# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9bbefc90-c960-5b64-91c1-e13b684fc68b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-07-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 10.07.2023 52.2023.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2023-92_2023-07-10.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2023.92

   

  	
  Lugano

  10
  luglio 2023             

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia Verzasconi, presidente,

  Matteo Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara Maspoli

  

 

 

statuendo sul ricorso del 9 marzo 2023
della

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

  patrocinata
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'8 febbraio 2023 (n. 578) del
  Consiglio di Stato che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la risoluzione del 30 dicembre 2021 dell'Ufficio dell'ispettorato del
  lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia in materia di sanzione
  pecuniaria nell'ambito della LDist (mancato rispetto delle condizioni
  salariali);

  

 

 

ritenuto,                         in
fatto

 

A.   La RI 1, con sede a __________,
è una società attiva nel campo immobiliare (cfr. iscrizione a RC). 

Nell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni lavorative e
salariali nel settore delle attività immobiliari, il 16 aprile 2021 l'Ufficio
dell'ispettorato del lavoro (UIL) del Dipartimento delle finanze e
dell'economia ha invitato la RI 1 a fornire copia dei contratti di lavoro e
delle buste paga del mese di marzo 2021 di tutti i collaboratori, nonché la
distinta dei dipendenti debitamente compilata. 

B.   Dopo aver analizzato
la documentazione prodotta, l'UIL ha constatato che la retribuzione minima non
era stata rispettata. Il 5 novembre 2021 ha
quindi intimato alla RI 1 un rapporto, prospettandole l'adozione di una
sanzione amministrativa giusta l'art. 9 della legge federale concernente le
misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi
previsti nei contratti normali di lavoro dell'8 ottobre 1999 (legge sui
lavoratori distaccati; LDist; RS 823.20) per inosservanza del salario minimo
prescritto dal contratto normale di lavoro per il settore delle attività
immobiliari (CNL), entrato in vigore il 1° gennaio 2021. In particolare, ha rimproverato alla ditta di aver versato a dieci collaboratori
(__________, __________, __________, __________, __________, __________,  O__________, 
W__________,  N__________ e  __________), per il mese di marzo 2021, un salario
inferiore (fr. 17'360.- complessivi) a quello minimo (fr. 37'072.59
complessivi) prescritto (differenza complessiva di fr. 19'712.59). 

Raccolte le sue osservazioni, l'UIL ha
completato l'istruttoria raccogliendo dalla ricorrente ulteriore
documentazione, che lo ha indotto a escludere dal calcolo della differenza
salariale sia  O__________ (al beneficio di un periodo sabbatico), sia  W__________, 
N__________ e  G__________ (non tenuti a prestare un numero minimo di ore di
lavoro alla settimana). Rivisti i calcoli a fronte delle nuove risultanze e
considerata infine una differenza di fr. 4'903.99 tra il salario versato agli
altri sei collaboratori (fr. 17'360.-
complessivi) e quello minimo (fr. 22'263.99 complessivi) prescritto, il 30
dicembre 2021 l'autorità cantonale ha
inflitto alla RI 1 una multa di fr. 2'452.-. La decisione è stata resa sulla
base degli art. 1 cpv. 2 e 9 cpv. 2 lett. f e g LDist, nonché 3 lett. d e 9 del
regolamento della legge
d'applicazione della LDist e della legge federale concernente i provvedimenti in materia di lotta contro il
lavoro nero del 24 settembre 2008 (RLLDist-LLN; RL 843.310). 

                                  C.   Con giudizio dell'8 febbraio
2023, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dalla RI 1. 

Disattese le censure relative al diritto di essere sentito e al
principio dell'affidamento, l'Esecutivo cantonale ha in sostanza ritenuto che vi fossero gli estremi
per infliggere una sanzione pecuniaria in virtù dei motivi addotti dall'UIL,
considerando la decisione impugnata conforme al principio della
proporzionalità, anche per quanto riguarda l'entità dell'emolumento per le
spese di controllo. 

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, la soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone la riforma nel senso che la sanzione e l'emolumento
fissati dall'autorità dipartimentale sono annullati; subordinatamente ne postula
l'annullamento. La ricorrente torna a lamentare la violazione del suo diritto
di essere sentita, che non ritiene essere stata sanata davanti al Governo. Si
prevale poi nuovamente della sua buona fede, spiegando di avere agito
conformemente alle indicazioni - rivelatesi scorrette - ricevute dall'autorità
cantonale cui si era rivolta, che non le avrebbe segnalato la propria incompetenza.
Contesta quindi la valutazione dei fatti operata dalla precedente istanza, che
non avrebbe tenuto conto delle "dichiarazioni della prima ora" rese
davanti all'ufficio rivelatosi poi incompetente, che il Governo avrebbe appunto
omesso di interpellare. Ritiene infine la sanzione sproporzionata, così come
l'emolumento per le spese di controllo addossatole.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di
Stato che il Dipartimento, quest'ultimo con argomentazioni di cui si dirà, se
necessario, in seguito. 

 

 

                                  F.   In sede di replica, l'insorgente
si riconferma nelle proprie tesi e conclusioni, soggiungendo che avrebbe semmai
potuto entrare in linea di conto un ammonimento, vista anche la chiara
dimostrazione della sua ferma intenzione di rispettare le norme. Anche l'autorità
dipartimentale, in duplica, ribadisce la propria posizione. Il Governo è invece
rimasto silente. 

Considerato,                  in diritto

 

                                   1.   La competenza di questo
Tribunale è data dall'art. 9 cpv. 1 della legge d'applicazione della LDist e
della legge federale concernente i
provvedimenti in materia di lotta contro il lavoro nero dell'11 marzo 2008 (LLDist-LLN;
RL 843.300). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della
legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL
165.100) e presentato da una persona (giuridica) senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere
evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). 

 

 

                                   2.   Da respingere è anzitutto
la censura con cui la ricorrente rimprovera all'autorità dipartimentale di non
aver interpellato il segretario aggiunto dell'Ufficio per la sorveglianza del
mercato del lavoro (USML). Come si vedrà in seguito, nulla può dedurre
l'insorgente dall'informazione che le avrebbe fornito tale funzionario, a cui
non si è comunque attenuta. Nessuna critica può dunque essere mossa
all'autorità dipartimentale per aver rinunciato ad assumere tale mezzo di
prova, insuscettibile di modificare la sua decisione (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1, 144 II 427 consid. 3.1.3,
141 I 60 consid. 3.3 e rimandi).

 

 

                                   3.   3.1. Per ovviare ai rischi di dumping salariale e sociale che
avrebbero potuto essere causati dal distacco di lavoratori in Svizzera da parte
di prestatori di servizi europei a seguito dell'Accordo tra la
Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
(ora: Unione) europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera
circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), il
legislatore svizzero ha adottato quali misure di accompagnamento la legge sui
lavoratori distaccati e gli art. 360a segg. del codice delle
obbligazioni del 30 marzo 1911 (CO; RS 220; DTF 143 II 102 consid. 2.1 e 2.2;
STF 2C_928/2018 dell'11 settembre 2019 consid. 2.1). 

 

3.2. Secondo l'art. 360a cpv. 1 CO, entrato in vigore il 1° luglio 2004,
qualora in un ramo o in una professione vengano
ripetutamente e abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali per il
luogo, la professione o il ramo e non sussista un contratto collettivo di
lavoro con disposizioni sui salari minimi al quale possa essere conferita
obbligatorietà generale, su richiesta della Commissione tripartita di cui
all'art. 360b CO,
l'autorità competente può stabilire un contratto normale di lavoro di durata
limitata che preveda salari minimi differenziati secondo le regioni e
all'occorrenza il luogo allo scopo di combattere o impedire abusi.

3.3. La legge sui lavoratori distaccati,
parimenti entrata in vigore il 1° luglio 2004, disciplina, giusta il suo art. 1
cpv. 1, le condizioni lavorative e salariali minime per i lavoratori che un
datore di lavoro con domicilio o sede all'estero distacca in Svizzera, affinché
essi per un periodo limitato: forniscano una prestazione lavorativa per conto
e sotto la sua direzione nell'ambito di un rapporto contrattuale concluso con
il destinatario della prestazione (lett. a) oppure lavorino in una succursale o
in un'azienda che fa parte del gruppo imprenditoriale del datore di lavoro
(lett. b).

Il 1° gennaio 2013 è entrato in vigore l'art. 1 cpv. 2 prima frase LDist,
secondo cui la legge sui lavoratori distaccati disciplina parimenti il
controllo dei datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera e le
sanzioni applicabili a tali datori di lavoro, qualora questi violino le
disposizioni sui salari minimi prescritte in un contratto normale di lavoro ai
sensi dell'art. 360a CO. Con la
modifica legislativa è inoltre stata introdotta la possibilità di sanzionare il
mancato rispetto dei salari minimi previsti dal contratto normale di lavoro
(cfr. art. 9 cpv. 2 lett. c LDist in vigore fino al 31 marzo 2017 e 9 cpv. 2
lett. f LDist in vigore dal 1° aprile 2017). Il legislatore ha quindi voluto
estendere il controllo e le sanzioni delle disposizioni sui salari minimi
previsti dai contratti normali di lavoro dell'art. 360a CO a tutti i
datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera, non solo a quelli con
sede all'estero che distaccano lavoratori in Svizzera (cfr. STF 2C_928/2018
citata consid. 2.3, 4C_3/2013 del 20
novembre 2013 consid. 8.2, in: RtiD II-2014 pag. 317 segg.). 

 

3.4. Allo scopo di
disciplinare il settore delle attività immobiliari, il 28 ottobre 2020 il Canton Ticino ha adottato un contratto normale
di lavoro (CNL) con salari minimi vincolanti (cfr. art. 360d cpv.
2 CO e FU 71/2020 del 4 settembre 2020),
entrato in vigore il 1° gennaio 2021 per la durata di tre anni (cfr. BU 53/2020
del 30 ottobre 2020 e art. 5 CNL). Tale contratto è applicabile alle
aziende del settore delle attività immobiliari (art. 1). L'art. 2 CNL - nella versione in vigore fino al 30 novembre
2021 - disponeva in particolare che il
salario orario minimo di base era di fr. 19.- per il personale non qualificato
e di fr. 21.35 per il personale qualificato, mentre per gli impiegati di commercio
era rispettivamente di fr. 20.06 (generico), fr. 21.67 (operativo) e fr. 24.64
(responsabile). La norma precisava che, in caso di modalità retributiva oraria,
al salario orario di base andavano aggiunte le indennità per le vacanze (8.33%
per 4 settimane e 10.64% per 5 settimane) e per i giorni festivi (3.6% per 9
giorni), specificando che il pagamento del salario a provvigione era possibile
solo se attuato a partire dal salario minimo. Successivamente, tali salari sono
stati aumentati per adeguarli (con effetto al 1° dicembre 2021; cfr. FU del 19
novembre 2021) alla legge sul salario minimo dell'11 dicembre 2019 (LSM; RL
843.600) e al decreto esecutivo concernente il salario minimo orario per
settore economico del 18 novembre 2020 (RL 843.620), secondo cui entro il 31
dicembre 2021 il salario minimo orario lordo per il settore delle attività
immobiliari doveva ammontare a fr. 19.50 (cfr. art. 11 cpv. 2 LSM e n. 68
dell'allegato al citato decreto esecutivo). Sono poi stati ulteriormente
aumentati a decorrere dal 1° gennaio 2022 (cfr. FU del 24 dicembre 2021) e poi ancora
a far tempo dal 1° gennaio 2023 (cfr. FU del 6 dicembre 2022).  

 

 

                                   4.   4.1. Come accennato in
narrativa, nell'ambito del controllo effettuato dall'UIL, sulla base della
documentazione fornita dalla ricorrente, l'autorità cantonale ha riscontrato
che la stessa non aveva rispettato il salario minimo prescritto dal CNL nei
confronti di sei collaboratori ( D__________,
 M__________, __________, __________, __________ e __________). In
particolare, per il mese di marzo 2021, questi ultimi sarebbero stati
retribuiti con uno stipendio complessivo di fr.
17'360.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe stato di
fr. 22'263.99. Da cui un ammanco
complessivo di fr. 4'903.99 (pari a - 22.03%).
Sulla base di tali riscontri, l'UIL - dopo aver raccolto le osservazioni dell'insorgente - le ha quindi inflitto una
sanzione amministrativa di fr. 2'452.-,
ponendo a suo carico anche un emolumento per le spese di controllo di fr. 525.-.

L'Esecutivo cantonale ha dal canto suo avallato le tesi dell'UIL, respingendo
le eccezioni della ricorrente (riferite al diritto di essere sentito, al
principio dell'affidamento, all'onere formativo da lei assunto nei confronti
di  D__________ e  M__________ nonché al numero di ore settimanali lavorate dai
vari collaboratori), confermando sia la multa inflitta in prima sede che l'emolumento
per le spese di controllo, ritenuti entrambi proporzionati.

4.2. Riproponendo la censura sollevata senza successo davanti
all'istanza inferiore, la ricorrente si prevale della sua buona fede, rilevando
di avere stabilito l'ammontare degli stipendi versati ai dipendenti in
questione in base alle indicazioni ricevute dal funzionario (__________) dell'USML.

4.2.1. L'art. 9 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del
18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) istituisce un diritto fondamentale del cittadino a essere trattato secondo
il principio della buona fede da parte degli organi dello Stato. In materia di
diritto amministrativo, tale principio tutela l'amministrato nei confronti
dell'autorità, quando, assolte determinate condizioni, il medesimo abbia agito
conformemente alle istruzioni e alle dichiarazioni di quest'ultima. Il
principio tutela in particolare la fiducia riposta in un'informazione ricevuta
dall'autorità o in un suo determinato comportamento suscettibile di destare
un'aspettativa legittima, quando l'autorità sia intervenuta in una situazione
concreta riguardo a determinate persone, quand'essa era competente a rilasciare
l'informazione o il cittadino poteva ritenerla competente sulla base di fondati
motivi, quando affidandosi all'esattezza dell'informazione egli abbia preso
delle disposizioni non reversibili senza subire un pregiudizio e quando non
siano intervenuti mutamenti legislativi posteriori al rilascio
dell'informazione stessa (cfr. DTF 148 II 233 consid. 5.5.1, 146 I 105 consid.
5.1.1, 143 V 341 consid. 5.2.1, 131 II 627 consid. 6.1; cfr. pure STA
52.2019.250 del 23 dicembre 2020 consid. 6.1, confermata da STF 1C_68/2021 del
7 dicembre 2021 consid. 4.2 e rif.).

4.2.2. In concreto, non risulta che l'insorgente abbia ricevuto indicazioni
concrete dall'autorità preposta ai controlli previsti dalla LDist, o anche solo
dall'USML, sui salari minimi che essa doveva corrispondere ai suoi dipendenti
per il mese di marzo 2021. Nulla può in particolare dedurre la ricorrente dalla
tabella di cui al doc. C - ovvero dall'allegato al decreto esecutivo
concernente il salario minimo orario per settore economico del 18 novembre 2020
(che alla posizione 68 fa riferimento a un salario minimo di fr. 19.50) - che
il segretario aggiunto dell'USML le avrebbe segnalato telefonicamente in un
imprecisato momento del 2019 (cfr. osservazioni del 7 dicembre 2021, pag. 2).
Tanto meno dal link relativo al calcolatore del salario minimo cantonale,
che lo stesso funzionario le avrebbe "confermato" il 6 dicembre 2021;
calcolatore, reperibile sul sito del Canton Ticino, ch'essa avrebbe poi compilato
(inserendo il salario minimo di fr. 19.50 per 40 ore settimanali; cfr.
osservazioni citate, pag. 2 e 3). In ogni caso, non può essere trascurato che, se
davvero avesse calcolato lo stipendio versato ai cinque dipendenti attivi quali
agenti immobiliari ( D__________,  M__________,
__________, __________ e __________) in base a tale salario orario, considerato per tutti un impiego di 45
ore settimanali, avrebbe dovuto corrispondere a ognuno almeno fr. 3'799.57 al
mese (fr. 19.50 all'ora x 45 ore settimanali di lavoro x 4.33 settimane al
mese). Ovvero un importo finanche superiore a quello (fr. 3'702.15) calcolato
dall'UIL in base al salario orario minimo (fr. 19.-) prescritto dal CNL. Importo
che la ricorrente, limitandosi a riconoscere ai suoi dipendenti somme
oscillanti tra fr. 2'000.- e 3'500.-, non ha tuttavia chiaramente rispettato. A
torto l'insorgente pretende che il calcolo andrebbe effettuato su 40 ore settimanali di lavoro: dalla distinta
dei dipendenti e dai contratti di lavoro trasmessi all'UIL il 7 maggio 2021 emerge
infatti inequivocabilmente ch'essi - attivi quali agenti immobiliari (parificati
dall'UIL al personale non qualificato) - erano tenuti a svolgere 45 ore di
lavoro a settimana. Come correttamente rilevato dalla precedente istanza, il
principio della priorità della "dichiarazione della prima ora" -
secondo cui le prime affermazioni, rilasciate spontaneamente quando l'autore
non conosceva ancora gli effetti giuridici legati alle stesse, sono di regola
maggiormente genuine e affidabili di quelle rese in un secondo momento, che possono
consapevolmente o inconsapevolmente essere influenzate da considerazioni successive
(cfr. RtiD I-2021 n. 48 consid. 2.2
e 4.2 e rimandi; STA 52.2020.447 del 23 dicembre 2020 consid. 4.4 e
rimandi) - impone di dar maggior credito a tali indicazioni rispetto alle
spiegazioni - all'evidenza difensive - fornite in prosieguo di procedura. Malvenuta
è quindi la ricorrente a sostenere ora (cfr. ricorso, punto n. 4, pag. 2, e
duplica, pag. 9) - come invero già davanti alla precedente istanza (cfr.
ricorso al Governo, punto n. 2, pag. 5) - che i contratti di lavoro prodotti
non sarebbero aggiornati. Tanto più che, contrariamente a quanto preteso, gli
stessi non risultano affatto essere stati conclusi prima di altri che indicano
chiaramente, per altri dipendenti, un carico di lavoro settimanale di 40 ore (cfr.
ad esempio contratti di __________ del 18 gennaio 2018 e di __________ del 5
giugno 2019). 

Stesso discorso vale per quanto concerne la posizione di __________: lo
stipendio corrispostole nel mese oggetto del controllo (fr. 3'000.-) risulta infatti
inferiore anche a quello calcolato in base alle indicazioni asseritamente
fornite dall'USML (fr. 19.50 all'ora x 40 ore settimanali di lavoro x 4.33
settimane al mese = fr. 3'377.40). E ciò senza nemmeno considerare che, in
quanto impiegata, avrebbe avuto diritto secondo il CNL a un salario orario
minimo superiore.

La tesi dell'insorgente secondo cui avrebbe seguito in buona fede le
indicazioni dell'autorità cade pertanto nel vuoto. È dunque a ragione, come
visto (cfr. supra, consid. 2), che l'UIL ha rinunciato a raccogliere l'audizione
testimoniale - che, in queste circostanze, si rivelava superflua - del funzionario dell'USML che avrebbe
personalmente fornito tali informazioni.

4.3. Invano la ricorrente sembra invocare ancora la formazione e i benefits
aziendali di cui avrebbero beneficiato alcuni suoi dipendenti, limitandosi a
riprodurre il testo delle sue osservazioni all'UIL (cfr. replica, pag. 6-8). 

Come già spiegato dall'autorità dipartimentale, con le cui motivazioni
l'insorgente non si confronta, i "benefits aziendali" (in casu,
possibilità per __________ e __________ di utilizzare il veicolo aziendale a
scopo privato) non possono infatti essere presi in considerazione ai fini della
verifica del rispetto dei salari minimi (cfr. risoluzione dell'UIL del 30
dicembre 2021, pag. 2; cfr. pure DTF 140 III 59 consid. 10.5; RtiD I-2021 n. 47
consid. 4.2.2 e rimandi; STA 52.2020.294 del 16 novembre 2020 consid. 3.3, 52.2019.329 del 14 aprile 2020 consid. 3.5). 

A torto l'insorgente pretende inoltre che  D__________ e  M__________ non avrebbero avuto diritto al salario
minimo prescritto dal CNL in quanto assunti con un "contratto di
formazione". Infatti, come rettamente ricordato dall'autorità
dipartimentale, in tutti i settori dell'economia vi è un onere formativo dei
datori di lavoro, poiché la formazione generica è raramente sufficiente per
poter esplicare fin dall'inizio in modo autonomo la professione; essi devono
trasmettere ai dipendenti specifiche conoscenze, affinché possano pienamente
esercitare le loro funzioni (cfr. STF 4C_1/2015 del 15 luglio 2015 consid. 6.3).
L'assunzione di un dipendente senza o con poca esperienza lavorativa in un
determinato settore è quindi un rischio che deve essere assunto dal datore di
lavoro e non riversato sul dipendente (cfr. RtiD I-2021 n. 47 consid. 6.3.2;
STA 52.2022.29 e 52.2022.30 del 12 settembre 2022 consid. 3.3, 52.2020.160 del 23 novembre 2020 consid. 4.3.2). Il CNL
prevede del resto un salario diverso a dipendenza della formazione e delle
qualifiche del personale. In queste condizioni, l'insorgente avrebbe quindi
dovuto corrispondere il salario minimo prescritto dal CNL per il personale non
qualificato (fr. 19.- all'ora) anche in assenza di formazione specifica dei
suoi due collaboratori. 

4.4. Ferme queste premesse, è certo
che lo stipendio versato (fr. 17'360.- complessivi)
ai sei citati collaboratori per il mese di marzo 2021 risulta inferiore al
salario mensile minimo lordo prescritto dal CNL di categoria. Salario che -
come indicato dall'UIL - ammonta a fr. 22'263.99 complessivi (fr. 19.- rispettivamente 21.67 all'ora x le
rispettive ore settimanali di lavoro x 4.33 settimane al mese, secondo gli
incontestati calcoli indicati nella tabella allegata alla decisione dell'UIL),
con un ammanco complessivo di fr. 4'903.99 (pari a - 22.03%). Ne discende che,
per quanto riguarda la materialità
dell'infrazione, la decisione impugnata non presta il fianco ad alcuna
critica.

 

 

                                   5.   Appurata la realizzazione
dell'infrazione, resta ora da verificare l'entità della sanzione inflitta alla
ricorrente. 

5.1. Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. f LDist, l'autorità
cantonale competente può, per infrazioni alle disposizioni sui salari minimi
prescritte in un contratto normale di lavoro ai sensi dell'art. 360a CO
commesse da datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera, pronunciare
una sanzione amministrativa che preveda il pagamento di un importo sino a fr.
30'000.-.

Secondo l'art. 9 cpv. 3 LDist, l'autorità che pronuncia una sanzione
notifica una copia della sua decisione all'organo di controllo paritetico
competente ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 lett. a, come pure alla SECO, la quale
tiene un elenco - pubblico - delle imprese a cui è stata inflitta una sanzione
mediante decisione passata in giudicato. 

5.2. La commisurazione dell'entità della sanzione dipende dalle
circostanze oggettive e soggettive che caratterizzano il caso di specie. Deve
in particolare tenere debitamente conto della gravità
della violazione e della colpa, degli antecedenti dell'interessato, oltre che
del principio della proporzionalità (cfr. sentenza Verwaltungsgericht Bern dell'8 febbraio 2016, in: BVR
2017 pag. 255 consid. 6.3; cfr. anche STA 52.2022.30 del 12 settembre 2022
consid. 5.2, 52.2021.183 del 29 dicembre 2021 consid. 4.2 e rimandi).

5.3. In concreto, il Governo, considerando come la formula applicata
dall'autorità dipartimentale per commisurarne l'ammontare tenesse conto, seppur
in maniera schematica, delle principali circostanze che possono ricorrere nei
casi di infrazione alle disposizioni sui salari minimi, ha confermato la multa
di fr. 2'452.- inflitta dall'UIL,
ritenendola adeguata alla gravità oggettiva dell'infrazione commessa e alla
colpa della ricorrente. La conclusione merita tutela.

La multa inflitta appare infatti tutto
sommato correttamente commisurata alle circostanze oggettive e soggettive che
caratterizzano il caso di specie, così come essenzialmente indicato dall'UIL in
corso di procedura. Da un lato, la violazione della legge da parte
dell'insorgente non va certo sottovalutata, dal momento che riguarda sei
collaboratori su 14 o 17 (cfr. distinta dei dipendenti agli atti e replica,
pag. 2). Benché sia stata accertata sull'arco di un solo mese, ha comportato
per l'azienda un risparmio pari a fr. 4'903.99. Nel periodo considerato, gli stessi sono infatti stati retribuiti
con uno stipendio medio mensile che presentava
una differenza media - non certo trascurabile - del 22.03% rispetto al minimo
previsto dal CNL, ritenuto che in due casi lo scarto individuale ha toccato addirittura
il 45.98%. Come visto, non giova all'insorgente pretendere di avere agito in
buona fede (cfr. supra, consid. 4.2). Non può, d'altra parte,
essere trascurato che l'interessata risulta, quantomeno dagli atti,
incensurata. Pure a favore della ricorrente le precedenti istanze hanno tenuto
conto, alla stregua di una reintegrazione
salariale (cfr. STA 52.2022.30 del 12 settembre 2022 consid. 5.3, 52.2019.329 citata
consid. 4.3), del fatto che la stessa aveva versato ai dipendenti in
questione delle provvigioni. 

Per tutti questi motivi, la multa di fr. 2'452.- inflitta alla ricorrente va pertanto
confermata. Tale importo corrisponde peraltro a quanto risulta
applicando le raccomandazioni emanate dalla SECO nell'aprile 2017 (cfr. punti
1.2 e 1.4; cfr. pure la successiva versione del 2022) allo scopo di garantire
un trattamento equo delle imprese (cfr. STA 52.2021.183 citata consid. 4.3 e
rif.). Oltre che essere contenuta nei limiti concessi dalla
legge, tale sanzione risulta rispettosa del principio della proporzionalità e tiene debitamente conto della
gravità oggettiva dell'infrazione rimproverata all'insorgente, nonché del grado
di colpa ad essa ascrivibile. 

 

 

                                   6.   Pure da confermare è
l'emolumento per le spese di controllo che l'UIL ha posto a carico della
ricorrente conformemente all'art. 9 lett. g LDist. Ritenuta una tariffa oraria
di fr. 150.- (cfr. art. 9 cpv. 1 RLLDist-LLN) e considerato il dispendio di
tempo (3.5 ore) occasionato dall'evasione dell'incarto (cfr. calcolo allegato
alla decisione dipartimentale), l'emolumento di fr. 525.- fissato in concreto
appare del tutto conforme al principio della proporzionalità. 

Altresì adeguata - e peraltro in linea con la sua costante prassi - è la tassa
di giustizia di fr. 150.- accollata alla ricorrente dall'autorità
dipartimentale conformemente all'art. 9 cpv. 2 RLLDist-LLN e tutelata dal
Governo. 

 

 

                                   7.   7.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto.

7.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della
ricorrente, secondo soccombenza (art. 47 cpv. 1 LPAmm). Non si assegnano
ripetibili (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia di complessivi fr. 1'500.-, già anticipata dalla ricorrente, resta
interamente a suo carico. Non si assegnano ripetibili.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

La
presidente                                                         La vicecancelliera