# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 649f9532-1cd0-5148-b825-2ed4ec0567f4
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-03-09
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 09.03.2011 RR.2010.257
**Docket/Reference:** RR.2010.257
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2010-257_2011-03-09

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 9 marzo 2011 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Andreas Keller, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Graziano Mordasini  

   
Parti   

1. A. AG,  
2. B.,  
entrambi rappresentati dall’avv. Paolo Bernasconi,  

Ricorrenti 
 

   
  Contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
Controparte 

 
   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2010.257-258 

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 12 novembre 2008 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mi-
lano ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, 
completata il 26 gennaio, 19 febbraio, 23 aprile e 11 dicembre 2009, 
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C. e D., am-
ministratori della E. S.r.l., società italiana interessata alle operazioni di boni-
fica dell’area ex F. di U. nell’ambito del Progetto G., H., e altri per il reato di 
riciclaggio di denaro. Secondo l’autorità rogante la E. S.r.l. avrebbe in parti-
colare sottoscritto con società italiane ed estere numerosi contratti di con-
sulenza, intermediazione, procacciamento di clienti, apparentemente fun-
zionali alle operazioni di trasporto, stoccaggio e smaltimento di rifiuti 
dell’area in oggetto, senza in realtà svolgere alcuna attività effettiva, ma 
all’unico scopo di veicolare denaro sottratto a società italiane verso i conti 
svizzeri dell’avv. H. e della I. LLC, società americana da lui gestita. Da 
questi conti il denaro sarebbe poi stato trasferito su conti riferibili a J. o a 
persone a lui vicine e oggetto dell’inchiesta italiana.  

 
 
B. Mediante decisione del 30 gennaio 2009, il Ministero pubblico della Confe-

derazione (in seguito: MPC) – a cui l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: 
UFG) ha deferito l’esecuzione della domanda - è entrato nel merito della 
commissione rogatoria presentata dall'autorità italiana. Il 20 febbraio suc-
cessivo l’autorità rogata ha ordinato in particolare il sequestro e l’edizione 
di tutte le relazioni bancarie, dei conti, dei titoli di credito o cassette di sicu-
rezza riferibili a C., D., K., J., L., M. ed N..  

 
 
C. Con decisioni di chiusura del 4 ottobre 2010 il MPC ha accolto la rogatoria, 

ordinando la trasmissione alle autorità italiane di diversa documentazione 
bancaria relativa alla relazione n. 1 intestata a B. e J., nonché di varia do-
cumentazione afferente alla relazione n. 2 intestata alla A. AG, di cui B. è 
avente diritto economico, entrambe aperte presso la banca O. di V. 

 
 
D. In data 4 novembre 2010 la società A. AG e B. hanno interposto ricorso av-

verso le suddette decisioni dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribu-
nale penale federale chiedendone, in via principale, l'annullamento. Me-
diante istanze processuali esse domandano inoltre di ordinare all’UFG di 
chiarire quali siano le sentenze di condanna pronunciate dalle autorità giu-
diziarie penali italiane nei confronti degli imputati nel procedimento che ha 
condotto alla rogatoria in oggetto e se alla luce di dette sentenze l’autorità 

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estera mantiene la sua rogatoria per rapporto alla documentazione dei ri-
correnti. 

 
A conclusione delle loro osservazioni del 26 e 29 novembre 2010, il MPC e 
l’UFG hanno postulato la reiezione del gravame. 

 
 

E. Con scritto del 17 dicembre 2010, trasmesso per conoscenza al MPC e al-
l'UFG, i ricorrenti hanno comunicato la loro intenzione di rinunciare a pro-
durre un memoriale di replica, riconfermandosi nel contempo nelle conclu-
sioni espresse in sede ricorsuale.  
 
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, 
per quanto necessario, nei considerandi di diritto. 

 Diritto: 

1.  
1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e 19 cpv. 2 
del Regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione del Tribunale pe-
nale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la II Corte dei reclami penali giu-
dica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che 
completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo 
italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 
segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 
14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione 
sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, 
conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 
1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). 
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosid-
detto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza in-

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ternazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), uni-
tamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, 
art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 
consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore 
vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale 
(v. art. 48 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 
212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 
 1.3 Interposto tempestivamente contro le decisioni del 4 ottobre 2010 il ricorso 

è ricevibile sotto il profilo dell’art. 80k in relazione con l’art. 25 cpv. 1 AIMP. 
La legittimazione dei ricorrenti, titolari dei conti oggetto delle criticate misu-
re d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 
118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6). 

 
 1.4 B. e la A. AG impugnano con un solo gravame due separate decisioni ba-

sate sullo stesso complesso di fatti. Per motivi di economia processuale, si 
giustifica pertanto di procedere alla congiunzione delle cause RR.2010.257 
e RR.2010.258 e di pronunciarsi con un unico giudizio (v. DTF 126 V 283 
consid. 1; sentenze del Tribunale federale 6S.709+710/2000 del 26 maggio 
2003, consid. 1; 1A 60-62/2000 del 22 giugno 2000, consid. 1a; ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege 
des Bundes, 2a ed., Zurigo 1998, n. 155 pag. 54 e seg.).   
 
 

2.  
2.1 Preliminarmente i ricorrenti sottolineano come i personaggi chiave implicati 

nel procedimento penale estero, vale a dire J. ed i suoi ausiliari e consulen-
ti, siano già stati giudicati in Italia e le loro condanne abbiano avuto una va-
sta eco sulla stampa della vicina Penisola (v. act. 1.5-1.9). Nonostante ciò 
l’autorità rogante non avrebbe trasmesso al MPC queste importanti infor-
mazioni, fatto questo costitutivo di una “grave deficienza” ai sensi dell’art. 2 
lett. d AIMP, tale da comportare l’irricevibilità della rogatoria in oggetto.   
 
Come rilevato dal MPC nella sua risposta al ricorso del 29 novembre 2010, 
la sentenza del Giudice dell’Udienza preliminare di Milano del 14 giugno 
2010 concerne unicamente una delle procedure a carico di J., per cui nulla 
può esserne dedotto. Risulta infatti che l’interessato è coinvolto in svariate 
pendenze che sono oggetto di formale rinvio a giudizio e di richiesta di pat-
teggiamento non ancora definita. Inoltre risulta che le autorità richiedenti 
procedono in vari filoni d’inchiesta contro vari altri imputati e i procedimenti 
non si sono ancora conclusi con sentenze definitive. Tali circostanze trova-
no peraltro riscontro anche negli articoli di stampa prodotti dai ricorrenti 
stessi (act. 1.5). Non si vede quindi come il fatto di non aver trasmesso le 
informazioni in questione possa costituire una grave deficienza ai sensi 

- 5 - 
 
 

dell’art. 2 lett. d AIMP, né vi è ragione di acquisire agli atti dette sentenze. 
Comunque sia, i ricorrenti dimenticano che ai sensi della giurisprudenza, 
anche qualora sussistono elementi suscettibili di escludere dal procedimen-
to estero le persone perseguite, eccezion fatta dei casi previsti all’art. 5 
CEAG - non realizzati nella fattispecie -, solo il ritiro della richiesta può met-
tere fine alla procedura di assistenza (sentenza del Tribunale federale 
1A.149/2003 del 27 ottobre 2003, consid. 4.2; sentenza del Tribunale pena-
le federale RR.2008.317/318 del 17 giugno 2009, consid. 2.3). Nel caso in 
esame non risulta dagli atti, né ció è del resto sostenuto dai ricorrenti, che 
la richiesta sia stata ritirata. Ne consegue che il ricorso deve essere respin-
to su questo punto, con contestuale reiezione della relativa istanza proces-
suale. 

 
2.2 Con istanza di complemento di informazioni formulata nel quadro del loro 

memorandum del 28 luglio 2009 gli insorgenti hanno chiesto che fosse loro 
messa a disposizione la sentenza di fine giugno 2009 con la quale la Corte 
di Cassazione italiana ha negato la qualifica di riciclaggio ai fatti addebitati 
all’avv. H. qualificando la sua condotta come concorso in frode fiscale (v. 
act. 1 pag. 11). Essi hanno inoltre precisato che, venendo meno questa 
ipotesi di reato, decadrebbe l’esigenza di qualsiasi trasmissione della do-
cumentazione bancaria oggetto della rogatoria poiché il procedimento pe-
nale tenderebbe unicamente al perseguimento di concorso in frode fiscale. 
 
Giova rammentare a questo titolo come il procedimento penale condotto 
dalle autorità italiane per il reato di riciclaggio di denaro non sia rivolto e-
sclusivamente nei confronti dell’avv. H., il quale è ad ogni modo coinvolto in 
varie procedure. La sentenza di cui B. e la A. AG chiedono la produzione è 
quindi irrilevante nella fattispecie. Come gia rilevato (supra consid. 2.1), 
l’autorità rogante non ha rinunciato all’evasione della domanda di assisten-
za e dei suoi complementi, chiedendone al contrario espressamente 
l’esecuzione completa (v. act. 7.10). La censura va pertanto disattesa.  

 
 
3. B. e la A. AG si dolgono poi di una presunta violazione del loro diritto di es-

sere sentiti, sostenendo che il contenuto della rogatoria del 12 novembre 
2008 e le relative integrazioni non sarebbero state portate a loro conoscen-
za malgrado un’istanza di complemento di documentazione da essi formu-
lata nel quadro del loro memorandum del 28 luglio 2009 (v. act. 1 pag. 12). 
I ricorrenti sostengono inoltre che la motivazione contenuta nelle decisioni 
impugnate sarebbe insufficiente. Il MPC non avrebbe fornito alcuna rispo-
sta alle questioni da essi sollevate nei loro memorandum del 10 giugno, 
28 luglio e 6 settembre 2009, in particolare per quanto attiene all’estraneità 
ratione temporis e ratione materiae delle loro relazioni bancarie in riferi-
mento alla rogatoria italiana e all’estraneità della documentazione richiesta 

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ai fini del procedimento estero.  
 

3.1 Il diritto di consultare gli atti costituisce un aspetto del diritto di essere senti-
to garantito dall’art. 29 cpv. 2 Cost (DTF 126 I 7 consid. 2b e rinvii) e nel 
quadro dell’assistenza giudiziaria internazionale è concretizzato dall’art. 
80b AIMP. Tale diritto si estende a tutti gli atti decisivi per l’esito della cau-
sa (DTF 121 I 225 consid. 2a), in particolare alla domanda di assistenza 
giudiziaria ed ai suoi annessi e complementi, documenti indispensabili per 
giudicare l’ammissibilità della misura di assistenza richiesta (sentenza del 
Tribunale federale 1A.94/2001 del 25 giugno 2001, consid. 2b; sentenza 
del Tribunale penale federale RR. 2010.173 del 13 ottobre 2010, con-
sid. 2.1). Una violazione del diritto di essere sentito da parte dell’autorità 
d’esecuzione non comporta automaticamente l’accoglimento del gravame e 
l’annullamento della decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la 
dottrina una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata se la 
persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una 
autorità di ricorso, la quale, come nella fattispecie la II Corte dei reclami 
penali del Tribunale penale federale, dispone del medesimo potere 
d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (v. TPF 2008 172 consid. 2.3 e 
rinvii).  
 
La rogatoria del 12 novembre 2008 e le relative integrazioni fanno parte 
della documentazione minima che deve essere accessibile a B. e alla A. 
AG conformemente alla giurisprudenza testé citata. I ricorrenti possono  
inoltre prendere conoscenza del contenuto degli omissis qualora essi siano 
decisivi per la decisione di chiusura, ciò che non si è verificato nella fatti-
specie in quanto non vi è fatto alcun riferimento nella decisione impugnata. 
Ora dagli atti di causa non risulta che gli insorgenti si siano mai espressa-
mente lamentati della completezza della documentazione fornita, tanto nei 
loro memorandum, quanto durante le operazioni di cernita della documen-
tazione. Essi hanno potuto partecipare alla cernita della documentazione 
avvenuta il 15 giugno 2009 alla presenza delle autorità richiedenti (v. 
act. 7.9 e 7.10) ed esprimersi in merito agli atti da trasmettere, nonché fare 
valere nuovamente le loro argomentazioni in proposito nel quadro della 
procedura di ricorso ed in sede di replica. Ammesso e non concesso che si 
sia verificata una violazione del diritto di essere sentito da parte dell’autorità 
di esecuzione, disponendo la presente Corte di un pieno potere cognitivo in 
fatto e in diritto e avendo avuto i ricorrenti la possibilità di esprimersi com-
piutamente sulla portata degli atti litigiosi, detta violazione sarebbe comun-
que sanata dalla presente procedura in applicazione della giurisprudenza 
citata in ingresso.  
  

3.2 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di 
essere sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del 

- 7 - 
 
 

Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3). La motiva-
zione può essere considerata sufficiente allorquando l'interessato è in mi-
sura di potersi rendere conto della decisione e di contestarla con cognizio-
ne di causa presso l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; 
125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a).  
  
 
Nel caso concreto il MPC ha motivato in dettaglio e con riferimenti precisi 
ad operazioni bancarie i motivi che lo hanno portato ad emanare le deci-
sioni impugnate. Non vi è dubbio che gli elementi ivi contenuti sono suffi-
cienti per permettere ai ricorrenti di comprenderne la portata e di deferirla 
all’istanza superiore, ciò che è peraltro dimostrato dall’articolato atto ricor-
suale inoltrato alla scrivente autorità. I ricorrenti hanno quindi potuto dedur-
re compiutamente i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è 
stata pronunciata ed hanno pertanto potuto difendersi adeguatamente. Inol-
tre, come giustamente indicato dal MPC nella sua risposta al ricorso del 
29 novembre 2010, nei loro memoriali B. e la A. AG hanno sollevato princi-
palmente gravami inerenti al merito del caso, il cui giudizio spetta semmai 
alle autorità italiane e non al giudice estero dell’assistenza (v. act. 7 pag. 3-
4 e giurisprudenza ivi citata).   
 
Visto quanto sopra anche queste censure risultano infondate. 

 
 
4. Gli insorgenti lamentano infine una violazione del principio della proporzio-

nalità, avendo il MPC omesso, nella sostanza, di dimostrare qualsiasi rela-
zione tra il procedimento penale italiano ed i conti bancari svizzeri ad essi 
riferibili, nonché ordinato la trasmissione di documenti irrilevanti ed inutili ai 
fini dell’inchiesta estera. 

 
4.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 
251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 
dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-
sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo 
del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 
121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limita-
to alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 

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AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rile-
vanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 
122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la 
cosiddetta “fishing expedition”, la quale è definita dalla giurisprudenza una 
ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un so-
spetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello 
stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa e rinvii). Questo genere di inchieste 
non è consentito in ambito di assistenza giudiziaria internazionale sia alla 
luce del principio della proporzionalità che di quello della specialità. Tale di-
vieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a ca-
saccio nella raccolta delle prove (DTF 113 I 257 consid. 5c).  
 

4.2. 
4.2.1 Nella fattispecie la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano 

ha aperto un’inchiesta per riciclaggio di denaro nei confronti di alcuni am-
ministratori della E. S.r.l., società italiana attiva nelle operazioni di bonifica 
dell’area ex F. di U., sostituita dal gennaio 2006 dalla società portoghese 
P.. Dall’attività d’indagine svolta in Italia è emerso che diversi trasferimenti 
di denaro sono stati effettuati da queste società, le quali fungevano da col-
lettore del denaro proveniente da numerose altre società italiane ed estere 
attive nelle succitate operazioni di bonifica, su conti svizzeri appartenenti 
all’avv. H. o a società ad esso riconducibili e da qui, infine, tali somme di 
denaro erano nuovamente trasferite su relazioni bancarie segnatamente in 
essere in Svizzera e riconducibili a J. o persone a lui vicine (act. 7.1 e, più 
precisamente, l’integrazione rogatoriale del 19 febbraio 2009). Il denaro 
nella disponibilità di J. all’estero sarebbe stato sottratto alla E. S.r.l e alla 
società portoghese P., da qui l’ipotesi di riciclaggio di denaro e l’interesse 
dell’autorità rogante a chiarire le movimentazioni dei conti in oggetto e i 
rapporti tra i loro beneficiari economici.  

 
Dalla documentazione acquisita risulta come sulle relazioni bancarie n. 2 
appartenente alla A. AG, il cui avente diritto economico è B. (fino al feb-
braio 2009 in comune con J.), rispettivamente sul conto n. 1, di cui le per-
sone summenzionate risultano essere aventi diritto economico, sarebbero 
transitate e/o pervenute delle somme di denaro, talvolta anche ingenti, 
da/per conti riconducibili all’avv. H. nonché a J. o a persone a lui vicine e 
oggetto del procedimento in corso in Italia. In simili circostanze, non si può 
pertanto escludere un possibile legame tra i fatti perseguiti all'estero ed i 
conti aperti presso la banca O. di V.. L’esistenza di tali trasferimenti ha del 
resto anche potuto essere evidenziata dalle autorità richiedenti nel corso 
della cernita della documentazione. Per questa ragione le stesse autorità 
hanno del resto richiesto la trasmissione dell’integralità della documenta-
zione assunta in quanto da loro valutata pertinente alle loro inchieste (act. 
7.9).  

- 9 - 
 
 

 
Le censure e le considerazioni espresse dai ricorrenti in merito 
all’estraneità ratione materiae delle relazioni bancarie ad essi intestate 
presso la banca O. di V. sono quindi manifestamente infondate trovandosi 
l’ipotesi investigativa emessa nelle rogatorie confermata dall’esito stesso 
della sua esecuzione. 

 
4.2.2. B. e la A. AG sottolineano poi come dalla rogatoria risulti chiaramente che i 

flussi finanziari incriminati sono tutti successivi al 2004 (v. act. 7.1. pag. 4), 
con conseguente estraneità ratione temporis di gran parte della documen-
tazione relativa ai loro conti con l’inchiesta estera.  
 
Preliminarmente occorre rammentare come, da consolidata prassi, quando 
le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di pro-
cedimenti per reati patrimoniali e in particolare in materia di riciclaggio, es-
se necessitano di regola di tutti i documenti, perché debbono poter indivi-
duare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone 
o entità giuridiche sia pervenuto l'eventuale provento del reato (DTF 129 II 
462 consid. 4.4; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; 
sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, con-
sid. 5.5, 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2 e 1A.195/2005 del 
1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto 
v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, con-
sid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). Allo stesso modo il Tribunale 
federale ha autorizzato la trasmissione dell’integralità della documentazio-
ne bancaria anche in casi in cui la ratio temporis era chiaramente limitata 
(sentenze del Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007, con-
sid. 2.6; 1A.259/2006 del 26 gennaio 2007, consid. 2.2; 1A.62/2006 del 27 
giugno 2006, consid. 5.6; 1A.75/2006 del 20 giugno 2006, consid. 3.1 e 
3.2; nello stesso senso anche sentenza del Tribunale penale federale 
RR.2010.173 del 13 ottobre 2010, consid. 4.2.4). La trasmissione dell'intera 
documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande com-
plementari (DTF  136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del 
Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si 
tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare 
anche l'estraneità degli interessati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze 
del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 
1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 
2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 
del 27 aprile 2005, consid. 4.1). 

 
Nella fattispecie limitare la trasmissione della documentazione a partire dal 
2000 (act. 7.9), data alla quale gli accordi e gli appalti per la realizzazione 
dei lavori nell’area G. hanno avuto inizio o addirittura, -come proposto dai 

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ricorrenti - a partire dal 2004, data dell’inizio dei lavori, priverebbe certa-
mente le autorità richiedenti di importanti informazioni, segnatamente in-
formazioni atte a far luce sui rapporti che intercorrevano tra J. e B., i quali, 
come si è visto sono, o sono stati, entrambi aventi diritto economico dei 
conti delle ricorrenti. Tale necessità è del resto stata formulata dagli inqui-
renti stessi in sede di cernita quando, dopo aver visionato gli atti, ne hanno 
richiesto la trasmissione integrale sostenendo che “l’autorità rogante ha in-
teresse a tutte le movimentazioni relative ai conti delle ricorrenti al fine di 
meglio chiarire le movimentazioni (…) e il rapporto tra i due beneficiari eco-
nomici” (v. act. 7.9. pag. 2 righe 36-42 per la relazione bancaria n. 1 e 
pag. 3 righe 34-36 per il conto n. 2). È infatti comprensibile che l’autorità in-
quirente estera voglia chiarire tutti i retroscena finanziari dei fatti oggetto 
della procedura penale. Limitare la documentazione nei termini temporali 
proposti, significherebbe mutilare l’indagine estera secondo criteri palese-
mente in urto con la precitata giurisprudenza.  
 

4.3 Tenuto conto di quanto esposto in precedenza e vista la complessa ed in-
tricata serie di operazioni finanziarie in cui sono coinvolti gli indagati e nu-
merose società ad essi riconducibili, ai documenti litigiosi non può essere 
negata rilevanza probatoria: la loro utilità potenziale per l’inchiesta estera è 
quindi data (v. DTF 126 II 258 consid. 9c). La contestata trasmissione è 
giustificata, se del caso, anche allo scopo di permettere all’autorità estera 
di poter verificare se, sulla base di queste nuove risultanze, l’ipotesi accu-
satoria risulti tuttora fondata. Constatata la sufficiente relazione tra le misu-
re d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale estero 
(DTF 130 II 329 consid. 3 e 5; 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 con-
sid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c), spetterà al giudice estero del merito valu-
tare l'effettiva rilevanza della documentazione trasmessa con i fatti perse-
guiti all’estero. Risulta comunque evidente che l'autorità rogante non si sta 
assolutamente muovendo a caso nella sua ricerca di materiale probatorio e 
che, pertanto, la trasmissione della documentazione litigiosa non viola il 
principio della proporzionalità.   
 
 

5. In conclusione, il ricorso va respinto. Le spese seguono la soccombenza (v. 
art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di-
cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La 
tassa di giustizia è calcolata giusta l'art. 73 cpv. 2 LOAP e l'art. 8 cpv. 3 del 
Regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e 
le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed 
è fissata nella fattispecie a fr. 6'000.-- a carico dei ricorrenti in solido 
(fr. 3'000.-- a testa); essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato.   

 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia:  
 

 
1. Le istanze processuali sono respinte. 

2. Il ricorso è respinto. 

3. La tassa di giustizia complessiva di fr. 6'000.-- è posta a carico dei ricorrenti 
in solido. Essa è coperta dall'anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, il 9 marzo 2011 
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Paolo Bernasconi 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).  
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso 
particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente 
laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il 
procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).