# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b6ace9a-8a6d-528d-b60f-ee84bd1f9041
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-04-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.04.2012 D-6044/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6044-2011_2012-04-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6044/2011 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 5  a p r i l e  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Bendicht Tellenbach, Robert Galliker,  

cancelliere Andrea Pedrazzini. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…),alias 

C._______, nato il (…), la moglie  

D._______, nata il (…), ed i figli 

E._______, nato il (…), alias 

F._______, nato il (…), 

G._______, nato il (…), alias 

H._______, nato il (…),  

Armenia,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 27 ottobre 2011 / N […]. 

D-6044/2011 

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Fatti: 

A.  

A.a  

Il (…) l'interessato, cittadino armeno proveniente da I._______ (Armenia), 

ha presentato una prima domanda di asilo in Svizzera. 

 

A.b  

Il (…) 2009 l'interessato ha ritirato la propria domanda di asilo  

(cfr. atto A 10/2) e il (…) 2009 sarebbe ripartito per l'Armenia. 

A.c  

In data (…) 2009, l'UFM ha stralciato dai ruoli la domanda di asilo 

dell'interessato, in quanto divenuta priva di oggetto. 

B.  

Il (…) l'interessato ha inoltrato una seconda domanda di asilo, questa 

volta insieme alla moglie e ai due figli. Ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo (cfr. verbali di audizione del 19 agosto 2011 

[di seguito: verbale 1] e del 4 ottobre 2011 [di seguito: verbale 2]), di 

essere scappato dall'Armenia, in data (…) 2011, perché ricercato in 

seguito a delle attività di contrabbando che avrebbe svolto su incarico del 

suo comandante, nel quadro di un impiego militare nella regione del 

L._______. Peraltro, egli sarebbe stato imprigionato per tre mesi al 

momento del suo ritorno in Armenia. La moglie dal canto suo ha 

affermato di essere stata maltrattata insieme ai suoi figli, dopo la partenza 

del marito, da degli uomini in uniforme che lo cercavano. Dopo una 

conversazione telefonica con l'interessato, la medesima avrebbe venduto 

l'appartamento e, in data (…), avrebbe lasciato l'Armenia per giungere in 

Svizzera il (…) (cfr. verbali di audizione del 19 agosto 2011 [di seguito: 

verbale 3] e del 4 ottobre 2011 [di seguito: verbale 4]). 

 

C.  

Con decisione del 27 ottobre 2011, notificata ai ricorrenti il giorno 

successivo (cfr. risultanze processuali), l'UFM non è entrato nel merito 

delle citate domande di asilo. Detto Ufficio ha pure pronunciato 

l'allontanamento degli interessati dalla Svizzera e l'esecuzione 

dell'allontanamento verso l'Armenia, siccome ammissibile, esigibile e 

possibile. 

 

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D.  

Il 4 novembre 2011 gli insorgenti hanno inoltrato ricorso dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la 

menzionata decisione dell'UFM, chiedendo l'annullamento della decisione 

impugnata, la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per una 

nuova decisione nel merito e, in via sussidiaria, la concessione 

dell'ammissione provvisoria. Hanno altresì presentato una domanda di 

esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo. 

E.  

In data 9 novembre 2011, il Tribunale ha rinunciato, ritenuta la 

sussistenza di motivi particolari (art. 63 cpv. 4 della legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a 

chiedere ai ricorrenti il versamento di un anticipo a copertura delle 

presumibili spese processuali, riservandosi di evadere ulteriormente la 

domanda di esenzione dal pagamento delle spese processuali. Peraltro, 

ha invitato l'UFM ad inoltrare una risposta al ricorso entro il 

25 novembre 2011. 

F.  

In data 24 novembre 2011, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame. 

G.  

Con scritto datato 8 dicembre 2011, inoltrato al Tribunale in data 

6 dicembre 2011, i ricorrenti hanno replicato ribadendo quanto asserito 

nel ricorso. 

 
Diritto: 

1.  

1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul 

Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF RS 173.32) e 

dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF RS 173.110), 

in quanto la legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non 

preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2. Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni 

dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 

estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in 

cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e  

art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

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1.3. Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 

di ammissibilità di cui agli art. 48 cpv. 1 e 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 

LAsi. 

2.  

2.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF, 

nei provvedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione 

impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedimento può 

svolgersi in tale lingua. 

2.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 

il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 

sentenza è redatta in italiano. 

3.  

3.1. Nella decisione impugnata, nel primo paragrafo delle motivazioni 

della decisione impugnata l'UFM ha considerato, in riferimento 

all'applicazione dell'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi per l'interessato, che non vi 

sarebbero indizi secondo i quali, dopo la conclusione della prima 

procedura, siano intervenuti nuovi fatti atti a giustificare la qualità di 

rifugiato o con una rilevanza ai fini della concessione della protezione 

provvisoria. In merito ai singoli argomenti, l'UFM ha rinviato al quarto 

paragrafo della decisione. 

  

In seguito, in riferimento all'assenza di documenti di identità in 

applicazione dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, l'UFM ha considerato che i 

coniugi al momento della loro partenza dal Paese di origine disponevano 

di passaporti validi e che i richiedenti non avrebbero addotto alcun motivo 

scusabile giustificante la mancata consegna di documenti di identità o di 

viaggio (cfr. 2° e 3° paragrafo della decisione impugnata). Al quarto 

paragrafo della decisione l'autorità inferiore ha poi ritenuto che, in base 

agli art. 3 e 7 LAsi, i richiedenti non avrebbero la qualità di rifugiato. 

Peraltro, non sarebbero necessari ulteriori chiarimenti per accertare detta 

qualità oppure l'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

dell'allontanamento. Infine, l'UFM ha concluso alla non entrata nel merito 

ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi delle domande di asilo ed ha 

pronunciato l'allontanamento degli interessati dalla Svizzera, nonché 

l'esecuzione dell'allontanamento medesimo, siccome lecita, esigibile e 

possibile. 

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3.2. Nel ricorso gli insorgenti, in relazione alla struttura della decisione 

impugnata, sostengono che dalla medesima non si capirebbe quale sia la 

motivazione ritenuta dall'autorità inferiore, in quanto sarebbero citati due 

motivi distinti di non entrata nel merito, ma non sarebbe chiaro su quale di 

questi poggi la decisione dell'UFM. Non essendo chiara la motivazione, la 

decisione in questione andrebbe quindi annullata. Inoltre, i ricorrenti, 

richiamati i fatti esposti, hanno ribadito di essere stati vittime di gravi ed 

intense persecuzioni in Armenia, hanno sostenuto di avere spiegato come 

sia stato loro impossibile consegnare i documenti di identità nelle 48 ore 

dal deposito della domanda ed hanno sostenuto che la loro vita sarebbe 

realmente in pericolo in Armenia, ragioni per le quali concludono 

all'annullamento dell'impugnata decisione ed all'entrata nel merito delle 

loro domande di asilo. Peraltro, hanno concluso all'inesigibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento verso l'Armenia, in quanto sarebbero 

esposti a pericoli concreti.  

3.3. Nella risposta al ricorso l'UFM ha precisato di avere applicato  

l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi per il marito e l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi per la 

moglie ed i bambini. Ha aggiunto che al paragrafo 1 della decisione 

impugnata si farebbe riferimento soltanto alla domanda di asilo del 

richiedente, mentre al paragrafo 2 ci si riferirebbe alla richiedente ed ai 

bambini. Infine, la credibilità dei loro argomenti sarebbe trattata insieme 

sotto il paragrafo 4. Peraltro, ha proposto la reiezione del gravame. 

3.4. Nella replica gli insorgenti ribadiscono che la decisione dell'autorità 

inferiore risulterebbe poco chiara e già per questo motivo meritevole di 

annullamento. La legge indicherebbe infatti in modo chiaro che le 

condizioni che impongono una decisione materiale sarebbero molto 

diverse, a seconda che si tratti di seconda domanda di asilo o di mancata 

presentazione di documenti di identità. Infine, a loro parere, l'UFM 

avrebbe motivato in modo troppo sommario e poco chiaro la decisione, 

rendendo difficile l'inoltro di un ricorso efficace e completo. 

4.  

In via preliminare, il Tribunale osserva che l'impugnata decisione 

dell'UFM, che accavalla la propria motivazione su più paragrafi non 

consecutivi fra loro e su due differenti disposizioni legali 

(art. 32 cpv. 2 lett. a e art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi), è di difficile 

comprensione anche per degli addetti ai lavori. Infatti, la medesima dà 

un'unica conclusione: "Di conseguenza, non si entra nel merito delle 

domande di asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi" (cfr. decisione 

dell'UFM, pag. 5), senza menzionare l'altra procedura di non entrata nel 

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merito (art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi) di cui si è preteso enunciare un'analisi ai 

paragrafi 1 e 4 della stessa. Una tale maniera di procedere, perlomeno 

incompleta, non può che indurre a confusione. 

Detto ciò, il Tribunale rileva altresì che l'UFM, nell'ambito della sua 

risposta al ricorso, apporta un chiarimento. Infatti, spiega che al marito 

avrebbe applicato l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi, e, invece, alla moglie ed ai 

figli, l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi. In tal modo, i ricorrenti, dopo la suddetta 

risposta al ricorso, hanno potuto capire su quale base fosse fondata la 

decisione per ognuno. Tale chiarimento è stato inviato ai ricorrenti per 

presa di posizione. Di conseguenza, un eventuale vizio di motivazione 

può considerarsi sanato. 

 

5.  

5.1. Il Tribunale esamina liberamente l'applicazione del diritto federale, 

l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 

motivi invocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 

decisione impugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2 pag. 798; PIERRE 

MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). Il 

Tribunale può così confermare una decisione dell'UFM sulla base di 

un'altra motivazione giuridica. Più particolarmente, la sostituzione di 

motivi in caso di decisione di non entrata nel merito deve rimanere 

eccezionale e si limita ai casi dove emerge che la decisione impugnata – 

il cui fondamento giuridico appare problematico – si giustifica per un altro 

motivo di non entrata nel merito che si impone di primo acchito alla mente 

all'esame dell'incarto. Una tale sostituzione di motivi suppone che gli atti 

di causa siano completi o, per lo meno, sufficienti per statuire, e che la 

nuova motivazione si fondi su fatti conosciuti dalla parte, sulle quali è 

stata in grado di spiegarsi in precedenza, e su norme giuridiche cui 

poteva aspettarsi gli fossero applicate (cfr. GICRA 1995 n. 12 consid. 13, 

pag. 116; DTF 125 V 368 consid. 4a, pag. 370; sentenza del Tribunale 

amministrativo federale D-3273/2008 del 27 maggio 2008, consid. 3.1 

pag. 5). 

 

5.2. Nel caso di specie, l'UFM ha fondato la sua decisione di non entrata 

nel merito sull'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi per il ricorrente e 

sull'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi per la ricorrente ed i suoi figli.  

 

5.3. La domanda a sapere se è a ragione che l'autorità di prima istanza 

ha applicato l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi al ricorrente può rimanere aperta. 

In effetti, il Tribunale considera che una decisione di non entrata nel 

merito si imponeva di primo acchito già sulla base dell'art. 32 cpv. 2 lett. a 

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LAsi. Il Tribunale intende dunque procedere a una sostituzione di motivi, 

essendo realizzate le condizioni di applicazione di tale norma. La nuova 

motivazione si fonda sulle dichiarazioni dell'interessato durante le 

audizioni, ovvero fatti ad esso noti e sui quali ha avuto modo di esprimersi 

precedentemente. Inoltre, il ricorrente poteva aspettarsi a che la detta 

disposizione gli sia applicata, visto che anch'esso si trovava nella stessa 

situazione di sua moglie ed i figli per quanto concerne la mancata 

consegna dei documenti. 

6.  

6.1. Giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi non si entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente non consegna alle autorità alcun 

documento di viaggio o di identità entro 48 ore dalla presentazione della 

domanda. Giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si applica se il 

richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, per motivi 

scusabili, di consegnare documenti di viaggio o di identità entro 48 ore 

dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità di rifugiato del 

ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in base all'art. 3 e 7 

LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono necessari ulteriori 

chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato o l'esistenza di un 

impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c). 

 

Sono documenti di viaggio o di identità ai sensi di legge quelli ufficiali, 

segnatamente il passaporto e la carta di identità, che permettono 

un'identificazione certa del richiedente l'asilo (in particolare della sua 

cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio senza necessità di 

particolari formalità amministrative. Per contro, non sono documenti quelli 

emessi per altri scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, 

il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi 

(cfr. DTAF 2007/7 consid. 6). 

 

6.2. Nel caso concreto, i ricorrenti, avendo consegnato alle autorità 

competenti solamente certificati di nascita e copie dei passaporti, non 

hanno esibito alcun documento che adempia i citati criteri. 

In aggiunta, le dichiarazioni dei ricorrenti in merito ai loro documenti di 

identità sono stereotipate nonché contraddittorie. Segnatamente, il 

ricorrente ha affermato, nel corso delle audizioni relative alla sua prima 

domanda di asilo in Svizzera (cfr. verbale di audizione del 

17 dicembre 2008, pag. 3, atto A1/9) che il suo passaporto sarebbe stato 

stilato il (…) 2006 e sarebbe stato valido fino al (…) 2016. Si è poi 

contraddetto, adducendo che il passaporto sarebbe stato emesso il 

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(…) 1996 ed avrebbe avuto validità fino al (…) 2006 (cfr. verbale 1, 

pag. 5). La ricorrente, inoltre, ha affermato che il passatore avrebbe 

trattenuto i loro passaporti quale pegno per il versamento di EUR 20'000.- 

(cfr. verbale 3, pag. 4) per il trasporto. Il ricorrente ha, invece, affermato di 

avere versato la somma richiesta, quando si sarebbero trovati ancora in 

Estonia (cfr. verbale 1, pag. 7). Peraltro, non è verosimile che essi non 

abbiano ripreso possesso dei loro documenti allorché avrebbero pagato 

una simile somma. Inoltre, non risulta che essi abbiano effettuato seri e 

concreti sforzi che avrebbero potuto avere un esito favorevole per 

l'ottenimento dei loro documenti, ciò che costituisce un indizio della 

dissimulazione dei documenti, considerato che, di regola, chi è già in 

possesso di un documento di identità e si limita a dissimularlo, non 

intraprende alcunché per procurarsene di nuovi o di complementari. 

Infatti, il ricorrente si è limitato ad affermare, in modo generico, che 

avrebbe richiamato il passatore (cfr. verbale 1, pag. 7). 

Infine, è inverosimile che i ricorrenti abbiano potuto varcare il confine 

Schengen ed attraversarne più Paesi nelle circostanze da loro descritte 

senza documenti e senza subire alcun controllo (cfr. verbale 1, pag. 9 e 

verbale 2, pag. 8 e 9). 

6.3. Vista l'inconsistenza e l'inattendibilità delle suddette dichiarazioni, vi è 

ragione di concludere che i ricorrenti dissimulino i loro documenti di 

identità per i bisogni della causa. 

7.  

In conclusione, non avendo né esibito alcun documento di identità, né 

fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli stessi, 

l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a favore dei ricorrenti non 

è applicabile. 

I ricorrenti devono quindi sopportare le conseguenze della mancata 

consegna dei documenti di identità. 

8.  

8.1. In assenza di documenti di identità, occorre inoltre esaminare se, in 

applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, in 

base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità di 

rifugiato dei richiedenti. 

 

Inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legislatore ha 

pure introdotto una procedura di esame materiale, accelerata e 

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sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni manifestamente 

inconsistenti o manifestamente irrilevanti. La manifesta irrilevanza può 

risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di una sufficiente intensità dei 

pregiudizi, dall'inattualità degli stessi nonché dall'evidente esistenza di 

un'alternativa di rifugio interna dalle persecuzioni statali oppure di 

un'appropriata protezione statale contro l'agire illegittimo di terzi 

(cfr. DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5). 

8.2. I ricorrenti non hanno presentato, all'infuori da argomenti di natura 

formale o di generiche censure, argomenti o prove suscettibili di 

giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di cui all'impugnata 

decisione (di non entrata nel merito). 

Innanzitutto, riguardo ai motivi fatti valere dal ricorrente nella prima 

procedura, con il ritiro della sua domanda, così come con il rientro nel suo 

Paese di origine, egli ha manifestato di non temere di essere in pericolo 

concreto, né di essere perseguitato nel suo Paese di origine, ritenuto che 

chi teme di subire seri pregiudizi nel proprio Paese di origine di certo non 

vi ritorna, allorquando la sua procedura di asilo è in corso. Per quanto 

concerne, poi, il periodo successivo al suo ritorno in patria, come 

rettamente rilevato dall'UFM, circa l'allegata prigionia, le informazioni, 

considerate affidabili, fornite dal servizio incaricato di monitorare, nel 

quadro dell'aiuto al ritorno, l'attuazione dei progetti in Armenia sono in 

palese contraddizione con quanto asserito dal ricorrente e, di fatto, 

invalidano quanto sostenuto dal ricorrente riguardo al suo 

imprigionamento. Pertanto, tale evento è ritenuto inverosimile. In 

aggiunta, come giustamente ritenuto dall'UFM, il contrabbando è un reato 

penale contro cui misure penali sono legittime e non costituiscono una 

persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi. Peraltro, il ricorrente non ha motivo 

di temere di essere condannato alla pena di morte in Armenia, in quanto 

tale Stato ha abolito la pena capitale nel 2003 (cfr. Sentenza del Tribunale 

amministrativo federale E-4880/2011 del 15 settembre 2011, consid. 3.2, 

pag. 9; www.amnesty.it > Home > Cosa facciamo > Campagne e temi > 

Pena di morte > Temi principali > i dati sulla pena di morte nel mondo, 

consultato il 24 aprile 2012). Infine, circa le allegate vessazioni subite 

dalla moglie durante l'assenza del marito, la ricorrente si è contraddetta 

adducendo che sarebbe stata importunata l'ultima volta cinque giorni 

prima del suo espatrio (cfr. verbale 3, pag. 7), rispettivamente il giorno 

prima (cfr. verbale 4, pag. 5, F31). Ad ogni modo, tali fatti, a prescindere 

dalla loro verosimiglianza, possono manifestamente essere denunciati 

alle autorità e non vi è alcun motivo di ritenere che un'adeguata 

protezione non possa essere ottenuta, in caso di bisogno. 

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8.3. Di conseguenza, per i ricorrenti non è accertata la qualità di rifugiato 

ai sensi degli art. 3 e 7 LAsi. 

8.4.  

8.4.1. In virtù di quanto precede, non risultano elementi ai sensi 

dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi da cui dedurre la necessità di ulteriori 

accertamenti ai fini della determinazione della qualità di rifugiato 

dell'insorgente medesimo. 

 

8.4.2. Inoltre, non si giustificano neppure delle misure di istruzione 

complementari ai fini di accertare l'esistenza di un eventuale impedimento 

all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente dal punto di vista 

dell'ammissibilità (cfr. DTAF 2007/8 consid. 5.6.5-5.7 pag. 90 e segg. e 

DTAF 2009/50 consid. 5-8 pag. 725-733). 

Non emergono infatti dalle carte processuali elementi da cui desumere 

che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Armenia possa 

violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 

Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30), 

l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 della legge 

federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o esporre 

il ricorrente in Patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari 

all'art. 3 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei 

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 

della convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105). 

9.  

Da quanto esposto, ne discende che l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi trova 

applicazione nel caso di specie. Di conseguenza, in materia di non 

entrata nel merito, il ricorso, destituito di ogni e benché minimo 

fondamento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

10.  

I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 

dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a questioni procedurali [Oasi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2009/50 consid. 9, pag. 733). 

 

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11.  

11.1. L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr. 

Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). 

 

11.2.  

In considerazione di quanto indicato al considerando 8.4.2, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 3 

LStr). 

11.3.  

11.3.1. Inoltre, la situazione vigente in Armenia, non è, notoriamente, 

caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza generalizzata che 

coinvolga l'insieme della popolazione nell'integrità del territorio nazionale. 

 

11.3.2. Quanto alla situazione personale dei ricorrenti, essi sono giovani 

ed il ricorrente vanta un'esperienza professionale quale (…) e (…) 

(cfr. verbale di audizione del 17 dicembre 2008, pag. 2, atto A1/9). Inoltre, 

essi dispongono di una rete sociale in Armenia, segnatamente la (…) e 

un (…) del ricorrente (cfr. verbale 1, pag. 5), nonché (…) e (…) della 

ricorrente (cfr. verbale 3, pag. 3). I ricorrenti non hanno, altresì, preteso 

nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 

la loro ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.3 pag. 21 e 

relativi riferimenti), senza che da un esame d'ufficio degli atti in causa, 

emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici. 

11.3.3. Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 

Paese di origine è ragionevolmente esigibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e 

art. 83 cpv. 4 LStr). 

11.4. Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e 

art. 83 cpv. 2 LStr). I ricorrenti, usando della necessaria diligenza, anno 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12 pagg. 513-515). L'esecuzione 

dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

11.5. Ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile. Di conseguenza, anche in materia 

di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la 

querelata decisione dell'autorità inferiore confermata. 

D-6044/2011 

Pagina 12 

12.  

12.1. L’autorità di ricorso mette nel dispositivo le spese processuali, 

consistenti in una tassa di decisione nelle tasse di cancelleria e negli 

sborsi, di regola a carico della parte soccombente. Se questa soccombe 

solo parzialmente, le spese processuali sono ridotte. Per eccezione, si 

possono condonare le spese processuali (art. 63 cpv. 1 PA). 

 

12.2. Per eccezione, le spese processuali sono condonate (art. 6 lett. b 

del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

12.3. La domanda di assistenza giudiziaria ai sensi dell'art. 65 cpv. 1 PA è 

divenuta senza oggetto in considerazione di quanto precede. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

D-6044/2011 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali sono condonate.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini 

 

 

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