# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c9c94a88-c0f6-5205-9adb-029d5e0623e4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-04-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 30.04.2024 80.2023.274
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2023-274_2024-04-30.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2023.274

  80.2023.275

  	
  Lugano

  30 aprile 2024    

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  cancelliera

  	
  Cristiana
  Balestra Gamboni

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 16 novembre 2023 contro la decisione del 15 novembre 2023 in materia di IC/IFD
  2022.

  

 

 

 

	
  Fatti

  	
   

  

 

 

                                  A.   RI 1 è divorziato dal
marzo 2021. Ha due figli, __________ (02.03.2004), apprendista, e __________
(2008) che vivono con la mamma __________ (v. Movpop; ultima consultazione:
10.04.2024).

                                         Il contribuente è impiegato
presso la __________ con sede a __________. Dichiara di percepire
fr. 94'558.‑ quale reddito da attività lucrativa dipendente.

                                         Con la Dichiarazione
d’imposta IC/IFD 2022, per quanto qui d’interesse, il contribuente fa valere la
deduzione degli alimenti per i due figli minorenni in ragione di fr. 36'000.‑,
ossia fr. 1'500.‑ al mese per ciascuno, e la deduzione sociale per
figli a carico pari a fr. 22’200.‑.

 

 

                                  B.   L’11 ottobre 2023, l’RS
1 (di seguito: RS 1) notificava a RI 1 la decisione di tassazione IC/IFD 2022. 

                                         Rispetto a quanto
dichiarato, l’autorità di tassazione concedeva in deduzione unicamente
fr. 18'750.‑ di alimenti per i figli minorenni e fr. 5'550.‑
per l’IC e fr. 6'500.‑ per l’IFD quale deduzione per figli a carico.

                                         Sia per l’IC sia per
l’IFD, l’RS 1 adduceva a motivo che i “valori [erano stati] rettificati
in base agli elementi noti, sentenza o convenzione. Per __________, minorenne,
fr. 1'250.‑ x 12 mesi [mentre] per __________, maggiorenne
dal 02.03.2022, fr. 1'250.‑ x 3 mesi”. Inoltre, “la deduzione
per figli maggiorenni a carico [veniva] ripartita tra i due genitori
(solo per __________)”.

                                         Di conseguenza, per
l’imposta cantonale il reddito imponibile era stato determinato in
fr. 52'000.‑ e la sostanza imponibile in fr. 3'000.‑ (entrambi
parimenti determinanti per l’aliquota). L’imposta cantonale assommava a
fr. 3'226.80.

                                         Per l’imposta federale
diretta, il reddito imponibile era stato accertato in fr. 57'100.‑
(determinante anche per l’aliquota) e il debito d’imposta ammontava a
fr. 638.60.

 

 

                                  C.   Il 12 ottobre 2023, RI
1 interponeva reclamo contro la decisione di tassazione, contestando l’operato
dell’autorità che gli aveva accordato solo parzialmente sia la deduzione degli
alimenti per i figli sia la deduzione per figli a carico. 

                                         Spiegava di dover versare
fr. 1'250.‑ al mese per ognuno dei due figli fino alla fine della
loro formazione scolastica. Durante il periodo fiscale 2022, __________ stava
seguendo un apprendistato della durata di 3 anni che si sarebbe concluso nel
giugno 2023. Aggiungeva altresì di essersi fatto carico di spese straordinarie nei
confronti dei due figli ed in particolare di quelle del dentista per la figlia __________.

 

 

                                  D.   Con decisione datata
15 novembre 2023, l’RS 1 respingeva il reclamo, confermando la decisione di
prima istanza. Per l’autorità di tassazione,

                                         ai sensi delle vigenti
disposizioni (cfr. circolare N. 18 Ddc […]), dal mese del compimento del 18mo
anno di età del figlio/a, i contributi alimentari non sono più fiscalmente
deducibili nella partita fiscale di chi li paga e non sono più imponibili nella
partita fiscale di chi li riceve.

                                         A compensazione di tale fatto,
la deduzione per figlio a carico può essere suddivisa tra i due genitori,
invece di attribuirla interamente al genitore presso cui il figlio è
domiciliato.

                                         Nel caso in esame la decisione
di prima sede appare giusta e corretta: per la figlia minorenne sono stati
ammessi in deduzione tutti gli alimenti (1250x12) mentre per il figlio sono
stati ammessi in deduzione solo per tre mesi (1250x3) attribuendo poi ½ della
deduzione per figlio a carico al punto 25.1. Per quanto riguarda le spese extra
citate (paghetta, dentista, ecc) le stesse possono essere ammesse
esclusivamente in presenza di una convenzione tra le parti che specifichi in
dettaglio il trattamento e la copertura di tali spese, ciò che non risulta agli
atti nel caso in esame. 

 

 

                                  E.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 ribadisce che per il figlio __________ ‑ nonostante
sia diventato maggiorenne e frequenti un tirocinio triennale che terminerà nel
giugno 2024 ‑ deve versare mensilmente fr. 1'350.‑
come deciso dal Pretore di __________ il 4 febbraio 2021 (v. estratto decisione
del Pretore della Giurisdizione di __________, inc. __________; allegato al
ricorso). 

                                         Conferma di versare il medesimo
importo di fr. 1'350.‑ anche per la figlia __________, ancora
minorenne.

                                         L’insorgente contesta la
decisione dell’autorità di tassazione anche perché sono stati accertati
unicamente fr. 1'250.‑ quali alimenti mensili per ogni figlio,
mentre il Pretore ha stabilito che l’ammontare debba essere di fr. 1'350.‑.
Afferma di versare alimenti annui per entrambi i suoi figli pari a
fr. 32'400.‑.

                                         In più, per __________
allega una fattura parziale del dentista, indirizzata alla ex moglie, alfine di
comprovare le “spese extra” che deve sopportare e che vorrebbe poter dedurre.

 

 

	
  Diritto

  	
   

  

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta gli articoli 32
cpv. 1 lett. c LT e 33 cpv. 1 lett. c LIFD, sono dedotti dai
proventi gli alimenti versati a un genitore per i figli sotto la sua autorità
parentale, escluse tuttavia le prestazioni versate in virtù di un obbligo di
mantenimento o di assistenza fondato sul diritto di famiglia.

 

                                         1.2.

                                         Fintanto
che la famiglia costituisce un’unità economica, gli apporti dei singoli membri
al reddito complessivo non hanno alcuna rilevanza individuale e le spese che il
contribuente sopporta per il mantenimento della famiglia non sono deducibili
dai proventi conseguiti (art. 34 lett. a LIFD; art. 33 lett. a
LT). Per contro, in caso di divorzio o separazione legale o di fatto, gli
alimenti percepiti da un contribuente per sé stesso e per i figli sotto la sua
autorità parentale sono imponibili nella sua partita fiscale (art. 23 lett. f
LIFD; art. 22 lett. f LT) mentre sono deducibili per il contribuente che
li versa (art. 33 cpv. 1 lett. c LIFD; art. 32 cpv. 1 lett. c
LT).

 

                                         1.3.

                                         Secondo il principio di
corrispondenza o congruenza (Korrespondenzprinzip; principe de concordance),
gli alimenti versati devono essere imposti al genitore che li riceve per i
figli sotto la sua autorità parentale (Richner/Frei/Kaufmann/Rohner,
Handkommentar zum DBG, 4a ediz., Zurigo 2023, n. 58a s. ad art. 23
LIFD, p. 516; sentenza TF 2C_544/2019 del 21.04.2020 consid. 6.2 e 6.3 = RDAF
2020 II p. 418 ss) che a sua volta può beneficiare della deduzione per i figli
a carico ai sensi degli art. 34 cpv. 1 lett. a LT risp. art. 35 cpv. 1
lett. a LIFD e, per la sola imposta cantonale, della deduzione dalla
sostanza per ogni figlio minorenne ex art. 48 lett. b LT. D’altro
canto, questi alimenti sono pienamente deducibili per il genitore che li versa
(art. 33 cpv. 1 lett. c LIFD; art. 32 cpv. 1 lett. c LT). La
deducibilità degli alimenti per i figli minorenni vale nel frattempo solo per
gli alimenti dovuti nell’ambito del diritto di famiglia, ma non per gli
alimenti versati a titolo volontario (Circ. AFC no. 30 del 21 dicembre 2010
sull’“Imposizione dei coniugi e della famiglia secondo la legge federale
sull’imposta federale diretta”, n. 14.2.2., p. 32).

 

                                         1.4.

                                         I contributi di
mantenimento sono deducibili unicamente quando i figli sottostanno all’autorità
parentale del genitore che riceve gli alimenti (Richner/Frei/Kaufmann/Rohner,
op. cit., n. 52 ad art. 33 LIFD, p. 683) e possono rivestire la forma di
pagamenti (Geldleistungen) diretti e ricorrenti ma anche di prestazioni
in natura (Natural- und Barunterhalt) o di assunzione di costi indiretti
(Betreuungsunterhalt; Locher,
Kommentar zum Bundesgesetz über die direkte Bundessteuer, I. Teil, Art. 1-48
DBG, 2a ediz., Basilea 2019, n. 34 ss, p. 992 ss, in particolare n.
48 ad art. 33 LIFD, p. 995 e riferimenti citati; Hunziker/Mayer-Knobel in: Zweifel/Beusch [a cura di],
Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, DBG, 4a ediz., Basilea 2022,
n. 23a ss ad art. 23 LIFD, p. 563 s.). Servono alla copertura dei bisogni
vitali, senza che il destinatario benefici di alcun incremento patrimoniale (Richner/Frei/Kaufmann/Rohner, op. cit.,
n. 48 ad art. 33 LIFD, p. 683; n. 60 ad art. 23 LIFD, p. 516 s.).

                                         Gli alimenti versati al
coniuge per il figlio minorenne o direttamente al figlio maggiorenne sono di
regola prestazioni pecuniarie dirette ricorrenti. Possono tuttavia essere
versati anche come pagamenti indiretti, ad esempio con la presa a carico degli
interessi su debiti oppure dei premi della cassa malati. Sono possibili anche
prestazioni in natura (Circ. AFC no. 30 del 21 dicembre 2010, n. 14.2.2., p.
32; v. p. es. StE B 27.2 DBG/SG 2016 Nr. 44).

 

                                         1.5.

                                         Gli alimenti sono di
regola stabiliti d’ufficio o dal giudice, ma possono essere anche convenuti per
contratto (Circ. AFC n. 30 del 21 dicembre 2010, n. 14.2.2., p. 32).
Recentemente, il Tribunale federale si è occupato della questione relativa alla
deduzione degli alimenti fatta valere da un contribuente che aveva smesso di
versare i contributi di mantenimento per i propri figli minorenni nel modo
previsto dalla sentenza di divorzio, pretendendo di aver instaurato, in maniera
informale, un sistema di pagamenti indiretti alla sua ex moglie, senza tuttavia
aver modificato la sentenza di divorzio. Una tale modifica avrebbe dovuto
comportare un accordo scritto e la sua ratifica da parte dell’autorità di
protezione del minore, inesistente nel caso di specie (sentenza TF 2C_544/2019
del 21.04.2020 consid. 6.2 e 6.3 = RDAF 2020 II p. 418 ss). Il Tribunale
federale afferma che un accordo amichevole tra gli ex coniugi riguardo al
pagamento degli alimenti che si scosta da quanto stabilito dalla sentenza di
divorzio non è di principio determinante sul piano fiscale (consid. 6.6). Il
contribuente che desidera ottenere la deduzione fiscale relativa al pagamento
di contributi di mantenimento deve in ogni caso attestare la conclusione di un
accordo chiaro (e cifrato) con l’altro genitore relativo agli oneri di
mantenimento e dimostrare di aver effettivamente eseguito le obbligazioni
finanziarie che ne derivano. Solo i contributi effettivamente pagati possono
essere considerati. L’Alta Corte ha ribadito che corollario a questa regola è
che solo i contributi di mantenimento effettivamente pagati sono imponibili
presso il loro destinatario in virtù dell’art. 23 lett. f LIFD (consid.
5.3).

                                         Per ragioni di giustizia
fiscale, su questo punto è d’obbligo un certo rigore, poiché la concessione
della deduzione dei contributi di mantenimento presso un genitore conduce di
principio ad un aumento del reddito imponibile in misura equivalente presso
l’altro genitore, conformemente al principio di corrispondenza. Per quanto
riguarda quest’altro genitore, spetterà all’autorità fiscale dimostrare i
contributi di mantenimento realmente versati prima di poterli imporre presso di
lui, conformemente alle regole relative all’onere della prova. Il Tribunale
federale conclude affermando che ‑ in mancanza di prove
sufficienti ‑ conviene evitare che delle deduzioni fiscali
siano ammesse in applicazione dell’art. 33 cpv. 1 lett. c LIFD senza che
un importo corrispondente sia imposto quale reddito ai sensi dell’art. 23 lett.
f LIFD (consid. 6.7).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Con il suo ricorso, il
contribuente fa valere una deduzione pari a fr. 32'400.‑
[(fr. 1'350.‑ * 12 mesi) *2] quali alimenti versati ai due figli, di
cui uno divenuto maggiorenne nel corso del periodo fiscale.

                                         Da parte sua, l’RS 1 ha
concesso unicamente una deduzione di fr. 18'750.‑.

 

                                         2.2.

                                         Per quanto riguarda il
diverso trattamento riservato al versamento degli alimenti tra figli minorenni
e figli maggiorenni, come correttamente argomentato dall’autorità di tassazione
nella decisione impugnata, gli alimenti per i figli non più soggetti
all’autorità parentale non sono deducibili per colui che è tenuto al loro
versamento.

                                         Il 2 marzo 2022, __________
ha compiuto 18 anni. 

                                         Pertanto, dal mese di
aprile 2022 il padre non poteva più beneficiare della deduzione degli alimenti
pagati per __________, ormai maggiorenne.

                                         A questo proposito, si
osserva che ‑ nonostante tra gli atti a disposizione
dell’autorità giudicante non vi sia alcuna prova dell’effettivo pagamento degli
alimenti da parte del ricorrente (attestazioni bancarie, estratti conto,
ecc.) ‑ l’RS 1 gli ha comunque concesso la deduzione di
fr. 1'250.‑ rispettivamente per i primi 3 mesi dell’anno per __________
e per tutto l’anno per __________, ancora minorenne nel periodo fiscale sub
judice, per un totale di fr. 18’750.‑.

 

                                         2.3.

                                         Il ricorrente critica altresì
l’ammontare degli alimenti considerato dall’autorità di tassazione nel suo
accertamento. 

                                         Ora, è stato lo stesso
contribuente, nel suo reclamo, a quantificare in “CHF 1'250.‑ al
mese” gli alimenti pagati ai figli. Nella copia parziale della sentenza del
Pretore, allegata al ricorso, il contributo alimentare è invece stabilito in fr. 1'350.‑
al mese per ciascuno dei due figli (inc. __________ del 4 febbraio 2021, n. 5,
p. 5).

                                         Secondo il principio di
congruenza, poc’anzi citato, gli alimenti versati devono essere imposti al
genitore che li riceve per i figli sotto la sua autorità parentale (minorenni).

                                         Nell’esame di un ricorso,
la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell’autorità di
tassazione nella procedura di tassazione (art. 228 cpv. 1 LT; art. 142 cpv. 4
LIFD) e decide le questioni di ordine e di merito in base alle risultanze
dell’istruttoria senza essere vincolata alle proposte delle parti ed alla
tassazione impugnata (art. 230 cpv. 1 LT). 

                                         A questo proposito, la
Camera ha chiesto all’RS 1 di poter visionare la decisione di tassazione IC/IFD
2022 dell’ex moglie del ricorrente. Quest’ultima dichiarava di ricevere
alimenti per figli minorenni pari a fr. 30'000.‑ (fr. 6'000.‑
in meno rispetto a quanto dichiarato dall’ex marito), importo che l’RS 1 ha
ridotto a fr. 18'750.‑ ‑ come per il
ricorrente – spiegando che i “versamenti per figli maggiorenni non
[sono] imponibili. Gli alimenti ricevuti per il figlio __________ sono
stati calcolati fino al compimento del 18mo anno di età”.

                                         L’importo dichiarato dalla
ex moglie corrisponde dunque a quanto indicato dallo stesso ricorrente nel
reclamo a suo tempo interposto contro la decisione di tassazione. Infatti,
l’importo di 15'000 franchi per ciascun figlio equivale ad un ammontare mensile
di fr. 1'250.‑. 

                                         Pertanto, concordando le
decisioni di tassazione di chi versa gli alimenti per i figli minorenni e può
dedurli e di chi li riceve e a cui sono imposti, l’operato dell’RS 1 si rivela
corretto. 

                                         Come già ricordato, del
resto, l’insorgente non ha prodotto alcun giustificativo dei versamenti in
questione e non ha pertanto provato di aver versato più dell’importo ammesso in
deduzione dall’autorità fiscale.

                                         La decisione impugnata deve
essere confermata.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Inoltre, il ricorrente
chiede che gli siano riconosciute in deduzione anche le spese straordinarie di
cui si è fatto carico, in particolare per le cure dentarie cui è stata
sottoposta la figlia __________ e la “paghetta” del figlio __________.

                                         La poc’anzi menzionata
sentenza del Pretore stabilisce che “per le spese straordinarie fa stato
l’art. 286 cpv. 3 CC”, secondo il quale il giudice può obbligare i genitori
a versare un contributo speciale allorché lo richiedano bisogni straordinari e
imprevisti del figlio. Inoltre, “in ogni caso, salvo nei casi di urgenza, i
genitori si consulteranno prima di qualsiasi spesa straordinaria per concordare
l’opportunità e la suddivisione esatta dei costi, previa valutazione dei
preventivi scritti di spesa” (inc. __________ del 4 febbraio 2021, n. 5, p.
6).

 

                                         3.2.

                                         A questo proposito, si
osserva che, di principio, in applicazione analogica della regola generale
prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è
ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di
elementi che fondano o aumentano il carico fiscale, mentre è a carico del
contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il
debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B
13.1 n. 8). 

                                         Come visto, il
contribuente che desidera ottenere la deduzione fiscale relativa al pagamento
di contributi di mantenimento deve in ogni caso attestare la conclusione di un
accordo chiaro (e cifrato) con l’altro genitore relativo agli oneri di
mantenimento e dimostrare di aver effettivamente eseguito le obbligazioni
finanziarie che ne derivano. Solo i contributi effettivamente pagati possono
essere considerati. 

 

                                         3.3.

                                         Nella fattispecie,
l’insorgente ha presentato una fattura parziale, tra l’altro indirizzata alla
ex moglie, relativa alle cure dentarie cui è stata sottoposta __________. 

                                         Dal documento ‑ fornito
per la prima volta in sede di ricorso ‑ non è tuttavia
possibile risalire a chi tra i due genitori abbia effettivamente “pagato
[il] 29.12.2022” la rata di fr. 202.80 e/o chi si sia accollato
l’intera spesa di fr. 1'923.20, come da “fattura n. […] del
19.05.2022”. 

                                         Dagli atti a disposizione
dell’autorità giudicante non è neppure dato sapere se gli ex coniugi si siano
accordati per la suddivisione di questo contributo speciale.

                                         Trattandosi di un elemento
in riduzione dell’onere fiscale, spettava al ricorrente dimostrare di aver effettivamente
sopportato la spesa, ciò che in casu non ha comprovato.

                                         Su questo aspetto,
l’operato dell’RS 1 non presta il fianco ad alcuna critica.

 

 

                                   4.   Di conseguenza, il
ricorso è respinto.

                                         La tassa di giustizia e le
spese di procedura sono poste a carico del ricorrente, soccombente.

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.    300.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    200.–

                                         per un totale di                                                      fr.    500.–

                                         sono a carico del
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La cancelliera: