# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b9f44e8e-01c9-5d19-a152-b0098fd5e30b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2009 C-1438/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-1438-2008_2009-08-19.pdf

## Full Text

Corte II I
C-1438/2008

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 0 9

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Andreas Trommer, Blaise Vuille,
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
patrocinata dall'avvocato Rupen Nacaroglu,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata in Svizzera.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-1438/2008

Fatti:

A.
In data 22 ottobre 2007, la Procura Pubblica ticinese ha emesso un 
decreto d'accusa nei confronti di A._______, cittadina russa nata il ..., 
per  avere  da  dicembre  2005  fino  al  22  ottobre  2007  soggiornato 
illegalmente in Svizzera, dapprima presso la Residenza B._______ e 
successivamente in C._______, condannandola alla pena pecuniaria 
di Fr. 1'500.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due 
anni  e  alla  multa  di  Fr.  400.-.  Il  decreto  d'accusa  è  cresciuto  in 
giudicato in data 21 dicembre 2007. 

B.
Interrogata il 26 ottobre 2007 dalla Polizia Cantonale ticinese, l'interes-
sata  ha  dichiarato  di  intrattenere  una  relazione  con  un  cittadino 
italiano dal 1999, con il quale ha contratto matrimonio religioso con rito 
ortodosso a Firenze nel 2002. Ha poi asserito di essersi trasferita in 
Ticino assieme al compagno verso la fine del 2005 (cfr. verbale d'in-
terrogatorio  del  25  ottobre  2007,  [data  corretta:  26  ottobre  2007]), 
sottolineando che lo scopo principale del loro trasferimento era dovuto 
al desiderio comune di avere un figlio. A causa dell'insuccesso riscon-
trato nelle  cure svolte  in  Italia,  la coppia si  è rivolta  a delle cliniche 
specializzate  in  medicina  della  riproduzione  con  sede  in  Ticino. 
L'interessata  ha  dichiarato  di  non  aver  mai  lavorato  in  Svizzera 
siccome il  suo compagno, essendo in  possesso di  un  regolare  per-
messo di lavoro, provvedeva al suo mantenimento ed ha riconosciuto 
di essere stata a conoscenza dell'obbligo di richiesta di un permesso 
di soggiorno.

C.
In data 14 gennaio 2008, l'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha 
pronunciato  un  divieto  d'entrata  nei  confronti  dell'interessata,  valido 
fino al 13 gennaio 2010, motivandolo come segue:

"Violazione  e  minaccia  della  sicurezza  e  dell'ordine  pubblici  per  entrata  e 

dimora illegali (art. 67 cpv. 1 lett. a LStr)."

L'autorità inferiore ha altresì tolto l'effetto sospensivo. 

D.
In  data  3  marzo  2008,  agendo  per  il  tramite  del  suo  patrocinatore, 

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A._______  è  insorta  avverso  la  suddetta  decisione,  postulandone 
l'annullamento e richiedendo la restituzione dell'effetto sospensivo. A 
sostegno  del  proprio  gravame  la  ricorrente  ha  in  primo  luogo  fatto 
valere  l'applicazione  dell'Accordo  del  21  giugno  1999 tra  la 
Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i 
suoi  Stati  membri,  dall’altra,  sulla  libera  circolazione  delle  persone 
(ALC, RS 0.142.112.681), sostenendo in particolare che in conformità 
alla  giurisprudenza  della  Corte  di  Giustizia  delle  Comunità  europee 
(CGCE), le deroghe alla libera circolazione delle persone possono es-
sere  considerate  unicamente  in  presenza  di  una  minaccia  effettiva, 
attuale e grave agli interessi fondamentali della società. La ricorrente 
ha rilevato che la  decisione impugnata non rispetta né le condizioni 
poste all'art. 67 cpv. 1 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli 
stranieri (LStr, RS 142.20) né le condizioni restrittive stabilite dalla nor-
mativa e dalla giurisprudenza europea. L'insorgente ha poi sottolineato 
che il reato commesso non costituisce una minaccia concreta agli inte-
ressi  nazionali  e  pertanto  la  protezione  della  collettività  non  può 
essere  considerata  preponderante  nei  confronti  della  sua  libertà  di 
movimento,  sottolineando  di  essere  stata  fino  alla  detta  condanna 
incensurata  e  che  una  prognosi  negativa  nei  suoi  confronti  non 
avrebbe potuto essere pronunciata.

E.
Mediante  decisione  incidentale  del  18  marzo  2008  la  richiesta  di 
restituzione dell'effetto sospensivo è stata accolta. 

F.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  15  aprile  2008,  l'UFM  ha  postulato  la  reiezione  del  gravame. 
L'autorità  di  prime  cure  ha  in  primo  luogo  rilevato  come  il 
provvedimento amministrativo nei confronti dell'interessata fosse stato 
pronunciato in ragione del soggiorno illegale in Svizzera, il quale rap-
presenta una violazione dell'ordine pubblico. L'UFM ha poi  precisato 
che la ricorrente, in qualità di cittadina russa, non avrebbe potuto av-
valersi delle disposizioni dell'ALC.

G.
Invitata a prendere posizione in merito al preavviso dell'autorità intima-
ta,  con  replica  del  21  maggio  2008,  la  ricorrente  ha  affermato  che 
l'UFM non ha considerato la sua situazione personale, pronunciando il 
suddetto  provvedimento  in  assenza  di  motivi  reali.  Essa  ha  poi 

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sostenuto che in base alla sentenza del Tribunale federale DTF 131 II 
352  una  decisione  di  divieto  d'entrata  dev'essere  pronunciata 
valutando  il  comportamento  personale  dell'individuo,  escludendo 
misure di  prevenzione generale e che la sola esistenza di condanne 
penali non  può  automaticamente  legittimare  l'adozione  di 
provvedimenti  limitanti  la  libera  circolazione.  La  ricorrente  ha  poi 
asserito che, tenuto conto della Convenzione del 4 novembre 1950 per 
la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, 
RS 0.101) e del  principio di  proporzionalità,  una seria  ponderazione 
degli  interessi  in  gioco  non  avrebbe  potuto  portare  ad  un  tale 
provvedimento amministrativo.

H.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del 
4  giugno  2008,  l'UFM ha  ritenuto  che  le  argomentazioni  addotte  in 
sede di ricorso non erano tali da giustificare la modifica della decisione 
pronunciata nei confronti dell'interessata.

I.
Con scritto del 30 giugno 2008, la ricorrente ha prodotto i documenti 
dimostranti l' attendibilità dei trattamenti medici ai quali si è sottoposta 
nonché l'estratto di due società con sede in Italia delle quali è iscritta 
in qualità di amministratrice unica. 

J.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta documentazione, con 
scritto del 25 luglio 2008 l'UFM ha dichiarato di non poter modificare il 
proprio apprezzamento della fattispecie.

K.
Con complemento d'istruttoria dell'11 giugno 2009, impartendo un ter-
mine fino al 30 giugno 2009, l'interessata è stata invitata a fornire de-
lucidazioni relative alla sua situazione personale, a quella del compa-
gno nonché alla loro relazione sentimentale, in particolare per quanto 
concerne il loro matrimonio religioso. A tale richiesta l'interessata non 
ha dato seguito né entro il termine impartito né sino ad oggi. 

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Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai  sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa  (PA,  RS  172.021)  prese  dalle  autorità  menzionate 
all'art.  33  LTAF.  In  particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto 
d'entrata  in  Svizzera  rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità 
dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF - pos-
sono essere impugnate dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 
seguito: TAF o il Tribunale), il quale statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 
cpv. 2  LTAF in  relazione  con  l'art.  83  let.  c  cifra  1  della  legge  del 
17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]). 

1.2 Salvo i casi  in cui  la LTAF non disponga altrimenti,  la procedura 
davanti al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.3 La ricorrente ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricor-
so, presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevi-
bile (cfr. art. 50 e 52 PA).

2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, la ricorrente può invocare la violazione del di-
ritto  federale,  compreso l'eccesso o  l'abuso del  potere  di  apprezza-
mento,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente 
rilevanti nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità canto-
nale non abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica 
d'ufficio il diritto federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato 
in nessun caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti 
sono in primo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del 
giudizio  (cfr.  consid.  1.2  della  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo 
2003 pubblicata parzialmente in DTF 129 II 215).

3.

3.1 Conformemente  agli  art.  94  cpv.  1  e  96  della  Convenzione 
d'applicazione  del  19  giugno 1990  dell'Accordo di  Schengen  del  14 
giugno  1985  relativo  all'eliminazione  graduale  dei  controlli  alle 
frontiere  comuni  (Convenzione  di  applicazione  dell'Accordo  di 

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Schengen [CAS],  GU L 239 del  22  settembre 2000,  pagg. 19-62)  e 
all'art. 16 cpv. 2 e 4 della legge federale del 13 giugno 2008 sui sistemi 
d’informazione di polizia della Confederazione (LSIP, RS 361), i cittadi-
ni di Stati non membri degli Accordi di associazione alla normativa di 
Schengen (elencati nell'allegato 1 cifra I LStr), i quali sono stati ogget-
to di un divieto d'entrata vengono generalmente segnalati ai fini della 
non ammissione nel Sistema d'informazione Schengen ([SIS], cfr. an-
che art. 92 segg. CAS). Una segnalazione nel SIS comporta di conse-
guenza  il  divieto  d'entrata  in  tutti  gli  stati  membri  dello  spazio  di 
Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 del regolamento (CE) n. 562/2006 del par-
lamento europeo e del consiglio del 15 marzo 2006 che istituisce un 
codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere 
da parte delle persone [codice frontiere Schengen, GU L 105 del 13 
aprile 2006, pagg.1-32]).

3.2 Secondo la prassi d'attuazione della normativa di Schengen appli-
cata dell'UFM, non è segnalato nel SIS un divieto d'entrata per il terri-
torio elvetico pronunciato prima dell'entrata in vigore - il 12 dicembre 
2008 - degli Accordi d'associazione alla normativa di Schengen, che si 
protrae a partire dalla detta data ancora per una durata di tre anni al 
massimo.

In concreto, conformemente a questa prassi, se il divieto d'entrata nei 
confronti dell'interessata verrà mantenuto, avrà effetto unicamente per 
la Svizzera, la ricorrente potrà dunque circolare negli altri Stati membri 
della normativa Schengen.

4.

4.1 Il divieto d'entrata dello straniero il cui soggiorno in Svizzera è in-
desiderabile, è disciplinato all'art. 67 LStr che corrisponde al previgen-
te art. 13 della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli 
stranieri (LDDS, RS 142.20). Come in precedenza, il divieto d'entrata 
non ha carattere penale bensì  mira a lottare contro le  perturbazioni 
della sicurezza e dell’ordine pubblici; si tratta dunque di una misura a 
carattere preventivo e non repressivo (cfr. Messaggio relativo alla leg-
ge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, FF 2002 pag. 3428). 

4.2 Ai sensi  dell'art. 67 LStr,  l’UFM può vietare l’entrata in  Svizzera 
allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza 
pubblici in Svizzera o all’estero (let. a), che ha causato spese d'aiuto 
sociale (let. b), che è stato allontanato o espulso (let. c) o che ha dovu-

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to essere oggetto di carcerazione preliminare, in vista di un rinvio coat-
to o cautelativa (let. d). Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata 
determinata o, in casi gravi, indeterminata (art. 67 cpv. 3 LStr). Durante 
la durata del divieto d'entrata, la persona interessata non può varcare 
la frontiera svizzera. L’Ufficio federale di polizia può, per motivi gravi, 
sospendere temporaneamente il divieto (art. 67 cpv. 4 LStr).

La  sicurezza e  l'ordine pubblici  -  oltre  ad altri  beni  da  proteggere – 
comprendono l'inviolabilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuri-
dici individuali (vita, salute, liberà, proprietà, ecc.) nonché delle istitu-
zioni dello stato. Vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici 
segnatamente se sono commesse infrazioni gravi o ripetute di prescri-
zioni di legge o di decisione delle autorità nonché in caso di mancato 
adempimento di doveri di diritto pubblico o privato (cfr. art. 80 cpv. 1 
dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'atti-
vità  lucrativa  [OASA,  RS  142.201]  in  relazione  con  l'osservazione 
all'art.  66  in:  Messaggio  precitato  FF 2002 pag. 3428,  sentenze del 
TAF C-707/2008 del 18 marzo 2009 consid. 4.1 e C-6528/2008 del 14 
maggio 2009 consid. 4).

4.3 Dagli  atti  in  causa emerge che la ricorrente è stata condannata 
con decreto d'accusa del 22 ottobre 2007 per essere entrata e aver 
soggiornato  illegalmente  in  Ticino  dal  dicembre  2005  al  22  ottobre 
2007. Nel verbale d'interrogatorio del 26 ottobre 2007 l'interessata ha 
d'altronde dichiarato  di  essere stata al  corrente che per  risiedere in 
Svizzera avrebbe dovuto richiedere un permesso di soggiorno. Tenuto 
conto della ripetuta infrazione alle disposizioni in materia di diritto sugli 
stranieri  perpetuate  sull'arco  temporale  di  quasi  due  anni,  il  divieto 
d'entrata pronunciato dall'UFM appare giustificato.

5.
Nel  suo  gravame  la  ricorrente,  cittadina  russa  al  beneficio  di  un 
permesso di soggiorno italiano, si prevale dell'applicazione dell'ALC e 
della corrispondente giurisprudenza, secondo la quale una deroga alla 
libera circolazione delle persone può essere considerata unicamente 
in presenza di una minaccia effettiva, attuale e sufficientemente grave 
per la società.

5.1 Ai sensi  dell'art. 1 par. 1  allegato I  ALC in relazione con l'art. 3 
ALC le  parti  contraenti  ammettono  nel  rispettivo  territorio  i  cittadini 
dell’altra  parte contraente nonché i  membri  della  loro famiglia dietro 
semplice presentazione di una carta d’identità o di un passaporto vali-

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di.  Sono  considerati  membri  della  famiglia,  qualunque  sia  la  loro 
cittadinanza il coniuge, e i loro discendenti minori di 21 anni o a carico, 
gli  ascendenti  di  tale  lavoratore  e del  suo coniuge che siano a suo 
carico, nel caso di studenti, il coniuge e i loro figli a carico (cfr. art. 3 
par. 2 dell'allegato I ALC).

5.2 In concreto, dagli atti in causa risulta che l'interessata è divorziata 
(cfr.  decreto  d'accusa  del  22  ottobre  2007,  divieto  d'entrata  del  14 
gennaio  2008)  o  nubile  (cfr.  permesso  di  soggiorno  per  stranieri 
italiano  del  27  settembre  2006  valido  fino  al  21  aprile  2008)  ed  il 
compagno, cittadino italiano, sarebbe al  beneficio di un permesso in 
Svizzera. Nel corso dell'interrogatorio del 26 ottobre 2007, la ricorrente 
ha tuttavia dichiarato di essersi unita in matrimonio in Italia nel 2002 
secondo il rito religioso ortodosso. Ora, nonostante esplicita richiesta 
della scrivente autorità, nessun elemento di prova è stato fornito dalla 
ricorrente  né  in  merito  all'eventuale  matrimonio  né  in  merito  alla 
situazione del compagno. 

Visto quanto precede, ai sensi dell'art. 3 par. 2 dell'allegato I ALC l'in-
teressata non può pertanto essere ritenuta un membro della famiglia 
di un cittadino italiano e, pertanto, l'ALC non trova applicazione.

6.
Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio, 
resta  ora  da  stabilire  se  la  durata  della  misura  di  allontanamento 
adottata dall'UFM, prevista per un periodo di due anni, è adeguata alle 
circostanze del caso concreto (cfr. art. 49 lett. c PA) e se è conforme 
all'art. 8 CEDU.

6.1 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 
Svizzera,  essa è tenuta a rispettare i  principi  dell'uguaglianza,  della 
proporzionalità  e  di  astenersi  da  qualsiasi  arbitrio  (cfr.  ANDRÉ GRISEL, 
op.cit., pag. 348, 358 seg. e 364 seg; BLAISE KNAPP, Précis de droit ad-
ministratif, Basilea, 1991, pag. 103 seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti 
sono le particolarità del comportamento illecito, la situazione persona-
le della ricorrente e una corretta valutazione dell'interesse pubblico e 
privato. In particolare è necessario che il provvedimento appaia essen-
ziale ed idoneo a raggiungere lo scopo perseguito dalla misura ammi-
nistrativa e che sussista un rapporto ragionevole fra lo scopo persegui-
to e la restrizione alla libertà personale che ne consegue (DTF 130 I 
65 consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219 consid. 2c).

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6.2 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi del diritto al 
rispetto  della  sua  vita  privata  e  familiare  garantito  dall'8  CEDU per 
impedire  la  divisione  della  sua  famiglia  ed  opporsi  ad  un'ingerenza 
delle autorità nel diritto garantitogli. Tuttavia, affinché possa prevalersi 
di tale norma, egli deve intrattenere una relazione stretta, effettiva ed 
intatta con una persona della sua famiglia a beneficio di un diritto di 
presenza  duraturo  in  Svizzera  ("ein  gefestigtes  Anwesenheitsrecht"), 
quindi di un diritto sicuro all'ottenimento od al rinnovo di un permesso 
di dimora, vale a dire possedere in principio la nazionalità svizzera o 
disporre di un permesso di domicilio (cfr. in particolare DTF 131 II 265 
consid. 5; 130 II  281 consid. 3.1; 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II  60 
consid. 1d/aa; 126 II 335 consid. 2a; cfr. inoltre  ALAIN WURZBURGER,  La 
jurisprudence  récente  du  Tribunal  fédéral  en  matière  de  police  des 
étrangers, Revue de Droit Administratif et de Droit Fiscal [RDAF] 1997, 
p. 285). Inoltre si deve aggiungere che l'art. 13 Cst, il quale garantisce 
anch'esso il diritto al rispetto della vita privata e familiare, corrisponde, 
quanto al suo contenuto, all'art. 8 cpv. 1 CEDU e che nel quadro della 
polizia  degli  stranieri  non  conferisce  alcun  diritto  o  protezione 
particolare (DTF 129 II 215 consid. 4.2). 

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le relazioni familiari 
garantite  dall'art.  8  cpv.  1  CEDU  sono  innanzitutto  i  rapporti  tra  i 
coniugi,  nonché  quelli  tra  genitori  e  figli  minorenni  che  vivono  in 
comunione (DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 
II  289  consid.  1c).  Il  fidanzamento  e  la  vita  in  concubinato  non 
permettono di principio di invocare il diritto al rispetto della vita privata 
e familiare garantito da tale disposizione, salvo circostanze particolari. 
Tale è  il  caso  allorquando  la  coppia  intrattiene  da  parecchio  tempo 
delle  relazioni  strette  ed  effettivamente  vissute  e  qualora  esistano 
degli  indizi  concreti  in  merito ad un matrimonio preso seriamente in 
considerazione  ed  imminente  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  federale 
2C_90/2007 del 27 agosto 2007 consid. 4.1 e 2A.305/2006 del 2 ago-
sto 2006 consid. 5.2 e riferimenti ivi citati). 

Dagli atti in causa non sussiste la prova che la ricorrente, pur essendo 
divorziata  (o nubile)  abbia contratto  matrimonio con il  compagno né 
risultano elementi  concreti  in merito alla sua relazione attuale con il 
compagno. L'art. 8 CEDU non può pertanto essere applicato nel caso 
di specie.

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6.3 Gli  interessi  personali  della  ricorrente  consistono  in  particolare 
nella  necessità  di  continuare  le  cure  mediche  iniziate  nel  2006  alle 
quali essa si è sottoposta in Ticino al fine di poter avere un figlio. Ora, 
il  proseguimento di  tali  cure mediche, che per altro  risultano essere 
possibili  anche nella vicina Penisola, non è stato comprovato dopo il 
maggio 2008 di modo che la sua presenza in Svizzera non può essere 
ritenuta indispensabile.

7.
Tenuto  conto  dell'insieme  degli  elementi  oggettivi  e  soggettivi  della 
causa, il Tribunale ritiene quindi che l'interesse pubblico all'allontana-
mento  di  A._______  dalla  Svizzera  prevale  su  quello  privato  di 
quest'ultima ad entrarvi. Vista la pratica adottata dalle autorità ammini-
strative in casi analoghi, il suo allontanamento dal territorio della Con-
federazione per una durata di due anni appare proporzionato e ade-
guato alle circostanze del caso concreto (art. 49 lett. c PA).

Ne discende che l'UFM con la decisione del 14 gennaio 2008 non ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

8.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vengono  poste  a 
carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 
del  regolamento  del  21 febbraio  2008  sulle  tasse  e  sulle  spese 
ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali di Fr. 700.-, sono poste a carico della ricorrente 
e sono computate con l'anticipo spese dello stesso importo versato in 
data 1° luglio 2008.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto di rif. n. ... di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione:

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