# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bfa9a67f-6cb5-5f35-85a6-75d4dcc94b23
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.03.2024 F-94/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-94-2024_2024-03-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-94/2024 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  6  m a r z o  2 0 2 4    

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regina Derrer, Regula Schenker Senn,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______, nato il … 1987,  

2. B._______, nato il … 2013, 

Repubblica islamica dell’Afghanistan, 

entrambi rappresentati da SOS Ticino - Caritas Svizzera, 

Via 1° Agosto, casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 21 dicembre 2023 / N ... 

 

 

 

F-94/2024 

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Fatti: 

A.  

Il 21 settembre 2023, A._______ e il suo figlio minorenne B._______ (i 

ricorrenti, il ricorrente padre/figlio), cittadini della Repubblica islamica 

dell’Afghanistan, hanno presentato una prima domanda d’asilo in Bulgaria, 

dove sono giunti dalla Turchia senza documenti d’identità e privi di visto 

(incarto SEM, doc. 1291113 – 7 a 11 [estratto Eurodac]; in seguito: incarto 

SEM, doc.).    

Il 20 ottobre 2023, i ricorrenti hanno depositato una seconda domanda 

d’asilo in Croazia (incarto SEM, doc. 10 [estratto Eurodac]).  

B.  

Il 25 ottobre 2023, i ricorrenti hanno inoltrato una terza domanda d’asilo in 

Svizzera (incarto SEM, doc. 1 a 4). 

Il 31 ottobre 2023, SOS Ticino – Caritas Svizzera ha ricevuto l’incarico di 

rappresentare i ricorrenti nella loro procedura d’asilo (incarto SEM, doc. 12 

e 13).  

C.  

Il 31 ottobre 2023, il ricorrente figlio è stato visitato al … (…) di …, dove gli 

è stata posta la diagnosi di “bassa statura” ed è stata richiesta une 

“valutazione psicologica” (incarto SEM, doc. 14 [Foglio di trasmissione di 

informazioni mediche/F2]).  

D.  

Il 7 novembre 2023, la SEM ha svolto un colloquio personale con il 

ricorrente padre, il quale ha dichiarato, in sostanza, di non voler tornare né 

in Bulgaria, dove l’hanno “picchiato”, né in Croazia, dove “non mi hanno 

picchiato perché ero con mio figlio”, precisando che “mio figlio ha visto la 

situazione in Bulgaria, la vita non è affatto facile. La Turchia era un posto 

migliore della Bulgaria, io sono venuto qui per mio figlio, perché possa 

avere una vita felice. Io non vorrei che lui tornasse nemmeno in Croazia, 

anche lì la vita è molto difficile per noi” (incarto SEM, doc. 17/3).   

Il 10 novembre 2023, avendo concluso che la Croazia fosse competente in 

materia di protezione internazionale dei ricorrenti (“the applicant together 

with his son”), la SEM le ha chiesto di riprenderli in carico (“take back”; 

incarto SEM, doc. 18 e 19). 

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E.  

Il 17 novembre 2023, il ricorrente figlio si è sottoposto ad una visita medico- 

psicologica, durante la quale è stata formulata l’“ipotesi diagnostica: 

disturbo post-traumatico da stress” (incarto SEM, doc. 24 [F2]). 

F.  

Il 24 novembre 2023, la Croazia ha rifiutato la richiesta di ripreso in carico 

della SEM, riferendosi alla prima domanda d’asilo presentata dai ricorrenti 

in Bulgaria (incarto SEM, doc. 26),  

Il 24 novembre 2023, la SEM ha quindi chiesto alla Bulgaria di riprendere 

in carico i ricorrenti (“the applicant together with his son”; incarto SEM, doc. 

27 e 28). 

G.  

Il 28 novembre 2023, il ricorrente figlio ha avuto una seconda visita medico-

psicologica, riferente, in particolare, che egli “appare di umore in asse, 

contestualmente alla situazione di incertezza” (incarto SEM, doc. 31 [F2]). 

H.  

Il 30 novembre 2023, la Bulgaria ha acconsentito a riprendere in carico i 

ricorrenti, menzionandone espressamente il cognome, i nomi, le date di 

nascita, il sesso e la nazionalità in testa al formulario d’accettazione 

(incarto SEM, doc. 32). 

I.  

Il 5 e 12 dicembre 2023, il ricorrente figlio ha avuto due altre visite medico-

psicologiche, da cui si evince segnatamente che “nell’interazione l’umore 

appare congruo, con alcuni momenti di stanchezza”, e che egli “sembra 

avere in sé molte risorse sia relazionali che cognitive” (incarto SEM, doc. 

33 e 34 [F2]). 

J.  

Il 21 dicembre 2023, su richiesta di chiarimento della SEM, la Bulgaria ha 

informato quest’ultima che “our acceptance also includes the applicant’s 

minor son” (incarto SEM, doc. 35 e 37).  

Il 21 dicembre 2023, la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

dei ricorrenti (cfr. l'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo [LAsi, RS 

142.31]), pronunciandone il trasferimento in Bulgaria (incarto SEM, doc. 

41).  

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Il 22 dicembre 2023, la SEM ha consegnato la decisione al rappresentante 

dei ricorrenti (incarto SEM, doc. 42).   

K.  

Il 1°dicembre 2023, tramite il loro rappresentante, i ricorrenti hanno adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, chiedono 

che la decisione impugnata sia annullata e gli atti restituiti alla SEM per un 

esame nazionale della domanda d’asilo oppure per procedere a dei 

complementi istruttori. Al ricorso hanno pure allegato due F2 del 22 e 28 

dicembre 2023, relativi a due visite medico-psicologiche (doc. 4 e 5).   

L.  

Il 5 gennaio 2024, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e 

ordinato la sospensione provvisoria dell’esecuzione del trasferimento dei 

ricorrenti verso la Bulgaria. 

M.  

L’11 gennaio 2024, i ricorrenti hanno fatto pervenire a questo Tribunale, 

con scritto accompagnatorio, un F2 del 9 gennaio 2024, relativo ad una 

nuova visita medico-psicologica, in cui è riportato, tra l’altro, che il 

ricorrente figlio è perturbato da “uno stato di ansia e paura soprattutto 

legato al futuro e alla possibilità di dover tornare in Bulgaria”, ed è rilevato 

che “si ritiene molto importante che [egli] possa proseguire gli incontri 

terapeutici”, con nuovo appuntamento fissato per il 16 gennaio 2024.    

Il 19 gennaio 2024, un ulteriore F2 espone che il ricorrente figlio “conferma 

di avere ancora paure legate al possibile trasferimento in Bulgaria. Il padre 

riferisce un sonno sempre molto disturbato con risvegli improvvisi e 

spaventati ed enuresi notturna”.  

Il 29 gennaio 2024, i ricorrenti hanno trasmesso a questo Tribunale, con 

uno scritto accompagnatorio, un altro F2 del 25 gennaio 2024, relativo ad 

un incontro con il ricorrente padre, da cui si evince che la psicologa 

incaricata gli ha spiegato “l’origine emotiva di questi disturbi [soprattutto 

paura, ansia e momenti altalenanti di deflessione timica] e il senso anche 

dell’intervento psicoterapeutico, che condivide. Si sostiene il padre nella 

ricerca di strategie utili a favorire un addormentamento più tranquillo, 

nell’impossibilità di agire direttamente sulla paura che appare collegata 

anche a episodi di violenza assistita in Bulgaria che il bambino sembra 

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temere di rivivere se torna lì. Altro tema che influisce sull’umore del 

bambino è la mancanza della mamma e dei fratellini”.  

N.  

Il 31 gennaio 2024, i ricorrenti hanno inoltrato a questo Tribunale, con uno 

scritto accompagnatorio, un ennesimo F2 del 29 gennaio 2024, nel quale 

la medica psichiatra incaricata fa stato di una “Dg. depressione; disturbo 

post traumatico”, prescrivendo una “terapia antidepressiva mediante 

sertralina […]”.   

Il 12 febbraio 2024, i ricorrenti hanno fatto pervenire a questo Tribunale, 

con uno scritto accompagnatorio, tre nuovi F2, due del 30 gennaio e 6 

febbraio 2024, inerenti ad incontri terapeutici, come i precedenti, con la 

psicologa incaricata, e uno del 1° febbraio 2024, relativo ad un 

appuntamento con un dentista per “dolori ai denti (molari)”, in cui è riferito 

che “non è stato possibile visitare il bambino in quanto aveva molta paura 

e piangeva”.  

Il 21 e 26 febbraio 2024, con scritti accompagnatori, i ricorrenti hanno 

inviato a questo Tribunale due ulteriori F2 del 15 e 20 febbraio 2024, relativi 

ad incontri terapeutici, nei quali la psicologa incaricata ripropone in 

sostanza la sua valutazione dello stato psicologico del ricorrente figlio.  

Il 5 marzo 2024, con uno scritto accompagnatorio, i ricorrenti hanno 

trasmesso a questo Tribunale un nuovo F2 del 27 febbraio 2024, dal tenore 

simile a quelli precedenti.        

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (artt. 

6 e 105 LAsi).   

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Secondo l’art. 31 LTAF, questo Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.  

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

impugnato, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce 

una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è 

competente a giudicare il presente ricorso in via definitiva (cfr. art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF). 

1.2 Presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo 

della SEM, nel rispetto dei requisiti legali, il ricorso è ammissibile (artt. 108 

cpv. 3 LAsi nonché 48 cpv. 1 e 52 PA), per cui nulla osta all’esame del 

merito del litigio.  

2.  

Con il ricorso si possono invocare la violazione del diritto federale nonché 

l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi). Questo Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti con 

il ricorso (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). In caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito 

di una domanda d’asilo, questo Tribunale si limita ad esaminare la 

fondatezza della decisione (cfr. le DTAF 2012/4 consid. 2.2, 2009/54 

consid. 1.3.3 e 2007/8 consid. 5).     

3.  

È necessario in seguito verificare, per prima cosa, se la competenza della 

Bulgaria a riprendere in carico i ricorrenti sia data.     

4.  

4.1 La SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura d’asilo e 

dell’allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi). 

In questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo il regolamento dell’Unione europea (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (RD 

III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l'esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

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paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale [GU] dell’UE L 

180/31 del 29 giugno 2013).   

Se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. la DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2).  

4.2 L'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III). 

La determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III). 

4.3 Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: “take charge”), 

ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente, 

enumerato al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri 

elencati all'art. 7 par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non 

trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). 

Nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: “take back”), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. la 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1).   

4.4 Qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro 

inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi 

di ritenere che sussistono carenze sistemiche nella procedura di asilo e 

nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in tale Stato membro, che 

implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE (CartaUE), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente (art. 3 

par. 2 2a frase RD III). Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento a 

norma del presente paragrafo verso un altro Stato membro designato in 

base ai criteri di cui al capo III o verso il primo Stato membro in cui la 

domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

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di determinazione diventa lo Stato membro competente (art. 3 par. 2 3a 

frase RD III).  

 

Peraltro, ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 1 

RD III, di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non 

gli compete (“clausola di sovranità” – art. 17 par. 1 RD III).  

4.5 Quando è accertato che il richiedente ha varcato illegalmente, in 

provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, 

quest’ultimo è competente per l’esame della domanda di protezione 

internazionale (artt. 13 par. 1 e 22 par. 3 RD III).   

4.6 In accordo con l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente 

è tenuto a riprendere in carico, in ossequio alle condizioni poste agli artt. 

23, 24, 25 e 29 RD III, il richiedente la cui domanda è in corso di esame e 

che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova sul 

territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno. 

5.  

In concreto, dall’incarto si evince che i ricorrenti hanno depositato una 

prima domanda d’asilo in Bulgaria il 21 settembre 2023 e una seconda in 

Croazia il 20 ottobre 2023, presentandone una terza in Svizzera il 25 

ottobre successivo (cfr. consid. A e B). Il 30 novembre 2023, in risposta alla 

richiesta della Svizzera del 24 novembre antecedente, la Bulgaria ha dato 

il suo consenso a riprendere in carico i ricorrenti, confermando alla SEM, il 

21 dicembre 2023, che la ripresa in carico concerneva sia il ricorrente 

padre che il ricorrente figlio (cfr. consid. F, H e J).  

Di conseguenza, la Bulgaria, come presunto primo Stato dello spazio 

Dublino di cui i ricorrenti hanno “varcato illegalmente” la frontiera, è 

competente, in linea di principio, ad occuparsi della loro procedura di 

protezione internazionale, e ciò in conformità agli artt. 13 par. 1 e 18 par. 1 

lett. b RD III. Si noti che, contrariamente a quanto sembrano sostenere i 

ricorrenti (cfr. ricorso, pag. 5), se la Bulgaria non dovesse essere 

competente a trattare materialmente la loro domanda d’asilo, lo sarà per 

forza di cose un altro “Stato membro” dello spazio Dublino, e non un 

qualunque altro Stato non membro (cfr. art. 20 par. 5 RD III). Peraltro, 

rispetto all’obbligo di rilasciare le impronte digitali (cfr. ricorso, pag. 5), non 

si può che rilevare che esso è dettato dall’art. 14 par. 1 del regolamento 

(UE) n. 603/2013 (Eurodac; cfr. la sentenza del TAF D-4399/2023 del 28 

agosto 2023 consid. 6.3.3).   

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6.  

Per contestare l’esigibilità del loro trasferimento in Bulgaria i ricorrenti si 

riferiscono essenzialmente alle condizioni d’accoglienza del sistema d’asilo 

bulgaro (“condizioni degli alloggi e della situazione generale”), anche alla 

luce delle conseguenze del conflitto russo-ucraino (ricorso, pagg. 8 a 12), 

come pure allo “stato di salute” del ricorrente figlio (ricorso, pagg. 12 a 14).  

Occorre così appurare, qui in appresso, se possono esserci fondati motivi 

di credere che esistano, in Bulgaria, carenze sistemiche nella procedura 

d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio 

di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE, 

le quali renderebbero impossibile il trasferimento (art. 3 par. 2 2a frase RD 

III; cfr. sopra, consid. 4.4).      

7.  

A questo proposito va ricordato che la Bulgaria, in quanto membro dell’UE, 

è vincolata innanzitutto dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione 

europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 0.101), dalla Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), come pure dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (RS 

0.142.301). Pertanto, vale la presunzione che la Bulgaria garantisce la 

tutela dei diritti dei richiedenti l'asilo, segnatamente quello che impone di 

trattare le loro domande secondo una procedura giusta ed equa, nonché 

una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le 

direttive 2013/32/UE [direttiva procedura] e 2013/33/UE [direttiva 

accoglienza]). Nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non 

va ammessa se, nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare 

sistematicamente le norme minime dell’UE, o se vi sono seri indizi che, nel 

caso concreto, le autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il 

diritto internazionale (cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5).      

In particolare, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi 

di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 

CartaUE, se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza 

di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata 

ad un rischio reale di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

sue condizioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una 

riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza della CorteEDU 

[Grande Camera/GC] Paposhvili c. Belgio del 13 dicembre 2016, n. 

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41738/10, §§ 180 a 193; cfr. anche, a questo proposito, la sentenza di 

riferimento del TAF D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con gli innumerevoli 

rinvii). 

8.  

8.1 Rispetto allo stato del sistema d’asilo bulgaro va notato che, benché 

dai rapporti indipendenti disponibili, in particolare quelli citati nel ricorso, 

sia effettivamente desumibile che esso presenta carenze sia sul piano 

procedurale in senso stretto che su quello dell’accoglienza dei richiedenti, 

la situazione non risulta così grave da poter essere equiparata, per 

intensità ed ampiezza, a quella accertata in Grecia a suo tempo nella 

sentenza della CorteEDU (GC) M.S.S. c. Belgio e Grecia del 21 gennaio 

2011, n. 30696/09. Non si può quindi parlare, in generale, di carenze 

sistemiche (cfr., in relazione agli anni 2018 e 2019, la sentenza di 

riferimento del TAF F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.5, 6.6 e 

6.6.7, corredata da numerosi rimandi anche alla giurisprudenza, non 

sempre univoca, europea, ossia francese, italiana, tedesca e austriaca). 

Nondimeno, il fatto che non vi siano carenze sistemiche non significa che, 

in circostanze determinate, non si debba rinunciare al trasferimento in 

Bulgaria a causa di un rischio reale d’esposizione personale a dei 

trattamenti inumani o degradanti ai sensi dell’art. 4 CartaUE o dell’art. 3 

CEDU. Questo potrebbe essere il caso se i richiedenti appartengono ad 

una categoria di persone vulnerabili “et ayant des besoins spécifiques”, 

come ad esempio le famiglie, i minori non accompagnati, le persone con 

un handicap, gli anziani, le persone affette da una malattia cronica o le 

vittime della tratta di esseri umani (cfr. la sentenza del TAF F-7195/2018 

consid. 6.6.5 e 6.6.9). Così, il trasferimento in Bulgaria di una persona 

vulnerabile impone di effettuare un esame preliminare approfondito della 

fattispecie, in particolare “afin de déterminer à quel régime concret la 

personne intéressée serait assujettie en cas d’exécution du transfert” (cfr. 

la sentenza del TAF F-7195/2018 consid. 7.4.1). Questo può implicare la 

necessità di chiedere alle autorità bulgare delle garanzie scritte individuali 

concernenti l’accesso immediato alle cure mediche dovute e ad una 

sistemazione adeguata, come stabilito a suo tempo, per i trasferimenti 

verso l’Italia, dalla sentenza della CorteEDU (GC) Tarakhel c. Svizzera del 

4 novembre 2014 (cfr. la sentenza del TAF F-7195/2018 consid. 7.4:  

“possibilité, […], de conditionner le transfert à l’obtention préalable de 

garanties individuelles et concrètes de la part de l’Etat requis, en présence 

de requérants d’asile souffrant de maladies (somatiques ou psychiques) 

graves ou chroniques, nécessitant une prise en charge immédiate à leur 

arrivée dans ledit Etat”, che si riferisce, in proposito, espressamente alla 

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Pagina 11 

sentenza del TAF E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 7.3 e 7.4; cfr. 

anche la DTAF 2015/4 consid. 4.3).   

8.2 In questo quadro, per quanto attiene alle eventuali conseguenze del 

conflitto bellico russo-ucraino, in corso da fine febbraio 2022, sul sistema 

d’accoglienza bulgaro, conviene subito evidenziare che l’Agenzia delle 

Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha osservato, nel luglio 2022, “an 

increase in the number of Ukrainians arriving (mostly via Romania), 

averaging between 3-4,000 daily. It should be noted that on a daily basis 

the number of Ukrainians that arrive from Romania nearly equals the 

number that are recorded leaving Bulgaria for other countries” (UNHCR, 

Ukraine Refugee Situation – Operational Update – Bulgaria, del 5 agosto 

2022 [ultima versione disponibile in inglese; versione attuale del 16 

febbraio 2023 disponibile solo in bulgaro]). Questo tende ad indicare, 

diversamente da quanto lasciano trasparire gli argomenti dei ricorrenti, che 

l’impatto della guerra russo-ucraina non abbia acutizzato, perlomeno in 

modo significativo, le carenze preesistenti, non sistemiche, del sistema 

d’accoglienza bulgaro.    

9.  

9.1 In concreto è lecito ammettere che i ricorrenti rientrano, in quanto 

famiglia monoparentale composta dal padre con il suo figlio minorenne 

undicenne, nella categoria delle persone vulnerabili, elencate a titolo 

esemplificativo dalla giurisprudenza citata al consid. 8.1.  

9.2 Riguardo allo stato di salute del ricorrente figlio, la psicologa incaricata 

ha formulato, il 17 novembre 2023 (cfr. consid. E), quale “ipotesi 

diagnostica”, un “disturbo post-traumatico da stress”, basandosi sui 

“disturbi del sonno” e su un’episodica “enuresi notturna” riferiti dal 

ricorrente padre, ed ha precisato che essi “appaiono, in prima battuta, 

reattivi alla situazione migratoria e alla mancanza dei famigliari che non 

sono qui”. In questo modo la psicologa si è astenuta, per motivi che 

sfuggono a questo Tribunale, dal porre una vera e propria diagnosi, e non 

equivoca, in conformità agli standard della “International Classification of 

Diseases” (ICD-11), elaborata dall’Organizzazione mondiale della sanità 

(OMS). A questa ambiguità diagnostica la psicologa non ha peraltro 

rimediato nemmeno in seguito. Così, il 28 novembre 2023 (cfr. consid. G), 

la psicologa si è limitata a constatare che i disturbi del sonno “sono 

leggermente migliorati da quando [i ricorrenti] si trovano in Svizzera”, 

spiegando al ricorrente padre “il possibile collegamento con gli eventi 

vissuti”. In seguito, il 5 e 12 dicembre 2023 (cfr. consid. I), la psicologa ha 

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evidenziato un “umore congruo” e, dopo avere ricordato “ancora episodi di 

enuresi notturna e difficoltà ad addormentarsi”, ha sottolineato che la 

finalità delle visite medico-psicologiche del ricorrente figlio è quella di 

“attivare più risorse possibili, sia personali che nella relazione col padre, 

che lo aiutino a stare nella situazione attuale”. Quindi, il 22 e 28 dicembre 

2023 (cfr. consid. K), la psicologa ha rilevato, da un lato, che “emerge 

maggiormente la grande sofferenza legata alla mancanza della 

mamma/moglie e degli altri figli/fratelli, nonché ansia e preoccupazione per 

l’incertezza della situazione attuale”, e, dall’altro lato, che “in aggiunta al 

peggioramento dei disturbi del sonno, il bambino appare attualmente a 

rischio di sviluppare una sintomatologia depressiva, in probabile 

comorbidità con un disturbo post-traumatico da stress”, cosicché “è molto 

importante che possa proseguire gli incontri terapeutici, in modo da 

supportare e rinforzare la ricerca e messa in campo di risorse e strategie 

che possano agire da fattori protettivi sia per i disturbi del sonno/enuresi 

notturna che per l’esacerbarsi o lo stabilizzarsi di una sintomatologia 

depressiva”. Su questa scia, il 9 gennaio 2024 (cfr. consid. M), la psicologa 

ha riferito che il ricorrente figlio “appare ancora molto stanco, triste e a volte 

sull’orlo delle lacrime. Emerge uno stato di ansia e paura soprattutto legato 

al futuro e alla possibilità di dover tornare in Bulgaria: il bambino appare 

molto spaventato da questa possibilità”, come pure che egli si trova “ancora 

in uno stato di anedonia”, ribadendo, in conclusione, che “si ritiene molto 

importante che [egli] possa proseguire gli incontri terapeutici”. I 

susseguenti F2 confermano sostanzialmente questo “stato emotivo” del 

ricorrente figlio e il relativo approccio curativo (cfr. consid. M). È soltanto il 

29 gennaio 2024 (cfr. consid. N) che il ricorrente figlio è stato visitato da 

una medica psichiatra, la quale ha formulato la “Dg. depressione; disturbo 

post traumatico”, senza tuttavia nessun rinvio all’ICD con la corrispondente 

sigla e senza alcuna precisazione riguardo all’influsso di questi disturbi, 

anche in funzione della loro intensità e della loro persistenza, sulla vita 

quotidiana del ricorrente figlio al momento attuale e nel prossimo futuro. 

Hanno poi fatto seguito ulteriori F2 relativi ad incontri con la psicologa 

incaricata, ed uno inerente ad una prevista visita dentistica che non ha 

potuto essere eseguita a causa della paura del ricorrente figlio (cfr. consid. 

N).           

9.3 Ora, come si può ben notare, il quadro psico-affettivo del ricorrente 

figlio delineato dalla psicologa manca della necessaria precisione ed è in 

parte, perciò, fuorviante, anche per il fatto che gli elementi diagnostici sono 

formulati solo a titolo d’ipotesi (disturbo post-traumatico) oppure di rischio 

(sintomatologia depressiva), e la loro correlazione è descritta in termini di 

probabilità (comorbidità), senza peraltro nessun rimando all’ICD-11. Per 

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Pagina 13 

quanto concerne la diagnosi posta dalla medica psichiatra, intervenuta da 

ultimo dopo molteplici F2, anch’essa non è, come appena detto al consid. 

9.2, sufficientemente chiara ed esaustiva ai fini della presente procedura. 

Considerato che si è in presenza di un bambino appena undicenne in seno 

ad una famiglia monoparentale, quindi di una persona vulnerabile che ha, 

inoltre, il bisogno particolare di “proseguire gli incontri terapeutici” iniziati in 

Ticino nel novembre 2023, questo Tribunale deve constatare che, allo stato 

attuale dell’incarto, non è possibile affermare, conformemente alla 

giurisprudenza esposta al consid. 8.1, se il ricorrente figlio, insieme a suo 

padre, sia o non sia suscettibile di essere trasferito in Bulgaria ai fini della 

procedura di protezione internazionale che li riguarda (cfr. consid. 5).  

10.  

Pertanto, alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere accolto, la 

decisione litigiosa annullata e la causa rinviata alla SEM affinché proceda 

ad un complemento istruttorio ed emani una nuova decisione impugnabile 

(art. 61 cpv. 1 PA; cfr. anche la sentenza del TAF D-2098/2018 dell’8 luglio 

2018 consid. 3.1 e 3.2, nonché le DTAF 2012/21 consid. 5 e 2010/21 

consid. 8.4). In questo senso la SEM dovrà, da una parte, raccogliere dati 

medici chiari e univoci sullo stato di saluto del ricorrente figlio, configurabili 

in una o più diagnosi secondo l’ICD-11. Dall’altra parte, la SEM dovrà, in 

funzione del quadro diagnostico preciso delineato dal medico incaricato, 

valutare se il trasferimento del ricorrente figlio con suo padre in Bulgaria 

sia o non sia esigibile. Nell’affermativa la SEM dovrà ancora chiedere alle 

autorità bulgare, preliminarmente, delle garanzie scritte che il ricorrente 

figlio, se del caso, potrà continuare a beneficiare di un sostegno medico-

psicologico del tipo di quello di cui ha fin qui usufruito. Inoltre, queste 

garanzie scritte dovranno vertere anche sul fatto che il ricorrente figlio non 

sarà separato da uno padre e che entrambi potranno alloggiare in 

un’abitazione conforme ai bisogni del bambino. In caso contrario, la SEM 

sarà tenuta a conformarsi all’art. 3 par. 2 2a e 3a frase RD III o ad applicare, 

per ragioni umanitarie, la clausola di sovranità dell’art. 17 par. 1 RD III, 

concretizzata all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311; cfr. la sentenza del TAF F-

7195/2018 consid. 7.1.2 con i numerosi rinvii giurisprudenziali).  

11.  

Con l’emanazione di questa sentenza le misure supercautelari pronunciate 

il 5 gennaio 2024 sono revocate, e la domanda di concessione al ricorso 

dell’effetto sospensivo è divenuta priva d’oggetto.  

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Pagina 14 

12.  

Visto l’esito della procedura, non si riscuotono spese processuali (art. 63 

PA) e non si attribuisce ai ricorrenti nessuna indennità per spese ripetibili, 

dato che essi sono assistiti dal rappresentante legale designato dalla SEM 

(artt. 111ater e 102h LAsi).      

13.  

La sentenza è definitiva e non può, in linea di principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico davanti al Tribunale federale (art. 

83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione impugnata del 21 dicembre 2023 è annullata e gli atti di causa 

sono rinviati alla SEM per il complemento istruttorio e la pronuncia di una 

nuova decisione ai sensi del consid. 10. 

3.  

Le misure supercautelari ordinate il 5 gennaio 2024 sono revocate. 

4.  

La domanda di concessione al ricorso dell’effetto sospensivo è divenuta 

priva d’oggetto. 

5.  

Non si prelevano spese processuali e non sono accordate spese ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata al rappresentante dei ricorrenti, alla SEM e 

all’Ufficio della migrazione del Canton Lucerna.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

  

 

 

Data di spedizione: 

 

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Comunicazione: 

– al rappresentante dei ricorrenti (raccomandata);  

– alla SEM, ad N …; 

– all’Ufficio della migrazione del Canton Lucerna, Fruttstrasse 15, 6002 

Lucerna (in copia).