# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 077b7739-b036-50ac-9597-2c7773013f77
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.06.2018 38.2018.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2018-28_2018-06-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2018.28

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  18 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 aprile 2018 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3 aprile 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di assicurazione contro la
  disoccupazione, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 3 aprile 2018 (cfr. doc. C) la Cassa cantonale di assicurazione contro la
disoccupazione (in seguito: Cassa) ha confermato la decisione del 7 febbraio
2018 (cfr. doc. 13-14) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a
beneficiare delle indennità per insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI, per non
avere rispettato l’obbligo di ridurre il danno, in quanto egli non ha
rivendicato i propri crediti salariali in modo sufficientemente tempestivo.

                                         L’amministrazione ha così
motivato la propria decisione su opposizione:

 

" (…) Nel
presente caso, l'opponente, ha iniziato la propria attività lavorativa in data
01 febbraio 2015, non percependo il salario in modo integrale dal 01 settembre
2015 al 31 dicembre 2015: ha fatto spiccare un precetto esecutivo contro la
società, notificato 11 18 aprile 2016, attendendo però fino al mese di novembre
2016 prima di inoltrare l'istanza di conciliazione. 

A mente della Cassa mal si comprende il motivo per cui, dopo aver
fatto spiccare il precetto esecutivo il giorno 11 aprile 2016 (notificato alla
società il 18 aprile 2016), il Sig. RI 1 abbia atteso 7 mesi prima di inoltrare
l'istanza di conciliazione. (…)” (Doc. C)

 

                               1.2.   Contro la citata decisione su
opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. La
sua patrocinatrice chiede il versamento dell’indennità per insolvenza ritenendo
che RI 1 non abbia violato l’obbligo di ridurre il danno prima della
risoluzione del rapporto di lavoro, in quanto ha sollecitato di persona il
pagamento degli arretrati salariali, e dopo la fine del rapporto di lavoro, in
quanto egli non è rimasto inattivo ma ha inoltrato richieste scritte di
versamento dei salari tramite il sindacato RA 1 ed ha pure fatto spiccare un
precetto esecutivo il 18 aprile 2016.

                                         La circostanza di avere
atteso fino al novembre 2016 per inoltrare una domanda di conciliazione,
secondo la patrocinatrice del ricorrente, non permette di concludere per una
grave negligenza.

                                         Al riguardo la
rappresentante del ricorrente ha rilevato:

 

" (…) Peraltro,
l'esperienza ci mostra che il moltiplicarsi delle misure rivolte contro il
datore di lavoro, chiaramente non intenzionato a pagare e/o insolvente, non
aumentano la possibilità di recuperare il dovuto. Il caso specifico ne è un
ulteriore prova nella misura in cui anche attraverso la procedura giudiziaria
di mercede e salari e nonostante la sentenza che ha riconosciuto il credito
salariale in favore del ricorrente, il convenuto non è apparso intenzionato a
saldare il suo debito. Un inoltro più celere dell'istanza di conciliazione non
avrebbe di tutta evidenza permesso di ottenere il pagamento rivendicato sia a
causa dell'atteggiamento del debitore il quale ha fatto opposizione totale al
precetto esecutivo pur sapendo che il montante rivendicato era dovuto e in
seguito non si presentato all'udienza di conciliazione, sia a causa della sua
insolvibilità di lunga data che ha portato alla Anche tenuto conto di
quest'ultimo aspetto è chiaro chela mancanza di liquidità era già tale da molti
mesi e che un'eventuale procedura giudiziaria anche se inoltrata con altre
tempistiche non avrebbe permesso d'incassare nulla.

(…)

Nel caso di specie l'assicurato ha dunque adempiuto a sufficienza
il suo l'obbligo di diminuire il danno, poiché egli ha dato, sia prima della
risoluzione del rapporto di lavoro che dopo, e questo entro un lasso di tempo
adeguato, dei segnali inequivocabili (già solo l'inoltro di un precetto
esecutivo è un segnale inequivocabile e riconoscibile per il datore di lavoro
delle intenzioni del lavoratore di recuperare il suo credito salariale, questo
indipendentemente dal momento in cui si sia intentata una successiva azione
giudiziaria contro di lui) che permettono di riconoscere oggettivamente
la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non pagati.” (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 9
maggio 2018 la Cassa propone di respingere il ricorso e sottolinea quanto
segue:

 

" (…) II
sindacato RA 1 ha confermato come questo ritardo fosse dovuto ad una loro
ristrutturazione interna (vedasi mail del 03.01.2018): in sede ricorsuale
specificano come la tempistica con cui è stata inoltrata la procedura
giudiziaria non ha compromesso in nessuna caso un eventuale recupero dei
crediti.

A mente della Cassa il Sig. RI 1, viste le difficoltà ad ottenere
i salari, avrebbe dovuto portare avanti in modo continuativo e sistematico i
provvedimenti contro il datore di lavoro. Nello specifico avrebbe dovuto
procedere tempestivamente all'inoltro dell'istanza di conciliazione, senza
attendere circa 7 mesi dall'intimazione del precetto esecutivo.

Orbene, alla luce del comportamento assunto dal ricorrente, la
Cassa ritiene che non ha adempiuto agli obblighi di ridurre il danno ex art. 55
LADI e precludendosi dalla possibilità di ottenere le prestazioni richieste.
(…)” (Doc. III) 

 

                               1.4.   L’11 maggio 2018 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri mezzi
di prova (cfr. doc. IV). 

 

                                         Il 22 maggio 2018 la rappresentante
dell’assicurato ha informato il TCA di non avere altri mezzi di prova e si è
confermata nelle sue conclusioni (cfr. doc. V).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha negato a RI 1 il
diritto a percepire indennità per insolvenza.

 

                                         L'art. 55 cpv. 1 LADI
stabilisce che:

 

" Il
lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni
provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di
lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura.
Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa
del suo diritto." 

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha
sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico del lavoratore,
menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del
rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa
interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita.
L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo
scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo
caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio
un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro
quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e
riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito
salariale.

 

                                         Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per
insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere
il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del
proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia
che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi
finanziari.

 

                                         In una sentenza C 121/03
del 2 settembre 2003 l'Alta Corte ha stabilito che aveva gravemente violato
l'obbligo di ridurre il danno l'assicurato che aveva rivendicato il versamento
del salario soltanto oralmente durante il rapporto di lavoro e che era stato
gravemente negligente nel periodo successivo non avendo intensificato le
modalità con le quali fare valere le sue pretese.

 

                                         In una sentenza C 231/06
del 5 dicembre 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg., l'Alta Corte ha
stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata,
contemplato all'art. 55 cpv. 1 LADI,  vale anche se il rapporto di lavoro viene
sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di versare le
prestazioni  a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo di
diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento   di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro di lui.

 

                                         In un'altra sentenza C
254/05 del 2 marzo 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 52 seg., la nostra Massima
Istanza ha sottolineato che:

 

" Non si può
esigere che l'assicurato, per adempiere l'obbligo di diminuire il danno, receda
immediatamente dal rapporto di lavoro, conformemente all'articolo 337a CO, in
quanto non gli sia prestata entro congruo termine una garanzia per le pretese
derivanti da tale rapporto. Tuttavia egli agisce a proprio rischio se, invece
di cercare una nuova occupazione, resta al servizio del precedente datore di
lavoro, senza percepire il rispettivo salario, oltre il limite di quattro mesi
previsto dall'articolo 52  capoverso 1 LADI.

L'assicurato deve fare valere in modo chiaro e inequivocabile i
suoi crediti salariali nei confronti del datore di lavoro già durante l'attuale
rapporto di lavoro. Egli è tenuto a intraprendere  ulteriori passi se si sono
verificati notevoli ritardi nel versamento del salario e se deve effettivamente
attendersi di subire una perdita di salario. Nella fattispecie occorre
presumere che l'assicurato, il quale aveva pochi contatti personali con il
datore di lavoro, non fosse a conoscenza della precarietà della sua situazione
finanziaria." 

 

                                         In quel caso l'Alta Corte
ha così negato l'esistenza di una grave negligenza.

 

                                         In una sentenza
8C_801/2011 dell’11 giugno 2012 il Tribunale federale ha confermato il rifiuto
dell’indennità per insolvenza ad un’assicurata che aveva lasciato trascorrere
nove mesi prima di far valere le sue pretese salariali. 

 

                                         In una sentenza
8C_364/2012 del 24 agosto 2012 il Tribunale federale ha ribadito la necessità
di rivendicare le pretese salariali nella forma scritta e di mettere in atto
tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione
sull’ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.

                                         In una sentenza
8C_831/2012 del 5 febbraio 2013, la nostra Alta Corte ha confermato il rifiuto
dell’indennità per insolvenza  ad un’assicurata, la quale, inizialmente ha
adempiuto all’obbligo di diminuire il danno tutelando i suoi interessi
salariali avviando diverse procedure di esecuzione, alle quali è poi però
seguito un periodo di inattività di 13 mesi.

 

                                         In una sentenza 8C_956/2012
del 19 agosto 2013 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva violato
l'obbligo di ridurre il danno in quanto egli era rimasto inattivo per più di
sei mesi  (“L'basente de reatino de l'assurse durante un tel. Laps de tempi
constitue, au regard de la jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre 2011,
 C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation de
l'obligation de réduire le dommage”) .

                                         Il
Tribunale federale ha peraltro sottolineato che delle rivendicazioni orali sono
insufficienti (« Supposées avérées, ces interventions orales ne suffisent
pas pour satisfaire à l'obligation de réduire le dommage (voir à cet égard les
arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre 2003, et C 367/01 du 12 avril
2002) ». ).

                                         In
una sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr . 4
pag. 9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato
l’obbligo di ridurre il danno in quanto ha atteso cinque mesi prima di fare
valere le proprie pretese salariali per via giudiziaria.

 

                                         In una sentenza
8C_211/2014 del 17 luglio 2014, pubblicata in
DLA 2014 p. 226 seg., la nostra Massima Istanza ha ritenuto
insufficienti ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in atto da
un’assicurata che, tra la comminatoria di fallimento del suo ex datore di
lavoro emanata dall’Ufficio fallimenti dietro sua domanda e la procedura di
fallimento promossa da un altro creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito,
ha lasciato trascorrere nove mesi e mezzo senza compiere i necessari atti
esecutivi volti a recuperare il suo credito salariale. 

                                         Nella
medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza
per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo
continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che
devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata
richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del
datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non
esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga
durata.

 

                               2.2.   La
 Segreteria di Stato per l’economia (in seguito SECO), quale autorità di
sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del
diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA C 340/00
dell’8 aprile 2004, consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003, consid. 3; STFA
C 260/99 dell'8 agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61),
nella pubblicazione della Prassi LADI II A1 valida dal marzo 2015 si è così
espressa:

 

" (…)

OBBLIGHI DELL’ASSICURATO

art. 55 LADI

 

OBBLIGO DI RIDURRE IL DANNO

 

B35 Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi
d’averlo surrogato nella procedura. Questa condizione, alla quale è subordinato
il diritto all’II, attua l’obbligo generale dell’assicurato di ridurre il
danno.

Dal momento in cui la cassa subentra nella procedura, la persona
assicurata è invece tenuta ad assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella
difesa del suo diritto.

 

B36 Per soddisfare l’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato
deve adoperarsi già durante il rapporto di lavoro per recuperare i salari non
versati (richiamo scritto, precetto esecutivo, ecc.). L’assicurato non deve
necessariamente inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei confronti
del datore di lavoro. Deve però dimostrare in modo inequivocabile e
riconoscibile per il datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale
(DTF C 367/01 del 12.4.2002).

 

B37 Se il fallimento viene pronunciato dopo la risoluzione del
rapporto di lavoro, il lavoratore al quale non è stato versato il salario a
causa di difficoltà economiche riscontrate del datore di lavoro è tenuto a
intraprendere quanto necessario per recuperare il credito onde evitare di
perdere il diritto all’II. 

 

B38 La cassa valuta in base alle circostanze del caso concreto in
che misura ci si può aspettare che l’assicurato intraprenda quanto necessario
per recuperare il suo salario.

La cassa giudicherà con più severità gli sforzi per adempiere
l'obbligo di ridurre il danno forniti dall'assicurato dopo la risoluzione del
contratto di lavoro (soprattutto la rapidità con cui intraprende tali sforzi).
Un giudizio più severo è giustificato dal fatto che, non essendo più vincolato
dal rapporto di lavoro, il lavoratore non ha più alcuna ragione per non
pretendere il salario non versato. In questa fase è infatti molto probabile che
i suoi crediti salariali non verranno versati.

 

Giurisprudenza 

 

DTF 8C_682/2009 del 23.10.2009 

(Durante gli ultimi 6 mesi del rapporto di lavoro l’assicurato si
è limitato a rivendicare il salario solo oralmente, dato che il datore di
lavoro era anche suo genero. Si tratta di una grave negligenza, anche se
sussisteva un rapporto di parentela)

TFA C231/06 del 5.12.2006 (Non si può pretendere che l’assicurato
avvii una procedura immediatamente dopo l'estinzione del termine di mora di 30
giorni per il versamento del salario).

 

 

TFA C 109/04del 9.6.2005 

(Non basta formulare oralmente diversi solleciti durante il
rapporto di lavoro per dedurre un indebitamento manifesto del datore di lavoro
ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 lett. b LADI).

 

TFA C 91/01del 4.9.2001 

(Non è ammissibile che l’assicurato, nei 3 mesi seguenti la fine
del rapporto di lavoro, non abbia intrapreso nulla per recuperare il proprio
salario aspettando semplicemente la dichiarazione di fallimento) 

 

La Cassa di disoccupazione non può invece far dipendere il diritto
dell’assicurato all’II dalla condizione che egli abbia contestato la
graduatoria (DTF 123 V 75)."

 

                               2.3.   Le direttive amministrative
non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2
pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181). 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1;
DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid.
5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57
consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag.
379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid.
2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

 

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992
pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF
117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114
V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267
consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois,
"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.
77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la
 Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e
Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza
2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive,
ha ricordato che:

 

"
Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del
diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e
non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli
amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa
tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime
verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di
legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione
corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non
si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la
stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento
a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (DTF 133 II 305 consid. 8.1; 133 V 394 consid. 3.3; 130 V 163 consid. 4.3.1; 128 I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.4.   Nell’evenienza concreta
risulta dagli atti dell’incarto che RI 1 ha lavorato per la __________ quale
aiuto installatore dal 1° febbraio al 31 dicembre 2015, per un salario mensile
di fr. 3'600.-- (cfr. doc. 15-16; 39-40).

 

                                         Il 26 novembre 2015 il
datore di lavoro ha disdetto il contratto per il 31 dicembre 2015 (cfr. doc.
7).

 

                                         Il 14 gennaio 2016 __________
del sindacato RA 1, in risposta ad uno scritto del 7 gennaio 2016 di __________
della __________ concernente la disdetta del contratto di lavoro (cfr. doc.
78), ha in particolare rilevato quanto segue:

 

" Inoltre,
il nostro patrocinato ci informa che ad oggi non ha ancora ricevuto il
versamento di una parte del salario di ottobre 2015 corrispondente
all’indennità perdita di guadagno per l’infortunio (dal 12 ottobre 2015 al 04
novembre 2015), del salario di novembre e di dicembre 2015. Con la disdetta del
contratto di lavoro, dovrà essere versata al Signor RI 1 anche la quota parte
della tredicesima e le eventuali altre spettante in suo favore.

Per questa ragione, vi invitiamo pertanto a voler versare
l’importo dovuto entro 7 giorni o voler prendere posizione in merito.” (Doc.
18)

 

                                         Il 26 aprile 2016 Sabina Martino
ha ribadito la richiesta dei salari per il mese di dicembre 2015, e altre
spettanze a seguito della cessazione del rapporto di lavoro:

 

" (…) Pertanto,
chiediamo cortesemente che provvediate a versare al nostro patrocinato
l’importo totale lordo di CHF 4675.-- entro 10 giorni, trascorso il termine
procederemo direttamente per vie legali, a noi consentite.” (Doc. 82)

 

                                         In un ulteriore scritto
del 21 marzo 2016 al datore di lavoro __________ ha ancora formulato la
richiesta del versamento del salario:

 

" (…) Inoltre,
siamo venuti a conoscenza che il nostro patrocinato non ha ancora ricevuto il
versamento del salario per il mese di ottobre, novembre e dicembre 2015 (escluso
quanto versato dalla __________) per un totale complessivo di CHF 9'591.55
lordi. Le rendiamo noto che il salario deve essere versato entro la fine del
mese in cui il dipendente ha prestato il suo lavoro.

Pertanto, vi chiediamo di versare la somma complessiva di CHF
12'066.55 lordi entro 7 giorni, trascorso il termine procederemo direttamente
per vie legali.” (Doc. 19)

 

                                         Il 18 aprile 2016 il sindacato
RA 1 ha fatto spiccare contro l’ex datore di lavoro un precetto esecutivo
facendo valere un credito di fr. 12'066.55 (“salario ottobre, novembre e
dicembre 2015, trattenuta per assenza ingiustificata, rimborso lavoro fuori
sede”, cfr. doc. 20-21).

 

                                         Il debitore ha formulato
immediatamente un’opposizione totale (cfr. doc. 20).

 

                                         Il 3 novembre 2016 RI 1,
per il tramite del sindacato RA 1, ha poi inoltrato un’istanza di conciliazione
presso la Pretura di __________ in virtù dell’art. 202 CPC (cfr. doc. 22-24) e
successivamente, una petizione per mercede e salari art. 244 e seguenti CPC il
16 marzo 2017 (cfr. doc. 25-27).

 

                               2.5.   Chiamato ora a pronunciarsi,
il TCA ritiene che gli sforzi compiuti dall’assicurato per ottenere quanto
dovutogli dalla __________ di __________ siano insufficienti e che quindi la
Cassa abbia correttamente negato al ricorrente il diritto all’indennità per
insolvenza.

 

                                                                                 Mal
si comprende quindi per quale motivo l’assicurata abbia aspettato ad agire per
vie esecutive fino al 3 luglio 2018, vale a dire, dopo l’emanazione della
decisione da parte della Cassa, ben più di 13 mesi dopo la fine del rapporto di
lavoro (sul tema cfr. STCA 38.2016.3 del 4 maggio 2016, consid. 2.7; STCA
38.2010.73 del 30 marzo 2011, consid. 2.7.; STCA 38.2009.83 del 18 gennaio
2010, consid. 2.4.). 

 

Secondo il TCA la ricorrente
non disponeva inoltre di elementi che le permettessero di ritenere attendibile
le promesse di pagamento effettuate dal suo ex datore di lavoro, visto che,
sempre in sede ricorsuale, ella ha chiaramente dichiarato che “(…) l’ultimo
acconto è avvenuto in data 05.07.2017 di frs. 100.-- facendomi ripassare più
volte ma dicendo di non avere soldi e all’improvviso ho trovato lo snack bar
chiuso ed il sig. __________ sparito dalla circolazione (…)” (cfr. doc. B
allegato a doc. I; sul tema cfr. STCA 38.2017.87 del 9 luglio 2018, consid.
2.9.; STCA 38.2016.3 del 4 maggio 2016, consid. 2.7.). 

 

Secondo questa Corte risulta invece
verosimile che l’insorgente fosse ben al corrente dei problemi finanziari di __________.
Soprattutto va sottolineato il fatto che, prima della fine del rapporto di
lavoro, l’insorgente ha lavorato per ben due mesi senza percepire alcuno
stipendio (sul tema cfr. STCA 38.2010.73 del 30 marzo 2011, consid. 2.7). 

 

                                         Non avendo quindi agito in
maniera più incisiva e tempestiva, questo Tribunale ritiene che l’assicurata
abbia commesso una negligenza grave in relazione all’obbligo di ridurre il
danno previsto dall’art. 55 cpv. 1 LADI (al riguardo cfr. STF 8C_211/2014 del
17 luglio 2014; STF 8C_364/2012 del 

                                         24 agosto 2012; STCA
38.2014.45 del 1° dicembre 2014 STCA 38.2014.4 del 23 gennaio 2014; STCA
38.2010.28 del 25 agosto 2010; STCA 38.2010.25 del 14 dicembre 2010).

                                         La giurisprudenza esige,
infatti, che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per
rivendicare il salario (cfr. in particolare STFA C 297/02 del 2 aprile 2003;
STFA C 235/04 del 23 dicembre 2005 e STFA C 271/05 del 30 marzo 2006;
“Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung; Lohnklage”) il più presto
possibile (cfr. STFA C 323/02 del 17 aprile 2003; STFA C 25/05 del 13 dicembre
2005).

 

                                         Alla luce di tutte le
considerazioni che precedono, la decisione su opposizione emessa dalla Cassa
cantonale di disoccupazione deve, conseguentemente, essere confermata

                                      

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli interessati
i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

 

                                         Al  ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti