# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b0bb8912-0581-5feb-983c-f9300111f7cf
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-15
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 15.01.2014 S 2013 125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2013-125_2014-01-15.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 125

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dalla giudice Moser e dal 

presidente Meisser, attuaria ad hoc Zanolari

SENTENZA
del 15 gennaio 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Fabrizio Keller,

ricorrente

contro

Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni 

(INSAI), 

rappresentato dall'Avvocato Mattia Alessandro Ferrari, 

convenuto

concernente prestazioni assicurative LAINF

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1. A._____, nato nel 1963, cittadino portoghese, lavorava dopo che aveva 

frequentato le scuole elementari e palesemente senza formazione 

professionale come operaio. Dal 1990 lavorava come stagionale in 

Svizzera. La sua famiglia è rimasta in Portogallo. Il 28 maggio 1998, 

mentre stava svolgendo la sua professione presso la ditta B._____, è 

stato colpito al piede destro dalla pala di una scavatrice che si è 

rovesciata. Ha riportato una grave contusione della parte anteriore del 

piede con ferita aperta dell’alluce e frattura delle falangi. Con decisione 

del 28 gennaio 2002 l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro 

gli infortuni (SUVA) ha assegnato all’assicurato, a decorrere dal 1° 

gennaio 2002, una rendita d’invalidità in base al grado d'incapacità 

lavorativa del 21% e un’indennità per menomazione dell'integrità del 5%, 

decisione confermata su opposizione il 15 luglio 2002. Dopo un soggiorno 

di tre anni in Portogallo dove l’assicurato gestiva con la sua famiglia un 

ristorante, egli ha ripreso dal 2005 il suo lavoro presso la ditta B._____, la 

quale è stata chiusa nel 2008 a causa della scomparsa del titolare. In 

seguito per tre mesi l’assicurato ha lavorato a X._____ per un’impresa di 

pavimentazione e nel maggio 2009 è stato assunto dalla ditta C._____ 

come muratore qualificato con un contratto stagionale da febbraio a 

dicembre, il quale in seguito è stato rinnovato annualmente. Tenuto conto 

dei problemi al piede, causati dall’infortunio del 28 maggio 1998, e alla 

schiena l’assicurato veniva affiancato da un manovale nello svolgimento 

delle attività pesanti. A causa soprattuto di un’artrosi al pollice della mano 

sinistra, l’assicurato ha sospeso il lavoro in data 27 aprile 2013.

2. In occasione della revisione regolare del grado d’invalidità, nel 2012 la 

SUVA ha riesaminato la situazione lavorativa e economica dell’assicurato 

mediante colloqui e corrispondenza con il datore di lavoro, l’Ufficio AI e la 

Cassa di compensazione AVS dei Grigioni. Conformemente al protocollo 

di colloquio del 13 giugno 2013 l’assicurato era stato avvisato che 

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sarebbe stato effettuato un nuovo calcolo di rendita in base ai 

cambiamenti avvenuti dal 2009 e che la SUVA si sarebbe riservata di 

valutare una possibile sospensione ossia una restituzione di importi da lei 

versati a torto. Con decisione del 19 luglio 2013 la SUVA ha accertato un 

salario annuo dell’assicurato – calcolato sulla base del salario stagionale 

e convertito su un anno intero – di fr. 77'787.— nel 2009, fr. 84'472.— nel 

2010 e fr. 79'330.— nel 2011, il quale rapportato con il salario realizzabile 

senza l’infortunio presso il suo precedente datore di lavoro di fr. 63'833.— 

nel 2001, computato a fr. 71'054.— per il 2009, fr. 71'551.— per il 2010 e 

fr. 72'772.— per il 2011, non determinerebbe a decorrere dal 1° maggio 

2009 una perdita lucrativa, di modo che la SUVA ha sospeso la rendita 

dal 1° agosto 2013. L’opposizione dell’assicurato del 29 luglio 2013 è 

stata respinta dalla SUVA con decisione su opposizione del 12 settembre 

2013.

3. Nel tempestivo ricorso presentato in data 9 ottobre 2013 al Tribunale 

amministrativo del Cantone dei Grigioni, l’assicurato postulava l’annulla-

mento della decisione. A mente del ricorrente, il protocollo di colloquio 

della SUVA del 13 giugno 2013 si baserebbe soltanto su un colloquio 

telefonico fra il ricorrente e un funzionario della SUVA e tantomeno 

sarebbe stato firmato dal ricorrente. Dagli accertamenti disposti dalla 

SUVA risulterebbe che il ricorrente avrebbe conseguito un salario effettivo 

di fr. 36'462.— da maggio a dicembre 2009, fr. 50'108.— da marzo a 

inizio dicembre 2010, fr. 54'622.— da inizio febbraio a inizio dicembre 

2011 e fr. 52'280.— da inizio febbraio a inizio dicembre 2012. Il ricorrente 

sarebbe al beneficio di un permesso annuale tipo B, il quale gli 

consentirebbe di rimanere dodici mesi all’anno in Svizzera e gli 

permetterebbe di beneficiare dell’assicurazione contro la disoccupazione. 

Il ricorrente non avrebbe mai ricevuto un’indennità di disoccupazione, 

nonostante che per due mesi l’anno sarebbe rimasto senza attività 

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lavorativa. Il ricorrente avrebbe la necessità di riposo totale per riprendersi 

dalla sua lesione e solo così sarebbe in grado di lavorare più 

intensamente da otto a dieci mesi l’anno. Egli avrebbe sempre ritenuto, a 

causa del riposo che era necessario per la sua gamba e caviglia, di non 

essere abile al lavoro per due mesi e quindi di non poter beneficiare 

dell’indennità di disoccupazione. Qualora fosse necessario, il ricorrente 

postulava una richiesta rispettivamente und verifica presso l’Ufficio 

regionale di collocamento. Di conseguenza il calcolo della SUVA con la 

conversione del salario su dodici mesi sarebbe errato poiché si 

tratterebbe di un reddito ipotetico, che il ricorrente non avrebbe mai 

raggiunto (STF 112 V 372). Se si potesse procedere con un reddito 

ipotetico, allora la SUVA dovrebbe convertire tutte le rendite di chi lavora 

a tempo parziale sull’intera giornata; una tale pratica sarebbe 

inammissibile. LA SUVA stessa avrebbe calcolato per il ricorrente un 

reddito determinante conseguibile da invalido per l’anno 2012 di fr. 

50'600.— convertiti, ciò che il ricorrente negli anni dal 2009 al 2012 non 

avrebbe mai raggiunto. A questo proposito il ricorrente chiede 

un’audizione personale.

4. Nella sua presa di posizione la SUVA ha postulato la reiezione del 

ricorso. Preliminarmente la SUVA rinvia integralmente alle esposizioni 

legali e alla motivazione della decisione su opposizione del 12 settembre 

2013. In materia di revisione delle rendite d’invalidità sarebbe applicabile 

la LPGA, entrata in vigore il 1° gennaio 2002, la quale non avrebbe 

introdotto alcuna modifica della prassi precedente. Dopo l’infortunio 

avvenuto il 28 maggio 1998, la SUVA avrebbe quantificato nel 2001 

l’incapacità lucrativa raffrontando il salario che il ricorrente avrebbe 

realizzato a tempo pieno presso il datore di lavoro precedente di fr. 

63'883.— con un guadagno teorico esigibile in un lavoro sostitutivo più 

leggero di fr. 50'700.—. Il fatto che il ricorrente avrebbe sospeso il lavoro 

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nel 2013 si baserebbe su aspetti non dovuti all’infortunio ma per problemi 

al pollice della mano sinistra e alla schiena, i quali non concernerebbero 

la SUVA. Siccome l’invalidità sarebbe un concetto economico, si 

dedurrebbe dai calcoli della SUVA il salario da invalido e quello percepito 

senza l’infortunio per gli anni 2009 fino al 2011, per il quale 

contrariamente all’assunto del ricorrente non risulterebbe alcun 

pregiudizio finanziario. La conversione del salario su dodici mesi verrebbe 

a torto contestata dal ricorrente. Date le circostanze, gli aspetti medici e di 

salute non soccorrerebbero la tesi del ricorrente, la quale non 

cambierebbe niente alle conclusioni della SUVA. 

5. Replicando il ricorrente ha ribadito integralmente quanto proposto in sede 

di ricorso e in particolare quanto esposto nelle considerazioni di diritto. 

Siccome il ricorrente ha rinunciato a ulteriori esposizioni, lo scambio di 

scritto è stato dichiarato concluso.  

Considerando in diritto:

1. a) Oggetto del contenzioso è la soppressione, in via di revisione, della 

rendita d’invalidità spettante al ricorrente. Giusta l’art. 4 cpv. 1 della legge 

federale su l’assicurazione per l’invalidità (LAI; RS 831.20) in relazione 

con gli art. 7 e 8 della legge federale sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), con invalidità s’intende 

l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, 

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a 

infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali 

dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla 

salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o 

infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il 

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danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di 

guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per 

l'invalidità (DUC, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), 

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 

2a ed., Basilea 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli 

assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza 

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono 

invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è 

determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato 

conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di 

eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa 

ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del 

lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto 

conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado 

d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del 

reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con 

quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è 

portatore (SCARTAZZINI/HÜRZELER, Bundessozialversicherungsrecht, 4a 

ed., Basilea 2012, p. 188, n 23). Si confronta perciò il reddito che 

l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con 

quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la 

residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in 

condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali 

provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 

128 V 29 cons. 1, 104 V 135 cons. 2a e b; Pratique VSI 2000 pag. 84; 

idem dopo l'entrata in vigore della LPGA DTF 130 V 343 cons. 3.4.2).

b) In merito alla revisione di prestazioni spettanti agli assicurati è applicabile 

l’art 17 LPGA anche nei casi passati in giudicato prima dell’entrata in 

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vigore della LPGA (DTF 130 V 343 cons. 3.5.4). Se il grado d'invalidità del 

beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo 

rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà per il futuro aumentata o 

ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 

1 LPGA). L’art. 17 cpv. 2 LPGA estende la revisione d'ufficio o su 

richiesta per ogni altra prestazione durevole accordata in virtù di una 

disposizione formalmente passata in giudicato se le condizioni che 

l'hanno giustificata hanno subito una notevole modificazione. In 

applicazione analogica dei principi giurisprudenziali sviluppati in base 

dell’art. 41 vLAI, validi anche dopo l’entrata in vigore della LPGA (DTF 

130 V 343 cons. 3.5), costituisce motivo di revisione ogni modifica 

rilevante delle circostanze di fatto suscettibili di influire sul grado di 

invalidità. La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso 

di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le 

conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso 

stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 

130 V 343 cons. 3.5 nonché sentenza del Tribunale federale 8C_44/2008 

E. 3). In ambito LAINF una modifica è notevole se raggiunge il 5% (DTF 

133 V 545 cons. 6.2). Per sapere se è intervenuta una modifica notevole, 

si deve confrontare la situazione di fatto al momento della decisione 

iniziale di assegnazione della rendita con quella vigente all’epoca del 

provvedimento litigioso (DTF 130 V 343 cons. 3.5.2 con riferimenti). 

c) Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di 

ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, 

tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre 

che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in 

considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e 

che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 dell’ordinanza 

sull’assicurazione per l’invalidità [OAI, RS 831.201]). Analogamente, in 

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caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto 

del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso 

perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv. 2 OAI; cfr. 

STF 9C_971/2009 del 14 giugno 2011 cons. 3.1). Circa gli effetti della 

modificazione di un diritto a una rendita d’invalidità, l’art. 88bis cpv. 2 lett. 

a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o 

dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo 

giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

2. a) Nella fattispecie concreta con decisione 28 gennaio 2002 l’assicurato è 

stato posto al beneficio di una rendita d’invalidità in base a un grado 

d'incapacità lavorativa del 21% a decorrere dal 1. gennaio 2002. In questa 

sede è da esaminare, se nell’ambito della revisione di tale decisione la 

SUVA ha rispettato le premesse dell’art. 17 LPGA.  

b) Nell’ambito della presente procedura di revisione la SUVA si basa sul 

protocollo di colloquio del 13 giugno 2013 (act. 240). Il ricorrente obbietta 

che tale protocollo non sarebbe stato firmato da lui e che un colloquio 

telefonico non costituisce la base per una revisione fondata. Nonostante 

tale rapporto inizi con la frase “Colloquio telefonico” e menziona il numero 

telefonico del ricorrente, viene affermato che il colloquio è avvenuto 

presso il domicilio del ricorrente e che il ricorrente è stato avvisato dal 

consulente della SUVA “che verrà effettuato un calcolo sulla base del 

salario ricevuto durante l’attività lavorativa svolta presso la ditta C._____ 

(maggio 2009 fino ad ora) per valutare se la rendita del 21% ricevuta […] 

era sempre giustificata”. In quell’occasione la SUVA si è riservata di 

valutare una possibile restituzione di importi versati a torto. Il protocollo 

chiude con l’accertamento “letto e approvato” e con la firma originale del 

ricorrente. Concludendo, il ricorrente con la propria firma ha accettato sia 

la forma che il contenuto del colloquio del 13 giugno 2013, il quale deve 

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quindi essere ritenuto valido a tutti gli effetti per addurre le prove in merito 

a una revisione del rispettivo reddito. 

c) Il ricorrente ribadisce che la controparte non considererebbe nell’ambito 

della revisione il reale reddito conseguito, ma che essa procederebbe a 

un calcolo di reddito ipotetico ed errato. A tale proposito va ricordato che 

per il calcolo del reddito degli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 sono 

determinanti le indicazioni del datore di lavoro (act. 214, 216 e 226; act. 

3.1, 3.2, 3.3 e 3.4) e gli estratti del conto individuale della cassa di 

compensazione AVS (act. 221). Per il calcolo del reddito da valido attuale 

la SUVA ha aumentato il salario determinante nel 2001 di fr. 63'833.— 

(base per la decisione del 28 gennaio 2002) dell’indice nominale del 

salario del settore edile. Tale calcolo porta a un reddito annuo che si 

estende su dodici mesi. Il ricorrente a tale proposito ha mancato di 

contestare il calcolo del reddito da valido che si basa su dodici mesi, 

siccome è usuale e plausibile di applicare redditi, anche se ipotetici, 

sull’arco di dodici mesi. Di conseguenza è logico che per il raffronto del 

reddito da invalido con quello da valido la base determinante deve essere 

congruente. In altre parole, il calcolo dei redditi da valido e invalido deve 

basarsi o su un periodo di dodici mesi o su un periodo di tempo più breve 

ma proporzionale alla rispettiva durata. Sarebbe dunque inammissibile 

paragonare un reddito determinante che si estende su dodici mesi 

all’anno con un reddito effettivamente calcolato su un numero di mesi 

inferiore; calcolo che a mente del ricorrente dovrebbe essere quello giusto 

e che porterebbe per forza alla conclusione di una discrepanza fra il 

reddito da invalido con quello da valido. Riassumendo, la SUVA ha 

giustamente convertito il salario stagionale del ricorrente degli anni 2009 

al 2012 in un salario annuo per poi paragonarlo con il reddito da valido, a 

sua volta calcolato per un anno intero. Da questo calcolo qui confermato 

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risulta, che dal 1° maggio 2009 non esiste una perdita lucrativa del 

ricorrente. 

d) Nel contenzioso il ricorrente sottolinea la sua proposta di raffrontare il 

reddito da invalido su base dei redditi effettivi degli anni 2009 al 2012 con 

un reddito da valido calcolato per un anno intero con l’accenno, che egli in 

qualità di stagionale avrebbe potuto beneficiare d’indennità per perdita di 

guadagno ma che lui invece avrebbe sempre rinunciato a tali prestazioni, 

siccome si ritiene inabile al lavoro nei mesi invernali. Tale affermazione è 

inappropriata, poiché il ricorrente ha ottenuto presso la Cassa 

Disoccupazione Cristiano Sociale (OCST), Ufficio di pagamento, per 

dicembre 2011 un’indennità di fr. 1'220.90 (act. 235), per gennaio 2012 

un’indennità di fr. 5'060.— (act. 236) e per febbraio 2012 un’indennità di 

fr. 690.— (act. 237). Inoltre il ricorrente non ha neppure presentato un 

attestato medico per dimostrare la sua incapacità di lavoro per due o tre 

mesi consecutivi ogni anno dovuta all’infortunio al piede destro. Alla luce 

di queste costatazioni non è ravvisabile il motivo perché il ricorrente 

riesca a lavorare il 100% durante un periodo di otto a dieci mesi l’anno 

per poi stare due o tre mesi senza attività lavorativa per riposare. Anzi, gli 

intervalli lavorativi del ricorrente traggono origine dal fatto che egli, a 

decorrere da maggio 2009, era occupato stagionalmente con un contratto 

a termine che negli anni successivi veniva rinnovato per il periodo edile 

dal mese di febbraio al mese di dicembre. La rinuncia a un’indennità per 

perdita di guadagno si basa inoltre piuttosto sulla libera scelta del 

ricorrente di ritornare in patria. Dalla spiegazione del ricorrente legata agli 

intervalli lavorativi per ragioni di salute del resto non comprovate, non è 

quindi dato trarre conclusioni diverse da quelle alle quali è giunta la 

controparte.

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3. La richiesta del ricorrente di audizione personale davanti al Tribunale 

amministrativo è chiaramente una domanda di assunzione di prove 

estranea ai fini perseguiti dal dibattimento orale. Ne consegue che davanti 

a questo Giudice una formale richiesta in vista di ottenere un dibattito 

pubblico non è stata formulata e non può pertanto essere concessa 

(sentenza del Tribunale federale 2C_100/2011 del 10 giugno 2011 cons. 

2). In merito alla richiesta risulta per costante giurisprudenza che quando 

l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduce l’amministrazione o il giudice, in 

base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione 

che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato 

(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove 

(DTF 131 I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b nonché sentenza del 

Tribunale amministrativo S 09 123 e S 10 13). Per questo giudice, 

l’audizione personale del ricorrente non è atta a verificare le circostanze 

di salute e salariali del ricorrente e tantomeno sarebbe possibile in seguito 

alla sua comparsa personale trarre conclusioni in merito ai menzionati 

calcoli dei redditi. Per questo è dato rinunciare a una convocazione 

personale del ricorrente, non essendo questa propria ad apportare 

elementi di giudizio rilevanti per la definizione della presente vertenza. 

4. In conclusione, la revisione contestata dal ricorrente merita in questa 

sede conferma e il ricorso è respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la procedura è 

gratuita (lett. a) e l’istituto convenuto non ha diritto a ripetibili (lett. f e 

contrario). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

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2. La procedura è gratuita.

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