# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d98847e-a21e-5ce8-b401-d8e235619199
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 22.01.2013 S 2009 177
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2009-177_2013-01-22.pdf

## Full Text

S 09 177A
ses

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 13 dicembre 2011

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. Dal 1989 … era assicurato per le conseguenze di infortuni e malattie 

professionali presso la … Assicurazioni SA (detta qui di seguito assicurazione 

infortuni). Per le conseguenze di un sinistro occorso il 10 settembre 2004, 

l’assicurazione infortuni forniva inizialmente le prestazioni di legge. Il 3 giugno 

2005 l’assicurazione infortuni comunicava all’interessato di ritenerlo abile in 

ragione del 50% e il successivo 31 agosto 2005 lo informava della cessazione 

del versamento delle indennità giornaliere con effetto dal 15 settembre 2005. 

L’11 gennaio 2007, l’assicurazione infortuni chiedeva la restituzione delle 

prestazioni indebitamente versate per un ammontare complessivo di fr. 

30'385.30, non potendo … essere considerato un lavoratore dipendente. Il 

provvedimento veniva confermato anche in sede di opposizione in data 22 

ottobre 2009.  

2. L’interposto ricorso proposto al Tribunale amministrativo veniva accolto e 

confermata la qualifica di dipendente dell’istante (STA S 09 177). Con 

decisione 30 maggio 2011, il Tribunale federale accoglieva invece il ricorso 

presentato dall’assicurazione infortuni, qualificava come indipendente l’attività 

svolta da … e confermava la revoca di riconoscere prestazioni da parte 

dell’assicurazione infortuni (STF 8C_691/2010). Gli atti venivano pertanto 

ritornati al Tribunale amministrativo affinché statuisse sulla questione della 

restituzione delle prestazioni ottenute indebitamente.  

3. Nell’ambito del nuovo scambio di scritti ordinato dal Giudice dell’istruzione, il 

ricorrente contestava l’esistenza dei presupposti per chiedere la restituzione 

delle prestazioni, invocava la prescrizione della pretesa e opponeva alla 

richiesta la compensazione della stessa con i premi indebitamente versati dal 

1989 al 2006. 

4. L’assicurazione infortuni confermava il ben fondato dalla domanda di 

restituzione, non riteneva subentrata la prescrizione relativa per chiedere la 

restituzione delle prestazioni e si opponeva alla compensazione adducendo 

la perenzione della pretesa. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla liceità della richiesta restituzione delle prestazioni 

versate all’assicurato a seguito del sinistro occorso il 10 settembre 2004, per 

un ammontare complessivo di fr. 30'385.30 e sull’eventuale possibilità di 

operare una compensazione tra detto credito ed i premi pure indebitamente 

corrisposti. Dal profilo formale l’istante adduce la prescrizione della pretesa, 

l’intimazione della richiesta di restituzione alla persona sbagliata e la nullità 

del provvedimento impugnato, che non richiamerebbe espressamente la 

possibilità di chiedere il condono della prestazione. 

2. a) Secondo l'art. 25 della legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni 

sociali (LPGA), le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. 

La restituzione non deve essere chiesta se l’interessato era in buona fede e 

verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cpv. 1). Il diritto di esigere la restituzione 

si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto 

d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni 

dopo il versamento della prestazione (cpv. 2). Se il credito deriva da un atto 

punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più 

lungo, quest'ultimo è determinante. Il termine è rispettato se la decisione di 

restituzione viene emessa entro un anno (DTF 119 V 95 cons. 4c e 433 cons. 

3b). La perenzione provoca l'estinzione del diritto (Kieser, ATSG-Kommentar, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, nota 38 all'art. 25; Maeschi, Kommentar zum 

Bundesgesetz über die Militärversicherung, Berna 2000, nota 31 all'art. 15 

LAM), non solo la possibilità di porlo in esecuzione. Essa va quindi esaminata 

d'ufficio, indipendentemente da un'eventuale eccezione (DTF 113 V 181 cons. 

2, 112 V 8 cons. 4c, 111 V 136 cons. 3b). 

b) Secondo costante prassi (sviluppata in relazione al vecchio art. 47 cpv. 2 

LAVS e applicabile anche alla LPGA: DTF 133 V 582 cons. 4.1, 119 V 433 

cons. 3a; Kieser, op. cit., nota 39 all'art. 25) il termine di perenzione decorre 

nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa 

ragionevolmente esigibile, avuto riguardo alle circostanze concrete, avrebbe 

dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (v. cons. 5.1 non 

pubblicato in DTF 133 V 579 e 124 V 383 cons. 1 e riferimenti). Per poter 

esaminare i presupposti della restituzione l'amministrazione deve disporre di 

tutti i fatti rilevanti, da cui emerga il principio e la misura del diritto al rimborso. 

Per determinare la pretesa non è quindi sufficiente che l’assicurazione venga 

solo a conoscenza di circostanze che forse potrebbero condurre ad 

ammetterla oppure che permettono di stabilirne il principio ma non la misura 

(DTF 112 V 181 cons. 4a e STF C 11/00 del 10 ottobre 2001 cons. 2). 

c) Nell’evenienza, la restituzione è stata formalmente decisa l’11 gennaio 2007. 

Per il ricorrente, la convenuta conosceva il motivo della restituzione già a 

partire dal 1. luglio e dal 31 agosto 2005. Per questo, la richiesta presentata 

al trascorrere di oltre un anno dal momento in cui l’assicurazione infortuni 

avrebbe avuto conoscenza del fatto sarebbe prescritta. La tesi non merita 

protezione. Nella richiesta di una perizia medica del 1. luglio 2005, 

l’assicurazione infortuni evocava che l’istante era attivo in qualità di 

indipendente dal mese di giugno a fine settembre come locatario e oste 

nonché dal mese di ottobre a quello di aprile come venditore e locatore di sci. 

In effetti, la descrizione dell’attività fatta dall’assicurazione infortuni lascia 

supporre che la qualifica di indipendente fosse nota già nell’estate del 2005 

(e in parte anche già nel 2004) per quanto riguarda queste due attività. 

L’assicurazione infortuni reputava però che l’assicurato fosse occupato in 

qualità di consulente per la società che lo retribuiva anche altrove e non 

esclusivamente in queste due attività. E’ infatti notorio che un assicurato può 

svolgere attività in parte a titolo indipendente e in parte come dipendente. 

Erano state essenzialmente le risposte fornite tramite il dettagliato formulario 

24 gennaio 2006 a permettere all’assicurazione infortuni di concludere alla 

qualità di indipendente dell’intero lavoro svolto. Infatti, in base a tale 

questionario, le ore lavorative prestate presso i due esercizi in parola 

escludevano un’altra possibilità d’impiego per almeno 8 ore lavorative 

settimanali altrove e confermavano il carattere di indipendente dell’intera 

attività svolta. Anche la comunicazione 31 agosto 2005 non permette una 

diversa conclusione. Detto scritto, nel quale “Le facciamo notare che secondo 

il giudizio del Dr. … come gerente sarebbe possibile un’abilità lavorativa del 

75%”, riguardava esclusivamente il ripristino della capacità lavorativa. Nel 

contesto, l’espressione “come gerente” non può pertanto essere intesa 

diversamente dal senso che si intendeva darle. In particolare non è dato da 

tale comunicazione concludere ad una qualificazione giuridica del tipo di 

attività svolta dall’istante da parte del medico incaricato della perizia. Per 

questi motivi, la richiesta di restituzione formulata l’11 gennaio 2007 non è 

caduta in prescrizione. Evidentemente, neppure il termine di perenzione di 

cinque anni dopo il versamento della prestazione è intervenuto. Le prestazioni 

in oggetto sono state al più presto corrisposte dal 10 settembre 2004 e sono 

state sospese, in base alla fattispecie accertata dal Tribunale federale, il 15 

settembre 2005, per cui la restituzione doveva essere richiesta entro il 10 

settembre 2009. La richiesta di restituzione intimata nel gennaio 2007 era 

pertanto stata presentata molto prima dello scadere del termine di perenzione. 

3. Sempre dal profilo formale, l’istante reputa che la restituzione decisa nei suoi 

confronti sia viziata, non essendoci identità tra il destinatario della prestazione 

versata, che nell’evenienza sarebbe stata la società datrice di lavoro, e la 

persona dell’assicurato alla quale verrebbe chiesta la restituzione. Anche 

questa tesi non merita conferma. Come emerge con sufficiente chiarezza 

dagli atti, in particolare dal conteggio del 21 giugno 2005 e dalla dichiarazione 

dei redditi del ricorrente concernente l’anno 2004, le prestazioni assicurative 

sono state in casu versate direttamente all’assicurato e non al datore di lavoro. 

Non vi sono pertanto elementi a suffragio della tesi di ricorso e la restituzione 

decisa nei confronti dell’istante sfugge a qualsiasi critica.

4. a) Infine, formalmente, l’istante pretende che il provvedimento impugnato sia 

nullo, non recando la decisione di restituzione l’indicazione riguardante la 

possibilità di chiedere il condono, come previsto esplicitamente all’art. 3 cpv. 

2 dell’ordinanza sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali 

(OPGA). Per prassi costante, una decisione amministrativa viziata è, di 

regola, unicamente annullabile. Se, quindi, non viene impugnata 

tempestivamente, essa diviene formalmente definitiva e non può più venire 

contestata. Solo di rado una simile decisione è nulla, cioè non esplica effetto 

alcuno (DTF 129 I 363 cons. 2.1, 122 I 99 cons. 3a/aa e 104 Ia 176 cons. 2c). 

Ciò è segnatamente il caso se il vizio è particolarmente grave, è evidente o 

perlomeno facilmente riconoscibile e, infine, l'accertamento della nullità non 

mette in serio pericolo la sicurezza del diritto (STF 2A.18/2007 dell'8 agosto 

2007 cons. 2.4 e 2.5, e 5P.178/2003 del 2 giugno 2003 cons. 3.2). Di norma, 

vengono considerati vizi particolarmente gravi taluni errori di procedura, quali 

l'incompetenza dell'autorità giudicante. Gli errori riguardanti il contenuto 

invece causano raramente la nullità dell'atto (DTF 129 I 363 cons. 2.1 e 

riferimenti), e meglio solo se sono eccezionalmente gravi; ciò si verifica, ad 

esempio, quando l'atto diviene, in pratica, privo di effetto e meglio impossibile 

da eseguire, insensato, immorale (STF 5P.178/2003 del 2 giugno 2003, cons. 

3.2) oppure in contrasto con un divieto assoluto posto dalla Costituzione, ad 

esempio nel caso in cui una decisione non abbia alcuna base legale (STF 

2A.18/2007 dell'8 agosto 2007 cons. 2.4 e 2.5). 

b) Alla luce della citata prassi, è escluso che il provvedimento qui impugnato sia 

nullo semplicemente a seguito dell’omissione di indicare la possibilità di 

chiedere il condono. Importante è che tale possibilità resti impregiudicata 

all’assicurato, a giudizio conosciuto sulla liceità della richiesta restituzione, ciò 

che nell’evenienza non è contestato. Pertanto della mancata indicazione della 

possibilità di chiedere il condono all’istante non deriva scapito alcuno per cui 

l’omissione non comporta nell’ambito del presente procedimento alcuna 

conseguenza.  

5. a) Come ha ricordato il Tribunale federale nel proprio giudizio (STF 

8C_691/2010), giusta l’art. 49 cpv. 1 LPGA nei casi di ragguardevole entità o 

quando vi è disaccordo con l'interessato, l'assicuratore deve emanare per 

scritto le decisioni in materia di prestazioni, crediti e ingiunzioni. L'art. 51 cpv. 

1 LPGA precisa che le prestazioni, i crediti e le ingiunzioni che non sono 

contemplati nell'articolo 49 cpv. 1 possono essere sbrigati con una procedura 

semplificata. In virtù di tale disposizione (e dell'art. 124 OAINF) le decisioni di 

assegnazione di indennità giornaliere LAINF possono essere emanate, come 

avvenuto nel caso concreto, informalmente (STF 8C_99/2008 del 26 

novembre 2008 cons. 3.2). Poiché dopo un certo lasso di tempo passano 

anch'esse in giudicato, l'assicuratore infortuni può modificarle solo alle 

condizioni poste dall'art. 53 LPGA, secondo cui le decisioni e le decisioni su 

opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a 

revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti 

rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in 

precedenza (cpv. 1). L'assicuratore inoltre può tornare sulle decisioni o sulle 

decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che 

erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza 

(STF 8C_99/2008 succitata cons. 3.2). 

b) L'obbligo di restituzione sancito all'art. 25 cpv. 1 LPGA implica che siano 

adempiute le condizioni per una revisione processuale (presenza di nuovi fatti 

o di nuovi mezzi di prova già preesistenti [art. 53 cpv. 1 LPGA]) o per un 

riesame (errore manifesto nella concessione della prestazione e notevole 

importanza della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) della decisione - formale o 

informale - che ha riconosciuto le prestazioni in causa (DTF 130 V 319 cons. 

5.2, 129 V 110 seg. cons. 1). Per determinare se è possibile riconsiderare una 

decisione per il motivo che essa sarebbe senza dubbio erronea, occorre 

fondarsi sulla situazione giuridica esistente al momento in cui questa 

decisione è stata resa prendendo in considerazione la prassi allora in vigore 

(DTF 125 V 383 cons. 3 pag. 389 con riferimenti). Un cambiamento di prassi 

o di giurisprudenza non giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 

8 cons. 2c e 115 V 314 cons. 4a/cc). L’errore manifesto può derivare 

dall’applicazione del diritto o da una errata constatazione dello stato di fatto 

determinante (DTF 127 V 14). In principio, il riconoscimento di una 

prestazione indebita costituisce un errore manifesto (DTF 126 V 401 e 125 V 

389 cons. 3). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per evitare che la 

riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare 

liberamente le condizioni poste a fondamento delle prestazioni di lunga 

durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare, non si può parlare 

di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende 

dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo 

margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la 

decisione iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di 

diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione 

iniziale, le condizioni per procedere a una riconsiderazione non sono date (cfr. 

STF 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 cons. 3.1 dove la riconsiderazione 

dell’iniziale decisione veniva considerata inattuabile dopo che il preteso 

arrotondamento della rendita d’invalidità era frutto di una deliberata scelta 

dell’amministrazione e non di una svista).

c) Nel caso concreto, a seguito del giudizio espresso dal Tribunale federale nella 

sentenza del 30 maggio 2011, l’stante deve essere considerato un lavoratore 

indipendente non assicurato obbligatoriamente contro gli infortuni in qualità di 

dipendente. Infatti, l'opponente svolge due attività lucrative indipendenti, cui 

dedica l'intero suo tempo e tramite le quali consegue effettivamente i propri 

redditi, non ha alcun rapporto di subordinazione se non nei confronti di sé 

stesso e sopporta personalmente eventuali rischi imprenditoriali. In 

considerazione di questa realtà economica, egli va pertanto ritenuto 

lavoratore indipendente. Dal momento infine che l'impegno di lavoro è 

consacrato interamente alle citate attività indipendenti, non rimane spazio per 

esercitare l'attività di consulente aziendale in rapporto d'impiego con la società 

anonima. Ne segue che l'interessato non andava considerato nel periodo 

decisivo lavoratore esercitante attività lucrativa dipendente (STF 

8C_691/2010). Nella misura in cui l’assicurazione infortuni versava le legali 

prestazioni assicurative in base ad uno statuto giuridico che in seguito non si 

è rivelato tale e quindi contrariamente a quanto previsto dall’ordinamento 

legale (STF 9C_795/2009 del 21 giugno 2010), essa è pertanto incorsa in un 

errore manifesto nella concessione delle prestazioni ai sensi dell’art. 53 cpv. 

1 LPGA. La notevole importanza della rettifica è data dal carattere periodico 

delle indennità giornaliere versate (DTF 119 V 479 cons. 1c) e dal non 

indifferente ammontare chiesto in restituzione pari a fr. 30'385.30, che non 

può certo essere considerato un importo bagattella, come preteso dall’istante. 

6. a) Come è già stato ricordato ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA, le prestazioni 

indebitamente riscosse non devono essere restituite se l'interessato era in 

buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà. Questi presupposti devono 

essere adempiuti cumulativamente (DTF 126 V 48 cons. 3c). Per quanto 

concerne la nozione di buona fede, giova ricordare che il solo fatto che 

l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta 

per ammetterne la buona fede. La buona fede, in quanto condizione 

necessaria per il condono, è esclusa a priori se i fatti che danno luogo 

all'obbligo di restituzione (per es. una violazione dell'obbligo di annunciare o 

di informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave 

negligenza. Per contro, l'assicurato può invocare la propria buona fede se 

l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per es. 

una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di informare (DTF 112 V 103 

cons. 2c e 110 V 180 cons. 3c). 

b) Nell’evenienza concreta la buona fede è esclusa. L’istante doveva 

necessariamente sapere che nella gestione dell’ospizio e come venditore e 

consulente dei negozi di articoli sportivi agiva a proprio rischio e pericolo 

ovvero in qualità di indipendente. Egli era poi quello meglio ritenuto sapere 

che la pretesa attività di consulente per l’omonima società anonima era 

concretamente inesistente, come accertato in sede giudiziaria federale. Il 

costrutto giuridico di dipendente della ditta era stata una scelta dell’istante, 

senza però che in realtà ve ne fosse la necessità, viste le concrete attività 

svolte. Per questi motivi non è dato concludere alla buona fede del ricorrente. 

7. a) Dopo la constatazione del carattere indipendente dell’attività svolta 

dall’istante, durante il periodo qui determinante, l’assicurazione ha chiesto la 

restituzione delle prestazioni versate indebitamente, non sussistendo 

copertura assicurativa. Evidentemente senza alcuna copertura assicurativa 

non sussiste neppure l’obbligo di versare dei premi. In questo senso, nei limiti 

delle disposizioni legali sui termini di prescrizione e perenzione, la 

compensazione opposta dall’istante alla pretesa della convenuta è 

ammissibile. Giusta l’art. 25 cpv. 3 LPGA, può essere chiesto il rimborso di 

contributi pagati in eccesso. Il diritto si estingue un anno dopo che il 

contribuente ha avuto conoscenza dei pagamenti troppo elevati, al più tardi 

cinque anni dopo la fine dell’anno civile nel corso del quale i contributi sono 

stati pagati. La prima frase dell’art. 25 cpv. 3 LPGA si applica anche al 

rimborso di contributi di persone non assicurate (DAS 1994, AVS no. 36 e 

Kieser, op. cit., note 32 e 35 all’art. 25).  

b) Per l’assicurazione infortuni, il diritto di compensare parte dell’importo di cui si 

chiede la restituzione con i premi pagati sarebbe andato prescritto, al 

trascorrere di oltre un anno dalla conoscenza dei pagamenti troppo elevati. 

Dal gennaio 2007 infatti, l’istante era a conoscenza della richiesta di 

restituzione dei pagamenti. Pertanto la compensazione opposta solo nel corso 

del 2011 sarebbe da tempo prescritta. Per il ricorrente invece, egli sarebbe 

venuto a conoscenza dell’obbligo di restituzione solo dopo il verdetto del 

Tribunale federale del 30 maggio 2011, comunicato il 16 giugno 2011. A 

mente del Tribunale amministrativo, prima del concludersi della procedura 

giudiziaria, l’istante non poteva essere reputato sapere di aver corrisposti 

premi in eccesso già dal gennaio 2007. Applicando lo stesso parametro di 

giudizio come per decidere dell’eventuale prescrizione della prestazione della 

convenuta, è dato ammettere che nel 2007 l’assicurato poteva essere in forse 

sul fatto di aver corrisposti contributi in eccesso, ma che l’obbligo definitivo a 

questo riguardo si è palesato solo dopo l’esaurimento dei rimedi giuridici a sua 

disposizione ovvero con la sentenza del Tribunale federale. 

c) Per quanto riguarda il termine di perenzione di cinque anni di cui all’art. 25 

cpv. 3 seconda frase LPGA, questo non si applica alle persone non assicurate 

già in virtù della terminologia legale, non trattandosi di contribuenti. Per il 

rimborso di tali contributi si applica giusta la giurisprudenza del Tribunale 

federale il termine di perenzione assoluta di 10 anni (DTF 127 V 211 e 110 V 

154; DAS 1994, AVS no. 36 e Kieser, op. cit., nota 53 all’art. 25 e riferimenti). 

Concretamente questo significa che l’istante può opporre alla convenuta la 

compensazione dei premi versati fino a dieci anni dopo la fine dell’anno civile 

nel corso del quale i contributi sono stati pagati. La compensazione è stata 

nell’evenienza opposta alla convenuta nel corso del settembre 2011. Per 

questi motivi l’istante può compensare i premi versati per gli anni a partire dal 

2001 per un ammontare globale di fr. 4’129.80. Ne consegue che l’importo 

che l’istante è tenuto a restituire ammonta a fr. 26'255.50 (30'385.30. – 

4'129.80).

d) L’istante pretende l’applicazione dell’art. 120 del Codice delle obbligazioni. 

Giusta tale disposto, un credito prescritto può essere opposto in 

compensazione, se non era ancora prescritto al momento in cui poteva essere 

compensato coll’altro credito (cpv. 3). In principio l’applicazione analoga di 

detto disposto anche nell’ambito delle assicurazioni sociali è ammessa (DTF 

132 V 135 cons. 6.1.1 e 128 V 53 cons. 4a). Nel caso in esame il preteso 

credito in restituzione delle prestazioni indebitamente percepite poteva 

divenire definitivo solo con la crescita in giudicato della sentenza del Tribunale 

federale (STF U 507/05 del 25 luglio 2007). Per questo al più presto a partire 

dal 30 maggio 2011 poteva essere opposta la compensazione. In questo 

senso quindi, l’applicazione di detto disposto nulla muta quanto all’esito della 

presente vertenza, in quanto contando dal 2011 non erano ancora prescritti i 

premi corrisposti per l’anno 2001, come esposto al considerando precedente. 

8. Giusta l’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura è gratuita. Il ricorrente che 

vince la causa e che si è avvalso della collaborazione del legale di 

un’assicurazione di protezione giuridica ha parimenti (DTF 135 V 474 cons. 2 

e 3) diritto alla rifusione delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA). Considerato che 

l’istante soccombe sulla questione principale della restituzione delle 

prestazioni ed ottiene solo in parte ragione in merito alla compensazione, si 

giustifica il riconoscimento di un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 800.--. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto nel senso che va accettata la compensazione 

dei primi assicurativi pagati per un importo di fr. 4'129.80. Per il resto il ricorso 

è respinto e … viene obbligato, fatta salva la possibilità di chiedere un 

condono, a restituire alla … Assicurazioni SA l’importo di fr. 26'255.50.

2. La procedura è gratuita.

3. La … Assicurazioni SA versa a … fr. 800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.