# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d02fac7a-e117-5516-8ac2-2b6000f2b7d4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-01
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 01.10.2015 12.2013.199
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2013-199_2015-10-01.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2013.199

  	
  Lugano

  1 ottobre 2015/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Bozzini,
  vicepresidente

  Grisanti
  e Epiney-Colombo (giudice supplente) 

   

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2011.16 della
Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud - promossa con petizione 19
settembre 2011 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dallo RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha chiesto di accertare che la
disdetta del contratto di lavoro notificatale il 10 gennaio 2011 era abusiva,
di condannare la convenuta al pagamento di fr. 90'000.- oltre interessi al 5%
dal 16 marzo 2011 a titolo di indennità per disdetta abusiva, di fr. 2'737.75
oltre interessi al 5% dal 27 giugno 2011 a titolo di rifusione delle spese
mediche assunte e di fr. 9'298.80 oltre interessi al 5% dal 27 giugno 2011 a
titolo di rifusione delle spese legali affrontate, nonché di rigettare in via
definitiva l’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UEF di Mendrisio;

 

domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la
reiezione della petizione, e che il Pretore aggiunto con decisione 31 ottobre
2013 ha integralmente respinto;

 

appellante l'attrice con atto di appello 2 dicembre
2013, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere
la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre la convenuta con risposta 24 gennaio 2014 postula
la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti
ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                             1.  L’avv. AP 1 è stata assunta
da AO 1 in qualità di “legal advisor” a far tempo dal 1° luglio 2007 in
base ad un contratto di lavoro di durata indeterminata (doc. C) che prevedeva
uno stipendio annuo di fr. 120'000.- lordi, da versarsi in 12 mensilità, successivamente
aumentato a fr. 180'000.-.

                                  Con scritto 10 gennaio 2011 (doc.
L), che faceva riferimento a un precedente incontro tra le parti avvenuto il 23
dicembre 2010, nel corso del quale il direttore di AO 1 __________ aveva
proposto all’avv. AP 1 di proseguire la loro collaborazione sulla base di un
nuovo contratto di mandato, proposta poi rifiutata, il suo contratto di lavoro
è stato disdetto in via ordinaria con effetto al 31 marzo 2011, ritenuto che a
motivazione del provvedimento sono stati allora indicati la ristrutturazione
dell’attività svolta dalla società e il conseguente riposizionamento operativo
della stessa.

                                  Il 3 febbraio 2011 (doc. M)
l’avv. AP 1 ha inoltrato formale opposizione al licenziamento a lei
significato.

 

 

                             2.  Con petizione 19 settembre
2011, non preceduta - per esplicita rinuncia delle parti (cfr. doc. B) - dalla
procedura di conciliazione, l’avv. AP 1 ha convenuto in giudizio AO 1 innanzi
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud allo scopo di far accertare
che la disdetta notificatale era abusiva, di condannare la convenuta al
pagamento di fr. 102'036.55 oltre interessi al 5% dal 16 marzo 2011 su fr.
90'000.- e dal 27 giugno 2011 su fr. 12'036.55, somma corrispondente
all’indennità per disdetta abusiva quantificata in misura di 6 salari mensili (fr.
90'000.-), alle conseguenti spese mediche (fr. 2'737.75, importo poi
erroneamente indicato dal Pretore e quindi ripreso dall’attrice nell’appello in
ragione di fr. 2'737.35) e a quelle legali preprocessuali (fr. 9'298.80), nonché
di rigettare in via definitiva l’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UEF
di Mendrisio.

                                  La convenuta si è integralmente
opposta alla petizione.

                             3.  Esperita l’istruttoria di
causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore aggiunto, con
la decisione 31 ottobre 2013 qui impugnata, ha respinto la petizione, ponendo
la tassa di giustizia di fr. 7'000.- e le spese di fr. 1'000.- a carico
dell’attrice, tenuta altresì a rifondere alla controparte fr. 7'400.- a titolo
di ripetibili. 

                                  Il giudice di prime cure
ha in sostanza ritenuto che il licenziamento dell’attrice, più che a motivi
legati alla modifica degli scopi sociali della convenuta, sia pure esistenti in
una certa qual misura, era da ascrivere in modo preponderante alle divergenze
di vedute con la direzione e alla mancanza di comuni intenti su aspetti rilevanti
della politica manageriale, che avevano fatto venir meno il rapporto di fiducia
necessario per la prosecuzione della relazione lavorativa. In tali circostanze,
la pur drastica decisione di disdire il contratto di lavoro non appariva
fondata su un motivo riprovevole, ciò che escludeva che il licenziamento in
discussione potesse essere considerato abusivo. All’attrice non poteva dunque
essere riconosciuta alcuna indennità per disdetta abusiva, né un risarcimento
per spese legali preprocessuali e spese mediche, non essendo ravvisabile una
lesione della personalità distinta rispetto a quella che risulterebbe dalla
disdetta abusiva.

 

 

                             4.  Con l’appello 2 dicembre
2013 che qui ci occupa, avversato dalla convenuta con risposta 24 gennaio 2014,
l'attrice chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere la
petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. 

                                  Essa, in estrema sintesi,
ritiene che il carattere abusivo del suo licenziamento doveva essere ammesso sia
per il fatto che lo stesso, più che essere dovuto alle divergenze di vedute con
la direzione e alla mancanza di comuni intenti su aspetti rilevanti della
politica manageriale, costituiva il corollario finale degli atti di mobbing
di cui era stata vittima nell’ultimo anno, sia per il fatto che lo esso era
stato significato dopo che il 23 dicembre 2010 aveva rifiutato la proposta di proseguire
la loro collaborazione sulla base di un nuovo contratto di mandato. 

 

 

                             5.  In linea di
principio un contratto di lavoro a tempo indeterminato può essere disdetto
dalle parti liberamente, per qualsiasi causa rispettivamente senza causa (Rehbinder/Stöckli, Berner Kommentar, n.
14 ad art. 335 CO; DTF 125 III 70 consid. 2a; II CCA 1° febbraio 2008 inc. n.
12.2007.87), ossequiando unicamente i termini di disdetta contrattuali o legali
(art. 335 cpv. 1 CO). Nell'art. 336 CO vengono per contro elencati alcuni
motivi che, se realizzati, non invalidano la disdetta ma la caratterizzano come
abusiva, con possibile conseguenza risarcitoria a carico di chi la pronuncia.
Per costanti dottrina e giurisprudenza, questa elencazione è esemplificativa e
non esaustiva (Streiff/von Kaenel/Rudolph,
Arbeitsvertrag, 7a ed., n. 3 ad art. 336 CO; Rehbinder/Stöckli, op. cit., n. 56 ad art. 336 CO; Vischer, Der Arbeitsvertrag, 4a ed., p.
320; DTF 136 III 513 consid. 2.3, 125 III 70 consid. 2a). L'onere
della prova circa la natura abusiva della disdetta incombe al lavoratore
licenziato (art. 8 CC; Brunner/Bühler/ Waeber/Bruchez,
Kommentar zum Arbeitsvertragsrecht, 3a ed., n. 2 ad art. 336; Vischer, op. cit., p. 330; DTF 130
III 699 consid. 4.1, 123 III 246 consid. 4b). Per decidere
se sono dati i presupposti dell'art. 336 CO, il giudice deve individuare,
secondo un ampio criterio di apprezzamento, il vero motivo che sta alla base
della disdetta (II CCA 2 settembre 2004 inc. n. 12.2003.143) e accertare se
esso rientra nella fattispecie indicata dall'enumerazione contenuta nella norma
(II CCA 2 maggio 2008 inc. n. 12.2007.166). Viste le oggettive difficoltà nel
portare tale prova, trattandosi di dimostrare la natura della motivazione
interiore di chi pronuncia la disdetta, la dottrina e la giurisprudenza sono
concordi nel non esigere una prova assoluta, bastando al proposito l'esistenza
di indizi convergenti tali da rendere l’abusività altamente verosimile (Streiff/von Kaenel/Rudolph, op. cit., n.
16 e 17 ad art. 336 CO; Vischer, op.
cit., p. 331; DTF 130 III 699 consid. 4.1). Questo significa che
il giudice può esprimersi secondo un convincimento derivato da tutte le situazioni
che appaiono dagli atti di causa (II CCA 1° febbraio 2008 inc. n. 12.2007.87,
28 luglio 2006 inc. n. 12.2005.164; in JAR 2007 481, JAR 2001 p. 168). Per
essere abusiva la disdetta deve fondarsi su un motivo riprovevole secondo i
canoni sociali di valutazione, ovvero nel senso di un abuso della libertà
accordata alle parti e meglio nell'ambito normativo descritto per mezzo
dell'accennato catalogo (II CCA 2 maggio 2008 inc. n. 12.2007.166, 20 marzo
2012 inc. n. 12.2011.79).

 

 

                             6.  In questa sede l’attrice censura
innanzitutto l’assunto pretorile secondo cui il suo licenziamento sarebbe
dovuto alle divergenze di vedute con la direzione e alla mancanza di comuni
intenti su aspetti rilevanti della politica manageriale, rilevando come lo
stesso fosse il corollario finale degli atti di mobbing di cui era stata
vittima negli ultimi tempi. Di parere opposto la convenuta, la quale, pur
dichiarando a sua volta di non condividere la tesi del giudice di prime cure,
ribadisce come il licenziamento fosse dovuto alla ristrutturazione
dell’attività svolta dalla società e al conseguente riposizionamento operativo
della stessa.

 

 

                           6.1  Il mobbing è una
persecuzione psicologica che viene esercitata sul posto di lavoro da parte di
colleghi o di superiori, allo scopo di provocare il licenziamento di una
determinata persona o di indurla alle dimissioni. Il mobbing si
definisce come una concatenazione di parole, dicerie e/o atti ostili, ripetuti
di frequente su un lungo periodo, con i quali si tenta di isolare, emarginare e
finanche escludere una persona al suo posto di lavoro. La vittima è sovente
posta in una situazione tale per cui ogni atto considerato singolarmente, al quale
un testimone ha assistito, può anche apparire sopportabile, mentre nell’insieme
dei vari comportamenti conduce a una significativa destabilizzazione della sua
personalità. Non vi è tuttavia persecuzione psicologica per il solo fatto che
esiste un conflitto nelle relazioni professionali o un cattivo clima di lavoro,
né per la circostanza che un dipendente sia stato invitato a conformarsi agli
obblighi derivanti dal contratto di lavoro, anche in modo insistente e
minaccioso, o ancora per il fatto che un superiore gerarchico non abbia
soddisfatto completamente e sempre ai doveri che gli incombono nei confronti dei
collaboratori e delle collaboratrici (TF 25 agosto 2010 4A_26/2010 consid. 6.1).

                                  Di per sé la persecuzione
psicologica, a titolo di attacco alla personalità del lavoratore, non rende
tuttavia abusivo un successivo licenziamento, ma quest’ultimo è considerato contrario
all’art. 336 CO se interviene a causa di un calo delle prestazioni del
lavoratore causato dalla persecuzione subita (DTF 125 III 70 consid. 2a). Il
datore di lavoro che tollera una persecuzione viola i doveri imposti dall’art.
328 CO e non può prevalersi, per giustificare il licenziamento, delle
conseguenze della propria violazione del contratto (TF 20 marzo 2006 4C.320/2005
consid. 3.2, 6 ottobre 2008 4A_325/2008 consid. 2.1).

                                         

 

                           6.2  Nell’appello l’attrice ritiene
di aver sufficientemente dimostrato che il direttore della convenuta aveva
iniziato ad assumere nei suoi confronti un comportamento subdolo finalizzato ad
orchestrare dietro le quinte perfide manovre di emarginazione ai suoi danni -
consistente segnatamente nella sottrazione improvvisa e senza alcuna
giustificazione di incarti di sua competenza, nello screditarla direttamente
verso i partner professionali e gli azionisti o indirettamente attribuendo ad
altri le sue mansioni e infine nell’averla licenziata - a partire dal momento in
cui essa aveva cominciato a segnalare fattispecie per nulla chiare e
trasparenti con conseguenze giuridiche rilevanti non solo per la società ma
anche per lei stessa, o si era astenuta dal dare seguito alle richieste della
direzione che non solo risultavano in contrasto con la sua etica professionale
ma che avrebbero potuto comportare gravi responsabilità anche a lei. Il suo
assunto non ha trovato conferma negli atti di causa.

                                  

 

                           6.3  Non è innanzitutto vero che
l’attrice sia stata screditata davanti ai partner professionali o agli
azionisti, il messaggio email 31 agosto 2010 da lei inviato al partner
commerciale __________, con cui essa prendeva atto dell’esistenza di critiche
al suo indirizzo riportatele da costui (doc. G), essendo stato relativizzato dal
destinatario, che le ha rimproverato di aver frainteso i fatti (doc. G); quanto
alle altre prove da lei addotte a sostegno della sua tesi, il tenore della
corrispondenza email di cui al doc. I costituisce una semplice allegazione di
parte, mentre il verbale del Consiglio d’amministrazione del 27 agosto 2010 non
riporta nulla di significativo a questo proposito (cfr. Verwaltungsratsprotokoll
27 agosto 2010 nel plico doc. rich.).

                                  Corrisponde invece al vero che ad
un certo momento, all’incirca verso la metà del 2010, diversi incarti di
competenza del settore legale della convenuta - non è però dato a sapere in che
percentuale e di quale importanza rispetto al totale - sono stati assegnati ad
altri settori della convenuta, rispettivamente sono stati attribuiti a legali
esterni, con conseguente diminuzione dell’attività in capo al settore legale
della convenuta. 

                                  Ora, a parte il fatto che
l’attribuzione di alcune pratiche ad altri settori era giustificata dal loro
carattere tecnico o dalla loro semplicità che permetteva al settore legale di
dedicarsi ai dossier più complessi (cfr. scambio di email del 17 novembre 2010
di cui al doc. G1) e che l’assegnazione di mandati a legali esterni non era a
sua volta sorprendente siccome costituiva già una pratica corrente (replica p.
5; cfr. pure testi __________ p. 5, __________ p. 2 e __________ p. 2), non è
stato sufficientemente provato che ciò sia invece avvenuto per il fatto che ad
un certo momento, indicativamente tra il 2009 e il 2010, l’attrice, segnalata a
suo tempo dagli azionisti di minoranza (teste __________ p. 7 e 9), aveva avuto
modo di sollevare delle perplessità e delle critiche, fatte proprie tra gli
altri da questi ultimi, nei confronti della convenuta (testi __________ p. 2 e __________
p. 8), rispettivamente nel novembre 2010 si era rifiutata di inserire nel verbale
dell’assemblea degli azionisti del 3 settembre 2010 delle precisazioni proposte
dalla direzione, sempre relative a quelle tematiche (teste __________ p. 9),
non risultanti con chiarezza dalla relativa registrazione audio (doc. F). Ma se
anche si volesse ammettere che la circostanza fosse stata sufficientemente provata,
non si potrebbe in ogni caso concludere per l’abusività del successivo
licenziamento: già si è in effetti detto che non è stato addotto né tanto meno
provato in quale misura, ovvero in che percentuale e importanza rispetto al
totale, vi sia stata una sottrazione degli incarti di sua competenza (la teste __________,
a p. 4, rileva unicamente che il dipartimento legale aveva meno compiti); e in
ogni caso il fatto che ciò possa essere avvenuto siccome l’attrice si era
trovata in una situazione di conflitto con gli azionisti di maggioranza (come
ritenuto dal teste __________ p. 9, il quale aggiunge che in tal modo sarebbe venuta
meno la loro iniziale fiducia nell’attrice) e con ciò con la direzione (come
ritenuto dal teste __________ p. 3, che parla dell’esistenza di divergenze di
opinioni e di vedute con lei), non è sufficiente per ammettere il carattere
abusivo del suo successivo licenziamento, tanto più che essa era in un rapporto
di subordinazione con la convenuta e non era pertanto in diritto di far
prevalere, in caso di divergenze di vedute, la propria opinione, né di
criticare la strategia adottata dall’organo competente (cfr. per analogia TF 6
ottobre 2008 4A_325/2008 consid. 3; II CCA 25 marzo 2013 inc. n. 12.2011.124),
tanto più che è per la prima volta solo in questa sede, e con ciò irritualmente
(art. 317 cpv. 1 CPC), che essa ha addotto che nell’occasione la posizione della
direzione - negli allegati preliminari da lei considerata solo “spregiudicata”
(petizione p. 18) rispettivamente in sede conclusionale, e dunque irritualmente
(art. 229 CPC), pure ritenuta “al limite della legalità” (conclusioni p. 19) - fosse
illegale (appello p. 10, 13 seg.).

                                  Nel caso di specie, come rilevato
dalla convenuta, è oltretutto incontestabile che il licenziamento fosse in ogni
caso giustificato, come indicato nella relativa motivazione del provvedimento
(doc. L) e non da ultimo nell’attestato di lavoro (doc. 4) da lei stessa
allestito per conto della convenuta (come risulta dalla mancata contestazione
in replica dell’assunto in tal senso addotto con la risposta ad 9; cfr. pure
teste __________ p. 5), da motivi legati alla gestione della convenuta, che nell’agosto
del 2010 aveva provveduto a un riorientamento della sua attività nel settore
della progettazione degli impianti (cfr. il Verwaltungsratsprotokoll 27 agosto
2010 ad 4 nel plico doc. rich., in cui la direzione aveva illustrato le ragioni
alla base dell’allora prospettata modifica dello scopo sociale, consistenti nel
fatto che “heute die Tätigkeit der Gesellschaft nicht mehr die Vermittlung
von Projekten und/oder Parks, sondern die Entwicklung derselben sei”, cfr.
pure teste __________ p. 5), ciò che aveva comportato un ridimensionamento del
settore amministrativo (testi __________ p. 2 seg. e __________ p. 3; di diverso
parere teste __________ p. 4 seg.) ed in particolare proprio di quello legale (testi
__________ p. 5 e __________ p. 3) in cui l’attrice era attiva insieme alla
segretaria __________ (che non ha a sua volta più lavorato da fine marzo /
inizio marzo 2011, cfr. teste __________ p. 2), che in effetti è stato di fatto
smantellato (teste __________ p. 4, __________ p. 5 e __________ p. 3), senza cioè
che al posto dell’attrice sia in seguito stato assunto un altro legale (testi __________
p. 4, __________ p. 2, __________ p. 2, __________ p. 5 e __________ p. 3). Il
fatto che la convenuta abbia successivamente concluso con la società __________
una collaborazione, che tra le altre cose comportava una serie di sinergie in
ambito legale, non può essere qui preso in considerazione essendo stato addotto
per la prima volta solo in sede conclusionale (art. 229 e 317 cpv. 1 CPC; II
CCA 1° aprile 2014 inc. n. 12.2013.63, 18 agosto 2014 inc. n. 12.2014.62, 27
gennaio 2015 inc. n. 12.2013.152), tanto più che al momento del licenziamento dell’attrice
quella società non era ancora stata costituita e quelle sinergie nemmeno erano
state ipotizzate.

 

 

                             7.  Alla luce di quanto
precede, nemmeno si può ritenere che il modo in cui la convenuta aveva disdetto
il rapporto di lavoro con l’attrice fosse stato particolarmente subdolo e
riprovevole. Quest’ultima ha in effetti chiaramente esagerato laddove nell’appello
(a p. 18 seg.) ha preteso che la convenuta, “senza alcun scrupolo e senza
nessun riguardo, né alla persona né alla sua funzione, … ha emarginato la
dipendente, dapprima togliendole compiti e limitando così la sua funzione, in
seguito facendole addirittura terra bruciata intorno, ingenerando fra i membri
del CdA, fra gli azionisti, i collaboratori esterni e i partner commerciali il
sospetto di incompetenza ed inaffidabilità, per infine licenziarla”, ledendo
così “in modo molto grave l’immagine professionale dell’appellante”, tanto più
se si considera “che quest’ultima aveva sempre ottemperato ai suoi doveri,
svolgendo l’attività in modo irreprensibile”.

 

 

                             8.  In questa sede l’attrice
ribadisce infine che la disdetta del suo contratto di lavoro, avvenuta il 10
gennaio 2011, sarebbe in ogni caso abusiva per il fatto di essere stata
significata dopo che essa il 23 dicembre 2010 aveva rifiutato la proposta della
convenuta di proseguire la loro collaborazione sulla base di un nuovo contratto
di mandato. Non è così. Essa non può invero essere seguita laddove rileva che
nel fatto che la controparte il 10 gennaio 2011, dopo aver preso atto del
rifiuto della proposta formulata il 23 dicembre 2010, avesse notificato la
disdetta del contratto di lavoro, si doveva intravvedere una disdetta sotto
riserva di modifica impropria (“unechte Änderungskündigung”, DTF 123 III
246 consid. 3): in effetti quella proposta era già di per sé volta a far venir
meno il contratto di lavoro e non solo a farlo proseguire a condizioni modificate
(nel senso cioè di una sua “Änderung”), per cui il successivo licenziamento
non poteva ovviamente costituire una misura di rappresaglia alla mancata
accettazione della stessa (anche perché al momento dell’inoltro della disdetta
la convenuta aveva nuovamente ribadito l’offerta di proseguire i rapporti sulla
base di un contratto di mandato, cfr. teste __________ p. 5). Ma se anche, per
ipotesi, si volesse ammettere l’esistenza di una disdetta sotto riserva di
modifica impropria, ciò non significherebbe ancora che il licenziamento dell’attrice
debba essere considerato abusivo, la giurisprudenza avendo già avuto modo di
stabilire che una tale disdetta non è di per sé abusiva, a meno che tra gli
altri casi che qui non interessano sia stata adottata per “punire” il
lavoratore che non aveva accettato una modifica sfavorevole del contratto senza
motivi materialmente fondati, in particolare senza che esistessero dei motivi
economici legati alla gestione dell’azienda o alle condizioni del mercato (DTF
125 III 70 consid. 2a, 123 III 246 consid. 3b; TF 4C.282/2006 consid. 4.1). Ora,
nel caso di specie - come si è appena visto - è incontestabile che la modifica proposta,
quantunque sfavorevole all’attrice, fosse giustificata da motivi economici
legati alla gestione della convenuta, che nel corso del 2010 aveva provveduto a
un riorientamento della sua attività, che aveva comportato lo smantellamento del
settore legale. 

 

 

                             9.  Ne discende, a conferma del
giudizio pretorile, che l’appello dell’attrice deve essere respinto nella
misura in cui è ricevibile.

                                  Le spese processuali e le
ripetibili della procedura di secondo grado, calcolate sulla base di un valore
litigioso di fr. 102'036.55, seguono la soccombenza (art. 106 CPC).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

 

decide: 

 

 

                              I.  L’appello 2 dicembre 2013
dell’avv. AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

 

                             II.  Le spese processuali di
fr. 5’000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr.
3’500.- per ripetibili. 

 

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura della
giurisdizione di Mendrisio sud

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
vicepresidente                                           Il vicecancelliere                

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario in materia di contratto di lavoro con un valore
litigioso superiore a fr. 15'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).