# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4eccbecc-a3b7-5bd9-bb6d-caa50681d2b1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 08.06.2017 80.2016.211
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-211_2017-06-08.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.211

  80.2016.212

  	
  Lugano

  8 giugno 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 23 agosto 2016 contro la decisione del 20 luglio 2016 in materia di IC/IFD
  2015.

  

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1, cittadina __________
di origini __________, a beneficio di un permesso per stranieri confinanti
valevole dal 16.11.2012 al 15.11.2017 [“permesso G”], ricevuto per l’esercizio
dell’attività di prostituta, indicava, secondo i dati della “Sezione dei
permessi e dell’immigrazione – Ufficio stranieri”, di aver preso in locazione
una camera in via __________ a __________ dal 16.11.2012. Nel “formulario individuale
di domanda per frontaliere – G”, la contribuente precisava che la richiesta
veniva effettuata per svolgere l’attività a tempo pieno come indipendente e
prevedeva un’entrata mensile di fr. 3'000.-. 

 

 

                                  B.   Con dichiarazione
valevole per l’IC/IFD 2015 la contribuente dichiarava un reddito di complessivi
fr. 5'000.-. 

                                  C.   Con decisione di
tassazione del 26.5.2016, il reddito imponibile per l’IC e l’IFD 2015 veniva
stabilito in fr. 10'200.- e quello determinante per l’aliquota in fr. 22'200.-.
A motivazione del calcolo dell’imponibile veniva indicato: 

                                         “Aliquote maggiorate, tenuto conto degli elementi
imponibili fuori Cantone (imposta cantonale), fuori dalla Svizzera (imposta
federale) o assoggettati alla fonte (imposta cantonale e imposta federale):
elementi che possono essere stati rettificati o valutati secondo dati accertati
o presunti”.

 

 

                                  D.   Il 14/15.6.2016, RI 1,
per il tramite di __________ [suo rappresentante], presentava reclamo contro la
decisione di tassazione IC/IFD 2015: in particolare veniva contestata
l’aggiunta di altri redditi per l’attività svolta in Svizzera, precisando di
recarsi raramente in Ticino e di non percepire redditi in __________.

 

 

                                  E.   Con scritto
21.6.2016, l’UT convocava RI 1 per un’audizione, fissata per il 6.7.2016. In
particolare veniva richiesto all’insorgente di voler produrre, in occasione
dell’incontro con l’autorità fiscale: 

                                         “(...) fotocopia della dichiarazione d’imposta per
l’anno 2015 presentata all’autorità fiscale estera; fotocopia della tassazione
per l’anno 2015 notificatavi dall’autorità fiscale estera, comprova del
reddito, o del consumo di sostanza, o dell’aumento di debiti, o di ogni altra
fonte, che vi ha permesso di far fronte alle necessità dell’esistenza nell’anno
2015, ciò in considerazione dell’insufficiente liquidità emersa dai dati presentati”.
         

 

 

                                  F.   Il 6.7.2016 si teneva
l’udienza tra il rappresentante della reclamante e i funzionari del fisco. In particolare
veniva precisato che RI 1 era coniugata con __________, residente in __________
e che era quest’ultimo a provvedere al suo sostentamento. A dimostrazione di
tale assunto veniva presentata un’autocertificazione di __________ nella quale
questi dichiarava di provvedere al mantenimento dei “(...) familiari
indicati nel quadro familiari (...)” [ndr. il quadro familiari non veniva per
contro allegato] e che gli stessi [i familiari] non avrebbero percepito,
per il 2015, un reddito superiore a € 2'840.51. Veniva inoltre presentata la
dichiarazione semplificata dei contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale
(Modello __________) – annerita sui dati dei contribuenti [indicazioni personali
e redditi], e la tessera sanitaria __________ dell’insorgente.

 

 

                                  G.   Il 20.7.2016, l’UT
emetteva la propria decisione su reclamo, riconfermandosi nel calcolo degli
elementi imponibili, con la seguente motivazione:

“Le informazioni fornite dalla contribuente al momento della richiesta
del permesso, dell’allestimento della dichiarazione d’imposta e dell’audizione
su reclamo contro la decisione di tassazione, sono risultate contraddittorie e
insufficienti a determinare sia il reale stato civile della contribuente (i
dati presentati non sono ritenuti attendibili), sia il reddito in Svizzera e
all’estero. In sede di reclamo si decide di confermare lo stato civile
risultante dal permesso di soggiorno e parimenti confermare i redditi esposti
in prima istanza, di conseguenza il reclamo viene respinto”.                                         

 

 

                                  H.   Con ricorso
23/24.8.2016 la ricorrente, per il tramite del suo rappresentante, presenta
ricorso contro la decisione su reclamo. Evidenzia come già per il periodo fiscale
2014 avesse accettato una decisione di tassazione sebbene non corrispondesse
alla sua reale capacità contributiva, per “(...)
evitare discussioni e malintesi (...)”. Nel gravame l’insorgente
contesta la conclusione dell’UT laddove non ha ritenuto probante la
documentazione attestante la sua situazione economica, e meglio
l’autocertificazione del marito dalla quale emerge come RI 1 sia a suo carico,
non percependo redditi.                             

 

 

                                    I.   Con osservazioni al
gravame 31.8/1.9.2016, l’UT ha fatto presente che la ricorrente è a beneficio
di un permesso “G” a partire dal 16.11.2012 e nella richiesta di tale documento
ha indicato di prevedere un reddito mensile di fr. 3'000.-. Nello stesso documento
indicava anche di essere nubile. In relazione al periodo fiscale 2015 RI 1
dichiarava complessivi fr. 5'000.- di reddito. L’UT specificava che dopo
accertamento stabiliva di tassare in “modo particolarmente favorevole” la contribuente,
imponendola per fr. 10'200.- di reddito in Svizzera e fr. 12'000.- in __________
con l’aliquota per persone sole. Secondo l’UT la documentazione presentata in
sede d’audizione non è comprovante: non è stata fornita la decisione di
tassazione __________ relativa a __________, neppure quella riguardante la
contribuente, né è stato allegato un atto ufficiale di matrimonio. Non sarebbero
stati forniti giustificativi e spiegazioni relativi al mantenimento né dei coniugi,
né dell’insorgente. Neppure è stata presentata comprova della cifra d’affari o
del periodo effettivo di lavoro in Svizzera. Per tali ragioni, l’UT aveva
stabilito di emanare la decisione su reclamo, basandosi sull’unico elemento
ufficiale disponibile. L’UT postula una reformatio in pejus della
decisione, confermando il reddito aziendale in fr. 22'200.-, ma ripartendolo in
fr. 18'792.- in Svizzera e in fr. 3'408.- in __________. L’UT propone anche di
aggiungere redditi esteri e sostanza estera del marito.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Secondo l’art. 204 cpv. 2
LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID,
l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una
valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa
i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere
accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di
coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita
del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il
motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e
indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per
cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità
dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato
provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del
13.10.2010, consid. 2.1.).

 

                                         1.2.

                                         Giurisprudenza e dottrina
tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo
laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi
procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua
situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004
del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª ediz. Basilea
2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/
Kaufmann/Meuter, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2ª ediz., n. 26 ad
art. 130 LIFD, p. 1123).

                                         L’autorità fiscale deve
agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo co-scienza professionale,
conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere
tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di
evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente
deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più
vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).

 

                                         1.3.                                                                          

                                         Nella fattispecie, come
visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dalla ricorrente,
ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo un importo maggiore a quello
dichiarato.

 

                                         Pur ritenendo che la
dichiarazione presentata dalla contribuente non fosse corretta, l’autorità ha
rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto
dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte
del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3
LIFD). 

                                         Con decisione del 20.7.2016
ha infatti notificato alla ricorrente 

una tassazione ordinaria, con la
conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di
ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la
giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio
non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi
imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere
della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005
consid. 3).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Sono imponibili tutti i
proventi dall’esercizio di un’impresa, commerciale, industriale, artigianale,
agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività
lucrativa indipendente (art. 18 cpv. 1 LIFD; art. 17 cpv. 1 LT). L’art. 58 LIFD
(v. art. 67 LT) si applica per analogia ai contribuenti che tengono una contabilità
in buona e debita forma (art. 18 cpv. 3 LIFD; art. 17 cpv. 3 LT). 

                                      

                                         2.2.

                                         Secondo gli articoli 125
cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, le persone fisiche con reddito da attività
lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono allegare alla
dichiarazione i conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del
periodo fiscale oppure, in mancanza di una contabilità conforme all’uso commerciale,
le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite, come anche
degli apporti e dei prelevamenti privati.

                                         L’obbligo di allegare le
“distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità commerciale,
non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi
obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad
adempiere i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte
(Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a
cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco
2000, vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, pp. 259-260).

                                         Se tali principi non sono
rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato
deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza TF
2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1).

 

                                         2.3.

                                         L’art. 125 cpv. 2 LIFD non
precisa ciò che bisogna intendere per distinte degli attivi e dei passivi,
delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.

                                         Le esigenze a cui devono
rispondere queste distinte, dipendono dal caso di specie, in particolare dal
tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima. In ogni caso, essi devono
essere allestiti in maniera tale da far risultare in modo completo ed affidabile
il reddito e la sostanza legati all’attività lucrativa indipendente e poter
essere controllati in condizioni ragionevoli da parte delle autorità fiscali.
Ad ogni modo non spetta alle autorità fiscali ristabilire la contabilità manchevole
allestita dal contribuente (sentenza TF 2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1.;
sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid. 3.1.; RDAF 2007 II 252 consid.
4.1).

                                         Secondo il principio di
cui all’art. 8 CC, applicabile anche in ambito fiscale, spetta a colui che vuol
far valere l’esistenza di un fatto proprio ad estinguere oppure a diminuire il
proprio debito fiscale l’onere di apportarne la prova e sopportare le conseguenze
dell’insuccesso di quest’ultima (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid.
3.1; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa p. 266; RDAF 2009 II p. 560; sentenza TF
2C_199/2009 consid. 3.1).          

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nel caso che qui ci
occupa, la ricorrente, che per il periodo fiscale 2015 ha esercitato
un’attività indipendente, si è limitata a compilare la dichiarazione d’imposta,
indicando un reddito di complessivi fr. 5'000.-. Così facendo la stessa è
venuta meno ai propri obblighi procedurali: ha infatti omesso di allegare alla
dichiarazione le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite,
come anche degli apporti e dei prelevamenti privati, come esatto dall’art. 125
cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT. 

                                         Con decisione 26.5.2016,
il reddito imponibile della contribuente è stato quantificato dall’UT in fr.
10'200.- (determinante per l’aliquota in fr. 22'200.-), sulla base di elementi
noti all’autorità fiscali e forniti dalla ricorrente.

 

 

                                         3.2.

                                         A seguito del reclamo
interposto contro tale decisione, l’UT ha convocato la ricorrente ad
un’udienza, invitandola a produrre tutta una serie di documenti atti a provare
la sua situazione economica durante il periodo fiscale 2015 ed in particolare:

                                         “(...) fotocopia della dichiarazione d’imposta per
l’anno 2015 presentata all’autorità fiscale estera; fotocopia della tassazione
per l’anno 2015 notificatavi dall’autorità fiscale estera, comprova del
reddito, o del consumo di sostanza, o dell’aumento di dei debiti, o di ogni
altra fonte, che vi ha permesso di far fronte alle necessità dell’esistenza
nell’anno 2015, ciò in considerazione dell’insufficiente liquidità emersa dai
dati presentati”.

                                        

                                         3.3.

                                         All’udienza è intervenuto
il rappresentante della contribuente: in occasione della stessa ha prodotto
un’autocertificazione rilasciata dal Comune di __________ (IT) in relazione
alla situazione famigliare di __________ ed un modello di dichiarazione semplificata.
Ora, come ben rilevato dall’UT, tali documenti non provano alcunché:
nell’autocertificazione, i cui dati sono in parte anneriti [sicché non si
possono considerare completi ed utilizzabili], non vengono indicati i nominativi
dei famigliari ai quali __________ provvederebbe. In merito a quest’ultimo non
si hanno neppure informazioni circa la sua situazione reddituale per il 2015 e
quella di RI 1. Agli atti non vi è inoltre alcun documento che attesti il
vincolo matrimoniale o un obbligo di mantenimento.

 

                                         L’UT ha quindi giustamente
accertato gli imponibili senza tener conto di questa documentazione e basandosi
sugli unici atti disponibili, ossia quelli relativi alla richiesta per ottenere
il permesso “G” e quelli dei precedenti periodi fiscali.

 

                                         3.4.

                                         Ora l’UT ha quantificato
prudenzialmente i redditi globali derivanti dall’attività svolta dalla
contribuente in fr. 22'200.- (reddito imponibile in Svizzera pari a fr.
10'200.- e reddito determinante per l’aliquota fr. 22'200.-).

                                         Se è vero che nella
richiesta per l’ottenimento del permesso di soggiorno “G” la ricorrente aveva
indicato di prevedere dall’esercizio della sua attività un guadagno mensile di
fr. 3'000.-, nondimeno bisogna prendere in considerazione che nel periodo
fiscale precedente, il 2014, agli atti vi è uno scritto dal seguente tenore: 

                                         “Gentili signori, come costatato e dopo la discussione
del 22 aprile 2015, con il vostro signor __________, e considerato che svolgo
saltuariamente l’attività in Svizzera confermo con la dichiarazione d’imposta
del 2014, il reddito di fr. 10'200.- e fr. 12'000.- per l’aliquota”.                  

 

                                         Quest’impostazione era già
stata data nel contesto del periodo fiscale 2013 su indicazione espressa della
contribuente (v. scritto 1/3.12.2014 inc. IC/IFD 2013). In occasione di
un’audizione svoltasi dinanzi all’UT in presenza della contribuente e del suo
rappresentante era stato verbalizzato quanto segue:

                                         “Dopo discussione e considerato che la contribuente
svolge solo parzialmente l’attività lucrativa in Svizzera e per il restante
periodo fa rientro al proprio paese d’origine a __________ il reddito aziendale
viene calcolato in fr. 10'200.- in più viene aggiunto fr. 12'000.- per
l’aliquota”.

 

                                         3.5.

                                         Orbene è evidente che l’UT
in mancanza di una qualsiasi documentazione atta a comprovare la consistenza dei
redditi percepiti dalla contribuente, in Svizzera ed all’estero, si sia dovuta
basare sulle informazioni ed atti in suo possesso.

 

                                         L’autorità fiscale ha
quindi ripreso i dati delle precedenti dichiarazioni, seguendo anche le
indicazioni fornite dalla contribuente stessa. Si può quindi affermare che
abbia agito “pflichtgemäss” nel valutare gli elementi imponibili, anche
tenuto conto della tabella per il calcolo del minimo d’esistenza secondo l’art.
93 LEF (cfr. http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/,
sito consultato il 24.5.2017).

                                      

                                         Per sua parte, RI 1 non ha
prodotto alcuna documentazione a comprova della sua situazione finanziaria. 

                                         Anche per quanto riguarda
gli elementi imponibili esteri non è dato sapere quali redditi percepisca in __________,
motivo per cui l’UT ha ripreso i dati indicati dalla contribuente per i periodi
fiscali precedenti.

 

                                         Ricordato come nella
procedura fiscale l’onere della prova sia ripartito nel senso che l’autorità
fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere
fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che
estinguono o diminuiscono il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II
257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8). 

                                         Secondo la giurisprudenza,
peraltro, l’autorità fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è
obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a
scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si
deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli
elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica
debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica
per motivi che sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p.
670 consid. 3b).

                                         3.6. 

                                         Nelle proprie osservazioni
al gravame, l’UT postula addirittura una reformatio in pejus della
decisione su reclamo, facendo leva sulla documentazione prodotta da parte
dell’insorgente. Ora, come ricordato, gli atti presentati in sede di udienza
non sono stati ritenuti comprovanti: di conseguenza neppure possono essere utilizzati
per peggiorare la situazione fiscale della ricorrente.

 

 

                                   4.   Il ricorso è
respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della ricorrente,
soccombente.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                      

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    400.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.      50.–

                                         per un totale di                                                      fr.    450.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
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                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: