# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35300ad1-5881-5682-b8a2-72398b9c410c
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-01-06
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 06.01.2015 R 2013 175
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2013-175_2015-01-06.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 13 175

5a Camera

presieduta da

Stecher e composta dal presidente Meisser e dal giudice 

Audétat, attuario ad hoc Paganini

SENTENZA
del 6 gennaio 2015

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,
rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Fabrizio Keller, 

ricorrente
contro 

Comune di X._____,
rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Mirco Rosa, 

convenuto 1
e

Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni, 

convenuto 2

concernente decreto di ripristino (EFZ)

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1. A._____ è proprietario della particella no. 31 situata tra la strada 

cantonale e la vecchia linea ferroviaria Bellinzona-Mesocco in località 

"B._____", Comune di X._____. Tale mappale si trova nella zona "altro 

territorio comunale". A partire dal 2007, nella parte sud di detta particella 

veniva depositato del materiale di scavo con un volume complessivo di 

ca. 850 m3 su una superficie pari a ca. 950 m2. 

2. In seguito all'inoltro della notifica per il livellamento del materiale 

depositato sulla succitata particella di A._____ del 21 dicembre 2011, con 

scritto del 10 gennaio 2012  il Comune di X._____ gli comunicava che la 

notifica non poteva essere evasa, poiché non sarebbe ancora stata 

costituita la nuova Autorità edilizia comunale per il periodo di legislatura 

2012-2014. Dopo aver constatato che A._____ stava effettuando dei 

lavori senza la relativa autorizzazione, con scritto del 14 marzo 2012 il 

Comune di X._____ lo intimava a sospendere ogni attività. In 

ottemperanza all'intimazione trasmessa con un'ulteriore scritto del 

Comune di X._____ del 21 marzo 2012, in data 25 giugno 2012 A._____ 

inoltrava al comune il modulo per domande di costruzione di edifici e 

impianti al di fuori della zona edificabile (EFZ) per la "sistemazione del 

materiale depositato", lo "spianamento e la formazione di un prato 

agricolo" sulla particella no. 31. 

3. Con decisione 17 dicembre 2012 l'Ufficio per lo sviluppo del territorio dei 

Grigioni (qui di seguito UST) rifiutava la domanda di costruzione EFZ, 

argomentando in sostanza che già l'impianto principale, vale a dire il 

deposito di materiale di scavo a partire dal 2007, non potrebbe essere 

autorizzato, cosicché la domanda EFZ in questione per la 

rinaturalizzazione del materiale di scavo andrebbe pure rifiutata in quanto 

parte integrante del deposito. Al contempo l'UST esortava il Comune di 

- 3 -

X._____ a dare inizio a una procedura per il ripristino dello stato di 

legalità. 

4. Dopo la crescita in giudicato della decisione dell'UST, il 22 aprile 2013 il 

Comune di X._____ ordinava a A._____ di ripristinare lo stato di legalità 

sul mappale no. 31, precisamente di allontanare tutto il materiale di scavo 

(ca. 600-850 m3) depositato sulla parte sud del mappale (cifra 1), entro 40 

giorni dalla crescita in giudicato della decisione (cifra 2), sotto 

comminatoria delle sanzioni di cui all'art. 95 cpv. 1 LPTC (multa da fr. 

200.-- a fr. 40'000.--) (cifra 3) e accollandogli le spese per l'iscrizione a 

Registro fondiario di fr. 35.-- (cifra 4) nonché quelle procedurali pari a fr. 

500.-- (cifra 5). Ad argomentazione di tale decisione il comune sosteneva 

fondamentalmente che, visto l'ingente quantitativo di materiale depositato 

oltretutto dall'allora Presidente dell'Autorità edilizia comunale, non 

sarebbe dato optare per una decisione di tolleranza, per cui occorrerebbe 

ripristinare lo stato di legalità. 

5. Contro tale decisione A._____ (qui di seguito ricorrente) inoltrava ricorso 

al Tribunale amministrativo dei Grigioni in data 9 luglio 2013, postulando 

l'annullamento della decisione impugnata, la cancellazione della 

menzione "obbligo di ripristinare lo stato di legalità del terreno" iscritta a 

registro fondiario a carico della particella no. 31 e chiedendo il ritorno 

degli atti al Municipio per nuova decisione, con protesta di spese e 

ripetibili. Il ricorrente riesponeva la vicenda del contenzioso oggetto della 

procedura davanti a questo Tribunale concernente l'accesso con autocarri 

alla corrispettiva area, in cui con sentenza U 07 107 del 3 giugno 2008 

questo Giudice accoglieva il suo ricorso. Da questa decisione, 

segnatamente, dalla possibilità di transito, egli intende dedurre una 

tolleranza da parte del comune riguardo al deposito di materiale sul suo 

fondo. Nell'ambito del precedente procedimento, il comune non avrebbe 

sollevato opposizioni in merito al deposito di materiale e in seguito 

- 4 -

avrebbe preavvisato positivamente la domanda di costruzione EFZ, 

cosicché ora esso contraddirebbe il suo precedente modo di agire. In ogni 

caso, poggiando su detto comportamento del comune, l'istante avrebbe 

sempre agito in buona fede. Inoltre, il principio dell'uguaglianza di 

trattamento sarebbe gravemente leso giacché il comune in altre cinque 

situazioni concretamente descritte avrebbe autorizzato, in parte 

verbalmente e in parte pure per iscritto, dei depositi di materiale al di fuori 

della zona edificabile senza una formale procedura edilizia EFZ. Infine, la 

richiesta di allontanare tutto il materiale violerebbe il principio della 

proporzionalità, poiché lo scopo prefisso potrebbe essere raggiunto anche 

attraverso la sistemazione e la rispettiva rinaturalizzazione del materiale 

sul luogo.

6. Nella sua presa di posizione del 27 agosto 2013 il Comune di X._____ 

(qui di seguito convenuto 1) chiedeva il rigetto del ricorso e la conferma 

della decisione impugnata. Esso esplicava essenzialmente che l'illiceità 

materiale del deposito sarebbe già stata decisa con decisione dell'UST 

cresciuta in giudicato. Un'autorizzazione eccezionale ai sensi dell'art. 24 

della legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 700) 

rilasciata dal municipio senza l'approvazione (costitutiva) della 

competente autorità cantonale sarebbe nulla. Oltretutto, i cinque casi 

evocati dal ricorrente, i cui atti sarebbero stati allegati in seguito, non 

sarebbero paragonabili al caso in giudizio e non rappresenterebbero una 

prassi illegale del comune. Infine, vista l'illegalità del deposito, il comune 

non potrebbe esimersi dall'esigere il ripristino dello stato di legalità, per 

cui la sanzione inflitta rispetterebbe il principio della proporzionalità.

7. A sua volta, nella presa di posizione del 3 settembre 2013 l'UST (qui di 

seguito convenuto 2) esigeva la reiezione del ricorso facendo 

sostanzialmente riferimento alla crescita in giudicato della sua decisione 

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EFZ nonché contestando una lesione della protezione della buona fede, 

del principio dell'uguaglianza di trattamento e della proporzionalità, 

ribadendo che la competenza per costruzioni EFZ spetti esclusivamente 

ad esso. 

8. Su richiesta del ricorrente, il 15 novembre 2013 il giudice istruttore 

ordinava al convenuto 1 l'edizione degli atti a complemento dei cinque 

precedenti menzionati. Dopo l'introduzione della documentazione 

richiesta, il ricorrente chiedeva nuovamente un'edizione complementare 

degli atti, mentre le controparti ritenevano che questi non sarebbero 

comunque stati decisivi e si opponevano all'ulteriore richiesta di edizione. 

In più, sarebbe sussistita una condotta processuale chiaramente abusiva 

da parte del ricorrente.

9 Le argomentazioni addotte dalle parti negli scritti processuali verranno 

riprese, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di merito 

che fanno seguito.

Considerando in diritto:

1. La competenza del Tribunale amministrativo a giudicare il contenzioso è 

indubbiamente data ai sensi dell'art. 49 cpv. 1 lett. a della legge sulla 

giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). Oggetto del presente 

ricorso è la decisione di ripristino del convenuto 1 risp. dell'Autorità edilizia 

del 22 aprile 2013. Il ricorrente è pacificamente legittimato al ricorso, in 

quanto destinatario della decisione impugnata. Essendo tempestivo e 

rispondendo alle condizioni di forma il ricorso è ricevibile in ordine. 

- 6 -

2. Va previamente constatato che la decisione EFZ del convenuto 2 del 17 

dicembre 2012 è cresciuta in giudicato, per cui essa è vincolante sia per il 

ricorrente che per il convenuto 1 incaricato dell'esecuzione della stessa. 

Ciò non è contestato dalle parti. Non è quindi principalmente dato 

riprendere detta decisione nonché i fatti antecedenti ivi citati. In tale 

contesto è già stata accertata la violazione materiale delle norme edilizie 

riguardo al deposito senza permesso EFZ sulla particella del ricorrente, 

per cui non è stata possibile un'approvazione a posteriori e la domanda di 

"rinaturalizzazione" della particella in questione è stata respinta. Di 

conseguenza, la presente controversia verte solamente sulla questione a 

sapere se l'ordine di ripristino dello stato di legalità decretato dal 

convenuto 1 con decisione 22 aprile 2013 è proporzionale o meno e se il 

ricorrente invoca giustamente il diritto all'uguaglianza di trattamento 

nell'illegalità nonché la protezione della sua buona fede. 

3. a) Giusta l'art. 94 della legge sulla pianificazione territoriale del Cantone dei 

Grigioni (LPTC; CSC 801.100), stati materialmente illegali sono da 

eliminare su ordine dell'autorità competente, indipendentemente dal fatto 

che in seguito alla loro produzione sia stata eseguita una procedura di 

contravvenzione (cpv. 1). Il rilascio e l'attuazione di decisioni di ripristino 

competono all'autorità edilizia comunale (cpv. 2). Se l'autorità 

competente, per motivi di proporzionalità o di buona fede, deve 

parzialmente o totalmente prescindere dall'ordinare provvedimenti di 

ripristino, emana una decisione che tollera lo stato illegale (cpv. 4). Il 

principio della legalità e quello dell'uguaglianza di trattamento esigono che 

le costruzioni realizzate senza autorizzazione e in contrasto con il diritto 

materiale vengano per principio fatte demolire o che venga imposta la loro 

rettifica conformemente a quanto preteso dall'ordinamento edilizio (DTF 

123 Ib 252 cons. 3a, bb). Ammettere il contrario significherebbe premiare 

l'inosservanza della legge, favorire la sua violazione e far sorgere 

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l'impressione che l'autorità non sia in grado o non voglia esigerne il 

rispetto (DTF 91 I 94 cons. 3a). 

b) Per valutare la liceità materiale della decisione di ripristino è determinante 

la validità delle considerazioni che hanno spinto l'autorità a chiedere il 

ripristino. In ogni caso, per quanto riguarda il ripristino dello stato di 

legalità, all'autorità edilizia comunale spetta un ampio margine di 

apprezzamento (sentenza del Tribunale amministrativo dei Grigioni R 09 

89 del 2 febbraio 2010 cons. 3; MAGDALENA RUOSS FIERZ, Massnahmen 

gegen illegales Bauen - unter besonderer Berücksichtigung des zürcheri-

schen Rechts, 1999, pag. 142 seg.).

4. a) Accanto alla violazione del diritto materiale occorre che la misura sancita 

dall'autorità sia proporzionale allo scopo che s'intende perseguire. Il 

principio della proporzionalità esige, da un lato, che il mezzo usato sia 

proprio a conseguire lo scopo d'interesse pubblico che l'autorità si 

prefigge, pur tutelando nella misura del possibile la libertà personale, e, 

dall'altro, che esista un rapporto ragionevole tra il risultato che si vuole 

raggiungere e le prescrizioni che sono necessarie per il conseguimento di 

detto risultato (DTF 126 I 219 cons. 2.c con riferimenti; PTA 1987 no. 28, 

1986 no. 27, 1984 no. 32, 1981 no. 22, 1976 ni. 31 e 32). In principio, 

l'ordine di demolire un'opera edificata senza permesso e per la quale 

un'autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria non è contrario al 

principio della proporzionalità. Chi pone l'autorità di fronte al fatto 

compiuto deve attendersi che essa si preoccupi maggiormente di 

ristabilire una situazione conforme al diritto, piuttosto che degli 

inconvenienti che ne derivano per chi ha costruito. In altre parole, rispetto 

all'interesse di ristabilire una situazione conforme al diritto, gli 

inconvenienti finanziari che ne derivano per la persona colpita dal 

provvedimento contano solo marginalmente (sentenza del Tribunale 

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federale 1P.336/2003 del 23 luglio 2003 cons. 2.1 e 1A.103/2002 del 22 

gennaio 2003, cons. 4.2; PTA 2011 no. 22 cons. 6a). In presenza di un 

impianto contrario al diritto materiale è dato scostarsi da una demolizione 

risp. da un ordine di ripristino solo qualora la trasgressione da quanto 

autorizzato è di poco conto e se l'interesse pubblico non riesce a 

giustificare il danno subito dal proprietario a causa della demolizione (PTA 

1993 no. 29; DTF 111 Ib 213 cons. 6b). Infine, anche il committente in 

mala fede può invocare il principio della proporzionalità. Egli deve tuttavia 

contare su un maggiore rigore da parte dell'autorità, specie sull'interesse 

preponderante dato all'esigenza di ristabilire una situazione conforme al 

diritto (ADELIO SCOLARI, Commentario, 2a ed., Cadenazzo 1996, nota 1297 

ad art. 43 Legge edilizia del Cantone Ticino).

b) Il ricorrente richiama in particolar modo una violazione nella ponderazione 

effettuata dal convenuto 1 tra la proporzionalità della misura di ripristino e 

il relativo fine. Tale censura non può essere ascoltata non solo a causa 

dell'enorme volume dei materiali depositati ma anche in ragione della loro 

natura. Come giustamente addotto dal convenuto 2 nella sua presa di 

posizione, una situazione legittima nella fattispecie si può ripristinare 

solamente attraverso la demolizione del deposito di materiale seguita da 

un trattamento risp. smaltimento del materiale giusta le disposizioni 

dell'ordinanza tecnica sui rifiuti (OTR; RS 814.600). Del resto, un deposito 

di materiale del volume di 850 m3 non può essere rubricato quale 

divergenza irrisoria dallo stato autorizzato, ma rappresenta un'ingerenza 

grave nella morfologia del sito. Cosicché, in conformità anche con quanto 

esposto dal convenuto 1, vista soprattutto la constatazione del carattere 

materialmente illegale del deposito, il comune non può esimersi 

dall'esigere il rispristino dello stato di legalità. La salvaguardia del 

pubblico interesse a garantire il rispetto dell'ordinamento giuridico, 

concretamente, ad evitare che il cittadino sia incline a credere che si 

http://links.weblaw.ch/it/1P.336/2003
http://links.weblaw.ch/it/1A.103/2002

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possa eludere l'illegalità di depositi non autorizzati, attuando dei 

provvedimenti di spianamento a posteriori, risulta nella fattispecie 

indubbiamente più importante dei costi dovuti allo smantellamento per il 

deposito in questione, i quali, in ogni caso, non appaiono sproporzionati 

se tenuto conto della gravità della situazione edilizia in esame. L'ordine 

impartito da parte del convenuto 1 di allontanare il materiale depositato si 

rileva quindi essere proporzionale allo scopo perseguito. Contrariamente 

a quanto addotto dal ricorrente, il ripristino attraverso la demolizione del 

deposito costituisce lo scopo che l'autorità si è prefissa, di conseguenza 

esso non può essere raggiunto attraverso una rinaturalizzazione. 

c) In relazione all'ordine di demolizione, l'istante chiede che lo stesso non 

vada menzionato a registro fondiario. Formalmente un tale obbligo è 

sufficientemente suffragato dalla necessaria base legale di cui all'art. 90 

cpv. 2 LPTC. In principio, con la conferma in questa sede dell'ordine di 

demolizione, la menzione con l'obbligo di ripristino che andrebbe iscritta a 

registro fondiario trova la propria giustificazione nel fatto che, 

indipendentemente da chi è attualmente o sarà il proprietario futuro del 

fondo, il comune potrà opporre a chiunque la decisione di ripristino. La 

misura tende pertanto a garantire che il deposito di materiale illegale 

venga smantellato e ripristinato lo stato di legalità che vigeva 

anteriormente. L'ordine di menzione a registro fondiario è allora 

giustificato e proporzionale e merita protezione anche considerato che 

l'istante non motiva materialmente la propria richiesta e che pertanto non 

è dato sapere quali argomenti si opporrebbero alla contestata menzione a 

registro fondiario. 

5. a) Resta ancora da stabilire se le allegazioni del ricorrente concernenti 

l'asserita violazione del principio dell'uguaglianza di trattamento (art. 8 

cpv. 1 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera (Cost.; 

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RS 101) siano fondate. Il ricorrente invoca il diritto alla parità di 

trattamento nell'illegalità. A mente del ricorrente sul territorio comunale 

verrebbe applicata una prassi illegale, in quanto in cinque simili situazioni 

sarebbero stati tollerati dei depositi o delle estrazioni di materiale senza 

una formale procedura edilizia EFZ. Stando al convenuto 1, tuttavia, detta 

premessa verrebbe a mancare nell'evenienza concreta. I cinque casi 

evocati dal ricorrente non avrebbero difatti nulla a che vedere con la 

fattispecie in esame. 

b) Principalmente non esiste un diritto alla parità di trattamento nell'illegalità 

(DTF 126 V 392 cons. 6a; 124 IV 47 cons. 2c, 122 II 451; 116 Ia 140), in 

quanto il principio della supremazia della legge è reputato prevalere su 

quello dell'uguaglianza di trattamento (DTF 117 Ib 266 cons. 3f, 414 cons. 

8c, 112 Ib 387 cons. 6). Il fatto che la legge non sia stata in altri casi 

applicata o non lo sia stata giustamente non accorda ancora al cittadino il 

diritto di essere posto parimenti al beneficio di un regime illegale. Questo 

vale però solo se la pratica illegale è riferita ad un caso o ad alcuni casi 

isolati. Per contro, se l'autorità rifiuta di scostarsi in altre situazioni dalla 

propria pratica illegale, il privato ha il diritto di pretendere di essere posto 

al beneficio della prassi illegale alla stessa stregua degli altri (DTF 136 I 

65 cons. 5.6, 134 V 34 cons. 9, 131 V 9 cons. 3.7, 127 I 2 cons. 3a, 123 II 

253 cons. 3c e 115 Ia 83 cons. 2). In tali casi il principio dell'uguaglianza 

di trattamento è reputato prevalere su quello della legalità (DTF 122 II 451 

cons. 4a e 112 Ib 387 cons. 6). 

 

c) Come emerge dalla documentazione posteriormente inoltrata dal 

convenuto 1 su richiesta di questo Giudice e dalle relative osservazioni, 

appare altamente verosimile che il convenuto 1 non abbia mai adottato 

pratiche illegali concernenti costruzioni soggette a permessi EFZ, 

tantomeno dell'entità del caso in questione. Ad ogni modo, tale questione 

http://links.weblaw.ch/it/DTF-126-V-390
http://links.weblaw.ch/it/DTF-124-IV-44
http://links.weblaw.ch/it/DTF-122-II-446
http://links.weblaw.ch/it/DTF-116-IA-135
http://links.weblaw.ch/it/BGE-117-IB-266
http://links.weblaw.ch/it/DTF-112-IB-381
http://links.weblaw.ch/it/DTF-127-I-1
http://links.weblaw.ch/it/DTF-123-II-248
http://links.weblaw.ch/it/DTF-123-II-248
http://links.weblaw.ch/it/DTF-115-IA-81
http://links.weblaw.ch/it/DTF-122-II-446
http://links.weblaw.ch/it/DTF-112-IB-381

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può rimanere aperta dacché il convenuto 1 stesso con scritto del 20 

febbraio 2014, comunicava a questo Tribunale che esso non avrebbe mai 

tollerato una pratica illegale nel senso della vertenza in esame e 

nemmeno intenderebbe farlo in futuro. Con ciò è evidente che l'istante 

non può pretendere di essere posto al beneficio di una prassi che – 

semmai esistita – l'autorità non intende perseguire in futuro (cfr. STA R 13 

183 cons. 4.b). Non bisogna così entrare ulteriormente nel merito della 

richiesta del ricorrente di effettuazione dei relativi sopralluoghi nei siti in 

cui, a mente sua, si riscontrerebbero delle pratiche illegali. Una decisione 

di tolleranza fondata sul principio dell'uguaglianza di trattamento 

nell'illegalità non entra perciò in considerazione nella fattispecie in esame. 

6. a) Il ricorrente asserisce inoltre che il convenuto 1 non si sarebbe 

comportato correttamente, non avendo sollevando obiezioni al deposito di 

materiale nell'ambito della precedente procedura davanti al Tribunale 

amministrativo conclusasi con la sentenza del 3 giugno 2008 

(procedimento U 07 107). Inoltre, l'autorità comunale avrebbe preavvisato 

positivamente la domanda di costruzione per il deposito di materiale. 

Giusta l'art. 9 Cost. ognuno ha diritto d'essere trattato senza arbitrio e 

secondo il principio della buona fede da parte degli organi dello Stato. È 

dato prevalersi del diritto alla protezione della buona fede e della fiducia 

premesso che, l'autorità è intervenuta in un caso concreto nei confronti di 

una determinata persona, essa ha agito o era legittimamente reputata 

agire nell'ambito delle proprie competenze, l'interessato non poteva 

rendersi immediatamente conto dell'inesattezza dell'informazione 

ottenuta, egli si è fondato su tale informazione per prendere delle 

disposizioni che non può più modificare senza pregiudizio e la legge non 

ha subito modifiche dal momento in cui l'informazione è stata fornita. 

Occorre poi che l'interesse pubblico all'applicazione della disposizione di 

diritto cogente non prevalga sul principio della buona fede (PTA 1996 no. 

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35 cons. 2b con rinvii). Il diritto alla protezione della fiducia nelle azioni 

dell'autorità è ammesso soltanto quando il committente ha applicato tutta 

l'attenzione e la diligenza presumibilmente esigibile secondo le 

circostanze del caso concreto (DTF del 14 febbraio 1979 in: ZBl 80/1979, 

pag. 312 cons. 4b). Principalmente spetta dunque al committente l'onere 

di accertarsi che il suo modo di agire sia legittimo (cfr. PTA 1993 no. 29). 

b) Come giustamente precisato anche dal convenuto 1, il ricorrente, oltre ad 

essere architetto, era membro del municipio e faceva parte dell'autorità 

edilizia comunale all'epoca del deposito di materiali sul fondo no. 31. In 

tale qualità è allora lecito presupporre che l'istante sapesse o dovesse 

sapere che per la realizzazione del deposito e conseguente 

rinaturalizzazione sarebbe stata in ogni caso necessaria 

un'autorizzazione EFZ da parte dell'autorità cantonale (cfr. DTF 132 II 21 

cons. 6.2.2). Se nel caso di specie il ricorrente abbia applicato la diligenza 

dovuta o se piuttosto egli abbia agito in male fede, tuttavia, non può 

essere appurato con certezza siccome egli, a giustificazione del suo 

agire, invoca una presunta prassi illegale nel comune convenuto, sulla 

quale questo Giudice non ritiene di dover entrare ulteriormente nel merito. 

c) Sebbene nel caso di specie non sia verosimilmente intravedibile un 

atteggiamento contradditorio del convenuto 1 in correlazione con la 

precedente procedura U 07 107, la quale verteva unicamente sul divieto 

di transito per mezzi pesanti lungo una determinata tratta, una censura ai 

sensi della protezione della fiducia risp. della buona fede è comunque 

irrilevante, poiché l'autorizzazione comunale a costruire fuori dalla zona 

edificabile è subordinata all'approvazione dell'UST (art. 25 cpv. 2 LPT; art. 

87 cpv. 1 LPTC in combinato disposto con l'art. 2 cpv. 1 e l'art. 49 cpv. 1 

dell'ordinanza sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni 

[OPTC; 801.110]). Pertanto, nel caso di un ordine di demolizione di 

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un'opera costruita fuori dalla zona edificabile, il mero appello ad 

un'autorizzazione comunale risp. ad eventuali assicurazioni da essa 

fornite o alla buona fede non trova protezione (cfr. DTF 132 II 21 cons. 6). 

Di conseguenza, anche la questione dell'asserito preavviso positivo del 

convenuto 1 non ha alcuna importanza. Nella concreta evenienza, 

dall'appello al principio della protezione della buona fede risp. della fiducia 

l'istante non può trarre diritti a suo favore.

7. a) Giusta le considerazioni che precedono non sussistono motivi di 

proporzionalità, di parità di trattamento o legati alla buona fede risp. alla 

protezione della fiducia per cui il convenuto 1 avrebbe dovuto prescindere 

dall'ordinare il ripristino optando per una decisione di tolleranza. La 

decisione del convenuto 1 del 22 aprile 2013 è dunque legittima e il 

ricorso va respinto.

b) Per l'esecuzione della misura di ripristino, il convenuto 1 dovrà assegnare 

al ricorrente un nuovo termine a partire dalla notifica della presente 

sentenza. 

8. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LGA, nella procedura di ricorso la parte 

soccombente deve di regola assumersi le spese ed è obbligata in base 

all'art. 78 LGA a rimborsare alla parte vincente tutte le spese necessarie 

causate dalla procedura (cpv. 1). Ai comuni, al Cantone nonché alle 

organizzazioni cui sono affidati compiti di diritto pubblico, invece, non 

vengono di regola assegnate ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio 

delle loro attribuzioni ufficiali (cpv. 2). I costi di procedura sono così 

assegnati al ricorrente, il quale non è tuttavia tenuto a rimborsare ripetibili 

ai convenuti. 

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Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 344.--

totale fr. 2'344.--

il cui importo sarà versato da A._____ entro trenta giorni dalla notifica della 

presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]