# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e057f11-666f-565a-a539-38528afc57c9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-12-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.12.2018 D-6923/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6923-2017_2018-12-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6923/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  d i c e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jeannine Scherrer Bänziger, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Eritrea,   

patrocinato dal Sig. Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profoghi,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 7 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-6923/2017 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino eritreo di etnia tigrina, è nato e cresciuto ad Antore, 

nella regione di Gash Barka. Nel corso della permanenza nel paese d’ori-

gine avrebbe frequentato nove anni di scuola dapprima proprio ad Antore 

ed in seguito a Barentu. Dopo aver completato la nona classe nel maggio 

del 2013 egli si sarebbe dedicato ad attività lavorative per sostenere eco-

nomicamente i famigliari. In detto contesto il richiedente asilo non sarebbe 

mai stato convocato al servizio militare né lo avrebbe integrato. Ciò nono-

stante, il regolare svolgimento di razzie e la sua situazione personale, che 

lo vedeva privo di tessera studente da utilizzare come lasciapassare, lo 

avrebbero l’interessato a lasciare il paese illegalmente nell’ottobre del 

2014. Dopo l’espatrio, egli avrebbe appreso che le autorità locali (Mmhdar) 

avrebbero chiesto informazioni ai famigliari circa le ragioni della sua as-

senza da scuola.  

Il 3 agosto 2015, l’interessato ha depositato una domanda d’asilo presso il 

Centro di registrazione e di procedura di Chiasso. 

B.  

Con decisione del 7 novembre 2017, notificata il 9 novembre 2017 (cfr. 

atto A25), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente l’allon-

tanamento dell’interessato dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione sic-

come lecita, esigibile e possibile. 

C.  

Il 7 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 8 

dicembre 2017) l’interessato è insorto contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). In via 

principale egli ha postulato il riconoscimento della qualità di rifugiato per 

motivi soggettivi insorti dopo la fuga. In primo subordine ha chiesto la ritra-

smissione degli atti alla SEM per un nuovo esame sul punto di questione 

della qualità di rifugiato, in particolare in relazione alla rilevanza dei motivi 

a norma dell’art. 3 LAsi. In via ancor più subordinata di essere ammesso 

provvisoriamente in Svizzera per inesigibilità ed inammissibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento. Altresì ha presentato una domanda di assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

giudiziarie e del relativo anticipo. 

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Pagina 3 

D.  

Con decisione incidentale del 6 febbraio 2018, il Tribunale ha accolto la 

succiata domanda di assistenza giudiziaria. 

E.  

Con scritto del 10 agosto 2018 il ricorrente ha trasmesso al Tribunale una 

copia della decisione del 3 maggio 2018 del Pretore del Distretto di Leven-

tina, per il cui tramite veniva attestata la sua paternità su B._______, nato 

il 14 luglio 2017 da C._______, anch’essa richiedente asilo eritrea già og-

getto di separata procedura dinanzi al Tribunale. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

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DTAF 2014/1 consid. 2). Il Tribunale può inoltre rinunciare allo scambio di 

scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

3.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha ritenuto irrile-

vanti i motivi d’asilo addotti dall’interessato. Egli avrebbe infatti lasciato il 

paese senza avere avuto contatti concreti con le autorità militari, cosa che, 

nonostante le allegate razzie, non prefigurerebbe alcun timore oggettiva-

mente fondato di persecuzioni. Del resto, ha proseguito la SEM, il fatto che 

le autorità locali abbiano raccolto informazioni su di lui successivamente 

all’espatrio non configurerebbe alcuna persecuzione ai sensi dell’art. 3 

LAsi. Sarebbe oltremodo sorprendente che queste abbiano atteso oltre un 

anno di tempo dall’espatrio prima di presentarsi dai suoi famigliari. Da ul-

timo, pure l’asserito espatrio illegale, in assenza di elementi supplementari, 

non soddisferebbe le condizioni per il riconoscimento dello statuto di rifu-

giato. 

4.2 Con ricorso l’insorgente, pur non mettendo in discussione la ricostru-

zione fattuale della SEM, propone una diversa lettura delle sue conse-

guenze a livello di statuto di rifugiato. Sulla scorta di fonti di varia natura, vi 

sarebbe infatti da ritenere che coloro che si sottraggono alla leva in un’età 

da assoggettamento rischierebbero persecuzioni rilevanti ai sensi dell’art. 

3 LAsi. Ora, essendo espatriato illegalmente, il ricorrente si sarebbe mani-

festamente sottratto ai suoi obblighi nei confronti dello stato eritreo.  

5.  

Nonostante in sede di conclusioni il ricorrente paia censurare unicamente 

il mancato riconoscimento dello statuto di rifugiato, il Tribunale ritiene giu-

dizioso, sulla base delle motivazioni addotte ed del complesso fattuale a 

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monte, affrontare anche la questione della concessione dell’asilo. Tale ap-

proccio non ha ad ogni modo influsso alcuno sulla soccombenza né sul 

computo delle spese processuali. 

6.  

Sia quel che sia, in casu al ricorrente non può essere riconosciuto lo statuto 

di rifugiato e conseguentemente nemmeno concesso l’asilo. Durante la 

permanenza in patria, questi non ha infatti ricevuto alcuna convocazione 

né ha integrato il servizio militare. Orbene, come lo ha rettamente sottoli-

neato l’autorità di prima istanza nel contesto eritreo il timore di essere san-

zionati per renitenza o diserzione è oggettivamente fondato solo se l’inte-

ressato è in contatto con le autorità militari (cfr. Giurisprudenza ed informa-

zioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 

n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto è però presunto unicamente al-

lorquando la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se la 

persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 

pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente effettuare il ser-

vizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un pregiudizio determi-

nante (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pub-

blicata come sentenza di riferimento] consid. 5.1). In specie, in assenza di 

una convocazione, il semplice timore generato dallo svolgersi di razzie e 

dall’eleggibilità dovuta all’età non configura motivo d’asilo pertinente. Allo 

stesso modo, essendo l’espatrio illegale dall’Eritrea da considerarsi rile-

vante solo in presenza di elementi supplementari che lascino presupporre 

che la persona sia malvista dalle autorità (cfr. sentenza del Tribunale D-

7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento] 

consid. 5.1), e facendo proprio siffatti elementi in specie difetto, non vi è 

modo di riconoscere rilevanza in materia a tale evenienza. Da ultimo, an-

che l’asserita visita da parte delle autorità del villaggio dopo l’espatrio 

dell’insorgente, quandanche verosimile, non permette di giungere a di-

verso esito. Innanzitutto, tale circostanza non prefigura ad essa sola alcuna 

persecuzione. Inoltre, nemmeno si può comparare tale evenienza ad un 

contatto finalizzato all’arruolamento, dal momento che i funzionari del 

Mmhdar, secondo le stesse allegazioni dell’insorgente, si sarebbero limitati 

ad informarsi circa le ragioni della sua assenza da scuola.  

7.  

Su tali aspetti la decisione avversata merita dunque piena tutela. 

 

 

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8.  

8.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l’allontana-

mento dell’interessato, ha considerato l’esecuzione dello stesso ammissi-

bile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

8.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. A suo dire l’ese-

cuzione dell’allontanamento andrebbe innanzitutto considerata contraria 

alla CEDU in virtù del profilo personale dell’interessato, ossia quello di un 

ventenne fuggito illegalmente per sottrarsi agli obblighi militari. Ad ogni 

modo, prosegue il ricorrente, un suo rientro nel paese d’origine lo espor-

rebbe al rischio di dover svolgere un servizio nazionale configurante lavoro 

forzato. In una tale situazione, in caso di rifiuto di servire, egli sarebbe con 

tutta probabilità punito e detenuto, cosa che viste le circostanze impliche-

rebbe degli atti di tortura e dei trattamenti degradanti. Pure ostativo all’ese-

cuzione dell’allontanamento sarebbe in specie principio dell’unità della fa-

miglia, stante la presenza del figlio e della compagna in Svizzera, precisa-

mente nel canton Argovia. A tal riguardo, successivamente all’inoltro del 

gravame, l’insorgente ha ribadito la necessità di tenere in considerazione 

questa circostanza sulla scorta della già menzionata decisione di accerta-

mento della paternità. Da ultimo, alla luce della situazione personale dell’in-

sorgente e di quella nel suo paese d’origine, l’esecuzione dell’allontana-

mento sarebbe anche da considerare inesigibile. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera e ne ordina l’ese-

cuzione; tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

Ora, dal momento che il ricorrente non verrà separato dal figlio e della pre-

sunta compagna per effetto della presente sentenza, non vi è modo di in-

travedere in specie alcuna violazione del principio dell’unità della famiglia 

(cfr. infra consid. 10.4). L’insorgente non adempie dunque le condizioni in 

virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allonta-

namento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure 

art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

10.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

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(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione 

degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova 

consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente 

deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedi-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GI-

CRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).  

11.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del non respingimento non trova 

applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso l’Eritrea è dunque am-

missibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi.  

11.3 Quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i 

rischi di reclutamento delle persone allontanate nell’ambito del servizio na-

zionale eritreo occorre fare riferimento alla sentenza di riferimento del Tri-

bunale del 10 luglio 2018 e di cui al ruolo E-5022/2017. Secondo questa 

giurisprudenza coordinata il servizio nazionale eritreo non rientra nella de-

finizione di schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 CEDU (cfr. E-

5022/2017 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Quo alla questione di sapere 

se tale circostanza potesse o meno essere qualificata quale lavoro forzato 

ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 CEDU, è anzitutto stato escluso che il servizio 

nazionale eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, oltre 

alla parte militare, anche delle componenti civili, possa essere considerato 

quale legittimo dovere civico. Tuttavia, si è altresì potuto determinare come, 

in assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante violazione dell’art. 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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4 cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad essa sola sufficiente 

a fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del Tribunale, non si può 

infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere sistematico, di 

modo che ogni persona in servizio attivo rischi di esservi esposta. Sui me-

desimi presupposti, il Tribunale ha anche escluso l’esistenza di un grave 

rischio di tortura o di trattamento inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU deri-

vante dal solo arruolamento (cfr. E-5022/2017 consid. 6.1 ed in particolare 

consid. 6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire dall’assunto che l’esecuzione 

dell’allontanamento non sia generalmente incompatibile con i disposti ci-

tati.  

11.4 Circa l’eventuale contrarietà al diritto al rispetto della vita famigliare e 

privata, è anzitutto opportuno rilevare che seppure l’art. 8 CEDU, rispetti-

vamente l’art. 13 Cost., non garantiscano il diritto a soggiornare in un de-

terminato Stato, una violazione può di principio essere constatata allor-

quando ad uno straniero, la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la 

presenza e con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 

consid. 1.3.1). Sennonché, come già enunciato in precedenza (cfr. supra 

consid. 8), non potendosi in specie parlare di divisione delle persone toc-

cate, è indubbio che la disposizione convenzionale a margine non possa 

essere considerata ostativa all’esecuzione dell’allontanamento. La vita fa-

migliare, quandanche esistente, potrà infatti proseguirsi nel paese d’origine 

alla luce del rientro congiunto delle persone interessate. A tal fine, nel limite 

del possibile, sarà opportuno che le diverse autorità cantonali competenti 

pongano coordinatamente in esecuzione i provvedimenti di allontana-

mento. 

11.5 L’esecuzione dell’allontanamento è pertanto ammissibile. 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

12.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

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ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 con rinvii).  

12.3 Nella sentenza sentenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017, pubblicata 

come sentenza di riferimento, il Tribunale ha avuto modo di esprimersi an-

che a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso 

l’Eritrea. Un’analisi della situazione del paese ha permesso di constatare 

un documentato miglioramento nell’approvvigionamento di generi alimen-

tari e di acqua potabile, nonché significativi passi avanti in ambito sanitario 

e nel campo dell’istruzione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è 

attualmente da considerarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza D-

2311/2016, consid. 17.2). Inoltre, il rischio di arruolamento per il servizio 

nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal momento che non vi è 

modo di considerare che tale evenienza ponga la persona interessata in 

una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 

6.2.3). Ad ogni modo, in considerazione della generale difficile situazione 

in cui versa il Paese, permane necessario verificare la questione dell’esigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo della singola fatti-

specie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo 

di ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. 

sentenza D-2311/2016 consid. 17.2). 

12.4 Orbene, nel caso specifico il ricorrente è giovane e gode di buona 

salute. Egli dispone di una pluriennale istruzione, può avvalersi di una certa 

esperienza lavorativa e vanta la presenza di un’estesa rete socio-famigliare 

nel paese d’origine; rete socio-famigliare alla quale potrà far capo in caso 

di bisogno.  

12.5 Il rientro dell’interessato nel suo paese d’origine è pertanto da consi-

derarsi pure ragionevolmente esigibile. 

 

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Pagina 10 

13.  

Infine, in ultima analisi, pur non essendo di principio attualmente possibile 

un rimpatrio coatto (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.3), non risultano 

impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione all’art. 44 LAsi). Per prassi co-

stante spetta infatti al richiedente asilo richiedere alla competente rappre-

sentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio (cfr. 

art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). 

14.   

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda 

di assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 6 febbraio 2018, non 

sono riscosse spese. 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

 

 

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Pagina 11 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

L’autorità cantonale competente avrà premura di coordinare l’esecuzione 

dell’allontanamento del ricorrente con quello di C._______ e di D._______ 

(N […]). 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e alle autorità can-

tonali competenti. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: