# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** acca8aa7-e2d3-5e9a-929e-ddf9e298ba39
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-01-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 14.01.2022 14.2020.158
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2020-158_2022-01-14.html

## Full Text

AP 1

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  14.2020.158

  	
  Lugano

  14 gennaio 2022

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bertoni

  

 

 

statuendo nella composizione a
giudice unico (art. 48b LOG) nella causa OR.2019.37 (rivendicazione di
un fondo pignorato) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa
con petizione 4 marzo 2019 dalle società

	
   

  	
  RI 1, IT-

  RI 4, IT-

  RI 3, IT-

  (già RI 5, )

  RI 6, IT-

  RI 7, IT-

  RI 8, IT-)

  (già RI 8, )

  (patrocinate dagli __________ PA 2 e __________,

   studio legale PA 2, )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall’__________ PA 1 __________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

ritenuto
in fatto e considerando in diritto:

                                         che con precetto esecutivo n. __________ emesso
il 27 gennaio 2016 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, le società appena
citate hanno escusso PI 1 per l’incasso di fr. 127'155'000.– oltre agli interessi dell’8.15% dal 22 febbraio 2015;

                                         che
statuendo con sentenza del 1° settembre 2020 il Pretore ha
accolto la petizione e respinto la rivendicazione di proprietà formulata dalla
convenuta, confermando il pignoramento della particella n. __________ RFD di __________
a favore delle attrici e ponendo a carico della controparte le spese
processuali di fr. 35'000.– e un’indennità di fr. 55'000.– a favore
delle attrici;

                                         che
contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa
Camera con un appello del 1° ottobre 2020 per ottenerne la riforma nel senso della reiezione della petizione e
dell’estromis­sione del fondo rivendicato dal pignoramento, protestate spese e
ripetibili;

                                         che
il 27 ottobre 2021 l’appellante ha chiesto la riattivazione della procedura d’appello
e l’emanazione della sentenza nel senso del­l’accoglimento dell’appello,
comunicando che in seguito all’accor­­do intervenuto il 5 marzo 2021 in
particolare tra le società attrici e PI 1, il Tribunale di Milano aveva revocato tutte le misure cautelari a suo
tempo ordinate a favore delle prime e a carico dell’escusso;

                                         che l’8 novembre 2021 le società attrici hanno
ritirato l’esecuzione;

                                         che
il 9 novembre 2021 l’appellante ha trasmesso le dichiarazioni delle escutenti
di ritiro delle esecuzioni e sequestri promossi nei confronti di PI 1;

                                         che con
scritto del 18 novembre 2021 le attrici si sono opposte alle richieste
formulate dall’appellante nella comunicazione del 27 ottobre, concludendo allo
stralcio dell’appello dai ruoli “in quanto inammissibile, eventualiter privo d’oggetto, spese giudiziarie e
ripetibili a carico dell’appellante”;

                                         che
con l’estinzione dell’esecuzione, in seguito al suo ritiro, il pignoramento del
fondo rivendicato dall’appellante è decaduto, sicché la causa di rivendicazione
– e con sé la procedura di appello – è diventata senza oggetto, giacché verteva
unicamente sulla questione del mantenimento del pignoramento del fondo o della
sua estromissione dal pignoramento;

                                         che
la causa va dunque stralciata dal ruolo (art. 242 CPC);

                                         che
la questione della ripartizione delle spese e ripetibili, anche di prima sede
(art. 318 cpv. 3 CPC), conserva invece un interesse;

                                         che
di principio esse sono da ripartire secondo equità nel caso in cui la causa
diventa senza oggetto (art. 107 cpv. 1 lett. e CPC);

                                         che
la ripartizione dipende perciò dalle circostanze del caso specifico,
considerando equitativamente quale parte abbia provocato l’avvio della causa,
quale sarebbe stato presumibilmente l’esito della lite e quale parte sia all’origine
dei motivi che hanno reso il procedimento senza oggetto (FF 2006 pag. 6669 a
metà; sentenze del Tribunale federale 4A_272/2014 del 9 dicembre 2014 consid.
3.1 e della CEF 14.2017.175 del 16 aprile 2018), senza che vi sia un ordine tra
i diversi criteri né che siano esclusi altri fattori, come il comportamento
processuale delle parti (sentenza del Tribunale federale 5D_126/2012 del 26
ottobre 2012 consid. 3.2);

                                         che
nel caso concreto, l’appello è diventato senza oggetto in seguito al ritiro
dell’esecuzione, che non può però essere imputato solo alle escutenti, giacché
è la conseguenza di una transazione conclusa (anche) con l’escusso, alla quale l’appellante
è intervenuta, tramite l’avv. Tino, quale terza chiamata (v. sentenza 8538/
2021 pubblicata dal Tribunale di Milano il 20 ottobre 2021, acclusa allo
scritto 27 ottobre 2021 dell’appellante);

                                         che
d’altra parte, a un sommario esame l’appello pareva comunque sia votato all’insuccesso;

                                         che
infatti la contestazione del pignoramento di tutti i suoi beni, compreso il fondo
rivendicato, eseguito sulla scorta di un sequestro conservativo italiano che
conserva il proprio carattere provvisorio anche dopo il suo riconoscimento in Svizzera
appare d’ac­chito irricevibile nella causa di rivendicazione – gli atti degli
uffici d’esecuzione dovendosi impugnare con un ricorso all’autorità di
vigilanza (art. 17 LEF) – e comunque ampiamente tardivo, non essendo stata
formulata già nel ricorso contro il pignoramento (v. sentenza della CEF
15.2018.17 del 24 gennaio 2019), per tacere del fatto che la tesi è già stata
respinta con sentenza 15.2020.57 del 19 ottobre 2020 (consid. 6);

                                         che
le censure secondo cui le escutenti non sarebbero creditrici e comunque avrebbero
rinunciato a contestare la rivendicazione del fondo promuovendo azione revocatoria
(giusta gli art. 285 segg. LEF) appaiono d’acchito inammissibili perché l’appellante
non si è confrontata con le – pertinenti – motivazioni della sentenza impugnata
(consid. 12 e 9);

                                         che
la contestazione della simulazione pare anche insufficiente, poiché l’appellante
non nega che l’assoluzione del marito in sede penale non aveva conseguenze
sulla causa civile di oltre 120 milioni di euro (ossia più dei 30 milioni di
franchi cui l’appellante stimava i beni del marito) promossa dalle attrici
innanzi al Tribunale di Milano pochi mesi prima della donazione e non spende
una parola sugli altri indizi di simulazione e di revocazione elencati dal
Pretore (consid. 15, pagg. 11 e 12, e consid. 16, pagg. 12-15);

                                         che
quanto alla convenzione di manleva, AP 1 non ha
contestato in sede d’appello l’allegazione (replica ad n. 79 segg. e
osservazioni all’appello, ad n. 106 segg.) e la prova (doc. 35) addotte dalle
attrici secondo cui la convenzione – comunque nulla – era stata revocata e
superata da una seconda manleva del 26 giugno 2012, anteriore alla
donazione del fondo del 12 dicembre 2013,
che esplicitamente escludeva dalla sua operatività PI 1 e la sua
famiglia;

                                         che di conseguenza l’appello di AP 1 risulta,
a un sommario esame, essere stato inutile, sicché il successivo ritiro dell’esecuzione
si avvera in fin dei conti senza rilievo per la decisione sull’assegnazione
delle spese processuali;

                                         che
secondo equità (art. 107 cpv. 1 lett. e CPC), le spese processuali di entrambe
le sedi vanno poste a carico dell’appellante, da considerarsi presumibilmente
soccombente se l’appello non fosse divenuto senza oggetto;

                                         che
la tassa per la presente decisione va fissata in base alla Leg­ge sulla tariffa giudiziaria
(LTG, RL 178.200) in proporzione degli
atti compiuti (art. 21 LTG);

                                         che
le attrici hanno diritto a ripetibili commisurate al valore litigioso della
causa, di fr. 2'025'980.– (doc. 3 e 29,
petizione ad n. 5), e alla relativa semplicità della causa d’appello stante l’inconsistenza
delle censure;

                                         che
circa i rimedi esperibili sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, come
rilevato di fr. 2'025'980.–, raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   L’appello è dichiarato senza oggetto per
quanto attiene al dispositivo n. 1 della sentenza impugnata, mentre il
dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è confermato.

 

                                   2.   Le spese processuali di complessivi fr. 2'000.–,
relative al presente giudizio, sono poste a carico dell’appellante. Fatta salva
un’eventuale compensazione, la parte eccedente dell’anticipo
versato, di fr. 38'000.–, le è restituita. AP 1 è tenuta a rifondere
alle controparti, in solido, fr. 12'500.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   

       ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).