# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 944c3f04-cb36-5005-9d43-a5ab4af773fd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-03-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.03.2004 35.2004.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-1_2004-03-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.1

   

  mm/tf

  	
  Lugano

  31 marzo 2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 gennaio 2004 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 ottobre 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 31
luglio 2000 (cfr. certificato accluso al doc. _), __________ - alle dipendenze
del ristorante __________ in qualità di cameriera e, perciò, assicurata
d'obbligo contro gli infortuni presso la __________ è rimasta coinvolta in un
incidente della circolazione stradale avvenuto nel suo paese di origine
__________, a seguito del quale ha riportato, stando al certificato medico
iniziale del dott. __________, una contusione cervicale e lombosacrale nonché
un torcicollo (cfr. doc. _). 

 

                                         Il caso è
stato assunto da __________, la quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative. 

                               1.2.   Con
decisione formale del 1° luglio 2003, l'assicuratore LAINF ha dichiarato
estinto il proprio obbligo a prestazioni a decorrere dal 15 giugno 2002,
difettando, da tale data, una relazione di causalità naturale con l'infortunio
in questione (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dalla __________ per conto dell'assicurata,
l'assicuratore infortuni, in data 14 ottobre 2003, ha ribadito il contenuto
della sua prima decisione (doc. _).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 7 gennaio 2004, __________, sempre patrocinata dalla
__________, ha chiesto che __________ venga condannata a corrisponderle le
prestazioni di legge anche dopo il 14 giugno 2002, argomentando:

 

" 
Anche fondandosi sulla nuova documentazione
medica che qui sarà prodotta, la decisione su opposizione in oggetto va
contestata.

 

Il 01.08.2000, la ricorrente incorse in un
incidente stradale. Dopo essere uscito di strada, il veicolo capottò più volte
e la ricorrente subì le conseguenze poi confermate dai diversi medici, anche
incaricati da __________.

 

Disquisire sul grado di gravità dell'evento come
si fa nella querelata Decisione, appare privo di senso: in quel tipo
d'incidente, dove il veicolo si capotta ripetutamente e il conducente è
sbatacchiato da ogni lato all'altro del veicolo, una persona può
"tranquillamente" morire per le lesioni subite, in specie per quelle
alla ragione cervicale. Non è dal tipo di danni riportati dal veicolo che si
può giudicare della gravità di un sinistro, quanto dalla lesioni che ne possono
conseguire. Appaiono quindi corrette le conclusioni dei medici dell'__________,
che riferiscono di uno "schweren Unfall".

 

È fuori di dubbio che l'erogazione di prestazioni
in ambito LAINF dipende dall'esistenza di un nesso causale tra evento
infortunistico e le sue conseguenze. Come citato nella decisione, non occorre
che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

Per una seria valutazione del caso, più dei
rapporti resi dai medici dell'assicurazione, che hanno visto ed esaminato
l'interessata per un breve tempo, valgono gli accertamenti svolti durante più
giorni, in occasione delle degenze in ospedali __________ e cliniche (Clinica
di __________), oltre beninteso che dai medici curanti.

 

Non è in discussione che la ricorrente soffra di
importanti dolori, alla colonna cervicale, alle spalle, alla colonna
dorso-lombare "di intensità 7/10 sulla scala decimale del dolore"
(cfr. rapporto 04.08.2003, Dr. __________ e Dr. __________, Clinica
__________).

 

Nel caso in esame, occorre sapere se tali dolori sono
la conseguenza diretta di un evento infortunistico, oppure se si spiegano per
altri motivi.

 

È, tra l'altro, stato accertato dagli esami
radiologici che la ricorrente presenta una lordosi della colonna cervicale
armonica, nessuna scoliosi, nessuna laterazione degenerativa. Una leggerissima
inclinazione della colonna lombare verso sx; raddrizzamento della lordosi
lombare; spina bifida occulta S1; i processi trasversi L4 sono ispessiti ma non
hanno contatto con l'ala dell'osso ischio, segnano però una leggera anomalia
del passaggio lombo-sacrale; leggera artrosi dell'articolazione ileo-sacrale
bilaterale (cfr. rapporto 04.08.2003, Dr. __________ e Dr. __________).

 

Orbene, i dolori di cui soffre la ricorrente non
si spiegano manifestamente con i fattori esterni all'evento assicurato.

 

A seguito della degenza, di quasi un mese,
presso la Clinica di __________, i Dr. __________ e __________, richiedevano un
consulto psichiatrico e dal punto di vista specialistico, poiché
diagnosticavano una "sindrome algica caratterizzata da una marcata componente
psicogena in particolare di natura depressiva all'evento ed alla perdita di
ruolo sociale nel quale si identificava (…)". Più precisamente "Valutiamo
la sintomatologia come sindrome del dolore cronico con estensione della
nocicezione, con tendenza alla fibromialgia, con cervico-dorso-lombalgia
aspecifica cronica con sindrome miofasciale nella regione cervico-scapolare
bilateralmente, in stato dopo incidente della circolazione il 1° agosto 2000
con contusione/distorsione cervicale, lombo sacrale e torcicollo
post-traumatico. Sindrome algica caratterizzata da una marcata componente
psicogena in particolare di natura depressiva". 

 

Terapeuticamente i medici consigliavano
l'inserimento della paziente nel gruppo del dolore gestito dalla psicologa
Sig.a __________, dei colloqui psichiatrici individuali presso il servizio
psico-sociale di __________ e una pausa di fisioterapia.

 

Come da scritto 30.12.2003 del Dr. med.
__________, che qui si produce (Doc. _), la ricorrente è dal 07.11.2003
in cura presso il Servizio psico-sociale di __________.

 

Comprovando la valutazione dei Dr. __________ e
__________, descrive il Dr. __________: "La paziente oggettivamente fa
risalire i suoi disturbi attuali all'incidente del 1.8.2000. La paziente che
soffre attualmente di uno stato depressivo, si lamenta di un grave cambiamento
della sua vita dal momento dell'incidente, durante il quale ha vissuto il
timore di morire. Annuncia quindi uno stato di tristezza, disturbi del sonno,
assenza di interessi, anedonia e preferenza della non esistenza, a ciò si
aggiungono i dolori fisici (…). Sulla base della struttura della personalità
della paziente che dispone di una scarsa coesione identitaria, e relazioni
oggettuali confusive e fusionali non sorprende che di fronte a certi eventi
della vita si difenda con uno stato depressivo e regressivo.

Ciò equivale a dire che dal profilo psicologico
l'incidente è ritenuto per la paziente come la causa scatenante dello stato
attuale. In questi casi la situazione di conflittualità che vive la paziente
rischia di aggravare il suo stato di salute".

 

Basilarmente, la __________ fonda la decisione su
quanto riferito dai propri medici di fiducia, in specie dal Dr. __________, per
cui lo stato di salute della ricorrente non sarebbe in relazione di causa
adeguata con l'incidente del 01.08.2000.

 

Il Dr. __________ non spiega tuttavia a cosa
debbano essere ricondotti i dolori di cui soffre la ricorrente, che però i
medici dell'__________ attribuiscono, senza esprimere dubbi, all'evento del
01.08.2000. Così anche la Dr.ssa __________ (cfr. scritto 26.03.2003 al Dr.
__________) per la quale "Anamnesticamente e clinicamente e nel
laboratorio possiamo confermare che i disturbi della paziente sono causati
dall'incidente in macchina, però adesso si tratta di un processo cronico".

 

Quando il Dr. __________ esprime la sua opinione
sulla gravità dell'infortunio, dicendo che la documentazione raccolta non
permette di concludere che si trattava di un infortunio oggettivamente grave,
non ha preso in considerazione il trauma psichico, che era invece stato
indicato nel rapporto della Clinica di __________ ed ora confermato dal Dr.
__________.

 

È invece questo un elemento fondamentale
per la valutazione complessiva del caso, che non si spiega senza
l'evento del 01.08.2000.

 

Del resto, sin quando si verificò l'infortunio,
la ricorrente godeva sostanzialmente di buona salute. La sindrome infiammatoria
presentata nel passato e le minime alterazioni degenerative dimostrate dalla RM
cervicale, non giustificano in alcun modo la patologia oggi rappresentata dai
medici.

 

L'assicurazione deve intervenire nel pagamento di
spese di cura, delle spese e dell'indennità giornaliera conseguenti ad un
infortunio (Art. 10-17 LAINF);

 

quando vi sia un'alterazione permanente o
duratura della capacità di guadagno, va assegnata una rendita (Art. 18-23
LAINF);

 

se l'assicurato subisce una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica, ha diritto ad una indennità di
menomazione dell'integrità (Art. 24,25 LAINF);

 

quando il danno alla salute è solo in parte
conseguenza dell'infortunio, le prestazioni di cui all'Art. 10-17 LAINF non
sono ridotte; lo sono semmai la rendita e l'IMI, ma senza tenere conto delle
affezioni anteriori non pregiudizievoli alla capacità di guadagno (Art. 36
LAINF).

 

Nel caso in esame, riteniamo sufficienti gli
elementi esposti per ammettere che la sindrome del dolore cronico di cui soffre
la ricorrente va posta in relazione di causa diretta con l'evento del
01.08.2000.

 

Sono dunque dati tutti gli elementi affinché venga
riconosciuto alla ricorrente il diritto a percepire le prestazioni assicurate
in LAINF.

 

Qualora i Giudici di codesto lodevole Tribunale
lo ritenessero opportuno, si chiede che venga disposta una nuova perizia medica
multidisciplinare, atta a stabilire se – come peraltro già deducibile agli atti
– lo stato di salute attuale della ricorrente si trova in relazione di causa
diretta ed adeguata con l'evento assicurato" 

                                         (I).

 

                               1.4.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa,
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(V).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Al
riguardo va, tuttavia, segnalato che unicamente le norme di procedura, in via
di principio (cfr. art. 82 cpv. 2 LPGA), entrano immediatamente in vigore (cfr.
SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa
K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20
marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360
consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 pag. 316 consid. 3b). Tali disposizioni pertanto
si applicano a tutte le decisioni emesse dopo il 1° gennaio 2003. 

                                         Per
quanto concerne invece le norme di diritto materiale, nel diritto delle
assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in
cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1
consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR
2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.).

                                         Di
conseguenza nel caso in esame, visto che l'infortunio in questione ha avuto
luogo il 31 luglio 2000 e oggetto della presente lite è la soppressione del
diritto a prestazioni a far tempo dal 15 giugno 2002, tornano applicabili le
disposizioni della LAINF, in vigore sino al 31 dicembre 2002.

 

                               2.3.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se la __________ era o meno
legittimata a negare il proprio obbligo a prestazioni a contare dal 15 giugno
2002. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio
sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di infortunio
insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è
slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale)
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a
priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in
materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover
procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio
insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. La questione a sapere se tra simile
infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un
rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento
all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di
tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che
risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse
possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di
origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a). 

 

                               2.7.   Va peraltro
ricordato che anche in materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, vige una particolare giurisprudenza relativa alla
questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni
visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in
generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo
che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
- senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni
radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità adeguata
era negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un infortunio di
quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico è caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc. Tale giurisprudenza è stata ulteriormente
confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V
98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI
1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
succitata pronunzia, la Corte federale ha ricordato che, secondo le ultime
pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna
cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni,
anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i
disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli attuali
mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi
soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione
contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale è, secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non è stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non è determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli
difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro
clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si trova
confrontati a deficit che non è possibile oggettivare da un profilo organico,
il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità fra
un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva ad un “colpo
di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per analogia, il metodo
elaborato per le turbe psichiche (cfr. DTF 115 V 133 segg.). La Corte federale
ha, in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata è stata
ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche
in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
(DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                               2.8.   Alla luce
dei principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi
confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - è
necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio
e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza di un infortunio del tipo
"colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch
zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die
natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem
konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso
aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen
zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa)."

(DTF
122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.).

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni
medico-specialistiche (cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV
1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid.
2b/aa; STFA del 12 maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento diagnostico
espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la presenza del
quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di disturbi (P.
Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29; J. Senn, Das
“Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion,
SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna,
pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)."

(DTF 122
V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310). 

 

                               2.9.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cerebrale
(cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò dovesse
essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario applicare i
criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366 consid. 6a e
382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza del nesso
causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado medio, secondo
i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa (cfr. RAMI 2000 U
395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                             2.10.   Nella
presente fattispecie, __________, in data 31 luglio 2000, é rimasta coinvolta
in un incidente della circolazione stradale avvenuto in __________.

                                         Qui di
seguito la descrizione del sinistro fatta dall'assicurata stessa:

 

" 
Stavo viaggiando sulla mia corsia. Ad un tratto
mi sono trovata una macchina che stava sorpassando dall'altra parte e mi veniva
incontro. Per evitare un incidente frontale, l'unica cosa che ho potuto fare in
quell'attimo, è stato di svoltare sulla mia destra. La macchina è uscita fuori
dall'asfalto, viaggiava sull'erba. Per raddrizzare, ho svoltato sulla sinistra
ma mi stavo portando fuori dall'altra parte, ho frenato, poi mi sono ancora
buttata sulla destra, poi non ho più avuto il controllo. Sono andata fuori
strada, la macchina si è capovolta diverse volte. Alla guida ero sola, nessun
altro veicolo coinvolto" (doc. _).

                                         Rientrata
in Svizzera, il 2 agosto 2000 l'assicurata ha consultato il proprio medico
curante, dott. __________, il quale, all'esame clinico, ha constatato
"dolori diffusi di tutta la colonna vertebrale. Forte torticollis e dolori
alle cervicali. La mobilità è estremamente ridotta. Muscolatura vertebrale
leggermente contratta. Cefalea. Dolori lombosacrali L4/S1. Nel decorso sviluppo
di pseudoparesi delle braccia che lasciano sospettare una compressione
radicolare".

                                         Dal
profilo terapeutico, il dott. __________ ha prescritto della fisioterapia,
l'assunzione di medicamenti e l'utilizzo di un collare cervicale (cfr. doc. _).

 

                                         In data
12 dicembre 2000 ha avuto luogo una visita specialistica presso il dott.
__________, reumatologo, il quale, nel suo referto, riferisce che l'assicurata
aveva, nel frattempo, presentato una sindrome cervico-vertebrale con
tendomiogelosi a catena nella regione del cingolo scapolare e lungo l'asse
vertebrale di natura post-traumatica, in assenza di lesioni oggettivabili per
quanto riguarda la colonna cervicale, nonché di disturbi neurologici.

                                         Egli ha
consigliato una ripresa della fisioterapia ed ha dichiarato __________
nuovamente in grado di riprendere il proprio lavoro a partire dal mese di
gennaio 2001 (cfr. doc. _).

                                         Una nuova
consultazione presso il dott. __________ è avvenuta il 28 febbraio 2001. In questa
occasione, il reumatologo ha segnatamente constatato una mobilità cervicale
libera e indolore con disturbi soprattutto nella regione del trapezio e della
scapola destra, nonché una moderata sindrome lombo-vertebrale. 

                                         Egli ha
peraltro ritenuto indicata l'esecuzione di una risonanza magnetica del tratto
cervicale e di un esame radiologico convenzionale della colonna lombare (doc.
_).

 

                                         L'esame
di risonanza magnetica è stato effettuato in data 17 aprile 2001 ed ha messo in
luce unicamente delle minime alterazioni degenerative discali ed articolari a
livello di C4-C5 e di C5-C6 (doc. _). 

 

                                         In data
30 marzo 2001, __________ è stata sottoposta ad una visita fiduciaria di
controllo da parte del dottor __________, specialista in chirurgia. 

                                         Con il
relativo rapporto del 30 aprile 2001, il medico di fiducia de __________ ha
diagnosticato degli, citiamo: "esiti di incidente della circolazione
stradale in data 1 agosto 2000 nel quale la paziente ha subito -contusioni multiple
guarite senza reliquati; -trauma di iperflessione della colonna cervicale di
grado 0-1 secondo Herdmann e di grado 0-1 secondo classe Québec in assenza
completa di lesioni tendino-muscolari, neurologiche, radicolari e in assenza di
instabilità segmentali. 

                                         Permangono
soggettive cervico-trapezialgie a destra e certa adinamia dell'arto superiore
destro; obiettivamente non vi sono rilevamenti effettivi evidenziabili".

                                         Egli ha
inoltre indicato che la causalità naturale con l'infortunio assicurato poteva
ancora essere ammessa, evidenziando comunque di nuovo l'assenza di lesioni
oggettivabili.

                                         Una
completa abilità lavorativa è infine stata attestata a far tempo dal 7 maggio
2001 (cfr. doc. _). 

 

                                         L'assicurata,
in data 26 novembre 2001, è ancora stata vista dal reumatologo dott.
__________, il quale ha riferito di una, citiamo: "estensione dei dolori
fino alla regione lombare, nella regione sternale, sterno-costale e della
spalla sx così come una sintomatologia di "flushes"
accompagnati da sudorazione rossore al viso che insorgono improvvisamente in
qualsiasi momento della giornata"

                                         Per
quanto concerne le cause di tale sintomatologia, il dott. __________ ha
indicato che il quadro clinico non corrispondeva ad una fibromialgia classica
ed ha consigliato l'esecuzione di esami di laboratorio (fattori reumatici,
anticorpi anti-DNA ed ENA (in particolare SSA, SSB, RNP e Jo1), nonché un
dosaggio delle CK e TSH) e di una biopsia ossea (doc. _).

 

                                         Una nuova
visita di controllo presso il dott. __________ ha avuto luogo verso la fine del
mese di marzo 2002.

                                         Il
fiduciario de __________ ha segnalato che gli esami del sangue avevano
evidenziato una moderata sindrome infiammatoria e, d'altro canto, che la
scintigrafia ossea aveva permesso di escludere reperti post-traumatici a
livello panvertebrale e sternocostale/sternale. 

                                         Per
quanto concerne l'aspetto eziologico, il dott. __________ ha dichiarato
completamente estinto il nesso di causalità naturale con l'evento traumatico
assicurato:

 

" 
Dal profilo infortunistico, ai sensi Lainf, per
contro, il caso viene chiuso a tutti gli effetti. Ovviamente siamo disposti a
riguardare questa posizione se e qualora venissero dimostrate lesioni
morfologico-strutturali, pratico-effettive che possano essere messe in
relazione con l'infortunio, cosa al quanto improbabile tenuto conto dell'esito
della risonanza magnetica effettuata, della sonografia di entrambe le spalle e
della recente scintigrafia ossea"

(doc.
_).

 

                                         In data 3
gennaio 2003, __________ è stata visitata presso la Clinica reumatologica
dell'Ospedale universitario di __________. 

                                         Il dott.
__________, Capo-clinica, ha diagnosticato, per quanto qui di interesse, una
sindrome cervico-spondilogena cronica bilaterale in presenza di una marcata disbalance
muscolare a livello del collo e del cingolo scapolare con diverse miogelosi e
trigger-points, di una insufficienza posturale, nonché di una disfunzione
segmentale del rachide cervicale alto più pronunciata a destra.

                                         D'altra
parte egli ha negato la presenza di una malattia reumatica infiammatoria, così
come di una infezione attiva da borreliosi (cfr. doc. _:
"Es finden sich jedoch keinerlei anamnestische oder klinische oder
anderweitige labortechnische Hinweise auf das Vorliegen einer entzündlich
rheumatischen Erkrankung. (…). Für eine aktive Borrelien-Infektion finden sich
jedoch ebenfalls keine Hinweise. Ein chronisches zerviko spondylogenes Syndrom
wie bei der Patientin als Ausdruck einer Borrelien-Infaktion ist nach unserem
Wissen nicht beschrieben"). 

                                         Il dott. __________ ha sostenuto esservi una relazione di causalità
fra la sintomatologia presentata dall'assicurata e l'incidente della
circolazione del luglio 2000 (cfr. doc. _:
"Anamnestisch, klinisch und labortechnisch beurteilen wir das
Beschwerdebild der Patientin in Zusammenhang mit dem schweren Autounfall vom
01.08.2000, wobei es bereits zu einem Chronifizierungsprozess gekommen
ist").

                                         Infine, il sanitario dell'__________ ha ritenuto indicato un
soggiorno stazionario presso una clinica specializzata per la cura della
sindrome cervico-spondilogena (cfr. doc. _: "Wir
empfehlen deshalb eine stationäre Behandlung in einer dafür spezialisierten
Klinik, welche über einen multimodalen Therapie-Ansatz (Physiotherapie,
physikalische Therapie) verfügt. Hierfür in Frage kommende Kliniken sind zum
Beispiel __________). 

 

                                         Il dott. __________, spec. FHM in chirurgia, che il 6 maggio 2003 ha
periziato l'insorgente per conto de __________, ha dichiarato come
semplicemente possibile che i disturbi da lei accusati costituiscano ancora
una naturale conseguenza del sinistro del luglio 2000 (cfr. doc. _). 

 

                                         Durante
il periodo 19 giugno-16 luglio 2003, __________ è rimasta degente presso la
Clinica di riabilitazione di __________, dove è stata sottoposta ad un
programma di riabilitazione multidisciplinare del dolore. 

                                         I dottori
__________ e __________ hanno valutato la sintomatologia presentata
dall'assicurata come, citiamo:

 

" 
… sindrome del dolore cronico con estensione
della nocicezione, con tendenza alla fibromialgia, con cervico-dorso-lombalgia
aspecifica cronica con sindrome miofasciale nella regione cervico-scapolare
bilateralmente, in stato dopo incidente della circolazione il 1° agosto 2000
con contusione/distorsione cervicale, lombo-sacrale e torcicollo
post-traumatico. Sindrome algica caratterizzata da una marcata componente
psicogena in particolare di natura depressiva"

(doc.
_). 

 

                                         Dal
relativo rapporto di uscita del 4 agosto 2003 si evince che la ricorrente è
pure stata indagata dal profilo psichiatrico con diagnosi di una, citiamo:
"sindrome algica caratterizzata da una marcata componente psicogena, in
particolare di natura depressiva all'evento ed alla perdita del ruolo sociale
nel quale si era identificata ed è stato ritenuto indicato introdurre una
farmacoterapia con Surmontil 25 mg/sera da incrementare progressivamente fino a
100mg/unica somministrazione serale e di favorire l'inserimento della paziente
nel gruppo del dolore gestito dalla psicologa signora __________ con la quale
la paziente ha iniziato ad avere colloqui di sostegno" (doc. _). 

 

                                         Chiamato
dall'assicuratore LAINF ad esprimersi in merito al contenuto del referto
allestito dalla Clinica di riabilitazione di __________, il dott. __________ ha
essenzialmente ribadito la propria opinione in merito alla natura dei disturbi
risentiti da __________:

 

" 
Il Dr. __________, primario della Clinica di
Riabilitazione di __________, nella diagnosi parla in un primo luogo di
sindrome del dolore cronico con tendenza alla fibromialgia. In secondo luogo
parla di cervico-dorsolombalgia aspecifica cronica, in seguito ad
incidente della circolazione del 1.08.00. In terzo luogo parla di una
lombo-sacrosciatalgia aspecifica sulla base di discopatia L3 fino a S1,
in quarto luogo di gonalgia bilaterale in stato dopo frattura nell'ambito del
malleolo laterale dell'infanzia, in quinto luogo parla di depressione, in sesto
luogo di dermatosi di origine indeterminata, e in settimo luogo di lieve
ipercolesterolemia.

 

La fibromialgia viene riscontrata molte volte nei
paziente depressi, nei pazienti ansiosi, nei pazienti con somatizzazione, ed in
quelli ipocondriaci. Questa fibromialgia non ha niente a che fare con un evento
traumatico.

 

L'Avvocatessa __________, che si riferisce al
fatto che la fibromialgia ha quasi sempre origine in un evento traumatico,
esprime un'opinione personale e non trova una base nella letteratura medica
internazionale (vedi libro standard della medicina interna Harrison: Principles
of Internal Medicine, edizione 14, 1998, pagine 1955-1957).

La fibriomialgia viene provocata talune volte
anche da pazienti con Lyme-disease. Ci permettiamo di menzionare che la signora
__________ ha sofferto nel passato di malattia di Lyme, vedi rapporto
__________ del 23.01.03 (Dr. __________, capoclinica).

 

Sulla base della documentazione a disposizione
non vediamo una ragione per modificare la nostra perizia del 26.05.03, dove
abbiamo giudicato la causalità fra l'infortunio del 1.08.00 e la sintomatologia
attuale solamente possibile" 

                                         (doc. _).

 

                             2.11.   Una attenta
valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al precedente
considerando - consente di affermare che nessuno é riuscito ad oggettivare
delle lesioni morfologiche di natura post-traumatica, suscettibili di spiegare
sufficientemente la sintomatologia accusata da __________, nonostante essa sia
stata sottoposta a molteplici ed accurati provvedimenti diagnostici. 

                                         Al
proposito, già in occasione della consultazione del 12 dicembre 2000, il dott.
__________, reumatologo privatamente consultato dall'assicurata, ha rilevato
l'assenza di lesioni oggettivabili per quanto riguarda la colonna cervicale,
così come di disturbi neurologici (cfr. doc. _).

                                         L'esame
di risonanza magnetica del 17 aprile 2001 ha evidenziato, a livello del rachide
cervicale, soltanto delle minime alterazioni degenerative discali ed articolari
(alterazioni che il dott. __________ aveva peraltro già giudicato compatibili
con l'età dell'assicurata; cfr. doc. _, p. 2, commento alla RM della colonna
cervicale del 12.9.2000), in assenza di lesioni traumatiche osteoarticolari e
di compressioni midollari o radicolari (cfr. doc. _). 

                                         Anche
l'esame ecografico delle spalle, anch'esso effettuato il 17 aprile 2001, è del
resto risultato completamente blando (cfr. doc. _).

                                         Nel
referto relativo alla vista di controllo del 30 marzo 2001, il dott.
__________, medico-chirurgo che vanta una vasta esperienza in materia di
medicina infortunistica, ha indicato che la sintomatologia accusata dalla
ricorrente appariva priva di sostrato organico (cfr. doc. _: "Permangono
soggettive cervico-trapezialgie a destra e certa adinamia dell'arto superiore
destro, obiettivamente non vi sono rilevamenti effettivi evidenziabili"
(…) "la causalità naturale con l'evento può ancora essere presa in
considerazione nondimeno l'assenza di lesioni dimostrabili a distanza di
oltre otto mesi dall'evento, risulta assai chiara. Lo stato clinico, la
motilità, il trofismo muscolare e l'assenza di lesioni neurologiche sono
obiettivamente evidenti" - la sottolineatura è del redattore).

                                         Lo stesso
medico fiduciario de __________ ha espresso considerazioni analoghe anche in
occasione della visita di controllo del 25 marzo 2002 (cfr. doc. _:
"trauma di iperflessione della colonna cervicale di grado I secondo classe
Québec in assenza completa di lesioni ossee, tendino-muscolari,
neurologiche, radicolari e in assenza di instabilità segmentali; da
menzionare, per contro, minime alterazioni discali e articolari da C4 a
C6" (…) "Dal profilo infortunistico, ai sensi Lainf, per contro, il
caso viene chiuso a tutti gli effetti. Ovviamente siamo disposti a riguardare
questa posizione se e qualora venissero dimostrate lesioni
morfologico-strutturali, pratico-effettive che possano essere messe in
relazione con l'infortunio, cosa al quanto improbabile tenuto conto dell'esito
della risonanza magnetica effettuata, della sonografia di entrambe le spalle e
della recente scintigrafia ossea" - la sottolineatura è del redattore). 

                                         Nuovamente
interpellato in ragione di un'estensione della sintomatologia algica alla regione
lombare, sternale, sterno-costale e della spalla destra, il reumatologo
__________ ha sottolineato la scarsezza, dal lato clinico, di elementi
oggettivi e, d'altra parte, ha negato la presenza di una fibromialgia classica
(cfr. doc. _).

                                         L'esistenza
di una certa discrepanza fra status oggettivo e soggettivo è stata messa
in evidenza anche dall'altro medico fiduciario dell'assicuratore LAINF
convenuto, dott. __________, che ha periziato l'insorgente nel corso del mese
di maggio 2003 (cfr. doc. _: "L'esame attuale ha mostrato una certa discrepanza
fra le lamentele della paziente e i reperti oggettivabili" - la
sottolineatura è del redattore). 

                                         Da parte
loro, gli specialisti della Clinica di reumatologia dell'Ospedale universitario
di __________ hanno sì diagnosticato, per quanto qui d'interesse, una sindrome
cervico-spondilogena cronica bilaterale, valutata come conseguenza naturale del
noto incidente della circolazione, tuttavia essi non hanno saputo oggettivare
alcuna lesione strutturale di eziologia traumatica (cfr. referto 23.1.2003
accluso al doc. _).

 

                                         Il TCA si
trova, pertanto, confrontato ad un caso in cui i disturbi avvertiti dalla
ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere, la decisione non può che essere sfavorevole
all’interessato, nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di
una relazione di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. n.
35.2002.4, la STCA del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, la
STCA del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90, confermata dal
TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre 2000 nella
causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13 marzo
2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e del
19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für
das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen
Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt
des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten
Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender
Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der
Unfallversicherer ohne weiteres” - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato,
perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante,
caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid.
2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che __________, in coincidenza con la
chiusura del caso da parte de __________ (giugno 2002), non presentava più alcun postumo
organico oggettivabile dell'infortunio del 31 luglio 2000.

 

                                         A
proposito del richiesto allestimento di una perizia medica giudiziaria, questa
Corte ritiene che tale atto istruttorio non apporterebbe dei nuovi (e
rilevanti) elementi di valutazione.

 

                                         Al
riguardo va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA dell'11
dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa
V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1
p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H
299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed.,
p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere
sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                             2.12.   Dagli atti
all'inserto si evince che l'evento traumatico assicurato ha interessato
soprattutto il rachide cervicale.

                                         Il dott.
__________, medico che per primo ha esaminato __________ al suo ritorno in
Svizzera, ha diagnosticato, fra l'altro, una contusione cervicale (cfr. doc.
_). 

                                         Lo stesso
medico fiduciario de __________, dott. __________, nei referti relativi alle
visite di controllo del 30 marzo 2001 e del 25 marzo 2002, parla di trauma di
iperflessione della colonna cervicale lamentato in occasione dell'incidente
della circolazione del 31 luglio 2000 (cfr. doc. _), diagnosi condivisa dal
reumatologo, dott. __________ (cfr. doc. _: "Stato dopo distorsione
cervicale in iperestensione (1.8.2000)"). 

 

                                         È quindi
utile ricordare che con la giurisprudenza inaugurata con la nota sentenza S.
(cfr. consid. 2.7.), il TFA si è scostato dal principio appena evocato relativo
ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo (cfr. consid. 2.11.), quando
si é in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale (idem per
quel che riguarda i traumi equivalenti - cfr. SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 2).
In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici del “colpo di frusta”
non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi tecnici, non deve
spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare
ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni. 

 

                                         Questa
Corte osserva innanzitutto che l'assicurata, in occasione dell'infortunio, non
ha certamente riportato un classico trauma di accelerazione alla colonna
cervicale. In effetti, la nozione di "colpo di frusta" non contempla
una contusione del capo, ciò che in casu è invece, verosimilmente,
avvenuto (cfr. doc. _ - cfr. RAMI 1995 U 221, p. 112:
"Aus medizinischer Sicht handelt es sich bei der gemeinhin als
Schleudertrauma der HWS bezeichneten Einwirkung um einen
Beschleunigungsmechanismus an der HWS - ohne Kopfanprall - mit der
dazugehörigen Diagnose einer Distorsion der HWS resp. des Nackens”). 

                                         Del resto, va considerato che l'assicurata non ha subito un trauma
che corrisponde allo svolgimento classico di un infortunio del tipo "colpo
di frusta", ossia un tamponamento da tergo (cfr., ad esempio, STFA del 14
ottobre 2002 nella causa M., U 83/02, consid. 3.1,
nonché E. Murer, Distorsionstrauma-HWS ohne sichtbare Folgen: konstruktive
Ansätze statt Schleuderkurs, in SVG-Tagung 2002, Friborgo 2002, p. 2).

 

                                         D'altro canto, non può però essere escluso a priori che l'assicurata
abbia riportato una distorsione della colonna cervicale secondo un meccanismo
analogo ad un "colpo di frusta". Da notare, a questo proposito, che la giurisprudenza non opera alcuna distinzione a
seconda che l'interessato abbia accusato un vero e proprio trauma di accelerazione
oppure un meccanismo equivalente con distorsione della colonna cervicale (cfr.
RAMI 2000 U 359 p. 29, 1999 U 341 p. 408 consid. 3b e STFA
dell'11 aprile 2000 nella causa V.).

 

                                         Nondimeno,
ciò non è ancora sufficiente per poter applicare i principi elaborati dalla
nostra Corte federale in questo specifico ambito.

 

                                         Infatti,
secondo l'Alta Corte la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna
applicabile qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale e l'interessato abbia presentato il quadro tipico dei
disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 consid.
4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e
della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità
affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.).

                                         In questo
ordine di idee, in una sentenza del 19 ottobre 2001 nella causa D., U 142/00,
il TFA ha negato l'applicabilità della specifica giurisprudenza al caso di un
assicurato che, vittima di un incidente della circolazione stradale con
conseguente trauma d'accelerazione, aveva lamentato soltanto dei dolori al
collo con irradiazione in sede occipitale ed alle spalle (cfr., in questo
stesso senso, la sentenza del 30 settembre 1998 nella causa M., U 223/97).

                                         Ora,
nella concreta evenienza, attentamente esaminata la documentazione presente
agli atti, va evidenziato che l'assicurata, immediatamente dopo l'incidente
della circolazione del 31 luglio 2000, ha sì accusato dei disturbi alla regione
cervicale, i quali si sono successivamente estesi ad altre parti del corpo,
tuttavia essa non ha presentato altri sintomi che fanno parte del quadro tipico
di un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale oppure di un trauma
equivalente, così come ha giustamente osservato l'assicuratore convenuto (cfr. doc.
_, p. 6: "Le osservazioni mediche nel caso presente permettono di
escludere la diagnosi di lesione cervicale tipo "colpo di frusta"
(tra l'altro assenza del quadro clinico tipico) cosa che d'altronde
l'assicurata non sostiene").

                                         È vero
che, ad un certo momento, a __________ è stata diagnosticata una depressione,
patologia che configura un disturbo tipico rientrante nel normale quadro
clinico di un trauma d'accelerazione al rachide cervicale (cfr. DTF 117 V 360
consid. 4b; RAMI 2001 U 412, p. 79; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa D., U
129/02, consid. 2.2). 

 

                                         In una
sentenza del 17 giugno 2003 nella causa M., U 358/02, il TFA ha affermato che
la propria giurisprudenza in materia di traumi d'accelerazione al rachide
cervicale, non presuppone che i sintomi tipici siano tutti costantemente
presenti (cfr. consid. 3.1). 

                                         In
un'altra sentenza del 16 aprile 2003 nella causa X., U 256/02, la Corte
federale ha precisato che qualora i disturbi appaiano con un tempo di latenza
di più anni, non solo i medesimi devono essere qualificati come aspecifici per
un trauma d'accelerazione cervicale, ma esistono pure dei seri dubbi circa
l'esistenza stessa di un nesso di causalità naturale con l'infortunio. 

                                         Nel caso che
era chiamata a giudicare l'Alta Corte ha così negato l'esistenza della
causalità naturale trattandosi di un'assicurata, vittima di un incidente della
circolazione stradale nel quale aveva apparentemente riportato un trauma
cervicale del tipo "colpo di frusta", e che aveva denunciato
l'apparizione di sintomi normalmente legati ad una tale lesione a distanza di
circa sette anni dalla data dell'infortunio. In precedenza, essa aveva
presentato esclusivamente dei problemi a livello del collo:

 

 

 

" 
(…)

Wohl ist rechtsprechungsgemäss nicht erforderlich,
dass die charakteristischen Beschwerden bereits unmittelbar nach dem Unfall
aufgetreten sind. Wenn aber, wie hier, die Latenzzeit (vgl. dazu RKUV 2000 Nr.
U 359 S. 29 und Nr. U 391 S. 307, 1995 Nr. U 221 S. 111 Ziff. A/2 und S. 113
Ziff. B/1; Urteil Z. vom 18. März 2003, U 205/02, Erw. 2.3.1 mit Hinweisen)
mehrere Jahre beträgt, müssen die erst danach gehäuft aufgetretenen Beschwerden
nicht nur als für ein Schleudertrauma untypisch bezeichnet werden (nicht
veröffentliches Urteil H. vom 10.Dezember 1999, U 249/98), sondern es bestehen
auch hinsichtlich des vorliegend von den beteiligten Ärzten teilweise bejahten
natürlichen Kausalzusammenhangs ernsthafte Zweifel. (…)"

                                         (STFA
succitata, consid. 5.2). 

 

                                         Questo
Tribunale ha statuito nello stesso senso in una sentenza del 12 settembre 2002
nella causa L., inc. n. __________, riguardante un'assicurata, vittima
anch'essa di un trauma del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale a
seguito di un tamponamento stradale, che aveva presentato dei disturbi di carattere
neuropsicologico (ridotta capacità di concentrazione e di memoria) nonché
nausea, vomito e vertigini, con un tempo di latenza di circa due anni e mezzo.

                                         Queste le
ragioni che hanno portato il TCA a negare che tale sintomatologia potesse
costituire una naturale conseguenza del trauma d'accelerazione riportato
dall'assicurata:

 

" 
(…)

In concreto, va osservato che L., dopo l’evento
infortunistico del luglio 1997, ha presentato soltanto in modo (molto) parziale
disturbi che rientrano nel quadro tipico di un trauma cervicale del tipo “colpo
di frusta”.

Nel certificato del 20 settembre 1997 del dottor
R., relativo alla visita del 15 agosto 1997, si fa stato unicamente di disturbi
localizzati al collo ed alle spalle nonché di una limitata mobilità del segmento
cervicale (cfr. doc. _, p. 1 e 2). Ancora in occasione della consultazione del
3 agosto 1998 - dunque a più di un anno dal sinistro - il suddetto reumatologo
ha unicamente attestato l'esistenza di una muscolatura contratta nella regione
del collo e delle spalle nonché di una disfunzione segmentale a livello C1/2 e
2/3 a destra (cfr. doc. _).

Durante la visita peritale del 1° febbraio 1999,
il dott. B. ha potuto oggettivare soltanto una discreta limitazione della
rotazione verso sinistra della colonna cervicale ed una modesta contrattura
muscolare nella regione del cinto scapolare. Soggettivamente, L. lamentava dei
lievi dolori al collo, evocabili alla digitopressione (cfr. doc. _, p. 4). 

Da parte sua, il dott. C., in data 15 aprile
1999, ha riferito soltanto di una "… disfunzione dei segmenti alti alla
cervicale, con rotazione bloccata verso sx di C1 su C2 e di C2 su C3"
(cfr. certificato del 23.6.1999 accluso al doc. _). 

Dal rapporto 1° ottobre 1999 della dott.ssa P.,
spec. FMH in neurologia, relativo al consulto del 28 settembre 1999, risulta
che l'assicurata presentava, citiamo: "… una muscolatura paravertebrale
simmetricamente sviluppata. Una modica limitazione della lateroversione a
sinistra, mentre l'inclinazione e la reclinazione sono libere, nessuna
riproducibilità di dolori col colpo di tosse e nemmeno con la prova di
Valsalva. (…). Neurologicamente posso affermare che non vi sono segni di
un'irritazione di un danno radicolare o midollare, in particolare nessun
fattore patologico dall'ottica neuromuscolare. La fenomenologia della cefalea
descritta evoca un'eziologia tensionale. Non vi sono segni di elementi
emicranici né cervicogeni" (doc. _).

Durante la degenza 20 settembre-1° ottobre 1999
presso la Clinica X., il dott. C. ha osservato "… una disfunzione alla
rotazione verso sinistra con blocco dei segmenti cervicali C1/C2, C2/C3 e
trigger points alla muscolatura suboccipitale e del collo anteriore" (cfr.
doc. _, p. 2). 

Da notare ancora che sino al suo ricovero presso
il suddetto istituto di cura - quindi per più di due anni - L. è sempre stata
in grado di esercitare la sua attività professionale a tempo pieno. 

 

È solo nei referti della Clinica di
riabilitazione Y. che, per la prima volta (posto come la prima consultazione
presso il Prof. dott. E. abbia avuto luogo il 25 febbraio 2000, cfr. doc. D, p.
1), si fa accenno - oltre alla nota sintomatologia a livello cervicale e delle
spalle - all'insorgenza di disturbi di carattere neuropsicologico (ridotta
capacità di concentrazione e di memoria) nonché di nausea, vomito e vertigini
(cfr. doc. U). Manifestatisi con un tempo di latenza di circa due anni e mezzo,
tali disturbi non possono essere considerati delle conseguenze del trauma di accelerazione
al rachide cervicale lamentato dalla ricorrente. 

In questo senso si è pure espressa la Commissione
"Whiplash-associated Disorder" della Società svizzera di
neurologia, autrice di un cosiddetto "foglio di consenso", secondo la
quale deve essere ritenuta inverosimile l'insorgenza di nuovi sintomi dopo un
intervallo libero da disturbi o, altrimenti detto, il quadro tipico dei
disturbi deve manifestarsi all'istante, rispettivamente, durante i primi giorni
dopo l'infortunio (cfr. rapporto del 13.7.2001 del dottor B.
Kieser, attivo presso la Divisione medica dell'INSAI a Lucerna, citato nella
STCA dell'11 luglio 2002 nella causa T., inc. 35.2002.22, consid. 2.3. in fine: "Die vom Patienten
geltend gemachten Beschwerden hauptsächlich in Form von Nackenschmerzen gehören
zu den Symptomen, die nach einem "Schleudertrauma" geklagt werden
können. Andere Symptome hat der Patient nicht geschildert, wobei darauf
hinzuweisen ist, dass gemäss Konsenspapier der Kommission "Whiplash
Associated Disorder" der Schweizerischen Neurologischen Gesellschaft das
Auftreten neuartiger Symptome nach einem beschwerdefreien Intervall
unwahrscheinlich ist, anders ausgedrückt, das "typische
Beschwerdebild" nach einem solchen Unfallmechanismus muss sofort, bzw. in
den ersten Tagen nach dem Unfall registriert werden"; cfr., pure,
Schnider, Annoni, Dvorak, Ettlin, Gütling, Jenzer, Radanov, Regard,
Sturzenegger, Walz, Beschwerdebild nach kraniozervikalem Beschleunigungstrauma
"whiplash-associated disorder", Boll. dei medici svizzeri 2000, p.
2218ss.). 

Del resto, va pure ricordato che la giurisprudenza
del TFA insegna che, più il tempo
trascorso fra l'infortunio e la manifestazione dell'affezione é lungo, e più le
esigenze riguardanti la prova del nesso di causalità naturale devono essere
severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ 1994, p. 46 consid. 1b)." (STCA succitata, consid.
2.5.)

 

                                         Limitatamente
a questo aspetto, il summenzionato giudizio cantonale è stato confermato dal
TFA con sentenza del 2 settembre 2003 nella causa L., U 299/02. L'Alta Corte ha
al proposito rilevato:

 

" 
A prescindere da tale constatazione, va comunque
notato che i sintomi tipici ricollegabili a un trauma del tipo "colpo di
frusta" sono essenzialmente stati rilevati, in forma multipla, per la
prima volta nella primavera del 2000, in occasione della degenza, avvenuta dal
27 aprile al 25 maggio 2000, presso la Clinica riabilitativa di Y., ossia a
distanza di 2 anni e 9 mesi dall'incidente (sul significato attribuito dalla
giurisprudenza alla manifestazione tardiva dei sintomi, cfr. sentenza del 12
luglio 2002 in re M., U 34/02, consid. 3b/aa [tempo di latenza: 2 anni
dall'ultimo infortunio], e sentenza inedita del 10 dicembre 1999 in re H., U
249/98 [tempo di latenza: 3 ½ anni]) e, ciò che più conta, posteriormente alla
decisione su opposizione in lite del 23 febbraio 2000 che delimita
temporalmente il potere cognitivo del giudice (consid. 2.1).

 

Ora, già solo per questo motivo, non avendo
potuto, al momento determinante della decisione su opposizione in lite,
ravvisare il quadro tipico dei sintomi ricollegabile ai traumi cervicali del
tipo "colpo di frusta", a ragione la Corte cantonale non poteva
nemmeno valutare - e riconoscere eo ipso - la persistenza del necessario nesso
di causalità naturale tra l'incapacità lavorativa della ricorrente e
l'infortunio del 19 luglio 1997 in base alle regole stabilite in quell'ambito"

                                         (STFA
succitata, consid. 3).

 

                                         Diagnosticata
a distanza di diversi anni dall'infortunio, la depressione di cui soffre
l'assicurata va giudicata come aspecifica per un trauma d'accelerazione
al rachide cervicale. 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, in ossequio alla suevocata giurisprudenza federale, a
ragione, dunque, la questione della causalità è stata risolta secondo le regole
ordinarie (cfr. consid. 2.11.), anziché in applicazione della giurisprudenza
specifica in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta", e, in
questo senso - apparendo i disturbi lamentati dalla ricorrente privi di
sufficiente sostrato organico - va negata l'esistenza di un nesso di causalità
naturale con l'infortunio assicurato. 

 

                             2.13.   Fra gli atti
presenti all'inserto figura il rapporto 30 dicembre 2003 del dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, Capo del Servizio psico-sociale di
__________ (cfr. doc. _), trasmesso a __________ unitamente all'ordinanza del 9
gennaio 2004 (cfr. _). 

                                         Da questo
documento risulta, segnatamente, che __________ si trova in sua cura dal 7
novembre 2003, per il trattamento di uno stato depressivo, caratterizzato da
tristezza, disturbi del sonno, assenza di interessi, anedonia e preferenza della
non esistenza:

 

" 
Ribadisco che non rispondo alla sua domanda in
qualità di esperto ma di medico psichiatra curante (dal 7.11.2003) della
signora __________.

La paziente soggettivamente fa risalire i suoi
disturbi attuali all'incidente del 1.8.2000. La paziente che soffre attualmente
di uno stato depressivo, si lamenta di un grave cambiamento della sua vita dal
momento dell'incidente, durante il quale ha vissuto il timore di morire.
Annuncia quindi uno stato di tristezza, disturbi del sonno, assenza di interessi,
anedonia e preferenza della non esistenza, a ciò si aggiungono dolori fisici.

 

Questo malgrado il Dr. __________ il 26.11.01
esprime "dal lato clinico, vi sono pochi elementi oggettivi…" e il
Dr. __________, Pregassona "allo stato attuale la causalità naturale con i
postumi dell'evento dell'1.8.2000 viene a scemare… Non vi sono sequele tali da
giustificare l'assegnazione di una menomazione alla integrità fisica".

 

Sulla base della fragile struttura della
personalità della paziente che dispone di una scarsa coesione identitaria, e
relazioni oggettuali confusive e fusionali non sorprende che di fronte a certi
eventi della vita si difenda con uno stato depressivo e regressivo. Ciò
equivale a dire che dal profilo psicologico l'incidente è ritenuto per la
paziente come la causa scatenante dello stato attuale.

 

In questi casi la situazione di conflittualità
che vive la paziente rischia di aggravare il suo stato di salute" 

                                         (doc. _).

 

                                         In una
sentenza di principio del 25 febbraio 2003 nella causa E., U 78/02, la I.
Camera del TFA ha risposto negativamente alla questione a sapere se a delle
turbe psichiche diagnosticate con un tempo di latenza di circa 2 anni e mezzo,
poteva essere riconosciuta un'eziologia traumatica:

 

" 
(…)

4.3.1Für die erstmals anfangs Oktober 1998
während der stationären Abklärung im Spital Y.________ diagnostizierte
depressive Gesundheitsstörung kann sich somit lediglich fragen, ob es sich
dabei um eine natürliche Folge des Unfalls vom 29. Januar 1996 und
bejahendenfalls auch um eine adäquate Folge dieses Unfalls nach Massgabe der in
BGE 115 V 133 ff. entwickelten, unfallbezogenen, objektiven Kriterien handelt. 

 

Diesbezüglich ist zu beachten, dass bei
psychischen Störungen die Wahrscheinlichkeit eines ursächlichen Zusammenhangs
mit einem Unfall entsprechend dem zeitlichen Abstand zwischen diesem und dem
Auftreten von Symptomen einer psychogenen Gesundheitsstörung abnimmt, weil das
Unfallerlebnis in der Regel mit der Zeit verarbeitet und verkraftet wird. Je
grösser das zeitliche Intervall zwischen einem Unfall und dem Eintritt
psychischer Störungen ist, desto strengere Anforderungen sind an den
Wahrscheinlichkeitsbeweis des natürlichen Kausalzusammenhanges zu stellen.
Andernfalls bestünde die Gefahr, dass schon bei nicht auszuschliessender oder
bloss möglicher Kausalkette der natürliche Kausalzusammenhang bejaht oder
einfach unterstellt und so das für den Nachweis des natürlichen
Kausalzusammenhanges geltende Beweismass der überwiegenden Wahrscheinlichkeit
unterlaufen würde (Urteil B. vom 18. Mai 2001, U 474/00; nicht veröffentlichte
Urteile A. vom 14. Januar 1999, U 146/98, und B. vom 23. Dezember 1991, U
73/89). 

 

4.3.2 Im vorliegenden Fall beträgt die Latenzzeit
zwischen dem Abklingen der durch den Unfall vom 29. Januar 1996 ausgelösten körperlichen
Beschwerden und dem Auftreten einer spezialärztlich und damit verlässlich
diagnostizierten psychischen Gesundheitsstörung rund 2½ Jahre. Hinzu kommt,
dass der Unfall vom 29. Januar 1996 keine schweren körperlichen Verletzungen
zur Folge hatte, keine stationäre Behandlung nötig machte und bloss eine
Einschränkung der Arbeitsfähigkeit während rund eines Monates zur Folge hatte.
Psychische Störungen setzen aber nach einem Unfall häufig dann ein, wenn nach
mehreren erfolglosen Operationen, längeren Hospitalisationen, schwierigem
Heilungsverlauf mit wiederholten Abklärungs- und Therapieaufenthalten sowie
wegen andauernder Schmerzen die befürchtete Nichtwiedererlangung der früheren
Gesundheit und Arbeitsfähigkeit allmählich zur Gewissheit wird. Eine solche für
die Auslösung psychischer Beschwerden im Anschluss an einen Unfall geeignete
Sachlage ist hier nicht gegeben. Insgesamt ist daher auf Grund des beim
Unfall vom 29. Januar 1996 erlittenen, relativ geringfügigen körperlichen
Gesundheitsschadens und des relativ grossen zeitlichen Intervalls bis zum
Eintritt einer psychogenen Gesundheitsstörung deren natürlicher
Kausalzusammenhang mit dem rund 2½ Jahre zurückliegenden Unfallereignis mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit zu verneinen. Demgemäss erübrigt sich die
Prüfung der diesbezüglichen Adäquanzfrage" 

                                         (STFA
succitata - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In concreto, l'esistenza di una problematica a livello psichico è
stata diagnosticata, per la prima volta, in occasione del soggiorno (19 giugno-16
luglio 2003) presso la Clinica di riabilitazione di __________ (cfr. doc. _),
dunque a distanza di circa tre anni dall'evento traumatico assicurato.

 

                                         Secondo
questo Tribunale - in considerazione del lungo tempo di latenza con cui sono
stati diagnosticati i disturbi psichici presentati da __________ - andrebbe già
negata l'esistenza di una relazione di causalità naturale con l'evento
traumatico del luglio 2000.

                                         La
certificazione del dott. __________ non può essere ritenuta sufficientemente
affidabile, nella misura in cui, a proposito dell'eziologia delle turbe
psichiche, egli si é di fatto limitato a riportare l'opinione della propria
paziente (cfr. doc. _: "La paziente soggettivamente fa risalire i
suoi disturbi attuali all'incidente del 1.8.2000. (…). Ciò equivale a dire che
dal profilo psicologico l'incidente è ritenuto per la paziente come la
causa scatenante dello stato attuale" - la sottolineatura è del
redattore). 

 

                                         La
questione può tuttavia restare indecisa, facendo comunque difetto - così come
verrà meglio dimostrato in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità,
aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115
V 133ss. (cfr. STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02, consid. 4.1 e
giurisprudenza ivi citata). 

 

                             2.14.   Nell'esame
dell'adeguatezza del legame causale, occorre innanzitutto procedere alla
classificazione dell'infortunio occorso alla ricorrente.

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento (cfr. consid. 2.10.) e delle lesioni riportate,
l'infortunio occorso a __________ può essere classificato, secondo il TCA, fra
gli infortuni di grado medio all’interno della categoria media.

                                         Del
resto, confrontati a fattispeci analoghe a quella ora sub judice, tanto
questa Corte quanto il TFA hanno, nel passato, proceduto ad identiche
classificazioni. Vedi ad esempio:

 

                                         -
 STFA del 31 marzo 1994 nella causa M. St., U 119/91, concernente un
incidente della circolazione in cui l’automobile dell’assicurato, a seguito di
un tamponamento, é uscita di strada verso sinistra, ha urtato un palo, si é
girata di 180° ed ha terminato la sua corsa dopo circa 7 metri; 

                                         -  STFA
del 7 agosto 1996 nella causa H., U 191/95, riguardante un incidente in cui
l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata é uscita di strada, é salita
su di una scarpata e si é rovesciata sul tetto;

                                         -  STFA
del 19 febbraio 1999 nella causa D., U 115/98, concernente un incidente
della circolazione stradale in cui l'autovettura sulla quale si trovava
l'assicurato è uscita di strada, si è capovolta tre o quattro volte ed ha
terminato la propria corsa ad una distanza di ben 42 metri. L'assicurato ha
riportato diverse ferite lacero-contuse al volto, al naso ed alla regione della
gola, nonché la frattura aperta della mascella
inferiore e la frattura della testa della mascella a sinistra;

                                         -  STCA
del 17 aprile 2001 nella causa G., inc. n. 35.1999.135, concernente un
incidente della circolazione stradale, avvenuto sul tratto autostradale
Lugano-Chiasso, in cui l'autovettura condotta dal ricorrente ha iniziato una
manovra di sorpasso ad una velocità di circa 110/120 km/h, allorquando la
vettura che stava per essere superata si è, anch'essa, improvvisamente spostata
sulla corsia di sorpasso. Onde evitare uno scontro, l'assicurato ha sterzato
bruscamente verso sinistra, entrando con le ruote nel manto erboso laterale. A
questo punto, il conducente ha perso la padronanza del veicolo, il quale,
sbandando, ha attraversato la carreggiata ed è andato a collidere contro il
guardrail di destra. L'automobile ha terminato la propria corsa, più avanti,
sulla corsia di sorpasso. L'assicurato ha riportato una commotio cerebri
con amnesia pericircostanziale completa e diverse contusioni, in particolare a
livello del rachide cervicale e della spalla destra;

                                     -  STCA
del 2 ottobre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.95, riguardante un
incidente della circolazione stradale, avvenuto in autostrada nei pressi di
Pesaro (I), in cui l'autovettura sulla quale si trovava l'assicurata,
all'imbocco di una galleria, ha cominciato a sbandare verso sinistra. L'auto si
è messa di traverso nella carreggiata, con la parte posteriore spostata più a
sinistra. Ha poi cozzato con quest'ultima contro la parete della galleria,
veniva ributtata verso destra e con la parte anteriore colpiva l'altra parete
della galleria. Veniva poi ancora ributtata dall'altra parte della galleria e
cozzava di nuovo contro la parete di sinistra della carreggiata e poi un'altra
volta a destra. Il veicolo si è poi fermato praticamente fuori dall'altra parte
della galleria. A causa del sinistro, l'assicurata ha riportato una frattura
diafisaria distale pluriframmentaria dell'omero destro con paresi totale del
nervo radiale destro con aprassia da compressione;

                                         -  STCA
del 23 aprile 2002 nella causa S., inc. n. 35.2000.15 - confermata dal TFA
con giudizio del 12 febbraio 2003, U 170/02 - concernente un incidente della
circolazione stradale in cui l'assicurato ha perso il controllo del proprio
veicolo ed è andato ad urtare - all'interno di una galleria - frontalmente
contro due vetture che sopraggiungevano sulla corsia di contromano. Esso ha
lamentato una commotio cerebri, una contusione al fianco, una leggera
contusione al rene destro, una sospetta frattura della quarta/quinta costola
laterale destra nonché escoriazioni al braccio destro.

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

 

                                         In
concreto, non é possibile individuare né un fattore concomitante
particolarmente incisivo né l'esistenza di più fattori.

 

                                         L’incidente
del 31 luglio 2000 non si é svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o spettacolari.

                                         Al
riguardo giova ricordare che la nostra Corte federale non ha ammesso la
presenza di tale fattore, trattandosi di un incidente stradale in cui
l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata uscì di strada, salì su di una
scarpata e si rovesciò. L’assicurata riportò un trauma cerebrale e delle
contusioni cervicali, toraciche e lombari (STFA del 7 agosto 1996 nella causa
H., già citata in precedenza).

                                         Va
inoltre rilevato che nella pronunzia del 23 aprile 2002 nella causa S.,
anch'essa già menzionata, il TCA ha negato che il criterio della spettacolarità
dell'infortunio fosse realizzato in maniera particolarmente incisiva. 

                                         Il TFA,
nella sua sentenza del 12 febbraio 2003, ha avallato la tesi di questa Corte,
osservando:

 

" 
(…), pur essendo in presenza - in considerazione
dell'elevata velocità alla quale è avvenuta la perdita di controllo del veicolo
come pure del luogo dell'incidente - di un caso limite, la tesi dei primi
giudici, secondo cui l'evento in esame non presenterebbe il grado di
spettacolarità necessario richiesto dalla prassi di questo Tribunale (cfr. RAMI
1990 no. U 101 pag. 214 consid. 8c/aa: "le circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità
dell'infortunio"), non è contraria alla giurisprudenza sviluppata dallo
stesso. Questa Corte ha in effetti già negato la stessa qualifica ad un
incidente della circolazione in seguito al quale il veicolo interessato, dopo
essere inspiegabilmente uscito di strada, si era capovolto 3-4 volte su se
stesso prima di fermarsi a 42 metri di distanza (sentenza inedita del 19
febbraio 1999 in re D., U 115/98, citata dal giudizio impugnato), così come
aveva precedentemente fatto in relazione a un passeggero di un'automobile che,
in seguito alla collisione di quest'ultima con un'altra vettura, era stato
sbalzato sulla strada attraverso il finestrino, finendo con la gamba
schiacciata fino all'inguine dalla macchina capovoltasi (sentenza inedita del
29 ottobre 1991 in re A., U 62/90) oppure ancora, successivamente, nel caso
pubblicato in RAMI 1995 no. U 215 pag. 90, relativo allo scontro tra un camion,
che non aveva rispettato un obbligo di dare preceden-a, e una ciclista, e che
provocò a quest'ultima una frattura multipla del pube nonché una contusione
alla coscia." 

                                         (STFA
succitata, consid. 4.3). 

 

                                         Quelle riportate
dalla ricorrente - delle contusioni multiple ed un trauma distorsivo al rachide
cervicale - non costituiscono delle lesioni organiche gravi o particolarmente
idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme.

 

                                         Dagli
atti di causa non risulta neppure che l'assicurata sarebbe rimasta vittima di
errori nella cura medica, i quali avrebbero notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico.

 

                                         Tenuto
conto, da un canto, che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, si devono considerare esclusivamente i
disturbi di natura organica che si trovano in una relazione di causalità
naturale (ed adeguata) con l'infortunio assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409
e 1993 U 166 p. 94 consid. 2c e riferimenti) e, d'altro canto, che è stato
accertato che, al più tardi, a contare dal mese di giugno 2002, quindi a
distanza di meno di 2 anni dal sinistro, l'assicurata non presentava più alcun postumo organico oggettivabile, non possono essere ritenuti soddisfatti
neppure i criteri della durata eccezionalmente lunga della cura medica, dei
dolori somatici persistenti, del decorso sfavorevole della cura e delle
complicazioni rilevanti intervenute, nonché del grado e della durata
dell'incapacità lavorativa. 

 

                                         Per
completezza, a proposito della durata dell'incapacità lavorativa, occorre
precisare che dal rapporto 30 aprile 2001 del dott. __________ si evince che
__________ ha presentato una inabilità del 100% dal 1° all'8 agosto 2000, dal
31 agosto al 3 ottobre 2000, dal 12 novembre 2000 al 2 gennaio 2001, nonché dal
4 gennaio al 31 gennaio 2001 e del 50% durante il periodo 1° febbraio-6 maggio
2001. Quindi, considerate le sole sequele oggettivabili, essa è stata
dichiarata abile al lavoro in misura completa a decorrere dal 7 maggio 2001,
trascorsi circa 9 mesi dall'evento traumatico (cfr. doc. _). 

                                         Inoltre,
già in occasione della visita di controllo del 30 marzo 2001, lo stesso medico
fiduciario de __________ riteneva come medicalmente non indicati ulteriori
provvedimenti terapeutici, dato che, nel frattempo, essi non avevano portato a
significativi miglioramenti della sintomatologia soggettiva (cfr. doc.
_, p. 4). 

                                         Nel
prosieguo, l'intervento dei sanitari è stato, più che altro, finalizzato a
scoprire la causa dei disturbi accusati dalla ricorrente. 

 

                                         Se ne
deduce che l’infortunio del 31 luglio 2000 non ha avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi psichici di cui soffre __________: l’adeguatezza
del nesso di causalità non può, quindi, venire ammessa. 

                                         In queste
condizioni, non é censurabile il fatto che __________ abbia ritenuto estinto il
diritto della ricorrente di beneficiare di ulteriori prestazioni assicurative. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti