# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 62abe5a1-a48f-525b-a894-d2c078cd0213
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.03.2022 F-1106/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1106-2022_2022-03-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1106/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 1  m a r z o  2 0 2 2     

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Daniela Brüschweiler; 

cancelliere Dario Quirici. 

 

   

Parti 

 
A._______, nato il … 1980, 

Turchia,   

patrocinato da SOS Ticino- Caritas CH,  

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; decisione della SEM del 28 febbraio 2022 / 

N …. 

 

 

 

F-1106/2022 

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Visto che: 

il 19 dicembre 2021, A._______ (il ricorrente), cittadino turco d’origine 

curda, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera,  

il 28 febbraio 2022, dopo aver istruito il caso e concluso che la Francia 

fosse competente in materia, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo (cfr. l'art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), pronunciando il trasferimento del 

ricorrente in Francia,  

il 1° marzo 2022, il rappresentante del ricorrente, SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione,  

l'8 marzo 2022, per il tramite del suo rappresentante, il ricorrente ha adito, 

in lingua tedesca, il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, 

previa esenzione dal versamento delle spese processuali e del 

corrispondente anticipo, che l’esecuzione della decisione sia sospesa in 

via supercautelare e che sia concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul 

piano sostanziale, il ricorrente chiede che la decisione impugnata sia 

annullata e la causa rinviata alla SEM per completare l’istruttoria ed 

emanare una nuova decisione oppure, in via subordinata, che la 

competenza della Svizzera sia constatata e la domanda d’asilo esaminata,  

il 9 marzo 2022, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e ordinato 

la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento del 

ricorrente, 

l’11 marzo 2022, a complemento delle sue allegazioni, il ricorrente ha 

inoltrato due brevi referti medici del 4, rispettivamente 9 marzo 2022, 

 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

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presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 52 PA; 

i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono 

decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM non entra, di norma, nel merito 

di una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d’asilo e dell’allontanamento, 

prima di applicare questa disposizione, la SEM esamina la competenza 

relativa al trattamento di una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 (Regolamento Dublino III), che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione 

nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

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domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

in virtù dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente a causa di fondati motivi di ritenere che sussistano delle 

carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (CartaUE; GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

conformemente all’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, se il richiedente        

è titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro competente per   

l’esame della domanda di protezione internazionale è quello che ha 

rilasciato il visto, salvo nel caso previsto all’art. 8 del regolamento (CE) n.  

810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009, che 

istituisce un codice comunitario dei visti,  

conformemente all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 

1, di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da 

un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non 

gli compete,  

in accordo con l’art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III, lo Stato 

membro competente è tenuto a prendere in carico, in ossequio alle 

condizioni poste agli artt. 21, 22 e 29, il richiedente che ha presentato la 

domanda in un altro Stato membro,   

gli obblighi dello Stato membro competente, descritti all'art. 18 par. 1 lett. 

c–d, vengono meno se l'interessato si è allontanato dal territorio degli Stati 

membri per almeno tre mesi, sempre che l'interessato non sia titolare di un 

titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro 

competente (cfr. art. 19 par. 2 Regolamento Dublino III), 

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in concreto, dall’incarto risulta inequivocabilmente, da un lato, che il 

ricorrente ha ottenuto un visto Schengen C, valido dal 29 novembre al 29 

dicembre 2021, dalle autorità francesi ad …, e, dall’altro lato, che egli è 

entrato in Francia il 19 dicembre 2021, facendo scalo all’aeroporto di … 

(cfr. incarto SEM, in particolare le pagg. 9, 23 e 25 [passaporto con i timbri 

d’uscita dalla Turchia e d’entrata in Francia nonché Messaggio CS-VIS]), 

il 22 dicembre 2021, in conformità all’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino, 

la SEM ha inoltrato una domanda di presa in carico del ricorrente alle 

autorità competenti francesi, che ne hanno accusato ricevimento (cfr. 

incarto SEM, pagg. 32, 38 e 39), 

il 21 febbraio 2022, le autorità francesi hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Francia (cfr. incarto SEM, pagg. 66 a 

68), 

di conseguenza, la competenza della Francia ad evadere la domanda 

d’asilo del ricorrente è accertata;  

si tratta ora di esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che 

esistano, in Francia, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

a questo proposito è opportuno ricordare che la Francia è vincolata dalla 

CartaUE, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 

0.101), dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), dalla Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo 

Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301), e che ne applica le disposizioni, 

pertanto, si deve presumere che la Francia rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, che garantisce una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative 

all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [direttiva 

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accoglienza]; cfr. la sentenza TAF F-1543/2018 del 19 marzo 2018 consid. 

6.1), 

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va d’ufficio 

ammessa se, nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare 

sistematicamente le norme minime dell’Unione europea, o se vi sono seri 

indizi che, nel caso concreto, le autorità dello Stato in questione non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/19 consid. 6 e 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5),      

in concreto, riferendosi ad un rapporto dell’Organizzazione svizzera d’aiuto 

ai rifugiati (OSAR) del 25 gennaio 2019, il ricorrente sostiene che 

“Asylsuchende in Frankreich zunehmend schlechte Lebensbedingungen 

vorfinden. Die Kapazität des französischen Aufnahmesystems erlaubt es 

nach wie vor nicht, alle Asylsuchenden unterzubringen” (ricorso, § 16); ora, 

questo riferimento non è sufficiente, di per sé, a far supporre che la 

procedura d’asilo in Francia sia caratterizzata da carenze strutturali tali da 

concludere che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle 

autorità preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti 

non siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine (cfr. la 

sentenza, già citata, F-1543/2018 consid. 6.2); in più, il ricorrente non 

fornisce elementi specifici suscettibili di dimostrare che, nel suo caso, le 

autorità francesi, per una ragione od un’altra, non si conformerebbero al 

diritto internazionale; questo vale anche rispetto al suo sentimento di 

“grosse Angst um seine Sicherheit […], falls er nach Frankreich 

zurückkehren müsse”, sia esso in relazione a “Drittpersonen”, questione 

tematizzata dalla SEM nella decisione impugnata, come il ricorrente stesso 

riconosce, oppure in relazione al suo “psychischen Gesundheitszustand” 

(ricorso, § 12), questione affrontata qui di seguito,   

quindi, l'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non è applicabile alla 

fattispecie;   

per opporsi al suo trasferimento in Francia il ricorrente asserisce, in sunto, 

di soffrire “an massiven Ängsten vor einer Rückkehr nach Frankreich, 

weshalb sein medizinischer Zustand sehr wohl relevant für das vorliegende 

Verfahren ist. Mangels vorhandener Dokumente ist [sein] Zustand nicht 

hinreichend klar”, concludendo che, alla luce degli artt. 3 CEDU e 17 

Regolamento Dublino, “wurde der Sachverhalt nicht genügend eruiert, 

weshalb die Sache zur Neubeurteilung an die Vorinstanz zurückzuweisen 

ist” (ricorso, §§ 8 a 10, 16 e 17),  

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il 12 gennaio 2022, riferendo che il ricorrente si è lamentato di problemi di 

sonno (“Schlafprobleme”) e di una marcata insonnia (“ausgeprägte 

Insomnie”), un medico specialista in medicina generale ha diagnosticato 

un disturbo del sonno con connotazione depressiva (“depressiv gefärbte 

Schlafstörung”) in un paziente che si sente bene e che presenta uno stato 

di salute generale buono (“sich gesund fühlender […] in gutem AEZ”), 

prescrivendogli l’antidepressivo Trittico (cfr. incarto SEM, pagg. 64 e 65 

[referto medico F2]); il 4 marzo 2022, riportando l’esistenza di problemi 

psichici (“psychische Probleme”), il medesimo medico ha interrotto il 

trattamento con l’antidepressivo Trittico, sostituendolo con l’antidepressivo 

Mirtazapin (cfr. incarto SEM, pagg. 89 e 90 [referto medico F2]); il 9 marzo 

2022, inquadrando i disturbi descritti dal ricorrente come dei problemi 

psichici (“psychische Probleme”) e come una dispnea da sforzo (“geklagte 

Belastungsdyspnoe”), lo stesso medico ha prescritto di continuare il 

trattamento con l’antidepressivo Mirtazapin, sottolineando la necessità di 

organizzare un consulto psichiatrico urgente (“dringendes psychiatrisches 

Konsil”) nel caso in cui il ricorrente dovesse di nuovo esprimere intenzioni 

suicidarie (“bei wiederholten Suizidäusserungen”), e, per quanto riguarda 

la dispnea da sforzo, ha misurato un valore di saturazione d’ossigeno nel 

sangue (SpO2) pari al 95 – 97% (ossigenazione del sangue), annunciando 

l’esecuzione di un prossimo (“zeitnah”) consulto pneumologico presso 

l’Ospedale cantonale di Obvaldo (KSOW) per accertare l’esatta natura 

dell’operazione di asporto di un lobo polmonare (“Entfernung eines 

Lungenflügels unklarer Ursache”), subita dal ricorrente tre anni prima in 

Turchia (cfr. ricorso, allegato 2 [referto medico F2]),   

secondo la giurisprudenza, il trasferimento forzato di una persona con 

problemi di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU se esistono seri motivi 

di credere che la medesima, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute, 

comportante delle intense sofferenze o una riduzione importante della 

speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193), 

ora, si deve innanzitutto constatare che, dopo tre visite, il medico generico 

non ha formulato nei referti F2 alcuna diagnosi vera e propria in relazione 

ai “problemi psichici” del ricorrente, evocando l’eventualità di un consulto 

psichiatrico in caso di ulteriori esternazioni suicide, e che non ha accertato 

un loro aggravamento; rispetto alla lamentata (“geklagte”) dispnea da 

sforzo, il medico generico ha misurato un valore di ossigenazione del 

sangue del 95 – 97%, il quale è considerato dalla pneumologia e dalla 

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cardiologia come normale (cfr., in particolare, www.msdmanuals.com/it 

[Merck Sharp & Dohme Corp.], versione professionale, sotto la rubrica 

dispnea da sforzo), 

stando così le cose, questo Tribunale reputa, da un lato, che lo stato 

psicologico del ricorrente, che non ha finora necessitato di un consulto 

psichiatrico, non sia un ostacolo al suo trasferimento in Francia; dall’altro 

lato, questo Tribunale è del parere che, ai fini del trasferimento in Francia, 

non sia indispensabile attendere il consulto pneumologico presso il KSOW, 

dato che il valore di ossigenazione del sangue del ricorrente rientra nella 

norma,      

ad ogni modo, nella misura in cui è vincolata dalla direttiva accoglienza, la 

Francia è tenuta a provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria che comprende quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali, 

(art. 19 par. 1 direttiva accoglienza),   

in concreto, non vi sono motivi che inducano a credere che il ricorrente non 

possa ottenere in Francia l’eventuale sostegno medico di cui potrebbe aver 

bisogno; in proposito si deve ancora osservare che le disfunzioni della 

presa in carico dei richiedenti l’asilo in Francia, che denuncia il ricorrente 

(cfr. ricorso, § 16), non sono di natura tale da impedire un trasferimento 

conformemente al Regolamento Dublino III e all’insieme delle norme 

internazionali sopracitate (cfr. la sentenza TAF F-5386/2021 del 15 

dicembre 2021),  

è peraltro utile ricordare che il Regolamento Dublino III non conferisce ai 

richiedenti l’asilo il diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro 

occhi, le migliori condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda 

d’asilo (cfr., per analogia, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione 

europea del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso Abdullahi c. Austria, §§ 

59 e 62; DTAF 201/45 consid. 8.3 e la sentenza TAF F-3561/2020, già 

citata, pag. 10),     

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti oppure di aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento o di averne 

abusato nel qualificarli giuridicamente (cfr. art. 106 cpv. 1 LAsi), dimodoché 

la richiesta di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, in 

definitiva, a rinunciare al trasferimento in Francia per motivi umanitari ai 

sensi dell’art. 17 Regolamento Dublino III, si palesa infondata e va perciò 

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respinta (cfr., in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),    

in conclusione, è a giusta ragione che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo contestuale 

trasferimento in Francia (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il 

respingimento del ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (artt. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può, in linea di principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 

83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Questo 

importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

  

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Comunicazione: 

– al rappresentante del ricorrente (per raccomandata; allegato: bollettino 

di versamento); 

– alla SEM, CFA Glaubenberg, ad N …; 

– all’Ufficio della migrazione del Canton Ticino, Sezione della 

popolazione (in copia).