# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6528715d-fb36-5d9b-a9b5-d206bdde4e94
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.03.2006 35.2005.79
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-79_2006-03-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.79

   

  mm/td

  	
  Lugano

  1 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 giugno
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1

  rappr. da: RA 2

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 10
febbraio 2001, RI 1 – dipendente della ditta __________ di __________ in
qualità di tecnico di servizio e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli
infortuni presso l’CO 1 – è scivolato su una lastra di ghiaccio e ha riportato
una distorsione al ginocchio sinistro. 

                                         Con
certificato del 9 aprile 2001, il dott. __________ ha diagnosticato una lesione
al menisco mediale del ginocchio sinistro e ha attestato una inabilità lavorativa
del 100% fino al 25 febbraio 2001 e del 50% sino al 4 marzo 2001 (doc. 6).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha versato
regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di ottobre 2004, all’assicuratore LAINF è stata annunciata una
ricaduta dell’evento traumatico del febbraio 2001 (doc. 11).

                                         Il dott. __________,
consultato l’8 settembre 2004, ha riferito di continui disturbi al ginocchio
destro con fenomeni di bloccaggio e ha predisposto l’esecuzione di una RMN
(doc. 13).

                                         Il citato
esame strumentale è stato effettuato il 16 settembre 2004 e ha mostrato
un’importante lesione con fessure soprattutto al versante inferiore del corno
posteriore e alla parte intermedia del menisco mediale (doc. 14).

 

                                         In data 3
febbraio 2005, il dott. __________ ha comunicato all’CO 1 che, nel frattempo,
l’assicurato si era rivolto nuovamente a lui per importanti disturbi al
ginocchio sinistro (doc. 35).

                                         La
risonanza magnetica del 15 febbraio 2005 ha posto in luce una forma smussata
del menisco mediale con fessura al versante inferiore del corno posteriore e
alla parte intermedia (doc. 37). 

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 19 aprile 2005, l’Istituto assicuratore ha negato il
proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi localizzati al ginocchio
sinistro, ritenuti non trovarsi in nesso di causalità naturale con il sinistro
del 10 febbraio 2001 (doc. 44).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (doc. 47) e dalla
Cassa malati __________ (doc. 45, 51 e 55), l’CO 1, in data 24 giugno 2005, ha
ribadito il contenuto della sua prima decisione (doc. 57). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 16 settembre 2005, RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha
chiesto che venga accertata l’esistenza di un nesso di causalità, naturale e
adeguata, tra l’infortunio assicurato e la ricaduta e che l’incarto venga
retrocesso all’assicuratore infortuni per definire il diritto a prestazioni,
argomentando:

 

" 
Secondo i ricorrenti, infatti, al parere
espresso nel caso concreto dal dottor __________ il 3 giugno 2005 (e non, come
erroneamente indicato nella decisione impugnata il 6 aprile 2005), non
può essere riconosciuta la qualifica di "giudizio", vale a dire di
parere scientifico di natura tale da assurgere a valore probatorio nei termini
della giurisprudenza sopra ricordata.

 

Il dottor __________, nel suo ricordato rapporto,
si limita infatti a riordinare una serie di certificati e atti
medici altrui. Di persona, il dottor __________ non ha effettuato
un solo esame, né del paziente né del ginocchio infortunato. Egli giunge in
particolare a concludere, peraltro in maniera francamente poco
comprensibile, che non può essere stabilito un nesso causale almeno
probabile tra l'evento del 10 febbraio 2001 e la patologia del menisco del
signor RI 1. Sostanzialmente perché:

 

-   l'assicurato, dopo il sinistro del 10 febbraio 2001, lamentava
problemi sul "lato laterale" del ginocchio, e non su quello
"mediale";

 

-   l'esame del 15 febbraio 2005 confermerebbe una lesione del
menisco mediale, ma non del menisco laterale che, così testualmente il dottor __________,
"probabilmente non è mai stato leso".

 

(…)

 

4.3.

Come sempre in circostanze in cui si debba
esercitare un apprezzamento - in questo caso medico - cogliere nel segno è
operazione davvero improba. Il ricorrente non può certo, e neppure vuole,
sostituirsi ai pareri degli specialisti competenti. Egli ritiene nondimeno che
il parere espresso dal dottor __________ non possa avere la
valenza probatoria che la CO 1 pretenda debba avere nel caso concreto.

 

È vero che i medici che hanno avuto in cura il
signor RI 1 qualche confusione l'hanno pur fatta, fra ginocchio destro e
ginocchio sinistro, cosa che non ha certo facilitato il compito di chi doveva
decidere per la sussistenza o meno di una causalità naturale fra il sinistro
del 2001 e il riacutizzarsi dei disturbi, poi ricondotti ad una accertata lesione,
nel 2004. Non è men vero però che l'esame del Dottor __________ è stato almeno
altrettanto superficiale, per non dir peggio, dando per accertate circostanze
che tali non sono per nulla.

 

4.3.1.

In particolare, ha preteso il dottor __________
che il paziente si sarebbe lamentato di disturbi laterali e non mediali:
dove sia andato il dottor __________ a prendere questa circostanza, non è dato
sapere. L'assicurato, infatti, non ha mai fatto altro che
riferire di disturbi al ginocchio sinistro, sia nei confronti dei medici
curanti, che nei colloqui con i funzionari della CO 1. Egli, al riguardo dei
suoi disturbi, è sempre stato chiaro, come peraltro attesta la nota di incarto CO
1 dell'8 novembre 2004, che riporta quanto segue:

 

" gli fa male il ginocchio sinistro. Ma finora, a
quanto pare, gli hanno guardato solamente il ginocchio destro. Non capisce come
mai, lui è sicuro che la RM eseguita in settembre è stata fatta al ginocchio
sinistro. Aggiunge inoltre che al ginocchio destro non ha più nessun tipo
di disturbo. È guarito."

 

Una affermazione, quella che precede, peraltro
coerente con gli accertamenti clinici che riferiscono, genericamente, di
dolori al ginocchio, senza specificare se mediale o laterale! Così, i
rapporti dell'8, 16 settembre 2004, 15 e 23 febbraio 2005 della clinica
ortopedica __________ di __________.

 

Una circostanza, comunque, confermata dallo
stesso ricorrente davanti ai funzionari dell'Ufficio federale
dell'assicurazione militare, ai quali riferì quanto segue in data 13 aprile
2005:

 

" nel febbraio 2001 ho subito un incidente con la
mia motoslitta, il quale ha interessato il ginocchio sinistro. (…) Verso la
fine dell'estate 2004, stanco dei continui dolori e blocchi al ginocchio
sinistro, mi sono di nuovo rivolto allo specialista - dr. __________ -
per discutere il procedere."

 

Insomma, nessun dolore "laterale" o
"mediale", ma soltanto "dolori" al ginocchio!

 

4.3.2.

Afferma altresì il dottor __________ che i
disturbi del ricorrente sarebbero da ricondurre ad un'affezione del menisco
sinistro laterale: anche questa circostanza non si ritrova
affatto negli atti medici formanti i documenti di questo incarto. Anche questa
circostanza è una novità inspiegabile, nel rapporto del Dottor __________.

 

Infatti, il sinistro intervenuto nel 2001,
ed al quale i ricorrenti pretendono di ricondurre le conseguenze cliniche e
sintomatologiche denunciate nell'estate 2004, fu così definito nel certificato
medico LAINF e firma del dott. __________:

 

" lesione meniscale ginocchio sx menisco
mediale dopo trauma distorsivo in data 9 febbraio 2001"

 

Un'affezione perfettamente coerente con gli
accertamenti effettuati nel febbraio 2005 presso la clinica
ortopedica di __________, che tra l'altro riferiscono di quel che segue:

 

" gli accertamenti hanno confermato una lesione
del menisco mediale. Nel gennaio del 2005 nuovi disturbi allo
stesso ginocchio, la RM ha confermato una fessura del versante inferiore del
corno posteriore della parte intermedia del menisco mediale."

 

Insomma, nessuno ha mai diagnosticato una lesione
"laterale"!

 

4.3.3.

Se ne deve concludere, dunque, perlomeno, che le
conclusioni a cui giunge il dottor __________ nel suo parere non sono
attendibili.

 

Di conseguenza, esse non possono assurgere a
prova dell'assenza di causalità naturale fra riacutizzazione dei disturbi al
ginocchio sinistro nell'estate 2004 e l'infortunio del 2001.

 

(…)

 

4.4.

Giova comunque qui segnalare anche i pareri dei
medici della cassa malati __________, pure assunti agli atti dell'incarto in
discussione, giacché essi stessi sono pure funzionali tenuti ad una
indiscutibile obiettività.

 

Il loro avviso è di segno opposto a
quello del dottor __________. Così, in particolare, il responsabile del
servizio medico fiduciario della __________, nel suo rapporto del 9 maggio
2005:

 

" visto la RM del 15 febbraio 2005 visto la DD
dell'11 febbraio 2000 lo ritengo che esiste un nesso causale probabile
per la ricaduta dell'8 settembre 2004."

 

(…)

 

4.5.

Così stando le cose, al ricorrente non resta che
chiedere che, in previsione del giudizio relativo all'assunzione da parte
dell'assicurazione LAINF delle conseguenze nel 2004 dell'infortunio da lui
subito nel 2001, sia ordinata una nuova perizia giudiziaria completa,
che dia conto della situazione oggettiva da lui presentata.

 

Auspica che questa perizia valuti, con maggiori
obiettività di quanto non fatto dal dottor __________, la relazione tra
l'affezione al ginocchio attualmente da lui presentata e l'infortunio da lui
subito nel 2001." 

                                         (I)

 

                               1.5.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

                               1.6.   In data 15
novembre 2005, l’insorgente ha versato agli atti dell’ulteriore documentazione,
medica e non, in parte già presente all’inserto (VII + allegati).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha preso posizione al riguardo il 2 dicembre 2005 (IX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio
sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del

29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre
2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del

22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del

23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA

6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,

RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,

DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111

V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113

V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406

consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990,

                                         p.
1093).

 

                                         In una sentenza del 7
luglio 2005 nella causa R., U 135/05, consid. 3.2, il TFA ha ricordato che:

 

" 
Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine
der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig
verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden,
unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende
Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche
Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt.
Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall
bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn
die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W.
Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG),
Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig
verlaufender krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst
dieser das Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche
Gutachten, 4. A., Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar
nie eintreten, wenn ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen
unfallbedingten Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status
quo ante wieder erreicht wird." (STFA succitata)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente
alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle
prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere
provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La
semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è
sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni,
l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr.
RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati). 

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461

consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117

V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell'assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V
365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la
loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato
sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di un nesso di
causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore-infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.6.   Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se i disturbi localizzati al
ginocchio sinistro, oggetto dell’annuncio di ricaduta qui in
discussione, costituivano o meno una conseguenza naturale del sinistro
assicurato.

 

                                         Nessuno
ha giustamente preteso che i disturbi che hanno interessato il ginocchio destro
dell’assicurato, leso in occasione di un infortunio sugli sci occorsogli nel
febbraio del 1992, assunto all’epoca dall’assicurazione militare (cfr. doc. 29,
p. 2), debbano andare a carico dell’assicuratore LAINF convenuto. 

 

                                         L’CO 1
nega l’esistenza di un legame causale naturale riferendosi alla valutazione
contenuta nel rapporto 3 giugno 2005 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, il quale ha ritenuto determinante la circostanza che, in occasione
della prima consultazione dell’11 febbraio 2001, il dott. __________ avrebbe
diagnosticato una problematica riguardante il menisco laterale del
ginocchio sinistro, mentre che la RMN del 15 febbraio 2005 ha mostrato una
lesione del menisco mediale sinistro, peraltro in presenza di un menisco
laterale intatto:

 

" 
La __________ assicurazioni interpone
opposizione il 20.5.2005 con la seguente motivazione: esistono due
problematiche ed una riguarda il menisco laterale, l'altra il menisco mediale.
In questo senso l'apprezzamento medico del dott. __________ è eloquente.

rispondo come segue: È proprio per questo che
bisogna rifiutare il caso, infatti, il dott. __________ nel rapporto di visita
dell'11.2.2001 parla chiaramente di una sintomatologia laterale quindi eventualmente
poteva esservi un problema al menisco laterale. In seguito a prescindere dal
fatto che si è continuato a confondere tra ginocchio destro e ginocchio sinistro,
e che finalmente ci si è accordati sul fatto che la patologia riguardava il
ginocchio sinistro, si è sempre parlato di menisco mediale, anche la RMI
evidenzia una lesione del menisco mediale e non del menisco laterale.

A questo punto l'assicurato nel 2001 aveva
sviluppato una sintomatologia al compartimento laterale, vi era un sospetto per
lesione del menisco, si preconizzava di effettuare indagini ulteriori ma poi il
caso era stato momentaneamente chiuso, probabilmente non vi era nessuna lesione
del menisco laterale.

Ora l'assicurato presenta di nuovo dolori
mediali, la RMI del 15.2.2005 conferma la lesione del menisco mediale e
conferma il fatto che il menisco laterale è intatto, quindi probabilmente non è
mai stato leso. Non può essere stabilito un nesso causale almeno probabile tra
l'evento del 10.2.2001 e la patologia del menisco mediale, in quanto, dopo il
10.2.2001 l'assicurato lamentava problemi sul lavoro laterale del ginocchio.

Vi è però il caso del 1989 dove vi era una
patologia al menisco che è stata anche operata e questo sotto responsabilità
della cassa malati in quanto in quel momento il signor RI 1 non era assicurato
alla CO 1. Ora si riscontra di nuovo una lesione del menisco mediale che deve
essere messa in relazione, al vecchio infortunio del 1989 che comunque va a
carico della cassa malati, in quanto la clinica ci ha ben dimostrato, che
l'infortunio del 2001 aveva provocato dolori sul lato laterale e non sul lato
mediale. Tutte le cure per il menisco mediale del ginocchio sinistro, a meno
che non avvenga un nuovo infortunio, vanno a carico della competente cassa
malati." 

                                         (doc. 53)

 

                                         La
tesi difesa dall’Istituto assicuratore convenuto è contestata da RI 1, la cui
posizione risulta supportata dalle certificazioni del dott. __________, spec.
FMH in medicina interna, il quale ha sottolineato che il dott. __________, nel
referto relativo alla visita dell’11 febbraio 2001, aveva
formulato anche la diagnosi differenziale di menisco mediale, motivo per cui ha
ritenuto probabile l’esistenza di un nesso di causalità tra l’infortunio
assicurato e la ricaduta:

 

" 
__________ alla visita dell’11.2.2001 parla di
menisco lat. ginocchio sx DD menisco mediale in st. dopo sutura. Era prevista
una visita dall’ortopedico che aveva in cura il pat. Dr. __________. In base
alla documentazione questo controllo non è stato fatto.

La RMI del ginocchio sx del 15.2.2005 (senza
mezzo di contrasto) mostra “Forma smussata del menisco mediale, con fessura
versante inferiore corno posteriore e parte intermedia”. Controllo dal Dr. __________
del 23.2.2005 parla per una lesione del menisco mediale del ginocchio sx. Dr. __________
rifiuta il caso dicendo che si tratta del menisco laterale e che ora la RMI
parla del menisco mediale.

In base al giudizio del Dr. __________ nella
diagnosi c’era anche la discussione del menisco mediale, poi però non
ulteriormente valutato.

Vista la RMI del 15.2.2005, vista la DD
dell’11.2.2001, ritengo che esiste un nesso causale probabile per la ricaduta
dell’8.9.2004."

                                         (doc. P)

 

                               2.7.   Chiamato a
pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che la valutazione enunciata dal dott. __________
non consenta di negare, con la necessaria tranquillità, l’esistenza di un nesso
di causalità naturale tra l’infortunio del 10 febbraio 2001 e i disturbi al
ginocchio sinistro, oggetto di ricaduta. 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (cfr.
DTF 125 V 351 seg. = SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. = RAMI 1999 U 356, p. 572).

 

                                         Ora,
nella concreta evenienza, attentamente vagliata la documentazione sanitaria presente
all’inserto, l’argomento - il solo - su cui il medico __________ dell’CO 1 ha
costruito la propria tesi (cfr. consid. 2.7.), non appare convincente al punto da
consentite a questa Corte di decidere, con piena cognizione di causa, sull’oggetto
della lite.

 

                                         In
proposito, il TCA rileva che il dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, in occasione della consultazione dell’11 febbraio 2001, ha sì
sospettato la presenza di una lesione del menisco laterale del ginocchio
sinistro, tuttavia, egli ha pure posto la diagnosi differenziale di menisco mediale,
proponendo, dopo averne discusso con il collega dott. __________ (che già
conosceva il paziente), l’esecuzione di un’artroscopia (cfr. doc. 7). 

                                         D’altro
canto, rispondendo a una richiesta di informazioni rivoltagli dall’Istituto
assicuratore convenuto nel corso del mese di marzo 2004, il dott. __________, o
chi per esso ha firmato il rapporto, ha dichiarato che l’assicurato era
portatore di una, citiamo: “Lesione meniscale ginocchio sx menisco mediale
dopo trauma distorsivo in data 09.02.01” (cfr. doc. 6 – il corsivo è del
redattore).

                                         Quest’ultima
circostanza non può essere liquidata come ha preteso fare l’assicuratore LAINF
convenuto in risposta di causa, ovvero sostenendo essersi trattato di un,
citiamo: “error calami dell’assistente del Dr. __________, visto anche il fatto
che il ricorrente nel 1989 aveva subito una lesione al menisco mediale
sinistro, di competenza della Cassa malati” (III, p. 4). 

                                         In
effetti, la medesima diagnosi di lesione del menisco mediale figura pure
sulla prescrizione di fisioterapia del 14 febbraio 2001 (doc. S),
rispettivamente, sulla nota d’onorario dell’Istituto di fisioterapia __________
del 13 marzo 2001 (doc. T). 

 

                                         In esito
a quanto precede, il TCA ritiene che l’CO 1 non abbia posto in atto tutto
quanto era possibile per delucidare in modo attendibile la fattispecie medica,
e ciò contravvenendo al disposto dell'art. 43 cpv. 1 LPGA (cfr. art. 47 cpv. 1
vLAINF).

 

                                         Questa
Corte non può parimenti fondare il proprio giudizio sulle certificazioni
allestite dal dott. __________. 

                                         In primo
luogo, quale specialista in medicina interna, egli non appare particolarmente
qualificato a pronunciarsi nella materia che qui interessa. 

                                         In
secondo luogo, se è vero che con il rapporto del 9 maggio 2005 il dott. __________
ha sostenuto la tesi dell’eziologia traumatica dei disturbi al ginocchio
sinistro (doc. P), è altrettanto vero che, successivamente, in data 13 giugno
2005, egli ha affermato di non poter prendere posizione riguardo al nesso
causale con l’avvenimento (doc. Q). 

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale giurisprudenza
è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i
fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li
avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         In
concreto, ci troviamo di fronte ad un accertamento sommario dei fatti. 

                                         La
decisione su opposizione impugnata va quindi annullata e l'incarto rinviato all’CO
1, affinché chiarisca, dopo aver predisposto degli accertamenti specialistici
più approfonditi, se i disturbi al ginocchio sinistro di cui ha sofferto RI 1,
erano ancora imputabili all’infortunio del 10 febbraio 2001 oppure no. 

                                         Successivamente,
l'assicuratore LAINF convenuto procederà a definire nuovamente il diritto alle
prestazioni dal profilo materiale e temporale.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione del 24 giugno 2005 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’CO 1 per nuovi accertamenti ai sensi   del considerando
2.8.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         L’CO 1
verserà all’assicurato l’importo di fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di
ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti