# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c28cde71-68af-51f3-ba19-a9cae5715af6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.03.2015 11.2012.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-99_2015-03-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.99

  	
  Lugano

  5 marzo 2015/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2009.708 (divorzio su richiesta unilaterale, poi su
richiesta comune con accordo parziale)
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 10 novembre 2009 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 2) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dall'avv.),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 6 settembre 2012 presentato da AP 1 e sull'appello incidentale del 22 ottobre
2012 presentato da AO 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il 9 agosto 2012;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AO 1 (1943) e AP 1 (1951) si
sono sposati a __________ il 4 agosto 1995. Dal matrimonio è nato P__________,
il 9 novembre 1995. Il marito ha lavorato per varie compagnie di assicurazione
fino al 1999, quando si è messo in proprio come consulente assicurativo. Impiegata
di banca, la moglie ha cessato l'attività lucrativa alla nascita del figlio.

 

                             B.  Il
13 marzo 2003 AP 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6,
per ottenere misure a protezione dell'unione coniugale, sollecitando il 12
novembre 2003 provvedimenti inaudita parte affinché il marito fosse allontanato
dall'abitazione coniugale e obbligato a versarle contributi alimentari per il
figlio (inc. DI.2003.196). Con decreto cautelare del 3 marzo 2004 il Pretore ha
fissato a AO 1 un termine di quindici giorni per lasciare la “casa __________”
(particella n. 1538 RFD di __________, proprietà dei coniugi in ragione di un
mezzo ciascuno). L'ordine è stato ripetuto con effetto immediato il 13 aprile
2004 sotto comminatoria dell'art. 292 CP e dell'esecuzione effettiva (inc. DI.
2004.167). Nel maggio del 2004 il marito si è trasferito a __________, presso
la sorella, in una casa di cui è comproprietario con lei (particella n. 112 RFD
di __________). Il 2 giugno 2005 i coniugi hanno introdotto un'istanza
comune di divorzio con accordo parziale (inc. OA.2005.416). Con decreto del 29 gennaio
2009 tutte le procedure pendenti fra le parti sono state stralciate dai ruoli per
intervenuta perenzione processuale. Nel frattempo AO 1 è stato posto al
beneficio della rendita AVS anticipata, che percepisce dal dicembre del 2006.

 

                             C.  Il
10 novembre 2009 AO 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore,
chiedendo l'affidamento congiunto del figlio (o in subordine, in caso di
affidamento alla madre, un ampio diritto di visita) e riservando di esprimersi
sugli altri effetti del divorzio una volta ottenute determinate informazioni dalla
moglie. Contestualmente egli ha postulato una provvigione ad litem di
fr. 10 000.– o, eventualmente, il
beneficio dell'assistenza giudiziaria. Inoltre egli ha chiesto l'edizione di
svariata documentazione dalla convenuta in virtù dell'art. 170 CC e, a titolo
di contributo alimentare provvisionale o – subordinatamente – come acconto
sulla liquidazione del regime dei beni, il versamento di fr. 1000.– mensili con
effetto retroattivo dal 10 novembre 2008.

 

                             D.  All'udienza
del 2 dicembre 2009, indetta per il contraddittorio sull'istanza cautelare, AP
1 ha rifiutato ogni provvigione ad litem e qualsiasi contributo
provvisionale al marito, mentre ha ottemperato alla domanda di informazione
producendo seduta stante parte dei documenti richiesti e formulando a sua volta
una analoga domanda nei confronti del coniuge. Per il resto essa ha dichiarato
di aderire al principio del divorzio, riservando a sua volta di esprimersi sui
relativi effetti in corso di procedura. Il Pretore ha emanato seduta stante l'ordinanza
sulle prove e ha disposto l'ascolto del
figlio P__________ a cura di una mediatrice. Il 21 dicembre 2009 AP 1 ha
informato il Pretore di avere versato al marito fr. 100 000.– di acconto in liquidazione del regime dei beni, soggiungendo
che quegli non poteva più pretendere provvigioni ad litem o contributi
di mantenimento provvisionali. Interpellato, AO 1 non si è opposto allo
stralcio del procedimento cautelare dai ruoli, che è intervenuto il 31 di­cem­bre
2009 (inc. DI.2009.1666).

 

                             E.  Nel
frattempo, constatata l'adesione della moglie al principio del divorzio, il Pretore
ha deciso il 2 dicembre 2009 di trattare la causa come richiesta di divorzio
comune con accordo parziale. L'11 febbraio 2010 la mediatrice incaricata ha consegnato
il rapporto sull'audizione di P__________. All'udienza del 1° marzo 2010
il Pretore ha sentito i coniugi, che hanno ribadito la volontà di sciogliere il
matrimonio e di demandare al giudice la decisione sui punti contestati. In tale
occasione essi si sono accordati sull'affidamento di P__________ alla madre, sull'esercizio
in comune dell'autorità parentale e sulla disciplina del diritto di visita paterno,
rinunciando reciprocamente a ogni pretesa previdenziale. L'istruttoria è stata
avviata seduta stante. In tale ambito l'arch. __________ è stato chiamato a
stimare il valore dell'abitazione coniugale (“casa __________”) e di un appartamento
(abitazione “__________”, proprietà per piani n. 16 130
e 16 174 RFD di __________), anch'esso
proprietà dei coniugi in ragione di un mezzo ciascuno.

 

                             F.  Con
ordinanza del 16 marzo 2011 il Pretore ha invitato le parti a presentare le loro
motivazioni e conclusioni sui punti contestati. Nel proprio, del 10 giugno 2011,
AP 1 ha chiesto di omologare l'accordo già raggiunto, di assegnare la particella
n. 1538 a lei e le proprietà per piani n. 16 130
e n. 16 174 al marito, ha offerto un
conguaglio di fr. 42 901.40 in liquidazione
del regime dei beni e ha postulato un
contributo alimentare per il figlio di fr. 600.– mensili fino alla
maggiore età. Nel suo memoriale del 14 giugno 2011 AO 1 ha confermato l'accordo
raggiunto al­l'udienza del 1° marzo 2010 e ha rifiutato ogni contributo per il
figlio, salvo offrire in subordine fr. 500.– mensili qualora gli fosse stata
riconosciuta un'analoga pretesa nei confronti della moglie. Egli ha proposto
inoltre di liquidare il regime dei beni assegnando
alla moglie il mobilio coniugale previo indennizzo di fr. 30 000.–, come pure la particella n. 1538 (con addebito
di tutti gli oneri maturati prima dell'assegnazione), e attribuendo a lui le
proprietà per piani n. 16 130 e n. 16 174, oltre i “quadri e gli oggetti in traforo”
da lui realizzati e “4 o 5 oggetti ricordo a sua scelta”, più un conguaglio di almeno
fr. 246 107.50. Infine egli ha sollecitato
un contributo alimentare di fr. 13 000.–
con interessi dal 10 novembre 2008 al 21 dicembre 2009, riservandosi la facoltà
di postularne uno anche dopo di allora.

 

                             G.  All'udienza
del 19 settembre 2011, indetta per la discussione sui punti contestati, le
parti hanno confermato il precedente accordo, AP 1 chiedendo nondimeno l'autorità
parentale esclusiva sul figlio, e hanno concordato l'assegnazione della “casa __________”
alla moglie e dell'abitazione “__________” al marito. L'istruttoria è stata
chiusa l'11 gennaio 2012. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi
a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 17 febbraio 2012 AO 1 ha postulato
una volta ancora l'autorità parentale congiunta e l'esonero da ogni obbligo contributivo
nei confronti del figlio, tranne offrire in subor­dine la metà (ma non oltre
fr. 250.– mensili) di quanto gli fosse stato versato dalla moglie per il proprio
mantenimento. Egli ha confermato altresì le sue richieste in liquidazione del
regime dei beni, aumentando a fr. 251 241.–
l'entità del conguaglio richiesto (con possibilità di ulteriore adeguamento ove
la sentenza fosse stata emanata dopo il 31 marzo 2012). Infine egli ha sollecitato
contributi alimentari per sé di fr. 1000.– mensili dal 10 no­vem­bre 2008 al 21 dicembre 2009 e di fr. 500.–
mensili dal 1° set­tem­bre 2011, subordinatamente di fr. 309.35 mensili da
allora fino al 31 agosto 2012, di fr. 388.35
mensili fino al 31 agosto 2013, di fr. 488.35 mensili fino al 31
agosto 2014 e di fr. 500.– mensili in seguito. Con lettera del 20 febbraio 2012
AP 1 ha reiterato le domande formulate nel memoriale del 10 giugno 2011.

 

                             H.
 Statuendo il 9 agosto 2012, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato
P__________ alla madre, ha attribuito l'autorità parentale congiunta ai
genitori, ha regolato il diritto di visita paterno e ha condannato AO 1 a
versare un contributo alimentare per il figlio di fr. 65.– mensili, ridotto
a fr. 50.– mensili dal settembre del 2013 fino alla maggiore età, senza riconoscere
contributi alimentari al marito. In liquidazione del regime dei beni egli ha assegnato
le proprietà per piani n. 16 174
e n. 16 130 RFD di __________ in
proprietà esclusiva al marito e la particella n. 1538 RFD di __________ alla
moglie, ponendo a carico di quest'ultima un conguaglio di fr. 118 421.60. Non ha proceduto invece a suddividere
gli averi di cassa pensione (già ritirati dalle parti) né ha fissato alcuna indennità
a norma dell'art. 124 CC. Le spese processuali di complessivi fr. 10 500.– sono state addebitate alle parti in
ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. 

 

                               I.  Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 6
settembre 2012 per ottenere l'autorità parentale esclusiva sul figlio, l'aumento
a fr. 1040.– mensili del contributo di mantenimento in favore di P__________ fino
alla maggiore età e la riduzione a fr. 24 337.50
del conguaglio da lei dovuto in liquidazione del regime dei beni.

                                   Nelle
sue osservazioni del 22 ottobre 2012 AO 1 propone del respingere l'appello in
ordine, subordinatamente nel merito, e con appello incidentale chiede, “in
quanto anche una sola delle domande di controparte fosse anche solo
parzialmente accolta”: 

                                   –
  di fissare un contributo alimentare per il figlio a fr. 1040.– mensili dal
1° luglio 2012 non oltre la maggiore età, a condizione che sia accolta la sua richiesta
di mantenimento nei confronti della moglie per fr. 500.– mensili dal 1° luglio
2007, aumentati a fr. 1540.– dal 1° luglio 2012 al 9 novembre 2013;

                                   –
  di vincolare il trasferimento della sua quota di comproprietà sulla
particella n. 1538 al passaggio in giudicato dell'intera sentenza di divorzio;

                                   –
  di aumentare l'importo a lui dovuto dalla moglie in liquidazione del regime
matrimoniale, “nonché per ogni altro titolo di legge” a fr. 251 241.– con interessi, riservati eventuali aggiornamenti;

                                   –
  di concedergli l'accesso alla casa della moglie per riprendersi i beni elencati
nel doc. M “da completare in base alle risultanze della perizia sui mobili”,
“oltre quelli di cui [la moglie] ha già ammesso il ritiro in prima istanza”, o
qualora non esistessero più di riconoscergli “il valore di fr. …. (cfr. perizia)”;

                                   –
  di accertare che “non si fa luogo a divisione della LPP”, con obbligo per la
moglie di versargli un'equa indennità giusta l'art. 124 CC di fr. 50 000.– entro dieci giorni dal passaggio in
giudicato della sentenza;

                                   –
  di annullare o riformare, in quanto necessario, il decreto di stralcio emanato
dal Pretore il 31 dicembre 2009;

                                   –
  di riconoscergli una congrua indennità per spese e ripetibili di primo e
secondo grado, come pure a titolo di “risarcimento per abusività e/o inidoneità
della via ricorsuale prescelta da controparte e per ogni altro titolo di legge”,
come pure “per tutto quanto sin qui patito”.

                                   Nel
memoriale egli sollecita altresì una provvigione ad litem di fr. 25 000.–, subordinatamente il deposito di una
cauzione per ripetibili di fr. 20 000.–,
o il conferimento del gratuito patrocinio. Con decreto del 26 ottobre 2012
questa Camera ha respinto la richiesta di provvigione ad litem, di
gratuito patrocinio e di cauzione, obbligando AO 1 a prestare un anticipo delle
spese presumibili per l'appello incidentale. 

 

                                   Il
23 gennaio 2013 la convenuta ha replicato e nelle sue osservazioni all'appello
incidentale ha postulato la reiezione di quest'ultimo in ordine, subordinatamente
nel merito. Il 3 febbraio 2014 AO 1 ha inoltrato personalmente alla Camera alcuni
suoi memoriali a commento dei fatti di causa.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica il
diritto in vigore al momento della
comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le sentenze di
divorzio intimate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 sono appellabili pertanto entro 30 giorni dalla loro
notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che – dandosi controversie
esclusivamente patrimoniali – il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta
nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito non
si pone, litigiosa essendo anche l'autorità parentale sul figlio. Quanto alla
tempestività dell'appello principale, la sentenza impugnata è pervenuta al
legale della convenuta al più presto il 10 agosto 2012. Introdotto il 6
settembre 2012, il ricorso è di conseguenza tempestivo anche senza tenere conto
della sospensione dei termini intercorsa dal 15 luglio al 15 agosto (art. 145
cpv. 1 lett. b CPC). Quanto all'appello incidentale, l'invito a
formulare osservazioni è pervenuto alla legale dell'attore, al più presto, il
21 settembre 2012. Il 21 ottobre 2012, ultimo giorno utile (art. 312 cpv. 2 e
313 cpv. 1 CPC), cadendo di domenica, anche l'appello incidentale è pertanto tempestivo
(art. 142 cpv. 2 CPC).

 

                             2.  All'appello principale AP 1
acclude tre documenti nuovi: una lettera 13 giugno 2012 della Divisione della
formazione professionale che attesta lo scioglimento del contratto di tirocinio
del figlio per il 28 giugno 2012, un conteggio d'imposta del 3 gennaio
1989 relativo a una donazione immobiliare della madre (__________) e un avviso
di accredito del 1° aprile 2005 relativo al bonifico, su un suo conto, di fr.
415 426.– con la dicitura “eredi di __________”.
Con l'appello incidentale anche AO 1 produce nuovi documenti. Oltre a copie di
atti processuali di primo grado, egli allega un conteggio di premio della sua
cassa malati per i mesi di novembre e dicembre del 2012, talune fotografie del
mobilio domestico rivendicato, estratti del registro di commercio e fondiario
e due estratti conto bancari del 31 dicembre 2010 e del 7 giugno 2005.

 

                                  Nuovi mezzi di prova sono
proponibili in appello ove siano imme­diatamente addotti e se dinanzi alla
giurisdizione inferiore non era possibile farli valere “nemmeno con la
diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze” (art. 317 cpv. 1 CPC). La
comunicazione del 13 giugno 2012 relativa allo scioglimento del citato
contratto di tirocinio, successiva alla chiusura dell'istruttoria di primo
grado, adempie tale requisito. Ricevibili sono inoltre gli 

                                  estratti del registro fondiario e
del registro di commercio, le cui iscrizioni sono notorie (DTF 138 II 564 consid.
6.2). Tutti gli altri documenti sarebbero di per sé inammissibili, compresa la
comunicazione inerente al premio della cassa malati dell'attore, che doveva già
essere noto (per il 2012) prima della decisione del Pretore (art. 7 cpv. 2
LAMal). Come si vedrà in seguito (consid. 9 segg.), ad ogni modo, tali documenti
poco o punto soccorrono ai fini del giudizio. Quanto ai memoriali e ai commenti personali dell'attore, del 3 febbraio 2014,
essi potrebbero essere trattati come replica spontanea (per l'appello incidentale)
e duplica spontanea (per l'appello principale), ancorché il ritardo con cui
sono stati inoltrati (oltre un anno di distanza) desti legittimi dubbi. Comunque
sia, i fatti addotti per la prima volta in tali allegati, e segnatamente quelli
che figurano nella tabella delle spese relative alla residenza “__________” dal
2003 al 2010, non possono entrare in linea di conto per il giudizio, poiché
nulla impediva all'attore di farli valere già davanti al Pretore (art. 317 cpv.
1 CPC). Anche in proposito non giova dunque attardarsi.

 

                             3.  Nell'appello incidentale
l'attore chiede l'edizione di documenti ed estratti conto dalla convenuta, due
perizie contabili “sui flussi di entrate e uscite” dal patrimonio della moglie
e della società __________ SA di __________, come pure “dal conto di terzi/società
in cui essa ha partecipazioni in capitali”, un'altra audizione della convenuta,
di sé medesimo e dell'amministratore unico della citata ditta, una perizia sul
mobilio “presente (e sparito)” e le dichiarazioni fiscali della moglie per gli
anni 2010 e 2011 (memoriale, pag. 29 seg.). L'assunzione di nuove prove in appello
presuppone tuttavia, come detto, che tali mezzi istruttori non potessero essere
esperiti davanti al Pretore (art. 317 cpv. 1 lett. b CPC). Mal si comprende –
né l'interessato spiega – perché in concreto ciò non sarebbe stato fattibile,
onde l'irricevibilità delle richieste.

 

                                  L'attore invoca la complessità
della fattispecie, la facoltà di interpello del giudice, il principio
inquisitorio limitato e la possibilità di indire nuove udienze di conciliazione
(memoriale, pag. 2 in alto e pag. 25). Ora, nella misura in cui chiede a questa
Camera di intervenire d'ufficio per accertare (non meglio precisati) fatti utili
per il giudizio, egli dimentica che in materia di liquidazione del regime dei
beni e di contributi alimentari fra coniugi dopo il divorzio vige il principio
dispositivo (art. 277 cpv. 1 CPC). Spetta dunque alle parti allegare e
dimostrare i fatti sui quali fondano le loro pretese (art. 55 cpv. 1 CPC).
Riguardo all'istituto dell'interpello (art. 56 CPC), esso non serve per
rimediare a negligenze procedurali da parte dell'uno o dell'altro coniuge (sentenza
del Tribunale federale 4D_57/2013 del 22
agosto 2013, consid. 3.2 con numerosi rinvii). Nel caso specifico non entra
pertanto in considerazione. Né profitta all'appellante incidentale valersi dell'art.
291 CPC, il quale prevede che una volta ricevuta una petizione di divorzio il
giudice di primo grado è tenuto a convocare le parti a un'udienza di
conciliazione. Certo, anche l'autorità superiore può tenere udienze (art. 316
cpv. 1 CPC) e tentare la conciliazione delle parti (art. 124 cpv. 3 CPC). Se non
che, in concreto le posizioni dei coniugi sui punti litigiosi appaiono
nettamente conflittuali già a un primo esame. Indire udienze in appello non sarebbe
dunque di alcuna presumibile utilità.

 

                             4.  Litigiosi rimangono, in
questa sede, la liquidazione del regime dei beni, la richiesta di un'indennità adeguata
da parte della moglie (art. 124 cpv. 1 CC), i contributi alimentari per il marito
e il figlio, così come l'attribuzione dell'autorità parentale. Il principio del
divorzio, l'affidamento di P__________ alla madre e la disciplina del diritto
di visita sono invece passati in giudicato e hanno assunto carattere definitivo
(art. 315 cpv. 1 CPC).

 

                              I.  Sull'appello principale

 

                             5.  L'attore chiede anzitutto di
dichiarare l'appello della moglie irricevibile, argomentando che la decisione
impugnata è soggetta “piuttosto (e se mai) a rettifica/interpretazione” per
mancanza di un dispositivo sull'omologazione dell'accordo parziale concluso dai
coniugi (osservazioni e appello incidentale, pag. 5 in basso, punto I.A-D).
Ora, una convenzione sulle conseguenze del divor­zio è giuridicamente valida soltanto
se è omologata dal giu­dice e se il suo contenuto figura nel dispositivo della
decisione (art. 279 cpv. 2 CPC). L'attore non contesta che nella
fattispecie i dispositivi della sentenza impugnata sull'affidamento del figlio,
sulla disciplina del diritto di visita paterno, sullo scioglimento delle comproprietà
inerenti ai due citati fondi, così come sulla mutua rinuncia dei coniugi a
indennità giusta l'art. 124 CC corrispondano all'accordo raggiunto dalle parti
all'udienza del 1° marzo 2010. Posto ciò, non occorreva che l'omologazione
figurasse esplicitamente nel dispositivo. Sotto il profilo dell'art. 279 cpv. 2
CPC bastava che nel dispositivo figurasse il testo dell'intesa (Sutter-Somm/Gut in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar
zur Schweizerischen ZPO, 2ª edizione, n. 21 ad art. 279)
e che nella motivazione il Pretore precisasse di approvarlo, vagliandone i
presupposti in conformità all'art. 279 cpv. 1 CPC e verificando d'ufficio l'adeguatezza
delle pattuizioni riguardanti il figlio e gli aspetti previdenziali (sentenza
impugnata, consid. 4 a 4.4). Contrariamente all'opinione di AO 1, nel caso specifico
non si ravvisano dunque estremi di nullità o di annullabilità della decisione
impugnata, né tanto meno di rettifica o di interpretazione (art. 334 cpv. 1
CPC). Nulla osta pertanto alla ricevibilità dell'appello principale.

 

                             6.  Per quanto riguarda lo
scioglimento del regime dei beni, che va esaminato prima dei contributi
alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD I-2005 pag. 778
n. 57c), l'appellante contesta che il Pretore, in mancanza di prove contrarie, abbia
considerato gli averi dei conti bancari a lei intestati alla stregua di
acquisti. Chiede perciò di togliere fr. 181 520.32
da tale massa e di ridurre il conguaglio da lei dovuto all'attore da fr. 118 421.60 a fr. 24 337.50 (memoriale, pag. 11).

 

                                  a)   Circa
gli averi bancari esistenti al momento in cui è stata promossa causa, il Pretore
ha accertato che il marito riconosceva la sostanza della moglie come costituita
– almeno in parte – da beni propri. L'interessata però non aveva dimostrato con
sufficiente chiarezza la provenienza dei fondi a lei intestati. Applicando la presunzione
dell'art. 200 cpv. 3 CC il primo giudice ha attribuito pertanto tali attivi agli
acquisti di lei, determinando di conseguenza la reciproca partecipazione all'aumento
e il conguaglio a carico di lei (sentenza impugnata, consid. 5.2.1).

 

                                  b)  La
convenuta obietta che il marito medesimo aveva qualificato gli averi bancari di
lei, nella petizione, come beni propri, limitandosi a pretendere una
partecipazione di fr. 123 000.– ai
redditi da essi generati. La provenienza di tali attivi non essendo litigiosa,
non spettava al Pretore esigere prove al riguardo. Sul conto risparmio n. __________
pres­so la Banca __________ erano confluiti inoltre – essa continua – fondi da
essa ereditati per fr. 415 426.–, di
cui fr. 160 000.– sono stati mutuati alla
__________ SA, che poi li ha restituiti, mentre una parte è stata consumata. Che
si trattasse di beni propri deporrebbe anche la circostanza che lei sola era
intestataria dei conti e che in quanto tale beneficiava della presunzione di
proprietà di cui all'art. 930 CC (memoriale, pag. 11). AP 1 ribadisce infine che
inizialmente il marito non rivendicava nulla di tali fondi (doc. 36), i quali
risultano come suoi anche dal profilo fiscale.

 

                                  c)   Nella
misura in cui l'interessata si prevale del trattamento fiscale dei citati averi
bancari o della presunzione di proprietà fondata sul possesso, essa sembra
confondere la questione della proprietà con quella della loro attribuzione a
una massa patrimoniale. Nulla impedisce, in effetti, che un bene in proprietà
esclusiva di un coniuge – e tassato come tale – sia considerato come acquisto (cfr.
ad esempio la sentenza del Tribunale federale 5A_676/2010 del 13 dicembre 2011,
consid. 3.2.1). Per di più, quando richiama il doc. 36, l'interessata si vale di semplici proposte formulate dal marito per comporre la lite nelle vie
amichevoli, quel documento nemmeno accennando agli averi bancari in discussione.
Quanto poi all'avviso bancario del 1° aprile 2005 che attesta l'accredito di
fr. 415 426.– sul noto conto (prodotto
con l'appello: doc. 4), si tratta – come detto – di un documento irricevibile
(sopra, consid. 2). A parte ciò, l'interessata non reca elementi sulla
provenienza di tali averi, eccetto quanto lei stessa ha dichiarato all'interrogatorio
formale sul mutuo di fr. 160 000.– elar­gito alla __________ SA (verbale
del 30 novembre 2011, pag. 2 in alto). Se non che, il Pretore ha tenuto conto
dei saldi in conto al momento in cui è stata promossa causa e tale som­ma, rimborsata
sul conto presso la Banca __________ solo il 1° ottobre 2010 (doc. 38), non è
stato inclusa fra gli acquisti.

 

                                  d)  Rimane
da chiarire se, come l'appellante asserisce, il marito abbia riconosciuto nei
suoi allegati preliminari l'appartenenza dei noti conti bancari, e in
particolare di quello presso la Banca __________, ai beni propri di lei. Un
fatto non controverso, invero, non dev'essere provato (art. 150 cpv. 1 CPC,
corrispondente all'art. 184 cpv. 2 CPC ticinese). Determinante è quanto le
parti hanno allegato e contestato negli allegati introduttivi, completazioni
successive essendo possibili solo eccezionalmente (art. 78 e 80 CPC ticinese: Cocchi/Trez­zini, CPC ticinese
commentato e massimato, Lugano 2000, n. 22 e 23 ad art. 78; analogo principio
vige nel nuovo diritto: art. 229 cpv. 1 e art. 230 CPC). Ciò vale anche per le
pretese patrimoniali in materia di divorzio, alle quali si applica il principio
dispositivo (Cocchi/Trez­zini, op.
cit., appendice 2000/ 2004, n. 46 ad art. 78; nel nuovo diritto: art. 277 cpv.
1 CPC).

 

                                       Ciò
premesso, nella petizione l'attore aveva menzionato fra i beni della moglie i
redditi da “averi propri in conto” e aveva elencato gli attivi bancari a lui
noti, incluso il citato conto di risparmio presso la Banca __________, senza
escludere che su quei conti fossero “confluiti
anche risparmi ex acquisti” (pag. 6 in fondo e pag. 8: “redditi da beni
propri”). Nel memoriale di risposta prodotto alla discussione cautelare del 2 dicembre
2009 la convenuta aveva sottolineato l'ammissione del marito circa la qualifica
dei suoi conti bancari (“tutti beni propri”), sostenendo che “eventuali
acquisti (contestati) generati dai beni propri” dovevano ritenersi compensati con
le spese da lei sostenute per il mantenimento dei due noti immobili in comproprietà
(pag. 6 seg. nell'inc. DI.2009.1666). Il marito ha contestato il principio
della compensazione (verbale del 2 dicembre 2009, pag. 2 verso il basso).

 

                                       Nel
memoriale del 10 giugno 2011 contenente le motivazioni e conclusioni sui punti
contestati del divorzio (art. 422 cpv. 1 CPC ticinese), la convenuta ha
ribadito che i suoi conti bancari erano “tutti beni propri, come ammesso da
controparte” e ha ripetuto che gli interessi generati da tali averi sarebbero
stati consumati per il pagamento delle spese bancarie e il mantenimento proprio
e del figlio (pag. 9 a metà). Nel suo allegato del 14 giugno 2011 l'attore ha
elencato i conti bancari della moglie, senza tuttavia più qualificarli come
beni propri e chiedendo anzi che costei fosse sentita all'interrogatorio formale
per chiarire quali averi fossero “beni propri, quali acquisti, quali invece
redditi da beni propri” (pag. 7). Egli ha poi soggiunto che la “sostanza
mobiliare liquida della moglie” risultante dalla tassazione, di fr.
448 341.–, poteva “corrispondere a beni accantonati e risparmiati in corso
di matrimonio (la moglie non ha dimostrato che le siano pervenuti da eredità e
che si tratti interamente di beni propri)” (pag. 8 a metà).

 

                                        In
definitiva, pertanto, al più tardi con il memoriale del 14 giugno 2011 l'attore revocava in dubbio che la sostanza mobiliare della moglie consistesse interamente in
beni propri, negandone in particolare la provenienza ereditaria. Formulata in
un allegato introduttivo, la contestazione era ammissibile (sopra, consid. d).
Per di più, nella misura in cui contendeva la qualifica di beni propri, l'attore
si esprimeva su una questione di diritto che il giudice avrebbe dovuto dirimere
d'ufficio (art. 57 CPC) e non costituiva un'ammissione nel senso dell'art. 150 cpv. 1 CPC (Hasenböhler
in: Sutter-Somm/Ha­senböhler/Leuen­­berger [curatori], op. cit., n. 6 ad art.
150 CPC). In simili circostanze la convenuta non poteva disconoscere
che, per la presunzione dell'art. 200 cpv. 3 CC, incombeva a lei dimostrare la
provenienza (successoria) dei beni confluiti sui conti. Non che la posizione
dell'attore fosse un esempio di chiarezza. Sta di fatto che nel memoriale del
14 giugno 2011 figura un'esplicita contestazione sull'origine dei beni in
conto e nessuna ammissione sulla loro indole ere­ditaria. Ciò vale del resto anche
per i memoriali successivi, comprese le osservazioni all'appello in cui,
checché dica la convenuta (memoriale del 23 gennaio 2013, pag. 9 in basso seg.), AO 1 ripete – riprendendo quanto già affermato nelle conclusioni del 17 febbraio
2012 (pag. 8 segg.) – che “la composizione dei beni propri risp. degli acquisti
depositati su conti della signora (…) non è per nulla chiara” né comprovata, come
la loro provenienza ereditaria (pag. 13 segg. e pag. 24). Su tal punto la
sentenza impugnata resiste quindi alla critica.

 

                             7.  Litigiosa è altresì l'attribuzione
dell'autorità parentale che l'appellante, dopo avere revocato il proprio
consenso all'esercizio congiunto, chiede di vedersi attribuire in via esclusiva
per il bene del figlio. Ciò si imporrebbe anche alla luce del rapporto di audizione,
dal quale emergerebbe una situazione di conflittualità che rende inattuabile una
soluzione diversa (memoriale, pag. 7). In realtà la questione è ormai superata,
P__________ avendo raggiunto la maggiore età in pendenza di appello, il 9
novembre 2013. La rivendicazione è dunque divenuta priva d'oggetto.

 

                             8.  Da ultimo la convenuta contesta
il contributo alimentare per il figlio, che il Pretore ha stabilito in fr. 65.–
mensili fino all'agosto del 2013 e in fr. 50.– mensili dal settembre del 2013
fino alla maggiore età. Se non che, fino al passaggio in giudicato degli effetti
del divorzio con­tributi siffatti vanno disciplinati per principio in via
provvisionale (RtiD I-2006 pag. 669 n. 34c; v. anche DTF 130 I 350 consid.
1.2), tranne ove siano già regolati da precedenti mi­sure a protezione dell'unione
coniugale, ipotesi estranea alla fattispecie. Un contri­buto alimentare fondato
133 cpv. 1 CC entra in linea di conto solo dopo di allora (da ultimo:
I CCA, sen­tenza inc. 11.2011.14 del 5 dicembre 2013, consid. 7; cfr. anche sentenza del Tribunale federale
5A_585/2009 dell'8 dicembre 2009, consid. 7.2). In concreto P__________ è
diventato maggiorenne in pendenza di appello. La richiesta volta a far aumentare
il contributo alimentare per lui dopo il divorzio a fr. 1040.– mensili
fino al 18° compleanno si rivela di conseguenza caduca.

 

                                  Si aggiunga che, seppure questa
Camera avesse statuito prima del 9 novembre 2013, l'appello principale non
avrebbe trovato accoglimento. Da un lato l'interessata pretendeva di rivalutare
di fr. 880.– mensili le entrate dell'attore per tenere conto delle pigio­ni
incassate con la locazione dell'appartamento “__________” (memoriale, pag. 9), ma
trascurava il reddito da sostanza immobiliare di fr. 392.65 già calcolato
dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 18 in alto) e le spese generate dall'immobile
che, per sua stessa affermazione (memoriale del 10 giugno 2011 pag. 8 da metà),
avrebbero assorbito ogni utile durante gli anni della separazione. D'altro lato
l'appellante censurava l'accertamento del proprio reddito, stabilito dal
Pretore in fr. 10 490.– mensili sulla scorta
degli ultimi dati fiscali a disposizione (tassazione 2009), chiedendo di ridurlo
a fr. 6500.– mensili in base ai proventi degli anni 2007 e 2008, ma non
spiegava per quale ragione il primo giudice non dovesse attenersi ai dati più
recenti (determinanti ai fini del giudizio: RtiD I-2008 pag. 1026 n. 25c;
I-2004 pag. 595 n. 78c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2012.152 del 7
ottobre 2014, consid. 8). 

 

                                  Non si trascura che in ossequio
alla più recente giurisprudenza del Tribunale federale i contributi ali­mentari
per i figli stabiliti andrebbero fissati non solo fino alla maggiore età, ma
fino al termine di un eventuale percorso scolastico o professionale (DTF 139
III 404 in alto). Nella fattispecie tuttavia il Pretore non è mai stato adito
con una richiesta del genere né una domanda in tal senso è stata avanzata
– per avventura – davanti a questa Camera. Spetterà in simili circostanze a P__________,
dandosi il caso, promuovere causa in virtù dell'art. 277 cpv. 2 CC per ottenere
contributi alimentari fino al termine di un'eventuale formazione scolastica o professionale.

 

                             II.  Sull'appello incidentale

 

                             9.  L'attore dichiara di
impugnare in via incidentale la sentenza del Pretore “in quanto anche una sola
delle domande di controparte fosse anche solo parzialmente accolta” (memoriale,
pag. 27). Così facendo, però, egli condiziona la trattazione del suo
rimedio giuridico all'accoglimento dell'appello principale. Ciò non è ammissibile
e rende già di primo acchito il ricorso irricevibile (Reetz in: Sutter-Somm/Ha­senböhler/Leuen­­berger
[curatori], op. cit., n. 49 alle note preliminari degli art. 308 a
318 CPC; cfr. anche DTF 52 II 91). Sia come sia, si volesse pur
prescindere dalla menzionata dichiarazione, l'appello incidentale non sarebbe destinato
a miglior sorte per le considerazioni che seguono.

 

                                  a)   Come
fa valere la convenuta, salvo alcune brevi aggiunte di second'ordine l'allegato
in questione riproduce, da pag. 11 a pag. 22, il contenuto del memoriale
conclusivo del 17 febbraio 2012. Ora, l'obbligo
di motivazione prescritto dall'art. 311 cpv. 1 CPC vale anche per l'appello incidentale (Reetz/Hilber in: Sutter-Somm/Ha­senböhler/Leuen­­berger [curatori], op. cit., n. 29
ad art. 313 CPC). Ciò impone all'appellante (incidentale) di spiegare perché la
sentenza impugnata sarebbe erronea, non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti. A tal fine non basta quindi reiterare gli argomenti addotti in prima
istanza (cfr. DTF 138 III 375 consid. 4.3.1). Nella misura in cui si esaurisce nella
pressoché testuale riproduzione del memoriale conclusivo del 17 febbraio 2012 e non si confronta con la sentenza impugnata, l'appello incidentale
non 

                                       adempie manifestamente tali requisiti di moti­vazione e va dichiarato
irricevibile (v. RtiD I-2010 pag. 683 n. 7c).

 

                                  b)  Irricevibili
sono altresì le nuove richieste avanzate per la prima volta in appello, non
fondate su fatti nuovi né su mezzi di prova nuovi (art. 317 cpv. 2 CPC). A
cominciare dalla domanda con cui AO 1 chiede che la moglie sia tenuta a consentirgli
di riprendere il mobilio e le suppellettili elencati nel doc. M (“da completare
in base alle risultanze della perizia sui mobili”) o in subordine, ove tali
beni non dovessero più esistere, gli sia riconosciuto “il valore di fr. … (cfr.
perizia)” (memoriale, pag. 28 in basso e seg.). Davanti al primo giudice egli
si era limitato in effetti a chiedere “tutti i quadri e gli oggetti in traforo”
da lui realizzati, “oltre 4/5 oggetti ricordo a sua scelta” e il risarcimento
di fr. 30 000.– per il mobilio
trattenuto dalla moglie o per gli oggetti da collezione di sua proprietà nel
frattempo scomparsi di cui ai doc. M e Mbis (conclusioni, pag. 2 n. 3.1
e pag. 7). 

 

                                       Altrettanto
dicasi per la richiesta di subordinare l'attribuzione alla moglie della
particella n. 1538 in proprietà esclusiva solo al passaggio in giudicato dell'intera
sentenza di divorzio (me­moriale, pag. 28), a prescindere dal fatto che egli ha
ottenuto nel frattempo (il 18 aprile 2014) l'intestazione esclusiva delle proprietà
per piani n. 16 130 e 16 174. Inammissibile per motivi identici è altresì
la conclusione intesa a ottenere dalla convenuta un contributo alimentare di
fr. 500.– mensili dal 1° lu­glio 2007 (aumentati a fr. 1540.– dal 1°
luglio 2012 al 9 novembre 2013), davanti al Pretore l'interessato avendo postulato
unicamente fr. 1000.– mensili dal 10 novembre 2008 al 21 dicembre 2009 e fr.
500.– mensili dal settembre 2011 in poi (memoriale conclusivo, pag. 3 n. 4). Sempre
irricevibile infine, e per le stesse ragioni, è la richiesta nuova – oltre che
manifestamente tardiva – di “annullare o riformare” il decreto di stralcio risalente
al 31 dicembre 2009 (memoriale, pag. 29).

 

                           10.  Si aggiunga che per quanto
attiene alla liquidazione del regime dei beni, in particolare al mobilio e alle
suppellettili dell'abitazione coniugale, l'appello incidentale non denoterebbe
maggiore consi­stenza nemmeno nel merito. Al riguardo il Pretore ha spiegato
che un coniuge non ha diritto di esigere il risarcimento del valore dei beni
che non intende riprendere. Per di più, nel caso specifico l'attore non ha rivendicato
beni di sua proprietà, tranne i quadri da lui dipinti, gli oggetti in traforo e
ricordi, che però non ha indicato in maniera sufficientemente precisa e che
quindi non è stato possibile individuare (sentenza impugnata, pag. 9 seg.). Quanto
agli altri beni mobili (in comproprietà), la pretesa liquidazione di fr. 30
000.– andava esclusa già per il fatto che non era chiaro se il marito
attribuisse la sua quota ai beni propri oppure agli acquisti e quale fosse il
valore venale di tali beni (loc. cit.).

 

                                  a)   Nell'appello
adesivo l'attore afferma di avere “ben indicato a quale massa apparteneva il
mobilio” e a dimostrazione di ciò acclude fotografie (doc. C) che raffigurerebbero
taluni oggetti menzionati nelle liste (doc. M e Mbis). Egli chiede
inoltre di allestire una perizia sul valore di quegli oggetti, la cui provenienza
può essere confermata con l'audizione delle parti (memoriale, pag. 22). Se non
che, come detto (consid. 2 e 3), simili prove non sono ammissibili in appello. Nulla
impediva all'attore infatti di esibire la documentazione fotografica al Pretore,
di sollecitare in primo grado un sopralluogo o una perizia oppure di
interpellare in proposito la moglie all'interrogatorio formale (art. 317 cpv. 1
lett. b CPC). Né l'attore si confronta con l'argomento del Pretore circa l'indeterminatezza
degli oggetti chiesti in restituzione, limitandosi a riservare precisazioni
dopo l'istruttoria di appello. Tanto meno egli indica, se non con proprie valutazioni
personali degli elenchi prodotti (doc. M e Mbis), quali elementi agli
atti proverebbero il valore (contestato) degli oggetti, la loro natura (beni
propri o acquisti) e addirittura la loro esistenza al momento della separazione.
Omettendo infine di cifrare l'indennizzo chiesto per gli oggetti non più esistenti,
egli formula una domanda irricevibile anche
per tale motivo (v. DTF 137 III 619 consid. 4.3).

 

                                  b)  Secondo
l'art. 205 cpv. 1 CC ciascun coniuge riprende i suoi beni che si trovano in
possesso dell'altro. Come ha rilevato il Pretore, in concreto la moglie non si
oppone a che il marito riprenda il possesso dei propri beni (cfr. anche
osservazioni, pag. 9), né ha mai chiesto l'uno o l'altro oggetto
in proprietà esclusiva (art. 205 cpv. 2 CC) o uno scioglimento di comproprietà
giusta l'art. 651 cpv. 2 CC. Non applicandosi in
materia di pretese patrimoniali fra coniugi il principio inquisitorio (art. 277
cpv. 1 CPC), nella fattispecie i beni in comproprietà continueranno dunque a
rimanere tali (Hausheer/Aebi-Müller
in: Basler Kommentar, ZGB I, 5ª edizione, n. 3 ad art. 205).

                           11.  L'appellante incidentale
contesta poi la liquidazione degli averi bancari della moglie. Il Pretore non ha ritenuto dimostrato che al momento in cui è
stata promossa causa (art. 204 cpv. 2 CC) la moglie possedesse altri averi
rispetto a quelli elencati dall'attore e quantificati in fr. 181 520.32 (sentenza
impugnata, pag. 15 a metà). Con tale motivazione l'attore – una volta ancora –
non si confronta, né contesta che determinante sia il 10 novembre 2009 anche
per l'invocata partecipazione della convenuta a un terzo del capitale della __________
(per complessivi fr. 170 563.–), che egli desume dalla (sola) dichiarazione
fiscale del 2008 (doc. 17) o per la pretesa esistenza di prodotti della
Banca __________ (__________Fonds) che l'istituto bancario interessato non ha
confermato (me­moriale, pag. 3, 8 e 15; doc. richiamati V). L'interessato lamenta
manovre dilatorie della moglie che avrebbero permesso a quest'ultima di
“preconfezionare una situazione ad hoc” (memoriale, pag. 23), ma
trascura che con un minimo di diligenza egli avrebbe potuto impedire la
perenzione processuale della causa avviata il 2 giugno 2005, della quale si è
invece disinteressato per oltre quattro anni (sopra, lett. B). 

 

                                  L'attore riepiloga
con l'ausilio di una tabella alcuni dati relativi a due conti bancari della
moglie, sostenendo che “le allegazioni di controparte non reggono” (memoriale,
pag. 23), ma non indica un solo elemento di prova dai quali si inferisca dove
siano finiti i valori che, a suo parere (memoriale, pag. 15), la moglie non può
avere consumato per il sostentamento suo e del figlio negli anni (sul tema: sentenza del Tribunale federale
5A_714/2009 del 16 dicembre 2009, consid. 4.2 con rinvio a DTF 118 II 29
consid. 3). Pretende di esperire al riguardo un'istruttoria in
appello, compresa una perizia contabile, l'audizione dell'amministratore della
società __________, l'interrogatorio delle parti e l'edizione di nuovi
documenti, ma non tenta nemmeno di spiegare perché simili mezzi istruttori non
potessero essere chiesti al Pretore (sopra, consid. 3). Nulla impediva per
altro all'interessato di sollecitare l'edizione di documentazione bancaria
completa relativa agli ulti­mi anni per verificare se non fossero intervenuti
prelievi o trasferimenti inusuali, atti a sostanziare l'ipotesi che la moglie
avesse celato i propri averi o li avesse trasferiti surrettiziamente a terzi.

 

                                  È possibile che il
consumo di sostanza allegato dalla moglie fosse eccessivo rispetto al
presumibile fabbisogno di lei e del figlio. Un consumo eccessivo di
acquisti ancora non integra tuttavia gli estremi di un'alienazione patrimoniale
nel senso dell'art. 208 CC (sentenza del Tribunale federale 5C.66/2002 del 15 maggio
2003, consid. 2.4.2 con riferimento a DTF 118 II 30 consid. 4b). Tale
norma – che l'attore richiama per altro in termini
meramente ipotetici (“Potrebbe darsi il caso della necessità di una importante
reintegra”: memoriale, pag. 23) – non prevede di reintegrare negli acquisti di un coniuge un
determinato bene per il solo fatto che nel passato esso vi abbia fatto parte
(I CCA, sentenza inc. 11.2012.53 del 14 ottobre 2014, consid. 6b).

 

                           12.  L'appellante
incidentale riconosce che in concreto non si può far “luogo a divisione della
LPP”. Chiede nondimeno la condanna della
convenuta a versargli un'indennità adeguata giusta l'art. 124 cpv. 1 CC
di fr. 50 000.– entro dieci
giorni dal passaggio in giudicato della sentenza (“da considerarsi inclusa
nella postulazione del massimo già stabilita in prima istanza”; memoriale, pag.
29). Egli dimentica tuttavia che davanti al Pretore le parti si erano intese
nel senso di rinunciare reciprocamente a indennità previdenziali, accordo che
il primo giudice ha verificato e omologato (sentenza impugnata, pag. 6 consid.
4.4). A parte ciò, l'appello adesivo cade nel vuoto per le ragioni che seguono.

 

                                  a)   Se
è già sopraggiunto – come in concreto – un caso di previdenza per uno dei
coniugi o per entrambi o se le pretese in materia di previdenza professionale
acquisite durante il matrimonio non possono essere divise per altri motivi, l'art.
124 cpv. 1 CC conferisce al coniuge cui spetterebbe la metà della prestazione d'uscita
il diritto a “un'adeguata indennità”. Per definire tale indennità occorre
dipartirsi dal principio secondo cui tutte le prestazioni
acquisite dai coniugi in costanza di matrimonio vanno divise a metà e
considerare tutti gli elementi che caratterizzano la situazione economica di
ambedue, a cominciare dalle esigenze previdenziali. Si procede pertanto in due
fasi: prima si calcola l'ammontare della prestazione d'uscita al momento del
divorzio o al momento in cui è sopraggiunta l'impossibilità di dividere la
prestazione medesima e poi si commisura tale somma alle concrete esigenze previdenziali
delle parti (DTF 133 III 404 consid. 3.2). L'art. 123 cpv. 2 CC è applicabile
per analogia (DTF 137 III 52 consid. 3.1; sentenza del Tribunale federale
5A_782/2010 del 2 febbraio 2012 consid. 3.5.1).

 

                                  b)  Nella
fattispecie risulta che al momento del matrimonio (contratto il 4 agosto 1995)
il marito disponeva di una prestazio­ne d'uscita di fr. 283 724.20, ma che nel
1999 egli ha estinto il “secondo pilastro”, ritirando fr. 378 358.– (doc. N). In
costanza di matrimonio egli doveva avere accantonato così circa

fr. 94 000.–.
È pacifico invece che la moglie ha cessato definitivamente l'attività lucrativa
con la nascita del figlio, avvenuta il 9 novembre 1995 (memoriale,
pag. 17 n. 2.3), e che prima dell'11 marzo 1996 – data alla quale è stata tassata la prestazione in capitale – ha riscattato anch'essa i suoi averi di previdenza per investirli nella
“propria abitazione” (doc. R). Che le sia stato possibile accumulare averi
previdenziali apprezzabili nei pochi mesi successivi al matrimonio non è verosimile.
In definitiva pertanto, al contrario del marito, durante il matrimonio essa non ha acquisito averi previdenziali, se non per importi
trascurabili. In simili circostanze un'indennità a suo carico giusta l'art.
124 cpv. 1 CC non entra in linea di conto.

 

                           13.  L'attore insiste per un
contributo di mantenimento in suo favore, ma con modalità diverse rispetto a
quelle di prima sede (sopra, consid. 10b). Non ravvisandosi i presupposti per
una mutazione dell'azione (art. 317 cpv. 2 CPC), ciò basterebbe per dichiarare
la richiesta irricevibile. Comunque sia, AO 1 non si confronta in alcun modo con
gli argomenti che hanno indotto il Pretore a escludere un contributo alimentare
dopo il divorzio (sentenza impugnata, pag. 17 segg.). Si limita a ridiscutere i
red­diti e i fabbisogni accertati dal primo giudice, valendosi anche di documentazione
irricevibile (ad esempio il nuovo conteggio dei premi della cassa malati di
novembre e dicembre 2012: sopra, consid. 2), ma non spiega come pervenga agli
importi rivendicati, salvo chiedere che gli sia riconosciuto un “contributo
pari alla copertura del disavanzo oltre a quanto eventualmente dovuto al
figlio” (memoriale, pag. 10). Reitera inoltre la richiesta di “ripartire l'eccedenza
della moglie in modo equo tra i coniugi” o almeno di garantirgli “i suoi
diritti ex art. 125 CC” (memoriale, pag. 24), ma non illustra perché la
decisione impugnata – conforme alla giurisprudenza (DTF 134 III 146 consid. 4)
– di non applicare il criterio della suddivisione e metà dell'eccedenza coniugale
al calcolo dei contributi alimentari dopo il divorzio sarebbe errata.

 

                                  Tanto meno l'interessato espone i
motivi che lo legittimerebbero a chiedere un contributo di mantenimento in
virtù dell'art. 125 CC prima del passaggio in giudicato del dispositivo che pronuncia
lo scioglimento del matrimonio, e ciò pur avendo aderito allo stral­cio del
procedimento cautelare nel dicembre 2009 (sul tema: I CCA, sentenza inc.
11.2011.76 del 20 giugno 2014, consid. 5 con rimandi, destinato a pubblicazione
in RtiD I-2015). Ne deriva che, carente di motivazione (nel senso dell'art. 311
cpv. 1 CPC), sulla questione del contributo alimentare l'appello incidentale si
rivela una volta di più irricevibile, ciò che rende senza oggetto il contributo
alimentare offerto in via subordinata dall'attore al figlio, offerta vincolata
all'ottenimento di un contributo alimentare per sé (sopra, lett. I).

                           14.  Da ultimo l'attore postula
“una congrua indennità a titolo di risarcimento per abusività e/o inidoneità
della via ricorsuale prescelta da controparte e per ogni altri titolo di legge
(violazione della dignità e della personalità, art. 8 cpv. 3 Cost., CEDU 6 (1) e
8, CC 27 segg. e CO 41 segg.) nonché per tutto quanto sin qui patito”
(memoriale, pag. 29). Non è dato di capire se l'indennità sia pretesa a titolo
di spese ripetibili, sulle quali si tornerà oltre (consid. 15), o come
richiesta a sé stante. Valesse la seconda ipotesi, ci si potrebbe interrogare
se la domanda, apparentemente cifrata in un altro passaggio del memoriale in fr. 20 000.– per “torto morale subito” (pag. 24,
punto 12.5), sia ricevibile. Sta di fatto che, comunque sia, nel merito non si
intravede il buon fondamento della pretesa. Quali sarebbero concretamente i
comportamenti illeciti o lesivi della sua personalità tenuti dalla moglie non è
dato di comprendere, l'interessata essendosi limitata nel processo a far uso
dei suoi mezzi di difesa. Anche su quest'ultimo punto l'appello incidentale
manca perciò di consistenza.

 

                            III.  Sulle spese processuali e le
ripetibili

 

                           15.  Le spese di entrambi gli
appelli seguono la regola della soccombenza, anche nella misura in cui la causa
è divenuta priva d'oggetto (sopra, consid. 7, 8 e 13). Quanto
alle ripetibili AO 1 parrebbe sostenere che
l'indennità in suo favore dev'es­sere commisurata anche alla condotta
processuale della moglie, definita abusiva. Se non che, una condotta
processuale abusiva o in malafede (art. 52 CPC) non è più sanzionata dalla
nuova procedura civile né con una formale dichiarazione di temerarietà né – tanto
meno – con l'obbligo di rifondere maggiori spese, come disponeva il vecchio
art. 152 CPC ticinese (I CCA, sentenza inc. 11.2013.11 del 24 luglio
2014, consid. 3 destinato a pubblicazione in RtiD I-2015). Inoltre il memoriale
del 22 ottobre 2012, non scevro di prolissità, contiene indistintamente argomentazioni
di risposta all'appello principale e motivazioni dell'appello incidentale (memoriale,
pag. 3 segg.). L'indennità per ripetibili dovuta all'attore per osservazioni
all'appello principale è quindi commisurata – con prudente criterio – all'impegno
che un avvocato solerte avrebbe profuso nell'adempimento del mandato e al grado
di complessità della pratica.

 

                            IV.  Sui rimedi giuridici a livello
federale

 

                           16.  Circa i rimedi giuridici
esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), l'attribuzione dell'autorità parentale può formare
oggetto di ricorso in materia civile sen­za riguardo a questioni di
valore. Il valore litigioso delle pretese patrimoniali fra coniugi,
in ogni modo, raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  Nella misura in cui non è
divenuto privo di oggetto, l'appello principale di AP 1 è respinto.

 

                             2.  Le spese di tale appello, di fr.
2000.–, sono poste a carico dell'appellante principale, che rifonderà alla
controparte fr. 5000.– per ripetibili.

 

                             3.  Nella misura in cui è ricevibile e
non è divenuto privo di oggetto, l'appello incidentale di AO 1 è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                             4.  Le spese di tale appello, di fr.
2000.–, sono poste a carico dell'appellante incidentale, che rifonderà alla
controparte

fr. 5000.– per ripetibili.

 

                             5.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).