# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b0d211c-0faf-5852-a34a-e983049bdab6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.12.2017 35.2017.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-83_2017-12-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.83

   

  mm

  	
  Lugano

  14 dicembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 luglio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 maggio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 27 maggio 1982, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di operaia e,
perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è stata
colpita al volto da una scatola di plastica, riportando la frattura dell’osso
nasale e lesioni dentarie.

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                                         Con certificazione del 15
settembre 2008, il dentista dott. __________ ha riferito che l’assicurata
soffriva di “ricorrenti dolori all’arcata dentaria superiore che si irradiavano
alla testa, ...” (doc. 46 – fasc. 2). 

 

                                         Da parte sua, in data 29
dicembre 2008, il dott. __________, spec. in medicina interna, ha fatto stato
della presenza di una “ipoestesia del territorio del trigemino con iperpatia
d’aviazioni del viso, gonfiore al naso e al viso e all’interno della bocca con
gravi dolori e gonfiore”, patologia che sarebbe stata causata dall’evento
infortunistico del 1982 (cfr. doc. 47 – fasc. 2). 

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 10 settembre 2010,
l’amministrazione ha negato il diritto a un’indennità per menomazione
dell’integrità (IMI), vista l’assenza di un legame causale naturale tra i
disturbi localizzati al viso e il sinistro del 27 maggio 1982 (doc. 102 – fasc.
2). 

 

                                         Il succitato provvedimento
è stato confermato con decisione su opposizione del 29 ottobre 2010, nel
frattempo cresciuta incontestata in giudicato (doc. 108 – fasc. 2). 

 

                               1.2.   Il 10 maggio 1985, RI 1, la
quale nel frattempo era entrata alle dipendenze della ditta __________ di __________,
è rimasta vittima di un secondo evento infortunistico, cadendo dalle scale. In
quell’occasione, ella ha lamentato contusioni all’anca e al gomito sinistro. 

 

                                         Con sentenza LAINF 43/86
del 23 marzo 1988, il TCA ha confermato la decisione su opposizione del 28
luglio 1986, mediante la quale l’CO 1 aveva dichiarato l’assicurata totalmente
abile al lavoro a decorrere dal 28 aprile 1986, a dipendenza dei postumi
residuali del sinistro del maggio 1985. 

 

                                         Nel corso del mese di
maggio 2008, l’assicurata ha preteso che venisse ripristinato il diritto alle
prestazioni a dipendenza dell’infortunio del 10 maggio 1985 (cfr. doc. 2 –
fasc. 1). 

 

                                         Facendo capo
essenzialmente all’apprezzamento del 22 agosto 2011 del dott. __________ (cfr.
doc. 37 – fasc. 1), con decisione formale del 19 settembre 2011, poi confermata
in sede di opposizione (cfr. doc. 48 – fasc. 1), l’assicuratore LAINF ha negato
la propria responsabilità a proposito dei disturbi interessanti l’anca e il
ginocchio sinistro denunciati dall’assicurata, non ritenuti costituire una
conseguenza naturale dell’evento occorso il 10 maggio 1985 (cfr. doc. 39 –
fasc. 1). 

 

                               1.3.   Nel mese di febbraio 2016,
l’allora patrocinatore di RI 1 ha chiesto la riapertura del caso d’infortunio
del 1982, con riferimento al contenuto del rapporto 23 gennaio 2016 del dott. __________,
il quale ha attestato la presenza di una “leucoencefalopatia su base
ipossico-ischemica ma si evidenzia di conflitti neurovascolari” (doc. 77 –
fasc. 1). 

 

                               1.4.   In data 17 febbraio 2017,
l’istituto assicuratore ha emanato una decisione formale mediante la quale ha
dichiarato che i disturbi annunciatigli non si trovano in nesso causale
naturale con i pregressi infortuni assicurati (cfr. doc. 102 – fasc. 1). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurata personalmente (cfr. doc. 107), in data 29 maggio
2017, l’CO 1 ha in sostanza confermato il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. 114 – fasc. 1). 

 

                               1.5.   Con tempestivo ricorso del 13
luglio 2017 (doc. I) - poi completato il 20 settembre 2017 (doc. IV) - RI 1 ha
chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata.

 

                               1.6.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto necessario, nei considerandi di diritto (cfr. doc. VIII). 

 

                               1.7.   Il 22 novembre 2017 al TCA è
pervenuta ulteriore documentazione medica da parte dell’insorgente (cfr. doc. X
e doc. XI + allegati). 

 

                                         L’istituto resistente si è
pronunciato al riguardo in data 30 novembre 2017 (doc. XIII). 

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare la
propria responsabilità a proposito dei disturbi oggetto dell’annuncio di
ricaduta del mese di febbraio 2016, oppure no. 

 

                               2.3.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.4.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto
di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici
consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche
per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è
tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di
ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277). Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                               2.7.   Nella concreta evenienza,
dalle carte processuali emerge che l’assicuratore ha deciso di negare la sua
responsabilità relativamente ai disturbi che le sono stati annunciati nel
febbraio 2016, facendo capo al parere dei propri medici fiduciari (cfr. doc.
114, p. 6 s. – fasc. 1).

 

                                         Interpellata
dall’amministrazione in merito all’eziologia dei disturbi cranio-facciali
denunciati dall’assicurata, con nota del 5 aprile 2016, la dott.ssa __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, ha fatto riferimento
all’apprezzamento 31 agosto 2010 del neurologo dott. __________, negando quindi
l’esistenza di una probabile relazione causale con i pregressi infortuni (cfr.
doc. 79 – fasc. 1). 

 

                                         È qui utile ricordare che,
pronunciandosi circa la diagnosi di cefalea consecutiva a una lesione
traumatica del nervo trigemino, il dott. __________, spec. FMH in neurologia,
aveva spiegato che avrebbero potuto entrare in linea di conto lesioni delle
parti molli oppure delle ossa craniche in prossimità anatomica del nervo in
questione, rispettivamente del suo ramo terminale. Egli aveva precisato che,
nel caso di specie, era stata inizialmente refertata unicamente una frattura
del setto nasale, il quale non si trova sul percorso del nervo trigemino. Oltre
a ciò, non sussistevano indizi a favore di ulteriori fratture cranio-facciali,
atte a provocare una lesione periferica di uno o più rami terminali del nervo
trigemino. Una RMN non è suscettibile di dimostrare l’esistenza di lesioni
ossee. Pertanto, dal profilo neurologico, la RMN del 17 novembre 2008 non era
indicata per accertare la presenza di postumi infortunistici. Le alterazioni
evidenziate dalla risonanza magnetica cerebrale (cfr. doc. 66 – fasc. 2: “…
zone di aumentato segnale in sede para e retro-trigonale, frontale profonda
bilateralmente, capsule esterne, cranialmente alle regioni insulari, in
rapporto a zone multiple di leucoencefalopatia su base ipossico-ischemica.
Dilatazione degli spazi perivascolari alla convessità e a livello dei nuclei
della base in rapporto a stato cribroso.”) non si trovavano in relazione
causale con l’infortunio in parola (cfr. doc. 99 – fasc. 2). 

 

                                         In data 14 luglio 2016, il
dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, ha in
sostanza condiviso il parere espresso dalla collega dott.ssa __________,
sostenendo come “… non ci sia alcuna connessione con le problematiche riportate
oggi dall’assicurata. Ritengo invece che ci sia una forte componente emotiva di
carattere psichiatrico e che questo non abbia alcun riscontro con entrambi gli
infortuni del 1982 (infortunio 05.31244.82.6) e del 1985 (10.41138.85.4). Di
conseguenza non si può ritenere che gli attuali disturbi siano un postumo
infortunistico.” (doc. 93, p. 3 – fasc. 1). 

 

                                         Infine, con apprezzamento
dell’11 maggio 2017, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia, ha espresso le seguenti considerazioni, alla luce della
documentazione acquisita nel frattempo: 

 

" (…).

La documentazione medica arrivata alla nostra osservazione non
apporta elementi utili e nessun valore aggiunto atto a confermare la ricaduta
in riferimento ai traumi del 1982 e 1985.

 

In base al rapporto medico del 23 gennaio 2016 del dott. med. __________
documentato all’interno della richiesta di valutazione della ricaduta del 12
febbraio 2016 dell’avvocato __________ viene evidenziata una
leuco-encefalopatia su base ipossico/ischemica ma con evidenza di conflitti
neuro-vascolari che non sono da mettere in connessione con il trauma del 1982,
dove furono riportate delle lesioni inerenti una frattura nasale e l’avulsione
traumatica di alcuni denti: già nel 2010 fu dichiarato estinto il nesso causale
tra gli esiti traumatici provenienti dal trauma con una lesione a livello del
nervo trigemino, ritenendo il nesso causale non pertinente; ora il dott. med. __________
parla di una leuco-encefalopatia su base ipossico ischemica e ritiene
ragionevole stabilire un nesso causale tra l’infortunio e la sintomatologia
suddetta: vogliamo ricordare che l’encefalopatia ipossica/ischemica è un tipo
di encefalopatia a carattere solitamente permanente, che insorge a seguito di
un inadeguato rifornimento di ossigeno al cervello (ipossia cerebrale); dalla
letteratura medica in nostro possesso tra le cause che sono palesemente
accertate dalle scuole mediche mondiali ritenute responsabili dell’insorgenza
della leuco-encefalopatia ipossica ischemica vengono menzionate: il
soffocamento, l’annegamento, lo strangolamento, inalazione di particolari fumi,
l’overdose di farmaci, lo schiacciamento della trachea, l’asma e lo shock,
tutte patologie che unitamente all’attacco ischemico transitorio (TIA o
all’ictus silente) possono provocare questa grave patologia invalidante. Il
trauma del 1982 così come descritto non è assolutamente pertinente alle cause
prima menzionate dell’encefalopatia ipossica ischemica, quindi non si ritiene
pertinente associare questa patologia come prodotta dall’evento del 1982. 

 

Il dott. med. __________ all’interno del suo certificato del
23.01.2016 parla anche di una sintomatologia algica cranio-facciale (territorio
d’innervazione del V nervo cranico) resistente ai comuni trattamenti
farmacologici e di intensità tale da condizionare negativamente la qualità di
vita della signora. Ci urge ricordare che già nel 2010 il dott. med. __________,
FMH in neurologia, aveva escluso una lesione del V nervo cranico, ossia del
nervo trigemino, tra le conseguenze post-traumatiche del trauma del 1982. 

 

Stesso dicasi per le valutazioni effettuate dal dott. med. __________
in merito ad un possibile nesso causale tra l’osteonecrosi sinistra rilevata
alla RM dell’anca sinistra nel 2013 coi reperti di algodistrofia da connettere
al trauma del 1985: già il 22.08.2011 con un dettagliato apprezzamento medico
il dott. med. __________ aveva escluso un nesso causale tra le problematiche
croniche emerse all’anca sinistra e l’infortunio del 1985, sempre basandosi
sulla non proporzionalità del rapporto causale tra il trauma così come
descritto biomeccanicamente e gli esiti invalidanti successivi (cfr. doc. 37 –
fasc. 1, n.d.r.). 

 

Infine, sia dallo scritto del 14.09.2016 dell’assicurata che dal
nuovo scritto del 30.03.2017, si ha purtroppo la sensazione di una incoerenza
nella descrizione dei sintomi medici, intervallati da concetti poco chiari,
frammisti a considerazioni personali non di natura medica, quindi
documentazione opinabile e poco utile ad un’interpretazione proficua per una
rivalutazione medica: non c’è nessun presupposto medico su cui poter basare la
ricaduta. (…).” (doc. 112 – fasc. 1)

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Chiamato a
pronunciarsi nella concreta evenienza, questo Tribunale
constata che, per quanto riguarda la sintomatologia algica interessante la
regione cranio-facciale, con la decisione su opposizione del 29
ottobre 2010, l’istituto convenuto aveva già negato la propria responsabilità
in proposito, trattandosi di disturbi estranei all’infortunio del maggio 1982
(cfr. doc. 108 – fasc. 2). 

                                         Siccome il provvedimento appena
citato è nel frattempo cresciuto incontestato in giudicato, entrerebbero in
linea di conto unicamente i rimedi straordinari di diritto (la revisione
processuale e la riconsiderazione ex art. 53 cpv. 1 e 2 LPGA), di
modo che l’aspetto in questione andrebbe valutato con un angolo di giudizio
ristretto. 

                                         Ad ogni modo, così come
verrà meglio dimostrato qui di seguito, anche volendo utilizzare un pieno
potere cognitivo, l’esito della vertenza non potrebbe essere quello che auspica
l’insorgente. 

 

                                         Tutto ben
considerato, il TCA ritiene in effetti di poter condividere la conclusione alla
quale sono pervenuti i medici fiduciari dell’amministrazione, secondo
cui le problematiche oggetto dell’annuncio di ricaduta del febbraio 2016 – in
sostanza dei dolori cranio-facciali in corrispondenza del territorio
d’innervazione del nervo trigemino e una leucoencefalopatia su base
ipossico-ischemica (cfr. doc. 77) – non possono essere imputate agli infortuni
occorsi alla ricorrente negli anni 1982 e 1985. 

 

                                         Del resto, né gli
argomenti che l’assicurata ha sollevato con la propria impugnativa (cfr. doc.
IV e doc. X) né la documentazione che ella ha prodotto (peraltro già in gran
parte presente nell’incarto prodotto dall’assicuratore convenuto – cfr.
allegati ai doc. X e XI), risultano atti a generare dei dubbi – neppure lievi –
circa la fondatezza del parere espresso dagli specialisti interpellati
dall’istituto assicuratore resistente. 

 

                                         In conclusione, in esito
alle considerazioni che precedono, non si ritiene dimostrato, secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi annunciati all’CO 1
nel febbraio 2016 costituiscano una conseguenza naturale degli eventi
infortunistici assicurati. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti