# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c18bb641-d8af-5575-bd18-926efa42d3dd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.06.2008 11.2005.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2005-42_2008-06-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2005.42

  	
  Lugano

  10 giugno
  2008/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2004.392
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, promossa con istanza del 23 aprile 2004 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata dall' PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato dall' PA 2);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 21 marzo 2005 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 9 marzo 2005
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP
1 (1944), cittadino russo, e AO 1 (1959) si sono sposati a __________ il 4 maggio
2000. A quel momento il marito era già padre di una figlia, I__________, nata
il 28 luglio 1990 da un precedente matrimonio, e la moglie era madre di due figli, O__________ (15 giugno 1989)
e E__________ (10 gennaio 1992), nati anch'essi da un
primo matrimonio. Dalle nuove nozze non sono nati figli. Ingegnere in elettrotecnica,
dal suo arrivo nel Ticino AP 1 ha lavorato prima per un ristorante __________
fino al marzo del 2001, poi per la ditta __________ e per la __________. In
seguito ha svolto attività non qualificate, cominciando a riscuotere indennità
di disoccupazione nell'agosto del 2001 ed esaurendo il relativo diritto nel
luglio del 2003. Dopo di allora egli ha lavorato saltuariamente per la società
cooperativa __________. La moglie è infermiera anestesista __________. I
coniugi si sono separati una prima volta nel luglio del 2002, riprendendo la
convivenza nell'aprile del 2003.

 

                                  B.   Il
23 aprile 2004 AO 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6,
con un'istanza a protezione del­l'unione coniugale per ottenere – già in via
cautelare – l'autorizzazione a vivere separata e l'attribuzione dell'alloggio
coniugale di __________, con obbligo per il marito di trasferirsi altrove entro
il 31 maggio 2004. Il 18 maggio 2004 AP 1 ha instato per il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Alla discussione del 19 maggio 2004 la moglie ha confermato le
domande dell'istanza. Il convenuto non vi si è opposto, salvo chiedere di abilitarlo
a posticipare la partenza dall'alloggio coniugale fino all'inizio di settembre.
Egli ha richiesto altresì un contributo alimentare per sé di fr. 3087.50 mensili
dall'effettiva separazione, ciò che l'istante ha contestato. Nel giugno del
2004 AP 1 ha cominciato a lavorare per la __________ di __________ in qualità
di elettromeccanico e il 1° luglio seguente ha lasciato l'abitazione coniugale
per trasferirsi, insieme con la figlia I__________, in un appartamento locato
in quel medesimo comune. Da quello stesso mese la moglie ha ridotto all'80% il
proprio grado di occupazione come infermiera anestesista.

 

                                  C.   Conclusa
l'istruttoria, alla discussione finale del 3 agosto 2004 l'istante si è opposta
alle pretese del marito il quale ha rinunciato a comparire limitandosi a
trasmettere una lettera del 2 agosto 2004 nel quale ha postulato un contributo alimentare
di fr. 1500.– mensili dal 1° luglio 2004. Statuendo con sentenza del 9 marzo
2005, il Pretore ha autorizzato le parti a vivere separate, ha assegnato l'abitazione
coniugale alla moglie e ha respinto il contributo alimentare sollecitato dal
marito. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 500.–, sono state poste a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. La
domanda di assistenza giudiziaria presentata dal convenuto è stata respinta.

 

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 21 marzo 2005 nel
quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato, la moglie sia tenuta a versargli
un contributo alimentare di fr. 1419.50 mensili. Nelle sue osservazioni del 18
aprile 2005 AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando 

 

in diritto:                  1.   Le
misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC) sono emanate
con la procedura sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 4
cpv. 1 n. 5 e art. 5 LAC con rinvio agli art. 361 segg. CPC). L'esame
dei fatti è limitato alla verosimiglianza (Rep. 1991 pag. 432
consid. 4a). La sentenza del Pretore è impugnabile nel termine di 10
giorni (art. 370 cpv. 2 CPC).        Tempestivo, sotto questo
profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   Il convenuto acclude all'appello copia del conteggio di stipendio
relativo al settembre del 2004. Nelle protezioni del­l'unione coniugale
tuttavia non sono ammissibili nuovi argomenti o nuovi mezzi di prova in appello
(art. 321 cpv. 1 lett. b CPC; RtiD I-2004 pag. 596 n. 79c; cfr. anche DTF 133
III 114), tranne ove si applichi il principio inquisitorio illimitato (in
materia di filiazione: DTF 128 III 414 verso l'alto) oppure ove il giudice reputi
opportuno assumere di sua iniziativa prove necessarie ai fini della decisione
(nel diritto di famiglia: art. 419b CPC). Estremi del genere non si
ravvisano nella fattispecie (si veda in ogni modo oltre, consid. 7a).

 

                                   3.   Ove
sia giustificata la sospensione della comunione domestica, “ad istanza di uno
dei coniugi” il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale
“stabilisce i contributi pecuniari dovuti da un coniuge all'altro”
(art. 176 cpv. 1 n. 1 CC). L'art. 163 cpv. 1 CC non
precisa quale metodo di calcolo si applichi a tal fine. Si limita a disporre
che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al
debito mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è
il criterio – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre dal
reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni comuni,
suddividendo l'eccedenza a metà (RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4a con rinvii).

 

                                         Dandosi
figli non comuni nati prima del matrimonio, i coniugi si devono
vicendevole e adeguata assistenza per il loro mantenimento (art. 278 cpv. 2 
CC). Una volta sospesa la comunione domestica, l'obbligo dell'art. 278 cpv. 2
CC si configura come il dovere di un coniuge di assistere finanziariamente l'altro,
nella misura in cui questi, dovendo sovvenire con i propri redditi e con la
propria quota di eccedenza al fabbisogno del proprio figlio (dedotto il
contributo alimentare dell'altro genitore biologico, gli assegni familiari, le rendite
d'assicurazioni sociali o analoghe prestazioni giusta l'art. 285 cpv. 2 CC, i versamenti
a tacitazione, risarcimenti e analoghe prestazioni dell'art. 320 cpv. 1 CC), non
sia in grado di mantenere sé stesso (RtiD I-2005 pag. 781 segg., consid. 8 e
9). In ogni modo il debitore alimentare è tenuto a fornire
assistenza ai figli del coniuge solo a titolo sussidiario, nella misura in cui,
dopo avere sop­perito al fabbisogno proprio e a quello in denaro dei figli
suoi, disponga ancora di mezzi (sentenza del Tribunale federale 5C.82/2004 del
14 luglio 2004, consid. 3.2 con rinvio a DTF 66 I 170; Hegnauer in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 21,
22, 47 e 52 ad art. 278 CC).

 

                                   4.   In
concreto il Pretore ha accertato il reddito della moglie (attività all'80%) in
fr. 5696.80 lordi mensili, pari a circa fr. 5000.– netti mensili, a fronte di
un fabbisogno minimo di fr. 4255.– mensili (minimo esistenziale del diritto
esecutivo per genitore affidatario fr. 1250.–, locazione fr. 1680.–, spese
accessorie fr. 312.50, premio della cassa malati fr. 202.–, tassa
rifiuti fr. 20.85, acqua potabile fr. 39.40, canalizzazioni fr. 24.65, assicurazione
RC fr. 18.–, assicurazione dell'economica domestica fr. 18.50, assicurazione
RC dell'automobile fr. 107.50, imposta di circolazione fr. 41.25, onere fiscale
fr. 540.–), in fr. 1215.– mensili per suo figlio O__________ e in fr. 905.–
mensili per l'altro suo figlio __________ Quanto al marito, il primo giudice ha
accertato il reddito in fr. 3200.– netti mensili e ha stimato il fabbisogno
minimo in fr. 2482.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo per
genitore affidatario fr. 1250.–, locazione con spese accessorie fr. 1000.–,
premio della cassa malati fr. 232.–), cui vanno aggiunti fr. 675.– mensili
per la partecipazione al mantenimento della figlia di lui, I__________. Accertato
che la moglie non dispone neppure di risorse sufficienti per far fronte al
fabbisogno proprio e dei suoi due figli, il Pretore ha ritenuto non esservi spazio
per un contributo in favore del marito, del resto autosufficiente.

 

                                   5.   L'appellante
rimprovera anzitutto al Pretore di avere rivisto il fabbisogno in denaro dei
figli non comuni nonostante le parti avessero già concordemente indicato tale
importo in fr. 500.– mensili per ognuno di loro, importo corrispondente a
quanto riconosce la tabella per il calcolo del minimo di esistenza ai fini del
diritto esecutivo nel caso di un figlio oltre i 12 anni (FU 2/2001 pag. 74 n.
I.4). Così argomentando, l'appellante disconosce tuttavia che il
fabbisogno di figli minorenni non si calcola sulla scorta di simili direttive, bensì secondo le raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e
dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (Rep.
1994 pag. 301 consid. 5). Nel diritto di filiazione,
inoltre, vige il principio inquisitorio illimitato (DTF 128 III 413 con
richiami), sicché a giusta ragione il Pretore ha rivalutato d'ufficio – a
tutela dei minori – il relativo fabbisogno in denaro. 

 

                                   6.   Proprio
in virtù del precetto appena ricordato, questa Camera deve a sua volta intervenire
d'ufficio sul fabbisogno in denaro dei figli e rettificare finanche il calcolo del
primo giudice. Infatti, al momento della litispendenza (aprile del 2004), E__________
aveva già compiuto 12 anni e il suo fabbisogno andava definito sulla base dei
parametri relativi a tale fascia d'età previsti dalla tabella correlata alle
citate raccomandazioni in vigore al momento del giudizio (riprodotta in: RDT
2005 pag. 51). Inoltre i costi dell'alloggio per i figli vanno inseriti nel rispettivo
fabbisogno e non in quello dei genitori (Rep. 1998 pag. 176, con richiami di
dottrina e giurisprudenza). Infine va compresa nel fabbisogno in denaro di O__________
ed E__________, come si vedrà oltre, l'intera posta per cura e educazione, la madre dovendo essere
tenuta a esercitare un'attività a tempo pieno.

 

                                         a)   Per
quanto riguarda O__________ e E__________, intanto, l'edizione 2005 della tabella
correlata alle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo prevedeva, dandosi due fratelli che vivono
nella stessa economia domestica, un fabbisogno medio in denaro di fr. 1790.–
mensili dal 12° al 18° compleanno. In tali fabbisogni va poi adattato il costo
dell'alloggio, che in concreto non ammonta al valore medio stimato dalle note raccomandazioni,
bensì a fr. 664.15 mensili per O__________ (un terzo di fr. 1992.50, spese
accessorie incluse) e a fr. 498.10 mensili per E__________ (un quarto di fr.
1992.50). Come si è accennato, la posta per cura e educazione va considerata
per intero, la madre essendo tenuta a lavorare a tempo pieno (sotto, consid. 8).
Il fabbisogno in denaro di O__________ risulta così di 

                                               fr. 2155.– mensili (arrotondati) e quello di E__________ di fr. 1990.–
mensili (arrotondati).

 

                                         b)   Quanto
alla figlia del convenuto, I__________, la menzionata tabella prevede nel caso
di un figlio unico un fabbisogno medio in denaro di fr. 2020.– mensili dal 12°
al 18° compleanno, compresa la posta per cura e educazione che va riconosciuta
integralmente, poiché il padre lavora a tempo pieno. Ancora una volta, inoltre,
nel fabbisogno va adattato il costo dell'alloggio, sostituendo la cifra stimata
dalle raccomandazioni con quella effettiva di fr. 333.– (un terzo di fr.
1000.–, comprese le spese accessorie). Il fabbisogno di I__________ ammonta pertanto
a fr. 2030.– mensili (arrotondati). Il Pretore ha ritenuto nondimeno che il padre
finanzi solo metà del fabbisogno in denaro della figlia, la quale dispone di
fondi propri (sentenza impugnata, pag. 4, terzo e quarto capoverso; doc. AA;
verbale del 19 maggio 2004, pag. 2 in alto). Nell'appello l'interessato si
limita a definire la figlia “interamente mantenuta dal padre” (pag. 4 n. 3
secondo capoverso), ma non si confronta con l'argomentazione del primo giudice,
di modo che al riguardo il memoriale si rivela irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC con rinvio al cpv. 5). Ne segue che la partecipazione del convenuto
al mantenimento di I__________ va accertata in fr. 1015.– mensili (metà del
fabbisogno in denaro).

 

                                         c)   Il
3 ottobre 2006 la moglie ha promosso causa di divorzio (lettera alla Camera del
23 gennaio 2007). Ora, pendente una causa di stato le misure intese a organizzare
la vita separata competono al giudice del divorzio, unico abilitato a emanare decreti
cautelari in virtù dell'art. 137 cpv. 2 CC (RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c consid.
7), fermo restando che fino all'adozione di simili provvedimenti rimane in
vigore l'assetto stabilito dal giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale
(DTF 129 III 61 consid. 2 con richiami; Deschenaux/ Steinauer/Baddeley, Les
effets du mariage, Berna 2000, pag. 324 n. 789). Nel quadro dell'attuale
procedura a tutela dell'unione coniugale non possono quindi essere considerati avvenimenti
posteriori alla litispendenza della causa di stato, come l'intervenuta maggiore
età di O__________ (giugno del 2007). 

 

                                   7.   Quanto
alle proprie entrate, il convenuto acclude all'appello il conteggio di stipendio
relativo al settembre del 2004, rilevando che la sua retribuzione è di fr.
3500.– lordi mensili, onde un reddito netto di fr. 2810.85 e non di fr. 3200.–
mensili, come lui aveva genericamente indicato nella lettera al Pretore del 2
agosto 2004 in vista della discussione finale. Egli sottolinea inoltre che tale
importo comprende una deduzione di fr. 210.– per l'imposta alla fonte (cui è
soggetto quale titolare di un'autorizzazione di soggiorno B), che andrebbe
inserita nel suo fabbisogno minimo. E computando la tredicesima mensilità (doc.
8) senza dedurre l'imposta alla fonte, il reddito determinante risulta di fr.
3255.– netti mensili. Per quel che è del suo fabbisogno minimo, il convenuto chiede
di aggiungere ai fr. 2482.– accertati dal primo giudice la citata imposta alla
fonte (aumentata a fr. 300.– in previsione dell'accoglimento, da parte di
questa Camera, del contributo di mantenimento preteso), per un totale di fr.
2782.– mensili.

 

                                         a)   Sull'impossibilità
di esaminare nuovi documenti in appello, come il conteggio paga prodotto dal
convenuto, già si è detto (sopra, consid. 2). Comunque sia, si volesse da ciò
prescindere, nulla muterebbe ai fini del giudizio. In effetti, anche aggiungendo
alla retribuzione netta di fr. 2810.85 risultante dal citato conteggio (doc. 8)
la quota di tredicesima calcolata senza deduzione del contributo per la cassa
pensione, il reddito netto dell'appellante si situa attorno ai fr. 3060.– mensili.
Considerando poi l'as­segno di famiglia per I__________ (fr. 183.–) che il
padre, salariato attivo nel Cantone ha diritto di percepire (art. 6 cpv. 1
lett. a e art. 7 della legge sugli assegni di famiglia: RL 6.4.1.1), si ottiene
un reddito totale di fr. 3240.– (arrotondati). Ciò che, come si vedrà in
appresso (consid. 10), non concorre a modificare il risultato finale.

 

                                         b)   Relativamente
al fabbisogno minimo del convenuto, già si è spiegato che dal costo dell'alloggio
(complessivi fr. 1000.–, spese accessorie incluse: doc. 7) va tolta la quota di
un terzo che rientra nel fabbisogno della figlia (sopra, consid. 6a). Tenuto
conto poi della circostanza che l'onere fiscale è già stato dedotto dal reddito
(sopra, consid. 7a) e non va quindi computato nel fabbisogno, e ritenuto che l'esito
del presente giudizio non comporterà alcun aumento dell'imposta alla fonte
(sotto, consid. 10), il fabbisogno dell'appellante va in definitiva stabilito
in fr. 2150.– (arrotondati).

 

                                   8.   L'appellante
critica altresì il reddito che il Pretore ha computato alla moglie (fr. 5000.–
circa mensili), la quale nel luglio del 2004 ha ridotto unilateralmente il suo
grado d'occupazione come infermiera anestesista all'80%. Egli contesta che tale
riduzione si giustifichi per motivi di salute o per la necessità di accudire ai
figli, chiedendo che all'interessata sia conteggiato l'equivalente dello
stipendio a tempo pieno, ossia fr. 7275.80 netti mensili (doc. G). Egli fa
valere poi che la moglie è anche custode dell'immobile in cui abita e che tale attività
le frutta accessoriamente un'ulteriore entrata di almeno fr. 525.– mensili.                                                                                       

 

                                         a)
  In materia di contributi alimentari il giudice non è
tenuto a fondarsi sul reddito effettivamente conseguito da una parte se quest'ultima
ha la concreta e ragionevole possibilità di guadagnare di più, dando prova di
ragionevole impegno (DTF 128 III 5 consid. 4a con rinvii, 65 consid. 4). Il
computo di entrate potenziali si giustifica, in specie, ove il debitore riduca
unilateralmente i suoi introiti senza valida giustificazione (Sutter/Frei­burghaus, Kom­mentar zum
neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 47 e 48 ad art. 125 CC). Il reddito
ipotetico non ha tuttavia carattere di penalità (DTF 128 III 6 prima frase). Dev'essere
quindi alla concreta portata dell'interessato, considerata l'età di lui, la
formazione professionale e lo stato di salute, oltre che la situazione sul
mercato del lavoro (DTF 128 III 6 consid. 4c/cc).

 

                                         b)   L'istante
obietta di aver potuto esercitare un'attività a tempo solo finché il marito
l'ha aiutata in casa (osservazioni, pag. 3 verso il basso). Dall'incarto
fiscale richiamato risulta però che già nel 1999, ossia prima del matrimonio,
il reddito netto della moglie si aggirava attorno ai fr. 6500.– mensili (certificato
di salario allegato alla dichiarazione d'imposta 2001/02), stipendio che l'interessata
– già a quel momento infermiera 

                                               anestesista
presso il medesimo datore di lavoro – non avreb­be verosimilmente potuto percepire
con un'attività a tempo parziale. Eppure nel 1999 non risulta che essa potesse contare
sull'aiuto del futuro marito in casa. Inoltre le cure da prestare a figli non
comuni non possono essere opposte al coniuge come impedimento al lavoro, poiché
tale impegno non è una conseguenza del matrimonio (RtiD I-2005 pag. 782 consid.
8). Sotto tale profilo, pertanto, la modifica unilaterale da parte della moglie
del tenore di vita condotto durante il matrimonio non può essere tutelata.

 

                                         c)   Per
quanto attiene alle giustificazioni mediche, spetta al coniuge che si prevale
di una malattia duratura renderne verosimili gli estremi (massima pubblicata
in: BOA n. 24 pag. 11). In concreto il dott. __________, internista a __________,
ha sì certificato il 4 maggio 2004 che negli ultimi anni la paziente ha accusato
“vari episodi di sofferenza psicologica” da lei attribuiti a un “sovraccarico famigliare”, sicché ha auspicato per quel periodo una
riduzione dell'attività lavorativa all'80%. Egli ha soggiunto però che “questa
limitazione dovrebbe essere temporanea nell'arco di alcuni mesi-un anno, onde
permettere alla paziente di prendere una certa distanza dalla situazio­ne
famigliare e di valutare con più calma i fatti” (doc. Z). In definitiva quindi,
neppure il medico curante attesta una durevole incapacità lucrativa del 20%. In
circostanze siffatte non v'è ragione di computare all'interessata un reddito
ridotto. E siccome dal certificato di stipendio del 2003 risulta che in quell'anno
essa ha guadagnato fr. 7275.– mensili netti (doc. G), ai fini della sentenza giova
fondarsi su tale dato.   

 

                                         d)   Sostiene
l'appellante che fra le entrate della moglie va considerato anche un reddito
accessorio di fr. 525.– mensili per l'attività di custode. Ora, nell'istanza a
protezione dell'unione coniugale del 23 aprile 2004 AO 1 aveva addotto di avere
assunto tale incarico nel 2003 “sperando che il marito potesse svolgere questa
funzione”; visto però il disinteresse di lui, ha dichiarato di voler rinunciare.
Alla discussione del 19 maggio 2004 il convenuto non si è espresso al riguardo,
limitandosi a indicare il reddito della moglie in fr. 7865.40 (verbale, pag. 5
verso il basso), importo corrispondente allo stipendio mensile lordo da lei
percepito nel 2003 quale infermiera anestesista (doc. G). Ne segue che l'argomentazione
addotta in appello sull'attività accessoria della moglie è nuova e come
tale inammissibile (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC), l'art. 138 CC
applicandosi solo alle cause di merito (RtiD I-2004 pag. 596 n. 79c). D'altro
canto mal si comprende come si possa pretendere che l'istante assolva la
funzione di custode se già deve lavorare a tempo pieno come infermiera anestesista.
Anche al proposito l'appello è destinato perciò all'insuccesso.

 

                                   9.   Circa
il fabbisogno della moglie, l'appellante reputa che l'accoglimento del
contributo di mantenimento da lui preteso comporti una riduzione delle imposte nel
fabbisogno minimo della moglie a fr. 300.– mensili rispetto ai fr. 540.–
mensili calcolati dal Pretore. Come si vedrà nel considerando che segue,
tuttavia, la richie­sta di contributo non è provvista di buon diritto, sicché
la questio­ne dell'onere fiscale cade nel vuoto. Dal fabbisogno minimo della
moglie va tolta in ogni modo la quota relativa al costo dell'alloggio da
inserire nel fabbisogno in denaro dei figli (sopra, consid. 6a), di modo che la
locazione dell'interessata si riduce da complessivi fr. 1992.50 mensili a fr.
830.20 mensili e il fabbisogno minimo si contrae dai fr. 4255.– calcolati dal
Pretore a fr. 3095.– mensili (arrotondati).

 

                                10.   Riassumendo,
il marito dispone di fr. 3240.– mensili (sopra, consid. 7a) che gli permettono
di coprire il proprio fabbisogno minimo di fr. 2150.– mensili (sopra,
consid. 7b) e di finanziare con fr. 1015.– mensili la metà del fabbisogno
in denaro della figlia I__________ (sopra, consid. 6b), conservando un margine
di fr. 75.– mensili. La moglie ha un reddito (ipotetico) di fr. 7275.– mensili
(sopra, consid. 8c) con cui può far fronte anch'essa al proprio fabbisogno
minimo di fr. 3095.– mensili (sopra, consid. 9) e a quello dei figli O__________,
di fr. 2155.– mensili, ed E__________, di fr. 1990.– mensili (sopra,
consid. 6a), conservando un margine di fr. 35.– mensili. Come detto (consid.
3), dopo la sospensione della vita in comune l'obbligo
dell'art. 278 cpv. 2 CC si configura come un dovere di assistere
finanziariamente il coniuge nella misura in cui questi, dovendo sovvenire con il
proprio reddito e la propria quota di eccedenza al fabbisogno del figlio, non
sia più in grado di mantenere sé stesso. Nella fattispecie però l'appellante
non è in ammanco, ma conserva un agio di fr. 75.–
mensili. Non vi è spazio dunque per un contributo di mantenimento in suo
favore, tanto meno pensando al fatto che, dopo aver fatto fronte al fabbisogno
proprio e dei suoi figli, la moglie dispone di un agio inferiore a quello del
marito.

 

                                11.   Gli
oneri del presente giudizio seguono la soccombenza dell'appellante, che rifonderà
all'istante un'equa indennità per ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC), commisurata
alla stringatezza delle osservazioni.

 

                                12.   Circa
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art.
74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– per un
ricorso in materia civile, ove appena si capitalizzi il contributo litigioso rivendicato
dall'appellante (fr. 1419.50 mensili), che in difetto di scadenze prevedibili
dev'essere – nel dubbio – calcolato a vita.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 350.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 900.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF
entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF).
Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile
solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore
litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è
ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art.
76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.