# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7b8dc2e0-25d2-5648-99b1-7a7ebcf05992
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.05.2024 D-3000/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3000-2024_2024-05-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3000/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  m a g g i o  2 0 2 4    

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Susanne Bolz-Reimann;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato l’(…), 

Tunisia,   

patrocinato dall'MLaw Milan Egloff, 

HEKS Rechtsberatungsstelle für Asylrecht Ostschweiz, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(nessuna domanda asilo - art. 31a cpv. 3 LAsi); 

decisione della SEM del 6 maggio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-3000/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 22 lu-

glio 2022 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}] - 2/2), 

i vari verbali d’audizione sostenuti dal ricorrente (cfr. atti della SEM n. 9/10, 

13/2 e 34/9),  

la documentazione medica agli atti (cfr. atti della SEM n. 15/6, 16/5, 17/3, 

18/3, 19/3, 20/2, 21/3, 22/2, 24/2, 25/2, 30/2, 31/2, 32/2, 35/3, 36/3, 40/3, 

46/4, 52/12, 53/5, 56/3, 57/9),  

la decisione, redatta in lingua italiana, del 6 maggio 2024, notificata il 

7 maggio 2024 (cfr. atto della SEM n. 63/1), con la quale l’autorità inferiore 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo presentata dall’interessato 

e ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera verso la Tunisia, ri-

tenendo l’esecuzione di quest’ultima misura possibile, ammissibile e ragio-

nevolmente esigibile,  

il ricorso del 14 maggio 2024 (cfr. timbro del plico raccomandata; data d’en-

trata: 15 maggio 2024) per mezzo del quale l’interessato è insorto dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) postulando 

l’annullamento della decisione succitata nonché la concessione dell’am-

missione provvisoria in Svizzera a fronte dell’inammissibilità e/o dell’inesi-

gibilità dell’esecuzione del suo allontanamento; mentre, in subordine, ha 

chiesto la restituzione degli atti di causa alla SEM affinché effettui i neces-

sari complementi istruttori; contestualmente, ha presentato istanza di con-

cessione dell’assistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal 

versamento dell’anticipo e delle spese processuali, nonché del gratuito pa-

trocinio, con la nomina dell’MLaw Milan Egloff quale patrocinatore d’ufficio, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che, nel caso in esame, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) 

contro una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 

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31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 

48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,  

che il ricorrente è altresì legittimato ad aggravarsi contro la decisione av-

versata, avendo partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

essendo particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vantando un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA),  

che nell’ambito di un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito, 

il Tribunale si limita ad esaminare se l’autorità inferiore ha rifiutato a giusto 

titolo di entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2011/30 con-

sid. 3),  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto di stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 

PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),  

che i ricorsi manifestamente infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi); che, in tal caso, la relativa decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che, nella presente fattispecie, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio de-

gli scritti (cfr. art. 111a cpv. 1 LAsi),  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),  

che interrogato in merito ai suoi motivi d’asilo, il richiedente ha sostanzial-

mente addotto di essere giunto in Svizzera in quanto nel suo Paese d’ori-

gine non vi sarebbero state le cure necessarie per le patologie di cui soffere 

e che sarebbe rimasto senza famigliari in Tunisia (cfr. atto della SEM 

n. 34/9, D38 e segg., pag. 5 e segg.),  

che con la decisione querelata, la SEM non è entrata nel merito della sum-

menzionata domanda d’asilo in applicazione degli art. 31a cpv. 3 LAsi e 

18 LAsi; che a mente dell’autorità di prime cure, l’interessato non avrebbe 

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chiesto protezione in ragione di persecuzioni ai sensi degli art. 3 LAsi o 

art. 3 CEDU,  

che nel prosieguo della sua disamina, l’autorità inferiore ha pronunciato 

l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e la relativa esecuzione 

provvedimento siccome lecita, esigibile e possibile,  

che con l’impugnativa l’insorgente avversa la summenzionata decisione; 

che a suo dire, il provvedimento impugnato si ancorerebbe dapprima ad un 

accertamento inesatto e incompleto in quanto non chiarirebbe in che mi-

sura il farmaco Ustikinumab (un immunosoppressore) sarebbe adeguata-

mente sostituito; che, inoltre, l’autorità di prime cure non avrebbe sufficien-

temente analizzato l’accesso alle cure nel Paese d’origine dell’interessato, 

soprattutto per quanto attiene le persone meno abbienti; che altresì il ricor-

rente si prevale del fatto che la SEM, in deroga a quanto previsto 

dall’art. 16 cpv. 2 LAsi – secondo cui le decisioni o le decisioni incidentali 

sono notificate nella lingua del luogo di residenza del richiedente – ha 

emesso il provvedimento in lingua italiana, malgrado egli risiedesse nel 

Canton San Gallo,  

che proseguendo nella sua impugnativa, il ricorrente è dell’opinione che un 

allontanamento verso la Tunisia comporterebbe un peggioramento del suo, 

già precario, stato di salute; che in particolare, nel Paese di provenienza le 

alternative terapeutiche al farmaco Ustekinub elencate dalla SEM nella de-

cisione avversata non sarebbero adeguate; che a supporto di tale tesi il 

ricorrente ha prodotto un’e-mail del Dr. B._______ in cui si afferma che il 

trattamento con il farmaco precedentemente citato dovrebbero essere con-

tinuate e che le alternative elencate dalla SEM non sarebbero adatte all’in-

teressato in quanto vi sarebbe un alto rischio di complicazioni dovute ad 

infezioni, come ad esempio la tubercolosi,  

che preliminarmente, è d’uopo rilevare che il summenzionato ricorso del 

14 maggio 2024 verte unicamente sulla questione relativa all’esecuzione 

dell’allontanamento, la decisione impugnata è dunque cresciuta in giudi-

cato in materia d’asilo e per quanto riguarda la pronuncia dell’allontana-

mento; che il Tribunale si limiterà pertanto all’esame della questione con-

testata relativa all’esecuzione dell’allontanamento, 

che dapprima appare opportuno esaminare le censure formali proposte dal 

ricorrente nel suo gravame,  

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che per constante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato 

dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-

zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) comprende segnatamente il diritto 

per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti 

rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi 

esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla 

decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3); che la 

portata della facoltà di esprimersi non può essere determinata in maniera 

generale ma dev'essere definita sulla base degli interessi concretamente 

in gioco; che il concetto a monte è che alla parte in causa debba essere 

concessa la facoltà di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera 

efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo 

esemplificativo la sentenza del TAF D-4781/2021 dell'8 novembre 2021 

consid. 6.2),  

che dapprima si rileva che secondo l’art. 16 cpv. 2 LAsi le decisioni o le 

decisioni incidentali della SEM sono notificate nella lingua ufficiale del 

luogo di residenza del richiedente; che l’art. 16 cpv. 3 LAsi prevede che la 

SEM può derogare alla disposizione del capoverso 2 in particolare se in 

considerazione del numero di domande presentate o della situazione a li-

vello di personale, ciò è necessario per un disbrigo efficiente e tempestivo 

delle domande (lett. b), 

che alla luce della situazione concreta – il ricorrente vive nel Canton San 

Gallo, dove la lingua ufficiale è il tedesco – la decisione impugnata, avrebbe 

dovuto, di principio, essere emessa in tedesco, 

che tuttavia nel caso concreto la questione se l’adozione del citato corret-

tivo sia sufficiente per garantire il diritto ad una via giudiziaria effettiva san-

cito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU non va risolta (si confronti in proposito 

la sentenza del TAF D-876/2020 del 18 giugno 2020 consid. 6.6 che rinvia 

al messaggio del Consiglio federale del 26 maggio 2010 concernente la 

modifica della legge sull’asilo [FF 2010 3889, pag. 3920-3921] che fa rife-

rimento all’introduzione delle nuove norme sulla lingua della procedura e 

dichiara che già in precedenza la SEM in caso di decisione in un’altra lin-

gua eseguiva una traduzione),  

che infatti, malgrado la decisione non sia stata tradotta, il ricorrente – che 

dal canto suo non ha chiesto la traduzione – è stato in grado di assumere 

un avvocato e tramite il suo sostegno ha interposto tempestivamente un 

ricorso completo, in cui si è pronunciato dettagliatamente su tutti gli aspetti 

trattati nella decisione impugnata; che giova inoltre evidenziare che, di 

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regola, la stragrande maggioranza dei richiedenti l’asilo non padroneggia 

la lingua della decisione; che ne consegue che, anche qualora la delibera 

della SEM fosse stata emanata in tedesco, l’interessato avrebbe comun-

que molto verosimilmente necessitato di una traduzione nella sua lingua 

madre,  

che la cassazione della decisione impugnata per la sola violazione delle 

norme concernenti la lingua della procedura è di principio esclusa se la 

parte è patrocinata da un rappresentante legale professionale nella proce-

dura di ricorso (cfr. DTAF 2020 VI 8 consid. 6.3), 

che anche per quanto attiene le ulteriori censure formali si evince chiara-

mente come le medesime siano in realtà rivolte verso l’apprezzamento 

svolto dall’autorità inferiore nel caso specifico, e riguardano pertanto delle 

questioni di merito, che verranno esaminate più avanti; che malgrado ciò, 

a questo stadio, il Tribunale non può che constatare che l’autorità sindacata 

ha tenuto conto dello stato di salute dell’insorgente al momento dell’ema-

nazione della sentenza, della sua situazione economica, statuendo che di 

fatto l’accesso alle cure adeguate nel Paese d’origine del ricorrente sia di 

fatto garantito, nonché sulla possibilità, in mancanza del farmaco Ustekinu-

mab, di poter accedere a altri immunosoppressori disponibili in Tunisia; che 

per tali motivi il Tribunale ritiene che l’istruzione della causa possa dirsi 

completa, e che la documentazione presente all’inserto abbia permesso 

sia all’autorità inferiore, sia ora all’autorità giudicante, di pronunciarsi con 

piena conoscenza di causa sugli elementi determinanti per la vertenza,  

che alla luce di quanto sopra, le censure formali mosse contro il provvedi-

mento avversato devono essere respinte,  

che venendo ora al merito, nel caso in rassegna, gli aspetti giuridicamente 

rilevanti rispetto ai quali il quadro clinico dell’insorgente funge da discrimi-

nante, si esauriscono nella questione a sapere se il suo allontanamento 

possa o meno essere considerato ammissibile e ragionevolmente esigibile,  

che a questo titolo, va rammentato che l’esecuzione dell’allontanamento è 

regolamentata, per rinvio dell’art. 44 LAsi, all’art. 83 della legge federale 

sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’ese-

cuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-

missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI),  

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che secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-

coli all’allontanamento vale lo stesso apprezzamento della prova consa-

crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedimento 

(cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in: ÜBERSAX/RU-

DIN/HUGI/YAR/GEISER [Hrsg.], Ausländerrecht, 2ª ed., 2009, n. 11.148, 

pagg. 567 seg.),  

che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la pro-

secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-

nale pubblico della Svizzera,  

che nella misura in cui il ricorrente non può prevalersi del principio del di-

vieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ne v’è motivo di considerare 

l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposta, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d’origine, ad un trattamento proibito 

in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105), l’esecuzione dell’allontanamento è da con-

siderarsi ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico 

nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che d’altro canto, occorre rammentare che le questioni di natura medica 

possono avere influssi sull’ammissibilità dell’allontanamento solo in casi 

straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-

9.1.6), essendo per il resto la problematica da analizzare sotto il profilo 

dell’esigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,  

che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragione-

volmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo stra-

niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni 

quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,  

che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale 

e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana; 

che l’art. 83 cpv. 4 LStrl non può invece essere interpretato quale norma 

che comprenderebbe un diritto di soggiorno lui stesso indotto da un diritto 

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generale di accesso in Svizzera a delle misure mediche tendenti al recu-

pero della salute o a mantenerla, per il semplice motivo che l’infrastruttura 

ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destina-

zione dell’interessato, non raggiungono lo standard elevato elvetico (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati), 

che se le cure necessarie possono essere assicurate nel Paese d’origine 

dei richiedenti, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti 

in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragione-

volmente esigibile; che invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione 

precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di trattamento adeguato, 

lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al 

punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

sua integrità fisica; che parimenti, l’esecuzione dell’allontanamento è ra-

gionevolmente esigibile se l’accesso alle cure essenziali, come preceden-

temente definito, è assicurato nel paese d’origine o di provenienza; che 

può trattarsi, all’occorrenza, di cure alternative a quelle prestate in Svizzera 

che – pur corrispondendo agli standard del paese d’origine o di prove-

nienza – sono adeguate allo stato di salute dell’interessato, anche se di 

livello qualitativo, di efficienza sul campo (o clinica) e di utilità (per la qualità 

di vita) inferiori a quelle disponibili in Svizzera; che le terapie farmacologi-

che (ad esempio i farmaci generici) di vecchia generazione e meno efficaci 

possono, a seconda delle circostanze, essere considerati come adeguati 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3; sentenza del Tribunale E-5791/2020 con-

sid. 4.2),  

che ferme queste premesse, si può ora valutare se l’accertamento dei fatti 

esperito dall’autorità di prima istanza sia conforme ai principi sopra esposti,  

che dapprima, da giurisprudenza costante di questo Tribunale – ed anche 

considerando l’attuale situazione politica – in Tunisia, non vige attualmente 

una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coin-

volga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale che 

permetta di presumere, a priori e indipendentemente dalle circostanze 

della fattispecie – a proposito di tutti i cittadini di tale paese – l’esistenza di 

una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI; che inoltre, 

v’è da rimarcare come l’esecuzione dell’allontanamento in Tunisia non sia 

condizionata, in principio, dalla presenza di fattori particolarmente favore-

voli (cfr. sentenze del Tribunale E-4223/2023 del 23 agosto 2023 con-

sid. 6.3, D-5856/2022 del 5 gennaio 2023 consid. 8.5),  

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che orbene le problematiche di salute che affliggono il ricorrente (cfr. atto 

della SEM n. 57/9) non risultano, alla luce degli elementi attualmente agli 

atti, di una gravità tale da rendere il proprio rinvio illegittimo ai sensi della 

giurisprudenza citata, fermo restando che in Tunisia è disponibile un trat-

tamento sufficiente (cfr. supra),  

che in particolare, per quanto attiene il morbo di Crohn, i trattamenti neces-

sari possono essere eseguiti presso il Centre Hospitalier Universitaire 

(CHU) la Rabta oppure presso l’Hôpital Charles Nicolle entrambi siti a Tu-

nisi (cfr. atto della SEM n. 60/3);  

che secondo le informazioni a disposizione del Tribunale, le persone biso-

gnose possono chiedere una tessera sanitaria (tessera bianca) per otte-

nere cure mediche e medicinali gratuitamente o a tariffe agevolate,  

che per quanto attiene i medicamenti di cui necessita l’interessato, il Tribu-

nale ritiene, in accordo con la decisione impugnata della SEM, che il trat-

tamento immunosoppressore può essere proseguito dall’insorgente nel 

suo Paese d’origine – eventualmente con un sostituto al medicamento pre-

scritto (cfr. atto della SEM n. 60/3) – senza che al medesimo possa occa-

sionare una messa in pericolo concreta della vita o della salute in caso di 

un suo ritorno in tale Paese; che le evenienze presentate dall’insorgente 

per il tramite del suo medico curante Dr. B._______, non mutano tale con-

clusione; che invero, come dallo stesso ricorrente addotto, egli si trovava 

già in cura per i problemi medici invocati nel suo Paese d’origine (cfr. atto 

della SEM n. 34/9, D 39 e segg., pag. 5 e segg.); che la possibilità di essere 

curato, in particolare a Tunisi, e che quasi tutti i medicamenti che gli sono 

stati prescritto sono disponibili nel suo Paese;  

che inoltre, come rettamente indicato dall’autorità inferiore, l’insorgente po-

trà, se del caso, richiedere alla Svizzera un aiuto al ritorno quale sostegno 

finanziario per assicurare la propria assistenza medica per un periodo li-

mita nel proprio Paese d’origine (i sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e degli 

art. 73 segg. dell’Ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 2, RS 142.312]); che per di più nulla gli vieta di 

provvedere a procurarsi una riserva dei medicamenti necessari prima del 

suo ritorno,  

che a ciò si aggiunge il fatto che l’interessato non ha una famiglia a carico, 

è stato in grado di lavorare occupandosi di un’anziana signora e potrebbe 

dunque nuovamente svolgere un’attività lucrativa adatta alle sue capacità, 

nel proprio Paese d’origine aveva una buona rete di amicizie che l’hanno 

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sostenuto, nonché un connazionale qui in Svizzera con cui è ancora in 

buoni rapporti; che pertanto, nonostante l’assenza di una rete famigliare, 

l’interessato dispone di una rete sociale a cui fare riferimento nel proprio 

Paese d’origine,  

che di conseguenza, in considerazione di tutto quanto precedere, l’esecu-

zione dell’allontanamento del ricorrente è ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrl in relazione con l’art. 44 LAsi),  

che il ricorso va pertanto respinto,  

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che non essendo adempiuta una delle condizioni necessaria per l’otteni-

mento del gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi, an-

che tale richiesta va disattesa,  

che, visto l'esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF), 

che la pronuncia è quindi definitiva 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: