# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 915a7389-cb10-5981-aa92-b4a2ad214e1d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-05-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.05.2022 F-1525/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1525-2022_2022-05-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1525/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2  m a g g i o  2 0 2 2   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Muriel Beck Kadima;  

cancelliere Dario Quirici. 

   

Parti 

 
A._______, nato il 1° gennaio 2003, 

Afghanistan,   

patrocinato da SOS Ticino - Caritas Svizzera,  

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6,  

3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; decisione della SEM del 23 marzo 2022 /  

N …. 

 

 

 

F-1525/2022 

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Visto che: 

il 25 dicembre 2021, A._______ (il ricorrente), cittadino afghano avente 

dichiarato di essere nato il 1° gennaio 2005, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera, e ciò dopo avere presentato la medesima richiesta di 

protezione internazionale in Bulgaria, il 18 novembre 2021, e in Austria, il 

17 dicembre 2021,  

il 23 marzo 2022, istruito il caso e concluso che la Bulgaria fosse 

competente in materia, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) non 

è entrata nel merito della domanda d’asilo (cfr. l'art. 31a cpv. 1 lett. b della 

legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), pronunciando il trasferimento del 

ricorrente in Bulgaria,  

il 24 marzo 2022, il rappresentante del ricorrente, SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione della SEM,  

il 31 marzo 2022, per il tramite del suo rappresentante, il ricorrente ha adito 

il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, il ricorrente 

chiede che sia riconosciuto come minorenne, che la decisione impugnata 

sia annullata, che la competenza della Svizzera sia constatata e che la 

domanda d’asilo esaminata dalla SEM oppure, in via subordinata, che la 

causa sia rinviata alla SEM per completare l’istruttoria ed emanare una 

nuova decisione,  

il 1° aprile 2022, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e ordinato 

la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento del 

ricorrente, 

 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

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presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 52 PA); 

i ricorsi manifestamente infondati, nel senso dei motivi che seguono, sono 

decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto sommariamente (artt. 

111 lett. e nonché 111a LAsi),  

secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM non entra, di norma, nel merito 

di una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d’asilo e dell’allontanamento, 

prima di applicare questa disposizione, la SEM esamina la competenza 

relativa al trattamento di una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 (Regolamento Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione 

nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

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la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

in presenza di un minore non accompagnato senza parenti in uno degli 

Stati membri, è competente lo Stato membro in cui egli ha presentato la 

domanda di protezione internazionale, purché ciò sia nel suo interesse 

superiore (art. 8 par. 4 RD III),   

se la questione della minore età del richiedente l’asilo è controversa, 

occorre chiarire preliminarmente questo aspetto determinante sia per 

identificare lo Stato competente ad esaminare la domanda d’asilo, sia sul 

piano della procedura; la valutazione della SEM riguardo all’età può essere 

contestata con il ricorso contro la decisione finale di non entrata nel merito 

e, se essa si rivela errata, bisognerà retrocedere gli atti alla SEM affinché 

riprenda e conduca la procedura idoneamente, tenendo conto della minore 

età del richiedente l’asilo (“dans des circonstances idoines”: cfr., tra le 

tante, le sentenze TAF F-6783/2018 del 10 dicembre 2018 e E-6725/2015 

del 4 giungo 2018 consid. 3.1),  

in generale, nelle procedure d’asilo, si applica il principio inquisitorio, ossia 

la SEM deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti, fermo restando l’obbligo di collaborare delle parti 

(artt. 6 e 8 LAsi nonché 12 e 13 PA); se una circostanza rimane non 

comprovata malgrado un accertamento completo della fattispecie, occorre 

riferirsi, di norma, alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova, ciò 

che implica che incombe al richiedente l’asilo provare la sua minore età 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1, 5.5 e 5.4 [sentenza TAF D-6598/2019 del 

4 febbraio 2020]),    

la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiudiziale sulla questione 

dell’età del richiedente l’asilo, basandosi sui documenti d’identità autentici 

depositati agli atti così come sui risultati delle audizioni relativamente al 

quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua cerchia 

familiare e al suo curriculum scolastico; se necessario, la SEM ordina una 

perizia medica volta a determinare l’età, in particolare se sussistono indizi 

che un richiedente l’asilo, che si dichiara minorenne, abbia già raggiunto la 

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maggiore età (cfr. art. 17 cpv. 3bis LAsi e DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 

5.5 con i numerosi riferimenti), 

la determinazione medica dell’età avviene, in genere, tramite un esame 

clinico, una radiografia (RX) della mano, una tomografia assiale 

computerizzata (TAC) dello sterno clavicolare e un’ortopantomografia 

(OPT) delle arcate dentarie; l’esame clinico e la RX della mano non 

permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha raggiunto 

o meno la maggiore età: la RX della mano viene però tutt’ora regolarmente 

utilizzata per stabilire se è necessario procedere con la TAC dello sterno 

clavicolare e con l’OPT; la TAC dello sterno clavicolare e l’OPT possono 

invece, a seconda del risultato, condurre ad indizi più o meno concreti sulla 

maggiore età del richiedente l’asilo; quanto più gli accertamenti medici 

costituiscono un indizio a favore della maggiore età, tanto meno sarà 

necessario procedere ad un apprezzamento globale delle prove (cfr., per 

più dettagli, la DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 5.5, 5.6 e 5.7 con gli 

innumerevoli riferimenti giurisprudenziali),    

il 28 dicembre 2021, nutrendo dei dubbi sulla data di nascita del 1° gennaio 

2005 dichiarata dal ricorrente, la SEM ha incaricato il “Centre universitaire 

romand de médecine légale” (CURML) di eseguire gli esami medici 

necessari per delucidare questa questione; il 30 dicembre 2021, il CURML 

ha eseguito un esame clinico del ricorrente, una RX della sua mano destra, 

una TAC del suo sterno clavicolare e un’OPT delle sue arcate dentarie (cfr. 

incarto SEM, doc. 12/2); il 4 gennaio 2022, il CURML ha comunicato alla 

SEM i risultati degli esami, dai quali risulta che l’età media del ricorrente è 

situata tra i 18 e i 22 anni, che la sua età minima è di 17.6 anni, che è 

possibile dunque che egli abbia meno di 18 anni, ma che la data di nascita 

del 1° gennaio 2005 può essere esclusa (cfr. incarto SEM, doc. 17/12),      

il 24 gennaio 2022, la SEM ha svolto l’audizione del ricorrente, con 

particolare riguardo alla sua età (cfr. incarto SEM, doc. 20/13); in proposito, 

il ricorrente, che è giunto in Europa privo di documenti d’identità (“tazkira”), 

ha ribadito che sua madre gli aveva detto, al momento di lasciare 

l’Afghanistan, che aveva sedici anni, non aggiungendo in sostanza nulla di 

più; sulla base delle risultanze degli esami del CURML e della sua 

audizione, la SEM ha informato il ricorrente che “le sarà pertanto attribuita 

la data di nascita 01.01.2003, ovvero una data secondo la quale il primo 

giorno del primo mese dell’anno del deposito della sua domanda d’asilo in 

Svizzera, lei avrebbe compiuto la maggiore età” (incarto SEM, doc. 20/13), 

ciò di cui egli ha in definitiva preso atto, il suo rappresentante rilevando 

tuttavia che, nella misura in cui sussiste “un dubbio circa la minore età”, 

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egli “andrebbe considerato minorenne” in applicazione dell’art. 3 par. 1 

della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS 0.107); da ultimo, il ricorrente 

ha affermato di non aver nessun problema di salute (cfr. incarto SEM, doc. 

20/13),         

ora, nel quadro di un apprezzamento globale di tutti i dati raccolti dalla 

SEM, questo Tribunale deve constatare, come prima cosa, che il ricorrente, 

riguardo all’accertamento della sua età, ha eluso le domande postegli dalla 

SEM dopo che il CURML aveva escluso la data di nascita del 1° gennaio 

2005, continuando a dichiarare di avere sedici anni, così come gli avrebbe 

detto sua madre al momento di lasciare l’Afghanistan, ed è quindi venuto 

meno al suo obbligo di collaborare con la SEM; in secondo luogo, rispetto 

alle risultanze della RX (età massima: 19 anni; età minima: 16.1 anni), della 

TAC (età media: 21.7 anni) e dell’OPT (età media: 18.2 anni), effettuate dal 

CURML, questo Tribunale reputa che, siccome l’età media del ricorrente si 

situa tra i 18 e i 22 anni, si potrebbe presumere, in base a questo indicatore, 

che egli abbia intorno ai 20 anni; tenendo tuttavia conto che la sua età 

minima è pari a 17.6 anni, è legittimo supporre che egli possa avere un po’ 

più di 18 anni e 6 mesi; così, se è possibile che la sua età minima sia 

inferiore ai 18 anni, è comunque più verosimile che la sua età effettiva sia 

almeno pari o di poco superiore ai 18 anni, dimodoché egli deve essere 

ritenuto maggiorenne (cfr. art. 2 lett. i/j RD III); questa conclusione, ricavata 

dai dati di natura medico-scientifica del CURML, è avvalorata da altri 

elementi caratterizzanti la vicenda, in primis il fatto che il ricorrente non ha 

presentato alcun documento d’identità alla SEM e che, dando indicazioni 

contraddittorie o comunque non attendibili sulla sua età, dapprima in 

Bulgaria, poi in Svizzera, egli ha contribuito a creare e mantenere 

l’incertezza su un aspetto essenziale per l’applicazione del RD III, come si 

può evincere dagli artt. 6 e 8 RD III (cfr. decisione impugnata, passim, in 

particolare la pag. 7);   

in accordo con l’art. 18 par. 1 lett. a RD III, lo Stato membro competente è 

tenuto a prendere in carico, in ossequio alle condizioni poste agli artt. 21, 

22 e 29, il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro,   

gli obblighi dello Stato membro competente, descritti all'art. 18 par. 1 lett. 

c–d, vengono meno se l'interessato si è allontanato dal territorio degli Stati 

membri per almeno tre mesi, sempre che l'interessato non sia titolare di un 

titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro 

competente (cfr. art. 19 par. 2 RD III), 

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in concreto, dall’incarto si evince che il ricorrente, prima di entrare in 

Svizzera il 25 dicembre 2021, attraversando l’Austria, è giunto in Bulgaria 

il 18 novembre 2021 (cfr., in particolare, il foglio complementare d’ingresso 

e i dati Eurodac [incarto SEM, doc. 1 a 11]),  

il 26 gennaio 2022, in conformità all’art. 21 par. 1 RD III, la SEM ha 

presentato alle autorità bulgare competenti una richiesta di presa in carico 

del ricorrente (cfr. incarto SEM, doc. 24/5 e 25/1), 

il 9 febbraio 2022, le autorità bulgare hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Bulgaria, in conformità all’art. 18 par. 

1 lett. b RD III (cfr. incarto SEM, doc. 28/1),  

di conseguenza, la competenza della Bulgaria ad evadere la domanda 

d’asilo del ricorrente è accertata;  

si tratta ora di esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che 

esistano, in Bulgaria, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea/CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD 

III), 

a questo proposito è opportuno ricordare che la Bulgaria è vincolata dalla 

CartaUE, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 

0.101), dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), dalla Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo 

Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301), e che ne applica le disposizioni, 

benché dai rapporti indipendenti disponibili sia desumibile, come sostiene 

lo stesso ricorrente, che il sistema del diritto d’asilo bulgaro presenta 

carenze sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto, sia riguardo alle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, la situazione non risulta così grave 

da poter essere equiparata per intensità ed ampiezza a quella ritenuta per 

la Grecia (cfr. le sentenze TAF D-6598/2019, già citata, consid. 10.2 con i 

numerosi riferimenti, e F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.6.7),    

pertanto, si deve presumere che la Bulgaria rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, segnatamente il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, garantendo una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. la direttiva 2013/32/UE 

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del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale [direttiva procedura], e la direttiva 2013/33/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [direttiva 

accoglienza]; cfr. anche la sentenza TAF E-3182/2019 del 18 luglio 2019), 

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va d’ufficio 

ammessa se, nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare 

sistematicamente le norme minime dell’Unione europea, o se vi sono seri 

indizi che, nel caso concreto, le autorità dello Stato in questione non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/19 consid. 6 e 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5),      

in concreto, il ricorrente si oppone al suo trasferimento in Bulgaria, 

invocando, da un lato, di essere “stato picchiato. Mi hanno picchiato sulla 

testa e mi hanno fatto azzannare dai cani” (ricorso, pag. 6, riproducente un 

estratto dell’audizione del 24.01.22), e, dall’altro lato, il fatto che la Bulgaria 

è esposta, dal 24 febbraio 2022, ad un “massiccio afflusso di migranti 

provenienti dall’Ucraina” (ricorso, pag. 13); ora, nonostante la loro valenza, 

né il primo né il secondo riferimento, presi distintamente o insieme, sono 

sufficienti, di per sé, a far supporre che la procedura d’asilo in Bulgaria sia 

caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere che le domande 

d’asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, che non vi 

siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti non siano protetti contro rinvii 

abusivi verso i paesi d'origine; più concretamente, va precisato, da un lato, 

che le percosse che il ricorrente asserisce di avere subito, presumibilmente 

da parte di alcuni membri delle forze di polizia, costituiscono un’allegazione 

di parte non suffragata da alcun indizio che potrebbe sostanziarla almeno 

in parte (cfr., mutatis mutandis, la sentenza TAF D-6598/2019, già citata, 

consid. 11.4); dall’altro lato, si noti ancora che i problemi venuti alla luce in 

Bulgaria con la crisi dei rifugiati ucraini (“insufficient capacity and resources 

to manage the situation with the people displaced from Ukraine” [allegato 

3 del ricorso]), sembrano essere riconducibili alla gravità e alla tragicità 

della congiuntura bellica attuale, ma non ad insufficienze strutturali rimaste 

sconosciute fino ad oggi e scoperte soltanto di recente,   

ne deriva che l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è applicabile alla fattispecie;   

benché abbia affermato, a conclusione dell’audizione del 24 gennaio 2022, 

di non avere “nessun problema [di salute]”, il ricorrente fa pure valere, per 

opporsi al suo trasferimento in Bulgaria, il “mancato approfondimento delle 

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perdite di memoria” e la “mancata attesa della visita neurologica” (ricorso, 

pag. 16),   

secondo la giurisprudenza, il trasferimento forzato di una persona con 

problemi di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU se esistono seri motivi 

di credere che la medesima, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute, 

comportante delle intense sofferenze o una riduzione importante della 

speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193),  

a prescindere dalle affermazioni contraddittorie del ricorrente sul suo stato 

di salute, il primo medico generico che l’ha visitato il 29 dicembre 2021, gli 

ha diagnosticato delle lesioni pustolose agli arti inferiori e ai genitali di 

origine da determinare (cfr. incarto SEM, doc. 16/2 [referto medico F2]); il 

12 gennaio 2022, lo stesso medico ha formulato la diagnosi di insonnia (cfr. 

incarto SEM, doc. 35/3 [referto medico F2]); il 16 febbraio 2022, uno 

psichiatra ha posto la diagnosi di sindrome da disadattamento, rimarcando 

che il ricorrente “riferisce che a seguito dei colpi in testa subiti durante il 

percorso migratorio avrebbe iniziato ad accusare problemi di memoria. Si 

ritiene opportuno un accertamento medico in tale ambito” (cfr. incarto SEM, 

doc. 30/2 [referto medico F2]); il 23 febbraio 2022, un altro psichiatra ha 

confermato la medesima diagnosi, rimasta immutata (cfr. incarto SEM, doc. 

31/2 [referto medico F2]); il 14 marzo 2022, il primo medico generico ha 

diagnosticato una “perdita di memoria soggettiva di non chiara origine”, con 

la precisazione che l’“esame neurologico cursorio ed esame obiettivo 

risultano nella norma” (cfr. incarto SEM, doc. 37/3 [referto medico F2]),  

ora, sulla base di questa configurazione diagnostica, questo Tribunale non 

intravede motivi sufficienti per credere che lo stato di salute del ricorrente, 

sotto il profilo sia somatico che psicologico, possa costituire un ostacolo al 

suo trasferimento in Bulgaria,  

ad ogni modo, nella misura in cui è vincolata dalla direttiva accoglienza, la 

Bulgaria è tenuta a provvedere affinché i richiedenti l’asilo ricevano la 

necessaria assistenza sanitaria, la quale comprende quanto meno le 

prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di 

gravi disturbi mentali (art. 19 par. 1 direttiva accoglienza), sostegno medico 

che anche il ricorrente potrà, se del caso, richiedere,  

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Pagina 10 

è peraltro utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti l’asilo il 

diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le migliori 

condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo (cfr., per 

analogia, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 

dicembre 2013 C-394/12 Shamso Abdullahi c. Austria, §§ 59 e 62; DTAF 

201/45 consid. 8.3),      

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti oppure di aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento o di averne 

abusato nel qualificarli giuridicamente (cfr. art. 106 cpv. 1 LAsi), dimodoché 

anche la richiesta di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, 

in definitiva, a rinunciare al trasferimento in Bulgaria per motivi umanitari ai 

sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò respinta (cfr., in 

quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7);     

per finire, il ricorrente invoca la violazione del suo diritto di essere sentito, 

principalmente sotto il profilo di una pretesa motivazione insufficiente della 

decisione impugnata, elencando, per sostanziare la censura, tutte le 

critiche formulate nei confronti della SEM (cfr. ricorso, pag. 16), 

ora, come esposto in precedenza, la SEM ha istruito correttamente il caso 

ed ha motivato la sua decisione in modo sufficientemente dettagliato sotto 

il profilo delle esigenze del diritto di essere sentiti, dimodoché la relativa 

censura, per quanto intelligibile, si rivela infondata;  

in conclusione, è a giusta ragione che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo contestuale 

trasferimento in Bulgaria (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il 

respingimento del ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (artt. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

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Pagina 11 

la decisione è definitiva e non può, in linea di principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 

83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Questo 

importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

Data di spedizione: 

  

F-1525/2022 

Pagina 12 

Comunicazione: 

– rappresentante del ricorrente (per raccomandata; allegato: bollettino di 

versamento); 

– SEM, CFA Chiasso, ad …; 

– all’Ufficio della migrazione del Canton Ticino, Sezione della 

popolazione (in copia).