# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 43d30d67-cfa4-56a9-96ce-260f270c38ee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.09.2010 D-6487/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6487-2010_2010-09-23.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6487/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 3  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Markus König;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______,
B._______,
C._______,
D._______ e 
E._______, 
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisioni dell'UFM dell'8 settembre 2010 / N [...] e N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6487/2010
D-6488/2010

Visto:

la prima domanda d'asilo che gli interessati (N [...]) hanno presentato il 
(...),

la decisione dell'UFM del 23 novembre 2009, mediante la quale detto 
Ufficio  non  è  entrato  nel  merito  della  suddetta  domanda  d'asilo  ai  
sensi dell'art. 34 cpv. 1 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 
RS  142.31)  ed  ha  ordinato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla 
Svizzera, nonché l'esecuzione medesima, 

la  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito: 
il Tribunale)  dell'8  febbraio  2010  che  ha  respinto  il  ricorso  degli 
interessati  contro  la  summenzionata  decisione  dell'UFM  del 
23 novembre 2009,

il rimpatrio degli interessati verso la Romania in data 22 marzo 2010, 

la  seconda  domanda  d'asilo  che A._______ e  B._______  (N [...]), 
assieme  ai  loro  figli  minorenni,  hanno  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

la  seconda  domanda  d'asilo  che  E._______ (N  [...]),  figlio  di 
A._______ e  B._______,  divenuto  nel  frattempo  maggiorenne,  ha 
presentato in data (...) in Svizzera,

i  verbali  d'audizione  di  A._______ del  2  agosto  2010  (di  seguito: 
verbale  1),  del  12  agosto  2010  (di  seguito:  verbale  2),  del 
13 agosto 2010  (di  seguito:  verbale  3)  e  del  16  agosto  2010  (di  
seguito: verbale 4),

i  verbali  d'audizione  di  B._______ del  2  agosto  2010  (di  seguito: 
verbale  5),  del  12  agosto  2010  (di  seguito:  verbale  6)  e  del 
16 agosto 2010 (di seguito: verbale 7),

i  verbali  d'audizione  di  C._______,  figlio  minorenne  di  E._______ e 
B._______,  del  3  agosto  2010 (di  seguito:  verbale  8)  e  del 
13 agosto 2010 (di seguito: verbale 9),

i  verbali  d'audizione  di  E._______ del  3  agosto  2010  (di  seguito: 
verbale 10) e del 16 agosto 2010 (di seguito: verbale 11),

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le decisioni dell'UFM dell'8 settembre 2010 di non entrata nel merito ai  
sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, l'una notificata a A._______ e B._______ 
e, l'altra al figlio E._______ il medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e 
di  ricevuta  sottoscritto  dagli  interessati,  atto  B22/1  dell'incarto  UFM 
N [...], rispettivamente B10/1 dell'incarto UFM N [...]),

i  ricorsi  inoltrati  separatamente,  da un lato da parte di  A._______ e 
B._______ e  dall'altro  lato,  da  parte  di  E._______,  il 
10 settembre 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato),

la  copia  degli  incarti  UFM  pervenuta  al  Tribunale  in  data 
13 settembre 2010 e gli originali pervenuti il 14 settembre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del  
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 
federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti 
(art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art. 33  lett.  d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  dei  ricorsi  che  adempiono  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv. 1  e  52 PA, nonché 
art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua,

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che,  nel  caso  concreto,  le  decisioni  impugnate  sono  state  rese  in 
italiano ed i ricorsi sono stati presentati in tale lingua, di modo che la  
presente sentenza è redatta in italiano,

che,  preliminarmente,  i ricorsi  inoltrati  dai  ricorrenti  concernono fatti 
d'uguale  natura  e  pongono  gli  stessi  temi  di  diritto,  di  modo che  si 
giustifica  la  congiunzione  delle  cause  e  la  pronuncia  di  una  sola 
sentenza  (cfr. Decisione  del  Tribunale  federale  svizzero 
[DTF] 128 V 126  consid. 1  e  relativi  riferimenti),  come  del  resto  i 
medesimi  hanno  rettamente  richiesto  in  sede  di  ricorso  (cfr.  ricorsi 
pag. 2), 

che  gli  interessati  –  cittadini  rumeni,  d'etnia  rom,  originari  di  
F._______, nella provincia di G._______ (Romania) – hanno dichiarato 
di  essere  espatriati  nuovamente  dal  loro  Paese  d'origine  per  i  
medesimi  motivi  fatti  valere nel  primo procedimento, ovvero a causa 
dei problemi di  salute di B._______, ovvero l'epatite C, la quale non 
potrebbe  essere  curata  in  Romania,  in  quanto  essi  non  avrebbero 
accesso al  sistema sanitario; che, infatti,  i  dottori  a cui si  sarebbero 
rivolti  in  patria,  avrebbero  rifiutato  di  prestare  le  cure  necessarie 
all'interessata, poiché non sarebbero stati loro ad operarla per l'ernia 
ombelicale  in  passato  e  in  quanto  gli  interessati  non  avrebbero  un 
reddito sufficiente per far fronte alle cure; che, inoltre, ella non avrebbe 
potuto seguire la terapia medica tramite l'assunzione di medicinali che 
le  sarebbero  stati  forniti  dalle  autorità  svizzere,  in  quanto  dopo  la  
prima e unica somministrazione del medicamento – tramite puntura – 
l'interessata sarebbe stata molto male; che, dopo essersi rivolti senza 
successo  ai  medici,  affinché  curassero  l'interessata,  nonché  alle 
autorità  e  ad  un'organizzazione  per  la  protezione  dei  rom,  gli 
interessati avrebbero deciso di lasciare di nuovo il loro Paese d'origine 
per  giungere  in  Svizzera,  allo  scopo  di  ottenere  le  cure  necessarie 
all'interessata, 

che, nelle decisioni dell'8 settembre 2010, l'UFM ha constatato, da un 
lato,  che il  Consiglio  federale ha inserito  la  Romania nel  novero dei 
Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate 
dai richiedenti non sono verosimili siccome contraddittorie, incredibili e 
vaghe,  nonché  prive  di  alcuna  base  probatoria,  di  modo  che  non 
emergerebbero dalle carte processuali degli indizi di esposizione degli 
interessati a persecuzioni in caso di rientro in patria, 

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che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  delle  citate 
domande  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nei rispettivi gravami, i ricorrenti contestano le decisioni dell'UFM, 
adducendo  che  nel  loro  caso  sarebbero  emersi  nuovi  fatti  di  rilievo 
dopo la prima domanda d'asilo per cui l'autorità di prime cure avrebbe 
dovuto  entrare  nel  merito  della  loro  domanda  d'asilo;  che,  in 
particolare,  gli  insorgenti  fanno  valere  che  –  a  causa  della  loro 
precaria  situazione  economica,  delle  caratteristiche  del  sistema 
sanitario rumeno, nonché delle discriminazioni di cui sarebbero vittime 
in ragione della loro appartenenza all'etnia rom – essi non avrebbero 
accesso  alle  cure  mediche  di  cui  avrebbe  bisogno  la  ricorrente,  la 
quale  soffrirebbe  di  gravi  problemi  di  salute;  che,  infatti,  essi  si 
sarebbero rivolti a diversi medici, allo Stato e ad un'organizzazione di  
tutela dei diritti umani a tale scopo, ma sarebbero stati lasciati a loro 
stessi; che, a mente loro, essi avrebbero spiegato nei dettagli  la loro 
storia  e  avrebbero  dimostrato  all'UFM  che  alla  ricorrente  non 
sarebbero state garantite le cure necessarie in Romania, Paese che, 
pertanto,  non  potrebbe  essere  considerato  sicuro;  che,  inoltre,  in 
considerazione della loro gravissima situazione economica, medica e 
familiare, essi ritengono che il loro rinvio verso la Romania dovrebbe 
essere considerato inesigibile e che, di conseguenza, dovrebbe essere 
loro accordata l'ammissione provvisoria per ragioni umanitarie, 

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  hanno,  altresì,  presentato 
una domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura 
delle presumibili spese processuali, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, allorquando il  Consiglio federale inserisce un Paese nel novero 
dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima una presunzione d’assenza di 
persecuzioni  in  detto  Paese;  che  incombe  al  richiedente  l’asilo 

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d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione 
personale, 

che,  peraltro,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
25 novembre 1991,  la  Romania  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  di  assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  di  assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  alle  impugnate  decisioni;  che le  
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimenti litigiosi, cui può essere rimandato, 

che,  segnatamente,  la  motivazione  a  sostegno  della  loro  ulteriore 
domanda d'asilo, oggetto della presente procedura, secondo cui non 
avrebbero  accesso  al  sistema  sanitario  rumeno,  in  particolare  per 
quanto attiene allo stato di salute della ricorrente, a causa della loro 
appartenenza etnica e della loro difficile situazione finanziaria, è priva 
di  ogni fondamento; che, innanzitutto, le dichiarazioni dei ricorrenti  a 
sostegno della  loro  domanda d'asilo,  risultano su punti  essenziali  in 
particolare  vaghe  e  contraddittorie,  nonché  costituiscono  mere 
affermazioni  di  parte  non  supportate  da  alcun  elemento  serio  e 

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concreto; che, a guisa d'esempio, i ricorrenti non sono stati in grado né 
di collocare nel tempo una delle visite presso i medici che avrebbero 
consultato,  né  di  determinare  in  maniera  lineare  quante  visite 
avrebbero  effettuato  presso  i  medesimi;  che,  infatti,  il  ricorrente  ha 
affermato di non aver tenuto conto delle date in cui si sarebbe recato 
dai  tre  medici  consultati  e  di  non  ricordare  quando  ciò  sarebbe 
avvenuto (cfr. verbale 2 D28-29); che il ricorrente si è limitato a fornire,  
quale indicazione temporale il  fatto che le  visite  sarebbero avvenute 
dopo la traduzione dei documenti,  ovvero una settimana dopo il  loro 
rimpatrio in Romania nel (...) 2010 (cfr. ibidem D25, D28-30 e D37) e 
che l'ultima visita sarebbe stata nel mese di (...) 2010, ignorando però 
la  data precisa (cfr,  ibidem D61); che,  secondo le sue dichiarazioni, 
dopo aver ottenuto la suddetta traduzione, egli avrebbe girato per tre 
mesi,  continuando  ad  andare  più  o  meno  una  volta  alla  settimana 
presso i medesimi (cfr. ibidem D30-33); che, in cinque o sei occasioni 
si sarebbe recato dai medici assieme a sua moglie, una volta prima di 
(…) 2010 e le altre volte nel mese di (...)  2010 (cfr. ibidem D34-38); 
che, dal canto suo, nemmeno la ricorrente ha saputo fornire le date 
precise  in  cui  si  sarebbe  recata  dai  medici  in  patria,  limitandosi  ad 
affermare  che  la  prima  volta  dovrebbe  essere  stata  nel  mese  di 
(…) 2010 e poi di continuo, mentre che l'ultima risalirebbe al mese di 
(…) 2010 (cfr. verbale 6 D18-19); che, d'altronde, i ricorrenti non sono 
stati  in  grado  di  indicare  la  data  esatta  relativa  al  giorno  in  cui  la 
ricorrente  si  sarebbe  fatta  eseguire  la  puntura,  grazie  alla  cura 
offertale dalle  autorità  elvetiche,  che l'avrebbe portata a stare molto 
male  o  addirittura  che  l'avrebbe  ridotta  in  coma;  che,  infatti,  il  
ricorrente ha affermato di non saper ricordare la data, di cui neppure il 
mese (cfr. verbale  2  D42)  per  poi  dire  che sarebbe stato  il  mese di 
(...) 2010 (cfr. ibidem D79); che anche i figli dei ricorrenti, C._______ 
(cfr. verbale 9 D4) e E._______ (cfr. verbale 11 D22) non sarebbero 
stati  in grado di ricordarne la data; che, per contro, la ricorrente si è  
limitata a dichiarare in maniera approssimativa che si sarebbe trattato 
del mese di (...) 2010 (cfr. verbale 6 D44); che, l'assenza di indicazioni 
temporali  precise  sulle  visite  che  essi  avrebbero  effettuato  presso  i 
medici in Romania, nonché sulla sola e unica puntura che la ricorrente 
avrebbe  subito  –  ciò  che  costituiscono  due  punti  essenziali  e 
significativi della loro vicenda – dimostra da sé che i fatti asseriti non  
sono stati realmente vissuti dagli insorgenti, senza che sia necessario 
evocare  le  numerosi  incongruenze  su  tali  elementi  che  si  possono 
altresì  rilevare  nel  confronto  tra  le  rispettive  dichiarazioni  dei 
richiedenti tra cui anche quelle del figlio E._______ (cfr. verbale 3, 4,  

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7,  10  e  11);  che,  peraltro,  i  ricorrenti  hanno  reso  versioni  
contraddittorie in merito all'organizzazione, rispettivamente all'autorità 
a cui si sarebbero rivolti per ottenere le cure necessarie alla ricorrente;  
che, a tal proposito, l'insorgente ha affermato di essersi recato da solo 
presso  “l'Associazione  dei  rom”,  ciò  di  cui  sua  moglie  sarebbe  a 
conoscenza,  avendoglielo  riferito,  ma  non  i  loro  figli  (cfr.  verbale  2 
D57-65); che,  per  contro,  la  ricorrente  ha dichiarato  che si  sarebbe 
recata assieme al marito a chiedere aiuto, da un lato, presso il sindaco 
del  loro  villaggio  e,  dall'altro  lato,  presso  il  “Partito  dei  rom” 
(cfr. verbale 6  D34-38),  ciò  che  in  parte  ha  confermato  il  figlio 
E._______,  il  quale  ha  riferito  di  un'”Associazione  dei  rom”,  detta 
“Diritto dei rom” (cfr. verbale 11 D58-60 e D82); che, messi a confronto 
a  tali  contraddizioni,  il  ricorrente  si  è  semplicemente  limitato  a 
confermare la versione resa dalla moglie, senza alcuna giustificazione 
(cfr.  verbale  3  D4),  mentre  che  la  moglie  è  incappata  in  altre 
allegazioni  incongruenti  rispetto  a  quanto  dichiarato  in  precedenza, 
riferendo che avrebbe detto organizzazione e che lei sarebbe andata a 
fare  le  analisi,  mentre  il  marito  si  sarebbe  recato  da  solo  presso  il 
“Partito  dei  rom”  (cfr. verbale  7  D2);  che,  oltre  all'inconsistenza  e 
all'incongruenza delle allegazioni dei ricorrenti circa i fatti addotti, essi 
si  sono  limitati  a  semplici  e  generali  affermazioni  di  parte  non 
supportate  da  alcun  elemento  serio  e  concreto  circa  l'asserita 
impossibilità di  ottenere l'accesso al sistema sanitario, a causa della 
loro  appartenenza  etnica  e  della  loro  difficile  situazione  finanziaria, 
come del resto hanno preteso anche in sede di ricorso (cfr. ricorsi pag. 
2);  che,  a  tal  proposito,  la  sola  appartenenza  all'etnia  rom  non 
costituisce di per sé un un elemento atto a giustificare né l'esistenza di  
persecuzioni generali e sistematiche nei confronti delle persone di tale 
etnia,  né  in  particolare  l'impossibilità  per  esse  di  avere  accesso  al 
sistema  sanitario  rumeno;  che,  peraltro,  i  ricorrenti  non  hanno 
apportato  prova  alcuna  né  riguardo  al  fatto  di  essersi  rivolti  alle 
autorità  per  concretizzare  il  loro  diritto  alle  cure,  né  tanto  meno 
riguardo  ad  un  eventuale  rifiuto  in  tal  senso  da  parte  delle  autorità 
rumene  (cfr.  verbali  1-11);  che,  inoltre,  una  precaria  situazione 
economica  in  relazione  alle  possibilità  di  accedere  alle  necessarie 
cure di cui avrebbe bisogno la ricorrente non costituisce, di per sé, un 
motivo  rilevante  ai  sensi  dell'art. 3 LAsi,  bensì  rientra  tuttalpiù 
nell'esame dell'esigibilità di un eventuale allontanamento dei ricorrenti,  
come verrà analizzato nei considerandi che seguono,

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che, alla  luce di  quanto sopraesposto,  v'è ragione di  ritenere che la 
vicenda resa dagli insorgenti a sostegno della loro domanda d'asilo è 
manifestamente inverosimile,

che, peraltro, oltre ai problemi di salute di B._______, i ricorrenti non 
hanno  fatto  valer  alcun  altro  motivo  d'asilo;  che,  infatti,  essi  hanno 
dichiarato  di  non  aver  avuto  alcun  problema  con  le  autorità  o  con 
persone  terze  (cfr.  verbale  1  pag.  5,  verbale  2  D74-78,  verbale  5 
pag. 5, verbale 6 D54-57, verbale 8 pag. 4, verbale 9 D40, verbale 10 
pag. 5 e verbale 11 D15-19),

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Romania possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101), 
l'art. 33 della convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati  
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri  
(LStr,  RS 142.20)  o  esporre  i  ricorrenti  in  patria  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione  del 
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà  
fondamentali  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  convenzione  del 
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 
inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105); che, d'altronde, in tal  
senso gli insorgenti non hanno fatto valer alcunché in sede di ricorso 
(cfr. ricorsi pag. 3),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Romania 
non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 

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punto,  i  ricorsi,  destituiti  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non 
meritano tutela e le decisioni impugnate vanno confermate,

che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  dell'11  agosto  1999  sull'asilo  relativa  a 
questioni pregiudiziali [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  loro  situazione 
personale;  che,  innanzitutto,  i  ricorrenti  non  hanno  preteso  nel 
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
la  loro  ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici; 
che, in particolare, per quanto attiene alla ricorrente, da un lato, essa 
non  ha  apportato  alcun  certificato  medico  attestante  il  suo  stato  di 
salute  attuale  in  relazione  all'epatite  C cronica  di  cui  soffrirebbe da 
anni e alla gastrite, accennata dall'UFM nella decisione impugnata, ma 
nemmeno invocata dai ricorrenti in sede di ricorso;che, infatti, oltre alle 
dichiarazioni sintomatiche della ricorrente e riportate dai suoi familiari 
(cfr.  verbali  1-11),  non  vi  sono  indizi  che,  allo  stato  attuale,  la 
ricorrente  presenti  problematiche  mediche  gravi  o  debba  essere 
sottoposta  a  qualsivoglia  trattamento  o  cura;  che,  dal  formulario 
relativo alla segnalazioni di casi medici agli atti (cfr. B11/3 dell'incarto 
UFM N [...]), emerge che le sarebbe stata consigliata semplicemente 
una  "consultazione  epatologica  dopo  trasferimento",  senza  tuttavia 
alcun  cenno  a  qualsivoglia  urgenza  o  particolarità;  che,  in  siffatte 
circostanze,  lo  stato  di  salute della  ricorrente non è da considerarsi  
grave  o  necessitante  di  cure  di  rilievo,  in  assenza  delle  quali  la 
ricorrente correrebbe un qualsivoglia rischio per la sua integrità fisica; 
che,  dall'altro  lato,  ad  ogni  modo  la  ricorrente  non  ha  comprovato 
l'allegata  impossibilità  di  ottenere  nel  suo  Paese  d'origine  le 
necessarie cure di cui avrebbe bisogno a causa della sua etnia o della 
precarietà finanziaria in cui si trova la sua famiglia; che, innanzitutto, 
come  del  resto  già  analizzato  dal  Tribunale  nella  sentenza 
dell'8 febbraio  2010  da  cui  non v'è  ragione alcuna  di  discostarsi,  in  
Romania  esistono  le  infrastrutture  e  le  cure  necessarie  per  la  cura 
dell'epatite  cronica,  di  modo che  la  ricorrente  potrà,  se  necessario, 
sottoporsi  ad esami diagnostici  e trattamenti  adeguati  (cfr. Sentenza 

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del  Tribunale  D-7466/2009  dell'8  febbraio  2010  consid.  13.5.2; 
Sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo del 7 ottobre 2004 
nel  caso  S.D. e  altri  c/Germania  [ricorso  n.  33743/03]  consid.  2b); 
che, d'altronde, secondo informazioni a disposizione del Tribunale, in 
detto Paese è in atto un programma nazionale per l'epatite, a cui la 
ricorrente può essere ammessa; che, in tale contesto non soccorre la  
dichiarazione  di  uno  dei  figli  dei  ricorrenti,  riportata  nell'email  del 
(…) 2010 di cui all'incarto N [...] e non corroborata da alcun elemento 
oggettivo,  secondo cui  la  ricorrente non sarebbe stata accettata nel 
quadro  del  citato  programma  nazionale  per  l'epatite;  che,  inoltre, 
contrariamente a quanto pretendono i ricorrenti, non vi è alcun motivo 
di  credere  che  essi  non  abbiano  accesso  alle  suddette  cure  e 
infrastrutture;  che,  infatti,  in  base  alle  informazioni  raccolte  dal 
Tribunale  e  secondo  la  giurisprudenza,  la  Romania  è  dotata  di  un 
sistema sociale, segnatamente di un sistema d'assicurazione malattia 
applicabile a tutte le persone residenti sul territorio rumeno; che, se da 
un lato, l'accesso a tale assicurazione è subordinato al pagamento dei  
premi, dall'altro alcune categorie di persone ne sono esenti e hanno di 
conseguenza l'accesso gratuito alle cure, come è il caso ad esempio 
per  quelli  che  dipendono  dai  servizi  sociali  o  che  beneficiano 
dell'assicurazione disoccupazione, dei minorenni agli studi, dei membri 
della  famiglia  di  assicurati  che  non  dispongono  di  un  reddito,  di 
persone  espletanti  particolari  professioni,  ecc.  (cfr. Sentenza  del 
Tribunale D-3642/2006 del 23 febbraio 2010 consid. 6.6 pag. 8, CENTRE 
DES LIAISONS EUROPÉENNES ET INTERNATIONALES DE SÉCURITÉ SOCIALE [CLEISS], 
Le régime roumain de sécurité sociale, 2009; EUROPEAN OBSERVATORY ON 
HEALTH SYSTEMS AND POLICIES,  Health  Systems  in  Transition,  Romania, 
Health system review vol.10 n. 3 2008, pagg. 27, 46 e segg. e pag. 53 
e  seg.;  US  SOCIAL SECURITY ADMINISTRATION,  Social  Security  Programs 
Throughout the World [SSPTW], Europe, Romania, 2008, pag. 259 e 
segg.); che, in generale, non dispongono di un'assicurazione malattia 
le  persone  senza  documenti  d'identità;  che  esse,  tuttavia,  possono 
beneficiare gratuitamente di  prestazioni  mediche elementari,  come il  
trattamento  della  tubercolosi  e  di  malattie  croniche,  nonché  di  cure 
d'urgenza  fino  a  tre  giorni  di  ospedalizzazione  (cfr.  EUROPEAN 
OBSERVATORY ON HEALTH SYSTEMS AND POLICIES,  op.  cit.,  pagg.  162-163); 
che, nella  fattispecie, come già d'altronde rilevato dal  Tribunale nella 
precitata sentenza dell'8 febbraio 2010,  i  ricorrenti  sono in  possesso 
dei  loro  documenti  d'identità  o  figurano  su  quelli  dei  loro  genitori  
(cfr. verbale 1 pagg. 3-4, verbale 5 pagg. 3-4, verbale 8 pagg. 3-4 e 
verbale  10  pagg.  3-4),  ciò  che  significa  che  essi  sono  registrati  e 

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possono  quindi  accedere  al  sistema  sanitario  rumeno;  che,  in 
aggiunta,  in assenza di  sufficienti  risorse economiche, essi  possono 
fare  l'oggetto  altresì  di  un  accesso  gratuito  alle  cure,  ritenuta  la 
malattia cronica di  cui  la ricorrente dichiara soffrire e avuto riguardo 
della loro situazione; che, per di più, i ricorrenti, in particolare il marito 
e il figlio maggiorenne, dispongono di una formazione di base e di una 
svariata  esperienza  professionale  che  gli  permette  di  provvedere  al 
sostentamento della famiglia, come del resto è stato il caso dopo che 
sono stati  rimpatriati  in Romania per la prima volta; che essi hanno, 
infatti, dimostrato di aver potuto trovare dei lavori e di non aver avuto 
alcun  problema  a  provvedere  ad  un  alloggio  consono  alla  famiglia 
(cfr. verbale 1 pag. 2, verbale 2 D5-10, verbale 6 D6, verbale 9 D5 e 
verbale 11 D6-7); che essi hanno percepito in Romania gli assegni per 
i  figli  (cfr. verbale  6  D10);  che,  inoltre,  gli  insorgenti  dispongono,  di 
un'importante rete sociale in patria, ritenuto che vivono ancora in loco 
un  figlio  sposato  dei  ricorrenti,  nonché  il  padre  e  un  fratello 
dell'insorgente (cfr. verbale 1 pag. 3, verbale 5 pag. 3, verbale 8 pag. 3 
e  verbale  10  pag.  3);  che,  infine,  i  ricorrenti  hanno  la  facoltà  di 
richiedere un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d 
LAsi, 

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che i ricorrenti, usando della necessaria diligenza, 
potranno  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12 pagg. 513-515), oltre 
a quelli  che già hanno prodotto in corso di  procedura (cfr. risultanze 
processuali);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  i  gravami  vanno  disattesi  e  le  querelate  decisioni 
confermate, 

che,  i  ricorsi,  manifestamente  infondati,  sono  decisi  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

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che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  dei  ricorsi,  le  domande 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali sono divenute senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura, nonché ritenuta la congiunzione delle 
due  cause,  le  spese  processuali,  per  un  totale  complessivo  di 
CHF 800.–,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei 
ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento 
sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Le cause D-6487/2010 e D-6488/2010 sono congiunte.

2.
I ricorsi sono respinti.

3.
Le spese processuali, per un totale complessivo di CHF 800.–, sono 
poste a carico dei ricorrenti. Tale ammontare dev'essere versato alla 
cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di 
30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:  

- ricorrenti tramite il H._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di 
versamento)

- UFM, H._______ (per corriere interno con allegati gli incarti N [...] e 
N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  ai  ricorrenti  e  di  
ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale amministrativo 
federale)

- I._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione:

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