# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 567e05a1-e90b-58c6-a9a0-581e128c0971
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.05.2015 30.2015.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2015-2_2015-05-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  30.2015.2

   

  IR/sc

  	
  Lugano

  4 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 febbraio 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell'8 gennaio 2015 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto__________

                               1.1.   RI 1, cittadina italiana nata
il 25 ottobre 1949, beneficiaria di un permesso di dimora (Permesso CE/AELS),
residente a __________ é beneficiaria di una rendita pensionistica versata
dall’INPS di __________. La signora RI 1 ha risieduto in territorio italiano
sino al suo pensionamento, quindi, dal 16 settembre 2010, ha raggiunto il marito __________, 1939, che si era in precedenza trasferito in Ticino.

 

                                         Affiliata quale persona
senza attività lucrativa alla CO 1 la signora RI 1 ha postulato la rendita di
vecchiaia dal novembre 2013 in seguito al raggiungimento dei suoi 64 anni il 25
ottobre 2013, con richiesta del 28 giugno 2013 (doc. 48). Sulla base degli anni
di contribuzione la Cassa ha ritenuto una scala 3, il reddito medio è stato
determinato in CHF 14'390.-- che, con gli accrediti riconosciuti, è stato
aumentato a CHF 15'444. La rendita semplice di vecchiaia ordinaria è stata
quindi determinata dall’amministrazione in CHF 82.-- dal novembre 2013 (doc.
39).

 

                               1.2.   Con l’ottenimento della
pensione per vecchiaia svizzera la signora RI 1 è stata astretta ad assicurarsi
contro le malattie presso un assicuratore ammesso ad esercitare la LAMal,
mentre in precedenza, quando la signora RI 1 beneficiava unicamente della
rendita pensionistica italiana, essa era assicurata al sistema sanitario italiano
e le prestazioni assicurative venivano solute per il tramite dell’Istituzione
comune LAMal di Soletta.

 

                                         Con lettera manoscritta
del 26 giugno 2014 RI 1 ha segnalato alla Cassa che, successivamente
all’ottenimento della rendita pensionistica per vecchiaia, "… Da
novembre 2013 ricevo la pensione svizzera (CHF 82.--). A dicembre 2013 mi arriva dall'istituzione comune LAMal, che forniva le mie prestazioni medico sanitarie per gli
accordi con l'Italia un questionario che io compilo e rimando nel quale, fra le
altre domande, mi veniva chiesto se percepivo una rendita svizzera: ovviamente
rispondo di sì. All'inizio del 2014 ricevo una lettera nella quale mi si dice
che, a fronte di una pensione svizzera, devo pagare una cassa malati. (…)"
(doc. 31-32). Evidenziando di non essere stata informata di tale circostanza
presso l’agenzia AVS, alla luce della situazione venutasi a creare, RI 1 ha
chiesto alle autorità italiane di essere liberata dall’onere per le prestazioni
medico sanitarie trattenuto sulla sua rendita pensionistica italiana: “nelle
trattenute … sulla pensione sono comprese anche le prestazioni medico sanitarie
…”. I funzionari responsabili dell’INPS italiana, secondo quanto riferisce
la ricorrente, hanno rifiutato la “detassazione” degli importi siccome
la stessa ammessa unicamente per le “pensioni normali”, escluse quelle
di “natura pubblica”, e ciò, sempre secondo il dire della ricorrente,
alla luce di convenzione tra Italia e Svizzera per cui, ai fini della
detassazione, sarebbe necessario rinunciare alla nazionalità italiana (doc.
32).

 

                                         Alla luce di questa
situazione la signora RI 1, specificando che non le è possibile rinunciare alla
nazionalità italiana non potendo conseguire altra nazionalità, ha chiesto di
potere rinunciare alla rendita di vecchiaia riconosciuta secondo la LAVS.

 

                                         La signora RI 1 ha
integrato la sua richiesta con scritto 13 agosto 2014 (doc. 24 – 25)
specificando che il suo comportamento verso le autorità amministrative svizzere
è sempre stato corretto, tanto che, per una carenza di informazione, essa ha
pure pagato per anni, come pure il marito, i premi dell’assicurazione
obbligatoria contro le malattie svizzera, quando era unicamente al beneficio di
una rendita italiana e quindi dovendo essere assicurata unicamente attraverso
l’assicuratore statale in Italia (doc. 24 - 25).

 

                               1.3.   A fronte della richiesta di
rinuncia alla rendita pensionistica versata secondo la LAVS la CO 1 ha chiesto il
2 settembre 2014 una valutazione del caso all’UFAS (doc. 22). Mediante scritto
8 settembre 2014 (doc. 11 – 13) l’UFAS ha specificato che:

 

" Conformemente
al N. 1306 DR, per principio si può rinunciare a delle prestazioni dell'AVS e
dell'AI.

Una rinuncia è tuttavia nulla dal momento che pregiudica gli
interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni assicurative
(incluse l'AVS e l'AI) o assistenziali o se essa si propone di eludere le prescrizioni
legali (art. 23 cpv. 2 LPGA).

 

Nel caso in oggetto, la signora RI 1 domanda di
poter rinunciare alla rendita di vecchiaia svizzera (cfr. lettere del 26 giugno
e del 13 agosto 2014) per potersi affiliare all'assicurazione malattia italiana

che, sembrerebbe, continua a finanziare attraverso
una deduzione alla fonte cui è sottoposta la sua pensione italiana. Nei suoi scritti,
l'assicurata critica le autorità amministrative svizzere per non averla

sufficientemente informata sulle conseguenze
derivanti dal suo soggiorno in Svizzera e dal deposito della sua domanda di
rendita AVS ed espone diversi ostacoli presenti nella legislazione italiana
che, a suo dire, impediscono di risolvere il problema del prelevamento
automatico dei contributi dalla sua pensione. Indica inoltre che l'ASL di __________
sarebbe disposta a reintegrarla … .

 

(…)

 

… questa fattispecie è analoga a quella che ha fatto
oggetto, per esempio, delle nostre prese di posizione del 5 aprile 2013
(relativa all'assicurata …) o del 16 marzo 2011 (relativa all'assicurato …. e
successivamente confermata dal giudizio del TCA-TI del 23 novembre 2011 già in
vostro possesso). Giacché,nell'intervallo che ci separa da questo nostro
pronunciamento, nessun nuovo elemento (es. sentenze del TF o precisazioni del
comitato misto CH-UE) è intervenuto a modificare il quadro legislativo
riguardante l'obbligo d'affiliarsi a una cassa malattia svizzera dei
beneficiari, aventi la nazionalità dì un paese dell'UE, di rendite AVS
domiciliati in Svizzera (possiamo anzi allegarle un nuovo giudizio emesso dal
Tribunale cantonale del __________ il 2 settembre 2013 che conferma tale
obbligatorietà), per il trattamento della richiesta della signora RI 1 possiamo
ancora riferirci al tenore delle nostre precedenti

prese di posizione.

 

Per questo motivo, dal momento in cui la signora RI
1 è diventata beneficiaria di una rendita di vecchiaia svizzera (1° novembre
2013), per la copertura delle spese mediche essa è obbligata ad affiliarsi

presso una cassa malati svizzera. In effetti, dal
momento in cui un assicurato che sottostà alla regolamentazione europea riceve
una prestazione sociale dal paese di domicilio, la competenza per ciò

che concerne l'affiliazione all'assicurazione
malattia deve essere determinata in base alle disposizioni comunitarie (art. 23
Reg. CE 883/2004).

 

(…)

 

Questa regola è applicata uniformemente su tutto il territorio
dell'UE. Anche se essa fa sì che un pensionato sia messo a carico di uno Stato
nel quale magari non ha contribuito per la maggior parte della sua vita, questa
disposizione è legata all'idea che, sull'insieme dei casi, si arriva comunque a
una sorta d'equilibrio generale tra gli Stati.

 

(…)

 

… permettere a una persona di rinunciare alla rendita svizzera per
una questione d'affiliazione all'assicurazione malattia (il diritto alle cure
resta lo stesso sia se la persona è assicurata in Svizzera o in Italia) è
contrario agli impegni internazionali presi dalla Svizzera, impegni la cui
sottoscrizione presupponeva la disponibilità di farsi carico di taluni casi
d'assicurazione malattia. Di conseguenza, accettare una tale rinuncia
comporterebbe che l'assicuratore estero avrebbe tutti i diritti per opporre
alla Svizzera la lesione dei suoi interessi poiché esso si vedrebbe costretto a
mantenere assicurata una persona di cui la Svizzera si è "scaricata".
Da questo punto di vista, l'opinione espressa alla signora RI 1 da qualche
funzionario operante nell'ASL di __________ secondo la quale essa potrebbe essere
rincorporata tra i beneficiari della copertura assicurativa della malattia in
Italia è contraddittoria rispetto alle disposizioni legali comunitarie e
rappresenterebbe un'eccezione senza base legale.

 

Da ciò consegue che la richiesta di rinuncia alla rendita di
vecchiaia AVS della signora RI 1 non può essere ammessa. Vi preghiamo perciò di
rendere una decisione soggetta a opposizione che respinga

la sua domanda di rinuncia del 12 agosto 2014 (data del timbro postale).
(…)" 

 

                                         Alla luce i questa presa
di posizione la CO 1 ha emanato una decisione formale, il 2 ottobre 2014,
negando la possibilità alla rinuncia alla rendita da parte dell’assicurata,
decisione che ha ribadito con provvedimento reso su opposizione l’8 gennaio
2015 (doc. 2 – 5), dopo le contestazioni mosse da RI 1 il 6 novembre 2014 (doc.
7, opposizione verbale).

 

                               1.4.   Con ricorso del 16 febbraio
2015 RI 1, ribadendo le sue ragioni, chiede l’annullamento della decisione
impugnata e la rinuncia alla pensione riconosciutale dal 1 novembre 2013. In particolare la ricorrente ribadisce di essere stata

 

" … mal
consigliata e quindi "costretta" a recarmi stabilmente su suolo svizzero,
in quanto, in caso contrario, avrei aspettato, come di diritto, il compimento
dei fatidici 64 anni prima di raggiungere mio marito. Una migliore informazione
da parte dai vari uffici, avrebbe altresì evitato di richiedere una rendita di
vecchiaia svizzera. Trovo pertanto ingiusto non poter rinunciare alla pensione
svizzera, in quanto detta, spiacevole, situazione è prettamente dovuta ad una
carente, incompleta e del tutto ingiustificata informazione nei confronti della
scrivente.

 

(…)

 

Ritengo la mia situazione un caso particolare, in quanto ex
dipendente statale, con le trattenute sulla pensione maturata in Italia,
contrariamente agli altri pensionati che la ricevono al lordo. Non

volermi accordare la facoltà di rinuncia alla rendita vecchiaia
AVS

Svizzera e costringermi ad essere affiliata a Cassa malati sia in
Italia, che in Svizzera è del tutto contrario allo scopo del Regolamento (CE)
883/2004.

 

Vorrei inoltre sottolineare che l'autorità competente in Italia mi
ha detto che non arreco nessun pregiudizio all'assicurazione malattia italiana
perché anche se si fa carico dei costi inerenti alle mie eventuali prestazioni
sanitarie sono esse già comprese nelle trattenute sulla mia pensione italiana.
(…)" (doc. I)

 

                                         La CO 1, dal canto suo,
con breve risposta del 2 marzo 2015 (doc. III), postula la reiezione
dell’impugnativa alla luce della giurisprudenza.

 

                                         RI 1 è stata invitata, il
3 marzo 2015, ad ulteriormente esprimersi ed a formulare le sue richieste di
acquisizioni probatorie (doc. IV). Il giudice delegato ha quindi fissato
un’udienza di discussione della causa per il 23 marzo 2015 (doc. V), nel corso
della quale l’assicurata ha ulteriormente confermato le sue tesi (doc. VI)
producendo uno scritto del 14 settembre 2012 dell’INPS (Ufficio “Estero”) e
bollettino di versamento di istituto bancario italiano oltre ad un foglio di
annotazioni.

 

                                         Il Tribunale cantonale
delle Assicurazioni non ha acquisito ulteriori prove.

 

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a giusta ragione la Cassa di compensazione ha negato alla ricorrente
di potere rinunciare alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera
richiesta nel mese di giugno 2013 e spettante dal 1° novembre 2013.

 

                               2.2.   Il tema posto in discussione
dinanzi a questo Tribunale non è nuovo. Questa Corte si è già chinata su
analoga fattispecie con sentenza 30.2011.24 del 23 novembre 2011 alla quale può
essere in parte fatto riferimento per gli aspetti giuridici.

 

                                         Va infatti rammentato che
per l’art. 18 LAVS hanno diritto alle rendite di vecchiaia e superstiti,
conformemente alle disposizioni che seguono, i cittadini svizzeri, gli
stranieri e gli apolidi.

                                         Per l'art. 18 cpv. 2 LAVS,
gli stranieri come pure i loro superstiti che non possiedono la cittadinanza
svizzera hanno diritto alla rendita solo fintanto che hanno il loro domicilio e
la loro dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera. Ogni persona per cui venga
erogata una rendita deve adempiere personalmente tale esigenza. Sono salve le
disposizioni speciali di diritto federale relative allo statuto dei rifugiati e
degli apolidi e le convenzioni internazionali contrarie, in particolare quelle
concluse con Stati la cui legislazione accorda ai cittadini svizzeri e ai loro
superstiti vantaggi pressappoco equivalenti a quelli della presente legge.

 

                                         Quanto alla rendita
semplice, l'art. 21 cpv. 1 LAVS prevede che hanno diritto a una rendita di
vecchiaia:

                                         a.   gli uomini che hanno
compiuto i 65 anni;

                                         b.   le donne che hanno
compiuto i 64 anni.

                                         Il capoverso 2 stabilisce
che il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese
successivo a quello in cui è stata compiuta l'età stabilita nel capoverso 1.
Esso si estingue con la morte del beneficiario.

 

                                         Riguardo all'esercizio,
l'art. 67 cpv. 1 OAVS dispone che il diritto alla rendita o all'assegno per
grandi invalidi deve essere fatto valere presentando alla cassa di
compensazione competente giusta gli artt. 122 e seg., un modulo di richiesta
debitamente riempito. Sono legittimati alla richiesta il richiedente e, per
lui, il suo rappresentante legale, il coniuge, i genitori o i nonni, i figli o
gli abbiatici, i fratelli e sorelle come pure i terzi o l'autorità che possono
domandare il versamento della rendita nelle loro mani.

 

                                         Secondo il N. 1003 delle
Direttive sulle Rendite (DR), edite dall'UFAS, valide dal 1° gennaio 2003,
stato 1° gennaio 2011, la concessione di una rendita o di un assegno per grandi
invalidi dell'AVS è subordinata alla condizione che l'interessato depositi una
domanda presso la competente cassa di compensazione (RCC 1975 pag. 386).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda la
rinuncia ad una rendita, va ricordato come per l'art. 23 cpv. 1 LPGA l'avente
diritto può rinunciare a prestazioni assicurative. La rinuncia può essere
revocata in qualsiasi momento con effetto per il futuro. La rinuncia e la
revoca esigono la forma scritta. La rinuncia e la revoca sono nulle se
pregiudicano gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni
assicurative o assistenziali oppure se si propongono di eludere le prescrizioni
legali (art. 23 cpv. 2 LPGA). A norma dell'art. 23 cpv. 3 LPGA, l'assicuratore
deve confermare per scritto all'avente diritto la rinuncia e la revoca. Nella
conferma occorre stabilire l'oggetto, l'ampiezza e le conseguenze della
rinuncia e della revoca.

 

                                        Per il N. 1306 DR, di
principio si può rinunciare a prestazioni dell'AVS o dell'AI. La rinuncia è
nulla se è pregiudizievole per gli interessi di altre persone, di istituti
assicurativi (compresi quelli dell'AVS o dell'AI) o d'assistenza o quando
tendono ad eludere disposizioni legali (cfr. art. 23 cpv. 2 LPGA).

 

                                         Secondo il N. 1307 DR,
l'avente diritto non può far valere una rinuncia retroattivamente, ma solo per
prestazioni future.

 

                                         Le domande di rinuncia a
prestazioni di regola vanno sottoposte all'UFAS assieme all'incarto, ad
eccezione dei casi in cui la moglie (anche durante il periodo
dell'anticipazione) rinuncia retroattivamente alla propria rendita di vecchiaia
a favore della rendita completiva più elevata. Le casse di compensazione
possono trattare questi casi direttamente (N. 1308 DR).

 

                                         L'ammissione o il rifiuto
della rinuncia deve fare oggetto di una decisione. La persona che rinuncia alla
rendita deve essere informata sulle conseguenze del suo atto (N. 1309 DR).

 

                                         Per il N. 1310 DR è possibile
revocare la rinuncia in qualsiasi momento. In caso di revoca, però, le
prestazioni possono essere versate solo per il futuro. Sono esclusi pagamenti
di arretrati per il periodo antecedente la revoca.

 

                               2.4.   Come rammenta il giudizio 2
settembre 2013 reso dal Tribunale cantonale delle Assicurazioni del Canton
Vallese, in merito ad una cittadina del Belgio che intendeva rinunciare alla
rendita per motivazioni del tutto simili a quella della parte qui ricorrente:

 

" (…)

L'article 23 du règlement 883/2004 (CE) relatif
au droit aux prestations en nature en vertu de la législation de l'Etat membre
de résidence dispose que ta personne qui perçoit une pension ou des pensions en
vertu de la législation de deux ou plusieurs États membres, dont l'un est
l'Etat membre de résidence, et qui a droit aux prestations en nature en vertu
de la législation de cet Etat membre, bénéficie, tout comme les membres de sa
famille, de ces prestations en nature servies par et pour le compte de l'institution du lieu de résidence, comme si l'intéressé n'avait
droit â la pension qu'en vertu de ta législation de cet Etat membre.

 

(…)

 

… la renonciation è des prestations était nulle
si elle était préjudiciable aux intérêts d'autres personnes, d'institutions
d'assurance ou d'assistance ou si elle tendait à éluder des dispositions légales (art. 23 al 2 LPGA). Or, en l'occurrence,
il est vraisemblable que la demande de renonciation présentée par

l'assurée est préjudiciable à la Sécurité sociale
beige (laquelle serait dés lors tenue de financer les prestations de maladie
dont pourrait bénéficier), même si cette dernière est disposée à assurer
l'Intéressée, et surtout II est évident que cette requête élude la disposition
claire de l'article 3 alinéa 1 LAMal qui impose l'obligation

de s'assurer pour les soins en cas de maladie à
toute personne domiciliée en Suisse (au sens des articles 23 à 26 CC: cf. art.
1 OAMal), quelle que soit sa nationalité, les exceptions concernant certaines
catégories de personnes, notamment les employés d'organisations internationales
(art 3 al. 2 LAMal et 2 OAMal), n'étant pas applicables dans le présent cas.

 

D'autre part, l'article 23 du règlement 883/2004
(CE) ainsi que la prise de position de l'OFAS du 11 septembre 2012 dans un cas
similaire confirment le bien-fondé de la décision entreprise en ce sens qu'ils
imposent à la personne au bénéfice d'une rente du pays dans lequel elle est
domiciliée de s'assurer dans ledit pays pour le risque maladie, indépendamment
du montant de la rente versée par l'Etat de résidence et même si elle perçoit
une rente plus élevée d'un Etat tiers, ce qui est le cas en l'occurrence.
(…)" (doc. 15-16)

 

                               2.5.   In merito alla
revoca di una rinuncia si sono espressi dottrina e giurisprudenza. In
particolare Ueli Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra, 2a ed., 2009,
al n. 7 ad art. 23, afferma che questa disposizione concerne soltanto i casi
per i quali una rinuncia interviene per iscritto, mentre non regola la
questione di una rinuncia tacita risultante dal fatto che l'assicurato non
esercita il suo diritto alle prestazioni in virtù dell'art. 29 cpv. 1 LPGA. La
giurisprudenza ha confermato che una rinuncia deve avvenire per
iscritto. Una rinuncia tacita, come sotto l'egida del diritto precedente era
ancora accettata dalla giurisprudenza (DTF 116 V 273 consid. 4; DTF 108
V 84 consid. 3a), non è più possibile (DTF 135 V 106 consid.
6.2.3; 137 V 394 consid. 4.2). Per giungere alle sue conclusioni l’Alta Corte
si è fondata sui pareri di Ueli Kieser (op. cit., n. 11 ad art. 23, pag. 329) e
di Ghislaine Frésard-Fellay, De la renonciation aux prestations d'assurance
sociale, pag. 335 e seguenti, in HAVE 5/2002, la quale ritiene che la semplice
omissione della richiesta non costituisce una rinuncia giusta l'art. 23 LPGA.
Nel suo articolo, l'autrice specifica inoltre le condizioni della rinuncia (op.
cit., pag. 337 segg.).

 

                                         In DTF 101 V
 261 l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), a proposito del diritto
alla rendita per orfani dei figli elettivi adottati dal genitore elettivo
superstite e all'effetto della rinuncia alla rendita per orfani derivante dal
decesso del padre naturale, si è così espresso:

 

"
(…)

2. (…) Une solution plus généralement applicable
consiste à recourir aux principes jurisprudentiels en matière de renonciation à
faire valoir un droit. Dans le domaine de l'assurance-invalidité d'abord, puis
dans celui de l'assurance-vieillesse et survivants ensuite, le Tribunal fédéral
des assurances a constaté que, encore que le droit en découle directement de la
loi, les prestations ne sont servies que sur demande; il a prononcé que la
renonciation … à faire valoir un droit ou le retrait d'une demande de
prestations entraîne les mêmes conséquences que l'inexistence du droit aux
prestations, lorsque l'assuré justifie d'un intérêt digne d'être protégé (voir
p.ex. ATFA 1969 p. 211 et les arrêts cités; RCC 1971 p. 303).

 

                                         Con sentenza pubblicata in DTF 129 V 1 il Tribunale federale, prima
dell'entrata in vigore della LPGA, ha esaminato le condizioni per la rinuncia a
prestazioni assicurative, mantenendo anche sotto l'imperio delle disposizioni
della 10a revisione dell'AVS la giurisprudenza secondo la quale è possibile
rinunciare a prestazioni dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti o
dell'assicurazione per l'invalidità soltanto eccezionalmente e nella misura in
cui l'avente diritto abbia un interesse degno di protezione e la rinuncia non
leda gli interessi di altre persone o istituzioni coinvolte (comprese l'AVS e
l'AI).

 

                                         In quel caso
l'Alta Corte ha inoltre affermato quanto segue:

 

"
(…)

4. Während das BSV diese Frage im Wesentlichen unter Verweis auf EVGE
1969 S. 211 ff. (= ZAK 1970 S. 471 ff.) und die seitherige Rechtsprechung
bejaht, verneinen Vorinstanz und Verwaltung - letztere unter Bezugnahme auf die
Erwägungen im angefochtenen Entscheid - eine Verzichtsmöglichkeit der
Beschwerdeführerin.

 

4.1 Die
gesetzlichen Vorschriften enthalten - von der Nachzahlung nicht bezogener
Leistungen abgesehen (Art. 46 AHVG) - keinen Hinweis auf die Möglichkeit eines
Verzichts, seine Rechte geltend zu machen, bzw. auf die Folgen einer derartigen
Rechtshandlung (vgl. auch MAURER, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, Bd.
I, S. 311 mit Hinweisen; anders nun Art. 23 ATSG, welcher einen Verzicht auf
Versicherungs-leistungen unter bestimmten Voraussetzungen ausdrücklich
normiert).

 

4.1.1 (…)

 

4.1.2 Das - bis
Ende 2002 andauernde - Fehlen einer Regelung hinsichtlich des Verzichts auf
Versicherungsleistungen im Bereich der seit 1. Januar 1997 geltenden Grundsätze
der AHV stellt offenkundig kein qualifiziertes Schweigen, sondern eine
planwidrige Unvollständigkeit dar. Mangels Beantwortung der sich in Fällen wie
dem vorliegenden stellenden Frage nach der Zulässigkeit sowie den Wirkungen
eines Verzichts liegt eine echte Lücke vor (MAURER, a.a.O., S. 311 mit
Hinweisen). Diese hat das Gericht nach jener Regel zu schliessen, die es als
Gesetzgeber aufstellen würde (BGE 127 V 41 Erw. 4b/dd mit Hinweisen).

 

4.2 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hatte Gelegenheit, sich in
EVGE 1969 S. 211 ff. in Nachachtung der Urteile EVGE 1961 S. 62 ff. und 1962 S.
298 ff. - unter Geltung der bis zum Inkrafttreten der 8. AHV-Revision per 1.
Januar 1973 gültig gewesenen AHV-Rechtsordnung - zur Frage zu äussern, ob ein
Ehemann auf die Ehepaar-Altersrente zugunsten der höheren einfachen Altersrente
der Ehefrau verzichten konnte. Es hielt dabei in Erw. 1 in grundsätzlicher Hinsicht fest, es bestehe kein Zweifel, dass ein Versicherter auf seinen
Rentenanspruch als solchen ("au droit à la rente") nicht
verzichten und dass ein Verzicht sich nur auf die Auszahlung der Rente
("le versement des annuités de rente") beziehen könne. In
Ausnahmefällen sei dem Versicherten jedoch ein schützenswertes Interesse
zuzugestehen, seinen Rentenanspruch nicht geltend oder ein eingereichtes Leistungs-gesuch
rückgängig zu machen; ein solcher Verzicht lasse sich hinsichtlich seiner
Wirkungen dem Nichtbestehen eines Anspruchs auf Versicherungs-leistungen
gleichsetzen. In Anwendung dieser Rechtslage ging das Eidgenössische
Versicherungsgericht sodann in Erw. 2 - ohne indessen nochmals ausdrücklich auf
den Ausnahmecharakter des Verzichts auf den Leistungsanspruch als solchen Bezug
zu nehmen - vom Vorliegen eines Ausnahmefalles aus. Die besonderen konkreten
Verhältnisse - es handelte sich um eine Rückforderung im für die damalige Zeit
ansehnlichen Betrag von Fr. 3505.- gegenüber zwei rechtsunkundigen
italienischen Ehegatten - lassen jedoch erkennen, dass das
Gericht von seiner zuvor dargelegten Erkenntnis, wonach nur in Ausnahmefällen
auf den Anspruch verzichtet werden könne, nicht abgewichen ist. Bereits die in
EVGE 1962 S. 301 Erw. 2 enthaltene Formulierung ("les circonstances
exceptionnelles") lässt im Übrigen darauf schliessen, dass der Verzicht
auf den Leistungsanspruch nur in Ausnahmefällen statthaft sein sollte."
(sottolineature del redattore)

 

                                         Le sentenze
del 1962 e del 1969 sono ancora state citate nella pronunzia H 152/02 del 18
dicembre 2002, in cui il TF ha evidenziato:

 

" (…)

5.2 … selon la jurisprudence, une renonciation
générale au droit à des prestations d'assurance sociale est illicite, celle-ci
ne pouvant porter que sur le versement de prestations (ATFA 1962 p. 300 consid.
1, 1969 p. 212 consid. 1; sur la renonciation et ses conditions dans le domaine
de l'assurance-sociale, voir Ghislaine Frésard-Fellay, De la renonciation aux
prestations d'assurance sociale [art. 23 LPGA/ATSG], in REAS 5/2002 p. 335 ss).
Comme l'a constaté à juste titre la première instance de recours, l'épouse de
W.________ ne peut donc renoncer valablement à l'avance à des prestations
futures dont l'objet et l'étendue ne sont pas encore déterminés. (…)" 

(le sottolineature sono del redattore)

 

                                         La suesposta
DTF 129 V 1 è stata citata nella STF H 212/03 dell'8 ottobre 2003 dove è
stata così riassunta al considerando 5:

 

" Dans la cause H 167/01, qui a donné lieu à une publication aux ATF 129 V 1, le Tribunal fédéral des assurances
avait à juger de la validité d'une renonciation par une femme à sa rente
personnelle en faveur de la rente entière, avec rente complémentaire, qui
devait être versée à son mari. …  l'entrée en vigueur, le 1er janvier 1997, de
la 10ème révision de la LAVS, ne changeait rien au fait qu'une renonciation à
des prestations AVS n'était admissible qu'exceptionnellement. Cette
solution correspondait d'ailleurs à la notion de renonciation telle que fixée à
l'art. 23 LPGA, selon lequel l'ayant droit peut
renoncer à des prestations qui lui sont dues, sauf si la renonciation est
préjudiciable aux intérêts d'autres personnes, d'institution d'assurance ou
d'assistance ou lorsqu'elles tendent à éluder des dispositions légales, et dont
il y avait lieu de s'inspirer. Or, le tribunal a estimé le fait qu'une assurée renonce
à sa propre rente au profit de la rente entière de son mari aux fins de se voir
octroyer une rente complémentaire non seulement contraire aux fondements de la
10ème révision de la LAVS (en particulier aux concepts de la rente
individuelle, du calcul de la rente fondé sur les cotisations personnelles, du
revenu partagé par moitié durant les années de mariage, des bonifications pour
tâches éducatives et d'assistance, et du plafonnement des rentes), mais
également au but d'économie visé par cette révision. La prise en compte des
économies découlant de la suppression de la rente complémentaire était en effet
à considérer comme un intérêt digne de protection. En outre, le versement de
rentes complémentaires en dehors du cadre légal contrevenait au principe de
l'égalité ancré dans la 10ème révision de la LAVS dans la mesure où celle-ci
prévoit la suppression des privilèges liés à l'état civil.

Le cas de G.________ étant tout à fait similaire à
celui qui a fait l'objet de l'arrêt cité ci-dessus, on ne voit pas de raisons
de s'en écarter. Il s'agit là d'une précision de jurisprudence et,
contrairement à ce que prétend la recourante, elle est applicable, sous l'angle
temporel, tant aux cas futurs qu'aux affaires pendantes devant un tribunal (ATF 122 V 182, 120 V 131 consid. 3a). C'est
également en vain que la recourante se réfère au chiffre 1308 des directives et
circulaires établies par l'OFAS dans le domaine des rentes pour critiquer le
jugement cantonal. Dans l'ATF 129 V 1, la Cour
de céans a justement mis en cause la pratique de l'Office fédéral des
assurances sociales consistant à admettre presque systématiquement une
renonciation à une rente ordinaire AVS en vue de l'obtention d'une rente
complémentaire. On rappellera au demeurant que le Tribunal fédéral des
assurances examine librement la constitutionnalité et la légalité des
instructions de l'administration et qu'il doit s'en écarter dans la mesure où
elles établissement des normes qui ne sont pas conformes aux dispositions
légales applicables ou à la jurisprudence (ATF 129 V
205 consid. 3.2 et les références citées)." (le
evidenziature sono del redattore)

 

                                         Nella STF
8C_495/2008 dell'11 marzo 2009, l'Alta Corte ha ricordato che prima dell'entrata
in vigore della LPGA, in assenza di norme legali specifiche, la giurisprudenza
aveva codificato la possibilità della rinuncia a prestazioni:

 

" (…)

2.1.2 (…) On notera qu'avant d'être consacrée par
l'art. 23 LPGA, la possibilité pour l'ayant droit de renoncer à des prestations
avait d'abord été reconnue par la jurisprudence (voir
ATF 108 V 84 consid. 3a p. 87 s.), puis codifiée, pour ce qui est de
l'assurance-accidents, à l'art. 65 aOLAA (en vigueur jusqu'au 31 décembre
2002). Le Tribunal fédéral des assurances a considéré que cette disposition
réglementaire s'appliquait par analogie aux autres branches des assurances
sociales qui ne connaissent pas de norme comparable (ATF
124 V 174 p. 178 consid. 3c).

Une renonciation suppose, par définition, que
l'assuré ait un droit indubitable à des prestations, comme le précise l'art. 23 al. 1 LPGA (« l'ayant droit peut renoncer à
des prestations qui lui sont dues »). Elle peut porter sur une prestation en
particulier, par exemple une rente, ou l'ensemble des prestations d'une branche
de l'assurance sociale, par ex. des prestations de l'assurance-accidents (UELI
KIESER, ATSG-Kommentar, 2ème éd. 2009, n. 5 ad art. 23)."

 

                                         Anche nella sentenza
9C_576/2010 del 26 aprile 2011 il TF ha ripreso i principi esposti nella summenzionata
DTF 129 V 1:

 

" 4.3.2 Selon la jurisprudence se rapportant à ce concept juridique, il
ne peut être renoncé à des prestations qu'exceptionnellement, à condition que
le bénéficiaire des prestations y ait un intérêt digne de protection et que la
renonciation ne lèse pas les intérêts d'autres personnes impliquées (ATF 129 V 1 consid. 4.3 p. 8). Malgré le texte
potentiellement trompeur de l'art. 23 LPGA, ces considérations ont conservé
leur pertinence après l'entrée en vigueur de la LPGA (arrêt H 234/04 du 27
avril 2005 consid. 6.2.2, in SVR 2006 AHV n° 2 p. 3; voir également UELI
KIESER, ATSG-Kommentar, 2e éd., 2009, n° 16 ss ad art. 23 LPGA)."

 

                                         A proposito
dell'applicazione dell'art. 23 cpv. 2 LPGA la nostra Massima istanza, in una
sentenza del 20 aprile 2007 (I 714/06), ha confermato la DTF 129 V 1, secondo
cui la rinuncia ad una prestazione assicurativa è permessa soltanto se essa non
elude le prescrizioni legali. Una elusione delle prescrizioni legali si ha, per
esempio, se con la rinuncia al proprio diritto alla rendita di vecchiaia si
vorrebbe ottenere la continuazione del pagamento della rendita completiva del
coniuge, di importo maggiore.

 

" (…)

4.2 Entgegen der Auffassung des Beschwerdeführers
war die IV-Stelle zur geltend gemachten Beratung nicht verpflichtet. Zwar kann
die versicherte Person grundsätzlich selbst nach erfolgter Anmeldung auf einen
Leistungsanspruch verzichten (Art. 23 Abs. 1 ATSG). Voraussetzung ist indessen,
dass dem Verzicht keine schutzwürdigen Interessen Dritter entgegenstehen und
damit keine Umgehung gesetzlicher Vorschriften bezweckt wird (Art. 23 Abs. 2
ATSG). Eine Umgehung gesetzlicher Vorschriften liegt nach der Rechtsprechung
beispielsweise vor, wenn durch den Verzicht auf die eigene Altersrente die
Weiterausrichtung der (betragsmässig höheren) Zusatzrente des Ehegatten erwirkt
werden soll (SVR 2006 AHV Nr. 2 [H 234/04]; vgl. auch BGE
129 V 1; Ueli Kieser, Bundesgesetz über den Allgemeinen
Teil des Sozialversicherungsrechts [ATSG], in: SBVR/Soziale Sicherheit, 2.
Aufl., S. 256). Als unzulässig hätte auch der im vorliegenden Fall in Betracht
gezogene Verzicht auf den eige-nen Rentenanspruch der Ehefrau im Hinblick auf
den Weiterbezug der Zusatzrente zu gelten, dies insbesondere mit Blick auf die
vom Gesetzgeber beabsichtigte prinzipielle Abschaffung der Zusatzrenten für
Ehegatten und das damit verfolgte Ziel, einen Beitrag zur finanziellen
Konsolidierung des Sozialwerks zu leisten. (…)"

 

                                         Nella STF 9C_174/2008 del 2 aprile 2008 il Tribunale federale si è
pronunciato sul caso di un'assicurata alla quale l'Ufficio invalidità per gli
assicurati all'estero ha attribuito una rendita intera d'invalidità dal 1°
luglio 2004. Il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso
dell'assicurata che chiedeva di non attribuirle una rendita AI. L'interessata
ha proposto la medesima censura davanti al Tribunale federale. La nostra
Massima istanza, nella misura in cui era ricevibile, l'ha respinta,
considerando che tenuto conto dell'integrale perdita di lavoro, giustamente
l'assicurata aveva diritto ad una rendita intera di invalidità. Infine,
correttamente le autorità giudiziarie inferiori hanno negato le condizioni per
la rinuncia a questa rendita. La ricorrente, da tanti anni senza attività
lucrativa, ed il cui tentativo per ottenere una rendita tedesca per la
diminuzione dell'attività è stata respinta crescendo in giudicato, per la sua
occupazione in X. percepiva da un'istituzione delle prestazioni mensili per
assicurarle il fabbisogno vitale. Per questi motivi, ha concluso il TF, deve
essere assegnata all'assicurata la rendita svizzera di invalidità di sua
spettanza. Una rinuncia alla rendita AI pregiudicherebbe gli interessi degni di
protezione di istituzioni assicurative o assistenziali e quindi non è ammessa.

 

" (…)

3.

Das Bundesverwaltungsgericht hat die gesetzlichen
Bestimmungen und von der Rechtsprechung entwickelten Grundsätze, namentlich
diejenigen über den Verzicht auf Versicherungsleistungen (Art. 23 ATSG; BGE 129
V 1; SVR 2006 AHV Nr. 2 S. 4 E. 6.2.1 [H 234/04]; AHI 2000 S. 181 oben [I
105/99]), richtig wiedergegeben. Darauf wird verwiesen.

4.

Die Vorinstanz gelangte gestützt auf die gesamte
Aktenlage, namentlich den ärztlichen Bericht des Krankenhauses A.________ vom
19. Juli 2004, zur Schlussfolgerung, dass die Beschwerdeführerin aufgrund ihres
psychischen Leidens keiner Erwerbstätigkeit mehr nachgehen kann. Diese
Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts ist für das Bundesgericht verbindlich,
zumal von einer Rechtsfehlerhaftigkeit der Tatsachenermittlung im Sinne von E.
2 hievor nicht die Rede sein kann. Mit Blick auf die vollständige
Erwerbseinbusse sprach die IV-Stelle, bestätigt durch das
Bundes-verwaltungsgericht, der Versicherten zu Recht eine ganze Invalidenrente
zu. Schliesslich haben Verwaltung und Vorinstanz die Voraussetzungen für einen
beachtlichen Verzicht auf diese Rentenleistung richtigerweise verneint. Die
seit vielen Jahren erwerbslose Beschwerdeführerin, deren Gesuch um eine
deutsche Erwerbsminderungsrente rechtskräftig abgewiesen wurde, bezieht von der
ARGE für Beschäftigung in X.________ monatliche Leistungen zur Sicherung des
Lebensunterhalts. Unter diesen Umständen ist die Versicherte auf die ihr
zustehende schweizerische Invalidenrente angewiesen. Ein Verzicht darauf würde
die schutzwürdigen Interessen von Versicherungsträgern und Fürsorgestellen
beeinträchtigen und fällt somit ausser Betracht (Art. 23 Abs. 2 ATSG). (…)"

 

                               2.6.   Nel caso
concreto la ricorrente, cittadina italiana, risiede in Svizzera dal settembre
2010 e da quel momento è affiliata all'AVS/AI/IPG quale persona senza attività
lucrativa.

 

                                         Giusta
l'art. 29 cpv. 1 LPGA, nel giugno 2013 l'assicurata si è annunciata tempestivamente alla Cassa di compensazione competente per rivendicare il versamento
della sua rendita AVS, il cui diritto è sorto il 1° novembre 2013 (art. 21
LAVS).

 

                                         Visto che la
percezione della rendita AVS avrebbe comportato la sua affiliazione (anche)
all'assicurazione malattia obbligatoria in Svizzera, quindi con obbligo di
pagare i relativi premi assicurativi certamente più elevati rispetto
all’importo della rendita, l’assicurata ha chiesto di annullare la rendita di
vecchiaia. Scopo della rinuncia al diritto alla rendita svizzera era quello di
disporre unicamente della rendita percepita dallo Stato italiano, a seguito
della sua carriera nell’ente pubblico, ciò che in virtù dell'art. 2 cpv. 1
lett. e OAMal le aveva permesso, visto che non esercitava un'attività lucrativa
in territorio elvetico e - fino al 30 ottobre 2013 - non riceveva una rendita
svizzera, di non essere assoggettata all'obbligo assicurativo in
Svizzera ai sensi della LAMal.

 

 

                               2.7.   La richiesta
della ricorrente non può essere accolta. Le condizioni di forma della rinuncia
della pensione sono senz’altro corrette. In concreto non sono dati però i
presupposti materiali della rinuncia, come d’altra parte ha correttamente
evidenziato l’UFAS nella sua presa di posizione consegnata agli atti e della
quale (nelle considerazioni relative ai fatti) sono riportati ampi stralci.

 

                                         La
condizione affinché la rinuncia e la revoca di prestazioni non pregiudichino
gli interessi degni di protezione di altre persone rispettivamente di
istituzioni assicurative o assistenziali o che non intendano eludere le
prescrizioni legali.

 

                                         Nella
fattispecie, è esplicita la volontà della ricorrente di rinunciare alla
percezione della rendita di vecchiaia svizzera per evitare di essere
obbligatoriamente affiliata all'assicurazione malattia obbligatoria svizzera e
quindi di dovere fare fronte ai relativi premi di cassa malati.

 

                               2.8.   Non va omesso di ricordare,
come già è avvenuto per il caso giudicato il 23 novembre 2011 (STCA 30.2011.24),
che per l'art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS, sono assicurati in conformità della
legge le persone fisiche domiciliate in Svizzera.

 

Secondo l'art. 153a cpv. 1 LAVS, per le persone designate
nell'articolo 2 del regolamento n. 1408/71 e in relazione con le prestazioni
previste nell'articolo 4 di questo regolamento, purché siano comprese nel campo
d'applicazione della legge, sono applicabili anche:

 

a.    l'Accordo del 21
giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone, nella versione del Protocollo del 26 ottobre 2004 relativo
all'estensione dell'Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità europea, il
suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione
aggiornata;

 

b.    la Convenzione
del 4 gennaio 1960 istitutiva dell'Associazione europea di libero scambio nella
versione dell'Accordo del 21 giugno 2001 che emenda la Convenzione, il suo allegato K, l'appendice 2 dell'allegato K e i regolamenti n. 1408/71
e n. 574/72 nella loro versione aggiornata.

 

                                         L'art. 153a cpv. 2 LAVS
prevede che laddove le disposizioni della legge fanno uso dell'espressione
“Stati membri della Comunità europea”, questa espressione è riferita agli Stati
cui è applicabile l'Accordo di cui al capoverso 1 lettera a.

 

                                         Giusta l'art. 3 LAMal,

 

" 1
Ogni persona domiciliata in Svizzera deve assicurarsi o farsi assicurare dal
proprio rappresentante legale per le cure medico-sanitarie entro tre mesi
dall'acquisizione del domicilio o dalla nascita in Svizzera.

2 Il Consiglio federale può prevedere eccezioni
all'obbligo d'assicurazione, segnatamente per i dipendenti di organizzazioni
internazionali e di Stati esteri.

3 Può estendere l'obbligo d'assicurazione a persone non
aventi il domicilio in Svizzera, in particolare a quelle che:

a. esercitano
un'attività in Svizzera o vi hanno la propria dimora abituale (art. 13 cpv. 2
LPGA);

b. lavorano
all'estero per conto di un datore di lavoro con sede in Svizzera."

 

                                         L'art. 1 cpv. 1 OAMal
precisa in proposito che

 

" Le persone
domiciliate in Svizzera ai sensi degli articoli 23 a 26 del Codice civile svizzero (CC) sono tenute ad assicurarsi conformemente all'articolo 3 della
legge."

 

                                         Una persona ha il proprio
domicilio civile ove dimora con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente (art.
23 CCS) e dove si trova il centro delle sue relazioni e dei suoi interessi (DTF
125 V 78 consid. 2 a e giurisprudenza citata; DTF 123 III 100).

 

                                         Facendo uso della delega
di cui all'art. 3 cpv. 2 LAMal, il Consiglio federale ha emanato l'art. 2
OAMal, che prevede diverse ipotesi di eccezione all'obbligo di assicurazione.
Tale disposto ha subito un'importante modifica con l'entrata in vigore, il 1°
giugno 2002, dell'Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da
una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione
delle persone" (RS 0.142.112.681, di seguito: ALC; a proposito della
conformità alla Costituzione ed all'ALC dell'art. 2 cpv. 2 e 8 OAMal: DTF 132 V
310).

 

                                         L'art. 2 cpv. 1 lett. e
OAMal prevede che non sono soggetti all'obbligo d'assicurazione:

 

" e. le persone che non hanno diritto a una rendita
svizzera ma hanno diritto a una rendita di uno Stato membro della Comunità
europea in virtù dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone e del
relativo allegato II o a una rendita islandese o norvegese in virtù
dell'Accordo AELS, del relativo allegato K e dell'appendice 2 dell'allegato
K."

 

                                         Inoltre,
come per la LAVS, anche la LAMal contempla delle norme specifiche di
coordinamento con il diritto europeo.

                                         Secondo
l'art. 95a LAMal,

 

" 1 Per le persone designate nell'articolo 2
del regolamento n. 1408/71 e in relazione con le prestazioni previste
nell'articolo 4 di questo regolamento, purché siano comprese nel campo
d'applicazione della presente legge, sono applicabili anche:

 

a. l'Accordo
del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone, nella versione dei Protocolli del 26 ottobre 2004 e del 27 maggio 2008
relativi all'estensione dell'Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità
europea, il suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro
versione aggiornata;

b. la
Convenzione del 4 gennaio 1960 istitutiva dell'Associazione europea di libero
scambio nella versione dell'Accordo del 21 giugno 2001 che emenda la
Convenzione, il suo allegato K, l'appendice 2 dell'allegato K e i regolamenti
n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata.

2 Laddove le
disposizioni della presente legge fanno uso dell'espressione «Stati membri
della Comunità europea», questa espressione è riferita agli Stati cui è
applicabile l'Accordo di cui al capoverso 1 lettera a."

 

                                         Il 1° giugno 2002 è
entrato in vigore l' "Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera
circolazione delle persone" (RS 0.142.112.681, di seguito: ALC), che
rinvia, per quanto concerne la sicurezza sociale al Regolamento (CE) n.
883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo
al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento
(CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009,
relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e determina il contenuto
dei relativi allegati. L'ALC è entrato in vigore il 1° giugno 2002 ed è
pacificamente applicabile al caso di specie sotto il profilo temporale.

 

                               2.9.   Alla luce delle norme citate
la signora RI 1 è quindi astretta all’assicurazione contro le malattie
divenendo beneficiaria di una rendita per vecchiaia svizzera dal 1 novembre
2013. Quando un assicurato benefici di una rendita svizzera e di una rendita
straniera ma risieda in Svizzera egli deve essere assicurato contro le malattie
in Svizzera. Infatti siccome l’assicurata è sottoposta alla regolamentazione
europea e riceve una prestazione sociale del paese in cui risiede la competenza
per ciò che concerne l’affiliazione all’assicurazione malattie è determinata
dalle disposizioni comunitarie (art. 23 Reg. 883/2004). Dalla percezione della
rendita elvetica la ricorrente è quindi correttamente obbligata
all’assicurazione contro le malattie svizzera (così anche il doc. 12 scritto
UFAS/Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG del 11 settembre 2014).

 

                                         Da quanto precede discende
che l'assoggettamento all'assicurazione sociale malattie deve avvenire nel
Paese di residenza (STCA del 4 giugno 2007, 36.2007.18; cfr. anche sito
internet dell'UFAS). Quindi, visto che la ricorrente è residente in Svizzera ed
è beneficiaria, dal 1° novembre 2013, di una rendita di vecchiaia svizzera
(art. 21 LAVS), oltre che italiana, in virtù dell'ALC e del regolamento n.
883/2004 è tenuta ad affiliarsi nel nostro Paese (cfr. anche, a contrario,
l'art. 2 cpv. 1 lett. e OAMal, che prevede che non sono soggetti all'obbligo
assicurativo le persone che non hanno diritto a una rendita svizzera ma hanno
diritto a una rendita di uno Stato membro della Comunità europea in virtù dell'Accordo
sulla libera circolazione delle persone e del relativo allegato II o a una
rendita islandese o norvegese in virtù dell'Accordo AELS, del relativo allegato
K e dell'appendice 2 dell'allegato K).

 

                             2.10.   Come per il caso giudicato il
23 novembre 2011 questo Tribunale cantonale delle Assicurazioni ritiene in concreto
che la rinuncia alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera da parte
della ricorrente comporterebbe l’assenza dell’obbligo d'assicurazione in
Svizzera nonostante l'assicurata vi sia domiciliata ed in questo modo
verrebbero eluse manifestamente le normative legali summenzionate, secondo le
quali un assicurato titolare sia di una rendita svizzera sia di una rendita di
uno Stato membro, è soggetto all'obbligo assicurativo nel luogo di residenza e
quindiad una cassa malati svizzera. Con la rinuncia verrebbe d’altro canto lesa
la solidarietà tra assicurati imposta con la LAMal.

 

                                         Stanti così le cose, la
dichiarazione dell'assicurata di rinuncia al diritto alla rendita AVS non può
essere ammessa e come tale è nulla, essendo essa espressamente intesa ad
evitare l’affiliazione all'assicurazione malattia obbligatoria svizzera e
quindi di pagare i relativi premi assicurativi, a beneficio della permanenza
dell'affiliazione, come in precedenza, presso l'analoga istituzione
assicurativa italiana.

                             2.11.   Non solo. Come rettamente
osserva anche l’UFAS nella sua citata presa di posizione, anche se la rendita
percepita in Svizzera è esigua in rapporto a quella italiana più elevata, la
regola ha quale scopo di semplificare i casi d’assicurazione, da un lato, così
da evitare uno scambio di formulari continuo. In più la rinuncia alla pensione
per ovviare ad una copertura assicurativa obbligatoria svizzera sarebbe
contrario agli impegni internazionali assunti dalla Svizzera nei confronti
degli altri paesi europei con l’ALC ed imporrebbe all’assicuratore malattie
estero degli oneri non previsti ed obbligatori (nonostante il dire
dell’assicurata secondo cui l’ASL di __________ sarebbe disposta ad assicurarla
nuovamente). L’assicuratore estero, e meglio lo Stato estero nel regime
universalistico italiano, potrebbe infatti opporre alla Svizzera una lesione
dei suoi interessi poiché il nostro Paese ripercuoterebbe i costi sanitari
della qui ricorrente sul suo Stato di origine mentre tale obbligo incombe alla
Svizzera.

 

                                         La richiesta
dell'insorgente viola pertanto l'art. 23 cpv. 2 LPGA, sia perché intende
sfuggire all'obbligo di affiliazione LAMal in Svizzera, sia perché
pregiudicherebbe gli interessi dell'ente assicurativo estero.

 

                                         Come indicato l'esenzione
dall'obbligo d'assicurazione al sistema sanitario svizzero comporterebbe che
l'istituzione assicurativa italiana - siccome la ricorrente beneficia di una
pensione italiana ed è stata lavoratrice soggetta alla legislazione di questo
paese membro della Comunità Europea - continui a rispondere per il rischio
della malattia dell'assicurata, ciò che non le spetta più. In questa
costellazione, come visto, l'insorgente causerebbe un indebito rischio
assicurativo per l’istituzione assicurativa estera non più obbligata, dal 1°
novembre 2013, ad assicurare l'interessata, ciò che sicuramente non era negli
intenti degli Stati firmatari degli Accordi bilaterali.

 

                             2.12.   RI 1 ritiene che sussista una
convenzione tra Svizzera ed Italia, come ha riferito negli scritti agli atti ed
ancora in sede di udienza, per cui non sarebbe possibile all’autorità
amministrativa pensionistica italiana (INPS) dedurre dall’importo della sua
rendita italiana i contributi prelevati a titolo di copertura delle prestazioni
assicurative contro le malattie. In altri termini la ricorrente percepisce una
pensione dallo Stato italiano, al netto delle deduzioni di natura fiscali
complete, comprensive anche dei contributi riferibili alla copertura statale
italiana contro le malattie.

 

                                         RI 1 sembra ritenere che
l’obbligo di copertura assicurativa svizzera ai sensi della LAMal costituisca
per lei un danno, siccome astretta al pagamento dei premi parallelamente al
pagamento delle coperture statali italiane attraverso le deduzioni operate
dall’INPS dalla sua rendita pensionistica.

 

                                         In realtà così non è. Va
certamente evidenziato che secondo l’art. 19 della Convenzione tra la
Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie
imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul
reddito e sul patrimonio RS 0.672.945.41, “le remunerazioni, comprese le
pensioni, pagate da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o
amministrativa o da un suo ente locale, oppure ancora da una persona giuridica
o da un ente autonomo di diritto pubblico di detto Stato, sia direttamente sia
mediante prelevamento da un fondo speciale, a una persona fisica che ha la
nazionalità di detto Stato a titolo di servizi resi presentemente o
precedentemente, sono imponibili soltanto nello Stato contraente da dove
provengono dette remunerazioni”. La ricorrente fa valere questo aspetto, e
lo ha ribadito in sede di udienza, per giustificare la rinuncia alla pensione
svizzera.

 

                                         Il ragionamento non può
essere seguito. La Convenzione sulla doppia imposizione conclusa tra Svizzera
ed Italia determina semplicemente quale autorità sia preposta alla percezione
delle imposte relative ai pensionati del servizio pubblico di uno degli Stati
contraenti, residenti nell’altro, e ciò chiaramente al fine di escludere la
doppia imposizione delle stesse. Come ha riferito al ricorrente i suoi contatti
con l‘INPS non le hanno permesso però di ottenere lo scorporo delle quote
riferite all’assicurazione contro le malattie dai prelievi fiscali complessivi
imputati dallo Stato Italiano sulla sua pensione. Il problema consiste
verosimilmente nel fatto che il sistema sanitario italiano, fondato sull’art.
32 Cost. It. e sulla legge della Repubblica Italiana 883/1978 concernente
l’istituzione del sistema sanitario nazionale (legge del 23 dicembre 1978), è
universalistico ed é di per se gratuito per la popolazione, di principio. Lo
stesso è finanziato mediante le imposte ordinarie (su questi aspetti si veda il
contributo di Marco Olivetti: Appunti
per una mappa concettuale sul diritto alla salute nel sistema costituzionale
italiano in Metodologia Didattica e Innovazione Clinica, Nuova Serie,
2004, n. 3, 60-67).

 

                                         A prescindere da ciò il
problema è interno alle istituzioni italiane e va affrontato con le stesse da
parte della ricorrente che non può ribaltare sulla CO 1 il fatto che l’autorità
pensionistica, rispettivamente fiscale, italiana non deduca dalle trattenute
fiscali operate sulla sua pensione, l’importo attribuibile ai premi per le
coperture assicurative malattia, al fine di potere rinunciare alla sua rendita
elvetica. L’argomento di una sostenuta apparente doppia imposizione non può
essere seguito per consentire la rinuncia alla rendita e la prosecuzione della
copertura assicurativa tramite l’Istituzione comune al sistema sanitario
italiano.

 

                             2.13.   La ricorrente lamenta la
mancata informazione relativa alle conseguenze della richiesta di attribuzione
di una rendita vecchiaia. In altri termini rimprovera all’amministrazione di
non averla avvisata del fatto che, chiedendo e vedendosi attribuire una rendita
di vecchiaia della LAVS, essa avrebbe dovuto assicurarsi obbligatoriamente alla
LAMal.

 

                                         La ricorrente sembra
aggravarsi per la violazione dell’art. 27 LPGA. In merito all’obbligo di
informazione che tocca all’amministrazione questa Corte si è espressa
recentemente nella STCA 36.2014.12 del 26 maggio 2014 dalla quale possono
essere riprese le argomentazioni che seguono.

 

                                         L'art. 27
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA) che regola la “Informazione e consulenza” ha il seguente tenore:

 

" 1 Gli assicuratori e gli organi esecutivi
delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono
tenuti ad informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito
ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei
confronti dei quali gli interessati devono far valere i loro diritti o
adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono ricerche onerose,
il Consiglio federale può prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne
la tariffa.

 

3 Se un assicuratore
constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni
di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente."

                                      

                                         La norma sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo
e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che
conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA 

                                         C 192/04 del 14 settembre
2005 consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR 2006 ALV
Nr. 9 pag. 31; STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6;
STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd, "ATSG
und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E.
Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung, Beratung
und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318);
R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et
les organes d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA" in SZS
2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG -
Kommentar", 2.a ed., Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, ad art. 27 pag. 400 e
pag. 402-407).

 

                                         Il capoverso 1 dell’art.
27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e permanente nei confronti
di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avvenire unicamente su
richiesta degli interessati, bensì regolarmente e d’ufficio, e a cui viene
fatto fronte ad esempio tramite la consegna di opuscoli informativi, direttive,
inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA C 241/04 del 9 maggio 2006
consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.= SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; DLA 2002
pag. 194).

 

                                         Per quanto attiene al
diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che
ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli fornisca,
gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr. DLA 2007
pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza
dell'assicuratore in questione e le informazioni possono essere fornite anche
da non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA.
Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve
riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).

 

                                         Inoltre tale diritto non è
limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno stretto rapporto
con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza deve riferirsi a
diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la persona che ha
richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U. Kieser, op.
cit., ad art. 27 n. 29 pag. 405).

 

                                         Riguardo, più
specificatamente, all’art. 27 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale delle
assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) in una sentenza del 14
settembre 2005 nella causa C 192/04, pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di
un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il lasso di tempo
fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno linguistico che
avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato i funzionari
dell’ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio - era troppo
breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art. 27 cpv. 2
LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro comportamento può
pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie l’ufficio regionale
di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che la prevista partenza
a breve scadenza non permetteva di collocarlo.

 

                                         L’allora TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento
e rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. In caso affermativo,
l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che implica la tutela
della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a quest’ultimo le
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         Con sentenza C 36/06 del
16 aprile 2007, pubblicata in DTF 133 V 249, l’Alta Corte ha stabilito che fintanto
che, nel prestare l'usuale attenzione, non può riconoscere che la situazione in
cui si trova la persona assicurata è tale da pregiudicarne il diritto alle
prestazioni, l'assicuratore non ha un obbligo di informazione e di consulenza
ai sensi dell'art. 27 LPGA.

 

                                         L’assenza di informazioni
in una situazione concreta laddove l’obbligo di informare è previsto dalla
legge o quando le circostanze particolari del caso avrebbero presupposto
un’informazione da parte dell’assicuratore è assimilato ad una dichiarazione
erronea e può, a certe condizioni, obbligare l’autorità (in concreto
l’assicuratore) a consentire ad una persona assicurata un vantaggio al quale
non avrebbe potuto pretendere in virtù del principio della buona fede derivante
dall’art. 9 Cost. fed. (DTF 131 V 472 consid. 5). Secondo la giurisprudenza
un’informazione sbagliata o una decisione erronea possono obbligare
l’amministrazione a concedere a un amministrato un vantaggio contrario alla
legge se (a) l'autorità è intervenuta in una situazione concreta nei confronti
di determinate persone, (b) l'autorità ha agito entro i limiti della propria
competenza o comunque è supposta avere agito entro tali limiti, (c)
l'amministrato non ha potuto rendersi conto immediatamente dell'inesattezza
dell'informazione ricevuta, (d) facendo affidamento sull'informazione ricevuta
egli ha preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio, (e) da
quando l'informazione è stata resa non è intervenuta una modifica del quadro
giuridico (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag. 636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e
rispettivi rinvii).

 

                                         Questi principi si
applicano per analogia in caso di mancanza di informazione, la condizione c)
dovendo tuttavia essere formulata nel seguente modo: che l’amministrato non ha
avuto conoscenza del contenuto dell’informazione omessa o che il contenuto era
talmente evidente che non doveva attendersi un’altra informazione (sentenza
8C_320/2010 del 14 dicembre 2010, DTF 131 V 472 consid. 5, sentenza 8C_66/2009
consid. 8.4 non pubblicato in DTF 135 V 399).

 

                                         In una sentenza 9C_97/2009
del 14 ottobre 2009 il TF ha ammesso la buona fede di un assicurato che non era
stato informato correttamente dal proprio assicuratore circa cure dentarie
effettuate all’estero. L’Alta Corte ha evidenziato che dalla documentazione
trasmessa dall’insorgente alla Cassa, emergeva che l’interessato intendeva
sottoporsi ad interventi dentari a carico di uno specialista esercitante in
Francia e che il trattamento sarebbe stato eseguito un mese dopo. Per il TF
l’assicuratore avrebbe dovuto rendersi conto che secondo quanto indicato, il
ricorrente avrebbe potuto perdere il suo diritto al rimborso delle prestazioni.
La cassa avrebbe pertanto dovuto reagire ed informare l’insorgente circa le
norme applicabili in un caso simile. Non essendo intervenuto,
l’assicuratore ha violato l’art. 27 cpv. 2 LPGA (consid. 3.2).

 

                                         L’Alta Corte ha rammentato
che il riconoscimento di un dovere d’informazione ai sensi dell’art. 27 LPGA
dipende dalla circostanza di sapere se l’assicuratore sociale disponeva, nella
situazione concreta che si presentava, di indizi sufficienti che gli avrebbero
imposto, secondo il principio della buona fede, di informare l’assicurato. Non
si può tuttavia pretendere dall’assicuratore che fornisca informazioni che si
può ammettere che siano conosciute in maniera generale, altrimenti
l’amministrazione rischierebbe di sommergere a titolo preventivo l’assicurato
di informazioni che non gli sono necessarie o che neppure pretende (“La
reconnaissance d'un devoir de conseils au sens de cette disposition dépend bien
plutôt du point de savoir si l'assureur social disposait, selon la situation
concrète telle qu'elle se présentait à lui, d'indices suffisants qui lui
imposaient au regard du principe de la bonne foi de renseigner l'intéressé. On ne saurait cependant attendre de l'assureur social qu'il donne des
informations dont on peut admettre qu'elles sont connues de manière générale,
sans quoi l'administration risquerait à titre préventif de submerger l'assuré
d'informations qui ne lui sont pas nécessaires ou qu'il ne souhaite pas (arrêt
9C_894/2008 du 18 décembre 2008 consid. 3.2, in RSAS 2009 p. 132).”).

 

                                         Il TF ha stabilito che la
presa a carico di un trattamento dentario ai sensi della LAMal è una questione
relativamente complessa poiché dipende da differenti condizioni (art. 31
LAMal), il cui apprezzamento non è evidente alla sola lettura della legge. Le norme non sono formulate in maniera tale che il rimborso appaia
eccezionale, di modo che non è possibile ritenere un dovere dell’assicurato di
conoscere la situazione legale. L’Alta Corte ha inoltre evidenziato che lo
stesso funzionario della Cassa che si era occupato della fattispecie non si era
probabilmente reso conto che vi era un ostacolo al rimborso delle prestazioni,
per cui l’assicuratore non può rimproverare al proprio assicurato una
situazione giuridica che era apparentemente sfuggita anche ad un proprio
collaboratore  (“En l'occurrence, la prise en charge d'un traitement
dentaire par l'assurance-maladie obligatoire est une question de droit
relativement complexe, puisqu'elle dépend de différentes conditions (art. 31
LAMal) dont l'appréciation n'est pas évidente à la seule lecture de la loi. Celle-ci n'est pas formulée de telle manière que le remboursement des
frais relatifs aux soins dentaires apparaisse exceptionnel, de sorte qu'on ne
saurait parler d'un "devoir" de l'intimé - lequel se savait atteint
d'une maladie dont le traitement médicamenteux entraînait des effets au niveau
dentaire - de connaître la situation légale. On ajoutera que les
"Conditions particulières de l'assurance des soins selon LAMal (catégorie
AH)" de la recourante renvoient aux art. 17 à 19a OPAS, ce qui ne permet
pas à l'assuré de se rendre compte d'emblée du caractère exceptionnel du
remboursement en question. Quant à l'allégation sur la notoriété du caractère
exceptionnel du remboursement des soins prodigués à l'étranger, elle apparaît
d'autant moins fondée que la recourante a justifié le délai avec lequel elle a
informé l'assuré par le fait que le gestionnaire du dossier ne s'était
probablement pas rendu compte qu'il y avait un obstacle juridique à la prise en
charge (procès-verbal de comparution des parties du 16 janvier 2008). On
comprend mal comment la recourante peut reprocher à son assuré d'ignorer une
situation juridique dont l'évidence avait apparemment échappé à son propre
collaborateur.”).

                                         Per
un’ulteriore applicazione dell’art. 27 LPGA in ambito di cure all’estero cfr.
anche la sentenza 9C_35/2010 del 28 maggio 2010, consid. 6.2 e seguenti dove
l’Alta Corte ha riconosciuto, in parte, la buona fede dell’assicurato.

 

                             2.14.   Nel caso concreto, in ambito
delle precipue loro competenze, i funzionari preposti all’applicazione della
LAVS, per quanto attiene agli aspetti relativi alla rendita, hanno certamente
fornito la consulenza che poteva da loro essere esatta. Da loro però non poteva
essere pretesa una consulenza che travalicasse i limiti della LAVS e che
penetrasse in quelli della LAMal e, soprattutto, nelle sue implicazioni
internazionali relative all’applicazione dell’ALC ed aventi effetto su aspetti
fiscali italiani particolari e settoriali.

 

                                         Non solo però. Dagli atti
non risulta che al momento della domanda di rendita svizzera, ossia nel giugno
2013, la signora RI 1 abbia chiesto una specifica consulenza ai funzionari
della Cassa relativa alle conseguenze che la percezione della rendita potesse
avere in ottica di copertura dell’assicurazione malattia. Non emerge neppure
che un’informazione errata le sia stata data da parte dei funzionari
interessati.

 

                                         Come osservato nel
precedente considerando ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore
gli fornisca, gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi
(cfr. DLA 2007 pag. 193 segg.). La pretesa, come indicato, è riferita alla
materia di competenza del funzionario interessato, spesso non giurista.

 

                                         L’assicuratore sociale
deve poi disporre, nella situazione concreta che gli si presenta, di indizi
sufficienti che gli debbono imporre, secondo il principio della buona fede, di
informare l’assicurato. Orbene l’esistenza e la necessità di una copertura
contro il rischio di malattia è notoria senza necessità, in un contesto come
quello in discussione, di una specifica consulenza. La percezione di una
rendita svizzera da parte di una persona che ha abitato in Italia e che ha
pagato solo in parte i suoi contributi (quale PSAL) in Svizzera non poteva
certamente indurre i funzionari della CO 1 ad informare, o meglio a rendere
attenta la ricorrente non tanto dell’obbligo assicurativo contro il rischio di
malattie, ma che un tale obbligo, che essi potevano pacificamente ritenere già
assolto per la residenza in Svizzera della ricorrente, potesse avere
un’incidenza di natura economica per la signora RI 1 siccome al beneficio di
rendita italiana derivata da anni di servizio pubblico oggetto dell’art. 19
della Convenzione italo svizzera citata, e che la stessa non potesse vedersi
sgravare l’addebito degli oneri fiscali  percepiti dalla Repubblica Italiana
sulla sua rendita italiana e comprensivi di partecipazioni del sistema
sanitario italiano.

 

                                         Non può essere quindi
ritenuta una violazione dell’art. 27 cpv. 2 LPGA da parte dei preposti
funzionari della CO 1 rispettivamente dei funzionari che si sono occupati della
richiesta di rendita dell’assicurata ricorrente.

 

                             2.15.   Alla luce delle
considerazioni esposte, la ricorrente non può rinunciare al suo diritto alla
rendita di vecchiaia sorto il 1° novembre 2013, altrimenti violerebbe l'art. 23
cpv. 2 LPGA.

 

Il ricorso deve conseguentemente essere respinto e
la decisione impugnata confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti