# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b0abcd4-bd53-5303-92b7-c185d1d502e0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.09.2014 D-4877/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4877-2014_2014-09-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4877/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l l ' 8  s e t t e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice  

Emilia Antonioni Luftensteiner;  

cancelliere Gilles Fasola. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (…), 

Italia,  

c/o Ufficio federale della migrazione 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione dell'UFM del 29 agosto 2014 / N […]. 

 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che la ricorrente ha presentato in Svizzera in data 

5 agosto 2014; 

i verbali d'audizione dell'11 agosto 2014 (di seguito: verbale 1) e del  

21 agosto 2014 (di seguito: verbale 2); 

la decisione dell'UFM del 29 agosto 2014, notificata alla ricorrente il 

medesimo giorno (cfr. Atto A20/1), con la quale detto Ufficio ha respinto la 

domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 LAsi  

[RS 142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento della richiedente dalla 

Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome 

lecito, esigibile e possibile;  

il ricorso del 1° settembre 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato) 

contro detta decisione, con il quale la ricorrente ha concluso 

all'annullamento della decisione contestata, alla concessione dell'asilo e 

al riconoscimento della qualità di rifugiato; che, in subordine, ha postulato 

il rinvio degli atti all'autorità inferiore per una nuova decisione e la 

concessione dell'ammissione provvisoria; che la medesima ha pure 

presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel senso della 

dispensa dal pagamento di un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali; 

la copia dell'incarto dell'UFM pervenuta a codesto Tribunale via telefax in 

data 2 settembre 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); 

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che, fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), in virtù dell'art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all'art. 33 LTAF; 

che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); 

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; 

che la ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità 

inferiore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA) ed è pertanto legittimata ad aggravarsi contro di 

essa; 

che, giusta l'art. 108 cpv. 2 LAsi, entrato in vigore il 29 settembre 2012, il 

termine di ricorso contro le decisioni secondo l'art. 40 LAsi in combinato 

disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi è di cinque giorni lavorativi; che 

detto termine è stato osservato; 

che i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso  

(art. 52 PA) sono pure soddisfatti; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata 

soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);  

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del 

diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 LAsi);  

che la richiedente ha dichiarato di possedere sia la cittadinanza 

bielorussa che quella italiana (cfr. verbale 1, pag. 3); che la medesima 

sarebbe perseguitata da alcune non meglio precisate persone; che, in 

particolare, sarebbe vittima di raggi radioattivi, gas nocivi e 

contaminazioni negli alimenti; che, inoltre, sarebbe costantemente 

pedinata da sconosciuti; che lo scopo di tali persecuzioni sarebbe quello 

di impossessarsi di tutti i suoi beni, segnatamente un appartamento a 

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B._______ e grosse somme di denaro; che né la Bielorussia né l'Italia 

sarebbero in grado di proteggerla; che in Svizzera avrebbe invece notato 

che i suoi persecutori sarebbero meno aggressivi (cfr. verbale 2, D55, 

pag. 8); 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi);  

che la richiedente è cittadina italiana (cfr. verbale 1, pag. 6); che il 

Consiglio federale ha inserito l'Italia nel novero dei paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, UFM, stato: giugno 

2014); 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); 

che la definizione di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 cpv. 1 LAsi, è 

esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di 

condurre una persona a lasciare il proprio Paese di origine o di residenza, 

quali per esempio le difficoltà derivanti da una situazione di crisi socio-

economica (povertà, condizioni di vita precarie, difficoltà a trovare un 

impiego o un alloggio, redditi insufficienti) o dalla disorganizzazione, o 

dalla mancanza di infrastrutture o da problemi analoghi, ai quali ogni 

persona, nel Paese in questione, può essere confrontata;  

che la nozione di persecuzione presuppone un pregiudizio ad opera di 

terze persone; che, pertanto, non rientrano in questa definizione i 

pregiudizi indipendenti dall'agire umano; che, di conseguenza, le 

domande di protezione fondate unicamente sulla situazione personale del 

richiedente l'asilo, in assenza di agenti esterni di persecuzione, non 

soddisfano tali condizioni; 

che nella querelata decisione l'UFM ha considerato che le allegazioni 

circa i motivi d'asilo dell'interessata sarebbero riconducibili all'operato di 

terze persone; che in particolare subirebbe persecuzioni mirate 

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all'estorsione di beni materiali; che, pertanto, la richiedente dovrebbe 

rivolgersi alle autorità italiane; 

che, di conseguenza, l'UFM ha concluso che le dichiarazioni 

dell'interessata sarebbero irrilevanti in materia d'asilo; 

che nel ricorso l'insorgente sostiene che l'autorità inferiori minimizzi i fatti 

esposti classificandoli come un semplice furto o frode commerciale; che, 

tuttavia, ella subirebbe persecuzioni ben più cruenti di quelle rilevate 

dall'UFM; che, in particolare avrebbe provato di essere vittima di armi 

psicotroniche; che, pertanto, necessiterebbe di un rifugio nonché di una 

nuova identità;  

che, contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, quest'ultima non ha 

presentato argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa 

valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata decisione;  

che, infatti, le allegazioni decisive in materia d'asilo si esauriscono in 

affermazioni confuse e non corroborate da alcun elemento oggettivo di 

prova; che, a titolo d'esempio, ella non ha saputo identificare l'identità dei 

presunti persecutori; che, inoltre, mal si comprende come verrebbe 

colpita dalle asserite radiazioni; che, oltretutto, i medici a cui sostiene 

essersi rivolta non hanno riscontrato nulla in tal senso (cfr. verbale 1,  

pag. 11); che, infine, la medesima non si è mai rivolta alle autorità italiane 

limitandosi ad affermare che dal comportamento sfacciato dei presunti 

persecutori avrebbe capito che tali autorità non sarebbero in grado di 

aiutarla (cfr. verbale 2, D51-52, pag. 8);  

che, pertanto, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il 

Tribunale ritiene che le dichiarazioni della ricorrente riguardo i suoi motivi 

d'asilo, oltre che inverosimili, siano manifestamente irrilevanti;  

che nemmeno quanto addotto nel ricorso può indurre il Tribunale a una 

diversa valutazione ritenuto che la ricorrente si limita ad esporre 

affermazioni di parte prive di alcun elemento di prova concreto; 

che, di conseguenza, la ricorrente non è riuscita a dimostrare, o 

perlomeno a rendere verosimile, la qualità di rifugiato, per il che è a 

giusto titolo che l'UFM ha respinto la sua domanda d'asilo;  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 

federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

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l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]); 

che in limine, nemmeno la circostanza di poter entrare e risiedere, come 

cittadina di uno Stato membro della Comunità europea (CE), sul territorio 

svizzero alla luce delle norme e principi dell'Accordo del 21 giugno 1999 

tra la Confederazione Svizzera, da un parte, e la Comunità europea ed i 

suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC, 

RS 0.142.112.681), fa ostacolo alla pronuncia dell'allontanamento posto 

che l'entrata sul territorio svizzero è avvenuta con lo scopo di depositare 

domanda di asilo (cfr. verbale 2, D58, pag. 8); 

che per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della 

legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) 

prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e 

possibile (cpv. 2);  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'UFM 

dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in: Ausländerrecht, 2ª ed. 2009, 

n. 11.148 pag. 567 seg.);  

che lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce  

(cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4);  

che la portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto internazionale 

della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione dell'allontanamento, 

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in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che l'applicazione di tali disposizioni 

presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere 

che lo straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà 

allontanato, a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni;  

che spetta all'interessato rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10); 

che in casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto 

Tribunale ha confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda 

d'asilo della ricorrente, quest'ultima non può prevalersi del principio del 

divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto 

nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato 

all'art. 33 Conv. rifugiati; 

che inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente 

potrebbe essere esposta, in caso di rimpatrio, al rischio reale e immediato 

(«real risk») di un trattamento contrario alle succitate disposizioni  

(cfr. Sentenza della CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/06); che in altre parole, non sono stati forniti un insieme di indizi, 

oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e 

concordanti in relazione a un pericolo di esposizione personale ad atti o 

fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate; 

che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi; 

che in Italia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o 

violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella 

totalità del territorio nazionale che possa portare ad ammettere, per tutti i 

richiedenti provenienti da questo stato e indipendentemente dalle 

circostanze di ogni singolo caso, l'esistenza di un ostacolo all'esecuzione 

dell'allontanamento riconducibile all'art. 83 cpv. 4 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi; 

che, infatti, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l'Italia 

nella lista dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da 

allora si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodiche 

verifiche giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi; 

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che inoltre, giusta l'art. 83 cpv. 5 LStr in vigore del 1° febbraio 2014, se gli 

stranieri allontanati o espulsi provengono da uno degli Stati designati dal 

Consiglio federale come Stati in cui il ritorno è ragionevolmente esigibile o 

da uno Stato membro dell’UE o dell’AELS, si ritiene che l’esecuzione 

dell’allontanamento o dell’espulsione sia di norma ragionevolmente 

esigibile; 

che tale presunzione non è stata inficiata dalla ricorrente; 

che quo alla situazione personale dell'insorgente, va rilevato che ella è 

giovane e dispone di una laurea in economia conseguita presso 

l'Università di C._______; che, oltretutto, in Italia ha esperienze 

professionali quali barista e assistente dentale (cfr. verbale 1, pag. 4); 

che, pertanto, ha tutte le possibilità per reinserirsi con successo nel 

contesto professionale italiano; che in Italia vive il marito con cui, 

malgrado la separazione, mantiene buoni rapporti (cfr. verbale 1, pag. 6); 

che per quanto attiene ai problemi di salute adotti dalla ricorrente, dei 

quali non è presente alcuna documentazione medica, la medesima può 

senz'altro rivolgersi alle strutture sanitarie italiane come peraltro già fatto 

in passato (cfr. verbale 2, D38-46);  

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento; 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12); 

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile; 

che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione la querelata decisione va confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte;  

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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto;  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente  

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è 

pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di 

diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 

della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: