# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 953522e0-d325-55b7-95d8-d80df18ae34d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 15.06.2001 52.2000.245
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-245_2001-06-15.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00245

   

  	
  Lugano

  15 giugno
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  27 settembre 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 5 settembre 2000 (n. 3682) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso
  la decisione 31 agosto 1999 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei
  permessi e dell'immigrazione, in materia di rilascio di un permesso di dimora
  per le figlie __________ e __________ (ricongiungimento famigliare);

  

 

 

viste le risposte:

-      2 ottobre 2000 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    10 ottobre 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________,
cittadina brasiliana, è entrata in Svizzera il 20 aprile 1997. Il __________,
essa si è sposata a __________ con il cittadino italiano __________,
domiciliato nel nostro cantone dal 1970, ottenendo nel contempo un permesso di
dimora, in seguito regolarmente rinnovato.

 

 

                                  B.   a) Con
scritto 16 aprile 1999, la ricorrente ha chiesto all'Ufficio regionale degli
stranieri di __________ che le sue figlie __________ e __________, nate da precedenti
relazioni e residenti in __________, fossero autorizzate ad entrare nel nostro
Paese, adducendo i seguenti motivi: "Attualmente le mie due figlie
vivono a __________ (Brasile) con la nonna e la zia. Essendomi sposata lo
scorso __________ con __________, ho discusso con lui della problematica delle
mie figlie, il quale è disposto a riceverle nella nuova economia domestica,
motivo per cui, attenta anche ai problemi di madre, aspetto di poter ricongiungere
nella mia nuova famiglia anche le mie due figlie. Preciso che sono anche
preoccupata per la sorte delle mie due bambine in quanto il modo e il tenore di
vita a __________ non mi rende tranquilla. Il poterli ospitare qui a __________
sarebbe buona cosa, sia dal lato morale, dal lato educativo ma soprattutto dal
lato sanitario". La richiesta è stata controfirmata dal marito
dell'insorgente, il quale ha garantito le spese di vitto e di alloggio di
__________ e __________.

La domanda è stata infine presentata tramite
l'apposito formulario il 10 giugno 1999. Sullo stesso, la ricorrente ha
precisato che le sue due figlie erano giunte in Ticino già il 1° aprile 1999.
Nel contempo, essa ha allegato le dichiarazioni 2 marzo 1999 di __________,
padre di __________, e di __________, padre di __________, i quali
autorizzavano le loro rispettive figlie a viaggiare all'estero con la madre. Raccolto
il preavviso favorevole del municipio di __________, il 9 agosto 1999 l'Ufficio
regionale degli stranieri di __________ ha trasmesso gli incarti alla Sezione
dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni per
decisione.

 

b) Il 31 agosto 1999 l'autorità di prime
cure ha respinto l'istanza, in quanto non era stata inoltrata tramite una
rappresentanza elvetica all'estero giusta l'OEnS (RS 142.211). Ha quindi
rimproverato __________ di aver fatto entrare in Svizzera le sue due figlie
senza il necessario visto e di aver posto le autorità di fronte al fatto
compiuto raggirando la citata ordinanza. Il dipartimento non è quindi entrato
nel merito della domanda ed ha ordinato a __________ e __________ di lasciare
il territorio cantonale entro il 30 settembre 1999. L'autorità ha negato
l'effetto sospensivo in caso di ricorso.

 

 

                                  C.   a) Contro
la predetta decisione __________ è insorta davanti al Consiglio di Stato,
adducendo in sostanza che nel suo Paese d'origine non vi è più nessuno, eccetto
sua madre oramai ottantenne, che possa occuparsi della cura e dell'educazione
delle sue due figlie.

 

b) Con decreto 20 settembre 1999, il
Presidente del Consiglio di Stato ha restituito l'effetto sospensivo al ricorso
ed ha autorizzato __________ e __________ a risiedere nel nostro cantone durante
la litispendenza.

 

c) Con giudizio 5 settembre 2000, il Governo
ha respinto il gravame, confermando la decisione dipartimentale impugnata. Il
Consiglio di Stato ha respinto il ricorso in ordine, in quanto la ricorrente
non aveva inoltrato la necessaria domanda d'entrata in Svizzera tramite la
rappresentanza diplomatica elvetica del luogo di residenza dei figli. "Di
transenna", l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che il ricorso fosse
comunque da respingere nel merito a seguito della durata pluriennale della
separazione volontaria tra madre e prole nonché della mancanza di interessi
famigliari preponderanti tali da modificare le relazioni esistenti.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che a
__________ e a __________ venga rilasciato un permesso per soggiornare in
Svizzera a titolo di ricongiungimento famigliare invocando l'art. 8 CEDU.
Contesta in primo luogo di aver voluto aggirare l'OEnS e di aver messo davanti
al fatto compiuto le autorità, in quanto nessuno, presso l'Ufficio regionale
stranieri, l'aveva informata sulla procedura da seguire al fine di ottenere un
permesso di dimora in favore delle sue due figlie. Nel merito, critica il
Consiglio di Stato per aver respinto il ricorso per altri motivi da quelli
addotti dal dipartimento, per di più senza esperire un'istruttoria volta ad
accertare la situazione economica e i rapporti tra i diversi componenti della
sua famiglia. Chiede pertanto al Tribunale di sopperire a tali mancanze, sentendo
in particolare __________ e __________ e richiamando alcuni incarti presso
diversi uffici dello Stato. Ritiene che il suo legame con le sue figlie sia
intatto ed effettivamente vissuto, mentre contesta la tesi governativa secondo
cui sarebbero i padri delle stesse a detenere la loro autorità parentale.
Secondo l'insorgente, non vi sarebbe inoltre più nessuno che possa occuparsi
delle bambine. Rileva che la prole è attualmente ben integrata scolasticamente.
La ricorrente chiede che venga conferito l'effetto sospensivo al gravame.

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  F.   Il 20 marzo
2001, la ricorrente ha trasmesso al Tribunale i certificati di frequenza
scolastica di __________ e __________.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possano essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti
delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla
concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un
diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si
fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato
internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste alcun trattato conchiuso tra
la Confederazione svizzera e la Repubblica Federativa del Brasile che regoli in
modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini brasiliani, dal quale
potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso per ricongiungimento
famigliare.

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli
celibi d'età inferiore ai 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel
permesso di domicilio dei genitori, a condizione che essi vivano con questi
ultimi. In concreto, è incontestato che tali condizioni non sono soddisfatte.
La ricorrente non è infatti al beneficio di un permesso di domicilio. Ne
consegue che __________ non ha alcun diritto di farsi raggiungere in Svizzera
dalle figlie in virtù dell'art. 17 cpv. 2 LDDS.

 

1.5. La ricorrente, a prima vista, può
invece richiamarsi all'art. 8 CEDU. Affinché tale norma sia applicabile,
occorre - in particolare - che il membro della famiglia con il quale lo
straniero che domanda un permesso di dimora afferma d'intrattenere una relazione
stretta, intatta ed effettivamente vissuta, abbia il diritto di risiedere in
Svizzera. In altre parole, è necessario che questa persona sia al beneficio di
un permesso di domicilio oppure possieda la cittadinanza elvetica (DTF 118 Ib
157, consid. 1c). Lo straniero titolare di un permesso di dimora non può
prevalersi dell'art. 8 CEDU. Una deroga è consentita quando, in determinate
circostanze, lo straniero titolare di un permesso di dimora abbia il diritto di
risiedere nel nostro Paese, ossia abbia la certezza di vedersi accordato un
permesso di dimora (DTF 111 Ib 163 consid. 1a), ciò che è il caso della
ricorrente. Difatti, __________ è sposata con un cittadino italiano domiciliato
in Svizzera sin dal 1970, con il quale vive in comunione domestica.
Conformemente all'art. 17 cpv. 2 LDDS, essa ha il diritto certo alla proroga
del permesso di dimora e quindi di soggiornare in Svizzera. Nell'ambito
dell'applicazione dell'art. 8 CEDU, se il legame di parentela è intatto ed
effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare un
permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è limitata. In questo caso, è ammissibile
il ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione
dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e,
389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso
il rinvio di cui all'art. 10 lett. a LALPS. Ciò vale pure quando il ricorso è
presentato da un membro della famiglia, in specie la madre, avente il diritto
di risiedere in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c). La ricorrente sostiene
esplicitamente, senza tuttavia apportare elementi a sostegno delle sue
allegazioni, di avere mantenuto con le figlie un legame vivo e intenso per
essersi recata di sovente in Brasile nonché per aver tenuto regolarmente dei
contatti telefonici ed epistolari con le stesse. Per la soluzione della
vertenza non è ad ogni buon conto necessario esaminare più a fondo la natura e
l'intensità del legame famigliare che lega l'insorgente alla sua prole. In
effetti, per la ragioni che seguono, nella misura in cui la censura di violazione
dell'art. 8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

1.6. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
18 cpv. 1 PAmm). L'audizione della ricorrente non è necessaria, in quanto non
appare idonea a procurare al Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi
affidabili e di rilievo per il giudizio. Né la legislazione cantonale né quella
federale, d'altronde, garantiscono alla parte il diritto di essere udita
oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per
iscritto (DTF 125 I 209 consid. 9b e rinvii, 117 II 132 consid. 3b; Scolari,
Diritto amministrativo, parte generale, N. 141 e 146). Del resto, con il
gravame in rassegna, essa ha ben espresso i motivi per cui ha impugnato il
provvedimento adottato dal Consiglio di Stato. Il suo diritto di essere sentita
è stato quindi ampiamente salvaguardato. Neppure l'audizione delle figlie
dell'insorgente si rivela imprescindibile. L'art. 12 della Convenzione sui
diritti del fanciullo non conferisce alle stesse un diritto assoluto ad essere
sentite personalmente, ovvero oralmente. A seconda del caso e delle
circostanze, è sufficiente che esse possano esprimersi per iscritto o tramite
un rappresentante (cfr. n. 2 di tale disposizione; DTF 124 II 368 consid. 3c).
Orbene, __________ e __________ hanno avuto la possibilità di esprimersi per
bocca della madre ed è indubbio che le richieste avanzate dalla ricorrente
riflettano il desiderio delle fanciulle di potersi stabilire in Svizzera. Per
quanto riguarda il richiamo degli atti relativi alla procedura in rassegna, va
osservato che ciò avviene d'ufficio (art. 49 cpv. 1 PAmm). Come se non
bastasse, il Tribunale ha finanche invitato l'insorgente a consultare gli atti
in sede, facoltà di cui essa non si è avvalsa nonostante la sua esplicita
richiesta espressa in tal senso nel suo allegato ricorsuale (pag. 2). Non è infine
necessario richiamare l'incarto fiscale del marito di __________, volto a dimostrare
che vi sono le garanzie sufficienti per mantenere __________ e __________ in
Svizzera, in quanto non appare idoneo anch'esso a procurare a questo Tribunale
la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo per il giudizio.

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata
e famigliare, del suo domicilio e della sua corrispondenza (n. 1). Non può
esservi ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto se non
in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una
misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui (n. 2).

 

2.2. L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la
relazione famigliare tra genitori e figli minorenni. Non assicura tuttavia alla
persona residente in Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro paese
un suo famigliare, segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di
vivere separata da quest'ultimo per venire a risiedere in Svizzera (DTF 122 II
392 consid. 4b con rinvii; 119 Ib 81 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2c). Per
giurisprudenza, il genitore che ha, per propria libera scelta, deciso di
partire per l'estero non può quindi, di regola, dedurre dall'art. 8 CEDU alcun
diritto a fare entrare in Svizzera la propria prole, se ha con quest'ultima
delle relazioni meno strette rispetto a quelle intrattenute dall'altro genitore
e se non sussistono ostacoli al mantenimento dei rapporti esistenti. Pertanto,
il ricongiungimento di un figlio con il genitore che vive nel nostro Paese
presuppone, da un lato, che sia con quest'ultimo che egli intrattiene le
relazioni famigliari più intense, dall'altro, che sia accertata la necessità
della sua venuta in Svizzera. A tale proposito va detto che, per valutare
questi aspetti, non si deve tenere conto soltanto della situazione passata, ma
anche di eventuali cambiamenti intervenuti e delle prospettive future. In ogni
caso non può essere ritenuto come unicamente determinante il fatto che il
figlio abbia sempre vissuto all'estero, dove ha allacciato i legami più stretti,
altrimenti il ricongiungimento famigliare non diverrebbe in pratica mai possibile.
E' necessario per contro accertare presso quale dei genitori il figlio abbia
vissuto, e, in caso di divorzio, chi ne ha ricevuto l'affidamento; se nel
frattempo gli interessi dei figli si sono modificati, l'adattamento alla nuova
situazione famigliare dovrebbe, di principio, essere dapprima regolato dal diritto
civile. Restano tuttavia riservati i casi in cui le nuove relazioni famigliari
sono chiaramente definite - come ad esempio in presenza del decesso del
genitore titolare della custodia sui figli o di un cambiamento sostanziale dei
bisogni di mantenimento - e quelli in cui l'intensità della relazione si è
trasferita da un genitore all'altro. Riassumendo, l'autorizzazione di soggiorno
alla prole di un genitore residente in Svizzera va rifiutata se la separazione
della famiglia è il risultato della libera volontà di quest'ultimo, se non
sussistono interessi famigliari preponderanti tali da modificare i rapporti
esistenti o non è stato accertato che un simile cambiamento sia imperativo, e,
da ultimo, se non vi sono da parte delle autorità ostacoli al mantenimento delle
relazioni intrattenute sino a quel momento (DTF 122 II 385 consid. 4b, 119 Ib
81 consid. 4b). I principi testé esposti valgono per analogia anche nei casi in
cui uno dei genitori vive in Svizzera e il figlio è restato nel paese d'origine
in cura ad una terza persona o presso un famigliare che non sia né il padre né
la madre (DTF 125 II 588, consid. 2c).

 

 

                                   3.   La
ricorrente si è separata volontariamente dalle figlie nella primavera del 1997,
lasciandole in cura presso sua madre e sua sorella. A quel momento, __________
e __________ avevano rispettivamente __________ e __________ anni. __________
non è stata costretta ad allontanarsi dalle proprie figlie. Essa ha scelto la
via della separazione per rifarsi una nuova vita nel nostro Paese, dove si è
sposata con un cittadino italiano. A partire dalle nozze celebrate nel
settembre 1997, l'insorgente ha ottenuto un permesso di dimora. A quel momento,
essa aveva già la possibilità di richiedere immediatamente il ricongiungimento
famigliare con le sue figlie; tuttavia non ne ha fatto richiesta. E' solo nella
primavera del 1999 che __________ ha voluto presso di lei __________ e
__________, invocando motivi di ordine morale, educativo e sanitario (v.
scritto 16 aprile 1999 all'Ufficio regionale stranieri di __________). Durante
questi anni, __________ sostiene di aver comunque mantenuto i contatti con la
prole tramite lettere, telefonate nonché rendendo loro visita. Sennonché a
prescindere dal fatto che essa non versa agli atti nessuna documentazione al
fine di rendere quantomeno verosimile i suoi argomenti, va rilevato che è
comunque del tutto naturale che madre e figli mantengano dei rapporti durante
gli anni di separazione. Ciò è tuttavia insufficiente per far apparire questa relazione
famigliare prevalente su quelle esistenti nel proprio Paese d'origine, segnatamente
con la sorella e la madre della ricorrente le quali è certo che si occupavano
della cura e dell'educazione di __________ e __________. Dagli atti di causa
risulta pure che nel suo curriculum vitae del 10 ottobre 1997 prodotto
nell'ambito del rilascio del suo permesso di dimora per vivere insieme al
marito in Svizzera, la ricorrente ha sottaciuto l'esistenza di __________ e
__________. Questo modo di agire suscita invero ulteriori dubbi circa
l'intensità del legame tra le interessate (cfr. art. 8 cpv. 4 ODDS; DTF 115 Ib
98 consid. 3b). Non risulta nemmeno che, rispetto a quando la sorella e la
madre dell'insorgente si sono assunte la cura delle sue figlie, la situazione
famigliare di queste ultime abbia subìto delle modifiche tali da impedir loro
di continuare a vivere al proprio paese d'origine. __________ sostiene invero
che attualmente __________ e __________ non avrebbero più la possibilità di risiedere
in Brasile, in quanto sua madre non sarebbe più in grado di accudirle e sua
sorella sarebbe gravemente malata. Sennonché, a prescindere che questi argomenti
sono privi di alcun supporto probatorio, non è dato di vedere come gli asseriti
problemi invocati dalla ricorrente siano tali da impedire alle sue figlie di
vivere presso altri parenti in Brasile, dove hanno trascorso la loro infanzia e
in cui si trovano da sempre i loro principali legami sociali ed affettivi, e
costringerle a stabilirsi in Svizzera dalla madre, unico legame che hanno nel
nostro paese. Tanto più che dagli atti si evince come fossero i rispettivi
padri della bambine a detenere l'autorità parentale delle stesse fino
all'entrata in Svizzera di queste ultime nell'aprile 1999 (v. le due autorizzazioni
2 marzo 1999 di espatrio per __________ e __________ rilasciate rispettivamente
da __________, da cui la ricorrente aveva divorziato il 12 agosto 1992, e
__________). Che __________ e __________ risiedano attualmente e da due anni
presso la madre e siano state iscritte a scuola non permette di mutare il
giudizio. La loro presenza sul territorio elvetico è tollerata fintanto che la
loro domanda di soggiorno non sia stata decisa definitivamente. In simili
circostanze, poiché l'avversato diniego del permesso trae indiscutibilmente
origine dalla politica restrittiva in materia di stranieri praticata dal nostro
Paese, esso deve essere considerato giustificato. Questa soluzione si impone a
maggior ragione se si tien conto che sussistono più che fondati motivi per
ritenere che la venuta in Svizzera della prole non poggi in misura
preponderante sull'intenzione di riunire la famiglia ma risponda semplicemente al
soddisfacimento di obiettivi di natura squisitamente economica, come migliori
condizioni di vita, d'insegnamento o un futuro professionale più favorevole.
Visto quanto precede, ritenuto pure che la ricorrente non pretende nemmeno che
esistano ostacoli di rilievo recandosi in Brasile per render visita alle sue
figlie, si deve concludere che le autorità inferiori, rifiutando di accordare
un permesso di dimora a __________ e __________ per stabilirsi in Svizzera, non
hanno violato l'art. 8 CEDU.

 

 

                                   4.   Sulla
scorta di quanto esposto può dunque restare indecisa la questione relativa all'iter
procedurale seguito dall'insorgente per farsi raggiungere dalle figlie, in
quanto la risoluzione del Consiglio di Stato dev'essere comunque confermata.

 

 

                                   5.   Il
ricorso, nella misura in cui è ammissibile, va dunque respinto. Visto l'esito
del gravame, la relativa domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene
priva d'oggetto. Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza (art. 28
PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10
lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________ e __________,
cittadine brasiliane, sono tenute a lasciare il territorio cantonale entro il 

     31 agosto 2001 notificandone la
partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

                                   2.   Tassa e
spese di giustizia per complessivi fr. 800.– sono a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario