# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ef10a82-d2c7-57b5-8e6b-38dc4ea86c8b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-08-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.08.2001 31.2000.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2000-45_2001-08-16.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2000.00045

   

  ZA/nh

  	
  Lugano

  16 agosto 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 8 settembre
2000 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

   

  
	
  in relazione
  alla fallita

  	
  __________

  

                                         

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La società
__________, con sede a __________, è stata costituita in data __________ 1998
(cfr. doc. _; FUSC del __________ 1998).

                                         Lo scopo
sociale consisteva nell'esercizio di lavori nel settore edile di sotto
struttura e sopra struttura, ecc.

                                         __________
è stato socio gerente con diritto di firma collettiva a due dalla costituzione
della società fino alla dichiarazione di fallimento (cfr. doc. _).

                                         La
società __________ è stata affiliata quale datrice di lavoro presso la Cassa
__________ a decorrere dal 1° agosto 1998 al 30 novembre 1999.

 

                                         Essendo
la società entrata in mora con il pagamento dei contributi sin dalla
costituzione, la Cassa l'ha diffidata dal mese di aprile 1999 ed ha iniziato le
procedure esecutive dal mese di giugno 1999 (cfr. doc. _). 

                                         Con
decreti 21 giugno e 5 luglio 1999 della Pretura del Distretto di __________, è
stata dichiarata l'apertura del fallimento e la sospensione della società ai
sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del __________ 1999).

                                         La Cassa
ha insinuato all’Ufficio esecuzioni e fallimenti del Distretto di __________ il
proprio credito di fr. 7'269.05 per i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF
non soluti dal 1998 al 1999, per quest'ultimo anno fino al mese di marzo, dopo
regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).

                                         Con
scritto 10 settembre 1999, l'UEF di __________ ha comunicato alla Cassa che il
fallimento della società è stato chiuso per mancanza di attivo, siccome nessun
creditore ha anticipato le spese.

 

                               1.2.   Costatato di
aver subito un danno, il 3 luglio 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione ex art. 52 LAVS di fr. 7'269.05.-- relativa ai
contributi paritetici scoperti dal 1998 al 1999, per quest'ultimo anno fino al
mese di marzo (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
opposizione non datata, pervenuta al servizio giuridico della Cassa l'11 luglio
2000, __________ ha asserito che, in caso di mancato pagamento dei contributi,
la responsabilità sussidiaria degli amministratori sarebbe limitata alla parte
dei contributi trattenuti sulle retribuzioni versate dai dipendenti.

                                         Egli
contesta inoltre di dover versare la quota dei contributi relativa
all'assicurazione disoccupazione e gli assegni familiari.

                                         In
sostanza __________ riconosce di dover versare alla Cassa l'importo di fr. 3'634.50
(cfr. doc. _)

 

                               1.4.   Con
petizione 8 settembre 2000 la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 6'315.85 per gli oneri sociali scaduti e non liquidati
dalla società __________ Premettendo che la responsabilità di un socio gerente
di una società a garanzia limitata (Sagl) è da paragonare a quella di un
amministratore di una società anonima, l'attrice ritiene che le argomentazioni
fatte valere nell'opposizione non possono essere prese in considerazione in
quanto:

 

" 
L'asserzione del convenuto secondo la quale, in
caso di mancato pagamento dei contributi, la responsabilità sussidiaria degli
amministratori sarebbe limitata alla parte dei contributi trattenuti sulle
retribuzioni versate dei dipendenti, non trova fondamento per le motivazioni
che verranno qui di seguito esposte.

 

Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni
qualvolta dei contributi paritetici, legalmente dovuti, sfuggono a questa
assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono
essere riscossi per motivi di diritto o di fatto.

 

Nella circostanza, l'insolvenza della __________
é stata constatata in data 16 luglio 1999 (pubblicazione FUSC) con l'apertura
del fallimento della società.

 

L'ammontare del danno corrisponde a quello dei
contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC
1972 pag. 687).

 

Costituiscono elementi del danno risarcibile i
contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore
di lavoro, i contributi della disoccupazione, le spese di amministrazione,
le spese esecutive e gli interessi di mora (Pratique VSI 1994 pag. 104;
Trisconi Rossetti. L'azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG, nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT 11 1995,
pag. 369 s).

 

La Cassa di compensazione che constata di aver
subito un danno, in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (es.
dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e
di riversarli periodicamente alla Cassa), può dedurre che il datore di lavoro
ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per negligenza grave e
quindi può procedere contro di lui.

 

L'obbligo di conteggiare e versare i contributi
da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI
1994, pag. 108 consid. 7a) ed il venire meno a questo compito costituisce una
violazione delle prescrizioni, ai sensi dell'art. 52 LAVS, con conseguente
risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993, pag. 84 consid. 2a; DTF
111 V 173; DTF 108 V 186 consid. 1 a).

 

In ragione di quanto sopra esposto, la proposta
del convenuto di assumersi solamente una parte dell'importo richiesto dalla
Cassa, segnatamente fr. 3'634.50, non ha quindi alcuna pertinenza.

 

Infine, l'attrice rileva che la fallita società,
nel breve periodo di attività, non ha versato alcun acconto
contributivo."  (cfr. doc. _)

 

                               1.5.   Nonostante
il sollecito del 23 ottobre 2000, il convenuto non ha presentato l'allegato di
risposta (cfr. doc. _).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.,
I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In virtù
dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa
accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

                                      

                               2.3.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s).

 

                               2.4.   __________
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS.
Egli riconosce dover pagare alla Cassa solo fr. 3'634.50 sostenendo che la
responsabilità sussidiaria degli amministratori sarebbe limitata alla parte dei
contributi trattenuti sulle retribuzioni versate dai dipendenti.

                                         

                                         Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95). 

                                         

                                         Ora il
convenuto non ha contestato la calcolazione come tale, ma ha semplicemente
asserito che egli deve essere reso responsabile unicamente della parte dei
contributi trattenuti sulle retribuzioni versate dai dipendenti e non riversata
alla Cassa.

                                         Ora, come
abbiamo visto nel considerando precedente (cfr. consid. 2.3), costituiscono
elementi del danno risarcibile i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che per quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104).

                                         Il chiaro
tenore della giurisprudenza non lascia spazio a nessun tipo d'interpretazione
per cui __________ deve essere condannato al versamento di entrambe le quote,
quella dei salariati e quella del datore di lavoro.

 

                               2.5.   Il convenuto
contesta inoltre di dover versare i contributi contro la disoccupazione (e quelli
dovuti all'assicurazione cantonale degli assegni familiari).

 

                            2.5.1.    Per costante
giurisprudenza federale, i contributi dell'assicurazione contro la
disoccupazione non versati dal datore di lavoro possono essere chiesti
sulla base dell'art. 52 LAVS. 

 

                                         Il
diritto vigente sino al 31 dicembre 1983 predisponeva peraltro che in materia
di contributi erano applicabili per analogia le prescrizioni della legislazione
AVS segnatamente sul punto della «responsabilità per danni» (art. 5 DAD; RU
1977 208) e prevedeva inoltre che trovava applicazione la normativa AVS in
quest'ambito «per l'esecuzione e il contenzioso» (art. 33 cpv. 1 DAD). Da
queste disposizioni si evince che il datore di lavoro era responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS anche del danno determinato dal mancato pagamento dei
contributi dell'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. STFA del 15
gennaio 1986 nella causa F., inedita su questo punto, citata in DTF 113 V 187).

 

                                         In una
sentenza 5 ottobre 1987, pubblicata in DTF 113 V 186, il TFA ha confermato la
sua giurisprudenza anche dopo l'entrata in vigore della LADI il (1° gennaio
1984) ed in particolare delle norme relative alla responsabilità per i danni
dei datori di lavoro che l'ufficio di compensazione dell'assicurazione contro
la disoccupazione può far valere (cfr. 82 cpv. 2, 83 cpv. 1 lett. e 88 cpv. 2
LADI). 

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha esplicitamente richiamato l'art. 6 LADI secondo
cui "salvo disposizione contraria della presente legge, in materia di
contributi è applicabile per analogia la legislazione AVS" e si è così
espressa:

 

" 
Il silenzio del Messaggio 2 luglio 1980 nelle
note riguardanti l'art. 88 LADI circa i danni cagionati dal mancato pagamento
di contributi dell'assicurazione contro la disoccupazione, da un canto, le
esplicite affermazioni in merito all'art. 6 LADI secondo cui doveva essere
mantenuto lo «statu quo ante» in materia di percezione dei contributi, d'altro
canto, indicano che per l'autore della legge pacificamente, in virtù di
quest'ultima norma, doveva pure in tema di risarcimento dei danni imputabili al
mancato pagamento di essi contributi continuare a trovare applicazione il
disciplinamento della LAVS.

Né comunque si vedono validi motivi di sottoporre
il risarcimento dei danni per il non avvenuto pagamento di contributi
dell'assicurazione contro la disoccupazione a una procedura diversa da quella
applicabile in materia di contributi dell'AVS, incaricando l'ufficio di
compensazione dell'assicurazione contro la disoccupazione di agire, quando
identiche sono le condizioni della responsabilità nei due rami assicurativi.
Non può d'altra parte essere disatteso che competente a statuire sui ricorsi
dell'ufficio di compensazione è il Dipartimento federale dell'economia pubblica
(art. 101 lett. c LADI), mentre le vertenze relative all'art. 52 LAVS rientrano
nella competenza delle autorità cantonali di ricorso (art. 81 cpv. 3 OAVS), il
che, prescindendo dalle complicazioni amministrative, potrebbe condurre a
decisioni contraddittorie (cfr. FRESARD op. cit., pag. 9)."

(DTF 113 V 189)

Il TFA ha successivamente implicitamente confermato la propria giurisprudenza
(cfr. DTF 124 V 146 consid. 1; 119 V 68 consid. 2a con riferimenti). 

                                         La
dottrina si è pure espressa in questo senso (cfr. ad esempio Nussbaumer, Das Schadenersatzverfahren
nach Art. 52 AHG, pag. 100, pubblicato in Aktuelle Fragen aus dem Beitragsrecht
der AHV, San Gallo 1998; Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art.
52 AHVG, AJP/PJA 1996 punto 8 a pag. 1076, Kieser, Der Schadenersatzprozess
nach art. 52 AHVG, pubblicato in " Der Buchhalter/l'expert contable",
1995 pag. 657). 

Pertanto non vi è alcun motivo per discostarsi dalla giurisprudenza del TFA. 

                            2.5.2.   Per quel che
concerne l'inclusione nel danno dei contributi del datore di lavoro dovuti in
base alla legge cantonale sugli assegni di famiglia (LAF) dell'11 giugno
1996 (RL 6.4.1.1.), va rilevato che con sentenza inedita dell'11 luglio 1985
nella causa S.B. e G.G. (inc. AVS 72/85 e 73/85 citata in Trisconi Rossetti,
op. cit., pag. 370) il TCA ha ammesso l'applicazione analogica dell'art. 52
LAVS in virtù dell'art. 49 LAF del 24 settembre 1959 che, prevedeva un rinvio
alla LAVS per tutte le questioni non previste nella citata legge cantonale. 

                                         Questa
disposizione è stata ripresa all'art. 47 della LAF dell'11 giugno 1996, che ha
il seguente tenore:

 

" 
Per quanto non previsto dalla legge, sono
applicabili le disposizioni della legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia ed i superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI)."

 

                                         Quindi la
Cassa è in diritto di includere tali contributi nell'azione di risarcimento
danni ex art. 52 LAVS. 

                                         Comunque,
come già sottolineato dal TCA in una sentenza del 26 marzo 2001 nella causa F.
consid. 2.11. (Inc. __________), per fare maggiore chiarezza su questo punto è
auspicabile che in occasione dell'imminente prima revisione della LAF venga
introdotta nella legge cantonale sugli assegni di famiglia una norma che rinvii
esplicitamente all'art. 52 LAVS. Questa soluzione si giustifica tanto più in
considerazione dal fatto che un rinvio generico, come quello previsto dall'art.
47 LAF, è stato oggetto di critiche e di interpretazioni divergenti da parte
della dottrina e della giurisprudenza cantonale (cfr. Kieser, op. cit., pag. 658,
Kieser, Streifzug durch das Familienrecht, SZS 1995 pag. 281s; SVR 1995 AHV Nr.
45 consid. 6 pag. 127, confermato in SVR 1997 AHV Nr. 128 consid. 5a pag. 389;
UFAS, "Leggi cantonali sugli assegni famigliari". La giurisprudenza
delle autorità cantonali di ricorso dal 1995 al 1997, Berna 1999, pag. 99-104).

 

                                         In
conclusione, questo TCA, dopo attento esame dell'incarto,
letti i nuovi conteggi di cui ai docc. _e _, dai quali per altro si evince che
l'attrice non ha incluso i contributi relativi agli assegni famigliari, ritiene
che la calcolazione eseguita dalla Cassa è corretta.

                                         Riassumendo
quindi la Cassa è legittimata a far valere fr. 6'315.85 ai sensi dell'art. 52
LAVS.

 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,
anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag.
608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale
o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a
giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.8.   Nell'evenienza
concreta, va innanzitutto precisato che organi formali della Sagl sono i soci
gerenti, a cui competono compiti analoghi a quelli dei membri del consiglio di
amministrazione della SA (art. 808s. CO; Meyer-Hayoz/P. Forstmoser, Grundriss
des Gesellschaftsrechts, Zurigo 1993, p. 354; P. Montavon, Droit et pratique de
la SARL, Lausanne 1996, p. 279, 281; M. Knus, Die Schadenersatzpflicht, des
Arbeitgebers in der AHV, Winterthur 1989, p. 15; cfr. inc. 31.1997.00056).

                                         In una
recente sentenza del TFA pubblicata in Pratique VSI 5/2000, pag. 226-229,
l'Alta Corte ha ribadito il concetto secondo cui il socio gerente di una Sagl e
le persone che di fatto esercitano la funzione di direttore rispondono dei
danni causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di una
società anonima. Per contro, sempre nella stessa sentenza, il TFA ha precisato
nei seguenti termini la posizione del socio semplice:

 

" 
(…)

4. Dans le cas d'une société à responsabilité
limitée, la position d'associé simple, ainsi que l'a fait valoir l'instance
cantonale, n'entraîne pas à elle seule des obligations de contrôle ou de
surveillance. Ceci résulte de l'art. 819 al. 1 CO qui ne prévoit pour l'associé
non gérant qu'un droit de regard (voir JanggenlBecker, Berner Kommentar,
N 28 sur l'art. 819 CO ; Amstutz, Basler Kommentar, N 1 et 7 sur l'art.
819 OR; Handschin, Die GmbH, Zurich

1996, § 19 N 7; Wohlmann, Die GmbH, SPR
VIII/2 p. 427 s., p. 430; id., GmbH‑Recht, Bâle 1997, p. 119, p. 124).
Par ailleurs, si le législateur avait voulu imposer aux simples associés des
tâches de contrôle et de surveillance de la gestion, ceci aurait
indubitablement trouvé son reflet dans la loi, alors que tel n'est pas le cas.
En conséquence, l'art. 827 CO ne prévoit de norme en matière de responsabilité
du fait de la violation d'obligations que pour les personnes participant à la
fondation de la société et chargées de la conduite des affaires et du contrôle,
ainsi que pour les liquidateurs. Même si cette solution légale peut être
qualifiée de peu heureuse, car l'organe de contrôle n'agit pas seulement dans
l'intérêts des associés, mais aussi dans celui des créanciers et du droit
(Amstutz, loc. cit.; Wohlmann, loc. cit.), il n'y a pas de raison impérieuse de
s'écarter de la réglementation instaurée par le législateur voir ATF 125 Il 196
consid. 3a, 244 consid. 5a, 125 V 130 consid. 5, avec renvois). Dans la mesure
où la caisse, dans le contexte de l'article 814 al. 1 CO désire en tirer
d'autres conclusions, ceci n'est pas admissible car la disposition ne concerne
que le droit de représentation des gérants. En conséquence, si un associé non
gérant ne contrôle pas le respect par l'entreprise de ses obligations de
décompte et de paiement des cotisations relevant du droit des assurances
sociales (art. 14 al. 1 LAVS, art. 34 ss RAVS), il ne saurait être rendu
responsable par la caisse du dommage résultant du non-paiement des cotisations.
Si les statuts lui imposent de contrôler ou de surveiller l'activité des
gérants de l'entreprise (ce qui ne doit pas être confondu avec l'intervention
d'un organe de révision externe selon l'art. 819 al. 2 CO), il peut être rendu
responsable comme dans le cas où il ne prendrait aucune mesure après avoir pris
connaissance d'insuffisances de la part de la direction (dans ce contexte:
jugement A. non publié du 17 septembre 1999, H 136/99). S'il occupe toutefois
au sein de la SàrI une position correspondant à celle d'un gérant, il est alors
soumis à des obligations plus étendues (pour plus de détails à ce sujet, voir: AmstutzlWatter,
BasIer Kommentar, N 16 sur l'art. 811 CO avec renvoi à N 3 ss sur l'art.
717 CO; Steiger, Zürcher Kommentar, N 33 sur l'art. 811 OR; Handschin,
loc. cit., § 19 N 40 ss; Wohlmann, Die GmbH, SPR VIII/2 S. 419 ss;
id., GmbH‑Recht, Bâle 1997, p. 112 ss) dont le non‑respect peut
engager sa responsabilité (art. 827 en relation avec l'art. 754 CO). Sont
assimilées aux gérants non seulement les personnes qui ont été expressément
nommées en tant que tels (c'est‑à‑dire les organes formels), mais
aussi les personnes qui assument de fait la fonction d'un gérant, soit en
prenant des décisions réservées à un gérant, soit en assumant la direction
effective de l'entreprise et en exerçant ainsi une influence déterminante sur
la formation de la volonté de la société (organes matériels ou de fait; ATF
11711441 consid. 2,571 consid. 3,114 V 78 = RCC 1988 p. 631, ATF 114 V 213 =
RCC 1989 p. 176). En font typiquement partie les personnes qui, de par la force
de leur position (associé majoritaire par exemple), donnent au gérant formel
des instructions sur la conduite des affaires de la société. (…)"

 

                                         Pertanto,
come rettamente osservato dalla Cassa, nell'ambito della responsabilità ex art.
52 LAVS, il convenuto, socio gerente della __________, deve essere parificato
ad un amministratore di una società anonima.

 

                               2.9.   Va quindi
ricordato che, ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). 

                                         I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve infatti
esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un
organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di
quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in
modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state
attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b;
Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser, op. Cit. P. 658).

                                         Nel caso
di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b).

 

                             2.10.   In concreto
__________, non ha invocato alcunché a propria discolpa, dichiarandosi
implicitamente responsabile del danno per la parte da lui riconosciuta.

                                         

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione 8 settembre 2000 è accolta.

                                         Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa __________ di
compensazione fr. 6'315.85

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti