# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8df9719c-f582-5899-9183-a8f21f5f1887
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.09.2009 32.2009.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-80_2009-09-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.80

   

  FS/lb

  	
  Lugano

  25 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 aprile 2009 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 febbraio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto 

 

                               1.1.   Con
decisione 13 maggio 2005 (doc. AI 30/1-2), cresciuta incontestata in giudicato,
l’Ufficio AI aveva respinto la richiesta di prestazioni di RI 1, classe 1970,
da ultimo attivo quale __________ presso la __________ (doc. AI 13/1-3), adducendo:

 

" 
(...)

Dall’esame della documentazione medico-economica
acquisita agli atti AI si rileva che l’assicurato dal profilo medico teorico
risulta essere inabile nella precedente attività svolta presso la __________.
L’assicurato è però ritenuto totalmente abile in attività lavorative che non
presuppongano la dipendenza diretta da superiori o anche la necessità di
gestire il contatto diretto con il pubblico.

(…)

Dal confronto del reddito conseguibile dall’A. in
ambito amministrativo commerciale (in un posto di lavoro adeguato alle
condizioni di salute): secondo le raccomandazioni salariali previste dalla Società
Svizzera degli Impiegati di Commercio, nel 2004: 50-52'000.-- circa per
un lavoratore con apprendistato biennale e, il redito conseguibile
nell’attività precedentemente svolta pari a fr. 57'708.--, ne risulta una
perdita di guadagno inferiore al 40% e pertanto il diritto alla rendita non
esiste.

(…)" (doc. AI 30/1-2)

 

                               1.2.   Il
3 novembre 2005 l’assicurato ha introdotto una seconda domanda di prestazioni
(doc. AI 43/1-7).

 

                                         Con
decisione 21 febbraio 2006 (doc. AI 50/1-2), confermata con decisione su
opposizione 18 dicembre 2006 (doc. AI 67/1-6), l’Ufficio AI non è entrato nel merito
della domanda “(…) in assenza di comprovate variazioni della situazione nota
(…)” (doc. AI 67/5).

 

                                         Questo
Tribunale, nell’ambito del ricorso inoltrato contro la decisione su opposizione
18 dicembre 2006, con decreto 19 luglio 2007 ha stralciato la causa dai ruoli e
omologato la transazione in base alla quale gli atti andavano rinviati all’Uffi-cio
AI per nuovi accertamenti medici (doc. AI 81/1-2).

 

                               1.3.   L’amministrazione,
conformemente alla transazione omologata, il 15 gennaio 2008 ha predisposto un accertamento medico presso il Centro __________ (doc. AI 86/1).

 

                                         Con
decisione 27 febbraio 2009 (doc. AI 107/1-3), preavvisata con progetto 15
gennaio 2009 (doc. AI 105/1-3) – sulla base della perizia
medico-psichiatrica 22 aprile 2008 (doc. AI 92/1-13), delle risposte 19 maggio
2008 del direttore del __________ (doc. AI 95/1 e 96/1), delle annotazioni 29
maggio 2008 del medico SMR (doc. AI 97/1) e del rapporto finale 26 settembre
2008 del consulente in integrazione (doc. AI 100/1-2, 101/1 e 102/1) – l’Ufficio AI
ha nuovamente negato il diritto a prestazioni essendo il grado d’invalidità non
pensionabile.

 

                               1.4.   Contro
la decisione 27 febbraio 2009 l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso
al TCA con il quale – contestata la valutazione medica – ha chiesto di essere
al beneficio di una rendita a decorrere dal 3 novembre 2005.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa – sottolineando il “(…) pieno valore (…)” della valutazione peritale
e evidenziata l’assenza di “(…) un danno alla salute psichica che oggettivamente
determini in modo duraturo una maggiore incapacità lavorativa (…) e di “(…)
elementi di valutazione dell’invalidità dell’assicurato che non siano stati
correttamente valutati (…)” (IV) – l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il
ricorso.

 

                               1.6.   Con
scritto 28 aprile 2009 l’assicurato ha trasmesso al TCA il rapporto medico
dello stesso giorno della dr.ssa __________.

 

                               1.7.   Con
osservazioni 25 maggio 2009 l’Ufficio AI – sulla base delle
annotazioni 12 maggio 2009 del dr. __________ e della dr.ssa __________, entrambi
medici SMR, che hanno ritenuto “(…) necessario una rivalutazione da parte del
CIP che tenga in considerazione le limitazioni espresse nella perizia e della descrizione
delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro. E’ infatti da definire
l’effettiva disponibilità di posti di lavoro nel rispetto dei criteri scritti
in perizia che a nostro parere sono molto restrittivi (…)” (X/Bis) – ha chiesto di
“(…) voler retrocedere gli atti all’ufficio AI per i citati accertamenti ai
sensi delle annotazioni SMR 12.5.2009 con una successiva nuova decisione (…)”
(X, pag. 2).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la modifica del 6 ottobre 2006 della legge
federale sull’assicurazione invalidità (LAI), di altre leggi federali nonché
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (5a revisione del-l’AI; RU 2007 5129 e segg.). Per la disanima del
diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza
occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale, secondo cui
sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello
stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con riferimento a
DTF 130 V 329). Ne discende che nel caso in esame si applicano le norme
sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008
al 27 febbraio 2009 seguente, data della decisione impugnata, che delimita
temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (DTF
132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con        riferimenti), trovano applicazione
le nuove norme (STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009).

                                         Va
qui rilevato che la 5a revisione dell’AI non ha modificato in maniera sostanziale
le disposizioni legali sulla valutazione del grado d’invalidità. La
giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene pertanto la sua validità
(STF 8C_76/2009 del 19 maggio 2009, consid. 2).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 27 febbraio 2009, con la quale
l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni, è conforme o
meno alla legislazione federale.

                                         L’assicurato,
contestata la valutazione medica, ha postulato il diritto ad una rendita.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI (cpv. 2 dal 1° gennaio 2008) prescrive che gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se
sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento
o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale, TF) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

 

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; vedi inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini.
In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

 

                               2.6.   Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il
grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a
se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende
verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per
il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI).

 

                                         Se
tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della
domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile
una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita
l'amministrazione è obbligata a entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V
64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV
Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der
Invalidenversi-cherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86;
Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pag. 270).

 

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi,
Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauser/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198).

 

                               2.7.   Nel
caso concreto, con decisione 13 maggio 2005 cresciuta
incontestata in giudicato (doc. AI 30/1-2), l’Ufficio AI aveva respinto la
prima richiesta di prestazioni 5 marzo 2004 (doc. AI 1/1-7) fondandosi sulla
perizia pluridisciplinare 21 settembre 2004 (doc. AI 22/1-17) nella quale i
periti, posta la diagnosi di “(…) disturbo di personalità emotivamente
instabile (ICD 10 F 60.3) (…)” (doc. AI 22/8), avevano concluso che “(…)
l’attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica dell’A. è valutabile
nella misura dello 0% nella sua attività finora svolta presso __________.
D’altra parte l’A. presenta una capacità lavorativa totale per altre attività
che non presuppongano la dipendenza diretta dell’A. da superiori o anche la
necessità di gestire il contatto diretto con il pubblico, con le sue richieste e
gli stress che da queste derivano per l’A. (…)” (doc. AI 22/11).

 

                                         Nell’ambito
della seconda domanda 3 novembre 2005 (doc. AI 43/1-7), l’Ufficio AI – dopo che questo Tribunale,
visto il ricorso inoltrato contro la decisione su opposizione 18 dicembre 2006,
con decreto 19 luglio 2007 aveva stralciato la causa dai ruoli e omologato la
transazione in base alla quale gli atti andavano rinviati all’Ufficio AI per
nuovi accertamenti medici (doc. AI 81/1-2) e ritenute le annotazioni 10
gennaio 2008 nelle quali il dr. __________, medico SMR, ha concluso che “(…) in
considerazione delle discrepanze diagnostiche indicata rivalutazione peritale
psichiatrica presso il centro peritale per stabilire stato di salute attuale ed
evoluzione stato di salute e rispettiva capacità lavorativa dal 2004 (…)” (doc.
AI 85/1) – ha ordinato una nuova
perizia presso il __________ (doc. AI 86/1-2).

 

                                         Nella
perizia medico-psichiatrica 22 aprile 2008 (doc. AI 92/1-13) i periti, dr. __________,
direttore del __________ e FMH in psichiatria e psicoterapia, e la dr.ssa __________,
medico assistente – dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi, i dati soggettivi e
oggettivi dell’assicurato e posta la seguente diagnosi con ripercussioni sulla
capacità di lavoro “(…) disturbi di personalità misti. ICD 10 F61.0 (…)” (doc.
AI 92/11) –, circa le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integrazione hanno
concluso:

 

" 
(...)

B.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO

 

 

1.        Descrizione di risorse e deficit

Le risorse consistono nella conoscenza di
diverse lingue tra le quali tedesco e svizzero tedesco, inglese e francese.
Diploma di commercio ma con una breve esperienza lavorativa strettamente
connessa al titolo ottenuto e quindi poca esperienza nel campo. Mostra scarsa
tolleranza alle frustrazioni che lo portano ad avere comportamenti impulsivi
senza tener conto delle conseguenze. I deficit sono sostanzialmente di tenuta nell'ambito
lavorativo, infatti, per quanto ha un sufficiente contatto con la realtà tende
alle volte a darne un'interpretazione in chiave paranoidea, ad essere rivendicativo
e a passare facilmente ad aggressioni verbali. Non mostra molta partecipazione
affettiva nelle relazioni, non facendosi coinvolgere e non riuscendo ad essere
ematico verso le esigenze altrui. Ha difficoltà ad integrarsi in un gruppo di
lavoro e a condividerne le esigenze, la diversità d'opinione che è facilmente
vissuta come una critica personale. Non mostra deficit nelle funzioni cognitive
nonostante lui riferisca negli ultimi tempi una riduzione della memoria e della
concentrazione. Non mostra problemi nella comunicazione. Ha le risorse per
organizzare il proprio tempo, ma ha scarse capacità d'adattamento. Si mostra
rigido nell'affrontare e nell'interpretare le sue difficoltà. Avendo una scarsa
autostima e avendo messo in atto una serie di meccanismi di difesa ed un se
grandioso in maniera compensatoria, non accetta critiche, osservazioni o
confronti diretti con altre persone.

 

2.        Capacità di lavoro nell'attività
attuale o da ultimo svolta

           Nessuna.

 

3.        Periodi di inabilità lavorativa
accertabili

Il paziente risulta completamente inabile al
precedente ed ultimo lavoro, per il problema di personalità a periodi
intercorrenti di depressione, dal mese di agosto 2002 ad oggi. Dal momento
dell'attuale perizia valutiamo un'inabilità totale per i contesti di lavoro
precedenti. In un ambiente di lavoro ottimale, con le caratteristiche che
abbiamo descritto, l'assicurato potrebbe ancora lavorare con una presenza per
otto ore e trenta (orario abituale aziendale). Tuttavia con un rendimento
diminuito del 30%, calcolando eventuali rallentamenti nei suoi ritmi di produzione
dovuti a momenti di tensione dell'assicurato, a reazioni impulsive che devono
trovare il tempo di mitigarsi, a discussioni con i superiori, all'insorgenza di
contrasti futili che possono rallentare la produttività, a momenti in cui
l'assicurato potrebbe eventualmente lavorare meno del dovuto, convinto forse di
essere stato ingiustamente sovraccaricato ...e altri atteggiamenti simili,
prevedibili sulla scorta del disturbo di personalità obiettivato.

 

 

C.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' D'INTEGRAZIONE

 

1.        Indicazioni mediche per interventi
d'integrazione

La possibilità di una riqualifica è minima
per la difficoltà dell'assicurato di mettersi nelle condizioni di essere valutato
e di riprendere un qualche percorso di tipo "scolastico".

 

2.        Possibilità di migliorare le sue capacità
sul posto di lavoro attuale

Non esiste nessuna possibilità di migliorare
la situazione sull'ultimo posto di lavoro sia perché sono già stati fatti dei
tentativi sia perché la situazione lavorativa è incompatibile con le
problematiche del periziando.

 

3.        Capacità di lavoro per altre attività

Difficilmente è pensabile un lavoro dove non
sia necessario confrontarsi in qualche maniera con gli altri, inoltre i
fallimenti ottenuti nella ricerca di un posto di lavoro hanno fiaccato ulteriormente
le risorse dello stesso. Vi è stato un peggioramento dello stato psichico
generale, con una riduzione della capacità di una relazione senza mostrare
subito insofferenza o aumento della quota d'ansia. E' presente un'aggressività
latente sia verso se stesso sia verso gli altri. Nonostante al momento non vi
sia un tono dell'umore deflesso, questo stato psichico è suscettibile di rapido
peggioramento qualora debba confrontarsi con altri fallimenti. Il disturbo
psichico presentato dall'assicurato allo stato attuale difficilmente è
compatibile con     un'attività lavorativa ordinaria.

 

D.        OSSERVAZIONI

 

E' probabile che l'assicurato, arroccato in
una prospettiva rivendicativa che cerca il riconoscimento istituzionale del
ruolo di malato ad ogni costo, possa opporre delle resistenze ad un progetto
reintegrativo strutturato, ritenendo di avere un assoluto diritto ad una
rendita e che il fatto di impegnarsi in sforzi per reinserirsi sia un'offesa
inaccettabile a tale diritto. Una simile resistenza, seppur inquadrabile nell'
ambito del disturbo di personalità descritto, sembra francamente eccesiva e
poco condivisibile. Credo che, per quanto grave è tale disturbo di personalità
e per quanto problematico possa essere effettivamente trovare un posto di
lavoro con le caratteristiche sopra descritte, in ogni modo l'assicurato abbia
ancor le risorse per capire, vista la sua giovane età, la necessità di
coinvolgersi almeno in un percorso reintegrativo. Il ferreo convincimento di un
assicurato di avere diritto ad una rendita, non mi sembra un elemento
psicopatologico sufficiente dal quale deve derivare un'eccezione al principio
di "tentare una reintegrazione prima della rendita", a meno che tale
rifiuto di collaborare dell'assicurato non si fondi, su una grave e persistente
compromissione dell'esame di realtà, come capita ad esempio nelle sindromi
deliranti.

(...)" (doc. AI 92/11-13)

 

                                         Il
dr. __________ – in risposta alle domande postegli dal dr. __________, medico
SMR, (doc. AI 95/1) – con scritto 19 maggio 2008 ha precisato:

 

" 
(...)

Non vi sono elementi oggettivi retrospettivi per
discordare dalle conclusioni della perizia SAM del settembre 2004, confortati
anche dal parere dello specialista dr. __________ del giugno dello stesso anno.

In sintesi si può ritenere che fino alla data della
perizia SAM fosse esigibile una capacità lavorativa totale in attività idonea
al problema di salute. Riteniamo inoltre che un peggioramento rispetto a quanto
accertato per il SAM dalla psichiatra dottoressa __________ sia derivabile solo
a partire dal certificato della dottoressa __________ del novembre 2005.

Pertanto anche fino a tale data riteniamo valide le
conclusioni della perizia SAM.

Il fallimento dell'aiuto al collocamento offerto
dall'Ufficio Al potrebbe aver segnato l'inizio di una cronicizzazione negativa
della caratteropatia, così come la possiamo osservare oggi.

Pertanto riteniamo che il rendimento ridotto del 30% in
attività idonea, debba decorrere verosimilmente dalla prima certificazione di
peggioramento, ovvero dal mese di novembre 2005. La nostra valutazione riguarda
solo gli aspetti disadattivi del disturbo di personalità, divenuti significativi
a partire verosimilmente da tale data.

Non abbiamo nessun elemento invece per giudicare se
allora (novembre 2005) il paziente avesse o meno una sindrome depressiva o
altro disturbo di tipo ansioso tale da ridurre ulteriormente il suo rendimento
in attività idonea.

La collega dottoressa __________, sentita
telefonicamente in data odierna si è espressa concordemente a tali conclusioni.

(…)" (doc. AI 96/1)

 

                                         L’Ufficio
AI – considerate le risultanze della perizia 22 aprile 2008 del __________,
le precisazioni 19 maggio 2008 del dr. __________, le annotazioni 29 maggio
2008 del dr. __________: “(…) IL in attività adeguata dello 0% fino a 11 2005,
mentre dopo tale data di giustifica una IL 30% (…)” (doc. AI 97/1) e visto il
rapporto finale 26 settembre 2008 del consulente in integrazione (doc. AI
100/1-2, 101/1 e 102/1) – con decisione 27 febbraio 2009 (doc. AI 107/1-3), preavvisata con
progetto 15 gennaio 2009 (doc. AI 105/1-3), ha nuovamente negato all’assicurato
il diritto a prestazioni.

 

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che,
nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161,
DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Berna 1994, pag.
332).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

 

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05,
consid. 3.2)

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente,
il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo
1997, pag. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
qui evidenziato che in una sentenza del 14 luglio 2009, 9C_332/2009 destinata
alla pubblicazione, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali
e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

4.2 Sinn und Zweck des im Rahmen der 5. IV-Revision
(Bundesgesetz vom 6. Oktober 2006; AS 2007 5129 ff.) neu geschaffenen, seit 1.
Januar 2008 in Kraft stehenden und vorliegend anwendbaren Art. 59 Abs. 2bis IVG
sowie des neu gefassten Art. 49 IVV liegen darin, dass die IV-Stellen zur Beurteilung
der medizinischen Anspruchsvoraussetzungen auf eigene Ärzte und Ärztinnen
zurückgreifen können. Diese sollen aufgrund ihrer speziellen
versicherungsmedizinischen Kenntnisse für die Bestimmung der für die
Invalidenversicherung massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit der
Versicherten verantwortlich sein. Damit soll eine konsequente Trennung der
Zuständigkeiten zwischen behandelnden Ärzten (Heilbehandlung) und
Sozialversicherung (Bestimmung der Auswirkungen des Gesundheitsschadens)
geschaffen werden. Die RAD bezeichnen die zumutbaren Tätigkeiten und die
unzumutbaren Funktionen unter Angabe einer allfälligen medizinisch begründeten
zeitlichen Schonung. Damit soll im Hinblick auf eine erfolgreiche Eingliederung
eine objektivere Festlegung der massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit
der Versicherten ermöglicht werden. Gestützt auf die Angaben des RAD hat die
IV-Stelle zu beurteilen, was einer versicherten Person aus objektiver Sicht
noch zumutbar ist und was nicht (Botschaft vom 23. Juni 2005 zur Änderung des
Bundesgesetzes über die Invalidenversicherung [5. Revision], BBl 2005 4572 zu
Absatz 2 und 4577 Ziff. 2.2.1 zu Art. 7 Absatz 2; vgl. auch Protokolle der
Sitzungen der nationalrätlichen und ständerätlichen Kommissionen für soziale
Sicherheit und Gesundheit vom 11.-13. Januar 2006, S. 98 ff., resp. vom 29./30.
Mai 2006, S. 62 f.; Beatrice Breitenmoser, Die Antworten des Gesetzgebers in
der 4. und 5. IVG-Revision: Die zentralen Punkte der beiden Revisionen, in: Die
5. IVG-Revision: Kann sie die Rentenexplosion stoppen?, 2004, S. 108 f.; Ralf
Kocher, Ausblick auf die 5. IV-Revision, in: Invalidität im Wandel, 2005, S.
45; Ueli Kieser, Entwicklungen im Rahmen der 5. IV-Revision, HILL 2007 Fachartikel
Nr. 7, S. 5; ebenso, wenn auch rechtspolitisch kritisch, Hardy Landolt,
Auswirkungen der 5. IVG-Revision auf die Schadenminderungspflicht,
Personen-Schaden-Forum 2007, S. 239 ff., und Thomas Locher, Stellung und
Funktion der Regionalen Ärztlichen Dienste [RAD] in der Invalidenversicherung
[IV], in: Medizinische Gutachten, 2005, S. 65 f.).

4.3

4.3.1 Auch auf Stellungnahmen der RAD kann indessen nur
abgestellt werden, wenn sie den allgemeinen beweisrechtlichen Anforderungen an
einen ärztlichen Bericht genügen (Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
694/05 vom 15. Dezember 2006 E. 2). Sie müssen insbesondere in Kenntnis der
Vorakten (Anamnese) abgegeben worden sein und in der Beschreibung der
medizinischen Situation und Zusammenhänge einleuchten; die Schlussfolgerungen
sind zu begründen (BGE 125 V 351 E. 3a S. 352). Die RAD-Ärzte müssen sodann
über die im Einzelfall gefragten persönlichen und fachlichen Qualifikationen
verfügen (Urteile I 142/07 vom 20. November 2007 E. 3.2.3 und I 362/06 vom 10.
April 2007 E. 3.2.1). Bezüglich dieser materiellen und formellen Anforderungen
sind sie im Beschwerdefall gerichtlich überprüfbar (vgl. hiezu Protokoll der
Sitzung der Kommission für soziale Sicherheit und Gesundheit des Nationalrates
vom 11.-13. Januar 2006, S. 101).

 

Nicht zwingend erforderlich ist, dass die versicherte
Person untersucht wird. Nach Art. 49 Abs. 2 IVV führt der RAD für die
Beurteilung der medizinischen Voraussetzungen des Leistungsanspruchs nur «bei
Bedarf» selber ärztliche Untersuchungen durch. In den übrigen Fällen stützt er
seine Beurteilung auf die vorhandenen ärztlichen Unterlagen ab (BBl 2005 4572
zu Absatz 2). Das Absehen von eigenen Untersuchungen ist somit nicht an sich
ein Grund, um einen RAD-Bericht in Frage zu stellen. Dies gilt insbesondere,
wenn es im Wesentlichen um die Beurteilung eines feststehenden medizinischen
Sachverhalts geht und die direkte ärztliche Befassung mit der versicherten
Person in den Hintergrund rückt (Urteil I 1094/06 vom 14. November 2007 E.
3.1.1 in fine mit Hinweisen; vgl. auch BGE 127 I 54 E. 2e und f S. 57 f.).

 

4.3.2 Im Übrigen hat die Rechtsprechung bereits unter
der bis 31. Dezember 2007 geltenden Rechtslage erkannt, dass Berichte
regionaler ärztlicher Dienste materiell Gutachtensqualität haben können (vgl.
etwa Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I 694/05 vom 15. Dezember 2006 E.
2; vgl. auch SVR 2008 IV Nr. 13, I 211/06 E. 5.2). Trifft dies zu, haben sie
beweisrechtlich keinen geringeren Rang als etwa ein MEDAS-Gutachten (Urteil
9C_773/2007 vom 23. Juni 2008 E. 5.3; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
827/05 vom 18. Oktober 2006 E. 3.2; vgl. auch Urteil 9C_657/2007 vom 12. Juni
2008 E. 3.2). Nach dem soeben ergangenen Urteil 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009
haben RAD-Untersuchungs-berichte, sofern sie den erwähnten materiellen und
formellen Anforderungen (E. 4.3.1 hievor) genügen, einen vergleichbaren
Beweiswert wie ein anderes Gutachten (BGE 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009 E. 3.3.2
mit weiteren Hinweisen).

 

Nach der kraft Art. 55 ATSG sinngemäss anwendbaren
Rechtsprechung zu Art. 12 lit. e VwVG wird mit Gutachten von Sachverständigen
gestützt auf besondere Sachkenntnis Bericht über die Sachverhaltsprüfung und
-würdigung erstattet (BGE 132 II 257 E. 4.4.1 S. 269). Wann eine solche medizinische
Expertise vorliegt, beurteilt sich im Einzelfall aufgrund der
verfahrensmässigen Bedeutung und des Inhalts der ärztlichen Meinungsäusserung.
Eine generelle, schematische, formalen Gesichtspunkten folgende Abgrenzung ist
nicht möglich (BGE 122 V 157 E. 1b S. 160). Immerhin handelt es sich in der
Regel da um ein Sachverständigengutachten, wo ein Arzt im Hinblick auf den
Abschluss eines Versicherungsfalles beauftragt wird, einen auf den gesamten
medizinischen Akten und allenfalls eigenen Untersuchungen beruhenden
zusammenfassenden Bericht zu erstatten (Urteil U 65/06 vom 14. Februar 2007 E.
2.2 mit Hinweisen; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts U 91/95 vom 9. März 1998 E. 3c).

(…)" (STF del 14 luglio 2009 nella causa Z.,
9C_323/2009, consid. 4.2 e 4.3)

 

                                         Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni.

                                         In
DTF 127 V 294 l'Alta Corte ha infatti fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nell’evenienza concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in
materia di valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale ritiene che
sulla sola base degli atti l’Ufficio AI non poteva ancora concludere con la
sufficiente tranquillità che il grado d’invalidità dell’assicurato non fosse
pensionabile.

 

                                         Infatti,
visto che nella perizia 22 aprile 2008, in sede di discussione, è stato, tra
l’altro, evidenziato:

 

" 
(...)

Alla luce di queste considerazioni, un ambiente di
lavoro in grado di tollerare l’assicurato dovrebbe essere piccolo, prevedere
mansioni ripetitive, con poca responsabilità e con ritmi di lavoro meno intensi
rispetto a quelli di un call center (l’assicurato potrebbe interpretare malevolmente
i ritmi assai intensi, come uno sfruttamento intollerabile), scarse interazioni
con gli altri e un superiore che, consapevole dei gravi limiti personologici
dell’assicurato, tolleri i suoi gesti impulsivi, cercando bonariamente di
appianare le controversie ed esprimendo frequenti apprezzamenti positivi e
sostegno umano all’assicurato, al fine di valorizzare i suoi punti di forza e
la sua autostima fragile. Per questa ragione, non è medicalmente esigibile,
vista la grave caratteropatia, che l’assicurato riesca a collocarsi
autonomamente, ma dovrebbe eventualmente essere sostenuto e guidato da
personale qualificato dell’ufficio invalidità per avviare un progetto
reintegrativo in collaborazione con il curante, individuando e testando
concretamente la capacità di lavoro in un ambiente con le caratteristiche sopra
descritte. L’assicurato ha usufruito anche in passato dell’aiuto di un
collocatore con esito sfavorevole. Questo nuovo tentativo va attuato alla luce
di quanto detto aiutando lo stesso anche nella formulazione della domanda di
lavoro che nella ricerca.

(...)" (doc. AI 92/11, sottolineatura è del
redattore)

 

                                         e,
in merito alla capacità lavorativa in altre attività, osservato:

 

" 
(...)

difficilmente è pensabile un lavoro dove non sia
necessario confrontarsi in qualche maniera con gli altri, inoltre i fallimenti
ottenuti nella ricerca di un posto di lavoro hanno fiaccato ulteriormente le risorse
dello stesso. Vi è stato un peggioramento dello stato psichico generale, con
una riduzione della capacità di una relazione senza mostrare subito
insofferenza, o aumento della quota d’ansia. E’ presente un’aggressività
latente sia verso se stesso sia verso gli atri. Nonostante al momento non vi
sia un tono dell’umore deflesso, questo stato psichico è suscettibile di
rapido peggioramento qualora debba confrontarsi con altri fallimenti. Il
disturbo psichico presentato dall’assicurato allo stato attuale difficilmente è
compatibile con un’attività lavorativa ordinaria.

(...)" (doc. AI 92/12-13, sottolineature del redattore)

 

                                         l’Ufficio
AI non poteva fare proprie le conclusioni a cui è giunto il consulente in
integrazione nel rapporto finale 26 settembre 2008 (doc. AI 100/1-2) il quale,
scostandosi dalle risultanze mediche, ha ritenuto l’assicurato autonomamente integrabile
e, sulla base del confronto dei redditi, concluso per un grado d’invalidità del
30.55% precisando di non ritenere opportuno mettere in atto provvedimenti di
ordine professionale.

 

                                         L’Ufficio
AI – ritenuto che la dr.ssa __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto medico 2 novembre 2005 (doc. AI
42/1-2), aveva evidenziato che “(…) nel corso degli ultimi mesi in
relazione al grave peggioramento della sintomatologia depressiva con momenti di
forte suicidalità, il paziente ha sviluppato anche ideazioni paranoici nei
confronti dei collocatori AI e dei collocatori dell’ufficio disoccupazione che
hanno anche constatato uno stato depressivo importante (…)” (doc. AI 42/1,
sottolineatura del redattore) e visto che il dr. __________, nello scritto 19
maggio 2008, ha precisato che “(…) un peggioramento rispetto a quanto accertato
per il SAM dalla psichiatra dottoressa __________ sia derivabile solo a partire
dal certificato della dottoressa __________ del novembre 2005 (…)” (doc. AI
96/1) – avrebbe inoltre dovuto appurare
compiutamente a quando andava fatto risalire il peggioramento dello stato di
salute e non limitarsi a fare proprie le semplicistiche conclusioni del dr. __________
stante il quale: “(…) IL in attività adeguata dello 0% fino a 11.2005, mentre
dopo tale data si giustifica una IL 30% (…)” (doc. AI 97/1).

 

                                         Del
resto – visto che nel rapporto
medico 28 aprile 2009 la dr.ssa __________ ha ribadito che “(…) la sua capacità
lavorativa appare fuori dubbio compromessa a mio avviso il paziente è inabile
nella misura del 100% come più volte certificato (…)” (doc. B) e che anche i
periti del __________ avevano già concluso che “(…) questo stato psichico è
suscettibile di rapido peggioramento qualora debba confrontarsi con altri
fallimenti (…)” (doc. AI 92/13; secondo i medici SMR: “[…] in tal senso
potrebbe essere letto il rifiuto di prestazioni AI e del suo riconoscimento
istituzionale del ruolo di malato […]” [doc. X/Bis]) – anche la valutazione medica deve essere aggiornata.

 

                                         In
simili circostanze, non senza stigmatizzare l’operato del-l’Ufficio AI che
ancora una volta ha reso necessario un rinvio degli atti, la decisione
impugnata va quindi annullata e gli atti rinviati all’amministrazione – come del resto da lei stessa auspicato
con osservazioni 25 maggio 2009: “(…) si chiede quindi a questo lodevole TCA di voler retrocedere gli atti all’ufficio AI per i citati accertamenti
ai sensi delle annotazioni SMR 12.5.2009 con una successiva nuova decisione
(…)” (X, pag. 2) – affinché esperiti i necessari accertamenti medici e economici, si
pronunci nuovamente sulla seconda domanda di prestazioni inoltrata
dall’assicurato.

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI.

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

                                         §§ Gli
atti vengono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda come indicato al consid.
2.9.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti