# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5d87dc00-3339-567a-8125-0abde3ff860b
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-28
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 28.09.2010 S 2010 64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2010-64_2010-09-28.pdf

## Full Text

S 10 64

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 28 settembre 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. a) In data 8 giugno 2003, …, 1972, era coinvolto in un incidente della circolazione 

nel quale riportava un trauma cranico e la frattura del processo spinoso C4 e 

retrospettiva C5. L’Istituto Nazionale Svizzero di assicurazione contro gli 

infortuni (assicurazione infortuni), presso il quale il lavoratore edile era 

obbligatoriamente assicurato, versava le prestazioni legali per l’infortunio non 

professionale, operando una decurtazione del 20% sull’indennità giornaliera 

per colpa propria. Malgrado il buon consolidamento delle fratture, una ripresa 

dell’attività lavorativa anche solo a scopo terapeutico, considerata la tendenza 

dell’infortunato ad accettare difficilmente l’insorgere del dolore, era nell’estate 

del 2004 destinata a fallire. L’assicurato continuava a lamentare una sindrome 

cervico-occipitale, delle leggere disfunzioni neuro-psicologiche e una 

sindrome dolorosa vertebro-lombare. L’8 luglio 2004 veniva presentata 

richiesta per prestazioni da parte dell’assicurazione per l’invalidità (AI) e il 9 

giugno 2006 all’assicurato veniva riconosciuto il diritto ad una rendita intera 

d’invalidità dal 1. giugno 2004 al 31 luglio 2005, decisione poi modificata il 17 

marzo 2009, a favore del mantenimento di una rendita intera fino al 31 marzo 

2009. Per la valutazione della situazione dopo tale data veniva ordinata una 

perizia psichiatrica, che veniva redatta il 28 giugno 2009. Anche da parte 

dell’assicurazione infortuni l’iniziale decisione del 28 marzo 2006 attestante 

un’incapacità lucrativa del 25% veniva revocata il 13 agosto 2007 e 

l’assicurato era nuovamente posto al beneficio dell’indennità giornaliera sulla 

base di una completa inabilità al lavoro per disturbi di natura psichica. 

b) Sulla base delle risultanze della perizia del giugno 2009, dalla quale risultava 

una completa abilità lucrativa in attività adatta, con decisione 12 marzo 2010 

l’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (ufficio 

AI), manteneva il diritto ad una rendita intera d’invalidità dal 1. aprile al 30 

settembre 2009. Da tale data, sulla base di un grado d’invalidità dell’1%, 

l’assicurato non era più ritenuto invalido. 

2. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 20 aprile 

2010, … chiedeva l’erogazione di una rendita intera d’invalidità dal 1. aprile 

2009 senza limitazioni temporali. In sostanza, l’assicurato contesta le 

conclusioni alle quali sarebbe giunto l’ufficio AI, essendo queste in contrasto 

con quanto accertato dai medici dell’assicurazione infortuni e dal proprio 

medico curante, i quali dal canto loro non riterrebbero tuttora risolta la 

problematica psichica del ricorrente e attesterebbero ancora sempre una 

inabilità del 60/70%, rispettivamente del 100%. In presenza di simili 

contraddizioni, le conclusioni prese dall’AI sarebbero insostenibili. 

3. Nella propria presa di posizione, l’ufficio AI concludeva alla reiezione del 

ricorso. L’accertamento medico fatto eseguire sarebbe del tutto convincente 

e confermerebbe l’assenza di fattori invalidanti anche di ordine psichico. Per 

questo, la soppressione della rendita d’invalidità dovrebbe trovare conferma. 

4. Replicando e duplicando, le parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte. Dal canto suo, l’assicurazione infortuni 

decideva in data 22 marzo 2010 la chiusura della cura medica, pur 

continuando a corrispondere i costi dei controlli settimanali presso la clinica 

psichiatrica di giorno, e riteneva l’assicurato abile in attività mediamente 

pesanti in ragione del 30/40% a partire del 1. marzo 2010.

Considerando in diritto:

1. Dal 1. giugno 2004 l’istante beneficia di una rendita intera d’invalidità. La 

controversia verte sul grado d’invalidità del ricorrente dopo il 30 settembre 

2009. Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica 

decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, 

contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, 

devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni 

amministrative (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143 e STF I 597/04 del 10 

gennaio 2006, I 689/04 del 27 dicembre 2005, I 38/05 del 19 ottobre 2005, I 

528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004). L’art. 17 cpv. 1 

della legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) 

stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una 

notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta 

proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta. I principi 

giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del 

vecchio art. 41 della legge federale su l’assicurazione per l’invalidità (LAI) 

sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 cons. 

3.5). Basta pertanto ribadire che per ammettere l'esistenza di una modifica di 

rilievo occorre confrontare la situazione di fatto al momento della decisione 

iniziale di assegnazione della rendita, rispettivamente, se del caso, dell'ultima 

decisione cresciuta in giudicato che è stata oggetto di un esame materiale del 

diritto alla rendita, con quella vigente all'epoca del provvedimento litigioso 

(DTF 133 V 108, 130 V 351 cons. 3.5.2, 125 V 369 cons. 2 con riferimento). 

Per giurisprudenza costante, la valutazione giudiziaria della (in)capacità 

lavorativa sulla base di conclusioni mediche è un accertamento di fatto (DTF 

132 V 398 cons. 3.2 e 3.3). Fa parte di questo accertamento pure la questione 

di sapere in quale misura una persona assicurata, sulla base delle proprie 

potenzialità e delle proprie risorse, presenti una capacità lavorativa residua e 

in quale misura l'esercizio di attività confacenti possa essere ritenuto 

ragionevolmente esigibile. Analogo discorso può essere fatto con riferimento 

al quesito di sapere se una (in)capacità lavorativa si è modificata in modo 

rilevante ai fini di un'eventuale revisione durante un determinato periodo di 

tempo. 

2. a) Dopo l’infortunio subito, l’istante continua a presentare un quadro di disturbi 

di carattere essenzialmente psichico. Infatti, sia dal punto di vista ortopedico 

che neurologico, la sintomatologia accusata dal paziente non aveva più alcun 

correlato organico (vedi referti del 28 maggio 2007 e del 18 settembre 2008 

dello specialista in ortopedia dott. med. … e neurologici del 22 maggio 2007 

e 19 settembre 2008 del dott. med. … nonché del 22 febbraio 2008 del dott. 

med. …). Per quanto riguarda la problematica psichica, in base alla 

documentazione medica agli atti è indubbio che dal consulto psichiatrico 

avvenuto nel 2007 ad oggi la situazione clinica del paziente abbia subito dei 

miglioramenti. All’epoca erano stati diagnosticati un episodio depressivo di 

media gravità in relazione di causalità almeno parziale con il trauma subito nel 

2003 (vedi relazione interdisciplinare del 21 giugno 2007 con particolare 

riferimento alle risultanze del consulto psichiatrico ad opera della dott. med. 

…) con sindrome biologica e l’accentuazione dei tratti di personalità. A detta 

dell’esperta, quest’ultima diagnosi non rappresentava un vero disturbo 

psichico, ma costituiva un fattore suscettibile di influenzare lo stato di salute o 

che avrebbe potuto richiedere la presa a carico di servizi sanitari. Per contro 

la presenza di una sindrome psicoorganica era stata ritenuta possibile ma non 

probabile. La specialista in psichiatria e psicologia concludeva alla presenza 

di una patologia invalidante, ovvero quella depressiva con sindrome somatica, 

considerato che il paziente era angustiato, aveva difficoltà a seguire degli 

interessi e non era in grado di reagire in modo emozionale all’ambiente che lo 

circondava. Sussisteva inoltre una spiccata tendenza all’affaticamento e gli 

impulsi nonché il sonno erano ridotti. Il paziente accusava poi dei disturbi di 

concentrazione che però in occasione della visita non potevano essere meglio 

oggettivati (vedi referto della dott. med. … del 20 giugno 2007). In merito 

all’abilità lavorativa, questa era considerata all’epoca inesistente, con 

possibilità di miglioramenti grazie a trattamenti appropriati. 

b) Giusta la valutazione dello stato psichico del paziente effettuata dai dott. med. 

… e … due anni dopo (vedi perizia del 28 giugno 2009), attualmente non 

esiste un episodio depressivo che si possa definire secondo criteri ICD-10 

(Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei problemi sanitari 

correlati) in quanto il paziente presenta un umore neutro, nessuna perdita 

d’interesse o piacere per le attività quotidiane, non accusa disturbi del sonno, 

perdita di sicurezza o di autostima, non mostra sentimenti irragionevoli di auto 

biasimo o di colpa eccessiva, né pensieri di morte o suicidio. Il sentimento che 

prevale è riferito come “stanchezza” che è da collocare in lamentele di sintomi 

generali, che devono essere valutati quali reazioni psichiche normali al 

contesto socio-economico difficile del paziente e non imputabili ad una 

malattia psichiatrica. Rispetto alla perizia effettuata dalla dott. med. … nel 

giugno del 2007, dopo un adeguato supporto psicofarmacologico integrato 

non si evidenziano più criteri di classificazione per un episodio depressivo di 

media gravità con sindrome biologica, ma veniva confermata solo 

l’accentuazione dei tratti di personalità. Relativamente alle risultanze del dott. 

med. … contenute nelle attestazioni del 25 marzo e 16 giugno 2009, i dott. 

med. … e … ritenevano di poter evidenziare delle differenze oggettive, in 

quanto le alterazioni nei livelli di attenzione e concentrazione, la riduzione 

marcata dell’interesse e della partecipazione ad attività significative, 

accompagnata da sentimento di diminuzione delle prospettive future riportate 

del medico curante venivano negati dal paziente grazie anche alla terapia 

farmacologica. Per i periti, l’assicurato avrebbe ancora le risorse psichiche 

necessarie per sfruttare autonomamente la capacità di lavoro residua e, dal 

lato psichiatrico, la capacità lavorativa era valutata al 100% in attività idonee. 

Anche interventi di integrazione non erano ritenuti necessari, essendo il 

ricorrente in grado di cercare e mantenere autonomamente un posto di lavoro 

compatibile con le sue capacità residue. 

c) Per conto dell’assicurazione infortuni, l’istante era nuovamente sottoposto ad 

indagine psichiatrica il 19 agosto 2009. Dalla relazione dal 6 ottobre 2009, ed 

in particolare dall’anamnesi medica, risulta che la dott. med. … non era a 

conoscenza dell’indagine portata a termine dei colleghi … e … due mesi 

prima. Anche per la specialista in psichiatrica e psicologia era dall’ultimo 

controllo intervenuto un indubbio miglioramento delle condizioni del peritando 

sia riguardo alla sintomatica depressiva, ora di lieve entità, che per quanto 

concerne i sintomi della sindrome somatica, decisamente migliorati. In merito 

alla capacità lucrativa, l’istante era ritenuto in grado di svolgere alcune 

mansioni in ragione del 30%, con possibilità di scelta dell’orario di lavoro e 

dell’inserimento di pause. Per la dott. med. … erano indispensabili degli 

accertamenti di carattere professionale, non comunque superiori ad un 

impiego al massimo del 50%, per non sovraffaticare il paziente. Difficilmente 

giudicabile era reputata per contro la questione di sapere in quale misura 

sarebbe stato possibile raggiungere una capacità lucrativa sfruttabile sul 

mercato del lavoro (vedi perizia del 6 ottobre 2009 pag. 10). 

d) Confrontata con le risultanze della perizia dei dott. … e …, la dott. med. … 

considerava le risultanze dell’indagine del giugno 2009 in parte 

contraddittorie. Sostanzialmente le particolarità presentate dal peritando 

venivano dagli esperti semplicemente giudicate quali reazioni psichiche 

normali al contesto socio-economico difficile del paziente e non come 

indicatori di patologia psichica. La pretesa assenza di patologie psichiche 

sarebbe poi inconciliabile con la necessità di continuare il trattamento 

farmalocologico e di mantenere gli incontri psicoterapeutici in modo regolare 

per almeno un anno, come consigliato anche dai dott. med. … e ... Sulla 

questione riguardante la ripercussione del danno psichico sulla residua abilità 

lucrativa, la dott. med. … confermava essenzialmente la valutazione fatta in 

precedenza, nel senso che considerava l’assicurato abile in attività che non 

richiedessero una forte concentrazione in ragione del 30/40% (vedi 

valutazione del 17 maggio 2010). 

e) Anche il medico curante Prof. dott. med. … (vedi dettagliato reperto del 4 

novembre 2009) non reputava oggettivamente sostenibile il quadro clinico 

presentato nella perizia del 28 giugno 2009. Il test neurocognitivo al quale il 

paziente era stato sottoposto avrebbe evidenziato limitazioni a livello di 

attenzione, concentrazione, memoria anterograda e ragionamento. Dal 

decorso clinico risulterebbe poi che il paziente sarebbe costantemente 

angosciato dalla presenza di sintomi algici, accompagnati da un vissuto di 

rassegnazione e rabbia. L’angoscia sarebbe tanto pervasiva che il paziente 

cercherebbe di contenerla inseguendo nuove opinioni mediche e nuove cure 

(nuova cura massoterapia e appuntamento presso un fisiatra). Anche il sonno 

sarebbe profondamente alterato e limiterebbe l’istante nella sua quotidianità. 

Da lungo, il ricorrente presenterebbe poi una notevole tensione, 

preoccupazione e apprensione pervasive, accompagnate da accelerazioni 

cardiache, sudorazione, bocca secca, sensazione di avere la testa vuota, 

dolori muscolari, irritabilità, mancanza di reattività emozionale con un livello 

eccessivamente basso di affaticabilità ed energia con perdita di autostima e 

sicurezza di sé. Non sarebbe pertanto corretto ritenere che non sussistano 

condizioni per porre una diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva. Per 

il medico curante, pur essendo intervenuto un miglioramento dello stato 

psichico dell’assicurato, allo stato attuale sussisterebbe un’inabilità lavorativa 

completa. 

f) Nelle successive prese di posizione del 3 dicembre 2009 e del 29 maggio 

2010 in risposta a quanto accertato dai dott. med. … e …, i due dott. med. … 

e … esponevano di nuovo nel dettaglio i motivi a fondamento del loro giudizio, 

confermandolo nei punti essenziali e qui determinanti. Giusta la ICD, le 

indispensabili caratteristiche per poter porre le diagnosi di episodi depressivi, 

sindrome biologica o somatoforme da dolore persistente non sarebbero 

nell’evenienza dati. Al massimo sarebbe riscontrabile una sindrome ansioso-

depressiva senza ripercussioni sulla capacità lavorativa, trattandosi di un 

quadro lieve, sfumato e reattivo. Il consiglio di continuare la cura 

farmacologica e gli incontri psicoterapeutici per almeno un anno non sarebbe 

contraddittorio, ma si ispirerebbe alla letteratura e all’esperienza clinica che 

consigliano il mantenimento di tali cure anche dopo l’immediato miglioramento 

delle condizioni psicopatologiche. Per questi esperti, l’istante sarebbe dal 

punto di vista psichico abile al 100%.  

3. a) Giusta la prassi dell’allora Tribunale federale delle assicurazioni, la definizione 

dell'invalidità contenuta nel vecchio art. 4 LAI valeva anche negli altri settori 

del diritto delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 290 cons. 2a, 106 V 88 cons. 

2b, 98 V 166 cons. 2, STFA 1966 pag. 22). Per questo, nella misura in cui il 

grado d'invalidità veniva accertato dal rapporto esistente tra il reddito 

conseguibile senza invalidità ed il reddito ancora conseguibile da invalido, il 

grado d'invalidità stabilito dall'assicurazione infortuni o dall'assicurazione 

militare doveva essere necessariamente lo stesso di quello ritenuto 

determinante dall'AI. A parte una serie di limiti nell'applicazione di questo 

principio estranei alla situazione concreta, la valutazione operata da un 

assicuratore lega l’altro solo qualora le conseguenze invalidanti derivino da 

uno stesso danno alla salute. L’introduzione della LPGA non ha portato alcuna 

modifica sostanziale per quel che concerne i concetti d’incapacità al lavoro, 

d'incapacità al guadagno, d'invalidità e di raffronto dei redditi. Ne consegue 

che la giurisprudenza sviluppatasi in precedenza attorno a queste nozioni 

mantiene la propria validità anche sotto l’egida della LPGA (DTF 130 V 343). 

Questa premessa esclude pertanto che per uno stesso danno alla salute 

vengano stabiliti due diversi gradi di invalidità, frutto di una diversa valutazione 

medica delle ripercussioni concrete del danno subito sulla residua abilità 

lucrativa. 

b) Nell’evenienza, l’assicurazione infortuni non ha ancora definito la questione 

del diritto a rendita, ma l’assicurato è considerato abile al lavoro in ragione del 

30/40% (vedi comunicazione del 22 marzo 2010). Dall’esame della situazione 

clinica oggetto del considerando 2 che precede è evidente che nel 2009 è 

intervenuto un miglioramento della situazione del paziente. Dato confermato 

dal curante stesso, malgrado questi insista nel valutare al 100% l’inabilità 

lavorativa. L’entità di tale miglioramento non è però eruibile in base alla 

documentazione medica agli atti, essendo le contraddizioni contenute nelle 

diverse valutazioni mediche di carattere sostanzialmente opposto e quindi 

contraddittorie. Dal punto di vista psichico, le sintomatologie che il paziente 

presenta vengono valutate e tradotte in modo a volte diametralmente opposto 

dagli esperti. Contrariamente a quanto preteso dagli organi AI, non è per 

questo Giudice possibile confermare il futuro rifiuto di prestazioni assicurative 

sulla base della perizia fatta eseguire nel giugno 2009, anche se molti aspetti 

di questa sono documentati in ottima forma. Questa reticenza trova 

essenzialmente la propria spiegazione nelle in parte diametralmente opposte 

conclusioni alle quali giunge l’assicurazione infortuni, dopo ripetuti consulti 

dell’assicurato. L’impressione che danno i due principali diversi pareri 

all’incarto è che tra le due parti nessuno voglia smuoversi dalle proprie 

posizioni. E’ vero che da parte dell’assicurazione infortuni la valutazione della 

residua abilità è stata leggermente modificata nel senso dell’esistenza di una 

capacità residua del 60/70% e che gli esperti incaricati dell’AI potrebbero 

concordare con la diagnosi di una sindrome mista ansioso-depressiva, ma 

anche queste variazioni di valutazione non permettono un giudizio conclusivo 

sulla residua abilità dell’istante, che varia, a seconda dei giudizi, dallo 0% fino 

al 100%, trattandosi dello stesso danno alla salute. Anche se l’assicurazione 

infortuni non ha ancora statuito sulla rendita e benché i due assicuratori 

corrispondano prestazioni per dei diversi gradi di invalidità, il grado di 

limitazione che sembra presupporre l’assicurazione infortuni non è comunque 

tale da escludere l’eventuale diritto ad una rendita d’invalidità. Partendo dal 

presupposto che la limitazione di cui l’istante soffre è nel caso concreto la 

stessa per l’assicurazione infortuni e per l’assicurazione per l’invalidità, una 

simile fondamentale discordanza nella valutazione del danno alla salute e 

della conseguente abilità lucrativa non può essere appianata che tramite un 

ulteriore esame medico completo. A questo riguardo risulta pure auspicabile 

una concreta collaborazione tra le due assicurazioni, onde evitare in seguito 

la definizione di due diversi gradi di invalidità per le conseguenze di uno stesso 

infortunio. 

4. In conclusione, dalla documentazione medica agli atti non è possibile stabilire 

il grado del miglioramento intervenuto dal 1. ottobre 2009 ed in particolare la 

misura della residua abilità lucrativa dell’istante dal punto di vista psichico. Per 

chiarire questo aspetto, gli atti vengono ritornati all’ufficio AI per l’esecuzione 

di un nuovo accertamento psichiatrico. In deroga ai disposti dell’art. 61 cpv. 1 

lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di controversie relative 

all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI davanti al Tribunale cantonale 

delle assicurazioni è soggetta a spese. L’ammontare delle spese è previsto 

fra fr. 200.-- e 1’000.-- in funzione dei costi di procedura e senza riguardo al 

valore litigioso. Di conseguenza, i costi procedurali stabiliti a fr. 700.-- vengono 

accollati all’assicuratore convenuto che sostanzialmente soccombe 

nell’ambito del presente procedimento. Il ricorrente che vince la causa e che 

si è avvalso della collaborazione di un rappresentante legale ha diritto alla 

rifusione delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA). Non avendo il legale malgrado 

esplicita sollecitazione introdotta la propria nota d’onorario, l’indennità viene 

stabilita in base al doveroso apprezzamento di questo Giudice, avuto riguardo 

alla complessità della causa e alla presunta mole di lavoro. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è parzialmente annullata nel 

senso che per decidere sulla soppressione della rendita o per stabilire 

l’eventuale diritto ad un’ulteriore rendita a partire del 1. ottobre 2009 sono 

necessari ulteriori accertamenti nel senso dei considerandi. Per questo gli atti 

vengono rinviati all’ufficio AI affinché proceda agli accertamenti richiesti e al 

successivo rilascio di una nuova decisione. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato dall’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone 

dei Grigioni, Coira. 

3. L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni versa a … fr. 

2'000.-- (IVA compresa) a titolo di ripetibili.