# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ccbd95a-8f45-5e47-a2b9-c9ec282b9ab5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.08.2009 C-4792/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-4792-2008_2009-08-03.pdf

## Full Text

Corte II I
C-4792/2008

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3  a g o s t o  2 0 0 9  

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Antonio Imoberdorf, Ruth Beutler,
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
patrocinato dall'avvocato Nicola Perucchi,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto dell'autorizzazione d'entrata in Svizzera 
concernente B._______.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-4792/2008

Fatti:

A.
Nel  2007,  B._______,  cittadino del  Kosovo nato  il  ...,  ha  presentato 
una  domanda  di  autorizzazione  d'entrata  in  Svizzera  presso  la 
Rappresentanza di Svizzera a Pristina al fine di rendere visita al figlio, 
residente in Ticino. La domanda è stata respinta con decisione formale 
del 31 dicembre 2007 dall'Ufficio federale della migrazione (UFM). 

B.
In  data  14  maggio  2008,  B._______,  ha  presentato  una  nuova  do-
manda di visto per la Svizzera della durata di tre mesi al fine di rende-
re visita ai figli residenti in Svizzera, tra i quali, A._______ (di seguito: 
il ricorrente), domiciliato a Paradiso/TI. Alla domanda il richiedente ha 
allegato l'invito dell'8 aprile 2008 da parte del figlio, secondo il quale 
quest'ultimo  si  sarebbe  portato  garante  per  qualsiasi  spesa  nonché 
per l'entrata e l'uscita dalla Svizzera entro i termini prestabiliti.

Con scritto del 12 giugno 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigra-
zione del Canton Ticino ha trasmesso all'UFM per competenza e deci-
sione la domanda di visto, richiamando al contempo la sua attenzione 
sulla precedente decisione negativa.

C.
Con decisione del 27 giugno 2008, l'UFM ha rifiutato l'autorizzazione 
d'entrata in Svizzera nei confronti di B._______. In sostanza l'autorità 
di prime cure ha rilevato che l'ordine giuridico svizzero non garantisce 
né un diritto ad entrare in Svizzera né l'ottenimento di un visto. Essa 
ha poi asserito che l'uscita dal territorio elvetico alla scadenza del pre-
visto soggiorno non poteva essere considerata come sufficientemente 
garantita,  tenuto  conto  della  situazione  economica  prevalente  nel 
Kosovo e le conseguenti disparità socioeconomiche esistenti tra que-
sto paese e la Svizzera. Sulla base di tali disparità l'UFM ha dichiarato 
che non si poteva escludere che, una volta giunto in Svizzera l'interes-
sato tenti di rimanervi durevolmente con la speranza di trovarvi una si-
stemazione migliore  di  quella  che  conosce nel  suo Paese d'origine. 
L'autorità  di  prime cure ha poi affermato che B._______ non poteva 
avvalersi di stretti legami familiari o professionali con il paese d'origine 
atti a garantirne il ritorno e che la presenza in Svizzera del figlio avreb-
be  potuto  costituire  un  ulteriore  motivo  per  il  richiedente  di  volere 
prolungare il suo soggiorno. Vista la prassi restrittiva, l'UFM ha infine 

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affermato  che  il  desiderio  di  visitare  conoscenti  o  parenti  non  era 
sufficiente a giustificare il rilascio di un visto. 

D.
In data 18 luglio 2008, per il tramite del suo patrocinatore, A._______, 
ha  interposto  ricorso  avverso  la  suddetta  decisione,  postulandone 
l'annullamento  nonché  il  rilascio  dell'autorizzazione  d'entrata  in 
Svizzera. A sostegno del proprio gravame, il ricorrente ha contestato 
l'affermazione  dell'autorità  di  prime  cure  secondo  la  quale  la 
situazione socioeconomica del Kosovo sarebbe da ritenersi a tutt'oggi 
instabile, precisando oltre a ciò, come la pressione migratoria si sia in 
larga misura attenuata. Il ricorrente ha poi dichiarato che il richiedente 
è  proprietario  di  diversi  fondi,  dei  quali  è  stato  prodotto  l'estratto 
catastale.  Egli  ha  inoltre  affermato  che  il  richiedente  era  fi-
nanziariamente  indipendente,  vista  la  suddetta  proprietà  e  quella 
dell'abitazione  in  cui  vive,  godendo  altresì  del  sostegno  finanziario 
della figlia residente nella medesima provincia in Kosovo, delle sorelle 
nonché dei nipoti e dei cugini. 

E.
Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto ricorso con preavviso del 
3 ottobre 2008, l'UFM ha postulato la reiezione del gravame. Ripren-
dendo le argomentazioni esposte nella suddetta decisione, l'autorità di 
prime cure ha affermato che non vi erano motivi impellenti atti a giu-
stificare il rilascio del visto e che le garanzie fornite, anche se degne 
d'interesse,  andavano  relativizzate  poiché  l'interessato  sarebbe 
tuttavia rimasto libero delle proprie decisioni.

F.
Invitato  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata, con replica del 9 ottobre 2008, il ricorrente si è riconfermato 
nelle sue allegazioni di fatto e di diritto. Oltre a ciò egli ha rimproverato 
all'autorità  inferiore  di  non  aver  indicato  quali  fossero  le  garanzie 
appropriate  a  garantire  il  ritorno  del  richiedente  nel  suo  Paese, 
manifestando  infine  la  discutibilità  dell'affermazione  dell'autorità  di 
prime cure concernente le  disparità economiche tra i  due Stati. Alla 
memoria di  replica il  ricorrente ha nuovamente allegato l'estratto del 
registro catastale  attestante la  proprietà  del  richiedente nonché una 
lista dei figli residenti in Svizzera e dei famigliari residenti in Kosovo.

G.
Chiamato  ad  esprimersi  in  merito  alla  suddetta  replica,  con  duplica 

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dell'11 novembre 2008, l'UFM ha ripreso le proprie allegazioni di fatto 
e di diritto.

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il 
Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 dalla 
legge federale del  20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa 
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.

In particolare, le decisioni in materia di rifiuto dell'autorizzazione d'en-
trata in Svizzera rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità dell'ammi-
nistrazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF – possono es-
sere impugnate dinanzi al TAF, il quale statuisce in via definitiva (cfr. 
art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 della legge del 
17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

1.2 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, ai sensi dell'art. 
37 LTAF la procedura dinanzi al Tribunale è retta dalla PA.

1.3 Il ricorrente ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv.1 PA) e il suo ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(art. 50-52 PA).

2.
Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso ammessi sono la violazione 
del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprez-
zamento, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti  giuridicamente 
rilevanti nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità canto-
nale non abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica 
d'ufficio il diritto federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato 
in nessun caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti 
sono in primo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del 
giudizio  (cfr.  consid.  1.2  della  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo 
2003 pubblicata parzialmente in DTF 129 II 215).

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3.
La politica delle autorità svizzere in materia di visti riveste un ruolo im-
portante nella prevenzione dell'immigrazione clandestina (cfr. Messag-
gio del Consiglio federale relativo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 
2002, in FF 2002 3327). Oltre a ciò, l'autorità non può accogliere tutti 
gli stranieri che desiderano venire in questo paese, sia per un soggior-
no di  corta  durata che per un soggiorno di  lunga durata e possono 
dunque applicare legittimamente una politica d'ammissione restrittiva 
(cfr.  DTF  122  II  1  consid.  3a;  ALAIN WURZBURGER,  La  giurisprudenza 
recente  del  Tribunale  federale  in  materia  di  polizia  degli  stranieri, 
Rivista  di  diritto  amministrativo e  di  diritto  fiscale  [RDAF]  1997 I,  p. 
287).

La legislazione svizzera sugli stranieri non garantisce né il diritto d'en-
trata in Svizzera né il rilascio di un visto. La Svizzera, come tutti gli altri 
Stati, non è tenuta ad autorizzare di principio l'entrata di stranieri nel 
suo territorio. Tale decisione viene presa dalla Svizzera autonomamen-
te in accordo con il diritto internazionale pubblico (cfr. Messaggio del 
Consiglio federale relativo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, 
in FF 2002 3327; nonché DTF 133 I 185 consid. 2.3).

4.
In occasione della votazione del 5 giugno 2005, il popolo svizzero ha 
accolto il decreto federale del 17 dicembre 2004 che approva e traspo-
ne nel  diritto  svizzero gli  accordi  bilaterali  con l'Unione europea per 
l'associazione  della  Svizzera  alla  normativa  di  Schengen  e  Dublino 
(RS 362), entrati in vigore definitivamente il 12 dicembre 2008. 

L'applicazione dell'acquis di Schengen ha reso necessaria una revisio-
ne completa dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 concernente la proce-
dura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, RU 2007 5537), la quale è 
stata sostituita dall'ordinanza del 22 ottobre 2008 sull'entrata e sul rila-
scio dei visti (OEV, RS 142.204). Ai sensi dell'art. 57 OEV il nuovo di-
ritto si applica alle procedure pendenti alla data dell'entrata in vigore 
dell'OEV. 

5.
Per quanto riguarda le condizioni d'entrata in Svizzera per un soggior-
no non superiore a tre mesi, l'art 2 cpv. 1 OEV rinvia al Regolamento 
(CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 
2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attra-

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versamento delle frontiere da parte delle persone fisiche (codice fron-
tiere Schengen [GU L 105 del 13.04.2006 pag. 1-32]). Le condizioni 
d'entrata previste dal codice frontiere Schengen corrispondono essen-
zialmente a quelle di cui all'art. 5 della legge federale del 16 dicembre 
2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20). In concreto la pratica e la giuri-
sprudenza  relative  a  quest'ultima  disposizione  possono  essere 
applicate (in merito ai dettagli di tale problematica, cfr. la sentenza del 
Tribunale  amministrativo  federale  C-3015/2008  del  22  maggio  2009 
consid. 4 e 5). 

6.
L'art. 1 par. 1 e 2 del Regolamento n. 539/2001 del Consiglio del 15 
marzo 2001 (GU L 81 del 21 marzo 2001, pag. 1-7) distingue tra i citta-
dini dei paesi terzi a dipendenza dell'obbligo del visto. Considerato che 
B._______ è cittadino del Kosovo, è sottomesso all'obbligo del visto.

7.

7.1 Al fine di valutare se l'uscita dallo spazio Schengen alla scadenza 
del  previsto  soggiorno  possa  essere  sufficientemente  assicurata, 
l'autorità di prime cure deve giudicare un comportamento futuro. Ora, 
non  è  possibile  constatare  in  modo  certo  un  fatto  non  ancora 
accaduto,  tuttavia  si  possono  emettere  delle  supposizioni, 
considerando l'insieme delle circostanze del caso e i dati concreti che 
risultano dalla situazione generale del Paese d'origine del richiedente.

7.2 Il  richiedente  vive  nel  Kosovo,  costituitosi  di  recente  quale 
Repubblica indipendente, riconosciuta dalla Svizzera. La sicurezza in 
questa regione si è in larga misura stabilizzata negli ultimi anni e la ri-
costruzione dell'amministrazione e dell'infrastruttura è stata promossa 
con la partecipazione di  organizzazioni  internazionali  e di   comunità 
tra  stati.  Ciononostante  dal  profilo  economico  il  Kosovo  manca  a 
tutt'oggi di una dinamica di crescita e il tasso di disoccupazione è co-
stantemente elevato. Più della metà dei lavoratori non sono remunerati 
o percepiscono un salario irregolare. A tutt'oggi la percentuale di po-
vertà nel Kosovo si aggira attorno al 45 % e il 15 % della popolazione 
vive in condizioni di estrema povertà (cfr. <http://www.worldbank.org  >, 
Countries > Europe and Central Asia > Kosovo > Overview > Country 
Brief 2009, visitato il  26 giugno 2009). Di conseguenza, la pressione 
migratoria da questa regione risulta essere elevata, ciò che dimostra 
anche la  statistica d'asilo svizzera. Nel  2008 il  7.8 % dei  richiedenti 
l'asilo proveniva dalla Serbia e dal Kosovo; questa regione si situa al 

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http://www.worldbank.org/

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quarto  posto  nella  statistica  delle  domande d'asilo  per  nazione  (cfr. 
statistica d'asilo 2008 dell'UFM, pag. 9).

7.3 Tenuto conto delle considerazioni relative alla situazione socioeco-
nomica nel Kosovo e del fatto che la predisposizione a lasciare il pro-
prio paese d'origine è favorita, allorquando parenti o conoscenti sono 
precedentemente emigrati, la valutazione dell'UFM inerente al rischio 
relativamente  elevato  del  non  rispetto  dell'uscita  dallo  spazio 
Schengen  entro  i  termini  prestabiliti,  non  può  essere  contestata. 
Ciononostante  trarre  delle  conclusioni  basandosi  unicamente  sulla 
situazione  generale  del  paese  d'origine,  porterebbe  ad  una 
valutazione dei fatti eccessivamente generalizzata. L'autorità inferiore 
deve  per  tanto  esaminare  l'insieme  delle  circostanze  del  caso 
concreto: in particolare gli obblighi familiari, sociali o professionali pos-
sono costituire una prognosi favorevole per una partenza regolare dal-
la Svizzera.

8.
Dagli atti risulta che B._______ ha l'età di 77 anni ed è padre di cinque 
figli.  Quattro  figli  vivono  in  Svizzera  mentre  una  figlia  risiede  nel 
Kosovo e si occupa, assieme ad i cugini ed ai nipoti, del mantenimento 
del padre. Il richiedente è inoltre proprietario dell'abitazione in cui vive 
e di diversi fondi. Non si evince dagli atti in causa se il richiedente sia 
tuttora coniugato.

Alla  luce  dei  fatti  non  emergono  obblighi  di  carattere  famigliare  o 
legami  particolari  al  proprio  Paese,  i  quali  potrebbero  ostacolare 
concretamente  un'eventuale  emigrazione.  Gli  obblighi  di  natura 
amministrativa legati ai diversi fondi di cui il richiedente è proprietario 
non  possono  essere  considerati  vincolanti  a  tal  punto  da  impedire 
un'emigrazione, questi infatti possono essere facilmente delegati. Viste 
le  disparità  socioeconomiche  tra  i  due  Paesi  e  tenuto  conto  che 
quattro dei cinque figli  vivono in Svizzera, che il  richiedente è in età 
avanzata ed è dipendente economicamente dalla figlia e dai famigliari 
prossimi,  il  Tribunale  è  giunto  alla  conclusione  che  l'uscita  entro  i 
termini prestabiliti non è garantita. 

Si rammenta inoltre che l'esperienza ha a più riprese dimostrato che 
anche in presenza di obblighi tra familiari, quali coniugi o figli, l'uscita 
dalla  Svizzera  entro  i  termini  stabiliti  non  è  assicurata.  In  concreto 
visto che il richiedente non ha nessun obbligo particolare, a maggior 

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ragione si può ritenere che l'uscita dalla Svizzera entro i termini pre-
stabiliti non è garantita. 

9.
Ne discende che l'autorità di prime cure ha rilevato a giusto titolo sulla 
base della situazione agli atti, che l'uscita dallo spazio Schengen entro 
i termini stabiliti  dopo un soggiorno per visita non è sufficientemente 
garantita.  Considerato  l'insieme  delle  circostanze  del  caso,  le 
dichiarazioni fornite dal ricorrente in relazione alla presa a carico delle 
spese  cagionate  dal  soggiorno  auspicato  nonché  le  assicurazioni 
dell'invitato secondo le quali avrebbe lasciato la Svizzera allo spirare 
del visto, non sono tali da impedire ad un cittadino straniero, una volta 
sul territorio elvetico, di intraprendere i passi necessari per stabilirvisi 
durevolmente (cfr. sentenza del Tribunale federale 6S.281/2005 del 30 
settembre 2005). L'esperienza ha infatti a più riprese dimostrato come 
le  dichiarazioni  d'intenzione  formulate  in  merito  all'uscita  puntuale 
dalla Svizzera allo scadere del visto, così come le garanzie finanziarie 
fornite  dall'ospitante,  costituiscono  delle  semplici  dichiarazioni 
d'intenzione,  prive  di  effetti  giuridici  che,  in  mancanza  di  elementi 
concreti attestanti la volontà di uscire dal territorio elvetico, non sono 
sufficienti  ad  assicurare  la  partenza di  un  cittadino straniero  entro  i 
termini stabiliti. 

10.
Ne discende che l'UFM con decisione del 27 giugno 2008 non ha vio-
lato  il  diritto  federale  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del 
regolamento del  21 febbraio 2008 sulle  tasse e sulle  spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali di Fr. 600.- sono poste a carico del ricorrente e 
sono computate con l'anticipo spese dello stesso importo versato in 
data 26 agosto 2008.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione: 

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