# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0173c9bf-f630-54fb-9c30-e1c0b7345a20
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-09-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.09.2020 39.2020.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2020-2_2020-09-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  39.2020.2

   

  dc/gm

  	
  Lugano

  3 settembre 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 maggio 2020 di

 

	
   

  	
  1.  RI
  1   

  2.  RI
  2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 5 maggio 2020 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assegni di famiglia (assegno parentale)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                      in fatto

 

                          1.1.  Con decisione su reclamo del 5
maggio 2020, la CO 1 (in seguito: Cassa) ha confermato la decisione del 1°
aprile 2020 (cfr. Doc. 5) con la quale ha negato a RI 1 e RI 2 l’assegno
parentale, argomentando:

 

" (…) 

L’art. 71b cpv. 3 Laf prevede che il diritto all’assegno è
vincolato alle condizioni seguenti:

 

a)   i redditi
lordi da attività lucrativa dei membri dell’unità di riferimento, comprese le
rendite e le indennità sostitutive di reddito, non devono eccedere 110'000
franchi annui;

b)   la sostanza
mobiliare e immobiliare netta dei membri dell’unità di riferimento non deve
eccedere 400'000 franchi.

 

Il diritto all'assegno viene determinato tenendo conto della
situazione personale e finanziaria dell'unità di riferimento esistente sei mesi
dopo la nascita.

 

Nel caso specifico, rileviamo che la figlia __________ è nata il __________
agosto 2019: il mese determinante per il calcolo del reddito è dunque febbraio
2020.

 

Il reddito lordo annuo indicato nella decisione del 1° aprile
2020, che ha contribuito a determinare il rifiuto dell'AP è di CHF 118'140.-
composto dal salario lordo annuo della signora RI 1 di CHF 75'425.- (CHF
5'801.95 x 13 mensilità) e del salario lordo annuo del signor RI 2 di CHF
42'715.- [(CHF 3'055 x 13) + (250 x 12) mensilità].

 

A seguito del reclamo la Cassa ha provveduto a controllare la
correttezza del calcolo effettuato ed ha richiesto conferma del versamento
della tredicesima mensilità a favore del signor RI 2.

In data 24 aprile 2020 la Cassa ha ricevuto risposta a quanto
sopra e ha modificato il reddito da attività dipendente lordo annuo del signor RI
2 considerando 12 mensilità e più precisamente:

[(CHF 3'055 x 12) + (250 x 12)] = a CHF 39660.-.

 

Nonostante la modifica apportata, non sussiste il diritto per il
riconoscimento dell'AP (CHF 75'425.- + CHF 39'600.- = CHF 115'025.-).

 

Visto quanto sopra esposto, valutato che il reddito lordo annuo
accertato dei reclamanti, è superiore rispetto al limite previsto ai sensi Laf,
non sussiste il diritto all'AP; la decisione di data 1° aprile 2020 è pertanto
confermata. (…)” (Doc. A)

 

                          1.2.  Contro la decisione su reclamo RI 1
e RI 2 hanno inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale contestano il
fatto che l’amministrazione abbia fissato il reddito determinante considerando
il reddito conseguito nel mese di febbraio, convertito in reddito annuale.

                                  Secondo
i ricorrenti la volontà del legislatore sarebbe invece quella di considerare il
reddito medio ottenuto nel periodo di sei mesi dopo la nascita, riportato su
base annua:

 

" (…)

5.   A mente dei
ricorrenti, la Cassa ha proceduto ad un'interpretazione errata ed arbitraria
dell'art. 71b cpv. 1 Laf, tenendo conto unicamente del reddito conseguito nel
mese di febbraio 2020, ossia il 6° mese dopo la nascita di __________. La
volontà del legislatore non è, infatti, quella di prendere come base di
riferimento solo il sesto mese dopo la nascita, bensì il periodo di sei mesi
dopo la nascita, facendo quindi una media su base annua. Altrimenti mal si
spiegherebbe il tenore del Messaggio governativo, dove risulta che il
legislatore si era preoccupato di non penalizzare eventuali scelte lavorative
dei genitori dopo la nascita ("(...) ciò consente di considerare le scelte
lavorative dei genitori che dopo l'evento decidono di ridurre il loro grado
d'occupazione per dedicarsi al figlio").

 

      Per
contro, limitare l'esame ad un solo unico mese (il 6° dopo la nascita) come
fatto dalla Cassa è inutilmente penalizzante, oltre che limitativo e non
risulta chiaramente dalla legge. Peraltro, tale maniera di procedere si
presterebbe a notevoli abusi, in quanto basterebbe che il richiedente per quel
singolo mese prenda un congedo non pagato, oppure non lavori, per poter
beneficiare automaticamente dell'assegno parentale. In quel caso, a seguire il
ragionamento della Cassa, il reddito computabile sarebbe 0 (!).

      Nel mio
caso concreto, sarebbe bastato ad esempio che io avessi consumato le vacanze in
dicembre 2019, beneficiando così del congedo non pagato fino a marzo 2020 (cfr.
decisione del __________ del 19 novembre 2019) per poter beneficiare senza
troppi problemi dell'assegno parentale. Questa soluzione appare francamente
assurda e contraria allo scopo che la legge si prefigge.

 

      Inoltre,
significative variazioni intervenute al 6° mese dopo la nascita rendono
arbitrario il metodo di calcolo proposto dalla Cassa. Si pensi, ad esempio, ad
una famiglia composta unicamente da un genitore che lavora, pagato ad ore,
laddove per 11 mesi egli ha lavorato a tempo parziale per 5 ore al giorno,
conseguendo un reddito inferiore su base annuale rispetto a quello menzionato all'art.
71b cpv. 3 Laf.

      Proprio il
6° mese dopo la nascita (il 12° su base annuale) il genitore, a seguito di ore
straordinarie, lavora per una media di 8,5 ore al giorno e riceve inoltre in
busta paga il pagamento di vacanze in arretrato, percependo quindi un reddito
superiore. Seguendo il ragionamento della Cassa, in questo caso si prenderebbe
in conto solo il 6° mese dopo la nascita, ossia proprio l'unico dove il
lavoratore ha conseguito un reddito superiore, negando l'assegno parentale. La
situazione appare assurda, dato che in questo esempio il lavoratore ha
conseguito per 11 mesi su 12 un reddito inferiore rispetto al limite di legge.

 

      Situazione
ancora più assurda se, come esempio, una famiglia composta unicamente da un
genitore che lavora come quadro dirigente in un'azienda e quindi con un reddito
decisamente superiore alla media, il genitore che lavora decidesse di prendere
un congedo non pagato di 7 mesi e quindi, sempre seguendo il ragionamento della
Cassa, tenendo conto solo del 6° mese dopo la nascita, essendo in congedo non
pagato, il reddito sarebbe pari a "0" e quindi beneficerà senza alcun
problema all'assegno parentale.

 

6.   A mente dei
ricorrenti, invece, con la frase "il diritto all'assegno viene determinato
tenendo conto della situazione personale e finanziaria dell'unità di
riferimento esistente sei mesi dopo la nascita" il legislatore intendeva
manifestamente che occorre prendere come valore di riferimento il periodo che
va dalla nascita al sesto mese. Altrimenti, l'art. 71b cpv. 1 Lai sarebbe stato
formulato "il diritto all'assegno viene determinato tenendo conto della
situazione personale e finanziaria dell'unità di riferimento esistente
unicamente per il sesto mese dopo la nascita", mentre invece questa
limitazione non risulta né dal Messaggio governativo né, a nostra conoscenza,
dai dibattiti parlamentari.

      Nel caso
concreto, occorre quindi fare una media fra i redditi percepiti dall'unità di
riferimento dal 19 agosto 2019 al 19 febbraio 2020 (periodo di 6 mesi).

 

      Così
facendo, risultano i seguenti redditi (Doc B):

 

	
   

  	
  RI 1

  	
  RI 2

  
	
  agosto 1/3 (nascita 19.08.2019)

  	
  2'134.90

  	
  941.67

  
	
  settembre

  	
  6'404.70

  	
  3'520.00

  
	
  ottobre

  	
  6'404.70

  	
  3'445.00

  
	
  novembre

  	
  6'404.70

  	
  3'960.00

  
	
  dicembre

  	
  1'652.85

  	
  2'975.00

  
	
  tredicesima /2

  	
  3'004.35

  	
  0.00

  
	
  gennaio

  	
  0.00

  	
  3'115.00

  
	
  febbraio 2/3 (nascita 19.08.2020)

  	
  3'867.97

  	
  2'203.33

  
	
  totale

  	
  29'874.17

  	
  20'160.00

  
	
  totale *2

  	
  59'748.33

  	
  40'320.00

  
	
  totale

  	
  100'068.33

  	
   

  

 

7.   Ne consegue
che il diritto all'assegno appare pacificamente dato, tenuto conto che il
reddito lordo non supera la soglia di CHF 110'000.- annui. La decisione
impugnata deve quindi essere annullata. (…)” (Doc. I)

 

                                  I ricorrenti sostengono poi che,
a torto, è stato considerato l’importo conseguito da RI 1 nel mese di febbraio
2020 in quanto ella non ha lavorato bensì ha usufruito di vacanze arretrate.

                                  Essi
sottolineano che ritenere un salario composto unicamente dal pagamento di
vacanze arretrate “appare contrario allo spirito della legge e all’art. 71b
cpv. 3 Laf”.

 

                                  Infine,
i ricorrenti chiedono che si prenda in ogni caso in considerazione il periodo
dal 20 febbraio al 19 marzo 2020, in quanto il 1° febbraio 2020 i sei mesi
dalla nascita della figlia (avvenuta il 19 agosto 2019) non erano ancora
trascorsi:

 

" (…)

Perciò, a seguire alla lettera il ragionamento e calcolando
esattamente il 6° mese dal a nascita, si avrebbe comunque un reddito per
l'unità di riferimento di complessivi CHF 109511.-. Questa somma è il calcolo
di 1/3 del salario complessivo conseguito per il mese di febbraio 2020 (per la
precisione dal 20 febbraio al 29 febbraio) e 2/3 per il mese di marzo 2020 (dal
01 marzo al 19 marzo), ma senza calcolare la quota parte di tredicesima perché
non dovuta (doc. C).

E più nel dettaglio:

 

 

 

 

	
  dal 20.02 al 19.03.2020

  	
  RI 1

  	
  RI 2

  
	
  febbraio 1/3

  	
  1'933.98

  	
  1'101.67

  
	
  marzo 2/3

  	
  4'314.27

  	
  1'776.00

  
	
  totale

  	
  6'248.25

  	
  2'877.67

  
	
  totale *12

  	
  74'979.00

  	
  34'532.00

  
	
  totale

  	
  109.511

  	
   

  

 

Contrariamente a quanto ritenuto dalla Cassa, è infatti erroneo
calcolare la quota parte di tredicesima per RI 1, e ciò in virtù di due ovvi
motivi. In primo luogo, in quanto usufruendo del congedo non pagato (art. 47
LORD), nessuna tredicesima verrà versata. In secondo luogo, perché per il mese
di gennaio 2020 non è stato percepito nessun salario (essendo in congedo non
pagato), ciò che "annulla" il mese di tredicesima. Il calcolo operato
dalla Cassa, oltre che basato su una distorta interpretazione della legge, è
quindi pure arbitrario. (…)” (Doc. I)

 

                          1.3.  Nella sua risposta di causa del 9
giugno 2020 la Cassa propone di respingere il ricorso e ribadisce che il
calcolo corrisponde alla volontà del legislatore (cfr. doc. III e Commento alla
modifica del regolamento sugli assegni di famiglia (Reg. Laf) del 16 ottobre
2018, doc. III/1).

 

                          1.4.  Il 23 giugno 2020 i ricorrenti
hanno inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:

 

" (…) ribadiamo
quanto contenuto nel nostro ricorso.

Chiediamo inoltre a questa lodevole Corte di esaminare se le norme
di diritto cantonale riguardo all'assegno di paternità siano rispettose del
diritto federale. In effetti, a parere della scrivente, l'articolo 71b Laf
appare contrario al divieto di discriminazione sancito dall' art. 8 Cost. e ciò
nella misura in cui, a seconda delle possibilità economiche della gestante, la
madre può prendere un congedo più o meno lungo. Una famiglia più abbiente potrà
stare a casa più a lungo, ciò che significa che potrà beneficiare dell'assegno
se il criterio di calcolo è solo il 6° mese dopo la nascita.

Il parallelismo con gli assegni AFI e API non calza proprio in
quanto le condizioni vengono riviste dalla Cassa in maniera periodica. Invece,
per l'assegno parentale, ciò non avviene essendo un contributo una tantum. Ne
consegue che in questo contesto, a seguire lo IAS, si avrebbe una notevole
disparità di trattamento a seconda delle condizioni economiche della famiglia,
se può permettersi di rimanere in maternità più a lungo o meno. (…)” (Doc. V)

 

                                  Al riguardo il 7 giugno (recte:
luglio) 2020 la Cassa si è così espressa:

 

" (…) Premesso
che non si tratta di "seguire lo IAS" o meno, in quanto il nostro
Istituto si limita ad applicare una normative che abbiamo visto essere ben
chiara nei contenuti e prima ancora nello scopo, le argomentazioni dei signori RI
1 e RI 2 vanno recisamente respinte; non vi sono medie retrospettive da
effettuare oppure delle proiezioni future (dal settimo al dodicesimo mese, od
altro), così come non sarà il tal senso determinante il divorzio avvenuto il
terzo mese od il matrimonio del decimo, ecc.

Differentemente, ogni potenziale beneficiario proporrebbe una
propria interpretazione a seconda delle circostanze personali.

Come sottolineato, la prestazione in oggetto concerne un momento
preciso della vita dei neogenitori ed è per quel momento preciso che vanno
analizzate sia entrate, che patrimonio che situazione familiare.

Pure ricordato che v'è una seconda cumulative condizione economica
a limitazione della fascia di popolazione interessata, è pacifico che la mamma
che - magari esaurite le indennità - rinuncia alla propria attività lucrative
oppure beneficia di un congedo per accudire personalmente il figlio riceverà
questo aiuto economico; una situazione non certo paragonabile a chi nel sesto
mese successivo alla nascita continua (o riprende) a percepire il proprio
salario. Non v'è quindi disparità di trattamento, che anzi si concretizzerebbe
trattando allo stesso modo situazioni dissimili.

La Cassa si rifà così integralmente ai contenuti della sua
risposta di causa del 09 giugno 2020, ribadendo la propria richiesta di vedere
confermata la decisione impugnata. (…)” (Doc. VII)

 

                                  in diritto

 

                          2.1.  L’assegno parentale è una
prestazione sociale introdotta dal Parlamento cantonale attraverso una modifica
della Legge sugli assegni di famiglia (Laf) del 12 dicembre 2017, entrata in
vigore il 1° gennaio 2019 (cfr. BU 2018 215).

 

                                  Si
tratta di una prestazione unica e ammonta a CHF 3'000.- (cfr. art. 71c cpv. 1
Laf).

 

                                  Per
poter beneficiare dell’assegno parentale i richiedenti devono rispettare le
seguenti condizioni generali fissate all’art. 71a Laf:

 

" 1Le
persone domiciliate e dimoranti nel Cantone hanno diritto all’assegno:

a)   per ogni
figlio nato, domiciliato e dimorante nel Cantone, nei confronti del quale
sussiste un rapporto di filiazione ai sensi del Codice civile svizzero;

b)   per ogni
minorenne accolto per futura adozione, domiciliato e dimorante nel Cantone, se
è stata rilasciata l’autorizzazione dell’autorità cantonale. Non conferisce
alcun diritto l’adozione del figliastro ai sensi del Codice civile svizzero.

 

2Non hanno diritto all’assegno i rifugiati, i
richiedenti l’asilo e gli stranieri ammessi in Svizzera a titolo provvisorio,
fintantoché essi sono presi a carico ai sensi della legge sull’asilo del 26
giugno 1998 (LAsi).

 

3Il genitore o il futuro genitore adottivo ha diritto
all’assegno se al momento della nascita oppure dell’accoglimento a casa del
minore:

a)   ha il
domicilio e la dimora nel Cantone da almeno tre anni se cittadino svizzero;

b)   ha il
domicilio e la dimora nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino
straniero.”

                                  Trattandosi di una prestazione
attribuita in modo selettivo e non generalizzato, occorre inoltre che l’unità
di riferimento che entra in considerazione soddisfi le condizioni economiche,
così fissate all’art. 71b Laf:

 

" 1Il
diritto all’assegno viene determinato tenendo conto della situazione personale
e finanziaria dell’unità di riferimento esistente sei mesi dopo la nascita
oppure, in caso di adozione, sei mesi dopo l’accoglimento a casa del minore.

 

2Riservate le disposizioni della Laps concernenti i
coniugi separati di fatto, l’unità di riferimento è costituita:

a)   dal titolare del diritto;

b)   dal coniuge o dal partner registrato;

c)   dal partner convivente, se i figli sono in comune.

 

3Il diritto all’assegno è vincolato alle condizioni
seguenti:

a)   i redditi
lordi da attività lucrativa dei membri dell’unità di riferimento, comprese le
rendite e le indennità sostitutive di reddito, non devono eccedere 110’000
franchi annui;

b)   la sostanza
mobiliare e immobiliare netta dei membri dell’unità di riferimento non deve
eccedere 400’000 franchi.

 

4È fatta salva la richiesta di restituzione
dell’assegno se la situazione ritenuta differisce da quella accertata
dall’autorità fiscale. I membri dell’unità di riferimento sono solidalmente
tenuti alla restituzione.”

 

                                  Il Regolamento sugli assegni di
famiglia (Reg. Laf) prevede all’art. 43b cpv. 1 che “per la composizione
dell'unità di riferimento e le condizioni economiche dei suoi membri, occorre
considerare la situazione in essere nel sesto mese successivo a quello del
giorno del parto o dell'accoglimento a casa del minore”.

 

                                  L’art. 43c Reg. Laf
stabilisce invece che:

 

" 1I
redditi lordi da attività lucrativa vanno calcolati su un anno, in analogia con
quanto avviene per stabilire il diritto all’assegno integrativo e all’assegno
di prima infanzia.

 

2Vanno anche calcolate su base annua le rendite e le
indennità sostitutive di reddito, in particolare quando v’è un diritto in virtù
di una delle leggi seguenti:

 

a)   legge
federale sulle indennità di perdita di guadagno per chi presta servizio e in
caso di maternità del 25 settembre 1952 (LIPG);

 

b)   legge
federale sull’assicurazione per l’invalidità del 19 giugno 1959 (LAI);

 

c)   legge
federale sull'assicurazione malattie del 18 marzo 1994 (LAMal);

 

d)   legge
federale sull'assicurazione contro gli infortuni del 20 marzo 1981 (LAINF);

 

e)   legge
federale sul contratto d’assicurazione del 2 aprile 1908 (LCA);

 

f)    legge
federale sull'assicurazione militare del 19 giugno 1992 (LAM);

 

g)   legge
federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità
per insolvenza del 25 giugno 1982 (LADI);

 

h)   legge sulle
indennità di perdita di guadagno in caso di adozione del 23 settembre 2015”

 

                          2.2.  Per costante giurisprudenza
federale (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.2 pag. 54; DTF 137 V 273 consid. 4.2 pag.
276- 277) la legge va interpretata in primo luogo procedendo dalla sua lettera
(interpretazione letterale). Tuttavia, se il testo non è perfettamente chiaro,
se più interpretazioni del medesimo sono possibili, dev'essere ricercata la
vera portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi
d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito,
nonché i valori su cui essa prende fondamento (interpretazione teleologica).
Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (interpretazione
sistematica; DTF 135 II 78 consid. 2.2 pag. 81; DTF 135 V 153 consid. 4.1 pag.
157; DTF 131 II 249 consid. 4.1 pag. 252; DTF 134 I 184 consid. 5.1 pag. 193;
DTF 134 II 249 consid. 2.3 pag. 252). I lavori preparatori, segnatamente
laddove una disposizione non è chiara oppure si presta a diverse
interpretazioni, costituiscono un mezzo valido per determinarne il senso ed
evitare così di incorrere in interpretazioni erronee (interpretazione storica).
Soprattutto nel caso di disposizioni recenti, la volontà storica dell'autore
della norma non può essere ignorata se ha trovato espressione nel testo oggetto
d'interpretazione (cfr. DTF 134 V 170 consid. 4.1 pag. 174 con riferimenti).
Occorre prendere la decisione materialmente corretta nel contesto normativo,
orientandosi verso un risultato soddisfacente sotto il profilo della ratio
legis. Il Tribunale federale non privilegia un criterio d'interpretazione in
particolare; per accedere al senso di una norma preferisce, pragmaticamente,
ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 III 483 consid. 5.1 pag.
486). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza a quella che
meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il contrario non
risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il Tribunale
federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle leggi federali
(art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore federale non propone
soluzioni contrarie alla Costituzione (cfr. DTF 131 II 562 consid. 3.5 pag.
567; DTF 131 II 710 consid. 4.1 pag. 716; DTF 130 II 65 consid. 4.2 pag. 71).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_223/2013 del 10 aprile 2014 consid. 3.2., pubblicata in DTF 140 V 227; STF
9C_160/2019 del 20 agosto 2019 consid. 5.1., pubblicata in DTF 145 V 354.

 

                          2.3.  Nella presente fattispecie, il
testo della legge impone di considerare la situazione finanziaria dell’unità di
riferimento esistente sei mesi dopo la nascita. 

                                  D’altra
parte, per poter ottenere questa prestazione, il reddito lordo non deve
eccedere 110'000 franchi annui (e la sostanza netta 400'000 franchi annui).

 

                                  Il
testo della legge è chiaro e impone di riferirsi alla situazione “esistente sei
mesi dopo la nascita” e non a quella precedente e successiva.

                                  L’interpretazione
letterale è peraltro confermata dall’interpretazione storica, attraverso
l’esame dei lavori preparatori.

 

                                  Nel
Messaggio 7417 del Consiglio di Stato del 15 settembre 2017 relativo alla Riforma
cantonale fiscale e sociale figurano in particolare le seguenti indicazioni:

 

" (…)

Massimale di reddito

 

L’assegno parentale non è una prestazione a garanzia del
fabbisogno vitale come gli assegni familiari di complemento (AFI e API) o una
prestazione a copertura di una determinata spesa come la riduzione dei premi
(Ripam), il cui diritto dipende dalla situazione economica della famiglia in
termini di redditi e spese. L’obiettivo è quello di fornire un sostegno
economico ai genitori dopo l’arrivo di un figlio. L’assegno parentale intende
aiutare, in particolare, le famiglie confrontate con una diminuzione di reddito
nel primo anno di vita del figlio, segnatamente dopo che la madre ha esaurito
il diritto alle indennità per maternità, che è una prestazione sostitutiva di
reddito. L’assegno è orientato soprattutto ai genitori che lavorano allo scopo
di agevolarli e sostenerli nella conciliazione lavoro/famiglia, senza
dimenticare, considerate le finalità, anche i genitori che non lavorano (in
particolare le famiglie monoparentali). Esso è riconosciuto fino a un
determinato massimale di reddito lordo annuo da attività lucrativa (salario da
dipendente o reddito da indipendente) determinante ai fini dell’AVS percepito
dopo la nascita del figlio o dell’accoglimento dell’adottando.

 

Per l’assegno parentale un massimale di reddito lordo annuo di
140'000 franchi, che si applica al genitore (famiglia monoparentale)
rispettivamente ai genitori (famiglia biparentale).

Ritenuto come il reddito lordo da attività indipendente non è
immediatamente disponibile, il diritto alla prestazione è accordato in via
provvisoria; qualora dovesse essere successivamente appurato che il reddito da
indipendente, così come determinato dalla notifica di tassazione dell’anno di
riferimento, superi il massimale, il genitore è tenuto a restituirla.

 

Oltre al reddito da lavoro, sono considerate anche eventuali
prestazioni sostitutive, quali l’indennità di disoccupazione e di insolvenza ai
sensi della LADI, l’indennità per perdita di guadagno ai sensi della LAINF,
della LAM e dell’assicurazione malattie.

Il reddito considerato è quello percepito dopo 6 mesi dalla
nascita del figlio o dell’accoglimento dell’adottando; ciò consente di
considerare le scelte lavorative dei genitori che dopo l’evento decidono di
ridurre il loro grado d’occupazione per dedicarsi al figlio.

 

Massimale di sostanza

 

Il diritto alla prestazione non è dato se la sostanza netta supera
400'000 di franchi al momento dell’accertamento del massimale di reddito. (…)”

 

                                  Dal citato Messaggio emerge
dunque che l’assegno parentale è un sostengo economico, nella forma di
prestazione unica, assegnato ai genitori dopo la nascita di un figlio e che
sono confrontati con una diminuzione di reddito quando la madre ha esaurito il
diritto alle indennità per maternità (di 14 settimane, precisamente 98 giorni,
secondo l’art. 16d LIPG). 

 

                                  Considerando la situazione
esistente dopo 6 mesi dalla nascita del figlio o dell’accoglimento
dell’adottando, si tiene adeguatamente conto delle scelte lavorative operate
dai genitori dopo la nascita del figlio (ripresa a tempo pieno, riduzione del
tempo di lavoro, cessazione di ogni attività lucrativa). 

 

                                  Allo
stesso momento ci si situa peraltro pure per stabilire se la sostanza esistente
supera o no il limite massimo di fr. 400'000.

 

                                  Nel
suo Rapporto 7417R del 1° dicembre 2017 sul Messaggio del 15 settembre 2017
concernente la Riforma cantonale fiscale e sociale, la Commissione speciale
tributaria si è così espressa:

 

" (…)

6. MISURE SOCIALI APPROFONDITE

 

Come detto, la maggioranza della commissione approva le misure
presentate, sia quelle che vengono potenziate, sia quelle introdotte per la
prima volta.

 

 

 

 

	
  SCHEMA RIASSUNTIVO DELLE MISURE

  
	
  Sostegno diretto alle famiglie

  	
  1. Assegno
  parentale

  	
  Nuova

  
	
  2.
  Sostegno alla spesa di collocamento del figlio

  	
  Potenziamento

  
	
  3. Servizi
  e strutture di accoglienza

  	
  Potenziamento

  
	
  4.
  Sostegno ai familiari curanti

  	
  Potenziamento

  
	
  Politica aziendale a favore delle famiglie

  	
  5.
  Sensibilizzazione delle aziende

  	
  Nuova

  
	
  6. Servizi
  e strutture aziendali

  	
  Nuova

  
	
  7.
  Riconoscimento e certificazione

  	
  Nuova

  
	
  8.
  Sviluppo e valorizzazione delle competenze

  	
  Nuova

  

 

Si è però ritenuto necessario approfondire quella che sembra la
misura più innovativa, oltre ad essere quelle con il maggior impatto
finanziario: l’assegno parentale.

 

In merito a questa nuova misura di aiuto alle famiglie ci si è
chiesti se non fosse possibile ridurre la casistica toccata per evitare sussidi
a pioggia ed eventualmente sostenere maggiormente le strutture di accoglienza.

 

Le considerazioni del Consiglio di Stato – fatte proprie anche
dalla maggioranza della commissione - sono le seguenti: “riteniamo fondamentale
mantenere l’assegno parentale, che proprio vuole aiutare le giovani famiglie
lasciando loro la libera scelta di come meglio utilizzare l’aiuto finanziario concessogli,
in un momento, la nascita di un figlio, caratterizzato da una importante
riduzione delle entrate famigliari. Non si tratta quindi di un sussidio a
pioggia bensì di un aiuto mirato a tutte le giovani famiglie che rientrano in
precisi limiti di reddito e di sostanza”.

 

La riduzione dei beneficiari di questa misura si potrebbe ottenere
riducendo le soglie per l’erogazione di tali assegni (limite reddituale lordo
di 140'000 franchi e limite di sostanza netta di 400'000 franchi); tali importi
massimali possono eventualmente venir calibrati diversamente, ma una loro
riduzione drastica non aiuterebbe il ceto medio, come a più riprese, la
politica di questo Cantone ha sostenuto di voler fare.

 

Sono quindi state chieste delle simulazioni partendo dai dati del
messaggio che si riferiscono alle nascite nel nostro Cantone nel 2016 tenuto
conto del campo di applicazione (spiegato a pagina 33 del messaggio) che limita
i beneficiari in funzione delle seguenti condizioni:

• genitori che sono attivi professionalmente come salariati o come
indipendenti e anche a quelli che non lavorano (persone senza attività
lucrativa);

• un massimale di reddito lordo annuo di 140'000 franchi, che si
applica al genitore (famiglia monoparentale) rispettivamente ai genitori (famiglia
biparentale);

• sostanza netta inferiore ai 400'000 di franchi al momento
dell’accertamento del massimale di reddito;

• genitori che sono domiciliati ed effettivamente residenti in
Ticino alla nascita del figlio rispettivamente all’accoglimento in famiglia
dell’adottando;

• il diritto è subordinato ad un periodo di carenza, inteso nel
senso di domicilio e residenza in Ticino precedentemente al giorno della
nascita del figlio o accoglimento del figlio in vista di adozione (Se il
genitore o i genitori sono cittadini svizzeri, il periodo di carenza è di 3
anni; se il genitore o i genitori sono cittadini stranieri, il periodo di
carenza è di 5 anni).

 

	
  Massimale
  di reddito lordo

  	
  140’000

  	
  120’000

  	
  110’000

  	
  100’000

  	
  80’000

  	
  60’000

  
	
  Massimale
  di sostanza netta

  	
  400’000

  	
  400’000

  	
  400’000

  	
  400’000

  	
  400’000

  	
  400’000

  
	
  Nr. aventi
  diritto

  	
  1’996

  	
  1’716

  	
  1’514

  	
  1’271

  	
  726

  	
  171

  
	
  Impatto
  finanziario Fr.

  	
  6'900’000

  	
  6'000’000

  	
  5'300’000

  	
  4'450’000

  	
  2'550’000

  	
  600’000

  

 

	
  Massimale
  di reddito lordo

  	
  140’000

  	
  120’000

  	
  110’000

  	
  100’000

  	
  80’000

  	
  60’000

  
	
  Massimale
  di sostanza netta

  	
  200’000

  	
  200’000

  	
  200’000

  	
  200’000

  	
  200’000

  	
  200’000

  
	
  Nr. aventi
  diritto

  	
  1’936

  	
  1’676

  	
  1’494

  	
  1’261

  	
  726

  	
  171

  
	
  Impatto
  finanziario Fr.

  	
  6'750’000

  	
  5'850’000

  	
  5'200’000

  	
  4'400’000

  	
  2'550’000

  	
  600’000

  

 

Inoltre la Commissione tributaria si è chiesta quali effetti
avrebbe avuto escludere dall’assegno parentale chi già beneficia degli assegni
di prima infanzia (API) in considerazione del fatto che spesso tra i
beneficiari di questi assegni solo un genitore lavora e quindi lo scopo del reinserimento
lavorativo non è garantito.

 

Le unità di riferimento (UR) beneficiarie dell'assegno di prima
infanzia (API) che potrebbero avere diritto all'assegno parentale sono circa
170 all'anno, con un impatto finanziario annuo di fr. 600'000 (170 x 3'500).

 

Dopo ampia discussione, e tutta una serie di simulazioni, la
maggioranza della commissione tributaria propone di rimodulare l’assegno
parentale con questi nuovi parametri.

 

Massimale di reddito

Reddito lordo annuo di 110'000.- franchi (proposta del CdS 140'000),
che si applica al genitore (famiglia monoparentale) rispettivamente ai genitori
(famiglia biparentale).

 

 

Massimale di sostanza

Il diritto alla prestazione non è dato se la sostanza netta supera
400'000 di franchi al momento dell’accertamento del massimale di reddito (come
proposto dal CdS).

 

Importo

L’importo dell’assegno parentale è uguale per tutti gli aventi
diritto e ammonta a 3'000.- franchi (proposta CdS 3'500 franchi).

Ripercussioni finanziarie

L’impatto di questa misura, rimodulata come proposto dalla
Commissione tributaria, è calcolato in 4,5 milioni di franchi. Rispetto alla
proposta del messaggio vi sarebbe un risparmio di 2,4 milioni di franchi che la
commissione propone di destinare quale supplemento alle strutture di
accoglienza e alle strutture aziendali finalizzato al contenimento dell’onere a
carico di tutte le famiglie (retta). Il regolamento di applicazione dovrà
pertanto disciplinare in maniera specifica la destinazione di questo ulteriore
supplemento. In altre parole, si tratta di una riallocazione parziale
dell’importo originariamente destinato all’assegno parentale a favore di tutte
le famiglie che accedono a queste strutture e servizi di accoglienza.  

 

La proposta governativa prevede di assimilare l’assegno parentale
ai sussidi di assistenza, i quali beneficiano dell’esonero fiscale. Tuttavia,
ritenuto come dal profilo giuridico l’esonero dell’assegno parentale potrebbe
essere in contrasto con il diritto federale – segnatamente l’art. 7 cpv. 4 lett.
f LAID – si reputa opportuno abrogare la modifica del Consiglio di Stato di cui
all’art. 23 lett. d LT in quanto è dubbio che l’assegno parentale possa essere
considerato come una prestazione assistenziale alla stregua degli assegni AFI/API.

 

Tutti gli altri parametri per definire il campo di applicazione
rimangono quelli illustrati nel messaggio governativo. (…)”

 

                                  La Commissione speciale
tributaria non ha dunque operato alcuna modifica all’impostazione del Consiglio
di Stato di esaminare i massimali di reddito e di sostanza sei mesi dopo la
nascita del figlio o l’accoglimento a casa del minore.

 

                                  Secondo
il TCA la scelta di fondarsi sulla situazione economica dell’unità di
riferimento al sesto mese dalla nascita del figlio, derivante da un’interpretazione
letterale e storica è confermata pure dall’interpretazione teleologica, visto
che lo scopo dell’assegno parentale è quello di fornire un sostegno, nella
forma di una prestazione unica di fr. 3'000, alle famiglie che dispongono di un
reddito inferiore a fr. 110'000 e di una sostanza inferiore a fr. 400'000 al
momento in cui hanno manifestato concretamente come intendono conciliare la
vita familiare e quella professionale, ciò che avviene di regola dopo avere
esaurito le indennità di maternità.

 

                          2.4.  Nel caso concreto la Cassa ha
negato l’assegno parentale in quanto il reddito complessivo dell’unità di
riferimento composta da RI 1 e RI 2 disponeva nel luglio 2019 di un reddito
complessivo di fr. 115'025 (fr. 75'425 + fr. 39'600; cfr. consid. 1.1.)
superiore al limite massimo di fr. 110'000 fissato all’art. 71b cpv. 3 lett. a
Laf).

 

                                  Il
TCA approva l’operato della Cassa nella misura in cui ha considerato la
situazione del mese di febbraio 2020 e cioè la situazione esistente nel sesto
mese dopo il parto (conformemente all’art. 43b cpv. 1 Reg. Laf).

                                  Per
ragioni di praticabilità è infatti opportuno considerare un unico mese e non un
periodo a cavallo tra due mesi (cfr. consid. 1.2. in fine e doc. III punto 3: “D’altra
parte la prestazione è pensata per poter essere riconosciuta in modo veloce e
snello, senza troppa burocrazia o necessità di macchinosi accertamenti o
particolari calcoli con medie, quote-parti ecc.”).

                                  D’altra
parte non vi è ragione di non considerare l’importo salariale ottenuto da RI 1
nel mese di febbraio 2020 anche se si tratta di vacanze arretrate.

 

                                  Infine,
per costante giurisprudenza federale, una norma “disattende invece il
principio della parità di trattamento quando, tra casi simili, fa distinzioni
che nessun ragionevole motivo in relazione alla situazione da regolare
giustifica di fare o sottopone ad un regime identico situazioni che presentano
tra loro differenze rilevanti e di natura tale da rendere necessario un
trattamento diverso (DTF 136 II 120 consid. 3.3.2 pag. 127 seg.; DTF 136 I 1
consid. 4.1 pag. 5 seg.; DTF 133 I 249 consid. 3.3 pag. 254 seg.).
L'ingiustificata uguaglianza, rispettivamente la disparità di trattamento, deve
riferirsi ad un aspetto sostanziale. Trascurato non può poi essere il fatto che
una violazione dell'art. 8 cpv. 1 Cost. può comunque trovare una legittimazione
negli obiettivi perseguiti dal legislatore (DTF 141 I 78 consid. 9.5 pag. 93
seg.; DTF 136 I 1 consid. 4.3.2 pag. 8; DTF 136 II 120 consid. 3.3.2 pag. 127
seg.; DTF 133 I 206 consid. 11 pag. 229 segg. con ulteriori rinvii a
giurisprudenza e dottrina) e che - in generale - quest'ultimo ha un ampio
spazio di manovra (DTF 136 I 1 consid. 4.1 pag. 5 seg.; DTF 133 I 249 consid.
3.3 pag. 254 seg.).” (cfr. DTF 143 I 1, consid. 3.3.).

 

                                  Contrariamente
all’opinione dei ricorrenti, la norma in questione non introduce un’ingiustificata
disuguaglianza di trattamento in quanto tutti i nuclei familiari con un reddito
superiore a fr. 110'000 e una sostanza superiore a fr. 400'000 non possono
beneficiare dell’assegno parentale.

                                  È
vero che, trattandosi di una prestazione a carattere selettivo, determinata
sulla base del reddito e della sostanza esistente in un mese preciso, l’assegno
parentale può essere ottenuto o rifiutato in funzione delle scelte (riprendere
a lavorare oppure no) effettuate dai genitori durante il mese in questione. 

                                  Ciò
non muta al fatto che la situazione di chi riprende a lavorare è diversa da chi
continua a beneficiare di un congedo non pagato, come precisato giustamente
dalla Cassa, la quale sottolinea pure, a ragione, l’elemento di esclusione
dalla prestazione legato alla sostanza (cfr. consid. 1.4.).

 

                                  La
decisione su reclamo del 5 maggio 2020 deve dunque essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti