# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0e151cc1-0c93-5ba2-b10e-1f4c8b4a4781
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-10-24
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 24.10.2005 BB.2005.102
**Docket/Reference:** BB.2005.102
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2005-102_2005-10-24

## Full Text

Reclamo contro un sequestro (art. 65 PP);;Reclamo contro un sequestro (art. 65 PP);;Reclamo contro un sequestro (art. 65 PP);;Reclamo contro un sequestro (art. 65 PP)

Sentenza del 24 ottobre 2005 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Tito Ponti e Andreas J. Keller, 
Cancelliere Giampiero Vacalli 

Parti  A., rappresentata dall’avv. Gian Paolo Grassi,  
  
 

reclamante 
 
contro 
 
Ministero pubblico della Confederazione,  
 

controparte 
 

Oggetto  Reclamo contro un sequestro (art. 65 PP) 

 

B u n d e ss t r a f g e r i c h t  

T r ib una l  pé na l  f édé ra l  

T r ib una l e  p e na l e  f e de r a l e  

T r ib una l  pe na l  f ede ra l  

Numero dell ’ incarto:  BB.2005.102 
 
 
 

 

 

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Fatti: 

A. Nell’ambito di un’inchiesta preliminare di polizia giudiziaria aperta nei con-
fronti di B. e compartecipi per titolo di partecipazione o sostegno ad orga-
nizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis 
CP), il 25 agosto 2004 il Ministero pubblico della Confederazione (in segui-
to: MPC) ha ordinato la perquisizione del suo domicilio privato a Balerna. 
Durante la perquisizione, eseguita dalla polizia federale il 31 agosto 2004, 
sono stati presi in custodia una serie di oggetti e valori patrimoniali rinvenuti 
nella predetta abitazione, compresi due autoveicoli. Il medesimo giorno B. 
veniva arrestato e posto in detenzione preventiva.   

 

B. Con reclamo del 6 settembre 2004 dinanzi alla Corte dei reclami penali del 
Tribunale penale federale, C. e A. - rispettivamente, moglie e figlia 
dell’indagato - sono insorte contro l’ordine di perquisizione del 25 agosto 
2004, chiedendo il dissequestro di diversi oggetti elencati nel verbale di 
perquisizione, tra i quali quattro lingotti d’oro di un chilogrammo l’uno (posi-
zione 15). Con sentenza del 4 novembre 2004 la Corte dei reclami penali, 
nella misura in cui non era divenuto privo d’oggetto, ha respinto il reclamo 
(v. BK_B 134/04). 

 

C. Il 24 maggio 2005 A. ha reiterato all’autorità inquirente la sua richiesta di 
dissequestro dei lingotti di cui sopra. Con decisione del 25 agosto 2005 il 
MPC ha respinto l’istanza. 

 

D. Contro tale decisione, il 30 agosto 2005, A. ha interposto un nuovo reclamo 
alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone 
l’annullamento. Essa asserisce in sostanza di essere divenuta proprietaria 
dei quattro lingotti in questione in seguito alla donazione in suo favore effet-
tuata dal padre B., il quale, dopo essere succeduto al nonno D., avrebbe 
tenuto fede alla volontà espressa da D. di trasmettere la proprietà dei lin-
gotti alla nipote, ragione per la quale non vi sarebbero motivi per mantene-
re il sequestro. 

 

E. Nella sua risposta del 9 settembre 2005, il MPC ha chiesto la reiezione del 
gravame. Dato che i lingotti litigiosi sono stati rinvenuti nell’abitazione 

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dell’indagato e che la reclamante non ha dimostrato in maniera chiara e i-
nequivocabile di esserne la legittima proprietaria, la presunzione prevista 
dall’art. 59 n. 3 CP permetterebbe di mantenere il sequestro contestato.  

 

F. Nella sua replica del 21 settembre 2005 A. ribadisce la richiesta formulata 
in sede di reclamo, sottolineando che la documentazione da lei prodotta sa-
rebbe largamente sufficiente per ordinare il dissequestro dei lingotti d’oro. 

Il MPC, da parte sua, con duplica del 3 ottobre 2005, si riconferma nelle 
motivazioni di fatto e di diritto indicate nella risposta.  

 

 

Diritto: 

1.  
1.1 Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli 

atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono 
essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale pe-
nale federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP.  

1.2  Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del 
procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal 
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). In concreto, la decisione di conferma del sequestro impugnata è data-
ta 25 agosto 2005 ed è pervenuta al patrocinatore della reclamante il gior-
no successivo. Introdotto martedì 30 agosto 2005, il rimedio è pertanto 
tempestivo.  

1.3  Nella misura in cui la reclamante si proclama proprietaria dei valori patri-
moniali in questione, essa è senz’altro legittimata a contestare la decisione 
del MPC, giacché direttamente toccata dal provvedimento coercitivo (art. 
214 cpv. 2 PP).  

 

2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as-
sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (DTF 124 IV 313 consid. 4 
e riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ri-
tenuto che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure de-
finitive e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli 

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istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per 
prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in 
presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra que-
sto e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità 
requirente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa 
del principio della proporzionalità (G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, n. 
2554 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostra-
re troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente 
che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile. Adita con un 
reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di 
essa), non può peraltro statuire sul merito del procedimento penale, ma 
deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 
119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giurisprudenza, finché sussi-
ste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il 
sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 
consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimoniale 
appartenente ad una persona sospettata di partecipazione o sostegno ad 
un’organizzazione criminale, esso può essere sequestrato allorquando il 
detentore non può provare immediatamente, senza ulteriori atti ed in ma-
niera chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, 
né direttamente né indirettamente, la facoltà di disporne (v. decisione del 
Tribunale penale federale BK_B 082/04 del 25 agosto 2004 consid. 4.2). 

2.1. La reclamante contesta l’asserzione dell’autorità inquirente secondo la qua-
le il nonno non sarebbe mai stato proprietario dei lingotti in quanto mai di-
chiarati. Il fatto che la madre avesse manifestato l’intenzione di dichiarare 
al fisco l’oro lasciato dal suocero tre mesi prima della perquisizione domici-
liare effettuata a Balerna il 31 agosto 2004 significherebbe che tale deci-
sione non poteva essere posta in relazione con il procedimento penale 
successivamente aperto nei confronti del padre. Inoltre, avendo la recla-
mante sempre abitato con i genitori, sarebbe normale che i lingotti di sua 
proprietà si trovassero a casa sua. Infine, il fatto che i lingotti possano es-
sere stati acquistati dalla E. SA per conto del nonno costituirebbe una cir-
costanza assolutamente normale.  

Di avviso contrario è invece il MPC, secondo il quale i lingotti litigiosi sa-
rebbero di proprietà dell’indagato. A sostegno di tale assunto vi sarebbero il 
certificato di autenticità nonché la ricevuta d’acquisto a nome della E. SA 
relativi ai lingotti. La dichiarazione fiscale della reclamante, l’inventario dei 
beni legato alla successione del fu D. e la lettera di C. del 7 giugno 2004 al 
suo consulente fiscale costituirebbero delle dichiarazioni unilaterali prive 
quindi di carattere probante. In definitiva, nulla lascerebbe intravedere un 
cambiamento del possesso dei lingotti in favore della reclamante.  

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2.2. Come già rilevato da questa corte nella sua decisione del 4 novembre 2004 
(sentenza BK_B 134/04), la perquisizione effettuata presso il domicilio pri-
vato a Balerna si iscrive nel quadro di un’inchiesta preliminare avviata dal 
MPC volta ad accertare le responsabilità penali di B. (e di altri co-indagati) 
nell’ambito di un vasto traffico internazionale di sigarette di contrabbando; 
quest’ultimo avrebbe in particolare provveduto - per il tramite di alcune so-
cietà da lui controllate - a riciclare in Svizzera parte dei proventi di questo 
traffico.  

2.3 Riguardo alla presenza di sufficienti indizi di reato - presupposto indispen-
sabile del provvedimento di sequestro cautelare ai sensi dell’art. 65 PP (v. 
HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., 
Basilea 2005, pag. 340 n° 1) -, si rinvia ugualmente alla sentenza summen-
zionata, la quale ne ha costatato l’esistenza (consid. 2.2). Per contro, alla 
luce delle argomentazioni avanzate nel gravame e della relativa documen-
tazione prodotta, occorre riesaminare se tra il reato contestato e i lingotti 
d’oro oggetto del sequestro esiste una sufficiente connessione, ciò che la 
ricorrente contesta, sostenendo che l’oro in questione sarebbe di sua e-
sclusiva pertinenza. 

2.3.1 Nella sua richiesta di dissequestro del 24 maggio 2005 la reclamante ha 
dichiarato, al punto 3, che “subito dopo la proclamazione quale erede del 
padre D., il figlio B. donò alla figlia A. i 4 Kg d’oro in discorso. Ciò anche per 
tener conto dell’effettiva volontà del suo ascendente”. Ora, la madre della 
reclamante, nel suo scritto del 7 giugno 2004 destinato al suo consulente 
fiscale, ha dichiarato che “mio suocero ha lasciato in custodia a me 4 kg 
d’oro da consegnare al momento della sua morte a sua nipote A. al com-
pimento del suo 20° compleanno”. Ebbene, da quanto precede non risulta 
evidente determinare con chiarezza il momento del presunto trasferimento 
della proprietà dei lingotti. Nonostante ciò, è d’uopo ricordare brevemente 
le condizioni legali legate al trasferimento della proprietà mobiliare, in modo 
da determinare se, nella fattispecie, gli elementi necessari per ammettere 
la donazione invocata sono presenti.  

2.3.2 Secondo l’art. 239 cpv. 1 CO, si considera donazione ogni liberalità tra vivi 
con la quale taluno arricchisce un altro coi propri beni senza prestazione 
corrispondente. Il tenore di tale disposizione non deve trarre in inganno: la 
donazione è un contratto a tutti gli effetti che presuppone come tale un 
scambio di reciproche e concordanti manifestazioni di volontà, segnata-
mente un’accettazione (P. TERCIER, Les contrats spéciaux, 3a ediz., Zurigo 
2003, n° 1556). Tale atto costituisce un’acquisizione derivata della proprie-
tà che abbisogna del trasferimento del possesso conformemente agli art. 
242 cpv. 1 CO e 714 cpv. 1 CC. Essa necessita ugualmente un titolo 

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d’acquisizione, seguito da un’operazione d’acquisizione, ossia di un atto di 
disposizione (P.-H. STEINAUER, Les droits réels, tomo II, 3a ediz., Berna 
2002, n° 2008 e segg.). Il titolo d’acquisizione è un atto giuridico che ha per 
effetto di obbligare il proprietario a trasferire la proprietà della cosa 
all’acquirente. L’acquisizione della proprietà mobiliare dipende dalla validità 
della sua causa, ossia dall’atto giuridico costituente il titolo d’acquisizione. 
Se tale atto giuridico non è valido, l’operazione d’acquisizione risulta senza 
effetto (P.-H. STEINAUER, op. cit., n° 2011-2011a). L’atto di disposizione 
consiste in un contratto reale (dinglicher Vertrag) - che non sottostà a nes-
suna condizione di forma - mediante il quale l’alienante e l’acquirente mani-
festano la loro volontà di trasferire (hic et nunc) la proprietà della cosa, in 
esecuzione del titolo d’acquisizione. L’acquisizione della proprietà mobiliare 
è da considerarsi avvenuta col trasferimento del possesso all’acquirente. 
Tale trasferimento completa infatti l’operazione d’acquisizione mediante la 
quale l’alienante esegue l’obbligazione per lui derivante dal titolo 
d’acquisizione (P.-H. STEINAUER, op. cit., n° 2013 e 2018).  

2.3.3 Nella fattispecie, la reclamante non ha apportato la prova della conclusione 
di un contratto di donazione tra lei ed il nonno o tra lei ed il padre. Dagli atti 
dell’incarto - e tenuto ugualmente conto delle dichiarazioni talvolta discor-
danti emesse dai vari membri della famiglia dell’imputato - non è dato di 
sapere con certezza se la reclamante fosse all’oscuro o meno 
dell’esistenza dei lingotti litigiosi e della volontà del nonno di donarglieli. Ad 
ogni modo, dallo scritto del 18 gennaio 2005 inviato dalla reclamante 
all’autorità inquirente (v. act. 1.4) e da quello del 7 giugno 2004 inoltrato 
dalla madre al suo consulente fiscale (v. act. 1.5), emerge che la madre, 
dopo la morte del nonno, era in possesso dei lingotti in questione. Dovendo 
la donazione in favore della reclamante avvenire unicamente il giorno del 
suo 20° compleanno, ossia il 7 settembre 2004, il 31 agosto 2004, giorno in 
cui è avvenuto il sequestro, l’indagato risultava essere ancora proprietario 
dei beni in questione. È quindi evidente che se anche vi fossero stati un ti-
tolo d’acquisizione e un atto di disposizione validi, ciò che non è stato in 
ogni caso dimostrato, sarebbe comunque mancato il trasferimento del pos-
sesso. Per completezza, giova infine ricordare che la promessa di donazio-
ne, regolata dall’art. 243 CO, esige la forma scritta; nessun atto in questo 
senso è stato prodotto dalla reclamante relativamente alla presunta ed in-
vocata promessa di donazione effettuata dal nonno.  

In definitiva, i quattro lingotti d’oro, al momento del decesso del nonno, so-
no passati nella proprietà dell’imputato – unico erede - in virtù dell’art. 560 
CC (cfr. act. 1.2). Non essendo stato apportato nessun elemento probante 
concernente la presunta donazione dei lingotti alla figlia, se ne deduce che 
l’imputato - al momento della perquisizione del 31 agosto 2004 - era ancora 

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proprietario dell’oro in questione, ragione per la quale il sequestro contesta-
to, tenuto conto dello stato della procedura e in ossequio all’art. 59 n. 3 CP, 
non può essere revocato. 

2.4 Tenuto conto di quanto precede, la questione a sapere se il nonno fosse 
effettivamente proprietario dei quattro lingotti può rimanere indecisa. Occor-
re tuttavia rilevare che, da una parte, nessun documento presente 
nell’incarto sembrerebbe permettere di giungere in maniera chiara ed ine-
quivocabile a tale conclusione e, d’altra parte, il fatto che i lingotti non figu-
rino nella ultima dichiarazione fiscale del defunto costituisce sicuramente 
un indizio importante a suo sfavore.  

2.5 Del resto, l’affermazione secondo la quale “determinante è che nella dichia-
razione d’imposta delle persone fisiche per l’anno 2003 A. ha dichiarato di 
essere proprietaria – stato al 31 dicembre 2003 – di metalli preziosi per fr. 
65'940.-“ non può essere condivisibile. La dichiarazione d’imposta in que-
stione si riferisce effettivamente alla situazione al 31 dicembre 2003, ma è 
stata inoltrata il 20 aprile 2005, ossia posteriormente alla perquisizione e al 
sequestro operati dall’autorità inquirente. Tale documento, in quanto dichia-
razione unilaterale della reclamante, non può costituire una prova inequivo-
cabile della titolarità dei beni in questione. Alla stessa conclusione si deve 
giungere per quanto concerne l’inventario dei beni relativo alla successione 
del nonno.  

 

3. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. Confor-
memente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese pro-
cessuali sono poste a carico della parte soccombente; queste sono calcola-
te giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale pena-
le federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1’500.-. 
Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 1’000.- già versato, la reclamante è invi-
tata a versare il saldo di fr. 500.-. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto.  

2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.- è posta a carico della reclamante. Dedotto 
l’anticipo delle spese di fr. 1’000.- già versato, essa è invitata a versare il sal-
do di fr. 500.-.  

 

 

Bellinzona, 24 ottobre 2005  

In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 

Il Presidente:    Il Cancelliere:  

 

 

 

 

Comunicazione a 

- Avv. Gian Paolo Grassi 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici : 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedu-
ra penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.