# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 57a46acd-a838-5d0e-b7bc-2be7f0422ea7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.09.2014 D-4974/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4974-2014_2014-09-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4974/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 5  s e t t e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Robert Galliker ;  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Tunisia,  

c/o Untersuchungs- und Strafgefängnis,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 11 luglio 2014 / (…). 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera in data 26 

maggio 2014; 

la decisione dell'UFM dell'11 luglio 2014, notificata il 3 settembre 2014 (cfr. 

avviso di notifica agli atti), mediante la quale detto Ufficio non è entrato nel 

merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 

142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell' interessato verso l'Italia; 

il ricorso del 5 settembre 2014, inoltrato il 3 settembre 2014 (cfr. timbro del 

plico raccomandato; data d'entrata 9 settembre 2014) al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata 

decisione dell'UFM con il quale il ricorrente ha, secondo il senso, concluso 

all'annullamento della decisione impugnata e alla concessione dell'asilo; 

la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 19 

settembre 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, nell'ambito di un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito 

in materia di asilo, l'oggetto suscettibile di essere impugnato non può 

essere esteso alla questione della concessione dell'asilo che presuppone 

un esame materiale della domanda stessa (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5); 

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che, di conseguenza, le conclusioni tendenti al riconoscimento della qualità 

di rifugiato e alla concessione dell'asilo sono inammissibili;  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento; 

che, prima di applicare la precitata disposizione, l'UFM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III; cfr. nota di risposta del 14 agosto 2013 del 

Consiglio federale alla Commissione europea relativa all'accettazione del 

Regolamento Dublino III previo soddisfacimento dei requisiti costituzionali 

entro il 3 luglio 2015); 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, l'UFM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico 

del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione; 

che, ai sensi dell'art. 3 n. 1 del Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15); 

che ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all' art. 7 n. 1 del 

Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non 

trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri); 

che, giusta l'art. 3 n. 2 del Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che se 

sussistono delle carenze sistematiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

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CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente; 

che lo Stato membro che ha ricevuto una domanda di protezione 

internazionale in forza del suddetto Regolamento è tenuto a prendere in 

carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente 

che ha presentato la domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 

lett. a del Regolamento Dublino III); 

che gli obblighi di cui all'art. 18 n. 1 lett. c–d vengono meno se l'interessato 

si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, 

sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 n. 2 del 

Regolamento Dublino III); 

che, giusta l'art. 17 n. 1 del Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete; 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che il ricorrente nel 2006 è entrato nel territorio italiano a Lampedusa dove 

gli sono state rilevate le impronte digitali; che lo stesso è stato incarcerato 

più volte in Italia per traffico di stupefacenti; che, in particolare, egli è stato 

rilasciato dalla prigione di B._______ in data  

(…) (cfr. atti A8/2 e A9/5); 

che tale circostanza è stata confermata dal ricorrente stesso (cfr. verbale 

d'audizione del 30 maggio 2014 [di seguito: verbale], pagg. 5 e 6); 

che il 2 giugno 2014, l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati all'art. 21 n. 1 del Regolamento Dublino III  una richiesta, 

fondata sull'art. 13 par. 2 del Regolamento Dublino III, di presa in carico; 

che il 10 luglio 2014, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso l'Italia, in applicazione della succitata 

disposizione del Regolamento Dublino III; 

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che, pertanto, L'Italia ha riconosciuto la propria competenza nella 

trattazione della domanda di asilo in oggetto; 

che, come visto, il ricorrente ha ammesso di essere stato interpellato in 

Italia; 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data; 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistematiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 n. 2 2a frase del Regolamento 

Dublino III); 

che, peraltro, il paese in questione è firmatario della CartaUE, della 

Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo 

e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 

10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre 

che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) 

e ne applica le disposizioni; 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca 

dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]); 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta – dalle ribadite e concordi posizioni dell'Alto Commissariato 

delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR), dal Commissario per i diritti 

umani del Consiglio d'Europa, oltre che delle numerose organizzazioni 

non-governative internazionali (cfr. segnatamente sentenza della Corte 

europea dei diritti dell'uomo – che la legislazione in materia d'asilo in Italia 

non venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da 

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carenze strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano 

trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie 

di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso 

i paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e 

Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09); 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 n. 2 2a frase del Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie; 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderlo carico ed a portare a termine la procedura relativa 

alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva procedura; 

che, infatti, nel ricorso l'insorgente afferma che in Italia non avrebbe 

ottenuto un lavoro né un alloggio; che, pertanto, sarebbe costretto a 

spacciare droga; che, inoltre, egli sarebbe tossicodipendente e 

prenderebbe medicamenti per combattere la propria dipendenza; 

che, tuttavia, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese; 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di 

essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza; 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia; 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione; 

che, per quanto concerne i propri problemi di tossicodipendenza, si rileva 

che l'Italia dispone senz'altro di adeguate strutture per la cura delle 

dipendenze; che, inoltre, l'Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva 

accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

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assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 n. 1 e 2 della citata direttiva); 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) del Regolamento Dublino III; 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 del Regolamento 

Dublino III; 

che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a Oasi 1); 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 10); 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronuncia 

il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente  

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

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(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso, per quanto ricevibile, è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: