# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cecaa441-3305-5595-a708-4d88227a50d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.01.2021 D-6591/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6591-2020_2021-01-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6591/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  g e n n a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo, presidente del collegio,  

Andreas Trommer, Yanick Felley; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), con il figlio 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), alias 

F._______, nato il (…), 

Iran,   

entrambi rappresentati dal MLaw Massimiliano Minì,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 23 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

D-6591/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ (di seguito; A._______ o ricorrente 1) ed il figlio D._______ (di 

seguito: D._______ o ricorrente 2), hanno presentato una domanda d’asilo 

in Svizzera il (…) agosto 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della mi-

grazione [di seguito: SEM] n. [(…)]-1/2 e n. 2/2). 

B.  

Dalle investigazioni condotte dall’autorità inferiore è scaturito che, secondo 

la banca dati europea «EURODAC», i richiedenti avessero già depositato 

una pregressa domanda d’asilo in Croazia il (…) (cfr. atti SEM n. 12/2, 

n. 13/1 e n. 26/2). La competente autorità elvetica ha pertanto richiesto 

all’omologa autorità croata, in data (…) (cfr. atti SEM n. 14/5, n. 15/1 e 

n. 16/1), la ripresa in carico degli interessati ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).  

C.  

Il (…) settembre 2020 A._______ è stato questionato in merito ai suoi dati 

personali (cfr. atto SEM n. 27/10), allorché invece il (…) settembre 2020 si 

è svolto con il medesimo un colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 Regola-

mento Dublino III (cfr. atto SEM n. 30/3). Nel quadro di quest’ultimo egli ha 

segnatamente dichiarato che sarebbe entrato in Croazia non intenzional-

mente dalla G._______. Al loro arrivo il figlio, che aveva perso i sensi dopo 

un’attraversata a nuoto, sarebbe stato ricoverato e curato all’ospedale, do-

podiché sarebbero stati condotti dalla polizia, rimanendovi sino al giorno 

successivo, allorché gli avrebbero preso le impronte digitali, dicendogli che 

fosse per fini di polizia. Interrogato in merito all’eventuale competenza della 

Croazia nella trattazione della loro domanda d’asilo, egli ha asserito che ivi 

non sarebbe possibile per lui ed il figlio tornarci, in quanto l’unico posto ove 

si sentirebbe sicuro sarebbe la Svizzera, mentre che in altri Paesi non 

avrebbe potuto dormire, avendo sempre paura ed ansia. Egli avrebbe inol-

tre conosciuto una signora vivente in Svizzera circa due anni prima, che 

l’avrebbe aiutato molto e che egli amerebbe tantissimo. Si sarebbero in-

contrati per la prima volta circa (…) nove mesi prima in H._______ durante 

tre giorni e da quando è su suolo elvetico si sarebbero visti. Anche il figlio 

avrebbe ben accettato tale signora e le vorrebbe bene. Sentito anche in 

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merito ai suoi problemi di salute, egli ha affermato di essere molto stres-

sato, di soffrire di ansia, di sentirsi molto depresso ed isolato, nonché in 

pensiero per il figlio che soffriva a causa della malattia della sua ex-moglie 

che sarebbe stata affetta da (…). A causa di ciò egli avrebbe avuto diverse 

problematiche e da allora sarebbe afflitto da paura, ansia e non avrebbe 

più potuto mangiare. Dalla partenza dal Paese d’origine, tali paure ed ansie 

sarebbero aumentate vieppiù ogni giorno. Già prima di giungere in Sviz-

zera avrebbe seguito dei trattamenti. In I._______, a causa dei bombarda-

menti avvenuti nel (…), egli sarebbe stato esposto a degli agenti chimici e 

sarebbe stato in cura. Attinente lo stato di salute del figlio, ha asserito che, 

per quanto a sua conoscenza, egli starebbe bene fisicamente, ma invece 

psichicamente molto male. Dal suo arrivo in Svizzera avrebbe chiesto una 

psicologa per lui ed il figlio, in quanto sarebbe necessario, ma non avrebbe 

ancora ottenuto nulla. Il rappresentante legale, ha consegnato in merito un 

foglio di informazioni mediche (F2) del (…) inerente un ricovero di 

A._______, nonché ha richiesto dei rapporti medici specialistici per en-

trambi i richiedenti, nonché un aiuto psichiatrico per il fanciullo. Richieste 

reiterate dal mandatario con scritti del 22 settembre 2020 (cfr. atto SEM 

n. 35/5) rispettivamente del 24 settembre 2020 (cfr. atto SEM n. 36/3). Con 

quest’ultima missiva, i richiedenti hanno prodotto, quale mezzo di prova, 

copia dell’atto di divorzio di A._______ con la relativa traduzione, ove ri-

sulta che la custodia del figlio D._______ spetta al padre (cfr. atto SEM 

n. 39/-). 

D.  

D.a Nel contempo, il (…), la Croazia ha risposto negativamente alla richie-

sta di ripresa in carico espressa dalla Svizzera, indicando di essere ancora 

in fase di determinazione dello Stato membro responsabile per la proce-

dura d’asilo degli interessati (cfr. atti SEM n. 33/1 e n. 34/1).  

D.b L’autorità elvetica preposta ha richiesto alla Croazia, in data (…), il rie-

same ex art. 5 par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commis-

sione delle comunità europee del 2 settembre 2003 recante modalità di 

applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo ([GU] L 222/3 del 05.09.2003; modificato 

parzialmente dal regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Com-

missione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Re-

golamento CE), del loro rifiuto; sollecitandola nuovamente a riprendere in 

carico gli interessati (cfr. atti SEM n. 40/2, n. 41/1 e n. 42/6). L’autorità 

croata preposta, ha risposto positivamente l’(…), accettando la ripresa in 

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carico dei medesimi sulla base dell’art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III 

(cfr. atti SEM n. 44/1 e n. 45/1). 

E.  

Con missiva del 17 dicembre 2020 (cfr. atto SEM n. 82/2), la SEM ha dato 

la possibilità ai richiedenti di essere sentiti in merito ai rapporti medici (F4) 

fatti stilare rispettivamente in data (…) per A._______ (cfr. atto SEM 

n. 70/5) ed il (…) e (…) per il figlio D._______ (cfr. atti SEM n. 65/3 e 

n. 79/8), entro il termine del 22 dicembre 2020. In quest’ultima data, il rap-

presentante legale degli interessati ha prodotto le sue osservazioni in me-

rito (cfr. atto SEM n. 86/2). 

F.  

Per mezzo dell’F2 del (…), il medico curante psichiatra e la psicologa di 

A._______ hanno segnalato per quest’ultimo una deflessione timica ed in-

sonnia da induzione e mantenimento, con scarsa energia vitale e proget-

tualità. Hanno inoltre sottolineato che temerebbero che “il peggioramento 

del quadro psichico osservato nel corso delle ultime settimane possa riflet-

tersi sul figlio del paziente, che lo accompagna al colloquio mantenendo lo 

sguardo a terra e si mostra poco reattivo allo scambio comunicativo” (cfr. 

atto SEM n. 87/2).  

G.  

Con decisione del 23 dicembre 2020 – notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM n. 90/1) – la SEM non è entrata nel merito delle summenzionate do-

mande d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, 

RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: il trasfe-

rimento) degli interessati verso la Croazia e l’esecuzione della predetta mi-

sura, nonché statuendo che un eventuale ricorso contro la decisione non 

abbia effetto sospensivo. 

H.  

Il (…) A._______ è stato ricoverato presso la (…) di J._______ (di seguito: 

K._______, cfr. atto SEM n. 93/1).  

I.  

Per il tramite del plico raccomandato del 30 dicembre 2020 (cfr. risultanze 

processuali), gli interessati sono insorti con ricorso dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro il succitato provvedi-

mento dell’autorità inferiore, chiedendo a titolo principale l’annullamento 

della decisione avversata e la trasmissione degli atti di causa alla SEM per 

l’esame nazionale della domanda d’asilo degli insorgenti, nonché a titolo 

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subordinato, che gli atti siano rinviati all’autorità inferiore per il completa-

mento dell’istruttoria. Dal profilo processuale, i ricorrenti hanno postulato la 

restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché, quale provvedi-

mento supercautelare, la sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento 

degli insorgenti. Contestualmente hanno presentato un’istanza di assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo. Al ricorso, quale nuovo documento, è 

stata allegata copia del F2 del (…) inerente un consulto psichiatrico effet-

tuato da A._______. 

J.  

Il 31 dicembre 2020, il Tribunale ha provvisoriamente sospeso l’esecu-

zione dell’allontanamento degli insorgenti quale misura supercautelare (cfr. 

risultanze processuali). 

K.  

Con missiva dell’11 gennaio 2021 il rappresentante legale dei ricorrenti ha 

trasmesso copia rispettivamente degli F2 del (…), (…) e (…), tutti relativi 

la situazione di salute di D._______, come pure uno scritto della presunta 

compagna di A._______ del (…). Nell’ultimo F2 citato, viene riportato che 

A._______ dovrebbe essere stato dimesso dalla K._______ il (…). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra 

dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

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stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

Altresì il Tribunale rinuncia, ex art. 111a cpv. 1 LAsi e per i motivi che se-

guono, allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nella sua decisione, l’autorità resistente ha in primo luogo ritenuto data 

– in virtù della domanda d’asilo ivi presentata dai richiedenti l’asilo, oltreché 

della sua accettazione di ripresa in carico ex art. 20 par. 5 Regolamento 

Dublino III – la competenza della Croazia per condurre il seguito della pro-

cedura d’asilo degli interessati. In tal senso risulterebbe ininfluente il desi-

derio espresso da A._______ di rimanere in Svizzera in quanto si senti-

rebbe più al sicuro, essendo peraltro osservato che la Croazia è uno Stato 

di diritto con un’autorità di polizia funzionante che è disposta ed in grado di 

offrire una protezione adeguata ed alla quale potranno rivolgersi in caso di 

esposizione a delle minacce concrete. Proseguendo nell’analisi, la SEM – 

stando alle più recenti informazioni a sua disposizione in particolare in me-

rito alla problematica dell’impiego della forza da parte della polizia croata 

nei confronti dei migranti che li respingerebbero senza previo esame dei 

loro motivi d’asilo verso altri Stati tra cui la Bosnia e Erzegovina (i cosiddetti 

pushback) – ha considerato che in Croazia non sussisterebbero carenze 

sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti e si potrebbe 

partire dal presupposto che gli interessati non sarebbero esposti a delle 

serie violazioni dei diritti dell’uomo ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento 

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Dublino III e dell’art. 3 CEDU e che non verranno a trovarsi in una situa-

zione esistenziale difficile. Inoltre non vi sarebbe il rischio per i medesimi 

di essere trasferiti verso il loro Paese d’origine o di provenienza, senza che 

la loro domanda d’asilo sia esaminata in violazione del principio di non-

respingimento. Non sussisterebbero altresì motivi che impongano di esa-

minare la loro domanda d’asilo in Svizzera in applicazione dell’art. 16 par. 1 

Regolamento Dublino III. Ulteriormente, l’autorità inferiore ha ritenuto che 

l’applicazione dell’art. 17 par. 1 del precitato Regolamento, non sarebbe 

giustificata in specie. Innanzitutto, la sua relazione tra A._______ con 

l’amica che si troverebbe in Svizzera non sarebbe stretta ed effettiva. 

L’art. 8 CEDU non sarebbe pertanto applicabile alla fattispecie. Successi-

vamente, descrivendo lo stato fisico e psicologico di entrambi i ricorrenti, 

l’autorità inferiore ha ritenuto che tutti gli atti medici e le malattie rilevanti ai 

fini della loro procedura d’asilo sarebbero stati presi in considerazione, 

avendo per il resto pure l’assistenza confermato che non sarebbero previsti 

ulteriori appuntamenti medici, se non quelli di continuità in merito alle pro-

blematiche di salute di A._______ inoltre, anche se per il problema di emor-

roidi di 1° grado diagnosticato a quest’ultimo debba essere svolta un’ulte-

riore valutazione proctologica nonché sia prevista una visita oftalmologica, 

e per D._______ siano state formulate soltanto delle ipotesi diagnostiche, 

tuttavia anche in “caso di confermata diagnosi di emorroidi di 1° grado o di 

risultanza di una nuova terapia per il problema emorroidale o di problemi 

agli occhi non ci si troverebbe di fronte a delle patologie di una gravità tale” 

da risultare lesive dell’art. 3 CEDU in caso di un loro trasferimento verso la 

Croazia. Peraltro, per la diagnosi di possibile sindrome da stress post trau-

matico per A._______, pur non risultando definitivamente confermata, vi 

sarebbero elementi a favore della stessa, e sarebbe stata impostata una 

terapia appropriata che, al bisogno, verrebbe regolarmente aggiustata. An-

che qualora la diagnosi predetta fosse confermata, non costituirebbe tutta-

via un ostacolo al loro allontanamento verso la Croazia. Quest’ultimo Stato 

membro, disporrebbe difatti di un’infrastruttura medica sufficiente, ed ai 

sensi dell’art. 19 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei 

richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) sa-

rebbe tenuta a fornire loro la necessaria assistenza in tal senso, che peral-

tro sarebbe garantita per legge in Croazia, come pure i costi sarebbero a 

carico dello Stato croato. Altresì essi potrebbero avvalersi del sostegno di 

svariate organizzazioni caritative presenti su suolo croato. Essi potrebbero 

pertanto beneficiare anche in Croazia dei trattamenti medici necessari. Ol-

tracciò le loro problematiche valetudinarie non sarebbero di una gravità tale 

da imporre una rinuncia al loro trasferimento nel precitato Paese, in quanto 

costituente una violazione dell’art. 3 CEDU. Infine, neppure vi sarebbe 

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luogo di applicare l’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-

stioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) in quanto la Svizzera potrebbe par-

tire dal presupposto che, per le condizioni di accoglienza, la Croazia si con-

formi ai presupposti minimi vincolanti prescritti dalla direttiva accoglienza e 

dalla direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del  Consiglio del 26 

giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-

dura). In tale contesto inoltre, da accertamenti a cura dell’(…) in Croazia, 

sarebbe emerso che le persone vulnerabili trasferite in Croazia in applica-

zione del Regolamento Dublino III (come ad esempio: minorenni, disabili o 

famiglie), beneficerebbero di un sostegno speciale da parte delle autorità 

croate circa l’alloggio, l’assistenza, la scolarizzazione e l’integrazione. Ol-

treché un centro di 100 posti letto specialmente destinato ad accogliere 

gruppi di persone vulnerabili, diverse organizzazioni non governative offri-

rebbero il loro sostegno in loco. Gli interessati non avrebbero inoltre fornito 

alcun elemento concreto atto a stabilire che la Croazia, per un periodo pro-

tratto, avrebbe negato loro le condizioni minime cui avrebbero diritto in virtù 

della direttiva accoglienza. Tuttavia, nel caso di limitazione temporanea di 

queste ultime in futuro, essi saranno tenuti, se del caso, a rivolgersi alle 

autorità croate per far valere i loro diritti tramite le vie legali. 

4.2 Con la loro impugnativa, i ricorrenti avversano le succitate conclusioni 

a cui è giunta l’autorità resistente. Essi anzitutto non condividono le consi-

derazioni dell’autorità di prime cure laddove indica che la loro situazione 

medica sarebbe completamente delucidata e che sarebbero previste uni-

camente delle visite di continuità. Invero, le diagnosi per entrambi i ricor-

renti non sarebbero state definitivamente accertate. Peraltro, anche il rico-

vero in K._______ di A._______, che sarebbe tutt’ora in corso, potrebbe 

portare ad un aggravamento della sua situazione medica, con possibili e 

probabili risvolti negativi sul figlio D._______ Anche sotto il profilo del si-

stema d’accoglienza d’asilo croato, lo stesso – come segnalato da diverse 

organizzazioni internazionali e da un recente rapporto del “L._______” – 

presenterebbe diverse criticità. Ciò richiederebbe, almeno in casi partico-

lari, caratterizzati da un considerevole grado di vulnerabilità – come sa-

rebbe il loro caso – un esame attento, concreto ed individualizzato delle 

effettive e probabili conseguenze di una riammissione. L’esistenza di pro-

blematiche all’accesso di cure mediche in Croazia sarebbe peraltro stata 

riconosciuta in diverse sentenze recenti anche da parte dello scrivente Tri-

bunale. Proseguendo nell’analisi, a mente degli insorgenti, il fatto che essi 

vengano ripresi in carico dalla Croazia secondo l’art. 20 par. 5 Regola-

mento Dublino III, non permetterebbe, dal profilo formale, neppure di avere 

una certezza assoluta che la loro domanda d’asilo verrà effettivamente ivi 

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esaminata. Tale assunto sarebbe sostenuto anche dalle particolarità che la 

normativa croata presenterebbe, la prassi ivi applicata e la circostanza che 

i ricorrenti sono entrati in Croazia dalla G._______. In ogni caso, vista la 

risposta croata, anche come da rapporto del “L._______”, il loro accesso 

alla procedura d’asilo non sarà del tutto immediato, e vi sarebbe il rischio 

pure che essi siano esposti ad un trattamento anche proceduralmente con-

trario alle disposizioni del Regolamento Dublino III. Inoltre, considerando 

le allegazioni rese da A._______, le continue notizie di cronaca relativa agli 

abusi e violenze di polizia perpetrate ai danni dei richiedenti l’asilo in Croa-

zia, i fattori di rischio per un nucleo fragile come quello in parola si trove-

rebbero ulteriormente aggravati. In tale già difficile costellazione, sulla 

quale si sarebbe inserita anche la pandemia da Covid-19, la probabilità che 

si concretizzi l’interruzione della presa a carico o l’incertezza sulla possibi-

lità di accesso a cure idonee per i ricorrenti con la prognosi nefasta pro-

spettata dai medici curanti degli stessi espressa nel F2 del (…), sarebbe 

troppo elevata. Alla luce di tutti questi elementi, gli insorgenti concludono 

per un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti giuridicamente rile-

vanti da parte dell’autorità inferiore. Essi ritengono che occorra effettuare 

ulteriori misure istruttorie alfine di un esame completo del rischio che una 

loro riammissione in Croazia possa risultare in contrasto con l’art. 3 CEDU, 

come pure della possibilità di rinunciare al trasferimento per motivi umani-

tari ai sensi dell’art. 17 Regolamento Dublino III. In particolare osservano 

che l’autorità inferiore avrebbe dovuto informare anticipatamente la Croa-

zia rispetto alle condizioni della loro “eccezionale vulnerabilità” ed acquisire 

altresì informazioni e garanzie specifiche circa la loro presa in carico ade-

guata, efficace e senza interruzioni, segnatamente dal profilo medico, non-

ché l’adozione di misure di sostegno integrate.  

5.  

5.1 Nel loro gravame, i ricorrenti rimproverano essenzialmente all’autorità 

inferiore di avere stabilito in modo inesatto ed incompleto i fatti giuridica-

mente rilevanti sia dal profilo del sistema d’accoglienza croato – anche ed 

in particolare dal profilo dell’effettivo esame della loro domanda d’asilo in 

Croazia e del loro accesso allo stesso sistema d’accoglienza – che dal pro-

filo del loro stato di salute e della loro particolare vulnerabilità.  

5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-

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Pagina 10 

tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-

che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1; 2012/21 consid. 5). L’autorità incorre in un ac-

certamento inesatto quando fonda la propria decisione su fatti incorretti e 

non conformi agli atti. Un accertamento incompleto è invece da constatare 

quando non è tenuto conto di tutti gli elementi fattuali giuridicamente rile-

vanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Il principio inquisitorio non è illimitato, 

in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 

PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in: Kommentar zum Bundesgesetz 

über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, ad art. 12 n. 9). Il Tri-

bunale è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo delle circostanze 

di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 

lett. b PA). Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze in 

tal senso, pur considerando il tenore dell’art. 61 cpv. 1 PA, spesso non ci 

si può esimere dal retrocedere gli atti all’autorità di prima istanza, di modo 

che questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei 

fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191). Ciò nondimeno, il Tribunale resta libero 

di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale soluzione ap-

pare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.2 e rif. citati; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., n. 1155). 

6.  

6.1 Ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura 

di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena 

una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta 

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Pagina 11 

in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-

glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-

tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente 

secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della 

Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17 

e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68). 

6.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

6.5 Lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la do-

manda di protezione internazionale è tenuto – alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 – e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso Regolamento Dublino III).  

6.6 Nel caso in parola, occorre in primo luogo rilevare come i ricorrenti, 

secondo le stesse allegazioni di A._______, come pure in base agli atti, 

hanno depositato la loro prima domanda d’asilo in Croazia, senza tuttavia 

attendere la fine della procedura di determinazione dello Stato membro 

competente, essendosi diretti dopo poco tempo verso la Svizzera (cfr. atto 

SEM n. 30/3). La questione sollevata dagli insorgenti, sia nel colloquio Du-

blino che nel gravame, di non avere volontariamente richiesto asilo nel so-

pra citato Paese, risulta del tutto ininfluente, atteso che il meccanismo del 

Regolamento Dublino III non offre il diritto di scegliere autonomamente lo 

Stato nel quale la domanda debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 8.3). Inoltre, essi non possono prevalersi validamente dell’applica-

zione dei criteri di competenza esposti al capo III del medesimo Regola-

mento – in specie dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III – in quanto 

non hanno portato alcun elemento dimostrativo del fatto che la Svizzera 

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Pagina 12 

sia competente per l’esame della loro domanda in applicazione dei criteri 

di cui ai disposti da 8 a 10 del predetto Regolamento. Difatti, nei casi pre-

visti dall’art. 20 par. 5 del Regolamento Dublino III, un eventuale trasferi-

mento può, in linea di principio, avvenire senza che sia previamente accer-

tata la competenza per l’esame della domanda dello Stato membro richie-

sto. Tuttavia, in ossequio al principio di leale cooperazione, lo Stato mem-

bro non potrà validamente formulare una richiesta di ripresa in carico ai 

sensi della precitata norma, qualora la persona interessata abbia tra-

smesso all’autorità competente elementi che dimostrino in modo manifesto 

che lo Stato membro di cui si tratta deve essere considerato lo Stato mem-

bro competente per l’esame della domanda in applicazione dei criteri di 

competenza di cui agli articoli da 8 a 10 di tale Regolamento (cfr. sentenza 

della CGUE del 2 aprile 2019 [Grande Sezione], nelle cause riunite  

C-582/17 e C-583/17, §§80-83; cfr. anche in merito all’applicazione 

dell’art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III la sentenza del Tribunale  

D-5505/2020 del 16 novembre 2020 consid. 6.1 con ulteriori riferimenti ivi 

citati). Tale apprezzamento non muta neppure considerando le mere alle-

gazioni generiche contenute nella lettera della presunta compagna di 

A._______ annessa allo scritto dei ricorrenti dell’11 gennaio 2021 (cfr. su-

pra lett. K). Per il resto, i termini procedurali di cui all’art. 5 par. 2 del Rego-

lamento (CE) n. 1560/2003 succitato per la richiesta di riesame come pure 

per la risposta d’accettazione ricevuta dalla Croazia, sono stati rispettati. 

Alla luce di quanto precede la Croazia è quindi tenuta, in principio, a ripren-

dere in carico gli insorgenti, al fine di portare a termine il procedimento di 

determinazione dello Stato membro competente. 

7.  

Per quanto attiene alla procedura d’asilo e di accoglienza dei richiedenti 

l’asilo in Croazia, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano ca-

renze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o de-

gradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento 

Dublino III). 

7.1 La Croazia è difatti legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o tratta-

menti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di con-

seguenza, la Croazia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti 

l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo 

una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto 

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Pagina 13 

internazionale ed europeo (cfr. fra le tante le sentenze del Tribunale  

E-5910/2020 del 10 dicembre 2020 consid. 7.1, F-4486/2020 del 16 set-

tembre 2020 consid. 4.1.1). 

7.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltra scartata d’ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

7.3 Secondo prassi costante dello scrivente Tribunale, tutt’ora attuale, an-

che considerando i rapporti critici nei confronti della Croazia, non vi sono 

motivi per riconoscere che sussistano nel predetto Stato membro delle ca-

renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza 

dei richiedenti l’asilo ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino 

III (cfr. a tal proposito fra le altre le sentenze del Tribunale E-5910/2020 

succitata consid. 7.2, F-5436/2020 del 10 novembre 2020 consid. 5.2,  

F-4456/2020 del 15 settembre 2020 consid. 6.2, E-829/2020 

dell’11 marzo 2020 consid. 5.1.2, F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 con-

sid. 6.4 e D-405/2020 del 28 gennaio 2020 consid. 6.1). Il rapporto del 

“L._______” citato nel ricorso dai ricorrenti, non è atto a mutare tale ap-

prezzamento del Tribunale. 

7.4 Conseguentemente l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento 

Dublino III è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente. 

8.  

8.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete. 

8.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

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Pagina 14 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha eserci-

tato il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se 

l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri 

oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8).  

8.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

9.  

Poste tali premesse, è quindi ora innanzitutto necessario determinare se le 

evenienze esposte dai ricorrenti siano atte a rendere il loro trasferimento 

verso la Croazia contrario all’art. 3 CEDU. Invero, anche la presunzione 

che la Croazia non rispetti i suoi obblighi internazionali, in particolare ri-

spetto all’art. 3 CEDU, può essere confutato in un caso specifico (cfr. 

DTAF 2010/45 consid. 7.4 seg.; sentenza E-5910/2020 succitata con-

sid. 8.1). 

9.1 In relazione alle allegazioni ricorsuali riguardo al rischio che la do-

manda d’asilo dei ricorrenti non venga realmente esaminata in Croazia, si 

osserva come né dalle dichiarazioni di A._______ come neppure dagli atti 

all’inserto, può essere desunto che in Croazia essi non abbiano avuto ac-

cesso alla procedura d’asilo e/o che questa non sia avvenuta in modo cor-

retto, e non vi sono indizi né di pushbacks nei loro confronti, né di maltrat-

tamenti da parte della polizia. Invero, a differenza di quanto sostenuto nel 

gravame (cfr. p.to 7, pag. 6), il ricorrente 1 ha allegato che allorché sareb-

bero giunti in Croazia, il figlio sarebbe stato soccorso e condotto in ambu-

lanza in ospedale, ove sarebbe stato curato ed avrebbero ricevuto en-

trambi da mangiare. In seguito alla dimissione del figlio dall’ospedale, sa-

rebbero stati condotti in polizia, ove al ricorrente 1 avrebbero preso le im-

pronte digitali, indicandogli in seguito di recarsi a M._______, ove sareb-

bero rimasti in quarantena per 20 giorni. Inoltre, come da lui stesso alle-

gato, alle autorità croate avrebbe riferito di volersi recare in Svizzera (cfr. 

atto SEM n. 30/3). Alla luce di tali elementi, ed il fatto che essi hanno potuto 

proseguire liberamente il loro percorso verso la Svizzera, non può palese-

mente essere concluso che nel loro caso la Croazia non abbia rispettato i 

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Pagina 15 

suoi obblighi internazionali o che, in caso di un loro trasferimento nel pre-

detto Paese, lo stesso non si attenga anche in futuro al loro rispetto.  

9.2 Inerente invece le condizioni di vita in Croazia, in particolare riguardo 

alle cure mediche presenti, si rileva quanto segue. 

9.2.1 Secondo quanto noto allo scrivente Tribunale, come pure rettamente 

considerato dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, le autorità 

croate tengono conto di richiedenti appartenenti a gruppi vulnerabili per 

quanto attiene l’alloggio e la cura, anche attinente le cure psichiatriche, per 

lo meno di una certa gravità, e di sostegno psicologico (cfr. in merito AIDA, 

Country Report: Croatia, 2019, aprile 2020, accessibile dal sito internet: < 

https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2014/08/AIDA-HR_2019 < 

update.pdf >, consultato il 6 gennaio 2020, pag. 77 segg.). Per adempiere 

a tali obiettivi, lo Stato croato può avvalersi anche dell’aiuto di organizza-

zioni non governative. Tuttavia, i richiedenti che necessiterebbero di una 

speciale accoglienza o di garanzie procedurali particolari (in particolare vit-

time di torture, stupri o altre serie forme di violenze psicologiche, fisiche o 

sessuali), anche se legalmente verrebbero loro garantite le cure adeguate 

alla loro condizione specifica, tuttavia in concreto tali cure addizionali non 

sarebbero accessibili in modo regolare (cfr. AIDA, ibidem, pag. 79). Non vi 

sarebbero però degli indizi che la Croazia non adempia i suoi obblighi dal 

profilo medico nel contesto del Regolamento Dublino III (cfr. nello stesso 

senso anche le sentenze del Tribunale E-5910/2020 consid. 8.4.1,  

F-5933/2019 consid. 6.4 e 7.5). Quanto precede come pure le conclusioni 

generali presentate dalla SEM al riguardo di una sufficiente e garantita as-

sistenza medica in Croazia (cfr. p.to II, pag. 8 seg.), secondo per lo meno 

quanto prescrive la direttiva accoglienza, non sono minimamente poste in 

discussione dalle allegazioni del tutto generiche dei ricorrenti in merito, 

come pure dal richiamo del rapporto del “L._______”, o ancora di sentenze 

del Tribunale (cfr. in particolare le sentenze E-5430/2019 del 5 novem-

bre 2019 e E-4788/2018 del 25 settembre 2019), dall’emissione delle quali 

la situazione dal profilo medico in Croazia risulta essere evoluto in maniera 

positiva. Peraltro, dalle stesse allegazioni di A._______ si desume che, al-

lorché il figlio ha necessitato di cure al suo arrivo in Croazia, egli è stato 

condotto in ospedale, ove è stato assistito medicalmente (cfr. atto SEM 

n. 30/3). Ciò che è dimostrativo del fatto che le cure necessarie secondo la 

direttiva accoglienza sono state prestate dalla Croazia. 

9.2.2 Poste tali considerazioni generali, occorre tuttavia di seguito esami-

nare la situazione medica individuale e concreta degli insorgenti. 

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Pagina 16 

9.2.2.1 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone 

che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una viola-

zione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato non si trovi 

ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal pro-

posito, la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

9.2.2.2 Ora, dalle insorgenze di causa, si evince come il ricorrente 1, soffra 

dal profilo fisico di: un’asma bronchiale, dovuta all’esposizione a sostanze 

chimiche nel (…), per cui segue una terapia a base di (…) e  

(…) (cfr. atti SEM n. 32/2 e n. 67/2); di un’emicrania senza aura DD cefalea 

su Ad1 (cfr. atti SEM n. 51/2 e n. 58/2), per la quale egli è stato visitato 

anche da un neurologo, il quale ha riferito di un esame neurologico nor-

male, ed ha escluso la presenza di patologie maggiori intracraniche (cfr. 

atto SEM n. 66/2). Il neurologo ha ritenuto non indicato un trattamento spe-

cifico di profilassi per le cefalee, indicando tuttavia che la terapia a base di 

(…) che il ricorrente 1 assume già per le problematiche psichiatriche, può 

essere efficace anche nel trattamento profilattico delle cefalee. In occa-

sione delle crisi acute ha proposto di somministrare comuni analgesici, va-

lutando quale opzione è più efficace ed utilizzandola al bisogno (cfr. atto 

SEM n. 66/2). All’insorgente 1 sono stati diagnosticati anche: delle emor-

roidi di 1° grado, per le quali è stata impostata una terapia (cfr. atto SEM 

n. 58/2), ed è stata riferita di una necessità di una valutazione proctologica 

in modo da dare il seguito più appropriato ed indagare meglio la situazione 

medica (cfr. atto SEM n. 85/2); una gastrite acuta trattata con una terapia 

a base di (…) (cfr. atto SEM n. 58/2), nonché di un tinnito in trattamento 

con (…) (cfr. atto SEM n. 67/2). Per le problematiche dovute alla contra-

zione del Covid-19 (cfr. atti SEM n. 59/2, n. 62/2, n. 75/2 e n. 77/8), come 

pure dentistiche (cfr. atto SEM n. 76/2), le stesse dagli atti parrebbero in-

vece essersi risolte. Per il resto era stata prevista una visita oftalmologica 

in data (…), di cui non si conoscono gli eventuali esiti (essendo nel frat-

tempo il ricorrente 1 stato pure ricoverato in K._______ come si vedrà di 

seguito). Dal profilo psichiatrico invece, si evince dal rapporto medico det-

tagliato del (…) (cfr. atto SEM n. 70/5), che gli è stato diagnosticato: un 

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disturbo depressivo ricorrente, episodio di media gravità in atto, in fase di 

accertamento (ICD-10: F33.1) e di un disturbo da stress post-traumatico, 

in fase di accertamento (ICD-10: F43.1). Nel medesimo rapporto medico, 

viene indicato che il trattamento psichiatrico impostato (ovvero una presa 

in carico psichiatrica integrata con regolari colloqui di controllo medico-psi-

chiatrici ogni due settimane unitamente a colloqui psicologici a cadenza 

settimanale ed alla terapia farmacologica proposta) risulta necessario per 

almeno sei mesi, da effettuare in modo continuativo. In assenza di tale trat-

tamento, la prognosi sarebbe di prevedibile recidiva depressiva. Nei suc-

cessivi F2 medici, a parte nel F2 del (…) (cfr. atto SEM n. 71/2), ove è stata 

potenziata ed aggiustata la terapia farmacologica assunta dal ricorrente 1, 

non sono state segnalate variazioni diagnostiche o terapiche né dal profilo 

psichiatrico né da quello psicologico (cfr. atti SEM n. 63/2, n. 69/2, n. 71/2, 

n. 77/8, n. 80/2, n. 84/2, n. 87/2). Tuttavia a partire dal mese di novembre 

del 2020, i medici curanti hanno osservato un peggioramento del quadro 

clinico-psichiatrico del ricorrente 1 (cfr. atti SEM n. 71/2, n. 75/2, n. 77/8, 

n. 84/2). In tal senso, nel rapporto medico del (…), viene riportata una de-

flessione timica, un’inappetenza con calo ponderale importante ed un rico-

vero in pronto soccorso per calo ipoglicemico, con ruminazioni e rimuginio, 

nonché una progettualità scarsa ed un eloquio focalizzato sulle violenze 

subite e le preoccupazioni legate alle relative conseguenze a livello soma-

tico (cfr. atto SEM n. 77/8). Nel medesimo certificato medico, i medici cu-

ranti riferiscono come: “[…] tale aggressione, unitamente al viaggio migra-

torio avvenuto in condizioni di estrema precarietà e privazione dei bisogni 

primari, abbiano peggiorato il quadro psichico del paziente. Si sottolinea 

l’importanza di una presa a carico continuativa e prolungata per permettere 

un’elaborazione del vissuto. In tal senso, un’interruzione della presa a ca-

rico o l’incertezza della possibilità di accedere a cure idonee in altri paesi 

potrebbe portare ad un netto peggioramento dello stato psichico del pa-

ziente così come avere importanti ripercussioni sul figlio (…) attualmente 

con lui, rendendo il loro caso ancora più vulnerabile di quan[t]o attualmente 

sia” (cfr. atto SEM n. 77/8). Nell’ultimo F2 disponibile agli atti SEM del (…), 

tale peggioramento del quadro clinico viene nuovamente confermato, ed in 

aggiunta i medici curanti del ricorrente 1 osservano come: “Si teme che il 

peggioramento del quadro psichico osservato nel corso delle ultime setti-

mane possa riflettersi sul figlio del paziente, che lo accompagna al collo-

quio mantenendo lo sguardo a terra e si mostra poco reattivo allo scambio 

comunicativo” (cfr. atto SEM n. 87/2). Delineazione in peggioramento che 

può essere rimarcata anche dal ricovero in K._______ a J._______ in data 

(…) – dopo la visita medica avvenuta il medesimo giorno ove il ricorrente 

1 aveva rifiutato un ricovero in K._______ per non lasciare il figlio da solo 

(cfr. F2 del […] allegato al ricorso) – ove risulta essere tutt’ora – salvo la 

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segnalazione contenuta nel F2 del (…) prodotta in fase ricorsuale dai ricor-

renti che l’insorgente dovrebbe essere stato dimesso dalla K._______ in 

data (…) (cfr. anche supra lett. K), senza tuttavia al momento disporre di 

tale certezza, in quanto dagli atti elettronici all’inserto non è desumibile che 

lo stesso sia effettivamente avvenuto – e del quale non si conoscono né i 

motivi, né la durata, come neppure le diagnosi e gli eventuali trattamenti 

(cfr. atto SEM n. 93/1).  

Per quanto concerne il ricorrente 2, dai rapporti medici dettagliati del (…) 

(cfr. atto SEM n. 65/3) e del (…) (cfr. atto SEM n. 79/8), che riassumono il 

suo stato di salute anche rispetto alle precedenti visite effettuate dal me-

desimo, gli è stato diagnosticato dal profilo fisico: un’(…), per la quale è 

stata impostata una terapia a base di (…) ed (…), che se seguita dovrebbe 

avere un decorso favorevole. Dal profilo psichiatrico, viene invece ritenuto 

necessario approfondire la valutazione del minore, anche se i medici cu-

ranti hanno emesso una prima ipotesi diagnostica di sindrome da disadat-

tamento (F 43.2), senza trattamento terapeutico o farmacologico impostati 

in quanto per il momento non ritenuti necessari (cfr. atto SEM n. 79/8). A 

mente dei medici curanti, l’approfondimento necessario della valutazione 

del minore, porterebbe sugli aspetti anamnestici, la storia di vita, il funzio-

namento, l’esplorazione di paure/preoccupazioni, come pure degli aspetti 

cognitivi ed affettivi del minore, elementi che non sarebbero ancora stati 

chiariti. Hanno inoltre segnalato la necessità di un sostegno alla genitoria-

lità per il padre ed alla sua presa in carico individuale. Per quanto riguarda 

la prognosi, essi hanno segnalato come quella attuale e futura con il trat-

tamento (ovvero l’approfondimento della valutazione diagnostica e del so-

stegno alla genitorialità) sarebbe di favorire un adeguato sviluppo affettivo 

del bambino, mentre che in assenza dello stesso, vi è il rischio di compro-

missione dello sviluppo psicoaffettivo del medesimo. Si segnala inoltre l’im-

portanza per il fanciullo di un inserimento scolastico in un contesto ade-

guato alla sua età, nel gruppo di pari, nonché la necessità di un contesto 

stabile con aiuti sociali (cfr. atto SEM n. 79/8).  

9.2.2.3 Alla luce dei quadri medici di una certa gravità sopra esposta per 

entrambi i ricorrenti, il Tribunale rileva dapprima come non può essere se-

guita la conclusione espressa dall’autorità inferiore nella decisione avver-

sata che gli appuntamenti medici previsti per i ricorrenti sarebbero soltanto 

di continuità per i problemi medici e le terapie già impostate. Invero, come 

a ragione sollevato nel ricorso dagli insorgenti, in particolare dal profilo psi-

chiatrico per entrambi v’è ancora da stabilire una diagnosi chiara (per il 

ricorrente 1, pure dal profilo della problematica emorroidale e oftalmolo-

gica) e dei trattamenti (eventualmente) appropriati e necessari. Per quanto 

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Pagina 19 

attiene l’insorgente 1, pur dando atto del fatto che egli è seguito già da 

diverso tempo dal profilo medico e che i medici curanti avrebbero stabilito 

una terapia adeguata al suo caso, tuttavia una diagnosi limpida non è stata 

ancora definita. Inoltre, dall’ultimo ricovero in K._______ – che non era an-

cora conosciuto al momento dell’emissione della decisione da parte 

dell’autorità resistente – del quale tutt’ora non si è a conoscenza dell’effet-

tiva durata, sia l’ipotesi diagnostica che il trattamento potrebbero aver su-

bito dei mutamenti. Si rimarca inoltre come la SEM, nella sua valutazione, 

non pare aver tenuto conto del peggioramento dello stato clinico segnalato 

dai medici per il ricorrente 1 nell’ultimo periodo – non citando peraltro nep-

pure l’ultimo F2 del (…) nella decisione impugnata – ciò che insinua il dub-

bio che di tali evenienze non si sia tenuto conto nella decisione emessa 

successivamente il 23 dicembre 2020. Tale procedere risulta lesivo dell’ob-

bligo di motivare la sua decisione correttamente nonché di un accerta-

mento inesatto ed incompleto dei fatti determinanti da parte dell’autorità 

inferiore. Per quanto concerne invece il ricorrente 2, anche se la SEM ha 

rettamente considerato nel provvedimento impugnato, che per il bambino 

al momento sia stata espressa soltanto un’ipotesi diagnostica, tuttavia non 

ha tratto alcuna conclusione concreta ed individualizzata nel suo caso spe-

cifico, ciò che anche nel suo caso comporta quindi una motivazione insuf-

ficiente della decisione avversata. Inoltre, anche in quanto intrinsecamente 

più vulnerabile poiché minore, il fatto che l’autorità inferiore non abbia rite-

nuto di dover accertare maggiormente il suo stato di salute, malgrado la 

necessità espressa in modo limpido dai suoi medici curanti in tal senso per 

poter stabilire una diagnosi conclusiva e gli eventuali trattamenti e misure 

adeguate e necessarie al minore, onde evitare la prognosi infausta di ri-

schio di compromissione del suo sviluppo psicoattivo – che da quanto ri-

portato dai medici è pure influenzato dallo stato di salute psichico del padre 

– risulta inaccettabile nell’ottica del principio inquisitorio.  

In tale contesto, la SEM avrebbe dovuto difatti accertare in modo più rigo-

roso lo stato di salute dei ricorrenti, richiedendo nuovamente dei certificati 

medici di dettaglio (dopo i necessari ulteriori colloqui medici d’approfondi-

mento per il bambino, nonché di decorso per il ricorrente 1), onde stabilire 

con chiarezza la/le diagnosi degli insorgenti, i loro trattamenti necessari, 

come pure l’evoluzione del loro stato valetudinario e la prognosi. Ciò alfine 

di determinare se il loro trasferimento in Croazia potesse comportare una 

violazione dei loro diritti fondamentali in ragione del loro stato di salute e 

della loro particolare vulnerabilità (si ricorda in tal senso che entrambi 

hanno pure raccontato di violenze subite, e che in tale ottica in Croazia non 

è garantito un loro accesso a delle cure aggiuntive cfr. supra consid. 9.2.1), 

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malgrado le possibilità concrete offerte dagli art. 31 e 32 Regolamento Du-

blino III e da quanto già sopra considerato sulla situazione generale nel 

succitato Paese. Una tale istruzione complementare è giustificata nell’ot-

tica di procedere ad un esame complessivo dei fattori di rischio in presenza 

e, pertanto, verificare l’esistenza di ragioni umanitarie ai sensi dell’art. 17 

par. 1 Regolamento Dublino III in relazione con l’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. 

nello stesso senso anche la sentenza del Tribunale E-5430/2019 del 5 no-

vembre 2019 consid. 3.3.2). Non avendo proceduto in tal senso, la SEM 

non solo non ha esaminato correttamente la situazione dei ricorrenti alla 

luce delle precitate normative, ma ha altresì reso impossibile per il Tribu-

nale svolgere il suo controllo sul provvedimento impugnato, essendo as-

sente una motivazione completa del medesimo ed un accertamento esatto 

e completo dei fatti giuridicamente rilevanti dal profilo medico dei ricorrenti. 

9.3 Ne consegue che il Tribunale ritiene che la SEM ha proceduto ad un 

accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti an-

che con riguardo all’applicazione della clausola di sovranità – e di convesso 

contravvenuto al principio inquisitorio – nonché violato il suo obbligo di mo-

tivare correttamente la decisione (art. 35 PA), e conseguentemente anche 

trasgredito al diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 1 e 2 Cost.) dei ricorrenti 

(art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi). Le carenze sopra constatate non possono 

essere sanate allo stadio ricorsuale, in quanto non solo non appartiene al 

Tribunale completare l’istruzione, di una certa consistenza, su una fattispe-

cie che spetta alla SEM intraprendere, ma pure si proscriverebbe ai ricor-

renti la possibilità di ricorso su degli elementi rilevanti per la loro causa. 

Appare difatti necessario effettuare, prima dell’eventuale trasferimento 

verso la Croazia, gli accertamenti medici supplementari sopra indicati, e 

che dovessero risultare ulteriormente necessari – anche a causa del rico-

vero in K._______ del ricorrente 1 – onde determinare l’effettiva possibilità 

di un loro trasferimento verso il succitato Paese, tenendo conto della loro 

particolare vulnerabilità. Apparterrà in seguito alla SEM di pronunciare una 

nuova decisione. Se in tale contesto dovesse mantenere la sua decisione 

di non entrata nel merito e di trasferimento dei ricorrenti verso la Croazia, 

l’autorità inferiore dovrà motivare la stessa in modo individualizzato sulla 

liceità del loro trasferimento e sull’inapplicabilità in specie della clausola di 

sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III concretizzata 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

10.  

Alla luce di tutto quanto sopra, si giustifica l’accoglimento del gravame non-

ché l’annullamento della decisione impugnata, con conseguente rinvio 

della causa alla SEM per necessario completamento istruttorio (art. 61 

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Pagina 21 

cpv. 1 PA), nonché perché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 

cpv. 1 Cost.), alla pronuncia di una nuova decisione rispettosa dei 

considerandi della presente sentenza. 

11.  

Con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 31 dicem-

bre 2020 sono revocate. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente alla 

restituzione dell’effetto sospensivo al gravame è divenuta senza oggetto. 

13.  

Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 12, l’istanza ten-

dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-

mibili spese processuali, risulta pure senza oggetto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA). Pertanto l’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia, è divenuta senza 

oggetto. Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite indennità 

ripetibili, in quanto i ricorrenti sono assistiti dal rappresentante legale desi-

gnato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi. 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

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Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della SEM del 23 dicembre 2020 è annullata e gli atti sono 

retrocessi all’autorità inferiore affinché abbia a procedere ai sensi dei con-

siderandi. 

3.  

Le misure supercautelari pronunciate il 31 dicembre 2020 sono revocate. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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