# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2497ddee-c1ca-5400-a4d1-31a5a09177da
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.09.2014 RR.2014.196
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2014-196_2014-09-26.pdf

## Full Text

Sentenza del 26 settembre 2014 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Andreas J. Keller, giudice presi-

dente, Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Filippo Ferrari, 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE DOGANE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

Sequestro (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2014.196 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

A. Il 19 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo 

(Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, 

completata il 3 ottobre 2013, nell’ambito di un procedimento penale avviato 

nei confronti di A. ed altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416 

CP italiano), riciclaggio (art. 648-bis CP italiano), impiego di denaro, beni o 

utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP italiano) e dichiarazione infede-

le (art. 4 Decreto legislativo 74/2000), il tutto in relazione ad un contrab-

bando internazionale di oro (art. 4 Legge 16 marzo 2006 n. 146; art. 1 e 4 

Legge 7/2000). Secondo l'attività investigativa svolta in Italia A., cittadino 

svizzero, per il tramite di una fitta rete di rapporti con soggetti italiani e di al-

tri Paesi europei, sarebbe riuscito ad introdurre sul territorio elvetico ingenti 

quantitativi di oro utilizzando autovetture dotate di doppi fondi, e regolando 

le transazioni previo pagamento in contanti con banconote da EUR 500 in 

assenza di qualsivoglia documentazione. L'inchiesta ha portato a svariati 

sequestri di oro e di denaro, in particolare al sequestro (avvenuto ad Arez-

zo il 10 ottobre 2012) di un milione e mezzo di euro confezionati sotto vuoto 

e avvolti in un giornale edito nel Cantone Ticino e di 30 kg di oro a carico di 

B. (che sarebbe uno dei corrieri di A.) e di C. (che sarebbe il referente are-

tino dell'associazione). L'autorità inquirente italiana afferma che vi sarebbe-

ro fondati motivi per ritenere che l'oro trafficato sia, almeno in parte, di pro-

venienza furtiva, truffaldina o comunque delittuosa, sia per il fatto che alla 

base della filiera verrebbe acquistato a prezzo molto basso, sia per il fatto 

che in alcuni casi si sarebbe accertato che alcuni oggetti provenivano da 

furti, sia perché, in alcune conversazioni intercettate, gli stessi indagati a-

vrebbero fatto riferimento al fatto che, dentro all'oro fuso in verghe "ci sta 

dentro il lecito e l'illecito, provento di rapine". In Svizzera l'oro, che arrive-

rebbe sotto forma di puro in lamine, dovrebbe poi essere trasformato in oro 

da investimento e qui sarebbe pure allestita la falsa documentazione atte-

stante la legittima provenienza (v. act. 7.1 pag. 9). Con la domanda di assi-

stenza, l'autorità rogante ha postulato in sostanza l'audizione di A., la per-

quisizione dei locali a sua disposizione, l'acquisizione di tutta la documen-

tazione contabile inerente alla sua attività, lo svolgimento d'indagini desti-

nate ad individuare beni da sottoporre a sequestro preventivo nonché l'e-

secuzione di un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal giudice 

italiano (v. act. 7.1 pag. 20).  

 

 

B. Mediante decisione di entrata in materia e incidentale del 16 ottobre 2013 

l'Amministrazione federale delle dogane (in seguito: AFD), autorità alla qua-

le l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione 

della rogatoria, è entrata in materia sulla domanda presentata dall'autorità 

italiana, ordinando i provvedimenti richiesti (v. act. 7.5). In data 6 novembre 

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2013 essa ha effettuato la perquisizione dei locali a disposizione di A. a 

Lugano e Montagnola, nonché della D. SA a Chiasso, sequestrando svaria-

ta documentazione ritenuta utile per le indagini estere (v. act. 1.1, 1.4 e 

7.4). Il 20 novembre 2013 la Banca E. ha disposto il blocco, a concorrenza 

di EUR 155'000'000, del conto n. 1 intestato a A. Il 22 novembre 2013 la 

predetta banca ha inviato all'AFD documentazione bancaria riguardante la 

relazione n. 1 (v. act. 1.2). Con scritti del 15 novembre 2013 e 6 gennaio 

2014 la banca F. ha trasmesso all'AFD documentazione bancaria riguar-

dante la relazione n. 2 intestata a A. (v. act. 1.3). Con scritto del 4 dicembre 

2013 la banca G. ha invitato all'AFD documentazione bancaria concernente 

la relazione n. 3 intestata a A. Alla decisione di principio del 16 ottobre 

2013 ha parimenti fatto seguito un ordine impartito alla banca H., a Manno, 

di bloccare i conti n. 4, n. 5 e tutti gli altri conti bancari presso la banca H., a 

Chiasso e nel resto della Svizzera, a nome di A., con l'inoltro della docu-

mentazione relativa (v. act. 1.17). Tale ordine si è concretizzato con i se-

questri avvenuti il 15 e il 28 novembre nonché il 2 dicembre 2013 di svariati 

conti presso la banca H. di Manno, di cui A. risulta titolare e/o avente diritto 

economico. Il 5 dicembre 2013 A. è stato interrogato in qualità di imputato 

(v. act. 1.1 e act. 7.7). 

 

 

C. Con sentenza RR.2013.293 del 21 febbraio 2014 la Corte dei reclami pena-

li del Tribunale penale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso inter-

posto da A. contro i sequestri concernenti i conti presso la banca H.  

 

 

D. Il 16 giugno 2014 l'AFD ha emanato sei decisioni di chiusura, mediante le 

quali ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente di tutta la documen-

tazione frutto delle misure adottate e descritte in precedenza (v. lett. B su-

pra).  

 

 

E. Il 3 luglio 2014 A. ha interposto ricorso contro le decisioni del 16 giugno 

2014 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

chiedendo l'annullamento della stessa nonché la revoca dei sequestri do-

cumentali e patrimoniali nonché mobiliari ed immobiliari. 

 

A conclusione delle loro osservazioni del 6 e 7 agosto 2014 l'AFD risp. 

l'UFG hanno postulato la reiezione del ricorso, nella misura della sua am-

missibilità (v. act. 7 e 8).  

 

 

F. Con replica del 20 agosto 2014 il ricorrente ha ribadito le conclusioni e-

spresse in sede di ricorso (v. act. 11). 

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 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei 

reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria interna-

zionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-

ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 

in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 

(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che 

completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 

in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo 

italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 

segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 

14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel 

fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 

2014). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la 

ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Stra-

sburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle que-

stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non 

regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto 

principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza interna-

zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente 

alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 

Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 

135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-

cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto 

internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro sei decisioni di conse-

gna di mezzi di prova secondo l’art. 74 AIMP, rese dall’autorità federale di 

esecuzione. I requisiti di ammissibilità di cui agli art. 80k, così come 80e 

cpv. 1 in relazione con l’art. 25 AIMP, sono pacificamente dati. 

 

 

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1.4  

1.4.1 La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione a ri-

correre dell'insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima dispo-

sizione, oltre all’UFG (art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque 

è toccato personalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudi-

ziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifi-

ca della stessa (art. 80h lett. b AIMP; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per 

quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento penale 

all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di leg-

ge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP. 

Per essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misu-

ra di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un lega-

me sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 123 II 161 con-

sid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una richiesta d’informazioni su 

un conto bancario è considerato personalmente e direttamente toccato il ti-

tolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5 e 118 Ib 

547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari questa qualità 

spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP). In via giuri-

sprudenziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere com-

pete alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perqui-

sizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 

consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 

1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo in 

maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto economico di un 

conto bancario, non possono impugnare tali provvedimenti (DTF 137 IV 

134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii). Per lo stesso motivo, nel 

caso di documenti in possesso di terzi, soltanto questi ultimi in quanto loro 

possessori possono contestare il sequestro degli stessi, anche se i docu-

menti in questione concernono un’altra persona contro la quale è pendente 

un procedimento penale estero (DTF 123 II 161 consid. 1d; 116 Ib 106 

consid. 2a; TPF 2007 79 consid. 1.6). Secondo la giurisprudenza, questo 

vale parimenti nel caso di documentazione bancaria detenuta da un avvo-

cato o da una fiduciaria in ragione di un mandato (sentenza del Tribunale 

federale 1A.293/2004 del 18 marzo 2005, consid. 2.3; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2007.101 del 12 luglio 2007, consid. 2.1). La legit-

timazione a impugnare la trasmissione di verbali d'interrogatorio spetta, di 

massima, unicamente al teste sottoposto direttamente alla misura coerciti-

va e solo nella misura in cui è chiamato a fornire informazioni che lo con-

cernono personalmente o che si prevale del suo diritto di non testimoniare 

(DTF 126 II 258 consid. 2d/bb; 122 II 130 consid. 2b; 121 II 459; ROBERT 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 

3a ed., Berna 2009, n. 526, pag. 478 e n. 532, pag. 487 e seg.). Un terzo, 

per contro, non è legittimato a contestare la consegna di un verbale d'audi-

zione allo Stato richiedente neppure quando le affermazioni contenutevi lo 

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tocchino personalmente. È ammessa un'eccezione a questa prassi solo per 

il titolare del conto oggetto della domanda di assistenza e solo in quanto le 

informazioni contenute nel verbale possano essere equiparate a una tra-

smissione di documenti concernenti la relazione e il titolare sarebbe stato, 

in tal caso, legittimato a impugnarne la trasmissione (DTF 124 II 180 con-

sid. 2; sentenza 1A.282/2005 del 30 aprile 2007, consid. 2.3.1; sentenza 

1A.141/1998 del 9 febbraio 1999 consid. 2a, apparsa in: Rep 1999 

pag. 123; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

1.4.2 In concreto, la legittimazione ricorsuale del ricorrente è pacificamente data 

sia per quanto riguarda sia la documentazione bancaria relativa ai conti 

bancari a lui intestati, sia per la documentazione sequestrata presso i suoi 

locali, sia per il suo verbale d'interrogatorio. Essa fa per contro difetto per 

quanto attiene alla documentazione sequestrata nei locali della D. SA.  

 

Nei termini appena esposti occorre quindi entrare nel merito del gravame. 

 

 

2. Il ricorrente contesta innanzitutto la competenza dell'AFD nell'emanare le 

decisioni impugnate. A suo dire, nella fattispecie non vi sarebbe alcuna ipo-

tesi di reato doganale o di truffa fiscale. Non si capirebbe del resto quale 

sia il reato perseguito a monte del riciclaggio di denaro, infrazione che a-

vrebbe dovuto semmai condurre alla delega in favore dell'autorità penale. 

Essa contesta altresì il potere di firma del funzionario che ha firmato le de-

cisioni impugnate. 

 

2.1 L'art. 17 cpv. 4 AIMP prevede che l'Ufficio federale può delegare l'attuazio-

ne totale o parziale del procedimento all'autorità federale che sarebbe stata 

competente a reprimere se il reato fosse stato commesso in Svizzera 

(v. anche ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, n. 262 pag. 250). Secondo l'art. 79 

AIMP, se il disbrigo della domanda esige indagini in più Cantoni o se essa 

concerne anche un'autorità federale, l'Ufficio federale può affidarne l'ese-

cuzione a un'unica autorità. Gli articoli 44, 47, 52 e 53 CPP sono applicabili 

per analogia (cpv. 1). L'Ufficio federale può deferire l'esecuzione parziale o 

totale della domanda all'autorità federale che sarebbe competente a repri-

mere se il reato fosse stato commesso in Svizzera (cpv. 2). L'Ufficio federa-

le può deferire all'autorità incaricata anche l'esecuzione di domande com-

plementari (cpv. 3). La designazione dell'autorità cantonale o federale a cui 

è stata affidata la direzione della procedura non può essere contestata 

(cpv. 4; cfr. R. ZIMMERMANN, op. cit., n. 253 pag. 245). In questo senso es-

sa non è contemplata fra le decisioni antecedenti alla decisione di chiusura 

impugnabili congiuntamente con quest'ultima giusta l'art. 80e cpv. 1 AIMP 

(v. TPF 2010 148 consid. 3). La censura su questo punto è dunque inam-

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missibile. Si rileva comunque, a titolo abbondanziale, che in questo ambito 

l'UFG dispone di un ampio margine d'apprezzamento (v. sentenza del Tri-

bunale federale 1°.103/1992 del 1° settembre 1993), il quale non è stato in 

concreto trasceso, vista la natura doganale dei reati ipotizzati in Italia 

(v. art. 128 cpv. 2 della legge sulle dogane, LD; RS 631.0) nonché le speci-

fiche competenze dell'AFD in ambito di controllo dei metalli preziosi (v. leg-

ge sul controllo dei metalli preziosi, LCMP; RS 941.31).  

 

2.2 Per quanto attiene al potere di firma del funzionario che ha sottoscritto le 

decisioni impugnate, ferma restando la facoltà dell'AFD di disciplinare con 

relativa autonomia la concreta gestione degli affari di sua competenza e dei 

rispettivi poteri di firma (sul quadro normativo generale v. MARTIN 

KOCHER/DIEGO CLAVADETSCHER, Zollgesetz, Berna 2009, pag. 570; PIERRE 

MOOR/ALEXANDER FLÜCKIGER/VINCENT MARTENET, Droit administratif, vol. I, 

3a ediz., Berna 2012, pag. 552 e seg.), esso ha prodotto, in sede di rispo-

sta, un documento intitolato "Geschäftsordnung Oberzolldirektion (GO 

OZD)" dove vengono elencate le competenze della divisione principale "Di-

ritto e tributi" ("Hauptabteilung Recht und Abgabe") (v. act. 7.7). Fra queste, 

sotto il capitolo "Strafsachen" figura la "Stellungnahme zu Rechts- und 

Amtshilfegesuchen in Strafsachen und deren Vollzug" (v. ibidem pag. 20). 

Detta divisione è altresì competente per la "Behandlung von Beschwerden 

gegen Untersuchungshandlungen, Stellungnahmen zu Beschwerden ge-

gen Zwangsmassnahmen zu Handen des Bundesstrafgerichts" (v. ibidem). 

Nella misura in cui le decisioni impugnate sono state firmate in concreto 

dalla signora I., vicedirettrice dell'AFD, nonché capo della divisione princi-

pale "Diritto e tributi", la censura in questione è da respingere. 

 

 

3. L'insorgente afferma che, nonostante la sua opposizione alla presenza di 

funzionari esteri, l'autorità d'esecuzione avrebbe concesso all'autorità ro-

gante illimitato accesso a tutti gli atti sequestrati, senza notificare alcunché 

alle parti, in violazione del loro diritto di essere sentite e di ricorso, ciò che 

implicherebbe la nullità delle decisioni impugnate. 

 

3.1 L'art. 80e cpv. 2 AIMP prevede che le decisioni incidentali anteriori alla de-

cisione di chiusura possono essere impugnate separatamente se causano 

un pregiudizio immediato e irreparabile mediante il sequestro di beni e va-

lori (lett. a) o la presenza di persone che partecipano al processo all'estero 

(lett. b). 

 

3.2 In concreto, occorre rilevare che l'AFD, con decisione di entrata in materia 

e incidentale del 16 ottobre 2013, ha statuito sulla presenza dei funzionari 

dell'autorità richiedente ammettendola. Essa ha tuttavia condizionato tale 

presenza alla firma, da parte dei predetti, di una dichiarazione tesa ad im-

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pedire un utilizzo prematuro – ossia antecedente ad una decisione di chiu-

sura – di informazioni ottenute durante l'esecuzione della rogatoria o in se-

guito ad una consultazione di dati o documenti (v. act. 7.5 pag. 4 e seg.), 

dichiarazione che è stata effettivamente sottoscritta dagli inquirenti italiani il 

5 novembre 2013 (v. act. 7.6). Orbene, se è vero che il patrocinatore della 

ricorrente, avv. Filippo Ferrari, si è opposto il 6 novembre 2013 alla presen-

za di funzionari esteri in occasione della perquisizione del domicilio di A. 

(v. act. 7.4), e quindi tardivamente, dall'altra è d'uopo rilevare che nessun 

gravame è stato interposto contro la predetta decisione del 16 ottobre 

2013. L'operazione destinata a designare la documentazione utile per l'in-

chiesta estera è in realtà avvenuta nel rispetto della giurisprudenza in vigo-

re (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.48 del 7 maggio 

2014). Tale censura va quindi respinta. Anche se non contestato in questa 

sede, va rilevato che a torto il funzionario J. ha ritenuto il suggellamento di 

documenti, in definitiva poi avvenuto, privo di base legale, visto che tale 

possibilità è prevista dall'art. 50 cpv. 3 DPA (v. anche DTF 138 IV 40 con-

sid. 2.2.2). 

 

 

4. Il ricorrente censura la violazione del principio della doppia punibilità. Egli 

contesta in particolare la conclusione alla quale è giunta l'AFD, secondo la 

quale i fatti contestatigli in Italia costituirebbero in Svizzera una truffa in ma-

teria fiscale ex art. 14 DPA. A suo dire, e appoggiandosi su un parere giuri-

dico di K., professore di diritto tributario presso l'Università degli Studi di Mi-

lano, nessun reato oggetto delle indagini italiane avrebbe elementi in co-

mune con il reato di truffa qualificata in materia fiscale. Avendo gli indagati, 

secondo i fatti descritti in rogatoria, omesso di presentare documentazione 

fiscale, ma non consegnato atti falsi, essi sarebbero semmai perseguibili 

per evasione fiscale, infrazione che non permetterebbe l'assistenza giudi-

ziaria. Quest'ultima non sarebbe nemmeno possibile sulla base dell'art. 50 

della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen (CAS). 

 

4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 

l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG 

e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settem-

bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 

p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta 

che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa 

solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile se-

condo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso 

all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità 

d'esecuzione non devono procedere a un esame dei reati e delle norme 

penali menzionati nella domanda di assistenza, ma devono semplicemente 

- 9 - 
 
 

vagliare, limitandosi a un esame "prima facie", se i fatti addotti nella do-

manda estera - effettuata la dovuta trasposizione - sarebbero punibili anche 

secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto sviz-

zero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e 

condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc 

pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 

Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente 

essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifi-

cazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). 

 

4.2 L'art. 2 lett. a CEAG permette di rifiutare l'assistenza giudiziaria allorquando 

la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fi-

scali. Ciò è ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero. Secondo l'art. 3 

cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un reato 

che sembra volto a una decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni in 

materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o economica. 

Tuttavia, si può dar seguito a una domanda in ambito di "altra assistenza" 

se il procedimento verte su una truffa in materia fiscale. Quest'ultima deve 

essere interpretata sulla base dell'art. 14 cpv. 2 DPA, disposizione applica-

bile in virtù del rinvio previsto all'art. 24 cpv. 1 OAIMP. Una truffa fiscale è 

realizzata se l’autore, mediante inganno astuto, fa sì che l’ente pubblico si 

trovi defraudato di una tassa, un contributo o un’altra prestazione o venga a 

essere altrimenti pregiudicato nei suoi interessi patrimoniali (DTF 125 II 250 

consid. 3a). La nozione d'inganno astuto corrisponde sostanzialmente a 

quella applicata in ambito di truffa ai sensi dell'art. 146 CP (DTF 126 IV 165 

consid. 2a; TPF 2008 128 consid. 5.4). Quando la domanda è presentata 

per il perseguimento di una truffa fiscale, la Svizzera, in qualità di Stato ri-

chiesto, deroga alla regola secondo la quale l'autorità d'esecuzione non 

deve determinarsi sulla realtà dei fatti (DTF 118 Ib 111 consid. 5b). Pur 

senza dover fornire prove indiscutibili sulla colpevolezza della persona per-

seguita, lo Stato richiedente deve sostanziare l'esistenza di sufficienti so-

spetti circa la commissione di una truffa fiscale (DTF 125 II 250 consid. 5b; 

118 Ib 111 consid. 5b). Tali particolari esigenze hanno come scopo quello 

di evitare che le norme ostative all'assistenza in materia economica e fisca-

le vengano raggirate (TPF 2007 150 consid. 3.2.4). Lo Stato richiedente 

non deve necessariamente allegare alla domanda i mezzi di prova. È suffi-

ciente ch'esso li indichi e ne renda verosimile l'esistenza (v. sentenza del 

Tribunale federale 1A.183/1995 del 13 ottobre 1995, consid. 2d, citata da 

ZIMMERMANN, op. cit., pag. 599 n. 644 nota 689). Questo vale però solo in 

ambito di fiscalità diretta, visto che in base all'art. 50 n. 1 CAS in materia di 

imposte indirette la distinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce 

più una discriminante di rilievo in materia di assistenza giudiziaria interna-

zionale (v. RUDOLF WYSS, Neuerungen im Bereich der justiziellen Zusam-

menarbeit in Strafsachen im Rahmen von Schengen, in S. Breitenmoser/S. 

- 10 - 
 
 

Gless/O. Lagodny [ed.], Schengen in der Praxis, Erfahrungen und Ausbli-

cke, Zurigo/San Gallo 2009, pag. 338; LAURENT MOREILLON, La coopération 

judiciaire pénale dans l'Espace Schengen, in Laurent Moreillon [ed.], A-

spects pénaux des Accords bilatéraux Suisse/Union européenne, Basilea 

2008, pag. 438 e 470 e seg.; ANDREA PEDROLI, Lo scambio di informazioni 

fiscali (assistenza amministrativa e giudiziaria) negli Accordi bilaterali II, in 

Accordi bilaterali Svizzera – Unione europea, Atti della giornata di studio 

del 4 giugno 2007, Commissione ticinese per la formazione permanente dei 

giuristi [CFPG], Collana rossa vol. 23, Basilea 2009, pag. 76-77). 

 

4.3 Nel suo gravame il ricorrente si è lungamente soffermato sulla questione a 

sapere se i fatti contestati in Italia agli indagati potessero essere costitutivi 

di frode fiscale, ciò che lei contesta, omettendo tuttavia di considerare che 

la procedura italiana non è unicamente motivata dal perseguimento di reati 

fiscali. La complessa inchiesta estera, i cui capi di accusa risultano chiara-

mente elencati nella rogatoria e nel suo complemento (v. act. 7.1), portano 

su diverse ipotesi di reato, già evidenziate in precedenza (v. lett. A supra), 

tra le quali vi è anche il riciclaggio (art. 648-bis CP italiano) e l'impiego di 

denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP italiano). L'auto-

rità richiedente sostiene in effetti che parte dell'oro oggetto dei presunti traf-

fici illeciti sia il frutto di furti e rapine, ciò che sarebbe attestato da alcune in-

tercettazioni telefoniche riguardanti gli indagati C. e L. riportate nell'informa-

tiva della Guardia di Finanza del 5 giugno 2012 (v. act. 7.1 pag. 9 e 20). 

Ora, il riutilizzo di oro frutto di furti e/o rapine può essere sussunto in Sviz-

zera ai reati di ricettazione o riciclaggio ai sensi degli art. 160 risp. 305
bis

 

CP. Infatti, secondo la prima disposizione, chiunque acquista, riceve in do-

no o in pegno, occulta o aiuta ad alienare una cosa che sa o deve presu-

mere ottenuta da un terzo mediante un reato contro il patrimonio, è punito 

con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 

160 n. 1 cpv. 1 CP). Inoltre, il colpevole è punito con una pena detentiva si-

no a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 90 aliquote gior-

naliere se fa mestiere della ricettazione (art. 160 n. 2 CP). L'art. 305
bis

 CP, 

dal canto suo, prevede che chiunque compie un atto suscettibile di vanifica-

re l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimo-

niali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine, è puni-

to con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (n. 1). 

Nei casi gravi, la pena è una pena detentiva sino a cinque anni o una pena 

pecuniaria. Con la pena detentiva è cumulata una pena pecuniaria sino a 

500 aliquote giornaliere (n. 2). Vi è caso grave segnatamente se l'autore: 

agisce come membro di un'organizzazione criminale (lett. a), agisce come 

membro di una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il rici-

claggio (lett. b) o realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno conside-

revole facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è punibile anche se 

- 11 - 
 
 

l'atto principale è stato commesso all'estero, purché costituisca reato anche 

nel luogo in cui è stato compiuto (n. 3).  

 

Orbene, quanto precede è di per se sufficiente a realizzare la condizione 

della doppia punibilità, precisato che nel campo della cosiddetta piccola as-

sistenza (a differenza dell'estradizione) le misure di cooperazione sono già 

ammesse se la doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fatti-

specie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007, 

consid. 2.3 e rinvii). Nulla può d'altronde essere dedotto dal decreto di ab-

bandono del 6 marzo 2013 emanato dal Procuratore generale del Cantone 

Ticino, decisione anteriore alla rogatoria ed al suo complemento, che non 

menziona minimamente, tra l'altro, i conti oggetto delle decisioni impugnate 

(v. act. 1.20), per cui non si vede come potrebbe costituire un ostacolo 

all'inchiesta estera (v. anche TPF 2010 91). Il ricorrente stesso, giustamen-

te, non tenta nemmeno di sostenere che vi sarebbe un problema di ne bis 

in idem giusta l'art. 54 CAS o l'art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, ma si limita a 

citare senza particolari approfondimenti il decreto in questione, senza chia-

rire l'esatta portata in casu. La censura in questo ambito va dunque respin-

ta. 

 

 

5. L'insorgente sostiene che la decisione impugnata sia lesiva del principio 

della proporzionalità.  

 

5.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-

ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 

Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-

tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-

to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 

principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 

251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 

dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-

sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo 

del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 

121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limita-

to alla cosiddetta utilità potenziale, motivo per cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 

122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Da consolidata prassi, 

quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito 

di procedimenti per reati patrimoniali come quelli qui in esame, esse ne-

cessitano di regola di tutti i documenti ivi relativi, perché debbono poter in-

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- 12 - 
 
 

dividuare il titolare giuridico ed economico dei conti eventualmente forag-

giati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche pos-

sano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c 

inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 

1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 feb-

braio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utili-

tà dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 con-

sid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì 

l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 

121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere 

necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone inte-

ressate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 

2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 

1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 

consid. 4.1). 

 

5.2 In concreto, l'autorità rogante considera A. il "deus ex machina" di tutti i 

presunti traffici illeciti di oro, conclusione che motiva riproponendo soprat-

tutto stralci di intercettazioni telefoniche concernenti gli indagati. Essa ritie-

ne "estremamente sintomatica la circostanza che, al verificarsi di un evento 

"traumatico" per l'organizzazione, A. convochi degli incontri con i propri più 

stretti sodali, ai quali partecipa personalmente, impartendo le nuove linee 

operative, quali il contingentamento dei quantitativi e la definizione di più 

pesanti quotazioni, come accertato nei due episodi documentati. Quanto 

emerso dalle indagini, depone fermamente circa la presenza di un'unica 

regia da parte i A. a monte dei traffici orditi dai diversi indagati" (v. act. 7.1 

pag. 19). Essa aggiunge che "si rende quindi indispensabile accertare at-

traverso quali meccanismi l'indagato riesca a trasformare l'oro e dotarlo di 

documentazione attestante legittima provenienza. Risulta dagli atti di inda-

gine che l'indagato dovrebbe avere la disponibilità di un banco metalli e di-

sponibilità di denaro contante per svariati milioni di euro a settimana, per i 

quali sarebbe necessario accertare la provenienza. Il coindagato C. ha di-

chiarato che l'oro destinato a A., dopo avere passato la dogana su auto do-

tate di doppio fondo, veniva portato (in quantitativi aggirantisi in circa 200 

kg a settimana per il solo ramo dell'organizzazione facente a lui riferimento) 

presso la società M. di Chiasso che provvedeva al pagamento in contanti 

del metallo, che poi avrebbe rivenduto in forma ufficiale a grandi fonderie 

dotate del Good delivery" (v. ibidem). Orbene, ritenuto che A. è indagato in 

Italia in qualità di "deus ex machina" di tutti i presunti traffici illeciti di oro, la 

documentazione relativa ai suoi conti bancari e alle sue attività, nonché il 

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- 13 - 
 
 

suo verbale d'interrogatorio, tutti atti oggetto delle decisioni impugnate, ri-

vestono un'utilità potenziale manifesta.  

 

 Quanto precede permette di confermare la sufficiente relazione tra le misu-

ra d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale estero, spet-

tando comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-

zione sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente rile-

vante fra i fatti perseguiti in Italia e detta documentazione o conti bancari. 

Vi è quindi da concludere che la domanda di assistenza estera non viola il 

principio della proporzionalità. 

 

 

6. Il ricorrente postula infine la revoca dei sequestri documentali e patrimoniali 

nonché mobiliari ed immobiliari. 

 

 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria in-

ternazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve veri-

ficare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con 

i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente di sproporzionato 

per rapporto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribu-

nale federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). Ebbene, visto 

quanto esposto nel precedente considerando, è senz'altro possibile affer-

mare che esistono elementi sufficienti per confermare i sequestri contestati, 

i quali concerne proprio gli averi in conto sulle relazioni di cui va trasmessa 

la documentazione. Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto 

della documentazione di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'e-

ventuale provenienza illecita dei fondi sequestrati. Dovessero i valori in 

questione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali, essi potreb-

bero fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente 

diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. 

CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). Il 

sequestro di tali fondi deve essere mantenuto di principio sino alla notifica 

di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto 

che quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più 

essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 

consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic), ferma restando la necessità 

che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e). Il ricorrente 

non ha peraltro sostanziato nessun pregiudizio economico cagionato dai 

sequestri. Anche da questo punto di vista i blocchi in questione non presen-

tano alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che i sequestri van-

no confermati e le relative censure respinte. 

 

 

- 14 - 
 
 

7. Non avvedendosi altre ragioni per rifiutare l'assistenza sollecitata, le deci-

sioni impugnate vanno integralmente confermate ed il gravame respinto, 

nella misura della sua ammissibilità. 

 

 

8. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale 

sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] ri-

chiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giu-

sta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4
bis

 lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili 

e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.--; essa è coperta dall’anticipo delle 

spese già versato. 

 

 

- 15 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-

perta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 30 settembre 2014  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Giudice Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Filippo Ferrari 

- Amministrazione federale delle dogane 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).  
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso 
particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente 
laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il 
procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).