# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c23e71c-e719-5433-bb22-b8af237e2d42
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.02.2014 32.2013.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-117_2014-02-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.117

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  4 febbraio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 giugno 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 maggio 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel 1961, già attiva come aiuto cuoca, nel 2003 ha presentato una prima domanda di prestazioni AI per adulti, lamentando lombalgie e lombosciatalgie.

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia reumatologica da
parte del dr. __________ (la quale ha concluso che l’assicurata era da
considerare abile al lavoro in misura completa in un’attività adatta, doc. AI
16), con decisione su opposizione 14 giugno 2005 (preavvisata il 27 aprile 2005),
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni presentando l’assicurata un
grado d’invalidità (del 23%) non pensionabile (doc. AI 49).

 

Con decisione 4 settembre 2006
l’Ufficio AI non è entrato nel merito di una seconda domanda di prestazioni
presentata nel maggio 2006 (doc. AI 69). 

                                        

                               1.2.   Nel
mese di gennaio 2011 l’assicurata ha inoltrato una terza domanda di prestazioni,
lamentando anche gli esiti di una distorsione alla caviglia sinistra occorsole nell’agosto
2010 (doc. AI 71).

                                         Richiamati
gli atti dalla __________, ed esperita una perizia multidisciplinare a cura del
SAM (doc. AI 130), con decisione 22 maggio 2013, preceduta da un progetto del 29
marzo 2013, l’Ufficio AI ha nuovamente respinto la domanda di prestazioni, ritenendo
che andava ammessa un’inabilità lavorativa nell’attività abituale del 100% dal
20 agosto 2010 (infortunio al piede) al 30 novembre 2010 e in seguito del 40%,
mentre che in un’attività adeguata rispettosa dei limiti funzionali segnalati
dai periti SAM la capacità lavorativa andava considerata, sempre dal 1. dicembre
2010, dell’80% con una conseguente perdita di guadagno del 28% (doc. AI 138). 

 

                               1.3.   Contro
tale decisione l’assicurata ha interposto ricorso, postulando l’attribuzione di
una rendita almeno parziale. In sostanza contesta la valutazione medico-teorica
del  SAM. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando
sia la valutazione medica che quella economica poste alla base del
provvedimento impugnato. 

 

                               1.5.   In data 5 settembre
2013 l’Ufficio AI ha prodotto un’ulteriore precisazione del SAM datata 27
agosto 2013 (VIII). 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se la ricorrente ha diritto o meno ad una rendita
d’invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe,
dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza
citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique
VSI 2000 p. 84).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607; STFA
I 148/98 del 29 settembre 1998, p. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, p. 128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia.

 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid.
2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 p. 182
consid. 2a con riferimenti).

 

                                         Nella
STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che il riconoscimento di un
danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da
uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente” (STF I 384/06 del 4
luglio 2007 con rinvio a DTF 130 V 396 segg. e STFA I 621/05 del 13 luglio 2006).

                               2.5.   Quando
l'amministrazione entra nel merito di una nuova domanda di prestazioni, essa
deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare
verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà,
per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv.
1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauser/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p.
15; DTF 117 V 198). L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una
notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta."I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5). In particolare, la
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato,
se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento
importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 p. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b,
105 V 30). Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art.
 88 a cpv. 2 OAI). 

 

                               2.6.   Nella
fattispecie, in occasione dell’evasione della prima domanda di prestazioni del
novembre 2003 l’assicurata, madre di cinque figli conviventi nella stessa
economia domestica, è stata ritenuta salariata al 100%, poiché a seguito
dell’inchie-sta economica del 26 gennaio 2005 era emerso che senza il danno
alla salute essa avrebbe lavorato a tempo pieno (cfr. rapporto 18 febbraio 2005 in doc. AI 34). Tale risultanza è stata confermata dall’interessata e dal precedente datore di
lavoro (doc. AI 36) e del resto non è contestata.

 

                                         Ricevuta
la nuova domanda di prestazioni nel gennaio 2011, l'Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare a cura del SAM. Dal referto del 22 marzo
2013 (doc. AI 130) risulta che i periti hanno fatto capo a consultazioni specialistiche
di natura psichiatrica (dr.ssa __________), reumatologica (dr. __________) e
neurologica (dr. __________) e posto le seguenti diagnosi:

 

" 
(…)

5         DIAGNOSI

5.1      Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome algica cronica al piede sin. con:

     -     stato dopo distorsione dell'articolazione di
Lisfranc con frattura/lussazione 20.8.2010,

     -     iniziale artrosi secondaria tarsometatarsale
I.

Sindrome lombospondilogena cronica con:

     -     iniziale discopatia L4-L5 con piccola
fissura dell'anulo fibroso. 

Sindrome cervicospondilogena cronica con:

     -     incipienti alterazioni degenerative C3-C7 e
piccola ernia discale C6-C7 senza neurocompressione.

Sindrome depressiva persistente-distimia. 

Ansia non altrimenti specificata.

Sindrome somatoforme da dolore persistente.

 

5.2      Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

 

Stato dopo decompressione L4-L5 a sin. in ottobre 2003.

Probabile meralgia parestetica a sin.

Sovrappeso con BMI 29 kg/m2

 

                                         In
merito alla capacità lavorativa hanno concluso:

 

(…)

7   VALUTAZIONE. MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE
CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica
globale dell'A., nell'attività da ultimo esercitata come impiegata nel
team-ristorante presso il ristorante __________ di __________, è valutato nella
misura del 60%, inteso come riduzione del rendimento sull'arco di un'intera
giornata lavorativa.

 

8   CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Conseguenze. sulla capacità lavorativa derivano dalle
patologie reumatologiche e psichiatriche, mentre invece, come descritto al
capitolo 6, dal punto di vista neurologico non vi sono limitazioni della
capacità lavorativa.

 

Dal punto di vista reumatologico il nostro consulente,
con influsso sulla capacità lavorativa descrive una sindrome algica cronica al
piede sin. in  stato dopo distorsione dell'articolazione di Lisfranc con frattura/lussazione
in agosto 2010 ed iniziale artrosi secondaria tarso-metatarsale I, una sindrome
lombospondilogena cronica su iniziale discopatia L4-L5 con piccola fissura
dell'anulo fibroso ed una sindrome cervicospondilogena cronica su incipienti
alterazioni degenerative C3-C7 e piccola ernia discale C6-C7 senza
neurocompressione. Secondo il nostro consulente ci si trova di fronte ad un
quadro somatoforme. I dolori che l'A. lamenta a livello del piede sin., della
colonna vertebrale e di tutto l'emicorpo sin. non sono spiegati principalmente
da una problematica organica ma sono espressione di un rilevante disturbo di
percezione e elaborazione del dolore.

Come impiegata nel team ristorante del __________ __________
I'A, è abile al lavoro a tempo pieno ma con un rendimento ridotto nella misura
del 40%. 

Fino alla distorsione del piede sin. del 20.8.2010 fa
stato la valutazione del Dr. med. __________ nella perizia reumatologica del
23.6.2004. Successivamente all'infortunio l'A. deve essere ritenuta totalmente
inabile al lavoro per ca. tre mesi. In seguito la capacità lavorativa corrisponde
a quella attuale.

La diminuzione della capacità lavorativa è dovuta alla
sindrome algica al piede sin. che limita l'A. negli spostamenti ed in posizioni
erette prolungate. Un lavoro adatto non dovrebbe quindi esigere spostamenti
oltre 500 metri e non in modo eccessivamente ripetitivo. Un lavoro da svolgere
essenzialmente in piedi non sarebbe un lavoro adatto. In secondo piano si
situano le limitazioni legate alla problematica cervicale. Sono da evitare
lavori con la colonna in iperestensione (lavori al di sopra dell'orizzontale).
Per quanto riguarda i problemi lombari sono da evitare movimenti eccessivamente
ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco come posizioni statiche
eccessivamente prolungate senza la possibilità di sgranchirsi brevemente.
Un'attività adatta deve rispettare i criteri di ergonomia della schiena.

Dal punto di vista psichiatrico la nostra consulente,
con ripercussione sulla capacità lavorativa, descrive una sindrome depressiva
persistente-distimia, un'ansia non altrimenti specificata ed una sindrome
somatoforme da dolore persistente.

Al momento attuale l'A. si mostra lievemente depressa
(quadro lieve) ed ansiosa e fortemente centrata sul quadro ad espressività
somatica su cui concentra le sue attenzioni. D'altro canto il quadro somatoforme
non è in comorbilità con una condizione fisica e/o psichica di patologia di
rilievo tale da produrre una rilevante ripercussione sulla capacità lavorativa
del soggetto.

I sintomi dolorosi certamente provano la resistenza
delle persone e modificano l'espressività umorale in senso negativo ma in
questo soggetto il quadro somatoforme da dolore cronico si colloca in una
dimensione in cui, riferendosi ai criteri di Förster:

 

     -     non esiste una patologia psichica di
rilevante intensità che possa funzionare da peggiorativo sulla possibilità
dell'A. di gestire i sintomi dolorosi,

     -     non esiste un franco ritiro sociale: ella
stessa cita i contatti con la ricca cerchia parentale che incontra, riceve e va
a trovare. Peraltro solitamente i quadri francamente ritirati non si muovono da
soli in caso di controlli medici ma chiedono di essere accompagnati perché
hanno perso la capacità di autonomia,

     -     c'è una sofferenza fisica solo in parte
riconducibile dai tecnici a dati oggettivi; una parte dei sintomi lamentati ha
certamente connotazione psicogena,

     -     l'A. manifesta un disagio psico-emotivo
collegato alla presenza di una sofferenza fisica, alla perdita di lavoro e del
ruolo sociale ma tale disagio psicologico non è tale da compromettere
l'esigibilità di uno sforzo per recuperare almeno in parte un funzionamento
lavorativo,

     -     la terapia farmacologica psichiatrica
potrebbe essere ottimizzata migliorando sia la gestione del dolore (aumento
della soglia dolorosa) che il tono umorale lievemente deflesso,

     -     non si rileva un aggravamento del quadro nel
corso degli anni, dal punto di vista psichiatrico anzi, la riduzione della
terapia farmacologica dal 2010 ad oggi farebbe supporre il contrario.

 

Il quadro complessivo produce un'incapacità lavorativa
nella misura del 20% dal 2010 relativamente alla presenza ed all'effetto
sincronico di un tono lievemente depresso, alle note ansiose, alla facile
stancabilità ed ai sintomi dolorosi. È quindi abile al 80% in tutte le attività
teoricamente esigibili rispettose del quadro. La percentuale secondo la nostra
consulente non va sommata alle altre percentuali eventualmente evidenziate da
altri specialisti ma integrata e va intesa come difetto di rendimento.

Riassumendo, sulla base di quanto descritto sopra, dal
punto di vista fisico e psichico, valutiamo l'attuale grado di capacità
lavorativa globale, nell'attività da ultimo esercitata come impiegata nel
team-ristorante presso il ristorante __________ di __________ nella misura del
60%. Per quanto riguarda l'evoluzione temporale della limitazione della
capacità lavorativa, sino alla distorsione del piede sin. del 20.8.2010 fa
stato la valutazione del Dr. med. __________ nella perizia reumatologica del
23.6.2004. 

Successivamente all'infortunio l'A. deve essere
ritenuta totalmente inabile al lavoro per ca. tre mesi, in seguito la capacità
lavorativa corrisponde a quella scaturita dalla presente valutazione peritale.

 

9   CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

Da un punto di vista reumatologico teorico è possibile
effettuare provvedimenti di integrazione professionale. L'A. è in grado di
svolgere un lavoro leggero e variato, se è possibile prevalentemente sedentario
ma che può essere svolto in parte anche in posizione eretta e può esigere brevi
e ripetuti spostamenti purché non continui e eccessivi. Un'attività adatta
dovrebbe rispettare i criteri esposti già nel capitolo precedente (le risorse
fisiche sono descritte in dettaglio alla fine del consulto reumatologico).

L'A. è in grado di svolgere un lavoro leggero e adatto
come discusso in precedenza a tempo pieno ma con un rendimento ridotto nella
misura del 20%. In un lavoro leggero e adatto ma che implichi come il
precedente posizioni erette prolungate con continui spostamenti a piedi, l'A. è
abile al lavoro a tempo pieno ma con un rendimento ridotto nella misura del
40%.

Come casalinga nella situazione attuale l'A. è inabile
al lavoro al massimo nella misura del 20% tenendo conto dei lavori più pesanti
che non è più in grado di svolgere, a decorrere dal 20.11.2010 (tre mesi dopo
l'infortunio al piede). Il nostro consulente descrive che la sua valutazione
diverge leggermente da quella del Dr. med. __________. 

Non vi è, secondo il nostro consulente, un
miglioramento della capacità lavorativa come casalinga ma neanche un
peggioramento.

 

Tenendo in considerazione che, come già descritto nel
capitolo precedente, dal punto di vista neurologico non vi sono limitazioni
della capacità lavorativa e che l'incapacità lavorativa descritta in ambito
psichiatrico non si somma a quella somatica, le valutazioni della capacità
lavorativa descritte sopra sono da considerare come capacità lavorativa
globale, intesa come riduzione del rendimento sull'arco di un'intera giornata
lavorativa, con la stessa evoluzione temporale della capacità lavorativa già
descritta nel capitolo 8. (…)

(doc. AI 130/16-22)

 

                                         Con
rapporto finale 27 marzo 2013 il dr. __________ del SMR ha avallato la perizia
multidisciplinare, evidenziando in particolare che non era rilevabile una
patologia psichica di rilevante intensità che potesse funzionare da peggiorativo
sulla possibilità dell’assicurata di gestire i sintomi dolorosi (doc. AI 132).

In sede di opposizione
l’assicurata ha prodotto un certificato 7 maggio 2013 della dr.ssa __________,
psichiatra, la quale si è espressa come segue:   

 

" 
(…)

Oltre alle limitazioni delle attività quotidiane dovute
all'incidente al piede, la paziente presenta limitazioni dovute alla patologia
della sfera psichica relative alla sintomatologia depressiva quali sentimenti
di abbandono e di inutilità, idee autosvalutative, dipendenza e immaturità,
idee di rovina nei confronti dei figli in particolare.

 

Le possibilità ché la signora RI 1 possa ripristinare
parzialmente l'efficienza lavorativa sono ridotte, ma interessanti se
adeguatamente previsto un piano di attività che non superi, temporalmente il
50%.

Questa occasione comporterebbe un supporto terapeutico
e al tempo stesso l'impedimento di ulteriori inquietanti derive psico-fisiche.

Chiediamo pertanto che il caso sia riconsiderato alla
luce di queste opportunità.

Rimaniamo a vostra cortese disposizione per eventuali
ulteriori osservazioni e cordialmente salutiamo." (doc. AI 135/1)

 

                                         È
inoltre pervenuto uno scritto 8 maggio 2013 della dr.ssa __________, internista,
la quale ha fatto valere un peggioramento dello stato della sua paziente,
sofferente di forti dolori al piede sinistro e una sintomatologia depressiva, e
concluso per un’inabilità del 50% (doc. AI 135-2).

                                         Sentito
il medico SMR, per il quale tali certificati non contenevano nuovi elementi
clinici (doc. AI 138), l’Ufficio AI ha confermato il diniego di prestazioni con
la decisione 22 maggio 2013 che l’interessata contesta in questa sede. 

 

                               2.7.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben
motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di
prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122
V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44
LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche
per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti
esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro
utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e
alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va infine evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Infine,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole
deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
32.1999.124 del 27 settembre 2001, DTF 130 V 352 e STFA I 384/04 del 23
settembre 2004).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA ritiene che lo stato di salute dell’assicurata
sia stato approfonditamente vagliato dai periti del SAM e non ha motivo per
mettere in dubbio la dettagliata, approfondita e convincente valutazione
multidisciplinare.

                                         

                                         Più
precisamente, per quel che concerne la problematica reumatologica, la
ricorrente è stata valutata dal dr. __________, il quale  - poste le diagnosi
di sindrome algica cronica al piede sin. (su stato dopo distorsione
dell'articolazione di      Lisfranc con frattura/lussazione 20.8.2010 e iniziale
artrosi secondaria tarso metatarsale), sindrome lombospondilogena cronica con
iniziale discopatia L4-L5 con piccola fissura dell'anulo fibroso e sindrome
cervicospondilogena cronica su incipienti alterazioni degenerative C3-C7 e piccola
ernia discale C6-C7 senza neuro compressione – ha rilevato che l’assicu-rata presentava
una sindrome algica cronica antecedente l'infortunio dell’agosto 2010 configurante
un quadro somatoforme, i dolori lamentati non essendo spiegabili principalmente
da una problematica organica, ma essendo espressione di un rilevante disturbo
di percezione e elaborazione del dolore. Secondo lo specialista il grado di
capacità lavorativa era del 60% nell'attività da ultimo esercitata e dell'80%
come casalinga e in un'altra attività idonea. Per quanto riguarda le limitazioni
da osservare in un’attività lavorativa,  l’assicurata dovrebbe rispettare i
criteri di ergonomia della schiena ed evitare lavori che implicano spostamenti
ripetitivi e oltre 500 metri, da svolgere essenzialmente in piedi, e lavori con
la colonna in iperestensione (lavori al di sopra dell'orizzontale) e movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco come
posizioni statiche eccessivamente prolungate senza possibilità di sgranchirsi
brevemente.

 

                                         Per
quanto riguarda invece il consulto neurologico, il dr. B__________ ha negato
la presenza di diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa, ammettendo
unicamente le diagnosi, senza influenza sulla capacità lavorativa, di sindrome
lombo vertebrale e cervicovertebrale cronica senza deficit neurologici
radicolari associati, probabile meralgia parestetica a sinistra, osservando come l’assicurata, che dal 2003
aveva sviluppato una sintomatologia dolorosa lombare che aveva portato ad un
intervento neurochirurgico di decompressione lombare L4-5, con evoluzione
successiva favorevole, dal 2010 aveva subito un peggioramento a causa di una caduta
accidentale con distorsione della caviglia e del piede sinistro, e conseguenti maggiori
dolori lombari e dal 2009 dolori anche a livello del cingolo scapolare. Tuttavia,
all’esame neurologico lo specialista non ha trovato deficit riferibili ad una
lesione delle strutture nervose (al di fuori di un'ipoestesia lateralmente alla
coscia sin. che tuttavia non causa disturbi tali da limitare la capacità
lavorativa). A suo parere, complessivamente i dolori descritti sarebbero da
spiegare nell'ambito di una sindrome lombovertebrale cronica e cervicale
cronica, senza deficit neurologici rilevanti associati. 

                                         Infine,
dal lato psichiatrico, la perita dr.ssa __________ non ha riscontrato un
franco disturbo di personalità né un'accentuazione di tratti di personalità, ma
solo vaghi tratti di personalità di per sé stessi non patologici in assoluto. La
specialista non ha potuto del resto nemmeno ricostruire la presenza di alcun
episodio decisamente depressivo nella storia clinica dell’assi-curata, ma
tutt’al più, da fine 2009-2010, una lieve deflessione dell'umore più
compatibile con una distimia, probabilmente correlabile con l’infortunio del 2010
e la successiva perdita del lavoro. Del resto la riduzione della terapia antidepressiva
dimostrerebbe se non un miglioramento clinico quantomeno l'assenza di un peggioramento.

                                         Posta
la diagnosi di sindrome depressiva persistente-distimia, un'ansia non
altrimenti specificata ed una sindrome somatoforme da dolore persistente, ha valutato
l'attuale grado di capacità lavorativa, dal punto di vista psichiatrico, nella
misura dell'80% in qualunque attività, sottolineando che la limitazione del 20%
non andava cumulata ad altre riconosciute da altri specialisti ma integrata.
Secondo la dr.ssa __________ con una più adeguata terapia farmacologica
psichiatrica sarebbe migliorabile sia la gestione del dolore (aumento della
soglia dolorosa) che il tono umorale lievemente deflesso.

                                         Con
specifico riferimento alla diagnosi di sindrome somatoforme, va detto che secondo
la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è
di regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione di lunga durata
della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può causare
un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico
nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da
parte dell’assicurato. Al riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in
DTF 130 V 352 (confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF
9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959 e 995/2009 del 19 febbraio 2010),
l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1)
l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione
duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita,
(3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano
terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal
processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia;
"primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di
trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata
(DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA I 702/03 del 28 maggio 2004 e I 870/02 del
21 aprile 2004; Pratique VSI 2000 p. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: Schaffhauser/Schlauri [editori], Sch-merz und
Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, p. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Nella fattispecie, come detto, tali criteri non
risultano adempiuti. La dr.ssa __________ ha in effetti concluso che il
quadro somatoforme non era in comorbidità con una condizione fisica e/o
psichica di patologia di rilievo tale da produrre una rilevante ripercussione
sulla capacità lavorativa del soggetto e il quadro somatoforme da dolore cronico
si collocava in una dimensione in cui, riferendosi ai criteri di Förster:

 

"    -     non esiste una patologia psichica di
rilevante intensità che possa funzionare da peggiorativo sulla possibilità
dell'A. di gestire i sintomi dolorosi,

     -     non esiste un franco ritiro sociale: ella
stessa cita i contatti con la ricca cerchia parentale che incontra, riceve e va
a trovare. Peraltro solitamente i quadri francamente ritirati non si muovono da
soli in caso di controlli medici ma chiedono di essere accompagnati perché
hanno perso la capacità di autonomia,

     -     c'è una sofferenza fisica solo in parte
riconducibile dai tecnici a dati oggettivi; una parte dei sintomi lamentati ha
certamente connotazione psicogena,

     -     l'A. manifesta un disagio psico-emotivo
collegato alla presenza di una sofferenza fisica, alla perdita di lavoro e del
ruolo sociale ma tale disagio psicologico non è tale da compromettere
l'esigibilità di uno sforzo per recuperare almeno in parte un funzionamento
lavorativo,

     -     la terapia farmacologica psichiatrica
potrebbe essere ottimizzata migliorando sia la gestione del dolore (aumento
della soglia dolorosa) che il tono umorale lievemente deflesso,

     -     non si rileva un aggravamento del quadro nel
corso degli anni, dal punto di vista psichiatrico anzi, la riduzione della
terapia farmacologica dal 2010 ad oggi farebbe supporre il contrario."
(doc. AI 130-31)

 

                                         Alla
luce di questi singoli consulti, da considerare approfonditi e ben motivati, effettuata
una discussione plenaria tra i vari specialisti, il SAM - confermate le
conclusioni della perizia eseguita il 23 giugno 2004 dal dr. __________ per
quanto riguardava la situazione prima dell’infortunio al piede patito nell’agosto
2010 (per il quale malgrado le diagnosi di sindrome fibromialgica generalizzata,
esiti da intervento di miodecompressione della radice L5 a sin. in ottobre
2003, alterazioni degenerative della lombare, emisacralizzazione di L5,
disturbi statici del rachide e obesità, l’assicurata era da considerare abile
al lavoro in misura completa in un’attività adatta, doc. AI 16) e ammessa
un’inabilità completa di tre mesi successivamente all’infortunio al piede
dell’agosto 2010 - ha concluso per  una capacità lavorativa del 60% nell'attività
da ultimo esercitata come impiegata nel team-ristorante, intesa come riduzione
del rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa. Per quanto riguardava
invece un’attività lavorativa adatta alle limitazioni derivanti dalle diagnosi
reumatologiche e tenendo conto della patologie psichiatriche, secondo i periti
andava riconosciuta un’incapacità lavorativa globale del 20% (attività a tempo
pieno, ma con rendimento ridotto del 20%). I periti hanno precisato che l'incapacità
descritta in ambito psichiatrico non andava sommata a quella somatica, ma
integrata.

                                         

                                         Con
specifico riferimento alla valutazione globale delle patologie, va qui ricordato
che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di
un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente
sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale
che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti
interessati (cfr. STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013, 9C_330/2012 del 7 settembre
2012; SVR 2008 IV Nr. 15). La questione di sapere se i singoli gradi di
inabilità si possano sommare e, se del caso, in quale misura, è una problematica
squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione
(cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p.
485).

                                         In
una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola
eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare. In una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata
in SVR 3/2008 IV nr. 15, pp. 43-45, il TF ha ulteriormente osservato che “una
semplice addizione di diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente
presa in considerazione in occasione di una perizia pluridisciplinare, può
produrre, a seconda delle peculiarità concrete del caso, un risultato troppo
consistente oppure troppo esiguo. 

                                         Nella
sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 il TCA ha nuovamente avuto modo di
sottolineare l’importanza, nel caso di assicurati affetti da diverse patologie,
di determinare il grado complessivo di incapacità lavorativa facendo capo ad un
giudizio globale, scaturente da una ponderata discussione plenaria fra tutti
gli esperti interessati (cfr. anche STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012;
8C_245/2012 del 9 aprile 2013). 

                                         Nella
fattispecie, a proposito della valutazione globale delle diverse patologie di
cui è affetta la ricorrente, questo Tribunale deve osservare che in ossequio a
tale giurisprudenza, i diversi specialisti interpellati dal SAM non solo hanno
espressamente dichiarato di aver preso conoscenza dei contenuti e delle
conclusioni della perizia e di concordare con gli stessi mediante espressa sottoscrizione
all’ultima pagina della perizia (doc. AI 130-25), ma hanno anche dato atto di
aver esaminato, tramite una discussione collegiale, la questione dell’incidenza
rispettiva dei gradi di incapacità lavorativa attestati dai vari profili
somatici e psichici sulla capacità lavorativa residua globale della ricorrente
(VI, VIII). In proposito si deve in effetti ritenere sufficiente non solo la
sottoscrizione da parte dei tre periti a pagina 24 della perizia (doc. AI
130-25), ma anche l’indicazione riportata dal dr. __________ del SAM nel
complemento peritale del 27 agosto 2013 e suffragata dalla sottoscrizione dei
periti interessati a proposito di un’avvenuta “discussione di consenso” tra gli
esperti coinvolti atta a valutare in maniera globale le ripercussioni delle
diverse patologie sulla capacità lavorativa residua dell’assicurata (VI e VIII;
cfr. anche la STF 9C_262/2013 del 5 giugno 2013 che ha stabilito che la
valutazione globale delle patologie dell’assicurato può anche essere effettuata
per via di circolazione). 

                                         Alla
luce della giurisprudenza sopra ricordata e tenuto conto del fatto che, secondo
la giurisprudenza federale, la discussione fra gli esperti di principio non può
essere rimessa in discussione dal giudice (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre
2012 e 8C_245/2012 del 9 aprile 2013), il TCA ritiene sufficiente quanto indicato
dal dr. __________ del SAM e dai dr. __________ e __________ nella presa di
posizione al TCA del 27 agosto 2013 (doc. VIII).  

                                                                                                                          

                                         In
realtà, l’assicurata contesta la perizia del SAM, con motivazioni piuttosto
d’ordine soggettivo e senza apportare il benché minimo elemento atto a mettere
in dubbio la valutazione multidisciplinare. In sostanza, secondo lei
l’amministrazione non avrebbe tenuto conto delle certificazioni delle dr.sse __________
e __________.

                                         

                                         In
uno scritto del 7 maggio 2013 la psichiatra curante dr.ssa. __________, tralasciando
di porre una diagnosi psichiatrica precisa poggiata sui criteri posti da un
sistema di classificazione riconosciuto scientificamente come richiesto dalla
giurisprudenza (in proposito cfr. la STF I 384/06 del 4 luglio 2007; I 621/05
del 13 luglio 2006, DTF 130 V 396), si limita ad affermare che la paziente
avrebbe “limitazioni dovute alla patologia della sfera psichica relative alla
sintomatologia depressiva quali sentimenti di abbandono e di inutilità, idee autosvalutative,
dipendenza e immaturità, idee di rovina nei confronti dei figli in particolare”.
A suo dire la ripresa di un’attività lavorativa, nella misura del 50% al
massimo, costituirebbe sostanzialmente “un supporto terapeutico e al tempo
stesso l'impedimento di ulteriori inquietanti derive psico-fisiche”. Ora,
come pertinentemente osservato dal dr. __________ nelle sue osservazioni del 21
maggio 2013,  tale certificato non contiene elementi clinici nuovi che permettano
anche solo lontanamente di ipotizzare l’intervento di una modifica della
situazione psichica rispetto alla valutazione peritale del SAM. Del resto la curante
ha tralasciato di confrontarsi con la valutazione peritale della dr.ssa __________
del 12 febbraio 2013 (doc. AI 130-27), non indicando i motivi che giustificherebbero
un’inabilità lavorativa del 50% e, quindi, maggiore di quella attestata dalla
collega (del 20%). 

                                         Né
del resto la succinta e generica attestazione della dr.ssa __________ dell’8
maggio 2013 permette di distanziarsi dalle conclusioni del SAM, la curante
limitandosi in sostanza a indicare un peggioramento delle condizioni con “forti
dolori al piede” e delle “limitazioni dovute alla sintomatologia depressiva”
con una conseguente inabilità lavorativa del 50% (doc. A2). Ribadite le riserve
che si impongono in materia di attestazioni del medico curante (anche se
specialista; cfr. sopra consid. 2.7; STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), e premesso che il solo fatto che
uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente
a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministra-zione
e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e
9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii
giurisprudenziali ivi menzionati), nemmeno tale breve e immotivata attestazione
permette di distanziarsi dalle approfondite conclusioni del SAM. 

                                         

                                         Di
conseguenza, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze della perizia
SAM, alla quale va conferito pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.7), richiamato
inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57, 551 e 572), il TCA ritiene dimostrato
con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti), che
la ricorrente, fatto salvo un periodo di incapacità lavorativa totale di tre
mesi successivamente all’infortunio al piede, sia da considerare abile nella
misura dell’80% in attività rispettose delle limitazioni poste dalla perizia
multidisciplinare.

 

                                         Infine,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà
ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. DTF 130
II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b;
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                                                                                                                             

                               2.9.   Per
quel che concerne l’aspetto economico (rimasto peraltro incontestato), tenendo
conto del rapporto 29 marzo 2013 del consulente in integrazione professionale,
l’Ufficio AI ha proceduto al raffronto dei redditi. 

                                         Così,
per il reddito da valida il consulente professionale,
fondandosi sui dati forniti dall’ex datore di lavoro dell’assicurata in occasione
della resa della decisione del 27 aprile 2005 cresciuta in giudicato, ha preso
in considerazione un importo di fr. 44’655.--, aggiornato al 2011 (doc. AI 37,
133). Tale dato – per altro non contestato – va confermato. 

 

                                         In
merito al calcolo del reddito ipotetico da invalida, conformemente
alla giurisprudenza e come si evince dalla decisione contestata,
l’amministrazione ha utilizzato i dati salariali evinti dalla tabella
TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica e relativa ad una professione
che presuppone qualifiche inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero
(a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.), per un salario
annuo lordo, aggiornato al 2011, di fr. 53'358.--. L’amministrazione ha poi
ridotto detto valore salariale nella misura del 20% corrispondente
all’inabilità lavorativa accertata dai periti e riconosciuto altresì
un’ulteriore riduzione di reddito del 25%, per fattori personali e sociali,
quantificando un reddito da invalida di fr. 32’015.--.

                                                                                                                         

                                         Dal
raffronto tra il reddito da valida di fr. 44’655.--
ed il reddito da invalida di fr. 32’015.-- risulta un tasso d’invalidità non
pensionabile del 28% (44’655 - 32’015 x 100 : 44’655), e, quindi, inferiore al grado minimo
pensionabile del 40%, motivo per cui la decisione di diniego di
prestazioni è corretta.

                                         

                                         Con riferimento all’allegazione della ricorrente per cui sarebbe
impossibile per lei trovare un’occupazione confacente, va detto che
questo Tribunale ritiene comunque che l’assicurata, tenuto conto anche del
citato obbligo di diminuire il danno, possa ragionevolmente sfruttare la sua
residua capacità lavorativa in quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive che
non richiedono una preparazione professionale specifica, ma possono essere
esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve
periodo di rodaggio. Ad esempio va menzionato il settore dell’industria, in cui
possono essere eseguite attività di controllo e di sorveglianza, fisicamente
assai leggere, oppure quello dei servizi dove vi sono mansioni che
non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che non
comportano aggravi fisici e possono essere svolte prevalentemente in posizione
seduta (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di
controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.
Va detto pure che le limitazioni da rispettare dall’interessata, essenzialmente
di natura  reumatologica - che le impediscono di svolgere quei lavori che implicano
spostamenti ripetitivi e oltre 500 metri, da svolgere essenzialmente in piedi, e lavori con la colonna in iperestensione (lavori al di sopra
dell'orizzontale) e movimenti eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione
o rotazione del tronco come posizioni statiche eccessivamente prolungate senza
la possibilità di sgranchirsi brevemente; cfr. consid. 2.8) - non ostacolano lo
svolgimento di tutte le succitate attività che non necessitano una particolare
qualifica. Va pertanto ammesso che su mercato generale del
lavoro esistono delle attività non qualificate che l’interessata, malgrado il
danno alla salute e l’assenza di preparazione professionale specifica, sarebbe
in grado di esercitare all’80%.

 

                                         Quanto
poi all’invocata mancanza di formazione, il TCA sottolinea di avere già più
volte stabilito, in linea con la giurisprudenza federale, che anche degli
assicurati analfabeti e privi di formazione, costretti ad abbandonare la loro
originaria professione, di tipo manuale, a causa del danno alla salute, possono
reperire sul mercato generale del lavoro un’attività fisicamente
leggera e che non presupponga particolari attitudini intellettuali (cfr. STCA 35.2004.104
del 25 aprile 2005, 32.2007.321 dell’8 ottobre 2008; STF U 191/99 del 24 gennaio
2001 e I 532/05 del 13 luglio 2006).

                                         Infine,
il TCA rileva che pur non ignorando le difficoltà esistenti sul mercato del
lavoro svizzero, tuttavia ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. Secondo
dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve in effetti compiere ogni sforzo
per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid.
4c; RAMI 1996 U 240 p. 96; SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti). Se,
malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile
in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale,
considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione
contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a rispondere, ma,
semmai, l'assicurazione contro la disoccupazione (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC
1991 p. 332 consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83).

                                         È
poi utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale (cfr. STF 8C_399/2007
del 23 aprile 2008, 9C_721/2012 del 24
ottobre 2012, 8C_563/2012 del 23 agosto 2012; DTF 119 V 347; VSI 1998 p.
296 consid. 3b). 

 

                                         Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa
dell’80% in attività adeguate con una corrisponde perdita di guadagno del 28%, la
decisione contestata dev’essere confermata, mentre il ricorso va respinto. 

                                          

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per  fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Fabio
Zocchetti