# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** afccfb57-ce65-59f2-b417-d1edc884c3f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.01.2013 32.2012.159
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-159_2013-01-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.159

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  28 gennaio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1 giugno 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 aprile 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1950, da ultimo attiva quale ausiliaria in economia domestica e casalinga,
in data 17 marzo 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di
prestazioni AI per adulti per le sequele di un incidente stradale avvenuto l’11
agosto 2006: “trauma cervicale e spalla destra” (doc. AI 2-1/8).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico (SAM)
dell’assicurazione invalidità (doc. AI 36-1) l’UAI con decisione del 26 aprile
2012 (doc. AI 99-1), preavvisata con progetto del 29 dicembre 2011 (doc. AI
95-1), ha attribuito all’assicurata una rendita intera d’invalidità (grado del
70%) limitatamente al periodo compreso tra il 1° agosto 2007 e il 30 novembre
2007 e dal 1° febbraio 2008 al 31 agosto 2008.

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale l’annullamento della
decisione impugnata ai sensi dei considerandi e in via subordinata il
riconoscimento di almeno un quarto di rendita dal 1° giugno 2008 (doc. I).

 

                                         L’insorgente
ha contestato la ripartizione percentuale tra attività salariata e mansioni di
casalinga, nonché la valutazione medica svolta dall’amministrazione che non ha
preso in considerazione la riduzione del 20% della capacità lavorativa espressa
dal perito Dr. __________. Secondo l’avv. RA 1 “La perizia del SAM
(dell’ormai lontano 2009) pone quesiti in contraddittorio, non è stato permesso
alla signora RI 1 di porre a sua volta dei quesiti, né di formulare delle
osservazioni successive ai medici, non è stata garantita in alcuna modo l’imparzialità
dei periti e tantomeno è stato in qualche modo garantito al leso la possibilità
di ricusa dei medesimi” (doc. I).

 

                                         Dal
profilo economico il legale ha contestato l’importo del gap salariale
applicato sul salario da invalido, oltre che le attività ritenute ancora
esigibili (doc. I).

 

                                         Il
rappresentante della ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I). In data 6 giugno 2012 egli ha ritirato questa domanda (doc. V+bis).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI si è riconfermato nel provvedimento impugnato sulla base della
valutazione medica del SAM, verificata a più riprese dal Servizio Medico
Regionale (SMR). Anche l’applicazione del metodo misto non presta il fianco a
critiche secondo l’amministrazione, la quale ha altresì ritenuto garantito il
diritto di essere sentito (doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della
LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o
di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel
confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325;
DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V
222).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

 

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui:

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato costantemente dichiarato dal Tribunale federale conforme alla legge e
all’art. 8 CEDU (cfr. DTF 125 V 146; SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg. e DTF
133 V 504).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         L’Alta
Corte in una sentenza pubblicata in DTF 137 V 334, ha riconfermato la sua giurisprudenza relativa al metodo misto.

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità (cfr. consid. 2.2. - 2.4), si deve anzitutto appurare se
la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima
dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sull’insieme delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno
alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR
1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo
1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997
nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag.
28, 30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg
1999, pagg. 190s).

 

                                         Nella
presente fattispecie l’Ufficio AI ha applicato il metodo misto ed ha
valutato al 62% la parte dedicata all’attività salariata e al 38%
la quota dedicata alle mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. La stessa emerge dalla documentazione prodotta dal datore di
lavoro. In particolare dallo scritto del 20 ottobre 2011 nel quale il Direttore
della Casa per anziani “__________” ha comunicato all’UAI quanto l’assicurata
avrebbe guadagnato se avesse svolto la sua professione al 100% (doc. AI 86-1).
L’amministrazione ha poi confrontato gli importi del 2003, 2004 e 2005 con
quanto effettivamente percepito da RI 1 nei medesimi anni giungendo alla
percentuale del 62% (doc. AI 87-1).

 

                                         Il TCA rileva inoltre che
dall’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
emerge che il contratto di lavoro prevedeva sì un’attività al 50% (cfr. doc. AI
10-4), ma di fatto ella svolgeva regolarmente ore supplementari (doc. AI 73-3).

 

                               2.6.   Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice
in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

                                         

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che
non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice
deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente
con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del
suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Al
riguardo la giurisprudenza federale sottolinea costantemente che occorre tenere
conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato di cura e mandato
peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.7.   Un danno
alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

 

In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato
i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo,
“Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

 

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione
senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,
un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole
discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In
una sentenza 9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1,
l’Alta Corte ha ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una
comorbidità di rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori
psicosociali e socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla
problematica psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo
(consid. 3.4.2).

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         Il
Tribunale Federale, in una sentenza 9C_871/2010 del 25 febbraio 2011 pubblicata
in DTF 137 V 64, ha poi esteso l’applicazione della giurisprudenza relativa ai
disturbi somatoformi all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che
rientra nel quadro dei disturbi privi di sostrato organico oggettivabile
non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico.

                                         In
tale contesto l’Alta Corte si è così espressa:

 

" 
(…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

Affinché un rapporto
medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere
diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in
particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto
la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico
deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale prognosi deve tener
conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto del carattere
invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.9.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha esposto i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative ed ha ribadito
che  

                                         una
diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente
approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né
un caso di riconsiderazione.

 

                             2.10.   Nella
decisione del 26 aprile 2012, l’amministrazione ha attribuito all’assicurata una
rendita intera d’invalidità dal 1° agosto 2007 al 30 novembre 2007 e dal 1° febbraio
2008 al 31 agosto 2008 sulla base dei periodi d’inabilità lavorativa certificati
in ambito LAINF dal medico curante Dr. Battaglia e dal medico fiduciario della
Zurigo Assicurazioni Dr. Simoni (cfr. certificati incarto LaMal), delle
valutazioni reumatologiche del Dr. Goldinger, svolte per conto della Zurigo
Assicurazioni del 27 agosto 2007 (doc. LaMal 46-1) e del 4 aprile 2008 (doc.
LaMal 73-1) e di una perizia pluridisciplinare SAM del 26 giugno 2009.

                                         

                                         A seguito
dell’infortunio dell’11 agosto 2006 l’amministrazione ha ripreso i periodi
d’inabilità lavorativa accertati in ambito LAINF del 100% dall’11 agosto 2006
al 31 agosto 2007 (doc. AI 82-1).

 

                                         Il
Dr. Gregor Goldinger, spec. FMH in malattie reumatiche, fisiatria e
riabilitazione, nel rapporto del 27 agosto 2007, dopo aver esposto l’anamnesi
dell’assicurata, i dati soggettivi e quelli oggettivi, ha posto la diagnosi
esposta al pto. 4 e concluso che dai riscontri reumatologici/ortopedici non si
giustificava più un ulteriore inabilità lavorativa (doc. LAMal 46-9).

 

                                         Il
medesimo specialista, nel rapporto del 4 aprile 2008, alla luce dei reperti
artroscopici che hanno evidenziato una rottura trasmurale della cuffia dei
rotatori (oggetto dell’intervento chirurgico del 27 febbraio 2008) ha corretto
la sua valutazione ed ha fissato un’inabilità lavorativa parziale nell’attività
di ausiliaria in una casa per anziani del 50% dal 27 agosto
2007, inteso come riduzione del rendimento, sino all’intervento artroscopico
(avvenuto il 27 febbraio 2008) (doc. AI 73-3, 36-36).

 

                                         Nel
contesto della perizia SAM i medici hanno valutato la patologia psichiatrica, quella
neurologica e quella reumatologica.

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 26 giugno 2009 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome
da somatizzazione ICD-10 F 45.0. Sindrome affettiva persistente ICD-10 F 34.8. Sindrome panvertebrale e dolori a livello della spalla ds., operata per periatropatia
postraumatica (incidente del 11.08.2006). Sindrome dolorosa alla spalla ds. e
al braccio ds. con impotenza funzionale di origine non somatica, stato dopo
sutura della cuffia dei rotatori il 27.02.2008. Fibromialgia. Sindrome
cervicovertebrale su alterazioni statiche e degenerative, soprattutto ai
segmenti da C4 fino a C7, con osteocondrosi e spondilosi a carattere
iperostotico. Sindrome lombovertebrale su alterazioni statiche con scoliosi
sin.-convessa del passaggio toracolombare, nonché osteocondrosi L4-L5 con
leggera pseudoretrolistesi di L4 su L5, spondilosi anteriore a carattere
iperostotico Th12-L1 e spondilosi agli altri segmenti lombari” (doc. AI 36-29/30).

                                      

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa è stata invece posta
quella di “Gonalgia a ds.. Cefalee croniche. Stato dopo colectomia per
carcinoma del colon traverso nel 1994. Stato dopo intervento per ernia iatale
nel 2005. Ipertensione arteriosa trattata. Conosciuta epatite C cronica da
anni. Esiti da ulcera duodenale su Hélicobacter” (doc. AI 36-30).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% nell’attività da
ultimo esercitata di ausiliaria di economia domestica dal 1° giugno 2008, mentre
in un’attività adeguata la capacità lavorativa è piena dal 1° giugno 2008 (doc.
AI 36-36).

 

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi questo Tribunale ritiene che la valutazione
peritale effettuata dal SAM, sia dettagliata, approfondita e quindi rispecchi i
parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia neurologica l’assicurata è
stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al
consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, il quale
nel referto del 18 febbraio 2009 ha diagnosticato una “- sindrome
panvertebrale e dolori a livello della spalla destra operata per periartropatia
post-traumatica (incidente dell’11.8.2006)” (doc. AI 37-1).

 

                                         Lo
specialista non ha riscontrato – dal punto di vista neurologico – deficit che
motivino un’incapacità lavorativa (doc. AI 37-3).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dalle conclusioni del perito che non sono del
resto state smentite da ulteriori certificati medico-specialistici.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia reumatologica l’assicurata
è stata sottoposta al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia
e riabilitazione, il quale nel referto del 9 marzo 2009 ha diagnosticato una “ - sindrome dolorosa alla spalla destra ed al
braccio destro con impotenza funzionale di origine non somatica, stato dopo
sutura della cuffia dei rotatori il 27.02.2008. - fibromialgia.- sindrome
cervico-vertebrale su alterazioni statiche e degenerative soprattutto ai segmenti
da C4 fino a C7 con osteocondrosi e spondilosi a carattere iperostotica. -
sindrome lombo-vertebrale su alterazioni statiche con scoliosi sinistro
convessa del passaggio toracolombare, nonché osteocondrosi L4-L5 con leggera
pseudoretrolistesi di L4 su L5,una spondilosi anteriore a carattere
iperostotico Th12-L1 e spondilosi agli altri segmenti lombari” (doc. AI 37-13).

 

                                         Il Dr. __________
ha quindi indicato che la paziente è da ritenere inabile al 50% a partire dal
27 agosto 2007 sino al 27 febbraio 2008 (data intervento chirurgico Dr. __________)
facendo riferimento alla valutazione peritale svolta dal Dr. __________ per
conto della __________ Assicurazioni in data 4 aprile 2008 (doc. LaMal 73-1).

                                         A partire
dal 1° giugno 2008 (tre mesi dopo l’intervento) l’inabilità al lavoro nella
precedente attività è del 30%. 

                                         Per
contro, in attività adeguata rispettosa delle limitazioni funzionali indicate
dal perito l’abilità è piena, mentre quale casalinga la limitazione è del 20%
(doc. AI 37-15).

 

                                         Il TCA non
ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale.

 

                                         Il
referto del 10 novembre 2011 della Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina
fisica e riabilitazione, non permette una diversa valutazione della
fattispecie. Il medico curante ha infatti illustrato una diagnosi
sostanzialmente sovrapponibile a quella del Dr. __________ Il medico del SMR
Dr. __________ nelle annotazioni del 5 dicembre 2011 lo ha confermato (doc. AI
94-1). La Dr.ssa __________ non ha comunque dato alcuna indicazione circa la
capacità lavorativa (doc. AI 92-1).

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica l’assicurata
è stata esaminata dal Dr. __________, spec. FMH in psichiatria, il quale nel
rapporto del 18 febbraio 2009 ha diagnosticato una “Sindrome
da somatizzazione (ICD-10 F 45.0). Sindrome affettiva persistente (ICD-10 F 34.8)” (doc. AI 37-20).

 

                                         A mente dello specialista la sindrome da somatizzazione
unitamente alla depressione persistente di lieve entità determinano
un’incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico del 20% (doc. 37-20).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi nemmeno da questa valutazione peritale (cfr. la
giurisprudenza esposta al consid. 2.7.).

 

                                         Nel breve
scritto del 14 ottobre 2011 il Dr. __________, spec. FMH in medicina interna,
si è limitato ad indicare che il perdurare della vertenza giuridica “causa
alla paziente ulteriori disturbi (ansia e depressione)” senza aggiungere
null’altro dal profilo diagnostico né da quello della capacità lavorativa
residua (doc. AI 84-1).

 

                                         Quanto
infine alla questione della valutazione globale delle patologie di cui soffre
l’assicurata, va qui ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare il
grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie,
non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far
capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria
fra tutti gli esperti interessati.

 

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,
ciò che nella causa in esame è stato fatto.

                                         In una sentenza
I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il
Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse
inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

 

                                         Nel
referto peritale del 26 giugno 2009 la Dr.ssa __________ e la Dr.ssa __________,
hanno indicato che le conseguenze sulla capacità lavorativa dell’assicurata sono
da ricondurre alle patologie reumatologiche e psichiatriche.

 

                                         La patologia
psichiatrica influisce nella misura del 20% nella precedente attività
lavorativa, mentre in altre attività la capacità è “integra”. La
diminuzione della capacità lavorativa è data essenzialmente dalla riduzione della
resistenza e della tolleranza al dolore (doc. AI 36-36).

 

                                         La patologia
reumatologica invece è limitante unicamente per quanto riguarda la sindrome
panvertebrale cronica e viene riconosciuta un’incapacità lavorativa del 50% -
con riferimento alla valutazione del Dr. __________ - sino al 27 febbraio 2008,
mentre dal 1° giugno 2008 (tre mesi dopo l’intervento del Dr. __________)
l’inabilità è del 30% nell’ultima occupazione. In attività adeguate invece la
capacità lavorativa è completa (doc. AI 36-37).

 

                                         Globalmente
i periti del SAM hanno valutato l’assicurata, dal punto di vista fisico e
psichico, abile nella misura del 70% dal 1° giugno 2008 nell’ultima attività
esercitata di ausiliaria di economia domestica. Le singole incapacità non vanno
sommate, “in quanto tutte le patologie che causano una limitazione della
capacità lavorativa comportano sempre una riduzione del rendimento e non di
meno entrambe le patologie, psichica e fisica, prendono in considerazione il
dolore dell’A.” (doc. AI 36-37).

 

                                         In attività
adeguate alle limitazioni reumatologiche la capacità lavorativa è invece piena
dal 1° giugno 2008 (doc. AI 36-37).

 

                                         Il
TCA non ha quindi nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione del SAM, che
si basa su un’esauriente discussione fra tutti i medici periti del SAM.

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
dei periti interpellati dall’amministrazione, le quali hanno permesso di
vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre
l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con
il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata dall’11 agosto
2006 al 26 agosto 2007 è totalmente inabile al lavoro, dal 27 agosto 2007 al 30
maggio 2008 è abile al 50%, mentre dal 1° giugno 2008 è inabile nella misura
del 30% nell’ultima attività. 

                                         In
un’attività adeguata è invece pienamente abile al lavoro dal 1° giugno 2008.

 

                             2.11.   Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga, l’Ufficio
AI ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica (doc. AI 73-1).

 

                                         Nel
rapporto del 15 dicembre 2010 l’assistente sociale ha stabilito una limitazione
complessiva del 22% (cfr. doc. AI 73-7).

 

                                         Come visto
(cfr. consid. 2.3. e 2.4.) l'invalidità delle persone che si occupano
(esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è stabilita
confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora accessibili al
richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra
3097), ha previsto una ripartizione delle singole attività domestiche sulla
base di un minimo ed un massimo attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori di una
persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica (pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare,
  pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere,
  curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere
  il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il
  giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre
alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la
propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione
di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua
famiglia, nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a
ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell'invalidità, della diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito
domestico."

 

In una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000, l'Alta Corte ha nuovamente confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo
dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività
domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni
nelle circostanze concrete.

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (cfr. DTF 128 V 93, AHI-Praxis 1997 p. 291 consid.
4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001
nella causa C.G., consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità
giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si
giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128
V 93 consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio
1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

                             2.12.   Nella
presente fattispecie l’Ufficio AI ha incaricato l’assistente sociale di
esperire un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica sfociata in un rapporto del 15 dicembre 2010 (cfr. doc. 73-1 e
segg.).

 

                                         Per
quanto riguarda le singole attività nell’economia domestica la consulente ha
fissato al pto. 5.1. “Conduzione dell’economia domestica” una
percentuale del 5% per importanza e dello 0% di impedimenti. Al pto. 5.2 “Alimentazione”
è stata attribuita un’importanza del 45% con una percentuale di impedimenti del
20% e d’invalidità del 9%.

                                         Al pto.
5.3. “Pulizia dell'appartamento” è stata attribuita un’importanza del 20%
con una percentuale di impedimenti del 40% e d’invalidità dell’8%, mentre al
pto. 5.4. “Spesa e acquisti diversi” l’importanza è stata fissata al 10% con
una percentuale di impedimenti del 10% e d’invalidità dell’1%. 

                                         Infine,
l’assistente sociale al pto. 5.5. “Bucato,
confezione e riparazioni di indumenti” ha fissato un’importanza del 20% con una percentuale di impedimenti
del 20% e d’invalidità del 4%.

 

                                         Sulla
base degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver
fissato gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente
sociale ha dunque stabilito una limitazione complessiva del 22%. 

 

                                         Valutando
i singoli impedimenti, con motivazioni pertinenti, la responsabile ha tenuto
conto delle dichiarazioni dell’assicurata in merito alle limitazioni ad
eseguire talune mansioni domestiche.

                                         

                                         Va innanzitutto
rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei
parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore
complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata
nell'ambito dell'economia domestica.

 

                                         D’altra
parte, esaminate singolarmente le valutazioni dell’assi-stente sociale circa
gli impedimenti dovuti all’invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano ravvisabili
elementi che consentano di mettere in dubbio l’attendibilità della valutazione
operata dall’assistente sociale, la quale non appare arbitraria e risulta
conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti e in particolare alle
indicazioni fornite dall’assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta
domiciliare, le quali risultano infatti del tutto attendibili. Inoltre, é da
ritenere che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni
domestiche siano del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti
accertati in sede medica.  

 

                                         In
particolare va sottolineato che nei casi come quello in esame occorre tenere
conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo
di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale
consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163 CC;
Pratique VSI 1996 pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che permette di ritenere
adeguate le percentuali d'impedimento evidenziate con riferimento alle mansioni
comportanti un maggior impiego e sforzo fisico, le quali tengono giustamente
conto della collaborazione del marito.

 

                                         A tal
proposito va pure attirata l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per
l’assicurato di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale
delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di
tale obbligo anche le persone occupate nell’economia domestica devono
contribuire, di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile,
al miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio
le incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura
usuale secondo le particolari circostanze (RCC 1984 p. 143 consid. 5; precitate
sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00).

 

                                         Alla luce
delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le circostante
concrete, questo TCA ritiene corretto il grado d'invalidità dell'assicurata
quale casalinga (22%) stabilito dall'UAI sulla base dell'accertamento
domiciliare. 

 

Va peraltro ricordato che secondo la giurisprudenza
un intervento dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui essa appaia
chiaramente erronea (DTF 128 V 93 consid. 4). 

 

                             2.13.   Per quel che
riguarda l’attività dedicata all’esercizio di un’attività lucrativa, visti i gradi
d’incapacità lavorativa precedentemente illustrati (cfr. consid. 2.10.) e
ricordato che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a), occorre concludere che l’invalidità
dell’assicurata si fissa al 100% da mese di agosto 2007 (trascorso l’anno di
attesa ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI), al 50% dal mese di settembre
2007 e al 100% da mese di febbraio 2008 (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid.
3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008).

 

                                         Al
riguardo va rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del
19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che
un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella sua professione
abituale, che in altre attività, presenta un grado di invalidità del 30%. Alla
medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17
marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                                         Per
quanto riguarda invece il periodo dal mese di giugno 2008 la ricorrente è
considerata abile in misura piena in attività adeguate al suo stato di
salute.

 

                                         I
consulenti in integrazione professionale nel rapporto del 20 ottobre 2009 hanno
indicato che partendo dalle limitazioni stabilite in ambito medico e tenendo
conto della configurazione della realtà economica del Ticino, la ricorrente può
ancora svolgere attività nel settore secondario (operaia generica
nell’industria farmaceutica, alimentare, meccanica con mansioni d’assemblaggio,
controllo / sorveglianza del funzionamento e della qualità) e nel settore
terziario (venditrice non qualificata ecc.) (doc. AI 45-2).

 

                                         Il legale
dell’assicurata ha contestato in maniera generica le attività leggere ritenute
esigibili dalla Consulente in integrazione professionale: “si riferisce nel
contesto del gravame che la signora RI 1 avrebbe potuto svolgere delle attività
più semplici che non richiedessero l’ingaggio degli arti lesi. Ma si tratta di
una mera affermazione teorica, assolutamente non motivata in concreto con delle
attività che questa potrebbe svolgere, posto come in una serie di attività ella
sia effettivamente compromessa” (cfr. doc. I, pag.2).

 

                                         Per
costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali
concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione
professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.7.).

 

                                         Nell'evenienza
concreta, i consulenti in integrazione professionale (CIP), __________ e __________,
hanno tenuto conto dei limiti funzionali posti dai periti. Sono state quindi
considerate esigibili tutte quelle attività non qualificate semplici e leggere,
rispettose dei limiti invalidanti nonché del profilo delle attitudini personali
e professionali dell'assicurata e sono state citate - a titolo di esempio –
alcune attività.

 

                                         Alla luce
di quanto precede, si ritiene che la valutazione operata dai consulenti in
integrazione
professionale e ripresa nel provvedimento contestato sia corretta e che non
siano stati addotti motivi sufficienti per rimetterla in discussione.

 

                             2.14.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui sono
determinanti nel caso concreto i dati del 2008 (visto che è in quell’anno che è
avvenuta la soppressione della rendita).

 

                          2.14.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana in fr. 33’996.-- nel 2008 partendo
dai dati forniti dal datore di lavoro (fr. 54'833.-- al 100%, cfr. doc. AI 90-1,
91-5).

 

                          2.14.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332
consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA
del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 10-2010, p. 94), esso ammonta a fr.
4'280.64 mensili oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

 

                                         L’assicurata,
quale ausiliaria di pulizia, avrebbe guadagnato nel 2008 fr. 33'996.-- anno per
un’occupazione al 62% (cfr. consid. 2.14.1.) che proiettati al 100% danno un
importo di fr. 54'832.25.

 

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari per un'attività equivalente (cioè
fr. 43'243.2.--, cfr. Tabella TA1 p.to 93 “Servizi personali”  livello
di qualifica 4, fr. 3’465.-- X 12 mesi = 41'580.-- riportato su 41.6).

 

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

                          2.14.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato
alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi
non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid.
1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente
in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04,
consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere
conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                           2.14.4   In concreto,
nel rapporto del 21 novembre 2011, la consulente in integrazione professionale
ha applicato una riduzione del 7% per attività leggere e del 10% per altri
fattori di riduzione (doc. AI 89-6).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la
questione del potere d'esame del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle
assicurazioni qualora si tratti di verificare, in materia di assicurazione per
l'invalidità, l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido
accertato sulla base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

 

                                         L'Alta
Corte al consid. 5.2 si è così espressa:

 

" 
Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal
fédéral, celui de l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche
pas limité dans ce contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou
l'abus du pouvoir d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la
décision administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui
concerne l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de
savoir si une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a
adoptée dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les
principes généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son
résultat. A cet égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif
pertinent, substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il
doit s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81)."

 

                                         Nella
presente fattispecie anche volendo applicare una riduzione del 10% per attività
leggere – alla luce della giurisprudenza esposta al consid. 2.14.3 – al quale
va poi aggiunto il 10% per altri fattori di riduzione, per una riduzione
complessiva del 20%, come vedremo (cfr. consid. 2.15.) il grado d’invalidità
sarebbe inferiore al 40%.

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 51'367.68 ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo la riduzione del 20%,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 41'094.14
confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo
anno di fr. 33'996.--  (consid. 2.14.1.) non emerge alcun grado d’invalidità.

 

                             2.15.   Viste le
quote parti tra attività salariata e mansioni casalinghe stabilite dall’amministrazione
nella querelata decisione, il grado d’invalidità globale è così calcolato:

 

                                         Dal
mese di agosto 2007 del 70,3% (62 X 100% + 38 X 22%), arrotondato al 70% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41) in
applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che permette la
concessione di una rendita intera.

 

                                         Dal
mese di settembre 2007 del 39,3% (62 X 50% + 38 X 22%), arrotondato al 39% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121
consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41) in
applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che non permette la
concessione di una rendita.

 

                                         Dal
mese di febbraio 2008 del 70,3% (62 X 100% + 38 X 22%), arrotondato al 70% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41) in
applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che permette la
concessione di una rendita intera.

 

                                         Dal
mese di giugno 2008 dell’8,3% (62 X 0% + 38 X 22%), arrotondato all’8% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41) in
applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che non permette la
concessione di una rendita.

 

                                         Di
conseguenza l’Ufficio AI ha correttamente attribuito all’assicurata una rendita
intera d’invalidità (grado del 70%) limitatamente al periodo compreso tra il 1°
agosto 2007 e il 30 novembre 2007 e dal 1° febbraio 2008 al 31 agosto 2008 e soppresso
le prestazioni a partire dal 1° settembre 2008, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno dell’assicurato
o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande
invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere
che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del
diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare  (cfr. STF 9C- 971/2009 del 14 giugno 2011 consid. 3.1).

 

                             2.16.   Con il
ricorso l’assicurata ha fatto valere una lesione del diritto di essere sentito.
A suo dire, la perizia del SAM “pone quesiti in contraddittorio, non è stato
permesso alla signora RI 1 di porre a sua volta dei quesiti, né di formulare
delle osservazioni successive ai medici, non è stata garantita in alcun modo
l’imparzialità dei periti e tantomeno è stato in qualche modo garantito al leso
la possibilità di ricusa dei medesimi” (doc. I, pag. 2).

                                  

                                         L'art.
29 cpv. 2 Cost. e l'art. 42 LPGA garantiscono alle parti il diritto d’essere
sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto d’essere sentito deve in
particolare essere dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima
della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire
prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 129 II 497 consid.
2.2 con riferimenti; 126 V 130 consid. 2b con riferimenti).

 

                                         Il diritto di essere
sentito é una garanzia costituzionale di carattere formale, la cui violazione
comporta l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere delle
possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa,
126 V 132 consid. 2b e i riferimenti ivi citati).

                                         Secondo la giurisprudenza,
la violazione del diritto di essere sentito - a condizione che non sia di una
particolare gravità - é sanata se la parte lesa ha la possibilità di esprimersi
dinanzi a un’autorità di ricorso che gode di un pieno potere cognitivo. La
riparazione di un eventuale vizio deve comunque avvenire solo in via
eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa).

 

                                         Circa il
diritto della persona assicurata di esprimersi preventivamente sui quesiti che
l’amministrazione intende sottoporre al perito, in una sentenza 9C_243/2010 del
28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210, il TF ha modificato la sua
precedente giurisprudenza (cfr. DTF 133 V 446 consid. 7.4) e ha stabilito che
gli Uffici AI, con la decisione incidentale mediante la quale ordinano la
perizia, dovrebbero in futuro sottoporre alla persona assicurata anche l’elenco
dei quesiti peritali, per una sua presa di posizione (cfr. consid. 3.4.2.9.). 

                                         Sempre in
quella sede, l’Alta Corte ha inoltre precisato che anche questa modifica
giurisprudenziale, di principio, non priva di valore probatorio quelle perizie
che sono state ordinate in ossequio ai precedenti canoni (cfr. consid. 6). 

                                         In questo
senso, in una sentenza 9C_231/2012 del 24 agosto 2012 consid. 2.2, il TF ha
respinto la censura fondata su una pretesa incompatibilità della decisione
impugnata con la nuova prassi in materia di diritti di partecipazione. Queste
le considerazioni espresse al riguardo:

 

" 
(…).

A prescindere dalla novità della contestazione, l'ipotesi che
l'operato dell'amministrazione non sia (ex post) conforme alle più recenti
direttive fissate dalla DTF 137 V 210 non significa ancora che il giudizio
impugnato debba per questo motivo essere annullato. In virtù della prassi
vigente all'epoca in cui il referto del Servizio X.________ era stato
allestito, l'assicurato non doveva infatti potere preventivamente prendere
posizione sulle domande peritali né tantomeno doveva necessariamente avere la
facoltà di sottoporre quesiti supplementari, come invece pretende ora la DTF
137 V 210 consid. 3.4.2.6 pag. 256. Per il resto, la pronuncia impugnata è
formalmente conforme alla giurisprudenza. L'esame complessivo degli aspetti
determinanti e la presa in considerazione delle censure ricorsuali dimostra che
il giudizio cantonale, nel basarsi sugli elementi probatori esistenti, e in
particolare sulla perizia del Servizio X.________ raccolta in conformità agli
standard precedenti, non è contraria al diritto federale (cfr. ad esempio
sentenza 9C_575/2011 del 12 ottobre 2011 consid. 4.2).“

 

                                         Nel caso
in esame l’amministrazione dopo aver esperito gli accertamenti medici del caso,
in particolare la valutazione medica del SAM, ha dato la possibilità
all’assicurata di formulare delle osservazioni una prima volta con il progetto
di decisione del 27 novembre 2009 (doc. AI 49-1), poi annullato, e in seguito con
il progetto di decisione del 29 dicembre 2011 (doc. AI 95-1), nel quale
l’Ufficio AI ha motivato la propria decisione sulla base della documentazione
raccolta all’incarto ed in particolare del rapporto stilato dai periti del SAM.

 

                                         Il
rappresentante di RI 1 ha così potuto prendere visione dell’intera
documentazione riguardante il suo caso e formulare le osservazioni del 13
gennaio 2010 (doc. AI 53-1). Anche dopo il progetto di decisione del 29
dicembre 2011 l’insorgente poteva formulare osservazioni. Con lo scritto del 1°
febbraio 2012 l’avv. RA 1 ha infatti chiesto la trasmissione degli atti (doc.
AI 97-1) che l’UAI ha inviato il 6 febbraio 2012 (doc. AI 98-1).

 

                                         È dunque
vero che all’insorgente non è stato possibile esprimersi preventivamente sui
quesiti da sottoporre ai periti del SAM. Ciò è avvenuto conformemente alla
giurisprudenza in vigore a quel momento. 

 

                                         Per
quanto riguarda la possibilità di ricusa dei periti l’Ufficio AI ha rettamente
evidenziato (cfr. doc. VI pag. 2) che nello scritto del 3 novembre 2008
indirizzato all’insorgente è stata indicata la necessità di un accertamento
medico presso il SAM di Bellinzona e la possibilità di “ricusare, per motivi
pertinenti, mediante lettera indirizzata all’ufficio AI, il perito o la persona
incaricata dell’esecuzione della perizia, entro un termine di 10 giorni”
(doc. AI 22-1). Nello scritto successivo del 19 dicembre 2008 sono poi stati comunicati
i nominativi dei periti (doc. AI 26-1).

                                         

                                         Nessuna
istanza di ricusa è stata tuttavia inoltrata all’amministrazione.

 

                                         In queste
circostanze, dunque, non è ravvisabile una violazione del diritto di essere
sentito.

 

                             2.17.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per CHF 500.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti