# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e3da6b5-52a7-58ae-b456-4ceebf230431
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-02-20
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 20.02.2007 BE.2005.4_D
**Docket/Reference:** BE.2005.4.D
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2005-4-D_2007-02-20

## Full Text

Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BE.2005.4 
 
 
 

 

 

 
 

  Sentenza del 20 febbraio 2007 
I. Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Bernard Bertossa e Tito Ponti,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
 
Parti 

  
AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE CONTRI-
BUZIONI, 
 

Richiedente 
 

 contro 
   

1. A., 
 
2. B.,  
 
entrambi rappresentati dagli avv. Mario Postizzi e 
Goran Mazzucchelli 
 

Opponenti 
 

Oggetto  Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

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Fatti: 
 

A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribu-
zioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti 
degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a 
Lugano ed entrambi ivi domiciliati.  
 
 

B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 
190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta 
(LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte impor-
tante dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in particola-
re a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli 
avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C. B., dal canto suo, 
avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito. 
 
 

C. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in 
seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e 
notarile D. a Lugano, la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi 
documenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior 
parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti 
depositati nei due archivi dello studio, B. si è opposta alla loro perquisizio-
ne. Malgrado l’opposizione di B. e A. concretizzatasi mediante un reclamo 
respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la perquisizione dello 
studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed ha avuto come og-
getto la documentazione presente negli archivi. La DIF ha in sostanza effet-
tuato una scelta sommaria dei documenti che ha ritenuto necessari per 
l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro. 
 
 

D. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata 
dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale riguar-
dante la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e notari-
le D. a Lugano. A tale richiesta i coniugi A. e B. si sono sostanzialmente 
opposti. 
 
 

E. La Corte dei reclami penali, con sentenza dell’8 agosto 2005, ha accolto la 
richiesta di levata dei sigilli in questione, fissandone le modalità (v. consid. 
7.3). Dissentendo da tale decisione i coniugi A. e B. hanno interposto ricor-

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so al Tribunale federale, il quale, con sentenza del 6 febbraio 2006, ha re-
spinto il gravame (sentenza 1S.31/2005). 
 
 

F. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa docu-
mentazione sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire prelimi-
narmente gli aspetti pratici della levata sigilli, la quale, prevista su diversi 
giorni, ha preso inizio il 27 luglio 2006. Costatate le divergenze insormon-
tabili concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, il giu-
dice delegato ha comunicato alle parti che il tribunale avrebbe statuito au-
tonomamente su tutti gli incarti sequestrati. Le parti si sono dichiarate 
d’accordo con questo approccio, rinunciando quindi espressamente alla 
procedura in contraddittorio.  
 
 

G. Con sentenze del 14 settembre, 28 settembre (con rettifica del 17 ottobre) 
e 31 ottobre 2006 la Corte dei reclami penali ha statuito sulla maggior parte 
della documentazione dissuggellata, decidendo quali incarti dovevano es-
sere versati agli atti per i bisogni dell'inchiesta e quali, in quanto inutili, resti-
tuiti agli indagati. 
 
 
 
Diritto: 

 
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una per-

quisizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima 
da parte della Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno 
l’oggetto di una cernita, la quale ha come scopo quelli di distinguere quelli 
che possono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione ri-
sulta giustificata. In caso di disaccordo, la Corte dei reclami penali decide. 
 

 
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti 

legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 CP. L’attività tipica 
dell’avvocato consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura giuridi-
ca, nel difendere gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e rap-
presentando i clienti nel medesimo contesto (B. CORBOZ, Les infractions en 
droit suisse, Berne 2002, vol. II, n° 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, 
Le secret professionnel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 
e segg., in particolare pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi 
del suo segreto professionale per impedire il sequestro di documenti relativi 

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ad attività che presentano un carattere commerciale preponderante, segna-
tamente quelle che riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di 
capitali oppure altre prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica 
(sentenza del Tribunale federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 consid. 
2.4 e giurisprudenza citata; M. PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.], Kom-
mentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, n° 31 e segg. ad 
art. 13 LLCA; N. OBERHOLZER, Basler Kommentar, Basilea 2003, n° 13 ad 
art. 321 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkom-
mentar, n° 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale federale ha già deciso che le at-
tività che consistono nel gestire o investire dei fondi (DTF 112 Ib 606), 
nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib 112) o nell’amministrare 
una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245; 115 Ia 197; 114 III 
105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In questi casi il segreto 
professionale non può essere invocato per rifiutare di testimoniare o per 
contrastare una perquisizione o un sequestro.  

 
 
3. Come già rilevato nella sua sentenza del 14 settembre 2006 (consid. 3), la 

Corte dei reclami penali ha esaminato, in maniera esaustiva, tutti gli incarti 
sequestrati. Essa ha visionato i supporti informatici sui quali sono stati regi-
strati i dati elettronici dello studio legale D. Conformemente alla procedura 
in tre fasi stabilita nella sentenza dell’8 agosto 2005, nota alle parti, la Corte 
si è inizialmente limitata a distinguere gli incarti contenenti informazioni per-
tinenti per l’inchiesta da quelli per i quali una tale pertinenza è stata esclusa 
(consid. 3.1). Nella prima categoria, essa ha in seguito distinto gli incarti il 
cui contenuto non è coperto dal segreto professionale dell’avvocato da 
quelli potenzialmente toccati da tale segreto (consid. 3.2-3.3). Con la sen-
tenza summenzionata, questa Corte ha ordinato la restituzione ai coniugi 
A. e B. degli incarti non pertinenti per l’inchiesta, e il versamento agli atti 
della documentazione utile all’inchiesta e non coperta dal segreto profes-
sionale dell’avvocato. Gli incarti restanti, ossia quelli potenzialmente toccati 
dal segreto in questione, hanno fatto l’oggetto delle sentenze del 28 set-
tembre e del 31 ottobre 2006, ad eccezione di gran parte della contabilità 
dello studio legale e della documentazione allegata, sulla quale codesta 
Corte si pronuncia mediante la presente decisione.  

 
 

4. Nella sua sentenza del 31 ottobre 2006, la presente autorità, costatate le 
difficoltà oggettive legate alla cernita della documentazione rimasta in so-
speso, ha invitato l'AFC a presentare una richiesta circostanziata riguar-
dante l’ulteriore documentazione contabile a lei effettivamente necessaria 
per l’inchiesta in corso (v. consid. 5).  

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4.1 Nel suo scritto del 22 dicembre 2006 l'AFC chiede che tutta la documenta-
zione contabile restante sia messa agli atti. In sostanza, tale richiesta sa-
rebbe giustificata dall'esigenza di analizzare nel dettaglio tutti flussi di dena-
ro che avrebbero permesso ai coniugi A. e B. di percepire redditi imponibili 
da sostanza mobiliare affluiti su conti bancari non dichiarati di cui A. sareb-
be stato l'avente diritto economico. L'analisi della documentazione già agli 
atti avrebbe permesso di evidenziare l'esistenza di versamenti da parte di 
clienti, da fonti non note oppure provenienti dai conti dello studio legale che 
necessiterebbero ulteriori chiarimenti dal punto di vista fiscale. L'AFC in-
tende inoltre raccogliere informazioni riguardanti società fuori sede che 
sembrerebbero essere state utilizzate dagli imputati per fatturare prestazio-
ni da loro fornite. Tali approfondimenti sarebbero necessari per verificare la 
regolarità della contabilità dello studio legale, in particolare il rispetto del 
principio della completezza. L'autorità fiscale dichiara, infine, che l'anoni-
mizzazione di tutta la documentazione contabile sarebbe di grande ostaco-
lo all'inchiesta, vista l'impossibilità di identificare la controparte delle opera-
zioni verificate. L'anonimizzazione sarebbe d'altronde esclusa allorquando, 
come nella fattispecie, non sarebbe possibile distinguere la documentazio-
ne relativa all'attività tipica dell'avvocato da quella commerciale e l'avvocato 
stesso è imputato nell'inchiesta. In tale circostanze il segreto professionale 
dell'avvocato non sarebbe invocabile. 

 
 Gli imputati, dal canto loro, con presa di posizione del 9 febbraio 2007, re-

spingono integralmente la richiesta dell'AFC. In sostanza, essi ritengono 
che la procedura di levata dei sigilli in tre fasi stabilita dal Tribunale penale 
federale, non contestata dall'AFC e confermata dal Tribunale federale, 
debba essere pienamente rispettata ed il segreto professionale dell'avvoca-
to tutelato (v. sentenza TPF BE.2005.4 dell'8 agosto 2005 consid. 7.3 e 
DTF 132 IV 63 consid. 4.3). L'autorità fiscale, disponendo da tempo della 
documentazione bancaria dello studio legale, avrebbe dovuto inoltre essere 
più precisa nelle sue dichiarazioni e richieste. La pretesa di accedere alla 
contabilità dello studio legale senza alcuna anonimizzazione perseguirebbe 
mire esplorative in contrasto con il divieto di ricerca indiscriminata di prove 
("fishing expedition"). Se l'AFC ritiene la documentazione restante in forma 
anonimizzata inutile per l'inchiesta, essa avrebbe dovuto semplicemente ri-
nunciare ad acquisirla.  

 
4.2 Questa corte ha ulteriormente approfondito l'analisi degli incarti restanti, 

scartati provvisoriamente dalle cernite precedenti, concernenti la contabilità 
dello studio legale. Questa, in sostanza, la tipologia dei documenti in so-
speso: copie delle fatture inviate ai clienti, liste degli incassi concernenti le 
prestazioni fornite ai clienti, estratti conto e avvisi di accredito/addebito di 

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varie banche, fatture pagate dallo studio legale, tutti i dettagli delle opera-
zioni contabili effettuate nei vari anni, riassunti dei movimenti relativi ai con-
ti, elenchi creditori aperti, rapporti di cassa, registrazioni contabili provviso-
rie, libretti postali, elenchi delle note non pagate, schede debitori, ecc. È 
importante rilevare che la quasi totalità dei documenti visionati contiene 
numerosi nomi e informazioni di clienti dello studio legale. Ora, pur riba-
dendo che l'anonimizzazione di tutti gli atti in questione imporrebbe un lavo-
ro considerevole di dubbia proporzionalità, determinante nella fattispecie è 
la constatazione dell'impossibilità, per la Corte dei reclami penali - ma an-
che per un eventuale esperto designato dall'autorità - di distinguere i clienti 
protetti dal segreto professionale dell'avvocato da coloro che non lo sono. 
Si tratta di un impedimento oggettivo all'anonimizzazione degli incarti re-
stanti. Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che la confusio-
ne delle attività - quella tipica dell'avvocato con quella di fiduciario commer-
cialista – non permette di appellarsi al segreto professionale dell'avvocato 
(sentenza 8G.9/2004 del 23 marzo 2004 consid. 9.6.4-9.6.5). È pur vero 
che nella sentenza appena citata l'avvocato in questione non era lui stesso 
incolpato nell'inchiesta condotta dall'autorità fiscale, ma il principio è appli-
cabile, e a maggior ragione, anche al caso dell'avvocato oggetto di un'in-
chiesta penale. La giurisprudenza del Tribunale federale deve essere com-
presa nel senso che la distinzione tra ciò che deve essere restituito al de-
tentore di oggetti messi sotto sigillo, inutili all'inchiesta, e quanto deve esse-
re versato agli atti, se del caso in forma anonimizzata, deve aver luogo sin 
quando tale operazione è possibile. Quando la stessa diviene impossibile, 
perché l'avvocato non ha separato in maniera diligente l'attività tipica del-
l'avvocato dall'attività commerciale – giova rilevare al proposito che gli im-
putati, sebbene invitati a farlo, non hanno neppure cercato di stilare una li-
sta dei loro clienti non commerciali (v. act. 46) -, il segreto professionale 
non è più tutelato.  

 
4.3 Visto quanto precede nonché i motivi, apparentemente fondati, invocati dal-

l'autorità fiscale per l'acquisizione della contabilità dello studio legale – gli 
incarti in sospeso non risultano manifestamente inutili all'inchiesta, ciò che 
gli imputati d'altronde non contestano -, la Corte dei reclami penali decide 
di versare agli atti tutta la documentazione restante in versione non anoni-
mizzata. Ciononostante, viene posto il divieto all'AFC di utilizzare o tra-
smettere a terzi, per altre procedure, documenti o informazioni concernenti 
clienti potenzialmente protetti dal segreto professionale senza l'accordo 
preliminare degli indagati. In caso di disaccordo tra le parti, la presente cor-
te statuirà. Si rammenta, peraltro, che i funzionari dell'amministrazione fe-
derale sono tenuti al rispetto del segreto d'ufficio (art. 320 CP). 

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5. Discende da quanto precede che la richiesta di versare agli atti tutti i do-
cumenti ancora in sospeso concernenti la contabilità dello studio legale de-
gli imputati è accolta. Conformemente all'art. 156 cpv. 1 OG, applicabile in 
virtù degli art. 25 cpv. 4 DPA e 132 LTF, le spese processuali sono poste a 
carico della parte soccombente. Nel caso concreto, tenuto conto dell'ingen-
te mole di lavoro causata dalla cernita di tutti gli incarti oggetto della pre-
sente procedura così come delle diverse sentenze sino ad oggi emesse da 
questa corte in tale ambito, viene posta a carico degli opponenti, in solido, 
una tassa di giustizia complessiva di fr. 20'000.-, calcolata giusta gli art. 3 e 
4 del Regolamento dell'11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribuna-
le penale federale (RS 173.711.32).  

 
 
 
 
. 

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Per questi motivi, la I. Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. La richiesta di versare agli atti tutti i documenti ancora in sospeso concer-

nenti la contabilità dello studio legale degli imputati è accolta. 
 
2. L'utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di documenti o infor-

mazioni concernenti persone potenzialmente protette dal segreto professio-
nale dell'avvocato provenienti dagli atti di cui al punto 1 del presente disposi-
tivo è condizionato all'accordo degli indagati. In caso di disaccordo, la Corte 
dei reclami penali statuirà. 

 
3. La tassa di giustizia di fr. 20'000.- è posta a carico degli opponenti in solido. 

 
 

Bellinzona, 21 febbraio 2007 
 

In nome della I. Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  

 
 
 
 

 
Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni  
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli  
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF e art. 132 LTF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.