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**Case Identifier:** b7823b77-4693-5e39-8e40-c00f1d2f3f91
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.07.2020 D-5505/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5505-2018_2020-07-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5505/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 1  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Eritrea,   

patrocinato dalla MLaw Cinzia Chirayil,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 24 agosto 2018 / N (…). 

 

 

 

D-5505/2018 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino eritreo proveniente da B._______ (nei pressi di De-

camerè; spesso verbalizzato come: C._______ o D._______), ha lasciato 

il proprio paese d’origine il 3 ottobre 2015, giungendo in Svizzera il 7 di-

cembre 2016, data nella quale ha depositato una domanda d’asilo (cfr. atto 

A4, pag. 2 e seg.). 

Sentito sui motivi d’asilo, egli ha affermato di aver interrotto gli studi nel 

corso della decima classe onde sostenere i famigliari lavorando come brac-

ciante. Tempo prima, nel febbraio del 2013, la madre dell’interessato 

avrebbe avuto un diverbio con un ufficiale del reggimento di stanza nella 

regione, finendo per essere arrestata. Il richiedente sarebbe quindi interve-

nuto per prenderne le difese ed i militari avrebbero scaricato dei colpi di 

arma da fuoco nella sua direzione. Una volta tornato a B._______, egli 

sarebbe stato a sua volta stato trattenuto, dapprima in compagnia della 

genitrice e successivamente da solo per la durata di un mese. Sarebbe poi 

stato rilasciato grazie all’intercessione degli anziani del villaggio con pre-

ghiera di prestare maggiore attenzione in futuro. Tale evenienza non 

avrebbe però influito sulla sua scelta di lasciare il paese. Ciò nondimeno, 

nel luglio del medesimo anno l’interessato avrebbe tentato di espatriare 

una prima volta, manovra che si sarebbe saldata con un ulteriore fermo di 

alcuni giorni. Ciò che lo avrebbe convinto a lasciare il paese sarebbe però 

stata una convocazione al servizio nazionale ricevuta nell’ottobre del 2015 

(cfr. atto A13, pag. 2 e seg.). 

Nel corso della procedura di prima istanza egli ha versato agli atti unica-

mente il suo certificato di battesimo (cfr. atto A10). 

B.  

Con decisione del 24 agosto 2018, notificata il 27 agosto 2018 (cfr. 

atto A17), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo pronunciando nel contempo l’allonta-

namento dell’interessato dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione sic-

come lecita, esigibile e possibile. 

C.  

Il 26 settembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 27 

settembre 2016), il richiedente l’asilo è insorto avverso la suddetta deci-

sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) postulando il riconoscimento della qualità di rifugiato e la con-

cessione dell’asilo in Svizzera; in subordine della sola qualità di rifugiato 

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con ammissione provvisoria; in via ancor più subordinata di essere am-

messo provvisoriamente per causa d’inammissibilità ed inesigibilità; conte-

stualmente e con protesta di spese e ripetibili, di essere esentato dal pa-

gamento delle spese giudiziarie e del relativo anticipo. 

In sede ricorsuale egli ha prodotto una copia del permesso di soggiorno 

del fratello. 

D.  

Con decisione incidentale del 25 ottobre 2018, il Tribunale ha accolto la 

succitata domanda di assistenza giudiziaria su riserva della presentazione 

di un’attestazione d’indigenza, poi tempestivamente trasmessa dall’inte-

ressato. 

E.  

Il 12 novembre 2018 questo Tribunale ha così invitato l’autorità inferiore a 

prendere posizione sull’allegato ricorsuale. 

F.  

La SEM ha inoltrato la propria risposta il 19 novembre 2018 (data d’entrata: 

21 novembre 2018), proponendo la reiezione del gravame. 

G.  

Il 10 dicembre 2018 (recte: 11 dicembre 2018; data d’entrata: 12 dicembre 

2018) il ricorrente si è espresso in replica. 

H.  

Lo scambio scritti si è concluso con la duplica dell’autorità inferiore del 24 

dicembre 2018 (data d’entrata: 31 dicembre 2018), trasmessa per cono-

scenza all’insorgente. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). La presente 

procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transitorie della mo-

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difica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione per le decisioni pre-

viste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi 

contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate 

all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto im-

pugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha innanzitutto 

considerato inverosimile il preteso ricevimento di una convocazione per 

svolgere il servizio nazionale da parte dell’insorgente. Egli si sarebbe in-

vero contraddetto su di un punto essenziale, ossia le modalità della notifica 

della predetta, affermando dapprima di averla ricevuta direttamente ed in 

seguito che sarebbe stata la madre a prenderla in consegna. Pure la col-

locazione temporale dell’intimazione e della successiva fuga si sarebbe ri-

velata incongruente. Secondo l’autorità inferiore, anche a proposito del 

luogo di abbandono di tale documento, il resoconto dell’insorgente avrebbe 

difettato di linearità. Più generalmente, le dichiarazioni di quest’ultimo sa-

rebbero state vaghe, superficiali e stereotipate laddove non avrebbero sa-

puto concretizzare l’aspetto ed il contenuto della convocazione. Nel prosie-

guo del provvedimento, la SEM ha valutato l’episodio dell’espatrio illegale 

sotto l’aspetto della rilevanza in materia d’asilo alla luce delle problemati-

che intervenute con le autorità nel corso del 2013. L’autorità inferiore è 

giunta alla conclusione che dagli atti non emergerebbero elementi tali da 

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far apparire il ricorrente quale persona invisa alle autorità, segnatamente 

alla luce del fatto che i predetti arresti non avrebbero alcun legame con il 

servizio militare e che si sarebbero risolti senza conseguenze. Il solo fatto 

che il ricorrente sia in età di leva e che rischi di essere arruolato non confi-

gurerebbe inoltre alcun rischio di subire un trattamento contrario all’art. 3 

LAsi. 

3.2 Nel proprio gravame, il ricorrente contesta la valutazione di cui alla que-

relata decisione. A suo modo di vedere, nel contesto dell’analisi della vero-

simiglianza della convocazione, l’autorità intimata non avrebbe considerato 

il fatto che il fratello maggiore (…) sarebbe fuggito in Francia, ove sarebbe 

stato posto al beneficio della qualità di rifugiato. Atteso che l’insorgente 

avrebbe allegato che il fratello sarebbe evaso dopo essere stato arrestato 

dalle autorità, ne conseguirebbe che gli eventi connessi con l’espatrio di 

quest’ultimo risulterebbero rilevanti per apprezzare la credibilità delle sue 

allegazioni. Inoltre, la SEM non avrebbe tenuto sufficientemente conto 

delle informazioni relative alle modalità di reclutamento da parte delle au-

torità eritree, le quali corrisponderebbero alla versione presentata dal ricor-

rente. La contraddizione circa le modalità di consegna della convocazione 

si risolverebbe inoltre sulla base del fatto che la complessità di dettagli ri-

scontrabile in quanto menzionato nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo 

non sarebbe evocabile nel quadro di un rilevamento delle generalità. Oltre-

modo, richiedere al ricorrente di indicare con esattezza l’ora della partenza 

dal paese d’origine, evento accaduto oltre un anno prima l’audizione som-

maria e a quasi tre anni di distanza da quella sui fatti, equivarrebbe a porre 

delle esigenze troppo elevate. Nel complesso, posta la verosimiglianza 

delle allegazioni, occorrerebbe riconoscere la qualità di rifugiato e conce-

dere asilo all’interessato. Sussidiariamente, il ricorrente propone una di-

versa lettura anche per quanto concerne i fattori di rischio ai sensi della 

giurisprudenza. Così, avendo il richiedente l’asilo reso verosimile di essere 

espatriato illegalmente dopo aver subito due arresti, non si potrebbe esclu-

dere ch’egli torni ad interessare le autorità eritree. 

3.3 In sede di risposta, l’autorità inferiore richiama innanzitutto la giurispru-

denza del Tribunale e sottolinea come dagli atti non emergerebbero fattori 

di rischio tali da rendere l’insorgente inviso alle autorità eritree. Egli 

avrebbe lasciato il paese in età adulta e senza pregressi contatti volti all’ar-

ruolamento. Gli episodi del 2013 sarebbero inoltre privi di legami con il ser-

vizio militare e non avrebbero ingenerato alcuna conseguenza. L’aspetto 

temporale tra tali avvenimenti e la fuga confermerebbe quanto detto. Posta 

l’inverosimiglianza della convocazione, non vi sarebbe alcun indizio che 

lasci presupporre che l’insorgente verrebbe obbligato a prestare servizio e 

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ad ogni modo una tale evenienza non costituirebbe un atto di persecuzione 

indirizzato nei suoi confronti. 

3.4 Nella propria replica il ricorrente cita la giurisprudenza del Tribunale e 

ribadisce come la sussistenza di fattori supplementari all’espatrio illegale 

sarebbe data non solo nei casi di renitenza e diserzione ma anche allor-

quando ci si trovi di fronte ad altri motivi, segnatamente un precedente 

fermo o detenzione relazionabili ad un tentativo di espatrio illegale o di di-

serzione di un famigliare nonché laddove le pregresse misure coercitive 

siano motivate dalla commissione di infrazioni di diritto comune. Inoltre, in 

caso di aggressione di un rappresentante delle autorità, sarebbe altamente 

probabile che l’autore risulti malvisto dalle stesse. Nella presente fattispe-

cie tali circostanze parrebbero realizzate, giacché l’insorgente sarebbe 

stato detenuto a due riprese a seguito di un precedente tentativo di espatrio 

illegale e a causa del diverbio con un ufficiale. 

3.5 In duplica l’autorità di prima istanza sottolinea come la giurisprudenza 

evocata non sia apparentabile al caso in disamina, essedo il ricorrente 

stato ancora minorenne al momento dei fermi del 2013. 

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi).  

5.  

5.1 Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettiva-

mente fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari 

(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39, sentenza del Tri-

bunale D-5943/2018 del 2 aprile 2020 consid. 8.1). Detto contatto è pre-

sunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se la 

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persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 

pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente effettuare il ser-

vizio nazionale non costituisce un pregiudizio determinante ai sensi dell’art. 

3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 del 17 agosto 2017 [pub-

blicata come ref.] consid. 6.3). 

5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 3 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.3 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente l’asilo stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del con-

tenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponde-

razione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà 

dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurispru-

denza ivi citata). 

6.  

Le allegazioni dell’insorgente circa la ricezione di una convocazione per 

svolgere il servizio nazionale non convincono il Tribunale.  

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6.1 In primo luogo, non stupisce che la SEM abbia considerato insufficien-

temente sostanziate le dichiarazioni del richiedente l’asilo. Va infatti ram-

mentato che le informazioni in merito al modus operandi delle autorità ri-

sultano notorie sia nel paese d’origine dell’insorgente che nell’ambito della 

diaspora eritrea. Da colui che entra in contatto con le autorità ai fini del 

reclutamento, ci si può dunque attendere una caratterizzazione degli eventi 

che vada oltre la generica descrizione delle classiche modalità di azione 

delle forze di sicurezza in tale contesto (cfr. sentenza del Tribunale D-

5231/2019 del 24 ottobre 2019 consid. 6.1). Ciò posto, è indubbio che in 

casu l’insorgente – laddove ha in buona sostanza e nonostante l’insistenza 

dell’auditore addotto unicamente che la convocazione menzionava il suo 

recapito, il fatto ch’egli dovesse svolgere il servizio nazionale e che conte-

nesse il timbro della locale autorità (cfr. atto A13, D70 e seg.) – si sia limi-

tato ad un mero esercizio di reiterazione di quanto noto senza saper avan-

zare dettagli individualizzati.  

6.2 Dipoi, l’episodio in oggetto è altresì stato descritto in modo in larga 

parte difforme. Nell’ambito dell’audizione sulle generalità, il ricorrente ha 

infatti parlato di una consegna brevi manu nei suoi confronti direttamente 

da parte di un collaboratore della locale amministrazione (cfr. atto A4, pag. 

10). In seguito ha invece riferito che il funzionario avrebbe rimesso la chia-

mata in servizio alla madre, la quale gliela avrebbe poi portata sul posto di 

lavoro (cfr. atto A13, D77). Ora, giustificare una tale contraddizione sulla 

sola base del fatto che l’audizione sommaria non raggiunga un alto grado 

di dettaglio è pretestuoso. Quanto spontaneamente dichiarato dal ricor-

rente in tale frangente è infatti ampiamente sufficiente per la constatazione 

dell’incongruenza, non trattandosi di un’inferiore caratterizzazione dell’ac-

caduto ma bensì di una versione diametralmente opposta (cfr. sentenze 

del Tribunale E-5884/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 3.1.1, D-997/2017 

del 29 agosto 2019 consid. 5.1.2). Se confrontato con le dichiarazioni rela-

tive al successivo espatrio, che l’insorgente ha sempre qualificato come 

conseguenza diretta ed immediata del ricevimento della convocazione, 

quanto da lui addotto appare ancor più sorprendente. In effetti, egli ha in 

un primo momento affermato di aver intrapreso il viaggio il giorno stesso, 

e meglio, alle ore 12.00 partendo dal domicilio a B._______ (cfr. atto A4, 

pag. 7 e 10). Successivamente, egli ha invece modificato la sua versione, 

asserendo di essere partito direttamente dal luogo di lavoro, ossia 

E._______, alle ore 15.00 (cfr. atto A13, pag. 5). Anche in tale contesto, la 

versione è difforme e non semplicemente più approssimativa, di modo che, 

non giunge in soccorso dell’insorgente appellarsi alla sinteticità dell’audi-

zione preliminare o pretendere che non si potesse ragionevolmente esi-

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Pagina 9 

gere ch’egli ricordasse l’ora esatta della partenza. Ma non finisce qui. An-

che le sorti del documento attestante la chiamata in servizio, così come 

esposte dall’insorgente, sono tutt’altro che lineari avendo egli alternativa-

mente asserito di essersene liberato immediatamente e di doversi infor-

mare presso i genitori onde recuperarla (cfr. atto A4, pag. 10) e successi-

vamente di averla inizialmente conservata per poi sbarazzarsene in Etiopia 

(cfr. atto A13, pag. 8). 

6.3 Così, mal si comprende il senso della tesi ricorsuale secondo la quale 

gli eventi connessi con l’espatrio del fratello risulterebbero decisivi nel con-

testo dell’apprezzamento della credibilità dello stesso. In casu trattasi infatti 

di delimitare l’esistenza di un contatto del richiedente l’asilo con le autorità 

militari ai fini del reclutamento. Quand’anche quanto da quest’ultimo asse-

rito in relazione al vissuto del fratello possa apparentemente corrispondere 

alla realtà, ciò non inficia la valutazione esposta a margine né tantomeno 

permette di relativizzare i suesposti indicatori d’inverosimiglianza a ri-

guardo dell’episodio in parola.  Vien da sé che il permesso di soggiorno 

addotto non ha alcun influsso rispetto a quanto precede. 

6.4 In definitiva, le dichiarazioni dell’insorgente non possono dunque es-

sere qualificate come verosimili. Ciò detto, non si può ritenere che quest’ul-

timo abbia disertato durante il servizio attivo o che abbia ricevuto un ordine 

di marcia prima di lasciare il proprio paese d’origine come prescritto dalla 

citata giurisprudenza. 

7.  

7.1 Per quanto concerne poi gli avvenimenti antecedenti, e meglio, i due 

fermi del 2013, essi, se presi singolarmente, si rivelano privi di rilevanza in 

materia d’asilo, atteso che risalgono a diverso tempo addietro e che il ri-

corrente medesimo non risulta averli relazionati con l’espatrio. Il timore di 

essere perseguitato presuppone infatti l’esistenza di minacce attuali e con-

crete di modo che, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere un nesso 

causale temporale. A norma della giurisprudenza, la qualità di rifugiato non 

può quindi più essere riconosciuta quando la fuga interviene dai sei a dodici 

mesi dopo la fine delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 

DTAF 2009/51 consid. 4.2.5) né nei casi in cui l’abbandono del paese sia 

da imputare a cause non riconducibili alle persecuzioni subite sino ad allora 

(cfr. DTAF 2010/14 consid. 2.4, WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfah-

rens, 1990, pag. 129). Posto poi che l’interessato ha a più riprese sottoli-

neato il fatto che i due arresti si sarebbero risolti senza conseguenze, di-

fettano altresì indizi concreti e sufficienti che facciano apparire in un futuro 

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Pagina 10 

prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

7.2 La situazione non muta nemmeno considerando l’asserito espatrio ille-

gale quale possibile presupposto per il riconoscimento della qualità di rifu-

giato per motivi soggettivi insorti dopo la fuga, posto che, in assenza di 

elementi supplementari che lascino presupporre che la persona sia malvi-

sta dalle autorità eritree, tale circostanza non risulta determinante alla luce 

della giurisprudenza attuale (cfr. art. 54 LAsi; sentenza D-7898/2015 del 30 

gennaio 2017 [pubblicata come ref.] consid. 5.1). Infatti, dal momento che 

le allegazioni dell’interessato a proposito della convocazione si sono rive-

late inconsistenti (cfr. supra), si deve partire dall’assunto che il ricorrente, 

prima della fuga, non abbia avuto contatti finalizzati ad un suo possibile 

ingresso nel servizio nazionale, per cui, egli non può essere equiparato ad 

un disertore o ad un renitente la leva (cfr. sentenza D-7898/2015 consid. 

5.3). Inoltre, per i medesimi motivi esposti sopra e come rettamente segna-

lato dall’autorità inferiore, i fermi di cui l’insorgente sarebbe stato vittima nel 

2013 non costituiscono precedenti tali da renderlo inviso alle autorità (si 

vedano sulla questione le considerazioni esposte nella precitata sentenza 

D-7898/2015 consid. 4.8 e seg.). Egli ha infatti precisato di essere stato in 

entrambe le circostanze rilasciato senza condizioni e non ha menzionato 

carichi pendenti o condanne emesse nei suoi confronti. Inoltre, il ricorrente 

ha successivamente vissuto indisturbato in patria per oltre due anni. Per di 

più, visto che l’interessato si trova all’estero già da più di tre anni, egli 

adempie di principio le condizioni per ottenere lo statuto di membro della 

diaspora, da cui la possibilità di regolarizzare la sua situazione presso le 

autorità eritree (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 consid. 4.11). Con 

ciò, non si può ritenere che gli esempi giurisprudenziali referenziati dall’in-

sorgente aderiscano con proprietà alla presente disamina. Se è pur vero 

che anche le problematiche non direttamente relazionabili con il servizio 

nazionale possano essere considerate fattori di rischio ai sensi della sen-

tenza di riferimento succitata, è altresì incontestabile che quanto decisivo 

in specie risulta essere il fatto che, come già sottolineato dall’autorità infe-

riore, da questo Tribunale e dal ricorrente medesimo, quanto accaduto nel 

2013 non ha avuto strascichi, segnatamente alla luce del fatto che l’inte-

ressato risultava ancora minorenne. Per sovrabbondanza, il Tribunale con-

stata come permangano ad ogni modo dei dubbi quanto alla verosimi-

glianza dell’espatrio illegale, presupposto tutt’ora essenziale alla constata-

zione di motivi soggetti insorti dopo la fuga (cfr. sentenza del Tribunale E-

4876/2016 del 6 agosto 2018 consid. 8.7). Come già esposto sub. consid. 

6.2, vi sono infatti incontestabili elementi difformi nella descrizione di tale 

episodio e dei motivi a monte del medesimo.  

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Pagina 11 

8.  

Nel complesso è dunque a giusto titolo che la SEM non ha riconosciuto lo 

statuto di rifugiato ed ha negato l’asilo all’interessato.  

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche circa la pronuncia dell’allontanamento, la decisione impu-

gnata va confermata. 

10.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStrI pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valuta-

zione degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ri-

chiedente l’asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza 

di un impedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

11.  

11.1 Nel caso che ci occupa, l’autorità inferiore non ha riscontrato alcun 

ostacolo all’esecuzione del rinvio. Dopo aver escluso l’applicabilità del prin-

cipio del non respingimento ed un rischio concreto di violazione degli art. 3 

e 4 CEDU, l’autorità di prima istanza ha valutato le condizioni di esigibilità 

considerandole a loro volta adempiute. 

11.2 In sede ricorsuale l’insorgente avversa anche tale lettura. A suo modo 

di vedere, l’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea violerebbe gli 

art. 3 e 4 CEDU. La situazione in Eritrea sarebbe di fatto gravissima, con 

violazioni continue e sistemiche dei diritti umani. Come dimostrato da un 

rapporto della Commissione ONU per i diritti umani, gran parte di coloro 

che fanno rientro in Eritrea sarebbero stati sottoposti a trattamenti inumani 

D-5505/2018 

Pagina 12 

e a tortura. Anche le persone che rientrano volontariamente non sarebbero 

immuni. Così non si potrebbe affatto escludere che il ricorrente venga pu-

nito e detenuto a causa del rifiuto di servire, subendo sanzioni la cui arbi-

trarietà ed illegalità configurerebbe trattamenti contrari agli obblighi inter-

nazionali della Svizzera. Dipoi, il ricorrente cita per esteso il testo dell’art. 

4 CEDU. Tale disposto si configurerebbe invero come lex specialis rispetto 

all’art. 3 CEDU con la conseguenza che, di regola, la sua violazione impli-

cherebbe anche una inosservanza dell’art. 3 CEDU. Pur non essendovi 

una giurisprudenza consolidata sulle condizioni alle quali il servizio militare 

assume connotazioni tali da implicare una violazione dell’art. 4 CEDU, si 

potrebbe partire dal presupposto che l’esplicita eccezione prevista alla let-

tera b del capoverso 3 di tale norma non avrebbe valore assoluto. Per l’ap-

punto, laddove la semplice denominazione o configurazione nominale 

fosse sufficiente ad escludere una violazione dell’art. 4 CEDU, qualsiasi 

Stato potrebbe aggirare il divieto di lavori forzati e di schiavitù invocando 

l’incorporazione militare quale ragione giustificante. Su tali presupposti, 

prosegue il ricorrente, occorrerebbe verificare, caso per caso, se l’obbligo 

statale, per sua natura e caratteristiche, appaia proporzionale a degli obiet-

tivi ragionevoli e legittimi di uno Stato di diritto, tenendo conto delle circo-

stanze e delle contingenze del momento. Nell’interpretazione della Corte 

Edu, tre sarebbero gli elementi costitutivi determinanti: l’imposizione di un 

lavoro contro la volontà della persona; la minaccia di una sanzione nel caso 

di inadempimento ed il peso sproporzionato dell’attività richiesta. Ebbene, 

iI servizio nazionale in Eritrea presenterebbe, notoriamente, tutta una serie 

di caratteristiche peculiari: una durata indeterminata, l’imposizione di una 

varietà di prestazioni lavorative presso enti e servizi statalizzati che altri-

menti farebbero capo a forza lavoro professionale adeguatamente remu-

nerata nonché la possibilità di modificare a discrezione l’assegnazione 

della persona assoggettata sia a mansioni militari che civili. Dopo aver ci-

tato l’art. 2 della Convenzione sul lavoro forzato e obbligatorio del 1930 

(RS 0.822.713.9), il ricorrente rammenta che la Commissione per l’appli-

cazione di tale testo sarebbe già arrivata alla conclusione che il servizio 

nazionale, nella sua attuale configurazione, violi suddetto divieto. Esso, 

prevedendo imposizioni di natura non solo militare ma anche civile, non 

rientrerebbe nelle esclusioni di cui alla lettera a dell’art. 2 cpv. 2 della pre-

detta. Da parte sua, il governo eritreo non avrebbe nemmeno negato che 

il servizio nazionale costituisca di fatto una forma di lavoro forzato, limitan-

dosi invece ad obbiettare che esso configurerebbe un’eccezione ammessa 

dalla Convenzione, circostanza invece non riconosciuta dalla Commis-

sione. Del resto, la natura e gli obiettivi del servizio nazionale eritreo sa-

rebbero definiti in modo inequivoco dal Decreto istitutivo del servizio nazio-

D-5505/2018 

Pagina 13 

nale, il quale, all’art. 5, non si limiterebbe a indicare obiettivi di difesa mili-

tare, ma elencherebbe anche finalità ideologiche, identitarie ed economi-

che (spaziando dalla preservazione della memoria dei martiri all’amore del 

lavoro e alla disciplina, per poi citare “ricostruzione”, “rafforzamento del be-

nessere” ma anche “forma fisica”). Esso inciderebbe pertanto su ogni 

aspetto della vita civile e sarebbe impregnato da questioni ideologiche. Dal 

2002 questo sistema sarebbe inoltre stato istituzionalizzato, assumendo 

connotati di durata indeterminata. II mancato adempimento degli obblighi 

di leva implicherebbe l’irrogazione di sanzioni, la cui mancanza di propor-

zionalità sarebbe già stata lungamente riconosciuta dalla giurisprudenza di 

questo Tribunale. Infatti, le possibilità di evitare o in qualche modo eludere 

tali sanzioni risulterebbero estremamente problematiche. Il versamento 

della tassa del 2% equivarrebbe ad un mezzo di controllo sugli esuli, già 

condannato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La firma della 

lettera di pentimento sarebbe poi essenzialmente un riconoscimento di 

colpa, addirittura di un delitto, ovvero un atto col quale l’esule si rimette-

rebbe alla clemenza del regime senza ricevere garanzie circa l’effettiva 

protezione da sanzioni. Il rimpatriato rischierebbe dunque di ritrovarsi co-

stretto ad assumere un contegno implicante un’eccezionale limitazione 

della libertà di vita e di espressione. Per di più, le informazioni contrarie 

non parrebbero fondarsi su fonti valide, essendo riferibili, direttamente o 

indirettamente, alle autorità eritree. Infine, neppure vi sarebbero basi legali 

prefiguranti una qualche forma di amnistia, sicché rimarrebbero applicabili 

le note disposizioni di legge che nella tradizionale interpretazione delle au-

torità eritree implicherebbero l’esposizione a detenzioni di lunga durata in 

condizioni di estrema criticità. D’altronde, il contesto eritreo rimarrebbe 

quello di uno Stato totalitario ed implicherebbe una vasta serie di proble-

matiche sotto l’aspetto delle libertà fondamentali. Su tali presupposti, iI ser-

vizio nazionale si porrebbe in insanabile contrasto con l’art. 4 CEDU e sa-

rebbe quindi lesivo di diritti fondamentali di chi vi è esposto. A tale conclu-

sione si giungerebbe anche dall’interpretazione della pertinente giurispru-

denza della Corte Edu. In concreto, il ricorrente si verrebbe costretto ad 

atterrare all’aeroporto di Asmara, di modo che le autorità rileverebbero im-

mediatamente il suo obbligo di prestare servizio. Da ultimo, conclude l’in-

teressato, il caso in esame non si apparenterebbe nemmeno con la casi-

stica affrontata nella sentenza del tribunale D-2311/2016 del 28 agosto 

2017. Egli, oggi ventiduenne, non avrebbe infatti mai effettuato il servizio 

militare, apparrebbe in buona salute e non rientrerebbe dunque in una delle 

categorie di persone a basso rischio di arruolamento. Da ultimo, il ricor-

rente fa presente che in considerazione delle sue caratteristiche personali 

D-5505/2018 

Pagina 14 

e della situazione esistente in Eritrea, l’esecuzione dell’allontanamento sa-

rebbe altresì inesigibile a causa della fragilità del suo nucleo famigliare e 

sociale. 

12.  

12.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GI-

CRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).  

12.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non 

trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso Eritrea è dunque 

ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Con-

venzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30).  

12.3 Quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i 

rischi di reclutamento delle persone allontanate – in maniera volontaria – 

nell’ambito del servizio nazionale eritreo occorre fare riferimento alla DTAF 

2018 VI/4. Secondo questa giurisprudenza il servizio nazionale eritreo non 

rientra nella definizione di schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 

CEDU (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Per quanto 

riguarda invece la questione di sapere se tale obbligazione potesse o meno 

essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 CEDU, è 

anzitutto stato escluso che il servizio nazionale eritreo, la cui durata è molto 

eterogenea e che annovera, oltre alla parte militare, anche delle compo-

nenti civili, rientri nel novero della nozione di legittimo dovere civico. Tutta-

via, si è altresì potuto determinare come, in assenza del riscontro di un 

grave rischio di flagrante violazione dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta 

qualificazione, quandanche realizzata, non sia ad essa sola sufficiente per 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-5505/2018 

Pagina 15 

fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del Tribunale, non si può in-

fatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere sistematico, di modo 

che ogni persona in servizio attivo rischi di esservi esposta. Sui medesimi 

presupposti, il Tribunale ha anche escluso l’esistenza di un grave rischio di 

tortura o di trattamento inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo 

arruolamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 ed in particolare consid. 

6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire dall’assunto che l’esecuzione dell’al-

lontanamento non sia generalmente incompatibile con le norme in esame. 

12.4 In capo all’insorgente non può quindi essere riconosciuto un rischio 

personale, concreto e serio di esposizione ad un trattamento contrario ai 

disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi 

contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferi-

menti). 

12.5 V’è dunque luogo di concludere anche nel presente caso quanto 

all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, e ciò anche in pre-

senza di un eventuale rischio di arruolamento del ricorrente nel servizio 

nazionale. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

13.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

D-5505/2018 

Pagina 16 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii).  

13.3 Nella sentenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017 (pubblicata come 

ref.), il Tribunale ha avuto modo di esprimersi anche a proposito dell’esigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della si-

tuazione del paese ha permesso di constatare un documentato migliora-

mento nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, 

nonché significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istru-

zione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da consi-

derarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza D-2311/2016, consid. 17.2). 

Inoltre, il rischio di arruolamento per il servizio nazionale non risulta influire 

su questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale 

evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia esi-

stenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.2.3). Ad ogni modo, in con-

siderazione della generale difficile situazione in cui versa il Paese, per-

mane necessario verificare la questione con riguardo della singola fattispe-

cie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo di 

ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. 

sentenza D-2311/2016 consid. 17.2). 

13.4 Orbene, nel caso specifico il ricorrente è giovane e gode di buona 

salute. Egli dispone di una formazione scolastica di base, di esperienza in 

campo agricolo e vanta la presenza di una rete socio-famigliare in patria. 

Se è pur vero ch’egli ha riferito di una situazione economica difficile in tale 

contesto (cfr. atto A13, pag. 6), è altresì innegabile che non risulta egli sia 

stato esposto ad una situazione di minaccia esistenziale, ancor più dal mo-

mento ch’egli risulta aver sostenuto i costi degli studi dei fratelli grazie ai 

proventi della sua attività di bracciante. 

Il rientro dell’interessato in Eritrea è pertanto da considerarsi anche ragio-

nevolmente esigibile. 

14.  

Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi).  

Per prassi costante spetta all’insorgente richiedere alla competente rap-

presentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio (cfr. 

art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). 

D-5505/2018 

Pagina 17 

15.   

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso, per quanto ricevibile, va re-

spinto. 

16.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750. – che se-

guono la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto 

la domanda di assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 25 otto-

bre 2018, non sono riscosse spese. 

17.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

D-5505/2018 

Pagina 18 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: