# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98c6248c-2ec9-5f68-91fa-5adcf4060777
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 16.03.2010 S 2010 4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2010-4_2010-03-16.pdf

## Full Text

S 10 4

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 16 marzo 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative AI

1. …, 1965, di professione impiegata di commercio, cessava la propria attività 

lucrativa per dedicarsi al marito contadino ad ai due figli. Dopo il divorzio nel 

2000, si trasferiva nei Grigioni e dall’ottobre del 2003 iniziava una nuova 

convivenza a ... Dal 2002, l’assicurata accusava dolori sempre più intensi alle 

spalle e nella regione cervicale, a seguito di una protrusione del disco e 

stenosi del canale spinale. Non potendo aiutare il compagno nella pesante 

attività di contadino, essa lavorava per circa 12 ore settimanali in qualità di 

cameriera. I disturbi alle spalle si intensificavano e dall’agosto del 2005 

l’attività lavorativa veniva interrotta. Il 23 giugno 2005, … formulava domanda 

di prestazioni da parte dell’assicurazione per l’invalidità (AI). Nel novembre 

2005 l’assicurata cadeva sulla neve e riportava una frattura pluriframmentaria 

all’arto inferiore destro. A causa dell’uso delle stampelle la sintomatologia 

cervicale subiva un ulteriore peggioramento ed i dolori si irradiavano alle 

braccia. Nel corso del mese di gennaio 2007 veniva effettuata un’indagine a 

domicilio, in base alla quale risultava una percentuale di abilità in qualità di 

casalinga del 71.42%. Una riqualifica professionale in attività d’ufficio 

(imparare ad usare l’elaboratore elettronico) era destinata a fallire in quanto 

non era dall’interessata esigibile lavorare per più ore con la tastatura in seguito 

all’iniziale artrosi alle mani. Nel maggio 2008, … lasciava il compagno e si 

trasferiva a … dove in seguito affittava un appartamento di due locali e viveva 

grazie al sostegno finanziario della figlia e di uno zio. Il 1. settembre 2008, 

l’assicurata era peritata presso il SAM di Bellinzona su incarico degli organi 

AI. In base a detta valutazione persisteva una capacità del 60% nell’attività di 

cameriera e del 70% per lavori d’ufficio e in tutte le altre attività a carattere 

leggero. 

2. Con decisione 25 novembre 2009 l’Ufficio AI respingeva la richiesta di 

prestazioni d’invalidità essendo la petente - in applicazione del metodo misto 

per la determinazione del grado d’invalidità - impedita complessivamente 

invalida solo in ragione del 20.69% fino all’agosto del 2008. A partire da tale 

data l’abilità lucrativa in attività adeguata sarebbe, anche se si volesse 

applicare il metodo del paragone dei redditi, del 18.44%.

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 7 gennaio 

2010, … chiedeva un aiuto concreto al ricollocamento e una nuova 

valutazione del grado d’abilità che considera essere del 50% anche in attività 

d’ufficio. 

4. Nella propria presa di posizione l’Istituto delle assicurazioni sociali del 

Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (qui di seguito detto semplicemente ufficio AI), 

postulava la reiezione del ricorso. La rinuncia a misure d’integrazione sarebbe 

stata oggetto della decisione 30 gennaio 2008, cresciuta in giudicato. Poiché 

a partire dall’agosto 2008, l’assicurata presenterebbe solo un grado 

d’impedimento del 18%, non sussisterebbe più alcun diritto a misure 

d’integrazione. Per il resto, in un’attività adeguata la residua capacità sarebbe 

completa o almeno del 70%, ciò che escluderebbe il diritto ad una rendita 

d’invalidità. 

5. Replicando e duplicando la parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte. A sostegno della tesi di ricorso, l’istante 

adduceva la propria mancanza di collocabilità accertata dall’assicurazione 

contro la disoccupazione, mentre l’ufficio AI non considerava 

necessariamente pertinente al grado d’invalidità la constatazione fatta da 

un’altra assicurazione sociale. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte principalmente sul grado d’invalidità dell’istante. La 

questione riguardante le misure d’integrazione era stata oggetto della 

decisione 30 gennaio 2008 che l’interessata non aveva impugnato. In detta 

decisione, veniva espressamente richiamata la possibilità di presentare una 

nuova domanda al cambiamento delle circostanze. Per l’ufficio convenuto, 

dall’agosto 2008 la ricorrente non avrebbe più comunque diritto a misure 

d’integrazione presentando un grado d’invalidità inferiore al 20%. Tale 

conclusione dipende dall’esito materiale della presente vertenza e verrà 

pertanto ripresa nei considerandi che seguono.

2. a) Secondo l’art. 4 cpv. 1 della legge federale su l’assicurazione per l’invalidità 

(LAI) in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA), per invalidità s’intende l'incapacità al guadagno 

presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute 

fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

L'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che le assicurate hanno diritto ad una rendita 

intera se sono invalide almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalide 

almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalide almeno al 50% o a un 

quarto di rendita se sono invalide almeno al 40%. In generale, ai sensi dell'art. 

16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito 

del lavoro che l'assicurata conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell’invalidità e 

dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di 

un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lei in condizioni normali di 

mercato del lavoro (reddito da invalida) e il reddito del lavoro che essa 

avrebbe potuto conseguire se non fosse diventata invalida (reddito da valida). 

Se, però, un’assicurata maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima 

di essere invalida, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità 

di guadagno non è possibile poiché l’invalidità non può cagionare una vera e 

propria perdita di guadagno. 

b) Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le 

proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di 

calcolo dell’invalidità). Per mansioni consuete di una persona senza attività 

lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli 

usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di 

pubblica utilità (art. 27 OAI). L’invalidità viene così valutata sulla base di un 

confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta 

domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 cons. 3c). 

L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica 

dipende dalla struttura della famiglia, dalla situazione professionale del 

coniuge e dalle circostanze locali. Se invece l’interessata svolge solo 

parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI, 

stando al quale: qualora l’assicurata eserciti un’attività lucrativa a tempo 

parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per 

questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge 

anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata 

secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva 

dell’attività lucrativa e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi 

determinare il grado d’invalidità complessiva in funzione della disabilità patita 

nei due ambiti. Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto metodo 

misto) è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TF in DTF 

125 V 146.

3. a) Nell’evenienza in esame, fino al maggio del 2008 l’assicurata viveva in 

comunione domestica con il compagno e dichiarava apertamente che avrebbe 

continuato, senza danno alla salute, a lavorare 12 ore la settimana in qualità 

di cameriera, potendo ancora vivere per il resto con il capitale ottenuto a 

seguito del divorzio. Per questa fase di tempo si era pertanto partiti 

giustamente dall’assunto che l’assicurata avrebbe da sana continuato a 

lavorare al 71% in qualità di casalinga e al 29% come cameriera. Occorre 

pertanto stabilire il grado d’impedimento rispettivo in questi due capi d’attività. 

b) La situazione domiciliare dell’istante è stata oggetto dell’indagine 30 gennaio 

2007. Da questa risulta un grado d’impedimento nell’economia domestica 

29.15%. L’assicurata accusava degli impedimenti in svariati ambiti dell’attività 

di casalinga, che però grazie al tempo a sua disposizione era in larga misura 

in grado di gestire al meglio, ripartendo il lavoro sull’arco dell’intera mattinata 

per le giornate lavorative e sull’arco dell’intera giornata altrimenti. Per i lavori 

più pesanti, soprattutto per quelli di pulizia, poteva contare sull’aiuto del 

compagno e della di lui sorella nonché su quello di sua figlia. La dettagliata 

indagine domiciliare e le risultanze in merito al grado d’impedimento in detto 

ambito non vengono dall’istante in alcun modo contestate, per cui non vi sono 

elementi per dubitare del ben fondato dell’esplorazione effettuata e delle 

conclusioni che ne sono state tratte. Poiché l’attività di casalinga rivestiva 

un’incidenza del 71% rispetto all’attività complessiva, il grado d’invalidità 

parziale riferito a questo settore era del 20.96% (29.15 x 71 : 100), come 

giustamente accertato dagli organi AI.

c) Per contro viene nel ricorso decisamente contestato il grado d’impedimento 

nell’esercizio di un’attività lucrativa confacente. L’istante presenta una 

sindrome cervicobrachiale con irritazione della radice C7 a destra con 

restringimento del canale spinale e del forame intervertebrale a seguito di 

discopatie interessanti i segmenti C6/C7, C4/C5 e C5/C6. Vi è poi una 

tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti molli a carattere 

fibromialgico e una sindrome depressiva ricorrente. Dal punto di vista medico, 

l’ufficio convenuto sostiene di essersi fondato in larga misura 

sull’accertamento pluridisciplinare effettuato dal SAM di Bellinzona agli inizi di 

settembre del 2008. In base a tali accertamenti, per esclusive cause psichiche 

l’assicurata era considerata impedita in qualsiasi occupazione in ragione non 

superiore al 30% (vedi relazione dello psichiatra e psicoterapeuta dott. med. 

… del 4 settembre 2008). Dal profilo reumatologico, nell’attività 

precedentemente svolta di cameriera e in tutte le attività di carattere medio-

pesante, sussisterebbe un’inabilità del 40%. Nel lavoro appreso di impiegata 

di commercio vi sarebbe una limitazione del 30% per le problematiche riferite 

alla colonna cervicale e alla necessità di dover cambiare sovente posizione. 

Per quanto riguardava invece un’attività professionale più adatta, che dovesse 

permettere di “cambiare posizione mantenendo al massimo la posizione 

seduta per un’ora e mezzo di fila, appoggiandosi bene a uno schienale alto in 

una sedia di tipo ergonomico, alzandosi e cambiando appoggio, non 

mantenendo posizioni statiche prolungate per più di mezz’ora con la colonna 

cervicale e non dovendo alzare pesi sopra l’orizzontale o svolgere lavori con 

le braccia alzate sopra l’orizzontale”, l’assicurata era ritenuta dal punto di vista 

reumatologico abile completamente (vedi relazione del dott. med. … del 15 

settembre 2008). Infine, dal profilo neurologico, l’impedimento in attività 

pesanti era del 40%, mentre per i lavori d’ufficio la limitazione era 

quantificabile al 30%. Per il dott. med. …, in attività più leggere come 

commessa in un negozio di oggetti leggeri l’assicurata avrebbe sicuramente 

potuto “lavorare in modo maggiore, eventualmente anche totale” (vedi 

relazione del 3 settembre 2008). Nella valutazione complessiva del danno alla 

salute, la perizia SAM concludeva ad una capacità del 70% in un’attività 

leggera e che rispettasse i limiti funzionali della paziente (perizia SAM pag. 

25 infine). In base alle risultanze sopra riportate è evidente che l’assunto 

stando al quale in un’attività leggera sussisterebbe un’abilità lucrativa 

completa non è deducibile dalla perizia SAM, giacché già per i soli 

impedimenti psichici persiste un’inabilità del 30% in tutte le attività. In base 

all’accertamento pluridisciplinare condotto, la ricorrente è abile in ragione del 

70% in un’attività adatta e in ragione del 60% nella precedente attività di 

cameriera. Tale valutazione della residua abilità è del tutto convincente e si 

fonda sulla documentazione agli atti nonché sulle diagnosi poste anche già in 

precedenza. Basti al proposito rilevare che i medici del SAM condividevano la 

diagnosi fatta dal dott. med. …, il quale del resto non si esprimeva sulla 

questione della residua abilità nei suoi due rapporti del febbraio 2008 e del 

gennaio 2010, mentre quanto in seguito accertato dalla dott. med. … nel 

settembre del 2009 esula dallo spazio temporale qui in discussione e non può 

pertanto essere determinante per detto periodo. 

d) Fino al maggio del 2008, l’istante avrebbe continuato in condizioni normali a 

lavorare come cameriera per 12 ore la settimana. Poiché per la 

determinazione del reddito conseguibile da invalida - nei casi in cui 

un’assicurata non può più riprendere la precedente attività dopo l’insorgenza 

del danno alla salute - vanno presi a confronto i dati statistici risultanti 

dall’inchiesta svizzera sulla struttura salariale (ISS) edita dall’Ufficio federale 

di statistica (DTF 126 V 76 cons. 3b e riferimenti, 124 V 323 cons. 3b bb; DAS 

AI 1999 ni. 6 e 11 e 1998 ni. 8 e 15 nonché per i Grigioni sentenze non 

pubblicate del 21 febbraio 2003, I 750/02, 13 marzo 2003, I 103/02 e del 30 

gennaio 2004, I 325/02), in applicazione del principio della parallelizzazione 

dei salari comparabili (DTF 134 V 322), anche per la determinazione del 

salario da valida in qualità di cameriera occorre partire dagli stessi dati. 

Concretamente, secondo la tabella TA 1 della ISS riferita al 2006, lo stipendio 

lordo mensile (40 ore settimanali) di una donna impiegata nel settore 

gastronomico senza particolari conoscenze professionali era di fr. 3'513.-- per 

un conseguente reddito annuo di fr. 42'156.--. Considerato un tempo di lavoro 

di sole 12 ore settimanali, ne risulta un reddito di fr. 12'225.--. In un’attività 

adeguata di tipo semplice e ripetitivo (livello di qualifica 4) nel settore privato 

il reddito annuo conseguibile era nel 2006 di fr. 48'228.-- (4'019.-- x 12). 

Considerato un grado d’impedimento del 30% (fr. 33'759.--) e una percentuale 

d’occupazione del 29% ne deriva un reddito di fr. 9'790.--. Da parte degli 

organi AI non è stato a questo punto operata alcuna deduzione percentuale 

aggiuntiva. Tale aspetto, considerato il ridotto grado d’invalidità risultante dal 

paragone dei redditi che segue non sarebbe comunque suscettibile in nessun 

caso d’incidere in modo rilevante sul risultato del caso concreto, anche 

applicando la riduzione massima consentita. Procedendo al paragone dei 

redditi ne risulta un grado d’invalidità del 20% nell’attività lucrativa (applicando 

la deduzione percentuale massima del 25% il rispettivo grado d’invalidità 

sarebbe del 36%). Considerato che il settore non riveste che il 29% dell’attività 

complessiva, il grado parziale dell’invalidità in detto settore è del 5.8% (29 x 

20 : 100), rispettivamente del 10.4%. Complessivamente il grado 

d’impedimento nell’attività di casalinga e in un’attività adeguata è pertanto del 

26.76% (20.96 + 5.8) o, nell’evenienza più favorevole all’assicurata, del 

30.96%, ciò che esclude in ambedue i casi il diritto ad una rendita d’invalidità. 

4. a) A partire dal mese di maggio del 2008, la situazione dell’assicurata ha subito 

un radicale cambiamento. Pur mantenendo ancora il proprio domicilio nei 

Grigioni, essa ha lasciato il compagno e si è trasferita in un appartamento nel 

Cantone Ticino, dove vive anche grazie al sostegno finanziario di uno zio e 

della figlia. Poiché un cambiamento determinante va tenuto in considerazione 

dal momento che è durato almeno tre mesi (art. 88a cpv. 1 OAI), da parte 

degli organi AI tale modifica sostanziale delle condizioni di vita dell’istante è 

stata tenuta in considerazione a partire dal mese di agosto 2008 - dopo averle 

accordato il diritto di audizione - solo parzialmente, ovvero operando un 

calcolo approssimativo del grado d’invalidità sulla base di un reddito 

conseguibile da sana in qualità di cameriera e svolgendo un lavoro in misura 

completa. Questo modo di procedere non può trovare conferma, già in 

considerazione dell’approssimazione dei dati a fondamento del calcolo 

operato. Non è infatti nelle concrete circostanze dato stabilire in che misura 

esattamente l’assicurata sarebbe intenzionata a svolgere un’attività lucrativa 

e in quale ambito. Il fatto che essa abbia precedentemente sostenuto che 

avrebbe continuato a svolgere l’attività di cameriera per 12 ore la settimana 

non permette di concludere, per una persona che gode di una formazione 

come impiegata di commercio, che tale aspirazione valga anche dal momento 

in cui l’attività non viene più svolta solo per avere qualche soldo in più o come 

diversivo, ma per delle impellenti necessità finanziarie. In primo luogo occorre 

pertanto stabilire quale sarebbero state concretamente le intenzioni della 

ricorrente in termini lavorativi, dopo il radicale cambiamento delle circostanze 

intervenuto nel maggio del 2008, ovvero quale attività avrebbe svolto e in che 

misura. Infatti, qualora il reddito da valida dovesse essere stabilito in base ad 

un’attività d’ufficio, il risultato potrebbe essere del tutto diverso da quello 

presentato nella decisione impugnata. Già nell’ambito dell’audizione in vista 

del rilascio della decisione definitiva, la ricorrente chiedeva con scritto 20 

aprile 2009 un aiuto all’integrazione per un’attività d’ufficio, non avendo 

conoscenze informatiche. Ne consegue che già tale questione richiede 

ulteriori accertamenti. 

b) Accanto alla presa in considerazione di un grado d’impedimento del 30% 

anche in attività adeguata, l’istanza precedente non ha operato alcuna 

riduzione addizionale malgrado l’istante presenti delle marcate limitazioni per 

la scelta dell’attività confacente. Soprattutto i disturbi alle dita, che non 

pemettono un’attività prolungata alla tastatura, escluderebbero anche 

l’esplicazione di attività manuali leggere di tipo ripetitivo. Non è pertanto dato 

sapere per quale motivo non entrerebbe in considerazione un’ulteriore 

deduzione percentuale. In ogni caso, il grado d’invalidità del 18.44%, 

accertato nella decisione impugnata, non può in questa sede essere 

confermato. In base alla documentazione agli atti, la ricorrente sembra poi 

presentare a partire dal 2009 anche degli impedimenti fisici a seguito 

d’incipienti disturbi al braccio destro (vedi certificazione della dott. med. … e 

decisione di mancanza di idoneità al collocamento dell’assicurazione contro 

la disoccupazione). Prima di decidere sul grado d’invalidità, sarebbe pertanto 

utile chiarire anche dal profilo medico se la situazione dell’istante abbia o 

meno subito un peggioramento. Dai nuovi accertamenti che l’autorità è tenuta 

ad effettuare e in base al nuovo grado d’invalidità accertato sarà poi possibile 

stabilire se la ricorrente ha o meno ancora diritto a misure di reintegrazione. 

5. a) In conclusione, il ricorso è respinto per quanto riguarda il rifiuto di una rendita 

d’invalidità sulla base della situazione della petente fino all’agosto del 2008. 

Per contro viene annullato il grado d’invalidità accertato in seguito al 

cambiamento sostanziale delle circostanze e l’implicito rifiuto a misure di 

integrazione per il periodo successivo. Gli atti vengono in questo senso 

ritornati all’ufficio convenuto per l’esplicazione di ulteriori accertamenti e la 

presa di una nuova decisione di rendita che tenga anche in considerazione 

l’eventuale diritto a misure d’integrazione a partire da un grado d’invalidità del 

20%. 

b) In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di controversie 

relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale 

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è 

determinata tra fr. 200.00 e fr. 1000.00 in funzione delle spese di procedura e 

senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). L’esito della vertenza 

giustifica un proporzionale accollamento dei costi occasionati dal presente 

procedimento, tre le due parti in causa, mentre la ricorrente, che si è fatta 

rappresentare da un consulente, non ha diritto a ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto per quanto riguarda il rifiuto delle prestazioni di rendita per 

il periodo fino all’agosto 2008 e parzialmente accolto nel senso dei 

considerandi per il periodo successivo. Gli atti vengono ritornati all’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI, per la presa di 

una nuova decisione in questo senso. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato per metà da 

… e per l’altra metà dell’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei 

Grigioni, Ufficio AI, entro trenta giorni dalla notifica della presente decisione 

all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Non vengono assegnate ripetibili.