# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3bb77914-b62e-5ed5-b57e-a7d688d7a8f5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-08-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.08.2015 52.2012.494
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2012-494_2015-08-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2012.494

   

  	
  Lugano

  7 agosto 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente,

  Giovan Maria Tattarletti, Lorenzo Anastasi, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Mariano
  Morgani, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 10 dicembre 2012 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  componenti
  la comunione ereditaria fu __________,

  patrocinata
  da: PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 21 novembre 2012 (n. 6618) del Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa
  presentata dalla comunione ereditaria fu __________ avverso la risoluzione 8
  agosto 2012 con la quale il municipio di Chiasso ha concesso a CO 2 e CO 3 la
  licenza edilizia in sanatoria per un impianto di climatizzazione con sei unità
  esterne (mapp. 1456 di quel comune);

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  a. CO 2 e CO 3, qui resistenti,
sono proprietari in ragione di un mezzo ciascuno del mapp. 1456, situato nel
centro cittadino, soggetto al relativo piano particolareggiato (PPZCC). In
questo comparto, gli interventi sono regolamentati dalle norme di attuazione
del piano particolareggiato della zona del centro cittadino (NAPPZCC). Sul
fondo insiste un complesso edilizio composto da quattro immobili contigui (sub.
A, B, C e E), inseriti in un fronte compatto di edifici che si sviluppa lungo Corso
San Gottardo e la perpendicolare via Dunant. In particolare, il sub A sorge proprio
all'incrocio tra questi due assi stradali. In contiguità, sul fronte rivolto
verso Corso San Gottardo, si erge uno stabile (mapp. 471, sub A) di proprietà della
comunione ereditaria fu __________. Sul lato interno dei due fondi, gli
immobili si affacciano su un piazzale (corte), appartenente in parte alla part.
1456 ed in parte alla part. 471. 

 

                                  b. Con notifica di costruzione a
posteriori 21 luglio 2011, CO 2 e CO 3 hanno chiesto al municipio di Chiasso il
permesso d'installare un impianto di climatizzazione dotato di sei ventilatori per
lo scambio termico con l'esterno. Quattro unità sono state collocate sulla facciata
del sub A del mapp. 1456 rivolta verso la corte interna, all'altezza del primo
piano, sopra la tettoia che sovrasta un ingresso. Le restanti due unità esterne
sono state installate su una parete del sottopassaggio che consente di accedere
alla corte da via Dunant, a fianco della griglia di espulsione dell'aria di un impianto
preesistente per il trattamento dell'aria, posto al servizio di un negozio.

                                  Preso atto della notifica di
costruzione, il 10 agosto 2011 l'ufficio tecnico comunale di Chiasso (UTC) non
ha ritenuto di dover trasmettere l'incarto al Dipartimento del territorio per
l'avviso di sua competenza, ma si è limitato a chiedere alla Sezione per la protezione
dell'aria, dell'acqua e del suolo (SPAAS) di esprimersi sul progetto.

                                  Nel termine di pubblicazione
della notifica (dal 12 al 26 agosto 2011), al rilascio del permesso in
sanatoria si è opposta la comunione ereditaria fu __________, censurando il
fatto che l'impianto provocherebbe vibrazioni, rumore e calore molesti, nonché rischi
dal profilo igienico-sanitario, e chiedendo di ordinare l'immediata cessazione
del funzionamento delle sei unità esterne e il loro allontanamento.

 

                                  c. In data 12 ottobre 2011, l'esecutivo comunale ha ordinato in via provvisionale a CO 2 e CO 3 l'immediata messa fuori
servizio delle sei unità esterne dell'impianto di condizionamento, oggetto di
domanda di costruzione.

 

                                  d. Il 24 aprile 2012, la SPAAS, Ufficio della prevenzione dei rumori (UPR), ha richiesto l'allestimento di uno studio
che misurasse le emissioni/immissioni foniche dell'impianto e indicasse gli eventuali
provvedimenti di limitazione del rumore necessari per il rispetto della legge
federale sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983 (LPAmb; RS 814.01) e
dell'ordinanza federale contro l'inquinamento fonico del 15 dicembre 1986 (OIF;
RS 814.41). In ossequio a tale richiesta, gli istanti hanno prodotto uno studio
fonico, denominato analisi delle prestazioni foniche degli impianti secondo
l'OIF, allestito dalla __________ (di seguito: UCE Sagl). Lo studio (di seguito:
studio UCE) evidenzia il superamento dei valori limite validi per la zona
presso uno dei due ricettori considerati e contempla alcune proposte
d'intervento per la riduzione del rumore delle quali si dirà, in quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

                                  Preso atto dell'avviso favorevole
16 luglio 2012 dell'UPR, in data 8 agosto 2012 il municipio ha concesso a CO 2
e CO 3 la licenza edilizia richiesta, subordinandola alle condizioni indicate dall'autorità
dipartimentale, riprese dal citato studio fonico, e meglio:

-       
gli impianti potranno funzionare unicamente nel periodo diurno dalle
ore 07.00 alle ore 19.00, come stabilito dal perito nelle valutazioni foniche;

-       
lungo il bordo della tettoia si dovrà realizzare lo schermo fonico
così come descritto nella menzionata perizia al cap. 2.1;

-       
l'aggregato del negozio (apparecchio interno) dovrà essere spostato
di un metro verso l'interno al fine di poter posare il (recte: i) due
silenziatori ed il tamponamento proposto nella perizia al cap. 3.

Al contempo, l'autorità
comunale ha respinto l'opposizione della comunione ereditaria.

 

 

                            B.  Con decisione del 21 novembre 2012,
il Consiglio di Stato ha re-spinto il ricorso inoltrato dall'opponente
soccombente avverso il provvedimento municipale.

                                  L'Esecutivo cantonale ha in
sostanza ritenuto che, benché lo studio UCE accerti il superamento dei valori
di pianificazione (VP) validi per la zona di situazione in corrispondenza di uno
dei due ricettori presi in considerazione, le misure di risanamento proposte
dalla UCE Sagl per entrambi i ricettori considerati e recepite nel permesso di
costruzione permetterebbero di ridurre le emissioni moleste e di farle
rientrare entro i limiti di legge.

 

 

                            C.  Avverso il predetto giudizio
governativo, la comunione ereditaria fu __________ si aggrava davanti al
Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato insieme alla
licenza edilizia.

                                  La ricorrente rimprovera
anzitutto al Governo di essere incorso in un diniego di giustizia, omettendo di
esaminare la censura concernente le carenze dello studio fonico e rinunciando
senza spiegazione ad assumere le prove offerte. In particolare, la UCE Sagl avrebbe
tralasciato di valutare le molestie provocate dalle vibrazioni e dal calore
prodotti dai condizionatori collocati sulla tettoia. A torto non sarebbero
stati inoltre considerati i due condizionatori istallati nel portico
(sottopassaggio) che collega la corte interna con via Dunant, mentre sarebbe
stato esagerato il disagio provocato dal rumore di fondo (traffico). Per quanto
attiene alle misure di limitazione del rumore imposte, la posa sul confine tra
le due proprietà di uno schermo (pannello) antirumore, non sarebbe praticabile.
Data la vicinanza con i locali sensibili, sarebbe comunque inefficace nel
ridurre le emissioni foniche e i disagi dovuti al calore. A mente
dell'insorgente, l'unica soluzione adeguata sarebbe lo spostamento delle
quattro unità collocate sulla pensilina nello scantinato o, come proposto in subordine
nello studio fonico, sotto la tettoia, previa realizzazione di un nuovo
supporto. Secondo la ricorrente, infine, la posa dei sei corpi di
climatizzazione violerebbe le NAPPZCC, sia perché gli impianti non s'inserirebbero
convenientemente nel tessuto urbano del centro cittadino, sia perché disattenderebbero
il divieto di realizzare costruzioni accessorie lungo il fronte degli edifici e
le distanze minime prescritte.

 

 

                            D.  All'accoglimento del gravame si
oppone il Consiglio di Stato, senza formulare osservazioni.

                                  Ad identica conclusione
pervengono tanto il municipio, quanto i resistenti CO 2 e CO 3. Secondo l'esecutivo
comunale, le unità esterne in contestazione non sono costruzioni accessorie,
bensì corpi tecnici. In quanto tali non chiamerebbero dunque distanza. Dal
profilo ambientale, evidenzia di aver ripreso esattamente le condizioni
previste nell'avviso cantonale. 

                                  Da parte loro, i resistenti respingono
le eccezioni inerenti la carente motivazione e la lacunosità dello studio UCE. Tenuto
conto di quest'ultimo e delle precisazioni fornite dalla UCE Sagl il 24
settembre 2012, prodotte con le osservazioni davanti all'Esecutivo cantonale,
concludono che le misure di risanamento dedotte in licenza sarebbero
concretamente in grado di ridurre le emissioni foniche e di eliminare i disagi dovuti
al calore prodotto dall'impianto. Le soluzioni alternative proposte dalla
ricorrente sarebbero invece altamente impattanti e comporterebbero costi
spropositati. Da ultimo, ritengono che la prima istanza avrebbe correttamente
applicato il diritto comunale.

                                  L'Ufficio delle domande di
costruzione (UDC) si rimette al giudizio del Tribunale.

 

 

                            E.  Con la replica e la duplica, la
ricorrente e i resistenti ribadiscono e sviluppano le tesi sostenute in
precedenza, confermandosi nelle relative domande di giudizio. In particolare,
l'insorgente afferma che la soluzione ottimale per l'impianto di
climatizzazione sarebbe quella di spostare le unità esterne nello scantinato,
rispettivamente sul tetto.

                                  Dal canto loro, il municipio e
l'UDC sono rimasti silenti.

 

 

                             F.  Del complemento dello studio fonico
richiesto da questo Tribunale e delle osservazioni formulate al riguardo dalle
parti si dirà, in quanto utile, in appresso.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  1.1. La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dagli art. 21 cpv. 1 della legge edilizia
cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Certa è la legittimazione attiva
della ricorrente, già opponente (art. 21 cpv. 2 LE). Il ricorso, tempestivo [art.
46 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm;
BU 1966, 181), tuttora applicabile alla fattispecie], è dunque ricevibile in
ordine.

 

                                  1.2. Il giudizio può essere
emanato sulla base degli atti, integrati dal complemento dello studio fonico di
cui si è detto in narrativa (art. 18 cpv. 1 LPamm). Nell'ambito di una valutazione
anticipata, le ulteriori prove sollecitate dall'insorgente (sopralluogo, perizia
in merito a vibrazioni e calore) non appaiono in grado di apportare al
Tribunale ulteriori elementi rilevanti ai fini del giudizio. Ad eventuali
carenze istruttorie, del resto, si potrà semmai porre rimedio, annullando il
giudizio censurato e rinviando gli atti all'istanza inferiore affinché si
pronunci nuovamente dopo aver completato gli atti (art. 65 cpv. 2 LPamm).

 

 

2.Preliminarmente,
data la sua natura dirimente, va esaminato il rimprovero mosso al Governo di
essere incorso in un diniego di giustizia.

 

2.1. L'insorgente intravvede
la citata lesione e il conseguente diniego di giustizia nella circostanza che
il Consiglio di Stato non si sarebbe espresso su alcune eccezioni sollevate contro
il rilascio del permesso in sanatoria, in particolare sulle carenze dello studio
fonico e sulla violazione del diritto comunale autonomo. Analogamente, non
avrebbe spiegato le ragioni della rinuncia ad assumere le prove offerte.

 

2.2. Dal diritto di
essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), la giurisprudenza
ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione
motivata. Questa norma non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione:
l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze
significative, atte a influire in qualche maniera sul giudizio di merito, e non
su ogni asserzione delle parti. La garanzia ha essenzialmente lo scopo di
permettere, da un lato, agli interessati di afferrare le ragioni che stanno
alla base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa e,
dall'altro, all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione
medesima (DTF 134 I 83 consid. 4.1, 129 I 232 consid. 3.2, 126 I 97 consid.
2b). 

La norma sopra citata
assicura anche all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti
essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e gli
garantisce il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i
risultati delle stesse, di determinarsi al riguardo e di avanzare offerte di
prova rilevanti (DTF 126 I 15 consid. 2aa, 124 I 49 consid. 3a, 122 I 109
consid. 2a, 120 Ib 379 consid. 3b). 

Essendo il diritto di
essere sentito una garanzia costituzionale di natura formale, la sua violazione
implica, di principio, l'annullamento della decisione resa dall'autorità, indipendentemente
dalle possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 387 consid. 5.1 con
rinvii). La giurisprudenza ammette tuttavia che il vizio possa essere sanato nell'ambito
di una procedura di ricorso, qualora l'autorità disponga dello stesso potere
d'esame di quella decidente (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3 con rinvii). La
sanatoria deve tuttavia rimanere l'eccezione, segnatamente in presenza di gravi
violazioni (DTF 116 V 182 consid. 3c con rinvii). Una riparazione entra inoltre
in linea di considerazione solo se la persona interessata non subisca un
pregiudizio dalla concessione successiva del diritto di essere sentito,
rispettivamente dalla sanatoria (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3 con rinvii). In
nessun caso, comunque, può essere ammesso che l'autorità pervenga, attraverso
una violazione del diritto di essere sentito, a un risultato che non avrebbe
mai ottenuto procedendo in modo corretto (STF 8C_321/2009 del 9 settembre 2009
consid. 2.6.1, in: RtiD I-2010 n. 31).

 

2.3. In concreto, il
Governo ha dapprima considerato che il giudizio potesse essere reso sulla base
degli elementi agli atti. Implicitamente ha dunque ritenuto che le prove
offerte dalla ricorrente (sopralluogo, audizione testimoniale di un'inquilina,
perizia) non fossero utili ai fini della sua decisione. Di seguito, l'Esecutivo
cantonale ha analizzato la conformità ambientale dell'impianto dal profilo dell'inquinamento
fonico. Sulla scorta degli accertamenti contenuti nello studio fonico, che ha
reputato esaustivo, e tenuto conto delle misure di limitazione del rumore
previste dallo stesso e riprese dal permesso di costruzione, ha concluso che
l'opera fosse conforme alla legislazione ambientale e che la risoluzione municipale
potesse pertanto essere confermata. Implicitamente, ha quindi ritenuto prive di
peso le doglianze riguardanti le vibrazioni e il calore asseritamente prodotti
dall'impianto e quelle inerenti la pretesa violazione delle norme edilizie comunali.

Anche se non ha
affrontato tutte le critiche addotte dall'insorgente, la decisione con la quale
il Governo ha respinto il ricorso sottopostogli non integra gli estremi di un
diniego di giustizia. L'autorità inferiore non era infatti tenuta a confrontarsi
compiutamente con ogni allegazione sollevata, potendo limitarsi a quelle considerate
pertinenti (cfr. DTF 133 I 270 consid. 3.1, 130 II 530 consid. 4.3, 126 I 97
consid. 2b). È sufficiente che abbia spiegato, almeno brevemente, i motivi
principali che hanno guidato il suo giudizio e sui quali ha fondato la propria
decisione. Sotto il profilo del diritto di essere sentito, decisivo è in
sostanza che la motivazione addotta ha permesso alla ricorrente di comprendere
quali aspetti sono stati ritenuti rilevanti dall'Esecutivo cantonale per
l'esito del giudizio e perché ha ritenuto il progetto conforme al diritto, permettendo
all'interessata di aggravarsi davanti a questa Corte con piena cognizione di
causa e di riproporre le doglianze ritenute pertinenti. Se il giudizio censurato
sia condivisibile, non è questione che concerne il diritto di essere sentito,
bensì il merito della vertenza. 

 

 

3.Immissioni
foniche

 

                                  3.1. 

                                  3.1.1. Secondo l'art. 11 LPAmb,
gli inquinanti atmosferici, il rumore, le vibrazioni e le radiazioni sono
limitate da misure applicate alla fonte (limitazioni delle emissioni; cpv. 1).
Indipendentemente dal carico inquinante esistente, le emissioni, nell'ambito
della prevenzione, devono essere limitate nella misura massima consentita dal
progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche
(cpv. 2). Le limitazioni delle emissioni sono inasprite se è certo o probabile
che gli effetti, tenuto conto del carico inquinante esistente, divengano
dannosi o molesti (cpv. 3).

                                  Le emissioni foniche di un
impianto fisso nuovo, precisa l'art. 7 cpv. 1 OIF, devono essere limitate
secondo le disposizioni dell'autorità esecutiva (a) nella maggior misura
possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e sopportabile sotto il
profilo economico, e (b) in modo che le immissioni foniche prodotte da detto
impianto non superino i valori di pianificazione (VP).

                                  La costruzione di impianti fissi,
dispone dal canto suo l'art. 25 cpv. 1 LPAmb, è autorizzata solo se le
immissioni foniche da essi prodotte non superano, da sole, i VP nelle
vicinanze. L'autorità che rilascia i permessi può esigere una valutazione
preventiva del rumore. Se ha motivo di ritenere che i valori limiti d'esposizione
al rumore di detti impianti siano o potrebbero essere superati, determina o fa
determinare le immissioni foniche (art. 36 cpv. 1 OIF) in base a calcoli o
misurazioni (art. 38 OIF; STA 52.2009.37 dell'8 settembre 2009 consid. 2,
pubblicata in: RtiD I-2010 n. 48, 52.2008255 del 22 agosto 2008 consid. 3.1).

Per quel che concerne
la valutazione delle immissioni, l'OIF fissa negli allegati 3 e seguenti i
valori limite d'esposizione al rumore, in particolare i VP e i valori limite
d'immissione (VLI), a seconda del tipo di impianto e in funzione del grado di
sensibilità (GdS) assegnato dal piano regolatore alle singole zone di
utilizzazione. I limiti di esposizione al rumore dell'industria e delle arti e
mestieri, validi tra l'altro per gli impianti di climatizzazione (cfr. n. 1
cpv. 1 lett. e), sono fissati dall'allegato 6 all'OIF. Quest'ultimo, al suo n.
2, prevede, per le zone ove, come nel caso concreto, è applicabile il grado di sensibilità
(GdS) II (cfr. Piano dei gradi di sensibilità ai rumori), un VP di 55 dB(A) per
il giorno, rispettivamente di 45 dB(A) per la notte.

 

3.1.2. In base al
principio di prevenzione delle emissioni, il rispetto dei valori di
pianificazione (VP) non basta. Anche se un progetto li rispetta, occorre
verificare in base ai criteri fissati dagli art. 11 cpv. 2 LPAmb e 7 cpv. 1
lett. a OIF se si giustifichino ulteriori restrizioni, ovvero se altri
provvedimenti per ridurre le emissioni sono possibili dal punto di vista tecnico
e dell'esercizio, sono sopportabili sotto il profilo economico e proporzionati
(cfr. DTF 124 II 517 consid. 4b e 5a; STF 1C_10/2011 del 28 settembre 2011
consid. 4.1, in: URP 2012, pag. 22; STF 1C_506/2008 del 12 maggio 2009 consid.
3.3 riguardante una pompa termica, in: URP 2009, pag. 541; STA 52.2009.37
dell'8 settembre 2009 consid. 3.4). Il criterio della sopportabilità economica
delle limitazioni delle emissioni si riferisce ad aziende lucrative gestite secondo
i principi economici di mercato. Qualora le emissioni provengano da altre
fonti, le conseguenze finanziarie delle limitazioni devono essere prese in
considerazione nell'ambito dell'esame della proporzionalità. 

Per prassi, se i valori di pianificazione determinanti sono rispettati, si
giustificano ulteriori limitazioni delle emissioni soltanto allorquando i
provvedimenti ipotizzabili permettono di ottenere un'ulteriore importante
riduzione delle emissioni con un dispendio relativamente basso (DTF 127 II 306
consid. 8, 124 II 517 consid 5a; STF 1C_10/2011 citata, consid. 4.1, 1C_299/2009
del 12 gennaio 2010 consid. 3.2).

 

3.2. 

3.2.1. Nel caso
concreto, l'impianto di climatizzazione in discussione è composto da sei
scambiatori di calore esterni. Quattro unità sono state collocate all'interno
della corte, all'altezza del primo piano, sopra una pensilina addossata
all'immobile (sub. A) di proprietà dei qui resistenti. Le restanti due unità
sono state installate nel sottopassaggio che collega via Dunant con la corte
interna, nelle vicinanze della griglia di espulsione dell'aria di un aggregato
interno al servizio di un negozio.

Chiamata a esprimersi
sulla notifica di costruzione, in base a misurazioni eseguite in loco la UCE Sagl
ha determinato le immissioni foniche prodotte dai condizionatori presso i ricettori
più prossimi, dando per assodato che il loro funzionamento fosse limitato al
periodo diurno (07:00-19:00). In particolare, per quanto concerne i quattro
scambiatori di calore collocati sulla tettoia, ha accertato il livello del
rumore da essi prodotto in prossimità dell'adiacente portafinestra (terrazza) al
primo piano dell'immobile dell'insorgente (ricettore R1), mentre per quanto
attiene alle restanti due unità nonché al preesistente aggregato del negozio
installati all'interno del sottopassaggio, i rilevamenti sono stati effettuati in
prossimità di una finestra situata dirimpetto a quest'ultimo (ricettore R2). Ha
così ottenuto dei livelli di immissioni sonore pari a 54 dB(A) per R1 e di 59
dB(A) per R2, superiori in quest'ultimo caso ai VP della zona (cfr. perizia,
parte terza n. 3). 

Di seguito, ha esaminato
e proposto delle misure atte a ridurre il rumore, ciò che ha portato l'autorità
a subordinare il permesso, in particolare, alle seguenti condizioni:

-       
gli impianti potranno funzionare unicamente nel periodo diurno dalle
ore 07.00 alle ore 19.00, come stabilito dal perito nelle valutazioni foniche;

-       
lungo il bordo della tettoia si dovrà realizzare lo schermo fonico
così come descritto nella menzionata perizia al cap. 2.1;

-       
l'aggregato del negozio (apparecchio interno) dovrà essere spostato
di un metro verso l'interno al fine di poter posare il [recte: i] due
silenziatori ed il tamponamento proposto nella perizia al cap. 3.

 

3.2.2. L'insorgente
contesta anzitutto i livelli d'immissione calcolati presso la portafinestra dell'appartamento
sito al primo piano del suo stabile. Nell'allestimento del referto non sarebbe
stato tenuto conto delle due unità motocondensanti collocate all'interno del
sottopassaggio e la componente sonora del traffico sarebbe stata sovrastimata.
Inoltre, i rilievi sarebbero stati effettuati senza che le unità fossero a
pieno regime e senza accedere all'appartamento in questione. A torto.

 

                                  Il 4 aprile 2012, la UCE Sagl ha rilevato
il rumore nella corte con gli impianti in esercizio e con gli impianti spenti.
Le misurazioni sono state effettuate in diversi punti, tenendo conto delle
varie sorgenti di rumore, incluso il rumore di fondo (cfr. studio UCE, parte
seconda n. 1 segg.). Dalle note esplicative relative alle misurazioni
fonometriche si evince che, malgrado la difficoltà di distinguere l'apporto
fonico dei condizionatori dal rumore di fondo (traffico), il risultato ottenuto
presso la tettoia può essere considerato per eccesso come il valore più alto
ottenibile provocato dagli impianti di climatizzazione (cfr. perizia
aprile 2012, parte seconda n. 2.2). Nelle precisazioni del 24 settembre 2012
(cfr. doc. 3 allegato alla risposta 4 ottobre 2012 dei resistenti davanti al
Governo), la UCE Sagl ha inoltre chiarito che gli accertamenti sono stati effettuati
a regime massimo di funzionamento, malgrado che il sistema di gestione
preveda un inverter che adatta le macchine a un funzionamento parziale in
funzione della richiesta di carichi termici ridotti. Ha altresì precisato di
aver preso in considerazione pure le due unità installate nel sottopassaggio,
ma che, dato il forte rumore di fondo, i rilievi strumentali non hanno permesso
di stabilirne la componente acustica. Ha quindi individuato le sorgenti di
rumore rilevanti per le immissioni presso i due ricettori più prossimi agli
impianti. In particolare, per il ricettore R1 ha appurato come determinanti fossero
unicamente le emissioni prodotte dai quattro scambiatori sulla tettoia, mentre che
per il ricettore R2 decisivo sarebbe il rumore provocato dal preesistente aggregato
del negozio (cfr. studio UCE, parte terza n. 1 segg.).

                                  Tenuto conto delle precisazioni
fornite, non vi è motivo di dubitare dell'attendibilità di questi rilevamenti.
Le generiche critiche sollevate dall'insorgente a questo proposito vanno
pertanto respinte.

                                  Partendo dal livello sonoro
misurato con gli apparecchi in funzione, la UCE Sagl ha ricavato la pressione
sonora degli impianti, sottraendo il rumore di fondo (rilevato con gli impianti
fuori esercizio), ed ha calcolato il livello di immissioni foniche presso i citati
ricettori, utilizzando la teoria della trasmissione del rumore in campo
libero giacché in occasione dei rilievi non ha potuto accedere direttamente
agli appartamenti interessati (cfr. studio UCE, parte terza n. 2). Avendo
rilevato la presenza di una componente impulsiva, malgrado la stessa non fosse
necessariamente riconducibile ai controversi impianti, ha effettuato precauzionalmente
una correzione di 4 dB(A). Come accennato sopra, è così giunta a determinare
livelli di immissioni sonore per il periodo diurno pari a 54 dB(A) presso il
ricettore R1 e a 59 dB(A) presso il ricettore R2.

                                  Oltre che caratterizzate da un
certo grado di prudenza, le valutazioni effettuate risultano sufficientemente
precise e complete. Le stesse hanno tenuto conto delle sorgenti di rumore e dei
ricettori più prossimi, della componente ambientale del rumore, del periodo di
funzionamento di tutti gli impianti e della potenza di questi ultimi. Sebbene i
rilievi non siano stati effettuati direttamente presso i ricettori, i dati ottenuti
sono stati rielaborati al fine di ottenere un risultato coerente con la situazione
reale. 

                                  Questi risultati hanno peraltro trovato
sostanziale conferma negli esami svolti successivamente al fine di completare lo
studio fonico. La UCE Sagl ha infatti calcolato le immissioni foniche prodotte
dai quattro impianti collocati sulla tettoia presso il ricettore R1 e le
finestre sovrastanti, sulla base della pressione sonora indicata dalla scheda
tecnica e considerando una correzione di 2 dB(A) per la componente tonale (cfr.
complemento 27 ottobre 2014, di seguito: complemento UCE, parte seconda). Lo ha
fatto per mezzo del software di modellazione numerica SoundPlan, che consente
la simulazione della propagazione del rumore emesso da sorgenti puntuali o
lineari in ambiente esterno e che tiene conto di tutti gli ostacoli e di tutte
le riflessioni sonore originate dagli edifici (cfr. complemento UCE, parte
prima n. 2). Suddette verifiche hanno segnatamente confermato il livello delle
immissioni foniche misurate presso il ricettore R1 [dB(A) 54.1], considerato,
dato il tipo di impianto, un tempo di funzionamento pari al 70% del periodo
diurno. Da questo profilo non vi è dunque motivo di annullare la licenza.

 

3.2.3. Destinate
all'insuccesso sono pure le doglianze espresse dalla ricorrente in merito al
funzionamento dei condizionatori durante la notte. La licenza edilizia impone
infatti che gli impianti possano funzionare unicamente durante il periodo
diurno (dalle ore 07:00 alle 19:00). Un uso difforme, e meglio la loro messa in
funzione tra le ore 19:00 e le 07:00, non è stato autorizzato. La possibilità
che i resistenti non si attengano al permesso ricevuto non è suscettibile di portare
all'annullamento della licenza. In caso di abusi, l'insorgente potrà semmai chiedere
al municipio di adottare provvedimenti idonei a far rispettare le condizioni
d'uso indicate nel permesso.

 

                                  3.3. Raggiungendo 59 dB(A), il livello
sonoro misurato presso il punto d'immissione R2 supera il valore limite diurno
di 55 dB(A). Per questo la UCE Sagl ha proposto il risanamento dell'impianto
interno del negozio tramite l'installazione di due silenziatori e di un
tamponamento fonoisolante (studio UCE, parte quarta n. 3). Provvedimento, questo,
ripreso dall'autorizzazione a costruire quale condizione per il rilascio del
permesso e nel frattempo già implementato dai resistenti (cfr. complemento UCE,
parte quarta n. 1). Secondo la UCE Sagl, l'attenuazione del rumore dovuta ai
due silenziatori è di 16 dB(A). Si tratta conseguentemente di misure in grado
di riportare le immissioni foniche presso il ricettore R2 abbondantemente al di
sotto dei valori limite previsti per la zona. Nella misura in cui autorizza la
posa dei due scambiatori di calore all'interno del sottopassaggio, di per sé
privi d'impatto sul ricettore R2, alla condizione di dotare l'impianto preesistente
di due silenziatori e di un tamponamento fonoisolante, la decisione municipale deve
pertanto essere tutelata. Neppure la ricorrente pretende invero il contrario.

 

                                  3.4. Per quanto concerne il
ricettore R1, ove il valore limite diurno di 55 dB(A) è rispettato di poco
[54.1 dB(A)], la UCE Sagl ha invece proposto, al fine di tenere conto del
principio di prevenzione, di posare uno schermo fonico. Il permesso ne impone
analogamente l'installazione.

                                  L'insorgente asserisce che la
posa di quest'ultimo sul bordo della pensilina non sarebbe materialmente
praticabile, vista la mancanza di spazio, e non sarebbe comunque in grado di
contenere il rumore generato dagli impianti retrostanti, date la vicinanza ai
locali sensibili e la conformazione della corte. Eccepisce inoltre che non
sarebbe conforme con le prescrizioni comunali in materia di distanze (cfr.
osservazioni 18 novembre 2014, pag. 5).

                                  

                                  3.4.1. Durante la fase
istruttoria, la Corte ha chiesto alla UCE Sagl di specificare la tipologia e le
dimensioni dello schermo fonico proposto e di indicare l'entità della riduzione
del rumore dovuta alla sua installazione, nonché i possibili effetti di
riflessione del rumore sulle facciate. Dalle informazioni fornite, risulta che
la barriera antirumore ha un'altezza di m 2.00, rispettivamente una lunghezza
di m 3.00, e che si compone di pannelli opachi in fibra minerale, fonoassorbenti
e fonoisolanti (cfr. scheda tecnica prodotta col complemento UCE). Il manufatto
è suddiviso in una parte fissa e in una parte mobile, al fine di agevolare gli
interventi di manutenzione (cfr. studio UCE, parte quarta n. 2 segg.). Secondo
la UCE Sagl, la barriera comporta una diminuzione delle immissioni foniche
presso il punto d'immissione R1 di circa 13 dB(A), di modo che il livello
sonoro passerebbe da 54.1 a 41 dB(A). Un calo delle immissioni, seppur più
contenuto [da 51.6 a 47 dB(A)], è previsto pure presso la finestra al secondo
piano. Di contro, ai piani terzo e quarto il rumore dovrebbe aumentare, anche
se di poco, passando da 43 a 44 dB(A), rispettivamente da 45.4 a 46 dB(A), restando comunque al di sotto dei VP validi per il periodo diurno (cfr. complemento UCE,
parte terza n. 2.3). Se ne deduce che la posa dello schermo fonico in
discussione è suscettibile di ridurre, in ossequio al principio di prevenzione,
le immissioni in maniera marcata in prossimità del ricettore più vicino (R1) e
di migliorare la situazione anche presso l'apertura esistente al piano
superiore, senza peggiorare sensibilmente quella ai due piani soprastanti. I
paventati fenomeni di riflessione non sussistono e, semmai, restano
circoscritti. Di per sé, contrariamente a quanto sostiene l'insorgente, la
misura proposta si configura dunque come un provvedimento efficace e, considerati
i costi di realizzazione indicati (fr. 7'000.-), senz'altro sostenibile dal
profilo economico. Resta da vedere se la sua installazione sia anche rispettosa
delle norme sulle distanze.

 

                                  3.4.2. 

                                  3.4.2.1. Giusta l'art. 39 cpv. 1
LE, la distanza dal confine è la distanza tra l'edificio e il confine del
fondo. L'art. 41 RLE precisa le modalità di misurazione delle distanze definite
dall'art. 39 LE. Secondo il cpv. 1, la distanza è misurata nel punto in cui
l'edificio o l'impianto più si avvicina al confine, dall'estremità dei corpi
sporgenti, escluse le gronde e i balconi che hanno una sporgenza fino a m 1.10
e non occupano più di un terzo della lunghezza della facciata. Condizioni,
queste ultime, che devono essere soddisfatte cumulativamente.

 

                                  3.4.2.2. Nel comprensorio del
centro cittadino, le distanze tra edifici e da confine sono disciplinate
dall'art. 11 cpv. 3 lett. a e b NAPPZCC. La lett. a concerne le edificazioni
con plano-volume-tria indicata ai sensi del cpv. 1 (cosiddetta crosta urbana) e
regola le distanze in corrispondenza delle parti laterali dei fondi (perpendicolarmente
all'asse del corso principale (n. 1), dove vale, per principio, l'obbligo
di costruzione in contiguità, rispettivamente verso il (confine sul) retro dei
fondi (n. 2), dove di norma va osservata una distanza minima di 5.00 m. La
lett. b riguarda invece le superfici definite retrostanti e disciplina la distanza
minima dagli altri confini (n. 1), che è pari a 5.00 m per altezze fino a m
16.60 ed a 6.00 m per altezze fino a m 19.50 (riservato un supplemento di
distanza di ml 3.00 da edifici esistenti), rispettivamente la distanza minima tra
facciate contrapposte di uno stesso edificio (n. 2), caso quest'ultimo che
qui non interessa.

 

                                  3.4.2.3. In concreto, gli
immobili dei resistenti e della ricorrente che si affacciano su Corso San
Gottardo e via Dunant, indicati come edifici ricostruibili, sono interessati
da una linea di costruzione con contiguità prevalente ai sensi dell'art.
11 cpv. 1 NAPPZCC; la corte sul retro è invece qualificata come superficie
retrostante d'edificazione libera (cfr. Piano particolareggiato del centro
cittadino, Tipi e concetti d'inserimento, Piano di sintesi).

                                  Il confine tra le part. 1456 e
471 corre da nord a sud, suddividendo dapprima gli immobili contigui dei
resistenti e della ricorrente che si affacciano su Corso San Gottardo, proseguendo
poi per un breve tratto (ca. 1.50 m, misurazione dedotta dalla planimetria in
atti) verso est lungo il retro del fabbricato dell'insorgente e, infine, tagliando
pressapoco a metà la retrostante corte interna. Nell'angolo nord-ovest di quest'ultima,
la facciata est dell'edificio (sub. A e C) dei resistenti si situa a 2.00 m
(sub. C), rispettivamente a 4.00 m circa (sub. A) dal confine verso il fondo
della ricorrente. La pensilina sporgente dalla facciata, sulla quale sono
collocati i quattro controversi scambiatori di calore e sul cui bordo esterno dovrebbe
essere applicato lo schermo fonico, vi si avvicina addirittura sino a circa 1.50
m (cfr. planimetria; materiale fotografico agli atti; ricorso 10 dicembre 2012,
pag. 6, che parla di una distanza di ca. 1.00 m). Essendo profonda oltre 2.50
m, non può essere ignorata dal profilo del computo delle distanze dal confine e
tra edifici. A prescindere che alla fattispecie sia applicabile l'art. 11 cpv.
3 lett. a n. 2 oppure lett. b n. 1, l'immobile dei resistenti configura
pertanto una costruzione esistente in contrasto
con la distanza minima dal confine di 5.00 m (3.00 m qualora la profondità del
fondo sia inferiore a 17.00 m; cfr. anche Schizzi esplicativi riferiti
all'art. 11 cpv. 3 NAPPZCC).

 

                                  3.4.2.4. Secondo l'art. 66 cpv. 1 della legge sullo sviluppo territoriale del 21
giugno 2011 (Lst; RL 7.1.1.1), in vigore dal 1° gennaio 2012, è permessa la
conservazione e la manutenzione di costruzioni esistenti in contrasto col
nuovo diritto. Possono essere autorizzate,
soggiunge il cpv. 2, trasformazioni a condizione che il contrasto col nuovo
diritto non pregiudichi in modo apprezzabile l'interesse pubblico e
quello dei vicini (lett. a). Giusta l'art. 39
del regolamento di applicazione delle legge edilizia del 9 dicembre 1992 (RLE;
RL 7.1.2.1.1) - ancora in vigore al momento in cui il Governo ha statuito
- le costruzioni esistenti in contrasto con il diritto entrato successivamente in vigore, possono essere riparate e mantenute, esclusi i lavori di trasformazione
sostanziali. Trasformazioni di una certa importanza, soggiunge la norma,
possono nondimeno essere autorizzate se il contrasto con il nuovo diritto non
pregiudica in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini.

La trasformazione è sostanziale quando modifica l'identità della costruzione
preesistente dal profilo delle volumetrie, dell'aspetto e della destinazione,
ingenerando nuove ripercussioni sull'ordinamento delle utilizzazioni o quando
aggrava i momenti di contrasto con il nuovo diritto o ne introduce di nuovi. I
limiti delle trasformazioni ammissibili vanno
stabiliti caso per caso, tenendo conto delle finalità delle norme applicabili,
della natura del contrasto esistente, dell'entità dell'intervento e delle
conseguenze che ne derivano, soppesando attentamente gli interessi
pubblici e privati contrapposti alla luce del principio di proporzionalità
(cfr. RtiD II-2011 n. 16 consid. 3.2
con rinvii; RDAT I-1999 n. 28 consid. 2.1; 1994-II n. 46; Adelio Scolari, Commentario, II ed.,
Cadenazzo 1996, ad art. 70 LALPT n. 515 seg.).

                                  I
suddetti principi sono ora sanciti dall'art. 86 cpv. 3 del regolamento della
legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011 (RLst; RL
7.1.1.1.1), che ha ripreso la disciplina dell'art. 39 RLE, abrogato a far tempo
dal 2 aprile 2013 (BU 2013, 145). Nel caso di costruzioni non conformi ad altre
norme edilizie, precisa l'art. 86 cpv. 3
RLst, il municipio può autorizzare la trasformazione se: (a) non incide sull'aspetto
esterno o sui contenuti della costruzione, alterandone l'identità in misura
significativa o comunque tale da consolidare i momenti di contrasto con
il nuovo diritto; (b) il contrasto con il
nuovo diritto non pregiudica sensibilmente la funzionalità della zona e
l'interesse dei vicini.

 

                                  Nella fattispecie, l'applicazione
della barriera antirumore sul bordo esterno della tettoia rappresenterebbe una
modifica non trascurabile della struttura. Il pannello antirumore, composto da
materiale opaco, ha infatti un'altezza di 2.00 m ed una lunghezza di 3.00 m.
Date le sue dimensioni, non si può ragionevolmente negare che determinerebbe un
aumento localmente apprezzabile degli ingombri esistenti nella fascia sottratta
all'edificazione dal vigente ordinamento delle distanze da confine, consolidando
ed aggravando il contrasto esistente con le norme sulle distanze. Basti considerare
al riguardo che l'art. 40 LE, nel computo dell'altezza degli edifici, tiene
conto anche dell'ingombro costituito dai semplici parapetti. L'opera non
passerebbe poi certamente inosservata. Al posto della struttura tutto sommato leggera
della pensilina, si percepirebbe infatti la presenza ingombrante dei due
pannelli, che, al fine di esplicare correttamente la loro funzione di schermo
fonico, finirebbero per ridurre in misura non trascurabile anche lo spazio
verticale ancora libero da costruzioni. Benché non sia suscettibile di alterare
l'identità dell'intero stabile, la trasformazione costituisce comunque una
modifica del suo aspetto esterno che esaspera significativamente la difformità
esistente, rendendo maggiormente percettibile il contrasto con la distanza da
confine. Anche se non la si volesse considerare sostanziale, ma soltanto di una
certa importanza, la trasformazione non potrebbe comunque essere autorizzata,
poiché l'installazione della barriera fonica è tutt'altro che irrilevante per gli
interessi privati della ricorrente, vista la vicinanza alla sua proprietà, in
particolare alla portafinestra ed al balcone dell'appartamento al primo piano, e
dal momento che rappresenta una delle condizioni per il rilascio del permesso
avversato. La condizione di licenza che ne impone l'installazione non può
dunque essere tutelata.

 

                                  3.5. A questo punto si tratta di
esaminare quali conseguenze attribuire all'annullamento della citata
condizione.

                                  

                                  3.5.1. Il rispetto del principio
di prevenzione impone di esaminare se altri provvedimenti per ridurre le
emissioni siano possibili dal punto di vista tecnico e dell'esercizio, oltre
che sopportabili dal profilo economico e proporzionali. Essenzialmente, i
provvedimenti ipotizzabili devono permettere di ottenere un'ulteriore importante
riduzione delle emissioni con un dispendio relativamente basso. Ciò presuppone che
siano esaminate delle varianti, suscettibili, sotto il profilo delle immissioni,
di condurre a risultati (ancora) migliori, pur restando sopportabili dal
profilo economico. In tal senso, la conformità di un progetto con il principio
di prevenzione non può dunque essere esaminata isolatamente, ma sempre con uno
sguardo rivolto a possibili alternative (cfr., mutatis mutandis, STF
1C_560/2010 del 14 luglio 2011 consid. 7).

                                  Di norma, spetta all'istante
fornire le necessarie indicazioni, onde permettere all'autorità competente di
valutare se il progetto è conforme al principio di prevenzione, rispettivamente
se subordinare il permesso richiesto ad ulteriori/altri provvedimenti. Anche
l'autorità può proporre, sulla base della propria esperienza o di accertamenti
appositamente esperiti o fatti eseguire, delle misure o soluzioni atte a
ridurre ulteriormente il rumore a costi accettabili, purché non si tratti di
provvedimenti o interventi necessitanti uno studio (più) approfondito, che, in
quanto tali, esigono la presentazione di un nuovo progetto.

                                  Il principio di prevenzione non impone
di prendere in considerazione tutte le opzioni possibili o immaginabili. Basta
considerare quelle che appaiono più adatte. Viceversa, l'istante non può limitarsi
a perorare i vantaggi del progetto che più gli è comodo, senza confrontarsi con
altre soluzioni appropriate o con le proposte alternative degli eventuali
opponenti. Diversamente, il principio di prevenzione potrebbe essere facilmente
eluso.

 

                                  Ferme queste premesse, il fatto
che in concreto non possa essere confermata la misura imposta come condizione
di licenza al fine di ridurre ulteriormente il rumore in conformità al
principio di prevenzione, non significa ancora, posto che i VP determinanti sono
comunque rispettati, che il permesso rilasciato debba essere annullato. Un tale
risultato si giustificherebbe soltanto se dovesse apparire necessario approfondire
lo studio di eventuali soluzioni alternative volte ad attuare il principio di
prevenzione. In effetti, qualora il provvedimento annullato potesse essere immediatamente
sostituito con un'altra misura suscettibile di esplicare i medesimi effetti ma conforme
al diritto, basterebbe subordinare la licenza alla nuova condizione. Il
permesso dovrebbe invece essere rilasciato senza condizioni addizionali, se
fosse evidente che non sussistono alternative concrete oppure che queste ultime
non sono sopportabili dal profilo economico.

 

                                  3.5.2. Nella fattispecie, non
sono ravvisabili soluzioni o provvedimenti alternativi che possano essere
facilmente imposti da questo Tribunale a titolo di clausola accessoria, così da
poter confermare, subordinandolo alla nuova condizione, il permesso rilasciato.
D'altro canto, non può neppure dirsi che, venuta meno la possibilità di
installare lo schermo fonico per le ragioni anzidette, non fosse/sia altrimenti
possibile eliminare o ridurre ulteriormente il rumore proveniente dai
controversi impianti con un dispendio sostenibile. Approfondite verifiche a
questo riguardo fanno invero difetto. In particolare, ritenuto che la proposta
di spostare gli impianti sotto la pensilina, scartata a motivo dei costi eccessivi
(cfr. studio UCE, parte quarta n. 2.2; precisazioni 24 settembre 2012, pag. 2;
complemento UCE, parte quinta n. 2) e dei benefici insufficienti (complemento
UCE, parte quinta n. 1), sembra soffrire dello stesso difetto che ha
determinato la mancata conferma della succitata condizione di licenza, dato che
esige anch'essa la posa di un pannello antirumore a filo del bordo esterno
della tettoia, maggiori approfondimenti meritano la collocazione dei controversi
impianti all'interno (scantinato) o sul tetto dello stabile. Nel primo caso, non
è in effetti dato di capire perché tale soluzione, già implementata per
l'aggregato del negozio, sarebbe tecnicamente problematica (cfr. osservazioni
16 dicembre 2014, pag. 3), rispettivamente eccessivamente onerosa (precisazioni
24 settembre 2012, pag. 2). Nel secondo caso, non risulta che l'ipotesi sia stata
seriamente presa in considerazione, malgrado che, apparentemente, sul tetto vi
sarebbero già analoghi impianti (cfr. replica 25 marzo 2013, pag. 5). Il solo
fatto che tali varianti comportino verosimilmente ulteriori costi, ovvero rendano
vane talune spese già effettuate, non basta a scartarle, ritenuto che ciò è la
conseguenza dell'agire dei resistenti, che, anziché chiedere preventivamente la
necessaria autorizzazione, hanno posto le autorità ed i vicini di fronte al
fatto compiuto. Ne consegue che, non apparendo la ricerca di soluzioni
alternative, tese ad attuare il principio di prevenzione, a priori priva di
possibilità di esito favorevole, nelle particolari circostanze del caso
concreto si giustifica di annullare il permesso nella misura in cui ha
approvato la posa dei quattro scambiatori di calore alla condizione di posare
uno schermo fonico sul bordo della tettoia sulla quale sono collocati e di
rinviare la causa al municipio affinché, completati gli atti con la
collaborazione degli istanti e sentita l'opponente, si pronunci di nuovo.

 

 

4.Dato l'esito,
non meritano di essere approfondite le ulteriori censure sollevate, che, prima
facie, appaiono comunque infondate. 

 

Per quanto concerne le
vibrazioni, la UCE Sagl ha precisato che non esistono forze impulsive
periodiche che potrebbero determinare delle vibrazioni percepibili,
ritenuto che anche il principale elemento dell'unità moto condensante
(motocompressore) posa su speciali elementi antivibranti (cfr. complemento
UCE, parte seconda n. 4). L'insorgente non spiega perché queste precisazioni,
che confortano le precedenti valutazioni dell'UDC, non sarebbero plausibili.

Per quanto attiene al
calore che emanerebbe dai condizionatori, non vi sono elementi oggettivi a
sostegno dell'affermazione secondo cui il disagio sarebbe tale da impedire ai
vicini di tenere aperte le loro finestre durante il periodo estivo. Il rinvio
degli atti all'autorità inferiore permette comunque, se del caso, di valutare meglio
anche questo aspetto, sul quale i resistenti non si sono espressi in modo
specifico.

                                  Agli impianti in discussione,
qualificabili come corpi tecnici, non si applica d'altronde l'art. 10 NAPPZCC,
che esige che gli edifici e le costruzioni accessorie si inseriscano in modo
armonioso nel tessuto urbano del centro cittadino. La loro collocazione
all'interno della corte, che non presenta particolari pregi architettonici,
escluderebbe comunque la violazione della norma. Le dimensioni relativamente
modeste ed il fatto che sono addossati alle facciate non determinano infine un
ingombro apprezzabile, rilevante dal profilo delle distanze.

 

 

5.5.1. Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere parzialmente
accolto e la risoluzione governativa impugnata annullata. La licenza edilizia a
posteriori è annullata nella misura in cui approva le quattro unità motocondensanti
poste sulla tettoia e impone la posa di uno schermo fonico, mentre viene
confermata per il resto.

 

5.2. Dato l'esito, la
tassa di giustizia è posta a carico della ricorrente e dei resistenti, proporzionalmente
al rispettivo grado di soccombenza (art. 28 LPamm). Nella misura in cui non
sono compensate, le ripetibili sono a carico dei resistenti (art. 31 LPamm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.Il ricorso è parzialmente
accolto.

§.  Di conseguenza:

1.1.  la decisione 21 novembre 2012 (n. 6618) del Consiglio di Stato è annullata;

1.2.  la licenza edilizia in sanatoria 8 agosto 2012 è
annullata nella misura in cui autorizza l'installazione delle quattro unità
motocondensanti sulla tettoia e impone la posa di uno schermo fonico, mentre viene
confermata per il resto.

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr. 2'400.-
è posta a carico della ricorrente in misura di fr. 1'000.- e per il resto (fr.
1'400.-) dei resistenti, in solido. Questi ultimi verseranno inoltre fr. 500.-
all'insorgente, a titolo di ripetibili.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                  Il segretario