# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 95a0c93d-87aa-58a6-93b9-c0a9e0b81cad
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-08-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.08.2005 38.2005.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-21_2005-08-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.21

   

  FS/td

  	
  Lugano

  10 agosto
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 febbraio 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 1
  febbraio 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 17
novembre 2004 la Cassa Disoccupazione __________ ha sottoposto per decisione
(cfr. art. 81 cpv. 2 LADI) alla Sezione del lavoro Ufficio giuridico il
seguente caso concernente RI 1:

 

" 
La signora RI 1 si è iscritta presso la nostra
Cassa, dal 29.10.2004, quale disoccupata a tempo parziale.

 

L’assicurata, durante il periodo 01.07.2002 a
tutt’oggi lavora quale gerente presso la __________.

 

L’assicurata al momento dell’iscrizione, presso
la nostra Cassa, ha consegnato l’estratto registro commercio e dallo stesso
constatiamo che la stessa è socia gerente della __________.

 

La sua iscrizione in disoccupazione è stata fatta
causa mancanza di lavoro.

 

Questioni che devono formare oggetto di una
decisione:

 

La Cassa può indennizzare l’assicurata? Se sì,
con l’art. 24 LADI?" (cfr. doc. 16)

 

                                         Il 22
novembre 2004, riferendosi alla "Comunicazione Dubbi circa l'idoneità al
collocamento" (trasmessale in copia), la Sezione del lavoro ha scritto
all’assicurata una lettera del seguente tenore:

 

"  (…)

Indennità di
disoccupazione – idoneità al collocamento (art. 8 e 15 LADI)

 

Gentile signora RI 1,

 

il 17 novembre 2004 la Cassa disoccupazione __________
ci ha sottoposto per decisione la pratica inerente la sua richiesta di
prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione dal 29 ottobre 2004.

 

Dalla documentazione in nostro possesso risulta
che lei è socia e gerente con firma individuale della ditta __________, società
della quale detiene il 90% del capitale sociale e presso la quale ha svolto
l'ultima attività.

 

Vista la posizione ricoperta presso la società si
ritiene sia impegnata a cercare sbocchi economici alla stessa e non sia quindi
disponibile per il mercato del lavoro alle condizioni normalmente richieste da
un datore di lavoro.

 

Visto quanto precede si prospetta una decisione
di inidoneità al collocamento e di conseguenza il rifiuto delle indennità di
disoccupazione a far tempo dal 29 ottobre 2004.

 

Le indennità non potrebbero inoltre essere
versate ai sensi dell'art. 10 cpv. 2bis LADI. Si ritiene infatti che il suo
tempo di lavoro sia stato temporaneamente ridotto.

 

La invitiamo a formulare eventuali osservazioni
scritte, entro 10 giorni dalla presente.

 

Non ricevendo alcuna risposta entro il termine
fissato procederemo all'emissione di una decisione in base agli atti in nostro
possesso.

(…)."(cfr. doc. 15)

 

                                         Con
scritto del 25 novembre 2004 l’assicurata ha osservato che:

 

" 
(…)

con riferimento al Suo scritto del 22 novembre
2004 (arrivato da me solo oggi, 25 novembre) Le comunico che non sono
d'accordo con la Sua comunicazione riguardante la mia disponibilità per
il mercato del lavoro.

 

Sono certamente disponibile per il mercato del
lavoro alle condizioni normalmente richieste da un
datore di lavoro, cioè, come comunicato già all'ufficio di collocamento a __________,
al 50%. Giustamente perché sto cercando un lavoro parziale al 50
percento per poter superare questo periodo economicamente molto duro e
difficile.

 

Le chiedo gentilmente di poter prendere
appuntamento con Lei quanto prima, in modo che Le possa esporre la mia
situazione e dimostrare la mia disponibilità già soprammenzionata.

(…)." (cfr. doc. 14)

 

                                         Il 10
dicembre 2004, previa convocazione scritta (cfr. doc. 11/A), l’assicurata è
stata sentita dal funzionario __________ presso l’Ufficio giuridico della
Sezione del lavoro a Bellinzona.

                                         In
quell’occasione è stato steso e l’assicurata ha controfirmato un verbale del
seguente tenore:

 

" 
(…)

Convocata in relazione alla comunicazione 17
novembre 2004 della Cassa disoccupazione __________ concernente la verifica
dell'idoneità al collocamento e in relazione al suo scritto del 25 novembre
2004, l'assicurata dichiara:

 

preciso di non avere potuto presenziare al precedente
appuntamento in quanto ho aperto tardivamente la busta contenente la
convocazione.

 

In merito alla comunicazione della cassa
disoccupazione __________ preciso di avere costituito, unitamente ai miei figli
(__________) la società __________ in data 28 giugno 2002. Il capitale sociale
è così suddiviso: fr. 18'000.-- sono detenuti dalla sottoscritta, fr. 1'000.--
da mio figlio __________ e fr. 1'000.-- dall'altro figlio __________, entrambi
residenti nel Canton __________. Il recapito della società è in Via __________,
presso __________ __________.

Ho in affitto una casa all'interno del parco
dell'albergo, la quale è composta in un ufficio, due aule per l'insegnamento e
i servizi.

 

La società si occupa dell'insegnamento
linguistico (italiano, tedesco e inglese). La proprietaria dell'immobile è la
famiglia __________, la quale è anche proprietaria dell'Albergo. L'affitto
ammonta a fr. 700.-- mensili. Le spese accessorie sono a mio carico
(riscaldamento, ecc.).

Io sono l'unica dipendente occupata tutto l'anno
a tempo pieno. Le altre dipendenti sono le seguenti: __________, __________, le
quali sono occupate ad ore, secondo le esigenze di insegnamento.

 

Preciso di avere iniziato l'attività presso la __________
in data 1° luglio 2002. In precedenza svolgevo la stessa attività, tuttavia
quale lavoratrice indipendente e questo dal 1° giugno 1997.

 

Mi occupo della gestione amministrativa e
organizzativa della società, della ricerca dei clienti, dello sviluppo
dell'attività, nonché delle lezioni di italiano e di tedesco.

 

Per sviluppare ulteriormente l'attività della
società sto creando un sito internet, ho creato un prospetto illustrativo
relativo alla scuola in tedesco e in italiano, sto facendo pubblicità su
giornali e riviste (__________, per esempio) per l'insegnamento della lingua
italiana, tedesca e inglese. Sto inoltre creando un singles club e il relativo
sito internet (punto di incontro per persone singole - __________). E' quindi
mia intenzione fare tutto il possibile per superare questo momento di difficoltà
economica.

 

Attualmente sono impiegata a tempo pieno. Sto
tuttavia cercando un'attività salariata al mattino. Nel caso in cui la
reperissi, le lezioni del mattino sarebbero posticipate nel pomeriggio oppure
alla sera.

 

Mi sono iscritta per il collocamento in quanto ho
esaurito tutti i miei risparmi, i quali sono stati investiti nella società, per
un importo di circa fr. 100'000.--. Sono quindi costretta a cercare un'attività
a tempo parziale. 

 

Per quanto concerne il salario preciso che prelevavo
piccoli importi a più riprese dal conto corrente della società. Prelevavo il
minimo indispensabile per non aggravare la situazione finanziaria della
società. Non prelevavo mai lo stesso importo ogni mese. Non si trattava mai di
un unico prelevamento a fine o inizio mese. Lei è già in possesso degli
estratti bancari del mio conto privato dai quali è possibile rilevare i
prelevamenti effettuati da me per il mio sostentamento e quello della ditta. La
ditta ha circa fr. 50'000.-- di debiti nei miei confronti. Io e i miei figli
abbiamo la procura per la gestione del conto corrente della società (entrambi
con firma individuale).

 

Preciso di essermi iscritta per il collocamento
quale docente di lingue oppure telefonista-ricezionista. Sono quindi alla
ricerca di un'attività al mattino in questi rami di attività con una disponibilità
dalle 08.00 alle 12.00 nel __________ e nel __________. Posso documentare le
mie ricerche di lavoro dal momento in cui mi sono iscritta in disoccupazione,
non prima. Le stesse sono state regolarmente consegnate al mio consulente del
personale.

 

Preciso infine che dovrei prossimamente dare
lezioni per un importo di fr. 20'000.-- per una riqualifica di un assicurato
dell'AI. Non so tuttavia se e quando potrà iniziare. Sicuramente questa
attività risolverebbe i momentanei problemi finanziari della società.

(…)." (cfr. doc. 11)

 

                                         Dopo aver
chiesto e ricevuto dall’assicurata copia dell’estratto del registro di
commercio e copia dell’atto di costituzione della __________ (cfr. doc. 9 e
10), con decisione del 17 dicembre 2004 la Sezione del lavoro ha stabilito che
l’assicurata è ritenuta inidonea al collocamento (cfr. doc. 7).

 

                               1.2.   A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata (cfr. doc. 6) la Sezione del lavoro
Ufficio giuridico, in data 1° febbraio 2005, ha emanato una decisione su
opposizione con la quale ha confermato la sua decisione del 17 dicembre 2004 e,
tra l’altro, ha rilevato che:

 

" 
(…)

3.
  Nel caso in esame, dai documenti agli atti emerge segnatamente quanto
segue:

 

   -
                           la signora RI 1 ha costituito nel mese di
giugno 2002, unitamente ai suoi due figli (__________), la società __________
con sede a __________, della quale l'assicurata è socia gerente con firma
individuale e detentrice di una quota sociale di fr. 18'000.-;

 

   -                            la società
ha assunto gli attivi e i passivi della ditta individuale 

__________, esposti nel bilancio
allestito in data 31 dicembre 2001. Questa ditta è stata cancellata dal
registro di commercio nel mese di giugno 2002 a seguito, appunto, dell'apporto
dell'attivo e del passivo alla __________;

 

      -                               prima
di iscriversi in disoccupazione, l'assicurata ha esplicato attività lavorativa
presso la __________. Inoltre l'opponente si è annunciata presso l'Ufficio
regionale di collocamento di __________, alla ricerca di un impiego a tempo
parziale, a motivo della mancanza di lavoro presso la predetta ditta (cfr. Attestato
del datore di lavoro datato 15 novembre 2004);

 

      -                               la
signora RI 1, che si occupa in modo particolare della gestione amministrativa e
organizzativa della società, della ricerca di clienti, dello sviluppo
dell'attività e delle lezioni di italiano e di tedesco, è attualmente ancora
occupata presso la società il pomeriggio. Nel corso della sua audizione di data
10 dicembre 2004, l'opponente ha del resto segnatamente precisato di essere
attualmente impiegata a tempo pieno presso la stessa, di essersi iscritta in
disoccupazione in quanto ha esaurito tutti i suoi risparmi e che inoltre, per
quanto riguarda il suo salario, la stessa prelevava dal conto corrente della
società, a più riprese, piccoli importi, il minimo indispensabile per non
aggravare la situazione finanziaria della società (cfr. verbale, pag. 1 e 2).

 

Ora, visto quanto precede e alla luce della citata giurisprudenza,
considerata in particolare la posizione della signora RI 1 in seno alla
società, la stessa non può beneficiare delle indennità di disoccupazione,
avendo per legge una posizione analoga a quella di un datore di lavoro.

Inoltre, tenuto conto del fatto che l'annuncio in disoccupazione è
stato causato da una riduzione del lavoro, ci si trova pure confrontati con una
riduzione temporanea del lavoro (art. 10 cpv. 2bis LADI), che imporrebbe la
valutazione del caso nell'ottica delle norme relative alle indennità per lavoro
ridotto. Ammettere la concessione di indennità di disoccupazione equivarrebbe a
permettere un aggiramento delle disposizioni che limitano il diritto alle
indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI).

 

Visto quanto precede, le motivazioni sollevate con l'opposizione
in esame non permettono di giungere a una conclusione diversa rispetto a quanto
stabilito con la decisione contestata.

(…)."

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA
del seguente tenore:

 

" 
(…)

Mi riferisco alla soprammenzionata decisione
dell'Ufficio giuridico della Sezione del lavoro del 1° febbraio 2005 con la
quale ha respinto la mia opposizione del 4 gennaio 2005.

 

Essendo convinta di avere il diritto ad
un'indennità, Vi comunico con la presente il mio
ricorso a tale decisione.

Ripeto che sono assolutamente idonea al
collocamento per causa mancanza di lavoro. Per mio enorme dispiacere, ho
troppo tempo libero in cui potrei facilmente occupare un posto di lavoro al 50%
(al mattino), quanto lo sto già cercando. La mia situazione è pure leggermente
cambiata nel senso che durante l'altra metà dei miei giorni lavorativi (nel
pomeriggio) mi sto momentaneamente già occupando con le preparazioni alla
chiusura/liquidazione della ditta __________.

Questa chiusura definitiva avrà luogo al più
presto possibile, sperabilmente già per la fine di marzo, se no per la metà o
fine di aprile 2005.

Dopo tale chiusura vorrò accettare un lavoro al
100% presso un datore di lavoro, possibilmente nella zona del __________.

Troverete qua acclusa anche la decisione
soprammenzionata e la sua busta originale, quanto richiestemi. Vi prego
comunque cortesemente di voler riesaminare il mio caso con grande attenzione.

(…)." (cfr. doc. I)

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 13 maggio 2005 la Sezione del lavoro Ufficio giuridico ha chiesto
di respingere il ricorso, ha confermato le proprie allegazioni e, in
particolare, ha ribadito che:

 

" 
(…)

7. Ora, visto quanto precede e alla luce della
citata giurisprudenza, considerato il ruolo svolto dall'assicurata per
garantire il funzionamento e il successo della __________, che già in precedenza
la stessa attività era condotta con una ditta individuale, che gli interessi
della società sono tuttora concreti e importanti, non è possibile ritenere
soggettivamente e oggettivamente idonea al collocamento la ricorrente,
disponibile per altri datori di lavoro.

 

A questo aspetto va pure aggiunto che, già in
virtù della posizione dell'assicurata in seno alla società, essa non può
beneficiare delle indennità di disoccupazione, avendo per legge una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro nella società presso cui ha realizzato
il proprio periodo contributivo, in relazione alla quale rivendica una perdita
di lavoro e di cui ancora oggi è persona di riferimento.

 

Infine, il diritto alle indennità va negato pure
in considerazione del fatto che l'annuncio in disoccupazione è stato causato da
una riduzione del lavoro che va considerata temporanea (art. 10 cpv. 2bis LADI).
Questa circostanza, imporrebbe la valutazione di un eventuale diritto a
prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione nell'ottica delle norme
relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali l'assicurata non avrebbe
diritto in virtù della propria posizione in seno alla __________. Ammettere la
concessione di indennità di disoccupazione equivarrebbe a permettere un
aggiramento delle disposizioni che limitano il diritto alle indennità per
lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI).

(…).”(cfr. doc. IV)

 

                               1.5.   Con lettera
del 31 maggio 2005 l’assicurata ha ancora scritto al TCA quanto segue:

 

" 
(…)

Mi riferisco al Vostro soprammenzionato scritto e Vi comunico che,
praticamente, non ho tanto da aggiungere.
Poche cose sì:

 

Non so ragionare in termini
giuridici come lo sa fare la giurista di Bellinzona, la signora __________,
vorrei però ricordarVi il seguente fatto:

 

Siccome in tutti questi anni ho sempre pagato i contributi all'AVS
/ AI / IPG, AD ed alla LAINF, sia come datore di lavoro sia come impiegata
(gerente) della __________, mi sembrerebbe proprio logico che, avendo proprio
molto bisogno di un aiuto in questa mia situazione di momentanea
non-autosufficienza economica, ne potessi anche ricevere un'indennità
(perlomeno temporanea) da parte della AD / Assicurazione contro la Disoccupazione.

Non mi pare giusto che si debba proprio combattere in tale modo
insistente per poter ricevere un sussidio da parte di un'assicurazione che ha sempre preso i contributi della sua
assicurata per molti anni, ma che adesso invece, che dovrebbe anche dare qualcosa, si rifiuta in modo proprio quasi
inimmaginabile di farlo. Non mi sembra giusto nei confronti degli assicurati in
generale.

 

Sappiate che questo mio impegno personale per il diritto ad un
aiuto, non lo faccio solo per me, lo faccio generalmente e per principio per
tutti gli altri che soffrono una situazione simile alla mia e che forse non
hanno il coraggio di combattere con la
burocrazia.

Certamente, bisogna rendersi conto che ci sono anche dei
truffatori che cercano di creare appositamente una situazione comoda per loro
stessi, volendo approfittare dello stato dell'impiegato in una SA o Sagl.

Bisogna guardare e giudicare il caso individuale.

La mia situazione (l'avevo già descritta sia nei locali
dell'Ufficio giuridico della Sezione del lavoro a Bellinzona, sia in quelli
dell'Ufficio Regionale di Collocamento/URC a __________) era tale che cercavo
di salvare me stessa ed il mio sopravvivere economico che vedevo concretamente
nel continuare ad esistere di quella mia creazione, la mia propria scuola di
lingue che avevo tirato in avanti negli
ultimi sette, otto anni e che mi permetteva di sopravvivere con le sue entrate concrete di denaro.

Vedevo una vera e propria chance futura nell'esistenza di questa
ditta scuola ed era per ciò che avevo investito tutto il mio capitale privato
che avevo ereditato nel 2002 con la vendita della casa dei miei genitori.

Erano CHF 100'000.-- incirca e li ho investiti praticamente tutti
in questa Sagl. Tale fatto mi sembra proprio lampeggiante per far vedere che in
questo caso concreto non si può trattare di un fatto di "imbroglio o
truffa di assicurazione", bensì di una persona cittadina svizzera che ha
bisogno di un sostegno. (Forse un bisogno altrettanto forte di quello dei
nostri stranieri nella zona che ricevono tutti dell'aiuto... comunale,
cantonale ed anche federale...!)

Io comunque al momento, non ho
più niente tranne un conto bancario vuoto e quindi... dovrò purtroppo
chiudere questo "bel sogno del mio futuro"...

 

Ripeto che sono convinta di avere il diritto ad un'indennità e Vi
comunico con la presente che insisto a tale fatto.

 

Ripeto che sono
assolutamente idonea al collocamento per causa mancanza di lavoro.
Per mio enorme dispiacere, ho troppo tempo libero in cui potrei facilmente occupare un posto di lavoro al 50 % (al mattino),
quanto lo sto già cercando.

 

La mia situazione è pure leggermente cambiata nel senso che
durante l'altra metà dei miei giorni
lavorativi (nel pomeriggio) mi sto momentaneamente già occupando con le
preparazioni alla chiusura/liquidazione della ditta __________.

Questa chiusura definitiva avrà luogo al più presto possibile,
sperabilmente in modo retroattivo per la
fine del mese aprile 2005.

 

Dopo tale chiusura vorrò
sempre continuare il mio lavoro come docente privata di lingue e come traduttrice
di testi, ma cercherei anche un lavoro al 50 (oppure eventualmente anche al
100%), oltre al proprio impegno indipendente.

 

Vi prego comunque cortesemente di voler riesaminare il mio caso
con grande attenzione.

(…)." (cfr. doc. VI)

 

                               1.6.   Il doc. VI è
stato notificato alla Sezione del lavoro Ufficio giuridico che con lettera del
9 giugno 2005 si è confermata in quanto espresso nella propria risposta di
causa (cfr. doc. VII e VIII).

 

                                         Il doc.
VIII è stato trasmesso per conoscenza all’assicurata (cfr. doc. IX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se l'assicurata deve essere o
meno ritenuta idonea al collocamento.

 

                                         In tale
contesto va ricordato che il 1° luglio 2003 è entrata in vigore la terza
revisione della LADI, accettata dal popolo il 24 novembre 2002 (cfr. FF N. 14
del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg., RU N. 24 del 24 giugno 2003 pag. 1728
segg.).

 

                                         Il nuovo
tenore dell'art. 15 cpv. 1 LADI non ha modificato i presupposti necessari per
poter considerare un assicurato idoneo al collocamento e quindi la
giurisprudenza sviluppata in precedenza mantiene tutta la sua validità.

                                         Infatti,
secondo l'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore in vigore fino al 30 giugno 2003,
"Il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace e
autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata.". A questa formulazione
il nuovo testo, in vigore dal 1° luglio 2003, aggiunge solo "(…) e a partecipare
a provvedimenti di reintegrazione".

Inoltre, nel Messaggio
concernente la revisione della legge federale sull'assicurazione contro la
disoccupazione del 28 febbraio 2001, il Consiglio federale, circa l'art. 15
LADI, ha rilevato che:

 

" 
Art. 15 Idoneità
al collocamento

 

Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, l’idoneità al collocamento comporta in particolare anche la
disponibilità dell’assicurato a essere collocato, vale a dire la sua volontà di
accettare un lavoro adeguato e di seguire le istruzioni degli organi dell’AD in
materia di ricerca di un posto di lavoro, assegnazione a un posto di lavoro o a
un programma di lavoro temporaneo (PLT) ecc. E' pertanto decisivo il
comportamento dell’assicurato. L’idoneità al collocamento che è stata negata
può quindi essere nuovamente ottenuta se l’assicurato modifica radicalmente il
suo comportamento e non solo se accetta di partecipare a un provvedimento
isolato. E' quanto intende esprimere la nuova nozione di «provvedimenti di
reintegrazione» che comprende tutti i provvedimenti (compresi i colloqui di
consulenza e di controllo)." (cfr. FF N 23 del 12 giugno 2001, pag. 2002

 

                               2.3.   Fondamentale
presupposto per il riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione
è, tra l'altro, che l'assicurato sia idoneo al collocamento (cfr. art. 8 cpv. 1
lett. f LADI).

 

                                         L'idoneità
al collocamento deve essere valutata da un duplice punto di vista.

                                         Oggettivamente
l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e
mentali (cfr. STFA del 3 gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; DLA 2001
consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1a pag.
265, DLA 1995 pag. 173, DLA 1995 pag. 63; DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e
DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216, entrambe con riferimenti; U. Stauffer
"Die Arbeitslosenversicherung", Schultess Polygraphischer Verlag,
Zurigo 1984, pag. 34 - 41 e, per il vecchio diritto: DTF 110 V 208 consid. 1).

                                         Soggettivamente
la sua situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di
essere collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la
disponibilità dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai
sensi dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di
collocamento, ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre
ancora più strettamente legate alla sua persona (cfr. STFA del 3 gennaio 2005
nella causa T., C 119/04; DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag.
101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 54; DLA 1993/1994 pag.
222; DTF 125 V 51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216,
entrambe con riferimenti; DTF 120 V 388; DTF 115 V 436; DLA 1993/94, pag. 54;
DLA 1992 pag. 123; DLA 1992 pag. 127; DLA 1992 pag. 131-132; DLA 1992 pag.
135-136; DTF 112 V 137 consid. 3; DTF 112 V 217 consid. la; DLA 1986 n. 21; DLA
1986 n. 26; per il vecchio diritto cfr. DTF 109 V 275 consid. 2.a, 108 V 101;
DLA 1977 n. 15, 1979 n. 7, 1980 n. 24, 38, 40, 1982 n. 2).

L'assicurato dimostra una sufficiente
disponibilità al collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo
all'esercizio di un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro
in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. DTF 113 V 137 consid. 3
= DLA 1986 n. 20).

                                         Vi è
invece inidoneità al collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi
personali o familiari non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa
come normalmente lo pretende un datore di lavoro.

                                         Assicurati
che, a causa di ulteriori impegni o di particolari circostanze personali,
vogliono lavorare soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di
ore settimanali, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto
molto condizionatamente.

                                         Quando
l'assicurato è talmente limitato nella scelta di un occupazione da rendere
molto incerto il ritrovamento di un posto di lavoro occorre pronunciare
l'inidoneità al collocamento. Il motivo della limitazione nelle possibilità di
lavoro non ha nessuna importanza (STFA del 10 febbraio 2005 nella causa M., C
245/04; STFA del 3 gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; DLA 1998 consid. 3a
pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 59; DTF 120 V 388,
DLA 1992 pag. 123, DTF 112 V 137 consid. 3, DTF 112 V 217, DLA 1986 n. 21 e n.
26; per il vecchio diritto cfr.: DTF 110 V 208, 109 V 275 consid. 2; DLA 1982
n. 10, 1980 n. 38, 1979 n. 7, 1977 n. 16 e n. 27).

                                         L'idoneità
al collocamento dell'assicurato non deve inoltre essere ostacolata dal mancato
rispetto di norme di diritto pubblico (cfr. Stauffer, op. cit., pag. 37 e pag.
53-56).

                                         Riguardo
a quest'ultimo aspetto va sottolineato che se e fintanto che l'assicurato non
beneficia di un'autorizzazione di lavoro l'idoneità al collocamento, e, di
conseguenza, il diritto all'indennità di disoccupazione, deve essere negato
(cfr. SVR 2001 ALV Nr. 3, pag. 5, DTF 125 V 465; DTF 120 V 379 - 380; DTF 120 V
395; DLA 1993/1994, pag. 12; vedi inoltre Nussbaumer, op. cit., cifra marginale
217, pag. 87 e Gerhards, "Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz",
Vol. I, note 10 e 55 all'art. 15).

                                         L'Alta
Corte ha ribadito la propria giurisprudenza sopra esposta e, confermando il
precedente giudizio di questo Tribunale, in una sentenza del 21 agosto 2003
nella causa C., C 3/03, ha, tra l'altro, osservato che:

 

" 
(…)

Giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato
ha diritto all'indennità di disoccupazione se, adempiute altre condizioni
previste dalla legge, egli è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI
sancisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace ed
autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata. L'idoneità al collocamento
comprende pertanto due elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado
di fornire un lavoro - più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa
salariata - senza essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; da un
altro lato, egli deve essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai
sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una
simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità
sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego
offerto e per quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF
125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento). L'esercizio durevole
di un'attività indipendente, rispettivamente l'esame delle possibilità di
farlo, non esclude a priori il diritto a indennità di disoccupazione. In
effetti, tale agire è compatibile con l'obbligo legale di ridurre il danno se
l'assicurato intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego salariato.
Determinante è, come già detto, se la persona interessata va ritenuta o meno
idonea al collocamento. Essa non va considerata tale se tra l'altro non ha
intenzione oppure non è in grado di esercitare un'attività dipendente, in
quanto ha intrapreso - o intende intraprendere - un'attività indipendente,
nella misura in cui non può più essere collocata quale dipendente, non lo
desideri oppure non possa offrire ad un datore di lavoro tutta la disponibilità
normalmente esigibile. L'idoneità al collocamento va ammessa con particolare
riserva se, a causa di altri obblighi o di circostanze personali speciali,
l'assicurato intende esercitare un'attività lucrativa solo durante determinati
orari della giornata o della settimana. Un disoccupato va infatti considerato
inidoneo al collocamento se la possibilità di trovare un impiego è molto
incerta a causa del limite troppo grande posto nella scelta dei posti di lavoro
(DTF 112 V 327 consid. 1a e riferimenti ivi citati). Detta idoneità deve in
particolare essere negata quando l'esercizio dell'attività indipendente o le
pratiche per dar avvio alla stessa sono talmente estesi da non poter più essere
svolti al di fuori del normale orario di lavoro; tale principio non è tuttavia
applicabile qualora l'occupazione in questione è esercitata in vista
dell'ottenimento di un guadagno intermedio ai sensi dell'art. 24 LADI. In tale
ipotesi, a titolo di attività indipendenti entrano in linea di conto unicamente
occupazioni transitorie, limitate nel tempo e che necessitano di investimenti
limitati (sentenza del 17 dicembre 2002 in re F. consid. 1, C 88/02).

(…)" (cfr. STFA del 21 agosto 2003 nella
causa C., C 3/03, consid. 3)

 

                                         In
un'altra sentenza del 7 giugno 2004 nella causa C. (C87/02), la nostra Massima
Istanza ha sottolineato che:

 

" 
(…)

6.

6.1Come già detto nel considerando 3, giusta
l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato ha diritto all'indennità di
disoccupazione se, adempiute le ulteriori condizioni previste dalla legge, egli
è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore vigente sino al 30
giugno 2003, stabilisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è
disposto, capace ed autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata.
L'idoneità al collocamento comprende pertanto due elementi: da un lato,
l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro - più particolarmente di
esercitare un'attività lucrativa salariata - senza essere impedito per ragioni
inerenti alla sua persona; dall'altro, egli deve essere disposto ad accettare
un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la
volontà di assumere una simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure
una disponibilità sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può
consacrare ad un impiego offerto e per quel che concerne il numero dei
potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con
riferimento).

 

6.2 Per quanto riguarda la disponibilità, da un
punto di vista temporale, a svolgere attività lavorativa, il Tribunale federale
delle assicurazioni ha già sentenziato che un assicurato che per motivi
familiari o personali non può o non vuole offrire ad un datore di lavoro tutta
la disponibilità normalmente esigibile non può di principio essere considerato
idoneo al collocamento. L'idoneità va pertanto ammessa con molto riserbo nel
caso in cui, a causa per esempio di altri obblighi o circostanze personali
particolari, un assicurato desidera svolgere un'attività lucrativa solo durante
determinate ore della giornata o della settimana rispettivamente all'infuori
dell'orario lavorativo del coniuge. Un disoccupato dev'essere infatti
considerato inidoneo al collocamento nel caso in cui la scelta dei posti di
lavoro è talmente limitata da rendere alquanto incerta la possibilità di
trovare un impiego (DTF 123 V 216 consid. 3, 120 V 388 consid. 3a con
riferimenti; cfr. pure DLA 1991 no. 2 pag. 20 consid. 3a, 1977 no. 27 pag.
141). Determinanti sono a tal proposito le prospettive concrete di trovare
un'occupazione sul mercato generale del lavoro concernente il richiedente,
tenuto conto della situazione congiunturale concreta e di tutte le ulteriori
circostanze, in particolare anche del tipo di attività svolta (DLA 1991 no. 3 pag.
24 consid. 3a; cfr. pure sentenza del 2 settembre 2003 in re S., C 108/03,
consid. 1.3).

 

6.3 Il lavoratore in posizione professionale
analoga a quella di un datore di lavoro non ha in via di massima diritto,
ritenuta l'inidoneità al collocamento, a indennità di disoccupazione. Ciò vale
segnatamente quando l'assicurato intende intraprendere un'attività indipendente
e se le pratiche per avviare simile attività sono talmente avanzate da impedire
in sostanza l'esercizio di ogni altro lavoro, rispettivamente nel caso in cui
egli ha potuto determinare personalmente fino a quale momento sarebbe
sussistito il rapporto di lavoro in qualità di dipendente (DTF 112 V 327
consid. 1a e riferimenti; sentenza del 20 ottobre 2000 in re C., C 26/00,
consid. 1; DLA 1993/1994 no. 30 pag. 216 consid. 3b). Neppure può essere
considerato idoneo al collocamento colui che, come amministratore unico della
ditta o come amministratore di fatto della stessa, assume, pur non qualificando
la propria attività quale acquisizione di clienti, tutti i compiti suscettibili
di mantenere il buon funzionamento di un'impresa (cfr. DTF 112 V 327 consid. 1a
e sentenze ivi citate; DLA 1998 no. 32 pag. 176 consid. 2; sentenze del 20
ottobre 2000 in re C., C 26/00, consid. 1 e del 23 dicembre 1999 in re F., C
341/98, consid. 2; cfr. pure DTF 123 V 236 consid. 7).

 

6.4 Se, per contro, l'interessato può esercitare
tale attività al di fuori dell'orario normale di lavoro, è idoneo al
collocamento. Il fatto che l'assicurato cerchi di attuare un'attività indipendente
è infatti di per sé conciliabile con l'obbligo di ridurre il danno, se egli
intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego. Quali attività
indipendenti intermedie entrano quindi in linea di conto quelle di natura
transitorie, limitate nel tempo e che comportano investimenti minimi (DLA 2002
no. 5 pag. 55 consid. 2b e dottrina citata).

(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella
causa C., C 87/02)

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha così concluso che, in quel
caso, l'assicurato era idoneo al collocamento in quanto l'attività indipendente
da lui svolta dopo il licenziamento comportava la conclusione della sua
precedente attività e non la continuazione della stessa.

                                         Essa
poteva pertanto venire considerata un'attività transitoria che comportava
investimenti minimi e quindi compatibile con l'assunzione di un'attività
lavorativa a tempo pieno.

                                         Inoltre
l'assicurato ha effettivamente reperito un lavoro all'80% che ha accettato
malgrado l'attività si svolgesse fuori cantone.

 

                                         Il TFA ha
pure stabilito che l'idoneità al collocamento non è soggetta a graduazioni nel
senso che esisterebbero situazioni intermedie tra l'idoneità al collocamento e
l'inidoneità al collocamento (idoneità parziale). E' invece dal profilo della
perdita di lavoro computabile (art. 11 cpv. 1 LADI) che occorre esaminare in
che misura una persona assicurata è disposta o in grado di assumere
un'occupazione adeguata a tempo pieno (cfr. DLA 2001 N. 5, consid. 2, pag. 78;
DTF 126 V 124, consid. 2, pag. 126, DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e
riferimenti).

                                         Al
riguardo, in una decisione del 12 maggio 2004 nella causa G. (C 287/03), il TFA
ha, tra l'altro, ribadito che:

 

" 
(…)

On ajoutera que, selon la jurisprudence, l'aptitude
au placement n'est pas sujette à fractionnement. Il convient en effet de
distinguer entre aptitude au placement et perte de travail à prendre en
considération. La seconde est déterminée, en principe, en relation avec le
dernier rapport de travail (ATF 126 V 126 consid. 2, 125 V 58 s. consid. 6); mais
si, par la suite, la disponibilité de l'assuré est réduite, en ce sens, par
exemple, qu'il n'est plus en mesure d'accepter qu'un emploi à mi-temps, il
subit une perte de travail partielle, ce qui entraîne une réduction
proportionnelle de l'indemnité journalière (voir l'exemple chiffré in : ATF 125
V 59 consid. 6c/aa ; v. aussi DTA 2001 n° 5 p. 78 consid. 2).

 

Si un assuré n'est disposé à accepter qu'un travail
à temps partiel, on pourra admettre son aptitude au placement dans le cadre
d'une perte de travail partielle. Il appartiendra alors à l'assuré de démontrer
sa disponibilité pour un emploi à temps partiel en effectuant les recherches
d'emploi adéquates (arrêt non publié H. du 15 janvier 2004 [C 313/02], consid. 2.2). (…)." (cfr. STFA del 12 maggio 2004 nella causa G., C
287/03)

 

                               2.4.   In una
decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il TFA ha stabilito che il lavoratore in
posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto
all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società
anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della
ditta.

 

                                         In una
sentenza relativa a un caso ticinese, chiamata a pronunciarsi su una domanda di
condono, in una decisione del 16 giugno 2003 nella causa G. (C 130/02), l'Alta
Corte ha confermato il precedente giudizio cantonale e, in particolare, ha
osservato che:

 

 

 

" 
(…)

4.2 Come rilevato dalla Corte cantonale, non
possono passare inosservate le circostanze che hanno contraddistinto la
vicenda. In particolare, non sfugge che la società datrice di lavoro, peraltro
appartenente al padre della ricorrente, abbia disdetto, per diminuzione del
lavoro, il rapporto di lavoro all'interessata, amministratrice unica di detta
società, e le abbia nel contempo, in maniera atipica (sentenza inedita del 2
febbraio 1999 in re G., C 114/98, consid. 3b), garantito la ripresa dello
stesso a partire dal 1° marzo 1996 - come poi effettivamente è avvenuto -
mettendola in seguito nella possibilità di beneficiare di un secondo termine di
riscossione di prestazioni.

 

4.3 I fatti così esposti ed accertati dalla
precedente istanza inducono a pensare, insieme a quanto già precedentemente
evidenziato nell'ambito della procedura di restituzione, che l'interessata,
sottacendo (come si deve giustamente ritenere, in assenza di elementi
istruttori contrari: cfr. DLA 2000 no. 25 pag. 122 consid. 2a) la propria
posizione di amministratrice unica all'interno della società di famiglia
datrice di lavoro e facendo capo alle indennità di disoccupazione, abbia inteso
eludere le disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali
non avrebbe altrimenti avuto diritto, ritenuto che, giusta l'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, tali prestazioni sono precluse, tra l'altro, alle persone che,
come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo
dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni
del datore di lavoro, come anche ai loro coniugi occupati nell'azienda, e che,
secondo giurisprudenza, indipendentemente dalla partecipazione al capitale e
dal numero dei membri del consiglio (DTF 123 V 237 consid. 7a e
riferimenti), è considerato detenere una simile posizione un membro del
consiglio di amministrazione - e, quindi, a maggior ragione l'amministratore
unico di una SA familiare. (…)"

(STFA del 16 giugno 2003 nella causa G., C
130/02)

 

                                         In un
altro caso ticinese, chiamato a pronunciarsi nel caso in cui un assicurato,
vista la sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro, è stato tenuto
a restituire prestazioni ricevute indebitamente, il TFA ha confermato il
precedente giudizio di questo Tribunale e ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

la precedente istanza ha
quindi rettamente precisato che si è segnatamente in presenza di un errore
manifesto allorquando vengono assegnate indennità di disoccupazione ad un
lavoratore trovantesi in una posizione analoga a quella di un datore di lavoro
e che, dopo essere stato licenziato, in elusione delle norme in materia di
indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI), continua a lavorare
a tempo parziale e a determinare o comunque a influenzare in maniera rilevante
le decisioni del datore di lavoro (sentenze del 6 luglio 2001 in re B. [C
274/99], I. [C 278/99] e O. [C 279/99], a contrario),

 

nel caso di specie, gli
accertamenti esperiti dai primi giudici hanno permesso di evidenziare non solo
che l'insorgente - il cui nome e la cui attività coincidono con la ditta (art.
944, 950 CO) e con la ragione sociale della datrice di lavoro -, è (già) stato
azionista maggioritario della società nonché, eccezione fatta per gli
apprendisti, unico dipendente della stessa, ma anche che l'incarico di
amministratore unico è stato trasferito dal ricorrente al sessantaseienne
padre, S.________, autore dell'atto di licenziamento e contestuale riassunzione
a tempo parziale del figlio come pure della risposta alla Cassa disoccupazione
con la quale egli indicò di non essere a conoscenza degli azionisti della
società, malgrado all'assemblea straordinaria del 31 ottobre 1997 fossero
presenti tutte le azioni,

 

stante quanto precede, si
giustifica senz'altro di ritenere, insieme ai primi giudici, che il ricorrente
abbia rivestito una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro
anche in seguito alle sue dimissioni da amministratore unico ed alla disdetta -
con contestuale riassunzione al 50% - del rapporto di lavoro, ed abbia così
inteso, in elusione delle norme in materia di indennità per lavoro ridotto,
alle quali l'interessato non avrebbe altrimenti potuto avere diritto (art. 31
cpv. 3 lett. c LADI; DTF 122 V 273 consid. 4), costruire una situazione
giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di
prestazioni assicurative (cfr. DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2), in tali
condizioni, è a ragione che la Cassa e la Corte cantonale hanno ritenuto essere
dati i presupposti per riconsiderare le decisioni informali con le quali
all'assicurato sono state versate le indennità di disoccupazione e per
domandarne la restituzione,

(…)." (cfr. STFA del 15
luglio 2003 nella causa O., C 217/02)

 

                                         Nella già
citata STFA del 7 giugno 2004 nella causa C. (C 87/02), chiamata a decidere nel
caso di un assicurato che, dopo aver svolto attività indipendente quale
titolare di una ditta individuale, in seguito ha lavorato quale direttore con
firma individuale di una SA, che ha rilevato le attività della sua ditta
individuale e che lo ha licenziato perché la banca che aveva concesso il
prestito necessario per la costituzione della società, poco tempo dopo (7 mesi),
ha rinunciato al finanziamento del progetto in quanto non lo ha ritenuto
decollato, l'Alta Corte ha, innanzitutto, rilevato:

 

" 
(…)

4.

4.1 Secondo la giurisprudenza, il lavoratore che
gode di una situazione professionale analoga a quella di un datore di lavoro
non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, malgrado sia stato
formalmente licenziato dalla ditta, continua a determinarne le scelte oppure a
influenzarle in maniera determinante. Se così non fosse, tramite una
disposizione relativa all'indennità di disoccupazione verrebbe elusa la
regolamentazione in materia di indennità per lavoro ridotto, in particolare
l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (DTF 123 V 237 seg. consid. 7b/bb; sentenza del
16 dicembre 2003 in re E., C 301/02, consid. 2.1; DLA 2000 no. 14 pag. 67).
Giusta tale disposizione non hanno infatti diritto all'indennità per lavoro
ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un
organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi
occupati nell'azienda (si veda in proposito DTF 120 V 525 consid. 3b). In tal
senso esiste quindi uno stretto parallelismo tra il diritto alle indennità per
lavoro ridotto e quello a indennità di disoccupazione.

 

4.2 Diversa è invece la situazione nel caso in
cui il lavoratore dipendente, che si trova in una posizione assimilabile a
quella del datore di lavoro, lascia definitivamente la ditta a seguito della
sua chiusura. Lo stesso discorso vale se la ditta continua ad esistere, ma il
dipendente, tuttavia, in seguito alla disdetta del suo contratto, interrompe
ogni legame con la società. In tal caso egli può di principio pretendere
indennità di disoccupazione (DTF 123 V 238 seg.; SVR 2001 ALV no. 14 pag. 41
seg. consid. 2a; DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2; sentenza del 22 novembre
2002 in re R., C 37/02, consid. 3).

 

4.3 Al riguardo questa Corte ha inoltre
ripetutamente statuito che il fatto di subordinare il versamento di indennità
di disoccupazione all'interruzione di ogni legame con la società di cui la
persona interessata era alle dipendenze può apparire rigoroso a seconda delle
circostanze del caso concreto. Nondimeno, non si devono dimenticare i motivi
che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di
lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le
indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale
controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il
lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le
persone che occupano una posizione dirigenziale che, malgrado siano state
formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della
società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano
all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che
subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile
(sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).

 

Inoltre, fintanto che un dirigente mantiene dei
legami con la sua società, non soltanto è impossibile controllare la perdita di
lavoro che subisce, ma esiste pure la possibilità che egli decida di perseguire
lo scopo sociale (DLA 2002 no. 28 pag. 183; sentenza del 22 novembre 2002 in re
R., C 37/02). In tal caso, eccezion fatta per un esame a posteriori delle
circostanze - che è contrario al principio secondo cui questo esame ha luogo
nel momento in cui si statuisce sul diritto dell'assicurato -, è quindi
impossibile determinare se le condizioni legali sono adempiute. Del resto con
la citata condizione non viene perseguito l'abuso in sé stesso, bensì il
rischio d'abuso (sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).

(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella
causa C., C 87/02)

 

                                         Viste le
particolarità del caso concreto e cioè:

 

                                         -  costituzione
il 1° gennaio 2000 della SA grazie ad un prestito bancario nell'ambito di un
programma speciale finalizzato a finanziare dei progetti a cui l'assicurato,
giovane imprenditore, già si occupava in precedenza quale titolare della sua
ditta individuale;

                                         -  sin
dall'inizio dipendenza totale dell'attività della nuova SA dal finanziamento
della banca;

                                         -  revoca
del sostegno al progetto dopo soli sette mesi dal suo avvio e conseguente
licenziamento dell'assicurato per il 30 settembre 2000;

                                         -  impossibilità
per l'assicurato, semplice direttore e non anche amministratore, di determinare
e/o di influenzare le scelte della società vista la chiara volontà della banca
di non sostenere il progetto, la mancanza di fondi per acquistare la materia
prima necessaria alla produzione dei prodotti progettati e l'obbligo di
restituire il prestito;

                                         -  verosimiglianza
del fatto che la liquidazione della ditta sia stata ritardata solo perché le
parti dovevano giungere ad un accordo in relazione alla restituzione del
prestito;

                                         -  l'assicurato
non ha determinato la conclusione del rapporto di lavoro che anzi sarebbe
continuato se non fosse stato interrotto il finanziamento;

                                         -  invito
esplicito all'assicurato di cercarsi un lavoro;

                                         -  l'amministratore
unico ha dichiarato che la società non aveva nessuna attività e che la stessa,
come poi avvenuto, sarebbe stata liquidata;

 

                                         il TFA ha
concluso che "(…) per le sue peculiarità, la fattispecie non può essere
assimilata ai casi usuali di abuso in cui gestori e/o amministratori di società
anonime o altro, di cui detengono pure il capitale, vengono considerati quali
datori di lavoro, in quanto malgrado l'uscita dalla ditta - di principio decisa
personalmente - continuano a determinarne le scelte. (…)." La nostra
Massima Istanza ha osservato che:

 

" 
(…)

5.2 Visto quanto sopra, il ricorrente può e
dev'essere senz'altro assimilato ad un dirigente licenziato che interrompe ogni
contatto con la società, anche se non per sua volontà, in quanto privato dei
mezzi necessari per continuare.

 

Ne consegue che il fatto che l'assicurato abbia
affermato di voler concludere i progetti avviati con la SA, rispettivamente
vendere il "know how" delle ditte, al fine di recuperare le spese
sostenute, non significa che egli abbia continuato o sia stato intenzionato a
lavorare per la E.________ SA, malgrado il licenziamento. In effetti un attento
esame dell'incarto permette di asserire che la conclusione cui è giunto il seco
poggia su un malinteso. C.________ ha sempre dichiarato di voler portare a
termine i progetti avviati con la SA e la X.________ in qualità di indipendente
- chiedendo espressamente alla Cassa disoccupazione di riottenere questo statuto
-, e, meglio, tramite la X.________, società individuale che gestiva prima
della fondazione della SA, non quale direttore della SA. Inoltre egli non
intendeva continuare la produzione, ciò che non poteva appunto fare, bensì
vendere i progetti in modo che venissero realizzati da altri. In simili
condizioni risulta provato con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nelle assicurazioni sociali (DTF 121 V 204) che non vi era in concreto
alcun rischio di abuso e che quindi la perdita di lavoro di C.________ era
senz'altro controllabile (in tal senso il Tribunale federale delle
assicurazioni ha peraltro già statuito in un caso analogo alla presente
fattispecie, e più precisamente nella sentenza del 16 dicembre 2003 in re E., C
301/02, in cui è stato dimostrato che dopo essere stato liberato dagli
incarichi di direttore ed essere uscito dal consiglio di amministrazione,
l'interessato non aveva più svolto alcuna attività per la ditta).

 

Ne consegue che, potendo avvalersi il ricorrente
del diritto ad indennità di disoccupazione, dev'essere ancora esaminato se egli
è idoneo al collocamento.

(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella
causa C., C 87/02)

 

                                         In una
sentenza del 29 giugno 2005 nella causa U. (C 20/05) l'Alta Corte ha negato ad
un assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione, argomentando:

 

" 
3.1La juridiction cantonale a rappelé correctement
les règles applicables en matière de droit à la prestation du travailleur
jouissant d'une position analogue à celle d'un employeur (ATF 123 V 234) et de
l'aptitude au placement. On peut sur ce point renvoyer au jugement entrepris.

 

3.2 Au vu des éléments d'enquête de l'Office de la
main d'oeuvre étrangère du 14 mars 2002, les premiers juges ont confirmé la
décision de la SACH niant le droit du recourant à des indemnités de chômage.
Ils ont retenu en particulier que ce dernier avait continué à exercer une
activité après son licenciement aussi bien pour M.________ que pour V.________.

 

Pour sa part et comme en première instance, le
recourant conteste avoir déployé une quelconque activité au service de
M.________ et soutient toujours remplir les conditions de l'aptitude au
placement.

 

3.3 En fait, il convient de retenir que V.________ a
été inscrit comme

directeur avec signature individuelle de la succursale
en Suisse de

M.________, en même temps qu'il était employé de
cette société au bénéfice d'un contrat de travail. Après son licenciement, il a
conservé sa position dans la société, notamment la signature individuelle et
continué à se présenter comme directeur de l'entreprise. L'inscription au
registre du commerce a d'ailleurs subsisté comme telle jusqu'à ce jour. Si les
bureaux de la société à G.________ ont été effectivement fermés le 30 septembre
1998, vraisemblablement dans l'idée de diminuer les frais, celle-ci avait aussi
loué dans l'intervalle, soit dès novembre 1997, un appartement en duplex à Z.________.
Or, selon les constatations des agents enquêteurs, ces locaux étaient toujours
utilisés en 2001 à des seules fins commerciales aussi bien pour le compte de la
société locatrice que pour V.________. Cette société

apparemment établie à S.________ est administrée en
Suisse par le recourant; elle a repris dans le courant de l'année 1999 une
partie des activités de M.________ dans le domaine de l'offre sur internet et
moyennant paiement de sites à but ludiques ou érotiques. Différents sites
commerciaux avaient été ouverts à cet effet, ainsi que des lignes téléphoniques
du numéro 156 et un système de visio conférence pour adultes. De
l'interrogatoire de V.________ par le juge d'instruction de l'arrondissement de
Lausanne le 9 août 2001

ainsi que des pièces déposées dans la procédure
pénale, il appert à

l'évidence que les activités de ces deux sociétés,
partiellement imbriquées, qui poursuivaient au demeurant des buts identiques
ont continué en 1999 et 2000 sous la direction du recourant, même si les
résultats financiers n'ont apparemment pas atteints les objectifs souhaités.

 

3.4 Au vu de ce qui précède, c'est à juste titre que
l'administration et les premiers juges ont nié le droit du recourant à la
prestation. En effet, d'une part, celui-ci a continué à travailler pour le
compte de M.________, parallèlement à son activité pour V.________, tout en
cherchant à développer l'affaire et à en améliorer le fonctionnement. Or, dans
ces cas, selon l'art. 31 al. 3 let. c LACI applicable mutatis mutandis pour
fixer le droit à l'indemnité de chômage et la jurisprudence (ATF 123 V 236
consid. 7), n'ont pas droit à l'indemnité de chômage les travailleurs qui
jouissent d'une situation professionnelle comparable à celle d'un employeur et
continuent à

 influencer les décisions de l'employeur d'une
manière déterminante. Cela est valable même dans les cas où ils ont été
formellement licenciés dès lors qu'ils n'ont pas rompu tout lien avec la
société, la perte de travail n'étant alors pas contrôlable.

 

D'autre part, au degré de vraisemblance prépondérant
requis, les conditions de l'aptitude au placement ne peuvent pas être
considérées comme remplies en raison de l'activité lucrative exercée et faute,
par conséquent, de disponibilité suffisante."

 

                                         In
una sentenza del 4 luglio 2005 nella causa M. (C 270/04) il TFA ha ancora avuto
modo di ricordare che:

 

"  la
giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 non si prefigge unicamente di
sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche di prevenire il rischio di un
simile abuto che è insito nel pagametno di indennità di disoccupazione in
favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a
quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (DLA 2003 no. 22
pag. 240; cfr. pure la sentenza citata del 7 dicembre 2004 in re K., consid.
2)."

 

                                         Secondo
il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale
paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di
disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
decisiva.

 

                                         La
situazione è invece differente quando il salariato, trovandosi in una posizione
assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa
a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento
volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad
esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,
interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,
l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione.

 

                                         Diversa è
pure la situazione dell'assicurato che, pur conservando una posizione analoga a
un datore di lavoro presso una ditta, si iscrive in disoccupazione dopo aver
lavorato quale dipendente per una durata di almeno sei mesi presso un'altra
ditta. In quel caso il diritto alle indennità va ammesso (cfr. STFA del 3
gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; SVR 2004 ALV Nr. 15 e a contrario STFA
del 16 settembre 2004 nella causa E., C 71/04).

 

                               2.5.   Circa la
questione a sapere se un assicurato può determinare o influenzare risolutivamente
le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, in
una sentenza del 2 giugno 2004 nella causa N., (C 219/03), il TFA ha, tra
l'altro, osservato che:

 

" 
(…)

2.4 Nach der Rechtsprechung muss bei
Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage
stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und
ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die
Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche
Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur
zukommen. Amtet ein Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche
Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege
(vgl. Art. 716-716b OR) gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden
Verwaltungsrat, so greift der persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3
lit. c AVIG ohne weiteres Platz, und es bedarf diesfalls keiner weiteren
Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525 f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit
Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S. 52 Erw. 3a und b spielen die
Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung ebenso wenig eine Rolle wie
der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde eine Anspruchsberechtigung verneint,
obwohl das Leistungen beanspruchende Verwaltungsratsmitglied nur
Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2 % am Aktienkapital beteiligt
war.

(…)." (cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella
causa N., C 219/03)

 

                                         In questo
contesto va pure rilevato che, sempre secondo la giurisprudenza federale, la
posizione di socio gerente di una Sagl é equiparabile a quella di un membro del
consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa
M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30
agosto 2001 nella causa B., C 71/01).

 

                                         In una
decisione, pubblicata in DLA 2004 N. 21, pag. 196, l'Alta Corte ha confermato
che secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 lett. c e 51 cpv. 2
LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società esercitano, in
virtù della legge, un potere determinante, pertanto non hanno diritto né
all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.

                                         Contestualmente
il TFA ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.2  Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al. 3 let. c LACI
- lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à l'indemnité
en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de personnes que
celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer par analogie
(DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas admissible de refuser,
de façon générale, le droit aux prestations aux employés au seul motif qu'ils peuvent
engager l'entreprise par leur signature et qu'ils sont inscrits au registre du
commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon stricte sur la position
formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt établir l'étendue du pouvoir
de décision en fonction des circonstances concrètes. C'est donc la notion matérielle
de l'organe dirigeant qui est déterminante, car c'est la seule façon de
garantir que l'art. 31 al. 3 let. c LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse
son objectif (SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il
s'agit de déterminer quelle est la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer
le processus de décision de l'entreprise, il convient de prendre en compte les
rapports internes existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir
de décision en fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227
sv. consid. 1b et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception
à ce principe que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les membres
des conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à 716b CO),
d'un pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c
LACI (DTA 1996/1997 no 41 p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres
du conseil d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il
soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent
au sein de la société (ATF 122 V 273 consid. 3).

(…).” (cfr. DLA 2004 N. 21, consid. 3.2, pag. 198)

 

                                         L’Alta
Corte ha negato il diritto alle indennità di disoccupazione in quanto
l’assicurato ha conservato una posizione professionale analoga a quella di un
datore di lavoro, tra l’altro, nei seguenti casi.

 

                                         In una
decisione pubblicata in DLA 2001 N. 25 pag. 218 il TFA ha stabilito che un dirigente
di una società anonima che affida il suo posto di amministratore unico e le sue
azioni, che rappresentano il 99% del capitale sociale, al proprio coniuge non
ha diritto all'indennità di disoccupazione fintantoché l'iscrizione della
liquidazione della società non è stata richiesta presso il Registro di
commercio. Egli continua infatti a mantenere un influsso determinante sulle
decisioni dell'impresa e si trova di fatto in una posizione simile a quella di
un datore di lavoro.

 

                                         In
un'altra decisione pubblicata in DLA 2002 N. 28, pag. 183, chiamata a
pronunciarsi sui presupposti del diritto alle indennità per lavoro ridotto, nel
caso in cui una ditta in liquidazione è dichiarata in fallimento, ma tale
fallimento viene in seguito sospeso per mancanza di attivi e il dirigente
aziendale a cui è stato disdetto il contratto ne diventa il liquidatore, pur
restando l'azionista di maggioranza e l'unico membro del consiglio
d'amministrazione, l'Alta Corte ha stabilito che siccome la liquidazione
continua anche dopo la sospensione del fallimento, gli organi della società -in
casu l'assicurato in qualità di membro del consiglio d'amministrazione -
possono tra l'altro decidere di proseguire le attività della ditta fino alla
sua vendita o al suo scioglimento.

                                         Questa
circostanza esclude il diritto all'indennità di disoccupazione dell'assicurato
- elusione delle disposizioni relative all'indennità per lavoro ridotto (art.
31 cpv. 3 lett. c LADI).

 

                                         In
un'altra decisione pubblicata in DLA 2003 N. 22, pag. 140, l'Alta Corte, ha
stabilito che la legge (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI) e la giurisprudenza (DTF
123 V 234) non si prefiggono di combattere l'abuso rappresentato dal versamento
dell'indennità di disoccupazione ad un lavoratore con una posizione analoga a
quella di un datore di lavoro ma piuttosto di prevenire l'abuso in quanto tale.

                                         In
quell'evenienza il TFA ha negato il diritto alle indennità di disoccupazione
all'assicurato che, quale socio fondatore, amministratore unico e solo
azionista, ha continuato a esercitare un'attività ridotta presso la sua società
ex datrice di lavoro.

 

                                         La nostra
Massima Istanza si è confermata nella propria giurisprudenza e ha negato il
diritto alle indennità di disoccupazione, tra l'altro, anche nei seguenti casi:

 

                                         -  assicurato
che, quale amministratore unico e azionista, dopo la decisione di liquidazione,
è stato incaricato della liquidazione della SA (cfr. STFA del 14 luglio 2003
nella causa C., C 83/03);

                                         -  assicurato
che, fino alla decisione di scioglimento della ditta, ha mantenuto la posizione
di membro del consiglio d'amministrazione con diritto di firma collettivo a due
all'interno della SA sua datrice di lavoro (cfr. STFA del 26 settembre 2003
nella causa B., C 95/03);

                                         -  assicurato
che dopo essere stato licenziato è uscito dal consiglio d'amministrazione e ha
venduto tutto il pacchetto azionario della ditta sua datrice di lavoro la cui
moglie, che già svolgeva funzioni importanti e che deteneva un mandato, è
entrata quale membro nel nuovo consiglio d'amministrazione (cfr. STFA del 2
giugno 2004 nella causa N., C 219/03);

                                         -  assicurato
che, dopo essere stato licenziato, ha conservato la posizione di membro del
consiglio di amministrazione con diritto di firma collettiva a due all'interno
della SA sua datrice di lavoro (cfr. STFA dell'8 giugno 2004 nella causa K., C
110/03);

                                         -  assicurato
che, fino all'apertura del fallimento, ha mantenuto la posizione di socio
gerente con diritto di firma individuale della Sagl sua datrice di lavoro (cfr.
STFA del 16 giugno 2004 nella causa F., C 210/03);

                                         -  assicurato
che, nonostante un periodo di inattività della ditta, conserva una
partecipazione finanziaria nella società e la cui moglie riveste la carica di
socia gerente con diritto di firma individuale della Sagl (cfr. STFA del 5 luglio
2004 nella causa D., C 155/03);

                                         -  assicurato
che, dopo aver interrotto la sua attività indipendente e dopo aver trovato una
soluzione per la cura della figlia, resta iscritto a registro di commercio
quale membro illimitatamente responsabile della sua società in accomandita
(cfr. STFA del 7 luglio 2004 nella causa D., C 11/04;

                                         -  assicurato
che, dopo lo scioglimento della società nella quale ha rivestito la carica di
socio gerente, mantiene le sue funzioni e viene iscritto a registro di
commercio quale liquidatore con diritto di firma individuale della Sagl (cfr.
STFA del 14 luglio 2004 nella causa L., C 19/04);

                                         -  assicurata
il cui coniuge, che ha creato e in seguito trasformato la sua ditta individuale
in una Sagl, riveste la carica di socio gerente della Sagl sua datrice di
lavoro (cfr. STFA del 24 settembre 2004 nella causa S., C 30/04).

 

                                         Dalla
giurisprudenza federale appena riprodotta si evince che la posizione analoga a
quella di un datore di lavoro è riconosciuta, in particolare, allorquando l'assicurato
e/o il suo coniuge, quale membro del consiglio di amministrazione e/o
amministratore unico, socio gerente e socio illimitatamente responsabile,
conserva questa sua posizione anche dopo aver perso il lavoro dalla SA, Sagl e
società in accomandita sua datrice di lavoro.

 

                               2.6.   In una “Comunicazione”
intitolata “Nessun diritto all’indennità di disoccupazione per persone con
posizione analoga a quella di un datore di lavoro e per il/la coniuge che
lavora nell’azienda”, pubblicata in Prassi ML/AD 2003/4 Foglio 4/1-4/4, il Segretariato di Stato dell'economia (SECO), quale autorità di
sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del
diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA dell’8
aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo 2003 nella
causa C., C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa K., C
260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), ha, tra l'altro,
rilevato che:

 

"  (…)

1.1.   I tre
elementi determinanti per l'analogia con la posizione di datore di lavoro:

 

a) Qualità di socio

Se il collaboratore è membro del
consiglio d'amministrazione di una SA (art. 716 segg. CO) o se assume, in
qualità di socio o di terza persona incaricata, la gestione di una S.a.g.l.
(artt. 811-815 e 827 CO), l'analogia con la posizione di datore di lavoro è
riconosciuta per legge. Il diritto all'ID resta escluso senza ulteriore esame
fintanto che la persona mantiene tale posizione. Per una verifica si può
ricorrere ad un estratto del registro di commercio.

 

b)                                  Partecipazione
finanziaria all'azienda

L'analogia con la posizione di datore di
lavoro deve essere verificata caso per caso. Se per l'entità della
partecipazione finanziaria spettano al/la dipendente facoltà decisionali
determinanti, la sua posizione risulta analoga a quella di un datore di lavoro
ed è quindi escluso il diritto all'ID. Non è possibile fissare un limite
percentuale mediante direttiva.

 

c) Appartenenza
a un organo decisionale supremo dell'azienda o partecipazione alla direzione
aziendale

                                  L'analogia
con la posizione di datore di lavoro deve essere verificata di caso in caso.
Se, per la struttura interna dell'azienda, alla persona spettano facoltà
decisionali determinanti, la sua posizione risulta analoga a quella di datore
di lavoro ed è quindi escluso il diritto all'ID.

 

Spesso l'analogia con la posizione di datore di lavoro viene
definita in base a diversi elementi (per es. membro del consiglio
d'amministrazione in possesso di un importante pacchetto azionario).

 

1.2.   Cessazione
dell'analogia con la posizione di datore di lavoro

 

Per la cessazione dell'analogia con la posizione di datore di
lavoro – e quindi per l'acquisizione del diritto all'ID – è determinante la
perdita definitiva ed effettiva della posizione in questione da parte della
persona assicurata. Ciò significa che non deve più sussistere neanche una delle
qualità di cui sopra. In particolare, possono condurre alla loro perdita
definitiva le seguenti circostanze:

 

-   la definitiva chiusura, cioè lo scioglimento
(liquidazione) dell'azienda - la cessazione dell'attività dell'azienda non è di
per sé sufficiente;

-   dichiarazione di fallimento - non è più
possibile riattivare l'azienda in qualsiasi momento;

-   cessione dell'azienda o della
partecipazione finanziaria con conseguente perdita dell'influenza;

-   licenziamento o dimissioni, con conseguente
perdita della posizione analoga a quella di datore di lavoro – in caso di
dimissioni è determinante il momento effettivo della partenza.

 

La data della definitiva cessazione della funzione deve essere
verificata di caso in caso. Determinante per la cessazione dell'analogia con la
posizione di datore di lavoro è la data effettiva della partenza. La condizione
determinante è che da quel momento la persona in questione non possa più
influire sull'andamento dell'attività.

 

Per quanto concerne l'iscrizione nel registro di commercio, non si
deve necessariamente aspettare la pubblicazione della cancellazione sul FUSC,
che può subire ritardi. Deve invece essere sempre controllata la data a partire
dalla quale si è persa la funzione che escludeva
il diritto all'ID: eventualmente si può fare riferimento all'iscrizione nel
giornale del registro di commercio; può anche essere sufficiente un certificato
d'uscita autenticato dal notaio come prova della partenza definitiva. Nel caso
di una partecipazione finanziaria può essere considerata determinante la data
di vendita.

(…)." (cfr. Prassi ML/AD 2003/4, Foglio 4/2 e 4/3)

 

                               2.7.   L'art. 42
LPGA prevede che le parti hanno il diritto di essere sentite. Non devono
obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante
opposizione.

 

                                         A tale proposito in una
sentenza del 23 giugno 2003 nella causa S. (C 49/03) l'Alta Corte ha rilevato
che:

 

" 
Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse
zurück, damit sie nach Erfüllung des Gehörsanspruchs erneut über eine
allfällige Einstellung in der Anspruchsberechtigung wegen selbstverschuldeter
Arbeitslosigkeit befinde. In diesem Rahmen kommt nunmehr Art. 42 Satz 2 ATSG
zur Anwendung, wonach die Gewährung des rechtlichen Gehörs ins
Einspracheverfahren verschoben ist (Kieser, a.a.O. Art. 42 Rz. 24)."

 

                                         In
una sentenza del 22 dicembre 2003 nella causa J. (H 272/03) il TFA, al consid.
3.3., si è così espresso:

 

" 
(…)

Selon un principe général de la procédure
administrative, l'autorité n'est pas tenue d'entendre les parties avant de
prendre une décision susceptible
d'être frappée d'opposition (art. 30 al. 2 let. b PA). Ce principe est
aujourd'hui spécifiquement consacré, en matière d'assurances sociales, à l'art.
42 2ème phrase LPGA." 

 

                                         Questo
Tribunale rileva innanzitutto che con scritto del 22 novembre 2004, menzionando
espressamente gli art. 8 e 15 LADI che regolano i presupposti del diritto alle
indennità di disoccupazione e l’idoneità al collocamento, l’amministrazione ha
interpellato personalmente l’assicurata trasmettendole copia dello scritto con
il quale il suo caso le era stato sottoposto per decisione e invitandola a
formulare delle osservazioni in merito (cfr. doc. 15).

                                         La
ricorrente ha dato seguito a tale scritto il 25 novembre 2004 e il 10 dicembre
2004 è pure stata sentita presso l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro
dal funzionario incaricato (cfr. consid. 1.1).

                                         Pertanto
all’insorgente è stata data l’opportunità di esprimersi sul ventilato
provvedimento già prima dell’emanazione della decisione formale del 17 dicembre
2004 conformemente alla chiara giurisprudenza federale emessa prima
dell'entrata in vigore della LPGA (cfr. STFA del 6 agosto 2002 nella
causa C, C91/02, consid. 1a; RAMI 2002 pag. 77, consid. 3d,
pag. 83; SVR 2002 ALV Nr. 4 pag. 9; DTF 126 V 130 = SVR 2001 ALV Nr. 12 pag.
37), che mantiene comunque, in talune circostanze, la sua validità anche
successivamente (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 42, n. 1-28; Th. Locher, "Grundriss des Sozialversicherungs-rechts", Ed.
Stämpfli Verlag AG, Berna 2003, pag. 447-448 n° 21 e 22).

 

                                         In simili
condizioni, nel caso concreto, il diritto di essere sentito dell’assicurata è
stato ossequiato.

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta dagli atti di causa risulta che l’assicurata si è iscritta al
collocamento il 29 ottobre 2004 alla ricerca di un’attività a metà tempo (50%)
quale docente-privato, telefonista ricezionista e che da quella data ha
rivendicato il diritto alle indennità di disoccupazione (cfr. doc. 16/A e 17).

 

                                         L'assicurata,
al momento determinante della decisione su opposizione (cfr. STFA del 1°
luglio 2005 nella causa Service de l’industrie, du commerce et du travail,
Assurance-chômage, Sion contre F., C 198/04; STFA del 22 aprile 2005 nella
causa S., U 417/04; DTF 121 V 366; DTF 129 V 4; DTF 129 V 169; DTF 129 V 356) era ancora impiegata presso la __________.

                                         Infatti,
circa la “Fine del rapporto di lavoro”, nel proprio attestato del 15 novembre
2004, il datore di lavoro ha dichiarato che “(…) Nessuna disdetta, ma mancanza
di lavoro. (…). “ (cfr. doc. 16/D, punto 10).

                                         Inoltre,
anche nella sua lettera del 31 maggio 2005 al TCA, l’assicurata ha affermato di
essere ancora occupata presso la __________ (cfr. doc. VI).

 

                                         L’assicurata
è stata, insieme ai suoi due figli, promotrice della costituenda __________ e
nella stessa ha apportato i beni della propria ditta individuale ricevendo in
contropartita 20 quote di fr. 1'000.-- nominali (18 sottoscritte da lei e le
altre due una a testa dai suoi figli) oltre a un credito a suo favore di fr.
3'877.57 (cfr. doc. 9/A, 9/B e 9/C).

                                         L’assicurata
figura tuttora iscritta quale socia e gerente con diritto di firma individuale
e con una quota di fr. 18'000.-- su un capitale sociale di fr. 20'000.-- (cfr.
l’estratto del registro di commercio relativo alla __________ facilmente
reperibile su internet all’indirizzo www.zefix.ch).

 

                                         Nelle sue osservazioni del
25 novembre 2004 l’assicurata ha, tra l’altro, sostenuto che “(…) sto cercando
un lavoro parziale al 50 per cento per poter superare questo periodo
economicamente molto duro e difficile. (…).” (cfr. doc. 14).

 

                                         In sede di audizione del
10 dicembre 2004 l’assicurata ha poi, in particolare, dichiarato che:

 

"  (…)

Mi occupo della gestione amministrativa e organizzativa della
società, della ricerca dei clienti, dello sviluppo dell’attività, nonché delle
lezioni di italiano e di tedesco.

 

Per sviluppare ulteriormente l’attività sto creando un sito
internet, ho creato un prospetto illustrativo relativo alla scuola in tedesco e
in italiano, sto facendo pubblicità su giornali e riviste (Tessiner Zeitung,
Regione, Ticino Management, per esempio) per l’insegnamento della lingua
italiana, tedesca e inglese. Sto inoltre creando un singles club e il relativo
sito internet (punto di partenza per persone singole – __________). E’ quindi
mia intenzione fare tutto il possibile per superare questo momento di
difficoltà economica.

 

Attualmente sono impiegata a tempo pieno. Sto tuttavia cercando
un’attività salariata al mattino. Nel caso in cui la reperissi, le lezioni del
mattino sarebbero posticipate nel pomeriggio oppure alla sera.

(…).” (cfr. doc. 11)

 

                                         Nella sua
lettera del 31 maggio 2005 al TCA l’assicurata, tra l’altro, si è ancora così
espressa:

 

" 
(…)

La mia situazione (l’avevo già descritta sia nei
locali dell’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro a Bellinzona, sia in
quelli dell’Ufficio Regionale di Collocamento/URC a __________) era tale che
cercavo di salvare me stessa ed il mio sopravvivere economico che vedevo
concretamente nel continuare ad esistere di quella mia creazione, la mia
propria scuola di lingue che avevo tirato in avanti negli ultimi sette, otto
anni e che mi permetteva di sopravvivere con le sue entrate concrete di denaro.

Vedevo una vera e propria chance futura
nell’esistenza di questa ditta scuola ed era per ciò che avevo investito tutto
il mio capitale privato che avevo ereditato nel 2002 con la vendita della casa
dei miei genitori.

Erano CHF 100'000.-- circa e li ho investiti
praticamente tutti in questa Sagl.

(…)." (cfr. doc. VI)

 

                                         Da quanto
appena esposto questo Tribunale deve concludere che, a ragione,
l’amministrazione ha stabilito che l’assicurata è ritenuta inidonea al
collocamento.

 

                                         Infatti,
nonostante le asserite difficoltà e la mancanza di lavoro, l’assicurata non ha
mai inteso interrompere definitivamente la sua attività.

                                         Tant’è
che, durante l’audizione del 10 dicembre 2004, ella ha ancora elencato le
operazioni intraprese (che la occupavano a tempo pieno) per sviluppare
ulteriormente la propria attività.

                                      

                                         Già per
questa ragione, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.3), la
decisione su opposizione impugnata va dunque confermata.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha stabilito che il diritto alle indennità di
disoccupazione va negato all’assicurato che si iscrive al collocamento
mantenendo una posizione analoga a quella di un datore di lavoro in seno alla
ditta sua ex datrice di lavoro.

 

                                         Nel caso
concreto, come visto sopra, l’assicurata si è iscritta in disoccupazione
indicando una mancanza di lavoro presso la Sagl sua datrice di lavoro nella
quale ella riveste la carica di socia e gerente con diritto di firma
individuale e della quale detiene una quota di fr. 18'000.-- su un capitale
sociale di fr. 20'000.--.

 

                                         Secondo
questo Tribunale dunque, anche per questo motivo, conformemente alla giurisprudenza
e alle direttive citate (cfr. consid. 2.4, 2.5, 2.6 e 2.7), a ragione all’assicurata
è stato negato il diritto alle indennità di disoccupazione.

 

                                         Alla
stessa conclusione si giungerebbe anche se, come più volte da lei affermato,
l’assicurata si stesse effettivamente occupando dello scioglimento/liquidazione
della sua Sagl.

                                         Infatti,
l’Alta Corte ha stabilito che al membro del consiglio di amministrazione
e al socio gerente cui è affidata la liquidazione della SA e/o della Sagl non
va riconosciuto il diritto alle indennità di disoccupazione, ritenuta la sua
posizione analoga a quella di un datore di lavoro, fino al momento in cui la
società viene cancellata dal Registro di commercio (cfr. STFA del
14 luglio 2003 nella causa C., C 83/03 e STFA del 10 febbraio 2005 nella
causa Seco contro F. e Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, C
295/03).

 

                                         Va ancora
ricordato che, secondo il TFA la situazione dell’assicurato alle dipendenze di
una Sagl nella quale egli occupa una posizione analoga a quella di un datore di
lavoro è paragonabile a quella di un indipendente (cfr. per un caso di un
assicurato alle dipendenze di una Sagl di cui è socio e gerente la STFA del 20
ottobre 2000 nella causa C., C 27/00 e le sentenze non pubblicate STFA del 6
giugno 2000 nella causa B., C 407/99; STFA del 15 ottobre 1998 nella causa D, C
213/98 e STFA del 15 maggio 1997 nella causa R., C 67/96 ivi citate).

                                         Ora, per
costante giurisprudenza anche se l’asserita mancanza di lavoro non dipende
dall’assicurata, le indennità di disoccupazione non hanno lo scopo di
finanziare la perdita di lavoro delle persone che esercitano un’attività indipendente
e di sottrarle ai rischi di perdite ivi connessi (cfr. STFA del 22 giugno 2005
nella causa B., C 19/05; DLA 2002 N. 5, consid. 2b, pag. 56 e DLA 2000 N. 5
pag. 22).

 

                                         Riguardo infine
alla questione del versamento dei contributi sociali, compresi quelli per
l’assicurazione contro la disoccupazione, il TCA si limita qui a rinviare ad
una decisione del TFA del 29 dicembre 2004 nella causa W. (C160/04) nella quale
l’Alta Corte ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

4.

4.1Die Beschwerdeführerin kritisiert dies unter
anderem mit dem Argument, arbeitgeberähnliche Personen müssten Beiträge
entrichten, könnten aber nie entsprechende Leistungen beziehen.

 

Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG schliesst
arbeitgeberähnliche Personen vom Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung aus.
Analoge Bestimmungen finden sich bei der Schlechtwetterentschädigung (Art. 42
Abs. 3 AVIG) und der Insolvenzentschädigung (Art. 51 Abs. 2 AVIG). Im Bereich
der Arbeitslosenentschädigung besteht zwar keine Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG
vergleichbare Vorschrift, welche arbeitgeberähnliche Personen von der
Leistungsberechtigung ausschliesst. Indessen hat die Rechtsprechung (BGE 123 V
234 und zahlreiche seitherige Urteile) auch in diesem Bereich dieselbe Regelung
angewendet. Denn bei arbeitgeberähnlichen Personen besteht auf Grund der ihnen
zustehenden Befugnisse (Ausstellung von Gefälligkeitsbescheinigungen, beliebige
Variation des eigenen Arbeitspensums und damit einhergehend
Unkontrollierbarkeit des eigenen tatsächlichen Arbeitsausfalls, Mitbestimmung
bei der eigenen Wiederanstellung usw.) in Bezug auf sämtliche Leistungszweige
der Arbeitslosenversicherung dasselbe, im Vergleich zu gewöhnlichen
Angestellten erhöhte Missbrauchspotential. Die Rechtsprechung nach BGE 123 V
236 bezweckt entgegen der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht nur dem
ausgewiesenen Missbrauch an sich, sondern bereits dem Risiko eines solchen zu
begegnen, welches der Ausrichtung von Arbeitslosenentschädigung an
arbeitgeberähnliche Personen inhärent ist (Urteil F. vom 14. April 2003, C
92/02).

 

4.2 Im Unterschied zu selbstständig Erwerbenden
geniessen arbeitgeberähnliche Personen durchaus Versicherungsschutz in der
Arbeitslosenversicherung. Daher sind sie entgegen den Vorbringen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht Selbstständigen gleichzustellen. Scheiden
nämlich arbeitgeberähnliche Personen aus ihrem Betrieb in einer Weise aus, dass
sie endgültig alle jene Eigenschaften verlieren, deretwegen sie bei Kurzarbeit
auf Grund von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG vom Anspruch auf
Kurzarbeitsentschädigung ausgenommen wären, besteht durchaus Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung, soweit die übrigen Voraussetzungen (Art. 8 Abs. 1
AVIG) erfüllt sind. Das Erfordernis, aus der bisherigen Firma definitiv
auszuscheiden, ist wegen der Missbrauchsgefahr notwendig, verhindert jedoch
nicht generell, dass arbeitgeberähnliche Personen überhaupt jemals
Arbeitslosenentschädigung beziehen könnten. Es trifft deshalb nicht zu, dass
mit der Rechtsprechung gemäss BGE 123 V 234 eine ganze Gruppe von Personen wohl
Beiträge zahlen müsse, aber in diskriminierender Weise vom Anspruch auf die
genannte Leistung ausgeschlossen werde. Eine Verletzung der Handels- und
Gewerbefreiheit oder der Eigentumsgarantie ist damit nicht verbunden. Zu einer
Änderung der Rechtsprechung BGE 123 V 236 besteht kein Anlass.

(…).“ (cfr. STFA del 29 dicembre 2004 nella causa W., C 160/04)

 

                                         Il TFA si è confermato
nella propria giurisprudenza in un’altra decisione del 4 luglio 2005 nella
causa M. (C 270/04) e, tra l’altro, ha osservato che:

 

"  (…)

3.2    Né osta a
tale conclusione la circostanza che la ricorrente abbia regolarmente pagato i
contributi sociali, questa Corte avendo a tal proposito ricordato che la
negazione delle indennità di disoccupazione a una persona che gode di una
situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro ai sensi
della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 non giustifica ancora di per
sé un'esenzione dal pagamento dei contributi all'assicurazione contro la
disoccupazione (sentenza del 29 dicembre 2004 in re W., C 160/04, consid. 3).

(...)" (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella
causa M., C 270/04)

 

                                         In simili circostanze,
visto tutto quanto precede, la decisione su opposizione impugnata va quindi
confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti