# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb12aa2a-4442-5972-aa08-21ab3f2cc684
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-06-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.06.2019 D-2639/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2639-2019_2019-06-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2639/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  g i u g n o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice William Waeber, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Bosnia e Erzegovina,   

patrocinata dal Sig. Ugo Di Nisio,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 20 maggio 2019 / N (…). 

 

 

 

D-2639/2019 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il 29 marzo 

2019, 

il rilevamento dei dati personali dell’8 aprile 2019 (atto […]), 

il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 10 maggio 2019 

(atto […]; di seguito verbale), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 20 maggio 2019, notificata il giorno medesimo (cfr. atto […]), con cui 

tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento della richiedenta dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 29 maggio 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 31 maggio 2019), per il cui tramite l’interessata ha concluso 

all’annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera; in subordine la 

restituzione degli atti all’autorità di prima istanza per un nuovo esame delle 

allegazioni; in via ancor più subordinata di essere ammessa 

provvisoriamente in Svizzera per inammissibilità ed inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento; contestualmente di essere posta al 

beneficio dell’assistenza giudiziaria, il tutto con protesta di tasse e spese, 

la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 31 maggio 2019 alla 

ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

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che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che la ricorrente è toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che la richiedente asilo, cittadina della Bosnia ed Erzegovina di etnia serba 

nata e cresciuta a B._______ (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) 

ha chiesto la protezione della Svizzera – paese nel quale aveva già 

risieduto per un certo periodo negli anni novanta e soggiornato brevemente 

presso (…) nel (…) – a seguito di alcune vicissitudini con le autorità; che 

l’insorgente avrebbe preso regolarmente parte a delle manifestazioni di 

protesta che chiedevano giustizia a seguito della scomparsa in circostanze 

sospette di C._______; che in tale contesto ella sarebbe stata attiva nel 

gruppo di protesta in qualità di fotografa, fungendo anche da referente per 

i media nazionali ed esteri; che ciò avrebbe condotto le forze di sicurezza 

ad interessarsi direttamente a lei, cosa che il (…), sarebbe sfociata in un 

primo fermo con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza di un 

politico altolocato; che dopo un lungo interrogatorio, la richiedente asilo 

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sarebbe stata rilasciata il giorno medesimo; che nel contesto di un’ulteriore 

manifestazione svoltasi il (…) l’interessata sarebbe stata nuovamente 

arrestata; che a seguito di un malore le autorità avrebbero però sospeso 

gli accertamenti trasportandola al pronto soccorso; che l’interrogatorio 

sarebbe ripreso alcune ore dopo in presenza del suo avvocato; che la 

richiedente sarebbe stata rilasciata dopo essere stata sentita come 

testimone; che in seguito ella avrebbe fatto il possibile per non attirare su 

di se le attenzioni delle autorità; che alcuni giorni dopo il padre del giovane 

scomparso, a sua volta attivo nella campagna di protesta, le avrebbe 

consigliato di lasciare il paese temendo ch’ella finisse vittima di atti 

pregiudizievoli; ch’ella ignora lo stato attuale della procedura avviata nei 

suoi confronti ed eventualmente pendente; che nonostante sia tutt’ora 

tutelata da un avvocato, ella ha addotto che le autorità la avrebbero cercata 

presso il domicilio dopo l’espatrio (cfr. verbale, D32 e seg.), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha considerato irrilevanti i 

motivi d’asilo addotti dall’insorgente; che le misure concrete subite a 

seguito della sua partecipazione a manifestazioni chiedenti la trasparenza 

delle autorità sul caso C._______ non raggiugerebbero un’intensità tale da 

essere considerati pertinenti in materia d’asilo; che pur potendosi 

ammettere che la proporzionalità di alcuni interventi risulti discutibile, non 

vi sarebbe ragione di credere che le condizioni di vita politica costituiscano 

una persecuzione; che il solo fatto di opporsi al regime al potere non 

presupporrebbe atti pregiudizievoli concreti; che non vi sarebbe in specie 

alcun elemento agli atti che lascerebbe intendere la sussistenza di un 

timore fondato, per l’insorgente, di temere di essere esposta ad una 

persecuzione futura, 

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che con ricorso, l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che a suo 

dire, la repressione attuata dalla polizia non sarebbe compatibile con 

quanto solitamente attuato in uno stato democratico e rispettoso dei diritti 

umani; che come dimostrato da un’analisi dell’“Organisation suisse d’aide 

aux réfugiés”, il livello di corruzione diffusa e di pressione sulla stampa 

sarebbe una “realtà di fatto”; che il Presidente della Repubblica Serba di 

Bosnia ed Erzegovina sarebbe inoltre stato inserito nella lista nera del 

Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d’America; che dei giornalisti 

indipendenti sarebbero stati minacciati per essersi opposti alle 

manifestazioni di sostegno a di Ratko Mladić; che nel paese vigerebbero 

due pesi e due misure rispetto alle manifestazioni pubbliche, specialmente 

se invise all’apparato al potere; che del resto la polizia avrebbe più volte 

ricercato l’insorgente presso il suo domicilio, attuando un ordine di 

carcerazione pretestuoso (la ricorrente produce documentazione al 

riguardo) nei suoi confronti e rifiutandosi di fornire gli atti del procedimento 

al difensore dell’interessata; che in occasione del primo arresto la 

ricorrente non sarebbe stata assistita da un difensore; che in seguito la 

polizia sarebbe stata vieppiù pressante; che nel paese di origine 

dell’insorgente esisterebbe del resto un cosiddetto “(…)” che avrebbe 

individuato nei partecipanti alle manifestazioni in parola dei nemici dello 

stato; che lo stesso fatto che il padre di C._______ abbia deciso di 

riesumare la salma del figlio per poi seppellirla in D._______, ove avrebbe 

chiesto asilo, dimostrerebbe un pericolo attuale e certo per la ricorrente; 

che la SEM non si sarebbe del resto minimamente confrontata con i rilievi 

mossi in merito alla situazione politica in essere nella Repubblica Serba di 

Bosnia ed Erzegovina; che la ricorrente, con separata lettera allegata al 

gravame, si appella ora al Tribunale e con ciò alla tradizione svizzera di 

tutela dei diritti umani; che da ultimo l’insorgente fa menzione circa 

l’uccisione di un facoltoso imprenditore critico del Presidente della 

Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina,  

che la tesi ricorsuale non può essere seguita, 

che va in primo luogo rammentato che il 25 giugno 2003 il Consiglio 

federale ha inserito Bosnia ed Erzegovina nel novero dei paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM) e da allora si è 

attenuto a questa valutazione nell’ambito delle periodiche verifiche giusta 

l’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che la qualifica di un paese quale «Safe Country» implica una presunzione 

generale secondo la quale le autorità del medesimo non compiono 

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persecuzioni rilevanti in materia d’asilo e sono da considerarsi in misura di 

garantire protezione contro i pregiudizi ad opera di terze entità (cfr. 

DTF 138 II 513, 520), 

che tale presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi 

concreti (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale E-616/2019 del 25 gennaio 

2019), 

che senza riguardo per quanto precede, va osservato che in ogni caso, per 

essere rilevanti in materia d’asilo, le misure adottate debbono raggiungere 

una certa intensità; che sebbene il Tribunale abbia già determinato che 

anche i pregiudizi di lieve entità toccanti libertà personale e integrità 

corporale, quando ripetuti sistematicamente, possano di principio 

comportare una pressione psichica insopportabile ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 

LAsi, è anche in tale caso necessario, per ammettere una rilevanza in 

materia d’asilo, che le esigenze restrittive poste dalla giurisprudenza siano 

rispettate (cfr. sentenze del Tribunale D-20/2018 del 5 giugno 2018 consid. 

5.3 e E-6571/2012 del 12 agosto 2014 consid. 6.2); che alla luce di ciò, le 

misure in parola, per essere assimilabili a dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, debbono rendere l’esistenza nel paese d’origine 

oggettivamente non sopportabile (cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1),  

che con riferimento alle vicissitudini intercorse in patria a danno 

dell’insorgente non si ravvisano però tali estremi, 

che secondo le sue stesse allegazioni, la richiedente asilo risulta infatti 

essere stata fermata in due occasioni dalle autorità a seguito della sua 

partecipazioni a delle manifestazioni di protesta solo in parte autorizzate 

(cfr. verbale D32, D53); che dopo brevi accertamenti l’interessata è stata 

prontamente rilasciata (cfr. verbale D32, D33, D58, D65); che ella ha d’altro 

canto espressamente escluso di aver subito maltrattamenti nell’ambito 

degli interrogatori (cfr. verbale D47); che l’assistenza medica in tali 

frangenti le è stata garantita e la verbalizzazione posticipata a seguito del 

suo malore (cfr. verbale D32, D61); che a un determinato stadio del 

procedimento alla ricorrente è inoltre stato designato un difensore d’ufficio 

in ossequio alle usuali garanzie procedurali (cfr. verbale D54, D63); che i 

verbali relativi a tali interrogatori, versati agli atti dall’insorgente, 

confermano quanto precede (cfr. risultanze processuali),  

che per il resto, si rilevi che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, 

come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento 

oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo; 

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che pertanto, è riconosciuto come rifugiato solo colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta probabilità e in un futuro 

prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 

consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 

antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni 

anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che colui che è già stato vittima di 

persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata); che sul piano 

oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che 

facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, 

l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono sufficienti, 

quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 con rinvii),  

che dagli atti all’inserto non si evincono però elementi che permettano di 

giungere alla conclusione che l’insorgente possa essere esposta, in tutta 

probabilità e in un futuro prossimo, a una persecuzione in caso di ritorno in 

patria,  

che il solo fatto che il padre di C._______ abbia fatto esumare il corpo del 

figlio trasferendolo all’estero, ove avrebbe anche depositato una domanda 

d’asilo (evenienza che l’insorgente assurge a indicatore di un pericolo 

attuale e certo nei suoi confronti) è riconducibile ad una scelta personale 

di quest’ultimo che, in quanto valutazione meramente soggettiva, non può 

fungere da base per il riscontro di un fondato timore di esposizione a seri 

pregiudizi, 

che lo stesso vale per i fatti alla base della decisione di espatrio, ossia i 

moniti lanciati dal padre di C._______ e preannuncianti una non meglio 

precisata pianificazione di misure pregiudizievoli da parte delle autorità (cfr. 

verbale D92 e seg.), 

che del resto, la sola esistenza di procedure penali e/o amministrative a 

carico della ricorrente in patria, la cui entità ed attuale pendenza non si 

evince chiaramente dagli atti (cfr. in particolare verbale, D77 e seg.), non 

giustifica per costante prassi il riconoscimento della qualità di rifugiato, 

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che i mezzi di prova prodotti attestano oltremodo che in occasione 

dell’ultimo interrogatorio a cui è stata sottoposta, l’insorgente veniva 

rilasciata in quanto non vi sarebbero stati motivi per trattenerla; che la 

documentazione proposta in copia in sede ricorsuale fa inoltre riferimento 

ad una semplice commutazione di un’ammenda risalente al 2015 (ossia ad 

un periodo privo di legami con i fatti addotti nell’ambito della domanda 

d’asilo) in pena detentiva, istituto previsto anche dal diritto penale svizzero 

(art. 106 CP) e sulla base del quale, differentemente da quanto addotto in 

sede ricorsuale (secondo l’insorgente tale documento, peraltro 

antecedente ai fermi essendo stato emesso il (…), attesterebbe 

“l’attuazione di un ordine di carcerazione del tutto pretestuoso”) nulla può 

essere dedotto ai fini della presente procedura, 

che le considerazioni di ordine generale sulla situazione politica e la 

supposta corruzione in essere nella Repubblica Serba di Bosnia ed 

Erzegovina non giustificano una diversa valutazione del caso in esame; 

che le medesime considerazioni valgono anche per i presunti crimini 

compiuti nei confronti di terze persone e circa le dichiarazioni del gruppo 

“(…)”, che la ricorrente si è adoperata a dimostrare in sede ricorsuale; si 

rammenti infatti che la definizione dello statuto di rifugiato, così come 

stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri 

motivi, suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di 

origine o di residenza e che gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, 

devono essere direttamente indirizzati nei confronti della persona del 

richiedente l’asilo,  

che da ultimo, le asserzioni a proposito delle presunte ricerche al domicilio 

susseguenti all’espatrio ed in merito al rifiuto di garantire l’accesso agli atti 

al patrocinatore, si esauriscono in mere affermazioni di parte non sorrette 

da alcun elemento concreto all’inserto e non paiono ad ogni modo tali da 

giustificare un diverso esito del procedimento, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

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(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione(LStrI, RS 142.20), giusta il quale la stessa dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM non ha riscontrato impedimenti 

all’esecuzione della misura, 

che nel proprio gravame l’insorgente avversa anche tale valutazione; che 

l’esecuzione dell’allontanamento esporrebbe l’insorgente al rischio di 

trattamenti contrari alla CEDU, 

che anche tale conclusione dev’essere disattesa, 

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultima non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v’è motivo di considerare l’esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per l’insorgente di essere esposta, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d’origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (RS 0.105), 

che, inoltre, la situazione vigente in Bosnia ed Erzegovina non è 

caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza generalizzata che 

coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del territorio 

nazionale; che detto paese è del resto stato inserito dal Consiglio federale 

nella lista dei paesi verso i quali l’esecuzione dell’allontanamento è di 

principio ragionevolmente esigibile (cfr. art. 18 e Allegato 2 dell’Ordinanza 

concernente l’esecuzione dell’allontanamento e dell’espulsione di stranieri; 

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OEAE, RS 142.281); che nemmeno la situazione personale 

dell’interessata giustifica una diversa valutazione del caso, 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa 

esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata, 

che da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 

PA) e la domanda di esenzione dal versamento dell’anticipo spese è da 

considerarsi priva di oggetto, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di 

spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: