# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7f77e38-d7cf-5b6b-88f4-c60c9572ed7c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-12-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.12.2022 12.2022.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2022-83_2022-12-16.html

## Full Text

__________

  	
  S

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  12.2022.83

  	
  Lugano

  16 dicembre 2022/jh                          

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Stefani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Federspiel
  Peer

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2019.47 della Pretura della giurisdizione
di Mendrisio - Sud - promossa con petizione 6 settembre 2019 da

 

	
   

  	
   AP
  1  

  rappr. dall’  PA 1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  	 

				

 

in materia di diritto del
lavoro, con cui l’attore ha chiesto la condanna della controparte al pagamento
di complessivi fr. 18'375.-, oltre interessi, a titolo di stipendi non pagati,

 

domanda a cui si è opposta
la convenuta e che il Pretore aggiunto (in seguito: Pretore) con sentenza del
25 maggio 2022 ha integralmente respinto, 

 

appellante l’attore
con atto di appello di data 14 giugno 2022 con cui postula la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente la petizione, protestate
tasse, spese e ripetibili,

 

mentre la convenuta con
risposta del 12 agosto 2022 postula la conferma del giudizio impugnato,
anch’essa con protesta di tasse, spese e ripetibili,

 

letti ed esaminati gli atti e i
documenti prodotti,

 

ritenuto,

 

in fatto e in diritto:

 

 

1.        
Con contratto di data 8 maggio
2018 AO 1 - società avente per scopo l’ottenimento di commissioni per
l’introduzione e l’intermediazione nel mercato delle divise, monetario e dei
prodotti derivati per conto di istituti di credito internazionali (doc. B) - ha
assunto alle proprie dipendenze AP 1 in qualità di broker (doc. C). Il
contratto, di durata indeterminata e con un periodo di prova di 3 mesi,
prevedeva uno stipendio mensile di 

fr. 3'500.- lordi per dodici mensilità, per un grado d’occupazione dell’80%,
oltre ad eventuali commissioni (doc. D). Il rapporto di impiego ha preso avvio -
come da accordo - il 24 maggio 2018.

 

2.        
In data 15 novembre 2018 AP 1
ha trasmesso una email a AO 1 comunicando di essere ammalato e chiedendo se
fosse necessario l’invio di un certificato medico (doc. F). 

Con risposta dello stesso giorno AO 1 ha fatto
presente allo stesso di non necessitare di alcun certificato medico in quanto il
rapporto di impiego sarebbe “decaduto in data 24.08.2018 non avendo superato
il periodo di prova, come a lei comunicato” (doc. F, pag. 1). Posizione
ribadita pure in una successiva email di data 26 novembre 2018 ma contestata
dal dipendente (doc. F, pag. 2).

 

AP 1 è stato in malattia dal 15 novembre 2018 al 10
aprile 2019 (doc. G).

 

3.     
In data 3 dicembre 2018 AP 1,
tramite il proprio legale, ha scritto a AO 1 esigendo il versamento dello
stipendio a lui spettante e rilevando, nel contempo, come non gli fosse mai pervenuta
né tantomeno comunicata la disdetta del contratto di lavoro, ragion per cui egli
aveva continuato a lavorare dal proprio domicilio, come concordato, sino a
novembre 2018 (doc. H).

 

Con missiva del 19 dicembre 2018AO 1, per il tramite
del suo presidente Re__________, ha precisato di aver comunicato, prima della
scadenza del periodo di prova, a AP 1 l’intenzione della società di non
proseguire il rapporto di lavoro. Tale comunicazione sarebbe avvenuta
telefonicamente, in presenza di testimoni, in quanto il lavoratore era in ferie
(doc. I). 

 

La società ha inoltre spiegato che successivamente vi
sarebbero stati degli incontri per valutare la possibilità per AP 1 di svolgere
l’attività di broker, apportando clientela propria, per la consociata In__________
Ltd, Londra, ma esclusivamente con un contratto di broker inglese a commissione
(doc. I). 

 

4.        
Previo tentativo di
conciliazione (CM.2019.38), in data 6 settembre 2019 AP 1 ha inoltrato una
petizione alla Pretura di Mendrisio - Sud con cui ha chiesto la condanna di AO
1 al pagamento di fr. 18'375.- oltre interessi a titolo di salario. In breve, l’attore
ha sostenuto di non aver mai ricevuto alcuna disdetta del rapporto di impiego e
di essere stato in malattia dal 15 novembre 2018. Egli ha pertanto preteso il
pagamento degli stipendi di maggio 2018 (periodo dal 24.5 al 31.5) e da
settembre 2018 a gennaio 2019. Egli ha allegato altresì che, nella denegata
ipotesi in cui la disdetta fosse accertata, la stessa sarebbe superata dagli
eventi, siccome AO 1 avrebbe continuato a dargli istruzioni e avrebbe tollerato
il lavoro da lui fatto, da casa o dall’ufficio, ciò che emergerebbe dalla
documentazione agli atti. A detta dello stesso, sarebbe incontestabile che egli
abbia continuato a lavorare per la convenuta sino al 15 novembre 2018, quando
si è ammalato, circostanza che ne avrebbe impedito il licenziamento fino al 15
dicembre 2018. La disdetta sarebbe quindi intervenuta per atti concludenti, con
effetto al 31 gennaio 2019.

 

                                   In
sede di risposta la convenuta ha integralmente contestato la pretesa. In sintesi,
essa ha allegato di aver assunto l’attore con il preciso scopo di espandere il
proprio business approfittando dei contatti personali che questi affermava di
avere con controparti bancarie. Le parti avrebbero convenuto un periodo di
prova di 3 mesi decorso il quale in assenza di business o di fatturato
insufficiente, il rapporto di lavoro non sarebbe proseguito. L’attività del
dipendente non avrebbe portato i risultati sperati. A fine luglio 2018 vi
sarebbe quindi stato un incontro nel corso del quale sarebbe stato comunicato a
AP 1 che non si era concretizzato alcun risultato positivo, ragion per cui non
si sarebbe potuta intravedere alcuna opportunità di proseguire la
collaborazione. Vista l’insistenza dell’attore gli sarebbe stato proposto di
provare una collaborazione con la consociata inglese In__________ Ltd. Il
lavoratore sarebbe quindi stato licenziato telefonicamente prima di Ferragosto,
mentre era ancora nel periodo di prova. Gli stipendi da settembre 2018 a
gennaio 2019, da questi rivendicati, non sarebbero pertanto dovuti. 

AO 1 ha inoltre spiegato di aver compensato lo
stipendio dell’ultima settimana di maggio 2018 con quello di agosto 2018, che
sarebbe stato integralmente versato al dipendente, benché il rapporto di lavoro
fosse terminato prima del giorno 24. 

                                   In
seguito l’attore avrebbe continuato a cercare dei contatti di potenziali
clienti, ben sapendo però di non essere più alle dipendenze di AO 1. Il mancato
blocco delle email aziendali sarebbe dovuto a una svista mentre che l’estensione
dell’utilizzo della piattaforma Bloomberg sarebbe stata ordinata dal
collaboratore all’insaputa della datrice di lavoro.

 

 Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato al
dibattimento finale producendo dei memoriali conclusivi scritti con cui si sono
riconfermate nelle rispettive antitetiche posizioni.

 

5.        
Con decisione del 25 maggio 2022 il Pretore ha integralmente
respinto la petizione e imposto all’attore la rifusione di fr. 2’500.- a titolo
di ripetibili a favore della controparte. Il giudice di prima sede, dopo aver
ripercorso i fatti e ricordato le norme e i principi applicabili alla
fattispecie si è chinato sulla problematica a sapere se vi fosse effettivamente
stata una disdetta - avvenuta telefonicamente - del rapporto di impiego a metà
agosto 2018, come sostenuto dalla convenuta; quesito a cui egli ha risposto per
l’affermativa, giudicando che le deposizioni dei testi fossero univoche e
concordanti al riguardo. In seguito egli ha esaminato se dopo la disdetta fosse
stato concluso un ulteriore contratto di lavoro tra le parti in causa per atti
concludenti, giungendo alla conclusione che ciò non fosse il caso. In
particolare, egli ha ritenuto che in base agli atti non fosse possibile provare
che AP 1 avesse lavorato nell’interesse di AO 1 e che questa avesse accettato
la sua prestazione. Secondo il Pretore le attività effettuate parevano
piuttosto essere state svolte nell’interesse di In__________ Ltd, società che,
a mente dello stesso, non si confondeva con AO 1. Per quanto non decisivo egli
ha altresì rilevato che neppure emergeva dal fascicolo processuale un chiaro
rapporto di subordinazione tra AO 1 e AP 1.

Il giudice di prima
sede ha inoltre ritenuto che l’attore non fosse riuscito a suffragare le
allegazioni secondo cui egli avrebbe sollecitato il pagamento dello stipendio
già dal mese di settembre 2018 né quella di essersi recato in ufficio
settimanalmente. Nel contempo egli ha attribuito a una dimenticanza il mancato
blocco dell’account aziendale e ha relativizzato l’estensione della piattaforma
Bloomberg. Sulla scorta di queste risultanze il Pretore ha quindi negato
l’esistenza di un contratto di lavoro concluso per atti concludenti tra le
parti dopo il 24 agosto 2018.

 

6.        
Con l’appello che qui ci occupa, avversato da AO 1 con
risposta del 12 agosto 2022, AP 1 rimprovera al Pretore “un errato e mancato
(…) accertamento dei fatti causato anche da un’arbitraria valutazione delle
prove, che ha comportato un’errata sussunzione giuridica” (appello, pag. 5).
Più nello specifico, l’appellante contesta l’apprezzamento delle prove in
merito al licenziamento telefonico, prove che - a detta dello stesso - non dimostrerebbero
né l’effettiva esecuzione né la data della telefonata; i testi sentiti sarebbero
infatti troppo vicini alla convenuta e pertanto non attendibili, mancherebbero
poi riscontri concreti a sostegno della tesi della disdetta per telefono. AP 1 argomenta
inoltre che, quand’anche si volesse ammettere che vi fu disdetta, la stessa non
è stata data da persona rappresentante la società. Al riguardo egli evidenzia
la contraddizione in cui è incorso il Pretore il quale, nel proprio giudizio,
prima ha ritenuto Ste__________ legittimato a licenziare il collaboratore ma in
seguito ha affermato che il medesimo era un semplice consulente esterno che non
rappresentava la società. L’appellante contesta inoltre il mancato
riconoscimento ad opera del Pretore della venuta in essere - per atti
concludenti -  di un contratto di lavoro anche dopo il periodo di prova. Al
riguardo egli afferma di aver svolto per tutto il periodo da maggio a novembre
2018 la medesima attività a favore di AO 1 e rimprovera al Pretore di non aver
considerato che In__________ Ltd era stata creata proprio per portare il nome
della convenuta sul mercato londinese, tant’è che già nel periodo di prova egli
si era interfacciato con le controparti anche come dipendente di questa
società. Egli ribadisce che la convenuta ha tollerato e quindi accettato la sua
attività anche dopo il 24 agosto 2018. La concessione dell’utilizzo degli
account di posta elettronica anche dopo questa data ne è un’ulteriore conferma.

 

7.      Nelle
controversie patrimoniali con valore di almeno fr. 10'000.-, la decisione del
Pretore è impugnabile mediante appello (art. 308 cpv. 2 CPC) entro il termine di
30 giorni. Il medesimo termine vale per l’inoltro della risposta (art. 311
CPC). L’appello, presentato nel termine di 30 giorni dalla notifica della
decisione di prima istanza, è tempestivo, così come lo è la risposta, inoltrata
nel termine di 30 giorni impartito da questa Camera. Ciò posto, nulla osta alla
trattazione del gravame.

 

8.        
Il Pretore ha già avuto modo
di illustrare le norme e i principi attinenti alla fattispecie. A questo stadio
del procedimento è nondimeno utile ricordare che la disdetta, quale atto
formatore unilaterale, deve essere espressa in modo chiaro e inequivocabile,
deve essere sprovvista di elementi di incertezza, così che chi la riceve possa
comprendere senza ambiguità il senso della dichiarazione e se del caso la possa
contestare, con la conseguenza che ogni oscurità o incomprensibilità deve
andare a scapito del dichiarante (Portmann in Basler Kommentar, 4ª
ed., n. 8 ad art. 335 CO; Streiff/ Von Känel, Arbeitsvertrag, 6ª ed.,
n. 2 ad art. 335 CO; Trezzini, Commentario
pratico al contratto di lavoro n. 8 ad art. 335 CO).

                                   L’onere della prova in merito all’esistenza della
disdetta e alla sua notificazione (e relativa data) al destinatario, incombe
alla parte che se ne prevale e che intende dedurne una conseguenza giuridica
(art. 8 CC), nel concreto caso alla datrice di lavoro. Infatti, poiché la
disdetta del contratto è una manifestazione di volontà unilaterale, che ha
degli effetti soltanto al momento in cui perviene al suo destinatario (atto
soggetto a ricezione), è la parte che disdice il contratto a dovere sopportare
le conseguenze dell’assenza di prova. Ciò significa che, se la notificazione
della stessa, oppure la sua data, sono contestate ed esiste effettivamente un
dubbio al riguardo, occorre fondarsi sulle dichiarazioni del destinatario
dell’invio (Trezzini, op. cit., n. 7 ad art. 335 CO; TF 4A_236/2009 del
03.09.2009, consid. 2.1).

 Riservate pattuizioni di segno contrario, di regola, la
validità della disdetta non sottostà al rispetto di una particolare forma,
tanto che può essere notificata oralmente, per iscritto, per e-mail, per SMS,
ecc. o per atti concludenti, a condizione che gli stessi siano chiari ed
indubitabili (Trezzini, op. cit., n. 12 ad art. 335 CO).

Per essere efficace è inoltre essenziale che la
disdetta emani dal vero datore di lavoro o lavoratore, o perlomeno dev’essere
ascrivibile all’uno o all’altro; in caso contrario essa è sprovvista di
significato giuridico. Resta riservata la possibilità, per il datore di lavoro,
di far capo alla rappresentanza diretta secondo gli articoli 32 segg. CO (Trezzini,
op. cit., n. 18 ad art. 335 CO), nel rispetto delle relative premesse formali e
materiali.

 

9.      Come accennato poc’anzi, l’appellante nega che vi sia
stato un licenziamento telefonico e, nella denegata ipotesi che il giudice
volesse ritenere come accertata la predetta telefonata, egli contesta che la disdetta
sia stata data da persona rappresentante la datrice di lavoro. AP 1 sostiene che
non solo non vi è prova certa dell’asserita telefonata ma ancor meno della sua
data di esecuzione e rimprovera al Pretore un errato apprezzamento delle prove
per non aver tenuto in debito conto della vicinanza dei testimoni alla
controparte. A detta dello stesso, AO 1 non sarebbe riuscita a far fronte al
proprio onere probatorio quo alla pretesa disdetta del rapporto di impiego.

 

Si tratta pertanto ora di verificare, se
disdetta vi è stata e se la stessa è stata validamente notificata. 

Come si vedrà qui di seguito, le obbiezioni sollevate
da AP 1 evidenziano - a ragione - diversi elementi che fanno nascere legittimi
dubbi quo alla fondatezza della tesi difensiva e che necessitano di essere
meglio acclarati e ponderati.

 

9.1.     Il
primo rilievo concerne l’effettiva (e incontestabile) vicinanza a AO 1 delle persone
sentite in fase istruttoria e le cui deposizioni sono state giudicate decisive
dal Pretore per ritenere accertata la rescissione del rapporto di impiego tra AO
1 e AP 1. Stando a quanto indicato nella decisione di prima istanza (sentenza
cit., pag. 6), infatti, la prova dell’avvenuta telefonata di licenziamento è
data dalla convergenza delle deposizioni rese da Re__________ (interrogatorio
del 13 aprile 2022), da Ste__________ (audizione testimoniale del 29 gennaio
2020) e da Mich__________ (audizione testimoniale del 29 gennaio 2020),
audizioni alle quali l’attore si era opposto invocando proprio gli stretti
legami con la convenuta. 

 

Ora, vero è che giusta
l’art. 157 CPC, il giudice fonda il proprio convincimento apprezzando
liberamente le prove. In base a predetto disposto legale è fondamentale anche
l’impressione personale che il magistrato ha ricavato dal testimone in
occasione della sua audizione, aspetto che può senza dubbio giocare un ruolo
nella valutazione del suo peso probatorio
(per i dettagli anche Trezzini, Commentario
pratico al CPC, 2ª ed., vol. I, n. 89 segg. ad art. 157 CPC). Nel contempo egli
deve tener conto anche dell’eventuale vicinanza del testimone a una parte o se
questi è interessato all’esito della vertenza (cfr. Trezzini, op. cit. n. 95 segg. ad art 157 CPC), aspetto questo
che, nel caso qui in esame, pare essere stato sottovalutato dal giudice di
prime cure.

                                   In
concreto, infatti, come rettamente rilevato dall’appellante, non si può dimenticare
che Re__________, quale presidente del CdA di AO 1,è parte in causa. Dal canto
suo Ste__________ pur non risultando organo della società ne è stato - per sua
stessa ammissione - per diversi anni socio tramite la holding che ne possedeva
le quote (audizione cit., pag. 1), quote che sono poi passate al figlio Fa__________,
attuale direttore della convenuta (interrogatorio di Re__________, pag. 2),
circostanza questa che - con ogni evidenza - non permette di considerare il
teste totalmente disinteressato all’esito della causa. Per quanto attiene a Mich__________
si osserva che egli era ed è tuttora dipendente della società, il che rende palese
il suo rapporto di subordinazione nei confronti della qui appellata. 

 

Questi legami, seppur
non sufficienti per negare - aprioristicamente - qualsiasi attendibilità alle
deposizioni in esame o minarne - a priori - la portata probatoria, in una
valutazione complessiva dei vari elementi a sostegno delle due contrapposte
tesi andranno debitamente ponderati e giustificano un atteggiamento prudente e
circospetto nel riconoscere come veritiero quanto dichiarato dai loro autori
soprattutto nel caso in cui - circostanza che, come si vedrà qui di seguito, si
realizza in concreto – le loro asserzioni non siano corroborate da altri riscontri.

A questo proposito va
altresì osservato che, in relazione alla telefonata contestata, Mich__________
si limita a riferire quanto comunicatogli da Re__________ e Ste__________ non
avendo egli presenziato alla stessa (audizione cit., pag. 4), ciò che annulla
la forza probatoria delle sue dichiarazioni al riguardo.

 

9.2.   Il
secondo rilievo concerne le modalità dell’asserito licenziamento, le quali -
così come esposte da Re__________ (interrogatorio cit., pag. 3) e Ste__________
(audizione cit., pag. 2) - non possono non suscitare qualche perplessità. Stando
alle parole degli stessi, infatti, la disdetta sarebbe stata data per telefono
da Ste__________ il quale - in presenza dell’amministratore - avrebbe chiamato AP
1 comunicandogli la fine del rapporto di impiego; circostanza che il lavoratore
nega. Ora, pare quantomeno anomalo che a un semplice consulente esterno - per
quanto in passato socio della società e legato da rapporti di amicizia col
lavoratore - venga conferito un simile compito, conferimento di cui agli atti -
fatte salve le parole degli stessi - non vi è peraltro alcuna prova. Non
risulta neppure che Ste__________ si sia presentato quale rappresentante della datrice
di lavoro, ciò che del resto egli neppure pretende. 

                                    Contrariamente
a quanto sembra ammettere il Pretore, le loro dichiarazioni sono, da sé sole, in
concreto prive di valore probatorio, in quanto Re__________ si identifica con
la parte convenuta mentre Ste__________, che non ha alcun ruolo in essa, non è
stato in grado di sostanziare il conferimento di un incarico volto alla
comunicazione del licenziamento di AP 1, né di aver agito in virtù di un potere
di rappresentanza. In effetti, il fatto che Re__________ fosse asseritamente presente
alla telefonata tra Ste__________ e AP 1 è lungi dal dimostrare l'attribuzione di
un incarico a costui rispettivamente l’esistenza di poteri di rappresentanza in
capo al medesimo; le contestazioni dell’appellante a questo riguardo sono
pertanto fondate. Ne discende che, quand’anche l’esecuzione della telefonata
risultasse accertata, vi sarebbe comunque un problema dovuto all’assenza di
legittimazione dell’autore della stessa. 

 

                                   A
ben vedere, che l’esistenza di un potere di rappresentanza in capo a Ste__________
fosse tutt’altro che certa emerge pure dalla sentenza nella quale il Pretore da
un canto considera lo stesso legittimato a licenziare AP 1 (sentenza, pag. 6)
ma dall’altro afferma che questi, come gli altri consulenti esterni, non
disponeva di alcun potere di rappresentanza della società (sentenza pag. 9):
questo ragionamento è poco lineare e non può essere qui condiviso. 

 

9.3.   Sempre
restando nell’ambito delle modalità del licenziamento, va inoltre evidenziato
che pure le spiegazioni fornite da AO 1 per giustificare la scelta di far capo
a una disdetta per telefono in luogo di una raccomandata di licenziamento paiono
poco convincenti. Oltre all’indirizzo postale del lavoratore a Lugano, la
datrice di lavoro disponeva infatti di ben 3 suoi recapiti email (uno privato e
due professionali; doc. M). Stupisce altresì l’assenza di un qualsiasi scritto di
conferma della disdetta, fosse anche solo per email. 

                                   Come
rettamente evidenziato dall’appellante, di questa asserita telefonata non vi è
invero alcuna prova documentale agli atti: né un tabulato telefonico né un
conteggio di chiusura né una lettera di buona uscita né - come poc’anzi
ricordato - un successivo scritto di conferma. Niente. L’assenza di un
qualsivoglia riscontro documentale è decisamente inusuale e, inevitabilmente,
va a scapito della tesi sostenuta da AO 1A su cui ricade l’onere della prova.

                                   Per
quanto attiene alla raccomandata a mano che era stata preparata e conservata
negli uffici di AO 1 in attesa di essere consegnata a AP 1 (cfr. interrogatorio
di Re__________ cit. pag. 3, audizioni di Ste__________ cit. pag. 2 e di Mich__________
cit. pag. 4), non risulta che essa sia poi stata rimessa al collaboratore - ciò
che oltretutto la datrice di lavoro neppure sostiene - e questo malgrado anche
in seguito vi siano stati vari e ripetuti contatti tra le parti. Ad ogni buon
conto detto scritto non figura tra i documenti prodotti.

 

9.4.   A
giusta ragione l’appellante osserva che non sussiste certezza neppure sulla
data esatta in cui questa telefonata avrebbe avuto luogo. In sede di
interrogatorio, infatti, Re__________ ha sostenuto che la telefonata è avvenuta
“prima di Ferragosto” (interrogatorio cit., pag. 3) mentre Ste__________
ha situato genericamente la stessa “nel mese di agosto 2018” (audizione
cit., pag. 2). Pertanto, mancando - come poc’anzi rilevato - qualsiasi
riscontro documentale di questa telefonata, la sua collocazione temporale non
può essere determinata con precisione, incertezza che va anch’essa a scapito
della versione allegata dalla convenuta.

 

                                   Alla
luce di quanto sin qui illustrato, il licenziamento di AP 1 è lungi dal poter
essere giudicato provato. 

 

9.5.   Depone
di contro a favore della versione di AP 1 che nega il licenziamento il fatto
che - come emerge dagli atti - egli abbia continuato a interagire e a scambiare
regolarmente email con il back-office della società e con i potenziali partner
finanziari fino a metà novembre 2018 e che sino a quella data egli abbia
mantenuto pure l’accesso agli account aziendali della datrice di lavoro e alla
piattaforma Bloomberg (doc. E e M). A questo vada aggiunto che - seppur non si
tratti di un elemento decisivo - pure la sua richiesta di informazioni indirizzata
a AO 1 in data 15 novembre 2018 in relazione alla necessità o meno di produrre
un certificato medico lascia trasparire la convinzione dello stesso di essere
ancora legato contrattualmente alla qui convenuta (doc. F). 

 

                                   Diversamente
da quanto sostenuto da AO 1 e ripreso dal Pretore nel proprio giudizio, è
opinione di questa Camera che il mancato blocco delle email professionali di AP
1 non possa essere relativizzato e ricondotto a una semplice svista. La comune
esperienza insegna infatti che, in caso di licenziamento, una delle prime
misure adottate è proprio il blocco degli account informatici - email comprese
- del collaboratore, ciò che nel caso in esame non è avvenuto. Il mantenimento
di tutti questi accessi depone a favore del proseguimento del rapporto
lavorativo tra le parti in causa.

 

                                   Per
quanto attiene poi all’attività svolta da AP 1, dall’incarto non emerge una
sostanziale differenza tra il lavoro da questi prestato prima di fine agosto
2018 e quello successivo; egli ha infatti continuato a interfacciarsi con
banche, market makers e fondi per l’apertura di linee di credito al fine di
creare le premesse per operare direttamente sul mercato monetario e delle
divise (cfr. anche audizioni di N_____ B____
del 30 dicembre 2020, pag, 6 segg. e di S____
S____ del 1° ottobre 2021, pag. 1 seg. nonché doc. E e M). La tesi
difensiva secondo cui l’attività compiuta da AP 1 dopo la (qui contestata) disdetta
non sarebbe (più) stata nell’interesse di AO 1 ma (semmai) in quello di entità
terze - tra cui In__________ Ltd - stride con le risultanze istruttorie.

                                   Significativo
il fatto che già prima della fine del periodo di prova AP 1 si interfacciasse
coi potenziali partner sia come dipendente di AO 1 che come dipendente di In__________
Ltd (cfr. audizione Nat__________ cit., pag. 7 seg.) e utilizzasse - durante
tutto il periodo qui in esame - entrambe le email aziendali (doc. M), a riprova
della stretta interconnessione tra queste due entità giuridiche e del fatto che
il promovimento del progetto affidatogli da AO 1 avveniva (almeno in parte)
anche per il tramite di In__________ Ltd. Lo stesso Re__________ ha spiegato
che In__________ Ltd era una società vuota che serviva per portare il nome di AO
1 sulla piazza londinese (interrogatorio cit., pag. 3). Alla luce di quanto
poc’anzi detto, invocare ora - a scapito del lavoratore - la distinzione
formale tra le due entità giuridiche rasenta la malafede. A questo proposito è
necessario ricordare che, all’epoca dei fatti qui contestati, In__________ Ltd
era detenuta da AO 1 (doc. K). 

                                    Qualora
vi fosse stato - come sostenuto da AO 1 - un cambio dei partner contrattuali,
stupisce altresì che non sia stato formalizzato un nuovo contratto di lavoro.
L’unico contratto agli atti è invece quello tra AO 1 e AP 1 (doc. C). 

                                   A
questo vada aggiunto che dall’incarto emerge che anche dopo il periodo di prova
AP 1 ha continuato a interessarsi e a seguire i progetti avviati in precedenza,
atteggiamento che pare difficilmente conciliabile con la tesi del licenziamento
(cfr. audizioni di __________ cit., pagg. 6, 7 e 9 e di Sim__________ cit.,
pag. 1 nonché doc. E e M); egli ha pure intrattenuto scambi regolari col back-office
di AO 1, circostanza che è (quantomeno) singolare per un dipendente
(asseritamente) licenziato (doc. M).

 

                                   In
relazione all’incontro di luglio 2018 in cui si sarebbe discusso
dell’insuccesso del progetto seguito da AP 1, è necessario chiarire che in quel
frangente non vi fu alcuna disdetta formale del rapporto di impiego, ciò che
peraltro né le parti né i testi presenti all’incontro pretendono (cfr. anche
interrogatorio di Re__________ cit., pag. 2 seg., audizioni __________ cit.
pag. 2 e di Pas__________ del 29 gennaio 2020, pag. 6).

 

                                   Per
quanto attiene al rimprovero mosso all’appellante di non aver sollecitato il
pagamento dello stipendio per i mesi successivi ad agosto 2018, vero è che AP 1
non è riuscito a suffragare con prove dirette il proprio dire di segno
contrario (interrogatorio del 9 febbraio 2022 cit., pag. 2). Nondimeno la
spiegazione da questi fornita secondo cui AO 1 gli avrebbe opposto di trovarsi
in temporanea difficoltà finanziaria coincide con quanto allegato dalla stessa
nelle proprie osservazioni scritte dove viene indicato che all’epoca la società
“versava in condizioni finanziarie non ottimali” (pag. 4). 

 

9.6.     Sulla
base di quanto precede, tutto ben ponderato, questa Camera - contrariamente a
quanto stabilito dal Pretore nel giudizio impugnato - ritiene non vi siano
elementi sufficienti per ritenere provata la disdetta del rapporto di impiego, non
potendo le sole deposizioni testimoniali di Ste__________ e Mich__________ e
l’interrogatorio di Re__________ essere giudicati decisivi, per i motivi di cui
si è detto in precedenza (segnatamente la loro vicinanza a AO 1 e l’assenza di
ulteriori riscontri avvaloranti il loro dire, v. consid. 9.1) né tantomeno per
concludere che la stessa disdetta sia stata notificata da persona legittimata a
rappresentare la datrice di lavoro ai sensi degli art. 32 seg. CO (consid. 9.2).
In assenza di elementi chiari, univoci e concordanti a sostegno del preteso
licenziamento e a fronte di numerosi riscontri di segno opposto, si giustifica
nello specifico di tutelare la parte contrattualmente più debole, ovvero il
lavoratore. Ricadendo, in concreto, l’onere probatorio in relazione alla
disdetta su AO 1 è quest’ultima che deve sopportare le conseguenze dell’assenza
di prove.

 

10.    Accertato
il mancato licenziamento del lavoratore e, di riflesso, il proseguimento del
rapporto di impiego anche dopo il periodo di prova, si tratta ora di esaminare il
fondamento della pretesa salariale fatta valere da AP 1 per i mesi da settembre
2018 a gennaio 2019, e per l’ultima settimana del mese di maggio 2018, questione
su cui il Pretore non si è pronunciato avendo egli accolto la tesi difensiva
che faceva risalire la fine del rapporto di impiego al 24 agosto 2018.

                                   In
merito, è necessario rilevare che - sia negli allegati di prima sede che in
appello – AO1 si è limitata a negare in maniera generica di dovere ulteriori
stipendi al lavoratore. Essa non si è però espressa né sulla malattia di AP 1
né sul calcolo dei salari scoperti né tantomeno sull’esatto termine del
contratto di lavoro così come esposti nella petizione, omissione che va ora a
suo detrimento, le relative allegazioni attoree non avendo formato oggetto di specifiche
e motivate contestazioni. 

                                   Fatta
questa debita premessa, nel concreto caso, come si illustrerà di seguito, le pretese
avanzate dal lavoratore si rivelano fondate e meritano di essere accolte; nell’analisi
delle stesse ci si atterrà all’ordine espositivo proposto dall’attore.

 

                                   Entrando
nel merito delle richieste di AP 1, dagli atti si evince che lo stesso ha
percepito il salario sino a fine agosto 2018; risultano pertanto scoperti gli
stipendi dei mesi di settembre e ottobre 2018, di metà novembre 2018 - momento
in cui l’attore si è messo in malattia e ha quindi interrotto l’attività
lavorativa (doc. G) - nonché lo stipendio dell’ultima settimana di maggio 2018,
importo quest’ultimo che la convenuta ha dichiarato di aver compensato - in
realtà illegittimamente - con quello pagato per l’ultima settimana di agosto
2018 (cfr. osservazioni del 1° ottobre 2019, pag. 7). Per questo periodo AP 1 postula
il pagamento dell’importo complessivo fr. 9'625.- lordi (sett., ott. 2 x
fr.3'500.- + 1/2 novembre fr. 1750 + ultima sett. maggio fr. 875.-), cifra che
si rivela corretta e che - come chiarito - non ha fatto oggetto di contestazione.

 

                                   Come
poc’anzi accennato, AP 1 pretende inoltre il pagamento dello stipendio sino al
31 gennaio 2019, primo termine utile per il quale - a suo dire - la datrice di
lavoro avrebbe potuto disdire il contratto; la richiesta attorea è fondata.
Infatti, visto il perdurare dello stato di malattia del collaboratore ben oltre
i 30 giorni di protezione garantiti dall’art. 336c cpv. 1 lett. b) CO e
l’impossibilità per lo stesso di riprendere l’attività lavorativa (doc. G), anche
in assenza di un licenziamento formale, è lecito ritenere - come riconosciuto dal
diretto interessato (appello, pag. 15) - che il 16 dicembre 2018 sia intervenuta
una disdetta per atti concludenti del rapporto di impiego. Ritenuto un
preavviso di disdetta di un mese per la fine di un mese (art. 335c CO), il
contratto può essere considerato giunto a termine il 31 gennaio 2019. 

                                   Il
lavoratore ha pertanto diritto anche al salario dei mesi di dicembre 2018 e
gennaio 2019 nonché a quello relativo alla seconda metà del mese di novembre
2018, per complessivi fr. 8'750.- (dic., gen. 2 x fr. 3500.- + fr. 1'750.- 1/2
nov.) lordi.

 

 Sulla base di quanto
sin qui illustrato, si giustifica quindi di accogliere integralmente le pretese
dell’attore e riconoscere allo stesso il diritto al pagamento di complessivi fr.
18'375.- (lordi) a titolo di salari arretrati da parte di AO 1.

 

11.      Alla luce di quanto precede l’appello deve
essere accolto. Non si prelevano né tasse né spese, trattandosi di una causa
fondata sul diritto del lavoro di valore inferiore a fr. 30'000.-.
La convenuta e appellata verserà all’istante e appellante equa indennità per
ripetibili di prima e seconda sede. Il valore litigioso ai fini di un eventuale
ricorso in materia civile al Tribunale federale è di fr. 18'375.-.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 96 e 114 CPC e il
RTar,

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 14 giugno 2022 di AP 1 è accolto. 

 

                                         §
Di conseguenza la decisione 25 maggio 2022 del Pretore della giurisdizione di Mendrisio - Sud, è così riformata:

 

1.     
La petizione è accolta.

Di
conseguenza AO 1 è condannata a pagare a AP 1 a titolo di salari arretrati fr.18'375.-
(lordi) oltre interessi al 5% dal 31 gennaio 2019.

 

2.     
Non si prelevano spese giudiziarie. AO 1 verserà a AP 1 l’importo di fr. 2'500.- a titolo di
ripetibili.

 

3.     
Invariato

 

                                   II.   Non si prelevano spese giudiziarie per la procedura di
appello, L’appellata rifonderà all’appellante fr. 2'000.- a titolo di
ripetibili di appello. 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  -     

  -     

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio sud

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

                       

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro
la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso
è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in
materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi.
Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale
prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato
il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario
in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare
una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).