# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 96d6ac4d-acce-57b1-88c2-1a922429593b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-11-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.11.2016 D-7160/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7160-2016_2016-11-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7160/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  n o v e m b r e  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), con la moglie 

C._______, nata il (…), alias 

D._______, nata il (…), ed il figlio 

E._______, nato il (…), 

Eritrea,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento;  

decisione della SEM del 24 ottobre 2016 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ e C._______ hanno presentato in 

Svizzera il 18 giugno 2016, 

le audizioni sulle generalità del 28 giugno 2016  nella quali è stato inoltre 

concesso il diritto di essere sentito agli interessati circa un’eventuale 

evasione della domanda d’asilo tramite una decisione di non entrata nel 

merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed il relativo 

trasferimento verso l’Italia, 

la nascita della figlia E._______ in data (…), 

la decisione della SEM del 24 ottobre 2016 (notificata il 14 novembre 

2016), mediante la quale detta Segreteria non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento degli interessati verso l’Italia, 

il ricorso del 21 novembre 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato) 

inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il quale i ricorrenti 

hanno concluso all’annullamento della decisione impugnata ed alla 

restituzione degli atti all’autorità inferiore per l’esame in Svizzera della 

domanda d’asilo, all’inesigibilità dell’allontanamento verso l’Italia ed 

all’accoglimento della domanda di esenzione dal pagamento delle spese 

di giudizio e del relativo anticipo con protestate spese e ripetibili, 

l'incarto originale della SEM ricevuto dal Tribunale in data 23 novembre 

2016, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

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che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III), 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa 

a carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, 

che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

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che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete,  

che a norma del par. 2 della medesima disposizione, lo Stato membro nel 

quale è manifestata la volontà di chiedere la protezione internazionale e 

che procede alla determinazione dello Stato membro competente, o lo 

Stato membro competente, può, in ogni momento prima che sia adottata 

una prima decisione sul merito, chiedere a un altro Stato membro di 

prendere in carico un richiedente al fine di procedere al ricongiungimento 

di persone legate da qualsiasi vincolo di parentela, per ragioni umanitarie 

fondate in particolare su motivi familiari o culturali, anche se tale altro Stato 

membro non è competente ai sensi dei criteri definiti agli articoli da 8 a 11 

e 16 («clausola di umanitaria»), 

che tale disposto è stato previsto per correggere gli effetti incompatibili con 

l’art. 8 CEDU dell’applicazione dei criteri di determinazione dello stato 

membro responsabile nel Regolamento Dublino III, e ciò lasciando un 

ampio margine di apprezzamento agli Stati, fintanto che i membri della 

famiglia non siano separati (FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

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Das Europäische Asylzuständigkeitsystem, Vienne/Graz 2014, 

commentaires ad art. 17 par. 2, K17 à K21), 

che se lo Stato membro richiesto accetta tale richiesta, la competenza 

dell’esame della domanda gli è trasferita (cfr. art. 17 par. 2 cpv. 3 

Regolamento Dublino III), 

che perché tale norma trovi applicazione si necessità ancore che le 

persone interessate debbono però esprimere il loro consenso per iscritto 

(cfr. art. 17 par. 2 in fine Regolamento Dublino III), 

che tale consenso consiste nella manifestazione scritta della volontà delle 

persone interessate quanto al fatto di essere riunite nello stesso paese e 

non concerne invece la determinazione del paese in questione (cfr. 

sentenza del TAF E-1852/2016 del 1° aprile 2016 e riferimenti citati), 

che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che C._______ ha depositato domanda d’asilo in Italia il 

9 giugno 2016. Il confronto con tale banca dati non ha invece avuto alcun 

riscontro per quanto riguarda A._______, 

che la SEM ha quindi presentato alle autorità italiane competenti, nei 

termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di 

ripresa in carico fondata sull'art. art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino 

III per quanto riguarda C._______,  

che nel contempo l’autorità di prime cure ha chiesto all’Italia di prendere in 

carico anche A._______ sulla base dell’art. 17 par. 2 in fine Regolamento 

Dublino III, 

che queste autorità, non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico 

entro il termine previsto all'art. 25 par. 1 Regolamento di Dublino III, hanno 

tacitamente riconosciuto la loro competenza nella trattazione della 

domanda di asilo di C._______ (art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III),  

che il 17 ottobre 2016 le autorità Italiane hanno espressamente confermato 

il riconoscimento di tale competenza, accettando nel contempo anche il 

trasferimento di A._______ fondato sull’art. 17 par. 2 Regolamento Dublino 

III, 

che in sede ricorsuale gli insorgenti non hanno contestato la competenza 

delle autorità italiane (cfr. ricorso, pag. 2), 

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che inoltre dai loro scritti dell’8 agosto 2016 si arguisce espressamente che 

il mantenimento dell’unione familiare è da intendersi prioritario,  

che se ne può dunque a giusto titolo dedurre il consenso degli interessati 

a ritrovarsi riuniti nelle stesso paese e ciò nonostante la dichiarata 

preferenza per la trattazione delle loro domande d’asilo in Svizzera 

piuttosto che in Italia (cfr. atti A29 e A30), 

che la questione di sapere se l’art. 17 par. 2 Regolamento di Dublino III sia 

direttamente applicabile (anche detto "self-executing"; cf. ATAF 2015/19 

consid. 4.5, 2015/18 consid. 3.4, 2010/27 consid. 6.3.2) può quindi restare 

indecisa,  

che di conseguenza, la competenza dell’Italia è nella fattispecie data,  

che non vi sono inoltre fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (art. 3 par. 2 2a frase Regolamento 

Dublino III), 

che invero, la CorteEDU, con sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12, §114, ha peraltro espressamente indicato 

che la situazione attuale dell’Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09 (si veda anche recente sentenza CorteEDU, 

Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, 

§33), 

che peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. 

rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca 

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dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; 

direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che nel proprio gravame i ricorrenti sostengono che l’Italia sia un paese 

molto complicato e pieno di difficoltà nel quale le strutture di assistenza 

risulterebbero carenti e le garanzie sociali non verrebbero rispettate. A loro 

dire, i ricorrenti in Italia finirebbero per strada senza alcuna assistenza e 

dovrebbero aspettare per strada un posto in una struttura con un bambino 

ancora in fasce. Oltracciò, le garanzie d’accoglienza risulterebbero 

inadeguate e difformi dagli standard posti dalla giurisprudenza mentre 

quelle formali sarebbero generiche e prive di concretezza tanto più che le 

circolari alle quali la SEM avrebbe fatto riferimento per il loro 

l’apprezzamento sarebbero datate, 

che censurando la mancanza dell’ottenimento dall’Italia di garanzie 

individuali, così come le condizioni di alloggio, i ricorrenti si riferiscono 

implicitamente alla clausola di sovranità di cui all'art. 17 par. 1 

Regolamento Dublino III, rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 

142.311), disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola 

di sovranità, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se «motivi umanitari» lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il 

Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda (cfr. DTAF 2015/9), 

che se il richiedente l’asilo invoca motivi umanitari per opporsi al 

trasferimento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM ha esercitato il 

suo potere discrezionale in modo conforme alla legge,  

che l’applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il 

trasferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali 

la Svizzera è legata (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

che sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di famiglie in 

Italia questo Tribunale si è pronunciato con sentenza di principio 

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(DTAF 2015/4) riprendendo quanto stabilito dalla CorteEDU nella 

sopraccitata sentenza Tarakhel contro Svizzera, §122, secondo cui la 

Svizzera non può procedere al trasferimento di famiglie qualora non 

ottenga garanzie individuali dall’Italia circa la presa in carico adeguata e 

conforme all’età dei fanciulli ed alla preservazione dell’unità della famiglia; 

che in assenza di tali garanzie individuali da parte dell’Italia vi sarebbe un 

rischio di violazione dell’art. 3 CEDU,  

che nella sentenza D-6358/2015 del 7 aprile 2016 (pubblicata come 

sentenza di riferimento e prevista per la pubblicazione), il Tribunale ha 

constatato che le garanzie fornite dalle autorità italiane laddove i richiedenti 

l’asilo vengono indicati con nome, età e come comunità familiare («nucleo 

familiare») e viene fatto riferimento (anche implicito) alle garanzie generali 

rilasciate dall’Italia riguardo a una sistemazione conforme alle esigenze 

della famiglia – in particolare alle circolari del 2 febbraio 2015, 

dell’8 giugno 2015 e del 15 febbraio 2016 – sono da considerarsi delle 

sufficientemente individualizzate e concrete e ciò malgrado sia indicato 

unicamente l’aeroporto di destinazione e non l’alloggio (cfr. sentenza D-

6358/2015 consid. 5 e sentenza CorteEDU n. 30474/14, §34-35), 

che nella fattispecie, il Tribunale constata che i ricorrenti sono stati 

riconosciuti dalle autorità italiane come «nucleo familiare» (cfr. atto A48); 

che inoltre, nella comunicazione di riammissione del 17 ottobre 2016 sono 

state riportate le generalità precise degli interessati come pure il grado di 

parentela e le loro date di nascita (cfr. ibidem); che tale comunicazione 

menziona pure esplicitamente che la famiglia sarà alloggiata 

conformemente alla circolare dell’8 giugno 2015 e che i ricorrenti dovranno 

recarsi all’aeroporto di Lamezia Terme e presentarsi all’«Ufficio di Polizia 

di Frontiera» (cfr. ibidem), 

che per quanto attiene alla censura ricorsuale secondo cui le circolari 

italiane a cui fa riferimento la SEM sarebbero ormai datate e non 

conterebbero informazioni attuali circa la concreta disponibilità di posti, il 

discorso non cambia dal momento che dall’aggiornamento periodico delle 

liste dei progetti SPRAR riservati alle famiglie si può dedurre che l’Italia è 

continuativamente impegnata a provvedere alloggi consoni alle famiglie 

(cfr. tra le altre, sentenza del TAF E-1324/2016 del 9 agosto 2016 

consid. 7.2.1), 

che invero, ciò sarebbe pure confermato dalla nuova circolare del 

12 ottobre 2016 del Ministero dell’Interno Italiano, la quale aggiorna 

nuovamente la lista dei progetti SPRAR presenti nelle diverse regioni,  

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che ciò posto, il Tribunale ritiene che l’Italia abbia fornito sufficienti garanzie 

concrete ed individuali così da poter escludere una violazione dell’art. 3 

CEDU, dell'art. 4 della CartaUE, dell'art. 3 CEDU, dell'art. 3 Conv. tortura o 

della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107) 

in caso di esecuzione del trasferimento, 

che inoltre, i ricorrenti non hanno né dimostrato che lo Stato di destinazione 

non sia intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a termine la 

procedura relativa alla loro domanda di protezione in violazione della 

direttiva procedura, né hanno apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandoli in un paese 

dove la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbero di essere respinti in un tale paese, 

che ad ogni modo, appartiene ai ricorrenti sollevare l'eventuale violazione 

dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). La modifica 

dell'art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere d'esame del Tribunale; che 

pertanto il Tribunale può e deve unicamente controllare che l'autorità 

inferiore abbia esercitato il suo potere d'apprezzamento ovvero se la SEM 

ha fatto uso di tale potere d'apprezzamento e se l'ha fatto secondo criteri 

oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale non può sostituire il suo 

apprezzamento a quello della SEM,  

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che 

l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di 

apprezzamento, 

che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità), 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo dei 

ricorrenti ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderli in carico 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III, 

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che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l’Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che i ricorrenti non possiedono un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 

23 novembre 2016 sono revocate, 

che in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 

processuali è divenuta senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 23 novembre 2016 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

4.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: