# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 56d925f0-7240-5f53-b3a1-379c0db2ccfb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.03.2025 F-112/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-112-2024_2025-03-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-112/2024 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  m a r z o  2 0 2 5   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Claudia Cotting-Schalch, Yannick Antoniazza-Hafner,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

patrocinato dall'avv. Paolo Bernasconi,  

Bernasconi Martinelli Alippi & Partners,  

Via Lucchini 1,  

casella postale 1171,  

6901 Lugano,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Visto Schengen; decisione della SEM del 4 dicembre 2023. 

 

 

 

F-112/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ (il ricorrente), nato il …, è un cittadino della Repubblica algerina 

democratica e popolare (RADP), …, studente di cinematografia presso la 

“Escuela de Formacion Audiovisual Abidin Kaled Salem” (EFA-AKS; 

https://fisahara.es/escuela-audiovisual/), che risiede …, nella RDAP (cfr. 

incarto SEM, pagg. 315 a 332).        

B.  

Nel corso della primavera del 2023 il ricorrente ha iniziato la procedura 

volta ad ottenere un visto nazionale per un soggiorno di lunga durata  

(visto D), presentando a questo scopo all’Ambasciata di Svizzera in Algeria 

(ASA) un invito da parte del “Conservatorio Internazionale di Scienze 

Audiovisive” (CISA) di Locarno. Le “mansioni” previste durante il suo 

soggiorno erano testualmente le seguenti: “collaborare al montaggio del 

film documentario [Jaima]” relativo alla lotta del popolo Saharawi per la sua 

indipendenza (https://www.festivaldirittiumani.ch/it/programma/film/jaima), 

“traduzione sottotitoli”, “arricchimento loro competenze [del ricorrente e di 

un’altra invitata] in quest’ambito partecipando a corsi specifici”, “vedere 

dall’interno i festival in Ticino (Locarno Film Festival e Film festival diritti 

umani)”, “ecc.” (cfr. incarto SEM, pagg. 354 e 355 [documenti interni]).   

Dopo un incontro con le autorità migratorie ticinesi, vertente in particolare 

sulla questione della necessità o meno di disporre di un permesso di 

lavoro, il CISA ha rinunciato a richiedere il visto D per il ricorrente  

(cfr. incarto SEM, pag. 359).  

C.  

Il 5 luglio 2023, il CISA ha nuovamente invitato il ricorrente “à participer” a 

cinque eventi cinematografici organizzati in Ticino da agosto ad ottobre 

2023 (tre mesi), ossia tre proiezioni di film, una “masterclass” del capo 

operatore di un celebre realizzatore americano come pure la “couverture 

vidéo”, realizzata “par l’ensemble des étudiants de 2ème année du CISA”, 

dell’intero Film Festival di Locarno (FFL), e ciò sotto la supervisione di un 

professore e di due assistenti (cfr. incarto SEM, pag. 322). 

D.  

Il 12/13 luglio 2023, mediante l’apposito formulario, il ricorrente ha quindi 

chiesto all’ASA un visto Schengen C di corta durata (visto C, 90 giorni su 

180 giorni) valido dal 6 agosto al 27 ottobre 2023, indicando come finalità 

del suo viaggio la rubrica “cultura” (cfr. incarto SEM, pagg. 327 a 332). 

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Il 13 luglio 2023, l’ASA ha rifiutato di concedere il visto al ricorrente a causa 

dell’esistenza di “doutes raisonnables quant à votre volonté de quitter le 

territoire des Etats membres avant l’expiration du visa” (cfr. incarto SEM, 

pagg. 313 e 314).    

E.  

Il 28 agosto 2023, per il tramite del suo legale, il ricorrente ha contestato 

questa decisione davanti alla stessa ASA, considerata essere “l’autorité 

compétente pour examiner ce recours” (recte: opposizione), chiedendo di 

concedergli un visto “de séjour en Suisse pour des raisons culturelles et 

professionnelles, pour une durée de six mois ou, en voie subordonnée, 

pour la durée de trois mois” (cfr. incarto SEM, pagg. 263 a 270). 

Il 4 dicembre 2023, ricevuta l’opposizione dall’ASA, la SEM l’ha respinta, 

argomentando in sostanza che l’attività di collaborazione “al montaggio di 

un film/documentario, alla regia live, alla traduzione di sottotitoli” è da 

considerarsi “un’attività sottoposta a permesso”, per cui il ricorrente 

“necessita di un permesso” e “il suo soggiorno non può essere regolato 

sulla semplice base di un visto Schengen per visita” (decisione su 

opposizione, pag. 4 [cfr. consid. B]). 

F.  

Il 4 gennaio 2024, rappresentato dal suo legale, il ricorrente si è rivolto al 

Tribunale amministrativo federale (TAF) con un ricorso contro la decisione 

su opposizione della SEM, chiedendo, previa esenzione dal pagamento 

delle spese giudiziarie, di annullarla e di accordargli un visto “de séjour en 

Suisse pour des raisons culturelles et professionnelles, pour une durée de 

six mois ou, en voie subordonnée, pour la durée de trois mois”. Al gravame 

ha annesso gli allegati A a G che saranno vagliati, per quanto occorra, qui 

appresso.  

In compendio, il ricorrente fa valere la collaborazione tra il CISA e l’EFA-

AKS, approfondita con due accordi, uno concluso e uno in procinto di 

esserlo (cfr. consid. I), nel quadro della politica di cooperazione allo 

sviluppo promossa dalla Svizzera “aussi sur le plan culturel […] depuis des 

décennies” (pagg. 3, 5 e 6). Dopodiché rimprovera alla SEM una 

ricostruzione dei fatti “manifestement subjective”, rilevando che non vi sono 

fatti oggettivi che possano far credere che abbia l’intenzione di esercitare 

un’attività lucrativa in Svizzera (pag. 7). In questa prospettiva il ricorrente 

aggiunge che la SEM avrebbe disatteso il principio inquisitorio, essendosi 

limitata “à qualifier de mensongère la déclaration concernant la finalité de 

la demande de séjour”, e che sarebbe pure incorsa in una “discrimination 

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absolument intenable”, rifiutandogli il visto a causa della sua giovane età, 

del suo celibato e del fatto che non ha mai viaggiato (pag. 8). Per finire il 

ricorrente censura una violazione del suo diritto di essere sentito, 

lamentandosi che, sia da parte dell’ASA che della SEM, non sia stata 

intrapresa alcuna misura istruttoria coinvolgenti anche il CISA e l’EFA-AKS 

(pag. 9).          

G.  

Il 23 febbraio 2024, questo Tribunale ha accolto la domanda di assistenza 

giudiziaria, inviando nel contempo una copia del ricorso alla SEM con invito 

a rispondervi entro l’8 aprile successivo.  

H.  

Il 15 marzo 2024, la SEM ha presentato la sua risposta. Riferendosi alla 

definizione della nozione di attività lucrativa contemplata dal diritto degli 

stranieri, essa sottolinea principalmente che lo svolgimento da parte del 

ricorrente di “mansioni artistiche”, di natura cinematografica, “è tipicamente 

riconducibile all’attività lucrativa e deve quindi essere soggetto al rilascio di 

un permesso [di lavoro]” (pag. 2). La SEM chiede dunque di respingere il 

ricorso e confermare la decisione impugnata.  

I.  

Il 22 maggio 2024, il ricorrente ha inoltrato la sua replica corredata dei 

documenti 1 a 3, ossia l’Accordo di co-produzione di film documentario del 

13 aprile 2024 con il relativo progetto (doc. 1 e 2) e il progetto dell’Accordo 

di co-produzione di attività didattiche (doc. 3), entrambi aventi come parti 

l’EFA-AKS e il CISA.    

In sostanza, il ricorrente contesta che le attività previste durante il suo 

soggiorno possano “anche soltanto ostacolare il mercato del lavoro”, dato 

che esse rientrano “esclusivamente nella categoria dello studio”, che sono 

“prettamente di natura culturale” e che il progetto in cui si inseriscono è 

sostenuto dal “Festival del Film per i Diritti Umani” (FFDU) di Lugano e da 

altri partner pubblici come la Confederazione, il Cantone e la Città di 

Lugano (§§ 2, 3, 6 e 7). Alla luce di ciò il ricorrente soggiunge che, nel suo 

caso, “il cosiddetto rischio migratorio è nullo” (§ 12).  

J.  

Il 5 settembre 2024, la SEM ha duplicato, ribadendo che le attività previste 

durante il soggiorno del ricorrente “sono assimilabili ad attività lucrative, 

anche se non vengono retribuite”, secondo il diritto degli stranieri svizzero, 

e che “non possono essere considerate come esclusivamente appartenenti 

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alla categoria dello studio”, senza contare che “non è d’altronde possibile 

escludere uno svolgimento di tutto o parte di queste attività sul mercato 

svizzero del lavoro” (pag. 2). La SEM precisa quindi, con riferimento alla 

giurisprudenza, che “la questione fondamentale da porsi è se tale attività 

sia suscettibile (o meno) di generare guadagni sul mercato del lavoro”, 

asserendo che quelle previste durante il soggiorno del ricorrente “sono 

generalmente redditizie” che “richiedono di per sé delle misure di 

limitazione” ai sensi del diritto degli stranieri (pag. 2). La SEM si riconferma 

pertanto nelle proprie conclusioni.       

K.  

Il 17 ottobre 2024, questo Tribunale ha trasmesso una copia della duplica 

al ricorrente, concedendogli un termine fino al 5 novembre susseguente 

per inoltrare eventuali osservazioni. 

Il 28 ottobre 2024, con una “replica spontanea”, il ricorrente afferma di non 

essere al corrente, diversamente da quanto riportato nella duplica, che 

“avrebbe contribuito ad attività cinematografiche, come partecipare alla 

realizzazione di set cinematografici, interpretare ruoli secondari, lavorare 

in regia durante eventi di primo piano oppure svolgere mansioni di post-

produzione”. Cionondimeno, sostiene che anche se così fosse, “le stesse 

rientravano manifestamente in un programma di studio e non in un 

programma lavorativo” (pag. 2). Rimproverando per il resto alla SEM di non 

spiegare e motivare le proprie asserzioni, il ricorrente ribadisce le sue 

conclusioni. Alla replica spontanea ha allegato copia, in tedesco, di 

un’interpellanza parlamentare del 10 settembre 2024, la cui versione 

italiana è intitolata “Rilascio di visti per visitatori a partner di organizzazioni 

non governative svizzere”. Si noti che il Consiglio federale ha poi risposto 

a questa interpellanza il 13 novembre 2024 (interpellanza n. 24.3838, 

reperibile sul sito ufficiale della Confederazione: www.parlament.ch, sotto 

le rubriche: “attività parlamentare” e “ricerca curia vista”).      

L.  

Il 6 novembre 2024, questo Tribunale ha fatto pervenire alla SEM una copia 

della replica spontanea, concludendo in linea di principio lo scambio degli 

scritti, riservate eventuali ulteriori misure istruttorie o memorie delle parti.            

 

 
 
 
 

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Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei 

casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 4 dicembre 2023 (conferma del rifiuto del visto Schengen), che non 

rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione 

in materia di diritto degli stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una 

persona che non è cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea 

(UE), la presente sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale 

federale (TF) ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul 

Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA). 

In concreto, il ricorrente, beneficiario dell’assistenza giudiziaria, è il 

destinatario della decisione su opposizione che ha impugnato in modo 

tempestivo, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge. Ne discende che il 

ricorso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio. A 

questo proposito bisogna precisare che, benché la data originariamente 

prevista per il soggiorno sia ormai scaduta, il ricorrente ha manifestato, con 

il ricorso e gli scritti successivi (cfr. consid. F, I e K), la sua volontà di 

partecipare ad un’ulteriore data agli eventi cinematografici nel quadro del 

FFL, che è una manifestazione culturale avente regolarmente luogo ogni 

anno. In questo senso, quindi, il ricorrente conserva un interesse degno di 

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protezione alla trattazione del suo ricorso (cfr. le sentenze del TAF F-

6378/2023 del 25 novembre 2024 consid. 1.3 e F-2502/2023 del 14 

dicembre 2023 consid. 1.3). 

2.  

Con il deposito del ricorso la trattazione della causa, oggetto della decisone 

impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale ha un 

pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo 

luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).  

3.  

La presente causa verte sul rifiuto della SEM di rilasciare al ricorrente il 

visto C da lui richiesto indicando come finalità del suo viaggio in Svizzera 

la “cultura” (cfr. consid. D).      

Si tratta dunque di verificare se le condizioni per l’emissione di tale visto, 

secondo la normativa Schengen, siano o non siano soddisfatte. 

4.  

4.1 È utile ricordare, in primo luogo, che “la politica in materia di visti riveste 

un ruolo importante nel contesto della prevenzione dell’immigrazione 

illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia unicamente nel 

contesto di un coordinamento internazionale […] Come tutti gli altri Stati, la 

Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata sul suo territorio a 

persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto internazionale pubblico, 

le pertinenti decisioni sono prese autonomamente” (Messaggio del 

Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 

2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 3351, 3390 e 

3391).      

In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa 

Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la 

Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se 

le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità 

competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono 

tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali 

spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF 135 I 

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143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid. 4.1.1 

e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3). 

4.2 In generale, la procedura relativa ai visti nonché all’entrata in Svizzera 

e alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri e 

la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20).  

4.3 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione svizzera, l'UE e la Comunità europea (CE), 

riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, all'applicazione e 

allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura in cui esso 

contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2 cpv. 4 LStrl e 

art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza del TAF F-190/2017 del 9 ottobre 2018 

consid. 3). 

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i 

seguenti:   

- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di 

attraversamento delle frontiere da parte delle persone (Codice frontiere 

Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52), 

modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017);  

- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (Codice dei 

visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009); 

- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo 

(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018, 

abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018). 

4.4 Dal canto suo, l’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 

15 agosto 2018 (OEV, RS 142.204), specifica che le condizioni d’entrata 

per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) 

sono rette dall’art. 6 del Codice frontiere Schengen, mentre le procedure e 

le condizioni per il rilascio dei visti per i detti soggiorni sono disciplinate 

dagli artt. 4 a 36 del Codice dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV). 

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4.5 Le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi secondo l’art. 6 del 

Codice frontiere Schengen sono, essenzialmente, le seguenti: (a) disporre 

di un documento di viaggio valido; (b) disporre di un visto valido; (c) 

giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi di 

sussistenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero 

essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi; (d) non essere segnalati 

nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione; 

(e) non essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la 

sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli 

Stati membri.  

Si osservi che queste condizioni corrispondono, sostanzialmente, a quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 LStrI.   

4.6 Secondo il Codice dei visti, il richiedente deve presentare un 

documento di viaggio valido, indicare la finalità del suo viaggio, provare 

che dispone dei mezzi di sussistenza sufficienti o che è in grado di ottenerli 

legalmente, fornire informazioni che consentano di valutare la sua 

intenzione di lasciare il territorio degli Stati membri prima della scadenza 

del visto richiesto, avere un’assicurazione sanitaria di viaggio valida (artt. 

12, 13, 14, 15 e 21 Codice dei visti). Nell’esaminare una domanda di visto 

uniforme è accordata particolare attenzione alla valutazione se il 

richiedente presenti un rischio di immigrazione illegale o un rischio per la 

sicurezza degli Stati membri e se il richiedente intenda lasciare il territorio 

degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (art. 21 § 1 

Codice dei visti).  

Si noti che queste condizioni coincidono, fondamentalmente, con quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI. 

4.7 Un visto Schengen può essere rifiutato, in particolare, qualora vi siano 

ragionevoli dubbi sull’autenticità dei documenti giustificativi presentati dal 

richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull’affidabilità delle 

dichiarazioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il 

territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (art. 32 

§ 1 lett. b del Codice dei visti).  

 

4.8 Se le condizioni per emettere un visto Schengen non sono adempiute, 

in casi eccezionali è possibile concedere un visto con validità territoriale 

limitata (VTL). Lo Stato membro interessato può fare uso di questa 

possibilità per motivi umanitari, di interesse nazionale o in virtù di obblighi 

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internazionali (art. 6 § 5 lett. c Codice frontiere Schengen e art. 25 § 1 lett. 

a Codice dei visti).     

 

4.9 Per i soggiorni di lunga durata in Svizzera (visto nazionale D), ossia 

superiori a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, valgono gli artt. 2 lett. f, 4 

e 9 OEV.  

5.  

Prima di entrare nel merito del ricorso occorre esaminare le censure formali 

che solleva il ricorrente in relazione, da un lato, al preteso carattere 

arbitrario della decisione impugnata, e, dall’altro, alla pretesa violazione del 

suo diritto di essere sentito da parte dell’ASA e della SEM (cfr. artt. 9 e 29 

della Costituzione federale [Cost., RS 101]).  

5.1 Per quanto concerne la censura relativa all’arbitrio va rilevato che, 

secondo la giurisprudenza, la questione se i motivi di una decisione siano 

giustificati e se scaturiscano da un accertamento sufficiente dei fatti, non 

pertiene né all’obbligo di motivazione né al diritto di essere sentiti, ma è 

una questione che si rapporta all’analisi fattuale e giuridica del caso. In 

questo senso, dato il libero potere d’apprezzamento dei fatti da parte di 

questo Tribunale, la censura dell’arbitrio non ha un contenuto autonomo 

(cfr. sentenza del TF 2C_270/2015 del 6 agosto 2015 consid. 3.2; cfr. 

anche, tra le altre, la sentenza del TAF F-6530/2016 del 7 settembre 2017 

consid. 4.8). Pertanto, sotto questo profilo, si rimanda ai considerandi 

successivi.   

 

5.2 Il diritto di essere sentiti comprende, per la persona interessata, il diritto 

di prendere conoscenza dell'incarto, di esprimersi in merito agli elementi 

pertinenti prima che una decisione sia emanata nei suoi confronti, di 

produrre delle prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue 

offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle prove 

essenziali o almeno di poter esprimersi sul suo risultato, se ciò può 

influenzare la decisione da emanare. Nel quadro della procedura 

amministrativa, il diritto di essere sentito è previsto agli artt. 26 a 28 (diritto 

di esaminare gli atti), 29 a 33 (diritto di essere sentito in senso stretto) e 35 

PA (diritto di ottenere una decisione motivata). In particolare, la 

giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentiti l'obbligo per l'autorità 

di motivare la sua decisione, così da permettere ai destinatari, e a tutte le 

persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in 

modo da rendere possibile all'autorità di ricorso, se adita, di esercitare 

convenientemente il suo controllo. Si è in presenza di una violazione del 

diritto di essere sentiti se l'autorità non soddisfa al suo obbligo di esaminare 

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e di trattare i problemi pertinenti. Per adempiere a queste esigenze è 

sufficiente che l'autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha 

fondato la sua decisione, in modo da permettere all'interessato di 

apprezzare la portata di quest'ultima e di impugnarla in piena conoscenza 

di causa. Se si può porre rimedio, a titolo eccezionale, ad una violazione 

del diritto di essere sentiti, una violazione grave, anche tenendo conto delle 

esigenze di economia di procedura, non può essere sanata (cfr., tra le 

tante, le DTF 141 II 28 consid. 3.2.4, 139 V 496 consid. 5.1, 139 IV 179 

consid. 2.2, 138 I 232 consid. 5.1, 138 III 225 consid. 3.3 nonché 137 I 195 

consid. 2.2 e 2.3.2 con i rinvii; cfr. anche le DTAF 2013/46 consid. 6.3.7 e 

2012/24 consid. 3.4 con i riferimenti).   

In concreto, il ricorrente rimprovera innanzitutto all’ASA di avergli rifiutato il 

visto C il giorno stesso del deposito della richiesta o il giorno successivo 

(cfr. consid. D), senza averlo sentito oralmente (“audition”) e senza aver 

svolto un’inchiesta (cfr. ricorso, § 38). In seguito il ricorrente si lamenta che 

né lui stesso, né il CISA, né l’EFA-AKS sono stati interpellati nel quadro 

della procedura amministrativa, e che la SEM non ha esaminato in modo 

serio le loro dichiarazioni (cfr. ricorso, § 39). 

Ora, riguardo alle critiche sullo svolgimento della procedura amministrativa 

nel suo insieme (ASA e SEM), si deve rilevare che, in definitiva, la SEM ha 

tratteggiato con sufficiente chiarezza il ragionamento che l’ha condotta a 

respingere l’opposizione, ad ogni modo per quanto concerne la questione 

dell’attività lucrativa (cfr. decisione impugnata, pag. 4; per quanto riguarda 

la questione del rischio migratorio, cfr. consid. 6.5 e 7 qui sotto). Prova ne 

sia che il ricorrente ha potuto contestare, con dovizia di argomenti, la 

decisione su opposizione davanti a questo Tribunale, esponendo le sue 

ragioni e formulando le sue conclusioni in maniera intelligibile (cfr. ricorso, 

pagg. 4 a 9).       

Ne deriva che la SEM non ha disatteso il diritto di essere sentito del 

ricorrente durante la procedura d’opposizione, per cui la relativa censura è 

infondata. 

6.  

È pacifico che il ricorrente, come cittadino della RDAP, ha l’obbligo di 

ottenere un visto per poter entrare in Svizzera, a prescindere dalla durata 

del soggiorno che intende intraprendere, e quindi nello spazio Schengen 

(cfr. artt. 3 cpv. 1, 8 cpv. 1 e 11 a 19 OEV, nonché l’allegato I del 

regolamento UE 2018/1806).       

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Pagina 12 

Ciò premesso, è a questo punto necessario chiarire la questione sollevata 

dal ricorrente con la sua “replica spontanea” e che concerne, in definitiva, 

la finalità del suo viaggio in Svizzera, più precisamente il genere di attività 

culturali alle quali dovrebbe partecipare (cfr. consid. K). In effetti, leggendo 

l’incarto, si può constatare che la SEM ha confuso, almeno parzialmente, 

la finalità che ha spinto il CISA a richiedere, in un primo tempo, un visto D 

(finalità 1), e la finalità che ha condotto susseguentemente il CISA a 

sollecitare un visto C (finalità 2; cfr. consid. B, C e E). Inoltre, la SEM ha 

anche ritenuto motu proprio, e non si sa bene per quale motivo, la finalità 

“visita” (cfr. consid. E).   

6.1 Come risulta da un documento interno del 15 giugno 2023, intitolato 

“Cronistoria – informazioni utili” (incarto SEM, pag. 354 [cfr. consid. B]), le 

“mansioni” indicate dal CISA per ottenere il visto D “per studio” erano le 

seguenti:  

a) “collaborare al montaggio del film documentario”;  

b) “traduzione sottotitoli”;  

c) “arricchimento loro [del ricorrente e di un’altra invitata] competenze in 

quest’ambito partecipando a corsi specifici”;  

d) “vedere dall’interno i festival in Ticino (Locarno Film Festival e Film 

festival diritti umani)”;  

e) ecc.    

 

È a queste mansioni che la SEM si è principalmente riferita per respingere 
l’opposizione (cfr. decisione impugnata, pag. 4 [cfr. consid. E]).  
 

6.2 Invece, rispetto alla richiesta di un visto C (finalità 2), le mansioni 

previste dal CISA per la ricorrente consistono nella partecipazione ai 

cinque eventi cinematografici seguenti (cfr. consid. C): 

f) “Première du film Jaima”; 

g) “Couverture vidéo de tout le Film Festival de Locarno”; 

h) “Masterclass de trois jours”  

i) “Projection du film Cemetery”; 

l) “Projection du film Jaima au film Festival Diritti Umani di Lugano”. 

 

La sola mansione tra queste cinque, alla quale la SEM sembra essersi 

rapportata, per quanto è dato di capire, è la “couverture vidéo de tout le 

Film Festival de Locarno” che ha riassunto con l’espressione “regia live” 

(cfr. decisione impugnata, pag. 4). 

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Pagina 13 

6.3 Raffrontando le mansioni che rientrano nella finalità 1 e quelle nella 

finalità 2, si può constatare quanto segue: le prime mansioni erano sì di 

natura lavorativa (lett. a-b), però erano controbilanciate dal medesimo 

numero di attività di studio (lett. c-d); le seconde mansioni sono invece tutte 

rapportabili ad attività di studio (lett. f-h-i-l), salvo la “couverture vidéo” (lett. 

g), dove il contributo del ricorrente non è peraltro del tutto chiaro, anche se 

si può immaginare, alla luce delle altre attività di studio, che sia un 

intervento come stagista della EFA-AKS.     

Ora, questo raffronto mostra limpidamente che le finalità 1 e 2 non sono le 

medesime, per cui non sono intercambiabili. Questo implica che, se la SEM 

si fosse attenuta all’esame della finalità 2, come espressa dal CISA, per 

motivare la decisione su opposizione qui impugnata, l’esito della procedura 

amministrativa avrebbe potuto, a prescindere dalla questione del rischio 

migratorio (cfr. consid. 6.5 e 7), essere diverso.    

6.4 Si deve ancora puntualizzare, rispetto alla motivazione addotta dalla 

SEM, che il visto C non esclude a priori la possibilità di svolgere un’attività 

lucrativa. Se l’esercizio di un lavoro è per definizione escluso nell’ambito 

delle finalità “turismo” o “visita a familiari o amici”, esso è invece dato se il 

visto viene richiesto per la finalità “affari” ed è anche concepibile, a 

dipendenza dei casi, per le finalità “cultura” e “sport” (cfr. allegato I del 

Codice dei visti), le quali possono in effetti comportare lo svolgimento di 

attività rimunerate. In proposito va ricordato che il Codice dei visti consiste 

in un regolamento comunitario, per sua natura esaustivo e direttamente 

applicabile, dimodoché le autorità di uno Stato membro dello spazio 

Schengen non hanno la possibilità di esigere per il rilascio del visto C, se 

compatibile con la finalità indicata, che la persona interessata ottenga 

contestualmente un permesso di lavoro (cfr. artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv.1 OEV 

[cfr. consid. 4.4.]; N.B.: in Svizzera il permesso di dimora più corto, al di là 

della durata massima del visto C di 90 giorni, è quello temporaneo L relativo 

ai soggiorni “per un periodo superiore a tre mesi e inferiore a un anno, con 

attività lavorativa dipendente o senza attività” [cfr. www4.ti.ch]; cfr. anche: 

https://france-visas.gouv.fr/visa-de-court-sejour: il visto C “est également 

délivré afin de permettre à son titulaire de venir suivre en France des 

formations courtes, partéciper à des stages ou à des conférences, des 

réunions d’entreprises, ou encore exercer une activité rémunérée (quelle 

qu’en soit la forme) dont la durée n’excède pas 90 jours”). Le medesime 

autorità possono invece invitare la persona interessata a richiedere un visto 

D e, in funzione dello scopo dichiarato del suo soggiorno, un permesso di 

lavoro (cfr. art. 4 cpv. 1 lett. b OEV; N.B.: è quello che è successo con la 

prima domanda di visto D del ricorrente, poi ritirata [cfr. consid. B]).  

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Pagina 14 

Si osservi in aggiunta che, sebbene la SEM si sia richiamata alla nozione 

di lavoratore/lavoratrice (attività lucrativa) definita dal diritto degli stranieri 

e dalla giurisprudenza svizzeri, si tratta in realtà di una nozione del diritto 

comunitario che ha una portata autonoma rispetto al diritto degli Stati 

membri e, pertanto, la sua caratterizzazione non può dipendere da 

considerazioni nazionali (cfr., tra le tante, la sentenza del TAF F-4630/2019 

del 26 gennaio 2022 consid. 7 con i numerosi riferimenti giurisprudenziali 

e dottrinali). 

6.5 Posto che ha respinto l’opposizione principalmente perché ha reputato, 

confondendo in parte le finalità delle richieste relative ai visti D e C, che il 

ricorrente avrebbe esercitato, in un modo o nell’altro, un’attività lucrativa 

necessitante di un permesso di lavoro (cfr. consid. 6.1 a 6.4), la SEM ha 

trattato la questione del rischio migratorio, per sua stessa ammissione, 

soltanto di sfuggita (“Di transenna” [sic]: decisione impugnata, pag. 4 in 

fine). Ora, il “rischio di immigrazione illegale” è una condizione d’ingresso 

alla cui valutazione “è accordata particolare attenzione” (cfr. 21 par. 1 

Codice dei visti). Questo significa che essa non può essere tematizzata 

soltanto di sfuggita, senza l’approfondimento dovuto. In proposito bisogna 

ancora osservare che, come risulta da un documento interno che può 

senz’altro essere qui richiamato, la SEM ha comunque valutato, in base a 

quattro criteri (nazionalità algerina del ricorrente, probabili legami con una 

famiglia influente, collaborazione con il CISA, sostegno dell’Ambasciata 

della Repubblica democratica araba …), che, “per quanto un rischio 

d’immigrazione illegale non possa essere totalmente escluso, lo stesso è 

fortemente ridimensionato” (incarto SEM, pagg. 364 e 365).              

7.  

Di conseguenza, il ricorso deve essere accolto, la decisione su opposizione 

impugnata, che viola il diritto federale (art. 49 lett. a PA), annullata, e la 

causa rinviata alla SEM per l’emanazione di una nuova decisione 

impugnabile (art. 61 cpv. 1 PA).  

Alla SEM incomberà determinare se tutte le condizioni per il rilascio di un 

visto C, in particolare quella relativa al rischio migratorio (cfr. consid. 6.5), 

siano attualmente soddisfatte o meno. In special modo, la SEM dovrà 

chiarire precisamente quali mansioni il ricorrente eseguirà e, soprattutto, 

se esse sono compatibili con la finalità “cultura” o la finalità “studio” (o 

“altro”) del viaggio che intende intraprendere in Svizzera con il visto C (cfr. 

allegato I del Codice dei visti). Inoltre, alla luce della particolarità del caso, 

la SEM verificherà se è opportuno esigere per la copertura di eventuali 

spese di soggiorno, assistenza o connesse al viaggio di ritorno, una 

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Pagina 15 

dichiarazione di garanzia temporanea, una cauzione o altre garanzie (cfr. 

art. 6 cpv. 3 LStrI; cfr. anche gli artt. 14, 15, 16 e 18 OEV; cfr. DTAF 2019 

VII/1 consid. 9 e 11; cfr. anche la sentenza del TAF F-2086/2020 del 17 

maggio 2021 consid. 7.1).       

8.  

Dato l’esito del litigio, non si prelevano spese processuali (art. 63 cpv. 1 e 

2 PA [cfr. consid. G]). Rappresentato da un legale, il ricorrente ha diritto a 

un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: 

art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 del regolamento del 21 febbraio 2008 

sulle tasse e sulle spese ripetibili dinanzi al TAF [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

In mancanza di una nota d’onorario, l’indennità deve essere fissata sulla 

base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Alla luce dell’ampiezza e 

del contenuto del ricorso e dei successivi scritti, è appropriato attribuire al 

ricorrente un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'000.–.   

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto, la decisione su opposizione del 4 dicembre 2023 

annullata e la causa rinviata alla SEM affinché proceda secondo il 

considerando 7, e statuisca di nuovo.   

2.  

Non si prelevano spese processuali.    

3.  

Al ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'000.–, a 

carico della SEM.    

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

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Pagina 17 

Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM (n. di rif. …).