# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 84464485-e0bd-5f38-ac7b-f4d92a58799f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-02-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 16.02.2000 INC.1995.92606
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1995-92606_2000-02-16.html

## Full Text

N. 926.95.6L                                                               Lugano,
16 febbraio 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 1. giugno 1999 dal

 

 

dott. __________, 

(patrocinato dagli avv.ti __________)

 

 

contro la decisione 21 maggio
1999 del Procuratore pubblico generale avv. __________, che ha
integralmente respinto complementi di prova proposti dal reclamante nel
procedimento penale contro di lui pendente per titolo di atti sessuali con persone
incapaci di discernimento (art. 191 CP);

 

 

viste le osservazioni 4 giugno
1999 del magistrato inquirente e 14 giugno 1999 della parte civile __________
(patrocinata dall'avv. __________), entrambi concludenti per la reiezione del
reclamo;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

 

Nei confronti del dott.
__________ è pendente un procedimento penale per titolo di atti sessuali con
persona inetta a resistere (art. 191 CP) in danno di __________, come a
promozione dell'accusa direttamente intimata dal Procuratore pubblico generale
in sede di verbale del 26 ottobre 1995 (V.I. n. 

B.2, pag. 1), e di tentata coazione sessuale (art. 189 CP) in danno di
__________, con accusa analogamente promossa in sede di verbale 24 aprile 1996
(V.I. n. B.3, pag. 8). La fattispecie è nota per precedenti interventi di
questo giudice, segnatamente in materia di prove, come alle decisioni 2 agosto
1996 (inc. GIAR 926.95.3 e 4) e 7 ottobre 1998 (inc. GIAR 936.95.5): ne
verranno ripresi accertamenti e dettagli, in quanto necessario al presente
discorso, nel seguito della motivazione.

 

 

B.

 

 

L'11 gennaio 1999 il Procuratore
pubblico generale ha disposto il deposito degli atti, a norma dell'art. 196
CPP. Con allegato 12 febbraio 1999, entro i termini all'uopo prorogati (sino al
19 febbraio 1999: v. decisione 28 gennaio 1999 del magistrato inquirente),
__________ ha postulato l'assunzione di numerose prove, nonché l'estromissione
dagli atti processuali della perizia allestita dal dott. __________.

Con decisione 21 maggio 1999, il
magistrato inquirente ha respinto integralmente le domande dell'accusato: ha
fatto seguito il reclamo in oggetto, che le ripropone tutte. Ricordato che
tanto il magistrato inquirente, quanto la parte civile __________, con le
rispettive osservazioni, chiedono la reiezione integrale del reclamo, si
osserva che delle contrapposte argomentazioni delle parti si terrà conto più
innanzi ed in quanto necessario per evitare inutili ripetizioni.

Il dott. __________, con lettera
5 marzo 1999, e quindi a termine scaduto per i complementi, ha ancora prodotto
la "dichiarazione spontanea" 3 marzo 1999 di __________, per
essere versata agli atti istruttori e con la richiesta di assunzione
testimoniale del dichiarante "affinché il suo racconto possa poi essere
sottoposto, nel corso del suo interrogatorio, al Prof. __________ ".
Non risulta che seguito abbia avuto in istruttoria questo intervento, salvo
l'implicita acquisizione del testo prodotto, né di esso è poi parola nel
contesto qui pendente.

 

 

 

e considerando

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in diritto:

 

 

1.

 

 

__________ - in quanto
formalmente accusato - è indubitabilmente legittimato ad impugnare il rifiuto
del Procuratore pubblico generale di assumere complementi di prova, non solo
per la disposizione di massima dell’art. 280 CPP, ma specificamente per quella
relativa alla completazione dell’istruttoria di cui all’art. 196 cpv. 5 CPP.

Il reclamo, tempestivo a norma di
legge (art. 281 cpv. 1 CPP), è allora ricevibile in ordine.

 

 

2.

 

 

Il reclamo inizia con diffuso
esposto dei principi che regolano l'assunzione delle prove in istruttoria,
rispettosa della presunzione di innocenza , mentre il rifiuto dei proposti
complementi sarebbe "la palese dimostrazione di un'istruttoria basata
sulla PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA". Un particolare riguardo è
riservato ai criteri di allestimento di una perizia medico-legale, ai quali non
corrisponderebbero quelli dei referti in atti.

Qui vengono richiamate le
interpretazioni giurisprudenziali, che sorreggono le decisioni di questa
autorità giudiziaria.

 

 

2.1

 

Il citato art. 196 CPP consente
alle parti, una volta conclusa l'istruttoria a giudizio del Procuratore
pubblico nella sua attività di magistrato inquirente, di formulare istanza di
complemento di inchiesta, indicando i mezzi di prova da assumere (si veda anche
REP 1997 n. 107; 1998 n. 122).

 

La norma non fa che riprendere -
e nei successivi capoversi meglio precisare - quanto disposto dall'art. 58 cpv.
3 CPP/1941 e poi dall’art. 157 CPP/1993 (v. Messaggio aggiuntivo concernente la
revisione totale del CPP del 20 marzo 1991, pag. 163; Rapporto della
Commissione speciale del Gran Consiglio del 22 luglio 1992, pag. 67), per cui
mantiene validità la pregressa giurisprudenza in materia della Camera dei
ricorsi penali e di questa istanza di reclamo, che sottopone l'ammissibilità
delle prove così proposte a questo stadio del procedimento a tre concorrenti
ordini di considerazioni e presupposti: i complementi di prove devono essere
motivati per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta
connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di 

prova devono avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza
alle successive conclusioni del Procuratore pubblico, dopo la definitiva
chiusura dell'istruttoria dibattimentale, e poi - se ne sarà il caso - del
giudice del merito; le stesse prove devono essere di difficile produzione
all'eventuale dibattimento, avute presenti le finalità dell'art. 189 CPP
(corrispondente agli art. 147 CPP/1941 e 148 CPP/1993), inteso appunto tra
altro ad assicurarne in tale sede la non interrotta assunzione (v. sentenza 24
gennaio 1990 in re L.P., CRP 337/89; decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P.,
GIAR 135.93.1, 21 agosto 1996 in re G.C., GIAR 512.96.1).

 

Queste considerazioni permettono
subito di considerare irricevibili le ripetute censure di apparente pregiudizio
da parte del Procuratore pubblico. Infatti lo scopo dell’istruzione formale
(art. 189 CPP) è quello di preventivamente accertare l’accusa di reato contro
una determinata persona, affinché il Procuratore pubblico possa ragionatamente
pronunciare l’abbandono oppure l’atto o il decreto di accusa (v. Messaggio
aggiuntivo 20 marzo 1991 concernente la revisione totale del CPP, pag. 21).
Tale accertamento consiste nel convincimento personale del magistrato
inquirente di aver raggiunto proprio questo scopo, quindi con sufficiente
materiale probatorio, per cui procede come al menzionato art. 196 cpv. 1 CPP:
sarebbe assurdo e contrario a competenze e doveri del Procuratore pubblico, una
conclusione da parte sua dell’attività inquirente senza determinazione sul
seguito della requirenza. Altro è il discorso della fondatezza di questo pur
necessario divisamento, verificabile e da verificare presso altre istanze di
merito o ricorsuali: nella fase predibattimentale in questa sede nel contesto
della completazione dell’istruzione formale per moto delle parti, ferme
restando le considerazioni qui sopra esposte.

 

 

2.2

 

Atteso che saranno anche in
discussione attività istruttorie peritali, in proposito si richiama quanto
illustrato nella ricordata decisione 7 ottobre 1998 (inc. GIAR 926.95.5: si
veda anche REP 1997 n. 97):

 

"Tra le prove a disposizione
delle autorità inquirenti e giudicanti vi è la perizia ossia il ricorso
all'esperto ogniqualvolta occorre stabilire fatti e circostanze
all'accertamento dei quali siano indispensabili speciali cognizioni (art. 142
cpv. 1 CPP, nella sostanza ripreso dagli art. 96 cpv. 1 CPP/1942 e 97 cpv. 1
CPP/1996, per cui vale quanto assunto nella decisione 3 maggio 1994 in re A.F.,
GIAR 197.94.1, come qui di seguito ribadito; v. anche decisione 19 settembre
1993 in re T.P, GIAR 353.93.1, in proposito confermata dalla sentenza 3 maggio
1994 del Tribunale federale).

E' superfluo qui ricordare che il
perito è collaboratore o ausiliario della giustizia per la ricerca della
verità, limitatamente tuttavia all'approfondimento ed al chiarimento di
problemi tecnici, che esulano dalle competenze specifiche del magistrato, con
oggetto circoscritto ai fatti, senza emarginazione nel loro apprezzamento
giuridico. Al magistrato è riservata di principio ampia facoltà nella scelta
delle prove e quindi anche in tema di 

referto peritale, ritenuta - comunque e sempre - perlomeno apparenza di utilità
e pertinenza in connessione con la fattispecie inquisita, secondo le
imputazioni e le conclusioni di competenza del giudice penale, nel rispetto dei
diritti delle parti. In più, per giustificare il ricorso al perito, occorre
congiuntamente - per riprendere con altre parole il testo di legge - che
determinati fatti non siano ancora chiariti o sufficientemente chiariti o
chiaribili attraverso altri mezzi di prova, e che il magistrato non abbia le
specifiche conoscenze professionali per giungere a tale chiarimento.

Quando una perizia giudiziaria è stata
ordinata ed eseguita, essa assume valore di prova, soggetta al libero
apprezzamento del giudice di merito che vi rimane nondimeno vincolato salvo
rilievi ben determinati che ne revochino in serio dubbio la credibilità (DTF 96
IV 98; 101 IV 129)."

 

 

3.

 

 

Il reclamo si rivolge con
particolare vigore alle perizie: secondo l'ordine cronologico di produzione,
quelle del dott. __________ addirittura, in via principale, da espungere e
quelle del prof. __________ da completare.

 

 

3.1

 

Come asseritamente già motivato a
suo tempo con esposto 20 dicembre 1995, l’istanza di complemento del 12
febbraio 1999 (pag. 5 e segg.) ha chiesto l’estromissione delle perizie del
dott. __________ – e subordinatamente la sua audizione “per i chiarimenti
d’ordine e di merito” – sostanzialmente per avere il perito chiesto al
magistrato inquirente, con lettera del 7 novembre 1995, “informazioni
sufficienti per allestire referto peritale conforme agli accertamenti eseguiti
dagli inquirenti, così da elidere ogni differenza nella ricostruzione”.
Inoltre vengono ribadite le argomentazioni dell’inesperienza personale del
dott. __________, di suoi criteri di valutazione che non gli competono, di
chiarimenti peritali manchevoli o errati.

Per il Procuratore pubblico il
fatto che una parte non condivida una perizia non è motivo di estromissione
della stessa, ferma restando anche in questo caso la facoltà di citazione al
dibattimento. D’altro canto il referto del dott. __________, che “ha
risposto in modo chiaro e nei limiti del mandato affidatogli”, è poi stato
completato dal prof. __________, secondo le sue ampie e diverse esperienze
farmacologiche.

Il reclamo si limita a ribadire
le argomentazioni dell’istanza di complemento, con gratuite apodittiche
affermazioni circa la “scandalosa lettera” del 7 novembre 1995 e “l’intempestiva
e, quindi, illecita” pregiudiziale del rinvio a giudizio.

Anche il Procuratore pubblico in
proposito sostanzialmente ribadisce i suoi precedenti assunti.

La parte civile __________ fa
presente che le censure dell’accusato sono tardive, non avendo in particolare
promosso alcun atto di ricusa e di contro 

avendo fatto capo ai rilievi peritali del dott. __________ in corso di
istruttoria, citando segnatamente il confronto tra le parti dell’11 aprile 1997
(cfr. la trascrizione class. B doc. _).

 

In punto all’operato del dott.
__________, l’istanza di complemento (par. n. 1), ha evidenziato divergenze tra
i due referti sulla sussistenza di amnesie nel caso di specie, risposte
contrarie alla letteratura, malcompreso senso delle domande ed ignoranza
dell’aspetto soggettivo, per cui il perito va citato per i necessari
chiarimenti: viene preannunciata la produzione di una perizia privata.

Il Procuratore pubblico, con
l’impugnata decisione, ha respinto il mezzo di prova, escludendo incompletezza
dei referti, che non sono in contraddizione tra di loro, il primo avendo
carattere generico ed il secondo di completazione con diretto riferimento alla
fattispecie dibattuta, il reclamante rimanendo libero di produrre perizie di
parte e di far citare il dott. __________ al dibattimento.

Il reclamo, nelle premesse,
denuncia la scarsa personale esperienza del perito giudiziario, che peraltro
non ha spiegato tutto e si è dimostrato contraddittorio, e di seguito ribadisce
le argomentazioni dell’istanza, dopo aver in uno evidenziato che mai vennero in
passato rifiutati chiarimenti di perizie, e che dar per scontata l’emanazione
di un atto di accusa costituisce inammissibile pregiudiziale.

A sua volta, nelle osservazioni
al reclamo, il Procuratore pubblico, precisando che la sua determinazione sul
seguito del procedimento è consona ai contenuti dell’art. 196 CPP, si conferma
nella propria decisione, i contenuti del reclamo costituendo semplici
valutazioni di parte.

Anche la parte civile __________,
nelle sue osservazioni al reclamo, sottolinea l’assenza di contraddizioni nei
successivi referti del prof. __________.

 

 

3.2

 

E’ d’uopo riprendere la citata
decisione 7 ottobre 1998 (GIAR 926.95.5), che ha respinto il reclamo del dott.
__________ su quesiti peritali ed accesso agli atti istruttori da parte del
prof. __________, in quanto già risolve in gran parte le censure qui nuovamente
addotte.

Sulla fattispecie da chiarire
venne allora riassuntivamente costatato quanto segue:

 

“Con verbale 16 ottobre 1995 (n. A 1 dell’inc. MP
6536/95, al quale si riferiscono anche le successive citazioni di atti),
__________ ha segnalato rispettivamente denunciato di aver subito abuso
sessuale da parte del dott. __________, dopo iniezione di Dormicum in vista di una
gastroscopia. La denunciante non ha ricordo di questi fatti, asseritamente per
effetto del Dormicum, ipnotico sedativo a breve durata con possibile effetto
collaterale di amnesia anterograda e retrograda: essa si è accorta di essere
stata posseduta per costatazioni successive, che non è qui il caso di
dettagliare. Infatti il dott. __________ ha ammesso sin dall’inizio del
procedimento di aver avuto un rapporto carnale completo con la signora
__________, ma a di lei insistenza e prima della somministrazione di Dormicum e

Atropina, pure possibile causa di amnesia retrograda (verbale 17 ottobre 1998,
n. B 1, pag. 2 in fine). Entrambe le parti hanno ricordato di aver avuto anni
addietro una breve relazione amorosa.”

 

e sulle problematiche peritali:

 

“Risulta alquanto evidente l’importanza
dell’accertamento dell’influsso dei sedativi e segnatamente del farmaco
Dormicum sul ricordo - riferito a tempi e situazione interpersonale del
concubito - mantenuto dalla signora __________, importanza implicitamente
evocata dalla difesa sin dall’inizio del procedimento (v. lettera 18 ottobre
1995, mappetta corrispondenza, doc. _ e successivi doc. _) ed immediatamente
recepita dal magistrato inquirente, che già il 19 ottobre 1995 ha ordinato una
perizia medica affidata al dott. __________, intesa a “determinare gli
effetti collaterali del farmaco DORMICUM (Roche) con particolare riferimento ad
amnesie o a disturbi della memoria, sia in termini generali, sia con specifico
riferimento alla persona della denunciante, cui tale farmaco venne
somministrato...”, essendo qui di pregio ricordare che il quesito peritale
1 B a quest’ultimo proposito chiedeva “se dall’analisi della denunciante
emergano segni di effetti collaterali ed in particolare di disturbi della
memoria persistenti, attribuibili alla somministrazione di Dormicum” (v.
classatore perizia dott. __________, doc. _). Il perito ha affrontato la sua
opera sulla base tra altro degli atti istruttori sino a quel momento acquisiti
(v. comunicazione 16 novembre 1995 del magistrato inquirente, class. cit., doc.
_) e su di un colloquio con la signora __________, come ricordato nella
perizia, rassegnata il 6 dicembre 1995 (class. cit., doc. _). Giova rilevare
che non vi è stata contestazione sui quesiti peritali né in seguito e come tale
sulla produzione del perito, salvo iniziale preoccupazione sulle competenze
specifiche del dott. __________ in prospettiva farmacologica (v. lettera 23
ottobre 1995 della difesa, mappetta corrispondenza, doc. _) e comprensibilmente
poi sull’apprezzamento di merito della perizia (v. lettera 19 dicembre 1995
della difesa, classatore perizia dott. __________, doc. _).

Il dott. __________ avendo comunque precisato di avere
un’esperienza diretta soprattutto sulla somministrazione del Dormicum per via orale,
il Procuratore pubblico ha inteso far capo ad un perito qualificato in
anestesiologia (v. lettera 16 gennaio 1996, mappetta prof. __________, doc. _),
come al decreto 5 marzo 1996, al quale appunto ha fatto seguito il referto
peritale 9 aprile 1996 del prof. dott. __________ (mapp. cit., doc. _). Con
nuovo decreto 14 settembre 1998, il Procuratore pubblico ha sottoposto a
quest’ultimo perito quesiti supplementari “finalizzati a chiarire alcuni
aspetti rimasti parzialmente irrisolti”, segnatamente a verificare la
correlazione dei dati scientifici e di esperienza con il vissuto della signora
__________ (mapp. cit., doc. _).”

 

 

3.3

 

La richiesta di estromissione dei
referti del dott. __________ (v. il corrispondente classatore C) appare tardiva
– come ben sottolineato dalla parte civile __________ - ed è decisamente
insostenibile.

Il reclamante ha avuto modo da
tempo di conoscere i contenuti di queste perizie, prendendo anche doviziose
posizioni fattuali e scientifiche (come la citato esposto 19 e 20 dicembre 1995
(class. C doc. _), senza mai nulla eccepire al di là di divergenze
interpretative e della mancanza di sufficiente esperienza del perito, per così
dire sanata con le completazioni del prof. 

__________, professionista con altre qualifiche. Solo in questa sede viene
sbandierata, con impropri riferimenti, la lettera 7 novembre 1995 del dott.
__________, distorcendone inammissibilmente il senso, quasi che il perito
avesse chiesto al magistrato inquirente di suggerirgli come redigere il referto:
e se fosse vero il dott. __________ avrebbe dovuto insorgere con maggior
tempestività, eventualmente che con istanza di ricusa. Ora il dott. __________
scrisse (class. C doc. _):

 

“… vorrei
sapere come voi avete potuto ricostruire gli eventi prima della somministrazione
del medicamento, nel senso che vorrei controllare in che misura questa vostra
ricostruzione corrisponda alla mia. E’ utile per la stesura del reperto, nel
senso che non vedo l’utilità che qualcuno poi mi sottolinei delle differenze
nella ricostruzione: se differenze ci dovessero essere, desidero poterle
commentare io, direttamente nel referto peritale, e non a caldo, nel
dibattimento processuale”.

 

Il dott. __________ non ha fatto
altro che avvalersi di una comprensibile facoltà di legge, e cioè “chiedere
altri chiarimenti”, essendogli consentito - segnatamente e per quanto qui
concerne - “durante l’istruttoria … di esaminare gli atti”, come in modo
chiaro previsto dall’art. 146 cpv. 3 CPP. Proprio sul tema, la decisione 7
ottobre 1998 aveva analogamente rilevato:

 

“A ragione la parte civile ha richiamato l’art. 146
cpv. 3 CPP per il quale “il perito, prima di dare il suo parere, può
chiedere altri chiarimenti ed anche l’audizione di testimoni o dell’accusato”,
dove va sottolineato l’aggettivo “altri” a significare che di massima il
perito ha accesso agli atti istruttori acquisiti sino al momento del suo
intervento. Infatti la perizia giudiziaria non è solo un mero esercizio
accademico o scientifico fine a sé stesso, ma bensì l’applicazione delle “cognizioni
speciali” di cui all’art. 142 cpv. 1 CPP, ad una determinata concreta
fattispecie: in caso contrario - e come vorrebbe l’accusato - basterebbe far
capo alla voce descrittiva del Dormicum nel Kompendium svizzero dei medicamenti
per aver contezza dei suoi effetti di amnesia (v. mappetta Medico cantonale,
doc. _ all. B).”

 

Né il dott. __________ ha
minimamente lasciato intendere prospettiva di manipolazione, ma intento di
completezza, anche in presenza di divergenze, che esplicitamente vuole affrontare
in modo tempestivo, ma non  assolutamente nascondere o manipolare.

 

Per quanto attiene alle
contestazioni sui contenuti dei referti, si ha che la parziale incompetenza del
dott. __________ ha trovato rimedio con l’intervento completivo del prof. __________
e per il rimanente costituiscono diverso approccio alla tematica, senza
dimostrazione di insostenibilità dell’operato del primo perito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.4

 

Invano si cercherebbero puntuali
rilievi di insufficienza dei referti del prof. __________, tanto nell’istanza
di complemento, quanto nel reclamo: vi sono solo generici cenni a
contraddizioni, assurdità, divergenze rispetto alla letteratura, incomprensione
delle domande, il che è in contrasto con l’obbligo di motivazione e porta
all’irricevibilità di entrambi gli allegati. Né ben si comprende il cenno –
senza particolare seguito – alla “scarsa esperienza personale pratica”
del prof. __________, pur sempre docente e responsabile del Dipartimento di
anestesia della Clinica Universitaria di __________, senza mai altre censure
sulla sua specifica preparazione, che appare ovvia.

 

Sulla pretesa contraddittorietà
delle due perizie in oggetto, il reclamante sembra dimenticare che la seconda è
stata proprio voluta per trasferire il discorso dell’esperto dal piano generico
e dottrinale a quello concreto del confronto con la fattispecie oggetto del
procedimento. Il tema è stato più volte trattato nel corso dell’istruttoria e
segnatamente con la citata decisione del 7 ottobre 1998, che in particolare ha
rilevato:

 

“Non occorre ripetere che l’accertamento centrale del
procedimento in corso non è l’effetto del Dormicum in genere, secondo la
scienza farmacologica, anestesiologica o in più statistica, ma bensì le
conseguenze concrete del farmaco iniettato alla signora __________ in vista
della gastroscopia quel mattino del 16 ottobre 1995.”

 

 

4.

 

 

Tutte le altre pretese nuove
prove chieste per la completazione dell’istruzione formale a mente del dott.
__________, sono audizioni testimoniali (oltre a connessi richiami di atti),
talune anche in contraddittorio ed in presenza del prof. __________. Le stesse,
a questo stadio del procedimento, non appaiono di rilievo né di pertinenza,
vuoi per insufficiente motivazione, vuoi per carenza di novità nel contesto di
quanto acquisito: segnatamente non servono a determinare il giudizio nelle
competenze del Procuratore pubblico, che chiaramente persegue la via
accusatoria, e neppure sono oggettivamente tali da consentire ipotesi di
stravolgimento di questo indirizzo. Come per i periti e come osservato dalla
parte civile __________, prevale allora il principio della loro eventuale
assunzione al dibattimento, sede propria all’accertamento giudiziale dei fatti.

 

Seguendo i punti dei complementi
istruttori formulati il 12 febbraio 1999, si ha in particolare:

 

 

 

 

 

 

 

 

-         
(2. e 3.) le dichiarazioni 3 aprile 1996 di __________ e 3 febbraio 1999
di __________ sono pacificamente agli atti (in quanto prodotte con l'istanza di
complemento), non sono assistite dalle ragioni della loro valenza (non essendo
di pregio la loro contrapposizione di testimonianza a conclusioni peritali,
come solo nel reclamo indicato), essendo da condividere l’apprezzamento di
irrilevanza del Procuratore pubblico, per quando concerne le vicende in
concreto dibattute;

 

-         
(4 e 8) con una serie di deposizioni testimoniali e con l’acquisizione
degli atti di cassa malati della parte civile signora __________, la difesa
intenderebbe approfondire l’abitudine di quest’ultima di far capo a
psicofarmaci, eventualmente in modo occasionale, ma verosimilmente il giorno
dei fatti inquisiti: a parte che il perito prof. __________ ha fornito
affidanti risposte sull’interazione tra psicofarmaci (ed alcoolici) da una
parte e Dormicum rispettivamente benzodiazepine dall’altra (v. risposte ai
quesiti n. 7 e 8 della perizia 18 novembre 1998, class. A1. doc _), è accertato
che la prova tossicologica sui prelievi fatti sulla signora __________ il
giorni dei fatti inquisiti non ha rilevato presenza di psicofarmaci (v. perizia
12 agosto 1996 del dott. __________, class. A1. doc. _), per cui il reclamo –
che non contesta e neppure menziona questa risultanza – si avvera puro parlato
e le connesse prove superfetanee;

 

-         
(5) il confronto con la denunciante __________ viene chiesto
semplicemente quale derivato dai diritti della difesa, senza nessun’altra
ragione: ne consegue il privilegio del contraddittorio al dibattimento, in
quanto (come ponderatamente rilevato dal Procuratore pubblico) lo stesso verrà
comunque postulato ed occorre evitare inutile aggravio psicologico per una
vittima;

 

-         
(6) l’audizione testimoniale di rappresentanti di ditte farmaceutiche
non è gran che motivata: se è da mettere in relazione con quella specifica
della signora __________ ("in merito alla tendenza di __________ a
vestirsi in modo provocante”, per evitare strumentalizzazione da parte
dell’accusa), si deve concludere che questi mezzi di prova non hanno diretta
attinenza alla fattispecie penalmente rimproverata al dott. __________, come
alla promozione dell’accusa;

 

-         
(7) anche __________ potrà essere interrogata in contraddittorio al
dibattimento, in ogni modo la prima deposizione (circostanziata) essendo
avvenuta dinnanzi al magistrato inquirente (class. B doc. _) e l’apparente (e
non tale) ritrattazione pure (con la seguente conclusione: “Alla domanda se
quanto io avevo raccontato nel verbale di interrogatorio 12 giugno 1996 sia la
verità io rispondo che era tutto vero”, class. B doc. _), né alcuna norma
processuale vieta al Procuratore pubblico di interrogare testimoni in assenza
delle parti;

 

 

 

 

 

-         
(9) la primitiva istanza vuole l’interrogatorio del dott. __________ per
accertare che, contrariamente a quanto da lui dichiarato, egli ha ancora
inviato pazienti femminili al dott. __________, e nel reclamo si accenna ad
etilismo grave suo e della signora __________: a parte gli scarni contenuti di
motivazione, ancora una volta non si vede né intravede un nesso apprezzabile
con le fattispecie inquisite;

 

-         
(10) come dalle dichiarazioni di __________ e altri non possono essere
tratte deduzioni di colpevolezza, così da accuse indebite (a torto) in altri
casi non si ha conseguenza di proscioglimento per altre fattispecie che vanno
accertate nel loro reale svolgimento, per cui non è di interesse l’acquisizione
dell’incarto __________;

 

-         
(11) anche la vicenda della signora __________ è estranea all’oggetto
del presente procedimento, che vuole chiarimento di fatti circoscritti e non
studio scientifico di generiche problematiche.

 

 

5.

 

 

Il reclamo, in quanto ricevibile,
è di conseguenza integralmente respinto con la presente decisione definitiva
(art. 284 cpv. 1 lett. a CPP, e contrario),  tassa e spese giudiziarie andando
a carico del reclamante soccombente.

 

Sempre a ragione della sua
soccombenza, __________ è tenuto al versamento alla parte civile opponente di
congrue ripetibili, conformemente a quanto stabilito dall’art. 9 cpv. 6 CPP. In
concordanza con la giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali (v. tra altre
la sentenza 19 febbraio 1998 in re A.L., CRP 60.96.407), si supplisce alla
lacuna di questa norma, che non indica nessun criterio per la sua attuazione in
concreto, applicando per analogia le norme del CPC, segnatamente l’art. 150,
per cui si attribuisce un’indennità per gli onorari di patrocinio
corrispondente al presumibile impegno professionale.

 

 

 

Per i quali motivi,

 

 

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
In quanto ricevibile, il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 800.- e le spese giudiziarie di fr. 50.-
sono a carico di __________.

 

 

3.     
__________ verserà a __________ l’importo di fr. 650.- a titolo di
ripetibili.

 

 

4.     
La presente decisione è definitiva.

 

 

5.     
Intimazione:

-        
avv.ti __________, per sé e per il reclamante (con copia delle
osservazioni del Procuratore pubblico generale e della signora __________);

-        
avv. __________, per sé e per la signora __________ (con copia delle
osservazioni del Procuratore pubblico generale;

-        
avv. __________, per conoscenza sua e della signora __________;

-        
Procuratore pubblico generale, sede (con copia delle osservazioni della
signora __________).

 

 

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________