# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7bf5e201-e968-5763-b5a3-f742b51e9a60
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-07-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.07.2009 D-2923/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2923-2009_2009-07-31.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2923/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 1  l u g l i o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Serbia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 4 maggio 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2923/2009

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il 2 aprile 2009,

i verbali d'audizione dell'interessato del 23 aprile 2009,

la  decisione dell'UFM del  4  maggio  2009,  notificata  all'interessato  il 
medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto dalla 
ricorrente),

il ricorso inoltrato dall'insorgente in data 6 maggio 2009 (cfr. timbro del 
plico raccomandato),

la  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal 
pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo,

la decisione incidentale del 14 maggio 2009, con la quale il Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  ha  considerato  il  gravame  privo  di 
probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha  respinto  la  summenzionata 
domanda d'assistenza giudiziaria parziale, invitando quindi il ricorrente 
a versare un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali 
di  CHF  600.-  entro  il  25  maggio  2009,  con  comminatoria 
d'inammissibilità del ricorso in caso di mancato versamento,

il pagamento dell'anticipo richiesto, avvenuto tempestivamente in data 
25 maggio 2009,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e 
art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell' art. 52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere  di  etnia  (...)  e  di  aver  avuto,  fin  dalla  nascita,  dimora  a 
B._______ (Serbia), 

che il richiedente ha affermato di essere espatriato insieme al (...) nel 
(...): che tale decisione sarebbe scaturita  dalla  necessità  di  sfuggire 
alle  minacce  proferitegli  da  tre  presunti  membri  della  (...);  che 
quest'ultimi, infatti, dopo avere acquistato una vettura dal ricorrente, si 
sarebbero  presentati  a  casa  sua,  avrebbero  maltrattato  lui  e  la  sua 
famiglia  e preteso la  riconsegna della  somma da loro pagata per la 
vettura  e  la  consegna  di  ulteriore  denaro  contante;  che  gli  stessi, 
durante  una  seconda  incursione  presso  il  domicilio  del  ricorrente, 
avrebbero dato fuoco alle sue (...), minacciandolo di morte in caso di 
mancato versamento di ulteriori cinquemila euro ed ammonendolo nel 
contempo  di  non  denunciare  i  fatti  alla  polizia;  che,  dopodiché, 
l'interessato  avrebbe  deciso  di  lasciare  il  Paese  per  sottrarsi  alle 
minacce di cui parola;

che  egli  avrebbe  lasciato  B._______  munito  di  carta  d'identità  e 
raggiunto  la  Svizzera  transitando  per  C._______;  che,  prima  di 
inoltrare la sua domanda d'asilo al Centro di registrazione e procedura 
di D._______, egli  avrebbe soggiornato per due o tre giorni presso il 
(...) a E._______,

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che, nella decisione del 4 maggio 2009, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi 
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dal 
ricorrente  sono  inverosimili  siccome  generiche  e  contraddittorie,  di 
modo  che  non  emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi 
d'esposizione  dell'interessato  a  persecuzioni  in  caso  di  rientro  in 
Patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, il ricorrente afferma che la Serbia non sarebbe da 
considerarsi un Paese sicuro per quel che concerne la minoranza (...), 
alla  luce  del  fatto  che  nonostante  i  riconoscimenti  formali  dei  diritti 
delle minoranze, i (...) sarebbero tuttora oggetto di discriminazioni da 
parte  dello  Stato  e  di  terzi;  che  egli  dichiara  inoltre  che  i  (...)  non 
otterrebbero  nessuna  protezione concreta  in  caso di  bisogno,  bensì 
verrebbero  addirittura  trattati  male  dalla  polizia;  che  il  ricorrente 
difende  le  sue  allegazioni  rese  in  fase  di  audizione  definendole 
dettagliate,  prive  di  grosse  contraddizioni  e  conformi  alla  realtà, 
ragione per cui dovrebbero essere considerate verosimili, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  lo  stesso  ha  altresì 
presentato una domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso 
della dispensa dal  pagamento delle  spese processuali  e del  relativo 
anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha 
inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al 
richiedente l’asilo  d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene 
alla sua situazione personale, 

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che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
1° aprile 2009, la Serbia nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di  persecuzioni  in 
detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, basti rilevare che il ricorrente si è contraddetto 
e corretto più volte circa la sequenza temporale delle incursioni presso 
il suo domicilio da parte di tre membri della (...) (vale a dire gli episodi 
principe della sua vicenda): egli, infatti, ha collocato la prima visita di 
quest'ultimi dapprima un giorno dopo la vendita, sempre a quest'ultimi, 
di  un'automobile  (cfr.  verbale  audizione  sui  motivi  [in  seguito: 
audizione II] del 23 aprile 2009 pag. 3/D6), per poi farla risalire, invece, 
a tre giorni  dopo tale vendita (cfr. ibidem pag. 37/D6); che lo stesso 
dicasi per la collocazione temporale della seconda incursione, subita, 
secondo una prima versione,  il  giorno dopo la prima incursione (cfr. 
ibidem pag. 3/D6), rispettivamente, secondo un'altra versione, ben una 
settimana dopo la prima incursione (cfr. ibidem pag. 6/D37); che egli 
non è stato in grado di indicare quanto tempo sarebbe intercorso tra la 

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vendita della vettura e la seconda incursione (cfr. ibidem pag. 8/D71); 
che questo  fatto  stupisce alla  luce del  fatto  che egli,  per  indicare  il 
momento della prima visita, si era dapprima basato proprio sul giorno 
della  vendita  della  vettura  ed  aveva  fornito  (seppure  in  modo 
contraddittorio)  indicazioni  concrete  tra  la  prima  e  la  seconda 
incursione subita; che, inoltre, mal si comprende come mai egli non sia 
stato in grado, neppure in termini  vaghi,  di  indicare quando sarebbe 
espatriato in relazione all'ultima visita da parte dei membri della (...), 
essendo il suo espatrio la conseguenza diretta delle minacce subite e 
non  avendo  fatto  altro,  dopo  l'ultima  visita,  che  prepararsi  per  la 
partenza (cfr. ibidem pag. 9/D87-89); che, in considerazione di quanto 
esposto, v'è  ragione di  ritenere  che la  vicenda resa dal  ricorrente a 
sostegno della sua domanda è manifestamente inverosimile,

che,  d'altronde,  le  asserite  minacce  di  morte  subite  non  sembrano 
avere  alcun  legame con  l'etnia  (...)  del  ricorrente,  contrariamente  a 
quanto  quest'ultimo  pretenderebbe  far  valere  indirettamente  nel 
memoriale di ricorso per giustificare la mancata denuncia dei presunti 
fatti  alle autorità serbe, da cui  – a suo dire – non potrebbe ottenere 
protezione  a  causa  della  sua  appartenenza  ad  una  minoranza 
notoriamente  discriminata  in  Serbia  (cfr. ricorso  pag. 2);  che,  infatti, 
egli non ha mai giustificato la sua passività dopo i presunti eventi con 
la  sua  etnia  (...),  bensì  ha  fornito  tutt'altro  tipo  di  spiegazione  (cfr. 
verbale audizione II del 23 aprile 2009 pag. 7/D60-62, 64 e 68); che, 
d'altronde, il richiedente ha dichiarato di non avere mai avuto nessun 
problema con le autorità (cfr. ibidem pag. 11/D105), nonché di coltivare 
(...) di sua proprietà e di avere fatto il (...) sino alla sua partenza (cfr. 
verbale audizione sui fatti  del 23 aprile 2009 [in seguito: audizione I] 
pag. 3),

che, pertanto, non v'è  altresì  motivo di  considerare che il  ricorrente, 
nonostante la sua etnia (...),  non possa beneficiare di un'appropriata 
protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  nei  suo 
confronti da parte di terzi,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Serbia possa  violare l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del  18 aprile 1999 (Cost.,  RS 101), l'art. 33 

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della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il  ricorrente in patria al  rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105);  che 
l'insorgente si è limitato, con una generica affermazione di parte, a far 
valere in sede di ricorso l'esistenza di discriminazioni e violazioni dei 
diritti fondamentali nei confronti di persone di etnia (...), senza alcuna 
precisazione,  rispettivamente  senza  alcun  riferimento  concreto  alla 
sua vicenda personale e senza alcun mezzo di  prova a sostegno di 
quanto addotto (cfr. ricorso pag. 2), 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  TAF 
osserva nondimeno che in Serbia non vige attualmente una situazione 
di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga 
l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

che, pertanto, nel caso di specie non risultano manifestamente esservi 
indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che il  ricorrente non adempie le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale del 
ricorrente; che, infatti, il ricorrente è (...) e, seppur disponga di una (...) 
minima,  egli  ha sempre vissuto in  Serbia presso lo  stesso domicilio 
ufficiale  ed  ha  potuto  mantenersi  fino  all'espatrio  grazie  alla 
coltivazione delle (...) di cui è proprietario insieme al (...) ed al lavoro di 

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(...) (cfr. verbale audizione I pag. 3); che egli dispone inoltre di una rete 
familiare in Patria, ritenuto che come minimo i (...) ed una (...) vivono 
ancora in loco (cfr. ibidem pag. 4); che, lasciando la Serbia nel (...), 
egli  è  rimasto  lontano  dal  suo  Paese  per  un  lasso  di  tempo 
relativamente  corto;  che  egli  dispone  altresì  di  una  carta  d'identità 
tuttora valida (cfr. ibidem pag. 5); che egli  non ha, altresì, preteso di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua 
ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica  GICRA 2003 n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  il  ricorrente,  disponendo  già  di  una  carta 
d'identità,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art. 8 cpv.  4  LAsi);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità  d'esito 
favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria è respinta (art. 65 cpv. 
1 PA),

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali CHF di 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 
che esse sono computate con l'anticipo spese di  CHF 600.-  versato 
dall'insorgente in data 25 maggio 2009,

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse sono computate con l'anticipo spese di CHF 600.- versato in data 
25 maggio 2009.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- F._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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