# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** caa6ed03-330f-5187-93e3-f3f435659733
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.12.2014 90.2011.151
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2011-151_2014-12-04.html

## Full Text

Incarti n.

  90.2011.151

  90.2011.152

  90.2011.153

  90.2011.154

  90.2011.155

   

  	
  Lugano

  4 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente

  Marco
  Lucchini, Matea Pessina, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio
  Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sui ricorsi 20 dicembre 2011 di

 

 

	
  a.

   

  b.

   

  c.

   

   

   

   

  d.

   

  e.

  	
  RI 1  

   

  RI 8, 

   

  RI
  9, 

   

  alla quale è subingredito

   

  RI 10, 

   

  RI 7,
  

   

  RI 6, RI 5, RI 1 e RI 4, 

   

  patrocinati
  da: PR 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 9 novembre 2011 (n. 6082), con cui il Consiglio di Stato ha
  approvato le varianti di adeguamento al piano regolatore del comune di
  Magliaso, comparto riva lago;

  

 

ritenuto,                      in
fatto

 

A.    a. RI 1 e RI 4
sono proprietari dei mapp. 541 (di complessivi 1643 mq, sul quale sorge
un'abitazione) e 604 (di complessivi 885 mq, suddivisi tra prato e foresta),
ubicati in località Bosconi del comune di Magliaso, nei pressi della riva del lago
Ceresio, sui quali grava un usufrutto vita natural durante in favore della madre
RI 5, mentre in favore del padre, , è iscritto sul solo mapp. 541 un onere di
abitazione, pure vita natural durante. La RI 7 è proprietaria del mapp. 605, a
nord del mapp. 541 col quale confina. Anche questo fondo, che ha una superficie
di 1788 mq, è edificato e s'affaccia sulla battigia. Proseguendo verso nord, vi
è il mapp. 606 di RI 8, contermine al mapp. 605. Pure esso, la cui superficie
complessiva è di 2596 mq, si affaccia sulla riva del lago ed è costruito. Oltre il mapp. 606, sempre a nord, RI 9 era proprietaria
del mapp. 607, ceduto a RI 10 il 14 marzo 2013. Anche questa particella, di
1938 mq, è posta di fronte al lago ed è fabbricata.
Da ultimo, al confine nord del mapp. 607, vi è il mapp. 608 di RI 2 e RI 1.
Esso ha una superficie di 3027 mq, e, al pari degli altri fondi, s'affaccia sul
lago ed è edificato. Insieme al mapp. 602, di proprietà della CO 3, questi fondi formano
un ampio comparto delimitato a nord da via Pastura, a ovest da via Bosconi, a
sud da via Guasti (che pure segna il confine col comune di Caslano) e a est dal
lago.

b. Il piano regolatore di Magliaso, approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione
8 novembre 1989 (n. 8991), assegna la parte non boschiva di questo comparto
alla zona residenziale particolare a lago
(RPL), gravata da due linee di arretramento rispetto al lago, verso il quale è inoltre ritagliata una zona
di salvaguardia della riva (RL).

 

 

B.    a. Nella seduta
24 ottobre 2005, il consiglio comunale di Magliaso ha adottato la revisione generale
del piano regolatore. La parte non forestale del comparto in parola è stata
attribuita alla zona residenziale speciale riva del lago (R2L), escludendo
tuttavia l'edificazione del mapp. 604 e della fascia più vicina al lago, di una
profondità oscillante all'incirca tra i 20 e i 60 m, la cui estensione può comunque
essere conteggiata nella superficie edificabile del fondo (art. 36 cpv. 6 norme
di attuazione del piano regolatore; NAPR). Il comparto è inoltre gravato da un
vincolo per la realizzazione di un sentiero (a carattere naturalistico e da
realizzarsi tramite l'istituzione di un passo pedonale pubblico sulla proprietà
privata, cfr. rapporto di pianificazione gennaio 2006, pag. 73) costeggiante il
lago, che - congiungendosi all'ampia area ricreativa nei pressi del porto
comunale (formata dalle AP4 e AP6) e proseguendo oltre questa verso nord -
permette di percorrere quasi l'intera riva del Ceresio tra Caslano e Agno. Per
quanto qui torni utile riportare, una porzione rettangolare del mapp. 541, ca.
250 mq, nei pressi della battigia, è stata assegnata alla zona area ricreativa
a lago (AP2). Da ultimo, il piano del paesaggio istituisce una zona di protezione della natura (riva lacustre;
ZPN1) che, per una profondità variabile, interessa tutta la riva del Ceresio.
Per quanto riguarda il comparto in esame sono inoltre previsti dei nuovi
canneti, volti a rivitalizzare la riva lacustre.

b. Con risoluzione 21 agosto 2007 (n. 4057) il Consiglio di Stato ha approvato la revisione generale del piano
regolatore. Il Governo non ha tuttavia approvato la zona R2L, né, pur condividendolo nel principio, il sentiero di
carattere naturalistico, giacché non era stato accertato il limite del demanio
lacuale secondo i disposti della legge sul demanio pubblico del 18 marzo 1986
(LDP; RL 9.4.1.1), da cui dipendeva per l'appunto la loro definizione. Infatti,
secondo l'Esecutivo cantonale, la conoscenza dell'esatto limite della
proprietà demaniale era necessaria innanzitutto per valutare eventuali sovrapposizioni
conflittuali tra zona edificabile (cui apparteneva anche la fascia nella quale
l'edificazione era esclusa, ma la cui superficie era computabile per l'i.s.) e
il demanio pubblico (ris. gov., pag. 20). Il Consiglio di Stato ha così deciso
di non approvare la zona R2L e di retrocedere gli atti al comune (loc. cit.):

"affinché [definisse], per il tramite
di una variante di PR, il limite esatto della stessa verso il lago,
corrispondente alla quota del massimo spostamento delle acque del Lago Ceresio,
equivalente a 271,20 m/s.l.m (limite del demanio lacuale). Sulla base di tale
verifica al Comune, nell'esercizio della propria autonomia in materia, si [sarebbe]
presentata l'opportunità di verificare se, a dipendenza dei mutamenti che [sarebbero
intervenuti] sulla delimitazione della zona, confermare i parametri
edilizi qui proposti".

Ma anche per il
sentiero la conoscenza dell'esatto limite demaniale era imprescindibile, poiché
necessaria alla verifica dell'opportunità e della sostenibilità del tracciato
in funzione delle ripercussioni sulle proprietà private nonché sulla necessità
di eventuali espropriazioni. Inoltre, quest'ultimo intervento configurava una
strada pedonale, per cui occorreva definire ampiezza e gestione delle
percorrenze, non essendo sufficiente la semplice istituzione di un diritto di
passo. L'Esecutivo cantonale ha così risolto di retrocedere anche in questo
caso gli atti al comune, affinché adottasse una variante del piano regolatore
emendata da tale lacuna (ris. gov., pag. 34).

Il Governo, dopo aver riassunto queste sue richieste (ris. gov., pag. 81 seg.,
cifra 5.3. lett. a e l), le ha ancorate nel dispositivo (ibidem, pag.
83, cifra 1). L'Esecutivo cantonale ha quindi abrogato il precedente piano
regolatore, ad eccezione della pianificazione previgente in corrispondenza della
zona R2L non approvata (ibidem, cifra 2). 

c. Con decisione 21 maggio 2009 (n. 90.2007.88) questa Corte ha respinto, in
quanto ricevibile, il ricorso con cui RI 6 chiedeva l'annullamento del vincolo
AP2 e del relativo accesso pedonale. Questa sentenza non è stata impugnata davanti
al Tribunale federale. 

 

 

C.    Ritenuto come il
municipio volesse disporre in tempi brevi delle indicazioni necessarie per
risolvere le problematiche pianificatorie della fascia territoriale a lago, si
è convenuto che il limite del demanio pubblico dovesse essere fornito da parte
dell'autorità cantonale (rapporto di pianificazione maggio 2010, pag. 2). Così,
a seguito di studi e verifiche da parte della Sezione dello sviluppo territoriale
e dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 24 gennaio 2008 è
stato sottoposto e illustrato al municipio di Magliaso il presumibile limite
del demanio lacuale. Chiamato a esprimersi
sulla volontà di confermare le proposte di azzonamento così come il concetto di sentiero di carattere naturalistico,
il 17 marzo 2008 il Dipartimento del
territorio si è espresso formalmente, fornendo all'esecutivo comunale pure
un elaborato grafico che illustrava il limite del demanio pubblico lacuale, da
considerare per modulare le scelte pianificatorie nel comprensorio della riva del lago. L'8 luglio 2008 si è svolto un
sopralluogo, in occasione del quale i rappresentanti del Dipartimento e quelli
del municipio hanno concordato alcune proposte di adeguamento del limite
demaniale fornito dal Dipartimento il 17 marzo 2008. Con scritto 9
settembre 2008 la Sezione dello sviluppo territoriale ha confermato il limite demaniale riportato nella rappresentazione
grafica "Limite del demanio lacuale aggiornato, settembre 2008",
allestito e sottopostogli dal municipio (per tutto quanto precede, cfr.
ris. gov. 9 novembre 2011, pag. 1). 

 

 

D.    a. Sulla scorta
di quest'ultimo documento (cfr. rapporto di pianificazione maggio 2010, pag. 2
e ris. gov. 9 novembre 2011 pag. 1 i.f.), il 12 luglio 2010 il consiglio
comunale di Magliaso ha adottato alcune varianti del piano regolatore, riportando
innanzitutto il limite del demanio lacuale sulle rappresentazioni grafiche. Per
quanto qui interessa, rispetto alla pianificazione originariamente adottata dal
legislativo comunale e non approvata dal Governo, le varianti prevedono:

-    la riduzione
dell'estensione degli spazi liberi (e quindi della zona edificabile R2L con
esclusione dell'edificazione) fino al limite del demanio pubblico;

-    la riduzione
dell'estensione delle superfici vincolate come AP fino al limite del demanio
pubblico;

-    l'aggiornamento
del tracciato del sentiero di carattere natura-listico, da realizzarsi nella
forma di un diritto di passo pedonale pubblico; esso segue, per il tratto compreso
a sud del porto comunale sino a via Pastura, il sentiero già realizzato anni
addietro, mentre dove questo è inesistente, si posiziona ove possibile all'interno
del demanio, altrimenti insiste sui sedimi privati (rapporto di pianificazione
maggio 2010, pag. 5 segg.). 

 

Il consiglio comunale
ha poi assegnato alla zona R2L una superficie di ca. 350 mq del mapp. 602, a
confine col mapp. 604, erroneamente indicata quale bosco, in contrasto con
l'accertamento operato dalla Sezione forestale con decisione 26 ottobre 2004
(n. 65.2004; rapporto di pianificazione citato, pag. 15 segg.).

b. Con separate - ma nel contenuto analoghe,
impugnative - i proprietari citati in ingresso sono insorti davanti al
Consiglio di Stato. Essi hanno domandato, in via principale, di non approvare
la zona R2L e il sentiero di carattere naturalistico, retrocedendo gli atti al
comune. In via subordinata, i ricorrenti hanno chiesto di stralciare il
sentiero di carattere naturalistico a sud di via Pastura; in via ancor più
subordinata che il sentiero fosse spostato, in corrispondenza dei rispettivi fondi,
sul demanio lacuale per il tramite di una passerella, che permetta l'accesso di
una barca alla darsena al mapp. 606. Gli insorgenti hanno pure chiesto di
annullare l'accertamento del limite del
demanio lacuale. RI 6, RI 5, RI 1 e RI 4 hanno inoltre postulato lo stralcio del vincolo AP2 e il
relativo accesso pedonale da via Bosconi, posto sul mapp. 604; in relazione a
quest'ultimo mappale essi hanno domandato anche l'eliminazione dei vincoli di
protezione degli elementi naturali (boschetto) e di esclusione
dell'edificazione. In via subordinata, questi
ultimi ricorrenti, hanno proposto che il vincolo di AP2 e i relativi
accessi venissero interamente spostati sul mapp. 602. I ricorrenti hanno in
particolare censurato il fatto che la determinazione del limite del demanio
lacuale non era stata effettuata nell'ambito di una procedura di misurazione
ufficiale, per cui non poteva avere preminenza su quelli risultanti dal registro
fondiario. 

c. Con risoluzione 9 novembre 2011 (n. 6082) il Consiglio di Stato ha approvato
le varianti. Recependo le critiche dei ricorrenti, il Governo ha dato atto che
il limite demaniale non era stato accertato in base alla procedura prevista
dalla LDP e, pertanto, non era vincolante. Esso ha ritenuto comunque di poter
modulare la propria decisione al riguardo, nel senso di approvare il limite indicato
nelle rappresentazioni grafiche e la nuova zona R2L nei casi in cui esso
coincideva con elementi di delimitazione inequivocabili esistenti (muretti
ecc.; ai sensi dell'art. 4 cpv. 3 LDP), dove le differenze risultavano contenute
(secondo l'art. 3 cpv. 1 regolamento sul demanio pubblico del 30 agosto 1994;
RDP; RL 9.4.1.1.1) nonché ove questo era in contatto coll'area boschiva, poiché
in tale situazione il limite della zona edificabile non è interessato. Per il
comparto in esame, l'approvazione è quindi stata circoscritta ai soli mapp. 602
e 541 (per quest'ultimo poiché la superficie demaniale era vincolata dall'AP2;
cfr. ris. cit., pag. 29). Negli altri casi - mapp. 176, 421, 424, 443, 605,
606, 607, 608 e 1220 - l'Esecutivo cantonale ha sospeso l'approvazione in
attesa della conclusione della procedura ufficiale di aggiornamento dei dati
catastali e dato contestualmente ordine all'Ufficio del demanio di iniziare,
per i fondi evidenziati, la procedura di modifica dei confini conformemente
alla LDP (ris. gov., pag. 33, dispositivo cifra 4.1). 

Per quanto riguarda il sentiero naturalistico a lago, il Governo, dopo aver
sottolineato che il principio e l'interesse pubblico alla sua istituzione erano
già stati condivisi e verificati nella decisione di approvazione della
revisione del piano regolatore, ha ritenuto di poterlo approvare nella forma
del diritto di passo pubblico, "il cui tracciato definitivo sarà
definito, laddove non fosse possibile prevederlo all'interno del demanio
pubblico, in accordo con i privati sulla base di un progetto di dettaglio",
sulla base della positiva esperienza fatta dal comune nella realizzazione di
150 m di sentiero a sud del porto comunale (ris. cit., pag. 11) . 

Nell'ambito dell'evasione dei citati ricorsi, il Governo ha altresì precisato
che la sospensione dell'approvazione del limite demaniale e della nuova zona
R2L non influiva sulla validità del vincolo
di diritto di passo pubblico per il sentiero a lago, che poteva essere presa a
prescindere da questo aspetto. Dopo aver richiamato l'interesse pubblico
all'istituzione del sentiero in parola, il Governo
ha rilevato come la misura fosse del tutto proporzionata rispetto alle
proprietà dei ricorrenti che, dalla nuova pianificazione, traevano
comunque un notevole beneficio. Difatti essa, rispetto alla precedente assegnazione di parte dei fondi alla
zona RL (non edificabile), prevedeva una zona edificabile (con esclusione
dell'edificazione ma computabile per il calcolo dell'i.s.). Ha quindi considerata
inopportuna la richiesta di riconsiderare il vincolo AP2 posto sul mapp. 541,
giacché il tracciato del sentiero a lago veniva condiviso e l'accesso a
quest'area era in ogni caso garantito mediante il sentiero già approvato che la
collegava a via Bosconi. Il Governo ha quindi ritenuto che la presenza di
ambienti naturali di particolare valore non ostava alla realizzazione del
percorso, rinviando alla fase realizzativa e di gestione dell'accesso
l'adozione di eventuali misure. Da ultimo il ricorso di RI 6, RI
5, RI 1 e RI 4 è stato dichiarato irricevibile nella misura in cui contestava i
vincoli di sentiero o passo pedonale, rispettivamente, di protezione degli
elementi naturali (boschetto) e di esclusione dell'edificazione, posti sul
mapp. 604. 

In parziale accoglimento del ricorso presentato dalla proprietaria del mapp.
602, il Consiglio di Stato, in considerazione dell'attività sociale svolta sul fondo in parola, ha introdotto
un nuovo cpv. 5 nell'art. 46 delle
norme di attuazione del piano regolatore (NAPR), riferito ai percorsi pedonali e ciclopiste, che prevede l'apertura
del sentiero sul mapp. 602 unicamente nei
periodi di chiusura del centro di cura e vacanze che vi sorge (ris.
cit., pag. 25). 

 

 

E.    I proprietari citati in ingresso insorgono ora - nuovamente
con separate, ma analoghe, impugnative - davanti al Tribunale cantonale amministrativo, riproponendo le domande già
avanzate senza successo in prima istanza. I ricorrenti criticano
innanzitutto l'approvazione parziale del
limite demaniale e della zona R2L e la sospensione dell'approvazione per gli
altri fondi, nemmeno distribuiti omogeneamente, in attesa che sia accertato il
limite del demanio lacuale. Tale modo di procedere contrasterebbe col principio
di coordinamento delle procedure sancito dall'art. 25a LPT, con i
principi pianificatori e l'obbligo di pianificare di cui all'art. 2 LPT
nonché con l'art. 37 LALPT, poiché non sono date le premesse per
un'approvazione parziale. L'assenza del limite accertato del demanio
determinerebbe l'impossibilità di approvare tanto la zona R2L, quanto il
tracciato del sentiero. Non è infatti possibile valutare le ripercussioni di
quest'ultimo sulla proprietà privata e sulle finanze del comune. Quanto alla
passeggiata a lago, i ricorrenti, riconoscono l'esistenza di un interesse
pubblico in astratto. Tuttavia, la limitazione imposta dal Governo in merito al
mapp. 602 - la cui estensione costituirebbe ca. 1/3 - 1/4 dell'intero tragitto
- menomerebbe gravemente la realizzazione della passeggiata; la limitazione
imposta sarebbe anche contraria al principio del libero accesso al bosco
sancito dalla legislazione forestale. Inoltre, sotto il profilo della
ponderazione degli interessi, andrebbe considerato anche quello - conflittuale
- della preservazione della fauna e della flora. In tal senso gli atti non
prescrivono nulla circa l'intensità dell'utilizzazione del sentiero. In ogni
caso il vincolo sarebbe sproporzionato, poiché incide in modo importante sulla
loro proprietà, senza che siano state valutate soluzioni meno incisive. 

I ricorrenti RI 6, RI 5, RI 1 e RI 4 ritengono poi di
poter rimettere in discussione il vincolo AP2 (mapp. 541) e
quelli di accesso pedonale, di protezione degli elementi naturali (boschetto) e
di esclusione dell'edificazione (mapp. 604), perché malgrado la loro approvazione nell'ambito della revisione del piano
regolatore non potrebbero essere dati per acquisiti. In ogni caso questi
vincoli sarebbero "stati riproposti e sono oggetto della variante".

 

 

F.    Il municipio, in
rappresentanza del comune, domanda che i ricorsi,
in quanto ricevibili, siano respinti, mentre la Divisione dello sviluppo
territoriale e della mobilità, agente per il Governo, si rimette al
giudizio del Tribunale. 

 

 

G.   Il 9 ottobre 2013 una
delegazione del Tribunale ha tenuto un'udienza sui luoghi della contestazione,
scattando alcune fotografie, acquisite agli atti. 

 

 

H.    Assunto
nell'incarto un estratto del piano regolatore di Caslano, alle parti è stato
fissato un termine per le conclusioni. Facoltà cui le parti hanno fatto capo, a eccezione della Divisione, confermando
le rispettive posizioni.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

1.1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data e i ricorsi sono tempestivi (art. 38 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione
del territorio del 23 maggio 1990;
LALPT; BU 1990, 365, in vigore sino al 31 dicembre 2011; art. 30 cpv. 1
legge sullo sviluppo territoriale del 21
giugno 2011; Lst; RL 7.1.1.1, in vigore dal 1° gennaio 2012). Certa è inoltre la legittimazione dei ricorrenti
in questa sede, che ripropongono le
domande avanzate senza successo davanti al Consiglio di Stato (art. 38 cpv. 4
lett. b LALPT, dal 1° gennaio 2012 art. 30 cpv. 2 lett. b Lst). I ricorsi
sono, pertanto, ricevibili in ordine. 

1.2. Poiché la controversa variante di piano
regolatore è stata adottata in vigenza della LALPT, essa dovrà essere esaminata,
nel merito, in applicazione di quest'ultima legge (art. 107 Lst). Inoltre, per prassi costante, il Tribunale cantonale amministrativo applica, in assenza di norme transitorie contrarie, il
diritto vigente al momento dell'emanazione della decisione impugnata
(RDAT II-1994 n. 22).

 

 

2.2.1. In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.
Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla pianificazione del
territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale
autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT; dal 1° gennaio
2012, art. 29 cpv. 1 Lst), che approva il piano - e decide i ricorsi - con
pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata,
ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli
casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia
manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di
quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori
fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione,
rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di
livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art.
26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata
effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta
dall'art. 3 ordinanza sulla pianificazione del
territorio del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid.
6b, II-1999 n. 27 consid. 3).

2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; dal 1° gennaio 2012, art. 30 cpv. 3 Lst e relativo
rinvio agli art. 61 seg. legge di procedura per le cause amministrative del 19
aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1.; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999
n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica
autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121
consid. 5; Bernhard Waldmann/ Pe-ter
Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, ad art. 33 n. 64),
segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di
approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore
disposti dal Consiglio di Stato.

 

 

Domande specifiche
riferite ai mapp. 541 e 604

 

3.3.1. I
ricorrenti RI 6, RI 5, RI 1 e RI 4 hanno chiesto al Consiglio di Stato di
stralciare la zona AP2 posta sul mapp. 541, il relativo accesso pedonale da via
Bosconi sito al mapp. 604, il vincolo di elemento naturale protetto (boschetto)
e la zona con esclusione dell'edificazione, con conseguente attribuzione del
fondo a quella edificabile circostante. Essi ribadiscono la loro richiesta in
questa sede.  

3.2. I vincoli in parola sono già stati approvati in occasione della revisione
del piano regolatore, citata in precedenza (supra, B.b). Per quanto attiene alla zona AP2 e al relativo
accesso da via Bosconi, questi sono inoltre stati confermati - come visto - con
giudizio di questo Tribunale. Essi, pertanto, non possono più essere messi in
discussione in questa sede. Anche qualora si volesse ritenere che, attraverso
la loro indicazione nella cartografia oggetto della variante, questi siano
stati riproposti, la situazione sarebbe apparentabile a quella di una mera
decisione confermativa di una precedente cresciuta in giudicato formale, contro
cui - per principio - non è dato ricorso (RDAT I-1998 n. 40 consid. 4 con
riferimento). Nella misura in cui, invece, i ricorrenti intendessero ottenere
un riesame della pianificazione, dipendente peraltro dalla dimostrazione dall'adempimento
dei severi criteri di cui all'art. 21 cpv. 2 LPT, essi dovrebbero promuovere la
relativa procedura (sul tema: STA 90.2011.42 del 14 giugno 2012). 

3.3. Quanto appena espresso, influenza
direttamente il vincolo di inedificabilità per il mapp. 604. Difatti, se
è vero che l'approvazione dell'attribuzione di questo fondo alla zona R2L è
avvenuta unicamente con la risoluzione qui contestata e, pertanto, è di per sé
contestabile, è altresì vero che il divieto di costruire su questo fondo deriva direttamente dal vincolo di
mantenimento del boschetto esistente, che invece non può più essere messo in discussione.
Ne consegue che la decisione del comune, tutelata dal Consiglio di Stato, non
presta fianco a critiche e deve qui essere confermata. Su questo punto, il
ricorso dev'essere respinto.  

Limite del demanio pubblico

 

4.La misurazione
catastale nel comune di Magliaso risale all'agosto del 1926 (cfr. ris. gov. 9
novembre 2011, pag. 10). Nell'ambito della decisione 21 agosto 2007 di
approvazione della revisione del piano regolatore, il Consiglio di Stato - dopo
aver richiamato le condizioni previste dalla LDP e dal RDP per la delimitazione del demanio lacuale - ha affermato
che "a questi criteri ci si deve pertanto attenere per la
delimitazione delle zone edificabili, ritenuto come non siano determinanti i
confini catastali    "
(ris. gov. citata, pag. 19), considerazione
ribadita anche nella successiva risoluzione 9 novembre 2011 (pag. 8),
qui impugnata. In merito questa Corte considera quanto segue.  

4.1. Il Tribunale ha avuto modo in tempi recenti di chinarsi sulla relazione
che sussiste tra la pianificazione del territorio e il limite del demanio
pubblico (cfr. STA 90.2011.77 del 28 giugno 2013 parzialmente pubblicata in: RtiD I-2014 n. 43 consid. 23, non pubblicato).
Questa Corte ha così potuto rammentare che fanno parte del demanio pubblico del
Cantone, tra l'altro, le acque pubbliche, come i laghi (art. 1 lett. a LDP). Le
acque pubbliche comprendono l'alveo e le rive dei laghi e dei corsi d'acqua
(art. 4 cpv. 1 LDP). I laghi e i corsi si
estendono sino al massimo spostamento
delle acque alle piene ordinarie e comprendono la fascia di terreno priva di
vegetazione permanente o soltanto con vegetazione acquatica (art. 4 cpv.
2 LDP). Ove siano sistemati o corretti mediante
opere conformi al diritto edilizio, essi sono delimitati da queste ultime (art.
4 cpv. 3, Ia frase LDP). I limiti del demanio pubblico
stabiliti dal diritto federale e dalla LDP hanno la preminenza su quelli
risultati dal registro fondiario (art. 6 cpv. 2 LDP). 

4.2. Il limite delle rive pubbliche del lago
Ceresio è fissato alla quota di 271.20 m.s.m. (art. 2 cpv. 1 RDP). Il limite
può estendersi oltre tali quote, quando la maggior estensione sia comprovata
da elementi di confine inequivocabili (art. 2 cpv. 2 RDP). Per quanto concerne
la demarcazione dei confini delle acque pubbliche, l'art. 3 RDP stabilisce
quanto segue. Se il confine previsto nell'ambito di una procedura di misurazione
catastale eseguita secondo il diritto in vigore prima del 1° dicembre 1952
differisce da quello stabilito all'art. 4 LDP, occorre procedere con l'aggiornamento
dei dati catastali; differenze di poco conto possono essere trascurate (cpv.
1). Se la misurazione è stata eseguita dopo tale data, i rilievi catastali
vengono fatti rettificare solo nel caso in cui si riscontrino situazioni di
evidente contrasto con il nuovo diritto (cpv.
2). L'Ufficio del demanio, previa audizione degli interessati, decide sulle
rettifiche necessarie. Contro tale decisione, gli interessati possono adire,
nel termine di 30 giorni, il giudice civile del luogo ove si trova il fondo; in
caso di mancata contestazione la rettifica è iscritta a registro fondiario
(cpv. 3). 

4.3. Come ha rilevato anche il Consiglio di Stato, la procedura che ha condotto
alla delimitazione del limite del demanio sul documento 9 settembre 2008,
ripreso poi nella cartografia della variante in esame, non è stata svolta
secondo quanto previsto dalla LDP. Ora, al di là di questa capitale mancanza,
come il Tribunale ha già avuto modo di
stabilire, nel citato giudizio del 28 giugno 2013 (consid. 23.5), la demarcazione
dei confini tra il demanio pubblico e le adiacenti proprietà private esula
dalla procedura di approvazione del
piano regolatore, oltre a non rientrare nelle com-petenze del Consiglio
di Stato. Non è, in particolare, possibile effettuarla nemmeno a semplice
titolo pregiudiziale, con effetti limitati alla pianificazione del territorio.
Se veramente il Governo riteneva che essa fosse imprescindibile ai fini
dell'approvazione del piano regolatore, esso avrebbe dovuto preliminarmente provocare
i necessari cambianti nei rapporti di proprietà, secondo la procedura appositamente
indicata dalla LDP e dal RDP a questo scopo. Difatti, una tale demarcazione è
volta a definire il diritto di proprietà (pubblica, rispettivamente privata)
delle superfici toccate, provocando in particolare - laddove si dovesse
scostare dalle risultanze del registro fondiario - un incremento
rispettivamente una diminuzione della stessa.

4.4. In concreto, ancorché risalente all'agosto del 1926, il limite dei fondi
della riva del lago a Magliaso esiste ed è chiaramente ancorato negli atti
catastali. Non è dunque indispensabile, né lecito di nuovamente accertarlo per
poter approvare il piano regolatore. Nemmeno l'invocato principio del
coordinamento permette di giungere a una
differente soluzione. Esso, infatti, risulta già rispettato nella misura in cui
la pianificazione dell'utilizzazione prende in considerazione nell'ambito della
ponderazione degli interessi il limite esistente delle proprietà. Se, in un
secondo tempo e nell'ambito della procedura prevista dalla LDP e dal RDP
dovesse risultare un mutamento di questo limite, resta aperta la via della modifica
del piano regolatore, costituendo questo senz'altro un notevole cambiamento
delle circostanze, che permette di rimettere in discussione lo statuto
pianificatorio di un fondo (art. 21 LPT). 

5.Così come già
avevano fatto davanti al Governo, i ricorrenti postulano l'annullamento
dell'accertamento del limite del demanio lacuale. Il Tribunale ritiene che essi
intendano con ciò domandare che la linea del limite del demanio lacuale venga
stralciata dalla cartografia della variante, richiesta che appare giustificata
alla luce di quanto illustrato poc'anzi.

Comparto R2L 

 

6.Fermo quanto premesso (supra, 4), la domanda
posta in via principale nei ricorsi in rassegna di non approvare
l'intera zona R2L non può essere accolta, per i seguenti motivi. 

6.1. Come appena visto, contrariamente a
quanto ritenuto dal Governo nella risoluzione impugnata, nel delimitare
le zone edificabili sui fondi privati, determinante è il limite ancorato nei atti
catastali esistenti. Dati che erano a disposizione del consiglio comunale al
momento dell'adozione e del Governo in sede di approvazione della pianificazione
contestata. Essa, tuttavia, come si è visto, si diparte da un limite demaniale
tracciato in modo irrito e non vincolante,
sottraendo dall'assegnazione a una specifica funzione alcune superfici
dei fondi a lago, in quanto considerate parte del demanio pubblico. Tale
circostanza, tuttavia, non ostava all'approvazione
della zona edificabile sancita dal comune; nemmeno era necessario
procedere alla "modulazione della decisione" come ha fatto il
Consiglio di Stato una volta accortosi del problema. Esso avrebbe piuttosto innanzitutto
potuto approvare l'intera zona edificabile R2L, ivi compresa quella per cui ha considerato
a torto di non poterlo fare, siccome ne condivideva l'impostazione. In secondo
luogo, il Governo avrebbe dovuto affrontare la questione di quelle superfici
(scorpori, tutto sommato di modesta estensione; per quanto riguarda la zona R2L
nel complesso ca. 900 mq, cfr. messaggio municipale 28 maggio 2010 [n. 281],
pag. 5) che erano rimaste prive di una destinazione pianificatoria, modificando
d'ufficio - dandosi i requisiti - il piano, rispettivamente retrocedendo gli
atti al comune perché si determinasse in merito.

6.2. A torto i ricorrenti pretendono invece
che il Consiglio di Stato avrebbe dovuto negare la sanzione all'intera zona R2L,
poiché nell'approvarla parzialmente avrebbe leso l'art. art. 37 cpv. 1 LALPT.
Intanto, il Governo ha condiviso sia il principio dell'istituzione di questa zona,
sia i suoi parametri edilizi. Tale aspetto non è nemmeno messo in discussione
dai ricorrenti. Certo, come si è appena visto, il Consiglio di Stato avrebbe
dovuto approvare la pianificazione anche
nelle situazioni in cui ha ritenuto che il (presumibile) limite demaniale
ostasse a ciò, ma questo non è certo un motivo per mettere in
discussione l'approvazione della restante (e preponderante) zona R2L. I
ricorrenti avrebbero dovuto piuttosto formulare la richiesta contraria, ossia
di approvare la pianificazione anche in
corrispondenza dei loro fondi, postulando inoltre di estendere la zona R2L pure
agli scorpori risultanti dal citato irrito limite demaniale. Richiesta
che essi nemmeno adombrano nei loro ricorsi.
Ora, essendo il Tribunale vincolato dalle domande poste nelle impugnative (Marco
Borghi/Guido Corti, Compendio
di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 4 ad art. 65), concretamente
la non approvazione (recte: l'annullamento dell'approvazione)
dell'intera zona R2L, i gravami su questo punto non possono che essere
respinti. 

 

 

Sentiero di carattere naturalistico
lungo la riva del lago

 

7.I ricorrenti
chiedono lo stralcio del sentiero naturalistico a lago, subordinatamente che
esso termini all'altezza del mapp. 620 e non continui a sud di via Pastura. In
via ancor più subordinata, essi postulano che lo stesso sia spostato in
corrispondenza dei loro fondi su una passerella sul demanio lacuale e che
prosegua, attraversandolo, pure sul mapp. 602. Gli insorgenti ritengono che in
presenza di un limite del demanio tuttalpiù indicativo, l'approvazione del
sentiero sia prematura, non potendo esserne valutata l'effettiva incidenza sul
terreno privato; ne segue l'impossibilità di
valutare l'opportunità e la sostenibilità dell'intervento. Dopo aver
sottolineato che il sentiero in parola costituisce una restrizione al
loro diritto di proprietà, essi contestano l'esistenza di un preminente interesse
pubblico e il rispetto del principio di proporzionalità. 

 

 

8.  Preliminarmente, è necessario ritornare sulla
questione del demanio pubblico. Ora,
contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, in base a quanto spiegato nei
considerandi precedenti, occorre dipartirsi
dalla situazione fondiaria esistente. Ininfluente, al riguardo, il fatto che - a seguito di una procedura di
accertamento del demanio - il limite dei loro mappali verso il lago potrà in un
futuro mutare. Il tracciato del sentiero, infatti, è previsto il più possibile lungo
il margine dei fondi: in quanto sentiero deve insistere sulla terra ferma. A
ben vedere, l'irrita procedura di accertamento del demanio ha permesso d'individuare
un percorso fuori dall'acqua ma comunque il meno invasivo per le proprietà
private. Non occorre, tuttavia, dilungarsi oltre su quest'aspetto che attiene
piuttosto al principio di proporzionalità, sul quale si tornerà in seguito. 

 

9.9.1. Deve poi essere affrontata la questione della
portata del tracciato del sentiero adottato
dal consiglio comunale e approvato dal Consiglio di Stato. Tanto il Governo,
quanto il municipio ritengono che esso abbia valenza indicativa, mentre
lo stesso sarà definito sulla base di un progetto di dettaglio. Questa tesi non
può essere seguita.

9.2. Il rapporto di pianificazione del maggio 2010, componente non vincolante
del piano regolatore, avente mero valore indicativo (art. 26 cpv. 2 LALPT),
sembra confermare questa interpretazione, laddove specifica che il sentiero di
carattere naturalistico sarà realizzato in
base a un "vincolo di passo pubblico, il cui tracciato
definitivo sarà stabilito in accordo con i privati, sulla base di un progetto"
(rapporto citato, pag. 3). Ora, una simile interpretazione tuttavia contraddice
in modo palese il diritto di rango superiore: le rappresentazioni grafiche
hanno difatti carattere vincolante (art. 21 cpv. 1 LPT; 26 cpv. 1 LALPT; dal 1°
gennaio 2012, art. 19 cpv. 2 lett. a e b Lst; inoltre STA 90.2010.61/63-67 del
16 gennaio 2013 consid. 8.3. non pubblicato in RtiD II-2012 n. 18, 90.2008.46
del 14 ottobre 2009 consid. 11.4 non pubblicato in RtiD II-2010 n.31). In
realtà, le componenti vincolanti della variante in esame, ossia le norme di
attuazione (NAPR; in particolare art. 43 e
46 NAPR) e la cartografia non esprimono affatto - a ragione - una simile
riserva. Se veramente l'intenzione del pianificatore fosse stata quella di
prevedere un tracciato indicativo - a prescindere
dall'illegalità di una simile scelta - essa non è stata convenientemente
ancorata negli atti vincolanti della variante. Tanto più che, come si vedrà, il
consiglio comunale era già in possesso di tutti gli elementi necessari per
effettuare una corretta ponderazione di tutti gli interessi gioco. Ne
discende che il tracciato del sentiero riportato sulla cartografia ha carattere
definitivo.

10. Quanto
al rispetto della garanzia della proprietà, il Tribunale considera
quanto segue. 

10.1. Una restrizione di diritto pubblico è
compatibile con la garanzia della proprietà sancita dall'art. 26 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) solo se si fonda su una base
legale, è giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il
principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.; RtiD I-2011 n.
13 consid. 2.2 con rinvii). La legalità,
l'interesse pubblico e la proporzionalità costituiscono d'altra parte dei
principi giuridici fondamentali, che lo Stato deve sempre rispettare nelle
proprie attività (art. 5 Cost.). In linea di massima è pubblico
l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua frazione
significativa e che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle
sue funzioni. Nel caso di un provvedimento di pianificazione del territorio
esso è segnatamente dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno
importante, chiaramente avvertito dalla collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti
interessi pubblici e privati in gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1. con
rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert, Aménagement
du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Ade-lio
Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, IIª ed., Cadenazzo
2002, n. 558-594). Il principio della proporzionalità esige invece che
le restrizioni della proprietà siano idonee a
raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato, che tra i diversi provvedimenti
a disposizione per conseguirlo venga scelto quello che lede in misura
minore gli interessi del proprietario, infine
che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico
perseguito e i mezzi utilizzati (RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 103-106; Scolari, Parte generale,
n. 595-610).

10.2. Contrariamente all'opinione dei ricorrenti, l'intervento in parola
risulta sorretto da un interesse pubblico preminente sugli altri interessi
pubblici e privati in gioco. 

10.2.1. Secondo l'art. 3 cpv. 2 lett. c LPT, che stabilisce i principî pianificatori
in materia di paesaggio, occorre tenere libere le rive dei laghi e dei fiumi e agevolarne il pubblico accesso. Questo
prin-cipio è ripreso, a livello cantonale, negli obiettivi pianificatori cantonali
del piano direttore del 1990, adottati con decreto legislativo 12 dicembre
1990, che prevedono il promovimento della realizzazione di infrastrutture che
rendano fruibili e percorribili le rive dei
laghi e dei fiumi (cfr. decreto legislativo concernente gli obiettivi
pianificatori cantonali del Piano direttore, del 12 dicembre 1990,
obiettivo A.9 lett. e; BU 1991, 37). La scheda di coordinamento 9.22, di
risultato intermedio, prevede di predisporre le basi pianificatorie per
incrementare le possibilità di pubblica fruizione delle rive dei laghi, promuovendo la realizzazione da parte degli enti pubblici
di sentieri comodi e sicuri, nel rispetto delle esigenze del paesaggio, del
bosco e della protezione della natura. Questa scheda elenca, di
conseguenza, dei percorsi che devono essere
ulteriormente verificati e definiti di comune accordo tra il Cantone e i
comuni interessati, tra i quali figura il sentiero a Lago nel comune di
Magliaso.

10.2.2. La garanzia di una molteplicità d'usi e funzioni dei laghi e
delle fasce lacustri attraverso una pianificazione unitaria e progetti mirati
in grado di migliorare la pubblica fruizione delle rive, promuovere il riordino
e il coordinamento regionale delle infrastrutture a lago, tutelare e
valorizzare il paesaggio lacustre rientra parimenti tra i nuovi obiettivi
pianificatori cantonali, frattanto adottati dal Gran Consiglio il 26 giugno
2007 (RL 7.1.1.1.2). La scheda di coordinamento P7, di dato acquisito, adottata
dal Consiglio di Stato il 20 maggio 2009 ed entrata in vigore il 2 aprile 2012,
stabilisce quindi alla cifra 2.2 degli indirizzi (ossia degli obiettivi), i
quali sono vincolanti, che la pubblica fruizione dei laghi e delle rive
lacustri dev'essere garantita e potenziata mediante l'incremento delle aree
pubbliche a lago, tra l'altro predisponendo passeggiate e sentieri a lago
(lett. c) e coordinando le attività di campeggi e lidi a lago con la pubblica
fruizione della riva (lett. d). Tra i percorsi a lago previsti alla cifra 3.2
lett. f delle misure di questa scheda, pure vincolanti, figura anche la passeggiata
(a lago), d'interesse cantonale, denominata Caslano-Agno, che passa per
Caslano, Magliaso, Agno e Muzzano. 

10.2.3. Sulla scorta delle considerazioni espresse in precedenza, l'interesse pubblico del tracciato della
passeggiata a lago, che permette la percorrenza di un tassello
importante dell'accesso alle rive lacuali dev'essere ammesso senza ombra di
dubbio. Esso rientra difatti negli scopi della legislazione federale sullo
sviluppo territoriale e del vecchio e del nuovo piano direttore cantonale. È
pertanto sostenuto da un importante interesse collettivo, senz'altro preminente
rispetto a quello di natura privata dei ricorrenti. 

Nemmeno le potenziali conflittualità con la
conservazione degli ambienti naturali e la fauna menomano l'importante interesse
pubblico evocato in precedenza, essendo possibile attraverso alcuni
accorgimenti quanto alla progettazione e alla gestione del sentiero evitarle: è
quanto conferma il biologo incaricato dal comune di prendere posizioni sulle
osservazione inoltrate dai privati al piano d'indirizzo e consegnate a pag. 51
del rapporto di pianificazione gennaio 2006. A torto i ricorrenti sembrano
pretendere che le modalità di gestione debbano essere ancorate già in sede di
pianificazione (in questo senso: STA 90.2008.43 dell'11 gennaio 2010 consid.
4.6 i.f.). Per lo stesso motivo, in relazione all'interesse pubblico è
ininfluente il sapere se la passeggiata sarà interrotta per alcuni periodi
all'anno anche in relazione alle attività svolte sul mapp. 602. Sulla
limitazione posta - a torto - dal Consiglio di Stato in sede pianificatoria si
tornerà più avanti. 

10.3. Quanto al rispetto dei principi di legalità e di proporzionalità, il
Tribunale considera quanto segue.

10.3.1. Secondo l'art. 7 cpv. 3 della legge
sulle strade del 23 marzo 1983, modificata e riordinata il 12 aprile 2006
(Lstr; RL 7.2.1.2), nel tenore in vigore dal 31 novembre 2012 (BU 2012, 554), corrispondente all'attuale art. 8 Lstr, i
comuni provvedono alla pianificazione delle strade locali nell'ambito del piano
regolatore, vegliando in particolare al coordinamento con la pianificazione di
ordine superiore e dei comuni vicini. Nel concetto di strada rientrano, per
quanto qui interessa, quello di strada pedonale, sentiero e via ciclabile (art. 5 cpv. 1 e 6 vLstr, oggi desumibile dall'art.
2 cpv. 1 Lstr, versione in vigore dal 1° dicembre 2012, BU 2012, 554). I comuni sono inoltre competente a
stabilire, in sede di piano regolatore, i percorsi pedonali (art. 5 legge sui
percorsi pedonali ed i sentieri escursionistici del 9 febbraio 1994; LCPS; RL
7.2.1.4). La competenza comunale discende inoltre dagli art. 3 cpv. 3 lett. c LPT, nonché 28 cpv. 2
lett. p LALPT.

10.3.2. Il vincolo in parola è, come
visto, ancorato nelle rappresentazioni grafiche ed è stato adottato
dall'autorità competente in materia. In linea di principio, dunque, esso poggia
su una base legale. Essa, tuttavia, risulta
carente sotto il profilo delle indicazioni minime necessarie per la sua realizzazione.
In particolare, né le rappresentazioni grafiche, né le NAPR forniscono indicazioni
circa il suo calibro. Aspetto, peraltro, che era stato rettamente
rilevato nella risoluzione 21 agosto 2017 (pag. 34). Difatti, solo una volta
conosciute le caratteristiche esatte del sentiero - con i relativi limiti -
potrà essere valutata la sua incidenza sulla proprietà privata e così
compiutamente valutata la proporzionalità del vincolo. Il comune deve dunque
essere chiamato a completare la pianificazione, dettagliandone in misura
maggiore le caratteristiche. Non è dunque necessario e nemmeno opportuno allo
stadio attuale esaminare se il vincolo in parola risponda al principio di proporzionalità.

Proseguimento del sentiero sul mapp. 602

 

11. I ricorrenti chiedono che il
sentiero attraversi anche il mapp. 602. Ancorché il petitum non lo
specifichi, dai ricorsi emerge come gli stessi tendano a contestare la
limitazione temporale di fruizione dello
stesso introdotta d'ufficio dal Consiglio di Stato. Ora, con separato odierno giudizio
questo Tribunale ha accolto un analogo ricorso inoltrato dal comune di Magliaso,
stabilendo che una simile restrizione attiene alle modalità esecutive e di
gestione del percorso e non deve essere fissata nelle NAPR. Su questo punto le impugnative
sono quindi divenute prive d'oggetto. Esse erano comunque sia fondate, per
questo motivo lo Stato è chiamato a versare delle ripetibili ai ricorrenti in
relazione a questa specifica domanda subordinata. 

 

 

12. Per i pregressi motivi, nella
misura in cui non sono divenuti privi d'oggetto, i ricorsi sono parzialmente
accolti. In termini assoluti, tuttavia, i ricorrenti risultano
preponderantemente soccombenti. Per questo motivo sono tenuti al pagamento di
una tassa di giustizia, ridotta per tener conto del grado di successo
dell'impugnativa (art. 28 LPamm). Essi sono inoltre tenuti a versare un importo
per ripetibili ridotte al comune (art. 31 LPamm). Inoltre lo Stato verserà ai
ricorrenti un importo in relazione alla modifica d'ufficio da esso operata in
corrispondenza del mapp. 602.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  I ricorsi, nella misura in cui non
sono divenuti privi d'oggetto, sono parzialmente accolti.

§.  Di conseguenza:

1.1.  dalla cartografia della variante
approvata con la risoluzione impugnata è stralciato il "limite del demanio
lacuale (271.20 m.s.m)".

1.2.  il comune è chiamato a completare
la pianificazione del sentiero naturalistico, così come spiegato al consid. 10
del presente giudizio. 

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr. 1'000.-
per ciascun ricorso, complessivamente dunque fr. 5'000.-, è posta a carico
degli insorgenti, con vincolo di solidarietà. Lo Stato verserà a quest'ultimi
fr. 100.- in relazione a ciascuna impugnativa, dunque in complesso fr. 500.-, per
ripetibili; allo stesso titolo i ricorrenti verseranno fr. 200.- per ogni
ricorso, nel complesso dunque fr. 1'000.-, al comune di Magliaso.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                  Il segretario