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**Case Identifier:** 70dbc6bc-1fcd-5723-aba0-4148ad6066ff
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.04.2010 D-2388/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2388-2010_2010-04-15.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2388/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 5  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérald Bovier;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
B._______, nata il (...),
C._______, nato il (...), 
D._______, nata il (...),
E._______, nata il (...),
Serbia,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 aprile 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2388/2010

Visto: 

la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato, per loro stessi 
e per i loro figli, in data (...) in Svizzera,

i  verbali  d'audizione del  10 marzo 2010 degli  interessati  e  del  figlio 
C._______,  nonché quelli  del  29 marzo 2010 degli  interessati  e  del 
30 marzo 2010 relativo al figlio C._______, 

la  decisione  dell'UFM del  7  aprile  2010,  notificata  agli  interessati  il  
giorno medesimo (cfr. risultanze processuali), 

il ricorso inoltrato il 9 aprile 2010 dagli insorgenti per loro e per i loro  
figli (cfr. timbro del plico raccomandato), 

la  copia dell'incarto dell'UFM, pervenuta a codesto Tribunale in  data 
12 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS 172.021), 
dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e 
art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6  LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 

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lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano, 

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo, gli interessati hanno 
dichiarato di  essere di  etnia rom,  originari  di  F._______ (Repubblica 
della  Serbia)  dove  avrebbero  sostanzialmente  visssuto  sino  al  loro 
espatrio nel (...), 

che  i  richiedenti  hanno  affermato  di  essere  espatriati,  a  causa  dei 
problemi che avrebbero avuto con i membri di una famiglia di origine 
albanese proveniente dal Kosovo, detti "G._______", i quali avrebbero 
minacciato gli  interessati e maltrattato loro figlio C._______, a causa 
della  loro  etnia  rom; che,  infatti,  un  mese  prima del  loro  espatrio,  i 
cinque  fratelli  della  famiglia  albanese  avrebbero  in  due  occasioni 
malmenato e insultato il figlio C._______ mentre rincasava da scuola; 
che,  inoltre,  la  seconda  volta,  nel  corso  della  serata,  i  suddetti 
aggressori e il  loro padre si sarebbero recati a casa degli interessati 
muniti di pistole e li avrebbero minacciati di lasciare la loro abitazione 
entro  un  paio  d'ore;  che,  a  questo,  punto,  gli  interessati  avrebbero 
raccolto  le  loro  cose  e  si  sarebbero  rifugiati  presso  la  sorella  del  
ricorrente  H._______  a  F._______,  da  dove  il  giorno  seguente 
sarebbero espatriati, non potendo ottenere in patria alcuna protezione, 
essendo di etnia rom, 

che, nella decisione del 7 aprile 2010, l'UFM ha constatato, da un lato,  
che  il  Consiglio  federale  ha  inserito  la  Repubblica  della  Serbia  nel 
novero dei Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo  
presentate dai richiedenti e dal figlio David sono inverosimili, siccome 
vaghe,  illogiche  e  contraddittorie,  di  modo  che  non  emergerebbero 
dalle  carte  processuali  degli  indizi  d'esposizione  degli  interessati  a 
persecuzioni in caso di rientro in patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione  del  loro  allontanamento  siccome  lecita,  esigibile  e 
possibile, 

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che, nel ricorso, gli insorgenti contestano in primis che la Serbia possa 
essere  considerata  un  Paese  sicuro,  in  quanto  essi  sarebbero  stati  
vittime  di  gravi  persecuzioni;  che,  pertanto,  nel  loro  caso sarebbero 
emersi  quantomeno  indizi  di  persecuzioni,  secondo  un'accezione 
ampia  e  un  grado  di  prova  ridotto,  per  cui  l'UFM  avrebbe  dovuto 
entrare nel merito della loro domanda d'asilo; che, peraltro, i ricorrenti  
sottolineano  che  lo  stesso  UFM  avrebbe  ammesso  la  possibile 
esistenza di pregiudizi contro i rom, i quali – come sarebbe il caso per 
i ricorrenti – sono vittime di minacce e violenze; che, d'altronde, essi 
fanno valere che, non avendo protezione da parte della Polizia, essi 
avrebbero  avuto  troppa  paura  a  denunciare  le  persecuzioni  subite; 
che, inoltre, le contraddizioni rilevate dall'UFM non sarebbero tali  da 
giustificare  una  decisione  di  non  entrata  nel  merito,  e  l'autorità 
inferiore  non  avrebbe  tenuto  conto  delle  allegazioni  dettagliate  che 
avrebbero fornito e del  fatto che gli  avvenimenti  resi  sarebbero stati 
vissuti  da punti  di  vista differenti  tra  lui,  la  moglie  e il  figlio; che,  in  
secondo luogo, i  ricorrenti  contestano la  decisione di  rinvio verso la 
Serbia, alla luce delle persecuzioni subite e espresse nel corso delle 
audizioni,  nonché ritenuta la  grave forma di  (...)  di  cui  soffrirebbe la 
ricorrente,  contrariamente  a  quanto  ritenuto  dall'UFM  secondo  cui 
essa  sarebbe  in  buona  salute;  che,  infatti,  nel  primo  foglio  di  
trasmissione di informazioni mediche del (...), vi sarebbe indicato che 
la ricorrente presenta sintomi di (...), mentre che, nel secondo del (...),  
sarebbe indicato che la consultazione sarebbe finalizzata al controllo 
delle (...); che, di conseguenza, la decisione dell'UFM si baserebbe su 
un  accertamento  dei  fatti  erroneo;  che,  inoltre,  nel  caso  del  loro 
allontanamento, la ricorrente sarebbe esposta a grave pericolo per la 
vita  poiché  –  a  causa  delle  condizioni  economiche  e  delle 
discriminazioni – non sarebbe possibile ricevere le cure necessarie in 
Serbia;  che,  peraltro,  alla  luce  dell'insicurezza  della  situazione 
generale in Serbia, nonché dell'assenza di garanzie di protezione da 
parte dello Stato serbo, il loro rinvio in Serbia sarebbe inesigibile, 

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  loro 
domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissione 
provvisoria; che hanno, altresì, presentato una domanda d'esenzione 
dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,

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che,  giusta  l’art.  34  cpv.  1  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d’asilo,  se  il  richiedente  proviene  da  uno  Stato  che  il  
Consiglio  federale  ha  designato  come  sicuro  secondo 
l'art. 6a cpv. 2 lett. a  LAsi,  a  meno  che  non  risultino  indizi  di 
persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente inserito,  in  data 
6 marzo 2009, la Repubblica della Serbia nel novero dei Paesi esenti 
da  persecuzioni,  sussiste di  massima una presunzione d'assenza di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la  
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente, gli insorgenti non sono stati in grado di abbozzare 
minimamente l'identità  delle  persone da cui  pretenderebbero  essere 

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perseguitate; che, infatti,  sia  il  padre,  la madre che anche loro figlio 
hanno dichiarato espressamente di non conoscere il nome dei membri 
della famiglia di cui sarebbero stati vittime (cfr. verbale d'audizione del 
10 marzo 2010 del ricorrente pag. 7, della ricorrente pag. 7 e del figlio 
pag. 6, nonché verbale d'audizione del 29 marzo 2010 del ricorrente 
D12-14, della ricorrente D16-17 e del 30 marzo 2010 del figlio D28) né 
il  nome  della  famiglia  stessa  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
10 marzo 2010 del ricorrente pag. 7) né il  quartiere in cui la famiglia 
vivrebbe  (cfr.  verbale  d'audizione  del  29  marzo  2010  del  ricorrente 
D16, della ricorrente D19 e del 30 marzo 2010 del figlio D30); che la 
mancanza di  tali  informazioni  da parte dei  ricorrenti  risulta  alquanto 
incredibile  e  illogica,  allorquando,  in  particolare,  il  ricorrente  ha 
dichiarato che nel  suo Paese "[...]  tutti  sanno tutto [...]"  (cfr. verbale 
d'audizione del 29 marzo 2010 del ricorrente D8), "[...] si sa chi sono 
loro, chi è la loro famiglia [...]" (cfr. ibidem D33) e "[...] tutti più o meno 
sanno chi  sono [...]"  (cfr. ibidem D33); che, inoltre,  risulta  altrettanto 
illogico credere che i presunti malfattori, di cui non si conosce l'identità 
come detto, abbiano cominciato a perseguitare i ricorrenti,  in special 
modo loro figlio, solo durante il mese anteriore al loro espatrio, ed in 
particolare in due occasioni, tra il (...) e il (...) (cfr. verbale d'audizione 
del  10  marzo  2010  dei  ricorrenti),  dal  momento  in  cui,  secondo  le 
dichiarazioni  degli  insorgenti,  la  famiglia  in  questione  si  sarebbe 
trasferita  nella  loro  zona  ben  due  o  tre  anni  prima  (cfr.  verbale 
d'audizione del  29 marzo 2010 del  ricorrente  D39 e della  ricorrente 
D22); che, infatti, se i ricorrenti fossero stati effettivamente il bersaglio 
di persecuzioni da parte dei loro malfattori, quest'ultimi non avrebbero 
atteso certo anni per attivarsi contro di loro, 

che a ciò aggiungasi che i ricorrenti non sono stati nemmeno in grado 
di indicare il motivo per cui sarebbero stati vittime di persecuzioni da 
parte dei loro aggressori,  limitandosi in maniera del tutto generale a 
far  riferimento  alla  loro  appartenenza  etnica  quale  causa  principale 
(cfr. verbale d'audizione del  10 marzo 2010 dei  ricorrenti),  come del 
resto  hanno  preteso  in  sede  di  ricorso  (cfr.  ricorso  pag.  2);  che, 
orbene, la sola appartenenza dei ricorrenti all'etnia rom non giustifica il  
riconoscimento in loro favore di un timore fondato di essere esposti a  
persecuzioni o pregiudizi; che, infatti, sebbene si siano verificate negli  
scorsi  anni  delle  azioni  contro questa  minoranza,  da un lato, non si  
può considerare che i rom in Serbia siano vittime di atti di violenza o di  
gravi discriminazioni o che rischino d'esserlo in maniera sistematica e 
generalizzata; che, d'altra parte, non si può nemmeno ritenere che le 

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autorità  serbe  rinuncino  in  maniera  generale  a  perseguire  i 
responsabili di tali azioni o tollerino tali comportamenti (cfr. Sentenza 
del Tribunale amministrativo federale E-4666/2006 del 27 marzo 2009 
consid. 2.2), 

che,  pertanto,  alla  luce  delle  suesposte  considerazioni  che  toccano 
proprio gli elementi essenziali del racconto dei ricorrenti, v'è ragione di 
ritenere che sono palesemente inverosimili  le allegazioni dei ricorrenti 
circa le asserite persecuzioni di cui sarebbero oggetto in patria, senza 
che  sia  necessario  evocare  ulteriori  elementi  inattendibili  della  loro 
vicenda  oppure  la  pertinenza  delle  numerose  contraddizioni  rilevate 
dall'UFM, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento degli  insorgenti  nella 
Repubblica della Serbia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre 2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  i 
ricorrenti in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari  
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101)  o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105); che, del resto, in sede di ricorso, i ricorrenti non hanno fatto 
valere alcunché in tal senso, 

che,  premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento  riconducibili  all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
all'art. 83 cpv. 4 LStr,  nella  Repubblica  della  Serbia  non  vige 
attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale, 

che,  pertanto,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente 
esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

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che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei 
ricorrenti; che, infatti, i ricorrenti sono giovani ed hanno entrambi una 
formazione scolastica nonché vantano anni d'esperienza nell'ambito di 
un'attività  lucrativa  (cfr.  verbale  d'audizione  del  10  marzo  2010  dei 
ricorrenti  pag. 3); che,  il  loro figlio  maggiore,  così  come le figlie  più 
giovani, hanno sempre vissuto in patria con i genitori, dove C._______ 
ha potuto essere scolarizzato e presumibilmente anche le sue sorelle;  
che,  inoltre,  i  ricorrenti  dispongono  in  patria  di  una  densa  rete 
famigliare  e  sociale,  ritenuto  che  vivono  in  loco  ancora  diversi  loro 
parenti  (cfr.  verbale  d'audizione  del  10  marzo  2010  dei  ricorrenti 
pag. 4), 

che, inoltre, gli  insorgenti non hanno, altresì,  preteso nel gravame di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  loro 
ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame 
d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in 
Svizzera  per  motivi  medici;  che,  infatti,  il  (...)  di  cui  pretenderebbe 
soffrire la ricorrente non costituisce un grave problema di salute, tanto 
più che tale patologia non è stata corroborata da alcun mezzo di prova 
adeguato, e meglio da un rapporto medico dettagliato; che, i ricorrenti 
si sono limitati  a produrre in sede di  ricorso semplicemente i fogli  di  
trasmissione,  nonché  i  test  sulla  (...)  che  tuttavia  nulla  comprovano 
circa l'asserita gravità della malattia o il  bisogno di cure speciali  che 
non potrebbero essere garantite nel loro Paese d'origine, 

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

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che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  i  ricorrenti,  usando  la  necessaria  diligenza, 
potranno  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi),  oltre  alle  carte  d'identità  che  già  possiedono 
(cfr. risultanze  processuali);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile,

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata,

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti.  
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza. 

3.
Comunicazione a: 

- ricorrenti,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
I._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di I._______  (via fax, 
per  l'incarto  N [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  ai 
ricorrenti e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- J._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione:

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