# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2df94376-289f-530e-96f2-a550b40fedb6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.05.2010 C-613/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-613-2006_2010-05-27.pdf

## Full Text

Corte II I
C-613/2006

{T 0/2}

Sentenza del 27 maggio 2010

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Blaise Vuille, Ruth Beutler, 
cancelliera Mara Vassella

A._______ e B._______,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Estensione di un ordine cantonale di partenza a tutto il 
territorio della Confederazione concernente A._______.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-613/2006

Fatti:

A.
Entrato illegalmente in Svizzera il  ...,  due giorni più tardi A._______,  
cittadino  turco  di  etnia  curda  nato  il  ...,  ha  presentato  presso  le 
competenti autorità elvetiche una domanda d'asilo. Con decisione del 
31 gennaio  1990,  il  Delegato  ai  rifugiati  (ora:  Ufficio  federale  della 
migrazione: UFM) ha respinto questa richiesta. In data 3 agosto 1990, 
il  Dipartimento  federale  di  giustizia  e  polizia  (DFGP)  ha  respinto  il  
ricorso  interposto  il  5 marzo  1990  avverso  la  suddetta  decisione, 
fissando  all'interessato  un  termine  al  15 novembre  seguente  per 
lasciare la Svizzera. 

B.
Rientrato illegalmente sul territorio della Confederazione il ..., il giorno 
successivo  A._______  si  è  unito  in  matrimonio  con  B._______, 
cittadina svizzera nata il ..., ed è quindi stato posto al beneficio di un  
permesso  di  dimora  annuale  regolarmente  rinnovato  fino 
all'aprile 1995.

C.
Con sentenza del 26 aprile 1995, la Corte delle Assise correzionali di 
Lugano ha condannato in contumacia A._______ alla pena di tre mesi 
di  detenzione,  sospesi  condizionalmente  per  un  periodo  di  prova di 
due anni,  siccome ritenuto  autore  colpevole,  in  correità  con altri  re-
sponsabili del Comitato regionale del fronte Nazionale di Liberazione 
Curdo (ERNK) di coazione nel quadro di operazioni volte ad ottenere 
dei finanziamenti da parte di cittadini curdi residenti in Ticino in favore 
del Partito curdo dei lavoratori (di seguito: PKK).

Con  scritto  del  4  settembre  1995,  B._______  ha  affermato  di  non 
avere più notizie del marito, dal quale viveva separata dall'esta te 1994, 
dal 31 marzo 1995, data a partire dalla quale quest'ultimo ha lasciato il 
territorio della Confederazione con destinazione sconosciuta.

A seguito del ricorso interposto in data 6 giugno 1995 dal Procuratore 
pubblico, con sentenza del 16 gennaio 1996, la Corte di cassazione e 
di revisione penale del Tribunale d'appello del canton Ticino (di segui-
to: CRP) ha confermato la suddetta decisione.

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D.
Il 21 ottobre 1999, agendo per il  tramite del suo patrocinatore, l'inte -
ressato ha presentato presso la Sezione dei permessi e dell'immigra-
zione di Bellinzona (di seguito: SPI) una domanda d'entrata in Svizze-
ra al fine di rendere visita al fratello residente a C._______, richiesta 
respinta  dalla  suddetta  autorità  con  decisione  dell'11 luglio  2000 
cresciuta in giudicato.

E.
In  data  ...,  A._______  ha  poi  presentato  presso  l'Ambasciata  di 
Svizzera  a  E._______  una  seconda  domanda  d'asilo,  richiesta 
respinta dall'Ufficio federale dei rifugiati (UFR: attualmente UFM) con 
decisione del 31 gennaio 2001. Il 5 marzo 2001 l'interessato ha inter-
posto ricorso avverso questa decisione dinanzi alla Commissione di ri -
corso in materia d'asilo (di seguito: CRA).

Nel  gennaio 2001,  B._______  ha  nel  frattempo  introdotto  presso 
l'Ufficio regionale degli stranieri  di Bellinzona una domanda tendente 
al  ricongiungimento  famigliare  con  il  marito  all'epoca  residente  in 
F._______.

F.
In  data  ...,  A._______  è  rientrato  illegalmente  in  Svizzera  in 
provenienza  da  G._______,  trasferendosi  dapprima  dal  fratel lo  a 
C._______  e,  successivamente,  dalla  moglie  a  D._______.  Il 
1° settembre  successivo  egli  si  è  quindi  presentato  unitamente  alla 
moglie presso le  autorità cantonali  ticinesi  al  fine di  regolarizzare la 
propria  posizione.  In  particolare,  la  consorte  ha  spiegato  di  avere 
ripreso  delle  relazioni  telefoniche  con  il  marito  nel  1997,  dopo  un 
periodo  di  tre  anni  di  totale  assenza  di  contatti  dalla  partenza  di 
quest'ultimo dal  domicilio coniugale nel 1995 e di  avere messo fine,  
verso la metà del 2003, ad una relazione sentimentale intrattenuta dal  
1999  (cfr.  verbale  di  interrogatorio  di  B._______  del  1° settembre 
2004).

L'interessato ha  inoltre  rinunciato  a  riproporre  una  nuova  domanda 
d'asilo, concentrandosi sulla sua richiesta di ricongiungimento familia-
re. Con sentenza dell'8 dicembre 2004, la CRA ha quindi stralciato dai 
ruoli il gravame interposto da A._______ avverso la decisione del l'UFR 
del 31 gennaio 2001, in quanto divenuto privo d'oggetto.

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G.
Con decisione del 17 settembre 2004, la SPI ha respinto la domanda 
volta a concedere a A._______ il rilascio di un permesso di dimora a  
titolo  di  ricongiungimento  familiare. Essa  ha  rimproverato  all'interes-
sato di essere rientrato illegalmente in Svizzera sprovvisto di passa-
porto e del relativo visto, rilevando poi come egli avesse già interessa-
to le  autorità  penali  ticinesi  durante il  suo precedente soggiorno. La 
suddetta autorità ha inoltre ritenuto che, dopo un'assenza volontaria di 
nove anni, vi fossero forti indizi propri a far ritenere che lo scopo del 
soggiorno non fosse legato al matrimonio ed ha invitato l'interessato a 
lasciare il canton Ticino entro il 31 ottobre 2004.

In data 26 ottobre 2004, il  Consiglio di  Stato della  Repubblica e del 
canton Ticino (di seguito: CdS) ha respinto il ricorso interposto avverso 
la suddetta decisione, la quale è poi stata confermata in ultima istanza 
dal  Tribunale cantonale amministrativo del  canton Ticino (di  seguito: 
TRAM) il 4 febbraio 2005. In data 22 aprile 2005, la SPI ha poi imparti-
to ad A._______ un nuovo termine al 31 maggio 2005 per lasciare il 
territorio cantonale.

H.
Con istanza del 23 maggio 2005, corredata da una dichiarazione rila-
sciata da A._______ il 19 maggio precedente, con la quale egli spiega 
di  avere seri  problemi con le autorità turche per i  suoi precedenti  di 
attivista  politico  in  seno  al  PKK  e  con  gli  stessi  membri  di  questo 
movimento che lo considerano un traditore a causa della sua dipartita 
dallo  stesso,  agendo  per  il  tramite  del  suo  nuovo  patrocinatore, 
l'interessato e la sua consorte hanno richiesto  “l'estensione del termine 
di  partenza” e  la  soppressione dello  stesso in  attesa della  decisione 
dell'autorità federale in proposito.

I.
Invitato dalla SPI a pronunciarsi in merito alla suddetta istanza, in data 
15 giugno  2005,  l'UFM  ha  emesso  nei  confronti  di  A._______  una 
decisione d'estensione a tutto il territorio della Confederazione dell'or -
dine cantonale di partenza, rilevando che, vista la decisione emessa 
dalla SPI in data 22 aprile 2005 e conformemente all'articolo 17 cpv. 2 
dell'ordinanza  d'esecuzione  del  1° marzo  1949  della  legge  federale 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (ODDS, RU 1949 I 
233),  l'interessato  non  poteva  essere  autorizzato  a  continuare  a 
soggiornare  in  Svizzera.  Il  suddetto  Ufficio  ha  inoltre  rilevato  che 

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l'esecuzione  del  rinvio  era  possibile,  ammissibile  e  ragionevolmente 
esigibile  ai  sensi  dell'art.  14a cpv.  2  a  4  della  legge  federale  del 
26 marzo  1931  concernente  la  dimora  e  il  domicilio  degli  stranieri 
(LDDS, CS 1 117), impartendogli un termine al 31 agosto 2005 per la-
sciare il territorio della Confederazione. L'effetto sospensivo è stato ri -
tirato ad un eventuale ricorso.

J.
Con ricorso del 22 luglio 2005, A._______ e B._______, agendo per il 
tramite del loro patrocinatore, sono insorti presso il DFGP avverso la  
suddetta  decisione,  postulandone  l'annullamento  e  chiedendo  nel 
contempo la restituzione dell'effetto sospensivo al loro gravame.

A sostegno del loro ricorso gli  interessati hanno in primo luogo ram-
mentato che A._______ è stato attivo in seno al PKK, organizzazione 
politica  illegale  turca e  che,  dopo aver  abbandonato  la  suddetta  or-
ganizzazione, si è ritrovato contro due entità, lo Stato turco che gli rim -
proverava la sua precedente attività, e il PKK dal quale egli è ritenuto 
un traditore. I ricorrenti si sono poi prevalsi di una violazione del princi -
pio dell'uguaglianza garantito dall'art. 8 della Costituzione federale del-
la  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  in 
ragione  del  fatto  che  l'interessato,  condannato  dalle  autorità  penali 
ticinesi a tre mesi di detenzione nel 1995, aveva subito un trattamento 
diverso  rispetto  ai  suoi  correi,  i  quali,  benché  avessero  rivestito  un 
ruolo ben più importante nella vicenda, hanno ottenuto l'ammissione 
provvisoria e - in almeno un caso - l'asilo politico. Prevalendosi della 
protezione garantita dall'art. 3 della Convenzione del 4 novembre 1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali 
(CEDU,  RS 0.101)  i  ricorrenti  hanno  inoltre  affermato  che  l'autorità 
inferiore  non  si  era  chinata  sulla  possibilità,  l'ammissibilità  e  il 
carattere ragionevolmente esigibile del ritorno in patria di A._______ ai 
sensi  dell'art.  14a cpv.  2  a  4  LDDS.  Essi  hanno  infine  chiesto 
l'audizione di B._______ (art. 6 CEDU).

K.
Con decisione incidentale del 2 settembre 2005, l'autorità adita ha ac-
colto l'istanza tendente alla restituzione dell'effetto sospensivo al ricor -
so presentata dai ricorrenti.

L.
Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso 

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del 4 novembre 2005, l'autorità di prime cure ha confermato la propria 
posizione e concluso al mantenimento della decisione.

M.
Invitati ad esprimersi in merito al preavviso dell'autorità intimata, con 
replica del  15 dicembre 2005, i  ricorrenti  si  sono sostanzialmente ri -
confermati nelle proprie allegazioni di fatto e di diritto. Essi hanno poi 
affermato che l'UFM non è entrato nel merito delle argomentazioni ri -
corsuali, omettendo inoltre di procedere ad una concreta ponderazione 
del caso. Gli interessati hanno infine rilevato come non fosse possibile  
comprendere a quali atti si riferisse l'autorità di prime cure per affer-
mare  che  il  ritorno  in  patria  di  A._______  non  implicherebbe  alcun 
pericolo concreto, prevalendosi a titolo precauzionale della violazione 
del diritto di essere sentiti e sottolineato che mai la suddetta autorità 
aveva rimproverato loro di non avere trasmesso sufficiente documenta-
zione. 

N.
Dando  seguito  ad  un'ingiunzione  dell'autorità  giudicante,  in  data 
10 agosto / 7 settembre 2006 i ricorrenti hanno prodotto agli atti ulte-
riore documentazione.

Invitato dal DFGP a pronunciarsi sulla vertenza alla luce della suddet -
ta  documentazione,  l'UFM  ha  proceduto  ad  un  complemento 
d'istruzione  nell'ambito  del  quale,  con  scritto  del  19  febbraio  2007, 
l'Ambasciata di Svizzera ad H._______ ha fornito delle delucidazioni 
circa  la  situazione  del  ricorrente  e  l'UFM,  tramite  I._______,  con 
rapporto del 12 aprile 2007, ha osservato che un rinvio dell'interessato 
in Turchia è inammissibile ai sensi dell'art. 3 CEDU. Con scritto del 30 
agosto 2007 l'Ufficio federale di polizia (fedpol) ha informato l'UFM che 
dall'epoca della condanna del 26 aprile 1995 in riguardo al ricorrente 
non erano più emersi  elementi  nuovi rilevanti per la protezione dello 
Stato e che d'altra parte non sussistevano motivi che ne impedissero il  
rinvio in Turchia. Nella successiva presa di posizione del 3 settembre 
2007 l'UFM ha quindi riconfermato le sue precedenti conclusioni.

O.
Invitati ad esprimersi in merito alle suddette osservazioni, con scritto 
dell'8 ottobre 2007 i ricorrenti hanno rilevato che l'autorità non si è pro-
nunciata in  merito  ai  nuovi  documenti  compiegatele e non ha preso 
posizione quo all'applicazione dell'art. 3 CEDU. Prevalendosi della vio-

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lazione del loro diritto di  essere sentiti,  essi  hanno inoltre chiesto di 
avere accesso a tutti  gli  atti  relativi all'istruttoria condotta dall'UFM a 
partire dal dicembre 2006.

P.
Dopo aver avuto visione della suddetta documentazione, con replica 
complementare del 29 novembre 2007, i ricorrenti hanno in particolare 
rilevato come nel  suo rapporto  del  19 febbraio 2007 l'Ambasciata  di 
Svizzera ad H._______ non ha escluso che le autorità turche fossero 
a conoscenza delle attività svolte da A._______ in seno al PKK, con 
conseguente rischio che egli possa essere oggetto di un procedimento 
penale in patria. Essi hanno poi sottolineato che nella sua presa di po-
sizione del 12 aprile 2007 la Divisione asilo dell'UFM ha proposto l'am-
missione  provvisoria  dell'interessato.  Quo  al  rapporto  allestito  da 
fedpol in data 30 agosto 2007, i ricorrenti hanno affermato che questa 
valutazione  è  stata  effettuata  sulla  scorta  di  ragioni  di  polizia  in 
generale  e  non  sulla  base  dell'art.  3  CEDU  e  dell'ammissione 
provvisoria  di  competenza  dell'UFM,  sottolineando  che  comunque 
fedpol ha constatato l'inesistenza di motivi di polizia tali da ostare ad 
un'ammissione provvisoria (cfr. art. 14a cpv. 6 LDDS). 

Q.
Chiamato ad esprimersi in merito alle suddetta replica complementare, 
con duplica del 28 dicembre 2007, l'UFM ha in particolare rilevato che 
A._______ non è ricercato dalle autorità del suo paese d'origine, non 
è schedato, né oggetto di un divieto del passaporto, di modo che un 
suo rientro in Turchia è ragionevolmente esigibile. L'autorità di  prime 
cure ha inoltre sottolineato che l'interessato afferma di essere rien trato 
in patria nel 1994 – 1995 per combattere nei ranghi del PKK, e questo 
nonostante  il  suo  arresto  e  l'imminenza  della  sua  condanna  in 
Svizzera, dimostrando così l'assenza di timori o di difficoltà di sorta.

R.
Delle ulteriori argomentazioni sviluppate dai ricorrenti nelle loro osser-
vazioni complementari del 3 marzo 2008, della presa di posizione del 
7 aprile 2008 dell'autorità intimata si dirà, nella misura in cui utile ai fini 
del presente giudizio, nei considerandi di diritto.

S.
Per  il  tramite  del  suo  patrocinatore  legale,  il  3  settembre  2008 
B._______ ha inviato  alla  SPI  il  verbale  di  udienza del  2 settembre 
2008 della Pretura di Bellinzona mediante il quale i ricorrenti sono stati  

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autorizzati a vivere separatamente. Inoltre, il 10 ottobre 2008 essa ha 
inviato alla detta autorità un decreto d'accusa del 18 agosto 2008 pro -
nunciato nei confronti di A._______ per vie di fatto reiterate contro il  
coniuge nel periodo dal 2004 al 14 maggio 2008 con la condanna ad 
una multa di fr. 300.- e la sentenza del 29 settembre 2008 del Presi-
dente della Pretura penale con la quale è stata ritenuta irricevibile l'op-
posizione interposta in data 8 settembre 2008 dall'accusato contro il  
suddetto decreto d'accusa siccome tardiva. 

T.
Invitato ad esprimersi in merito alla disparità di trattamento sollevata 
dal  ricorrente  in  paragone alle  persone ritenute  colpevoli  in  correità 
con  l'interessato  nella  sentenza  del  26  aprile  1995,  con  preavviso 
complementare  del  30 marzo 2010  l'UFM si  è  riaffermato  nelle  sue 
allegazioni di diritto. Infine, nella relativa nota d'accompagnamento del 
25 marzo 2010, esso ha affermato che se l'interessato riteneva degna 
di tutela la sua situazione aveva pur sempre la possibilità di presentare 
una domanda d'asilo in Svizzera. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta 
l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribuna-
le o il TAF) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 
legge  federale  del  20 dicembre 1968  sulla  procedura amministrativa 
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. In 
particolare, le decisioni in materia di estensione di un ordine cantonale 
di partenza a tutto il territorio della Confederazione rese dall'UFM - il  
quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale come definita 
all'art. 33  let. d  LTAF -  possono essere  impugnate  dinanzi  al  TAF, il 
quale statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con  
l'art. 83 let. c cifra 4 della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribu-
nale federale [LTF, RS 173.110]). 

1.2 I  ricorsi  pendenti  presso  le  commissioni  federali  di  ricorso  o 
d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1°  gennaio 
2007 sono trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 
53 cpv. 2 LTAF). 

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1.3 Salvo i casi  in cui la LTAF non disponga altrimenti,  la procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta dalla  PA (art. 37 
LTAF).

1.4 A._______ e B._______ hanno diritto di ricorrere (art. 48 PA) e il 
loro ricorso, presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, 
è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 PA). 

2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del dirit-
to federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamen-
to, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti  
nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non 
abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il  
diritto federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun 
caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in pri-
mo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del giudizio (cfr. 
consid. 1.2 della sentenza "A.451/2002del 28 marzo 2003 pubblicata 
parzialmente in DTF 129 II 215). 

3.

3.1 L'entrata in vigore, il  1° gennaio 2008, della  legge federale sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr in relazione 
con l'allegato 2, cifra I. In virtù dell'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure 
introdotte prima del 1° gennaio 2008 permane applicabile il diritto pre-
vigente (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). In concreto la decisione impugna-
ta è stata emessa anteriormente all'entrata in vigore della LStr, per la  
valutazione materiale  del  presente  ricorso ci  si  deve dunque riferire 
alla normativa previgente, segnatamente alla LDDS e alle corrispon-
denti ordinanze di applicazione, anch'esse abrogate il 1° gennaio 2008 
(cfr. art. 91 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il sog-
giorno e l'attività lucrativa [OASA; RS 142.201]).

3.2 Conformemente all'art. 126 cpv. 2 LStr,  la  procedura inerente le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

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4.

4.1 Giusta l'art. 12 cpv. 1 LDDS lo straniero che non è al beneficio di  
alcun permesso può in ogni tempo essere obbligato a lasciare la Sviz-
zera. Lo straniero è obbligato a lasciare il Cantone alla scadenza del 
permesso (art. 12 cpv. 2 LDDS). In virtù dell'art. 12 cpv. 3 prima frase 
LDDS lo straniero è inoltre tenuto a partire quando gli sia rifiutata la 
concessione o la proroga d'un permesso. In questi casi,  l'autorità gli 
assegna un termine di partenza. Se l'autorità è cantonale, l'ordine di 
partire vale solo per il territorio del cantone; se l'autorità è federale, lo 
straniero deve lasciare la Svizzera (art. 12 cpv. 3 seconda e terza frase 
LDDS).

4.2 L'autorità federale competente può trasformare l'ordine di lasciare 
un cantone in un ordine di lasciare la Svizzera (art. 12 cpv. 3 quarta  
frase LDDS). Si  tratta in  questi  casi  di  una decisione di  estensione,  
come quella oggetto della presente procedura. L'UFM estenderà, di re-
gola, a tutto il  territorio della Confederazione, gli  effetti  del provvedi -
mento cantonale sempreché, per ragioni  speciali,  non si  voglia  dare 
allo straniero la possibilità di chiedere un permesso in un altro cantone 
(art. 17 cpv. 2 in fine ODDS). 

5.

5.1 L'estensione a tutto il territorio svizzero di un ordine cantonale di  
partenza costituisce la regola generale, così come specificato all'art.  
17 cpv. 2 in fine ODDS. Questa estensione è infatti considerata come 
un automatismo (cfr. DTF 110 Ib 201 consid. 1c e Giurisprudenza delle 
autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 63.1 consid. 11c, 
62.52  consid.  9  e  57.14  consid.  5 ;  URS BOLZ,  Rechtsschutz  im 
Ausländer- und Asylrecht, Basilea/Francoforte sul Meno 1990, pag. 62 
seg.; cfr. a questo titolo la sentenza del Tribunale amministrativo fede-
rale C-8088/2007 del 7 marzo 2008, consid. 3.1 e dottrina ivi citata).

In queste condizioni, i motivi che hanno condotto le autorità cantonali  
di polizia degli stranieri, dopo una ponderazione degli interessi pubblici 
e privati in presenza, a rifiutare il rilascio o il rinnovo di un permesso e  
a pronunciare l'allontanamento dello straniero dal loro territorio (nella 
fattispecie in virtù del fatto che l'interessato era rientrato illegalmente 
sul territorio della Confederazione, aveva interessato le autorità penali 
ticinesi durante il suo precedente soggiorno e aveva volontariamente 
vissuto  separato  dalla  moglie  per  nove anni  prima di  fare  rientro  in 

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Svizzera), non possono essere rimessi in discussione nell'ambito della 
presente procedura federale di estensione. Pertanto, gli argomenti ten-
denti a dimostrare che lo straniero ha un interesse preponderante a ri -
manere in Svizzera (legati, ad esempio, alla durata del suo soggiorno, 
al suo comportamento individuale e al suo grado d'integrazione socio-
professionale in questo paese, o ai suoi legami personali con quest'ul-
timo), i  quali  rilevano della procedura cantonale di permesso e delle 
relative vie di ricorso, non hanno più ad essere esaminate dalle autori -
tà  federali  di  polizia  degli  stranieri  (riservata  l'esistenza di  eventuali  
ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento ai sensi dell'art. 14a cpv. 2 
a 4 LDDS). Del  resto, in virtù  delle normative inerenti  la ripartizione 
delle competenze in materia di polizia degli stranieri tra la Confedera-
zione ed i cantoni, non ricade nelle competenze delle autorità federali  
di polizia degli stranieri la facoltà di rimettere in causa le decisioni can -
tonali di rifiuto di permesso e di allontanamento cresciute in giudicato; 
in altre parole di costringere i cantoni a regolarizzare la presenza di 
stranieri  ai  quali  hanno definitivamente  rifiutato  il  proseguimento del 
soggiorno sul loro territorio (cfr. a questo titolo l'art. 18 cpv. 1 LDDS il  
quale prevede che la decisione cantonale che rifiuta un permesso è 
definitiva). La presente procedura d'estensione ha dunque quale og-
getto  esclusivamente  quello  di  determinare  se  è  a  giusto  titolo  che 
l'UFM ha esteso gli  effetti  di  una siffatta decisione a tutto il  territorio 
della  Confederazione in  applicazione  dell'art.  12  cpv. 3  quarta  frase 
LDDS (cfr. GAAC precitati).

Ne discende che, tenuto conto del fatto che l'estensione a tutto il terri-
torio svizzero della decisione cantonale di allontanamento costituisce 
la regola generale, l'autorità federale di polizia degli stranieri deve limi -
tarsi ad esaminare, a questo stadio della procedura, se sussistono dei  
motivi speciali tali da giustificare la rinuncia all'estensione in applica-
zione dell'art. 17 cpv. 2 in fine ODDS, così da permettere allo straniero 
di chiedere un permesso in un altro cantone (cfr. DTF 129 II 1 consid.  
3.3). Nella sua giurisprudenza il Tribunale federale considera che, dal 
momento che la rinuncia all'estensione non ha alcuna incidenza sull'il -
legalità del soggiorno in Svizzera in quanto tale e che una situazione 
irregolare non può essere tollerata, si può rinunciare ad un'estensione 
unicamente allorquando una procedura di autorizzazione è pendente 
in un cantone terzo e che tale cantone abbia autorizzato lo straniero a 
soggiornare sul suo territorio per la durata della procedura. In effetti,  
qualora lo straniero non presenti alcuna domanda di permesso in un 
cantone terzo o se questa domanda appare sin dall'inizio priva di esito 

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positivo,  gli  incombe di  lasciare  la  Svizzera  (cfr. DTF 129 precitato, 
ibidem). 

6.

6.1 Nella fattispecie si  constata che con decisione del  17 settembre 
2004  la  SPI  ha  rifiutato  di  concedere  a  A._______  il  rilascio  di  un 
nuovo permesso  di  dimora,  impartendogli  un  termine  per  lasciare  il  
territorio cantonale, decisione confermata dal TRAM con sentenza del 
4 febbraio 2005 cresciuta in giudicato. L'interessato, sprovvisto di  un 
valido  titolo di  soggiorno,  non è pertanto  più  autorizzato  a risiedere 
legalmente sul territorio ticinese.

6.2 L'autorità  di  prime  cure  non  ha  d'altronde  ritenuto  necessario 
rinunciare  all'estensione  dell'allontanamento  a  tutto  il  territorio  della 
Confederazione, il che non può essere contestato nella misura in cui 
dall'incarto non risulta che il ricorrente, il quale non si è mai prevalso 
di particolari legami con un cantone oltre al Ticino, abbia introdotto, a 
seguito  della  decisione negativa emanata dalle  autorità  ticinesi,  una 
nuova  procedura  di  permesso  in  un  cantone  terzo  che  si  sarebbe 
dichiarato  disposto  a  regolare  le  sue  condizioni  di  soggiorno  sul 
proprio territorio (cfr. GAAC 62.52 consid. 9).

Date le circostanze, il TAF è portato a considerare che non sussistono, 
in casu, dei motivi speciali suscettibili di giustificare un'eccezione alla  
regola generale prevista all'art. 17 cpv. 2 in fine ODDS. L'estensione a 
tutto il territorio della Confederazione dell'ordine cantonale di partenza 
pronunciato dall'UFM si rivela dunque essere fondata nel suo principio.

7.

7.1 Nella misura in cui la decisione di allontanamento dalla Svizzera è 
confermata nel suo principio, si deve ancora esaminare se si giustifica, 
giusta l'art. 14a cpv. 1 LDDS, invitare l'autorità di prime cure a pronun-
ciare l'ammissione provvisoria di  A._______ in ragione del  carattere 
impossibile, inammissibile o non ragionevole del rinvio. A questo titolo, 
si rileva che l'ammissione provvisoria costituisce una misura sostitutiva 
all'esecuzione del rinvio (o dell'allontanamento),  qualora la decisione 
di rinvio dal territorio elvetico non può essere eseguita. Questa misura 
di sostituzione, la quale trova il suo fondamento nell'art. 14a cpv. 2 a 4 
LDDS, esiste dunque parallelamente alla decisione di rinvio che non 
rimette in causa, in ragione del fatto che essa ne costituisce la pre-

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messa (cfr. Messaggio del Consiglio federale a sostegno del decreto 
federale sulla procedura d'asilo [DPA] e della legge federale inerente la 
creazione di un Ufficio federale per i rifugiati del 25 aprile 1990 [di se-
guito:  Messaggio  DPA],  in  FF  1990  II  605  seg;  cf.  WALTER KAELIN, 
Grundriss  des  Asylverfahrens,  Basilea/Francoforte  sul  Meno  1990, 
p. 200;  NICOLAS WISARD,  Les  renvois  et  leur  exécution  en  droit  des 
étrangers et en droit d'asile, Basilea/Francoforte sul Meno 1997, p. 89 
seg). Degli eventuali ostacoli all'esecuzione del rinvio giusta l'art. 14a 
cpv. 2 a 4 LDDS non sono pertanto tali da rimettere in causa la deci-
sione di estensione in quanto tale.

7.2 L'esecuzione  non  è  possibile  se  lo  straniero  non  può  partire  o 
essere  allontanato  né  verso il  Paese  d'origine o  di  provenienza,  né 
verso  un  Paese  terzo.  L'esecuzione  non  è  ammissibile  se  la 
prosecuzione del viaggio dello straniero verso il  Paese d'origine o di 
provenienza  o  in  uno  Stato  terzo  è  contrario  a  impegni  di  diritto 
internazionale, in particolari quelli derivanti dalla CEDU nonché dalla 
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (in seguito: 
Convenzione  rifugiati,  SR  0.142.30).  L'esecuzione  non  è 
ragionevolmente  esigibile  in  particolare  se  implica  per  lo  straniero 
un'esposizione concreta a pericolo (art. 14a cpv. 2 a 4 LDDS).

Gli  ostacoli  al  rinvio menzionati  all'art. 14a cpv. 1 della  normativa in 
oggetto hanno carattere alternativo: in  altre parole,  è sufficiente che 
uno di essi sia realizzato, affinché il rinvio sia considerato inattuabile.

8.
Nella fattispecie,  occorre  esaminare  il  carattere  ammissibile  o meno 
del rinvio di A._______ ai  sensi dell'art. 14a cpv. 3 LDDS, valutando 
pertanto  se  l'esecuzione  del  rinvio  è  contraria  agli  impegni  della 
Svizzera derivanti dal diritto internazionale.

8.1 A tale proposito va preliminarmente sottolineato che se la persona 
interessata non ha manifestato la volontà di interporre una domanda 
d'asilo, ciò non significa che le sue argomentazioni non vengono con -
siderante nel quadro di  una procedura di ammissione provvisoria. In 
effetti, nella valutazione dell'ammissibilità del rinvio verso il Paese d'o-
rigine, l'autorità adita è tenuta a considerare gli argomenti del ricorren-
te che si  fondano sul diritto internazionale cogente (STEPHAN BREITEN-
MOSER,  in:  Ehrenzeller/Schweizer/Mastronardi/Vallender  [Hrsg.],  Die 
schweizerische Bundesverfassung, Kommentar, 2a ed., Zurigo 2008). 

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Tra  gli  obblighi  internazionali  che  vanno  esaminati  nella  presente 
procedura vi sono in particolare il divieto di tortura e altri  trattamenti 
inumani  o  degradanti  garantiti  dall'art.  3  CEDU,  dall'art.  3  della 
Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105, cfr. anche art. 25 
cpv.  3  Cost.)  nonché  dall'art.  7  del  Patto  internazionale  del  16 
dicembre  1966  relativo  ai  diritti  civili  e  politici  (Patto  ONU  II,  RS 
0.103.2) e il divieto d’espulsione e di rinvio al confine garantito dall'art. 
33 della Convenzione rifugiati. 

8.2 In quest'ambito, se è ben vero che il divieto di tortura, di pene e di  
trattamenti  inumani  o  degradanti  si  applica  indipendentemente  dal 
riconoscimento della qualità di  rifugiato (cfr. Corte europea dei diritti  
dell'uomo, sentenza  Vilvarajah e altri  c. Gran Bretagna del 30 ottobre 
1991, serie A no 215, par. 102-103 e 111-113, sentenza Cruz Vara e al-
tri c. Svezia del 20 marzo 1991, serie A no 201, par. 69-70; sentenze 
della  Commissione  europea  dei  diritti  dell'uomo  No  14514/89, 
14982/89; DTF 2C_87/2007 del 18 giugno 2007 consid. 2.2, 111 Ib 68 
consid. 2a e riferimenti  ivi  citati,  Journal  des Tribunaux (JdT) 1987 I 
206;  GAAC  50.5),  ciò  non  significa  ancora  che  un  allontanamento 
sarebbe  proibito  per  il  solo  fatto  che  nel  paese  in  questione  si 
constatano  delle  violazioni  a  questa  norma.  È  necessario  che  la 
persona  che  si  prevale  dell'art.  3  CEDU  dimostri  in  modo 
soddisfacente l'esistenza di un vero rischio concreto e serio - " al di là 
di  ogni  ragionevole  dubbio" -  per  riprendere  i  termini  utilizzati  nella 
giurisprudenza delle autorità precitate - di essere vittima di torture, o 
di trattamenti inumani o degradanti in caso di un rimpatrio nel suo pae-
se (JACQUES VELU /  RUSEN ERGEC, La Convention européenne des droits 
de  l'homme,  Bruxelles  1990,  pag.  203  seg.;  ARTHUR HAEFLIGER,  Die 
Menschenrechtskonvention  und  die  Schweiz,  Berna  1993,  pag.  64e 
seg.). Ne discende che una guerra civile, una situazione d'insurrezio -
ne,  dei  gravi  disturbi  interni,  un clima di  violenza generalizzato, non 
sono sufficienti a giustificare la messa in atto di una protezione deri -
vante dall'articolo 3 CEDU, finché la persona interessata non è in gra-
do di  rendere altamente probabile di  essere preso di  mira personal-
mente - e non soltanto per il fatto di un caso fortuito - da misure in -
compatibili  con  la  disposizione  in  questione  (KAY HAILBRONNER,  Der 
Flüchtlingsbegriff  des  Genfer  Flüchtlingskonvention  und  die 
Rechtstellung von De-facto-Flüchtlingen, ZAR 1993, pag. 8; dello stes-
so autore, das Refoulement-Verbot und die humanitären Flüchtlinge im 
Völkerrecht, ZAR 1987, pag. 10 e seg.; KÄLIN, op. cit. pag. 205 e 237). 

Pagina 14

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9.
Al  fine  di  valutare  l'ammissibilità  dell'esecuzione  del  rinvio  del-
l'interessato,  occorre  pertanto  determinare  se,  in  ragione  della  sua 
passata militanza in seno al PKK, esistono per quest'ultimo dei rischi 
concreti e seri in caso di ritorno nel suo paese d'origine. Questa analisi 
deve essere attuata tenendo conto in particolare degli ultimi sviluppi in 
merito alle attività svolte dal PKK in Turchia, delle misure adottate dal  
governo turco per contrastare questa organizzazione da essa ritenuta 
come terroristica e del trattamento ivi riservato ai suoi membri  o ex-
membri.

9.1 Per l'analisi  di  queste  problematiche il  Tribunale  si  è  fondato  su 
rapporti emanati dall'Organisation Suisse d'Aide aux Réfugiés (OSAR) 
e da diverse organizzazioni internazionali, quali ad esempio lo Human 
Rights  Watch,  l'Organizzazione  delle  Nazioni  Unite  (ONU)  tramite  il  
suo Human Rights Council,  Amnesty International,  la Human Rights 
Foundation of Turkey  (cfr. a questo titolo i  siti  internet  www.hrw.org  , 
www.ecoi.net  , www.tihv.org  , www.osar.ch).

Dopo un periodo di relativa calma seguito alla cattura del leader del  
PKK Öcalan nel 1999, la situazione si è di nuovo infiammata negli ulti -
mi  due anni,  caratterizzati  da frequenti  scontri  armati  tra  guerriglieri  
del PKK e truppe governative. A seguito di questi mutamenti, il gover-
no turco ha inasprito la legge anti-terrorismo, le forze di sicurezza e di  
polizia perseguono penalmente i membri e gli attivisti del PKK, aumen-
tando nel contempo la pressione sui simpatizzanti di questa organiz-
zazione,  soprattutto  nelle  regioni  a  maggioranza curda. Esse  hanno 
inoltre allestito una banca dati delle persone che potrebbero costituire 
un pericolo per il  paese, e la schedatura di  ex attivisti  del  PKK può 
comportare l'apertura di procedimenti nei loro confronti. In questa ban-
ca dati figurano anche le informazioni fornite dai servizi segreti turchi, i 
quali sono incaricati di monitorare le attività pro curde in Svizzera, at -
traverso il controllo della stampa e la partecipazione a manifestazioni  
in favore del popolo curdo. Il capillare sistema di controllo e di informa-
zione interno ed esterno messo in atto dalle autorità turche lascia per -
tanto presagire che in caso di rientro in patria ben difficilmente un ex 
membro o ex combattente del PKK può sfuggire agli accurati controlli  
posti  in  essere.  Secondo  il  parere  dei  vari  attori  attivi  in  Turchia 
(organizzazioni  internazionali,  giornalisti,  etc),  esiste  il  rischio,  per 
alcuni considerevole, che queste persone siano accusate, incarcerate 

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http://www.hrw.org/
http://www.tihv.org/
http://www.ecoi.net/

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e  facciano  oggetto  di  torture.  Inoltre,  nel  caso  in  cui  dovessero 
collaborare con le autorità governative, esse sarebbero confrontate a 
rappresaglie e ritorsioni da parte del PKK.

9.2 Quo  alla  situazione  personale  di  A._______,  giova  sottolineare 
come  l'Ambasciata  di  Svizzera  ad  H._______  ha  affermato  che  le 
autorità diplomatiche turche in Svizzera seguono da vicino le notizie 
inerenti  le relazioni bilaterali  o i  cittadini  turchi  ivi  residenti,  di  modo 
che  esse  sono  molto  verosimilmente  al  corrente  dell'attività 
dell'interessato in seno al PKK a seguito della condanna pronunciata 
nei suoi confronti in data 26 aprile 1995, e questo indipendentemente 
dal fatto che egli non risulti essere schedato e ricercato dalle autorità 
turche.  La  suddetta  rappresentanza  elvetica  ha  inoltre  rilevato  che 
A._______, residente a lungo all'estero sarà certamente oggetto di un 
controllo minuzioso e approfondito da parte delle autorità doganali e di 
polizia turche in caso di rientro in patria, di modo che egli correrebbe il  
rischio  di  essere  sospettato  di  appartenere  o  di  sostenere 
un'organizzazione  illegale,  il  PKK,  con  conseguente  apertura  di  un 
procedimento penale nei suoi confronti  (cfr. relazione del 19 febbraio 
2007 all'intenzione dell'UFM, punto 4). Sulla base di queste indicazioni 
e  dell'insieme  degli  atti  di  causa,  anche  l'UFM,  tramite  I._______, 
aveva  d'altronde  considerato  il  rinvio  dell'interessato  come 
inammissibile (art. 3 CEDU), consigliandone l'ammissione provvisoria 
(cfr. presa di posizione del 12 aprile 2007).

Alla luce di quanto esposto e della situazione personale del ricorrente, 
esiste  pertanto  un  rischio  sufficientemente  concreto  e  serio  che,  in 
caso di  rinvio in  Turchia,  egli  possa essere sottoposto a tortura o a 
pene o trattamenti disumani o degradanti, di modo che tale misura ri -
sulterebbe contraria agli impegni della Svizzera derivanti dal diritto in -
ternazionale. In  conclusione,  il  Tribunale  ritiene che l'esecuzione del 
rinvio  di  A._______  non  può  essere  ritenuta  ammissibile  ai  sensi 
dell'art. 14a cpv. 3 LDDS. Le questioni della possibilità e del carattere 
ragionevolmente  esigibile  dell'allontanamento  possono  pertanto 
rimanere inevase.

9.3 Alla  luce di  quanto  esposto,  la  decisione dell'UFM in materia  di  
estensione a tutto il territorio della Confederazione di una decisione di  
rinvio  cantonale  è  fondata  nel  suo  principio;  nella  misura  in  cui  si 
riferisce all'esecuzione del rinvio, il ricorso deve essere ammesso e la 

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decisione impugnata annullata su questo punto. L'autorità intimata è 
pertanto invitata a pronunciare l'ammissione provvisoria.

10.
Nel gravame del 22 luglio 2005, i ricorrenti hanno postulato l'audizione 
di B._______, a garanzia dei suoi diritti civili  di cui all'art. 6 CEDU e 
hanno rilevato una violazione del  principio dell'uguaglianza garantito 
dall'art.  8  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera 
del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101). Nel corso della procedura essi si  
sono inoltre prevalsi di una violazione del loro diritto di essere sentiti. 

Nella specie, visto l'esito del gravame, non occorre pronunciarsi sulle  
predette  censure  sollevate  dal  ricorrente.  Va  infatti  ricordato,  in 
particolare per quanto concerne il diritto di essere sentiti, che secondo 
il Tribunale federale, è giustificato rinunciare al rinvio di una vertenza 
all'autorità  inferiore  anche in  presenza di  una grave violazione della 
precitata garanzia costituzionale nella misura in cui tale agire costitui-
rebbe unicamente  una formalità  eccessiva  che  provocherebbe inutili 
ritardi inconciliabili con gli interessi del ricorrente (cfr. DTF 133 I 201 
consid. 2.2 e giurisprudenza ivi citata).

11.
Visto  l'esito  della  procedura,  si  giustifica  di  mettere  a  carico  del  
ricorrente delle spese processuali ridotte (art. 63 cpv. 1 PA).

Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 del regolamento del 
21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi  
al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), l'autorità 
di ricorso, se ammette il gravame in tutto o in parte può, d'ufficio o a 
domanda,  assegnare  al  ricorrente  un'indennità  per  le  spese 
indispensabili  e  relativamente  elevate  che ha sopportato. In  casu  si 
constata che gli  interessati  sono patrocinati  da un legale. In ragione 
dell'insieme  delle  circostanze  della  fattispecie,  della  sua  difficoltà, 
nonché della mole di  lavoro svolto, il  Tribunale ritiene, ai  sensi degli 
art.  8  segg  TS-TAF,  che  il  versamento  ai  ricorrenti  di  un'indennità 
ridotta di Fr. 1'200.- a titolo di spese ripetibili appaia equa.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è parzialmente accolto nel senso che la decisione dell'UFM 
del 15 giugno 2005 è confermata per quanto concerne il principio del  
rinvio del  ricorrente dalla  Svizzera,  la stessa è annullata per quanto 
concerne l'esecuzione del rinvio. 

2.
L'UFM è pertanto tenuto a disporre l'ammissione provvisoria a favore 
di A._______.

3.
Le spese processuali sono fissate a Fr. 250.- e vengono compensate 
con l'anticipo spese di Fr. 600.- versato in data 28 settembre 2005. Il 
restante montante di Fr. 350.- viene restituito ai ricorrenti.

4.
L'autorità inferiore verserà ai ricorrenti un importo di Fr. 1'200.- a titolo  
di spese ripetibili.

5.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (Raccomandata; allegato: foglio di informazione per il rim-
borso) 

- autorità inferiore (incarti ... di ritorno)
- Sezione  della  popolazione,  Bellinzona,  per  informazione  (incarto 

cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione: 

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