# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8016f39a-8d55-5a44-a0a4-bc589cb4419f
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-10-21
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 21.10.2015 RR.2015.214
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2015-214_2015-10-21.pdf

## Full Text

Sentenza del 21 ottobre 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliera Manuela Carzaniga  

   

Parti   

A., attualmente detenuto, rappresentato dall'avv. Luca 

Marcellini, 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI, 

Controparte 

 

   

Oggetto  Estradizione all'Italia 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP)  

Assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.214 + RP.2015.39 

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 Fatti:  
 

A. Il 30 dicembre 2013, il Ministero della Giustizia italiano ha richiesto l'estradizione 

di A. per i reati di traffico illecito di arma da fuoco e traffico di sostanza stupefa-

cente di tipo cocaina ai sensi della legge italiana (act. 1.1 et 4.1).  

  

La richiesta relativa al reato di traffico illecito di armi si basa sull'ordinanza di 

custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Milano il 4 settembre 2012 

N. 48614/09 RGNR – N. 9461/10 RGGIP. Quanto al reato di traffico illecito di 

stupefacenti, la richiesta si fonda sull'ordinanza di custodia cautelare in carcere 

emessa dal GIP di Milano il 15 ottobre 2013 N. 73153/2010 RGNR – 

N. 14365/2010 RGGIP (di seguito: ordinanza del 15 ottobre 2013; act. 1.1). 

 

  

B. Al momento della domanda di estradizione, A. era oggetto di un'inchiesta da 

parte del Ministero pubblico della Confederazione (di seguito : MPC) per infra-

zione alla legge federale sugli stupefacenti, nonché alla legge federale sulle 

armi e per organizzazione criminale ai sensi dell'art. 260ter CP (procedura 

n° SV.09.0165). Dal 13 aprile 2012, A. è stato posto al beneficio dell'esecuzione 

anticipata della pena presso il penitenziario cantonale ticinese "La Stampa".  

 

La precitata inchiesta svizzera ha dato luogo alla sentenza SK.2014.34 del 

13 maggio 2015 –  attualmente cresciuta in giudicato – nella quale la Corte pe-

nale del Tribunale penale federale (di seguito: Corte penale) ha riconosciuto A. 

colpevole d'infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e ripetuta 

infrazione alla legge federale sulle armi, condannandolo ad una pena detentiva 

di cinque anni, dedotto il carcere preventivo già sofferto (act. 1.2, p. 5).  

 

  

C. Il 13 gennaio 2014, l'Ufficio federale di giustizia (di seguito : UFG) ha interpellato 

il MPC in merito a una eventuale identità tra i reati perseguiti in Svizzera e quelli 

oggetto della domanda di estradizione del 30 dicembre 2013 (act. 4.2). Con 

risposta del 20 gennaio 2014, il MPC ha negato una corrispondenza fra le due 

fattispecie (act. 4.3). 

 

 

D. Il 28 aprile 2014, l'UFG ha incaricato il MPC di provvedere alla notifica a A. della 

domanda formale di estradizione e di interrogarlo nel merito (act. 4.4). In occa-

sione del suo interrogatorio, avvenuto il 10 giugno 2014, A. ha confermato di 

essere la persona ricercata dalle autorità italiane. Si è tuttavia opposto alla sua 

estradizione all'Italia tramite procedura semplificata (act. 4.6). 

 

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E. Su invito dell'UFG, il 11 luglio 2014, A. ha presentato le sue osservazioni in 

merito alla domanda di estradizione italiana (act. 4.9). Il 29 luglio 2014, egli si è 

anche espresso su invito dell'UFG sul contenuto della corrispondenza avvenuta 

tra l'UFG e il MPC in merito all'eventuale identità tra i reati perseguiti in Italia e 

quelli oggetto dell'inchiesta svizzera (cf. supra, let. C; act. 4.11).  

 

  

F. Con decisione del 16 giugno 2015, l'UFG ha concesso l'estradizione di A. all'I-

talia unicamente per i fatti corrispondenti al reato di traffico illecito di stupefa-

centi ai sensi del diritto italiano, menzionati nell'ordinanza del 15 ottobre 2013. 

L'UFG ha invece rifiutato l'estradizione per i reati di traffico illecito di arma da 

fuoco, in quanto A. sarebbe già stato giudicato a tale riguardo con la sentenza 

SK.2014.34 (cf. supra, let. B; act. 1.1). 

 

  

G. Il 16 luglio 2015, A. ha interposto ricorso avverso la predetta decisione. Egli 

postula l'annullamento della decisione del 16 giugno 2015 e il rigetto della do-

manda di estradizione. In via subordinata, egli chiede che la sua estradizione 

sia subordinata alla garanzia che il giudice del merito italiano tenga conto, nella 

fissazione della pena, della sentenza della Corte penale, in applicazione del 

concorso retrospettivo. Egli richiede altresì di essere posto al beneficio del gra-

tuito patrocinio (act. 1). 

 

 

H. Tramite scritto del 30 luglio 2015, l'UFG ha proposto la reiezione del gravame 

e l'addossamento delle spese al ricorrente (act. 4). 

 

 

I. Con replica del 11 agosto 2015, il ricorrente ha in sostanza ribadito le conclu-

sioni ricorsuali (act. 6). 

  

 

Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno ri-

prese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.  

 

 

 

Diritto: 
 

1.  

1.1. L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è anzi-

tutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 

(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubblica 

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italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo addizio-

nale alla CEEstr (RS 0.353.12), entrato in vigore per la Repubblica italiana il 

23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a partire dal 12 di-

cembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicem-

bre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo 

di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). Alle questioni che il prevalente diritto 

internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicita-

mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione 

rispetto a quello convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applica la 

legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP; 

RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 

1 AIMP; DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 

3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 

consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È 

fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 

595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

1.2. In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 AIMP e dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della 

legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui 

ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 giorni dalla notifi-

cazione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 e 20 cpv. 3 PA, 

applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), il ricorso è 

tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è manifestamente legittimato a 

ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 consid. 1b e rinvii). Il gravame 

è pertanto ricevibile in ordine. 

  

 

2. Secondo l'estradando, la decisione del UFG violerebbe innanzitutto il principio 

del "ne bis in idem": con sentenza SK.2014.34 del 13 maggio 2015, la Corte 

penale lo avrebbe infatti condannato per una parte dei reati di traffico di so-

stanza stupefacente di tipo cocaina per i quali l'UFG ha ammesso la sua estra-

dizione all'Italia.  

 

2.1. Il principio del "ne bis in idem", consacrato all'art. 9 CEEstr, 1a frase, prevede 

che l'estradizione non è consentita quando l'individuo reclamato è stato defini-

tivamente giudicato dalle autorità competenti della Parte richiesta per i fatti che 

motivano la domanda. Tale principio implica che il primo giudice abbia esami-

nato gli stessi elementi costitutivi dell'infrazione (DTF 125 II 402 consid. 1b) e 

che i fatti e le persone siano identici (DTF 122 I 257 consid. 3). Non esiste tut-

tavia identità dei fatti, ai sensi dell'art. 9 CEEstr, nell'ipotesi in cui lo Stato richie-

dente e lo Stato richiesto inquisiscono sulla stessa persona e per delitti dello 

stesso tipo (per esempio, traffico di stupefacenti) che sono stati commessi in 

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periodi differenti (sentenza del Tribunale federale 1A.166/2005 del 14 luglio 

2005, consid. 3; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire en matière pénale, 

4a ediz., Berna 2014, n° 666).  

  

2.2. Con la sentenza del 13 maggio 2015, la Corte penale ha giudicato A. colpevole, 

tra l'altro, di avere, fra gennaio e giugno 2011, organizzato, fungendo da tramite 

fra il fornitore, in Brasile, e l'acquirente finale [B.], in Europa, il trasporto, l'im-

portazione in Svizzera, nonché l'esportazione in Italia, di un quantitativo di 3 Kg 

di cocaina (cf. sentenza SK.2014.34, consid. 6). I fatti presi in considerazione 

dalla Corte penale si fondano in parte sull'interrogatorio del ricorrente avvenuto 

il 29 aprile 2014. In quell'occasione, A. ha precisato che la rivendita dei 3 Kg di 

cocaina, appartenenti a B., ad un acquirente in Italia, avvenne grazie all'aiuto di 

C. Fu quest'ultimo a trovare l'acquirente in Italia (act. 1.3, p. 11-12). B. e C. si 

accordarono tra l'altro che la consegna dei 3 Kg di cocaina avenisse a Z. (Fran-

cia). Un corriere si occupò in seguito di trasportare e consegnare la droga all'ac-

quirente in Italia (act. 1.3, p. 11-12).  

 

Secondo A., questa fattispecie è la medesima di quella descritta al capo E 

dell'ordinanza del 15 ottobre 2013 del GIP di Milano su cui si fonda la domanda 

di estradizione (cf. supra, let. A).  

 

Risulta dall'ordinanza che A. è attualmente indagato in Italia per avere, tra l'al-

tro, insieme con C., funto da intermediario per la compravendita di 3 Kg di co-

caina appartenenti a B. a degli acquirenti italiani. C. avrebbe consegnato i 3 Kg 

di cocaina al corriere D., a Z. (Francia), il 29 luglio 2011. D. l'avrebbe poi tra-

sportata in Italia e consegnata agli acquirenti. Gli inquirenti italiani hanno iden-

tificato diversi versamenti a destinazione di C., da parte degli acquirenti italiani, 

avvenuti dopo la consegna della droga. Questi fatti risalirebbero al periodo fra 

luglio e agosto 2011 (act. 4.1b, p. 199 segg., act. 4.1d, p. 3, act. 4.1b, p. 203). 

 

2.3. Il periodo oggetto della sentenza svizzera è precedente a quello oggetto dell'in-

chiesta italiana; la fattispecie giudicata in Svizzera si è svolta tra gennaio e giu-

gno 2011, mentre quella descritta nella domanda, tra luglio ed agosto 2011. 

Tuttavia, non può essere esclusa con certezza una parziale sovrapposizione 

cronologica dei fatti, in particolare per quanto concerne lo scambio avvenuto a 

Z. (Francia). Infatti, le due descrizioni convergono su diversi punti: il traffico è 

avvenuto nel medesimo luogo, porta sullo stesso quantitativo di droga e vede 

implicati, oltre al ricorrente, C. e B. In entrambe le fattispecie, l'ingente quanti-

tativo di stupefacente è destinato a degli acquirenti in Italia. Potrebbe dunque 

trattarsi della stessa fattispecie. Nonostante ciò, come fa valere il UFG nella sua 

risposta, non è inusuale che i trafficanti di droga utilizzino gli stessi canali di 

trasporto in tempi ravvicinati (act. 4). Pertanto, A. potrebbe aver prestato la sua 

collaborazione per due traffici di 3 Kg di cocaina, avvenuti in circostanze simili. 

In casi dubbi, come il presente, l'estradizione non può che essere accordata 

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(art. 1 CEEstr; cf. sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.17 del 26 

marzo 2010, consid. 3.3). Spetterà poi al giudice del merito, presso il quale ri-

corrente potrà invocare il suddetto principio, e il quale dispone degli elementi 

relativi all'inchiesta italiana, di constatare l'eventuale identità fra i reati perse-

guiti. Infatti, il principio del "ne bis in idem" – previsto all'art. 54 CAS, conven-

zione alla quale l'Italia è parte contraente – impone di tener conto del carcere 

già sofferto; compete dunque di massima all'autorità richiedente e non al giu-

dice dell'estradizione esaminare tale questione (DTF 128 II 355 consid. 5.3 in 

fine). Visto quanto precede, la censura sollevata va dunque respinta. 

  

 

3. L'insorgente sostiene che la sua estradizione all'Italia violerebbe altresì i suoi 

diritti fondamentali e che dovrebbe essere rifiutata sulla base degli art. 1a e 2 

AIMP. In primo luogo, l'estradizione lo priverebbe della possibilità di beneficiare 

del concorso retrospettivo. Tale figura giuridica, che garantisce che l'imputato 

non sia giudicato più severamente di quanto lo fosse se tutti i reati a lui conte-

stati fossero giudicati nell'ambito di un unico procedimento, impone al secondo 

giudice di fissare una pena complementare a quella già inflitta (cf. art. 49 al. 2 

del codice penale svizzero [CP; RS 311.0]). Il giudice italiano rifiuterebbe di ap-

plicare questa figura giuridica – esistente, a dire del ricorrente, anche nella le-

gislazione italiana – nell'ambito di sentenze emesse da autorità straniere. Es-

sendo questo il caso della sentenza della Corte penale, egli sarebbe punito più 

severamente di quanto non lo fosse se il reato fosse di competenza del giudice 

svizzero, il quale applica il concorso retrospettivo senza distinzioni. A. ne de-

duce una violazione del principio di uguaglianza (cf. infra, consid. 3.3). In se-

condo luogo, la sua estradizione sarebbe contraria agli art. 7 Cst. e 3 della Con-

venzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fonda-

mentali (CEDU; RS 0.101), i quali garantiscono il diritto alla dignità della per-

sona, rispettivamente vietano la tortura e le pene e trattamenti inumani o degra-

danti. Egli correrebbe infatti il rischio concreto di incorrere nella pena massima 

sancita dalla legge italiana in materia stupefacenti e sostanze psicotrope, di una 

durata massima di vent'anni (cf. infra, consid. 3.4).  

 

3.1. Secondo l'art. 1a AIMP, l'assistenza giudiziaria è fornita tenendo conto dei diritti 

di sovranità, della sicurezza, dell'ordine pubblico ed di altri interessi essenziali 

della Svizzera. La Svizzera non può tuttavia invocare il proprio ordine pubblico 

interno per rifiutare l'estradizione a uno Stato con il quale è legata da accordi 

internazionali, a meno che non abbia emesso una riserva esplicita a tale propo-

sito (DTF 112 Ib 342 consid. 2b, con rinvii). Tale riserva non è stata emessa né 

nell'ambito della CEEstr, né nell'ambito della CAS, applicabili nel caso specifico 

(cf. consid. 1.1). Di conseguenza, il ricorrente non può prevalersi dell'art. 1a 

AIMP.  

 

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3.2. Per quanto concerne invece gli standard minimi di protezione dei diritti indivi-

duali derivanti dall'ordine pubblico internazionale, quale la CEDU o il Patto in-

ternazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto ONU II; RS 0.103.2), la Sviz-

zera veglia a non prestare il suo appoggio, sia attraverso l'estradizione che at-

traverso la cosiddetta "altra assistenza", a procedure che non garantirebbero 

alla persona perseguita uno standard di protezione minima corrispondente a 

quello offerto dal diritto degli Stati democratici, e definito da tali trattati (art. 2 let. 

a AIMP; DTF 130 II 217 consid. 8.1; 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356 consid. 8a; 

123 II 161 consid. 6a, 511 consid. 5a; 122 II 140 consid. 5a). Sebbene la CEDU 

e il Patto ONU II non garantiscano il diritto di non essere espulso o estradato in 

quanto tale, quando una decisione di estradizione lede, per le sue conse-

guenze, l'esercizio di un diritto garantito da questi strumenti internazionali, essi 

possono, se le ripercussioni non sono troppo indirette, mettere in gioco gli ob-

blighi di uno Stato contraente sulla base della disposizione corrispondente (DTF 

123 II 279 consid. 2d; ZIMMERMANN, op. cit., n. 215 con rinvii). 

  

3.3. Il ricorrente postula la violazione del principio di uguaglianza. Tale principio, ga-

rantito agli art. 14 CEDU e art. 1 n. 1 e 26 Patto ONU II, non ha portata indipen-

dente, ma dev'essere invocato in rapporto ai diritti e le libertà garantiti da questi 

accordi internazionali (AUER/MALINVERNI/ HOTTELIER, Droit constitutionnel 

suisse, Les droits fondamentaux, 3a ediz., Berna 2013, n. 1016 ss). Nella pre-

sente fattispecie, il ricorrente si fonda invece su una disposizione di diritto in-

terno, ossia l'art. 49 al. 2 CP, che prevede l'applicazione del concorso retrospet-

tivo. Non essendo questo contemplato dagli strumenti internazionali precitati, la 

censura sollevata, dev'essere, già per questo motivo, respinta. Inoltre, anche 

ammettendo il contrario, va rammentato che il principio di uguaglianza impone 

di trattare fattispecie giuridicamente uguali in modo uguale e fattispecie giuridi-

camente diverse in modo diverso, a meno che non vi siano ragioni serie e ob-

biettive che giustifichino un trattamento differenziato (DTF 125 I 1 consid. 2b/aa; 

122 I 61 consid. 3a, con riferimenti citati; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, op. cit., 

n. 1040). I sistemi giuridici costituiscono tuttavia un limite al principio di ugua-

glianza o pari trattamento, regolando ciascuno in maniera indipendente il per-

seguimento dei reati di loro competenza. Il principio di uguaglianza si applica 

dunque all'interno di ciascun sistema giuridico (ibid., n. 1062 e rinvii, relativo agli 

Stati federali). Lo scopo dell'istituto dell'estradizione, ossia la cooperazione 

nella repressione della delinquenza, verrebbe in parte meno, ove si dovesse 

pretendere il contrario. Ciò significherebbe non tener conto sufficientemente 

della diversità dei sistemi giuridici, riferita a fatti la cui repressione in ambedue 

gli Stati è pacifica. In particolare per quel che concerne il concorso tra reati, uno 

Stato estero può avere un approccio diverso da quello stabilito dal diritto sviz-

zero. La Svizzera tende in linea di massima ad accordare l'estradizione per reati 

che, se commessi in Svizzera, sarebbero secondo il diritto svizzero assorbiti da 

un altro reato, ma che sono puniti separatamente dal diritto dello Stato richie-

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dente, alla condizione, beninteso, che si tratti in ambo i casi di reati estradizio-

nali (DTF 108 Ib 525 consid. 5a e rinvii). Nel caso specifico, ossia per quanto 

riguarda la figura del concorso retrospettivo, si impone il medesimo ragiona-

mento. Pertanto, le specificità proprie del sistema giuridico italiano in materia 

non comportano una violazione del principio di uguaglianza.  

  

3.4. Il ricorrente lamenta inoltre una particolare severità della pena che potrebbe 

essere emessa nei suoi riguardi dal giudice del merito italiano. Benché la Sviz-

zera non deve, di massima, pronunciarsi sulla maniera secondo cui lo Stato 

richiedente applica la sua politica preventiva e repressiva dei reati (sentenza 

del Tribunale federale 1A.118/2004 del 3 agosto 2004, consid. 4.5), un esame 

degli art. 3 CEDU e 7 Patto ONU II, che postulano il divieto della tortura nonché 

i trattamenti crudeli, inumani o degradanti (cfr. anche art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti [RS 

0.105] e la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene 

o trattamenti inumani o degradanti [RS 0.106]) s'impone nel caso specifico. In-

fatti, una pena può costituire un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 3 CEDU se essa è in "netta sproporzione" rispetto alla gravità dell'infra-

zione rimproverata. Il rifiuto di una domanda di estradizione basato su questo 

criterio deve essere ammesso unicamente in casi eccezionali (DTF 121 II 296 

consid. 4a; sentenza del Tribunale federale 1C_111/2007 del 25 maggio 2007, 

consid. 2.2; Corte europea dei diritti dell'uomo, caso Vinter e altri contro Regno 

Unito del 9 luglio 2013, n. 83 et 102, con rinvio alla sentenza resa nella stessa 

causa dalla Quarta Sezione il 17 gennaio 2012, n. 88 e 89; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2013.272 del 11 febbraio 2014, consid. 3.1). Per il re-

sto, fatti salvi i casi concernenti trattamenti crudeli, disumani o degradanti, l'au-

torità richiesta non può rifiutare di cooperare perché ritiene che il sistema san-

zionatorio dell'autorità richiedente appare troppo severo (DTF 121 II 296 con-

sid. 4; sentenza del Tribunale federale 1C_111/2007 del 25 maggio 2007, con-

sid. 2.2; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.44 del 3 maggio 2007, 

consid. 5).  

  

In casu, le autorità italiane hanno precisato che i reati rimproverati a A. possono 

portare a una condanna corrispondente a una pena detentiva non inferiore ai 

vent'anni (act. 4.1d, p. 3). Tuttavia, la particolare severità della possibile pena, 

non la fa apparire come manifestamente esagerata e senza alcun rapporto con 

l'agire rimproverato al ricorrente, ove si consideri che si presume che egli abbia 

agito come coordinatore delle operazioni di sdoganamento, recupero e stoc-

caggio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente nell'ambito di un'associa-

zione per delinquere finalizzata all'importazione sistematica in Italia, dall'Ame-

rica del Sud, di ingenti quantitativi di cocaina e al loro smercio (act. 4.1d). Non 

sussistono d'altra parte motivi seri per ritenere, che nello Stato richiedente egli 

sarà sottoposto a trattamenti crudeli, disumani o degradanti, lesivi dell'ordine 

- 9 - 
 
 

pubblico internazionale (cfr. art. 2 lett. a AIMP; DTF 123 II 161 consid. 6a e b 

con rinvii). 

  

3.5. La censura secondo la quale i diritti fondamentali di A. sarebbero violati va per-

tanto respinta. 

 

 

4. Visto quanto precede, e in particolare, non essendo stato riscontrato alcun ri-

schio di violazione dei diritti fondamentali dell'estradando da parte dello Stato 

richiedente, non vi è motivo per subordinare l'estradizione a delle garanzie 

(art. 80p AIMP, applicabile in ambito estradizionale, cf. ZIMMERMANN, op. cit., 

n. 245, nota a basso pagina 85, con rinvii). La richiesta dell'estradando in tal 

senso dev'essere anch'essa respinta (act. 1, p. 11).  

 

 

5. Il ricorrente fa valere infine che la sua estradizione sarebbe stata ammessa per 

dei fatti che lo Stato richiedente non gli rimprovera. Risulterebbe infatti dalla 

decisione impugnata che egli è estradato, tra l'altro, per un traffico di 100 Kg di 

cocaina avvenuto nel periodo precedente al 20 gennaio 2011 e fino al 2 febbraio 

2011. Tale traffico, benché menzionato dallo Stato richiedente nell'ordinanza 

del 15 ottobre 2013 (act. 1, p. 4), verrebbe ricondotto ad altri indagati, e non a 

A.  

 

Risulta dalla documentazione sotto esame, che le autorità italiane considerano 

A. implicato nel suddetto traffico di 100 Kg di cocaina, sulla base delle due in-

tercettazioni telefoniche riprodotte nell' ordinanza del 15 ottobre 2013 (act. 4.1b, 

p. 27 ss e act. 4.1d, p. 2). Pertanto, la decisione impugnata non si presta a 

critiche su questo punto.  

  

 

6. In conclusione, non vi è nessuna ragione per negare l'estradizione. Ne conse-

gue che il ricorso deve essere respinto.  

 

 

7. Il ricorrente sollecita la concessione del beneficio del gratuito patrocinio. 

 

7.1. La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o non è 

in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato un patro-

cinatore d'ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei mezzi 

necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di successo, 

l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione la dispensa, a 

domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle spese processuali 

(art. 65 cpv. 1 PA). Se è necessario per tutelare i diritti di tale parte, l'autorità di 

ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione le designa un avvocato (art. 

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65 cpv. 2 PA). Il Tribunale federale ha affermato che prive di probabilità di suc-

cesso sono conclusioni le cui prospettive di successo sono sensibilmente infe-

riori a quelle di insuccesso, e che di conseguenza non possono essere definite 

serie. Decisivo è sapere se una parte che dispone dei mezzi finanziari necessari 

affronterebbe ragionevolmente un processo: chi non è disposto ad affrontare a 

proprie spese un processo non deve poterlo fare soltanto perché la procedura 

è gratuita. L'esistenza di sufficienti probabilità di successo va giudicata somma-

riamente in base alle condizioni al momento dell'introduzione della domanda (v. 

DTF 138 III 217 consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; sentenze del Tribunale 

federale 5A_264/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 4.1; 5A_711/2011 del 21 di-

cembre 2011, consid. 3.1). 

  

7.2. Nella fattispecie, il ricorrente, ha inoltrato a questa autorità l'apposito formulario, 

senza tuttavia menzionare alcun dato né allegato relativo alla sua situazione 

finanziaria (RP.2015.39, act. 3). Ciò è solo in parte comprensibile, visto il lungo 

periodo di detenzione subito finora, ma non sufficiente per ammettere la sua 

indigenza. Egli si dichiara imprenditore; non è dunque comprensibile che non vi 

siano dati più specifici quanto alla sua fortuna. Lo stesso vale per i costi fissi, 

essendo egli sposato. Nemmeno figurano i dati relativi alla situazione patrimo-

niale della moglie in Y. Pertanto, il postulato gratuito patrocinio ai sensi dell'art. 

65 PA deve essere respinto.  

 

 

8. Le spese seguono la soccombenza (art. 63 cpv. 1 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 

lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 

cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento sulle spese, gli emolumenti, 

le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; 

RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La richiesta di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente. 

 
 
Bellinzona, il 22 ottobre 2015 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Luca Marcellini 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).