# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70579a3c-0ad4-58fe-84fb-0ae554ee0c89
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-01-09
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 09.01.2017 RR.2016.135
**Docket/Reference:** RR.2016.135
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2016-135_2017-01-09

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP). Durata del sequestro (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP). Durata del sequestro (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP). Durata del sequestro (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP). Durata del sequestro (art. 33a OAIMP).

Sentenza del 9 gennaio 2017 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. SA,  

B. INC.,  

C. INC.,  

D.,  

E.,  

F.,  

rappresentati dall'avv. Rosa Cappa,  

Ricorrenti 

 

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al 

Brasile 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

Durata del sequestro (art. 33a OAIMP) 

 
 
 
  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero degli incarti: RR.2016.135, RR.2016.136, 
RR.2016.137, RR.2016.138-140, RR.2016.141-143 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 25 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rio de Janeiro (Brasile) ha 

presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 

31 marzo 2015, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di 

G., F. e altri per titolo di riciclaggio di denaro, inchiesta nata a seguito di una 

rogatoria del 5 novembre 2013 presentata dalle autorità elvetiche nell’ambito di 

un procedimento penale a carico di F., aperto sulla base di una segnalazione 

dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (in seguito: 

MROS). In sostanza, le persone in questione, già condannate in Brasile per 

essere state attive in un’organizzazione criminale dedita alla messa in atto, alla 

gestione e allo sfruttamento del gioco d’azzardo illegale e al contrabbando di 

apparecchi per il gioco d’azzardo, attività garantite da un complesso schema 

corruttivo nel quale venivano versate tangenti a svariati pubblici ufficiali, sono 

sospettate di aver riciclato denaro dell’organizzazione in questione tramite l’uti-

lizzo di società offshore con relazioni bancarie all’estero, valori giunti anche su 

conti in Svizzera riconducibili ai familiari degli indagati. Con la sua domanda di 

assistenza l’autorità rogante ha chiesto l’acquisizione di documentazione rela-

tiva a svariate relazioni bancarie riconducibili a F. e ai suoi familiari, nonché il 

sequestro dei valori depositati sui conti in questione (v. RR.2016.135 act. 9.2). 

 

 

B. Mediante decisione del 18 dicembre 2015 il Ministero pubblico della Confede-

razione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) 

ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda 

presentata dall’autorità brasiliana (v. RR.2016.135 act. 9.3). 

 

 

C. L’8 febbraio 2016 il MPC ha ordinato il blocco, con acquisizione di svariata do-

cumentazione bancaria, delle seguenti relazioni bancarie: n. 1 e/o n. 2 presso 

la banca H., Zurigo, intestate a D., G., F. e I. (v. RR.2016.138-140 act. 9.1); n. 3 

presso la banca J., Ginevra, intestata a B. Inc., Panama (v. RR.2016.136 

act. 9.1); n. 4 presso la banca K., Ginevra, intestata a C. Inc. (v. RR.2016.137 

act. 9.1); n. 5 presso la banca L., Zurigo, intestata ad E., F. e I. (v. RR.2016.141-

143 act. 9.1). La medesima misura ha riguardato il giorno dopo le relazioni n. 6 

e n. 7 presso la banca M., intestate, la prima, a N. Corp., Panama, e, la seconda, 

a O. Corp., Panama (v. RR.2016.141-143 act. 9.2). Il 10 febbraio 2016 il MPC 

ha ordinato infine il blocco della relazione n. 8 presso la banca J., Ginevra, in-

testata ad A. SA, Panama (v. RR.2016.2016 act. 135). 

 

 

- 3 - 
 
 

D. Con cinque decisioni di chiusura del 17 giugno 2016 l’autorità d’esecuzione ha 

accolto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di sva-

riata documentazione riguardante le relazioni di cui sopra e confermandone il 

blocco (v. RR.2016.135 act. 9.5, RR.2016.141-143 act. 9.4, RR.2016.136 

act. 9.2, RR.2016.138-140 act. 9.2, RR.2016.137 act. 9.2). 

 

 

E. Il 18 luglio 2016 le seguenti persone (fisiche o giuridiche) hanno impugnato 

ognuna la decisione di chiusura di cui sopra riguardante la propria relazione 

bancaria dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale: A. 

SA (RR.2016.135 act. 1); D., E. e F. (RR.2016.141-143 act. 1 e RR.2016.138-

140); B. Inc. (RR.2016.136 act. 1); C. Inc. (RR.2016-137 act. 1). In sostanza, 

esse chiedono, in via preliminare, la congiunzione di tutte le cause in questione; 

in via principale, l’accoglimento del loro ricorso, l’irricevibilità della rogatoria, 

l’annullamento delle decisioni 17 giugno 2016 e 18 dicembre 2015 del MPC 

nonché la revoca del sequestro della loro relazione bancaria; in via subordinata, 

l’accoglimento del gravame, l’annullamento delle decisioni 17 giugno 2016 e 

18 dicembre 2015 del MPC, l’ordine al MPC di richiedere all’autorità rogante di 

produrre le disposizioni legislative relative ai reati presupposti al riciclaggio e 

alla loro prescrizione, nonché di prendere posizione sulla sentenza di condanna 

relativa al procedimento penale n. 0802985-90.2007.4.02.5101 avente ad og-

getto i citati reati presupposti, l’ordine al MPC di richiedere all’autorità rogante 

di documentare che l’azione penale relativa alla procedura in corso per riciclag-

gio di denaro è stata promossa nei 60 giorni successivi al sequestro del Giudice 

istruttore di Rio de Janeiro dell’8 agosto 2014 e che ne è stata data comunica-

zione agli indagati G. e F.. 

 

 

F. Con scritti del 26 agosto e 19 settembre 2016, trasmessi ai ricorrenti per cono-

scenza, il MPC risp. l’UFG hanno comunicato di rinunciare ad inoltrare una ri-

sposta, postulando la reiezione dei gravami (v. RR.2016.135 act. 9 e 10, 

RR.2016.136 act. 9 e 10, RR.2016.138-140 act. 9 e 10, RR.2016.141-143 act. 9 

e 10, RR.2016.137 act. 9 e 10). 

 

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 

- 4 - 
 
 

Diritto: 

 

1  

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la 

Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria 

internazionale. 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-

razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-

nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81; 

in seguito Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto 

internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-

mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza 

rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge 

federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 

(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; 

v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-

sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 

IV 212 consid. 2.3). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 

212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Interna-

tionales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al prece-

dente considerando. 

1.4 Interposti tempestivamente contro le decisioni di chiusura del 17 giugno 2016, i 

ricorsi sono ricevibili sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 

 

1.5  

1.5.1 La ricevibilità dei gravami presuppone anche la legittimazione degli insorgenti 

giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, oltre all’UFG 

(art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente 

e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse degno 

di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 80h lett. b AIMP, 

v. anche art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto 

il procedimento penale all’estero). Per essere considerato personalmente e di-

rettamente toccato da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ri-

corrente deve avere un legame sufficientemente stretto con la decisione liti-

giosa (DTF 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una ri-

chiesta di informazioni su un conto bancario è considerato personalmente e 

- 5 - 
 
 

direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP), mentre l’inte-

ressato toccato solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto 

economico di un conto bancario, non può impugnare tali provvedimenti 

(DTF 139 II 404 consid. 2.1.1; 122 II 130 consid. 2b; TPF 2008 172 consid. 1.3). 

Eccezionalmente, la qualità per ricorrere è riconosciuta all'avente diritto econo-

mico di una società titolare di un conto quando la stessa è disciolta, riservato 

l'abuso di diritto (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 123 II 153 consid. 2c e d). In 

questo caso, tocca all'avente diritto economico dimostrare anzitutto la liquida-

zione della società mediante documentazione ufficiale (sentenze del Tribunale 

federale 1A.10/2000 del 18 maggio 2000, consid. 1e, in Praxis 2000 n° 133 

pag. 790 e segg.; 1A.131/1999 del 26 agosto 1999, consid. 3). Egli deve inoltre 

dimostrare attraverso questa stessa documentazione oppure mediante altre 

prove di essere il beneficiario dello scioglimento della società in quanto tale 

(sentenza del Tribunale federale 1C_370/2012 del 3 ottobre 2012, consid. 2.7; 

sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.257 del 2 luglio 2013, con-

sid. 1.2.1; RR.2012.252 del 7 giugno 2013, consid. 2.2.1) e quindi non sempli-

cemente di un suo conto bancario (TPF 2009 183 consid. 2.2.2). 

 

1.5.2 Nella misura in cui titolari delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impu-

gnate, la legittimazione ricorsuale è data per i seguenti ricorrenti: A. SA nella 

procedura RR.2016.135; B. Inc. nella procedura RR.2016.136; D., E. e F. per 

la relazione n. 2 nella procedura RR.2016.138-140; C. Inc. nella procedura 

RR.2016.137; D., E. e F. per la relazione n. 5 nella procedura RR.2016.141-

143. 

 

1.5.3 Per quanto riguarda il ricorso avverso la decisione di chiusura concernente la 

relazione bancaria n. 7 presso la banca M., si rileva che nel ricorso interposto 

da D., E. e F. (RR.2016.141-143) si afferma che la società titolare della rela-

zione, ossia O. Corp., a Panama, è oramai disciolta e che beneficiario econo-

mico della stessa al momento della liquidazione è stata D. Ora, se è vero che 

tale fatto è stato confermato dal MPC nella decisione di chiusura impugnata 

(v. RR.2016.141-143 act. 1.3 pag. 4 e seg.), nella documentazione allegata al 

ricorso non vi è traccia di atti che lo attestino. Il medesimo discorso vale per la 

relazione n. 6, anch’essa presso la banca M., intestata alla società disciolta 

N. Corp., a proposito della quale il MPC ha dichiarato che beneficiario dei valori 

patrimoniali appartenenti alla predetta società al momento della liquidazione è 

stato F. (v. RR.2016.141-143 act. 1.4 pag. 3 e seg.). In tale situazione la pre-

sente Corte è impossibilitata a verificare quanto sembrerebbe accertato per i 

ricorrenti e il MPC. Ad ogni modo, la questione non necessita di essere ulterior-

mente approfondita, nella misura in cui, fosse anche il ricorso di D. e F., per i 

conti in questione, ammissibile, esso sarebbe comunque da respingere per i 

motivi che seguono. 

 

 

- 6 - 
 
 

2. I ricorrenti hanno postulato innanzitutto la riunione di tutte le procedure concer-

nenti i ricorsi di cui sopra (v. Fatti lett. E). 

 

 Ora, nella misura in cui i ricorrenti sono tutti patrocinati dal medesimo avvocato 

e i ricorsi concernono un medesimo contesto giuridico e fattuale, per motivi di 

economia processuale si giustifica, come d’altronde espressamente richiesto 

da tutte le parti, di procedere alla congiunzione delle cause in questione e di 

pronunciare un unico giudizio (in questo ambito v. DTF 126 V 283 consid. 1; 

sentenza del Tribunale federale 1C_89-93/2012 del 9 febbraio 2012, consid. 1; 

B. BOVAY, Procédure administrative, 2a ediz., Berna 2015, pag. 606; A. KÖLZ/I. 

HÄNER/M. BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des 

Bundes, 3a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2013, n. 927). 

 

 

3. Gli insorgenti ritengono che la domanda di assistenza del 25 agosto 2014 sia 

irricevibile difettando di vari dei requisiti richiesti in relazione al contenuto mi-

nimo e alla forma della domanda, ed essendo viziata da lacune ed errori mani-

festi. Essa non permetterebbe in particolare di comprendere con precisione 

quali siano i reati a monte degli atti di riciclaggio contestati agli imputati 

all’estero, ciò che renderebbe impossibile identificare le corrispondenti fattispe-

cie penali secondo il diritto svizzero. Le asserite lacune della domanda avreb-

bero condotto il MPC, nella decisione impugnata, ad una interpretazione super-

ficiale dei fatti e del diritto oggetto della rogatoria, per certi versi contrastante 

con quella presentata nella decisione di entrata nel merito, violando il diritto di 

essere sentito dei ricorrenti a causa della carente motivazione. Inoltre, contra-

riamente a quanto asserito nella domanda di assistenza, i reati presupposti non 

sarebbero stati compiuti tra il 2001 e il 2005, bensì tra il 2006 e il 2007, come 

risulterebbe da una sentenza brasiliana del 3 dicembre 2012. Impossibile sa-

rebbe dunque riciclare nel periodo 2001-2005 denaro provento di reati com-

messi nel 2006-2007. In definitiva, l’imprecisione e la sommarietà della do-

manda di assistenza si spiegherebbe con il fatto che le indagini brasiliane per 

riciclaggio si fonderebbero unicamente sulla rogatoria svizzera del 5 novembre 

2013, alla quale è poi seguita una delega, illegittima a dire dei ricorrenti, del 

perseguimento penale alle autorità brasiliane. 

 

3.1 

3.1.1 L’art. 24 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che la domanda di assistenza 

deve contenere le indicazioni seguenti: il nome dell’autorità che la presenta e, 

all’occorrenza, dell’autorità incaricata del procedimento penale nello Stato ri-

chiedente (lett. a); l’oggetto e il motivo della domanda (lett. b); per quanto pos-

sibile, il nome completo, il luogo e la data di nascita, la cittadinanza, il nome dei 

genitori e l’indirizzo delle persone oggetto del procedimento penale al momento 

della presentazione della domanda (lett. c); il motivo principale per il quale sono 

richieste le prove o le informazioni nonché una descrizione dei fatti (data, luogo 

- 7 - 
 
 

e circostanze in cui è stato commesso il reato) che danno luogo all’indagine 

nello Stato richiedente, salvo se si tratta di una domanda di notifica ai sensi 

dell’art. 14 (lett. d). In questo ambito, non si può tuttavia pretendere dallo Stato 

richiedente la presentazione di un esposto dei fatti totalmente esente da lacune 

o contraddizioni, visto che lo scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire 

punti oscuri relativi alle fattispecie oggetto d'indagine all'estero, ferma restando 

la necessità di poter verificare che le condizioni per la concessione dell'assi-

stenza siano date e in che misura essa sia possibile (v. DTF 117 Ib 64 con-

sid. 5c, con giurisprudenza citata). Lo Stato richiedente non deve provare la 

commissione del reato, ma esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali 

fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di verificare che la 

rogatoria non costituisca un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su 

questo tema DTF 125 II 65 consid. 6b/aa). L'esame della colpevolezza è riser-

vato al giudice straniero del merito, per cui non compete a quello svizzero 

dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del 

Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5). 

 

3.1.2 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito, prevede che l'au-

torità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a de-

cidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle 

condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali 

possibilità di impugnazione presso un'istanza superiore, che deve poter eserci-

tare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2; 

117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente M. ALBERTINI, Der verfas-

sungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des 

modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii 

giurisprudenziali). L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera 

dettagliata tutti gli argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separatamente 

su ogni conclusione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle 

questioni decisive per l'esito del litigio (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530 

consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b e sentenze citate; sentenza del Tribunale fede-

rale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011, consid. 3.2.1). 

 

3.2 In concreto, la domanda di assistenza brasiliana, con il relativo complemento 

fornito a seguito della richiesta di ulteriori informazioni dell’UFG (v. lettera del 

23 gennaio 2015, in act. 9.2), indica con sufficiente chiarezza i motivi alla base 

della stessa. L’autorità inquirente estera afferma innanzitutto che la propria in-

chiesta per riciclaggio di denaro è nata susseguentemente ad una rogatoria 

presentata dalle autorità elvetiche nel novembre del 2013, le quali, sospettando 

che su diversi conti in Svizzera fossero giunti valori di origine criminale, hanno 

chiesto alle autorità brasiliane informazioni su un determinato procedimento pe-

nale nell’ambito del quale G. e suo figlio, F., erano stati condannati per aver 

partecipato ad un’organizzazione criminale dedita all’importazione e allo sfrut-

- 8 - 
 
 

tamento di macchine destinate al gioco d’azzardo, attività garantita dalla corru-

zione di agenti pubblici, tra i quali poliziotti e membri della magistratura. Più 

precisamente, l’organizzazione pagava i poliziotti per evitare ispezioni e otte-

nere anticipatamente informazioni sulle operazioni di lotta al gioco illegale e i 

magistrati per beneficiare di decisioni che permettessero loro di continuare nelle 

loro attività. Basandosi soprattutto sulle informazioni ricevute dalla Svizzera, 

l’autorità rogante sospetta che denaro frutto delle predette attività illegali sia 

giunto, anche attraverso società, su conti all’estero, riconducibili ai membri 

dell’organizzazione. Tra le società con un ruolo importante figurerebbe la P. e 

Q. Ltda, la quale gestirebbe una rete di centri sportivi chiamata R. La documen-

tazione concernente le relazioni bancarie già identificate dal MPC, riconducibili 

a membri dell’organizzazione, sarebbe necessaria alle autorità brasiliane per 

esaminare i flussi e l’origine del denaro trasferito all’estero, al fine di verificare 

se tali valori provengono dalle attività, intervenute soprattutto tra il 2001 e il 

2005, già oggetto di condanna in Brasile a carico di G. e F.  

 

Contrariamente a quanto sostenuto nei gravami, non si rilevano contraddizioni 

o errori manifesti per quanto riguarda le indicazioni temporali relative ai crimini 

a monte, nella misura in cui secondo l’autorità rogante questi sarebbero stati 

commessi tra il 2001 e il 2005, periodo a partire dal quale possono anche es-

sere ipotizzati i presunti atti di riciclaggio contestati agli indagati. Il fatto che nella 

già citata sentenza di condanna brasiliana possano essere indicate altre date 

relative alla commissione dei crimini a monte del riciclaggio nulla toglie a quanto 

precede, dato che la documentazione bancaria oggetto delle decisioni impu-

gnate è potenzialmente utile per chiarire gli ulteriori risvolti penali della vicenda, 

oggetto appunto di questo nuovo filone d’inchiesta (sull’utilità potenziale con-

creta della documentazione in questione v. più ampiamente infra consid. 6). 

 

 L’esposto dei fatti presentato dall’autorità rogante è stato sostanzialmente ri-

preso dal MPC nelle sue decisioni di chiusura del 17 giugno 2016. Inoltre, sulla 

base della documentazione richiesta dalle autorità brasiliane relativa a vari conti 

riconducibili a familiari degli indagati, esso ha potuto ricostruire e fornire svariate 

informazioni relative a flussi di denaro tra i vari conti in questione, in ossequio 

al suo obbligo di motivazione e al diritto di essere sentito dei ricorrenti, i quali 

hanno certamente avuto elementi sufficienti per comprendere e contestare la 

decisione impugnata, ciò che è del resto confermato dai loro dettagliati gravami 

di 24 pagine. L’asserita diversità di contenuto tra la decisione di entrata nel me-

rito del 18 dicembre 2015 e quelle di chiusura, foss’anche ravvisabile, nulla in-

cide su tale conclusione, visto che non palesa l’esistenza di gravi contraddizioni 

ed in ogni caso i ricorrenti sono stati posti nella condizione di difendersi in ma-

niera adeguata e di far valere i propri argomenti contro la consegna di docu-

mentazione allo Stato estero. 

 

- 9 - 
 
 

In definitiva, il contenuto della domanda estera menziona sufficientemente il 

proprio oggetto, il motivo della stessa, i reati perseguiti, le persone indagate, 

nonché i fatti essenziali alla base della commissione rogatoria, elementi sulla 

base dei quali l’autorità d’esecuzione ha escluso l’esistenza di condizioni osta-

tive all'assistenza. Essa adempie chiaramente le esigenze legali richieste dalla 

giurisprudenza e dalla dottrina. Il fatto che alla base dell’inchiesta estera ci sia 

una rogatoria svizzera nulla toglie a queste constatazioni, né vi sono dubbi che 

le autorità brasiliane abbiano giurisdizione su queste fattispecie, poco importa 

se in parte in base a delega da parte delle autorità svizzere (v. RR.2016.135 

act. 9.2, rogatoria del 25 agosto 2014 pag. 2) visto che si tratta di uno strumento 

comunque previsto agli art. 88 e seg. AIMP. Le censure dei ricorrenti non pos-

sono di conseguenza trovare accoglimento. 

 

 

4. I ricorrenti censurano la violazione del principio della doppia punibilità. A loro 

dire, i presunti reati a monte del riciclaggio contestato agli indagati all’estero non 

possono considerarsi dei validi reati a monte del riciclaggio secondo il diritto 

svizzero. 

 

4.1 Giusta l’art. 6 Trattato svizzero-brasiliano, l'esecuzione di una domanda impli-

cante misure coercitive può essere respinta se i fatti indicati nella domanda non 

corrispondono agli elementi oggettivi costitutivi di un reato secondo il diritto dello 

Stato richiesto, nella misura in cui si suppone che il reato sia stato ivi com-

messo. Nel diritto interno, il principio della doppia punibilità è espresso all'art. 

64 cpv. 1 AIMP. Nell'ambito dell'esame di tale principio, l'autorità non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid. 

2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un esame dei 

reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza, ma deve 

semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti 

nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili 

anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto 

svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e con-

dizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 

consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incri-

minati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toc-

cate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 

TPF 2012 114 consid. 7.4). Va pure ritenuto che, nel campo della cosiddetta 

piccola assistenza, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condi-

zione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie 

(sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007, consid. 2.3 e 

rinvii). 

 

- 10 - 
 
 

4.2 Nella fattispecie, come già esposto in precedenza (v. consid. 3.2 supra), gli in-

dagati G. e suo figlio, F., sono stati già condannati in Brasile per partecipazione 

ad un’organizzazione criminale dedita alla messa in atto, alla gestione e allo 

sfruttamento del gioco d’azzardo illegale e al contrabbando di apparecchi per il 

gioco d’azzardo. L’esercizio di tali attività illecite è stato garantito attraverso un 

complesso schema corruttivo basato sul versamento di tangenti a svariati pub-

blici ufficiali, più precisamente a poliziotti e magistrati. Gli indagati sono ora so-

spettati di aver riciclato, mediante conti bancari in Svizzera, anche attraverso 

società a loro riconducibili, il provento di tali attività illecite. Se trasposti nel con-

testo giuridico elvetico, tali atti costituirebbero riciclaggio di denaro aggravato 

conformemente all'art. 305bis n. 2 lett. a CP, con quale crimine a monte perlo-

meno il contrabbando in banda ex art. 14 cpv. 4 DPA, per cui la doppia punibilità 

è data.  

 

 

5. I ricorrenti sostengono che, nella misura in cui il procedimento all’estero pre-

senterebbe gravi deficienze, la domanda di assistenza sarebbe irricevibile. Più 

precisamente, essi, da un lato, contestano la sussistenza del reato stesso di 

riciclaggio secondo il diritto brasiliano e, dall’altra, sostengono che l’autorità di 

perseguimento brasiliana avrebbe violato la norma processuale che prescrive 

la promozione dell’azione penale entro 60 giorni dall’adozione del sequestro di 

valori patrimoniali, pena la decadenza del sequestro stesso.   

 

5.1 Secondo l'art. 2 lett. d AIMP la domanda di cooperazione in materia penale è 

irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero presenti gravi 

deficienze. L'esame delle condizioni poste dalla disposizione in questione im-

plica un giudizio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare 

sul suo regime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fon-

damentali e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del 

potere giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una 

prudenza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto delle garanzie pro-

cedurali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la 

parità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza 

(v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2a; 

R. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a 

ediz., Berna 2014, n. 685). Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e 

appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (v. ZIMMERMANN, op. 

cit., n. 683 e giurisprudenza citata). L'art. 2 lett. d è sussidiario rispetto alle let-

tere a, b e c (ZIMMERMANN, op. cit., n. 692). La giurisprudenza definisce la no-

zione di "gravi deficienze" per ogni singolo caso, le quali devono tuttavia essere 

di natura irrimediabile (MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, 

Basilea 2004, n. 51 ad art. 2 AIMP e giurisprudenza ivi citata). 

 

- 11 - 
 
 

 Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l'art. 2 AIMP non può 

essere invocato da persone giuridiche che non sono oggetto della procedura 

all’estero (v. DTF 133 IV 40 consid. 7.2; 126 II 258 consid. 2d/aa; 115 Ib 68 

consid. 6; sentenze del Tribunale federale 1C_376/2016 del 5 ottobre 2016, 

consid. 2.2; 1C_79/2014 del 14 febbraio 2014, consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. 

cit., n. 691 e 692 nonché n. 681).  

 

5.2 Ora, nella misura in cui presentate da A. SA, B. Inc. e C. Inc., società panamensi 

di per sé non indagate in Brasile, le censure in questione risultano inammissibili. 

Per quanto attiene agli altri ricorrenti, occorre rilevare che le violazioni invocate 

concernono norme di diritto processuale brasiliano che di per sé esulano dalle 

competenze del giudice dell’assistenza (v. sentenza del Tribunale penale fede-

rale RR.2015.186-187 del 4 agosto 2015, consid. 4.4; A. DONATSCH/S. HEIM-

GARTNER/M. SIMONEK, Internationale Rechtshilfe, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Gine-

vra 2015, pag. 102 e seg.) e che comunque non configurerebbero in alcun modo 

gravi deficienze ai sensi dell’art. 2 lett. d AIMP. Stesso discorso per quanto ri-

guarda la sussistenza in quanto tale del reato di riciclaggio secondo il diritto 

brasiliano, questione che va risolta dal giudice estero del merito. In definitiva, le 

censure in questo ambito vanno respinte, nella misura della loro ricevibilità.  

 

 

6. Gli insorgenti censurano infine la violazione del principio della proporzionalità. 

Da una parte, essi sostengono che non vi sia nessun collegamento tra il reato 

perseguito ed i valori sequestrati, dato che i valori sequestrati avrebbero un’ori-

gine precedente rispetto alla commissione dei reati presupposti del riciclaggio. 

Dall’altra, essi sarebbero terzi di buona fede estranei al procedimento estero. 

 

6.1 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le in-

dagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni ri-

chieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il 

procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle 

autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronun-

ciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in 

questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-

sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se 

il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 

consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 

2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abu-

siva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le in-

dagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata 

prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'am-

bito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessitano di regola di 

tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed eco-

nomico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali 

- 12 - 
 
 

persone o entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del 

Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 

2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tri-

bunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 

130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare 

altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 

121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 no-

vembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se 

del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone interessate (DTF 129 II 

462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 

2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 

2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla giurispru-

denza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui 

la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova 

certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 

258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vie-

tata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla 

giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a 

fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno 

dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di 

procedere non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce 

del principio della specialità che di quello della proporzionalità. Tale divieto si 

fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella 

raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c). 

 

6.2 In concreto, dall’analisi della documentazione bancaria concernente le relazioni 

dei ricorrenti emergono operazioni connesse con la fattispecie descritta in ro-

gatoria.  

 

6.2.1 La relazione n. 8 intestata ad A. SA è stata aperta il 9 dicembre 2015. Avente 

diritto economico, con procura sul conto, risulta essere S. (1985). Come rilevato 

dal MPC, dalla documentazione bancaria risulta che ingenti fondi sono giunti 

sulla predetta relazione provenienti dal conto n. 3, presso la medesima banca 

J., intestato a B. Inc., Panama, riconducibile alla nonna di S., ossia D., nata nel 

1931 (v. MPC-0079 e 0080). Un accredito di USD 5 milioni sarebbe da ricon-

durre a una presunta donazione della nonna a favore del nipote, valori ereditati 

da D. dai propri genitori (v. MPC-0079). Dall’analisi dei flussi risulta che dal 10 al 

30 dicembre 2015 una somma complessiva di USD 382'442.07 è stata trasferita 

dalla relazione n. 3 a quella della ricorrente (v. MPC-0092, 0093, 0096, 0097). 

In data 10 dicembre 2015 quest’ultima relazione ha accolto l’integralità dei titoli 

componenti il portafoglio della relazione n. 3 (v. da MPC-0088 a MPC-0091). 

- 13 - 
 
 

Importante è poi rilevare che quest’ultima relazione è stata a sua volta alimen-

tata da valori provenienti dalla relazione n. 2, presso T. (oramai banca H.), in-

testata a D. nonché ai suoi figli E. (1956), F. (1959) e I. (1961). In particolare, la 

relazione n. 3 è stata destinataria in data 1° settembre 2009 di USD 10'094.57 

e il giorno successivo di EUR 9'794.87. Dalla relazione n. 2 al conto della B. Inc. 

vi sono inoltre stati trasferimenti di titoli tra agosto e settembre 2009, per un 

valore di USD 3'939'592.-- nonché di EUR 198'492.--. Successivamente è poi 

intervenuto il contratto di donazione di cui sopra (v. MPC-0079), con trasferi-

mento dei valori in questione sul conto della ricorrente (v. da MPC-0088 a MPC-

0093, 0096 e 0097). L’analisi della documentazione relativa alla relazione n. 2, 

pure oggetto di rogatoria e connessa con i fatti oggetto d’inchiesta, ha permesso 

di evidenziare che tale relazione è stata alimentata l’11 settembre 2001 con una 

somma di USD 246'709.56 proveniente da un conto presso banca AA.. Da 

quest’ultimo sono altresì giunti tra il 22 agosto e il 12 ottobre 2001 svariati titoli. 

Sulla relazione n. 2 sono anche stati accreditati il 21 gennaio 2005 altri titoli per 

un valore di USD 2'024'502.76 provenienti dalla banca BB. Ora, nella misura in 

cui la relazione n. 2 è stata alimentata con i valori di cui sopra proprio nel periodo 

(2001-2005) in cui sarebbero stati commessi i reati a monte del riciclaggio di 

denaro evidenziati nel procedimento brasiliano sfociato nella sentenza di con-

danna delle persone implicate ed essendo operazioni riconducibili al loro stretto 

contesto familiare, l’utilità potenziale della documentazione concernente le re-

lazioni evidenziate è pacificamente data.  

 

6.2.2 Per quanto riguarda la relazione n. 4 presso la banca K., intestata a C. Inc., 

aperta il 27 febbraio 2009, di cui avente diritto economico, con diritto di firma 

individuale, risulta essere D. (v. MPC-0022 e 0025), di particolare interesse ri-

sulta essere la relazione del 22 giugno 2011 redatta da un membro della dire-

zione della banca, dalla quale si evince come la famiglia dei ricorrenti avesse 

costituito la propria ricchezza attraverso attività in campo immobiliare in Brasile 

(v. MPC-0080). La banca ha sottolineato come vi fossero delle difficoltà a risa-

lire all’origine dei fondi depositati presso di lei, in particolare tenendo conto 

dell’utilizzo di società offshore dalle quali provenivano i fondi (v. MPC-0080 e 

0081). Ciò detto, dall’8 aprile 2010, pure beneficiario di una procura con diritto 

di firma individuale risulta essere S. (v. MPC-0023 e 0024). Dalla documenta-

zione bancaria risulta che la relazione in questione è stata alimentata, dal 1° lu-

glio 2009 al 23 giugno 2010, mediante svariati accrediti il cui ordinante è risul-

tato essere E., figlio di D., per un ammontare complessivo di USD 1'450'013.48 

(v. MPC-0246, 0247, 0249, 0973, 0978). Inoltre, dal medesimo ordinante è 

giunto, in data 2 luglio 2009, un versamento di EUR 320'000.-- (v. MPC-0243, 

0957). Da notare che la relazione in esame è stata alimentata il 23 marzo 2009 

da un importo di USD 157'000.-- proveniente dal conto n. 7 presso la banca M., 

intestato a O. Corp., Panama (v. MPC-0246 e 0963). Inoltre, in data 12 marzo 

2009, svariati titoli sono stati depositati presso la relazione n. 4 provenienti dal 

- 14 - 
 
 

conto n. 7 (v. MPC-1101, 1117, 1133, 1144). Altri trasferimenti di titoli sono in-

tervenuti il 20 marzo e il 26 agosto 2009, per un importo che in data 31 dicembre 

2009 ammontava a USD 4'075'117.94 (v. MPC-0368), provenienti da un conto 

presso la banca H. intestato a CC. Ltd. (v. MPC-1118, 1125, 1145, 1171) e dal 

conto n. 5 presso la banca L., intestato ai figli di D. (v. MPC-1126, 1132, 1172 

e 1174). Ora, essendo le operazioni sopradescritte intervenute successiva-

mente ai reati a monte già giudicati in Brasile, e concernendo i familiari degli 

indagati, l’utilità potenziale della documentazione bancaria riguardante la rela-

zione intestata a C. Inc. va a sua volta ammessa.  

 

6.2.3 La relazione n. 5 presso la banca L., intestata all’indagato F., a E. nonché a I. è 

stata aperta l’8 febbraio 2005 (v. MPC-0003). Aventi diritto economico della 

stessa risultano esserne i titolari (v. MPC-0008). Dalla documentazione banca-

ria emergono diverse operazioni che necessitano approfondimenti e che evi-

denziano l’utilità potenziale del relativo materiale probatorio. In particolare, sulla 

relazione in questione sono stati accreditati il 16 e 28 febbraio 2005 risp. 

USD 60'307.59 e USD 18'000.-- (v. MPC-0561) provenienti da un conto presso 

la banca DD., Georgetown, su ordine di EE. (v. MPC-0592 e 0646). Inoltre, il 

24 giugno 2009 sono stati traferiti USD 500'000.-- a favore della rubrica EUR 

della relazione bancaria in esame (v. MPC-0579), mentre fr. 165'000.-- hanno 

alimentato in medesima data la rispettiva rubrica in fr., entrambe le somme pro-

venienti dal conto n. 4 presso la banca K., intestato a C. Inc. (v. MPC-1189 e 

1190). Sulla relazione n. 5 sono stati altresì trasferiti, in data 25 febbraio 2005, 

svariati titoli provenienti dalla banca DD., per un valore totale di USD 1'780'000.-

- (v. da MPC-0595 a 0619), titoli trasferiti il 28 agosto 2009 a favore del conto 

n. 4 di cui sopra (v. da MPC-0620 a 0644). 

 

6.2.4 La relazione n. 7 presso la banca M., intestata a O. Corp., è stata aperta il 

31 maggio 2006 (v. MPC-0002 e 0003) ed estinta il 22 agosto 2013 (v. MPC-

0234). Avente diritto economico della stessa risultava essere D. (v. MPC-0004). 

Beneficiari di una procura con diritto di firma individuale erano la società fidu-

ciaria FF. SA nonché l’indagato F., unitamente ad E., I. e la stessa D. (v. MPC-

0006 e 0007). Come già rilevato in precedenza (v. consid. 1.5.3 supra), con 

l’estinzione della relazione è stata disciolta anche la società sua titolare 

(v. MPC-0243). Dalla documentazione bancaria risulta in particolare che la re-

lazione in questione è stata alimentata il 12 e 26 settembre 2006 mediante due 

accrediti di risp. USD 130'000.-- e USD 16'206.42 provenienti dal conto n. 9 

presso banca GG., intestato all’indagato G. e a D. (v. MPC-0042, 0101 e 0104). 

Il 13 dicembre 2006 la relazione n. 7 è stata alimentata tramite un assegno di 

EUR 81'200.--, il cui ordinante era G., mentre la banca HH. risultava essere la 

banca emittente (v. da MPC-0127 a 0135). Inoltre, in data 20 settembre 2006, 

la medesima è stata destinataria, conformemente alle istruzioni datate 28 aprile 

2006 di G. e D. (v. MPC-0099 e 0100), di tutti i titoli, il cui valore al 31 dicembre 

2006 ammontava a USD 1'760'577.-- (v. da MPC-0138 a 0140), depositati sulla 

- 15 - 
 
 

relazione n. 9 (v. da MPC-0196 a 0209). Il nesso personale e temporale con i 

fatti dell’inchiesta è quindi pacifico. 

 

6.2.5 Infine, la relazione n. 6 presso la banca M., intestata a N. Corp., è stata aperta 

il 26 luglio 2006 (v. MPC-0212) ed estinta nel dicembre 2014 (v. da MPC-0203 

a 0207). Avente diritto economico della stessa era l’indagato F. (v. MPC-0003). 

Aventi diritto di firma individuale erano il predetto e la FF. SA (v. MPC-0004). Il 

28 novembre 2014 F. ha ordinato, da una parte, alla banca il trasferimento di 

tutti i valori patrimoniali depositati sulla relazione bancaria in questione al conto 

n. 10 presso la banca II., New York, con chiusura del suo conto (v. MPC-0209), 

dall’altra, alla FF. SA di procedere, oltre che al trasferimento di tutti i beni patri-

moniali della N. Corp. a favore del citato conto presso la banca II., alla dissolu-

zione della società medesima (v. MPC-0208). Anche per il conto qui in esame 

vi sono operazioni di palese utilità potenziale. In particolare, esso è stato ali-

mentato da conti presso la banca JJ. a Nassau (Bahamas) riconducibili a 

KK. Corp. e LL., nonché dal conto presso la banca MM., Nassau, intestato a LL. 

Nel periodo dal 17 gennaio al 24 aprile 2007 svariati versamenti provenienti dai 

predetti conti presso la banca JJ. hanno infatti alimentato la relazione in que-

stione, per un ammontare complessivo di USD 742'986.-- (v. da MPC-0034 a 

0037, da 0093 a 0100, da 0104 a 0105, da 0108 a 0116, da 0119 a 0122, da 

0132 a 0133). La relazione intestata a LL. presso la banca MM. ha alimentato 

la relazione n. 6 durante il periodo dal 22 marzo al 20 aprile 2007, per un am-

montare complessivo di USD 300'026.-- (v. MPC-0036, 0037, 0117, 0118, da 

0124 a 0129). 

 

6.3 In definitiva, sospettando l’autorità estera l’utilizzo da parte dei famigliari degli 

indagati dei conti di cui sopra per il riciclaggio del denaro provento dei crimini a 

monte, commessi tra il 2001 e il 2005, già giudicati nell’ambito del procedimento 

brasiliano di cui al numero di riferimento 0802985-90.2007.4.02.5101, la docu-

mentazione oggetto delle decisioni di chiusura impugnate può senz’altro risul-

tare utile per l’inchiesta estera. Senza dimenticare che i valori di cui sopra po-

trebbero anche essere legati ad attività dell’organizzazione criminale, di cui l’au-

torità penale brasiliana non era a conoscenza. È proprio ripercorrendo a ritroso 

il cammino del denaro che possono emergere risvolti nuovi dell’indagine 

all’estero. In questo senso, risulta utile per l’autorità estera mettere a confronto 

tutti i conti riconducibili agli indagati con la società P. e Q. Ltda, società control-

lante, tra l’altro, una catena di centri fitness brasiliana operante con il nome R., 

sospettata di essere stata utilizzata per riciclare denaro di provenienza illecita. 

Vista la natura dei reati perseguiti all’estero, tutta la documentazione relativa 

alle relazioni coinvolte è necessaria per ricostruire con la massima precisione i 

flussi di denaro intervenuti.  

 

 Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-

zione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 

- 16 - 
 
 

fatti perseguiti in Brasile e detta documentazione. Alla luce della domanda ro-

gatoriale e del relativo complemento, che ben specificano la fattispecie oggetto 

di indagine, risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile 

per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della pro-

porzionalità e non costituisce un'inammissibile fishing expedition. 

 

6.4 Per quanto concerne l'invocata estraneità ai fatti oggetto del procedimento bra-

siliano, l'assunto ricorsuale non è decisivo. Gli insorgenti disattendono infatti 

che l'eventuale qualità di persona non implicata nell'inchiesta all'estero non con-

sente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta che sussista una rela-

zione diretta e oggettiva tra la persona ed il reato per il quale si indaga e ciò 

senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor 

meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 

consid. 5a e b; 118 Ib 547 consid. 3a in fine; ZIMMERMANN, op. cit., n. 404). 

Giova a tal proposito ricordare che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera 

segreta di persone non implicate nel procedimento penale, è stato abrogato con 

la modifica dell'AIMP del 4 ottobre 1996. Per di più, i titolari di conti bancari 

usati, anche a loro insaputa, per operazioni sospette non potevano comunque 

prevalersi di quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib 576 consid. 

13d). Insistendo sulla sua estraneità ai fatti oggetto del procedimento estero, i 

ricorrenti misconoscono d'altra parte che il quesito della colpevolezza non deve 

essere esaminato nella procedura di assistenza (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in 

fine; 117 Ib 64 consid. 5c; 112 Ib 576 consid. 14a). Né spetta all'autorità né al 

giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e 

prima facie dei mezzi di prova, esaminare compiutamente la fondatezza di altri 

mezzi di prova (v. DTF 117 Ib 64 consid. 5c; 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche 

DTF 122 II 373 consid. 1c). Trattandosi di una questione relativa alla valuta-

zione delle prove, spetterà alle autorità brasiliane risolverla (DTF 121 II 241 

consid. 2b; 118 Ib 547 consid. 3a). 

 

 

7. Eccezion fatta per la procedura RR.2016.141-143, la quale non ha per oggetto 

il sequestro di valori, i ricorrenti hanno chiesto il dissequestro delle loro relazioni 

bancarie. 

 

7.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-

zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che 

tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti 

nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-

st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 

1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3).  

 

7.2 Ebbene, visto quanto esposto nei precedenti considerandi (v. in part. supra con-

sid. 6.2-6.4), è senz'altro possibile concludere che esistono elementi sufficienti 

- 17 - 
 
 

per confermare i sequestri contestati. Sull’affermazione secondo cui i valori se-

questrati avrebbero un’origine precedente rispetto alla commissione dei reati 

presupposti del riciclaggio, aspetto sul quale i ricorrenti hanno insistito, occorre 

rilevare che potendo i valori oggetto delle decisioni impugnate essere state nel 

potere di disposizione di un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP, 

il loro sequestro va confermato anche in ottica di un’eventuale futura richiesta 

di confisca giusta l’art. 74a AIMP, non avendo l’eventuale origine lecita dei valori 

nessuna influenza su un’ipotetica applicazione dell’art. 72 CP (cfr. sentenze del 

Tribunale penale federale RR.2016.105 e RR.2016.106 del 1° dicembre 2016, 

consid. 3). Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto della docu-

mentazione di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'eventuale pro-

venienza illecita dei fondi sequestrati, rispettivamente l’eventuale facoltà di di-

sposizione da parte di un’organizzazione criminale. Dovessero i valori in que-

stione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali o essere stati a dispo-

sizione di un’organizzazione criminale, essi potrebbero fare l'oggetto di una de-

cisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente 

(v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 

consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In definitiva, i sequestri litigiosi devono 

essere mantenuti di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed 

esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comuni-

cato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 

AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. 

CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 

II 462 consid. 5e). I ricorrenti non hanno peraltro sostanziato nessun pregiudizio 

economico cagionato dai sequestri. Anche da questo punto di vista i blocchi in 

questione non presentano alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che 

i sequestri vanno confermati e le relative censure respinte. 

 

 

8. In definitiva, le decisioni impugnate vanno integralmente confermate e i gravami 

respinti, nella misura della loro ammissibilità. 

 

 

9. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a complessivi fr. 20’000.-- (fr. 4'000.-- per ogni gravame). 

Essa è coperta dagli anticipi delle spese già versati. La cassa del Tribunale 

penale federale restituirà i seguenti saldi ai ricorrenti: fr. 3'000.-- nella causa 

RR.2016.135; fr. 1'000.-- nella causa RR.2016.136; fr. 3'000.-- nella causa 

RR.2016.137; fr. 2'000.-- nella causa RR.2016.138-140 e fr. 2'000.-- nella causa 

RR.2016.141-143. 

 

- 18 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Le cause RR.2016.135, RR.2016.136, RR.2016.137, RR.2016.138-140 e 
RR.2016.141-143 sono congiunte. 

2. Nella misura della loro ammissibilità, i ricorsi sono respinti. 

3. La tassa di giustizia di fr. 20'000.-- è posta a carico dei ricorrenti. Essa è co-

perta dagli anticipi delle spese già versati. La cassa del Tribunale penale fe-

derale restituirà i seguenti saldi ai ricorrenti: fr. 3'000.-- nella causa 

RR.2016.135; fr. 1'000.-- nella causa RR.2016.136; fr. 3'000.-- nella causa 

RR.2016.137; fr. 2'000.-- nella causa RR.2016.138-140 e fr. 2'000.-- nella 

causa RR.2016.141-143. 

 
 
Bellinzona, 10 gennaio 2017  
 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Rosa Cappa 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).