# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2d233256-3fec-5de2-8c03-c8372c9c20a1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-03-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 14.03.2007 10.2006.336
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2006-336_2007-03-14.html

## Full Text

CIVI 1 

   

  	 

	
  Incarto n.

  10.2006.336

  DA 2732/2006

  	
  Bellinzona

  14 marzo 2007

   

  	
  Sentenza con motivazione

  In
  nome

  della
  Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Giudice della
  Pretura penale

  
	
  Damiano Stefani

  
	
   

  
						

sedente con Marco Agustoni in qualità di segretario per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU
  1 ,

  difeso
  da: DI 1 

  

 

prevenuto colpevole di         trascuranza
degli obblighi di mantenimento,

                                        per
aver omesso di prestare gli alimenti impostigli dal diritto di famiglia, benché
abbia o possa avere avuto i mezzi per farlo;

                                        in
specie, per aver omesso, benché ne avesse avuto i mezzi e la possibilità
materiale per farlo, di prestare ai figli __________ (9 aprile 1994) e __________
(11 maggio 1997), e per essi all'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento, che li anticipa ai beneficiari, i contributi alimentari
stabiliti con il decreto supercautelare 9 giugno 2004, rispettivamente con la
sentenza 15 settembre 2005 del Pretore del Distretto di __________, così da
essere in arretrato per complessivi fr. 65'900.--, per il periodo 1 luglio
2004-31 luglio 2006;

 

                                        fatti
avvenuti a __________ e a __________, nel periodo 1 luglio 2004 -
31 luglio 2006;

 

                                        reato
previsto dall’art. 217 cpv. 1 CPS;

 

perseguito                         con
decreto d’accusa del 31 luglio 2006 n. 2732/2006 del Procuratore AINQ 1, ,
che propone la condanna:

                                        1.  Alla
pena di 75 (settantacinque) giorni di detenzione, da espiare.

                                        2.  Al
versamento alla parte civile Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, Bellinzona,
dell'importo di fr. 65'900.--, a titolo di risarcimento (art. 208 cpv. 1 lett.
b CPP).

                                        3.  Al
pagamento della tassa di giustizia di fr. 200.-- e delle spese giudiziarie di
fr. 300.--.

                                        4.  Non
revoca il beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena di 18
(diciotto) mesi di detenzione decretata nei suoi confronti dalla Corte delle
Assise Correzionali di Lugano il 19 agosto 2003, ma ne prolunga di 1 (uno) anno
il periodo di prova (art. 41 cifra 3 cpv. 2 CPS);

                                        5.  La
condanna verrà iscritta a casellario giudiziale e sarà cancellata trascorso il
periodo fissato dall'art. 80 CPS, rispettivamente dall'art. 41 cifra 4 CPS;

 

vista                                  l’opposizione
al decreto d’accusa interposta tempestivamente in data 16 agosto 2006 dal
difensore;

 

indetto                               il
dibattimento 14 marzo 2007, al quale hanno partecipato l’accusato, assistito
dal suo difensore, ed i rappresentanti della parte civili, mentre il
Procuratore pubblico ha rinunciato a presenziare postulando al conferma del
decreto d’accusa;

 

accertate                           le
generalità dell'accusato, data lettura del decreto d'accusa, proceduto
all'interrogatorio dell'accusato;

 

rilevato                              che
l’accusato si è dichiarato disposto, in caso di condanna, ad eseguire un lavoro
di pubblica utilità;

 

sentita                               la
rappresentante della parte civile, la quale chiede la conferma del decreto
d’accusa, rimettendosi al giudizio del giudice per l’ammontare della pretesa di
risarcimento;

 

sentito                               il
difensore, il quale, rilevando come il suo assistito abbia messo in atto tutto
quanto era nelle sue possibilità, per fare fronte ai suoi impegni, postula il
proscioglimento. In via subordinata, chiede una massiccia riduzione della
sanzione proposta. Non si oppone infine alla pretesa di risarcimento, posto che
venga dedotta la somma di fr. 15'000.-- già versata;

 

sentito                               da
ultimo l'accusato;

 

posti                                 a
giudizio i seguenti quesiti:

 

                                        1.  L’imputato
è autore colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento per i fatti
commessi nelle circostanze descritte nel decreto d'accusa in questione?

                                        2.  In
caso di risposta affermativa, quale deve essere la pena?

                                        3.  L'imputato
può beneficiare della sospensione condizionale dell'eventuale pena e, se sì, a
quali condizioni?

                                        4.  L'eventuale
condanna deve essere iscritta a casellario giudiziale?

                                        5.  Possono
essere riconosciute e, se sì in che misura, le pretese avanzate dalla parte
civile?

                                        6.  Deve
essere mantenuto il beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena
di 18 mesi di detenzione decretata nei suoi confronti il 19 agosto 2003 dalla
Corte delle assise correzionali di Lugano, e, se sì, a quali condizioni?

                                        7.  A
chi vanno caricate la tassa e le spese di giudizio?

 

letti ed esaminati                gli
atti;

 

considerato                      in
fatto ed in diritto:

 

                                 1.     Con
decreto supercautelare, prolato senza contraddittorio il 9 giugno 2004, il
Pretore del Distretto di __________ ha condannato il signor ACCU 1 al
pagamento, di un contributo alimentare mensile di fr. 1'180.-- per ciascuno dei
due figli minorenni __________ e __________ a far tempo dalla sua uscita dall’abitazione
coniugale (cfr. documenti allegati alla denuncia, AI n. 1).

 

                                        Con
sentenza del 15 settembre 2005 il Pretore del Distretto di __________ ha condannato
l’accusato al pagamento, a far tempo dal mese di luglio 2004, di un contributo
alimentare mensile per la moglie __________ di fr. 677.--, oltre ad uno di fr.
1'100.-- per ciascuno dei due figli. Questi contributi avrebbero poi dovuto
essere aumentati a fr. 1'002.-- per la moglie ed a fr. 1'435.-- per ciascun
figlio a partire dal momento in cui la consorte ed i figli avrebbero lasciato
l’abitazione coniugale di __________, fatto avvenuto a decorrere
dall’1 aprile 2005 (cfr. AI nri. 6 e 8).

 

                                        Quest’ultima
decisione è divenuta definitiva in quanto mai impugnata.

 

                                2.     Nonostante
le summenzionate sentenze pretorili, l’imputato non ha corrisposto alcunché
alla moglie ed ai figli.

 

                                       La
signora __________ si è così vista costretta a rivolgersi all’Ufficio del
sostegno sociale e dell’inserimento (in seguito: USSI) per ottenere l’anticipo
della pensione alimentare per i figli.

                                       Tale
autorità le ha riconosciuto, a decorrere dal mese di luglio 2004, il versamento
di un importo mensile complessivo di fr. 1'400.-- (fr. 700.-- per figlio),
precisando comunque che si sarebbe arrogata il diritto, concessole dalla legge,
di procedere nei confronti dell’obbligato per l’incasso dell’intero contributo
dovuto.

                                       In
sintonia con questa decisione la signora __________ ha sottoscritto un atto di
procura a favore del Dipartimento della sanità e della socialità e per esso
all’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, nonché al Servizio
ricuperi e anticipo alimenti, affinché la rappresenti nell’incasso delle
prestazioni alimentari fissate con il decreto 9 giugno 2004 della Pretura del
Distretto di __________ (cfr. documenti allegati alla denuncia, AI n. 1, nonché
quelli prodotti dalla parte civile al dibattimento).

 

                                3.     Malgrado
gli sforzi intrapresi, l’USSI non è riuscito ad incassare dal prevenuto le
pensioni alimentari stabilite dalla sentenza pretorile. In data 26 giugno 2006,
il suddetto Ufficio ha pertanto denunciato il signor ACCU 1 per trascuranza
degli obblighi di mantenimento per il mancato versamento degli alimenti nel
periodo dall’1 luglio 2004 al 31 gennaio 2006 pari a fr. 44'840.--,
costituendosi nel contempo parte civile (cfr. AI n. 1).

 

                                       Alla
luce di quanto emerso nel corso dell’inchiesta predibattimentale e tenuto,
conto dei mesi nel frattempo trascorsi senza che l’accusato abbia corrisposto qualche
cosa, la querela è stata estesa fino al 31 luglio 2006 per un importo scoperto
pari a fr. 65'900.-- (cfr. AI nri. 8, 9 e 12).

 

                                        In
base alle risultanze istruttorie, il Procuratore pubblico ha emanato, in data
31 luglio 2006, il decreto d’accusa in oggetto, reputando il signor ACCU 1
autore colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento.

 

                                        Con
scritto di data 16 agosto 2006, il difensore dell’imputato ha interposto
opposizione al citato decreto d’accusa.

 

                                4.     Per
l’art. 217 cpv. 1 CPS, in vigore al momento dei fatti, chiunque non presta gli
alimenti che gli sono imposti dal diritto di famiglia, benché abbia o possa
avere i mezzi per farlo, è punito, a querela di parte, con la detenzione.

                                       Nella
versione attuale, in vigore dall’1. gennaio 2007, il reato è punibile con una
pena detentiva fino a tre anni o con una pena pecuniaria.

 

                                       La
fattispecie rappresenta un delitto di omissione in senso stretto, i cui
elementi oggettivi costitutivi sono l’esistenza di un obbligo di mantenimento,
la violazione dello stesso e la possibilità per la persona tenuta al versamento
di farvi fronte economicamente.

 

                                       L’obbligo
di fornire un contributo alimentare deve scaturire dal diritto di famiglia, in
modo particolare dal rapporto di filiazione o dal matrimonio. Nel caso che ci
occupa, alla base del credito a favore della parte civile vi è il dovere di
sostegno reciproco e della famiglia gravante i coniugi, sancito dall’art. 163
CCS, in virtù del quale il giudice civile, in caso di sospensione della vita
comune, è tenuto a fissare, tra le altre cose, i contributi pecuniari dell’uno
nei confronti dell’altro, così come quelli a favore dei figli minorenni,
art. 175 segg. CCS.

 

                                       L’ammontare
degli importi dovuti deve essere appurato in base agli estremi specifici di
ogni singolo caso. Non è necessario che vi sia già stata una decisione del
giudice civile in merito. Qualora quest’ultimo abbia statuito sulla questione,
come avviene di regola, la corte penale è vincolata alla sua decisione. In
altre parole, il giudice penale non può mettere in discussione l’entità dei
contributi fissati in sede civile una sentenza esecutiva (Bernard Corboz, Les
infractions en droit suisse, tomo I, pag. 850; DTF 106 IV 36 ss.), nemmeno se
egli può presumere che, in base ai dati a sua disposizione, sarebbe giunto a
conclusioni diverse.

                                       Sono
rilevanti non solo le decisioni finali, di merito, ma pure quelle emanate
nell’ambito dell’adozione di misure provvisionali, cautelari, fintanto che
esecutive.

 

                                       Nella
fattispecie in esame, la base delle rivendicazioni dell’USSI è rappresentata
dal decreto supercautelare del 9 giugno 2004 della Pretura del Distretto di __________,
rimasto in vigore fino alla crescita in giudicato della sentenza del 15
settembre 2005 della medesima Pretura che ha stabilito in maniera definitiva i
contributi alimentari a carico del signor ACCU 1.

                                       In
virtù di quest’ultima decisione, l’imputato era quindi tenuto a corrispondere
mensilmente, nelle mani della consorte, un contributo alimentare per i figli di
complessivi fr. 2'220.-- a far tempo dal mese di luglio 2004 e fino al momento
in cui la moglie ed i figli avrebbero lasciato l’abitazione coniugale di __________.
In seguito, egli avrebbe dovuto versare un contributo totale di
fr. 2'870.-- (cfr. AI n. 6).

 

                                       Nel
presente caso è pacifico che il prevenuto non ha versato nulla durante il
periodo luglio 2004 - luglio 2006, contravvenendo così ai suoi obblighi
familiari sanciti da un decisione giudiziaria regolarmente cresciuta in
giudicato (cfr. verbale d’interrogatorio 24 maggio 2006, AI 8, pag. 2
segg.).

 

                                       A
questo proposito, per la valutazione della colpevolezza non ha alcuna influenza
il fatto che il padre dell’accusato abbia provveduto a pagare l’affitto
dapprima della dimora coniugale di __________, quando la nuora ed i nipotini
vivevano ancora lì, ed in seguito quello dell’appartamento occupato da
quest’ultimi. Si tratta infatti di versamenti volontari da parte del suocero,
rispettivamente nonno, che non possono essere utilizzati a compensazione di quanto
avrebbe dovuto versare l’obbligato.

 

                                       Analogo
discorso vale per i due versamenti di complessivi fr. 15'000.-- effettuati dai
genitori dell’accusato il 31 agosto 2006 ed il 27 ottobre 2006, a beneficio
dell’USSI. In effetti, questi pagamenti, comunque susseguenti al periodo nel
quale viene rimproverata all’accusato la commissione del reato di trascuranza
degli obblighi di mantenimento, possono avere un’influenza unicamente sulla
commisurazione della pena e, soprattutto, sull’entità del risarcimento dovuto
alla parte civile (cfr. documenti prodotti dalla difesa al dibattimento).

 

                                5.     Per
poter rimproverare al debitore alimentare d’aver violato i suoi doveri ai sensi
dell’art. 217 CPS, deve essere accertato che egli fosse effettivamente in grado
di farvi fronte economicamente. In effetti, se l’accusato non disponeva o non
poteva disporre dei mezzi necessari per fornire la prestazione viene meno uno
dei pilastri oggettivi che sostengono la fattispecie penale ed il castello
accusatorio crolla.

                                       La
giurisprudenza e la dottrina sono unanimi nel riconoscere come non sia
indispensabile che la persona chiamata a corrispondere i contributi abbia
posseduto i mezzi per fornire in maniera completa la prestazione, ma sia
sufficiente che ella abbia potuto versare più di quanto effettivamente dato
(Bernard Corboz, op. cit., pag. 852; DTF 114 IV 124 consid. 3b).

 

                                       L’accertamento
di questo presupposto avviene sulla scorta dei principi derivanti dall’art. 93
LEF, laddove risulta essere di primaria importanza la definizione
dell’eccedenza rispetto al minimo vitale dell’accusato che, in linea di principio,
non deve essere intaccato (DTF 121 IV 277 consid. 3c-d).   Oltre alle entrate
ed alle uscite, merita ovviamente considerazione anche l’entità della sostanza
del debitore alimentare.

                                       Il
debitore non può scegliere di onorare altri debiti, oltre a quanto rientra nel
suo minimo vitale mensile. In effetti, i creditori di alimenti hanno la
precedenza rispetto agli altri creditori (Bernard Corboz, op. cit., pag. 852).

 

                                       Nella
misura in cui si dovesse giungere alla conclusione che il debitore non aveva i
mezzi necessari per rispettare i suoi obblighi alimentari, si deve esaminare se
avrebbe potuto averli. In effetti, l’art. 217 CPS esige dal debitore che metta
in atto tutto quanto è ragionevolmente nelle sue possibilità per procurarsi i
mezzi sufficienti (DTF 126 IV 134 consid 3a/cc). Bisogna dunque accertare se il
debitore avrebbe potuto lavorare maggiormente o esercitare un’altra attività
più lucrativa, oppure se ha rinunciato a mezzi finanziari di cui avrebbe potuto
disporre (Bernard Corboz, op. cit., pag. 854).

 

                                6.     Nel
caso in esame, dall’istruttoria è emerso che l’accusato ha lavorato quale
consulente (gestore patrimoniale) dal maggio 1998 fino al febbraio 2000, quando
è stato arrestato a seguito di una denuncia penale per appropriazione indebita.
Il relativo procedimento è sfociato nella condanna emessa nei suoi confronti il
19 agosto 2003 dalla Corte delle assise correzionali di __________ per
appropriazione indebita e falsità in documenti. Da allora non ha più esercitato
alcuna attività lavorativa. Al suo sostentamento e, fino alla separazione,
anche a quello dei figli e della moglie, hanno provveduto in modo cospicuo i
suoi genitori. Dopo la separazione, come visto, suo padre ha continuato a
garantire alla nuora ed ai nipotini il pagamento del canone di locazione. (cfr.
AI nri. 6, 8 e 13).

                                       A
contare dal mese di settembre 2006, egli ha sottoscritto un contratto di lavoro
quale aiuto sala e cucina presso l’esercizio pubblico gestito da sua sorella
nel Canton __________ (cfr. documenti prodotti dalla parte civile al
dibattimento). Grazie a questo salario è subentrato al padre nel pagamento
dell’affitto dell’appartamento in cui vivono la consorte ed i suoi figli.

 

                                       Nell’ambito
della procedura per l’adozione di misure a tutela dell’unione coniugale, il
signor ACCU 1, ritenuto che non disponeva né di entrate proprie né di sostanza,
ha chiesto di essere esentato dal pagamento di qualsivoglia onere alimentare.
Sulla base delle emergenze processuali, il Pretore del Distretto di __________,
con la sentenza del 15 settembre 2005, ha invece ritenuto che l’accusato,
malgrado la disavventura giudiziaria in cui è incappato costituisca uno
svantaggio oggettivo alla ricerca di un posto di lavoro, dovesse essere
astretto al pagamento dei contributi alimentari in discussione, riconoscendogli
un minimo esistenziale di fr. 2'130.-- ed imputandogli un reddito ipotetico
netto di fr. 6'550.--. Per giungere a questa conclusione, il Pretore ha tenuto
conto della giovane età dell’accusato, della sua buona salute e del fatto che
egli, per sua stessa ammissione, ha continuato a mantenere un elevato tenore di
vita familiare, nonostante non disponesse di un’entrata propria e non si fosse
nemmeno iscritto alla disoccupazione e non si sia attivamente impegnato nella
ricerca di un posto di lavoro. Il giudice civile ha altresì accertato che i
versamenti ottenuti dal padre non potevano coprire tutto l’elevato tenore di
vita dell’imputato e che questi dovesse pertanto disporre di ulteriori fonti di
finanziamento non note (cfr. AI n. 6).

 

                                       Dall’esame
della documentazione versata agli atti si può concludere che l’accusato nel
periodo in questione non avesse sufficienti mezzi finanziari per fare fronte
agli obblighi alimentari impostigli dal diritto civile. La sua personale
situazione finanziaria può infatti essere definita senza ombra di dubbio disastrosa
(cfr. AI n. 8 e documenti prodotti dalla difesa al dibattimento).

 

                                       Ciò
non basta tuttavia a scagionarlo dall’accusa di trascuranza degli obblighi di
mantenimento.

                                       L’istruttoria
ha infatti evidenziato come egli non abbia intrapreso praticamente nulla per
migliorare la sua situazione finanziaria e per conseguire un reddito, anche
minimo, limitandosi a vivere con gli aiuti in denaro elargitigli da suo padre e
lasciando che ai bisogni primari di moglie e figli provvedessero lo Stato,
tramite l’istituto dell’anticipo alimenti (peraltro limitato per legge a fr. 700.--
per ciascuno figlio), e, in misura parziale, suo padre a titolo grazioso.

 

                                       L’argomentazione,
peraltro nemmeno sufficientemente dimostrata, secondo cui la condanna penale emessa
nei suoi confronti gli avrebbe impedito di trovare un posto di lavoro non può
certo assurgere ad unica e valida giustificazione del suo agire. In effetti,
pur dando atto che una condanna penale rende oggettivamente difficile
l’ottenimento di un posto di lavoro, non si può certo dire che si sia affannato
per trovarne uno, anche di poco prestigio. La documentazione prodotta al
dibattimento attesta infatti un ridotto impegno da parte sua nella ricerca di
un’attività lucrativa (7 risposte negative nel periodo 2004-2006), senza
dimenticare che, pur essendo senza occupazione dal 2000, non si è nemmeno
iscritto alla disoccupazione ed al competente Ufficio regionale di
collocamento.

 

                                       In
ogni caso, se anche fosse vero che era per lui impossibile trovare un posto di
lavoro, avrebbe potuto e dovuto impugnare la sentenza pretorile o quantomeno,
vedendo il perdurare delle difficoltà, chiederne la modifica, invece di
rimanere sostanzialmente passivo. Non va infatti dimenticato che le sue gravi
difficoltà finanziarie gli erano note già dal 2000, ossia ben prima dell’introduzione
della procedura volta all’adozione di misure a tutela dell’unione coniugale.

 

                                        A
mente di questo giudice, l’accusato avrebbe quindi potuto e dovuto attivarsi
maggiormente per cercare di conseguire i mezzi necessari per far fronte, anche
solo parzialmente, ai suoi obblighi alimentari. In alternativa, se davvero
riteneva d’aver messo in atto tutto quanto era ragionevolmente nelle sue
possibilità, avrebbe dovuto introdurre un’istanza di modifica dei contributi
alimentari a suo carico.

 

                                       In
base a quanto precede, egli ha dunque oggettivamente contravvenuto ai suoi
obblighi alimentari.

 

                                       La
commissione del reato è avvenuta senza ombra di dubbio intenzionalmente,
considerato che il signor ACCU 1 era a conoscenza dei contenuti delle sentenze
pretorili, così come lo era della sua situazione patrimoniale.

 

                                       Il
capo d’imputazione previsto dal decreto d’accusa qui in discussione merita
pertanto di essere confermato.

 

                                 8.     Il
1. gennaio 2007 è entrata in vigore la Legge federale del 13 dicembre 2002
concernente la revisione della parte generale del CPS che ha rivoluzionato il
sistema delle sanzioni. Il giudice chiamato a giudicare, come in concreto, un
reato commesso prima dell’entrata in vigore della citata revisione, è tenuto ad
applicare il diritto più favorevole al condannato secondo il principio della lex
mitior (art. 2 cpv. 2 CPS).

 

                                        Il
nuovo diritto prevede che di principio non possono essere comminate pene
detentive inferiori a sei mesi (art. 40 CPS). Ai sensi, dell’art. 41 cpv. 1 CPS,
il giudice può pronunciare una pena detentiva inferiore a sei mesi, da
scontare, soltanto se non sono adempite le condizioni per la sospensione
condizionale (art. 42) e vi è da attendersi che una pena pecuniaria o un lavoro
di pubblica utilità non potranno essere eseguiti.

 

                                        Le
pene detentive inferiori a sei mesi sono state sostituite dalla pena pecuniaria
che si esprime in aliquote giornaliere (un massimo di fr. 3'000.-- per
aliquota) fissate dal giudice in considerazione della situazione personale ed
economica dell’autore al momento della pronuncia della sentenza, del suo tenore
di vita, dei suoi obblighi familiari e assistenziali e del minimo vitale (art. 34
cpv. 2 CPS).

 

                                        Con
il consenso dell’autore, il giudice, invece di infliggere una pena detentiva
inferiore a sei mesi o una pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere, può
ordinare un lavoro di pubblica utilità di 720 ore al massimo. Il lavoro di
pubblica utilità deve essere prestato a favore di istituzioni sociali, opere di
interesse pubblico o persone bisognose. E’ prestato gratuitamente (art. 37
CPS).

 

                                        Per
l’art. 39 cpv. 1 CPS, se, nonostante diffida, il condannato non presta il
lavoro di pubblica utilità conformemente alla sentenza o alle condizioni e
oneri stabiliti dall’autorità competente, il giudice ne ordina la commutazione
in pena pecuniaria o detentiva. Quattro ore di lavoro di pubblica utilità
corrispondono a un’aliquota giornaliera di pena pecuniaria o a un giorno di
pena detentiva (cpv. 2). La pena detentiva può essere ordinata soltanto se
vi è da attendersi che una pena pecuniaria non potrà essere eseguita (cpv. 3).

 

                                        Il
numero di ore di lavoro di pubblica utilità, fino ad un massimo 720 ore, deve
essere stabilito commisurandolo alla colpevolezza dell’autore, tenendo conto
della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. La colpa è determinata secondo il
grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la
reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto
conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore
aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 37 cpv. 1 e 47
CPS).

 

 

                                 9.     Nel
caso di specie, a mente di questo giudice, la nuova normativa, che prevede la
possibilità di infliggere anche soltanto una pena pecuniaria, deve essere
considerata quale lex mitior rispetto al diritto previgente, che prescrive
unicamente la pena detentiva (cfr. ad es.: S. Cimichella, Die Geldstrafe im
schweizerischen Strafrecht, Berna, 2006, pag. 59).

 

                                        Contro
l’accusato gioca anzitutto la gravità delle conseguenze dell’infrazione e delle
inadempienze addebitategli. In effetti, la mancata corresponsione dei contributi
alimentari per oltre 2 anni ha sicuramente comportato per gli aventi diritto
delle difficoltà nel reperire mezzi a sufficienza per il loro sostentamento,
ritenuto che gli anticipi elargiti dallo Stato non coprono l’intero fabbisogno
alimentare dei figli.

 

                                        Se
anche così non fosse, non meno grave sarebbe il fatto di sfruttare il sistema
sociale dello Stato per ottenere degli alimenti in situazioni ufficialmente di
indigenza, ma de facto non tali.

 

                                        D’altro
canto non si può però dimenticare che egli, dopo le innumerevoli possibilità
offertegli dalle autorità per sanare la questione, ha finalmente risarcito,
seppur tramite i propri genitori, due acconti di complessivi fr. 15'000.-- a
parziale copertura del debito accumulato, e, soprattutto, che egli nel frattempo,
ha trovato un lavoro e ha dimostrato con i fatti e con molta modestia di volere
finalmente prendere in mano la sua situazione con l’intento di far fronte, nel
limite delle sue possibilità, ai suoi obblighi alimentari e cercando nel
contempo un reinserimento nel mondo del lavoro.

 

                                        Sulla
scorta di questi accertamenti e ritenuto che l’accusato ha dato il proprio
assenso, appare equo ridurre la sanzione proposta dal Procuratore pubblico a 40
aliquote giornaliere, da trasformarsi in centosessanta ore di lavoro di
pubblica utilità.

 

                               10.     Giusta
l’art. 42 cpv. 1 CPS, il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena
pecuniaria, di un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di sei mesi
a due anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere
l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti.

                                        Se,
nei cinque anni prima del reato, l’autore è stato condannato a una pena
detentiva di almeno sei mesi, con o senza condizionale, o a una pena pecuniaria
di almeno 180 aliquote giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in
presenza di circostanze particolarmente favorevoli (cpv. 2).

                                        La
concessione della sospensione condizionale può essere rifiutata anche perché
l’autore ha omesso di riparare il danno contrariamente a quanto si poteva
ragionevolmente pretendere da lui (cpv. 3).

                                        Oltre
alla pena condizionalmente sospesa il giudice può infliggere una pena
pecuniaria senza condizionale oppure una multa ai sensi dell’articolo 106 (cpv. 4).

 

                                        Considerato
che nel 2003 l’accusato ha subito una condanna di 18 mesi di detenzione, sospesi
condizionalmente, e che, nonostante i recenti cambiamenti, non si può ancora
parlare con sicurezza di circostanze particolarmente favorevoli, questo giudice
ritiene che l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità non possa essere
sospesa.

 

                                        Per
contro, non si giustifica, anche in considerazione della precaria situazione
finanziaria, di infliggere all’accusato, oltre al lavoro di pubblica utilità,
anche una multa.

 

                                        Inoltre
può essere sottoscritta la proposta del Procuratore pubblico di non revocare il
beneficio della sospensione condizionale concesso alla precedente pena,
prolungandone però il periodo di prova di un anno (art. 46 cpv. 2 CPS).

 

                               11.     Con
il decreto d’accusa in oggetto, il Procuratore pubblico ha previsto la condanna
dell’imputato ad un risarcimento alla parte civile di un danno quantificato in
fr. 65’900.--, corrispondente agli arretrati alimentari maturati nel periodo
luglio 2004 - luglio 2006.

 

                                        Come
visto in precedenza, in data 31 agosto 2006, rispettivamente in data
27 ottobre 2006, all’USSI sono stati bonificati complessivamente fr.
15'000.--. 

                                       L’avviso
di addebito del primo pagamento riporta chiaramente l’indicazione “rimborso
(inizio) alimenti”, mentre il secondo non menziona alcuna causale
(cfr. documenti prodotti dalla difesa al dibattimento). Non è dunque
possibile stabilire con certezza se questi versamenti debbano essere
considerati quali acconti sugli arretrati accumulati fino al 31 luglio 2006
oppure se debbano essere imputati, anche solo parzialmente, agli scoperti
maturati in seguito.

 

                                       Ciononostante,
in virtù del principio in dubio pro reo e dei principi sanciti dal diritto
civile, occorre accogliere la tesi dell’accusato e ridurre di pari importo la
somma che egli è tenuto a risarcire alla parte civile, rinviando quest’ultima
al competente foro civile per le sue eventuali ulteriori pretese di
risarcimento.

 

                               12.     La
tassa e le spese di giustizia sono poste a carico dell’imputato (art. 9 cpv. 1
CPP).

 

visti                                   gli
art. 217 cpv. 1 CPS; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                       ai
quesiti posti;

 

 

dichiara                           ACCU
1

 

                                        autore
colpevole di:

                                        trascuranza
degli obblighi di mantenimento, art. 217 cpv. 1 CPS,

                                        per
i fatti compiuti a __________ e __________ nel periodo 1 luglio
2004-31 luglio 2006 nelle circostanze descritte nel decreto di accusa n.
2732/2006 del 31 luglio 2006;

 

 

 

condanna                         ACCU
1

 

                                        1.  al
lavoro di pubblica utilità di 160 (centosessanta) ore;

                                             1.1.  l’accusato
è avvertito che se non presta il lavoro di pubblica utilità la pena sarà
commutata in pena pecuniaria o detentiva, ritenuto che quattro ore di lavoro di
pubblica utilità corrispondono a un’aliquota giornaliera di pena pecuniaria o a
un giorno di pena detentiva (art. 39 CPS);

 

                                        2.  al
versamento alla parte civile Repubblica e Cantone Ticino, Bellinzona, rappr. dall’CIVI
1, __________, dell'importo di fr. 50'900.--, a titolo di risarcimento (art.
266 CPP);

 

                                        3   al
pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 950.--;

 

 

ordina                              l'iscrizione
della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il
periodo fissato dall’art. 369 CPS;

 

 

non revoca                       il
beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena di 18 (diciotto)
mesi di detenzione decretata nei suoi confronti dalla Corte delle assise
correzionali di __________ il 19 agosto 2003, ma ne prolunga di 1 (uno) anno il
periodo di prova (art. 46 cpv. 2 CPS);

 

 

rinvia                               la
parte civile al competente foro civile per le ulteriori pretese di risarcimento
(art. 267 cpv. 1 CPP);

 

 

le parti                               sono
state avvertite del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di
ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque
giorni dal dibattimento e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la
motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

                                        La
motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice,
in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta,
con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono
lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

 

	
  Intimazione a:

  	
  ,

   

  

 

 

                                        e,
alla crescita in giudicato della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando
della Polizia cantonale, Bellinzona,

                                        Sezione
esecuzione pene e misure, Torricella,

                                        Servizio
di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio
del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

Il giudice:                                                                                 Il
segretario:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese                    a
carico di ACCU 1,

 

 

                                        fr.                       700.00       tassa
di giustizia

                                        fr.                       250.00       spese
giudiziarie

                                        fr.                      950.00       totale