# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 84ae6f8a-33c4-50a8-958d-91851da23459
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.09.2005 34.2004.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2004-65_2005-09-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  34.2004.65

   

  BS/td

  	
  Lugano

  21 settembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 2 dicembre
2004 di

 

	
   

  	
  AT 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
  CV 1 

   

   

  in materia di previdenza professionale

  	 

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   AT 1, classe
1950, di professione giornalista, con decisione 13 ottobre 2004 dell’Ufficio AI
è stato posto al beneficio di una rendita intera d’invalidità dal 1° aprile
2004, dopo un anno di attesa iniziato a decorrere il 1° aprile 2003 (doc. A1).

 

                                         Il 1°
aprile 2003 l’assicurato lavorava presso la “__________” in qualità di
direttore del quotidiano “__________”, con uno stipendio mensile di fr. 15'000
(cfr. certificato di salario, doc. A2).

Ai fini dell’attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, il
datore di lavoro si è affiliato alla CV 1 (in seguito: Fondazione CV 1). 

Di conseguenza, AT 1 dal 1° agosto 2002 sino al licenziamento senza preavviso
del 19 maggio 2003 (alleg. B4 in doc. VIII) è stato assicurato presso la
Fondazione CV 1 (cfr. certificato personale, doc. A3).

Interpellata dal legale dell’assicurato, avv. RA 1, con scritto 7 ottobre 2004
la Fondazione CV 1 ha negato qualsiasi obbligo assicurativo, facendo presente:

 

" 
Come dalla sua comunicazione della delibera
dell'assicurazione federale d'invalidità il 09.08.2004, è stata assegnata al
suo cliente una rendita intera AI dal 01.04.2004. L'AI ha iniziato il tempo
d'attesa il 01.04.2003, basandosi su un certificato medico del Dott. __________
del 14.01.2004. Questa circostanza non ci è possibile ripercorrere, dato che
negli atti dell'AI ci sono attestati medici della stessa clinica che
certificano, rispettivamente confermano tutt'altro. Prendiamo in considerazione
di fare opposizione contro la decisione AI.

 

Dopo l'attacco cardiaco avuto dal Suo mandante il
19.03.2000, gli è stata attestata un'incapacità lavorativa totale e continua.
Le perizie mediche coincidono cronologicamente, quindi sono da considerare
superiore. Tutto questo è registrato negli atti dell'assicurazione federale per
l'invalidità.

 

Come dal LPP Art. 23 hanno diritto alle
prestazioni d'invalidità le persone che, nel senso dell'AI sono invalide per
almeno il 50 per cento ed erano assicurate al momento in cui è sorta l'incapacità
di lavoro la cui causa ha portato all'invalidità.

 

Di conseguenza vi consigliamo di prendere
contatto l'istituzione di previdenza che ha fornito la copertura assicurativa
del vostro mandante, nel periodo (marzo 2000) in cui è subentrato l'evento assicurato."
(doc. A6)

                                         In data 3
novembre 2004 la Fondazione CV 1 si è opposta alla succitata decisione 13
ottobre 2004 dell’Ufficio AI, contestando l’inizio della decorrenza del periodo
di attesa fissato dall’amministrazione al 1° aprile 2003 (doc. A7).

 

                               1.2.   Con
petizione 2 dicembre 2004 AT 1, per il tramite dell’avv. RA 1, ha chiesto al
TCA la condanna della Fondazione CV 1 al versamento di una rendita d’invalidità
annua di fr. 78'000 a far da tempo dal 1° aprile 2003.

In particolare egli evidenzia come nel periodo in cui l’assicuratore LPP lo
ritiene “invalido”, egli aveva fondato e diretto un nuovo giornale, lavorando
anche 13 – 14 ore al giorno.

Per il resto l’attore fa riferimento alla decisione 13 ottobre 2004
dell’Ufficio AI, che gli ha riconosciuto il diritto, dopo l’anno di attesa
decorrente dal 1° aprile 2003, ad una rendita intera d’invalidità con effetto retroattivo
dal 1° aprile 2004.

                               1.3.   Con risposta
di causa 28 gennaio 2005 la Fondazione CV 1 ha chiesto in via preliminare la
sospensione della causa in attesa della crescita in giudicato della decisione
13 ottobre 2004 dell’Ufficio AI.

                                         Nel
merito essa ha postulato la reiezione della petizione, nonché l’eventuale
obbligo di anticipare le prestazioni richieste.

In particolare, la convenuta, facendo riferimento alla documentazione medica
prodotta in sede d’opposizione alla decisione 13 ottobre 2004 emessa
dall’Ufficio AI, ha sostenuto che l’anno di attesa debba decorrere al più tardi
dal mese di novembre 2000, motivo per cui essa non è obbligata a versare alcuna
prestazione.

Quanto all’eventuale obbligo di anticipo delle prestazioni assicurative ex art.
26 cpv. 4 LPP, la Fondazione CV 1 ha dapprima evidenziato che tale articolo,
entrato in vigore il 1° gennaio 2005, non è applicabile alla fattispecie in
esame e, anche se dovesse esserlo, secondo la convenuta tale obbligo ricadrebbe
sull’Istituto collettore, quale ultimo assicuratore LPP prima dell’evento
assicurativo.

                               1.4.   Con replica
14 febbraio 2005 l’attore si è opposto alla sospensione della procedura (VIII).

 

                                         Dopo aver
richiamato dall’Ufficio AI l’incarto dell’assicurato ed essersi informato sui
tempi d’evasione dell’opposizione della Fondazione CV 1 (X, XII, XIII, XIV), in
data 9 marzo 2005 il Vicepresidente del TCA ha decretato la sospensione della
causa in attesa dell’esito della procedura AI (XVI).

                               1.5.   Su richiesta
del TCA, con scritto 10 maggio 2005 l’Ufficio AI ha informato di aver emesso il
29 aprile 2005 la decisione con cui ha respinto l’opposizione della Fondazione CV
1 (XXI).

Interpellata dallo scrivente Tribunale, il 17 maggio 2005 la convenuta ha fatto
presente di voler interporre ricorso avverso la succitata decisione
amministrativa, ciò che è effettivamente accaduto. 

 

                                         Con
tempestivo ricorso al TCA, datato 30 maggio 2005, la Fondazione CV 1 ha infatti
impugnato la decisione su opposizione 29 aprile 2005, oggetto di una separata
procedura (inc. TCA 32.2005.82).

Con sentenza del 21 settembre 2005 questa Corte ha respinto il ricorso contro
suddetto provvedimento dell’Ufficio AI, confermando di conseguenza il diritto
ad una rendita intera dal 1° aprile 2004, dopo scadenza del termine di attesa iniziato
a decorrere il 1° aprile 2003. 

                                                                                 

                               1.6.   Infine, lo
scrivente Tribunale ha chiesto alla Fondazione convenuta delle informazioni in
merito all’importo di un’eventuale rendita del secondo pilastro, ricevendo
risposta il 18 agosto 2005 (XXVII).

 

 

considerando                 in diritto

 

                               2.1.   Ritenuto che
la procedura amministrativa presso l’Ufficio AI è terminata con la decisione su
opposizione 29 aprile 2005, che la documentazione acquisita agli atti (tra cui
l’incarto AI, già visionato dalle parti) è sufficiente per poter emettere un
giudizio quo alla decorrenza dell’incapacità lavorativa dell’attore - questione
che è stata evasa dallo scrivente Tribunale nella procedura di cui all’inc.
32.2005.82 - non vi è motivo alcuno per non procedere all’evasione della
petizione che qui ci occupa. Di conseguenza, il decreto di sospensione 9 marzo
2005 è revocato.

                               2.2.   Oggetto del
contendere è il diritto ad una rendita intera d’invalidità della previdenza
professionale richiesta da AT 1 nei confronti della Fondazione CV 1. 

La Fondazione convenuta non contesta né l’invalidità né il diritto ad una
rendita del secondo pilastro, negando invece di essere lei stessa debitrice
della chiesta prestazione assicurativa. 

In particolare essa contesta che l’incapacità lavorativa che ha condotto
all’invalidità sia insorta il 1° aprile 2003, come deciso dall’Ufficio AI, sostenendo
invece come l’inizio dell’incapacità lavorativa risalga (al più tardi) al
novembre 2000, a seguito delle affezioni invalidanti subentrate dopo l’incidente
stradale occorso il 19 marzo 2000, quindi in un periodo in cui l’attore non era
ancora affiliato presso di lei.

 

                               2.3.   Il 1.
gennaio 2005 è entrata in vigore la 1. revisione della LPP,  la quale ha
modificato numerose disposizioni.

                                         In proposito deve essere
precisato che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, dal profilo
temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le
relative norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto
che deve essere apprezzato giuridicamente oppure che ha delle conseguenze
giuridiche (DTF 130 V 329; 129 V 1 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1; 128 V
315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 10 settembre
2003 nella causa C., B 28/01).

                                         Di conseguenza nel caso in
esame, posto come sia litigiosa l’attribuzione di una rendita di invalidità
della previdenza professionale dovuta all’attore a dipendenza di un’inabilità
lavorativa fissata dall’Ufficio AI a far tempo dal mese di aprile 2003, non
tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale della 1. revisione
della LPP del 3 ottobre 2003, in vigore dal 1° gennaio 2005, eventualmente
pertinenti, bensì quelle valide fino al 31 dicembre 2004 (STFA del 26 novembre
2003 nella causa J., U 158/03; STFA del 24 maggio 2004 nella causa M., C 205/03
consid. 1). Né del resto, per quanto concerne il presente litigio, può essere
dedotto altrimenti dalle disposizioni transitorie della modifica legislativa
del 3 ottobre 2003.

 

                               2.4.   L’art. 23 vLPP,
che è una disposizione minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle
prestazioni d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per
almeno il 50% ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di
lavoro la cui causa ha portato all’invalidità. Non è per contro necessario che
l’interessato sia assicurato al momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998
LPP no. 19; SZS 1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1995 BVG
Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V 116 consid. 2b; 118
V 35; Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995, p. 403; Maurer,
Bundessozialversicherungs-recht, Basilea 1994, p. 209). 

                                         

                                         Per
poter aver diritto ad una rendita di invalidità ai sensi
dell'art. 23 vLPP occorre dunque essere assicurati al momento in cui si
registra un'incapacità lavorativa o una diminuzione di rendimento di una certa
importanza (ossia, secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. Pratique VSI
1998 pag. 126; STFA non pubblicate del 16 febbraio 2001 nella causa V., B
100/00 e del 2 agosto 2000 nella causa B., B 78/99). Non è invece decisivo
essere assicurati quando sorge l'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264
consid. 1b; SZS 1994 p. 469 consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 nella
causa  R. consid. 2). 

                                         Il
richiedente dev'essere quindi assicurato al momento dell'insorgenza
dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non necessariamente
quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della stessa  (SZS 2002
pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 nella
causa S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20
luglio 1994 nella causa R consid. 2).

                                         Questa
soluzione è stata introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative,
nel caso in cui il datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla
decorrenza dell’anno di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita
AI e quindi della rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263
consid. 1°, 120 V 116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 nella causa S.P, citata
anche in bollettino UFAS no. 36).

 

                                         Di
conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al
momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le
prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa
il rapporto assicurativo era già stato sciolto (SVR 1998 LPP no. 14, 1994 p.
38; DTF 118 V 98). 

                                         I
medesimi principi valgono in materia di previdenza più estesa, in assenza di
disposizioni statutarie divergenti (SVR 1994 p. 38 consid. 2b; DTF 117 V 332
consid. 3).                                                               

                                      

                                          Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità
lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'istituto di previdenza è
tenuto a versare prestazioni di invalidità anche se l'invalidità si modifica,
per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto previdenziale (SZS 1995 p. 465
consid. 4a; DTF 118 V 45 consid. 5; Moser, Bedeutung
und Tragweite von art. 23 BVG in SZS 1995 p. 426 N 49; RDAT 1996 II, p. 248 seg.;
STFA non pubbl. del 

                                          20 luglio 1994 nella causa R. p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl. del
15 marzo 2000 nella causa N., 34.1999.17).

 

                                         Va
altresì ulteriormente ricordato che in una sentenza emessa nel Canton Ginevra è
stato precisato che l'art. 23 LPP non presuppone che l'interessato fosse
assicurato all'inizio del decorrere del termine di carenza di cui all'art. 29
cpv. 1 LAI; è sufficiente invece che egli fosse affiliato all'istituto di
previdenza al momento in cui è insorta l'incapacità lavorativa che ha condotto
all'invalidità (SVR 1997 BVG N° 80).

 

                               2.5.   L’art. 26 v.
LPP stabilisce che, per la nascita del diritto alle prestazioni d’invalidità,
sono applicabili per analogia le pertinenti disposizioni della legge federale
sull’assicurazione invalidità (art. 29 LAI). L'istituto di previdenza può
inoltre stabilire nelle sue disposizioni regolamentari, che il diritto alle
prestazioni sia differito, fintanto che l'assicurato riscuote il salario pieno
(SZS 1995 p. 464 consid. 3b).

                                         Per
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita nasce tra l'altro il più
presto nel momento in cui l'assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro almeno il 40% in media.

                                         

                               2.6.   L’art. 4 LAI
in relazione con l'art. 16 LPGA prevede che l’invalidità è l’incapacità al
guadagno, presunta permanente o di rilevante durata cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Con incapacità di guadagno si intende quell’incapacità di eseguire
un’attività che si può esigere dall’interessato in un mercato del lavoro
equilibrato e quindi non solo quella di effettuare il proprio lavoro (DTF 117 V
335 consid. 5c, 109 V 28; SZS 1995 pag. 476, Maurer, op. cit., p. 140/141).

                                         In ambito
AI va pertanto valutato se l’assicurato dispone ancora di capacità di guadagno
nella sua professione e parimenti se vi è possibilità di guadagno in altre
professioni ammissibili in un mercato del lavoro equilibrato (DTF 109 V 28, 111
V 21; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, 1989 p.
488). Le attività considerate non si limitano quindi a quelle che coincidono
con l’ultima attività svolta o ad attività affini, ma anche ad attività
diverse.

                                         Per la
stretta relazione esistente tra la rendita d’invalidità dell’AI e quella del
secondo pilastro emerge che, il concetto d’invalidità nell’ambito della
previdenza obbligatoria e quello dell'assicurazione invalidità, è di principio
il medesimo (DTF 115 V 210; RDAT I 1995 consid. 2.2 p. 229; a determinate
condizioni l’istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito
insostenibili, DTF 123 V 271 consid. 2a, 115 V 208 consid. 2c; SVR 1995 BVG nr.
22 pag. 57 consid. 2). 

L’istituto di previdenza non è tuttavia vincolato in maniera assoluta alle
conclusioni dell’AI.

                                         L'Alta
Corte ha in effetti precisato che il vincolo alla pronuncia dell'AI può
estendersi solo a quegli accertamenti e a quelle valutazioni degli organi
dell'AI che nella procedura AI sono decisivi per la fissazione del diritto ad
una rendita d'invalidità (STFA non pubblicate del 26 gennaio 2001 nella causa
H., B 79/99 e 4/00 e del 14 agosto 2000 nella causa M., B 50/99).

                                         Inoltre,
a titolo generale, l'istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito insostenibili
(DTF 123 V 271 consid. 2a, 115 V 208 consid. 2c, 212, 215 consid. 4c,
115 V 218 consid. 4, 109 V 24; SZS 1996 p. 47; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57
consid. 2°; STFA del 30 novembre 1993, B 38/92, in Plädoyer
1994 p. 66;; Meyer/Blaser, op. cit., p. 21; cfr. anche DTF 126 V 308 dove si
sottolinea che per la valutazione del quesito a sapere se la valutazione
dell'AI è manifestamente errata e per questo non vincolante per l'istituto di
previdenza sono primariamente determinanti gli atti esistenti al momento in cui
la decisione è stata presa).              

 

                                         Infine,
la giurisprudenza dell'Alta Corte ha stabilito che l'Ufficio dell'assicurazione
invalidità è tenuto a notificare una decisione di rendita agli istituti di
previdenza entranti in linea di conto, vale a dire che potrebbero essere
chiamati a fornire prestazioni nel caso specifico. Se non viene coinvolto nella
procedura pendente innanzi all'UAI, l'istituto LPP - che dispone di un diritto
di ricorso proprio nelle procedure rette dalla LAI - non è legato alla
valutazione dell'invalidità (nel suo principio, quanto al grado e all'inizio
del diritto così come anche con riferimento alla decisione sullo statuto di
persona invalida, vale a dire di persona ritenuta attiva, parzialmente attiva o
non attiva) effettuata dagli organi dell'AI (DTF 130 V 273 consid. 3.1, 129 V
75 e 129 V 150; cfr. anche le sentenze non pubblicate del 21 gennaio 2005 nella
causa B., B 32/03; del 21 settembre 2004 nella causa T., B 66/04; del 31
dicembre 2003 nella causa A., B 3/03; del 16 dicembre 2003 nella causa O., B
68/03; del 9 gennaio 2004 nella causa M., B 81/02; cfr. anche esplicitamente
l'art. 49 cpv. 4 LPGA e l'art. 76 cpv. 1 lett. i OAI in vigore dal 1. gennaio
2003).    

                                         Secondo
il TFA infine, considerato come lo scopo del vincolo alla pronuncia dell'AI sia
quello di sgravare gli istituti di previdenza da accertamenti dispendiosi,
bisogna ritenere che tale vincolo sia riferito unicamente a quegli accertamenti
e a quelle valutazioni degli organi dell’UAI che nell’ambito della procedura
(dell’AI) erano determinanti per l’esame della pretesa alla rendita
d’invalidità e sui quali andava effettivamente deciso; diversamente gli organi
della previdenza professionale devono esaminare i presupposti della pretesa
liberamente (STFA del 14 agosto 2000 nella causa M., B 50/99). Ne discende che
la fissazione della data d’inizio del diritto alla rendita da parte dell’UAI
non esclude che l’incapacità lavorativa motivante il diritto a prestazioni
d’invalidità della previdenza professionale sia subentrata, foss’anche in
misura ridotta, già precedentemente all’inizio dell’anno di carenza secondo
l’AI (SZS 2003 p. 45 e SZS 2005 p. 241; STFA dell’11 luglio 2000 nella causa
P., B 47/98 e del 9 novembre 2004 nella causa W., B 81/03).

                                                                                                                         

                                         In virtù
dell’art. 6 v. LPP, inoltre, le fondazioni di previdenza, oltre alla
possibilità di introdurre la previdenza più estesa (art. 49 cpv. 2 LPP; cfr.
SZS 1995 p. 465/466 consid. 4b/aa), sono libere di estendere il concetto di
invalidità a favore dell’assicurato oppure di concedere prestazioni anche
quando il grado d’invalidità è inferiore al 50%. Ciò non significa tuttavia che
i fondi di previdenza dispongono di un margine di apprezzamento illimitato (SZS
1995 p. 466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno espresso
riferimento al concetto di invalidità previsto dall’AI, sono vincolati dalla
valutazione dell’invalidità fatta dall'assicurazione invalidità, a meno che la
stessa appaia di primo acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48
consid. 2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15
consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).

Nell'ambito della previdenza obbligatoria, gli istituti di previdenza sono
vincolati da quanto pronunciato dall’assicurazione invalidità non solo per quel
che riguarda il grado di invalidità (SZS 1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR 1994
BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c), ma
ugualmente per quanto concerne la nascita del diritto alla rendita e, di
conseguenza, parimenti per la determinazione del momento a partire dal quale la
capacità al lavoro dell'assicurato si è deteriorata in maniera sensibile e
duratura (DTF 126 V 310 consid. 1, 123 V 271 consid. 2a e riferimenti, 120 V
108 consid. 3c, 118 V 39 consid. 2b/aa; SZS 2002 p. 155, 1997 p. 68; SVR 1995
BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a, 1994 BVG Nr. 15 p. 42 consid. 3c). In tal caso il
concetto di invalidità è infatti il medesimo (Stauffer, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1996, p. 24). Accertamenti  separati del
grado di invalidità potrebbero condurre a risultati differenti in
contraddizione con lo scopo della legge (DTF 115 V 210 consid. 2b e 218 consid.
4, 118 V 39 consid. 2b).

                                         Se il
concetto di invalidità è più esteso, il fondo di previdenza non è vincolato
alle conclusioni dell’AI. In tal caso la fondazione può statuire liberamente
tenuto conto di regole proprie. In simili condizioni potrà senz'altro fondarsi
su elementi raccolti dall'UAI, ma non sarà vincolata da una valutazione che si
fonda su altri criteri (SZS 1997 p. 71, 1996 p. 56; DTF 118 V 73 consid. 1, 117
V 335 consid. 5c, 115 V 220 seg).

                                         Secondo
la giurisprudenza la facoltà riservata agli istituti di previdenza in virtù
dell'art. 6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato.
Se essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di
valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti
delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria
professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali (DTF 113
II 347 consid. 1a). In altri termini se dispongono di piena libertà nella
scelta della nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e
riconosciuto in ambito assicurativo (STFA non pubbl. nella causa A. del 25
marzo 1993 consid. 3).

                                      

                               2.7.   Secondo la
giurisprudenza del TFA, l’art. 23 LPP persegue anche lo scopo di delimitare la
responsabilità tra più istituti di previdenza. La questione si pone ad esempio
nel caso in cui il lavoratore, già colpito nella sua salute in una misura atta
a influenzare la sua capacità di lavoro, entra al servizio di un nuovo datore
di lavoro e viene in seguito posto al beneficio di una rendita di invalidità.
In tale ipotesi, a determinate condizioni, le prestazioni vanno versate dal
precedente istituto di previdenza e non dall'attuale (DTF 123 V 264 consid. 1c,
120 V 117 consid. 2c e 120 secondo cui "l'art. 23 LPP vise quant à lui à
prolonger la responsabilité de l'institution de prévoyance au-delà de
l'affiliation, lors de la survenance de l'éventualité assurée"; cfr. anche
SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; STFA non pubblicata del 6 giugno 2001 nella causa
B., B 64/99).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale come accennato, affinché il precedente istituto di
previdenza sia tenuto a versare la prestazione d’invalidità, l’incapacità di
lavoro deve essersi manifestata in un’epoca in cui l’assicurato era affiliato
presso quell’istituto e deve inoltre sussistere fra detta incapacità e
l’invalidità uno stretto nesso materiale e temporale. 

                                         Vi è connessione
materiale se il danno alla salute all’origine dell’invalidità è
essenzialmente lo stesso che si è già manifestato durante l’affiliazione al
precedente istituto di previdenza e che ha causato un’incapacità di lavoro. 

                                         La connessione
temporale presuppone che l'assicurato, dopo l'insorgenza dell'inabilità
lavorativa, non sia ridivenuto abile al lavoro per lungo tempo. Tale
connessione è interrotta se, durante un certo periodo, l'assicurato è
nuovamente abile al lavoro, ritenuto comunque che un breve periodo di
remissione non basta per interrompere il rapporto di connessione temporale
(cfr. SZS 2002 pag. 156; DTF 123 V 264 consid. 1c e DTF 120 V 117 consid. 2c;
già citata STFA non pubblicata del 6 giugno 2001). In effetti secondo il TFA:

 

" 
l’ancienne institution de prévoyance ne saurait,
en effet, répondre de rechutes lointaines ou de nouvelles manifestations de la
maladie plusieurs années après que l’assuré a recouvré sa capacité de
travail." (DTF 120 V 117 consid. 2c)

 

                                         In tal
caso il vecchio istituto di previdenza è liberato da qualsiasi obbligo (DTF 120
V 117; M. Moser, Die zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993, p.
210). 

                                                                                                                         

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nel caso di interruzione dell’incapacità di lavoro, non
si può procedere ad un’applicazione schematica, analogamente a quanto previsto
agli art. 29ter e 88a cpv. 1 OAI (DTF 123 V 264 e 120 V 118 consid. 2c/bb),
mitigando il tenore di una precedente sentenza, in cui aveva stabilito che il
nuovo istituto di previdenza è obbligato a versare la rendita solo se
l’assicurato ha lavorato per tre mesi interi, dopodiché si è ripresentata
un’incapacità di lavoro (cfr. sentenza del TFA non pubbl. del 30 novembre 1993
B 38/92 in Plädoyer 4/94 p. 66/67). 

                                         Per
risolvere tale questione si deve tener conto di tutte le particolarità del caso
concreto, e meglio della natura del danno alla salute, della prognosi del
medico e dei motivi che hanno indotto l’assicurato a riprendere il lavoro.
Inoltre sono determinanti le circostanze relative al mondo del lavoro, come un
guadagno intermedio ottenuto dall’assicurato o la sua capacità di collocamento 
(SZS 2003 p. 510, 2002 pag. 156 consid. 2b; SVR 2001 BVG no. 18 pag. 69segg.;
DTF 123 V 264 consid. 1c e 267 consid. 2c; cfr. anche DTF 120 V 118 consid.
2b). In questo senso nel caso di un assicurato invalido bisognerà negare il
riacquisto della capacità lavorativa anche nel caso del tentativo, di oltre tre
mesi, di ripresa dell’attività lavorativa, se la ripresa era motivata più da
ragioni sociali e una ripresa dell’attività lavorativa duratura era comunque da
ritenere improbabile (DTF 123 V 264 consid. 1c, DTF 120 V 117). Decisivo è
piuttosto il quesito di sapere se durante la ripresa dell’attività lavorativa l’assicurato
ha apportato o meno una prestazione lavorativa piena e se il riacquisto
duraturo della capacità lavorativa sembra probabile alla luce dei risultati del
tentativo di ripresa del lavoro (STFA del 30 ottobre 2002 nella causa P., B
4/02 e riferimenti a SZS 1997 p. 67). 

 

                                         Relativamente
al presupposto della connessione temporale va ancora detto che parte della
dottrina ritiene che la durata dell’esercizio dell’attività lavorativa, il cui
motivo può essere terapeutico, non ha rilevanza determinante né prevalente
nell’ambito della valutazione delle circostanze del caso concreto, bensì
configura solo un indizio. Di conseguenza, il fattore tempo deve passare in
secondo piano, rispetto ad altri aspetti della fattispecie, se si può ritenere
che, in un ambiente normale, cioè non protetto né particolarmente comprensivo,
il reinserimento sarebbe fallito (Moser, Eine Gesetzesnorm sorgt zur Verunsicherung:
weitere Fragen zu art. 23 BVG, SZS 1997, Sonderheft, p. 120ss, in particolare
124).

 

                               2.8.   Nel caso in
esame, secondo l’art. 20 cpv.1 del regolamento della Fondazione CV 1, valido al
momento dei fatti, la persona assicurata è considerata invalida quanto “ non
è temporaneamente o permanentemente in grado di esercitare totalmente o
parzialmente la sua professione o un’altra attività adeguata alla sua posizione
sociale, alle sue cognizioni e alle sue capacità, oppure se è considerata
invalida ai sensi dell’Assicurazione federale dell’invalidità (AI)” (alleg.
VIII/doc. B 6). 

Analogamente all’assicurazione per l’invalidità, il regolamento non prevede il
diritto a delle prestazioni inferiori al quarto di rendita (art. 20 cifra. 3).

Per quel che concerne il periodo di attesa, invece, l’art. 20 cifra 4 rinvia al
piano previdenza; nel caso in esame tale periodo è stato fissato in 24 mesi
(doc. A4).

Dal tenore della norma emerge che il concetto di invalidità è più esteso
rispetto a quello della LPP e, quindi, della LAI in quanto comprende anche
l'invalidità professionale. L’assicurato è infatti considerato invalido già per
il solo fatto di non essere più in grado di svolgere la sua funzione
(“Berufsunfähigkeit”; SZS  1997 pag. 73 e 1995 pag. 102; STFA non pubbl. 17
dicembre 1991 nella causa F p. 7 consid. 3a; DTF 117 V 335 consid. 5b; RDAT I
1995 p. 221) oppure funzioni affini. In virtù della giurisprudenza suesposta,
questo concetto di invalidità non coincide con quello generale di incapacità al
guadagno dell'AI e della LPP in un mercato del lavoro equilibrato
(Meyer/Blaser, SZS 1995 p. 102/103; DTF 117 V 335; STFA non pubbl. nella causa
A. del 25 marzo 1993, B 19/92; Beros, Die Stellung des Arbeitnehmers in
BVG, Zurigo 1993, p. 149; STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 nella
causa F p. 7 consid. 3a).

                                         La
capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta esigibile per la
persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta di
lavorare".

                                         In
proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai
fini di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in
particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V
211).

                                         Si rilevi
ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di invalidità
prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria che a
quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl. del 25
marzo 1993 nella causa A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).

                                         Per
contro, va rilevato che il termine di attesa di 24 mesi previsto nel
regolamento non è valido nell'ambito della previdenza obbligatoria, in quanto
non si concilia con l'art. 26 cpv. 1 LPP in relazione all'art. 29 LAI
(prevedenti un termine d'attesa di un anno). La LPP prevede infatti delle
disposizioni minime, a cui non si può derogare a sfavore degli assicurati (DTF
118 V 42 consid. 2b/cc; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 58 consid. 2d). Il termine
d'attesa regolamentare è per contro applicabile ad eventuali prestazioni di
invalidità concesse nell'ambito della previdenza piu estesa (DTF 118 V 42).

In queste circostanze, il concetto d’invalidità essendo nella fattispecie più
esteso rispetto a quello dell’AI, la Fondazione convenuta dispone di
un’autonomia nella definizione dell’invalidità (cfr. comunque consid. 2.9 in
fine), ancorché, come risulta dagli atti AI, essa sia stata di fatto coinvolta
nel procedimento di assegnazione della rendita d’invalidità (opposizione presentata
il 3 novembre 2004 e successivo ricorso al TCA del 30 maggio 2005) - e ciò indipendentemente
dalla questione a sapere se essa abbia ricevuto direttamente dall’Ufficio AI oppure
da altri la decisione 29 aprile 2005 - ed ancorché abbia pure ritenuto di dover
attendere, ai fini della determinazione di eventuali propri obblighi prestativi,
la definizione del caso in ambito AI.

                               2.9.   Dall’esame
degli atti risulta che a seguito dell’incidente della circolazione occorso il
19 marzo 2000 l’assicurato ha sviluppato delle difficoltà alla respirazione
(dispnea parossistica), un’insufficienza cardiaca (cardiopatia dovuta ad un
infarto accaduto al momento dell’infortunio), nonché una sindrome bipolare
affettiva e depressiva.

I medici consultati a suo tempo hanno attestato come le succitate patologie
abbiano causato all’assicurato un’importante incapacità lavorativa presente
prima del 2003, anno di decorrenza del termine di attesa fissato dall’Ufficio
AI. 

Con rapporti 3 novembre 2003 e 2 dicembre 2003 il dr. __________, specialista
in psichiatria e psicoterapia, ha infatti certificato una capacità lavorativa
quale dipendente tra il 20 e 30% presente dall’aprile 2000. Egli ha tuttavia
precisato di aver visto l’assicurato solo due volte (il 31 marzo e 4 maggio
2000), definendo come superficiale la sua valutazione clinica (doc. VIII/B1). 

Anche nel suo rapporto 30 novembre 2000 il medico curante, dr. __________ ha attestato
un’inabilità lavorativa dell’assicurato del 70% come giornalista e manager,
mentre come politico ha ritenuto esigibile un’attività di alcune ore
settimanali; egli ha indicato quali attività escluse quelle comportanti
mobilità con sforzi anche lievi (doc. VIII/B2).

Infine, con rapporto 9 maggio 2001 il prof. __________, primario di cardiologia
all’Ospedale __________, ha in particolare escluso qualsiasi capacità
lavorativa in professioni pesanti, includendo, con riferimento all’attività
parlamentare dell’assicurato, anche lo stress mentale e psichico. Egli ha
inoltre ritenuto esigibili attività d’ufficio in un ambiente senza stress (cfr.
punto 7 del rapporto, doc. VIII/B3). Da ultimo, al momento della visita lo
specialista ha ritenuto l’assicurato invalido, facendo tuttavia presente che in
caso di miglioramento della sintomatologia, l’invalidità potrebbe migliorare,
ma non oltre il 50% (“ Aufgrund des Eindruckes, den ich vom Patienten
anlässlich der ambulanten Untersuchung vom 4.04.2001 erhalten habe, ist er
aktuell medinizisch als Invalide zu betrachten. Bei
einer Besserung der Sintomatik könnte sich diese Invalidität etwas verbessern,
doch bezweifle ich, dass diese weniger al 50% betragen wird”, punto 8, doc. VIII/B3). 

Tuttavia dal fascicolo si evince che, nonostante le affezioni succitate e
rispettivamente il principio dell’obbligo di riduzione del danno - secondo cui un
assicurato è tenuto ad intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;
Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg.
57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) -, dal 1° luglio 2002 al 19
maggio 2003 (data del licenziamento non dovuto ad incapacità lavorativa per
motivi di salute, ma per una vicenda penale legata alla falsificazione di firme
riguardante un referendum) l’assicurato è stato direttore responsabile (a tempo
pieno) del quotidiano __________ (alleg. VIII/B4, B5). 

Trattandosi di un’attività per lo più sedentaria, questa Corte non può
condividere la tesi della convenuta che ritiene la professione di giornalista
svolta dall’assicurato nel succitato periodo non adeguata al suo stato di
salute.                   

                                         A tal riguardo, nella nota
16 marzo 2005 il dr. __________ del SMR ha pertinentemente osservato:

 

"  Conclusione:
dal punto di vista medico pare oggettivato che l'assicurato soffra di una
cardiopatia dilatativa sintomatica almeno da giugno 2001 (oltre al grave
sovrappeso con inoltre broncopatia su persistente tabagismo). Dalla
documentazione a disposizione si può costatare un progressivo peggioramento
della funzionalità cardiaca negli ultimi 4 anni (vedi EF).

Tale patologia lo poteva sicuramente limitare per attività fisiche
medio pesanti mentre un'attività leggera prevalentemente sedentaria risultava
esigibile in misura normale. Dal punto di vista medico non posso condividere la
valutazione del prof. __________ (recte: __________) che confronta
l'esigibilità dal punto di vista cardiaco. In questo contesto non va
dimenticato che l'assicurato presenta coronarie normali e la dispnea lamentata
risulta essere multifattoriale influenzata sicuramente in modo sostanziale dal
grave sovrappeso e dal persistente tabagismo, valutazione confermata da un
risultato del BNP normale, valore che in pratica esclude una causa prettamente
cardiaca della dispnea." (Doc. AI 58 inc. 32.2005.82, noto alle parti).

 

                                         Come visto, l’attore ha
esercitato per quasi dieci mesi a tempo pieno la professione di giornalista,
trovando nell’impiego di direttore del già citato quotidiano ticinese un’attività
consona alla sua situazione medica, in particolare cardiaca.

                                         Dagli atti non risulta che
nel succitato periodo egli abbia avuto problemi di salute tali da compromettere
la capacità lavorativa in tale attività giornalistica (i precedenti brevi
ricoveri di sette giorni nel giugno 2002 e di un giorno nel luglio dello stesso
anno erano dovuti principalmente a problemi di dispnea parossistica con decorso
favorevole e quindi senza conseguenze sull’abilità lavorativa; cfr. rapporti
d’uscita 11 giugno e 26 luglio 2002 dell’Ospedale __________ di __________
contenuti negli atti AI). Né risulta che durante la permanenza a “__________”
l’assicurato abbia avuto un calo di rendimento (in petizione egli ha affermato
di aver lavorato anche 13-14 ore al giorno); inoltre, come già detto, il
licenziamento non è avvenuto per ragioni di salute. Del resto non può
all’evidenza neppure essere ritenuto che si sia trattato di un impiego
in ambiente lavorativo protetto ai sensi della succitata giurisprudenza (cfr.
consid. 2.7). 

Come accennato, in ambito LPP, dopo la fine del rapporto di lavoro, per
principio è tenuto a versare delle prestazioni l’istituto di previdenza presso
il quale l’assicurato era affiliato al momento dell’incapacità lavorativa,
premesso che tra l’incapacità lavorativa e la successiva invalidità sussista un
nesso materiale e temporale. 

 

                                         Tuttavia, conformemente alla
giurisprudenza del TFA, se l’assicurato è per diverso tempo pienamente capace
al lavoro in un nuovo posto più adatto alla sua condizione di salute vi è
un’interruzione del nesso temporale (STFA inedita del 21 settembre 2004 nella
causa K, B 27/03 con riferimenti giurisprudenziali, la cui massima è pubblicata
in SZS 2005 pag. 433. In quella fattispecie si trattava di un parroco inabile
al lavoro in una grande parrocchia zurighese. Trasferito in una parrocchia
grigionese, egli ha ripreso a tempo pieno il suo servizio pastorale essendo le
condizioni lavorative meno impegnative e meno gravose. Per questo motivo il
fondo di previdenza presso cui la prima parrocchia era affiliata, dal quale
l’assicurato aveva già ricevuto in precedenza una rendita d’invalidità, non ha
dovuto rispondere del peggioramento delle condizioni di salute che hanno dato
origine ad un ulteriore periodo d’invalidità).

Un miglioramento della capacità lavorativa di breve durata non
può di principio costituire un'interruzione prolungata, ai sensi della giurisprudenza,
tale da rompere il nesso temporale tra l'incapacità lavorativa e l'invalidità.
Come detto, si deve tener conto di tutte le particolarità del caso concreto, e
meglio della natura del danno alla salute, della prognosi del medico e dei
motivi che hanno indotto l’assicurato a riprendere il lavoro. Inoltre sono
determinanti le circostanze relative al mondo del lavoro, come un guadagno
intermedio ottenuto dall’assicurato o la sua capacità di collocamento (SZS 2003
p. 510, 2002 pag. 156 consid. 2b; SVR 2001 BVG no. 18 pag. 69segg.; DTF 123 V
264 consid. 1c e 267 consid. 2c; cfr. anche DTF 120 V 118 consid. 2b). 

Determinante è quindi accertare se durante la ripresa dell’attività lavorativa l’assicurato
ha apportato o meno una prestazione lavorativa piena e se il riacquisto
duraturo della capacità lavorativa sembra probabile alla luce dei risultati del
tentativo di ripresa del lavoro (cfr. STFA del 30 ottobre 2002 inedita nella
causa P., B 4/02 in cui è stata ammessa un’interruzione del nesso temporale poiché
l’assicurato aveva ripreso per 17 mesi a pieno regime la sua attività
lucrativa; STFA inedita del 6 agosto 2001 in re P., B 22/99 dove una ripresa
dell'attività lavorativa della durata di sette mesi non è stata ritenuta quale interruzione
del legame temporale; SZS 2004 pag. 447 con riferimento alla STFA inedita 15
settembre 2003, B 38/03, ove la ripresa dell’attività lucrativa esercitata per
quattro anni non è stata giudicata interruttiva del nesso temporale poiché
l’assicurato non era mai stato in grado di far fronte ad un impiego teorico al
100% e fornire una prestazione completa, senza riacquisto della completa
capacità lavorativa per un determinato periodo, ricevendo per lo più un salario
parzialmente costitutivo di indennizzo sociale; STCA 13 giugno 2005 inedita nella
causa R., inc. 34.2004.5, in cui la ripresa di 9 mesi in ambiente lavorativo
comprensivo e protetto, caratterizzata da diversi ricoveri, è stata ritenuta
come tentativo e quindi non interruttiva del nesso temporale; STCA inedita 27 maggio
2002 nella causa T., inc. 34.2001.71, dove quattro mesi di ripresa
professionale, medicalmente giudicata siccome controindicata, non sono stati
ritenuti interruttivi del nesso temporale con la precedente incapacità).

Secondo quanto appena esposto a mente del TCA non può essere ammesso un
nesso temporale tra l’incapacità lavorativa attestata nel 2000 e l’attuale
invalidità, avendo, come detto, l’assicurato esercitato a tempo pieno dal 1° luglio
2002 al 19 maggio 2003 un’attività giornalistica confacente alle sue condizioni
di salute, tant`è che durante quel periodo non è stata rilasciata alcuna certificazione
medica attestante un’inabilità a svolgere tale professione. 

 

                                         È solo a partire
dall’aprile 2003 che l’attore, ricoverato per uno scompenso cardiaco,
non può più essere considerato abile in qualsiasi attività lucrativa, incluse
quella leggera e sedentaria e dunque anche quella di giornalista svolta alle
dipendenze della “__________” in qualità di direttore del
quotidiano “__________”.

In tal senso, il dr. __________, capo servizio di Cardiologia al __________ di __________,
ha attestato che l’assicurato risulta essere inabile al 100% dall’aprile 2003 anche
in attività fisiche leggere (cfr. in particolare lettere 27 luglio 2004 e 21
aprile 2005 all’Ufficio AI, doc. AI 26 e 63).

Va comunque anche fatto presente che sino al ricovero per scompenso cardiaco (aprile 2003) AT 1 ha sempre continuato
ad esercitare un’attività lucrativa; tale fatto è dimostrato dagli estratti dei
suoi conti individuali (doc. AI 68 inc. 32.2005.82, noto alle parti). 

                                        

                                         In conclusione, l’inizio
dell’incapacità lavorativa duratura dell’assicurato che ha portato
all’invalidità è da far risalire all’aprile 2003, come d’altronde rettamente stabilito
dall’Ufficio AI (cfr. sentenza TCA 21 settembre 2005, inc. 32.2005. 82),
ciò che consente peraltro di ritenere che anche volendo – per ipotesi di lavoro
– non ammettere nella specie un’autonomia decisionale della Fondazione
convenuta (cfr. consid. 2.8 in fine) l’obbligo prestativo di quest’ultima deve
in ogni caso essere riconosciuto.

                                         Visto che la durevole
inabilità lavorativa, ha preso inizio in un periodo in cui l’attore era
assicurato presso la Fondazione convenuta, l'istituto di previdenza convenuto è
obbligato a versare una rendita intera d’invalidità, essendo l’interessato
invalido al 100%.

 

                             2.10.   Per quel che concerne
l’importo della rendita, interpellata dal TCA, con scritto 18 agosto 2005 la
Fondazione convenuta ha risposto:

 

"  Nell'ipotesi
in cui venisse confermato che l'incapacità lavorativa, e la susseguente
incapacità al guadagno, risale al periodo in cui l'attore era assicurato presso
la nostra fondazione la prestazione d'invalidità sarebbe in concreto:

 

•   CHF 78'000
p.a. come rendita d'invalidità nel caso in cui la persona assicurata è invalida
al 100 percento, erogabile dal 30 aprile 2005 

    

    (la rendita d'invalidità secondo la LPP ammonta a CHF 7'941
p.a.)

 

•   CHF 14'597.65 p.a. come liberazione dei premi e contributi

 

Queste sarebbero dovute cumulative." (Doc. XXVI)

 

                                         Tenuto conto del periodo
di attesa di 24 mesi previsto dal piano previdenziale (doc. B6/1), AT 1 ha
diritto ad una rendita intera d’invalidità annua di fr. 78'000 dal 1° aprile
2005 (e non dal 30 aprile 2005) per quel che concerne la previdenza
professionale sovraobbligatoria - oltre a quanto versato come liberazione dei
premi e dei contributi conformemente allo scritto 18 agosto 2005 della
Fondazione. Per quanto riguarda la previdenza obbligatoria il diritto alla
rendita, in ragione di fr. 7'941 annui, nasce invece il 1° aprile 2004, valendo
il termine di attesa di un anno (cfr. consid. 2.8).

 

                                         In tal senso la petizione,
con cui è postulata l’erogazione di una rendita d’invalidità dal 1° aprile
2003, va parzialmente accolta.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é parzialmente accolta.

                                         § La
CV 1 è condannata a versare a AT 1 una rendita d’invalidità della previdenza
professionale obbligatoria a far da tempo dal 1° aprile 2004, rispettivamente
dal 1° aprile 2005 nell’ambito della previdenza professionale sovraobbligatoria
ai sensi dei considerandi.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La CV 1 verserà
a AT 1 fr. 1'000.-- di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti