# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aac15f93-c3f3-585a-873e-89639ff65cef
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.05.2010 D-4839/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4839-2009_2010-05-03.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4839/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3  m a g g i o  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Gabriela Freihofer e Robert Galliker, 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, alias 
B._______, Serbia, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 luglio 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4839/2009

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato il 29 marzo 2009 in 
Svizzera,

i verbali d'audizione del 7 e del 29 aprile 2009,

la  decisione  dell'UFM del  22  luglio  2009,  notificata  all'interessata  il 
23 luglio 2009 (cfr. avviso di ricevimento),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 29 luglio 2009 (cfr. timbro del plico 
raccomandato) ed i relativi allegati,

l'incarto  dell'UFM  N  [...],  pervenuto  a  codesto  Tribunale  in  data 
31 luglio 2009,

la risposta dell'UFM del 25 agosto 2009,

la replica della ricorrente presentata il 18 settembre 2009 (cfr. timbro 
del plico raccomandato) ed i relativi allegati,

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei consi-
derandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-
gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giu-
gno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e 33 lett. d 
LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

che v'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condi-
zioni  d'ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA,  nonché  al-
l'art. 108 cpv. 2 LAsi,

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che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  A._______  ha  di-
chiarato  di  essere  cittadina serba di  etnia rom e di  aver risieduto a 
C._______,  nella  provincia  della  D._______  (Serbia),  dal  2002  fino 
all'espatrio  in  data  25 o  26 marzo 2009  (cfr. verbali  d'audizione  del 
7 aprile 2009, pagg. 1 e 9 nonché del 29 aprile 2009, pag. 9),

che ha affermato di esser espatriata per il timore di dover subire ulte-
riori persecuzioni, in quanto rom, da parte di membri dell'etnia serba, 
per i motivi presentati da suo marito e poiché sarebbe stata violentata 
da sconosciuti, allorquando avrebbero cercato suo marito al suo domi-
cilio,

che,  nella  decisione del  22  luglio  2009,  l'UFM ha constatato,  da  un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi 
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dalla 
richiedente non sarebbero verosimili,  siccome contraddittorie  e poco 
circostanziate  su  punti  essenziali,  di  modo  che  non  emergerebbero 
dalle carte processuali degli indizi d'esposizione dell'interessata a per-
secuzioni in caso di rientro in patria,

che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata do-
manda ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure 
pronunciato l'allontanamento dell'interessata dalla Svizzera, e l'esecu-
zione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile,

che, nel gravame, la ricorrente ha dichiarato, per quanto è qui di rilie-
vo, di  aver esposto i  fatti  occorsi  in modo piuttosto dettagliato ed in 
gran parte coerente con le allegazioni del marito, ragione per cui le in-
congruenze riscontrate dall'UFM in relazione alla data della  violenza 
sessuale subita dalla ricorrente sarebbero marginali e comunque spie-
gabili con il disagio psichico inevitabile e collegato a tale tipo di trau-
ma; che, inoltre, l'UFM non avrebbe effettuato una valutazione realisti-
ca delle effettive possibilità di reintegrazione della ricorrente nella so-

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cietà serba, considerato che non potrebbe contare né su un posto in 
cui abitare, né su una rete sociale solida, né sulla possibilità di trovare 
un lavoro in grado di sostentare la sua famiglia e far fronte ai problemi 
di salute dei figli; che, di conseguenza, l'autorità inferiore avrebbe do-
vuto entrare nel merito della sua domanda d'asilo,

che, in conclusione, la ricorrente ha chiesto, in via principale, l'annul-
lamento della decisione impugnata, la trasmissione degli atti di causa 
all'autorità inferiore per ulteriori  indagini  e, in via sussidiaria,  la con-
cessione dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì,  presentato una 
domanda d'esenzione dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali,

che,  nella  risposta  al  gravame,  l'UFM  ha  osservato  che  sarebbero 
migliorate le condizioni generali di vita per la minoranza etnica rom e 
lo Stato serbo non tollerebbe pregiudizi,  angherie, oppure agressioni 
contro i rom; che, in aggiunta, vi sarebbe la possibilità di agire in via 
legale contro funzionari che non avvierebbero le necessarie indagini, 
malgrado le ripetute sollecitazioni, come pure di reclamare all'istanza 
superiore i diritti spettanti, in quanto lo Stato serbo si impegnerebbe a 
punire le mancanze commesse dai funzionari,

che,  nella  replica,  la  ricorrente  ha  segnalato  che  le  divergenze 
temporali  risultanti  dalle  allegazioni  fornite  tra  l'audizione  sulle 
generalità  e  l'audizione  federale  sarebbero  minime;  che  tale 
circostanza sarebbe spiegabile dal fatto che sarebbe rimasta vittima di 
violenze sessuali; che, inoltre, sarebbe notorio che, in seguito a traumi 
di  questo  tipo,  la  memoria  della  vittima  molto  spesso  subirebbe 
importanti  alterazioni;  che,  a  riprova di  ciò,  ha  inoltrato  un rapporto 
medico  nel  quale  verrebbe  indicato  espressamente  al  punto  1.3  la 
“difficoltà di memoria” quale caratteristica dello stato depressivo; che, 
peraltro, ha indicato che le  contraddizioni  tra la sua esposizione dei 
fatti  e  quella  del  marito,  sarebbero spiegabili  con un coinvolgimento 
emotivo differente come pure la diversa struttura delle due audizioni; 
che, in merito al suo rinvio, ha affermato che si troverebbe in uno stato 
depressivo  di  media  gravità  associato  ad  attacchi  di  panico  e  che, 
secondo  il  rapporto  medico,  le  verrebbe  consigliato  di  rimanere 
lontana dai  luoghi  che le  avrebbero arrecato  sofferenza,  nonostante 
l'eventuale  possibilità  di  continuare  le  cure  in  patria;  che,  inoltre, 
sarebbe preclusa la possibilità di una cura in patria, vista la generale 
difficoltà dei rom all'accesso alle strutture sanitarie,

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che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione,

che allorquando il Consiglio federale inserisce un Paese nel novero dei 
Paesi sicuri, sussiste di massima una presunzione d’assenza di perse-
cuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente l’asilo d’invalidare 
siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione personale,

che, peraltro, la  nozione d’indizi  di  persecuzione ai  sensi  dell’art. 34 
cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto i seri pre-
giudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione del-
l’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all'agire uma-
no (Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ri-
corso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 18),

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata nel merito di una domanda d'asilo, vale un grado di verosimi-
glianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16,  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35, consid. 4.3, pag. 247),

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
6 marzo 2009, la Serbia nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste di massima una presunzione d'assenza di persecuzioni in det-
to Paese,

che, nella fattispecie, la ricorrente non è riuscita ad invalidare la pre-
sunzione d'assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli 
atti di causa non emergono indizi di persecuzione; che, in particolare, 
l'insorgente non ha presentato, all'infuori di generiche censure, argo-
menti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione, rispet-
to a quella di cui all'impugnata decisione; che le allegazioni decisive in 
materia  di  asilo  si  esauriscono,  infatti,  in  mere affermazioni  di  parte 
non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza, 
in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel  provvedimento  litigioso,  pur 
tenendo conto di un grado di verosimiglianza ridotto,

che, in particolare, codesto Tribunale rileva che i motivi d'asilo fatto va-
lere dal marito della ricorrente sono stati ritenuti inverosimili con sen-
tenza  odierna  del  TAF D-4840/2009;  che,  pertanto,  anche  l'allegata 
violenza sessuale che avrebbe subito la ricorrente non può essere ve-

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rosimile, giacché gli autori di tale gesto sarebbero venuti a casa sua a 
cercare  il  marito,  mossi  dalle  ragioni  esposte  dal  marito  nel  suo 
racconto circa i motivi d'asilo; che, la ricorrente, ha dichiarato che tale 
evento sarebbe accaduto almeno un anno e mezzo o nel 2006, ovvero 
addirittura tre anni prima del suo espatrio e quindi non v'è neanche un 
legame di causalità temporale tra detto fatto ed il suo espatrio (cfr. ver-
bali d'audizione del 7 aprile 2009, pag. 7 e del 29 aprile 2009, pag. 4); 
che, in tale ambito, non la soccorre neanche l'allegazione secondo cui 
le divergenze temporali sarebbero causate dal trauma che avrebbe su-
bito in seguito allo stupro, in quanto la differenza temporale è di ben 
oltre un anno,

che, in considerazione di quanto sopraesposto, v'è ragione di ritenere 
che  il  racconto  reso  dall'insorgente  a  sostegno  della  sua  domanda 
d'asilo è inverosimile,

che, considerata l'inverosimiglianza dei motivi d'asilo, non v'è motivo di 
considerare che la ricorrente non possa beneficiare di un'appropriata 
protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  nei  suoi 
confronti da parte di terzi,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che non emergono dalle carte processuali neppure elementi da cui de-
sumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente in Serbia 
possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confede-
razione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato di  trattamenti  contrari  all'art. 3  Convenzione per la  salva-
guardia dei diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali  del 4 novem-
bre 1950 (CEDU, RS 0.101)  o  all'art. 3  della  Convenzione contro  la 
tortura ed altre  pene o trattamenti  crudeli,  inumani  o degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che, quanto agli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento riconduci-
bili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Serbia non vige at-
tualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generaliz-

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zata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del territo-
rio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 e 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 
sull'asilo relativa a questioni pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 
RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21),

che, dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale 
della ricorrente; che l'insorgente è ancora giovane e suo marito è sem-
pre riuscito a mantenere con le sue attività lavorative sia la ricorrente 
che i suoi cinque figli, senza alcun problema di sorta; che, oltre a ciò, 
la ricorrente ha dichiarato di aver ricevuto dal governo serbo un aiuto 
economico (cfr. verbale d'audizione del 29 aprile 2009, pag. 10, D78); 
che l'insorgente dispone, inoltre, di una rete sociale in patria, ritenuto 
che, da un lato, suo marito ed i suoi cinque figli  saranno allontanati, 
con sentenza odierna, unitamente all'insorgente verso la Serbia e dal-
l'altro,  avendo  vissuto  dal  2002  a  C._______  non  v'è  ragione  di 
dubitare  che  non  disponga  di  conoscenze  private  per  reinserirsi 
adeguatamente nella società,

che, peraltro, la ricorrente non ha, altresì, preteso nel gravame di sof-
frire di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammis-
sione  provvisoria  (cfr.  sulla  problematica  GICRA 2003 n. 24),  senza 
che ad un esame d'ufficio degli  atti  di  causa emerga la necessità di 
una permanenza in Svizzera per motivi medici; che, infatti, i problemi 
medici  della  ricorrente  possono  anche  essere  curati  nel  suo  Paese 
d'origine; che, peraltro, dagli  atti  di causa non risultano elementi che 
l'insorgente,  una  volta  ritornata  nel  suo  Paese  d'origine,  non  possa 
avere accesso alle strutture sanitarie (cfr. sulla tematica sentenza del 
TAF  D-7561/2008  del  15  aprile  2010,  consid.  8,  destinata  alla 
pubblicazione);  che,  infine,  l'autrice  del  gravame  ha  nondimeno  la 

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possibilità  di  richiedere  un  sostegno  finanziario  per  facilitare 
l'integrazione o assicurare l'assistenza medica per un periodo limitato 
nel Paese d'origine (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi),

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che la ricorrente, usando della necessaria diligen-
za, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio,

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione conferma-
ta,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fe-
derale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico della ricorren-
te. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del TAF, entro un ter-
mine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

3.
Comunicazione a:

- rappresentante della ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino 
di versamento)

- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 
interno; in copia)

- E._______ (in copia)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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