# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7abf1b5f-4228-5683-a8b4-a1fc06b1dd10
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2008 32.2007.275
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-275_2008-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.275

   

  CR/DC

  	
  Lugano

  22 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 agosto 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 giugno 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, in precedenza attiva in qualità di cameriera, in data 27
ottobre 2004 ha presentato una
domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, essendo affetta da
“depressione” (doc. 2/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
a cura della dr.ssa __________, con progetto di decisione del 25 agosto 2006, l’Ufficio
AI ha attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1°
febbraio 2004 al 31 marzo 2005 e una mezza rendita di invalidità limitatamente
al periodo compreso fra il 1° aprile 2005 e il 31 dicembre 2005, negando in
seguito il diritto a prestazioni, visto il miglioramento dello stato di salute
che ha portato al totale ripristino della capacità lavorativa (doc. 40/1-3).

                                         L’amministrazione,
dopo avere nuovamente sottoposto l’assicurata, a seguito delle contestazioni
presentate in merito al progetto di decisione, ad un esame peritale presso la
dr.ssa __________, con decisione del 22 giugno 2007, ha confermato l’attribuzione di una
rendita intera di invalidità dal 1° febbraio 2004 al 31 marzo 2005 e di una
mezza rendita di invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° aprile
2005 e il 31 dicembre 2005 (doc. A1).

 

                               1.2.   Contro la
succitata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1,
ha inoltrato un ricorso al TCA chiedendo, in via principale, il riconoscimento
di una rendita intera di invalidità a partire dal 1° febbraio 2004 e, in via
meramente subordinata, il beneficio di provvedimenti professionali
(orientamento professionale e collocamento).

                                         Ella ha
inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la procedura ricorsuale (I).

                                         Sostanzialmente
l’assicurata ha contestato le valutazioni peritali della dr.ssa __________, la
quale, contrariamente al parere dello psichiatra curante, dr. __________ – il
quale la considera totalmente inabile al lavoro – è giunta alla conclusione che
l’interessata sia, a partire dal mese di settembre 2005, totalmente abile al
lavoro. La ricorrente ha inoltre osservato di essere affetta anche da una
patologia respiratoria, che non le permette l’esposizione ad ambienti umidi,
polverosi, eccessivamente caldi o freddi, come indicato dalla dr.ssa __________
(I).

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, dopo avere ribadito la correttezza della
perizia della dr.ssa __________ e avere rilevato che la patologia polmonare
dell’interessata non influisce sulla sua capacità lavorativa in attività
adatte, ha postulato la reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto. L’UAI ha pure escluso la
possibilità di porre l’assicurata al beneficio di provvedimenti professionali,
ritenuto che ella presenta una capacità lavorativa totale nella sua precedente
attività (V + 1-2).

 

                               1.4.   In data 2
ottobre 2007 il patrocinatore dell’assicurata ha nuovamente criticato le perizie
della dr.ssa __________, ritenendo opportuno un esame peritale psichiatrico “neutro”.
Inoltre, l’avv. RA 1 ha contestato la valutazione di una piena capacità
lavorativa dell’interessata dal profilo polmonare, ribadita dal dr. __________
sulla base delle indicazioni del dr. __________ (VII).

 

                               1.5.   In data 2
ottobre 2007 l’UAI, rispondendo ad una esplicita richiesta in tal senso del TCA
(IV), ha comunicato al Tribunale di non potere procedere all’accertamento
postale richiesto, dato che la decisione impugnata è stata spedita per posta
semplice e non tramite invio raccomandato (IX).

 

                               1.6.   In data 4
marzo 2008 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA il certificato municipale per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (X + bis).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato
antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI
non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito
fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio.

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza
del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime
di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla
rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg
2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet
constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la
rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au
motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité
aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement
passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque
celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance
appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration
peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision
selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à
constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut
confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne
suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.
Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce
sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association
d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants
n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait
de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nella
decisione del 22 giugno 2007 l’UAI, fondandosi sul parere del
medico del SMR, dr. __________, medico generico (sul diritto per gli
assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008
IV Nr. 13) – il quale, sulla base della nuova perizia della
dr.ssa __________ e delle indicazioni del dr. __________, ha confermato una
piena esigibilità lavorativa dell’interessata sia nella sua precedente
attività, sia in altre adeguate (doc. 61-1) - ha confermato il precedente
progetto di decisione del 25 agosto 2006 (doc. 40/1-3), riconoscendo
all’assicurata il diritto ad una rendita intera di invalidità dal 1° febbraio
2004 al 31 marzo 2005 e ad una mezza rendita di invalidità limitatamente al
periodo dal 1° aprile 2005 al 31 dicembre 2005 (cfr. doc. 62/1-3).

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita
spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° gennaio 2006.

 

                               2.9.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha ritenuto opportuno sottoporre
l’interessata ad una perizia psichiatrica, affidata alla dr.ssa __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia e Capoclinica dell’Ospedale __________ di __________.

Nel suo referto del 27 settembre 2005, la dr.ssa __________
ha posto la diagnosi di “episodio depressivo di grado medio con sindrome
biologica (ICD10-F32.11)” (doc. 23-3).

La dr.ssa __________ ha riscontrato una
condizione psicopatologica ancora lontana dalla stabilità a causa della
presenza di una forte carica di ansietà, correlata in parte all’esame peritale,
vista la prognosi benevola stilata dallo psichiatra curante. La specialista ha
poi sottolineato che nell’assicurata appare molto evidente l’ansietà, mentre
meno rintracciabile è la quota depressiva, che in passato è stata molto più
significativa (con riferimento al tentativo autolesivo).

La dr.ssa __________ ha quindi evidenziato che il
quadro clinico dell’interessata depone “per una condizione in evoluzione
positiva, che potrebbe trovare soluzione se venissero meno preoccupazioni di
ordine pratico (economiche e sociali)”.

La specialista ha quindi concluso che,
considerata l’evoluzione positiva della patologia, l’assicurata va considerata
abile al lavoro al 100% (doc. 23-4).

 

Ricevuto tale referto peritale, il dr. __________
del SMR ha ritenuto opportuno chiedere alla dr.ssa __________ alcune
precisazioni, e meglio:

 

" 
Le scrivo per sapere se, in base alla sua
visita, è in grado di confermare l’incapacità lavorativa precedente data dal
medico curante (inabilità lavorativa del 100% dal 6.2.2003 al 24.12.2004 e
inabilità lavorativa del 50% dal 25.12.2004).

 

Le chiedo inoltre a partire da quando vale il suo
giudizio di capacità lavorativa completa (da quanti mesi prima dell’esame
peritale).

 

Nel suo rapporto fa notare che l’assicurata
presenta una condizione psicopatologica ancora lontana dalla stabilità, la
giudica però abile al lavoro al 100% nelle sue attività abituali.

 

Le chiedo di motivarmi più dettagliatamente
questa sua presa di posizione, descrivendo se esistono dei limiti funzionali
(tenuta, rendimento) per questa assicurata 35enne. (…).” (Doc. 26-1)

 

Con scritto del 3 novembre 2005 la dr.ssa __________
ha fornito le seguenti precisazioni:

 

" 
Per quanto riguarda la sua prima richiesta non
ho elementi per confutare le certificazioni d’inabilità lavorativa redatte dal
medico curante dell’assicurata, delle quali ho semplicemente preso atto. Va
annotato a questo proposito che la natura oscillante della sintomatologia
ansiosa in sé giustifica la presenza di momenti di acuzie invalidanti.

Per lo stesso motivo non ho precisato da quando
decorra la capacità lavorativa completa.

Certamente all’atto della visita peritale la
signora RI 1 appariva in grado di svolgere attività lucrative.

Infine chiarisco che nel descrivere la condizione
psichica come non ancora stabilizzata volevo porre l’accento sul fatto che è
proprio la mancanza di un’attività lavorativa che influisce negativamente
sull’ansietà dell’assicurata: ella è legittimamente preoccupata per il proprio
futuro, non potendo contare, nell’attualità, su un reddito stabile. Si potrebbe
dire che se l’assicurata potesse svolgere un’attività lavorativa verrebbero
meno motivi reali di preoccupazione, che alimentano la condizione depressiva,
di natura reattiva.

Non ho ravvisato, nel contesto dell’esame
clinico, un deficit delle capacità funzionali dell’assicurata, se non quelli
correlabili al livello culturale (mi riferisco alla scolarizzazione), in ogni
caso ella appare in grado di svolgere attività semplici ed esecutive, come
quelle di guardarobiera o cameriera.” (Doc. 27-1)

 

Le conclusioni della dr.ssa __________ circa una
piena capacità lavorativa dell’interessata nell’attività abituale e in altre
analoghe, a partire dal mese di settembre 2005, sono poi state confermate dal
dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni del 9 novembre 2005 (doc. 28-2).

 

                                         A fronte
del certificato medico dello psichiatra curante, dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia – il quale ha attestato una piena incapacità
lavorativa dell’assicurata a causa della presenza di una malattia depressiva
nuovamente in fase attiva anche a seguito dell’insorgenza di problemi pneumologici
(doc. 43-1) – l’UAI ha deciso di sottoporre l’interessata ad una nuova perizia
psichiatrica, affidata alla dr.ssa __________ e di chiedere delucidazioni in
merito alla patologia pneumologica al dr. __________ (cfr. doc. 49-1).

 

                                         Nel suo
referto del 26 febbraio 2007, la dr.ssa __________, poste le diagnosi di
“reazione depressiva prolungata ed accentuazione di tratti di personalità
(ICD10-F43.21, Z73.1)”, ha evidenziato che “l’osservazione attuale non
depone per un obiettivo peggioramento delle condizioni psichiche, bensì per un
tentativo di ottenere un indennizzo, vissuto come soggettivamente equo per le
difficoltà incontrate nel corso della vita” (doc. 58-3).

La dr.ssa __________ ha evidenziato che
l’atteggiamento dell’interessata è improntato alla teatralità ed è,
sostanzialmente, non collaborante. All’osservazione appare evidente, secondo la
specialista, la determinazione dell’assicurata a non impegnarsi nella ricerca
di una nuova attività lavorativa, preferendo seguire la strada dell’indennizzo.

La specialista ha rilevato che anche i tests ai
quali è stata sottoposta l’assicurata hanno messo in evidenza la presenza di un
atteggiamento manipolatorio, finalizzato ad ottenere il risultato indennizzante
sperato. 

La dr.ssa __________ ha quindi concluso il suo
referto peritale confermando il suo precedente giudizio relativo ad una piena
capacità lavorativa dell’interessata “per occupazioni semplici, esecutive,
cioè aderenti alla qualifica di cui l’assicurata è in possesso” (doc.
58-4).

 

Quanto all’affezione polmonare, nel rapporto
medico del 6 febbraio 2007, il dr. __________, Primario e Capo Dipartimento di
pneumologia dell’Ospedale __________ di __________, curante dell’assicurata, poste
le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome mista
ansioso-depressiva di entità medio-grave; bronco-pneumopatia cronico-ostruttiva
con debuttante enfisema polmonare su consumo nicotinico persistente di oltre 30
p/y verosimilmente associata ad asma bronchiale intrinseca”, ha indicato che la
TAC polmonare eseguita il 9 maggio 2006 ha confermato la presenza di esiti
cicatriziali localizzati all’apice destro, linfonodo calcificato ilare destro e
nodularità disomogenea con inclusioni calcificate a livello del segmento
cardiale del lobo inferiore a destra riferibili a pregressa tubercolosi, oltre
ad un debuttante enfisema polmonare localizzato ai campi superiori e piccole
bronchiectasie. Al momento dell’esame (3 agosto 2006), il dr. __________ ha
osservato che, rispetto alla TAC del maggio 2006, la situazione respiratoria è
progressivamente migliorata, grazie alla terapia farmacologica instaurata (doc.
55-2).

 

Nel rapporto medico del 20 febbraio 2007 inerente
alla visita del 19 febbraio 2007, il dr. __________ ha riscontrato una
situazione respiratoria peggiorata malgrado il trattamento farmacologico,
soprattutto a causa dell’asma bronchiale. Il dr. __________ ha comunque
ritenuto l’assicurata abile ad effettuare attività lavorative che non
implichino sforzi fisici moderati o severi e senza esposizione a sostanze
irritanti inalate (doc. 56-1).

 

Visto il referto peritale della dr.ssa __________
e sulla base delle indicazioni del dr. __________, il dr. __________ del SMR,
nelle sue annotazioni del 12 marzo 2007, ha osservato:

 

" 
Dopo contestazione della CL dal punto di vista
psichiatrico da parte dello psichiatra curante (vedi lettera dello psichiatra,
replica della perita alle nostre richieste di precisazione), l’assicurata è
stata di nuovo peritata dalla dr.ssa __________.

 

Perizia psichiatrica (26.02.2007), con anche
valutazione testistica.

 

 

Diagnosi:

 

-         
reazione depressiva prolungata ed accentuazione
di tratti di personalità

 

Lo stato psichico dell’assicurata non viene
ritenuto peggiorato e la CL in attività semplici è presente in maniera
completa.

 

Si evidenzia un atteggiamento dimostrativo con
componente manipolatoria.

 

Dal punto di vista polmonare:

(vedi documenti agli atti, rapporto degenza
5.11.2006 Ospedale __________ di __________, rapporto AI dr. __________ del
6.2.2007, integrato dalla lettera alla dr.ssa __________ del 20.2.2007, in cui
si descrive un peggioramento):

 

-         
broncopatia cronico-ostruttiva, con debuttante
enfisema polmonare, verosimilmente associata ad asma bronchiale intrinseca.

 

 

Lo specialista conferma che per attività leggere,
senza esposizione a sostanze irritanti, la CL è normale. Tale è da ritenere
l’attività svolta dall’assicurata prima dell’interruzione.

Da notare il persistente abuso di tabacco, che
non porta ad un miglioramento (esigibile sforzo da parte dell’assicurata di
interrompere il comportamento dannoso).

 

 

Propongo quindi di attenerci alla precedente
valutazione.” (Doc. 61-1)

 

                             2.10.   In sede
ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI di sopprimere la
rendita a partire dal 1° gennaio 2006, producendo nuovi certificati medici e
meglio:

 

                                         -     certificato
del 23 luglio 2007 della dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, del
seguente tenore:

 

"  Premessa: il
rapporto qui redatto coinvolge principalmente la 

parte internistica
del danno alla salute della paziente in oggetto

 

 

      La signora RI 1 presenta come grave limitazione al lavoro una
dispnea fluttuante legata ad una bronchite cronica ostruttiva (BPCO) e ad asma
bronchiale con presenza a livello anatomico di enfisema centro-lobulare
(tabagismo di oltre 30 p/y) (a disposizione rapporti pneumologici dr. med. __________).

 

      L’esposizione ad ambienti umidi (cucine), polverosi (pulizie,
panetterie, magazzini), eccessivamente caldi o freddi, peggiora la ventilazione
della paziente, sforzi prolungati non sono altresì possibili.

 

      In ragione di questo problema e di quello depressivo (in cura
presso il dr. __________), credo che la paziente debba essere reinserita in un
ambiente protetto (laboratorio es. __________) dove vengano tenute in conto
queste limitazioni.” 

      (Doc. A2)

 

 

                                         -     certificato
del 9 agosto 2007 del dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia,
in cui si legge:

 

"  La
paziente è in mia cura da anni per un disturbo depressivo ricorrente con
sintomi biologici in un disturbo di personalità borderline.

La paziente ha avuto
nel passato periodi di totale e parziale incapacità lavorativa. Questo
nell’ambito di un grave disagio psicologico con manifestazioni a carico delle
competenze sociali, che hanno progressivamente determinato un isolamento
psicosociale quasi completo dell’interessata.

La paziente inoltre
è in cura dal 2006 presso il dr. __________, primario dell’Ospedale __________
di __________ a causa di una malattia bronco-ostruttiva di origine
multifattoriale con enfisema polmonare, asma bronchiale e malattia
bronchiectasica.

Ho letto le due
perizie effettuate dalla dr.ssa __________ per conto dell’AI, perizie che
sostanzialmente confermano le diagnosi da me citate. Nella seconda perizia,
piuttosto sbrigativa, è evidente che la relazione tra la perita e l’interessata
è stata inficiata da un pregiudizio.

Questo nel senso che
se nella prima perizia la collega valutava troppo ottimisticamente le
possibilità di guarigione della paziente e quindi di rientro nel mondo del
lavoro, pur riconoscendo i limiti oggettivi, nella seconda perizia sembrerebbe
che parli di un’altra persona.

In conclusione la
paziente, lungi dal potersi considerare in via di guarigione o addirittura guarita,
presenta una progressione cronica dei disturbi che determina una capacità
lavorativa tuttora fortemente compromessa nel senso anche di una impossibilità
di collocare in un ambiente di lavoro adeguato un malato che presenta tali
disturbi.

Fra l’altro in
passato quando periodi di limitazione dell’attività lavorativa hanno permesso
un reimpiego parziale, grazie alla mobilizzazione dei servizi sociali e grazie
alla disponibilità della __________ di __________, questi sono tutti falliti,
non per colpa dell’interessata, che anzi si è fatta apprezzare per la grande
volontà di riscattare la condizione di malattia.

In conclusione,
ritengo che la paziente presenti un disturbo depressivo ricorrente in fase
attiva su un sottostante disturbo di personalità che pregiudica al momento in
modo completo qualsiasi possibilità anche parziale di impiego e che quindi il
grado di invalidità, contrariamente a quanto deliberato dall’assicurazione
invalidità, non ha mostrato nessun segno di miglioramento a partire dal
settembre del 2005 e che il caso è sempre aperto e in trattamento regolare.”
(Doc. A3)

 

 

Al riguardo, nelle sue annotazioni del 4
settembre 2007 il dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha
osservato:

 

" 
Assicurata peritata ben 2 volte dalla dr.ssa __________
(9.2005 e 2007) con diagnosi di:

Reazione depressiva prolungata F43.21

Accentuazione di tratti di personalità Z73.1

 

Si era concluso per una esigibilità completa per
attività adatta (leggera e senza esposizione a sostanze irritanti per le vie
respiratorie).

 

In sede di ricorso vengono presentati:

 

rapporto della dr.ssa __________ del 23.7.2007
nel quale si indica la presenza di patologia polmonare.

Valutazione: la questione dell’asma è già stata
valutata debitamente da parte del SMR sulla base del rapporto del dr. __________
del 20.2.2007

 

rapporto del dr. __________ del 9.8.2007: in
questo rapporto il dr. __________ riprende la sua valutazione già espressa in
precedenza (vedi in particolare il suo scritto del 7.9.2006 precedente la
seconda perizia della dr.ssa __________).

Valutazione: il rapporto non evidenzia una
modifica dello stato di salute rispetto al momento della valutazione peritale.

 

In conclusione, l’attuale documentazione medica
presentata in sede di ricorso non evidenzia una modifica sostanziale dello
stato di salute. Si conferma quindi la precedente valutazione SMR basata su
documentazione specialistica polmonare e valutazione peritale psichiatrica
ripetuta.” (Doc. V/1)

 

 

Nelle sue annotazioni del 17 settembre 2007, il
dr. __________ ha poi aggiunto:

 

" 
Ho riguardato attentamente il dossier intero:

 

-         
confermo l’assenza di una patologia invalidante
da dopo 9.2005 come constatato in occasione delle perizie peritali

-         
confermo l’assenza di un influsso della
problematica polmonare sulla capacità lavorativa in attività adatta come ben
risulta dal rapporto specialistico del dr. __________.

 

Posso
quindi confermare la valutazione SMR espressa in precedenza.” (Doc. V/2)

 

                             2.11.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo,
“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg.
(249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa
con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.12.   Dopo attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per
mettere in dubbio le valutazioni effettuate dalla dr.ssa __________ e dal dr. __________
e dal dr. __________ del SMR, che soddisfano i requisiti posti dalla
giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr.
consid. 2.11.) e possono quindi validamente servire da base al presente
giudizio.

 

                                         Con riferimento alla patologia
psichiatrica, la dr.ssa __________, nel corso di due visite peritali, l’una
nel settembre 2005 e l’altra nel febbraio 2007, ha infatti debitamente tenuto conto delle affezioni invalidanti di cui
l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni in merito alla capacità lavorativa del 100%, a partire dal mese
di settembre 2005. Quanto al periodo precedente l’esame peritale della dr.ssa __________,
vale quanto certificato dal medico curante, dr. __________, spec. in
psichiatria e psicoterapia, che ha attestato una piena incapacità lavorativa a
partire dal mese di febbraio 2003 (cfr. doc. 17-1). Nel suo scritto del 3
novembre 2005, difatti, la dr.ssa __________, rispondendo ad un’esplicita
richiesta di precisazioni da parte del dr. __________, ha osservato di non
avere elementi per confutare le certificazioni del medico curante, delle quali
ha semplicemente preso atto (cfr. doc. 27-1).

 

Nel suo referto peritale del 27 settembre 2005,
la dr.ssa __________ ha ben evidenziato che l’assicurata, affetta da un
episodio depressivo di grado medio con sindrome biologica, presenta un quadro
clinico favorevole, che la rende totalmente abile al lavoro, sottolineando che
qualora venissero meno le preoccupazioni economiche e sociali, potrebbe trovare
soluzione ai suoi problemi di ordine psichiatrico (doc. 23-4).

Nello scritto del 3 novembre 2005, in risposta ad una richiesta di
chiarimenti del SMR, la dr.ssa __________ ha evidenziato il fatto che l’assenza
di un’attività lavorativa influisce negativamente sull’ansietà dell’assicurata.
La specialista ha affermato che, qualora trovasse un’attività lavorativa, “verrebbero
meno i motivi reali di preoccupazione, che alimentano la condizione depressiva
di natura reattiva” (doc. 27-1).

Dall’esame psichiatrico, la dr.ssa __________ ha
quindi concluso che l’assicurata risulta ancora pienamente abile al lavoro sia
nella sua attività di cameriera-guardarobiera, sia in altre attività adeguate,
semplici ed esecutive (doc. 27-1).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da questa valutazione
della dr.ssa __________, fatta propria dal dr. __________ del SMR (doc. 28-2).

 

Infatti, nonostante le critiche dello psichiatra
curante, dr. __________ - a mente del quale l’interessata, affetta da una sindrome
depressiva ricorrente con sintomi biologici attualmente in fase attiva, è da
considerare totalmente inabile al lavoro (doc. 43-1) – la dr.ssa __________,
dopo avere nuovamente esaminato l’assicurata nel febbraio 2007, ponendo la
diagnosi di “reazione depressiva prolungata ed accentuazione di tratti di
personalità”, ha evidenziato l’assenza di un peggioramento delle condizioni
psichiatriche dell’assicurata, confermando la sua abilità lavorativa in
attività semplici ed esecutive, aderenti alle qualifiche di cui è in possesso
(doc. 58-4).

La specialista, oltre ad escludere un
peggioramento dello stato di salute dell’interessata, ha messo in evidenza
l’atteggiamento manipolatorio assunto dall’assicurata, che emerge anche dai
tests ai quali ella è stata sottoposta (doc. 58-3). 

 

La dr.ssa __________ ha poi indicato che la
sintomatologia dell’assicurata può migliorare, grazie ad un trattamento
farmacologico adeguato, come già accaduto in occasione della degenza presso la
Clinica __________ di __________, dal 26 ottobre 2005 all’8 novembre 2005,
allorquando si è assistito ad un chiaro miglioramento dei disturbi del sonno,
dello stato timico e dello stato generale dell’interessata (doc. 32-3).

La dr.ssa __________ ha sottolineato che “l’emendabilità
della patologia depressiva reattiva appare confermata da quanto riportato nella
lettera di dimissione della Clinica __________ ed appare altresì significativo
che l’assicurata abbia rifiutato le terapie proposte, a fronte di un
miglioramento della sintomatologia”. Ella ha inoltre aggiunto che “la
terapia farmacologica attuale, prevalentemente orientata all’ansiolisi, appare
passibile di correzione in senso antidepressivo. La precedente esperienza di
farmacoterapia attuata in regime di ricovero ha dato buoni esiti” (doc.
58-3).

 

Al riguardo, questo Tribunale rileva che, in una sentenza I 442/05
del 13 aprile 2006, il Tribunale federale ha considerato che il fatto che
un’assicurata potesse, tramite l’assunzione di un antidepressivo, ritrovare una
piena capacità lavorativa nella sua precedente attività, costituisse un mezzo
molto ragionevole per diminuire il danno. L’Alta Corte ha
infatti indicato che:

 

"  On rappellera par ailleurs que la recourante était en mesure, par la
prise d'un antidépresseur, de réduire son taux d'incapacité de travail et de
diminuer ainsi son dommage par des moyens très raisonnables (sur ce principe
général du droit des assurances sociales, cf. ATF 129 V
463 consid. 4.2, 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 consid. 4b et
les arrêts cités; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Fribourg
1999, p. 57, 551 et 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, thèse Zurich 1995, p. 61). Ce
faisant, elle était susceptible de retrouver une pleine capacité de travail
dans son ancienne profession. Il n'y a donc pas lieu d'entrer en matière sur un
reclassement.”

 

Le conclusioni della dr.ssa __________ sono poi
state condivise dal dr. __________ del SMR (doc. 61-1).

 

Questo Tribunale, può fare proprio l’apprezzamento
peritale della dr.ssa __________, che ha avuto modo di esaminare l’assicurata
in due occasioni, nel consulto peritale del settembre 2005 e in quello del
febbraio 2007, giungendo in entrambe le occasioni alla conclusione di una piena
capacità lavorativa dell’interessata.

Tale conclusione non può essere messa in
discussione dal parere, contrario, dello psichiatra curante, dr. __________, il
quale, in sede ricorsuale, ha ribadito le critiche già espresse nel suo scritto
del 7 settembre 2006 (cfr. doc. 43-1), a seguito del quale l’UAI ha disposto il
nuovo esame peritale presso la dr.ssa __________.

Va inoltre evidenziato che la dr.ssa __________,
nel suo referto peritale del 27 settembre 2005, ha espressamente indicato di avere esaminato
la “documentazione medica allegata, con particolare attenzione per i
certificati medici stilati dal dr. __________, psichiatra” (doc. 23-3) e,
nel referto peritale del 26 febbraio 2007, ha osservato di avere preso visione,
tra gli altri, del certificato medico del 7 settembre 2006 del dr. __________
(doc. 58-1).

 

                                         Il dr. __________
del SMR, al riguardo, nelle sue annotazioni del 4 settembre 2007, ha sottolineato che il rapporto del
dr. __________ del 9 agosto 2007 riprende quanto già attestato nel precedente
referto del 7 settembre 2006, senza evidenziare una modifica dello stato di
salute rispetto al momento della valutazione peritale (doc. V/1).

                                         Queste
considerazioni del medico SMR possono essere fatte proprie dal TCA. 

                                         Pertanto,
visto quanto sopra, il TCA ritiene che la patologia psichiatrica
dell’assicurata sia stata accuratamente e dettagliatamente vagliata dalla
dr.ssa __________, senza che si riveli necessario procedere a nuovi
accertamenti peritali (cfr. infra consid. 2.13.).

 

                                         Quanto
alla patologia polmonare, nelle sue annotazioni del 12 marzo 2007, il
dr. __________ del SMR ha indicato che l’assicurata, affetta da una broncopatia
cronico-ostruttiva, con debuttante enfisema polmonare, verosimilmente associata
ad asma bronchiale intrinseca, va considerata abile al lavoro in maniera
normale in attività leggere, senza esposizione a sostanze irritanti, come ad esempio
nella sua precedente attività (doc. 61-1). Il dr. __________ ha inoltre
evidenziato il persistente abuso di tabacco dell’assicurata, che non può che peggiorare
la situazione polmonare (doc. 61-1).

 

                                         Dalla
documentazione medica agli atti, questo Tribunale non può che condividere la
valutazione del medico SMR.

                                         Infatti,
dal referto specialistico del 20 febbraio 2007 del medico curante, dr. __________,
emerge chiaramente che, nonostante il peggioramento della situazione
respiratoria dell’assicurata rispetto all’agosto 2006, ella può svolgere “attività
lavorative che non implichino sforzi fisici moderati o severi e senza
esposizione a sostanze irritanti inalate” (doc. 56-1).

 

                                         Questa
conclusione non è del resto stata smentita da altri certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’assicurata.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         L’assicurata
si è infatti limitata a produrre un referto, datato 23 luglio 2007, della
dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, la quale, in sintonia con lo
specialista, dr. __________, ha indicato che “l’esposizione ad ambienti umidi
(cucine), polverosi (pulizie, panetterie, magazzini), eccessivamente caldi o
freddi, peggiora la ventilazione della paziente, sforzi prolungati non sono
altresì possibili” (doc. A2).

                                         Di queste
limitazioni, analoghe a quelle esposte dal dr. __________, ha tenuto conto il
dr. __________ del SMR, il quale ha espressamente indicato che l’assicurata va
considerata pienamente abile al lavoro in attività adeguate, leggere, senza
esposizione a sostanze irritanti (doc. 61-1).

                                         La dr.ssa
__________, d’altronde, non ha attestato una incapacità lavorativa
dell’assicurata, ma ha ritenuto che la stessa, a causa dei suoi disturbi anche
di natura depressiva, debba essere reinserita in un ambiente di lavoro protetto
(doc. A2).

                                         Il dr. __________
del SMR, poi, nelle sue annotazioni del 4 settembre 2007 (doc. V/1) e del 17
settembre 2007 (doc. V/2), ha ribadito che la problematica polmonare non ha un
influsso sulla capacità lavorativa dell’interessata in attività adatte,
rispettose delle sue limitazioni, quali ad esempio la sua precedente attività.

                                         Il TCA
può fare proprie queste osservazioni del medico SMR.

 

                                         Pertanto,
stante quanto sopra esposto, il TCA ritiene che anche la problematica polmonare
sia stata adeguatamente vagliata dall’UAI.

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         Visto
quanto appena esposto, il TCA ritiene dimostrato, con
il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente è abile al lavoro al 100% dalla fine del mese di
settembre 2005 sia nella sua precedente occupazione (cfr. al riguardo STF
9C_776/2007 del 14 agosto 2008), sia in altre attività adeguate, rispettose delle
sue limitazioni di natura pneumologica.

 

L’UAI ha pertanto agito correttamente, procedendo
alla soppressione delle prestazioni, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se
la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e
che presumibilmente continuerà a durare - a partire dal 1°
gennaio 2006.

 

                                         Nella misura in cui l’UAI
ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità dopo il 31 dicembre 2005, la sua decisione formale del 22 giugno 2007
merita quindi conferma.

 

                             2.13.   L’assicurata,
in via meramente subordinata (doc. I), ha pure chiesto di potere beneficiare di
provvedimenti professionali, in particolare del servizio di orientamento
professionale (art. 15 LAI) e del servizio di collocamento (art. 18 LAI).

                                         Tale
richiesta è stata respinta dall’UAI, visto che l’assicurata è in grado di
svolgere sia la sua precedente attività, sia altre attività adeguate, al 100%.

 

                                         Tra i
provvedimenti d’integrazione professionale regolati dagli art. 15 e seg. LAI,
l’art. 15 LAI stabilisce che:

 

" 
Gli assicurati, cui l’invalidità rende difficile la scelta della
professione o impedisce l’esercizio dell’attività svolta fino ad allora da
essi, hanno diritto all’orientamento professionale.”

 

                                         L’art. 18
cpv. 1 LAI prevede che:

 

" 
Gli assicurati invalidi, idonei
all’integrazione, hanno diritto a un sostegno attivo nella ricerca di un posto
di lavoro conveniente nonché a una consulenza costante al fine di conservare il
loro posto di lavoro.”

 

Al riguardo, questo Tribunale rileva che nel
rapporto finale del 28 luglio 2006, il consulente IP ha osservato che, malgrado
l’interessata sia pienamente abile nella sua precedente attività di cameriera,
“valuto opportuno che l’assicurata sia preventivamente sostenuta da
provvedimenti professionali che l’aiutino a rientrare nel mondo del lavoro. È
per questo motivo che sottopongo la pratica ai colleghi del servizio di
collocamento”, essendo ella una “risorsa fragile” (doc. 36-2).

 

                                         In
un’annotazione per l’incarto del 3 agosto 2006, tuttavia, il funzionario
incaricato ha osservato:

 

" 
Nota per segretario ispettore

 

Il servizio di aiuto al collocamento, dopo avere
preso visione dell’incarto, ritiene che il danno alla salute subito
dall’assicurata non comprometta le sue possibilità di reperire un’attività
lavorativa adeguata seguendo i tradizionali canali di collocamento (URC,
Agenzie private di collocamento, annunci sui quotidiani, …).

 

Non riteniamo pertanto giustificato concederle un
aiuto al collocamento.” (Doc. 38-1)

 

Nella risposta di causa, l’UAI ha indicato:

 

" 
3.1. Per l’art. 15 LAI, gli assicurati, cui
l’invalidità rende difficile la scelta della professione o impedisce
l’esercizio dell’attività svolta fino ad allora da essi, hanno diritto
all’orientamento professionale.

 

Hanno diritto all’orientamento professionale le
persone assicurate cui l’invalidità rende difficile la scelta della professione
o impedisce l’esercizio dell’attività svolta fino ad allora e che per questa
ragione necessitano di una consulenza professionale specializzata.

 

Nel caso concreto, dall’accertamento medico
eseguito e considerato dall’UAI risulta che nella propria attività abituale
l’assicurata presenta una capacità lavorativa completa. Di conseguenza, non
risultano adempiuti i presupposti per poterle riconoscere un diritto
all’orientamento professionale.

 

Anche sotto questo profilo la decisione
contestata merita pertanto di essere confermata contrariamente al ricorso che
merita invece di essere respinto.

 

3.2. Per l’art. 18 LAI, gli assicurati invalidi,
idonei all’integrazione, hanno diritto a un sostegno attivo nella ricerca di un
posto di lavoro conveniente nonché a una consulenza costante al fine di
conservare il loro posto di lavoro.

Se una persona assicurata è interamente abile
all’esercizio di un’attività adeguata alle sue condizioni e non presenta
ulteriori limitazioni specifiche, essa non ha diritto al servizio di
collocamento (DTF I 427/05). L’AI non è tenuta a concedere prestazioni se la
difficoltà a trovare un impiego è dovuta alla mancanza di posti di lavoro,
all’età della persona assicurata, alla sua lingua madre straniera, ecc. (cfr.
VSI 2000 p. 70 e 71).

 

Come già riportato poc’anzi, nel caso in rassegna
dall’accertamento medico eseguito e considerato dall’UAI risulta che nella
propria attività abituale l’assicurata presenta una capacità lavorativa
completa. Di conseguenza, anche sotto questo profilo, non risultando adempiuti i
presupposti per poter riconoscere un diritto al collocamento, la decisione
contestata merita di essere confermata contrariamente al ricorso che merita
invece di essere respinto.

 

Non va poi dimenticato che il 3 agosto 2006 anche
il servizio di aiuto al collocamento si è espresso in questo senso, rilevando
esplicitamente che “dopo avere preso visione dell’incarto, si ritiene che il
danno alla salute subito dall’assicurata non comprometta le sue possibilità di
reperire un’attività lavorativa adeguata seguendo i tradizionali canali di
collocamento (URC, Agenzie private di collocamento, annunci sui quotidiani, …).
Non riteniamo pertanto giustificato concederle un aiuto al collocamento”
(cfr. Annotazione per l’incarto 3 agosto 2006).” (Doc. V)

 

                                         Il TCA
constata che nel caso di specie, come correttamente rilevato dall’UAI,
l’assicurata non può beneficiare del diritto all’orientamento
professionale, a norma dell’art. 15 LAI, essendo ella ancora
abile al 100% nella sua precedente professione.

 

                                         L’assicurata,
inoltre, come esposto dall’UAI, non ha diritto nemmeno al servizio di
collocamento ai sensi dell’art. 18 cpv. 1 LAI, essendo ella ancora abile al
100% sia nella sua precedente professione, sia in altre attività adeguate.

 

                                         Su questo
argomento, cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi
scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, p. 595-598:

 

" 
Il collocamento da parte dell’AI a titolo di
provvedimento di integrazione professionale è dunque un diritto del disabile.

Per potere beneficiare di questa prestazione
l’assicurato deve tuttavia essere intralciato nella ricerca di un posto di
lavoro per motivi di salute, in caso contrario egli deve essere, semmai,
collocato dagli organi dell’assicurazione contro la disoccupazione.”

 

 

Al riguardo,   la nostra Massima Istanza, in
una sentenza pubblicata in Pratique VSI 2000 pag. 71, ha infatti precisato che:

 

" 
Il n’en demeure pas moins que l’octroi de cette
prestation en nature suppose que l’assuré soit entravé dans sa recherche d’un
emploi adéquat pour des raisons de santé (ATF 116 V 81 consid. 6a = RCC 1991
pag. 44). Ce n’est pas le cas en l’espèce comme le montre le dossier. Les
médecins le considèrent comme parfaitement apte à exercer a 100% des travaux
légers ne comportant pas de port de charges de plus de 20 kg et lui permettant d’alterner les
positions corporelles. Les nombreux rapports établis ne laissent pas un instant
supposer que le recourant lui-même ne serait pas en mesure de trouver sur l’ensemble
du marché du travail qui lui est ouvert un emploi d’auxiliaire qui soit
approprié à son état de santé, et le dossier ne permet pas de tirer une telle
conclusion. Dès lors, si la réadaptation professionnelle manquante au sens
d’une utilisation de la capacité de travail existante n’est pas due à des
difficultés qu’éprouverait l’assuré à trouver un emploi en raison de son état
de santé, le service du placement n’est pas du ressort de
l’assurance-invalidité mais, le cas échéant, des organes de l’assurance-chômage.
(I 409/98)” 

 

Inoltre, in una sentenza pubblicata in Pratique
VSI 2003 pag. 273, nella quale ha illustrato e riesaminato la sua
giurisprudenza, il TFA ha sottolineato, a pag. 275, che:

 

"  A droit en outre au service de placement au sens de l’art. 18 al. 1
LAI l’assuré qui, pour des raisons liées à son invalidité, doit faire valoir
des exigences spéciales concernant le poste de
travail (par ex. aides visuelles) ou vis-à-vis de l’employeur (par ex.
tolérance de pauses de repos nécessitées par l’invalidité) et qui, de ce fait,
doit faire appel aux connaissances professionnelles et à l’aide spécialisée de
l’autorité chargée du placement pour trouver un emploi. En
revanche, pour juger du droit au service de placement, il n’y a pas lieu
de tenir compte de problèmes étrangers à l’invalidité, par exemple des
difficultés linguistiques (telles que l’ignorance de la langue nationale) à ne
pas confondre avec les troubles du langage dûment diagnostiqués par un médecin
et, par conséquent, dépendants de l’état de santé.

 

Compte tenu de ces conditions, la notion d’invalidité au sens de
l’art. 18 al. 1 LAI ne saurait être admise dans le cas d’un assuré qui présente
une capacité de travail totale pour l’exécution de travaux légers. Car la
recherche d’un emploi pour lequel les activités légères peuvent être accomplies
à plein temps n’est pas soumise aux exigences et restrictions dont il est
question ci-dessus. Dans ce cas, l’admission d’une invalidité au sens de l’art.
18 al. 1 1re phrase LAI suppose une restriction spécifique de la faculté de
rechercher un emploi liée à l’état de santé. En effet, le service de placement
tel que prévu par l’assurance-invalidité a pour but de compenser les
restrictions inhérentes à la recherche d’un emploi conditionnées par une
invalidité effective ou imminente (art. 8 al. 1 LAI) en faisant appel aux
connaissances spécialisées des organes de l’assurance (ou des organismes ou
spécialistes mandatés par elle; cf. art. 59 LAI). Si ces conditions ne sont pas
remplies, le droit au service de placement de l’AI n’entre pas en ligne de
compte.”

                             2.14.   L’assicurata
ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia psichiatrica “neutra” (VII).

 

                                         Al
proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.15.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a
carico dell’assicurata, la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.16.).

 

                                         Al
riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della
legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione
della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

 

" 
(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di
spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione
totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                             2.16.   La ricorrente
ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (I).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

 

                                         In casu,
la ricorrente, nubile, si trova nel bisogno. Ella dispone in effetti,
quali entrate, unicamente di una prestazione assistenziale di fr. 1’802.-
mensili (cfr. decisione dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento del
16 aprile 2007, allegata al doc. I e del 15 novembre 2007, allegata al doc.
X/bis). L’assicurata non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche,
per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo acchito il
ricorso non pareva essere privo di fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne
consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è accolta.

 

                                   3.   Le spese
per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente. A seguito
della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte
dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti