# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 721077cc-54d6-5584-ac38-700fc2efa55a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.04.2025 D-2749/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2749-2024_2025-04-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2749/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Giulia Marelli;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…),  

B._______, nata il (…),  

C._______, nata il (…), 

D._______, nato il (…), 

Turchia,   

tutte patrocinate da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 23 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2749/2024 

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Visto: 

la domanda d'asilo che le interessate, madre e figli di cittadinanza turca ed 

etnia curda espatriati il (…), hanno presentato in Svizzera il 21 novembre 

2023,  

la domanda d'asilo altresì depositata in Svizzera il 24 marzo 2022 dal 

padre, espatriato in data (…), respinta dalla SEM con decisione del 7 

giugno 2023 e confermata su ricorso dal Tribunale amministrativo federale 

(in seguito: Tribunale o TAF) con decisione odierna D-3779/2023,  

il verbale dell’audizione del 10 aprile 2024,  

il parere del 22 aprile 2024 sulla bozza della Segreteria di Stato della 

migrazione (di seguito: SEM) trasmessa alla madre il 19 aprile 2024,  

la decisione del 23 aprile 2024, notificata lo stesso giorno, con cui la SEM 

ha negato la qualità di rifugiati ai richiedenti, ha respinto le loro domande 

d'asilo e pronunciato il loro allontanamento nonché l'esecuzione dello 

stesso, sospendendolo tuttavia fino, al più tardi, alla crescita in giudicato 

della decisione negativa inerente al marito,  

il ricorso inoltrato il 2 maggio 2024 al Tribunale (data d'entrata: 3 maggio 

2024), con cui i ricorrenti hanno concluso all'annullamento della decisione 

impugnata e alla concessione dell'ammissione provvisoria, in subordine, al 

rinvio degli atti all’autorità inferiore per nuovo esame delle allegazioni e 

complemento istruttorio nell’ambito della procedura ampliata e alla luce 

dell’esito della procedura ricorsuale del padre; essi hanno presentato 

altresì domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo 

/ parziale; protestate tasse e spese, 

gli ulteriori fatti e atti di causa che, se necessari, verranno ripresi nel 

prosieguo, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una 

decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi e art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c 

nonché 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la sentenza è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi), 

che nello specifico, il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti in virtù 

dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5); il 

Tribunale non è vincolato dai motivi addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA; 

DTAF 2014/1 consid. 2), 

che sotto il profilo formale, gli insorgenti fanno anzitutto valere un vizio di 

motivazione nella decisione impugnata, siccome l’autorità inferiore 

avrebbe formato il proprio convincimento dell’inverosimiglianza delle 

allegazioni secondo la “psicologia della testimonianza”, valida in ambito 

penale ma non in materia d'asilo,  

che a prescindere dai riferimenti alla succitata teoria (cfr. pag. 4 decisione 

impugnata), la valutazione della SEM si è basata sull'art. 7 LAsi e i criteri 

applicabili in materia, per cui questa censura si rivela infondata,  

che inoltre, la decisione della SEM – eccepita con il ricorso – di non 

smistare la pratica degli insorgenti alla procedura ampliata appare 

condivisibile, vista la semplicità del caso, le conclusioni d’inverosimiglianza 

delle allegazioni degli insorgenti e la rinuncia – approvabile per i motivi di 

cui sotto – a effettuare ulteriori chiarimenti della fattispecie,  

che l’assegnazione alla procedura ampliata non era nemmeno giustificata 

dalla procedura d’asilo del marito, avendo la SEM infatti sospeso 

l’allontanamento degli interessati fino alla crescita in giudicato della 

decisione negativa inerente al marito, 

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che frattanto i ricorrenti hanno inoltre potuto alloggiare presso il marito 

rispettivamente padre, in rispetto al principio dell’unità della famiglia e degli 

interessi dei fanciulli, inizialmente in virtù dell’autorizzazione temporanea 

giusta la decisione del (…) (cfr. atto SEM n. […]-24/2) – autorizzazione 

peraltro in seguito rifiutata dalla madre, che già il (…) era ritornata al Centro 

federale d’asilo (CFA) di E._______ (cfr. atto SEM n. 25/1) – e 

successivamente, una volta trascorso il tempo massimo di soggiorno al 

CFA, in base alla decisione di ripartizione al Cantone del (…) (cfr. atto SEM 

n. 37/2), 

che, posto quanto sopra e contrariamente a quanto sostenuto dagli 

insorgenti, dal trattamento della loro pratica in procedura celere non è 

riscontrabile un accertamento inesatto o incompleto dei fatti e non s’impone 

dunque un rinvio degli atti all’autorità inferiore per nuovo esame e 

complemento istruttorio nell’ambito della procedura ampliata e alla luce 

dell’esito della procedura ricorsuale del marito, come da loro richiesto in 

via subordinata,  

che, per quanto concerne il merito del ricorso, va anzitutto delimitato 

l’oggetto del litigio, 

che, secondo giurisprudenza e dottrina, l’oggetto del litigio nei 

procedimenti ricorsuali è determinato esclusivamente dalle parti in ragione 

del principio dispositivo (cfr. ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX 

UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a ed. 2010, n. 1620; PIERRE 

TSCHANNEN/ULRICH ZIMMERLI/MARKUS MÜLLER, Allgemeines 

Verwaltungsrecht, 3a ed. 2009, § 30 n. 19; sentenza del TAF E-3996/2024 

del 29 agosto 2024 consid. 3); che tale principio prevede che le autorità di 

giustizia amministrativa non possano aggiudicare a una parte né più di 

quanto essa abbia domandato, né altra cosa, né meno di quanto sia stato 

riconosciuto dalla controparte (cfr. sentenza del Tribunale federale [TF] 

2C_124/2013 del 25 novembre 2013 consid. 2.2.4); che l’oggetto del litigio 

è determinato dalle domande di giudizio e dai motivi di ricorso (cfr. ATF 

136 V 268 consid. 4.5); che, qualora la formulazione delle domande di 

giudizio non fornisca una certezza conclusiva sull’entità dei punti 

controversi, la presunta intenzione del ricorrente va dedotta dai motivi di 

ricorso (cfr. ATF 137 II 313 consid. 1.3); che, al fine di determinare l’oggetto 

del litigio, le rilevanti richieste di giudizio non devono essere interpretate 

secondo la loro formulazione eventualmente imprecisa o non tecnica, ma 

secondo il loro significato effettivo riconoscibile (cfr. THOMAS FLÜCKIGER in: 

Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz [VwVG] 

Waldmann/Krauskopf [ed.], 3a ed., 2023, ad art. 7, n. 19), 

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che il ricorso, inoltrato dal rappresentante legale, non contiene un’esplicita 

domanda di giudizio volta alla concessione dell’asilo e al riconoscimento 

della qualità di rifugiato, come neppure alcuna motivazione in tal senso (cfr. 

nello stesso senso la sentenza del TAF D-6380/2023 del 21 marzo 2024 

consid. 6); che il Tribunale si esime pertanto dall’analizzare tali elementi e 

si limita unicamente a determinarsi in merito alla conclusione ricorsuale 

volta alla concessione dell’ammissione provvisoria, 

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione, 

tenendo conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che, nello specifico, i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro 

allontanamento dalla Svizzera (cfr. art. 14 cpv. 1 seg. e 44 LAsi nonché 

art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 

agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4), 

che secondo gli insorgenti, visto il loro particolare profilo di rischio, al pari 

del marito e padre, come pure dell’attuale situazione nel loro Paese 

d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe inammissibile e 

inesigibile,  

che per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della 

legge federale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 

(LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), 

ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2); in caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI), 

che nessuno può essere costretto in alcun modo a recarsi in un Paese 

dove la sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate 

per uno dei motivi menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe 

d'essere costretto a recarsi in un Paese di tal genere (art. 5 LAsi); che il 

principio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è 

stata riconosciuta la qualità di rifugiato; che il Tribunale deve pertanto 

esaminare se i ricorrenti possiedono la qualità di rifugiati, 

che la ricorrente principale ha dichiarato di essere espatriata a causa di 

motivi politici inerenti suo marito; infatti, dopo l’espatrio di quest’ultimo 

avrebbe subìto anch’ella minacce, violenza psicologica e pressioni da 

parte dello Stato turco, e, come già avvenuto in precedenza, avrebbe 

subìto delle incursioni al proprio domicilio da parte delle autorità di polizia 

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che cercavano il marito; ciò detto, in caso di rinvio, teme per la propria 

salute psichica e quella dei figli (cfr. atto SEM n. 28/17, D83 seg., D88 

segg., D134 seg.), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato, la qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che nel caso connesso D-3779/2023 inerente al marito rispettivamente 

padre dei ricorrenti, il Tribunale ha concluso all’inverosimiglianza e 

all’irrilevanza delle sue allegazioni in termini d’asilo,  

che riguardo alle dichiarazioni della ricorrente afferenti alle asserite 

incursioni e alle presunte pressioni psicologiche, rinviando alle 

considerazioni nella decisione impugnata (cfr. pag. 4-6 della stessa) va 

ritenuto che queste difettano parimenti di una sufficiente motivazione e non 

possono dunque essere ritenute verosimili, 

che le argomentazioni nel ricorso a dimostrazione che l’insorgente avrebbe 

dettagliatamente descritto gli eventi vissuti (cfr. pag. 4 seg. dello stesso), 

non sono in grado di mettere in discussione la conclusione 

d’inverosimiglianza dei motivi d’asilo addotti,   

che inoltre, nella sentenza odierna D-3779/2023 concernente il marito 

rispettivamente padre sono state evidenziate delle contraddizioni tra il 

racconto di quest’ultimo e quello della qui moglie ricorrente (cfr. anche 

pag. 5 della decisione impugnata),  

che l’agire della ricorrente risulta oltretutto incompatibile con l’esperienza 

generale della vita e della logica, essendo ella espatriata per i motivi politici 

del marito senza tuttavia sapere nulla circa le presunte procedure penali in 

corso nei confronti dello stesso, pur considerato che sia asseritamente 

l’avvocato di quest’ultimo a occuparsi di esse (cfr. atto SEM n. 28/17, D109 

segg.),  

che nemmeno il fatto di essere immigrata illegalmente in Svizzera con le 

sue due bambine (cfr. atto SEM n. 28/17, D70 segg.) è atto a dimostrare 

un pericolo incombente in patria,  

che pertanto, non vi sono elementi a corroborazione del timore di una 

persecuzione originaria o riflessa nei confronti della ricorrente, 

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che ferme queste premesse, ai ricorrenti non può essere riconosciuta la 

qualità di rifugiati; che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto 

essere conforme all’art. 5 LAsi, 

che non vi sono inoltre motivi per ritenere che il rinvio degli insorgenti vìoli 

l’invocato art. 3 CEDU,  

che inoltre, vista l’inverosimiglianza delle allegazioni, contrariamente alle 

argomentazioni nel ricorso, la sola appartenenza al Partito Democratico dei 

Popoli (HDP) del marito rispettivamente padre degli insorgenti non 

giustifica l’esame di un’alternativa di protezione interna (cfr. ricorso, 

pag. 9),   

che riguardo all’esigibilità del rinvio, va notato che in Turchia non vige un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata ai sensi 

dell'art. 83 cpv. 4 LStrl riguardante l'integralità del territorio, neppure per gli 

appartenenti all'etnia curda (cfr. sentenza del TAF D-6512/2023 del 29 

luglio 2024 consid. 6.3.2 con riferimenti), 

che il 6 febbraio 2023 il sud-est della Turchia è stato interessato da forti 

terremoti che hanno causato migliaia di morti e distrutto buona parte delle 

infrastrutture; il Presidente turco ha quindi proclamato lo stato d'emergenza 

per le undici province toccate – tra cui quella da cui provengono i ricorrenti 

(F._______) –, poi revocato il 9 maggio 2023; che, posta l'attuale situazione 

nelle province colpite dai terremoti, l'esigibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento in tali regioni deve essere esaminata in modo 

individuale (cfr. sentenza del TAF E-1308/2023 del 19 marzo 2024 

consid. 11.2.7 e 11.3.1 [sentenza di riferimento]),  

che i ricorrenti sono in buona salute (cfr. atto SEM n. 28/17, D7; rapporti 

medici F2 del 19 dicembre 2023, 8 e 15 gennaio 2024, 25 marzo 2024, 16, 

22 e 23 aprile 2024 [atti SEM n. 20/2; 21/2; 22/2 risp. 23/2; 26/2, 29/2, 35/2 

e 36/2]) e possono contare sul loro marito rispettivamente padre (anch’egli 

soggetto a rinvio in Turchia), che prima del suo espatrio aveva già 

provveduto al loro sostentamento, nonché su una vasta rete familiare con 

cui hanno buoni contatti (cfr. atto SEM n. 28/17, D42, D47, D50, D62 

segg.); che un rinvio appare pertanto ragionevolmente esigibile,  

che contrariamente all’argomentazione ricorsuale (cfr. ricorso, pag. 9) e 

come rettamente constatato anche dalla SEM, alla luce della libertà di 

domicilio presente in Turchia, sussiste inoltre la possibilità di un'alternativa 

interna di domicilio di loro scelta, che nello specifico, non risultano 

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impedimenti sotto l'aspetto della possibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

che non risultano dunque impedimenti all'esecuzione dell'allontanamento,  

che alla luce di quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il 

ricorso va respinto,  

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno 

poste a carico dei ricorrenti soccombenti in causa (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che visto che le richieste di giudizio risultavano d'acchito sprovviste di 

possibilità di esito favorevole, non v'è luogo di accogliere la domanda di 

assistenza giudiziaria, 

che questa decisione non può essere impugnata mediante ricorso in 

materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF) ed è pertanto definitiva, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: