# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d89e5b18-c273-5e16-8a13-c4722ca6ff3f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-03-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.03.1999 11.1997.146
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-146_1999-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.97.00146

  	
  Lugano

  10 febbraio 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (______]) della Pretura del Distretto di Bellinzona (azione di divorzio e
riconvenzionale di separazione) promossa con petizione del 14 ottobre 1991 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello del 1° settembre 1997
presentato da __________ __________ contro la sentenza emessa il 26 agosto 1997
dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.
  Se deve essere accolto l’appello del 1° settembre 1997 presentato da
__________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 26 agosto 1997 dal
medesimo Pretore;

 

                                         3.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ l’8 settembre 1997;

 

                                         4.   Se
dev’essere accolta la richiesta di all’assistenza giudiziaria presentata
__________ __________ il 22 settembre 1997;

 

                                         5.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

____________________ (1947), cittadini italiani, si sono sposati a
__________ (provincia di __________) il 6 __________ 1965. Dal matrimonio sono
nati i figli __________ (1966), __________ (1969) e __________ (1970). Il
marito, __________ __________, è attualmente alle dipendenze della __________
__________ __________ __________ __________ di __________; la moglie ha
lavorato a tempo parziale come operaia fino al 1990. Nel 1987 __________
__________ ha instato per l’adozione di misure provvisionali e i coniugi si
sono separati una prima volta, salvo riconciliarsi nell’autunno 1988 per
tornare a vivere insieme con i figli.

 

                                  B.   Il 1° febbraio 1991
__________ __________ ha chiesto al Pretore del Distretto di Bellinzona misure
a protezione dell’unione coniugale. Alla discussione del 5 marzo 1991
__________ __________ ha instato per il tentativo di conciliazione, che è decaduto
infruttuoso lo stesso giorno, e ha postulato misure cautelari. Con decreto del
23 agosto 1991 il Pretore lo ha obbligato così a versare un contributo
alimentare per la moglie di fr. 500.– mensili fino al mese di agosto 1991 e di
fr. 750.– mensili dopo di allora. Il 1° settembre 1991 __________ __________ è
andata a vivere per proprio conto.

____________________ha chiesto la  pronuncia del divorzio e il
riconoscimento di fr. 41’000.– a titolo di liquidazione del regime dei beni.
Nella sua risposta del 28 ottobre 1991 __________ __________ si è opposta al
divorzio e in via riconvenzionale ha postulato la separazione per due anni,
oltre il versamento di fr. 70’000.– in liquidazione del regime dei beni. Nei
successivi atti scritti ogni parte ha mantenuto le proprie richieste di
giudizio, il marito opponendosi alla domanda riconvenzionale, la moglie
postulando inoltre un contributo alimentare di fr. 1’500.– mensili.

 

                                  D.   Con sentenza del 22
luglio 1994 il Pretore ha respinto l’azione di divorzio, ha pronunciato la
separazione per due anni, ha obbligato il marito a versare alla moglie un
contributo mensile di fr. 1’500.– indicizzato, ha ordinato al datore di lavoro
del marito di trattenere tale importo dallo stipendio e ha riconosciuto a ogni
coniuge la proprietà dei beni in suo possesso. Il 15 marzo 1996 questa Camera,
in parziale accoglimento di un appello presentato da __________ __________, ha
sciolto il matrimonio e ha rinviato gli atti al primo giudice affinché statuisse
sugli effetti accessori del divorzio (inc. __________.__________.__________).

 

                                  E.   Il 14 giugno 1996
__________ __________ ha postulato un contributo mensile indicizzato di fr.
1’500.– giusta l’art. 151 cpv. 1 CC (subordi-natamente giusta l’art. 152 CC) e
il versamento di una quota imprecisata del capitale previdenziale accumulato
dal marito. __________ __________ si è opposto alle richieste della moglie e il
12 marzo 1997 ha chiesto di ridurre a un importo imprecisato il contributo
alimentare di fr. 1’500.– dovuto alla moglie, domanda che quest’ultima ha
avversato all’udienza dell’8 aprile 1997. 

                                      

                                  F.   Esperita
l’istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale e si sono
rimesse al contenuto dei loro memoriali conclusivi. Nel proprio, del 26 giugno
1997, __________ __________ ha ribadito il rifiuto di ogni prestazione alla
moglie. Nel suo memoriale del 9 luglio 1997 __________ __________ riaffermato
la domanda di contributo alimentare a ha precisato in fr. 25’000.– la sua
partecipazione alla quota previdenziale di libero passaggio del marito. Nel
frattempo, alla discussione finale sulla cautelare del 26 giugno 1997 le parti
hanno confermato le rispettive domande.

 

                                  G.   Statuendo il 26
agosto 1997, il Pretore ha obbligato il marito a versare alla moglie un
contributo mensile di fr. 1’400.– giusta l’art. 151 CC e ha respinto ogni altra
domanda. La tassa di giustizia e le spese sono state poste a carico delle
parti; il marito è stato tenuto inoltre a corrispondere alla convenuta fr.
2’000.– per ripetibili. Entrambe le parti sono state ammesse al beneficio
dell’assistenza giudiziaria. Lo stesso giorno il Pretore ha statuito anche
sulla modifica delle misure cautelari, riducendo a fr. 1’400.– mensili il
contributo a carico del marito.

 

                                  H.   Contro la sentenza
predetta __________ __________ è insorto con un appello del 1° settembre 1997
nel quale chiede di essere esonerato dal pagamento di qualsiasi contributo per
la moglie e di sopprimere la trattenuta di salario. Egli insorge anche contro
il decreto cautelare, chiedendo di ridurre il contributo alimentare a fr. 500.–
mensili fino all’emissione della sentenza di merito. L’8 settembre 1997
l’appellante ha chiesto l’assistenza giudiziaria. Nelle sue osservazioni del
22, rispettivamente del 29 settembre 1997 __________ __________ propone di
respingere entrambi gli appelli e postula a sua volta la concessione
dell’assistenza giudiziaria.

 

 

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull’appello di merito

                                      

                                   1.   L’appellante si
duole anzitutto che la convenuta non sia comparsa all’interrogatorio formale
del 10 giugno 1997. Non è dato di capire però se egli postuli
l’assunzione della prova in questa sede o se ne deduca la nullità della
sentenza. La questione può rimanere aperta poiché nessuna delle due ipotesi è
prospettabile. Gli effetti di una mancata comparsa all’interrogatorio formale
sono regolati, in effetti, dall’art. 276 cpv. 2 CPC, che dandosi il caso questa
Camera applica d’ufficio.

 

                                   2.   Il Pretore ha
ritenuto il marito coniuge colpevole (nel senso dell’art. 151 cpv. 1 CC) per
avere provocato il dissidio maltrattando la moglie e intrattenendo relazioni
extraconiugali. Ha pertanto riconosciuto alla moglie il diritto a una rendita
mensile di fr. 1’400.–. L’appellante respinge ogni colpa, facendo valere che
l’unione coniugale era già compromessa nel 1987, come ha già avuto modo di
accertare questa Camera, e sostiene che la disunione si riconduce al
comportamento di rivalsa e di resistenza della moglie nei suoi confronti.

 

                                   3.   Contrariamente a
quanto reputa l’appellante, nella sentenza del 15 marzo 1996 questa Camera si è
unicamente espressa sulla questione di sapere se al marito potesse essere
imputata una colpa preponderante sotto il profilo dell’art. 142 cpv. 2 CC. Ai
fini dell’art. 151 CC, tuttavia, non occorre necessariamente una colpa preponderante:
una rilevante violazione dei doveri del matrimonio basta, purché risulti
causale per la disunione dei coniugi (Hinderling/Steck,
Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 273 con numerosi
riferimenti di dottrina e giurisprudenza;
Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZBG I,
Basilea 1996, n. 5 ad art. 151 CC con rinvii).

 

                                   4.   In concreto i primi
dissidi coniugali si sono manifestati già nel 1987, quando la moglie ha
presentato un’istanza di misure cautelari denunciando episodi di violenza fisica
nei suoi confronti (inc. n. __________/__________). Dopo la riconciliazione,
nell’autunno del 1988, le parti hanno ancora convissuto fino al settembre 1991,
quando la moglie si è trasferita altrove, dopo avere presentato un’istanza di
misure a protezione dell’unione coniugale per motivi analoghi a quelli addotti
nel 1987 (inc. n. __________/__________). Anche durante la transitoria riconciliazione,
nondimeno, l’unione è risultata fonte di scontri incessanti, perfino su piccole
cose, sfociati in altre violenze del marito verso la moglie (deposizioni
__________ e __________ __________, Anna __________). Comportamenti provocatori
della moglie non sono stati dimostrati. Se ne deve dedurre che la stabilità
dell’unione coniugale è stata minata dal contegno inammissibile del marito. La
relazione extraconiugale di costui con __________ __________ __________,
cominciata prima della separazione dei coniugi, ha per finire irrimediabilmente
disgregato il matrimonio. Ne discende che il convincimento del Pretore, secondo
cui il comportamento dell’attore è stato causale per la disunione, sfugge alla
critica.

 

                                   5.   L’appellante afferma
che la moglie non può essere ritenuta coniuge innocente poiché essa ha sempre
avuto un comportamento di ripicca e di resistenza nei suoi confronti, ciò che
gli ha causato anche grave danno finanziario. Ora, l’innocenza del coniuge
creditore è un presupposto indispensabile per l’ottenimento di un contributo alimentare
giusta l’art. 151 cpv. 1 CC. In proposito il Tribunale federale ha nondimeno
mitigato la nozione di innocenza, precisando che in ogni caso una colpa lieve
(cioè non insignificante, ma secondaria), può ancora essere equiparata a
innocenza e che perfino una colpa grave – pur comportando in linea di principio
una riduzione dell’indennità (Hinderling/
Steck, op. cit., pag. 312 segg. con rinvii; Lüchinger/Geiser, op. cit., nota 4 ad art. 151 CC con
riferimenti, nota 3 ad art. 152 CC) – può essere assimilata a innocenza, purché
non sia causale per la disunione (Hinderling/Steck,
op. cit., pag. 314 in fondo con citazioni).

 

                                         In concreto l’istruttoria
non conferma quanto asserisce il marito. Gli asseriti danni finanziari causati
dall’attrice, del resto, non sono nemmeno stati resi verosimili. Anzi, come ha
accertato questa Camera nella sua precedente sentenza, la situazione finanziaria
dei coniugi è precipitata proprio dopo la separazione. Né il rifiuto della
moglie di accendere una nuova cartella ipotecaria sull’abitazione coniugale è
stata la causa della vendita ai pubblici incanti dell’immobile appartenente al
marito, ove appena si pensi che il Pretore, il 17 giugno 1993, ha autorizzato
egli medesimo l’emissione di una cartella ipotecaria di fr. 90’000.–. Tale
circostanza, del resto, è successiva alla separazione dei coniugi e non è
quindi influente ai fini dell’accertamento di eventuali colpe. L’appello, su
questo punto, è pertanto destituito di buon diritto.

 

                                   6.   Per quanto riguarda
l’ammontare del contributo che spetta al coniuge innocente giusta l’art. 151
cpv. 1 CC, esso dipende in primo luogo dall’entità del pregiudizio economico.
Tra i diritti patrimoniali pregiudicati si annovera specialmente – come in concreto
– quello dedotto dall’art. 163 CC (Näf-Hoffmann,
Das neue Ehe- und Erbrecht, 2a edizione, nota 207; Bühler/Frei-Maurer, op. cit., nota 21
ad art. 151 CC). L’obbligo contributivo, così come l’entità del contributo
stesso, dipendono dal guadagno e dalla sostanza di entrambi i coniugi, dalla
durata del matrimonio, dalla gravità della colpa del debitore, dall’età, dallo
stato di salute e dalla formazione professionale (DTF 115 II 10 consid. 4; Bühler/ Spühler, op. cit., nota 32 segg. ad art. 151 CC). Esso
deve garantire al coniuge innocente, in linea di principio, lo stesso tenore di
vita che quest’ultimo avrebbe avuto se il matrimonio non fosse sciolto (DTF 116
II 8 consid. 3).

 

                                   7.   In concreto il
Pretore ha accertato un reddito mensile del marito di fr. 3’800.– e uno della
moglie di fr. 700.–. Valutato in fr. 2’398.– il fabbisogno minimo dell’attore e
in fr. 2’365.– quello della convenuta, il primo giudice ha fissato in fr.
1’400.– la rendita dovuta alla moglie. L’appellante contesta il reddito della
convenuta, rilevando che contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, essa non
può essere considerata inabile al lavoro.

 

                                         I principi su cui si fonda
l’odierna giurisprudenza relativa all’art. 151 CC sono riassunti in DTF 115 II
6, ove il Tribunale federale ha ricordato che prestazioni illimitate nel tempo
non sono più la regola e che bisogna verificare in ogni singola fattispecie se
il coniuge richiedente subisce un danno finanziario in seguito al divorzio.
Esso ha precisato che di massima, nel caso in cui il matrimonio sia durato a
lungo, si può pretendere da una moglie casalinga un reinserimento professionale
soltanto ove questa abbia meno di 45 anni, non debba occuparsi di figli in età
inferiore a 16 e non sussistano impedimenti all’esercizio di un’attività
lucrativa (per esempio a causa dello stato di salute). Nel caso in esame la
convenuta aveva, al momento del divorzio, 49 anni e il matrimonio durava da 31,
ancorché i coniugi fossero separati da 5 anni. Dal fascicolo processuale
risulta che fino al 1990 la moglie ha lavorato quale operaia a tempo parziale
in un __________ e che ha dovuto cessare tale attività per problemi di salute
(inabilità al 100%: doc. 1); in seguito, nell’aprile del 1997, essa ha ripreso
un’occupazione a tempo parziale (tre ore al giorno) conseguendo un reddito di
fr. 700.– mensili per lavori di portineria (doc. 20). Dai certificati medici
risulta che essa soffre di dolori all’ipocondrio destro dovuti ad emangiomi
epatici multipli (doc. 1 e 11); l’interessata ha dichiarato di essere stata operata
alla cistifellea, di essere affetta da disturbi al fegato e di avere presentato
una domanda di invalidità (interrogatorio formale del 31 ottobre 1996; doc.
19). Ne segue, tutto ben ponderato, che nelle circostanze descritte non si può
ragionevolmente pretendere dalla convenuta un’estensione della sua attività attuale.
Diverso sarebbe stato il caso se durante l’unione coniugale l’attività svolta
dalla moglie fosse stata maggiore, così che l’attuale situazione costituirebbe
un miglioramento del tenore di vita rispetto a quello che avevano adottato i
coniugi. Dagli atti però nulla emerge al proposito, né l’attore ha prospettato
una siffatta evenienza. Dovesse la situazione finanziaria della moglie
migliorare – ad esempio per l’ottenimento di una rendita AI – l’appellante
potrà sempre chiedere una modifica del suo obbligo contributivo (153 cpv. 2
CC).

 

                                   8.   L’appellante chiede
di aumentare il suo fabbisogno mensile da fr. 2’365.– a fr. 3’989.– per tenere
conto delle spese di telefono e di elettricità (fr. 250.–), delle imposte
arretrate (fr. 861.–), degli oneri professionali (fr. 380.–) e delle trasferte
(fr. 300.–). A prescindere dal fatto però che egli non spende una parola a sostegno
della pretesa, ciò che rende di per sé il ricorso irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC con rinvio al cpv. 5), il gravame risulta infondato anche nel
merito. Per giurisprudenza di questa Camera (Rep. 1995 pag. 141, 1994 pag.
297), in effetti, le spese di elettricità, luce, telefono e simili non vanno
aggiunte al minimo esistenziale del diritto esecutivo, né rientrano nel fabbisogno
allargato definito dal Tribunale federale (che comprende imposte e oneri
assicurativi: DTF 114 II 393). Gli arretrati d’imposta sono trattati alla
stregua di debiti coniugali (Rep. 1994 pag. 147); possono essere inseriti nel
fabbisogno di un coniuge, quindi, solo se la famiglia si vede garantito il
proprio minimo (Bühler/Spühler,
op. cit., nota 162 ad art. 145 CC). Ciò non sarebbe il caso in concreto. Le
spese professionali, oltre a essere chieste per la prima volta in appello e
risultare quindi irricevibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), non sono né
documentate né rese verosimili, mentre per quanto riguarda le spese di
trasporto l’appellante non spiega il motivo per cui l’importo riconosciuto dal
Pretore (fr. 200.–) sarebbe insufficiente. Anche al riguardo l’appello manca
perciò di consistenza.

                                      

                                   9.   In definitiva, con
un reddito mensile di fr. 3’800.– l’attore è in grado di erogare la rendita di
fr. 1’400.– senza vedersi intaccare il fabbisogno proprio (fr. 2’398.–).
L’appello deve pertanto essere respinto. 

 

                                   II.   Sull’appello cautelare

 

                                10.   In parziale
accoglimento di un’istanza presentata dall’attore il 12 marzo 1997 il Pretore
ha ridotto il contributo alimentare per la moglie, pendente causa, da fr.
1’500.– a fr. 1’400.– mensili. L’appellante chiede di ridurre ulteriormente
tale contributo a fr. 500.– per tenere conto del suo fabbisogno di fr. 3’989.–.
I motivi addotti coincidono tuttavia con quelli invocati nel merito (consid.
8). Al riguardo non giova ripetersi. L’appello è destinato pertanto all’insuccesso.

 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili

 

                                11.   Gli oneri processuali
sono posti a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che rifonderà alla
controparte un’adeguata indennità per ripetibili. Destinata al rigetto è la
richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall’appellante già per il fatto
che, foss’an-che dato il requisito dell’indigenza, il caso in rassegna
difettava sin dall’inizio del requisito cumulativo della probabilità di esito favorevole
(art. 157 CPC). Quanto all’assistenza giudiziaria postulata dalla moglie,
l’attribuzione di ripetibili renderebbe la domanda – di per sé – senza oggetto.
Dato nondimeno che la relativa indennità apparire di difficile (se non
impossibile) incasso, si giustifica di concedere ugualmente il gratuito patrocinio
(art. 159 CPC).

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Gli appelli sono respinti e le
sentenze impugnate sono confermate.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 450.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante. Non si attribuiscono ripetibili.

                                      

                                   3.   La domanda di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   __________ __________ è
ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. __________ __________.

 

 

 

                                   5.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria