# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 21eac061-8ba7-5ef8-bc62-97070597e518
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-01-30
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 30.01.2017 SK.2015.24
**Docket/Reference:** SK.2015.24
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2015-24_2017-01-30

## Full Text

Riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis nn. 1 e 2 e n. 2 lett. b CP), istigazione a falsità in documenti (art. 251 n. 1 in combinazione con l'art. 24 CP), corruzione attiva ripetuta (art. 322ter CP); truffa (art. 146 cpv. 1. CP).;;Riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis nn. 1 e 2 e n. 2 lett. b CP), istigazione a falsità in documenti (art. 251 n. 1 in combinazione con l'art. 24 CP), corruzione attiva ripetuta (art. 322ter CP); truffa (art. 146 cpv. 1. CP).;;Riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis nn. 1 e 2 e n. 2 lett. b CP), istigazione a falsità in documenti (art. 251 n. 1 in combinazione con l'art. 24 CP), corruzione attiva ripetuta (art. 322ter CP); truffa (art. 146 cpv. 1. CP).;;Riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis nn. 1 e 2 e n. 2 lett. b CP), istigazione a falsità in documenti (art. 251 n. 1 in combinazione con l'art. 24 CP), corruzione attiva ripetuta (art. 322ter CP); truffa (art. 146 cpv. 1. CP).

Ordinanza del 28 novembre 2016 e 
Sentenza del 30 gennaio 2017 
Corte penale 

Composizione  

Giudici penali federali Giuseppe Muschietti, 

Presidente del Collegio giudicante, 

Giorgio Bomio e Roy Garré, 

Cancelliera Francesca Pedrazzi 

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dal Procuratore federale Ste-

fano Herold,  

 

e 

 

in qualità di accusatrici private: 

 

1. B. SpA, rappresentata dall'avv. Ivan Paparelli,  

 

2. E. N.A., rappresentata dall'avv. Lucien Valloni,  

 

 

contro 

  

A., patrocinato dal difensore di fiducia avv. Daniele 

Timbal 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

 

 

 

 

 

 
Numero dell ’ incarto: SK.2015.24 

 

- 2 - 

Oggetto 

 

Riciclaggio di denaro aggravato, istigazione alla fal-

sità in documenti, corruzione attiva ripetuta e truffa 

  

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Fatti: 

A. Apertura dei procedimenti e estensioni 

1. L'11 marzo 2004, il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: “MPC”) 

ha decretato l'apertura di un'indagine preliminare di polizia 

(MPC/EAII/12/04/0025) nei confronti di H. e di ignoti per titolo di riciclaggio di 

denaro ai sensi dell'art. 305bis CP (cl. 1 p. 1.1.1). L'inchiesta è quindi stata estesa, 

per il medesimo titolo di reato, il 19 marzo 2004 nei confronti di N. (cl. 1 p. 1.1.2), 

e il 27 agosto 2004 nei confronti di A. e di O. (cl. 1 p. 1.1.3). 

 Dal 3 dicembre 2004 al 27 gennaio 2011 si sono susseguite diverse ulteriori 

estensioni della procedura, sia per quanto riguarda i reati che gli indagati (cl. 1 

p. 1.1.4 a p. 1.1.87). 

 Per quel che concerne A., l'inchiesta nei suoi confronti è stata estesa il 

23 febbraio 2006 per titolo di falsità in documenti ai sensi dell'art. 251 CP (cl. 1 

p. 1.1.33 e segg.); il 1° marzo 2007 per titolo di truffa ai sensi dell'art. 146 cpv. 2 

CP (cl. 1.1.61 e segg.); il 3 agosto 2007 per titolo di corruzione attiva ai sensi 

dell'art. 322ter CP (cl. 1. p. 1.1.70 e segg.) e il 27 gennaio 2011 per titolo di 

istigazione ad amministrazione infedele ai sensi dell'art. 158 CP in combinato 

disposto con l'art. 24 CP (cl. 1.1.85 e segg.). 

2. Nel contempo, preso atto delle risultanze dell'indagine di cui sopra, in data 

13 settembre 2007 il MPC ha aperto un'ulteriore indagine preliminare di polizia 

giudiziaria (MPC/EAII.07.0139), nei confronti di A., N., H. e ignoti, per titolo di 

riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis n. 2 CP e di falsità in documenti ai 

sensi dell'art. 251 n. 1 CP (SK.2016.2, cl. 2 p. 1.0.1 e seg.). Quest'indagine era 

volta a fare luce sui reati che si sospettava fossero stati perpetrati ai danni della 

società di telecomunicazioni P. SpA. 

 Dal 30 ottobre 2007 al 17 marzo 2009 si sono susseguite ulteriori estensioni della 

procedura, per quanto riguarda sia i reati che gli indagati (SK.2016.2, cl. 2 p. 1.0.3 

a p. 1.0.13). 

 Per quel che concerne A., l'inchiesta nei suoi confronti è stata estesa, il 30 ottobre 

2007, per titolo di corruzione attiva ai sensi dell'art. 322ter CP (SK.2016.2, cl. 2 

p. 1.0.3 e seg.); il 18 marzo 2008 per titolo di falsità in documenti ai sensi 

dell'art. 251 n. 1 CP, reato per il quale egli era soggetto ad inchiesta dal 

13 settembre 2007 (SK.2016.2, cl. 2 p. 1.0.7 e seg.); il 17 marzo 2009 per titolo 

di truffa ai sensi dell'art. 146 CP, subordinatamente per amministrazione infedele 

ai sensi dell'art. 158 CP (SK.2016.2, cl. 2 p. 1.0.11 e segg.). 

  

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B. Ordini di arresto e di fermo 

1. Nell'ambito dell'indagine condotta col numero di ruolo MPC/EAII/12/04/0025,  

l'8 agosto 2006 il MPC ha spiccato un ordine d'arresto nei confronti di A. per i 

reati di cui agli art. 251 CP e 305bis CP (cl. 34 p. 6.7.1 e segg.), corredato da un 

ordine di arresto internazionale (cl. 34 p. 6.7.3). Sulla scorta di quest'ordine 

d'arresto, A. è stato fermato in Slovenia il 29 febbraio 2008 ed è stato posto in 

stato di fermo ai fini estradizionali (cl. 34 p. 6.7.4). Il 1° marzo 2008 A., sentito dal 

giudice sloveno, si è opposto all'estradizione verso la Svizzera e ha dichiarato di 

non voler rinunciare ai suoi diritti derivanti dal principio della specialità (cl. 34 

p. 6.7.25 e seg.). 

 Alla luce delle estensioni occorse nel procedimento aperto nei confronti di A. pure 

per i reati di truffa ai sensi dell'art. 146 CP e di corruzione attiva giusta l'art. 322ter 

CP, il MPC in data 18 marzo 2008 ha emanato un ordine di arresto 

complementare nei suoi confronti (cl. 34 p. 6.7.38 e segg.).  

 

2. Lo stesso giorno, il MPC ha spiccato un ulteriore ordine di arresto nei confronti di 

A., relativo al procedimento n° EAII.07.0139-PAS e riportante le ipotesi di reato 

di cui agli art. 305bis n. 2 CP, 251 n.1 CP e 322ter CP (SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.1 e 

segg.). 

C. Estradizione dalla Slovenia 

Il 18 marzo 2008 il MPC ha richiesto l'estradizione di A. dalla Slovenia, 

specificando l'imputazione di A. in due indagini preliminari, distinte ma connesse, 

rubricate sub EAII.04.0025-PAS e EAII.07.0139-PAS (cl. 34 p. 6.7.44 e segg.). 

In data 16 aprile 2008 le autorità slovene hanno accolto detta richiesta, 

sottoponendola però alle garanzie derivanti dagli art. 14 e 15 della Convenzione 

europea di estradizione (CEEstr; RS 0.353.1) (fax del Ministero di giustizia 

sloveno all’Ufficio federale di giustizia: cl. 34 p. 6.7.130; decisione di estradizione 

tradotta in italiano: cl. 303 p. 16.2.115 e segg.). 

D. Detenzione in Svizzera 

1. Il 13 maggio 2008 A. è dunque stato posto in regime di carcere preventivo in 

Svizzera (cl. 34 p. 6.7.136 e seg.) e il giorno seguente il MPC ha presentato al 

Giudice istruttore federale (in seguito: “GIF”) due domande di conferma 

dell'arresto (cl. 34 p. 6.7.140 e segg.; SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.19 e segg.). Il 

15 maggio 2008 si sono quindi tenute le udienze per la conferma dell'arresto 

dinanzi a detta autorità (cl. 34 p. 6.7.169 e segg.; SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.61 e 

segg.), che tramite ordinanze del 16 maggio 2008 ha respinto entrambe le 

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domande di conferma dell'arresto di A., disponendone la scarcerazione, 

soggiacente a diverse condizioni (cl. 34 p. 6.7.197; SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.112 e 

segg.). Il MPC il 16 maggio 2008 ha interposto reclamo contro detta ordinanza 

dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (in seguito: 

“CRP-TPF”) (cl. 34 p. 6.7.209 e seg.; SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.124 e seg.). Con 

sentenza del 10 giugno 2008, l’autorità di reclamo ha accolto entrambi i gravami, 

annullando le ordinanze del GIF e confermando l'arresto di A. (cl. 450 

p. 21.11.114 e segg.). In seguito alla richiesta di interpretazione e di proroga 

dell'arresto presentata dal MPC alla CRP-TPF il 25 giugno 2008 (cl. 450 

p. 21.11.128), quest'ultima ha, con sentenza del 9 luglio 2008, respinto sia la 

richiesta d'interpretazione che l'istanza di proroga della carcerazione preventiva, 

concludendo che A. avrebbe dunque dovuto essere liberato (cl. 450 p. 21.11.159 

e segg.). 

2. Il 9 luglio 2008 nell'ambito del procedimento n° EAII.07.0139-PAS, 

rispettivamente il 10 luglio 2008 nel contesto dell'indagine n° EAII.04.0025-PAS, 

il MPC ha spiccato due ulteriori ordini d'arresto nei confronti di A., che gli sono 

stati notificati presso il carcere (SK.2016.2, cl. 4 p. 6.2.1 e segg.; cl. 33 p. 6.9.1 e 

segg.). Il MPC in data 11 luglio 2008, rispettivamente 12 luglio 2008, ha richiesto 

al GIF di confermare i fermi di A. (SK.2016.2, cl. 4 p. 6.2.43 e segg.; cl. 33 

p. 6.9.24 e segg.). Al termine delle udienze per la conferma dell'arresto, tenutesi 

entrambe il 12 luglio 2008 (cl. 33 p. 6.9.44 e segg.; SK.2016.2, cl. 4 p 6.2.55 e 

segg.), il GIF, mediante un'unica ordinanza, ha respinto ambedue le richieste e 

ha deciso la messa in libertà provvisoria di A., condizionata a varie misure 

sostitutive, segnatamente al versamento di una cauzione di EUR 100'000.-- o di 

fr. 160'000.--, all'obbligo di ottemperare ad ogni citazione e al divieto di rilasciare 

informazioni o atti relativi al procedimento (cl. 33 p. 6.9.176 e segg.). A. è stato 

scarcerato il 14 luglio 2008 (cl. 33 p. 6.9.179 e seg.). 

E. Accusatrici private 

1. Con dichiarazione del 13 maggio 2005, B. S.p.A, C. S.p.A e D. BV, tutte in 

amministrazione straordinaria, si sono costituite parti civili nelle inchieste 

nell'ambito del dissesto finanziario del gruppo F. (cl. 299 p. 15.1.1 e segg.). 

2. Con scritto del 16 novembre 2010 E. N.A. ha comunicato di costituirsi accusatrice 

privata nel procedimento penale n° EAII.07.0139-PAS (SK.2016.2, cl. 28 

p. 15.1.5). Avverso l'ammissione quale parte lesa al suddetto procedimento ad 

opera del MPC, A. ha presentato, in data 19 novembre 2010, reclamo alla CRP-

TPF (SK.2016.2, cl. 38 p. 21.4.4), che è stato respinto in data 31 gennaio 2011 

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con conseguente conferma dell'ammissione quale parte civile di E. N.A. 

(SK.2016.2, cl. 38 p. 21.4.172). 

F. Promozione dell'accusa dinanzi al Tribunale penale federale 

1. Il 5 settembre 2013, il MPC ha promosso l'accusa dinanzi al Tribunale penale 

federale (in seguito: “TPF”) nei confronti di A. nell'ambito del procedimento 

n° EAII.07.0139-PAS (SK.2016.2, cl. 39.1 p. 39.100.1 e segg.). Detta causa è 

stata condotta col numero di ruolo SK.2013.32. Il 4 febbraio 2014, la Corte penale 

del TPF ha giudicato la fattispecie di cui all'atto di accusa del 5 settembre 2013 

(SK.2016.2, cl. 39.3 p. 39.970.1 e segg.; p. 39.970.6 e segg.). 

Il 28 maggio 2014 A. ha interposto ricorso avverso la sentenza del TPF dinanzi 

al Tribunale federale (SK.2016.2, cl. 39.3 p. 39.980.37 e segg.). L'Alta Corte, con 

sentenza 6B_536/2014 del 5 gennaio 2016 (SK.2016.2, cl. 39.3 p. 38.980.101 e 

segg.), ha parzialmente accolto il ricorso interposto da A. contro la sentenza 

sopraccitata, rinviando conseguentemente detta causa al tribunale di prima 

istanza per nuovo giudizio nel senso dei considerandi. In seguito al rinvio, il TPF 

ha aperto un nuovo fascicolo, rubricato sub SK.2016.2 (SK.2016.2, cl. 40 

p. 40.160.1). 

Il ricorso interposto dal MPC il 27 maggio 2014 avverso la sentenza del 4 febbraio 

2014 (SK.2016.2, cl. 39.3 p. 39.980.4 e segg.) è stato respinto dal Tribunale 

federale mediante sentenza 6B_535/2014 del 5 gennaio 2016 (SK.2016.2, 

cl. 39.3 p. 38.980.117). 

2. Il 27 maggio 2015 il MPC ha promosso l'accusa dinanzi a questo tribunale nei 

confronti di A. pure per la fattispecie di cui al procedimento n° EAII.04.0025-PAS, 

per il titolo di riciclaggio di denaro aggravato ai sensi dell'art. 305bis nn. 1 e 2 e 

n. 2 lett. b CP, per istigazione alla falsità in documenti ripetuta ai sensi 

dell'art. 251 n. 1 CP in combinazione con l'art. 24 CP e per corruzione attiva 

ripetuta ai sensi dell'art. 322ter CP (cl. 482 p. 100.1 e segg.). La causa è stata 

rubricata sub SK.2015.24.  

G. Riunione delle cause 

 Visto l'evidente legame oggettivo fra le due cause rubricate sub SK.2015.24 e 

SK.2016.2, il TPF ne ha deciso la riunione, tramite ordinanza del 24 febbraio 

2016 (cl. 482 p. 970.1 e segg.). Il procedimento è quindi stato condotto col 

numero di ruolo SK.2015.24. Il reclamo interposto dall’imputato avverso detta 

ordinanza in data 7 marzo 2016 (cl. 482 p. 980.4 e segg.) è stato dichiarato 

inammissibile con decisione dell’11 maggio 2016 (cl. 482 p. 980.34). 

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H. Dibattimento 

1. L’imputato non si è presentato ai pubblici dibattimenti fissati per il 16 agosto 2016 

(cl. 482 p. 920.2). La Corte, preso atto dell’assenza dell’imputato regolarmente 

citato ai dibattimenti di primo grado, visto l’art. 366 cpv. 1 prima frase CPP, ha 

fissato una nuova udienza per il 28 novembre 2016 (p. 920.9). 

2. La nuova udienza ha avuto luogo dal 28 novembre 2016 al 6 dicembre 2016 

presso il TPF di Bellinzona.  

I. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le conclusioni seguenti: 

1. Per quanto riguarda il MPC (cl. 482, p. 920.034 e seg.): 

 dichiarare colpevole l’imputato A. di truffa, subordinatamente 

amministrazione infedele aggravata a danno di E. N.A., in relazione all’atto 

d’accusa del 5 settembre 2013; 

 dichiarare colpevole l’imputato A. di riciclaggio di denaro aggravato a danno 

di società del gruppo F., come pure di ripetuta istigazione a falsità in 

documenti, in relazione all’atto d’accusa del 27 maggio 2015; 

 condannare A. a una pena detentiva di quattro anni, dedotto il carcere 

estradizionale e preventivo sofferto,  

 cumulativamente, giusta l’art. 305bis n. 2 CP, condannare A. a una pena 

pecuniaria di 360 aliquote giornaliere di almeno fr. 127.-- cadauna, senza 

sospensione condizionale; 

 in relazione all’atto d’accusa del 5 settembre 2013, condannare A. al 

pagamento di USD 1'801'134.-- in favore dello Stato, a titolo di risarcimento 

equivalente, in relazione all’atto d’accusa del 5 settembre 2013, e ordinare 

l’assegnazione ex art. 73 cpv. 1 lett. c CP del risarcimento equivalente a 

favore dell’accusatrice privata E. N.A., nella misura in cui i presupposti siano 

adempiuti;  

 in relazione all’atto d’accusa del 27 maggio 2015, confiscare ex art. 70 cpv. 1 

CP il saldo attivo nonché gli interessi nel frattempo eventualmente maturati 

dei seguenti conti bancari:  

o n. 1. intestato alla Q. AG presso la banca L.; 

o n. 2 intestato alla R. Inc. presso la banca L.;  

o n. 3 intestato ad A. presso la banca L.;  

o n. 4 intestato alla S. SpA presso la banca T.;  

- 8 - 

o n. 5 intestato ad A. presso la banca BB. SA;  

o n. 6 e n. 7 intestati alla CC. Ltd presso la banca DD.;  

o n. 8 e 9 intestati alla EE. Ltd presso la banca DD.; 

 in relazione all’atto d’accusa del 27 maggio 2015, ordinare un risarcimento 

equivalente ex art. 71 cpv. 1 CP in favore dello Stato per un importo di 

USD 16'506'116.-- nonché ordinare la restituzione ex art. 70 cpv. 1 in fine 

CP, rispettivamente l’assegnazione ex art. 73 cpv. 1 lett. b e c CP, di quanto 

confiscato rispettivamente del risarcimento equivalente, a favore 

dell’accusatrice privata B. SpA, nella misura in cui i presupposti siano 

adempiuti; 

 in via subordinata, ordinare un risarcimento equivalente ex art. 71 cpv. 1 CP 

di USD 51.5 mio. 

2. Per quanto riguarda l'accusatrice privata B. SpA (cl. 482, p. 920.035, 925.284): 

chiede che A. sia condannato a risarcirle l’importo di USD 52'449'940.35, oltre 

interessi del 5% a far data dalle singole distrazioni di cui alla tabella riassuntiva 

a p. 16 dell’atto d’accusa del 27 maggio 2015; 

chiede la restituzione ex art. 70 CP, rispettivamente la confisca con 

l’assegnazione ex art. 73 CP e il risarcimento equivalente ex art. 71 CP a suo 

beneficio dei valori patrimoniali sequestrati, ovvero dei saldi attivi delle relazioni 

bancarie e del bene immobile sito a Campinas-Sao Paolo (Brasile) di cui alla 

tabella riassuntiva Doc. A, annessa all’atto d’accusa del 27 maggio 2015; 

chiede che A. sia condannato a corrisponderle fr. 212'547.50 a titolo di spese 

legali. 

3. Per quanto riguarda l'accusatrice privata E. N.A. (cl. 482, p. 920.035, 925.338): 

chiede che A. sia condannato per titolo di truffa (art. 146 cpv. 1 CP), 

subordinatamente amministrazione infedele aggravata (art. 158 n. 2 CP), 

subordinatamente amministrazione infedele qualificata (art. 158 n. 2 CP); 

chiede il rimborso, da parte di A., di tutti i costi e le spese legali, pari a  

fr. 35'510.--. 

4. Per quanto riguarda la difesa: 

conclusioni come da richiesta scritta (cl. 482, p. 920.036; p. 925.1751 e segg.); 

- 9 - 

richiesta d’indennizzo (cl. 482, p. 920.1753 e segg.). 

J. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 

30 gennaio 2017, con motivazione orale ai sensi dell'art. 84 cpv. 1 CPP. 

K. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

  

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Diritto: 

I. Questioni pregiudiziali ed incidentali 

1. Competenza 

La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza giurisdizionale (TPF 

2005 142 consid. 2; 2007 165 consid. 1; sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2014.13 del 25 agosto 2014, consid. 1). Secondo la giurisprudenza dell’Alta 

Corte, considerati i principi dell’efficienza e della celerità della procedura penale, 

dopo la formulazione dell'atto di accusa, la Corte penale del TPF può negare 

l'esistenza della competenza giurisdizionale federale solo per motivi 

particolarmente validi (DTF 133 IV 235 consid. 7.1). Inoltre, se le autorità federali 

e cantonali responsabili del perseguimento penale si sono accordate sulla 

giurisdizione federale, quest'ultima può essere rimessa in discussione dalla Corte 

penale del TPF soltanto se l'accordo è frutto di un esercizio propriamente abusivo 

del potere d'apprezzamento (DTF 132 IV 89 consid. 2). Alla luce di quanto 

precede, la Corte penale ammette la propria competenza, non intravvedendo 

motivi particolarmente validi per declinarla. In sede dibattimentale non sono state 

sollevate eccezioni né per quanto riguarda la giurisdizione svizzera in quanto tale, 

né per quanto riguarda quella federale, entrambe pacificamente date anche a 

prescindere dalla sopraccitata giurisprudenza (v. art. 3 e 305bis n. 3 CP nonché 

art. 23 e seg. CPP). 

2. Procedura a seguito del rinvio da parte del Tribunale federale  

2.1. Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 

conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 

sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (v. YVES 

DONZALLAZ, Loi sur le Tribunal fédéral, Commentaire, Berna 2008, n. 4284 ad 

art. 107 LTF). In questo senso, l'eventuale annullamento può concernere 

unicamente quelle parti della sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per 

tali parti, l'autorità che si occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è 

vincolata dalle considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua 

sentenza cassatoria, le quali devono essere riprese nella nuova decisione 

(v. DTF 135 III 334 consid. 2.1). Per questa ragione, sia il tribunale destinatario 

del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo giudizio su fatti diversi da 

quelli già constatati o su opinioni giuridiche espressamente respinte mediante la 

sentenza di rinvio o addirittura non riportate nei considerandi (v. sentenza del 

Tribunale federale 4C.46/2007 del 17 aprile 2007, consid. 3.1 con rinvii; ULRICH 

MEYER/JOHANNA DORMANN, Commentario basilese, Bundesgerichtsgesetz, 

- 11 - 

2a ediz., Basilea 2011, n. 18 ad art. 107 LTF). Fatti nuovi possono essere presi 

in considerazione unicamente se riguardano aspetti oggetto della decisione di 

rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né ancorati su di un nuovo 

fondamento giuridico (v. sentenza del Tribunale federale 6B_534/2011 del 

5 gennaio 2012, consid. 1.2 con rinvii). 

Per pronunciare il nuovo giudizio, non deve di conseguenza essere riavviato 

l'intero procedimento, ma unicamente quanto è necessario per ossequiare ai 

considerandi vincolanti della decisione del Tribunale federale (sentenza del 

Tribunale federale 6B_372/2011 del 12 luglio 2011, consid. 1.1.2). 

 

2.2. In concreto, nella sua sentenza 6B_536/2014 del 5 gennaio 2016, il Tribunale 

federale ha dapprima ricordato, al consid. 3.3, la portata della regola della 

specialità, ancorata negli art. 14 CEEstr nonché art. 38 AIMP, per poi constatare 

nel caso concreto, al consid. 3.4, le lacune della sentenza SK.2013.32 del 

4 febbraio 2014 e la metodologia da seguire nel nuovo giudizio. Nel sunto di cui 

al consid. 7 della sua pronuncia, il Tribunale federale ha ricordato il perimetro del 

rinvio a seguito dell’annullamento della sentenza del tribunale di primo grado, cui 

incombe l’onere di pronunciarsi nuovamente sull’imputazione di truffa, 

esaminando il rispetto del principio della specialità e poi, se del caso, 

completando gli accertamenti fattuali relativi a tale capo d’accusa. Nel medesimo 

consid. 7, l’Alta Corte ha ribadito la conferma della condanna, occorsa in prima 

istanza, per istigazione in falsità in documenti. 

 

2.3. L'ordinamento procedurale non contempla alcuna disposizione sulla maniera di 

procedere, da parte della Corte penale del TPF, nel caso in cui una sua sentenza 

sia annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio dal Tribunale federale. In 

particolare, non vi è disposizione alcuna che imponga la tenuta di un nuovo 

dibattimento. Secondo la giurisprudenza, l'imputato ha di regola diritto ad una 

sola udienza pubblica. Se il rinvio della causa da parte dell'Alta Corte non è 

dovuto ad un'amministrazione delle prove lacunosa, ma concerne motivi 

puramente giuridici o connessi a prove che possono essere raccolte per iscritto, 

e se la sentenza del Tribunale federale contempla direttive chiare che non 

lasciano più alcun margine di manovra all'autorità inferiore relativamente alla 

questione della colpevolezza dell'imputato, la rinuncia ad un nuovo dibattimento 

risulta giustificata (sentenza del Tribunale federale 6B_450/2012 del 21 gennaio 

2013, consid. 2.2 con rinvii; TPF 2011 155 consid. 5.2). Un nuovo dibattimento 

deve per contro essere indetto quando ciò appaia necessario all’integrazione 

della fattispecie (sentenza del Tribunale penale federale SK.2005.5 del 

19 ottobre 2005, consid. 1.3) o al rispetto del diritto di essere sentito delle parti 

(TPF 2007 60 consid. 1.4). 

- 12 - 

 Nel caso concreto, il Tribunale federale ha espressamente indicato che, tra i vari 

aspetti oggetto di scandaglio, degli accertamenti fattuali non sono esclusi per il 

reato a monte del riciclaggio, ovvero la truffa (consid. 4 e 7 della sentenza di 

rinvio). 

Alla luce di quanto sopra, ritenuta segnatamente l’eventualità, essa stessa 

indicata dall’Alta Corte, di dovere, se del caso, effettuare un’istruttoria 

dibattimentale, la Corte, nel rispetto dei diritti delle parti, ha nuovamente indetto 

un pubblico dibattimento. 

3. Prescrizione 

3.1. Il vigente art. 97 cpv. 1 CP prevede che l'azione penale si prescrive in 15 anni se 

la pena massima è una pena detentiva superiore a tre anni; in 10 anni se per il 

reato è comminata una pena detentiva sino a tre anni; e in 7 anni se la pena 

massima comminata è un’altra pena. La novella legislativa, tendente al 

prolungamento dei termini di prescrizione, è in vigore dal 1° gennaio 2014. 

Secondo il diritto previgente, in vigore sino al 31 dicembre 2013, l’azione penale 

si prescriveva in quindici anni, se per il reato era comminata una pena detentiva 

superiore a tre anni; in sette anni, se per il reato era comminata un’altra pena 

(art. 97 cpv. 1 lett. b, c vCP). Il diritto antecedente a tale regime prevedeva, dal 

canto suo, la prescrizione dell’azione penale in dieci anni, se al reato era 

comminata la reclusione o la detenzione superiore a tre anni e in cinque anni, se 

al reato era comminata un’altra pena (art. 70 vCP). Giusta l’art. 72 n. 2 vCP, la 

prescrizione era interrotta da ogni atto d’istruzione, con la conseguenza della 

rinnovata ricorrenza del termine di prescrizione, ritenuto come l’azione penale 

sarebbe in tutti i casi prescritta qualora il termine ordinario della prescrizione 

fosse stato superato della metà. 

In merito ai reati contestati all’imputato, si rileva che in caso di riciclaggio 

semplice, la pena prevista è una pena detentiva sino a tre anni o una pena 

pecuniaria (art. 305bis cpv. 1 CP), ciò che implicherebbe, a valere quale lex mitior, 

un termine di prescrizione di 7 anni, mentre, in presenza di un'aggravante, la 

pena detentiva massima risulterebbe essere di cinque anni o una pena 

pecuniaria (art. 305bis cpv. 2 CP), ciò che condurrebbe ad un termine di 

prescrizione di 15 anni giusta l'art. 97 cpv. 1 lett. b CP, termine di prescrizione 

quindicennale avente corso anche per il reato di istigazione alla falsità in 

documenti. 

 

3.2. In sede dibattimentale (cl. 482 p. 920.014), il Presidente del Collegio giudicante 

ha sollevato d’ufficio una questione pregiudiziale concernente un eventuale 

impedimento a procedere ai sensi dell’art. 339 cpv. 2 lett. c CPP per le 

imputazioni di riciclaggio di denaro di cui ai capi d’accusa 1.1.1-1.1.167 compresi, 

- 13 - 

di cui alle fattispecie antecedenti al 28 novembre 2001, e di istigazione alla falsità 

in documenti ripetuta di cui ai capi d’accusa 1.2.1 e 1.2.2, occorse il 

17 novembre 2000, rispettivamente il 28 settembre 2001. Trattasi di complessi 

fattuali, quelli rimproverati nei suddetti capi d’accusa, risalenti a oltre 15 anni or 

sono, circostanza in seguito alla quale la prescrizione dell’azione penale 

potrebbe già essere intervenuta. Nelle loro prese di posizione, le parti hanno 

concordato con l’intervenuta prescrizione dell’azione penale per i suddetti capi 

d’accusa (cl. 482 p. 920.014 e segg.). 

Con decisione sulle questioni pregiudiziali, in data 28 novembre 2016 la Corte ha 

quindi ordinato l’abbandono dei capi d’accusa da 1.1.1 a 1.1.167 (compresi), 

1.2.1 nonché 1.2.2 dell’atto d’accusa del 27 maggio 2015, per intervenuta 

prescrizione dell’azione penale, le rispettive fattispecie essendo occorse prima 

del 28 novembre 2001 (cl. 482 p. 920.023).  

 

3.3. Giusta l’art. 97 cpv. 3 CP, se prima della scadenza del termine di prescrizione è 

stata pronunciata una sentenza di prima istanza, la prescrizione dell’azione 

penale si estingue. La prescrizione decorre, in altri termini, fino al giorno della 

pronuncia della sentenza di primo grado. 

In casu, il dispositivo della sentenza è stato pronunciato, in pubblica udienza, in 

data 30 gennaio 2017. Conseguentemente, la prescrizione dell’azione penale è 

intervenuta, nel lasso di tempo fra la chiusura del contraddittorio e la pronuncia 

della sentenza, anche per i capi d’accusa da 1.1.168 a 1.1.189 (compresi) 

dell’atto d’accusa del 27 maggio 2015. Anche per questi capi d’accusa deve 

quindi essere disposto l’abbandono. 

4. Questioni pregiudiziali di A.  

4.1. La difesa ha innanzitutto chiesto la sospensione del procedimento per incapacità 

processuale dell’imputato per motivi di salute (cl. 482 p. 920.14 e seg.). 

 A questo proposito, la Corte in primo luogo ha rilevato che, secondo la dottrina, 

l’incapacità dibattimentale va ammessa in maniera restrittiva nel caso di imputati 

correttamente difesi (MARC ENGLER, Commentario basilese, Strafprozess-

ordnung, 2a ediz., Basilea 2014, n. 7 ad art. 114 CPP). Nella fattispecie, A. stesso 

non sostiene che ci si troverebbe di fronte ad una sua assoluta incapacità 

dibattimentale, ma tutt’al più ad una capacità limitata. Sempre in base alla dottrina 

(cfr. VIKTOR LIEBER, Commentario zurighese, Strafprozessordnung, 2a ediz., 

Zurigo 2014, n. 5 ad art. 114 CPP), in simili casi i dibattimenti sono possibili nella 

misura in cui la difesa è presente. 

 Nel caso concreto, questo requisito è dato, con la precisazione che la direzione 

della procedura ha comunque vegliato a che le misure adeguate fossero adottate 

- 14 - 

per tenere nella dovuta considerazione i problemi di salute dell’imputato. 

Conseguentemente, la Corte ha respinto la richiesta di A. 

4.2. La difesa ha altresì chiesto l’esclusione dal procedimento di B. SpA e delle altre 

società rappresentate dall’avv. Paparelli (cl. 482 p. 920.15). 

A tale riguardo, la Corte ha osservato che, ai sensi dell’art. 121 cpv. 2 CPP, 

secondo cui “chi subentra per legge nei diritti del danneggiato è legittimato ad 

agire soltanto civilmente e dispone unicamente dei diritti processuali che 

concernono direttamente l’attuazione dell’azione civile”, in base alla 

giurisprudenza dell’Alta Corte (sentenza del Tribunale federale 6B_549/2013 del 

24 febbraio 2014, consid. 3.2.1) sarebbero segnatamente escluse le successioni 

di natura negoziale, quali quelle ex art. 164 e segg. CO. 

Nel caso concreto, non si verifica però tale ipotesi, in quanto B. SpA è subentrata 

alle previgenti accusatrici private non a seguito di disposizioni di natura 

negoziale, bensì sulla base dell’ordinamento fallimentare applicabile, 

paragonabile, quanto ad effetti, a fattispecie che si possono verificare in Svizzera 

in base agli art. 197 e segg. LEF (v. sentenza del Tribunale federale 

6B_557/2010 del 9 marzo 2011, consid. 7.2). In effetti, sulla scorta 

dell’ordinamento in questione, e segnatamente sulla base della Legge italiana 

n. 39 del 18 febbraio 2004 (v. cl. 482 p. 561.15 e segg.), è occorsa la 

surrogazione legale delle precedenti accusatrici private nell’unica, attuale B. SpA, 

alla quale deve di riflesso essere riconosciuto lo status di avente causa ex 

art. 121 cpv. 2 CPP. 

Nulla toglie a questa conclusione il settlement con E. N.A. (cl. 482 p. 960.35 e 

segg.), nella misura in cui, secondo la dottrina, una cessione di credito non 

comporta comunque cessione della qualità di parte (GORAN MAZZUCCHELLI/ 

MARIO POSTIZZI, Commentario basilese, op. cit., n. 26 e segg. ad art. 115 CPP). 

Conseguentemente, la domanda di estromissione delle accusatrici private 

rappresentate dall’avv. Paparelli è stata respinta dalla Corte. 

4.3. A. ha inoltre riconfermato la questione pregiudiziale già sollevata tramite istanza 

dell’11 luglio 2016 (cl. 482 p. 920.15; p. 521.109 e segg.), con cui postulava la 

sospensione per motivi di merito, l’esito del presente procedimento dipendendo 

potenzialmente dalla risoluzione di un’altra causa. 

Al riguardo, la Corte ha rilevato che la ricorrenza del crimine a monte quale 

presupposto oggettivo cumulativo del reato di cui all’art. 305bis CP è comunque 

oggetto di disamina d’ufficio nel merito, ragion per cui non ricorre la necessità di 

attendere un’eventuale decisione giudiziale da parte dell’autorità estera, questo 

Collegio effettuando i necessari scandagli quanto alla ricorrenza o meno del 

crimine a monte nel quadro della sussunzione delle fattispecie dedotte in accusa 

nell’art. 305bis CP. 

- 15 - 

L’istanza di A. è pertanto stata respinta. 

4.4. A. ha parimenti domandato alla Corte di valutare, già nella sede delle questioni 

pregiudiziali, e ciò per motivi di economia processuale, l’avvenuta prescrizione 

dell’azione penale con mente a tutti gli atti contestati all’imputato a titolo di 

riciclaggio di denaro, e ciò per difetto dell’aggravante (cl. 482 p. 920.15 e seg.).  

A tal riguardo, la Corte ha osservato che la decisione quanto alla sussistenza 

eventuale di aggravanti avrebbe presupposto una disamina complessiva degli 

atti, e non avrebbe pertanto potuto esimersi dalle risultanze dell’istruttoria 

dibattimentale. La Corte ha pertanto respinto la richiesta della difesa, la disamina, 

postulata da A., dell’eventuale prescrizione dell’azione penale, dovendo 

comunque ricorrere d’ufficio (v. infra, consid. III.8 segg.). Questo Collegio ha 

nondimeno ordinato l’abbandono di diversi capi d’accusa per intervenuta 

prescrizione in sede di questioni pregiudiziali (v. supra, consid. I.3.2). 

II. Sull’accusa di truffa oggetto di rinvio da parte del Tribunale federale 

1. La regola della specialità, che costituisce un principio generale del diritto 

estradizionale (DTF 135 IV 212 consid. 3b pag. 47; sentenza del Tribunale 

federale 6B_536/2014 del 5 gennaio 2016, consid. 3.3), è ancorata all’art. 14 

CEEstr, applicabile alle procedure estradizionali tra Svizzera e Slovenia. 

Secondo tale norma, l’individuo estradato non può in particolare essere 

perseguito né giudicato per un fatto qualsiasi anteriore alla consegna che non sia 

quello avente motivato l’estradizione (n. 1). Con “fatto” ai sensi dell’art. 14 n. 1 

CEEstr s’intende un complesso fattuale – un “einheitlicher geschichtlicher 

Lebensvorgang” (sentenza del Tribunale federale 5A_652/2016 del 15 dicembre 

2016, consid. 2.3) – che concorre a circoscrivere chiaramente la fattispecie per 

cui è stata concessa l’estradizione, conferendo nel contempo un’accezione 

penalprocessualistica al “fatto qualsiasi anteriore alla consegna che non sia 

quello avente motivato l'estradizione”. Il principio della specialità tutela sia lo 

Stato richiesto sia la persona estradata (DTF 123 IV 42 consid. 3b pag. 47). 

Quest’ultima può tuttavia rinunciare, senza il consenso del primo, alla garanzia 

conferita da suddetto principio. Giusta l’art. 14 n. 1 lett. b CEEstr, infatti, la 

garanzia decade qualora l’estradato, avendo avuto la possibilità di farlo, non ha 

lasciato, nei 30 (45, sino al 30 ottobre 2016) giorni successivi alla sua liberazione 

definitiva (cosiddetto termine di rispetto), il territorio della Parte alla quale è stato 

rilasciato o se vi è ritornato dopo averlo lasciato. Sotteso vi è il concetto che la 

protezione accordata all’interessato contro il perseguimento per fatti anteriori 

all’estradizione non debba durare indefinitamente. Del resto, si può presumere 

che la persona che acconsente, senza alcun tipo di coercizione, di restare a 

- 16 - 

disposizione delle autorità di perseguimento dello Stato in cui si trova, accetta 

anche le conseguenze di questo comportamento e si sottopone alla giurisdizione 

di tale Stato (DTF 135 IV 241 consid. 2.1 pag. 214). Nel diritto interno, l’art. 38 

AIMP (RS 351.1) sancisce il principio della specialità in termini analoghi a quelli 

dell’art. 14 CEEstr. Pur escludendo la garanzia di tale principio alla persona 

estradata che non abbandona il territorio dello Stato richiedente entro il termine 

di rispetto dalla sua liberazione o che vi ritorna, l’art. 38 cpv. 2 lett. b n. 1 AIMP 

precisa che l’interessato deve previamente essere reso edotto delle relative 

conseguenze. Tale obbligo discende anche dal principio della buona fede (art. 5 

cpv. 3 Cost.), che l’art. 9 Cost. erige a diritto fondamentale (DTF 135 IV 212 

consid. 2.6). Il Tribunale federale ha già avuto modo di indicare che per le autorità 

elvetiche, in assenza di disposizioni sulla portata del principio della specialità 

connesso a un’estradizione, l’art. 38 AIMP ha valenza di principio generale (DTF 

135 IV 212 consid. 2.5). Gli obblighi sgorganti dall’art. 38 AIMP, segnatamente 

quello di informare previamente l’estradato quanto alle conseguenze del suo 

ritorno su suolo elvetico, incombono alle autorità svizzere, a cui l’art. 38 AIMP si 

rivolge. L’Alta Corte ha avuto modo di sottolineare tale aspetto nella pronuncia 

DTF 135 IV 217 consid. 2.7, laddove le autorità d’esecuzione della pena, in quel 

caso quelle vodesi, avevano omesso di rendere edotto l’estradando in punto alle 

conseguenze giuridiche di un suo ritorno in Svizzera a seguito della sua 

liberazione.  

2. Nel caso concreto, le autorità slovene (cfr. la traduzione italiana in SK.2016.2, 

cl. 2 p. 19.3.6 e segg.) hanno concesso, in data 16 aprile 2008, l’estradizione 

dell’imputato alla Svizzera, nell’ambito di due procedimenti penali 

(n° EAII.04.0025-PAS e n° EAII.07.0139-PAS), per i reati di riciclaggio di denaro, 

falsità in documenti, truffa e corruzione attiva, sulla scorta della domanda 

d’estradizione del 18 marzo 2008 formulata nei confronti di A., oggetto di un 

ordine d’arresto dell’8 agosto 2006. Davanti all’autorità slovena A. non ha 

rinunciato alla protezione del principio della specialità (cl. 34 p. 6.7.25). 

La domanda di estradizione del 18 marzo 2008 (cl. 34 p. 6.7.44 e segg.) e i relativi 

allegati (concernenti le suddette procedure n° EAII.04.0025-PAS e 

n° EAII.07.0139-PAS), fanno stato, per quanto attiene all’ipotesi truffaldina, di un 

complesso fattuale che sarebbe stato commesso nel quadro del solo 

procedimento n° EAII.04.0025-PAS a detrimento di società del gruppo F., nel 

periodo fra il dicembre 1999 e il febbraio 2003 (cl. 34 pag. 6.7.48). L’ordine di 

arresto dell’8 agosto 2006 (cl. 34 p. 6.7.1), a cui fa riferimento la delibera slovena 

(SK.2016.2, cl. 2 p. 19.3.7), unitamente alla domanda d’estradizione del 18 marzo 

2008 (cl. 34 p. 6.7.44 e segg.), è stato spiccato per il solo procedimento 

n° EAII.04.0025-PAS e non contempla l’ipotesi di reato di truffa ai danni di 

E. N.A., vale a dire quel complesso fattuale dedotto in accusa con promozione 

- 17 - 

del 5 settembre 2013. Il capo d’accusa 1.1A si riferisce in effetti ad un altro lasso 

temporale, fra il 1° luglio e il 20 dicembre 1999, e soprattutto a tutt’altri fatti 

materiali. Il complesso fattuale successivamente dedotto in accusa al capo 1.1A 

dell’atto d’accusa del 5 settembre 2013 concerne una truffa che sarebbe occorsa 

ai danni di E. N.A. nel quadro di un contratto di assicurazione per rischio politico 

e commerciale, collegato a un finanziamento concesso da E. N.A. nel contesto 

dell’acquisizione, da parte dello Stato venezuelano, di P. SpA. 

Ciò posto, è d’uopo concludere che l’estradizione non è stata né chiesta né 

concessa per il complesso fattuale dedotto in accusa, e di cui al rinvio da parte 

del Tribunale federale, fatto questo che costituisce di principio un impedimento a 

statuire nel merito. 

3. Ciò stante, questo Collegio si è di seguito chiesto se, in casu, la protezione 

derivante dalla riserva della specialità non sia nondimeno decaduta in seguito al 

ritorno di A. in Svizzera dopo essere stato reso edotto circa le conseguenze di 

tale suo agire. Al riguardo, non risulta dal fascicolo processuale che le autorità 

svizzere, a cui si rivolge l’art. 38 AIMP, si siano fatte parti diligenti, ovvero attive, 

nell’adempiere d’ufficio a quanto prescrive loro la norma precitata. Agli atti non 

risulta che A. sia stato informato, previamente e in modo esauriente, da parte 

delle autorità svizzere, circa le conseguenze giuridiche – vale a dire il 

decadimento della protezione derivante dalla riserva della specialità – che un suo 

eventuale successivo ritorno su suolo elvetico avrebbe ingenerato. Dagli atti, non 

risulta che il MPC vi abbia provveduto. Neppure il GIF vi ha provveduto 

contestualmente alle sue ordinanze di misure sostitutive del 16 maggio 2008, poi 

annullata (SK.2016.2, cl. 4 p. 6.1.112 e segg.), e del 12 luglio 2008 (SK.2016.2, 

cl. 4 p. 6.2.43 e segg.). Neppure l’ordine di scarcerazione del 14 luglio 2008 

(cl. 33 p. 6.9.179 e seg.) fa menzione delle conseguenze giuridiche in punto 

all’eventuale, futuro ritorno di A. su suolo svizzero. 

Come si evince da quanto precede, questo Collegio rileva che spetta all’autorità 

svizzera adempiere a quanto prescrive l’art. 38 AIMP, e non allo Stato richiesto 

che, nel caso in esame, non vi ha comunque provveduto, non evincendosi dagli 

atti riscontri in tal senso. 

Nemmeno può essere ritenuto il rilievo mosso dal MPC nella sua requisitoria 

(cl. 482 p. 925.37 e segg.; p. 925.47 e segg.), secondo cui il comportamento 

processuale di A. susseguente alla sua liberazione costituisca rinuncia tacita alla 

protezione derivante dal principio della specialità. In effetti, gli avvertimenti di 

legge, a cui è tenuta d’ufficio l’autorità svizzera, devono essere formulati 

contestualmente alla liberazione, o comunque durante il periodo di rispetto, 

affinché l’estradato sia consapevole con sufficiente cognizione di causa circa le 

conseguenze giuridiche di una sua permanenza sul territorio elvetico, 

- 18 - 

rispettivamente del suo susseguente ritorno in Svizzera nell’eventualità che egli 

abbia lasciato il Paese in precedenza. 

Questo Collegio non può aderire all’assunto, formulato dal MPC, secondo cui 

l’estradato perde la protezione sgorgante dal principio di specialità per essere 

rientrato in Svizzera allo scopo di collaborare con l’autorità di perseguimento 

penale nella ricerca della verità materiale, e ciò in difetto di previa comunicazione 

quanto alle conseguenze. Ammettere ciò significherebbe imputare al protetto 

dall’art. 38 AIMP l’inazione dell’autorità svizzera, circostanza che non sarebbe 

compatibile col principio della buona fede, di cui all’art. 5 cpv. 3 Cost., eretto a 

diritto fondamentale dall’art. 9 Cost. (DTF 135 IV 212 consid. 2.6). 

4. Ne segue che non si è di riflesso confrontati col decadimento della protezione 

derivante dal principio della specialità. 

Stante la presenza di un impedimento a procedere, occorre pertanto ordinare 

l’abbandono del procedimento penale per il capo 1.1 (A, B e C) dell’atto d’accusa 

del 5 settembre 2013. 

 

III. Riciclaggio di denaro aggravato 

 

1. Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile 

di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da 

un delitto fiscale qualificato (art. 305bis n. 1 CP). Il reato di riciclaggio può 

configurarsi sia nella forma semplice che nella forma aggravata. Vi è caso grave, 

ai sensi dell’art. 305bis n. 2 CP, segnatamente se l'autore: agisce come membro 

di un'organizzazione criminale (lett. a); agisce come membro di una banda 

costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio (lett. b); realizza una 

grossa cifra d'affari o un guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio 

(lett. c). L'autore è punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, 

purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato compiuto (art. 305bis n. 3 

CP). 

 

2. Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 

o la confisca di valori patrimoniali provenienti da un crimine ai sensi dell’art. 10 

cpv. 2 CP (risp. art. 9 vCP) costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio 

(DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Vista la modifica del CP entrata in 

vigore il 1° gennaio 2016, i valori patrimoniali possono provenire anche da un 

delitto fiscale qualificato giusta l’art. 305bis cpv. 1bis CP (RU 2015 1389; FF 2014 

563). Si tratta di un'infrazione di esposizione a pericolo astratto; il comportamento 

è dunque punibile a questo titolo anche laddove l'atto vanificatorio non abbia 

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- 19 - 

raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il 

riciclaggio di denaro non presuppone operazioni finanziarie complicate: anche gli 

atti più semplici, come l'occultamento del bottino, possono essere adeguati a 

vanificare una confisca (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in particolare 

considerati atti di riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 127 IV 20 

consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e), il loro investimento, come, ad esempio, 

l'immissione di capitali sul mercato finanziario e assicurativo, utilizzandoli per 

concludere un'assicurazione sulla vita a premio unico (DTF 119 IV 242 

consid. 1d; sentenza del Tribunale federale 6B_735/2010 del 25 ottobre 2011, 

consid. 6.2 con rinvii), il versamento degli stessi su di un conto bancario aperto a 

proprio nome, senza menzionare l'identità del reale avente diritto economico 

(DTF 119 IV 242 consid. 1d; URSULA CASSANI, Commentaire du droit pénal 

suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, Berna 1996, n. 38 ad art. 305bis 

CP), il trasferimento di valori su conti all'estero di pertinenza di terzi come pure 

le transazioni da o per l'estero (DTF 128 IV 117 consid. 7b; 127 IV 24 

consid. 2b/cc e 3b; CASSANI, op. cit., n. 41 ad art. 305bis CP; JÜRG-BEAT 

ACKERMANN, in Schmid (editore), Kommentar Einziehung, Organisiertes 

Verbrechen, Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, n. 315 e segg. ad art. 305bis CP; 

MARK PIETH, Commentario basilese, Strafrecht, 3a ediz., Basilea 2013, n. 49 e 

segg. ad art. 305bis CP; STEFAN TRECHSEL/HEIDI AFFOLTER-EIJSTEN, 

Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 

2013, n. 18 ad art. 305bis CP), negozi fiduciari, l'impiego di trusts (ACKERMANN, 

op. cit., n. 298 e segg. ad art. 305bis CP), l'interposizione di intermediari, uomini 

di paglia, tra cui società di sede o paravento e detentori del segreto professionale, 

trasferimenti su conti di società off-shore o anche fondazioni (PIETH, op. cit., n. 40 

ad art. 305bis CP; BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, 3a 

ediz., Berna 2010, n. 25 ad art. 305bis CP), le operazioni di cambio in contante 

(DTF 122 IV 211 consid. 2c; TPF 2009 25 consid. 7.2.3 pag. 29), così come le 

attività di spallonaggio (TPF 2009 25 consid. 7.2.4). Non è viceversa stato 

riconosciuto come tale il semplice versamento su un conto bancario personale 

usuale (DTF 124 IV 274 consid. 4, in cui si specifica che la qualifica di riciclaggio 

in merito al versamento su un conto personale dipende dalle circostanze del caso 

concreto; PIETH, op. cit., n. 50 e seg. ad art. 305bis CP), la mera presa in 

consegna, il solo possesso o la custodia di valori (DTF 128 IV 117 consid. 7a; 

sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gennaio 2000, 

consid. 2d/aa), la semplice apertura di un conto, che costituisce tutt'al più un 

tentativo di riciclaggio (v. DTF 120 IV 329 consid. 4; ACKERMANN, op. cit., n. 443) 

o un atto preparatorio non punibile (v. art. 260bis CP e contrario), mentre lo è il 

prelievo di denaro per cassa, ritenuto come la restituzione all’autore dell’antefatto 

dell’integralità o di parte del credito di un conto a lui intestato interrompa in realtà 

il paper trail (DTF 136 IV 179 consid. 4.3 non pubblicato).  

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- 20 - 

In punto ai trasferimenti di fondi da un conto svizzero ad un altro conto svizzero 

– i trasferimenti verso o da un conto estero essendo per contro sempre costitutivi 

del reato di riciclaggio di denaro – atti a lasciare una traccia documentale, essi 

non sono ritenuti costitutivi, dalla dottrina, del reato di riciclaggio di denaro se 

entrambi i conti indicano il medesimo avente diritto economico (JÜRG-BEAT 

ACKERMANN, Geldwäschereistrafrecht, in Wirtschaftsstrafrecht der Schweiz, a 

cura di Jürg-Beat Ackermann/Günter Heine, Berna 2013, nota 57 ad § 15; MARIA 

GALLIANI/LUCA MARCELLINI, Il riciclaggio di denaro nel codice penale, in 

Compliance management, a cura di Tamara Erez e Flavia Giorgetti Nasciutti, 

Vezia/Basilea 2010, pag. 235; v. PIETH, op. cit., n. 50 ad art. 305bis CP, secondo 

cui alcuni autori tendono ad escludere la punibilità in presenza di trasferimenti da 

un conto svizzero ad un altro conto personale svizzero – o sul conto intestato ad 

un terzo – dove l'avente diritto economico è il medesimo; e v. CASSANI, op. cit., 

n. 41 ad art. 305bis CP, secondo cui il versamento su un conto presso un altro 

istituto bancario sito in Svizzera non costituisce un atto di riciclaggio, se il conto 

di accredito è stato aperto dal medesimo titolare che ne è pure avente diritto 

economico, o aperto dal medesimo avente diritto economico la cui vera identità 

è stata comunicata alla banca; TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 18 ad 

art. 305bis CP, secondo cui non vi è riciclaggio unicamente se il beneficiario 

economico dei due conti è il medesimo).  

Secondo il Tribunale federale ed una parte della dottrina, il reato di cui 

all'art. 305bis CP può essere commesso anche da colui che ricicla valori 

patrimoniali provenienti da un crimine da lui stesso perpetrato 

(cdt. autoriciclaggio; DTF 126 IV 255 consid. 3a; 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 

consid. 3; CORBOZ, op. cit., n. 19 ad art. 305bis CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX 

BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 7a ediz., Berna 2013, § 57 n. 43; 

MARTIN SCHUBARTH, Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale 

Strafrechtsdenken, in Festschrift für Günter Bemmann, a cura di Joachim 

Schulz/Thomas Vormbaum, Baden-Baden 1997, pag. 432-435; d’altra opinione 

ACKERMANN, op. cit., n. 117 ad art. 305bis CP; GUNTHER ARZT, Geldwäscherei: 

komplexe Fragen, in: Recht 13 (1995), pag. 131; CASSANI, op. cit., n. 47 e segg. 

ad art. 305bis CP; CHRISTOPH GRABER, Der Vortäter als Geldwäscher, AJP/PJA 

1995, pag. 517; PIETH, op. cit., n. 2 e seg. ad art. 305bis CP; HANS SCHULTZ, Die 

strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 1994, in ZBJV 131 

(1995) pag. 846; per un riassunto del dibattito dottrinale v. DTF 122 IV 211 

consid. 3a, nonché ANDREAS DONATSCH/WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 4a 

ediz., Zurigo 2011, pag. 476 e JÜRG-BEAT ACKERMANN, forumpoenale 2009, 

n. 31, pag. 160 e seg.). L’Alta Corte ha avuto modo di precisare che, nell’ottica 

dell’art. 305bis CP, è determinante valutare se l’atto in questione è teso a – ed è 

suscettibile di – vanificare il blocco da parte delle autorità di perseguimento 

penale dei valori patrimoniali originanti da un crimine: tal è il caso in presenza di 

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- 21 - 

distruzione rispettivamente impiego di valori patrimoniali (sentenza del Tribunale 

federale 6B_209/2010 del 2 dicembre 2010, consid. 6.4). Il riciclaggio di denaro 

può altresì essere commesso per omissione (DTF 136 IV 188 consid. 6).  

 

3. Se il reato presupposto è commesso all’estero, la questione di sapere se 

l'infrazione all'origine dei valori riciclati costituisce un crimine deve essere 

valutata in applicazione del diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa), 

mentre alla luce del diritto estero è sufficiente assodare che si tratti di un reato 

penale (v. art. 305bis n. 3 CP). La sussistenza in quanto tale del crimine a monte 

può essere ammessa a fronte di una decisione di condanna passata in giudicato 

oppure, in assenza di una tale decisione, mediante accertamenti indipendenti del 

giudice svizzero del riciclaggio. In quest’ultimo caso, è sufficiente che il giudice 

raggiunga la certezza dell’origine criminosa dei fondi, senza che sia necessario 

definire in maniera dettagliata le circostanze del crimine o identificarne l’autore 

(DTF 120 IV 323 consid. 3d; sentenza del Tribunale federale 6B_729/2010 

dell'8 dicembre 2011, consid. 4.1.3). In altre parole, sotto il profilo del riciclaggio 

non è determinante la qualifica precisa del reato a monte secondo il diritto estero, 

bastando la certezza che i valori patrimoniali provengono da un crimine. D'altra 

parte, nell'ambito dell'art. 305bis n. 3 CP trova applicazione il principio della doppia 

punibilità astratta (v. DTF 136 IV 179 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 

6B_735/2010 del 25 ottobre 2011, consid. 2.3). 

 

4. L'infrazione prevista e punita dall'art. 305bis CP è un'infrazione intenzionale. Il dolo 

eventuale è sufficiente (v. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo all’atto 

vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione sia idonea a 

rompere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori riciclati: 

l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un crimine 

(DTF 122 IV 211 consid. 2e). Non è necessario che l'autore conosca con 

precisione l'infrazione da cui provengono i valori: basta ch'egli sappia oppure, 

date le circostanze, non possa ragionevolmente ignorare che gli stessi sono il 

frutto di un comportamento illecito sanzionato da una pena severa, senza 

forzatamente sapere in cosa consista precisamente tale reato (DTF 119 IV 242 

consid. 2b; sentenza del Tribunale penale federale SK.2007.24 del 10 ottobre 

2008, consid. 3.2.4; TRECHSEL/ AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 21 ad art. 305bis CP; 

ROSA CAPPA, La norma penale sul riciclaggio di denaro, in Bollettino OATi 

n. 40/2010, pag. 45; CORBOZ, op. cit., n. 42 ad art. 305bis CP; DONATSCH/ 

WOHLERS, op. cit., pag. 482; CASSANI, op. cit., n. 51 ad art. 305bis CP; PIETH, 

op. cit., n. 59 ad art. 305bis CP; ACKERMANN, op. cit., n. 398 ad art. 305bis CP; 

STRATENWERTH/ BOMMER, op. cit., § 57 n. 32). 

“Deve presumere” l’origine criminale, ed è quindi in malafede, chi è consapevole 

degli elementi di sospetto esistenti e in questo senso ritiene possibile il nesso con 

- 22 - 

un grave reato a monte, ma ciò nonostante decide di agire, accettando così il 

rischio di riciclare valori di origine criminale; chi invece, seppur per imprevidenza 

colpevole, non si accorge degli elementi di sospetto esistenti, agisce per 

negligenza e non si rende quindi colpevole del reato di cui all’art. 305bis CP 

(v. sentenza del Tribunale federale 6B_900/2009 del 21 ottobre 2010, consid. 6.1 

con rinvii).  

 

5. Secondo costante giurisprudenza, è correo di un'infrazione chi collabora con altri 

compartecipi intenzionalmente e in modo determinante alla decisione, 

pianificazione o esecuzione di un reato, così da apparirne come uno dei 

protagonisti; in questo senso, il suo contributo deve risultare essenziale, in base 

alle circostanze del caso, alla perpetrazione del reato (DTF 135 IV 152 

consid. 2.3.1; 130 IV 58 consid. 9.2.1; 120 IV 17 consid. 2d; 118 IV 397 

consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 6B_911/2009 del 15 marzo 2010, 

consid. 2.3.3). Affinché sussista correità non occorre tuttavia che il reato sia 

eseguito materialmente da tutti i correi; basta invece che il singolo correo abbia 

prestato il proprio concorso alla decisione o alla pianificazione, in occasione della 

quale erano stati accettati consapevolmente e volontariamente, perlomeno nel 

senso del dolo eventuale, anche gli elementi risultanti dagli ulteriori atti commessi 

(DTF 120 IV 17 consid. 2d; 115 IV 161 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 

6B_890/2008 del 6 aprile 2009, consid. 3.1). Alla luce di ciò, dato che il reato 

appare come l’espressione di una volontà comune, ogni singolo correo è 

penalmente responsabile per il tutto (DTF 109 IV 161 consid. 4b con rinvii). Non 

è comunque necessario che il correo partecipi sin dall’inizio alla decisione di 

delinquere, ma è sufficiente che aderisca al piano (anche già in corso di 

esecuzione), facendo così sua l’intenzionalità altrui (cosiddetta correità 

successiva; v. DTF 125 IV 134 consid. 3a; 120 IV 265 2c/aa pag. 272; sentenze 

del Tribunale federale 6B_911/2009 del 15 marzo 2010, consid. 2.3.3 e 

6B_1091/2009 del 29 aprile 2010, consid. 3.3). 

 

6. Nei casi gravi di riciclaggio di denaro, di cui all’art. 305bis n. 2 CP, è comminata 

una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria. Con la pena 

detentiva è cumulata una pena pecuniaria sino a 500 aliquote giornaliere. Come 

rilevato, vi è caso grave segnatamente se l'autore: agisce come membro di 

un'organizzazione criminale (lett. a); agisce come membro di una banda 

costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio (lett. b); realizza una 

grossa cifra d'affari o un guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio 

(lett. c). 

 

7. Per quanto attiene alla possibile ricorrenza di una o più aggravanti nei casi di 

cosiddetto autoriciclaggio, vale a dire nelle fattispecie per cui l’autore del crimine 

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- 23 - 

a monte è indicato quale autore di riciclaggio di denaro qualificato, è anzitutto 

d’uopo rilevare che il Tribunale federale ha già avuto modo di chinarsi su tale 

problematica, almeno per quanto riguarda l’aggravante del mestiere. Nelle sue 

pronunce 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006 e 6S.387/2006 dell’8 novembre 2006, 

l’Alta Corte, prendendo posizione sulla puntuale censura sollevata dalla parte 

ricorrente, secondo cui la qualifica del mestiere sarebbe risultata inapplicabile per 

l’autore del riciclaggio di denaro interessante fondi originanti dal crimine a monte 

da lui stesso perpetrato, ha statuito che il fatto che i fondi ripetutamente riciclati 

provengano da un unico atto criminale, indipendentemente dal suo autore, non 

esclude a priori la qualifica del mestiere, che è data se ricorrono gli usuali requisiti 

giurisprudenziali che contraddistinguono tale aggravante (sentenze del Tribunale 

federale 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006, consid. 4.2 e 6S.387/2006 

dell’8 novembre 2006, consid. 4.2). 

Ciò posto, è d’uopo rilevare che le considerazioni espresse dall’Alta Corte per 

l’aggravante del mestiere ben si prestano ad un apprezzamento e ad una portata 

più ampi, che vanno oltre la specifica qualifica analizzata nelle suddette 

pronunce. In altre parole, tali considerazioni possono essere estese anche alle 

restanti aggravanti, nella misura in cui siano beninteso ravvisabili i presupposti 

che la giurisprudenza ha sviluppato per le nozioni di appartenenza ad 

un’organizzazione criminale, rispettivamente ad una banda o della variante 

generica. Ne segue che, alla luce della citata giurisprudenza del Tribunale 

federale, l’autoriciclatore può rendersi colpevole di riciclaggio di denaro 

aggravato. 

 

8. Nel caso in esame, per motivi di economia processuale, la Corte ha ritenuto di 

dover esaminare anzitutto la ricorrenza o meno dell’aggravante generica e poi di 

quella della banda, e ciò nell’ottica di valutare se si sarebbe in presenza 

dell’estinzione dell’azione penale, la prescrizione per il reato di riciclaggio di 

denaro semplice essendo di 7 anni. Per esaminare la questione dell’aggravante, 

questo Collegio ha dato per teoricamente acquisiti sia il reato a monte sia le 

condotte vanificatorie nel loro complesso (di cui ai capi d’accusa 1.1.190 a 

1.1.501 compresi), chiedendosi se, anche qualora l’impianto accusatorio fosse 

integralmente comprovato a tal riguardo, si sarebbe in presenza di un caso grave. 

   

9. Aggravante generica 

 

9.1. La giurisprudenza ammette situazioni in cui, pur non realizzandosi la qualifica del 

mestiere giusta l'art. 305bis n. 2 lett. c CP, come neppure una delle due altre 

qualifiche specificamente elencate alla cifra due di detto articolo, le caratteristiche 

concrete della fattispecie sono tali da ammettere il caso grave nella sua variante 

- 24 - 

generica (sentenze del Tribunale federale 6B_535/2014 del 5 gennaio 2016, 

consid. 3.2; 6B_217-222/2013 del 28 luglio 2014, consid. 4.3; 6B_1013/2010 del 

17 maggio 2011, consid. 6, con rinvio a DTF 114 IV 164 consid. 2b, in materia di 

LStup). L'elenco dell'art. 305bis n. 2 è infatti formulato in termini di esemplarità non 

di esclusività, come si evince dall'aggiunta dell'avverbio “segnatamente” 

(“insbesondere”, “notamment”). Sono dunque ipotizzabili altre situazioni, oltre a 

quelle elencate alla cifra 2, in cui i fatti incriminati vanno considerati gravi, a 

condizione che essi raggiungano, sia sotto il profilo oggettivo che sotto quello 

soggettivo, un peso specifico tale da essere paragonabili alle situazioni 

esplicitamente codificate nella legge. Il Tribunale federale ha in questo senso 

ammesso l'aggravante generica in un caso di riciclaggio in cui, sia alla luce 

dell'ammontare totale dei valori riciclati (circa 3.5 milioni di franchi) che delle 

modalità con cui gli atti sono stati perfezionati, il disvalore complessivo dei reati 

era equivalente a quello dell'aggravante del mestiere giusta l'art. 305bis n. 2 lett. c 

CP (sentenza 6B_1013/2010 consid. 6.3). Trattandosi di un'interpretazione 

estensiva dell'art. 305bis n. 2 CP, seppur ancorata in una formulazione 

volutamente elastica del legislatore, e con conseguenze non indifferenti a livello 

di pena e di lunghezza dei termini di prescrizione (v. art. 97 cpv. 1 lett. b e c CP), 

in ossequio al principio della legalità giusta l'art. 1 CP (nulla poena sine lege certa; 

v. PETER POPP/ANNE BERKEMEIER, Commentario basilese, op. cit., n. 31 e segg. 

ad art. 1 CP; KURT SEELMANN/CHRISTOPHER GETH, Strafrecht. Allgemeiner Teil, 

6a ediz., Basilea 2016, pag. 34 e segg.), questo tipo di aggravante va ammesso 

in maniera molto prudente (CHRISTOPH K. GRABER, Geldwäscherei, tesi di laurea, 

Berna 1990, pag. 153), valutando e ponderando con grande attenzione tutte le 

particolarità del caso (v. più ampiamente con riferimento all'art. 19 n. 2 vLStup, 

PETER ALBRECHT, Die Strafbestimmungen des Betäubungsmittelgesetzes, 

3a ediz., Berna 2016, pag. 109 e segg.). Non si tratta, infatti, di colmare 

semplicemente una lacuna legislativa modo legislatoris come sarebbe tenuto a 

fare un giudice civile in virtù dell'art. 1 cpv. 2 del Codice civile svizzero (v. SIBYLLE 

HOFER/STEPHANE HRUBESCH-MILLAUER, Einleitungsartikel und Personenrecht, 

2a ediz., Berna 2012, pag. 35 e segg.), ma di incidere direttamente nel tessuto 

normativo giuspenalistico creando nuove varianti di reato. Già soltanto per delle 

ragioni di separazione funzionale fra potere legislativo e potere giudiziario il 

giudice deve qui dar prova di grande cautela (v. art. 190 Cost. nonché ULRICH 

HÄFELIN/WALTER HALLER/HELEN KELLER/DANIELA THURNHERR, Schweizerisches 

Bundesstaatsrecht, 9a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2016, n. 2086 e segg.). Non 

per nulla il legislatore, con il plauso della dottrina (v. CORBOZ, op. cit., n. 73 ad 

art. 19 LStup), ha ultimamente abbandonato questo tipo di tecnica redazionale 

nel nuovo art. 19 LStup in vigore dal 1° luglio 2011. Non basta dunque che la 

gravità si fondi sugli elementi oggettivi della fattispecie, ma anche su quelli 

soggettivi (DTF 117 IV 164 consid. 2b). Trattandosi sempre di circostanze 

- 25 - 

personali ai sensi dell'art. 27 CP (v. TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 23 

ad art. 305bis CP), l'analisi concreta va infatti effettuata tenendo conto “delle 

speciali relazioni, qualità e circostanze personali” che aggravano la punibilità.  

La dottrina cita a mo’ d'esempio il caso di un riciclatore di ingenti capitali mafiosi 

(DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BERGER/MAZOU/RODIGARI, Code pénale, Petit 

Commentaire, 2a ediz., Bâle 2017, n. 46 ad art. 305bis CP; GRABER, loc. cit.), il 

quale, pur non rientrando nella categoria dell'art. 305bis n. 2 lett. a CP, data l'entità 

dei valori riciclati e la gravità sociale del reato a monte, potrebbe comunque 

rientrare nella fattispecie qualificata nella sua accezione generica. Fra gli esempi 

citati dalla dottrina, peraltro in termini tutt'altro che apodittici (“könnte sich […] 

rechtfertigen”), vi sono anche reati a monte ritenuti particolarmente perniciosi, 

come il genocidio ed i crimini di guerra (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., 

n. 27 ad art. 305bis CP; DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BERGER/MAZOU/RODIGARI, 

loc. cit.). Si tratta comunque di considerazioni dottrinali che non trovano per il 

momento alcuna eco nella giurisprudenza dell'Alta Corte. Quest'ultima è peraltro 

molto esigua e, in ambito di Tribunale federale, si esaurisce nella sopraccitata 

sentenza 6B_1013/2010, giudicata in composizione a tre giudici e non pubblicata 

nella raccolta ufficiale delle DTF. Il caso giudicato dal Tribunale federale 

riguardava un legale che – nel quadro dell’esercizio della professione d’avvocato, 

per cui aveva ricevuto la relativa autorizzazione di polizia – aveva svolto, per un 

certo lasso di tempo (tre mesi e mezzo), pur non esercitando professionalmente 

il riciclaggio, tutta una serie di operazioni (apertura di un conto ad hoc, disbrigo 

della formularistica, colloqui con funzionari di banca e fiduciari, gestione del 

conto, cambio di denaro, prelievo in contanti e trasferimento all'estero) nel quadro 

di una procedura d'incasso di un assegno del controvalore di circa 3.5 milioni di 

franchi provenienti da una truffa, a favore di un cliente, ricevendo per questo un 

onorario professionale di fr. 20'000.--. In altre parole, egli aveva investito un 

tempo considerevole, nell'ambito della sua attività professionale quale avvocato, 

che rappresentava la sua fonte di sostentamento economico, e aveva percepito 

un onorario professionale di rilievo. 

 

9.2. Nel caso concreto, questo Collegio ha proceduto all’analisi dei criteri che la 

giurisprudenza dell’Alta Corte ha sviluppato a fondamento della ricorrenza 

dell’aggravante generica, vagliando la presente fattispecie segnatamente alla 

luce delle sentenze del Tribunale federale 6B_1013/2010 del 17 maggio 2011, 

6B_535/2014 del 5 gennaio 2016 e 6B_217-222/2013 del 28 luglio 2014. 

Questo Collegio è giunto alla conclusione che il caso di specie presenta sì 

analogie ma anche importanti differenze con l’unica pronuncia assertiva dell’Alta 

Corte, sviluppando nel seguente modo la propria disamina. 

 

- 26 - 

9.2.1. Per quanto attiene alle analogie riscontrate nel presente caso con la fattispecie 

di cui alla pronuncia 6B_1013/2010 del 17 maggio 2011, la Corte ha rilevato 

come le condotte rimproverate ad A. si siano estese sull’arco di poco più di due 

anni (dal febbraio 2002 all’aprile 2004), denotando una molteplicità di condotte 

vanificatorie rimproverate all’imputato che, d’acchito, potrebbero far concludere 

per un’attività delittuosa intensa ai sensi della testé citata giurisprudenza. In 

effetti, gli atti vanificatori rimproverati ad A., portanti su importi milionari, sono 

complessivamente 312 e interessano, a fasi alterne, come si evince dall’atto 

d’accusa, 65 giorni nel 2002, 64 giorni nel 2003 e 13 giorni nel 2004. Il Collegio 

ha al riguardo rilevato come il magistrato requirente, nell’individualizzare le 

singole condotte, non distingua pur tuttavia fra giornate di presenza fisica 

dell’imputato in loco, specie a Coira, a Lugano e a Vaduz, o comunque dell’agire 

del medesimo, ma si fondi anche sui giorni di valuta per contestualizzare i 

rimproveri mossi ad A. a titolo di riciclaggio di denaro con l’aggravante generica. 

È ora notorio che il giorno di valuta, rispettivamente la data di valuta, 

comunemente denominata “valuta”, rappresenta nelle operazioni di carattere 

bancario la data d’allibramento della transazione stessa, vale a dire di accredito 

o di addebito sul conto. Essa non costituisce ancora la prova che, il giorno della 

valuta, l’avente diritto di firma sulla relazione bancaria abbia disposto sulla 

stessa, ordinando per esempio un bonifico bancario, transazione che può 

peraltro occorrere anche automaticamente, ad esempio in presenza di un ordine 

permanente. Neppure è in grado, il giorno di valuta, di lasciar concludere in modo 

automatico quanto alla presenza, nei locali dell’istituto di credito, del disponente, 

la portata della valuta essendo quella di indicare il momento in cui una 

determinata operazione viene allibrata e non di dare contezza della presenza in 

loco, o comunque dell’agire, degli aventi diritto di disposizione su conti bancari. 

Al riguardo, ragguagli maggiormente affidabili in punto all’intensità temporale 

dell’interesse rivolto dall’imputato all’operatività bancaria possono essere 

estrapolati dai rapporti di visita di cui alle principali relazioni bancarie elencate 

nell’atto di accusa, da pag. 17 e segg., specie sui conti, ed eventuali correlate 

cassette di sicurezza, sui quali l’imputato avrebbe operato, e di cui ai capi 

d’accusa § 1.1.190 e segg., e meglio sulle seguenti relazioni bancarie. 

* Presso la banca L., Coira: 

- n. 1 (Q. AG): nessun rapporto di visita successivo al febbraio 2002 (cfr. cl. 38, p. 7.3.51 

segg.); 

- n. 10 (FF. SA): rapporti di visita pertinenti non presenti nelle rubriche 7/4 (cl. 41, 42) e 

7/55 (cl. 66); 

- n. 11 (GG.): rapporti di visita pertinenti non presenti nelle rubriche 7/13 (cl. 48) e 7/62 

(cl. 73); 

- 12 (HH. Ltd.): formulario contatti non recante iscrizioni di visite (cl. 48, p. 7.14.7); 

- 27 - 

- n. 2 (R.Ltd.): formulario contatti recante iscrizioni relative al 2001, periodo non rilevante 

in casu (cl. 49, p. 7.16.34); 

- n. 13, con cassetta di sicurezza n. 36: formulario contatti recante iscrizioni relative al 

1999-2001, periodo non rilevante in casu (cl. 51, p. 7.17.282); vi è un accesso alla 

cassetta di sicurezza n. 36 (06.05.2002) (cl. 51, p. 7.17.568); 

- n. 14: rapporti di visita pertinenti non presenti nelle rubriche 7/18 (cl. 52) e 7/60 (cl. 71); 

consegne di documenti bancari il 07.02, 16.05.2002, 24.10.2003 (cl. 71, p. 7.60.351); 

- n. 15, con cassetta di sicurezza n. 37: visite il 31.03, 27.08.2003, 21.01.2004 (cl. 53, p. 

7.19.146): accessi alla cassetta di sicurezza n. 37 il 16.05.2002, 30.01, 31.03, 27.08, 

19.12.2003 (cl. 53, p. 7.19.278); 

- n. 16 (J.): rapporti di visita pertinenti non presenti nelle rubriche 7/22 (cl. 57) e 7/65 

(cl. 73); 

* Presso la banca JJ., Lugano: 

- n. 17 (KK.): rapporti di visite da parte del procuratore (nel 2002: 07.02, 13.03, 05.04, 

23.07, 20.08, 05.12; nel 2003: 31.01, 16.04, 24.09) (cl. 79, p. 7.152.12 segg.); 

- n. 18 (A.), con cassetta di sicurezza n. 38: rapporti di visite (nel 2002: 07.02, 13.03, 

05.04, 16.04, 26.04) (cl. 80, p. 7.153.23 seg.); accessi alla cassetta di sicurezza (nel 

2002: 08.02, 13.03, 05.04, 16.04, 19.04 (cl. 80, p. 7.153.126, 154, 159 segg.): 

- n. 19 (G.), con cassetta di sicurezza n. 38: rapporti di visite (nel 2002: 07.02, 13.03, 

05.04, 26.04, 06.05, 17.05, 23.07, 20.08, 02.10, 18.11, 05.12; nel 2003: 31.01, 15.04, 

26.05, 24.09) (cl. 81, p. 7.154.21 seg.); accessi alla cassetta di sicurezza (nel 2002: 

26.04, 17.05, 23.07, 20.08, 02.10, 18.11, 05.12; nel 2003: 31.01, 04.03, 16.04, 26.05, 

10.06, 05.08, 19.08, 05.11, 19.12; nel 2004: 20.01, 06.02, 24.03) (cl. 81, p. 7.154.156 

segg.); 

- n. 20 (K.), con cassetta di sicurezza n. 39: rapporti di visita pertinenti non presenti nella 

rubrica 7/155; accessi alla cassetta di sicurezza (nel 2003: 10.06, 18.06, 19.08, 04.09, 

24.09, 04.12, 19.12) (cl. 82, p. 7.155.16, 40 segg.); 

- n. 21 (I.): rapporti di visite del procuratore amministrativo (nel 2002: 13.03, 05.04, 06.05, 

23.07, 20.08) (cl. 82, p. 7.157.19); 

- n. 22 (K.), con cassetta di sicurezza n. 39, n. 40: rapporto di visita del procuratore (nel 

2003: 16.04) (cl. 82, p. 7.158.15); accessi alla cassetta di sicurezza (n. 39: nel 2003: 

16.04; n. 40: nel 2002: 06.05, 23.07; nel 2003: 31.01) (cl. 82, p. 7.158.47 segg., 53 segg.); 

* Presso la banca MM. AG, FL-Vaduz: 

- n. 23 (HH. Ltd.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/713 (cl. 145); 

- n. 24 (NN. Corp.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/714 (cl. 146); 

- n. 25 (OO. Ltd.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/715 (cl. 146); 

- n. 26 (PP.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/718 (cl. 148); 

- n. 27 (QQ.): rapporto della visita di A. a Vaduz il 27 agosto 2003 (cl. 149, p. 7.725.5); 

- n. 28 (RR. LLC): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/727 (cl. 150); 

* Presso la banca SS., Vaduz: 

- 28 - 

- conto intestato a TT.: rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/716 

(cl. 147); 

* Presso la banca AAA., Vaduz: 

- n. 29 (BBB.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/711 (cl. 144); 

- n. 30 (CCC. AG): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/720 (cl. 148); 

* Presso la banca DDD., Vaduz: 

- n. 31 (EEE.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/730 (cl. 152); 

* Presso la banca FFF., Vaduz: 

- n. 32 (GGG. Corp.): rapporto della visita di A. a Vaduz il 27 agosto 2003 (cl. 149, 

p. 7.724.85 seg.); 

- n. 33 (BBB.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/711 (cl. 144); 

* Presso la banca HHH., Zurigo: 

- n. 34 (JJJ.): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/205 (cl. 86); 

* Presso la banca T., Ginevra: 

- n. 4 (S. SpA): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/302 (cl. 89); 

- n. 35 (S. SpA): rapporti di visita pertinenti non presenti nella rubrica 7/303 (cl. 90). 

Dal canto suo, A. stima i sui viaggi a Coira in 15/16 nell’arco del medesimo 

periodo, intesi anzitutto a discutere con la banca L. dell’architettura delle 

operazioni assicurative, a cui partecipava lo stesso istituto bancario, essendo 

puntuali ordini di bonifico, che non fossero già permanenti, oggetto di 

disposizione a partire dal suo domicilio (cl. 482 p. 930.043). L’imputato ha 

dichiarato che, facendo astrazione delle operazione di scudo dell’aprile 2002 (il 

15, 19 e 26 aprile), egli si è recato in Svizzera il 16 e 17 maggio, il 20 agosto e il 

2 ottobre e, verosimilmente, il 5 dicembre 2002 nel quadro dell’approntamento 

dell’operazione KKK. nonché, successivamente, in data 30 gennaio, 4 e 31 

marzo, 16 aprile, 10 giugno nonché 4 e, per l’ultima volta, 24 settembre 2003 (cl. 

482 p. 930.051). 

Alla luce di quanto precede, nell’ottica del requisito dell’intensità temporale, la 

ricorrenza delle condotte rimproverate va mitigata nei giusti termini, e ciò in 

considerazione del fatto che le date in cui si iscrivono gli atti rimproverati devono 

sovente essere lette quali giorni di valuta, in cui sono state allibrate le operazioni 

bancarie dall’istituto di credito interessato, e non giornate di effettiva presenza 

fisica dell’imputato presso gli istituti bancari in questione. Nondimeno, al di là 

della pur sovente sovrapposizione di visite occorse lo stesso giorno per più conti, 

questo Collegio ritiene che vi siano elementi di intensità simili a quelli presenti 

nella suddetta giurisprudenza. 

 

9.2.2. Volgendo però lo sguardo dalle analogie alle differenze, sempre con mente 

all’unica pronuncia assertiva dell’Alta Corte, lo scrivente Collegio constata la 

ricorrenza di discrepanze di indubbio rilievo e portata, prima fra tutte la totale 

- 29 - 

assenza di un reddito proveniente dall'attività di riciclaggio in quanto tale, 

ovverosia non dal reato a monte. 

Non solo non vi è alcun reddito dall’attività da riciclaggio, diversamente 

dall’onorario incassato dall’avvocato, di cui alla sentenza in parola del Tribunale 

federale. Ma non ricorre neppure alcun reddito che possa in particolare sgorgare, 

temporalmente e organicamente, da un’attività professata a titolo professionale 

o semiprofessionale, come era il caso dell’avvocato, titolare peraltro della relativa 

autorizzazione di polizia, nella sentenza del Tribunale federale 6B_1013/2010 del 

17 maggio 2011. 

 

9.2.3. Il Collegio si è chiesto se simili discrepanze, con mente alla fattispecie di cui alla 

pronuncia testé citata, potessero essere compensate da altri fattori che 

permettano di concludere che A. abbia, nel complesso, adottato una condotta 

comunque paragonabile, per gravità, a quelle espressamente elencate dal 

legislatore, e di cui all'art. 305bis n. 2 lett. a, b, c CP. La Corte si è in particolare 

chiesta se gli importi riciclati dedotti in accusa possano giustificare un’eventuale 

contiguità con l’aggravante del mestiere. La cifra d’affari dedotta in accusa è certo 

molto importante, ma essa è per il legislatore soltanto una delle condizioni 

cumulative che devono essere adempiute per ammettere il mestiere. Se il 

legislatore avesse voluto darle un’importanza autonoma lo avrebbe specificato in 

maniera chiara. Paradossalmente, anche se si fosse in presenza di cifre ancora 

più elevate, la lettera della legge impedirebbe di considerare come ricorrente 

l’aggravante in assenza di ulteriori requisiti; non a caso, nel Messaggio del 

Consiglio federale in materia di prolungamento dei termini di prescrizione per 

reati di criminalità economica non si è proposto di operare a livello di aggravante 

del reato specifico, ma a livello di parte generale del Codice, aumentando 

semplicemente da 7 a 10 anni i termini di prescrizione per fattispecie di questo 

tipo (v. FF 2012 8119 e segg.), come poi effettivamente deciso dal legislatore 

varando il nuovo testo dell’art. 97 cpv. 1 lett. c CP in vigore dal 1° gennaio 2014 

(RU 2013 4417; v. già supra, consid. 3.1). Non è quindi, in alcun modo, 

ravvisabile una volontà del legislatore di ampliare il campo di applicabilità della 

fattispecie qualificata, ma piuttosto il riconoscimento del fatto che inchieste 

finanziarie di questo tipo spesso esigono accertamenti investigativi lunghi e 

complessi, sovente con numerose rogatorie internazionali, che rendono arduo 

giungere ad una sentenza di prima istanza entro sette anni. 

Anche sotto questo profilo non vi sono dunque elementi per compensare le 

importanti differenze qualitative tra la fattispecie in esame e la suddetta casistica 

giurisprudenziale. 

Al Collegio giudicante non è sfuggito l’ampio uso di costrutti opachi, sia 

quantitativamente sia qualitativamente, nei vari istituti bancari, circostanza che 

deve nondimeno essere posta in relazione al reato a monte stesso. In effetti, la 

- 30 - 

dinamica contrattuale e societaria che avrebbe ingenerato il reato pregresso si 

contraddistingue per un largo uso di strumenti contrattuali, societari e di natura 

assicurativa denotanti certamente opacità e complessità, ma finalizzati al 

perfezionamento dei complessi fattuali – segnatamente quelli inerenti le polizze 

assicurative per rischio politico – individuati e qualificati quali reato a monte. La 

complessità strutturale era, in altri termini, un carattere distintivo e peculiare alla 

dinamica del reato pregresso orientata al perfezionamento di quest’ultimo. Del 

resto, molti dei soggetti che hanno beneficiato di tali costrutti, e delle operazioni 

bancarie ingenerate, sono associati alla dinamica del reato prodromico, sia nel 

perfezionamento dello stesso sia nell’ottica della mera suddivisione del provento 

del reato a monte del riciclaggio di denaro. 

Nulla viene infine in soccorso dalla natura del reato a monte: in entrambi i casi si 

tratta certo di reati patrimoniali (truffa nel caso del Tribunale federale, 

amministrazione infedele rispettivamente usura nel presente caso), ma l'Alta 

Corte non ha tratto alcun elemento aggravante dalla tipologia del reato a monte. 

In effetti, la sussistenza di un reato grave, segnatamente di un crimine ai sensi 

dell’art. 10 cpv. 2 CP, resta pur sempre, ad ogni buon conto, la conditio sine qua 

non stessa dell’applicabilità dell’art. 305bis CP nella sua variante di base, gli 

esempi fatti dalla dottrina, quali elemento qualificante (mafia, genocidio, crimini 

contro l’umanità o di guerra) non contemplando conseguentemente, già di per 

sé, reati patrimoniali in senso stretto, neppure per importi molto rilevanti. 

 

9.3. In conclusione il comportamento rimproverato ad A. non raggiunge una soglia di 

gravità equiparabile ai casi esplicitamente menzionati dalla legge, vale a dire 

l’organizzazione criminale, la banda e il mestiere, per cui visti i criteri definiti dalla 

suddetta giurisprudenza, questo Collegio non ravvisa la ricorrenza della 

cosiddetta aggravante generica. 

10. Aggravante della banda 

 

10.1. Nel contesto del reato di riciclaggio di denaro, la realizzazione della qualifica di 

banda presuppone che le condizioni sviluppate dalla giurisprudenza per la 

nozione di banda siano riunite (PIETH, op. cit., n. 65 ad art. 305bis CP; TRECHSEL/ 

AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 25 ad art. 305bis CP e n. 16 e segg. ad art. 139 CP; 

STRATENWERTH/ WOHLERS, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Handkommentar, 

Berna 2013, 3a ediz., n. 8 ad art. 305bis CP). Secondo costante giurisprudenza, 

l’affiliazione ad una banda è realizzata allorquando due o più autori manifestano 

espressamente, o per atti concludenti, la volontà di associarsi in vista di 

commettere insieme diverse (più di due) infrazioni indipendenti, anche se non 

dispongono di alcun piano e se le infrazioni future non sono ancora determinate 

(sentenze del Tribunale federale 6B_12/2012 del 5 luglio 2012, consid. 1.3; 

- 31 - 

6B_861/2009 del 18 febbraio 2010, consid. 3.1; 6B_1047/2008 del 20 marzo 

2009, consid. 4.1; DTF 135 IV 158 consid. 2 e 3; DTF 135 IV 158 parzialmente 

pubblicata in: forumpoenale 3/2010 con il commento di JUANA SCHMIDT). 

L’associazione si caratterizza nell’opera di rinsaldare fisicamente e 

psichicamente ciascun componente, circostanza che la rende particolarmente 

pericolosa e lascia intravvedere la commissione futura di altre infrazioni della 

medesima tipologia (DTF 124 IV 286 consid. 2a). Dal punto di vista soggettivo, è 

sufficiente che l’autore conosca e voglia le circostanze di fatto che corrispondono 

alla definizione di banda (DTF 124 IV 286 consid. 2a). Tale qualificazione 

presuppone nondimeno un minimo di organizzazione (per esempio una 

ripartizione delle mansioni o dei ruoli) e implica nel contempo che la cooperazione 

degli interessati sia sufficientemente intensa per intravvedervi un gruppo stabile 

quantunque effimero (DTF 132 IV 132 consid. 5.2; sentenza del Tribunale 

federale 6B_1047/2008 del 20 marzo 2009, consid. 4.1). Il particolare grado di 

pericolosità non va tanto intravisto nella disponibilità a commettere crimini gravi 

quanto nel particolare potenziale di dissimulazione insito in un gruppo di 

specialisti che opera ripartendosi i compiti (FF 1989 II 862). Il Tribunale federale 

ha avuto modo di precisare che, allorché sussistono importanti indizi contrari, è 

arbitrario e contrario al principio in dubio pro reo ammettere l'intenzione di 

commettere infrazioni come membro di una banda in base alla mera circostanza 

che due autori hanno compiuto insieme più reati (DTF 124 IV 86 consid. 2c). 

Ovviamente, per ciò che attiene al riciclaggio di denaro, la nozione di banda deve 

interessare una banda di riciclatori, ovvero di persone dedite assieme a questo 

tipo di attività, e non solo ad altre attività seppur di natura illecita (v. FF 1989 II 

862). 

 

10.2. Orbene, è insito nella nozione di banda sviluppata dalla giurisprudenza il fatto 

che almeno due soggetti debbano concorrere alla perpetrazione del reato 

(v. supra, consid. III.10.1). La giurisprudenza stessa dell’Alta Corte ha avuto 

modo di precisare che l’interagire fra i soggetti (autori) deve collocarsi sul piano 

della correità (DTF 135 IV 158 consid. 3.2; 124 IV 86 consid. 2c/cc; sentenza del 

Tribunale federale 6B_1047/2008 del 20 marzo 2009, consid. 4.1; si veda anche 

il commento di JUANA SCHMIDT alla DTF 135 IV 158 in forumpoenale 3/2010; 

v. supra, consid. III.5), escludendo peraltro con ciò la ricorrenza di una banda in 

presenza di altre forme di partecipazione alla perpetrazione del reato, quali la 

complicità e l’istigazione. Ad ogni buon conto, ne segue che, per poter ipotizzare 

la ricorrenza dell’aggravante della banda che sia in conformità coi dettami 

sgorganti dal principio accusatorio (v. infra, consid III.10.3), l’impianto 

accusatorio stesso deve circoscrivere – segnatamente nell’atto di accusa 

medesimo e non successivamente – gli estremi che danno luogo alla 

partecipazione richiesta dalla giurisprudenza. In altre parole, l’atto di accusa deve 

- 32 - 

indicare, da un lato, la ricorrenza della correità che darebbe luogo all’aggravante 

in parola e, dall’altro, gli estremi dei componenti della banda. In assenza di tali 

elementi, e in presenza di una mera affermazione apodittica quanto all’esistenza 

di tale aggravante, la qualifica della banda non può essere ritenuta. 

10.3. Nel quadro del presente scandaglio della ricorrenza o meno dell’aggravante della 

banda si impone un excursus sul principio accusatorio. 

Il processo penale moderno è basato sul principio accusatorio. Esso può pertanto 

essere celebrato soltanto se un'autorità distinta da quella giudicante ha dapprima 

raccolto, nell'ambito di una procedura preliminare, gli elementi di fatto e le prove 

rilevanti ed ha in seguito sottoposto al giudizio di un giudice i reati contestati 

all'imputato in un atto d'accusa. L'atto di accusa assolve una doppia funzione: da 

un lato circoscrive l'oggetto del processo e del giudizio, dall'altro garantisce i diritti 

della difesa (DTF 133 IV 235 consid. 6.2 pag. 244; 126 I 19 consid. 2a pag. 21 

con rinvii). In quanto espressione del diritto di essere sentito, contemplato 

dall'art. 29 cpv. 2 Cost., il principio accusatorio può essere anche dedotto dagli 

art. 32 cpv. 2 Cost. e 6 n. 3 CEDU, i quali non esplicano tuttavia portata distinta. 

Questo principio implica che il prevenuto sappia esattamente quali fatti gli sono 

rimproverati ed a quali pene e misure rischia di essere condannato, dimodoché 

possa adeguatamente far valere le sue ragioni e preparare efficacemente la sua 

difesa (DTF 126 I 19 consid. 2a pag. 21). Il principio accusatorio non impedisce 

all'autorità giudiziaria di scostarsi dai fatti o dalla qualificazione giuridica ritenuti 

nell'atto d'accusa, a condizione tuttavia che vengano rispettati i diritti della difesa 

(DTF 126 I 19 consid. 2a e 2c). Il principio è leso quando il giudice si fonda su 

una fattispecie diversa da quella indicata nell'atto di accusa, senza che l'imputato 

abbia avuto la possibilità di esprimersi sull'atto di accusa adeguatamente e 

tempestivamente completato o modificato (DTF 126 I 19 consid. 2c). Se 

l'imputato è condannato per un'infrazione diversa da quella indicata nell'atto 

d'accusa, occorre esaminare se egli poteva, tenuto conto delle circostanze del 

caso concreto, prevedere questa nuova qualificazione giuridica dei fatti: in caso 

affermativo, non sussiste alcuna violazione dei diritti della difesa (DTF 126 I 19 

consid. 2d/bb pag. 24). 

 

10.4. In casu, prima di procedere con lo scandaglio della sussistenza o meno 

dell’aggravante della banda, la Corte ha anzitutto esaminato la ricorrenza di detta 

aggravante con mente al principio accusatorio. 

Questo Collegio ha preso atto del fatto che l’impianto accusatorio, segnatamente 

a pag. 81 e seg. dell’atto d’accusa, distingua quattro bande autonome fra loro: 

1) A. – N.; 2) A. – H.; 3) A. – LL.; 4) A. – G.; e meglio nei seguenti termini: 
 

ritenuto che egli [A.] ha inoltre agito secondo quanto previsto dall’art. 305bis n. 2 lett. b. 

CP in correità e in banda: 

- 33 - 

 con N., per tutti gli atti di riciclaggio relativi alla movimentazione dei conti nella 

sua disponibilità effettiva, immediata o mediata, presso la banca L., Coira, e 

presso la banca FFF., FL-Vaduz, 

 con H., per gli atti di riciclaggio relativi alla movimentazione dei conti di cui questi 

era titolare e/o risultava essere beneficiario economico presso la banca L., 

Coira, presso la banca FFF., FL-Vaduz e del conto n. 30 intestato alla CCC. AG 

presso la banca AAA., FL-Vaduz,  

 con LL., per i seguenti atti di riciclaggio commessi il 24 settembre 2001 a Coira 

(bonifico di USD 122'225.83), il 28 settembre 2001 a Lugano (bonifico di USD 

101'485.86), il 28 settembre 2001 a Lugano (bonifico di USD 20’722.-), il 28 

settembre 2001 a Coira (bonifico di USD 101'522.46), il 1° ottobre 2001 a 

Lugano (bonifico di USD 101'482.-), il 19 ottobre 2001 a Lugano (chiusura di 

conto), il 17 dicembre 2001 a Lugano (liquidazione di società), il 24 settembre 

2002 a Coira (bonifico di USD 325'187.60.-), il 24 settembre 2002 a Coira 

(chiusura di conto), il 28 ottobre 2002 a Lugano (liquidazione di società), il 30 

gennaio 2003 a Coira (prelievo di USD 536'337.49), il 31 gennaio 2003 a 

Lugano (consegna di USD 30'000.-),  

 con G., per i seguenti atti di riciclaggio commessi il 19 gennaio 2004 a Lugano 

(prelievi a contanti di CHF 13'000.- e EUR 5'000.-), il 20 gennaio 2004 a Lugano 

(prelievi di denaro contante da cassette di sicurezza), il 21 gennaio 2004 a Coira 

(prelievo di CHF 16'000.-), il 27 gennaio 2004 a Lugano (prelievo di denaro 

contante da cassetta di sicurezza), il 4 febbraio 2004 a Lugano (prelievo di 

EUR 7'515.-), il 6 febbraio 2004 a Lugano (prelievi di denaro contante da 

cassette di sicurezza), il 24 marzo 2004 a Lugano (prelievi di denaro contante 

da cassette di sicurezza), 

e pertanto quale membro di bande di riciclatori autonome costituitesi per 

esercitare sistematicamente il riciclaggio dei valori patrimoniali provento dei 

crimini a monte attraverso intense collaborazioni fra i membri delle stesse, 

stagliatesi sull’arco di un lungo periodo, caratterizzate da contatti frequenti ed 

organizzate con ruoli distinti e definiti, in modo che la realizzazione delle stesse 

attività criminali ne è risultata facilitata, in particolare la dissimulazione dei valori 

criminali. 
 

Il rispetto della doppia funzione del principio accusatorio – vale a dire, da un lato, 

la delimitazione dell'oggetto del processo e del giudizio e, dall’altro, la tutela dei 

diritti della difesa –, con mente all’aggravante in esame, non presenta problemi 

per ciò che attiene alla sua determinazione con mente a due bande distinte dal 

magistrato requirente, e meglio la banda “A. – LL.” nonché “A. – G.”. In effetti, per 

ciò che attiene tali due ipotesi di banda, il perimetro fattuale richiesto dal principio 

accusatorio, e precipuo alla sussunzione a cui è chiamato il giudice del merito, è 

chiaro e non soggetto ad alcuna dinamica ricostruttiva ad opera né di questo 

Collegio né della difesa. Per entrambe le ipotesi qualificanti entranti in linea di 

conto, il pubblico ministero delimita in modo definito, intellegibile e, non da ultimo, 

direttamente fruibile, i complessi fattuali – ovvero, in casu, i singoli capi d’accusa 

nell’insieme da 1.1.190 a 1.1.501 – che, accorpati, ingenererebbero la qualifica 

- 34 - 

di banda costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio ex art. 305bis 

n. 2 lett. b CP. La sussistenza o meno della ricorrenza degli elementi costitutivi 

della banda andrà pertanto analizzata con mente ai due binomi “A. – LL.” e “A. – 

G.” (v. infra, consid. III.10.5). 

Diverso è invece il discorso per ciò che attiene alle restanti due ipotesi di banda, 

vale a dire a quella “A. – N.” e “A. – H.”. 

In tali due casi, forza è di constatare che la delimitazione dell’oggetto richiesta 

dal principio accusatorio, e del relativo perimetro entro cui il giudice del merito 

deve operare la sussunzione, difetta della necessaria precisione, venendo meno 

in casu l’elenco o l’univoco rinvio a complessi fattuali, vale a dire a ben delimitati 

capi d’accusa da 1.1.190 a 1.1.501, con cui il giudice e la difesa debbano 

confrontarsi. Al contrario, optando per una descrizione generica e indefinita, il 

magistrato requirente demanda al giudice del merito il compito, proprio invero del 

pubblico ministero nel quadro della promozione dell’accusa, di delimitare le 

singole fattispecie – i capi d’accusa – che, accorpati, darebbero origine alle due 

distinte bande in parola. 

Al riguardo, decisamente insufficiente in punto ai requisiti dettati dal principio 

accusatorio, anche alla luce delle centinaia di capi dedotti in accusa, è la 

descrizione evidenziata in grassetto: 
 

 con N., per tutti gli atti di riciclaggio relativi alla movimentazione dei conti 

nella sua disponibilità effettiva, immediata o mediata, presso la banca L., 

Coira, e presso la banca FFF., FL-Vaduz, 

 con H., per gli atti di riciclaggio relativi alla movimentazione dei conti di 

cui questi era titolare e/o risultava essere beneficiario economico presso 

la banca L., Coira, presso la banca FFF., FL-Vaduz e del conto n. 30 intestato 

alla CCC. AG presso la banca AAA., FL-Vaduz, […] 
 

Va altresì rilevato come, nel corpo dell’accusa, e di cui alla descrizione di ogni 

singolo capo d’accusa, nessun rapporto di correità – potenzialmente ingenerante 

l’aggravante della banda – viene singolarmente descritto. 

Neppure la seguente descrizione, di cui a pag. 18 dell’atto d’accusa, viene in 

soccorso: 
 

avendo intenzionalmente, in più occasioni, in parte in correità con N., H., LL. ed altri, 

compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la 

confisca di valori patrimoniali sapendo della loro provenienza criminale (…) [messa in 

evidenza ad opera dello scrivente Collegio]. 
 

L’assente delimitazione del perimetro entro cui applicarsi lo scandaglio della 

banda costituisce una delega, irrita, al giudice di merito che è in pratica chiamato, 

in via preliminare alla sussunzione, a sostituirsi al pubblico ministero nel 

ricostruire i singoli complessi fattuali a cui potrebbe aver pensato la pubblica 

accusa per la qualifica in questione. A questo Collegio viene in altre parole 

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chiesto di sostituirsi al magistrato requirente e di assumere una funzione che si 

scontra con il principio stesso della terzietà del giudice. Non è compito del giudice 

del merito sostituirsi al magistrato requirente nel delimitare l’oggetto dell’accusa 

dovendo egli limitarsi, in presenza di un chiaro e univoco perimetro di condotte di 

potenziale reprensibilità penale, a valutare se le condotte indicate integrino gli 

estremi dell’aggravante. 

Ciò stante, questo Collegio giunge alla conclusione che, per ciò che attiene alle 

bande “A. – N.” e “A. – H.” è violato il principio accusatorio, circostanza che 

impedisce alla Corte di apprezzare l’esistenza dell’aggravante della banda per i 

due consessi testé menzionati. 

 

10.5. Con mente alle bande indicate nell’atto d’accusa per le quali il principio 

accusatorio è stato ossequiato, il Collegio rileva quanto segue. 

In punto all’ipotesi di banda “A. – LL.”, giova osservare che le condotte delimitate 

a tal riguardo nell’atto d’accusa, e non ancora interessate dalla prescrizione 

quindicennale, sono complessivamente cinque, vale a dire: un bonifico di 

USD 325'187.60 del 24.09.2002; una chiusura di conto del 24.09.2002; una 

liquidazione di società del 28.10.2002; un prelievo di USD 536'337.49 del 

30.01.2003 nonché una consegna di USD 30'000.-- del 31.01.2003. 

Trattasi al riguardo di cinque operazioni, due delle quali vertono su una chiusura 

di un conto rispettivamente sulla liquidazione di una società, mentre solo le tre 

restanti interessano lo spostamento di denari. 

In punto all’ipotesi di banda “A. – G.”, le condotte descritte nell’atto d’accusa sono 

complessivamente otto. 

A mente dello scrivente Collegio, da tali operazioni nonché dagli atti di causa non 

è desumibile la manifestazione, da parte di A. con LL. rispettivamente col fratello 

G., espressamente, o per atti concludenti, della volontà di associarsi in vista di 

commettere insieme diverse (più di due) infrazioni indipendenti, così come 

richiesto dalla giurisprudenza. L’associazione si deve caratterizzare in effetti 

nell’opera di rinsaldare fisicamente e psichicamente ciascun componente della 

banda, circostanza che, proprio per questo motivo, la rende particolarmente 

pericolosa e lascia intravvedere la commissione futura di altre infrazioni della 

medesima tipologia. Dal punto di vista soggettivo, è sufficiente che l’autore 

conosca e voglia le circostanze di fatto che corrispondono alla definizione di 

banda, presupposto che, in casu, non è evincibile dalle tavole processuali per 

nessuna delle due bande entranti in linea di conto. Tale qualificazione 

presuppone inoltre perlomeno un minimo di organizzazione, per esempio una 

ripartizione delle mansioni o dei ruoli, e implica nel contempo che la cooperazione 

degli interessati – A. con LL. rispettivamente col fratello G. – sia sufficientemente 

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intensa per intravvedervi un gruppo stabile quantunque effimero, ritenuto che la 

reiterazione deve trascendere la mera coattività. 

In effetti, il particolare grado di pericolosità non va tanto intravisto nella 

disponibilità a commettere crimini gravi quanto nel particolare potenziale di 

dissimulazione insito in un gruppo di specialisti che opera ripartendosi i compiti. 

Orbene, in nessuna delle ipotesi di banda sottoposte dal magistrato inquirente si 

intravvede in particolare – nelle cinque operazioni entranti in linea di conto con 

LL. e nelle otto operazioni con G. – quell’intensità, quel grado di organizzazione 

e di