# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 993d3b48-8bea-5d0a-9533-376a5d530434
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.10.1997 11.1997.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-23_1997-10-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.97.00023

  	
  Lugano,

  22 ottobre 1997/cs

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________.__________.__________ (azione di divorzio) della
Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna promossa con petizione del 21
giugno 1995 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________, già in __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

	
   

  	
   

  __________
  __________, __________

  (ora
  patrocinata dall’avv. __________ __________, __________);

   

  	 

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se
dev’essere accolto l’appello del 10 febbraio 1997 presentato da __________
__________ contro il decreto emesso il 31 gennaio 1997 dal Pretore della
giurisdizione di Locarno Campagna;

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Nell’ambito di una
causa di divorzio promossa con petizione del 21 giugno 1995 da __________
__________ davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna, la
convenuta __________ __________ ha chiesto in via riconvenzionale la separazione
e il 2 settembre 1996 ha instato perché il marito fosse tenuto a stanziarle una
prima provvigione ad litem di fr. 250 000.–. Al contraddittorio del 13
settembre 1996 il marito si è opposto alla domanda. Il Pretore, statuendo il 31
gennaio 1997, ha parzialmente accolto l’istanza e ha condannato __________
__________ a erogare alla moglie la somma di fr. 150 000.– come (prima)
provvigione ad litem. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 500.–,
sono state poste a carico del marito, tenuto a rifondere alla moglie un’in-dennità
di fr. 2000.– per ripetibili.

 

                                  B.   Contro il decreto
cautelare appena citato __________ __________ è insorto con un appello del 10
febbraio 1997 nel quale propone che l’istanza della moglie sia respinta e che
il giudizio impugnato sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 

                                         3 marzo 1997 __________
__________ conclude per la reiezione dell’ap-pello e per la conferma del decreto
pretorile.

 

                                  C.   __________ __________
è deceduto il __________ 1997, lasciando due figli (____________________. e
__________) nati da precedenti matrimoni. Con lettera del 12 maggio 1997 il giudice
delegato di questa Camera ha interpellato i patrocinatori delle parti per
verificare se avessero tuttora interesse alla sentenza. Il legale della moglie
ha dichiarato di non opporsi allo stralcio del procedimento; il legale del
marito ha risposto di considerare caduche le misure provvisionali emanate dal
Pretore pendente causa. 

 

                                  D.   Con decreto del 7
luglio 1997 il Pretore ha stralciato dai ruoli la causa di divorzio.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Una causa di stato
diviene, con la morte di un coniuge, senza oggetto. Ciò vale anche se la
pronuncia del divorzio è già stata emessa, ma non è ancora passata in
giudicato. Le misure provvisionali, adottate per la durata della causa,
decadono da sé al momento in cui il processo diventa privo d’oggetto (Bühler/ Spühler in: Berner Kommentar,
3ª edizione, nota 37 ad art. 143 CC, note 53, 67 e 75 ad art. 145 CC; Michel Czitron, Die vorsorglichen Massnahmen während
des Scheidungsprozesses, tesi, San Gallo 1995, pag. 28 seg.). L’obbligo di
fornire una provvigione ad litem è decretato dal giudice, in una causa
di separazione o di divorzio, alla stregua di una misura provvisionale (Bühler/Spühler, op. cit., nota 259 ad art.
145 CC; Hinderling/ Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 554; Czitron,
op. cit., pag. 116). Il giudice fissa il relativo importo tenendo conto delle
spese legali che il coniuge istante dovrà affrontare dal momento in cui
l’istanza è stata introdotta (Bühler/Spühler,
op. cit., nota 287 ad art. 145 CC; Czitron,
op. cit., pag. 120). Sotto questo profilo la richiesta di provvigione ad litem
esplica gli stessi effetti di una domanda di assistenza giudiziaria: di regola
essa non retroagisce (non copre cioè le spese già affrontate), ma garantisce –
se fondata – la copertura delle spese legali che il coniuge istante dovrà
affrontare sin dal momento in cui ha presentato l’istanza (e non solo dal
momento in cui statuirà il giudice).

 

                                   2.   Nella fattispecie la
moglie ha inoltrato l’istanza di provvigione ad litem il 2 settembre
1996, sicché il Pretore doveva apprezzare l’entità dell’eventuale provvigione a
carico del marito con riferimento alle spese legali che la moglie avrebbe
dovuto affrontare da quel giorno. Poco importa quindi che la causa di merito si
sia estinta il 30 aprile 1997. Un’altra questione è sapere se e come il coniuge
superstite possa essere tenuto a rimborsare (o vedersi compensare con altre
pretese) la somma versatagli in eventuale eccesso per rapporto alle spese
effettive da egli sopportate fino al momento in cui la causa diviene priva
d’oggetto (al riguardo: Bühler/Spühler,
op. cit., note 300 segg. ad art. 145 CC; Czitron,
op. cit., pag. 123 segg.; v. anche Hinderling/
Steck, op. cit., pag. 553 con rinvii; Bräm
in: Zürcher Kommentar, Zurigo 1993, nota 135 ad art. 159 CC verso il basso).
Tale problema esula nondimeno dal quadro dell’attuale vertenza. In concreto la
Camera civile di appello deve unicamente verificare se, statuendo sulla base
dei fatti noti fino al 31 gennaio 1997 (emanazione del decreto impugnato), il
Pretore abbia disatteso per un verso o per l’altro il diritto federale. Fatti
nuovi non possono essere considerati per la prima volta in sede di ricorso (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC).

 

                                   3.   Il patrocinatore
dell’appellante si prevale di una citazione (Bühler/Spühler,
op. cit., nota 37 ad art. 143 CC, già richiamata al consid. 1) per argomentare
– apparentemente – che la richiesta in esame sarebbe decaduta ex tunc
con la morte del cliente. Tale citazione riguarda però le sentenze di merito,
non le misure provvisionali. Si seguisse il ragionamento del patrocinatore, gli
eventuali contributi provvisionali per la moglie o i figli fissati dal giudice
di prima sede decadrebbero ex tunc – se impugnati in appello – ogni qual
volta la causa di merito diverrebbe senza oggetto. Ciò sarebbe manifestamente
insostenibile. L’obbligo contributivo si estingue, certo, alla morte del
debitore, ma ciò non impedisce che le somme dovute per la durata della causa –
se confermate in appello – debbano essere corrisposte.

 

                                   4.   Ciò premesso,
occorre esaminare se il 2 settembre 1996 si giustificasse di assegnare alla
moglie una (prima) provvigione ad litem di fr. 150 000.–. Il Pretore, accertato
come una tale pretesa discenda – a suo dire – dall’art. 163 CC, ha ritenuto che
nel caso in esame il contributo provvisionale di fr. 15 000.– mensili non
bastasse alla moglie per coprire le spese processuali e di patrocinio “senza
rischiare di rimanere senza mezzi propri di sostentamento”, visti “i cospicui
valori in gioco (diversi milioni)”. L’“inconsueta agiatezza economica” in cui
versava il marito faceva per altro apparire giustificato, come prima
provvigione, il noto versamento di fr. 150 000.–.

 

a)   L’appellante
ha censurato la motivazione appena riassunta sostenendo che la moglie non ha
dimostrato la necessità di provvigione alcuna, né ha fatto verificare la nota
professionale del suo precedente patrocinatore dal Consiglio di moderazione. Ha
soggiunto che in ogni modo, prima della cessazione della comunione domestica,
il tenore di vita della moglie era relativamente modesto, sicché il contributo
alimentare di fr. 15 000.– mensili doveva reputarsi sufficiente a coprire le
spese del processo. Fissando un obbligo di provvigione oltre il fabbisogno
dell’interessata, il primo giudice avrebbe violato il diritto federale.

 

b)   L’obbligo
di corrispondere una provvigione di causa al coniuge che non ha i mezzi per
sostenere le spese legali di una separazione o di un divorzio discende per
alcuni autori dall’art. 163 CC (doveri di mantenimento), per altri dall’art.
159 CC (doveri di mutua assistenza). La prima opinione è sostenuta da Hausheer/Reusser/Geiser (Kommentar zum Eherecht,
Berna 1988, pag. 45 n. 38 e pag. 155 n. 15), da Bühler/Spühler (in: Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991,
nota 260 ad art. 145 CC) ed è ripresa da Hasenböhler
(in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Basilea 1996, n. 14 ad art. 163
CC). La seconda è affermata da Bräm
(op. cit., nota 135 seg. ad art. 159 CC con rinvii) e da Hinderling/Steck (op. cit., pag. 540
seg.). Comunque si opini al riguardo, rimane il principio per cui il coniuge
che non è in grado di far fronte da sé – con il proprio reddito e la propria
sostanza – ai costi di patrocinio, di procedura (anticipi chiesti dal
tribunale) e alle spese vive causate dal processo di separazione o di divorzio
(trasferte, traduzioni ecc.) ha il diritto di chiedere un adeguato sussidio
all’altro coniuge, sempre che quest’ultimo sia in grado di fornirlo. I costi di
una procedura di separazione o di divorzio sono infatti a carico dell’unione
coniugale; l’assistenza gratuita dello Stato è puramente sussidiaria (Bühler/Spühler, op. cit., nota 309 ad art.
145 CC; Hausheer/Reusser/Geiser,
loc. cit.; Bräm, op. cit., nota
138 ad art. 159 CC; ZR 90/1991 pag. 259 n. 82).

 

c)   Nelle
circostanze descritte il problema di sapere se l’obbligo di corrispondere una
provvigione derivi dall’art. 159 o dall’ art. 163 CC può – contrariamente
all’opinione del Pretore – rimanere indeciso. L’appellante non contestando la
possibilità di erogare l’importo in rassegna, l’unico punto litigioso verteva
in concreto sull’effettiva necessità della somma da parte della moglie per
sovvenire alle spese del processo. Ora, che tali costi sarebbero verosimilmente
potuti ammontare a fr. 150 000.– non è seriamente contestato dall’appel-lante,
il quale si limita a rimproverare alla moglie di non aver fatto tassare dal
Consiglio di moderazione la nota professionale del suo precedente avvocato. La
critica tuttavia cade nel vuoto, una provvigione ad litem essendo
destinata a coprire – come si è spiegato – i costi che la parte deve affrontare
dopo l’introduzione dell’istanza, non quelli già sopportati. 

 

d)   Rimane
la questione legata alla disponibilità finanziaria della moglie, più che
sufficiente – secondo il marito – per finanziare i costi legali e di patrocinio
derivanti dal processo. Stando al Pretore invece, “i pur notevoli alimenti che
il marito versa alla moglie (...) non consentirebbero comunque a quest’ultima
di farvi fronte senza rischiare di rimanere senza mezzi per il proprio
sostentamento” (decreto, pag. 3). In realtà simile affermazione non trova gran
conforto agli atti, dai quali non risulta né l’ammontare dell’effettivo
fabbisogno mensile della moglie né quanto essa potrebbe devolvere mensilmente
alle spese di causa. Se non che, a prescindere dall’apodittico accertamento del
Pretore, una provvigione ad litem si giustifica non solo quando il
coniuge richiedente sia privo di mezzi sufficienti per sostenere le spese
legali di una causa di stato, ma anche – a titolo eccezionale – quando
offenderebbe la parità di trattamento imporre a tale coniuge un onere del
genere (cfr. Bühler/Spühler, op.
cit., Ergänzungsband 1991, nota 269 ad art. 145 CC). Nel caso in esame
l’appellante risultava disporre, quanto meno a un sommario esame, di enormi
risorse finanziarie (reddito di 

       fr. 750
000.– mensili, sostanza di 100 milioni di franchi: verbali, pag. 13 seg.).
Costringere la moglie, in circostanze siffatte, a rimanere verosimilmente con
il fabbisogno minimo quando il marito avrebbe potuto affrontare le spese di
causa senza in pratica risentirne sarebbe apparso ledere, in effetti, il
fondamento del precetto di uguaglianza tra coniugi. A parte la motivazione, nel
risultato il decreto del Pretore merita perciò di essere condiviso.

 

                                   5.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La tassa di giustizia
e le ripetibili sono commisurate all’ entità del valore litigioso.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e il
decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1500.–

                                         b) spese                         fr.    
50.–

                                                                                fr.
1550.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 4000.– per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________:

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria