# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1005e27-8ccf-51c9-85ea-121aad5acad1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-02-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.02.2021 35.2020.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2020-48_2021-02-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2020.48

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  8 febbraio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

composto dei giudici:   Daniele Cattaneo, presidente,

                                         Raffaele Guffi,
Ivano Ranzanici

 

redattrice:                       Paola Carcano,
vicecancelliera

 

segretario:                      Gianluca Menghetti     

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 maggio 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 marzo 2020 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 1 

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 9 maggio 2019, verso
le ore 17:30, RI 1, disoccupata, e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli
infortuni presso l'CO 1, “scendendo le scale in alto dal 3. piano al 2.
piano” presso la propria abitazione a __________ è “scivolata” a
causa di un “un cedimento improvviso al ginocchio sinistro” e,
aggrappandosi alla ringhiera per evitare la caduta, ha compiuto “una
rotazione sulla gamba sinistra, con il piede bloccato sullo scalino e
procurandomi così una torsione al ginocchio sinistro, che ha generato subito
dolore. Non ero caduta e non avevo picchiato il ginocchio contro qualcosa o
sulla scala. Subito però ho risentito male ed il ginocchio sinistro si è
gonfiato, sia sopra che dietro e ai suoi lati. Nella parte laterale interna
(lato destro) si era formato un ematoma” (doc. 1 e 30 incarto LAINF). 

In data 13 maggio 2019 RI 1 è andata dal proprio medico di famiglia, dr. med. __________,
specialista FMH in medicina interna, che ha attestato un’inabilità lavorativa
al 100% a partire dal 13 maggio 2019 (doc. 7 e 9 incarto LAINF). 

L’esame di RM del 27 maggio 2019 ha evidenziato: “1. Lesione da stiramento
del legamento crociato. 2. Ganglio sinoviale nel corpo di Hoffa nella parte
postero-mediale al davanti del menisco mediale di circa 25 mm di diametro. 3.
Entesopatia prossimale e distale del patellare. 4 Condropatia grado III-IV del
comparto femoro-rotuleo. 5. Non edema osseo, né fratture.” (doc. 11 incarto
LAINF). 

In occasione del consulto del 28 giugno 2019, il dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica, all’esame clinico ha trovato: “un
ginocchio senza versamento, piccolo deficit estensorio, flessione 120°, segni
per lesione meniscale negativa, buona la tenuta del legamento crociato
anteriore. La risonanza magnetica conferma l’integrità del legamento crociato
anteriore e dei menischi, presenza di una condropatia mediale e femoro rotulea.
Ho prescritto del Condrosulf, un’infiltrazione eco guidata con anestesia locale
e steroidi e una fisioterapia riabilitativa.” (doc. 18 incarto LAINF).

Il 9 luglio e il 26 settembre 2019 l’assicurata si è sottoposta ad “infiltrazione
ecoguidata del ginocchio sinistro” ad opera del dr. med. __________,
specialista FMH in radiologia, presso il __________ di __________ (doc. 24 e 31
incarto LAINF). 

L’assicurata si è pure sottoposta a svariate sedute di fisioterapia.

L’istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso (in particolare, dopo avere acquisito agli atti
il rapporto relativo alla visita __________ del 29 ottobre 2019 del dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato
locomotore: doc. 40 incarto LAINF), in data 29 ottobre 2019 l’CO 1 ha
comunicato all’assicurata che poneva termine al proprio obbligo a prestazioni,
ritenuto che i disturbi ancora accusati dall’assicurata al ginocchio sinistro
non si sarebbero più trovati in nesso causale naturale con l’evento traumatico
del maggio 2019 e che “lo stato che si sarebbe presentato anche senza
l’infortunio del 9 maggio 2019, è presente al più tardi il 29 ottobre 2019.”
Nella medesima occasione l’ha pure avvisata che “Su richiesta emaneremo una
decisione formale suscettibile di opposizione.” (doc. 36 incarto LAINF).   

In data 22 novembre 2019 l’assicurata ha chiesto l’emissione di una decisione
formale (doc. 41 incarto LAINF).   

Con decisione formale del 16 dicembre 2019, l’amministrazione ha posto termine
al proprio obbligo a prestazioni a decorrere dal 29 ottobre 2019, ritenuto che,
da quella data, i disturbi ancora accusati dall’assicurata al ginocchio sinistro
non si sarebbero più trovati in nesso causale naturale con l’evento traumatico
del maggio 2019 (doc. 51 incarto LAINF).

In data 25 ottobre 2019 l’assicurata si è sottoposta ad un consulto
specialistico da parte della dr.ssa med. __________, specialista FMH in
medicina fisica e riabilitazione, la quale ha rilevato: “un buon recupero
articolare a carico del ginocchio sinistro, ma algia in regione rachide lombare
con dolenzia estesa all’arto inferiore sinistro come da sospetta ernia discale
lombare.” (doc. 47 incarto LAINF).   

Il 5 dicembre 2019 la precitata specialista ha osservato che: “La RMN
lombare eseguita in data 4 novembre 2019 rilevava: moderate discopatie
disidratative L2-L3-L3-L-4-L4-L5-L5-S-1 con una leggera protrusione del disco
L3 L4 e ipertrofia dei massicci articolari con ispessimento dei legamenti
gialli a livello L4-L5.” (doc. 47 incarto LAINF). 

Dopo avere ricevuto l’opposizione interposta il 14 gennaio 2020 personalmente
dall’assicurata (doc. 52 incarto LAINF) ed avere acquisito agli atti
l’apprezzamento medico del 9 marzo 2020 del dr. med. __________ (doc. 59
incarto LAINF), in data 13 marzo 2020, l’assicuratore LAINF ha confermato il
contenuto della sua prima decisione (doc. 60 incarto AI). 

 

                               1.3.   In data 31 marzo 2020
l’assicurata ha contattato telefonicamente l’CO 1, chiedendo una proroga per
potere inoltrare la documentazione della dr.ssa med. __________, in quanto in
quel momento non era possibile eseguire visite mediche e discutere con la specialista
a causa dell’emergenza Covid-19 (doc. 62 incarto LAINF). In medesima data l’assicurata
ha scritto un messaggio di posta elettronica all’CO 1 chiedendo di “avere
una proroga della risposta alla ultima lettera ricevuta da voi” (doc. 61
incarto LAINF).

                                        

                               1.4.   In data 3 aprile 2020 il
collaboratore amministrativo dell’CO 1 ha inviato un messaggio di posta
elettronica (doc. 63 incarto LAINF) all’assicurata del seguente tenore: 

" (…) allegato
le trasmetto la nostra lettera informativa.

Le ricordo che l’eventuale opposizione dovrà essere inoltrata direttamente al
competente tribunale cantonale delle assicurazioni. 

Per quanto riguarda la richiesta di una proroga per i 30 giorni imposti dalla
legge, la informo che questo non è possibile. 

In questa situazione legata al virus Covid-19 la decorrenza dei 30 giorni rimane
in sospeso dal 21 marzo al 19 aprile 2020.

Resto a disposizione per ulteriori informazioni.”

                                         Con lettera del 3 aprile
2020 (doc. 64 incarto LAINF), anticipata in allegato al precitato messaggio di
posta elettronica (doc. 63 incarto LAINF), il collaboratore amministrativo
dell’CO 1 ha comunicato all’assicurata quanto segue:

 

" (…) facciamo
riferimento alla decisione da noi emanata in data 13 marzo 2020 e alle sue
osservazioni del 31 marzo 2020.

I termini fissati dalla legge non possono essere prolungati. La informo
comunque che i termini non corrono dal 21 marzo 2020 al 19 aprile 2020 vista
l’ordinanza del Consiglio federale del 20 marzo 2020.

Resto a disposizione per ulteriori informazioni.”

 

                               1.5.   Con scritto del 20 aprile
2020 (doc. 65 incarto AI), anticipato via messaggio di posta elettronica di
medesima data (doc. 66 incarto LAINF), l’assicurata ha informato l’CO 1 che
desiderava rispondere “su alcuni punti scritti da voi per fare chiarezza sulla
mia situazione di salute, visto che non corrispondono al vero. (…). Ribadisco,
non sono più in grado di fare i lavori di prima (…) perché si sono ridotte le
mie capacità lavorative. (…) per me è impossibile stare in piedi o camminare
per tanto tempo poiché il dolore al ginocchio ed alla schiena tornano a farsi
sentire fortemente. Spero di essere stata esauriente e attendo un vostro
riscontro”.  

                                        

                               1.6.   In data 21 aprile 2020 il
collaboratore amministrativo dell’CO 1 (___________) ha inviato un messaggio di
posta elettronica (doc. 66 incarto LAINF) all’assicurata del seguente tenore: 

 

" (…) la
ringrazio per il suo scritto ma purtroppo come le avevo già scritto con la mail
del 3 aprile 2020 noi non possiamo più entrare in merito alla presa di
posizione del 13 marzo 2020.

L’opposizione con le sue osservazioni deve essere trasmessa direttamente al
competente tribunale cantonale delle assicurazioni.”

 

                               1.7.   In data 23 aprile 2020 (doc.
67 incarto LAINF) l’avv. RA 1 ha comunicato all’assicurata quanto segue:

 

" (…) faccio
seguito al suo scritto messo alla posta il 20.4.2020. Così come risulta dalla
decisione del 16.12.2019 confermata su opposizione il 13.3.2010 (recte: 2020)
la CO 1 ha chiuso l’infortunio in quanto, in ogni caso, i disturbi da lei
lamentati non hanno risp. Non hanno più una relazione di causalità con
l’infortunio.

Così come già comunicatole dalla CO 1, nel caso in cui non condividesse il
tenore della decisione su opposizione, rilasciata sulla base della presa di
posizione del medico __________, non le resta altro che inoltrare ricorso al
Tribunale cantonale delle Assicurazioni del Canton Ticino a Lugano entro i
termini di legge.”

 

                               1.8.   Con ricorso del 22 maggio/27
maggio 2020 RI 1, sempre personalmente, ha postulato l’annullamento della
decisione impugnata e che l’CO 1 continuasse ad assumere il suo caso,
corrispondendo le prestazioni di legge (doc. I). La ricorrente contesta
l’operato dell’amministrazione perché “la CO 1 non vuole più assumersi la
responsabilità modificando in certe parole quello che ho dichiarato e adducendo
scuse che sono guarita quando no e vero. Spero di avere almeno una opinione da
voi perché non so più cosa fare e non ho i “soldi” per pagare gli ricorsi.”
(doc. I). A suffragio delle proprie argomentazioni produce, in particolare, il
certificato del 18 maggio 2020 del suo medico di famiglia (doc. A 4).   

                                      

                               1.9.   Con risposta di causa del 5 giugno
2020 l’CO 1 ha postulato che l’impugnativa venga dichiarata irricevibile, in
quanto tardiva, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. III). Nella medesima occasione ha pure
puntualizzato quanto segue: “Nel caso in cui questo Tribunale non
condividesse queste conclusioni o disponesse di altri elementi l’CO 1 sollecita
un nuovo termine per presentare una risposta di causa nel merito.” (doc.
III, pag. 2).

                                        

                             1.10.   In data 17 giugno 2020 (doc.
IV) il TCA ha comunicato all’CO 1 quanto segue:

 

" (…) nella
procedura ricorsuale citata a margine mi riferisco alla risposta di causa da
lei presentata in data 5 giugno 2020, mediante la quale ha postulato che
l’impugnativa della signora RI 1 venga dichiarata irricevibile in quanto
tardiva.

Questa Corte non condivide la posizione dell’istituto per i motivi
che verranno meglio esposti nella sentenza di merito.

Visto quanto precede, le assegno quindi un ulteriore termine di 15
giorni per inoltrare la risposta di causa nel merito.”

 

                             1.11.   Con risposta di causa del 30 giugno
2020 (doc. V), l’CO 1 ha proposto la reiezione del ricorso con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.

                             1.12.   Il 2 luglio 2020 (doc. VI) la
risposta di causa (doc. III+IV+V) è stata trasmessa a RI 1, con l’avvertenza
che le parti avevano la facoltà di presentare, entro 10 giorni, eventuali altri
mezzi di prova. A tutt’oggi le parti sono rimaste silenti.

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   Richiamata la STF 8C_85/2017
del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato
affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto per le fasi
della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11
maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella
sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018)
poiché, come dichiarato dall’___________ in una comunicazione dell’8 giugno
2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato trattato dalla funzionaria che figura
nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 2), senza
che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia
in alcun modo occupata.

                               2.2.   Preliminarmente va verificata
la tempestività del ricorso inoltrato dall’insorgente contro la decisione su
opposizione del 13 marzo 2020.

                            2.2.1.   Le decisioni su opposizione e
quelle contro cui un'opposizione è esclusa possono essere impugnate mediante
ricorso (art. 56 cpv. 1 LPGA). Competente a conoscere il ricorso è il tribunale
delle assicurazioni del Cantone dove l'assicurato o il terzo è domiciliato nel
momento in cui interpone ricorso (art. 58 cpv. 1 LPGA). Ha diritto di ricorrere
chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e ha un
interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione
(art. 59 cpv. 1 LPGA). Il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l'opposizione è
esclusa (art. 60 cpv. 1 LPGA). Gli articoli 38-41 sono applicabili per analogia
(art. 60 cpv. 2 LPGA).

                                         L'art. 38 cpv. 1 LPGA
prevede che se il termine è computato in giorni o in mesi e deve essere
notificato alle parti, inizia a decorrere il giorno dopo la notificazione. Il
cpv. 3 stabilisce che se l’ultimo giorno del termine è un sabato, una domenica
o un giorno festivo riconosciuto dal diritto federale o cantonale, il termine
scade il primo giorno feriale seguente. È determinante il diritto del Cantone
in cui ha domicilio o sede la parte o il suo rappresentante. Dopo l'entrata in
vigore della LPGA, in analogia alla giurisprudenza resa in relazione all’art.
20 PA, il termine di ricorso in caso di notifica della decisione durante la
sospensione dei termini comincia a decorrere il primo giorno dopo la scadenza
della sospensione (cfr. DTF 131 V 305; STF I 643/06 del 2 novembre 2006;
Pratique VSI 1998 p. 217; Mosimann, in: Praktische Anwendungsfragen des ATSG,
2003, pp. 130s).

 

                                         A norma dell’art. 39 cpv.
1 LPGA, le richieste scritte devono essere consegnate all’assicuratore oppure,
a lui indirizzate, a un ufficio postale svizzero o a una rappresentanza
diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine. Se
il termine di ricorso è spirato, il giudice non entra nel merito di un ricorso
tardivo, per cui la decisione contestata cresce in giudicato (cfr. DTF 134 V 49
consid. 2; Th. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, § 73 Nr.
9, p. 479; STCA 38.2019.48 del 2 ottobre 2019, consid. 2.2). Il termine legale
non può essere prorogato (art. 40 cpv.1 LPGA).

Se la parte si rivolge in tempo utile a un assicuratore incompe-tente, si
considera che il termine è stato rispettato (art. 39 cpv. 2 LPGA). L'autorità che
si reputa incompetente trasmette senza indugio il ricorso al tribunale
competente delle assicurazioni (art. 58 cpv. 3 LPGA); tale obbligo di
trasmissione incombe anche all'assicuratore incompetente a ricevere il ricorso
(Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, n. 22 ad art. 58). Il termine di cui
all'art. 60 cpv. 1 LPGA è quindi considerato rispettato in caso di
presentazione del ricorso in tempo utile ma dinanzi ad un'autorità non
competente (art. 60 cpv. 2 LPGA in relazione con art. 39 cpv. 2 LPGA; Kieser,
op. cit., n. 24 ad art. 58; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 2003, §72, Nr. 19, pag. 477; STCA 32.2004.56 del 5 ottobre 2004).

                            2.2.2.   Il TCA rileva innanzitutto che
la decisione su opposizione del 13 marzo 2020 (inviata per Posta A-Plus) è
stata notificata alla ricorrente il 14 marzo seguente. Il termine di trenta
giorni per inoltrare ricorso ha, quindi, iniziato a decorrere il 15 marzo 2020
ed è scaduto il 14 maggio 2020 (tenuto conto della sospensione straordinaria
del termine per la Pasqua decisa dal Consiglio federale con “Ordinanza sulla
sospensione dei termini nei procedimenti civili e amministrativi ai fini del
mantenimento della giustizia (sospensione dei termini) in relazione al
coronavirus (COVID-19) del 20 marzo 2020” dal 21 marzo al 19 aprile 2020). 

La lettera del 20 aprile 2020, sottoscritta personalmente da RI 1 (doc. 65
incarto AI), da cui emerge la volontà di contestare la decisione su opposizione
del 13 marzo 2020 (l’assicurata ha, in particolare, indicato che desiderava
rispondere “su alcuni punti scritti da voi per fare chiarezza sulla mia
situazione di salute, visto che non corrispondono al vero. (…). Ribadisco, non
sono più in grado di fare i lavori di prima (…) perché si sono ridotte le mie
capacità lavorative. per me è impossibile stare in piedi o camminare per tanto
tempo poiché il dolore al ginocchio ed alla schiena tornano a farsi sentire
fortemente. Spero di essere stata esauriente e attendo un vostro riscontro”)
è stata, pertanto, trasmessa prima della scadenza del termine di ricorso.

In simili condizioni tale scritto, alla luce della normativa suesposta, andava inviato
per competenza al TCA.

Stante quanto precede, non consentono di giungere a diversa conclusione le
comunicazioni del 21 aprile 2020 del collabo-ratore amministrativo dell’CO 1 (__________;
doc. 66 incarto LAINF) e del 23 aprile 2020 dell’avv. RA 1 (incarto LAINF), i
quali hanno esortato l’assicurata (che, giova qui rilevare, non era - e non è
tutt’ora - patrocinata) a inoltrare ricorso al Tribunale cantonale delle
Assicurazioni del Canton Ticino a Lugano entro i termini di legge, qualora non condividesse
il tenore della decisione su opposizione, rilasciata sulla base della presa di
posizione del medico __________.

Il “ricorso” del 20 aprile 2020 (doc. 65 incarto LAINF) e 22/27 maggio 2020
(doc. I) - interposto tempestivamente contro la decisione del 13 marzo 2020 e
rispettoso dei requisiti previsti dalla legge (art. 60 LPGA) - presentato da
una parte direttamente toccata dalla decisione e avente un interesse degno di
protezione al suo annullamento o alla sua modifica (art. 59 LPGA), va
considerato ammissibile. 

La richiesta dell’CO 1 del 5 giugno 2020 (doc. III) di dichiarare l’impugnativa
irricevibile, in quanto tardiva, va quindi respinta.

                                         nel merito

                               2.3.   In concreto, litigiosa è la
questione di sapere se l’CO 1 era legittimata, oppure no, a dichiarare estinta dal
29 ottobre 2019 la relazione di causalità con l’evento infortunistico del 9
maggio 2019 e, di conseguenza, a negare il diritto a ulteriori prestazioni da
quella medesima data.

                                        

                               2.4.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

                                      

                               2.5.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA
del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile
1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986
p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF
115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea
1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni
entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

                                         -
   quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -
   quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo
l'evoluzione ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio
(status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469;
U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un
sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio
obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa
naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione
del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni,
l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo
l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità
che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati; STCA 35.2019.117 del 5 agosto 2020, consid. 2.4). 

 

                               2.6.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

 

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si
presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118
V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus
dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS/RSAS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Ai fini del presente giudizio
gioca qui ricordare che, secondo la giurisprudenza federale, la maggior parte
delle ernie discali ha una causa degenerativa e un infortunio può solo eccezionalmente
essere all'origine di una tale patologia (RAMI 2000 U 378 p. 190, U 379 p. 192,
U 363 p. 45; STF 8C_1003/2010 del 22 novembre 2011 consid. 1.3, 8C_735/2009 del
2 novembre 2009 consid. 2, 8C_124/2008 del 17 ottobre 2008 consid. 4).

                                         In una sentenza non
pubblicata U 193/98 del 4 giugno 1999 - in seguito confermata (cfr. STFA U
94/01 del 5 settembre 2001 consid. 2c) -, riguardante un assicurato, vittima di
una caduta, affetto da un'ernia discale C6-C7, la Massima Istanza ha
esplicitamente fatto proprio il parere della dottrina medica dominante riguardo
all’eziologia delle ernie discali cervicali.

                                         Quest'ultima subordina il
riconoscimento della causalità naturale tra un evento traumatico e
l'apparizione dei sintomi dolorosi di un'ernia discale (e cioè di un’ernia
causata dall’infortunio), ai quattro seguenti criteri cumulativi: il
trauma deve essere stato causato da un infortunio il cui meccanismo è
suscettibile di aver provocato la protrusione del disco; i dolori devono
apparire immediatamente dopo il trauma e avere un tipico carattere radicolare
(cervico-brachialgie); il paziente non deve, inoltre, aver già presentato tale
sintomatologia e il segmento interessato deve apparire intatto sulle lastre
eseguite anteriormente, poiché la più parte delle ernie cervicali rimangono a
lungo asintomatiche (cfr. J. Krämer, Bandscheibenbedingte Erkrankungen, 5a ed.,
2006, p. 343).

 

                                         I criteri appena esposti
valgono di principio anche in caso di peggioramento duraturo
(direzionale) di uno stato morboso preesistente (cfr. STF 8C_902/2011 del 10
febbraio 2012 consid. 2.1 e riferimenti ivi menzionati). In particolare, è
necessario che vi siano, citiamo: "… attendibili reperti radioscopici
suscettibili di fare ritenere un aggravamento significativo e duraturo dell'affezione
degenerativa preesistente alla colonna vertebrale (RAMI 2000 No. U 363, pag.
46, cfr. pure sentenza inedita del 4 giugno 1999 in re S., U 193/98, consid.
3c)." (STF U 194/05 del 25 ottobre 2006). 

 

                                         Qualora un’ernia del disco
preesistente sia stata solo resa manifesta dall’infortunio, i disturbi
scatenati in tal modo devono apparire entro un breve lasso di tempo,
affinché possano essere ancora considerati conseguenza naturale dell’evento in
questione. 

                                         Va precisato che, secondo
la giurisprudenza, la durata tollerata della latenza varia a seconda del
segmento interessato dall’ernia del disco (rachide lombare/toracale oppure
cervicale):

 

                                         "Wird
eine vorbestandene Diskushernie durch den Unfall lediglich manifest, müssen die
dadurch ausgelösten Beschwerden innerhalb einer kurzen Zeitspanne auftreten, um
als natürlich kausale Folgen des fraglichen Ereignisses zu gelten. Für den
Brust- und Lendenwirbelbereichwird eine Latenzzeit von höchstens acht bis zehn
Tagen angegeben (Alfred M. Debrunner/Erich W. Ramseier, Die Begutachtung von
Rückenschäden, Bern 1990, S. 55). Bei einer vorbestehenden Diskushernie der
Halswirbelsäule beträgt das beschwerdefreie Intervall in der Regel lediglich
wenige Stunden (Krämer, a.a.O. S. 355; nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 4.
Juni 1999 [U 193/98]).” (STF U 218/04 del 3 marzo 2005 consid. 6.1 - il
corsivo è del redattore)

 

                                         In tale ipotesi, ossia
quella in cui l’infortunio ha giocato un ruolo semplicemente scatenante,
l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata all'evento traumatico.

                                         Le conseguenze di
un’eventuale ricaduta devono essere assunte soltanto se esistono dei chiari
sintomi che attestano una relazione di continuità tra l'evento infortunistico e
la ricaduta (cfr. STF U 312/05 del 4 novembre 2005 consid. 4.2, U 170/00 del 29
dicembre 2000 e la dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate; STCA
35.2015.9 del 28 maggio 2015, consid. 2.4; STCA 35.2018.76 del 4 marzo 2019,
consid. 2.7).

 

                               2.8.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg.
(= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche
le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui
temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle
censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico
e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p.
63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.;
DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Nella concreta evenienza,
dalla decisione su opposizione impugnata si evince che l’amministrazione ha
dichiarato estinto dal 29 ottobre 2019 il proprio obbligo a prestazioni,
considerando che, da quella data, i disturbi interessanti il ginocchio sinistro
non costituivano più una conseguenza dell’infortunio occorso nel maggio 2019, ma
erano da attribuire esclusivamente a malattia. Risulta pure che tale decisione
è stata presa in base alla valutazione espressa in merito dal medico __________
da essa interpellato (cfr. doc. 60, p. 4 e 5).                     

Dalle tavole processuali emerge che l’assicurata, in data 9 maggio 2019, verso
le ore 17.30, “scendendo le scale in alto dal 3. piano al 2. piano” presso
la propria abitazione a __________ è “scivolata” a causa di un “un
cedimento improvviso al ginocchio sinistro” e, aggrappandosi alla ringhiera
per evitare la caduta, ha compiuto “una rotazione sulla gamba sinistra, con
il piede bloccato sullo scalino e procurandomi così una torsione al ginocchio
sinistro, che ha generato subito dolore. Non ero caduta e non avevo picchiato
il ginocchio contro qualcosa o sulla scala. Subito però ho risentito male ed il
ginocchio sinistro si è gonfiato, sia sopra che dietro e ai suoi lati. Nella
parte laterale interna (lato destro) si era formato un ematoma” (doc. 1 e
30 incarto LAINF; cfr. consid. 1.1).

Successivamente all’infortunio del 9 maggio 2019, l’assicurata si è sottoposta
ad un esame RM del ginocchio sinistro il 27 maggio 2019 che ha evidenziato: “1.
Lesione da stiramento del legamento crociato. 2. Ganglio sinoviale nel corpo di
Hoffa nella parte postero-mediale al davanti del menisco mediale di circa 25 mm
di diametro. 3. Entesopatia prossimale e distale del patellare. 4 Condropatia
grado III-IV del comparto femoro-rotuleo. 5. Non edema osseo, né fratture.”
(doc. 11 incarto LAINF). 

Su indicazione del dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia
ortopedica, consultato privatamente il 28 maggio 2019 (doc. 18 incarto LAINF),
l’assicurata si è sottoposta a due infiltrazioni eco guidate con anestesia
locale e steroidi (9 e 16 luglio 2019: doc. 24 e 31 incarto LAINF) e a svariate
sedute di fisioterapia riabilitativa.

Nel rapporto del 5 novembre 2019 (doc. 40 incarto LAINF) relativo alla visita __________
del 29 ottobre 2019 il dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia
ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, ha osservato quanto segue:

 

 

" (…).

Diagnosi

Gonalgia dopo distorsione del ginocchio il 09.05.2019.

 

Diagnosi non di competenza CO 1

Condropatia retropatellare.

Ganglio meniscale laterale, condropatia condilo femore piatto
tibiale mediale ginocchio

sinistro.

Sospetto di una ernia discale lombare.

Adiposità.

Ipertonia.

 

Apprezzamento

Dichiarazioni soggettive dell'assicurata

L'assicurata riferisce miglioramento dei dolori al ginocchio, ma
inoltre descrive una sciatalgia a sinistra.

Reperti oggettivi

Oggettivamente si trova un ginocchio con termotatto intatto, senza
gonfiore o segno di una infiammazione con segni meniscali negativi con una
buona stabilità. Si presenta un segno di Zohlen positivo con crepitazione a
sinistra e un accorciamento del muscolo quadricipite. Inoltre, si presenta un
segno di Lasègue positivo.

Aspetti medico-assicurativi

La distorsione in un ginocchio degenerato senza evidente lesione
strutturale post traumatica ha procurato un peggioramento temporaneo della
degenerazione precedente.

Questo peggioramento è stato trattato in modo ottimale tramite 2
infiltrazioni intrarticolari e con fisioterapia, che hanno portato ad un
miglioramento della situazione algica al ginocchio.

Per quanto riguarda il ginocchio, adesso lo stato quo-sine è stato
raggiunto.

Per una eventuale ernia discale, non esiste nessuna causalità,
secondo i criteri di Kramer non è stato descritto nessun meccanismo che potesse
essere in grado di causare una ernia discale traumatica. Il caso verrà chiuso
con estinzione della causalità.” (doc. 40, pag. 3 e 4, incarto LAINF; n.d.r.: il
grassetto non è della redattrice)

In data 25 ottobre 2019 l’assicurata si è sottoposta ad un consulto
specialistico da parte della dr.ssa med. __________, specialista FMH in
medicina fisica e riabilitazione, la quale ha rilevato “un buon recupero
articolare a carico del ginocchio sinistro, ma algia in regione rachide lombare
con dolenzia estesa all’arto inferiore sinistro come da sospetta ernia discale
lombare.” (doc. 47 incarto LAINF). Il 5 dicembre 2019 la precitata
specialista ha osservato che: “La RMN lombare eseguita in data 4 novembre
2019 rilevava: moderate discopatie disidratative L2-L3-L3-L-4-L4-L5-L5-S-1 con
una leggera protrusione del disco L3 L4 e ipertrofia dei massicci articolari
con ispessimento dei legamenti gialli a livello L4-L5.” (doc. 47 incarto
LAINF). 

 

                                         A tal proposito
l’amministrazione ha nuovamente interpellato il dr. med. __________, il quale,
nell’apprezzamento medico del 9 marzo 2020 (doc. 59 incarto LAINF), ha
osservato quanto segue:

 

" Apprezzamento

Il rapporto della dr.ssa med. __________ porta nuovi aspetti in
merito al decorso traumatico, in quanto l'assicurata ora dichiara che, mentre
scendeva da un sentiero scosceso, accusava un improvviso dolore all'arto
inferiore e sarebbe caduta. Nel rapporto ispettivo del 23.09.2019 invece
riferiva che stava scendendo le scale all'interno del suo palazzo di vecchia
costruzione, subendo solo una distorsione del ginocchio senza cadere.

In base al rapporto ispettivo, l'assicurata ha riferito: "non
ero caduta e non avevo picchiato il ginocchio contro qualcosa o sulla
scala". Pure la RM descritta dalla dr.ssa med. __________ non presenta
nessun ematoma muscolare o altro segno di una contusione, ma solo una forte
degenerazione di quasi tutti i livelli della colona lombare. Una normale
distorsione del ginocchio non è in grado di causare una ernia discale. Anche
una caduta sulle scale sul proprio fondoschiena normalmente crea una contusione
assiale alla colonna che pure non è in grado di creare una ernia discale.

Un trauma adeguato a creare una ernia discale è una caduta
longitudinale sulla schiena da un'altezza più alta. Secondo i criteri di Kramer
deve apparire subito un dolore irradiante agli arti inferiori e nessun dolore
in precedenza. La signora non ha dichiarato dolori alla colonna come anche una
sciatalgia subito dopo l'infortunio, nel rapporto di visita del dr. med. __________,
come anche del dr. med. __________ viene menzionato sempre solo il ginocchio.

Di fatto non è possibile escludere che queste lesioni, ossia le
degenerazioni descritte dalla dott.ssa med. __________ (evidenziate nella RM
eseguita il 4.11.2019) e le varie discopatie e protrusioni come anche la
spondilartrosi delle articolazioni delle faccette, non hanno mai creato
disturbi alla colonna lombare in precedenza.

L'unico postumo infortunistico visibile nella risonanza del
ginocchio sinistro del 27.05.2019 era lo stiramento del legamento crociato
anteriore senza segno di una rottura. Questo stiramento ha peg-giorato lo stato
degenerativo di questo ginocchio in precedenza, come anche evidenziato nella RM
e il ganglio sinoviale e l'entesopatia prossimale del legamento patellare e
anche la condropatia femoro-rotulea. Per questo motivo, lo stato quo sine è
stato raggiunto dopo il trattamento conservativo da parte del dr. med. __________.
Per quanto riguarda la colonna lombare degenerata, vi è una estinzione del
nesso causale. Confermo quindi la mia presa di posizione.” (doc. 59, pag. 2,
incarto LAINF: n.d.r.: il grassetto non è della redattrice)

                                         Unitamente alla propria
impugnativa, l’insorgente ha prodotto un rapporto, datato 18 maggio 2020 (doc.
A 4), del dr. med. __________, specialista FMH in medicina interna nonché suo
medico di famiglia, giusta il quale:

 

" Si
certifica che la paziente sopraccitata ha avuto un improvviso cedimento del
ginocchio sinistro il 09.05.2019 e da allora non è in grado di camminare senza
dolori nonostante diverse infiltrazioni eseguite da ortopedici.

La paziente con molta forza di volontà riesce a lavorare al 50%
come badante/donna di compagnia, senza fare sforzi fisici.

Conosco la paziente da molti anni in quanto il compagno,
gravemente malato era deceduto nel 2013 per complicazioni di diabete.

La stessa paziente ha diversi problemi di salute, per cui non si
rivolge molto volentieri ai medici, ma questi dolori al ginocchio sinistro non
erano presenti prima dell'infortunio del 09.05.2019.

Ritengo che non è possibile pretendere un maggior coinvolgimento
lavorativo in questa paziente con diverse complicazioni e soprattutto dolori
persistenti al ginocchio sinistro.”

                             2.10.   Nella concreta evenienza,
questo Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una questione di carattere medico,
attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti (cfr., in
particolare, doc. 11, 18, 24, 31 e 47 incarto LAINF riassunta al consid. 2.9),
ritiene che il parere espresso dal dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia
ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore (e, quindi, della materia
che qui ci occupa) e medico __________ (che vanta un’ampia esperienza in
materia di medicina assicurativa e infortunistica e che ha visitato
personalmente l'assicurata), è dettagliato e approfondito e rispecchia i
parametri giurisprudenziali sopra ricordati (cfr. consid. 2.8). Ad esso va
dunque attribuita piena forza probante e può validamente costituire da base al
giudizio che questa Corte è ora chiamata a rendere.

Attentamente valutato l’insieme della documentazione medica agli atti (cfr., in
particolare, doc. 11, 18, 24, 31 e 47 incarto LAINF riassunta al consid. 2.9) e
constatato che con il ricorso non è stata sollevata alcuna specifica obiezione
a proposito della fondatezza della valutazione enunciata dal dr. med. __________,
specialista proprio nella materia che qui interessa, questo Tribunale ritiene
dimostrato, con un sufficiente grado di verosimiglianza, che lo status quo
sine è stato raggiunto al 29 ottobre 2019 (a distanza di ben oltre 5 mesi
dall’infortunio) e la sintomatologia ulteriormente presentata dall’assicurata
(a livello di ginocchio sinistro e di colonna lombare) imputabile a malattia. 

In particolare, vista anche l’assenza di pareri specialistici divergenti
(segnatamente, sia il dr. med. __________ sia la dr.ssa med. __________ non hanno,
infatti, mai sostenuto che quanto refertato nei loro certificati, e riportato
al consid. 2.9, sarebbe conseguenza naturale dell’infortunio del 9 maggio 2019;
i medici curanti specialisti si sono, invero, limitati a prendere atto delle
condizioni in cui versava, a quel momento, il ginocchio sinistro e la colonna
lombare in questione), il TCA ritiene che vada attribuito un significato
decisivo alle affermazioni secondo le quali: “Pure la RM descritta dalla
dr.ssa med. __________ non presenta nessun ematoma muscolare o altro segno di
una contusione, ma solo una forte degenerazione di quasi tutti i livelli della
colona lombare. Una normale distorsione del ginocchio non è in grado di causare
una ernia discale. Anche una caduta sulle scale sul proprio fondoschiena
normalmente crea una contusione assiale alla colonna che pure non è in grado di
creare una ernia discale. Un trauma adeguato a creare una ernia discale è una
caduta longitudinale sulla schiena da un'altezza più alta. Secondo i criteri di
Kramer deve apparire subito un dolore irradiante agli arti inferiori e nessun
dolore in precedenza. La signora non ha dichiarato dolori alla colonna come
anche una sciatalgia subito dopo l'infortunio, nel rapporto di visita del dr.
med. __________, come anche del dr. med. __________ viene menzionato sempre
solo il ginocchio. (…). L'unico postumo infortunistico visibile nella risonanza
del ginocchio sinistro del 27.05.2019 era lo stiramento del legamento crociato
anteriore senza segno di una rottura. Questo stiramento ha peggiorato lo stato
degenerativo di questo ginocchio in precedenza, come anche evidenziato nella RM
e il ganglio sinoviale e l'entesopatia prossimale del legamento patellare e
anche la condropatia femororotulea. Per questo motivo, lo stato quo sine è
stato raggiunto dopo il trattamento conservativo da parte del dr. med. __________.
(…)” (doc. 59, pag. 2, incarto LAINF).

Questa Corte non ignora che, a detta del medico di famiglia, i dolori al
ginocchio sinistro sarebbero, invece state causate dall’infortunio del 9 maggio
2019 (“questi dolori al ginocchio sinistro non erano presenti prima
dell'infortunio del 09.05.2019”: cfr. certificato medico del 18 maggio
2020: doc. A 4). Tuttavia, il suo parere - a maggior ragione non essendo stato
espresso da uno specialista e ricordato che l’Alta Corte ha ripetutamente precisato
che le certificazioni del medico curante hanno un valore di prova ridotto in
ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p.
83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC
1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges
en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.) -, non appare
suscettibile di generare dei dubbi, nemmeno lievi, circa la correttezza della
valutazione enunciata dal medico __________.

                                         Tanto più che, su questo
aspetto, giova qui pure sottolineare che la regola “post hoc, ergo propter
hoc” (dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La
giurisprudenza federale ha così stabilito che per il solo fatto d’essere
insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto
una sua conseguenza. Secondo l’Alta Corte tale argomento è insostenibile dal
profilo della medicina infortunistica e inammissibile da quello probatorio
(cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid. 7.2.2: “Der
Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus
dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen
Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel
"post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.)
ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich
nicht zulässig, …”; STF 8C_335/2018 del 7 maggio 2019; STF 8C_855/2018 del
19 marzo 2019; STF 8C_834/2018 del 19 marzo 2019; STF 8C_355/2018 del 29 giugno
2018; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22 giugno 2017;
sul tema vedi pure Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25
des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96;
A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41; STCA 35.2017.60
del 25 settembre 2017, consid. 2.5; STCA 35.2018.33 del 18 luglio 2018,
consid. 2.6; STCA 35.2019.7 del 29 aprile 2019, consid. 2.7; STCA 35.2018.130
dell’8 luglio 2019, consid. 2.9).

In esito a quanto precede, questo Tribunale ritiene dimostrato, secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l’infortunio del 9 maggio 2019 ha
aggravato soltanto transitoriamente il preesistente stato del ginocchio
sinistro dell'assicurata, con lo status quo sine raggiunto, al più
tardi, al momento in cui l’assicuratore convenuto ha posto termine alle proprie
prestazioni (29 ottobre 2019) (su quest’ultimo aspetto, si veda segnatamente la
STF 8C_178/2015 del 28 luglio 2015 consid. 4.2, in cui l’Alta Corte ha
confermato il parere espresso dal medico consulente dell’assicuratore in
questione, secondo il quale, nel caso di una contusione del ginocchio, lo
status quo sine vel ante si ritiene di regola raggiunto trascorse due, massimo
quattro settimane dall’infortunio medesimo; cfr. STCA 35.2017.88 dell'8 marzo
2018, consid. 2.7) rispettivamente che la sintomatologia (a livello del
ginocchio sinistro e della colonna lombare) denunciata dall’assicurata dopo il 29
ottobre 2019 era dovuta ad un importante quadro degenerativo (oggettivato nelle
RM agli atti, di cui si è già ampiamente detto al consid. 2.8) e, quindi, non
era più addebitabile al sinistro del mese di maggio 2019.

Il TCA può esimersi dal disporre ulteriori misure istruttorie, visto che esse
non fornirebbero verosimilmente nuovi e rilevanti elementi di valutazione. In
proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF
9C_632/2012 del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012), senza che
ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29
cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).

 

                                         L’istituto resistente era,
quindi, legittimato a porre fine al proprio obbligo a prestazioni, vista
l’assenza di un nesso di causalità naturale. La decisione su opposizione
impugnata, mediante la quale l’CO 1 ha posto fine al proprio obbligo a
prestazioni a far tempo dal 29 ottobre 2019, deve pertanto essere confermata in
questa sede.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso, ricevibile
poiché tempestivo, è respinto.

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti