# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5d4e7252-ae06-5603-a582-a62b4ae2a88a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 17.08.2010 80.2010.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2010-21_2010-08-17.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2010.21

  	
  Lugano

  17 agosto
  2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  RI 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 9 febbraio 2010 contro la decisione del 20
  gennaio 2010 in materia di IC/IFD 2008.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Nel
periodo fiscale 2008, RI 1 svolgeva l’atti-vità di giardiniere alle dipendenze
dell’Albergo __________ di __________. Era inoltre custode di un condominio. 

                                         Sua
moglie RI 2 aveva invece un’occupazione a tempo parziale (40%) quale impiegata
del Cantone presso la __________ a __________. I coniugi erano domiciliati a __________.

 

 

                                  B.   Nella
dichiarazione fiscale 2008, i contribuenti facevano valere le seguenti spese
professionali: 

·       
per il marito:

o    
spese di trasporto (autoveicolo privato)               fr.   2'574.–

o    
doppia economia domestica (pasto fuori casa)  fr.
  3'200.–

o    
altre spese professionali (forfait)                           fr.
  2'400.–

o    
spese per attività accessoria dipendente            fr.      800.–

o    
totale                                                                         fr.   8'974.–

·       
per la moglie:

o    
spese di trasporto (autoveicolo privato)               fr.   3’432.–

o    
doppia economia domestica (pasto fuori casa)  fr.
  2’640.–

o    
altre spese professionali (forfait)                           fr.
  1’200.–

o    
totale                                                                         fr.   7’272.–

 

 

                                  C.   Notificando
loro la tassazione IC/IFD 2008, con decisione del 31 dicembre 2009, l’Ufficio
di tassazione di Locarno commisurava il reddito imponibile dei coniugi in fr.
85'500.– per l’IC ed in fr. 91'700.– per l’IFD. 

                                         Per
quanto concerne le spese professionali, aveva ammesso in deduzione, per il
marito, solo quelle di trasporto e quelle forfetarie (anche per l’attività
accessoria). La doppia economia domestica era stata negata “difettando i
requisiti di legge”. Anche per la moglie, era stata negata la deduzione per il
pasto fuori casa, con la motivazione che “lavora solo la mattina”.                       

 

 

                                  D.   I
contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 29 dicembre
2009, chiedendo la deduzione parziale delle spese per doppia economia domestica.
Per il marito, rilevavano che nei mesi di chiusura dell’albergo (da novembre a
metà marzo) non poteva fruire del servizio mensa, per cui si recava al ristorante.
Per la moglie, argomentavano che, pur lavorando solo quattro mattine alla
settimana, pranzava fuori casa a causa della “grande mole di lavoro”.

                                         L’Ufficio
di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 20 gennaio 2010, così
motivata:

                                         … come
indicato sul certificato di salario della moglie la stessa lavora solo il
mattino. In queste condizioni non si giustifica la concessione della deduzione
per pasti a mezzogiorno poiché rientra a domicilio.

                                         Il
costo del pranzo, che il marito paga al datore di lavoro per consumare i pastio
presso l’albergo, è fatturato a prezzo di costo. In queste condizioni non è
possibile riconoscere alcuna deduzione. 

                                         

 

                                  E.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1
ripropongono le richieste già contenute nel reclamo. Per il marito, ribadiscono
che nei mesi invernali non può pranzare in albergo; per la moglie, osservano
che è parzialmente invalida e che pertanto non è in grado di tornare a casa a
cucinare dopo mezza giornata di lavoro. Lamentano inoltre che la deduzione per
la doppia economia domestica della moglie gli venga negata, dopo che in
precedenti periodi fiscali era stata ammessa.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Sia
secondo l’art. 25 cpv. 1 LT sia secondo l’art. 26 cpv. 1 LIFD le spese professionali
deducibili sono: 

                                         a) 
le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro;

                                         b) 
le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro
a turni;

                                         c)   le
altre spese necessarie per l’esercizio della professione;

                                         d)  le
spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con
l’esercizio dell’attività professionale.

                                         Per le
spese professionali secondo il capoverso 1 lettere a - c sono stabilite
deduzioni complessive.

                                   

                                         1.2.                                 

                                         Per
l’imposta cantonale, sono considerate spese supplementari per doppia economia
domestica quelle causate al contribuente quando non può consumare un pasto
principale al proprio domicilio. La relativa deduzione è ammessa se il luogo di
lavoro è a notevole distanza da quello di domicilio oppure quando, per le
condizioni imposte dall’attività professionale, la pausa per i pasti è tale da
non permettere al contribuente di rientrare a domicilio (art. 5 cpv. 1 del
decreto esecutivo del 20 dicembre 2007 concernente l’imposizione delle persone
fisiche valido per il periodo fiscale 2008).

                                         Se il
contribuente rientra ogni giorno a domicilio, per ogni pasto principale consumato
fuori casa ha diritto ad una deduzione di fr. 15.– il giorno o fr. 3'200.–
l’anno se i pasti a mezzogiorno sono consumati regolarmente fuori casa (art. 5
cpv. 2 lett. a DE).

                                         Se il
costo dei pasti è ridotto perché consumati in parte o totalmente nella mensa
del datore di lavoro oppure se quest’ultimo versa un contributo per ridurne il
prezzo, le deduzioni sono ammesse solo nella misura della metà (fr. 7.50 il
giorno o fr. 1’600.– l’anno). Se la riduzione di prezzo è tale che il
contribuente non ha palesemente più alcuna spesa supplementare, non è ammessa
alcuna deduzione per quel pasto (art. 5 cpv. 3 DE).

                                         1.3.

                                         Per l’IFD
le spese supplementari per pasti possono essere prese in considerazione quando
il contribuente non può prendere il pasto principale a casa propria, poiché il
luogo di domicilio e quello di lavoro si trovano a notevole distanza o perché
la pausa del pasto è troppo breve (art. 6 cpv. 1 lett. a dell’Ordinanza
sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un’attività
lucrativa dipendente del 10 febbraio 1993). 

                                         Per il
periodo fiscale 2008 la deduzione massima è di fr. 3'200.– all’anno (cfr. appendice
dell’ordinanza del 10 febbraio 1993).

                                         Se per
ridurre il prezzo il datore di lavoro fornisce facilitazioni che non sono
contributi in contanti (distribuzione di buoni) o se il pasto è preso in una
mensa, in un ristorante del personale o in un ristorante del datore di lavoro è
concessa soltanto la metà della deduzione (art. 6 cpv. 2 Ordinanza del 10
febbraio 1993). Nessuna deduzione è ammessa, data la mancanza di spese
supplementari, quando la valutazione delle prestazioni in natura operata dal
datore di lavoro è inferiore alle aliquote fissate dall’autorità fiscale o
quando il contribuente può ristorarsi ad un prezzo inferiore a dette aliquote
(art. 6 cpv. 3 Ordinanza del 10 febbraio 1993).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         La
contestazione dei ricorrenti verte dapprima sulla deduzione per doppia economia
domestica per il marito. Essi chiedono che sia riconosciuta limitatamente ai
mesi invernali, durante i quali la chiusura dell’albergo non gli permette di
fruire del vitto offerto dal datore di lavoro; nel caso della moglie, postulano
la deduzione per quattro giorni alla settimana, in considerazione
dell’invalidità parziale. 

 

                                         2.2.

                                         Nel
ricorso, i contribuenti stessi sembrano ammettere che, per i mesi durante i
quali l’albergo è aperto, il marito beneficia del ristorante messo a
disposizione dal datore di lavoro e non ha pertanto ulteriori spese.

                                         Al
ricorso gli insorgenti hanno allegato un conteggio dettagliato della
retribuzione mensile e delle relative deduzioni, per dimostrare che nei mesi da
gennaio a metà marzo e in quelli di novembre e dicembre non c’è stata alcuna
deduzione per il vitto.  

                                         Ora, da
tale calcolo dettagliato risulta che nei mesi di apertura dell’albergo il contribuente
ha potuto sì godere del ristorante del datore di lavoro, ma che per tale prestazione
gli è stato dedotto dallo stipendio mensilmente un importo variante da 120 a
260 franchi, a dipendenza verosimilmente del numero dei giorni in cui ha fruito
del vitto. Il che significa che il contribuente non gode di pasti gratuiti. 

 

                                         2.3.

                                         Le
indicazioni che si riferiscono alla messa a disposizione, da parte del datore
di lavoro, di buoni pasto o di una mensa figurano tuttavia in una parte
specifica del certificato di salario, e precisamente alla casella G. A tale
riguardo, così si esprimono le Istruzioni per la compilazione del certificato
di salario risp. dell'attestazione delle rendite (Modulo 11) della Conferenza
fiscale svizzera e dell’Amministrazione federale delle contribuzioni: 

                                         Pasti nella
mensa I Buoni pasto / Pagamento dei pasti 

                                         La casella è
da crociare se il dipendente riceve dei buoni pasto (cfr. n.m. 18) oppure se a
un dipendente del servizio esterno, rispettivamente ad un collaboratore con
compiti simili a quelli del servizio esterno è versata un'indennità per i costi
(o i costi supplementari) di un pasto principale fuori casa per un periodo equivalente almeno alla metà dei giorni lavorativi. Occorre fornire un'indicazione anche quando il datore di lavoro offre al dipendente la possibilità di consumare il pranzo
o la cena a prezzo ridotto in un ristorante del personale. Questa regola vale
anche quando non è noto in quale misura il dipendente sfrutta questa
possibilità. Eventuali chiarimenti possono essere ottenuti presso l'Amministrazione fiscale del cantone sede del datore di lavoro 

                                         (cfr.
Istruzioni citate, n. 10).

                                         Il
riferimento alla nota 18 delle stesse istruzioni, in relazione ai buoni pasto, si spiega con il fatto che al di sopra di un certo limite i contributi per
i pasti devono addirittura essere aggiunti al salario dichiarato.

 

                                         2.4.

                                         Come
detto, il ricorrente ha pagato i pasti consumati presso l’albergo in cui lavora
quale giardiniere. Del resto, il datore di lavoro non ha crociato la casella G.
In base all’importo della ritenuta dallo stipendio, si può supporre che il
costo giornaliero addebitatogli si aggiri intorno ai 10 franchi. Chiaramente,
il costo è inferiore a quello che pagano i clienti dell’albergo e si deve
dunque concludere che il contribuente ha diritto a metà della deduzione
prevista (fr. 7.50 al giorno). 

                                         Ritenendo
che la ritenuta di fr. 1'620.– corrisponda ad un importo di fr. 10.– per 162
giorni, il contribuente ha diritto ad una deduzione per doppia economia
domestica di fr. 1'215.– (fr. 7.50 per 162 giorni) per i mesi in cui ha fruito
del vitto del datore di lavoro.

                                         A tale
importo si aggiungono ulteriori fr. 870.– per i mesi di chiusura dell’albergo.
Considerando che i giorni lavorativi annui sono mediamente 220, quelli in cui
il contribuente ha dovuto consumare il pasto di mezzogiorno in un altro
esercizio sono infatti 58. Per ognuno di essi, ha diritto alla deduzione di fr.
15.–.

                                         La
deduzione complessiva ammonta pertanto a fr. 2'085.–. 

 

 

                                   3.   Per
quanto concerne la moglie, gli insorgenti pretendono che avrebbe a sua volta
diritto alla deduzione per doppia economia domestica. Pur lavorando solo a
tempo parziale, durante quattro giorni settimanali, avrebbe gravi problemi ad
una gamba e farebbe già fatica a stare in ufficio mezza giornata; ritiene che sarebbe
“inconcepibile andare a casa a cucinare e a lavare i piatti”, sicché mangerebbe
“velocemente qualcosa in giro” prima di rientrare a casa. 

                                         L’argomentazione
proposta dai ricorrenti non tiene conto del fatto che la deduzione per doppia
economia domestica è legata al conseguimento del reddito del lavoro. Essa è
giustificata quindi solo quando la causa per cui non è possibile rientrare al
proprio domicilio per consumarvi un pasto principale è da ricercarsi nello
svolgimento dell’attività lucrativa. Il fatto, in sé comprensibile, che la
contribuente abbia fretta di rientrare al domicilio per far riposare l’arto
sofferente non è dunque un motivo che può giustificare il riconoscimento della
deduzione litigiosa. Cessando il lavoro a mezzogiorno, ella ha senz’altro la
possibilità di tornare a casa per il pranzo. Quest’ultima dovrebbe anzi essere
l’opzione più ragionevole, pensando proprio alla preoccupazione di non affaticare
ulteriormente la gamba. 

                                         Per
quanto attiene alla deduzione per la moglie, la decisione impugnata merita
senz’altro conferma. A tale conclusione non si oppone neppure la circostanza, sottolineata
dai ricorrenti, che tale deduzione sia stata ammessa in precedenti periodi fiscali.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, infatti, le autorità di tassazione
possono riesaminare completamente i fondamenti giuridici e di fatto nell’ambito
di ogni nuova tassazione di un contribuente e, se necessario, giungere a
conclusioni diverse. Infatti, è solo la singola tassazione a passare in
giudicato, per il fatto che, trattandosi di un atto amministrativo limitato nel
tempo, esplica effetti giuridici solo per il periodo fiscale interessato (StE
1997 B 93.4 n. 4 consid. 4c).  

 

 

                                   4.   Visto
l’esito del ricorso, almeno parzialmente favorevole ai ricorrenti, si rinuncia
a porre a loro carico la tassa di giustizia e le spese processuali.

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su reclamo del 20 gennaio 2010 è riformata nel senso
che è ammessa la deduzione di fr. 2'085.– per spese di doppia economia
domestica del marito.

 

                                   2.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -; 

  -; 

  -; 

  -; 

  -. 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di.

 

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: