# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cb825020-0da9-5d93-96a0-c85de70c4758
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.09.2006 32.2005.147
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-147_2006-09-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.147

   

  FS/td

  	
  Lugano

  14 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 luglio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il
12 ottobre 2004, RI 1, classe __________, precedentemente attiva quale addetta
pulizia verdura e ausiliaria di vendita presso la ditta __________, ha presentato
una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “depressione,
angoscia, attacco di panico e dolori muscolari generalizzati” (doc. AI 3/1-7).

 

                                         Disposti
i necessari accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia multidisciplinare
a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM),
l’Ufficio AI con decisione 18 maggio 2005 ha negato all’assicurata il diritto a
una rendita essendo il grado d’invalidità inferiore al 40% (doc. AI 16/1-2).

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata – che producendo ulteriore
documentazione ha sostenuto che il suo stato psichico e fisico è incompatibile
con lo svolgimento di un’attività lavorativa – l’Ufficio AI con decisione su opposizione
14 luglio 2005 ha confermato la precedente decisione e, in particolare, ha
puntualizzato che:

 

"  (…)

3.   Nella fattispecie, l’opponente ha dissentito
segnatamente dalle osservazioni e conclusioni medico-peritali addotte dal SAM,
ponendo l’accento sull’influsso negativo esercitato dalla patologia
psichiatrica a livello di capacità di lavoro, rilevando altresì la presenza di
una fibromialgia.

 

La diatriba verte dunque sull’apprezzamento della
capacità lavorativa medico-teorica e per questo fatto gli atti medici
presentati in sede di opposizione sono stati sottoposti all’attenzione del
Servizio medico regionale dell’AI (SMR), il quale ne ha apprezzato i contenuti,
rassegnando poi le proprie considerazioni con rapporto interno 13 giugno 2005.

 

In sintesi, il SMR ha evidenziato innanzitutto che le
considerazioni a carattere psichiatrico, stilate il 25 maggio 2005 dalla Dr.ssa
__________, erano già note all’epoca della perizia SAM eseguita nei giorni 11,
12 e 13 aprile 2005 e di conseguenza le stesse sono state evidentemente
apprezzate oggettivamente al momento della redazione dell’approfondito rapporto
peritale conclusivo.

 

Il SMR ha dunque globalmente considerato del tutto
coerente la valutazione posta dai sanitari del SAM, sia a livello clinico, sia
a livello delle possibili conseguenze sulla capacità lavorativa originate dalle
patologie reumatologica, neurologica e psichiatrica.

 

A questo proposito, va sottolineato che le perizie
mediche eseguite da medici riconosciuti specializzati hanno forza probatoria piena
se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). Per quanto attiene invece al medico di
famiglia, secondo generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto
del fatto che, nel dubbio, egli attesta a favore del proprio paziente (Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts im Sozialversicherungsrecht, p. 230).

 

Nell’evenienza concreta, la perizia in questione non
offre spunto alcuno di critica, risultando oggettiva, completa e dettagliata.

(…).” (doc. AI 28/3-4)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA, l’assicurata, in questa sede rappresentata da RA 1,
contesta la valutazione peritale posta alla base della decisione amministrativa
e osserva che:

 

"  (…)

3.  Secondo la D.ssa __________, pur essendo
ella medico curante della paziente, ma già direttore medico per lungo tempo
della clinica __________ di __________, la ricorrente è affetta da una sindrome
depressiva grave (ICD-10 f32.2) che comporta una totale incapacità al guadagno.
La valutazione sulla diagnosi è in contraddizione con gli esami effettuati dal
Dr. __________ che ha esaminato la signora RI 1 nel quadro della perizia SAM.
Tuttavia le valutazioni della D.ssa __________, sono sostanzialmente confermate
anche dal Dr. __________, il quale l’11.05.2004 ha peritato la ricorrente per
conto dell’assicurazione malattia. Egli a nostro parere aveva relazionato in
modo convincente e la __________, in base alle sue indagini, ha continuato a
riconoscere l’indennità giornaliera fino a quando è stata resa la decisione su
opposizione dell’AI. Tutti gli elementi diagnostici rilevati dal Dr. __________
in occasione degli esami da lui effettuati nel 2004, sono sostanzialmente confermati
anche nell’anno corrente stando alle valutazioni della D.ssa __________ e
dunque si giustifica l’assegnazione di una rendita completa d’invalidità.

 

4.  Nella denegata ipotesi che codesto
tribunale non accoglie gli apprezzamenti prodotti dalla signora RI 1 e portati
a sostegno del suo ricorso, si chiede di disporre un esame peritale di natura
psichiatrica teso ad accertare l’invalidità rispettivamente l’incapacità al
guadagno.

(…)” (doc. I)

 

                               1.4.   Nella
sua risposta 27 ottobre 2005 l’Ufficio AI chiesto la reiezione del ricorso
producendo le annotazioni del Dr. __________ che ha rilevato:

 

"  (…)

In sede di ricorso vengono riproposti rapporti
specialistici psichiatrici della dr.ssa __________ e del dr. __________.

Tali rapporti erano già all’incarto AI, rispettivamente
conosciuti dall’incarto dell’assicuratore Ig., compreso quello inoltrato in
fase d’opposizione; è allegato anche un rapporto attuale a sostegno del
ricorso.

 

Possiamo non chinarci sui rapporti psichiatrici fino al
momento della perizia SAM, poiché citati e valutati in quella sede.

Per poter valutare la situazione attuale è necessario
confrontare quanto descrive la dr.ssa __________ e quanto invece il dr. __________
per la perizia pluridisciplinare SAM.

 

Il dr. __________ raccoglie i dati anamnestici e
considera quelli generali del perito principale: non sono dissimili da quelli
della dr.ssa __________.

Per quanto riguarda la situazione attuale cito:

“l’ass. mantiene una vita piuttosto isolata e si occupa
particolarmente della madre perché ammalata di M. di Parkinson. Si alza verso
le 8 del mattino, dopo aver fatto la doccia si veste e inizia la giornata,
aiutando a preparare la colazione per i figli. Durante la mattinata esce a fare
la spesa insieme alla figlia. In seguito prepara il pranzo. Esegue lavori di
pulizia e stiro con una discreta difficoltà. Il pomeriggio guarda i programmi
televisivi, principalmente in portoghese. A suo dire, ultimamente legge di meno
in quanto si sente svogliata e meno resistente.”

Commento che la descrizione della giornata, oltre a
essere parte integrante di un rapporto di qualità, dà indizi importanti sulle
risorse dei/delle peritandi/e. Nel rapporto della dr.ssa __________ è assente.

 

L’osservazione diretta (status) è descritta in modo
dettagliato (si intende nel rapporto peritale) e mi permetto di non definire
allo stesso modo quella del curante: l’immissione di dati senza alcuna
modulazione (anedonia, abulia ecc.) non permettono certo di percepire
l’intensità di un disturbo.

 

La discussione e la valutazione di CL da parte del
perito, in base ai dati clinici appare come coerente e motivato. E’ ammesso
l’episodio di depressione grave (vedi risposte singole). Le grosse differenze
tra status del dr. __________, comunque più dettagliato di quello della
curante, e del dr. __________ mostrano chiaramente come vi sia stata
un’evoluzione.

 

Le osservazioni sull’eteroanamnesi riguardano
unicamente la necessità del perito di assumere informazioni a complemento di
quanto osservato; in ogni caso un colloquio con il/la curante non sono
indispensabili.

La critica di non aver usato la scala di Hamilton (o di
altri test) non regge perché la scala di Hamilton è un ausilio che si può
usare, ma non può sostituire un anamnesi personale o l’osservazione da parte
del medico. Per altri test, sappiamo quale ruolo possono (o non possono) avere
nella descrizione di funzionalità.

 

In conclusione possiamo affermare che la perizia SAM
nel suo complesso come pure il rapporto psichiatrico che ne è componente
rispondono ai requisiti di qualità richiesti.” (doc. V/Bis)

 

                               1.5.   Con
le osservazioni 15 novembre 2005 il rappresentante dell’assicurata ha ribadito
le proprie argomentazioni e la richiesta di una perizia giudiziaria sostenendo,
in particolare, che:

 

"  (…)

Tra il Dr. __________ e il perito SAM, emerge la
differenza di valutazione sulla diagnosi che viene definita grave
rispettivamente lieve. E’ vero che la perizia __________ è datata perché
effettuata nel 2004, ma va rilevato che l’assicuratore malattia, sulla base dei
suoi accertamenti ha continuato a versare l’indennità giornaliera e la
situazione medica da maggio 2004 non è migliorata.

 

Il perito dimostra inoltre di conoscere bene il dossier
della signora RI 1, esprime le sue valutazioni in coerenza con l’anamnesi ed i
disturbi attuali, descrive molto bene la diagnosi ritenendo che vi sia un
episodio depressivo grave e per quanto riguarda la prognosi, pur riconoscendo
che il fattore scatenante la depressione consiste in un episodio reattivo,
proponeva di rivalutare la paziente più avanti, ma comunque in un quadro medico
che tendeva organicamente a cronicizzarsi.

 

Sia la diagnosi che la prognosi, attualmente sono
sostanzialmente confermate dalla D.ssa __________ e quindi proprio perché
confermano il quadro medico descritto dal Dr. __________, riteniamo che alle
valutazioni del medico curante possa essere riconosciuto pieno valore probatorio.

(…)” (doc. IX)

 

                               1.6.   Il
27 luglio 2006 il TCA ha scritto al SAM, all’attenzione della dr.ssa __________,
una lettera del seguente tenore:

 

"  (…)

Nella sua perizia pluridisciplinare 6 maggio 2005 (vs. ref.
SAM 6618) ha attestato che:

 

"Lo stato di salute dell'A. va
considerato ridotto a partire dal 29.10.2003, quando è stata licenziata con
successivo sviluppo di una depressione reattiva che ha giustificato un'incapacità
lavorativa totale successiva di sei – sette mesi circa. A partire dal
01.06.2004 in avanti l'A. va considerata abile al lavoro nella misura
sopradescritta. Da allora lo stato di salute non ha mostrato modifiche
importanti ed in futuro non ci si può attendere a cambiamenti di rilievo."
(cfr. perizia SAM, pag. 14)

 

Visto che nella perizia psichiatrica fiduciaria 11
maggio 2004 (qui allegata in copia) il Dr. __________ ha certificato che:

 

"Attualmente e a causa del severo
disturbo depressivo descritto sopra, la paziente presenta una totale incapacità
lavorativa.

(...)

Vista la gravità del disturbo psichico,
attualmente e per un periodo difficilmente determinabile la paziente è da
considerare totalmente inabile a qualsiasi attività professionale confacente
alle sue capacità. Questa inabilità potrebbe protrarsi per diversi mesi ancora
e necessitare addirittura del ricorso all'applicazione di misure AI. La
prognosi clinica potrebbe essere negativa e caratterizzata dalla
cronicizzazione del disturbo su registri di gravità medio-severa; questo
precluderebbe irrimediabilmente un eventuale ritorno al lavoro." (cfr.
perizia dr. __________ (ndr. recte: __________), pagg. 3 e 4)

 

e ritenuto che nella sua rivalutazione 26 luglio 2004
(qui allegata in copia) la Dr.ssa __________ ha attestato che:

 

"La pz è ancora inabile al 100%. Fase
di cronicizzazione del d. depressivo grave. Inabilità di lunga durata
probabilmente permanente (vedi anche rapp. 11/5/04 dr. __________)."

 

voglia, per cortesia e entro il termine di 10 giorni,
spiegarci precisamente per quali motivi ha concluso che dal 01.06.2004
l'assicurata va considerata abile al lavoro nella misura del 70% nell'attività
finora svolta e abile nella misura del 75% in un'attività lavorativa leggera e
adatta.

(…)” (doc. XI)

 

                                         Con
lettera 28 luglio 2006 la dr.ssa __________ ha risposto al TCA quanto segue:

 

"  (…)

Lei cita la valutazione peritale del dr. __________ del
11.05.2004, in cui lo specialista descriveva un disturbo depressivo severo.
Purtroppo tale valutazione specialistica manca di un elemento importante e cioè
di uno stato clinico psichico dettagliato. A livello dello stato attuale lo
specialista descrive un “contatto difficile e problematico con una paziente
certo ben orientata e cosciente del senso del nostro incontro ma che presenta
un’impressionante stato di tensione ansiosa e di labilità emozionale. Scoppia
in lacrime non appena le chiedo di spiegarmi la sua situazione ed in pratica
piange durante tutto il colloquio. Fisicamente sembra molto più anziana dei suoi
52 anni”. In seguito lo specialista dr. __________ riprende i dati anamnestici
dell’A., viene così a mancare in sostanza un esame clinico psichiatrico
oggettivo che possa essere confrontato con quello evidenziato presso il SAM.

Per il motivo sopra indicato, mancando di dati
oggettivi, la valutazione del dr. __________ non ha potuto che essere
considerata parzialmente. L’A. descrive durante l’esame peritale uno stato di salute
invariato dall’ottobre 2003 in avanti, dal punto di vista psichico. Non siamo
stati in possesso di elementi oggettivi che potessero aiutarci a determinare
con chiarezza quando sia subentrato il miglioramento dello stato di salute,
miglioramento negato pure dalla psichiatra curante.

 

Durante il soggiorno presso il SAM, l’A. ha mostrato,
come ben descritto dal nostro consulente dr. __________, un tono dell’umore
lievemente deflesso verso il polo negativo. Abbiamo evidenziato una diagnosi
positiva per sindrome depressiva con tendenza alla cronicità accompagnata da
una sintomatologia algica nel senso di un disturbo somatoforme da dolore
persistente. Oggettivamente si è consatatata una discreta deflessione del tono
dell’umore con una tendenza dell’ideazione a focalizzarsi su argomenti
negativi, pessimistici e ridondandi sul fallimento lavorativo. Per il resto
l’esame clinico non ha dimostrato particolarità di rilievo.

 

La problematica lavorativa ha sicuramente in parte
provocato una rottura intrapsichica, in quanto l’A. avrebbe compensato nel
lavoro una serie di carenze emotive presenti già fin dall’infanzia.

 

Il quadro clinico è risultato comunque di lieve gravità
durante la nostra valutazione, non solo a giudicare dallo stesso, ma anche da
quanto ha riferito l’A. stessa, descrivendo la sua giornata come segue: “al
mattino esce con la figlia a fare la spesa, prepara il pranzo, fa i lavori di
pulizia e stira con una discreta difficoltà. Nel pomeriggio guarda i programmi
televisivi ecc.. Legge di meno in quanto si sente svogliata e meno resistente.
Tutta la sua vita sociale girava attorno al posto di lavoro che in seguito al
licenziamento “tutto è crollato”” (vedasi valutazione peritale del dr. __________).

 

Quindi dal punto di vista oggettivo possimo ritenere
che il licenziamento ha scatenato una reazione depressiva acuta importante che
ha necessitato di un ricovero ad __________. Riteniamo che una situazione acuta
ben seguita dal punto di vista terapeutico, come nel caso in questione, possa
perdurare al massimo 6 mesi.

In seguito, come pure attestato dall’A. stessa, che
segnala di non aver beneficiato di miglioramento alcuno dai trattamenti
intrapresi, lo stato di salute non ha mostrato modifiche importanti. E’ inoltre
presente una tendenza regressiva ed un incitamento dei pensieri sul
licenziamento da parte dell’A., ciò che le impedisce in effetti di mettere a
frutto le sue capacità residue.

 

Lo stato di salute come evidenziato presso il SAM, a
detta proprio dell’A., era presente già fin dal 2003 e cioè da quando è stata
licenziata. Pertanto non avevamo elementi oggettivi chiari se non il concetto
di per sé valido che un evento acuto non perdura oltre 6 mesi perché poi deve
essere considerato cronico. Questo stato cronico è invariato fin dall’ottobre
2003 da quanto asserito dall’A. stessa, ciò che ha portato alla valutazione da
noi espressa nella perizia del 06.05.2005.

 

L’incapacità del 30% da noi espressa nell’attività
finora svolta è determinata non solo dalla problematica psichiatrica ma pure da
quella reumatologica. In un’attività lavorativa leggera e adatta la capacità
lavorativa dell’A. è influenzata unicamente dalla patologia psichiatrica.

(…)” (doc. XII)

 

                                         L’esito
dell’accertamento effettuato dal TCA è stato notificato alle parti che hanno
preso posizione in merito (cfr. doc. XIII, XVI e XVII).

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata
(SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso
sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.

                                         Dal
1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2004, dispone che le disposizioni della LPGA sono applicabili
all’assicurazione per l’invalidità (art. 1°-26bis e 28-70) sempre che la legge non preveda espressamente una deroga.

                                         L’introduzione
della LPGA non ha tuttavia portato alcuna modifica sostanziale per quel che
concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di
incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei
redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni
durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla
giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia
cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa
essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports
de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss). Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1
LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16
LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e
ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire
se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare,
benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84
consid. 1b).

                                         Nel
confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto
di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo,
Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e
s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete
(SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.4.   Va
infine rammentato che, conformemente ad un principio generale applicabile anche
nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto
quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto
la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione
(DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozial-versicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato
alcun diritto ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid.
4a; RCC 1968 pag. 434).

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio,
il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa
(DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, la ricorrente è stata peritata dal SAM. Dal referto 6 maggio 2005
(doc. AI 15) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente
l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni
specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr. __________), reumatologica
(dr. __________) e neurologica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro di accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

 

" 
5.1      Diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa

 

Sindrome depressiva lieve (ICD10-F33.0).

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD
10-F45.4).

 

Fibromialgia.

 

Periartropia omeroscapolare tendinopatica con iniziale
artrosi acromioclavicolare a ds..

 

Cacaneodinia e fascite plantare bilaterale a ds. più
che a sin. con metatarsalagia su piede piano – traverso bilaterale.

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa

 

Talassemia minore.

 

Stato da colecistectomia e ovariectomia per cisti ovarica.

 

Varicosi arti inferiori.

 

Possibili esiti di IMA inferolaterale all’ECG (utile approfondimento
diagnostico).

 

Piccola ernia iatale da scivolamento.

 

Ipoacusia bilaterale.

 

Moderata splenomegalia.

 

Cisti renali a sin.." (doc. 15, pag. 9-10)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, compresi quindi i referti degli specialisti
sopra menzionati, dopo un’attenta valutazione globale, i periti del SAM hanno poi
concluso come segue:

 

                                                      “7    VALUTAZIONE
MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL’ATTUALE CAPACITA’ LAVORATIVA

 

L’A va considerata abile al lavoro nella misura del 70%
nell’attività finora svolta e abile nella misura del 75% in un’attività
lavorativa leggera e adatta.

 

8   CONSEGUENZE SULLA CAPACITA’ LAVORATIVA

 

La patologia psichiatrica è caratterizzata da una lieve
sindrome depressiva e da una sindrome da dolore somatoforme che concorrono a
ridurre complessivamente l’incapacità lavorativa dell’assicurata nella misura
del 25%.

 

Dal punto di vista reumatologico l’A. presenta in primo
piano una fibromialgia da dolore somatoforme associata a periartropatia
omeroscapolare tendonopatica con iniziale acromioclavicolare a ds. calcaneodina
e fascite plantare bilaterale a ds. più che a sin. con metatarsalgie sul piede
– piano traverso bilaterale. Dal punto di vista reumatologico, in primo piano,
si situa la fibromialgia con dolori diffusi a livello dell’apparato locomotorio
e con un’evoluzione tendente alla generalizzazione, nonché alla cronicizzazione
e resistente alle terapie instaurate fino ad oggi.

 

La patologia reumatologica giustifica un’incapacità
lavorativa massima del 20% nell’attività finora svolta di venditrice in un
negozio di frutta e verdura. In un’attività lavorativa leggera e adatta e
nell’attività di casalinga, dal punto di vista reumatologico, l’A. presenta una
totale capacità lavorativa.

 

La problematica neurologica non giustifica
un’incapacità lavorativa, non avendo potuto evidenziare il nostro consulente
alcun danno a tale livello.

 

Complessivamente, dunque, l’A. va ritenuta inabile al
lavoro nella misura del 30% nell’attività finora svolta di venditrice di frutta
e verdura e in altre attività di pari impegno fisico e attività lavorative pesanti,
in un’attività lavorativa leggera e adatta l’A. è abile al lavoro nella misura
del 75%.

 

La patologia reumatologica caratterizzata dalla
fibromialgia e quella psichiatrica caratterizzata da una lieve depressione,
associata a una sindrome da dolore somatoforme non possono essere sommate, in
quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo da dolore cronico che è comunque
in primo piano nei disturbi di quest’A..

 

Lo sato di salute dell’A. va considerato ridotto a
partire dal 29.10.2003, quando è stata licenziata con successivo sviluppo di
una depressione reattiva che ha giustificato un’incapacità lavorativa totale
successiva di sei – sette mesi circa. A partire dal 01.06.2004 in avanti l’A.
va considerata abile al lavoro nella misura sopradescritta. Da allora lo stato
di salute non ha mostrato modifiche importanti ed in futuro non ci si può
attendere a cambiamenti di rilievo.

 

9.  CONSEGUENZE SULLA CAPACITA’
D’INTEGRAZIONE

 

Non riteniamo utili provvedimenti d’ordine
professionale in considerazione del quadro psicopatologico dell’A. con
passività di comportamento.

 

10. OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un’esauriente discussione fra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.” (doc. AI 15, pag.
13-14)

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01],
consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili
(DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.;
STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella
causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag.
189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante
una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte
questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che
sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità
(STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 nella causa A.
C.; DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 p. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio
interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e
l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di
contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

Va poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici
contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U
330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e
segg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

 

                                         In
particolare per quanto riguarda la fibromialgia in una STFA del 19 maggio 2006
nella causa O. (I 873/05) l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una
recente sentenza 8° febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla
pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito
che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in
discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie
negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si
deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF
131 V 50). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque
prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che,
per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili
sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i
seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua
gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per
più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il
verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni
della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o
stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine
cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica,
si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato
risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente
comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga
nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme
si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il
diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività
risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, per le ragioni che seguono, questo TCA non può condividere le
conclusioni cui sono pervenuti i periti del SAM – i quali hanno compiutamente
valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata è portatrice, mediante
l’ausilio di tre consultazioni specialistiche – limitatamente alla
valutazione retrospettiva circa la capacità lavorativa dell’assicurata.

                                         I
periti, appurato che “(…) lo stato di salute dell’A. va considerato ridotto a
partire dal 29.10.2003, quando è stata licenziata con successivo sviluppo di
una depressione reattiva che ha giustificato un’incapacità lavorativa totale
successiva di sei – sette mesi circa (…)”, hanno poi concluso che a partire dal
01.06.2004 in avanti l’assicurata “(…) va ritenuta inabile al lavoro nella
misura del 30% nell’attività finora svolta di venditrice di frutta e verdura e
in altre attività lavorative di pari impegno fisico e attività lavorative
pesanti, in un’attività leggera e adatta l’A. è abile al lavoro nella misura
del 75% (…)” (doc. AI 15-14).

 

                                         Il
dr. __________ (interpellato dalla __________), FMH in psichiatria e psicoterapia,
nella perizia psichiatrica fiduciaria 11 maggio 2004 aveva attestato che:

 

"  (…)

●      Stato attuale

 

Dalla dimissione dalla Clinica __________ del
23.11.2003 a tutt’oggi, e malgrado il consistente trattamento psicofarmacologico
ansiolitico-antidepressivo (FLUCTINE 2 x 2 mg; SAROTEN 50 mg; NOZIZAN 25 mg:
TRANXILIUM 20 mg), l’evoluzione clinica del disturbo è estremamente inquietante
e caratterizzata dalla persistenza di una severa sintomatologia depressiva,
profondamente radicata e che infiltra l’intera organizzazione della
personalità.

La prognosi clinica è riservata e non è da escludere
una cronicizzazione del disturbo su registri di gravità medio-severa.

 

●      Decorso,
esame clinico

 

Decorso.

Vedi sopra. La paziente presenta un severo disturbo
dell’umore, chiaramente provocato dalla brutale misura di licenziamento
dell’ottobre 2003, ma drammaticamente aggravato dalla presenza di numerose
problematiche bio-psico-sociali preesistenti (malattie diverse, conflitto di
coppia, ecc.). Si presenta come una persona distrutta, incapace di reagire
poiché senza più alcuna risorsa né speranza, senza prospettive ed incapace di
proiettarsi nel futuro. Descrive un quotidiano difficile dove fatica ad
assicurare senso, coerenza e continuità alla maggior parte delle mansioni ed
attività della giornata. Tende inoltre a vivere isolata a domicilio e si sente
a disagio in pubblico.

 

Stato attuale.

Contatto difficile e problematico con una paziente
certo ben orientata e cosciente del senso del nostro incontro ma che presenta
un impressionante stato di tensione ansiosa e di labilità emozionale. Scoppia
in lacrime non appena le chiedo di spiegarmi la sua situazione ed in pratica
piange durante tutto il colloquio. Fisicamente sembra molto più anziana dei
suoi 52 anni.

Presenza di una massiccia sintomatologia depressivo-ansiosa
con anedonia, astenia, abulia, massiccia perdita della stima di sé, assenza di piacere-iniziativa-motivazione,
sentimenti di inutilità-irrimediabilità-ingiustizia, pessimismo con totale
incapacità di proiettarsi nel futuro altrimenti che in modo disastroso.
Descrive inoltre disturbi del sonno (frequenti risvegli), angosce mattutine,
stati d’ansia continui o parossistici durante la giornata, vulnerabilità a
stress ed imprevisti con tendenza alla procrastinazione e all’evitamento,
difficoltà ad uscire di casa poiché angosciata quando si trova in luoghi aperti
o affollati, peggioramento generale dei dolori cronici abituali e difficoltà
alimentari (alterna digiuni a iperfagia).

Nei fatti si descrive e si vede come una donna finita,
disperata e totalmente abbandonata al destino.

Non suicidaria, assenza di sintomatologia psicotica e
di elementi evocanti un disturbo di personalità preesistente.

(…)” (doc. AI 8, pag. 3)

 

                                         Lo
stesso specialista, dopo aver certificato che “(…) attualmente e a causa del
severo disturbo depressivo descritto sopra, la paziente presenta una totale incapacità
lavorativa (…)” (doc. AI 8, pag. 3), circa la possibilità per l’assicurata di
svolgere un’attività confacente al suo stato di salute, ha rilevato che:

 

"  (…)

Vista la gravità del disturbo psichico, attualmente e
per un periodo difficilmente determinabile la paziente è da considerare
totalmente inabile a qualsiasi attività professionale confacente alle sue
capacità. Questa inabilità potrebbe protrarsi per diversi mesi ancora e
necessitare addirittura del ricorso all’applicazione di misure AI. La prognosi
clinica potrebbe essere negativa e caratterizzata dalla cronicizzazione del
disturbo su registri di gravità medio-severa; questo precluderebbe irrimediabilmente
un eventuale ritorno al lavoro.

Sul piano psichiatrico psicoterapeutico il trattamento
è conforme alle regole dell’arte anche se non sembra favorire un’evoluzione più
soddisfacente. Questo si spiega per il fatto che il disturbo invade tutta
l’organizzazione di personalità rinforzando così resistenza agli approcci
curativi psicoterapeutici e farmacologici.

 

●      Osservazioni

 

Da un punto di vista medico-fiduciario propongo una
rivalutazione del caso entro fine luglio 2004 via la richiesta di un rapporto
medico dettagliato alla Dr.essa __________.

(…)” (doc. AI 8, pag. 4)

 

                                         Interpellata
dalla __________ il 26 luglio 2004, con certificato 18 agosto 2004 la dr.ssa __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, sua curante, ha attestato che “(…) la pz. é
ancora inabile al 100%. Fase di cronicizzazione del d. depressivo grave.
Inabilità di lunga durata. Probabilmente permanente (vedi anche rapp. 11/5/04
dr. __________) (…)” e negato la possibilità di svolgere un lavoro più leggero
osservando che “(…) probabilmente il caso finirà per essere segnalato all’AI
(…)” (doc. AI incarto Cassa Malati).

 

                                         Nel
rapporto medico 17 dicembre 2004, posta la seguente diagnosi con ripercussioni
sulla capacità lavorativa “episodio depressivo grave, senza sintomi psicotici
resistente al trattamento farmacologico (ICD-10 F32.2)”, la curante ha attestato
uno stato di salute stazionario e un’inabilità lavorativa tutt’ora in corso
quale commessa/venditrice del 100% dal 29.10.2003 concludendo che “(…)
l’inabilità lavorativa completa è da considerarsi duratura e permanente vista
la resistenza del quadro depressivo. La paziente entra in linea di conto per
una rendita AI (…)” (doc. AI 10/1 e 10/5).

 

                                         Viste
le risultanze appena riprodotte e conformemente alla giurisprudenza federale in
merito alla valutazione probatoria di atti medici (cfr. consid. 2.6), questo
Tribunale non può condividere la conclusione dei periti del SAM secondo i quali
l’assicurata già dal 1° giugno 2004 è inabile nella misura del 30% nella sua
precedente professione e in attività pesanti e abile al 75% in un’attività
leggera e adatta.

                                         Va
qui evidenziato che nel caso di una valutazione retrospettiva della capacità
lavorativa di un assicurato, in assenza di più attendibili elementi, va data
particolare importanza alle certificazioni rese dal medico curante (su questo
punto vedi Boltshauser, “Invaliditätsbemessung bis zur feststehenden Dauerinvalidität”
in: Rechtsfragen der Invalidität in der Sozialversicherung, Band 45, St. Gallen
1999).

 

                                         Infatti,
considerato l’esame clinico oggettivo effettuato dal dr. __________ nella
perizia psichiatrica fiduciaria 11 maggio 2004 secondo cui l’assicurata “(…) si
presenta come come una persona distrutta, incapace di reagire poiché senza più
alcuna risorsa né speranza, senza prospettive ed incapace di proiettarsi nel
futuro. Descrive un quotidiano difficile dove fatica ad assicurare senso, coerenza
e continuità alla maggior parte delle mansioni ed attività della giornata. Tende
inoltre a vivere isolata a domicilio e si sente a disagio in pubblico (…)” – al
riguardo va qui evidenziato che il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni
26 ottobre 2005 ha osservato che: “(…) le grosse differenze tra status del dr. __________,
comunque più dettagliato di quello della curante, e del dr. __________ mostrano
chiaramente come vi sia stata un’evo-luzione (…).” (cfr. doc. V/Bis) – e viste
le conclusioni dello stesso specialista, circa la capacità lavorativa, a cui
giudizio “(…) vista la gravità del disturbo psichico, attualmente e per un
periodo difficilmente determinabile la paziente è da considerare totalmente
inabile a qualsiasi attività professionale confacente alle sue capacità. Questa
inabilità potrebbe protrarsi per diversi mesi ancora e necessitare addirittura
del ricorso all’applicazione di misure AI (…)” (doc. AI 35/16-19), a mente di
questo Tribunale, non è possibile concludere per una qualsivoglia abilità lavorativa
dell’assicurata già a far tempo dal 1° giugno 2004 solo asserendo che “(…)
riteniamo che una situazione acuta ben seguita dal punto di vista terapeutico,
come nel caso in questione, possa perdurare al massimo 6 mesi (…)” (doc. XII).

                                         Questo
a maggiore ragione se si pone mente al fatto che facendo partire un’abilità
lavorativa dal 1° giugno 2004 gli stessi periti hanno riconosciuto un’inabilità
totale dell’assi-curata per un periodo superiore ai 6 mesi e meglio dal 29 ottobre
2003 al 31 maggio 2004.

 

                                         Per
quanto riguarda invece la capacità lavorativa dell’assi-curata a far tempo
dalla valutazione peritale, il TCA non può, come da lei preteso, considerare
l’inabilità lavorativa dell’assicurata duratura e permanente ritenuto che non
sussistono dei motivi validi per scostarsi dalla valutazione specialistica del
SAM a questo proposito.

 

                                         Al
riguardo, infatti, non può essere ritenuto siccome concludente quanto attestato
in data 25 maggio 2005, nel “Rapporto medico per l’opposizione alla decisione
18.5.2005 di rifiuto di una rendita d’invalidità”, dalla dr.ssa __________, a
mente della quale “(…) il quadro clinico attuale non è un quadro clinico di una
depressione lieve. Ritengo che la depressione presentata dalla paziente sia una
depressione grave senza sintomi psicotici e che la stessa determini una incapacità
lavorativa dal punto di vista psichiatrico del 100% tutt’ora presente (…)”
(doc. AI 20/4-5). Tale parere è sconfessato dalla perizia 6 maggio 2005 del
SAM, in cui i periti, vagliate accuratamente le diverse patologie (psichiatrica,
reumatologica neurologica e internistica), da un punto di vista psichiatrico
hanno concluso che “(…) non vi sono quindi presupposti per considerare il quadro
psicopatologico di entità maggiore. Il dr. __________ ritiene quindi che la presenza
di una sindrome depressiva di lieve gravità, abbia un’incidenza sulla capacità
lavorativa nella misura del 25%. Il decorso clinico è stato caratterizzato da
un episodio depressivo maggiore, che ha giustificato il ricovero alla Clinica
di __________, seguito poi da un decorso clinico, caratterizzato da un progressivo
miglioramento. Al momento attuale il quadro clinico è di lieve entità e la
prognosi stazionaria a lungo termine. Il dr. __________ ritiene che provvedimenti
d’ordine professionale non siano indicati, in considerazione della passività
del comportamento dato dal quadro clinico psicopatologico. E’ indicato che l’A.
prosegua il trattamento attualmente in corso. L’incapacità lavorativa del 25%
vale per qualsiasi attività lavorativa e anche come casalinga (…)” (doc. AI
15/11-12).

                                         Da
un punto di vista reumatologico i periti hanno concluso che l’assicurata presenta
“(…) un’incapacità lavorativa massima del 20% per l’attività professionale
svolta di ausiliaria di pulizia, nonché di venditrice di frutta e verdura. Il
problema principale risulta quello di dover alzare pesi sopra l’orrizzontale o
di dover lavorare con il braccio ds. in attività monotone, com’era necessario
durante il lavoro quando doveva attivare la bilancia per la pesa della frutta e
della verdura. Per quanto riguarda invece un’attività lavorativa professionale
che tenga conto di questi aspetti, in particolare che permetta all’A. di
evitare lavori monotoni con le braccia e di alzare pesi sopra l’orrizzontale,
la capacità lavorativa è completa (…)” (doc. AI 15-12).

                                         Infine,
i periti hanno attestato che dal punto di vista neurologico non si riscontra
una patologia tale da giustificare un’incapacità lavorativa e hanno concluso
che “(…) l’A. va considerata abile al lavoro al 100% in qualsiasi attività lavorativa
adeguata al grado di formazione (…)” (doc. AI 15-13).

 

                                         La
valutazione pluridisciplinare del SAM non può nemmeno essere messa in dubbio
per il fatto che la dr.ssa __________, nello stesso rapporto medico 25 maggio
2005, rileva che “(…) la paziente inoltre da ieri presenta un notevole
peggioramento del quadro ansioso con aumento del senso di angoscia, di irritabilità,
di tensione e di ansia anticipatoria. Il rischio di un acting-out in questo
momento in cui la paziente si sente incompresa nei suoi disturbi e ingiustamente
trattata è elevato. Negli ultimi mesi dopo la partenza del marito per il __________
la paziente in seguito al peggioramento dello stato depressivo, ha ridotto
notevolmente il suo impegno anche a livello famigliare. Se il perito avesse
attinto informazioni da parte dei suoi famigliari, figli in particolare,
avrebbe potuto verificare ciò (…)” (doc. AI 20/4-5).

                                         Quanto
descritto dalla curante, oltretutto a poca distanza dalla valutazione espressa
dal SAM, non basta infatti per oggettivare sufficientemente un peggioramento
dello stato di salute dell’assicurata.

                                         Del
resto, dal reperto 29 dicembre 2004 rilasciato dalla __________, una TAC
cerebrale del 28.12.04 risulta nella norma (doc. AI 20-7) e il dr. __________,
FMH medicina generale, nel suo certificato medico 31 maggio 2005, dopo aver
dichiarato di seguire l’assicurata dal 1994 per “ipotireosi trattata (Eltroxin
0,05 mg), gastrite cronica da riflusso gastroesofageo, ernia jatale, splenomegalia
(per queste diagnosi è stata vista dagli specialisti Dr. __________ e Dr. __________),
precordialgie di origine non chiara (probabilmente legate allo stato ansio
depressivo), ipertensione arteriosa, cefalee, emicranie croniche, sindrome cervicale
su turbe statico-degenerative” – diagnosi queste considerate sostanzialmente
anche dai periti del SAM nella loro perizia –, si è limitato a concludere che
“(…) di fronte a questo quadro clinico, non posso che confermare che la sua
capacità lavorativa risulta compromessa (…)” (doc. AI 20-6).

 

                                         In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, questo Tribunale deve annullare
la decisione impugnata e riformarla nel senso che all’assicurata è riconosciuto
il diritto ad una rendita intera dell’AI a contare dal 29 ottobre 2004 (dopo un
anno ai sensi dell’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI) fino al 13 luglio 2005 (dopo tre
mesi ai sensi dell’art. 88a cpv. 2 OADI, ritenuto il miglioramento dello stato
valetudinario appurato dai periti del SAM durante i giorni 11, 12 e 13 aprile
2005 in cui l’assicurata è stata a loro disposizione presso i loro servizi).

 

                                         Gli
atti sono trasmessi all’Ufficio AI per il calcolo della rendita
dell’assicurata.

 

                               2.8.   Con
il ricorso il rappresentante dell’assicurata ha chiesto che “(…) nella denegata
ipotesi che codesto tribunale non accoglie gli apprezzamenti medici prodotti
dalla signora RI 1 e portati a sostegno del suo ricorso, si chiede di disporre
in proprio un esame peritale di natura psichiatrica teso ad accertare
l’invalidità rispettivamente l’incapacità al guadagno (…)”.

 

                                         Questo
Tribunale ritiene la refertazione medica agli atti sufficiente per valutare
l’incapacità al guadagno dell’assicurata sino all’emanazione del querelato provvedimento,
senza che si renda quindi necessario l’esperimento di ulteriori accertamenti
richiesti dalla ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63,
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II
consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1 consid. 2; SVR
2001 IV Nr. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost.,
cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto.

                                          §    La
decisione impugnata è annullata e riformata nel senso che all’assicurata è
riconosciuto il diritto ad una rendita intera dell’AI dal 29 ottobre 2004 al 13
luglio 2005.

                                          §§ Gli atti
sono trasmessi all’Ufficio AI per il calcolo della rendita dell’assicurata.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

L’Ufficio AI verserà all’assicurata fr. 500.-- a titolo di
ripetibili parziali (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti