# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fce17eff-998d-5348-9596-00f03b184654
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.11.2023 D-1871/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1871-2023_2023-11-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1871/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Camilla Mariéthoz Wyssen;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______,  

nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Cristina Tosone,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 8 marzo 2023 / N (…). 

 

 

 

D-1871/2023 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 

26 dicembre 2022 (cfr. atto Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM o autorità inferiore] n. […] -6/2), 

la procura conferita dall’interessato in data 30 dicembre 2022 alla sua 

rappresentanza legale (cfr. atto SEM n. 12/1),  

i mezzi di prova versati agli atti dall’interessato, segnatamente la copia 

della sua tazkira e del passaporto (cfr. atti SEM n. 001/1 e 002/2), del suo 

documento scolastico (cfr. atto SEM n. 005/1) nonché la copia della tazkira 

della moglie e della sorella B._______ (cfr. atti SEM n. 003/2 e 004/2).  

il verbale di audizione sui motivi di asilo (art. 29 LAsi) del 28 febbraio 2023 

(cfr. atto SEM n. 20/18),  

il parere della patrocinatrice legale datato 7 marzo 2023 sul progetto di 

decisione dell’autorità inferiore (cfr. atto SEM n. 22/4),  

la decisione del 8 marzo 2023, notificata lo stesso giorno, con la quale la 

SEM non ha riconosciuto al ricorrente la qualità di rifugiato, ha respinto la 

sua domanda d’asilo e pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera 

ritenendo tuttavia tale misura non ragionevolmente esigibile e quindi 

sostituita con un’ammissione provvisoria (cfr. atti SEM n. 24/12 e 25/1), 

il ricorso datato 3 aprile 2023, depositato alla posta svizzera lo stesso 

giorno (cfr. tracciamento dell’invio; data di entrata: 5 aprile 2023), per 

mezzo del quale l’insorgente ha impugnato la decisione succitata dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), chiedendo a 

titolo principale l’annullamento della decisione impugnata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; a titolo subordinato egli ha invece chiesto la restituzione degli atti 

alla SEM affinché proceda ad un nuovo esame delle allegazioni; egli ha 

altresì presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo 

anticipo, con protesta di tasse e spese, 

l’assenza di allegati al ricorso ad eccezione della decisione avversata e 

della procura in favore della patrocinatrice dell’insorgente, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che, nel caso in esame, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi 

cum art. 10 dell’ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in re-

lazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]) contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 

1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con il ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, 

la violazione del diritto federale (compreso l’eccesso o l’abuso del potere 

di apprezzamento) e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che il Tribunale non è 

vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); che l’esame della verosimiglianza e della 

rilevanza dei motivi d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni 

discrezionali, sono nozioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente 

(cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im 

Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20),  

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che essendo il ricorrente stato posto al beneficio dell’ammissione 

provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento nel 

provvedimento impugnato, l’oggetto del litigio risulta essere 

esclusivamente la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato, 

della concessione dell’asilo nonché della pronuncia dell’allontanamento, 

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che l’insorgente, cittadino afghano, di etnia tagika e di religione sunnita, 

proveniente dalla zona di C._______ (distretto di D._______ provincia di 

E._______), ha dichiarato di aver frequentato le scuole pubbliche per 

dodici anni fino al 2016 nonché l’università dal 2016 al 2018; che quando 

aveva 15 o 16 anni sarebbe stato sodomizzato tre volte dal Malawi G., capo 

religioso della scuola coranica che frequentava e dalla quale è poi fuggito; 

che avrebbe in seguito lavorato in un negozio di alimentari nella provincia 

di E._______; che nel 2021, dopo la caduta del regime dell'Afghanistan e 

l'arrivo dei talebani al potere, sua sorella F._______ sarebbe stata data in 

sposa al Malawi A.M.Z.; che durante il festeggiamento egli avrebbe 

espresso la sua opposizione a tale matrimonio e sarebbe stato 

violentemente picchiato dalle guardie del corpo del marito della sorella, 

riportando molti lividi sul corpo; che, due mesi prima dell’espatrio, sua 

sorella minore B._______ – allora residente a Kabul presso l’abitazione del 

padre – gli avrebbe riferito per telefono che anche lei sarebbe stata data in 

sposa ad un Malawi di nome A. avente incarichi governativi, chiedendo 

quindi al fratello di impedire il matrimonio, altrimenti si sarebbe suicidata; 

che il ricorrente si sarebbe quindi reso a Kabul per soccorrerla; che 

avrebbe parlato con un passatore per organizzare la fuga dal Paese; che 

in quel periodo la sorella sarebbe poi riuscita ad uscire di casa sottraendosi 

così al matrimonio combinato; che in data 1° ottobre 2022 il ricorrente 

sarebbe quindi espatriato verso l'Iran con la moglie e la sorella B._______; 

che egli avrebbe poi proseguito da solo il suo viaggio passando per la 

Turchia, Bulgaria, Serbia, Austria arrivando infine in Svizzera (cfr. atto SEM 

n. 20/18); che, a detta dell’insorgente, nel caso venisse catturato nel suo 

Paese d’origine, egli verrebbe ucciso dai talebani in quanto ha sottratto una 

donna religiosamente appartenente ad un talebano violando così i rigidi 

precetti sociali e religiosi attualmente vigenti; che, per il resto, non avrebbe 

mai avuto problemi con il Governo afghano (precedente ed attuale),  

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

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cpv. 2 LAsi); che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come 

stabilito all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento 

oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo; 

che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 

2010/57 consid. 2.5), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici 

interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica 

interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono 

essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì 

necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in 

particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le 

allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al 

contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli 

eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che le allegazioni del 

ricorrente a sostegno della sua domanda d’asilo fossero inverosimili poiché 

generiche e stereotipare (art. 7 cpv. 3 LAsi); che il ricorrente non fosse stato 

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in grado di fornire alcun utile dettaglio deputato a comprendere come egli 

avrebbe concretamente pianificato e organizzato la fuga con la sorella,  

che per l’autorità inferiore l’insorgente non avrebbe infatti saputo indicare 

le date degli eventi prodromici al suo espatrio, le caratteristiche fisiche e 

comportamentali di sua sorella B._______, il momento in cui la stessa gli 

avrebbe chiesto soccorso, la data del prospettato matrimonio, l’identità 

precisa del futuro marito, le modalità precise con le quali la sorella sarebbe 

riuscita ad uscire di casa nonché il contenuto delle conversazioni intercorse 

con sua moglie e la sorella durante il viaggio verso l’Iran; che, a fronte delle 

vaghe risposte fornite su questi aspetti, il suo narrato non risultava in alcun 

modo credibile; che i documenti versati agli atti quali mezzi di prova 

sarebbero inoltre privi di ogni valore probatorio e, in ogni caso, non 

renderebbero sufficientemente verosimili le sue allegazioni; che, 

concludendo per l’inverosimiglianza delle allegazioni, la SEM non ha quindi 

ritenuto adempiute le condizioni legali imposte per il riconoscimento della 

qualità di rifugiato, 

che l’autorità inferiore ha altresì ritenuto inconcludenti le spiegazioni circa 

le modalità, l’autorità competente e il momento in cui il ricorrente avrebbe 

ottenuto il suo passaporto biometrico; che, più precisamente, egli non 

avrebbe credibilmente giustificato il motivo per cui il passaporto risulta 

essere stato rilasciato il (…) dal Consolato generale afghano di Bonn 

(Germania) e che il luogo dove egli ha dichiarato di aver lasciato le sue 

impronte digitali (ossia in Afghanistan) e quello dove è stato rilasciato il 

documento in oggetto non coincidono,   

che, censurando un accertamento inesatto e incompleto dei fatti 

determinanti e un’interpretazione inesatta del diritto federale e 

internazionale, l’insorgente avversa tuttavia la decisione della SEM 

contestando in particolare la ritenuta inverosimiglianza delle sue 

allegazioni; che, a tale proposito, le indicazioni fornite con riferimento 

all’organizzazione della fuga con la sorella B._______ dall’Afghanistan 

sarebbero in realtà dettagliate e credibili nonché suscettibili di comprovare 

l’esistenza di un valido motivo d’asilo; egli ribadisce infatti di essere rimasto 

a Kabul per circa due settimane prima che la sorella trovasse una scusa 

per fuggire di casa e di averla attesa in auto fuori dalla sua abitazione il 

giorno della fuga; che nel parere legale del 7 marzo 2023 egli avrebbe pure 

precisato che la sorella era uscita di casa con la scusa di gettare 

l’immondizia (cfr. ricorso, punto 1 pagg. 4-5); egli sostiene poi che, per 

quanto attiene alle conversazioni avute con i famigliari durante la fuga 

verso Nimruz, sarebbe “perfettamente normale che non ci siano stati 

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particolari scambi”, ciò alla luce del fatto che essi erano sempre 

accompagnati dal passatore (cfr. ricorso, punto 2 pag. 5); che, su questo 

aspetto, occorreva inoltre tener conto del fatto che “la fuga sarebbe stata 

organizzata in fretta e in breve tempo” subito dopo che la sorella ha 

comunicato all’interessato che il contratto di matrimonio era stato 

ufficialmente prospettato per mezzo dei consuetudinari riti religiosi 

antecedenti alla celebrazione ufficiale (cfr. ricorso, punto 3 pag. 6); che 

nella cultura afghana sarebbe normale non ricordare con precisione date 

ed età (cfr. ricorso, punto 4 pag. 7); che, ad ogni modo, la questione 

dell’ottenimento del passaporto sarebbe inconferente ai fini della 

valutazione dei motivi d’asilo (cfr. ricorso, punto 6 pagg. 8-9),  

che le sue allegazioni risulterebbero inoltre rilevanti anche ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (motivi d’asilo); che il fatto di impedire in Afghanistan il 

matrimonio combinato di un famigliare costituirebbe infatti una grave 

violazione dei valori morali tradizionali nonché dei principi del governo 

talebano; che, in Afghanistan, la sottrazione di un famigliare ad un 

matrimonio combinato va intesto come un chiaro atto di opposizione contro 

le norme tradizionali e i costumi talebani, suscettibile di generare quindi un 

rischio di persecuzione riflessa; che l’autorità inferiore avrebbe dovuto 

considerare il fatto ch’egli si sarebbe già opposto – di fronte alla famiglia e 

in occasione dei festeggiamenti – al matrimonio della sua seconda sorella 

F._______, subendo per questo motivo violenze fisiche da parte del padre 

e delle guardie del corpo dello sposo; che in virtù dell’art. 3 LAsi la SEM 

avrebbe quindi dovuto riconoscere la sua appartenenza ad un gruppo 

sociale determinato in ragione della sua ferma opposizione ai matrimoni 

delle sorelle nonché, per questo motivo, la sua opposizione politica ai 

principi del regime talebano (cfr. ricorso, punti 5 e 8), 

che, tuttavia, la tesi ricorsuale non può essere seguita; che le motivazioni 

contenute nel gravame non sono infatti tali da rimettere in discussione 

l’applicazione del diritto svolta dall'autorità inferiore,  

che, anzitutto, le prove versate agli atti dal ricorrente riguardano 

prettamente il suo percorso accademico e la sua identità; che le stesse non 

sono quindi atte ad apportare alcun valido elemento probatorio a supporto 

della veridicità del suo racconto, 

che, in merito alla presunta sottrazione della sorella B._______ al 

matrimonio forzato con il Malawi A., l’insorgente ha infatti addotto soltanto 

vaghe indicazioni prive di ogni dettaglio; che, contrariamente a quanto egli 

pretende, tale circostanza riveste un’importanza cardinale per la 

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valutazione dei motivi di asilo; che, pertanto, la stessa deve reggersi su 

allegazioni fondate e non contraddittorie (in sussunzione non citerei più 

disposti legali),  

che, chiamato a più riprese a descrivere nel dettaglio lo svolgimento della 

fuga, le caratteristiche fisiche della sorella e i particolari del prospettato 

matrimonio combinato della sorella B._______, il ricorrente: 

– si è infatti limitato a dichiarare di essere sempre stato in contatto con la 

sorella e di averle detto che sarebbe andato a Kabul a prenderla, di essere 

successivamente restato in città per due settimane durante le quali egli 

avrebbe atteso che la ragazza riuscisse ad uscire di casa e, infine, di averla 

presa il giorno in cui la stessa è evasa dall’abitazione attendendola in 

un’automobile parcheggiata sulla strada di fronte all’abitazione paterna (cfr. 

atto SEM 20/18, D79-81);  

– ha affermato di non sapere in che modo la sorella fosse riuscita a 

scappare di casa; di non aver parlato con lei di questo tema durante il 

percorso da Kabul a Nimruz, ma di aver discusso soltanto “del viaggio e 

anche [di] come proteggerla” da suo padre (cfr. atto SEM n. 20/18, D86-

D89); soltanto nel successivo parere legale, egli ha tuttavia indicato che la 

sorella sarebbe riuscita ad uscire dalla casa paterna con la scusa di dover 

gettare l’immondizia (cfr. atto SEM n. 22/4 pag. 2); 

– ha indicato di non conoscere né la data di nascita di sua sorella 

B._______ né quella in cui la stessa si sarebbe dovuta sposare (cfr. atto 

SEM n. 20/18 D50-51/53-55/59-60); di non avere neppure informazioni sul 

prospettato marito, precisando solamente che quest’ultimo ricopriva un 

ruolo nelle autorità del nuovo governo talebano, senza tuttavia essere stato 

in grado di indicare le sue effettive responsabilità politiche nonché la fonte 

di tale informazione (cfr. atto SEM n. 20/18 D66-70);  

– non ha saputo infine fornire alcun dettaglio (fisico e caratteriale) sulla 

sorella B._______, eccetto l’età anagrafica di 17 anni e l’affetto importante 

nei suoi confronti (cfr. atto SEM n. 20/18 D103-105), 

che, considerata l’evidente assenza di particolari nel racconto e tenuto 

conto dell’incidenza personale che l’evento della fuga dovrebbe aver 

prodotto sull’insorgente, è a giusto titolo che la SEM ha ritenuto inverosimili 

le allegazioni sui motivi dell’asilo,  

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che, infatti, benché interrogato a tale proposito, il ricorrente non è stato in 

grado di spiegare in maniera credibile in che modo egli abbia 

concretamente organizzato il viaggio di espatrio, le modalità di contatto con 

i famigliari, la negoziazione con il passatore, nonché le precise dinamiche 

avvenute il giorno della fuga; ch’egli ha dichiarato agli interroganti di aver 

organizzato l’espatrio in maniera che nessuno venisse a sapere della fuga, 

senza tuttavia spiegare loro quali fossero le modalità adottate a tal fine (cfr. 

atto SEM n. 20/18 D81-82); che, del resto, è altamente inverosimile ch’egli 

abbia costantemente atteso la sorella in auto fuori dall’abitazione per un 

periodo di ben due settimane; che risulta anche ingiustificato e molto 

singolare il fatto che, in sede di audizione, il ricorrente non sia stato in grado 

di descrivere la propria sorella e neppure la modalità con cui essa sia 

concretamente riuscita ad evadere di casa; che la presenza del passatore 

nell’automobile sul tragitto Kabul-Nimruz non può altresì giustificare il fatto 

ch’egli non si è premurato di interrogare la sorella sulla modalità della fuga 

da casa, avendo l’insorgente trascorso successivamente con lei molti altri 

giorni durante i quali erano verosimilmente possibili liberi dialoghi; che, per 

queste ragioni, il suo racconto perde logicamente di credibilità, 

che le sue allegazioni difettano inoltre di sufficiente verosimiglianza anche 

riguardo alla precedente opposizione al matrimonio combinato della sorella 

F._______; infatti, egli non ha fornito sufficienti mezzi di prova al riguardo, 

non sapendo neppure indicare la data del matrimonio nonostante abbia 

dichiarato di essere stato presente in quell'occasione (cfr. atto SEM 

n. 20/18 D53-D58, D124),  

che il preteso costume socio-culturale per cui le persone afghane non 

ricorderebbero le date degli eventi e delle nascite, non può, nel caso 

concreto, soccorrere l’insorgente giacché egli si è dimostrato in grado di 

circostanziare, fornendo riferimenti temporali precisi, molti eventi 

antecedenti alla sua fuga, segnatamente la morte di sua madre e il proprio 

matrimonio (cfr. atto SEM n. 20/18 D35/44); che, a fronte del suo grado di 

istruzione (studente universitario), si poteva poi ragionevolmente 

attendersi delle risposte più dettagliate e convincenti anche in merito alle 

circostanze della fuga, 

che con il ricorso l’insorgente non apporta peraltro nuovi elementi di fatto o 

mezzi probatori deputati a corroborare la sua narrazione,  

che occorre pertanto confermare l’inverosimiglianza delle sue allegazioni 

poiché inconcludenti, in particolare per l’assenza di dettagli su aspetti 

determinanti per la valutazione del motivo d’asilo addotto (segnatamente 

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organizzazione dell’espatrio, modalità concreta della fuga, caratteristiche 

della sorella sottratta al matrimonio, identità del futuro marito), 

che le stesse suscitano infatti dubbi oggettivamente rilevanti su un evento 

dirimente per il giudizio, 

che, infine, persino le confuse spiegazioni in merito all’ottenimento del 

passaporto rafforzano l’inverosimiglianza delle sue allegazioni nonché la 

credibilità dell’interessato; che, anche su tale aspetto, l’insorgente ha 

introdotto tardivamente delle precisazioni poco convincenti; che, infatti, in 

sede di audizione l’interessato ha dichiarato: “A Kabul ho fatto la richiesta 

e poi c’era mio cugino che lavorava per iI Ministero degli esteri, ma non so 

che funzione abbia al Ministero. Per questo motivo avevo chiamato mio 

cugino materno che lavorava lì (…)” (cfr. atto SEM n. 20/18 D118); che tale 

versione si pone tuttavia in contrasto con quanto specificato in sede di 

parere legale, ovvero che “al momento della richiesta, [il cugino] lavorava 

in Svezia per il precedente governo afghano” (cfr. atto SEM n. 22/4 pag. 2); 

che anche ammettendo che il suo parente lavorasse effettivamente in 

Svezia, non è opportuno concludere, come pretende il ricorrente sulla base 

del rapporto citato – ma non accluso – nel ricorso (LANDINFO, 

“Afghanistan: Tazkera, passports and other ID documents” del 23 aprile 

2020), che il consolato afghano di Bonn rilasciasse passaporti anche per 

l’ambasciata svedese; che il rapporto menzionato riguarda infatti 

esclusivamente gli affari esteri norvegesi,   

che, visto quanto precede, l’autorità inferiore non è quindi incorsa in una 

violazione del diritto federale, tanto meno in un accertamento inesatto o 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti nella misura in cui ha concluso 

che le allegazioni dell’insorgente relative al motivo d’asilo invocato fossero 

inverosimili (art. 7 LAsi),  

che considerata l’inverosimiglianza delle allegazioni si può quindi 

prescindere da un’analisi della rilevanza dei motivi d’asilo addotti (art. 3 

LAsi); che, nondimeno, va confermata la decisione della SEM anche nella 

misura in cui la stessa ha ritenuto che gli abusi subiti dall’insorgente 

all’incirca 13 anni fa sono privi degli elementi, soggettivi e oggettivi, di una 

possibile o probabile persecuzione attuale e che, ad ogni buon conto, non 

sono direttamente all’origine del suo espatrio,  

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

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che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla 

Svizzera (art. 14 cpv. 1 seg. e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 

processuali è divenuta priva di oggetto, 

che essendo il ricorso sprovvisto di probabilità di esito favorevole, la 

domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.- vanno 

poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), 

che la presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere 

impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale 

federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

D-1871/2023 

Pagina 12 

 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.- sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: