# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9ede336-566f-53d6-ba61-7347238b4741
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-08
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 08.11.2006 S 2005 106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_S-2005-106_2006-11-08.pdf

## Full Text

S 05 106

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
dell’8 novembre 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente diritto all'indennità LADI

1. … ha lavorato, dal 1. febbraio 2000 al 31 dicembre 2004, quale impiegata, in 

qualità di commessa, alle dipendenze della ditta … SA con sede a …, con un 

impegno di 21 ore settimanali. Contemporaneamente, la donna, a decorrere 

dal 1. marzo 2002, è stata assunta a tempo parziale, quale aiuto medico, 

presso un professionista di ... 

In data 30 settembre 2004, la ditta … SA ha notificato alla dipendente la 

disdetta del rapporto di lavoro per fine dicembre 2004, adducendo, quale 

motivo, la precaria situazione economica dell'azienda. La ditta … SA, attiva 

nel campo dell’abbigliamento e degli articoli sportivi, era di fatto controllata, 

almeno dal punto di vista amministrativo, da …, marito di …, che risultava 

essere unico membro del consiglio d’amministrazione e quindi amministratore 

unico con diritto di firma individuale. La donna godeva, a sua volta, della 

procura individuale.

2. Il 14 febbraio 2005, l’assicurata ha presentato domanda di indennità di 

disoccupazione alla Cassa Disoccupazione … in base ad un grado di 

disoccupazione del 50% a decorrere dal 1. gennaio 2005 a causa della perdita 

del lavoro come commessa presso la ditta … SA.

Tramite decisione del 28 aprile 2005, l’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e 

lavoro dei Grigioni (UCIAML) ha negato a … il diritto all’indennità di 

disoccupazione in quanto lo stesso sarebbe stato precluso dai disposti dell’art. 

31 cpv. 3 lett. b e c della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione 

(LADI). 

Nell’ambito della procedura su opposizione seguita, l’UCIAML, con decisione 

dell’11 luglio 2005, ha accolto parzialmente l’opposizione riconoscendo a … il 

diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 24 maggio 2005. Le 

disposizioni dell’art. 31 cpv. 3 lett. b e c LADI, concernenti l’indennità per 

lavoro ridotto, secondo costante prassi applicabili pure nel caso di indennità 

per disoccupazione completa, precluderebbero il diritto agli assicurati che 

come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale 

supremo dell’azienda determinano o possono influenzare risolutivamente le 

decisioni del datore di lavoro, come pure ai loro coniugi occupati nell’azienda. 

Secondo la giurisprudenza, l’esclusione dal diritto all’indennità di 

disoccupazione di tali persone dovrebbe essere applicata in modo assoluto. 

Preso perciò atto del ruolo del marito dell’assicurata nella società stessa, 

quale amministratore unico con firma individuale, nonché della posizione della 

donna con procura individuale, sarebbero stati dati in optima forma i 

presupposti per l’esclusione dal diritto all’indennità di disoccupazione.

La decisione in oggetto ha limitato la durata dell’esclusione dal diritto 

all’indennità di disoccupazione al 24 maggio 2005, data nella quale il 

Presidente del Tribunale del Distretto … avrebbe aperto il fallimento della ditta 

… SA, eliminando quindi i presupposti per l’applicazione dell’art. 31 cpv. 3 lett. 

b e c LADI.

3. In data 16 agosto 2005, l’assicurata ha impugnato tempestivamente davanti 

al Tribunale amministrativo la decisione dell’UCIAML perorandone la riforma 

in virtù del riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione, in misura 

del 50%, a decorrere dal 1. gennaio 2005.

La ricorrente sarebbe stata correttamente licenziata dalla datrice di lavoro, 

ditta … SA, con decorrenza dal 1. gennaio 2005, a causa della disastrata 

situazione finanziaria dell’azienda che, in seguito al drastico calo del giro 

d’affari e alle conseguenti perdite accumulate, non sarebbe più stata in grado 

di continuare l’attività. In effetti, dopo il licenziamento della dipendente e la 

liquidazione dell’inventario, l’attività sarebbe stata chiusa con un 

considerevole ammanco finanziario che avrebbe condotto al fallimento aperto 

tramite decreto del Giudice il 24 maggio 2005. La ricorrente ritiene che, pur 

essendo moglie dell’amministratore della datrice di lavoro e pur godendo lei 

stessa di una procura individuale, il suo ruolo non avrebbe potuto essere 

considerato analogo a quello di un datore di lavoro così da determinare 

l’andamento della società e da poterne influenzare il destino. Il licenziamento 

non sarebbe quindi da addebitare a fantomatiche strategie aziendali volte ad 

ottimizzare una situazione di necessità temporanea bensì costituirebbe la 

soluzione obbligata presa dalla datrice di lavoro in una situazione 

commercialmente fallimentare. 

Di conseguenza, nel caso concreto, l’esclusione dal diritto all’indennità di 

disoccupazione fino al momento del decreto giudiziario di fallimento della 

datrice di lavoro sarebbe ingiustificata in quanto non sussisterebbero i 

presupposti per applicare le restrizioni previste dagli art. 8 e seg. in unione 

all’art. 31 cpv. 3 lett. b e c LADI, volte ad impedire l’illecito ottenimento di 

prestazioni assicurative. Nel caso in giudizio urterebbe la realtà dei fatti 

attribuire alla ricorrente un ruolo analogo a quello del datore di lavoro e quindi 

la facoltà di determinare le sorti della società datrice di lavoro in veste di 

procuratrice o quale moglie dell’amministratore. In effetti, come rivelatosi in 

seguito, vista la situazione contabile dell’azienda, la ricorrente non sarebbe 

stata assolutamente in grado, durante il periodo fra il 1. gennaio 2005 e il 

fallimento, di risollevarne le sorti.

4. Nella propria presa di posizione l’UCIAML propone di respingere il ricorso. 

Rinviando all’applicazione dell’art. 31 cpv. 3 lett. b e c LADI, non solo nel 

contesto dell’indennità per lavoro ridotto bensì anche in quello dell’indennità 

per disoccupazione, l’ufficio convenuto ribadisce l’applicabilità assoluta della 

norma in oggetto che preclude il diritto all’indennità alle persone che come 

soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo 

dell’azienda determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni 

del datore di lavoro, come pure ai loro coniugi occupati nell’azienda. Fino al 

momento nel quale dette persone conservano o mantengono nell’azienda una 

posizione analoga a quella del datore di lavoro, le stesse non godrebbero del 

diritto all’indennità di disoccupazione in quanto idonee a determinare le scelte 

aziendali oppure a influenzarle in modo determinante, nonché in grado di 

riattivare in qualsiasi momento l’attività aziendale temporaneamente sospesa. 

Oltre alle persone con una posizione professionale analoga a quella del 

datore di lavoro non godrebbero del diritto all’indennità neppure le mogli o i 

mariti delle stesse occupati nell’azienda. Tale prassi sarebbe applicabile, non 

solo nei confronti degli organi e dei dipendenti delle persone giuridiche, bensì 

pure al riguardo dei dipendenti di società di persone e di quelli delle imprese 

individuali. Secondo lo statuto AVS, i titolari di società di persone e di imprese 

individuali sarebbero normalmente considerati persone esercitanti un’attività 

indipendente e quindi escluse dal diritto all’indennità di disoccupazione. 

Pur precisando che l’applicazione dell’art. 31 cpv. 3 lett. b e c LADI premette 

l’accertamento dell’effettiva possibilità di influenza sulle decisioni aziendali da 

parte dell’assicurato o del suo coniuge, esaminando, di caso in caso, la 

situazione concreta, l’UCIAML è dell’avviso che nella pratica in giudizio, a 

prescindere dalla procura individuale dell’assicurata, la posizione del marito, 

quale socio e amministratore unico dell’azienda, vista nel contesto dell’attività 

stessa, implichi, senza ombra di dubbio, la facoltà da parte di quest’ultimo di 

prendere tutte le decisioni atte a gestire l’attività e quindi a deciderne le sorti. 

Premettendo come, secondo la costante prassi, i coniugi di una persona che 

determina la gestione dell’attività sono esclusi dal diritto all’indennità di 

disoccupazione, indipendentemente dal fatto che essi stessi abbiano o meno 

una posizione analoga a quella del datore di lavoro, l’UCIAML ribadisce la 

presunzione giuridica per la quale l’assicurata, in qualità di coniuge 

dell’amministratore unico, sia compartecipe alla facoltà di disporre 

dell’azienda e quindi sia da considerare essa stessa in una posizione analoga 

a quella del datore di lavoro con conseguente esclusione del diritto 

all’indennità di disoccupazione. L’influenza decisionale del coniuge sarebbe 

presunta per tutta la durata legale del matrimonio e quindi unicamente 

interrotta dalla separazione giudiziale ma non da quella di fatto. Preso atto 

che, al momento dell’emanazione della decisione impugnata, l’assicurata e 

suo marito, pur avendo ventilato una separazione di fatto, non avevano 

ancora sciolto legalmente il matrimonio, il rifiuto del diritto all’indennità fino al 

24 maggio 2005 sarebbe conforme alle disposizioni e alla prassi citate che 

prevedono la presunzione legale della facoltà di disporre sull’azienda da parte 

del coniuge dell’amministratore. 

Partendo dal presupposto per il quale la dipendente, quale coniuge del 

titolare, godrebbe, ai fini dell’indennità di disoccupazione, di una posizione 

analoga a quella del datore di lavoro, l’UCIAML considera come la cessazione 

di tale situazione sia da prendere in considerazione a decorrere dall’apertura 

giudiziaria del fallimento, avvenuta il 24 maggio 2005, che avrebbe precluso 

la possibilità di riattivare l’azienda. La circostanza per la quale, durante il 

periodo trascorso fra il licenziamento della dipendente e l’apertura del 

fallimento, sarebbe stato svenduto l’inventario con conseguente cessazione 

dell’attività aziendale non avrebbe conseguenze legali nel contesto 

dell’indennità di disoccupazione in quanto il marito della ex dipendente 

avrebbe, in ogni momento, ancora potuto disporre della società. Di 

conseguenza, il diritto all’indennità di disoccupazione sarebbe correttamente 

stato riconosciuto alla ricorrente solo a partire dal 24 maggio 2005, cioè dalla 

data dell’apertura del fallimento.

5. Mentre nella propria replica la ricorrente ha, in sostanza, ripresentato gli 

argomenti addotti nello scritto di ricorso, ribadendo l’assoluta assenza di un 

tentativo di elusione delle norme che reggono l’indennità di disoccupazione, 

l’UCIAML ha esplicitamente rinunciato a duplicare.

Considerando in diritto:

1. In base alla fattispecie accertata, determinante ai fini del giudizio, la ricorrente 

era alle dipendenze, con un impiego di ca. il 50%, di una società anonima 

gestita dal marito quale amministratore unico con firma individuale. 

L’interessata, da parte sua, disponeva della procura individuale. A causa del 

cattivo andamento degli affari e dalla conseguente crisi di liquidità della 

società anonima, il marito ha notificato alla moglie dipendente, in data 30 

settembre 2004, il licenziamento con decorrenza dal 1. gennaio 2005. 

All’inizio del 2005 è stato liquidato l’inventario della società sulla quale, in data 

24 maggio 2005, il Giudice ha aperto il fallimento. Il marito della ricorrente è 

rimasto amministratore della società perlomeno fino a tale data. A decorrere 

dal 1. giugno 2005, l’assicurata ha iniziato a lavorare nella misura del 40% 

presso un nuovo datore di lavoro. 

2. a) Tenor l’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI non hanno diritto all’indennità per lavoro 

ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un 

organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare 

risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi 

occupati nell’azienda.

Secondo la giurisprudenza in materia, onde accertare se un assicurato, in 

virtù della sua funzione, possa influenzare in maniera determinante le 

decisioni aziendali, occorre stabilire, di volta in volta, di quali poteri decisionali 

egli disponga sulla base della struttura aziendale interna. Non è infatti 

ammissibile escludere dal diritto all’indennità di disoccupazione gli impiegati 

con una funzione direttiva solo perché hanno il diritto di firma e sono iscritti 

nel Registro di commercio (DTF 120 V 525 f. rif. 3b). Invece, se un dipendente 

funge da consigliere d’amministrazione, la competenza decisionale ai sensi 

dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI è presunta ex lege. Giusta l’art. 716-716b del 

Codice delle obbligazioni costituisce una prerogativa del consiglio di 

amministrazione che tale organo possa influenzare in maniera determinante 

la procedura decisionale della società anonima, anche se solo in funzione 

dell'alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione della società (art. 

716a cpv. 1 e 5 CO).

b) Nell’ottica dell'interpretazione letterale e sistematica, l’art. 31 cpv. 3 LADI 

risulta applicabile per le pratiche riguardanti l’indennità per lavoro ridotto. Per 

quanto concerne l’indennità di disoccupazione, gli art. 8 e seg. LADI non 

prevedono disposizioni specifiche. Ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. f LADI, fra 

l’altro, l’assicurato gode del diritto all’indennità di disoccupazione quando 

adempie ai presupposti della collocabilità previsti dall’art. 15 LADI. I datori di 

lavoro e le persone che si trovano in una posizione analoga non possono 

perciò essere considerati quali collocabili (STA S 99 55).

Secondo la prassi del Tribunale federale delle assicurazioni, ripresa dal 

Tribunale amministrativo, le disposizioni dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI che, 

nell’ottica del tenore letterale, sono applicabili nei casi di indennità per lavoro 

ridotto, nel contesto di una interpretazione teleologica della relativa legge 

trovano altresì applicazione generale nelle pratiche relative all’indennità di 

disoccupazione. In tal modo, il Tribunale federale delle assicurazioni, 

ammettendo l’applicazione della norma in oggetto anche nelle pratiche di 

disoccupazione completa, ha colmato una lacuna giuridica (unechte 

Gesetzeslücke) permettendo così di garantire il rispetto del principio 

costituzionale della parità di trattamento che imponeva e impone di estendere 

le conseguenze legali dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI anche ai casi, non regolati 

dalla legge, di disoccupazione completa (STA S 99 55, S 99 231). 

3. a) Dall’estratto del Registro di commercio, risulta che la ricorrente disponeva di 

una procura individuale per la gestione dell’attività. Se, da un canto, il solo 

disporre della procura non implica automaticamente che la persona 

interessata possa esercitare un potere decisionale nell’azienda, d’altro canto, 

nel caso concreto, nell’ottica di tutte le circostanze, si impelle tale 

supposizione. Infatti, risulta accertato come la società anonima in questione 

fosse praticamente gestita da marito e moglie alla stregua di un’azienda 

familiare. Dall’estratto del Registro di commercio risulta pure come il marito 

fosse l’unico membro del consiglio di amministrazione e quindi amministratore 

con firma individuale, mentre la moglie, appunto, disponesse della procura 

individuale. Alla luce del personale e delle dimensioni dell’azienda è quindi 

lecito supporre che la ricorrente espletasse nei confronti dell’attività 

commerciale un sensibile potere decisionale. Tale conclusione, però, ai fini 

del giudizio, non è determinante in quanto, ai sensi delle disposizioni dell’art. 

31 cpv. 3 lett. c LADI, indipendentemente dal potere decisionale proprio, i 

coniugi di coloro che in qualità di soci, membri del consiglio di amministrazione 

ecc. di un’azienda esercitano potere decisionale, per presunzione giuridica, 

vengono parificati all’altro coniuge e quindi sono soggetti alle conseguenze 

previste dalla norma in questione alla stessa stregua del coniuge che esercita 

il potere decisionale. L’esclusione di tali persone dal diritto alle prestazioni 

assicurative, secondo la prassi citata, è di carattere assoluto e quindi 

applicabile senza alcun esame del loro effettivo potere decisionale.

Riassumendo, i coniugi di persone che ricoprono una posizione analoga a 

quella di un datore di lavoro sono perciò esclusi dal diritto all’indennità di 

disoccupazione, indipendentemente dal fatto che essi stessi rivestano o meno 

una posizione che implica potere decisionale nell’ambito della conduzione 

dell’azienda. Secondo la prassi forense, in simili casi è necessario basarsi 

sulla presunzione giuridica che vede l’assicurata godere ipoteticamente della 

facoltà di disporre sull’azienda attribuendole una posizione analoga a quella 

del datore di lavoro e quindi escludendola dal diritto all’indennità di 

disoccupazione. Tale presunzione legale si estende parallelamente alla 

durata del matrimonio e cessa quindi in concomitanza con il decreto 

giudiziario di divorzio o separazione.

b) Nel caso in giudizio, perciò, preso atto che, indipendentemente dal 

licenziamento della ricorrente a partire dal 1. gennaio 2005, suo marito ha 

rivestito la carica di amministratore unico della società fino all’apertura 

giudiziaria del fallimento decretata il 24 maggio 2005, nonché tenuto conto 

che, in tale data, non era ancora stato effettuato alcun passo legale volto allo 

scioglimento del matrimonio, ai sensi delle considerazioni precedenti sussiste 

la presunzione legale per la quale la ricorrente, nella sua qualità di coniuge 

dell’unico membro del consiglio di amministrazione, fosse in grado di 

esercitare potere decisionale nell’ambito dell’azienda. Alla luce della prassi 

descritta, infatti, il presunto potere decisionale dell’assicurata è cessato 

contestualmente a quello del marito con l’apertura ufficiale del fallimento 

quando, appunto, il marito non godeva più di alcuna possibilità di disporre 

liberamente dell’azienda. Ne consegue che l’ufficio convenuto ha 

correttamente applicato l’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI riconoscendo alla ricorrente 

il diritto all’indennità di disoccupazione a partire dal 24 maggio 2005.

4. Visto che, ai sensi delle considerazioni giudiziali, la decisione impugnata 

risulta conforme ai disposti della LADI e alla giurisprudenza in materia, il 

ricorso deve essere integralmente respinto. Non vengono addebitate spese 

giudiziarie in quanto la procedura di gravame a livello cantonale, in 

applicazione degli art. 103 cpv. 4 LADI e 11 dell’Ordinanza del Gran Consiglio 

sulla procedura nelle controversie delle assicurazioni sociali, è, per principio, 

gratuita.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.