# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79c875f9-2998-5640-ae10-47077bb8988e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 50.2003.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-2003-9_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  50.2003.9/10

   

  	
  Lugano

  23 dicembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sui ricorsi 27 giugno 2003 (a) e 30 giugno
2003 (b)

 

 

	
                                a)

   

   

                                b)

  	
  __________, 

   

  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 30 maggio 2003 (no. 339/17-41) del
  Tribunale di espropriazione, prolata nell'ambito del procedimento
  espropriativo promosso dallo Stato del Canton Ticino per acquisire la
  proprietà del mapp. __________;

  

 

 

 

viste le risposte:

-      8 luglio 2003 __________;

-    15 luglio 2003 del
Tribunale di espropriazione;

al ricorso sub a);

 

 

-    15 luglio 2003 del Tribunale di espropriazione;

-      1° settembre 2003 della Repubblica e Cantone Ticino;

al ricorso sub b);

 

 

preso atto della replica 3 settembre 2003 dello Stato
e della duplica 8 ottobre 2003 degli espropriati nella pratica sub a);

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nel 1991, a
seguito di una donazione__________ sono diventati proprietari in ragione di 1/5
ciascuno del mapp. __________ di __________, di complessivi mq 15'911, in quel
momento così censito a RF:

 

A)  fabbricato                    mq    2'347

B)  fabbricato                    mq       192

C)  fabbricato                    mq       287

D)  fabbricato                    mq       226

E)  fabbricato abitato       mq       124

F)  fabbricato                    mq       283

G)  fabbricato                    mq         84

H)  manufatto                     mq       133

I)    fabbricato                    mq    1'877

K)  manufatto                     mq       130

l)    strada                           mq       568

m) piazzale                        mq    9'660

Il fondo, allora di forma pressoché
quadrangolare, si trova in località __________, nei pressi del complesso scuola
media/liceo cantonale e del tennis coperto, più precisamente tra via __________
- con la quale confina verso N - ed il fiume __________ (S).

La proprietà era accessibile mediante una
rampa che si dipartiva dalla sovrastante via __________. Le costruzioni
descritte a RF come "fabbricati" e "manufatti" risalivano
agli anni 50 e seguenti ed erano costituite da capannoni, tettoie e magazzini
(sub. A, B, C, D, F, G e I) in gran parte destinati al deposito di materiali
per l'edilizia commerciati da un grossista del ramo, un serbatoio con colonne
di erogazione per carburanti (sub. H e K), nonché una palazzina di tre piani ad
uso abitativo-amministrativo (sub. E).

 

 

                                  B.   Il PR di __________
entrato in vigore il 7 luglio 1978 ha collocato la parte occidentale del fondo
(8801 mq) in zona R2. La porzione orientale (7110 mq) è stata invece inserita
in zona residua (ZR).

Il successivo piano regolatore
particolareggiato del quartiere __________ (PRP.QM) approvato dal Consiglio di
Stato il 13 luglio 1993 ha ulteriormente ridotto la superficie edificabile
della proprietà; l'angolo S-W del mappale (ca. 3'350 mq) è stato infatti
aggregato ad una zona artigianale di nuova istituzione, mentre tutto il settore
restante è stato gravato da un vincolo per impianti di traffico.

 

 

                                  C.   Nell'autunno
del 1986 l'allora Dipartimento delle pubbliche costruzioni ha pubblicato il
progetto ed i preventivi della circonvallazione stradale di __________
(galleria __________ e relativi raccordi).

__________, all'epoca proprietario unico del
mapp. __________ di __________, si è opposto al progetto postulando una
modifica dei piani che permettesse alla principale locataria del fondo, la __________,
di continuare ad esercitare la propria attività in loco.

Con risoluzione 16 dicembre 1986 il
Consiglio di Stato ha parzialmente accolto le richieste dell'opponente,
acconsentendo in particolare ad una riduzione della pendenza delle scarpate
tale da incidere il meno possibile sulla proprietà __________.

                                  D.   Approvati i
progetti della galleria __________ e relativi svincoli, lo Stato ha promosso
l'espropriazione formale dei sedimi necessari alla realizzazione dell'opera, pubblicando
gli atti (relazione sull'opera, progetto dell'opera e preventivo, piano di espropriazione,
tabella di espropriazione e offerta d'indennità) dal 26 febbraio al 27 marzo
1990. L'ente pubblico ha sollecitato in particolare l'esproprio dell'intero
mapp. __________ RFD di __________ e l'anticipata immissione in possesso del
fondo a partire dal 1° gennaio 1992, offrendo un indennizzo di complessivi fr.
4'700'000.-.

Con scritto 26 marzo 1990 __________ si è
opposto all'espropriazione totale della particella ed all'anticipata immissione
in possesso, chiedendo l'annullamento della procedura per ragioni d'ordine
formale e materiale; lo stesso giorno ha notificato a titolo cautelativo una
pretesa d'indennità di fr. 15'000'000.-.

Dopo vicissitudini che qui non occorre evocare
nel dettaglio, il giudice di prime cure ha emanato una decisione con la quale
ha consentito all'espropriato di ritirare la propria opposizione; l'intervento
espropriativo è stato così esteso in via definitiva a tutta la superficie del
mapp. __________, come previsto inizialmente (cfr. STE 4 febbraio 1994).

Liquidato l'incidente processuale e
riattivata la procedura di stima, le parti hanno esposto le loro ragioni
nell'ambito di un duplice scambio di allegati.

Nel suo memoriale 2 agosto 1994 lo Stato ha
così avuto modo di ricordare che previo versamento di un acconto di fr.
4'000'000.- gli espropriati hanno concesso l'anticipata immissione in possesso
di 8'165 mq del fondo (la parte orientale toccata dal progetto esecutivo) a far
tempo dal 1° gennaio 1992, mentre la porzione restante sarebbe stata utilizzata
a partire dal 1° gennaio 1995. Esposti nel dettaglio i propri calcoli e giunto
alla conclusione che gli stabili presenti sul fondo erano maturi per la
demolizione (abbruchreif), l'ente espropriante - tenuto conto delle due date di
immissione in possesso - ha proposto per finire un risarcimento di complessivi
fr. 6'920'900.- corrispondenti al valore venale del terreno (fr. 500.-/mq x
8'165 mq + fr. 400.-/mq x 7'746 mq = fr. 7'180'900.-), dedotte le spese di
demolizione delle costruzioni (fr. 260'000.-).

Con risposta 29 novembre 1994 gli
espropriati hanno invece fatto sapere che in base alle risultanze di una
perizia commissionata al loro esperto di fiducia il valore del mapp. __________
- nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava il 1.1.92 e il 1.1.95 -
non poteva essere inferiore a fr. 12'416'000.-. I proprietari hanno tuttavia sottolineato
che la realizzazione della galleria __________ ha condizionato lo sviluppo dei
fondi e la pianificazione del comparto territoriale toccati dall'opera; posto
che in assenza dell'impianto la loro proprietà sarebbe stata certamente inclusa
in zona R5, hanno quindi preteso fr. 20'286'525.- per l'esproprio del terreno
(= fr. 1'275.-/mq), fr. 212'000.- per i manufatti e fr. 33'050.- per contributi
già pagati, oltre a fr. 68'100.- per i danni conseguenti alla rescissione
anticipata del contratto stipulato nel 1988 tra la __________ e la ditta __________
di __________.

In sede di replica e di duplica, all'udienza
del 30 maggio 1995, così come nelle conclusioni presentate al termine
dell'istruttoria di causa, le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle
rispettive tesi, allegazioni e domande.

 

 

                                  E.   Al termine
di questo tormentato iter processuale, con sentenza 25 ottobre 1996 il
Tribunale di espropriazione ha definito le indennità dovute agli espropriati.

Partendo dal presupposto che al momento
delle due immissioni in possesso il mapp. __________ si trovava in zona
edificabile (la parte di mq 8'165 occupata nel 1992 in zona R2 e l'altra, di mq
7'746, in zona Ar), che il suo assetto pianificatorio era stato certamente
influenzato dal PVL e che in assenza dell'opera il fondo sarebbe stato incluso
in zona AP/EP o in zona residenziale/artigianale, il primo giudice ha preso in
considerazione cinque ipotesi d'estimo, conferendo a ciascuna un peso di
probabilità sotto forma di fattore di ponderazione. Le risultanze di questo
approccio l'hanno indotto a ritenere che la quotazione commerciale della
proprietà non era stata intaccata dal PVL e che l'indennità espropriativa
poteva quindi essere fissata in base al valore venale del fondo al momento
dell'anticipata immissione in possesso. In concreto, fr. 9'130'000.- (fr. 590.-
il mq x 15'911 mq, dedotti fr. 260'000.- a titolo di spese di demolizione delle
costruzioni) con interessi al tasso usuale praticato dalle CFS.

Le spese di giudizio (fr. 10'000.-) e le
ripetibili (fr. 40'000.-) sono state poste integralmente a carico dello Stato.

 

                                  F.   Avverso la
predetta pronunzia entrambe le parti sono insorte innanzi al Tribunale
cantonale amministrativo, gli espropriati chiedendo in sostanza il
riconoscimento integrale delle pretese notificate in prima istanza, lo Stato
sollecitando per contro una riduzione dell'indennizzo fissato dal Tribunale di
espropriazione.

Dopo aver esperito accertamenti di natura
pianificatoria e tentato invano di comporre bonalmente la controversia, il 27
luglio 1999 questo tribunale ha accolto parzialmente i gravami. In effetti, in
sede istruttoria è emerso che una cospicua porzione della superficie di ca.
8'165 mq espropriata con anticipata immissione in possesso 1° gennaio 1992 si
trovava in zona residua del PR 78 e non in zona R2 come supposto dai
contendenti e dal primo giudice. D'altra parte, nel 1993 tale assetto pianificatorio
è radicalmente mutato con l'entrata in vigore del PRP.QM, cosicché la maggior
parte dell'area oggetto dell'anticipata immissione in possesso 1° gennaio 1995
era inclusa in zona "impianti di traffico" e non in zona Ar come
indicato nel giudizio del 25 ottobre 1996. Queste risultanze hanno indotto il tribunale
ad annullare la sentenza impugnata siccome fondata su premesse errate e a retrocedere
gli atti all'istanza inferiore per nuovo giudizio, facendole presente che
occorreva esaminare in particolare se prima delle due anticipate immissioni in
possesso il mapp. __________ era stato colpito da una pregressa espropriazione
materiale e, per quanto necessario, se l'attribuzione della parte orientale del
fondo alla zona residua era stata decisa in funzione della futura realizzazione
della galleria __________. In tema d'estimo vero e proprio, il Tribunale
cantonale amministrativo ha invitato il giudice di prime cure ad applicare
correttamente il metodo statistico-comparativo ai fini dell'individuazione del
valore venale delle superfici espropriate.

 

 

                                  G.   Il
Tribunale di espropriazione si è nuovamente pronunciato il 30 maggio 2003 in esito
ad un'approfondita istruttoria.

Evocata la definizione tradizionale di
espropriazione materiale scaturita dalla giurisprudenza del Tribunale federale
e ammessa la tempestività delle pretese per tale titolo implicitamente presentate
dagli espropriati a seguito della pubblicazione degli atti, il primo giudice ha
stabilito per cominciare che nel 1978 i 7'110 mq del mapp. __________ posti in
zona residua erano stati oggetto di una non attribuzione alla zona edificabile,
in casu eccezionalmente costitutiva di espropriazione materiale dato che il
fondo - dotato di canalizzazioni, già edificato a fini commerciali ed escluso
dai territori protetti dal DFU del 17.3.1972 - apparteneva ad un comprensorio
vicino al centro cittadino intensamente costruito e completamente urbanizzato.
Donde il riconoscimento ai proprietari di un'indennità di espropriazione
materiale e formale di fr. 250.- il mq (fr. 1'777'500.-) sulla scorta di una
stima unica incentrata sulle quotazioni dei terreni R2 della regione. Tale
indennità, concessa senza interessi in ragione del reddito immobiliare percepito
dai proprietari nonostante la restrizione subita, è stata posta a carico del
Cantone siccome derivante da una misura pianificatoria ritenuta condizionata
dagli studi del PVL.

In seguito, riferendosi alle conseguenze
dell'approvazione del piano regolatore particolareggiato del Quartiere __________
intervenuta il 13 luglio 1993, il Tribunale di espropriazione ha reputato che
l'inclusione di parte del fondo nell' "area per impianti di traffico"
era stata imposta dal progetto viario cantonale varato nel 1986, con conseguente
perdita di componente edilizia artigianale generatrice di esproprio materiale.

Poste queste premesse e ritenendo che in
relazione all'anticipata immissione in possesso del 1.1.1992 restavano da
indennizzare in via formale mq 1'055 di terreno R2 (risultato ottenuto deducendo
dai mq 8'165 di superficie totale traslata in possesso i 7'110 mq posti in zona
residua già indennizzati in precedenza), il primo giudice - nonostante il
reperimento di un prezzo medio di zona di 440.- fr./mq - ha accordato ai
proprietari del mapp. __________ un risarcimento di fr. 500.- il mq (fr.
527'500.-), ratificando in sostanza l'offerta formulata dall'ente espropriante.

Per l'espropriazione materiale e formale
della superficie che senza il vincolo istituito dal PRP-QM del 1993 sarebbe
stata assegnata alla zona artigianale (a suo parere mq 4'396), il Tribunale di
espropriazione ha confermato l'offerta dello Stato e stabilito un indennizzo di
fr. 400.- il mq (fr. 1'758400.-), pur avendo accertato valori medi dell'ordine
di 300.- fr. il mq. 

Quanto al sedime restante (mq 3'350),
attribuito nel 1993 alla cosiddetta zona artigianale est e dedotto in possesso
anticipato il 1.1.1995, agli espropriati è stata accordata un'indennità di fr.
400.- il mq (fr. 1'340'000.-) senza interessi al pari delle precedenti, tenuto
conto anche degli acconti ricevuti (fr. 4'000'000.- il 31.12.91, fr.
2'900'000.- il 1.1.95 e fr. 2'500'000.- il 1.1.97).

Dagli indennizzi così fissati (in totale fr.
5'403'400.-) sono stati infine dedotti i costi di demolizione (fr. 263'182.-)
delle costruzioni, considerate oggetti da abbattere (Abbruchobjekte)
nell'ottica di uno sfruttamento razionale e redditizio della proprietà. Da cui
un risarcimento complessivo di fr. 5'140'218.-, inferiore agli acconti
corrisposti dallo Stato (fr. 9'400'000.-), che ha indotto la prima istanza a
ordinare la restituzione dell'eccedenza (fr. 4'259'782.-), con l'aggiunta di
interessi al saggio usuale computati in funzione della situazione economica
esistente alla data di ogni singolo versamento.

Allo Stato sono state per finire addebitate
la tassa di giudizio (fr. 7'000.-) e le ripetibili (fr. 20'500.-) sulla scorta
dell'art. 73 cpv. 1 Lespr.

 

 

                                  H.   Lo Stato e
gli espropriati hanno tempestivamente impugnato questa decisione davanti al
Tribunale cantonale amministrativo, postulandone la riforma.

 

a) Con gravame 27 giugno 2003 il Cantone ha
domandato di ridurre l'indennizzo posto a suo carico adducendo in sostanza che
è il comune di __________, quale ente incaricato della pianificazione locale, a
dover solvere eventuali indennizzi di espropriazione materiale. Posto che lo
Stato risponde solo per il progetto stradale ed il relativo esproprio formale,
l'indennità che gli può essere addebitata ammonta a fr. 30.- il mq per i 7'110
mq posti in zona residua e a fr. 400.- il mq (valore medio R2 reperito dal Tribunale
di espropriazione) per la superficie restante di 8'801 mq. In totale, dedotti i
costi di demolizione dei manufatti, fr. 3'470'218.- (recte: fr. 3'470'518.-)
già versati con il primo acconto. Gli espropriati sono quindi tenuti a restituirgli
in solido fr. 5'929'482.-, oltre interessi al tasso usuale dal giorno del pagamento
degli anticipi.

 

b) Mediante ricorso 30 giugno 2003 i
comproprietari del mapp. __________ hanno rivendicato in via principale un
indennizzo di almeno fr. 15'911'000.- per l'esproprio materiale e formale del
mappale, di fr. 212'000.- per le opere esterne (rampa d'accesso, accessori,
muro di cinta, cancello), di fr. 33'050.- per contributi di canalizzazione già
pagati e di fr. 68'100.- a risarcimento del danno derivante dalla rescissione
anticipata del contratto con la __________ di __________, con interessi a contare
dal 1.1.1992 per la superficie ceduta in possesso a quella data, rispettivamente
dal 13.7.1993 per la parte restante del fondo.

A mente dei ricorrenti, gli acconti versati
dallo Stato troverebbero la loro ragione d'essere negli accordi intercorsi tra
le parti, configurabili alla stregua di contratti espropriativi di natura
civilistica-obbligazionale insuscettibili di essere rimessi in discussione dal
Tribunale di espropriazione. L'indennità definitiva non potrebbe insomma essere
inferiore agli anticipi che il Cantone ha accettato di versare ai proprietari
in cambio delle anticipate immissioni in possesso dei diritti espropriati.

Dal profilo pianificatorio, gli insorgenti
hanno ribadito che in assenza del PVL il fondo sarebbe stato incluso in zona
R5, per cui l'indennità di espropriazione materiale e formale, stabilita in
base ad una stima unica, non potrebbe essere inferiore a fr. 1'000.- il mq per
tutta la superficie di 15'911 mq. Suddividendo l'indennizzo per comparti,
relativamente ai 7'110 mq appartenenti alla zona residua del PR 78 ma risarcibili
alla stregua di terreno R5, non si potrebbe fare a meno di considerare nuovamente
i contratti stipulati tra le parti, in particolare quello conchiuso all'udienza
del 24 aprile 1991 con cui si è stabilita un'indennità minima di fr. 500.- il
mq. Lo stesso dicasi per la parte restante del fondo, che a torto il Tribunale
di espropriazione ha indennizzato come fosse una semplice area artigianale,
deducendo addirittura i costi di demolizione delle costruzioni che lo Stato ha
omesso di abbattere e concesso in locazione a terzi.

Rinnovate le pretese di risarcimento per le
opere esterne e i danni dovuti alla rescissione anticipata del contratto __________
/__________, i ricorrenti hanno escluso che in assenza di una base legale il
primo giudice potesse esprimersi sul rimborso degli acconti versati in eccesso
e relativi interessi.

Quanto alle ripetibili, ne hanno criticato
l'ammontare postulando che vengano determinate in almeno fr. 120'000.- tenuto
conto del lavoro svolto e del cospicuo valore litigioso della causa.

 

 

                                    I.   Il
Tribunale di espropriazione si è opposto all'accoglimento di entrambe le impugnative,
riconfermandosi nella propria decisione e nelle motivazioni ivi contenute. 

Le parti si sono avversate vicendevolmente
con argomentazioni di cui si dirà - ove occorresse - nel seguito. In
particolare, gli espropriati hanno eccepito una carenza di rappresentanza processuale
in capo alla persona che ha sottoscritto il ricorso presentato in nome dello
Stato e la conseguente nullità del gravame. In replica l'interessato ha
contestato la tesi degli espropriati siccome infondata e successivamente ha
fatto pervenire al Tribunale una risoluzione del Consiglio di Stato datata 25
novembre 2003 con la quale il Governo ha confermato la legittimità della
controversa rappresentanza con ratifica degli atti processuali sin qui intervenuti.

 

 

                                   L.   A
richiesta degli espropriati, il 17 febbraio 2004 il giudice delegato ha
convocato le parti in udienza. In tale occasione i proprietari del mapp. __________
hanno auspicato una composizione bonale della controversia chiedendo al
Tribunale di formulare una proposta transattiva.

                                         Al
dibattimento del 2 aprile 2004 il giudice delegato ha quindi sottoposto alle
parti un disegno di compromesso ex aequo et bono. Con missiva 11 giugno 2004
gli espropriati hanno comunicato di respingere la soluzione prospettata.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   In
ordine 

 

                                         La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva di
entrambi gli insorgenti e la tempestività delle impugnative sono date dagli
art. 50 cpv. 1 e 3 Lespr, nonché 43 e 46 PAmm grazie al rinvio di cui all'art.
70 Lespr.

I gravami sono pertanto ricevibili in ordine
e possono essere decisi con un unico giudizio (art. 51 PAmm) sulla scorta degli
atti, integrati dalle risultanze di alcuni accertamenti operati d'ufficio dal
Tribunale per individuare i contenuti del PR delle strade cantonali pubblicato
nel 1974 (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Rappresentanza
processuale dello Stato

 

2.1. Giusta
l’art. 50 Lespr, le decisioni rese dal Tribunale di espropriazione o dal suo
Presidente non dichiarate definitive dalla legge sono impugnabili davanti al
Tribunale cantonale amministrativo, il quale apprezza liberamente il fatto e il
diritto. Il procedimento ricorsuale è retto dalla legge di procedura per le
cause amministrative (cfr. pure art. 70 Lespr), che in tema di patrocinio non
conosce il precetto del monopolio degli avvocati proprio delle altre procedure
cantonali (vedi art. 64 cpv. 1 CPC e 49 cpv. 5 CPP) e ammette la rappresentanza
processuale ad opera di chiunque legittimi i propri poteri ai sensi dell'art.
32 CO (Borghi/Corti, Compendio di procedura
amministrativa ticinese, ad art. 15 PAmm, n. 3). In particolare, gli enti pubblici possono farsi rappresentare da un
funzionario (art. 15 PAmm) autorizzato a tal fine.

Conformemente
agli art. 70 Cost. cantonale e 2 del Regolamento sull’organizzazione del
Consiglio di Stato e dell’ammini-strazione, il Consiglio di Stato rappresenta
il Cantone nei confronti della Confederazione, degli altri Cantoni e di ogni
altra autorità. Sennonché, giusta l’art. 4 della legge concernente le competenze
organizzative del Consiglio di Stato e dei suoi dipartimenti (LCCdS), il
Consiglio di Stato designa mediante regolamento le competenze decisionali
delegate ai Dipartimenti, alla Cancelleria dello Stato e alle unità
amministrative subordinate. Facendo uso di questa facoltà, il Governo ha
delegato alle Divisioni e alla Cancelleria sia la rappresentanza dello Stato innanzi ai
tribunali ove non vi sia una delega specifica per materia, sia la
decisione sull'autorizzazione a rappresentare lo Stato in procedimenti amministrativi
giusta l'art. 15 PAmm (Allegato al Regolamento
sulle deleghe di competenze decisionali del 24 agosto 1994, RL 2.4.1.8, p. 4 e
5). Ne segue che in assenza di una delega specifica prevista dall'apposito
Regolamento o di un'adeguata autorizzazione, nessun organo dell’amministrazione
inferiore al rango di Divisione o Cancelleria dispone ex lege della legittimazione
a rappresentare lo Stato dinanzi alle autorità giudiziarie, comprese quelle
amministrative.

 

2.2. Nel caso
concreto, il ricorso presentato dal Cantone è stato firmato dal capo
dell'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali (AISN), ufficio
appartenente alla divisione Servizi generali del Dipartimento del territorio.
Il Regolamento sulle deleghe di competenze decisionali
non conferisce al citato ufficio una delega generale in ambito espropriativo,
tant'è che in connessione con la Lespr circoscrive la sua facoltà di intervento
ai casi di applicazione degli art. 39 (espropriazione materiale) e 43 (accordi
espropriativi), limitatamente ad un importo di fr. 50'000.- (cfr. Allegato al
Regolamento, p. 31). In materia di strade cantonali all’AISN è invece attribuita
la pubblicazione dei piani generali, dei
progetti definitivi ed una non meglio precisata rappresentanza dello Stato. Dal
tenore degli art. 12 e 22 Lstr, ai quali la delega in discussione fa esplicito
riferimento, si può comunque desumere che i poteri di rappresentanza conferiti
all’AISN non si limitano alla mera pubblicazione degli atti, ma si estendono
alle procedure di approvazione dei progetti definitivi e di espropriazione dei
diritti necessari alla realizzazione delle relative opere stradali che si
svolgono davanti al Tribunale di espropriazione. Questo non significa tuttavia
ancora che in campo espropriativo il capo di un ufficio ammesso a prendere
accordi per conto dello Stato fino ad un massimo di 50'000.- fr. sia anche
legittimato a proporre autonomamente, in nome del Cantone, procedure ricorsuali
caratterizzate da valori litigiosi milionari. Sulla questione non occorre
comunque soffermarsi ulteriormente, poiché con risoluzione 25 novembre 2003 il
Consiglio di Stato ha formalmente ratificato gli atti processuali che il
responsabile dell'AISN ha compiuto per conto dello Stato nei procedimenti di
natura espropriativa pendenti davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
compreso dunque quello oggetto del presente giudizio.

 

 

                                   3.   Situazione
al 7.7.1978 ed eventuale espropriazione materiale

 

II PR di __________ entrato in vigore il 7
luglio 1978 ha collocato la parte occidentale del mapp. __________ (mq 8801) in
zona R2 e la porzione orientale (mq 7110) in zona residua (ZR). In quel momento
il proprietario __________. aveva già conferito al fondo una ben precisa
destinazione artigianale-commerciale, erigendovi i numerosi manufatti indicati
in narrativa sub A al fine di esercitare in loco la propria attività di
commerciante di materiale da costruzione e di prodotti petroliferi.

 

3.1. Giusta l'art. 26 cpv. 2 Cost., di
tenore sostanzialmente corrispondente all'art. 22 ter cpv. 3 VCost., in caso di
restrizione della proprietà equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità.
Il medesimo principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la
quale non contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione d'espropriazione
materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo istituto di una
veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale e giurisprudenziale
(DFGP/UPT, Commento LPT, p. 50).

La legge rinvia dunque alla giurisprudenza
del Tribunale federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale
nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein) e lo ha affinato negli anni
seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale inaugurata con la
celeberrima sentenza __________ (DTF 91 I 329). Secondo questa definizione, vi
è espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di
una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente grave, così che il
proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di
proprietà; una limitazione di minor importanza può ugualmente costituire espropriazione
materiale, se essa colpisce uno solo o un numero limitato di proprietari in
modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo - essi dovrebbero sopportare un
sacrificio eccessivamente gravoso e tale da violare il principio d'uguaglianza
(teoria del "Sonderopfer"). In ambo i casi premessa al riconoscimento
di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere oggetto di
sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (vedi da ultimo DTF 125 II 431 consid.
3a e giurisprudenza ivi richiamata).

 

3.2. Sempre secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, l'autorità di pianificazione che allestisce per la prima
volta un piano di utilizzazione conforme alle esigenze costituzionali ed ai
principi dedotti dalla LPT, pronuncia un rifiuto di attribuire un fondo alla
zona edificabile (e non un dezonamento, ovverosia una cosiddetta "Auszonung")
allorquando non include una determinata particella in tale zona e ciò anche se
questo terreno era edificabile secondo il vecchio diritto (DTF 122 II 326 consid.
4, 121 II 417 consid. 3e). La mancata attribuzione di un fondo alla zona edificabile
("Nichteinzonung") può dar luogo al riconoscimento di un indennizzo
per titolo di espropriazione materiale solo in casi eccezionali, segnatamente
se il proprietario, in base a criteri e circostanze oggettive, poteva ritenere
al momento determinante che un'edificazione del suo fondo conforme al diritto
della pianificazione del territorio avrebbe potuto verosimilmente avvenire in
un prossimo futuro. Tale è il caso, stando agli esempi citati dall'Alta Corte
federale, quando il terreno è, cumulativamente, ubicato entro il PGC adottato
conformemente alla legislazione sulla protezione delle acque, pronto per
l'edificazione o dotato perlomeno delle infrastrutture di urbanizzazione
primaria ed il suo proprietario ha già sostenuto spese considerevoli per l'urbanizzazione
particolare e per la costruzione. Oppure quando il fondo è situato in un
comprensorio già largamente edificato ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT e
s'impone la sua utilizzazione come terreno prevedibilmente necessario
all'edificazione in un avvenire prossimo. Il diritto ad un indennizzo per
espropriazione materiale può fondarsi d'altra parte sul principio della buona
fede (DTF 121 II 417 consid. 4b e rinvii).

Perché un indennizzo sia riconosciuto
occorre quindi, in linea di massima, che al momento determinante il
proprietario potesse contare sul fatto che un'edificazione del suo fondo fosse
realizzabile con grande probabilità in un futuro prossimo (STF 12 dicembre 2002
in re CE __________).

 

3.3. Di norma, il momento determinante per
stabilire se la fattispecie integra gli estremi di un'espropriazione materiale
è quello in cui diviene vincolante il provvedimento che comporta la restrizione
della proprietà (DTF 121 II 417 consid. 3d). La legislazione cantonale (cfr.
art. 25 cpv. 1 dell'or abrogata LE 1973, corrispondente al vigente art. 39 cpv.
1 LALPT) prevedeva che il piano regolatore entrava in vigore con l'approvazione
del Consiglio di Stato; l'approvazione era condizione di validità e aveva
effetto costitutivo. In casu, la sussistenza di un'eventuale espropriazione materiale
deve quindi essere apprezzata secondo le circostanze di fatto e di diritto esistenti
nel mese di luglio del 1978. A quell'epoca erano in vigore la legge federale
contro l'inquinamento delle acque dell'8 ottobre 1971 e, a livello cantonale,
la già citata legge edilizia del 19 febbraio 1973. Ordinamenti che imponevano
la stesura di piani di utilizzazione per disciplinare l'uso ammissibile del
suolo (art. 15 e 16 LE) e che regolavano l'edificabilità dei fondi a dipendenza
del loro azzonamento e della loro posizione per rapporto al perimetro del
progetto generale di canalizzazione (art. 19 e 20 LIA).

 

3.4. La prassi giurisprudenziale dinanzi
esposta (consid. 3.2) si riferisce di regola a fondi inedificati e non può
quindi tornare immediatamente applicabile alla fattispecie qui dedotta in
giudizio. Il caso in esame si avvera infatti atipico nella misura in cui il
mapp. __________ era già edificato allorquando è stato in gran parte assegnato
alla zona residua e produceva un reddito che è sussistito fino al momento in
cui lo Stato ne ha preso possesso. A fronte di questa situazione, occorre
necessariamente chiedersi se la misura pianificatoria ha limitato il diritto di
proprietà di __________ con un'incidenza notevole ed insopportabile idonea a
determinare un'espropriazione materiale. Per rispondere al quesito bisogna
appurare in che misura il collocamento in zona residua ha influito sulla
possibilità di rinnovare, trasformare o ricostruire le costruzioni esistenti,
rispettivamente di riedificare al meglio la porzione interessata dalla misura
pianificatoria. L'art. 30 NAPR 78, relativo alle zone residue, indicava che
l'edificabilità in quei comparti era regolata dagli art. 20 LIA e 27 OPA, i quali
a loro volta la subordinavano al requisito del bisogno oggettivamente fondato.
Sotto questo profilo, il fatto - rettamente accertato dal primo giudice - che
l'intero mappale __________ fosse incluso nel perimetro del PGC, non consente
di ritenere che una eventuale domanda di costruzione avrebbe potuto essere esaminata
sulla scorta di disposti di legge meno restrittivi quali l'art. 19 LIA; in
effetti, quest'ultima norma poteva essere applicata solo se il fondo era
incluso in zona edificabile e questo anche in caso di incongruenza tra il piano
di azzonamento e il PGC (RDAT 1977 p. 220). Ciò non toglie che le costruzioni
esistenti potevano essere mantenute anche grazie alla tutela delle situazioni
acquisite sancita dall'art. 22 ter vCost. e trasformate, in particolare se i lavori
erano necessari per garantire la continuazione dell'uso attuale. Prova ne sono
i permessi che la __________ ha ottenuto nella primavera del 1980 per sistemare
i manufatti siti nell'angolo S-E della proprietà (inc. 29/1980 UT __________).

Per finire, la situazione in cui è venuto a
trovarsi __________ non è molto dissimile da quella del proprietario di un
immobile colpito da vincoli di protezione e conservazione degli stabili, misure
considerate alla stregua di limitazioni tradizionali del diritto di proprietà
(cfr. DTF 117 Ib 262, 111 Ib 257). Il caso __________, per certi versi, è
peraltro comparabile a quello giudicato anni fa dal Tribunale federale (STF
1.3.1996 in re comune di __________, pubbl. nella RDAT II-1996 N. 46), ove un
proprietario, con un investimento consistente, aveva conferito al proprio fondo
una precisa destinazione sportiva che il PR successivamente entrato in vigore
non comprometteva. Nonostante i vincoli sanciti dal nuovo piano avessero però
chiaramente pregiudicato un miglior uso futuro del mappale, il proprietario non
aveva impugnato l'atto pianificatorio, né aveva notificato pretese di espropriazione
materiale, esprimendo così, per atti concludenti, la volontà di non modificare
le modalità di sfruttamento del fondo. Il Tribunale federale ha quindi escluso
la possibilità di concedere indennità di espropriazione materiale per il
comportamento del proprietario, che con la sua passività aveva vanificato il
requisito dell'alta probabilità di attuazione di un miglior sfruttamento del
fondo in un avvenire prossimo. Al pari del proprietario protagonista della fattispecie
sulla quale si è pronunciato nel 1996 il Tribunale federale, anche __________
ha scelto liberamente la destinazione del proprio fondo edificandovi numerose
costruzioni di tipo artigianale-commerciale e non ha impugnato la successiva
inclusione in zona residua della parte orientale del mapp. __________, pur essendo
evidente che tale assetto pregiudicava ogni futura possibilità di impiegare in
modo migliore quel settore. In simili evenienze non v'è spazio per ammettere la
ricorrenza di un'espropriazione materiale a carico della porzione orientale
della part. __________, che conseguentemente all'entrata in vigore del PR 78 di
__________ si è ritrovata esclusa dalla zona edificabile.

 

3.5. Malgrado diverse ricerche, il primo
giudice non ha rinvenuto documentazione comprovante che tale scelta pianificatoria
è stata determinata o anche solo minimamente influenzata dalla futura
realizzazione della galleria __________, traforo che oggi sbuca in
corrispondenza dell'angolo N-E della part. __________ dopo aver seguito il
percorso della sovrastante via __________. Tutte le risultanze delle indagini
esperite in prima istanza (vedi, per evitare inutili ripetizioni, il consid.
6.4. del giudizio impugnato) convergono sul fatto che nel 1978 e negli anni
precedenti, durante i quali si è elaborato il PR, i progettisti immaginavano di
far passare la galleria sotto via __________ e di costruire il portale d'uscita
ed il relativo svincolo in località __________, sulla part. __________ che si
trova a levante della proprietà __________ (cfr. PVL, strada principale Stradonino-Ascona,
progetto di massima del febbraio 1973 allestito dallo studio ing. __________ e
messaggio complementare 23 settembre 1975 del Consiglio di Stato al Gran
Consiglio concernente l'approvazione dei progetti e lo stanziamento dei crediti
necessari per le opere di sistemazione delle strade cantonali del XXVIII periodo
in RVGC, sessione ordinaria primaverile 1976, p. 676, 686). Prospettiva,
questa, percepibile anche nelle rappresentazioni grafiche del PR 78 di __________,
che lasciano intravedere lo schizzo di un importante tracciato stradale
transitare ai margini della part. __________, come previsto dal PBL al momento
della loro stesura (Piano Direttore del __________ e del __________; sul tema
vedi M.M. no. 83 del 21 novembre 1974 concernente l'adozione del PR 78 di __________,
p. 22). Al cospetto di questi elementi, il Tribunale di espropriazione ha
comunque ritenuto che non vi era alcuna ragione plausibile per dividere il
fondo a metà, salvo quella di creare una ampia zona bandita all'edificazione in
località __________ volta a permettere ogni sorta di soluzione per il futuro
sbocco della galleria, e ne ha dedotto una responsabilità del Cantone quale
debitore di indennità per l'espropriazione materiale cagionata a suo parere
dalla parziale inclusione del mapp. __________ in zona residua del PR 78 di __________.

Conscio del fatto che elementi di giudizio
di sicuro valore avrebbero potuto emergere dal PR delle strade cantonali del __________
pubblicato nel dicembre del 1974, il Tribunale amministrativo ha disposto
d'ufficio ulteriori accertamenti istruttori, riuscendo per finire a rinvenire
tutti i progetti del PVL allestiti posteriormente a quello di massima del 1973.
Da questa documentazione risulta che nel febbraio del 1974 il tracciato della
parte occidentale della galleria __________ e soprattutto l'assetto del
cosiddetto interscambio della __________ erano già stati modificati in maniera
rilevante, tant'è che a quel momento i tecnici prospettavano di costruire il
tunnel sotto via __________, il portale della __________ nell'angolo N-E della
proprietà __________ e la tratta verso il ponte sulla __________ lungo il
confine E della stessa proprietà (cfr. progetto della strada principale __________,
tronco __________ e __________, piano di situazione generale del febbraio 1974
allestito dallo studio ing. __________ e relativa relazione tecnica di pari
data, p. 25-27). I successivi cambiamenti apportati a questo progetto nel settembre
del 1974 dopo la consultazione di tutti gli enti interessati hanno toccato in
particolare lo svincolo della __________, che è stato ampiamente rimaneggiato
per volontà dell'Ufficio federale delle strade e delle arginature (vedi in tal
senso il complemento alla relazione tecnica del febbraio 1974 redatto in
settembre dello stesso anno dallo studio ing. __________). La rielaborazione dell'interscambio
della __________ ha provocato tra l'altro uno spostamento del tracciato
stradale e delle sue linee di arretramento verso O, con conseguente, tangibile
invasione della porzione orientale del mapp. __________ (cfr. piano di
situazione e di arretramento del progetto esecutivo della strada principale __________,
tronco __________, piano regolatore cantonale, tratta Piazza __________, aggiornamento
settembre 1974 dello studio ing. __________). Il progetto così definito è poi
stato pubblicato dal 22 novembre al 23 dicembre 1974 nell'ambito della
procedura di adozione e approvazione del piano regolatore delle strade
cantonali prevista dall'art. 6 dell'allora vigente Lstr, del 17 gennaio 1951,
ma - come si legge nella risoluzione 7 luglio 1978 con la quale il Consiglio di
Stato ha approvato il PR di __________ (p. 10 e 12-13) - non è stato recepito
nelle rappresentazioni grafiche dello strumento pianificatorio.

Queste constatazioni permettono di affermare
che la parziale inclusione del mapp. __________ in zona residua è stata
senz'altro operata in funzione del PVL. Con l’importante conseguenza che l'insussistenza
di un esproprio materiale presa in considerazione da questo Tribunale (cfr. consid.
3.4.) non consente comunque di stimare ed indennizzare la frazione del fondo
posta in zona residua alla stregua di semplice terreno inedificabile. I
condizionamenti che il PVL ha esplicato sull'assetto pianificatorio del mapp. __________
impongono invece che quella porzione di terreno venga valutata tenendo conto
dei principi d'estimo sanciti dall'art. 12 cpv. 2 Lespr, prescindendo dalla
svalutazione indotta dalla sua attribuzione ad una zona senza destinazione
specifica.

                                   4.   Immissione
in possesso 1.1.1992 e indennità

 

Ai fini della valutazione dell'indennità di
espropriazione formale è determinante il momento dell'anticipata immissione in
possesso (art. 19 Lespr). La superficie di cui lo Stato ha preso possesso il 1°
gennaio 1992 comprende una fascia di terreno disposta lungo i confini N, E e S
del fondo, per un totale di 8'165 mq. Contrariamente a quanto supposto dal
Tribunale di espropriazione, in quest'area non è tuttavia incluso tutto il
settore appartenente alla zona residua. La porzione traslata in possesso il 1°
gennaio 1992 è costituita infatti da 2'269 mq di terreno R2 (tutto l'angolo N e
un triangolino a metà del confine S) e da 5'896 mq di terreno ZR.

 

4.1. Giusta l'art. 9 Lespr, l'espropriazione
ha luogo mediante piena indennità. La determinazione di questa è disciplinata
dal principio secondo cui l'espropriato non deve subire un danno individuale,
né conseguire particolari vantaggi per effetto dell'espropriazione. In altre
parole, all'espropriato deve essere garantita la stessa situazione economica in
cui si troverebbe se l'espropriazione non avesse avuto luogo, in modo che, per
effetto dell'espropriazione, non subisca danni né consegua vantaggi pecuniari
(Hess-Weibel, Das Enteignungsrecht des Bundes, 1986, N. 3 ss. ad art. 16
LFespr). L'importo dell'indennità è calcolato in base all'intero valore venale
del diritto espropriato (art. 11 lett. a Lespr). Essa comprende pure
l'ammontare di tutti gli altri pregiudizi subiti dall'espropriato come
conseguenza dell'espropriazione.

Dottrina e giurisprudenza concordano nel
ritenere che il valore venale di un terreno venga di regola stabilito in base
al metodo statistico-comparativo (cfr. Hess-Weibel, op. cit., N. 80 ss. ad art.
19 LFespr; Moor, Droit administratif, p. 417; DTF 122 I 168, 122 II 337, 115 Ib
408). Secondo questo metodo il valore venale di un fondo viene individuato
confrontando i prezzi già soluti nella regione di cui si tratta per analoghi
terreni in libere contrattazioni; nel limite del possibile vengono di norma
prese in considerazione le contrattazioni attendibili realizzate nell'anno
precedente il dies aestimandi (DTF 122 II 337 consid. 5a). Di eventuali differenze
(per forma, situazione, dimensione, possibilità di sfruttamento, ecc.) si tiene
conto attraverso adeguati aumenti o diminuzioni. In sostanza il valore
corrisponde al prezzo che l'espropriato potrebbe conseguire in una normale
contrattazione, rispettivamente alla somma che un numero imprecisato di
acquirenti sarebbe disposto a pagare, tenuto conto dei prezzi praticati in zona,
corretti e adeguati alle peculiarità dei singoli terreni. Il prezzo di gran
lunga inferiore o superiore alla media convenuto in un contratto isolato non è evidentemente
determinante, e non può essere assunto quale esempio, dal momento che vi
possono influire elementi che impediscono di considerarlo oggettivo (cfr.
Hess-Weibel, op. cit., N. 87 ad art. 19 LFespr; Wiederkehr, op. cit., p. 36).
L'applicazione del metodo comparativo presuppone d'altro canto che esistano
sufficienti contrattazioni relative a fondi che possano essere paragonati a
quello in esame, ma non è necessario che si tratti di fondi identici. Richiesto
è invece che i prezzi pagati per quei fondi possano essere analizzati e che da
essi si possano trarre conclusioni ragionevoli circa il livello del mercato in
generale (RDAT 1985 N. 92). Le cifre indicative ottenute con questo approccio
analitico vanno quindi corrette ed adeguate in funzione delle peculiarità,
siano esse negative o positive, riguardanti il fondo oggetto dell'esproprio.
Giova infine ricordare che il metodo comparativo non conduce alla determinazione
di valori assoluti, bensì serve a mettere in evidenza una tendenza
nell'evoluzione dei prezzi dei terreni in una determinata zona, che può essere
influenzata dalla situazione di fatto e di diritto che la caratterizza.

 

4.2. La porzione del mapp. __________
inclusa in zona residua va stimata ed indennizzata facendo astrazione dal suo
statuto pianificatorio, provocato con certezza dall'opera dell'ente
espropriante (cfr. consid. 3.5 in fine). L'estimo va dunque impostato tenendo
presente che senza il PVL l'intero fondo sarebbe stato collocato in zona R2, al
pari di tutte le altre proprietà poste a valle del gradino di via __________ risparmiate
da vincoli AP-EP.

 

4.3. Per tutto il settore invaso il 1°
gennaio 1992 (mq 8'165) ed occupato da costruzioni artigianali-commerciali come
il resto della proprietà, bisognerebbe quindi assegnare agli espropriati una
indennità corrispondente al valore venale del terreno, di principio improntando
il calcolo sulla quotazione di particelle poste nello stesso tipo di zona di
utilizzazione (R2). Tuttavia, alla data determinante, la porzione del mapp. __________
espropriata in quel momento poteva continuare ad essere sfruttata conformemente
alla destinazione artigianale-commerciale datagli in passato, ancorché in gran
parte incompatibile con la funzione prevista dal PR in vigore. Previo adeguato
frazionamento la proprietà avrebbe anche potuto essere oggetto di una riedificazione
consona al carattere residenziale estensivo della zona di situazione. In questa
evenienza, solo il nudo terreno avrebbe però potuto interessare al promotore
dell'operazione, per il quale le costruzioni presenti avrebbero rappresentato
unicamente un onere sotto forma di costi di demolizione.

Il valore venale del diritto espropriato
corrisponde al prezzo che l'espropriato potrebbe realizzare in una libera e
normale contrattazione. Nell'evenienza concreta occorre quindi chiedersi se i
proprietari avrebbero ricavato di più alienando l'area che qui interessa nello
stato in cui si trovava, come fondo artigianale-commerciale, o come terreno da
riedificare ai fini residenziali. La risposta al quesito va trovata nella prima
ipotesi esposta, ove solo si consideri il valore ancora racchiuso nelle costruzioni
che insistevano sulla particella (metrico, ma soprattutto di reddito), valore
che il promotore di un'edificazione estensiva non avrebbe mai potuto bonificare
ai venditori dal momento che sarebbe andato ad incidere in maniera
insopportabile sul costo del terreno suo unico oggetto d'interesse. Le
destinazioni date al fondo negli anni 50 e seguenti, segnatamente gli stabili
ivi costruiti, il loro valore ed il reddito da essi prodotto, condizionavano
quindi in maniera decisiva le sue possibilità di commercializzazione ed il suo
valore di mercato. Ne segue, a mente di questo Tribunale, che nella misura in
cui il mappale, o parte di esso, poteva essere venduto con maggior profitto
come fondo già edificato a fini artigianali-commerciali, il terreno espropriato
va stimato ed indennizzato con lo stesso indirizzo. Altrimenti detto, va
risarcito come fosse di tipo artigianale-commerciale, facendo astrazione dalla
sua collocazione in zona R2.

L'indennità per l'esproprio della superficie
dedotta in anticipato possesso il 1° gennaio 1992 viene quindi determinata in
fr. 300.- il mq (= fr. 2'449'500.-) sulla scorta dei dati rinvenuti dal Tribunale
di espropriazione (cfr. sentenza impugnata, consid. 11.2), che indicano - una
volta depennato il prezzo anomalo ed inutilizzabile di fr. 967.-/mq pagato per
il mapp. __________ e quello posteriore alla data decisiva soluto per il mapp. __________
- una quotazione media dei terreni a destinazione artigianale del __________ dell'ordine
di 223.- fr. il mq. L'importo di fr. 300.- il mq riconosciuto per la particella
espropriata, superiore nella misura del 35% al livello del mercato desunto da
libere contrattazioni, tiene ampiamente conto delle peculiarità del fondo in un
contesto immobiliare caratterizzato dalla crisi posteriore al crollo del 1990 e
trova confortanti riscontri sia nelle risultanze di recenti indagini svolte da
questo Tribunale per accertare il valore di questo genere di terreni in altri
comuni del Cantone, sia nella stima (di fr. 295.-/mq) esperita a suo tempo dal
Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina (vedi STE del 25
ottobre 1996) per quantificare la componente Ar del mapp. __________
indipendentemente dalle conclusioni delle parti, come imposto dalla legge (art.
49 cpv. 2 Lespr). 

Sul montante di fr. 2'449'500.- di cui si è
appena parlato non possono essere riconosciuti gli interessi d'uso prescritti
dall'art. 52 cpv. 3 Lespr poiché il 31 dicembre 1991 lo Stato ha versato agli
espropriati un primo acconto di fr. 4'000'000.- che eccede di gran lunga il
risarcimento spettante ai proprietari del fondo (cfr. per analogia art. 54 cpv.
3 Lespr). Per quel che è degli stabili e della loro valutazione si tornerà in appresso.

 

 

                                   5.   PRP.QM
13.7.1993, immissione in possesso 1.1.1995 e indennità

 

Il PRP-QM approvato dal Consiglio di Stato
il 13 luglio 1993 ha assegnato l'angolo S-O della proprietà __________ alla
zona Ar (3'350 mq) e collocato tutta la parte restante (12'561 mq) in zona impianti
per il traffico. Esclusi gli 8'165 mq immessi in possesso anticipato il 1°
gennaio 1992 per i quali è già stata definita l'indennità d'esproprio, la
frazione di terreno interessata da questo capitolo misura 7'746 mq (la
superficie traslata in possesso il 1° gennaio 1995), di cui 1'214 mq sono stati
trasferiti dalla zona residua alla zona impianti per il traffico, 3'182 mq
dalla zona R2 alla zona impianti del traffico e 3'350 mq dalla zona R2 alla
zona Ar.

 

5.1. Così come la situazione pianificatoria
del 1978, anche quella entrata in vigore il 13 luglio 1993 è stata influenzata
in maniera tanto chiara quanto determinante dal PVL, in assenza del quale tutto
il mapp. __________ sarebbe stato assegnato alla zona Ar. A torto gli
espropriati propugnano la tesi secondo cui il fondo sarebbe stato invece
incluso in zona R5. In effetti, se i propositi iniziali di destinare la vecchia
zona R2 sottostante via __________ ad infrastrutture sportive (vedi doc. 1.16,
M.M. no. 148 del 27 marzo 1991 concernente l’adozione del nuovo PR, p. 6) e le
divergenti deposizioni testimoniali rese davanti al primo giudice (cfr. verbali
del 20 settembre 1995, doc. 80) potrebbero ancora avvalorare, almeno in parte,
l’ipotesi di un azzonamento diverso dal collocamento in zona Ar, le riflessioni
palesate all’epoca dall’apposita commissione della pianificazione, a mente
della quale occorreva mantenere l’attività artigianale già presente in loco
favorendone l’estensione (in tal senso il rapporto del 10 marzo 1992 sul M.M.
no. 148, p. 20-21, doc. 1.17), conducono irrimediabilmente ad escludere che il
comparto nel quale giace la part. __________ potesse essere inserito in zona
R5.

Siffatta constatazione porta dal canto suo a
concludere, con le precisazioni che verranno esposte nel seguito, che per
l'esproprio dei 7'746 mq trapassati in possesso il 1° gennaio 1995 l'indennità
può essere stabilita in fr. 2'323'800.- (fr. 300.- il mq), somma ottenuta come
in precedenza adeguando opportunamente - in funzione delle peculiarità
dell'area espropriata - la quotazione dei terreni Ar del __________ negli anni
posteriori al 1990, notoriamente caratterizzati da una sostanziale stagnazione
del mercato immobiliare.

 

5.2. Per quanto riguarda in particolare i
4'396 mq gravati dal vincolo impianti per il traffico di cui lo Stato si è
appropriato il 1° gennaio 1995, non v'è dubbio che tale porzione del fondo
debba essere indennizzata dall'ente espropriante come terreno edificabile già
solo in applicazione dell'art. 12 cpv. 2 Lespr, atteso che l'aggravio
pianificatorio è stato istituito esclusivamente in funzione del progetto stradale
del Cantone a procedura espropriativa da tempo aperta.

Questo Tribunale ritiene peraltro - insieme
al primo giudice - che la parte del mappale di cui si discute sia stata
effettivamente oggetto di una mancata attribuzione alla zona edificabile, eccezionalmente
costitutiva di espropriazione materiale nonostante la presenza di costruzioni
generanti un reddito locativo rilevante.

In effetti, contrariamente all'incongruente
inserimento in zona residua del 1978, la collocazione in zona impianti per il
traffico del 1993 è paragonabile per i suoi effetti all'imposizione di un
vincolo AP-EP, che per definizione implica un futuro trasferimento della
proprietà gravata. Malgrado un simile onere, di regola il proprietario di un
terreno già edificato può continuare ad utilizzare l'immobile come in
precedenza. Può farvi eseguire dei lavori di manutenzione. Se vi abita
personalmente, può continuare ad occuparlo. Se l'ha locato, può continuare ad
incassare le pigioni versategli dagli inquilini. E questo in via provvisoria,
fintanto che la proprietà non gli sarà sottratta in esito ad una procedura di espropriazione
formale. Il provvedimento gli impedisce però di trasformare o ingrandire lo
stabile esistente. Ma ciò che più conta, dal profilo del diritto di proprietà,
è che la misura gli preclude la possibilità di ricostruire e di vendere
liberamente il fondo, privandolo così di alcune prerogative essenziali del suo
statuto di proprietario (STA 24 settembre 1998 in re comune di __________ c. CE
C.). Questo ragionamento può essere accostato alla fattispecie in esame.
Nonostante il regime pianificatorio instaurato nel 1993 i proprietari hanno
potuto continuare a locare gli stabili disponibili ad un canone di tutto
rispetto, ma non hanno potuto apportare migliorie alle costruzioni. Né -
avendone eventualmente l'intenzione - avrebbero potuto abbattere i manufatti e
ricostruirne altri razionali e conformi ai parametri edificatori della zona Ar
nella quale si sarebbe ritrovato il settore vincolato senza l'aggravio. Quanto
alla possibilità di alienarlo ad un compratore che non fosse lo Stato, appare
evidente come il vincolo abbia mortificato ogni potenzialità commerciale del
terreno colpito, rendendolo di fatto invendibile siccome votato all'esproprio
formale. In simili evenienze, la sussistenza di un'espropriazione materiale va
senz'altro riconosciuta, giustificando l'erogazione di un indennizzo pari a fr.
300.-/mq frutto di stima unica. In effetti, per esperienza si può affermare che
tra l'intervento costitutivo di espropriazione materiale (13 luglio 1993) e la
data determinante per la fissazione dell'indennità dovuta a titolo di
espropriazione formale (1° gennaio 1995), il valore metrico residuo del terreno
divenuto inedificabile è certamente rimasto pressoché immutato.

Quanto agli interessi, non possono essere
accordati sull'indennità di espropriazione materiale a cagione del reddito
immobiliare prodotto dalla porzione colpita dall'evento (DTF 114 Ib 178 consid.
4, 112 Ib 511 consid. 4) e non possono nemmeno essere concessi in base all'art.
52 cpv. 3 Lespr sul risarcimento legato all'esproprio formale dei 3'350 mq che
il PRP.QM ha posto in zona Ar nel 1993 nella misura in cui gli acconti versati
dal Cantone (fr. 6'900'000.- al 31.12.1994) coprono largamente l'ammontare
dell'indennizzo complessivo dovuto agli espropriati per titolo di espropriazione
formale.

 

 

                                   6.   Costruzioni

 

Coerentemente con quanto esposto al consid.
4.3., le costruzioni presenti sul mapp. __________ non possono essere
considerate oggetti pronti alla demolizione i cui costi di abbattimento devono
essere defalcati dall'indennità espropriativa, ma vanno elevate al rango di
beni apprezzabili per il reddito da esse generato, il cui valore venale va
aggiunto a quello del terreno Ar sottostante ai fini di una corretta quantificazione
della piena indennità dovuta agli espropriati. A maggior ragione nel caso di
specie, contraddistinto dal fatto che invece di demolire tutti i manufatti come
prospettato in sede espropriativa, lo Stato ha conservato il capannone sub. A e
l'annessa tettoia sub. B, nonché il fabbricato sub. C, locandoli a terzi ed
incassando il relativo canone.

 

6.1. La dottrina d'estimo concorda nel
ritenere che il valore delle costruzioni presenti su una proprietà dedotta in
esproprio debba essere calcolato in base ad una media ponderata tra il valore
metrico ed il valore a reddito allorquando questi due valori - per ragioni di
vario genere - non coincidono (Hess-Weibel, op. cit., N. 101 ad art. 19 LFespr;
Wiederkehr, op. cit., p. 46 ss.; Hägi, Die Berwertung von Liegenschaften, p.
191 ss.; Nägeli-Wenger, Der Liegenschaftenschätzer, p. 99). In termini
matematici questo principio si traduce nella formula

 

(valore metrico) + (valore di reddito x fattore di
ponderazione)

1 + fattore di ponderazione

 

usualmente applicata dai giudici delle
espropriazioni e dagli uffici cantonali di stima (cfr. art. 7 del Regolamento
19 dicembre 1997 sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare). Il valore
(cubi) metrico viene calcolato in base al valore a nuovo della costruzione e
dei costi secondari, deprezzati di norma secondo la vetustà. Il valore a
reddito si desume invece dal reddito lordo annuo, capitalizzato ad un tasso
corrispondente di regola a quello d'interesse praticato per le ipoteche di 1°
rango aumentato di 0.5-5 punti a dipendenza della destinazione e della vetustà
dell'immobile. Quanto al fattore di ponderazione, viene determinato in funzione
del genere della costruzione.

 

6.2. Nel caso di specie, il valore metrico
dei manufatti costruiti negli anni sul mapp. __________ ammontava a complessivi
fr. 1'862'280.- (vedi doc. 2C). Il valore a reddito era invece nettamente
superiore. In effetti, negli ultimi quarant'anni il tasso di interesse medio
praticato in Svizzera sulle ipoteche di 1° rango è stato del 5.20 % circa (Nägeli/Wenger,
op. cit., p. 88). Aggiungendo a questa cifra 1 punto percentuale per la vetustà
e la destinazione a magazzino della maggior parte delle strutture (vedi
Nägeli/Wenger, op. cit., p. 89), si ottiene un tasso di capitalizzazione del
6.20 % che applicato al canone percepito dai proprietari (determinabile in non
meno di 240'000.- fr. annui, tenuto conto delle pigioni indicizzabili
concordate con i locatari; cfr. doc. 1.9, 1.9.1 e 1.18) consente di attribuire
agli immobili un valore a reddito di fr. 3'870'970.-. Questa cifra va di
seguito mediata con il valore metrico, utilizzando un fattore di ponderazione
che stante il genere di proprietà dedotta in esproprio non può essere superiore
a 1. Ne consegue un valore venale di fr. 2'866'625.-.

 

 

                                   7.   Indennità
complessiva, acconti e sorte delle eccedenze

 

7.1. Sulla scorta di quanto sin qui esposto,
l'indennità spettante agli espropriati ammonta a:

 

per i 8'165 mq di terreno ceduti il
1.1.1992             fr. 2'449'500.-

per i 7'746 mq di terreno ceduti il 1.1.1995            
fr. 2'323'800.-

per le
costruzioni                                                     fr.
2'866'625.-

TOTALE                                                                 
fr. 7'639'925.-

 

Le ulteriori pretese avanzate dagli espropriati
per le opere esterne (rampa d'accesso, accessori, muro di cinta, cancello), i
contributi di canalizzazione già pagati ed il risarcimento del danno derivante
dalla rescissione anticipata del contratto con la __________ SA di __________
vanno disattese per le ragioni indicate nel giudizio impugnato, alle quali
basta rinviare per economia d'esposizione non senza annotare che il valore
delle opere esterne è comunque inglobato nell'abbondante indennità complessiva
riconosciuta. D'altra parte, nel contesto di una normale e libera contrattazione
l'acquirente del fondo non bonificherebbe al venditore delle perdite minute
come quelle ostinatamente rivendicate dai proprietari della part. __________.

 

7.2. Gli espropriati hanno incassato dallo
Stato tre acconti per complessivi fr. 9'400'000.-. Fr. 4'000'000.- il 31
dicembre 1991 in cambio della prima anticipata immissione in possesso concordata
tra le parti all’udienza del 25 giugno 1991 (doc. 32). Ulteriori fr.
2'900'000.- il 31 dicembre 1994, dopo aver richiesto la somma di fr.
3'300'000.- (vedi memoriale responsivo del 29 novembre 1994, doc. 68), in
relazione alla cessione in possesso della parte restante del fondo. Infine, fr.
2'500'000.- il 1° gennaio 1997, a seguito di iniziative che pur non emergendo
dagli atti sono state verosimilmente intraprese in coda all’emanazione della
prima sentenza del Tribunale di espropriazione, avvenuta il 25 ottobre 1996.

 

7.2.1. In passato, questo Tribunale ha già
avuto modo di ricordare che scopo dell'acconto previsto dall'art. 52 Lespr è
quello di aiutare l'espropriato spossessato del proprio fondo a meglio sopportare
gli oneri (imposte immobiliari, interessi ipotecari, ecc.) che questi continua
ad assumersi in veste di proprietario e di compensarlo di tutti gli altri
danni, in quanto prevedibili, derivanti dall'anticipata immissione in possesso
(cfr. RDAT I-1994 N. 49 e rinvii). In tema, la legge cantonale si limita a
stabilire che nel contesto dell'anticipata immissione in possesso l'espropriato
ha il diritto di chiedere, a sua scelta, il versamento di adeguati acconti o la
prestazione di garanzie, la cui entità è stabilita dal Tribunale di
espropriazione con prudente riguardo alla presumibile indennità di
espropriazione (art. 52 cpv. 1 e 2 Lespr). Al contrario della legislazione
federale, la Lespr non prevede il pagamento di acconti fissati all'udienza di
conciliazione pari all'importo presumibile dell'indennità per il valore venale
dei diritti espropriati (indennità provvisoria; cfr. art. 19 bis cpv. 2 LFespr)
e non indica nemmeno che eventuali importi pagati in eccedenza rispetto all'indennità
definitiva devono essere restituiti (art. 19 bis cpv. 4 in fine LFespr). Ciò
non significa tuttavia che in Ticino un espropriato che incassa acconti
superiori all'indennità definitiva non debba retrocedere la differenza all'ente
espropriante o, come sostengono gli espropriati, che la questione non possa
essere esaminata dal giudice delle espropriazioni. Una simile conclusione non
solo si porrebbe in collisione con le norme che disciplinano le obbligazioni
derivanti da indebito arricchimento (art. 62 ss. CO; cfr. per analogia __________,
rinuncia ad un vincolo pianificatorio e retrocessione del bene espropriato in
Il Ticino ed il diritto, p. 222 e rinvii), ma contrasterebbe stridentemente anche
con la volontà del legislatore cantonale di allinearsi perfettamente alle
soluzioni adottate a livello federale (cfr. messaggio del Consiglio di Stato al
Gran Consiglio concernente il disegno di una nuova legge di espropriazione del
9 luglio 1969 in RVGC, sessione ordinaria autunnale 1970, p. 1613). La mancanza
nella Lespr di una norma simile all'art. 19 bis LFespr è dovuta verosimilmente
al fatto che quest'ultima disposizione è stata inserita nel diritto federale in
via di revisione, posteriormente all'entrata in vigore della normativa
cantonale (vedi FF 1970, vol. I, p. 774; RU 1972 p. 1076 e 1086), che in tema
di indennità si presenta ancora nella versione originaria del 1971 coniata
dalla commissione della legislazione (cfr. il relativo rapporto in RVGC 1970,
sessione ordinaria autunnale, p. 1634 e 1651). Dato per scontato che il giudice
delle espropriazioni ha la facoltà di ordinare la retrocessione di indennità
pagate in eccesso e deve agire addirittura d'ufficio (in tal senso si esprimono
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation,
N. 1299), resta da chiedersi se la somma da restituire debba essere
accompagnata da interessi e, all'occorrenza, a quale tasso e a decorrere da
quale data. La legge federale è volutamente silente a riguardo per precisa
scelta del legislatore, il quale ha preferito lasciare la soluzione alla
giurisprudenza. Orbene, chiamato a statuire sulla questione in un caso ticinese
deciso nel 1982, il Tribunale federale ha stabilito che sulle somme da
restituire all'ente espropriante era dovuto un interesse del 5%, ma non si è
pronunciato sul dies a quo in mancanza di un'esplicita richiesta dell'ente
espropriante volta ad ottenere interessi anteriormente alla data d'emanazione
della sentenza (STF 21 dicembre 1982 in re FFS, parzialmente pubblicata in DTF
108 Ib 502 consid. 21b e Praxis 1983 p. 390). L’Alta Corte ha riproposto le
stesse considerazioni in un giudizio di recente pubblicazione (DTF 129 II 470
consid. 8.2).

In assenza di chiare indicazioni
giurisprudenziali, questo Tribunale ritiene che un eventuale importo eccedente
l'indennità definitiva d'espropriazione incassato da un espropriato possa
essere assimilato ad un indebito arricchimento condictio causa data non secuta,
le cui regole in tema di restituzione possono essere applicate per analogia anche
in ambito espropriativo cantonale. Ne segue che l'espropriato deve retrocedere
all'ente espropriante quanto ricevuto in esubero e gli interessi che secondo
l'esperienza ha potuto ricavare su quel capitale (Schwenzer, Schweizerisches
Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, p. 363; Engel, Traité des obligations en
droit suisse, p. 599; DTF 116 II 692, 84 II 186). Per quanto attiene invece
alla loro data di decorrenza, il Tribunale reputa che sulla scorta della citata
giurisprudenza federale il dies a quo debba essere fissato di principio in corrispondenza
del momento in cui l’ente espropriante li reclama in modo esplicito unitamente
al rimborso del maggior capitale corrisposto, dopo essersi reso conto di aver
versato acconti in esubero per rapporto all’indennità effettivamente dovuta.
Una simile soluzione si inserisce in maniera pertinente nel quadro delle regole
che informano i procedimenti di espropriazione, ove solo si consideri che in
materia di espropriazione materiale gli interessi sulla relativa indennità
decorrono, di regola, a partire dal giorno in cui l'avente diritto ha
manifestato in modo inequivoco la propria intenzione di farsi risarcire (cfr.
DTF 114 Ib 283 consid. 2a e rinvii). Una data diversa, fondata per ipotesi sul
momento in cui viene emanato il giudizio definitivo sull’ammontare
dell’inden-nizzo, si rileverebbe inappropriata nella misura in cui spronerebbe
gli espropriati a far durare il più a lungo possibile la procedura al fine di ritardare
nel tempo l’istante a partire dal quale vengono conteggiati gli interessi
maturati sul capitale ricevuto di troppo.

 

7.2.2. Nell’evenienza concreta, lo Stato ha
versato tre acconti che per importanza trascendono abbondantemente la ratio
degli anticipi previsti dal diritto cantonale. Questi, al pari delle anticipate
immissioni in possesso, non sono stati decisi dal Tribunale di espropriazione
mediante decreto impugnabile, ma sono stati convenuti direttamente tra le parti
in causa, in due occasioni senza nemmeno far partecipare il giudice alla
stipulazione. Soltanto la prima anticipata immissione in possesso con relativo
versamento di un primo acconto di fr. 4'000'000.- è stata infatti concordata
davanti al Tribunale.

Se pattuiti in costanza di procedura, gli
accordi siglati davanti al giudice vanno qualificati come contratti
espropriativi di diritto amministrativo retti dal diritto pubblico (Thalmann,
Der Vertrag im Enteignungsverfahren, p. 102; Grisel, Traité de droit administratif,
p. 762/763; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., N. 1325 ss.; DTF 114 Ib 142 consid.
3b) ed hanno forza di decisione (art. 44 cpv. 2 Lespr). Da questo rilievo non
si possono però trarre le conseguenze evocate nel loro ricorso dagli
espropriati. I montanti versati pendente causa dal Cantone sono sempre stati
chiaramente indicati come puri e semplici acconti - cioè anticipi sull'indennizzo
che sarebbe stato fissato dal Tribunale di espropriazione - e in buona fede non
potevano neppur lontanamente essere considerati dei risarcimenti minimi,
intangibili, erogati in cambio delle superfici traslate anticipatamente in
possesso. Il ragionamento svolto dai proprietari del mapp. __________ sarebbe
stato sostenibile solo se le parti avessero effettivamente raggiunto un accordo
sull'ammontare dell'indennità vera e propria corrisposta in occasione delle due
anticipate immissioni in possesso, oggetto - questo - tipico dei contratti
d'espropriazione che pongono fine al contenzioso. In tal caso però avrebbero
dovuto ammettere coerentemente che per l'esproprio di tutta la proprietà era
stato convenuto un indennizzo complessivo di fr. 6'900'000.-. Quanto al fatto
che nel 1992 non avrebbero mai concesso l'anticipata immissione in possesso della
porzione orientale del fondo senza il pagamento fermo di almeno 4'000'000.-
fr., basta osservare che in difetto di accordo il Tribunale di espropriazione
avrebbe dovuto statuire sulla questione per legge e decretare la cessione anticipata
del terreno necessario all'avvio dei lavori in presenza dei requisiti previsti
dall'art. 51 Lespr.

In forza di quanto precede, gli espropriati
dovranno restituire allo Stato la somma di fr. 1'760'075.-, data dalla
differenza tra i fr. 7'639'925.- loro dovuti a titolo d'indennità e i fr.
9'400'000.- incassati quale mero anticipo durante il procedimento, con interessi
al 3% (tasso remunerativo medio delle obbligazioni della Confederazione tra il
1997 e il 2003; www.snb.ch, tabella E3 del bollettino
mensile di statistiche economiche) a far tempo dal 4 novembre 1998, giorno in
cui il Cantone ha reclamato per la prima volta degli interessi sull’eccedenza
versata agli espropriati (vedi scritto di pari data notificato all’avv. PA 1
durante la prima procedura ricorsuale svoltasi davanti a questo Tribunale).

L'ordine non viene impartito con vincolo di
solidarietà stante la mancanza di un contratto di impegno in tal senso concluso
tra le parti (Cantone ed espropriati) o di una norma di legge che imponga la
solidarietà ai debitori della somma che va restituita all'ente espropriante
(art. 143 CO).

 

 

                                   8.   Ripetibili
di prima istanza

 

Gli espropriati sollecitano nuovamente un
maggior risarcimento per i costi di patrocinio di prima istanza.

 

8.1. Ai sensi dell'art. 73 Lespr le spese di
procedura sono di regola interamente a carico dell'ente espropriante, che è
tenuto a versare all'espropriato un'equa indennità a titolo di ripetibili; una
ripartizione delle spese e la rinuncia all'assegnazione di ripetibili è
consentita qualora le pretese dell'espropriato fossero manifestamente esagerate
o infondate.

Le ripetibili sono destinate al risarcimento
del pregiudizio costituito dalle spese oggettivamente indispensabili che
l'espropriato si è trovato costretto ad affrontare per assicurare un'adeguata
difesa dei propri interessi (Hess-Weibel, op. cit., N. 3 ad art. 115 LFespr).
L'indennità non copre necessariamente l'integrità dei costi sopportati: deve
essere equa, adeguata all'impegno richiesto e alla difficoltà della vertenza
piuttosto che al valore litigioso, che non è dunque decisivo (DTF 111 Ib 97
consid. 2c-d; Hess-Weibel, op. cit., N. 4 ad art. 115
LFespr). In effetti, il valore litigioso non può essere
determinante, perché altrimenti l'espropriato verrebbe posto in grado - attraverso
la formulazione della sua notifica - di influire praticamente senza rischio sull'ammontare
della tassa di giustizia e delle ripetibili (RDAT I-1992 N. 62). Per quantificare
le ripetibili il giudice delle espropriazioni deve pertanto riferirsi
principalmente all'assistenza che l'avvocato ha effettivamente prestato a
favore del cliente: questa è definita in particolare dal tempo e dalla
diligenza impiegati, nonché dall'estensione e dalla complessità della causa
(Hess-Weibel, op. cit., N. 3 ad art. 115 LFespr; RDAT II-1994 N. 66). Il
Tribunale non è quindi vincolato dalla tariffa professionale degli avvocati (Zimmerli,
Die neuste Rechtsprechung des Bundesgerichtes auf dem Gebiete des
Enteignungsrecht, ZBl 74/1973 p. 193), che non può essere direttamente applicata
e conserva unicamente valore indicativo (RDAT II-1992 N. 44, 1987 N. 72).

 

8.2. Nel caso dedotto in giudizio, qualsiasi
riferimento al valore litigioso - dato dalla differenza tra la domanda
dell'espropriato e l'offerta formulata dall'espropriante al più tardi
all'udienza di conciliazione (art. 27 TOA) - appare improponibile per la manifesta
esuberanza delle pretese di indennizzo plurimilionarie notificate dall'allora
proprietario del fondo (15'000'000.- di fr., poi aumentati ad oltre
20'000'000.-). E' chiaro che quanto maggiore è il divario tra l'offerta
dell'espropriante e la pretesa dell'espropriato, tanto più elevato è il valore
della causa e, di riflesso, l'onorario dovuto al patrocinatore. Come si è già
detto, questo vale tra cliente e avvocato, ma non significa che il giudizio sulle
ripetibili ne debba subire le conseguenze, tant'è vero che la Lespr (art. 73
cpv. 2) permette di negare le indennità di patrocinio in caso di richieste
chiaramente esagerate.

Facendo astrazione dal doppio, inutile
mandato per il quale hanno optato gli espropriati, le ripetibili andavano
quindi commisurate soprattutto in funzione dell'assistenza che gli avvocati __________
hanno prestato ai loro clienti, nonché della complessità del contenzioso,
durato svariati anni e contraddistinto da problematiche di non facile
soluzione.

In queste circostanze, se da un lato
l'indennità di patrocinio assegnata dal Tribunale di espropriazione appare
effettivamente contenuta, dall'altra non si giustifica di aumentarla nella
misura smodata che ha caratterizzato tutte le richieste avanzate pendente causa
dai proprietari del mapp. __________: le ripetibili di prima istanza a favore
dei ricorrenti vengono dunque fissate in fr. 40'000.-, pari a quattro settimane
(ossia a 160 ore) di lavoro a fr. 250.- l'ora. Simile importo si avvera tutto
sommato più ossequioso dei criteri che informano la quantificazione di questa
particolare indennità in ambito espropriativo e certamente rispondente al
concetto di equità ancorato all'art. 73 Lespr.

 

                                   9.   Sulla
scorta di quanto sin qui esposto, il ricorso dello Stato deve essere respinto
nella misura in cui postula una riduzione dell'indennità espropriativa fissata
dal Tribunale di espropriazione. Il gravame degli espropriati deve essere
invece parzialmente accolto.

                                         Questo
esito impone di ripartire tra le parti la tassa di giustizia, tenendo conto
della preminente soccombenza dello Stato sul complesso dei due ricorsi
giudicati dal Tribunale cantonale amministrativo. Agli espropriati, assistiti
da legali iscritti nel registro degli avvocati, vanno riconosciute ripetibili
commisurate in funzione della reiezione del gravame dello Stato e del successo
limitato della loro impugnativa (art. 28 e 31 PAmm, applicabili in questa sede
giusta il rinvio dato dagli art. 50 cpv. 3 e 70 Lespr).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 26 Cost.; 5 LPT; 19, 20 LIA 1971; 9,
12, 19, 20 ss. 39, 50, 51, 52, 70, 73 Lespr; 15, 16, 25 LE 1973; 15, 18, 28,
31, 43, 46 e 51 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

1.Il ricorso 27 giugno 2003 dello Stato del Canton Ticino è respinto.

 

 

2.Il ricorso 30 giugno 2003 degli espropriati è parzialmente accolto.

§.  Di conseguenza i dispositivi 1, 3 e 5 della
decisione 30 maggio 2003 (no. 339/17-41) del Tribunale di espropriazione sono
annullati e riformati come segue:

 

1.  Per l'esproprio del mapp. __________ di __________ lo Stato del
Canton Ticino verserà ai proprietari un'indennità complessiva di fr.
7'639'925.-.

 

2.  Gli espropriati sono tenuti a restituire allo Stato la somma di
fr. 1'760'075.- oltre interessi al 3% dal 4 novembre 1998.

 

3.  La tassa di giudizio di fr. 7'000.- e le spese sono a carico
dello Stato, con l'obbligo di rifondere agli espropriati fr. 40'000.- di
ripetibili.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia di fr. 10'000.- è posta a carico degli espropriati in solido nella
misura di fr. 4'000.- e dello Stato per la differenza. Lo Stato verserà agli
espropriati fr. 6'000.- a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  e PA 2, __________;

  . 

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

  5. CO 5 

  1, 2, 3, 4, 5 patrocinati da: PA 1 

  6. CO 6 

  1, 2, 3, 4, 5 patrocinati da: PA 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario