# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 520675b8-c0a7-5315-8e49-85de6180391b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-10-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.10.2020 D-1692/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1692-2018_2020-10-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1692/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  o t t o b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Manuel Piazza. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (...), 

Nigeria, 

patrocinata da Rosario Mastrosimone, SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 15 febbraio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-1692/2018 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, priva di documenti di identità e dichiaratasi cittadina nige-

riana con ultimo indirizzo a B._______ (C._______), è giunta in Svizzera il 

12 gennaio 2016, depositando il medesimo giorno una domanda d’asilo 

presso il (…) di D._______. Con referto radiologico del (…) l’(…) ha stabi-

lito a (…) anni la minore età dell’interessata. 

A.b Il 25 gennaio 2016, la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM o autorità inferiore) ha provveduto all’audizione sulle generalità. La 

richiedente ha riferito di essere stata adescata in strada a B._______, men-

tre “piangeva”, da uno sconosciuto di nome E._______, il quale l’avrebbe 

alloggiata per alcuni giorni e convinta a seguirlo, offrendosi di aiutarla a 

frequentare una scuola. L’espatrio dalla Nigeria sarebbe avvenuto con un 

gruppo di altre (…) persone tra cui alcune ragazze. Esso, passando per il 

F._______, si sarebbe diretto verso la G._______ e in particolare sarebbe 

giunto a H._______. Nel (…) del (…), prima di essere ucciso da un “proiet-

tile vagante”, E._______ avrebbe pagato (…) alla coppia nigeriana che 

ospitava la richiedente e avrebbe organizzato il viaggio verso l’I._______, 

avvenuto il (…). Una volta giunta, la richiedente avrebbe soggiornato 

presso alcuni centri profughi come pure presso conoscenti e amici. Con 

riferimento ai motivi della domanda di asilo l’interessata ha riferito di essere 

“espatriata perché ho seguito il signore che mi ha accompagnato a 

H._______ in G._______. Io ho accettato di seguirlo perché c’erano altre 

ragazze con noi durante il viaggio ma lui non mi aveva detto la destina-

zione”. 

A.c L’11 febbraio 2016 la richiedente è giunta al foyer della (…) a 

J._______ ed ha sostenuto l’audizione “Diritto allargato di essere sentiti 

sull’allontanamento Dublino”, durante la quale ha riferito segnatamente di 

essere incinta e di volere abortire. L’interessata ha altresì riferito di non 

desiderare tornare in I._______ dove, sebbene vi risiedano alcuni parenti, 

con cui non desidera più avere alcun contatto, “non c’è lavoro, tranne 

quello di prostituirsi e io non lo voglio fare”. L’interessata ha specificato 

inoltre di essere debitrice di (…) nei confronti di E._______ e della di lui 

moglie K._______, la quale l’avrebbe importunata sia direttamente che in-

direttamente, tramite la nonna rimasta in Nigeria, al fine di costringerla 

all’estinzione del debito. 

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A.d Il (…), l’interessata, come da sua espressa volontà, è stata sottoposta 

ad un intervento chirurgico teso all’interruzione della gravidanza di circa 

(…) settimane, che sarebbe da ricondurre a dire del rapporto della (…) (cfr. 

atto A34) a un abuso sessuale avvenuto in I._______. L’aborto, il secondo 

dopo un primo avvenuto nel (…) (cfr. ibidem), è avvenuto all’(…) a 

L._______. 

A.e Il servizio psicologico della (…), costatate le difficili condizioni psicofi-

siche in cui versava l’interessata al suo arrivo, ha sostenuto un colloquio 

con la stessa. Ella ha quindi riferito di essere fuggita dal suo carnefice che 

la costringeva alla prostituzione. Egli avrebbe reclamato inoltre il rimborso 

delle spese sostenute, pari a (…), per il “viaggio” dalla Nigeria in I._______ 

e l’avrebbe minacciata, perseguitandola anche telefonicamente come co-

statato dai servizi del foyer, che sono intervenuti “facendole distruggere le 

vecchie SIM card e impedendole di memorizzare qualsiasi vecchio nu-

mero”. A dire della richiedente “ritornare al suo paese di nascita significhe-

rebbe venire uccisa e perseguitata”. Tra gli eventi traumatici, l’interessata 

ha altresì aggiunto di avere subìto una “violenza carnale da parte di un 

gruppo di compagni, avere assistito alla violenza carnale di una sua amica, 

poi uccisa, e altre violenze subite durante il viaggio verso l’I._______”. Se-

condo il servizio psicologico della (…) lo stato di “pluritraumatizzata” e il 

dolore psichico emotivo, derivato dagli eventi avversi subìti, richiederebbe 

un duraturo e adeguato percorso di reintegrazione nella società con la de-

terminazione di obbiettivi mirati e costruttivi, come pure imporrebbe di rin-

viare la seconda audizione federale. 

B.  

Il 16 novembre 2017 è quindi avvenuta la seconda audizione federale ex 

art. 29 LAsi. In tale occasione l’interessata ha riferito segnatamente di es-

sere cresciuta con la nonna e alcuni zii, dai quali avrebbe subìto minacce 

e violenze. Ella ha inoltre indicato di essere stata vittima di due violenze 

carnali in Nigeria, la prima attorno al (…) del (…) per mano di alcuni com-

pagni che, sebbene denunciati al direttore della scuola, non avrebbero su-

bìto alcuna conseguenza. Incompresa dai suoi parenti, la richiedente 

avrebbe quindi lasciato nei giorni successivi la Nigeria, seguendo 

E._______ incontrato casualmente e unendosi ad altre ragazze. Quest’ul-

timo, sebbene inizialmente non avrebbe chiesto del denaro per l’espatrio, 

una volta giunti in G._______ avrebbe riferito all’interessata di essere te-

nuta a rifondere il costo del viaggio verso l’Europa; in particolare egli le 

avrebbe chiesto di restituire i soldi prostituendosi una volta giunti in 

I._______. Tuttavia E._______, a causa di alcuni diverbi con i “traghetta-

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tori” delle imbarcazioni, sarebbe stato ucciso a H._______ prima dell’im-

barco. La moglie K._______ avrebbe quindi cercato di contattarla a più ri-

prese, postulando la restituzione immediata del denaro necessario per 

l’espatrio dalla Nigeria verso l’I._______. La richiedente, attraverso cono-

scenti presso il centro profughi in M._______, avrebbe preso contatto con 

persone residenti a N._______, che dopo averla alloggiata l’avrebbero co-

stretta a prostituirsi per pagare vitto e alloggio. La prostituzione sarebbe 

durata per un anno circa sino a quando ella non avrebbe scoperto di essere 

incinta e quindi avrebbe deciso di fuggire in Svizzera. In particolare ella ha 

riferito di non potere tornare in Nigeria a causa del debito contratto, indi-

cando inoltre di non avere più alcun legame con la propria famiglia dopo le 

violenze carnali subìte dai compagni, rimaste incomprese da parte della 

stessa.  

C.  

Con decisione del 15 febbraio 2018 la SEM ha respinto la domanda d’asilo 

dell’interessata, decretando al contempo l’allontanamento dalla Svizzera. 

D.  

Con ricorso del 20 marzo 2018, la richiedente (di seguito: la ricorrente o 

l’insorgente) è insorta contro suddetta decisione dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando il riconoscimento 

dello statuto di rifugiata, con contestuale ammissione all’asilo. In via subor-

dinata la stessa ha chiesto di restituire gli atti all’autorità inferiore per com-

pletare l’istruttoria e per l’emanazione di una nuova decisione in punto 

all’asilo. In via ancora più subordinata ella ha chiesto di costatare l’illiceità 

e l’inesigibilità dell’allontanamento, con contestuale decisione di ammis-

sione provvisoria in Svizzera. Infine la ricorrente ha postulato l’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

E.  

L’11 giugno 2018, la ricorrente ha trasmesso al Tribunale quattro mezzi di 

prova a sostegno delle proprie conclusioni: un rapporto della (…) sulla sua 

situazione personale, due fermi-immagine del suo cellulare, un supporto 

DVD contenente tre tracce audio in lingua straniera come pure le trascri-

zioni delle relative traduzioni. 

F.  

Con ordinanza del 14 giugno 2018, il Tribunale ha esentato la ricorrente 

dal versamento dell’anticipo a copertura delle presunte spese processuali, 

trasmettendo nel contempo un esemplare del gravame e uno dello scritto 

dell’11 giugno 2018 all’autorità inferiore. 

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Pagina 5 

G.  

Con risposta del 22 giugno 2018, la SEM ha chiesto la reiezione del gra-

vame, adducendo che né il gravame né lo scritto seguente conterrebbero 

fatti o mezzi di prova che giustificherebbero una modifica della sua posi-

zione. La risposta è stata trasmessa alla ricorrente per conoscenza. 

H.  

Con scritto del 12 novembre 2019, la ricorrente ha chiesto lumi sullo stato 

della procedura. 

I.  

Con scritto del 16 aprile 2020 la ricorrente ha informato sulla propria situa-

zione formativa e lavorativa, allegando un proprio scritto sul medesimo ar-

gomento. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale del 20 di-

cembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge 

federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, 

173.32) e dalla legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale 

(LTF, RS 173.110), qualora la legge federale del 26 giugno 1998 sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

La ricorrente, che ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata ed ha un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa 

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Pagina 6 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto ella è legittimata ad aggravarsi contro 

di essa. 

I requisiti relativi ai termini (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto 

del ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono adempiuti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3). 

3.  

Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio inquisitorio. 

Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accerta-

mento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in re-

lazione con l’art. 12 PA). In concreto, l’autorità deve occuparsi del corretto 

e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documentazione 

necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridica-

mente rilevanti ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo 

(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’autorità si serve, se 

necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di informazioni e testi-

monianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 lett. a-e PA). D’un lato, 

v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si fonda su fatti 

incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro lato, v’è un accertamento in-

completo dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto 

giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 e relativi riferimenti; 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.). Il Tribunale è te-

nuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo delle circostanze di fatto ri-

tenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 lett. b PA; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.188). Qualora in sede ricorsuale vengano 

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identificate delle carenze in tal senso, la decisione va di principio annullata 

ed il caso retrocesso all’autorità inferiore, di modo che questa possa pro-

cedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., 

n. 1155, sentenze del Tribunale D-2954/2019 del 18 luglio 2019 consid. 3, 

D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). 

4.  

Oggetto della vertenza in esame è la decisione della SEM del 15 febbraio 

2018 con cui l’autorità inferiore ha negato alla ricorrente la qualità di rifu-

giata e respinto la domanda di asilo come pure disposto il suo allontana-

mento dalla Svizzera. 

5.  

Nella decisione impugnata, l’autorità di prima istanza ha evidenziato dap-

prima che le dichiarazioni della richiedente non ottempererebbero le con-

dizioni di verosimiglianza poste all’art. 7 LAsi e dall’altra non adempireb-

bero le condizioni richieste per il riconoscimento della qualità di rifugiato ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. 

6.  

6.1 Con riferimento al mancato adempimento delle condizioni di cui all’art. 

7 LAsi, la SEM ha evidenziato che le allegazioni della ricorrente sarebbero 

vaghe, contraddittorie ed inverosimili su diversi punti, segnatamente in or-

dine: al periodo di convivenza con la madre, all’episodio violento relativo 

alla tanica di benzina per mano della madre dapprima e poi per mano della 

sorella, alla descrizione degli episodi di violenza carnale subìti rispettiva-

mente al contesto in cui essi sarebbero avvenuti, come pure in ordine alle 

minacce proferite da K._______, moglie di E._______, in punto al rientro 

del debito contratto con quest’ultimo. 

6.2 Con ricorso l’interessata ha ammesso l’esistenza di due “nuclei di in-

congruenze” in ordine “ai primi anni di vita […] e al contesto familiare in cui 

è crescita”, come pure in ordine alle “violenze sessuali subìte a scuola, […] 

le successive violenze da parte della zia e i momenti dell’intervento 

dell’amico [...] per sottrarla a tali violenze”, ma ha contestato le conclusioni 

a cui è giunta la SEM, poiché non considererebbero “né la peculiare sua 

condizione di vittima di tratta minorenne, col disagio e le paure che ne con-

seguono, né le debilitate condizioni psicologiche che hanno caratterizzato 

soprattutto la prima fase del suo soggiorno in Svizzera”. 

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Pagina 8 

6.3 L’autorità inferiore, chiamata ad esprimersi sul ricorso della richiedente 

come pure sui nuovi mezzi di prova prodotti susseguentemente a sostegno 

delle minacce esistenti nel suo paese, si è riconfermata nella propria deci-

sione senza minimamente confrontarsi con essi. 

7.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine 

o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Oc-

corre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). 

8.  

A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

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Pagina 9 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

9.  

9.1 Per quanto riguarda la verosimiglianza delle allegazioni della ricor-

rente, preliminarmente il Tribunale rileva che soltanto pochi richiedenti 

d’asilo, vittime di tratta di esseri umani, rendono attente le autorità rispetto 

alla loro reale situazione e, contrariamente all’obbligo di collaborare all’ac-

certamento dei fatti ex art. 8 cpv. 1 lett. c LAsi, espongono delle dichiara-

zioni false o contraddittorie (cfr. DTAF 2016/27 consid. 6.3.1 con referenza 

citata; cfr. anche NULA FREI, Menschenhandelsopfer im Asylverfahren in: 

Jahrbuch für Migrationsrecht/Annuaire du droit de la migration 2014/2015, 

pag. 36-37). 

9.2 Nella fattispecie è vero che le dichiarazioni rese dall’insorgente presen-

tano alcune incongruenze, ma è altresì vero che esse sono per lo più rife-

rite ad aspetti del vissuto famigliare in tenera età, quale la convivenza con 

la madre. Inoltre nel racconto, pur impreciso, della ricorrente quanto ai suoi 

rapporti con i parenti si può facilmente individuare un filo conduttore: che 

la sua presenza è stata mal sopportata, che tra lei e loro non scorre buon 

sangue, che vi sono state tensioni. Da qui alla verosimiglianza di maltrat-

tamenti, il passo è breve. È quindi paradossale escludere che la ricorrente 

sia stata maltrattata da membri della propria famiglia a motivo che, nel rac-

contare sempre e solo di episodi violenti, ella è incorsa in alcune impreci-

sioni. Ne andrebbe diversamente, se da un’audizione all’altra la ricorrente 

fosse passata dal dipingere una situazione idilliaca a una infernale, ma ciò 

non è stato il caso. Una certa reticenza è inoltre spiegabile, poiché non è 

certo escluso che i suoi famigliari, soprattutto in I._______, abbiano giocato 

un ruolo nell’introdurla nel giro della prostituzione e, comunque, conside-

rato il suo passato di vittima di tratta di esseri umani. 

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Altre incongruenze quali quelle legate agli episodi di violenze carnali, su-

bìte nei pressi dell’edificio scolastico del suo paese, devono essere eviden-

temente relativizzate: in particolare le contestazioni della SEM, secondo 

cui non vi sarebbe linearità in ordine al momento in cui la zia l’avrebbe 

percossa e l’insorgente sarebbe caduta dopo la prima o dopo la seconda 

violenza carnale, oppure in ordine al numero dei partecipanti allo stupro o 

ancora alla conoscenza di uno o più dei suoi violentatori, devono essere 

relativizzate considerando le circostanze dell’evento drammatico e trauma-

tico; ciò che, a mente di questo Tribunale, permette di ammettere un’espo-

sizione fattuale con alcune imprecisioni. Ancora più sorprendenti sono le 

valutazioni della SEM in punto al luogo delle avvenute violenze individuato 

a dipendenza delle risposte alle domande: nell’edificio scolastico, in una 

stanza dell’edificio scolastico e a B._______. Sennonché a mente del Tri-

bunale non si ravvede alcuna contraddizione o imprecisione, anzi, rispon-

dendo che le violenze sono avvenute a B._______ e meglio nell’edifico 

scolastico in costruzione e ancor più precisamente in una stanza “che non 

avevano ancora finito di costruire” (cfr. atto A43, D32-35), la ricorrente è 

stata esaustiva e credibile. Ciò ritenuto, il Tribunale non può condividere la 

conclusione della SEM secondo cui le violenze carnali sono inverosimili. 

Inoltre le imprecisioni sopra descritte si riferiscono ad elementi secondari 

se confrontate con gli aspetti in cui si inserisce l’espatrio dalla Nigeria. In 

proposito il Tribunale evidenzia che, in punto alla presunta tratta di esseri 

umani, la ricorrente è stata lineare e credibile sia in sede di audizione sulle 

generalità sia in sede di seconda audizione federale: in particolare nel rac-

conto in punto al suo adescamento, allora minorenne, da parte di 

E._______ e alla presenza di altre ragazze nel gruppo di quest’ultimo, ciò 

che l’avrebbe persuasa a unirsi allo stesso per l’espatrio; espatrio, va sot-

tolineato, reso possibile grazie appunto a E._______, che non avrebbe im-

mediatamente reclamato un compenso per l’imbarco ma che solo in se-

guito, a H._______, avrebbe chiesto l’estinzione del debito attraverso l’at-

tività di prostituzione una volta giunti in I._______ (cfr. atto A43, D95-97). 

Nello specifico l’insorgente ha narrato in modo circostanziato gli avveni-

menti del reclutamento e il viaggio intrapreso dalla Nigeria, descrivendo il 

comportamento del suo accompagnatore, il tragitto seguito e il tipo di la-

voro che avrebbe dovuto eseguire per estinguere il debito del “viaggio”. 

Tale racconto presenta molte circostanze plausibili, che trovano peraltro 

riscontro nel rapporto della (…) del (…), da cui emerge che la richiedente 

“è riuscita a fuggire dal suo carnefice”; le minacce e ripercussioni subìte 

sono inoltre state costatate dagli addetti della struttura, tanto da imporre un 

intervento radicale “facendole cambiare il numero di telefono”, “facendole 

distruggere le vecchie SIM card e impedendole di memorizzare qualsiasi 

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vecchio numero al fine di tutelarla pienamente”. Ma non è tutto. Tali mi-

nacce sono state pure documentate dalle registrazioni prodotte l’11 giugno 

2018, sulle quali la SEM non ha ritenuto necessario pronunciarsi. Va altresì 

aggiunto che la ricorrente è stata definita dal servizio psicologico della (…) 

quale “ragazza […] pluritraumatizzata” (cfr. atto A33, pag. 3). Gli estensori 

del rapporto hanno evidenziato che “il dolore psichico ed emotivo derivato 

da eventi avversi” subìti richiede tempo per guarire (cfr. ibidem). A sostegno 

infine del proprio racconto, vi è pure la regione di provenienza della ricor-

rente, C._______, regione già riconosciuta, pure da questo Tribunale, cen-

tro di reclutamento principale per la tratta di esseri umani (cfr. DTAF 

2016/27 consid. 9.2.2). Tutto ciò considerato, la ricorrente ha reso credibile 

il suo trascorso legato ad una tratta di esseri umani al fine di prostituzione 

e di essere stata minacciata dalla moglie di colui che le ha organizzato il 

viaggio in Europa. 

9.3 Conto tenuto di quanto precede, la verosimiglianza dei maltrattamenti 

e delle violenze carnali subìti in patria, delle modalità di espatrio verso l’Eu-

ropa come pure delle minacce proferite nei suoi confronti dalla moglie di 

E._______ non può essere messa in dubbio in ragione del solo fatto che 

nelle proprie audizioni la ricorrente in ordine ad aspetti più marginali, così 

come sopra indicato, ha mostrato alcune esitazioni, imprecisioni e contrad-

dizioni, peraltro ammesse dall’insorgente. Va altresì rilevato che individui 

oggetto di tratta di esseri umani hanno già mostrato di non potere o volere 

collaborare attivamente e ciò in ragione della drammaticità degli eventi (cfr. 

consid. 9.1). Ne consegue quindi che le dichiarazioni della ricorrente osse-

quiano alle condizioni poste dall’art. 7 LAsi. 

10.  

10.1 Con riferimento al mancato adempimento delle condizioni di cui all’art. 

3 LAsi, la SEM ha considerato che le presunte persecuzioni inflitte da terzi 

o i timori di persecuzioni future una volta rientrata in patria sarebbero per-

tinenti ai fini dell’asilo soltanto “se lo Stato rifiuta o non è in misura di offrire 

una protezione”, ciò che non sarebbe il caso in Nigeria, considerata l’esi-

stenza dal 2003 di un’agenzia statale (denominata National Agency for the 

Prohibition of Traffic in Persons and other related matters [NAPTIP]) costi-

tuita per combattere il fenomeno della tratta di esseri umani, perseguirne i 

responsabili e fornire una protezione adeguata come pure un reinseri-

mento sociale alle vittime. Ora, a dire della SEM, siccome l’insorgente, per 

sua stessa ammissione, non si sarebbe mai rivolta a tale agenzia statale 

(cfr. atto A43, D142) e siccome sarebbe pacifico che la stessa fornisca una 

protezione efficace, non sarebbero giustificati i “timori in relazione al suo 

passato in quanto vittima di tratta” ciò che comporterebbe come detti timori 

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Pagina 12 

non sarebbero rilevanti in materia di asilo e le condizioni alla base della 

richiesta non sarebbero adempiute. 

10.2 L’insorgente ha invece contestato tali conclusioni evidenziando che 

l’autorità inferiore, dapprima, “non ha […] esaminato in modo realistico l’ef-

fettiva accessibilità di una protezione effettiva” da parte della citata agenzia 

e, in seguito, ha censurato la mancata analisi delle condizioni poste dal 

disposto legale. In particolare la richiedente ha indicato che quale “giovane 

donna costretta alla prostituzione in Europa e poi incapace di saldare il suo 

debito” appartiene a un gruppo sociale determinato esposto a persecuzioni 

rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

11.  

11.1 Preliminarmente va osservato che le disposizioni legali di diritto inter-

nazionale pubblico impongono alla Svizzera, in presenza di indizi concreti 

di tratta di esseri umani, diversi obblighi (cfr. in particolare DTAF 2016/27 

consid. 5.1). Essi derivano segnatamente dal Protocollo addizionale del 

15 novembre 2000 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la crimi-

nalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta 

di persone, in particolare di donne e bambini (Protocollo di Palermo, RS 

0.311.542) e dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la 

tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; di seguito: la 

Convenzione). Gli Stati contraenti hanno l’obbligo di adottare le misure le-

gislative necessarie che, non soltanto perseguano gli autori di tratta di es-

seri umani, ma garantiscano pure una protezione effettiva alle vittime reali 

e/o potenziali di tali atti, le quali devono essere identificate, protette e so-

stenute. Inoltre gli organi statali devono compiere d’ufficio e senza atten-

dere le investigazioni utili a tale effetto, non appena abbiano conoscenza 

di una fattispecie verosimile e suscettibile di corrispondere alla definizione 

di tratta di esseri umani. Inoltre, dovranno collaborare con gli altri Stati im-

plicati, di provenienza, di transito o di destinazione. Allorché vi sono dei 

motivi ragionevoli di pensare che una persona è una vittima di tratta di es-

seri umani, a quest’ultima dovranno essere garantite delle misure minime 

di assistenza (cfr. art. 12 Convenzione) così come un periodo di recupero 

e di riflessione di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Convenzione). Altresì le au-

torità implicate devono assicurarsi che la persona non sia espulsa dal ter-

ritorio elvetico prima che le misure destinate alla sua identificazione quale 

vittima di un reato penale siano portate a termine (cfr. art. 10 cpv. 2 Con-

venzione). Quest’ultimo obbligo risulta self-executing. Per di più quando 

una vittima è stata identificata devono essere adottate delle misure atte ad 

una sua protezione efficace, qualora il rischio di un nuovo reclutamento o 

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Pagina 13 

di rappresaglie sia reso verosimile, così come per proteggere altre poten-

ziali vittime. Tali obblighi si impongono a tutte le autorità che possono avere 

dei contatti con le persone implicate e quindi, segnatamente, alle autorità 

incaricate dell’esame di una procedura d’asilo, allorché le stesse si trovano 

confrontate con indizi concreti che tali persone potrebbero essere state vit-

time di tratta di esseri umani (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; sentenza del 

Tribunale E-6729/2016 del 10 aprile 2017 consid. 7.4.1; cfr. anche: NULA 

FREI, Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtlichen Ver-

pflichtungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren, 2018, 

pagg. 125-127, 161 segg., 176 segg). 

11.2 Nella fattispecie, il Tribunale dissente dalle considerazioni della SEM 

in ragione delle specificità che presenta il caso in esame. In primo luogo va 

rilevato che la SEM non ha mai messo in discussione lo statuto di vittima 

di tratta di esseri umani della ricorrente, ma anzi l’ha riconosciuta come tale 

(cfr. decisione impugnata, pag. 6: “soprattutto per le vittime provenienti da 

C._______, come lei”); statuto di vittima che è stato inoltre adeguatamente 

e più che sufficientemente rilevato dai rapporti della (…) e dal racconto 

lineare su tale punto reso dall’insorgente (cfr. consid. 9.2). Ora, se generi-

camente potrebbe essere condivisa la valutazione della SEM, per cui la 

mancanza della richiesta di aiuto all’agenzia statale giustificherebbe il ri-

fiuto del riconoscimento della qualità di rifugiato, le affermazioni dell’insor-

gente rese in audizione devono essere relativizzate e contestualizzate. In-

fatti, la ricorrente è espatriata con il suo carnefice ed altre ragazze nel (…) 

all’età di (…) anni, ovvero una minore età ancora importante. Inoltre nella 

ponderazione e nella valutazione delle affermazioni dell’insorgente vanno 

evidenziate la difficoltà e la pressoché assenza di legami affettivi con i fa-

migliari nel Paese di origine: infatti, stando alle dichiarazioni in sede di se-

conda audizione federale, ella sarebbe cresciuta con diversi zii, da cui 

avrebbe subìto violenze sia fisiche che psicologiche, e con la nonna, unica 

persona con cui avrebbe ancora un legame. Altro elemento non di secon-

daria importanza è il fatto che solo a H._______, in attesa dell’imbarco per 

l’I._______, la ricorrente è stata edotta circa le pretese creditorie di 

E._______ nei suoi confronti, che in sostanza si sono tradotte con l’obbligo 

di esercitare l’attività di prostituzione al fine di coprire tale debito. Infine, 

dagli atti non emergono elementi che indichino se e come l’autorità inferiore 

abbia esperito i necessari e adeguati approfondimenti per escludere il ri-

schio di un nuovo reclutamento o di rappresaglie; ciò che sembrerebbe 

essere verosimile in ragione della documentazione prodotta l’11 giugno 

2018, con cui la ricorrente ha evidenziato le minacce subìte personalmente 

e verso la nonna, da parte della moglie di E._______. Tali allegazioni sem-

brano essere più che fondate anche in ragione del rapporto del (…) della 

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Pagina 14 

(…) che, oltre ad avere registrato tali telefonate in provenienza dalla Nige-

ria sul cellulare della ricorrente, ne illustra le condizioni psico-fisiche con-

seguenti alle stesse (cfr. rapporto della […] allegato allo scritto dell’11 giu-

gno 2018, pag. 3: “molto agitata e spaventata”, “battiti del cuore cominciano 

a farsi sempre più forti, più veloci e la sua respirazione instabile”). Chia-

mata a prendere posizione su tali prove documentali, la SEM non ha rite-

nuto necessario pronunciarsi. 

Tutto ciò considerato, sommato alle denunce rimaste inascoltate nei con-

fronti degli autori delle violenze carnali subìte in patria, si giustifica, a titolo 

eccezionale, la decisione di non rivolgersi alle autorità nigeriane al fine di 

postulare un’adeguata protezione. Ne consegue quindi che la SEM non 

poteva solo per questo motivo escludere la rilevanza in materia d’asilo del 

fatto che la ricorrente è stata vittima di tratta di esseri umani. 

11.3 Va inoltre aggiunto che, se la volontà dello stato nigeriano di proteg-

gere le vittime di tratta di esseri umani non è messa in dubbio, altrettanto 

non si può dire della capacità dello stesso. La sopravvivenza di una donna 

costretta a prostituirsi, espulsa dall’Europa e indebitata, soprattutto se sola 

e senza formazione, senza l’appoggio della famiglia o della comunità non 

è infatti per niente garantita (cfr. DTAF 2016/27 consid. 8.12). 

La SEM si è accontentata di dedurre dalle contraddizioni nelle dichiarazioni 

della ricorrente che la stessa avrebbe mentito per nascondere la presenza 

di una rete famigliare e sociale in patria. Come già visto, però, le contrad-

dizioni sono giustificate dal fatto che la ricorrente è stata vittima di tratta di 

esseri umani. Questa questione, quindi, va rianalizzata. Di conseguenza, 

sulla base dell’accertamento dei fatti operato dall’autorità inferiore e senza 

ulteriori approfondimenti, il Tribunale non è ora in grado di dirimere in ma-

niera definitiva la questione della rilevanza del fatto che la ricorrente è stata 

vittima di tratta di esseri umani. 

12.  

Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità decide la causa o eccezionalmente 

la rinvia, con istruzioni vincolanti, all’autorità inferiore. Ciò conviene allor-

quando è necessario procedere all’accertamento di ulteriori circostanze di 

fatto o effettuare una dettagliata amministrazione delle prove, anziché pro-

cedere a sanatoria in sede di ricorso (cfr. DTAF 2009/53 consid. 7.3; 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1155, pag. 403 seg.). 

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Pagina 15 

Nella fattispecie, poiché i necessari accertamenti omessi sono relativa-

mente dispendiosi e complessi e onde evitare di privare il ricorrente di 

un’istanza di ricorso, il Tribunale ritiene giudizioso rinviare gli atti alla SEM. 

Essa è segnatamente invitata a verificare nel dettaglio, alla luce della ve-

rosimiglianza delle dichiarazioni dell’insorgente (cfr. consid. 9.3), la possi-

bile rilevanza, in ordine alla richiesta d’asilo, dei maltrattamenti e degli stu-

pri subìti in patria, dell’espatrio quale minorenne vittima di tratta di esseri 

umani, delle conseguenze persecutorie subìte nonché del rischio di un 

nuovo reclutamento nel giro della prostituzione o di rappresaglie. Nel caso 

in cui giungesse alla conclusione che tutto ciò non è rilevante in materia 

d’asilo, nell’esame delle condizioni di esecuzione dell’allontanamento terrà 

in considerazione quanto espresso al considerando 11.3. 

13.  

Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 15 febbraio 2018 

è annullata. Gli atti di causa le sono trasmessi (art. 61 cpv. 1 PA) affinché, 

dopo un’eventuale audizione supplementare o altre misure di istruzione 

complementari, si pronunci nuovamente, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 

1 Cost.), in ordine alla domanda d’asilo della richiedente e all’esecuzione 

del suo allontanamento dalla Svizzera, con una nuova decisione rispettosa 

dei considerandi della presente sentenza. 

14.  

14.1 Visto l’esito della procedura, non si prelevano spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 seg. PA). 

14.2 Giusta l’art. 64 PA l’autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o 

in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità 

per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La 

parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili de-

vono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

Nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per 

spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 1’500.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA com-

presi; artt. 7, 9 cpv. 1 lett. c e 14 cpv. 2 TS-TAF). 

D-1692/2018 

Pagina 16 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1692/2018 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 15 febbraio 2018 è annul-

lata e gli atti di causa le sono trasmessi per la pronuncia di una nuova 

decisione ai sensi dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La SEM rifonderà alla ricorrente complessivamente CHF 1’500.– a titolo di 

indennità ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

Daniele Cattaneo Manuel Piazza 

 

 

 

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