# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d10b1693-9a59-534a-b1b3-62b4a83fc852
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-06-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 06.06.2000 12.2000.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2000-40_2000-06-06.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2000.00040

  	
  Lugano

  6 giugno 2000/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile inc. n. OA.98.570 della Pretura
del distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione 27 luglio 1998 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________

  

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 380'000.--
oltre interessi in conseguenza del contratto di assicurazione; 

 

domanda
avversata dalla convenuta, che ha postulato la reiezione della petizione e che
il Pretore con sentenza 17 febbraio 2000 ha accolto per fr. 356'941.65 oltre
interessi;

 

appellante
la convenuta, che con atto di appello del 2 marzo 2000 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere la petizione;

 

mentre
l’attore con osservazioni e appello adesivo del 5 aprile 2000 postula la
reiezione del gravame avversario e l'accoglimento della propria impugnativa,
con cui chiede l'accoglimento delle proprie domande per fr. 368'941.65 oltre
interessi.

 

 

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1. - se deve essere accolto l’appello

2. - se deve essere accolto l’appello adesivo

3. - tassa di giustizia e ripetibili

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.  L’attore, titolare della ditta __________, il 15 luglio 1992 ha stipulato
con la convenuta un contratto di assicurazione collettiva di malattia
prevedente tra l'altro, la compensazione della perdita di guadagno in misura -per
quanto riguarda l'attore- di fr. 500.-- al giorno durante 720 giorni.

                                         Il 31
agosto 1995 l'attore è stato colpito da malattia, e con la petizione egli
lamenta il fatto che la convenuta, adducendo una sua inesistente reticenza,
avrebbe ingiustamente rifiutato la copertura assicurativa (fr. 500.-- x 720
giorni = fr. 360'000.--) e gli avrebbe causato spese legali per fr. 20'787.95,
dal che la domanda di causa di fr. 380'000.-- oltre accessori.

 

 

                                   B.  La
convenuta si è opposta alla petizione sostenendo che l'attore le avrebbe
sottaciuto l'esistenza di un'affezione per effetto della quale egli da anni assumerebbe
il farmaco __________.

                                         Essa
sarebbe pertanto validamente receduta dal contratto per effetto della reticenza
dell'assicurato, ragione per cui nulla gli sarebbe dovuto.

                                         In ogni
caso la pretesa dell'attore sarebbe prescritta per effetto dell'art. 46 cpv. 1
LCA, e dalla stessa andrebbe dedotto quanto percepito dall'assicurazione
invalidità.

 

 

                                   C.  Le
parti hanno in seguito sostanzialmente confermato le rispettive tesi ed
eccezioni, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.

 

 

                                   D.  Nel giudizio qui impugnato il Pretore, riassunti i fatti rilevanti,
ha ammesso la prescrizione della pretesa dell'attore limitatamente alle
indennità giornaliere per il periodo precedente il 31 luglio 1995, ma ha negato
che vi sia stata reticenza da parte dell'assicurato, non esistendo alcuna
significativa relazione tra l'assunzione del prodotto __________ e le domande
rivolte dall'assicuratrice. La pretesa dedotta in causa risulterebbe perciò
fondata per fr. 348'000.-- di indennità giornaliere e fr. 8'941.65 di spese
legali preprocessuali. 

 

 

                                   E.  Con l’appello la convenuta postula la riforma della sentenza
pretorile nel senso della reiezione della petizione ribadendo le proprie tesi
dell'avvenuta prescrizione della pretesa avversaria e della reticenza dell'assicurato.

 

                                         Nel
gravame adesivo l'attore censura invece l'ammissione da parte del Pretore della
parziale prescrizione della sua pretesa, e postula perciò l'aumento a fr.
360'000.-- delle indennità giornaliere di sua spettanza, fermo restando quanto
attribuitogli a titolo di risarcimento delle spese di patrocinio
preprocessuale.

 

 

                                   F.   Delle rispettive osservazioni ai gravami avversari, dei quali è postulata
la reiezione con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto
necessario, nei successivi considerandi.

 

 

considerato

 

in diritto:                  1.   Entrambe le parti, con divergenti opinioni in proposito, ripropongono
la questione della prescrizione della pretesa dell'attore.

 

                                   1.1 L'art.
46 cpv. 1 LCA, pacificamente applicabile alla fattispecie, stabilisce che i crediti
derivanti dal contratto di assicurazione si prescrivono in due anni dal fatto
su cui è fondata l'obbligazione.

                                         Il
"fatto su cui è fondata l'obbligazione" è evidentemente diverso a
seconda del tipo di assicurazione, ed esso non è altro che la concretizzazione
del rischio assicurato dallo specifico contratto (DTF 118 II 454).

                                         Nel caso
in rassegna il rischio assicurato è secondo il contratto di assicurazione
quello dell'incapacità al guadagno dell'attore dovuta a malattia della durata
di almeno 60 giorni (doc. A1, art. 5, pag. 5), mentre che una malattia di
durata inferiore non è rilevante, in quanto non dà diritto a prestazioni di
sorta.

                                         Posto che
la circostanza che ingenera l'obbligo dell'assicuratrice all'effettuazione
della prestazione contrattuale è una malattia di una determinata durata, il
fatto su cui è fondata l'obbligazione si verifica solo dopo 60 giorni di
malattia dell'assicurato.

                                         In
concreto, dagli incontestati accertamenti effettuati dal Pretore risulta che la
malattia dell'attore è iniziata l'8 maggio 1995. Il 60° giorno di malattia era
pertanto il 6 luglio 1995, e la prescrizione ha di conseguenza iniziato a
decorrere il 7 luglio 1995.

                                   1.2 L'invio
della domanda di esecuzione, atto sicuramente suscettibile di interrompere la
decorrenza della prescrizione (art. 135 cifra 2 CO), è avvenuto il 31 luglio
1997 (doc. N1).

                                         L'attore
nell'appello adesivo sostiene che non gli potrebbe essere opposta la prescrizione
delle indennità giornaliere per il periodo compreso tra il 7 e il 31 luglio 1995,
in quanto la convenuta commetterebbe abuso di diritto nel prevalersene.

                                         La tesi è
provvista di buon diritto.

                                         Risulta
infatti dalla documentazione in atti, che nella primavera del 1997 il nuovo patrocinatore
dell'attore ha avviato delle trattative volte al componimento bonale della
vertenza, trattative alle quali la convenuta ha accettato di partecipare.

                                         Il
patrocinatore dell'attore, conscio della prossima scadenza del termine di
prescrizione, in occasione della proposta transattiva del 12 giugno 1997 (doc.
L2) ha avvisato la convenuta che "salvo formale rinuncia della __________
a sollevare eccezione di prescrizione, il signor __________ si riterrà libero
di agire in via giudiziaria a partire dal 15 luglio 1997, ove entro tale data
le parti non avessero raggiunta un'intesa".

                                         Non
ottenendo risposta, l'attore deve avere sollecitato una presa di posizione in
data 3 luglio 1997, alla quale si fa riferimento nello scritto interlocutorio
della convenuta del 14 luglio 1997 (doc. L3), in cui si prometteva una risposta
entro il 25 luglio 1997 e, senza esprimersi direttamente sulla ventilata
questione della rinuncia alla prescrizione, pregava nondimeno l'attore di
astenersi dall'inoltro di atti esecutivi o giudiziari fino al 25 luglio 1997
("...ersuchen Sie höflich, mit allfälligen gerichtlichen/betreibungsrechtlichen
Massnahmen bis zum 25. Juli 1997 zuzuwarten).

                                         La sola
disponibilità della convenuta alla discussione di proposte transattive non le
impedisce ancora di far valere nella successiva lite giudiziaria le proprie
tesi ed eccezioni, ivi compresa perciò quella di prescrizione (DTF 106
II 320, consid. 3a). Diverso è però il caso se il comportamento del resistente
induce espressamente il creditore ad astenersi dal compimento di atti interruttivi
della prescrizione (Merz, Berner Kommentar, n. 415 ad art. 2 CC), oppure
se egli, anche senza mala intenzione, assume un comportamento che spinge il
creditore a non agire in tempo utile, a condizione però che l'inazione del
creditore sia oggettivamente giustificabile (DTF 106 Ib 231, 89 II 256),
non potendo in tal caso l'adduzione dell'eccezione essere tutelata dal profilo
della buona fede.

                                         In
concreto, il 22 aprile e ancora il 12 giugno 1997 -prima cioè del compimento
del termine di prescrizione- l'attore ha formulato alla convenuta delle
concrete proposte per la soluzione della vertenza sulla base di un'esaustiva
ricapitolazione del proprio punto di vista.

                                         Dopo
l'ultima proposta, la convenuta ha atteso un tempo insolitamente lungo per dare
una risposta. Solo dopo un sollecito, e ad oltre un mese di distanza, essa ha
infatti scritto una lettera interlocutoria, in cui invitava esplicitamente la
controparte dall'astenersi dal compimento di atti interruttivi della
prescrizione, e solo dopo altri 10 giorni, ossia il 24 luglio 1997 (doc. L5),
essa ha finalmente risposto alla lettera 12 giugno, limitandosi oltretutto, in
termini estremamente sintetici, a riconfermare le proprie precedenti posizioni
sulla pretesa reticenza dell'assicurato, al punto di rinviare esplicitamente e
"vollumfänglich" ad un suo precedente scritto di data 31 luglio 1996.

                                         In simili
circostanze il ritardo nel compimento di un atto interruttivo della
prescrizione appare interamente addebitabile alla convenuta, che nel momento
topico dell'approssimarsi del termine di prescrizione ha protratto
indebitamente i tempi di una trattativa oggettivamente seria e concreta, tanto
che il 24 luglio 1997 la convenuta affermava che "..wir Ihren Vorschlag betreffend
Erledigung der vorliegenden Streitigkeit eingehend geprüft haben..", e ha
inoltre esplicitamente postulato l'astensione dal compimento di atti interruttivi
della prescrizione sino al 25 luglio 1997. Atteso che dopo  tale termine
l'attore ha sollecitamente proceduto ad interrompere la prescrizione, la valutazione
globale di queste circostanze conduce questa Camera a ritenere non meritevole
di protezione l'adduzione dell'eccezione di prescrizione, siccome contraria al
precetto della buona fede, e questo a dispetto delle argomentazioni sul tema
della convenuta (appello, punto 4, pag. 4 e 5), fondate sull'errata premessa secondo
cui la pretesa dell'attore si sarebbe prescritta già l'8 maggio 1997.

 

                                   1.3 Dovendo l'eccezione essere respinta siccome sollevata in urto con la
buona fede, diviene superflua una più approfondita disamina delle ulteriori
censure della convenuta sul tema della prescrizione, segnatamente quella
dell'ammissione da parte dell'attore delle tesi di cui alla risposta di causa
per effetto della mancata presentazione della replica (cfr. sul tema: Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, ad art. 175, m. 2), e quella della prescrizione dell'intera pretesa attorea
per effetto dell'art. 131 CO (cfr. DTF 111 II 501 e segg.).

 

 

                                   2.   Ai
sensi dell’art. 4 cpv. 1 LCA il proponente deve dichiarare per iscritto
all’assicuratore, sulla scorta di un questionario o in risposta ad altre
domande scritte, tutti i fatti rilevanti per l’apprezzamento del rischio; in
base al secondo capoverso dello stesso articolo sono rilevanti tutti quei fatti
che possono influire sulla determinazione dell’assicuratore a concludere il
contratto o a concluderlo a determinate condizioni; giusta il terzo capoverso
della norma in rassegna, infine, si presumono rilevanti i fatti in merito ai
quali l’assicuratore abbia formulato per iscritto delle questioni precise, non
equivoche.

 

 

                                    3.   L’art. 6 LCA dispone che, se la persona che era tenuta a rilasciare
la dichiarazione di cui all’art. 4 LCA ha sottaciuto o dichiarato inesattamente
un fatto rilevante che conosceva o doveva conoscere, l’assicuratore è legittimato
a recedere dal contratto entro quattro settimane da quando ne ha avuto
cognizione.

                                         Il
termine di quattro settimane previsto dall’art. 6 LCA è unanimemente
considerato un termine di perenzione, per cui il suo mancato ossequio comporta
l’estinzione del diritto dell’assicuratore di chiedere il recesso dal contratto
(RUA V N. 198, VII N. 53; DTF 116 V 229 consid. 6). Questo
termine comincia a decorrere unicamente dal momento in cui l’assicuratore è
informato su tutti i punti che concernono la reticenza e ne ha conoscenza
effettiva, dei semplici dubbi essendo insufficienti (DTF 109 II 160 consid.
2a), ed agisce in tempo utile l’assicuratore che, quando ha sospettato una
reticenza, ha tentato di ottenere delle indicazioni precise ed è retrocesso dal
contratto appena le ha ricevute (DTF 118 II 333). 

                                         Ritardando
l’accertamento degli elementi costitutivi della reticenza l’assicuratore non ne
porta conseguenze, con riferimento alla decorrenza del termine di quattro settimane,
a meno che tale suo atteggiamento non si scontri con l’interdizione dell’abuso
di diritto (DTF 118 II 333 consid. 3c e 3d). 

 

 

                                   4.   La
convenuta ha affermato (risposta, pag. 9) di avere ricevuto in data 19 ottobre
1995 il rapporto medico del dott. __________ al dott. __________ recante la
data 29 maggio 1995 (doc. D5), così come sembrerebbe dal timbro ivi apposto
"Eingang 19.10.95 9-10 Medizinischer Dienst", accertamento che trova
riscontro nella sentenza impugnata e non è di per sé oggetto di contestazione.

                                         La
convenuta ha altresì sostenuto (risposta, ibidem) che essa, reagendo alle informazioni
così acquisite, avrebbe dichiarato di recedere dal contratto con lo scritto del
15 novembre 1995 (doc. D6), tesi che l'attore ha sempre contestato.

 

 

 

 

                                   4.1 Lo
scritto in questione ha il seguente tenore:

 

                                         "Egregio signor __________,

                                         ci
riferiamo al caso di sinistro summenzionato per il quale abbiamo richiesto
informazioni mediche supplementari al suo medico curante.

                                         Dall'esame
delle informazioni mediche ricevute siamo venuti a conoscenza di sue affezioni
precedenti l'inizio della sua copertura assicurativa.

                                         Sul
complemento alla notifica per l'assicurazione collettiva di malattia (vedasi
copia allegata), sono state omesse queste affezioni.

                                         Conformemente
all'art. 6 della Legge Federale sui contratti d'assicurazione e nel rispetto
dei termini previsti dalla legge dobbiamo orientarla su questa reticenza, la
quale ha per effetto l'estinzione immediata della sua copertura assicurativa.

                                         Onde
poter comunque esaminare meglio e definitivamente la sua situazione
assicurativa abbiamo trasmesso tutta la documentazione in nostro possesso al
nostro servizio medico.

                                         Non
appena avremo ricevuto la decisione del nostro servizio medico ci permetteremo
di informarla sull'andamento del caso.

                                         Restiamo
volentieri a sua completa disposizione per ogni eventuale ulteriore
informazione e ci è gradita l'occasione per porgerle i nostri migliori saluti."

 

                                   4.2 Lo scritto in esame non è univoco.

                                         Nella sua
prima parte la convenuta afferma di essere venuta in possesso di informazioni
riguardanti la salute dell'assicurato, e ne trae la conclusione che esse erano
state omesse dall'assicurato all'epoca della stipula contrattuale.

                                         Essa
deduce poi che tale omissione configurerebbe reticenza ai sensi dell'art. 6 LCA
 ("…questa reticenza…") e afferma che essa "ha per effetto
l'estinzione immediata della sua copertura assicurativa", il che non è
però vero: l'esistenza di una reticenza non comporta infatti l'automatica
conseguenza dell'estinzione immediata della copertura assicurativa, la quale
interviene, quale conseguenza della rescissione del contratto, unicamente
qualora l'assicuratore dichiari con la necessaria chiarezza di recedere dal contratto.

                                         A mente
di questa Camera la lettera in esame non rappresenta però una chiara disdetta
del contratto d'assicurazione, mancando l'esplicita ed inequivocabile dichiarazione
della volontà di rescindere il contratto.

                                         E' ben
vero che un accenno in tal senso può essere estrapolato dalla lettera
(…dobbiamo orientarla su questa reticenza, la quale ha per effetto l'estinzione
immediata della sua copertura assicurativa"), ma lo scritto nel suo
complesso è tutt'altro che chiaro. Manca infatti la fondamentale comunicazione
della volontà dell'assicuratore di rescindere il contratto, concetto ben
diverso da quello dell'estinzione della copertura, ed infatti al destinatario
dello scritto può in buona fede rimanere la giustificata impressione che il
contratto sia ancora in vigore: da un lato la convenuta utilizza un verbo
infelice come "orientare", il che significa poco più che
"informare", ma nell'accezione comune è in ogni caso privo di
qualsiasi valenza decisionale; in secondo luogo gli ultimi due paragrafi della
lettera avvalorano la tesi della prosecuzione del contratto, visto che la convenuta
si riserva un migliore e definitivo esame della situazione da parte del
servizio medico, e preannuncia informazioni sull'andamento del caso dopo la decisione
da parte del servizio medico, procedura che non avrebbe avuto alcuna ragione di
essere se la lettera 15 novembre 1995 avesse realmente inteso mettere fine al
contratto d'assicurazione. Infine, anche il mancato uso della forma dell'invio
raccomandato è ulteriormente indiziante del fatto che non si trattava ancora
della disdetta del contratto (cfr. invece il doc. D 11).

 

                                   4.3 Nel
successivo scritto del 30 gennaio 1996 (doc. D 11) la convenuta ha inteso confermare
la validità della decisione presa in precedenza (cioè, secondo lei, della disdetta),
ed ha inoltre esplicitato quello che a mente sua sarebbe stato l'oggetto della
reticenza, ossia l'avere sottaciuto nella risposta alla domanda 2b che egli da
oltre 15 anni assumeva delle pastiglie di __________.

                                         Sennonché,
tale informazione era già in possesso della convenuta almeno dal 19 ottobre
1995 (doc. D 5, pag. 1), e il dott. __________ l'aveva confermata il 26 novembre
1995 (doc. D 8).

                                         Si deve
pertanto ritenere che al più tardi in quel momento l’assicuratrice conosceva
con sufficiente certezza i termini della reticenza e aveva perciò superato lo
stadio del semplice dubbio.

                                         Non vi
era pertanto più alcun motivo di formulare le medesime domande (cfr. il doc. D
9, identico al doc. D 8) anche al dott. __________, tanto più che a ben vedere
entrambe le lettere ai medici già davano per acquisito che l'assicurato
"da lungo tempo fa uso di pastiglie __________ " -ossia l'oggetto
medesimo della reticenza- e si limitavano a chiedere ulteriori informazioni di
dettaglio, che non erano però costitutive di una reticenza già accertata fin
dal 19 ottobre, e definitivamente confermata il 26 novembre 1995.

                                         Di
conseguenza, anche volendo considerare lo scritto 30 gennaio 1996 una formale
disdetta del contratto d'assicurazione, la stessa risulta tardiva ai sensi dell'art.
6 LCA.

 

 

                                   5.   Dovendosi
dichiarare tardiva la disdetta dell'assicuratrice, non vi è più necessità di
accertare la sussistenza della pretesa reticenza.

                                         Ne deve
conseguire, ai sensi dei considerandi, la reiezione dell'appello principale e
l'accoglimento di quello adesivo, conseguente all'accertamento per cui non vi è
stata alcuna prescrizione della pretesa dell'attore.

 

                                         Tassa di
giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle parti
(art. 148 CPC).

 

                                         Per i
quali motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                    I.   L’appello 2 marzo 2000 di __________ è respinto.

 

 

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

a) tassa di
giustizia       fr.     3’950.--

b) spese                          fr.           50.--

T o t a l e                         fr.     4’000.--

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico.

                                         La
convenuta rifonderà all'attore fr. 10’000.-- per ripetibili di appello.

 

 

                                   III.  L’appello adesivo 5 aprile 2000 dell'ing. __________ è accolto.

 

                                         Di
conseguenza la sentenza 17 febbraio 2000 della Pretura del distretto di Lugano,
sezione 3, è riformata nel modo seguente:

 

                                         1.     La
petizione è parzialmente accolta.

                                                 __________,
è condannata a pagare all'ing. __________, fr. 368'941.65 oltre interessi al 5%
dal 31 ottobre 1997 su fr. 360'000.-- e dal 29 luglio 1998 su fr. 8'941.65.

                                         2.     La
tassa di giustizia di fr. 7'000.-- e le spese, da anticipare dall'attore,
restano a suo carico per 1/30, mentre per 29/30 sono a carico della convenuta,
che rifonderà all'attore fr. 21'000.-- per ripetibili.

 

 

 

                                   IV. Le spese della procedura d’appello adesivo consistenti in:

a) tassa di
giustizia       fr.        480.--

b) spese                          fr.           20.--

T o t a l e                         fr.        500.--

                                         già
anticipati dall’appellante, sono a carico della convenuta, che rifonderà
all'attore fr. 1’000.-- per ripetibili di appello.

 

 

V.    
Intimazione a:

                                   
  - __________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

 

Per la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                     
Il segretario