# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50d7ad87-3e01-59bc-8937-e4e18008ea86
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-08-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.08.1997 11.1997.49
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-49_1997-08-21.html

## Full Text

Incarto n..

  11.97.00049

  	
  Lugano

  21 agosto 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Romanzini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________.__________.__________ (misure cautelari in
procedura di stato) della Pretura del
Distretto di Bellinzona promossa con istanza 23 settembre 1996 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ __________,  

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________ __________,  

  (patrocinata
  dall’avv. dott. __________ __________i, __________);

   

  

esaminati gli atti,

posti i seguenti 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 28 marzo 1997
presentato da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 20
marzo 1997 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

                                         2.   Se
deve essere accolto l’appello presentato il 2 aprile 1997 da __________
__________ contro il medesimo decreto;

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

in fatto:                    A.   __________
__________ (1933) e __________ __________ (1934) si sono sposati a __________
__________ il __________ 1954. Dall’unione sono nate __________ (1954) e
__________ (1962). I coniugi sono separati di fatto dal 1976. In esito a una
procedura di protezione dell’unione coniugale, con sentenza 13 dicembre 1985 il
Pretore del Distretto di Bellinzona ha posto a carico del marito un contributo
alimentare mensile di fr. 900.– in favore della moglie, importo ridotto a fr.
870.– da questa Camera il 7 marzo 1986 su ricorso del marito. __________
__________, funzionario __________, gode del pensionamento anticipato dal 1°
agosto 1996; la moglie non risulta aver mai svolto attività lucrativa, salvo a
titolo accessorio nell’economia domestica dei fratelli, ed è al beneficio di
prestazioni AVS.

                                  B.   __________
__________ ha presentato il 23 settembre 1996 al Pretore del Distretto di
Bellinzona istanza per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso l’8
ottobre 1996. Con istanza cautelare del 7 novembre 1996 egli ha chiesto la
soppressione di ogni contributo in favore della moglie. Alla discussione del 26
novembre 1996 l’istante ha confermato le proprie richieste, alle quali si è
opposta la moglie. Esperita l’istruttoria, alla discussione finale dell’11
marzo 1997 l’istante ha ribadito la propria domanda, mentre la moglie ha
concluso per l’attribuzione di un contributo alimentare di fr. 1’081.– mensili.

 

                                  C.   Statuendo il 20 marzo
1997, il Pretore ha accolto parzialmente l’istanza e ha ridotto a fr. 691.–
mensili il contributo alimentare dovuto alla moglie dal 1° gennaio 1997. Le
spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 200.–, sono state poste
per due terzi a carico dell’istante e per un terzo a carico della convenuta.
__________ __________ è stato inoltre condannato a versare alla controparte fr.
500.– per ripetibili ridotte.

 

                                  D.   __________ __________
è insorta contro il decreto cautelare del Pretore con un appello del 28 marzo
1997 in cui postula un contributo alimentare di fr. 1’000.– mensili e
l’addebito di tutti gli oneri processuali di prima sede all’istante.

 

                                         __________ __________ è
insorto a sua volta contro il citato decreto con un appello del 2 aprile 1997,
in cui propone che il contributo alimentare sia soppresso.

                                  E.   Nelle osservazioni
del 29 aprile 1997 __________ __________ ha concluso per la reiezione
dell’appello avversario e altrettanto ha proposto __________ __________ con
osservazioni del 2 maggio 1997.

Considerando

in diritto:                  1.   L’art. 145 cpv.
2 CC prescrive che il giudice, in pendenza di un’azione di separazione o di
divorzio, prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa
l’abitazione e il mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la
custodia dei figli. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari a
norma dell’art. 145 cpv. 2 CC è disciplinato dal diritto federale e si fonda
sul riparto dell’eccedenza – di regola a metà – una volta dedotto dal reddito
familiare il fabbisogno minimo dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7
e 8). Il fabbisogno minimo è determinato sulla scorta del minimo esistenziale
del diritto esecutivo, cui vanno aggiunti gli oneri fiscali e le spese correnti
della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni
domestiche (DTF 114 II 394 consid. 4b; Perrin,
La méthode du minimum vital, in: SJ 115/1993 pag. 429).

                                         Il giudice della
separazione o del divorzio è tenuto nondimeno a mantenere nel loro contenuto
decisioni già prese nell’ambito delle misure protettive dell’unione coniugale
quando i rapporti di fatto alla base di tali misure non siano cambiati in modo
importante e durevole (DTF 101 II 1, Hausheer/Kocher,
in: Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, n. 11.27 pag. 586).

                                    I.   Sull’appello di
__________ __________

 

                                   2.   Il Pretore ha
accertato che la situazione economica dei coniugi era mutata dopo l’emanazione
del giudizio sulle misure a protezione dell’unione coniugale, entrambi i
coniugi essendo ora pensionati. Dopo aver fissato i rispettivi redditi in fr.
3’601.35 per il marito e in fr. 1’908.– per la moglie, e aver calcolato i
fabbisogni in fr. 2’500.– per il marito e in fr. 1’896.– per la moglie, egli ha
imposto al marito di stanziare alla convenuta un contributo alimentare di fr.
691.– mensili. L’appellante contesta il calcolo del reddito e del fabbisogno
del marito, adducendo che si deve tenere conto di un fabbisogno mensile massimo
di fr. 2’348.65 e di un reddito di fr. 4’086.35. 

                                       a)    Alla
discussione finale dell’11 marzo 1997 l’appellante stessa ha riconosciuto al
marito un fabbisogno di fr. 2’348.65 mensili (riassunto scritto, pag. 3 in
fondo), compresi in particolare fr. 127.– per l’assicurazione strada e fr.
19.85 per l’imposta di circolazione. Il Pretore ha aggiunto a tale importo le
presumibili spese di riscaldamento, ottenendo un totale di fr. 2’500.–. A detta
della convenuta tale supplemento deve essere stralciato, poiché le spese di
riscaldamento sono della stessa entità delle spese di trasporto di fr. 146.85
che essa ha erroneamente inserito nel fabbisogno del marito. Il Pretore avrebbe
dunque dovuto tenere conto solo dell’importo massimo da essa riconosciuto e non
delle singole poste. 

                                               L’argomentazione
è pretestuosa. L’istante non ha invero indicato al giudice tutti gli elementi
del suo fabbisogno, limitandosi ad asserire di non essere in grado di coprirlo
con il reddito da pensionato. Non è contestato che egli vive nella casa già di
sua proprietà, da lui donata all’amica nel 1979 e su cui ha l’usufrutto
(deposizione __________, verbale 20 febbraio 1997). Le spese di alloggio e di
riscaldamento sono voci essenziali del fabbisogno e devono essere considerate,
stimandole prudenzialmente, anche se una parte non le indica. Il primo giudice
ha pertanto a giusta ragione calcolato al marito le spese di riscaldamento,
stimate. Contrariamente a quanto sostiene l’appellante, le spese di trasferta
non sono di per sé estranee al concetto di fabbisogno familiare, poiché
rientrano nei supplementi che il diritto esecutivo contempla (Tabella dei
minimi di esistenza agli effetti del diritto esecutivo, edita dalla Camera di
esecuzioni e fallimenti; Hausheer/Spycher,
op. cit., n. 2.35 pag. 80). Nel caso concreto la convenuta non ha contestato in
prima sede che le spese di trasferta potessero essere inserite nel fabbisogno
del marito e le ha anzi ammesse esplicitamente (cfr. i due riassunti scritti).
In appello essa chiede lo stralcio di tali voci, adducendo di essersi
sbagliata, ma l’asserito errore non può essere fatto valere per la prima volta
in questa sede. La restituzione in intero per omessa – o erronea – indicazione
di fatti (art. 138 CPC) è possibile solo fino alla sentenza del Pretore (Rep.
1982 103 seg.). Dopo l’emanazione della sentenza, la restituzione in intero può
aver luogo solo se sono dati i motivi previsti dall'art. 346 CPC. L'appello si
rivela di conseguenza, su questo punto, fondato su nuove adduzioni di fatto, in
contrasto con l’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, ciò che comporta l’inammissibilità
dell’argomentazione.

                                               La
convenuta sostiene infine che al marito dovrebbe essere computato un minimo del
diritto esecutivo di fr. 925.–, poiché egli convive con una terza persona. A
torto. A prescindere dal fatto che la convivenza non sembra nel caso concreto
essere permanente (deposizione __________), il fabbisogno del marito non
comprende neppure i costi per l’alloggio, ciò che giustifica equitativamente di
tenere conto di un minimo di base del diritto esecutivo di fr. 1’025.–.

 

                                       b)    A
detta dell’appellante il reddito del marito non è di fr. 3’601.35, ma di fr.
4’086.35 mensili. La censura è fondata. Oltre alla rendita previdenziale di fr.
3’601.35 (rendita di fr. 2’388.85, più un supplemento fisso di fr. 1’212.50),
il marito risulta aver percepito dal 1° agosto 1996 una rendita complementare
di fr. 485.– per la moglie, come risulta dalla decisione di rendita della Cassa
federale di assicurazione del 1° settembre 1996 (doc. C). L’istante stesso non
lo nega, ma precisa che tale rendita complementare è degressiva e decadrà al
compimento del 65° anno di età (osservazioni del 2 maggio 1997, pag. 4). Per il
calcolo del contributo alimentare dovuto attualmente è tuttavia determinante la
circostanza che tale prestazione viene effettivamente versata e deve quindi essere
inserita nel reddito globale dell’assicurato, nella misura in cui è stata resa
verosimile (doc. C). Spetterà se mai al marito chiedere una modifica
dell’assetto cautelare qualora la sua situazione assicurativa si fosse
modificata dopo il settembre 1996, producendo i relativi giustificativi.

 

                                   II.   Sull’appello di
__________ __________ 

 

                                   3.   L’appellante ha
prodotto con il gravame il nuovo attestato di premio della cassa malati per il
1997 e il conteggio dei contributi AVS per il 1997, chiedendone l’acquisizione
agli atti secondo l’art. 420 CPC. Alla richiesta non può essere dato seguito. I
documenti presentati per la prima volta in appello sono di principio irricevibili.
L’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vieta di addurre nuovi fatti o mezzi di prova in
seconda sede e il diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo per
quanto riguarda le relazioni fra genitori e figli, che sono rette dal principio
inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c, 119 II 203 consid. 1; Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese annotato, Lugano 1993, nota 10 ad art. 96 e nota 1 ad art.
321). Nel caso concreto i documenti prodotti non sono ammissibili, nella misura
in cui sono destinati a rimettere in causa, su nuove basi, il fabbisogno di un
coniuge. Dandosi un cambiamento di apprezzabile rilievo e durevolezza circa i
redditi o i fabbisogni, spetta se mai alle parti postulare una modifica
dell’assetto cautelare davanti al primo giudice (Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht,
Zurigo 1995, pag. 545, nota 77 con numerosi richiami di dottrina e
giurisprudenza). I fatti nuovi di cui si prevale l’appellante (aumento dei
costi) possono se mai giustificare una domanda di modifica dell’assetto
cautelare, ma non sono di rilievo per il giudizio odierno, che deve fondarsi
sui fatti considerati dal Pretore. 

                                   4.   L’appellante
sostiene dapprima che il suo fabbisogno non è quello di fr. 2’500.– mensili
stimato dal Pretore, ma ammonta a fr. 2’945.10. La tesi è solo parzialmente
fondata. Come rilevato dal primo giudice, con l’istanza cautelare del 7
novembre 1996 il marito non si è curato di indicare le singole voci del proprio
fabbisogno, limitandosi a produrre i documenti giustificativi relativi ai suoi
costi. Il fatto che il giudice applica d’ufficio il diritto federale non esenta
tuttavia la parte dal proprio dovere di allegazione (DTF 115 II 464 consid. 1)
e in concreto l’appellante deve sopportare le conseguenze della propria
mancanza. L’ammontare dei costi di riscaldamento, prudentemente apprezzati dal
primo giudice, e della tassa raccolta rifiuti non può dunque essere tenuto in
considerazione nella misura rivendicata dall’appellante, trattandosi di
circostanze di fatto addotte per la prima volta in appello, in contrasto con
quanto prevede l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC. Altrettanto dicasi per i costi di
lavanderia, esposti in fr. 92.50 (doc. O), che di regola non sono nemmeno
computabili nel fabbisogno minimo per la determinazione del contributo alimentare.
Su questi punti l’appello sfugge all’esame nel merito. Deve per contro essere
accolta la censura relativa ai premi dell’AVS. L’istante è al beneficio del
pensionamento anticipato e riceve prestazioni del secondo pilastro, ma non
avendo ancora 65 anni deve versare i relativi contributi per il primo pilastro.
Trattandosi di un’assicurazione obbligatoria, non vi è motivo per non tenerne
conto nel fabbisogno, che deve essere corretto in tal senso (Hausheer/Brunner, op. cit., n. 3.60
pag. 141) inserendo l’importo di fr. 190.70 mensili (doc. E).

                                   5.   L’istante chiede
che dal suo reddito sia stralciato l’importo di fr. 291.75, sostenendo di non
avere più in suo possesso l’importo di fr. 70’000.– ricevuto dalla madre. Egli
ha invero dichiarato nel corso dell’interrogatorio formale di non avere conti
bancari, ma ciò non vuol dire che il capitale non sia stato messo a frutto in
altro modo. Del resto l’appellante nemmeno adduce di aver consumato il
capitale, né tanto meno lo ha reso verosimile. A giusta ragione il Pretore ha
pertanto tenuto conto anche del reddito della sostanza, così come ha fatto con
la moglie, alla quale ha computato il reddito dei titoli depositati alla Banca
__________ per fr. 312.50 mensili (doc. 9).

                                         A detta del marito,
inoltre, nel reddito della moglie dovrebbe essere inserito anche il provento
locativo presunto della sostanza immobiliare di sua proprietà. A torto. Come
constatato dal primo giudice, la sostanza immobiliare di cui è proprietaria, rispettivamente
comproprietaria la moglie, è costituita in gran parte da immobili senza
reddito. Nel caso concreto, d’altra parte, i redditi dei coniugi sono
sufficienti per coprire i costi supplementari derivanti dalle due economie
domestiche separate e non vi è quindi motivo, allo stadio attuale della causa
giudiziaria, per costringere la moglie a chiedere la divisione delle
successioni cui partecipa, rispettivamente a intaccare i propri beni (DTF 114
II 18 consid. 5b, Hausheer/Brunner,
op. cit., n. 3.109). 

                                   6.   Riassumendo, il
fabbisogno minimo del marito ammonta a fr. 2’689.35 mensili (minimo di base del
diritto esecutivo fr. 1’025.–, spese di riscaldamento fr. 150.–, premio della
cassa malati fr. 308.30, onere fiscale fr. 710.–, assicurazioni fr. 158.50,
spese di trasferta fr. 146.85, premi obbligatori AVS fr. 190.70). Quello della
moglie rimane a fr. 1’896.– (minimo di base del diritto esecutivo fr. 1’025.–,
onere di alloggio fr. 585.–, spese accessorie fr. 59.–, premio di cassa malati
fr. 108.80, assicurazioni fr. 86.30, imposte fr. 31.55). Il reddito del marito
è di fr. 4’378.– (rendita secondo pilastro fr. 3’601.35, completiva secondo
pilastro fr. 485.–, reddito della sostanza presunto fr. 291.65) e quello della
moglie di fr. 1’908.– (rendita AVS fr. 995.–, lavoro per i fratelli fr. 600.–,
reddito della sostanza fr. 312.50). Rimane da stabilire il contributo
alimentare che il marito deve alla moglie. Il quadro patrimoniale (mensile)
della famiglia si presenta come segue:

                                         

                                         reddito della famiglia                                                   fr.
6’286.—

                                         ./.
fabbisogno della famiglia fr. 4’585.35

                                         eccedenza                                                                 fr.
1’700.65

 

                                         fabbisogno
della moglie                                               fr. 1’896.—

                                         +
metà eccedenza                                                      fr.   
850.30

                                                                                                                         fr. 
2’746.30

                                         ./.
reddito della moglie                                                 fr. 
1’908.—

                                         contributo
alimentare                                                  fr.    838.30

 

                                         Il marito dovrebbe dunque
versare alla moglie l’importo di fr. 830.– (arrotondati). È vero che i coniugi
vivono separati di fatto da più di vent’anni, ma il vincolo matrimoniale
sussiste e con esso – in linea di principio – tutti gli obblighi matrimoniali, ivi
compreso quello del mantenimento secondo gli art. 163–165 CC (Hausheer/Brunner, op. cit., n. 4.109
pag. 233).

                                         L'indicizzazione di
contributi alimentari in sede provvisionale non è opportuna già per il fatto
che le somme in questione possono sempre essere modificate nel caso di mutate
circostanze (Bühler/Spühler, op.
cit., nota 128 ad att. 145 CC; Hausheer/
Brunner, op. cit., n. 4.27 pag. 204; I CCA, sentenza del 1° giugno 1994
nella causa M. contro M.). L’appello di __________ __________ deve di conseguenza
essere accolto limitatamente all’aumento a fr. 830.– del contributo alimentare
a suo favore. L’appello di __________ __________ deve per contro essere
respinto integralmente.

 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili 

                                      

                                   7.   Gli oneri
processuali seguono, di regola, la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Nel caso
concreto l’appello della moglie è accolto sostanzialmente nella misura di un
terzo, di modo che essa deve sopportare i costi processuali di appello nella
proporzione di due terzi e versare alla controparte un’adeguata indennità per
ripetibili ridotte. All’istante, perdente su tutta la linea, devono essere
addebitati gli oneri del suo appello, con obbligo di rifondere alla moglie
un’adeguata indennità per ripetibili. La suddivisione dei costi processuali di prima
sede può invece rimanere invariata, l’odierno giudizio non incidendo in modo
apprezzabile sul loro riparto.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile,
l’appello di __________ __________ è parzialmente accolto e il dispositivo n. 1
del decreto impugnato è così riformato:

                                         

                                         __________ __________ è tenuto a versare a __________
__________, a titolo di contributo alimentare, l’importo anticipato di fr.
830.– entro il 5 di ogni mese dal 1° gennaio 1997. 

 

                                         Per il resto il decreto
rimane invariato.

 

                                   2.   Gli oneri processuali
dell’appello di __________ __________, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                 fr.
300.–

                                         sono
posti per due terzi a carico dell’appellante e per un terzo a carico di
__________ __________. L’appellante verserà a __________ __________ fr. 700.–
per ripetibili ridotte di appello.

 

                                   3.   Nella misura in cui è ricevibile,
l’appello di __________ __________ è respinto.

 

                                   4.   Gli oneri processuali
dell’appello di __________ __________, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 150.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                 fr.
200.–

                                         sono
a carico dell’appellante, che rifonderà a __________ __________ fr. 600.– per
ripetibili di appello.

 

                                   5.   Intimazione a:

                                         – avv. dott. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona. 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario