# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 72e1705a-63f3-520c-b839-f0e1930484be
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.02.2022 D-406/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-406-2022_2022-02-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-406/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Daniela Brüschweiler ;  

cancelliera Francesca Bertini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

(…) 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 18 gennaio 2022 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 14 novem-

bre 2021 (cfr. atto SEM 4/2), 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “EURODAC” (cfr. atto SEM 11/1), 

il verbale relativo al colloquio personale del 18 novembre 2021 (cfr. atto 

SEM 16/9), 

il verbale relativo al colloquio Dublino del 23 novembre 2021 (cfr. atto SEM 

19/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 18 gennaio 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 26/1), me-

diante la detta autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-

ciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica 

(cfr. atto SEM 28/1),  

il ricorso inoltrato in lingua inglese il 26 gennaio 2022 (cfr. timbro postale) 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro 

la menzionata decisione, 

i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, quand’anche non redatto in una lingua ufficiale ma in inglese 

(cfr. sentenza del Tribunale E-6024/2017 del 26 ottobre 2017 consid. 1.2), 

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che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione 

è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza dell’Italia, non l’ha esplicitamente contestata, limitandosi ad osseve-

rare di essere stato obbligato con la forza a rilasciare le impronte digitali; 

che inoltre, sin dall’inizio, la sua volontà sarebbe stata quella di recarsi in 

Svizzera ove vi sarebbe sicurezza e sicurezza sociale e di essere sola-

mente transitato dall’Italia,  

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

tacita ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha escluso che nello 

Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 

2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determina-

zione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di pro-

tezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) 

o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del princi-

pio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la 

SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione della 

clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che 

da ultimo, non vi sarebbero in casu delle problematiche mediche ostative 

al trasferimento o che giustificherebbero di designare quest’ultimo quale 

persona particolarmente vulnerabile, 

che nel proprio ricorso il ricorrente ribadisce di voler vivere in Svizzera; che 

egli si sarebbe rifiutato di rilasciare le sue impronte digitali una volta arrivato 

in Italia; che per questo avrebbe tentato di fuggire ma sarebbe stato arre-

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stato e picchiato dalla polizia con un manganello all’altezza della spina dor-

sale; che egli avrebbe ancora dolore e gli avrebbero registrato le impronte 

digitali senza sua soddisfazione; che le autorità italiane lo avrebbero posto 

in quarantena per 10 giorni; che in seguito avrebbe passato due notti pio-

vose e fredde per strada senza nessun riparo, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, detta autorità pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019 

VI/7 consid. 4 a 6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

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dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato a (…) (Italia) il 2 

novembre 2021,  

che nel colloquio personale il ricorrente ha confermato suddetto riscontro,  

che su questi presupposti, il 16 novembre 2021, la SEM ha presentato alle 

autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 22 par. 1 Regola-

mento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 

Regolamento Dublino III, 

che non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, l’Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza per la trattazione della domanda di 

asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assi-

stenza sociale in tale Stato siano in parte deficitarie, non vi sono fondati 

motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-

schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta 

UE (cfr. sentenze del Tribunale F-4849/2021 del 9 novembre 2021; F-

4693/2021 del 1° novembre 2021 consid. 5.1 e riferimenti citati; senten-za 

di riferimento del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.3 

[prevista quale pubblicazione nelle DTAF]), 

che inoltre, l’entrata in vigore del decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre 

2020 convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020 

n. 173/2020), ha contribuito al miglioramento importante delle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia, anche ed in particolare per i casi 

di persone che vengono trasferite nel predetto Paese in applicazione del 

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Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale F-

6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 10.5; cfr. anche nello stesso senso 

la sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 10.2.7), 

che in ogni caso, l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel caso di specie, poiché non ha formalmente richiesto asilo durante 

il suo soggiorno in Italia, spetta in primo luogo al ricorrente, in caso di tra-

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sferimento in detto Paese, la possibilità di presentare al più presto una do-

manda d’asilo alle autorità italiane competenti e rispettare le loro istruzioni, 

il che gli permetterà di beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva acco-

glienza (cfr. sentenza del Tribunale F-5109/2020 del 2 dicembre 2021), 

che il ricorrente non ha del resto apportato indizi seri e concreti suscettibili 

di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-

zionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà 

sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto 

in un tale Paese,  

che egli nemmeno ha fornito elementi atti comprovare che le sue condizioni 

di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire 

all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di 

esecuzione del trasferimento in Italia, 

che d’altro canto anche le allegazioni secondo le quali egli sarebbe stato 

maltrattato dalla polizia italiana non sono sostanziate e non vi sono ele-

menti concreti atti a corroborarne la veridicità,  

che per il resto lo stato di salute del ricorrente, che ha solamente dichiarato 

di avere un problema alla schiena, rispetto al quale non sono peraltro pre-

senti atti medici nel dossier dell’autorità inferiore, non risulta ostativo 

all’esecuzione del trasferimento ne implica la necessità di ottenere delle 

garanzie dalle autorità italiane (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Re-

gno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, 41738/10, §181 segg; DTAF 2011/9 consid. 7.1; sentenze 

del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 11), 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-

sferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di es-

sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

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che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III, 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento 

Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni 

poste dal medesimo, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Francesca Bertini 

 

 

Data di spedizione: