# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a518ba1-ff26-59b0-8c2b-1d59334cec40
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-12-30
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 30.12.2014 RR.2014.308
**Docket/Reference:** RR.2014.308
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2014-308_2014-12-30

## Full Text

Estradizione al Montenegro. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Estradizione al Montenegro. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Estradizione al Montenegro. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Estradizione al Montenegro. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).

Sentenza del 30 dicembre 2014  
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Elio Brunetti,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Estradizione al Montenegro 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2014.308 

- 2 - 

 

 

 Fatti: 

A. Il 5 dicembre 2013, il Tribunale di prima istanza di Kotor (Montenegro) ha 

emesso un ordine di arresto nei confronti di A., in seguito alla condanna al-

la pena di sei mesi di carcere pronunciata il 7 giugno 2013 dallo stesso Tri-

bunale per i reati di aggressione e lesioni personali (art. 399 e 151 cpv. 1 

CP montenegrino), in relazione a fatti avvenuti il 16 agosto 2012 e relativi 

ad una lite tra il predetto e B. (v. act. 7.6 pag. 4). Mediante segnalazione 

dell'11 aprile 2014, Interpol Podgorica ha richiesto l'arresto provvisorio ai fi-

ni di estradizione di A. (v. act. 7.1). Il 13 maggio 2014 l'Ufficio federale di 

giustizia (di seguito: UFG) ha emesso un'ordinanza di arresto provvisorio, 

trasmessa al Ministero pubblico del Cantone Ticino (v. act. 7.2) la quale è 

sfociata, lo stesso giorno, nel fermo dell'estradando (v. act. 7.3 p. 13). Inter-

rogato il 14 maggio 2014 dal Procuratore pubblico ticinese, l'interessato ha 

confermato di essere la persona ricercata dalle autorità montenegrine, op-

ponendosi altresì alla propria estradizione in via semplificata (v. act. 7.3 

pag. 2-7). In data 16 maggio 2014, l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai 

fini di estradizione (v. act. 7.4 pag. 4-5). 

 

 

B. Con telefax del 28 maggio 2014, il Ministero della Giustizia montenegrino 

ha presentato all'UFG la richiesta formale di estradizione nei confronti di A. 

datata 27 maggio 2014 (v. act. 7.6 pag. 3-4). 

 

 

C. Con sentenza del 13 giugno 2014 questa Corte ha respinto il ricorso del 

30 maggio 2014 presentato dall'interessato contro l'ordine di arresto ai fini 

estradizionali (v. sentenza RH.2014.9). 

 

 

D. Il 27 giugno 2014 l'UFG, accogliendo una richiesta in tal senso presentata 

dall'interessato il 20 giugno 2014, ha ordinato la scarcerazione immediata 

di A. subordinatamente al versamento di una cauzione di fr. 20'000.-- e al 

deposito dei documenti di legittimazione (v. act. 7.11 e 1.1 pag. 2). 

 

 

E. Con decisione del 31 ottobre 2014 l'UFG ha concesso l'estradizione di A. 

(v. act. 1.1). 

 

 

F. Il 24 novembre 2014 l'estradando ha interposto ricorso contro la decisione 

di estradizione, postulando l'annullamento della stessa (v. act. 2). 

 

 

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G. Mediante osservazioni del 9 dicembre 2014 l'UFG ha confermato la propria 

decisione di estradizione, proponendo quindi di respingere il gravame. 

 

 

H. Con replica del 17 dicembre 2014 il ricorrente ha in sostanza ribadito le 

conclusioni presentate in sede ricorsuale. 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei 

considerandi di diritto. 

 

 

 

Diritto: 

1. In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 AIMP e dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 

della legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confe-

derazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è competente per 

statuire sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 

giorni dalla notificazione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 

e 20 cpv. 3 PA, applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP), il ricorso è tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è mani-

festamente legittimato a ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 

consid. 1b e rinvii).  

 

1.1 L'estradizione fra il Montenegro e la Confederazione Svizzera è anzitutto 

retta dalla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 

(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese 

ed il 6 giugno 2006 per il Montenegro, dal relativo Protocollo addizionale 

del 15 ottobre 1975, nonché dal Secondo Protocollo addizionale del 

17 marzo 1978, entrambi entrati in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera 

ed il 6 giugno 2006 per il Montenegro (RS 0.353.11 e 0.353.12). 

 

1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detto trat-

tato e nei relativi protocolli non regola espressamente o implicitamente, 

come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione ri-

spetto a quello convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applica 

l'AIMP, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 

1 AIMP; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 

consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 

122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti fon-

damentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 

24, consid. 1.1). 

 

 

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http://links.weblaw.ch/DTF-128-II-355
http://links.weblaw.ch/DTF-124-II-180
http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-134
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-140
http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-595
http://links.weblaw.ch/TPF_2008_24
http://links.weblaw.ch/TPF_2008_24

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2. L'insorgente sostiene che l'estradizione è da rifiutare già solo per il fatto 

che la decisione di condanna fornita dalle autorità estere "non riveste alcu-

na validità formale, non è autentica e non costituisce un atto giudiziario". 

Egli afferma in particolare che la copia del documento trasmessa per tele-

fax in lingua presumibilmente serba, sia priva di autenticità e quindi non su-

scettibile di costituire un atto giudiziario sulla base del quale poter confer-

mare la carcerazione di A. 

 

2.1 L'art. 12 n. 2 lett. a CEEstr prevede che a sostegno della domanda di 

estradizione l'autorità rogante deve produrre l'originale o la copia autentica 

di una decisione esecutiva di condanna o di un mandato d'arresto o di 

qualsiasi altro atto avente la stessa forza, rilasciato nelle forme prescritte 

nella legge della Parte richiedente. La domanda deve inoltre comprendere 

un esposto dei fatti, per i quali l'estradizione è domandata e una copia delle 

disposizioni legali applicabili (lett. b e c). Disposizioni analoghe sono in so-

stanza contenute negli art. 28 e 41 AIMP (v. anche art. 38 cpv. 1 lett. d 

AIMP), con la sola differenza che in base al diritto interno (qui prioritario in 

virtù del principio di favore; v. supra consid. 1.2) basta una "copia certificata 

conforme" della decisione penale esecutoria e dell'ordine di arresto, come 

tale firmata da un'autorità ufficiale dello Stato estero ma non necessaria-

mente dalla stessa che ha emanato la decisione. Determinante ai fini 

dell'estradizione è il fatto che l'insieme dei documenti, validamente tra-

smessi secondo vie diplomaticamente riconosciute, permette di inquadrare 

sufficientemente i fatti rimproverati all'estradando. L'esposto dei fatti litigio-

so, non lacunoso e privo di contraddizioni manifeste e immediatamente ri-

levabili, è quindi vincolante (DTF 125 II 250 consid. 5b, 123 II 279 consid. 

2b, 118 Ib 111 consid. 5b, nonché sentenza del Tribunale federale 

1A.152/2003 del 14 agosto 2003, consid. 2.3).  

 

2.2 Nel caso concreto, l'autorità rogante ha prodotto una copia (con relativa 

traduzione in italiano) sia dell'ordine di arresto del 5 dicembre 2013 (br.Iks. 

155/2013), sia della sentenza del Tribunale di Kotor (br.K. 369/12/12) del 

7 giugno 2013 (v. act. 7.6 pag. 4). Essa ha inoltre allegato la trascrizione 

delle pertinenti disposizioni del Codice penale montenegrino, nonché la loro 

traduzione in italiano (v. act. 7.6 pag. 17 e segg.). I documenti sono stati ri-

cevuti dall'UFG mediante fax in data 30 maggio 2014 e per posta il 2 giu-

gno 2014. Sia la domanda di estradizione che i documenti a sostegno sono 

stati validamente trasmessi all'UFG dal Ministero di giustizia montenegrino, 

che come tale è abilitato ad attestarne l'autenticità in maniera conforme 

all'art. 41 AIMP (sulle attenuate esigenze di forma richieste in ambito estra-

dizionale v. già HANS SCHULTZ, Das schweizerische Auslieferungsrecht, 

Basilea 1953, pag. 192 e CURT MARKEES, Internationale Rechtshilfe in 

Strafsachen. Das Bundesgesetz vom 20. März 1981, II, Zweiter Teil: 

Auslieferung, SJK 422a, 1982, pag. 5), senza che vi sia necessità da parte 

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dell'UFG di verificare chi sia competente nello Stato richiedente per apporre 

dei timbri sui documenti ufficiali. Tanto meno è necessario che tali docu-

menti vengano firmati dallo stesso magistrato che ha emanato la sentenza 

(v. supra consid. 2.1). Ciò che conta è che gli atti in questione siano stati ri-

lasciati nelle forme prescritte nella legge dello Stato richiedente (v. art. 12 

n. 2 lett. a CEEstr), fatto questo di cui non vi è nessuna ragione di dubitare, 

e che provengano da un'autorità estera abilitata agli scambi estradizionali 

giusta l'art. 12 n. 1 CEEstr. Tutti questi requisiti di forma sono chiaramente 

adempiuti nella fattispecie, per cui le relative censure del ricorrente non 

meritano ulteriore disamina.  

 

 

3. L'insorgente ritiene inoltre di essere estraneo ai fatti addebitatigli nell'ambi-

to del procedimento penale montenegrino, sostenendo che le circostanze 

in relazione agli avvenimenti del 16 agosto 2012 sarebbero diametralmente 

opposte a quelle alla base della richiesta di Interpol Podgorica. 

 

3.1 Secondo l'art. 53 AIMP se la persona perseguita afferma di poter provare 

che, al momento del fatto, non si trovava nel luogo di commissione, l'UFG 

procede ai chiarimenti necessari (cpv. 1). Nei casi palesi ed univoci, l'estra-

dizione è negata. Negli altri casi, le prove a discarico sono comunicate allo 

Stato richiedente invitandolo a dichiarare entro breve termine se intende 

mantenere la domanda (cpv. 2). A tal proposito, giova ricordare che non è 

compito del giudice dell'estradizione ma del giudice estero del merito pro-

nunciarsi sulla colpevolezza della persona oggetto di una domanda d'e-

stradizione (DTF 122 II 373 consid. 1c; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 60 

consid. 5a). L'eccezione a tale principio è appunto data, secondo costante 

giurisprudenza, allorquando la persona perseguita è in grado di fornire un 

alibi ai sensi dell'art. 53 AIMP, ossia la prova evidente ch'ella non si trovava 

sul luogo del crimine al momento della sua commissione (DTF 113 Ib 276 

consid. 3b; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 317 consid. 11b); una versione 

dei fatti differente da quella descritta nella richiesta estera di arresto in vista 

di estradizione o semplici argomenti a discarico non possono essere presi 

in considerazione a tale titolo (JdT 2012 IV 5 n. 140). In altre parole, è ne-

cessario che il fatto invocato come alibi conduca ineluttabilmente ad un 

giudizio d'innocenza nello Stato richiedente e alla messa in libertà, ciò che 

giustifica la reiezione della domanda d'estradizione (v. sentenze del Tribu-

nale federale 1A.199/2006 del 2 novembre 2006, consid. 2.6; 1A.174/2006 

del 2 ottobre 2006, consid. 4; 1A.159/2006 del 17 agosto 2006, consid. 5; 

1A.43/2006 del 6 aprile 2006, consid. 2). La facoltà prevista all'art. 53 cpv. 

2 AIMP non implica per l'UFG l'apertura di una procedura speciale e com-

plessa destinata a determinare la realtà dell'alibi invocato (DTF 112 Ib 215 

consid. 5b; 92 I 108 consid. 1). In particolare, l'interrogatorio di persone re-

sidenti all'estero non rientra nella sua missione (sentenza 1A.174/2006, 

- 6 - 

 

 

consid. 4.5; 1A.79/1994 del 7 giugno 1994, consid. 3c; 1A.206/1989 del 

17 gennaio 1990, consid. 3c).  

 

3.2 Come in precedenza (v. sentenza del Tribunale penale federale 

RH.2014.9), il ricorrente si limita a negare i fatti che gli sono contestati sen-

za tuttavia allegare elementi concreti che possano sostanziare l'esistenza 

di un alibi ai sensi dell'art. 53 AIMP. Egli stesso ammette di essersi trovato 

in vacanza nella località dove si sono svolti i fatti oggetto della sentenza 

montenegrina del 25 ottobre 2013, in compagnia della moglie, dei due figli 

nonché di una coppia di amici con i rispettivi figli, adducendo semmai la le-

gittima difesa o comunque una diversa versione dei fatti (v. act. 7.3 pag. 2 

e segg.). Inoltre, per quanto attiene alla veridicità dei fatti contenuti nella 

domanda di estradizione che secondo il ricorrente sarebbero diametral-

mente opposti alla versione da lui data nel suo interrogatorio del 14 maggio 

2014, è opportuno sottolineare che questo tipo di argomentazioni sono tipi-

che della procedura penale in quanto tale, ma esse esulano dalla compe-

tenza del giudice dell'estradizione. Di conseguenza, senza ulteriore disami-

na, sulla scorta della giurisprudenza e dei principi menzionati al conside-

rando precedente, la censura del ricorrente va disattesa. 

 

 

4. Nel proseguo della sua impugnativa, l'estradando sostiene che la procedu-

ra sfociata nella sentenza contumaciale di condanna a sei mesi di reclusio-

ne sia inficiata da gravi deficienze procedurali. Egli afferma che il processo 

a suo carico in Montenegro si sia svolto in dispregio dei diritti della difesa 

nonché in violazione della garanzia di un equo processo: a A. non sarebbe-

ro infatti mai stati notificati ordini di comparizione alle udienze, nonché atti 

d'accusa, inoltre, egli non sarebbe stato informato dell'esistenza della sen-

tenza contro di lui e non ne avrebbe mai ricevuto copia.  

 

4.1 L'art. 2 AIMP prevede che la domanda di cooperazione in materia penale è 

segnatamente irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento 

all'estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto 

ONU II (lett. a) oppure se esso presenta altre gravi deficienze (lett. d). Se-

condo l'art. 3 n. 1 del Secondo Protocollo addizionale alla CEEstr, il cui 

contenuto corrisponde in sostanza all'art. 37 cpv. 2 AIMP, quando una Par-

te Contraente chiede a un'altra Parte Contraente l'estradizione di una per-

sona allo scopo di eseguire una pena o una misura di sicurezza pronuncia-

ta nei suoi confronti con sentenza contumaciale, la Parte richiesta può rifiu-

tare l'estradizione a tale scopo se, a suo parere, la procedura giudiziale non 

ha rispettato i diritti minimi della difesa riconosciuti a ogni persona accusata 

di un reato. L'estradizione sarà nondimeno concessa se la Parte richieden-

te offre garanzie ritenute sufficienti per assicurare all'estradando il diritto a 

un nuovo processo che salvaguardi i diritti della difesa (v. anche TPF 2012 

- 7 - 

 

 

23 consid. 3.3). Questa decisione autorizza la Parte richiedente, sia a ese-

guire la sentenza in questione se il condannato non vi si oppone, sia, se 

questi si oppone, a processare nuovamente l'estradato (v. sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2011.30 del 21 febbraio 2011, consid. 3.1). 

Ad una persona condannata in contumacia può venir negata la possibilità 

di essere rigiudicata in contraddittorio soltanto se è accertato che sia stata 

correttamente citata a comparire (TPF 2012 23 consid. 2 e 3.2.2). 

 

4.2 Nel caso concreto il ricorrente, non citato a causa del fatto che le autorità 

estere non conoscevano il suo domicilio (v. act. 7.6 pag. 4), non era a co-

noscenza della procedura in atto contro di lui e non vi ha quindi preso par-

te. La sentenza del 7 giugno 2013 sfociata nella sua condanna, è quindi 

stata resa in sua assenza e in modo contrario alla procedura contumaciale 

prevista dal codice di procedura penale montenegrino. L'art. 457 di detto 

codice prevede infatti espressamente la possibilità di un giudizio in contu-

macia unicamente nel caso in cui il prevenuto sia stato regolarmente citato 

al processo, condizione non adempiuta nella fattispecie. Già per questo 

motivo l'estradizione può essere concessa soltanto se le autorità montene-

grine forniscono garanzie ai sensi del precedente considerando. 

 

4.3 In data 27 maggio 2014, il Ministro della giustizia del Montenegro Dusko 

Markovic, ha assicurato, su richiesta dell'UFG (v. act. 7.6), lo svolgimento 

di un nuovo processo che tuteli i diritti della difesa del ricorrente (v. act. 7.6 

pag.3-4). Alla luce di tale dichiarazione, da cui emerge un preciso impegno 

da parte dell'autorità montenegrina, le garanzie offerte all'estradando in re-

lazione al rifacimento del processo sono da considerarsi sufficienti e con-

formi ai dettami posti dall'art. 3 n. 1 del Secondo Protocollo addizionale alla 

CEEstr. Inoltre, il Ministro della Giustizia ha espressamente garantito la 

piena osservanza del principio della specialità conformemente all'art. 14 

CEEstr. In conclusione, viste le formali garanzie offerte, non vi è ragione di 

dubitare che una volta estradato A. avrà la possibilità di esprimersi in un 

nuovo processo che salvaguardi i diritti della difesa.  

 

 

5. L'estradando osserva infine, citando un rapporto del Dipartimento di Stato 

americano, che il sistema detentivo del Montenegro non offrirebbe suffi-

cienti garanzie di tutela dei suoi diritti e che quindi un suo espatrio lo por-

rebbe in una situazione di grave pericolo. In particolare, egli ritiene che in 

Montenegro, qualora arrestato, sarebbe concretamente esposto al rischio 

di trattamenti degradanti e lesivi dei diritti dell'uomo. 

 

5.1 Gli standard minimi di protezione dei diritti individuali derivanti dalla CEDU 

o dal Patto ONU II fanno parte dell'ordine pubblico internazionale. Tra tali 

diritti figura il divieto di tortura nonché di trattamenti crudeli, inumani o de-

http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2011.30

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gradanti (art. 3 CEDU e art. 7 Patto ONU II; cfr. anche art. 3 della Conven-

zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-

danti del 10 dicembre 1984 [RS 0.105], nonché la Convenzione europea 

per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degra-

danti del 26 novembre 1987 [RS 0.106]). Sebbene la CEDU non garantisca 

il diritto di non essere espulso o estradato in quanto tale, quando una deci-

sione di estradizione lede, per le sue conseguenze, l'esercizio di un diritto 

garantito dalla convenzione, essa può, se le ripercussioni non sono troppo 

indirette, mettere in gioco gli obblighi di uno Stato contraente sulla base 

della disposizione corrispondente (DTF 123 II 279 consid. 2d, 511 consid. 

6a, con i rinvii alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo). 

La Svizzera veglia a non prestare il suo appoggio sia attraverso l'estradi-

zione che attraverso la cosiddetta altra assistenza a procedure che non ga-

rantirebbero alla persona perseguita uno standard di protezione minima 

corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, definito in 

particolare dalla CEDU o dal Patto ONU II, o che si troverebbero in contra-

sto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico interna-

zionale (DTF 130 II 217 consid. 8.1; 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356 con-

sid. 8a; 123 II 161 consid. 6a, 511 consid. 5a, 595 consid. 5c; 122 II 140 

consid. 5a; sentenza del Tribunale federale 1A.17/2005 del 11 avril 2005, 

consid. 3.1; v. anche TPF 2008 24 consid. 4.1; sentenze del Tribunale pe-

nale federale RR.2007.142 del 22 novembre 2007, consid. 6.1; RR.2007.44 

del 3 maggio 2007, consid. 5.1; RR.2007.55 del 5 luglio 2007, consid. 9). 

Nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro 

genere di trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25 cpv. 3 Cost.; 

DTF 133 IV 76 consid. 4.1, con rinvii). 

 

5.2 Secondo l'art. 37 cpv. 3 AIMP, l'estradizione è negata se lo Stato richieden-

te non offre garanzia che la persona perseguita nello Stato richiedente non 

sarà sottoposta ad un trattamento pregiudizievole per la sua integrità fisica. 

Il Tribunale federale ha avuto modo di approfondire la problematica delle 

garanzie diplomatiche fornite dallo Stato richiedente quali condizioni per 

l'estradizione nella DTF 134 IV 156. Nella sua analisi, esso ha proceduto 

ad una suddivisione tripartita della casistica legata all'impiego di garanzie. 

Nella prima categoria figurano i casi concernenti i Paesi con una provata 

cultura dello Stato di diritti – in particolare i Paesi occidentali – i quali, dal 

punto di vista dell'art. 3 CEDU, non presentano di regola nessun rischio per 

le persone perseguite che vi devono essere estradate. In questi casi l'e-

stradizione viene concessa senza pretendere garanzie. Nella seconda ca-

tegoria sono invece compresi i casi riguardanti quegli Stati nei quali vi sono 

seri rischi che la persona perseguita possa subire maltrattamenti proibiti; in 

tali casi il rischio è contrastato o minimizzato mediante garanzie fornite dal-

lo Stato richiedente, in modo che lo stesso rimanga solo teorico. Un tale ri-

schio teorico di trattamenti contrari ai diritti umani, in quanto sempre pre-

http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-279
http://links.weblaw.ch/DTF-130-II-217
http://links.weblaw.ch/DTF-126-II-324
http://links.weblaw.ch/DTF-125-II-356
http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-161
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-140
http://links.weblaw.ch/1A.17/2005
http://links.weblaw.ch/TPF_2008_24
http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2007.142
http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2007.44
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http://links.weblaw.ch/DTF-133-IV-76
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/6b77c0ee-6268-4aee-b044-0e4fe1ae5e88?citationId=2a4b0d8f-d5e5-44ef-b0c0-614f9ce7056f&source=document-link&SP=6|qbtnmy
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=6|qbtnmy

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sente, non è sufficiente per rifiutare l'estradizione. In caso contrario, le 

estradizioni non sarebbero più possibili, il che renderebbe di fatto imprati-

cabile un'efficace politica di contrasto internazionale alla criminalità e quindi 

l'adempimento di un preciso impegno che la Confederazione si è assunta 

nei numerosi trattati conclusi in questo ambito. Vi è infine una terza catego-

ria, nella quale il rischio di trattamenti contrari ai diritti umani non può, 

neanche con l'ausilio di garanzie diplomatiche, né essere minimizzato né 

essere reso solamente teorico (DTF 134 IV 156 consid. 6.7). Determinare 

in quale categoria un caso debba essere inserito implica una valutazione 

dei rischi nel Paese in esame. È innanzitutto necessario procedere all'ana-

lisi della situazione dei diritti umani in generale nello Stato richiedente. In 

seguito – ed è questo il criterio più importante – occorre verificare se la 

persona perseguita, nella fattispecie e tenuto conto di circostanze particola-

ri e reali, rischia di essere esposta a pericoli concreti (DTF 134 IV 156 con-

sid. 6.8). 

 

5.3 Il Tribunale penale federale ha già avuto modo di esprimersi sulle condizio-

ni detentive vigenti in Montenegro, rilevando l'assenza di problemi genera-

lizzati a livello di rispetto dei diritti dell'uomo (v. sentenza del Tribunale pe-

nale federale RR.2009.169+135 del 22 gennaio 2010, consid. 8). Questa 

Corte ha in detta occasione inserito tale Paese nella prima delle categorie 

esposte al considerando precedente. Da allora non sono emersi mutamenti 

rilevanti della situazione in Montenegro, tali da giustificare un riesame della 

citata giurisprudenza. Il Montenegro ha ratificato la CEDU, il Patto ONU II 

così come le convenzioni contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti adottate dall'ONU (RS 0.105) e dal Consiglio d'Euro-

pa (RS 0.106), accettando quindi i meccanismi di ispezione regolari e si-

stematici messi in atto dai competenti organi di controllo. Secondo giuri-

sprudenza vi è la presunzione del rispetto della CEDU da parte degli Stati 

membri (v. sentenza del Tribunale federale 1A.30/2001 del 2 aprile 2001, 

consid. 5b e sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.271 del 

29 dicembre 2010, consid. 2.1). È pur vero che il Comitato europeo per la 

prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti 

(CPT; sulle norme generali fissate da questo organismo v. D. BERTRAND/M. 

UMMEL/T. HARDING, Normes générales établies per le Comité européen 

pour la prévention de la torture suite aux visites de lieux de détention, in D. 

Bertrand/G. Niveau, Médecine, santé et prison, Chêne-Bourg 2006, pag. 45 

e segg.) – alla stregua del rapporto del Dipartimento di Stato statunitense 

allegato dal ricorrente – nel rapporto concernente la sua ultima visita in 

Montenegro nel febbraio 2013 (rapporto disponibile su internet al sito 

http://www.cpt.coe.int/documents/mne/2014-16-inf-eng.htm), evidenzia al-

cuni problemi: in particolare, vengono segnalati maltrattamenti inflitti nei 

commissariati di polizia; trattasi soprattutto di schiaffi, pugni, calci e colpi in-

flitti, anche con l'aiuto di oggetti, in occasione degli interrogatori da parte di 

https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/6b77c0ee-6268-4aee-b044-0e4fe1ae5e88?citationId=04be9497-ae7c-4638-80a5-5c69d0fb1b48&source=document-link&SP=6|qbtnmy
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/6b77c0ee-6268-4aee-b044-0e4fe1ae5e88?citationId=1497a1af-bd4f-4681-b781-c8706f5e5f48&source=document-link&SP=6|qbtnmy
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/6b77c0ee-6268-4aee-b044-0e4fe1ae5e88?citationId=1497a1af-bd4f-4681-b781-c8706f5e5f48&source=document-link&SP=6|qbtnmy
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/00000000-0000-0000-0000-000000000000?source=document-link&SP=8|qbtnmy
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/051e5662-ec6c-4152-b342-6c3c833bb237?citationId=6ece1059-3525-45ac-8f3e-4a039e6733c5&source=document-link&SP=2|1u3esf
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/051e5662-ec6c-4152-b342-6c3c833bb237?citationId=6ece1059-3525-45ac-8f3e-4a039e6733c5&source=document-link&SP=2|1u3esf
http://www.cpt.coe.int/documents/mne/2014-16-inf-eng.htm

- 10 - 

 

 

poliziotti e ispettori. In queste circostanze si è segnalato anche l'utilizzo di 

taser e di mazze da baseball allo scopo di ottenere una confessione o delle 

informazioni (v. Report to the Government of Montenegro on the visit to 

Montenegro carried out by the European Committee for the Prevention of 

Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment [CPT] from 

13 to 20 February 2013, consid. 41 e segg.). In merito a questi trattamenti 

illegali, il Comitato ha formulato delle raccomandazioni alle autorità monte-

negrine le quali, nella loro risposta, hanno riferito di aver preso delle misure 

per introdurre moduli di formazione specifici per il personale di polizia, in re-

lazione ai diritti fondamentali delle persone detenute, nonché ispezioni per 

permettere un controllo degli stabilimenti penitenziari da parte delle ONG 

(v. la sintesi in Conseil de l'Europe, Le Comité anti-torture du Conseil de 

l’Europe publie un rapport sur le Monténégro, Strasburgo 2014; 

http://www.cpt.coe.int/documents/mne/2014-05-22-fra.htm). Nel caso con-

creto l'estradizione del ricorrente è richiesta per il rifacimento del processo 

e per un'eventuale espiazione di pena. Più che la situazione nei commissa-

riati di polizia contano quindi i rapporti sulle condizioni di detenzione in ge-

nerale. A tal proposito il rapporto del Comitato anti-tortura evidenzia gli 

sforzi messi in atto dalle autorità per il rinnovamento di diverse sezioni della 

prigione di Podgorica e dell'annessa Institution for Sentencend Prisoners 

(KPD). Allo stesso modo, nella relazione del Dipartimento di Stato ameri-

cano citata dal ricorrente, si constatata un generale miglioramento della si-

tuazione nelle carceri montenegrine (v. Country Reports on Human Rights 

Practices for 2013, United States Department of State, pag. 6 e seg.). Il 

Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite inoltre, nelle sue osservazioni 

del 21 novembre 2014, ha lodato gli sforzi intrapresi dal Montenegro per 

prevenire e reprimere gli atti di tortura e di maltrattamenti commessi da par-

te di agenti delle forze pubbliche, pur rammaricandosi della sproporzione 

fra casi segnalati ed inchieste avviate. Il Montenegro non è comunque mai 

stato condannato per violazione dell'art. 3 CEDU (v. Cour européenne des 

droits de l'homme, Fiche pays pour la presse, Monténégro, luglio 2013) e 

Amnesty International nel suo rapporto 2013 non evidenzia maltrattamenti 

avvenuti all'interno degli istituti di pena montenegrini. Del resto il ricorrente 

non ha allegato alcun elemento per ritenere che sussista un rischio serio e 

concreto di trattamenti vietati nei suoi confronti, limitandosi a sostenere 

senza alcuna prova a sostegno, che la stampa locale avrebbe enfatizzato i 

fatti che lo hanno coinvolto e che sarebbe minacciato dalla supposta vittima 

e dai suoi familiari. Tuttavia non vi è nessun indizio per concludere che le 

autorità montenegrine non siano in grado di difenderlo da simili rischi, ri-

spettivamente che le autorità giudiziarie possano essere concretamente in-

fluenzate da eventuali articoli di stampa di questo tipo.  

 

- 11 - 

 

 

Da quanto sopra discende che l'estradizione dell'interessato va confermata 

senza che sia necessario domandare garanzie supplementari al Montene-

gro. 

 

 

6. Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione impugnata 

integralmente confermata. 

 

 

7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale 

sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] ri-

chiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giu-

sta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del rego-

lamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le in-

dennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è 

fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--. Essa è coperta dall'anticipo delle spe-

se già versato. 

 

- 12 - 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è 

coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 

Bellinzona, 5 gennaio 2015 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

 

 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Elio Brunetti 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

 
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).