# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e4fdfc46-4607-5048-816d-634c1cda823f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-12-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.12.2025 F-9203/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-9203-2025_2025-12-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-9203/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3  d i c e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Yannick Antoniazza-Hafner, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Marocco,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 20 novembre 2025 / N (…). 

 

 

 

F-9203/2025 

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Fatti: 

A.  

L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) novem-

bre 2025. Con decisione del 20 novembre 2025 (notificata il 24 novem-

bre 2025), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo del ri-

chiedente, con conseguente pronuncia del trasferimento del medesimo 

verso la Bulgaria ed esecuzione della predetta misura, nonché consta-

tando come un eventuale ricorso contro la decisione non abbia effetto so-

spensivo. 

B.  

Con ricorso datato 27 novembre 2025, ma inviato soltanto il 28 novem-

bre 2025, l’insorgente ha impugnato il succitato provvedimento dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o TAF), chiedendo, 

secondo il senso, di annullare la decisione della SEM, che il suo trasferi-

mento in Bulgaria non venga disposto, nonché che la sua domanda d’asilo 

venga esaminata in Svizzera.  

Il 1° dicembre 2025 il Tribunale ha pronunciato, quale misura supercaute-

lare, la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento del ri-

corrente. 

 

Diritto: 

1.  

Il Tribunale è competente a trattare del presente ricorso (art. 105 LAsi 

[RS 142.31]; art. 31 segg. LTAF [RS 173.32]), nonché lo stesso è ammis-

sibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA 

(RS 172.021). Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. Inoltre, per 

i motivi che seguono, il ricorso è manifestamente infondato, ed è quindi 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi), senza lo scambio di scritti e con una motivazione 

sommaria (art. 111a LAsi). 

2.  

2.1 Innanzitutto, il ricorrente non contesta a ragione che nel caso concreto 

trovi applicazione il regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

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da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

Dagli atti all’incarto si evince difatti che il ricorrente aveva presentato delle 

domande d’asilo pregresse a quella depositata in Svizzera, rispettivamente 

in Bulgaria il (…), in C._______ il (…), in D._______ il (…), in E._______ il 

(…) ed infine in F._______ il (…) (cfr. [atti della SEM] n. [{…}]-9/2 e 10/2). 

Il 6 novembre 2025 l’autorità elvetica preposta, aveva chiesto alle autorità 

(…) la ripresa in carico del ricorrente in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III 

(cfr. n. 12/6). Queste ultime avevano risposto negativamente il 10 novem-

bre 2025, indicando la Bulgaria quale Stato membro competente, in quanto 

il 2 giugno 2025 quest’ultimo Stato avrebbe accettato la ripresa in carico 

del ricorrente ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III e che il 29 ago-

sto 2025, a seguito della scomparsa dell’insorgente, il termine di trasferi-

mento del medesimo verso la Bulgaria era stato esteso fino al 30 gen-

naio 2027 (cfr. n. 19/3). A fronte di ciò, l’11 novembre 2025, la SEM ha for-

mulato all’indirizzo delle autorità bulgare, una domanda di ripresa in carico 

del ricorrente in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 22/6). 

La Bulgaria ha accettato tempestivamente la ripresa in carico, il 18 novem-

bre 2025, basandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. n. 23/1). Di conse-

guenza, la competenza della Bulgaria per la trattazione della domanda 

d’asilo del ricorrente è di principio data, come constatato a ragione anche 

nella decisione avversata. 

2.2 Le argomentazioni presentate dal ricorrente nel gravame, circa il pre-

levamento delle sue impronte digitali da parte della C._______ e della 

D._______ successivamente alla Bulgaria, dove preferirebbe tornare nel 

caso un suo trasferimento fosse ritenuto necessario per motivi di sicurezza 

personale e di salute, o ancora che la sua domanda d’asilo sia esaminata 

in Svizzera, unico Paese dove egli si sentirebbe sicuro, non sono in grado 

di confutare la suddetta competenza. Si rileva infatti innanzitutto in merito, 

come il ricorrente non ha la possibilità di scegliere autonomamente lo Stato 

nel quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 con-

sid. 8.3) e che il RD III intende far fronte al fenomeno delle domande di 

asilo multiple (“asylum shopping”) e non dà, come neppure altre norme in-

ternazionali, la possibilità all’interessato di scegliere lo Stato per la tratta-

zione della sua domanda d’asilo che offre, a suo vedere, le migliori condi-

zioni d’accoglienza o per le cure mediche (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-

sid. 6.11). Inoltre, come sopra evinto, la Bulgaria è il primo Stato membro 

dove il ricorrente ha depositato una domanda d’asilo (cfr. art. 7 par. 2 RD 

III) e la sua ripresa in carico è stata accettata espressamente dalle autorità 

bulgare, confermando così anche implicitamente che l’estensione del 

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termine di trasferimento da parte del F._______ era a loro validamente per-

venuto (cfr. n. 19/3), ciò che il ricorrente tra l’altro non contesta. 

2.3 Per il resto, la decisione avversata può senz’altro essere confermata. 

Invero, l’autorità inferiore ha esposto correttamente nel provvedimento im-

pugnato, che il sistema d’asilo e d’accoglienza bulgaro non presenta delle 

carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, per le quali la compe-

tenza dovrebbe ricadere sulla Svizzera (cfr. anche infra consid. 2.4). Al-

tresì, nel caso concreto, non sono ravvisabili degli ostacoli al trasferimento, 

violanti delle norme imperative del diritto internazionale, che obblighereb-

bero la Svizzera ad entrare nel merito della domanda d’asilo del ricorrente 

in virtù dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione con-

cretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311). In merito, 

l’autorità inferiore ha difatti correttamente tenuto conto delle allegazioni 

presentate dal ricorrente nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. n. 18/3), ri-

spetto al fatto che la Bulgaria non sarebbe una nazione sicura, nonché 

circa il suo stato di salute (di avere la schiena stortata e dolori alla spalla, 

cfr. n. 18/3). In rapporto a ciò il Tribunale ritiene che la SEM abbia accertato 

i fatti rilevanti in modo completo e accurato e non abbia ecceduto o abusato 

del suo ampio potere discrezionale nel rifiutare di accettare l’esistenza di 

ragioni umanitarie nell’ambito degli art. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1. 

La SEM ha ragione non è quindi entrata nel merito della domanda d’asilo 

del ricorrente ex art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, pronunciando il suo trasferi-

mento verso la Bulgaria ai sensi dell’art. 44 LAsi. Per una motivazione più 

dettagliata, si rinvia alla decisione impugnata, che risulta sul punto corretta 

e completa (cfr. pag. 3 segg.). 

2.4 Quanto sollevato nel ricorso non è in grado di mutare le conclusioni 

succitate. 

2.4.1 Il ricorrente, citando in modo generico dei rapporti internazionali non-

governativi, espone che in Bulgaria i richiedenti l’asilo sarebbero frequen-

temente esposti a maltrattamenti e violenze, così come a condizioni di ac-

coglienza non dignitose e ad una mancanza di protezione da parte delle 

autorità. Pertanto egli, che sarebbe già stato vittima in tale Paese di vio-

lenze, maltrattamenti e minacce, che gli avrebbero lasciato gravi conse-

guenze psicologiche, non potrebbe essere trasferito in Bulgaria, in quanto 

altrimenti ciò comporterebbe un rischio reale per la sua integrità fisica e 

psicologica di subire dei trattamenti inumani o degradanti proscritti 

dall’art. 3 CEDU. 

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2.4.2 Occorre evidenziare in merito, come nella sua sentenza di riferimento  

F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020, il Tribunale ha statuito che, sebbene il 

sistema d’asilo bulgaro presenti effettivamente delle carenze che riguar-

dano sia la procedura d’asilo sia le condizioni d’accoglienza e di detenzione 

dei richiedenti l’asilo, queste, certo preoccupanti, non costituiscono tuttavia 

delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, e per questo, in 

principio, i trasferimenti di richiedenti verso la Bulgaria possono essere ef-

fettuati. Inoltre, delle procedure d’asilo corrette non risultano sistematica-

mente impossibili. Altresì, le condizioni dei centri di accoglienza e di deten-

zione, sebbene siano precarie, non possono essere qualificate come disu-

mane o degradanti (cfr. sentenza del TAF F-7195/2018 precitata consid. 6 

e, in particolare, consid. 6.6.7). Da allora, tale giurisprudenza è stata con-

fermata a più riprese (cfr. ex multis le sentenze del TAF F-6003/2025 del 

18 agosto 2025 consid. 5.3, F-2619/2025 del 28 luglio 2025 consid. 3,  

F-4683/2025 del 10 luglio 2025 consid. 6.2.2), ed una modifica della stessa 

(cfr. per le condizioni DTF 147 V 342 consid. 5.5.1 con ulteriori rif. cit.), non 

entra in alcun modo in considerazione a causa delle allegazioni del tutto 

generiche e non sostanziate del ricorrente inerenti ai maltrattamenti e vio-

lenze che egli avrebbe subito in Bulgaria e le conseguenze psicologiche 

che gli avrebbero occasionato – peraltro neppure accennate dinanzi all’au-

torità inferiore (cfr. n. 18/3) e quindi di cui se ne può legittimamente dubitare 

della veridicità – nonché delle dichiarazioni generiche circa la situazione 

presente in Bulgaria. Pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

2.4.3 Altresì, al contrario di quanto argomentato nel ricorso dall’insorgente 

in modo vago, non vi sono oggettivamente delle ragioni sufficienti per sup-

porre che egli, anche se i maltrattamenti asseriti venissero ritenuti verosi-

mili (ciò che viene messo in dubbio, cfr. supra consid. 2.4.2), dovrebbe su-

bire nuovamente gli stessi nel quadro di un trasferimento legale in  

Bulgaria sulla base del RD III. Inoltre, se il ricorrente dovesse ritenere di 

essere stato maltrattato da personale delle autorità, o che lo sarà in futuro, 

sarà sua incombenza rivolgersi alle preposte autorità o al sistema di giusti-

zia presenti nello Stato in questione, che sono in principio disposti ed in 

grado di fornire protezione sufficiente da minacce o agiti illeciti da parte di 

terze persone, nel caso di bisogno anche con l’aiuto di organizzazioni ca-

ritative ivi presenti (cfr. tra le altre le sentenze del TAF F-6003/2025 del 

18 agosto 2025 consid. 6.3, F-2619/2025 del 28 luglio 2025 consid. 4.1). 

Inoltre non vi è agli atti alcun indizio fondato e concreto che lasci presup-

porre che il ricorrente, che si osserva ha soggiornato in Bulgaria solo per 

un breve periodo (cfr. n. 9/2 e 18/3), nonché che il predetto Stato membro 

ha accettato esplicitamente la sua ripresa in carico (cfr. n. 23/1), non potrà 

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beneficiare degli aiuti e dei diritti procedurali che gli spettano secondo le 

direttive accoglienza (2013/33/UE) e procedura (2013/32/UE) nel precitato 

Paese e, nel caso contrario, esigerne il rispetto presso le autorità bulgare 

e ciò anche se, dalla risposta ricevuta da parte di queste ultime, risulta che 

la sua domanda d’asilo sarebbe stata ivi respinta (cfr. n. 23/1). Infine, le 

problematiche mediche evincibili dagli atti all’inserto (cfr. n. 28/2, 29/2 e 

30/2, con una diagnosi di disturbi psichici e comportamentali a causa 

dell’alcol: intossicazione acuta con diagnosi differenziale di pericolo per sé 

e per gli altri, che ha comportato una terapia psichiatrica stazionaria presso 

il […] dal […] al […], dopo di che il ricorrente è stato dimesso senza più 

alcun pericolo per sé e per gli altri, nonché con l’impostazione di una tera-

pia a base di Olfen Gel 1% per i dolori alla spalla), successive alla decisione 

della SEM, non risultano ostative ad un suo trasferimento in Bulgaria se-

condo la giurisprudenza convenzionale in materia (cfr. sentenze della 

Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; Paposhvili contro  

Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, § 181 segg. con-

fermata in Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Ca-

mera, 57467/15, § 121 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Di conseguenza 

non si può considerare neppure che il ricorrente sia particolarmente vulne-

rabile, il che richiederebbe, in conformità con la giurisprudenza del Tribu-

nale, l’ottenimento di garanzie da parte delle autorità bulgare prima di ese-

guire tale misura (cfr. sentenza di riferimento del TAF precitata  

F-7195/2018 consid. 7.4.1 seg.; ex multis la sentenza del TAF F-6003/2025 

del 18 agosto 2025 consid. 6.4). Ne discende quindi che il trasferimento 

del richiedente nel paese di destinazione non contravviene ad alcuna 

norma imperativa del diritto internazionale, in particolare all’art. 3 CEDU. 

3.  

Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore 

confermata. Inoltre, con la presente sentenza, le misure supercautelari pro-

nunciate il 1° dicembre 2025 sono revocate. 

4.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

5.  

La decisione è definitiva (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

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Pagina 7 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Yannick Antoniazza-Hafner Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: