# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 271fa195-703d-538b-b954-998899bda56f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-06-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.06.2010 11.2008.138
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-138_2010-06-14.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.138

  	
  Lugano

  2 ottobre 2009/sc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Annovazzi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2007.358 (modifica
di sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con petizione del 23 maggio 2007 da

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (PA 1)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

e nella
causa DI.2007.1017 (provvedimenti cautelari) della medesima Pretura promossa con
istanza del 14 agosto 2007 dalla convenuta contestualmente alla risposta di
merito,

 

giudicando ora sulla domanda di ricusazione presentata personalmente il 17 ottobre

2008 da AP 1 nei confronti del Pretore;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.  Se dev'essere accolta l'istanza di ricusazione;

 

                                         2.  Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
sentenza del 24 giugno 1998 il Segretario assessore del Distretto di Lugano,
sezione 6, ha pronunciato in luogo e vece del Pretore il divorzio tra IS 1
(1959, ora IS 1) e CO 1 (1968), omologando una convenzione sulle conseguenze
accessorie in cui i coniugi pattuivano l'affidamento dei figli J__________
(nato il 18 ottobre 1992), J__________ e J__________ (nati entrambi il 7 maggio
1997) alla madre. Adito il 18 giugno 2002 da CO 1, il Segretario assessore ha
poi omologato il 5 febbraio 2003, in luogo e vece del Pretore, una modifica
alla convenzione in cui gli ex coniugi avevano pattuito il 28 maggio 2002 l'esercizio in comune dell'autorità parentale e l'affidamento dei figli a entrambi secondo una
sorta di custodia alternata sull'arco della settimana.

 

                                  B.   Il 23 maggio 2007 IS 1 si è rivolto
al Pretore per ottenere egli solo l'autorità parentale e l'affidamento dei
figli, mentre CO 1 ha proposto il 14 agosto 2007 di respingere l'azione e in
via riconvenzionale ha rivendicato essa medesima l'autorità parentale con
affidamento dei ragazzi, sollecitando quest'ultimo provvedimento già in via provvisionale.
Sentiti i figli, con decreto cautelare adottato il 28 novembre
2007 “nelle more istruttorie” il Pretore ha affidato J__________ al padre e i gemelli alla madre,
con reciproci diritti di visita, e ha istituito in favore di tutti e tre i minorenni una curatela educativa per sorvegliare il
calendario degli incontri.

 

                                  C.   Dopo
l'istruttoria provvisionale, con decreto cautelare del 9 otto-bre 2008 il
Pretore ha riaffidato J__________ alla madre, ha collocato il ragazzo come
interno dal lunedì al venerdì nella “Casa __________” di __________, ha
invitato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di __________ a organizzare,
seguire e vigilare il collocamento, ha inca­-ricato la psicoterapeuta __________
di prestare sostegno psicologico al minorenne, ha confermato l'affidamento
degli altri due figli alla madre, ha disciplinato il diritto di visita del
padre, 

                                         ha precisato le mansioni del curatore educativo e ha fissato in fr. 1100.–
mensili (fr. 1400.– mensili dal novembre del 2008) più gli assegni familiari il
contributo alimentare dovuto a J__________ dal padre. La tassa di giustizia di
fr. 1000.– e le spese sono state poste a carico di AP 1, tenuto a rifondere all'ex
moglie un'indennità di fr. 800.– per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
il decreto predetto AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 17
ottobre 2008 nel quale chiede di lasciargli l'affidamento di J__________, di
regolare il diritto di visita della madre, di condannare quest'ultima a versare
un contributo alimentare per il ragazzo di fr. 1100.– mensili dal 1° febbraio
2007 (eventualmente dal 28 novembre 2007), oltre agli assegni familiari, e di fissare
in fr. 750.– mensili più gli assegni familiari il contributo alimentare da lui
dovuto a ognuno dei gemelli, postulando in subordine l'annullamento del decreto
impugnato, rispettivamente l'accertamento della sua nullità. Lo stesso 17 ottobre
AP 1 ha chiesto personalmente la ricusazione del Pretore, il quale con
comunicazione del 20 ottobre 2008 ha dichiarato di non ravvisare motivi di
astensione nei propri confronti.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Una parte può ricusare il giudice, oltre che nei casi di esclusione
(art. 26 CPC), ove sussista “grave inimicizia” tra lei e il giudice stesso
(art. 27 lett. a CPC), come pure – più in generale – ove si diano “gravi
ragioni” (art. 27 lett. b CPC). Nella fattispecie AP 1 invoca l'art. 27 CPC,
dolendosi sia di “gra-ve inimicizia” sia di altre “gravi ragioni” (l'asserita
prevenzione del magistrato). Ora, la procedura che disciplina la trattazione di
una domanda di ricusa è quella contenziosa di camera di consiglio (art. 30 cpv.
3 CPC), la quale implicherebbe di per sé un'udienza (art. 363 cpv. 2 CPC). Dato
nondimeno che – come si vedrà oltre – nel caso specifico l'istanza appare manifestamente
destinata all'insuccesso, non avrebbe senso dilazionare il procedimento, tanto
meno in una causa che implica ripetuti interventi provvisionali per disciplinare
la situazione personale dei figli. Ciò posto, giova dar seguito senza indugio
all'esame della ricusazione.

 

                                   2.   Per
“gravi ragioni” a norma dell'art. 27 lett. b CPC vanno intesi fattori che
mettano in dubbio l'imparzialità di un magistrato agli occhi di qualsiasi
persona ragionevole posta nelle medesime condizioni (Rep. 1988 pag. 369; Cocchi/Trezzini, CPC ticinese massimato
e commentato, Lugano 2000, n. 31 ad art. 27). Sa-pere se soccorrano “gravi
ragioni” significa quindi appurare in primo luogo, dal profilo soggettivo, se
il convincimento o il comportamento del giudice in quella determinata occasione
offra ancora garanzie sufficienti per escludere legittimi dubbi di parzia-lità
(DTF 129 III 454 consid. 3.3.3 con riferimenti). Dal profilo og-gettivo occorre
accertare inoltre se, indipendentemente dal con-tegno del giudice, si diano
circostanze che potrebbero far sem-brare dubbia l'imparzialità del magistrato
(DTF 126 I 169 consid. 2a con rinvii). Al proposito anche le apparenze assumono
una certa importanza. Determinante è la fiducia che le autorità devo-no
ispirare al pubblico in una società democratica (sentenza n. 33958/96 del
21 dicembre 1998 della Corte europea dei diritti dell'uomo in re Wettstein c.
Svizzera, riassunta in: SJ 123/2001 pag. 455). Senza dimenticare, ad ogni buon
conto, che le “gravi ragioni” dell'art. 27 lett. b CPC non vanno interpretate
estensiva-mente, la ricusazione avendo pur sempre carattere eccezionale (DTF
116 Ia 14 consid. 4, 115 Ia 172 consid. 3, 105 Ia 163 consid. 6a).

 

                                   3.   Richiamandosi
al contenuto del decreto cautelare emesso dal Pretore il 9 ottobre 2008, l'istante definisce la decisione di riaffidare il figlio J__________ alla madre – dopo un
periodo di collocamento in internato feriale nella “Casa __________” di __________
– come una sorta di vendetta personale del giudice, da lui ricusato senza
successo pochi mesi prima (inc. 11.2008.64). Ciò che, sommato a reciproca
antipatia, testimonia – a suo avviso – una grave inimicizia nei suoi confronti.
Quali circostanze oggettive suffragherebbero tali impressioni soggettive non è
però dato di sapere, sicché il tutto si riduce a pura illazione, di nessun ausilio
per 

                                         esaminare la domanda di ricusa.  

 

                                   4.   L'istante sostiene che in concreto il Pretore non è soggettiva-mente
capace di occuparsi senza pregiudizio della lite (“posso solo giungere alla
conclusione che questo giudice non agisca per nobili motivi, travolgendo nella
sua vendetta trasversale anche innocenti”) e, oggettivamente, non offre le
necessarie garanzie per escludere ogni legittimo dubbio di parzialità. Egli lamenta
in particolare che il Pretore non abbia sentito il figlio J__________ prima di
riaffidarlo alla madre e di collocarlo in istituto, abbia ignorato il desiderio
del ragazzo di stare con lui e abbia negato l'assunzione di prove offerte,
valorizzando solo quelle della controparte. Ripercorrendo pagina dopo pagina il
decreto del 9 ottobre 2008, l'istante si duole inoltre che la sua capacità
educativa sia stata considerata con buona verosimiglianza come “gravemente
deficitaria”, la sua preoccupazione per una buona riuscita scolastica di J__________
fraintesa come imposizione di una concezione educativa unilaterale,
pregiudizievole per una corretta strutturazione della personalità del ragazzo e
lo sviluppo delle sue relazioni personali e sociali, l'opinione e le
convinzioni del figlio ridotte a volontà imposta e pensiero condizionato dal
padre.

 

                                   5.   Che
figli minorenni di almeno sei anni vadano sentiti personal-mente e appropriatamente
nelle cause che oppongono i genitori è vero, a meno che vi ostino gravi motivi
(art. 144 cpv. 2 CC; DTF 131 III 553 consid. 1.1). Contrariamente a quanto
crede 

                                         l'istante, tuttavia, il giudice non è tenuto ad ascoltare il figlio
pri­ma di ogni provvedimento. Deve sentirlo una volta prima di statuire sulla
lite, due in caso di cambiamenti rilevanti o di lunghi processi (sentenza del
Tribunale federale 5P.233/2003 del 18 dicembre 2003 consid. 3.2; Schweighauser in:
Schwenzer, FamKommen­tar Scheidung, Berna 2005, n. 18 ad art. 144 CC). In
concreto J__________ è stato sentito il 7 novembre 2007 dallo specialista che il
Pretore aveva incaricato il 26 settembre 2007. Quali nuovi importanti elementi,
affiorati nel frattempo, avrebbero imposto una nuova audizione del figlio, l'istante
non indica. Al proposito la censura dell'interessato cade nel vuoto.

 

                                   6.   È vero che, decidendo
di riaffidare J__________ alla madre, il Pretore non ha seguito il desiderio del
ragazzo, il quale desiderava rimanere con il padre. Ciò non significa tuttavia
che egli abbia ignorato l'opinione del figlio. Al contrario: il primo giudice è
pervenuto a tale conclusione dopo essersi convinto, a livello di verosimiglianza,
che la volontà manifestata dal figlio fosse “indotta e dettata da un problema
di lealtà verso [il padre] e non dall'esistenza di una stretta relazione
affettiva con lui”, e che quindi, in attesa di approfondimenti peritali nella
causa di merito, la richiesta di rimanere dal genitore non poteva “essere
considerata frutto di una volontà liberamente formata e sentita”. Perché simile
motivazione sarebbe indice di prevenzione, accanimento o parzialità nei
confronti dell'istante non è dato a divedere.

 

                                   7.   Sulla mancata assunzione
di prove testimoniali da lui offerte 

                                         l'istante in realtà
equivoca. Alla discussione cautelare del 18 settembre 2007, per vero, egli non
ha chiesto di sentire alcun testimone, limitandosi a postulare l'esecuzione di una
perizia sulle capacità genitoriali dell'ex moglie e a sollecitare l'edizione di
documenti dalla controparte. Le testimonianze cui l'istante si riferisce, proposte
all'udienza preliminare del 29 febbraio 2008 e respinte dal Pretore il 10
ottobre 2008, non riguardavano il procedimento cautelare, bensì il merito della
lite. Anche su questo punto le censure dell'interessato mancano perciò di
consistenza.

 

                                   8.   Quanto agli altri
rimproveri mossi al Pretore, essi sono lungi dal configurare indizi di
preconcetto o di parzialità. L'istante si dilunga nel passare in rassegna l'una
dopo l'altra le motivazioni esposte dal primo giudice nel citato decreto, le
critica e vi contrappone i suoi propri assunti, volti a dimostrare come sia
manifestamente errata la decisione di togliergli l'affidamento di J__________.
Se non che, semplici sbagli di un giudice non bastano a legittimare una ricusa.
Come questa Camera ha già avuto modo di spiegare all'istante (sentenza
inc. 11.2008.64 del 25 settembre 2008, consid. 6), soltan­to
errori particolarmente grossolani o reiterati, tali da configurare violazioni
gravi dei doveri di funzione, possono destare oggettivi sospetti di parzialità.
Nelle attribuzioni di un magistrato rientra anche il compito di dirime­re
questioni controverse e delicate, sicché i provvedimenti da lui presi
nell'ambito del normale svolgimento del proprio ufficio non bastano – da sé
soli – per sostanziare parzialità, nemmeno qualora dovessero rivelarsi fallaci.
Semplici errori, ancorché plurimi, vanno fatti valere con i
mezzi di ricorso offerti dalla legge. In concreto l'istante critica – con
inutile prolissità – il decreto impugnato, ma ciò ancora non significa che il
Pretore agisca con palese iniquità, per non dire con animosità o tendenziosità.
Una volta di più l'istanza si rivela pertanto destinata all'insuccesso.

 

                                   9.   Se ne conclude che,
inoltrata non senza astio, la domanda di ricusazione non ha possibilità di buon
esito. Le esortazioni indirizzate da questa Camera essendosi mostrate vane,
l'istante va avvertito che, dovesse insistere con ricusazioni formulate alla
leggera, le sue istanze saranno dichiarate abusive e come tali dichiarate inammissibili.

 

                                10.   Gli oneri del giudizio
odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si pone invece
problema di ripetibili, l'istanza di ricusa non essendo stata intimata alla
controparte per osservazioni.

 

                                11.   Per quel che è dei
rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art.
112 cpv. 1 lett. d LTF), il ricorso in materia civile è dato – trattandosi di
un'istanza di ricusa – an-che se la decisione non ha carattere finale e
indipendentemente da questioni di valore (art. 92 LTF).

 

Per questi motivi,

 

in applicazione analogica dell'art. 313bis CPC,

 

pronuncia:              1.   L'istanza di ricusazione è
respinta.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 450.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell'istante. Non si assegnano ripetibili.                                  
                                           

                                    3.   Intimazione:

	
   

  	
  ;.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6. 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art.
100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ri­correre è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.