# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f635d07a-7f3f-5fe3-85e0-a752306d5eb0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.11.2004 11.2004.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-16_2004-11-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.16

  	
  Lugano

  5 novembre
  2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2003.132
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Città promossa con istanza dell'11 giugno 2003 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dall'  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1 Someo 

  (patrocinato da  PA 2 );

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 6 febbraio 2004 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 3
febbraio 2004 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Città;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AA 1 (1955) e AP 1 (1958) si sono sposati a Locarno il 29 luglio
1983. Dal matrimonio sono nati S__________ (21 marzo 1985) e F__________ (11
aprile 1988). Il marito è vicedirettore del __________ a __________. Impiegata
di commercio per formazione, dopo il matrimonio la moglie non ha più lavorato,
salvo riprendere l'attività per dieci mesi nella primavera del 2002. I coniugi
si sono separati nell'ottobre 2002, quando il marito ha lasciato l'abitazione
comune (particella n. 3781 RFD di __________, proprietà di lui) per trasferirsi
a__________

                                  B.   L'11
giugno 2003 AP 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Città
con un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale per ottenere
l'autorizzazione a vivere separata, l'assegnazione dell'alloggio coniugale,
l'affidamento del figlio F__________ (riservato il diritto di visita del
padre), un contributo alimentare dal 1° luglio 2003 di fr. 5160.– mensili per
sé e uno di fr. 1100.– mensili per il figlio, aumentato a fr. 1300.– mensili dall'11
aprile 2006, così come la metà del bonus ricevuto annualmente dal
marito, previa deduzione di quanto da lei percepito a titolo di reddito della
sostanza. Con decreto cautelare emesso senza contraddittorio il 3 luglio 2003
il Pretore ha autorizzato la sospensione della comunione domestica, ha assegnato
l'abitazione coniugale alla moglie, cui ha affidato il figlio, e ha fissato dal
1° luglio 2003 un contributo alimentare di fr. 4000.– mensili per la moglie,
oltre a uno di fr. 1000.– mensili per F__________. Il 16 luglio 2003 AA 1ha
postulato la riduzione del contributo per la moglie a fr. 2485.– mensili,
offrendo il pagamento diretto degli interessi ipotecari gravanti l'abitazione
di __________.

 

                                  C.   All'udienza
del 24 luglio 2003, indetta la discussione dell'istanza a protezione dell'unione
coniugale e il contraddittorio sulla modifica, AA 1ha confermato la
disponibilità a versare fr. 2485.– mensili per la moglie, senza opporsi alle
altre domande. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato alla
discussione finale. Nelle sue conclusioni scritte del 20 novembre 2003 il
marito ha riaffermato le sue conclusioni, ma ha aumentato il contributo offerto
per la moglie a fr. 2959.– mensili senza limiti di tempo. AA 1ha mantenuto le
sue posizioni, salvo ridurre la richiesta di contributo alimentare per sé a fr.
4848.50 mensili, autorizzando nel contempo il marito a dedurre dalla somma gli
oneri ipotecari gravanti l'abitazione e il leasing dell'autovettura da lei usata.

 

                                  D.   Con sentenza del 3 febbraio 2004 il Pretore ha autorizzato la sospensione
della comunione domestica, ha assegnato l'abitazione coniugale alla moglie, cui
ha affidato il figlio, e ha posto a carico di AO 1 un contributo alimentare per
lei di fr. 4550.– mensili fino al 30 settembre 2004 (previa deduzione degli
oneri ipotecari e del leasing che la riguarda), ridotto a fr. 3650.– mensili
dal 1° ottobre 2004 al 31 marzo 2005 e soppresso dopo di allora. Il contributo
alimentare per il figlio è stato stabilito in fr. 1400.– mensili (senza
l'assegno familiare). Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1600.–, sono
state ripartite a metà, compensate le ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta con un appello del 6 febbraio 2004 nel
quale chiede che in riforma del giudizio impugnato il contributo alimentare per
lei sia aumentato, dal 1° febbraio 2004, a fr. 6121.– mensili (con le deduzioni
già ammesse dal Pretore) fino al momento in cui essa inizierà un'attività lucrativa,
dopo di che il suo reddito sarà imputato sul contributo alimentare. Nelle sue
osservazioni del 17 marzo 2004 AA 1 propone di respingere l'appello e di
confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC) sono adottate con
il rito sommario contenzioso di camera di consiglio (art. 4 cpv. 1 n. 5 e art.
5 LAC con rinvio agli art. 361 segg. CPC), in esito al quale il Pretore
statuisce con “sentenza” (art. 368 cpv. 2 CPC). L'esame dei fatti è limitato
alla verosimiglianza (Rep. 1991 pag. 432 consid. 4a). Tempestivo, sotto questo
profilo l'appello è dunque ricevibile.

 

                                   2.   I
documenti prodotti dalle parti per la prima volta in questa sede sono
irricevibili. L'art. 138 cpv. 1 CC (ribadito dall'art. 423b cpv. 2 CPC)
prevede che “fatti e mezzi di prova nuovi possono essere invocati davanti
all'istanza cantonale superiore”. Simile facoltà tuttavia riguarda solo le
cause di merito, siano esse di divorzio o di separazione, non le misure
provvisionali (I CCA, sentenza del 28 giugno 2000 in re K.P., consid. 1 e 2,
pubblicata in: FamPra.ch 2001 pag. 128, e del 14 febbraio 2002 in re K.L.,
consid. 1) né quelle protettrici dell'unione coniuga­le (da ultimo: I CCA,
sentenza 11.2002.150 del 14 maggio 2004, consid. 2a). In tali ambiti continua a
valere il divieto dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, tranne ove si applichi il
principio inquisitorio illimitato (in materia di filiazione: DTF 128 III 414
verso l'alto) oppure ove il giudice ritenga opportuno assumere di sua
iniziativa prove necessarie ai fini della decisione (nel diritto di famiglia:
art. 419b CPC). In concreto i nuovi mezzi di prova non giovano al figlio,
alla cui tutela è principalmente rivolto il principio inquisitorio. Non sono
dunque ammissibili. 

 

                                   3.   Litigioso
è nella fattispecie il contributo alimentare per la moglie. Al riguardo il Pretore
ha accertato il reddito netto del marito in fr. 12 545.– netti mensili (esclusi
gli assegni familiari) a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3400.– (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione con spese accessorie
fr. 300.–, premio della cassa malati fr. 400.–, leasing autovettura fr. 600.–,
assicurazioni diverse fr. 200.–, costi autovettura fr. 300.–, imposte stimate
fr. 500.–), cui ha aggiunto fr. 1100.– mensili di contributo per la figlia S__________,
maggiorenne agli studi. Quanto alla moglie, il Pretore ha appurato un reddito
dalla sostanza immobiliare di fr. 748.– mensili, imputandole dal 1° ottobre
2004 al 31 marzo 2005 un reddito ipotetico di fr. 1800.– mensili (per un'attività
al 50%) e uno, non precisato, tale da consentirle di provvedere al proprio
sostentamento dopo di allora, il tutto per rapporto a un fabbisogno minimo di fr.
3238.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, spese
accessorie fr. 250.–, premio della cassa malati fr. 407.–, leasing autovettura
fr. 290.–, assicurazioni varie fr. 150.–, costi autovettura fr. 150.–, mantenimento
dei cani fr. 241.–, imposte stimate fr. 500.–). Il fabbisogno in denaro del
figlio è stato valutato in fr. 1755.– mensili, ma il primo giudice ha ritenuto
“equo” un contributo alimentare di fr. 1400.– (escluso l'assegno familiare).
Ciò posto, constatata un'eccedenza di fr. 4155.– mensili dal 1° febbraio al 30
settembre 2004, egli ha riconosciuto alla moglie un contributo alimentare di
fr. 4550.– mensili, ridotto a fr. 3650.– fino al 31 marzo 2005 (data
un'eccedenza di fr. 5954.–) e nulla più dopo di allora.

 

                                   4.   Dal
profilo formale è deplorevole anzitutto che nella fattispecie non sia stato
ascoltato il figlio F__________, il quale al momento in cui il Pretore ha
statuito aveva quasi 16 anni. Eppure i minorenni, prima che siano adottate
disposizioni al loro riguardo, devono essere sentiti personalmente e
appropriatamente dal giudice o da un terzo incaricato, a meno che la loro età o
motivi gravi si oppongano (art. 144 cpv. 2 CC). Il principio vale anche in sede
provvisionale (DTF 126 III 497) e – per analogia – nell'ambito di misure
protettrici dell'unione coniugale (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2003.126 del 14
settembre 2004, consid. 3). In materia di contributi alimentari l'audizione dei
ragazzi può peraltro rivelarsi proficua qualora eventuali inclinazioni e interessi
scolastici siano suscettibili di influire sull'ammontare del contributo (Rumo-Jungo, Die Anhörung des Kindes,
in: AJP 12/1999 pag. 1581), ciò che in concreto – vista l'età del ragazzo –
sarebbe stato il caso.

 

                                         Finora
questa Camera ha ritenuto di poter transigere sull'ascolto del figlio ove in appello
rimanga contesa la sola questione dei contributi alimentari, ma non l'affidamento
né la disciplina del diritto di visita (sussistendo litigio su uno di questi
due punti, gli atti sono rinviati al Pretore perché proceda senza indugio
all'audizione: I CCA, sentenza inc. 11.2003.81 del 24 luglio 2003, consid. 3).
L'indulgenza di cui ha dato prova questa Camera non può tuttavia essere
dilazionata oltre, tanto meno ove si pensi che l'art. 144 cpv. 2 CC è in vigore
ormai dal 1° gennaio 2000. Né spetta al Tribunale di appello sentire i figli
nell'ambito di provvedimenti cautelari o di misure a tutela dell'unione
coniugale – sostituendosi al giudice naturale – ogni qual volta in prima sede
si ometta tale formalità (cfr. anche Rep. 1997 pag. 120 consid. 8, 1996 pag.
125 consid. 8, 1981 pag. 81 consid. 4b). Anzi, il giudice che disattende norme
essenziali di procedura – come, in particolare, il diritto di essere sentiti –
compie atti nulli, sicché l'incarto gli va rinviato (art. 326 lett. a CPC). Per
questa volta si rinuncia a provvedimenti, il Pretore avendo per lo meno tenuto
conto del fatto che il ragazzo è agli studi e abbisogna di un contributo fino
al termine della formazione. Dovessero però ravvisarsi altri casi in cui
l'ascolto di figli in età scolastica sia trascurato senza alcuna motivazione
(foss'anche solo sui contributi alimentari), questa Camera annullerà d'ufficio
i dispositivi della sentenza impugnata relativi al minorenne e ritornerà gli
atti in prima sede perché si giudichi nuovamente dopo avere rimediato alla
mancanza, eventualmente per il tramite di uno specialista delegato
all'audizione (cui il primo giudice può sempre far capo).

 

                                   5.   Quanto
alla figlia maggiorenne S__________, il Pretore ha inserito nel bilancio familiare
anche il contributo di fr. 1100.– mensili che il padre le versa. Ora, il
giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale è abilitato a occuparsi
della prole solo “se i coniugi hanno figli minorenni” (art. 176 cpv. 3 CC). Il
contributo per figli maggiorenni è disciplinato esclusivamente dall'art. 277
cpv. 2 CC (Hausheer/Reusser/Geiser,
in: Berner Kommentar, n. 51 ad art. 176 CC). Ciò vale anche davanti al giudice
della separazione o del divorzio, il quale può fissare contributi solo per
figli minorenni. Tutt'al più egli può estendere la durata del contributo oltre
la maggiore età (art. 133 cpv. 1 seconda frase CC), sempre che al momen­to
dell'istanza il figlio abbia meno di 18 anni. Questa Camera ha nondimeno avuto
modo di precisare che, se i genitori sono d'accordo, il contributo per figli maggiorenni
comuni può essere inserito nel fabbisogno della famiglia (da ultimo: I CCA,
sentenza 11.2001.46 del 22 gennaio 2002 consid. 5). Il Tribunale federale, in
un caso analogo, non ha censurato simile orientamento (sentenza 5P.312/ 2001
del 22 novembre 2001, consid. 2g). E in concreto i genitori risultano perfettamente
d'accordo, tanto sul principio quanto sull'ammontare del contributo. D'altro
lato non si scorge il minimo indizio circa eventuali disaccordi della figlia su
tale modo di procedere o sull'entità del contributo in suo favore. Dato che il
caso è chiaro, nei confronti di S__________ si può quindi prescindere da una formale
interpellazione nel quadro dell'attuale causa.

                                         

                                   6.   L'appellante non censura il contributo alimentare per il figlio __________,
fissato dal Pretore in fr. 1400.– mensili, ma nel contestare il proprio
fabbisogno minimo critica la decisione del primo giudice, che nulla le ha
riconosciuto per le spese dell'alloggio, l'importo di fr. 498.– per interessi
ipotecari risultando “azzerato dalla quota parte concernente l'alloggio già
ricompresa nel fabbisogno dei figli” (circa fr. 300.– per F__________ e fr.
200.– per S__________). La questione merita dunque di essere approfondita.

                                         

                                         a)   Nel
caso di F__________, il Pretore si è dipartito dal fabbisogno complessivo di
fr. 1755.– mensili indicato dalle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della
gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo nella tabella
dell'edizione 2003 (in:www. ajb.zh.ch) per un figlio fra i 13 e 18 anni che
vive insieme con un fratello o una sorella nella medesima economia domestica. A
ragione, la figlia S__________a vivendo
anch'essa con la madre e beneficiando di un contributo di mantenimento. E
siccome la madre, come si vedrà in appresso (consid. 11c), è tenuta a lavorare
a metà tempo dal settembre del 2004 fino al marzo del 2005 e al 100% dopo di
allora, dal 30 settembre 2004 al 31 marzo 2005 la metà della cura e educazione
va prestata in natura, ma nulla più in seguito (principio definito “corretto”
dal Tribunale federale: 5C.32/ 2002 del 13 marzo 2002, consid. 5b). Il
fabbisogno del figlio ascende pertanto a fr. 1510.– mensili fino al 30
settembre 2004, a fr. 1633.– mensili fino al 31 marzo 2005 e a fr. 1755.–
mensili dopo di allora.

 

                                         b)   Per
quanto riguarda il costo dell'alloggio, nel fabbisogno in denaro del figlio non
va inserito dipoi il valore medio previsto dalle citate raccomandazioni, bensì
una quota della somma pagata dal genitore affidatario. In concreto il costo
dell'alloggio che rientra nel fabbisogno in denaro dei figli assomma a
complessivi 7/12 (un terzo più un quarto: Empfehlungen
zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, edizione
2000, pag. 13 in alto) dell'esborso effettivo, ossia dell'onere ipotecario (fr.
498.–) e delle spese accessorie (fr. 250.–). Nel fabbisogno in denaro di __________
rientrano così fr. 220.– (invece dei fr. 295.– stimati dalle raccomandazioni).
Il resto (fr. 308.–) rimane nel fabbisogno minimo dell'istante. Ciò posto, le
necessità del figlio ammontano a fr. 1435.– mensili fino al 30 settembre 2004,
a fr. 1558.– mensili fino al 31 marzo 2005 e a fr. 1680.– mensili in seguito.

 

                                         c)   Si
conviene con il Pretore che il contributo di mantenimento destinato a un figlio
non va confuso con il fabbisogno in denaro, il primo dovendo essere stabilito
anche in relazione alle capacità finanziarie dei genitori (DTF 123 III 4
consid. bb). Ciò non significa tuttavia che un giusto fabbisogno vada decurtato
solo perché i genitori non sono in grado di fornirlo o per non meglio precisate
“ragioni equitative” (sentenza impugnata, consid. 7). L'ammontare di un
fabbisogno adeguato dev'essere riconosciuto per intero. Se mai, nel caso in cui
i redditi del­le parti non bastino ad assicurarlo, si accerterà in che misura
esso rimane scoperto (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen
für Kinder, Zurigo 2000, pag. 16 nel mezzo), ogni genitore
avendo il diritto di conservare almeno l'equivalente del proprio fabbisogno
minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con richia­mi). Ciò posto, in virtù del
principio inquisitorio illimitato (DTF 128 III 412 consid. 3.2.1), il
fabbisogno in denaro di __________ deve essere rivalutato a fr. 1435.– mensili
fino al 30 settembre 2004, a fr. 1558.– mensili fino al 31 marzo 2005 e a fr.
1680.– mensili dopo di allora.

 

                                   7.   Per quel che riguarda le sue entrate, l'appellante fa valere che
il reddito ricavato dalla palazzina a __________ di cui essa è comproprietaria
è risultato, sull'arco dell'ultimo quadriennio, di fr. 560.– mensili e non a
fr. 748.– mensili come reputa il Pretore con riferimento al solo 2002. Mal si
intravede tuttavia perché occorrerebbe fondarsi sul reddito medio del
quadriennio. In linea di principio, salvo circostanze particolari, il giudice
deve fondarsi sui dati più recenti a sua disposizione. Solo in caso di reddito
da attività indipendente, il quale è suscettibile di oscillazioni anche
notevoli da un anno all'altro, occorre far capo a una media (calcolata su almeno
un triennio: Rep 1995 pag. 141; Wullschleger
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 34 ad art. 285
CC). Certo, dal reddito lordo degli immobili vanno dedotti gli interessi
ipotecari, gli am­mortamenti, i costi di manutenzione e le spese di
amministrazione. In concreto però si cercherebbero invano elementi sugli eventuali
esborsi sopportati dall'interessata. Che nel 2000 lo stabile sia stato oggetto
di importanti interventi è possibile (formulario per la determinazione del reddito
della sostanza, allegato al doc. E3). Dopo di allora in ogni modo non risultano
essere stati eseguiti altri investimenti, mentre il reddito netto è aumentato
da fr. 4488.– nel 2001 a fr. 8970.– nel 2002 (memoriale conclusivo dell'istante,
pag. 5). Ne segue che, a un giudizio di verosimiglianza, il reddito della
sostanza di fr. 748.– mensili calcolato dal primo giudice resiste alla critica.

                                         

                                   8.   Per
quanto concerne il reddito del marito, l'appellante contesta che dal __________
quest'ultimo riceva soli fr. 24
000.– a titolo di bonus annuo. Sostiene che, pur
non essendo noto l'ammontare esatto, la gratifica del 2003 è stata di almeno
fr. 30 000.–.
Ora, per tacere del fatto che – contrariamente a quanto sostiene l'appellante –
il bonus riconosciuto dal Pretore non corrisponde a fr. 24 000.– annui, bensì
a fr. 27 000.– dai quali sono stati dedotti gli usuali oneri sociali, dagli
atti risulta che nel 2001 la gratifica ammontava a fr. 30 000.– lordi, mentre
nel febbraio 2003 il datore di lavoro ha versato al convenuto un bonus
di fr. 26 000.– lordi (doc. D e 10). Quale importo l'interessato abbia
percepito per il 2003 non è dato di sapere. A un sommario esame come quello che
presiede all'emanazione di misure protettrici dell'unione coniugale, una
valutazione di fr. 27 000.– annui (fr. 2000.– mensili netti) appare dunque condivisibile.
Dovessero rivelarsi dati alquanto diversi, un adattamento alle nuove
circostanze sarà sempre possibile giusta l'art. 179 cpv. 1 CC.

 

                                         Per il
resto, il Pretore ha determinato il reddito del convenuto da attività lucrativa
deducendo dallo stipendio lordo, oltre agli oneri sociali, anche gli assegni
familiari (fr. 183.– per ogni figlio: sentenza impugnata, consid. 13.2). Così
facendo, tuttavia, egli avrebbe dovuto dedurre l'ammontare di tali assegni
anche dalla spettanza dei figli, dato che i contributi alimentari fissati
secondo le note raccomandazioni comprendono già eventuali prestazioni di terzi
in favore dei minorenni (assegni familiari, rendite complementari AVS o AI,
rendite da casse pensioni, da assicurazioni contro gli infortuni o contro la
responsabilità civile: Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen
für Kinder, op. cit., pag. 9 in alto e 15 in alto). Siffatta
operazione si sarebbe risolta per finire in una partita di giro, sicché ai fini
del presente giudizio occorre, per semplicità, dipartirsi dal reddito del
marito con gli assegni familiari (in concreto fr. 10 911.– mensili: doc. C) e
fissare i contributi per i figli già comprensivi di tali assegni. Tenuto conto
del bonus ricevuto, le entrate complessive del convenuto ascendono pertanto
a fr. 12 911.– mensili.

 

                                   9.   Circa
il suo fabbisogno minimo, l'appellante contesta quanto rico­nosciutole dal Pretore
(fr. 3238.– mensili), sostenendo che esso ammonta in realtà a fr. 3988.– mensili.
A suo avviso non si giustifica di non riconoscerle alcunché a titolo di
locazione, mentre le spese accessorie, in particolare i costi del
riscaldamento, non ammontano a soli fr. 250.–, ma a fr. 500.– mensili. 

                                      

                                         a)   Per
quel che riguarda il costo dell'alloggio, già si è detto che esso va decurtato
della quota rientrante nel fabbisogno in denaro dei figli. Il fatto che gli
oneri ipotecari siano pagati dal marito, invece, non impedisce che l'importo
relativo figuri nel fabbisogno minimo della moglie, cui è assegnato l'uso dello
stabile (I CCA, sentenza 11.2003.40 del 26 marzo 2004, consid. 13 con
riferimenti). L'onere ipotecario di fr. 498.– mensili, più le spese accessorie
di fr. 250.–, va quindi inserito nel fab­bisogno minimo dell'istante, previa
deduzione della quota (7/12) a carico dei figli (fr.
440.–), onde una posta di fr. 308.– mensili. Evidentemente il convenuto potrà
poi compensare l'importo da lui pagato direttamente con il contributo dovuto
alla moglie e al figlio.

 

                                         b)   Quanto
alle spese accessorie, e in particolare ai costi dell'energia elettrica, dalla
documentazione prodotta non è possibile distinguere la quota destinata alla luce,
compresa nel minimo esistenziale del diritto esecutivo, da quella destinata al
riscaldamento, che va considerata in aggiunta. Dai conteggi agli atti si evince
in ogni modo che tra il marzo del 2002 e il marzo del 2003 la spesa media per
luce e riscaldamento è risultata di fr. 177.85 mensili (doc. G7 e G5). Anche a
un esame sommario, la cifra di fr. 250.– mensili inserita dal primo giudice nel
fabbisogno minimo dell'appellante riesce perciò abbondante. Con il correttivo
illustrato dianzi, il fabbisogno dell'appellante ammonta perciò a fr. 3296.–
mensili.

 

                                10.   Per
quel che concerne invece il fabbisogno minimo del convenuto, l'appellante fa valere
che questi non ha oneri di alloggio poiché abita in un appartamento messogli a
disposizione della madre. Essa contesta inoltre le spese d'automobile ammesse
dal Pretore (fr. 300.– mensili), all'interessato essendo già stati riconosciuti
fr. 200.– a titolo di rimborso spese.

 

                                         a)   Quanto
al costo dell'abitazione, l'argomento è manifestamente infondato. È possibile
che il marito non abbia un appartamento, ma non si può per ciò soltanto
pretendere che egli alloggi a spese della madre, né l'appellante può mirare a
trarre vantaggio dalla generosità della suocera. Del resto, un coniuge non deve
ritrovarsi pregiudicato da scelte particolarmente econo­miche, foss'anche solo
in materia di alloggio (Rep. 1995 pag. 142 in alto; da ultimo: I CCA, sentenza
11.2004.77 dell'11 agosto 2004, consid. 5). Alla moglie essendo stati riconosciuti
una spesa di fr. 308.– mensili per la casa (sopra, consid. 9), nel segno della
parità di trattamento non era sicuramente fuori luogo riconoscere fr. 300.– al
marito per l'appartamento a __________. 

 

                                         b)   Quanto
alle spese d'automobile, è vero che il Pretore, oltre a dedurre dal reddito del
convenuto fr. 200.– a titolo di rimborso spese, ha riconosciuto al medesimo fr.
300.– per “costi vari autovettura”, in particolare per tenere conto della
trasferta giornaliera __________e ritorno (44 km). Se appena si considera che
in tale importo devono ritenersi compresi, oltre al costo del carburante,
l'assicurazione RC e casco, l'imposta di circolazione e la manutenzione del
veicolo, l'indennità di fr. 300.– appare del tutto sostenibile, a maggior
ragione ove si pensi che l'appellante si è vista riconoscere 

                                               fr.
150.– mensili pur non dovendo affrontare alcuna trasferta professionale. Il
fabbisogno del marito può pertanto essere confermato in fr. 3400.– mensili, ai
quali vanno aggiunti fr. 1100.– per il contributo alimentare versato alla
figlia S__________, onde un totale di fr. 4500.– mensili.

 

                                11.   L'appellante si duole del fatto che il Pretore ha limitato il
contributo di mantenimento in suo favore al 31 marzo 2005, imponendole di
riprendere un'attività lucrativa a tempo parziale dal 1° ottobre 2004 e a tempo
pieno dal 1° aprile 2005. Essa afferma che in tale lasso di tempo non le sarà
possibile raggiungere un'indipendenza economica atta a garantirle un tenore di
vita simile a quello avuto durante la vita in comune. Soggiunge di essersi
sempre occupata dei figli e della casa, che tale riparto dei ruoli è sempre
stato condiviso dal marito, che il tenore di vita è sempre stato elevato
(tant'è che la casa di abitazione è tuttora interamente ipotecata) e che non
risultano esservi risparmi. Essa sostiene che, pur padroneggiando le lingue
nazionali e disponendo di conoscenze informatiche, essa può aspirare tutt'al
più a lavori di segretariato che le permetteranno di guadagnare al massimo fr.
3500.– mensili, neppure sufficienti per coprire il suo fabbisogno minimo. Essa
chiede pertanto di riconoscerle un contributo di fr. 6121.– senza limiti di
tempo, dal quale dedurre quanto essa percepirà al momento in cui troverà
un'attività lucrativa.

 

                                         a)   I
coniugi vivono separati dall'ottobre del 2002 e nulla rende verosimile un loro
riavvicinamento. La moglie deve quindi prepararsi a sovvenire da sé, per quanto
possibile, al proprio debito mantenimento. Dagli atti risulta che nel giugno
del 1984 l'interessata ha smesso di lavorare come impiegata di banca per dedicarsi
della famiglia (interrogatorio formale del 22 ottobre 2003, risposte n. 8 e 9).
Nel marzo del 2002 essa ha poi ripreso un'attività a tempo parziale, per 10 mesi,
alle dipendenze della ditta __________, di __________, guadagnando fr. 1540.–
mensili netti (interrogatorio formale, risposte n. 10 e 11, doc. 9). Essa inoltre
ha seguito corsi serali di informatica (interrogatorio formale, risposta n. 15)
e dispone di buone conoscenze linguistiche. La cessazione della nuova attività
è dovuta al fatto che il datore di lavoro le ha chiesto di aumentare il grado
d'occupazione all'80%, ciò che essa ha ritenuto impossibile (interrogatorio formale,
risposte n. 13 e 17).

 

                                         b)   Ciò
premesso, l'interessata ha senz'altro una formazione e un'esperienza professionale
sufficiente per riacquistare una propria indipendenza. È ormai pressoché libera
dalla cura e dall'educazione dei figli, il figlio cadetto avendo compiuto 16
anni, di modo che sotto questo aspetto nulla osta a un lavoro a tempo pieno
(DTF 128 III 65 consid. 4). È vero che essa ha 46 anni, ma – come ha accennato
anche il Pretore (sentenza, pag. 11 consid. 9) – la soglia dei 45 anni non è
più preclusiva. Certo, se a trent'anni di distanza non si può pretendere che la
formazione di impiegata di banca sia ancora di qualche pregio sul mercato
dell'occupazione, resta il fatto che l'appellante ha dimostrato di saper
attendere a lavori d'ufficio, sicché non si intravedono grandi ostacoli alla
ripresa di un un'attività in tale settore. Tanto più che, per quanto è dato di
sapere, essa è in buona salute, e neppure sostiene che la ripresa o
l'estensione dell'attività le sia impossibile. 

 

                                         c)   Quanto
al lasso di tempo imposto dal Pretore per riprendere l'attività lucrativa al
50% (1° ottobre 2004) e, successivamente, a tempo pieno (31 marzo 2005), non si
può dire che per l'appellante la situazione odierna fosse imprevedibile. Già con
l'istanza di modifica dell'assetto cautelare del 16 luglio 2003 il marito
instava per la riduzione del contributo alimentare con l'argomento – tra
l'altro – che la moglie avrebbe potuto riprendere un'attività lucrativa (pag.
4). Già da quel momento, perciò, l'interessata conosceva la posizione del marito.
Tutto sommato, il lasso di tempo fissato dal Pretore appare dunque adeguato.

 

                                         d)   Per
quel che si riferisce al guadagno di fr. 1800.– mensili netti per un'attività
al 50% imputatole dal Pretore, l'appellante asserisce che come segretaria nel __________
non può sicuramente aspirare a un reddito maggiore di fr. 3500.– mensili netti.
Nella fattispecie non è dato in effetti di capire su quale base il primo
giudice abbia calcolato il reddito ipotetico “prudenziale” di fr. 1800.–
mensili netti per un'attività al 50%, men che meno ove si pensi che per
un'attività analoga l'istante percepiva dalla __________fr. 1540.– mensili
netti (doc. 9). Del resto, l'art. 22 del contratto collettivo di lavoro per gli
impiegati di commercio e d'ufficio nell'economia ticinese prevede, nel caso
appunto di impiegati di commercio a metà tempo, retribuzioni di circa fr.
1650.– mensili lordi. Ne discende che dal 1° ottobre 2004 al 31 marzo 2005 il
reddito presumibile dell'interessata da attività lucrativa va stimato in in fr.
1540.– mensili (l'ultimo stipendio conseguito) e in fr. 3500.– mensili dopo di
allora, come da lei riconosciuto (appello, pag. 8 in alto). Ciò posto le
entrate complessive di lei ascendono a fr. 2288.– mensili (fr. 1540.– più fr.
748.–) fino al 31 marzo 2005 e a fr. 4248.– mensili (fr. 3500.– più fr. 748.–)
dopo di allora.

 

                                12.   Quanto
alla limitazione del contributo alimentare nel tempo, giovi rammentare che
l'obbligo di mutua assistenza previsto dall'art. 163 CC continua per tutta la
durata del matrimonio, fino allo scioglimento del vincolo, e non cessa né
durante la sospensione della comunione domestica né durante una procedura di
divorzio (DTF 123 III 3 consid. 3a, 114 II 30 consid. 6; Häsenböhler in: Basler Kommentar, ZGB
I, 2a edizione, n. 2 ad art. 163; Werro,
Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, n. 936 pag. 200, n. 964 pag.
205; Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les
effets du mariage, Berna 2000, pag. 230, n. 502; Hausheer/ Reusser/Geiser, op. cit., n. 59 ad art. 163 CC; Bräm/Hasen­böhler in: Zürcher
Kommentar, 3a edizione, n. 6 e 53 ad art. 163 CC). Durante una causa
di stato il contributo in favore di un coniuge si determina, ciò premesso,
secondo le norme sul mantenimento della famiglia previste dal diritto
matrimoniale e non secondo quelle contenute nel diritto del divorzio (FF
1996 pag. 150 con riferimenti; Leuenberger
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea
2000, n. 14 e 29 ad art. 137 CC; Werro,
op. cit., n. 842 pag. 184; Micheli/Nordmann/Jaccottet
Tissot/Crettaz/Thonney/Riva, Le nouveau droit du divorce, Losanna 1999,
pag. 208 n. 976). A ragione quindi il Pretore si è dipartito da tali premesse.

 

                                         Il
Tribunale federale ha nondimeno avuto modo di precisare che, ove non si possa
contare su una riconciliazione dei coniugi, per decidere sull'eventuale
contributo alimentare occorre far capo – già in costanza di matrimonio – ai
criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio, segnatamente a quelli che
disciplinano la ripresa o l'estensione dell'attività lucrativa (DTF 128 III 67
consid. 4a). Ora, se da un lato ciò significa che, oltre ai parametri posti
dall'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, il giudice si atterrà a quelli elencati (non
esaustivamente) dall'art. 125 cpv. 2 CC, valutando la situazione in base alla
regola per cui ogni coniuge va incoraggiato, per quanto possibile, ad acquisire
o a riacquistare la propria indipendenza economica (clean break:
sentenza del Tribunale federale 5P.352/2003 del 28 novembre 2003, consid. 2.1,
pubblicata in: FamPra.ch 2004 pag. 402), dall'altro ciò ancora non significa
che il riparto a metà dell'eccedenza non sia più applicabile, tanto me­no ove
si pensi che fino al divorzio sussiste il dovere di reciproca assistenza
derivante dal matrimonio (art. 163 CC). La limitazione della durata contributo
alimentare prevista dal Pretore non può dunque essere condivisa, poiché
l'inizio dell'attività lucrativa da parte della moglie non fa decadere
l'obbligo contributivo del marito, ma aumenta soltanto il reddito familiare,
sicché per determinare il contributo occorre procedere in base all'usuale
calcolo fondato sul riparto dell'eccedenza. Si aggiunga infine che, dandosi un
matrimonio di lunga durata (come in concreto), nella determinazione del
contributo di mantenimento dopo il divorzio occorre tenere conto del fatto che
i coniugi hanno diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la
comunione domestica (sentenze del Tribunale federale 5C.111/2001 del 29 giugno
2001, consid. 1c, e 5C.205/ 2001 del 29 ottobre 2001, consid. 4c).

 

                                13.   Da
tutto quanto precede emerge, in sintesi, il seguente quadro delle entrate e
uscite familiari:

 

                                         Periodo dal 1° febbraio al 30
settembre 2004 

                                         (istante
senza attività lucrativa)

                                         reddito del marito                                                           fr.
12 911.—

                                         reddito
della moglie                                                        fr.     
748.—

                                                                                                                            fr.
13 659.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr.   4 500.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 296.—

                                         fabbisogno
in denaro del figlio                                         fr.   1 435.—

                                                                                                                            fr.  
9 231.— mensili

                                         eccedenza                                                                    fr.  
4 428.― mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   2
214.― mensili

                                         Il marito può conservare per sé:

                                         fr.
4500.– + fr. 2214.– =                                                  fr.   6
714.― mensili,

                                         deve versare
alla moglie:

                                         fr.
3296.– + fr. 2214 ./. fr. 748.– =                                    fr.   4
762.― mensili,

                                         arrotondati a                                                                  fr.  
4 760.— mensili

                                         e al figlio                                                                       fr.  
1 435.— mensili.

 

                                         Periodo dal
1° ottobre 2004 al 31 marzo 2005 

                                         (istante con attività lucrativa a metà tempo 

                                         e
conseguente maggior fabbisogno in denaro del figlio)

                                         reddito del
marito                                                           fr. 12 911.—

                                         reddito
della moglie                                                        fr.   2
288.—

                                                                                                                             fr.
15 199.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr.   4 500.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 296.—

                                         fabbisogno
in denaro del figlio                                         fr.   1 558.—

                                                                                                                            fr.  
9 429.— mensili.

 

                                         eccedenza                                                                    fr.  
5 845.― mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   2
922.50 mensili

                                         Il marito può conservare per sé:

                                         fr.
4500.– + fr. 2922.50 =                                                fr.   7
422.50 mensili,

                                         deve versare
alla moglie:

                                         fr.
3296.– + fr. 2922.50 ./. fr. 2288.– =                              fr.   3
930.50 mensili,

                                         arrotondati a                                                                  fr. 
 3 930.— mensili

                                         e al figlio                                                                       fr.  
1 558.— mensili,

                                         arrotondati a                                                                  fr.  
1 560.— mensili.

                                                                                                                                 

                                         Dal 1° aprile 2005 in poi

                                         (istante con attività lucrativa a tempo pieno

                                         e
conseguente maggior fabbisogno in denaro del figlio) 

                                         reddito del marito                                                           fr.
12 911.—

                                         reddito
della moglie                                                        fr.   4
248.—

                                                                                                                            fr. 
17 159.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr.   4 500.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 296.—

                                         fabbisogno
in denaro del figlio                                         fr.   1 680.—

                                                                                                                            fr.  
9 476.— mensili.

                                         eccedenza                                                                    fr.  
7 683.― mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   3
841.50 mensili

                                         Il marito può conservare per sé:

                                         fr.
4500.– + fr. 3841.50 =                                                fr.   8
341.50 mensili,

                                         deve versare
alla moglie:

                                         fr.
3296.– + fr. 3841.50 ./. fr. 4248.– =                              fr.   2
889.50 mensili,

                                         arrotondati a                                                                  fr.  
2 890.— mensili

                                         e al figlio                                                                       fr.  
1 680.— mensili.

                                                                                                                             

                                         In materia di filiazione vige come noto, nell'interesse del minorenne,
il principio inquisitorio illimitato (sopra, consid. 1). Le domande di giudizio
non vincolando il tribunale, la sentenza impugnata va riformata secondo le
risultanze sopra esposte. Quanto al contributo alimentare per l'istante, vale
il principio dispositivo. Nei loro limiti però le richieste di giudizio sono
correlate a un contributo per il figlio di fr. 1400.– mensili, palesemente
insufficiente. Giova quindi attenersi, anche nella commisurazione del
contributo per l'istante, alle risultanze del calcolo testé illustrato. 

 

                                14.   Gli
oneri del giudizio odierno, commisurati al tempo e all'impegno che la
trattazione delle censure ha richiesto alla Camera, seguono la reciproca
soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L'istante ottiene causa vinta sul contributo
alimentare per il figlio (in forza però del principio inquisitorio illimitato
applicato da questa Camera) e sulla durata del contributo in suo favore dopo il
31 marzo 2005, ma soccombe sull'entità del contributo medesimo. Nel complesso,
si giustifica pertanto di addebitarle equitativamente un terzo degli oneri
processuali e di assegnarle un'indennità per ripetibili ridotte. Il dispositivo
sulle spese le ripetibili di prima sede può invece rimanere immutato, l'esito
dell'attuale giudizio non influendo apprezzabilmente né sugli oneri processuali
(suddivisi a metà) né sulle ripetibili (compensate).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

 

                                         1.4.   AO 1 è
tenuto è tenuto a versare alla moglie per il figlio F__________,
anticipatamente entro il 5° giorno di ogni mese, i seguenti contributi alimentari,
incluso l'assegno familiare:

        fr. 1435.– mensili
dal 1° febbraio al 30 settembre 2004,

        fr. 1560.– mensili dal 1° ottobre
2004 al 31 marzo 2005 e

        fr. 1680.– mensili dopo di allora.

 

1.5   AO 1è tenuto a versare alla moglie AP
1, anticipatamente  entro il 5° giorno di ogni mese, i seguenti contributi
alimentari:

        fr. 4760.– mensili
dal 1° febbraio al 30 settembre 2004,

        fr. 3930.– mensili dal 1° ottobre
2004 al 31 marzo 2005 e

        fr. 2890.– mensili dopo di allora.

 

                                         Per il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata – compresi
i lemmi dei dispositivi 1.4. e 1.5. –è confermata.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 800.–

                                         b) spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
850.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per un terzo a carico di AP 1 e per due
terzi a carico di AO 1, che rifonderà alla controparte fr. 1500.– per
ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Intimazione
a:

	
   

  	
    ;

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città. 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario