# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 960ea2de-98a9-5a51-9d7f-0d30b0951b20
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 09.09.2009 80.2008.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2008-48_2009-09-09.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2008.48

  	
  Lugano

  9 settembre 2009

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio
  Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 15 maggio 2008 contro la decisione del 16 aprile 2008 in materia di IC e
  IFD 2006.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1 è padre di __________,
nato nel 1987, e di __________, nato nel 1993. Nella dichiarazione fiscale
2006, il contribuente dichiarava un reddito imponibile di fr. 23'472.−,
chiedendo la deduzione di un importo di fr. 8'400.− per gli alimenti
versati al figlio maggiorenne.

                                         Notificandogli la
tassazione IC/IFD 2006, con decisione del 15 agosto 2007, l’Ufficio di
tassazione di __________ commisurava invece il reddito imponibile in fr.
34'800.− per l’IC 2006 e in fr. 39'200.− per l’IFD 2006. Negava la
postulata deduzione, argomentando che difettavano “i requisiti di legge”.

 

 

                                  B.   Il
contribuente impugnava la suddetta decisione con reclamo del 20 agosto 2007, manifestando
anche il desiderio di essere sentito.

                                         L’Ufficio di tassazione
respingeva però il reclamo, con decisione del 16 aprile 2008, precisando che,
pur essendo stato convocato dalla stessa autorità, il reclamante non si era
presentato all’udienza. Inoltre, sottolineava che “gli alimenti per figli maggiorenni
non possono essere dedotti dal genitore che li versa e non sono tassati presso
il figlio che li riceve”.

 

 

                                  C.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, il signor RI 1 postula nuovamente la
deduzione di fr. 8'400.− a titolo di alimenti versati al figlio __________.
Nelle proprie osservazioni del 21 maggio 2008, l’autorità di tassazione propone
invece di respingere il gravame, ribadendo che non è ammessa la deduzione per
alimenti, visto che il figlio del ricorrente è maggiorenne.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Gli articoli 32 cpv.
1 lett. c LT e 33 cpv. 1 lett. c LIFD dichiarano che sono dedotti
dal reddito imponibile gli alimenti versati al coniuge divorziato o separato
legalmente o di fatto nonché gli alimenti versati a un genitore per i figli
sotto la sua autorità parentale, escluse tuttavia le prestazioni versate in
virtù di un obbligo di mantenimento o di assistenza fondato sul diritto di
famiglia.

                                         Per le “prestazioni
versate in virtù di un obbligo di mantenimento o di assistenza fondato sul
diritto di famiglia”, trova applicazione il principio generale, secondo il
quale simili contributi sono esenti dall’imposta per il beneficiario e non
possono essere dedotti dal reddito del debitore (art. 23 lett. e LT e 24
lett. e LIFD). Si tratta di un effetto ulteriore del principio
dell’imposizione della famiglia.  Ciò vale anche per i contributi
a figli maggiorenni: né il genitore
presso il quale il figlio maggiorenne vive né il figlio stesso devono pagare le imposte su tali redditi; il debitore della
prestazione, da parte sua, non può
dedurli dal suo reddito (cfr. sentenza del Tribunale federale n. 2C.439/2007
del 12 settembre 2007 consid. 2.1). 

 

                                         1.1.

                                         Come ha
recentemente ricordato il Tribunale federale, è stata oggetto di discussione parlamentare la questione se gli alimenti per i figli dovessero essere imponibili presso il
beneficiario e deducibili dal reddito
del debitore oppure se dovessero essere esentati dall’imposta presso il
creditore e ne dovesse essere negata la deduzione dal reddito del debitore. La seconda soluzione è stata ritenuta più socialmente accettabile, in considerazione della capacità contributiva nettamente inferiore della famiglia monoparentale. Nonostante
importanti dubbi, si è tuttavia affermata la prima soluzione. Occorre però precisare che tale eccezione è limitata ai pagamenti di alimenti per i figli sotto l’autorità
parentale e non vale per i figli maggiorenni. Infatti, con la maggiore età gli alimenti vengono ricevuti
direttamente dal figlio maggiorenne e l’eccezione non entra in considerazione. Trova invece applicazione il principio generale, secondo cui le prestazioni
versate in virtù di un obbligo di mantenimento o di assistenza fondato sul
diritto di famiglia sono esenti dall’imposta per il beneficiario e non possono
essere dedotte dal reddito del debitore (cfr. sentenza del
Tribunale federale n. 2C.439/2007 cit., consid. 2.2, con
riferimento a: Locher, op. cit.,
n. 48 all’art. 33 LIFD).

 

                                         1.2.

                                         Ne consegue che la tesi del ricorrente, secondo cui l’autorità fiscale dovrebbe
prendere in considerazione la deduzione di fr. 8'400.−, al fine di determinare il reddito imponibile,è chiaramente infondata.

 

 

                                   2.   In questo contesto,
va tuttavia ricordato che, per il calcolo del reddito imponibile soggetto al
prelievo delle imposte cantonali e federali, il contribuente può dedurre dal
reddito netto – corrispondente al totale dei redditi meno il totale delle deduzioni
– degli importi forfetari, definiti come deduzioni sociali, se provvede al
sostentamento dei propri figli o di persone bisognose.

 

                                         2.1.

                                         Secondo l'art. 34 cpv. 1 lett. a LT, sono dedotti dal reddito
netto, per ogni figlio minorenne, a
tirocinio o agli studi fino al 25.mo
anno di età, al cui sostentamento il contribuente provvede, 10’500.– franchi.
Un'analoga deduzione è prevista pure
in materia di IFD, per la quale però l'ammontare è limitato a fr. 6'100.– (cfr. art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD).

 

                                         2.2.

                                         Ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 lett. c LT, "sono dedotti dal
reddito netto [...] per ogni figlio
fino al 25.mo anno di età, al cui sostentamento il contribuente provvede e che,
senza beneficiare di assegni o borse di studio, frequenta una scuola o corsi di formazione, oltre al periodo
dell'obbligo, un massimo di 12’800.– franchi secondo le modalità e nei limiti
fissati dal Consiglio di Stato tenuto
conto dei costi supplementari sopportati".

                                         A tale
proposito, l’art. 11 cpv. 1 del Decreto esecutivo del Consiglio di Stato concernente l'imposizione delle persone fisiche stabilisce
quali sono le deduzioni riconosciute, fissandone l’importo a dipendenza del
domicilio e dell’ubicazione della scuola dello studente.

                                         Il capoverso 2 del citato
art. 11 precisa invece che, in tutti i casi menzionati, deve trattarsi di
scuole, studi o corsi a tempo pieno, estesi per la durata di almeno due
semestri, senza retribuzione né indennità agli studenti e che rilasciano un
titolo o preparano ad un esame riconosciuto.

 

                                         2.3.

                                         I
presupposti per il riconoscimento delle deduzioni citate sono enunciati, oltre che nella legge, in apposite circolari
dell'Amministrazione federale delle
contribuzioni (AFC) e della Divisione delle contribuzioni. Si veda, in particolare,
la circolare n. 18 del gennaio 2004
della Divisione delle contribuzioni, da cui emerge che il requisito fondamentale,
per la concessione delle deduzioni sociali in questione, è che i genitori che fanno valere il loro diritto alle detrazioni contribuiscano effettivamente alle spese di
sostentamento e di studio del figlio. 

                                         D'altronde, la
funzione delle deduzioni sociali è di tener conto della situazione economica personale del contribuente, al
fine di avvicinarsi il più possibile alla capacità contributiva soggettiva (Blumenstein/Locher, System des
Steuerrechts, 6a ediz., Zurigo 1995, p. 264).

                                         Per queste
ragioni, le deduzioni in questione possono essere concesse solo
nella misura in cui la capacità economica del contribuente che le fa valere sia
effettivamente diminuita dalle spese sostenute per i figli.

 

                                         2.4.

                                         Per la
circolare n. 18/2003 della Divisione
delle contribuzioni, nel caso di
genitori divorziati, separati legalmente o di fatto, celibi o nubili, che
mantengono però figli maggiorenni a
tirocinio o agli studi fino al 25.mo
anno di età, una sola persona ha diritto alla deduzione per figli a carico: quella che provvede al sostentamento. Se però
entrambi i genitori provvedono in modo importante al mantenimento dei figli, la
deduzione può essere ripartita fra il
padre e la madre.

                                         Anche la
circolare n. 4/2004 della Divisione
delle contribuzioni, relativa alla
deduzione per figli agli studi (cf. art.
34 cpv. 1 lett. c LT), prevede che, se il figlio è minorenne e un genitore versa all’altro
degli alimenti per il mantenimento del figlio agli studi, la deduzione è
ammessa nella partita fiscale del genitore che riceve gli alimenti poiché
quest’ultimo ne sopporta fiscalmente l’onere. In via eccezionale la deduzione può tuttavia
essere ripartita sui due genitori quando entrambi provvedono in modo importante
al mantenimento del figlio agli
studi.

 

                                         2.5.

                                         Per
l’imposta federale diretta, la Circolare n. 14 del 29 luglio 1994 dell'Amministrazione
federale delle contribuzioni prevede
che, quando il figlio raggiunge la maggiore età, gli alimenti pervengono direttamente
allo stesso figlio maggiorenne per cui il debitore degli alimenti non li
può più dedurre. In questo caso, la dottrina ritiene peraltro che quest'ultimo
possa far valere la deduzione per
figli prevista dall'art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD
(Agner/Jung/Steinmann, op. cit., n.
2 all'art. 35 LIFD, p. 149 e n. 9 all'art. 33 LIFD, p. 130; Zigerlig/Jud, in: Zweifel/Athanas [a
cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Francoforte 2000, vol.
I, tomo 2a, n. 21 all'art. 33 LIFD, p. 406). 

                                         In seguito, la
prassi dell'AFC si è però modificata: se il genitore perde il diritto alla
deduzione degli alimenti, poiché il
figlio è diventato maggiorenne, può tuttavia rivendicare la deduzione per persona bisognosa a carico, prevista
dall'art. 213 cpv. 1 lett. b LIFD. Se invece il figlio divenuto maggiorenne, ma tuttora bisognoso di mantenimento, vive presso l'altro
genitore, quest'ultimo continua ad avere diritto alla deduzione per figli a carico (Agner/Digeronimo/Neuhaus/Steinmann, Kommentar zum Gesetz
über die direkte Bundessteuer - Ergänzungsband, Zurigo 2000, n. 9a all'art. 33
LIFD, p. 122).

                                         La poc'anzi
menzionata prassi dell'AFC è
sottoposta a critiche severe della dottrina (cfr. a questo riguardo CDT
n. 80.2000.00166 del 7 novembre 2000, in RDAT I-2001 n. 7t).

                                         Nonostante
ciò, il Tribunale federale l’ha ritenuta legittima, affermando che, sebbene un
contribuente non debba dichiarare quale reddito imponibile i contributi di mantenimento
che riceve in seguito al divorzio per i propri figli maggiorenni, lo stesso può
sempre chiedere la deduzione per figli a carico, anche se il genitore che paga
gli alimenti (che non può chiedere in deduzione gli alimenti versati ai figli
maggiorenni) possa a sua volta far valere la deduzione per persona bisognosa a
carico. La legge esclude unicamente che lo stesso genitore possa cumulare la
deduzione per figli e quella per persone bisognose (sentenza del Tribunale
federale del 23 gennaio 2002 n. 2A.406/2001, in ZStP 2002 p. 147 = StE 2002 B
29.3 n. 18). 

 

3.Venendo ora al caso in esame, il ricorrente postula la deduzione di fr. 8'400.−, per il fatto che
avrebbe versato al figlio l'importo
di fr. 700.− al mese durante tutto il 2006. In tal senso vi sono una
dichiarazione scritta del figlio maggiorenne, il verbale di un’udienza tenutasi il 25 luglio 2007, presso la Pretura di __________ – __________,
e la dichiarazione d’imposta (IC/IFD
2006) del 26 marzo 2007, fatta dal figlio del ricorrente, che attesta un reddito derivante dagli alimenti
ricevuti per sé di fr. 8'400.−. 

                                        Nelle
sue osservazioni al ricorso, l’Ufficio di tassazione si è limitato a negare la deduzione di fr. 8'400.–. A suo avviso, la suddetta deduzione non può esser concessa dato che il figlio è maggiorenne. Inoltre,
l’autorità fiscale ha sottolineato che le deduzioni per figli a carico sono già state accordate alla madre __________.

 

                                         3.1.

                                         3.1.1.

                                         Per quanto concerne
l’imposta federale diretta, la prassi dell'Amministrazione federale delle contribuzioni,
riconosciuta anche dal Tribunale federale, è, come detto, di concedere la deduzione per persona bisognosa a carico al genitore
che versa gli alimenti al figlio maggiorenne.

                                      

                                         3.1.2.

                                         Inoltre, è
sempre la stessa AFC, con l’avallo del Tribunale federale, ad aver riconosciuto
la legittimità del cumulo delle deduzioni per figli a carico e per persona bisognosa a carico, nel caso dei
contributi di mantenimento versati ad un figlio maggiorenne. A tale proposito,
l’Alta Corte ha osservato che non si giustificherebbe di rifiutare al genitore,
che vive con i figli e che riceve gli alimenti, la deduzione per figli a carico, per il solo fatto che non deve più pagare le
imposte sugli alimenti stessi. Infatti, quella per figli a carico è una deduzione sociale, che non è legata all’imposizione dei contributi, bensì alle prestazioni di mantenimento – che possono anche in parte
essere in natura – del genitore con cui il figlio vive e la cui capacità contributiva è pertanto ridotta (ZStP
2002 p. 147 = StE 2002 B 29.3 n. 18 consid. 2c).

 

                                         3.2.

                                         Ai fini del
calcolo dell'imposta cantonale, invece, occorre tenere conto dell'effettivo
onere di mantenimento dei figli. 

                                         In una
sentenza del 2000, questa Camera aveva stabilito che né
l'importo di fr. 900 al mese né quello di fr. 717 al mese, versati a titolo di
contributo di mantenimento dal padre ai figli affidati alla madre, si potevano
considerare sufficienti a garantire il sostentamento di un figlio maggiorenne ancora in formazione, non
raggiungendo neppure il minimo vitale secondo i parametri adottati dall'Ufficio esecuzioni e fallimenti. Si è pertanto ritenuto che la madre, nonostante
l'esiguità dei redditi di cui disponeva, contribuisse comunque, in una certa
misura, al mantenimento del figlio. È
stata dunque considerata equa la decisione dell’Ufficio di tassazione di suddividere a metà fra i genitori le
deduzioni per figli a carico e per
figli agli studi (RDAT I-2001 n. 7t).

 

                                         3.3.

                                         Nel caso in
discussione, si deve tuttavia ancora
considerare che il figlio, studente, pare viva da solo in via __________ __________,
__________. In tal caso, l’importo versato a titolo di alimenti dal padre non è
sufficiente per garantire il mantenimento del figlio maggiorenne, che vive da
solo e senza attività lucrativa.

                                         Premesso che la situazione
della signora __________ esula dall’analisi di questa Camera, risulta che nella
dichiarazione d’imposta (IC/IFD 2006) la stessa ha fatto valere un importo di
fr. 21'000.− di deduzione per figli a carico e un importo di fr. 1'100.−
a titolo di deduzione per figli agli studi. Non è dunque possibile stabilire,
con gli atti a disposizione, in quale modo sia ripartito fra i genitori l’onere
di mantenere il figlio maggiorenne, che verosimilmente non era in grado di
mantenersi con i soli alimenti versati dal padre.

 

                                         3.4.

                                         Come si è accennato, la
giurisprudenza e la prassi ammettono che, a determinate condizioni, il genitore
che ha perso il diritto alla deduzione degli alimenti a causa della
sopravvenuta maggiore età del figlio possa beneficiare delle deduzioni sociali.
A tale riguardo, tuttavia, la decisione impugnata non propone una motivazione
esauriente.

                                         Si deve infatti ricordare
che, adita dal contribuente con reclamo, l'autorità di tassazione prende la sua
decisione fondandosi sui risultati dell'inchiesta (art. 208 cpv. 1 prima frase
LT; art. 135 cpv. 1 prima frase LIFD) e la decisione dev’essere motivata (art.
208 cpv. 2 LT e art. 135 cpv. 2 prima frase LIFD; Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte
Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422).

                                         L'art. 29 Cost. fed.
impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle
allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli
argomenti da queste addotti.

                                         In altri termini, la
motivazione deve consistere nell'esposizione della fattispecie ed in una
motivazione giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo
della decisione: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di
motivare il suo ricorso e l'autorità di ricorso di sottoporre a verifica la
decisione stessa (Känzig/Behnisch,
op. cit., p. 249; inoltre sentenza CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003 in RtiD
I-2004 n. 19t).

                                         In concreto, nulla è da
rimproverare all’autorità fiscale per quanto riguarda la motivazione della
decisione su reclamo e il conseguente rifiuto di dedurre gli alimenti versati dal
ricorrente al figlio maggiorenne.

Tuttavia, alla luce delle considerazioni
che precedono, occorre evidenziare che, nella decisione su reclamo, l’Ufficio
di tassazione non ha preso in considerazione l’eventuale riparto fra i genitori
delle deduzioni per figli a carico e per figli agli studi né ha esaminato le
condizioni perché il ricorrente possa beneficiare della deduzione per persona
bisognosa a carico, ai fini del calcolo dell’IFD.

                                         Per potersi pronunciare in
merito alle deduzioni per figli a carico e per figli agli studi occorre dunque
verificare i versamenti effettuati dal ricorrente, ma anche dalla signora __________,
a favore del figlio maggiorenne. Nella fattispecie, infatti, non è chiaro come
siano ripartite le spese di mantenimento del figlio. L’autorità di tassazione,
come già detto, si è limitata ad affermare che la deduzione per gli alimenti
versati al figlio del ricorrente non può essere ammessa, visto che il ragazzo è
maggiorenne, senza tuttavia apportare gli elementi necessari e che rendano
possibile a questa Camera una verifica della fondatezza di tale decisione.

 

 

                                   4.   La decisione
impugnata deve conseguentemente essere annullata e gli atti rinviati all’Ufficio
di tassazione per una nuova decisione.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   La decisione su reclamo del
16 aprile 2008 è annullata e gli atti sono rinviati all’Ufficio di tassazione
per una nuova decisione.

 

 

                                   2.   Non si prelevano né tassa
di giustizia né spese processuali.

 

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
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                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di __________

 

 

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                          Il
segretario: