# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec68aa3a-96fa-542b-b3e0-d91ce843406f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2023 D-2173/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2173-2023_2023-09-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2173/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio), 

Constance Leisinger, Thomas Segessenmann; 

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, (…),  

Libano,  

B._______, (…),  

Italia,  

entrambi patrocinati da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); asilo e allontanamento 

(art. 40 in relazione all’art. 6a cpv. 2 LAsi); 

decisione della SEM del 13 aprile 2023 / N (…). 

D-2173/2023 

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Fatti: 

A.  

I ricorrenti, madre con passaporto libanese e figlio minorenne con passa-

porto italiano, sono entrati in Svizzera il 18 settembre 2022 e ciascuno vi 

ha depositato una domanda d’asilo il 20 settembre 2022 (cfr. atti Segreteria 

di Stato della migrazione di seguito: “SEM” n. […]-2/2 e 3/2). 

B.  

Il 20 settembre 2022, nel questionario “Europa”, la ricorrente ha dichiarato 

di aver lasciato il Libano il 18 settembre 2022 e di essere giunta in Grecia 

il medesimo giorno (cfr. atto SEM n. 4/1), prima di raggiungere la Svizzera. 

C.  

Dal riscontro della banca dati “CS-VIS” del 23 settembre 2022 si evince 

che il (…) le autorità italiane hanno rilasciato all’insorgente un visto turistico 

“Schengen” (…) (cfr. atti SEM n. 13/1, 24/10). 

D.  

Il 28 settembre 2022, la SEM ha rilevato i dati personali della madre e del 

figlio minorenne (cfr. atti SEM n. 19/10, 20/9). 

E.  

Dal verbale del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 22/2) risulta che il 4 ot-

tobre 2022 la ricorrente ha dichiarato di essere arrivata in Svizzera succes-

sivamente al figlio minorenne che avrebbe invece viaggiato con la sorella 

maggiorenne, con passaporto italiano. Sentita in merito alla possibile com-

petenza dell’Italia per il trattamento della sua domanda d’asilo oltre che in 

merito ad eventuali motivi che si sarebbero opposti al suo trasferimento in 

Italia, la ricorrente si è opposta al trasferimento in Italia sostenendo di voler 

rimanere in Svizzera con i suoi figli siccome essi potrebbero meglio inte-

grarsi in tale Paese conoscendo la lingua francese. L’Italia non sarebbe 

infine un Paese sicuro. 

F.  

Con domanda del 6 ottobre 2022, la SEM ha chiesto alle autorità italiane 

di prendere in carico la ricorrente sulla base dell’art. 12 par. 2 del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

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paese terzo o da un apolide (rifusione) GU L 24/1 del 27.1.1983 (di seguito: 

“RD III”; cfr. atti SEM n. 24/10, n. 25/1 e 26/1). 

G.  

Il 1° dicembre 2022, le autorità italiane hanno chiesto alla SEM la trasmis-

sione dei documenti di identità italiani relativi al figlio minorenne al fine di 

poter verificare la relazione di parentela tra la madre e il figlio minorenne 

(cfr. atto SEM n. 30/1); documenti trasmessi il 2 dicembre 2022 (cfr. atti 

SEM n. 31/1, 32/1). 

H.  

Il 21 dicembre 2022, le autorità italiane hanno acconsentito a prendere in 

carico la ricorrente sulla base dell’art. 12 par. 2 RD IIII (cfr. atto SEM 

n. 34/1, 35/1) e dichiarato che il figlio minorenne di nazionalità italiana po-

teva circolare liberamente sul territorio degli Stati membri dell’Unione eu-

ropea. 

I.  

Il 10 gennaio 2023, la SEM ha trasmesso ai ricorrenti il suo progetto di 

decisione, senza sentire il figlio minorenne sui motivi d’asilo, che preve-

deva la non entrata nel merito della domanda d’asilo della madre, il rifiuto 

del riconoscimento della qualità di rifugiato del figlio minorenne, il respingi-

mento della sua domanda d’asilo e l’allontanamento di entrambi dalla Sviz-

zera (cfr. atto SEM n. 41/10). 

J.  

Il 12 gennaio 2023, i ricorrenti hanno trasmesso il loro parere alla SEM 

(cfr. atto SEM n. 42/2). Essi hanno chiesto sostanzialmente alla stessa di 

procedere all’audizione sui motivi d’asilo del figlio minorenne prima di de-

cidere in merito alla sua domanda d’asilo, sostenuto che l’allontanamento 

dello stesso dalla Svizzera non fosse possibile non applicandosi allo stesso 

il RD III e chiesto all’autorità inferiore di entrare nel merito della domanda 

d’asilo della madre. 

K.  

Il 12 gennaio 2023, la SEM ha comunicato ai ricorrenti che, alla luce della 

loro presa di posizione, avrebbe annullato la decisione notificata (cfr. atto 

SEM n. 43/1). 

L.  

Il 27 marzo 2023, la SEM ha provveduto, come richiesto, all’audizione sui 

motivi d’asilo del figlio minorenne (cfr. atto SEM n. 62/8). Dal verbale 

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redatto in tale occasione risulta sostanzialmente che la decisione di recarsi 

in Svizzera sia stata presa da sua madre, la quale non avrebbe voluto ri-

manere in Libano perché temeva per la sicurezza dei propri figli. In parti-

colare, il suo scopo sarebbe stato quello di tenerli lontani dal padre violento 

che avrebbe dei legami con il partito politico e organizzazione paramilitare 

sciita libanese C._______. All’età di nove o dieci anni, il ricorrente avrebbe 

peraltro partecipato a degli incontri tra i membri di tale partito e suo padre. 

Per questi motivi, egli desidererebbe vivere in Svizzera con la madre e la 

sorella. Se dovesse tornare in Libano, egli avrebbe problemi con quest’ul-

timo e, se dovesse essere allontanato in Italia, con eventuali conoscenti 

dello stesso. 

M.  

L’11 aprile 2023, la SEM ha trasmesso ai ricorrenti il suo secondo progetto 

di decisione (cfr. atto SEM n. 65/12). 

N.  

Il 12 aprile 2023, i ricorrenti hanno trasmesso alla SEM il loro parere 

(cfr. atto SEM n. 66/3). Essi ribadiscono sostanzialmente che la madre 

avrebbe dovuto essere sentita in merito ai suoi motivi d’asilo, che l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto esaminare se fosse possibile applicare 

l’art. 16 RD III e che il progetto di decisione dell’11 aprile 2023 non conter-

rebbe una sufficiente motivazione relativa ai motivi d’asilo del figlio mino-

renne. 

O.  

Con decisione del 13 aprile 2023 (cfr. atto SEM n. 67/18), notificata il me-

desimo giorno (cfr. atto SEM n. 68/1), la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo della madre, non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al 

figlio minorenne, ha respinto la sua domanda d’asilo e ha pronunciato l’al-

lontanamento di entrambi verso l’Italia. 

P.  

Con ricorso del 20 aprile 2023 (notificato il giorno seguente, cfr. timbro del 

plico raccomandato) trasmesso al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: “Tribunale”), i ricorrenti chiedono l’accoglimento del ricorso e l’annul-

lamento della decisione impugnata, rispettivamente la cassazione della de-

cisione dell’autorità inferiore per accertamenti complementari. Essi chie-

dono, inoltre, di poter essere messi a beneficio dell’assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esonero dal pagamento delle spese processuali e del rela-

tivo anticipo. 

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Pagina 5 

Q.  

Con misure supercautelari del 21 aprile 2023, il Tribunale ha sospeso prov-

visoriamente l’esecuzione dell’allontanamento dei ricorrenti dalla Svizzera. 

R.  

Con decisione incidentale del 9 maggio 2023, il Tribunale ha invitato la 

SEM a prendere posizione sul ricorso e sulle successive comunicazioni 

dell’insorgente, compresi i nuovi mezzi di prova. 

S.  

Con risposta del 16 maggio 2023, la SEM ha sostanzialmente confermato 

la propria decisione evidenziando che il figlio sarebbe stato trasferito (recte: 

allontanato) insieme alla madre, la quale potrà occuparsi dello stesso for-

nendogli il necessario sostegno educativo, affettivo e psicologico; e ciò nel 

rispetto del benessere superiore del minore. Inoltre, la comunicazione da 

parte delle autorità italiane del “blocco” dei trasferimenti Dublino risulte-

rebbe essere un ostacolo all’allontanamento unicamente di carattere tem-

poraneo e verrebbe preso in debita considerazione nell’ambito delle mo-

dalità di allontanamento. Infine, proprio a tutela dell’unità famigliare, essa 

avrebbe emesso un’unica decisione riguardante le domande d’asilo degli 

interessati. Per questi motivi, l’unità del nucleo famigliare sarebbe stata tu-

telata. 

T.  

Con replica del 30 maggio 2023, i ricorrenti hanno segnatamente rilevato 

che la SEM non avrebbe spiegato in che modo abbia perseguito il criterio 

del benessere del fanciullo e risposto al quesito a sapere in che modo po-

teva essere rispettato il principio dell’unità della famiglia alla luce del 

“blocco” dei trasferimenti Dublino da parte dell’Italia. Essi lamentano, d’al-

tronde, il fatto che l’autorità inferiore non avrebbe esaminato sufficiente-

mente, né sotto il profilo della rilevanza, né sotto quello della verosimi-

glianza, i motivi d’asilo del figlio minorenne. 

U.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l’esito 

della procedura. 

  

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi). 

2.  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito a suddetto ricorso. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). I medesimi sono pertanto legittimati ad 

aggravarsi contro di essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi) previsti dalla 

legge. Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) come pure, in materia di diritto degli stranieri, 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi addotti nel ricorso 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Con decisione del 13 aprile 2023, l’autorità inferiore, dopo aver considerato 

l’Italia competente per condurre il seguito della procedura d’asilo della ma-

dre sulla base degli art. 12 par. 2 e 22 par. 1 RD III, ha escluso che in tale 

Paese sussistano delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a 

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frase RD III. Inoltre, non vi sarebbe una violazione del divieto di respingi-

mento o una violazione dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia 

dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 

(CEDU, RS 0.101). Infine, non esisterebbero motivi che giustificherebbero 

l’applicazione dell’art. 16 par. 1 RD III (persone a carico) e 

dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), rispettivamente 

dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Invece, in merito al figlio mino-

renne, dai motivi da lui addotti in sede di audizione non risulterebbero delle 

persecuzioni da parte di terze persone che potrebbero capovolgere la pre-

sunzione di cui all’art. 6a cpv. 2 LAsi; pertanto, entrambi andrebbero allon-

tanati verso l’Italia. 

5.  

5.1 Nel ricorso del 20 aprile 2023, i ricorrenti rimproverano preliminarmente 

alla SEM di aver violato l’obbligo di motivazione, derivante dal diritto di es-

sere sentito (art. 35 cpv. 1 PA, 29 cpv. 2 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera Cost., RS 101), per non aver illustrato sufficien-

temente i motivi del respingimento della domanda d’asilo del figlio. Occorre 

pertanto anzitutto chinarsi su tale censura formale. 

5.2  

5.2.1 La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito 

(art. 29 cpv. 2 Cost.) l’obbligo per le autorità di motivare le proprie deci-

sioni, affinché gli interessati possano comprendere ed esercitare i loro diritti 

di ricorso in maniera effettiva. L’autorità deve pertanto menzionare, per lo 

meno brevemente, i motivi che l’hanno condotta ad adottare un determi-

nato provvedimento, in modo tale che l’interessato possa rendersi conto 

della portata della decisione e impugnarla con cognizione di causa 

(cfr. DTF 146 II 335 consid. 5.1; 143 III 65 consid. 5.2; 142 II 154 con-

sid. 4.2; 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2). Il diritto di essere 

sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione implica, di princi-

pio, l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibi-

lità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2; 126 I 15 consid. 

2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5). 

5.2.2 Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di 

prima istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento 

del gravame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in pre-

senza di una violazione grave, è infatti di principio possibile prescindere da 

un rinvio all’autorità inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe 

una mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incom-

patibile con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione 

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celere della causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2). 

Una violazione del diritto di essere sentito può inoltre essere sanata se la 

persona interessata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad 

un’autorità di ricorso che dispone del medesimo potere d’esame dell’auto-

rità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la 

cognizione dell’autorità ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma 

in base all’oggetto della controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BI-

CKEL in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 

2016, n. 119 ad art. 29). Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica 

che il Tribunale non potrà procedere alla riparazione di una violazione del 

diritto di essere sentito in merito a questioni che rientrano nel potere di 

apprezzamento dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della 

facoltà di controllare l’opportunità delle decisioni di prima istanza 

(cfr. DTAF 2014/22 consid. 5.3). 

5.2.3 La questione può ad ogni modo giocare un ruolo sulla decisione 

dell’autorità di ricorso relativa alle spese processuali e ripetibili. Quest’ul-

tima può infatti segnatamente decidere di assegnare al ricorrente delle 

spese ripetibili per i costi che egli ha dovuto assumere impugnando la de-

cisione dell’autorità inferiore, spese che non avrebbe dovuto sostenere se 

la violazione dell’obbligo di motivazione non fosse intervenuta (cfr. DTF 

136 I 184 consid. 2.2.1; 133 I 234 consid. 3; sentenze del Tribunale fede-

rale 8C_398/2020 del 2 settembre 2020 consid. 4.3; 9C_670/2013 del 

4 febbraio 2014 consid. 3.3.1). 

5.2.4 Nel caso di specie, il Tribunale considera che l’autorità inferiore non 

abbia ottemperato il proprio obbligo di motivazione. Nella decisione impu-

gnata, la medesima avrebbe infatti dovuto pronunciarsi, nella decisione im-

pugnata, in merito agli ostacoli all’allontanamento riguardanti il figlio mino-

renne, B._______, alla luce dell’attuale situazione presente in Italia per 

quanto concerne i trasferimenti Dublino che avrebbe potuto eventualmente 

avere un’incidenza sul momento del trasferimento della madre, A._______, 

in tale Paese, e ciò in virtù del principio dell’unità della famiglia. La mede-

sima avrebbe, inoltre, dovuto tenere in debita considerazione l’interesse 

del minorenne in applicazione dell’art. 3 della Convenzione sui diritti del 

fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF, RS 107). Tuttavia, considerato che 

la SEM ha sufficientemente rimediato a tale manchevolezza nello scambio 

di scritti avvenuto dinnanzi allo scrivente Tribunale e che il ricorrente ha 

avuto modo di esprimere le proprie critiche nell’ambito del suo diritto alla 

replica, la violazione dell’obbligo di motivazione è da considerarsi, in appli-

cazione della summenzionata giurisprudenza, riparata. Per quanto 

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concerne le spese processuali e le spese ripetibili si rinvia invece ai con-

sid. 15, 16 e 17. 

5.3 Pertanto, la censura formale sollevata nel gravame risulta essere in-

fondata e dev’essere respinta. 

I. Nel merito della situazione della ricorrente 

6.  

Nel ricorso del 20 aprile 2023, la ricorrente sostiene sostanzialmente che 

l’Italia non sia competente per il trattamento della sua domanda d’asilo, che 

la SEM avrebbe violato il diritto federale non considerando applicabile 

l’art. 3 par. 2 2a frase RD III e che, vista la sua situazione, gli 

artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1 sarebbero in ogni modo applicabili 

e che, visto il trattamento congiunto della domanda d’asilo dei ricorrenti, 

l’autorità inferiore sarebbe incorsa in una violazione dell’art. 8 CEDU. 

7.  

7.1 Nel contesto della procedura Dublino, la SEM non entra nel merito del 

ricorso ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando conclude, dopo aver 

passato in rassegna gli art. 7 - 15 RD III (criteri per determinare lo Stato 

membro competente), che un altro Stato è competente per l’esecuzione 

della procedura d’asilo e di allontanamento. 

7.2 Lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 RD III – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a RD III) o che non l’ha ancora presentata 

(cfr. CONSTANTIN HRUSCHKA/FRANCESCO MAIANI, Dublin III Regulation [EU] 

No 604/2013, in: EU Immigration and Asylum Law, 3a ed. 2022, n. 4 ad 

art. 18). 

7.3 Nel caso di specie, la ricorrente era titolare di un visto “Schengen”, in 

corso di validità, per l’Italia. Ritenuto che lo Stato membro competente per 

l’esame della domanda di protezione internazionale è, di principio, quello 

che ha rilasciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato per 

conto di un altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresentanza 

ai sensi dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009, che istituisce un codice 

comunitario dei visti, l’esame della domanda di protezione internazionale 

compete all’Italia (art. 12 par. 2 RD III). 

7.4 La competenza dell’Italia è dunque di principio data. 

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Pagina 10 

8.  

8.1 Giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire un 

richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come compe-

tente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti in tale Stato membro che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CEDU, lo Stato membro che ha 

avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. 

8.2 Innanzitutto, secondo la ricorrente, vi sarebbero delle carenze sistemi-

che nella procedura d’asilo in Italia siccome tale Paese non sarebbe mani-

festamente in grado di far fronte agli impegni derivanti dall’obbligo di presa 

in carico previsto dal RD III. Infatti, da fonti giornalistiche risulterebbe che 

il sistema d’asilo e di accoglienza sia sempre in maggiore difficoltà e che 

le autorità locali non sarebbero sufficientemente organizzate per accogliere 

il trasferimento programmato di un numero elevato di richiedenti d’asilo. 

Inoltre, andrebbe anche considerato, in tale valutazione, il “blocco” da parte 

dell’Italia dei trasferimenti dei richiedenti d’asilo. 

8.3 Il Tribunale rileva che, per costante giurisprudenza, malgrado la proce-

dura d’asilo e il dispositivo d’accoglienza e di assistenza sociale in Italia 

siano in parte deficitari, non vi sono generalmente fondati motivi per rite-

nere che sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 Carta dei diritti fonda-

mentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: “Car-

taUE”) (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 del 18 otto-

bre 2021 consid. 9; ex multis sentenze del Tribunale D-4235/2022 del 28 

settembre 2022 consid. 14; D-5898/2022 del 12 gennaio 2023 consid. 9.2; 

E-287/2023 del 25 gennaio 2023 consid. 4.4) e ciò nonostante lo “stop” 

provvisorio imposto ai trasferimenti Dublino (cfr. recente sentenza del Tri-

bunale D-2000/2023 dell’8 agosto 2023 consid. 8.4); che, peraltro, l’Italia è 

uno Stato firmatario della CartaUE, della CEDU, della Convenzione del 

10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-

mani o degradanti (Conv. tortura; RS 0.105), della Convenzione del 28 lu-

glio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati; RS 0.142.30) oltre che 

del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne 

applica, a tale titolo, le disposizioni; di conseguenza, il rispetto della sicu-

rezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della pro-

pria domanda secondo una procedura giusta ed equa e una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo, da parte dello Stato in 

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Pagina 11 

questione, sono presunti (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale ri-

fusione); direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale rifusione). 

8.4 Le argomentazioni generiche della ricorrente non contengono suffi-

cienti elementi concreti tali da mettere in discussione la predetta giurispru-

denza. Inoltre, la ricorrente non ha apportato indizi concreti atti a dimo-

strare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto 

di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali, 

riviandola in un Paese dove la sua vita, la sua integrità corporale o la sua 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinta in un tale Paese. La stessa non ha, infine, dimostrato che lo Stato 

di destinazione non sia intenzionato a prenderla in carico e a portare a 

termine la procedura relativa alla sua domanda di asilo. 

8.5 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

9.  

9.1 Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo, anche se tale esame non gli compete 

in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento. Come previsto dalla 

giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e 

ad entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale. Può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei 

“motivi umanitari”, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che 

concretizza in diritto interno svizzero la suddetta “clausola di sovranità” 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). 

9.2 Il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici co-

stituisce soltanto eccezionalmente una violazione dell’art. 3 CEDU. Ciò ri-

sulta essere il caso, segnatamente, quando la grave malattia (fisica o men-

tale) dell’interessato si trova in uno stadio a tal punto avanzato o terminale 

da lasciar presupporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1 e 

D-2173/2023 

Pagina 12 

relativi riferimenti; sentenza del Tribunale F-4097/2021 del 21 settembre 

2021 consid. 5.2). 

9.3 Dai referti medici presenti nell’incarto risulta che alla ricorrente sia stato 

diagnosticato un disturbo alimentare (cfr. atto SEM n. 33/2), un malessere 

generale con stanchezza cronica, insonnia e crampi muscolari (cfr. atto 

SEM n. 52/3), come pure una lombalgia cronica e una tendinite estensore 

al primo dito del piede destro (cfr. atti SEM n. 53/2, 56/3, 64/2), una blefarite 

angolare DD dermatite eczematosa (cfr. atto SEM n. 57/2) e un dente do-

lente (cfr. atto SEM n. 63/3). Tali problematiche mediche non possono es-

sere considerate, alla luce della summenzionata giurisprudenza, di una 

gravità tale da comportare, nel caso di un suo trasferimento in Italia, una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Nel predetto Paese risulta peraltro notorio che 

vi siano delle strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle presenti 

su suolo svizzero, e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – una volta 

depositata regolare domanda d’asilo – i trattamenti medici adeguati che 

ancora dovesse necessitare (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.5). Di conseguenza, non vi è 

motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 RD III, 

come pure l’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

9.4  

9.4.1 Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare protetto 

dall’art. 8 CEDU, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, lo stra-

niero non soltanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed 

effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima ab-

bia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera 

(cfr. DTF 139 I 330 consid. 2.1; 137 I 351 consid. 3.1). Le relazioni fami-

gliari protette dall’art. 8 par. 1 CEDU sono anzitutto i rapporti tra coniugi e 

tra genitori e figli minori che coabitano (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 

137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2012/4 consid. 4.3; 2008/47 consid. 4.1). In 

una tale evenienza una relazione stretta ed effettiva è presunta 

(cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Non di meno, le rela-

zioni tra maggiorenni (in particolare genitori e figli) possono essere ecce-

zionalmente considerate sufficienti quando tra i famigliari esiste un partico-

lare rapporto di dipendenza, come in caso di necessità di prodigare cure 

speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del Tribunale 

E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 mag-

gio 2022 consid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche conside-

rando l’art. 16 par. 1 RD III. Dalla formulazione di quest’ultima norma si 

evince peraltro che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza di 

problemi di salute di una gravità tale da richiedere un’assistenza 

D-2173/2023 

Pagina 13 

significativa nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorve-

glianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione permanente che solo 

un parente stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 

8.3.5). Pertanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o psicologico 

non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-242/2022 del 26 gennaio 2022 con-

sid. 11.4). 

9.4.2 Nel caso di specie, per quanto possa essere comprensibile che la 

ricorrente non voglia separarsi dalla figlia maggiorenne che si trova attual-

mente (…), ella non ha presentato alcuna prova concreta, né è deducibile 

dagli atti all’incarto, che sia in grado di dimostrare che il suo trasferimento 

possa pregiudicarla dall’assistere la figlia maggiorenne. D’altronde, l’Italia 

risulta essere un Paese limitrofo alla Svizzera, e quindi la figlia potrà rag-

giungerla allorché lo desidera e mantenere quindi un contatto diretto con 

la stessa e il fratello minorenne. 

9.4.3 Per questi motivi, la SEM non ha violato il diritto al rispetto della vita 

privata e familiare sancito dall’art. 8 CEDU. La relativa censura dev’essere 

respinta. 

10. L’Italia è pertanto tenuta a prendere in carico la ricorrente. È dunque a 

giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo 

in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi. 

  

D-2173/2023 

Pagina 14 

II. Nel merito della situazione del figlio minorenne 

11.  

11.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

11.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi.  

11.3 Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre te-

nere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile 

(art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

11.4 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita 

all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è di principio esaustiva, nel senso che esclude tutti gli 

altri motivi, suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio Paese 

di origine o di residenza (cfr. GICRA 2006 n. 32 consid. 8.7.1). Inoltre, gli 

atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere direttamente indi-

rizzati nei confronti della persona del richiedente l’asilo. 

11.5 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

11.6  

11.6.1 Il Consiglio federale designa, come Stati sicuri, gli Stati in cui, se-

condo i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni 

(art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi). Esso verifica periodicamente le decisioni prese 

in merito (cfr. art. 6a cpv. 3 LAsi). 

11.6.2 In tale contesto, le persecuzioni che sono dovute a terzi e non da 

organi governativi, non rivestono un carattere determinante per il ricono-

scimento della qualità di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in 

D-2173/2023 

Pagina 15 

questione non accordi la protezione necessaria al richiedente. Invero, se-

condo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale in rap-

porto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della Conv. rifugiati, si può 

esigere da un richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo 

Paese d’origine le possibilità di protezione contro delle eventuali persecu-

zioni non statali, prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo 

(cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/51 consid. 6.1; ex pluris sentenze del 

Tribunale E-55/2021 del 26 gennaio 2021 consid. 5.3.3; D-4380/2020 del 

9 settembre 2020). In una pari eventualità, le autorità d’asilo sono di prin-

cipio tenute a verificare unicamente l’effettività della protezione offerta da 

parte dello Stato d’origine (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3). Altresì, nel caso 

in cui lo Stato d’origine sia stato designato come sicuro ai sensi 

dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste anche una presunzione legale di pro-

tezione contro i pregiudizi da parte di terze entità. Tale presunzione può 

essere sovvertita soltanto in presenza di indizi concreti. Secondo prassi 

costante, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non è da intendersi 

quale garanzia di protezione individuale a lungo termine contro persecu-

zioni non-statali: nessuno Stato ha la capacità di garantire ovunque e in 

qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini. Al contrario, oc-

corre che vi sia a disposizione una struttura di protezione funzionante ed 

efficiente che renda possibile un procedimento penale, segnatamente or-

gani di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 

consid. 7.3; DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/51 consid. 6.1; sentenza del 

Tribunale D-5668/2021 del 20 gennaio 2022 consid. 6.3.2). 

11.6.3 Nel caso in disamina, il ricorrente dispone di un passaporto italiano. 

Il Consiglio federale ha inserito l’Italia nel novero dei paesi esenti da per-

secuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Allegato 2 OAsi 1). Esi-

ste dunque una presunzione legale di protezione da parte delle autorità 

italiane. 

11.6.4 L’interessato ha allegato che la decisione di recarsi in Svizzera sa-

rebbe stata presa da sua madre. Quest’ultima non avrebbe voluto rimanere 

in Libano perché temeva per la sicurezza sua e di sua sorella. In partico-

lare, il suo scopo sarebbe stato quello di tenerli lontani dal padre violento 

che avrebbe dei legami con il partito politico e organizzazione paramilitare 

sciita libanese C._______. All’età di nove o dieci anni, il ricorrente avrebbe 

partecipato a degli incontri tra i membri di tale partito e suo padre. Per que-

sti motivi, egli desidererebbe vivere in Svizzera con la madre e la sorella, 

lontano dal padre. Se dovesse tornare in Libano, egli avrebbe problemi con 

il padre e, se dovesse essere allontanato in Italia, con eventuali conoscenti 

dello stesso (cfr. atto SEM n. 62/8). Nella fattispecie non vi sono 

D-2173/2023 

Pagina 16 

manifestamente indizi di una persecuzione da parte di organi governativi. 

Non risulta in alcun modo dall’incarto che lo Stato italiano abbia rifiutato di 

proteggerlo o non abbia avuto la capacità effettiva di intervenire. Infine, 

nemmeno i mezzi di prova presentati premettono di confutare la presun-

zione legale. Per questi motivi, la valutazione dell’autorità inferiore dev’es-

sere tutelata. Il ricorrente non può prevalersi di un rischio di esposizione a 

pregiudizi rilevanti in materia d’asilo e l’accertamento dei fatti giuridica-

mente rilevanti non risulta carente. 

11.7 Per i motivi sopra esposti, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo va respinto e la decisione 

impugnata confermata. 

12.  

12.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pro-

nuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione. 

Essa tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi) 

secondo cui i membri di una famiglia sono in generale oggetto di un’ese-

cuzione coordinata e sincronizzata dell’allontanamento verso la stessa de-

stinazione (cfr. GICRA 1999/1 consid. 4). 

12.2 Nel caso di specie, i ricorrenti rientrano manifestamente nel concetto 

di “famiglia” di cui all’art. 1a lett. e OAsi 1. Ne consegue che essi dovranno 

essere oggetto di un’esecuzione coordinata e sincronizzata dell’allontana-

mento verso l’Italia, come d’altronde confermato dalla SEM nella propria 

risposta al ricorso del 16 maggio 2023. Tale Paese risulta in effetti essere 

sia competente per l’esame della domanda d’asilo della madre sulla base 

del RD III, sia il Paese d’origine del richiedente minorenne. L’allontana-

mento coordinato di quest’ultimo con la madre permetterà di garantire il 

rispetto del benessere superiore del medesimo (art. 3 par. 1 CDF). Per 

quanto riguarda l’esecuzione effettiva di tale misura, la comunicazione da 

parte delle autorità italiane del “blocco” dei trasferimenti Dublino risulta es-

sere un ostacolo all’allontanamento di carattere temporaneo che si rileva 

essere nella presente fattispecie ininfluente alla luce del consenso al tra-

sferimento accordato dalle autorità italiane (cfr. recente sentenza del Tri-

bunale D-2000/2023 dell’8 agosto 2023 consid. 9.5) ma che dovrà tuttavia 

essere preso debitamente in considerazione dall’autorità competente nelle 

modalità di esecuzione dell’allontanamento. L’unità famigliare dei ricorrenti 

viene, in questo modo, tutelata. 

D-2173/2023 

Pagina 17 

12.3 Ne consegue che il principio dell’unità della famiglia non si oppone 

all’allontanamento dei ricorrenti verso l’Italia. Tuttavia, l’autorità di esecu-

zione dovrà agire e vigilare affinché lo stesso venga rispettato. 

12.4 Neppure la circostanza di poter entrare e risiedere, come cittadino di 

uno Stato membro dell’Unione europea, sul territorio svizzero alla luce 

delle norme e principi previsti dall’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Con-

federazione Svizzera, da un parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati 

membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC, 

RS 0.142.112.681), fa ostacolo alla pronuncia dell’allontanamento posto 

che l’entrata sul territorio svizzero è avvenuta con lo scopo di depositare 

domanda di asilo (cfr. atto SEM n. 62/8, R62; cfr. sentenza del Tribunale 

D-6257/2014 del 10 novembre 2014, pag. 7). L’eventuale rilascio di un per-

messo di dimora non è infatti oggetto del corrente procedimento e sarà se 

del caso valutato dalle autorità competenti qualora adite nelle buone e do-

vute forme. 

12.5 Riassumendo, il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento 

dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure 

art. 32 OAsi 1; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

12.6 Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata e le 

relative censure respinte. 

13.  

13.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro inte-

grazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa 

sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (artt. 44 LAsi e 83 cpv. 1 LStrI). 

13.2  

13.2.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento 

non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di 

diritto internazionale pubblico della Svizzera. 

13.2.2 La portata di detta norma non si esaurisce nella massima del divieto 

di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera 

possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Conv. tortura. La Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 18 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o ren-

dere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio (real risk) di essere sottoposto, nel Paese verso il 

quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli 

(cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

13.2.3 Nel caso in esame, ritenuto che il ricorrente non è riuscito a dimo-

strare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a 

tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il rinvio verso il suo Paese d’ori-

gine è dunque ammissibile secondo gli artt. 5 cpv. 1 LAsi e 33 Conv. Rifu-

giati. In siffatte circostanze non v’è motivo di considerare l’esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per l’insorgente di essere esposto, nel 

suo Paese d’origine a un trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o 

dell’art. 3 Conv. tortura. 

13.2.4 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecu-

zione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pub-

blico internazionale nonché della LAsi. 

13.3  

13.3.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato di origine o di provenienza, lo straniero 

verrebbe a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

13.3.2 Come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l’Italia nella li-

sta delle “safe countries” ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora 

si è attenuto a questa valutazione nell’ambito delle periodiche verifiche giu-

sta l’art. 6a cpv. 3 LAsi. 

13.3.3 Inoltre, giusta l’art. 83 cpv. 5 LStrI, se gli stranieri allontanati o 

espulsi provengono da uno degli Stati designati dal Consiglio federale 

come da Stati in cui il ritorno è ragionevolmente esigibile o da uno Stato 

membro dell’Unione Europea (UE) o dell’Associazione europea di libero 

scambio (AELS), si ritiene che l’esecuzione dell’allontanamento o 

dell’espulsione sia di norma ragionevolmente esigibile. 

13.3.4 Per quanto riguarda infine la situazione medica del ricorrente, allo 

stesso è stata diagnosticata un’inappetenza, una scarsa spinta vitale 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 19 

(cfr. atto SEM n. 55/2), un’iporessia psicologica e una selettività alimentare 

importante (cfr. atto SEM n. 59/4). Tuttavia, da un lato, lo stato di salute del 

ricorrente è tuttavia migliorato dopo il suo incontro con la dietista (cfr. atto 

SEM n. 60/3). D’altro lato, sul piano psicologico, allo stesso è stato invece 

diagnosticato un disadattamento e una reazione depressiva (cfr. atto SEM 

n. 61/2). Nonostante tali problematiche mediche, il ricorrente non presenta, 

ai sensi della giurisprudenza di questo Tribunale, dei disturbi che, a causa 

della loro gravità, potrebbero rappresentare una minaccia reale e grave per 

la sua vita o la sua salute a breve termine in caso di allontanamento in 

Italia. In ogni modo, si rileva che l’Italia dispone di strutture mediche suffi-

cienti anche in campo psichiatrico che permetterebbero la cura delle pro-

blematiche mediche del ricorrente (cfr. ex pluris sentenza del Tribunale 

D-556/2023 del 7 febbraio 2023 consid. 11.3). 

13.3.5 Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere ritenuta ra-

gionevolmente esigibile. 

13.4  

13.4.1 Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

13.4.2 L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

13.4.3 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontana-

mento la decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

14.  

Ne discende che la SEM non ha violato il diritto federale e non ha accertato 

in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non ri-

sulta essere inadeguata (art. 49 PA). Per questi motivi, il ricorso va re-

spinto. 

15.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito dello stesso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto. 

16.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, andrebbero poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 

D-2173/2023 

Pagina 20 

PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni 

ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e considerate 

sia la procedura applicabile alla ricorrente sia la minore età di suo figlio, v’è 

luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

17.  

Nonostante lo scrivente Tribunale abbia constatato una violazione 

dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità inferiore (consid. 5), ai 

ricorrenti non vengono attribuite spese ripetibili essendo i medesimi assistiti 

dal rappresentante legale designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi 

(art. 111ater LAsi). 

18.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 21 aprile 2023 

decadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: 

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

19.  

La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di 

diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); la 

pronuncia è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-2173/2023 

Pagina 21 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

L’autorità preposta per eseguire l’allontanamento adotterà le misure neces-

sarie per garantire che l’esecuzione dello stesso avvenga, ai sensi dei con-

siderandi, concertata per tutti gli interessati, A._______ e B._______, in 

conformità al principio dell’unità della famiglia. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Non si assegnano indennità ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni