# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98fff262-2509-5fc0-8bf2-de61473593a6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 25.07.2003 11.2002.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-58_2003-07-25.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.58

  	
  Lugano

  25 luglio
  2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.___ (azione
creditoria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione
del 30 agosto 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere essere accolto
l'appello del 10 maggio 2002 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 

                                              23
aprile 2002 in luogo e vece del Pretore dal Segretario 

                                              assessore
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1962) e __________ __________ (1950) si sono sposati a __________
il __________ 1992. In seguito difficoltà finanziarie essi hanno ricevuto dalla
pubblica assistenza, nel 1994, un contributo di fr. 2000.–. Nel 1997 e 1998
__________ __________ ha ricevuto ancora, per lo stesso titolo, fr. 15 000.–.
In garanzia di tali prestazioni lo Stato del Cantone Ticino ha fatto iscrivere
il 14 novembre 1994 e il 18 marzo 1999 due ipoteche legali sulla quota di 3/8
della particella n. __________ RFD di __________, appartenente a __________
__________. Nell'ambito della vendita di tale fondo, avvenuta nell'aprile del
1999, __________ __________ ha rimborsato al Cantone fr. 13 027.75 per ottenere
la cancellazione delle predette ipoteche.

 

                                  B.   Nel
frattempo, con sentenza del 3 febbraio 1998, il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6, ha sciolto per divorzio il matrimonio tra __________ e
__________ __________, omologando la convenzione sugli effetti accessori da
loro stipulata. In tale accordo i coniugi si sono dati atto, fra l'altro, di
avere regolato la loro situazione patrimoniale e di non vantare più alcuna
reciproca pretesa. 

 

                                  C.   Il
30 agosto 2000 __________ __________ ha convenuto l'ex marito davanti al Pretore
del Distretto di Lugano, sezione 3, per ottenere il pagamento di fr. 12 027.75
con interessi, corrispondenti all'importo da lei rimborsato al Cantone per gli
aiuti assistenziali, dedotti fr. 1000.– da lei direttamente ricevuti. Nella sua
risposta del 24 novembre 2000 __________ __________ ha proposto di respingere
la petizione. Nei successivi allegati le parti hanno ribadito le loro
richieste. Esperita l'istruttoria, esse hanno rinunciato al dibattimen­to
finale e hanno riconfermato le loro domande in memoriali conclusivi, l'attrice
riducendo nondimeno la sua pretesa in capitale a fr. 11 027.75.

 

                                  D.   Con
sentenza del 23 aprile 2002, emanata in luogo e vece del Pre­tore, il
Segretario assessore ha accolto la petizione e ha condan­nato __________
__________ a versare all'attrice fr. 11 027.75 oltre interessi al 5% dal 20
aprile 1999. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 900.–, sono state
poste per fr. 80.– a carico dell'attrice e per il resto a carico del convenuto,
tenuto a rifondere all'ex moglie un'indennità di fr. 1200.– per ripetibili ridotte.
La domanda di assistenza giudiziaria presentata dal convenuto è stata respinta.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ è insorto con un appello del 10
maggio 2002 nel quale chiede che, previa concessione dell'assistenza
giudiziaria, la petizione sia respinta, la sua domanda di assistenza
giudiziaria accolta e il giudizio in questione riformato di conseguenza. Nelle
sue osservazioni del 6 giugno 2002 __________ __________ propone di respingere
l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il
Segretario assessore ha accertato che, in effetti, l'attrice aveva versato al
Cantone Ticino fr. 13 027.75 per prestazioni assistenziali garantite da pegno
immobiliare sulla sua predetta quota di comproprie­tà. Egli ha appurato altresì
che la seconda ipoteca, di fr. 15 000.–, era stata iscritta nel marzo del 1999
all'insaputa di lei per aiuti assistenziali erogati al solo marito dal mese di
ottobre 1997, ma ha giustificato il ritardo dell'iscrizione con l'argomento che
l'ufficio statale competente per la concessione dell'aiuto e quello presposto
all'iscrizione delle ipoteche legali sono diversi. Inoltre la pratica
assistenziale aveva conservato lo stesso numero di riferimento, senza
distinguere tra prestazioni stanziate all'uno o all'altro coniuge. Ne ha
dedotto, il primo giudice, che rimborsando allo Stato gli aiuti riscossi dal
marito la moglie era diventata titolare per surrogazione (art. 110 CO) del
credito garantito da ipoteca. Donde la facoltà di chiederne il rimborso e,
quindi, la fondatezza della petizione.

 

                                   2.   L'appellante
sostiene che la seconda ipoteca legale, accesa il 

                                         18 marzo
1999, in realtà non poteva essere iscritta poiché a quel momento il matrimonio
era già stato sciolto. E siccome non sussistevano più i requisiti previsti
dalla legge sull'assistenza sociale, il rimborso da parte dell'ex moglie è
avvenuto per spontanea volontà di quest'ultima, senza obblighi da parte sua.
Egli ritiene inoltre che, comunque sia, una surrogazione per debiti contratti
durante l'unione coniugale non è ammissibile, poiché all'attrice incombeva di
sovvenire alle sue necessità in virtù del diritto matrimoniale, essendo egli in
difficoltà finanziarie. Soggiunge che nemmeno sono dati i presupposti di una
surrogazione, poiché il terzo che soddisfa il creditore non dev'essere
implicato nel rapporto d'obbligazione. L'attrice, oltre che essere sua moglie a
quel momento, era essa medesima debitrice nei confronti del Cantone. Egli
contesta infine l'importo rivendicato dall'attrice, che non trova riscontro
agli atti e non corrisponde a quanto effettivamente erogato dall'ente pubblico.

 

                                   3.   Dagli
atti risulta che il 17 marzo 1999 lo Stato del Cantone Ticino ha fatto
iscrivere un'ipoteca legale di fr. 15 000.– sulla quota di comproprietà
della particella n. __________RFD di __________o, appartenente all'attrice, per
il rimborso di spese d'assistenza (doc. P). Il pegno garantiva prestazioni
stanziate al convenuto tra il 1° novembre 1997 e il 31 maggio 1998 (deposizione
di __________ __________ -__________, del 19 novembre 2001, verbali, pag. 3 in
alto). Ora, a norma dell'art. 37 della legge sull'assistenza sociale (Las: RS
6.4.11.1) le prestazioni assistenziali assegnate a uno dei coniugi devono
essere restituite allo Stato dall'altro, nella misura o alle condizioni alle
quali costui vi è obbligato secondo il Codice civile. L'art. 41 cpv. 1 Las, in
vigore fino al 31 gennaio 2003, prescriveva che il diritto di rimborso o di
regresso doveva essere fatto valere in primo luogo verso l'obbligato; se questi
si rifiutava, l'autorità cantonale provvedeva al ricupero del credito mediante
azione davanti al giudice ordinario, secondo la procedura prevista dalla legge
per le cause di assistenza tra parenti (cpv. 2). 

 

                                   4.   Concretamente,
per ottenere dall'attrice il rimborso di quanto ver­sato al convenuto, il
Cantone avrebbe dovuto dimostrare che al momento in cui era stato stanziato
l'aiuto assistenziale la moglie era tenuta, in base al diritto matrimoniale, a
contribuire al sosten­tamento del marito. Giusta l'art. 163 cpv. 1 CC per vero
i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle proprie forze, al
debito mantenimento della famiglia. Il criterio per la definizione dei
“contributi pecuniari” fra coniugi è disciplinato dal diritto federale.
L'ammontare dei contributi si calcola in base al riparto dell'eccedenza – di
regola a me­tà – una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei
coniugi e dei figli minorenni (DTF 121 II 302 consid. 5b, 123 III 1; Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, n. 26 ad art. 176 CC; Schwander
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 4 ad art. 176). Stabilita l'entità
del contributo, in tale misura la moglie era tenuta quindi a rimbor­sare allo
Stato la somma erogata al marito a titolo di pubbliche prestazioni. Nel caso in
cui l'interessata si fosse opposta, l'ente pubblico avrebbe dovuto convenirla
davanti al Pretore con la procedura prevista dagli art. 425 segg. CPC (art. 429
CPC).

                                         

                                   5.   Contrariamente
a quanto sostiene l'attrice, l'obbligo di mutua assistenza sancito dall'art.
163 cpv. 1 CC persiste per tutta la durata del matrimonio, fino allo
scioglimento del vincolo e non cessa né durante la sospensione della comunione
domestica né durante la procedura di divorzio (DTF 123 III 3 consid. 3a, 114 II
30 consid. 6; Deschenaux/Steinauer/Baddeley,
Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 230, n. 502; Bräm/Hasenböhler in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 53 ad
art. 163 CC). Poco impor­ta dunque che il marito non avesse chiesto un
contributo alimen­tare alla moglie, poiché l'aiuto assistenziale è dovuto dallo
Stato indipenden­temente da qualsiasi obbligo di natura civile, riservato
appunto il diritto di regresso (art. 4 Las). E a nulla rileva che nella
convenzione sugli effetti accessori del divorzio il marito abbia rinunciato a
contributi alimentari, l'obbligo d'assistenza derivante dall'art. 163 cpv. 1 CC
estinguendosi – come detto – solo con il divorzio.

 

                                   6.   Come
si è visto, l'attrice ha rimborsato allo Stato, senza riserve, fr.
13 027.75 (doc. A). Di per sé, fino a concorrenza di tale importo, essa è
divenuta perciò titolare del credito verso l'ex marito. Se non che,
quest'ultimo conserva nei confronti di lei i mezzi e le eccezioni che poteva
vantare nei confronti del creditore originario. E sotto questo profilo egli
sostiene che, per ottenere la rifusione di quanto versato allo Stato, l'attrice
doveva dimostrare – o quanto meno rendere verosimile – che in base al diritto
matrimoniale essa avrebbe dovuto sopperire alle di lui esigenze, foss'anche facendo
capo alla sua sostanza. A ragione egli fa valere però che l'interessata non
spiega, né in qualche modo sostanzia, qual era la situazione in cui versavano i
coniugi. Invano si cercherebbe di sapere quali fossero i rispettivi redditi e i
rispettivi fabbisogni. In mancanza di ciò è effettivamente impossibile accertare
con un minimo di attendibilità quale contributo di mantenimento dovesse la
moglie al marito in forza del diritto matrimoniale.

 

                                   7.   L'attrice
non ha dimostrato nemmeno che il convenuto potesse essere tenuto a rimborsare
allo Stato le prestazioni assistenziali ottenute. Che essa sia diventata titolare
del credito non le conferisce maggiori diritti del creditore originario, né
essa può peggiorare la situazione del debitore della prestazione. Ora,
l'obbligo di rimborso è limitato ai casi in cui la situazione finanziaria del beneficiario
risulti consolidata e le condizioni di vita siano sufficien­temente agiate
(art. 33 Las, in vigore fino al 31 gennaio 2003). Se così non fosse, si
rischierebbe di far ricadere nell'indigenza o in ristrettezze economiche chi,
grazie alle prestazioni assistenziali ottenute, ha ritrovato una sistemazione
economica adeguata e raggiunto un livello di vita sufficiente (RDAT I-2002,
pag. 202 n. 13). In concreto gli atti sono silenti sulla possibilità, per il convenuto,
di rimborsare la somma. Certo, come si vedrà oltre, al momento in cui è stata
promossa la causa egli non poteva definirsi indigente, ma ciò non basta per ritenere
che la sua situazione fosse migliorata al punto da legittimare un rimborso delle
prestazioni assistenziali. Tanto più che, per ottenere la restituzione, lo
Stato deve dimostrare che il beneficiario può restituire il dovu­to senza
cadere nell'indigenza né trovarsi in una situazione economica precaria o
difficile, suscettibile di farlo ricadere nel bisogno (RDAT I-2002, loc. cit.).
Ne discende che l'appello, fondato, dev'essere accolto e la sentenza impugnata
riformata di conseguenza.

 

                                   8.   Il Segretario assessore ha negato al convenuto l'assistenza giudiziaria,
non ravvisando il presupposto dell'indigenza. L'appellante contesta tale decisione
e rileva che l'autorità comunale aveva espresso parere favorevole sulla
richiesta, che con il suo guadagno attuale di fr. 3317.75 mensili egli non
riesce a coprire nemmeno il proprio fabbisogno minimo di fr. 3748.10 mensili e
che egli non dispone più di sostanza.

 

                                         a)   Il
conferimento dell'assistenza giudiziaria presuppone che il richiedente giustifichi
di non essere in grado di far fronte alle spese della lite (art. 155 vCPC in vigore
fino al 29 luglio 2002). Il requisito dell'indigenza era da­to – ed è dato
tuttora – quando il richiedente non sia in grado di provvedere con mez­zi
propri (reddito e sostanza) alle spese giudiziarie e legali senza intaccare il
fabbisogno suo personale e quello della famiglia (DTF 128 I 232 consid. 2.5.1
con riferimenti). Il che non si valuta solo in funzione del minimo esistenziale
del diritto esecutivo, ma tenendo conto di tutte le circostanze del caso, come
la complessità della causa, l'urgenza, l'entità degli anticipi giudiziari e
delle spese legali che incombono all'interessato, oltre ai suoi impegni
finanziari (DTF 124 I 1; Rep. 1997 pag. 215). Il giudizio circa lo stato di
indigenza deve basarsi sulla situazione reale e concreta della parte richiedente
al momento in cui essa presenta l'istanza (DTF 120 Ia 179), rispettivamente al
momento in cui il giudice statuisce sull'istanza medesima (cfr. l'art. 152 OG;
DTF 108 V 265 e segg.; RDAT 1998 II 19). Incombe al richiedente documentare la
sua indigenza. Ove egli non presenti sufficienti informazioni per una visione
completa della sua situazione finanziaria, l'istanza può essere respinta (DTF
125 IV 164 consid. 4a).

 

                                         b)   Per
tacere del fatto che il parere municipale ha valore puramente indicativo e non
vincola il giudice (Rep. 1990 pag. 275 in basso), in concreto l'appellante non
contesta che al momento in cui ha presentato la domanda di assistenza giudiziaria
egli fosse in grado di far fronte alle spese del processo. Del resto, a quell'epoca
egli guadagnava fr. 3400.– mensili netti per rapporto a un fabbisogno minimo di
fr. 2839.– (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, locazione con
spese accessorie fr. 1250.–, elettricità fr. 40.–, premio della cassa malati
fr. 124.–, assicurazioni varie fr. 100, imposte fr. 300.–). Certo, egli nell'appello
egli espone altri costi. Trattandosi di un lavoratore dipendente, però, i premi
AVS/ AI/INSAI e di cassa pensione sono già considerati nel reddito netto, le
spese telefoniche sono comprese nel minimo esistenziale del diritto esecutivo,
gli esborsi per la benzina presuppongono che l'interessato dovesse usare l'automobile
a scopi professionali (ciò che non si evince dagli atti), mentre per quanto
attiene a un preteso debito verso il __________ __________, riguardante l'uso
di una carta di credito, nulla è dato di sapere. Con una disponibilità di oltre
fr. 500.– mensili il convenuto non poteva quindi definirsi indigente. Né la sua
situazione è mutata in maniera considerevole al momento in cui il Segretario assessore
ha statuito, poiché il suo reddito ammontava a fr. 3272.– mensili rispetto a un
fabbisogno minimo di fr. 2931.–, con l'adeguamento del minimo esistenziale del
diritto esecutivo (fr. 1100.–) e del premio della cassa malati (fr. 141.–).

 

                                         c)   Né
si può supporre che con la sua disponibilità mensile l'interessato non sia in
grado di coprire i costi di causa. Intanto egli ha il diritto di incassare
dalla controparte un'indennità per ripetibili di fr. 1200.– e non deve versare
oneri processuali. Inoltre, per quanto riguarda le spese legali, il patrocinio,
pur presentando qualche difficoltà giuridica, non si è rivelato particolarmente
laborioso o impegnativo. In sostanza il lega­le ha dovuto redigere tre
allegati, sostanzialmente simili, e partecipare a tre udienze. Tenendo calcolo
anche delle presumibili prestazioni stragiudiziali (colloqui, conversazioni
telefoniche e corrispondenza) e delle spese, la nota del patrocina­tore,
determinata in base all'art. 9 cpv. 1 TOA, non dovrebbe verosimilmente eccedere
fr. 3000.–. In tali circostanze l'interessato può senz'altro far fronte alla
pendenza con pagamenti rateali in un lasso di tempo ragionevole (cfr. sentenza
del Tribunale federale __________.__________/__________ del 3 settembre 2001,
consid. 2b). Ne discende che su questo punto l'appello è sprovvisto di buon diritto.

 

                                   9.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e vanno
a carico dell'attrice, con obbligo di rifondere all'appellante un'equa
indennità per ripetibili. L'accoglimento dell'appello impone la corrispondente
riforma del giudicato sulle spese e le ripetibili di prima sede, che il Pretore
aveva posto quasi interamente a carico del convenuto, tenuto a rifondere all'attrice
fr. 1200.– per ripetibili ridotte. Con l'appello egli rivendica un'indennità
fr. 2000.–, ma non spiega come egli giunga a tale importo. Insufficientemente
motivato l'appello, su questo punto, è finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC con rinvio al cpv. 5). Quanto alla domanda di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante,
l'attribuzione di ripetibili rende la richiesta senza oggetto, tanto più che la
relativa indennità non appare di difficile né di impossibile incasso.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è accolto e la sentenza impugnata è così
riformata:

                                         1.   La petizione è respinta.

                                         2.
  La tassa di giustizia di fr. 900.– e le spese sono poste a carico
dell'attrice, che rifonderà al convenuto fr. 1200.– per ripetibili.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)  tassa di giustizia     fr. 450.–    

                                         b)  spese                       fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico di __________ __________, che rifonderà alla controparte fr.
1500.– per ripetibili.

 

                                   III.   La
domanda di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è
dichiarata senza oggetto.

 

                                 IV.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario