# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 25d78aff-5f0a-54f5-9ab5-5d98c3ff8059
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.05.2020 14.2019.237
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2019-237_2020-05-06.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2019.237

  	
  Lugano

  6 maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bertoni

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa S19-324 (rigetto definitivo dell’opposizione) della
Giudicatura di pace del Circolo di Paradiso promossa con istanza 11 novembre
2019 dallo

 

	
   

  	
  Stato del Canton Ticino, Bellinzona

  (rappresentato dalla Sezione della
  circolazione, Camorino)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1,  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sull’“appello” (recte: reclamo) del 23 dicembre 2019 presentato da RE 1 contro la decisione
emessa il 12 dicembre 2019 dal Giudice di pace;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il 7 gennaio 2019 la Sezione della circolazione del Cantone Ticino
ha emesso a carico di RE 1 l’imposta della circolazione 2019 di fr. 295.–
relativa a una Mini Cooper. Ne ha poi richiamato il pagamento il 17 marzo 2019.
In seguito alla cessione del veicolo e delle targhe del 18 marzo 2019, il successivo
2 aprile la Sezione della circolazione ha limitato l’imposta al periodo dal 1°
gennaio al 18 marzo 2019 ed emesso una nuova fattura per fr. 62.20. Il 19
maggio 2019, la Sezione ha inviato a RE 1 un richiamo di pagamento per i fr. 62.20
avvertendolo che scaduto il termine di pagamento di dieci giorni gli sarebbe
stata addebitata una tassa di fr. 20.– sul prossimo richiamo. Ciò che ha
puntualmente fatto con la diffida di pagamento di fr. 82.20 del 23 giugno
2019.

 

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 23 agosto 2019 dal­l’Ufficio di
esecuzione di Lugano, lo Stato del Canton Ticino ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 82.20, indicando alla voce causa di credito: “NIP 703470 Fatture no:
19007 98924, Emessa il:
02.04.2019”.

 

                                  C.   Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza dell’11 novembre
2019 lo Stato del Canton Ticino ne ha chiesto il rigetto definitivo alla
Giudicatura di pace del Circolo di Paradiso. Nel termine impartito, il
convenuto si è opposto all’istanza con osservazioni scritte del 4 dicembre 2019
e postulato lo stralcio della causa e la cancellazione del precetto esecutivo,
facendo presente di aver pagato all’escutente il 22 novembre 2019 fr. 62.20.

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 12 dicembre 2019,
il Giudice di pace ha accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione
interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 60.–
e un’indennità di fr. 35.– a favore dell’istante.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un “appello” (recte: reclamo) del 23 dicembre 2019 per ottenerne l’annullamento, la reiezione del­l’istanza,
l’addossamento delle spese processuali all’istante e la cancellazione del
precetto esecutivo. Nelle sue osservazioni del 4 febbraio 2020, lo Stato del
Canton Ticino ha concluso per la
reiezione del reclamo.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­sizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 23 dicembre 2019 contro la sentenza notificata a RE 1 il 16
dicembre, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in
linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore
(art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze
manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III
417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC
con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto
sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono
inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art.
326 cpv. 1 CPC).

 

                             1.2.1   Nel
caso specifico, la nuova documentazione prodotta dal reclamante – estratti
bancari dettagliati relativi ai pagamenti alla controparte di fr. 62.20
(doc. 3), 403.30 (doc. 4) e 149.50 (doc. 5) – è inammissibile e pertanto non se
ne terrà conto per l’odierna pronuncia (art. 326 cpv. 1 CPC). Non sono comunque
di rilievo per l’esito dell’odierno giudizio (v. sotto consid. 6).

 

                             1.2.2   Anche le liste d’invii di richiami (doc. U e
V) e il rapporto 2018 della Postcom (doc. Z) acclusi alle osservazioni al
reclamo sono documenti nuovi in linea di massima inammissibili, come le
relative allegazioni dell’istante in merito alla prova di notifica della
fattura, del richiamo e della diffida di pagamento della tassa posta in
esecuzione. Vero è, tuttavia, che la Sezione della circolazione non ha avuto
modo di farli valere prima perché il Giudice di pace ha negligentemente omesso
di comunicarle le osservazioni all’istanza – e pertanto la contestazione dell’escusso
in merito alla ricezione di tali atti – prima di statuire sulla causa, ciò che
potrebbe giustificare la loro ammissione agli atti (in tal senso la sentenza
della CEF 14.2016.308 del 6 febbraio 2017). La questione può però rimanere
indecisa perché quelle allegazioni e quei documenti non sono decisivi per la
decisione odierna (v. sotto consid. 6.3.2).

 

                                         Il
plico di documenti contrassegnato con la lettera “N” appare invece essere
quello prodotto dall’istante in prima sede e incorrettamente ritornatole dal
Giudice di pace anziché conservarne una copia nel suo incarto nel senso dell’art.
131 CPC. La sua ricevibilità è dunque pacifica.

 

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui sco­po non è di accertare l’esistenza del
credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il
giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore –
la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non
dimostri immediatamente una delle eccezioni liberatorie enumerate all’art. 81
LEF (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata il Giudice di pace, riferendosi genericamente alla
documentazione prodotta dallo Stato del Cantone Ticino, ha accolto l’istanza di
rigetto definitivo dell’opposizione.

 

                                   4.   Nel
reclamo RE 1 sostiene, come già aveva fatto nelle osservazioni all’istanza, che
dopo aver interposto opposizione al precetto esecutivo ha subito segnalato telefonicamente
alla Sezione della circolazione di non aver mai ricevuto la fattura menzionata
nel precetto esecutivo né tanto meno alcun sollecito di pagamento. Il
reclamante asserisce di essere venuto a conoscenza della fattura e dei
solleciti di pagamento per la prima volta solo quando il Giudice di pace gli ha
assegnato il termine per presentare le proprie osservazioni all’istanza.
Afferma di aver “ovviamente” provveduto al pagamento della
fattura di fr. 62.20 il 22 novembre 2019. Rileva poi di aver pagato alla Sezione della circolazione due fatture
più recenti il 20 maggio 2019 (fr. 403.30) e il 9 luglio 2019 (fr. 149.50)
sicché non si spiegherebbe il mancato pagamento della fattura antecedente di fr. 62.20
se non con la mancata ricezione di quest’ultima da parte sua.

 

                                   5.   È
anzitutto pacifico – poiché è ammesso dalla controparte – che il convenuto ha
pagato parte del credito posto in esecuzione, limitatamente a fr. 62.20 il
22 novembre 2019, ossia dopo l’inoltro del­l’istanza avvenuto l’11 novembre
2019. In siffatta misura l’esecu­zione risulta quindi estinta (art. 12 LEF) e su
questo punto il reclamo è senza oggetto, come lo era già l’istanza (tra altre:
sentenza della CEF 14.2016.306 del 10 marzo 2017). Per quanto attiene alla
ripartizione delle spese e delle ripetibili di prima sede (art. 318 cpv. 3 CPC),
il reclamo conserva invece un interesse (v. sotto consid. 8). Rimangono inoltre
da esaminare la correttezza della decisione impugnata quanto alla censurata tassa di richiamo di fr. 20.– (sotto consid. 6) e la
richiesta di cancellazione dell’ese­cuzione (consid. 7).

                                   6.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione
(DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                6.1   Giusta
l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze giudiziarie, e valgono
quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni
di autorità amministrative svizzere. Di norma, come per le sentenze civili non
è necessario il passaggio in giudicato (STAEHE­LIN in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 110 ad art. 80 LEF). Sia l’esecutività
che il passaggio in giudicato presuppongono, ad ogni modo, la regolare
intimazione della decisione al
destinatario (sentenza della CEF 14.2014.212 del 30 gennaio 2015,
consid. 7; STAEHELIN, op. cit., n. 124 ad art. 80) la cui prova –
in caso di contestazione – incombe all’autorità notificatrice (DTF 141 I 102
consid. 7.1; sentenza della CEF 14.2017.166 dell’11 gennaio 2018, consid. 5.3/a
e i rinvii), fermo restando che la prova può essere fornita anche da indizi o
dall’insieme delle circostanze del caso concreto, per esempio dallo scambio di corrispondenza
con l’autorità escutente o dal comportamento dell’escusso
(DTF 105 III 43 consid. 3; pure DTF 136 V 310 consid. 5.9).

 

                                6.2   Nel
caso in esame, a sostegno della tassa di richiamo di fr. 20.– l’istante ha
prodotto la relativa fattura del 2 aprile, il richiamo del 19 maggio e la
diffida di pagamento del 23 giugno 2019. Quest’ul­tima indica la tassa di fr. 20.–
e riveste le caratteristiche di una decisione amministrativa, a cominciare
dalla designazione come “tassa”, anche se per errore il testo della diffida
esclude la possibilità di un ricorso, ciò che in realtà concerne solo la
(ridotta) tassa di circolazione, per la quale il termine d’impugnazione era già
scaduto da tempo (30 giorni dall’intimazione), e non la tassa di richia­mo,
oggetto della stessa diffida, peraltro stabilita all’art. 8 lett. c n. 6 del
Regolamento di applicazione della legge sulle imposte e tasse di circolazione
dei veicoli a motore (RL 760.510). Ne consegue che la diffida di pagamento è da
ritenersi in sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione.

 

                                6.3   Il
problema è che il reclamante sostiene di non aver mai ricevuto la fattura
menzionata nel precetto esecutivo, né tanto meno alcun sollecito di pagamento,
e di esserne venuto a conoscenza solo tramite lo stesso precetto. Al riguardo
il Giudice di pace non ha speso una parola. La questione è però decisiva,
giacché una decisione non vale titolo di rigetto finché non è stata notificata
al suo destinatario (sopra consid. 6.1).

 

                             6.3.1   Con le osservazioni al reclamo, lo Stato del
Cantone Ticino ha pro­dotto due liste di richiami messe a disposizione
dal fornitore del proprio applicativo informatico a conferma dell’elaborazione e
del-l’invio del primo e del secondo sollecito di pagamento relativi alla
fattura di fr. 62.20 (doc. U e V) oltre al rapporto ufficiale annuale 2018
della POSTCOM (doc. Z), da cui risulta che il 98.9% degli invii per posta B è
recapitato puntualmente, deducendone che le probabilità per cui al medesimo
cliente non siano stati recapitati tre invii (in concreto la fattura e i due
solleciti) sono praticamente nulle.

 

                             6.3.2   Invero
le liste provano semmai l’invio del richiamo e della diffida, ma non il loro
recapito né tanto meno la loro ricezione, mentre il rapporto si riferisce alla
tempestività degli invii per posta B effettivamente recapitati e non al tasso
di consegne effettive al corretto destinatario (che potrebbe essere calcolato
solo tenendo conti degli errori segnalati). Non si può dunque escludere che
nessuno dei tre atti sia giunto al reclamante. Del resto quale prova della
notifica di un atto giudiziario o amministrativo la legge esige una ricevuta
firmata dal destinatario, in particolare quella rilasciata in caso d’in­vio
postale raccomandato (tra altri: art. 138 cpv. 1 CPC e 34 LEF), o nelle
procedure di diritto amministrativo perlomeno un accertamento di recapito come
quello offerto dagli invii in posta “A Plus”, ricordato che in tali ambiti non
è necessario che il destinatario abbia effettivamente conoscenza dell’atto,
basta se esso è entrato nella sua sfera di dominio o di disposizione (DTF 142
III 603 consid. 2.4.1; sentenza della CEF 14.2016.183 del 3 novembre 2016
consid. 5.3). D’altronde l’attestazione di passaggio in giudicato apposta dalla
stessa istante sulla diffida non è al riguardo decisiva (già citata sentenza
della CEF 14.2016.183, consid. 5).

 

                             6.3.3   Sta
tuttavia di fatto che il reclamante è venuto a conoscenza della procedura d’incasso
dell’imposta di circolazione a ricezione del precetto esecutivo, il 27 agosto
2019. Egli afferma invero di aver subito segnalato telefonicamente alla Sezione
della circolazione di non aver mai ricevuto la fattura menzionata nel precetto
esecutivo né tanto meno alcun sollecito di pagamento, ma non dimostra di avere
impugnato le decisioni di tassazione e di diffida. Ha atteso che la Sezione
inoltrasse istanza di rigetto dell’opposizione e il Giudice di pace gli
assegnasse, il 14 novembre 2019, il termine per determinarsi al riguardo per
pagare l’imposta (il 22 novembre) e contestare la tassa di richiamo (con le sue
osservazioni del 4 dicembre). Orbene, la decorrenza di un termine non può
essere differita a piacimento. Il principio della buona fede (art. 2 cpv. 1 CC
e 52 CPC) impone infatti ai destinatari d’informarsi dell’esistenza e del
contenuto di un atto che li riguardi non appena ne sospettino l’esistenza e di
contestarlo tempestivamente (sentenza del Tribunale federale 5A_570/2010 del 17
giugno 2011, consid. 3.3.3, con rimandi; DTF 139 IV 232 consid. 1.3; già citata
sentenza della CEF 14.2014.212, consid. 9.1). Ne segue che, in assenza di un
tempestivo ricorso, la decisione di diffida è passata in giudicato prima dell’inoltro
dell’istanza.

 

                                6.4   Oltre
all’esecutività del titolo di rigetto, da accertare al momento in cui statuisce,
il giudice del rigetto deve anche verificare, sempre d’ufficio, che il credito
posto in esecuzione era esigibile al momen­to
dell’inoltro dell’esecuzione, ovvero della notifica del precetto ese­cutivo.
All’escutente incombe dimostrare tale presupposto con documenti (sentenza della
CEF 14.2019.157 del 12 dicembre 2019 consid. 5).

 

                             6.4.1   Nel
caso specifico, la tassa di richiamo non risulta essere stata esigibile già al
momento della notifica del precetto esecutivo, dato che l’escusso non risulta
averne avuto conoscenza prima di tale notifica. Orbene, in assenza di norme
speciali, non si può considerare che la tassa di richiamo sia esigibile prima
di essere stata intimata al destinatario, che non può pagare una somma di cui
non conosce l’entità.

 

                             6.4.2   La
decisione impugnata si rivela di conseguenza giuridicamente errata e va così
riformata nel senso della reiezione dell’istanza.

 

                                   7.   È
per contro irricevibile la domanda del reclamante volta a far ordine all’Ufficio
d’esecuzione di Lugano di provvedere alla cancellazione del precetto esecutivo.
In effetti, tale domanda andrebbe semmai indirizzata direttamente all’autorità
competente, ossia al­l’ufficio d’esecuzione (cfr. art. 8a cpv. 3
LEF e sentenza della CEF 14.2016.137 del 24 novembre 2016, RtiD 2017 II 865 n.
36c consid. 2.1) e non direttamente alla Camera, men che meno con un reclamo (sentenza
della CEF 14.2019.194 del 3 marzo 2020, consid. 7). Ad ogni modo giova
ricordare al reclamante che lo stralcio o la reiezione dell’istanza di rigetto
non giustifica ancora la cancellazione dell’esecuzione – o meglio la sua non
divulgazione a terzi (sentenza della CEF 15.2001.262 del 16 ottobre 2001, v.
anche circolare della CEF quale autorità di vigilanza 32/2005 sull’e­stinzione
del diritto dei terzi alla consultazione degli atti degli uffici d’esecuzione del
6 dicembre 2005, pag. 4, ad 2.6/a).

 

                                   8.   In
entrambe le sedi la tassa, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1
OTLEF (RS 281.35), segue la reciproca soccombenza parziale (art. 106 cpv. 2
CPC). Il reclamante vince sulla questione della tassa di richiamo, ma è da
considerare soccombente per quanto attiene alla domanda di cancellazione dell’esecuzione
e all’imposta di circolazione. Per equità gli va in effetti addossata la
responsabilità di aver provocato inutilmente l’avvio della causa pa-gando l’imposta
in ritardo, solo il 22 novembre 2019, anziché entro
venti giorni dopo aver ricevuto, il 27 agosto, il precetto esecutivo (art.
69 cpv. 2 n. 2 LEF, 107 cpv. 1 lett. e 108 CPC; sentenza della CEF 14.2016.
306 del 10 marzo 2017 pag. 3). Tutto sommato occorre ripartire le spese in
ragione di 4⁄5 a
carico del reclamante e 1⁄5 a carico dell’istante. Non si pone
invece problema d’indennità d’inconvenienza,
non avendo le parti formulato alcuna richiesta motivata al riguardo (cfr. art.
95 cpv. 3 lett. c CPC).

 

                                   9.   Circa i rimedi esperibili
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 82.20,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui non è senza oggetto né
irricevibile, il reclamo è accolto e, di conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2
della decisione impugnata sono così riformati:

                                         “1.  Nella
misura in cui non è senza oggetto, l’istanza è respinta.

                                          2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 60.– sono poste per 1⁄5 a carico dello Stato del
Cantone Ticino e per i restanti 4⁄5 a carico di RE 1.”

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 80.– relative al presente giudizio,
già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico in ragione di 4⁄5 e per il restante 1⁄5 a carico dello Stato del Cantone
Ticino.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
alla Giudicatura di pace del Circolo di Paradiso.

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF
(art. 113 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie
(art. 46 cpv. 1 LTF).