# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83d71cc1-7420-50b2-baa7-8399a4792232
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.05.2021 D-2083/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2083-2021_2021-05-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2083/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Yanick Felley,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

rappresentato dal signor Davide Borgni,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 9 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2083/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) febbraio 2021, l’interessato, asserito cittadino afghano, presentatosi 

con le generalità di B._______, nato il (…) a C._______, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera, dopo essere stato fermato dalle (…) (cfr. atti 

della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-1/10 e 

3/2). Da ricerche intraprese successivamente dall’autorità inferiore, è risul-

tato che al presunto minorenne non accompagnato, sarebbero state prese 

le impronte dattiloscopiche e registrato in D._______ l’(…) (cfr. atti SEM 

n. 9/1, 10/1 e 11/2). 

B.  

Il rappresentante legale e persona di fiducia dell’interessato, con comuni-

cazione elettronica del 25 febbraio 2021 ha indicato alla SEM che l’interes-

sato avrebbe riferito di chiamarsi “A._______” e che di conseguenza tali 

sue generalità sarebbero state modificate nella relativa procura di rappre-

sentanza legale (cfr. atti SEM n. 12/1 e 13/1). 

C.  

Nell’ambito del verbale d’audizione sui dati personali, tenutosi con il richie-

dente asilo il (…) marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 19/9; di seguito: verbale 1), 

egli ha sostanzialmente confermato le generalità di “A._______” e riferito 

di essere nato il (…) – data di nascita che gli sarebbe stata riportata dalla 

madre – nel villaggio di E._______, distretto di F._______, provincia di 

G._______, ed ivi avrebbe vissuto sino al suo espatrio. Quest’ultimo sa-

rebbe avvenuto circa (…) o (…) prima, dopo la morte del padre. Egli ha 

altresì asserito di non essere scolarizzato ed analfabeta, poiché avrebbe 

lavorato per un (…) in patria, per circa (…) o (…), occupandosi del (…) (cfr. 

verbale 1, p.to 1.04 segg., pag. 3 segg.). Interrogato sui motivi della sua 

domanda d’asilo, l’interessato ha dichiarato che il padre sarebbe stato co-

stretto con la forza dalla polizia ad informarla circa le attività di posiziona-

mento delle bombe sulla strada vicina a casa sua da parte dei Talebani. 

Questi ultimi avrebbero però scoperto tale sua collaborazione ingiungen-

dogli, tramite gli anziani del villaggio, di terminarla. Tuttavia il genitore 

avrebbe riferito agli anziani che lui vi sarebbe stato costretto dalle autorità 

di polizia e che se i Talebani non volevano essere segnalati, non avrebbero 

più dovuto svolgere delle attività presso la sua abitazione. Un giorno il pa-

dre, mentre stava lavorando (…), sarebbe stato ucciso. Dopo (…) da tale 

episodio, sarebbe stata recapitata a casa loro una lettera, ove i Talebani 

rivendicavano l’uccisione del padre e segnalavano che avrebbero ucciso 

l’intera famiglia dell’interessato. Lo zio (…) del richiedente avrebbe letto 

D-2083/2021 

Pagina 3 

loro la missiva dei Talebani, e visto che il richiedente sarebbe stato in peri-

colo di vita, la madre gli avrebbe consigliato di partire. Ciò che egli avrebbe 

fatto, espatriando dapprima verso l’H._______, poi spostandosi in 

I._______ per infine sbarcare in Europa, via mare, tramite l’D._______ (cfr. 

verbale 1, p.to 2.01, pag. 5; p.to 5.01 segg., pag. 7 segg.). Questionato 

anche in merito al suo stato valetudinario, egli ha riferito di godere di buona 

salute, a parte per l’affezione da scabbia per il quale egli starebbe se-

guendo un trattamento (cfr. verbale 1, lett. h, pag. 2 seg.). 

A seguito di tale verbale, l’autorità inferiore ha proceduto alla mutazione dei 

dati personali del richiedente nel Sistema d’informazione centrale sulla mi-

grazione (SIMIC), registrandolo con le generalità fornite nel corso del col-

loquio (cfr. atto SEM n. 21/1). 

D.  

L’interessato è stato sentito nell’ambito di un’audizione RMNA il 

(…) aprile 2021, segnatamente riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM 

n. 26/10; di seguito: verbale 2). Per supportare i suoi asserti, egli ha in par-

ticolare presentato quali mezzi di prova le copie di fotografie di due docu-

menti inerenti il primo una lettera dei Talebani e la seconda una denuncia 

della madre (cfr. atto SEM n. 24/-, mezzi di prova n. 1 e n. 2). Riguardo allo 

scritto dei Talebani, il richiedente ha osservato come sarebbe stata lasciata 

difronte a casa loro, il (…) successivamente all’uccisione del padre, e che 

vi sarebbe scritto che essi sarebbero gli autori della morte del padre e che 

avrebbero pure ucciso suo figlio. Circa invece la denuncia, non sapendo 

leggerla, egli non ne conoscerebbe invece il contenuto (cfr. verbale 2, D5 

segg., pag. 2 seg.). Durante il verbale d’audizione, l’interessato ha inoltre 

dichiarato di non avere mai avuto dei contatti diretti con i Talebani, ma che 

egli sarebbe stato minacciato a causa del padre da questi ultimi tramite la 

lettera recapitata a casa. Non vi sarebbero state ulteriori minacce da parte 

dei medesimi. Inoltre, egli non saprebbe se lui sia tutt’ora ricercato dagli 

stessi, né avrebbe delle notizie inerenti il suo villaggio, anche se di tanto in 

tanto sentirebbe i suoi parenti (la madre e lo zio […]) rimasti in Afghanistan 

(cfr. verbale 2, D63 segg., pag. 7 segg.). Alla fine dell’audizione, la rappre-

sentante legale ha informato la funzionaria incaricata della SEM di aver 

fatto una segnalazione a (…) per problematiche legate a tristezza ed in-

sonnia per via della lontananza dall’Afghanistan inerenti l’interessato, cir-

costanze in merito alle quali quest’ultimo è stato pure interrogato (cfr. ver-

bale 2, D74 segg., pag. 8 seg.). 

E.  

Con parere dell’8 aprile 2021, la rappresentante legale nonché persona di 

D-2083/2021 

Pagina 4 

fiducia dell’interessato, ha presentato le sue osservazioni al progetto di de-

cisione emanato dalla SEM il 6 aprile 2021 (cfr. atti SEM n. 27/6 e 30/2). 

F.  

Per il tramite della decisione del 9 aprile 2021 – notificata il giorno stesso 

(cfr. atto SEM n. 33/1) – l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di 

rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-

ciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera, ma tuttavia ponendolo 

al beneficio dell’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento. 

G.  

Contro il succitato provvedimento l’insorgente si è aggravato con ricorso 

del 3 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali) al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), postulando a titolo principale l’annulla-

mento della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato 

e la concessione dell’asilo. A titolo subordinato, ha chiesto la restituzione 

degli atti alla SEM, per il completamento dell’istruzione. Contestualmente, 

il ricorrente ha formulato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo. 

Al gravame egli ha allegato due supposti mezzi di prova originali, ovvero: 

lo scritto dei Talebani in lingua straniera datato (…) e la relativa traduzione 

in italiano predisposta dalla SEM (cfr. sub doc. 3), nonché la denuncia della 

madre in lingua straniera (n. […]) e con traduzione riassuntiva in italiano 

della SEM in annesso (cfr. sub doc. 4), documenti che avrebbe già deposi-

tato agli atti in copia (cfr. supra lett. D). Altresì ha presentato copia di una 

fotografia della ricevuta di spedizione del plico ove sarebbero stati conte-

nuti i due mezzi di prova succitati, unitamente alla copia della relativa busta 

d’invio (cfr. sub doc. 7). A supporto del ricorso sono inoltre state annesse 

copie del foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del (…) rispet-

tivamente del F2 del (…) inerenti dei consulti medici per problematiche psi-

cologico-psichiatriche lamentate dall’insorgente (cfr. sub doc. 5 e doc. 6), 

già presenti agli atti (cfr. atti SEM n. 38/2 e 39/2). 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

D-2083/2021 

Pagina 5 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra 

dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10  

dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al  

coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) 

alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddi-

sfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha innanzitutto considerato che il 

richiedente non abbia reso verosimile che egli si sia trovato in pericolo 

prima dell’espatrio dal suo Paese d’origine. Ciò in quanto, le sue allegazioni 

sia in merito alle attività quale informatore del padre, come pure circa le 

D-2083/2021 

Pagina 6 

tempistiche tra la sua identificazione da parte dei Talebani e la sua ucci-

sione per mano loro, nonché in relazione alla stessa morte del padre ed 

alle minacce di morte ricevute dall’insorgente da parte dei Talebani per il 

tramite della lettera minatoria, sarebbero poco circostanziate e concrete, 

nonché a tratti stereotipate. L’interessato non avrebbe neppure dimostrato, 

con nessuna evenienza concreta, per quale motivo i Talebani lo avrebbero 

preso di mira. Per di più, anche se egli sarebbe in contatto con la madre e 

lo zio (…) dal suo espatrio, non risulterebbe essere al corrente né della 

situazione presente nel suo villaggio né se i Talebani lo cercherebbero an-

cora. L’autorità inferiore ha quindi concluso, che l’insorgente non avrebbe 

reso verosimile di essere stato personalmente minacciato di morte dai suc-

citati. Attinente infine il documento relativo alla denuncia sporta dalla ma-

dre, la SEM ha ritenuto di non poterla considerare, in quanto il ricorrente – 

malgrado gli spetterebbe – non avrebbe offerto alcuna spiegazione circa il 

contenuto del mezzo di prova che ha prodotto per sostenere i suoi motivi 

d’asilo oltre al fatto che vi sarebbero le firme e le impronte dei capi del suo 

villaggio. Da ultimo, l’autorità di prime cure ha osservato che neppure il 

parere presentato dalla rappresentante legale dell’insorgente poteva giu-

stificare una modifica delle sue conclusioni. 

4.2 In sede ricorsuale, l’insorgente contesta le considerazioni della SEM, 

prevalendosi della violazione degli art. 3 e 7 LAsi, dell’art. 7 dell’ordinanza 

1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311) e dell’art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 

20 novembre 1989 (RS 0.107, di seguito: CDF), nonché di un accerta-

mento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte 

dell’autorità inferiore.  

4.2.1 Innanzitutto nel gravame si fa un excursus, citando anche giurispru-

denza e dottrina, sulla valutazione circa la verosimiglianza delle dichiara-

zioni rese dal ricorrente presente nella decisione impugnata, che avrebbe 

dovuto tenere debitamente conto nella stessa che quest’ultimo è mino-

renne, il suo totale analfabetismo e la sua mancata scolarizzazione. Non 

da ultimo, occorrerebbe inoltre considerare, che nell’audizione di un mi-

nore, i fattori emotivi possono influire grandemente sulla sua capacità 

espositiva; emotività che nella fattispecie si sarebbe più volte manifestata 

in capo all’insorgente. Successivamente il ricorrente ripercorre e critica sin-

golarmente le varie argomentazioni contenute nella decisione avversata 

circa l’inverosimiglianza delle dichiarazioni da lui rese in corso d’audizione. 

In particolare, egli rileva come non andrebbe trascurata la circostanza che 

egli sia il primogenito della sua famiglia, ragione per la quale sarebbe age-

vole ipotizzare che, a seguito dell’uccisione del padre, la polizia afghana si 

D-2083/2021 

Pagina 7 

sarebbe rivolta a lui per ottenere delle informazioni sull’attività dei Talebani 

e che questi ultimi, a loro volta, non avrebbero esitato a porre in essere 

contro di lui le stesse ritorsioni già adottate contro il padre con le note con-

seguenze del caso. La valutazione della SEM non avrebbe inoltre conside-

rato le specificità del contesto sociale e culturale afghano, nonché la con-

cezione della famiglia in Afghanistan, ove il figlio maschio primogenito, alla 

morte del padre, verrebbe considerato sotto ogni profilo quale suo “erede”. 

Del resto, la gravità delle minacce di morte contenute nella missiva dei  

Talebani, rese maggiormente concrete dal recapito della stessa soltanto 

(…) dopo il decesso del padre, avrebbe spinto la madre e lo zio (…) del 

ricorrente a consigliargli di fuggire immantinente dal villaggio, poiché nes-

suno sarebbe stato in grado di proteggerlo, così come era stato il caso per 

il padre. Più specificatamente, circa i mezzi di prova da lui presentati, il 

ricorrente ha dapprima sostenuto che apparirebbe irragionevole che la 

SEM abbia escluso di concedere un qualsivoglia valore probatorio alla let-

tera dei Talebani, dato che, il giudizio sulla verosimiglianza – come ribadito 

più volte anche dal Tribunale – sarebbe l’esito di una valutazione comples-

siva di tutti gli elementi allegati, ivi inclusi i mezzi di prova. Peraltro, il con-

tenuto di tale scritto, concorderebbe pienamente con le dichiarazioni rese 

dallo stesso in entrambe le audizioni, anche considerando che egli sarebbe 

analfabeta e quindi non in grado di conoscere il contenuto dei documenti 

versati agli atti. Il recapito della missiva, corrisponderebbe inoltre all’ordi-

nario modus operandi perpetrato dai Talebani, e non si comprenderebbe in 

ogni caso quali altre circostanze relative al suo ritrovamento il ricorrente 

avrebbe dovuto fornire e perché, in tal caso, non siano stati formulati in 

sede d’audizione ulteriori e più specifici quesiti in merito. Anche circa la 

denuncia sporta dalla madre depositata agli atti – mezzo di prova prodotto 

in originale in sede ricorsuale come la lettera dei Talebani e che potranno 

essere, se ritenuto opportuno dal Tribunale, sottoposti a relativa perizia per 

provarne l’autenticità – varrebbe una conclusione analoga. Difatti, risulte-

rebbe del tutto irragionevole, arbitrario e manifestamente contrario agli ob-

blighi d’istruzione dell’autorità inferiore, che quest’ultima abbia escluso tale 

documento, senza procedere ad alcun apprezzamento dello stesso, sol-

tanto per il fatto che il richiedente, minorenne analfabeta, non sia stato in 

grado di leggerla e di spiegarne il contenuto. A mente dell’insorgente, il 

fatto poi che egli sia scoppiato a piangere più volte nel corso dell’audizione 

sui motivi d’asilo, avvallerebbe maggiormente l’autenticità delle vicende da 

lui esposte. A ulteriore riprova della stessa, vi sarebbe inoltre la diagnosi 

psichiatrica di “scomparsa e morte di un membro della famiglia” pervenuta 

successivamente (e di cui al F2 prodotto sub doc. 6). 

D-2083/2021 

Pagina 8 

4.2.2 In un secondo momento, il ricorrente ha sottolineato la pertinenza 

delle sue dichiarazioni ai sensi dell’asilo. Invero, la minaccia di morte dei 

Talebani sarebbe d’attualità e direttamente indirizzata nei suoi confronti, in 

quanto avvenuta subito dopo l’uccisione del padre. Alla luce inoltre della 

situazione afghana, apparirebbe manifesta l’assoluta impossibilità per l’in-

sorgente di sottrarsi alle minacce di morte dei Talebani altrimenti che con 

la fuga dal suo Paese d’origine. Sul punto, sarebbe in particolare indubbio 

che le autorità afghane, non sarebbero in grado di proteggerlo dai Talebani, 

evenienza che sarebbe stata da lui compresa e più volte ribadita. 

5.  

Il Tribunale osserva d’ingresso come l’insorgente, essendo stato posto al 

beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 9 aprile 2021, e non avendo egli 

censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa 

sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il ri-

fiuto della sua domanda d’asilo ed il mancato riconoscimento della qualità 

di rifugiato. 

6.  

6.1 Nel suo ricorso, l’insorgente, in modo del tutto generale, si prevale dap-

prima, per spiegare le imprecisioni e la mancanza di dettagli nelle sue di-

chiarazioni, della sua minore età, del suo totale analfabetismo e scolariz-

zazione, come pure dei fattori emotivi che avrebbero influito sulla sua ca-

pacità espositiva. 

6.2 In merito si osserva in primo luogo come, alla stessa stregua della 

SEM, il Tribunale non intenda rimettere in discussione la verosimiglianza 

della minore età dell’insorgente. Al riguardo, va rammentato come la qua-

lità di minore non accompagnato imponga alla SEM il rispetto di esigenze 

particolari d’istruzione nell’ambito della domanda d’asilo, che il Tribunale 

ha già avuto modo di specificare nella DTAF 2014/30 (cfr. in particolare 

consid. 2.3.2), alla quale si rimanda per ulteriori dettagli. Nel caso in parola 

v’è tuttavia da premettere come il ricorrente, al momento dello svolgimento 

dell’audizione sui motivi, avesse già ben oltre i (…) anni d’età – secondo le 

sue stesse dichiarazioni fornite in merito alla sua data di nascita effettiva – 

ciò che permette in parte di relativizzare le esigenze prescritte dalla giuri-

sprudenza succitata, la quale è stata sviluppata nel contesto di una fatti-

specie riguardante un richiedente l’asilo di soli (…) anni. Nessun indizio 

agli atti all’inserto, lascia però trasparire in casu che le esigenze legate alla 

minore età dell’insorgente, sviluppate dalla giurisprudenza summenzio-

D-2083/2021 

Pagina 9 

nata, non siano state pienamente rispettate. Invero, il rappresentante le-

gale dell’insorgente, nonché persona di fiducia del medesimo, è stato de-

bitamente convocato all’audizione sui motivi d’asilo – nonché pure per par-

tecipare alla prima audizione sulle generalità – tenutasi con il minore ed 

egli era presente. Durante la medesima audizione, la funzionaria della SEM 

responsabile ha cominciato con lo spiegare al richiedente i suoi diritti ed i 

suoi obblighi durante l’audizione, nonché osservando che fosse importante 

come lui si sentisse a suo agio durante la medesima. Proseguendo ha ini-

ziato a porre dei quesiti aperti all’insorgente, chiedendogli, anche se bre-

vemente riguardo il suo stato di salute, come pure lasciandolo esprimere 

liberamente circa i suoi motivi d’asilo (cfr. verbale 2, D14 seg., pag. 3), po-

nendo soltanto successivamente dei quesiti più dettagliati in merito (cfr. 

verbale 2, D15 segg., pag. 3 segg.), dandogli la possibilità anche di espri-

mersi rispetto ai due mezzi di prova consegnati (cfr. verbale 2, D5 segg., 

pag. 2 seg.). Al termine dell’audizione, l’auditrice della SEM ha dato modo 

all’interessato di esprimersi anche riguardo a dei fatti non prettamente atti-

nenti i suoi motivi d’asilo, chiedendogli spiegazioni inerenti le preoccupa-

zioni esternate nei confronti dei famigliari (cfr. verbale 2, D74 segg., pag. 8 

seg.), nonché gli ha offerto nuovamente la possibilità di esporre degli even-

tuali fatti che non avesse ancora evocati e suscettibili ad opporsi al suo 

ritorno in Afghanistan (cfr. verbale 2, D81 seg., pag. 9). Lungo il corso 

dell’audizione, l’insorgente non ha dato prova di aver avuto difficoltà parti-

colari, segnatamente di comprensione – che non siano comunque state 

risolte nel corso dell’audizione stessa (cfr. verbale 2, D8 seg., pag. 2; D10 

seg., pag. 3; D25 seg., pag. 4; D29 seg., pag. 5; D37 segg., pag. 5; D50 

seg., pag. 6; D63 seg., pag. 7 seg., D65 seg., pag. 8) – o dovute ad 

un’emozione che l’avrebbero impedito dall’esprimersi liberamente sui suoi 

motivi di fuga, come espresso invece nel gravame. Peraltro, il suo rappre-

sentante legale, durante l’audizione non ha presentato dei commenti che 

andassero nel senso di ritenere che l’audizione non si sia svolta in un clima 

disteso e con dei quesiti adattati all’età ed alle capacità del minore. Inoltre 

appare che l’auditrice si sia sincerata di aver ben compreso quanto dichia-

rato dal minorenne, ponendogli anche in modo reiterato dei quesiti, formu-

landoglieli in modo differente (cfr. ad esempio circa la data nella quale il 

padre sarebbe stato ucciso, D54 segg., pag. 7; o perché non fosse andato 

a rifugiarsi presso lo zio […], dopo la ricezione della lettera, D66, pag. 8 e 

D69, pag. 8). Non appare peraltro, al contrario di quanto affermato nel gra-

vame, che così come formulato, il quesito di cui alla D57, pag. 7 del verbale 

d’audizione sui motivi d’asilo, lo abbia fatto sentire messo in discussione o 

non compreso. Invero, sebbene a ragione il rappresentante legale dell’in-

sorgente sottolinea che il richiedente aveva dichiarato che l’uccisione del 

padre sarebbe avvenuta circa (…) o (…) prima il verbale sulle generalità 

D-2083/2021 

Pagina 10 

del (…) marzo 2021 (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 5), tuttavia tale periodo 

corrisponde effettivamente all’(…) – data riportata nel quesito dell’auditrice 

alla D57, pag. 7 – o (…) del (…). Viste le risposte date in precedenza nel 

medesimo verbale sull’argomento dal ricorrente, che non è riuscito ad in-

dicare alcuna data, mese o stagione nella quale sarebbe deceduto il padre 

(cfr. verbale 2, D54 seg., pag. 7), quando invece nel corso del colloquio 

precedente era riuscito senza difficoltà ad indicare il periodo del decesso 

del padre (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 5), il quesito posto dall’auditrice 

era quanto mai opportuno e teso a chiarire l’incongruenza nelle risposte 

fornite dal ricorrente nelle due audizioni. Quindi ad offrire semmai la possi-

bilità al ricorrente di pronunciarsi e di spiegare la stessa discrepanza, più 

che a metterlo in difficoltà. Poiché inoltre l’uccisione del padre da parte dei 

Talebani risulta un evento chiave del racconto dei motivi d’asilo del ricor-

rente, le domande rivolte a quest’ultimo per circostanziare meglio tale epi-

sodio, risultano essere di supporto al medesimo e per dargli la possibilità 

di esprimersi al meglio su di esso. Non appare peraltro dal verbale, a diffe-

renza invece di quando egli è stato interrogato più avanti in merito ai con-

tatti con la madre, alle preoccupazioni legate alla sua persona e dei suoi 

famigliari (cfr. verbale 2, D67, D72, D75, pag. 8), che il ricorrente abbia 

esplicato una qualsivoglia emotività particolare allorché egli è stato interro-

gato circa la morte del padre, in relazione a quanto gli sarebbe avvenuto in 

precedenza ed agli eventi successivi che lo avrebbero condotto all’espatrio 

(cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 segg.). Alla luce di tali elementi, se alcune 

delle risposte del ricorrente non sono state sufficientemente precise o espli-

cite, nulla dimostra, alla lettura dei verbali d’audizione, che i quesiti posti 

siano stati di una complessità tale nella loro formulazione che il ricorrente 

non sia stato in grado di comprenderle e di rispondervi in modo cosciente 

e dopo riflessione, data la sua mancanza di formazione ed il suo analfabe-

tismo, oppure da una sua particolare emotività.  

6.3 Differente è la questione a sapere se l’apprezzamento compiuto dalla 

SEM della portata delle risposte dell’interessato, per considerare i suoi mo-

tivi d’asilo come inverosimili, sia giustificata riguardo alle sue caratteristiche 

personali (in particolare la sua minore età ed il suo analfabetismo, giustifi-

canti in particolare che egli non sappia leggere o fornire delle date esatte). 

Tale punto è però legato all’esame nel merito del provvedimento impu-

gnato, che verrà esaminato quindi dappresso.  

6.4 Alla luce di quanto sopra, non si ravvisa in specie alcuna violazione 

dell’art. 7 OAsi 1 – in particolare del suo cpv. 5 – o dell’art. 12 CDF da parte 

dell’autorità inferiore nella tenuta delle audizioni del richiedente, o ancora 

che le esigenze prescritte dalla giurisprudenza in materia di audizione di 

D-2083/2021 

Pagina 11 

minorenni non accompagnati non siano state pienamente adempiute nel 

caso in parola. Rivolte in tal senso contro la decisione della SEM, le cen-

sure formali dell’insorgente, devono quindi essere in toto respinte.  

7.  

7.1  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

7.2  

7.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

7.2.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

 

D-2083/2021 

Pagina 12 

7.3  

7.3.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

7.3.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate  

verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella 

procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

7.4 Nel caso in rassegna, occorre dapprima rilevare come il ricorrente non 

abbia prodotto alcun documento di viaggio o documento di identità ai sensi 

dell’art. 1a lett. b e lett. c OAsi 1, malgrado abbia riferito che avrebbe pro-

vato a richiedere alla madre la sua tazkira (cfr. verbale 1, p.to 4.03 segg., 

pag. 6 seg.), ciò che non sarebbe stato realizzabile visto che egli non sa-

rebbe più fisicamente nel Paese d’origine (cfr. verbale 2, D11, pag. 3), che 

certifichi della sua identità effettiva. In merito alle generalità dell’insorgente, 

le stesse risultano difatti essere soggette a cauzione, in quanto inizialmente 

l’insorgente – e sino alla segnalazione della protezione giuridica in merito, 

D-2083/2021 

Pagina 13 

che ha pure mutato il nome e cognome presente nella procura di rappre-

sentanza (cfr. atti SEM n. 12/1 e 13/1) – aveva dichiarato un’identità diffe-

rente, ovvero quella di “B._______” nato il (…) a C._______ (cfr. atto SEM 

n. 1/10), da quella invece confermata successivamente nell’audizione sulle 

generalità (cfr. verbale 1, p.to 1.01 segg., pag. 3 seg.). Tuttavia, anche se 

l’identità esatta del ricorrente rimane, a tutt’ora, incerta, è a giusta ragione 

che il ricorrente è stato considerato minorenne per il proseguo della sua 

procedura (cfr. anche supra consid. 6.2) da parte dell’autorità inferiore, in 

quanto ha reso credibili le sue allegazioni in merito alla stessa (cfr. verbale 

1, p.to 1.06 seg., pag. 3 seg.).  

7.5 Ciò posto, di seguito si esaminerà se è a ragione o a torto che la SEM 

abbia considerato le dichiarazioni del ricorrente, relative agli avvenimenti 

che lo avrebbero condotto a lasciare il suo Paese d’origine, come inverosi-

mili. 

7.6 A supporto dei suoi asserti, l’insorgente, nel quadro del verbale sui mo-

tivi d’asilo, ha prodotto copia di due mezzi di prova, ovvero di una lettera di 

minaccia dei Talebani e di una denuncia che avrebbe presentato, secondo 

i suoi asserti, la madre del ricorrente, ed ove vi sarebbero le firme e le 

impronte dei capi del suo villaggio (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.). 

Con il suo ricorso, egli ha allegato i supposti documenti originali di cui ai 

due mezzi di prova succitati (cfr. sub doc. 3 e doc. 4), riportando nel gra-

vame la traduzione effettuata in italiano dall’autorità inferiore circa il loro 

contenuto. In merito agli stessi documenti, in primo luogo il Tribunale rileva 

come nella misura in cui l’identità stessa dell’insorgente resta tutt’ora in-

certa, nulla permette di considerare, anche se ne ritenesse l’autenticità, 

che gli stessi concernono effettivamente la sua persona. Tuttavia, anche in 

una tale ipotesi, i mezzi di prova non sono comunque atti a dimostrare la 

verosimiglianza del racconto presentato dal ricorrente nel corso della pro-

cedura di prima istanza. 

7.6.1 In primo luogo, in relazione alla lettera dei Talebani, il Tribunale ram-

menta che la SEM non può, in funzione delle circostanze del caso di spe-

cie, dispensarsi dall’esaminare un mezzo di prova, per il solo motivo che 

quest’ultimo sia stato prodotto sotto forma di copia, rispettivamente ne-

garne fin dall’inizio il valore probatorio se non presenta degli elementi non 

falsificabili (cfr. nello stesso senso le sentenze del Tribunale D-310/2021 

del 3 febbraio 2021, D-6391/2020 dell’11 gennaio 2021 con ulteriori riferi-

menti citati). Tuttavia, nel caso in parola, l’autorità inferiore, pur avendo 

escluso l’esame materiale dello stesso mezzo di prova offerto, poiché fa-

D-2083/2021 

Pagina 14 

cilmente falsificabile, nonché prodotto soltanto in copia, ha altresì argo-

mentato che il modo di ricevimento del documento non sarebbe stato cir-

costanziato dal ricorrente e risulterebbe stereotipato (cfr. decisione impu-

gnata, p.to II/1, pag. 4). Alla luce di tali considerazioni, si ritiene quindi che, 

malgrado la loro sommarietà, le stesse non siano lesive del principio inqui-

sitorio in capo all’autorità inferiore, come implicitamente censurato dall’in-

sorgente nel gravame, e che il Tribunale possa determinarsi in merito in 

piena conoscenza di causa.  

Dalla traduzione in italiano predisposta dalla SEM del mezzo di prova sub 

doc. 3, risulta che i Talebani dell’(…), agendo per il tramite del sottoscritto 

“J._______, (…)”, dichiarano di aver saputo che “K._______” e suo figlio 

“A._______” lavorano per il governo dell’Afghanistan e sarebbero le sue 

spie, avvisando il primo se loro piazzavano delle bombe nei pressi della 

strada. Per tale “reato”, avrebbero condannato “K._______” a morte e rife-

riscono inoltre che non lasceranno neppure in vita il figlio “A._______”, in 

quale andrà incontro ad una situazione peggiore di quella del padre, perché 

diventi una lezione per la popolazione. Ora, se tale documento presenta 

diversi elementi d’originalità, ovvero il timbro umido e la firma apposta alla 

fine dello stesso, come pure l’intestazione con un’effige dell’(…), nonché 

un numero di serie ed una data apposta sul documento (il […] secondo il 

calendario afghano; corrispondente al […] secondo il calendario grego-

riano); tuttavia il Tribunale, alla stessa stregua dell’autorità resistente, ri-

tiene che lo stesso non renda verosimile che il ricorrente sia stato vittima 

di persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo da parte dei talebani prima del 

suo espatrio dall’Afghanistan. Invero, dapprima, secondo le stesse allega-

zioni dell’insorgente, la missiva sarebbe stata scritta dai Talebani, ciò che 

però non appare coerente con la data riportata nella stessa secondo il ca-

lendario afghano, piuttosto che secondo il calendario musulmano, quest’ul-

timo utilizzato abitualmente da tale gruppo fondamentalista islamico (cfr. 

Ireland Refugee Documentation Centre, Information on the calendar used 

by the Taliban in Afghanistan, 12 aprile 2010, < https://www.re-

fworld.org/docid/4bcd67051a.html >; Afghanistan Research and Evalua-

tion Unit [AREU], Afghanistan […], 31 marzo 2020, […]>; tutti consultati il  

18 maggio 2021; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale 

D-3480/2019 del 27 maggio 2020 consid. 5.6.2). Inoltre, il contenuto della 

lettera, risulta essere discrepante da quanto riportato al soggetto dall’inte-

ressato. Se nella missiva si fa riferimento chiaramente sia al padre del ri-

corrente che a quest’ultimo come collaboratori e spie del governo, circo-

stanza che sarebbe stata scoperta dai Talebani; al contrario nelle allega-

zioni dell’insorgente non è rilevabile che egli lavorasse per il governo af-

ghano contro i Talebani né che questi ultimi lo avessero accusato di tali 

D-2083/2021 

Pagina 15 

fatti. Bensì, egli ha sempre ricondotto la minaccia di morte rivolta nei suoi 

confronti da parte dei Talebani, contenuta nella lettera, all’agire del padre 

(cfr. verbale 2, D14 segg., pag. 3; D43 segg., pag. 6). Per di più, ulteriore 

discrepanza negli asserti del ricorrente in merito al contenuto della missiva, 

è che se in un primo momento egli ha riferito che nello scritto i Talebani 

avrebbero confermato di aver ucciso il padre e che avrebbero ucciso anche 

tutta la famiglia (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); in seconda battuta, ha 

invece ricondotto tale minaccia soltanto alla sua persona (cfr. verbale 1, 

p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D5 segg., pag. 2 e D14 seg., pag. 3), senza 

spiegazione alcuna riguardo alle sue prime asserzioni. Ora, il fatto che egli 

non conoscesse esattamente il contenuto dello scritto di minaccia, poiché 

non saprebbe leggere (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D5, 

pag. 2 e D46, pag. 6), non risulta assurgere a scusante esplicativa delle 

incoerenze sopra evidenziate. Invero, il ricorrente ha riferito che lo zio (…) 

avrebbe letto il contenuto della lettera (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; ver-

bale 2, D46, pag. 6), e se la sarebbe inoltre fatta inviare dapprima via cel-

lulare (cfr. verbale 2, D6, pag. 2) ed in seguito in originale dalla madre, per 

il tramite dello zio succitato (cfr. p.to I, pag. 4 del ricorso). Avendo mante-

nuto i contatti con i famigliari, in particolare con lo zio (…), anche dopo 

l’espatrio, risulta illogico che il ricorrente, il quale motivo di fuga è unica-

mente riconducibile al recepimento di tale missiva da parte dei Talebani, 

non si sia premurato di conoscere maggiormente i dettagli contenutistici 

dello stesso, anche dopo il suo espatrio.  

Alla luce dei precitati elementi, il Tribunale giunge alla conclusione che il 

mezzo di prova presentato dal ricorrente non sia atto a rendere credibili i 

suoi asserti. 

7.6.2 Concernente poi la denuncia che avrebbe sporto la madre del ricor-

rente presso le autorità afghane (cfr. sub doc. 4), questa porta il numero 

(…) e lo stemma della bandiera afghana con un timbro ed una firma in 

colore rosso apposto sullo stesso timbro in testa al documento, e com-

prende pure un’impronta digitale, quattro firme manoscritte come pure 

quattro timbri apposti sulla medesima alla fine. Riguardo al contenuto di 

tale scritto, risulta dalla traduzione riassuntiva adempiuta dalla SEM del 

1° aprile 2021, ed allegata dal ricorrente anche con il gravame, che la ma-

dre avrebbe presentato una richiesta alle autorità, contenente i fatti acca-

duti alla sua famiglia, per richiedere di confermare le sue dichiarazioni. Le 

autorità di L._______ avrebbero inviato una richiesta alla commissione de-

gli anziani del villaggio di E._______, chiedendo informazioni riguardo la 

famiglia di A._______. Questi ultimi avrebbero raccontato i fatti successi 

alla stessa confermando l’uccisione del padre di A._______ e l’esistenza 

D-2083/2021 

Pagina 16 

del pericolo per la vita di quest’ultimo. Infine le autorità hanno confermato 

le dichiarazioni della madre del richiedente.  

Se tale documento contiene dei tamponi umidi, come pure un numero di 

serie, e delle firme che parrebbero autografe – tutti elementi che suppor-

tano l’autenticità del documento – tuttavia tale documento non è atto a di-

mostrare il racconto dell’insorgente. In particolare, non risulta che le auto-

rità che avrebbero emesso tale atto abbiano intrapreso una verifica circa le 

testimonianze degli anziani del villaggio del ricorrente ed ancora meno 

circa l’identità di questi ultimi. Inoltre, se il contenuto di tale scritto confer-

merebbe l’uccisione del padre del ricorrente, tuttavia circa il motivo alla 

base del pericolo per la vita nel quale quest’ultimo incorrerebbe, non è fatta 

menzione alcuna nel documento secondo la traduzione fornita. Pertanto, il 

fatto che il ricorrente si sia visto costretto ad abbandonare il suo Paese 

d’origine a causa delle minacce pervenutegli tramite una lettera da parte 

dei Talebani, non trova alcuna conferma nello stesso. Per di più, per quanto 

come rammentato nel gravame anche dal ricorrente in merito, egli sia to-

talmente analfabeta, e quindi non si possa pretendere dal medesimo che 

egli riportasse fedelmente il contenuto della stessa denuncia. Tuttavia, alla 

stessa stregua dell’autorità inferiore, anche il Tribunale ritiene che, es-

sendo un mezzo di prova presentato dal medesimo a supporto dei suoi 

asserti, l’insorgente avrebbe perlomeno dovuto conoscerne nelle grandi li-

nee il contenuto, oltreché riferire si tratti di una denuncia presentata dalla 

madre, con le firme e le impronte dei capi del villaggio (cfr. verbale 2, D10 

segg., pag. 3). In proposito, poiché egli ha dichiarato di essere rimasto in 

contatto sia con lo zio (…) che con la madre, anche per fargli pervenire i 

due mezzi di prova presentati con il ricorso in originale, non risulta com-

prensibile come il ricorrente non si sia interessato di conoscere presso i 

medesimi l’esatto contenuto di tale denuncia. Questo anche poiché, sa-

pendo di essere analfabeta, avrebbe avuto difficoltà a conoscerne l’esatto 

contenuto in Svizzera. Neanche in fase ricorsuale, riguardo tale punto, l’in-

sorgente offre maggiori dettagli rispetto alla traduzione riassuntiva del do-

cumento proposta dalla SEM, né circa il suo contenuto, né in relazione al 

contesto ed alle circostanze nei quali tale denuncia sarebbe stata presen-

tata dalla madre. Alle predette condizioni, il valore probatorio di questo do-

cumento appare essere molto limitato, ed appare essere stato confezio-

nato per i soli bisogni della causa. In particolare, lo stesso non supporta in 

alcun modo la veridicità del timore espresso dal ricorrente riguardo le mi-

nacce rivoltegli dai Talebani nella lettera recapitatagli a casa (e di cui al 

documento sub doc. 3). 

D-2083/2021 

Pagina 17 

8.  

Agli elementi d’inverosimiglianza sopra descritti, si aggiunge anche che ap-

pare poco plausibile agli occhi del Tribunale, che se realmente il ricorrente 

fosse espatriato per le minacce ricevute dai Talebani, il medesimo non si 

sia interessato minimamente a quanto sarebbe occorso nel suo villaggio 

dopo la sua partenza (cfr. verbale 2, D70, pag. 8), né riguardo al fatto se i 

Talebani siano effettivamente alla sua ricerca (cfr. verbale 2, D80, pag. 9), 

malgrado sia rimasto in contatto con i suoi famigliari rimasti in patria dopo 

il suo espatrio. Le spiegazioni fornite dal ricorrente in proposito nel suo 

gravame (cfr. p.to III, pag. 11-12 del ricorso), non risultano in alcun modo 

esplicative del suo disinteresse nel richiedere delle informazioni ai suoi pa-

renti rimasti in Afghanistan, circa l’evolversi degli eventi che lo avrebbero 

condotto all’espatrio (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D14 seg., 

pag. 3). Il Tribunale rileva inoltre come il fatto che dei membri della sua 

famiglia non abbiano avuto alcun problema con i Talebani dopo la sua par-

tenza, risulta ancora maggiormente dimostrativa, che egli non era nel loro 

mirino. Invero, se tale fosse stato il caso, appare dubbio che i Talebani non 

abbiano esercitato delle rappresaglie nei confronti dei suoi parenti rimasti 

in Afghanistan, in particolare della madre e degli altri suoi (…) fratelli rimasti 

nel villaggio, in quanto per gli stessi, non sarebbe stato alcun problema 

ritrovarli, come dichiarato dal medesimo insorgente, che ha asserito che i 

Talebani circolerebbero nel villaggio ed avrebbero degli informatori (cfr. ver-

bale 2, D44, pag. 6). Per il resto, le affezioni dello spettro psicologico-psi-

chiatrico diagnosticate al ricorrente (insonnia, sindrome da disadatta-

mento, altri segni o sintomi che interessano lo stato emotivo [R45.8] e 

scomparsa e morte di un membro della famiglia [Z63.4]; cfr. atti SEM 

n. 38/2 e n. 39/2, anche prodotti sub doc. 5 e doc. 6), se d’un canto pos-

sono dare credibilità alle allegazioni dell’insorgente circa il decesso del pa-

dre, nonché in merito alle preoccupazioni che egli nutre nei confronti dei 

famigliari rimasti in Afghanistan come dichiarato anche dal medesimo (cfr. 

verbale 2, D75 seg., pag. 9). D’altro canto, a differenza di quanto sottoli-

neato nel gravame (cfr. p.to III, pag. 10 del ricorso), le stesse patologie non 

sono atte in alcun modo a confermare l’esattezza e l’autenticità dei motivi 

che hanno spinto il ricorrente alla partenza dal suo Paese d’origine.  

9.  

A titolo abbondanziale, le allegazioni dell’insorgente non risultano neppure 

essere rilevanti ai sensi dell’asilo. L’interessato ha difatti allegato di non 

essere stato oggetto di ulteriori pregiudizi, a parte le minacce contenute 

nella lettera recapitatagli (cfr. verbale 2, D45 seg., pag. 6) – la cui verosi-

miglianza è soggetta a cauzione come già sopra rilevato (cfr. supra con-

sid. 7.6.1) – né di aver mai avuto alcun contatto diretto con i Talebani (cfr. 

D-2083/2021 

Pagina 18 

verbale 2, D43, pag. 6) o di aver svolto delle attività contro i medesimi (cfr. 

verbale 2, D48, pag. 6). Come già sopra rilevato, appare inoltre che né lui, 

come neppure i suoi famigliari, dopo il suo espatrio, siano mai stati ricercati 

effettivamente dai Talebani. Pertanto, né dal profilo soggettivo, né da quello 

oggettivo – visto in particolare anche l’inverosimiglianza delle dichiarazioni 

circa la lettera minatoria ricevuta dal ricorrente – vi sono elementi per rite-

nere che, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, egli sarà 

esposto a subire dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi da parte del gruppo 

summenzionato. Le uniche circostanze relative alla collaborazione del pa-

dre del ricorrente con la polizia afghana ed al suo decesso – anche fossero 

evenienze ritenute verosimili dal Tribunale – come pure al contesto af-

ghano, come indicato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to IV, pag. 13) – pos-

sono difatti essere unicamente indicative di eventuali minacce di persecu-

zioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano, 

ma che non risultano tuttavia, di per sé, essere pertinenti ai sensi dell’asilo 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Invero, non avendo 

l’insorgente reso credibili le persecuzioni dirette nei suoi confronti da parte 

dei Talebani, anche dal profilo dell’art. 3 LAsi, il racconto dell’insorgente 

non può fondare l’esistenza di pregiudizi determinanti in materia d’asilo nel 

caso di un suo rinvio in Afghanistan (cfr. anche supra consid. 7.2). 

10.  

Riassumendo, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod-

disfano né le condizioni di verosimiglianza poste dall’art. 7 LAsi né quelle 

di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il ricorso in materia di ricono-

scimento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tu-

tela e la decisione impugnata va confermata. 

11.  

Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha 

violato il diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va pertanto respinto. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

è divenuta senza oggetto. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

D-2083/2021 

Pagina 19 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, visto che si può partire dal presupposto che l’in-

sorgente sia indigente e le conclusioni del ricorso, al momento del suo de-

posito, non apparivano d’acchito prive di probabilità di successo, il Tribu-

nale accoglie la sua domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2083/2021 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: