# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ecb6675d-d601-583d-8e01-652329006af8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.09.2010 D-6490/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6490-2010_2010-09-17.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6490/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 7  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliere Federico Pestoni;

A._______, nato il (...),
paese sconosciuto [2],
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore;

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6490/2010

Visti:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera;

il verbale d'audizione del 22 luglio 2010 (audizione sommaria al Centro 
di registrazione e di procedura di B._______ [di seguito: Centro]) in cui 
il  richiedente ha dichiarato di essere cittadino palestinese con ultimo 
domicilio a C._______ (Libano), da dove, a metà del mese di (...), sa-
rebbe espatriato, poiché, a causa della sua conversione, sarebbe stato 
minacciato dal gruppo D._______ e altri gruppi islamici che avrebbero 
già cercato di ucciderlo;

l'analisi  LINGUA effettuata il  2 agosto 2010 e il  relativo rapporto del  
18 agosto 2010 dell'esaminatore che l'ha effettuata;

il verbale d'audizione del 25 agosto 2010, in occasione del quale al ri-
chiedente è stato conferito il  diritto  di  essere sentito  sulle risultanze 
del  rapporto  LINGUA,  nonché  in  merito  all'applicazione  del-
l'art. 32 cpv. 2  lett.  b  della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998 
(LAsi, RS 142.31),

la decisione del 7 settembre 2010, notificata all'interessato il  medesi-
mo giorno (cfr. risultanze di causa), con la quale l'UFM non è entrato 
nel merito della domanda di asilo del richiedente;

il  ricorso  del  10 settembre 2010  (cfr. timbro  del  plico  raccomandato, 
data d'entrata 13 settembre 2010);

gli atti dell'UFM trasmessi via fax al Tribunale amministrativo federale 
(TAF) in data 13 settembre 2010;

ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno 
ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della ver-
tenza;

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 

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17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il  TAF, in 
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi del-
l'art. 5 PA prese dalla autorità menzionate all'art. 33 LTAF;

che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi);

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;

che  il  ricorrente  ha  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità 
inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta 
un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione 
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA) e che è pertanto legittimato 
ad aggravarsi contro di essa;

che i  requisiti  relativi  ai  termini  di  ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi),  alla  
forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti;

che, nella decisione del 31 marzo 2010, l'UFM ha considerato che, in 
virtù delle risultanze del rapporto sull'esame LINGUA, il richiedente ha 
ingannato le autorità svizzere in materia d'asilo sulla propria identità ai 
sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, essendo emerso, con certezza, che 
la  sua  socializzazione,  avvenuta  in  un  ambiente  arabo,  non  si  è 
compiuta in Palestina, bensì, con ogni probabilità, in Libano o in Siria;

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dello stesso siccome lecita, esigibile e possibile;

che, nel ricorso, l'insorgente ha allegato, in sostanza e per quanto qui 
di  rilievo,  di  non  aver  ingannato  le  autorità  svizzere,  ribadendo  di  
essere palestinese; che, inoltre, contesta l'esame LINGUA, in quanto, 
anzitutto,  perché  egli  ritiene  di  aver  fornito  risposte  sufficienti  a 
dimostrare  la  sua  provenienza  palestinese,  e  inoltre  perché,  a  suo 
dire,  la  persona  che  ha  condotto  il  test  sarebbe  giunta  a  delle 
conclusioni sbagliate e gravemente carenti; che infine il  ricorrente, a 
parziale  giustificazione,  ha  allegato  che  si  dovrebbe  tenere 
maggiormente  conto delle  difficoltà  di  vita  che ha dovuto  affrontare; 
che inoltre, in sede di  seconda audizione egli  aveva riferito che, per 

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quanto riguarda le inflessioni tipicamente libanesi o siriane nella lingua 
da lui parlata, queste sarebbero dovute al fatto che per diverso tempo 
egli ha vissuto in campi palestinesi situati in Libano, dove è pertanto 
normale  che  la  lingua  abbia  subito  delle  influenze  (cfr.  verbale  di  
audizione del 25 agosto 2010, pag. 5);

che,  inoltre,  il  ricorrente  ritiene che non si  può affermare che abbia 
violato il suo dovere di collaborare solo in base ad un esame LINGUA, 
viziato  da  conclusioni  sbagliate  e  gravemente  carenti  da  parte 
dell'esperto;  che  infine,  si  sarebbe  attivato  per  far  pervenire  al  più 
presto  allo  scrivente  Tribunale  una  documentazione che confermi  la 
sua provenienza;

che, in conclusione, l'insorgente ha chiesto l'annullamento della deci -
sione impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità infe-
riore  per  una nuova decisione nel  merito  della  sua domanda d'asilo 
nonché,  in  via  sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì, 
presentato  una domanda d'esenzione dal  versamento  dell'anticipo  a 
copertura delle spese processuali;

che, sul punto della contestazione dell'esame LINGUA, dal ricorso non 
si evince con chiarezza se e in quali frangenti le dichiarazioni dell'in -
sorgente siano state interpretate in modo scorretto; che egli parla in-
fatti piuttosto, in maniera del tutto generica, di conclusioni errate e gra -
vemente carenti da parte dell'esperto, senza tuttavia indicare dove ed 
in che modo questi avrebbe sbagliato la propria analisi; che pertanto, 
non è  dato  sapere concretamente  dove sia  ravvisabile  un problema 
nell’attività svolta dall’esperto;

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, non si entra nel merito di una do-
manda d'asilo se il richiedente inganna le autorità sulla propria identità  
e tale fatto è stabilito dai risultati  dell'esame dattiloscopico o da altri 
mezzi di prova;

che l’esame LINGUA va sussunto a mezzo di prova dell’informazione 
giusta l’art. 12 lett. c PA (v. Giurisprudenza ed informazioni della Com-
missione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 14, tut -
tora applicabile); che esso soggiace al libero apprezzamento delle pro-
ve e costituisce peraltro un mezzo idoneo a dimostrare l’inganno sull’i -
dentità ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi (GICRA 1999 n. 19 e n. 20 
e GICRA 1998 n. 34) e, dunque, a giustificare la pronuncia di una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo; che è tuttavia 

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consentito ammettere un inganno sull’identità solo allorquando l’esa-
me LINGUA consenta d’escludere inequivocabilmente che il richieden-
te l’asilo provenga dal Paese di cui sostiene di possedere la cittadinan-
za (GICRA 2004 n. 4);

che, ai sensi dell'articolo 36 cpv. 2 LAsi, in vista di una decisione ai 
sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, al ricorrente è concesso il diritto di  
essere sentito;

che, in tale ambito, il ricorrente è stato sentito su tutti i punti dell'esa-
me LINGUA che l'UFM ha successivamente utilizzato nella sua deci -
sione di non entrata nel merito (cfr. audizione del 25 agosto 2010);

che, pertanto, l'insorgente ha potuto correttamente esercitare il proprio 
diritto  di  essere sentito  in  relazione ai  punti  rilevanti  della  decisione 
presa dall'UFM ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi;

che,  dalle  risultanze dell'esame LINGUA contenute  nel  rapporto  del 
18 agosto 2010,  da  un  lato,  è  emerso  con  ogni  probabilità  che  la 
socializzazione del ricorrente è stata compiuta in un ambiente libanese 
o  siriano,  e  dall'altro,  è  stato  escluso con certezza (eindeutig  nicht) 
che la stessa sia avvenuta in un ambiente palestinese (cfr. rapporto 
LINGUA del 25 agosto 2010 pag. 1);

che,  infatti,  l'esaminatore  (cognito,  in  particolare,  della  lingua  e  dei 
dialetti  arabi,  con  profonde  conoscenze di  Palestina,  Libano  e  Siria 
nonché degli  ambienti  palestinesi  in  medio  oriente  [cfr. agli  atti])  ha 
indicato che le caratteristiche linguistiche dell'insorgente rilevano dalla 
lingua araba con inflessioni  dialettali  tipiche del  Libano e della  Siria 
(cfr. rapporto LINGUA del 25 agosto 2010 pagg. 5 e 6);

che, inoltre, l'insorgente, non è stato in grado di  dimostrare di  avere 
delle conoscenze particolari della cultura e dei costumi palestinesi in 
generale, ma neppure dei paesi e campi palestinesi nei quali dice di 
essere stato; che, come è emerso dal  rapporto dell'esame LINGUA, 
egli non ha saputo nominare alcune scuole presenti nella regione; che 
il ricorrente non ha saputo nominare e collocare i campi palestinesi a 
E._______ in Libano, e che pure a proposito di  quello in cui dice di 
aver vissuto non è stato in grado di fornire informazioni conformi alla 
realtà;  che,  infine,  malgrado  al  sua  asserita  permanenza  in  campi 
palestinesi  egli  non  ha  saputo  descrivere  correttamente  la  carta 
d'identità  palestinese  emessa  in  Libano  ed  ha  dimostrato  di  non 

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conoscere  i  punti  essenziali  della  causa  palestinese (cfr.  rapporto 
LINGUA del 25 agosto 2010 pagg. 2, 3 e 4);

che,  d'altronde,  il  ricorrente  -  sia  in  occasione  del  diritto  di  essere 
sentito, sia in sede di ricorso - non ha fatto valere alcun argomento o  
mezzo  di  prova  suscettibile  di  contestare  la  fondatezza  dell'esame 
LINGUA così come delle risultanze dello stesso;

che l'interessato ha allegato al  ricorso la fotocopia del  suo presunto 
certificato di nascita;

che sono documenti d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali, segnata-
mente il passaporto e la carta d'identità, che permettono un'identifica-
zione certa del richiedente l'asilo (in particolare della sua cittadinanza) 
e che ne assicurano il rimpatrio senza necessità di particolari formalità 
amministrative;

che, per contro, non sono documenti validi a confortare propria identità 
rispettivamente provenienza quelli  emessi  per altri  scopi,  come la li-
cenza di  condurre,  la  carta  professionale,  il  certificato  di  nascita,  la 
carta scolastica o l'attestato di fine degli studi (cfr. DTAF 2007/7, con-
sid. 6); che quindi  il  documento presentato dal  richiedente,  oltretutto 
non nel formato originale, non può essere ritenuto come mezzo di pro-
va ai fini della presente vertenza;

che, in particolare, l'insorgente non ha presentato, all'infuori di generi -
che censure, argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa 
valutazione, rispetto a quella di cui all'impugnata decisione rispettiva-
mente al rapporto LINGUA;

che non v'è quindi  motivo di  censurare le conclusioni a cui è giunto 
l'esaminatore nel rapporto LINGUA del 25 agosto 2010, e neppure di  
scostarsi  dalla  decisione  dell'UFM qui  impugnata  che  rettamente  si  
fonda su tali conclusioni;

che, in virtù delle emergenze processuali, ne discende che l’UFM ha 
rettamente  considerato  siccome  adempiuti  i  presupposti  per  la 
pronuncia  di  una  decisione  di  non  entrata  nel  merito  ai  sensi  
dell’art. 32  cpv.  2  lett.  b  LAsi  per  inganno  sull'identità  giusta 
l'art. 1a lett. a  dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni 
procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311);

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che, pertanto, in materia di non entrata nel merito il ricorso, destituito 
d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione 
impugnata va confermata;

che, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 
di non entrata nel merito dell'UFM relativa alla domanda d'asilo del ri -
corrente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di re-
spingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito 
del diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art.  
33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30);

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Sviz-
zera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1);

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che, giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve es-
sere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che la questione del ca-
rattere possibile,  ammissibile e esigibile  dev'essere esaminata d'uffi -
cio; che, tuttavia, questo principio è limitato dall'obbligo dell'interessato 
di collaborare all'accertamento dei fatti giusta l'art. 8 cpv. 1 LAsi (v. la 
sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-3975/2007  del  15 
giugno 2007, consid. 3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss des Asylverfahrens, 
Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262); che si tratta di un tipico 
caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c PA;

che nel caso di specie, le affermazioni del ricorrente in merito alla pro-
pria cittadinanza sono manifestamente confutate dall'esame LINGUA, 
al punto tale che può essere esclusa la sua provenienza dalla Palesti -
na (cfr. rapporto LINGUA del 25 agosto 2010 pagg. 1, 6 e 7) e conte-
stualmente qualsivoglia impedimento al rientro del ricorrente nel sud-
detto Paese, come egli pretenderebbe far valere in sede di ricorso con 
generiche e semplici affermazioni (cfr. ricorso pag. 2-3); che per di più, 
questo Tribunale osserva,  alla luce del rapporto sull'esame LINGUA, 
che  il  ricorrente  parla  fluentemente  la  lingua  araba  con  frequenti 
espressioni conosciute soltanto in Libano e in Siria ed estranee al les-
sico palestinese;

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che, avendo il ricorrente violato l'obbligo di collaborare segnatamente 
con riferimento all'indicazione della sua vera cittadinanza, a lui senza 
dubbio nota, non spetta alle autorità in materia d'asilo determinare il  
vero Paese d'origine dell'insorgente ed eventuali ostacoli all'esecuzio-
ne dell'allontanamento verso suddetto Paese;

che, essendo comunque verosimile che il suo Paese di origine sia il Li -
bano o la Siria, questo Tribunale osserva che dalle carte processuali 
non emergono elementi da cui desumere che l'esecuzione dell'allonta-
namento  del  ricorrente verso uno di  questi  due Paesi  possa violare 
l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-
zera del  18 aprile  1999 (Cost.,  RS 101),  l'art. 33 della  Convenzione 
sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 
5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre 
la ricorrente in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti con-
trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo 
e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 
0.105);

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente è ammis-
sibile;

che  premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontana-
mento  riconducibili  all'art.  83  cpv. 4  LStr,  il  TAF osserva nondimeno 
che sia in Libano che in Siria non vige attualmente una situazione di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale;

che, d'altronde, in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato 
la sua nazionalità, il ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli  
concreti e suscettibili di minacciarla nel suo effettivo Paese d'origine;

che del  resto,  quanto alla  situazione personale del  ricorrente,  egli  è 
giovane, ha una minima formazione scolastica avendo frequentato due 
anni di scuola elementare ed ha una discreta esperienza professionale 
quale operaio edile e pescatore; che, inoltre, egli ha dichiarato di avere 
ancora uno zio e sei cugini in Libano, dove peraltro ha già vissuto di -
versi anni; che, ciò stante, si può quindi partire dal presupposto che 
egli possa disporre ancora di una discreta rete sociale in loco; che l'in-
sorgente non ha nemmeno preteso nel gravame di soffrire di gravi pro-

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blemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 
(cfr. sulla problematica Giurisprudenza ed informazioni della Commis-
sione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24), senza 
che da un esame d'ufficio degli  atti  di  causa emerga la necessità di 
una permanenza in Svizzera per motivi medici;

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile;

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che l'insor-
gente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni docu-
mento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontanamen-
to è dunque pure possibile;

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatte-
so e la querelata decisione confermata;

che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura sempli-
ficata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi);

che, avendo il TAF statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esen-
zione dal versamento dell'anticipo a copertura delle spese processuali  
è divenuta senza oggetto;

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse e sulle spese ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale ammini -
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

che la  presente decisione non può essere impugnata con ricorso in 
materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d 
LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Tale importo deve essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  F._______  (plico  raccomandato;  allegato: 
bollettino di versamento);

- all'UFM, F._______ (via fax,   per l'incarto N (...), con preghiera di 
notificare  la  sentenza  alla  ricorrente  e  di  ritornare  l'avviso  di 
ricevimento  allegato  al  Tribunale  amministrativo  federale;  con 
allegata copia del ricorso del 10 settembre 2010);

- G._______ (in copia).

Il giudice unico: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Federico Pestoni

Data di spedizione: 

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