# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91e9c7b0-cdf8-5f11-a903-00e89cb42d6c
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2006-02-16
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 16.02.2006 BV.2006.11
**Docket/Reference:** BV.2006.11
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BV-2006-11_2006-02-16

## Full Text

Reclamo contro una richiesta d'informazioni (art. 40 DPA);;Reclamo contro una richiesta d'informazioni (art. 40 DPA);;Reclamo contro una richiesta d'informazioni (art. 40 DPA);;Reclamo contro una richiesta d'informazioni (art. 40 DPA)

Sentenza del 16 febbraio 2006  
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, presi-
dente, Bernard Bertossa  e Tito Ponti 
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
 
Parti 

  
A.,  
 

reclamante 
 

 contro 
   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE  
CONTRIBUZIONI,  
 

controparte 
 

Oggetto  Reclamo contro una richiesta d’informazioni (art. 40 
DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BV.2006.11 
 
 
 

 

 

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Fatti: 
 

A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribu-
zioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti 
dell’avvocato B., il quale è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fi-
scali ai sensi dell’articolo 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 
sull’imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fi-
sco federale una parte importante dei suoi redditi e della sua sostanza im-
ponibili, ricorrendo in particolare a conti bancari non dichiarati intestati a 
società di tipo “off-shore”.  

 
 

B. Nell’ambito di questa inchiesta, il 1° febbraio 2005 la Divisione inchieste fi-
scali speciali dell’AFC ha disposto il sequestro di tutti i beni conosciuti di 
proprietà dell’indagato o di cui, tramite interposta persona fisica o giuridica, 
egli può economicamente disporre. Di conseguenza sono stati posti sotto 
sequestro tutti i conti bancari di cui B. è titolare o avente diritto economico 
presso la banca A..   

 
 

C. Con richiesta del 14 novembre 2005, il funzionario dell’AFC incaricato 
dell’inchiesta ha invitato A. a fornirgli, entro venti giorni, la lista di tutte le re-
lazioni contrattuali intrattenute con B. dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 
2004, comprese quelle nelle quali B. agiva sulla base di una procura. La ri-
chiesta menzionava la minaccia delle pene previste all’art. 292 CP. 

 
 
D. Il 21 novembre 2005, A., contro tale richiesta d’informazioni, ha interposto 

reclamo al direttore dell’AFC chiedendone l’annullamento. Esso ha postula-
to ugualmente il conferimento dell’effetto sospensivo al reclamo, con con-
seguente sospensione del termine di venti giorni a lui assegnato per pro-
durre quanto richiesto.  

 
 
E. Con scritto del 30 novembre 2005 l’AFC ha informato A. di aver ricevuto, 

contro la richiesta del 14 novembre 2005, oltre al suo reclamo, anche quel-
lo di B., comunicando in particolare l’intenzione del direttore dell’AFC di 
rendere una prima decisione relativamente al gravame interposto 
dall’imputato e di statuire solo ulteriormente su quello presentato dalla ban-
ca. L’autorità fiscale ha nel contempo deciso di sospendere il decorso del 
termine di venti giorni di cui sopra. 

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F. Con decisione del 30 novembre 2005, il direttore dell’AFC ha respinto il 

gravame di B.. Il 5 dicembre 2005 l’imputato è insorto con un reclamo di-
nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. 
Nell’ambito di questa procedura, l’autorità giudicante, venendo a cono-
scenza del reclamo di A. del 21 novembre 2005, ha invitato il direttore 
dell’AFC a trasmettergli l’atto ricorsuale in questione, accompagnato dalle 
sue osservazioni in merito, in modo da poter esaminare simultaneamente 
sia il reclamo di B. che quello della banca.  

 
 
G. Con scritto del 3 febbraio 2006 il direttore dell’AFC ha inoltrato alla Corte 

dei reclami penali quanto sollecitato, ribadendo in pratica quanto già comu-
nicato ad A. con lettera del 30 novembre 2005. 
 
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, 
per quanto necessario, nei considerandi di diritto. 

 
 
H. La decisione concernente il reclamo interposto da B. sarà emessa poste-

riormente alla presente sentenza. 
 
 
 

Diritto: 
 

1. Il reclamante sostiene che la richiesta litigiosa costituirebbe una misura co-
ercitiva soggetta all’art. 26 DPA. D’altro avviso l’AFC, secondo la quale tale 
richiesta sarebbe da considerare un’altra operazione d’inchiesta ai sensi 
dell’art. 27 DPA. 

 
1.1 L’art. 40 DPA, come l’art. 101bis PP, autorizza la persona incaricata di un 

perseguimento penale a richiedere a terzi informazioni orali o scritte. In ba-
se a ciò, il funzionario inquirente ha il diritto di invitare una banca a fornirgli 
delle informazioni e la banca non può limitarsi ad invocare il segreto banca-
rio per rifiutarsi di rispondere. Una tale richiesta non costituisce una misura 
coercitiva (DTF 120 IV 260 consid. 3; 119 IV 175 consid. 3; sentenza del 
Tribunale penale federale BE.2005.10 del 14 settembre 2005 consid. 2.1). 

 
1.2 Contrariamente alle cause giudicate mediante le sentenze summenzionate, 

l’AFC non si è limitata, nella fattispecie, a sollecitare delle informazioni; es-

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sa ha minacciato il rappresentante della banca delle sanzioni penali previ-
ste all’art. 292 CP nel caso in cui la banca non avesse dato seguito alla sua 
richiesta. Costituisce una misura coercitiva ogni intervento che intacca le li-
bertà costituzionali, segnatamente la libertà personale (PIQUEREZ, Procédu-
re pénale suisse, Zurigo 2000, n° 2267 e segg.; HAU-
SER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Ba-
silea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 323 n° 3 e segg.; SCHMID, Strafprozes-
srecht, 4a ediz., Zurigo 2004, n. 685 e segg.). Un’ingiunzione dell’autorità 
accompagnata dalla minaccia di sanzioni penali è da considerarsi quindi 
una misura coercitiva (cfr. DTF 131 I 425, concernente un divieto 
d’informazione imposto ad una banca con la minaccia delle pene previste 
all’art. 292 CP; v. ugualmente BODMER/KLEINER/LUTZ, Kommentar zum 
schweizerischen Bankgesetz, n° 26 ad art. 47). 

 
1.3 In applicazione dell’art. 26 cpv. 3 DPA, il direttore avrebbe dovuto trasmet-

tere d’ufficio il reclamo alla Corte dei reclami penali, con le sue osservazio-
ni. Questa inosservanza procedurale non deve tuttavia arrecare danno al 
reclamante. 
 
Il reclamo contro un’operazione o contro una decisione su reclamo deve 
essere presentato per iscritto all’autorità competente, con le conclusioni e 
una breve motivazione, entro tre giorni a contrare da quello in cui il recla-
mante ha avuto conoscenza dell’operazione o ha ricevuto notificazione del-
la decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). In concreto, la richiesta d’informazioni 
impugnata, datata 14 novembre 2005, è stata notificata al reclamante il 16 
novembre successivo; essendo il 19 novembre un sabato, il reclamo pre-
sentato al direttore dell’AFC era dunque tempestivo. 
 
Secondo l’art. 28 cpv. 1 DPA, il diritto di reclamo spetta a chiunque è tocca-
to dall’operazione impugnata, dall’omissione censurata o dalla decisione su 
reclamo (art. 27 cpv. 2 DPA) e ha un interesse degno di protezione 
all’annullamento o alla modificazione (v. sentenza del Tribunale penale fe-
derale BK_B 164/04 del 5 gennaio 2005 consid. 1.3). Il Tribunale federale 
ha già avuto modo di affermare che una banca è legittimata ad agire quan-
do la medesima è invitata a produrre documenti o quando sono interrogati 
suoi impiegati o suoi organi riguardo ad operazioni finanziarie e movimenti 
di conti (DTF 118 Ib 442). Ai sensi di questa giurisprudenza, la natura coer-
citiva o meno della misura risulta in questo ambito ininfluente. La legittima-
zione attiva del reclamante, destinatario della richiesta d’informazioni impu-
gnata, è in questo caso pacifica. Il reclamo è dunque ricevibile in ordine. 
 
 

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2. Il reclamante postula il conferimento dell’effetto sospensivo al gravame in 
quanto l’esecuzione della decisione impugnata avrebbe effetti gravosi ed ir-
rimediabili per eventuali terzi non coinvolti. Nella sua lettera del 30 novem-
bre 2005 l’AFC ha deciso di sospendere il decorso del termine di venti 
giorni fissato alla banca per produrre le informazioni richieste, ragione per 
cui tale domanda è divenuta priva d’oggetto, ciò che la presente corte si li-
mita a costatare. 
 

 
3. Una misura coercitiva è ammissibile in presenza di una base legale, se vi è 

un interesse pubblico e se viene rispettato il principio della proporzionalità 
(DTF 130 I 65 consid. 3). 

 
3.1 L’art. 40 DPA costituisce una base legale formale. 
 
3.2 Esiste un interesse pubblico evidente nel stabilire se e, se del caso, in quali 

proporzioni B. ha violato i suoi obblighi fiscali. 
 
3.3 Resta da determinare se il principio della proporzionalità è stato rispettato. 
 
3.3.1 Nella misura in cui la banca è invitata ad indicare tutte le relazioni intratte-

nute con il reclamante in qualità di titolare o avente diritto economico, il 
principio della proporzionalità è manifestamente rispettato, dato che tali in-
formazioni sono direttamente pertinenti per stabilire l’imposizione fiscale di 
B.. Queste considerazioni non sono in realtà contestate dal reclamante, il 
quale, per quanto attiene alle precedenti richieste, dichiara aver sempre ri-
tenuto sufficienti le motivazioni fornite dall’autorità fiscale, in quanto in sin-
tonia con quanto emergeva dalla decisione di sequestro del 1° febbraio 
2005. 

 
3.3.2 Il reclamante censura essenzialmente l’estensione della richiesta a tutti 

quei conti sui quali B. deteneva una procura. Questo ampliamento dello 
spettro delle indagini sarebbe immotivato, inspiegabile ed ingiustificato, 
configurandosi unicamente come un’inaccettabile ricerca esplorativa di in-
formazioni lesiva del segreto bancario. Nella procedura concernente B., 
l’AFC, dal canto suo, afferma che tale estensione è necessaria in quanto il 
medesimo, già in due occasioni, sarebbe apparso come l’effettivo avente 
diritto economico di conti sui quali egli agiva in forza di una procura. La 
Corte dei reclami penali ritiene che il principio della proporzionalità, in que-
sto caso, non sia stato rispettato. La consegna d’informazioni concernenti 
conti di cui, a priori, sono titolari terzi non coinvolti nell’inchiesta si giustifica 
unicamente in presenza d’indizi seri che portano a ritenere che tali conti 

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siano di proprietà del reclamante. La richiesta d’informazioni deve limitarsi 
a quei fatti che sembrino in relazione – diretta o indiretta – con le infrazioni 
fiscali di cui B. è accusato e non può invece estendersi indiscriminatamente 
ad ogni conto bancario sul quale l’imputato ha beneficiato unicamente di 
una procura (cfr. DTF 113 Ib 157 consid. 7b; BODMER/KLEINER/LUTZ, Kom-
mentar zum Bundesgesetz über die Banken und Sparkassen, Zurigo 2004, 
n° 73a ad art. 47 LBCR; AUBERT/KERNEN/SCHÖNLE, Le secret bancaire 
suisse, 3a ediz., Berna 1995, pag. 488-489; P. BERNASCONI, Rogatorie pe-
nali italo-svizzere, La nuova legislazione svizzera ed il segreto bancario, 
Milano 1997, pag. 191; sull’applicabilità dei principi di diritto interno alle 
domande di assistenza giudiziaria internazionale v. P. BERNASCONI, op. cit., 
pag. 40). Se, da una parte, il segreto bancario non garantisce un diritto as-
soluto di rifiutarsi di testimoniare e di produrre atti richiesti da un’autorità in-
quirente, d’altra parte, quest’ultima deve presentare delle richieste 
d’informazioni delimitate e mirate, motivandole con la presenza di indizi 
concreti (DTF 119 IV 175 consid. 3; AUBERT/KERNEN/SCHÖNLE, op. cit., 
pag. 150; P. BERNASCONI, op. cit., pagg. 40 e 191). In assenza di tali indizi, 
la richiesta costituisce un’inammissibile ricerca indiscriminata di prove, co-
me è il caso nella fattispecie (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa). 

 
 
4. Visto quanto precede, il reclamo deve essere parzialmente accolto. Con-

formemente all’art. 156 cpv. 1 OG, applicabile in virtù degli espliciti rinvii 
degli art. 25 cpv. 4 DPA e 245 PP, le spese processuali sono poste a carico 
della parte soccombente. Nel caso concreto, considerato il grado di soc-
combenza del reclamante, viene posta a suo carico una tassa di giustizia 
ridotta di fr. 500.-- (art. 156 cpv. 1 e 3 OG), calcolata giusta l'art. 3 del Re-
golamento dell’11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale pena-
le federale (RS 173.711.32); l’AFC è invece dispensata dal pagamento del-
le spese processuali in virtù dell’art. 156 cpv. 2 OG. Secondo l’art. 159 OG, 
statuendo sulla contestazione, il tribunale decide se e in quale misura le 
spese della parte vincente devono essere sostenute da quella soccomben-
te. Non essendo il reclamante rappresentato da un avvocato, al medesimo 
non vengono assegnate indennità per spese ripetibili. 

 
 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è parzialmente accolto, nel senso che la richiesta d’informazioni 
del 14 novembre 2005 è limitata alle relazioni contrattuali intrattenute da B. 
presso A., dal 1993 al 2004, in qualità di titolare o avente diritto economico. 

2. Per il rimanente, il reclamo è respinto. 

3. La tassa di giustizia di fr. 500.-- è posta a carico del reclamante.  

4. Non vengono assegnate indennità per spese ripetibili. 

 

Bellinzona, il 20 febbraio 2006 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  
 
 
 

 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni 
- A.  
 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.