# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9fea308c-c2a6-5ed8-9e9d-eb83d79a9ea9
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 29.04.2014 S 2013 146
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2013-146_2014-04-29.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 146

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dalla giudice Moser e dal 

presidente Meisser, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 29 aprile 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

rappresentata dall'Avvocato Paolo Luisoni,

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Cassa 

di compensazione AVS,

convenuto

concernente prestazioni complementari

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1. A._____, 1946, vive separata dal marito dal 1995 e dal 1. giugno 2008 

beneficia di una rendita di vecchiaia anticipata. La casa composta da due 

appartamenti che abita veniva dai coniugi ceduta ai tre figli, anche se 

l'assicurata manteneva un diritto di usufrutto sullo stabile. Il 15 luglio 2008 

l'assicurata faceva domanda in vista dell’ottenimento di prestazioni 

complementari che però le venivano rifiutate a seguito del computo nelle 

entrate mensili anche dei fr. 3'000.-- di alimenti dovutile dall'ex marito 

B._____, che dal canto suo beneficiava delle prestazioni complementari. 

Il provvedimento oggetto del procedimento S 09 184 davanti al Tribunale 

amministrativo riguardava il nuovo computo della prestazione 

complementare di B._____ sulla base di un assegno mensile a favore 

della moglie di soli fr. 316.--. Questo Giudice confermava in data 23 

marzo 2010 la correttezza della riduzione della pensione alimentare 

dovuta a A._____ per il calcolo della prestazione complementare dell'ex 

marito, ciò che comportava però di riflesso la nascita del diritto a 

prestazioni complementari della ex moglie, nelle cui entrate non venivano 

più considerati fr. 3'000.-- bensì soli fr. 316.-- a titolo di pensione 

alimentare. Giusta il calcolo provvisorio presentato dalla Cassa di 

compensazione AVS dei Grigioni (qui di seguito semplicemente cassa di 

compensazione) nel dicembre 2009, nell'ambito del predetto 

procedimento, A._____ avrebbe avuto diritto ad una prestazione 

complementare mensile di fr. 284.-- con effetto dal 1. agosto 2009. Con 

decisione 30 novembre 2010, veniva poi riconosciuto effettivamente 

all'assicurata il diritto ad un prestazione di tale entità dall'agosto 2009 in 

poi. Dal 1. gennaio 2010, il figlio dell'assicurata occupava con la sua 

famiglia uno dei due appartamenti. 

2. Nell'ambito della revisione della prestazione complementare di B._____, 

la cassa di compensazione constatava che il debito ipotecario per 

l'abitazione che i coniugi avevano ceduto ai figli il 7 marzo 1996 fosse 

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diminuito e che conseguentemente le uscite non superassero più le 

entrate come in precedenza. Poiché la debitrice di tali debiti ipotecari era 

legalmente A._____, veniva operata una verifica del diritto a prestazioni 

complementari di detta assicurata. In tale ambito la cassa di 

compensazione veniva a sapere che dal 1. gennaio 2010 la famiglia del 

figlio dell'assicurata aveva preso in affitto l'appartamento grande della 

casa mentre l'assicurata occupava l'alloggio più piccolo sottostante. Dalla 

decisione di tassazione 2010, confermata in sede di reclamo del 4 giugno 

2013, e da quella del 2011 risultava il computo di un valore locativo 

proprio tassato al 100 % per un importo di fr. 13'650.-- per l'appartamento 

occupato dal figlio della contribuente e di un valore locativo ridotto del 

30 % e corrispondente a fr. 4'137.-- per l'appartamento occupato 

dall'assicurata stessa con una delle due figlie. 

3. Prendendo a fondamento del calcolo della prestazione complementare i 

valori locativi stabiliti dall'autorità fiscale, la cassa di compensazione 

procedeva ad un nuovo calcolo della prestazione complementare e 

constatava che dalla sua erogazione, il diritto a prestazioni complementari 

non sarebbe mai sussistito, superando le entrate le uscite, motivo per cui 

la prestazione veniva sospesa a partire dal 30 giugno 2013. Nella 

decisione 30 agosto 2013 la cassa di compensazione confermava 

l'assenza di un diritto a prestazioni complementari del 1. agosto 2009 e 

calcolava un importo indebitamente percepito a far stato da tale data e 

fino al 30 giugno 2013 per un ammontare complessivo di fr. 23'884.--. 

Non avendo diritto a prestazioni complementari, per il periodo qui 

contestato, in data 30 agosto e 2 settembre 2013 veniva parimenti 

costatata la decadenza del diritto al rimborso delle spese di malattia 

nell'ambito della prestazione complementare per un importo di fr. 4'498.95 

(dal 1. agosto 2009 fino a parte del 2012) e di fr. 5'038.-- (per la restante 

parte del 2012 e il 2013). La tempestiva opposizione interposta contro 

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questi provvedimenti e nell'ambito della quale veniva chiesto un diverso 

calcolo del valore locativo dell'abitazione, veniva respinta con decisione 

11 novembre 2013.

4. Nel ricorso interposto al Tribunale amministrativo in data 10 dicembre 

2013, A._____ chiedeva il riconoscimento del diritto alle prestazioni 

complementari. A mente della ricorrente, la cassa di compensazione 

sarebbe incorsa in un errore d'interpretazione, considerando, sulla base 

delle indicazioni fornitele dall'autorità fiscale, che la figlia dividesse 

l'appartamento più piccolo con la madre, mentre il figlio con la famiglia 

avrebbe avuto a disposizione l'intero appartamento soprastante. In realtà 

la figlia, che dal 1. dicembre 2013 si sarebbe stabilita altrove, avrebbe 

condiviso solo in parte l'appartamento con la madre, avendo parimenti 

occupato una camera da letto nell'appartamento del fratello. Inoltre, la 

figlia avrebbe utilizzato il locale hobby al piano cantina per la sua attività 

di estetista e i locali comuni della casa. Partendo da tale assunto il calcolo 

delle uscite per la locazione andrebbe eseguito in base ad un valore 

locativo proprio di fr. 19'560.-- ai quali andrebbero aggiunte le spese di 

manutenzione di fr. 3'900.--. Dividendo la somma di questi due importi per 

tre, ovvero il numero delle persone che occuperebbero l'abitazione 

(assicurata e due figli), ne risulterebbe un importo di fr. 7'820.--. 

Aggiungendo a tale valore l'importo forfettario di fr. 1'680-- ne risulterebbe 

un'uscita da locazione a carico dell'assicurata di fr. 9'500.--, ammontare 

che le accorderebbe il diritto alla prestazione complementare durante 

tutto il periodo qui in discussione. 

5. Nella risposta di causa del 27 gennaio 2014, l'Istituto delle assicurazioni 

sociali del Cantone dei Grigioni, cassa di compensazione, chiedeva la 

reiezione del ricorso e la conferma del calcolo operato per i motivi già 

esposti nella decisione su opposizione. La nuova versione dei fatti fornita 

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in sede di ricorso non meriterebbe di essere presa in considerazione. In 

ogni caso, anche qualora la figlia dovesse essere considerata come una 

coinquilina della madre, andrebbero conteggiate alla figlia almeno un 

terzo delle spese di alloggio, ciò che comporterebbe un incremento delle 

spese di alloggio della ricorrente da fr. 3'795.-- a fr. 5'060.--. Anche in tale 

eventualità però le entrate supererebbero le uscite e non sussisterebbe 

alcun diritto alla prestazione complementare. 

6. Il 24 febbraio 2014 la ricorrente rinunciava a replicare. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte solo sul diritto alle prestazioni complementari 

dell'istante dal 1. agosto 2009 al 30 giugno 2013. Non può essere per 

contro materia di esame nell'ambito del presente procedimento la 

richiesta riconsiderazione di decisioni di tassazione non impugnate 

dall'istante o le pretese volte all'ottenimento retroattivo di contributi ai 

premi della cassa malati. Oggetto delle tre decisioni impugnate è il calcolo 

mensile delle prestazioni complementari e di riflesso la richiesta di 

restituire non solo gli importi delle prestazioni complementari 

indebitamente percepite, ma anche le spese di malattia che sono state 

rimborsate alla ricorrente durante il periodo in cui beneficiava di 

prestazioni complementari. 

2. a) In primo luogo, l'istante contesta la possibilità di operare una correzione 

delle prestazioni complementari, essendo la sua convivenza coi figli da 

sempre nota alla cassa di compensazione. Tale tesi non è corretta. Nella 

richiesta di prestazioni complementari del 16 luglio 2008, la ricorrente 

ammetteva di convivere con la figlia e in quella risalente al 22 giugno 

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2010 non venivano forniti dati riguardo ad eventuali conviventi. Dagli atti 

risulta poi che l'appartamento grande è stato esclusivamente o 

prevalentemente occupato dalla famiglia del figlio dell'istante a partire del 

1. gennaio 2010. Sul formulario di richiesta di prestazioni del 22 giugno 

2010 questo cambiamento non è stato segnalato alla cassa di 

compensazione. Non è allora in tali condizioni possibile concludere che la 

situazione che ha giustificato il ricalcolo delle prestazioni complementari 

fosse stata da sempre nota alla parte convenuta o che l'assicurata avesse 

debitamente informato la cassa di compensazione dei cambiamenti 

avvenuti. 

b) Per ammissione della convenuta, la situazione dell'istante si è modificata 

dal 1. gennaio 2010, allorquando la famiglia del figlio ha preso possesso 

dell'appartamento più grande della casa. Un nuovo calcolo della 

prestazione a partire dall'agosto 2009 non trova allora alcuna 

giustificazione, sulla base di un cambiamento intervenuto solo più tardi. 

Anche per le imposte, giusta quanto deciso per l'anno 2010 in sede di 

opposizione, si giustificava un nuovo calcolo solo a partire dal 2010 e la 

diminuzione dei tassi ipotecari ha incidenza sul calcolo dalla prestazione 

solo a partire dal 2011. Per il periodo tra il 1. agosto e il 31 dicembre 2009 

non vengono fatti valere fatti nuovi suscettibili di giustificare un ricalcolo 

della prestazione. Per questo le prestazioni complementari pari a 

complessivamente fr. 1'420.-- (5 x fr. 284.--) e quelle a titolo di spese di 

malattia di fr. 1'000.-- corrisposte durante questo periodo sono state 

percepite a giusto titolo dalla beneficiaria e non possono essere oggetto 

di una domanda di restituzione. Su questo punto il ricorso deve pertanto 

essere accolto. 

c) L'istante considera che la correttezza del calcolo della prestazione 

complementare sia già stata confermata anche dal Tribunale 

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amministrativo nell'ambito del procedimento A 12 37 del 21 novembre 

2012 e che comunque nel giudizio S 09 184 del 23 marzo 2010 sia stato 

anche di riflesso confermato un diritto a prestazioni complementari della 

qui ricorrente in ragione di fr. 284.-- mensili. Nel giudizio A 12 37, il 

comune di domicilio della ricorrente contestava il calcolo della prestazione 

complementare per giustificare il rifiuto della richiesta di condono delle 

imposte per l'anno 2009 adducendo che pur avendo l'usufrutto su quella 

che era la residenza coniugale, la contribuente non sarebbe stata tenuta 

a corrispondere i relativi interessi e ammortamenti ipotecari, venendo 

questi costi assunti dall'ex marito. In detto giudizio, quindi il calcolo della 

prestazione era stato indirettamente confermato in relazione alle censure 

sollevate dal comune di domicilio e relativamente alla seconda metà del 

2009 come periodo di calcolo (vedi sentenza A 12 37 pag.10). Anche nel 

giudizio S 09 184 del 23 marzo 2010, il calcolo provvisorio della 

prestazione a cui la moglie avrebbe verosimilmente avuto diritto risaliva al 

dicembre 2009 e poteva pertanto riferirsi solo al periodo dal 1. agosto al 

23 dicembre 2009. È vero che la sentenza del Tribunale amministrativo 

era datata 23 marzo 2010, ma in esito a quella sentenza la ricorrente 

veniva invitata a riformulare la domanda di prestazioni. Questa seconda 

richiesta veniva presentata in data 22 giugno 2010 e sul relativo 

formulario la convivenza di tutta la famiglia del figlio dal 1. gennaio 2010 

veniva del tutto sottaciuta. Ne consegue che per la definizione del suo 

diritto a prestazioni, formalmente deciso nel novembre 2010, la ricorrente 

ha omesso di fornire una importante informazione. Per questo anche dal 

giudizio S 09 184 l'istante è malvenuta a voler dedurre diritti per quanto 

riguarda il periodo successivo al 1. gennaio 2010. Invece, per la seconda 

metà del 2009, come già detto in precedenza le prestazioni sono state 

percepite legalmente.  

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3. a) È essenzialmente contestato il calcolo del valore locativo, mentre l'istante 

non spende alcuna considerazione per confutare il calcolo delle entrate 

da usufrutto a partire dal 2011, in seguito alla riduzione del debito e del 

tasso ipotecario. Ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. b cifra 1 della legge 

federale sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la 

vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC; RS 831.30), per una persona sola 

che vive a casa vengono riconosciute delle spese per la pigione di un 

appartamento e le relative spese accessorie per un l'importo massimo 

annuo di fr. 13'200.--. I dettagli sono regolati nella relativa ordinanza sulle 

prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e 

l'invalidità (OPC-AVS/AI; RS 831.301). Ai sensi dell'art. 11 OPC-AVS/AI, il 

valore locativo dell'abitazione occupata dal proprietario o dall'usufruttuario 

come pure il reddito proveniente dal subaffitto sono valutati secondo i 

criteri validi in materia d'imposta cantonale diretta del Cantone di 

domicilio. Se tali criteri non esistono, sono validi quelli in materia 

d'imposta federale diretta. Giusta l'art. 16c OPC-AVS/AI quando 

appartamenti o case unifamiliari sono occupati anche da persone escluse 

dal calcolo della prestazione complementare, la pigione computabile deve 

essere ripartita fra le singole persone. Le parti di pigione delle persone 

escluse dal calcolo della prestazione complementare non sono prese in 

considerazione nel calcolo della prestazione complementare annua (cpv. 

1). Di massima, l'ammontare della pigione è ripartito in parti uguali (cpv. 

2). La conformità alla legge di questo disposto è stata confermata in DTF 

127 V 10. Scopo del disposto è quello di evitare il finanziamento indiretto 

di persone che non beneficiano delle prestazioni complementari per cui, 

di norma, la pigione complessiva deve essere ripartita tra le persone che 

abitano nella stessa economia domestica anche nel caso in cui il contratto 

di locazione fosse intestato ad una sola persona. Lo stesso vale per i figli 

a beneficio di una prestazione complementare che vivono con i genitori. 

Secondo l'Alta Corte, infatti, ai fini della ripartizione del canone locativo è 

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determinante l'occupazione comune dei locali e non tanto la questione di 

sapere chi ha versato la pigione o ha sottoscritto il contratto (cfr. DTF 105 

V 272 cons. 1). La regola generale soffre tuttavia di eccezioni, che vanno 

però concesse solo entro certi limiti e devono essere ammesse con 

prudenza, ad esempio se uno degli inquilini occupa da solo gran parte 

dell'abitazione oppure quando una persona accoglie gratuitamente 

nell'abitazione un'altra, poiché vi è obbligata moralmente o giuridicamente 

(cfr. sentenza del Tribunale federale 76/01 del 9 gennaio 2003, pubblicata 

in RDAT II-2003 N. 62). 

b) La ricorrente vive in uno stabile che comprende due appartamenti. In 

sede di opposizione e poi di ricorso essa propone una suddivisione 

interna della casa tra ricorrente e i due figli, senza che venga fatta una 

distinzione tra appartamento dell'istante e quello ad uso esclusivo della 

famiglia del figlio. A detta della richiedente, la figlia disporrebbe di una 

camera nell'appartamento del figlio e condividerebbe alcuni locali con la 

madre e quelli in comune con tutti e tre i famigliari, oltre ad essersi 

insediata nel locale hobby con il suo studio da estetista. Questa nuova 

esposizione dei fatti non convince. All'epoca della prima richiesta di 

prestazioni complementari il 16 luglio 2008, la ricorrente rispondeva alla 

domanda "Quante persone convivono nella sua economia domestica?" 

adducendo che una delle due figlie (anno di nascita 1972) convivesse 

nella sua stessa economia domestica. Giusta quanto sostenuto nella 

motivazione del ricorso, tale affermazione sarebbe poi stata confermata 

anche dalla figlia convivente. Per contro nella richiesta di prestazioni del 

22 giugno 2010, la stessa domanda restava senza alcuna indicazione, 

come se nessuno convivesse nell'economia domestica. Dagli atti risulta 

però che a partire dal 1. gennaio 2010, il figlio dell'istante, sposato e con 

due figli, occupa l'appartamento soprastante e fino al dicembre 2013 non 

è contestato che anche la figlia abitasse nella casa di cui la ricorrente ha 

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l'usufrutto. L'occupazione dell'abitazione così come ritenuto dalla cassa di 

compensazione corrisponde poi allo stato di fatto già costatato dal 

Tribunale amministrativo nel procedimento A 12 37 del 21 novembre 2012 

invocato dall'istante stessa e nell'ambito del quale veniva accertato che 

"Nella concreta situazione, è incontestato che la famiglia del figlio, 

complessivamente quattro persone, abitino il piano superiore della casa e 

che il piano terreno sia occupato dalla figlia e dalla sua attività di estetista. 

A detta dell’istante nell’immobile le resterebbe comunque a disposizione 

una possibilità di alloggio". 

c) La contestata suddivisione dei locali è stata confermata anche 

dall'autorità fiscale in sede di opposizione alla tassazione del 2010, che è 

cresciuta incontestata in giudicato. Partendo da un valore locativo proprio 

della casa di fr. 19'560.-- giusta la stima ufficiale del 2002, nella decisione 

su opposizione del 4 giugno 2013, relativamente al valore locativo veniva 

dall'autorità fiscale operata la distinzione tra l'appartamento più grande e 

occupato dal figlio, tassato al 100 % su di un valore di fr. 13'650 e l'unità 

abitativa occupata dalla figlia e dall'istante, tassata al 70% su di un valore 

di fr. 5'910.--. Per contestare la ripartizione interna della casa a favore 

della tesi sostenuta nel ricorso, l'istante adduce di non essersi resa conto 

della motivazione fornita dall'autorità fiscale, ma di essersi semplicemente 

accontentata dell'esito dell'opposizione e di riservarsi una procedura di 

revisione. Per il Tribunale amministrativo è però rilevante che questo 

calcolo non è stato contestato e che lo stesso conferma la notoria 

ripartizione interna dell'abitazione nel senso poi ritenuto anche dalla 

cassa di compensazione. 

d) In ogni caso, anche volendo considerare teoricamente esatta la versione 

fornita dall'istante, il calcolo non si presenterebbe necessariamente nel 

senso proposto dalla ricorrente. Come esposto in precedenza le 

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suddivisioni di cui all'art. 16c OPC-AVS/AI in parti uguali tra le persone 

che abitano la stessa economia domestica giustificherebbe un'eccezione 

laddove una persona da sola occupa una grande parte dell'abitazione. In 

base ai piani presentati, lo stabile nel suo complesso conta cinque 

camere da letto, tre servizi, due cucine e un salotto. Omettendo di 

computare i due atri, degli altri spazi sette sono occupati dalla famiglia del 

figlio e cinque dall'istante e dalla figlia. Anche in termini di superfici, 

l'abitazione del figlio anche senza il computo di una delle quattro camere 

da letto conta il doppio di quella ad uso esclusivo dell'istante e della figlia 

assieme. Ne consegue che già tale ripartizione avrebbe probabilmente 

imposto una chiave di riparto diversa. Ma anche la divisione per tre 

persone proposta nel ricorso non tiene conto del fatto che il figlio non vive 

da solo con la madre, ma che per la parte del figlio fanno parte allora 

della stessa economia domestica due adulti (con due bambini). 

4. a) Nel calcolo delle uscite da locazione la cassa di compensazione ha 

dedotto dal valore locativo proprio di tutto lo stabile e pari a fr. 19'560.-- la 

pigione corrisposta dal figlio dell'assicurata giusta quanto stabilito 

dall'autorità fiscale e pari ad un importo annuo di fr. 13'650.--. Ai restanti 

costi di locazione a carico dell'istante pari a fr. 5'910.-- veniva aggiunto 

l'importo forfettario per spese accessorie riconosciute alle persone che 

abitano un immobile di loro proprietà di fr. 1'680.-- (vedi art. 16a OPC-

AVS/AI). L'importo così ottenuto di fr. 7'590.-- veniva poi diviso per due, in 

considerazione del fatto che l'istante dividesse l'appartamento con la 

figlia. Per le spese di locazione alla ricorrente veniva conseguentemente 

ed a giusto titolo riconosciuta un'uscita di fr. 3'795.--. 

b) La ricorrente sostiene che tale importo sia comunque del tutto inadeguato 

ai prezzi di mercato per un oggetto analogo. Anche questa tesi non merita 

protezione. Le due pigioni in oggetto per un appartamento di due locali a 

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fr. 632.50 (fr. 7'590.-- : 12) o uno di sei locali a ca. fr. 1'150.-- (fr. 13'650.-- 

:12) hanno un'adeguata proporzione tra di loro e il calcolo risulta altrimenti 

dai fattori fiscali e dalle relative disposizioni applicabili.

5. Mentre nel 2009 (anno di riferimento 2008) il debito ipotecario della 

ricorrente era ancora di fr.18'319.--, per il 2011 tale importo si riduceva a 

fr. 8'469.-- e per i due anni successivi a fr. 8'727.-- e fr. 8'282--. 

Giustamente pertanto, poiché a partire dal 2011 i debiti ipotecari e gli 

interessi non raggiungevano l'ammontare di fr. 19'560.-- (valore locativo 

proprio) stabilito ai fini fiscali neppure dopo la deduzione del 20% dei costi 

di manutenzione (fr. 19'560.-- - fr. 3'912.--= fr. 15'648.--), la differenza tra i 

fr. 15'648 e gli interessi sul debito effettivamente corrisposti ammontante 

a fr. 7'179-- (2011), fr. 6'920.-- (2012) e fr. 7'366.-- (2013) venivano 

aggiunti alle entrate della ricorrente come dei ricavi da usufrutto. 

6. In esito a quanto esposto il ricorso è accolto parzialmente. La ricorrente è 

reputata aver percepito a giusto titolo le legali prestazioni complementari 

e le spese di malattia dal 1. agosto al 31 dicembre 2009 per un importo 

complessivo di fr. 2'420.--. Per il resto il ricorso è respinto. Giusta l'art.61 

della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni 

sociali (LPGA; RS 830.1), la procedura è gratuita (lett. a). La ricorrente 

anche se vince parzialmente la causa non ha diritto a ripetibili, in quanto il 

patrocinatore è subentrato soltanto allo stadio della replica per poi 

rinunciare alla stessa. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto nel senso che le prestazioni 

complementari e le spese di malattia di cui viene chiesta la restituzione 

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vengono ridotte di fr. 2'420.-- per il periodo dal 1. agosto al 31 dicembre 

2009. Per il resto il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]

Con sentenza del 23 febbraio 2015, il Tribunale federale ha respinto il ricorso, 

nella misura in cui lo ha ritenuto ammissibile (9C_480/2014).