è stato condannato ad una pena detentiva di 40 giorni, non sospesa
condizionalmente, alla revoca della sospensione condizionale della pena
pecuniaria del DA del 27.2.2014 (DA 2014.841) per entrata illegale, soggiorno illegale,
ripetuta ingiuria, vie di fatto e danneggiamento. 

                                         La
notificazione del decreto è avvenuta il 27.6.2014, per il tramite delle
autorità solettesi nel carcere di Olten. 

 

 

                                    f.   In
data 13.7.2014 PI 3 è stato scarcerato.

 

 

                                  g.   In
data 31.7.2014 il Ministero pubblico ha inviato all’Ufficio del giudice dei provvedimenti
coercitivi i DA 2014.2818 e 2014.841 per il collocamento iniziale di PI 3 (inc.
GPC 850.2014.716).

 

 

                                  h.   Dopo
una pubblicazione sul foglio ufficiale del 14.10.2014, in data 18.12.2014
l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative (UIPA) ha chiesto l’esecuzione della
pena detentiva sostitutiva della multa di CHF 200.-- comminata con il DA 2014.841
e rimasta impagata. 

                                         Il
medesimo giorno, lo stesso Ufficio ha richiesto l’esecuzione della pena detentiva
sostitutiva della pena pecuniaria comminata con DA 2013.4811 rimasta impagata.

 

 

                                    i.
  Con decisione 4.2.2015 (inc. GPC 850.2014.716) il giudice dei provvedimenti coercitivi
ha ritenuto non date le condizioni per l’emanazione di un ordine d’arresto ai
fini dell’esecuzione della pena, in particolare in considerazione del fatto che
PI 3, nel periodo dal 13.6.2014 al 13.7.2014, era in detenzione in Svizzera,
circostanza questa nota al Ministero pubblico. 

                                         Nella
motivazione della decisione ha ritenuto perlomeno dubbia l’eseguibilità della
pena erogata con il DA 2014.2818, con riferimento all’art. 75 CP e a una
sentenza di questa Corte (del 6.7.2012, inc. 60.2012.147).

                                         Il
magistrato ha sospeso la procedura, indicando che la stessa avrebbe potuto essere
riavviata, se del caso, qualora fosse stata segnalata (o nota) la presenza in
Svizzera di PI 3.

                                         Nel
dispositivo, il magistrato ha indicato che non si procedeva all’emanazione di
ordine d’arresto ai fini dell’esecuzione della pena e che la procedura
d’esecuzione era sospesa.

 

 

                                    j.
  Con gravame del 16.2.2015 il procuratore pubblico indica dapprima di ricorrere
anche a nome dei due altri procuratori che hanno emanato decreti d’accusa contro
PI 3. 

                                         Il
procuratore pubblico fa una premessa sull’art. 75 cpv. 6 CP (chiedendo a questa
Corte di rivedere una propria giurisprudenza citata dal giudice dei provvedimenti
coercitivi), argomenta riguardo all’intimazione delle decisioni (che sarebbe
stata fatta in modo corretto), contesta l’applicazione dell’art. 75 cpv. 6 CP,
contesta la possibilità di sospendere la procedura di emanazione dell’ordine
d’arresto (ai fini di esecuzione per procedere ai sensi dell’art. 11 LEPM) per
concludere che la decisione impugnata sarebbe anche inadeguata e notificata in
modo errato.

                                   k.
  Dello scambio degli allegati si dirà, se del caso, nel seguito della presente
decisione. 

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale,
CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le
autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire
la relativa procedura.

                                         L'art.
10 cpv. 1 della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti
del 20.4.2010 (LEPM) conferisce al giudice dell'applicazione della pena (in Ticino,
il giudice dei provvedimenti coercitivi, giusta l'art. 73 LOG) la competenza di
emanare nei confronti del condannato l’ordine di esecuzione della pena e
l’ordine d’arresto (lit. k).

                                         Contro
tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre
reclamo ai sensi degli art. 393 ss. CPP presso la Corte dei reclami penali
(art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).

 

Con il reclamo si possono censurare le
violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP),
l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e
l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma
scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o
l’autorità che lo interpone deve indicare i punti della decisione che intende
impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova
auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                         Inoltrato
il 16.2.2015 alla Corte dei reclami penali contro la decisione 4.2.2015 del
giudice dei provvedimenti coercitivi (inc. GPC 850.2014.716), il gravame è tempestivo
oltre che proponibile, giusta l’art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM.

                                         Le
esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.

 

                                         1.3.

                                         Il
procuratore pubblico reclamante, che ha emanato il terzo decreto d’accusa in
ordine cronologico, è pacificamente legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP:
ha un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del
giudizio, riconosciuto dalla legge medesima.

 

                                         Il
reclamo è, di conseguenza, ricevibile in ordine.

 

                                         La
contestazione, sollevata dal giudice dei provvedimenti coercitivi, circa la rappresentanza
o meno del procuratore pubblico reclamante degli altri due colleghi (che
avevano emesso i due precedenti decreti d’accusa in ordine cronologico) può
rimanere aperta, in particolare per quanto si dirà a proposito della notificazione
dei primi due decreti d’accusa. 

 

                                         1.4.

                                         Nella
presente procedura occorre anche chinarsi sul contenuto della decisione
impugnata, con riferimento ai dispositivi della decisione. 

                                        Il magistrato indica dapprima (dispositivo n. 1) che
non procede all’emanazione di ordini d’arresto ai fini dell’esecuzione delle pene
comminate con i tre decreti d’accusa.

                                        Indica
dipoi (dispositivo n. 2) che “la procedura di esecuzione è sospesa ai sensi
dei considerandi”. 

                                        Nei
considerandi, e con riferimento al dispositivo, il magistrato ha riferito che
la procedura d’esecuzione “potrà essere, se del caso, riavviata qualora
dovesse essere segnalata (o nota) ulteriore presenza in Svizzera di PI 3 che
permetta di procedere alle necessarie verifiche (…)”. 

                                        Di
modo che l’emanazione o meno di ordini d’arresto ai fini di esecuzione non è
stata definitivamente esclusa o scartata, ma semplicemente sospesa, onde
effettuare le necessarie verifiche ed i necessari accertamenti.

                                        Impugnabile
è primariamente la sospensione prevista al dispositivo n. 2 della decisione del
giudice dei provvedimenti coercitivi.

 

 

                                   2.   2.1.

La sospensione è in istituto procedurale che risponde
a una preoccupazione di logica e di economia di procedura: prima della
codificazione sul piano federale, era prevista, come sospensione provvisoria,
da quasi tutti gli ordinamenti cantonali (Commentario CPP, J. NOSEDA, art. 314 CPP
n. 1).

La sospensione va applicata restrittivamente, in
quanto può entrare in conflitto con l’imperativo di celerità (N. SCHMID, StPO Praxiskommentar,
2. ed., art. 314 CPP n. 1). 

 

 

 

 

2.2.

                                        Nel Codice di
procedura penale (CPP) troviamo la sospensione all’art. 314 CPP, per il
Ministero pubblico nella fase d’istruzione del procedimento. Troviamo la sospensione
anche all’art. 329 cpv. 2 e 3 CPP, per il tribunale di primo grado, dopo la
promozione dell’accusa. 

                                        Il Codice non prevede la sospensione nella procedura
di ricorso: la giurisprudenza l’ha estesa anche a questa fase del procedimento (decisione
TPF BB.2016.14 del 28.7.2016). 

 

                                         2.3.

                                        La Legge
cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti (LEPM) non
prevede espressamente la sospensione. 

Trattandosi però di un istituto procedurale
generalmente riconosciuto, non si vede perché non dovrebbe essere applicabile
in materia di esecuzione pene e misure, ed in particolare quando delle
verifiche previe appaiano o possono apparire indispensabili prima
dell’emanazione di una decisione, a maggior ragione se limitativa (da subito, o
potenzialmente) della libertà personale. 

                                        In questo
senso la censura sollevata dal procuratore pubblico reclamante va respinta e va
ritenuta applicabile, restrittivamente, la sospensione anche in ambito LEPM,
fermo restando la necessità della certezza della pena.

 

 

                                   3.   Sempre
per delimitare l’oggetto del reclamo e della procedura, importa sottolineare
che la decisione impugnata fa sì riferimento all’art. 75 cpv. 6 CP, ma concretamente
non lo applica. 

                                         Diversamente,
il giudice dei provvedimenti coercitivi non avrebbe sospeso la procedura, ma al
contrario avrebbe rifiutato, definitivamente, di emettere degli ordini
d’esecuzione o degli ordini d’arresto. 

                                         Pertanto,
non si entra nel merito delle censure sollevate con riferimento all’applicazione
dell’art. 75 cpv. 6 CP. Di conseguenza, non è neppure data l’occasione per questa
Corte di riesaminare ed eventualmente modificare la precedente giurisprudenza.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Un
pilastro (essenziale), su cui poggia il gravame, è la tesi del procuratore pubblico
reclamante di un’avvenuta regolare notificazione dei decreti d’accusa da parte
del Ministero pubblico, successivamente da parte dell’UIPA (reclamo pag. 3 e
4). 

 

 

                                         4.2.

                                         Come
indicato in fatto, i primi due (in ordine cronologico) decreti d’accusa (DA 2013.4811
e DA 2014.841) sono stati inviati e notificati a PI 3 all’indirizzo di via __________
di __________. 

                                         Come
risulta dalle verifiche in Google.map e da ricerche in internet, si tratta di
un indirizzo fittizio. È una via virtuale, creata nel 2002 dalla __________ per
iscrivere all’anagrafe le persone senza fissa dimora. 

                                         Il
nome attribuito alla via virtuale è quello di una mendicante morta di stenti il
31.1.1983. 

                                         I
numeri della via, pure virtuali, pare corrispondano ai municipi della capitale.

                                         Dopo
tredici anni di “onorato servizio”, e l’iscrizione all’anagrafe di oltre
11 mila persone in questa via, con delibera dell’11.8.2015 la __________ ha
deciso di cancellare via __________.

 

                                         4.3.

                                         In
queste condizioni, risulta che l’indirizzo a cui sono stati notificati i primi
due decreti d’accusa è fittizio: non a caso, sono ritornati non ritirati. 

                                         Forza
è allora di costatare che non vi sia stata una notificazione regolare dei primi
due decreti d’accusa, con riferimento all’art. 87 cpv. 1 CPP.

 

                                         4.4.

                                         La
necessità di una notificazione regolare riveste un’importanza notevole in materia
di decreti d’accusa, considerato come la mancata tempestiva opposizione ha per
effetto di trasformare una proposta di accusa e una proposta di sanzione in un
giudizio cresciuto in giudicato, e quindi eseguibile. 

                                         In
questa materia, la recente giurisprudenza del TF (decisione 6B_87/2016
dell’11.4.2016) ha ritenuto che non si possa applicare simultaneamente la finzione
di notificazione dell’art. 85 cpv. 4 lit. a CPP (in caso d’invio raccomandato
non ritirato) con quella dell’art. 356 cpv. 4 CPP (ritiro dell’opposizione in
caso d’ingiustificata non comparsa dell’opponente al successivo dibattimento). 

                                         In
altro giudizio (decisione 6B_446/2016 del 27.6.2016) il TF ha stabilito che la
finzione dell’art. 85 cpv. 4 lit. a CPP non andasse applicata a un reclamante che
aveva indicato di non aver ricevuto l’avviso dell’invio raccomandato e
sostenuto l’esistenza di disguidi postali. 

                                         In
altro giudizio, il TF ha ritenuto che in caso d’invio per posta A di un decreto
d’accusa, l’onere della prova dell’avvenuto invio e della data di notificazione
incombe all’autorità penale (DTF 142 IV 125)

                                         Più
in generale, forza è di costatare un’evoluzione della giurisprudenza federale
particolarmente restrittiva (per le autorità penali) e garantista (per chi è oggetto
di decreti d’accusa).

 

                                         4.5.

                                         Nel
presente caso, è pacifico che i primi due decreti d’accusa (in ordine cronologico)
non siano stati notificati correttamente. 

                                         La
fittizia notificazione (per effetto dell’indirizzo __________ inesistete) non è
neppure sanabile dalle successive pubblicazioni dell’UIPA. 

                                         Allo
stato attuale, non si può considerare che le proposte di accusa e le proposte
di pena, contenute nei primi due decreti d’accusa, siano state accettate (per difetto
di opposizione) da PI 3. 

                                         Mancando
delle decisioni cresciute in giudicato, non sono date le condizioni per far
eseguire detti decreti o emettere un ordine d’arresto a tale scopo. 

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Rimane
il terzo decreto d’accusa (in ordine cronologico), quello del 25.6.2014 (DA
2014.2818), notificato a PI 3 tramite le autorità di esecuzione pena del Canton
Soletta (il 27.6.2014). 

                                         Pacifico
che chi ha emesso il decreto d’accusa sapesse che PI 3 stesse eseguendo una
pena in altro Cantone. Pacifico pure che PI 3 sarebbe stato scarcerato (così
come poi avvenuto) il 13.7.2014, dopo trascorso il termine di dieci giorni per
l’opposizione al decreto d’accusa 2014.2818 notificato il 27.6.2014. 

                                         In
simile situazione, chi detiene queste determinanti informazioni (dopo
l’abolizione della SEPEM, solo il Ministero pubblico, in ogni caso non
l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e neppure l’UIPA) ed intende
correttamente far eseguire la sanzione inflitta ed accettata deve farsi parte
attiva: presso l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, per cercare
di ottenere una tempestiva decisione; in difetto di ciò, prendendo in considerazione
la carcerazione preventiva o di sicurezza. Ciò che in concreto non è avvenuto.

 

                                         5.2.

                                         Nel
caso concreto, considerate per un verso la sospensione della procedura ai sensi
dei considerandi (a questo punto, limitatamente al terzo decreto d’accusa) e,
per altro verso, l’esistenza a carico di PI 3 di una misura amministrativa di divieto
d’entrata, quanto indicato dal giudice dei provvedimenti coercitivi nei propri
considerandi appariva come una soluzione adeguata: nel caso in cui PI 3 fosse stato
segnalato come presente in Svizzera, sarebbero scattati il fermo e l’arresto.
Questo avrebbe consentito di riavviare la procedura in vista dell’esecuzione
del terzo decreto, e degli altri due, qualora nel frattempo fosse stato sanato
il difetto di notificazione. 

 

                                         5.3.

                                         Essendo
nel frattempo scaduto il divieto d’entrata (valido fino al 6.2.2016), occorrerà
pertanto sanare i difetti di notificazione dei primi due decreti d’accusa per
poi richiedere, in una sola volta, l’esecuzione delle pene e/o l’emissione di
ordine d’arresto a tal fine. 

 

 

                                   6.   Il
reclamo è respinto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 10 e 12 LEPM, gli art. 314, 329,
393 ss. CPP ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

 

                                   4.   Intimazione:

                                      

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          la
cancelliera