# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0fbc6964-ecd8-5530-8e46-2c5ffe1b409c
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 11.09.2008 U 2008 4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2008-4_2008-09-11.pdf

## Full Text

U 08 4

1a Camera 

SENTENZA
dell’11 settembre 2008

nella vertenza di diritto amministrativo

permesso per estrazione d’inerti (disdetta)

1. L’11 agosto 1967 … chiedevano al Comune di … l’autorizzazione per estrarre 

inerti dal fiume … sul territorio dei Comuni di … e … (comuni che nel 1971 

fusionavano nel nuovo Comune di …). In data 17 agosto 1967 l’Assemblea 

comunale di …, riservata l’autorizzazione da parte del Cantone dei Grigioni, 

accordava la concessione richiesta per una durata di 20 anni. Il rilascio della 

concessione veniva approvato anche dal Sovrano di ... Nella decisione del 13 

febbraio 1968, l’allora Dipartimento costruzioni e foreste dei Grigioni 

approvava la concessione in oggetto e poneva le relative condizioni 

all’estrazione di materiali. L’autorizzazione veniva concessa per la durata di 

10 anni. Senza una espressa disdetta da parte dei comuni o del cantone 

l’autorizzazione era prevista prolungarsi ogni volta di un anno. Già durante la 

prima metà del 1969 veniva costituita la … SA, il cui scopo era la lavorazione 

degli inerti in oggetto. 

2. Il 10 novembre 1987, l’Assemblea comunale approvava il rilascio di una nuova 

concessione e il 19 febbraio 1988, il nuovo Comune di … sottoscriveva con la 

… SA un nuovo contratto di concessione della durata di 20 anni - fino al 31 

dicembre 2007 - per l’estrazione di materiali dal fiume … come in precedenza 

e dall’alveo del fiume … Durante gli anni seguenti ed in particolare dopo il 

2002, l’Ufficio per la natura e l’ambiente dei Grigioni veniva informato che - in 

occasione delle annuali ispezioni ASIC (Associazione Svizzera dell’industria 

degli Inerti e del Calcestruzzo) - gli impianti per l’estrazione degli ineriti 

presentavano dei difetti, per quanto riguardava la sicurezza sul posto di 

lavoro. Il 12 marzo 2007, la … SA inoltrava formale domanda per edifici ed 

impianti fuori dalla zona edificabile (EFZ) per la demolizione degli impianti 

vecchi di frantumazione del materiale e la sostituzione di questi impianti con 

delle nuove strutture. Il rifiuto del progetto EFZ da parte del competente Ufficio 

per lo sviluppo del territorio dei Grigioni (UST) è oggetto della pendente 

procedura R 08 27, attualmente sospesa. 

3. Senza aver sentito né il comune né la ditta interessati all’estrazione d’inerti, 

con decisione 27 novembre 2007 il Dipartimento dell’educazione, cultura e 

protezione dell’ambiente dei Grigioni (DECA) disdiceva l’autorizzazione 

all’epoca accordata dai Comuni di … e di … per l’estrazione di ghiaia e sabbia 

dal fiume … a far stato dal 13 febbraio 2008. A motivo della misura decretata 

venivano addotti: la mutata situazione di fatto e legale a 40 anni dal rilascio 

dell’autorizzazione nonché il pregiudizio causato dal prelievo di sabbia e 

ghiaia dal corso d’acqua per il bilancio del materiale detritico, dopo che il fiume 

… non apporterebbe in modo naturale che un ridotto quantitativo di materiale 

e che l’estrazione avrebbe già incluso l’asportazione dello strato argilloso del 

corso d’acqua. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 14 

gennaio 2008, la … SA chiedeva l’annullamento della decisione impugnata e 

che l’eventuale revoca dell’autorizzazione fosse preceduta da un adeguato 

termine di disdetta; eventualmente, che potesse almeno continuare a venire 

estratta la sabbia dal fiume. Per la ditta ricorrente la disdetta di una 

concessione che perdurerebbe da 40 anni con 10 settimane d’anticipo 

sarebbe arbitraria e metterebbe seriamente in pericolo l’esistenza stessa 

dell’istante, non essendo questa più in grado si soddisfare i propri obblighi 

contrattuali nei confronti della clientela. Per il resto, le affermazioni stando alle 

quali le condizioni della concessione sarebbero state violate non verrebbero 

in alcun modo comprovate. La continuazione dell’estrazione d’inerti e quindi 

della concessione in parola sarebbe poi d’indubbio interesse pubblico, onde 

evitare pericoli d’allagamento in caso d’intemperie. La misura sarebbe stata 

decisa in manifesta violazione del diritto di audizione della ditta interessata, 

vizio che già da solo giustificherebbe l’annullamento del provvedimento. 

5. Nella propria presa di posizione il DECA postulava la reiezione del ricorso. 

Attualmente, per l’estrazione di materiale dal letto di un fiume sarebbe 

necessaria in virtù del diritto federale e di quello cantonale un’autorizzazione 

giusta la legislazione sulla protezione delle acque e sulla pesca. All’epoca del 

rilascio della prima concessione invece, l’autorizzazione cantonale veniva 

pretesa essenzialmente in base alle disposizioni sulle arginature. 

Giuridicamente, l’autorizzazione cantonale non potrebbe comunque venire 

qualificata come una concessione, non avendo il cantone sovranità sulle 

acque pubbliche, ma come una semplice autorizzazione di polizia. Giusta 

questa autorizzazione, il cantone sarebbe stato legittimato a disdire la stessa 

al più presto dopo 10 anni ed in seguito in qualsiasi momento. La disdetta 

notificata dal cantone avrebbe poi debitamente tenuto in considerazione il 

fatto che il 31 dicembre 2007 scadeva la ventennale concessione comunale, 

per cui il provvedimento non avrebbe comunque pregiudicato gli interessi o i 

diritti dell’istante. Dal 1. gennaio 2008 infatti, la ricorrente non avrebbe più 

alcun diritto ad estrarre inerti. Un eventuale rinnovo della concessione - come 

sembrerebbe essere nelle intenzioni dell’autorità comunale - non 

esonererebbe però il cantone dal verificare la conformità della nuova 

concessione alle disposizioni sulla protezione delle acque. A prescindere dalla 

scadenza della concessione, una verifica dell’autorizzazione si sarebbe in 

ogni modo nell’evenienza imposta già in considerazione delle modifiche 

legislative nel frattempo intervenute oltre al pregiudizio ecologico causato 

dall’estrazione in assenza di sufficienti detriti naturali. Il pericolo di allagamenti 

addotto a giustificazione della continuazione dell’estrazione sarebbe alquanto 

limitato dopo la costruzione del bacino di accumulazione a Orden. Tali pericoli 

sussisterebbero poi in modo più accentuato altrove e non per la tratta del 

fiume … in parola. Sarebbe poi notorio che il fiume … non apporterebbe più 

in modo naturale sufficiente materiale detritico. La ricorrente non avrebbe 

aspettato di ottenere l’autorizzazione a sostituire gli impianti di frantumazione 

esistenti, ma avrebbe proceduto al rimpiazzo degli stessi non rispettando 

neppure il piano generale delle strutture. Il termine ordinario di scadenza della 

concessione per il 31 dicembre 2007 sarebbe del resto stato noto alla ditta e 

gli obblighi verso la clientela presi testimonierebbero tale consapevolezza. Il 

futuro della ditta dipenderebbe poi da quali materiali potrebbero ancora essere 

estratti e dove e non solo dall’estrazione dal fiume ... 

6. Replicando e duplicando la parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte. Sulle argomentazioni addotte nell’ambito 

del doppio scambio di scritti processuali si tornerà - per quanto utile ai fini del 

giudizio - nelle considerazioni di merito che fanno seguito. 

7. Chiamato a determinarsi sul ricorso, il Comune di … chiedeva l’accoglienza 

dello stesso. La disdetta cantonale sarebbe arrivata del tutto 

inaspettatamente, dopo che anche nel piano direttore cantonale la zona in 

oggetto sarebbe stata destinata all’estrazione di inerti senza alcuna 

rimostranza da parte degli organi cantonali. Poiché i detriti naturali dell’… non 

sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno, la ditta ricorrente avrebbe chiesto 

al comune l’autorizzazione ad estrarre materiali anche ... A questo scopo 

sarebbe in corso una revisione del piano direttore regionale, essendo 

nell’interesse dell’economia locale che la ditta possa continuare 

ininterrottamente con l’estrazione di sabbia pregiata. Prima del provvedimento 

che vieterebbe alla ditta di estrarre materiali dall’… a partire dal 13 febbraio 

2008 il comune avrebbe comunque dovuto essere sentito. 

8. In data 29 aprile 2008, l’Assemblea comunale di … approvava il nuovo 

contratto di concessione tra il comune e la … SA per l’estrazione d’inerti dall’… 

e a … presso l’alveo … fino al 31 dicembre 2027.  

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l’art. 8 cpv. 2 della legge cantonale sulle lingue, la lingua della 

procedura si conforma di regola alla lingua ufficiale usata nella decisione 

impugnata rispettivamente alla lingua ufficiale parlata dalla parte convenuta. 

In considerazione del fatto che sul territorio del comune convocato la lingua 

ufficiale è l’italiano, anche se la decisione dipartimentale impugnata è stata 

non del tutto correttamente redatta in tedesco, si giustifica la redazione della 

presente sentenza in lingua italiana.

b) Prima di giudicare in merito alla liceità della disdetta data da parte del 

dipartimento convenuto, è necessario definire la portata giuridica 

dell’autorizzazione cantonale a suo tempo concessa, giacché è sulla base di 

questa qualifica che potranno essere definite le questioni giuridiche che 

nell’evenienza si pongono. Giova poi ancora precisare che il termine disdetta 

impiegato nell’ambito della presente sentenza va inteso in un’accezione più 

ampia di quella comunemente impiegata giuridicamente, non trattandosi della 

cessazione di una relazione contrattuale, ma di un’autorizzazione limitata nel 

tempo che per sua natura non può essere a tempo indefinito. 

2. a) Per la ricorrente, il dipartimento avrebbe proceduto alla disdetta di una 

concessione, mentre controparte qualifica il permesso allora accordato dal 

cantone come una semplice autorizzazione di polizia. Giusta l’art. 149 della 

vecchia legge d’introduzione al Codice civile svizzero del 1944 (vLICC), le 

acque (fiumi, laghi, ruscelli), le strade e le piazze che comprovatamente non 

erano di proprietà privata, erano cose destinate all'uso pubblico. Esse si 

consideravano proprietà del comune politico sul cui territorio si trovavano. Se 

il territorio di due comuni era separato da acque o strade, si presumeva che 

la loro linea di mezzo costituisse il confine tra il territorio e la proprietà dei due 

comuni. Diritti particolari di godimento sulle acque di fronte all'ente pubblico 

potevano venire acquistati solo in virtù di espresse concessioni (art. 150 

vLICC). Lo stesso concetto è poi stato ripreso agli art. 119 e 120 della LICC 

del 1994 attualmente in vigore (cfr. art. 4 della legge cantonale sui diritti 

d’acqua, LGDA). Anche per la dottrina, se l'utilizzo del demanio pubblico 

trascende i limiti dell'uso comune, se non è più conforme alla destinazione 

specifica del bene demaniale oppure se impedisce o intralcia notevolmente la 

partecipazione simultanea di terzi nell'uso della cosa, l'autorità competente 

deve disciplinarne l'utenza stabilendo delle priorità (Imboden/Rhinow, 

Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, vol. II, pag. 827; Häfelin/Müller, 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed., nota 2373 ss e 2394 ss e 

Tschannen/Zimmerli, Allgemeines Verwaltungsrecht, 2a ed., nota 11 al § 50). 

Giusta la prassi di questo Giudice (PTA 1992 no. 41 e DTA 94/374) e la 

dottrina grigionese (R. Raschein e P.A. Vital, Bündnerisches Gemeinderecht, 

2. edizione, 1991, pag. 158) l'estrazione degli inerti dal letto di un fiume 

rappresenta un uso del bene pubblico soggetto a concessione. 

b) Nell’evenienza in parola non è contestato che il punto del fiume dal quale 

vengono da 40 anni estratti gli inerti si situi attualmente sul territorio del 

comune convocato e che quindi sia di proprietà di detto ente pubblico. In 

principio, è pertanto il comune che può concedere l’uso esclusivo del bene di 

sua proprietà e non il cantone. E’ del resto al comune che viene corrisposto il 

canone pattuito giusta il contratto di concessione. Che due diversi enti siano 

legittimati parimenti a accordare delle concessioni, come pretende la 

ricorrente, non è difendibile. Il cantone non è proprietario delle acque 

pubbliche e non può pertanto disporre di tale bene (vedi per un’eccezione la 

concessione forzata da parte del Governo di cui all’ar. 12 LGDA). L’iter che 

ha caratterizzato i tre contratti del 1967/1968, 1987/1988 e infine del 2008 non 

lascia poi spazio a dubbi sulla generale competenza del comune ad accordare 

concessioni. Infatti, sia la costituzione che i due successivi contratti per il 

rinnovo della concessione per l’estrazione d’inerti sono sempre stati approvati 

dal sovrano comunale in ambito assembleare. Per l’attribuzione della 

concessione del 1987/1988 il cantone non era neppure parte al procedimento, 

motivo per cui è evidente che l’approvazione cantonale non può essere 

considerata giuridicamente come una concessione. 

c) E’ invece vero che accanto alla licenza comunale, la concessione rilasciata 

nel 1967/1968 necessitava anche di un’autorizzazione cantonale giusta 

quanto prevedeva l’art. 3 lett. d della legge cantonale d’introduzione alla legge 

federale contro l’inquinamento delle acque del 1959 per l’estrazione a scopo 

industriale di ghiaia o sabbia. A mente dell’art. 6 della relativa ordinanza 

d’esecuzione alla legge sulla protezione delle acque la competenza per 

l’autorizzazione spettava al Dipartimento dell’interno e dell’economia pubblica 

che poteva però delegarla ad altri uffici. Fino al 1986, la competenza per 

concedere autorizzazioni ad estrarre materiali dai fiumi era dell’allora 

Dipartimento costruzioni e foreste ed in seguito dell’allora Dipartimento 

dell’educazione, cultura e protezione dell’ambiente. Con l’entrata in vigore nel 

1973 dell’art. 25 dell’ordinanza cantonale sulla protezione delle acque, 

l’autorizzazione per simili estrazioni spettava al Dipartimento costruzioni e 

foreste. L’autorizzazione cantonale si basava anche sulla legge cantonale 

sull’arginamento e l’imbrigliatura dei fiumi e dei torrenti montani del 1870 

(legge sulle arginature). Tale legislazione consacra, da un lato, il dovere di 

“sorveglianza e direzione” del cantone sui fiumi (art. 3 della legge sulle 

arginature e art. 3 della relativa OE) e, dall’altro, la competenza dei comuni a 

esercitare la polizia delle acque anche per quanto riguardava gli scavi e gli 

allontanamenti di ammucchiamenti di terriccio e l’aggiustamento degli argini 

(art. 5 OE della legge sulle arginature). 

d) Da quanto esposto nelle considerazioni che precedono la tesi di ricorso 

quanto al carattere di concessione dell’autorizzazione cantonale non è 

sostenibile. Come è già stato esposto in precedenza il fiume in parola è - nel 

luogo in cui avviene l’estrazione d’inerti - di proprietà del comune convocato 

ed è pertanto competenza del comune il rilascio di una speciale facoltà di 

sfruttamento esclusivo quale è la concessione. La concessione rilasciata dal 

comune necessitava però anche già nel 1968 di una ulteriore autorizzazione 

da parte del cantone. L’autorizzazione allora rilasciata, come giustamente 

sostenuto dal dipartimento convenuto, va qualificata come un permesso 

aggiuntivo in base alla polizia delle acque senza effetto costitutivo. Questa 

tesi è sostenuta anche dalle diverse scadenze previste dai due provvedimenti. 

Mentre, infatti, la concessione veniva ordinariamente a scadenza dopo 20 

anni, il permesso scadeva regolarmente dopo 10 anni ed era poi rinnovabile 

tacitamente di anno in anno e nel 1988 l’autorità cantonale non aveva neppure 

preso parte al procedimento di rinnovo della concessione. 

e) Dal 1992 la situazione è cambiata. Con l’entrata in vigore dell’attuale 

legislazione sulla protezione delle acque, accanto alla concessione da parte 

della proprietaria del bene pubblico, un’ulteriore autorizzazione da parte del 

cantone è espressamente richiesta in virtù del dritto federale e cantonale. In 

applicazione all’art. 44 cpv. 1 della legge federale sulla protezione delle acque 

del 1991 (LPAc), chiunque intende estrarre ghiaia, sabbia o altri materiali o 

eseguire scavi a tale scopo deve ottenere un’autorizzazione. Anche l’art. 8 

cpv. 3 lett. g della legge federale sulla pesca (LFSP), sancisce la necessità di 

un’autorizzazione per l’estrazione e il lavaggio di ghiaia, di sabbia e di altri 

materiali nelle acque. Giusta l’art. 6 lett. f dell’ordinanza cantonale della legge 

d’introduzione alla legge federale sulla protezione delle acque (OCPAc), il 

DECA rilascia le autorizzazioni per l’estrazione di ghiaia, sabbia e altri 

materiali o l’esecuzione di scavi a tale scopo. Lo stesso dipartimento è 

competente per l’autorizzazione in base alla legge cantonale sulla pesca (art. 

12 OPe). Attualmente pertanto, ogni nuova concessione (incluse le modifiche 

o i trasferimenti di detta concessione) per l’estrazione d’inerti necessita di 

un’autorizzazione da parte del cantone. Questa nuova normativa in vigore dal 

1992 giustifica già da sola la disdetta della concessione con decadenza alla 

fine del 2007 e un riesame dell’intera situazione per quanto concerne la nuova 

concessione 2008. 

3. a) Nell’evenienza in esame, la prima concessione accordata nel 1967/1968 

beneficiava dell’autorizzazione cantonale di polizia che al trascorrere dei primi 

10 anni dal suo rilascio si rinnovava poi di anno in anno e perdurava pertanto 

anche in occasione del rinnovo del 1987/1988. L’autorizzazione cantonale è 

però per sua natura indissolubilmente legata alla facoltà che viene attribuita 

con la concessione stessa e non ha valenza propria. Per la concessione del 

1967/1068, l’autorizzazione cantonale valeva per i primi 10 anni e poi si 

rinnovava di anno in anno e questo malgrado il fatto che la concessione stessa 

fosse stata rilasciata per la durata di 20 anni e poi ancora una volta rinnovata 

per altri 20 anni. 

b) Giusta l’art. 6 del contratto di concessione del 19 febbraio 1988, la 

concessione in oggetto si estingueva automaticamente allo scadere della 

durata convenuta, ossia il 31 dicembre 2007. A mente del provvedimento 

impugnato invece, la disdetta cantonale era reputata esplicare i propri effetti 

dal 13 febbraio 2008, data a partire dalla quale l’estrazione d’inerti veniva 

formalmente proibita. Per questo Giudice, con la regolare estinzione della 

concessione il 31 dicembre 2007 decadeva automaticamente anche la 

relativa autorizzazione cantonale. Senza una valida concessione non può 

infatti sussistere una relativa autorizzazione cantonale. All’epoca 

dell’introduzione del presente ricorso, nel gennaio 2008, l’istante non era in 

possesso di una concessione per l’estrazione d’inerti dopo il 31 dicembre 

2007 e non subiva pertanto alcun pregiudizio dalla disdetta dipartimentale 

decretata il 27 novembre 2007. In quest’ottica è perlomeno lecito dubitare 

della legittimazione della ricorrente ad impugnare il provvedimento preso.

4. a) Anche la questione di sapere se l’autorità cantonale fosse tenuta a 

previamente sentire la ricorrente e il comune concessionario prima di disdire 

l’autorizzazione può restare aperta (vedi quanto esposto nel considerando 5). 

Infatti, senza la relativa concessione comunale, dal 1. gennaio 2008 non era 

più possibile per la ricorrente continuare con l’estrazione di inerti, per cui la 

decisione presa dal dipartimento non poteva ledere inesistenti interessi 

dell’insorgente. Sapendo che il 31 dicembre 2007 aveva termine la 

concessione, la ricorrente era reputata anche sapere che con la cessazione 

di questa decadeva pure la relativa autorizzazione. 

b) Anche la pretesa mancanza di tempestività della disdetta e il conseguente 

pregiudizio apportato ai diritti acquisiti della ditta, non costituiscono argomenti 

propri a modificare le sorti del giudizio. Il termine di disdetta di 10 settimane 

per un’autorizzazione che si rinnova di anno in anno non presta nel presente 

caso fianco a critiche, in quanto la concessione veniva a scadere 

ordinariamente ancora prima della disdetta dell’autorizzazione e non poteva 

pertanto pregiudicare dei diritti acquisiti. Basti poi a questo riguardo ricordare 

che non vi è alcun diritto acquisito al rilascio di una concessione né al suo 

successivo rinnovo (STA U 01 80). Per il resto, è indubbio che le modifiche 

legislative subentrate negli ultimi 40 anni giustifichino un riesame della 

situazione in base all’attuale normativa in materia di protezione delle acque 

(vedi quanto esposto al cons. 2 che precede e al cons. 4d che segue) e che 

pertanto anche sotto questo aspetto la decisione materiale sfugge a qualsiasi 

critica. 

c) Sia il comune convocato che la ricorrente rimproverano all’autorità 

dipartimentale una mancanza di coordinazione e informazione tra uffici 

cantonali, soprattutto per quanto riguarda le intenzioni dell’istante di voler 

sostituire gli impianti e quindi di volere il rinnovo della concessione. A questo 

proposito sarebbero già stati effettuati dei passi concreti (avvio della 

procedura EFZ per la sostituzione degli impianti) che però il dipartimento 

convenuto sembrerebbe ignorare del tutto. Le censure, anche se in parte 

comprensibili, non modificano le sorti del giudizio. 

d) Il 29 aprile 2008 il sovrano del comune convocato approvava un nuovo 

contratto di concessione fino al 31 dicembre 2027 che prevedeva la proroga 

e l’ampliamento della concessione del 1988 a favore della ricorrente. Questo 

contratto costituisce, indipendentemente dai termini scelti, una nuova 

concessione per l’estrazione d’inerti e come tale necessita della approvazione 

da parte del cantone giusta l’art. 44 cpv. 1 LPAc. Evidentemente la disdetta 

del 27 novembre 2007 poteva riferirsi solo all’autorizzazione concessa per la 

concessione del 1967/1968 e poi per quella del 1987/1988. Per la nuova 

concessione accordata nel 2008 alla ricorrente, l’autorità cantonale è 

chiamata a statuire nuovamente in virtù di quanto previsto dalla LPAc (vedi 

quanto esposto al cons. 2e),a anche in considerazione del fatto che i termini 

della concessione hanno subito alcune modifiche rispetto alle iniziali 

pattuizioni. In questo senso la decisione dipartimentale potrebbe trarre in 

inganno, nella misura in cui vieta il prelievo di materiali dopo il 13 febbraio 

2008. Tale affermazione non va intesa come il rifiuto di qualsiasi 

autorizzazione anche per il futuro. Correttamente la nuova concessione 2008 

per l’estrazione di materiali dal fiume necessita di un’autorizzazione cantonale 

giusta il diritto ora in vigore. Nell’ambito di questa procedura di autorizzazione, 

l’autorità cantonale sarà tenuta a coinvolgere il comune convenuto e la 

ricorrente nel proprio processo decisionale. Qualora vi fossero motivi di polizia 

delle acque o della pesca che dovessero opporsi al rilascio di una nuova 

autorizzazione cantonale questi vanno indicati e comprovati, mentre alle parti 

coinvolte va data la possibilità di determinarsi al riguardo e di fornire delle 

eventuali controprove. In questo senso non può nell’ambito del presente 

procedimento venire operata alcuna valutazione materiale della liceità del 

divieto di estrazione per quanto riguarda la nuova concessione. Su tale 

questione l’autorità dipartimentale è tenuta a statuire nuovamente. 

5. In conclusione, anche se formalmente la procedura adottata non andrebbe 

probabilmente esente da critiche, materialmente la disdetta 

dell’autorizzazione merita protezione e il ricorso deve essere respinto nel 

senso dei considerandi. Giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA, nella procedura di ricorso 

la parte soccombente deve di regola assumersi i costi del procedimento e 

rimborsare alla parte vincente tutte le spese necessarie causate dalla 

procedura. Ai comuni o al cantone invece non vengono di regola assegnate 

ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali (art. 

78 LGA). Nell’evenienza concreta, si giustifica una proporzionale attribuzione 

delle spese occasionate dal presente procedimento tra le due parti principali 

in ragione della metà ciascuno. La ricorrente, che si è avvalsa della 

collaborazione di un patrocinatore legale, ha pure diritto ad un’indennità 

ridotta a titolo di ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto nel senso dei considerandi. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 364.--

totale fr. 2'364.--

 

il cui importo sarà versato per ½ dalla … e per ½ dal Dipartimento 

dell’educazione, cultura e protezione dell’ambiente dei Grigioni entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Il Dipartimento dell’educazione, cultura e protezione dell’ambiente versa alla 

… fr. 1'000.-- (IVA compresa) a titolo di ripetibili.