# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 77edf0b5-2024-5e52-8c34-bbae85288c43
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-09-15
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 15.09.2008 RR.2008.122
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2008-122_2008-09-15.pdf

## Full Text

Sentenza del 15 settembre 2008 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré, 
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., rappresentato dall'avv. Massimo Ferracin,  
 

Ricorrente 
 

  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia  
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2008.122 

 

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Fatti: 
 

A. Il 20 luglio 2004 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano 
(Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, 
completata il 31 gennaio 2005, nell’ambito di un procedimento penale av-
viato nei confronti di A. e altri per titolo di associazione per delinquere (art. 
416 CP italiano), riciclaggio (art. 648-bis CP italiano) e corruzione aggrava-
ta (art. 319-bis CP italiano). In sostanza, funzionari e dirigenti di società a 
partecipazione pubblica operanti nel settore dell'energia avrebbero ottenu-
to, per il tramite di intermediari, fra i quali A., illecite dazioni (tangenti) da 
parte di numerose imprese italiane e estere in cambio dell'assegnazione, 
nell'ambito di gare pubbliche, di commesse e forniture di impianti, macchi-
nari e componenti necessari per la realizzazione di siti per la produzione di 
energia. Le dazioni a titolo di corruzione sarebbero confluite nella disponibi-
lità dei predetti funzionari e dirigenti su conti presso istituti bancari svizzeri. 
Esse risulterebbero provenire da conti riconducibili ai vari intermediari 
presso banche in Svizzera. Mediante la sua domanda di assistenza l'autori-
tà rogante ha, tra l'altro, chiesto l'acquisizione di tutta la documentazione 
bancaria relativa al conto n. 1 intestata ad A. presso la banca B. di Lugano 
ed il sequestro delle somme depositate su tale conto. 

 
 

B. Mediante decisione del 16 febbraio 2005, il Ministero pubblico della Confe-
derazione (MPC) è entrato in materia sulla domanda presentata dall'autori-
tà italiana ordinando la perquisizione ed il sequestro presso la banca B. del 
conto riferibile ad A..  

 
 

C. Con decisione di chiusura del 24 aprile 2008, l'autorità d'esecuzione ha ac-
colto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all'autorità richiedente di tut-
ta una serie di documenti relativi al conto bancario summenzionato.  

 
 

D. Il 26 maggio 2008 A. ha impugnato sia la decisione di chiusura del 24 aprile 
2008 che quella di entrata nel merito e incidentale del 16 febbraio 2005 
presso la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chie-
dendone l'annullamento.  

 
 

E. Invitato dall'autorità adita a versare l'anticipo delle spese, il ricorrente, con 
istanza del 4 giugno 2008, ha chiesto di essere posto al beneficio dell'assi-
stenza giudiziaria gratuita, la quale è stata rifiutata con decisione del 
19 giugno 2008.  

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F. Con osservazioni del 14 luglio 2008, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) pro-
pone la reiezione del gravame. Il MPC, con scritto del 30 luglio 2008, si ri-
conferma nella decisione impugnata. 
 
Invitato a presentare un'eventuale replica, il ricorrente è rimasto silente. 
 
 
 
Diritto: 
 

1.  
1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale 

del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento 
(RS 173.710) la II Corte dei reclami penali è competente per statuire sui ri-
corsi in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1). Allo scopo di completare e agevolare l’applicazione di 
questa convenzione multilaterale, Italia e Svizzera hanno altresì concluso 
un Accordo completivo del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato 
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo 
italo-svizzero). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul rici-
claggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa 
a Strasburgo l’8 novembre, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (RS 0.311.53; in seguito: la Con-
venzione sul riciclaggio). Alle questioni che il prevalente diritto internaziona-
le contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, 
come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza ri-
spetto a quello pattizio, si applicano la legge federale sull'assistenza inter-
nazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unita-
mente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, 
art. I n. 2 dell'Accordo completivo; DTF 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 
consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fonda-
mentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali). 

 
1.3 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del MPC, con-

giuntamente alla decisione incidentale anteriore, il ricorso, che contro il 
provvedimento di trasmissione ha effetto sospensivo per legge (art. 21 
cpv. 4 lett. b e 80l cpv. 1 AIMP; TPF 2007 79 consid. 1.5), è ricevibile sotto 
il profilo dell'art. 80e cpv. 1 in relazione con l'art. 25 cpv. 1 AIMP. La legit-
timazione del ricorrente, titolare dei conti oggetto della criticata misura  

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d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 
Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 
1.4 In materia di “altra assistenza” le censure ammissibili nelle impugnative 

contro le decisioni dell’autorità d’esecuzione sono in primo luogo elencate 
all’art. 80i AIMP. Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale, 
compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento, nonché l’appli-
cazione inammissibile o manifestamente inesatta del diritto straniero nei 
casi di cui all’art. 65 AIMP. La II Corte dei reclami penali sindaca inoltre 
l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché 
l’adeguatezza della decisione impugnata giusta l’art. 49 lett. b e c PA 
(TPF 2007 57 consid. 3.2). 

 
 
2. Secondo il ricorrente l'esposto dei fatti presentato dall'autorità rogante nella 

sua domanda di assistenza sarebbe incompleto, ciò che avrebbe impedito 
all'autorità rogata di correttamente valutare l'adempimento delle condizioni 
alla base della cooperazione, giungendo la stessa ad una decisione di chiu-
sura erronea. In questo senso, vi sarebbe stata una violazione del diritto 
federale ed un'inesatta ed incompleta valutazione di fatti pertinenti. 

 
2.1 Gli art. 14 CEAG, 27 Convenzione sul riciclaggio e 28 AIMP esigono in so-

stanza che la domanda di assistenza indichi il suo oggetto, il motivo, la 
qualificazione giuridica dei reati, presentando altresì un breve esposto dei 
fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non 
sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 
118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c 
pag. 88). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la 
commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le cir-
costanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richie-
sto di distinguere la domanda da un'inammissibile ricerca indiscriminata di 
prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa 
pag. 73; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della colpevolezza è riservato al 
giudice straniero del merito, non a quello svizzero dell'assistenza (DTF 113 
Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3).  

 
2.2 Dal complemento rogatoriale del 31 gennaio 2005 e dall'informazione di ga-

ranzia del 20 luglio 2006 (v. atto 2 MPC) risultano con sufficiente chiarezza 
i fatti illeciti rimproverati all'indagato all'estero. Egli è sospettato di essersi 
associato ad altre persone per compiere una serie di atti corruttivi e truffe 
aggravati nonché altri reati connessi alla riscossione delle tangenti. Gli in-
dagati avrebbero concordato con diverse ditte attive nel campo dell'energia 
percentuali di vario importo sul valore degli appalti e/o forniture, sia in cam-
bio dell'aggiudicazione delle gare, sia per l'indebita agevolazione nella fase 

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esecutiva (per costi extra e varianti da approvare). Il ricorrente, nella sua 
veste d'intermediario, avrebbe funto da elemento di collegamento tra le im-
prese partecipanti alle gare e le strutture interne (compresi gli organismi 
decisionali) di diverse società. Egli sarebbe inoltre stato la persona in grado 
di fornire dati ed informazioni riservate utili per la determinazione dei prezzi 
e degli sconti da inserire nelle offerte. Quanto precede è di per sé sufficien-
te per motivare la necessità dell'autorità rogante di approfondire la situazio-
ne e valutare la posizione del ricorrente. I documenti di cui l'autorità d'ese-
cuzione ha ordinato la trasmissione all'estero dovranno permettere di me-
glio chiarire i fatti oggetto dell'inchiesta italiana. In questo senso, l'esposto 
dei fatti contenuto nel complemento rogatoriale del 31 gennaio 2005, ulte-
riormente completato dall'informazione di garanzia del 20 luglio 2006,  
adempie le esigenze legali richieste. Sotto questo profilo non vi è dunque 
stata violazione del diritto, né vi sono elementi per ritenere che la valuta-
zione dei fatti pertinenti sia stata inesatta o incompleta. 

 
 
3. L'insorgente lamenta una violazione del principio della proporzionalità, per 

avere il MPC ordinato la trasmissione di documenti irrilevanti ed inutili per il 
procedimento estero. 

 
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in tale valutazio-
ne all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 
principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applica-
to in procedure rette dalla CEAG (DTF 121 II 241 consid. 3c; 113 Ib 157 
consid. 5a pag. 165; 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603; ROBERT 
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 
2° ediz., Berna 2004, pag. 513 e segg. n. 476), sia manifestamente disatte-
so (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; TPF RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-
sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo 
del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 
121 II 241 consid. 3a). È di rilievo, non da ultimo, il principio giurispruden-
zialmente consolidato dell'utilità potenziale, secondo il quale non vengono 
trasmessi all'autorità rogante soltanto quei mezzi di prova certamente privi 
di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c 
pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). 

 
3.2 Nella fattispecie, il conto n. 1 presso la banca B. di Lugano, di pertinenza 

del ricorrente, è stato oggetto di svariati accrediti provenienti da un conto 

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denominato "C." intestato a D., co-indagato nell'inchiesta italiana (v. atti 7-
11 MPC). Il ricorrente non nega d'altronde di aver ricevuto a più riprese de-
naro da D. (v. ricorso pag. 9, 15 e 16). Risulta dunque del tutto giustificato 
verificare se gli importi confluiti sul conto del ricorrente siano di origine cri-
minale e se esistano altre operazioni che necessitano approfondimenti. La 
documentazione bancaria di cui è stata contestata la trasmissione, riguarda 
altresì un periodo compreso nel quadro temporale del campo d'indagine 
dell'autorità rogante (v. atto 2, pag. 31 e segg., MPC), ragione per cui risul-
ta necessaria nella sua totalità. Giova infatti rilevare che, quando le autorità 
estere chiedono informazioni su conti bancari in procedimenti per reati pa-
trimoniali o corruttivi, esse necessitano di tutta la documentazione banca-
ria. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico 
del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale provento del 
reato. Al riguardo non è quindi decisivo che gli accrediti in esame siano av-
venuti in un'epoca anteriore a quella dei prospettati reati, né lo è l'ammon-
tare dei versamenti. La trasmissione dell'intera documentazione potrà evita-
re altresì l'inoltro di eventuali domande complementari. Si tratta di una ma-
niera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità 
dell'interessato (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federa-
le 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 lu-
glio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 
consid. 4.1). Costatata la sufficiente relazione tra le misure d'assistenza ri-
chieste e l'oggetto del procedimento penale estero (DTF 129 II 462 consid. 
5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c), spetterà al giudice este-
ro del merito valutare l'effettiva connessione tra la documentazione banca-
ria sequestrata e i fatti perseguiti all'estero. Riassumendo, la decisione im-
pugnata non è dunque in urto con il principio della proporzionalità. 

 
 
4. Il ricorrente sostiene che il MPC avrebbe violato il suo diritto di essere sen-

tita omettendo di dargli la possibilità di partecipare alla cernita della docu-
mentazione da trasmettere all'estero. La criticata decisione non sarebbe  
inoltre sufficientemente motivata. 

 
4.1 Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al 

detentore la possibilità di addurre i motivi che si opporrebbero alla tras-
missione di determinati atti e la facoltà di partecipare alla necessaria cer-
nita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di chiusura 
(DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). La cernita della documentazione non 
spetta quindi esclusivamente all'autorità di esecuzione. Essa non potrebbe 
infatti ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei docu-
menti, delegandone in maniera inammissibile agli inquirenti esteri la cernita 
(DTF 127 II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 

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consid. 14a pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecu-
zione che, in assenza di un eventuale consenso dei ricorrenti all'esecuzio-
ne semplificata (art. 80c AIMP), prima di emanare una decisione di chiusu-
ra, deve impartire alle persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a 
OAIMP un termine per addurre riguardo a ogni singolo documento gli ar-
gomenti che secondo loro si opporrebbero alla consegna; questo affinché 
esse possano esercitare in maniera concreta ed effettiva il loro diritto di es-
sere sentiti nel rispetto del principio della buona fede (v. art. 30 cpv. 1 PA; 
TPF RR.2007.96 del 24 settembre 2007, consid. 2.1). La cernita deve aver 
luogo anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 con-
sid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 
consid. 4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., n. 271, 479-1, 479-2). 

 
Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretiz-
zato nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e 
segg. PA richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., 
pag. 307 n. 265). Esso è di natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb 
pag. 24; 125 I 113 consid. 3; MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige 
Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen 
Staates, tesi Berna 2000, pag. 449 con rinvii). Una violazione di questo di-
ritto fondamentale da parte dell’autorità d’esecuzione non comporta co-
munque automaticamente l’accoglimento del gravame e l’annullamento  
della decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la dottrina una  
violazione del diritto di essere sentito può essere sanata, se la persona 
toccata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità 
di ricorso, la quale, come nella fattispecie la II Corte dei reclami penali del 
Tribunale penale federale, dispone del medesimo potere d’esame della  
autorità d’esecuzione stessa (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenza 
TPF RR.2007.24 dell’8 maggio 2007, consid. 3.3; ROBERT ZIMMERMANN, 
op. cit., pag. 307 n. 265; MICHELE ALBERTINI, op. cit., pag. 458 e segg.). 
 
Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di 
essere sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del 
Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3; MICHELE 
ALBERTINI, op. cit., pag. 400). L'art. 35 cpv. 1 PA prevede che le decisioni 
scritte, anche se notificate in forma di lettera, devono essere designate co-
me tali, motivate, e indicare il rimedio giuridico. La motivazione può essere 
considerata sufficiente allorquando l'interessato è in misura di potersi ren-
dere conto della decisione e di contestarla con cognizione di causa presso 
l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 17; 125 II 369 con-
sid. 2c; 124 II 146 consid. 2a, 124 V 180 consid. 1a e giurisprudenza citata; 
ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., n. 273-1, pag. 320; BENOÎT BOVAY, Procé-
dure administrative, Berne 2000, pag. 266 e segg.). 

 

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4.2 Nella fattispecie, l'autorità d'esecuzione, con scritto del 22 agosto 2005, ha 
correttamente sottoposto al ricorrente, prima dell'emanazione della decisio-
ne di chiusura, tutta la documentazione bancaria sequestrata (v. atto 15 
MPC), dandogli la possibilità, in ossequio al diritto di essere sentito, di  
esprimersi sulla loro trasmissione all'autorità rogante, ciò che il ricorrente 
ha fatto con la sua presa di posizione del 26 settembre 2005 (v. atto 12.1 
MPC). La censura sollevata è dunque infondata. È d'uopo comunque ag-
giungere, a titolo abbondanziale, che la persona toccata da una misura 
d'assistenza non può accontentarsi di assumere un'attitudine passiva: 
quando sa che delle misure di assistenza sono state adottate e che una 
decisione di trasmissione è imminente, in ossequio al principio della buona 
fede, ella deve intervenire presso l'autorità d'esecuzione, cercare di cono-
scere gli atti di cui è prevista la trasmissione ed indicare precisamente quali 
di questi non dovrebbero essere fatti pervenire all'autorità estera (v. sen-
tenza del Tribunale federale 1A.160/2003 del 10 settembre 2003, con-
sid. 2.1 e 2.3 con rinvii; v. anche ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., pag. 518 
n. 479-1; CLÉMENCE GRISEL, L'obligation de collaborer des parties en pro-
cédure administrative, tesi friburghese, Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, 
pag. 102 e seg.). Per quanto riguarda la criticata motivazione della decisio-
ne impugnata, va rilevato che gli elementi in essa contenuti sono stati cer-
tamente sufficienti per permettere al ricorrente di comprenderne la portata 
e di interporre ricorso, ciò che è peraltro dimostrato dall'articolato e relati-
vamente lungo atto ricorsuale inoltrato alla presente autorità. Anche tale 
censura va quindi disattesa. Si precisa tuttavia che, disponendo questa  
autorità di un pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57) e 
avendo avuto il ricorrente la possibilità di consultare gli atti oggetto della 
decisione impugnata nonché di esprimersi compiutamente in sede di repli-
ca sugli stessi e sulle osservazioni al ricorso del MPC, eventuali violazioni 
del predetto diritto sarebbero comunque sanate dalla presente procedura 
(v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenza 1A.160/2003 consid. 2.2). 

 
 
5. Il ricorrente contesta il mantenimento del sequestro del suo conto. 
 
 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria in-

ternazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve veri-
ficare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con 
i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente disproporzionato 
per rapporto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3). Ebbene, visto le 
conclusioni dei precedenti considerandi, è senz'altro possibile affermare 
che esistono elementi sufficienti per confermare il sequestro contestato. 
Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto della documentazio-
ne di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'eventuale provenien-
za illecita dei fondi sequestrati. Dovessero i valori in questione essere effet-

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tivamente il risultato d'infrazioni penali per le quali deve essere concessa 
l'assistenza giudiziaria, essi potrebbero fare l'oggetto di una decisione di 
confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a 
cpv. 1 e 2 AIMP; cfr. DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 con-
sid. 3). Il sequestro di tali fondi deve essere mantenuto sino alla notifica di 
una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che 
quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più es-
sere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 con-
sid. 8 e rinvii). Per quanto riguarda il pregiudizio economico cagionato dal 
sequestro, il ricorrente si è limitato ad affermare, in maniera del tutto gene-
rica, che con tale misura gli sarebbe venuta a mancare qualsiasi fonte di 
sostentamento, senza però fornire ulteriori informazioni al riguardo. Anche 
da questo punto di vista il blocco in questione non presenta alcun elemento 
di sproporzionalità. Ne consegue che il sequestro va confermato e la relati-
va censura respinta. 

 
 
6. Discende da quanto precede che il ricorso deve essere respinto. Le spese 

seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l’art. 30 lett. b 
LTPF). La competenza del Tribunale penale federale di disciplinare i detta-
gli relativi alla determinazione delle tasse di giustizia si fonda sull’art. 15 
cpv. 1 lett. a LTPF e sulla relativa giurisprudenza (v. sentenze TPF 
RR.2007.17 del 30 aprile 2007, consid. 2; RR.2007.6 del 22 febbraio 2007, 
consid. 5; RR.2007.31 del 21 marzo 2007, consid. 4). La tassa di giustizia è 
calcolata conformemente all’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia 
del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) ed è fissata nella fattispecie 
a fr. 6'000.-. 

 
 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 6'000.- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-
perta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 16 settembre 2008 
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Massimo Ferracin 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 
cpv. 2 LTF).