# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec311c40-8efc-5743-b349-f149cb7d1d47
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 24.05.2006 90.2005.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2005-40_2006-05-24.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.40

   

  	
  Lugano

  24 maggio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 21 aprile 2005 di

 

 

	
   

  	
  1. RI 1 

  2. RI 2 

  entrambe patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 15 febbraio 2005 (n. 42) con la quale il
  municipio del comune di ha istituito una zona di pianificazione relativa al
  comprensorio di utilizzazione in località;

  

 

viste le risposte:

-    17 maggio 2005 della
divisione della pianificazione territoriale;

-    15 giugno 2005 del municipio
di;

 

preso atto della replica 22 giugno 2005 e delle
dupliche:

-    12 gennaio 2006 della
divisione della pianificazione territoriale;

-    1. febbraio 2006 del municipio
di;

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Con
decisione 15 febbraio 2005 (n. 42) il municipio del comune di ha adottato una
zona di pianificazione relativamente alla zona industriale Jb posta lungo via e
compresa tra strada e via, oltre ai mapp. 452, 454 e 455, facenti parte dell'adiacente
zona residenziale estensiva R2. Nella scheda descrittiva, allegata alla
rappresentazione grafica del comparto toccato dalla misura, il municipio ha
spiegato che il provvedimento, pubblicato dal 7 marzo al 6 aprile 2005, è stato
istituito allo scopo di elaborare una variante di piano regolatore che permetta
di verificare e reimpostare l'assetto della zona, tenendo conto, in particolare,
delle opere già eseguite o in fase di progettazione concernenti la politica dei
trasporti regionale. All'interno del perimetro di questa zona la scheda
autorizza, in linea di principio, solo la riattazione di edifici esistenti con
eventuali ampliamenti e modifiche di destinazione di piccole entità (al massimo
il 10% dei volumi esistenti sui rispettivi fondi). Di principio, non sono ammessi
ampliamenti con destinazione manifestamente incompatibile con la futura
pianificazione. La misura è entrata in vigore con la sua pubblicazione ed ha
una durata di cinque anni.

 

 

                                  B.   Con ricorso
21 aprile 2005 RI 1 e RI 2, proprietarie del mapp., sono insorte innanzi a
questo tribunale, chiedendo l'annullamento della zona di pianificazione ed, in
via subordinata, l'estromissione del fondo di loro proprietà. Le insorgenti
lamentano anzitutto una violazione del diritto di essere sentite, poiché le
finalità addotte dal comune a giustificazione della zona di pianificazione
sarebbero troppo vaghe. La misura adottata viola inoltre il principio della
stabilità dei piani regolatori; per di più, l'autorità comunale non dispone di
alcun serio intendimento pianificatorio. Non sono neppure dati motivi per
estendere la zona di pianificazione anche ai fondi posti in zona residenziale. A
dire delle ricorrenti, la misura non tutela alcun interesse pubblico preponderante
e lede il principio di proporzionalità nonché la garanzia della proprietà. Queste
si dolgono infine di una disparità di trattamento verso i proprietari di quei
fondi posti in zona residenziale che non sono stati inclusi nel perimetro del
comparto interessato dalla misura. 

                                  C.   La
divisione della pianificazione territoriale ed il municipio di hanno postulato
la reiezione dell'impugnativa.

 

 

                                  D.   In replica
e duplica le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive allegazioni.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.La competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 64
cpv. 1 LALPT) e la legittimazione delle insorgenti certa (art. 64 cpv. 2
LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla
base degli atti. Una visita dei luoghi oggetto della contestazione non appare
necessaria, in quanto già conosciuti da questo tribunale (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Secondo l'art. 27 cpv. 1 LPT, se i piani d'utilizzazione mancano
o devono essere modificati, l'autorità competente può stabilire zone di
pianificazione per comprensori esattamente delimitati, al cui interno nulla è
lecito intraprendere che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione.
Il principio è ripreso, a livello cantonale, all'art. 58 LALPT, che consente di
istituire zone di pianificazione se conflitti con i principi pianificatori o problemi
particolari relativi all'uso del territorio lo giustificano (cpv. 1), ed in
particolare, se i piani mancano o devono essere modificati (cpv. 2). La
zona di pianificazione è istituita, nell'ambito delle relative competenze, dal
municipio, rispettivamente dal Consiglio di Stato (art. 60 cpv. 1 LALPT); quest'ultimo
può inoltre stabilire zone di pianificazione a salvaguardia degli obiettivi
della pianificazione del territorio e della protezione dell'ambiente, così come
per garantire l'adeguamento delle pianificazioni locali (art. 60 cpv. 2 LALPT).
Il diritto cantonale riprende all'art. 63 cpv. 2 LALPT gli effetti del
provvedimento prescritti all'art. 27 cpv. 1 LPT, secondo cui all'interno della
zona è vietato ogni intervento che possa rendere più ardua la pianificazione
dell'utilizzazione, precisando inoltre che le domande di costruzione in
contrasto con gli obiettivi del piano in formazione sono decise negativamente
oppure sono sospese, al massimo fino alla scadenza della zona di pianificazione
(art. 63 cpv. 3 LALPT). La zona di pianificazione entra in vigore con la sua
pubblicazione e lo resta fino a che sia pubblicato il piano sostitutivo, ma
comunque non oltre cinque anni, con facoltà del Consiglio di Stato di prorogare
di altri due anni il termine di scadenza (art. 27 cpv. 2 LPT; 62 seg. LALPT).

 

                                         2.2. In
sintesi, la zona di pianificazione è un provvedimento conservativo (RDAT 1990
n. 79, consid. 2b), volto ad evitare che la pianificazione in atto o in
procinto di essere intrapresa venga ostacolata o comunque sia influenzata
negativamente da un uso del territorio contrastante col suo indirizzo. Lo scopo
principale dell'istituto consiste quindi nel tutelare la libertà di decisione
dell'autorità durante lo svolgimento del processo di pianificazione (DTF 118 Ia
510 consid. 4d; 113 Ia 362 consid. 2a, bb; Ruch, Kommentar RPG, ad art. 27 n.
21). A questo stadio l'assetto definitivo dell'ordinamento allo studio non può
essere dato per certo. Non si può in particolare affermare che ne deriverà
effettivamente la restrizione della proprietà che l'indirizzo pianificatorio
potrebbe far temere. La zona di pianificazione non si confonde con la
pianificazione soggiacente: è un provvedimento a sé stante che, pur
condizionato nei suoi effetti dall'indirizzo pianificatorio di cui si pone a
tutela, provoca direttamente, per la sua durata, una restrizione della
proprietà. La legittimità della zona di pianificazione va dunque esaminata
distintamente da quella delle intenzioni pianificatorie che, pur nei limiti
della loro indeterminatezza, ne informano l'azione. Per i motivi che sono
appena stati spiegati, l'esame giurisdizionale che l'art. 33 cpv. 3 lett. b)
LPT garantisce nella materia specifica non può estendersi, salvo il caso di un'impostazione
manifestamente erronea, all'ordinamento pianificatorio nel quale dovrebbero
sfociare gli studi avviati, bensì e soltanto alla fondatezza e all'idoneità del
vincolo istituito per non compromettere la loro efficacia (RDAT 1990 n. 79 consid.
2b). Solo importa dunque, in questo contesto, determinare se il provvedimento
si giustifichi in quanto tale.

 

 

3.L'avversata zona di pianificazione è stata disposta sul comprensorio di utilizzazione formato dalla zona industriale Jb e dai mapp. 452,
454 e 455, inclusi nell'adiacente zona residenziale estensiva R2. Nella scheda
descrittiva il municipio ha indicato che il provvedimento è stato istituito
allo scopo di consentire l'elaborazione di una variante di piano regolatore che
permetta di verificare e reimpostare l'assetto pianificatorio del comparto in
considerazione delle opere eseguite o progettate in ambito trasportistico
regionale e della conseguente attrattiva a livello regionale e sovraregionale. In
questo contesto vanno valutati, tra l'altro:

 

·       
il mantenimento o meno della caratterizzazione
funzionale della zona Jb (industriale-commerciale-amministrativa) e la precisazione
di indirizzi di sviluppo urbanistico; 

·       
la destinazione residenziale del comparto R2 in
considerazione del tracciato dell'elettrodotto;

·       
il tracciato e il carattere della strada di
servizio ai piedi della collina. 

 

La misura mira ad evitare che nel frattempo
si vengano a creare situazioni di pregiudizio agli indirizzi pianificatori
perseguiti. Nel comprensorio interessato la scheda descrittiva stabilisce come
segue gli effetti dell'avversata zona:

 

“ (…) è vietato
ogni intervento che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione
del territorio (art. 63 LALPT), in particolare è in linea di principio ammessa
solo la riattazione di edifici esistenti con eventuali ampliamenti di piccola
entità e modifiche di destinazione pure di piccola entità (in ambo i casi
concernenti al massimo il 10% dei volumi esistenti sui rispettivi fondi). Gli
ampliamenti di edifici con destinazione manifestamente incompatibile con la
futura pianificazione non saranno di regola ammessi.”

 

Il menzionato documento prevede infine che
la zona di pianificazione entra in vigore con la sua pubblicazione ed ha una
durata di cinque anni. 

 

 

                                   4.   Una
restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà
sancita dall'art. 26 Cost. solo se si fonda su di una base legale, è
giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio
della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.). In linea generale è pubblico l'interesse
che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua frazione significativa e
che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. L'interesse
pubblico a un provvedimento di pianificazione del territorio è, pertanto,
segnatamente dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno importante,
chiaramente avvertito dalla collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti
interessi pubblici e privati in gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1 con
rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Scolari, Diritto amministrativo, parte
generale, 2.a edizione, Cadenazzo 2002, n. 558-594). Il principio della
proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a
raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato (regola dell'idoneità),
che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguire tale scopo venga
scelto quello che lede in misura minore gli interessi del proprietario (regola
della necessità), infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di
interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (regola della
proporzionalità in senso stretto; RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 103-106; Scolari, op. cit., n. 595-610).

 

 

                                   5.   Le
insorgenti non contestano la sussistenza di una base legale che legittimi il
municipio ad emanare la controversa zona di pianificazione, la quale comporta
indubbiamente delle restrizioni a carico del loro fondo. Non resta quindi che
esaminare l'interesse pubblico e la proporzionalità del provvedimento. Nel
gravame 21 aprile 2005 le insorgenti eccepiscono tuttavia, in limine, una lesione
dell'art. 59 LALPT e del loro diritto di essere sentite, perché gli atti
pubblicati non illustrano con sufficiente chiarezza le finalità della zona di
pianificazione per rapporto ai soggiacenti intendimenti pianificatori. Questa
censura è stata mantenuta in sede di replica. In merito a questo incidente, il
tribunale considera quanto segue.

 

                                         5.1. A
tenore dell'art. 59 LALPT, la zona di pianificazione si compone di una rappresentazione
grafica che ne delimita il comprensorio e di una descrizione che ne specifica
le finalità, gli effetti e la durata. Giusta la regola generale di cui all'art.
26 cpv. 1 PAmm, ogni decisione deve essere motivata per iscritto. Scopo dell'obbligo
della motivazione, componente essenziale del diritto di essere sentito, è di
permettere al destinatario di afferrare le ragioni che stanno alla base della
decisione e se del caso di deferirla con piena cognizione di causa ad una
giurisdizione superiore, la quale possa a sua volta esercitare un suo controllo
effettivo (RDAT 1988 N. 45, pag. 133; Scolari, Diritto amministrativo, parte
generale, 2.a edizione, Cadenazzo 2002, N. 528 segg; Borghi/Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, N. 2c ad art. 26 PAmm; Rhinow/Koller/Kiss,
Oeffentliches Prozessrecht, N. 437; Kneubühler, Die Begründungspflicht, tesi,
Berna 1998, pag. 29 seg.). La prassi ammette eccezionalmente la possibilità di
riparare il difetto di motivazione di una decisione in sede di ricorso contro
di essa: e questo alla doppia condizione che l'autorità intimata inserisca la
motivazione mancante nell'allegato di risposta al ricorso e che l'autorità di
ricorso offra successivamente al ricorrente la possibilità di prendere
posizione sulla stessa (cfr. Borghi/Corti, ibidem; Rhinow/Koller/Kiss, op.
cit., N. 439; Kneubühler, op. cit., pag. 36 seg.; dello stesso autore, Gehörverletzung
und Heilung, in ZBl 1998, pag. 97 segg., in particolare pag. 104).

 

                                         5.2. In
concreto, gli atti che compongono il controverso provvedimento (rappresentazione
grafica e scheda descrittiva) soddisfano i requisiti formali posti dall'art. 59
LALPT. La scheda descrittiva spiega inoltre, in maniera succinta, i motivi alla
base dell'adozione della misura. Questi argomenti sono inoltre stati approfonditi
e completati in sede di risposta al ricorso da parte del municipio, il quale ha
altresì prodotto copia degli atti relativi allo stanziamento ad opera del
consiglio comunale di un credito per la pianificazione del settore in
discussione. Questa memoria, intimata alle ricorrenti, ha provocato una loro
replica, che il tribunale ha autorizzato, eccezionalmente (art. 49 cpv. 3 PAmm)
ed a posteriori (l'autorizzazione a replicare deve essere chiesta ed ottenuta
preventivamente). In questo modo, una lesione del diritto di essere sentite
delle ricorrenti, fosse stata realizzata al momento della pubblicazione del
provvedimento, è pertanto stata frattanto di certo sanata.

 

                                   6.   6.1. L'adozione
di una misura di salvaguardia della pianificazione presuppone, come requisito
centrale, una seria intenzione di mutare l'ordinamento pianificatorio vigente
(RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b di fine; Ruch, op. cit., art. 27 n. 27); questo significa
che deve sussistere un interesse pubblico sia alla modifica del piano di utilizzazione
(piano regolatore a livello comunale) sia all'impiego transitorio dello strumento
della zona di pianificazione (Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 25 seg.). Il grado
di concretizzazione di questa intenzione non deve essere tuttavia
necessariamente elevato, specialmodo quando il provvedimento è adottato, come
si avvera nel nostro Cantone, dall'esecutivo comunale, che non è l'autorità
competente ad adottare il piano di utilizzazione che la zona di pianificazione vuole
tutelare (cfr. Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 27 seg.; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 457).

 

6.2. Posto in evidenza che il piano
regolatore del comune di risale al 1982, nella risposta al gravame il municipio
ha spiegato che il comparto oggetto del provvedimento è ubicato in una
posizione strategica per il futuro sviluppo del comune, che si trova confrontato
con importanti progetti che ridefiniranno in modo sostanziale la viabilità del
Piano del Vedeggio. L'autorità comunale ha in particolare ricordato la nuova
bretella di accesso in direzione sud allo svincolo autostradale di Lugano-Nord,
la riorganizzazione di tale svincolo, la galleria Vedeggio-Cassarate, in fase
di realizzazione, la rotonda progettata nell'angolo sud del comparto qui in
discussione, la circonvallazione Agno-Bioggio prevista dal piano dei trasporti
del Luganese. Secondo le indicazioni fornite dal municipio, il provvedimento è
dunque volto a permettere una verifica e, se del caso, una reimpostazione
dell'assetto pianificatorio di questo comparto, atteso che l'impianto di
produzione di calcestruzzo al mapp. 456 verrà presto smantellato. Va, inoltre, ristudiato
lo sviluppo della strada di servizio prevista nel piano del traffico, ma non realizzata,
anche per ragioni finanziarie, che dovrebbe collegare la Strada a via, tenendo
in considerazione le funzioni che dovrà esplicare. L'esecutivo comunale ha poi
spiegato di aver esteso la zona di pianificazione anche al fondo di proprietà
delle ricorrenti per due motivi. Innanzitutto per le sue caratteristiche
morfologiche, simili a quelle dell'adiacente zona industriale Jb: il comparto
interessato dalla misura ingloba infatti tutti i fondi pianeggianti delle zone
Jb ed R2. In secondo luogo poiché il fondo è attraversato dall'elettrodotto
AIL, che ne diminuisce l'attrattiva per l'edilizia residenziale. Per tale
motivo l'autorità comunale ha pure posto quale obiettivo della zona di pianificazione
la ridefinizione dell'azzonamento dei fondi attraversati dal tracciato dell'elettrodotto.
Il municipio ha infine indicato che il 13 giugno 2005 il consiglio comunale ha
approvato la concessione di un credito di fr. 180'000.- per l'elaborazione di
tre studi paralleli volti a definire la futura pianificazione del comparto. Nel
relativo messaggio municipale 6/2005, dell'11 maggio 2005 – e pertanto
posteriore all'istituzione dell'avversato provvedimento – l'Esecutivo ha
ribadito i motivi appena esposti, completandoli e precisandoli. Riassuntivamente,
per il municipio,

 

"La necessità
di un approfondimento delle opzioni pianificatorie per questo comprensorio
trova origine:

-     nel nuovo ruolo affidato al Piano del
Vedeggio dalla pianificazione superiore;

-     dall'avvicinamento del comparto alla
Città con l'apertura della galleria Vedeggio-Cassarate;

-     dall'esigenza di aggiornare i
parametri edificatori alle nuove esigenze (posteggi, altezze, volumi);

-     dal trasferimento (previsto entro la
fine dell'anno) dell'impianto di betonaggio di proprietà;

-     delle necessità di assicurare
un’edificazione razionale e rispettosa delle esigenze ambientali (rumore,
traffico, zone verdi, …);

-     della necessità di ottimizzare gli
investimenti pubblici necessari all’urbanizzazione dell’area (con particolare
riferimento all’opportunità di realizzare la strada di collegamento nella sua
impostazione attuale);

-     nell’importanza di assicurare al
Comune un’utilizzazione del territorio che consolidi ulteriormente
l’attrattività del Comune sia per la residenza che per le attività economiche,
con i relativi benefici di natura fiscale e demografica (equilibrio
intergenerazionale).” 

(cfr. messaggio cit., pag. 1).

 

In questo documento il municipio illustra
anche quali sono i suoi intendimenti pianificatori.

 

“… il Municipio
reputa che anche la futura destinazione del comparto debba rimanere a carattere
prevalentemente commerciale-artigianale, senza contenuti molesti e senza
destinazioni prevalenti per grandi attrattori di traffico (quali grandi
magazzini commerciali). Particolare attenzione andrà data alla soluzione dei
problemi di mobilità, al corretto posizionamento dell’edificazione per
ottimizzare la tutela dai rumori, alla preservazione delle caratteristiche della
zona residenziale sovrastante ed alla garanzia di un equilibrio tra zone edificate
e zone verdi. Ulteriori aspetti di particolare importanza saranno quelli relativi
alla fattibilità (realizzabilità a tappe, coerenza con la struttura delle proprietà,
incidenza degli oneri infrastrutturali collettivi e/o pubblici) e alla gestione
della transizione tra zona commerciale-artigianale  e zona residenziale ai
piedi della collina.” (cfr. messaggio cit., pag. 2).

 

6.3. Sulla scorta delle spiegazioni fornite
dall'autorità intimata, l'intenzione del municipio di Manno di mutare l'ordinamento
pianificatorio vigente appare più che sufficientemente dimostrata. In sintesi è
intenzione dell'esecutivo di quel comune di riesaminare la pianificazione di
quel comparto per adattarla alla nuova realtà regionale, marcata dai mutamenti
dell’organizzazione delle vie di transito e, nello stesso tempo, per precisarla
e migliorarla.

 

I cambiamenti in atto relativi all'assetto
viario della regione sono noti e non vengono messi in discussione neppure dalle
insorgenti. Gli stessi modificheranno in modo sostanziale il flusso del traffico
nel Piano del Vedeggio, ciò che avrà ripercussioni di sicuro rilievo per tutti
i comuni della regione, compreso quello di Manno che, come rettamente rileva il
municipio, verrà indiscutibilmente avvicinato alla città di Lugano. In questo
contesto s'inserisce la decisione del comune di voler riflettere sul mantenimento
dell'attuale funzione della zona Jb e della destinazione residenziale dei fondi
posti in zona R2, esposti agli effetti dell’inquinamento dell’elettrodo. A ciò si aggiunge il fatto che la strada
di collegamento tra la Strada e via, sebbene prevista dall'ordinamento vigente,
non è mai stata realizzata. I mutamenti, non solo viari, in atto, unitamente
alla cessazione dell'attività al mapp. 456, frattanto intervenuta, rappresentano
una modifica delle circostanze tale da giustificare quantomeno la decisione di
voler riflettere sull'azzonamento del territorio interessato. Lo stanziamento
di un credito di fr. 180'000.- da parte del consiglio comunale per la realizzazione
di tre studi volti a ridefinire la pianificazione del comparto in parola
dimostra poi che gli intendimenti dell'autorità comunale sono seri e concreti. Il
fatto che l'autorità comunale non sappia ancora indicare con precisione come intende
ridefinire la pianificazione del comprensorio in discussione non basta per
destituire di fondamento il provvedimento stesso: valesse il contrario, quest’ultimo
sarebbe perfettamente inutile. A dispetto di quanto assumono le ricorrenti, non
si verifica quindi una violazione del principio di stabilità dei piani, attesto
altresì che i requisiti di applicazione dell’art. 21 cpv. 2 LPT dovranno essere
soddisfatti al momento in cui verrà, se del caso, proposta la variante di piano
regolatore (cfr. Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 25). 

 

6.4. Fondata sotto il criterio dell'interesse
pubblico, va ancora esaminato se per rapporto alle circostanze concrete la
misura pianificatoria all'esame risulta ragionevole, idonea e necessaria;
segnatamente se non sacrifica sproporzionatamente l'interesse privato contrapposto
(RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b). Se così fosse, questa misura violerebbe il
principio della proporzionalità. In concreto nessun altro provvedimento di
salvaguardia della pianificazione previsto dalla legge (decisione sospensiva,
blocco edilizio) è applicabile. La misura adottata risulta pertanto idonea.
Resta dunque da valutare se la stessa è pure necessaria. A questo scopo vanno
soppesati, in primis, gli effetti della controversa zona di pianificazione, per
determinare se e fino a che punto si giustifichi di mantenere la pianificazione
comunale allo studio al riparo da iniziative edilizie che potrebbero seriamente
comprometterla o comunque renderne più arduo lo svolgimento. In quest'ordine di
idee la scheda descrittiva predisposta dall'autorità comunale precisa che nell'area
interessata è in linea di principio permessa solo la riattazione di edifici
esistenti, con eventuali ampliamenti e modifiche di destinazione di piccole
entità (al massimo il 10% dei volumi esistenti sui rispettivi fondi). Di regola,
non sono ammessi ampliamenti con destinazione manifestamente incompatibile con
la futura pianificazione. Va evidenziato che la regolamentazione degli effetti
della zona prevede, in buona sostanza, un divieto di nuove iniziative
edificatorie, se non di minima entità. D'altra parte va riconosciuto che il territorio
oggetto della zona di pianificazione comprende un'ampia fascia di territorio
inedificato (mapp. 708 e parzialmente 456 in zona Jb, nonché i mapp. 452, 454 e
455 in zona R2), che risulta dunque di grande interesse per la pianificazione, poiché
garantisce la più ampia libertà decisionale nella ridefinizione dell'utilizzazione
della zona. In quest'ottica, considerati gli importanti obiettivi che l'autorità
comunale si è prefissa, appare ragionevole la limitazione imposta
temporaneamente ai singoli proprietari. Il sacrificio imposto alle ricorrenti appare,
in ogni caso, contenuto, se si tien conto che esse sono proprietarie da anni
del fondo in questione e che mai hanno dimostrato l'intenzione alla sua
edificazione. Di conseguenza, la zona di pianificazione appare anche conforme
al principio di proporzionalità. 

 

 

                                   7.   Le insorgenti
lamentano infine una discriminazione in relazione al trattamento riservato ai
proprietari dei fondi confinanti, ma in particolare ai mapp. 301, 303 e 312, pure
essi posti in zona R2, ma esclusi dal comparto della zona di pianificazione. 

 

Il principio dell'uguaglianza giuridica
ancorato all'art. 8 Cost. esige che la legge e le decisioni d'esecuzione
trattino in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse.

Nell'ambito di provvedimenti pianificatori esso ha una portata necessariamente
limitata. Non è quindi insostenibile trattare differentemente dal profilo
pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi per conformazione e
posizione. L'invocato principio si identifica in sostanza con il divieto dell'arbitrio:
per non essere arbitrario, il provvedimento deve fondarsi pertanto su criteri
pianificatori oggettivi e ragionevoli (RDAT I-2001 n. 49 consid. 5a).

 

                                         Nel presente
caso l'estensione della zona di pianificazione anche al mapp. 455, di proprietà
delle ricorrenti, è conforme ai principi che reggono la pianificazione del territorio
e merita, pertanto, tutela. La morfologia del loro fondo e di quella dei
confinanti mapp. 452 e 454 è sostanzialmente diversa da quella degli altri fondi
posti in zona residenziale, esclusi dalla zona di pianificazione. La particella
delle insorgenti, al pari dei mapp. 452 e 454, è, difatti, grossomodo
pianeggiante, come i fondi posti nella confinante zona Jb, mentre che le altre particelle
ubicate in zona residenziale, che non sono invece state incluse nella zona di
pianificazione, mostrano una ragguardevole pendenza, staccandosi così, da un
punto di vista morfologico, dal resto del comparto. 

 

 

                                   8.   La zona di
pianificazione all'esame risulta quindi sorretta da una valida base legale,
giustificata da un sufficiente interesse pubblico e rispettosa del principio di
proporzionalità. Il ricorso di RI 1 e RI 2 deve essere conseguentemente
respinto. La tassa di giudizio e le spese (art. 28 PAmm) sono poste a carico
delle insorgenti, le quali sono inoltre tenute a versare al comune di, assistito
da un avvocato, delle adeguate ripetibili (art. 31 PAmm). 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 2’000.- è posta a carico delle ricorrenti in solido, che rifonderanno,
identico importo a titolo di ripetibili al comune.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  ;

  ;

  Consiglio di Stato, 6500 Bellinzona,

  rappr. da: Dipartimento del territorio, Div. pianificazione
  territoriale, 6501 Bellinzona.

  

 

 

                                                                                                                                                           

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             La
segretaria