# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e79d4fc8-bb75-5998-b73d-88fc72451b41
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 22.06.2005 12.2004.199
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-199_2005-06-22.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.199

  	
  Lugano

  22 giugno 2005/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. DI.2004.27
(procedura per mercede e salari) della Pretura del Distretto di Leventina
promossa con istanza 26 maggio 2004 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  ora rappr. dall’
  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  

con cui
l'istante ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 11'371.75
più interessi al 5% dal 16 luglio 2003 a titolo di arretrati salariali e di un
importo da determinarsi a titolo di indennità per licenziamento ingiustificato,
e la consegna di un attestato di buona uscita, domande avversate dalla
convenuta e che il segretario assessore con sentenza 2 novembre 2004 ha
parzialmente accolto, condannando la convenuta a versare fr. 10'781.40 lordi
oltre interessi al 5% dal 16 luglio 2003, fr. 500.- a titolo di indennità per
licenziamento ingiustificato e a consegnare un attestato ai sensi dell’art.
330a CO;

 

appellante
la convenuta con atto di appello 15 novembre 2004 con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza limitatamente a fr.
1'561.65 oltre la quota salario dal 1° al 4 luglio 2003, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
l’istante postula la reiezione del gravame nelle osservazioni del 29 novembre
2004, con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti

Considerato

 

in fatto:                    A.   AO
1 è stato assunto dal 1° aprile 2003 dalla AP 1 tipografia offset di __________
per svolgere lavori in tipografia, con uno stipendio di fr. 3'800.- lordi per
tredici mensilità, con 5 settimane di vacanze e un periodo di prova di un mese
(doc. B). Il 4 luglio 2003 AO 1 ha avuto una discussione con G__________ __________
sul posto di lavoro. AP 1 ha licenziato con effetto immediato il dipendente,
confermando tale decisione il 10 luglio 2003 e ha riconosciuto in favore del
lavoratore fr. 1'561.65 (doc. C). AO 1, rappresentato da __________, ha
contestato il 16 luglio 2003 il licenziamento immediato. AP 1 ha ribadito di
aver licenziato il dipendente per gravi motivi e ha rifiutato le sue pretese
salariali.  

 

                                  B.   Con
istanza del 26 maggio 2004 AO 1 si è rivolto alla Pretura del Distretto di __________
per ottenere la condanna di AP 1 al versamento di fr. 11'371.75 oltre interessi
al 5% dal 16 luglio 2003, un’indennità per licenziamento ingiustificato da
determinare e la consegna di una lettera di licenziamento per il termine
contrattuale del 31 agosto 2003 e di un attestato di buona uscita. All'udienza
del 16 giugno 2004 AO 1 ha confermato la propria istanza, alla quale si è opposta
AP 1. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato a comparire alla
discussione finale, confermandosi nei rispettivi memoriali conclusivi del 30 e
del 31 agosto 2004. 

 

                                  C.   Statuendo
il 2 novembre 2004, il segretario assessore ha accolto l’istanza, condannando AP
1 a versare a AO 1 fr. 10'781.40 lordi a titolo di stipendio per i mesi di
luglio e agosto 2003, quota parte di tredicesima e indennità per vacanze non
godute, fr. 500.- a titolo di indennità per licenziamento ingiustificato e a
consegnargli l’attestato previsto dall’art. 330a CO. Non sono state prelevate
tasse né spese di giudizio e AP 1 è stata condannata a versare all’istante fr.
500.- per ripetibili.  

 

                                  D.   AP 1
è insorta con un appello del 15 novembre 2004 contro la sentenza del primo giudice,
chiedendo in riforma del giudizio impugnato l’accoglimento dell’istanza
limitatamente a fr. 1'561.65. Il presidente della Camera ha concesso
all’appello effetto sospensivo il 18 novembre 2004. AO 1 ha proposto con le
osservazioni del 29 novembre 2004 di respingere l'appello, con protesta di
ripetibili.

 

 

 

e ritenuto

 

in diritto:                  1.   Nella
fattispecie il segretario assessore ha accertato che nel pomeriggio del 4
luglio 2003 tra il dipendente e G__________ __________, fratello
dell’amministratore della ditta, era sorto un acceso diverbio, in esito al
quale il dipendente ha lasciato il posto di lavoro senza autorizzazione, dopo
aver imprecato, bestemmiato, picchiato i pugni sul tavolo e sbattuto una porta,
e aver detto a __________ “non mi rompere i coglioni”. Il giudice di prime cure
non ha tuttavia ritenuto che tale comportamento avesse raggiunto la gravità e
l’intensità richieste dalla giurisprudenza per notificare un licenziamento
immediato. Né l’abbandono del posto del lavoro subito dopo il diverbio giustificano
un licenziamento in tronco, non essendo per altro stata provata l’intenzione
del dipendente di non voler più riprendere la propria attività. In simili
circostanze, dunque, il licenziamento notificato telefonicamente il 4 luglio e
ribadito poi con lo scritto del 10 luglio 2003 non era giustificato, di modo
che il lavoratore aveva diritto a percepire fr. 10'781.40, pari allo stipendio
dei mesi di luglio e di agosto 2003, alla quota parte di tredicesima e alle
vacanze non godute. A titolo di indennità per licenziamento ingiustificato il
Pretore ha riconosciuto all’istante fr. 500.-, in considerazione della sua
giovane età e del suo comportamento nel diverbio. Infine, il Pretore ha fatto
ordine alla datrice di lavoro di consegnare all’istante un attestato che
indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro ai sensi dell’art. 330a
CO. 

 

                                   2.   La
convenuta rimprovera al segretario assessore di aver considerato solo in parte
le prove da lei offerte e ribadisce che il comportamento dell’istante, così come
dimostrato dalle deposizioni testimoniali, ha compromesso irrevocabilmente ogni
relazione di fiducia, per l’assenza di rispetto nei confronti dei colleghi e
dei superiori, l’atteggiamento minaccioso e l’inosservanza delle direttive
interne. Inoltre l’istante aveva dimostrato la propria intenzione di
abbandonare il posto di lavoro liberando la scrivania dei suoi effetti
personali. L’appellante ritiene inoltre ingiustificata la consegna di un
attestato di uscita all’ex dipendente, visto il comportamento tenuto da questi.

 

                                   3.   L'art.
337 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono disdire con
effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la
continuazione del contratto, in buona fede, non può più essere pretesa. Ciò è
il caso quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non
permettere una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata
sembra essere l'unica soluzione praticabile. Manchevolezze minori possono
giustificare una disdetta immediata solo se si verificano ripetutamente
malgrado espliciti avvertimenti sull'eventualità della disdetta. Il giudice
valuta secondo libero apprezzamento se la violazione dei doveri contrattuali
raggiunge la necessaria gravità, considerando le circostanze concrete, in
applicazione dei principi di diritto e di equità (DTF 127 III 313, cons. 3). La parte che disdice il contratto,
ritenendo dati i presupposti dell'insostenibile continuazione del medesimo,
deve portarne la prova. È invece la controparte a dover provare che, malgrado
la presenza di motivi gravi, il partner contrattuale avrebbe dovuto
soggettivamente tollerare la continuazione del rapporto di lavoro (Brühwiler, Komm. zum Einzelarbeitsvertrag, ed. 2, art.
337 CO, N. 7 c).

 

                                   4.   A
seconda delle circostanze, una violazione da parte del lavoratore dei principi
di convenienza e di cortesia verso il datore di lavoro può giustificare un
licenziamento immediato. Per fondare un motivo di risoluzione immediata del
contratto di lavoro è però necessario un comportamento gravemente ingiurioso
che pone fine all’indispensabile rapporto di fiducia tra le parti così da non
permettere che la collaborazione possa essere ancora continuata fino al
prossimo termine ordinario di disdetta (DTF 104 II 29, 116 II 145 121 III 472 e
127 III 313; DTF 4C.21/1998, consid. 1a/b; II CCA 9 marzo 2001 in re E.L. c.
R.R; JAR 1999, pag. 284 ss.). Per giustificare il provvedimento del
licenziamento in tronco non è sufficiente un disprezzo di poca importanza dei
sentimenti di valore che socialmente ed eticamente il datore di lavoro può
avere, ma piuttosto attestazioni contrarie alla decenza e all’onore che non
possono e non devono appartenere a una relazione di lavoro (II CCA del 9 marzo
2001 in re E.L. c. R.R.; BIZR 1987, pag. 301, consid. III 1). Se invece le
violazioni sono meno gravi, prima di procedere alla rescissione immediata del
contratto è necessario procedere ad un avvertimento (DTF 130 III 28 consid. 4.1
pag. 31, 129 III 380 consid. 2.1 pag. 382 con rif.). È altresì indispensabile
valutare tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente la posizione e il
grado di responsabilità rivestito nell’azienda, nonché la natura e la durata
del rapporto di lavoro, nonché i motivi che hanno indotto una parte ad
esprimersi in un determinato modo, ad esempio una provocazione dell’altra parte
o in caso di gravi tensioni sul posto di lavoro (DTF 4C.21/1998, consid. 1a;
DTF 116 II 145, 104 II 28). 

 

                                   5.   Nella
fattispecie l’istante ha avuto nel pomeriggio di venerdì 4 luglio 2003 un animato
diverbio con __________, fratello dell’amministratore della convenuta. Uno dei dipendenti
ha visto i due uscire dal locale stampa e ha sentito l’istante dire a __________,
con uno tono della voce alto e alterato “hai finito di rompermi i coglioni” (deposizione
__________ del 21 luglio 2004). Un’altra dipendente ha riferito che l’istante
aveva picchiato i pugni sul tavolo e sbattuto la porta e che nel corso della
discussione con __________ si era voltato e dopo essere stato rimproverato per
aver voltato le spalle all’interlocutore, ha risposto a costui di non
“permettersi più di rivolgersi a lui in quel modo”. Essa ha precisato che i toni
della discussione erano molto accesi e che entrambi i partecipanti erano molto
alterati (deposizione __________, del 21 luglio 2004). Il responsabile della
pre-stampa ha ricordato che l’istante, messo sotto pressione da __________ per
terminare un lavoro entro la giornata, si era arrabbiato, bestemmiando e
imprecando anche se non nei confronti dell’interlocutore, ed era uscito
sbattendo la porta dopo aver picchiato i pugni sul tavolo, andando poi a casa
dopo aver prelevato effetti personali e CD dalla scrivania (deposizione __________,
del 21 luglio 2004). Il comportamento dell’istante, a prescindere dai motivi
per i quali è avvenuta la discussione con __________, ha invero travalicato i
confini della buona educazione, ma l’istante non ha rivolto direttamente
all’interlocutore le bestemmie e gli improperi (deposizione __________), anche
se gli ha ingiunto di “non rompermi i coglioni” (deposizione __________). Si
tratta a non averne dubbio di un’espressione volgare, che è nondimeno
ampiamente diffusa nel linguaggio quotidiano. Come che sia, l’istante non ha
ingiuriato __________, né lo ha minacciato (deposizione __________). Il
superiore dell’istante non è intervenuto nel diverbio perché “l’istante mi
sembrava molto arrabbiato. Non volevo intromettermi e sinceramente devo dire
che in quel momento mi sembrava un po’ pericoloso … aveva un fare un po’
minaccioso” (deposizione __________). A prescindere da tali impressioni
soggettive, non risulta però dall’istruttoria che l’istante abbia
effettivamente e concretamente minacciato __________ o altri colleghi. In
simili circostanze il comportamento dell’istante, benché lesivo dei doveri di
cortesia nei confronti dei colleghi di lavoro, non raggiunge manifestamente la
gravità richiesta per giustificare un licenziamento immediato ai sensi della
giurisprudenza. 

 

                                   6.   Neppure
la circostanza che il lavoratore sia tornato a casa prima del termine del
normale orario di lavoro può giustificare il licenziamento in tronco. Alcuni
testimoni hanno invero riferito che l’istante ha lasciato il posto di lavoro
dopo il diverbio prima del termine del normale orario lavorativo (deposizioni __________,
__________), ma contrariamente a quanto afferma l’appellante non è stato
dimostrato che egli abbia avuto l’intenzione di abbandonare definitivamente il
lavoro senza preavviso. Il semplice fatto di prelevare qualche effetto
personale non meglio precisato dalla scrivania non denota per sé solo un
abbandono del posto di lavoro, che presuppone un rifiuto cosciente,
intenzionale e definitivo del lavoratore di continuare l’attività lavorativa (Favre/Munoz/Tobler, Le contrat de travail code annoté,
Lausanne 2001, n. 1 ad art. 337d CO). Ciò non è manifestamente avvenuto nella
fattispecie, tanto più che il dipendente era in uno stato alterato dopo il
diverbio. La datrice di lavoro ha licenziato il dipendente la sera stessa del
diverbio, senza attendere di vedere quale sarebbe stato il comportamento di
questi il giorno successivo. Ora, il licenziamento immediato non serve per
sanzionare il dipendente né per dare soddisfazione al datore di lavoro, ma è
una via d’uscita da una situazione oggettivamente insostenibile (sentenza del
Tribunale federale del 2 febbraio 2005 4C.435/2004, consid. 3.3). Nella
fattispecie il comportamento dell’istante descritto in precedenza non ha
oggettivamente raggiunto una gravità tale da rendere insostenibile la
continuazione del rapporto di lavoro fino alla più prossima scadenza del
termine ordinario di preavviso, che era di un solo mese. Ne deriva che il
licenziamento in tronco non era giustificato e l’appello, infondato, deve
dunque essere respinto. 

 

                                   7.   L’appellante
si oppone al rilascio dell’attestato di lavoro chiesto dall’istante ai sensi
dell’art. 330a CO in considerazione dell’atteggiamento tenuto dall’ex
dipendente. A torto. Il lavoratore può chiedere in ogni momento al datore di
lavoro un certificato indicante la natura, la durata del rapporto di lavoro, le
sue prestazioni e la sua condotta (art. 330a CO). Il datore di lavoro non può
rifiutare la consegna di un attestato di lavoro (Favre/Munoz/Tobler,
Le contrat de travail, code annoté, Lausanne 2001, n. 1.1 ad art. 330a CO; Wyler, Droit du travail, Bern 2002, pag. 271) e un suo
rifiuto costituisce una violazione contrattuale che può fondare un’azione in
risarcimento del danno (Wyler, op. cit., pag. 273). Su questo
punto l’appello, oltre che manifestamente infondato, è ai limiti della
temerarietà. 

 

                                   8.   Non si prelevano tasse di giustizia né spese, trattandosi di una
procedura per mercedi e salari (art. 343 cpv. 3 CO). AP 1 rifonderà alla
controparte un’equa indennità per ripetibili di appello.

 

 

 

 

Per i quali motivi

Richiamato l’art. 148 cpv. 1 CPC

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   L’appello
del 15 novembre 2004 di AP 1 è respinto. 

 

                                   2.   Non
si prelevano tasse né spese. AP 1 verserà a AO 1 fr. 800.- per ripetibili di
appello. 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario