# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c0e4b46-c160-5cec-9ae7-1a6b09bb021b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.10.2023 A-827/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-827-2021_2023-10-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-827/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 3  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Alexander Misic, Keita Mutombo,  

cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,…,    

patrocinato dall'avv. Marco Lucheschi e dall’avv. Davide 

Marchesini Mascheroni,  

Studio Legale Lucheschi,…,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d'informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-827/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Re-

parto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali – 

autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richie-

dente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia 

fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Con-

federazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposi-

zioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito 

e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato 

disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 

13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 

2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla 

reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di se-

guito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a Zurigo. La tipologia d’imposta interessata è l’impo-

sta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di C._______;  
b) la stabile organizzazione di B._______;  
c) D._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del E._______, come peraltro emerso anche 
sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere a 
disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui 
fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione 
di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato 
del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la 
detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 
normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso 
per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità ammini-
strativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la 
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a B._______. (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._______. ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di E._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del E._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del E._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.a.(4), e meglio: 

« […] i dati concernenti 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), dove i co-
dici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denomi-
nazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo 
“MIS_Dom_Name” […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

«[…]  

a) per i conti bancari: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data della chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data di chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 
 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a ri-

correre in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda.  

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

In particolare, il signore A._______ – in qualità di presunto avente diritto 

economico del conto intestato alla società F._______ e registrato presso la 

banca B._______ durante il periodo rilevante – è stato informato al riguardo 

dalla predetta banca con lettera del febbraio 2020.  

B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del (…), l’AFC ha anch’essa in-

formato le persone interessate e legittimate a ricorrere della procedura di 

assistenza amministrativa pendente e delle parti essenziali del contenuto 

della domanda di assistenza amministrativa. Le persone interessate e le-

gittimate a ricorrere sono state invitate a indicare all’AFC entro 20 giorni il 

loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, o a designare un rappresentante 

autorizzato a ricevere notificazioni in Svizzera o in Italia. Sempre nella ci-

tata pubblicazione, l’AFC ha altresì indicato alle persone interessate la pos-

sibilità di optare per la procedura semplificata, comunicando loro che, in 

caso di mancata adesione a tale procedura, la stessa avrebbe emesso una 

decisione finale per ogni singola persona interessata, rispettivamente legit-

timata a ricorrere. 

B.d Con scritto del 21 settembre 2020, il signore A._______ – per il tramite 

dei suoi patrocinatori e dopo avere avuto accesso agli atti dell’incarto tra-

smessogli dall’AFC il 1° settembre 2020 – si è opposto alla  

trasmissione delle informazioni all’autorità richiedente italiana. 

B.e Con decisione finale del 21 gennaio 2021, l’AFC ha accolto la do-

manda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 fondata 

sulla lista sub 3.a.(4) per quanto concerne il signore A._______, conce-

dendo l’assistenza amministrativa all’autorità richiedente italiana.  

 

 

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C.  

C.a Avverso la predetta decisione finale, il signore A._______ (di seguito: 

il ricorrente o l’insorgente) – per il tramite dei suoi patrocinatori – ha inol-

trato ricorso il 19 febbraio 2021 dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale). Protestando spese, tasse e ripetibili, in via provvi-

sionale il ricorrente postula che al suo ricorso venga concesso l’effetto so-

spensivo. Sempre protestando spese, tasse e ripetibili, il ricorrente chiede 

in via principale l’annullamento della decisione del 21 gennaio 2021 e che 

all’autorità richiedente italiana non venga accordata alcuna assistenza am-

ministrativa. Infine e in via subordinata – sempre protestando spese, tasse 

e ripetibili – il ricorrente postula l’annullamento della decisione del 21 gen-

naio 2021 e che gli atti vengano rinviati all’AFC affinché proceda, nel ri-

spetto del diritto di essere sentiti, ad emettere una nuova decisione. 

C.b Con risposta del 20 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) 

ha postulato la reiezione del ricorso, riconfermandosi essenzialmente nelle 

proprie argomentazioni della decisione finale del 21 gennaio 2021.  

C.c Con replica spontanea del 6 settembre 2021, il ricorrente ha – per il 

tramite dei suoi patrocinatori – precisato quanto esposto in sede di ricorso 

19 febbraio 2021. 

C.d Con sentenze di principio (« pilota ») A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

23 marzo 2022, il Tribunale ha respinto il ricorso di due persone interessate 

dalla domanda collettiva italiana di assistenza amministrativa in materia fi-

scale del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub. 3.a.(4). In estrema sintesi, 

il Tribunale ha confermato l’ammissibilità della succitata domanda e la con-

seguente trasmissibilità delle informazioni richieste all’autorità richiedente 

italiana. Tale sentenza è cresciuta in giudicato senza impugnativa al Tribu-

nale federale.  

C.e Con la crescita in giudicato della precitata sentenza, il Tribunale ha 

ripreso l’esame delle restanti procedure interessate dalla predetta do-

manda collettiva italiana. Più concretamente, ha invitato i ricorrenti interes-

sati a voler indicare se essi – alla luce della sua sentenza di principio 

A-1732/2021 e A-1733/2021 – desideravano o meno mantenere il loro ri-

corso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione nel termine 

impartito, il Tribunale sarebbe partito dal presupposto che desideravano 

mantenerlo. 

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C.f Il ricorrente non ha poi preso posizione nel termine a lui impartito, ra-

gione per cui il Tribunale è partito dal presupposto che lo stesso deside-

rasse mantenere il proprio ricorso. 

D.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-

corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge fede-

rale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazionale in 

materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contra-

rio). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni ge-

nerali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su 

chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che 

la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-

ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi 

ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze 

assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di 

assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento ch’ef-

fettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la medesima, 

sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionondimeno, 

nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per contenuto, 

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l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta tenuto conto 

della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne la presente 

procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(4) di 

707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è chia-

ramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi della 

giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT in 

combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 146 

II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la distin-

zione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

1.4 Giusta l’art. 19 cpv. 3 LAAF, il ricorso ha effetto sospensivo ex lege. 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

potrà pertanto intervenire se non alla crescita in giudicato della decisione 

di rigetto del ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.3 con rinvii).  

1.5 Fatta eccezione per quanto precede (cfr. consid. 1.4 del presente giu-

dizio), il ricorso è ricevibile in ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/ 

KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, 

n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-

sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: 

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l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-

plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o 

dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii; 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’auto-

rità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evi-

denti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 1.55). Il princi-

pio inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata 

dal dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 

II 425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in par-

ticolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

3.1 Il ricorrente censura innanzitutto una grave violazione del suo diritto di 

essere sentito in correlazione con la motivazione della decisione impu-

gnata, poiché l’autorità inferiore l’avrebbe emessa noncurante delle osser-

vazioni da lui formulate in data 21 settembre 2020 (cfr. ricorso del 19 feb-

braio 2021, punti n. 33-40; replica del 6 settembre 2021, punti n. 6-8). 

L’AFC avrebbe infatti ignorato le sue argomentazioni, ritenendole irrile-

vanti, nonostante queste risulterebbero decisive – a dire del ricorrente – ai 

fini del presente procedimento. L’autorità inferiore avrebbe altresì violato il 

diritto di essere sentito del qui ricorrente poiché avrebbe adottato la prassi 

di emettere « decisioni-fotocopia » (cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, punti 

n. 41-48; replica 6 settembre 2021, punti n. 5-9). Infatti, l’AFC avrebbe 

emesso un’unica e identica decisione nei suoi confronti e nei confronti dei 

suoi familiari, la signora G._______ e la signora H._______. Le fattispecie 

relative ai tre soggetti sopracitati sarebbero tra di loro differenti, come sa-

rebbero differenti le osservazioni formulate dai medesimi in occasione delle 

loro prese di posizione. Non si giustificherebbe pertanto una decisione fi-

nale identica per tutti e tre i soggetti, modo di agire che violerebbe l’obbligo 

di motivazione imposto all’AFC così come il diritto di essere sentito dell’in-

sorgente. Il ricorrente sottolinea poi come non solo la decisione impugnata 

sarebbe identica a quelle notificate alla signora G._______ e alla signora 

H._______, ma che sarebbe altresì identica ad altre decisioni notificate 

A-827/2021 

Pagina 11 

dall’autorità inferiore nell’ambito della richiesta di assistenza amministra-

tiva italiana del 10 luglio 2017. A tal proposito, il ricorrente rammenta che 

le domande collettive non sarebbero domande raggruppate, bensì andreb-

bero intese come un insieme di domande individuali, ragione per cui do-

vrebbero essere trattate individualmente. La risposta dell’autorità inferiore 

del 20 agosto 2021, in merito all’addotta violazione del suo diritto di essere 

sentito, sarebbe poi a mente del ricorrente non convincente. Infatti a suo 

dire, in tale presa di posizione, l’AFC avrebbe indicato che « la redazione 

di paragrafi standardizzati nella decisione finale sarebbe motivata da “ovvie 

ragioni di efficienza”, essendo l’amministrazione chiamata a emettere una 

decisioni di massa per un considerevole numero di pratiche di assistenza 

amministrativa ». Secondo il ricorrente tale prassi non sarebbe ammissibile 

e nemmeno giustificata– come invece sostenuto dall’autorità inferiore – dal 

« principio di efficienza ed economia procedurale ». Tale massima impor-

rebbe infatti alle autorità di operare in maniera celere, senza tuttavia legit-

timare « una trattazione generalizzata di fattispecie diverse al solo scopo 

di evadere i vari incarti rapidamente ».  

Tali censure di natura formale vanno qui esaminate prioritariamente dal Tri-

bunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, di 

principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

3.2  

3.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’al-

tro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posi-

zione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma 

può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.1; A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.2.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

A-827/2021 

Pagina 12 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. Confor-

memente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di prova 

offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia co-

stituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potreb-

bero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque rinun-

ciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto di 

essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 con-

sid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-

sid. 3.1.2; A-2845/2020 del 19 luglio 2021 consid. 2.3 con rinvii;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

3.2.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenze 

del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.3; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.2.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può es-

sere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tut-

tavia rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di 

una violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte 

lesa. Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in pre-

senza di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione im-

pugnata e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera 

formalità e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incom-

patibile con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza 

(cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.4;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.3 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata della decisione finale 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

A-827/2021 

Pagina 13 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana (cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.2). 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella de-

cisioni impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il diritto di essere sentito del ricor-

rente. Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giu-

stificato nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa 

– gli argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le 

censure sollevate dal ricorrente con scritto 21 settembre 2020 non sono 

state da essa considerate come decisive. Nella fattispecie, tale è segnata-

mente il caso per gli argomenti relativi all’assenza di indizi sufficienti  

(cfr. consid. 4.4 e 4.5 della decisione 21 gennaio 2021), all’assenza di punti 

di collegamento per un obbligo fiscale illimitato in Italia (cfr. consid. 4.6 della 

decisione 21 gennaio 2021), al mancato adempimento del criterio della ve-

rosimiglianza rilevante (cfr. consid. 4.6 e 4.7 della decisione 21 gennaio 

2021), alla violazione del principio della buona fede (cfr. consid. 6 della 

decisione 21 gennaio 2021), etc.  

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta ch’essa è 

sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la por-

tata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal diritto 

di essere sentito (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio), ciò che peraltro 

esso ha fatto. Con ricorso del 19 febbraio 2021 e successiva replica del  

6 settembre 2021, il ricorrente ha potuto infatti contestare pienamente in 

A-827/2021 

Pagina 14 

questa sede detta decisione, indicando i motivi per cui ritiene la domanda 

di assistenza amministrativa italiana come inammissibile, rispettivamente 

perché i suoi dati non dovrebbero essere trasmessi all’autorità richiedente 

italiana. 

3.4 Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del 

suo diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata 

della decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso 

– va comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.2.4 

del presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuo-

vamente le proprie censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per 

quanto necessario, nel contesto del presente giudizio.  

Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 21 gennaio 

2021 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda col-

lettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale 

inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, 

per quanto concerne il qui ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si 

tratta essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda, 

sia dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle pun-

tuali censure sollevate dal ricorrente. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi ap-

plicabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudi-

zio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito:  

MC OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo am-

bito (cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un 

Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare 

le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio 

CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa 

in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione 

Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in 

materia di imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; 

A-827/2021 

Pagina 15 

cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la 

CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono es-

sere qui considerati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia la 

CDI CH-IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 Cost. 

Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II 

del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le di-

sposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle do-

mande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si 

riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 

o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 feb-

braio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 

5637; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.1;  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e ri-

guardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze for-

mali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello 

Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali 

dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni se-

condo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il conte-

nuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a for-

nire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sus-

sidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista 

A-827/2021 

Pagina 16 

è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupo-

losamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni sufficienti 

a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF  

144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 del  

20 maggio 2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati con-

traenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per applicare 

le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministrazione o 

l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o 

denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivi-

sioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista non sia 

contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero, 

la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informa-

zioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 10 mag-

gio 2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la tra-

smissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza 

per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 

144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che 

evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e 

Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere 

soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il 

nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti 

(identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plau-

sibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la fatti-

specie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione 

della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 

142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento 

della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che 

le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

A-827/2021 

Pagina 17 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.3).  

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing  

expeditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1 con 

rinvii). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing  

expedition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo 

(o entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. 

L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con 

altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-

dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

A-827/2021 

Pagina 18 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-

mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-

manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-

vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, 

un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identi-

ficazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una do-

manda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 4.4 e 4.5 con rinvii; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.3.2). 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di as-

sistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone in-

teressate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-

vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: 

Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, de-

scrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

A-827/2021 

Pagina 19 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto fi-

scale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 con-

sid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 con-

sid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere 

accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista 

potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, 

i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì 

in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo 

in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire 

anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

A-827/2021 

Pagina 20 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a do-

ver menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione fornita 

sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe 

infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poiché pro-

prio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, lo Stato 

richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161 

consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità 

richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono 

manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 

A-827/2021 

Pagina 21 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-

formazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-

nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-

cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-

sid. 4.5; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

A-827/2021 

Pagina 22 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come re-

sidente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’al-

tro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della re-

sidenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non 

deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza am-

ministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). Al-

lorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza amministra-

tiva è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la questione 

della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 par. 1 

in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati dallo 

Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi con-

tribuenti (cfr. DTF 145 II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza 

del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costella-

zione in cui il Tribunale federale accetta eccezionalmente che la Svizzera 

verifichi il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richie-

dente è il caso in cui la persona interessata è soggetta a un’imposizione 

illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In questa situazione di potenziale 

A-827/2021 

Pagina 23 

doppia imposizione, la Svizzera può verificare che il criterio di assoggetta-

mento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente corrisponda a uno dei criteri 

di determinazione del domicilio fiscale contenuti nella CDI in essere tra la 

Svizzera e lo Stato richiedente. Questo problema specifico non si pone 

quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere 

residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenze del TF 2C_290/2023 del 

26 maggio 2023 consid. 1.2.2; 2C_109/2022 del 30 gennaio 2023 con-

sid. 4.5.3; 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-

sid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta 

anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato 

richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con 

quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere 

conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione 

illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato 

richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza 

permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 

consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al 

contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le 

autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon-

do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se 

del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le 

regole di determinazione della residenza fiscale internazionale previste 

dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso 

alla procedura amichevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; sentenze del TAF A-1730/2021 del 

7 marzo 2022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 

con rinvii). 

5.  

Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di 

assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una 

A-827/2021 

Pagina 24 

domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto liste di nu-

meri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre-

sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammissi-

bilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo ag-

giuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

5.1  

5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._______, con-

tenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7). Secondo 

le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla base dei 

numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la predetta 

banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client Identification 

Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri consentono alla 

banca B._______ di identificare le persone interessate in modo univoco e 

inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il primo requisito 

della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.  

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.a.(4) concernente 707 rapporti finanziari, dove i codici C.I.F. risultano 

riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denominazione di società 

o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo 

« MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribuzione di un codice domicilio 

« 111 » riferito all’Italia. Dal profilo meramente formale le indicazioni fornite 

dall’autorità richiedente italiana nella lista appaiono sufficienti per identifi-

care le persone interessate. 

5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di cor-

rispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente ita-

liana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) 

ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 

31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore 

scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 

(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il pe-

riodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli anni 

2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 

2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione 

A-827/2021 

Pagina 25 

dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro 

versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve ri-

tenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni 

fornite dalla domanda sono sufficienti.  

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il pe-

riodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla im-

pedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con-

forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-

che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta 

infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel 

corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-

dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in disa-

mina, ciò è quanto avvenuto. 

5.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si os-

serva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il pe-

riodo fiscale interessato (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), la descri-

zione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, 

sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla 

GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).  

5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale ri-

cognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti neces-

sari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti 

coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini 

degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi commesse 

[…] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della riscos-

sione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 11), così 

come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione è sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato 

indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione 

dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto 

A-827/2021 

Pagina 26 

sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente 

applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità 

richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della 

legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-

mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. 

Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, 

di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo 

scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-

zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei 

requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto 

anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

che quanto da esso indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, 

ciò che non è qui il caso.  

5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca B._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è 

neppure contestata dal ricorrente. 

5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(4), risulta ammissibile.  

6.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente. 

6.1  

6.1.1 Il Tribunale osserva a titolo preliminare – qui per l’insieme della pre-

sente sentenza – come sebbene il ricorrente faccia regolarmente riferi-

mento nel suo gravame al fatto che sarebbe il suo nominativo a figurare 

sulla nota lista raccolta dall’autorità estera, da un esame della stessa si 

evince in maniera chiara come ciò in realtà non sia il caso. Infatti, sulla lista 

allegata alla domanda di assistenza amministrativa – in casu, la lista sub 

3.a.(4) – il nominativo associato al CIF « (…) » è unicamente quello della 

società F._______ e non quello del ricorrente. Egli è infatti interessato dalla 

A-827/2021 

Pagina 27 

domanda di trasmissione di informazioni non in qualità di soggetto domici-

liato in Italia durante il periodo rilevante e titolare della relazione bancaria 

– sebbene in più occasioni il qui ricorrente usi in maniera impropria tale 

termine, confondendolo anche con quello di « beneficiario economico » o 

«avente diritto economico » – accesa presso B._______, bensì in quanto 

presunto avente diritto economico della stessa, di cui la titolarità esclusiva 

è da ricondurre alla sopracitata società (cfr. Docc. C/D/F/G). È infatti suffi-

ciente consultare la domanda di assistenza amministrativa – così come la 

relativa documentazione a questa annessa (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, 

punto 5) – per constatare come l’autorità estera richieda, mediante l’ausilio 

dell’istituto dell’assistenza amministrativa, non soltanto le informazioni con-

cernenti le persone direttamente indicate sulla lista, bensì anche quelle re-

lative a eventuali aventi diritto economico dei conti intestati a tali soggetti. 

Ora, è esattamente in tale configurazione che il qui ricorrente è interessato 

anch’esso dalla richiesta di informazioni. In tal senso, dipendendo il ben 

fondato di parte delle censure sollevate dal qui ricorrente dalla questione 

di sapere se egli era – o meno – il beneficiario economico della relazione 

intestata alla F._______ durante il periodo rilevante, tale questione sarà 

trattata in via preliminare qui di seguito.  

6.1.2 Sia in sede di ricorso che in sede di replica, il ricorrente sostiene che 

egli non era il beneficiario economico della relazione bancaria intestata alla 

F._______ durante il periodo rilevante (cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, 

punti n. 68-71; cfr. replica del 6 settembre 2021, punto n. 11). Dalla docu-

mentazione prodotta (cfr. Doc. E) e da quanto ugualmente sostenuto dal 

ricorrente, si evincerebbe infatti come egli in data 6 febbraio 2015 avrebbe 

ceduto la totalità delle azioni della società F._______ alla signora 

H._______, ovvero sua figlia. Ciò dimostrerebbe come il ricorrente, a par-

tire dal 6 febbraio 2015 e quindi anche durante il periodo rilevante, non 

sarebbe più stato titolare delle quote – e quindi beneficiario economico – 

del conto registrato presso la banca B._______. Il fatto poi che la banca 

abbia proceduto alla modifica relativa al nuovo beneficiario economico – 

ovvero la signora H._______ – solamente nel mese di ottobre 2015 (cfr. 

Doc. F) sarebbe a dire dell’insorgente irrilevante. Infatti, l’atto di cessione 

della proprietà degli averi bancari (Doc. E) – ovvero quello traslativo della 

proprietà – sarebbe stato perfezionato in data 6 febbraio 2015, data alla 

quale risalirebbe il reale cambiamento di beneficiario economico avvenuto 

tra il qui ricorrente e la signora H._______. L’addotto errore della banca 

B._______, che secondo l’insorgente sarebbe pacifico e nemmeno conte-

stato dall’autorità inferiore, non potrebbe prevalere sulla verità fattuale e 

giuridica da questo allegata e comprovata, ovvero che egli non sarebbe 

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Pagina 28 

stato il beneficiario economico nel periodo interessato dalla domanda ita-

liana. Il « principio della prevalenza della sostanza sulla forma » impor-

rebbe infatti di dare prevalenza alla realtà oggettiva dei fatti e di non basarsi  

« su quanto appare su meri formulari », come nel caso in esame, special-

mente alla luce dell’errore commesso dalla banca nell’ambito della modi-

fica tardiva del beneficiario economico sul « Formulario A ». In conclusione 

quindi, egli non sarebbe stato il titolare della relazione durante il periodo 

rilevante. 

6.1.3 Riguardo a tale censura, il Tribunale osserva quanto segue. Risulta 

dagli atti, che in data 11 agosto 2006, i beneficiari economici della 

F._______ – società a cui è intestato il conto registrato presso la banca 

B._______, oggetto della richiesta di trasmissione di informazioni qui in 

esame – erano la signora G._______ e il qui ricorrente (cfr. Formulario A, 

Doc. C). Sempre dagli atti, risulta poi che in data 12 ottobre 2015 l’avente 

diritto economico del medesimo conto era unicamente la signora 

H._______ (cfr. Formulario A, Doc. F), ovvero la figlia del qui ricorrente. 

Ora, visto quanto detto e tenuto conto di come il periodo rilevante vada dal 

23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 compreso, è chiaro come almeno 

per la prima parte del periodo interessato dalla domanda di assistenza am-

ministrativa, il qui ricorrente era ancora il beneficiario economico del conto 

intestato alla F._______. La documentazione bancaria attesta infatti chia-

ramente come in data 11 agosto 2006 i beneficiari economici del conto in-

testato alla società erano due – il qui ricorrente e la signora G._______ – 

e che solo in data 12 ottobre 2015 l’avente diritto del conto era uno, ovvero 

la signora H._______ (cfr. Doc. F). In merito poi all’atto di cessione della 

totalità delle azioni (Doc. E) prodotto dal ricorrente – il quale a suo dire 

dimostrerebbe come egli già in data 6 febbraio 2015 non deteneva più le 

quote della F._______, motivo per cui non avrebbe potuto essere l’avente 

diritto economico del conto durante il periodo interessato – si rileva come 

tale scritto non sia in alcun modo rilevante ai fini della presente vertenza. 

Infatti, tale scritto non solo è stato prodotto a sostegno di una tesi che non 

trova riscontro alcuno nella documentazione bancaria, ma che viene anche 

ampiamente smentita dalle prove versate agli atti (cfr. Doc. C/F): la docu-

mentazione di B._______ dimostra infatti chiaramente come all’inizio del 

periodo rilevante il ricorrente era ancora registrato nel sistema interno della 

banca come l’avente diritto economico della relazione intestata alla 

F._______. A ciò si aggiunge che anche la tesi dell’insorgente secondo la 

quale sarebbe a causa di un errore che la banca B._______ avrebbe pro-

ceduto tardivamente alla modifica del beneficiario economico dell’intesta-

zione bancaria non può essere seguita da questo Tribunale. In primo luogo 

A-827/2021 

Pagina 29 

infatti, il ricorrente non fornisce prova alcuna a sostegno della sua tesi, ov-

vero che l’errore sarebbe da imputare unicamente all’agire tardivo della 

banca. In secondo luogo poi, sia le informazioni fornite dalla banca che 

quelle fornite dal ricorrente indicano entrambe come lo stesso fosse 

l’avente diritto economico del conto intestato alla F._______ già in data 

11 agosto 2006. 

In tal senso, a fronte di quanto sopra, lo scrivente Tribunale rileva quindi 

che il qui ricorrente era chiaramente il beneficiario economico del conto 

intestato alla società F._______ durante il periodo rilevante. Per questo 

motivo e a fronte di quanto finora detto, lo scrivente Tribunale rileva che 

nel presente giudizio le censure sollevate con gravame 19 febbraio 2021 

dall’insorgente verranno trattate – per quanto ricevibili – alla luce del fatto 

che la richiesta di informazioni relativa al qui ricorrente è stata promossa in 

ragione del rapporto specifico che egli intratteneva con la società durante 

il periodo rilevante (cfr. consid. 6.1.1 del presente giudizio) e che il sospetto 

di evasione fiscale che deriva dalla nota lista – su cui è in nominativo della 

F._______ a figurare – è correlato in primis alla società intestataria del 

conto e solo indirettamente – ovvero di riflesso – al ricorrente (cfr. con-

sid. 6.2 e 6.5 del presente giudizio). 

6.2  

6.2.1 Il ricorrente censura innanzitutto l’accertamento inesatto e incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti poiché, l’autorità richiedente italiana, 

non avrebbe fornito informazioni in merito alla data alla quale risalirebbero 

le liste sulla base delle quali essa avrebbe identificato i presunti contri-

buenti italiani, tra cui – a suo dire – il nominativo del ricorrente (cfr. ricorso 

del 19 febbraio 2021, punti n. 49-60; cfr. replica del 6 settembre 2021, 

punto n. 12). L’autorità inferiore, dal canto suo, nemmeno avrebbe appro-

fondito tale censura. Il ricorrente ritiene infatti che, di per sé, la semplice 

menzione di un soggetto sulle precitate liste sarebbe un elemento insuffi-

ciente a fondare un serio sospetto di elusione fiscale. Ciò a maggior ra-

gione dal momento in cui né l’autorità richiedente né l’autorità inferiore 

avrebbero fornito indicazioni in merito alla data alla quale risalirebbero le 

sopracitate liste. La data costituirebbe infatti un elemento decisivo per giu-

dicarne l’attendibilità. Non essendo indicata alcuna data, le liste potrebbero 

contenere dati che non concernerebbero il periodo interessato dalla do-

manda italiana, ciò che comporterebbe il difetto di uno dei requisiti princi-

pali che una domanda di assistenza amministrativa deve soddisfare.  

Ne sarebbe conferma proprio il caso del qui ricorrente, poiché egli già 

prima del periodo rilevante avrebbe ceduto le azioni della società titolare 

del conto registrato presso la banca B._______. Le informazioni richieste 

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Pagina 30 

non sarebbero quindi pertinenti e non dovrebbero venire trasmesse. Sa-

rebbe per di più la banca B._______ stessa ad aver precisato che le liste 

potrebbero contenere i nominativi di individui che non rientrano nei criteri 

definiti dall’Italia per richiedere informazioni tramite una domanda di assi-

stenza amministrativa. Il ricorrente conclude affermando che, negli ultimi 

anni, in Italia, « si sarebbero susseguiti molteplici piani di regolarizzazione 

fiscale (cd. “scudi fiscali”, “voluntary disclosure”, etc) » a cui avrebbero ade-

rito numerosi contribuenti italiani, che avrebbero in tal modo sanato la pro-

pria posizione con il fisco, elementi però che né la GdF né l’autorità infe-

riore avrebbero considerato. 

6.2.2 In merito a questa prima censura il Tribunale osserva quanto segue. 

Come anche esposto al consid. 6.1.1 del presente giudizio e contraria-

mente a quanto sostenuto dal qui ricorrente, in realtà non è in suo nomina-

tivo a figurare sulla lista allegata dalla GdF alla richiesta di assistenza, 

bensì quello della società titolare del conto di cui egli era il beneficiario 

economico. In tal senso, seppur la censura è stata erroneamente sollevata 

dal ricorrente con riferimento alla sua persona – e non a quella della società 

– la stessa è comunque meritevole d’essere esaminata anche in questa 

sede. Infatti, il sospetto presuntivo di evasione fiscale – sospetto esistente 

nei confronti della F._______ in quanto soggetto figurante sulla lista e che 

fa sì che il qui ricorrente sia anch’esso interessato dalla domanda di assi-

stenza amministrativa in quanto avente diritto economico della relazione 

bancaria intestata a tale società (cfr. consid. 6.1.1 del presente giudizio) – 

trova origine in tale lista. Il Tribunale rileva dunque che per quanto con-

cerne l’origine dei dati alla base della domanda di assistenza amministra-

tiva italiana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana ha indicato 

quanto segue. A seguito di una verifica fiscale presso C._______, 

B._______ e D._______, la GdF avrebbe constatato l’esistenza in Italia di 

una stabile organizzazione occulta della banca B._______, volta all’occul-

tamento della reale situazione patrimoniale di numerosi contribuenti ita-

liani. Detta verifica fiscale si sarebbe conclusa mediante il versamento 

all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro. In parallelo, 

la GdF avrebbe effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate alla Pro-

cura della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale ac-

cesso per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità 

amministrativa delle società ed enti ex D.Igs. n. 231 del 2001. Tale proce-

dimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si sarebbe concluso 

con una sentenza di condanna per il predetto reato, a seguito del quale la 

banca B._______ avrebbe versato la somma complessiva di 8.5 milioni di 

euro (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 1). Sarebbe in tale contesto, ovvero 

nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, che la GdF 

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Pagina 31 

avrebbe acquisito, anche « […] mediante l’ausilio di personale dell’Infor-

mation Technology di E._______, documenti informatici nella disponibilità 

dei dipendenti delle società sub 1. e relativi a 18'126 posizioni (sostanzial-

mente distinte tra polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da 

soggetti in massima parte italiani […] ». Con l’ausilio delle banche dati in 

uso all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’inda-

gine disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di ana-

lisi finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispet-

tivi, la GdF avrebbe infine potuto individuare otto liste di numeri di conto 

bancario, di polizza assicurativa e altri numeri, per i quali ha ritenuto la 

sussistenza di un sospetto di non adempimento degli obblighi fiscali verso 

l’Erario italiano (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 2; parimenti fatti 

sub. lett. A.b). 

L’8 novembre 2018, la GdF ha poi ribadito quanto segue, circa l’origine dei 

dati (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, punto 1): 

« […] Therefore, please note that the information requested in our previous 

letter is based on data acquired from the ltalian offices of companies belonging 

to the "E._______ ", in the framework of criminal proceedings that, following a 

plea bargaining request, resulted in a judgement of conviction under Legislative 

Decree no. 231 of 2001, pronounced against the mentioned Swiss institute 

concerning the predicate crime of the laundering of proceeds deriving from the 

commission of tax crimes.  

In summary, within the framework of fiscal and judicial police investigations 

conducted by the Guardia di Finanza Economic-Financial Police Unit in Milan 

into companies of the E._______, computerised documentation available to the 

employees of the Swiss Group was obtained, also through the assistance of 

personnel of the E._______ Information Technology, regarding 

18,126 positions (basically divided between insurance policies and other 

financial relations) opened by subjects, predominantly ltalian, for an underlying 

capital of € 18,221,354,346.00 […] ». 

6.2.3 Da quanto precede risulta che i dati alla base della domanda – ovvero 

le otto liste di numeri di conto e/o di polizze assicurative – sono stati vero-

similmente acquisiti dalla GdF nell’ambito delle verifiche fiscali e delle in-

chieste penali effettuate sul territorio italiano nei confronti del Gruppo di 

B._______, rispettivamente della banca B._______. Più concretamente, 

sarebbe stato il « personale dell’Information Technology di E._______ » a 

fornirle i dati informatici contenuti nei computer dei dipendenti del Gruppo 

di B._______ in Italia. Ora, a fronte di quanto detto, il Tribunale constata 

che effettivamente la domanda non fornisce informazioni cronologiche 

circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di conti bancari ottenute 

in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a quando esse rimontino 

A-827/2021 

Pagina 32 

precisamente. A lei sola, tale imprecisione non è tuttavia sufficiente a met-

tere in dubbio la veridicità e l’attendibilità delle liste in questione, tantomeno 

delle informazioni fornite dall’autorità richiedente italiana, non essendoci 

agli atti indizi che lascino pensare che quanto da egli indicato non sia cor-

retto. In applicazione del principio della buona fede (cfr. consid. 4.4.1 del 

presente giudizio), lo Stato richiesto, ovvero la Svizzera, non può inoltre, di 

principio, mettere in dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, l’Italia in 

questo caso, a meno che non sussistano seri dubbi circa le informazioni 

fornite nella domanda di assistenza. Il fatto poi, che la banca B._______ 

avrebbe messo in guardia l’autorità inferiore circa l’assenza di un nesso 

con l’Italia per alcune posizioni non è – tenuto conto di quanto sopra – 

un’argomentazione tale da mettere in dubbio le allegazioni dell’autorità ri-

chiedente italiana. Infine, a titolo abbondanziale e per una questione di 

completezza, questo Tribunale rileva che nel caso di specie il fatto che la 

sopracitata lista – in casu, la lista sub 3.a.(4) – non menzioni una data pre-

cisa di allestimento non comporta in alcun modo il rischio di includere nella 

trasmissione di informazioni persone estranee alla fattispecie. Infatti, la cer-

chia di persone interessate dalla richiesta di informazioni è ben circoscritta 

da un altro criterio centrale, ovvero quello del periodo fiscale rilevante 

(23 febbraio 2015 – 31 dicembre 2017): la procedura riguarda infatti unica-

mente quei soggetti figuranti sulla lista – per i quali vi è dunque un chiaro 

sospetto di evasione fiscale – e che durante il periodo di riferimento ave-

vano una posizione finanziaria attiva presso B._______. 

Nel caso specifico, si deve quindi partire dal presupposto che le informa-

zioni fornite dalla GdF siano corrette, motivo per cui ulteriore indagini e 

verifiche da parte dell’autorità inferiore, come auspicate dal ricorrente in 

sede di ricorso, non risultano necessarie. Per quanto detto, risulta che tale 

censura va respinta.  

6.3  

6.3.1 Sia in sede di ricorso che in sede di replica, il ricorrente censura poi 

l’assenza di rilevanza verosimile delle informazioni oggetto della domanda 

di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 per i seguenti motivi 

(cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, punti n. 68-71; cfr. replica del 6 settembre 

2021, punto n. 11). In primo luogo e come anche già esposto al consid. 6.1 

del presente giudizio, il ricorrente sostiene che durante il periodo rilevante, 

avendo egli ceduto già in data 6 febbraio 2015 la totalità delle azioni della 

società F._______ alla signora H._______, non sarebbe stato il beneficia-

rio economico del conto intestato alla sopracitata società. Conseguente-

mente, i dati lui concernenti non sarebbero dunque verosimilmente rilevanti 

A-827/2021 

Pagina 33 

per la finalità della procedura di assistenza amministrativa: difetterebbe in-

fatti – a dire del ricorrente – una condizione essenziale per concedere la 

trasmissione dei dati, ovvero la titolarità del conto durante il periodo rile-

vante. Il fatto poi che la banca abbia proceduto alla modifica relativa al 

nuovo beneficiario economico – ovvero la signora H._______ –  

solamente nel mese di ottobre 2015 (Doc. F) sarebbe a dire dell’insorgente 

irrilevante e questo in quanto l’atto di cessione della proprietà degli averi 

bancari – ovvero quello traslativo della proprietà – sarebbe stato perfezio-

nato già in data 6 febbraio 2015, data alla quale risalirebbe il reale cambia-

mento di beneficiario economico avvenuto tra il qui ricorrente e la signora 

H._______ (Doc. E). In conclusione quindi, le informazioni relative al qui 

ricorrente non dovrebbero venire trasmesse all’autorità estera.  

6.3.2 Sulla scorta del medesimo ragionamento, il ricorrente sostiene poi 

come quanto da lui dimostrato – ovvero il fatto che egli non sarebbe stato 

il beneficiario economico della relazione bancaria durante il periodo rile-

vante – dissiperebbe anche il sospetto di evasione fiscale generato dalla 

lista raccolta dall’autorità estera (cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, punti  

n. 71-77). Infatti, la presunzione di evasione fiscale derivante da tale lista 

sarebbe da considerarsi « semplice », nel senso che la prova del contrario 

sarebbe ammessa. Il ricorrente – a suo dire – avrebbe apportato tale prova 

(cfr. Docc. E-F), avendo egli dimostrato come non era né titolare né bene-

ficiario economico della relazione bancaria durante il periodo rilevante.  

I « punti di collegamento » per un « obbligo fiscale illimitato in Italia » ver-

rebbero dunque venuti meno, così come la « presunzione semplice » della 

GdF sarebbe stata da egli confutata. Ogni presunto sospetto di evasione 

fiscale basato sulla presenza del nominativo del qui ricorrente sulla lista 

rinvenuta dall’autorità richiedente italiana verrebbe quindi a mancare. An-

che la rilevanza del criterio del domicilio italiano « 111 », attribuitogli in 

quanto soggetto presente sulla lista rinvenute presso la banca B._______, 

verrebbe meno. Le informazioni richieste non adempirebbero dunque il cri-

terio della rilevanza verosimile.  

6.3.3 A dire del ricorrente poi, anche nella denegata ipotesi secondo la 

quale lo stesso venisse ritenuto assoggettato alla normativa fiscale italiana, 

egli ritiene che nel caso specifico il criterio di rilevanza verosimile non sa-

rebbe in ogni caso adempiuto (cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, punti n. 97-

98). Giusta l’art. 4 del disegno di legge 167/1990, vigerebbe infatti l’obbligo 

di compilazione del Quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi per 

quei contribuenti che detengono investimenti all’estero, ovvero attività 

estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. 

Sempre poi a mente dell’insorgente e ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 186 

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Pagina 34 

del 2014, l’obbligo di monitoraggio non sussisterebbe per quei depositi e 

per quei conti correnti bancari costituiti all’estero, il cui valore massimo 

complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sarebbe supe-

riore a 15'000 euro, fermo restando l’obbligo di compilazione quando sia 

dovuta l’Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero 

(IVAFE). La stessa non sarebbe dovuta in caso di giacenza media annuale 

del conto corrente estero non superiore a 5'000 euro. Ora, poiché la rela-

zione bancaria intestata alla F._______, registrata presso la banca 

B._______, avrebbe – secondo il ricorrente – riportato un saldo irrisorio sia 

prima che durante il periodo rilevante – la società avrebbe infatti detenuto 

unicamente l’obbligazione « Kaupting », caduta in « default », senza quindi 

valore economico e invendibile – il ricorrente non sarebbe stato tenuto a 

compilare il Quadro RW di modo che egli non sarebbe stato – a suo avviso 

– tenuto ad alcun obbligo tributario dichiarativo in Italia. 

6.3.4 Infine, il qui ricorrente sostiene che lo Stato estero non avrebbe illu-

strato le necessarie circostanze in base alle quali egli avrebbe avuto un 

domicilio fiscale in Italia nel periodo indicato. Anche per tale motivo le in-

formazioni richieste non adempirebbero il criterio della rilevanza verosimile 

(cfr. ricorso del 19 febbraio 2021, punto n. 81).  

Riguardo a tali censure, il Tribunale osserva quanto segue. 

6.3.5 In merito alla censura relativa alla qualità di « beneficiario  

economico » del qui ricorrente in relazione al conto bancario intestato alla 

società F._______ durante il periodo rilevante, si rinviano le parti a quanto 

già esposto al consid. 6.1 del presente giudizio. Pacifico a questo stadio 

che l’insorgente fosse l’avente diritto economico della sopracitata intesta-

zione bancaria durante almeno una parte del periodo di riferimento. 

6.3.6 Il Tribunale non può poi fare propria l’argomentazione del ricorrente 

secondo cui egli non sarebbe interessato dalla domanda di assistenza am-

ministrativa poiché, a fronte del saldo irrisorio del conto bancario intestato 

alla F._______ registrato presso la banca B._______, non sarebbe tenuto 

all’obbligo di compilazione del Quadro RW. Non spetta infatti allo Stato ri-

chiesto determinare gli obblighi fiscali delle persone interessate dalla do-

manda di assistenza amministrativa – così come dei loro rispettivi benefi-

ciari economici – dovendosi lo stesso limitarsi a un mero controllo della 

rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. consid. 4.3 del pre-

sente giudizio). Sapere se il ricorrente sia o meno tenuto a dichiarare in 

Italia il conto bancario interessato dalla domanda in oggetto è una que-

A-827/2021 

Pagina 35 

stione materiale che andrà esaminata dalle autorità fiscali italiane compe-

tenti, sede nella quale – se del caso – il ricorrente potrà far valere eventuali 

censure di tale natura.  

6.3.7 Con riferimento poi alla censura relativa all’assenza di domicilio fi-

scale del qui ricorrente nel paese richiedente durante il periodo interessato, 

si rileva come tale censura sia irricevibile. In sintesi, il ricorrente afferma 

infatti che la domanda italiana non illustrerebbe circostanza alcuna se-

condo la quale egli avrebbe avuto un domicilio fiscale nel paese richiedente 

durante il periodo rilevante, motivo per cui il requisito della rilevanza vero-

simile non sarebbe adempiuto. Lo scrivente Tribunale rileva che il domicilio 

del qui ricorrente – non figurando lo stesso sulla lista trasmessa dalla GdF 

– non è aspetto rilevante ai fini del presente procedimento. Al contrario, ciò 

che è determinante è la sua posizione di avente diritto economico della 

relazione bancaria durante il periodo rilevante, aspetto ormai appurato  

(cfr. consid. 6.1 del presente giudizio).  

In tal senso, alla luce di quanto esposto e tenuto conto di come l’autorità 

estera richieda con la sua domanda di assistenza amministrativa anche le 

informazioni relative a eventuali aventi diritto economico delle relazioni 

bancarie intestate ai soggetti figuranti sulle note liste – nel caso di specie, 

del ricorrente in relazione al conto intestata alla società F._______ – du-

rante il periodo interessato (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 5), non si può 

pertanto escludere che le informazioni richieste in merito al qui insorgente 

– tenuto conto della sua posizione durante il periodo rilevante (cfr. consid. 

6.1 del presente giudizio) – appaiano verosimilmente rilevanti ai fini dell’in-

chiesta nel paese richiedente. Pertanto, le censure del qui ricorrente sono 

respinte. 

6.4  

6.4.1 Il ricorrente lamenta in seguito la violazione del principio di parità di 

trattamento e del principio della buona fede (cfr. ricorso del 19 febbraio 

2021, punti n. 83-89). A suo avviso, se le informazioni relative a conti ban-

cari registrati presso la banca B._______ e chiusi precedentemente al pe-

riodo interessato dalla domanda italiana – ossia prima del 23 febbraio 2015 

– non sarebbero interessate dalla domanda italiana, per analogia e in ap-

plicazione del principio di parità di trattamento, lo stesso dovrebbe valere 

per le informazioni relative ai conti che il presunto contribuente italiano 

avrebbe « dismesso, tramite cessione o donazione » – come sarebbe il 

caso della qui ricorrente – prima del periodo interessato. Non si giustifiche-

rebbe infatti – a dire del ricorrente – un trattamento diverso – e quindi una 

disparità di trattamento – tra un conto estinto prima del periodo rilevante e 

A-827/2021 

Pagina 36 

un conto ceduto a un terzo prima del periodo interessato dalla domanda 

italiana. In entrambi i casi infatti, nel periodo rilevante la relazione bancaria 

non sarebbe più riconducibile al presunto contribuente italiano, ormai ex 

beneficiario economico della relazione. L’elemento oggettivo alla base 

delle due fattispecie sopra descritte sarebbe quindi il medesimo: durante il 

periodo interessato, la relazione bancaria non sarebbe più riconducibile al 

presunto contribuente italiano, o perché estinta o perché ceduta.  

A cambiare sarebbe solamente il « modus trasferendi, ovverosia la moda-

lità con cui sarebbe avvenuto il dispossesso ». Il ricorrente conclude poi la 

propria censura sostenendo come la relazione economica di cui egli sa-

rebbe stato beneficiario prima del periodo interessato sarebbe stata com-

posta