# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8b82443-3bc1-5351-b9a7-f12c3401ce09
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-10-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.10.2016 D-2350/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2350-2016_2016-10-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2350/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  o t t o b r e  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Somalia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza allontanamento); 

decisione della SEM del 21 marzo 2016 / N (…). 

 

 

 

D-2350/2016 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera in data 

22 giugno 2014, 

i verbali d'audizione del 9 luglio 2014 (di seguito: verbale 1) e del 

2 marzo 2015 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM; già 

Ufficio federale della migrazione, UFM) del 21 marzo 2016, notificata all'in-

teressato al più presto il 22 marzo 2016, con cui tale autorità ha respinto la 

succitata domanda d’asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente 

dalla Svizzera, ritenendo attualmente non ragionevolmente esigibile l’ese-

cuzione del medesimo verso la Somalia, ammettendo quindi provvisoria-

mente l’interessato, 

il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) il 18 aprile 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

19 aprile 2016), con cui l'insorgente ha postulato l'annullamento della de-

cisione impugnata e la concessione dell'asilo; in subordine, la restituzione 

degli atti di causa all’autorità inferiore per una nuova decisione limitata alla 

questione dell’asilo; in aggiunta, ha presentato una domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili, 

la decisione incidentale dell’8 giugno 2016, con la quale il Tribunale ha re-

spinto la domanda di assistenza giudiziaria ed ha invitato il ricorrente a 

versare, entro il 23 giugno 2016, un anticipo di CHF 600.– a copertura delle 

presunte spese processuali con comminatoria d’inammissibilità del ricorso 

in caso di decorso infruttuoso del termine, 

il tempestivo versamento del suddetto anticipo il 20 giugno 2016, 

lo scritto spontaneo del 24 giugno 2016, con cui l’insorgente ha inoltrato al 

Tribunale ulteriori mezzi di prova, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

D-2350/2016 

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e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che preliminarmente, essendo stato il ricorrente posto al beneficio dell'am-

missione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 

con decisione del 21 marzo 2016, oggetto del litigio in questa sede risulta 

pertanto essere esclusivamente la questione della concessione dell’asilo, 

nonché della pronuncia dell'allontanamento, 

che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino della Somalia e di appartenere al clan dei D._______, con 

ultimo domicilio a Burco (Somalia) dove avrebbe vissuto con la zia materna 

dall’età di cinque o sei anni fino all’espatrio, avvenuto, a suo dire, 

nell’aprile 2012 (cfr. verbale 1, pag. 3 segg.),  

che sarebbe espatriato poiché, a sua insaputa, la sua famiglia avrebbe 

avuto dei problemi con il clan rivale dei E._______; che nel 2010, nel ten-

tativo di estorcere alcune informazioni in merito allo zio paterno, egli sa-

rebbe stato rapito, picchiato nonché recluso per tre mesi da alcuni membri 

del clan rivale (cfr. verbale 1, pag. 7; verbale 2, D18), 

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che nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che i motivi di asilo ad-

dotti dall’interessato non sarebbero di natura a condurre al riconoscimento 

della qualità di rifugiato; che inoltre, sempre secondo la SEM, a fronte 

dell’irrilevanza dei motivi asseriti, non si sarebbe nemmeno reso necessa-

rio procedere ad un esame della verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi; 

che segnatamente, la vicenda rappresenterebbe un avvenimento episo-

dico, non continuativo, riconducibile ad un atto di criminalità comune; che 

il richiedente non sarebbe stato in grado di fornire dettagli o una descri-

zione dell’insieme tale da giustificare una differente valutazione del seque-

stro e degli atti di violenza subiti, 

che inoltre, mancherebbe uno stretto nesso causale tra la persecuzione e 

la fuga, e ciò sia in un’ottica temporale che oggettiva; che in particolare, 

dal verificarsi degli avvenimenti addotti, il richiedente avrebbe atteso ben 

due anni prima di espatriare; che in aggiunta, il motivo della fuga, come da 

lui stesso dichiarato in corso di procedura d’asilo, sarebbe da ricondurre ai 

grossi problemi che la zia avrebbe avuto dopo la morte del padre; che per-

tanto, egli non avrebbe collegato il motivo dell’espatrio con gli eventi oc-

corsi nel 2010, 

che di conseguenza, la SEM ha respinto la domanda d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera; che tuttavia, tenuto conto 

della sua precaria situazione medica, non ha ritenuto ragionevolmente esi-

gibile l’esecuzione dell’allontanamento, ammettendo provvisoriamente l’in-

teressato, 

che nel ricorso, richiamati e precisati i fatti esposti in corso di procedura, 

l'insorgente contesta le considerazioni dell'autorità inferiore ritenendo sod-

disfatte le condizioni dell’art. 3 LAsi; che segnatamente, quanto subito non 

sarebbe un atto di semplice criminalità comune, bensì da ricondurre ad una 

rivalità clanica perdurante, di cui sarebbero già stati vittima suo padre e 

suo fratello maggiore; che in tal senso, i motivi alla base del sequestro sa-

rebbero, per l’appunto, da ricondurre alle faide esistenti tra gli D._______ 

– a cui egli apparterrebbe – e i E._______; che pertanto, il fatto non po-

trebbe essere considerato episodico, bensì conseguente a quanto avve-

nuto in passato con suo padre e suo fratello, 

che quo al nesso di causalità, egli avrebbe sin dall’inizio addotto il seque-

stro quale motivo principale del suo espatrio; che dopo essere stato rila-

sciato, egli avrebbe dimorato presso la zia materna solamente per ripren-

dere le forze, in quanto in condizioni fisiche precarie; che la SEM, avrebbe 

frainteso la sua allegazione, secondo cui egli avrebbe deciso di espatriare 

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in seguito all’impossibilità della zia di aiutarlo; che egli avrebbe lasciato il 

Paese d’origine, spinto dalle paure di un’ulteriore persecuzione, non ap-

pena sarebbe stato in grado di intraprendere il viaggio; che di conseguenza 

sia il nesso di causalità temporale sia quello oggettivo sarebbe soddisfatto, 

che a sostegno delle sue allegazioni ricorsuali il ricorrente ha prodotto i 

seguenti documenti: 

– la fotocopia del certificato medico del (…) rilasciato dall’Ospedale Re-

gionale di F._______ (allegato A); 

– la fotocopia del certificato medico del (…) rilasciato dall’Ospedale Re-

gionale di F._______ (allegato B); 

– la fotocopia del certificato medico del (…) rilasciato dall’Ospedale Re-

gionale di G._______ (allegato C); 

– la fotocopia di un “affidavit” rilasciato il (…) dalla “Burao District Court, 

Republic Of Somaliland” concernente lo zio Mr. H._______, il quale con-

fermerebbe le uccisioni del padre e del fratello maggiore (allegato D); 

– un articolo in lingua somala intitolato “Somalitalk – Warar” tradotto dal 

ricorrente solo parzialmente nello scritto spontaneo del 24 giugno 2016; 

tratto dal sito internet < www.SomaliTalk.com > (allegato E), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera; che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; 

che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che avantutto, già da un punto di vista del nesso temporale tra le presunte 

persecuzioni e la fuga, la causalità viene a mancare; che in tal senso, l’in-

sorgente è stato sequestrato nel febbraio o marzo 2010 (cfr. verbale 1, 

pag. 7) e tenuto prigioniero per tre mesi (cfr. verbale 2, D18); che in seguito 

al suo rilascio, ha poi vissuto, prima di espatriare nell’aprile 2012 (cfr. ver-

bale 1, pag. 6), ancora per ben due anni a Burco (Somalia) presso la zia 

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(cfr. verbale 2, D21); che se da una lato è comprensibile, che il ricorrente 

abbia dovuto attendere un periodo per tornare in forze, due anni risultano 

comunque un lasso di tempo non indifferente; che inoltre, egli non ha alle-

gato di essere stato vittima di ulteriori avvenimenti durante questo periodo; 

che quo al nesso causale oggettivo, appare singolare, che la decisione di 

espatriare corrisponda alle difficoltà della zia conseguenti la morte del pa-

dre (cfr. verbale 2, D21), 

che inoltre, come rettamente ritenuto nella querelata decisione, il rapimento 

del ricorrente rappresenta un atto, seppur violento e drammatico, di crimi-

nalità comune; che invero, i problemi riguardanti la faida clanica risultano 

piuttosto essere riconducibili a rapporti di natura privata; che a tal proposito 

il ricorrente stesso sospetta solamente una possibile correlazione con le 

uccisioni del padre e del fratello maggiore (cfr. verbale 2, D41-D43); che 

oltracciò, egli ha affermato in entrambe le audizioni di non conoscere l’iden-

tità dei sequestratori (cfr. verbale 1, pag. 7; verbale 2, D21) e non si evince 

quindi, come faccia ad affermare che essi appartengano al clan rivale dei 

E._______; che in tal senso, il ricorrente medesimo ha asserito, che i rapi-

tori hanno ricercato lo zio per motivi a lui ignoti (verbale 2, D38); che per-

tanto, il sequestro non sembra essere conseguenza di un’appartenenza ad 

un particolare clan,  

che nemmeno quanto addotto nel ricorso e i nuovi mezzi di prova ad esso 

allegati possono indurre il Tribunale ad una diversa valutazione; che invero, 

i certificati medici forniti attestano lo stato di salute del ricorrente, senza 

tuttavia comprovarne l’origine; che inoltre, non è mai stato dubitato che il 

fratello maggiore ed il padre siano deceduti a seguito di un’aggressione,  

che in definitiva, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni dell'insorgente 

non soddisfano le condizioni di rilevanza prefissate all'art. 3 LAsi, per il che, 

il ricorso in materia di annullamento della decisione impugnata e di conces-

sione dell'asilo, nonché in via subordinata di restituzione degli atti di causa 

all’autorità inferiore per una nuova decisione limitata alla questione 

dell’asilo, non merita tutela,  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

tiene però conto del principio di unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

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relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento, 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il gravame va respinto, 

che visto l'esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 600.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e vengono prelevate sull’anticipo di 

CHF 600.– versato il 20 giugno 2016, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 8 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico del ricorrente. Esse 

sono prelevate sull’anticipo spese di CHF 600.– versato il 20 giugno 2016. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: