# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f229609e-1b2e-5b5c-8faa-9de69a7cb049
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 01.09.2010 80.2010.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2010-96_2010-09-01.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2010.96

  	
  Lugano

  1 settembre
  2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 16 luglio 2010 contro la decisione del 24
  giugno 2010 in materia di imposta sugli utili immobiliari.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Con
atto pubblico del 21 luglio 2005, iscritto a Registro fondiario il 18 ottobre
2005, la RI 1 vendeva a __________ le part. n. __________ e __________ RFD di __________
-__________, al prezzo complessivo a corpo di 10'000'000 di franchi. 

                                         

 

                                  B.   Con
scritto del 4 dicembre 2006, lo Studio legale ____________________, in rappresentanza
della fondazione venditrice, inviava all’Ufficio di tassazione di Lugano Città
varia documentazione, indicando fra gli allegati in particolare una copia del
formulario per la dichiarazione dell’imposta sugli utili immobiliari, a suo
tempo (14 ottobre 2003) inoltrato alla stessa autorità, in occasione dello
scioglimento della Comunione ereditaria fu __________. In tale documento, la
Fondazione aveva commisurato il valore di acquisto degli immobili da parte del
defunto in fr. 2'200'000.– ed i costi di costruzione e di miglioria in fr.
7'500'000.–. Nella lettera, l’alienante spiegava che, “in seguito alla
decisione di differimento che riprendeva tel quel la dichiarazione, la
Fondazione pensava la cosa regolata”, con la conseguenza che “l’antica
liquidazione è andata perduta, probabilmente perché messa a disposizione d’uno
degli allora interessati all’acquisto che non l’ha restituita e non la trova”.
Chiedeva pertanto all’Ufficio di tassazione di calcolare l’utile immobiliare relativo
alla vendita del 2005 partendo “da tali elementi allora accertati”.

                                         Subordinatamente,
chiedeva di partire dal preventivo di massima, sebbene “assolutamente ben
lontano dai costi effettivi”, tenendo però conto di diverse circostanze risalenti
ai tempi dei lavori, fra le quali “la necessità di una analisi delle
possibilità edificatorie”, il “pessimo stato” degli infissi, le varianti
rispetto ai piani originali, la sistemazione del giardino “sotto la direzione
del famoso architetto italiano dei giardini Porcinari”.  

 

 

                                  C.   Con
decisione del 27 luglio 2009, l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche
(UTPG) notificava alla RI 1 la tassazione dell’imposta sugli utili immobiliari
relativa alla vendita in questione, commisurando l’utile imponibile in fr.
7'620'392.– e l’imposta corrispondente in fr. 304'815.70 (aliquota del 4%). 

                                         Dal
valore di alienazione di 10'000'000 di franchi, l’autorità fiscale aveva
dedotto il prezzo di acquisto (fr. 1'800'000.–) e costi di costruzione e di
miglioria per complessivi fr. 579'608.–, con la seguente motivazione:

                                         Dopo aver
esaminato la documentazione in nostro possesso e valutato attentamente tutte le
vostre indicazioni, in assenza di una ulteriore documentazione comprovante i
costi di ristrutturazione, possiamo accettare unicamente un costo di fr.
579'608.– che corrisponde al preventivo (doc. 6a) e alla nota di onorario (doc.
9a).

 

 

                                  D.   Il
31 maggio 2010, la fondazione contribuente indirizzava all’autorità di
tassazione uno scritto intitolato “DOC. da aggiungere al RECLAMO 24.8.09”, con
cui chiedeva di “inserire nel dossier” un estratto da Wikipedia relativo
all’arch. Pietro Porcinai ed un e-mail ricevuto dalla figlia di quest’ultimo,
in merito ai lavori svolti dal padre nel parco della proprietà di __________ negli
anni 1978-1983.

                                         Il 7
giugno 2010, il funzionario competente dell’Ufficio di tassazione prendeva
contatto telefonicamente con lo Studio __________, chiedendo copia del reclamo
e la prova della sua spedizione. 

                                         Lo stesso
giorno, l’avv. __________ trasmetteva all’Ufficio di tassazione uno scritto
datato 24 agosto 2009, spiegando che quest’ultimo “era stato preparato e
firmato ed era da inviare per raccomandata” ma che poi “purtroppo, per le varie
assenze in vacanza, l’invio avvenne ma non per raccomandata, per cui ne manca
la prova”. Invitava pertanto l’autorità fiscale a “farne ricerca in altri
uffici, dato che mancava l’indicazione della via”. Se lo stesso non fosse stato
reperibile, postulava la restituzione del termine di reclamo “per le assenze in
vacanza che condussero all’invio non raccomandato di un invio non più
reperibile”. 

 

                                      

                                  E.   Con
decisione del 24 giugno 2010, l’Ufficio di tassazione dichiarava irricevibile
il reclamo della contribuente, in quanto tardivo. Nella motivazione della
decisione, proponeva in particolare le seguenti considerazioni:

                                         La
consultazione dell’incarto della RI 1 e le ricerche dell’autorità di tassazione
non hanno permesso di rintracciare il reclamo 24.8.09 contro la TUI del 2005 relativa alla vendita immobiliare fra la RI 1 e la sig.ra __________.

                                         Purtroppo
il reclamo del 24.8.2009 non deve neanche essere stato inviato ad altro ufficio
della Divisione delle contribuzioni, in quanto per prassi e direttiva interna
gli invii agli uffici sbagliati vengono automaticamente girati a quelli
competenti.

                                         Riteniamo
inoltre che l’indirizzo indicato sul reclamo, sebbene fosse mancante
dell’indicazione della via, era sufficiente per farlo recapitare all’autorità
di tassazione, poiché l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche di fatto
dispone di una casella postale.

                                         In
conclusione, mancando la prova dell’invio e non disponendo  del documento
originale del 24.8.09, ci dobbiamo chinare sull’invio del 7.6.2010. Nella misura
in cui lo stesso, preannunciato dallo scritto del 31.5.2010, rappresenta un
reclamo avverso la decisione TUI 1/2005 emessa a carico della RI 1, viene
pertanto considerato irricevibile, in quanto inoltrato ben oltre i termini
legali (cfr. ad esempio decisione CDT 80.2010.29 del 7.4.2010 in re C.A.) e non
essendo stato addotto alcun giustificato motivo affinché siano dati gli estremi
per una restituzione dei termini ai sensi dell’art. 192 cpv. 5 LT.

 

 

                                  F.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, la RI 1 postula, in via
principale, che il valore di acquisto sia elevato a fr. 2'200'000.– ed i costi
di miglioria relativi alla proprietà ceduta a 7'500'000 franchi e, in via
subordinata, che tali costi vengano valutati “in loco, in contraddittorio,
previo eventuale esperimento di conciliazione”. Nel contempo, chiede pure la
revisione della decisione di tassazione, auspicando che l’Ufficio di tassazione
delle persone giuridiche e la Camera di diritto tributario “s’intendano,
accettando l’ev. unica trattazione della Camera di DT, per analogia con l’art.
206,2 LT”. 

                                         Secondo
l’insorgente, la scoperta, avvenuta nel maggio 2010, nello staff degli architetti
di nomi illustri come ------ e ----- equivarrebbe alla scoperta di fatti
rilevanti o mezzi di prova decisivi, tali da giustificare la revisione della
tassazione già passata in giudicato. 

                                         La
ricorrente ritiene inoltre che l’autorità fiscale dovesse basarsi sulla
decisione notificatale in occasione dello scioglimento della comunione
ereditaria, che a suo avviso costituisce una “decisione formale autonoma con
tanto di termine di reclamo”.

 

 

                                  G.   Nelle
sue osservazioni del 27 luglio 2010, l’UTPG propone di respingere il ricorso.
Considerata la tardività nell’inoltro del reclamo, ritiene di averlo
correttamente dichiarato irricevibile. Contesta poi la tesi dell’insorgente,
secondo cui l’autorità fiscale avrebbe dovuto riprendere i valori indicati
nella decisione con cui è stato concesso il differimento dell’imposizione
dell’utile immobiliare, al momento dello scioglimento della comunione
ereditaria.

 

  

Diritto

 

 

                                   1.   La Camera di diritto tributario, autorità di ricorso in materia
fiscale contro le decisioni degli uffici di tassazione, è competente a
pronunciarsi nel merito dei ricorsi a condizione che il gravame sia ricevibile
in ordine.

                                         Essa deve
pertanto esaminare preliminarmente se il ricorso è ricevibile, ovvero
tempestivo, sufficientemente motivato, spedito nei termini di legge e
presentato da una persona legittimata, ma anche se una eventuale decisione
dell’Ufficio di tassazione, che abbia dichiarato irricevibile il reclamo del
contribuente, sia fondata. Se l’irricevibilità del reclamo è stata pronunciata
a torto, gli atti verranno retrocessi all’autorità di tassazione per la
decisione di merito, mentre, in caso contrario, la Camera confermerà la decisione
di irricevibilità.

 

 

 

                                   2.   2.1

                                         Nella
fattispecie, la decisione impugnata ha dichiarato irricevibile il reclamo della
fondazione contribuente, sostenendone la tardività.

                                         

                                         2.2.

                                         Contro la
decisione di tassazione il contribuente può reclamare per scritto all’autorità
di tassazione, entro trenta giorni dalla notificazione (art. 206 cpv. 1 LT,
applicabile nella procedura di tassazione dell’imposta sugli utili immobiliari
in virtù del rinvio proposto dall’art. 213 LT).

                                         L’art.
192 cpv. 5 LT precisa che tale termine, stabilito dalla legge, è perentorio, essendo
prevista una deroga solo quando esiste un motivo di restituzione in intero del
termine, vale a dire quando è provato che l’inosservanza del termine è da
attribuire a servizio militare, malattia, assenza dal cantone o altri gravi
motivi riguardanti il contribuente o il suo rappresentante.

                                         Il
termine decorre dal giorno successivo alla notificazione ed è reputato
osservato se l’opposizione perviene all’autorità di tassazione o è consegnata a
un ufficio postale svizzero ovvero a una rappresentanza diplomatica o consolare
svizzera all’estero il giorno della scadenza (art. 192 LT).

 

                                         2.3

                                         La prova
dell’interposizione tempestiva di un reclamo o di un ricorso è a carico del
reclamante o ricorrente (DTF 119 V 7 consid. 3c/bb e cc; 98 Ia 247 consid. 2).
Tale prova risulta in linea di principio dalla data del timbro postale (DTF 109
Ia 183 consid. 3b; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale 2C_822/2008
del 18 dicembre 2008 consid. 4.2). Tuttavia, se la data in questione non è
leggibile, non può costituire la prova del deposito dell’atto nel termine
legale. L’interessato può in tal caso portare la prova con altri mezzi, in
particolar modo mediante testimoni (DTF 109 Ib 343 consid. 2b; 98 Ia 247 consid.
2), tenendo conto del fatto che la semplice dichiarazione della parte
interessata non è sufficiente (cfr. sentenza 2C_711/2008 del 7 novembre 2008
consid. 3.1).

 

                                         2.4.

                                         Nella
fattispecie, la ricorrente deve subire le conseguenze dell’impossibilità, da
essa stessa riconosciuta, di provare il tempestivo inoltro del reclamo. 

                                         L’invio
raccomandato viene utilizzato, fra i servizi postali, proprio con il fine
precipuo di provare la data dell’invio. È pertanto singolare che un avvocato
non si serva di tale mezzo volendo mettersi in condizione di dimostrare il
rispetto di un termine legale (cfr. la già citata sentenza del TF 2C_822/2008
del 18 dicembre 2008 consid. 4.2 in fine).

                                         La
circostanza che gli impiegati dello studio legale, essendo in vacanza i titolari,
abbiano “disatteso” l’ordine di invio raccomandato, non può evidentemente
essere opposta al fisco.

 

                                         2.5.

                                         La
ricorrente non invoca espressamente un motivo di restituzione del termine di reclamo.

                                         Nella
misura in cui l’accenno al fatto che i collaboratori dello studio legale avrebbero
disatteso gli ordini ricevuti, in merito all’invio per raccomandata del
reclamo, dovesse essere inteso quale motivo di restituzione dei termini, va
ricordato che il comportamento delle persone ausiliarie va ascritto al
richiedente (cfr. p. es. DTF 114 Ib 67; ASA 60 p. 630 consid. 2c).

                                         2.6.

                                         La
decisione impugnata, con la quale l’Ufficio di tassazione delle persone
giuridiche ha dichiarato irricevibile il reclamo, deve conseguentemente essere
confermata.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Come
ricordato, la ricorrente vorrebbe poi che questa Camera si pronunciasse anche
sull’istanza di revisione, contenuta nello stesso atto con cui è stato
interposto il ricorso contro la decisione su reclamo del 24 giugno 2010.

                                         Propone,
a tale riguardo, che la Camera di diritto tributario si accordi in tal senso
con l’UTPG, applicando per analogia l’art. 206 cpv. 2 LT.

 

                                         3.2.

                                         L’art. 234 cpv. 1 LT attribuisce
la competenza decisionale in materia di revisione all'Ufficio che ha preso la decisione oggetto della domanda.

                                         La reiezione della domanda di revisione e la nuova decisione o sentenza possono essere impugnate con gli
stessi rimedi giuridici ammessi contro la decisione o sentenza anteriori (art. 234 cpv. 3 LT).

                                         La
domanda di revisione  deve essere inoltrata all'autorità che ha adottato
per ultimo una decisione di merito cresciuta in giudicato e non a eventuali
autorità superiori che non sono entrate in materia per motivi formali (cfr. pure
ASA 35 p. 148 ss., in particolare cons. 3, p. 151: STF del 26 aprile 1988 in re E. D.; sentenza CDT n. 80.1999.227 del 29 novembre 1999; inoltre Vallender, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum
Schweizerischen Steuerrecht, vol. I/2b, 2a ediz., Basilea
2008, n. 1a ad art. 149 LIFD, p. 474). È infatti principio generale del diritto che una istanza di revisione vada proposta al judex a quo, ossia
a quella autorità che ha emanato la decisione della quale si postula la revisione.
Anche per l'imposta cantonale vige il principio che l'istanza di revisione deve essere presentata all'autorità che ha adottato per ultima una decisione di merito cresciuta in giudicato e non a eventuali autorità giudiziarie superiori che non sono entrate nel merito per motivi formali (Soldini,
L'autorità competente in materia di revisione, in RTT 1988, p. 39).

   

                                         3.3.

                                         Nella
fattispecie, la decisione oggetto della domanda di revisione è la decisione di tassazione del 27 settembre 2009. Competente è pertanto l’Ufficio di tassazione, che ha adottato tale decisione. Il rimedio giuridico ammesso contro la decisione sull’istanza di revisione sarà quindi dapprima il reclamo allo stesso Ufficio – perché tale
è il rimedio ammesso “contro la decisione o sentenza anteriori” secondo l’art. 234 cpv. 3 LT – e quindi il ricorso alla Camera di diritto tributario.

                                         Ne consegue che la Camera
di diritto tributario non può entrare nel merito dell’istanza di revisione. 

                                         Né può trovare
applicazione, come vorrebbe la ricorrente, l’art. 206 cpv. 2 LT. Quest’ultima
disposizione prevede in effetti che il reclamo presentato
contro una decisione di tassazione già esaustivamente motivata possa essere
trasmesso come ricorso, con il consenso del reclamante e degli altri
proponenti, alla Camera di diritto tributario. Nella fattispecie, tuttavia,
manca del tutto una decisione sull’istanza di revisione e quindi una
motivazione “esaustiva”, contro cui sarebbe proponibile un reclamo da trasmettere
direttamente alla Camera di diritto tributario. A ciò si aggiunga che
l’autorità di tassazione, nelle sue osservazioni al ricorso, non ha dato il suo
consenso ad una simile trasmissione, cosa che basterebbe in ogni caso ad
escludere la soluzione auspicata dalla contribuente.

 

 

                                   4.   Visto
l’esito del ricorso, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico
della ricorrente, soccombente. 

 

 

Per questi motivi,

visto per le spese l’art. 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   1.1.  Il
ricorso contro la decisione su reclamo del 24 giugno 2010 è respinto.

                                         1.2.  L’istanza
di revisione della decisione del 27 luglio 2010 è irricevibile. 

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.  1’000.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.    100.–

                                         per un
totale di                                                       fr. 1’100.–

                                         sono a
carico della ricorrente.

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -; 

  -; 

  -. 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: