# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 588564a4-3c90-5ab1-88fe-c7f0e6340d7d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-01-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.01.2022 D-5507/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5507-2021_2022-01-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5507/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  g e n n a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gabriela Freihofer, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dalla Mlaw Cristina Tosone,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 25 novembre 2021 / (…). 

 

 

 

D-5507/2021 

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Fatti:  

A.  

A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia hazara originario di un villaggio 

sito nella provincia di Daikundi, ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera il 26 settembre 2021. 

A.b Sentito dapprima quale minore non accompagnato ed in seguito in 

un’audizione sui motivi d’asilo, egli ha dichiarato di essere stato reclutato 

dai Talebani, già presenti nella regione. In questo contesto, il richiedente 

l’asilo sarebbe dapprima stato costretto a leggere il corano ed in seguito 

addestrato all’uso delle armi, venendo frequentemente punito. Il padre, che 

si sarebbe offerto di combattere al suo posto, avrebbe subito l’amputazione 

di tre dita della mano. Al richiedente asilo sarebbe dipoi stato chiesto di 

installare alcuni ordigni sull’arteria principale che collegava Daikundi a Ka-

bul. Non volendosi macchiare di tali atti, egli si sarebbe rifugiato in altri 

villaggi lavorando come agricoltore, mansione che gli avrebbe permesso di 

risparmiare averi sufficienti per espatriare, ancora bambino (cfr. atti SEM 

18/12 e 28/18) 

B.  

Il 24 novembre 2021 la rappresentante legale ha trasmesso alla Segreteria 

di Stato della migrazione (di seguito: SEM), nei termini legali prescritti, il 

parere (cfr. atto SEM 30/4) in merito alla bozza di decisione negativa del 

23 novembre 2021 (cfr. atto SEM 29/8). 

C.  

Con decisione del 25 novembre 2021, notificata il medesimo giorno (cfr. 

atto A33/1), l’autorità inferiore ha respinto la domanda d’asilo dell’interes-

sato, pronunciando contestualmente il suo allontanamento. La SEM ha tut-

tavia ritenuto inesigibile l’esecuzione dello stesso, da cui la contestuale 

ammissione provvisoria in Svizzera. 

D.  

Il 17 dicembre 2021 (timbro postale) il richiedente è insorto contro detta 

decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale) postulandone l’annullamento, il riconoscimento dello sta-

tuto di rifugiato e la concessione dell’asilo; in subordine la restituzione degli 

atti all’autorità di prima istanza per nuovo esame delle allegazioni. Ha al-

tresì presentato, con protestate spese e ripetibili, una richiesta volta ad es-

sere esentato dal versamento dell’anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali. 

D-5507/2021 

Pagina 3 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui 

provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus; RS 142.318; 

DTAF 2020 I/1), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) 

sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e non avendo egli censurato la pronuncia dell’allonta-

namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente 

la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della conces-

sione dell’asilo (DTF 142 I 155 consid. 4.4.2; MOOR/POLTIER, Droit admini-

stratif, vol. II, 3e éd., 2011, pp. 291-292). 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

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nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). In materia d’asilo può inoltre rinun-

ciare ad ordinare uno scambio scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile. Chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). 

5.  

5.1. Nella querelata decisione, l’autorità inferiore non ha ritenuto attendibili 

le dichiarazioni rilasciate dall’insorgente rimettendole in discussione nel 

loro insieme. Quest’ultimo si sarebbe contraddetto nei punti salienti dei suoi 

motivi d’asilo descrivendo il suo vissuto in modo fortemente stereotipato, 

poco circostanziato e inconsistente. Nel prosieguo della sua analisi, la SEM 

ha nondimeno esaminato se la sola appartenenza del ricorrente all’etnia 

hazara, aspetto, quest’ultimo, non sindacato nel provvedimento impu-

gnato, fosse tale da giustificare l’esistenza di un timore di essere sottoposto 

ad una persecuzione. A questo soggetto, l’autorità di prima istanza ha rile-

vato che dalla presa di potere de facto da parte dei talebani a metà agosto 

2021, l’Afghanistan si troverebbe in una fase di transizione, di modo che, 

ad oggi, non sarebbe del tutto prevedibile il posizionamento del nuovo go-

verno rispetto ai diversi gruppi etnici componenti la popolazione afghana. 

La SEM ha segnalato la presenza di indicazioni secondo cui i Talebani sta-

rebbero prendendo di mira profili specifici ma ha pure sottolineato l’esi-

stenza di evidenze quo a posizioni più moderate rispetto al loro primo go-

verno. Detta autorità ha così giudicato di non disporre di indicazioni suffi-

cienti che permettano di stabilire se l’insorgente appartenga ad un gruppo 

di persone perseguitate dai talebani a causa della loro razza, religione, na-

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zionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politi-

che. Una cosiddetta persecuzione collettiva, ha proseguito l’autorità di 

prima istanza, richiederebbe che i talebani intendano infliggere pregiudizi 

mirati e gravi a tutti i membri della collettività e che questi pregiudizi siano 

di una certa intensità. Ha quindi concluso che non vi sarebbe alcun motivo 

fondato di ritenere che l’insorgente rischi di essere esposto, con grande 

probabilità e in un prossimo futuro, a delle misure rilevanti in materia d’asilo 

nell’eventualità di un suo ritorno in Afghanistan. 

5.2. Nel proprio gravame, il ricorrente censura, tra le varie cose, il ragiona-

mento che ha condotto l’autorità di prima istanza a negare la rilevanza in 

materia d’asilo della sua appartenenza etnica. In primo luogo, osserva la 

patrocinatrice, la SEM avrebbe citato alcuni articoli riguardanti la situazione 

delle donne, ossia un aspetto che nulla avrebbe a che vedere con il fatto 

che l’insorgente sia un hazara. La protezione giuridica ravvisa dipoi come 

da numerose fonti internazionali risulterebbe evidente che dall’instaura-

zione dell’Emirato islamico, le persecuzioni nei confronti del gruppo in que-

stione sarebbero riprese con più forza, con l’aggravante che le stesse sa-

rebbero ormai perpetrate direttamente da un attore statale. 

6.  

6.1. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio (cfr. 6 LAsi in relazione 

con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; DTAF 2015/1 consid. 4.2). Ciò 

sottintende che l’autorità competente deve provvedere d’ufficio all’accerta-

mento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA; DTAF 

2019 I/6 consid. 5.1). L’accertamento dei fatti è incompleto allorquando 

tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per la decisione 

non sono stati presi in considerazione. Esso risulta inesatto se l’autorità 

omette di amministrare le prova di un fatto rilevante, apprezza in maniera 

erronea il risultato dell’amministrazione di un mezzo di prova o fonda la 

decisione su fatti non conformi all’incarto (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2; 

sentenze del Tribunale A-671/2015 del 3 agosto 2020 consid. 2.1 e D-

1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5.2; KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öf-

fentliches Verfahrensrecht, 2a ed. 2015, n. marg 1585). Significativo è il 

substrato fattuale per le condizioni di applicazione della norma giuridica 

(cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2; 

ISABELLE HÄNER, in: Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltung-

sverfahren, 2008, n. 34). In concreto, l’autorità deve procurarsi la docu-

mentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giu-

ridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 

2012/21 consid. 5). L’istruzione d’ufficio (“Amtsermittlung”) è da ritenersi 

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conclusa nel momento in cui i fatti giuridicamente rilevanti sono stati chiariti 

o quando, in modo non arbitrario, si può partire dall’assunto che ulteriori 

chiarimenti non porteranno a conoscenze aggiuntive sulla questione (cfr. 

DTAF 2012/21 consid. 5).  

6.2. Il principio inquisitorio non dispensa in ogni caso le parti dal dovere di 

collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione non sia in 

grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA; DTAF 2019 I/6 consid. 

5.1). Se la parte rifiuta di dare il proprio contributo al chiarimento della fat-

tispecie per ciò che ci si può ragionevolmente attendere da essa, l’autorità 

può tenerne conto a suo sfavore nell’apprezzamento delle prove e, in de-

terminate circostanze, può esimersi dall’indagare ulteriormente (cfr. per 

maggiori sviluppi DTF 130 II 482 consid. 3.2; DTAF 2015/1 consid. 4.2 e 

seg.; sentenza del Tribunale federale 2°.669/2005 del 10 maggio 2006 con-

sid. 3.5.2; anche KIENER/RÜTSCHE/KUHN, op. cit., n. marg 710 e seg.). Qua-

lora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento com-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti occorre fare riferimento alle regole 

sulla ripartizione dell’onere della prova (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1-5.3). 

6.3. Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze 

nell’istruzione del caso, gli atti vanno di principio retrocessi all’autorità di 

prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e com-

pleto accertamento dei fatti. Ciò nondimeno, il Tribunale amministrativo fe-

derale resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una 

tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.2 e rif. citati; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191). 

7.  

Ora, il Tribunale ravvisa come nel caso in narrativa sia stata la stessa au-

torità di prima istanza ad aver implicitamente ammesso di non disporre di 

sufficienti elementi per esprimersi in piena cognizione sull’integralità degli 

aspetti giuridicamente rilevanti. Infatti, con riferimento all’esistenza di un 

rischio di persecuzione derivante dall’appartenenza etnica, il ragionamento 

dell’autorità inferiore non pare basarsi su di un substrato fattuale esaustivo 

e conferente. È incontestabile che ottenere informazioni aggiornate circa il 

trattamento delle minoranze da parte dell’apparato statale recentemente 

insediatosi nel Paese risulti difficoltoso. Non di meno, nel caso de quo, la 

SEM ha fatto riferimento a fonti riguardanti i diritti delle donne e perciò non 

direttamente pertinenti con la situazione degli hazara. Non ha raccolto al-

cuna prova supplementare né ha altrimenti recensito informazioni di terze 

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parti riguardanti la minoranza etnica in parola. Su questi presupposti, è ine-

quivocabile che la conclusione secondo cui non sussisterebbe un rischio 

di subire atti pregiudizievoli, non risulti fondata su di un accertamento dei 

fatti esaustivo. Del resto, su tale punto di questione nemmeno si può impu-

tare una violazione dell’obbligo di collaborare all’insorgente, atteso che si 

trattava di valutare la situazione generale per una determinata categoria di 

persone, questione indipendente dalla verosimiglianza delle allegazioni ri-

lasciate in corso di procedura. Non vi erano d’altro canto gli estremi per 

fare riferimento alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova, peraltro 

nemmeno ventilato dall’autorità di prima istanza, atteso che l’“Amtser-

mittlung” non poteva dirsi conclusa. 

8.  

8.1. Stante l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o ecce-

zionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore. Nono-

stante il disposto dia preminenza alle decisioni di natura riformatoria, va 

constatato come nell’ambito di una procedura ricorsuale si tratti piuttosto 

di esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’autorità inferiore 

e, se del caso, di confermarla o di completarla, senza che vi sia la necessità 

di ricostruire in integralmente quanto determinante per la decisione (cfr. 

DTAF 2019 I/9 consid. 2.3). Così, un rinvio si giustifica segnatamente nel 

caso in cui altri elementi fattuali devono essere constatati e la procedura di 

amministrazione delle prove risulta essere troppo gravosa. In una simile 

evenienza si intende salvaguardare il principio della doppia istanza di giu-

dizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente contestare questi punti, i quali, 

per definizione, saranno nuovi, ciò che sarebbe escluso se il Tribunale do-

vesse statuire (cfr. Giurisprudenza delle autorità amministrative della Con-

federazione [GAAC] 68.156 consid. 3bb con rinvii). Anche se il Tribunale è 

competente per procedere a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare ulterior-

mente la fattispecie, è inoltre preferibile che sia l’autorità inferiore, più pros-

sima alla materia, a pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è peraltro indispen-

sabile allorquando appare che la fattispecie determinante sia stata manife-

stamente constatata in maniera inesatta o incompleta e che conseguente-

mente, si configuri una grave violazione dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi, 

una decisione di natura riformatoria di principio non entra più in linea di 

conto (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesve-

rwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n.marg. 2.191, n.marg 3.197 segg.). 

8.2. Su queste premesse, il ricorso è accolto, la decisione del 25 novembre 

2021 è annullata e gli atti di causa sono da rinviare all’autorità inferiore per 

il completamento dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione.  

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Pagina 8 

8.3. Qualora la SEM intenda confermare la propria posizione, essa è ri-

chiesta ad avvalorare le proprie argomentazioni sulla base di riscontri og-

gettivi ed attuali. Dopo aver fatto tutto quanto in sua disposizione per chia-

rire i fatti giuridicamente rilevanti, si esprimerà in piena cognizione di causa 

sulla situazione della minoranza hazara. A questo titolo, si confronterà in 

modo approfondito con le fonti citate nel gravame e si procurerà ogni do-

cumentazione accessibile e utile per la trattazione del caso. Ad ogni fine 

utile, si rilevi ancora che, seppur non vi sia di principio alcun diritto a che la 

domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo di procedura, 

l’assenza di smistamento di un caso complesso nella procedura ampliata 

può comportare una violazione del diritto ad un ricorso effettivo (cfr. sen-

tenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pubbli-

cazione come DTAF] consid. 7-9).  

9.  

Visto l’esito della procedura, il Tribunale può esimersi dall’esaminare le 

ulteriori censure. La domanda di assistenza giudiziaria è priva d’oggetto, 

non si prelevano spese processuali (art. 63 cpv. 1 seg. PA) e non si 

assegnano indennità ripetibili (art. 111ater LAsi).  

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 9 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 25 novembre 2021 è an-

nullata e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento dell’istrut-

toria e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi.  

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

Non si assegnano indennità ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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