# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c50ac375-ad38-510c-850d-501b7e9fbc83
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.02.2024 D-975/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-975-2024_2024-02-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-975/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, Walter Lang,  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Somalia,   

patrocinata da Cristina Tosone, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 8 febbraio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-975/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessata ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) 

gennaio 2024. Da ricerche intraprese dalla SEM il (…) gennaio 2024, in 

base ad un confronto delle impronte dattiloscopiche della richiedente con 

le informazioni contenute nella banca dati dell’unità centrale del sistema 

europeo “Eurodac”, è risultato che l’interessata aveva depositato una do-

manda d’asilo pregressa in Croazia il (…) dicembre 2023. 

A.b Il (…) gennaio 2024, l’interessata è stata sentita nell’ambito di un col-

loquio personale Dublino ex art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). 

In tale contesto, ella ha segnatamente confermato di aver registrato le pro-

prie impronte digitali in Croazia il (…) dicembre 2023, ma non lo avrebbe 

fatto volontariamente. Sarebbe rimasta in Croazia 2 giorni, per poi prose-

guire in direzione Slovenia, Italia e Svizzera. La richiedente si oppone al 

ritorno in Croazia in quanto sarebbe stata trattenuta per due giorni senza 

che le fosse stato fornito del cibo. Dopo essere stata lasciata andare, sul 

confine con la Slovenia ella sarebbe stata vittima di violenze sessuali da 

parte di tre uomini “bianchi” in civile, senza sapere di che nazionalità fos-

sero. Durante questa violenza, gli aggressori l’avrebbero ferita con una la-

metta “in mezzo alle gambe”, prima di lasciarla andare. Ella non avrebbe 

inoltre denunciato la violenza subita alle autorità. Per quanto concerne il 

proprio stato di salute la richiedente ha indicato di stare bene. L’unico pro-

blema lamentato sono dei forti dolori durante le mestruazioni. 

Sulla scorta delle predette informazioni, l’autorità elvetica preposta ha for-

mulato all’indirizzo della sua omologa croata, una domanda di ripresa in 

carico dell’interessata il (…) gennaio 2024 sulla base dell’art. 18 par. 1 

lett. b RD III. Il (…) febbraio 2024, la Croazia ha trasmesso la sua accetta-

zione di ripresa in carico della richiedente, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD 

III. 

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A.c Il (…) febbraio 2024, tramite il suo rappresentante legale, la richie-

dente osserva che in Croazia le cure che necessiterebbe non sarebbero 

garantite e pertanto un suo eventuale trasferimento in tale Paese sarebbe 

si porrebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU, oltre che la CEDAW. Richiede 

poi l’allestimento di un rapporto medico dettagliato in considerazione del 

suo stato di salute (cosiddetto “F4”), affinché si possa disporre di una dia-

gnosi completa. Conclude con la richiesta di rinunciare ad una decisione di 

non entrata nel merito, applicando l’art. 17 del Regolamento Dublino vista 

l’eccezionalità della vulnerabilità della richiedente, per via del trattamento 

degradante ricevuto in Croazia e per la circostanza di essere una donna 

sola che ha subito gravi traumi fisici e psicologici.  

A.d Agli atti è presente della documentazione inerente allo stato di salute 

dell’interessata, di cui si dirà nei considerandi. 

B.  

Con decisione dell’(…) febbraio 2024, notificata il (…) febbraio 2024 (cfr. 

atto SEM n. [{…}]-28/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessata ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della 

legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo 

trasferimento verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento, 

constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

C.  

Con l’atto ricorsuale datato (…) febbraio 2024 (cfr. risultanze processuali), 

la rappresentante legale dell’interessata ha impugnato dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) la decisione succitata, 

chiedendo preliminarmente la sospensione dell’esecuzione in via super-

cautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. A titolo princi-

pale, l’insorgente ha concluso all’annullamento della decisione impugnata 

ed alla restituzione degli atti alla SEM per l’esame nazionale della domanda 

d’asilo o per compiere i necessari atti istruttori. Contestualmente ha pre-

sentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di 

tasse e spese.  

A supporto del ricorso, l’insorgente ha presentato quale nuova documen-

tazione, in copia: un rapporto del 22 settembre 2023 redatto da Centre for 

Peace Studies ed intitolato “Dublin regulation and its application in Croa-

tia”. 

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Pagina 4 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e alla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dalla ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento della decisione im-

pugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 

e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 con-

sid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3). In particolare, l’insorgente lamenta che la 

SEM avrebbe omesso di accertare in modo concreto i rischi legati al suo 

trasferimento in Croazia, sia con riferimento alle condizioni d’accoglienza 

presenti in tale Paese – segnatamente circa la possibilità di accesso a cure 

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mediche adeguate – sia in merito all’effettivo deposito di una domanda 

d’asilo da parte della ricorrente. L’accertamento medico adempiuto dalla 

SEM sarebbe inoltre incompleto, in quanto non avrebbe valutato i possibili 

rischi correlati ad un trasferimento in Croazia. 

4.2  

4.2.1 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.2.2 Se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito (cfr. per il suo con-

tenuto le sentenze del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 con-

sid. 3.1, D-2144/2022 del 24 maggio 2022 consid. 4.2), il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.).  

4.3 In relazione alla censura dell’accertamento incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti in rapporto allo stato di salute della ricorrente, il Tribunale 

osserva dapprima che al momento dell’emissione della decisione impu-

gnata, l’incarto della SEM conteneva documentazione medica relativa alla 

sua situazione valetudinaria, dalla quale sono evincibili in modo limpido le 

diagnosi poste dai medici (cfr. atti SEM n. 12/6, 19/2, 20/3, 22/3 e 23/3). La 

stessa cronistoria medica dell’insorgente è peraltro citata correttamente ed 

esaustivamente nella decisione impugnata da parte dell’autorità inferiore 

(cfr. p.to II, pag. 8 seg.). Si constata inoltre che, dagli atti, non emergono 

ulteriori visite programmate. Agli occhi del Tribunale, viste le diagnosi con-

clusive, di cui la SEM ne ha motivato sufficientemente le ragioni nel prov-

vedimento avversato, quest’ultima autorità non era in alcun modo tenuta 

ad adempiere ulteriori investigazioni, anche rispetto alla presa a carico 

dell’insorgente da parte della Croazia. Ciò essendo che, a differenza di 

quanto sostenuto nel gravame dalla ricorrente, la SEM ha ritenuto che la 

sua situazione medica fosse chiara e che non risultasse di una gravità tale 

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da dover rinunciare al suo trasferimento in Croazia, nonché che il sistema 

d’accoglienza croato, in particolare legato all’accesso alle cure mediche, 

fosse da ritenere sufficiente. Il fatto solo che la ricorrente nel gravame non 

concordi con tale apprezzamento esposto dall’autorità inferiore nel provve-

dimento sindacato, non risulta contrario al principio inquisitorio. Piuttosto, 

con tali censure, l’insorgente intende ottenere un apprezzamento diverso 

nel merito rispetto a quello esposto nell’impugnata decisione riguardo sia 

alla competenza della Croazia nella trattazione del seguito della sua pro-

cedura sia in rapporto all’applicazione della clausola di sovranità, questioni 

che verranno dunque esaminate di seguito. Inoltre, a differenza di quanto 

sostenuto nel gravame, l’autorità inferiore non aveva alcun obbligo deri-

vante dalle disposizioni regolamentarie applicabili di segnalare alle autorità 

croate lo stato di salute dell’insorgente o di richiedere garanzie individua-

lizzate. Quest’ultimo dovrà difatti essere riportato alle autorità croate poco 

prima del suo trasferimento in Croazia (cfr. art. 31 e 32 RD III). Per quanto 

poi attiene al sistema di accoglienza croato, l’autorità inferiore si è espressa 

in modo sufficientemente concreto ed individualizzato nella decisione av-

versata, e anche da questo profilo, non si possono quindi seguire le cen-

sure ricorsuali dell’insorgente. Anche circa le allegate condizioni in cui si 

sarebbe ritrovata la richiedente durante la sua permanenza di due giorni in 

Croazia sono state trattate ed approfondite dall’autorità di prime cure nella 

decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 6) e sono piuttosto volte ad ottenere 

un apprezzamento diverso nel merito. Tale conclusione si applica altresì 

alla censura relativa ad un mancato accertamento da parte della SEM di 

un effettivo deposito di una domanda d’asilo in Croazia. Quanto presentato 

poi dall’autorità inferiore nella decisione avversata, per forgiare il proprio 

convincimento riguardo alla situazione alla frontiera croata e alla proble-

matica dei cosiddetti push-back verso altri Stati (cfr. p.to II, pag. 4 seg.), 

come pure alle allegate carenze sistemiche, al contrario di quanto asserito 

dall’insorgente nel ricorso, s’iscrive nell’attuale giurisprudenza dello scri-

vente Tribunale, che l’ha già ritenuta quale argomentazione sufficiente (cfr. 

a tal proposito tra le altre la sentenza del Tribunale D-5716/2022 

dell’11 gennaio 2023 consid. 4.3.3 e consid. 4.3.5 con ulteriori rif. cit.). Pe-

raltro, appare chiaramente dal provvedimento impugnato, che l’autorità re-

sistente ha esaminato la situazione individuale dell’insorgente, argomen-

tando in modo esplicito ed adeguato i motivi per i quali non ritenesse che 

vi fossero indizi per una violazione dell’art. 3 par. 2 RD III rispettivamente 

dell’art. 3 CEDU da parte della Croazia, anche tenendo conto della situa-

zione specifica della ricorrente (cfr. p.to II, pag. 6 seg.). 

4.4 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno in toto 

respinte. La conclusione formulata nel ricorso, tendente alla restituzione 

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degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria, deve di conse-

guenza pure essere respinta. 

5.  

5.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

5.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato 

che l’interessata aveva già depositato una domanda d’asilo precedente in 

Croazia il (…) dicembre 2023 (cfr. atto SEM n. 8/1). Su tali presupposti, il 

(…) gennaio 2024, l’autorità inferiore ha presentato all’autorità croata com-

petente – entro i termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una richiesta di 

ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 16/5). La 

Croazia ha esplicitamente accolto la richiesta di ripresa in carico in data  

(…) febbraio 2024, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, 

sulla base dell’art. 20 par. 5 RD III, confermando trattarsi di una ripresa in 

carico dell’insorgente (cfr. n. 21/2). A tali condizioni, e nella misura in cui gli 

atti all’incarto non attestano in alcun modo come l’interessata avrebbe la-

sciato il territorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe 

ottenuto un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, 

si giustifica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III nella fattispecie, in 

conformità con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della 

Corte di giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, 

nelle cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze 

del Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3;  

F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 

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4 novembre 2022 consid. 6.3.2). Il predetto Paese è quindi tenuto, in prin-

cipio, a riprendere in carico l’insorgente, al fine di portare a termine il pro-

cedimento di determinazione dello Stato membro competente. 

5.3 In tal senso non possono essere seguite le censure sollevate dall’in-

sorgente, che sosterrebbe che in realtà ella non avrebbe depositato alcuna 

domanda d’asilo in Croazia. Infatti, le stesse autorità croate, nella propria 

accettazione del take back sulla scorta dell’art. 20 par. 5 RD III, hanno de 

facto confermato che l’insorgente ha effettivamente depositato una do-

manda d’asilo in tale paese (cfr. atto SEM n. 21/2). Le censure sollevate in 

sede ricorsuale non sono pertanto atte ad inficiare la predetta conclusione. 

5.3.1 Innanzitutto, visto quanto osservato nel gravame (cfr. p.to 4, pag. 6 

seg.), il Tribunale ritiene giudizioso rammentare che quantunque ai sensi 

degli art. 31 e 32 RD III spetti alle autorità incaricate per l’esecuzione del 

trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità straniere competenti le 

informazioni che consentono un’adeguata assistenza medica alla persona 

trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prerequisito per l’accetta-

zione, da parte di queste ultime autorità, del trasferimento di un richiedente 

nel loro territorio (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale D-6058/2020 del 

9 dicembre 2020 consid. 7 e D-2641/2017 dell’11 maggio 2017). Ciò vale 

anche per quanto concerne i trasferimenti Dublino in Croazia, anche all’ora 

attuale. Non si possono quindi seguire in merito le argomentazioni contra-

rie formulate nel ricorso dall’insorgente.  

5.3.2 Come poi a ragione motivato nella decisione avversata dalla SEM, 

gli asserti dell’insorgente che le autorità croate la avrebbero obbligata al 

prelievo delle impronte digitali, risultano ininfluenti ai fini della determina-

zione dello Stato membro competente. In merito si rileva invero, come la 

ricorrente non ha la possibilità di scegliere autonomamente lo Stato nel 

quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 con-

sid. 8.3) e che quo all’obbligo di fornire le impronte digitali, tutti gli Stati 

membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali di cittadini di 

Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Re-

golamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle impronte 

digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). 

6.  

6.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, vi 

siano fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche 

nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in 

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Croazia, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei dritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE).  

6.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha certo ammesso la 

forte probabilità, per dei richiedenti che entrano per la prima volta sul terri-

torio croato, che dei respingimenti illeciti alla frontiera così come dei respin-

gimenti senza esame individuale direttamente alla frontiera (“hot returns”) 

o ancora delle violenze eccessive da parte degli agenti di polizia presenti, 

possano prodursi regolarmente in Croazia (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Al contrario, per 

quanto attiene ai richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tri-

bunale è giunto alla conclusione, che questi hanno in principio accesso alla 

procedura d’asilo nel predetto Paese. Alla luce di tale constatazione, ha 

considerato che sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. Il 

Tribunale ha inoltre negato l’esistenza, nella procedura d’asilo e nelle con-

dizioni d’accoglienza in Croazia, di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III, che farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti 

come generalmente inammissibile. Ha inoltre precisato che non si deve 

rinunciare ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il 

richiedente dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra 

enunciato non si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 precitata consid. 9.5; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3,  

D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). Le censure sollevate 

in sede ricorsuale circa le condizioni dell’insorgente durante la sua perma-

nenza di due giorni in Croazia, così come le diverse citazioni giurispruden-

ziali e di rapporti di organizzazioni riportate nel ricorso, non sono atte a 

mutare la predetta conclusione. In merito, si rinvia anche ai considerandi 

successivi. 

6.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

7.  

7.1 Resta ancora da esaminare se, come richiesto dalla ricorrente nel gra-

vame, malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità inferiore 

debba esaminare la domanda di protezione internazionale del ricorrente in 

applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione 

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concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). La ricor-

rente lamenta inoltre, nel caso di trasferimento in Croazia, una violazione 

della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei 

confronti della donna del 18 dicembre 1979 (RS 0.108; di seguito:  

CEDAW). 

7.2 L’insorgente, nel suo ricorso, si prevale sia delle condizioni del sistema 

d’accoglienza croato sia del suo stato di salute e che non potrebbe trovare 

le cure necessarie di cui abbisognerebbe, nonché della disponibilità di al-

loggi e della situazione generale della procedura e d’accoglienza nel pre-

detto Paese, per rinunciare al suo trasferimento applicando la clausola di 

sovranità succitata. Ciò in quanto una sua riammissione in Croazia si por-

rebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU. 

7.3 Il Tribunale non misconosce che le condizioni d’accoglienza e di proce-

dura per i richiedenti l’asilo in Croazia possano essere problematiche. Tut-

tavia, nel caso in esame, anche se il Tribunale ritenesse verosimili le alle-

gazioni circa le condizioni in cui si è ritrovata la ricorrente, vale a dire che 

non avrebbe ricevuto cibo per due giorni, tali allegazioni non risultano de-

cisive dal profilo della conformità del trasferimento del richiedente in rela-

zione agli art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(RS 0.105, Conv. tortura). Ciò in quanto, in primo luogo, non esiste alcuna 

ragione seria e concreta di ritenere che un trasferimento a Zagabria dell’in-

sorgente, del quale la Croazia ha esplicitamente accettato la ripresa in ca-

rico, rischierebbe di esporla ad una situazione simile a quella nella quale si 

sarebbe trovato in quanto persona straniera in una situazione irregolare su 

suolo croato nella zona di frontiera o ai fini della sua registrazione. Inoltre 

il Tribunale, neppure considerando quanto riportato nel ricorso dall’insor-

gente, non ha alcuna ragione di mettere in dubbio che la Croazia sia uno 

Stato di diritto, con un sistema di giustizia funzionante. Al quale l’insor-

gente, la quale non ha mai addotto di essersi in passato indirizzata potrà 

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Pagina 11 

indirizzarsi per denunciare l’agito di alcuni funzionari nei suoi confronti o se 

in futuro i suoi diritti non venissero rispettati (art. 26 direttiva accoglienza), 

anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non governative tutt’ora pre-

senti su suolo croato, come esposto a ragione anche dalla SEM nella de-

cisione avversata (cfr. p.to II, pag. 6 seg.). In secondo luogo, la ricorrente 

non ha dimostrato in alcun modo con i suoi asserti generici esposti unica-

mente in fase ricorsuale, senza averne fatto menzionare durante l’audi-

zione Dublino e nello scritto spontaneo del 7 febbraio 2024, che ella 

avrebbe ricevuto un foglio di via dalle autorità e neppure che lo Stato di 

destinazione – che ha accettato espressamente la sua ripresa in carico – 

non sia intenzionato a riprenderla in carico ed a portare a termine corretta-

mente la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, o ancora che ella non avrebbe avuto accesso alla 

procedura d’asilo in Croazia in passato o non l’avrà in futuro. A tal propo-

sito, si rimarca come è la ricorrente stessa con i suoi asserti che ha ripor-

tato come ella si sia opposta al rilevamento delle impronte digitali. Non si 

evince inoltre né dagli atti all’incarto né dal gravame alcun indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispet-

terebbe il principio di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi ob-

blighi internazionali rinviandola in un paese dove la sua vita, integrità cor-

porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe 

di essere respinta in un tale paese. 

7.4  

7.4.1 Per quanto concerne invece l’asserita violazione della CEDAW da 

parte della Croazia, la ricorrente invoca tale Convenzione sostenendo che 

le autorità di tale Paese non le avrebbero fornito “un’accoglienza degna” 

ed inoltre ella avrebbe subito un violento stupro. 

7.4.2 A differenza di quanto sostenuto dall'insorgente nel gravame, non si 

ravvisano tuttavia gli estremi per ammettere che le autorità croate abbiano 

violato la CEDAW, in particolare l’art. 2 citato nel ricorso, peraltro conven-

zione che la Croazia ha pure ratificato. Difatti, concernente dapprima l'a-

buso sessuale di cui ella sarebbe stata vittima, in mancanza di una denun-

cia o di una richiesta di aiuto in tal senso alle preposte autorità croate o 

organismi di aiuto alle vittime presenti sul territorio croato, come dichiarato 

dalla stessa insorgente durante il Colloquio Dublino, non si intravvede nel 

comportamento delle autorità croate alcuna inadempienza. Dalle circo-

stanze esposte dalla ricorrente, non appare difatti come le autorità prepo-

ste non adempirebbero in generale, se adeguatamente sollecitate, ai loro 

obblighi di perseguimento penale e ad offrire l'aiuto necessario all'insor-

gente, anche nel caso ella si trovasse nuovamente confrontata o esposta 

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Pagina 12 

a delle minacce concrete, in caso di bisogno. Nel caso d'inadempienze da 

parte degli organi preposti, apparterrà poi a lei adire le vie legali disponibili 

per far valere i suoi diritti. Peraltro, non si ravvisa dalle sue allegazioni, in 

che modo in Croazia ella verrebbe discriminata secondo il suo genere ai 

sensi dell'art. 2 CEDAW, non avendo del resto sostanziato maggiormente 

le sue allegazioni ricorsuali in merito. Per quanto concerne invece le riferite 

condizioni d’accoglienza non dignitose, si rimanda all’analisi già effettuata 

sub consid. 6.2. 

7.5  

7.5.1 In merito allo stato di salute della ricorrente, si osserva dapprima 

come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande 

Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). 

7.5.2 Concernente lo stato valetudinario della ricorrente, si constata come 

nell’ambito del colloquio Dublino ella si è limitata ad allegare di stare bene, 

nonostante l’asserito stupro subito. Ella ha unicamente specificato di sof-

frire di dolori durante il ciclo mestruale (cfr. atto SEM n. 15/2). Dagli atti 

emerge che la ricorrente è stata inizialmente curata per gonalgia persi-

stente sinistra, causata da una caduta durante il viaggio. Per tale proble-

matica le è stato prescritto Brufen (cfr. atto SEM n. 12/6). La ricorrente ha 

fatto poi richiesta di essere vistata da un ginecologo per appurare le con-

seguenze della violenza sessuale che avrebbe subito (cfr. atto SEM n. 

19/2). Dal rapporto redatto dalla “Frauenklinik” dell’ospedale cantonale di 

(…), emerge che la ricorrente soffrirebbe di dolori alla pancia ed inconti-

nenza notturna e parzialmente anche diurna. L’interessata ha riferito di 

aver subito una violenza sessuale 1-2 mesi prima in Slovenia e gli autori 

sarebbero stati 3 uomini arabi. La ginecologa ha constatato dei tagli alle 

gambe, che sarebbero stati inflitti durante la violenza, mentre dall’analisi 

sonografica non sarebbero emerse ulteriori problematiche. Non sono nep-

pure state rilevate malattie sessualmente trasmissibili. I medici prescrivono 

la ripetizione del test HIV dopo 6 mesi. Ipotizzano poi che la causa dell’in-

continenza sia da ricondurre probabilmente alle sue esperienze traumati-

che. Hanno pertanto raccomandato alla richiedente di sottoporsi a psicote-

rapia al fine di elaborare il proprio vissuto, possibilmente con l’ausilio di 

antidepressivi. Non hanno rilevato d’altro canto pensieri suicidali. (cfr. atto 

SEM n. 20/3). A seguito di tale rapporto, il medico del CFA ha redatto un 

certificato F2, diagnosticando un disturbo da elaborazione a seguito di uno 

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Pagina 13 

stupro ed ha richiesto una valutazione ed un intervento (cfr. atti SEM 22/3 

e 23/3). In data 7 febbraio 2024 il servizio MedicHelp ha trasmesso alla 

SEM la tabella degli appuntamenti, da cui non emergono ulteriori visite pro-

grammate (cfr. atto SEM n. 24/1), nemmeno la ricorrente in sede di ricorso 

ha indicato di aver fissato nuovi appuntamenti medici. Pertanto, le diagnosi 

sono poste e ulteriori visite mediche non sono previste. Il Tribunale osserva 

che quanto addotto dalla ricorrente in fase ricorsuale e nel proprio scritto 

spontaneo del 7 febbraio 2024, circa la propria vulnerabilità straordinaria 

ed un rischio di traumatizzazione in caso di Trasferimento in Croazia non 

trova riscontro nella documentazione medica agli atti, altresì considerato 

che la ricorrente stessa non ha fatto menzione di particolari problematiche 

durante il Colloquio Dublino. 

7.5.3 Alla luce dello stato di salute testé descritto, pur non volendo in alcun 

modo minimizzarlo, il Tribunale ritiene che dagli atti all’inserto non siano 

evincibili degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a ritenere 

come lo stesso sia di una gravità tale da comportare una violazione 

dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza sopra referenziata nel caso 

di un rinvio della ricorrente in Croazia, che non potrebbe ivi essere trattata 

o di cui il trattamento non possa essere proseguito nel medesimo Stato. In 

tale contesto, non risulta inopportuno evidenziare come il Tribunale, in linea 

di principio – ed al contrario di quanto argomentato dall’insorgente nel suo 

ricorso – ritenga che la Croazia disponga di infrastrutture mediche ade-

guate, anche ed in particolare dal profilo psichiatrico (cfr. le sentenze del 

Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3, E-4102/2023 del 

3 agosto 2023 consid. 8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 2023 con-

sid. 7.3.3). Ciò essendo rammentato come il Tribunale abbia già più volte 

ritenuto che l’aiuto apportato da organizzazioni non governative permetta 

segnatamente di supplire alle lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche 

statali presenti in Croazia (cfr. a tal proposito le sentenze del Tribunale  

D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con ulteriori rif. cit.,  

E-4859/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.5.1). Pertanto, se la ricorrente 

dovesse necessitare di ulteriori cure o trattamenti medici, o proseguire 

quelli già iniziati in Svizzera, potrà senz’altro fare capo all’infrastruttura me-

dica disponibile in Croazia. Stato che si ricorda è firmatario della direttiva 

accoglienza ed in quanto tale, deve provvedere affinché i richiedenti rice-

vano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le pre-

stazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi 

disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai 

richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessa-

rie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva 

accoglienza).  

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Pagina 14 

7.5.4 Alla luce di quanto precede, non vi è quindi neppure alcuna ragione 

di richiedere delle garanzie specifiche alla Croazia in merito alla presa in 

carico dell’insorgente, così come postulato dalla stessa nel suo ricorso. A 

tal proposito, occorre rilevare come il Tribunale, nella sua costante giuri-

sprudenza, ritiene di regola che le autorità svizzere non debbano richiedere 

alle autorità croate delle garanzie individuali circa l’accesso ad un alloggio 

adeguato, a prestazioni materiali e a cure mediche di richiedenti l’asilo. Il 

ricorrente potrà indirizzarsi alle autorità croate per richiedere le prestazioni 

a cui gli dà diritto la direttiva accoglienza, eventualmente esigendole tra-

mite le vie legali (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). Inoltre, come già 

sopra rammentato, le autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della 

decisione, sono tenute ad informare in modo adeguato e precedentemente 

al trasferimento del ricorrente le autorità croate, circa le circostanze ed i 

bisogni specifici medici dell’insorgente (cfr. art. 31 seg. RD III; cfr. nello 

stesso senso anche la sentenza del Tribunale D-4160/2023 del 10 ago-

sto 2023 consid. 8.5.2). 

7.6 Visto quanto precede, la ricorrente non è riuscita a provare o a rendere 

verosimile che un suo trasferimento in Croazia la esponga ad un rischio 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali. 

7.7 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

8.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico del 

ricorrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

9.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

D-975/2024 

Pagina 15 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor-

gente tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ri-

corso, e d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle 

spese processuali, risultano divenute senza oggetto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di 

possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insor-

gente è indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudi-

ziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia 

(art. 65 cpv. 1 PA). 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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