# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59b5396a-0693-523d-9030-f5f0685ab5db
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-11-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.11.2021 36.2021.34
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2021-34_2021-11-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  36.2021.34

   

  TB

  	
  Lugano

  3 novembre 2021  

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 maggio 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 aprile 2021 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione sociale contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                                  A.   L'11
maggio 2020 (doc. 1) la ditta __________ ha notificato a CO 1 (CO 1 qui di
seguito), presso cui ha assicurato i collaboratori per la perdita di guadagno a
causa di malattia (doc. 1A), che RI 1, 1969, dall'8 maggio 2020 era inabile al
lavoro a causa di "Influenza da covid
19, coronavirus, influenza, difficoltà respiratorie, febbre, bruciore agli
occhi".

A richiesta dell'assicuratore malattia
(doc. 1D), l'assicurato ha trasmesso il certificato del 12 maggio 2020 (doc. C)
rilasciato quello stesso giorno dal medico curante dr. med. __________, che
attestava un'inabilità lavorativa del 100% dall'8 al 22 maggio 2020.

                                  B.   Raccolto
il "Questionario in caso d'incapacità lavorativa" presso il curante (doc.
J), su cui si è espresso il 24 giugno 2020 (doc. 3) il suo medico di fiducia,
il 26 maggio 2020 (doc. F) la Cassa malati ha comunicato all'assicurato che gli
eventi di epidemia o pandemia giustificano un'incapacità lavorativa solamente
quando si è contaminati dalla malattia e non si è in grado di lavorare, mentre
l'impossibilità di lavorare a causa di quarantena non è coperta dall'assicurazione.
I motivi addotti dall'interessato per giustificare l'incapacità lavorativa
erano di natura preventiva e pertanto non era giustificato riconoscere le
indennità giornaliere per malattia.

 

                                  C.   Il
28 maggio 2020 (doc. G) RI 1 ha contestato questa presa di posizione allegando
una ricetta medica (doc. C1) e in seguito ha trasmesso alla Cassa malati
ulteriori certificati medici (doc. 5A) e si è lamentato di non avere ricevuto
una risposta da parte dell'incaricato dell'assicurazione malattia malgrado la
documentazione medica già inviata e poi ritrasmessa (doc. 6). Sono seguiti
ulteriori referti medici e contestazioni per la mancata risposta e per il mancato
pagamento delle indennità giornaliere (docc. 6A, K, L e N). Il 24 giugno 2020
(doc. 9) la Cassa malati ha interpellato il cardiologo curante dr. med. __________.

Con decisione del 25 giugno 2020 (doc.
10) CO 1 ha confermato la sua precedente posizione poiché, sulla scorta del
questionario del dr. med. __________, il medico di fiducia ha rilevato che l'assenza
dal lavoro era fondata su motivi precauzionali e non per un danno alla salute,
circostanza che non soddisfa le condizioni per l'adempimento di una perdita di
guadagno. Inoltre i farmaci che sono stati prescritti non potevano essere
correlati a una condizione di salute tale da giustificare un'inabilità
lavorativa. Nessuna indennità giornaliera era perciò corrisposta.

 

                                  D.   All'opposizione
del 17 luglio 2020 (doc. 12) l'assicurato ha allegato della documentazione
medica, in parte già prodotta in precedenza, chiedendo il riconoscimento delle
indennità giornaliere per malattia retroattivamente al primo certificato
medico.

 

                                  E.   Il
24 marzo 2021 (doc. 16) il medico fiduciario dr. med. __________ si è
pronunciato sui referti dei dr. __________, __________ e __________ addotti
dall'opponente e dai medici stessi e il 12 aprile 2021 (doc. 17) ha risposto a
dei quesiti complementari sottopostigli dalla Cassa malati.

 

                                  F.   Con
STCA 36.2021.12 del 19 aprile 2021 il Tribunale ha statuito sul ricorso del 24
febbraio 2021 dell'assicurato, accertando un ingiustificato ritardo commesso da
CO 1 e condannandola a emanare una decisione su opposizione.

                                  G.   Il
27 aprile 2021 (doc. A) CO 1 ha respinto l'opposizione in assenza di prove
mediche convincenti per giustificare un'inabilità lavorativa per le tre
interruzioni del lavoro certificate dal medico curante dall'8 maggio al 15
giugno 2020, dal cardiologo curante dal 18 al 30 giugno 2020 e dallo psichiatra
curante dal 1° giugno al 31 luglio 2020. La Cassa malati ha infatti rilevato
che il dr. med. __________, espressamente interpellato dall'amministrazione, ha
indicato che l'interessato si trovava in quarantena per sospetto Covid-19
positivo in famiglia, risultato che poi si era rivelato negativo. La ricetta
del 12 maggio 2020 è stata sottoposta all'attenzione del medico fiduciario della
Cassa malati, il quale non ha ritenuto esservi dei validi motivi per
giustificare una inabilità lavorativa. A seguito della decisione del 25 giugno
2020 di rifiuto di riconoscere delle prestazioni, l'assicuratore ha ricevuto il
rapporto del dr. med. __________, cardiologo a cui si è rivolto l'assicurato,
tre certificati dello psichiatra curante dr. __________ attestanti un'inabilità
lavorativa totale, così come il successivo rapporto medico del 20 luglio 2020. L'amministrazione
ha quindi riportato il parere del suo medico di fiducia su ciascuno dei tre
specialisti intervenuti e le risposte alle ulteriori domande complementari che
gli sono state formulate e ha riscontrato delle "situazioni strane e persino dubbie" (pag.
9). Nel questionario compilato il 18 maggio 2020 il curante non ha mai fatto
riferimento a problemi di salute dell'assicurato aventi un influsso sulla
capacità lavorativa ed è solo nel suo scritto del 23 luglio 2020 che il dr.
med. __________ ha giustificato, retroattivamente, l'interruzione del lavoro
dell'assicurato per disturbi psichici dall'8 maggio 2020, sebbene lo psichiatra
curante abbia attestato dal 1° giugno 2020 l’inabilità al lavoro. Alla luce di
queste attestazioni e del fatto che l'assicurato ha consultato il suo
psichiatra il 1°, il 3 e il 10 giugno 2020 (che ha redatto già il 2 giugno 2020
un certificato di inabilità lavorativa), per l'amministrazione sarebbe
incomprensibile che i primi documenti ricevuti a seguito della decisione del 26
giugno 2020 siano il rapporto e il certificato medico del cardiologo, il quale ha
attestato un'inabilità lavorativa limitata dal 18 al 30 giugno 2020. Il dottor __________
riconduce la causa dei disturbi psichici a un importante stress emotivo legato
a un intervento cardiochirurgico di un amico dell'assicurato avvenuto il 18
maggio 2020, d’avviso dell’assicuratore il curante non fornirebbe dettagli al
riguardo, egli non ha comunque attestato un'incapacità lavorativa dal 18 maggio
2020. I primi certificati dello psichiatra sono di inizio giugno 2020 ma
portati all'attenzione della Cassa solo il 20 luglio 2020. In base al principio
della dichiarazione della prima ora, per la Cassa, né i medici curanti né l'assicurato
hanno reso sufficientemente credibili le incapacità lavorative, i referti non
hanno il valore probatorio richiesto dalla giurisprudenza. Da ultimo l'inabilità
al lavoro certificata dallo psichiatra non sarebbe stata segnalata entro il
termine di 7 giorni previsto dalle CGA, perciò quale primo giorno di inabilità
lavorativa sarebbe da considerare il giorno della notifica, 20 luglio 2020. Da
tale notifica decorre il termine di attesa di 14 giorni, perciò anche qualora
si considerasse un'inabilità lavorativa nessun indennizzo deve essere
riconosciuto ritenuta la durata dell’IL sino al 31 luglio 2020.

 

                                  H.   Con
ricorso del 26 maggio 2021 (doc. I) RI 1, rappresentato da RA 1, ha chiesto al
TCA che la Cassa gli riconosca, con effetto retroattivo dall'11 maggio al 31
luglio 2020, le indennità per perdita di guadagno per malattia secondo i
certificati medici, lamentando il mancato accertamento mediante perizia da
parte di CO 1 delle sue condizioni. L'insorgente ha nuovamente prodotto al TCA documentazione,
sostanzialmente di carattere medico, già allegata all'opposizione (docc. A-N).

 

                                    I.   Con
risposta del 5 luglio 2021 (doc. VI) CO 1 ha proposto al Tribunale di
accogliere parzialmente il ricorso per l'incapacità lavorativa per motivi
psichici annunciata dal 1° giugno al 31 luglio 2020 dal dr. med. __________ e
di rinviarle gli atti per complemento istruttorio e nuova decisione. Per
contro, per l’incapacità lavorativa dall'8 maggio 2020 (quarantena da Covid-19
attesta dal dr. med. __________) e dal 18 giugno 2020 (certificata dal dr. __________),
la Cassa malati ha chiesto di respingere il ricorso con argomenti che, se
necessario, saranno ripresi in corso di motivazione. Il 13 luglio 2021 il
ricorrente ha confermato le proprie richieste (doc. VIII). Il 6 settembre 2021
(doc. XI) l'assicuratore malattia si è espresso sulle ulteriori censure del
ricorrente, mentre il ricorrente, il 9 settembre 2021 (doc. XIII) ha replicato.
La Cassa malati ha nuovamente, brevemente, preso posizione in merito il 24
settembre 2021 (doc. XV).

 

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

1.    La presente
vertenza, anche alla luce dell’esito, non pone questioni giuridiche di
principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria
o della valutazione delle prove). Il TCA può quindi decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG come a costante
giurisprudenza del Tribunale federale (fra le ultime, STF 9C_699/2014 del 31
agosto 2015 consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF
8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003). Primo tema in discussione è l’adeguato
rispetto, da parte di CO 1, del diritto di essere sentito del ricorrente. Il
tema giuridico è stato estremamente dettagliato nella sua analisi, da
giurisprudenza e dottrina (citate sotto). Non presenta quindi difficoltà e
neppure, in concreto, il caso è fattualmente complesso.       D’altro canto
compito del Tribunale nella sua composizione monocratica, è stabilire, sulla
scorta dei certificati medici e delle valutazioni del fiduciario della Cassa,
se il ricorrente, sulla base degli art. 67 e ss. LAMal, oggetto di approfondita
dottrina e fiorente giurisprudenza, debba vedersi riconosciuto indennità
giornaliere. Anche in questo caso i fatti non sono complessi o di difficile
acquisizione probatoria ed il diritto sviluppato. Il giudizio monocratico si
impone in concreto. Su questi temi si veda Ivano
Ranzanici: La possibilità concessa dall'art. 49 cpv. 2 LOG alla Sezione
di diritto pubblico del Tribunale di Appello di emanare giudizi monocratici
alla luce della recente giurisprudenza federale, in RtiD I – 2016, pagg. 307 e
segg.

 

                                   2.   Occorre
esaminare se la Cassa malati abbia violato il diritto di essere sentito del
ricorrente (doc. VIII) per la mancata trasmissione del parere del medico
fiduciario dr. __________, ciò che gli avrebbe impedito di confrontarsi con
esso e di capire quale altra documentazione potesse essergli utile per
determinarsi sulla sua incapacità lavorativa.

 

Come costantemente
ribadito da questo TCA, per l'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., le parti hanno diritto
di essere sentite. Tale diritto ha valenza formale. La sua violazione
conduce di massima, indipendentemente dalla fondatezza delle censure di merito,
all'accoglimento del ricorso e all'annullamento della decisione impugnata (DTF
144 I 11 consid. 5.3 pag. 17 con rinvio a DTF 137 I 195 consid. 2.2 pag. 197).
Il diritto di essere sentito serve da un lato all'accertamento dei fatti e da
un altro lato comprende la facoltà per l'interessato di esprimersi prima della
resa di una decisione, che interviene a modificare la posizione giuridica dell'interessato,
segnatamente se il provvedimento si rivela sfavorevole nei suoi confronti. Egli
ha diritto di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti
rilevanti, di esigerne l'assunzione (partecipando alla stessa) e di potersi
esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla
decisione. Il diritto di essere sentito, quale diritto di cooperare alla
procedura comprende tutte le facoltà, che devono essere concesse a una parte,
in modo tale che essa in una procedura possa difendere efficacemente la sua
tesi. Perché ciò possa essere realizzato, la parte ha anche il diritto di
essere informata previamente e in maniera adeguata dall'autorità sulla
procedura per quanto attiene alle tappe decisive per il giudizio. Non è
possibile in maniera generale e astratta stabilire in quale misura si estende
questo diritto, ma occorre soppesare le circostanze concrete (DTF 144 I 11
consid. 5.3 pag. 17; 135 II
286 consid. 5.1 pag. 293; 135 I 279 consid. 2.3 pag. 282; DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate;).

 

Il diritto di essere sentito comprende
l'obbligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo
scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di
afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto
della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa,
e dall'altro, di permettere all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF
129 I 232 consid. 3.2).

 

Secondo l'art. 42 LPGA, le parti hanno
diritto di essere sentite. Non devono obbligatoriamente essere sentite prima di
decisioni impugnabili mediante opposizione. In ogni caso, al più tardi durante
la procedura di opposizione l'amministrazione deve dare la possibilità alla
parte interessata di pronunciarsi sulle prove e sulla procedura in forma
sufficiente (DTF 132 V 368 consid.
6 pag. 374). L'audizione delle parti, che costituisce un aspetto del diritto di
essere sentito, non è necessaria nella procedura d'istruzione che
precede l'emanazione di decisioni impugnabili mediante opposizione. La LPGA
contiene a questo proposito una regolamentazione esaustiva (DTF 132 V 368 consid.
6).

 

                                   3.   In
concreto il ricorrente rimprovera all'assicuratore di non avergli messo a
disposizione il rapporto del suo medico fiduciario dr. __________ e quindi di
non averlo reso edotto del contenuto della sua valutazione. Nelle osservazioni
del 6 settembre 2021 (doc. XI) la Cassa malati ha riconosciuto che detto
verbale non è stato inviato all'interessato, non sussistendo l'obbligo di
sentirlo prima di emanare la decisione (art. 42 LPGA), ma ha osservato che la
conclusione di questo medico di fiducia è stata ripresa nella decisione formale
del 25 giugno 2020.

 

Nella decisione su opposizione del 27
aprile 2021 (doc. A) la Cassa malati ha poi riportato per esteso il parere del
suo medico di fiducia in merito alla ricetta del 12 maggio 2020 del dr. med. __________
(cfr. punto 12 pag. 5).

 

Pur dovendo rilevare che alcuni aspetti
delle verifiche dal fiduciario della Cassa non sono state poste a disposizione
del ricorrente se non con la produzione degli atti al TCA (verbale del
colloquio del fiduciario), l'apparente violazione del diritto di essere sentito
subita dall'assicurato (per non avere ricevuto a tempo debito il verbale di
colloquio del dr. med. __________) non impone di annullare la decisione. La
decisione impugnata non si fonda su tale atto. D’altro canto in sede
processuale il ricorrente si è potuto ampiamente esprimere in merito e,
comunque, il TCA ha piena cognizione. Un rinvio, per le ragioni addotte, alla
Cassa costituirebbe uno sterile esercizio di stile.

 

 

nel merito

 

                                   4.   Oggetto
del contendere è sapere se la Cassa malati sia tenuta a versare all'insorgente
delle indennità giornaliere per malattia per l'inabilità lavorativa certificata
dall'8 maggio al 31 luglio 2020.

 

                                   5.   Per
l'art. 3 cpv. 1 LPGA è considerata malattia qualsiasi danno alla salute fisica,
mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda
un esame o una cura medica oppure provochi un'incapacità al lavoro. Ai sensi dell'art. 6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi
incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella
professione o nel campo d'attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di
lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili
in un'altra professione o campo d'attività. È considerata incapacità al
guadagno la perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul
mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un
danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto
l'assicurato alle cure e alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili
(art. 7 cpv. 1 LPGA). Per valutare la presenza di un'incapacità al guadagno
sono considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla salute. Inoltre,
sussiste un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA).

 

                                   6.   Per quanto concerne l'assicurazione
facoltativa di indennità giornaliera, l'art. 67 LAMal prevede che:

 

" 1Le
persone domiciliate in Svizzera o che vi esercitano un'attività lucrativa e
aventi compiuto i 15 anni ma non ancora i 65 anni possono stipulare un'assicurazione
d'indennità giornaliera con un assicuratore ai sensi degli articoli 2 capoverso
1 o 3 LVAMal.

2Esse possono scegliere un assicuratore diverso da quello scelto per l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie.

3L'assicurazione d'indennità giornaliera può
essere stipulata nella forma d'assicurazione collettiva. Le assicurazioni
collettive possono essere stipulate da:

a. datori di lavoro, per sé
stessi e per i propri dipendenti;

b. associazioni
di datori di lavoro o associazioni professionali, per i propri membri e per i
dipendenti dei loro membri;

c. associazioni di dipendenti,
per i propri membri.".

 

Secondo l'art.
72 cpv. 1 LAMal, gli assicuratori stabiliscono l'ammontare dell'indennità
giornaliera assicurata d'intesa con gli stipulanti l'assicurazione. Essi
possono limitare la copertura alla malattia e alla maternità. L'art. 72 cpv.
1bis LAMal prevede che le prestazioni assunte sono collegate al periodo di
incapacità lavorativa. A norma dell'art. 72 cpv. 2 LAMal, il diritto all'indennità
giornaliera è dato qualora la capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta
di almeno la metà (art. 6 LPGA). Per quanto non pattuito altrimenti il diritto
nasce il terzo giorno che segue quello dell'insorgere della malattia. L'inizio
del diritto alle prestazioni può essere differito mediante corrispettiva
riduzione del premio. Qualora per il diritto all'indennità giornaliera sia
stato convenuto un termine d'attesa, durante il quale il datore di lavoro è
tenuto a versare il salario, questo termine può essere dedotto dalla durata
minima di riscossione. L'art. 72 cpv. 3 LAMal prevede che l'indennità
giornaliera va pagata, per una o più malattie, durante almeno 720 giorni
compresi nell'arco di 900 giorni consecutivi. L'articolo 67 LPGA non è
applicabile. In caso di incapacità lavorativa parziale è pagata una
corrispondente indennità giornaliera ridotta per la durata di cui al capoverso
3. È mantenuta la protezione assicurativa per la capacità lavorativa residua
(art. 72 cpv. 4 LAMal). Per l'art. 72 cpv. 5 LAMal, qualora l'indennità giornaliera
sia ridotta in seguito a sovraindennizzo giusta l'articolo 78 della LAMal e l'articolo
69 LPGA, l'assicurato colpito da incapacità lavorativa ha diritto a 720
indennità giornaliere complete. I termini relativi alla concessione delle
indennità giornaliere sono prolungati in funzione della riduzione.

 

                                   7.   Secondo la giurisprudenza
sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1 LAMI – giurisprudenza applicabile anche all'attuale
art. 72 LAMal (RAMI 1998 KV 45 pag.
430) – è considerato incapace al lavoro colui che per motivi di salute
non è più in grado di svolgere la propria attività, oppure può farlo soltanto
in misura ridotta oppure, ancora, quando l'esercizio di una tale attività
rischia di aggravarne le condizioni di salute (DTF 114 V 283 consid. 1c; DTF
111 V 239 consid. 1b).

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha rammentato che la giurisprudenza sviluppata in
precedenza vale anche vigente la LPGA (sentenza U 193/03 del 22 giugno 2004,
consid. 1.3 e seguenti con riferimenti). Sapere se esista un'incapacità
lavorativa tale da giustificare il riconoscimento del diritto a prestazioni va
valutato in considerazione dei dati forniti dal medico. Determinante non è,
comunque, l'apprezzamento medico-teorico - anche se il giudice non se ne
scosterà senza sufficienti motivi, essendo anch'egli tenuto a rispettare la
sfera d'apprezzamento del medico (RAMI 1983 pag. 293; RAMI 1987 pag. 106 segg.)
-, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente risulta dal
danno alla salute (DTF 114 V 283 consid. 1c). Il grado dell'incapacità
lavorativa viene valutato con riferimento all'impossibilità, derivante da
motivi di salute, di adempiere, secondo quanto può essere ragionevolmente
richiesto, la professione normalmente esercitata dall'assicurato. L'incapacità
di guadagno si distingue dall'incapacità di lavoro per il fatto che essa
considera quale guadagno può e deve ancora essere realizzato dall'interessato,
utilizzando la sua capacità lavorativa residua in un mercato del lavoro
equilibrato. L'incapacità di lavoro, invece, è l'impossibilità fisica di
muoversi o di fare uno sforzo, come pure l'impossibilità psichica di agire con
metodo. Essa viene valutata nella propria professione rispettivamente in altri
lavori e attività.

 

                                   8.   Nel
caso di specie, dalla documentazione agli atti emerge che la "Dichiarazione
d'incapacità lavorativa malattia" compilata dall'assicurato l'11 maggio
2020 (doc. 1) e trasmessa per via telematica alla Cassa malati indica che egli
è risultato inabile al lavoro al 100% dall'8 maggio 2020 per malattia, e meglio
"Influenza da covid 19, coronavirus,
influenza, difficoltà respiratorie, febbre, bruciore agli occhi.".

 

Il curante dr. med. __________,
medicina interna generale FMH, ha certificato il 12 maggio 2020 (doc. C) un'inabilità
lavorativa del 100% dall'8 fino al 22 maggio 2020 e con ricetta di pari data
(doc. C1) ha prescritto all'assicurato uno sciroppo (Solmucalm) e uno spray
(Drossadin). La Cassa malati lo ha interpellato inviandogli il 14 maggio 2020
(doc. J) il "Questionario in caso d'incapacità lavorativa" da
compilare. Dalle risposte che il dr. med. __________ ha fornito il 18 maggio
2020 risulta che l'interessato era inabile al lavoro a causa del COVID-19
(risposta n. 1), che il medico l'ha visitato l'11 maggio 2020 perché il "paziente in quarantena per sospetto Covid-19 positivo
in famiglia", che non ha necessitato di essere ospedalizzato
(risposta n. 2) e che non è stato fatto il test per il COVID-19 (risposta n. 3)
visto che non presentava dei sintomi (risposta n. 5). Era in quarantena
(risposta n. 7) e la domanda n. 8 sul motivo della quarantena è stata lasciata
in bianco. Alla domanda n. 9 a sapere se l'interessato era in incapacità
lavorativa a causa del COVID-19 per un motivo che non era legato a un danno
alla salute, il medico ha risposto che "paziente
in quarantena per sospetto Covid-19 positivo in famiglia" e
alla successiva domanda se v'erano informazioni particolari da comunicare il
curante ha indicato che "Famigliare
risultato poi negativo". Nel certificato medico del 20 maggio
2020 (doc. E) il dr. __________ ha attestato un'inabilità lavorativa completa
dal 23 al 31 maggio 2020 e il 29 maggio 2020 (doc. H) dal 1° al 15 giugno 2020.

 

Il dr. med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, dal canto suo, ha certificato, il 2 giugno 2020 (doc. D), che l'assicurato
era inabile all'attività lavorativa in ragione del 100% per malattia sino al 1°
luglio 2020. Mentre  con rapporto del 18 giugno 2020 (doc. K) il cardiologo FMH
dr. med. __________, ha indicato di avere già valutato l'assicurato nel 2018, riscontrando
uno stato di distonia neurovegetativa, ansia depressione reattiva parossistica,
ipertensione, stress riaccusato di recente per problemi personali. La terapia
in atto, non continuativa, era di Coveram 5/5 mg 1/die e Dilatrend 25 mg mezza
pastiglia al giorno. Per lo status e la situazione generale lo specialista ha
rilevato aspetti esulanti la sua specializzazione ossia tratto ansioso reattivo.
Lo specialista ha accertato che il cuore è morfologicamente e funzionalmente
nella norma escludendo patologie cardiache e ritenendo il sussistere di uno
stato di distonia neurovegetativa, un calo funzionale come da sindrome da
fatica. Nonostante l’assenza di patologie cardiache inabilitanti il dr. med. __________
ha certificato (docc. D1 e L), che l'interessato era inabile al lavoro al 100%
per malattia fino al 30 giugno 2020.

 

                                   9.   Il
fiduciario dr. med. __________, FMH pneumologia, interpellato dalla Cassa in
merito alla ricetta medica rilasciata dal medico curante il 24 giugno 2020
(doc. 3), a ritenuto unicamente i prodotti prescritti sintomatici per gli
episodi tussigeni.

 

                                10.   Con
certificato del 1° luglio 2020 (doc. D2) il dr. __________ ha attestato l'inabilità
lavorativa totale dell'interessato fino al 15 luglio 2020 e il 15 luglio l'ha
prolungata fino al 31 luglio 2020 (doc. 12).

                                         Lo
psichiatra ha poi redatto il 20 luglio 2020 (doc. 13) all'indirizzo di CO 1 un
rapporto del seguente tenore:

 

"
Il paziente è seguito presso il mio studio, con un doppio approccio terapeutico,
farmacologico e psicoterapeutico, dal 18.10.2019. E affetto da un disturbo da
gioco d'azzardo patologico (DSM 5 312.31 ICD 10 F 63.0) di media gravità, in
comorbidità con un disturbo dell'adattamento con ansia e umore depresso misti
(DSM 5 309.28 ICD 10 F 43.23). A causa di una situazione di importante stress
emotivo legata a un intervento cardiochirurgico ad un amico a cui è molto
legato e avvenuto in data 18.05.2020, ha iniziato a sviluppare una
sintomatologia ansiosa caratterizzata da ansia libera, correlati somatici,
deflessione del tono dell'umore e insonnia, da me valutata in data 01.06.2020.
In quella circostanza venivano riferiti inoltre intensi sentimenti di
inadeguatezza e di incapacità a prendersi cura dell'amico, acuiti anche dai
vissuti relativi alla chiusura imposta dall'epidemia di Coronavirus.
Attualmente assume la seguente terapia: Paronex 40 mg/die, Xanax 0,25 mg 1-0-1,
Halcion 0,250 mg/sera.

 

È stato rivalutato anche in data
03.06.2020, 10.06.2020, 01.07.2020 e 15.07.2020, denotando un quadro clinico di
sostanziale stabilità e non ravvisando, attualmente, miglioramenti sostanziali.

Si ritiene quindi, per la gravità e la
recidiva della patologia di cui è affetto e che condiziona sicuramente una
normale performance lavorativa, oltre a quella propriamente esistenziale, che
il paziente sia assolutamente inabile all'attività lavorativa nella misura del
100% dalla data del 01.06.2020 sino al 31.07.2020, salvo complicazioni
cliniche.".

 

Dal canto suo il curante dr. med. __________
ha scritto alla Cassa malati, il 23 luglio 2020 (doc. 14), rilevando come “il
paziente non aveva sintomi di Covid 19” ma era “estremamente depresso e
ansioso” … “da considerare in inabilità lavorativa dal 08.05.2020 per
motivi psichici” … “confermati dallo psichiatra il 20.07.2020”, attestando,
in merito al questionario per inabilità lavorativa del 14.05.2020, che il
paziente non presentava sintomi di Covid 19, ma si presentava 

 

"
… già estremamente depresso e ansioso a causa dell'intervento operatorio
al cuore che ha subito un suo intimo amico. Era già dunque da considerare in
inabilità lavorativa dal 08.05.2020 per motivi psichici che vengono confermati
dallo psichiatra Dr. __________ nella lettera del 20.07.2020.".

 

Su invito della Cassa malati, il dr.
med. __________ ha risposto il 24 marzo 2021 (doc. 16) a quesiti riguardanti i
rapporti dei tre medici curanti dell'assicurato come segue:

 

" Questions
sur les rapports Dr __________, FMH médecine générale:

 

Ad 1: Le rapport
médical du 18.05.2020 ne permet pas de justifier une incapacité de travail. Le
médecin parle d'une suspicion de covid-19, d'autant plus que ce diagnostic ne
sera jamais confirmé.

Ad 2: L'ordonnance du
12.05.2020 ne suffit pas à démontrer de manière hautement vraisemblable l'arrêt
de travail de l'assuré. En effet il s'agit d'un médicament antiseptique pour la
bouche et d'un médicament mucolytique (pour favoriser l'expectoration).

 

Ad 3: Dans son rapport
médical du 23.07.2020, le Dr __________, voyant notre refus de prendre en
charge les indemnités, annonce de manière nouvelle pour cette incapacité de
travail débutant le 08.05.2020, que son patient souffre de trouble anxieux et
dépressifs liés à l'opération du cœur d'un ami. Pourquoi n'a-t-il pas signalé cela
dans son rapport médical du 18.05.2021? Ce changement de diagnostic
incapacitant est douteux.

 

Questions sur les
rapports du Dr __________, cardiologue FMH:

 

Ad 1: Dans son rapport
médical du 18.06.2020, le cardiologue retient les diagnostics suivants:
Dystonie neurovégétative; réaction paroxystique anxio-dépressive; Hypertension;
stress personnel.

Le cardiologue ne
donne aucune valeur de la pression artérielle. A-t-elle été mesurée? Il dit que
cette hypertension est secondaire au stress et que son traitement n'est qu'intermittent
(Coveram + Dilatrend). L'examen cardiologique est décrit comme normal (ECG de
base, ergométrie et échocardiographie).

Les constatations du
cardiologue, dans son rapport médical, confirment donc l'absence d'un problème
cardiaque.

Ces constatations ne
justifient ainsi aucun arrêt de travail pour des raisons cardiologiques. Donc l'arrêt
de travail de 12 jours donné par le cardiologue le 18.06.2020 ne me paraît pas
être justifié sur le plan cardiologique. De plus il me paraît clair que le
cardiologue ne peut attester que des incapacités de travail liée à sa
spécialité.

 

Questions sur les
rapports du Dr __________, psychiatre FMH:

 

Dans son rapport
médical du 20.07.2020, le psychiatre semble dire que son patient souffre
maintenant d'une situation de stress plus marquée qu'auparavant, situation liée
à une intervention cardiaque chez un ami. Pour cette raison le psychiatre
justifie l'arrêt de travail qu'il donne du 03.06.2020 au 31.07.2020 (Ce ne sont
pas les mêmes dates d'arrêt de travail que celles données par le Dr __________).

Il est étonnant
toutefois de noter que même si le client a dû consulter à 4 reprises en 6
semaines son psychiatre, le traitement médicamenteux en cours n'a absolument
pas été modifié. Il est exactement le même depuis plusieurs mois (voir rapport
du psychiatre du 13.01.2020) et n'a pas empêché le client de travailler sous ce
traitement normalement depuis au moins le début de l'année 2020. Certes le
client a peut-être été stressé et marqué par la maladie de son ami, mais pas au
point de justifier une incapacité de travail.

 

C'est aussi très
surprenant d'avoir reçu l'incapacité de travail du psychiatre, très
tardivement, le 20.07.2020, soit 7 semaines après son début et uniquement dans
le cadre d'une opposition du client à notre décision de refus de prestations.

 

En résumé, pour moi
les incapacités de travail données par les Dr __________, __________ et __________
n'ont pas de justification médicale hautement vraisemblable. Je pense
que nous devons les refuser.".

 

Nel suo complemento del 12 aprile 2021
(doc. 17) il medesimo medico di fiducia di CO 1 ha così risposto ad ulteriori
quesiti che gli sono stati sottoposti:

 

" question
1:

Non, le rapport
médical du cardiologue ne rend pas hautement vraisemblable l'incapacité de
travail donnée par ce spécialiste. En effet, ce spécialiste se prononce
tardivement en attestant une incapacité de travail relevant d'une pathologie ne
correspondant pas à sa spécialité médicale. Il atteste dans son rapport médical
du 18.06.2020, par les faits qu'il expose, que le client ne présente aucun
problème cardiaque incapacitant. Il atteste un syndrome anxieux avec des
manifestations neuro-végétatives dont une hypertension artérielle contrôlée par
le traitement (on le suppose puisqu'aucune valeur de pression artérielle n'est
signalée dans ce rapport médical).

 

question 2:

Non, le rapport
médical du psychiatre du 20.07.2020 ne rend pas hautement vraisemblable l'incapacité
de travail attestée par ce spécialiste.

En effet, même si le
psychiatre parle d'une situation de stress engendrée chez le patient par le
problème cardiaque d'un ami, cette situation n'a engendré aucune modification
du traitement médicamenteux en cours depuis plusieurs mois, puisque le psychiatre
rapporte exactement le même traitement médicamenteux que dans son rapport
médical du 18.01.2020. Le patient a travaillé tout le temps depuis le début de
l'année 2020 avec le même traitement médicamenteux. Si le stress et l'anxiété
avaient été aussi importante qu'annoncés, le traitement médicamenteux aurait dû
être certainement modifié ou augmenté.

 

question 3:

Non. Ce qui me frappe
dans ce dossier est la chronologie des rapports médicaux fournis pour essayer
de justifier une incapacité de travail. D'abord il y a une annonce tardive du
"problème" de santé, puis on nous parle d'une suspicion non confirmée
de Covid-19 et devant le refus de l'assurance de prendre en charge les
prestations, d'autres "problèmes médicaux" sont mis en avant.

 

question 4:

Oui le dossier me
semble suffisamment complet pour que l'assurance puisse se prononcer.".

 

                                11.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p.
33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza 8C_216/2009
del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e consid. 4.7, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno
il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in
tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle
armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1
CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio
l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei
mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in
particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni
all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla
procedura di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a
condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio
l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e 8C_862/2014
del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui
temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle
censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr.
21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti). L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                                12.   In
concreto va osservato come:

 

Per l'inabilità lavorativa per il
periodo dall'8 al 31 maggio 2020

Come risulta chiaramente dal
questionario del 18 maggio 2020 (doc. 2), l'assicurato è stato messo in
quarantena dal suo medico curante per sospetto caso di COVID-19 positivo in
famiglia e quindi dichiarato inabile al lavoro dal dr. med. __________ dall'8
al 22 maggio 2020 (doc. C). Ciò non permette di ritenere una IL pensionabile, non
trattandosi della comparsa di una malattia e quindi della realizzazione di un
danno alla salute giusta l'art. 6 LPGA.

Il giudice delle assicurazioni sociali
deve dare più peso alle prime dichiarazioni, le quali sono espresse in generale
in un momento in cui le persone interessate non sono ancora consapevoli delle
conseguenze giuridiche del loro dire (cosiddette dichiarazioni della prima
ora) (DTF 142 V 590 consid. 5.2; STF 8C_438/2020 del 22 dicembre 2020
consid. 6.1).

Le precisazioni del 23 luglio 2020 del
dr. __________, secondo cui l'assicurato non aveva in effetti sintomi di
COVID-19, ma era già estremamente depresso e ansioso a causa dell'intervento al
cuore subito da un suo intimo amico, essendo state espresse dopo la decisione
di rifiuto delle prestazioni del 25 giugno 2020 (e non da uno psichiatra
specialista qual è il dr. __________), non sono atte a sovvertire le
conclusioni che si possono trarre dagli atti. Infatti, la preesistenza di un
disagio psichico nell'assicurato non muta la circostanza che l'inabilità
lavorativa iniziale dall'8 al 22 maggio 2020 sia stata inizialmente attestata dal
curante per la quarantena nell'ambito del COVID-19 e non per un riconosciuto
danno alla salute. Prova ne è che la notifica di malattia all'assicuratore
malattia effettuata dall'interessato medesimo indica espressamente che l'assenza
dal lavoro era dovuta a influenza da COVID-19, influenza, difficoltà
respiratorie e febbre e quindi nulla ha a che vedere con i suoi preesistenti
disturbi psichici. Peraltro, lo stesso dottor __________ ha prescritto al suo
paziente, il 12 maggio 2020, due blandi farmaci contro la tosse, che di certo
non possono giustificare un'inabilità lavorativa di due settimane.

 

Per il periodo di inabilità
lavorativa dal 18 al 30 giugno 2020

Il dr. med. __________, FMH
cardiologia, ha certificato il 18 giugno 2020 che l'assicurato era inabile al
lavoro al 100% fino a fine mese. Come riportato in precedenza a fondamento
della sua valutazione questo specialista ha posto aspetti che non ottengono lo
status cardiologico del ricorrente.

Il Dr. __________ non ha attestato
patologie inabilitanti il lavoro.

 

Per l'incapacità lavorativa attestata
dal 23 al 31 maggio 2020

Il dr. __________ ha continuato a
certificare un'inabilità lavorativa dal 23 al 31 maggio 2020 (doc. E) e nel suo
complemento del 23 luglio 2020 ha fatto riferimento allo psichiatra curante,
dr. med. __________, per giustificare che questa inabilità lavorativa era
dovuta sin dall'8 maggio 2020 per motivi medici. Va rilevato qui che lo
specialista ha attestato un'incapacità lavorativa dell'assicurato soltanto dal
1° giugno 2020. Ciò stante, la precisazione comunicata dal medico curante
dell'assicurato alla Cassa malati appena dopo l'inoltro dell'opposizione contro
la decisione di rifiuto del versamento di indennità giornaliere per malattia
non è d’aiuto al ricorrente. Non è possibile riconoscere il diritto
dell'assicurato a ricevere delle indennità giornaliere per perdita di guadagno
durante detto periodo.

 

Per l'incapacità lavorativa dal 1° giugno
al 31 luglio 2020

Il dr. med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, ha certificato il 2 giugno 2020 (doc. D) che l'assicurato era
inabile al 100% per malattia sino al 1° luglio 2020. Il 1° luglio 2020 (doc.
D2), poi, ha prolungato questa incapacità lavorativa fino al 15 luglio 2020 e
con il rapporto del 20 luglio 2020 (doc. 13) ha indicato che si estendeva dal
1° giugno al 31 luglio 2020.

Già in sua cura dal 18 ottobre 2019 per
un disturbo da gioco d'azzardo patologico di media gravità e un disturbo
dell'adattamento con ansia e umore depresso misti, lo psichiatra ha riferito
che a causa di una situazione di importante stress emotivo legata a un
intervento chirurgico al cuore subito il 18 maggio 2020 da un amico a cui
l'assicurato era molto legato, quest'ultimo ha iniziato a sviluppare una
sintomatologia ansiosa caratterizzata da ansia libera, correlati somatici,
deflessione del tono dell'umore e insonnia, situazione che il dr. __________ ha
valutato il 1° giugno 2020. Perciò, nel certificato del giorno seguente lo
specialista ha attestato un'inabilità lavorativa totale.

Lo stato di salute del ricorrente è poi
stato rivalutato dallo psichiatra il 3 e il 10 giugno 2020, come pure il 1° e
il 15 luglio 2020, denotando un quadro clinico di sostanziale stabilità e non
ravvisando, a quel momento, come pure al 20 luglio 2020 quando ha redatto il
suo referto, miglioramenti sostanziali. Pertanto, vista la gravità e la
recidiva della patologia che, a suo dire, condizionava sicuramente una normale
performance lavorativa dell'assicurato, oltre a quella propriamente esistenziale,
l'ha ritenuto totalmente inabile al lavoro dal 1° giugno al 31 luglio 2020. La
terapia psicofarmacologia in essere al 20 luglio 2020 era di Paronex 40 mg/die,
Xanax 0,25 mg 1-0-1, Halcion 0,25 mg/sera.

In effetti, come ha rilevato il dr.
med. __________, medico fiduciario della Cassa malati, questi medicamenti e i
relativi dosaggi sono i medesimi che si riscontrano nel referto del 13 gennaio
2020 (doc. 18) dello stesso dottor __________, in cui quest'ultimo ha riferito
del disturbo da gioco d'azzardo patologico di media gravità, a quel momento
peggiorato, che condizionava l'assicurato nelle relazioni sociali ed affettive
e nell'attività lavorativa, tanto che lo psichiatra gli aveva consigliato anche
di intraprendere un breve percorso riabilitativo e l'aveva posto in inabilità
lavorativa del 100% fino al 29 febbraio 2020.

Gli aspetti psichici non sono però
stati indagati in maniera congiunta ed approfondita e per tutto il periodo
certificato dal curante.

Non è in particolare chiara la terapia
psicofarmacologica in essere specie dal 1° giugno al 31 luglio 2020, con
conseguente difficoltà per il TCA di stabilire, con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali (DTF 138 V 218
consid. 6), se l'assicurato sia stato inabile al lavoro nel periodo citato. Ne
viene che gli atti vanno rinviati a CO 1 per un approfondimento della
questione.

 

                                13.   Visto
quanto esposto, il ricorso va parzialmente accolto. La decisione impugnata va
annullata limitatamente al rifiuto, per motivi psichiatrici, di concedere IL
nel periodo 1° giugno – 31 luglio 2020. Gli atti sono rinviati a CO 1 affinché
proceda ai necessari approfondimenti e decida nuovamente.

 

Per il periodo dall'8 al 31 maggio
2020, invece, non è stata validamente dimostrata l'esistenza di un'incapacità
lavorativa per malattia che dia diritto al versamento di prestazioni per
perdita di guadagno.

 

                                14.   In
concreto il ricorso ha per oggetto delle prestazioni assicurative, per le quali
la LAMal non prevede che la procedura sia soggetta a spese. L'insorgente è
rappresentato da RA 1. Richiamata la giurisprudenza in materia di ripetibili (DTF 129 II 297 consid. 5, DTF 119 Ib 412, DTF 112 V 86
consid. 4, DTF 110 V 81 consid. 7, DTF 105 V 89 consid.
4, DTF 105 Ia 122, DTF 99 Ia 580 consid. 4; Susanne Leuzinger-Naef, Bundesrechtliche
Verfahrensanforderungen betreffend Verfahrenskosten, Parteientschädigung und
unentgeltliche Rechtsbeistand im Sozialversicherungsrecht, in SZS 1991 pag. 180
ss; DTF 118 V 140 consid. 2= RCC 1992 p. 433 consid. 2a; RCC 1985 p. 411 consid. 4;
DTF 108 V 271 = RCC 1983 p. 329; cfr. la sentenza 30.2009.32 del 2 aprile 2010)
e vista inoltre la STF K 63/06 del 5 settembre 2007 e la giurisprudenza citata,
anche nel caso di specie il ricorrente, siccome il suo
rappresentante, come già rilevato nel precedente giudizio STCA 36.2021.12 del
19 aprile 2021, né è "persona
senza specifica formazione giuridica" e "Diversamente da un patrocinatore che svolge il mandato
a titolo oneroso (quale avvocato) RA 1 agisce in favore dei suoi associati a
scopo ideale ("a tutela dei cittadini")"
(cfr. consid. 8 pag. 12), né si può ravvisare un agire temerario da parte
dell'assicuratore, non vanno assegnate ripetibili.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto nel senso delle considerazioni esposte.
Di conseguenza:

 

1.1.       La
decisione impugnata è annullata limitatamente al periodo da indennizzare
corrente dal 1° giugno – 31 luglio 2020.

1.2.      
Gli atti sono rinviati alla Cassa affinché, esperiti gli accertamenti
necessari evidenziati nelle motivazioni, emette una nuova decisione sul diritto
dell’assicurato a beneficiare di indennità nel periodo 1° giugno 2020 – 31
luglio 2020.

1.3.      
Per il resto il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato. Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il giudice delegato                                                La
segretaria

 

Ivano Ranzanici                                                   Stefania
Cagni