# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b02da6b-d1c8-5e7e-a255-12c463d64b40
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.09.2018 32.2017.202
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-202_2018-09-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.202

   

  TB

  	
  Lugano

  14 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 novembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 ottobre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   A fine 1990 (doc. 1) RI 1,
nata nel 1961, attiva nel ramo delle pulizie (15%) fino a dicembre 1989 e come
casalinga (85%), ha chiesto prestazioni AI a causa del tumore al ginocchio
sinistro apparso nell’ottobre 1989 e asportato chirurgicamente, che l’ha resa
inabile al lavoro prima al 100% poi al 50% come casalinga (doc. 6) e al 100%
come donna delle pulizie (doc. 16).

Con decisione del 25 luglio 1991 (doc. 11) l’Ufficio assicurazione
invalidità le ha attribuito una mezza rendita di invalidità, che questo
Tribunale ha confermato il 21 novembre 1991 (doc. 20).

                               1.2.   Le revisioni che sono seguite
hanno confermato il diritto alla mezza rendita di invalidità il 5 agosto 1992
(doc. 27), il 30 luglio 1993 (doc. 35), il 12 luglio 1994 (doc. 42) e il 2
ottobre 1996 (doc. 51).

La revisione avviata d’ufficio il 3 settembre 1999 (doc. 53) dall’amministrazione
è sfociata nella conferma, il 13 luglio 2001 (doc. 75), del grado di invalidità
del 50%, ma a seguito di nuovi rapporti medici e di una nuova inchiesta
economica (doc. 94) è stato accertato un peggioramento, che ha portato l’Ufficio
AI ad attribuire all’assicurata l’11 luglio 2003 (doc. 98) una rendita intera
(grado AI 71%) dal 1° febbraio 2002 (doc. 99), confermata con la decisione su
opposizione del 15 aprile 2004 (doc. 106).

Una nuova revisione d’ufficio del giugno 2007 (doc. 108) ha
confermato poco dopo (doc. 116) questo diritto alla rendita, così come quella
avviata (doc. 137) e conclusa nel 2013 (doc. 144).

 

                               1.3.   Con l’ultima revisione
d’ufficio, iniziata nell’ottobre 2014 (doc. 145), l’Ufficio AI ha disposto una
perizia pluridisciplinare, che ha avuto luogo a fine 2015, volta alla
determinazione della capacità funzionale residua in attività adeguata e come
casalinga, sia sul piano somatico che su quello psichico. Preso atto del
referto del 3 marzo 2016 (doc. 173) reso dal Servizio Accertamento Medico, del
rapporto finale dell’8 marzo 2016 (doc. 175) del Servizio Medico Regionale,
dell’esito dell’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica esperita nel mese di ottobre 2016 (doc. 177), condivisa
dall’SMR (doc. 179) anche dopo l’invio di ulteriore documentazione medica (doc.
196), e del parere del consulente in integrazione professionale che l’ha
ritenuta non reintegrabile per la parte salariata del 15% (doc. 199), con
decisione del 27 ottobre 2017 (doc. A2), che ribadiva il progetto di decisione
del 27 giugno 2017 (doc. 200) anche a seguito dei nuovi attestati medici che
l’assicurata ha trasmesso con le sue osservazioni (doc. 203) e che hanno dato
luogo l’11 ottobre 2017 (doc. 215) a una valutazione diretta da parte del dr.
med. __________ dell’SMR che l’ha ritenuta inabile al lavoro sostanzialmente in
ragione del 50% in attività adeguate, l’Ufficio AI ha ridotto la rendita intera
di invalidità fissandola a un quarto, stante un grado AI globale del 44% (grado
di invalidità del 29% come casalinga + grado AI del 15% come salariata).

 

                               1.4.   Il 20 novembre 2017 (doc. I) RI
1, patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto di annullare la decisione
dell’Ufficio AI e quindi di ripristinare il suo diritto alla rendita intera di
invalidità.

La ricorrente ha contestato che il suo stato di salute sia
migliorato rispetto alla valutazione su cui si era fondata a suo tempo
l’amministrazione per concederle la rendita intera. Anzi. Da un lato, gli
ultimi traumi fisici subiti hanno ulteriormente ridotto la sua capacità fisica
e, d’altro lato, essa soffre pure di ansia, attacchi di panico e tachicardia,
ciò che la limita pure dal profilo psichico.

L’insorgente ha inoltre chiesto al TCA di verificare la
correttezza del metodo misto adottato dall’amministrazione, essendo stata “giustamente”
considerata come non reintegrabile nel mondo del lavoro, mentre ha espresso dei
dubbi sulla valutazione come casalinga effettuata dall’assistente sociale, sia
per la durata della visita sia per gli impedimenti stabiliti dalla stessa che
vanno sicuramente aumentati, per giungere a un grado di invalidità parziale del
71% rispettivamente a un grado AI globale dell’86%, con conseguente
riconoscimento di una rendita intera.

A suo dire, va dunque fatta allestire una perizia “su quel che effettivamente
la Signora RI 1 è in grado di fare quale casalinga.”.

 

                               1.5.   Con risposta del 29 novembre
2017 (doc. IV) l’Ufficio assicurazione invalidità, interpellata l’assistente
sociale (doc. IV/1), ha proposto di respingere il ricorso e di confermare la
soppressione della rendita, giacché dal profilo medico le valutazioni peritali
erano valide e andavano ratificate.

L’amministrazione ha riassunto l’intero iter assicurativo che l’ha
portata dapprima a concedere alla ricorrente una mezza rendita di invalidità
dal 1991, poi una rendita intera (grado AI 71%) dal 1° febbraio 2002 e infine,
con la revisione d’ufficio del 2014, a ridurle il diritto a un quarto.
L’Ufficio AI ha ricordato che dalla perizia pluridisciplinare eseguita dal SAM
è emerso che dal mese di maggio 2015, in seguito all’avvenuto miglioramento del
suo stato di salute, l’assicurata era abile al lavoro in ragione del 50% in
attività adeguate rispettivamente del 70% come casalinga. A questa perizia va
conferita piena forza probatoria, giungendo gli specialisti a una conclusione
logica e priva di contraddizioni, che è stata pure avallata dal dr. med. __________
del Servizio Medico Regionale. Sul trauma contusivo del 5 giugno 2017 si è espresso
il dr. med. __________ dell’SMR che ha visitato l’assicurata l’11 ottobre 2017,
il quale ha concluso che lo stato clinico generale era stabile.

Per quanto concerne l’aspetto economico, la contestazione delle
risultanze dell’inchiesta domiciliare realizzata dall’assistente sociale non
può essere tutelata, poiché quest’ultima ha valutato attentamente le difficoltà
e le esigenze di ogni singola mansione.

Peraltro, il grado di impedimento globale del 34%, su cui si è di
nuovo espressa nel dettaglio l’assistente sociale, si allinea a quello del 30%
stabilito dai periti del SAM come inabilità al lavoro come casalinga. Ne
discende che la valutazione del 19 ottobre 2016, fatta propria anche dal dr.
med. __________ del Servizio Medico Regionale, va integralmente confermata,
così come il grado di invalidità globale del 43,9%, che dà diritto a un quarto
di rendita.

 

                               1.6.   Il 14 dicembre 2017 (doc. VI)
la ricorrente ha trasmesso al TCA il preannunciato certificato del dr. med. __________
allestito il giorno precedente, a comprova del fatto che la sua situazione
psichica era peggiorata rispetto alla valutazione al domicilio del mese di ottobre
2016. Ella ha inoltre chiesto al Tribunale di sospendere la procedura sino alla
produzione di un certificato medico definitivo da parte del suo psichiatra e ha
nuovamente contestato le risultanze dell’inchiesta domiciliare, in particolare
il calcolo delle diverse percentuali di impedimento segnatamente in relazione
alla preparazione dei pasti che può effettuare unicamente da seduta e con
operazioni che non richiedono più di pochi minuti. La ricorrente ha altresì
confermato di servirsi dell’automobile, ma solo poiché è automatica, e ha
precisato che ricorre a tutti gli effetti all’aiuto dei familiari (marito e
figlia), ma ciò non giustifica assolutamente il grado di impedimento stabilito dall’assistente
sociale, visto che comunque è costretta a fare capo pure a un aiuto domestico
esterno.

 

                               1.7.   Sentito il dr. med. __________
dell’SMR (doc. VIII/1), che ha precisato non esservi nozione di psicopatologie
eventualmente invalidanti fino alla data della decisione impugnata, l’8 gennaio
2018 (doc. VIII) l’amministrazione ha affermato che la documentazione medica
prodotta, posteriore alla data della decisione impugnata, non è atta a
modificare la decisione resa. Anche la valutazione dell’inchiesta domiciliare,
che ha rilevato l’esigibilità di una maggiore collaborazione da parte dei
famigliari, va confermata alla luce delle concludenti spiegazioni fornite
dall’assistente sociale su ogni singolo impedimento. Infine, l’Ufficio AI ha
rilevato che l’insorgente non può ora rimettere in discussione quanto a suo
tempo dichiarato in merito alla preparazione dei pasti e che l’assistente
sociale ha annotato nel suo rapporto.

 

                               1.8.   Rifacendosi al parere del suo
psichiatra, il 15 gennaio 2018 (doc. X) l’insorgente ha contestato che i
problemi psichici siano sorti soltanto dopo la decisione impugnata, ribadendo
comunque la necessità di attendere un suo rapporto medico completo. Visto poi che
lavorano, i familiari collaborano già quanto possono.

Il nuovo referto del 1° marzo 2018 (docc. A6-A8) del medico
curante attestante un’osteoporosi severa e del 15 marzo 2018 (doc. A5) dello
psichiatra curante che ribadiva una sindrome depressiva ricorrente, attuale
episodio di entità media (ICD-10; F33.1) e una sindrome da attacchi di panico
(ICD-10; F41.0), sono stati sottoposti all’attenzione dello psichiatra dell’SMR
(dr. med. __________), sulle cui osservazioni (doc. XIV) l’Ufficio AI si è
basato il 29 marzo 2018 (doc. XIV) per confermare la decisione impugnata,
essendo il potere cognitivo del TCA delimitato al 27 ottobre 2017. Pertanto, a
suo dire, la questione di un eventuale peggioramento dello stato di salute
della ricorrente dovrà se del caso formare oggetto di un nuovo provvedimento
amministrativo.

 

L’insorgente non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XV).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che, nell’ambito di una revisione d’ufficio, l’Ufficio
assicurazione invalidità ha ridotto a un quarto il diritto alla rendita intera (grado
AI 71%) riconosciuto all’assicurata nel 2004 con effetto dal 2002 poiché, sulla
base della perizia pluridisciplinare di fine 2015 e dell’inchiesta domiciliare
dell’ottobre 2016, dal profilo medico è stato riscontrato un miglioramento dello
stato di salute dell’assicurata in ambito psichico, la quale sarebbe abile al
lavoro al 50% in attività adeguate dal 1° gennaio 2015 (intesa come riduzione
del rendimento), mentre in ragione del 70% come casalinga dal 1° maggio 2015. Dal
calcolo effettuato con il metodo misto di raffronto risulterebbe un grado AI
del 44%.

 

                               2.2.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato,
in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di
difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione
(giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006,
consid. 5).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è
possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica
l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al
guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr.
76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

In questo senso, l'art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ma svolge
le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16 LPGA,
in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

L’art. 27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2017, precisa a sua volta che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le
attività artistiche e di pubblica utilità.

 

Secondo la prassi amministrativa, per il confronto si considerano
soltanto attività assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico,
amministrazione di patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi
escluse le attività del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti
l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015
nel tenore in essere fino al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente,
le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere
rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente
esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può
eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della
persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

Va qui segnalato che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni
consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati
nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura
e l'assistenza ai familiari.

Il nuovo art. 27 cpv. 2 OAI stabilisce che per
mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di comunità di
religiosi s'intende ogni attività svolta nella comunità.

 

Con la modifica dell’Ordinanza sono state adeguate
le attività nell’ambito delle mansioni consuete svolte dalle persone occupate
nell’economia domestica (cfr. R.
Leuenberger - G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité
sociale 1/2018 pag. 40 seg (45-46)).

Come emerge dalle spiegazioni pubblicate
dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali alla Modifica dell’ordinanza
del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità (OAI) – Valutazione
dell’invalidità per gli assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo
parziale (metodo misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018
concernenti l’applicazione del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09
della Corte europea dei diritto dell’uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque
posto l’accento sulle attività che possono essere equiparate a un’attività
lucrativa ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

Si tratta delle attività che soddisfano il criterio
dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità dell’assicurato di
svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da terzi dietro pagamento.
Le attività volontarie svolte al di fuori dell’economia domestica, come le
attività artistiche o di pubblica utilità, non possono invece essere equiparate
a un’attività lucrativa e quindi riconosciute come mansioni consuete, se non in
casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2). Queste occupazioni non vanno
dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e pertanto non sono più
espressamente menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2 pag. 6 delle citate
spiegazioni dell’UFAS).

 

Come evidenziato dall’Ufficio federale sugli
adeguamenti del metodo misto (cfr. punto III pag. 9), dal 1° gennaio 2018 il
nuovo art. 27 OAI pone quindi l’accento sui lavori domestici necessari che
possono essere equiparati ad un’attività lucrativa.

Per stabilire se un’attività nell’ambito delle
mansioni consuete possa essere equiparata a un’attività lucrativa, è
determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna chiedersi se si tratti di
un’attività che può essere eseguita da terzi (persone o ditte) dietro
pagamento.

È per esempio il caso di lavori domestici necessari
come la pianificazione e l’organizzazione della conduzione dell’economia
domestica, la preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della cucina), la
pulizia dell’abitazione, gli acquisti e le altre mansioni nonché il bucato e la
manutenzione dei vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli altri
familiari nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno, infatti, queste attività
dovranno essere affidate a servizi esterni a pagamento (persone di servizio).

Oltre ai citati classici lavori domestici, va
considerata anche la cura e l’assistenza ai familiari; rilevante è però che
essi vivano nella stessa economia domestica dell’assicurato.

 

Va ancora osservato che sia per i lavori domestici
che per la cura e l’assistenza ai familiari, non si tiene però conto delle
attività che vengono già svolte da terzi. Sono infatti prese in considerazione
esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo
l’insorgere del danno alla salute. Se, per contro, l’assicurato ricorreva a
prestazioni di terzi a proprie spese già prima dell’insorgere del danno
alla salute, allora per queste attività non v’è una limitazione di cui tenere
conto, dato che continuano ad essere svolte da terzi come prima.

 

Ritenuto come la modifica riguardante le mansioni
consuete nell’economia domestica ha dunque lo scopo di porre l’accento sulle
attività fondamentali di ogni economia domestica, le attività puramente
ricreative – le attività artistiche e di pubblica utilità vanno qualificate
quali attività puramente ricreative, se non possono essere eseguite da terzi
dietro pagamento - non rientrano tra le attività da considerare nell’ambito
delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).

 

Le nuove norme dell’Ordinanza hanno comportato la
modifica della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione
per l’invalidità (CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015 e nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2018, ai NN. 3081 segg. spiega come deve procedere l’assistente sociale nella sua inchiesta domiciliare per calcolare il
grado di invalidità in generale.

Per ciò che concerne il caso in esame, di regola si ritiene che i
lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica comprendono queste
cinque attività usuali: pasti, pulizia e ordino dell’alloggio, acquisti e altre
commissioni, bucato e cura dei vestiti, cura e assistenza ai figli e/o ai
familiari, per le quali è assegnato un rispettivo limite massimo (N. 3087
CIGI).

Il grado di disabilità per ogni singola attività risulta dal
confronto percentuale tra la ponderazione senza disabilità – stabilita
dall’assistente sociale (N. 3083 CIGI) - e la limitazione dovuta alla
disabilità (N. 3085 CIGI).

 

                               2.4.   Nel
caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza
dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna
applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato
esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente
nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo
l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per
questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.

 

Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal
TFA in DTF 125 V 146.

Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo
misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a
tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è
conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata
una violazione dell'art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006,
parzialmente pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del
13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137
V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V 477.

 

In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato
la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in
considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello
svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo
misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori
sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che
esercitano un’attività lucrativa e che oltre a questa conducono un’economia
domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5
cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo
giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un’attività
lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato allo svolgimento delle
mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell’invalidità.
In quest’ultima fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V
51).

Chiamata a pronunciarsi in un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a
tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle
mansioni consuete, l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di
confronto dei redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività
lucrativa a tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo
svolgimento delle mansioni consuete, deve essere precisata, nel senso che la
limitazione nell'ambito lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso
ipotetico d'attività lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale
(cfr., al riguardo, STCA 32.2015.119 e STCA 32.2015.120, entrambe del 2 agosto
2016).

 

Ancorché non applicabile alla presente fattispecie, va ricordata
la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo la sentenza 7186_09 del 2 febbraio
2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera - divenuta definitiva a seguito del
rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte della Grande Camera della Corte
europea dei diritti dell’uomo, della richiesta avanzata dalla Svizzera di un
riesame della stessa -, nella quale la seconda sezione della Corte europea dei
diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF
aveva confermato la soppressione del diritto alla rendita nel caso di
un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con l’applicazione del
metodo misto non raggiungeva più un grado di invalidità pensionabile (STF
9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro 3)
che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che non
va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 6
CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8
CEDU preso da solo.

La Corte europea - ricordato che non incombe a lei annullare e/o
abrogare delle disposizioni di diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU
e che le sue sentenze hanno essenzialmente un carattere declaratorio - ha
precisato che la Svizzera può scegliere liberamente, nella misura in cui queste
soluzioni siano compatibili con le conclusioni di questo giudizio, in quale
maniera conformarsi all’art. 46 CEDU evidenziando che, avuto riguardo
all’insieme delle circostanze e al principio della sicurezza del diritto, la
violazione della CEDU ravvisata nel caso esaminato non esige che si rimettano
in discussione gli atti o le situazioni giuridiche analoghe stabilite
precedentemente a questa sentenza (sul tema vedi pure la STCA 32.2015.66 del 17
marzo 2016).

 

Nella STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I
50, pronunciandosi sulla domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 20
luglio 2008 a seguito della succitata sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016
della Corte europea dei diritti dell’uomo, la nostra Massima istanza ha
evidenziato che la pronuncia della Corte europea concerneva un’assicurata che,
al beneficio del diritto ad una rendita quale salariata al 100%, si è vista in
seguito negare il diritto alle prestazioni solo perché, ritenuta la nascita dei
figli e la conseguente riduzione del grado di occupazione, è stata considerata
come una lavoratrice a tempo parziale con mansioni consuete (conduzione di
un’economia domestica).

Questo nuovo status, essendo un motivo di revisione, ha avuto come
conseguenza il cambiamento del metodo da applicare per il calcolo del grado di
invalidità - dal metodo ordinario del confronto dei redditi (valido nei casi di
assicurati con un’occupazione a tempo pieno) si è passati al metodo misto
(valido nei casi di attività a tempo parziale e svolgimento di mansioni
consuete) - che, nel caso concreto, ha portato alla soppressione della rendita
in via di revisione rispettivamente alla limitazione temporale del diritto alla
rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

L’Alta Corte ha perciò concluso che vi è una violazione dell’art.
14 combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le scelte (rientranti nella sfera di
protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla persona assicurata costituiscono la sola
causa del cambiamento di status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo
di calcolo del grado d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione
della rendita in via di revisione rispettivamente la limitazione temporale del
diritto alla rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

In una tale costellazione, allorquando questa è riconducibile unicamente
ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da assicurato con
un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo parzialmente con
mansioni consuete, per ristabilire uno stato conforme alla CEDU bisogna
rinunciare alla soppressione della rendita ai sensi dell’art. 17 LPGA.

Il Tribunale federale ha pertanto concluso che in questo
caso la soppressione del diritto ad una rendita non è conforme alla CEDU. Per
la ricorrente ciò ha significato che il diritto alla mezza rendita andava
ripristinato anche dopo il 31 agosto 2004.

La nostra Massima istanza - rilevato che le precedenti considerazioni
portavano all’accoglimento della domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del
28 luglio 2008 e rinviando alla Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016
dell’UFAS - ha infine specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della
Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della
costellazione descritta al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del
metodo misto (STCA 32.2016.21 del 17 febbraio 2017).

 

L’interpretazione data dal Tribunale federale nella DTF 143 I 50
(STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016) è stata criticata dalla dottrina (u. Kieser, Gemischte Methode: ein Blick
auf die bisherige Rechtsprechung, in: HAVE 2016 pag. 471 seg. (474);
A. Mengis, IV Mutloser Entscheid
des Bundesgerichts, in: Plädoyer 1/17 pag. 12 seg.).

 

Con sentenza 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017, pubblicata in DTF
143 I 60, il Tribunale federale ha confermato il contenuto della DTF 143 I 50,
aggiungendo al considerando 3.3.3 che la stessa non si applica soltanto nel
caso di soppressione di una rendita in caso di revisione allorquando questa è
riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da
assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo
parzialmente con mansioni consuete, ma anche nel caso di riduzione della
prestazione in caso di revisione.

 

Nella STF 9C_525/2016 del 15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come
l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355 del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il
Consiglio federale sta cercando di trovare una soluzione adeguata al problema (sull’argomento
vedi la STCA 32.2017.53 del 13 novembre 2017 e la STCA 32.2016.86 del 15 maggio
2017).

 

Come detto, il 1° gennaio 2018 sono entrati in vigore gli articoli
27 e 27bis cpv. 2-4 OAI nel loro nuovo tenore (cfr. RU N. 107 del 19
dicembre 2017, pagg. 7581-7582). Al riguardo, dal comunicato stampa del 1°
dicembre 2017 dell’UFAS intitolato “Maggiore equità nel calcolo del grado
d’invalidità dei lavoratori a tempo parziale”, risulta che “(…) il
Consiglio federale introduce un nuovo modello di calcolo per determinare il
grado d'invalidità dei lavoratori a tempo parziale, che contribuisce a
migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e soddisfa anche le
richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella sua seduta del 1°
dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in vigore della
relativa modifica d'ordinanza al 1° gennaio 2018. (…)”.

Detti articoli non possono tuttavia essere applicati alla presente
fattispecie visto che, per consolidata prassi (STF 2C_471/2009 del 23 luglio
2010 consid. 5.3), in caso di modifica delle basi legali e in mancanza, come si
avvera in concreto, di regolamentazione transitoria contraria, si applicano le
disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che
deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (cfr.
anche la DTF 132 V 215 consid. 3.1.1). Per contro le norme procedurali, in assenza
di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione. Su questo
argomento si veda anche la STF 9C_553/2017 del 18 dicembre 2017 e la Lettera
circolare AI n. 372 dell’UFAS del 9 gennaio 2018.

 

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del
danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche
rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte
le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell'assicurato.

A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza
decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza
nel caso del mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla
necessità economica di una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996
AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30
agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc,
La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

 

Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la
volontà ipotetica dell’assicurato che, in quanto fatto interno, deve essere in
regola generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

 

Va ancora rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad
ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l'attività
esercitata dall'assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF
117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer,
op. cit., pag. 288; Blanc, op.
cit., pag. 190-191).

 

                               2.6.   Occorre
inoltre segnalare che se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modifica, che incide quindi in modo rilevante sul diritto alla rendita,
questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio
o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze
suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita,
può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche all’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

 

La revisione avviene d'ufficio quando, in
previsione di una possibile modifica importante del grado d’invalidità o della
grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di
aiuto dovuto all'invalidità, è stato stabilito un termine al momento
della fissazione della rendita, dell’assegno per grandi invalidi o del contributo per l'assistenza (art. 87 cpv. 1 lett. a OAI);
o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare
una notevole modifica del grado d’invalidità, della grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità (art. 87 cpv. 1 lett. b OAI). Invece, se è fatta domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o di grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto
all'invalidità è cambiato in misura rilevante per
il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 OAI). Infine, qualora
la rendita, l'assegno per grandi invalidi o il contributo per l'assistenza
siano stati negati perché il grado d'invalidità era insufficiente, perché non è
stata riconosciuta una grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era
troppo esiguo per avere diritto al contributo per l'assistenza, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 2 (art. 87 cpv. 3 OAI).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI).

Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv. 2
OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità
che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre
2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

 

Quanto agli effetti della revisione di una rendita, per l’art.
88bis cpv. 2 OAI la riduzione o la soppressione della rendita è messa in atto,
al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione (lett. a).

Essa può però intervenire anche retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’art. 77 (lett. b).

L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione, ma
anche in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer,
Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG, 2a edizione 2010, ad art. 30/31 (17
ATSG), pag. 395; Müller, Die
materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
2003, pag. 95).

Condizione necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che
l'errore giustificante una riconsiderazione concerna un argomento specifico
dell’AI. La riduzione o soppressione della rendita a seguito di
riconsiderazione avviene quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett.
a OAI, con effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui l’assicurato
ha violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica ha effetto ex
tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330, 119 V 432; Müller, op. cit., pag. 95 segg.). Il TFA
ha pure stabilito che l’inizio della soppressione con effetto ex nunc
della rendita va stabilito in applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.7.   La costante giurisprudenza ha
stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di
modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività
lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue
conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subìto un cambiamento importante
(DTF 130 V 349 consid. 3.5; DTF 113 V 275 consid. 1a; DTF 112 V 372 consid. 2b e
390 consid. 1b; DTF 109 V 116; DTF 105 V 30; RCC 1989 p. 323).

 

Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque
necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano
subìto una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 351;
DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione,
da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti
al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109
V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 379).

 

A proposito della notevole modifica del grado
d'invalidità quale condizione di revisione prevista dall’art. 17 cpv. 1 LPGA,
nella DTF 133 V 545 la nostra Massima Istanza ha precisato che per le rendite
dell'assicurazione invalidità, anche una modifica di poco conto nello stato di
fatto determinante può dare luogo a una revisione se tale modifica determina un
superamento (per eccesso o per difetto) di una soglia minima (cfr. consid. 6).

La revisione si occupa di modifiche nella situazione
personale della persona assicurata (stato di salute, fattore economico).
Modifiche di poco conto dei dati statistici non giustificano per contro una
revisione di una rendita d'invalidità, nemmeno se a seguito di queste modifiche
il valore soglia viene superato (per eccesso o per difetto; cfr. consid. 7).

 

Nella STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il Tribunale federale ha
rammentato che una riduzione o soppressione può essere adottata quando le
circostanze di fatto (di natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il
diritto alla rendita si sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130
V 343 consid. 3.5 pag. 349 con riferimenti).

Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la
situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della
fattispecie non è dimostrabile con il grado della verosimiglianza preponderante
(SVR 2012 IV n. 18 pag. 81, STF 9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche sentenza
9C_32/2012 del 23 gennaio 2013, consid. 2).

 

Inoltre, nella successiva STF 9C_745/2012 del 30 aprile 2013,
l’Alta Corte ha ricordato che a differenza di quanto prescritto dall'art. 17
cpv. 2 LPGA per le altre prestazioni durevoli, l'art. 17 cpv. 1 LPGA non esige
in relazione alla revisione di una rendita d'invalidità una modifica notevole
dello stato di fatto, ma (solo) una modifica notevole del grado d'invalidità.
Questa modifica può risiedere sia in un cambiamento dello stato di salute sia
in una modifica della componente lucrativa (STF 9C_886/2011 del 29 giugno 2012
consid. 3.1; DTF 133 V 545 consid. 6.1-6.3).

 

Da ultimo, nella DTF 141 V 9 (SVR 2015 IV Nr. 21) il Tribunale
federale ha stabilito che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita
si sono modificati a tal punto da lasciare apparire una notevole modificazione
dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve
essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e
completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; STF 9C_710/2016 del 18 aprile 2017 consid. 4.1; STF
9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; STF 9C_226/2013 del 4 settembre
2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di
salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro
clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (cfr. consid. 5 e
6).

 

                               2.8.   Nel caso di specie, dopo
avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e sentito il parere del
Servizio Medico Regionale che ha ritenuto necessario sottoporre l’assicurata a
una perizia pluridisciplinare, l’Ufficio assicurazione invalidità l’ha affidata
al Servizio Accertamento Medico.

 

La perizia è stata allestita il 3 marzo 2016 (doc. 173) dopo che il
Servizio Accertamento Medico ha avuto modo di visitare l’assicurata i giorni 27
ottobre, 3, 7, 10, 24 e 25 novembre 2015, nonché il 5 dicembre 2015 per accertamenti pluridisciplinari ambulatoriali. Riassunti i
certificati medici messi a sua disposizione dal 1990 al 2015, il SAM ha esposto
l’anamnesi familiare, personale-sociale e professionale, patologica, sistemica,
le affezioni attuali, la descrizione della giornata e la terapia.

Nelle constatazioni obiettive il perito ha descritto lo status
dell’assicurata, gli esiti degli esami di laboratorio effettuati il 24 novembre
2015, degli esami radiologici del 3 e del 25 novembre 2015, di quelli
cardiologici anch’essi del 25 novembre 2015 e degli esami neurologici del 10
novembre 2015.

 

Il 3 novembre 2015 il dr. med. __________, specialista FMH in
reumatologia e riabilitazione, ha sottoposto l’assicurata a una valutazione e
nel suo rapporto del 6 novembre seguente ha esposto l’anamnesi familiare,
personale remota, sociale e professionale, quali dati soggettivi l’anamnesi
attuale e l’affezione attuale, mentre quali dati oggettivi lo status
reumatologico e gli esami radiologici della colonna toracale e lombare, come
pure del ginocchio destro e sinistro.

Lo specialista ha posto la diagnosi con ripercussione sulla
capacità lavorativa di contrattura con deficit funzionale al ginocchio sinistro
in stato dopo protesi totale nel 1990 per un tumore gigantocellulare grado II,
nonché reintervento nel 1993 con revisione della protesi e sostituzione del
trapianto osseo con del cemento a seguito di instabilità; periartropatia
omero-scapolare tendinopatica in parte anchilosante con capsulite retrattile
alla spalla sinistra; fibromialgia di tipo primario.

Quale diagnosi senza ripercussione sulla capacità
lavorativa il reumatologo ha individuato una cervico-toracolombalgia
nell’ambito di alterazioni statiche e iniziali alterazioni di tipo
degenerativo, prevalentemente alla colonna toracale; sindrome del tunnel
carpale bilaterale e stato dopo tendinite stenosante del flessore del pollice
destro infiltrata nel 2014; dolori alla pianta del piede e ai metatarsi
bilateralmente; gonalgia a destra su ginocchia valga.

Nello stabilire le limitazioni funzionali, il perito ha osservato
che l’assicurata era limitata prevalentemente dalla patologia al ginocchio
sinistro con un’anchilosi sub-totale, che le impediva una deambulazione
corretta, di salire e scendere le scale alternando la gamba sinistra con la
gamba destra e le rendeva impossibile potersi inginocchiare con il ginocchio
sinistro. Anche il mantenere delle posizioni per lungo tempo seduta era
piuttosto associato a dei disturbi e doveva continuamente cambiare di
angolazione del proprio ginocchio per potere sopportare di più i dolori. La
messa in moto era problematica quando deve alzarsi o la mattina quando deve
vestirsi. V’erano inoltre delle limitazioni per quanto riguardava il braccio
sinistro, con una limitazione nell’abduzione di 80° così come l’elevazione e
per quanto riguardava la rotazione esterna di 45°. L’assicurata non riusciva nella
rotazione interna a raggiungere il gluteo sinistro, era limitata nell’alzare
dei pesi sopra l’orizzontale con le braccia; il braccio sinistro non è il
braccio dominante. Le altre patologie, sia quella alla colonna vertebrale come
pure al ginocchio destro e alla pianta dei piedi bilateralmente, non erano
determinanti per una limitazione funzionale. L’assicurata poteva alzare pesi
fino a 10kg raramente da terra, poteva portarli e alzarli fino al massimo
all’altezza del corpo; con più frequenza poteva portare pesi fino a 5kg. Poteva
rimanere seduta per almeno due ore, mantenersi in piedi cambiando appoggio e
muovendosi per circa due ore; era limitata nella deambulazione per un’ora, nel
camminare su terreni sconnessi o in salita e discesa e nel fare le scale. Non
poteva alzare pesi sopra l’orizzontale con il braccio sinistro, non era
limitata nell’utilizzo delle mani in attività manuali fini, neppure
nell’utilizzo di attrezzi se non troppo pesanti, non doveva fare forza con il
braccio sinistro o lavorare contro resistenza.

Nello stabilire il grado di incapacità lavorativa dell’assicurata,
il reumatologo l’ha ritenuta dal 1° febbraio 2002 inabile al lavoro al 100%
nell’ultima attività esercitata di ausiliaria di pulizie, mentre nell’attività
di casalinga l’incapacità era del 20%, intesa come riduzione della
redditività sul posto di lavoro. Per quanto riguardava un’attività lavorativa
adeguata, che tenesse conto delle limitazioni indicate, il perito ha ritenuto
che dal 2002 l’assicurata presentasse una capacità lavorativa del 50%,
intesa come riduzione della redditività sul posto di lavoro. La prognosi era
piuttosto negativa per i disturbi lamentati dall’interessata, non erano inoltre
indicati provvedimenti di riqualifica professionale, mentre lo era un tentativo
di reinserimento professionale in un’attività lavorativa adatta. Lo specialista
ha precisato che l’incapacità lavorativa determinata in attività adatta poteva
solo in parte essere sommata a un’eventuale incapacità professionale dal punto
di vista psichiatrico, ritenuto che il grado del 50% determinato teneva già in
considerazione la sintomatologia dolorosa a carattere diffuso di cui
l’assicurata soffriva in ambito fibromialgico. Infine, egli ha osservato che
con delle fisioterapie intensive, con la biorisonanza e con eventualmente delle
infiltrazioni si sarebbero potuti migliorare ulteriormente i disturbi alla
spalla sinistra, ma comunque un miglioramento significativo della capacità
professionale in attività adatta non sarebbe stato raggiungibile, tenendo in
considerazione le altre due patologie: la fibromialgia primaria e la patologia
al ginocchio sinistro.

 

Il 10 novembre 2015 il dr. med. __________, specialista FMH
neurologia, che aveva già visitato l’assicurata nel 1995 e nel 2002 per delle
brachialgie parestetiche, l’ha esaminata ora sia dal punto di vista clinico che
elettroneurografico e nel suo referto steso il giorno seguente il perito ha
esposto l’anamnesi, lo stato neurologico e l’esame elettroneurografico.

La diagnosi posta è stata di compressione cronica dei due nervi
mediani nei canali carpali, prevalente a sinistra; esiti di lesione del nervo
peroneo sinistro; emicrania senza aura.

Nella sua valutazione l’esperto ha evidenziato che l’assicurata
presentava un quadro di compressione cronica dei due nervi mediani nei canali
carpali e brachialgie sinistre in parte legate anche alla periatropatia
anchilosante della spalla, con limitazione funzionale soprattutto
all’elevazione e nell’abduzione, non deficit per il muscolo sottospinato. Nei
membri inferiori esiti di lesione del nervo peroneo sinistro, attualmente ben
recuperato, senza problemi maggiori alla marcia, nessuna sindrome
cervico-vertebrale o lombo-vertebrale, problematiche piuttosto ortopediche e
reumatologiche dei membri inferiori e del bacino, eventualmente anche a livello
lombare su alterazioni statiche secondarie. La problematica neurologica
maggiore era a quel momento la sofferenza del nervo mediano a sinistra nel
canale carpale, meno anche del destro e quindi l’assicurata era impedita nelle
sue attività manuali. Accusava inoltre delle cefalee dal carattere emicranico
1-2 volte alla settimana, che non sembravano essere motivo di incapacità
lavorativa. Attiva ormai da 25 anni solo come casalinga, non riusciva più a
praticare attività nemmeno di cucito a causa della problematica alle mani.
Questo problema poteva però essere risolto chirurgicamente.

Per la capacità lavorativa, in considerazione della problematica
alle due mani e al piede sinistro, il neurologo l’ha valutata essere del 70%,
da integrare e non sommare ad altri gradi di incapacità lavorativa di origine
ortopedica, reumatologica, psichiatrica e internistica.

 

Nel suo complemento del 12 febbraio 2016 il perito ha precisato
che l’incapacità lavorativa del 30% era valida sia come casalinga sia in
un’attività adeguata, dove l’uso delle braccia non fosse continuo e ripetitivo.
I disturbi alle braccia sono presenti dal 1995 tanto che già allora era stata
dichiarata inabile di lavorare in attività pesanti e in casa doveva essere
aiutata dal marito e da terzi. La riduzione della capacità lavorativa era da
intendere sia come diminuzione del rendimento che come anche un allungamento
dei tempi di esecuzione delle attività, quindi anche del tempo di lavoro. Non
erano possibili provvedimenti di integrazione, mentre l’assicurata poteva
lavorare come sorvegliante, venditrice di oggetti non pesanti.

Dal punto di vista clinico la situazione non si era
particolarmente modificata: al contrario, si notava un netto peggioramento
della conduzione sensitivo-motoria del nervo mediano sinistro del canale carpale
fra l’esame del 2015 e quello del 2002, situazione che poteva essere risolta
chirurgicamente, perciò non era definitiva e dal punto di vista neurologico
v’era la possibilità di miglioramento per la compressione dei nervi mediani nei
canali carpali e anche l’emicrania poteva regredire di frequenza con il passare
degli anni dopo la menopausa.

 

Una visita cardiologica è stata effettuata il 25 novembre 2015 da
parte del dr. med. __________, specialista FMH in cardiologia, il quale nel
referto di pari data ha raccolto l’anamnesi ed esposto l’esame obiettivo con
l’esito dell’ECG, della ecocardiografia e dell’Holter 24 ore.

Il perito ha osservato che l’esame cardiovascolare era nei limiti
di norma, non si sono evidenziate patologie a carico della sfera cardiaca. Le
palpitazioni lamentate che in parte potevano essere dovute a delle tachicardie
atriali di brevissima durata non rivestivano un’importanza clinica e la
prognosi era molto buona. La capacità funzionale dell’assicurata non ha potuto
essere valutata, in quanto quest’ultima ha preferito evitare la prova da sforzo
per dolori articolari e in particolare al ginocchio. Tuttavia, poiché
l’interessata riusciva a camminare in pianura e anche in salita, la sua capacità
funzionale poteva essere definibile come almeno nei limiti di norma. D’avviso
del perito, una malattia coronarica emodinamicamente significativa non era
presente.

Il cardiologo ha posto la diagnosi di palpitazioni in parte dovute
a rare tachicardie atriali non sostenute con esame ecocardiografico nei limiti
di norma e ECG normale.

Nel valutare la capacità lavorativa egli ha ritenuto che, dal
profilo strettamente cardiologico, l’assicurata era abile al 100% nella attività
di ausiliaria di pulizie, in altre e così pure come casalinga.

 

Infine, l’interessata è stata pure sottoposta a una valutazione
psichiatrica da parte della dr.ssa med. __________, specialista in psichiatria,
con cui ha avuto due colloqui clinici il 7 novembre (di 60 minuti) e il 5
dicembre 2015 (durato 30 minuti).

Il rapporto peritale dell’11 dicembre 2015 espone un’introduzione
in cui vengono riassunti i precedenti certificati medici attinenti a diagnosi
psichiche, l’anamnesi personale e patologica (nel corso degli anni l’assicurata
è stata seguita da diversi psichiatri, ma da anni non assumeva più alcuna
terapia farmacologica di interesse psichiatrico; dall’aprile 2014 era seguita
da una psicoterapeuta con sedute ogni 15-20 giorni), i dati clinici soggettivi,
la farmacoterapia (solo farmaci erboristici) e lo status psichico.

La psichiatra non ha posto alcuna diagnosi psichica con
influsso sulla capacità lavorativa, mentre senza ripercussione ha
indicato una sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10; F41.2) e una sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD-10; F45.4).

La perita ha altresì evidenziato che i criteri di Förster non
erano positivi: il quadro algico appariva sì cronico e poco rispondente alle
terapie organiche, ma l’assicurata non manifestava una compromissione del
funzionamento biopsicosociale, né franco ritiro o funzionamento regredito. Il
quadro somatoforme non si associava a rilevante diagnosi psichiatrica altra.
L’esperta ha sottolineato che l’assicurata aveva una presa a carico
psicologica, ma nessuna terapia farmacologica psichiatrica salvo quanto
registrato nell’area fitoterapica. Da anni non assumeva alcun antidepressivo
per supposti effetti collaterali.

Nelle sue conclusioni, l’esperta ha evidenziato che, dall’esordio,
il quadro ha mantenuto una qualità espressiva nell’area mista
ansioso-depressiva con note di ansia acuta più o meno presenti a seconda delle
fasi contingenti di vita. Non si evidenziavano elementi compatibili con un
franco episodio depressivo né nessuno lo aveva mai certificato in precedenza.
Il quadro algico, che era anche stato denominato fibromialgico, poteva essere
inteso in tal senso soprattutto per la diffusione dei sintomi dolorosi ad altri
distretti, per la persistenza, la scarsa risposta ai trattamenti. Non
risultavano però positivi i criteri di Förster riferiti ad eventuale
comorbidità psichiatrica di rilievo, non si registrava regressione del
funzionamento e ritiro sociale. Il quadro espressivo della sindrome mista
dall’esordio fino a quel momento appariva migliorato nell’espressività, tanto
che da molti anni l’assicurata non ha più dovuto tentare di assumere farmaci
psichiatrici, ma ha potuto giovarsi di terapie con piante ed altre tecniche
psicologiche anche tipo rilassamento. Pertanto, a dire della perita, il quadro
espressivo riscontrato non poteva sostenere alcuna percentuale di incapacità
lavorativa per motivi psichici: abile quindi al 100% per l’attività di
casalinga, nell’attività da ultimo svolta così come per tutte le altre
teoricamente esigibili adatte alla situazione fisica.

Da ultimo, la psichiatra ha osservato che già nel ricovero a __________
del 2002 si era richiamata l’attenzione sul fatto che il limite della capacità
lavorativa anche come casalinga fosse da riferirsi ad aspetti somatici. Infine,
non era possibile definire a posteriori un’epoca precisa di netto
miglioramento, però il quadro riscontrato all’esame era così espresso da tempo.
Essa ha quindi affermato che almeno da sei mesi prima della sua visita peritale
il quadro fosse stabile e invariato.

 

Il 29 febbraio 2016 alle ore 11.30 i periti del Servizio
Accertamento Medico e il dr. med. __________ e il dr. med. __________ hanno
avuto modo di discutere del caso in teleconferenza in modo esaustivo. Alla luce
delle consultazioni dei quattro specialisti, il SAM ha posto le diagnosi con
e senza influsso sulla capacità lavorativa stabilite dai singoli
esperti.

Nella valutazione medico-teorica globale dell’attuale
capacità lavorativa della ricorrente nella precedente attività, gli esperti
hanno ritenuto che dal 1° febbraio 2002 l’assicurata presentava una capacità
lavorativa nulla come ausiliaria di pulizie a causa della patologia
reumatologica prevalentemente a carico del ginocchio sinistro, che le comportava
un’anchilosi subtotale e determinate limitazioni funzionali.

La sua capacità lavorativa in attività adeguate, tenendo conto
delle limitazioni funzionali elencate dal perito reumatologo, era del 50%
a causa prevalentemente della patologia reumatologica; in questa riduzione sono
state considerate sia le limitazioni funzionali determinate dalle problematiche
somatiche sia la sintomatologia dolorosa a carattere generalizzato nell’ambito
del quadro di tipo fibromialgico. Inoltre, essendo la problematica della spalla
sinistra di insorgenza più recente rispetto ai problemi del ginocchio che
risalgono agli inizi del 2000, tale problematica doveva essere tenuta in
considerazione nella ricerca di un’attività adatta, con idoneità per attività
non ripetitive con le braccia, non sollevamento di pesi e non sollevamento del
braccio sinistro sopra l’orizzontale.

Dal punto di vista neurologico esisteva un’incapacità lavorativa
del 30%, che i periti hanno integrato nell’incapacità lavorativa del 50%
dal punto di vista reumatologico; per la patologia neurologica è stata
consigliata un’attività dove l’uso delle braccia non fosse continuo e
ripetitivo.

Le varie incapacità lavorative non andavano dunque sommate, ma
integrate, in quanto i limiti funzionali sia agli arti superiori che inferiori
erano gli stessi da entrambi i consulenti. La riduzione al 50%, valida
da maggio 2015 quando è subentrato un miglioramento del quadro clinico dal lato
psicoaffettivo, era da intendersi come riduzione del rendimento sul posto di
lavoro, che comportava un allungamento dei tempi di esecuzione delle attività.
Per il periodo precedente faceva stato quanto deciso dall’Ufficio AI nelle
varie revisioni.

Come casalinga l’assicurata risultava inabile al lavoro in ragione
del 20% (intesa come riduzione del rendimento) dal punto di vista
reumatologico, mentre per la patologia neurologica concernente in primo luogo
la sindrome del tunnel carpale era stata ritenuta inabile al 30%. L’incapacità
lavorativa complessiva in attività di casalinga era dunque del 30%.

Per i periti non risultavano indicati dei provvedimenti di
riqualifica professionale. Per la patologia reumatologica la prognosi era
piuttosto negativa, giacché la fibromialgia primaria, come pure la patologia al
ginocchio sinistro, non erano in grado di portare all’assicurata un
miglioramento significativo della capacità professionale in attività lavorativa
adatta. Dal lato neurologico esisteva la possibilità di miglioramento con
intervento chirurgico.

Gli specialisti intervenuti hanno riconosciuto un quadro di
stabilità dal punto di vista somatico e un quadro migliorato dal lato
psichiatrico. Era difficile dire a partire da quando il quadro psichico fosse
migliorato; stanti le prese a carico precedenti e l’assenza di una terapia
psicofarmacologica, il SAM ha ritenuto che la capacità lavorativa totale dal
lato psichiatrico era sicuramente presente da almeno sei mesi prima della
valutazione della dr.ssa __________, ossia dal 7 maggio 2015 in poi.

 

Sulla scorta di questa perizia pluridisciplinare, l’8 marzo 2016
(doc. 175) il dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, attivo
presso il Servizio Medico Regionale, nel rapporto finale SMR ha confermato le
diagnosi stabilite dagli esperti del Servizio Accertamento Medico, così come i
gradi di incapacità lavorativa (100% dal novembre 2001 in qualsiasi
attività, 50% dal maggio 2015 in attività adeguate intesa come riduzione
del rendimento fermo restando determinate limitazioni funzionali), osservando
che il miglioramento della patologia psichiatrica anamnestico era avvenuto
almeno sei mesi prima della valutazione della dr.ssa __________ del novembre
2015. Non era infatti più presente l’importante sindrome depressiva che era
stata diagnosticata nel gennaio 2002 presso la Clinica di riabilitazione di __________.
Nelle sue osservazioni, il dr. med. __________ ha affermato:

 

" All’epoca
della decisione del maggio 2003, per comorbidità: somatica + psichiatrica
(depressione) + sindrome non oggettivabile (fibromialgia/somatoforme) avevamo
giudicato IL 100% in qualsiasi attività.

Parallelamente, mediante inchiesta casalinghe avevamo stabilito
limitazione 67% nei lavori domestici.

Ora viene a cadere completamente la patologia psichiatrica

Permane la patologia non oggettivabile e la limitazione somatica.

Per il livello salariata abbiamo definito il limite dal punto di
vista esclusivamente somatico.

Per il livello casalinga dobbiamo aggiornare l’inchiesta e
verificare se siano mutate le condizioni abitative e gli aiuti.”.

 

Il medico SMR ha concluso che le terapie raccomandate nella
perizia erano solo proponibili, ma non esigibili e che la componente di dolori
non oggettivabile lasciava dubbi sull’esito effettivo di qualsiasi intervento
invasivo. Per la parte psichiatrica, non essendovi patologia invalidante, non
era necessario diffidare a particolari terapie.

 

Il 19 ottobre 2016 un’assistente sociale ha quindi valutato le
capacità dell’assicurata nello svolgimento di mansioni consuete.

Il dr. med. __________ dell’SMR, FMH psichiatria e psicoterapia, l’8
novembre 2016 (doc. 179) ha affermato che l’inchiesta a domicilio era completa
ed esaustiva e pienamente condivisibile dal lato medico-psichiatrico (limitazione
del 34%).

 

Il 2 dicembre 2016 il dr. med. __________, medico curante
dell’assicurata, ha trasmesso all’Ufficio AI la lettera di uscita del 23 marzo
2016 (doc. 184) relativa alla consultazione avuta presso la Clinic a di
riabilitazione di __________ due giorni prima.

Il dr. med. __________ aveva in sostanza posto come diagnosi principali:
1. dolore e limitazioni alla spalla sinistra su problematica della cuffia dei
rotatori con segni per impingement; 2. Disturbi di deambulazione a sinistra con
dolore e limitazione funzionale del ginocchio sinistro; 3. Brachialgia sinistra;
4. Cervico-dorsalgia su disturbo di postura e componente miofasciale; 5. Lombalgia
cronica su disturbo di postura e insufficienza del corsetto muscolare; 6.
Dolore cronico con fibromialgia. Quali diagnosi secondarie: 7. Sindrome
ansioso-depressiva con attacchi di panico; 8. Intolleranze alimentari multiple;
9. Allergia alla penicillina e ai derivati di Dafalgan.

Dall’esame oggettivo è emersa una deambulazione con zoppia a
sinistra, un’importante sindrome miofasciale del cingolo omero-scapolare
bilateralmente, mobilità della spalla sinistra attiva con elevazione di 90°,
abduzione 80° con ritmo scapolo-dorsale patologico e dolore a fine movimento; segni
per impingement positivi. Mobilità del ginocchio sinistro molto limitata con
flessione a 70° e deficit di estensione di 20° con dolori a fine movimento.
Deficit di estensione attiva del ginocchio sinistro per forti dolori in zona anteriore.
Passaggi posturali in autonomia, l’assicurata si svestiva nella parte superiore
con fatica.

Nella sua valutazione lo specialista ha indicato che si trattava
di una sintomatologia complessa e multidistrettuale con due problemi locali e
un quadro di sindrome fibromialgica diffusa. Da una parte l’assicurata
presentava un’importante sindrome miofasciale del cingolo omero-scapolare di
sinistra, associato a dei segni di impingement della spalla sinistra.
Dall’altra parte l’interessata presentava un disturbo della deambulazione con
la gamba sinistra in esiti di intervento per tumore gigantocellulare e caduta
nel 2012 con dei disturbi persistenti dopo questa caduta e delle nette
limitazioni della mobilità articolare del ginocchio sinistro, associato a un’importante
amiotrofia dei quadricipiti bilateralmente. All’assicurata è stata proposta una
riabilitazione interdisciplinare focalizzata a un miglioramento della
funzionalità dell’arto superiore sinistro e della deambulazione associata a un
programma con una componente psicosomatica con dei colloqui con uno psicologo e
uno psichiatra.

 

A seguito della degenza dal 12 maggio all’8 giugno 2016 presso la
medesima Clinica, è stata redatta la lettera di uscita del 6 luglio 2016 in cui
le diagnosi poste sono state essenzialmente le medesime – quali diagnosi
secondarie sono state aggiunte l’obesità classe I, gli acufeni e vertigini
ricorrenti di natura da definire e il disturbo ansioso -, così come le
constatazioni oggettive. Dato seguito al progetto riabilitativo e stante un
decorso senza complicanze maggiori, alla dimissione la paziente presentava
condizioni cliniche generali stabili, soggettivamente era contenta dei
risultati ottenuti, soprattutto del miglioramento della mobilità del braccio
destro, dell’aumento della forza degli arti inferiori e del recupero della
resistenza globale allo sforzo. In generale si muoveva meglio e i dolori
generalizzati erano leggermente diminuiti. Per contro, la sintomatologia e la
mobilità del ginocchio sinistro erano invariate. Oggettivamente era migliorata
la mobilità della spalla (elevazione ed abduzione attiva 130°) e la fluidità
nei movimenti, mentre quella del ginocchio sinistro era rimasta invariata.

 

Pronunciatosi sulla prima lettera di uscita dalla Clinica, il 27
febbraio 2017 (doc. 196) il dr. med. __________ dell’SMR ha ritenuto che la
stessa non modificava sostanzialmente né il rapporto finale dell’8 marzo 2016,
né il contenuto dell’inchiesta domiciliare e neppure la conferma dell’8
novembre 2016.

 

L’Ufficio AI ha quindi fatto proprie le conclusioni del medico SMR
per emettere il progetto di decisione del 27 giugno 2017 (doc. 200), con cui ha
stabilito che la limitazione del 100% come salariata portava a un grado di
invalidità parziale del 15% e che la limitazione del 34% come casalinga
comportava un’invalidità parziale del 28,90%, per un’invalidità complessiva del
44%.

 

L’assicurata ha formulato il 10 luglio 2017 (doc. 203) delle
osservazioni a questo progetto, contestando che il suo stato di salute fosse
migliorato per il solo fatto che era in grado di cucinare o di fare piccole
mansioni in casa, tanto che doveva fare capo a terze persone, oltre che al
marito, per svolgere i lavori più pesanti.

Ha prodotto un referto del pronto soccorso che attestava che il 5
giugno 2017 il ginocchio sinistro ha subito un trauma contusivo, presentava
algie e importante tumefazione in ragione mediale, abrasione in regione rotulea
2x2cm, non deficit neurovascolari.

Il referto del 4 luglio 2017 (doc. 205) reso dal chirurgo ortopedico
dr. med. __________ indicava che v’era stato un netto miglioramento della
sintomatologia dolorosa nella parte posteriore della coscia e della gamba e che
poiché il quadro clinico non era eccellente la paziente necessitava ancora di rimanere
in inabilità lavorativa, anche se il ginocchio appariva stabile in stress
varo-valgo.

 

Nel suo successivo rapporto del 7 agosto 2017 (doc. 210) raccolto
dall’Ufficio AI, lo specialista ha indicato che l’interessata stava effettuando
fisiokinesiterapia con un buon recupero della funzionalità residua e una netta
diminuzione della sintomatologia dolorosa, consigliandole di proseguire con
questa terapia stante la persistenza di dolore a livello della parte muscolare
flessoria della gamba.

 

Analizzati i referti medici del 5 giugno, del 4 luglio 2017 e del
7 agosto 2017, il 3 ottobre 2017 (doc. 211) il dr. med. __________ del Servizio
Medico Regionale ha affermato che quest’ultimo non conteneva alcuna
informazione di carattere clinico-funzionale utile a una corretta valutazione
dello stato attuale. Pertanto, ha ritenuto opportuno convocare l’assicurata
presso l’SMR per una valutazione clinica dello stato funzionale attuale.

Durante la visita dell’11 ottobre 2017 durata dalle 9.30 alle 12,
il medico ha esposto l’anamnesi con i disturbi soggettivi, la terapia
farmacologica in atto e lo status, con particolare riferimento alla marcia, al
mantenimento della posizione eretta, alle condizioni del ginocchio sinistro,
che presentava un deficit di estensione di 40°, non modificabile, e un deficit
di flessione pari a 65°.

La diagnosi posta era di deficit importante e permanente di
flesso-estensione a carico del ginocchio sinistro con dolore evocabile ai
movimenti e al carico su/con: trauma diretto da caduta in giugno 2017;
contrattura con deficit funzionale al ginocchio in stato dopo PTG nel 1990 per
tumore giganto-cellulare di grado II, nonché reintervento nel 1993 per
revisione protesi e sostituzione del trapianto osseo del cemento a seguito di
instabilità.

Il dr. med. __________ ha quindi potuto rilevare la persistenza dell’importante
deficit di flesso-estensione a carico del ginocchio sinistro nonché la perdita
di forza e di resistenza muscolare che, in ultima analisi, inficiava la
deambulazione e la stabilità posturale alla luce anche della pressoché totale
perdita di massa muscolare a carico della muscolatura della coscia e in
particolare del quadricipite femorale, perdita che trovava la sua espressione
massima nel vasto mediale, praticamente assente.

Il medico ha rilevato che l’assicurata si era sottoposta a
numerosi cicli di fisioterapia sia in ambito ambulatoriale che stazionario
ottenendo dei risultati soltanto parziali che, considerando gli oltre 20 anni
di decorso, non avevano margine di miglioramento.

Lo stato clinico generale era stabile rispetto alle altre
limitazioni note e valutate in ambito peritale SAM. Pertanto, il dottor __________
ha confermato l’inabilità lavorativa completa in attività abituale da
novembre 2001 e continua; l’incapacità lavorativa completa in attività
adeguata da novembre 2001 ad aprile 2015; del 50% intesa come riduzione
del rendimento da maggio 2015 al 4 giugno 2017; l’incapacità lavorativa completa
dal 5 giugno al 4 luglio 2017 e infine nuovamente del 50% dal 5 luglio
2017 in poi.

Come casalinga l’inabilità era del 30% per gli stessi periodi.

 

Basandosi su queste conclusioni, con decisione del 27 ottobre 2017
(doc. A2) l’Ufficio AI ha ritenuto l’assicurata inabile al 100% dal
novembre 2001 in qualsiasi attività, dal maggio 2015 inabile al 50% in
attività adeguate e, sempre da quel momento, al 30% come casalinga,
intese come riduzione del rendimento.

 

Con il ricorso del 20 novembre 2017 l’assicurata ha preannunciato
al TCA che avrebbe trasmesso un certificato dello psichiatra curante.

 

Nel referto del 13 dicembre 2017 (doc. A4) il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, ha precisato di avere in cura l’assicurata dal
22 novembre 2017. Esposta l’anamnesi con particolare attenzione agli aspetti
psichici di cui si sono occupati altri colleghi, lo specialista ha posto la
diagnosi di sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di entità media
(ICD-10; F33.1) e di sindrome da attacchi di panico (ICD-10; F41.0).

Dopo due colloqui lo psichiatra ha osservato che l’assicurata ha
vissuto una vita fatta di stenti e di difficoltà e all’interno di una
vulnerabilità genetica per la depressione. Questi fattori di rischio hanno
creato l’insorgenza di episodi depressivi già durante il periodo giovanile,
tanto che già nel 1992 è stata messa al beneficio di una rendita di invalidità.
I disturbi depressivi e gli attacchi di panico sono continuati anche negli anni
successivi, tanto che è stata in cura da diversi psichiatri. Egli ha concluso
affermando che “la conoscenza della Signora RI 1 è ancora agli inizi, ma
emergerebbero gli elementi per confermare la sindrome depressiva ricorrente, di
entità media e i disturbi di attacco di panico, che sicuramente non le
permettono di poter rientrare nel mondo del lavoro.”.

Nelle more istruttorie l’Ufficio AI ha reinterpellato il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia del Servizio Medico Regionale, il quale il 18
dicembre 2017 (doc. VIII/1) si è così pronunciato:

 

" Ho preso
attenta nozione del complesso della documentazione in dossier, inclusa la
perizia pluridisciplinare restituita il 04.03.2016. Non è presente alcuna
affezione psichiatrica in atto e questo fino al momento della decisione del
27.10.2017.

Correttamente il Dr. __________, che ha visitato l’assicurata il
11.10.2017, non riporta alcuna diagnosi psichiatrica con o senza influsso sulla
capacità lavorativa nel rapporto SMR finale del 25.10.2017.

Nozione di patologia psichica con eventuale influsso sulla
capacità lavorativa si ha attualmente solo con la lettura del rapporto del Dr. __________
che ha in cura l’assicurata dal 22.11.2017.

Fino alla data della decisione impugnata, 27.10.2017, non vi è
dunque nozione di psicopatologia eventualmente invalidante. Rimangono valide le
precedenti prese di posizione SMR.”.

 

Pendente causa la ricorrente ha prodotto il certificato medico del
1° marzo 2018 (doc. A6) del curante dr. med. __________, FMH medicina interna
generale, il quale ha indicato che l’assicurata è affetta da tiroidite e
gastrite autoimmune così pure da una osteoporosi severa. Quest’ultima affezione
comporta l’assunzione di un trattamento combinato con calcio e vitamina D a
vita e con bifosfonato a tempo indeterminato.

 

Il rapporto medico del 15 marzo 2018 (doc. A5) steso dal dr. med. __________
riprende per intero il suo precedente referto, tanto nell’anamnesi quanto nella
diagnosi e nella valutazione. Poi completa quest’ultimo paragrafo come segue:

 

" (…)

Dal punto di vista psichiatrico la presa a carico della Signora RI
1, è iniziata il 22 di Novembre del 2017 ed è tutt’ora in corso. La valutazione
psichiatrica ha messo in evidenza la presenza di una sindrome depressiva
ricorrente e disturbi di attacco di panico, che non le permettono di poter
rientrare nel mondo del lavoro. L’inabilità lavorativa in ogni attività
lavorativa è del 100%.

Come casalinga nelle attività di pianificazione, organizzazione,
ripartizione del lavoro e controllo presenta un impedimento che tocca il 50%,
così come anche nella preparazione dei pasti, pulizia della cucina. Per quanto
riguarda la pulizia dei pavimenti, dei vetri e rifare i letti il suo
impedimento è maggiore, arrivando ad una percentuale di almeno l’80%. In
relazione alla gestione dell’economia domestica quale acquisti spese, relazioni
con enti ufficiali e assicurazioni, la sua incapacità è almeno del 50/60%, così
come anche per i lavori un po’ più impegnativi quale stirare, cucire stendere e
lavorare l’inabilità lavorativa tocca almeno il 60/70%. Pertanto l’inabilità
lavorativa come casalinga è da rivedere, toccando una percentuale almeno
attorno al 55/60%.”.

 

Il dottor __________ ha preso atto di questa nuova documentazione
medica il 26 marzo 2018 (doc. XIV/1), affermando che quanto trasmesso dal dr.
med. __________ non presentava nuove informazioni dal profilo somatico, mentre
il referto del collega __________ conferma che la prima nozione di affezione
psichica risale al 22 novembre 2017. Pertanto, lo psichiatra ha confermato le
prese di posizione SMR fino alla data della decisione impugnata (27 ottobre
2017).

 

                               2.9.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01
ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de
l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di
opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice,
ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion
entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent
de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de
rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175;
SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25
mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Da ultimo, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D. Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

 

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V
49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann,
Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999
pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

 

 

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori
descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui
descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                             2.10.   Va ancora ricordato che per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984
pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30
giugno 2004 al consid. 3.2 l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

"
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra
l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le
nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)”.

 

Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha
precisato i criteri per potere concludere che un disturbo da dolore somatoforme
(ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

 

Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di
un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della
situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono
considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di
prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività
risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un
danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione.

Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra
i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato
afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago;
l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti
dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana,
nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich
zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische
Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio
approfondito di Winchkler e Foerster).

 

Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre
affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta
Corte si è così pronunciata:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle inv