# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f5c55299-be8a-5eb9-9c20-b54123a3e41e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 09.03.2010 (publiziert) 80.2003.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2003-103_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2003.103

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Ivo Eusebio

  

 

	
  segretario:

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

statuendo sul ricorso del 16 luglio 2003

 

in materia di:                 IC/IFD 01/02

 

	
  presentato da:

  	
  _RICO0 

  rappr. da: RAPP0 

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         __________
__________, nata nel 1963, diplomata della Scuola cantonale __________ di
__________ e della Scuola superiore __________ __________ (__________) di
__________, svolge attività di __________, ma da anni non dichiara redditi per
questo suo lavoro. Essa dichiara redditi della sostanza (fr. 1'654.- di media
annua negli anni di computo 1999-2000) e rendite pensionistiche (fr. 16'080.-
dall'AI e fr. 74'902.- da un istituto previdenziale svedese.

                                         Nella
dichiarazione fiscale IC/IFD 2001-2002 la contribuente, accanto ai redditi dichiarati,
ha fatto valere perdite di natura aziendale in ragione di fr. 17'380.- di media
annua.

                                         nella
notifica di tassazione del 15 luglio 2002 l'Ufficio di tassazione non ha riconosciuto
la perdita fatta valere dalla contribuente, azzerandola.

 

                                         1.2.

                                         Il
reclamo presentato in tempo utile avvalendosi dell'assistenza dello Studio commerciale
__________ __________, è stato respinto, dopo audizione, con decisione del 16
giugno 2003, argomentando che l'attività artistica svolta, visto il perdurare
delle perdite derivanti dall'attività artistica e considerato come la contribuente
figuri iscritta alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI quale persona
senza attività lucrativa, avrebbe carattere amatoriale.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Con il
presente, tempestivo ricorso la contribuente, ora assistita dallo Studio fiduciario-commerciale
__________, ripropone la richiesta di dedurre dai redditi dichiarati la perdita
subita nello svolgimento dell'attività di scultrice, segnalando la contraddizione
in cui sarebbe incorso l'Ufficio di tassazione, che da un lato nega all'attività
carattere aziendale per non ammettere la deduzione delle perdite e dall'altro
invece espone la sostanza aziendale che emerge dalla contabilità.

 

                                         2.2.

                                         Le
parti si sono confermate nelle rispettive posizioni in occasione dell’udienza
del 16 settembre 2003 e in seguito sono stati acquisiti agli atti ulteriori
documenti, di cui le aprti hanno avuto conoscenza.

 

 

                                   3.   In
caso di attività lucrativa indipendente sono deducibili le spese aziendali e
professionali giustificate. Secondo l’art. 26 cpv. 2 lett. b LT, vi rientrano
in particolare le perdite effettive sul patrimonio aziendale, se sono state
allibrate. Un'analoga previsione è contenuta nell'art. 27 LIFD. Occorre dunque,
perché entri in considerazione una deduzione delle perdite, che le stesse si
riferiscano al patrimonio aziendale, cosa che presuppone che si sia in presenza
di un'attività lucrativa.

 

                                         3.1.

                                         Dottrina
e prassi parlano di «attività lucrativa indipendente» (selbständige Erwerbstätigkeit)
quando essa si svolge in base ad una organizzazione propria, liberamente
scelta, che si manifesta all'esterno e si esercita per conto ed a rischio
proprio del contribuente. Per lo più si richiede l'impiego sia di lavoro sia di
capitale (cfr. Reich, Der Begriff der selbständigen Erwerbstätigkeit im Bundesgesetz
über die direkte Bundessteuer, in: Knapp [a cura di], Problèmes actuels de droit
fiscal – Mélanges en l’honneur du Professeur Raoul Oberson, Basilea/Francoforte
1995, p. 121; Cagianut/Höhn, Unternehmungs-steuerrecht, Berna 1986, p.
53; Reimann/Zuppinger/

                                         Schärrer, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, Vol. II, Berna 1971, p. 44).  

 

                                         3.2.

                                         In
pratica, è però spesso difficile stabilire se una certa attività sia esercitata
a fini di lucro o per mero “hobby” (cfr. Cagianut/Höhn, op. cit., p.
59). Il tema è stato affrontato dalla giurisprudenza di diversi cantoni ed è
stato risolto con decisioni che sono persino letteralmente uguali; è il caso,
almeno delle sentenze delle commissioni cantonali di ricorso di Berna (cfr. sentenza
del 29 dicembre 1966 e dell'8 marzo 1967, in MBVR 1967, p. 233 ss.), di Svitto
(cfr. sentenza del 28 ottobre 1983, in StE 1984 B 23.1 n. 1), di
Friburgo (cfr. sentenza del 28 gennaio 1983, in RF 1986, p. 441 ss.) e
di Soletta (cfr. sentenza del 13 gennaio 1986, in StE 1986 B 23.1 nr.
7). Il discrimine fra attività lucrativa e “hobby” è identificato nel movente
dell'attività stessa, cioè nella circostanza che l'attività sia esercitata esclusivamente
od almeno prioritariamente per il piacere che si trae dalla stessa, oppure
invece esclusivamente o prioritariamente nella prospettiva del conseguimento di
un reddito. Il problema pratico che discende da tale principio è evidentemente
dato dal fatto che il criterio distintivo attiene alla sfera interiore della
persona del contribuente, e si tratta dunque di una circostanza difficile da
accertare; un ulteriore ostacolo risiede nel fatto che vi sono molteplici casi
in cui hobby e professione si conciliano e la prevalenza è ora da una parte ora
dall'altra o manca del tutto. 

 

                                         3.3.

                                         Si
impone allora di ricorrere ad un secondo criterio distintivo, di carattere
estrinseco. Poiché infatti è proprio della nozione di attività lucrativa che
con la stessa si persegua un reddito, ne consegue che chi eserciti un'attività
che, col trascorrere del tempo, non solo non è proficua, ma richiede anche un
dispendio, evidentemente lo farà per hobby. Il perseverare in un'attività non reddittizia,
ma anzi costosa, ne dimostra la natura voluttuaria. Chi infatti esercita
un'attività con effettivi fini di lucro, normalmente, accorgendosi che la
stessa continua a non dare alcun profitto, si convincerà dell'inutilità di
quanto intrapreso e vi rinuncerà. Naturalmente, non ogni singolo anno che si concluda
con una perdita giustifica la conclusione che si tratta di un hobby; tale
conclusione è giustificata solo quando, dopo un certo perdurare delle perdite,
si deve presumere che un contribuente, che si prefiggeva il conseguimento di un
profitto, avrebbe dovuto lasciarsi dissuadere dal prosieguo dell'attività, a
causa dell'insuccesso finanziario (StE 2001 B 23.1 n. 47; v. anche StE
1995 B 23.1 n. 30 = RF 50 / 1995 p. 382).

                                         È
invece proprio della nozione di hobby che con tale attività non si persegue
alcun reddito e normalmente di fatto non lo si consegue neppure. L'esistenza di
un reddito rilevante, nel caso di un'attività designata come hobby, è per lo
più indizio che non si tratta di un mero hobby bensì di una, frequentemente riscontrabile,
mescolanza di hobby e attività lucrativa (cfr. Reich, op. cit., pp.
129-130). 

 

                                         3.4.

                                         Sulla
base delle considerazioni che precedono, questa Camera ha avuto modo di negare
la deduzione delle perdite fatte valere da un contribuente titolare di una scuderia
con cavalli da concorso ippico, il cui esercizio era caratterizzato da costanti
perdite (CDT n. 75 del 3 maggio 1993 in re H., citata da Soldini, Sulla
distinzione tra attività aziendale o semplice hobby e tra sostanza aziendale e
sostanza privata, in RDAT II–1993 p. 542 s.).

                                         Questa
Camera ha invece usato particolare prudenza nel delimitare i criteri di distinzione
fra attività artistica e hobby nel caso di un contribuente che esercita
un’attività lucrativa, alla quale se ne affianca una artistica, in
considerazione  della particolarità dell’attività artistica, che può anche
essere caratterizzata da una sproporzione manifesta fra la qualità intrinseca
della creazione e i suoi risultati economici. Ha così concesso la compensazione
delle perdite dell' attività artistica di uno scultore con i suoi redditi del
lavoro di docente, nel caso in cui i guadagni conseguiti con la vendita delle
sculture del contribuente sono sempre stati imposti, nei periodi precedenti (e
pure, come accertato, nei periodi fiscali successivi) e, nel periodo fiscale in
discussione nella sostanza imponibile era stato incluso un "attivo
mobiliare dell' azienda" (CDT n. __________.__________.__________
del 15 ottobre 1998 in re C.).

 

 

                                   4.   Dopo
aver inquadrato la problematica alla luce della giurisprudenza citata, si
tratta di stabilire se, nella fattispecie in esame, l'attività della
ricorrente, che beneficia di una pensione d’ invalidità dello stato svedese,
debba considerarsi lucrativa o amatoriale. 

 

                                         4.1.

                                         L’attività
degli artisti è considerata una libera professione, con la peculiarità peraltro
di non fondarsi su mandato di terzi, come accade invece per il lavoro p. es. di
medici, avvocati, notai, architetti, ingegneri eccetera. Gli artisti, infatti,
come del resto gli scienziati che lavorano in proprio, operano senza mandato.
Essi vendono le loro opere spesso a rivenditori (p. es. commercianti di opere
d’arte, case editrici ecc.), ma non di rado le vendono essi stessi direttamente
o tramite incaricati. Le entrate provenienti da tali alienazioni costituiscono
per loro redditi lordi da un’attività di vendita a titolo indipendente ma, di
solito, non redditi da un’attività professionale (Känzig, Direkte Bundessteuer,
2a ediz., vol. I, Basilea 1982, n. 17 all’art. 21 DIFD, p. 237; CDT n.
__________.__________.__________ del 15 ottobre 1998 in re C.). Le entrate di
un artista costituiscono reddito nel momento in cui vende le sue opere. Il
lasso di tempo tra la creazione e la vendita dell’opera è irrilevante; il
ricavo della vendita non si può pertanto suddividere in reddito del lavoro
soggetto a imposta e utile da incremento di valore esente da imposta. Ciò vale
anche nel caso in cui, p. es., un pittore vende o fa vendere quadri da lui
dipinti in precedenza (Känzig, op. cit., n. 22 all’art. 21 DIFD, p. 240,
con riferimento a ASA 37 p. 114 ss.). 

 

                                         4.2.

                                         La
giurisprudenza tedesca ha sviluppato una serie di criteri che permettono di riconoscere
l’attività artistica:

·       
vi è una libera
prestazione creativa (freie eigenschöpferische Leistung). In tale prestazione
si riflettono, tramite una determinata forma espressiva, una concezione ed una
forza espressiva individuali;

·       
oltre ad una
sufficiente padronanza della tecnica propria della forma artistica di cui si
tratta, viene raggiunto un certo livello di espressione artistica 

                                         (Kühr, Kunst und Liebhaberei,
in: Kirchhof/Offerhaus/Schöberle [a cura di], Steuerrecht, Verfassungsrecht,
Finanzpolitik – Festschrift für Franz Klein, Colonia 1994, p. 934 e giurisprudenza
citata).

 

                                         4.3.

                                         L’attività
artistica può peraltro anche essere esercitata per mero hobby. È il caso, p.
es., della citata sentenza di Soletta (cfr. StE 1985 B 23.1 n. 7), ove
si trattava di un contribuente che, avendo cessato ad un certo punto la sua
attività di gerente di un ristorante, aveva deciso di dedicare tutto il suo
tempo alla pittura, pagando con i propri mezzi esposizioni, cataloghi, cartelloni,
materiali e viaggi; spese, queste, che ovviamente non erano compensate dai
proventi della vendita dei quadri. Il tribunale ha negato la deduzione delle
spese di fr. 155’000.– in un solo anno ritenendole non necessarie professionalmente.

                                         Non è mancata una voce critica nei confronti di tale decisione:
commentandola, qualcuno si è infatti domandato come si deciderebbe se
d’improvviso il pittore in questione cominciasse a vendere i quadri con
successo (Leysinger, Aktuelle solothurnische Steuergerichtsentscheide,
in ST 1988 p. 144).

 

                                         4.4.

                                         In
dottrina si rileva in modo pertinente come sia perlomeno problematico
trasferire i principi definiti per l’attività aziendale sull’attività di liberi
professionisti ed in particolare di artisti. Fondandosi su presupposti propri
dell’economia aziendale, si giunge infatti alla conclusione che può costituire
indice dell’intenzione di conseguire un utile la conduzione di un’azienda
caratterizzata dal fatto che l’azienda è idonea e determinata a lavorare con
profitto, in base alla sua natura e al modo in cui è gestita. Ma l’artista non
ha un’azienda condotta in modo pianificato, non ha di solito una contabilità
verificabile, non ha veri e propri prezzi di mercato per le sue creazioni.
Certo, anche l’artista vuole conseguire utili, ma generalmente non può
pianificarli e pertanto pronosticarli. Pertanto per lui è molto difficile o
addirittura impossibile, in caso di dubbio, provare in modo convincente che
opera con l’intenzione di conseguire profitto (Kühr, op. cit., p. 938). 

                                         Di
conseguenza si attira l’attenzione sulla prudenza con cui deve essere applicata
all’attività artistica la presunzione, stabilita dai tribunali tedeschi in
relazione ad aziende agricole, secondo cui il fatto di subire perdite per otto
o più anni escluderebbe l’esistenza di un’intenzione di conseguire utili; è
dunque opportuna una considerazione generosa, anche se non può comunque essere
escluso che si tratti di hobby. La stessa Corte fiscale federale tedesca (Bundesfinanzhof)
ha sottolineato come in tale genere di attività risultati positivi si possano
conseguire solo dopo un lasso di tempo più lungo (cfr. la giurisprudenza citata
da Kühr, op. cit., p. 939 nota 32). 

                                         La
conclusione cui perviene il ragionamento qui proposto, ispirato comunque alla
giurisprudenza dei tribunali fiscali tedeschi, è che se l’attività artistica è
l’unica fonte di sostentamento si deve escludere il carattere amatoriale anche
in caso di perdite durevoli, mentre se l’arte è praticata come attività
accessoria o le perdite costanti sono compensabili con altri redditi si deve
affrontare in base ai principi precedentemente esposti la questione del suo
carattere amatoriale (Kühr, op. cit., p. 939).

 

                                         4.5.

                                         È
evidente la difficoltà di tracciare in astratto una delimitazione fra artista
“di professione” e artista “dilettante”. Una certa prudenza è senz’altro
necessaria, se si vuole evitare che tutti i «pittori della domenica» pretendano
di dedurre dai propri redditi del lavoro i costi connessi con l’attività
svolta, con più o meno successo e riconoscimento, nel tempo libero. 

                                         Senz’altro
condivisibile è quindi la conclusione appena esposta, secondo cui può
senz’altro essere riconosciuto il carattere lucrativo dell’attività artistica
nel caso di chi ne fa l’unica fonte di sostentamento. Del resto, proprio per
questa ragione, non dovrebbe esserci il problema di compensare le perdite con i
redditi di un’attività lucrativa. 

                                         Nel
caso, invece, di chi ha un’attività lucrativa che si affianca a quella artistica,
si giustifica sì l’applicazione dei criteri distintivi fra hobby e attività
lucrativa precedentemente esaminati, ma si richiede tuttavia una grande
prudenza, proprio per tener conto della particolarità dell’attività artistica,
che può anche essere caratterizzata da una sproporzione manifesta fra la
qualità intrinseca della creazione e i suoi risultati economici. 

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Venendo
all’esame del caso concreto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                           Il
segretario: