# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eadc8c33-0cd5-5da5-8704-04959f890ebb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 14.04.2014 12.2012.143
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2012-143_2014-04-14.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2012.143

  	
  Lugano

  14 aprile
  2014/lw

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2008.40
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna - promossa con petizione
29 febbraio 2008 da

 

	
   

  	
   AO 1 

   AO 2 

   AO 3 

   AO 4 

   AO 5 

   AO 6 

   AO 7 

   AO 8 

   AO 9 

   AO 10 

   AO 11 

   AO 12 

   AO 13 

   AO 14 

   AO 15 

   AO 16 

   AO 17 

   AO 18 

   AO 19 

   __________ poi dimesso dalla lite

   __________ a cui sono poi subentrate: 

   AO 20 e AO 21 

  tutti rappr. dall’
  RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA
  2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui gli
attori hanno chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 100'000.-
oltre interessi al 5% dall’8 settembre 2006 da assegnare al fondo di
rinnovamento della PPP della part. n. __________ RFD di __________, richiesta
riformulata con domanda processuale 4 maggio 2011 nel senso di condannare la
convenuta in via principale al pagamento alla Comunione dei comproprietari del AO
1 di fr. 303'000.- oltre interessi al 5% dall’8 settembre 2006 da assegnare al
fondo di rinnovamento della PPP e in via subordinata al pagamento agli altri 20
attori di quella somma in base ai loro rispettivi millesimi, ossia
complessivamente di fr. 123'927.- oltre interessi al 5% dall’8 settembre 2006; 

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 19 giugno 2012 ha respinto nei confronti della Comunione dei comproprietari del AO 1 ed accolto nei confronti degli altri 20 attori;

 

appellante
la convenuta con atto di appello 14 agosto 2012, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre i
20 attori vincenti in prima istanza con risposta 19 ottobre 2012 postulano la
reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Tra
il 1998 e il 2003 la società AP 1 ha promosso l’edificazione di un immobile
abitativo denominato “__________” sulla part. n. __________ RFD di __________,
da lei appositamente costituita in PPP. Gran parte delle relative unità PPP sono
state vendute prima dell’ultimazione dei lavori, ritenuto che in base ai
rispettivi rogiti (cfr. doc. A1-A16), di tenore sostanzialmente analogo, è in
particolare stato previsto quanto segue: “la venditrice risponde nel quadro
delle Norme SIA per l’esecuzione contrattualmente conforme del progetto di
costruzione e per eventuali difetti di costruzione [ndR: va già sin d’ora rilevato che questa
frase non è stata inserita in tutti i rogiti, come meglio si dirà più avanti]. Inoltre essa garantisce che gli
imprenditori, gli artigiani e i fornitori attivi nella progettata costruzione “__________”
sul part. no. __________ e nella progettata ristrutturazione “__________” sul part.
no. __________ presteranno le usuali garanzie conformemente alle disposizioni delle
Norme-SIA 118 per i lavori eseguiti e i materiali forniti. A tutela delle
pretese di garanzia di tutti gli acquirenti, la venditrice cederà loro le
proprie pretese di garanzia al momento dell’ultimazione delle progettate
costruzioni sul part. no. __________ e no. __________ [ndR: anche questa frase non è stata
inserita in tutti i rogiti, come meglio si dirà più avanti]. Tuttavia la venditrice è obbligata a
organizzare e a terminare a proprie spese il controllo e l’esecuzione dei lavori
in garanzia e, a questo scopo, la parte compratrice è tenuta ad allestire
tempestivamente, prima della scadenza del termine di garanzia, una lista dei
difetti per iscritto …. Un’ulteriore garanzia relativamente agli oggetti della
compravendita, risp. ad entrambi i fondi part. no. __________ e no. __________
viene esclusa - in quanto legalmente ammesso - da parte della venditrice. Le
parti dichiarano di conoscere il significato di questa disposizione”.

 

 

                                   2.   Con
petizione 29 febbraio 2008, avversata dalla controparte, la Comunione dei
comproprietari del AO 1 e 20 dei suoi comproprietari che detenevano
complessivamente 409/1000 delle quote PPP - e meglio attualmente, già tenuto
conto delle dimissioni dalla lite rispettivamente delle sostituzioni di parte
intervenute nel corso della causa, AO 2 (13/1000), AO 3 (13/1000), AO 4
(28/1000), AO 5 (26/1000), AO 6 (23/1000), AO 7 (32/1000), AO 8 (34/1000), AO 9
(12/1000), AO 10 (12/1000), AO 11 (29/1000), AO 12 (24/1000), AO 13 (30/1000), AO
14 (16.5/1000), AO 15 (16.5/1000), AO 16 (13.5/1000), AO 17 (13.5/1000), AO 18
(19/1000), AO 19 (32/1000), AO 20 (11/1000) e AO 21 (11/1000) - hanno convenuto
in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna
al fine di ottenerne la condanna al pagamento di fr. 100'000.- oltre interessi
al 5% dall’8 settembre 2006, precisando che la somma doveva essere assegnata al
fondo di rinnovamento della PPP in questione. In estrema sintesi essi hanno preteso
la rifusione del minor valore dell’immobile a seguito della sua difettosità ed
in particolare per l’esistenza di infiltrazioni d’acqua nei garages e nel
locale caldaia.

 

 

                                   3.   Preso
atto delle risultanze della perizia giudiziaria nel frattempo esperita, gli
attori, con domanda processuale 4 maggio 2011, hanno chiesto di poter
riformulare la loro richiesta petizionale nel senso che la convenuta fosse
condannata in via principale al pagamento alla Comunione dei comproprietari di
fr. 303'000.- oltre interessi al 5% dall’8 settembre 2006, somma sempre da
assegnare al fondo di rinnovamento della PPP, e in via subordinata al pagamento
agli altri 20 attori di quell’importo in base ai loro rispettivi millesimi,
ossia complessivamente di fr. 123'927.- oltre interessi al 5% da quella
medesima data. 

                                         Con
decreto 8 giugno 2011 il Pretore ha ammesso la domanda.

 

 

                                   4.   Raccolti
gli allegati conclusionali delle parti, che si sono riconfermate nelle loro
rispettive domande, il Pretore, con la sentenza 19 giugno 2012 qui impugnata,
ha respinto la petizione nei confronti della Comunione dei comproprietari e
l’ha accolta nei confronti degli altri 20 attori; la tassa di giustizia è stata
posta a carico della Comunione dei comproprietari per fr. 3’000.- e per fr.
7'000.- a carico della convenuta, tenuta altresì ad assumersi le spese processuali
di fr. 12'404.-, ritenuto che, per quanto riguardava le ripetibili, la stessa è
stata obbligata a rifondere fr. 14'000.- ai 20 attori mentre che altri fr.
6'000.- le andavano corrisposti dalla Comunione dei comproprietari. Il giudice
di prime cure, fondandosi sul diritto svizzero, ha innanzitutto negato alla
Comunione dei comproprietari la legittimazione attiva, ammettendola invece per
gli altri 20 attori. Ha in seguito respinto l’eccezione di prescrizione
sollevata nei confronti di 5 comproprietari (AO 14, AO 15, AO 16, AO 17 e AO 19).
Ha quindi disatteso la tesi della convenuta secondo cui a seguito dell’asserita
intervenuta cessione dei diritti di garanzia i 20 comproprietari - a suo
giudizio 11 (AO 2, AO 3, AO 8, AO 9, AO 10, AO 11, AO 16, AO 17, AO 18, AO 20 e
AO 21) - avrebbero dovuto promuovere l’azione contro gli artigiani responsabili
del difetto e non nei suoi confronti. Facendo proprio l’accertamento peritale, egli
ha infine quantificato in fr. 303'000.- il minor valore dell’opera, che ha quindi
provveduto ad attribuire ai 20 attori in base ai loro rispettivi millesimi,
ossia complessivamente in ragione di fr. 123'927.- (AO 2 fr. 3'939.-, AO 3 fr.
3'939.-, AO 4 fr. 8'484.-, AO 5 fr. 7'878.-, AO 6 fr. 6'969.-, AO 7 fr. 9'696.-,
AO 8 fr. 10'302.-, AO 9 fr. 3'636.-, AO 10 fr. 3'636.-, AO 11 fr. 8'787.-, AO
12 fr. 7'272.-, AO 13 fr. 9'090.-, AO 14 fr. 4'999.50, AO 15 fr. 4'999.50, AO
16 fr. 4'090.50, AO 17 fr. 4'090.50, AO 18 fr. 5'757.-, AO 19 fr. 9’696.-, AO
20 fr. 3'333.- e AO 21 fr. 3'333.-).

 

 

                                   5.   Con
l’appello 14 agosto 2012, che qui ci occupa, la convenuta chiede di riformare
il querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi, dovute con vincolo di
solidarietà. Essa ritiene che i 20 comproprietari, anziché promuovere un’azione
volta alla rifusione del minor valore dell’opera, avrebbero per contratto dovuto
instare per la sua riparazione gratuita. Ribadisce che a seguito della pattuita
cessione dei diritti di garanzia l’azione di 11 comproprietari (AO 2, AO 3, AO
8, AO 9, AO 10, AO 11, AO 16, AO 17, AO 18, AO 20 e AO 21) avrebbe dovuto
essere respinta per carenza di legittimazione passiva, dovendo essere promossa
nei confronti degli artigiani responsabili del difetto. E contesta il giudizio 8
giugno 2011 con cui il Pretore aveva concesso alla parte attrice di riformulare
le sue richieste ed in particolare di introdurre quella subordinata che aveva poi
trovato integrale accoglimento.

 

 

                                   6.   Della
risposta 19 ottobre 2012 con cui i 20 attori vincenti in prima istanza postulano
la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili si dirà, se e
per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                                   7.   Il
1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale
civile svizzero (CPC; RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è
stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta
disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio
dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece
la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una
decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove
disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).

 

 

                                   8.   Con
la prima censura d’appello la convenuta rimprovera al Pretore di non aver
ritenuto che i 20 comproprietari attori avrebbero dovuto instare per la
riparazione gratuita dell’opera, anziché promuovere un’azione volta alla
rifusione del suo minor valore: come indicato negli allegati preliminari, nei
rispettivi rogiti di compravendita le parti avrebbero pattuito l’applicazione
della norma SIA 118, il cui tenore, nonostante la stessa non fosse stata
versata agli atti, costituiva una circostanza notoria.

 

 

                                8.1   Le
norme SIA non codificano un uso vincolante, sono equiparabili a delle
condizioni generali che vincolano le parti soltanto se sono integrate nel
contratto e tutt’al più, al pari di altre formulazioni contrattuali
standardizzate, possono talvolta esprimere degli usi riconosciuti, ma la
circostanza deve essere dimostrata in ogni singolo caso (DTF 118 II 295 consid.
2a; TF 28 aprile 2011
4A_86/2011 consid. 6.1, 21 giugno 2013 4A_110/2013; II CCA 4 novembre 2011 inc.
n. 12.2009.189, 5 ottobre 2012 inc. n. 12.2011.85, 22 gennaio 2013 inc. n.
12.2011.22, 3 giugno 2013 inc. n. 12.2011.152 e 194, 4 ottobre 2013 inc. n.
12.2012.157). Da un punto di vista processuale, oltre al fatto che le stesse
siano state portate a conoscenza del giudice (non trattandosi di fatti notori: Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 6 ad art.
87; Donzallaz, Loi sur le
tribunal fédéral, n. 3651; TF 2 giugno 2006 4C.125/2005 consid. 5, 2 dicembre 2008 4A_428/2007 consid. 3.1; II CCA 21 dicembre 2011 inc.
n. 12.2009.184, 12 marzo 2013 inc. n. 12.2011.92, 8 aprile 2013 inc. n.
12.2011.106), occorre che almeno la parte che si prevale della
loro applicazione faccia valere in causa l'accordo della loro applicabilità
oppure obietti l'inapplicabilità del CO, in difetto di che si deve dedurre che
le parti, specialmente se patrocinate da legali, hanno rinunciato ad avvalersi
di tali disposizioni (Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 1 seg. ad art. 85; Rep. 1993 p. 199; II
CCA 30 gennaio 2010 inc. n. 12.2008.190 in RtiD II-2010 n. 46c p. 697, 2
settembre 2011 inc. n. 12.2010.193, 23 dicembre 2011 inc. n. 12.2009.234, 5
aprile 2012 inc. n. 12.2010.84, 9 dicembre 2013 inc. n. 12.2012.89).

 

 

                                8.2   Nel
caso di specie la richiesta della convenuta volta a ritenere applicabile la
norma SIA 118, ciò che avrebbe imposto di chiedere preventivamente la
riparazione gratuita dell’opera e dunque avrebbe comportato l’infondatezza
dell’azione volta alla rifusione del minor valore, deve senz’altro essere
disattesa.

                                         La
richiesta era ed è irricevibile: in effetti negli allegati preliminari le parti,
entrambe patrocinate da legali professionisti, avevano pacificamente ritenuto
applicabili le disposizioni del CO (da loro menzionate a più riprese, cfr.
petizione p. 2, 8 e 10, risposta p. 5 e 6 segg., replica p. 2 e 7, duplica p. 8)
e nessuna di esse aveva mai preteso l’applicazione di quella norma, la
convenuta avendo unicamente fatto notare che la regolamentazione adottata si
“apparentava” o “ispirava” per certi versi alla norma SIA 118 (duplica p. 4
seg. e 11), senza per altro aver spiegato in cosa sarebbe consistita
quell’analogia; in sede conclusionale, e con ciò già irritualmente (art. 78
CPC/TI), la convenuta ha in parte modificato la sua posizione processuale, sostenendo
allora che il regime contrattuale adottato, “apparentato” e “analogo” a quello
della norma SIA 118 (p. 19 e 23), avrebbe preventivamente imposto di far valere
la riparazione gratuita e ciò in virtù del fatto che nei rogiti era stato
stabilito che “gli imprenditori, gli artigiani e i fornitori attivi nella
progettata costruzione “__________” sul part. no. __________ e nella progettata
ristrutturazione “__________” sul part. no. __________ presteranno le usuali
garanzie conformemente alle disposizioni delle Norme-SIA 118 per i lavori
eseguiti e i materiali forniti” (omettendo però di aggiungere che quella
frase era preceduta dalle parole “la venditrice garantisce che”, che
conferisce alla stessa un senso ben diverso); ma è in definitiva solo in questa
sede, e con ciò in modo irrito (art. 317 cpv. 1 CPC), che essa ha preteso che le
parti avessero a suo tempo convenuto di applicare la norma SIA 118 in deroga al CO, menzionando per altro anche in questo caso solo per la prima volta la clausola
contrattuale, contenuta invero in solo 7 dei 16 rogiti agli atti (e meglio
quelli di AO 4, AO 5, AO 6, AO 7, AO 12, AO 13, AO 14 e AO 15, cfr. doc. A2-A5
e A9-A11), secondo cui “la venditrice risponde nel quadro delle Norme SIA
per l’esecuzione contrattualmente conforme del progetto di costruzione e per
eventuali difetti di costruzione”. 

                                         La
censura avrebbe in ogni caso dovuto essere disattesa già per un altro motivo e
meglio in quanto la norma SIA 118, che contrariamente a quanto preteso dalla
convenuta non costituisce un fatto notorio, nemmeno era stata versata agli atti
della causa e con ciò non era stata portata a conoscenza del giudice. 

 

 

                                   9.   La
convenuta ripropone in seguito la tesi secondo cui a seguito della pattuita
cessione dei diritti di garanzia l’azione di 11 comproprietari (AO 2, AO 3, AO
8, AO 9, AO 10, AO 11, AO 16, AO 17, AO 18, AO 20 e AO 21, cfr. doc. A1, A6-A8
e A12-A14) avrebbe dovuto essere respinta per carenza di legittimazione
passiva, dovendo essere da loro promossa contro gli artigiani responsabili.

                                         Come
giustamente rilevato dal Pretore, l’eccezione in tal senso era in realtà già
irricevibile, essendo stata sollevata per la prima volta solo in sede
conclusionale (a p. 19, 21 e 23; cfr. art. 78 CPC/TI; Cocchi/Trezzini, CPC-TI App., n. 134 ad art. 78 con rif. a
TF 16 febbraio 2004 4P.134/2003 consid. 3.2): la dottrina e la giurisprudenza
hanno in effetti già avuto modo di stabilire che la legittimazione delle parti
- attiva o passiva - rientra nel novero dei fatti impliciti, che si possono dare
per scontati fino al momento in cui viene affermato il contrario (TF 12
settembre 2008 4A_283/2008 consid. 6; Hohl, Procédure civile, vol. I, n. 792 e
942; II CCA 30 gennaio 2009 inc. n. 12.2007.256 in RtiD
I-2010 5c pag. 629), ritenuto che l’onere della parte attrice di allegazione e
di prova della propria legittimazione attiva rispettivamente della
legittimazione passiva della controparte sorge solo con la sua contestazione da
parte di quest’ultima (TF 11 novembre 2008 4A_165/2008 consid. 7.3.2; II CCA 19 novembre 2012 inc. n. 12.2010.183, 8 maggio 2013 inc.
n. 12.2013.40, 29 ottobre 2013 inc. n. 12.2012.164). Nel
caso di specie dal solo fatto che negli allegati preliminari la convenuta abbia
dichiarato che “non per nulla, anche dal punto di vista giuridico la petizione
è caratterizzata da pretese totalmente erronee, in quanto esorbitano dal
preciso quadro legale stabilito dai singoli atti di compravendita (doc. da A1 a
A16)” (risposta p. 29), rispettivamente che “il regime contrattuale che vincola
i singoli comproprietari e la convenuta è quello - estremamente specifico - che
risulta dai contratti di compravendita, tutti identici: tale regime si ispira
alla norma SIA-118, alla quale si apparenta, per certi versi; ciononostante,
mediante la causa che ci occupa, la comunione dei comproprietari fa valere
pretese derivanti dal CO!” (duplica p. 11) non si poteva assolutamente ritenere
che essa avesse contestato la sua legittimazione passiva ed avesse sostenuto
che la stessa spettava ai singoli artigiani. 

                                         La
censura sarebbe stata in ogni caso infondata anche nel merito, visto e
considerato che dal fatto che nei rogiti di compravendita di questi attori
fosse stato pattuito che “a tutela delle pretese di garanzia di tutti gli
acquirenti, la venditrice cederà [ndR con un verbo
al futuro] loro le proprie pretese di garanzia [ndR nei confronti degli imprenditori, degli
artigiani e dei fornitori] al
momento dell’ultimazione delle progettate costruzioni sul part. no. __________
e no. __________” non si può ancora ritenere che essa
già a quel momento avesse provveduto a quella cessione, che inoltre non risulta
essere stata effettuata in seguito, e meglio al momento dell’ultimazione dei
lavori o in epoca successiva.

 

 

                                10.   La
convenuta censura infine il fatto che il Pretore, con decreto 8 giugno 2011,
avesse concesso alla parte attrice, violando nel contempo anche il diritto al
contraddittorio, di riformulare le sue richieste di causa ed in particolare di
introdurre la domanda subordinata, poi accolta con il querelato giudizio. A
torto.

                                         Contrariamente
a quanto ritenuto dagli attori, nel caso di specie non è necessario chiarire se
il fatto che la convenuta avesse a suo tempo deciso di non impugnare con un reclamo
ex art. 319 CPC il decreto 8 giugno 2011 le impedisca di contestare quella
pronuncia nell’ambito dell’impugnativa contro la sentenza finale, quella sua
contestazione dovendo in ogni caso essere disattesa.

                                         In questa
sede, venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), la convenuta
non ha innanzitutto spiegato per quali motivi il giudizio con cui il Pretore
aveva ammesso la riformulazione delle domande di giudizio di parte attrice
fosse errato e dovesse con ciò essere riformato: essa non si è in effetti
confrontata con l’argomentazione esposta dal giudice di prime cure a sostegno
della sua decisione (e meglio il fatto che quella domanda non costituiva una
mutazione dell’azione [come stabilito dall’art. 75 CPC/TI] e,
se anche lo fosse stato, le condizioni per ammettere una mutazione erano comunque
adempiute, in quanto la stessa poggiava sullo stesso complesso di fatti ex art.
74 lett. a CPC/TI e nulla impediva o avrebbe impedito alla convenuta di opporre
in compensazione eventuali pretese) e si è invece limitata a ribadire quanto da
lei addotto in sede di osservazioni alla domanda processuale - dal che, pure,
l’infondatezza della censura di violazione del contraddittorio - e in sede
conclusionale (ossia il fatto che i 21 attori fossero originariamente debitori
solidali e l’impossibilità di far valere eventuali pretese compensatorie contro
i 20 attori). 

                                         Fosse per
ipotesi anche stata ricevibile da questo punto di vista, la censura sarebbe
stata in ogni caso destinata all’insuccesso, essendo evidente che, quand’anche
non si volesse ammettere che l’azione era immutata giusta l’art. 75 CPC/TI, la sua
mutazione sarebbe stata ammissibile in quanto - come già rilevato dal Pretore -
la domanda si fondava sui medesimi fatti ai sensi dell’art. 74 lett. a CPC/TI,
ritenuto per altro che non risulta che i 21 attori avessero inizialmente
dichiarato di intervenire come debitori solidali e che nulla avrebbe allora impedito
alla convenuta di opporre in compensazione ai 20 comproprietari eventuali sue
contropretese (non meglio precisate) nell’ambito di una domanda di restituzione
in intero giusta l’art. 138 CPC/TI.

                                         Per
completezza di motivazione, si aggiunga che l’eventuale erroneità del decreto 8
giugno 2011 e la sua conseguente riforma nel senso della reiezione della
richiesta di riformulazione delle domande di causa non avrebbe migliorato la
posizione della convenuta, continuando in tal caso a valere la domanda
inoltrata inizialmente (tranne per quanto riguardava l’aumento da fr. 100'000.-
a fr. 303'000.- della pretesa, ritenuto pacificamente ammissibile dalla convenuta
a p. 3, 6 e 7 delle sue osservazioni alla domanda processuale): in effetti,
stante che alla Comunione dei comproprietari non poteva essere riconosciuta la
legittimazione attiva, la petizione sarebbe comunque stata accolta nei
confronti degli altri 20 attori, e ciò ovviamente sempre in ragione
dell’importo corrispondente ai millesimi di loro spettanza (da destinare al
fondo di rinnovamento della PPP). In tal senso ci si potrebbe persino chiedere
se la convenuta disponesse del necessario interesse degno di protezione (il
cosiddetto gravamen), condizione imprescindibile per far valere in
appello una censura (cfr. sul tema ZPO-Rechtsmittel-Kunz, n. 46 segg. ed in particolare n. 48 e 51 seg. vor art.
308 segg. CPC; II CCA 25 novembre 2013 inc. n. 12.2011.199).    

 

 

                                11.   Ne
discende che l’appello della convenuta deve essere respinto nella misura in cui
è ricevibile con conseguente conferma della decisione pretorile, ritenuto che
gli oneri processuali e le ripetibili della procedura di secondo grado, calcolati
sulla base di un valore litigioso di fr. 123'927.- (cfr. art. 93 cpv. 1 CPC),
seguono la soccombenza (art. 106 CPC).

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 14 agosto 2012 di AP 1 è respinto nella misura in cui è
ricevibile. 

 

 

                                   II.   Gli oneri processuali di fr. 3’500.- sono a carico dell’appellante,
che rifonderà agli appellati AO 2, AO 3, AO 4, AO 5, AO 6, AO 7, AO 8, AO 9, AO
10, AO 11, AO 12, AO 13, AO 14, AO 15, AO 16, AO 17, AO 18, AO 19, AO 20 e AO
21 complessivi fr. 5’000.- per ripetibili. 

 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
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  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).