# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a0b78862-2294-5a64-909d-b2354cbae216
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-07-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.07.2010 D-3976/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3976-2009_2010-07-27.pdf

## Full Text

Corte IV

D-3976/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 7  l u g l i o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Hans Schürch;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il 1° aprile 1982, la moglie,
B._______, nata il 30 marzo 1983, e i figli 
C._______, nato il 13 gennaio 2005, 
D._______, nata il 13 agosto 2009, 
Russia, 

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; decisioni dell'UFM 
dell'8 ottobre 2008 e del 19 maggio 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7111/2008 e D-3976/2009

Fatti:

A.
Il  (...),  rispettivamente  il  (...),  gli  interessati  –  cittadini  russi,  d'etnia 
cecena, con ultimo domicilio a E._______, in provincia di F._______, 
in Cecenia (Russia) dove hanno vissuto fino al loro espatrio – hanno 
presentato una domanda d'asilo in Svizzera. 

Il  signor  A._______ ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di 
rilievo (cfr. verbali d'audizione del 25 aprile 2008 [di seguito: verbale 1] 
e del 17 giugno 2008 [di  seguito: verbale 2])  di  essere  espatriato, in 
quanto temerebbe le autorità, rispettivamente la vendetta da parte di 
terzi, e meglio della famiglia di Kadirov – il quale sarebbe una persona 
importante in Cecenia – a seguito dell'uccisione da parte di suo cugino 
di due poliziotti appartenenti alla suddetta famiglia. Nel (...) 2006, suo 
cugino – di cui non avrebbe avuto più notizie dal 2000 e che farebbe 
parte di un gruppo di combattenti ceceni contro la Russia – si sarebbe 
presentato al suo domicilio e gli avrebbe intimato di fargli d'autista, ciò 
che  l'interessato  non  avrebbe  potuto  rifiutare.  Nel  corso  delle  due 
settimane successive,  l'interessato  avrebbe funto da autista  per  suo 
cugino, fino a che, verso la fine di (...) 2006, quest'ultimo sarebbe stato 
ucciso  dalle  forze  dell'ordine,  mentre  avrebbero  dovuto  arrestarlo. 
Nello scontro il cugino dell'interessato avrebbe a sua volta ucciso due 
poliziotti. Dopo tale fatto, la Polizia avrebbe fatto irruzione al domicilio 
dell'interessato, il  quale nel  frattempo aveva già preso la  fuga verso 
G._______ (Russia), avrebbe perquisito l'abitazione, nonché avrebbe 
colpito sua madre alla testa. A G._______, avrebbe vissuto presso un 
suo cugino materno per due anni, fino a quando, il (…) 2008, mentre 
andava  a  correre,  avrebbe  notato  che  un'auto  sconosciuta  era 
appostata  davanti  a  casa  di  suo  cugino. Allora,  si  sarebbe  rifugiato 
presso  un  amico  di  suo  cugino,  mentre  la  Polizia  avrebbe  fatto 
irruzione  nella  casa  e  avrebbe confiscato  il  suo passaporto  interno. 
Temendo per la sua vita, la sera stessa, l'interessato avrebbe lasciato 
la  Russia.  A  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo,  ha  prodotto  dei  
documenti – inviatigli via fax al Centro di registrazione e di procedura 
– presentati come la fotocopia del suo certificato di nascita e di due 
convocazioni emesse dalle autorità cecene. 

La signora B._______, giunta in Svizzera successivamente con il figlio 
C._______,  ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo 
(cfr. verbali d'audizione del 15 dicembre 2008 [di seguito: verbale 3] e 

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del 30 marzo 2009 [di seguito: verbale 4]) di essere espatriata a causa 
delle minacce di cui sarebbe stata oggetto da parte di terze persone in 
uniforme militare, dopo che suo marito – il quale sarebbe ricercato – 
avrebbe lasciato la Cecenia. Infatti, secondo le sue affermazioni, il (...)  
o  (...)  2006,  tali  persone  si  sarebbero  recate  al  loro  domicilio  per 
chiedere  del  marito  e  avrebbero  anche  minacciato  l'interessata  di 
portarle via suo figlio, se non avesse riferito dove si trovava il marito. 
Inoltre,  l'interessata  avrebbe  notato  che  delle  auto  erano  appostate 
fuori dalla sua casa. Dopo qualche tempo, i militari si sarebbero recati  
una seconda volta al domicilio dei coniugi per chiedere del marito e 
una terza volta, verso la fine di (...) o inizio (...) 2008, per minacciare  
l'interessata. Temendo per la sua vita e quella del figlio, l'interessata 
avrebbe deciso di espatriare nel mese di (...) 2008. 

Il  (...),  la  seconda  genita  degli  interessati,  D._______,  è  nata  in 
Svizzera. 

B.
L'8  ottobre  2008,  rispettivamente  il  19  maggio  2009,  tramite  due 
decisioni  separate  (la  prima  concernente  il  signor  A._______ e  la 
seconda relativa alla signora  B._______ e il figlio C._______),  l'UFM 
ha  respinto  le  succitate  domande  d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure 
pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il loro Paese d'origine siccome 
lecita, esigibile e possibile. 

C.
Il signor A._______, il 10 novembre 2008 e la signora B._______ con il 
figlio,  il  19  giugno  2009  per  il  tramite  del  medesimo  patrocinatore 
hanno  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale 
(di seguito:  il  Tribunale) contro  la  menzionate  rispettive  decisioni 
dell'UFM.  Gli  interessati  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento  della  decisione  impugnata,  nonché  il  riconoscimento 
della qualità di rifugiato come pure la concessione dell'asilo e, in via 
sussidiaria,  il  rinvio  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore  per  una 
nuova  valutazione,  come  pure  la  concessione  dell'ammissione 
provvisoria.  Hanno  altresì  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,  indicando  tuttavia  il  riferimento  all'art.  65  della  legge 
federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, 
RS 172.021) e all'assistenza giudiziaria.

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D.
Con decisione incidentale del 17 novembre 2008, rispettivamente del 
26 giugno 2009, il  Tribunale ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di 
motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  PA),  a  chiedere  ai  ricorrenti  il  
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali. Nel contempo, ha invitato l'autorità inferiore a presentare 
una risposta al ricorso. 

E.
Il  18  dicembre  2008,  rispettivamente  il  2  luglio  2009,  l'UFM  ha 
presentato le proprie osservazioni, in cui ha proposto la reiezione dei  
gravami. Le stesse sono state trasmesse ai ricorrenti per informazione. 

F.
Il 23 febbraio 2009, il signor  A._______ ha prodotto a sostegno delle 
sue allegazioni, un documento presentato come la copia, debitamente 
tradotta, del certificato di morte del cugino H._______. 

G.
Con decisione incidentale del 28 aprile  2009, il  Tribunale ha invitato 
l'autorità  inferiore  a  presentare  la  propria  presa  di  posizione  e  le 
proprie eventuali osservazioni riguardo al summenzionato documento. 

H.
Il  19  maggio  2009,  l'UFM  ha  presentato  le  proprie  osservazioni  al 
documento prodotto.

I.
Il  26  giugno  2009,  il  signor  A._______ –  invitato  dal  Tribunale  con 
decisione incidentale del  26 maggio 2009 –  ha presentato la  propria 
replica alle suddette osservazioni dell'UFM. 

Diritto:

1.
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d  della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale 
amministrativo  federale  [LTAF, RS 173.32],  art.  105  della  legge  del 
26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) e art. 83 lett. d cpv. 1 della 
legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

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2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  e  52  PA,  nonché  all'art.  
108 cpv. 1 LAsi. 

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel  caso  concreto,  le  decisioni  impugnate  sono  state  rese  in 
italiano ed i ricorsi sono stati presentati in tale lingua, di modo che la 
presente sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (v. sentenza  del  Tribunale  D- 4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.
I  ricorsi  inoltrati  dai  ricorrenti  concernono  fatti  d'uguale  natura  e 
pongono  gli  stessi  temi  di  diritto,  di  modo  che  si  giustifica  la 
congiunzione  delle  cause  e  la  pronuncia  di  una  sola  sentenza 
(cfr. Decisione  del  Tribunale  federale  svizzero  [DTF] 128  V  126 
consid. 1 e relativi riferimenti).

6.

6.1 Nelle decisioni impugnate, l'UFM ha considerato che le allegazioni 
presentate  dai  richiedenti  non  soddisferebbero  le  condizioni  di 
verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. Per quanto concerne il signor 
A._______, detto Ufficio ha ritenuto che le sue dichiarazioni sarebbero 
in punti essenziali, in particolare circa il suo comportamento e quello 
delle autorità, incompatibili con la normale logica dell'agire. Infatti, non 
sarebbe  comprensibile  il  motivo  per  cui  le  autorità  si  sarebbero 
interessate  a tal  punto al  richiedente,  visto  che egli  avrebbe servito 
d'autista  al  cugino  solo  per  due settimane,  quest'ultimo non abitava 
nemmeno presso di  lui  e  il  richiedente  medesimo non avrebbe mai  

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fatto  parte  di  un gruppo di  combattenti  ostili  alla  Russia. Per di  più, 
sarebbe logico che,  se la Polizia  avesse cercato il  richiedente,  essa 
avrebbe fatto più pressione sui suoi famigliari e non si sarebbe limitata  
ad  andare  da  loro  una  sola  volta,  così  come  avrebbe  trovato  il  
richiedente  dopo  pochi  giorni  dall'uccisione  del  cugino  e  non  gli 
avrebbe  inviato  due  convocazioni  ad  un  anno  e  mezzo  di  distanza 
dalla  sua  fuga.  Incomprensibili  sarebbero  anche  le  spiegazioni  del 
richiedente  circa  le  ricerche  effettuate  dalla  Polizia,  tramite  la 
diffusione  o  meno  della  sua  foto.  Inoltre,  le  dichiarazioni  del 
richiedente  sarebbero  incredibili,  ritenuto  che  non  sarebbe 
determinata  la  sua  identità,  in  quanto  egli  non  avrebbe  depositato 
alcun documento che attesti i dati anagrafici dichiarati, bensì avrebbe, 
da un lato, affermato che il suo passaporto gli sarebbe stato confiscato 
e  le  poste  cecene  non  sarebbero  affidabili  per  poter  spedire  un 
documento e, dall'altro, avrebbe depositato solo una copia, inviatagli  
via  fax,  del  certificato  di  nascita.  Per  quanto  attiene  alla  signora 
B._______,  l'UFM  ha  ritenuto  che  le  sue  dichiarazioni  sarebbero 
contraddittorie su punti essenziali, in particolare sul momento in cui i  
militari sarebbero giunti al loro domicilio la seconda volta, nonché sulla 
volta in cui essi avrebbero picchiato la suocera ed avrebbero tentanto 
di  portar via la richiedente medesima. Inoltre, la richiedente avrebbe 
reso dichiarazioni vaghe e illogiche circa l'organizzazione del viaggio, 
di  cui  non  avrebbe saputo  indicare  niente,  ciò  che,  secondo  l'UFM, 
sarebbe un comportamento  da considerarsi  poco plausibile,  ritenuto 
che essa sarebbe partita con suo figlio. Per di più, tale viaggio sarebbe 
stato possibile grazie ad una serie di coincidenze tempestive e fortuite.  
Infine, non sarebbe nemmeno plausibile che la ricorrente non sapesse 
quali  problemi  avrebbe  avuto  il  marito  e  i  motivi  per  cui  i  militari  
sarebbero intervenuti, visto che ci si sarebbe potuto aspettare che la  
richiedente, a fronte di una tale situazione, si informasse o chiedesse 
spiegazioni  al  marito,  tramite  il  vicino.  In  conclusione,  l'autorità 
inferiore  ha  considerato  che  non  sarebbe  riconosciuta  la  qualità  di 
rifugiato  nei  confronti  dei  richiedenti.  Di conseguenza,  non  sarebbe 
applicabile  il  principio del  divieto di  respingimento all'allontanamento 
dei richiedenti, la cui esecuzione sarebbe ammissibile, ritenuto altresì 
che non vi sarebbero indizi circa il rischio di esposizione a trattamenti 
contrari  all'art.  3  della  convenzione  del  4 novembre 1950  per  la 
salvaguardia dei  diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali  (CEDU, 
RS 0.101). Detto Ufficio ha, inoltre,  considerato che né la situazione 
politica  del  Paese  d'origine,  né  altri  motivi  individuali  relativi  ai 
richiedenti  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero 

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all'esecuzione  dell'allontanamento  dei  medesimi  nel  loro  Paese 
d'origine. 

6.2 Nei rispettivi gravami, richiamati i fatti da entrambi esposti in corso 
di  procedura, i  ricorrenti  fanno  valere  che  la  decisione  dell'UFM  si 
baserebbe su un accertamento inesatto dei fatti  di  causa e sarebbe 
carente sotto il profilo della motivazione. 

Dal canto suo, il signor A._______ sostiene che il suo comportamento 
e  quello  delle  autorità  russe  sarebbe  logico  e  comprensibile, 
contrariamente  a  quanto  ritenuto  dall'autorità  inferiore,  la  quale  non 
avrebbe invece valutato le dichiarazioni rese dal ricorrente e avrebbe 
misconosciuto  la  realtà  cecena,  in  cui  ancora  ad  oggi  persone 
cosiddette sospette scomparirebbero o verrebbero sequestrate, come 
lo dimostrerebbero l'abbondante documentazione e le dichiarazioni del 
ricorrente. Inoltre, secondo il medesimo, l'UFM non avrebbe nemmeno 
preso in considerazione il  fatto che le persone uccise da suo cugino 
apparterebbero alla famiglia di Kadirov, all'epoca capo del parlamento 
e pupillo del Cremlino, la quale sarebbe molto influente e presente nei 
ranghi  del  potere  in  Cecenia,  dove vigerebbe  ancora  la  vendetta.  Il 
ricorrente, dunque, sarebbe fuggito, perché doppiamente esposto, da 
un  lato,  per  aver  aiutato  il  cugino  combattente,  dall'altro,  perché 
temerebbe  di  essere  sequestrato  e  fatto  sparire  per  vendetta  dei 
famigliari  delle  persone uccise,  da cui  del  resto le  due convocazioni 
ricevute,  allegate  al  gravame.  Per  quanto  concerne  il  dovere  di 
collaborare,  il  ricorrente  ha  prodotto  in  questa  sede  dei  documenti 
presentati come l'originale del suo certificato di nascita e la copia del 
suo  passaporto  interno,  assieme  alla  ricevuta  DHL,  con  cui  gli 
sarebbero stati inviati. 

D'altro  canto,  la  signora  B._______ ritene  che  le  due  sole  e  lievi 
contraddizioni rilevate dall'UFM, sulle quali si fonderebbe la decisione 
impugnata,  non riguarderebbero punti  essenziali  del  suo racconto  e 
potrebbero  essere  riconducibili  a  malintesi  linguistici,  visto  che  le 
audizioni si sarebbero svolte in russo e non in ceceno, lingua meglio 
conosciuta  dalla  ricorrente. Per di  più,  la  ricorrente  sostiene che,  in 
merito alla prima contraddizione, essa non sarebbe stata confrontata 
con le sue versioni, mentre che, riguardo alla seconda, essa avrebbe 
già  avuto  modo  di  spiegarla  nel  corso  della  prima  audizione. 
La ricorrente  si  duole,  altresì,  del  fatto  che  l'UFM  non  avrebbe 
verificato  la  verosimiglianza  del  suo  racconto  rispetto  a  quello  del 

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marito, ritenuto  che ella  avrebbe invocato i  motivi  d'asilo  del  marito. 
Inoltre,  la  ricorrente  sostiene  che,  contrariamente  a  quanto  ritenuto 
dall'UFM, le sue allegazioni circa il viaggio verso la Svizzera, sebbene 
possano  apparire  confuse,  non  riguarderebbero  ad  ogni  modo  un 
punto  essenziale  dei  suoi  motivi  d'asilo.  In  conclusione,  i  ricorrenti 
ritengono quindi di soddisfare tutte le condizioni per il riconoscimento 
dello  statuto  di  rifugiato  e  per  la  concessione  dell'asilo,  nonché  di 
conseguenza,  per  l'applicazione  del  principio  di  non  respingimento 
dell'art. 5 LAsi. 

Infine,  i  ricorrenti  fanno valere che,  in  caso di  rimpatrio  in  Cecenia, 
essi  rischierebbero  di  essere  arrestati  e  sottoposti  a  tortura, 
trattamenti  inumani  e  degradanti  in  violazione  dell'art.  3  CEDU,  in 
quanto,  il  ricorrente  sarebbe  ricercato,  mentre  che  la  ricorrente 
sarebbe  stata  più  volte  minacciata  dai  militari.  Di conseguenza, 
l'esecuzione  del  loro  allontanamento  in  Cecenia  non  sarebbe 
ragionevolmente esigibile. 

6.3
Nella  risposta  al  gravame,  l'UFM  ha  osservato  che  i  ricorsi non 
conterrebbero fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare 
una modificazione della decisione. 

6.4
Nelle  osservazioni  relative  al documento  prodotto in  corso  di 
procedura  dal  signor  A._______ e  presentato  come  la  copia  del 
certificato di morte del cugino H._______ – il quale sarebbe deceduto 
in uno scontro a fuoco con le forze armate durante la sua cattura – 
l'UFM  ha  sottolineato  che,  malgrado  non  abbia  a  disposizione  dei 
documenti comparativi che consentirebbero un esame meticoloso del 
siffatto  mezzo  di  prova,  qualunque  sia  il  valore  probatorio  del 
medesimo,  esso  non  costituisce  un  mezzo  di  prova  suscettibile  di 
confermare, o di spiegare in modo plausibile e logico i problemi addotti 
dall'interessato  a  causa  del  coinvolgimento  del  cugino  in  questo 
scontro. 

6.5
Nella  replica  alle  suddette  osservazioni,  il  ricorrente  ha  fatto  valere 
che il documento, fornito nel quadro del suo dovere di collaborare ai 
sensi dell'art. 8 cpv. 1 LAsi, dovrebbe essere considerato un mezzo di 
prova valido,  a  prescindere  dal  fatto  che  l'UFM non  sia  in  grado  di 
valutarne  la  portata,  ritenuto  che  la  sua  fuga  sarebbe  strettamente 

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legata alle attività e all'uccisione del cugino. Inoltre, ritiene che, come 
già spiegato,  sarebbe conforme alla  logica che le  autorità  cecene e 
russe lo starebbero cercando, essendo stato l'autista di un ricercato, 
per  verificare  la  sua  posizione  legale  in  merito  ad  un'eventuale 
complicità con il cugino. 

7.

7.1 L'obbligo della motivazione (art. 35 PA) è una formalità essenziale. 
Da  un  lato,  rappresenta  un  limite  intrinseco  alla  libertà  di 
convincimento,  costringendo  l'autorità  giudicante  a  rendere  ragione 
della  razionalità  del  percorso  seguito  per  giungere  alla  decisione, 
dall'altro  si  configura  quale  premessa  logica  imprescindibile  per 
l'esercizio  del  successivo  controllo  sulle  linee  di  formazione  di  quel 
convincimento.  Per  conseguenza,  attraverso  doverosi  passaggi 
argomentativi  imperniati  sull'indicazione  delle  risultanze  probatorie 
legittimamente  acquisite,  nonché  sull'indicazione  dei  criteri  di 
valutazione  impiegati,  l'autorità  giudicante  dovrà  in  concreto 
ricostruire, anzitutto per la propria consapevolezza, il percorso logico-
conoscitivo che l'ha condotta ad apprezzare in un certo modo le prove 
disponibili  e  a  trarne  determinate  conclusioni.  Essa  ha,  pertanto, 
l'obbligo  d'esplicitare,  nel  modo  più  rigoroso  e  completo  nonché 
necessario,  la  motivazione  posta  a  fondamento  della  decisione 
adottata,  ancorando  così  il  principio  del  libero  convincimento 
all'esigenza  d'indicazione  specifica  dei  risultati  acquisiti  e  dei  criteri  
adottati, allo scopo d'evitare che detto principio venga attuato per un 
uso arbitrario. Invero, nella motivazione della decisione, l'autorità non è 
tenuta  a  compiere  un'analisi  approfondita  di  tutte  le  deduzioni  delle 
parti  ed  a  prendere  in  esame  dettagliatamente  tutte  le  risultanze 
processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione 
globale  di  quelle  deduzioni  e  risultanze,  spieghi,  in  modo logico  ed 
adeguato,  le  ragioni  che  hanno  determinato  il  suo  convincimento, 
dimostrando  d'avere  tenuto  presente  ogni  fatto  decisivo 
(cfr. DTF 129 I 232  consid.  3.2;  sentenze  del  Tribunale  D-1267/2008 
del  5 maggio 2008  consid.  6.1  e  D-3322/2006  del  3  aprile  2008 
consid. 6.1). 

7.2 Nel  caso  di  specie,  i  fatti  ed  i  motivi  che  hanno  influito  sulla 
valutazione  dell'autorità  inferiore  sono  stati  esposti  in  modo 
sufficientemente esaustivo per consentire ai ricorrenti di comprendere 
la portata della decisione impugnata e dunque di ricorrere con criteri  

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adeguati. Infatti,  le argomentazioni dell'UFM circa i  motivi  d'asilo dei 
ricorrenti sono da considerarsi complete e rispettose dell'obbligo della 
motivazione  ai  sensi  della  legge,  in  quanto  indicano  gli  elementi 
essenziali  sulla  base dei quali  detto ufficio ha ritenuto le  allegazioni  
del ricorrente illogiche e non credibili, avuto riguardo ai mezzi di prova 
(fotocopia  di  due  convocazioni)  e  ai  documenti  (fotocopia  del 
certificato  di  nascita)  prodotti  a  quello  stadio  della  procedura,  così 
come  quelle  della  ricorrente,  siccome  contraddittorie,  illogiche  e 
vaghe,  determinando  quindi  il  suo  convincimento  circa 
l'inverosimiglianza delle stesse. Di conseguenza, la censura ricorsuale 
circa la carenza di motivazione delle decisioni impugnate è infondata e 
va respinta. 

8.

8.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

8.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 

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ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

9.

9.1 Le dichiarazioni decisive rese dai ricorrenti in corso di procedura 
si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Inoltre, 
gli insorgenti si sono limitati a pure congetture, non fondate su alcun 
elemento oggettivo, con riferimento agli evocati fatti. 

9.2 In particolare, per quanto attiene al signor A._______, il Tribunale 
osserva che, a prescindere dalla mancata presentazione da parte del 
medesimo di un documento d'identità valido ai sensi dell'art. 1a lett. b 
e c dell'Ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) – ciò che certo non giova 
alla credibilità del suo intero racconto – le sue allegazioni in materia 
d'asilo sono contrarie ad ogni logica dell'agire. Infatti, non è plausibile 
che il  ricorrente sia stato ricercato dalle autorità cecene in relazione 
alla vicenda di suo cugino H._______, allorquando egli avrebbe funto 
da autista per quest'ultimo solo per due settimane nel  mese di  (...),  
dopo che suo cugino si sarebbe presentato a casa sua a distanza di  
sei  anni dalla sua scomparsa,  poiché su di  lui  pendeva un mandato 
d'arresto  (cfr. verbale 1  pagg.  4-5  e  verbale  2  R58-59  pag. 6). 
Innanzitutto,  se  le  autorità  cecene  fossero  state  effettivamente 
interessate,  da  un  lato,  al  cugino  H._______  e,  dall'altro  lato,  al 
ricorrente sulla base della parentela con il primo, esse non avrebbero 
certo atteso sei anni per rivolgersi all'insorgente o fare pressione su di  
lui  e  sulla  sua  famiglia.  Tale  tesi  trova  conferma  proprio  nelle 
dichiarazioni  dell'insorgente  il  quale  ha  espressamente  affermato  di 
non aver avuto alcun problema di sorta con le autorità del suo Paese 
d'origine a causa di  suo cugino durante tutti  gli  anni  in  cui  sarebbe 
scomparso,  così  come è stato  il  caso per il  resto della  sua famiglia 
paterna (cfr. verbale 2 R64-66 pag. 7). In secondo luogo, se l'essere 
stato  autista  di  H._______  per  due  settimane  avesse  avuto  un 
qualsivoglia ruolo nella vicenda e se le autorità cecene fossero state 
realmente interessate al ricorrente, esse l'avrebbero intercettato senza 
indugio, non avrebbero atteso una settimana per recarsi  da lui  dopo 
l'uccisione del cugino, come pure non si sarebbero limitate ad una sola 
visita (cfr. verbale 1 pag. 4) e ad appostarsi per sorvegliare la famiglia 

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del  ricorrente  solo  per  due  mesi  (cfr. verbale  2  R93-97  pag.  9). 
D'altronde, nonostante la gravità del fatto di cui racconta il ricorrente,  
ovvero dell'uccisione del cugino che l'avrebbe costretto ad espatriare 
dal  suo  Paese  d'origine,  egli  non  è  nemmeno  stato  in  grado  di 
precisare  la  data  esatta  in  cui  tale  avvenimento  sarebbe  successo 
(cfr. verbale 1 pag. 4 a confronto con verbale 2 R80 pag. 80), ragion 
per  cui  v'è  da  ritenere  che  la  vicenda  resa  dal  ricorrente  circa 
l'uccisione  del  cugino  sia  inverosimile.  In siffatte  circostanze,  è 
manifesto che il certificato di morte relativo al cugino, prodotto in sede 
di procedura dal ricorrente, non apporta nulla all'implicazione o meno 
del  ricorrente  nella  vicenda  di  suo  cugino  e  alle  susseguenti 
persecuzioni  di  cui  pretenderebbe  essere  oggetto.  Ad ogni  modo,  il 
suddetto  documento,  oltre  all'assenza  del  numero  di  ruolo,  difetta 
palesemente  della  data  esatta  dell'asserita  morte  del  cugino  del 
ricorrente, ciò che costituisce già elemento per dubitare dell'autenticità  
del  medesimo. In  terzo luogo, è  altresì  manifestamente  contrario  ad 
ogni  logica  dell'agire  che  le  autorità  cecene  abbiano  inviato  al  
ricorrente due convocazioni dopo ben quasi due anni dall'uccisione del 
cugino, rispettivamente dalla partenza del  ricorrente per G._______. 
Oltre a ciò, a prescindere dalle incredibili e vaghe circostanze in cui le  
suddette  convocazioni  sarebbero  giunte  al  ricorrente  in  Cecenia  e 
sarebbero  state  successivamente  spedite  in  Svizzera  via  fax 
(cfr. verbale  1  pag.  5  e  verbale  2  R16-26  pagg. 3-4),  così  come  a 
prescindere dal fatto che esse siano state prodotte in originale in sede 
di ricorso con la relativa busta d'invio tramite DHL (cfr. ricorso pag. 4), 
queste due convocazioni non costituiscono dei documenti adeguati a 
comprovare  quanto  asserito  dal  ricorrente,  giacché  di  facile 
falsificazione, ritenuto che consistono in un mezzo foglio, equivalente 
ad un formulario prestampato, semplicemente compilato a mano, sul 
quale non vi è alcuna intestazione ufficiale dell'autorità che l'avrebbe 
emanato e la  firma apposta è illeggibile. Parimenti,  è  poco credibile 
che la Polizia russa, rispettivamente cecena a distanza di  quasi due 
anni  dall'arrivo  del  ricorrente  nel  (...)  2006  a  G._______,  abbia 
ricercato  l'insorgente  al  suo  domicilio  in  detto  Paese  presso  suo 
cugino  materno  in  relazione  a  quanto  sarebbe  successo  due  anni 
prima in Cecenia. In effetti, in merito a tale questione, le allegazioni del 
ricorrente si limitano a mere affermazioni di parte, non corroborate da 
alcun  mezzo  di  prova  o  indizio  fondato  oggettivo  (cfr. verbale  1 
pagg. 4-5  e  verbale  2  R98-103  pagg.  9-10),  nonché  sono  vaghe  e 
contraddittorie,  in  quanto  egli  non  è  stato  in  grado  di  indicare  in 
maniera precisa e lineare quando la Polizia sarebbe andata a cercarlo  

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al domicilio di suo cugino a G._______ (cfr. verbale 1 pag. 4 e verbale 
2 R111 pag. 11). Inoltre, il ricorrente si è limitato, da un lato, a mere  
affermazioni di  parte,  nonché a semplici  supposizioni  circa il  fatto di 
essere  ricercato  e  di  temere  la  vendetta  da  parte  della  famiglia 
Kadirov,  a  cui  sarebbero  appartenuti  i  due  poliziotti,  uccisi  da  suo 
cugino H._______ (cfr. verbale 2 R75-77 e R114-118), di modo che v'è 
ragione  di  ritenere  che  tali  allegazioni  non  hanno  rettamente  fatto 
l'oggetto di una analisi approfondita da parte dell'UFM, contrariamente 
a  quanto  pretende a  torto  il  ricorrente  (cfr. ricorso  pag. 5).  Dall'altro 
lato,  non  soccorrono  nemmeno  l'insorgente  le  allegazioni  del  tutto 
generali  e senza fondamento, secondo cui la ricerca e la sparizione 
delle  persone  sospette  in  Cecenia,  così  come  l'esistenza  della 
vendetta  sia  parte  della  realtà  cecena  e  costituisca  un fatto  notorio 
(cfr. ricorso  pagg.  4- 5),  ciò  che,  ad  ogni  modo,  non  implicherebbe 
l'esistenza  di  tali  persecuzioni  nei  confronti  del  ricorrente  nel  caso 
particolare. A  ciò  aggiungasi  che,  a  prescindere  da  quanto  ritenuto 
dall'UFM circa  le  dichiarazioni  del  ricorrente  in  merito  alle  ricerche 
effettuate  nei  suoi  confronti,  il  ricorrente  non  ha  nemmeno  reso 
verosimile  di  essere  ricercato  a  causa  delle  attività  del  cugino  o 
sospettato di essere suo complice perché appartenente ad un gruppo 
paramilitare (cfr. verbale 2 R122 pag. 12), allorquando egli non è stato 
in  grado  di  indicare  il  nome  del  gruppo  a  cui  suo  cugino  sarebbe 
appartenuto (cfr. verbale 1 pag. 4) e, rispettivamente, non risulta dagli 
atti di causa che il ricorrente abbia fatto parte di un simile gruppo. In 
conclusione,  visto  tutto  quanto  sopra  e  senza  che  sia  necessario 
menzionare  ulteriori  elementi  di  inattendibilità  del  racconto  reso 
dall'insorgente,  il  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha  rettamente 
considerato  che  le  dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. 

9.3 Inoltre,  per  quanto  attiene  alla  ricorrente,  considerata 
l'inverosimiglianza dei fatti addotti dal marito, le allegazioni in materia 
d'asilo presentate dalla stessa sono da ritenersi altrettanto inverosimili,  
senza  che  sia  necessario  chinarsi  sull'analisi  dei  singoli  elementi. 
Infatti,  il  racconto  reso  a  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo  è 
direttamente  legato  alla  vicenda resa  dal  marito,  in  quanto  essa ha 
fatto valere di  aver subito delle minacce e rappresaglie da parte dei  
militari,  a seguito dell'espatrio di  suo marito, il  quale era ricercato in 
relazione all'uccisione del cugino H._______ (cfr. verbale 3 pagg. 4-5 e 
verbale 4 R39 pag. 5). Dunque, ritenuta l'evocata inverosimiglianza di 
quanto  addotto  dal  ricorrente a sostegno della  sua domanda d'asilo 

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(cfr. cosid. 9.2.), le asserite rappresaglie che sarebbero seguite e di cui 
la ricorrente pretenderebbe essere stata oggetto sono manifestamente 
infondate. In  conclusione,  anche le dichiarazioni  della  ricorrente  non 
soddisfano le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

9.4 In  considerazione  di  quanto  esposto,  i  ricorsi  sul  punto  di 
questione dell'asilo, destituiti d'ogni e benché minimo fondamento, non 
meritano tutela e le decisioni impugnate vanno confermate.

10.
I  ricorrenti non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

11.

11.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

11.2
11.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  9  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Cecenia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  

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esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio elemento secondo 
cui i  ricorrenti  possano essere esposti  in caso di rimpatrio al  rischio 
reale ed immediato di un trattamento contrario a siffatte disposizioni, 
contrariamente  a  quanto  essi  avrebbero  preteso  in  sede  di  ricorso, 
affermando  con  semplici  e  generali  allegazioni  che  il  loro  rimpatrio 
costituirebbe  una  violazione  dell'art.  3  CEDU  (cfr.  ricorso  del 
10 novembre 2008 pag. 5 e del 19 giugno 2009 pag. 5). In altri termini, 
quest'ultimi  non  hanno  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti  
che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

11.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nei  giudizi  litigiosi, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

11.3
11.3.1 Inoltre,  il  Tribunale  osserva  che,  nonostante  la  situazione  di 
sicurezza  generale  nel  Caucaso  del  nord  sia  rimasta  tesa  e  la 
situazione socio-economica difficile tocchi l'insieme della popolazione 
locale  in  Cecenia,  non  vige  attualmente  nel  Paese  d'origine  dei 
ricorrenti  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del  territorio  nazionale  che permetta  di  per  sé – indipendentemente 
dalle circostanze del caso di specie – di presumere l'esistenza di un 
pericolo  concreto  ai  sensi  dell'art. 83 cpv. 4  LStr  per  tutti  i  cittadini 
ceceni  in  caso  d'esecuzione  dell'allontanamento.  Premesso  ciò  e 
conto tenuto dell'evoluzione della situazione dalla pubblicazione della 
sentenza in GICRA 2005 n. 17, il  Tribunale giudica fondata la prassi 
attuale  dell'UFM  secondo  cui  l'esecuzione  dell'allontanamento  in 
Cecenia dei richiedenti l'asilo è, di principio, ragionevolmente esigibile. 
Non lo è per contro per membri di gruppi vulnerabili come gli attivisti  
della  società  civile  ed  i  giornalisti  critici;  i  ribelli,  ovvero  persone 
sospettate di partecipare a movimenti insorti; le famiglie dei ribelli; gli  
insorti  che  hanno  beneficiato  di  un'amnistia  in  merito  al  rifiuto 
d'integrazione  nelle  forze di  sicurezza  cecene; le  persone  aventi  un 
legame  con  il  regime  di  Mashkadov,  nel  caso  di  rifiuto  di 

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assoggettamento  al  regime  di  Kadyrov;  le  persone  che  hanno 
denunciato  le  violazioni  dei  diritti  dell'uomo  dinanzi  alle  istanze 
giudiziarie internazionali, oppure regionali; e gli  insubordinati. Inoltre, 
altre persone, in circostanze particolari, potrebbero essere minacciate 
dall'insicurezza che prevale ancora in Cecenia: ciò potrebbe essere il 
caso per le persone rientranti in Cecenia con mezzi finanziari presunti 
importanti, oppure per le donne nubili o vedove che non dispongono di 
un  sostegno  familiare.  In  tal  caso,  va  esaminata  l'esistenza  di  una 
alternativa di soggiorno nella Federazione russa la quale va ammessa 
solo  a  condizioni  molto  restrittive  (cfr. Decisione  del  Tribunale 
amministrativo  federale  svizzero  [DTAF] 2009/52  consid. 10.2. 
pagg. 757 e segg. e relativi riferimenti).

11.3.2 Nella fattispecie i  ricorrenti  non rientrano in  uno dei  succitati 
gruppi vulnerabili. Infatti, dagli atti di causa non risulta che essi hanno 
reso  verosimile,  in  particolare,  né  di  essere  ribelli  sospettati  di 
partecipare a movimenti insorti, né di far parte di una famiglie di ribelli,  
né di  aver rifiutato di  assoggettarsi  al  regime di  Kadyrov, né di  aver 
denunciato eventuali violazioni dei diritti dell'uomo dinanzi alle istanze 
giudiziarie  internazionali,  oppure  regionali  (cfr. consid. 9),  né  di 
disporre  di  mezzi  finanziari  presunti  importanti.  Inoltre,  quanto  alla 
situazione personale degli insorgenti, essi sono giovani e hanno una 
formazione  scolastica  o  esperienze  professionali  alle  loro  spalle. 
Il ricorrente ha svolto la professione d'(...) per svariati anni, ha lavorato 
come (…) in  Russia  e  conosce  bene la  lingua  russa  (cfr. verbale  1 
pag. 2; verbale 2 R30 e R35 pagg. 4-5 e R51-57). La ricorrente, dal 
canto suo, sebbene non abbia mai lavorato, è (...) di professione ed ha 
delle  conoscenze  in  informatica.  Ella  ha  dichiarato,  altresì,  di  aver 
lavorato  per  l'azienda agricola appartenente  a  sua suocera  e a  suo 
cognato (cfr. verbale 2 R29 pag. 4; verbale 3 pag. 2; verbale 4 R 21-22 
pag. 3). Inoltre, gli insorgenti dispongono in patria di un'importante rete 
sociale,  da  cui  poter  ottenere  il  sostegno  necessario  per  il  loro  
reinserimento. Da parte del ricorrente, infatti,  a E._______ risiedono 
perlomeno la madre e il  fratello (cfr. verbale 1 pagg. 1-4 e verbale 2 
R17,  R43).  In  altri  villaggi  della  Cecenia,  tra  i  quali  I._______,  
J._______,  K._______,  così  come  a  G._______,  in  Russia,  vivono 
numerosi  suoi  zii  e  zie,  nonché  cugini  del  ricorrente  (cfr. verbale 2 
R44-48).  Dall'altra  parte,  per  quanto  attiene  alla  ricorrente,  a 
L._______,  in  M._______,  risiedono i  suoi  genitori,  suo fratello  e  le 
sue  quattro  sorelle  (cfr. verbale  3  pag.  2),  mentre  che  a  I._______ 
vivono due sue zie materne (cfr. verbale 4 R17-20 pag. 3). Inoltre, per i 

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figli  dei  ricorrenti,  dal  profilo  dell'interesse  superiore  del  fanciullo 
(cfr. DTAF 2009/28 consid. 9.3.2 – 9.3.5 pagg. 367-369), non vi sono 
motivi  che  si  oppongono  all'esigibilità  del  loro  allontanamento  – 
insieme  ai  genitori  –  verso  il  Paese  d'origine,  vista  la  loro  età 
prescolastica.  Infine,  i  ricorrenti  non  hanno,  preteso  nel  gravame di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione 
provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli 
atti di causa emerga la necessità di una loro permanenza in Svizzera 
per  motivi  medici.  In siffatte  circostanze,  l'autorità  inferiore  ha 
rettamente ritenuto adempiti i presupposti per formulare una prognosi 
favorevole con riferimento alle effettive possibilità per i ricorrenti di un 
adeguato reinserimento sociale nel loro Paese d'origine sia esso nel 
villaggio  di  E._______  in  Cecenia,  dove essi  vivevano  assieme alla 
madre del ricorrente, sia in un altro villaggio o a G._______, dove essi 
hanno  altri  parenti,  rispettivamente  dove il  ricorrente  ha  vissuto  per 
quasi due anni. Infine, i ricorrenti potranno, se necessario, richiedere 
un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

11.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie 
(art. 83 cpv. 4 LStr).

11.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  i  
ricorrenti,  usando  della  dovuta  diligenza,  potranno  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è 
dunque pure possibile.

12.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione, i gravami vanno disattesi e le 
querelate decisioni confermate.

13.
I  ricorsi,  manifestamente  infondati,  sono  decisi  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

14.

14.1 Pur  non  avendo,  in  sede  di  ricorso,  i  ricorrenti  concluso 
esplicitamente  all'ottenimento  dell'assistenza  giudiziaria  (pag.  6), 

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bensì  ne  abbiano  soltanto  fatto  un  accenno  nelle  loro  motivazioni 
(pag. 5), il Tribunale ha motivo di interpretare in favore dei ricorrenti il 
testo  del  gravame  e  considerare  la  richiesta  dei  medesimi  quale 
domanda d'esenzione dal pagamento delle spese processuali ai sensi 
dell'art. 65 cpv. 1 PA. 

14.2 Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi 
necessari  e  le  sue  conclusioni  non  sembrano  prive  di  possibilità  di 
successo,  l'autorità  di  ricorso,  il  suo  presidente  o  il  giudice 
dell'istruzione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal  
pagamento  delle  spese  processuali. In  particolare,  l'assistenza 
giudiziaria  viene  ammessa  solo  nei  casi  in  cui  le  probabilità  d'esito 
favorevole del ricorso siano superiori a quelle di rigetto, o, perlomeno, 
se  non  siano  eccessivamente  inferiori  a  quest'ultime.  L'autorità 
chiamata a pronunciarsi sulla richiesta deve, altresì, sulla base degli 
atti  a sua disposizione, procedere ad un apprezzamento anticipato e 
sommario  dei  mezzi  di  prova per  determinare  l'esito  probabile  della 
procedura  (DTF  124  V  89  consid.  6a  pag.  89).  Per  la  concessione 
dell'assistenza giudiziaria, il  criterio della probabilità di  successo del 
ricorso, secondo la dottrina e in base alla giurisprudenza federale, è 
decisivo  (BENOIT BOVAY,  Procédure  administrative,  Berna,  2000, 
pag. 239 e relativi riferimenti). Le suddette condizioni per la dispensa 
dal  pagamento  delle  spese  processuali  devono  essere  analizzate 
secondo  le  circostanze  concrete  del  caso  al  momento  della 
presentazione  della  domanda  e  devono  essere  realizzate 
cumulativamente. 

14.3 Nella  fattispecie,  in  considerazione di  quanto  precedentemente 
esposto,  le  allegazioni  ricorsuali  dell'insorgente  già  al  momento 
dell'inoltro  del  ricorso  erano  sprovviste  d'esito  favorevole.  In  siffatte 
circostanze,  una  delle  due  condizioni  cumulative  di  cui 
all'art. 65 cpv. 1 PA non è adempiuta. 

14.4 Pertanto,  la  domanda di  assistenza  giudiziaria  nel  senso  della 
dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta. 

15.

15.1 Ai  sensi  dell'art.  63  cpv.  1  PA,  l'autorità  di  ricorso  mette  nel 
dispositivo  di  regola  le  spese  processuali  a  carico  della  parte 
soccombente.  Se  questa  soccombe  solo  parzialmente,  le  spese 
processuali sono ridotte. 

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15.2 Visto  l'esito  della  procedura,  nonché  ritenuta  la  congiunzione 
delle  cause,  le  spese  processuali  di  CHF  800.-,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti  (art.  63  cpv.  1  e 
cpv. 5 PA nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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D-7111/2008 e D-3976/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Le cause D-(...) et D-(...) sono congiunte.

2.
I ricorsi sono respinti.

3.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta.

4.
Le spese processuali, di CHF 800.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

5.
Comunicazione a: 

- al patrocinatore dei ricorrenti (Raccomandata; allegato: bollettino di 
versamento)

- UFM,  Divisione soggiorno, con allegato gli  incarti  N (...)  relativi ai 
ricorrenti (per corriere interno; in copia)

- N._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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