# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c9affbb-9514-5de8-ab68-5415928f1a76
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 02.11.2017 60.2017.173
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2017-173_2017-11-02.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2017.173

   

  	
  Lugano

  2 novembre 2017/mr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Claudia Malaguerra Bernasconi, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 17/18.7.2017 presentato
da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  RE 2, ,

  entrambe patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  l’ordine di perquisizione e sequestro 5.7.2017
  emanato dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario
  nell’ambito dell’inc. __________ promosso nei confronti di RE 1, __________, per
  l’ipotesi accusatoria di esercizio abusivo della professione di fiduciario;

  

 

 

richiamate le osservazioni 25.7.2017 e la duplica 9/10.8.2017
dell’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario;

 

vista la replica 31.7./2.8.2017 di RE 1 e della RE 2;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   L’Autorità
di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario ha aperto un
procedimento penale nei confronti di RE 1 per il reato di esercizio abusivo
della professione di fiduciario giusta l’art. 23 LFid. A dire dell’Autorità la
qui imputata non avrebbe mai avuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività
di fiduciaria; essa tuttavia, tramite la società RE 2 SA di __________ di cui
sarebbe amministratrice unica, avrebbe svolto attività di tenuta della
contabilità, consulenza e rappresentanza fiscale e consulenza aziendale per
conto di terzi almeno dal dicembre 2013 (AI 7, inc. __________).  

 

 

                                  b.   In
data 5.7.2017 l’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di
fiduciario ha emanato un ordine per la perquisizione domiciliare presso la sede
di RE 2 SA e presso il domicilio dell’imputata, per la perquisizione di carte e
registrazioni e per il sequestro di tutta la documentazione rinvenuta (AI 11,
inc. __________).

 

 

                                   c.   Con
scritto 5.7.2017 RE 2 SA e RE 1 hanno chiesto l’apposizione dei sigilli giusta
l’art. 248 CPP sul materiale trovato presso l’abitazione di quest’ultima, affermando
inoltre di ravvedere “(…) nel fondamento e nella modalità d’esecuzione del (…)
provvedimento di perquisizione domiciliare (…), segnatamente gli estremi della
violazione del principio della proporzionalità; inoltre una carenza di motivazione,
quella riportata in tale suo provvedimento (…) non adempiendo, (…), i requisiti
minimi al riguardo posti dal CPP (…)” (AI 14, inc. __________).

 

 

                                  d.   Con
gravame 17/18.7.2017 RE 1 e RE 2 impugnano l’ordine di perquisizione e sequestro
di cui sopra. Innanzitutto, a loro dire, il provvedimento non sarebbe
sufficientemente motivato; inoltre la misura non sarebbe proporzionata: “(…)
oggetto del procedimento contravvenzionale sarebbe l’accertamento del sospetto
esercizio abusivo (semplice) dell’attività di fiduciario (…) da parte della
reclamante, quindi una sospetta contravvenzione, ai sensi dell’art. 101 CP, in
relazione alla quale si applica la prescrizione triennale (…) e per la cui
violazione la legge cantonale prevede la pena edittale della multa per un
massimo di CHF 50'000.-- (…)” (reclamo 17/18.7.2017, p. 4).

 

 

                                   e.   Con
decisione 9.8.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha stralciato la procedura
di disuggellamento presentata dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle
professioni di fiduciario in quanto, con comunicazione 31.7/2.8.2017, RE 1
aveva revocato la richiesta di apposizione dei sigilli formulata all’atto della
perquisizione (decisione 9.8.2017, inc. GPC __________). Ciò che risolve il
possibile concorso di competenza con la presente Corte.

 

 

                                    f.   Delle
ulteriori argomentazioni si dirà, se necessario, in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

                                   1.   Giusta
l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto, entro il termine
di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e, in ogni momento,
contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e, ancora, delle
autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui esso è
espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

 

                                   2.   Il
gravame, presentato in data 17/18.7.2017 da RE 1 e dalla RE 2 contro l’ordine
di perquisizione e sequestro 5.7.2017 dell’Autorità di vigilanza sull’esercizio
delle professioni di fiduciario, è tempestivo
(perché introdotto nel termine di dieci giorni in applicazione dell’art. 396
cpv. 1 CPP) e anche proponibile (secondo l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP)
[BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, 2. ed., art. 263 CPP n. 68; BSK StPO –
P. GUIDON, op. cit., art. 393 CPP n. 10; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, 2. ed., art.
263 CPP n. 27; ZK StPO – A.J. KELLER, op. cit., art. 393 CPP n. 15].

 

                                         RE
1, quale imputata nel procedimento e titolare del proprio domicilio, e RE 2, detentrice
della documentazione oggetto di perquisizione e sequestro, sono legittimate a reclamare
giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto a
censurare la carente motivazione e quindi la violazione di diritti procedurali
dell’ordine 5.7.2017 che le concerne personalmente (decisione TF 6B_151/2016 dell’1.6.2016
consid. 1.2.; cfr. DTF 141 IV 1).

 

                                          Le esigenze
di forma e motivazione del reclamo sono rispettate. 

 

                                         L’impugnativa
è, in queste circostanze, ricevibile in ordine. 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Giusta
l’art. 246 CPP carte, registrazioni su supporto visivo o sonoro e altre registrazioni,
supporti di dati nonché apparecchi destinati all’elaborazione e
all’archiviazione di informazioni possono essere perquisiti qualora si debba presumere
che contengano informazioni soggette a sequestro. Sono considerate carte o registrazioni,
secondo il messaggio, tutte le informazioni su carta, su supporto visivo o
sonoro o su un altro supporto di dati, in particolare quelle salvate in apparecchi
per il trattamento o l’immagazzinamento di dati (messaggio 21.12.2005
concernente l’unificazione del diritto processuale penale, in FF 2006 p. 1141).

 

                                         3.2.

                                         A’
sensi dell’art. 263 cpv. 1 CPP all’imputato e a terzi possono essere
sequestrati oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente
utilizzati come mezzi di prova (a), utilizzati per garantire le spese
procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (b), restituiti ai
danneggiati (c) oppure confiscati (d).

 

                                         Il
sequestro, provvedimento eminentemente cautelare, ha di conseguenza lo scopo di
acquisire e conservare gli oggetti per il dispiegamento della procedura e
quindi per le necessità dell’istruzione preliminare, per le decisioni del
magistrato requirente e per quelle del giudice del merito nella prospettiva –
tra le altre cose – della produzione e valutazione delle prove (sequestro
probatorio secondo l’art. 263 cpv. 1 lit. a CPP) e della decisione di confisca,
restituzione oppure devoluzione, come agli art. 69 ss. CP (sequestro
confiscatorio giusta l’art. 263 cpv. 1 lit. d CPP) [decisione TF 1B_1/2015 del
19.3.2015 consid. 3.1.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 263 CPP n. 15
ss.].

 

                                         Il
sequestro (quale misura coercitiva che restringe la garanzia della proprietà ex
art. 26 Cost.) è legittimo – secondo l’art. 197 CPP – solo se si fonda su una
base legale, in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato, se gli
obiettivi con esso perseguiti non possono essere raggiunti mediante misure meno
severe (proporzionalità), se l’importanza del reato lo giustifica (proporzionalità)
e se vi è connessione tra questo e l’oggetto che così occorre salvaguardare per
gli incombenti di istruttoria e, poi, di giudizio (decisione TF 1B_459/2016 del
9.1.2017 consid. 2.; decisione TPF BB.2016.335-336 dell’8.2.2017 consid. 3.1.;
BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., vor art. 263-268 CPP n.
11 ss.).

 

 

                                   4.   4.1.

                                         RE
1 e RE 2 censurano dapprima una carenza di motivazione dell’ordine.

 

                                         4.2.

                                         Il
diritto di essere sentito ex art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost. –
garanzia di natura formale, la cui violazione comporta l’annullamento della
decisione impugnata indipendentemente dalla fondatezza materiale del gravame,
riservato il caso in cui l’autorità di ricorso goda di pieno potere d’esame e
davanti ad essa la parte sia reintegrata nell’esercizio dei diritti che le
erano stati negati – comprende, oltre alla facoltà di esprimersi prima che una
decisione sia presa, di fornire prove sui fatti rilevanti per il giudizio, di farsi
rappresentare o assistere e, ancora, di poter consultare gli atti, il diritto
di ottenere una decisione motivata.

 

                                         L’obbligo
di motivazione (art. 80 cpv. 2 prima frase CPP) impone di menzionare, almeno
brevemente, i motivi che hanno spinto l’autorità a decidere in un senso
piuttosto che nell’altro e di porre pertanto l’interessato nelle condizioni di
rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di
impugnazione presso un’istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo
(decisione TF 6B_697/2017 del 9.8.2017 consid. 3.1.; ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER,
op. cit., art. 80 CPP n. 2).

 

                                         Questi
principi devono essere ossequiati anche in relazione alla motivazione di un
ordine di perquisizione/sequestro (Commentario CPP – E. MELI, art. 263 CPP n.
6), sebbene l’art. 263 cpv. 2 prima frase CPP esiga una motivazione soltanto succinta.
La motivazione (pur tenendo conto che all’inizio di un procedimento –
l’inchiesta dovendo ancora svilupparsi – non si può esigere che il magistrato inquirente
conosca già tutti i dettagli) deve comunque esprimersi sugli elementi essenziali
per il controllo della legalità della misura: l’ordine deve indicare gli indizi
di reato a carico dell’imputato, la connessione tra il reato ipotizzato e l’oggetto
del sequestro in relazione alle necessità (o funzioni) probatorie e/o di
confisca (Commentario CPP – E. MELI, art. 263 CPP n. 7) e gli elementi
comprovanti la sua proporzionalità.

 

                                         4.3.

                                         Il
primo presupposto per ordinare la perquisizione ed il sequestro (e poi mantenere
nel seguito quanto eventualmente sequestrato) – in merito alle finalità di cui
all’art. 263 cpv. 1 CPP – è l’esistenza di sufficienti indizi di reato giusta
l’art. 197 cpv. 1 lit. b CPP: il sospetto di reato deve evincersi da fatti concreti,
che permettano una provvisoria sussunzione ad un determinato reato; mere
supposizioni e congetture non fondano sufficiente sospetto (decisione TF
1B_516/2011 del 17.11.2011 consid. 2.1.; cfr. pure decisione TF 1B_109/2016 del
12.10.2016 consid. 4.2.).

 

                                         La
decisione concernente la perquisizione e il sequestro deve pertanto indicare
sufficienti indizi dei reati ipotizzati nell’ordine.

 

                                         4.4.

L’Autorità di vigilanza sull’esercizio
delle professioni di fiduciario, nell’ordine di perquisizione e sequestro del
5.7.2017, ha riportato il nome dell’imputata e l’ipotesi accusatoria “(…) in
relazione a fatti avvenuti almeno da dicembre 2013 a __________, __________ e
altre ignote località del Cantone Ticino (…)” (ordine di perquisizione e
sequestro 5.7.2017, p. 1). Ha di conseguenza ordinato la perquisizione
domiciliare presso la sede di RE 2 e presso il domicilio dell’imputata, la
perquisizione di carte e registrazioni (in particolare di computer, laptop ed
altri apparecchi di stoccaggio di dati), ed il sequestro di tutta la documentazione
rinvenuta “(…) che possa avere importanza per l’istruzione del procedimento,
come mezzo di prova (…), in particolare il sequestro di: a. contratti di
mandato e di incarico stipulati a beneficio di persone fisiche e giuridiche
terze (…); b. altri atti attestanti dello svolgimento delle attività di cui al
pto. a. (…); c. documentazione di RE 2 dalla quale si evincano i ricavi delle attività
di cui al pto. a. (…)” (ordine di perquisizione e sequestro 5.7.2017, p.
2).

 

Come già sopraindicato il primo
presupposto per ordinare, e poi mantenere, il sequestro è l’esistenza di
sufficienti indizi di reato. Nel caso in esame l’Autorità di vigilanza
sull’esercizio delle professioni di fiduciario non ha invero in nessun modo
spiegato, in ossequio al diritto di essere sentito secondo gli art. 3 cpv. 2
lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost., quali fossero gli indizi di reato a carico
dell’imputata. L’Autorità avrebbe dovuto, almeno succintamente ed in grandi
linee, spiegare i fatti all’origine del procedimento penale e la connessione
tra il reato ipotizzato (esercizio abusivo della professione di fiduciario) e
l’oggetto del sequestro in relazione alle necessità probatorie. L’Autorità si è
limitata, per contro, a far riferimento a “(…) fatti avvenuti da dicembre
2013 (…)” in diverse località del Ticino senza, in alcun modo, precisare
gli indizi di reato a carico di RE 1.

 

L’ordine di perquisizione e sequestro
5.7.2017 non può dunque essere tutelato.

 

 

                                   5.   Il
gravame è accolto. L’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di
fiduciario dovrà, o procedere con il dissequestro della documentazione
rinvenuta a seguito delle perquisizioni domiciliari e di carte e registrazioni,
o, al più presto, motivare sufficientemente l’ordine di perquisizione e
sequestro.

 

Non si assegnano tassa di giustizia e spese.
Le ripetibili a favore della reclamante sono poste a carico dello Stato.

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 263 ss., 379 ss. e 393 ss. CPP, 70
e 71 CP, LFid ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è accolto ai sensi dei considerandi.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone
Ticino verserà a RE 1, __________, CHF 300.-- (trecento) a titolo di
ripetibili.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  -       

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera