# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** abd660b7-4bfa-5567-abfd-e5c457591fcd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 20.06.2013 S 2013 11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2013-11_2013-06-20.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 11

Tribunale delle assicurazioni

Priuli in qualità di Giudice unico e Krättli-Keller come attuaria

SENTENZA
del 20 giugno 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

ricorrente

contro

Cassa malati B._____, 

convenuta

concernente prestazioni assicurative LAMal

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1. A._____ è assicurata presso la Cassa malati B._____. Durante la 

gravidanza, conclusasi regolarmente il 10 settembre 2012, l’assicurata 

contestava ripetutamente le fatturazioni conteggiatele dalla propria cassa 

malati, ritenendo che le prestazioni usufruite durante i controlli, per i test e 

gli accertamenti che si rendevano successivamente necessari dovessero 

andare a carico della maternità e quindi esenti da partecipazione ai costi 

e da franchigia. Dal canto suo invece, la cassa malati operava delle 

distinzioni sulla base dei tipi di controllo richiesto e della relativa 

indicazione medica e concludeva alla presenza di prestazioni a carico 

dell’assicurazione malattie e quindi soggette a partecipazione da parte 

dell’assicurata. Sulle specifiche questioni riguardanti quali prestazioni 

andassero considerate a carico della maternità l’assicurata interpellava 

pure l’ombudsman dell’assicurazione malattie. Grazie all’intervento di 

quest’ultimo alcune delle prestazioni pretese dall’assicurata a titolo di 

maternità venivano assunte dalla cassa malati come tali. 

2. Per gli importi ancora contestati l’assicurata chiedeva l’emanazione di una 

decisione impugnabile. Nel provvedimento dell’11 ottobre 2012, la cassa 

malati confermava le proprie fatturazioni considerando che le analisi ed i 

controlli non assunti a titolo di maternità fossero imputabili a malattia. Per 

gli importi ancora scoperti di fr. 174.85 e di fr. 212.80 la cassa malati 

chiedeva l’esecuzione. In data 7 novembre 2012, A._____ si opponeva al 

precetto esecutivo e la cassa malati B._____ il 12 novembre 2012 

confermava il credito mediante decisione. La tempestiva opposizione 19 

novembre 2012 diretta contro detto provvedimento veniva respinta l’11 

dicembre 2012 ed al procedimento veniva tolto l’effetto sospensivo.

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 28 

gennaio 2013, A._____ chiedeva che alle controverse prestazioni venisse 

riconosciuta la natura di spese mediche di maternità e che 

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conseguentemente alla convenuta venisse imposta l’assunzione 

dell’importo di fr. 590.05 (fr. 180.70; fr. 21.70; fr. 174.85 e fr. 212.80) e la 

restituzione di fr. 141.60. La ricorrente chiedeva poi che alla convenuta 

venisse ordinato di ritirare la procedura esecutiva no. 20121389 presso 

l’Ufficio esecuzioni di M._____ e che venisse operata la completa 

cancellazione di ogni iscrizione a suo carico dall’estratto del registro di 

esecuzione. Dal profilo formale, l’istante invoca una violazione del proprio 

diritto di audizione, non avendo la convenuta sempre compreso la portata 

delle censure sollevate in lingua italiana. In ogni caso, la decisione redatta 

in tedesco nei confronti di un’assicurata domiciliata nel N._____ dovrebbe 

essere dichiarata nulla già per questo vizio di forma. Nel merito l’istante 

reputa che le analisi ordinate, i controlli effettuati e gli accertamenti 

eseguiti vadano a carico della maternità, essendo stata la gravidanza a 

rischio a causa dell’età superiore a 35 anni della gestante. Per contro, 

contrariamente al parere della convenuta, la gravidanza non avrebbe 

presentato complicazioni in quanto gli accertamenti ordinati a seguito di 

leggeri sanguinamenti non avrebbero messo in luce alcuna anomalia. In 

seguito ad una compensazione operata dalla convenuta, la ricorrente 

reputa che le vadano restituiti fr. 141.60. Anche le informazioni raccolte 

presso il ginecologo dell’istante sarebbero troppo superficiali e sulla 

scorta di queste non sarebbe possibile trarre le conclusioni che la cassa 

malati pretenderebbe. Non ritenendosi debitrice degli importi pretesi dalla 

convenuta, l’assicurata chiede la cancellazione della procedura esecutiva 

nei suoi confronti e di tutte le registrazioni in merito ad eventuali 

esecuzioni in relazione con la presente controversia. Anche qualora 

dovesse soccombere nell’ambito dalla presente vertenza, la ricorrente 

chiede di essere esonerata dai costi d’esecuzione, essendo contrario al 

principio della buona fede mettere in esecuzione un’assicurata prima della 

cresciuta in giudicato della prestazione pretesa e durante la contestazione 

della prestazione. 

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4. Nella propria presa di posizione del 4 marzo 2013, la B._____ chiedeva la 

completa reiezione del ricorso. La censura formale sollevata dall’istante 

sarebbe pretestuosa, dopo la sottoscrizione da parte di questa dei 

contratti e delle condizioni assicurative redatti esclusivamente in lingua 

tedesca. Inoltre, la ricorrente avrebbe ripetutamente dimostrato di 

comprendere perfettamente la lingua tedesca, mentre la convenuta 

impiegherebbe una dipendente di lingua italiana in misura di comprendere 

perfettamente la portata della obiezioni sollevate dall’assicurata. Dal 

profilo materiale, la cassa malati manteneva integralmente le conclusioni 

addotte nel provvedimento impugnato. 

5. Replicando, l’istante si riconfermava essenzialmente nelle proprie 

allegazioni e proposte chiedendo però a titolo subordinato che “alla 

B._____ viene ordinato di ritirare la procedura esecutiva n. 20121389 

pendente presso l’Ufficio esecuzione di M._____ come pure di chiedere la 

completa cancellazione di ogni iscrizione dall’estratto del registro di 

esecuzione formato a nome di A._____, non appena i summenzionati 

importi sono stati a lei rifusi”. 

Dal canto suo la B._____ rinunciava a duplicare, richiamandosi a quanto 

già esposto in precedenza.  

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l'art. 43 cpv. 3 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 

370.100), il Tribunale amministrativo decide nella composizione di  

giudice unico, quando il valore litigioso non supera i fr. 5'000.-- e non è 

prescritta una composizione di cinque giudici. Nel caso in oggetto, 

l'istante contesta la partecipazione e la franchigia su prestazioni mediche 

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per un importo di fr. 590.05, oltre alla richiesta restituzione di fr. 141.60, 

per cui, non essendo nemmeno prescritta la composizione di cinque 

giudici, è certamente data la competenza del giudice unico. Accanto ad 

una violazione del diritto di audizione, è controversa la natura di alcune 

prestazioni fatturate dalla convenuta e soggette a partecipazione ai costi 

e franchigia nonché la liceità della messa in esecuzione dell’istante. 

b) Giusta l’art. 8 della legge sulle lingue del Cantone dei Grigioni (LCLing; 

CS 492.100), nelle loro memorie e istanze destinate ai Tribunali cantonali 

le parti possono usare una lingua ufficiale cantonale di loro scelta (cpv. 1). 

La lingua della procedura si conforma di regola alla lingua ufficiale usata 

nella decisione impugnata rispettivamente alla lingua ufficiale parlata dalla 

parte convenuta (cpv. 2). E’ il presidente del tribunale a stabilire, sulla 

base della LCLing, in quale lingua ufficiale si svolga la procedura (art. 7 

cpv. 1 LCLing) anche se una deroga alle disposizioni della legge è 

ammessa con il consenso delle parti (art. 7 cpv. 5 LCLing). Nell’ambito 

del presente procedimento, la decisione impugnata è stata redatta in 

tedesco. La relazione giuridica riguarda però un’assicurata di lingua e 

regione italofone che avrebbe conseguentemente avuto diritto al rilascio 

di una decisione in italiano. Poiché l’istanza al Tribunale amministrativo è 

stata introdotta in italiano, per ordine del giudice dell’istruzione la 

procedura si svolge in detta lingua e la sentenza viene redatta in italiano. 

Alla cassa malati convenuta è stato esplicitamente garantito il diritto di 

inoltrare le proprie prese di posizione in tedesco, cosa che la parte 

convenuta ha esplicitamente accettato con scritto del 30 gennaio 2013. 

2. a) La ricorrente invoca in primo luogo una violazione del proprio diritto di 

audizione, essendo stato il provvedimento impugnato redatto in lingua 

tedesca. Nei Grigioni, giusta l’art. 3 cpv. 3 LCLing, le autorità cantonali 

rispondono nella lingua ufficiale nella quale sono state interpellate. Per la 

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Cassa malati convenuta che opera sul suolo Grigionese dovrebbe valere 

analogamente la stessa regola, per cui alla richiesta fatta in italiano 

avrebbe dovuto far seguito un provvedimento in italiano. Contrariamente 

però a quanto preteso nel ricorso, una decisione emanata in una diversa 

lingua non comporta la nullità del provvedimento, quando come 

nell’evenienza è chiaro che l’istante sia perfettamente in grado di 

comprendere la portata di quello che è stato deciso e di controbattere alle 

argomentazioni di controparte con piena cognizione di causa. E’ vero che 

la convenuta è stata invano più volte sollecitata a voler pronunciarsi in 

italiano. Alla ricorrente sono però stati comunicati i motivi per i quali la 

richiesta non poteva essere soddisfatta, non essendosi la parte 

convenuta strutturata per rispondere ai bisogni del plurilinguismo elvetico. 

Dal canto suo per l’assicurata doveva essere fin dall’inizio chiaro che la 

relazione contrattuale avveniva in lingua tedesca e non in italiano, per cui 

la pretesa fatta valere al proposito non giustifica neppure in quest’ottica 

un diverso giudizio. 

b) Sempre invocando una violazione del proprio diritto di audizione, l’istante 

rimprovera alla convenuta di non essere stata in grado di comprendere la 

portata delle proprie obiezioni sollevate in lingua italiana. Effettivamente, 

nelle proprie prese di posizione la parte convenuta si limitava a ripetere 

quanto già affermato in precedenza, senza prendere specificamente 

posizione sulle questioni di dettaglio sollevate dall’istante. Che tale modo 

d’agire sia insoddisfacente è innegabile e in questo senso la censura 

sollevata è comprensibile. L’esigenza di motivare un provvedimento è 

però rispettata non appena gli interessati possono, attraverso la decisione 

o sulla scorta di altri elementi della causa a loro noti, rendersi conto 

sufficientemente delle ragioni che stanno alla base della decisione (DTF 

123 I 34 cons. 2c, 122 IV 8 cons. 2c), senza che sia necessario prendere 

posizione su tutti gli argomenti sollevati (DTF 121 I 57 cons. 2c e 

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riferimenti); basta che la motivazione riguardi le questioni rilevanti ed 

essenziali (DTF 133 I 277 cons. 3.1; 129 I 235 cons. 3.2; 126 I 102 cons. 

2b e 124 V 181 cons. 1a e riferimenti). In definitiva, l’insieme dei motivi 

deve permettere all’interessata di afferrare le ragioni a fondamento del 

provvedimento per poterlo eventualmente deferire, con piena cognizione 

di causa, all’istanza superiore (DTF 136 I 236 cons. 5.2, 134 I 88 cons. 

4.1, 124 II 146 cons. 2a, 121 I 57 cons. 2c e 119 Ia cons. 4d). 

Nell’evenienza in oggetto, questa è a non averne dubbi la situazione in 

cui si trova l’assicurata. Il rifiuto deciso si fonda sull’argomentazione che 

le analisi condotte non siano contenute nella lista delle levatrici e che la 

gravidanza non si sia svolta normalmente. Queste considerazioni 

soddisfano indubbiamente i requisiti formali richiesti dalla giurisprudenza 

in materia di motivazione. La scarna motivazione oggetto di contestazione 

non può in queste condizioni essere necessariamente ricondotta ad una 

mancata comprensione della problematica legale sollevata dall’istante in 

lingua italiana come preteso nel ricorso, ma può anche e solo essere il 

tipo di tattica che la convenuta intende adottare nell’ambito della lite in 

parola. Per questo anche le censure rivolte alla motivazione della 

decisione impugnata non possono condurre all’annullamento della stessa. 

3. a) Ai sensi dell’art. 29 della legge federale sull’assicurazione malattie 

(LAMal; RU 832.10), oltre ai costi delle prestazioni in caso di malattia, 

l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume quelli 

delle prestazioni specifiche di maternità (cpv. 1) che per quanto qui in 

discussione comprendono gli esami di controllo durante e dopo la 

gravidanza, effettuati da un medico o da una levatrice o prescritti da un 

medico (cpv. 2 lett. a). In virtù di quanto stabilito all’art. 64 cpv. 7 LAMal, 

per le prestazioni di maternità l'assicuratore non può riscuotere alcuna 

partecipazione ai costi. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

sono esonerati dall'obbligo di partecipare ai costi soltanto le assicurate la 

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cui gravidanza ha un decorso normale (DTF 127 V 268), anche se tale 

accezione non va intesa in modo restrittivo. La diversa tesi sostenuta 

dalla ricorrente e che si fonda sulla teoria di GEBHARD EUGSTER, 

(Krankenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht 

[SBVR], Soziale Sicherheit, 1998, pag. 187 ss., nota 344) stando alla 

quale il privilegio di cui all'art. 64 cpv. 7 LAMal comprenderebbe anche le 

prestazioni annoverate all’art. 29 cpv. 1 LAMal, per quanto si tratti di 

misure di carattere medico legate ai tipici rischi della gravidanza, è stata 

dal Tribunale federale rigettata nel giudizio citato (DTF 127 V 268). 

Pertanto, se la gravidanza dà luogo a complicazioni, le spese di cura non 

sono più considerate prestazioni in caso di maternità, bensì prestazioni in 

caso di malattia e sono dunque soggette alla partecipazione ai costi 

(franchigia e aliquota percentuale). 

b) Il 6 ottobre 2005 la consigliera nazionale Chantal Galladé ha depositato la 

mozione no. 05.3589 per modificare l'art. 64 cpv. 7 LAMal, nel senso di 

considerare quali prestazioni in caso di maternità le prestazioni garantite 

in caso di malattia (lett. a) e le prestazioni specifiche elencate all'articolo 

29 cpv. 2 LAMal (lett. b). Il Consiglio federale il 9 dicembre 2005 ha 

proposto di accogliere questa mozione, affermando: "  (…) Nelle sentenze 

più recenti il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) interpreta questa 

disposizione in modo molto restrittivo ed è del parere che un esonero 

dalla partecipazione ai costi debba entrare in linea di conto 

esclusivamente nel caso in cui vengono fornite le prestazioni specifiche di 

maternità di cui all'articolo 29 cpv. 2 LAMal. Le madri assicurate sono 

dunque esonerate dall'obbligo di versare la partecipazione ai costi 

unicamente in caso di gravidanza e parti normali, ma non nel caso in cui 

sorgano complicazioni. Il TFA motiva la sua interpretazione basandosi 

segnatamente sulla genesi e l'evoluzione della vecchia legge 

sull'assicurazione malattia (LAMI). Dal suo punto di vista per estendere 

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l'esonero dalla partecipazione ai costi alle gravidanze ed ai parti che 

presentano complicazioni è necessario modificare la base legale. A causa 

dell'attuale tenore dell'articolo 64 cpv. 7 LAMal e della giurisprudenza del 

TFA si è venuta a creare una grande incertezza giuridica e una prassi non 

uniforme degli assicuratori in materia di partecipazione ai costi in caso di 

maternità. Il Consiglio federale è dunque disposto a proporre una 

precisazione della legislazione che permetta di tener conto della richiesta, 

fondamentalmente giustificata, esposta nella mozione.” Il Consiglio 

nazionale ha adottato questa mozione il 19 marzo 2007 (BO 2007 N 390) 

ed il Consiglio degli Stati il 2 ottobre 2007. Nel comunicato stampa del 26 

marzo 2010 la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del 

Consiglio nazionale (CSS-N), riguardo alla revisione della LAMal, ha 

dichiarato quanto segue: "  Nell'ambito di questa seduta, la Commissione 

ha inoltre proposto all'unanimità di sostenere la richiesta avanzata nelle 

mozioni Galladé, Gutzwiller, Häberli-Koller e Teuscher (05.3589-05.3892), 

ossia l'esonero dalla partecipazione ai costi per le prestazioni fornite in 

caso di maternità. Ciò concernerebbe le prestazioni mediche fornite tra la 

tredicesima settimana di gravidanza e l'ottava settimana successiva al 

parto e comporterebbe spese supplementari per circa 25 milioni di franchi 

(per la LAMal)." Nonostante tali evidenze, ad oggi il quadro giuridico della 

LAMal evidenziato sopra non è ancora stato modificato (vedi per un 

parere critico riguardo alla giurisprudenza del Tribunale federale anche 

UELI KIESER, in AJP 2002, pag. 580 ss.), per cui resta in vigore la citata 

giurisprudenza del Tribunale federale (vedi sulla questione la sentenza 

emanata dal Giudice delegato del Tribunale delle assicurazioni del 

Cantone Ticino del 23 agosto 2011 incarto no.36.2011.67). 

4. a) L’assicurata considera che le prestazioni che reclama a titolo di maternità 

siano interamente riconducibili alla sua gravidanza a rischio. Si parla di 

gravidanza a rischio se vi è una speciale messa in pericolo della madre o 

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del feto. Non vi è una definizione generalizzata di gravidanza a rischio, 

ma spetta al medico qualificare una gravidanza come tale in base alla 

patologia di cui soffre la madre, all’anamnesi clinica o alle risultanze dei 

controlli eseguiti. In effetti, il fattore età (giovanissima o superiore a 35 

anni) può essere un elemento che rende la gravidanza a rischio. A questo 

riguardo l’art. 13 dell’ordinanza del DFI sulle prestazioni dell'assicurazione 

obbligatoria delle cure medico-sanitarie (Opre; RU 832.112.31), 

riguardante le prestazioni specifiche di maternità, opera una distinzione 

per le donne di età superore ai 35 anni per quanto ha tratto 

all’amniocentesi ed al prelievo di villi coriali (vedi anche sulla questione 

ALFRED MAURER, Das neue Krankenversicherungsrecht, Basilea 1996, 

pag. 61). In ogni caso, in caso di gravidanza a rischio è dato operare una 

ripetizione di esami secondo la valutazione clinica (art. 13 Opre). Giusta 

quanto attestato dal ginecologo che ha seguita l’assicurata durante la 

gestazione in data 22 giugno 2012, la gravidanza in parola era qualificata 

a rischio in considerazione dell’età della paziente. Lo specialista in 

ostetricia considerava poi che la gravidanza presentasse delle 

complicazioni avendo subito l’assicurata delle perdite di sangue a livello 

vaginale. Per il medico, le analisi fatte eseguire erano riconducibili sia alla 

gravidanza a rischio che alle complicazioni intervenute e chiedeva 

l’assunzione delle stesse da parte della cassa malati come già preteso in 

data 5 maggio 2012. In detto scritto però le prestazioni contestate si 

riferivano ai normali esami iniziali praticati il 13 febbraio 2012 e quindi 

prima del verificarsi di eventuali “complicazioni” con perdite di sangue 

insorte solo in seguito. E’ vero che in base alle risposte fornite dal medico 

e in seguito alla mancanza di concrete motivazioni riguardo l’indicazione 

medica per certe analisi non è dato sapere se egli abbia perfettamente 

capito la portata della problematica che gli è stata sottoposta, poiché in 

queste due attestazioni il medico si limita a chiedere l’assunzione dei costi 

delle analisi (ad eccezione del controllo della toxoplasmosi) da parte della 

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cassa malati, cosa che non è assolutamente contestata. Contestato è 

solo a quale titolo tali costi vadano assunti. In ogni caso da quanto 

attestato e motivato espressamente dal medico nello scritto del 22 giugno 

2012 la gravidanza era, da un lato, da ritenersi a rischio a causa dell’età 

della gestante e, dall’altro, essa presentava delle complicazioni dovute 

alle perdite di sangue a livello vaginale.

b) Il 16 febbraio 2012, l’assicurata subiva delle perdite di sangue a livello 

vaginale che rendevano necessaria una consultazione presso il 

ginecologo. Ai sensi dell’art. 13 Opre, nelle gravidanze a rischio, i controlli 

vanno effettuati a seconda dalla valutazione clinica. Poiché per espressa 

ammissione dello specialista in ostetricia che seguiva l’assicurata (vedi 

scritto del 22 giugno 2012 risposta alla domanda 4.) le perdite di sangue 

vaginali venivano nel caso concreto qualificate come una complicazione 

in seno alla gravidanza, i costi della consultazione sono stati giustamente 

attributi da parte della convenuta a malattia. Per la ricorrente, poiché dalla 

consultazione non sarebbero emerse anomalie, la visita effettuata 

andrebbe assimilata ad un regolare controllo. Tale concezione non può 

però trovare conferma. In principio, la consultazione ha avuto luogo su 

segnalazione dell’istante nell’ambito di una sintomatica di carattere atipico 

rispetto ad una gravidanza normale. Pertanto già il motivo della 

consultazione (perdite di sangue) esulava dal quadro di quello che è la 

semplice visita di controllo, stabilita solitamente in anticipo e reputata 

sorvegliare il normale svolgimento della gestazione. Sull’ammontare di fr. 

174.85 di cui alla fattura no. 6212698 la ricorrente non ottiene pertanto 

ragione di causa. 

c) Sono poi contestate delle specifiche analisi ordinate dal ginecologo e che 

esulano da quelle prescritte per le levatrici. A mente della rispettiva nota 

marginale, l’art. 62 dell’ordinanza sull’assicurazione contro le malattie 

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(OAMal; RU 832.102) riguarda la designazione separata di determinate 

analisi. In questo senso il dipartimento era tenuto a designare le analisi 

che possono essere prescritte dalle levatrici conformemente all'articolo 29 

cpv. 2 lettera a della legge (vedi lett. c). In virtù della competenza di cui 

all’art. 52 cpv. 1 lett. a cifra 1 LAMal, il dipartimento ha emanato l’elenco 

delle analisi con tariffa che giusta l’art. 28 Opre sono parte integrante 

della presente ordinanza e ne costituisce l'allegato 3 sotto il titolo Elenco 

delle analisi (EA). Il punto 5.3 appendice C dell’EA elenca “le analisi 

prescritte dalle levatrici (art. 62 cpv. 1 lett. c OAMal)”. Il riferimento tra 

parentesi allo specifico disposto dell’OAMal lascia presupporre che le 

prestazioni riconosciute all’art. 62 cpv. 1 lett. c OAMal siano 

effettivamente solamente quelle concernenti le analisi figuranti sull’EA al 

punto 5.3.2. Dal canto suo, la ricorrente ritiene che il medico curante 

potesse ordinare qualsiasi tipo di analisi e non solo quelle specifiche di 

cui al punto 5.3.2 dell’allegato EA. In principio, le specifiche analisi 

riguardanti la gravidanza sono quelle elencate al punto 5.3.2 dell’EA che 

possono essere ordinate dalle levatrici e dai medici. Le altre analisi 

contenute nell’EA sono invece, per presunzione, riconducibili a malattia. 

E’ pertanto evidente che sono esenti da partecipazioni ai costi le spese 

per le tipiche analisi che precedono una gravidanza normale, mentre i 

costi delle altre analisi contenute nell’Opre sono presunti essere a carico 

dell’assicurazione malattie. Tutte le analisi altrimenti riconducibili a 

malattia che il ginecologo ordina necessitano pertanto imperativamente di 

una specifica indicazione medica per essere considerate come analisi di 

gravidanza, altrimenti tali indagini non possono andare esenti da 

partecipazione ai costi o da franchigia. 

d) Nell’evenienza, malgrado le sollecitazioni fatte all’attenzione dello 

specialista in ostetricia è propriamente tale indicazione che ha da sempre 

fatto difetto. Nello scritto del 5 maggio 2012, lo specialista adduceva che 

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“gli esami vengono effettuati regolarmente all’inizio di ogni gravidanza”, 

per cui è evidente che tali esami iniziali non erano dettati da alcuna 

indicazione medica specifica. Anche in seguito, non viene in questo senso 

fornita alcuna indicazione medica precisa, al di fuori di semplici 

affermazioni prive di qualsivoglia motivazione (vedi le risposte fornite nello 

scritto del 22 giugno 2012). Concretamente contestate sono le analisi 

oggetto della fattura no. 256133, della quale la ricorrente riconosce come 

dovuti l’importo di fr. 25.45 come pure i costi derivanti dalle analisi per il 

toxoplasma gondil di fr. 40.25 nonché due esami preventivi uno 

immunoistochimico e l’altro per il PAP test. Per quanto riguarda la prima 

fatturazione, giustamente la ferritina, e di due esami del citomegalovirus e 

del Toxoplasma non sono inclusi nell’elenco delle levatrici e non sono 

quindi stati imputati a maternità. La fatturazione operata sfugge pertanto 

alle critiche di ricorso. Per le stesse ragioni gli importi di fr. 180.70 e di fr. 

21.70 di cui alle fatture no. 5223 0677 e no. 5222 9396 riguardanti degli 

esami ginecologici preventivi ai sensi dell’art. 12e lett. b Opre sono stati a 

giusta ragione conteggiati all’istante quali costi di malattia soggetti alla 

partecipazione dei costi e alla franchigia. Una valida giustificazione 

medica per considerare tali analisi come specifiche prestazioni di 

gravidanza, malgrado la loro inclusione nella lista della cure medico-

sanditarie soggette a partecipazione, non è stata fornita, per cui su questi 

punti il ricorso è respinto. 

e) In base a quanto addotto dall’assicurata nel proprio ricorso, le analisi non 

contenute nella lista delle levatrici e oggetto dalla fattura no. 631 5014 di 

fr. 212.80, riferite all’esame dell’eventuale contagio da infezioni a causa di 

chlamydia trachomatis (che a seconda del sierotipo è associata a 

infezioni genitali) o mycoplasma (parassiti che colpiscono l’appartato 

genitale), sarebbero state ordinate nell’ambito di un ricovero presso l’Ente 

ospedaliero cantonale ticinese a seguito di leggeri sanguinamenti. In 

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effetti, dalla fatturazione risulta che il committente era effettivamente 

l’Ente ospedaliero cantonale ticinese e i motivi delle analisi richieste erano 

dai medici relazionati alla maternità. Manca però anche qui una 

indicazione medica per riconoscere che tali prestazioni potessero essere 

in relazione con la gravidanza a rischio dell’assicurata. Per l’assicurazione 

malattie, anche fondandosi su quanto già confermato dal ginecologo in 

data 22 giugno 2012, ovvero che i sanguinamenti vaginali andavano 

considerati come una complicazione della gravidanza, tali esami 

esulerebbero dalle prestazioni per una gravidanza normale. Questa 

argomentazione merita protezione essenzialmente per gli stessi motivi di 

quelli esposti in precedenza e riferiti ad un evento analogo. Gli esami 

ordinati a seguito della consultazione presso l’Ente ospedaliero cantonale 

ticinese esulano dal contesto di una gravidanza a rischio, ma vanno 

giustamente qualificati come prestazioni a seguito di complicazioni e 

quindi riconducibili a malattia. Contrariamente al parere dell’istante, non 

può essere l’esito degli esami a determinare la loro assunzione a titolo di 

maternità o di malattia, bensì l’indicazione medica per procedere ad un 

tale esame. Che tale concezione possa apparire a tratti insoddisfacente è 

comprensibile. Apportare dei correttivi è però compito del legislatore e 

non di questo Giudice. 

5.a) Mediante precetto esecutivo no. _____ del 6 novembre 2012, la cassa 

malati convenuta ha chiesto all’istante il pagamento degli importi di fr. 

174.85 e di fr. 212.80 con interessi del 5% dal 1. agosto 2012. L’istante 

contesta la liceità della messa in esecuzione, allorquando la prestazione 

era ancora contestata e chiede l’esonero da spese e interessi. Giusta 

l’art. 64a cpv. 1 e 2 LAMal, se l'assicurata non paga premi o 

partecipazioni ai costi entro la scadenza prevista, l'assicuratore, dopo 

almeno un sollecito scritto, deve diffidarla assegnandole un termine 

supplementare di 30 giorni e indicandole le conseguenze della mora. Se, 

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nonostante la diffida, l'assicurata non paga i premi, le partecipazioni ai 

costi e gli interessi di mora entro il termine assegnato, l'assicuratore deve 

richiedere l'esecuzione. Nell’evenienza concreta, l’assicurata era stata 

invitata il 24 maggio ed il 23 agosto 2012 a voler pagare gli importi ancora 

scoperti. In data 20 settembre 2012, la convenuta diffidava l’assicurata 

per il pagamento dell’importo di fr. 174.85 e di fr. 212.80 e le indicava le 

conseguenze in caso di mora. I presupposti per procedere all’esecuzione 

ai sensi dell’art. 64a cpv. 2 LAMal erano pertanto dati, indipendentemente 

dal fatto che l’assicurata non condividesse il conteggio operato. Una 

prima decisione impugnabile al riguardo veniva emanata nel corso del 

mese di ottobre 2012, dopo quindi la data della messa in esecuzione. 

b) Giusta l’art. 26 della legge Legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA; RU 830.1), i crediti di contributi dovuti o 

di contributi indebitamente riscossi sottostanno rispettivamente a interessi 

di mora o rimunerativi. Il Consiglio federale può prevedere eccezioni per 

importi esigui e termini di breve durata. L’obbligo di versare interessi di 

mora insorge con l’esigibilità del contributo e non con la messa in mora 

(GUSTAVO SCARTAZZINI/MARC HÜRZLER, Bundesversicherungsrecht, 

Basilea 2012, pag. 69, marginale 47). Poiché il tasso degli interessi di 

mora secondo l'articolo 26 cpv. 1 LPGA è del 5 % anche l’entità 

dell’interesse preteso nel caso concreto, del resto come tale non 

contestato, non dà adito a critica. Per quanto riguarda invece le spese del 

precetto esecutivo, queste seguono le sorti dell'esecuzione - e non 

possono essere imposte né dall'assicuratore né dal tribunale delle 

assicurazioni - in quanto costituiscono un accessorio del credito che deve 

essere sopportato dalla debitrice se non riesce ad opporsi con successo 

all'esecuzione, in caso contrario dalla parte creditrice. Esse sono aggiunte 

alla somma oggetto di esecuzione per la quale è stato concesso il rigetto 

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dell'opposizione (DTF 71 III 144; STF B 21/02 dell'11 dicembre 2002), 

senza che sia necessaria un'esplicita pronuncia nel merito.

6. In conclusione, il ricorso è respinto e viene in questa sede confermata la 

decisione impugnata. La procedura è gratuita e l'assicuratore anche se 

vince la causa non ha diritto alle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA). 

Il Giudice unico decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]