# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 586b5002-c76d-528d-b67a-0af357f1fa55
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-08-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.08.2015 32.2014.169
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-169_2015-08-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.169

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  12 agosto 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 novembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 ottobre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1966, da
ultimo attiva in qualità di ausiliaria di pulizie a ore e casalinga, in data 8
gennaio 2013 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI
per adulti, per le sequele dell’infortunio del 19 dicembre 2012 (doc. AI 1-1/5,
LAINF 1-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare una valutazione medica
pluridisciplinare SAM (doc. AI 45-1) e un’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 67-1), l’Ufficio AI con la
decisione del 10 ottobre 2014 (doc. AI 87-1), preavvisata con progetto del 7
agosto 2014 (doc. AI 79-1), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata
essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Contro questa decisione RI 1,
rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando
l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti all’UAI per una
rivalutazione del quadro medico (doc. I, pagg. 4/5).

 

                                         L’insorgente ha
contestato, in particolare, la valutazione della capacità lavorativa residua in
attività leggere (80%) e il grado di limitazione stabilito per le attività
domestiche (20,5%) (doc. I).

                                         La rappresentante di RI 1
ha fatto valere – sulla base del certificato del 27 ottobre 2014 del Dr. __________
e dei rapporti radiologici – un peggioramento del quadro clinico “che
giustifica nuove restrizioni concrete della capacità fisica dell’assicurata”
(cfr. doc. I, pag. 3) chiedendo di riaprire l’istruttoria medica procedendo
alla rivalutazione della capacità lavorativa residua dell’assicurata “sia in
ambito adeguato sia in ambito domestico (rendimento, limiti funzionali)”
(doc. IV).

 

                               1.4.   Dopo aver sottoposto la nuova
documentazione medica prodotta dall’assicurata al vaglio del SAM e
dell’assistente sociale __________ (cfr. doc. VI1, VI3, IV4, VI5), in risposta
l’Ufficio AI si è riconfermato integralmente nella decisione impugnata (doc.
VI+1/5).

 

                               1.5.   Con lo scritto del 18
dicembre 2014 RA 1 ha comunicato al TCA la degenza di RI 1 presso l’__________
di __________ “per accertamenti e proposte terapeutiche” (doc. X). 

                                         L’insorgente ha quindi
ribadito il peggioramento dello stato di salute, sulla base anche del
certificato del 5 maggio 2014 del medico curante Dr. __________ (doc. X).

                                         La rappresentante della
ricorrente ha poi contestato le conclusioni dell’inchiesta economica per quanto
riguarda la “portata” degli aiuti del figlio e del marito all’ambito
domestico (doc. X, pag. 2).

 

                                         Il doc. X e gli allegati
sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XI).

 

                               1.6.   Con le osservazioni del 12
gennaio 2015 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica
all’esame del SMR (doc. XII1), si è riconfermato nel proprio provvedimento sia
per quanto riguarda l’aspetto medico che quello economico. La questione
inerente ad un eventuale peggioramento dello stato di salute invece esula –
secondo l’UAI – dal procedimento in questione (doc. XII+1).

                                      

                                         Il doc. XII e l’allegato
sono stati inviati a RA 1 per osservazioni (doc. XIII).

 

                               1.7.   In data 19 gennaio 2014 la
rappresentante dell’assicurata ribadisce il peggioramento dello stato di salute
di RI 1 rilevando che la nuova documentazione medica mette in evidenza –
contrariamente a quanto sostenuto dall’UAI – elementi d’accertamento
retrospettivo della situazione anteriori alla decisione impugnata (doc. XIV). 

 

                                         Ella ha poi prodotto il
rapporto d’uscita del 17 dicembre 2014 dell’__________ di __________,
unitamente alla prescrizione di fisioterapia (doc. G1/3).

 

                                         Il doc. XIV e l’allegato
sono stati inviati all’UAI per conoscenza (doc. XV).

 

                               1.8.   Nelle osservazioni del 2
febbraio 2015 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova documentazione al vaglio del
SMR, si è riconfermato nella decisione impugnata (doc. XVI+1).

 

                                         Il doc. XVI+1 è stato
inviato a RA 1 per conoscenza (doc. XVII).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Il TCA è chiamato a stabilire
se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni
dell’assicurata.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al proposito va infine
ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei
redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3
febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18
ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA
inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato maggiorenne
non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione
nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile
poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e
propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da
questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246
consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31
dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:

 

" Per
mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per
mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla
comunità."

 

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c).

                                         Si paragona quindi
l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla
salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si
può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en
Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola si presume che
non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono.

                                         Questa presunzione può
tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op.
cit. pag. 211).

                                         L'importanza dell'attività
della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui invece
l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI secondo cui

 

" Se
l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora
gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è
valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete,
l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal
caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento
delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una
volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita in una STF_9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07
del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

 

                                         Una eventuale ridotta
capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle
mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         L’Alta Corte in una
sentenza dell’8 luglio 2011, pubblicata in DTF 137 V 334, ha riconfermato la
sua giurisprudenza relativa al metodo misto. 

 

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto
appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno
alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR
1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo
1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997
nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag.
28, 30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg
1999, pagg. 190s).

 

                                         Nel caso concreto
l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 69% la parte dedicata
all’attività salariata e al 31% la quota dedicata alle mansioni domestiche
(doc. AI 87-1).

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. 

 

                                         Nel rapporto d’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica “L’assicurata
riferisce che lavorarava, a dipendenza della necessità, da un minimo del 50%
fino all’80’% sull’arco di un anno intero” (doc. AI 67-2).

                                         La percentuale del 69% è
stata calcolata dall’amministrazione sulla base (media) delle percentuali
d’impiego presso i vari datori di lavoro (cfr. calcolo UAI del 12 marzo 2014,
doc. AI 62-1).

 

                                         Questa percentuale non è
stata peraltro contestata in sede ricorsuale (doc. I).

 

                               2.6.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure
la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio
2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.7.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989
pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160
in fine con rinvii).

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il
Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.
iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata
alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione
(consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che
attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie
procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti
dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica
(consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare
dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA
1997 

                                         Nr. 18 p. 85, C 85/95
consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i
cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         L’art. 72bis OAI, in
vigore dal 1° marzo 2012, dedicato alle perizie mediche pluridisciplinari
stabilisce al cpv. 1 che “Le perizie che interessano tre o più discipline
mediche sono eseguite da un centro peritale con cui l'Ufficio federale ha
concluso una convenzione” e al cpv. 2 che “i mandati sono attribuiti con metodo
aleatorio”.

 

                                         Per mettere in pratica
quanto prescritto all’art. 72bis cpv.2 OAI l’UFAS ha allestito il sistema di
attribuzione “Suisse MED@P” (cfr. R. Kocher, SuisseMed@P a deux ans: où en
sommes-nous?” in Sécurité sociale 5/2014, pag. 288 e seg.; vedi DTF 138 V 271).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 140 V 508, consid. 3.1 e 3.2.1. il Tribunale federale ha ribadito che la
scelta del perito in ambito di perizie mediche pluridisciplinari deve sempre
avvenire secondo il metodo aleatorio (vedi pure DTF 139 V 349 consid. 5.2.1;
DTF 138 V 271 consid. 1.1.).

 

                                         A proposito dei rapporti
del medico curante, l’Alta Corte ha stabilito che secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del legame di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_947/2011 del 27 gennaio
2012; 8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011;
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc). 

 

                                         La giurisprudenza federale
sottolinea così costantemente la necessità di tenere conto della differenza, a
livello probatorio, tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF
9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2.; 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012
consid. 4.4. con riferimenti; 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2.).

 

                                         Il Tribunale federale ha
comunque già avuto modo di sottolineare che non va dimenticata la potenziale
forza dei rapporti del medico curante, alla luce del fatto che quest’ultimo ha
l’occasione di osservare il paziente durante un periodo di tempo prolungato
(cfr. Pladoyer 3/09 p. 74 e sentenza 9C_468/2009 del 9 settembre 2009, consid. 3.3.1; D. Cattaneo, in “Les expertises en droit des assurances
sociales”, in Cahiers genevois et romands de sécurité sociale n° 44-2010 pag.
124).

                                      

                                         Questa
giurisprudenza viene applicata da questo Tribunale (cfr. ad esempio sentenza
32.2013.183 del 20 ottobre 2014, attualmente pendente davanti al Tribunale
federale; sentenza 32.2012.185 del 14 febbraio 2013; sentenza 32.2011.326 del
31 maggio 2012; sentenza 32.2011.200 del 19 gennaio 2012; sentenza 32.2010.308
del 19 maggio 2011; sentenza 32.2010.137 del 21 marzo 2011) e dal Tribunale
amministrativo federale (cfr. sentenza C-2693/2007 del 5 dicembre 2008).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

 

                               2.8.   Nel caso in esame, con lo
scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata,
l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia
pluridisciplinare (doc. AI 42-1).

 

                                         In tale ambito i medici
del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________), quella
reumatologica (Dr. __________), quella neurologica (Dr. __________) e quella
diabetologica (Dr.ssa __________).

 

                                         Globalmente, nel rapporto
peritale del 29 novembre 2013, i medici del SAM, sulla base delle risultanze
dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della ricorrente presso il
citato centro d’accertamento, hanno posto la seguente diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa: 

 

 

“(…)

Importante tendinopatia dei tendini d'Achille bilateralmente
con/su:

 

-   importante
ossificazione delle entesi verosimilmente nell'ambito di una DISH legata al
diabete mellito, 

-   pregresse
borsiti retroachillee importanti.

 

Lombalgie croniche con/su: 

 

-   discopatie
nell'ambito di esiti da distrofia di crescita di Scheuermann al passaggio
dorsolombare,

-   modiche
alterazioni della statica.

 

Sindrome femoropatellare bilaterale con/su:

 

-   artrosi
femoropatellare laterale” (doc. AI 45-15).

 

                                         Quale diagnosi senza
influenza sulla capacità lavorativa, i periti hanno invece indicato:

 

                                          “(…)

Diabete mellito tipo 2, noto dal 2002 con/su:

 

-      trattato
con insulina da quattro-cinque anni,

-      scompensato.

 

Obesità (BMI ca. 35 kg/m2).

 

Gozzo multinodulare, noto da ca. dieci anni, eutireotico.

 

Ipertensione arteriosa con/su:

 

-      sotto
trattamento,

-      albuminuria.

 

Dislipidemia.

Gastrite anamnestica” (doc. AI 45-15).

 

                                         Quanto alla capacità
lavorativa medico - teorica globale, i medici del SAM hanno ritenuto
l’assicurata abile al lavoro nella misura del 30-40% nell’ultima attività di
ausiliaria di pulizie, mentre in un’attività adeguata l’abilità è dell’80% dal
19 gennaio 2013  (doc. AI 45-21+22).

 

                                         Nel rapporto finale del 4
dicembre 2013 il Dr. __________ del SMR ha ripreso la diagnosi e le conclusioni
del SAM  precisando che l’abilità del 30-40% varia a seconda della
ʺpesantezzaʺ del lavoro di addetta alle pulizie. Come addetta in un
ospedale egli ha quindi calcolato una capacità lavorativa del 30% (doc. AI
46-2).

 

                               2.9.   Nella concreta fattispecie,
chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è
stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui
impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questa
Corte non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto i disturbi
di natura reumatologica non sono stati chiariti in modo soddisfacente.

 

                            2.9.1.   Per quanto riguarda la
patologia psichiatrica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, il quale nel rapporto dell’8 novembre 2013 non ha posto alcuna
diagnosi psichiatrica e ritenuto RI 1 totalmente abile al lavoro (doc. AI
45-31).

 

                                         Il TCA non ha ragioni per
scostarsi da questa valutazione.

 

                            2.9.2.   Per quanto riguarda la
patologia neurologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, il quale
nella perizia del 3 ottobre 2013 non ha posto alcuna diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa, indicando senza influsso su di essa una ʺSindrome
algica cronica a livello lombare e degli arti inferiori, non spiegata da
patologia neurologicaʺ (doc. AI 45-43).

 

                                         Anche secondo il Dr. __________
non vi è diminuzione della capacità lavorativa dal punto di vista neurologico
(doc. AI 45-43).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita
da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente
invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                            2.9.3.   Per quanto riguarda la
patologia diabetologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte della Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina interna,
endocrinologia, diabetologia, la quale nel referto peritale del 21 ottobre 2013
ha indicato le seguenti patologie senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa: “1. Diabete di tipo 2 noto dal 2002, insulinotrattato da circa
4-5 anni, scompensato (HbA1c 9%), complicato da una neuropatia sensitiva agli
arti inferiori. 2. Obesità di grado I (BMI35 kg/m2). 3. Gozzo multinodulare
noto da circa dieci anni, eutireotico” (doc. AI 45-47).

 

                                         Secondo la Dr. ssa __________,
il diabete, l’obesità e il gozzo ʺnon hanno mai giustificato a nessun
momento un’incapacità lavorativa prolungata né la giustificherebbero
attualmenteʺ (doc. AI 45-49).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi neppure da questa valutazione peritale, che non è del resto stata
smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie
maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa
residua dell’interessata.

 

                            2.9.4.   Per quanto riguarda la
patologia reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, il quale
nel rapporto dellʼ8 ottobre 2013 ha diagnosticato ʺImportanti
tendinopatie dei tendini di Achille ddp; - importanti ossificazioni delle
entesi verosimilmente nell'ambito di una DISH legata al diabete mellito; -
pregresse borsiti retroachillee importanti (IRM). Lombalgie croniche su/con: -
discopatie nell'ambito di esiti da distrofia di crescita di Scheuermann al
passaggio dorsolombare; - modiche alterazioni della statica. Sindrome
femoropatellare bilaterale; artrosi femoropatellare laterale (IRM). Disturbo di
percezione e elaborazione del dolore nell’ambito di una sindrome del dolore
cronico non specifica con forte tendenza allo sviluppo di una fibromialgia”
(doc. AI 45-37).

 

                                         Dal punto di vista della
capacità lavorativa residua il Dr. __________ ha fissato un’inabilità al lavoro
quale ausiliaria di pulizie tra il 60%-70% (riduzione del rendimento) a seconda
dei compiti affidati, mentre in un’attività adeguata, leggera e adatta,
l’abilità al lavoro è dellʼ80% (riduzione rendimento) dal 19 gennaio 2013
(a un mese dallʼinfortunio) (doc. AI 45-39).

 

                                         Con il ricorso del 10
novembre 2014 la rappresentante di RI 1 ha prodotto lo scritto del 27 ottobre
2014 del medico curante Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, e dunque specialista
nella materia che qui ci occupa, dal seguente tenore:

 

“(…)

Negli ultimi mesi la Signora RI 1 presenta un netto peggioramento
delle condizioni valetudinarie soprattutto per quanto concerne i disturbi ai
piedi – arti inferiori che assumono un carattere sempre più invalidante.

 

Dato il peggioramento e l’attuale conctesto clinico sono previste
ulteriori indagini c/o la clinica __________ dell’__________ di __________”
(doc. C).

 

                                         L’insorgente ha quindi
prodotto un esame di RM alla caviglia sinistra eseguito il 28 ottobre
2014 presso l’Istituto radiologico __________, nel quale la Dr.ssa __________
ha confrontato l’esame RM con quello svolto il 5 novembre 2012 e constatato una
“moderata progressione del quadro di tendinosi nel tendine achileo. Fascite
plantare con associato edema osseo calcaneare” (doc. D). 

                                         

                                         Egli ha anche trasmesso un
esame di RM alla caviglia destra di medesima data che, confrontato con
la precedente del 5 novembre 2012, documenta una “progressione del quadro di
tendinopatia del tendine achilleo in regione inserzionale e pre-inserzionale
con degenerazione. Quadro di fascite plantare” (doc. D).

 

                                         L’UAI ha sottoposto questa
nuova documentazione medica al vaglio del SAM, in particolare del Dr. __________
il quale, in data 19 novembre 2014, ha sinteticamente concluso che “i nuovi
documenti non cambiano alla mia valutazione” (doc. VI4).

 

                                         La Dr.ssa __________ e il
Dr. __________ del SAM hanno, da parte loro, ricordato che il rapporto medico
del Dr. __________ e i referti radiologici “si riferiscono ad accertamenti
eseguiti a un anno dalla perizia SAM” e non permettono di modificare la
valutazione SAM (doc. VI3).

 

                                         Nel mese di dicembre 2014
l’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione medica, in particolare gli
scritti che certificano l’intervento alla spalla destra il 1° ottobre 2014
(doc. F3, F4) e un nuovo rapporto del 5 novembre 2014 del Dr. __________ al
Direttore della Clinica __________ __________ di __________, in cui il medico
curante ha ribadito il netto peggioramento “da un punto di vista
dell’apparato locomotore con progredienza dei disturbi agli arti inferiori con
continui dolori e netta diminuzione della capacità deambulatoria”. A suo
parere l’inabilità del 20% quale casalinga deve essere valutata in misura
maggiore (doc. F1).

 

                                         L’assicurata è stata
quindi degente presso l’__________ di __________ dal 9 dicembre al 17 dicembre
2014 per una sindrome fibromialgica, dolori agli arti inferiori cronici
refrattari alla terapia, spondilosi lombare, diabete mellito tipo 2 insulinodipendente,
ipotireidosi sostituita, ipertensione arteriosa e adiposità con BMI 38 (doc.G1,
G2, G3).

 

                                         L’amministrazione –
sentito il medico SMR Dr. __________ – non ha riscontrato elementi di rilievo
per rivedere la propria decisione (doc. XVI+1).

 

                                         Il TCA non può
condividere le conclusioni dell’Ufficio AI.

 

                                         Per costante
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della
decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento
in cui essa venne emanata – in concreto il 10 ottobre 2014 – quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2;
DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid.
1b).

 

                                         Secondo questa Corte, i referti del Dr. __________
e quelli radiologici del mese di ottobre 2014 vanno tuttavia presi in
considerazione, in quanto visto il periodo di tempo breve intercorso tra la
decisione impugnata (10 ottobre 2014) e i referti in questione (27 e 28 ottobre
2014) non si può escludere che facciano riferimento ad un quadro clinico antecedente al provvedimento contestato. 

                                          

                                         Questo a maggior ragione
se si considera che la valutazione SAM reumatologica del Dr. __________ è stata
esperita un anno prima (consulto del 4 ottobre 2013) e il Dr. __________ ha
riferito – in data 27 ottobre 2014 di un netto peggioramento delle condizioni
valetudinarie soprattutto per quanto concerne i disturbi agli arti inferiori negli
ultimi mesi (doc. C).

 

                                         Non
può dunque essere escluso che un
peggioramento del quadro reumatologico dell’assicurata sia intervenuto prima
dell’emanazione della decisione impugnata.

 

                                         In simili condizioni,
secondo questo Tribunale non è possibile, senza prima procedere ad un
complemento peritale da parte del SAM concludere con sufficiente tranquillità
che lo stato valetudinario dell’assicurata, dal profilo strettamente reumatologico,
giustifichi una capacità lavorativa dell’80% in ogni attività.

                                         

                             2.10.   Nella già citata sentenza
9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (cfr. consid. 2.7.) il Tribunale federale ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli atti all'assicuratore per
un complemento istruttorio.

 

                                         Nella
concreta evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti
dall’amministrazione che necessitano un complemento (“Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen”), si giustifica il rinvio degli atti
all’UAI ai sensi della giurisprudenza citata.

 

                                         La decisione impugnata va
quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché metta in atto
un approfondimento a livello reumatologico inteso a delucidare, con il perito
reumatologo del SAM, se vi sia stato o meno un peggioramento del quadro
reumatologico antecedentemente al mese di ottobre 2014.

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si pronuncerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                           § 
  La decisione del 10 ottobre 2014 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.10.

 

                                   2.   Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI.

                                         L’Ufficio AI dovrà inoltre
versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti