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**Case Identifier:** 35b0f587-1376-5e25-82e0-d3df860a164f
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-07-19
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 19.07.2022 SK.2022.15
**Docket/Reference:** SK.2022.15
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2022-15_2022-07-19

## Full Text

Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP);;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP);;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP);;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP)

Ordinanza del 19 luglio 2022 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Fiorenza Bergomi, 

Presidente del Collegio giudicante, 

Monica Galliker e Nathalie Zufferey,  

Cancelliera Susy Pedrinis  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA 

CONFEDERAZIONE, rappresentato dal Procuratore 

federale Sergio Mastroianni, 

 

contro 

  A., difesa dall’avv. di fiducia Linus Jaeggi 

Oggetto 

 

Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. 

CPP) 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2022.15 

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SK.2022.15 

Fatti: 

A. In data 4 novembre 2020 il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: 

MPC) ha avviato una procedura indipendente di confisca ai sensi degli artt. 376 

e segg. del Codice di diritto processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0) ed ha 

ordinato il sequestro degli averi patrimoniali depositati sulla relazione bancaria 

n. 1. presso la B.SA di Z. (di seguito: Banca B.) intestata a A. L’avvio di tale 

procedura di confisca indipendente era basato sulle informazioni ottenute dal 

MPC nell’ambito di una commissione rogatoria presentata dal Giudice Istruttore 

presso il Tribunale distrettuale del Lussemburgo (incarto n. RH.20.0014-BON), 

secondo cui gli averi depositati su tale conto deriverebbero dalla relazione 

bancaria n. 2. presso la Banca C. Ltd., succursale di Lussemburgo (di seguito: 

Banca C.), intestata a A., trasferiti sul conto presso Banca B. al momento della 

cessazione dell’attività della Banca C., Lussemburgo, il […] 2019. A mente delle 

autorità lussemburghesi, l’origine del denaro depositato sulla relazione presso 

Banca C. sarebbe sospetta, potendo provenire dai reati (segnatamente dal 

traffico di stupefacenti e dalla partecipazione a un’organizzazione criminale tra 

gli anni ‘90 ed il marzo 2006) imputati a D., marito di A., che risultava essere 

avente diritto economico e a beneficio di una procura sul conto (act. MPC 

18.2.B_10 e B_11). 

B. Il 23 marzo 2022 il MPC ha emesso un decreto di confisca relativo al conto n. 1. 

sito presso Banca B., conto che era pure stato posto sotto sequestro nell’ambito 

del procedimento rogatoriale RH.20.0014-BON. 

C. Con scritto del 4 aprile 2022 A. ha interposto opposizione avverso il precitato 

decreto di confisca (act. MPC 03.00.0014 e segg.). Il 13 aprile 2022 il MPC ha 

trasmesso a questa Corte gli atti per giudizio (act. SK 03.100.001).  

D. Il 28 aprile 2022 la Corte ha anticipato alle parti che, salvo loro richiesta scritta e 

nel caso in cui le eventuali prove da assumere fossero essenzialmente 

documentali, essa avrebbe svolto la procedura in forma scritta. Nessuna delle 

parti ha richiesto il pubblico dibattimento né ha presentato richieste di assunzione 

di prove. 

E. Il 12 maggio 2022 la Corte ha dunque invitato le parti a presentare la propria 

presa di posizione scritta nel merito della vertenza. Con missiva del 23 maggio 

2022, il MPC ha informato che non avrebbe presentato ulteriori prese di 

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posizione. Il 5/7 luglio 2022, nel termine prorogato, l’opponente ha invece 

trasmesso a questo Tribunale la propria presa di posizione scritta, chiedendo di 

annullare il decreto di confisca e di liberare gli averi in suo favore; in via 

subordinata ha proposto di confiscare unicamente la metà degli averi, liberando 

la restante metà in suo favore a seguito delle pretese derivanti dallo scioglimento 

del regime matrimoniale. A giustificazione di tale richiesta, in sostanza, e come 

già aveva sottolineato in precedenza, invoca il fatto che gli averi depositati sul 

conto a lei intestato non sarebbero mai effettivamente stati nel potere di 

disposizione di D. (o di un’organizzazione criminale) e ciò nonostante l’esistenza 

di una procura a favore di quest’ultimo (act. SK 3.521.003-008). 

F. Sul versante procedurale italiano, va rilevato che, con sentenza del 29 maggio 

2007 (act. MPC 18.01.0076 e segg.), D. è stato condannato dal Giudice 

dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Roma per, tra gli altri, associazione 

finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope giusta l’art. 74 

commi 1, 2 e 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, 

n. 309; Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e 

sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di 

tossicodipendenza (di seguito: DPR n. 309/1990) di cui al capo d’accusa n. 1, e 

lo ha condannato alla pena di venti anni di reclusione (determinata in ventitré anni 

di reclusione per il capo d’accusa n. 1, sette anni di reclusione per gli altri capi 

d’accusa, considerata la continuazione dei reati, pena poi diminuita per 

l’accettazione del rito abbreviato). 

Con sentenza del 20 luglio 2010 la Corte d’Appello di Roma, Sezione II Penale, 

ha assolto D. dal reato di cui al capo d’accusa n. 9 ed ha ridotto la pena a diciotto 

anni di reclusione, confermando per il resto le condanne di cui alla decisione di 

primo grado (act. MPC 18.01.0009.4b). 

Il ricorso presentato contro detta sentenza è stato dichiarato inammissibile dalla 

Corte di Cassazione il 5 dicembre 2011 (act. MPC 18.01.0009.4c), di modo che 

la sentenza del 20 luglio 200 della Corte d’Appello è cresciuta in giudicato. 

  

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La Corte considera in diritto: 

1. Competenza elvetica 

1.1 Nell’ottica della facoltà di confisca indipendente, su cui si fonda il decreto 

impugnato, occorre dapprima verificare se, nel presente caso, sussiste la 

giurisdizione elvetica.  

La confisca prevista dall’art. 72 del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0), come 

quella di cui al previgente art. 59 vCP, presuppone che la giurisdizione elvetica 

sia competente per perseguire la persona a cui appartengono i valori patrimoniali, 

per partecipazione o sostegno a un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 

260ter CP. La competenza del giudice svizzero in materia di repressione 

dell’organizzazione criminale non deve però essere sminuita. Al riguardo, va 

rilevato che l’art. 260ter n. 3 CP prevede infatti la punibilità anche di chi commette 

il reato all’estero, se l’organizzazione esercita o intende esercitare l’attività 

criminale in tutto o in parte in Svizzera. Inoltre, pure colui che amministra i fondi 

dell’organizzazione è punibile secondo l’art. 260ter CP, siccome sostiene in tal 

modo l’organizzazione stessa. Di conseguenza, sussiste giurisdizione svizzera, 

e dunque facoltà di ordinare la confisca nel nostro Paese, se i fondi sono gestiti 

in Svizzera da un membro dell’organizzazione criminale o mediante uno 

strumento utilizzato a sua insaputa (DTF 134 IV 185 consid. 2.1; sentenza del 

Tribunale federale 6B_144/2011 del 16 settembre 2011, consid. 2.2; ordinanza 

del Tribunale penale federale SK.2014.54 del 27 maggio 2015 consid. 2).  

Nella presente fattispecie, il conto di cui è stata decretata la confisca è stato 

aperto in Lussemburgo presso l’allora Banca C. il 2 agosto 1996 (conto n. 2.). Su 

tale conto, intestato a A., il di lei marito D. disponeva di una procura. Dagli atti 

emerge la firma presumibilmente di D. su un accredito in contanti di GBP 80'000.-

- il 4 giugno 1998 e su due prelievi in contanti, il primo di Eur 25'000.-- il 12 aprile 

2002 e il secondo di Eur 70'000.-- il 24 aprile 2002 (act. MPC 18.02.B_10). Tali 

movimentazioni sono avvenute nel lasso di tempo che coincide con il periodo in 

cui è stato accertato dal giudice italiano un coinvolgimento di D. nell’associazione 

ex art. 74 DPR n. 309/1990, ossia dagli anni ‘90 al marzo 2006 (v. act. MPC 

18.02.0009.4b pag. 57). Il collegamento con il territorio svizzero consiste nel 

trasferimento, il 13 dicembre 2019 (v. act. MPC 07.01.0240) a causa della 

cessazione dell’attività di Banca C. in Lussemburgo, degli averi patrimoniali su 

un conto (conto n. 1.) intestato a A. presso la Banca B. 

La giurisdizione svizzera è pertanto data, essendo in casu i valori patrimoniali siti 

nel nostro Paese, e meglio a Ginevra (v. TPF 2011 18 consid. 2.2.1-2.2.3; 

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sentenza del Tribunale penale federale BB.2013.128, BP.2013.60 del 22 gennaio 

2014 consid. 2). 

2. Giurisdizione federale 

2.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza giurisdizionale 

(TPF 2005 142 consid. 2; 2007 165 consid. 1; sentenza del Tribunale penale 

federale SK.2014.13 del 25 agosto 2014 consid. 1). 

2.2 Nel caso di specie, come detto, la confisca indipendente riguarda la confisca di 

valori patrimoniali di un’organizzazione criminale (o terroristica). Ora, in presenza 

dei reati di criminalità organizzata, finanziamento del terrorismo e criminalità 

economica, l’art. 24 CPP prevede la giurisdizione federale se i medesimi sono 

stati commessi prevalentemente all’estero o siano stati commessi in più Cantoni 

e il centro dell’attività penalmente rilevante non possa essere localizzato in uno 

di essi. 

2.3 Ne discende che la competenza della scrivente Corte è pacifica.  

2.4 Inoltre, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, considerati i principi 

dell’efficienza e della celerità della procedura penale, dopo la formulazione 

dell’atto di accusa, per analogia, la Corte penale può negare l’esistenza della 

competenza giurisdizionale federale solo per motivi particolarmente validi 

(DTF 133 IV 235 consid. 7.1). Pertanto la competenza federale andrebbe 

comunque ammessa, non riconoscendo questa Corte alcun motivo 

particolarmente valido per negarla. 

3. Competenza del Collegio 

3.1 Nell’ambito della procedura indipendente di confisca giusta gli art. 376 e segg. 

CPP, un’eventuale decisione del giudice è emanata in forma di decreto – giudice 

unico – o di ordinanza – collegio – (art. 377 cpv. 4 in fine CPP). 

3.2 Giusta l’art. 36 cpv. 1 della legge federale sull’organizzazione delle autorità penali 

della Confederazione (LOAP; RS 173.71), le corti penali giudicano nella 

composizione di tre giudici. Il cpv. 2 della medesima norma prevede tuttavia che 

il presidente della corte giudica quale giudice unico nei casi di cui all’art. 19 cpv.  

2 CPP; egli può delegare questo compito a un altro giudice. 

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3.3 Non essendo in concreto dato alcuno dei casi di cui all’art. 19 cpv. 2 CPP e non 

essendo il presente procedimento collegato ad un precedente procedimento 

aperto presso la Corte penale, la procedura in oggetto è di competenza di una 

composizione a tre giudici. 

4. Procedura scritta 

4.1 Giusta l’art. 377 cpv. 4 prima frase CPP, la procedura d’opposizione dell’ambito 

di una procedura indipendente di confisca è retta dalle disposizioni sul decreto 

d’accusa. Applicabile a seguito di tale rinvio, l’art. 356 cpv. 6 CPP prevede che 

se l’opponente contesta soltanto le spese e le indennità o altre conseguenze 

accessorie, il giudice pronuncia in procedura scritta, eccetto che l’opponente 

chieda espressamente un’udienza. Le conseguenze accessorie sono quelle che 

non rimettono in considerazione la colpevolezza del condannato (Messaggio del 

Consiglio federale del 21 dicembre 2005 concernente l’unificazione del diritto 

processuale penale, FF 2006 989, 1195; GILLIÉRON/KILLIAS, Commentario 

romando, 2a ediz. 2019, n. 16 ad art. 356 CPP). Tra le conseguenze accessorie, 

va annoverata anche la confisca (FF 2006 989, 1195; MOREILLON/PAREIN-

REYMOND, Petit Commentaire, 2013, n. 19 ad art. 356 CPP). 

4.2 Nel caso di specie, la direzione del procedimento ha informato le parti che, salvo 

loro richiesta, la procedura si sarebbe svolta per iscritto. Non avendo nessuna 

delle parti richiesto un’udienza, la procedura è dunque stata svolta in forma 

scritta. 

5. Diritto applicabile 

5.1 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del CP solo nei confronti di chi 

commetta un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consacrando il 

principio della non retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo 

iniquo, ma violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto 

nell’art. 1 CP, giudicare su crimini o delitti secondo una legge non ancora in 

vigore al momento della loro commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). 

Costituisce deroga a questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 

cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto penale materiale si applichi alle infrazioni 

commesse prima della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato 

posteriormente e se il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al 

momento dell’infrazione. 

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5.2 La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vecchio e 

il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applicazione nel 

caso di specie (DTF 119 IV 145 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6S.449/2005 del 24 gennaio 2006 consid. 2; RIKLIN, Revision des Allgemeinen 

Teils des Strafgesetzbuches – Fragen des Übergangsrechts, AJP/PJA 2006, 

pag. 1471 e segg., pag. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù delle 

previgenti legislazioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare le 

differenti sanzioni contemplate nella vecchia e nella nuova legge, la pena 

massima comminabile essendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 113 

consid. 2.2). Il nuovo diritto trova applicazione se obiettivamente esso comporta 

un miglioramento della posizione del condannato (principio dell’obiettività), a 

prescindere quindi dalle percezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 

consid. 2a; sentenza del Tribunale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008 

consid. 3.2). In ossequio al principio dell’alternatività, il vecchio ed il nuovo diritto 

non possono venire combinati (sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 

15 maggio 2008 consid. 4.3). In questo senso, non si può ad esempio applicare 

per il medesimo fatto, da un lato, il vecchio diritto per determinare l’infrazione 

commessa e, dall’altro, quello nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. 

Se entrambi i diritti portano allo stesso risultato, si applica il vecchio diritto 

(DTF 134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6B_442/2012 dell’11 marzo 2013 consid. 3.1). Unicamente le disposizioni di 

diritto materiale seguono il principio della lex mitior, le norme di procedura 

essendo rette dal principio tempus regis actum, che le rende applicabili sin dalla 

loro entrata in vigore (DTF 117 IV 369 consid. 4d). 

5.3 In concreto, il decreto di confisca indipendente data del 23 marzo 2022. Esso si 

fonda sulla possibilità conferita al giudice di confiscare i valori patrimoniali di cui 

un’organizzazione criminale ha la facoltà di disporre e sulla presunzione che i 

valori appartenenti a una persona che abbia partecipato a una simile 

organizzazione o l’abbia sostenuta sono sottoposti, fino a prova del contrario, alla 

facoltà di disporre dell’organizzazione. 

Secondo le sentenze italiane, D. ha commesso i reati per cui è stato condannato 

nel periodo tra gli anni ‘90 ed il marzo 2006; gli accrediti e addebiti sul conto 

presso Banca C. sono avvenuti dal 1996 in poi. 

Ora, dagli anni ‘90 ad oggi le normative elvetiche sul reato di organizzazione 

criminale hanno subito delle modifiche, come anche quelle relative alle pene e 

alle misure contenute nella parte generale del CP. Occorre dunque verificare 

quale sia la versione dell’art. 260ter CP da applicare nell’ambito della presente 

decisione, come pure su quale normativa debba essere fondata la confisca. 

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5.4  

5.4.1 Il testo dell’art. 260ter vCP in vigore dal 1994 al 30 giugno 2021 prevedeva quanto 

segue: 

1. Chiunque partecipa a un’organizzazione che tiene segreti la struttura e i suoi 

componenti e che ha lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di 

arricchirsi con mezzi criminali, chiunque sostiene una tale organizzazione nella 

sua attività criminale, è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la 

detenzione [con la revisione del diritto sanzionatorio in vigore dal 1° gennaio 

2007, la pena è divenuta: “con una pena detentiva sino a cinque anni o con una 

pena pecuniaria”]. 

2. Il giudice può attenuare la pena (art. 48a) se l’agente si sforza d’impedire la 

prosecuzione dell’attività criminale dell’organizzazione.  

3. È punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione esercita 

o intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera. L’articolo 3 

capoverso 2 è applicabile. 

5.4.2 Dal 1° luglio 2021, il nuovo testo (testo in vigore) dell’art. 260ter CP prevede che: 

1 È punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria 

chiunque: 

a. partecipa a un’organizzazione che ha lo scopo di: 

1. commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali, o 

2. commettere atti di violenza criminali volti a intimidire la popolazione o a 

costringere uno Stato o un’organizzazione internazionale a fare o ad 

omettere un atto; o 

b. sostiene una tale organizzazione nella sua attività. 

2 Il capoverso 1 lettera b non si applica ai servizi umanitari forniti da 

un’organizzazione umanitaria imparziale, quale il Comitato internazionale della 

Croce Rossa, conformemente all’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra 

del 12 agosto 1949. 

3 Se esercita un’influenza determinante all’interno dell’organizzazione, l’autore è 

punito con una pena detentiva non inferiore a tre anni. 

4 Il giudice può attenuare la pena (art. 48a) se l’autore si sforza di impedire la 

prosecuzione dell’attività dell’organizzazione. 

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5 È punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione esercita o 

intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera. L’articolo 7 

capoversi 4 e 5 è applicabile. 

La modifica si è resa necessaria in quanto, sebbene il Consiglio federale 

ritenesse nel 2010 ancora soddisfacente l’art. 260ter vCP a livello di applicazione 

e di utilità (Messaggio del Consiglio federale del 14 settembre 2018 concernente 

l’approvazione e la trasposizione della Convenzione del Consiglio d’Europa per 

la prevenzione del terrorismo con relativo Protocollo addizionale nonché il 

potenziamento del dispositivo penale contro il terrorismo e la criminalità 

organizzata, FF 2018 5439, 5475), negli anni successivi le autorità inquirenti, in 

particolare federali, e parte della dottrina hanno criticato segnatamente il vincolo 

della segretezza al fine di poter applicare tale norma (FF 2018 5439, 5477 e seg.; 

cfr. ENGLER, Commentario basilese, 4a ediz. 2019, n. 8 ad art. 260ter CP con 

riferimenti).  

Complice la trasposizione in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa 

per la prevenzione del terrorismo e il relativo Protocollo addizionale, il Consiglio 

federale, su richiesta della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli 

Stati, ha pertanto proposto una modifica materiale dell’art. 260ter CP in modo da 

rispondere alla mutata scena e alle critiche espresse dagli addetti ai lavori 

(FF 2018 5439, 5476). Il Consiglio federale ha dunque promosso la rimozione 

dell’elemento della segretezza quale fondamentale per l’applicazione della 

norma penale relativa alle organizzazioni criminali, elemento che, sebbene non 

ha più carattere imperativo, “continuerà ad essere considerato nell’ambito della 

valutazione generale del potenziale criminale di un’organizzazione tanto quanto 

altri elementi come la gerarchia, la ripartizione dei compiti, la durata 

dell’esistenza, la professionalità e la capacità di imporsi”, precisando che “gli 

elementi citati non devono essere soddisfatti cumulativamente; 

un’organizzazione criminale può essere definita tale anche se ne soddisfa solo 

uno” (FF 2018 5439, 5478). 

L’elemento della segretezza è dunque stato “declassato” ad elemento da 

considerare, assieme ad altri, nell’ambito della valutazione generale del 

potenziale criminale di un’organizzazione; il Consiglio federale, nel proprio 

Messaggio, ha sottolineato l’importanza della proporzionalità all’interno 

dell’analisi della fattispecie penale di cui all’art. 260ter CP. In questo senso, è stato 

anche sottolineato che il declassamento dell’elemento della segretezza non porta 

a un allargamento sproporzionato del cerchio di interessati dalla norma penale in 

questione, ma risponde a un bisogno pragmatico formulato dagli addetti ai lavori, 

motivato anche dalla volontà della Svizzera di fornire una migliore assistenza 

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internazionale in materia penale (FF 2018 5439, 5478; TRECHSEL/VEST, 

Praxiskommentar, 4a ediz. 2021, n. 1 ad art. 260ter CP). 

“L’adeguamento mira a facilitare il lavoro degli inquirenti in un aspetto cruciale e 

ad ampliare la portata della disposizione anche nel campo dell’assistenza 

giudiziaria in materia penale, senza ridurre la determinatezza della norma né 

estenderne in modo sproporzionato il campo di applicazione”. L’art. 260ter 

continuerà “ad essere applicato solamente a gruppi di persone che presentano 

un elevato grado di pericolosità nei confronti dei quali, data la loro conformazione, 

portata o forza, i tradizionali strumenti del diritto penale, calibrati su reati singoli, 

difficilmente ottengono risultati consistenti” (FF 2018 5439, 5478 e seg.). 

5.4.3 Se ne conclude che la nuova formulazione dell’art. 260ter CP, capace di 

abbracciare un numero maggiore di fattispecie rispetto al testo in vigore sino al 

30 giugno 2021, e che pure prevede quale pena edittale massima la detenzione 

di dieci anni (rispetto alla pena massima previgente della reclusione/detenzione 

di cinque anni), non risulta essere più favorevole né al reo né all’opponente. 

Applicabile è pertanto il diritto previgente.  

6. Prescrizione 

6.1 Giusta l’art. 59 cpv. 1 vCP, il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che 

costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a 

ricompensare l’autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla 

persona lesa allo scopo di ristabilirne i diritti (l’art. 70 cpv. 1 in fine CP in vigore 

dal 1° gennaio 2007, prescrive: “allo scopo di ripristinare la situazione legale”). In 

generale, il diritto svizzero prevede un termine di prescrizione del diritto alla 

confisca pari a sette anni oppure della stessa durata di quello relativo 

all’infrazione di base, se essa soggiace a un termine di prescrizione più lungo 

(art. 59 cpv. 1 vCP, art. 70 cpv. 3 CP). 

6.2 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale e la dottrina, qualora il reato 

alla base della confisca sia stato commesso all’estero, il termine di prescrizione 

della confisca si calcola in primo luogo secondo il diritto estero (DTF 126 IV 255 

consid. 4c; BAUMANN, Commentario basilese, 4a ediz. 2019, n. 64 ad art. 70/71 

CP; DUPUIS et al., Petit Commentaire, 2a ediz. 2017, n. 28 ad art. 70 CP; HIRSIG-

VOUILLOZ, Commentario romando, 2a ediz. 2021, n. 63 ad art. 70 CP; 

TRECHSEL/JEAN-RICHARD, Praxiskommentar, 4a ediz. 2021, n. 15 ad art. 70 CP). 

Nel caso di specie, si impone dunque di determinare il termine di prescrizione del 

reato sulla base del diritto italiano. 

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Secondo l’ordinamento penale italiano, il termine di prescrizione di un reato 

corrisponde al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, ma non 

comunque inferiore a sei anni se si tratta di un delitto e a quattro anni se si tratta 

di una contravvenzione (art. 157 comma 1 codice penale italiano [in seguito: CP-

IT]). Nel caso in cui la legge preveda un’aggravante, si tiene conto per il calcolo 

della prescrizione dell’aumento massimo di pena previsto da siffatta circostanza 

(art. 157 comma 2 CP-IT). Quando invece la legge prevede congiuntamente o 

alternativamente una pena pecuniaria e una pena detentiva, al fine di calcolare il 

termine di prescrizione, si osserva unicamente la pena detentiva (art. 157 comma 

4 CP-IT). In presenza di pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, 

si applica invece il termine di tre anni (art. 157 comma 5 CP-IT). Infine, la 

prescrizione non si estingue per i reati per i quali la legge prevede la pena 

dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti – 

art. 157 comma 8 CP-IT – (cfr. PECCIOLI, in: Padovani [curatore], Le fonti del 

diritto italiano – Codice penale, tomo I, 7a ediz. 2019, n. 1 e segg. ad art. 157 

CP-IT; TRABACCHI, in: Dolcini/Marinucci [curatori], Codice penale commentato, 

tomo I, 3a ediz. 2011, n. 1 e segg. ad art. 157 CP-IT). L’art. 16 CP-IT prevede 

che le disposizioni del codice penale si applicano anche alle materie regolate da 

altre leggi penali speciali, nella misura in cui non sia da queste stabilito altrimenti 

(BASSI, in: Dolcini/Marinucci [curatori], Codice penale commentato, tomo I, 3a 

ediz. 2011, n. 1 ad art. 16 CP-IT; BIN, in: Padovani [curatore], Le fonti del diritto 

italiano – Codice penale, tomo I, 7a ediz. 2019, n. 1 ad art. 16 CP-IT). Nel caso 

del reato di cui all’art. 74 DPR n. 309/1990, si può quindi desumere che la 

prescrizione è di vent’anni per il reato ordinario secondo il comma 1, di dieci anni 

per il reato di cui al comma 2 e di ventiquattro anni per il reato di associazione 

armata (comma 4), sulla base delle pene edittali previste dalle predette 

disposizioni legali. 

Nel presente caso, si evince dalle motivazioni della sentenza italiana del 

29 maggio 2007, che D. è stato condannato per il reato di cui all’art. 74 DPR n. 

309/1990 comma 1, 2, e 3: il massimo della pena edittale è, per tali reati, di venti 

anni, periodo che corrisponde pertanto al termine di prescrizione sia del reato 

che, in concreto, del diritto di ordinare la confisca. 

Per quanto attiene al momento in cui la prescrizione ha iniziato a decorrere, 

emerge dalla sentenza del 20 luglio 2010 della Corte di Appello di Roma, Sezione 

II Penale (act. MPC 18.01.0009.4b pag. 57) – e meglio nella trattazione del reato 

di cui al capo d’accusa n. 1 – che “la permanenza del reato è contestata dagli 

anni ‘90 sino ad epoca attuale vale a dire la data dell’ordinanza di custodia 

cautelare del marzo 2006”. In particolare, occorre tenere in considerazione che 

l’infrazione di cui all’art. 74 DPR n. 309/1990 è di natura permanente 

- 12 - 

SK.2022.15 

(BARAZZETTA, in: Dolcini/Marinucci [curatori], Codice penale commentato, tomo 

III, 3a ediz. 2011, n. 7 ad art. 74 DPR n. 309/1990), il cui dies a quo del termine 

di prescrizione corrisponde all’ultimo giorno in cui il reato è stato perpetrato (art. 

158 comma 1 CP-IT; PECCIOLI, op. cit., n. 1.1 ad art. 158 CP-IT), quindi a marzo 

2006. 

Il diritto penale italiano prevede che il decorso del termine di prescrizione si 

interrompe con l’emanazione di una sentenza di condanna (art. 160 comma 1 

CP-IT). Quale sentenza di condanna si intende quella che accerta una 

responsabilità penale e applica una sanzione (PECCIOLI, op. cit., n. 2 ad art. 160 

CP-IT). L’interruzione ha come effetto che la prescrizione comincia nuovamente 

a decorrere dal giorno dell’interruzione (art. 160 comma 3 CP-IT; PECCIOLI, op. 

cit., n. 4 ad art. 160 CP-IT), con la precisione che il termine di prescrizione non 

può essere dilatato oltre un certo limite, rispettivamente di un quarto, della metà 

o di due terzi a dipendenza delle qualità personali del reo (cfr. art. 161 comma 2 

CP-IT; PECCIOLI, op. cit., n. 2 ad art. 161 CP-IT). 

Pertanto, avendo il decorso del termine di prescrizione di venti anni preso avvio 

al più presto nel marzo 2006 (dies a quo), ed essendo almeno stato interrotto 

dalla sentenza di appello, questo non è manifestamente ancora scaduto, 

nemmeno alla data odierna.  

Al riguardo, occorre ancora rilevare come la conclusione del giudice italiano in 

punto alla permanenza del reato rivesta particolare rilevanza nella presente 

disamina, e ciò alla luce della contiguità funzionale della giustizia italiana con il 

reato presupposto della confisca ex art. 72 CP qui postulata. In effetti, il giudice 

del merito italiano dell’infrazione di appartenenza ad un’associazione di cui all’art. 

74 DPR n. 309/1990 risulta meglio attrezzato del giudice svizzero della procedura 

indipendente di confisca nell’apprezzare l’esistenza e la portata dell’associazione 

succitata, il dispiego delle sue attività nonché il grado e la durata di appartenenza 

di singoli membri o sostenitori, fattispecie tutte occorse in Italia. Le considerazioni 

che precedono sono del resto in sintonia con il principio di mutuo riconoscimento 

delle sentenze (cfr. infra consid. 7.3). 

6.3 Stando al MPC, ai sensi dell’art. 97 cpv. 3 CP (come pure secondo il previgente 

art. 70 cpv. 3 vCP), se prima della scadenza del termine di prescrizione è stata 

pronunciata una sentenza di prima istanza, la prescrizione si estingue, ciò 

valendo anche per le procedure di confisca e anche con riferimento a sentenze 

pronunciate all’estero (act. MPC 03.00.0008). Il MPC ha quindi risolto la 

questione della prescrizione fondandosi sul diritto svizzero. Questo Collegio 

- 13 - 

SK.2022.15 

osserva che anche volendo analizzare la questione della prescrizione secondo il 

diritto svizzero, la stessa non sarebbe comunque intervenuta. 

A questo proposito si rileva che, secondo la giurisprudenza del Tribunale penale 

federale citata dal MPC, in alcuni casi la questione della prescrizione del diritto 

alla confisca risultante da un’infrazione di base commessa all’estero era già stata 

risolta prettamente sulla base del diritto svizzero (sentenze del Tribunale penale 

federale SK.2014.54 del 27 maggio 2015 consid. 3 e BB.2010.97 del 27 gennaio 

2011 consid. 2.3). 

Questa Corte, come visto al precedente consid. 6.2, reputa comunque 

applicabile, sulla questione della prescrizione, il diritto estero. Cionondimeno, 

volendo analizzare tale questione dal profilo del diritto penale elvetico, va rilevato 

che il termine di prescrizione per ordinare la confisca è di sette anni oppure, se il 

perseguimento del reato alla base soggiace a una prescrizione più lunga, questa 

si applica anche alla confisca (art. 59 cpv. 1 vCP e art. 70 cpv. 3 CP; decisione 

del Tribunale penale federale BB.2015.77 dell’8 dicembre 2015 consid. 3; DUPUIS 

et al., op. cit., n. 27 ad art. 70 CP). Gli art. 97 e 98 CP (rispettivamente gli art. 70 

e 71 vCP) si applicano per analogia (DTF 141 IV 305 consid. 1.4; sentenze del 

Tribunale federale 6B_122/20017 dell’8 gennaio 2019 consid. 18.2.2 e 

6B_592/2016 del 13 gennaio 2017 consid. 3.2; BAUMANN, op. cit., n. 63 ad 

art. 70/71 CP). La prescrizione del diritto di confiscare non inizia a decorrere 

prima della fine della facoltà dell’organizzazione criminale di disporre dei valori 

patrimoniali, rispettivamente prima che la persona interessata si sia staccata 

dall’organizzazione (sentenza del Tribunale federale 6B_144/2011 del 

16 settembre 2011 consid. 4.2; DTF 134 IV 185 consid. 2.1; decisione del 

Tribunale penale federale BB.2014.157 del 16 marzo 2015 consid. 2.2; SCHMID 

in: SCHMID [edit.], Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbrechen, 

Geldwäscherei, tomo I, 2007, § 2/CP 70-72, pag. 233, n. 223), quindi nel 

presente caso inizierebbe a decorrere da marzo 2006. In generale, fintantoché il 

perseguimento dell’infrazione di base non è prescritto, non lo è neppure il diritto 

alla confisca (sentenze del Tribunale federale 6B_1199/2018 del 6 agosto 2019 

consid. 2.2 e 6B_122/2017 dell’8 gennaio 2019 consid. 18.2.3). 

L’organizzazione criminale ex art. 260ter CP prevede una pena massima di dieci 

anni e, di conseguenza, il suo perseguimento soggiace a una prescrizione di 

quindici anni (art. 97 cpv. 1 lett. b CP). Nel previgente diritto, la pena era della 

reclusione fino a cinque anni o della detenzione, per cui anche secondo le norme 

previgenti la prescrizione era di quindici anni (art. 70 cpv. 1 vCP). Risulta dunque 

che il diritto alla confisca derivante da tale reato si prescrive anch’esso in quindici 

anni come previsto dal diritto svizzero a partire dal 1° ottobre 2002 (v. art. 70 cpv. 

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SK.2022.15 

3, 97 cpv. 1 lett. b, 98 lett. c CP; art. 59 cpv. 1 e 71 lett. c vCP; in precedenza il 

termine di prescrizione era decennale). Sulla base dell’art. 70 cpv. 3 vCP, come 

pure dell’art. 97 cpv. 3 CP, e secondo la prassi, se prima della scadenza del 

termine di prescrizione è stata pronunciata una sentenza di prima istanza relativa 

all’infrazione di base, la prescrizione relativa al diritto di confisca si estingue (DTF 

141 IV 305 consid. 1.4; sentenza del Tribunale federale 6B_425/2011 del 10 

aprile 2012 consid. 4.3; DUPUIS et al., op. cit., n. 28 ad art. 70 CP; HIRSIG-

VOUILLOZ, op. cit., n. 62 ad art. 70 CP). 

In relazione al caso di specie, quindi, se si seguisse il ragionamento del MPC, il 

termine di prescrizione avrebbe cessato di decorrere a partire dalla prima 

sentenza di condanna emanata il 29 maggio 2007. Si ha che il diritto alla confisca 

non è prescritto neppure secondo il diritto svizzero. 

6.4 Alla luce delle considerazioni precedenti, sia seguendo il termine di prescrizione 

ventennale del diritto penale italiano, sia seguendo quello quindicennale del 

diritto penale svizzero, risulta che il diritto alla confisca non è prescritto. 

7. Sulla confisca 

7.1 Secondo l’art. 59 cpv. 3 vCP (come pure secondo l’art. 72 CP), il giudice ordina 

la confisca di tutti i valori patrimoniali di cui un’organizzazione criminale ha facoltà 

di disporre. I valori appartenenti a una persona che abbia partecipato o sostenuto 

un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP sono presunti sottoposti, 

fino a prova del contrario, alla facoltà di disporre dell’organizzazione. La 

presunzione legale implica che l’avente diritto degli averi patrimoniali da 

confiscare sia punibile sotto il profilo dell’art. 260ter CP. 

Giusta l’art. 59 cpv. 3 vCP (e l’art. 72 CP), la confisca può dunque ricorrere 

solamente qualora si sia in presenza di un’organizzazione criminale, a cui la 

persona interessata ha partecipato o che ha sostenuto.  

Non è più richiesta la prova di un vincolo con il reato anteriore, ma la confisca 

implica comunque un comportamento anteriore punibile (Messaggio del 

Consiglio federale del 30 giugno 1993 concernente la modificazione del Codice 

penale svizzero e del Codice penale militare [Revisione delle norme sulla 

confisca, punibilità dell’organizzazione criminale, diritto di comunicazione del 

finanziere], FF 1993 III 193, 227). Punto di partenza è segnatamente l’idea che i 

valori patrimoniali che sottostanno alla facoltà di disporre di un’organizzazione 

criminale sono, da un canto, con grande probabilità d’origine delittuosa e che, 

- 15 - 

SK.2022.15 

d’altro canto – fatto potenzialmente pericoloso – essi serviranno a commettere 

ulteriori reati, permettendo all’organizzazione di proseguire l’attività criminale. A 

differenza della confisca tradizionale, improntata esclusivamente sulla 

provenienza dei beni da confiscare, la confisca definita all’art. 72 CP intende 

piuttosto esplicare un effetto preventivo, privando l’organizzazione criminale della 

base finanziaria (FF 1993 III 193, 226). 

7.2 Nella fattispecie, D., marito della qui opponente, è stato condannato dal Giudice 

dell’udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Roma alla pena di venti 

anni di reclusione per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di 

sostanze stupefacenti o psicotrope e altri reati (act. MPC 18.01.0511), pena 

ridotta dalla Corte di appello di Roma a 18 anni di reclusione (act. MPC 

18.01.0009.4b pag. 61 e seg.). Con sentenza del 5 dicembre 2011, la Corte di 

cassazione ha respinto il ricorso interposto avverso la summenzionata pronuncia 

della Corte di appello, confermando in tal guisa, in via definitiva, la condanna 

inflitta ad D. per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze 

stupefacenti o psicotrope e altri reati, e ciò dagli anni ‘90 al 2006 (act. MPC 

18.01.0009.4c). 

7.3 Ora, salvo circostanze eccezionali, la Svizzera, avendo aderito allo Spazio 

Schengen, non può sottrarsi a determinati principi di diritto penale europeo ad 

esso sottesi come quello del mutuo riconoscimento delle sentenze (sentenze del 

Tribunale penale federale BB.2020.62 del 15 luglio 2020 consid. 2.3, BB.2019.64 

del 5 agosto 2019 consid. 2.3.1, BB.2018.29 del 28 giugno 2018 consid. 2.3.3, 

BB.2014.157 del 16 marzo 2015 consid. 3.3.1 e rinvii), tanto più in ambiti come 

quello del riciclaggio e del crimine organizzato, in cui la tendenza non solo 

europea ma internazionale, coerentemente seguita anche dal legislatore 

svizzero (v. in part. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 4a ediz. 2014, pag. 98 e segg., nonché Messaggio del Consiglio 

federale del 26 ottobre 2005 concernente la Convenzione delle Nazioni Unite 

contro la criminalità organizzata transnazionale, del Protocollo addizionale per 

prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e 

bambini e del Protocollo addizionale per combattere il traffico di migranti via terra, 

via mare e via aria, FF 2005 pag. 5961 e segg.), è quella di creare un sistema 

globalmente sempre più integrato, il quale presuppone, anche al di là del 

precipuo campo dell’assistenza giudiziaria, la reciproca fiducia degli Stati 

interessati. In questo senso, a maggior ragione con Stati come l’Italia che 

vantano una consolidata tradizione di cooperazione con il nostro Paese, non da 

ultimo consacrata in un Accordo complementare alla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale (RS 0.351.945.41), si impone non solo 

al giudice dell’assistenza ma anche al giudice penale svizzero del merito un 

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SK.2022.15 

considerevole riserbo nello scostarsi dagli accertamenti effettuati dalle autorità 

giudiziarie dello Stato estero (sentenze del Tribunale penale federale BB.2020.62 

del 15 luglio 2020 consid. 2.3, BB.2019.64 del 5 agosto 2019 consid. 2.3.1, 

BB.2018.29 del 28 giugno 2018 consid. 2.3.3; BB.2014.157 del 16 marzo 2015, 

consid. 3.3.1). 

7.4 Alla luce di quanto precede, non vi è ragione per questa Corte di scostarsi dalle 

considerazioni espresse dalle autorità italiane nelle sopraccitate sentenze, 

secondo cui è stata accertata in via definitiva l’appartenenza di D. ad 

un’associazione di tipo “criminale” ex art. 74 DPR n. 309/1990, essendo egli 

addirittura a capo della medesima. 

8.  

8.1 Nell’esame della presente fattispecie, si impone ancora di verificare se ricorra il 

requisito della doppia punibilità tra l’art. 260ter CP ed i fatti alla base della 

condanna da parte delle autorità italiane per il reato di partecipazione 

all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope 

giusta l’art. 74 commi 1, 2 e 3 DPR n. 309/1990 a carico di D. 

8.2 L’art. 260ter vCP, entrato in vigore il 1° agosto 1994, è stato inserito 

nell’ordinamento penale elvetico in virtù della sottoscrizione della Svizzera delle 

normative internazionali di lotta al crimine organizzato (GODENZI, Strafbare 

Beteiligung am kriminellen Kollektiv, 2015, pag. 221 e segg.; TRECHSEL/VEST, op. 

cit., n. 1 ad art. 260ter CP). 

La nozione di organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter n. 1 vCP (cfr. anche 

art. 305bis n. 2 lett. a CP) in vigore dal 1994, è definita in modo più restrittivo di 

quella di gruppo, di associazione ai sensi dell’art. 275ter CP o di banda ai sensi 

dell’art. 139 n. 3 cpv. 2, 140 n. 3 cpv. 1 CP o dell’art. 19 n. 2 lett. b LStup.  

Più precisamente, secondo il diritto svizzero, un’organizzazione criminale implica 

l’esistenza di un gruppo strutturato di almeno tre persone, generalmente di più, 

progettato per durare in modo indipendentemente da un cambiamento nella 

composizione del proprio organico e caratterizzato, in particolare, dal rispetto 

delle regole, dalla distribuzione dei compiti, dalla mancanza di trasparenza e 

professionalità che prevale nelle varie fasi della propria attività criminale; si pensi 

in particolare ai gruppi che caratterizzano la criminalità organizzata, i gruppi 

terroristici, ecc. Questa organizzazione deve quindi mantenere segrete la sua 

struttura interna ed i suoi componenti. La discrezione generalmente associata ai 

- 17 - 

SK.2022.15 

comportamenti criminali non è sufficiente; deve trattarsi di un occultamento 

qualificato e sistematico, che non deve necessariamente riguardare l’esistenza 

dell’organizzazione stessa ma la struttura interna di quest’ultima e la cerchia dei 

suoi membri e ausiliari. Inoltre, l’organizzazione deve perseguire lo scopo di 

commettere atti criminali di violenza o di ottenere un reddito con mezzi criminali. 

Con particolare riguardo all’arricchimento con mezzi criminali, presuppone che 

l’ente si adoperi per ottenere vantaggi patrimoniali illeciti mediante la 

commissione di reati; si tratta in particolare dei delitti contro il patrimonio e i 

crimini previsti dalla legge federale sugli stupefacenti (DTF 132 IV 132 consid. 

4.1.1; 129 IV 271 consid. 2.3.1; sentenza del Tribunale federale 6S.463/1996 del 

27 agosto 1996 consid. 4b, pubblicata in SJ 1997 pag. 1). 

La formulazione abbastanza generale dell’art. 260ter CP è stata voluta dal 

legislatore al fine di concedere al giudice un ampio margine di apprezzamento su 

quali organizzazioni rientrino effettivamente nella citata norma penale, che non 

deve comprendere prettamente le organizzazioni di stampo mafioso, ma anche 

quelle terroristiche o altre, giacché perseguono tutte un medesimo obiettivo, 

ossia la commissione di crimini violenti (Messaggio del Consiglio federale del 

25 giugno 2002 concernente le Convenzioni internazionali per la repressione del 

finanziamento del terrorismo e per la repressione degli attentati terroristici con 

esplosivo nonché la modifica del Codice penale e l'adeguamento di altre leggi 

federali, FF 2002 4815, 4859; v. anche DTF 145 IV 470 consid. 4.7.1). Il Consiglio 

federale, nel proprio Messaggio, aveva difatti sottolineato, quale elemento 

cruciale, la commissione di reati violenti per appurare l’esistenza di 

un’organizzazione criminale (FF 2002 4815, 4861). Il compito di definire 

giuridicamente quale tipo di organizzazione e quale tipo di sostegno a 

quest’ultima, ricada sotto l’art. 260ter CP, è poi stato lasciato alla giurisprudenza, 

che si è sviluppata segnatamente sull’esame dell’art. 260ter CP in rapporto alla 

doppia punibilità, secondo cui occorre determinare se la struttura e le particolarità 

dell’organizzazione in esame potrebbero prima facie giustificare un’applicazione 

dell’art. 260ter CP (DTF 145 IV 470 consid. 4.7.1 e 4.7.2; 142 IV 175 consid. 5.9). 

In sostanza, dunque, un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter vCP è 

caratterizzata da quattro elementi: il numero di partecipanti (i), la struttura 

organizzativa (ii), la legge dell’omertà (iii) e lo scopo criminale (iv) (CORBOZ, Les 

infractions en droit suisse, vol. II, 3a ediz. 2010, n. 1 ad art. 260ter CP). 

Va pure ritenuto che la giurisprudenza relativa ai reati di droga e di 

organizzazione criminale ha già stabilito che anche un gruppo di trafficanti di 

droga dedito a smerciare importanti quantitativi di stupefacenti può adempiere i 

requisiti della nozione di organizzazione criminale (DTF 129 IV 271 consid. 2.3.1 

- 18 - 

SK.2022.15 

e 2.3.2; sentenza del Tribunale federale 6S.463/1996 del 27 agosto 1996 consid. 

4, pubblicata in SJ 1997 pag. 1 e segg.), a cui corrispondono solitamente le 

associazioni di stampo mafioso e quelle finalizzate al terrorismo (TPF 2010 29 

consid. 2.3; cfr. DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2). Secondo la Corte penale del 

Tribunale penale federale, ad esempio, il fatto che l’autorità italiana, alla luce 

delle risultanze della propria fase inquisitoria, non ritenga la fattispecie di 

associazione di tipo mafioso ex art. 416bis CP-IT, non esclude l’applicabilità 

dell’art. 260ter vCP, visto che la giurisprudenza svizzera comprende 

esplicitamente nella categoria di organizzazione criminale anche i sodalizi dediti 

ad importanti traffici di stupefacenti (TPF 2010 29 consid. 3.1 in fine). In quel 

caso, la Corte penale del Tribunale penale federale aveva sottolineato come nella 

procedura investigativa italiana fosse stato messo in luce che vi era ben più di un 

limitato accordo volto alla realizzazione di un determinato numero di traffici, 

essendovi invece un sodalizio criminale duraturo e stabilmente strutturato, con 

una marcata corposità sociale fondata su una gerarchia rigida, sul controllo, 

l’ubbidienza e l’interscambiabilità dei membri, nonché sull’autorità e sulla 

ripartizione dei compiti seguendo determinate regole di segretezza riguardo alla 

struttura e ai membri; il tutto allo scopo di porre in essere una serie indeterminata 

di consistenti traffici di stupefacenti tra il Sud America e l’Europa. 

In epoca più recente, il Tribunale federale ha confermato che il traffico di 

stupefacenti in grossi quantitativi può corrispondere alla definizione di 

organizzazione criminale (sentenza del Tribunale federale 1C_271/2016 del 23 

marzo 2018 consid. 4 e 5). L’Alta Corte ha ritenuto, come già lo aveva fatto 

l’istanza precedente, che la segretezza dell’organizzazione era manifesta alla 

luce del dispendio di energie e di mezzi investigativi necessari per infiltrarla e per 

contrastare il traffico di stupefacenti. Il Tribunale federale aveva dunque ritenuto 

adempiute astrattamente le condizioni di cui all’art. 260ter vCP, e reputato gli averi 

del soggetto interessato, condannato in via definitiva in Italia per traffico di 

stupefacenti, come appartenenti a questa organizzazione, permettendo dunque 

la confisca ex art. 72 CP (decisione del Tribunale penale federale RR.2015.302 

consid. 3.2.2; cfr. sentenza del Tribunale federale 1C_271/2016 del 23 marzo 

2018 consid. 4 e 5). 

Con particolare riferimento all’aspetto del segreto, “l’esigenza di mantenere il 

segreto sulla struttura – vale a dire principalmente quello relativo alla ripartizione 

delle cariche e all’assetto gerarchico – e sulla composizione degli effettivi 

costituisce una chiara delimitazione tra l’associazione legale nel cui ambito 

possono occasionalmente anche essere commessi reati e l’organizzazione 

criminale. È invece evidente che la segretezza non può essere pregiudicata da 

una struttura trasparente e legale dell’organizzazione, se l’obiettivo primario è 

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SK.2022.15 

quello di commettere reati. L’elemento della segretezza indica chiaramente, da 

un canto, che la disposizione non esige la prova integrale delle strutture e della 

composizione dell’organizzazione criminale: nel caso di organizzazioni 

terroristiche o mafiose la loro complessità rende impossibile scoprire del tutto le 

relazioni interne. Dall’altro canto il semplice fatto che l’incolpato o gli incolpati 

rifiutino di deporre non costituisce una prova sufficiente della segretezza. Occorre 

al contrario che indizi positivi permettano di concludere che l’organizzazione 

mette in pratica misure particolari di dissimulazione. Questa conclusione può 

derivare dalla presenza di singoli elementi caratteristici dell’organizzazione, quali 

la distribuzione dei compiti, una struttura gerarchizzata, attività legali di 

mimetizzazione o norme interne di disciplina. Anche se le autorità preposte al 

perseguimento penale riescono, con il tempo, a farsi un’idea delle strutture di 

base, l’organizzazione si sforzerà sempre, con tutti i mezzi, di conservare il 

segreto sull’insieme delle connessioni interne. Tali sforzi si traducono spesso in 

un ricorso massiccio alla violenza, sotto forma di intimidazioni, minacce e perfino 

eliminazione, contro le persone che sono a conoscenza del segreto” (FF 1993 III 

193, 210). 

Infine, in merito alla partecipazione ed al sostegno all’organizzazione criminale, 

va ritenuto che partecipa ad un’organizzazione criminale colui che vi si integra e 

vi esercita un’attività volta al perseguimento dello scopo criminale 

dell’organizzazione. La variante del sostegno all’attività di un’organizzazione 

criminale si riferisce al comportamento di colui che contribuisce, in particolar 

modo in qualità di intermediario, a questa attività, incoraggia o favorisce 

quest’ultima o fornisce un aiuto che serve direttamente lo scopo criminale 

dell’organizzazione. Infine, sul piano soggettivo, è necessario che l’autore abbia 

agito intenzionalmente; conformemente alle regole generali, l’intenzione deve 

riguardare l’integralità degli elementi costitutivi oggettivi: l’autore deve quindi, 

nelle due varianti di reato, conoscere l’esistenza dell’organizzazione, il segreto di 

cui si circonda nonché l’obiettivo criminale che essa persegue (FF 1993 III 193, 

213; STRATENWERTH/BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 7a ediz. 2013, 

§ 40 n. 27; DONATSCH/ WOHLERS, Strafrecht IV, 4a ediz., Zurigo 2011, pag. 208). 

8.3 Dalla sentenza del Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale ordinario 

di Roma del 29 maggio 2007, si evince che D. è stato condannato per il reato di 

cui all’art. 74 DPR n. 309/1990, “poiché in numero superiore a dieci si 

associavano tra loro […] allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti 

all’art. 73, ovvero importazione, trasporto, occultamento e detenzione con finalità 

di cessione a terzi, nonché cessione di ingenti quantitativi di sostanza 

stupefacenti del tipo hashish […] e cocaina […], ricoprendo ciascuno i seguenti 

ruoli: D. (art. 74 comma 1), promuovendo, dirigendo ed organizzando 

- 20 - 

SK.2022.15 

l’associazione e le correlate attività illecite, in particolare procurando in Spagna, 

Marocco e in paesi sudamericani lo stupefacente da inviare in Italia, a tal fine 

mantenendo i contatti con i soggetti fornitori e/o loro intermediari anche 

interagendo con altre organizzazioni di narcotrafficanti per consorziare le 

operazioni procurando i mezzi per il trasporto dello stupefacente, coordinando i 

profili finanziari delle operazioni raccordandosi sistematicamente a livello 

operativo, per lo svolgimento di tali attività, […] inoltre stabilendo e controllando 

tempi, termini e modalità di realizzazione delle diverse operazioni di importazione 

e di distribuzione dello stupefacente sul mercato italiano, ricoprendo, in sintesi il 

ruolo apicale di promotore, organizzatore e capo dell’associazione” (act. MPC 

18.01.0080). 

In merito specificatamente all’associazione di cui all’art. 74 commi 1, 2 e 3 del 

DPR n. 309/1990, il Giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto che “è noto che 

in ordine alla sussistenza del reato di associazione per delinquere finalizzata al 

traffico di stupefacenti la giurisprudenza della Suprema Corte di cassazione ha 

da tempo precisato la specificità del reato associativo p. e p. dall’art 74 DPR n. 

309/1990 rispetto allo schema classico dell’associazione per delinquere p. e p. 

dall’art 416 [CP-IT]; infatti numerose sono le decisioni della Suprema Corte di 

cassazione in cui si precisa che la fattispecie associativa di cui all’art 74 DPR n. 

309/1990 si compenetra maggiormente, rispetto allo schema classico del reato 

associativo, con l’organizzazione e la progettazione e/o esecuzione dei reati fine, 

qualora tali reati, per le concrete plurisoggettive modalità organizzative e/o 

esecutive implicano di per sé una organizzazione e/o esecuzione articolata e 

complessa, sul piano sia logistico che personale, e che, quindi, tale fattispecie 

associativa sussiste in tali casi anche quando più soggetti si accordino di volta in 

volta per organizzare e gestire insieme un traffico di stupefacenti di tale natura in 

più di un’occasione, ciò comportando la sussistenza di quella struttura 

organizzativa con ruoli differenziati tipica del reato associativo, così svalutandosi 

l’importanza di un preciso organigramma associativo e l’importanza della 

sussistenza di un predeterminato e stabile programma criminoso nel tempo (fra 

le molte v.: Cass., sez. VI, 26.6.1992, n, 7440 Cass., sez. V,I 19.7.1995, n. 8046; 

Cass., sez. I, 12.3.1998, n. 3133). Tale indirizzo giurisprudenziale è condiviso da 

questo Giudice. […] tale quadro probatorio sulla sussistenza delle citate 

associazioni in imputazione è del tutto chiaro e giunge a delineare delle 

organizzazioni criminali dedite al traffico transnazionale di ingenti (a volte 

ingentissimi) quantitativi di sostanze stupefacenti (hascisc e cocaina), in forme 

estremamente organizzate e in un contesto tipico di criminalità organizzata 

(coinvolgente gruppi chiaramente interni alla ‘ndrangheta calabrese e alla 

criminalità organizzata ‘storica’ romana; ciò riguardo alle organizzazioni criminali 

di cui ai capi d’imputazione sub l- e 22- […]); nell’ambito del quale si sono 

- 21 - 

SK.2022.15 

sviluppate negli anni collaborazioni criminali stabili e vicende che hanno portato 

alla morte violenta di alcune persone facenti parte organicamente di questo 

contesto (ad es. in Italia quella per ‘scomparsa’ di E., fratello dell’odierno imputato 

F., e in Spagna quella di G., per il cui omicidio sono latitanti e ricercati sul piano 

internazionale dalle autorità spagnole gli odierni imputati D. e H.; v. informativa 

di sintesi citata, pagg. 53 251). […] Come già sopra evidenziato sinteticamente il 

presente processo sorge dall’esercizio dell’azione penale, da parte del P.M. della 

D.D.A. di Roma, dopo delle indagini preliminari estremamente complesse, 

iniziate dopo l’invio per competenza territoriale di alcuni atti e posizioni da parte 

del P.M. della D.D.A di Perugia, come prima accennato e concretizzatesi in 

un’attività investigativa estremamente sofisticata, le cui modalità sono state 

largamente imposte dalla realtà criminale estremamente complessa, sofisticata 

e in costante ‘allarme’, nell’ambito della quale emerge con evidenza l’evoluzione 

tecnico criminale della criminalità organizzata di elevato livello, impegnata in 

buona parte in traffici delittuosi di elevatissimo spessore a livello transnazionale 

e mettente in atto spesso, nei nuclei investigati di più elevato livello criminale, 

tecniche di ‘contro-investigazione” (act. MPC 18.01.0098 e seg.). 

“Inoltre la lettura a sistema delle complessive risultanze, permette di ritenere 

comprovata, innanzitutto, la operatività di una organizzazione criminale di 

primario spessore (ipotesi di reato sub I.), che si muove anche nelle dinamiche 

del narcotraffico internazionale, interloquendo con alcuni dei suoi principali 

protagonisti. Al centro della compagine si pone I., elemento di vertice 

dell’omonima cosca della ‘ndrangheta di Y. Le attività condotte nei suoi confronti 

e dei soggetti a lui direttamente collegati, hanno permesso di individuare nei 

latitanti D. ed H. e nello stesso I., i suoi attuali vertici.” (act. MPC 18.01.0117). 

“I consistenti e significativi sequestri di stupefacenti e di denaro, operati in Italia 

ed all’estero, documentano inequivocabilmente la graduale evoluzione ed 

affermazione della struttura criminale indagata e delle sue diverse articolazioni 

evidenziandone le tecniche operative, progressivamente maturate in 

metodologie sempre più raffinate ed oltremodo aderenti alle diversificate 

esigenze di cautela. Le indagini hanno portato in sostanza ad accertare la 

connotazione transnazionale della struttura criminale e la sua operatività in 

Spagna, Francia, Inghilterra e Italia, attraverso lo sviluppo di attività criminose 

principalmente rivolte all’importazione in territorio italiano di ingenti partite di 

stupefacenti ed alla successiva commercializzazione, anche facendo ricorso ad 

efferati delitti per mantenere la supremazia gestionale del mercato della droga in 

un area strategica come quella spagnola della Costa del Sol” (act. MPC 

18.01.0117). 

- 22 - 

SK.2022.15 

“Così, l’associazione principale, retta da D., I., J. e H., quest’ultimo ex poliziotto, 

cognato di D., saldamente collegata ai K. (quantomeno fino al 2001) si è 

definitivamente strutturata, aprendo nuovi canali per l’approvvigionamento di 

cocaina, interfacciandosi con i L. […] mantenendo solide basi in Marocco e 

Spagna, strumentali anche al reperimento di cannabinoidi, importati via nave, in 

ingenti quantitativi […]. Si è sviluppata, pertanto, un’associazione ben 

organizzata, connotata da rigide regole comunicative, casse comuni e con una 

grande disponibilità di risorse logistiche e finanziarie (documenti falsi, 

imbarcazioni ecc.) e contatti con importanti consorterie mafiose autoctone ed 

internazionali e che, in alcuni casi, non ha esitato ad impiegare lo strumento 

omicidiario per il mantenimento del controllo dell’illecito mercato […]” (act. MPC 

18.02.0120). 

“Emerge collegando secondo ragione tutti i numerosissimi elementi acquisiti che 

solo se isolati possono a volte essere considerati in parte criptici mentre collegati 

logicamente secondo ragione divengono chiari un’organizzazione criminale 

estremamente qualificata in tale ambito avente in D. e I. il vertice e in altri imputati 

i luogotenenti e i fidi partecipi ciascuno con una propria specializzazione 

finalizzata al compimento del fine dell’associazione criminale ciascuno con i 

propri vantaggi illeciti in proporzione alla consistenza del rispettivo ruolo e alla 

rispettiva posizione gerarchica nell’associazione” (act. MPC 18.01.0244). 

“[…] reati fine contestati sub 9, 10, 11, 12, 13, 14 i quali anche al fine di 

un’ulteriore evidenziazione della chiara configurabilità della base probatoria della 

sussistenza dell’associazione di cui al capo 1 lumeggiano ulteriormente le 

modalità operative nel traffico transnazionale di stupefacenti e nelle condotte di 

estrema cautela sino alla frequente messa in atto di tecniche definibili di contro 

investigazione in caso di sospetto di essere sottoposti a indagini dei membri della 

citata organizzazione criminale oltre a evidenziare i contatti ripetuti fra i vertici di 

tale organizzazione D. e I. e quale luogotenente H. e gli altri compartecipi spesso 

anche tramite l’uso di documenti d’identità contraffatti al fine di realizzare incontri 

in territorio estero ed essendo alcuni di loro ad es. D. e H. già latitanti a livello 

internazionale” (act. MPC 18.01.0245-246). 

“Le acquisizioni probatorie sinora riportate, afferenti ad un consistente arco 

temporale (circa un anno), hanno consentito l’acquisizione di una serie di 

elementi che, integrati tra loro e messi in relazione con i dati provenienti 

dall’analisi del modus operandi dell’organizzazione, permettono di ritenere 

confermata l’ipotesi che questa, nel lasso di tempo in esame, ha sviluppato il 

proprio impegno in direzione della realizzazione di un importante operazione di 

narcotraffico, ovvero l’importazione – così come era avvenuto in precedenza – di 

- 23 - 

SK.2022.15 

consistenti quantitativi di stupefacente cocaina dal Sudamerica. Di tale attività è 

stato possibile documentare soltanto alcuni segnali in ragione dell’evidente 

carattere transnazionale dell’illecito (fatto che di per sé introduce indubbie 

difficoltà investigative), nonché dell’estremo livello di accortezza operativa da 

parte dei principali protagonisti (proporzionale al livello di consistenza e 

pericolosità dell’organizzazione)” (act. MPC 18.01.00369). 

Riassumendo, si evince dalle sentenze italiane che l’organizzazione nel caso di 

specie aveva una struttura articolata e complessa al cui vertice vi era, tra gli altri, 

lo stesso D., con una chiara ripartizione dei ruoli. Inoltre, l’organizzazione aveva 

una portata transnazionale e si era evoluta nel tempo a livello tecnico-criminale, 

implementando metodologie sempre più raffinate, dotandosi di chiare regole di 

comunicazione e coinvolgendo anche altre organizzazioni criminali. 

L’organizzazione stessa era anche di una complessità di primario spessore, 

risultava difficilmente infiltrabile ed esercitava un’attività (illecita) consistente e 

pericolosa. 

Ne deriva che tutti gli elementi richiesti dal diritto svizzero per ritenere l’esistenza 

di un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter vCP, sono dati in concreto: 

 il numero di partecipanti, almeno tre: in casu più di dieci persone; 

 la struttura organizzativa, che è progettata per durare in modo 

indipendentemente da un cambiamento nella composizione del proprio 

organico e caratterizzato, in particolare, dal rispetto delle regole, dalla 

distribuzione dei compiti, dalla mancanza di trasparenza e dalla 

professionalità nelle varie fasi dell’attività criminale: secondo le sentenze 

italiane, l’associazione in cui D. aveva il ruolo apicale di promotore, 

organizzatore e capo, era organizzata tramite una struttura gerarchica, una 

suddivisione dei ruoli, vi vigevano regole comunicative, casse comuni, 

beneficiava di una grande disponibilità di risorse logistiche e finanziarie 

(documenti falsi, imbarcazioni ecc.) e contatti con importanti consorterie 

mafiose autoctone ed internazionali, agiva in forma estremamente organizzata 

e in un contesto tipico di criminalità organizzata (coinvolgente gruppi 

chiaramente interni alla ‘ndrangheta calabrese e alla criminalità organizzata 

‘storica’ romana); 

 la legge dell’omertà, con particolare riferimento alla segretezza sulla struttura 

e sull’appartenenza; si ha che, per il Tribunale federale, indici di segretezza 

sono visti anche nelle energie e mezzi investigativi necessari per infiltrare 

l’organizzazione (v. supra consid. 8.2): dalle decisioni italiane si evince che, 

- 24 - 

SK.2022.15 

nel caso dell’associazione capeggiata da D., è stato possibile, tramite indagini 

sofisticate durate circa un anno e in particolare grazie ai sequestri di 

stupefacenti e di denaro in Italia ed all’estero, acquisire una serie di elementi 

che integrati tra loro e messi in relazione con i dati provenienti dall’analisi del 

modus operandi dell’organizzazione hanno permesso di evincere la graduale 

evoluzione ed affermazione della struttura criminale indagata e delle sue 

diverse articolazioni evidenziandone le tecniche operative, progressivamente 

maturate in metodologie sempre più raffinate ed oltremodo aderenti alle 

diversificate esigenze di cautela. Le indagini hanno permesso di accertare la 

connotazione transnazionale della struttura criminale e la sua operatività in 

Spagna, Francia, Inghilterra e Italia, attraverso lo sviluppo di attività criminose 

principalmente rivolte all’importazione in territorio italiano di ingenti partite di 

stupefacenti ed alla successiva commercializzazione, anche facendo ricorso 

ad efferati delitti per mantenere la supremazia gestionale del mercato della 

droga in un area strategica come quella spagnola della Costa del Sol; le 

condotte dell’associazione denotavano estrema cautela sino alla frequente 

messa in atto di tecniche definibili di “contro-investigazione” in caso di sospetto 

di essere sottoposti a indagini da parte dei membri della citata organizzazione 

criminale; dell’attività dell’associazione è stato possibile documentare soltanto 

alcuni segnali in ragione dell’evidente carattere transnazionale dell’illecito 

fatto, che di per sé introduce indubbie difficoltà investigative nonché 

dell’estremo livello di accortezza operativa da parte dei principali protagonisti 

proporzionale al livello di consistenza e pericolosità dell’organizzazione; e 

 lo scopo criminale, ossia il perseguimento dello scopo di commettere atti 

criminali di violenza o di ottenere un reddito con mezzi criminali: il Giudice 

italiano ha accertato che lo scopo dell’associazione ex art. 74 DPR 

n. 309/1990 consisteva nel commettere più delitti nell’ambito 

dell’importazione, trasporto, occultamento e detenzione con finalità di 

cessione a terzi, nonché cessione di ingenti quantitativi di sostanza 

stupefacenti del tipo hashish e cocaina. Tale associazione è stata identificata 

dal Giudice italiano nelle organizzazioni criminali dedite al traffico 

transnazionale di ingenti (a volte ingentissimi) quantitativi di sostanze 

stupefacenti (hashish e cocaina) e che, in alcuni casi, non ha esitato ad 

impiegare lo strumento omicidiario per il mantenimento del controllo 

dell’illecito mercato. Il Giudice italiano ha pure ritenuto comprovata la 

operatività di una organizzazione criminale di primario spessore che si muove 

anche nelle dinamiche del narcotraffico internazionale. 

- 25 - 

SK.2022.15 

Ne consegue che il reato di organizzazione criminale non solo è adempiuto sulla 

base della norma penale nella sua versione previgente (art. 260ter vCP), ma 

anche sulla base dell’art. 260ter CP attualmente in vigore (cfr. supra consid. 5.4). 

9. Occorre ancora analizzare il requisito della facoltà di disporre dell’organizzazione 

criminale. In effetti, secondo la normativa legale, i valori appartenenti a una 

persona che abbia partecipato ad una simile organizzazione o l’abbia sostenuta 

sono presunti sottoposti, fino a prova del contrario, alla facoltà di disporre 

dell’organizzazione. 

9.1 La facoltà di disporre è da ricollegare alla nozione di disponibilità fattuale. La 

disponibilità fattuale è definita come il potere effettivo esercitato su una cosa, 

conformemente alle regole della vita in società. Essa presuppone 

necessariamente la possibilità e la volontà di possedere tale cosa. 

L’organizzazione criminale esercita la propria facoltà di disporre quando ha la 

disponibilità fattuale sui beni in questione, potendone disporre in qualsiasi 

momento per raggiungere i suoi obiettivi. Determinante è dunque una nozione 

economica e non puramente giuridica di potere di disporre sui valori patrimoniali 

in questione (decisione del Tribunale penale federale BB.2014.157 del 16 marzo 

2014 consid. 3.2.1; ordinanza del Tribunale penale federale SK.2014.54 del 

27 maggio 2015 consid. 7.2). La nozione è apparentata a quella di avente diritto 

economico di cui all’infrazione di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP 

(HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit., n. 22 ad art. 72 CP). 

9.2 L’apprezzamento della facoltà di disporre dell’organizzazione criminale su valori 

patrimoniali è da riferirsi al lasso temporale durante il quale vi è stata 

partecipazione o sostegno all’organizzazione e concerne valori patrimoniali 

pervenuti nella disponibilità del soggetto durante il medesimo periodo (sentenza 

del Tribunale federale 6B_422/2013 del 6 maggio 2014 consid. 10.1; decisione 

del Tribunale penale federale BB.2014.4 del 9 maggio 2014 consid. 4.3). Nel 

caso in esame, con mente alle conclusioni del giudice del merito italiano (cfr. 

supra consid. 6.3), il lasso di tempo entrante in linea di conto si estende pertanto 

dall’entrata in vigore della normativa elvetica, il 1° agosto 1994, al 29 maggio 

2007, data della sentenza di primo grado italiana nei confronti di D. (cfr. pure 

decisione del Tribunale penale federale BB.2014.157 del 16 marzo 2015, consid. 

3.2). 

  

- 26 - 

SK.2022.15 

9.3  

9.3.1 Nel caso in esame, per ciò che concerne la relazione bancaria in essere presso 

Banca B., essa è stata originariamente accesa presso Banca C. in Lussemburgo 

il 2 agosto 1996 (act. MPC 07.01.0242 e segg.). Al momento dell’apertura del 

conto quale titolare, l’opponente A. ha concesso al neo marito D. una procura 

individuale sulla relazione in oggetto (act. MPC 07.01.0242). Il 6 agosto 1996, A. 

ha dichiarato di essere titolare ed avente diritto economico del conto in questione 

(act. MPC 07.01.0244).  

In merito alla documentazione KYC (Know Your Customer), le note interne della 

Banca C., risalenti al 24 aprile 2002, indicano che la cliente acquistava immobili 

all’asta per poi rivenderli; il centro della sua attività sarebbe stato in Italia ma 

parte della medesima sarebbe stata anche effettuata in Spagna (tramite il marito 

e procuratore; act. MPC 18.02.G_05 pag. 001535_00022). Il 28 marzo 2008 è 

stata allestita una nuova scheda KYC, con la medesima descrizione; viene 

aggiunto l’importo di USD 400'000.-- quale somma approssimativa da investire 

ed è precisato che lo scopo dell’investimento era di “generate current income” 

(act. MPC 18.02.G_05 pag. 001535_00019). Il 3 luglio 2019 viene allestita una 

terza scheda KYC: la banca precisava che non vi era stata, fino a quel momento, 

alcuna transazione sospetta che potesse lasciare presupporre riciclaggio di 

denaro (act. MPC 07.01.0248). Infine, l’ultima scheda KYC data dell’11 luglio 

2019: la banca sottolineava che D. era un membro di alto livello della rete di 

narcotraffico italiana, che era stato condannato per crimini legati agli 

stupefacenti, riciclaggio, associazione criminale e omicidi legati alla mafia, che 

nei suoi confronti erano stati emessi degli ordini di arresto in Spagna ed a Monaco 

e che era stato estradato a Roma per scontare 15 anni di detenzione per traffico 

interno di stupefacenti; in merito all’origine dei fondi, la banca riteneva, in base 

alle informazioni raccolte, che i beni derivavano dall’attività immobiliare di D. in 

Italia; osservava che vi erano due dichiarazioni in merito all’avente diritto 

economico, una delle quali sembra portare la firma di D., ciò che lascia ricondurre 

l’origine dei fondi all’attività criminale di D. summenzionata (act. MPC 

07.01.0249). 

La documentazione del conto non è invece chiara in merito all’identità dell’avente 

diritto economico. Il 6 agosto 1996 A. ha dichiarato di essere la titolare del conto 

e di esserne l’avente diritto economico (act. MPC 07.01.0244). Nella 

documentazione figura poi un secondo formulario, non datato e sottoscritto 

verosimilmente da D., in cui dichiarava, in quanto titolare del conto, di essere 

l’avente diritto economico degli averi (act. MPC 07.01.0253). Infine, dalle note 

allestite dai funzionari di banca emerge che non vi era chiarezza in merito alla 

- 27 - 

SK.2022.15 

titolarità economica degli averi depositati sul conto: in effetti, con e-mail 

dell’8 dicembre 2021, la Banca B. scrive al MPC che la documentazione di 

apertura del conto menzionava un solo titolare ed avente diritto economico degli 

averi, e meglio A., e un procuratore, D.; nella documentazione relativa al conto 

figura tuttavia un aggiornamento del profilo cliente nel luglio 2019, secondo cui 

D. sarebbe avente diritto economico della relazione bancaria e procuratore; vi 

sarebbe inoltre uno scambio di e-mail tra funzionari di Banca C. del gennaio 

2019, nei quali si parla dell’aggiunta di D. quale avente diritto economico. A 

supporto di tale aggiornamento, nel dossier cartaceo vi è una “Beneficial Owner 

Declaration” non datata, sottoscritta da D.: sono crociate sia la casella di “titolare” 

che quella di “avente diritto economico”. Il funzionario di B. ha osservato che 

queste ultime dichiarazioni non sembrano coerenti con l’aggiornamento del 

profilo cliente, tanto più che, se D. fosse titolare del conto, la sua indicazione 

quale procuratore sarebbe inutile. Infine, in occasione della migrazione del conto, 

sono stati ripresi i dati del profilo cliente aggiornati nel luglio 2019, in cui D. 

risultava avente diritto economico e procuratore (v. scambi di e-mail sub act. 

MPC 07.01.0240 e segg.). 

9.3.2 Va inoltre ritenuto che sul conto in questione sono state fatte delle operazioni a 

contanti, alcune delle quali effettuate verosimilmente da D. Più precisamente, la 

Corte rileva che la relazione intestata a A. è stata alimentata a mezzo di tre 

versamenti a contanti, fra il 13 agosto 1996 ed il 4 giugno 1998, per il controvalore 

di complessivi Eur 364'997.54 (LIT 308'900'000.-- accreditati verosimilmente da 

A., LIT 180'000'000.-- verosimilmente da D. e GBP 80’000.-- a firma 

sconosciuta). Dal medesimo conto sono in seguito stati prelevati a contanti, tra il 

12 aprile 2002 ed il 5 dicembre 2007, complessivamente Eur 365'000.-- (EUR 

25'000.-- a firma sconosciuta, EUR 70'000.-- a firma verosimilmente di D., EUR 

50'000.--, EUR 60'000.-- e EUR 60'000.-- a firma verosimilmente di A.). 

9.4 Alla luce di quanto precede, la Corte ha raggiunto il convincimento che i valori 

patrimoniali di cui all’istanza del MPC sono stati, per svariati anni, nella facoltà di 

disporre di D. e conseguentemente dell’organizzazione criminale, allorquando D. 

partecipava ed era a capo della stessa. D. disponeva infatti di una procura (che 

peraltro, secondo quanto stabilito nel testo della medesima, sarebbe rimasta in 

vigore e con pieno effetto anche dopo la morte della titolare del conto, v. act. 

MPC 18.2.B_11 Annexe 6) – ed aveva pertanto costante disponibilità fattuale, 

indipendentemente dalle operazioni effettuate – sul conto oggetto della decisione 

di confisca qui contestata. Al riguardo, nulla importa il fatto che l’opponente 

ricordasse o meno dell’esistenza della summenzionata procura. 

- 28 - 

SK.2022.15 

9.5 Nella fattispecie, la presunzione di cui all’art. 59 cpv. 3 vCP (ripresa all’art. 72 

CP) trova pertanto applicazione. Occorre quindi ritenere che i valori patrimoniali 

oggetto del decreto di confisca sono stati, fino a prova del contrario, sottoposti 

alla facoltà di disporre dell’organizzazione criminale in questione. 

10. La presunzione dell’art. 59 cpv. 3 vCP (e dell’art. 72 CP) è nondimeno suscettibile 

di essere inficiata. 

10.1 Tale presunzione può essere invalidata dimostrando l’origine lecita degli averi o 

l’assenza di potere di disposizione dell’organizzazione. Tuttavia, trattandosi di un 

fatto negativo, quest’ultima – vale a dire l’assenza di potere di disposizione 

dell’organizzazione – può essere provata difficilmente, per esempio dimostrando 

che l’organizzazione avrebbe potuto avere accesso agli averi solo commettendo 

nuovi reati (sentenza del Tribunale federale 6B_144/2011 del 16 settembre 2011 

consid. 6.3.2; DTF 136 IV consid. 5 e riferimento). 

10.2 Nel caso in esame, l’accesso dell’organizzazione era diretto e non abbisognava 

– in forza della procura individuale sul conto in favore di D. – della perpetrazione 

di nuovi reati. Nel corso della procedura, A. ha asserito che gli averi patrimoniali 

depositati sul suo conto sarebbero di sua proprietà ed ella ne sarebbe avente 

diritto economico. Ella ha pure sostenuto che agli atti non vi sarebbe alcuna prova 

in merito all’origine illecita dei fondi e, anche se ciò fosse, le azioni all’origine 

sarebbero nel frattempo prescritte. Ella afferma poi che gli averi patrimoniali 

confluiti sul suo conto non sarebbero stati nel potere di disposizione 

dell’organizzazione criminale. L’opponente ha asserito che D. era stato indicato, 

erroneamente e senza la sua partecipazione, quale avente diritto economico del 

conto: ciò sarebbe avvenuto, per errore, in occasione del trasferimento del conto 

da Banca C. a Banca B. In merito all’esistenza di una procura sul conto in favore 

di D., potere che A. conferma di avere conferito al marito, sostiene essere usuale 

che i coniugi beneficino reciprocamente di una procura, per qualsiasi evenienza; 

ad ogni modo, a suo parere, ciò nulla dimostrerebbe in merito al potere di disporre 

dell’organizzazione, perché D. non era comunque da lei autorizzato a disporre 

degli averi di sua proprietà. Ciò sarebbe dimostrato dall’assenza di transazioni 

effettuate da D. in forza del potere conferitogli dalla procura. Infine, dal 28 luglio 

2010 vigerebbe tra i coniugi il regime della separazione dei beni (act. MPC 

03.00.0014 e segg.,16.01.0016 e segg.). 

10.3 Sennonché, le conseguenze confiscatorie in Svizzera dell’appartenenza di D. 

all’organizzazione criminale vanno qui apprezzate alla luce delle normative 

elvetiche, che consentono di invalidare la presunzione legale solamente 

- 29 - 

SK.2022.15 

dimostrando l’origine legale degli averi o l’assenza di potere di disposizione 

dell’organizzazione criminale. Per ciò che attiene al potere di disposizione 

dell’organizzazione, trattandosi di un fatto negativo, questa può essere provata 

difficilmente, per esempio provando che l’organizzazione avrebbe potuto avere 

accesso agli averi solo commettendo nuovi reati (DTF 136 IV 4 consid. 5 e 

riferimento; sentenza del Tribunale federale 6B_144/2011 del 16 settembre 2011 

consid. 6.3.2). 

Nel caso in esame, l’accesso era diretto e non abbisognava – in forza della 

procura sul conto – della perpetrazione di nuovi reati. D. poteva direttamente 

disporre degli averi depositati sul conto, ciò che, sebbene non decisivo, – alla 

luce delle firme riportate sulle fiches bancarie – egli ha peraltro verosimilmente 

fatto, nonostante l’opponente asserisca il contrario.  

Per quanto attiene alla pretesa origine lecita dei valori patrimoniali, il Collegio 

giudicante è giunto alla conclusione che l’opponente non è stata in grado di 

produrre elementi tangibili sulla scorta dei quali fosse possibile dedurre che gli 

averi depositati sul conto bancario fossero di riconduzione lecita. Nel caso 

concreto, l’opponente non ha invero nemmeno sostenuto che gli averi confluiti a 

contanti sul conto lussemburghese, poi trasferiti in Svizzera, originino da ben 

determinate, circoscritte e identificabili disponibilità legali ad ella riconducibili. Al 

riguardo, ella non ha fornito alcuna indicazione concreta quanto alla loro origine, 

omettendo di sottoporre alla Corte elementi, quali ad esempio riscontri 

documentali circa conti bancari di provenienza, in punto alla tracciabilità dei valori 

patrimoniali pervenuti nel nostro Paese. L’opponente si è limitata a sostenere 

apoditticamente che i valori sarebbero di sua proprietà e che non vi sarebbe agli 

atti alcuna prova dell’origine illecita dei medesimi.  

10.4 Di nessun rilievo è pure l’affermazione dell’opponente secondo cui la confisca 

non potrebbe essere in ogni caso ordinata sulla metà degli averi in oggetto, 

avendone ella diritto in base al regime matrimoniale. Come detto, la confisca di 

cui all’art. 59 cpv. 3 CP, rispettivamente 72 CP, si basa sulla facoltà di disporre 

dell’organizzazione criminale, facoltà che, in virtù della procura conferita ad D., 

ricopre la totalità degli averi depositati sulla relazione bancaria.  

10.5 Ciò posto, il Collegio giudicante è giunto alla conclusione che non sussistono 

elementi atti a inficiare la presunzione legale di cui all’art. 59 cpv. 3 vCP, 

rispettivamente all’art. 72 CP. Oltre a ciò, va considerato che i versamenti sul 

conto e parte dei prelievi sono avvenuti proprio nel periodo per il quale D. è stato 

condannato per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze 

stupefacenti o psicotrope. 

- 30 - 

SK.2022.15 

11. Da ultimo, la Corte si è chinata sulla ricorrenza eventuale della protezione che la 

normativa sulla confisca concede ai terzi in buona fede, che abbiano fornito una 

controprestazione adeguata o nei confronti dei quali la confisca costituisca una 

misura eccessivamente severa. 

A tale riguardo, il Collegio giudicante ha rilevato come agli atti non vi sia la prova 

che l’opponente abbia fornito una controprestazione, né peraltro ella medesima 

sostiene il contrario; neppure vi sono elementi per ritenere che la confisca 

costituirebbe, nei confronti dell’opponente, una misura eccessivamente severa, 

evenienza peraltro neppure sostenuta da A. Quest’ultima non può essere 

considerata in buona fede. 

12. Ne consegue che, non potendo le censure sollevate dall’opponente trovare 

accoglimento, la confisca, così come postulata dal MPC, va ordinata. 

13. Giusta l’art. 426 cpv. 5 CPP, nel quadro di un procedimento indipendente in 

materia di misure il soccombente sostiene le spese della procedura in 

proporzione alla soccombenza nella causa. La tassa di giustizia è calcolata 

giusta gli art. 73 cpv. 2 e cpv. 3 lett. b LOAP nonché art. 5 e 7 lett. b del 

regolamento del Tribunale penale federale del 31 agosto 2010 sulle spese, gli 

emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; 

RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

  

- 31 - 

SK.2022.15 

La Corte ordina: 

1. È ordinata la confisca del saldo attivo della relazione n. 1., intestata a A., presso 

la banca B.SA, Z. 

2. Le spese procedurali ammontano a fr. 2'000.-- e sono poste a carico di A.. 

 
 
 

 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

La Presidente del Collegio La Cancelliera 

  

- 32 - 

SK.2022.15 

Intimazione a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Sergio 

Mastroianni 

- Avv. Linus Jaeggi 

 

 

Reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

Il reclamo contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti procedurali della Corte penale del Tribunale penale 

federale, eccettuate le decisioni ordinatorie, deve essere presentato e motivato per scritto entro 10 giorni alla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 393 cpv. 1 lett. b e art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 

1 LOAP). 

 

Il reclamo contro la decisione che fissa la retribuzione del difensore d’ufficio deve essere presentato e motivato 

per scritto entro 10 giorni alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 135 cpv. 3 lett. a e 

art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 1 LOAP). 

 

Mediante il reclamo si possono censurare: la violazione del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di 

apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti, come pure 

l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 CPP). 

Rispetto dei termini 

Le istanze o memorie devono essere consegnate al più tardi l’ultimo giorno del termine presso l’autorità penale 

oppure, all’indirizzo di questa, presso la posta svizzera, una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 

oppure, qualora provengano da persone in stato di carcerazione, alla direzione dello stabilimento (art. 91 cpv. 

2 CPP). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spedizione: 19 luglio 2022