# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 896f9b56-97c9-569b-860f-22c0deaea179
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.02.2024 D-1074/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1074-2024_2024-02-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1074/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Basil Cupa;  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Israele, alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), 

Pakistan, 

patrocinato da Cristina Tosone, 

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale – Caritas Svizzera, 

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino – art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 12 febbraio 2024 / N (…). 

D-1074/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 14 dicembre 

2023 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione di seguito: SEM o 

autorità inferiore n. […]-1/1, 2/2, 3/2, 4/1), 

il riscontro della banca dati Eurodac del 19 dicembre 2023 dal quale si 

evince che l’interessato ha depositato una prima domanda d’asilo in Grecia 

il 24 maggio 2018 e una seconda in Austria il 18 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 

n. 8/1), 

la corrispondenza del 21 dicembre 2023 con cui la rappresentante dell’in-

teressato ha informato la SEM che quest’ultimo non era in grado di soste-

nere un colloquio Dublino da remoto in quanto persona vulnerabile e pro-

babilmente affetta da problemi psicologici (cfr. atto SEM n. 11/2), 

il foglio di trasmissione del 20 dicembre 2023 con cui il patrocinatore dell’in-

teressato ha segnalato formalmente il caso in parola quale “caso vulnera-

bile” per possibili problemi psichiatrici e ritardo cognitivo (cfr. atto SEM 

n. 13/1), 

il verbale del colloquio Dublino del 29 dicembre 2023 (cfr. atto SEM n. 16/3) 

dal quale risulta che nonostante fosse nato in Israele, l’interessato avrebbe 

passato la maggior parte della propria vita in Pakistan; che, in seguito al 

proprio espatrio, avrebbe lavorato, per quattro o cinque anni, illegalmente 

(senza documenti ufficiali), in Grecia, in campi di patate e di frutta, allog-

giando in abitazioni di proprietà dei propri datori di lavoro; che questi ultimi, 

di nazionalità indiana o pachistana, non avrebbero disposto di validi docu-

menti; che, per il proprio lavoro, egli avrebbe percepito un salario giorna-

liero di minimo EUR 25.− e massimo EUR 50.−, 

la domanda di ripresa in carico del 29 dicembre 2023 della SEM fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

GU L 24/1 del 27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 17/5), inoltrata 

alle competenti autorità austriache (cfr. atti SEM n. 18/1, 19/1), 

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la lettera dell’11 gennaio 2024 con cui la rappresentante dell’interessato ha 

informato la SEM dell’esistenza di indizi di tratta di esseri umani (cfr. atto 

SEM n. 20/1), 

la risposta del 12 gennaio 2024 con la quale le competenti autorità austria-

che hanno espressamente accettato la suesposta domanda sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. atto SEM n. 21/2), 

la decisione del 12 febbraio 2024 (cfr. atto SEM n. 26/15), notificata all’in-

teressato il giorno successivo (cfr. atto SEM n. 28/1), mediante la quale la 

SEM non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo ritenendo che po-

tesse partire alla volta di uno Stato terzo, ovvero l’Austria, cui compete-

rebbe il trattamento della domanda di protezione internazionale, e ha pro-

nunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso tale Paese, 

il ricorso del 19 febbraio 2024, depositato il medesimo giorno (cfr. timbro 

del plico raccomandato; data di entrata: 20 febbraio 2024), inoltrato dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), con il quale l’in-

teressato ha concluso, preliminarmente, alla sospensione in via supercau-

telare dell’esecuzione della decisione e alla concessione dell’effetto so-

spensivo; nel merito, all’annullamento della precitata decisione e alla resti-

tuzione degli atti all’autorità inferiore affinché questa effettui eventualmente 

un esame nazionale della domanda d’asilo; egli ha altresì presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protesta di tasse 

e spese, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi, 31‒33 LTAF), il ri-

corso è ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1, 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad 

esaminarne la fondatezza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1), 

che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (art. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il 

Tribunale rinuncia, inoltre, ad uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che, nel merito, il ricorrente sostiene, in primo luogo, che l’autorità inferiore 

sarebbe incorsa in un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti giuridi-

camente determinanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), violando parimenti il suo 

diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), emanando la propria decisione 

senza aver effettuato ulteriori accertamenti in merito alla possibilità che egli 

fosse stato vittima di tratta di esseri umani in Grecia (cfr. ricorso del 19 feb-

braio 2024, pag. 4-5); che, di conseguenza, la SEM sarebbe parimenti in-

corsa in una violazione degli obblighi previsti dalla Convenzione sulla lotta 

contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; di se-

guito: Conv. tratta; cfr. ricorso del 19 febbraio 2024, pag. 5 e seg.), 

che l’autorità inferiore ha infatti ritenuto, nella propria decisione, che dall’in-

carto non emergessero indizi tali da indurre a ritenere che il ricorrente po-

tesse essere considerato una persona vulnerabile bisognosa di particolare 

tutela, considerando implicitamente inapplicabile la Conv. tratta (cfr. deci-

sione del 12 febbraio 2024, pag. 3 in fine e 4), 

che occorre dunque esaminare se dall’incarto sono evincibili indizi concreti 

che il ricorrente potesse essere considerato quale possibile vittima di tratta 

di esseri umani, circostanza che avrebbe comportato il rispetto degli obbli-

ghi previsti dalla Conv. tratta, tra i quali figura la concessione di un periodo 

di recupero e di riflessione (art. 13 Conv. tratta), 

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che per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre 

rinviare a quanto già chiarito dal Tribunale nella DTAF 2016/27; che la no-

zione di “tratta di esseri umani” è definita all’art. 4 lett. a della Conv. (cfr. an-

che art. 3 lett. a del Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni 

Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, repri-

mere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini del 

15 novembre 2000 0.311.542): 

“il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di 

persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre 

forme di coercizione, con il rapimento, con la frode, con l’inganno, con 

l’abuso di autorità o della condizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’ac-

cettazione di pagamenti o vantaggi per ottenere il consenso di una per-

sona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento; che lo sfrutta-

mento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione al-

trui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, la 

schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la servitù o l’espianto di organi”, 

che, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani, la quale deve 

essere considerata come una violazione dell’art. 4 (“divieto di schiavitù e 

lavori forzati”) della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e 

delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (RS 0.101; CEDU), la Sviz-

zera, quale Stato firmatario, è obbligata ad adottare le misure necessarie 

atte ad identificare le vittime; che, in tal senso, le autorità competenti in 

materia d’asilo sono obbligate ad indagare in merito alle informazioni, le 

quali indicano che la persona potrebbe essere vittima di tratta di esseri 

umani, anche se essa non dichiara esplicitamente, di esserne vittima o an-

che se nelle sue allegazioni vi sono alcuni punti che appaiono essere inve-

rosimili; che, segnatamente, nelle procedure Dublino, risulta maggiormente 

difficile il riconoscimento e l’identificazione di vittime di tratta di esseri 

umani; che, infine, solamente poche vittime richiamano l’attenzione sulla 

loro situazione di propria iniziativa o addirittura si identificano come vittime 

di tratta di esseri umani (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; sentenze del Tribu-

nale E-4184/2019 del 6 settembre 2019 consid. 9.2; D-2803/2017 del 3 ot-

tobre 2018 consid. 6.2.1; E-6729/2016 del 10 aprile 2017 consid. 7.4.1), 

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che, nel caso di specie, il ricorrente non ha reso verosimile di essere stato 

impiegato, quale lavoratore, e costretto, in ragione della propria condizione 

di vulnerabilità (quale immigrato illegale) a fornire la propria forza lavoro 

senza avere la possibilità di determinarsi liberamente; che, d’altronde, al 

ricorrente non è stata diagnosticata alcuna problematica medico-psichia-

trica (cfr. atto SEM n. 24/1) la quale potrebbe, secondo quanto da lui asse-

rito, giustificare l’assenza di dettagli in merito a quanto da lui vissuto; che, 

inoltre, spettava al ricorrente, in virtù del proprio obbligo di collaborazione 

(art. 8 cpv. 1 lett. f LAsi) – del quale egli è stato informato in sede di collo-

quio Dublino (cfr. atto SEM n. 16/3) – sottoporsi ad eventuali esami medici 

che avrebbero permesso di rendere verosimili tali sue allegazioni, 

che, di conseguenza, l’autorità inferiore ha accertato i fatti in maniera 

esatta e completa e non ha violato il diritto internazionale ritenendo inap-

plicabile la Conv. tratta; che, pertanto, non vi è stata alcuna violazione del 

diritto di essere sentito del ricorrente, 

che, in secondo luogo, il ricorrente ritiene che la SEM avrebbe dovuto ot-

tenere, alla luce della propria instabilità psicologica, delle garanzie suffi-

cienti relative alla sua concreta ripresa in carico (cfr. ricorso del 19 febbraio 

2024, pag. 7); che, non avendolo fatto, essa sarebbe incorsa in una viola-

zione del diritto federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi), 

che nell’ambito della procedura di prima istanza, giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma la SEM non entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della proce-

dura di asilo e allontanamento, 

che per permettere la determinazione dello Stato membro competente, gli 

Stati membri Dublino sono tenuti a rilevare le impronte digitali di cittadini di 

Paesi terzi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 Regolamento 

UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che istituisce l’“Eurodac” per il confronto delle impronte digitali [GU L 

180/1 del 29 giugno 2013]), 

che la domanda di ripresa in carico può essere condizionata a garanzie di 

accoglienza in presenza di richiedenti asilo particolarmente vulnerabili, 

quali i minorenni (cfr. sentenza della Grande camera della CorteEDU Tara-

khel contro Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12, §122); che, in as-

senza di tali garanzie individuali, vi sarebbe un rischio di violazione 

dell’art. 3 CEDU (divieto di tortura), 

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che, nel caso di specie, l’autorità inferiore ha correttamente posto la do-

manda di ripresa a carico, esulando dalla richiesta di garanzie specifiche, 

in ragione della maggiore età dell’interessato, che non lo pone quale per-

sona necessitante una specifica protezione; che dall’incarto non si evin-

cono inoltre documenti medici che attesterebbero l’esistenza di malattie 

psichiche tali da renderlo una persona particolarmente vulnerabile (cfr. atto 

SEM n. 24/1), 

che, nonostante il ricorrente non si prevalga di tale norma nel proprio gra-

vame, il Tribunale rileva, a titolo abbondanziale, che i presunti maltratta-

menti che avrebbero subito in Austria (cfr. atti SEM n. 16/3) non permet-

tono, secondo la giurisprudenza, di concludere all’esistenza di carenze si-

stemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD IIII (cfr. ex multis la sentenza 

del Tribunale F-5431/2023 del 12 ottobre 2023), 

che il ricorrente ha, infine, dichiarato di stare bene sia fisicamente che men-

talmente; che egli non presenta dunque problemi di salute che si opporreb-

bero al suo trasferimento in Austria (artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 

1999 Ordinanza 1 sull’asilo, OAsi 1; RS 142.311), 

che l’autorità inferiore ha dunque, a giusto titolo, deciso di non entrare nel 

merito della domanda d’asilo (art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi) ritenendo l’Austria 

competente per il trattamento della domanda di protezione internazionale 

sulla base degli artt. 18 par. 1 lett. b e 20 par. 5 RD III, 

che, per questi motivi, il ricorso del 19 febbraio 2024 dev’essere respinto, 

che avendo statuito nel merito del medesimo, la richiesta di esenzione dal 

versamento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è di-

venuta senza oggetto, 

che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico del ricorrente 

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché artt. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in 

materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); la pronuncia è pertanto definitiva, 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: