# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b1981e78-17eb-5769-8428-488cc51de17a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.10.2015 32.2014.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-172_2015-10-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.172

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  8 ottobre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghettii

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 novembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 ottobre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1970, attiva a tempo parziale quale ausiliaria di pulizie, nel mese
di giugno 2006 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI (doc. AI 1).

 

                              Dopo
aver proceduto a degli accertamenti medici (tra cui una perizia multidisciplinare
a cura del SAM) ed economici (inchiesta per le persone che si occupano
dell’economia domestica), con decisione 23 ottobre 2014 (preavvisata il 2 settembre
2014) l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni non presentando
l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 47).                                              

                     1.2.   Contro
la succitata decisione insorge l’assicurata, rappresentata da suo marito, chiedendo
sostanzialmente un riesame della valutazione medica. In particolare rileva che
il 6 novembre 2014 è stata ricoverata al reparto cure intensive di neurologia a
causa di un forte dolore alla testa e alla metà del corpo sinistro e preannuncia
l’invio di documentazione medica.

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, allegando la presa di posizione del proprio
servizio medico (SMR) in merito ai rapporti che i medici curanti hanno direttamente
inviato all’am-ministrazione, ha chiesto la reiezione del ricorso. 

 

                               1.4.   Il
13 agosto 2015 il TCA ha svolto un accertamento presso il SAM (X), ricevendo
risposta l’8 settembre 2015 (XIII).

 

                                         Le
risultanze di cui sopra sono state inviate alle parti per una presa di posizione
(XVI). Le osservazioni dell’Ufficio AI datano 14 settembre 2015 (XV), mentre la
ricorrente è rimasta silente.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; STF
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011)

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto o meno ad una rendita
d’invalidità. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizeri-sches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli
ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le
proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di
calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag.
246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma
svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA,
in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta,
l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche
e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività
svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozial-versicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona
lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag.
139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'eco-nomia domestica
dipende dalla struttura familiare, dalla situa-zione professionale del
congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato esercita un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto
"metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge
dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata
in Plädoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                               2.6.   Infine,
qualora il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una
modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà,
per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o
su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie, per quel che concerne la parte salariata, definita
incontestatamente nella misura del 16%, l’Uffi-cio AI ha fatto esperire una perizia
al SAM (Servizio di accertamento medico dell’AI) per valutare il grado d’incapacità
lavorativa sia nell’originaria che in altre attività lucrative. 

                                         

                                         Dal referto datato 25 giugno
2013 (doc. AI 23) risulta che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni
specialistiche esterne, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica
(dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

                                         Sulla base delle risultanze
dei singoli consulti e del soggiorno dell’insorgente presso il citato centro
d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" 
(…)

5.1      Diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Probabile lieve mielopatia cervicale su ernia discale
C3-C4 e lieve compressione midollare.

 

Sindrome ansioso-depressiva.

 

5.2      Diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Stato dopo asportazione di un meningioma frontale a
sin. il 26.1.2012 in paziente con lieve meningiomatosi cerebrale multipla senza
sequele.

 

Tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti
molli.

 

Deformazione in piede piano trasverso e piede piatto,
alluce valgo bilaterale, metatarsalgie soprattutto al primo e secondo raggio,
nonché dolori alla palpazione nella zona del calcagno bilateralmente.

 

Tabigismo cronico. (…)” (doc. AI 23/12)

 

                                         Alla luce dei singoli
consulti specialistici, accertato che le limitazioni della capacità lavorativa
sono dovute alle affezioni d’origine neurologica e psichiatrica, i periti del
SAM hanno ritenuto l’assicurata abile nella misura del 50% nell’attività da
ultimo esercitata quale ausiliaria di pulizie.

 

                                         Per quanto riguarda la
capacità lavorativa in attività adeguate, i periti hanno concluso:

" 
(…)

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle
patologie neurologiche e psichiatriche, mentre invece, come descritto al
capitolo 6, dal punto di vista reumatologico non vi sono limitazioni della capacità
lavorativa. 

 

Dal punto di vista neurologico, con influsso sulla capacità
lavorativa, il nostro consulente descrive una probabile lieve mielopatia
cervicale su ernia discale C3-C4 e lieve compressione midollare. Le parestesie
e buona parte della sintomatologia e soprattutto ora anche l'asimmetria dei
riflessi agli arti inferiori potrebbe dipendere da una mielopatia cervicale: il
nostro consulente ricorda che l'A. è già stata sottoposta ad una MRI cervicale,
esame che ha evidenziato in sede C3-C4 un'ernia discale lussata con
compressione. del midollo spinale e deformazione dello stesso a sella. Questa
lieve compressione midollare effettivamente può spiegare le parestesie accusate
dall'A. 

Per quanto riguarda la capacità lavorativa, dalla lieve
mielopatia cervicale deriva un'incapacità lavorativa nel lavoro abituale
dell'A. di addetta alle pulizie ed aiuto domestica del 50% di un'attività piena
(esigibili tali attività per ca. quattro ore al giorno), presumibilmente a
partire dall'inizio dell'anno scorso. II consulente Dr. med. __________ non
pensa che in altre attività la capacità lavorativa attualmente potrebbe essere
maggiore. Vale la stessa valutazione anche per l'attività di casalinga. Dall'esito
dell'asportazione del meningioma frontale sin. e dalla meningiomatosi non
derivano delle incapacità lavorative.

 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente
diagnostica una sindrome ansioso-depressiva: nelle condizioni attuali di
ansietà con Umore leggermente deflesso e sentimenti di frustrazione legati alle
limitazioni fisiche che incrinano il suo sentimento di personalità, il nostro
consulente ritiene che l'A. sia da considerare inabile al lavoro dal punto di
vista psichiatrico nella misura del 20% (cioè abile all'80%, inteso come almeno
6,5 ore lavorative al giorno con rendimento pieno). La diminuzione della
capacità lavorativa (presente da dopo l'operazione neurochirurgica di gennaio
2012) è giustificata dal fatto che la deflessione umorale, l'ansietà e la
diminuzione della resistenza costituiscono gli elementi principali che limitano
la funzionalità psichica dell'A. Riteniamo che la leggera riduzione del tempo
di lavoro dal punto di vista psichiatrico non incrementi ulteriormente la già
importante riduzione del tempo di lavoro dal punto di vista neurologico. 

 

Riassumendo, sulla base di quanto descritto sopra, dal
punto di vista fisico e psichico, riteniamo che in un'attività supposta a tempo
pieno come addetta alle pulizie/aiuto domestica vi è attualmente una capacità
lavorativa nella misura del 50%, cioè tale attività attualmente è ritenuta
esigibile per ca. quattro ore al giorno con rendimento pieno, a partire da
gennaio 2012 (dopo l'intervento neurochirurgico effettuato in data 26.1.2012).
D'altra parte pure il neurologo curante Dr. med. __________, nel suo rapporto
del 29.5.2012, aveva descritto che tenendo in considerazione il quadro completo
con uno stato dopo craniotomia per meningiomatosi, le diverse ernie discali
cervicali, la componente di depressione e la terapia, bisogna accettare che la
capacità lavorativa in sintesi è ridotta al 50%. Pure come casalinga vi è una
capacità lavorativa globale nella misura del 50% da gennaio 2012. (…)” (doc. AI
23/16-17)

 

                                         Su richiesta del SMR, con
rapporto 5 agosto 2013 il SAM, dopo aver interpellato il neurologo, ha
precisato:

 

" 
… che dal lato neurologico la
paziente come casalinga può effettuare tutti i lavori tranne quelli che richiedono
l’utilizzo di una scali a pioli, la limitazione nella capacità lavorativa da
casalinga al 50% è legata al fatto che la sintomatologia di parestesie ed in
parte dolori aumentano durante le varie attività. Il lavoro come salariata 1 o
2 ore al giorno non ha una ripercussione sull’attività di casalinga se la
paziente ha la possibilità di effettuare dopo il lavoro una pausa di 1 o 2 ore
circa.” (doc. 26/3)

 

                                         Con rapporto finale 19
agosto 2013 il SMR, confermando la perizia SAM, ha fra l’altro riassunto le
incapacità lavorative (doc. AI 27). 

 

                                         In
conclusione, a parte un periodo di totale inabilità lavorativa susseguente
all’intervento chirurgico del 26 gennaio 2012, dal mese di maggio 2012 l’assicurata
è stata ritenuta abile al 50% sia nella precedente attività che in attività adeguate.

                                      

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto
si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160
consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44
LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche
per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti
esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro
utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e
alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va infine evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                               2.9.   Ritornando
al caso in esame, dopo attento esame della docu- mentazione agli atti, questo
TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione, non ha motivo per mettere in
dubbio la perizia pluridisciplinare del SAM del 25 gennaio 2013 (doc. AI 23),
confermata dal SMR il 19 agosto 2013 (doc. AI 27).

 

                                         La
citata valutazione è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante
i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. 

                                         I
periti, dopo aver descritto gli atti, l’anamnesi famigliare, personale-sociale,
professionale, patologica, sistemica, le costatazioni obiettive e gli esami di
laboratorio e radiologici, hanno posto la diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa (cfr. consid. 2.7).

                                         Essi,
sulla base delle consultazioni specialistiche esterne, si sono espressi su
tutte le patologie lamentate dall’assicurata, hanno esaminato accuratamente
tutta la documentazione messa loro a disposizione ed hanno valutato la capacità
lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalle visite
effettuate presso il SAM.

                                         Infine,
i periti hanno spiegato i motivi per cui l’incapacità lavorativa psichiatrica è
stata inglobata in quella dovuta alle patologie neurologiche.

 

                                         Al
referto va attribuita piena forza probante, né del resto l’assicurata ha mosso
delle censure al riguardo.

 

                             2.10.   La
ricorrente sostiene, con riferimento alla nuova documentazione medica, un
peggioramento del suo stato di salute a seguito del ricovero, avvenuto il 6
novembre 2014, presso le cure intensive del reparto neurologia a causa di un
forte dolore alla testa e alla metà del corpo sinistro.

 

                                         Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha inviato al Tribunale la seguente documentazione
medica trasmessagli direttamente dai medici curanti dell’assicurata, nonché le
prese di posizione del SMR al riguardo:

 

                           •  rapporto 3
dicembre 2014 il dr. __________, psichiatra curante, il quale sostiene una
regressione preoccupante dal profilo psicologico (con manifestazione di paura,
insicurezza, e sconvolta da un possibile tragico scenario futuro) e ritiene
che:

 

" 
(…)

In queste condizioni di salute la signora RI 1 non è in
grado di garantire una continuità nella gestione della famiglia e tantomeno
avviare un’attività esterna in grado di compensare le difficoltà economiche
della famiglia. (…)” (doc. VIII/A);

 

                           •   il rapporto 20
novembre 2014 del neurologo, dr. __________, il quale evidenzia:

 

" 
(…)

Siamo confrontati con una meningiomatosi cerebrale multiple
con uno stato dopo intervento neuro-chirurgico con craniotomia e non posso
escludere che ulteriori interventi neuro-chirurgici saranno necessari.
Rivalutazioni regolari neurologiche e neuro-chirurgiche con l’aiuto di risonanze
magnetiche a medio-lungo termine sono inevitabili:

 

Siamo confrontati con dolori lombari bilaterale con
parestesie negli arti inferiori, attualmente valutate dal centro per la
terapia dei dolori, l’ultima volta il 22.09.2014. I dettagli sono descritti nel
rapporto medico.

 

Dal 6 al 9 novembre 2014 la paziente è stata al
Servizio __________ del __________ della __________ per un emi-sintomatologia
sinistra sensitiva di origine non chiara. (…)” 

 

Egli ha
concluso che “non posso immaginare che a breve-medio termine la paziente
potrebbe essere impiegata in qualsiasi posto e seguire un lavoro costante e
consistente” (doc. AI 48/1);

 

                           •   annotazioni 23
dicembre 2014 nelle quali i dr. __________ e __________, attivi presso il SMR, esaminata
la nuova documentazione, hanno osservato:

 

" 
(…)

Attualmente nuova documentazione medica presentata in
sede di ricorso:

 

rapporto dr. __________ del 2.11.2014:

 

-    Sono riportate le note diagnosi ed i noti disturbi
già accertati in occasione della valutazione SAM

-    Ritiene l’assicurata non inseribile a livello
lavorativo.

 

Rapporto dr. __________ / psicologo __________ del
3.12.204:

-    
Regressione psicologica
dell’assicurata.

-    
Si richiede di riconsiderare la
capacità lavorativa.

 

La nuova documentazione non apporta elementi medici che
permettano di distanziarsi dalla valutazione SAM precedente.” (doc. VIII/B)

 

                                         •     scritto 20 dicembre 2014 del medico
curante, dr. __________, il quale ha fra l’altro rilevato che la sua paziente
“ultimamente ha sviluppato uno stato di male emicranico con sindrome sensitiva
facio-branchio-crurale sinistra associata”, concludendo per un’inabilità del
100% dal 24 novembre 2011, con allegati il rapporto 10 novembre 2014 del __________
della __________ relativo alla succitata degenza ospedaliera e lo scritto 14 novembre
2014 del Centro __________ (doc. VIII/C);

 

                           •   annotazioni 5
gennaio 2015 del dr. __________ del SMR:

 

" 
Dall’attuale documentazione non
risulta una sostanziale modifica dello stato di salute dell’assicurata. In
particolare in occasione della recente degenza presso il servizio di neurologia
è stata confermata una stabilità radiologica della meningionatosi cerebrale.

Prevalgono evidenti segni di sovraccarico / disturbo
funzionale.” 

(doc. VIII/E)

 

                                         Trattandosi
di prese di posizione del SMR poco motivate, il 13 agosto 2015 questo TCA ha
trasmesso la summenzionata documentazione al SAM, chiedendo che venisse
sottoposta al vaglio dei dr. __________ e __________ con il seguente quesito: “Sulla
base della succitata documentazione, ritenete che rispetto alla perizia SAM del
25 giugno 2013 vi è stata una rilevante modifica dello stato di salute
dell’assicurato nell’ambito medico di vostra competenza? Nel caso affermativo,
valutate che tale modifica implichi una totale incapacità lavorativa sia
nell’abituale attività dell’assicurata che in altre attività adeguate? In caso
negativo, per quali motivi?” (X).

 

                                         Questa
è la presa di posizione del dr. __________ del 31 agosto 2015:

 

" 
(…)

Per quanto riguarda la nota meningiomatosi cerebrale
multipla, il Dr. med. __________ descrive nel suo rapporto del 20.11.2014
nuovamente uno stato dopo intervento neurochirurgico con craniotomia, si tratta
di una diagnosi ben nota già quando vidi la paziente la prima volta nel maggio
2013, dalla documentazione non pare che vi sia stato un nuovo intervento. Né
dal Dr. med. __________ né dal servizio di neurologia dell'Ospedale __________
di __________ viene descritto una sequela dell'intervento del 26.01.2012, ossia
lo stato neurologico viene sempre descritto come nella norma, il Dr. med. __________
descrive unicamente che in futuro saranno necessarie rivalutazioni neurologiche
e neurochirurgiche con MRI cerebrale di controllo, si tratta di un'osservazione
ovvia, giustamente la paziente in futuro dovrà sottoporsi a controlli regolari
della MRI cerebrale, in futuro potrebbe essere anche possibile che la paziente
debba nuovamente effettuare un intervento neurochirurgico d'asportazione in
caso di un meningioma in crescita, non è però detto che questo mai avvenga, se
dovesse avvenire dovrebbe essere valutato al momento se da un nuovo eventuale
intervento potesse derivare un'incapacità lavorativa. Ricordo unicamente che la
MRI cerebrale di controllo effettuata durante la degenza al servizio di
neurologia di Lugano nel novembre 2014 non ha evidenziato una progressione
della meningiomatosi. 

 

Il Dr. med. __________ descrive poi dei dolori lombari
bilaterali con parestesie agli arti inferiori, anche il servizio di neurologico
parla dei dolori lombari bilaterali e diramazione algica e parestesie da
entrambi gli arti inferiori senza chiara correlazione dermatomerica. In altre
parole i Colleghi non riconoscono una chiara causa neurologica/radicolare della
sintomatologia, descrivono che con le infiltrazioni vi sarebbe stato un
miglioramento dei sintomi agli arti inferiori ma nessun cambiamento in sede
lombare. Il Dr. med. __________ a riguardo invece descrive che stato effettuato
anche un trattamento con radiofrequenza dei rami articolari mediani L4-L5
bilaterali, egli descrive un miglioramento significativo dei dolori lombari
centrali. In pratica una chiara causa radicolare di questi dolori non risulta
dai rapporti, neanche dal rapporto del Dr. med. __________. Inoltre pare che
non vi sono neanche più segni di una lieve mielopatia cervicale come l'avevo riscontrato
nel 2013 nell'ambito dell'ernia discale C3-C4, pare che non vi siano neanche
stati fatti dei controlli. Da parte mia penso comunque che i disturbi accusati
dalla paziente a livello degli arti inferiori sono presumibilmente legati a
quest'ernia discale C3-C4, già nel maggio 2013 la paziente mi descriveva disturbi
sottoforma di parestesie ed anche dolori a livello degli arti inferiori per i
quali avevo attestato l'incapacità lavorativa parziale. In pratica non mi pare
che la situazione sia cambiata rispetto ad allora. 

La paziente poi dal 6 al 9.11.2014 è stata degente
presso il servizio di neurologia all'Ospedale __________ di __________, viene
posta la diagnosi di probabile stato di male emicranico con emisindrome
sensitiva facio-brachio-crurale sinistra associato eventualmente nel contesto
emicranico ad un aura sensitiva prolungata, viene messa comunque in diagnosi
differenziale anche un disturbo funzionale, ossia una causa psicologica in
paziente con evidenti segni di un sovraccarico. Anche il Dr. med. __________,
del Centro __________ di __________, nel suo rapporto parla d'emicrania non ben
contenuta in fase di reimpostazione farmacologica e muscolotensiva
multidistrettuale iscritto nel contesto di quadro depressivo e disagio
socioeconomico. Dal servizio di neurologi è poi stato prescritto un trattamento
preventivo della cefalea. A riguardo il Dr. med. __________ descrive che tutti
questi medicamenti che assumerebbe la paziente creerebbero anche effetti collaterali
non desiderati come difficoltà di coordinazione e concentrazione. Dagli atti
comunque non viene descritto se la prevenzione abbia avuto effettivamente
successo o meno, ossia se la paziente accusa tuttora delle cefalee o meno. 

 

Inoltre, ella aveva già accennato dei dolori
all'emicapo sinistro nel marzo 2013 senza che questi dolori avessero le caratteristiche
d'emicrania o di una cefalea muscolotensiva ma piuttosto da inquadrare come
sintomatologia somatoforme residuale in seguito all'intervento cranico avuto.
Risulta poi difficile valutare se vi sia effettivamente un peggioramento di
questa cefalea, è vero che i vari farmaci che la paziente assume possono anche
determinare effetti collaterali, si tratta però di farmaci, principalmente
antiepilettici che potrebbero anche creare nessun effetto collaterale. 

 

In conclusione; per quanto riguarda la nota
meningiomatosi cerebrale ed i disturbi agli arti inferiori non trovo un
cambiamento rispetto a quello già espresso nel 2013, unicamente rimane il
dubbio per quanto riguarda le cefalee della paziente, in quanto non è chiaro
dalla documentazione se essa effettivamente è peggiorata e se la terapia di
prevenzione ha avuto successo con in più il dubbio di un'origine
psicologica/somatoforme della cefalea stessa. In ogni caso penso che anche
con una cefalea più persistente rispetto al 2013, la paziente dovrebbe sempre
avere un'incapacità lavorativa nel suo lavoro d'addetta alle pulizie ed aiuto
domestico di al massimo 50% di un'attività piena, ossia che in quest'attività
sia esigibile circa 4 ore al giorno.

Vale la stessa valutazione anche per le attività casalinghe.”
(sottolineatura del redattore; doc. XIII/2)

 

                                         Il
dr. __________ si è così espresso il 25 agosto 2015:

 

" 
Dopo attenta presa di visione della
documentazione medica prodotta durante la procedura di ricorso presso il
Tribunale Cantonale delle Assicurazioni non ho rilevato elementi di rilevanza
clinica tale da modificare quanto riportato nel mio rapporto incluso nella
perizia pluridisciplinare del 25.06.2013. Sostanzialmente per quanto riguarda
l'ambito medico di mia competenza confermo quindi sia la diagnosi posta sia
quanto riportato in merito alla valutazione della capacità lavorativa dell'A.”
(doc. XIII/1)

 

                                         Con
scritto 8 settembre 2015 il SAM, riportati i due succitati pareri medici, ha
concluso che “la documentazione sottopostaci non evidenzia dati clinici
nuovi o modificazioni dello stato di salute tali da modificare le conclusioni
della nostra perizia SAM del 25.6.2013” (doc. XIII pag. 4). 

 

                                         Visto
quanto sopra, tenuto conto della perizia SAM e dei complementi del dr. __________
e dr. __________, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati), che, a parte un periodo di totale inabilità
lavorativa del 100% dal 25 gennaio 2012 – 28 maggio 2012, l’assicurata è da
ritenere abile al 50% sia nella precedente attività che in attività adeguate. 

 

                             2.11.   Occorre
ora procedere alla graduazione dell’invalidità per la parte d’attività salariata
mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), il cui calcolo è stato esposto
nella decisione impugnata ed è rimasto incontestato.

 

                          2.11.1.   Siccome
l’assicurata, prima del danno alla salute, svolgeva l’attività di ausiliaria di
pulizia nella misura del 16% e che potrebbe ancora svolgerla al 50%, il grado
d’invalidità è di conseguenza nullo. Al riguardo, va fatto presente la costante giurisprudenza federale
secondo la quale un assicurato, parzialmente abile al lavoro a cui viene
applicato il metodo misto e la cui capacità lavorativa residua per l’esercizio
di un’attività lucrativa corrisponde o supera quella che avrebbe effettivamente
messo a frutto senza danno alla salute nella medesima attività, non subisce una
incapacità al guadagno (cfr. STF 9C_1061/2010 del 7 luglio 2011 consid. 8.1 e
il rinvio tra le tante alla 8C_107/2009 del 18 gennaio 2010 consid. 4.3; a livello
cantonale cfr. 32.2014.190 del 24 settembre 2015 consid. 4, 32.2012.265 dell’11
giugno 2013 consid. 2.12.2, 32.2010.115 del 12 novembre 2010 consid. 2.11).

                                      

                           2.11.2   Per
quel che concerne l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, come si è visto (cfr. consid. 2.5), è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2012, allo scopo di garantire
un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo -
che nel caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna
di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3086 prevede:

" 
Di regola, si ammette che i lavori
di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo
  %

  	
  Massimo
  %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,
  apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare
  l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni,
  uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere
  e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i malati, curare
  le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di
  volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero
(N. 3090)."

 

Mentre alle cifre
3087, 3088 e 3089 si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere
sempre del 100% (Pratique VSI 1997 pag. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e
la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 pag. 244). 

 

 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro con-facente, acquisizione di impianti
e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3044 segg.) Deve cioè ripartire
meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei membri della sua famiglia in
misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (decisione del TFA del
17 marzo 2005, I 257/04 e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3). Se non adotta questi provvedimenti
volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell’invalidità, della diminuzione della capacità di lavoro nell’ambito
domestico. 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
attiva nell’economia domestica deve contribuire quanto ragionevolmente
possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro
confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati, N. 1048 e
3044 segg.). La maggior mole di lavoro può essere presa in considerazione per
il calcolo dell’invalidità soltanto se l’assicurato non è in grado di svolgere
la totalità dei lavori domestici durante il normale orario di lavoro e
necessita dunque dell’aiuto di terzi (RCC 1984, pag. 143, consid. 5). L’interessato
deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei familiari in
misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (I 257/04 e DTF 130 V
97 consid. 3.3.3). Se non adotta i provvedimenti volti a ridurre il danno, al
momento della valutazione dell’invalidità non sarà tenuto conto della
diminuzione della capacità al lavoro nell’ambito domestico."

 

                                         Al
riguardo, il TFA ha già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e
senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni
delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali
inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d;
RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001 consid. 4, ). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).

                                      

                                         Nella
fattispecie in esame, l'Ufficio AI ha incaricato l'assistente sociale di
esperire un'inchiesta per le persone che si occupano dell'economia domestica.

                                         Il
relativo rapporto è stato allestito il 16 aprile 2014 (doc. AI 34). Sulla base
degli accertamenti eseguiti presso il domicilio, dopo aver fissato gli
impedimenti di ogni singola mansione, l'assistente sociale ha stabilito una
limitazione complessiva del 33,50%. In tale inchiesta economica, rimasta del
resto incontestata, è stata correttamente stabilita una ripartizione delle
singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra
marginale 3086 CIGI, attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei
lavori abituali svolti nell'ambito dell'economia domestica, motivo per cui
merita conferma.

 

                                         Ora,
come viso, il SAM ha valutato un’inabilità del 50% quale casalinga. Riguardo
alla discrepanza con l’inchiesta economica, va ricordato che secondo
giurisprudenza nei casi di assicurati attivi presso la loro economia domestica
l’accerta-mento dettagliato dei rapporti effettuato al domicilio della persona
assicurata è ritenuto prioritario rispetto alla stessa valutazione
medico-teorica. Infatti, dove, come nella fattispecie, sono
principalmente le limitazioni fisiche a essere esaminate, l'inchiesta economica
costituisce la base più adatta a definirne le ripercussioni (cfr. STF
8C_384/2010 del 12 dicembre 2011, consid. 6.2 in fine citata in STF 9C_896/2012
del 31 gennaio 2013, consid. 4.4). 

                                         Per
questi motivi l’inchiesta economica merita conferma.

 

                             2.12.
  Visto quanto sopra, ritenuta un’incontestata ripartizione del 84% quale casalinga e del 16% quale salariata si hanno le seguenti
invalidità globali, così come esposto nella decisione impugnata:       

 

                                         Attività             Quota parte    Limitazione               Grado
d’inv. parziale

                                                      Caslinga                  
84%                 33,50%                                          28%

                                                      Salariata                 
16%                     0%                                               0%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                      28%

 

                                         Non
raggiungendo l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile, la decisione
contestata è corretta. Il ricorso va pertanto respinto. 

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

1.Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico dell’assicurata.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti