# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 732c8861-a5a9-5d0c-b3c5-63abbd154829
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 12.07.2013 17.2013.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-35_2013-07-12.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.35

  	
  Locarno

  11 luglio 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Giovanni Celio e Stefano Manetti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 3 dicembre 2012 da

 

	
   

  	
  A. _______

    

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 27 novembre 2012 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 27
febbraio 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che                  con
decreto d’accusa n. 1346/2011, il procuratore pubblico ha riconosciuto A. _______
autrice colpevole di lesioni semplici, per avere intenzionalmente cagionato un
danno al corpo del figlio minorenne S.D. (24.05.2002) colpendolo alla guancia
destra con uno schiaffo, provocandogli in tal modo le lesioni descritte nel
certificato 1.01.2011 del dr. med. [...]dell’Ospedale regionale di [...].

                                         Il
procuratore pubblico ha proposto la condanna di A. _______ alla pena pecuniaria
di 10 aliquote giornaliere da fr. 60.- cadauna (corrispondenti a complessivi
fr. 600.-), sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni ed al
pagamento di tasse e spese.

 

                                         Con
sentenza del 27 novembre 2012, statuendo sull’opposizione tempestivamente
interposta da A. _______, il giudice della Pretura penale ha confermato
l’imputazione contenuta nel decreto d’accusa ma, ritenuti adempiuti i
presupposti applicativi dell’art. 53 CP, ha mandato l’imputata esente da pena,
ponendo a suo carico le tasse e le spese giudiziarie di complessivi fr. 800.-.

 

 

preso atto che             contro la sentenza della Pretura penale A. _______ ha
tempestivamente annunciato di voler interporre appello e, dopo avere ricevuto
la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione d’appello 27 febbraio
 2013, ha precisato di impugnare l’intera sentenza di prime cure, chiedendo di
essere prosciolta dal reato a lei imputato, l’attribuzione di tasse e spese a
carico dello Stato e protestando un’indennità per ripetibili (III).

 

                                         Quale
istanza probatoria formulata contestualmente alla dichiarazione di appello,
l’imputata ha chiesto, oltre alla sua audizione, anche l’audizione di XY (padre
di XYZ) e di [...](figlia), e il richiamo dall’autorità regionale di protezione
14 di tutti gli incarti concernenti le parti. 

                                         L’istanza
è stata respinta con decisione 31.05.2013 (VII).

 

esperito                          il pubblico dibattimento l’11 luglio 2013 durante il quale
l’appellante ha chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado e
il suo proscioglimento.

 

 

ritenuto

                                         Potere
cognitivo della Corte d’appello penale 

 

                                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto
contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in
parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile
censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

                                         Giusta
l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso
(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza
in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione
completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza
di prime cure.

                                         Sulla
questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo
di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

                                         L'appellante
può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di
prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1
CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il
principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore
dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai
punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San
Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

                                         Il TF ha
recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati
esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della
giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette,
infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado
soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte,
un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma
interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art.
399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto
permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla
causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid.
2.2 ).

 

 

                                         L’accusata

 

                                   2.   A.
_______, nata il  a [...], in provincia di [...],
si è trasferita in Svizzera nel 1996. Il  ha sposato [...], dal quale ha avuto
una figlia ([...]) e da cui si è separata giudizialmente nel 2001. Si è poi
legata sentimentalmente a XY e dalla loro unione è nato XYZ, il. La relazione è
poi terminata qualche anno più tardi e l’autorità parentale e la custodia di XYZ
sono state attribuite alla madre (verbale del dibattimento di primo grado,
verbale d’interrogatorio dell’imputata del 27.11.2012 e documentazione
allegata). 

                                         Da quel
momento i rapporti tra A. _______ e XY – soprattutto in relazione alla cura e
alla custodia del figlio e allo svolgimento dei diritti di visita - sono
divenuti particolarmente conflittuali, tanto da coinvolgere anche il figlio e
da richiedere l’intervento della Commissione Tutoria, di altri servizi sociali
(Servizio di sostegno e accompagnamento educativo, Ufficio delle famiglie e dei
minorenni, cfr. documenti prodotti al dibattimento di primo grado) e delle
autorità penali. 

                                         Nel 2008 e nel 2012 XY è,
infatti, stato condannato per ingiurie e minaccia nei confronti dell’ex
compagna. In particolare, con decreto d’accusa 23 luglio 2012, egli è stato
ritenuto autore colpevole di ingiuria e minaccia per averne offeso l’onore e
averla minacciata di morte durante una conversazione telefonica con il figlio XYZ
eseguita in modalità vivavoce (cfr. documenti prodotti al dibattimento di primo
grado).

 

                                         A. _______, che è a beneficio
di un permesso di domicilio C, vive attualmente con il figlio in via a [...]e
lavora a tempo ridotto al bar (verbale dibattimento d’appello, pag. 1). È inoltre
a beneficio di prestazioni assistenziali ordinarie (fr. 708 mensili) e per il
mantenimento del figlio percepisce, oltre al contributo mensile di fr. 1'200.-
versato dall’assicurazione invalidità di cui è a beneficio XY, gli assegni
famigliari (fr. 200.-) e l’assegno integrativo di fr. 750.- (cfr. certificato
di ammissione all’assistenza giudiziaria e documentazione allegata, inc.
17.2013.85).

 

                                         A.
_______ è incensurata (cfr. estratto del casellario giudiziale svizzero, doc.
15 Pretura penale).

 

 

 

 

 

                                         Fatti
accertati in prima sede e non contestati

 

                                   3.   Gli accertamenti di fatto effettuati dalla Pretura penale in
relazione a quanto accaduto il 1° gennaio 2011 sono incontestati.

                                         In
applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, viene, dunque, qui riprodotto il consid.
2 della sentenza impugnata:

 

“
 Nel tardo pomeriggio
del 31 dicembre 2010, XY ha riconsegnato XYZ all'accusata, provocando così il
disappunto della donna, poiché a dire di quest'ultima la riconsegna del figlio
era prevista per il primo giorno dell'anno (cfr. act. 3 allegato 2, verbale
interrogatorio A. _______, 16.03.2011, pag. 2).

  La mattina seguente, verso le 09:30, il padre ha
telefonato al figlio per proporgli di raggiungerlo a casa sua. A seguito del
rifiuto dell'accusata, il figlio avrebbe cercato insistentemente di farle
cambiare idea, provocando così la sua reazione, ovvero uno schiaffo alla
guancia destra. L'accusata ha in seguito rivisto la sua decisione ed ha
concesso al figlio di raggiungere l'abitazione del padre. A tale proposito la
stessa afferma: "io non volevo lasciare andare XYZ con il padre perché era
finito il periodo che poteva stare dal padre, visto che il 1° gennaio me Io
doveva riportare. Io insistevo che non volevo, lui insisteva che voleva andare,
è dunque partita una sberla e poi gli ho detto di andare dal padre. Io non mi
sono mai permessa di toccare mio figlio, quando gli ho dato lo schiaffo è stata
una reazione non per fargli del male ma per fargli capire che ci sono delle
regole e bisogna rispettarle. Posso anche dire che nell'ambito degli aiuti
sociali che ricevevo, mi era stato detto di impormi di più con mio figlio"
(cfr. verbale dibattimento, 27.11.2012, pag. 1 e 2).

  Qualche minuto dopo l'uscita di casa del figlio,
l'accusata sostiene di aver chiamato il padre per accertarsi che il figlio
avesse raggiunto la sua abitazione che dista pochi metri dal di lei domicilio.
In quell'occasione, il figlio l'avrebbe informata di avere un livido sulla
faccia e l'accusata gli avrebbe risposto che non era possibile perché non gli
aveva dato chissà che colpo. In sede di dibattimento l'accusata ha dichiarato
che non si era accorta della presenza del livido e se fosse stato il caso non
avrebbe mandato il figlio dal padre ma l'avrebbe semmai portato lei stessa in
ospedale (cfr. verbale dibattimento, 27.11.2012, pag. 1).

  A detta del padre, il figlio si sarebbe presentato
inaspettatamente al suo domicilio verso le 10:00, asserendo che l'accusata Io
aveva colpito con un pugno per poi cacciarlo di casa con le seguenti parole:
"vai da quel bastardo di tuo padre!". Egli ha dunque avvisato la
polizia, e su loro consiglio ha accompagnato il figlio al Pronto Soccorso
dell'Ospedale [...]di [...](cfr. act. 3 allegato 3, verbale interrogatorio XY,
23.02.2011, pag. 3).” (sentenza impugnata, consid. 2, pagg. 2-3)

 

                                   4.   Il certificato medico stilato dal dr. med. [...]riferisce la
presenza, sul viso del bambino, di un ematoma di circa 3x3 cm a livello dello
zigomo destro al limite laterale dell’occhio destro, una mobilità oculare
libera e dolori alla palpazione locale, senza fratture apparenti. 

                                          La
diagnosi espressa dal medico è quella di “contusione zigomo e orbita dx”,
da curare con una terapia di Dafalgan 500 (cfr. rapporto medico dr. [...]01.01.2011,
allegato 7 al rapporto di polizia del 18 marzo 2011, AI 3).

 

                                   5.   In seguito alla segnalazione dell’Ospedale regionale di [...](AI 1)
e alla querela sporta da XY (verbale 23 febbraio 2011, allegato 3, AI 3, pag.
5), i fatti sopradescritti sono sfociati nel decreto d’accusa 1346/2011 dell’11
aprile 2011.

 

                                         Appello

 

                                   6.   L’appellante chiede il suo proscioglimento per la mancata
realizzazione dei presupposti oggettivi e soggettivi del reato di lesioni
semplici. Dal profilo oggettivo sostiene che l’ematoma causato alla guancia del
figlio, che non ha determinato nessun bisogno di cure particolari, non può
essere considerato una lesione semplice ai sensi dell’art. 123 CP, mentre dal
profilo soggettivo afferma, non solo di non aver avuto la coscienza e la
volontà di fare del male al figlio, ma di non avere nemmeno potuto prendere in
considerazione e accettato una simile eventualità, ritenuto che “non si
ricordava più a quel momento di avere gli anelli, ne tantomeno pensava che
potevano provocare delle lesioni” (dichiarazione d’appello, let. G-H, pagg.
7-8).

 

                                   7.   Il giudice della Pretura penale ha ritenuto che lo schiaffo inferto
dall’imputata al figlio realizzasse gli elementi costitutivi oggettivi e
soggettivi del reato di lesione semplice di lieve entità (art. 123 cifra 2 CP).
Dal profilo oggettivo il pretore ha considerato che il fatto che lo schiaffo
abbia causato alla vittima un ematoma è sufficiente a determinarne la qualifica
quale lesione semplice, mentre dal profilo soggettivo ha ritenuto che
l’intenzione dell’imputata di ferire il figlio deve essere ammessa almeno per
dolo eventuale, poiché “colpendo il figlio alla guancia con diversi anelli
che portava al momento, la possibilità di cagionargli una lesione era talmente
prevedibile che si può ragionevolmente ammettere che l’accusata l’abbia preso
in considerazione e abbia accettato l’eventualità che ciò avvenisse, pur non
desiderandolo” (sentenza impugnata, consid. 5.2, pag. 6). Tuttavia, in
considerazione del fatto che l’accusata ha spontaneamente intrapreso delle
misure per rimediare al danno causato, si è scusata con il figlio XYZ, ha
pagato le spese ospedaliere, che non è solita picchiare il figlio e avuto
riguardo alla relazione madre-figlio e al particolare contesto famigliare, il
primo giudice ha concluso che l’interesse del minore al perseguimento penale
fosse minimo e l’interesse pubblico alla sanzione, di conseguenza, ridotto
(sentenza impugnata, consid. 7.4., pag. 8). 

                                         In
applicazione dell’art. 53 CP egli ha pertanto mandato l’imputata esente da
pena.

 

                               8.1.   L'art.
123 cifra 1 CP reprime le lesioni al corpo od alla salute di una persona che
non possono essere ritenute gravi a norma dell'art. 122 CP. Questa norma
protegge l'integrità corporea e la salute fisica e psichica e la sua
applicazione presuppone una lesione significativa dei beni giuridici protetti.
La giurisprudenza menziona a titolo d'esempio le iniezioni e ogni atto che
provoca una malattia, l'aggrava o ne ritarda la guarigione, come le ferite, i
lividi, le escoriazioni o le graffiature, salvo che queste lesioni abbiano per
conseguenza solo un disturbo passeggero e senza importanza della sensazione di
benessere (DTF 134 IV 189 consid. 1.1; 119 IV 25 consid. 2a).

Le vie di fatto, sanzionate dall'art. 126 CP,
sono invece le aggressioni fisiche che eccedono ciò che è socialmente tollerato
e che non causano né lesioni fisiche né danni alla salute. Una tale lesione può
sussistere anche se non ha provocato alcun dolore fisico (DTF 134 IV 189
consid. 1.2; 119 IV 25 consid. 2a).

La distinzione tra le lesioni semplici e le vie
di fatto può apparire problematica, specialmente quando la lesione è
circoscritta ad ammaccature, escoriazioni, graffiature o contusioni; in questi
casi, per stabilire se si tratta di lesioni semplici o di vie di fatto, si deve
tener conto dell'importanza del dolore provocato (Corboz, Les infractions en
droit suisse, vol. I, 3ª ed., Berna 2010, n. 11 ad art. 123 CP, n. 5 ad art.
126 CP; Donatsch, Strafrecht III, 9ª ed., Zurigo 2008, pag. 46; DTF 134 IV 189,
consid. 1.3; DTF 119 IV 2 consid. 4a; DTF 107 IV 40, consid. 4; STF del
15.07.2010, inc. 6B_378/2010, consid. 1.2). Ad esempio il Tribunale federale ha
qualificato quali vie di fatto un colpo al viso con conseguente graffio al naso
e contusione (DTF 72 IV 21) e un pugno e una presa alle braccia che hanno
provocato una lesione dell’epidermide, un ematoma di 7x5 cm e un rossore
sottocutaneo con presenza di dolore alle braccia e un dolore alla palpazione
della mascella (DTF 104 IV 40).

Ritenuto poi che le nozioni di vie di fatto e
lesione dell'integrità fisica - decisive per l'applicazione degli art. 123 e
126 CP - sono nozioni giuridiche indeterminate, la giurisprudenza riconosce, in
questi casi, un certo margine d'apprezzamento al giudice del merito, in quanto
l'accertamento dei fatti e l'interpretazione della nozione giuridica
indeterminata sono strettamente connesse; il Tribunale federale interviene
dunque solo con riserva sull'interpretazione fatta dall'autorità cantonale (DTF
134 IV 189 consid. 1.3; 119 IV 25 consid. 2a pag. 27). 

 

                               8.2.   Sia le lesioni semplici che le vie di fatto sono reati perseguibili
a querela di parte (art. 123 cifra 1 e 126 cpv. 1 CP), ad eccezione dei casi
previsti dalla legge (art. 123 cifra 2 e 126 cpv. 2 CP). 

                                         In
particolare il reato di lesioni semplici è perseguito d’ufficio quando l’autore
agisce contro una persona, segnatamente un fanciullo, di cui aveva la custodia
o doveva avere cura (art. 123 cifra 2 cpv. 2 CP). Per contro, perché il reato
di vie di fatto sia perseguibile d’ufficio è necessario, non solo che l’autore
abbia agito contro una persona di cui aveva la custodia o doveva avere cura, ma
anche che abbia agito reiteratamente (art. 126 cpv. 2 lett. a CP). La
reiterazione del reato di vie di fatto va ammessa quando l’autore agisce più
volte sulla stessa vittima, dimostrando una certa abitudine a commettere in suo
danno delle vie di fatto (DTF 134 IV 189, consid. 1.2; DTF 129 IV 216, consid.
3.1).

 

                               8.3.   Per i reati perseguibili a querela di parte, una querela valida
costituisce un presupposto processuale dell’azione penale (cfr art. 303 cpv. 1
CPP per la procedura preliminare) che deve essere verificato d’ufficio in ogni
stadio del procedimento (art. 329 cpv. 1 lett. c CPP per il procedimento
dibattimentale di primo grado e art. 403 cpv. 1 lett. c CPP per la procedura
d’appello; DTF 129 IV 305, consid. 4.2.3; STF 6S.439/2003 dell’11 agosto 2004,
consid. 6; sentenza CCRP del 22 febbraio 2010, inc. 17.2009.30; Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, 2. ed., Ginevra Zurigo Basilea 2006, § 999,
pag. 641; Schmid, Handbuch des Schweizerischen Strafprozessrechts, § 318, pag.
119; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT I, 3. ed., § 8, n. 29). 

 

                               8.4.   L’art. 30 cpv. 1 CP prescrive che, se un reato è punibile solo a
querela di parte, chiunque è stato leso può chiedere, nel termine di tre mesi
dal giorno in cui ha conosciuto l’identità dell’autore del reato (art. 31 CP),
che l’autore sia punito. La querela penale è una dichiarazione di volontà
incondizionata, mediante la quale la parte lesa domanda all’autorità competente
il promovimento dell’azione penale (DTF 128 IV 81, consid. 2a; 115 IV 2,
consid. 2a; 108 Ia 99, consid. 2; 106 IV 244, consid. 1 e rif.; STF 6S.110/2005
del 1a settembre 2005, consid. 2.2; Favre/ Pellet/ Stoudmann, Code pénal
annoté, Losanna 2007, ad art. 30 CP, n. 1.2). 

 

                               8.5.   La legittimazione a sporgere querela appartiene alla parte lesa e,
se quest’ultima non ha l’esercizio dei diritti civili, al suo rappresentante
legale (art. 30 cpv. 2 CP). Il cpv. 3 del medesimo articolo precisa che la
persona lesa minorenne può presentare querela personalmente solo se è capace di
discernimento. Rappresentanti legali del minore ai sensi del precitato disposto
sono di regola il padre e la madre, nei limiti dell’autorità parentale da loro
detenuta. Il genitore che non è titolare dell’autorità parentale sul minore non
può, di conseguenza, sporgere querela per i reati di cui il figlio è vittima
(RJN 2011, pag. 277). 

                                         Nei casi in cui l’autore
del reato è il rappresentante legale del minore, occorre designare al bambino
un curatore, che sarà incaricato di sporgere querela in suo nome (cfr. art. 306
cpv. 2 CC). Persone vicine alla vittima minorenne, ma sprovviste dell’autorità
parentale, non sono per contro legittimate a sporgere querela all’autorità
penale (RJN 2011, pag. 277; DTF 92 IV 1).

 

                                   9.   Come visto dagli atti risulta che lo schiaffo infertogli dalla madre
ha causato a XYZ una contusione allo zigomo/orbita destra con formazione di un
ematoma di circa 3x3 centimetri a livello dello zigomo destro (cfr. rapporto
medico dr. [...]01.01.2011 e fotografie, allegati 7 e 10 al rapporto di polizia
del 18 marzo 2011, AI 3). Il rapporto medico riferisce la presenza di dolori
alla palpazione e prescrive al paziente una terapia di Dafalgan 500mg
prevedendo un controllo presso il medico curante il 10 gennaio seguente.

                                         Dell’esecuzione
di tale controllo non v’è traccia agli atti.

                                         Del
resto, il padre ha riferito di aver tenuto il figlio con sé dopo la visita al
pronto soccorso, senza indicare che vi sono stati ulteriori problemi o
complicanze (verbale XY del 23.02.2011, allegato 3 al Rapporto di polizia
giudiziaria del 18.03.2011, AI 3).

 

                                         La
lesione riportata da XYZ è circoscritta ad una contusione, e cioè ad un tipo di
lesione che non configura forzatamente, dal profilo oggettivo, il reato di
lesioni semplici. Si tratta di un caso limite per cui determinante è
l’importanza del dolore inflitto alla vittima. In concreto, il dolore causato non
può che ritenersi minimo. È vero infatti che, in seguito allo schiaffo, sulla
guancia destra di XYZ si è formato un ematoma la cui gravità deve essere
relativizzata già solo alla luce delle fotografie agli atti scattate al pronto
soccorso immediatamente dopo l’accaduto. Si tratta infatti di un ematoma di
dimensioni estremamente ridotte, praticamente di un “puntino” sulla guancia
della vittima – peraltro non più evidente del brufolino che si vede appena
sotto -  la cui forma dimostra che è stato provocato non tanto dalla forza dello
schiaffo, ma piuttosto dal contatto dell’anello che la madre portava al dito
con la guancia di XYZ. L’appellante ha infatti riconosciuto fin da subito che è
stato l’anello a causare il livido (verbale A. _______ del 16.03.2011, pag. 2,
allegato 2 al Rapporto di polizia giudiziaria del 18.3.2011, AI 3;
dichiarazione d’appello, pag. 7), ciò che è stato confermato anche da XYZ al
padre (“XYZ aggiungeva che la madre lo aveva colpito con la mano nella quale
portava un anello ad un dito. Era stato quest’ultimo a provocargli l’ematoma”,
verbale XY del 23.02.2011, pag. 5, allegato al Rapporto di polizia giudiziaria
del 18.03.2011, AI 3). Del resto il bambino non ha nemmeno pianto in seguito
allo schiaffo ricevuto e non ha reagito in nessun modo (verbale interrogatorio dell’imputata
del 27.11.2012; cfr, anche, verbale dibattimento di primo grado, pag. 2), ciò
che dimostra che lo schiaffo non gli ha né causato particolare dolore né lo ha
particolarmente spaventato: se avesse ricevuto un forte colpo al viso, un
bambino dell’età di XYZ avrebbe certamente pianto anche per lo spavento e non
si sarebbe tranquillamente allontanato da casa con la bici per recarsi da solo
dal padre.

                                         A
confermare, poi, che il dolore inflitto a XYZ dallo schiaffo è stato di poca
importanza nonostante il livido apparso sulla guancia, vi sono anche le modeste
conseguenze che il gesto ha avuto sulla sua salute: il certificato medico in
atti specifica che l’ematoma era dolente soltanto alla palpazione e,
pertanto, appare evidente che la terapia analgesica (Dafalgan 500 mg) è stata
prescritta soltanto a titolo precauzionale: non ha da essere dimostrato (poiché
è conoscenza che deriva dalla comune esperienza della vita) che un ematoma del tipo
di quello riportato da XYZ (che duole solo alla palpazione) non è mai trattato
con terapia farmacologica. 

                                         Del
resto, a mente di questa Corte anche il ricorso a cure mediche per il piccolo
livido riportato era più che superfluo: nessuno - che non abbia preoccupazioni
diverse da quella della salute del figlio - si rivolge ad un pronto soccorso
per un livido che non è più grave di quelli che i bambini di tutto il mondo si
procurano, normalmente, giocando. 

                                         In
concreto, è evidente che il ricorso a cure mediche era strumentale alla
costante conflittualità messa in atto dal padre del bambino, così come risulta
dagli atti (non va dimenticato che nei suoi confronti sono stati emessi due DA
per ripetuta minaccia e ingiuria a danno della ex compagna).

                                         Pertanto, ben si può
concludere, sulla scorta di ciò che l’esperienza della vita insegna, che le
conseguenze dello schiaffo si sono risolte senza problema alcuno e, in
particolare, senza provocare al ragazzo alcun dolore, se non quello,
normalissimo e sopportabilissimo, alla palpazione.

                                         Quanto precede permette di
concludere che, dal profilo oggettivo, la lesione inflitta a XYZ non può essere
qualificata di lesione semplice, nemmeno poco grave ai sensi dell’art. 123
cifra 2 CP, ma deve invece essere ritenuta vie di fatto (art. 126 CP). 

 

                                10.   In queste condizioni, ritenuto come risulti dagli atti che
l’episodio in discussione è l’unica occasione in cui la madre ha colpito il
figlio, in applicazione di quanto indicato ai considerandi precedenti,
l’appellante va assolta senza che sia necessario addentrarsi nella disamina
dell’aspetto soggettivo. In effetti, trattandosi di un atto oggettivamente
qualificabile come via di fatto, l’avvio del procedimento penale necessitava di
una valida querela (cfr. art. 126 cpv. 2 lett. a CP) che, in concreto, non
esiste ritenuto come essa sia stata sporta dal genitore non detentore
dell’autorità parentale (RJN 2011, pag. 277; 6B_323/2009).

 

                                11.   A titolo abbondanziale, si osserva – non solo che la fattispecie
oggetto del procedimento penale sembra essere un caso scolastico di
applicazione dell’art. 52 CP – ma anche che stupisce che, sin qui, non si sia
riflettuto su quanto stabilito dalla giurisprudenza riguardo il diritto di
correzione del genitore detentore dell’autorità parentale nell’ambito del suo
obbligo educativo ex art. 301 CCS (cfr. DTF 129 IV 216, consid. 2.4; STF del
22.06.2005, inc. 6S.178/2005, consid. 3; cfr., anche, per un caso ticinese,
CCRP 24.02.1994, inc. 83/93, in re B; per un
caso neocastellano, BJP 1/2010; Schwenzer, in Basler
Kommentar, Zivilgesetzbuch I, ad art 301 CCS, n. 8, pag 1596; Judith
Wyttenbach, Gewaltfreie Erziehung, in FamPra 2003, pag. 769; Stratenwerth,
Jenny, Bommer, Schweizerisches Strafrecht, BT I, §3, n. 53, pagg. 80-81).
Questa riflessione si imponeva in concreto tenuto conto, in particolare, del
contesto in cui l’appellante ha dato lo schiaffo al figlio, delle finalità del
gesto, del fatto che i servizi sociali competenti che seguivano la famiglia
avevano consigliato all’imputata di essere più ferma imponendosi di più con il
figlio “per aiutarlo ad accettare l’esistenza di limiti e regole” e,
infine, del fatto che si è trattato di un episodio isolato, tanto che gli
stessi servizi sociali hanno definito la signora A. _______ come “una madre
piuttosto attenta e premurosa” (verbale di interrogatorio dell’imputata,
pag. 1; documentazione prodotta al dibattimento di primo grado, in particolare
il “Resoconto attività SAE” del 7 luglio 2011, pag. 2).

 

                                12.   Accertata l’assenza del presupposto processuale della querela - e
considerato, peraltro, che, essendo ampiamente decorso il termine ex art. 31
CP, a tale assenza non potrebbe, comunque, più essere posto rimedio - in
applicazione degli art. 403 cpv. 1 lett. c, 379 e 329 cpv. 4 CPP, il
procedimento penale nei confronti dell’appellante deve essere abbandonato (Schmid,
Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, ad art. 329, n. 10 e 16,
pagg. 633-634; Stephenson/ Zalunardo-Walser, in Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, ad art. 329 CPP, n. 13, pag. 2271).

 

                                         Tasse
e spese 

 

                                13.   Visto l’esito dell’appello, le spese del procedimento di primo grado
vengono poste a carico dello Stato, così come gli oneri processuali di appello
(art. 428 cpv. 1 e 3 CPP). 

                                         L’imputata,
che è stata ammessa al beneficio della difesa d’ufficio, non ha diritto ad
un’indennità ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP (DTF 138 IV 205).

 

 

Per questi motivi,

 

previo esame del fatto e del diritto,

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80,
84, 139, 329, 343, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg. CPP,

                                         30, 31,
123 e 126 CP,

                                         32
cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patto ONU II,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è accolto ai sensi dei considerandi.

Di
conseguenza, la sentenza impugnata è annullata e il procedimento penale nei
confronti di A. _______ è abbandonato.

 

                                   2.   Le
tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 800.- (ottocento) per il
procedimento di primo grado sono a carico dello Stato.

 

 

                                   3.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.                                600.-

-  altri disborsi                            fr.                                200.-

                                                     fr.                                800.-

 

sono posti a carico dello Stato.

 

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -  

  -  

  -  

  

 

                                   5.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  della popolazione, Ufficio

     della migrazione, 6501 Bellinzona

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.