# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d99c4e87-7947-5b3d-b9fd-cf0f35c419f8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.03.2025 D-7724/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7724-2024_2025-03-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7724/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  m a r z o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice William Waeber;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 2 dicembre 2024 / N (…). 

 

 

 

D-7724/2024 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 1° ottobre 

2024 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM o 

autorità inferiore] n. […]-2/2),  

la decisione del 2 dicembre 2024, notificata in medesima data (cfr. atto 

SEM n. 26/1), con cui la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo e pronunciato il suo al-

lontanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione di tale misura (cfr. atto 

SEM n. 25/9), 

il ricorso del 9 dicembre 2024 (cfr. tracciamento dell’invio; data d’entrata: 

10 dicembre 2024), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: Tribunale o TAF), con cui il ricorrente postula, in via principale, 

l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento dello statuto di 

rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; in via subordinata, l’ammis-

sione provvisoria in tale Paese, per inammissibilità e/o inesigibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento; egli presenta altresì istanza di concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

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che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (artt. 3 e 7 LAsi), sono nozioni giuridiche che il Tribunale esamina 

liberamente (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessen-

heitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20); che il Tribunale 

non è inoltre vincolato dai motivi e dalle argomentazioni addotte dalle parti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l’approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo il ricorrente addotto nuovi fatti o mezzi 

di prova dirimenti per il giudizio, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

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degli antecedenti dell'interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che, infatti, colui che è già stato vittima di 

persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima 

volta; che sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi; che non sono pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di per-

secuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lon-

tano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, nella propria richiesta, l’interessato, cittadino turco di etnia curda, ori-

ginario della provincia di C._______ e con ultimo domicilio nella provincia 

di Gaziantep, ha sostanzialmente addotto di essere espatriato in ragione 

di una faida tra famiglie; che, il (…), due membri della sua famiglia avreb-

bero infatti ucciso due membri della famiglia B._______ a seguito di un 

conflitto derivante dalla (…); che, da tale momento, l’intera famiglia dell’in-

sorgente avrebbe vissuto temendo rappresaglie da parte della famiglia 

B._______ e avrebbe tentato vanamente di ottenere una riconciliazione tra 

le famiglie; che alla famiglia dell’interessato sarebbe stato inoltre riferito 

che la propria abitazione situata nel villaggio d’origine sarebbe stata incen-

diata; che, il (…), mentre l’insorgente e suo fratello sarebbero stati a bordo 

del proprio veicolo e fermi ad un semaforo, una vettura con a bordo due 

membri della famiglia B._______  avrebbe accostato accanto a loro e sa-

rebbe scaturita una rissa, poi interrotta da dei passanti; che i membri della 

famiglia B._______ avrebbero inoltre minacciato di morte tutti gli uomini 

della famiglia dell’interessato; che la famiglia dell’insorgente non si sarebbe 

mai rivolta alle autorità di polizia per chiedere protezione, in quanto la fa-

miglia B._______ sarebbe particolarmente ricca ed influente, 

che, in estrema sintesi, la SEM ritiene nella decisione avversata che le di-

chiarazioni del richiedente non soddisfino le condizioni richieste per il rico-

noscimento della qualità di rifugiato previste all’art. 3 LAsi; che le persecu-

zioni allegate non sarebbero rilevanti ai fini dell'asilo, poiché non si fonde-

rebbero su nessuno dei motivi d'asilo esaustivamente enumerati all'art. 3 

cpv. 1 LAsi; che, inoltre, gli attacchi subiti da parte della famiglia B._______  

riguarderebbero delle persecuzioni inflitte da persone private e che, per-

tanto, non rivestirebbero un carattere determinante per il riconoscimento 

della qualità di rifugiato; che conformemente al principio di sussidiarietà, 

tale riconoscimento risulterebbe infatti precluso in quanto, secondo la 

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giurisprudenza del Tribunale, la Turchia è di principio in misura di offrire 

una protezione contro le repressioni non statali come quelle asserite, 

che, censurando la violazione del diritto federale (art. 3 LAsi), l’insorgente 

contesta tuttavia la valutazione dell’autorità opponente, affermando che i 

maltrattamenti subìti da parte della famiglia B._______ sarebbero rilevanti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi; che le autorità turche non sarebbero state in grado 

di proteggerlo, a causa dell’influenza e delle risorse della citata famiglia; 

che vi sarebbe pertanto un timore fondato di essere esposto ad una perse-

cuzione futura in Turchia, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le allegazioni ricorsuali non 

mettono in discussione le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità 

inferiore per i motivi che seguono,  

che, anzitutto, il Tribunale osserva che le asserite persecuzioni perpetrate 

dalla famiglia B._______ non si fondano su nessuno dei motivi d'asilo 

esaustivamente enumerati all'art. 3 cpv. 1 LAsi; che esse non possono per-

tanto essere considerate rilevanti ai fini dell'asilo, 

che, oltre alla soprammenzionata mancanza di rilevanza, giova rilevare che 

il riconoscimento della qualità di rifugiato deve essere negata anche in virtù 

del principio della sussidiarietà della protezione internazionale rispetto alla 

protezione nazionale; che va infatti esclusa ogni pertinenza delle asserite 

persecuzioni perpetrate dalla famiglia B._______, poiché non compiute da 

organi statali, 

che come osservato dalla SEM, le persecuzioni non riconducibili ad organi 

governativi, rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della 

qualità di rifugiato soltanto nel caso in cui lo Stato in questione non accordi 

la protezione necessaria alla persona interessata; che, invero, secondo il 

principio della sussidiarietà della protezione internazionale rispetto alla pro-

tezione nazionale di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), la persona interessata deve dapprima 

aver esaurito nel Paese d’origine le possibilità di protezione contro delle 

eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la protezione presso 

uno Stato terzo, 

che l’effettiva protezione nel Paese d’origine non va inoltre intesa quale 

garanzia di protezione individuale a lungo termine contro persecuzioni non 

statali; che nessuno Stato ha infatti la capacità di garantire ovunque e in 

qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini; che, al 

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contrario, occorre che vi sia a disposizione una struttura di protezione fun-

zionante ed efficiente che renda possibile un procedimento penale, segna-

tamente organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti (cfr. DTF 

138 II 513 consid. 7.3, cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; 

DTAF 2011/51 consid. 6.1; ex multis sentenze del TAF D-3015/2022 del 19 

luglio 2022 consid. 8.2; E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3),  

che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto alle persecuzioni addotte dall’interessato un carattere determinante 

per il riconoscimento della qualità di rifugiato,  

che, infatti, alle autorità turche è di principio riconosciuta una capacità di 

protezione nell’ambito di persecuzioni da parte di terzi (cfr. tra le tante, le 

sentenze del TAF D-6551/24 del 15 gennaio 2025 consid. 6.3; E-150/2024 

del 18 gennaio 2024 consid. 6.2.1 con riferimenti; D-6123/2023 del 29 no-

vembre 2023 consid. 6.2; E-4548/2020 del 23 ottobre 2023 consid. 5.1), 

che, nel caso di specie, l’insorgente ha dichiarato, in occasione dell’audi-

zione sui motivi d’asilo, che egli non avrebbe sporto denuncia per i fatti 

avvenuti, in quanto la famiglia opposta sarebbe in grado di assumere dei 

legali competenti e disporrebbe di conoscenti attivi nel sistema giudiziario; 

che tali argomenti risultano tuttavia essere mere affermazioni di parte prive 

di riscontri documentali agli atti, dunque privi di pertinenza; che, nella pre-

sente fattispecie non vi sono inoltre motivi per discostarsi dal summenzio-

nato principio secondo cui alle autorità turche è riconosciuta una capacità 

di protezione nel contesto di persecuzioni perpetrate da terzi; che non sus-

sistono elementi seri e concreti, indicanti che le autorità turche non sareb-

bero in grado o non vorrebbero proteggere il ricorrente dalle minacce della 

famiglia B._______; che, in conclusione, non sono ravvisabili indizi con-

creti, né dal profilo soggettivo né da quello oggettivo, che possano lasciare 

presagire l’avvento, in un futuro prossimo e con un’alta probabilità, di per-

secuzioni determinanti ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che, per i dettagli, conviene rinviare alle corrette motivazioni contenute 

nella decisione avversata, a cui si presta adesione (cfr. art. 109 cpv. 3 LTF 

per rinvio dell’art. 4 PA), 

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, 

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che, di norma, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento 

dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrl, il quale dispone che l’esecuzione dell’al-

lontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrl), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrl) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrl); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembra generalmente 

pretendere il ricorrente, non sussistono elementi ostativi all’esecuzione del 

suo allontanamento verso la Turchia, 

che a norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

neppure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto 

e serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 

CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), 

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

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venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e gli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est 

del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l’integralità del 

territorio (cfr. sentenze del TAF D-5491/2023 del 14 ottobre 2024 con-

sid. 6.4.2; D-1909/2023 del 7 febbraio 2024 consid. 13.2; D-3721/2023 del 

12 luglio 2023 consid. 9.4.1 con riferimenti; D-5690/2021 del 25 maggio 

2023 consid. 8.4.1); che ciò vale anche per le province di Hakkâri e Şırnak 

(cfr. sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 consid. 13.4.8 

[sentenza di riferimento]), 

che il 6 febbraio 2023 il sud-est della Turchia è stato interessato da forti 

terremoti che hanno causato migliaia di morti e distrutto buona parte delle 

infrastrutture; che il Presidente turco ha quindi proclamato lo stato d’emer-

genza per le undici province toccate (Kahramanmaras, Hatay, Gaziantep, 

Osmaniye, Malatya, Adiyaman, Adana, Diyarbakir, Kilis, Sanliurfa e Elazig); 

che, il 9 maggio 2023, lo stato di emergenza dichiarato in tali province è 

stato revocato dal Presidente della Repubblica turca; che, posta l’attuale 

situazione nelle province colpite dai terremoti, l’esigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento in tali regioni deve essere esaminata in modo indivi-

duale, caso per caso (cfr. sentenza di riferimento del TAF E-1308/2023 del 

19 marzo 2024 consid. 11.3); che, in tal senso, va tenuto adeguatamente 

conto della situazione delle persone vulnerabili – in particolar modo dei 

malati cronici e degli individui fragili o disabili – segnatamente di coloro che 

dovrebbero tornare nelle province di Hatay, Adiyaman, Kahramanmaras e 

Malatya, le quali sono state gravemente colpite dai sismi (cfr. sentenza di 

riferimento del TAF E-1308/2023 del 19 marzo 2024 consid. 11.3), 

che dagli atti emerge che l’allontanamento verso la Turchia si rivela pacifi-

camente esigibile nella misura in cui egli gode in Patria di una solida rete 

famigliare in grado di sostenerlo; che egli ha dichiarato di aver vissuto nella 

provincia di Gaziantep anche nel periodo successivo al terremoto senza 

allegare alcuna ripercussione o limitazione in merito segnatamente alla sua 

situazione d’alloggio; che egli è giovane ed in buona salute; che egli ha 

affermato di aver terminato il liceo e di voler intraprendere l’università; che 

l’interessato vanta infine esperienza lavorativa quale (…) per delle (…),  

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che l’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell’allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giu-

ridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la 

decisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto; 

che essendo state le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito 

favorevole (art. 65 cpv. 1 PA) al momento dell’inoltro del ricorso, la do-

manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento 

delle spese processuali, è respinta, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.-, addos-

sate alla parte soccombente, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 

1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 

LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: