# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f82a35d4-cb2f-5fe6-8a6a-75127fa1f455
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-08-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 12.08.2005 16.2005.56
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2005-56_2005-08-12.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2005.56

  	
  Lugano

  12 agosto
  2005/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di cassazione civile del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 25
aprile 2005 presentato da

 

 

	
   

  	
  RI 1  

  patr. dall'  RA
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

la sentenza 13 aprile 2005 del Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Nord, nella procedura in materia di contratto di
lavoro (inc. n. DI.2004.152) promossa con istanza 15 ottobre 2004 da

 

 

	
   

  	
   CO 1  

  rappr. dall'RA 2 
  

   

  

 

 

 

con la quale l’istante ha chiesto il pagamento di fr.
1'751.60 oltre interessi dal 31 dicembre 2002 a titolo di tredicesima mensilità,
domanda accolta dal giudice,

 

 

 

letti ed esaminati gli atti,

 

 

considerato

 

in fatto e in
diritto:

 

                                   1.   CO
1 ha lavorato alle dipendenze della RI 1 di __________ fino al 31 dicembre
2002. Con istanza 15 ottobre 2004 il lavoratore ha convenuto la ex datrice di
lavoro davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord per ottenere il
pagamento di fr. 1'751.60, rivendicati a titolo di tredicesima mensilità per il
2002. Dopo avere in un primo tempo fondato la sua rivendicazione sull'art. 12
del Contratto collettivo di lavoro per l'industria e l'abbigliamento (in
seguito: CCL) ritenendo tale normativa applicabile al rapporto di lavoro con la
convenuta, l'istante, preso atto che la convenuta non era più assoggettata al
menzionato contratto collettivo, ha successivamente basato la sua pretesa sul
contratto individuale di lavoro. RI 1, dopo aver appreso di non essere assoggettata
al CCL di categoria dal 1° gennaio 2000, data per la quale ha notificato la
disdetta all'Associazione fabbricanti del ramo abbigliamento del Cantone Ticino
(AFRA), si è opposta all'istanza non avendo mai pattuito con la lavoratrice il
pagamento della tredicesima, tredicesima peraltro mai versata in precedenza e alla
quale l'istante non avrebbe comunque diritto essendo stata licenziata con
effetto immediato ai sensi dell'art. 337 CO.

 

 

                                   2.   Con
sentenza 13 aprile 2005 il Pretore, accertata l'inapplicabilità del CCL al
contratto di lavoro che vincolava le parti e basandosi sulla documentazione
agli atti compresi i doc. Y1-Y16 prodotti dall'istante prima del dibattimento
finale del 24 marzo 2005, ha integralmente accolto l'istanza ritenendo pattuita
tra le parti la tredicesima mensilità anche per il 2002, mentre ha respinto, siccome
non comprovata, la tesi della convenuta circa l'avvenuto licenziamento per
motivi gravi dell'istante.

 

 

                                   3.   Con
il presente tempestivo gravame, al quale è stato concesso effetto sospensivo
con decreto 4 maggio 2005, RI 1 è insorta contro il predetto giudizio
chiedendone l'annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art.
327 lett. g CPC. Essa rimprovera innanzi tutto al primo giudice la violazione
di norme di diritto procedurale, avendo questi proceduto alla convocazione
delle parti a un secondo dibattimento finale dopo la presentazione delle
conclusioni scritte, ammettendo in quella sede la produzione di nuovi documenti
da parte dell'istante, in contrasto con lo scopo di quel dibattimento finale
che doveva essere quello di garantire alle parti il loro diritto di essere
sentite unicamente con riferimento all'assunzione agli atti di un altro documento.
Nel merito la ricorrente rimprovera al Pretore di aver ritenuto provata nell'ambito
del contratto individuale di lavoro la pattuizione della tredicesima, che essa
ha in precedenza pagato ad alcuni dipendenti, ma non all'istante, solo perché
riteneva a torto di essere vincolata dal CCL, ciò che concretizza un caso di
errore essenziale senza il quale non avrebbe mai proceduto al pagamento di questa
mensilità.

 

                                         Con
osservazioni 13 maggio 2005 la controparte postula la reiezione del ricorso.

 

 

                                   4.   Giusta
l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere
annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale
o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa
o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è
arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed
indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della
giustizia e dell’equità. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi;
per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e
riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere
ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o
persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile
soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione
reale, non sorretta da ragione oggettiva o lesiva di un diritto certo (DTF 129
I 8 consid. 2.1; 128 I 273 consid. 2.1; 127 I 60 consid. 5a).

 

 

                                   5.   In
merito alla pretesa violazione di norme di diritto procedurale, va rilevato che
la convocazione a un secondo dibattimento finale dopo lo scambio delle
conclusioni scritte 18 febbraio 2005, ancorché non previsto dall'ordinamento
processuale, non può essere sanzionato non avendo comportato alcun pregiudizio
per le parti, alle quali il Pretore ha garantito uguale possibilità di esprimersi
(Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art. 280, m. 8 e n. 772). Il primo giudice, tra
l'altro, ha rilevato che il secondo dibattimento finale del 24 marzo 2005 è
stato indetto a seguito della produzione da parte dell'istante della
documentazione relativa al pagamento della tredicesima. Il quesito di
sapere se questa documentazione fosse ammissibile o se con la sua assunzione il
Pretore abbia violato il principio inquisitorio "sociale" che regge
la procedura in materia di contratto di lavoro, può rimanere irrisolto, ritenuto
che questa documentazione si riferisce a un periodo durante il quale la
convenuta era assoggettata al CCL (1991-1999), mentre per il periodo che qui ci
interessa (2002) la CCL non era più applicabile, da qui l'irrilevanza dei doc.
Y1-Y16. 

 

 

                                   6.   Nella
fattispecie non è più in discussione l'inapplicabilità del CCL al rapporto di
lavoro che vincolava le parti, mentre è contestata la conclusione del primo
giudice secondo la quale le risultanze istruttorie permetterebbero di ritenere
provata, sulla base del contratto individuale di lavoro, la pattuizione della
tredicesima.

 

                                         Secondo
l'art. 322 cpv. 1 CO il datore deve pagare al lavoratore il salario convenuto o
d'uso, o stabilito mediante contratto normale o contratto collettivo. La
tredicesima mensilità, che corrisponde a un importo determinato e
incondizionato, ovvero indipendente dall’andamento degli affari della ditta,
dal rendimento o dal comportamento del dipendente, è una componente del salario
ordinario del lavoratore, la cui particolarità risiede nella modalità di
pagamento, che di regola viene differito alla fine dell’anno (Brühwiler,
Kommentar zum Einzelarbeistvertrag, 1996, 2.ed., n. 7 ad art. 322d CO;
Streiff/von Kaenel, Arbeitsvertrag, 1992, n. 9 ad art. 322d CO; Rehbinder,
Berner Kommentar, 1985, n. 4 ad art. 322d CO). Il pagamento della tredicesima
non deriva dalla legge, ma deve essere pattuito tra le parti (Rehbinder, op.
cit., n. 5 ad art. 322d CO), ciò che può avvenire esplicitamente o per atti
concludenti, per esempio con il suo ripetuto, incondizionato pagamento (Rehbinder,
op. cit., n. 6 ad art. 322d CO). Essa è dovuta per tutta la durata del rapporto
di lavoro; quindi, in caso di cessazione anticipata del medesimo, il lavoratore
ha diritto al pagamento della tredicesima in proporzione (Streiff/von Kaenel,
op. cit., n. 11 ad art. 322d CO, n. 11; Rehbinder, op. cit., n. 11 ad
art. 322d CO; Brühwiler, ibidem). L'onere della prova in merito alla
pattuizione della tredicesima incombe al lavoratore 

                                         (Favre/Munoz/Tobler, Le
contrat de travail, Code Annoté, 2001, n. 1.5 ad art. 322d CO)                                 

 

 

                                   7.   Nel caso concreto, esclusa come si è detto l'applicabilità del
CCL di categoria, occorre basarsi sul contratto individuale di lavoro che le
vincolava. In assenza di un testo scritto sono determinanti gli atti
concludenti intervenuti tra le parti, sennonché nel caso concreto, a differenza
di quanto emerso per altri dipendenti della convenuta, l'istante non ha
prodotto nessun documento dal quale poter dedurre un precedente pagamento della
tredicesima e tantomeno ha addotto di trovarsi nelle stesse identiche condizioni
dei suoi colleghi di lavoro (Rehbinder, op. cit., n. 9 ad art. 322d CO), non
avendo in particolare fornito una qualsiasi indicazione circa la durata del suo
impiego alle dipendenze della convenuta. Il solo fatto per la convenuta di aver
ammesso che da quando ho dato la disdetta all'AFRA ho pagato solo nel 2000 e
nel 2001 la tredicesima con tanta fatica (cfr. doc. M), non giova
all'istante visto e considerato che, come si è detto, ella non ha provato un
precedente pagamento incondizionato della tredicesima. Di conseguenza, mancando
la prova della pattuizione, esplicita o per atti concludenti, della
tredicesima, la relativa pretesa dell'istante riferita al 2002 non può essere
tutelata.

 

 

                                   8.   Alla
luce di quanto sopra esposto il ricorso, che ha evidenziato il titolo di
cassazione invocato ovvero l'arbitraria valutazione delle risultanze
istruttorie da parte del primo giudice, deve essere accolto. In considerazione
dell'esito del gravame si può prescindere dal verificare l'ulteriore censura
ricorsuale secondo la quale il pagamento ad alcuni dipendenti della tredicesima
relativa al 2001 sarebbe stato viziato da errore essenziale ai sensi dell'art.
24 CO.

 

                                         Accogliendo
il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC,
si impone una nuova pronuncia da parte di questa Camera, con la conseguente
reiezione dell'istanza.

 

 

                                   9.   Non
si prelevano tasse e spese per il presente giudizio, mentre le ripetibili,
calcolate secondo la TOA seguono la soccombenza.

 

 

Per i quali motivi, 

richiamati gli art. 327 segg. CPC, per le spese
l’art. 417 lett. e) CPC 

 

 

pronuncia:               I.   Il ricorso per cassazione 25 aprile 2005 di RI 1 è accolto.

                                         Di conseguenza
la sentenza 13 aprile 2005 del Pretore della giurisdizione di Mendrisio nord,
inc. DI.2004.152, è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

 

                                         1.
L'istanza è respinta.

                                         2. Non
si prelevano spese né tasse. L'istante rifonderà alla 

                                            
convenuta fr. 150.- a titolo di ripetibili. 

                                      

                                   II.   Il
presente giudizio è esente da tasse e spese. CO 1 verserà alla ricorrente fr. 100.–
a titolo di ripetibili per questa sede ricorsuale.

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  -     ;

  -    . 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale
d’appello

La presidente                                                        La
segretaria