# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5e20b957-1e9d-597e-9591-b9efd5d3d824
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.11.2022 D-5095/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5095-2022_2022-11-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5095/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Susanne Genner; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Georgia,   

rappresentato dalla signora Bianca Sonnini,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale – Caritas Svizzera, 

(…), 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 31 ottobre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-5095/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) ot-

tobre 2022. Le indagini effettuate il (…) ottobre 2022 dalla SEM, hanno 

permesso di appurare che, secondo la banca dati europea “Eurodac”, il 

richiedente aveva presentato delle pregresse domande d’asilo nella Re-

pubblica Ceca il (…), in C._______ il (…), in D._______ il (…) rispettiva-

mente il (…) ed infine in E._______ il (…). 

A.b Il (…) ottobre 2022, si è tenuto con l’interessato un colloquio personale 

ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-

smi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

Durante il medesimo, egli ha in particolare esercitato il suo diritto di essere 

sentito, in relazione all’eventuale competenza della Repubblica Ceca per 

la trattazione della sua domanda d’asilo, nonché circa il suo stato di salute. 

A.c Sempre nella medesima data succitata, le competenti autorità sviz-

zere, hanno inviato alle loro omologhe ceche, una domanda di ripresa in 

carico del richiedente, sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Queste 

ultime hanno risposto positivamente il (…) ottobre 2022, tuttavia fondan-

dosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III. 

B.  

Con decisione del 31 ottobre 2022, notificata il 2 novembre 2022 (cfr. 

n. [{…}]-27/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato, ha pronunciato il suo trasferimento dalla Svizzera 

verso la Repubblica Ceca, nonché ha ordinato l’esecuzione della predetta 

misura. Ha altresì osservato, come un eventuale ricorso contro la decisione 

non ha affetto sospensivo. 

C.  

L’interessato, con ricorso dell’8 novembre 2022 (cfr. risultanze proces-

suali), è insorto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) avverso la summenzionata decisione della SEM, concludendo preli-

minarmente alla sospensione dell’esecuzione in via supercautelare e alla 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, egli ha postulato 

in via principale l’annullamento della decisione impugnata e l’esame della 

domanda d’asilo in Svizzera, nell’ambito di una procedura nazionale. In via 

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subordinata, ha invece chiesto la restituzione degli atti di causa alla SEM 

per complemento istruttorio. Il ricorrente ha altresì presentato istanza di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi).  

4.  

Altresì, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti ex art. 111a cpv. 1 LAsi. 

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5.  

5.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali proposte 

dal ricorrente nel suo gravame, il quale ritiene che l’autorità di prime cure 

abbia accertato in modo inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1) ed abbia per-

tanto violato il principio inquisitorio (cfr. sentenze del Tribunale  

F-3922/2020 del 13 agosto 2020 consid. 2, D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). In 

sostanza, il ricorrente rimprovera all’autorità inferiore, di non aver accertato 

a sufficienza il suo stato di salute, le cui patologie sarebbero tutt’ora in 

corso di definizione, ed inoltre difetterebbe di un rapporto medico esaustivo 

e dettagliato; accertamenti che sarebbero invece da effettuare per potersi 

pronunciare correttamente sul suo eventuale trasferimento in Repubblica 

Ceca. Inoltre l’autorità inferiore non avrebbe sufficientemente approfondito 

le condizioni di accoglienza del sistema d’asilo nel suddetto Paese, in par-

ticolare circa il concreto accesso all’assistenza sanitaria, esame che però 

sarebbe necessario al fine di stabilire il rischio che un suo trasferimento in 

Repubblica Ceca violi l’art. 3 CEDU e per pronunciarsi effettivamente 

sull’applicazione dell’art. 17 RD III nel suo caso specifico. 

5.2  

5.2.1 In relazione all’istruzione della situazione di salute del ricorrente, il 

Tribunale osserva che all’incarto della SEM, già al momento della deci-

sione avversata, vi era della documentazione medica che lo concerne (cfr. 

n. 12/2, 14/2 e 16/2). Dalla stessa si evince una diagnosi di sospetta iper-

plasia prostatica benigna, per la quale è stata impostata una terapia farma-

cologica a base di (…) per 2-3 mesi, e se non vi fosse un miglioramento, il 

medico indica che si potrà valutare una visita urologica (cfr. n. 12/2). Inoltre 

gli è stata diagnosticata una tossicodipendenza sino ad allora in terapia 

con metadone, e dopo il controllo ematico, sostituita con (…), nonché (…) 

(cfr. n. 14/2, 16/2), con un controllo clinico qualora necessario, secondo 

l’ultima visita medica del 20 ottobre 2022 (cfr. n. 16/2).  

5.2.2 Ora, seppure come riportato nel ricorso, l’insorgente abbia riferito nel 

corso della prima visita medica di avere dei problemi agli arti inferiori ricon-

ducendoli a dei problemi circolatori (cfr. n. 12/2), come pure durante il col-

loquio Dublino di soffrire di epatite C, curata nel (…) in Georgia, nonché 

che gli farebbe male l’intestino (cfr. n. 18/3); tuttavia per tali asserite pro-

blematiche dai referti medici succitati non sono evincibili delle diagnosi o 

dei trattamenti posti in relazione con i medesimi. Peraltro, per quanto ri-

guarda gli asserti di soffrire di epatite C e di avere male all’intestino, pur 

avendoli l’insorgente sollevati al momento del colloquio Dublino, non pare 

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che il medesimo li abbia segnalati ai medici che lo hanno visitato. Al con-

trario poi di quanto asserito dall’insorgente con il gravame, non si ravvisa 

alcun indizio alla documentazione medica che l’epatite C sia in corso di 

accertamento, e che sarebbe stata fissata a tale scopo una visita l’8 no-

vembre 2022. Difatti, l’unico consulto medico agli atti in tale data, risulta 

essere quello inerente la compilazione del “Medical Report” con la ripresa 

della diagnosi di tossicodipendenza in terapia sostitutiva con (…) e (…) (cfr. 

n. 31/2). Per quanto concerne poi la sospetta iperplasia prostatica benigna, 

dagli atti medici si desume come non sia previsto per il momento alcun 

ulteriore procedere diagnostico, salvo in caso di mancato miglioramento 

con la terapia impostata, si potrà valutare tra due o tre mesi l’effettuazione 

di una visita urologica (cfr. n. 12/2). Seppure, come segnalato nel gravame 

(cfr. p.to 2, pag. 5 del ricorso), l’omissione della SEM di richiedere a (…) – 

come d’uso – se fossero previste ulteriori visite mediche per il ricorrente 

sia deplorevole; tuttavia né dagli atti né dalle allegazioni dell’insorgente, 

come già sopra visto, si può desumere che ciò sia il caso. Alla luce di tali 

elementi, il Tribunale considera quindi che l’autorità inferiore abbia suffi-

cientemente e correttamente accertato lo stato di salute del ricorrente, es-

sendovi delle diagnosi poste e dei trattamenti farmacologici ben determi-

nati, in ottica di un suo trasferimento verso uno Stato membro Dublino. Pur 

non volendo in alcun modo sminuire lo stato valetudinario dell’interessato, 

è tuttavia indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non conte-

nesse indicatori quanto all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-

minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale (cfr. infra consid. 7.4.4). 

Allo stesso modo, non vi erano elementi – né il ricorrente ne apporta di 

concreti e determinati nel suo ricorso – per sospettare che le patologie dia-

gnosticate potessero raggiungere un tale livello di gravità da configurare 

un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile del suo stato di 

salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita in caso di trasferimento (cfr. infra consid. 7.4.4). Non 

apparteneva difatti alla SEM, come neppure nell’ambito della presente pro-

cedura ricorsuale al Tribunale, in tali circostanze, determinarsi circa le giu-

ste diagnosi e gli eventuali ulteriori colloqui medici che sarebbero risultati 

necessari, ma soltanto agli specialisti del settore rispettivamente all’infer-

meria del Centro federale dove si trova alloggiato il ricorrente. Avendo tut-

tavia in specie lo stesso beneficiato dei controlli medici proposti, e viste le 

diagnosi chiare ed i trattamenti impostati dai medici, al contrario di quanto 

postulato dal ricorrente nel gravame, ulteriori accertamenti medici – in par-

ticolare lo stabilimento di un rapporto medico di dettaglio (cosiddetto F4) – 

non risultavano pertanto necessari. 

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Pagina 6 

5.2.3 Circa poi le condizioni d’accoglienza presenti in Repubblica Ceca, il 

ricorrente non ha sollevato alcun elemento concreto da questo profilo nel 

corso della procedura di prima istanza che si opporrebbe al suo trasferi-

mento, neppure durante il colloquio Dublino, ove vi era presente anche la 

sua rappresentante legale. Invero, salvo dichiarare in modo generico di non 

aver ricevuto delle cure mediche, al quesito posto da quest’ultima (cfr. 

n. 18/3), egli non ha fatto valere alcun motivo in tal senso che si opporrebbe 

ad un suo ritorno nel suddetto Paese. L’autorità inferiore poteva quindi le-

gittimamente partire dalla presunzione – così come esposta in modo lim-

pido nella decisione avversata – che nella Repubblica Ceca non sussistano 

delle carenze sistemiche nel suo sistema di accoglienza e di asilo, nonché 

che l’insorgente possa essere curato anche in tale Paese per le patologie 

di cui è affetto. Per il resto, confondendosi in realtà tali argomentazioni 

dell’insorgente con il merito, verranno trattate in modo più approfondito 

dappresso.  

5.2.4 Ne discende che l’autorità inferiore non è dunque venuta meno al suo 

obbligo di procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti. Le censure formali sono quindi in tal senso inte-

gralmente respinte. 

6.  

6.1 Venendo ora al merito, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non 

si entra nel merito di una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare 

la precitata disposizione, la SEM esamina la competenza relativa al tratta-

mento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti al RD III. Se in base 

a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame 

della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa 

accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo 

da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).  

6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). Nel caso di una procedura di ripresa 

in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

La determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III). 

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Pagina 7 

6.3 Giusta l’art. 18 par. 1 lett. d RD III, lo Stato membro competente in forza 

del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o 

un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato do-

manda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro 

Stato membro senza un titolo di soggiorno. 

6.4 Tornando al caso in disamina, le investigazioni intraprese dalla SEM 

hanno permesso di constatare, dopo un confronto con la banca dati 

dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, che il ricorrente aveva 

depositato una prima domanda d’asilo in data (…) in Repubblica Ceca (cfr. 

n. 7/2 e 8/1). Durante il suo colloquio Dublino, egli ha peraltro sostenuto 

come sia in D._______ sia in C._______ avrebbe ricevuto delle risposte 

negative alle sue domande d’asilo, nel senso che nel primo Paese lo avreb-

bero voluto far ritornare in Repubblica Ceca, mentre che dalla  

C._______ il trasferimento sarebbe stato effettivamente eseguito verso 

quest’ultimo Stato membro (cfr. n. 18/3). Sulla base di tali evenienze, la 

SEM ha quindi chiesto il (…) ottobre 2022 – quindi entro i termini fissati 

all’art. 23 par. 2 RD III – una ripresa in carico dell’insorgente alla  

Repubblica Ceca fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 19/5 e 

20/1). Le autorità di quest’ultimo Paese, hanno espressamente accettato 

la ripresa in carico dell’interessato, in data (…) ottobre 2022, sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. n. 24/1). Di conseguenza, la competenza 

della Repubblica Ceca è di principio data, conclusione che non viene del 

resto neppure messa in discussione dal ricorrente nel gravame. 

7.  

Il ricorrente contesta tuttavia la decisione della SEM, invocando la viola-

zione del diritto federale, in particolare lo stabilimento inesatto ed incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. p.to 3, pag. 6 segg. del ricorso), 

segnatamente in rapporto al suo stato di salute ed alle condizioni di acco-

glienza – in particolare dal profilo sanitario – che lo attenderebbero in  

Repubblica Ceca. Egli ritiene inoltre che viste le difficoltà di accesso al si-

stema sanitario ceco e le carenze presenti nel sistema di accoglienza del 

predetto Paese, nonché le sue “complesse condizioni di salute […] ad oggi 

critiche ed ancora in fase di accertamento”, un rinvio in Repubblica Ceca, 

contravverrebbe all’art. 3 CEDU. La sua situazione di vulnerabilità, e le dif-

ficili condizioni di accoglienza nel suddetto Stato membro, avrebbero difatti 

dovuto indurre la SEM a rinunciare al suo trasferimento, adottando la clau-

sola di sovranità ex art. 17 RD III in relazione all’art. 29a cpv. 3 dell’Ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999  

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(OAsi 1, RS 142.311), disposizione che l’autorità inferiore avrebbe invece 

violato, commettendo un errore di apprezzamento. 

7.1 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un 

richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come compe-

tente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle ca-

renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza 

di richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-

dante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-

ropea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro 

che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-

tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro possa essere designato come competente. 

7.2 Non v’è tuttavia alcuna seria ragione di ritenere che in Repubblica 

Ceca, sussistano delle carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni d’accoglienza dei richiedenti l’asilo, che implichino il rischio di 

un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, rispetti-

vamente dell’art. 3 CEDU. Infatti, al di là di generiche censure ricorsuali 

con la citazione di alcuni estratti di rapporti di organizzazioni non governa-

tive sulle condizioni generali di accoglienza dei richiedenti l’asilo nel sum-

menzionato Stato, come pure con la semplice asserzione relativa alla man-

cata assistenza medica in Repubblica Ceca; il ricorrente non è in grado di 

provare con indizi oggettivi, concreti e seri che egli è stato o sarebbe pri-

vato durevolmente di ogni accesso alle condizioni minime d’accoglienza 

che risultano presenti nel suddetto Paese. A tal proposito, si rammenta che 

tale Stato è parte alla CartaUE e firmatario della CEDU, della Convenzione 

del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre 

che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) 

e, a tale titolo, ne applica le disposizioni, ciò che è stato confermato anche 

da una sentenza recente dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza  

D-3729/2022 del 1° settembre 2022 con ulteriori rif. cit.), quindi successiva 

anche alla crisi legata al conflitto scoppiato in Ucraina. Egli non ha del resto 

provato in alcun modo di aver subito o di subire delle condizioni di vita in-

degna in violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei 

richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza), alla 

quale la Repubblica Ceca è legata, al punto tale che occorrerebbe rinun-

ciare al suo trasferimento in tale Paese. Egli nemmeno ha apportato alcun 

indizio circostanziato e concreto, che faccia ritenere che le autorità ceche 

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non rispetterebbero il suo diritto alla trattazione della sua domanda d’asilo 

e d’allontanamento secondo una procedura giusta ed equa e non gli offri-

rebbero una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, vio-

lando così la direttiva accoglienza, rispettivamente la direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante proce-

dure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di prote-

zione internazionale (di seguito: direttiva procedura). Ad ogni modo se, 

dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in questione violi i suoi 

obblighi fondamentali, apparterrà al ricorrente medesimo di sollevare 

l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie giudiziarie, 

dinanzi alle autorità dello Stato in parola (cfr. art. 26 della direttiva acco-

glienza). Ciò che il ricorrente non ha tra l’altro mai allegato di aver fatto in 

passato nel predetto Paese, anche per richiedere eventuali cure mediche. 

7.3 A tali condizioni, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 seconda frase RD III 

non si giustifica nel caso di specie. 

7.4  

7.4.1 Resta ancora da stabilire se, come sostenuto dal ricorrente nel suo 

gravame, nel suo caso trovi applicazione la clausola di sovranità. 

7.4.2 Secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga ai 

criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere 

di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza 

in diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se 

“motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della stessa. La SEM, nell’applicazione della predetta 

norma, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). Tuttavia, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione 

contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui 

quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola 

di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale 

dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.4.3 Per quanto concerne le condizioni materiali di accoglienza in  

Repubblica Ceca, si rimanda a quanto già sopra considerato, come pure 

alla decisione impugnata, che appare essere sul punto sufficientemente 

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chiara, completa e corretta (cfr. p.to II, pag. 3 della decisione impugnata), 

non essendo il ricorrente – con le sue allegazioni per lo più generiche e 

poco sostanziate – riuscito nell’intento di far giungere il Tribunale a diversa 

conclusione di quella esposta nel provvedimento avversato. Il ricorrente 

non ha del resto apportato neppure alcun indizio serio e concreto suscetti-

bile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il divieto 

di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali 

rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-

bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in 

un tale Paese. Tra l’altro, il fatto che la Repubblica Ceca abbia espressa-

mente accettato la ripresa in carico dell’insorgente, e così facendo ha 

quindi pure data la disponibilità al trasferimento del medesimo sul suo ter-

ritorio, la situazione di cessazione dei trasferimenti Dublino annunciata nel 

maggio 2022, così come affermato nel ricorso (cfr. pag. 8), appare essere 

una circostanza del tutto superata dagli eventi. 

7.4.4  

7.4.4.1 In relazione poi al suo stato di salute, occorre innanzitutto rammen-

tare che secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(di seguito: CorteEDU), il respingimento forzato di persone che soffrono di 

problemi medici costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in 

circostanze eccezionali. Ciò risulta essere il caso segnatamente laddove 

la malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio a tal punto avanzato o ter-

minale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte 

appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qua-

lora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trat-

tamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un 

reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle con-

dizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

7.4.4.2 Nella fattispecie, dagli atti all’inserto e dallo stato valetudinario 

dell’insorgente già sopra descritto (cfr. supra consid. 5.2), senza volerne in 

alcun modo sminuire la portata, si evince che le sue condizioni di salute, 

appaiono attualmente comparabili a quelle riportate nella decisione impu-

gnata e pertanto non appaiono di una gravità tale da comportare una vio-

lazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza testé referenziata. Il 

Tribunale rileva inoltre che, contrariamente a quanto sollevato dall’insor-

gente nel suo ricorso, il suo stato di salute risulta essere al momento stabile 

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Pagina 11 

e non sono previste attualmente delle visite mediche per accertare altre 

patologie rispetto a quelle già diagnosticate (cfr. anche supra consid. 5.2). 

A tali condizioni, il Tribunale non vede alcuna ragione che impedirebbe 

all’interessato di continuare il suo seguito medico in Repubblica Ceca, 

paese che, a differenza di quanto argomentato nel gravame, dispone di 

strutture mediche di buona qualità (cfr. a tal proposito anche la sentenza 

del Tribunale F-4267/2021 del 4 ottobre 2021 consid. 6.4.3 con ulteriore rif. 

cit.). Peraltro, a tal proposito, si osserva come in quanto Stato firmatario 

della direttiva accoglienza, anche la Repubblica Ceca deve provvedere af-

finché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-

dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-

senziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assi-

stenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). Se il ricorrente ritenesse 

che i suoi diritti in tal senso vengano violati dalle autorità ceche, apparterrà 

a lui adire le preposte vie legali presenti nel Paese, per far valere i suoi 

diritti. Sarà inoltre compito delle autorità svizzere incaricate dell’esecu-

zione, di prendere le misure destinate ad evitare ogni rischio nel quadro 

del rinvio e di assicurare una presa a carico adeguata dell’interessato al 

suo ritorno in Repubblica Ceca, informando in maniera precisa e completa 

le autorità ceche dell’arrivo e dei problemi di salute dell’insorgente prima 

del suo trasferimento (cfr. art. 31 RD III). 

7.4.5 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Il ricorrente non ha difatti fornito 

indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua 

situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE o 

all’art. 3 CEDU, in caso di esecuzione del suo trasferimento in Repubblica 

Ceca. Non vi è quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali 

previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

8.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte della 

Svizzera, la Repubblica Ceca rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo 

in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III. 

9.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

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Pagina 12 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Repubblica Ceca 

conformemente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’au-

torizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclu-

sione, il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità in-

feriore, confermata. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda volta ad 

ottenere la sospensione dell’esecuzione in via supercautelare che quella 

tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, risultano es-

sere senza oggetto. 

11.  

Per lo stesso motivo succitato al consid. 10, anche la richiesta volta 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali è divenuta senza oggetto. 

12.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. Le spese processuali 

di CHF 750.–, che seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico 

del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: