# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d17034be-0594-5f17-8582-61aa14efd462
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-01-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.01.2016 BB.2015.106
**Docket/Reference:** BB.2015.106
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2015-106_2016-01-13

## Full Text

Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di abbandono del procedimento (art. 429 e segg. CP).;;Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di abbandono del procedimento (art. 429 e segg. CP).;;Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di abbandono del procedimento (art. 429 e segg. CP).;;Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di abbandono del procedimento (art. 429 e segg. CP).

Decisione del 13 gennaio 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Emanuel Hochstrasser e Tito Ponti,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A.,  

rappresentato dall'avv. Claudio Möhr,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,   

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di ab-

bandono del procedimento (art. 429 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2015.106 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 9 ottobre 2015 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) 

ha disposto l'abbandono ex art. 319 CPP del procedimento penale avviato nel 

2005 nei confronti di A. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis 

CP e di falsità in documenti ex art. 251 CP (v. act. 1.1).  

 

Contestualmente il MPC si è pronunciato anche in merito alla richiesta di in-

dennità formulata dall’interessato il 30 luglio 2015, nella quale postulava un 

risarcimento di complessivi fr. 71'936.60 composto da fr. 67'086.60 quali in-

dennizzo per la sua difesa di fiducia (195.50 ore a fr. 300.-- l'ora, oltre a spese 

e all'imposta sul valore aggiunto [in seguito: IVA] all'8%) e da fr. 4'850.-- a titolo 

di risarcimento danni (v. rubrica 16 dell'incarto MPC, richiesta del 30 giugno 

2015, pag. 5). Il MPC ha riconosciuto all'istante, in parziale accoglimento della 

sua istanza, complessivi fr. 33'550.30 quali indennità per spese legali e per-

sonali (v. act. 1.1 pag. 7). 

 

 

B. Con reclamo del 22 ottobre 2015 A. è insorto avverso la succitata decisione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando 

l'annullamento del punto 3 del dispositivo riguardante l'indennizzo e il rinvio 

della causa al MPC per nuovo giudizio (v. act. 1). L'insorgente sostiene in so-

stanza che il MPC debba ricalcolare l'indennizzo, ritenuto troppo basso.  

 

 

C. Nelle sue osservazioni del 16 novembre 2015 il MPC ha chiesto, nella misura 

della sua ammissibilità, la reiezione integrale del reclamo (v. act. 4).  

 

 

D. Con replica del 17 dicembre 2015 il ricorrente ha in sostanza ribadito le con-

clusioni espresse in sede ricorsuale (v. act. 10). 

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù dell’art. 393 cpv. 1 lett. a CPP e 37 cpv. 1 della legge federale del 19 

marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del 31 

agosto 2010 sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 

173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le decisioni 

e gli atti procedurali del pubblico ministero.  

 

- 3 - 
 
 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammis-

sibilità dei ricorsi che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito, 

dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP non-

ché P. GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafprozessord-

nung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la giurispru-

denza citata).  

 

1.2 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di abbandono del 

MPC, il reclamo è ricevibile sotto il profilo degli art. 322 cpv. 2 e 396 cpv. 1 

CPP. La legittimazione del reclamante, destinatario della decisione impugnata 

e da essa direttamente toccato nei propri interessi patrimoniali, è pacifica (v. 

art. 321 cpv. 1 lett. a, 322 cpv. 2 e 382 cpv. 1 CPP).  

 

1.3 Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

dispone di un libero potere d’apprezzamento (art. 393 cpv. 2 CPP). Mediante 

il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e 

l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (lett. 

a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. 

c). 

 

 

2. Il reclamante si duole innanzitutto della violazione del proprio diritto di essere 

sentito. Egli afferma che, conformemente a quanto pattuito, il MPC avrebbe 

dovuto ancora prendere contatto con lui prima di emanare la decisione in me-

rito all'indennizzo. 

 

Ora, a prescindere da quanto affermato dal collega del procuratore federale 

che ha emanato la decisione impugnata, in quel momento assente, circa una 

futura nuova presa di contatto (v. act. 1.2), occorre rilevare che il reclamante 

ha avuto sufficiente modo di esprimersi e di motivare le sue richieste prima 

che l'autorità decidesse in merito. Su sollecitazione del MPC, egli ha inoltre 

avuto modo di completare la propria richiesta di indennizzo con i documenti 

ritenuti mancanti (v. rubrica 16 dell'incarto del MPC, lettere del 6 agosto 2015 

e del 10 agosto 2015). Non si vede del resto a cosa sarebbe servita un'ulte-

riore presa di contatto con il MPC, visto che le richieste del reclamante risul-

tavano ormai chiare. In realtà, con il messaggio elettronico del 4 settembre 

2015, il predetto, chiedendo "quando, loro pesano (recte: pensano), possiamo 

definitivamente chiudere questa faccenda?" ha in sostanza semplicemente 

sollecitato una decisione in merito alle sue richieste, ciò che è poi avvenuto (v. 

act. 1.2). In definitiva, la censura in questo ambito va respinta.  

 

Va a tal proposito tuttavia ricordato che, disponendo questa autorità di un 

pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57) e avendo avuto il 

reclamante la possibilità di esprimersi compiutamente sulle sue richieste e 

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sulla decisione del MPC davanti al TPF, un'eventuale violazione del predetto 

diritto sarebbe stata comunque sanata dalla presente procedura (v. DTF 124 

II 132 consid.2d). 

 

 

3. Nel suo reclamo A. postula l'annullamento del punto 3 del dispositivo del de-

creto d'abbandono (v. act. 1.1) e il rinvio della causa al MPC per il ricalcolo 

dell'indennizzo. Egli si duole in primo luogo del fatto che il MPC gli abbia rico-

nosciuto quale indennizzo solo una parte delle spese relative alla sua difesa 

da parte dell'avv. Möhr. Dei fr. 67'086.60 da lui auspicati nella sua richiesta di 

indennizzo del 30 luglio 2015, composti da fr. 58'650.-- di onorario (195.50 ore 

a fr. 300.-- l'ora), fr. 3'000.-- per spese di viaggio, fr. 467.20 di spese e da fr. 

4'969.40 di IVA all'8% (v. rubrica 16 dell'incarto MPC, richiesta di indennizzo 

del 30 luglio 2015, pag. 5), il MPC gli ha riconosciuto unicamente fr. 33'550.30, 

comprensivi anche del risarcimento per le spese sopportate dall'imputato (v. 

act. 1.1 pag. 6). 

 

3.1 Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o 

se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto a 

un’indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi 

diritti procedurali.  

 

Quali spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei diritti procedurali ai 

sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP si intendono in particolare i costi di difesa 

dell’imputato, allorquando la presenza di un patrocinatore era necessaria giu-

sta l’art. 130 CPP e gli stessi costi sono direttamente legati al procedimento 

ed ai relativi atti preliminari, e risultano indispensabili per un’accurata ponde-

razione degli interessi (v. a questo titolo il Messaggio del 21 dicembre 2005 

sull’unificazione del diritto di procedura penale, FF 2006 pag. 1329 e 

Y.  GRIESSER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 

2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 4 ad art. 429 CPP, secondo cui il 

CPP fa riferimento alla giurisprudenza precedente; v. a questo proposito tra 

gli altri DTF 115 IV 156 consid. 2c pag. 159; sentenza del Tribunale penale 

federale BK.2005.4 del 19 dicembre 2006, consid. 2.2).  

 

La retribuzione dell'avvocato, secondo la giurisprudenza del Tribunale fede-

rale, deve stare in un rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la re-

sponsabilità del libero professionista, in considerazione della natura, dell'im-

portanza, della complessità, delle difficoltà particolari in fatto o in diritto della 

causa, del tempo consacrato dal difensore allo studio e alla trattazione dell'in-

carto, segnatamente quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le au-

torità di ogni istanza, e il risultato ottenuto (DTF 122 I 1 consid. 3a; 117 Ia 22 

consid. 3a).  

 

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3.2 Litigioso è innanzitutto il calcolo del dispendio orario di cui si è fatto carico 

l’avv. Möhr per la difesa del suo assistito. Secondo il reclamante, il MPC 

avrebbe a torto riconosciuto solo 170 delle 195.50 ore che il patrocinatore 

avrebbe effettivamente dedicato alla sua difesa (v. act. 1 pag. 4 e segg.).  

 

Il MPC, dal canto suo, afferma che il suddetto patrocinatore ha esposto nella 

sua nota d'onorario il tempo principalmente dedicato all'esame degli atti, ai 

colloqui tra imputato e difensore, alla partecipazione agli interrogatori svolti e 

al tempo dedicato alle trasferte. Il MPC ha ritenuto che il tempo dedicato alla 

difesa non sia stato adeguato in rapporto alle ore che vengono di regola com-

putate in casi analoghi. Per questo motivo ha ritenuto adeguata la riduzione 

delle ore computate a 170.  

 

3.2.1 Preliminarmente va rilevato che, in seguito alla richiesta di indennizzo del re-

clamante del 30 luglio 2015, il MPC ha sollecitato quest'ultimo a presentare 

una nota d'onorario dettagliata, così da permettere la relativa tassazione (v. 

rubrica 16 dell'incarto del MPC, lettera del 6 agosto 2015). In seguito a questo 

scritto il reclamante ha provveduto a far pervenire al MPC il dettaglio delle ore 

conteggiate dal proprio legale. Da questi documenti non è però possibile evin-

cere con chiarezza in cosa sia consistita esattamente l'attività svolta dal pa-

trocinatore. I giustificativi forniti indicano unicamente il tempo impiegato dal 

legale e la data, mentre la descrizione dell'attività svolta è lacunosa e descritta 

unicamente mediante sigle incomprensibili, riguardo alle quali il legale ha vo-

lontariamente omesso di far pervenire una legenda (v. rubrica 16 dell'incarto 

del MPC, lettera del 10 agosto 2015). In queste condizioni, non è dunque stato 

possibile esaminare nel dettaglio le ore conteggiate dal patrocinatore e accer-

tarne la necessità nel caso concreto.  

 

3.2.2 Dall'incarto si evince come il procedimento abbia comportato, da quando il 

processo penale è stato esteso a A. (13 aprile 2005) fino alla notifica della 

chiusura dell'istruzione (10 giugno 2015), relativamente pochi atti istruttori. Il 

19 ottobre 2011 il MPC ha emesso un decreto d'accusa nei confronti di A., 

contro il quale è stata fatta opposizione in data 31 ottobre 2011. In seguito al 

deposito dell'atto d'accusa il Tribunale penale federale (in seguito: TPF) ha 

sospeso il dibattimento richiedendo l'adozione di nuovi atti istruttori prima della 

formulazione di un nuovo atto d'accusa. Solo in data 24 giugno 2015 il MPC 

ha potuto nuovamente interrogare l'imputato. Il MPC ha conseguentemente 

atteso che le condotte contestate nell'ambito del procedimento principale 

QUATUR e connesse con la presente fattispecie fossero nuovamente definite 

(v. act. 1.1 pag. 3). A tal proposito si osserva che il reclamante ha riconosciuto 

esplicitamente come corretti i fatti descritti nella decisione impugnata (v. act. 

1 pag. 3).  

 

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Da aprile 2005 a novembre 2011 il patrocinatore dell'interessato ha effettuato 

prestazioni pari a 126.25 ore, mentre dal giugno 2012 a fine luglio 2015 le sue 

prestazioni sono ammontate a 69.5 ore (v. rubrica 16 dell'incarto del MPC, 

lettera del 10 agosto 2015). Ora, considerato come da fine 2011 l’inchiesta ha 

riguardato in maniera preponderante i personaggi “principali” del procedi-

mento, con conseguente notevole riduzione del carico di lavoro del patrocina-

tore, l'elevato numero di ore di cui si prevale il reclamante in merito all'ultima 

fase della procedura non trova nessun riscontro nell'evoluzione dell'inchiesta.  

 

In definitiva, tenuto conto dell'impossibilità di esaminare le prestazioni indicate 

dal reclamante con sigle incomprensibili (v. supra consid. 3.2.1), della natura, 

della durata e dello sviluppo del procedimento, nonché del grado di difficoltà 

della causa e degli atti istruttori compiuti, la scrivente autorità ritiene che una 

riduzione di 25.5 ore del dispendio orario esposto appare giustificata. Il dispen-

dio orario esposto nella parcella dell’avv. Möhr è stato quindi correttamente 

ridotto dal MPC da 195.50 a 170 ore. La censura va quindi respinta. 

 

3.3 Per quanto attiene alla tariffa oraria, il reclamante contesta l'importo di 

fr.  230.-- fissato dal MPC. Egli reputa invece che, vista l'importanza e com-

plessità della fattispecie, la grossa mole di documenti esaminata e la lunga 

durata della procedura, l'avv. Möhr si sia correttamente prevalso di una tariffa 

di fr. 300.-- l'ora.  

 

3.3.1 L’art. 12 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolu-

menti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162) prevede che l’indennità oraria ammonta almeno a fr. 200.-- e al 

massimo a fr. 300.--, precisato che per gli spostamenti viene applicata una 

tariffa oraria di fr. 200.-- (v. sentenza del Tribunale penale federale 

SN.2011.16 del 5 ottobre 2011, consid. 4.1 con riferimenti). La remunerazione 

oraria di fr. 300.-- esposta dal difensore si situa pertanto al limite massimo 

degli importi previsti nella suddetta disposizione, applicabile per analogia nelle 

procedure penali davanti al MPC (v. sentenza del Tribunale penale federale 

BK.2008.5 del 6 agosto 2008, consid. 3.2). Secondo la prassi della Corte pe-

nale del TPF, se il caso non presenta difficoltà particolari, la tariffa oraria ap-

plicata ammonta a fr. 230.-- (v. sentenze del Tribunale penale federale 

SK.2011.10 del 26 agosto 2011, consid. 8.1; SK.2010.27 del 12 maggio 2011, 

consid. 6.1; SK.2008.7 del 5 febbraio 2009, consid. 9). Ora, giova rilevare che 

in caso di procedure complicate che coinvolgono numerosi imputati, le pre-

sunte difficoltà di ordine giuridico non toccano necessariamente ogni singolo 

imputato, potendo essere la posizione processuale di ognuno diversa. Proce-

dure lunghe e una grossa mole di atti non devono inoltre essere prese in con-

siderazione nel quadro della determinazione dell’indennità oraria (v. sentenza 

del Tribunale penale federale BB.2011.32 del 23 agosto 2011, consid. 3.2), 

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visto che viene già tenuto in considerazione nel calcolo generale delle ore in-

vestite (v. concretamente infra consid. 2.3.2).  

 

3.3.2 Alla luce di quanto esposto, e tenuto conto delle natura e delle caratteristiche 

della fattispecie, l'applicazione della tariffa oraria di fr. 300.-- richiesta dal re-

clamante non si giustifica. Va per contro riconosciuta, conformemente alla 

prassi di questa Corte e considerata la complessità della fattispecie, un’inden-

nità oraria di fr. 230.-- (v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2012.2 

del 1° marzo 2012, consid. 6.2). La decisione del MPC su questo punto deve 

pertanto essere confermata. 

 

 

4. Il reclamante si duole inoltre della decurtazione relativa alle sue spese perso-

nali. Egli auspicava un indennizzo di fr. 4'850.-- (v. rubrica 16 dell'incarto MPC, 

richiesta di indennizzo del 30 luglio 2015, pag. 5), il MPC gli ha invece ricono-

sciuto solo fr. 625.-- relativi a spese di viaggio e a pasti, negandogli  

fr. 4'335.-- relativi alla presa di 6.5 giorni di vacanza per partecipare agli inter-

rogatori. Ciò si sarebbe reso necessario, a suo parere, per evitare che il suo 

datore di lavoro venisse a conoscenza del procedimento penale in corso.  

 

4.1 Ex art. 324a cpv. 1 CO il datore di lavoro è tenuto a pagare al lavoratore il 

salario per un tempo limitato se questi è impedito senza sua colpa di lavorare 

per motivi inerenti alla sua persona. I motivi di assenza elencati nella legge 

sono solamente esemplificativi; non si limitano, secondo la dottrina dominante, 

alle assenze inevitabili e comprendono pertanto anche la partecipazione ad 

un processo come parte (W. PORTMANN, Commentario basilese, 5a ediz., Ba-

silea 2011, n. 43 ad art. 324a CO; M. REHBINDER, Commentario bernese, 

Berna 2010, n. 8 ad art. 324a CO; T. PIETRUSZAK, in H. Honsell [ed.], Kurz-

kommentar Obligationenrecht I, Basilea 2014, n. 5 ad art. 324a). 

 

4.2 In concreto, durante la partecipazione agli interrogatori il datore di lavoro era 

quindi tenuto a pagare lo stipendio al reclamante, il quale non avrebbe per-

tanto subito alcun pregiudizio. La scelta di utilizzare i propri giorni di vacanza 

per gli interrogatori, rinunciando a quanto previsto dalla legge, è stata perso-

nale e non necessaria. Anche in questo ambito la censura non può perciò 

trovare accoglimento.  

 

 

5. In caso di abbandono del procedimento o di assoluzione, le spese procedurali 

possono essere addossate in tutto o in parte all'imputato se, in modo illecito e 

colpevole, ha provocato l'apertura del procedimento o ne ha ostacolato lo svol-

gimento (art. 426 cpv. 2 CPP). L'autorità penale può ridurre o non accordare 

l'indennizzo o la riparazione del torto morale se (art. 430 cpv. 1 CPP): l'impu-

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tato ha provocato in modo illecito e colpevole l'apertura del procedimento pe-

nale o ne ha ostacolato lo svolgimento (lett. a); l'accusatore privato è tenuto a 

indennizzare l'imputato (lett. b); o le spese dell'imputato sono di esigua entità 

(lett. c). 

 

Alla luce della presunzione d’innocenza, ancorata agli art. 32 cpv. 1 Cost., 

6  n.  2 CEDU nonché 10 cpv. 1 CPP, ogni persona accusata di un reato è 

presunta innocente fintanto che non sia condannata con sentenza passata in 

giudicato. Per una procedura che sfocia nell’assoluzione dell’accusato ciò si-

gnifica che la decisione in questione non deve suscitare l’impressione che la 

persona prosciolta sia comunque in qualche modo colpevole: in ambito di ac-

collamento dei costi non deve in particolar modo trasparire, da una lettura da 

parte di una persona sprovvista di specifica formazione giuridica, una qualsiasi 

forma di apprezzamento negativo, sotto il profilo penale, del suo comporta-

mento (DTF 114 Ia 299 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 

6B_770/2008 del 2 aprile 2009, consid. 2.2). Lo stesso vale in caso di rifiuto 

dell’indennità (DTF 115 Ia 309 consid. 1; TPF 2008 121 consid. 2). L’accolla-

mento dei costi, rispettivamente il rifiuto dell’indennità giusta gli art. 426 cpv.  2 

e 430 cpv. 1 CPP non violano comunque la presunzione d’innocenza se l’ac-

cusato prosciolto ha chiaramente violato, in maniera civilmente reprensibile 

(applicando quindi per analogia i principi derivanti dall’interpretazione dell’art. 

41 CO), norme di comportamento scritte o non scritte dell’ordinamento giuri-

dico svizzero, provocando in tal modo l’apertura o la prosecuzione del proce-

dimento penale, rispettivamente intralciandone l’andamento (cdt. “colpa pro-

cedurale”; v. DTF 116 Ia 162 consid. 2f con rinvii; sentenze del Tribunale fe-

derale 1B_39 e 43/2012 del 10 maggio 2012, consid. 3.3, nonché 1B_12/2012 

del 20 febbraio 2012, consid. 2.2, riassunta in ius.focus 4/2012 pag. 25, e 

6B_570/2007 del 23 maggio 2008, consid. 6.1.1 pubblicato in RtiD I-2009 

N.  45 pag. 189). 

 

5.1 A. al momento dei fatti era un impiegato di banca, per cui vanno richiamate la 

legge relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del 

terrorismo nel settore finanziario (legge sul riciclaggio di denaro, LRD; RS 

955.0) nonché le esplicite prescrizioni esistenti in ambito bancario, le quali 

possono rivelarsi utili nel valutare se egli ha violato o meno una norma di com-

portamento ai sensi della sopracitata giurisprudenza.  

 

5.1.1 La LRD disciplina la lotta contro il riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis 

CP, la lotta contro il finanziamento del terrorismo ai sensi dell'art. 260quinquies 

cpv. 1 CP e la diligenza richiesta in materia di operazioni finanziarie (art. 1). 

La vigilanza richiesta agli intermediari finanziari – in primo luogo alle banche 

(art. 2 cpv. 2 lett. a LRD) – si esprime attraverso l'obbligo di verificare l'identità 

della controparte (art. 3 e 5 LRD) e di identificare l'avente diritto economico 

(art. 4 e 5 LRD), nell'obbligo di chiarimento (art. 6 LRD), nell'obbligo di allestire 

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e conservare documenti (art. 7 LRD) e attraverso provvedimenti organizzativi 

(art. 8 LRD). Secondo l'art. 6 cpv. 1 LRD l’intermediario finanziario è tenuto a 

identificare l’oggetto e lo scopo della relazione d’affari auspicata dalla contro-

parte. L’estensione delle informazioni da raccogliere è in funzione del rischio 

rappresentato dalla controparte. Secondo il cpv. 2 della medesima disposi-

zione, l’intermediario finanziario deve chiarire le circostanze economiche e lo 

scopo di una transazione o di una relazione d’affari se: la transazione o la 

relazione d’affari appare inusuale, a meno che la sua legalità sia manifesta 

(lett. a); vi sono sospetti che i valori patrimoniali provengano da un crimine, 

sottostiano alla facoltà di disporre di un’organizzazione criminale giusta l’art. 

260ter n. 1 CP o servano al finanziamento del terrorismo giusta l’art. 260quinquies 

cpv. 1 CP (lett. b). 

 

5.1.2 A queste disposizioni legislative vanno altresì affiancate, sia in termini di pun-

tuale concretizzazione del dettato normativo statale che di autoregolamenta-

zione settoriale, le disposizioni contenute nella Convenzione di diligenza delle 

banche (in seguito: CDB) elaborata dall'Associazione svizzera dei banchieri 

(ASB) e la cui prima stesura risale al 1977 (v. Y. GILLARD/M. IKONOMIDI 

BLASIUS, Guide CDB 08, Commentaire et jurisprudence, Ginevra 2009, pag. 

19 e segg.; B. BRÜHWILER/K. HEIM, Vereinbarung über die Standesregeln zur 

Sorgfaltspflicht der Banken 2008, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, pag. 

2 e segg.). Tali disposizioni, che ruotano già all'origine attorno all'imperativo 

della conoscenza della clientela ("know your customer", KYC), hanno un 

senso unicamente se i conti e le transazioni fanno l'oggetto di una sorve-

glianza continua (sulle informazioni da ottenere v. B. STÖCKLI, Die Organisa-

tion von Banken aus privat-, aufsichts-, straf- und standesrechtlicher Perspek-

tive, tesi sangallese, Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, pag. 153, nonché M. ROTH, 

Die Standesregeln der Schweizer Banken und ihre Relevanz für eine Haftung 

aus Vertrag und aus Delikt, tesi basilese, Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, pag. 

120 e segg.). Il principio "know your customer" oltre a costituire un'esigenza 

professionale per una seria ed efficiente gestione della clientela bancaria, ri-

sponde all'imperativo della lotta contro il riciclaggio di denaro. Si tratta di un 

principio non da ultimo recepito in direttive ed istruzioni emanate dagli istituti 

bancari stessi, destinate a permettere di meglio rispettare la legislazione vi-

gente e a concretizzare in maniera puntuale gli obblighi dei consulenti bancari.  

 

5.1.3 Temporalmente inapplicabile ai fatti in esame, essendo entrata in vigore il 

1°  luglio 2003, ma comunque evocabile in quanto conferma della appena ci-

tata tendenza legislativa nonché espressione ammodernata e più coerente 

delle vecchie circolari esistenti, l'Ordinanza della Commissione federale delle 

banche del 18 dicembre 2002 sul riciclaggio di denaro (dal 1° gennaio 2009 

Ordinanza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari sulla preven-

zione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nel settore 

delle banche, dei commercianti di valori mobiliari e degli investimenti collettivi, 

- 10 - 
 
 

Ordinanza 1 FINMA sul riciclaggio di denaro, ORD-FINMA 1; RS 955.022). 

L'art. 17 di tale ordinanza prevede che l'intermediario finanziario procede, in 

misura proporzionata alle circostanze, a chiarificazioni complementari riguar-

danti le relazioni d'affari o le transazioni che presentano rischi superiori. Se-

condo le circostanze occorre chiarire, tra l'altro: qual è l'origine dei valori pa-

trimoniali consegnati (lett. b); se i versamenti importanti in entrata sono plau-

sibili (lett. d); qual è l'origine del patrimonio della controparte e dell'avente eco-

nomicamente diritto (lett. e); qual è l'attività professionale o commerciale eser-

citata dalla controparte e dall'avente economicamente diritto (lett. f). L'inter-

mediario finanziario verifica la plausibilità dei risultati delle chiarificazioni e li 

documenta (art. 18 cvp. 3 ORD-FINMA 1). Le richieste d'informazioni fatte 

dalla banca e i chiarimenti forniti dal cliente devono essere attestati mediante 

note figuranti nell'incarto, note che devono permettere di valutare la procedura 

seguita dall'istituto bancario (v. C. LOMBARDINI, Droit bancaire suisse, 2a ediz., 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, pag. 1040). Il cliente può ugualmente essere 

esortato a fornire dei giustificativi, ad esempio dei contratti o altri documenti 

(v. sentenza del Tribunale federale 6S.293/2005 del 24 febbraio 2006, consid. 

8.3.3; C. LOMBARDINI, op. cit., pag. 1040 e seg.; W. DE CAPITANI, in Schmid 

(ed.), Einziehung Organisiertes Verbrechen Geldwäscherei, vol. II, Zurigo 

2002, n. 208 e segg. ad art. 6 LRD nonché n. 101 ad art. 7 LRD). 

 

5.1.4 Quanto precede permette sicuramente di evidenziare una continua e sistema-

tica evoluzione nell'ambito della lotta al riciclaggio. Da una parte, il legislatore, 

sempre più conscio del ruolo assunto dal riciclaggio nelle strategie criminali 

internazionali, ha percepito la necessità di disciplinare la materia in maniera 

vieppiù efficace e severa. Dall'altra gli intermediari finanziari, rispondendo a 

questi sviluppi giuspolitici, oltre ad adottare riforme interne di tipo organizza-

tivo (v. M. REINLE, Die Meldepflicht im Geldwäschereigesetz, tesi sangallese, 

Zurigo/San Gallo 2007, pag. 2 e seg.), hanno intensificato sempre più i loro 

sforzi tesi a formare ed informare i loro dipendenti sulla normativa vigente con 

l'ausilio di corsi di formazione e direttive specifici, in modo tale da rendere la 

lotta al riciclaggio uno degli imperativi etico-giuridici del settore (v. già 

M.  BORGHI/F. GIORGETTI, La responsabilità etico-giuridica del banchiere, Bel-

linzona 1999, pag. 62 e segg.). Si è così determinato negli anni un particolare 

sistema di interazione fra autorità di perseguimento penale e attori del settore 

finanziario, caratterizzato da un intreccio normativo e procedurale che si di-

stanzia da determinati modelli classici di diritto penale (v. A. EICKER, Die 

Prozedualisierung des Strafrechts. Zur Entstehung, Bedeutung und Zukunft 

eines Paradigmenwechsels, Berna/Vienna 2010, pag. 168 e segg.). È sulla 

base di questo complessivo quadro normativo, sia giuridico che deontologico, 

che va giudicato l'operato concreto di A. al momento dei fatti. 

 

5.2 Nel caso concreto A. si è reso responsabile di gravi leggerezze, irregolarità e 

imprudenze da ricollegare ad una scarsa propensione a curare in maniera 

- 11 - 
 
 

conforme alle regole scritte e non scritte della deontologia e del diritto bancari 

le relazioni bancarie da lui aperte e riconducibili a persone indagate, tra l'altro, 

per riciclaggio di denaro. Egli ha proceduto all'apertura di relazioni bancarie 

sospette nonostante il chiaro parere contrario dell'Ufficio compliance della 

Banca B. presso la quale lo stesso era impiegato come consulente alla clien-

tela. In particolare l'Ufficio compliance aveva rilevato come queste relazioni 

bancarie fossero connesse alla società C. SA di Zurigo, la cui struttura era 

ritenuta complessa e poco chiara, e come questa società fosse a sua volta 

coinvolta in modo poco trasparente con altre società, le cui relazioni non po-

tevano essere ricostruite a causa della documentazione frammentaria a di-

sposizione. A. era inoltre stato reso attento che la summenzionata società era 

oggetto di un'inchiesta da parte dell'allora Commissione federale delle ban-

che. In aggiunta il reclamante era stato anche informato che l'apertura di que-

ste relazioni bancarie avrebbe rappresentato un rischio sia dal punto di vista 

giuridico, considerata per esempio l'impossibilità di sorvegliare i flussi di de-

naro, sia per la reputazione della banca (v. act. 4.1, 4.2 e 4.3). Nella nota 

interna del 9 settembre 2003, il servizio giuridico della banca B. rilevava come 

i motivi ed i retroscena di svariate operazioni a contante per importi molto ele-

vati non erano stati chiariti. La documentazione relativa a tali operazioni, figu-

rante nei dossier dei clienti contro i quali il MPC ha poi esteso le indagini, era 

insufficiente (v. act. 4.2 pag. 2). 

 

Il modo di agire di A., considerate le circostanze sopra descritte, rappresenta 

senz'altro un comportamento civilmente reprensibile in ambito di accollamento 

delle spese e assegnazione di ripetibili (cfr. R.  HAUSER/E.  SCHWERI/K. 

HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basilea 2005, n. 15 

pag. 424). I comportamenti del reclamante sono nel loro insieme in rapporto 

di causalità naturale e adeguata con l’apertura e la prosecuzione del procedi-

mento a suo carico, sfociato dapprima in un decreto d'accusa del 19 ottobre 

2011, a cui il reclamante ha fatto opposizione, e dopo nell'abbandono del 9 

ottobre 2015. In questo senso la condotta dell'accusato integra chiaramente 

“colpa procedurale” ai sensi della giurisprudenza. Ne consegue che, fermo 

restando il completo abbandono del procedimento a carico dell'imputato, la 

riduzione dell'indennizzo giusta l'art. 430 cpv. 1 CPP operata dal MPC va rite-

nuta giustificata e la decisione impugnata va pertanto confermata anche su 

questo punto. 

 

5.3 Visto quanto sopra, la questione di sapere se anche la violazione del principio 

della buona fede ex art. 2 CC, della diligenza nei confronti del datore di lavoro 

(art. 321a CO) e delle direttive e disposizioni impartite dal datore di lavoro (art. 

321d CO), costituiscono un motivo di riduzione dell'indennità ai sensi dell'art. 

426 cpv. 2 CPP, così come asserito dal MPC (v. act. 4 pag. 6), può pertanto 

restare irrisolta.  

 

- 12 - 
 
 

 

6. Infine si osserva che il MPC ha riconosciuto a A. un indennizzo di fr. 33'550.30 

calcolato sommando l'indennità di patrocinio di fr. 39'100.-- (170 ore a fr. 230.-

- l'ora) e le spese di patrocinio di fr. 3'467.20. A questa somma ha poi aggiunto 

l'IVA (tasso all'8%) e le spese personali sopportate dall'imputato di fr. 625.-- 

(esenti dall'IVA). Dai risultanti fr. 46'597.60 il MPC ha poi dedotto 1/3 ex art. 

430 cpv. 2 CPP (v. consid. 5.2) ottenendo così la somma arrotondata di fr. 

31'065.--. A quest'ultima il MPC ha tuttavia nuovamente aggiunto, a torto, l'8% 

di IVA ottenendo in questo modo la somma di fr. 33'550.30, errore che occorre 

qui correggere.  

 

In tale ambito va peraltro precisato che sino al 31 dicembre 2010 l'aliquota 

applicabile era il 7,6%; dal 1° gennaio 2011 essa è dell'8%. Il calcolo dell'in-

dennizzo dovrà dunque essere corretto anche tenuto contro di queste diffe-

renti aliquote.  

 

Fino al 31 dicembre 2010 l'avv. Möhr ha fatturato 90 ore (v. rubrica 16 dell'in-

carto del MPC, allegati 1, 3 e 4 alla lettera del 10 agosto 2015). Dal 1° gennaio 

2011 le ore conteggiate sono invece 105.85 (v. rubrica 16 dell'incarto del MPC, 

allegati 2, 4 e 5 alla lettera del 10 agosto 2015), dalle quali vanno dedotte 25.5 

ore (v. consid. 3.2.2). L'onorario ammonta quindi a fr. 42'145.20 (composti da 

fr. 20'700.-- [90 ore x fr. 230.--] + fr. 1'573.20 [IVA al 7.6%] + fr. 18'400.-- [80 

ore (arrotondate) x fr. 230.--] + fr. 1'472.-- [IVA all'8%]). Per le spese di patro-

cinio di fr. 3467.20, essendo forfettarie e difficilmente suddividibili nel tempo, 

si giustifica di calcolare l'IVA per 2/3 delle spese al 7.6% e per 1/3 all'8%. Ne 

risulta un importo di fr. 3'735.30 (spese più IVA). 

 

Ne consegue che al reclamante spetta un indennizzo pari a complessivi 

fr.  31'003.70, ossia 2/3 di fr. 46'505.50 (composti da fr. 42'145.20 [onorario + 

IVA] + fr. 3'735.30 [spese di patrocinio + IVA] + fr. 625.-- [spese personali]). 

 

 

7. In conclusione, visto tutto quanto precede, il reclamo va respinto. Il punto 3 

del dispositivo del decreto impugnato va per contro modificato nel senso che 

a A. viene riconosciuto un indennizzo pari a fr. 31'003.70 (v. supra consid. 6).  

 

Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli artt. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 

8  cpv. 3 RSPPF, ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. Il punto 3. del decreto impugnato è riformato, nel senso che a A. viene ricono-
sciuto un indennizzo pari a fr. 31'003.70.  

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 13 gennaio 2016  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Claudio Möhr  

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.