# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** edd50ef4-16ac-5410-8ec8-606e957857d8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.07.2020 D-7066/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7066-2018_2020-07-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7066/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Russia,   

patrocinato dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del 9 

novembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-7066/2018 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino russo di origine abkhaza con ultimo domicilio a 

B._______ (C._______), è giunto in Svizzera nella primavera del 2018 

depositando una domanda d’asilo il 30 maggio 2018 (cfr. atto A9). 

B.  

A sostegno della sua domanda il richiedente ha dichiarato che dopo aver 

portato a termine gli studi in giurisprudenza sarebbe stato impiegato per un 

certo tempo nell’amministrazione locale del suo luogo di residenza, 

divenendo persona nota. Dipoi, egli avrebbe aperto una società attiva nel 

settore immobiliare. Nel 2011 l’interessato avrebbe iniziato a svolgere 

attività politiche in favore del partito progressista Rossiya Budushchego. In 

particolare, il ricorrente avrebbe organizzato e preso parte a manifestazioni 

che esprimevano dissenso nei confronti della linea governativa. A causa di 

tali attività egli avrebbe subito minacce telefoniche, pestaggi e fermi. In 

questo contesto ha in particolare riferito di una manifestazione svoltasi a 

D._______ il (…) e nel corso della quale alcuni suoi compagni sarebbero 

stati arrestati. Il richiedente asilo sarebbe però riuscito a fuggire, 

rifugiandosi al suo domicilio. Poco tempo dopo, e meglio, il (…), il suo 

coinquilino si sarebbe offerto di recarsi al lavoro al suo posto, finendo per 

essere ucciso. L’interessato si è detto convinto che il bersaglio originario 

dell’aggressione sarebbe da ricercarsi nella sua persona. Nell’ambito della 

sua domanda d’asilo egli ha fatto valere anche dei problemi di salute, 

segnatamente la sua positività all’HIV ed all’epatite B, nonché 

l’impossibilità a ricevere terapie nel paese d’origine (cfr. atti A18 ed A28). 

C.  

Con decisione del 9 novembre 2018, notificata al ricorrente il 13 novembre 

2018 (cfr. atto A43), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha 

respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del 

ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione del medesimo. 

D.  

Il 13 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 14 

dicembre 2018) il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendo, in via principale il riconoscimento della qualità di 

rifugiato e in via sussidiaria l’ammissione provvisoria per causa 

d’inesigibilità, il tutto con protesta di tasse, spese e ripetibili. Egli ha 

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parimenti richiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria e 

del gratuito patrocinio nella persona dell’avv. Immacolata Iglio Rezzonico. 

E.  

Con decisione incidentale del 17 gennaio 2019, il Tribunale ha accolto 

l’istanza di assistenza giudiziaria, nominando nel contempo l’avv. 

Immacolata Iglio Rezzonico quale gratuita patrocinatrice. 

Contestualmente, ha invitato la SEM a presentare una risposta al gravame. 

F.  

Il 29 gennaio 2019 l’autorità inferiore si è riconfermata nelle proprie 

posizioni. Le osservazioni della SEM sono poi state trasmesse per 

conoscenza all’insorgente. 

G.  

Per mezzo di ulteriore decisione del 9 marzo 2020, il Tribunale ha richiesto 

alla rappresentante del ricorrente un certificato medico attualizzato. 

H.  

Con scritto del 18 marzo 2020, l’insorgente ha fatto pervenire al Tribunale 

la documentazione medica richiesta nonché degli estratti in lingua straniera 

con parziale traduzione che proverrebbero da un account di un social 

network a lui appartenete e ch’egli sostiene attesterebbero la persistenza 

di minacce nei suoi confronti. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

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autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

3.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

3.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

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allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

3.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimile il fatto 

che l’insorgente sarebbe stato l’obbiettivo primario dell’aggressione 

costata la vita al suo coinquilino. Già solo il resoconto di quanto accaduto 

a quest’ultimo sarebbe stato vago e confuso, essendosi l’interessato 

limitato a riferire di aver udito urla e rumori senza inizialmente riuscire a 

scorgere gli aggressori. In assenza di elementi concreti che permettano di 

collegare l’evento descritto alla sua persona, tale assunto si fonderebbe su 

di informazioni imprecise comunicategli da terzi senza che le fonti a monte 

siano state specificate. Anche quo alle presunte minacce ed ai pestaggi, il 

narrato si sarebbe rivelato ben poco circostanziato. In primo luogo non vi 

sarebbe modo di identificare in modo chiaro gli autori delle intimidazioni, 

posto che il ricorrente avrebbe affermato che le stesse provenissero da 

“tutti gli organi di potere possibili” senza indicare però di quali si trattasse. 

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Secondo l’autorità di prima istanza, l’insorgente medesimo avrebbe 

posseduto informazioni poco chiare sugli autori, e ciò nonostante si sia 

detto sicuro della relazione, diretta o indiretta, con le autorità. Allegazioni 

evasive avrebbero altresì riguardato altri aspetti, quali la sorveglianza e le 

telefonate minatorie. Sarebbe dipoi molto strano che il ricorrente nel corso 

dell’audizione complementare sia riuscito a fornire gli appellativi completi 

delle persone che lo importunavano nonché informazioni dettagliate sugli 

atti pregiudizievoli, allorché in precedenza sarebbe invece rimasto sul 

vago. Secondo l’autorità resistente le allegazioni del richiedente l’asilo 

sarebbero pure contraddittorie su alcuni aspetti. Egli si sarebbe infatti 

smentito circa il fatto di essere o meno a conoscenza delle ragioni a monte 

di uno dei fermi subiti. Inoltre uno dei pestaggi, e meglio, quello che gli 

avrebbe causato una lesione, sarebbe stato descritto con modalità difformi. 

Per il resto, ha concluso l’autorità inferiore, il timore di non poter accedere 

alle cure mediche in patria non costituirebbe pregiudizio rilevante per 

l’asilo. 

4.2 Nel gravame l’insorgente avversa in toto la lettura dell’autorità 

resistente. Egli esordisce rammentando di aver specificato che gli 

aggressori avrebbero saputo della sua presenza a D._______ e del fatto 

che avrebbero lasciato in due l’abitazione. Il suo racconto in relazione a 

tale episodio apparrebbe lineare e coerente. Pretendere che l’interessato 

fornisse maggiori dettagli equivarrebbe ad una forzatura. Quest’ultimo 

avrebbe d’altro canto ampiamente spiegato in cosa consistesse la sua 

attività di oppositore nonché le ragioni alla base dell’impossibilità ad avere 

nominativi ed indicazioni precise sui persecutori. Diversi rapporti 

indipendenti dimostrerebbero d’altro canto le ampie violazioni dei diritti 

umani perpetrate in Russia, violazioni le cui modalità si apparenterebbero 

a quanto da lui descritto. Sarebbe dipoi fuori luogo affermare che 

l’insorgente abbia aggiunto particolari inizialmente omessi, posto che la 

validità della sua spiegazione, laddove imputa la differenza alla maggior 

specificità delle domande postegli, risulterebbe evidente. Inoltre, i cinque o 

sette episodi menzionati risulterebbero gli stessi. Il ricorrente ritiene del 

resto che il fatto di aver indicato le generalità di coloro che lo avrebbero 

convocato e minacciato lascerebbe intendere un certo grado di dettaglio e 

di concretezza. Quanto alla convocazione, si denoterebbe una certa 

linearità, avendone il ricorrente già parlato in precedenza. Dalla lettura dei 

verbali apparirebbe poi lapalissiano che l’insorgente si riferisse a due 

episodi diversi quanto alle pretese incongruenze sul fermo. Lo stesso 

varrebbe per il pestaggio, dal momento ch’egli avrebbe dichiarato di aver 

subito violenze in più occasioni ricordando l’episodio del 2015 per via del 

successivo ricovero in ospedale. La ricerca smodata di contraddizioni, 

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prosegue l’impugnativa, lederebbe l’obbiettività dell’autorità inferiore, visto 

che anche quanto alla tesi della diversa descrizione del pestaggio vi 

sarebbe da constatare la coerente segnalazione dell’esistenza di diversi 

episodi. Ciò detto, conto tenuto delle circostanze e dello stato di salute 

dell’insorgente, attendersi un resoconto coerente risulterebbe eccessivo, 

non oggettivo nonché poco empatico.  

5.  

È tuttavia opinione del Tribunale che il racconto dell’insorgente contenga 

effettivamente diversi indicatori di inverosimiglianza.  

 

5.1 In primo luogo, già la descrizione delle attività politiche a monte delle 

problematiche risulta piuttosto scarna di dettagli. Al momento di esprimersi 

liberamente il ricorrente non ha invero saputo indicare con certezza 

nemmeno l’anno in cui sarebbe iniziato il suo attivismo (cfr. atto A18, D40 

e seg.). Le presunte mansioni svolte in favore al partito di E._______ sono 

inoltre state descritte in modo piuttosto generico (cfr. atto A18, D43, D48, 

D50). Inconcludente è altresì il resoconto delle informazioni in base alle 

quali l’insorgente avrebbe dedotto la correlazione tra l’uccisione dell’amico 

e l’attività politica, così come il rischio che la medesima sorte toccasse a 

lui. Il richiedente l’asilo si è infatti limitato a riportare informazioni generiche 

che gli sarebbero state comunicate da un compagno di partito, il quale le 

avrebbe a sua volta apprese da terzi (cfr. atto A18, D78 e seg.). Poco 

convincente è del resto anche l’illustrazione delle minacce. Inizialmente il 

ricorrente è infatti rimasto sul generico, parlando perlopiù di un agire 

generalizzato delle autorità e senza ricondurre spontaneamente l’accaduto 

ad un episodio in particolare (cfr. atto A18, D54, D55). In tale contesto, egli 

ha effettivamente fornito alcuni esempi, senza tuttavia arricchire l’esposto 

con particolari degni di nota e ciò nonostante le precise domande postegli 

dall’auditore (cfr. atto A18, D56, D57). È peraltro del tutto inusuale che nel 

corso dell’audizione complementare siano finalmente apparsi dettagli del 

tutto inattesi quali le generalità complete degli autori delle minacce (cfr. atto 

A28, D8, D12, D19).  

 

5.2 D’altro canto, è indubbio che quanto addotto nel corso della seconda 

audizione sia solo in parte affine alla versione precedentemente proposta. 

Riferendo sulle intimidazioni subite, e meglio, segnalando l’esistenza di un 

numero di episodi compreso tra i cinque ed i sette, l’insorgente li ha in un 

primo momento concretizzati quali semplici minacce e tentavi di pestaggio 

(cfr. atto A18, D40) ed in seguito come arresti concreti con tanto di 

interrogatori (cfr. atto A28, D10). Non si può dunque a giusto titolo parlare 

di una semplice aggiunta resasi necessaria dalla maggior specificità delle 

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domande, quanto più di una descrizione in parte difforme dei medesimi 

accadimenti. Questo Tribunale non è inoltre convinto dalla tesi ricorsuale 

secondo cui parlando contraddittoriamente del fermo, l’insorgente 

intendesse riferirsi a due episodi distinti (cfr. atto A18, D64-65 e A28, D54). 

La SEM ha infatti menzionato espressamente la violazione del codice 

stradale anche nell’ambito della seconda audizione, cosa che lascia ben 

poco spazio per una tale interpretazione (cfr. atto A28, D53). Per non dire 

della diversa illustrazione dell’episodio del pestaggio a monte di una sua 

ospedalizzazione, rispetto al quale i presunti autori sono dapprima stati 

descritti quali “tre persone abbastanza robuste scese da una macchina” ed 

in seguito come “cinque, sei, sette persone” in abiti militari (cfr. atto A18, 

D66 e A28, D36, D41). Viene da sé che la giustificazione impostata 

sull’esistenza di diversi avvenimenti non giunge in soccorso 

dell’insorgente, dal momento che anche a tal riguardo dai verbali si evince 

una chiara contestualizzazione del singolo evento basata sul luogo in cui 

lo stesso si è svolto (cfr. atto A18, D66 e A28, D35). 

 

5.3 I mezzi di prova prodotti contestualmente allo scritto del 18 marzo 2020 

a riprova dell’esistenza di minacce a danno dell’insorgente non aggiungono 

alcunché di concludente. Secondo le traduzioni parziali addotte trattasi 

invero di generiche intimidazioni ed insulti consequenziali a delle 

pubblicazioni sui social media senza correlazioni apparenti con gli eventi a 

margine. 

 

6.  

Atteso che le succitate allegazioni del ricorrente non adempiono le 

esigenze poste dall’art. 7 LAsi e che le domande di protezione fondate sulla 

situazione personale del richiedente l’asilo (motivi economici o medici) non 

soddisfano le condizioni di cui all’art. 3 LAsi, il ricorso in materia di 

riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non 

merita tutela e la decisione impugnata va su tali punti confermata.  

 

7.  

7.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato 

l’allontanamento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile e ciò nonostante lo stato 

di salute dell’insorgente. Egli avrebbe infatti la possibilità di accedere a dei 

trattamenti in patria. 

7.2 Nel gravame, la patrocinatrice dell’insorgente avversa anche tale 

assunto rinviando a quanto esposto precedentemente a riguardo dei motivi 

d’asilo. Secondo il senso delle argomentazioni ricorsuali, in parte non 

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pertinenti, si può partire dall’assunto che essa ritenga che l’insorgente non 

avrebbe la possibilità di accedere alle cure mediche in patria. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

9.  

9.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

9.3 Le condizioni prescritte dall’art. 83 LStrI sono di natura alternativa. È 

sufficiente il realizzarsi di una di esse perché l’allontanamento risulti 

ineseguibile (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

10.  

10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Entrano altresì in linea di conto i motivi personali, segnatamente 

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medici, che possono esporre a pericolo concreto il richiedente l’asilo (cfr. 

DTAF 2014/26 consid. 7). 

10.2 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in 

caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento 

diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure 

mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina 

generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme 

alla dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 

4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un 

accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o 

mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura 

ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di 

destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elvetico. In tal 

senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese 

d’origine del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli 

prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà 

ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della 

disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe 

così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in 

pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e 

notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 

e relativi riferimenti). 

10.3 Con particolare riferimento ai malati di HIV, la giurisprudenza ha già 

avuto modo di precisare che l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile fintantoché l’infezione non ha raggiunto lo  

stadio C ai sensi della classificazione operata dai Centers for Disease 

Control and Prevention (CDC). Nell’ambito della valutazione dell’esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento è necessario tenere conto non solo 

dello stadio dell’infezione HIV, ma anche della situazione concreta della 

persona in questione nello Stato d’origine o di provenienza. In questo 

senso, le circostanze concrete di un caso possono rendere impossibile 

l’esecuzione dell’allontanamento di una persona con una stadiazione B3 o 

anche B2, non essendo tuttavia escluso che in capo a circostanze 

particolarmente favorevoli, anche un malato allo stadio C possa essere 

allontanato. La questione della stadiazione della malattia non è dunque una 

discriminante assoluta ma va piuttosto esaminata caso per caso onde 

determinare l’esigibilità del rinvio (cfr. DAF 2009/2 consid. 9.3 – 9.4, 

sentenza del Tribunale D-2388/2018 del 1° febbraio 2019 consid. 8.3).  

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10.4 Secondo quanto riportato nel certificato medico del 12 marzo 2020, 

l’insorgente risulta affetto da un’infezione da HIV allo stadio C3 

caratterizzato da un’immunosoppressione grave con un valore di linfociti 

CD4 pari a 86/μl (12 %), cosa che rende necessario il proseguimento della 

profilassi delle infezioni opportunistiche e l’impostazione di controlli 

regolari. Sempre secondo il parere del curante, il richiedente asilo avrebbe 

sviluppato una moderata fibrosi epatica. Un ulteriore certificato versato agli 

atti attesta pure l’esistenza di problematiche psichiche di una certa  

gravità (cfr. risultanze processuali).  

10.5 Su tali presupposti, è incontestabile che allo stato attuale la salute del 

ricorrente sia fortemente compromessa e ch’egli abbisogni di un seguito 

medico regolare senza il quale la sua speranza di vita ne risulti intaccata. 

In ossequio a quanto esposto poc’anzi, atteso che un’interruzione dei 

trattamenti equivarrebbe ad una messa in pericolo concreta, si necessità 

ora di vagliare le possibilità di presa a carico nel suo paese d’origine. 

10.6 In Russia la copertura sanitaria di base è gratuita e le cure sono prese 

a carico dall’assicurazione sanitaria obbligatoria (cfr. tra le tante sentenza 

del Tribunale D-6943/2016 del 27 dicembre 2016). Ciò nondimeno, la 

Russia è uno dei pochi paesi nei quali l’epidemia da HIV risulta in crescita. 

Il numero ufficiale di persone sieropositive ha superato il milione di persone 

nel 2015. A giugno 2018, quasi 1,3 milioni di persone erano state 

contagiate, delle quali 294’000 sono decedute. Nonostante gli obiettivi 

fissati dalle Nazioni Unite prevedano che il 90% delle persone sieropositive 

debbano poter ricevere una terapia antiretrovirale cfr. (UNAIDS, 90-90-90 

Treatment for all, consultato all’indirizzo < https://www.unaids.org/ 

en/resources/909090 > il 09.06.2020), la strategia russa mirerebbe 

solamente un tasso di accesso ai trattamenti pari al 60 % (cfr. TWIGG 

JUDYTH, Russlands vermeidbare HIV/Aids-Epidemie, in Russland 

Analysen, Nr. 373, 12.07.2019, consultato all’indirizzo < https://www.l 

aender-analysen.de/russland/pdf/RusslandAnalysen373.pdf > il 18.05.20 

20). Formalmente le agenzie statali offrono test HIV e terapia 

antiretrovirale, che sono disponibili in linea di massima gratuitamente 

presso i centri regionali per l’AIDS. Tuttavia, nel 2017 le persone che hanno 

potuto accedere ai trattamenti sono solo 235.000, ossia una frazione dei 

contagiati. Il Ministero delle finanze ha inoltre bloccato la prevista 

assegnazione dell’equivalente di 1,2 miliardi di dollari in fondi di bilancio 

per gli anni 2018-2021 per combattere l’epidemia (cfr. The Moscow Times, 

Russian Health Ministry Abandons Plans to Spend Additional 70 Billion 

Rubles on Fighting HIV Epidemic, 27.01.2017, consultato all’indirizzo 

< https://www.themoscowtimes.com/2017/01/25/russian-health-ministry-a 

D-7066/2018 

Pagina 12 

bandons-plans-to-spend-additional-70-billion-rubles-on-fighting-hiv-epide 

mic-a56929 > il 18.05.2020).  

10.7 Si tratta dunque di un quadro che presenta un certo grado di criticità 

e che risulta essersi ulteriormente aggravato a seguito dello scoppio 

dell’epidemia di Covid-19 (cfr. Radio Free Europe, For Russia’s HIV-

Positive Population, The Coronavirus Crisis Is Making Things Much Worse, 

14.04.2020, consultato all’indirizzo < https://www.rferl.org/a/for-russian-

hiv-positive-population-coronavirus-crisis-making-things-much-worse/305 

53058.html > il 18.05.2020). In questo stesso senso si indirizzano anche le 

considerazioni esposte dal medico curante nel certificato medico prodotto 

dall’insorgente e secondo le quali meno della metà dei pazienti riceverebbe 

una terapia antiretrovirale. Viene pure segnalato che vi sarebbe grande 

reticenza nella presa a carico dei pazienti che, come l’insorgente, ricevono 

una sostituzione oppioide (cfr. risultanze processuali).  

10.8 Nel complesso e con tutte le riserve del caso, il Tribunale giunge 

quindi alla conclusione che alla luce di una combinazione di fattori negativi 

legati alla specificità del caso di specie ed alla corrente situazione sanitaria, 

l’impatto di un allontanamento dell’insorgente verso la Russia sarebbe a tal 

punto grave da porlo in una situazione di minaccia esistenziale. Così, la 

sua salute fisica, gravemente compromessa, lo stato mentale instabile, la 

necessità di una regolare supervisione per garantire che i vari trattamenti 

da seguire vengano effettivamente assunti nonché la difficile situazione 

sanitaria rendono temporaneamente ed in via del tutto eccezionale 

inesigibile l’esecuzione del suo rinvio. Non vi sono, in altri termini, le 

condizioni favorevoli prescritte dalla giurisprudenza per ammettere 

l’insussistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento di una 

persona colpita dall’HIV allo stadio C (cfr. situazione comparabile nella già 

citata sentenza D-2388/2018 consid. 10).   

11.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzione 

dell’allontanamento e per il resto è respinto. Le SEM è invitata a 

regolamentare le condizioni del soggiorno del ricorrente conformemente 

alle disposizioni sull’ammissione provvisoria. 

A tal riguardo è opportuno osservare che la SEM è tenuta a verificare 

periodicamente se le condizioni per l’ammissione provvisoria siano ancora 

soddisfatte (art. 84 cpv. 1 LStrI in relazione con l’art. 83 cpv. 1 LStrI).  

D-7066/2018 

Pagina 13 

In tal senso, vista la mutabilità dello stato di salute dell’insorgente e della 

situazione congiunturale nel paese d’origine, si impone un vaglio periodico 

di tali aspetti, onde determinare se vi sia modo di considerare nuovamente 

dati i presupposti di cui all’art. 83 cpv. 2 – 4 LStrI. 

12.  

12.1 Avendo il Tribunale, con decisione incidentale 17 gennaio 2019, 

accolto l’istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio, non 

vengono prelevate spese processuali (art. 63 cpv.1 e 2 PA). 

12.2 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o 

in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità 

per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La 

parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili, le 

quali hanno preminenza rispetto all’onorario d’ufficio, devono presentare al 

Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una nota particolareggiata 

delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta alla parte sulla base di 

tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa l’indennità sulla base degli 

atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

Nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata l’indennità per 

spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 450.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA 

compresi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

12.3 Per il resto, nei casi in cui è stato nominato un patrocinatore d’ufficio, 

la tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.– ed i CHF 220.– (art. 

12 ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il Tribunale ritiene pertanto adeguato, in 

assenza di una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e necessario 

svolto dalla rappresentante dei ricorrenti (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il 

versamento di un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 500.– (disborsi e 

indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi). 

12.4 La presente decisione non concerne persone contro le quali è 

pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

D-7066/2018 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzione dell’allontanamento. 

I punti 4 e 5 della decisione della SEM del 9 novembre 2018 sono annullati. 

Per il resto è il ricorso è respinto. 

2.  

L’esecuzione dell’allontanamento non è al momento ragionevolmente 

esigibile. La SEM è invitata a regolamentare il soggiorno del ricorrente 

conformemente alle disposizioni sull’ammissione provvisoria ed a 

verificare periodicamente se le condizioni per il suo mantenimento siano 

soddisfatte. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La SEM rifonderà al ricorrente CHF 450.– quale indennità per spese 

ripetibili. 

5.  

La cassa del Tribunale verserà al ricorrente un’indennità per patrocinio 

d’ufficio di CHF 500.–. 

6.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

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