# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** af505c50-5321-5c48-8b7e-7ce9b9820444
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-01-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 18.01.2007 INC.2006.35905
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-35905_2007-01-18.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.35905

  	
  Lugano

  18 gennaio 2007

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Claudia
  Solcà

  
	
   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire
  sull'istanza di proroga del carcere preventivo presentata il 28 dicembre 2006
  dal

  
						

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico
  Marco Villa, MP Lugano

   

  
	
   

  	
  nei confronti di 

  

 

	
   

  	
  __________

  

 

 

accusato di ripetuti atti sessuali con fanciulli (art.
187 n. 1 CP), ripetuta coazione sessuale (art. 189 cpv. 1 CP), ripetuta
violenza carnale (art. 190 cpv. 1 CP), ripetuti atti sessuali con persone
incapaci di discernimento o inette a resistere (art. 191 CP), ripetuta
contravvenzione alla LStup (art. 19° n. 1 LStup);

 

 

visto lo scritto 15 gennaio 2007 presentato dalla
difesa;

 

 

visto l'incarto MP __________ (aggiornato alla data
della decisione di proroga);

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

che:

 

 

-       
__________ è stato arrestato il 31
luglio 2006 al valico autostradale di __________ su ordine d’arresto 27 luglio
2006 (AI 13) del Procuratore pubblico Marco  Villa siccome accusato dei reati
di ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale, ripetuta
violenza carnale e ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento
o inette a resistere per fatti avvenuti nel __________ nel corso del 2001 del
2005 e del 2006 a danno della sorellastra minorenne __________ (__________). Il
1° agosto 2006 il PP Marco Villa ha richiesto a questo giudice la conferma
dell’arresto di __________ promuovendo l’accusa nei suoi confronti per i reati
summenzionati e considerata l’esistenza di motivi di interesse pubblico quali i
bisogni dell’istruzione, il pericolo di collusione, il pericolo di fuga e il
pericolo di recidiva (doc. da 1 a 6, inc. GIAR 359.2006.1);

 

-       
il 1° agosto 2006 l'arresto di __________
è stato confermato da questo giudice ritenuti presenti gravi e concreti indizi
di colpevolezza, nonché pericolo di fuga – in quanto cittadino straniero
domiciliato all’estero – necessità istruttorie e pericolo di collusione – in
particolare per procedere alla verifica delle varie versioni e pericolo di
collusione con le presunte vittime, famigliari e terzi coinvolti – e pericolo
di recidiva vista la concreta possibilità che l’accusato potesse entrare in
contatto con la presunta vittima facente parte della sua cerchia famigliare
(doc. 7 inc. GIAR 359.2006.1);

 

-       
approssimandosi il termine di
scadenza della detenzione ex art. 102 cpv. 2 CPP, il magistrato inquirente ha
inoltrato richiesta per una proroga di due mesi e mezzo (Istanza 28 dicembre
2006), allo scopo di potere evadere oggettivi bisogni istruttori quali i
complementi d’inchiesta ventilati dalla difesa nello scritto 22 dicembre 2006
(AI 125) successivo al deposito degli atti, con il perdurare del pericolo di
collusione con la vittima e/o i testi già interrogati ed eventualmente ancora
da sentire su richiesta della difesa, nonché il pericolo di fuga in quanto
cittadino __________ senza permessi di soggiorno in __________ e in assenza di
legami di rilievo con i famigliari qui residenti (istanza, pag. 3);

 

-       
a mente del magistrato inquirente,
la proroga richiesta è rispettosa del principio della proporzionalità – il
carcere preventivo sofferto, anche se prorogato, non supera la presumibile
penale privativa della libertà che potrebbe essere inflitta all’accusato, che
verrà deferito ad una corte delle Assise criminali, dal giudice di merito – e
si fonda sull'esistenza di gravi indizi di reato, sul pericolo di collusione
con la stessa vittima (di cui verosimilmente verrà richiesta dalla difesa nuova
audizione) – la messa in libertà provvisoria dell’accusato potrebbe
compromettere l’esito dell’inchiesta visti gli accertamenti da esperire – e sul
pericolo di fuga, essendo l’accusato cittadino __________ e senza legami
famigliari ormai degni di nota sul nostro territorio (istanza, pag. 3 e 4);

 

-       
la difesa, con scritto 15 gennaio
2007, non si oppone alla richiesta di proroga nei termini formulati dal PP,
sottolineando che l’accettazione formale della proroga avviene “senza alcun
pregiudizio per quanto attiene al giudizio di merito sui fatti, sulla loro
qualifica in diritto e la prognosi di pena” (p. 2): gli indizi di
colpevolezza sono assodati ed ammessi dall’accusato ad eccezione
dell’imputazione di congiunzione carnale completa, per quanto riguarda i
bisogni istruttori osserva che ulteriori accertamenti, nella misura in cui
verranno richiesti dalla difesa, sono ancora necessari mentre che nega la
sussistenza del pericolo di fuga dal momento che l’accusato sarebbe venuto
spontaneamente in __________ pur sapendo che erano in corso accertamenti nei
suoi confronti e tuttora rispettato sarebbe il principio di proporzionalità;

 

-       
l'istanza, presentata
dall'autorità competente ed entro un termine ragionevole per rapporto alla
scadenza di cui all'art. 102 cpv. 2 CPP, è ricevibile;

 

-       
i principi che reggono la materia,
pur se noti al magistrato inquirente ed al difensore, vengono qui brevemente
richiamati:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere
preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione
della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale
(di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a
superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi
penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413;
DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP
1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in
re G., inc. 520.2001.5)

 

-       
l'assenza di opposizione, alla
richiesta di proroga, da parte della difesa non esenta questo giudice da una
verifica dell'esistenza dei presupposti per il mantenimento (se si preferisce:
la proroga) della carcerazione preventiva;

 

-       
nel caso in esame non occorre
dilungarsi più di tanto per confermare l'esistenza di gravi indizi di reato in
capo all'accusato per i fatti che gli sono imputati, basti qui ricordare le
ammissioni fatte alla Polizia e poi confermata davanti al PP nel verbale 1°
settembre 2006 (in particolare p. da 2 a 6) ed in presenza del suo legale,
quando l’accusato ha ammesso di avere commesso tutta una serie di atti sessuali
sulla sorellastra __________ a partire da agosto/settembre 1998 (quando
l’accusato era ancora minorenne, e la sorellastra aveva soltanto 5 anni) sino a
luglio 2006;

 

-       
in merito ai bisogni istruttori
atti a giustificare la detenzione preventiva ed il suo perdurare, vi é
consolidata giurisprudenza (e dottrina):

 

" 

In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare
la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non
s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli
accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o
d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta
raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse,
ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.;
RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in
corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "Die Tatsache allein, dass noch
nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten
oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht" (N.
Schmid, op. cit., no. 701a). Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa
pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente,
l'esito.

 

E', inoltre, necessario che questa possibilità
di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti:
"Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die
theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren
könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder        die Nichtgewährung von
Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete
Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

Gli elementi di concretezza del pericolo vanno
individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e
nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad
esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non
può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della
misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del
teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego
dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).

      (GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

 

Nello stesso senso, la CRP:

 

"I rischi di collusione e di inquinamento delle
prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta
generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già
sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in
atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi
fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso
della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la
possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da
parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la
realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in
maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E.
Schweri, op. cit. § 68 n. 13;
G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)

 

-       
a mente del magistrato inquirente,
che ha depositato gli atti il 19 dicembre 2006 (AI 123) accogliendo una proroga
del termine per il deposito gli atti sino al 16 febbraio 2006 (incluso) così
come richiesto dalla difesa (AI 126) – essendo peraltro già previsti ulteriori
atti istruttori nel mese di gennaio quali ad esempio il verbale di
delucidazione della perita psichiatrica – , sussisterebbe “pericolo di
collusione con la stessa vittima e/o i già sentiti testimoni, visto le
possibili prove ventilate dalla difesa nel suo scritto del 22.12.2006 (AI 125)”
avendo quest’ultima avanzato la possibilità di volere procedere con un nuovo
interrogatorio della vittima e di verbali a confronto, davanti al magistrato,
di non meglio specificati testimoni già sentiti in Polizia di cui la difesa non
conoscerebbe i nominativi non avendo avuto sino al 22 dicembre 2006 accesso
agli atti (senza peraltro che nell’incarto si trovino richieste formali della
difesa o dinieghi del PP in tal senso); la difesa, assecondando la richiesta
del PP di proroga del carcere preventivo (che sembra addirittura essere
un’esigenza della difesa piuttosto che del magistrato inquirente) non è stata
più precisa neppure con le proprie osservazioni all’istanza presentate in data
15 gennaio 2007, nelle quali è del tutto silente a questo proposito limitandosi
ad affermare che “accertamenti sono allo stato attuale ancora necessari e financo
nell’interesse dell’accusato, certamente nelle misura in cui verranno richiesti
dalla difesa”;

 

-       
in un simile contesto giuridico e fattuale,
è evidente che l’inchiesta appare ormai conclusa per il PP, mentre che la
difesa non ha ancora saputo/potuto avanzare delle richieste di complementi
istruttori che in effetti non sono neppure sufficientemente specificate, al di
là della possibilità di formulare delle domande alla vittima, le cui
dichiarazioni sono però note da tempo alle parti (in versione integrale DVD dal
15 novembre 2006, AI 106, e in trascrizione integrale addirittura dal 20 ottobre
2006, data in cui sono state contestate a verbale le dichiarazioni della
vittima all’accusato in presenza del proprio patrocinatore, AI 85, p. 2);

 

-       
la sussistenza, in questo stadio del
procedimento, di un pericolo di collusione e/o di inquinamento delle prove,
stante le scarne, per non dire inesistenti indicazioni dei mezzi di prova eventualmente
ancora da assumere, non può essere analizzata da questo giudice con un minimo
di cognizione di causa;

 

-       
per quanto riguarda il pericolo di
fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e
rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando
l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza
al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità
della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre
valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la
sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica
e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile
(DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid,
Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).

Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi,
le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza
GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può
essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind,
…" (Schmid, ibidem).

 

L'accusato è cittadino __________
residente in __________, e si trova in __________ unicamente perché invitato
dalla madre e, a suo dire, avrebbe accettato di venire in __________ poiché la
madre gli aveva riferito di avergli trovato un lavoro e una casa, ma anche
perché sicuro dell’inesistenza di prove a suo carico come avrebbe raccontato
alla perita psichiatrica: “Riferisce di aver inizialmente negato tutto,
affermando che siccome non l’ha mai penetrata con il pene né “stuprata”, era
convinto che non ci fossero prove a suo carico e che pertanto, giunto in __________
la polizia lo avrebbe semplicemente interrogato e rilasciato (in __________ non
succede se non hanno prove non ti arrestano). Sulla certezza che non vi erano
prove, non temeva in alcun modo l’interrogatorio della polizia (era già a
conoscenza che la polizia avrebbe potuto interrogarlo). Nel secondo verbale
avrebbe negato tutto, perché non avrebbe mai pensato che lo potessero tenere in
carcere senza prove: pensava che se negava tutto, poteva essere subito
rilasciato visto che era sicuro che non vi erano prove” (perizia, AI 116,
p. 57). A torto, quindi, la difesa esclude il pericolo di fuga sulla base del
fatto che l’accusato sarebbe venuto in __________ spontaneamente, pur sapendo
che vi erano accertamenti in corso, quando in effetti egli sarebbe venuto nel
nostro paese sorretto dalla convinzione che non vi fossero prove a suo carico e
che quindi gli eventuali accertamenti nei suoi confronti si sarebbero limitati
ad un interrogatorio. La situazione si presenta ora per l’accusato sotto una
luce diversa sapendo __________ che gli inquirenti hanno, anche ma non solo
grazie alle sue ammissioni, di che procedere nei suoi confronti.

Egli è senza permessi per risiedere in __________,
e anche il rapporto con la madre che, chiamandolo in __________ con la scusa
del lavoro, gli avrebbe teso un tranello, sembra allo stato attuale delle cose
compromesso, anche a dipendenza di quanto successo in danno della sorellina.

Egli è confrontato con imputazioni di sicura
gravità, ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale,
ripetuta violenza carnale e ripetuti atti sessuali con persone incapaci di
discernimento o inette a resistere.

Il rischio di fuga appare quindi
concreto e non può essere evitato neppure con misure meno incisive, quali il
deposito di una cauzione o del passaporto con obbligo di firma, non avendo per
di più l’accusato ormai alcuna residenza effettiva in __________, non potendo
per ovvi motivi risiedere presso la madre e la sorella, e neppure il denaro per
procurarsela (Inc. GIAR 359.2006.2, concessione del gratuito patrocinio). Il
pericolo che __________, se posto in libertà provvisoria, si renda irreperibile
è avvalorato dal fatto che visti i reati di cui è accusato e la reiterazione
del suo agire egli corre il rischio, in caso di condanna, di una pena detentiva
di una certa durata: potrebbe quindi preferire rendersi latitante piuttosto che
affrontare il processo con le conseguenze che potrebbero derivarne;

 

-       
per quanto riguarda il periodo di
proroga richiesto si osserva che, malgrado la mancata precisazione degli atti
istruttori eventualmente proposti dalla difesa renda difficile una valutazione
sorretta da elementi concreti, la difesa non si oppone alla proroga del carcere
preventivo nei termini richiesti dal PP (arrivando ad affermare che ulteriori
accertamenti sarebbero, oltre che necessari, nell’interesse dell’accusato) e
che il carcere preventivo sinora sofferto, e quello ancora da soffrire con la
proroga richiesta, sino al processo, ritenuta l’oggettiva gravità dei reati
imputati all’accusato e la presumibile pena detentiva che gli potrebbe venir
inflitta in caso di condanna, appare ancora rispettoso del principio di
proporzionalità;

 

-       
va comunque ricordato alle parti
che non è necessario attendere che il lungo termine per il deposito degli atti
trascorra integralmente prima di (iniziare a) proporre o esperire eventuali
complementi d’inchiesta, considerato il relativamente esiguo numero di atti
istruttori nell’incarto (in gran parte già noti ed in possesso delle parti) e
la tipologia di complementi istruttori ventilata dalla difesa (eventuale nuovo
interrogatorio della vittima e di testi): ricordato l’impegno del magistrato
inquirente (il quale sinora ha proceduto ancora con la dovuta celerità) a
terminare precedentemente l’istruzione formale se e qualora non venissero
presentate dalla difesa e dalla parte civile richieste di complementi
istruttori entro il 15 febbraio 2007, con il formale invito all’attenzione dei
precetti di celerità (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPPT) che vuole contenimento
della possibile carcerazione preventiva – anche attraverso il richiamo dei
principi di proporzionalità e di celerità da parte del PP nella non concessione
alle parti di proroghe di termini troppo dilatate nel tempo e ingiustificate –,
quale richiamo e quale necessità di controllo d’ufficio del trascorrere del
tempo;

-       
in conclusione, constatata
l'esistenza di gravi indizi di reato e pericolo di fuga, nonché rispetto del
principio di proporzionalità della carcerazione (sofferta e da soffrire) nei
termini suesposti, l'istanza è accolta ed è concessa una proroga del carcere
preventivo a cui è astretto __________ di due mesi e mezzo, cioè sino al 16
aprile 2007 compreso. 

 

 

 

P.Q.M

 

 

 

viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 187 cifra 1, 189 cpv. 1, 190 cpv. 1 e 1919
CP, 19a cifra 1 LFStup., 95 ss., 102, 103, 280ss e 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.  L'istanza
è accolta.

§.    Di
conseguenza, il carcere preventivo cui è astretto __________ è prorogato di 2
(due) mesi e mezzo e verrà a scadere il 16 aprile 2007 (compreso).

 

 

2.  Non si
prelevano tasse e spese.

 

 

3.  Contro la presente decisione è dato reclamo alla
Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.

 

 

4.  Intimazione:

 

                                                                                giudice
Claudia Solcà