# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6419054d-6343-5f87-a519-33d0fff9c046
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.07.2010 32.2010.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-28_2010-07-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.28

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  12 luglio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 gennaio 2010
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 dicembre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1955, casalinga, in data 22 febbraio 2000 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (rendita) segnalando di essere affetta
da “artrite – acutizzazione intercorrenti con dolori e gonfiori alle
articolazioni” (doc. AI 1-1/5).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI, con deliberazione del 15
marzo 2000 (doc. AI 6-1), cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurata in quanto alla scadenza dell’anno di
attesa il grado d’invalidità era inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Il 14
febbraio 2001 RI 1 ha presentato una nuova domanda di prestazioni AI per adulti
(rendita) indicando di essere affetta da “Oligo / Poliartrite recidivante
dal 1996 LUPUS” (doc. AI 9-5).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare tramite
un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
(doc. AI 14-1), l’UAI con decisione del 14 novembre 2001 (doc. AI 18-1),
preavvisata con progetto del 3 agosto 2001 (doc. AI 17-1), cresciuta
incontestata in giudicato, ha attribuito all’assicurata una mezza rendita
d’invalidità (grado 61%), a far tempo dal 1° dicembre 2000.

 

                               1.4.   Nell’ambito
della procedura di revisione avviata nel mese di agosto 2006 (doc. AI 25-1),
l’UAI ha comunicato all’assicurata la necessità di una valutazione medica
presso il Servizio Accertamento Medico (SAM) di Bellinzona (doc. AI 42-1). 

 

                                         Esperito
tale accertamento medico, nonché quello economico, l’UAI con progetto di
decisione del 15 luglio 2009 (doc. AI 53-1) ha soppresso la mezza rendita
d’invalidità all’assicurata non essendo più pensionabile il grado d’invalidità
(28%).

 

                               1.5.   Con
osservazioni dell’11 agosto 2009 l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha
postulato il riesame del progetto di decisione allegando il referto del 24
luglio 2009 del Dr. __________ (doc. AI 54-1/3).

 

                               1.6.   In data 14
settembre 2009 l’UAI ha predisposto un ulteriore accertamento medico presso il
Dr. __________ (doc. AI 57-1).

 

                                         Svolto
questo accertamento l’UAI, con decisione del 28 dicembre 2009 ha confermato la soppressione della rendita dell’assicurata, a far tempo dalla fine del mese che
segue l’intimazione della decisione (doc. AI 65-1).

 

                               1.7.   Contro
questa decisione l’assicurata, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della
decisione impugnata e il mantenimento delle prestazioni AI erogate fino al 31
dicembre 2009 (doc. I).

                                      

                                         In via
ricorsuale l’insorgente ha contestato le valutazioni mediche svolte
dall’amministrazione e allestite “con il solo fine di sminuire la
descrizione delle condizioni fisiche dell’assicurata AI e per sostenere il suo
teorico recupero di ulteriori capacità lavorative, malgrado che i fattori che
inibiscono l’interessata si siano nel frattempo acutizzati”. Secondo l’avv.
RA 1 il quadro valetudinario di RI 1 non è affatto migliorato, bensì peggiorato
nel frattempo, ciò che giustificherebbe un grado d’incapacità lavorativa
superiore al 50%  (doc. I). 

 

                                         La
ricorrente ha quindi contestato la valutazione economica, 

                                         in
particolare il reddito da valido e quello da invalido applicati dall’Ufficio AI
e il conseguente grado d’invalidità (doc. I).

 

                                         Viene
inoltre postulata l’audizione di RI 1 e l’allestimento di una nuova perizia
neutrale e oggettiva (doc. I).

 

                               1.8.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulle perizie mediche agli atti e sulla valutazione della consulente
in integrazione ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione
integrale del gravame (doc. IV).

 

                               1.9.   Con scritto
del 16 febbraio 2010 l’assicurata ha chiesto l’assunzione dei testi Dr. __________,
Dr. __________, Dr. __________ e Dr. __________, il richiamo dalla cassa malati
__________ della distinta pratiche mediche (e costi) aperte e assunte negli
ultimi 10 anni e la perizia medica di un servizio specialistico universitario
(doc. VII).

 

                                         Il
doc. VI è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. VII).

 

                             1.10.   Il 20 aprile
2010 l’avv. RA 1 ha trasmesso a questa Corte il certificato medico del 14
aprile 2010 del Dr. __________ (doc. B1), il referto del 6 aprile 2010 del Dr. __________
(doc. B2) e il certificato medico del 29 marzo 2010 del Dr. __________ (doc.
B3).

 

                                         I tre
attestati medici sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. IX).

 

                             1.11.   L’UAI, dopo
aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del SMR, ha trasmesso
le proprie osservazioni in data 27 aprile 2010 confermando la risposta al
ricorso (doc. X + bis).

 

                                         I doc. IX
e X + bis sono stati inviati all’assicurata per conoscenza (doc. XI).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’Ufficio AI era legittimato oppure no a sopprimere, in
via di revisione, la mezza rendita d’invalidità di cui era al beneficio RI 1.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata
in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche
Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant,
kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden
erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens keine
Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit
Hinweisen), welcher unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale
auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI
2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der
als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da
invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle
spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete
Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist
schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei
Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al
riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird
das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den
Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich massgeblich.
Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis
der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen
worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im erwerblichen
Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im jeweils anderen
Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04  vom 13. Dezember
2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren Tätigkeiten in
beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger
Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der
Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich
präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden
Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig
und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute,
l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr.
76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28,
30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pagg. 190s).

 

                               2.6.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 3.

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991
nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).

 

                                         Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita
d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto,
il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre
1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con
riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra
sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla
vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare
allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del
conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         A proposito dell'esame dei
criteri fissati dalla giurisprudenza, in una sentenza 9C_111/2008 del 27
gennaio 2009 l'Alta Corte in un caso concreto si è così espressa:

 

"  (...)

3.

3.1 En premier lieu, la juridiction cantonale de
recours a constaté l'absence de comorbidité psychiatrique au trouble
somatoforme douloureux. Le recourant ne remet pas en cause cette constatation
de fait, qui lie dès lors le Tribunal fédéral (art. 105 al. 1 LTF).

 

3.2 Le Tribunal cantonal a porté ensuite son examen
sur les quatre autres critères que la jurisprudence a posés. Il a constaté que
deux de ces critères sont réalisés chez le recourant: d'une part, l'existence
d'affections corporelles chroniques ou d'un processus maladif s'étendant sur
plusieurs années sans rémission durable; d'autre part, la présence d'un état
psychique cristallisé sans évolution possible au plan thérapeutique, marquant
simultanément l'échec et la libération du processus de résolution du conflit
psychique (profit primaire tiré de la maladie). En revanche, il a constaté que
les deux autres critères font défaut, savoir la perte d'intégration sociale
dans toutes les manifestations de la vie, ainsi que l'échec de traitements
thérapeutiques ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art et
de mesures de réhabilitation, cela en dépit de la motivation et des efforts de
la personne assurée pour surmonter les effets des troubles somatoformes
douloureux. La juridiction cantonale a admis que le recourant ne présente pas
de cumul des critères dégagés par la jurisprudence, cela avec une certaine
intensité et constance, ce qui l'a conduite à nier l'existence d'un trouble
somatoforme douloureux ayant une répercussion sur la capacité de travail.

 

Le recourant invoque une constatation des faits
manifestement inexacte et incomplète, en reprochant aux juges cantonaux de les
avoir établis en contradiction flagrante avec les rapports médicaux versés au
dossier, plus particulièrement celui de l'Hôpital X.________ du 17 juillet
2007. Toutefois, le recourant n'établit pas que les constatations de fait du
tribunal cantonal seraient manifestement erronées. Non seulement il ne démontre
pas que cette autorité aurait constaté à tort que la perte de l'intégration
sociale, deuxième critère, se serait étendue à toutes les manifestations de la
vie, dès lors qu'il reconnaît conserver quelques contacts avec d'anciens
collègues, mais il n'aborde pas le quatrième critère relatif à l'échec des
traitements thérapeutiques, dont les premiers juges ont pourtant nié
l'existence.

 

En ce qui concerne l'appréciation globale de
l'effort de volonté que le recourant pourrait fournir afin de surmonter ses
douleurs, l'intéressé reste assez superficiel. Les moyens invoqués dans le
recours ne sauraient conduire la Cour de céans à substituer sur ce point
l'appréciation du recourant à celle des premiers juges, d'autant que ces
derniers ont nié un caractère invalidant aux douleurs en rappelant que seuls
deux critères parmi les quatre précités ont pu être retenus. A cet égard, la
reconnaissance du premier des quatre critères par le tribunal cantonal ne
convainc pas, car la seule présence d'un symptôme induisant un trouble
somatoforme douloureux (singulièrement un syndrome fibromyalgique, dont le
docteur G.________, spécialiste en rhumatologie et en médecine interne, a fait
état dans un rapport du 14 juillet 2005), ne permet pas encore d'admettre
l'existence d'une affection corporelle chronique ou d'un processus maladif. Il
en va de même du critère du profit primaire tiré de la maladie que les premiers
juges ont aussi retenu, car celui-ci suppose un contexte psychodynamique qui
n'est pas réalisé. On ajoutera qu'à la lecture du rapport psychiatrique du 21
juin 2006 dont l'office intimé disposait, la solution retenue dans la décision
du 19 février 2007 se concilie avec les principes jurisprudentiels applicables
en matière de troubles somatoformes douloureux. Quant à l'incidence du second
rapport de l'Hôpital X.________ du 17 juillet 2007 sur l'issue du litige,
l'opinion des premiers juges est pertinente et il peut y être renvoyé."

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, l’assicurata ha beneficiato di una mezza rendita d’invalidità a
partire dal 1° dicembre 2000, in quanto affetta, come risultava dal rapporto
medico del 18 febbraio 2000 del Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e
malattie reumatiche, da:

 

“Oligo-poli(teno)sinovite/artrite
di origine X con manifestazioni di tipo
reumatismo palindromico (dal 1996): st.d.sinovite alle caviglia, tarso e
metatarsofalangea a sinistra, polsi, AIFP2 e 4 e MCF4 a destra (04/99),
St.d.borsite olecrani a destra, sinovite delle spalle (regione subacromiale),
st.d.epicondiliti accompagnatorie e dolori sterno costali bassi a sinistra,
cisti achillea a sinistra regredita (21.08.1998), attuale sinovite al polso
sinistro > destro e >MCF 3 e 5 a destra, esacerbazioni perimestruali:

DD: autoimmunopatia, probabilmente Lupus (ANA e
anti DNA positivizzati 10/99, tendenza leucopenica )/urticaria-vasculitis: 

-         
Acrocianosi delle mani

-         
Linfonodi ascellari bilaterali dolorosi,
pregressa tumefazione presternocledomastoidea/sovraclavicolare a sinistra
(sonografia negativa), inserzionite sternocleidonastoidea sinistra, st.d.
dolori palpatori alla milza senza splenomegalia 

-         
Nodulo sottocutaneo distale esterno alla gamba
destra, stato dopo nodosità pretibiale sinistra dd: pannicolosi/-ite/nodulo
reumatoide 

-         
Disturbi fibromialgici accompagnatori
intercorrenti: 

-         
Stato dopo trattamento di base con Salazopirina
dal 06/98 al 07/98 e Plaquenil dal 08/98 al 09/98, sospesi per intolleranza
cutanea 

 

Atopia, liberazione inappropriata di istamina, st.d.urticaria
ed episodi asmatici 

 

Carenza di Acido Folico sostituita. 

 

Ernia iatale assiale con malattia da riflusso
gastroesofageo, antrite  (gastroscopia 05.05.1999), stato dopo HP+, ora – 

 

Disturbi neurovegetativi in paziente emotiva,
colon spastico 

 

Stato dopo colecistectomia per colecistite
cronica (11/95) 

 

Stato dopo aritmia nel 1988 

 

Stato dopo reumatismo postinfluenzale 1965 

 

Stato dopo tonsillectomia” (doc. AI 4-1/2).

 

                                         Il medico
curante aveva ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 100% dal 18 giugno
1998 al 19 ottobre 1998, al 50% dal 20 ottobre 1998 al 31 marzo 1999, al 25%
dal 1° aprile 1999 al 30 novembre 1999, al 50% dal 1° dicembre 1999 al 18
gennaio 2000 e al 40% dal 19 gennaio 2000 (doc. AI 5-1), e poi al 50% dal 13
novembre 2000 (doc. AI 16-3).

 

                                         In sede
di inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
del 6 luglio 2001 l'assistente sociale aveva stabilito una limitazione complessiva
del 61% (doc. AI 14-7).

 

                                         Sulla
base di queste conclusioni, l’Ufficio AI, con decisione del 14 novembre 2001,
aveva attribuito all’assicurata una mezza rendita d’invalidità dal 1° dicembre
2000 (doc. AI 18-1).

 

                                         Avviata
nel mese di agosto 2006 una procedura di revisione l’UAI, sulla base delle
conclusioni della perizia SAM del 21 dicembre 2007 e dopo aver considerato RI 1
salariata al 100%, l’aveva ritenuta abile al lavoro al 60% nell’attività di venditrice,
e all’80% in attività adeguate.  L’amministrazione ha così soppresso la mezza
rendita AI erogata all’assicurata non essendo piu pensionabile il grado
d’invalidità (28%).

 

                               2.9.   Al
considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono,
all’epoca, l’assegnazione all’assicurata, a partire dal 1° dicembre 2000, di
una mezza rendita di invalidità, (decisione del 14 novembre 2001, cresciuta
incontestata in giudicato).

                                         In tale
contesto, va rilevato che il TCA deve situarsi al mese di dicembre 2009
(momento in cui è stata emanata la decisione impugnata) e valutare se, nel
frattempo (dal 14 novembre 2001 al 28 dicembre 2009), le condizioni di salute
dell’assicurata sono rimaste tali da giustificare un grado di invalidità del 61%,
con conseguente attribuzione di una mezza rendita di invalidità o se vi è
stato, al contrario, un miglioramento delle stesse giustificante la
soppressione della rendita a lei attribuita.

 

                             2.10.   Secondo la
giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF
133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza
di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo di incidere
notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, come nel caso di nuova
domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame
materiale del diritto alla rendita.

                                         Nel caso concreto si
tratta quindi della decisione del 14 novembre 2001.

                                         Questa decisione è stata
presa fondandosi, per quanto riguarda l’aspetto medico, sui rapporti del medico
curante, Dr. __________, spec. FMH in malattie reumatiche (doc. AI 4-1; 5-1).

                                         Si tratta quindi di
verificare se, da allora, è intervenuto un importante cambiamento.

                                         

                             2.11.   L’UAI,
nell’ambito della revisione avviata nel mese di agosto 2006, ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare (doc. AI 41-1; 42-1).

                                         In tale
ambito, i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr.ssa __________),
quella reumatologica (Dr. __________e infine quella cardiologica (Dr. __________).

 

                                         Dal
profilo della patologia psichiatrica, la Dr.ssa __________, medico chirurgo,
specialista in psichiatria, nel referto del 14 ottobre 2007, dopo aver
illustrato l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e lo stato psichico, ha
posto la diagnosi di “Sindrome mista ansioso‑depressiva (ICD 10,F 41.2). Vaghi contenuti, non ben strutturati di ansia situazionale”.

 

                                         La
specialista ha, quindi, concluso come segue:

 

" 
(…)

5 CONCLUSIONI:

 

La signora ha avuto una vita difficile ma,
nonostante l'espressione di un disagio emotivo a impronta mista ansioso‑depressiva,
ella si mostra complessivamente capace di reagire, di risignificare anche con
l'aiuto del Dr __________, di motivarsi a una cura che è per lei sinonimo di
possibilità di procedere, di vivere e non solo di sopravvivere.

Il disagio espresso dall'assicurata non ha
ripercussioni sulla capacità lavorativa, motivo per cui ella appare capace
lavorativamente per i solo motivi di interesse psichiatrico al 100%.

 

6 Influenza della diagnosi psichiatrica sulla
capacità di lavoro nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a?

 

Vedi "conclusioni"

 

7 Evoluzione dello stato di salute
dell'assicurato/a dal punto di vista psichiatrico e prognosi a medio‑lungo
termine.

 

Progressivamente più capace di comprendersi e di
usare il suo insight per procedere e sostenersi nei fatti di vita.

 

8 Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Vedi conclusioni. 

 

9 Possibilità terapeutiche per migliorare la
capacità lavorativa dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti
sulla capacità lavorativa?

 

Nessuna

 

10 Ritiene possibile effettuare provvedimenti
di integrazione professionale presso questo assicurato? Descrivere le residue
risorse

 

Non li ritengo utili al momento.

 

11 Ritiene che l'assicurato sia capace di
svolgere altre attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali della capacità
lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento)

 

Ritengo che il soggetto sia in grado di
effettuare l'ultima attività lavorativa svolta e tutte le altre attività
teoricamente esigibili, compatibili con livello culturale, età, quadro fisico e
attitudini personali nella percentuale del 100%. Abile al 100% anche
nell'attività di casalinga” (doc. AI 45-43+44).

 

                                         Dal
profilo della patologia neurologica, il Dr. __________, spec. FMH in
neurologia, nella perizia datata 16 ottobre 2007, ha illustrato l’anamnesi, lo stato neurologico e posto la diagnosi di “Emicrania senza aura”.

 

                                         Il
Dr. __________ ha così risposto alle domande dell’Ufficio AI:

 

" 
(…)

2.Influenza di queste ultime sulla capacità
lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se
possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

 

Dal punto di vista neurologico non vi è
diminuzione della capacità lavorativa.

 

3.Descrivere l'evoluzione dello stato di
salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle
problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio lungo termine.

Vedi anamnesi.

 

4.Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

Non vi è diminuzione della capacità lavorativa
dal punto di vista neurologico.

 

5.Possibilità terapeutiche per migliorare la
capacità lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla
capacità lavorativa?

Qualora le cefalee dovessero divenire più
frequenti si potrà tentare con una cura profilattica per l'emicrania,
attualmente non indicata.

 

6.Ritiene possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione professionale presso quest'A.? Descrivere le risorse di cui
l'assicurato/a ancora dispone.

Sì, senza limitazioni dal punto di vista
neurologico.

 

7.Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di
svolgere altre attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali e la capacità
lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).

Sì, senza limitazioni dal punto di vista
neurologico.

 

8.Per assicurati di sesso femminile: in che
misura l'A. può svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti
funzionali).

In misura completa (doc. AI 45-39+40).

 

                                         Dal
profilo della patologia cardiologica, il Dr. __________, Capo-Servizio di cardiologia
ed angiologia all’Ospedale Regionale di __________, nel rapporto peritale del
29 ottobre 2007, ha posto la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

Valutazione:

 

1. Diagnosi dal punto di vista cardiologico.

 

1. Dolori toracici di origine verosimilmente
muscolo‑scheletrica. 

2. Episodi di malesseri verosimilmente legati a
crisi di panico/               iperventilazione. 

3. Vertigini di causa non cardiaca

 

(…)

 

2. Influenza delle patologie cardiocircolatorie
sulla capacità lavorativa nell’attività da ultimo svolta dell’A.

 

L’A. è di formazione venditrice ma in effetti
riveste il ruolo di casalinga. Dal lato strettamente cardiocircolatorio non vi
sono limitazioni allo svolgimento dell’attività di casalinga che è possibile
pertanto al 100%.

 

3. Descrivere l'evoluzione dello stato di
salute dell'A. dal punto di vista cardiologico riguardo alle problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio‑lungo termine.

 

Per quanto riguarda l'evoluzione vedi sotto punto
1. Sulla base dei dati attuali la prognosi cardiocircolatoria a medio‑lungo
termine è buona.

 

4.Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa, quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Dal lato cardiovascolare non si giustifica allo
stato attuale una diminuzione della capacità nell'attività di casalinga.
Funzionalmente non si sono constatate limitazioni con in particolare una
capacità da sforzo su cicloergometro oggettivamente normale.

 

5.Possibilità terapeutiche per migliorare la
capacità lavorativa e che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa?

 

Dal lato cardiocircolatorio la capacità
lavorativa nell'attività di casalinga è già del 100%. Dal lato invece medico‑cardiologico
come ho suggerito al punto 1. farei ancora una scintigrafia miocardica per
confermare l'assenza di ischemia e pertanto rassicurate definitivamente la
paziente riguardo i dolori toracici nonché un monitoraggio del ritmo cardiaco
durante uno degli episodi di malessere per confermare l'assenza di aritmie
quali cause di detti malesseri. Sulla base dei dati attuali la probabilità di
una malattia coronarica risulta bassa come pure bassa risulta la probabilità di
una tachiaritmia all'origine dei malesseri (vedi discussione al punto 1.). Se
queste indagini mostrassero invece degli elementi patologici nel senso o di
un'ischemia miocardica o di un'aritmia allora la situazione andrebbe rivalutata
sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico.

 

6.Ritiene possibile effettuare provvedimenti
di integrazione professionale presso questa A., descrivere le risorse di cui
l’A. ancora dispone.

 

È possibile effettuare provvedimenti di
integrazione professionale. Allo stato attuale l'A. dispone di risorse per lo
svolgimento di attività professionali con sforzi fisici di grado leggero a
moderato, senza attività pericolose e senza guida professionale.

 

7.Ritiene che l'assicurato sia in grado di
svolgere altre attività se si descrivere i limiti funzionali e la capacità
lavorativa in tale attività adatta.

 

Dal punto di vista cardiocircolatorio
l'assicurata è in grado di svolgere altre attività. Allo stato attuale è da
considerarsi idonea allo svolgimento di attività professionali con impegno
fisico leggero a moderato e questo anche al 100%. Per attività professionali
che richiedono invece sforzi fisici pesanti, prima di giudicarla idonea, è necessario
come suggerito al punto 1. confermare l'assenza di ischemia miocardica per
esempio tramite scintigrafia da sforzo e stabilire l'assenza di aritmie all'origine
dei malesseri presentati. Stesse restrizioni si pongono per attività
prevalentemente pericolose dove servirebbe confermare l'assenza di ischemia
miocardica e l'assenza di aritmia all'origine dei malesseri. Per la guida
professionale sarebbe pure da escludere delle aritmie all'origine dei malesseri
prima di renderla idonea. Da notare comunque che sia per attività pericolose
che per guida professionale le vertigini ricorrenti legate ai cambiamenti di
posizione della testa che presenta sono in ogni caso un fattore di non
idoneità.

 

8. Per A. di sesso femminile in che misura
l'A. può svolgere l'attività di casalinga ?

 

Come menzionato al punto 2. allo stato attuale
non vi sono limitazioni dal lato cardiaco allo svolgimento dell'attività di
casalinga.

 

In conclusione allo stato attuale la paziente non
presenta un'affezione cardiaca manifesta ma dei disturbi legati verosimilmente
ad un'origine muscolo‑schelettricatoracica e gli episodi di malessere
verosimilmente di tipo iperventilazione/panico. Ho suggerito di completare le
indagini cardiache tramite scintigrafia miocardica (confermare l'assenza di
ischemia miocardica) e monitoraggio del ritmo cardiaco durante un episodio di
malessere (confermare l'assenza di aritmie). Indipendentemente da questo
complemento di indagini, per l'attività di casalinga allo stato attuale va
considerata dal lato cardiologico abile al 100%. Altresì abile al 100% sarebbe
teoricamente per attività professionali con impegno fisico leggero a moderato.
Se fosse contemplata un'attività professionale con impegno fisico pesante o
attività pericolose o guida professionale sarebbe invece necessario confermare
l'assenza di ischemia miocardica e l'assenza di aritmie come ho precedentemente
suggerito.

 

                                         Dal
profilo della patologia reumatologica, il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia
e riabilitazione, nella perizia del 7 novembre 2007, dopo aver illustrato
l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e quelli oggettivi, ha posto la
diagnosi di 

                                         “-
fibromialgia. - oligo politenosinovite, artrite di origine non classificabile a
carattere intercorrente”.

 

                                         Il
Dr. __________ ha quindi esposto le seguenti considerazioni:

 

                                         “(…)

5. Grado di capacità di lavoro in % nell'esercizio
dell'attività lucrativa o dell'attività abituale svolta prima dell'insorgenza
del danno alla salute

 

Si tratta di una paziente che beneficia di una
rendita d'invalidità al 50% per un'incapacità lavorativa nell'attività
professionale svolta fino ad ora di casalinga del 61 % determinata a partire
dal 1.12.2000. La situazione è da considerarsi sostanzialmente stabile secondo
la valutazione del Dr. __________ che ha in cura la paziente, come riferito nei
suoi rapporti per l'assicurazione invalidità in particolar modo in data
06.09.2006. La paziente ha presentato a partire dall'anno 1995 dei dolori
articolari e tendinotici associati anche a dei gonfiori a carattere
altalenante. Una diagnosi precisa non ha potuto essere posta fino al momento
attuale. Gli accertamenti immunologici hanno dimostrato unicamente un rialzo
dei anticorpi antinucleari. Per questo motivo il collega reumatologo dr.med.__________
aveva posto il sospetto di una forma lupica. La malattia reumatica
infiammatoria ha mostrato in ogni caso un'evoluzione da considerarsi molto
favorevole. Alla visita attuale non si hanno reperti clinici né per una
sinovite né per una forma di artrite né per deformazioni articolari dettate da
una malattia reumatica infiammatoria sistemica. Le indagini radiologiche da me
effettuate a livello delle mani non mostrano patologie di tipo erosivo. Non vi
sono neanche alterazioni significative di tipo degenerativo. Il decorso è stato
caratterizzato dal subentrare di una sindrome dolorosa cronica che ha
sopraffatto la problematica infiammatoria. Questo soprattutto per quanto
riguarda la sintomatologia dolorosa accusata dalla paziente. Si tratta di una
problematica di reumatismo delle parti molli con tendenza alla
generalizzazione, nonché allo sviluppo di una sindrome somatoforme con
manifestazione clinica a carattere fibromialgico. Anche l'incremento dei
disturbi in relazione con il ciclo mestruale e la buona risposta ad una terapia
ormonale parla per questa diagnosi. Attualmente sono presenti clinicamente
tutti i tender points necessari per questa diagnosi. La paziente ha presentato
nel decorso anche diversi disturbi funzionali. Vi sono inoltre disturbi del
sonno, una cefalea piuttosto cronica, una stanchezza cronica, un affaticamento
rapido che ben si associano ad una malattia a carattere fibromialgico. A questo
proposito è da segnalare anche il fatto che la paziente è in cura psichiatrica
per una problematica depressiva e trae un giovamento dalle terapie
psichiatriche instaurate in particolar modo dalla ipnosi con riduzione dei
dolori e dei gonfiori. L'evoluzione di queste patologie è quindi da rivalutare
nel senso di un incremento della sintomatologia dolorosa con predominanza
durante il periodo del ciclo mestruale riferibile ad una manifestazione
fibromialgica, mentre le problematiche infiammatorie articolari sono andate
preogredientemente scemando e non hanno portato in ogni caso ad alterazioni
cliniche e radiologiche.

Le limitazioni funzionali sono quindi dettate
principalmente dalla sintomatologia dolorosa fibromialgica e non da alterazioni
infiammatorie articolari o perarticolari rilevanti.

 

Vi sono limitazioni nello svolgere attività
lavorative pesanti in particolar modo utilizzando le braccia e le mani con
lavori ripetitivi e monotoni, soprattutto se eseguiti contro resistenza.
Limitazioni anche nello svolgere attività prevalentemente in piedi, nell'alzare
dei pesi o nel mantenere delle posizioni statiche con la colonna vertebrale.

 

Tenendo in considerazione le patologie di cui la
paziente soffre, il decorso della malattia e le limitazioni che ne derivano,
ritengo che nell'attività svolta finora di casalinga essa presenti
un'incapacità lavorativa del 40%. Tenendo conto anche del fatto che si tratta
attualmente di un'economia domestica di due persone. Oltre alla paziente vi è
ancora un figlio adulto che vive con lei e può quindi aiutarla nei lavori più
pesanti. Per l'attività di amministratrice la paziente è abile al lavoro al
100%. In un'attività lavorativa adatta, che tenga in considerazione le
limitazioni sopra elencate, la paziente presenta un'incapacità lavorativa del
20% da riferire ad una riduzione della redditività e alla necessità a seconda
dei dolori di pause prolungate (doc. AI 45-36+37).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale 21 dicembre 2007 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Fibromialgia. Oligo
politenosinovite, artrite di origine non classificabile a carattere
intercorrente”.

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Emicrania senza aura. Dolori toracici di origine verosimilmente
muscolo-scheletrica. Episodi di malesseri verosimilmente legati a crisi di
panico/iperventilazione. Vertigini di causa non cardiaca. Sindrome mista
ansioso-depressiva (ICD 10, F 41.2). Vaghi contenuti, non ben strutturati di
ansia situazionale” (doc. AI 45-16/17)

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 60% sia quale casalinga
che nella precedente attività di venditrice, mentre in un’attività lavorativa
adeguata l’abilità è dell’80% (doc. AI 45-21/22).

 

                                         In sede
di osservazioni al progetto di decisione del 15 luglio 2009, l’Ufficio AI ha
predisposto un ulteriore accertamento medico presso il Dr. __________, il quale
nella perizia del 10 novembre 2009 ha illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi,
quelli oggettivi e posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

                                         “(…)

4. Diagnosi reumatologiche

 

4.1 Con ripercussione sulla capacità
lavorativa

 

- Oligo‑politenosinovite, artrite di
origine non classificabile a carattere intercorrente.

 

4.2 Senza ripercussione sulla capacità
lavorativa

 

- Fibromialgia.

 

5. Grado di capacità di lavoro in %
nell'esercizio dell'attività lucrativa o dell'attività abituale svolta prima
dell'insorgenza dei danno alla salute

 

Ho rivisto la vostra summenzionata assicurata a
distanza di 2 anni dalla mia prima valutazione, che si rifà al 16.10.2007. Il
decorso è stato caratterizzato da un incremento della sintomatologia dolorosa
in generale e dal manifestarsi di episodi particolarmente dolorosi, secondo la
paziente associati a dei gonfiori e a delle sinoviti sempre più intensi in
questi ultimi due anni. Si riscontra poi, nell'anamnesi, anche una problematica
di disturbi gastro‑intestinali, che durante questi ultimi due anni sono
stati indagati con diagnosi di un colon spastico.

 

L'evoluzione è quindi tipica per un quadro a
carattere fibromialgico. Dal punto di vista clinico la paziente presenta tutti
i tender points per questa diagnosi. Per quanto riguarda la malattia reumatica
infiammatoria, in questi due anni non si sono evidenziate delle alterazioni
significative. In particolare non vi sono sinoviti croniche o versamenti
articolari da essere punzionati. All'esame clinico attuale la paziente non
presenta nessuna sinovite. Essa segnala un gonfiore diffuso alle mani, ma a
questo livello il perito non riscontra nessun reperto per una sinovite
attualmente in atto. Dal punto di vista radiologico non ho evidenziato nessun
segno di tipo erosivo o distruttivo articolare alle mani. La funzionalità delle
articolazioni è mantenuta. Prevale la problematica dolorosa. In questi due anni
il dr.med.__________, reumatologo, non ha ritenuto indicato trattare la
paziente con degli immunosopressivi o con delle terapie medicamentose di base,
che vengono introdotte nell'ambito di una malattia di tipo reumatico
infiammatorio o a carattere sistemico, agressiva e cronica. Attualmente la terapia
è quella di 1 past. di Algifor 400 forte (lbobrufene). Nel caso in cui i
disturbi sono particolarmente acuti, viene aumentata a 3 volte 1 past. al
giorno. Alle volte il dr. __________ inserisce anche dei corticosteroidi.
Assume inoltre dello Zaldiar 1 past. giornaliera, che comunque non sopporta
particolarmente bene. Dobbiamo quindi ritenere che questa malattia reumatica a
carattere infiammatorio non abbia provocato delle limitazioni funzionali
significative, delle distruzioni articolari, o delle lesioni all'apparato
muscolo‑scheletrico tali da giustificare delle sostanziali limitazioni
delle attività professionali. Si tratta di un'evoluzione e di un decorso, per
quanto riguarda una malattia reumatica infiammatoria a carattere sistemico
iniziata nel 1996, da considerare estremamente favorevole, blando e non
aggressivo. Per quanto riguarda la malattia fibromialgica, questa
sostanzialmente non è portatrice di limitazioni.

 

Tenendo quindi in considerazione questi reperti e
il decorso in questi ultimi 2 anni, ritengo che non vi sono delle modifiche per
quanto riguarda la mia valutazione dell'anno 2007. Ritengo pertanto la paziente
limitata in attività lavorative particolarmente pesanti, nelle quali debba
sottoporre le articolazioni a degli sforzi sostanziali. Vi sono delle
limitazioni ai movimenti ripetitivi con le braccia, oppure ai movimenti nei
quali deve inginocchiarsi o in attività nelle quali deve prevalentemente alzare
pesi significativi o lavorare in posizioni non ergonomiche per la colonna
vertebrale. In questo senso la ritengo, come nell'anno 2007, inabile al lavoro
per quanto riguarda l'attività svolta di casalinga al 40%. Per quanto riguarda
un'attività lavorativa come quella di venditrice, pure nella forma del 40%. Per
quanto riguarda un'attività lavorativa adatta, che tenga in considerazione le
limitazioni sopraelencate e da considerare leggera, in particolare che non
sottoponga le articolazioni delle estremità superiori ed inferiori a dei
carichi particolari o a dei movimenti ripetitivi e continui, nella forma del
20% Questo tenendo in considerazione una diminuita redditività sul posto di
lavoro e la necessità di pause prolungate.

 

Per quanto riguarda l'attività di amministratrice
di un immobile, la paziente è abile nella forma completa.

 

6. Possibilità di miglioramento delle
condizioni di salute

 

Non penso che si possano ottenere dei
miglioramenti sostanziali della sintomatologia dolorosa e quindi dei disturbi
che la paziente accusa. Le terapie medicamentose attualmente in atto sono
sufficienti per controllare la malattia infiammatoria, come peraltro dimostrato
dal decorso. (doc. AI 59-6+7+8).

 

                             2.12.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la
denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05),
ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR
nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di
divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio
necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta
Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche,
la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia,
il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.13.   Nell’ambito della decisione del 14 novembre 2001
l’assicurata, all’epoca sposata con __________ e madre di due figli __________
(del 1979) e __________ (del 1982) era stata valutata come casalinga al 100%.
Dall’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
del 16 luglio 2001 emergeva che l’assicurata “è sempre stata attiva
unicamente come casalinga” (doc. AI 14-2).

 

                                         In data 15 dicembre 2006
l’Ufficio AI ha fatto richiesta all’assicurata di copia della sentenza di divorzio
e della convenzione alimentare stipulata. L’amministrazione ha quindi chiesto
all’assicurata se, in assenza del danno alla salute, avrebbe ripreso ad
esercitare un’attività lucrativa ed in che misura (doc. AI 30-1).

 

                                         Il rappresentante della
ricorrente con scritto del 4 gennaio 2007 ha inviato copia della documentazione richiesta e precisato che l’assicurata non percepisce alcun contributo
alimentare dal precedente marito e “in condizioni di salute normali essa
avrebbe sicuramente svolto un’attività lavorativa” (doc. AI 31-1).

 

                                         L’UAI
ha dunque rettamente considerato l’insorgente salariata al 100% e quest’ultima non
ha mai contestato tale circostanza (cfr. doc. I).

 

                             2.14.   Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo
stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione medica agli atti, questo TCA non può confermare l’operato
dell’amministrazione, in quanto la problematica reumatologica non è stata
chiarita in modo soddisfacente.

                                      

                          2.14.1.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
psichiatrico, grazie al consulto specialistico della Dr.ssa __________, medico
chirurgo, specialista in psichiatria, che nel referto del 14 ottobre 2007 ha diagnosticato una “Sindrome mista ansioso‑depressiva (ICD 10,F 41.2). Vaghi contenuti, non ben strutturati di ansia situazionale”. 

                                         La
specialista ha quindi ritenuto RI 1 in grado di effettuare l'ultima attività
lavorativa svolta e tutte le altre attività teoricamente esigibili, compatibili
con livello culturale, età, quadro fisico e attitudini personali nella
percentuale del 100% (doc. AI 45-43/44).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                           2.14.2   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame neurologico,
grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in neurologia,
il quale nella perizia del 16 ottobre 2007, ha posto la diagnosi di “Emicrania senza aura” e rilevato che dal punto di vista neurologico non vi è diminuzione
della capacità lavorativa (doc. AI 45-39/40).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                           2.14.3   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
cardiologico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________,
Capo-Servizio di cardiologia ed angiologia all’Ospedale Regionale di __________,
che nella perizia del 29 ottobre 2007, ha posto la diagnosi di “Dolori toracici di origine verosimilmente muscolo‑scheletrica. Episodi di malesseri
verosimilmente legati a crisi di panico/ iperventilazione. Vertigini di causa
non cardiaca” (doc. AI 45-25).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa secondo il Dr. __________ l’assicurata è
in grado di svolgere l’attività di casalinga e attività professionali con
impegno fisico leggero a moderato, in misura piena (100%).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                           2.14.4   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata quindi sottoposta ad un primo accurato
esame reumatologico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec.
FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale nel referto del 7 novembre 2007 ha posto la diagnosi di “fibromialgia e oligo-politenosinovite, artrite non classificabile a
carattere intercorrente”.

                                         

                                         Secondo
il perito la malattia reumatica infiammatoria ha mostrato un’evoluzione da
considerarsi molto favorevole e al momento della visita (del 16 ottobre 2007)
non vi erano reperti clinici né per una sinovite né per una forma di artrite né
per deformazioni articolari dettate da una malattia reumatica infiammatoria
sistemica. Il Dr. __________ ha quindi indicato che “Il decorso è stato
caratterizzato dal subentrare di una sindrome dolorosa cronica che ha
sopraffatto la problematica infiammatoria”. La sintomatologia dolorosa è
quindi da ricondurre ad una problematica di reumatismo delle parti molli con tendenza
alla generalizzazione, nonché allo sviluppo di una sindrome somatoforme con
manifestazione clinica a carattere fibromialgico  (doc. AI 45-36). 

 

                                         L'evoluzione
delle patologie di cui soffre l’assicurata è – secondo il perito - da
rivalutare “nel senso di un incremento della sintomatologia dolorosa con
predominanza durante il periodo del ciclo mestruale riferibile ad una
manifestazione fibromialgica, mentre le problematiche infiammatorie articolari
sono andate preogredientemente scemando e non hanno portato in ogni caso ad
alterazioni cliniche e radiologiche. Le limitazioni funzionali sono quindi
dettate principalmente dalla sintomatologia dolorosa fibromialgica e non da
alterazioni infiammatorie articolari o perarticolari rilevanti” (doc. AI
45-36).

 

                                         In merito
alla capacità lavorativa il Dr. __________ ha indicato che l’insorgente è abile
al lavoro al 100% nell’attività di amministratrice di immobili. Come casalinga
l’incapacità lavorativa è del 40%, mentre in un’attività adeguata è del 20%
(doc. AI 45-37).

 

                                         Nel
referto del 10 novembre 2009 il Dr. __________ ha invece posto la diagnosi con
ripercussione sulla capacità lavorativa di oligo-politenosinovite e artrite di
origine non classificabile a carattere intercorrente, mentre quale diagnosi senza
ripercussione sulla capacità lavorativa, quella di fibromialgia (doc. AI 59-6).

 

                                         Il medico
ha rilevato che l’evoluzione è tipica per un quadro a carattere  fibromialgico.
La malattia reumatica a carattere infiammatorio non ha provocato delle
limitazioni funzionali significative, delle distruzioni articolari o delle
lesioni dell’apparato muscolo-scheletrico tali da giustificare delle
sostanziali limitazioni delle attività professionali (doc. AI 59-7).

 

                                         La
malattia reumatica infiammatoria a carattere sistemico ha avuto un’evoluzione e
un decorso estremamente favorevole, blando e non aggressivo. Mentre la
fibromialgia non è portatrice di limitazioni (doc. AI 59-7).

 

                                         Il Dr. __________
non ha quindi riscontrato modifiche in relazione alla precedente valutazione del
2007 e ha fissato un’inabilità del 40% quale casalinga e in quella di
venditrice, mentre in attività adeguata l’inabilità del 20% (doc. AI 59-7).

 

                                         Sulla
base di questi referti l’UAI ha ritenuto l’assicurata abile all’80% in attività
adeguate e calcolato un grado d’invalidità del 28% giustificante la
soppressione della rendita in via di revisione (doc. AI 68-1).

 

                                         Il TCA ritiene
che non è possibile, senza procedere ad ulteriori accertamenti, concludere con
sufficiente tranquillità che lo stato di salute dell’assicurata abbia subìto un
miglioramento nel periodo che va dalla decisione del 14 novembre 2001 alla
decisione di revisione del 28 dicembre 2009.

 

                                         Nel
rapporto medico del 18 febbraio 2000 e in quello del 3 marzo 2000 del Dr. __________,
spec. FMH in medicina interna e malattie reumatiche, alla base della decisione
dell’UAI del 14 novembre 2001, era stata infatti posta una diagnosi in parte
sovrapponibile a quella del Dr. __________ (cfr. referti peritali del 7
novembre 2007 e del 10 novembre 2009, doc. AI 45-29; 59-1). 

                                         Il medico
curante aveva diagnosticato sia la patologia fibromialgica che l’oligo
politenosinovite (doc. AI 4-1).

 

                                         Nel
rapporto di decorso del 1° settembre 2006 il Dr. __________ ha quindi riferito
all’UAI che lo stato di salute era stazionario, che le diagnosi non erano state
modificate e che la situazione era globalmente stabile (doc. AI 26-1).

 

                                         Poi in
sede di osservazioni al progetto di decisione del 15 luglio 2009 il Dr. __________
si è così espresso:

 

“Così richiestomi
certifico che la paziente in epigrafe, che
conosco dal 1997, presenta ricorrenti poliartralgie in crisi algiche di alcuni
giorni con caratteristiche infiammatorie le quali, pure in assenza di spiccata
sindrome bioumorale infiammatoria (comunque VS variabili fra 5 e 23) e
nonostante le incostanti e discrete tumefazioni articolari, vista anche la
pregressa elevazione degli ANA (2005), evocano la possibilità di
oligo-/politenosinoviti/artriti ricorrenti nel contesto di autoimmunopatia
indifferenziata e/o di un reumatismo palindromico.

È pertanto verosimile che la paziente non abbia
presentato sinoviti durante la visita specialistica reumatologica effettuata a
livello peritale (SAM), benché negli ultimi tempi le crisi
infiammatorie/articolari si manifestino in modo ricorrente con frequenza
superiore sovrapponendosi a dolori cronici con caratteristiche somatoformi di
carattere fibromialgico noto.

Durante le crisi algiche la paziente è nettamente
limitata nell’esecuzione delle sue abituali attività.

Alla luce di quanto sopra e per correttezza,
prego di rivalutare la situazione in merito alla decisione di soppressione
completa della rendita” (doc. AI 54-3).

 

                                         Nella
perizia del 7 novembre 2007 il Dr. __________ ha riferito la valutazione del
Dr. __________: “La situazione è da considerarsi sostanzialmente stabile
secondo la valutazione del Dr. __________ che ha in cura la paziente” (doc.
AI 45-36). Il perito ha quindi esposto la propria valutazione evidenziando
l’incremento della sintomatologia dolorosa della patologia fibromialgica,
mentre le problematiche infiammatorie articolari “sono andate
preogredientemente scemando”. Le limitazioni funzionali sarebbero
quindi dettate principalmente dalla sintomatologia dolorosa fibromialgica e non
da alterazioni infiammatorie articolari o perarticolari rilevanti (doc. AI
45-36).

 

                                         Per
contro, nella perizia del 10 novembre 2009 il Dr. __________ ha indicato che la
patologia fibromialgica non è portatrice di limitazioni (doc. AI 59-7).

 

                                         In merito
alla capacità lavorativa residua il Dr. __________ ha indicato che RI 1 è
inabile come casalinga al 40%, mentre in un’attività adeguata l’inabilità è del
20% (doc. AI 45-37).

 

                                         Questa
valutazione è sovrapponibile a quella del medico curante del 3 marzo 2000
quando fissava un’incapacità al lavoro del 40% a partire dal 19 gennaio 2000
nell’attività di casalinga (doc. AI 5-1), poi aumentata al 50% dal 13 novembre
2000 (doc. AI 16-3).

 

                                         Tutto
ben considerato dunque questo Tribunale ritiene che, sulla sola base degli atti
di causa e senza gli ulteriori accertamenti medici necessari, l’Ufficio AI non
poteva concludere, con la sufficiente tranquillità, per un miglioramento dello
stato di salute dell’assicurata e, conseguentemente, sopprimere il diritto alla
mezza rendita.

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI
affinché appuri se effettivamente è subentrato un miglioramento dello stato di
salute da un punto di vista reumatologico.

 

                             2.15.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in S