# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec466b62-3452-57e9-bdc5-74bf8a315d63
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-10-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.10.2001 52.2001.108
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-108_2001-10-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00108

   

  	
  Lugano

  26 ottobre 2001

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Paolo Bianchi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 9 aprile 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patr. da: Avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 21 marzo 2001, no. 1287, del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa inoltrata dall'insorgente
  avverso la pronuncia 17 gennaio 2001 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione permessi e immigrazione, in materia di rifiuto anticipato del rinnovo
  del permesso di dimora, alla scadenza prevista il 24 giugno 2001;

  

 

 

viste le risposte:

-    13 aprile 2001 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    24 aprile 2001 del
Consiglio di Stato; 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nei
confronti di __________ (1977), cittadina della repubblica __________,
l'Ufficio federale degli stranieri ha emanato un divieto d'entrata in Svizzera
dal 6 marzo 1998 al 5 settembre 2000, a seguito dell'esercizio abusivo della
prostituzione. Infrangendo tale divieto, il 1° marzo 1999, la summenzionata
straniera, qui ricorrente, ha sottoscritto ad __________ una promessa nuziale
con il cittadino elvetico __________ (1943), con il quale è poi convolata a
nozze il 24 giugno 1999, pure ad __________. Per tale motivo ha beneficiato di
un salvacondotto dal 26 maggio al 30 giugno 1999, giorno in cui ha lasciato la
Svizzera. Preso atto delle nozze, l'Ufficio federale degli stranieri ha
revocato il divieto d'entrata e, il 14 ottobre 1999, la Sezione permessi e
immigrazione ha autorizzato il rientro in Svizzera dell'interessata. __________
è pertanto ritornata ad __________ il 27 novembre 1999, ottenendo, per vivere insieme
al marito, un permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato
sino al 24 giugno 2001. A far tempo dal 1° giugno 2000 ella ha locato un appartamento
per uso personale a __________ e, a decorrere dal 10 ottobre 2000, ha ottenuto
varie autorizzazioni di corta durata per lavorare quale operaia. 

 

 

B.  Il 17
gennaio 2001 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle
istituzioni ha comunicato all'insorgente, con scritto indicante via e termine
di ricorso, che il permesso di dimora non sarebbe stato rinnovato alla
scadenza. Ha inoltre precisato che l'eventuale inoltro di una domanda di
rinnovo o di rilascio di un permesso di dimora non avrebbe sospeso la partenza
dal suolo elvetico. In sostanza, l'autorità ha rilevato che era venuto meno lo
scopo per il quale il permesso di dimora era stato concesso all'interessata,
vale a dire il ricongiungimento famigliare, poiché essa non viveva più con il
marito. 

      Tale
determinazione è stata resa in applicazione degli art. 4, 7, 12, 16 LDDS nonché
8 ODDS. 

 

                                      

 

                                  C.   Con
giudizio 21 marzo 2001, il Consiglio di Stato ha confermato la predetta pronuncia
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da
__________. Fondandosi, in particolare, sul rapporto di polizia 21 novembre
2000, il Governo ha ritenuto che i coniugi avessero convissuto durante una sola
settimana, immediatamente dopo il matrimonio. Giudicando non credibile né
provata l'asserita ripresa della convivenza, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto
che non vi fossero possibilità di ripresa di un'effettiva relazione
matrimoniale tra i coniugi. Pertanto ha considerato manifestamente abusivo da
parte della ricorrente appellarsi a tale connubio per continuare a soggiornare
in territorio elvetico. Visto che la relazione coniugale non era più intatta,
ha inoltre ritenuto che l'interessata non potesse richiamare la protezione
sancita dall'art. 8 CEDU. Neppure il fatto di avere un lavoro poteva giovare
alla stessa, in quanto l'autorizzazione ad esercitare un'attività lucrativa era
una diretta conseguenza del ricongiungimento famigliare e non costituiva lo
scopo della sua dimora.

 

 

D.  Contro il suddetto giudicato governativo, __________ insorge ora
davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento.
Rilevato che la partenza dalla Svizzera una settimana dopo aver contratto
matrimonio è stata imposta dal divieto d'entrata pendente a suo carico, osserva
che dalla successiva separazione delle residenze dei coniugi non è ammissibile
dedurre l'inesistenza di una relazione matrimoniale effettivamente vissuta. Al
contrario, tenuto conto della differenza di età e di mentalità, i coniugi si
sarebbero sempre frequentati con buona regolarità, giungendo persino a
riunificare il loro domicilio. Non sussisterebbero dunque gli estremi per
considerare manifestamente abusivo il richiamo al vincolo matrimoniale.

 

 

E.  All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento
sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario,
in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. Nella fattispecie, è in primo luogo
necessario precisare che la pronuncia dipartimentale 17 gennaio 2001 non si
configura alla stregua di una decisione di revoca del permesso di dimora. In
effetti, benché la citata pronuncia sia stata emanata oltre cinque mesi prima
della scadenza, prevista il 24 giugno 2001, del titolo autorizzativo, lo stesso
ha conservato piena validità fino a tale termine (cfr. sentenza inedita
24.9.1996 in re S. della seconda Corte di diritto pubblico del Tribunale
federale; STA inedita 15.4.1998 in re B.-P.). La risoluzione impugnata
costituisce, piuttosto, un anticipato rifiuto di rinnovare all'insorgente il permesso
di dimora di cui era titolare. Alla stessa deve essere riconosciuto valore di
decisione impugnabile, contrariamente, invero, a quanto statuito da questo
Tribunale in un precedente giudizio, emesso con motivazione sommaria (cfr. STA
inedita 15.4.98 in re P.). Nella fattispecie, tale conclusione risulta,
peraltro, anche nell'interesse dell'insorgente, che non ha inoltrato formale
istanza di rinnovo, alla scadenza dell'autorizzazione di soggiorno. Con tutta
probabilità, essa ha ritenuto che l'esito di una siffatta richiesta fosse già
stato preventivamente sancito dalla contestata pronuncia del dipartimento. In
conclusione, accertata la natura di decisione di non rinnovo del permesso
dell'atto impugnato, occorre valutare se il ricorso di diritto amministrativo
sia ricevibile da questo profilo. 

 

1.3. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale
non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso, solo
laddove tale pretesa si fonda su una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid.
1a con rinvii).

 

1.4. Non esiste tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica Ceca alcun trattato che regoli in modo specifico il
soggiorno in Svizzera dei cittadini di quello Stato, accordo dal quale potrebbe
scaturire un diritto al rinnovo del permesso di dimora.

 

1.5. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg., consid. 2c). In concreto,
l'interessata è sposata con un cittadino elvetico. Di conseguenza essa ha, in
linea di principio, diritto al rinnovo del permesso di soggiorno. Pertanto,
essendo la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti all'alta
Corte federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere
che la competenza di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da
__________ è data. Se il permesso in oggetto possa esserle rifiutato è
questione di merito, non di ammissibilità.

 

1.6. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e
presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art.  43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Come già
indicato in precedenza (consid. 1.5.), l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone
che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla
proroga del permesso di dimora. Questo diritto, soggiunge il cpv. 2 della
medesima norma, non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le
prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente
quelle sulla limitazione del loro effettivo. Il permesso può inoltre essere
negato in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste quando un diritto viene
invocato per realizzare degli interessi che la legge, che prevede tale diritto,
non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des allgemeinen Verwaltungsrechts,
3a ed., N. 597 ss; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, N.
74 e 78). Sono dati segnatamente gli estremi dell'abuso, allorquando lo
straniero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente
per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II
97 consid. 4). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi non provoca
necessariamente la perdita del diritto a un permesso di soggiorno (DTF 118 Ib
150 consid. 3b). Tale soluzione è stata scelta al fine di evitare che la
presenza in Svizzera dello straniero dipenda dalla volontà del coniuge. Si è
infatti inteso garantire al cittadino straniero il diritto di richiedere egli
stesso l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale, segnatamente
anche il diritto alla separazione giusta l'art. 175 CC, senza per ciò dover
temere di essere allontanato dalla Svizzera.

 

 

                                   3.   In
concreto, il Consiglio di Stato ha fondato il proprio giudizio sull'abuso
manifesto del diritto, da parte della ricorrente, nell'invocare il vincolo
coniugale (consid. E.2, p. 10). Di conseguenza, questo tribunale si limita ad
accertare se la decisione impugnata è corretta sotto questo profilo, senza
esaminare l'eventuale natura fittizia del matrimonio, a sostegno della quale
l'avversata decisione evidenzia comunque significativi indizi (ad esempio: differenza
di età, breve conoscenza prima del matrimonio, divieto d'entrata in
Svizzera).   

 

 

4.   4.1. Una settimana dopo le nozze, celebrate il 24 giugno 1999,
__________ ha fatto ritorno in patria, non disponendo di alcun titolo che la
legittimasse a risiedere nel nostro paese. Esperite le necessarie pratiche
burocratiche, dopo circa cinque mesi è rientrata in Svizzera, beneficiando di
un permesso di dimora allo scopo di vivere con il marito. Tuttavia gli
accertamenti di polizia esperiti hanno consentito di appurare incontrovertibilmente
che i coniugi non hanno, in realtà, più convissuto. Entrambi hanno infatti
dichiarato di essersi costituiti residenze separate, dopo aver rifiutato l'occupazione
dell'appartamento scelto quale domicilio coniugale, a seguito di asseriti
difetti dello stesso. La moglie, per la verità, ha affermato di aver convissuto
qualche tempo in __________, senza peraltro essere in grado di indicare il nome
del paese di residenza. Il marito, d'altro canto, ha precisato di non sapere
l'indirizzo dei conoscenti presso cui avrebbe alloggiato la moglie. Dal mese di
giugno del 2000, l'insorgente ha locato un appartamento a Locarno, dove il
consorte non ha mai vissuto, perlomeno fino alla fine di gennaio 2001. A
partire da tale momento __________ avrebbe infatti trasferito il proprio
domicilio a Locarno. A prescindere dalla separazione delle residenze, dalle
tavole processuali non emerge comunque alcun ulteriore elemento che possa
lasciar supporre la sussistenza di un'effettiva relazione coniugale. Al
contrario risulta che tra i coniugi vi sia incompatibilità caratteriale e che,
anche dal profilo finanziario, ciascuno conservi assoluta indipendenza (cfr.
verbali d'interrogatorio 21.11.2000 di __________ e 23.11.2000 di __________). 

 

4.2. Da quanto
precede risulta in modo manifesto l'abuso di diritto dell'insorgente
nell'invocare il proprio matrimonio, al fine di continuare a beneficiare del
permesso di soggiorno. La pretesa riunificazione dei domicili dei coniugi,
peraltro non suffragata da alcun riscontro documentale, non permette certo di
sovvertire tale conclusione. Infatti, tale accorgimento non è ancora sufficiente
a comprovare né che fra i coniugi sussista attualmente una vera e propria
relazione sentimentale, né che essi abbiano la volontà di ricomporre l'unione
coniugale (cfr. DTF 121 II 1 consid. 2d; STA inedita 22.8.00 in re R.). Questo
scetticismo appare ancor più fondato se si considerano il pregresso decorso della
relazione matrimoniale e il momento del trasferimento del domicilio da parte
del marito. Esso sarebbe infatti intervenuto un paio di settimane dopo
l'emanazione del contestato provvedimento dipartimentale, per cui appare
piuttosto escogitato per puri fini di causa. Nulla muta nemmeno il mantenimento
di una frequentazione sporadica tra i coniugi, relazione ben differente da un
rapporto matrimoniale realmente vissuto, anche in situazione di grande
differenza di età. Va inoltre osservato che, come già esposto, l'interessata ha
ottenuto un permesso di dimora al fine di vivere con il marito e non per altri
motivi. Il fatto che ella sia stata autorizzata a svolgere un'attività
lucrativa in Svizzera è soltanto una conseguenza dell'unione coniugale e non
costituisce lo scopo della sua dimora. Da ultimo non ci si può esimere dal
rimarcare la pretestuosità delle illazioni circa le modalità di assunzione
della deposizione del signor __________, già per il fatto di non essere
minimamente sostanziate. Parimenti irrilevante risulta la sottoscrizione, da
parte di quest'ultimo, della memoria ricorsuale: la sua condivisione delle
considerazioni ivi esposte non permette di confutare che, all'atto pratico, la
relazione coniugale non sia (più) vissuta. 

 

 

                                   5.   La
ricorrente non potrebbe nemmeno invocare la protezione dell'art. 8 CEDU. In effetti,
a dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al
rispetto della vita privata e famigliare, tutelato dalla norma in oggetto, per
opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento
del proprio permesso di dimora. Per appellarsi alle garanzie sancite dall'art.
8 CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del
diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e, 289 consid. 1c, 385 consid.
1c; 118 Ib 145). Orbene, a seguito dell'accertamento della mera natura formale
del vincolo matrimoniale, che non merita tutela alcuna siccome abusivo, non si
può ritenere che esista un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto
tra __________ e suo marito __________. Va osservato infine che l'insorgente
non invoca nemmeno l'impossibilità di un suo rientro in patria, dove è nata e
cresciuta e dove peraltro conserva intense relazioni famigliari, come dimostrano
sia i suoi prolungati soggiorni presso i genitori in costanza di matrimonio,
sia l'asserito, regolare sostegno finanziario ottenuto dal padre.  

 

 

6.   Sulla scorta di quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto.
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm). 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 4, 7, 12, 16 LDDS; 8 ODDS; 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60 e 61 PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza, __________ (2 maggio 1977),
cittadina della __________, è tenuta a lasciare il territorio cantonale entro
il 15 dicembre 2001, notificando la partenza al competente ufficio
regionale degli stranieri. 

 

 

                                   2.   Tassa di
giustizia e spese, per complessivi fr. 800.--, sono a carico della ricorrente. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario