# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f62b5c10-912e-5595-8d4d-b8157ab2ae75
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-03-05
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 05.03.2013 ZK1 2012 78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2012-78_2013-03-05.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 5 marzo 2013 Comunicata per iscritto il:
ZK1 12 78 4 aprile 2013

Decisione
Prima Camera civile

Presidenza Brunner
Giudici Schlenker e Michael Dürst
Attuaria ad hoc Krättli-Keller

Nell’appello civile

di A._____, appellante, patrocinato dall’avvocato lic. iur. Marco B. Biancotti, Via 
Stredas 4, 7500 St. Moritz, 

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Bernina del 28 giugno 2012, comunicata il 
26 ottobre 2012, in re dell’appellante contro gli e r e d i  f u  B . _ _ _ _ _ , 
segnatamente H._____ e C._____ appellati, patrocinati dall’avvocato lic. iur. 
Piercarlo Plozza, Via Santa Maria, 7742 Poschiavo,

concernente interpretazione modifica iscrizione indebita nel registro fondiario,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. Con sentenza cresciuta in giudicato del 25 novembre 2009, comunicata il 9 
febbraio 2010 (procedimento no. 110-09-03), il Tribunale distrettuale Bernina 
costatava e decideva:

- Il 1° ottobre 1990 D._____ cedeva al figlio A._____ a titolo di futura eredità 
497/1000 di comproprietà sulla particella no. Z.1_____ (nuova 
numerazione) nel registro fondiario del Comune di Brusio. La particella 
misurava allora circa 3765 m2 e comprendeva una casa d’abitazione e 
commerciale, una maglieria con rimessa, un distributore, anditi e parcheggi. 
La procedura di aggiornamento del registro fondiario non era ancora 
intervenuta. Inoltre tra padre e figlio veniva concluso un contratto per il 
regolamento e l’uso della comproprietà sul fondo, mediante il quale a 
A._____ veniva riconosciuto il diritto esclusivo su determinate parti del 
fondo no. Z.1_____. 

- A._____ era ed è proprietario unico della confinante particella no. 
Z.2_____. 

- Nel 1990 e nel 2008 decedeva prima D._____ poi la di lui moglie E._____. 
Quali eredi legali i due coniugi lasciavano i figli B._____ (attore nel 
procedimento no. 110-09-03) e A._____ (convenuto nel procedimento no. 
110-09-03). Dalla morte dei genitori, A._____ era pertanto comproprietario 
di 497/1000 della particella no. Z.1_____ e proprietario comune con il 
fratello B._____ del resto del fondo.

- Nel corso della successiva introduzione a Brusio del registro fondiario 
federale, A._____ otteneva che 1573 m2 della particella no. Z.1_____ 
venissero assegnati alla contigua particella no. Z.2_____, in modo tale che 
la particella no. Z.1_____ contasse ormai solo 2192 m2, corrispondenti 
praticamente alle sole superfici ricoperte dalle costruzioni ivi erette, senza 
alcun terreno circostante o accesso. 

- Nell’ambito dell’azione volta ad ottenere la modifica dell’indebita iscrizione a 
registro fondiario incoata da B._____ contro il fratello (procedimento no. 
110-09-03), A._____ non contestava fondamentalmente questo modo di 
procedere da parte sua, ma si appellava all’acquisizione ordinaria giusta 
l’art. 661 CC. Il Tribunale distrettuale non accettava questa tesi e 

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concludeva all’assenza della buona fede da parte di A._____ e quindi alla 
mancata realizzazione dei presupposti di cui all’art. 661 CC. 

- L’azione intentata da B._____ veniva allora accolta e l’ufficio del registro 
fondiario del Comune di Brusio veniva invitato a procedere alla modifica e 
rettifica delle particelle ni. Z.1_____, Z.3_____ e Z.2_____, piano no. 22, 
ristabilendo la situazione particellare - quanto a ubicazione, dimensioni, 
servitù e oneri fondiari - vigente il 1° ottobre 1990. In particolare, veniva 
richiesto che “l’iscrizione dell’attuale particella no. Z.1_____ deve prevedere 
una misura totale di ca. 3765 m2 comprendenti casa d’abitazione e 
commerciale no. ass. Z.6_____, maglieria e rimessa no. ass. Z.4_____, 
piazzali, distributore, anditi e parcheggi.” 

B. Già nella decisione del 28 maggio 2009 (procedimento no. 110-2009-3), 
comunicata il 16 giugno 2009, veniva dal Tribunale distrettuale Bernina respinta, 
nell’ambito di una procedura retta dall’art. 94 CPC/GR, l’eccezione della 
mancanza di legittimazione passiva di parte convenuta sollevata da A._____. Per 
il Tribunale distrettuale il fatto che A._____ in data 24 ottobre 2008, ovvero quattro 
giorni prima che la causa intentata contro di lui dal fratello B._____ fosse stata 
resa pendente, avesse ceduto al figlio F._____ 93/1000 della sua parte di 
comproprietà sulla particella no. Z.1_____ a titolo di futura eredità era stato 
ritenuto irrilevante ai fini della legittimazione passiva, potendo il nuovo proprietario 
eventualmente solo trarre profitto dall’esito della vertenza. Infatti, un’acquiescenza 
dell’azione volta ad ottenere la modifica dell’indebita iscrizione a registro fondiario 
avrebbe comportato per F._____ un aumento della superficie del fondo di cui 
sarebbe in parte comproprietario, mentre una reiezione avrebbe mantenuto la 
situazione inalterata. In questo senso pertanto, dal pendente procedimento 
giudiziario non avrebbe potuto derivare a F._____ alcuno svantaggio. Andando le 
pretese fatte valere nell’azione volta ad ottenere la modifica dell’indebita iscrizione 
a registro fondiario a mero scapito della particella no. Z.2_____, di esclusiva 
proprietà di A._____, il Tribunale distrettuale Bernina riteneva che unicamente 
questi avrebbe detenuto la legittimazione passiva.  

C. Il 12 aprile 2010, l’ufficiale del registro fondiario del Comune di Brusio 
notificava al Tribunale distrettuale Bernina e alle parti al procedimento no. 110-09-
03 il rigetto dell’iscrizione richiesta non essendo il dispositivo della sentenza 
sufficientemente chiaro. Su richiesta, l’ufficiale del registro fondiario specificava 
come per dar seguito all’iscrizione fosse indispensabile conoscere l’esatta 
superficie delle tre particelle menzionate nel dispositivo della sentenza e 

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l’ubicazione delle stesse tramite un piano ufficiale allestito da un geometra. Inoltre 
sarebbe stato necessario individuare, eventualmente anche sulle particelle 
confinanti di altri proprietari, le nuove servitù da riportare sulle tre particelle in 
oggetto.

D. Il 17 giugno 2010, B._____ adiva allora nuovamente il Tribunale distrettuale 
Bernina (procedimento no. 110-2010-26) con un’istanza d’interpretazione giusta 
l’art. 238 CPC/GR postulando che la cifra 2a del dispositivo della sentenza del 25 
novembre 2009 venisse precisata, rispettivamente illustrata in ottemperanza ai 
requisiti richiesti dall’ufficiale del registro fondiario del Comune di Brusio per dar 
seguito all’iscrizione della modifica sancita dal Tribunale distrettuale nel 
precedente giudizio (procedimento no. 110-09-03). 

Il 14 luglio 2010, A._____ concludeva alla reiezione dell’istanza d’interpretazione 
ritenendo che la documentazione pretesa dall’ufficiale del registro fondiario 
rappresentasse in realtà un’inammissibile richiesta di nuovi mezzi di prova 
nell’ambito di una domanda d’interpretazione e non essendo questo istituto 
giuridico concepito per ovviare a una negligenza di parte attrice, che avrebbe 
presentato un petito non sufficientemente preciso per rendere la sentenza 
esecutoria. 

E. Pendente lite, in data 14 luglio 2010 B._____ e la moglie decedevano 
lasciando quali eredi legali i figli H._____ e C._____. Il 28 luglio 2010 i due coeredi 
dichiaravano di subentrare nel processo (procedimento no. 110-2010-26). 

F. Con sentenza del 28 giugno 2012, comunicata il 25 ottobre 2012, il 
Tribunale distrettuale Bernina accoglieva la domanda d’interpretazione e 
procedeva conseguentemente ad una precisa descrizione delle particelle ni. 
Z.1_____ e Z.2_____ in conformità alla situazione dei fondi vigente il 1° ottobre 
1990 per quanto riguardava ubicazione, dimensioni, servitù e oneri fondiari. La 
tabella di mutazione no. Z.5_____, con il relativo piano 1:1'000 datato 17 luglio 
2012, veniva dichiarata parte integrante della decisione d’interpretazione. 

G. Contro il giudizio del Tribunale distrettuale Bernina, A._____ interponeva 
tempestivo reclamo al Tribunale cantonale dei Grigioni chiedendo che “La 
sentenza d’interpretazione del 28.06.2012, comunicata il 25.10.2012 è 
integralmente respinta e l’istanza d’interpretazione della controparte del 
17.06.2010 rigettata”, con protesta di spese e ripetibili. A motivo del reclamo 
veniva addotta l’inammissibilità di una domanda d’interpretazione per ovviare a 
manifeste carenze del petito formulato nell’ambito dell’azione volta alla modifica 

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dell’indebita iscrizione a registro fondiario, come la prassi del Tribunale cantonale 
avrebbe già avuto modo più volte di precisare. Già nell’ambito del procedimento 
no. 110-2010-26, parte convenuta avrebbe sollevato l’impossibilità di dar seguito 
al petito dell’azione essendo teoricamente toccati dalla richiesta modifica 
dell’iscrizione anche terzi che non sarebbero stati chiamati in causa, come ad 
esempio F._____, i proprietari delle particelle confinanti o i creditori ipotecari. 
Nell’ambito di una procedura d’interpretazione non sarebbe poi neppure ammesso 
chiedere o presentare nuovi mezzi di prova, quali la nuova tabella di mutazione 
con il relativo piano che controparte avrebbe consegnato all’istanza precedente in 
occasione dell’udienza del 28 giugno 2012. Ma anche il rigetto d’iscrizione, le 
delucidazioni fornite dall’ufficiale del registro fondiario quanto alle condizioni per 
una nuova iscrizione nonché la relazione dell’ufficio incaricato della redazione del 
piano e della tabella di mutazione sarebbero tutti dei nuovi mezzi di prova la cui 
presentazione non sarebbe ammissibile nell’ambito in parola e la cui mancata 
edizione a tempo debito costituirebbe una negligenza della parte attrice, non 
sanabile con un’interpretazione. Infine, il cambiamento delle generalità di parte 
attrice non sarebbe stato, come dovuto, comunicato al reclamante e lo stesso non 
avrebbe avuto la possibilità di esprimersi sulla tabella e il piano di mutazione 
presentati all’udienza del 28 giugno 2012, in palese violazione del suo diritto di 
audizione.    

H. Nella risposta del 21 dicembre 2012, H._____ e C._____ chiedevano la 
reiezione del reclamo con protesta di spese e ripetibili. Non avendo 
tempestivamente impugnato i giudizi di merito nei procedimenti ni. 110-09-03 e 
110-2009-3 A._____ non sarebbe più legittimato a contestare formalmente o 
materialmente la valutazione delle prove fatta dall’istanza inferiore, le conclusioni 
giuridiche, il dispositivo delle due sentenze o l’incompletezza del petito a suo 
tempo formulato. Nell’evenienza le condizioni per procedere ad un’interpretazione 
sarebbero soddisfatte ed il ricorso a dei mezzi tecnici per determinare la 
situazione delle particelle vigente il 1° ottobre 1990 non darebbe adito ad alcuna 
critica.

II. Considerandi

1. Ai sensi dell’art. 404 cpv. 1 del nuovo Codice di procedura civile (CPC; RS 
272) entrato in vigore il 1° gennaio 2011, fino alla loro conclusione davanti alla 
giurisdizione adita, ai procedimenti già pendenti al momento dell’entrata in vigore 

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del presente Codice si applica il diritto procedurale previgente. Sia la prima 
decisione del 25 novembre 2009 che l’interpretazione della stessa fatta dal 
Tribunale distrettuale Bernina nella decisione del 28 giugno 2012, procedimento 
reso pendente su richiesta del 17 luglio 2010, sono state emanate sotto l’egida del 
Codice di procedura civile grigionese (CPC/GR; CSC 320.000) in vigore fino al 31 
dicembre 2010. Giusta l’art. 405 cpv. 1 CPC, alle impugnazioni si applica invece il 
diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Nell’evenienza, 
essendo l’intimazione del provvedimento impugnato avvenuta il 25 ottobre 2012, 
alla presente procedura si applica il CPC. Secondo il nuovo diritto si giudica del 
resto anche quale sia, qualora ve ne fosse uno, il rimedio giuridico a disposizione 
contro l’interpretazione della precedente sentenza fatta dal tribunale distrettuale 
ed i termini d’impugnazione.  

2.1 Conformemente a quanto stabilito all’art. 334 CPC, la decisione sulla 
domanda d’interpretazione o di rettifica è impugnabile mediante reclamo (cpv. 3) e 
la decisione interpretata o rettificata è notificata alle parti (cpv. 4). La dottrina è 
unanime nel considerare che, come per la revisione, il procedimento in vista di 
un’interpretazione o di una rettifica sia bipartito (cfr. Francesco Trezzini, in 
Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, pag. 
1437; Gasser/Rickli, ZPO Kurzkommentar, n. 8 ad art. 334 CPC; 
Freiburghaus/Afheldt, in Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Komm., n. 
11 ad art. 334 CPC; Ivo Schwander, in Brunner/Gasser/Schwander [Hrsg.], ZPO, 
DIKE-Kommentar, Zurigo/San Gallo 2011, n. 17 ad art. 334 CPC), nel senso che 
in una prima fase viene statuito sulla richiesta come tale e questa decisione è 
impugnabile mediante reclamo e, secondariamente, si procede eventualmente alla 
rettifica o all’interpretazione vera e propria e tale decisione va impugnata con i 
mezzi giuridici ordinari. Relativamente all’art. 334 CPC, la dottrina non è però del 
tutto unanime in merito a quanto possa essere oggetto del primo stadio del 
procedimento. Per alcuni autori occorrerebbe una prima decisione positiva o 
negativa sulla richiesta d’interpretazione o di rettifica impugnabile separatamente 
mediante reclamo (Ivo Schwander, op. cit., n. 17 ad art. 334 CPC; Gasser/Rickli, 
op. cit., n. 8 ad art. 334 CPC). Per altri, in un primo momento il tribunale adito 
sarebbe tenuto a statuire sulla richiesta e solo in caso di decisione negativa 
questo provvedimento sarebbe impugnabile mediante reclamo giusta l’art. 334 
cpv. 3 CPC. Se la richiesta dovesse invece essere reputata fondata, il tribunale 
sarebbe tenuto a procedere all’interpretazione o alla rettifica della decisione senza 
una decisione separata positiva sulla necessità di procedere ad un’interpretazione 
o ad una rettifica. In tal caso, sarebbe direttamente la nuova decisione ad essere 

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intimata alle parti e detto provvedimento sarebbe impugnabile secondo i 
meccanismi generali nella misura in cui l’interpretazione o la rettifica possano 
comportare un aggravamento della posizione processuale della parte che vi si 
aggrava (vedi Freiburghaus/Afheldt, op. cit., n. 11 ad art. 334 CPC). 

2.2 Nell’evenienza in esame la previgente legislazione grigionese prevedeva la 
procedura bipartita solo in caso di decisione negativa. L’art. 242 cpv. 2 CPC/GR 
prevedeva infatti, che il tribunale decidesse dapprima sull'ammissibilità 
dell'interpretazione e che solo la decisione negativa della prima istanza potesse 
essere impugnata mediante ricorso al Tribunale cantonale. Tenendo in 
considerazione che la richiesta d’interpretazione è stata resa pendente nel 2010 
sotto l’egida del CPC/GR è pertanto a giusto titolo che l’istanza inferiore ha 
direttamente materialmente statuito sulla richiesta d’interpretazione (art. 242 cpv. 
2 CPC/GR e contrario), ritenendola fondata. Poiché però la decisione qui 
impugnata non riguarda l’ammissibilità dell’interpretazione, ma l’interpretazione 
fatta da parte dell’autorità inferiore, il rimedio giuridico a disposizione della parte 
che qui si aggrava del provvedimento impugnato non è, per i motivi esposti in 
precedenza, il reclamo bensì il rimedio giuridico ordinario, che per una decisione 
finale di prima istanza è l’appello giusta quanto previsto all’art. 308 cpv. 1 lett. a 
CPC, visto considerato che si tratta di una controversia patrimoniale e che il valore 
litigioso supera manifestamente i CHF 10'000.– previsti dall’art. 308 cpv. 2 CPC.

2.3 In conformità alla prassi del Tribunale cantonale, se il rimedio giuridico 
proposto da una parte è il reclamo anziché l’appello, ma l’istanza adempie 
comunque ai presupposti formali e materiali del corretto rimedio giuridico 
ammissibile è dato operare una conversione dell'uno nell'altro e il tribunale adito 
considera l’istanza presentata come quella che sarebbe stata ammissibile 
(sentenze del Tribunale cantonale dei Grigioni del 21 agosto 2012, ZK1 12 35 
cons. 1a e del 20 ottobre 2011, ZK1 11 64, cons. 1d; Kurt Blickenstorfer, in ZPO, 
DIKE-Kommentar, op. cit., n. 67 all‘introduzione ad artt. 308-334 CPC). Come per 
il reclamo giusta l’art. 321 cpv. 1 CPC anche l’appello richiede ai sensi dell’art. 311 
cpv. 1 CPC la forma scritta e motivata e dev’essere proposto all’autorità giudiziaria 
superiore entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata motivata o 
dalla notificazione a posteriori della motivazione. In ambedue i casi la decisione 
impugnata va allegata (art. 311 cpv. 2 e art. 321 cpv. 3 CPC). Infine, come per il 
reclamo (art. 320 lett. a CPC) anche con l'appello è possibile censurare l'errata 
applicazione del diritto (l'art. 310 lett. a CPC). In termini di cognizione, la differenza 
tra di due rimedi giuridici riguarda invece il riesame dello stato di fatto. Nella 
procedura di appello è data la possibilità di esaminare l’errato accertamento dei 

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fatti (art. 310 lett. b CPC), mentre nell’ambito del reclamo l’esame della fattispecie 
è praticamente limitato all’arbitrio (art. 320 lett. b CPC). Poiché in base alle 
considerazioni che precedono l’istanza in oggetto soddisfa ai presupposti di forma 
ed ossequia il termine legale per la presentazione del rimedio giuridico ordinario, è 
dato convertire il reclamo in appello. Il Tribunale cantonale non entra pertanto nel 
merito del reclamo e procede all’evasione della presente vertenza con un giudizio 
d’appello. 

3.1 In data 21 novembre 2010, allorquando era ancora pendente la procedura 
d’interpretazione presso il Tribunale distrettuale Bernina, B._____, attore 
nell’ambito di detto procedimento, e la moglie decedevano quasi in 
contemporanea. Quali eredi legali i coniugi lasciavano i figli H._____ (1977) e 
C._____ (1980). Il 28 luglio 2010 i due coeredi dichiaravano di subentrare nel 
processo. L’appellante censura a questo riguardo di non essere stato sentito sul 
mutamento di parte come invece sarebbe stato suo diritto in conformità a quanto 
previsto all’art. 36 cpv. 2 CPC/GR, che ammette il mutamento di parte solo con il 
consenso di tutte le parti precedenti. Questa censura è però, per i motivi che 
seguono, infondata. 

3.2 La regola riguardo all’avvicendamento nel processo in caso di morte di una 
delle parti in causa è oggetto dell’art. 35 CPC/GR e non dell’art. 36 CPC/GR. In 
conformità all’art. 35 CPC/GR, se una delle parti muore nel corso di un processo e 
le circostanze lo giustificano, il presidente del tribunale fissa agli eredi un termine 
adeguato per dichiarare se intendono proseguire la causa o meno. Gli eredi 
possono pretendere la sospensione del processo fino allo scadere del termine 
utile per la rinuncia all'eredità. Da questa disposizione emerge chiaramente che su 
richiesta del presidente del tribunale spetta unicamente agli eredi decidere se essi 
intendano o meno subentrare nel processo alla parte deceduta in qualità di 
successori in diritto di detta parte. Per quanto non si tratti di diritti che potrebbero 
spettare unicamente alla persona deceduta, come ad esempio quelli strettamente 
personali, gli eredi che intendono proseguire nella causa vantano a questo 
proposito un vero e proprio diritto. L’accordo di controparte non è pertanto 
necessario. Poiché però la comunione ereditaria è legalmente concepita come il 
complesso degli eredi che dispone in comune della proprietà di tutti i beni della 
successione (art. 602 cpv. 2 Codice civile [CC; RS 210]), essa non ha personalità 
giuridica e quindi non ha neppure capacità di parte, né capacità processuale (in 
proposito: DTF 125 III 129 cons. 1e). Solo i singoli eredi in litisconsorzio fruiscono 
della legittimazione attiva e passiva per cui giustamente nell’intestazione della 
sentenza avrebbero dovuto figurare i nomi di H._____ e C._____. Tale omissione 

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non ha però alcuna ripercussione sulla validità della sentenza emanata 
dall’autorità inferiore. 

4.1 Come già esposto nel considerando 1, la presente procedura è retta dalle 
disposizioni del nuovo CPC. Dal punto di vista materiale invece occorre giudicare 
della liceità dell’applicazione dell’art. 238 CPC/GR. Benché in base alla lettera di 
tale disposto, l'interpretazione consista nel diritto di esigere delucidazioni su 
decisioni giudiziarie non chiare o di singole parti di esse, la prassi del Tribunale 
cantonale considera ammissibile il ricorso a questa via di diritto anche in caso di 
sentenze non chiare, in presenza di contraddizioni tra il dispositivo e le 
considerazioni di merito del giudizio, nei casi in cui il dispositivo è formulato in 
modo incomprensibile o se presenta, in relazione ad una questione la cui 
definizione va considerata necessaria, delle lacune (PTC 1991 no. 23 e 
riferimenti). In questo senso il contenuto materiale della norma di cui all’art. 238 
CPC/GR equivale a quanto sancito all’art. 334 CPC che ammette la possibilità di 
operare un’interpretazione se il dispositivo è poco chiaro, ambiguo o incompleto 
oppure in contraddizione con i considerandi. In questo senso l’esame 
dell’ammissibilità dell’interpretazione operata può avvenire in base alla dottrina 
riferita alla normativa previgente a quella connessa al nuovo CPC. 

4.2 Nella procedura d’appello, il Tribunale cantonale esamina l’errato 
accertamento dei fatti (art. 310 lett. b CPC) e l'errata applicazione del diritto (art. 
310 lett. a CPC). Nell’evenienza in oggetto è controverso sapere se l’istanza 
inferiore, nell’ambito di un’interpretazione, potesse modificare il dispositivo del 
giudizio 25 novembre 2009 come operato nella sentenza del 28 giugno 2012. 
Controversa è quindi una questione di diritto che il Tribunale cantonale esamina 
liberamente.  

4.3 L’appellante si oppone ad un’interpretazione della sentenza del 25 
novembre 2009 ritenendo imputabile a negligenza di controparte la carenza del 
dispositivo della sentenza oggetto d’interpretazione, dovendo il petito che 
circoscrive la materia del contendere essere formulato in modo tale da poter 
erigersi a dispositivo della sentenza, cosa che nell’evenienza sarebbe 
precisamente avvenuta. Infatti, nel procedimento no. 110-09-03 il Tribunale 
distrettuale Bernina avrebbe concesso all’attrice esattamente quanto chiedeva. 
Anche se in parte comprensibile, la visione proposta dell’istante eccede di 
formalismo. In principio il dispositivo, che è parte integrante della sentenza (art. 
238 lett. d CPC), riproduce la volontà del tribunale senza la motivazione e segue 
le richieste e contro richieste delle parti (Markus Kriech, in ZPO, DIKE-

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Kommentar, op. cit., n. 8 ad art. 238 CPC). Nella redazione del dispositivo, se 
indicata, una precisazione o modifica del petito da parte del tribunale deve essere 
ammessa (cfr. D. Staehelin, in ZPO Komm., op. cit., n. 16 segg. ad art. 238 CPC). 
In questo senso, il Tribunale distrettuale non ha violato le disposizioni 
sull’interpretazione ritenendo doveroso procedere ad una precisazione del proprio 
dispositivo onde garantire l’esecutorietà della sentenza, anche se in realtà il 
dispositivo di cui si è chiesta l’interpretazione riprendeva testualmente il petito di 
parte attrice. L’appellante reputa poi di aver già nell’ambito del precedente 
procedimento sollevato la questione dell’impossibilità di un’iscrizione. Questo tema 
non potrebbe pertanto venire nuovamente riproposto con un’interpretazione. La 
censura non è pertinente. Nell’ambito del procedimento principale l’appellante 
riteneva che una rettificazione del registro fondiario fosse improponibile a seguito 
della pretesa mancanza di legittimazione passiva della parte convenuta (vedi su 
tale questione il considerando 5 che segue). La pretesa mancanza di 
legittimazione della parte convenuta al procedimento no. 110-09-03 non aveva 
però alcuna pertinenza con il rifiuto dell’iscrizione della modifica a registro 
fondiario oggetto della domanda d’interpretazione. In questo senso la pretesa che 
il difetto del petito allora formulato dalla parte attrice fosse già stato contestato 
nell’ambito del procedimento principale da parte dell’appellante non si rivela 
corretta.  

4.4 Per Max Guldener (Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3. ed., Zurigo 1979, 
pag. 535) „Ist eine Entscheidung unklar oder enthält sie einzelne unklare oder wi-
dersprechende Anordnungen, so liegt nur der äusseren Form nach eine Entschei-
dung vor, während mangels eines feststellbaren Sinnes eine Entscheidung — sei 
es im ganzen oder mit Bezug auf einzelne Punkte — in Wirklichkeit überhaupt 
nicht erfolgt ist. Ist eine Nichtentscheidung oder eine unvollständige Entscheidung 
in diesem Sinne ergangen, so ist der Prozess selbst dann nicht beendigt, wenn die 
Entscheidung in die Form eines Endurteils gekleidet ist. Vielmehr kann der Pro-
zess fortgesetzt werden, bis alle zu entscheidenden Punkte eine eindeutige Erle-
digung gefunden haben. Die Fortsetzung und Erledigung des Prozesses erfolgt in 
den Formen eines besonderen Erläuterungsverfahrens“. Anche senza voler 
definire come una “non decisione” la sentenza poco chiara o incompleta, la 
dottrina è comunque unanime nel ritenere che simili decisioni debbano poter 
essere interpretate. Secondo la giurisprudenza, l'interpretazione tende a rimediare 
ad una formulazione poco chiara, incompleta, equivoca o contraddittoria del 
dispositivo. Essa può, inoltre, riferirsi a delle contraddizioni esistenti tra i motivi 
della decisione e il dispositivo. I considerandi possono essere oggetto di una 

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domanda d'interpretazione solo nella misura in cui non è possibile determinare il 
senso del dispositivo se non facendovi riferimento. Domande d'interpretazione che 
tendono alla modifica del contenuto della decisione o a un nuovo esame della 
causa non sono per contro ammissibili. L'interpretazione ha, in effetti, solo per 
scopo di riformulare chiaramente e completamente una decisione che non è stata 
originariamente redatta in tal senso. Per mezzo di una domanda d'interpretazione 
non può d'altra parte neanche essere provocata una discussione d'insieme sulla 
decisione resa, segnatamente in merito alla conformità al diritto o alla pertinenza 
di quest'ultima (sentenza del Tribunale federale 2G_1/2013 del 21 febbraio 2013 
cons. 1.1 e riferimenti). L’interpretazione mira a ricercare l’autentica volontà 
dell’istanza che ha precedentemente deliberato in base al dispositivo ed a tutta la 
sentenza, inclusi i considerandi. Per determinare poi detta volontà è ammissibile 
consultare gli atti del processo, gli scritti legali ed i protocolli e quindi su tali basi 
dare le necessarie risposte alle domande che si pongono (cfr. 
Freiburghaus/Afheldt, op. cit., n. 3 segg. ad art. 334 CPC; Ivo Schwander, op. cit., 
n. 5 ad art. 334 CPC). Tramite l’interpretazione si cerca quindi di chiarire quale era 
- in base ad un determinato dispositivo o ad un determinato concetto - la volontà 
del tribunale e come eventuali contraddizioni tra considerandi e dispositivo 
possano essere dissolti. Quest’ultimo procedimento sconfina spesso nella rettifica 
giacché nel chiarire un testo contradditorio il tribunale deve finalmente decidersi 
per una variante che considera la migliore. Punti oscuri o contraddizioni possono 
emergere già dalla lettura della sentenza, secondo quanto ordinato o possono 
apparire al momento dell’esecuzione della stessa. L’incompletezza può però 
anche palesarsi a proposito del tipo di procedimento in questione ed alle misure 
che possono essere indicate in questo ambito (cfr. Ivo Schwander, op. cit., n. 6 ad 
art. 334 CPC).  

4.5 Il dispositivo della sentenza del 25 novembre 2009 del Tribunale distrettuale 
stabiliva al punto 2a che “Le iscrizioni nel Registro fondiario del Comune di Brusio 
relative alle particelle ni. Z.1_____, Z.3_____ e Z.2_____, piano no. 22, vengono 
modificate, rispettivamente rettificate ristabilendo la situazione particellare, per 
quanto riguarda ubicazione, dimensioni, servitù e oneri fondiari, vigenti il 
1.10.1990: In particolare, l’iscrizione dell’attuale particella no. Z.1_____ deve 
prevedere una misura totale di ca. 3765 m2 comprendenti casa d’abitazione e 
commerciale no. ass. Z.6_____, maglieria e rimessa no. ass. Z.4_____, piazzali, 
distributore, anditi e parcheggi.” Il 12 aprile 2010, l’ufficiale del registro fondiario 
del Comune di Brusio rigettava l’iscrizione richiesta non essendo il dispositivo 
della sentenza sufficientemente chiaro per operare la modifica delle particelle 

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richiesta. Analizzando il punto 2a del dispositivo della sentenza è senza dubbio 
dato ammettere che la volontà del Tribunale distrettuale era quella di ristabilire la 
situazione delle particelle ni. Z.1_____, Z.3_____ e Z.2_____ quale si presentava 
all’epoca della cessione a titolo di futura eredità di 497/1000 di comproprietà sulla 
particella no. Z.1_____ (allora no. Z.7_____) da D._____ a A._____ il 1° ottobre 
1990. L’esecuzione di tale volontà giusta la lettera del dispositivo della sentenza 
non era però sufficiente per ottenere la richiesta rettifica a registro fondiario. 
Poiché il dispositivo non indicava l’esatta superficie delle tre particelle menzionate 
nel dispositivo della sentenza, la forma e l’ubicazione delle stesse nonché le 
servitù e gli oneri fondiari da riportare, rendendo in tal modo impossibile l’iscrizione 
richiesta, occorre concludere ad una manifesta lacuna o ad un’incompletezza dello 
stesso. Tali vizi possono però essere sanati nell’ambito di una procedura 
d’interpretazione o di rettifica. Nel proprio giudizio del 28 giugno 2012, il Tribunale 
distrettuale Bernina ha completato in questo senso il proprio dispositivo. Nella 
misura in cui è dato concludere che il contenuto della prevista dettagliata richiesta 
d’iscrizione a registro fondiario riproduca fedelmente la volontà dell’autorità 
giudicante, la decisione d’interpretazione merita in questa sede protezione. 
Presupposto è che le particolarità della descrizione fatta delle particelle quanto a 
posizione, superficie e servitù emergano dagli atti che costituiscono il fondamento 
della procedura terminatasi con la sentenza 25 novembre 2009. E questo è, a non 
averne dubbi, la situazione del caso in esame. La superficie della particella no. 
Z.1_____ (in precedenza no. Z.7_____) pari a ca. 3765 m2 risulta dal contratto di 
cessione a titolo di futura eredità del 1° ottobre 1990. Le esatte dimensioni sono 
state rilevate dall’Ufficio G._____ SA e riportate nella tabella di mutazione che è 
stata dichiarata parte integrante della sentenza dell’istanza inferiore e ammontano 
precisamente a 3782 m2. Questa minima differenza è indubbiamente spiegabile 
dal rilievo precedente fatto in base ad una superficie stimata in modo 
approssimativo. La posizione e la forma della particella no. Z.1_____ al momento 
della cessione a titolo di futura eredità emerge dai precedenti piani (vedi allegato 
7/II dei documenti di parte attrice e allegato 2/IV dei documenti del sopralluogo). 
Da questi piani è ravvisabile pure la particella che A._____ aveva in passato 
ottenuto dalla madre e che con la restante parte a sud del fondo ottenuta dal 
padre viene a formare la particella no. Z.2_____ nella sua conformazione vigente 
già il 1° ottobre 1990. Come evidenzia il raffronto tra i diversi piani, la forma e le 
dimensioni delle particelle ni. Z.1_____ e Z.2_____ giusta il piano di mutazione 
allegato alla sentenza d’interpretazione riproducono la situazione come si 
presentava il 1° ottobre 1990.

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4.6 Contrariamente a quanto preteso dall’appellante, l’interpretazione operata 
non contravviene alla prassi del Tribunale cantonale sancita in PTC 2009 no. 7 ed 
alla decisione del 16 marzo 2004, ZB 04 8. In quest’ultima sentenza la richiesta 
d’interpretazione era stata considerata infondata, in quanto volta ad ottenere 
un’inammissibile modifica del contenuto materiale della decisione. Anche il 
giudizio pubblicato in PTC 2009 no. 7 si riferiva ad una situazione completamente 
diversa, nell’ambito della quale nella pretesa decisione d’interpretazione il primo 
giudizio veniva modificato senza alcuna valida spiegazione. Contrariamente a 
questi precedenti, come esposto nel considerando che precede, nell’evenienza in 
esame la volontà del Tribunale distrettuale risultava chiaramente dalla 
formulazione scelta nel dispositivo, ma tramite la stessa non era possibile 
procedere alla rettificazione del registro fondiario e quindi eseguire il 
provvedimento nel senso voluto dal Tribunale. Questa mancanza di chiarezza del 
dispositivo era il solo vizio di cui era affetta la sentenza del 25 novembre 2009 e a 
mente di questo giudice, ciò giustificava una riformulazione dello stesso in modo 
tale che la richiesta iscrizione a registro fondiario potesse anche essere portata a 
termine. Materialmente, con la sentenza del 28 giugno 2012 non è stata operata 
alcuna modifica materiale della sentenza del 25 novembre 2009 e non è neppure 
dato concludere che nell’ambito del procedimento qui contestato siano stati 
prodotti nuovi mezzi di prova in contrasto con quanto previsto all’art. 241 cpv. 2 
CPC/GR. I documenti che l’istante considera essere dei nuovi mezzi di prova, 
come le attestazioni fornite dall’ufficio del registro fondiario, la relazione della ditta 
G._____ SA con la tabella di mutazione provvisoria e relativo piano, non possono 
essere definiti tali. E’ propriamente sulla base dei documenti presentati durante il 
procedimento conclusosi con la sentenza del 25 novembre 2009 che sono stati 
redatti la tabella di mutazione e il relativo piano. Le attestazioni fornite dall’ufficiale 
del registro fondiario - quanto all’impossibilità di operare l’iscrizione richiesta e alle 
condizioni per poter procedere ad un’iscrizione - non sono dei nuovi mezzi di 
prova ai sensi del disposto sopra indicato, in quanto tali attestazioni riguardano 
unicamente l’impossibilità di eseguire la sentenza e non hanno alcuna pertinenza 
con la questione materiale che andava decisa dal Tribunale distrettuale nell’azione 
di rettificazione del registro fondiario. 

4.7 Come risulta espressamente dal contratto di cessione a titolo di futura 
eredità del 1° ottobre 1990, le servitù e gli oneri fondiari non erano allora ancora 
stati epurati. Le servitù e gli oneri fondiari gravanti le particelle ni. Z.1_____ e 
Z.2_____ risultano però chiaramente dal contratto di cessione a titolo di futura 
eredità stipulato tra A._____ e il figlio F._____ del 24 ottobre 2008, allorquando il 

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padre cedeva al figlio in comproprietà 93/1000 della particella no. Z.1_____. 
Questi diritti reali non vengono contestati da controparte e nell’appello non 
vengono sollevate censure a questo riguardo. Nella concreta situazione è allora 
dato considerare che queste servitù e questi oneri fondiari, anche se non iscritti 
nel registro fondiario, sussistevano inalterati già nel 1990, poiché con scritto 
dell’11 dicembre 2008 l’ufficio del registro fondiario di Brusio confermava al legale 
di parte convenuta che per quanto riguardava le due particelle in oggetto nulla era 
cambiato dal 1° ottobre 1990 (allegato 16/II dei documenti di parte attrice). Come 
risulta poi dai contratti di cessione del 1° ottobre 1990 e 24 ottobre 2008, la 
particella no. Z.1_____ non era gravata da pegni immobiliari nel 1990 e non lo era 
neppure nel 2008. L’appellante non pretende a questo riguardo che nel frattempo 
la situazione sia cambiata e neppure che la sua particella no. Z.2_____ sia 
gravata da un pegno immobiliare. In queste condizioni non vi è alcun motivo per 
ritenere che nell’ambito della procedura d’interpretazione avrebbero dovuto essere 
sentiti anche eventuali altri proprietari fondiari o creditori. 

4.8 Va pure esente da critica l’agire dell’istanza inferiore che nel dispositivo 
della sentenza impugnata ha indicato i proprietari del fondo no. Z.1_____ secondo 
i rapporti di proprietà attualmente validi. Tali rapporti risultano già dal contratto del 
24 ottobre 2008, mediante il quale A._____ cedeva a F._____ in comproprietà 
93/1000 della particella no. Z.1_____, e questa indicazione riprende 
semplicemente la già avvenuta iscrizione a registro fondiario. In questo senso con 
la sentenza di prima istanza non è stata operata alcuna rettifica. 

4.9 Dal canto suo, la particella no. Z.3_____, anche se menzionata nel 
dispositivo della sentenza del 25 novembre 2009, non ha subito dal 1990 alcuna 
modifica e la richiesta d’interpretazione non concerneva tale proprietà fondiaria, la 
cui iscrizione a registro fondiario poteva restare immutata. 

5.1 La questione della mancata chiamata in causa di F._____, comproprietario 
di una parte della particella no. Z.1_____ già prima dell’inoltro dell’azione volta ad 
ottenere la modifica dell’indebita iscrizione a registro fondiario, non può 
evidentemente più essere riproposta in questa sede. Un simile argomento non può 
essere oggetto di una procedura d’interpretazione, giacché anche qualora il 
tribunale dovesse ritenere fondata la censura, esso non sarebbe comunque 
legittimato a ritornare sul proprio precedente giudizio in quanto domande 
d'interpretazione che tendono alla modifica del contenuto della decisione o a un 
nuovo esame della causa non sono ammissibili. In ogni caso, su questa specifica 
questione l’autorità di prima istanza si era già pronunciata il 28 maggio 2009 e 

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detto provvedimento cresceva incontestato in giudicato, per cui la censura non è 
più udibile in questa sede. 

5.2 Il preteso vizio non si rivelerebbe comunque tale neppure ad un esame 
materiale dello stesso. Nell’ambito di un’azione in rettificazione del registro 
fondiario occorre convenire in giustizia solo quelle persone che sono iscritte come 
aventi diritto a registro fondiario e che godono di un vantaggio dall’ingiustificata 
iscrizione. F._____ avrebbe dovuto essere convenuto in giustizia qualora la 
particella no. Z.1_____ - di cui detiene una parte in comproprietà - fosse stata 
ampliata illecitamente e rischiasse di venire ridotta nell’ambito dell’azione in 
rettificazione del registro fondiario. Nell’evenienza però la situazione è quella 
inversa. L’azione tende al ripristino dello stato del fondo quale si presentava nel 
1990, ovvero nelle sue dimensioni più grandi. Pertanto in seguito all’accoglienza 
dell’azione di rettifica, a F._____ poteva derivare al massimo un diritto di 
comproprietà su di un fondo di dimensioni maggiore e, in caso di soccombenza, la 
sua situazione di comproprietario sarebbe rimasta invariata. Giustamente pertanto 
gli era stata negata la legittimazione passiva tanto più che con il padre non 
costituiva un litisconsorzio necessario (Jürg Schmid, in Honsell/Vogt/Geiser, 
Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch II, 4. ed., Basilea 2011, n. 20 ad art. 975 CC). 
Il successivo passaggio del commentario basilese citato dell’appellante a questo 
proposito si riferisce a rettifiche che comportano anche una modifica della 
graduatoria dei diritti reali iscritti, costellazione che però non ha alcuna pertinenza 
con la situazione qui in discussione. 

6. L’appellante si duole poi di una violazione del suo diritto di audizione non 
avendo potuto esprimersi sul foglio di mutazione e relativo piano, dichiarati parte 
integrante della sentenza impugnata. Inoltre, la tabella non recherebbe i nominativi 
degli attuali proprietari dei fondi. Anche queste censure non meritano protezione. 
Va previamente precisato che l’appellante non contesta materialmente il contenuto 
della tabella e tantomeno pretende che la stessa non riproduca fedelmente quanto 
deciso dal Tribunale distrettuale nel procedimento no. 110-09-03. In realtà, la 
tabella di mutazione con il relativo piano riproduce graficamente e indica in cifre 
quanto viene essenzialmente espresso a parole nel dispositivo della sentenza. 
Essa è pertanto unicamente uno strumento che serve all’esecutorietà della 
sentenza e che permette la relativa iscrizione a registro fondiario secondo la 
volontà del tribunale. Come tale né la tabella né il relativo piano contengono nuovi 
elementi di giudizio rispetto alle conoscenze avute dall’appellante dopo la 
sentenza del 25 novembre 2009. Per ottenere l’iscrizione richiesta poi, una 
sottoscrizione della tabella da parte dei proprietari non era necessaria, in quanto 

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dove è richiesto il rilascio di una dichiarazione di volontà, la dichiarazione stessa si 
ha per avvenuta con l’esecutività della decisione (cfr. art. 344 CPC). Infine, il fatto 
che la tabella di mutazione non indichi gli attuali proprietari fondiari è del tutto 
irrilevante. Questi sono del resto già debitamente iscritti a registro fondiario e la 
tabella di mutazione non ha alcuna incidenza su questa situazione. Scopo della 
tabella e del piano di mutazione allestiti dal geometra era unicamente quello di 
stabilire le nuove dimensioni delle particelle e la loro ubicazione e forma, 
rispettivamente definirne figurativamente i confini. Per il resto, i validi rapporti di 
proprietà attuali sono giustamente riportati nel dispositivo della sentenza, per cui le 
censure sollevate a questo proposito si palesano infondate. 

7. In conclusione, l’appello viene respinto e le spese giudiziarie, comprendenti 
le spese processuali e le ripetibili, sono poste a carico della parte soccombente 
(cfr. art. 106 cpv. 1 CPC). Per le ripetibili, il giudice assegna le stesse secondo le 
tariffe e le parti possono presentare una nota delle loro spese (cfr. art. 105 CPC). 
Nella parcella 21 dicembre 2012 presentata dal patrocinatore degli appellati, il 
legale fa valere un impiego di tempo di 18 ore a CHF 250.–, con aggiunta dell’IVA. 
Agli atti non è stata versata alcuna convenzione sull’onorario che preveda una 
tariffa oraria superiore a quella corrente. Giusta la prassi del Tribunale cantonale 
(cfr. per tutte la decisione del 17 dicembre 2010, ZK1 10 27), la tariffa oraria è di 
CHF 240.– (cfr. art. 3 dell’Ordinanza sulla determinazione dell'onorario degli 
avvocati [OOA; CS 310.250]). Ne consegue che l’importo della tariffa oraria 
fatturata dal rappresentante dei due convenuti deve essere ridotta di 
conseguenza. La nota d’onorario presentata non indica poi dettagliatamente il 
tempo impiegato, l’attività svolta durante detto lasso di tempo o le spese 
sostenute, ma si limita ad indicare 18 ore complessive per lo studio preliminare 
degli atti e della giurisprudenza nonché per la redazione della risposta al reclamo 
nei giorni 12, 17, 18, 19 e 20 dicembre 2012. Dove un controllo della parcella non 
è possibile in assenza d’indicazioni precise e dettagliate, il dispendio di tempo va 
lasciato al doveroso apprezzamento del giudice. Tenendo in considerazione che la 
fattispecie e la problematica legale erano ben note al patrocinatore dai precedenti 
due procedimenti, che sulla specifica questione dell’interpretazione il legale aveva 
già deposta una domanda il 17 giugno 2010 e tenuta un’arringa il 28 giugno 2012 
e che in pratica nell’ambito del presente procedimento si ponevano a grandi linee 
anche le stesse questioni giuridiche di quelle già approfondite in precedenza, 
questo giudice non reputa motivato un dispendio di tempo di 18 ore per la 
redazione della risposta di causa. Alla luce delle concrete circostanze, 

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un’indennità a titolo di ripetibili di CHF 2'500.–, comprensiva delle spese e dell’IVA, 
appare essere adeguata alla prestazione fornita dall’avvocato.

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III. La Prima Camera civile decide:

1. Non si entra nel merito del reclamo e questo viene convertito in appello. 

2. L’appello viene respinto.

3. Le spese della procedura d’appello di CHF 3'000.– vanno a carico 
dell’appellante, il quale è tenuto a rifondere ai due appellati 
complessivamente un’indennità di CHF 2'500.– (IVA inclusa) a titolo di 
ripetibili.

4. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia civile ai 
sensi dell’art. 72 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale 
(LTF; RS 173.110). Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 
Losanna 14, per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione 
con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per 
l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso 
fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

5. Comunicazione a: