# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d2b7c125-2395-54a8-ace5-9883ae87ae06
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.10.2023 F-3917/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-3917-2022_2023-10-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-3917/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  6  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, 

Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
A._____ 

patrocinato dall'avv. Enrico Bonfanti, 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Rifiuto dell'autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen; 

decisione della SEM del 8 luglio 2022. 

 

 

 

F-3917/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 12 maggio 2022, la richiedente con sua figlia minorenne ha compilato per 

l’Ambasciata di Svizzera in Senegal una richiesta di visti Schengen di breve 

durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) corredata dei documenti 

necessari, indicando come scopo di voler rendere visita ai “familiari/ amici” 

dal 1° luglio 2022 al 15 settembre 2022.   

B.  

Il 19 maggio 2022, l’Ambasciata di Svizzera in Senegal si è rifiutata di 

emettere i visti richiesti, facendo valere che la richiedente con sua figlia non 

avrebbe giustificato lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto, e che 

vi sono ragionevoli dubbi riguardo alla loro intenzione di lasciare il territorio 

degli Stati membri dello spazio Schengen prima della scadenza dei 

medesimi visti. 

C.  

Il 10 giugno 2022, il ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM) opposizione al rifiuto di rilascio dei visti.  

D.  

L’8 luglio 2022, la SEM ha respinto l’opposizione e confermato il rifiuto dei 

visti delle due richiedenti. 

E.  

L’8 settembre 2022, contro la decisione su opposizione, il ricorrente ha 

presentato un ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF).  

F.  

Il 23 settembre 2022, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

invitato il ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali di fr. 700.–, ciò che è avvenuto il 7 ottobre 2022. 

G.  

Il 24 gennaio 2023, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto al 

ricorso, limitandosi a chiederne il respingimento.  

H.  

Il 16 agosto 2023, il ricorrente ha inoltrato la replica. 

 

 

F-3917/2022 

Pagina 3 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei 

casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 21 dicembre 2021 (conferma del rifiuto dei visti), che non rientra 

peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare 

il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione in materia 

di diritto degli stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una persona che 

non è cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea, la presente 

sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è 

quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale 

del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).  

In concreto, benché non sia il destinatario diretto della decisione su 

opposizione impugnata, il ricorrente ha partecipato alla procedura, fin 

dall’inizio, firmando la lettera d’invito a favore della richiedente e sua figlia, 

dimodoché si deve ammettere che è particolarmente toccato dalla detta 

decisione, da cui la sua legittimazione a ricorrere (cfr. la sentenza TAF  

F-13/2019 del 3 dicembre 2019 consid. 1.2). Il ricorrente, ha impugnato la 

decisione tempestivamente, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, 

versando peraltro nel termine impartitogli l'anticipo di fr. 700.– relativo alle 

presunte spese processuali. Ne discende che il ricorso è ammissibile e 

nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

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Pagina 4 

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo 

luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).  

3.  

3.1 Prima di trattare il merito del ricorso è necessario esaminare le censure 

formali che solleva il ricorrente in relazione al diritto di essere sentita della 

richiedente e sua figlia.  

3.2 In concreto, il ricorrente si lamenta del fatto che l’Ambasciata di 

Svizzera in Senegal abbia reso la decisione su di un formulario 

prestampato con motivazioni prestampate. Il procedimento 

dell’Ambasciata e l’uso del modulo uniforme sono conformi al diritto vigente 

(cfr. art. 32 par. 2 del regolamento (CE), n. 810/2009 del Parlamento 

europeo e del consiglio del 13 luglio 2009 che istituisce un codice 

comunitario dei visti). Eventuali carenze nella densità della motivazione 

sono compensate dalla possibilità di ottenere una decisione di opposizione 

che soddisfi i requisiti dell'obbligo di motivazione (DTAF 2015/5 consid. 6.2; 

sentenza del TAF F-4409/2022 del 11 luglio 2023 consid. 3.1-3.3).  

3.3 Inoltre, il ricorrente censura una violazione del diritto di essere sentito. 

Secondo lui la SEM avrebbe dubitato il matrimonio della richiedente senza 

indicare quali informazione sarebbero in suo possesso. Per quanto di 

rilievo, pur volendo sussumere la censura a violazione del diritto di essere 

sentito, può essere considerate nel caso specifico senz’altro sanata dalla 

possibilità di ricorrere davanti a questo Tribunale che dispone di un pieno 

potere d’esame (cfr. consid. 2).   

4.  

La presente causa verte sul rifiuto della SEM di rilasciare alla richiedente e 

a sua figlia i visti Schengen di breve durata da lei richiesti per 77 giorni, e 

ciò allo scopo di rendere visita ai suoi familiari e amici, in Svizzera.      

Si tratta dunque di verificare se le condizioni per l’emissione di tali visti, 

secondo la normativa Schengen, siano o non siano soddisfatte.  

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5.  

5.1 È utile ricordare, in primo luogo, che “la politica in materia di visti riveste 

un ruolo importante nel contesto della prevenzione dell’immigrazione 

illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia unicamente nel 

contesto di un coordinamento internazionale […] Come tutti gli altri Stati, la 

Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata sul suo territorio a 

persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto internazionale pubblico, 

le pertinenti decisioni sono prese autonomamente” (Messaggio del 

Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 

2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 3351, 3390 e 

3391).      

In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa 

Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la 

Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se 

le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità 

competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono 

tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali 

spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF 135 I 

143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid. 4.1.1 

e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3).  

5.2 In generale, la procedura relativa ai visti nonché all’entrata in Svizzera 

e alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri e 

la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20).     

5.3 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità 

europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, 

all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura 

in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2 

cpv. 4 LStrl e art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza TAF F-190/2017 del 

9 ottobre 2018 consid. 3).  

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i 

seguenti:   

–  il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al 

regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice 

frontiere Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, 

pagg. 1-52), modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento 

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europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 

2017);  

– il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei 

visti (codice dei visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009);  

– il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale 

obbligo (GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 

2018, abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 

novembre 2018).  

 

5.4 Dal canto suo, l’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 

15 agosto 2018 (OEV, RS 142.204), specifica che le condizioni d’entrata 

per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) 

sono rette dall’art. 6 del codice frontiere Schengen, mentre le procedure e 

le condizioni per il rilascio dei visti per i detti soggiorni sono disciplinate 

dagli artt. 4 a 36 del codice dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV).  

5.5 Le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi secondo l’art. 6 del 

codice frontiere Schengen sono, essenzialmente, le seguenti: (a) disporre 

di un documento di viaggio valido; (b) disporre di un visto valido; (c) 

giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi di 

sussistenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero 

essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi; (d) non essere segnalati 

nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione; 

(e) non essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la 

sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli 

Stati membri.  

Si osservi che queste condizioni corrispondono, sostanzialmente, a quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 LStrI.   

5.6 Secondo il codice dei visti, il richiedente deve presentare un documento 

di viaggio valido, indicare la finalità del suo viaggio, provare che dispone 

dei mezzi di sussistenza sufficienti o che è in grado di ottenerli legalmente, 

fornire informazioni che consentano di valutare la sua intenzione di lasciare 

il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto, avere 

un’assicurazione sanitaria di viaggio valida (artt. 12, 13, 14, 15 e 21 del 

codice dei visti). Nell’esaminare una domanda di visto uniforme è 

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accordata particolare attenzione alla valutazione se il richiedente presenti 

un rischio di immigrazione illegale o un rischio per la sicurezza degli Stati 

membri e se il richiedente intenda lasciare il territorio degli Stati membri 

prima della scadenza del visto richiesto (art. 21 § 1 del codice dei visti).  

Si noti che queste condizioni coincidono, fondamentalmente, con quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI.  

5.7 Un visto Schengen può essere rifiutato, in particolare, qualora vi siano 

ragionevoli dubbi sull’autenticità dei documenti giustificativi presentati dal 

richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull’affidabilità delle 

dichiarazioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il 

territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (art. 32 

§ 1 lett. b del codice dei visti).  

5.8 Se le condizioni per emettere un visto Schengen non sono adempiute, 

in casi eccezionali è possibile concedere un visto con validità territoriale 

limitata (VTL). Lo Stato membro interessato può fare uso di questa 

possibilità per motivi umanitari, di interesse nazionale o in virtù di obblighi 

internazionali (art. 6 § 5 lett. c del codice frontiere Schengen e art. 25 § 1 

lett. a del codice dei visti).     

5.9 Per i soggiorni di lunga durata in Svizzera (visto nazionale “D”), ossia 

superiori a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, valgono gli artt. 2 lett. f, 4 

e 8 OEV.  

6.  

In concreto, essendo di nazionalità senegalese, la richiedente con sua figlia 

ha l’obbligo di ottenere un visto per poter entrare in Svizzera, a prescindere 

dalla durata (breve o lunga) del soggiorno che intende intraprendere  

(cfr. artt. 3 cpv. 1, 4 cpv. 1 e 2, 8 cpv. 1, 9 cpv. 1 e 21 cpv. 1 lett. c OEV, 

nonché l’art. 1 §§ 1 e 2 del regolamento CE 539/2001 e l’allegato I del 

regolamento UE 2018/1806).    

7.  

Per valutare se l’uscita di uno straniero dallo spazio Schengen nel rispetto 

del termine di validità del visto richiesto risulti sufficientemente assicurata, 

e dunque ponderare il rischio d’immigrazione illegale (cfr. art. 21 § 1 del 

codice dei visti), bisogna riferirsi alla situazione generale del suo paese di 

residenza, nella misura in cui non si può escludere che una situazione 

meno favorevole, sul piano politico, economico o sociale, di quella degli 

Stati dello spazio Schengen, e in particolare della Svizzera, possa influire 

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sul suo comportamento. Si osservi che, in caso di stranieri provenienti da 

paesi o da regioni dove la situazione socioeconomica o politica è difficile, 

s’impone una verifica critica di tutti gli elementi disponibili in accordo con 

una prassi restrittiva nel concedere i visti richiesti, tenuto conto del fatto 

che gli interessi privati delle persone in questione si rivelano essere, 

sovente, incompatibili con l’obiettivo e lo scopo di un’autorizzazione 

d’entrata nello spazio Schengen limitata nel tempo. La situazione generale 

del paese di residenza dello straniero deve quindi essere messa in 

relazione con i dati conosciuti sulla sua situazione personale, familiare e 

professionale, nonché sul suo comportamento prevedibile, in funzione di 

questi dati, una volta giunto nello spazio Schengen. In effetti, se si 

traessero conclusioni soltanto in funzione della situazione socioeconomica 

generale, statistica, del paese di residenza, la valutazione della fattispecie 

risulterebbe troppo astratta. Per questa ragione è necessario esaminare 

l’insieme delle circostanze del caso concreto: in particolare, la situazione 

personale, familiare, sociale e professionale (finanziaria) dello straniero 

può fornire elementi o indizi utili a formulare una previsione favorevole 

riguardo alla partenza regolare dallo spazio Schengen; in assenza di tali 

elementi o indizi, il rischio che lo straniero non intenda lasciare lo spazio 

Schengen, secondo i termini del visto, può essere considerato elevato (cfr., 

fra le tante, le sentenze TAF F-557/2018 del 20 agosto 2018 consid. 8.3 e 

F-6572/2015 del 9 agosto 2016 consid. 5.1 con i riferimenti 

giurisprudenziali).        

8.  

Rispetto alla situazione socioeconomica del Senegal va evidenziato 

quanto segue.   

8.1 Con un prodotto interno lordo (PIL) annuo per abitante di USD 

1.598.7.– nel 2022, il Paese rimane ben al di sotto degli standard europei 

(cfr. Banca Mondiale, Dati, PIL pro capite [US$ correnti] - Senegal, < 

https://donnees.banquemondiale.org/indicator/NY.GDP.PCAP.CD?locatio

ns=SN >, consultato il 20.9.2023). I problemi dell'occupazione, del costo 

della vita, della qualità dei servizi pubblici, della fornitura e del costo 

dell'elettricità e dell'approvvigionamento idrico rimangono le principali 

preoccupazioni dei senegalesi. Nella classifica di 191 paesi, stilata del 

Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS) in funzione 

dell’indice di sviluppo umano (“Human Development Index”/HDI) nel 2021, 

il Senegal occupa il 170esimo rango (cfr. https://hdr.undp.org/data-

center/specific-country-data#/countries/SEN [consultato il 20.9.2023]; cfr. 

sentenza F-2215/2021 del 23 agosto 2023 consid. 7.1). 

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8.2 Alla luce di questo quadro socioeconomico generale, da rapportare alla 

situazione vigente negli Stati della zona Schengen, e segnatamente in 

Svizzera, va da sé che il rischio teorico che la richiedente e sua figlia, 

secondo il profilo statistico medio dell’abitante senegalese, potrebbe 

essere tentata di non lasciare la zona in questione entro il termine di 

scadenza del visto richiesto, non può essere a priori escluso (cfr. sentenza 

del TAF F-2215/2021 del 23 agosto 2021 consid. 7.1 seg.) 

9.  

Dal punto di vista della situazione personale, familiare e finanziaria della 

ricorrente, si deve osservare quanto segue.  

9.1 La richiedente, cittadina senegalese di 31 anni, è sposata dal 2016 ed 

ha una figlia di tre anni con suo marito. Lascerebbe in patria il marito. Visto 

che la richiedente viaggerebbe con sua figlia, i legami familiari in patria 

sono da relativizzare (cfr. sentenza del TAF F-409/2023 de 17 marzo 2023 

consid. 6.1).  

Al livello lavorativo la richiedente gestisce un B&B con suo marito, di loro 

proprietà a B._____ (Senegal) da più di tre anni. Inoltre collabora in loco 

con la ONG (C._____). Il ricorrente fa valere, che la gestione del B&B 

rappresenterebbe l’attività lavorativa principale della famiglia e di riflesso 

principale fonte di reddito. Va rilevato che, nonostante la SEM l’abbia 

richiesto, non è stata fornita nessuna indicazione circa il reddito percepito 

né è stata presentata alcuna documentazione in merito alla concreta 

situazione finanziaria. Visto questo, si deve assumere che la richiedente 

non abbia un’attività professionale redditizia che, dal punto di vista 

finanziario, l’ancori fortemente al suo luogo di residenza attuale. 

9.2 In più si evince dagli atti che la richiedente è stata titolare di un 

permesso di dimora dal 28 ottobre 2009 al 31 agosto 2012 per svolgere 

l’apprendistato triennale di assistente di studio medico, avendo assicurato 

la sua partenza al termine della formazione. Dopo aver ottenuto, in seguito 

ad un errore dell’Autorità cantonale, il rinnovo per permesso di dimora, la 

proroga del predetto permesso è stato negato il 31 settembre 2013 e alla 

richiedente è stato fissato un termine di partenza dal suolo elvetico. Tale 

decisione è stata confermata dal Tribunale cantonale amministrativo il 

24 novembre 2014. La richiedente ha lasciato il paese il 25 febbraio 2015. 

Con decisione del 30 marzo 2018 la Sezione della popolazione cantonale 

ha negato un permesso di dimora a favore della richiedente. Il Consiglio di 

Stato ha respinto il ricorso contra la decisione il 15 maggio 2019.  

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Il soggiorno della richiedente in Svizzera e i suoi tentativi di ottenere un 

permesso di soggiorno, dimostrano il suo stretto legame con la Svizzera e 

allo stesso tempo riducono il suo legame personale con il paese di 

residenza in Senegal.  

9.3 Per quanto il ricorrente fa valere – peraltro per la prima volta – in sede 

di ricorso, che uno degli scopi del soggiorno della richiedente sarebbe 

anche quello di fare visita alle persone che gestiscono l’ONG C._____ in 

Svizzera, per rafforzare i legami di collaborazione fra le varie persone 

coinvolte, va evidenziato che nello scopo del visto Schengen per visita non 

vi rientrano motivi d’affari, per quale esiste un visto separato. 

9.4 Le altre affermazioni della ricorrente in merito alla sua integrazione 

nella vita sociale e culturale del Senegal non sono né motivate né provate 

e quindi poco plausibili. 

9.5 Alla luce delle considerazioni sopraesposte, che raccolgono l’insieme 

degli elementi risultanti dagli atti, si deve riconoscere che non è possibile 

stabilire con sufficiente certezza l’intenzione dei richiedenti di lasciare la 

Svizzera, e lo spazio Schengen, prima della scadenza dei visti richiesti  

(cfr. art. 21 cpv. 1 del codice dei visti).       

10.  

In conclusione, respingendo l’opposizione del ricorrente contro la decisione 

di rifiuto dell’Ambasciata di Svizzera in Senegal di rilasciare ai richiedenti 

un visto Schengen di breve durata (90 giorni), la SEM non ha violato la 

normativa Schengen e il diritto federale (cfr. art. 49 lett. a PA). Pertanto, il 

ricorso deve essere respinto e la decisione su opposizione confermata.  

11.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali 

di fr. 700.– sono poste a carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo, dello 

stesso importo, da lui già versato.   

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Al ricorrente non sono assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 

cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità 

federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-

TAF).  

  

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Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di fr. 700.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo, dello stesso importo, da lui già versato.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch