# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 279d01dd-cb2c-557e-9385-61c7d2cbc495
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-02-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 06.02.1997 90.1995.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1995-2_1997-02-06.html

## Full Text

Incarto n.

  90.95.00002

  	
  Lugano

  6 febbraio 1997

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Daniela Regazzi Fornera

  

 

visto
il ricorso del 11 gennaio 1995 di

 

	
   

  	
  __________ fu __________
  __________, __________,  

  rappr. da: avv. __________
  __________, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione __________ __________ 1994 no.
  __________ del Consiglio di Stato che approva la decisione di revisione del
  Piano Regolatore del Comune di __________;

   

  vista la risposta del 18 aprile 1996 del Consiglio
  di Stato;

   

  letti ed esaminati gli atti;

   

  esperiti i necessaria accertamenti;

  

 

r
i t e n u t o

 

in
fatto

 

                                   a.   Gli eredi __________
sono proprietari del fondo no. __________sito nella zona collinare __________,
direttamente a valle della strada che porta alla località __________ degli
__________ -__________, del Comune di __________.

 

                                  b.   Con messaggio del 11
febbraio 1993 il __________ di __________ ha sottoposto il progetto di
revisione del PR al Consiglio Comunale che ne ha deciso l’adozione nelle sedute
del 5 e 26 aprile 1993.

Tra l’altro tale piano non includeva il particellare no. __________di proprietà
della comunione ereditaria __________ nel territorio edificabile.

 

                                   c.   Contro la mancata
attribuzione del loro mappale alla zona edificabile, gli eredi __________ sono
insorti in data 28 luglio 1993 davanti al Consiglio di Stato, rilevando una
disparità di trattamento con i proprietari confinanti i cui fondi sono stati
attribuiti alla zona edificabile e chiedendo un inserimento del loro mappale in
zona residenziale.

 

                                  d.   Con decisione
____________________ 1994 il Consiglio di Stato ha approvato il PR e respinto
integralmente il ricorso interposto dagli eredi __________.

L’autorità governativa ha rilevato come dall’esame d’opportunità sia emerso che
la delimitazione della zona edificabile proposta dal Comune corrisponde ai bisogni
razionali per i prossimi 10-15 anni e soddisfa i requisiti imposti da un uso
parsimonioso del suolo.

 

                                   e.   Dissentendo da tale
decisione la comunione ereditaria ricorrente è nuovamente insorta, in data 11
gennaio 1995, dinanzi al TPT riproponendo, in sostanza, le censure del ricorso
di primo grado. Essa ha in particolare contestato una carenza di motivazione
della decisione governativa, nonché rimproverato al Governo di non aver tenuto
conto del fatto che il Municipio, nelle sue osservazioni all’impugnativa, non
si è opposto ad un parziale accoglimento del ricorso nel senso di includere il
rustico presente sul fondo, con una porzione di terreno circostante, nella zona
residenziale.

Essa ha inoltre ribadito la disparità di trattamento rispetto all’azzonamento
previsto per il comparto circostante. 

In conclusione gli eredi __________ hanno chiesto in via principale
l’inserimento totale del loro mappale in zona edificabile ed in via subordinata
almeno una sua parziale attribuzione limitatamente al rustico esistente con una
superficie di terreno di circa 500 mq.

 

                                    f.   Nelle sue
osservazioni del 10 marzo 1995 al ricorso il Municipio di __________ ha
ribadito la sua opposizione ad un integrale inserimento del mappale del
ricorrente in zona edificabile. Si è comunque espresso favorevolmente ad una
sua parziale inclusione e precisamente limitatamente al rustico ivi sito.

Dal canto suo il Governo, con risposta del 18 aprile 1996, chiede l’integrale
reiezione dell’impugnativa, precisando, per quel che concerne l’intenzione del
Municipio d’accogliere parzialmente il ricorso, che in materia pianificatoria,
a livello comunale, la competenza decisionale spetta unicamente al legislativo
e non all’esecutivo ragion per cui la proposta del Municipio di __________ non
merita di essere seguita.

 

                                  g.   In data 12 giugno
1996 è stato esperito un sopralluogo in contraddittorio all’occasione del quale
si è discusso sull’eventualità di procedere ad una variante che accogliesse
almeno in parte le domande ricorsuali. È inoltre scaturita l’intenzione del
Municipio d’inserire il comparto in questione nell’inventario delle zone
soggette a pericoli naturali.

Sullo scambio di corrispondenza intervenuto in seguito tra il ricorrente ed il
Municipio, si dirà, se del caso, nei considerandi di diritto.

 

c
o n s i d e r a t o,

 

in
diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c, modificata dal 15.3.1995).

                                         Il disposto va
interpretato alla luce dell’art. 33 cpv. 3 lett. a LPT che impone al diritto
cantonale di garantire la legittimazione a ricorrere almeno nella stessa misura
di quella prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale. 

                                         Ciò premesso, il ricorso,
intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, é tempestivo. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

 

                                   2.   Gli eredi ricorrenti
si dolgono che la decisione non sia stata correttamente motivata. Lamentano
infatti che il Consiglio di Stato non abbia risposto a talune loro importanti
censure  e si sia limitato a prendere posizione su temi generali, con
riflessioni generiche senza specifica attinenza col caso concreto.

                                         Il
dovere di motivare la decisione deriva dall'art. 4 Cost, che non  pone
eccessive esigenze. L’autorità giudicante non è tenuta a  prendere posizione su
tutti i motivi di fatto o di diritto addotti dal                                   ricorrente,
ma può limitarsi ai punti essenziali ai fini del giudizio   (DTF 112 Ia 110).
Basta che l'interessato possa chiaramente       rendersi conto della portata
della decisione e impugnarla in                                          piena
conoscenza di causa (DTF 117 Ib 86,114 Ia 242, 112 Ia     109 consid. 2b, con
rif.). L’art. 26 LPamm, applicabile in forza         del richiamo dell’art. 38
cpv. 6 LALPT, nel prescrivere che ogni                                 decisione
sia motivata e che lo sia nella forma scritta, non pone  esigenze più rigorose.

                                         In concreto la motivazione
articolata e precisa del ricorso è la miglior comprova che la lamentata (e
reale) povertà della motivazione governativa non ha costituito un impedimento
maggiore alla comprensione delle ragioni di fondo della decisione impugnata e
della sua portata.

                                         La ricorrente ha potuto
esporre senza limitazione alcuna le sue 

                                         ragioni in questa sede. Si
tratta di questioni di diritto sulle quali il tribunale ha piena cognizione. La
censura non merita quindi accoglimento. 

 

                                   3.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola esaurientemente,
ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del comune, conferendogli
una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il comune ticinese
usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del territorio
(Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo
con l’autonomia  riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2
cpv. 3 LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare
alle autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per
adempiere i loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne
il diritto di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
opportuna. Il Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli
casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia
manifestamente insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di
vigilanza esso veglia affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e
segnatamente i principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si
conformi alla pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art.
6 LPT) e si armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e
regionale. Se il PR presentatogli per approvazione non risponde a questi
requisiti o appare per altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo
rinvia sui punti difformi ordinando al Comune di procedere alle necessarie
varianti oppure modifica il piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità,( tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv.
3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il
ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 

 

                                   4.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo
sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli
insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo
al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati
secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà
aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire
molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di
esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter
essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid.
5a).

 

                                   5.   Nel
sistema della LPT il processo pianificatorio si svolge in 3 tappe: pianificazione
direttrice, pianificazione dell’utilizzazione e procedura del permesso di
costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di
cui ogni parte adempie una specifica funzione. Due sono principalmente gli
strumenti della pianificazione del territorio: il PD e il Piano di
utilizzazione comunale, in Ticino detto PR.

                                         Il PD, che vincola solo le
autorità (art. 22 LPT) e non (direttamente) i privati, è lo strumento
strategico per eccellenza a livello cantonale. E' in questo piano che si
stabiliscono le grandi linee dell’organizzazione e dello sviluppo del
territorio e si garantisce il coordinamento: “delle pianificazioni cantonali,
di queste con quelle federali, dei Cantoni e delle Regioni limitrofe e delle
pianificazioni regionali e comunali tra di loro“ (art. 12 lett. b LALPT). In
questo senso l'art. 1 della Legge sulla pianificazione cantonale (1980)
statuisce che "il Cantone ... attua una politica di pianificazione
indicativa, e una politica di pianificazione del territorio fra di loro
coordinate." Il PD è costituito, giusta l'art. 14 LALPT, da obiettivi
pianificatori cantonali, che definiscono il modello di organizzazione del
territorio e stabiliscono gli indirizzi cantonali delle singole politiche
settoriali di incidenza territoriale e da schede di coordinamento e
rappresentazioni grafiche. Le due ultime indicano come sono coordinate le
attività d'incidenza territoriale e precisano se si tratta di dati acquisiti,
risultati intermedi o informazioni preliminari.

                                         Il PR è invece il classico
strumento di pianificazione territoriale a livello comunale. La sua funzione
principale è di disciplinare l’uso del territorio. Questo dev’essere suddiviso,
giusta l’art. 14 LPT, almeno nella zona edificabile (art. 15), agricola (art.
16) e protetta (art. 17); con facoltà per il diritto cantonale di prevederne
altre (art. 18 LPT). Il tutto in conformità col PD (art. 6 e 26 LPT), tenuto
conto dei presumibili bisogni di sviluppo per i prossimi quindici anni e
compatibilmente con le possibilità finanziarie del comune (art. 24 LALPT).

                                         Infine,
il permesso di costruzione non è uno strumento pianificatorio vero e proprio,
ma, in quanto subordinato alla conformità con la zona di PR (art. 22 LPT), è lo
strumento attraverso il quale il PR trova concreta attuazione.

 

                                   6.   A
norma dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei
all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari
all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.

                                         L’art. 15 LPT pone le
condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in
linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, a priori.

                                         Non basta, per converso,
che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,
perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può
infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia
all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e
paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità.

                                         Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente
adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se
rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato
e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).
In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di
vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in
una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia
448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid. 5b, 118 Ib 344 segg. consid.
4a). 

 

                                         Tranne, dunque, nella
misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un
terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno
relativizzati.

                                         Si consideri inoltre che
per la loro funzione eminentemente pianificatoria i criteri da essi enunciati
possono solo riferirsi a interi comparti e non a singole particelle; essi
intervengono in una prospettiva generale, d’ordine superiore che li rende
inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni isolati.

                                      

                               6.1.   L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua attribuzione a zona
edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3
LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e
conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT), consentire una
razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un
sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato
dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a e b LPT). Deve inoltre
tener adeguatamente conto delle necessità delle infrastrutture pubbliche (DTF
114 Ia 251 consid. 5c).

 

                                6.2   Per stabilire se un
terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle costruzioni già
esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture
presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e
privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in
considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un
insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un
minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non
una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. Dipenderà dalla
tradizione insediativa locale la densità edificatoria minima. In certe zone
potrà essere ammessa una certa dispersione, in altre solo la contiguità sarà
significativa. Facenti parte dell’insediamento possono pure essere considerati,
a secondo delle circostanze, gli eventuali vuoti che presenta il suo tessuto
(__________), o quelle adiacenze non costruite che però attengono all’insieme e
non devono per prevalenti motivi avere altra attribuzione. 

 

                                         Si terrà conto che l’art.
3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della
popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della
concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (__________) è condannata, per lo spreco di
terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la
creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF 116 Ia 336 segg.
consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).

                                         Va tuttavia considerato
che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri dell’art.
15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve cioè a
escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente
non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a
ponderazione (DTF 113 Ia 450 segg. consid. 4 d).

 

                                6.3   Il requisito più
delicato è quello della prevedibile necessità di usare determinati fondi per
l’edificazione nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare
il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione
demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i
prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del
piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul
rapporto tra superfici costruite e rimaste libere  all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.

                                         Una volta fatto il
raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se la
prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale federale ha
giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli abitanti nel
termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere
quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da contenere il
doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato
l’eccessivo schematismo di simili formule.

                                         Pure qui si riterrà
violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è
eccessivamente dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non
ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve
tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato,
commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la
ponderazione generale di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al
territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

 

                                   7.   Nel caso di specie è innanzitutto necessario esaminare la
questione generale della contenibilità teorica del PR (art. 15 lett. b LPT).
L’idoneità all’edificazione e le altre caratteristiche del comparto territoriale
all’esame saranno singolarmente esaminate di seguito.

 

                                7.1   Dalla
relazione tecnico-economica (allestita dallo studio d’ingegneria ing.
__________ __________ nel gennaio 1992), si evince che la contenibilità teorica
del PR è di 19’604 unità insediative, di cui 12’071 abitanti e 6’198 posti-lavoro.

Ciò equivarrebbe ad una riserva di 4’718 unità abitative, dal momento che la
popolazione residente a fine 1994 era di 7’353

abitanti (Annuario statistico ticinese, ed 1995). Per sfruttare appieno il
potenziale edificatorio previsto dal PR dovrebbe quindi verificarsi, nei
prossimi 10, 15 anni (di cui all’art. 15 LPT), un aumento della popolazione
pari al 64% circa rispetto a quella attuale. Situazione questa
difficilmente ipotizzabile, specialmente se si considera che l’evoluzione
demografica registrata nel comune nell’ultimo decennio rende altamente
improbabile l’esigenza di una così elevata ricettività del PR.

In effetti, come rilevato dall’Annuario statistico ticinese, la popolazione
economica residente nel comune è passata da 6’585 unità nel 1980 a 6’982 nel
1990, facendo registrare un aumento pari al 6%. 

Il pianificatore medesimo, nella sua relazione tecnico-economica di cui sopra,
ha evidenziato che : “.... l’incremento annuale medio per il periodo 1981-90
è stato di ca. 40 nuovi abitanti, quindi anche riproponendo prudenzialmente il
tasso di crescita annuo del 1% (corrispondente a circa 70 abitanti) - già
ipotizzato nel rapporto sull’evoluzione demografica ed economica (1983) - si
raggiungerebbe fra 15 anni una nuova base demografica di ca. 8’100. Questa
previsione si situa decisamente al di sotto della contenibilità teorica del
nuovo piano regolatore di 12’071, per la residenza esiste quindi un discreto
margine insediativo rispetto ai fabbisogni prevedibili per il prossimo futuro”
(cfr. pag. 5 del rapporto). E ancora più sotto: “...il divario fra contenibilità
teorica e prospettive di sviluppo reale non giustifica l’ampliamento delle zone
edificabili”. Per finire il pianificatore rileva a pagina 11 che la disponibilità
di un discreto potenziale insediativo su aree edificabili ancora libere non
avrebbe giustificato un sostanziale allargamento del perimetro delle zone
edificabili.

Dagli atti risulta del resto che i fondi litigiosi sono sempre stati esclusi
dalla zona edificabile. La decisione del 1992 del Consiglio Comunale di
includere questo comparto in zona edificabile è caduta in votazione popolare
sulla revisione del PR.

È evidente che l’aggiunta di questo comparto alla zona edificabile porterebbe
ad un ulteriore sovradimensionamento del comprensorio edificabile complessivo
previsto dal PR. Ciò non risponde ai precetti degli art. 1 e in
particolare 3 LPT (insediamenti strutturati secondo i bisogni della
popolazione) e, nel contempo, è contrario al requisito di cui all’art. 15 lett.
b LPT (terreni prevedibilmente necessari all’edificazione entro i prossimi 15
anni).

                                         Inoltre le misure atte al
contenimento dell’estensione del perimetro edificabile corrispondono alla
costante prassi, sancita da una consolidata giurisprudenza federale, “secondo
cui sussiste un interesse generale ad impedire, rispettivamente a ridurre la
formazione di zone edificabili troppo vaste” (DTF 21 marzo 1994 in re O. S. c.
Consiglio di Stato del Canton Ticino rel. al PR di Vaglio, IP. 673/1993; cfr.
pure la giurisprudenza ivi citata, DTF 117 Ia 307 consid. 4b, 438 consid. 3e,
116 Ia 231 in alto, 114 Ia 369).

 

                                7.2   A mente di questo
Tribunale nemmeno il presupposto di una preesistente ampia edificazione, di cui
all’art 15 lett. a LPT, è in concreto adempiuto. Il fondo della ricorrente, non
ancora urbanizzato, forma, assieme ai mappali direttamente confinanti (pure
esclusi dalla zona edificabile), un comparto privo di costruzioni, costituito
prevalentemente da prati e vigneti. Con il sopralluogo si è inoltre potuto
constatare come questa zona, ,situata proprio sopra il nucleo del __________,
sia importante dal punto di vista paesaggistico in quanto molto esposta alla
vista e armonicamente inserita nel verde di campi e boschi.

Permettervi l’edificazione ne pregiudicherebbe evidentemente la bellezza e
l’integrità. 

Inoltre va ancora rilevato che la zona è molto ripida e verosimilmente a
rischio geologico, tanto che è intenzione del Comune inserirla nell’inventario
delle zone soggette a pericoli naturali.

                                   8.   Priva di fondamento
é infine l’invocata disparità di trattamento, per il fatto che alcuni fondi
nelle vicinanze sono stati inseriti nella zona edificabile.

                                         A questo proposito si
rammenta, preliminarmente, che in ambito pianificatorio il principio di
uguaglianza svolge un ruolo attenuato e deve essere valutato con prudenza. E'
quindi possibile che fondi dalle caratteristiche affini e in posizioni analoghe
siano trattati in modo diverso in quanto a destinazione e potenzialità
edificatorie. Occorre tuttavia che la pianificazione sia oggettivamente
difendibile, vale a dire che non sia arbitraria. La massima costituzionale di
uguaglianza coincide in materia con il divieto dell'arbitrio: una misura pianificatoria
è così insostenibile quando la discriminazione che tocca il singolo immobile
contraddice ogni ragionevole intento o allorché l'operato dell'autorità
obbedisce a riflessioni inaccettabili, manifestamente estranee al problema (DTF
111 Ia 100 consid. 3, 107 Ib 339 consid. 4a, 103 Ia 257 consid. 4 e citazioni).

                                         Simili circostanze non si
verificano però nel caso all'esame. 

                                         A questo Tribunale non
risulta infatti che la scelta della autorità comunali di non includere il fondo
degli eredi ricorrenti nella zona edificabile sia stata determinata da criteri
discriminatori, manifestamente insostenibili o, peggio ancora, arbitrari; al
contrario, le motivazioni addotte a suffragio della scelta, sono convincenti. I
fondi della zona __________ che risultano inclusi nel perimetro edificabile
sono ben diversi dal fondo della ricorrente, sia per collocazione che per
morfologia e oltretutto separati da un intero promontorio.

                                         Anche questa censura non
merita quindi accoglimento.

 

                                   9.   Tutto ciò
considerato, questo Tribunale deve concludere che nella fattispecie in esame
l’interesse privato del singolo proprietario ad edificare il suo fondo in
questa località deve cedere il passo difronte al prevalente interesse pubblico
ad un corretto dimensionamento delle aree edificabili e all’esclusione dalle
medesime delle parti paesaggisticamente meritevoli di essere salvaguardate.
L’impugnativa dell’ insorgente non può quindi venir accolta né in via
principale, né in via subordinata e di conseguenza la decisione del Consiglio
di Stato viene confermata.

                                         

                                10.   Tassa di giudizio e
spese seguono la soccombenza.

 

Per
questi motivi,

viste
le normative alla fattispecie applicabili,

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   I ricorrenti sono
condannati al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi
fr. 500.-- (cinquecento).

                                   3.   Intimazione:                  -
Avv. __________, __________ 

                                       - Municipio di __________ 

                                       - Consiglio di Stato, _________

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             _________

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario