# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 219e94a5-28ef-5cd1-ab9b-7631d174ba43
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.07.2005 38.2005.41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-41_2005-07-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.41

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  25 luglio 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 29 aprile 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 18 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 4 ottobre
2004 l'Ufficio regionale di collocamento (di seguito URC) di __________ ha
trasmesso alla Sezione del lavoro la seguente "Comunicazione relativa a
una sanzione" concernente RI 1:

 

" 
L'assicurata si è iscritta in disoccupazione dal
01.02.04.

In data 17.09.04 le abbiamo offerto
un'occupazione in qualità di ausiliaria di pulizia e aiuto cucina presso l'__________
di __________.

Si trattava di un lavoro al 50% (orari e turni da
concordare con il datore di lavoro), di durata indeterminata e il salario da
contratto collettivo di lavoro.

L'assicurata non ha accettato l'occupazione
specificando che la responsabile dell'esercizio pubblico si è rifiutata di
comunicarle lo stipendio. Precisa inoltre di essere alla ricerca di un lavoro a
tempo pieno.

Sentita a colloquio il 04.10.04 ammette che la
trasferta fino a __________ sarebbe troppo onerosa per un'occupazione del 50%.

Pertanto, alla luce dei fatti sopra esposti,
sottoponiamo il caso per decisione al Servizio giuridico cantonale." (Doc.
15)

 

 

                               1.2.   Con
decisione del 24 novembre 200a la Sezione del lavoro ha sospeso l'assicurata
per 31 giorni dal diritto alle indennità di disoccupazione per aver rifiutato
l'impiego adeguato assegnatole ufficialmente presso l'__________.

 

 

                               1.3.   A seguito
dell'opposizione dell'assicurata, rappresentata dal RA 1 (cfr. doc. 5), la
Sezione del lavoro, il 18 aprile 2005, ha emanato una decisione su opposizione
con la quale ha ribadito il contenuto del suo primo provvedimento ed ha in
particolare sottolineato:

 

" 
(...)

Nel caso in esame, all'opponente è stato proposto
un impiego a tempo parziale (50%), di durata indeterminata e con inizio il 1.
ottobre 2004 (con stipendio come da contratto collettivo di lavoro), come
ausiliare di pulizia e aiuto cucina presso l'__________ di __________.

 

A motivo della sua mancata assunzione,
l'opponente ha sostanzialmente indicato il fatto di non essere disposta a
lavorare soltanto a tempo parziale (al riguardo, dal verbale del colloquio di
consulenza di data 4 ottobre 2004, sottoscritto dall'assicurata, emerge
segnatamente quanto segue: "[...] Mi conferma che sta comunque cercando lavoro a tempo pieno e
non le conviene andare a lavorare fino a __________ se può lavorare solo a
tempo parziale. [...]').

 

Circa il fatto che il potenziale datore di lavoro
non avrebbe voluto comunicare alla signora RI 1 l'ammontare della retribuzione,
lo stesso, nel suo scritto 12 novembre 2004, ha segnatamente dichiarato quanto
segue: "[...] La
Signora RI 1 ha preso contatto (solo) telefonicamente con me il 20 settembre
2004 e subito mi ha comunicato che non era interessata all'attività proposta
perché si trattava di un lavoro solo al 50%. Tengo a precisare che nel febbraio
scorso, quando cercavo un'altra ausiliaria, la Signora si trovava già in
disoccupazione e mi aveva dato ancora le stesse motivazioni e non aveva
accettato il lavoro. [...]
è vero che la Signora RI 1, prima di riappendere il telefono, mi ha chiesto
"quanto paghi tu?" ed è anche vero che io non ho voluto dirglielo siccome
a lei non interessava il lavoro e non si è nemmeno scomodata a presentarsi
personalmente. [...]".

 

Ora, ritenuta l'adeguatezza dell'impiego offerto,
considerato inoltre l'obbligo per un assicurato di ridurre il suo danno nei
confronti dell'assicurazione disoccupazione, si ritiene che la signora RI 1
abbia rifiutato senza validi motivi un lavoro idoneo, per cui appare
giustificata la sospensione decretata con decisione 24 novembre 2004 qui
contestata. Le motivazioni sollevate con l'opposizione in esame non permettono
di giungere a una conclusione diversa." (Doc. A1)

 

                               1.4.   Contro la
decisione su opposizione l'assicurata sempre rappresentata dal RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale il suo patrocinatore si è
così espresso:

 

" 
(...)

4.   Nel
presente ricorso non possiamo che ribadire quanto indicato nella citata
opposizione.

 

La signora __________
ha sostenuto che l'assicurata non aveva nessuna intenzione di accettare il
lavoro proposto poiché "preferisce rimanere in disoccupazione"
(vedi osservazione sul formulario "Esito della candidatura" del
21.9.2004. È questo un parere soggettivo che non è stato provato e che è stato
smentito dai fatti.

Vero è piuttosto che
non è stato raggiunto un accordo poiché la signora __________ non ha voluto comunicare
all'assicurata il salario previsto per il lavoro offerto ritenendo, secondo il
suo apprezzamento, che questo era un aspetto secondario e che prima ci doveva
essere una manifesta volontà da parte dell'assicurata, di essere seriamente interessata
all'occupazione. Ritiene inoltre che il salario era quello previsto dal CCL di
categoria.

È pur vero che la
nostra rappresentata all'inizio del colloquio ha indicato che era alla ricerca
di un'occupazione a tempo pieno, come d'altronde era noto all'Ufficio regionale
di collocamento, ma questo non precludeva la possibilità di trovare una
possibile intesa anche su un'occupazione a tempo parziale. Ed è pure evidente
che la trasferta da __________ a __________, per un lavoro a tempo parziale,
risulta particolarmente onerosa in rapporto al salario che poteva ricevere per
una tale occupazione. Per questo motivo il salario era un aspetto di
particolare importanza nella valutazione globale dell'occupazione proposta.

La signora __________
ha confermato che non ha voluto comunicare alla nostra rappresentata il salario
che intendeva versare; anzi gli ha detto che prima doveva firmare il contratto
e poi avrebbero definito il salario.

 

Il salario, per il
dipendente, è un aspetto principale delle condizioni d'impiego soprattutto se,
come nel presente caso e come già indicato in precedenza, il lavoro è a tempo
parziale e lontano dal proprio domicilio con conseguenti spese di trasferta non
irrilevanti. Non è quindi, come indicato dalla signora __________ "solo
una curiosità": è quindi legittimo poter conoscere il salario che sarà
versato per determinare l'adeguatezza dell'occupazione proposta.

La nostra
rappresentata non era nemmeno tenuta a sapere che nel settore alberghiero vige
un contratto nazionale di lavoro che fissa dei salari minimi che, come tali,
sono appunto minimi e non necessariamente devono corrisponderete con i salari
effettivi.

 

La signora __________
riferisce che la nostra rappresentata, nel mese di febbraio 2004, aveva già
rifiutato l'occupazione di ausiliaria a tempo parziale, proprio per il fatto
che non era a tempo pieno. Giova qui evidenziare come in quella circostanza
aveva proposto alla nostra rappresentata un'occupazione di due ore al giorno.
Considerata la trasferta da __________ a __________, per solo due ore al
giorno, non la si poteva ritenere un'occupazione confacente.

 

      Prove: testi, incarto Sezione del
lavoro

 

5.
  La nostra rappresentata dal 1° dicembre 2004, oltre a seguire un programma
occupazionale, lavoro a tempo parziale, tre ore al giorno, in qualità di donna
delle pulizie presso la __________ di __________. Questo prova che,
contrariamente a quanto sostenuto dalla signora __________, era ed è
intenzionata a trovare un'occupazione confacente." (Doc. I)

 

                               1.5.   Nella sua risposta
del 9 giugno 2005 l'autorità amministrativa ha chiesto di respingere il ricorso
ed ha in particolare osservato:

 

" 
(...)

Conformemente alla citata giurisprudenza, un
assicurato deve manifestare in maniera esplicita al potenziale datore di lavoro
la propria disponibilità ad accettare l'impiego propostogli, esprimendo in modo
inequivocabile la sua volontà di concludere il contratto per porre fine alla
sua disoccupazione. Ora, la ricorrente, la quale riconosce di aver indicato al
potenziale datore di lavoro, all'inizio del loro colloquio, di essere alla
ricerca di un impiego a tempo pieno, sin dal principio del contatto telefonico
avuto con l'Albergo non era interessata all'occupazione assegnatale; lo
attestano in particolare i due Esiti (doc. 15), come pure lo scritto 12
novembre 2004 del datore di lavoro (doc. 11). Con il suo atteggiamento l'assicurata non ha manifestato al potenziale datore
di lavoro la necessaria disponibilità ad accettare l'impiego a tempo parziale
che le veniva proposto. Del resto, il rifiuto da parte della signora __________
di comunicare all'assicurata, al termine della loro conversazione telefonica,
la retribuzione prevista, è una chiara conseguenza dell'atteggiamento della
ricorrente. Va inoltre al riguardo rimarcato che, contrariamente a quanto
sostenuto dalla signora RI 1 in questa sede, non risulta che la signora__________
le abbia dichiarato che doveva prima firmare il contratto (la
sottolineatura è nostra) e che solo in un secondo tempo avrebbero definito il
salario (cfr. ricorso, pag. 3). (...)" (Doc. IV)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l'assicurata deve o meno essere sospesa dal diritto
alle indennità di disoccupazione per aver rifiutato l'impiego assegnatole
ufficialmente dall'Ufficio regionale di collocamento di __________ il 17
settembre 2004.

 

                                         In virtù
dell'art. 17 cpv. 2 LADI, il disoccupato è tenuto ad accettare un'occupazione
adeguata propostagli.

                                         Secondo
l'art. 30 cpv. 1 lett. d LADI (nella versione in vigore dal 1° luglio 2003 a
seguito della terza revisione della LADI del 22 marzo 2002) l'assicurato è
sospeso dal diritto all'indennità se "non osserva le prescrizioni di
controllo e le istruzioni del servizio competente, segnatamente non accetta
un'occupazione adeguata oppure non si è sottoposto a un provvedimento inerente
al mercato del lavoro o ne ha interrotto l'attuazione oppure con il suo
comportamento ne ha compromesso o reso impossibile l'esecuzione o lo scopo".

 

                                         La terza
revisione della LADI in vigore dal 1° luglio 2003, ha abrogato l'art. 30a LADI
che trattava della privazione del diritto alle prestazioni, ma non ha
sostanzialmente modificato l'art. 30 LADI che regola la sospensione dal diritto
alle indennità. Nella lett. d, tuttavia, è stata prevista anche l'evenienza
relativa al rifiuto di un impiego non assegnato ufficialmente, che
precedentemente al 1° luglio 2003 rientrava nel campo d'applicazione della
lett. c (in tale contesto l'art. 44 cpv. 2 OADI, secondo cui per ricerca di
lavoro insufficiente si intende segnatamente anche il rifiuto senza valido
motivo di un'occupazione adeguata non assegnata ufficialmente, è stato abrogato
con effetto dal 1° luglio 2003).

                                         Al
riguardo, nel Messaggio del Consiglio concernente la revisione della legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28 febbraio 2001, pubblicato
sul Foglio federale N. 23 del 12 giugno 2001, si legge che:

 

" 
(…)

1.2.3.11 Inasprimento della
definizione di adeguatezza

 

La commissione peritale valuta
essenzialmente buona la vigente normativa che, nel confronto internazionale,
risulta abbastanza severa. I problemi riscontrati non risiedono di fatto nella
legge ma piuttosto nelle diverse applicazioni cantonali, soprattutto da parte
delle autorità giudiziarie. Questa conseguenza del federalismo non può tuttavia
essere corretta a livello di legge, ma tutt’al più nell’ambito della funzione
di sorveglianza. A tal fine occorrerebbe che, più sovente, gli uffici di
compensazione impugnino le decisioni sbagliate dei tribunali cantonali dinanzi
al Tribunale federale delle assicurazioni.

 

(…)

 

Art 30 Sospensione del diritto all’indennità

Capoverso 1: prevede che il
diritto di un assicurato potrà essere sospeso se non accetta un impiego
adeguato che ha trovato egli stesso; lo stesso vale per i provvedimenti
inerenti al mercato del lavoro.

Visto che in futuro saranno
soppresse le indennità giornaliere speciali, è necessario adeguare anche la
lettera g.

La modifica di cui al
capoverso 3 ultimo periodo è puramente formale.

 

Art. 30a Privazione del diritto alle prestazioni (abrogato)

Questa disposizione si è
rivelata impossibile da applicare nella pratica: infatti era sufficiente che
l’assicurato manifestasse l’intenzione di partecipare a un provvedimento
inerente al mercato del lavoro per ripristinare il suo diritto. L’articolo è
quindi abrogato e il suo oggetto è trasferito, per analogia, nell’articolo 15
(cfr. commento

dell’art. 15). (…)." 

(cfr. FF N. 23 del 12 giugno
2001, pagg. 1979, 2007 e 2008)

 

                               2.3.   La costante
giurisprudenza federale parifica al rifiuto di un'occupazione adeguata il
comportamento di un disoccupato che non manifesta esplicitamente e
correttamente al datore di lavoro la propria disponibilità ad accettare
l'impiego adeguato offerto. Nelle trattative con il futuro datore di lavoro,
l'assicurato deve esprimere chiaramente ed inequivocabilmente la sua volontà di
concludere il contratto per porre termine alla sua disoccupazione (cfr. SVR
1997 ALV Nr. 90, DTF 122 V 38; DLA 1984 p. 167; DLA 1982 p. 43).

 

                                         In una
sentenza del 12 marzo 2003 nella causa M.-B., C 83/02 l'Alta Corte, confermando
che l'obbligo di ridurre il danno è valido anche nell'assicurazione contro la
disoccupazione, ha osservato che tale principio:

 

" 
(…) è violato non soltanto quando l'assicurato
compie sforzi insufficienti per trovare un lavoro o quando rifiuta
un'occupazione adeguata, ma per esempio anche quando, nelle trattative con il
futuro datore di lavoro, omette di dichiararsi espressamente disposto ad
accettare l'occupazione, sebbene le circostanze gliene offrano la possibilità
(DTF 122 V 38 consid. 3b con riferimenti). Va inoltre ribadito che le
situazioni di inadeguatezza elencate all'art. 16 cpv. 2 lett. a-i LADI devono
essere cumulativamente escluse perché un'occupazione possa essere ritenuta
adeguata (DTF 124 V 62).

(…)" (cfr. STFA del 12 marzo 2003 nella
causa M.-B., C 83/02)

                                         Allo
stesso modo deve essere considerata la mancata o la tardiva comparsa
dell'assicurato presso il potenziale datore di lavoro (cfr. DLA 1977 N. 32).

 

                                         In una
decisione del 2 giugno 2003 il TFA ha, tra l'altro, ribadito che:

 

" 
(…)

Les éléments constitutifs d'un refus de travail
convenable sont également réunis lorsque le chômeur ne se donne pas la peine
d'entrer sérieusement en pourparlers avec l'employeur ou le fait tardivement,
bien qu'un travail lui ait été proposé par l'office du travail (DTA 1986 no 5
p. 22 consid. 1a; cf. Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in : Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
ch. 704 p. 258). 

(…)." (cfr. STFA del 2 giugno 2003 nella
causa G., C 119/02)

 

                                         Questo principio
è stato ancora confermato in una sentenza del 3 maggio 2005 nella causa H., C
108/04, nella quale l'Alta Corte ha rilevato:

 

" 
Les éléments constitutifs d'un refus de travail
convenable sont réunis également lorsque le chômeur ne se donne pas la peine
d'entrer en pourparlers avec l'employeur ou qu'il ne déclare pas expressément,
lors de l'entrevue avec le futur employeur, accepter l'emploi bien que, selon
les circonstances, il eût pu faire cette déclaration (ATF 122 V 38 consid. 3b
et les références; DTA 1986 n° 5 p. 22, partie II. consid. 1a; Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:  Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 704)."

 

                                         Su queste
questioni, vedi in particolare:

                                         G.
Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Berna e
Stoccarda, 1987, Vol. 1, Ad art. 30, nota 26, p. 368 e H.U. Stauffer, Serie
“Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht”, Bundesgesetz
über die obligatorische Arbeitslosenversicherung und Insolvenzentschädigung,
Zurigo 1998, Ad art. 30, p. 83; D. Cattaneo, Alcuni compiti degli Uffici
regionali di collocamento alla luce della giurisprudenza. Appunti sociali,
fascicolo n. 3, Pregassona 2000, p. 71 segg.

 

                                         La nostra
Massima istanza, in una sentenza del 19 ottobre 1998 pubblicata in DLA 1999 N.
30, p. 193, visto l'obbligo di accettare senza indugio qualsiasi occupazione,
ha rilevato poi che, allorquando gli viene assegnata ufficialmente un'occupazione,
l'assicurato deve mettersi in condizione di accettare l'impiego se è conforme
agli usi professionali e non assumere un atteggiamento che possa indurre ad una
sua mancata assunzione e quindi equiparabile ad un rifiuto (circa la critica di
J. Chopard secondo la quale la giurisprudenza federale sarebbe contraria
all'art. 21 cifra 1 della Conv. OIL N. 168, cfr. D. Cattaneo, op. cit., p. 72
nota 95 e la giurisprudenza ivi citata). 

                                         L'Alta
Corte, in una sentenza del 13 marzo 2003, ha, tra l'altro, evidenziato che:

 

" 
(…)

Erwähnt sei zudem, dass gemäss Rechtsprechung der
Einstellungstatbestand der Nichtannahme einer zugewiesenen zumutbaren Arbeit
auch dann erfüllt ist, wenn die versicherte Person die Arbeit zwar nicht
ausdrücklich ablehnt, es aber durch ihr Verhalten in Kauf nimmt, dass die
Stelle anderweitig besetzt wird. Arbeitslose Versicherte haben bei den
Verhandlungen mit dem künftigen Arbeitgeber klar und eindeutig die Bereitschaft
zum Vertragsabschluss zu bekunden, um die Beendigung der Arbeitslosigkeit nicht
zu gefährden (BGE 122 V 38 Erw. 3b mit Hinweisen; Thomas Nussbaumer, a.a.O., Rz
704). (…)"

(cfr. STFA del 13 marzo 2003 nella causa D., C
177/02)

 

                               2.4.   La seconda
revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la
disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16 LADI). 

                                         L’art 16
cpv. 1 LADI prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio
l'assicurato è tenuto di norma ad accettare senza indugio qualsiasi
occupazione".

 

                                         L'art. 16
cpv. 2 LADI stabilisce poi che: 

 

"  non
è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di accettazione
un'occupazione che:

a.    non è conforme agli usi professionali e locali, in particolare alle
condizioni dei contratti collettivi o normali di lavoro;

b.    non tiene convenientemente conto delle capacità e dell'attività
precedente dell'assicurato;

c.    non è conforme all'età, alla situazione personale o allo stato di
salute dell'assicurato;

d.    compromette considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella
sua professione, sempre che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi
ragionevoli;

e.    è svolta in un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di
un conflitto collettivo di lavoro;

f.      necessita di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto
di lavoro, sia per il rientro e che non offre la possibilità di un alloggio
conveniente nel luogo di lavoro o che, in questo secondo caso, rende
notevolmente difficile l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i
familiari da parte dell'assicurato;

g.    implica da parte del lavoratore un tenersi costantemente a
disposizione che supera l'ambito dell'occupazione garantita;

h.    è svolta in un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di
procedere a riassunzioni o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro
considerevolmente più sfavorevoli;

i.      procura all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del
guadagno assicurato, salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative
giusta l'articolo 24 (guadagno intermedio); con il consenso della commissione
tripartita, l'ufficio regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare
adeguata un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del
guadagno assicurato."

                                         

                                         (Per un
commento, cfr.: Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 234-250, p.
93-98; G. Gerhards, Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts,
Berna-Stoccarda-Vienna 1996, p. 113-114, n° 92f; D. Cattaneo, Assicurazione
contro la disoccupazione: fra obblighi dell'assicurato e diritti fondamentali
del cittadino, in RDAT II-2000, p. 505ss.; KIGA des Kantons Aargau,
Arbeitslosenversicherung, Aarau 1996, p. 25-27, vedi pure: DLA 2000, p. 48; 124
V 62 consid. 3b e DTF 122 V 41).

 

                                         Nella DTF
124 V 62, il TFA ha avuto modo di stabilire che le situazioni di inadeguatezza
elencate all'art. 16 cpv. 2 lett. a-i LADI devono essere cumulativamente
escluse perché un'occupazione possa essere ritenuta adeguata (cfr., per un
commento, D. Cattaneo, Assicurazione contro la disoccupazione: …, p. 506 e
Alcuni compiti …, p. 60). 

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata precisata in una sentenza del 5 aprile 2004 nella causa
S. (C 137/03) in cui l'Alta Corte ha deciso che i motivi di inadeguatezza di un
impiego non possono essere combinati uno con l'altro. In caso contrario
verrebbero creati ulteriori casi eccezionali di inadeguatezza, diversamente da
quanto previsto dalla LADI.

                                         Il TFA
ha, al riguardo, rilevato:

 

" 
(…)

Dass die zugewiesene Arbeitsstelle als solche im
Sinne von Art. 16 Abs. 2 lit. c AVIG unzumutbar sei, lässt sich nicht sagen.
Nun müssen die Unzumutbarkeitstatbestände in Art. 16 Abs. 2 AVIG kumulativ
ausgeschlossen sein, damit die Annahmepflicht entfällt. Es reicht aus, dass
einer der Tatbestände erfüllt ist, um eine Arbeit als unzumutbar zu bewerten
(BGE 124 V 63 Erw. 3b mit Hinweisen). Aufgrund der gewählten Systematik
(abschliessende Aufzählung der Ausnahmen zum Grundsatz in Art. 16 Abs. 1 AVIG;
BGE 124 V 63 Erw. 3b mit Hinweisen; Botschaft des Bundesrates zur zweiten
Teilrevision des AVIG vom 29. November 1993; BBl 1994 I 357) ist andererseits
eine getrennte Betrachtung vorzunehmen. Die Tatbestände sind einzeln daraufhin
zu prüfen, ob die angebotene Arbeit den jeweils in Frage stehenden
Unzumutbarkeitsgrund erfüllt. Mit Wortlaut und Systematik des Gesetzestextes
unvereinbar ist dagegen eine Betrachtungsweise, welche die einzelnen
Tatbestände in der Weise kombiniert, dass der eine auf den anderen bezogen und
gewürdigt wird. Die Argumentation in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde läuft
nun aber gerade darauf hinaus, die in lit. f enthaltene Regelung über den
maximalen Zeitaufwand für den Arbeitsweg mit der in lit. c enthaltenen
Berücksichtigung der persönlichen Verhältnisse zu verbinden. Durch eine solche
kombinierte Betrachtung könnten im Ergebnis neue Ausnahmetatbestände geschaffen
werden, was dem Gesetz zuwiderläuft. Demzufolge kann die geltend gemachte
Unzumutbarkeit des Arbeitsweges in Berücksichtigung der persönlichen
Verhältnisse nicht anerkannt werden. (…)" (STFA
del 5 aprile 2004 nella causa S., C 137/03, consid. 4.2.)

 

                                         Per completezza va rilevato che la terza revisione della LADI non ha
apportato modifiche all'art. 16 cpv. 2 LADI (cfr. FF N. 23 del 12 giugno 2001
pag. 1967 segg.; FF N. 14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg.).

 

                                         In una sentenza
del 16 ottobre 2001 nella causa A., C 407/00, chiamato ad esprimersi a
proposito dell'adeguatezza di un'occupazione nel settore della ristorazione
l'Alta Corte ha rilevato:

 

" 
3.- a) Le fait que l'intimée est titulaire d'un
certificat de cafetier-restaurateur et qu'elle est au bénéfice d'une expérience
professionnelle acquise aussi bien comme tenancière indépendante d'une crêperie
que comme gérante libre d'une buvette, ne permet pas de conclure que l'emploi qui
lui était assigné ne tenait pas raisonnablement compte de ses aptitudes (art.
16 al. 2 let. b LACI). En effet, l'activité d'auxiliaire de gastronomie ne
répond pas à une           définition précise. Il est notoire qu'elle dépend de
l'importance de l'établissement hôtelier et de son personnel.

Elle peut ainsi comprendre aussi bien le travail de
dame de          buffet que des nettoyages. On pouvait donc raisonnablement           attendre
de l'intimée, sans que cela soit trop exiger d'elle compte tenu de son
expérience, qu'elle travaille comme auxiliaire de gastronomie dans un
restaurant où la dame de buffet doit accomplir également les nettoyages (Thomas
Nussbaumer, in : Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Arbeitslosenversicherung,
p. 95, ch. m. 239 et les notes n° 519 et 520). Sur ce point, le jugement           attaqué
est erroné.

 

    b) Il est constant que l'intimée doit, en raison
de           son état de santé, prendre une douche en cours de journée (attestation
médicale du docteur C.________ du 11 janvier 2000).

    Pour autant, cela ne signifie pas que le travail
de nettoyage inclus dans l'activité d'auxiliaire de gastronomie proposée à
l'assurée ne convenait pas à son état de santé (art. 16 al. 2 let. c LACI). En
effet, ceci ne ressort pas de l'attestation médicale précitée. Sur ce           point
également, le jugement attaqué est erroné.

 

    c) Ainsi que le relève à juste titre la
juridiction cantonale de dernière instance, le salaire que le restaurant
X.________ a réellement proposé à l'intimée n'est pas clairement établi. D'une
part, il ne figure pas sur l'assignation du 10 septembre 1999. D'autre part, le
montant offert par l'établissement n'est pas indiqué dans la formule de
candidature, datée du 22 septembre 1999.

    Si l'on s'en tient aux déclarations de l'intimée
du 17 août 2000, le salaire proposé était de 2800 fr. environ.

Selon ses affirmations du 20 décembre 1999 (compte
rendu de           l'entretien par téléphone avec D.________, conseiller du service
de placement), le restaurant X.________ lui a offert un salaire mensuel brut de
2900 fr.

    Cela nécessite une instruction complémentaire.
On ne           saurait retenir que les éléments constitutifs d'un refus de travail
convenable sont réunis (art. 30 al. 1 let. d LACI et la jurisprudence déjà
citée), aussi longtemps qu'on ignore si le restaurant X.________ a bel et bien
offert à l'intimée, comme le prétend le recourant, un salaire mensuel brut de
2980 fr. Il est, en effet, décisif de savoir           si cet établissement lui
a proposé le salaire minimum prévu par l'avenant genevois à la convention
collective de travail CCNT 98, auquel a droit toute collaboratrice à plein temps
sans apprentissage ni formation élémentaire, ce qui vaut pour une auxiliaire de
gastronomie (art. 16 al. 2 let. a LACI; voir aussi Nussbaumer, op. cit., p. 95,
ch. m. 238). Compte tenu des affirmations de l'assurée           (procès-verbal
de l'audition du 17 août 2000), il s'agit dès lors de savoir si des pourparlers
avec le restaurant X.________ ont eu lieu sur ce point. En revanche, la question
des frais généraux, soit des frais de déplacement et de repas invoqués par
l'intimée, n'est pas déterminante (arrêts non publiés B. du 11 avril 1988 [C
152/86] et J. du 7 décembre 1984 [C 124/84]).

    En conséquence, la cause doit être renvoyée à la
commission cantonale de recours en matière d'assurance-chômage pour qu'elle
procède à cette instruction complémentaire."

 

                                         Nella successiva sentenza
del 3 maggio 2005 nella causa H., 

                                         C 108/04, il TFA ha
rilevato:

 

" 
4.2  Dans l'arrêt du 16 octobre 2001, la Cour de
céans a considéré que le fait que la recourante est titulaire d'un certificat
de cafetier-restaurateur et qu'elle est au bénéfice d'une expérience professionnelle
acquise aussi bien comme tenancière indépendante d'une crêperie que comme
gérante libre d'une buvette, ne permettait pas de conclure que l'emploi qui lui
était assigné - soit auxiliaire de gastronomie, dans un restaurant où la dame
de buffet doit accomplir également les nettoyages - ne tenait pas
raisonnablement compte de  ses aptitudes au sens de l'art. 16 al. 2 let. b
LACI. L'arrêt étant passé en force de chose jugée dès qu'il a été prononcé
(art. 38 OJ), il n'y a pas lieu d'y revenir.

 

4.3  Après avoir procédé à l'instruction
complémentaire requise dans l'arrêt de renvoi du 16 octobre 2001 en ce qui
concerne le salaire qui avait été proposé à la recourante par le restaurant
X.________, la juridiction cantonale s'en est tenue à la version des faits
donnée par B.________ dans sa lettre du 5 janvier 2004.

La recourante, qui a eu la possibilité de s'exprimer
au sujet des  renseignements contenus dans cette lettre, n'a pas contesté la
véracité des faits qui y sont exposés. Dans la lettre en question, B.________
indique que la recourante s'était plainte à l'Office cantonal de l'emploi que le
restaurant X.________ lui proposait un salaire dérisoire qui ne figurait pas dans
le barème genevois. B.________ avait été vexée à l'époque que la candidate se
permette d'entacher la réputation de son établissement auprès de l'office, car
le salaire qui avait été proposé à la recourante correspondait au minimum
genevois pour le poste à repourvoir. En fait, celle-ci refusait  une section
nettoyage assez légère dans un restaurant coquet de 50 places.

Ces différents éléments permettent de tenir pour
établi au degré de  vraisemblance prépondérante que, comme l'ont retenu les
premiers juges, le salaire proposé pour une auxiliaire de gastronomie
correspondait au salaire minimum prévu par l'avenant genevois à la convention
collective de travail CCNT 98. L'emploi assigné satisfaisait  aux conditions
des conventions collectives mentionnées à l'art. 16 al. 2 let. a LACI. Les
éléments constitutifs d'un refus de travail convenable sont réunis (art. 30 al.
1 let d LACI)."

 

                               2.5.   Secondo
l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla
gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al
massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La
sospensione del diritto a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve,
da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di
colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua
durata è determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI),
soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V
50).

                                         In virtù
dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal
diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della
prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45
cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato
senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha
rifiutato un lavoro idoneo. 

 

                               2.6.   Per quanto
concerne l'entità delle sanzioni da infliggere agli assicurati sulla base
dell'art. 30 cpv. 1 lett. d, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una
sentenza del 29 ottobre 2003 nella causa D. (C 162/02), pubblicata in DTF 130 V
125, pronunciandosi in merito a un ricorso inoltrato da un assicurato contro la
sentenza del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Zurigo che aveva ridotto
da 40 a 20 giorni la durata della sospensione inflittagli per non aver
accettato un'occupazione adeguata proposta ufficialmente, ha stabilito che in
presenza di validi motivi il rifiuto di un impiego ufficialmente assegnato non
deve essere necessariamente qualificato come colpa grave.

                                         Pertanto
secondo l'Alta Corte, se nel caso di specie esistono dei motivi per cui la
colpa di un assicurato non deve essere considerata grave, bensì soltanto
mediamente grave o lieve, è possibile infliggere una sospensione dal diritto
alle indennità di disoccupazione inferiore a 31 giorni.

                                         In
particolare, la nostra Massima Istanza ha rilevato:

 

" 
(…)

3.1. Art. 45 Abs 3 AVIV …lautet in deutscher,
französischer und italienischer Sprache wie folgt: "Ein schweres
Verschulden liegt vor, wenn der Versicherte ohne entschuldbaren Grund eine
zumutbare Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen aufgegeben oder eine
zumutbare Arbeit abgelehnt hat." "Il y a faute
grave lorsque l'assuré abandonne un emploi réputé convenable sans être assuré
d'obtenir un nouvel emploi ou lorsqu'il refuse un emploi réputé convenable sans
motif valable." "La colpa grave è data se
l'assicurato ha abbandonato senza valido motivo un impiego idoneo senza
garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un lavoro idoneo." In der Rechtsprechung wird der Vorbehalt des entschuldbaren Grundes
(motif valable/valido motivo) in Übereinstimmung mit der deutschen und
französischen, aber im Widerspruch zur italienischen Fassung im Zusammenhang
mit beiden Tatbeständen, sowohl der Aufgabe einer zumutbaren Arbeitsstelle ohne
Zusicherung einer neuen (z. B. ARV 2000 Nr. 8 S. 41 Erw. 2c; Urteil H. vom 8.
November 2001, C 156/01, Erw. 3a) als auch der Ablehnung einer zumutbaren
Arbeit (z. B. ARV 2000 Nr. 9 S. 48 Erw. 1; Urteil I. vom 23. August 2001, C
21/01, Erw. 1b) genannt. 

 

3.2 Nach ständiger Rechtsprechung zu Art. 30 Abs.
3 Satz 3 und Abs. 3bis AVIG in Verbindung mit Art. 45 Abs. 3 AVIV ist der
Bemessung der Einstellungsdauer sowohl bei Aufgabe einer zumutbaren
Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen (Einstellungsgrund gemäss Art. 30
Abs. 1 lit. a AVIG in Verbindung mit Art. 44 Abs. 1 lit. b AVIV) als auch bei
Ablehnung einer nicht amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit (Einstellungsgrund
gemäss Art. 30 Abs. 1 lit. c AVIG in Verbindung mit Art. 44 Abs. 2 AVIV in der
bis 30. Juni 2003 geltenden Fassung) nicht zwingend ein schweres Verschulden
zugrunde zu legen. Dabei werden für die Unterschreitung des für schweres
Verschulden vorgesehenen Sanktionsrahmens statt eines entschuldbaren Grundes
(z. B. ARV 2000 Nr. 9 S. 50 Erw. 4b/aa; Urteile F. vom 20. September 2002, C
48/02, Erw. 5, G. vom 20. Juni 2001, C 32/01, Erw. 4, sowie T. vom 16. Februar
2001, C 15/00, Erw. 3b und 4b) oft - gleichbedeutend (vgl. insbesondere Urteile
F. vom 20. September 2002, C 48/02, Erw. 5, und T. vom 16. Februar 2001, C
15/00, Erw. 3) - besondere Umstände des Einzelfalls verlangt, indem
festgehalten wird, die Bestimmung von Art. 45 Abs. 3 AVIV bilde hier lediglich
die Regel, von welcher beim Vorliegen besonderer Umstände im Einzelfall
abgewichen werden dürfe, sodass insoweit das Ermessen von Verwaltung und
Sozialversicherungsgericht nicht auf eine Einstellungsdauer im Rahmen eines
schweren Verschuldens beschränkt sei, sondern auch eine mildere Sanktion
zulasse (z. B. ARV 2000 Nr. 8 S. 42 Erw. 2c; RJJ 1999 S. 56 Erw. 3; Urteile J.
vom 17. März 2003, C 278/01, Erw. 2.1, K. vom 8. Oktober 2002, C 392/00, Erw.
4.5, und D. vom 21. Mai 2001, C 424/00, Erw. 2b).

 

(…)

 

3.4 

3.4.1  Zunächst ist festzustellen, dass der
Wortlaut aller drei Sprachfassungen des Art. 45 Abs. 3 AVIV keinerlei
Anhaltspunkt enthält, der dafür sprechen würde, hinsichtlich der Ablehnung
einer zumutbaren Arbeit zwischen amtlich zugewiesenen auf der einen und nicht
amtlich zugewiesenen Stellen auf der andern Seite zu differenzieren. Eine
solche Unterscheidung wurde lediglich - teilweise - von der Rechtsprechung
eingeführt bzw. offen gelassen. Das Urteil C 226/98 (Erw. 3.3.1 hievor) gab
indessen das frühere, den Einstellungstatbestand der Ablehnung einer amtlich
zugewiesenen zumutbaren Arbeit betreffende Urteil C 386/97 ungenau wieder. In
Letzterem war nicht entschieden worden, im Falle der Ablehnung einer amtlich
zugewiesenen zumutbaren Arbeit müsse immer ein schweres Verschulden angenommen
werden. Vielmehr war darin erst nach Verneinung eines entschuldbaren Grundes
auf ein nach Art. 45 Abs. 3 AVIV zwingend schweres Verschulden geschlossen
worden (ARV 1999 Nr. 23 S. 137 Erw. 1b und S. 139 Erw. 2c). Damit sollte
demnach entgegen ARV 2000 Nr. 8 S. 41 Erw. 2c (sowie z. B. Urteil C. vom 10.
Januar 2002, C 195/00, Erw. 1b) nicht gesagt werden, im Rahmen des
Einstellungsgrundes der Ablehnung einer amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit
sei eine Unterschreitung der für schweres Verschulden vorgeschriebenen
Einstellungsdauer generell unzulässig. Vielmehr sollte damit festgestellt
werden, dass bei Vorliegen dieses Einstellungstatbestandes im Rahmen von Art.
45 Abs. 3 AVIV, das heisst nur bei Fehlen eines entschuldbaren Grundes,
zwingend von einem schweren Verschulden auszugehen sei (vgl. Urteile I. vom 23.
August 2001, C 21/01, Erw. 1b, S. vom 20. Juli 2001, C 74/01, Erw. 1b und 4a,
sowie D. vom 19. Januar 2001, C 75/00). Art. 45 Abs. 3 AVIV schreibt nicht nur
bei Aufgabe einer zumutbaren Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen,
sondern auch bei Ablehnung einer zumutbaren Arbeit nur unter dem Vorbehalt
eines entschuldbaren Grundes die Annahme eines schweren Verschuldens vor (Erw.
3.1 hievor). Wird ein solcher Grund bejaht, ist diese Bestimmung nicht
anwendbar und die Einstellungsdauer bemisst sich nach der Regel des Art. 30
Abs. 3 Satz 3 AVIG. 

 

3.4.2 Abgesehen davon, dass schon der Wortlaut
von Art. 45 Abs. 3 AVIV keine Handhabe dafür bietet, die Ablehnung einer
amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit anders zu behandeln als jene einer nicht
amtlich zugewiesenen zumutbaren Tätigkeit, vermag auch das im Urteil C 226/98
angeführte Argument, bei der Ablehnung einer zugewiesenen zumutbaren Arbeit
stünden Tatsache und Schwere des Verschuldens meist klar fest (ARV 2000 Nr. 8
S. 42 Erw. 2c; ebenso z. B. ARV 2000 Nr. 9 S. 50 Erw. 4b/aa und Urteil C. vom
10. Januar 2002, C 195/00, Erw. 1b), für diesen Einstellungsgrund einen Ausschluss
einer die Einstellungsdauer bei schwerem Verschulden unterschreitenden Sanktion
nicht zu begründen. Selbst wenn bei diesem Einstellungstatbestand Tatsache und
Schwere des Verschuldens häufiger klar feststehen sollten als bei den
Einstellungsgründen der Aufgabe einer zumutbaren Arbeitsstelle ohne Zusicherung
einer neuen und der Ablehnung einer nicht amtlich zugewiesenen zumutbaren
Arbeit, könnte dies nicht dazu führen, die Möglichkeit einer Unterschreitung
der für schweres Verschulden vorgesehenen Einstellungsdauer bei Einstellungen
wegen Ablehnung einer amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit generell zu
verneinen. Damit würden diejenigen, durchaus auch bei diesem Einstellungsgrund
vorkommenden, Konstellationen vernachlässigt, in denen Tatsache und Schwere des
Verschuldens gerade nicht klar feststehen. 

 

3.4.3  Aufgrund dieser Erwägungen ist die
Rechtsprechung im Sinne der in Erw. 3.3.2 hievor angeführten Urteile dahin zu
klären, dass bei Vorliegen eines entschuldbaren Grundes, weil Art. 45 Abs. 3
AVIV diesfalls nicht anwendbar ist, auch bei Ablehnung einer amtlich
zugewiesenen zumutbaren Arbeit nicht zwingend von einem schweren Verschulden
auszugehen ist. Es verhält sich damit nicht anders als bei der Aufgabe einer
zumutbaren Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen und bei der Ablehnung
einer nicht amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit (vgl. auch Thomas Nussbaumer,
a.a.O., Rz 712, der auch bei den in Art. 45 Abs. 3 AVIV genannten Gründen eine
Verschuldensprüfung im Einzelfall postuliert, ohne zwischen den verschiedenen
betroffenen Einstellungstatbeständen zu differenzieren)." (DTF 130 V 125 consid. 3.1.; 3.2.; 3.4.)

 

                                         Relativamente
alla nozione di "validi motivi" il TFA ha precisato:

 

" 
3.5 Zu prüfen bleibt, was unter entschuldbaren
Gründen zu verstehen ist, deren Vorliegen dazu führt, dass anders als nach Art.
45 Abs. 3 AVIV nicht zwingend von einem schweren Verschulden auszugehen ist.
Dazu ist vorab festzuhalten, dass der deutsche Wortlaut dieser Bestimmung, der
von einem "entschuldbaren Grund" spricht, nicht treffend ist, könnte
er doch dazu verleiten, nach Gründen zu suchen, die ein Verschulden
ausschliessen. Dies ist jedoch nicht gemeint, wie aus der Rechtsprechung folgt,
die bei entschuldbaren Gründen bzw. unter besonderen Umständen des Einzelfalls
nicht auf eine Einstellung verzichtet, sondern unter Umständen auch bei den in
Art. 45 Abs. 3 AVIV erwähnten Einstellungstatbeständen den für schweres
Verschulden vorgesehenen Rahmen unterschreitet (Erw. 3.2 und 3.3 hievor). Es
ist vielmehr gestützt auf die französische und die italienische Fassung, worin
von einem "motif valable" bzw. "valido motivo" gesprochen
wird, festzustellen, dass unter einem "entschuldbaren Grund" im Sinne
von Art. 45 Abs. 3 AVIV ein Grund zu verstehen ist, der das Verschulden leichter
als schwer erscheinen lassen kann. Dies steht auch in Übereinstimmung mit den
Urteilen, in denen statt von entschuldbaren Gründen von besonderen Umständen
des Einzelfalls die Rede ist (vgl. für die Aufgabe einer zumutbaren
Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen sowie die Ablehnung einer nicht
amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit Erw. 3.2 hievor und für die Ablehnung
einer amtlich zugewiesenen zumutbaren Arbeit Urteile G. vom 15. Februar 2002, C 93/01, Erw. 3, und U. vom 28. September 2001, C 119/01,
Erw. 3). 

 

Es handelt sich somit um Gründe, die - ohne zur
Unzumutbarkeit zu führen, ansonsten es schon an der Erfüllung der in Art. 45
Abs. 3 AVIV erwähnten Einstellungstatbestände fehlen würde (vgl. Art. 44 Abs. 1
lit. b AVIV, Art. 44 Abs. 2 AVIV in der bis 30. Juni 2003 geltenden Fassung und
Art. 30 Abs. 1 lit. d AVIG in der bis 30. Juni 2003 geltenden Fassung) - das
Verschulden als mittelschwer oder leicht erscheinen lassen können. Diese im
konkreten Einzelfall liegenden Gründe können - wie etwa gesundheitliche
Probleme (RJJ 1999 S. 57 Erw. 4) - die subjektive Situation der betroffenen
Person oder - so die Befristung einer Stelle (ARV 2000 Nr. 9 S. 49 Erw. 4b/aa)
- eine objektive Gegebenheit beschlagen. (…)"

(DTF 130 V 125-131 consid.
3.5.)

 

                                         In quel
caso il TFA ha ritenuto che il posto offerto ufficialmente all'assicurato quale
operaio o aiuto operaio edile non era totalmente inadeguato e che dunque a
ragione l'assicurato era stato sanzionato, visto che in occasione di un
colloquio con il potenziale datore di lavoro aveva espresso la sua
indisponibilità a concludere un contratto di lavoro. Tuttavia, alla luce dei
problemi di salute relativi all'ipersensibilità al materiale dei pannelli
isolanti di lana di vetro/roccia, si trattava di un caso limite, per cui la
colpa dell'assicurato doveva essere giudicata mediamente grave. La riduzione
effettuata dal Tribunale cantonale da 40 a 20 giorni non prestava il fianco a
critiche ed è dunque stata confermata (cfr. DTF 130 V 125, consid. 3.6.).

 

                                         In
un'altra sentenza del 9 dicembre 2003 nella causa H. (C 58/03), la nostra
Massima Istanza ha ridotto da 38 a 25 giorni la sospensione inflitta a
un'assicurata che, contrariamente a quanto impartitole dall'amministrazione,
non aveva contattato un potenziale datore di lavoro entro 3 giorni
dall'assegnazione ufficiale di un impiego quale cassiera che le avrebbe
permesso di ottenere un guadagno intermedio, a causa della mancata spedizione
della sua lettera di candidatura da parte della figlia undicenne, alla quale l'aveva
consegnata. Il TFA ha deciso che nella fattispecie, nonostante il comportamento
colpevole dell'assicurata - la quale non aveva spedito personalmente la lettera
o comunque non aveva controllato che la figlia l'avesse effettivamente imbucata
- che ha impedito la realizzazione di un adeguato guadagno intermedio, la colpa
dell'assicurata, alla luce delle circostanze concrete del caso, doveva essere
ritenuta mediamente grave. Infatti essa, dopo essersi accorta che lo scritto
non era stato spedito, aveva reagito subito, annunciandosi lo stesso giorno
presso il posto di lavoro assegnatole. Inoltre da quando era in disoccupazione,
ad eccezione di una sanzione di 21 giorni inflittale per non aver effettuato
una misura inerente al mercato del lavoro agli inizi del mese in cui le è stato
proposto ufficialmente l'impiego in questione, non aveva mai dato occasione
agli organi che applicano la LADI di essere biasimata.

 

                                         In una
sentenza del 6 gennaio 2004 nella causa H. (C 213/03) il TFA ha poi esaminato
il caso di un'assicurata che era stata sospesa dal diritto alle indennità di
disoccupazione per 31 giorni per aver rifiutato un'occupazione adeguata non
assegnata ufficialmente della durata di circa 6 mesi.

                                         L'Alta
Corte, pur ritenendo che l'assicurata nel caso in esame era stata sanzionata a
ragione, ha considerato quali circostanze attenuanti i motivi che l'hanno
indotta a rifiutare l'impiego temporaneo, ossia il fatto che essa ritenesse di
dover prioritariamente partecipare ad un programma di qualifica per promuovere
la collocabilità assegnatole in precedenza per lo stesso periodo in cui avrebbe
dovuto lavorare temporaneamente e la mancanza delle necessarie conoscenze
informatiche per svolgere l'impiego in questione.

                                         Inoltre
la nostra Massima Istanza, dopo aver ribadito che anche un lavoro temporaneo è
preminente rispetto a delle misure di inserimento professionale, ha considerato
che esisteva una  concolpa dell'amministrazione per non avere indicato
all'assicurata, al fine di evitare le conseguenze del tentativo di collocamento
fallito, che era tenuta ad accettare l'impiego offertole.

                                         Di
conseguenza la sospensione è stata ridotta da 31 a 15 giorni.

 

                                         Per altri
casi di applicazione di questa giurisprudenza cfr. STFA del 12 dicembre 2003
nella causa K. (C 70/02); STFA 6 febbraio 2004 nella causa A. (C 130/03) e STFA
del 5 aprile 2004 nella causa S. (C 137/03). Su questo tema cfr. D. Cattaneo,
"Assicurazioni sociali: Alcuni temi d'attualità" in RtiD I-2004 pag.
215 seg. (235-239).

 

                                         Inoltre
in una sentenza dell'8 luglio 2004 nella causa P. (38.2003.94) il TCA, vagliate
le circostanze concrete oggettive della vertenza sub judice e la
situazione soggettiva dell'assicurata, ha ritenuto che nella fattispecie in
esame non erano dati dei validi motivi che facessero apparire la colpa della
stessa di gravità media o lieve. Pertanto questa Corte ha confermato la
sanzione di 31 giorni inflitta all'assicurata per aver ritirato la sua
candidatura relativa a un'occupazione adeguata assegnatale ufficialmente. In
questo senso ha pure deciso il TFA in una sentenza del 28 luglio 2004 nella
causa V., C 7/04.

 

                               2.7.   L'art. 42
LPGA prevede che le parti hanno il diritto di essere sentite. Non devono
obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante
opposizione.

 

                                         A tale proposito in una
sentenza del 23 giugno 2003 nella causa S. (C 49/03) l'Alta Corte ha rilevato
che:

 

" 
Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse
zurück, damit sie nach Erfüllung des Gehörsanspruchs erneut über eine
allfällige Einstellung in der Anspruchsberechtigung wegen selbstverschuldeter
Arbeitslosigkeit befinde. In diesem Rahmen kommt nunmehr Art. 42 Satz 2 ATSG
zur Anwendung, wonach die Gewährung des rechtlichen Gehörs ins
Einspracheverfahren verschoben ist (Kieser, a.a.O. Art. 42 Rz. 24)."

 

                                         In
una sentenza del 22 dicembre 2003 nella causa J. (H 272/03) il TFA, al consid.
3.3., si è così espresso:

 

" 
(…)

Selon un principe général de la procédure
administrative, l'autorité n'est pas tenue d'entendre les parties avant de
prendre une décision susceptible d'être frappée d'opposition (art. 30 al. 2
let. b PA). Ce principe est aujourd'hui spécifiquement consacré, en matière
d'assurances sociales, à l'art. 42 2ème phrase
LPGA." 

 

                                         In
un'altra sentenza del 22 dicembre 2004 nella causa S. (C 116/04) l'Alta Corte
ha rilevato:

 

" 
Überdies war der Kerngehalt aller Aussagen des
Herrn T.________  identisch in dem Sinne, dass sich der Versicherte nicht mehr  vereinbarungsgemäss
bei ihm gemeldet habe, weshalb es zu keiner Anstellung gekommen sei. Hiezu
konnte der Versicherte im Rahmen der Gewährung des rechtlichen Gehörs (Art. 42
ATSG) schriftlich Stellung nehmen, sodass keine Ungleichbehandlung der Parteien
bei der Beweiserhebung vorliegt.

 

3.1.2  Die Verwaltung verletzte indes den
verfassungsmässigen Anspruch auf rechtliches Gehör (Art. 29 Abs. 2 BV)
insofern, als sie es unterliess, dem Beschwerdegegner das während des Einspracheverfahrens
erstellte Gesprächsprotokoll vom 16. September 2003 zur Stellungnahme zu
unterbreiten (Art. 42 ATSG). Da aber die Aussagen im Protokoll vom 16.
September 2003 letztlich nicht von entscheidwesentlicher Bedeutung waren und
weil sich der  Versicherte vor- wie auch letztinstanzlich hiezu vollumfänglich
äussern konnte, nachdem  das Eidgenössische Versicherungsgericht sowohl die
Sach- wie auch die Rechtslage frei überprüft (Art. 132 OG), ist der
Verfahrensmangel ausnahmsweise einer Heilung zugänglich (BGE 127 V 437 Erw. 2d/aa,
126 I 72, 126 V 132 Erw. 2b, je mit Hinweisen)."

 

                                         Nella
presente fattispecie il TCA constata che il diritto di essere sentito
dell'assicurata è stato rispettato.

 

                                         Infatti
l'amministrazione ha dato alla ricorrente la possibilità di esprimersi in
merito al suo comportamento e alla ventilata sospensione con uno scritto dell'8
ottobre 2004, ossia prima di pronunciare la sanzione (cfr. Doc. 14).

                                         Pertanto
il diritto di essere sentito dell'assicurata è stato ossequiato già prima
dell'emanazione della decisione formale del 24 novembre 2004, conformemente
alla chiara giurisprudenza federale emessa prima dell'entrata in vigore della
LPGA (cfr. STFA del 6 agosto 2002 nella causa C, C91/02, consid. 1a; RAMI 2002 pag. 77, consid. 3d, pag. 83; SVR 2002 ALV Nr. 4 pag. 9;
DTF 126 V 130 = SVR 2001 ALV Nr. 12 pag. 37), che mantiene comunque, in talune
circostanze, la sua validità anche successivamente (cfr. U. Kieser, op. cit.,
ad art. 42, n. 1-28; Th. Locher, "Grundriss des
Sozialversicherungsrechts", Ed. Staempfli Verlag AG, Berna 2003, pag.
447-448 n° 21 e 22).

 

                               2.8.   Nell'evenienza
concreta l'assicurata, senza qualifiche professionali, precedentemente attiva
quale impiegata di lavanderia, si è iscritta in disoccupazione dal 1° febbraio
2004, con un guadagno assicurato di fr. 2'842.-- e alla ricerca di un impiego a
tempo pieno come impiegata di servizio, impiegata di lavanderia, ausiliaria di
pulizia (cfr. Doc. 2 e Doc. 16).

                                         In data 17 settembre 2004
la consulente dell'URC di __________ ha assegnato all'assicurata un'occupazione
presso l'__________ a __________ quale aiuto cucina e ausiliaria di pulizie.
L'occupazione era a metà tempo e di durata indeterminata.

                                         Nella lettera
d'assegnazione l'assicurata era invitata a telefonare subito al datore di
lavoro per fissare un colloquio (Doc. 15).

 

                                         Nel formulario "Esito
della candidatura" del 21 settembre 2004 la signora __________ ha
precisato che l'assicurata ha telefonato il 20 settembre 2004 e che non è stata
assunta in quanto non è interessata all'attività proposta e non è disposta a
lavorare al 50%.

                                         __________ ha inoltre
sottolineato che:

 

"  La
Signora non ha voluto presentarsi perchè preferisce rimanere in disoccupazione
che lavorare almeno al 50%. Già il mese di febbraio quando cercavo un'altra
signora, mi aveva dato le stesse motivazioni (vedi esito colloquio del
6.2.04)." (Doc. 15)

 

                                         Dal canto
suo l'assicurata nel formulario "Esito dell'assegnazione" ha
affermato di avere telefonato il 21 settembre 2004 e di non avere avuto un
colloquio con il datore di lavoro in quanto "non ci siamo messe d'accordo
e sto cercando lavoro a tempo pieno" (Doc. 15).

                                         In data 4 ottobre 2004 l'assicurata
ha poi così giustificato il mancato accordo con il potenziale datore di lavoro:

 

"  Io
questo lavoro non l'ho rifiutato, però non ci siamo messe d'accordo con la
signora __________.

Ho parlato al telefono con la (__________) e le ho chiesto quanto
paga l'ora e lei mi ha risposto che non mi dice quanto paga l'ora. Allora io ho
detto che non posso andare a lavorare così!

Io vorrei sapere sempre quanto si paga l'ora prima che io scrivi
il contratto.

Io cerco lavoro a tempo pieno." (Doc. 15)

 

                                         Nel verbale del colloquio
di consulenza del 4 ottobre 2004 la consulente dell'URC ha verbalizzato (e
l'assicurata ha firmato), tra l'altro che "mi conferma che sta cercando
lavoro a tempo pieno e non le conviene andare a lavorare fino a __________ se
può lavorare solo a tempo parziale" (Doc. 15).

                                         Il 25 ottobre 2004 la
Sezione del lavoro ha inviato all'__________ uno scritto del seguente tenore:

 

"  (...)

Domanda 1:

 

Vogliate specificare la vostra offerta di lavoro, completando i
seguenti punti:

 

-   giorni e orario di lavoro (turni?):

 

-   salario mensile lordo / paga oraria offerta:

 

 

Domanda 2:

 

Corrisponde al vero che al colloquio telefonico con l'assicurata
non avete voluto formulare la vostra offerta salariale? Per quale motivo?
Ritenete che ciò a precluso la trattativa d'assunzione?" (Doc. 13)

 

 

                                         Il datore di lavoro, per
il tramite di __________, il 12 novembre 2004 ha così risposto:

 

"  (...)

Tengo a precisare che non c'era nessuna intenzione da parte della
disoccupata di voler iniziare un rapporto di lavoro presso il nostro __________.

 

La Signora RI 1 ha preso contatto (solo) telefonicamente con me il
20 settembre 2004 e subito mi ha comunicato che non era interessata
all'attività proposta perchè si trattava di un lavoro solo al 50%.

Tengo a precisare che nel febbraio scorso, quando cercavo un'altra
ausiliaria, la Signora si trovava già in disoccupazione e mi aveva dato ancora
le stesse motivazioni e non aveva accettato il lavoro.

 

Per quanto riguarda il salario è normale che dobbiamo basarci sul
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della __________ (CCNL) che dobbiamo
rispettare!

Rispondendo alla sua domanda nella lettera del 25 ottobre u.s. è
vero che la signora RI 1, prima di riappendere il telefono, mi ha chiesto
"quanto paghi tu?" ed è anche vero che io non ho voluto dirglielo
siccome a lei non interessava il lavoro e non si è nemmeno scomodata a
presentarsi personalmente.

Trovo sia stata solo curiosità perchè normalmente prima ci si
interessa al lavoro e poi si formula la domanda del salario che a quel punto è
più che legittima.

 

Lascio a a voi valutare se la Signora RI 1 sia veramente
interessata a trovare un lavoro." (Doc. 11)

                                      

                                         Al riguardo l'assicurata
ha formulato le seguenti osservazioni il 17 novembre 2004:

 

"  Leggendo
la lettera che ci ha mandato la signora __________, ci siamo resi conto le cose
non sono come è stato scritto. La prima volta siamo stati io e mio marito
personalmente all'__________. Al colloquio con la signora __________ abbiamo chiesto
lavoro a tempo pieno. Lei ci ha risposto di no e ha aggiunto che si può solo 2
ore al giorno. Secondo il mio parere andare da __________ a __________ per 2
ore non mi conviene. Poi ho domandato quanto paga all'ora, e lei mi ha risposto
che prima devo firmare il contratto.

Secondo me è una cosa assurda. La seconda volta il 25 ottobre mi
sono contattata telefonicamente e la signora mi ha dato la stessa risposta
della volta precedente. Io sarei disposta a prendere al 100% come lavoro prima
e non vorrei stare disoccupata neanche un giorno." (Doc. 9)

 

                                         Nella sua opposizione del
21 dicembre 2004 il patrocinatore dell'assicurata ha in particolare sottolineato
che:

 

"  (...)

In pratica la signora __________ ha sostenuto che
l'assicurata non aveva nessun'intenzione di accettare il lavoro poiché "preferisce
rimanere in disoccupazione" (vedi osservazioni sul formulario
"Esito della candidatura" del 21.9.04. È questo un parere soggettivo,
da parte della signora __________, che non è assolutamente provato e che, come
vedremo in seguito, è stato smentito dai fatti.

 

Vero è piuttosto che non si è giunti ad un
accordo perché la signora __________ non ha voluto comunicare all'assicurata il
salario previsto per il lavoro offerto ritenendo, secondo il suo apprezzamento,
che questo era un aspetto secondario e che prima ci doveva essere una manifesta
volontà da parte dell'assicurata, di essere seriamente interessata
all'occupazione. Ritiene inoltre che il salario era quello previsto dal CCNL di
categoria.

La signora __________ conferma che non ha voluto
comunicare alla nostra rappresentata il salario che intendeva versare.
L'assicurata conferma come la signora __________ gli abbia detto che prima
doveva firmare il contratto e poi avrebbero definito il salario.

 

Il salario, per il dipendente, è un aspetto
principale delle condizione d'impiego soprattutto se, come nel presente caso,
il lavoro è a tempo parziale e lontano dal proprio domicilio, con conseguenti
spese di trasferta non irrilevanti. Non e quindi, come indica la signora __________
"solo una curiosità". E quindi più che legittimo che il sapere
quanto potrà guadagnare per il lavoro offerto sia determinante per valutare
l'adeguatezza dell'occupazione proposta.

L'assicurata non era nemmeno tenuta a sapere che
nel settore alberghiero vige un contratto nazionale di lavoro che fissa dei
salari minimi che, come tali, sono appunto minimi e non necessariamente devono
essere i salari effettivi.

 

I recenti fatti hanno inoltre dimostrato come non
sia assolutamente vero che la nostra rappresentata preferisca rimanere
disoccupata piuttosto che accettare occupazioni, anche a tempo parziale. In
effetti, dal 1 ° dicembre 2004, oltre a seguire un programma occupazionale
lavora a tempo parziale, tre ore al giorno, in qualità di donna delle pulizie
presso la __________ di __________, tramite la ditta __________ (vedi FAUT di
dicembre allegato)." (Doc. 5)

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi, sulla base della documentazione contenuta nell'incarto e
qui ampiamente riprodotta, il TCA constata innanzitutto che di fatto non ha
avuto luogo nessun colloquio personale con il potenziale datore di lavoro ma la
questione di un possibile impiego è stata risolta negativamente con la
telefonata del 20 settembre 2004. Già questo è un indizio per concludere che
l'assicurata non ha manifestato la disponibili-tà a concludere il contratto di
lavoro, come prescritto dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.3 e STFA
del 22 dicembre 2004 nella causa S.,  C 116/04, a proposito di un posto quale
ausiliaria di cucina - "Der Verwaltungsverfügung (vom 25. August 2003) liegt die Meldung der potenziellen Arbeitgeberin über
die Bewerbung vom 29. Juli 2003 zu Grunde, gemäss welcher sich der
Beschwerdegegner trotz Verabredung am 21. Juli 2003 nicht
mehr gemeldet hat" -).

 

                                         Inoltre,
valutando i fatti in applicazione del principio della probabilità
preponderante, caratteristica, del settore delle assicurazioni sociali (cfr.
DTF 129 V 181 consid. 3.1, DTF 125 V 195 consid. 2, DTF 119 V 338 consid. 1,
DTF 118 V 289 consid. 1b; RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR
2001 KV N. 50 pag. 145; STFA 29 gennaio 2003 nella causa P., U 162/02; STFA del
18 settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P.S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K.B., C 116/00; STFA
del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98, consid. 3, pag., 6), questo
Tribunale ritiene che il motivo per il quale l'assicurata non ha accettato il
contratto di lavoro è che si trattava di un posto di lavoro a tempo parziale,
fuori dal suo luogo di domicilio. 

                                         In questo
senso le affermazioni di __________ appaiono credibili e sono state confermate
anche dall'assicurata nel formulario "Esito dell'assegnazione" e nel
verbale di colloquio di consulenza del 4 ottobre 2004.

                                         L'assicurata
non presentandosi, per questo motivo, al colloquio per l'assunzione ha così di
fatto perso un'opportunità di impiego. Il suo comportamento deve essere equiparato
al rifiuto esplicito di un'occupazione per cui entra in considerazione una
sospensione fondata sull'art. 30 cpv. 1 lett. d LADI.

 

                                         Quanto
all'affermazione del patrocinatore dell'assicurata secondo cui l'assicurata
aveva il diritto di conoscere l'ammontare del salario offerto, il TCA
sottolinea che tale questione è stata posta dall'assicurata al datore di lavoro
soltanto dopo avere manifestato la propria indisponibilità a lavorare a tempo
parziale e per questo motivo non ha ricevuto nessuna risposta.

                                         Diversa
sarebbe stata la soluzione se l'assicurata, dopo essersi dichiarata disposta a
lavorare a tempo parziale ed avere partecipato ad un colloquio con il
potenziale datore di lavoro avesse rifiutato l'impiego in quanto il potenziale
datore di lavoro non le ha voluto fornire nessuna indicazione a proposito del
salario che intendeva versarle (cfr. consid. 2.4).

                                         In altri
termini, nel caso concreto l'assicurata avrebbe dunque dovuto chiaramente
manifestare per principio la propria volontà a concludere il contratto e poi
incontrarsi con il datore di lavoro per discutere approfonditamente di tutte le
questioni, compresa quella del salario.

                                         Avendo
adottato un diverso comportamento l'assicurata si è invece preclusa ogni
possibilità di concludere il contratto di lavoroe di questo deve portare le
conseguenze dal profilo dell'assicurazione contro la disoccupazione.

 

                               2.9.   Per quel che
concerne l'impiego in quanto tale, ricordato che secondo l'art. 16 cpv. 1 LADI,
"al fine di ridurre il pregiudizio l'assicurato è tenuto di norma ad
accettare senza indugio qualsiasi occupazione" il TCA constata che nessuno
dei presupposti dell'art. 16 cpv. 2 LADI sono qui realizzati. In particolare il
salario offerto era conforme al Contratto collettivo nazionale di lavoro (cfr.
Doc. 11, art. 16 cpv. 2 lett a LADI e le sentenze citate al consid. 2.4), il
lavoro era situato fuori dal luogo di domicilio, ma il tragitto giornaliero era
inferiore alle due ore (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. f LADI e SVR 2005 ALV Nr. 3)
e l'assicurata, lavorando al 50%, avrebbe ricevuto indennità compensative (cfr.
art. 16 cpv. 1 lett. i LADI).

                                         L'occupazione
assegnata all'assicurata era dunque adeguata. Di conseguenza a ragione la
ricorrente è stata sospesa dal diritto all'indennità di disoccupazione sulla
base dell'art. 30 cpv. 1 lett. d LADI. Anche l'entità della sanzione (31 giorni
di sospensione) risulta proporzionata non esistendo nel caso concreto validi
motivi atti a ridurre la gravità della colpa (cfr. consid. 2.4; SVR 2005 ALV
Nr. 3; STFA del 3 maggio 2005 nella causa H., 

                                         C 108/04;
STFA del 22 dicembre 2004 nella causa S., C 116/04; STCA del 1° settembre 2004
nella causa Y., 38.2004.20).

                                         Infine si
ricorda che, come già indicato nella decisione iniziale "tenuto conto che,
l'assicurata avrebbe avuto diritto alle indennità compensative giusta l'art.
41a OADI, la Cassa procederà a calcolare l'indennità giornaliera oggetto della
sospensione in base al guadagno intermedio non realizzato, cosicché, in
concreto i giorni di sospensione da ammortizzare a carico dell'assicurata
saranno meno di 31 giorni" (Doc. 5).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti