# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3a19574a-a56e-5f37-8348-3e5a4667d049
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-04-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.04.2016 D-6562/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6562-2015_2016-04-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6562/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  a p r i l e  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Thomas Wespi, Claudia Cotting-Schalch, 

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata (…) ed i figli 

C._______, nato il (…), 

D._______, nato il (…), 

Iraq, 

rappresentati dal Signor Rosario Mastrosimone, 

Antenna Profughi, 

ricorrenti, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 5 ottobre 2015 / N (…). 

D-6562/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che i richiedenti hanno presentato in Svizzera il  

20 febbraio 2015, 

le audizioni sulle generalità del 12 marzo 2015 di A._______ (di seguito: 

verbale/A.) e di B._______ (di seguito: verbale/B.) nelle quali è stato 

concesso il diritto di essere sentito circa un'eventuale evasione della loro 

domanda d'asilo tramite una decisione di non entrata nel merito ai sensi 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) con il relativo trasferimento 

verso l'Italia, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 5 ottobre 2015 (notificata il 7 ottobre 2015 [cfr. risultanze processuali]), 

mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferimento 

degli interessati verso l'Italia ed ordinato lo stesso al più tardi il giorno 

seguente la scadenza del termine di ricorso, indicando che un eventuale 

ricorso non ha effetto sospensivo, 

il ricorso del 13 ottobre 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 14 ottobre 2015), con il quale gli insorgenti hanno concluso 

all'annullamento della decisione impugnata e alla trasmissione degli atti 

all'autorità inferiore per il completamente dell'istruttoria; le ulteriori 

conclusioni ricorsuali tendenti alla concessione dell'effetto sospensivo 

come pure dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, con protestate 

spese e ripetibili, 

il provvedimento del 14 ottobre 2015, con il quale il Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha sospeso 

provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti, 

l'incarto originale della SEM pervenuto al Tribunale il 16 ottobre 2015, 

la decisione incidentale del 28 ottobre 2015 con la quale il Tribunale ha 

accolto l'istanza di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso, esentato 

i ricorrenti dal versamento di un anticipo delle spese, indicato di decidere 

sulla concessione dell'assistenza giudiziaria in prosieguo di procedura e 

trasmesso il ricorso all'autorità inferiore invitandola ad esprimersi, 

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la risposta al ricorso del 19 novembre 2015 con la quale la SEM ha 

confermato l'esattezza della decisione impugnata e sottolineato che nella 

presente fattispecie l'Italia avrebbe fornito garanzie sufficienti circa la presa 

in carico dei ricorrenti, nonostante la mancanza della menzione del nucleo 

famigliare nella comunicazione di riammissione da parte delle autorità 

italiane, e che l'Italia disporrebbe di infrastrutture sufficienti per tutelare il 

problema di salute del figlio D._______, 

la replica del 3 dicembre 2015 con la quale gli insorgenti, fondandosi sulla 

DTAF 2015/4 e ulteriori sentenze del Tribunale, hanno ribadito che le 

garanzie generali come quelle invocate dalla decisione impugnata non 

sarebbero sufficienti e che a differenza della sentenza del TAF  

D-4394/2015 del 27 luglio 2015, menzionata esplicitamente nel 

provvedimento impugnato, nella comunicazione di riammissione non 

sarebbero indicate le generalità e le date di nascita dei minori e il grado di 

parentela dei membri della famiglia, 

la duplica del 18 febbraio 2016 con la quale l'autorità inferiore, 

confermando la decisione impugnata, ha informato gli insorgenti che le 

autorità italiane avrebbero trasmesso a tutti gli Stati membri Dublino il 

15 febbraio 2016 una lista aggiornata dei posti disponibili per accogliere i 

nuclei famigliari, 

le osservazioni dell'11 marzo 2016 nelle quali gli insorgenti hanno ribadito 

l'assenza di garanzie, sottolineando che la SEM nel provvedimento 

impugnato avrebbe indicato l'esistenza di 446 posti disponibili per 

accogliere le famiglie nella Regione Lazio, mentre nella lista del 

15 febbraio 2016 nella stessa regione sarebbero disponibili unicamente 

diciotto posti, 

i fatti del caso di specie e gli argomenti adotti dalle parti negli scritti che, se 

necessari, verranno ripresi nei considerandi che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi ed art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c ed art. 52 PA, 

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che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda d'asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico 

del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento 

Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-

Verordnung, Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

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che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, dagli atti risulta che gli insorgenti – eccetto 

C._______, titolare di un visto Schengen di tipo C scaduto il 

7 gennaio 2015 – sono titolari di un permesso di soggiorno scaduto il 

27 settembre 2014 rilasciato dalle autorità italiane  

(cfr. verbale/A., pag. 7; verbale/B., pag. 6 e passaporto di C._______), 

che il 9 aprile 2015, la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III due richieste, 

fondate sull'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III, di presa in carico, 

che anche a livello ricorsuale i ricorrenti confermano di essere stati in 

possesso di un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità italiane  

(cfr. ricorso, pag. 3), 

che pertanto a giusto titolo la SEM ha fondato la sua richiesta di presa in 

carico dei ricorrenti ai sensi dell'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III, 

che avendo l'Italia riconosciuto la propria competenza nella trattazione 

della domanda d'asilo in questione con accettazione del 26 maggio 2015 

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(cfr. atto A26/2) e non avendo i ricorrenti contestato, in linea di principio, la 

competenza dell'Italia, la stessa è, in casu, competente, 

che avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine 

previsto all'art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, l'Italia ha esplicitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda d'asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III), 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data, 

che nonostante la competenza dell'Italia giusta la gerarchia dei criteri testé 

enunciata, i ricorrenti contestano le modalità con le quali l'Italia ha accettato 

la presa in carico della famiglia qui ricorrente e più precisamente la 

mancanza di garanzie sufficienti tali da escludere un'eventuale violazione 

dell'art. 3 CEDU, 

che censurando la mancanza dell'ottenimento dall'Italia di garanzie 

individuali, i ricorrenti si riferiscono implicitamente alla clausola di sovranità 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausole discrezionali) 

rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a 

questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il 

Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda (cfr. DTAF 2015/9), 

che se il richiedente l'asilo invoca motivi umanitari per opporsi al 

trasferimento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM ha esercitato il 

suo potere discrezionale in modo conforme alla legge, 

che l'applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il 

trasferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali 

la Svizzera è legata (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

che sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di famiglie in 

Italia questo Tribunale si è pronunciato con sentenza di principio (DTAF 

2015/4), riprendendo quanto stabilito dalla CorteEDU nella sentenza 

Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12 § 122, secondo 

cui la Svizzera non può procedere al trasferimento di famiglie qualora non 

ottenga garanzie individuali dall'Italia circa la presa in carico adeguata 

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conforme all'età dei fanciulli ed alla preservazione dell'unità della famiglia; 

che in assenza di tali garanzie individuali da parte dell'Italia vi sarebbe un 

rischio di violazione dell'art. 3 CEDU, 

che nella sentenza del TAF D-4394/2015 del 27 luglio 2015 consid. 8, 

parzialmente citata nel provvedimento impugnato, il Tribunale ha stabilito 

che se la SEM verifica che l'Italia ha a) riconosciuto, nella comunicazione 

di riammissione, i ricorrenti come famiglia nucleare indicandone le precise 

generalità e le date di nascita di ciascuno e b) riservato degli alloggi in seno 

ai progetti del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati 

(SPRAR) consoni alla preservazione dell'unità della famiglia come pure 

all'età del fanciullo, il Tribunale parte dal principio che l'Italia ha fornito 

sufficienti garanzie individuali così da poter escludere una violazione 

dell'art. 3 CEDU,  

che nella fattispecie, nelle due richieste di presa in carico (cfr. atti A21/7 e 

A22/8) la SEM ha sia indicato la presenza di due bambini – indicando le 

loro generalità e date di nascita – e la necessità di mantenere l'unità 

familiare, sia esposto in maniera dettagliata la situazione medica del 

bambino affetto da leucemia, peraltro già curato e ospedalizzato in Italia 

per questa malattia,  

che nella comunicazione di riammissione del 26 maggio 2015 (cfr. 

atto A25/1), le autorità italiane hanno esplicitamente indicato la presenza 

di due minori – ciò che significa che hanno preso atto delle loro generalità 

e date di nascita – così come hanno dato prova di aver preso conoscenza 

della situazione medica messa in evidenza dalla SEM avendo invitato le 

autorità svizzere a comunicare al momento del trasferimento l'esistenza di 

una situazione medica particolare e le necessità specifiche degli 

interessati, 

che malgrado le autorità italiane nella comunicazione di riammissione non 

abbiano né menzionato l'alloggio esatto in cui verrà accolta la famiglia – 

indicando unicamente che il trasferimento dovrà avvenire all'aeroporto di 

E._______ – né indicato che la famiglia sarà alloggiata in un progetto 

SPRAR, le garanzie vanno lette in relazione alle garanzie generali 

rilasciate dall'Italia con le circolari del 2 febbraio 2015, dell'8 giugno 2015 

e del 15 febbraio 2016 (cfr. sentenza del TAF D-6358/2015 del 

7 aprile 2016 [prevista per la pubblicazione] consid. 5.2),   

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che si può pertanto ritenere che sono state ottenute le garanzie individuali 

necessarie circa la presa in carico adeguata conforme all'età dei fanciulli 

ed alla preservazione dell'unità della famiglia, 

che visto tutto quanto precede, il Tribunale ritiene che tutte le precauzioni 

siano state prese per tenere conto della situazione particolare della 

famiglia,  

che nulla permette invero di considerare che le autorità italiane non 

rispetteranno l'unità familiare e non adotteranno le necessarie misure per 

assicurare un trattamento medico per il bambino affetto da leucemia,   

che ciò posto, il Tribunale ritiene che l'Italia abbia fornito sufficienti garanzie 

individuali così da poter escludere una violazione dell'art. 3 CEDU, 

che in conclusione, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di 

cui all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente per l'esame della domanda di asilo dei 

ricorrenti ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderli in carico 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento Dublino 

III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che i ricorrenti non possiedono un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2 e relativi riferimenti), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

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che in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore vanno respinte, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che tuttavia, non essendo state le conclusioni al momento dell'inoltro del 

gravame d'acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e considerato 

che sulla base delle circostanze del caso di specie si può concludere allo 

stato d'indigenza senza ulteriori accertamenti, v'è luogo di accogliere 

l'istanza di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese proces-

suali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: