# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fa02f55b-6216-5cff-bb90-dd83db132d9e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2014 32.2014.41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-41_2014-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.41

   

  FS

  	
  Lugano

  27 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 marzo 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 marzo 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1985, da ultimo attivo quale aiuto piastrellista presso la __________
(doc. AI 18/1-10), nel mese di luglio 2011 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 8/1-9).

 

                               1.2.   Con
comunicazione del 6 febbraio 2012 (doc. AI 37/1-2) – ritenuta la chiusura del mandato di intervento tempestivo
(IT), cfr. il verbale del 20 gennaio 2012 (doc. AI 36/1-2) – l’ammini-strazione ha negato il diritto a
provvedimenti professionali adducendo che “(…) dagli accertamenti effetuati
risulta che al momento, a causa dello stato di salute, l’attuazione di provvedimenti
integrativi non è al momento possibile. […] Stiamo verificando il diritto ad
una rendita. Un diritto alla rendita nasce soltanto dopo un periodo di attesa
di almeno un anno, rispettivamente al più presto dopo sei mesi dal recapito
della sua domanda. Più tardi riceverà una decisione separatamente. (…)”
(doc. AI 37/1).

 

                               1.3.   Con
decisione 5 marzo 2014, preavvisata il 23 dicembre 2013 (doc. AI 68/1-3) – sulla base delle perizie neurologica del 17
giugno 2013 del dr. __________ e reumatologica del 11 giugno 2013 del dr. __________
(doc. AI 57/1-10), del rapporto finale 2 luglio 2013 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 58/1-4) nonché del rapporto finale 25 novembre 2013 della consulente
in integrazione professionale con le tabelle elaborate il 26 novembre 2013
(doc. AI 65/1-3 e 64/1-3) –,
l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1. giugno 2012
al 30 giugno 2013 e rifiutato il diritto a provvedimenti professionali (doc. AI
76/1-2 e la motivazione sub. doc. AI 74/1-3).

 

                               1.4.   Con
il presente ricorso, tramite il dr. __________, l’assicurato, con argomentazioni
di cui si dirà, se necessario, in seguito, ha chiesto di essere posto al
beneficio di un aiuto al reinserimento nel lavoro (I).

 

                               1.5.   Con
la risposta – confermata la
valutazione medica e osservato, per l’aspetto economico, che l’invalidità non
raggiunge il minimo del 20%, che la consulente in integrazione (vista la
formazione scolastica) ha escluso la possibilità di provvedimenti professionali,
che all’assicurato può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la residua
capacità lavorativa in un’attività semplice e ripetitiva che non richiede una
preparazione professionale specifica e che (vista la disponibilità per una
formazione ad hoc ed a un aiuto al collocamento) è lo stesso interessato che
deve attivarsi in questo senso e ricontattare la consulente in integrazione
professionale – l’Ufficio AI ha chiesto
di confermare la decisione impugnata (IV).

 

                               1.6.   Con
scritto del 3 novembre 2014 (trasmesso all’Ufficio AI per conoscenza con
facoltà di presentare eventuali osservazioni scritte; VII) il dr. __________ ha
comunicato al TCA l’esito degli ultimi accertamenti medici eseguiti sul suo assistito
(VI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità
hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a ripristinare,
migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per stabilire tale
diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro prevedibile.

 

                                         Fra
i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i
provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono l'orientamento
professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI),
la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il collocamento (art. 18 cpv. 1
LAI).

 

                               2.3.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha diritto alla formazione in
una nuova attività lucrativa se la sua invalidità esige una riconversione
professionale e grazie ad essa la capacità al guadagno può essere presumibilmente
conservata o migliorata (cpv. 1).

                                         Invalido
ai sensi dell’art. 17 LAI è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità
del danno alla salute subìto, patirebbe senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b, cfr. anche
STCA del 31 ottobre 2011 [32.2011.96]).

 

                                         Ai
sensi dell’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i
provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di
guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di
un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’in-validità.

 

                                         Con
riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme
delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente
un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta
dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite
del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a;
DTF 124 V 110 consid. 2a e 122 V 79 consid. 3b/bb, entrambe con riferimenti).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 17, pag 201).

                                         Secondo
la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione
per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a
provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli
consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti
supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a
quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente
attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia
raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110
consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale
(STFA I 237/00 del 20 luglio 2002 consid. 3 con riferimenti).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag.
1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003,
consid. 4.1).

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica
decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente,
la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per
analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120,
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del
27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I
528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

 

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado
d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione,
per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta.

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme
sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF
8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa
St.; RCC 1984 pag. 137).

                                         L’art.
88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con
riferimenti).

                                         Giusta
l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della rendita),
se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di
invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di
nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita
per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima
erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1
lett. b LAI.

 

                               2.6.   Nel
caso in esame dagli atti di causa risulta che l’Ufficio AI – dopo la chiusura del mandato di intervento
tempestivo (cfr. consid. 1.2) e vista la valutazione del 26 febbraio 2013 del
medico SMR dr. __________ (doc. AI 48/1) –
ha ordinato una perizia neurologica a cura del dr__________ (doc. AI 49/1-2) e
una perizia reumatologica a cura del dr. __________ (doc. AI 50/1-2).

 

                                         Nella
perizia reumatologica dell’11 giugno 2013 (doc. AI 57/1-10) il dr. __________,
FMH in reumatologia e medicina interna –
posta la seguente diagnosi: “(…) Sindrome lombospondilogena cronica
bilaterale in – Discopatie prurisegmentali del rachide lombare (protusione
discale centrale L3/L4 con spondilartrosi, ernia discale a base larga con
spondilartrosi L4/L5, ernia discale centrale lussata inferiormente in L5/S1) –
Tendenza all’ipermobilità articolare – Decondizionamento e sbilancio muscolare
– Disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale e della lombare con
protrazione del capo, scoliosi sinistro convessa lombare) (…)” (doc. AI
57/8) –, circa le conseguenza
sulla capacità di lavoro e d’integrazione, si è così espresso:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale e di
carico residua, descritta nell’allega-to.

 

Premesso che l’assicurato possa alternare le posizioni
corporee quando vuole, lo giudico abile al lavoro sull’arco di una giornata
lavorativa normale di 8-9 ore, con una diminuzione del rendimento del 10%, a
partire dall’1.3.2013, ossia da quando lo stato di salute si è stabilizzato.

 

Come piastrellista, dal lato medico teorico, giudico l’assicurato,
sempre a partire dall’1.3.2013, a seguito dei limiti funzionali e di carico
profilati nell’allegato, abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa
normale di 8-9 ore, ma con una diminuzione del rendimento dell’80%.

 

È giustificata un’inabilità lavorativa totale, per
qualsiasi tipo di attività, a partire dal 21.6.2011, fino al 28.2.2013.

 

 

Osservazioni:

 

La valutazione peritale reumatologica dell’1.6.2013, è
stata discussa telefonicamente con il perito neurologo coinvolto Dr. __________,
FMH neurologia a __________, in data 17.6.2013.

(…)" (doc. AI 57/8)

 

                                         Nella
perizia neurologica del 17 giugno 2013 (doc. AI 55/1-12) il dr. __________, FMH
in neurologia, non ha posto alcuna diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa concludendo che “(…) attualmente dal punto di vista neurologico
non si trovano reperti determinanti un’incapacità lavorativa. La situazione
algica lombare è stata valutata im ambito reumatologico e rimando alla
valutazione del Dr. __________, spec. FMH reumatologia, per questo aspetto. […]
Sono praticamente intatte tutte le funzioni neurologiche. […] Per quel che riguarda
gli aspetti strettamente neurologici il paziente è in grado di svolgere
qualunque attività, è comunque consigliabile evitare attività che sollecitino
in particolar modo la colonna vertebrale. L’attività di aiuto piastrellista,
che aveva svolto in modo predominante, è poco favorevole. L’attività che ha svolto
nell’ambito di manutenzione e sorveglianza di alloggi presso il cantiere __________
sembra invece relativamente favorevole per la situazione lombare dell’A. […]
Questa valutazione è stata è stata discussa telefonicamente il 17 giugno 2013
con il Dr. __________, spec. FMH reumatologia e le conclusioni neurologiche
tengono conto anche degli aspetti reumatologici. (…)” (doc. AI 55/9 e
55/12).

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le suesposte risultanze
peritali e ritenuti il rapporto finale 2 luglio 2013 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 58/1-4) e il rapporto finale 25 novembre 2013 della consulente in
integrazione professionale con le tabelle elaborate il 26 novembre 2013 (doc.
AI 65/1-3 e 64/1-3) – con decisione
5 marzo 2014 ha riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita intera
dal 1. giugno 2012 al 30 giugno 2013.

 

                               2.7.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile
2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI
o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici
esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie
conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti,
dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti
a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3b/bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; DTF 123 V 176, 122 V
161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 453).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10
pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.
Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza
con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Va
poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni a cui è giunto il medico SMR dr. __________ il
quale – viste le risultanze peritali e la documentazione medica agli
atti –, nel rapporto finale del 2 luglio 2013 (doc. AI 58/1-4), ha
attestato i seguenti periodi di inabilità lavorativa (IL) nell’attività
abituale e in un’attività adeguata:

 

                                         abituale:     100%
IL dal 21 giugno 2011 al 28 febbraio 2013

                                                              
80% IL dal 1° marzo 2013

 

                                         adeguata:  100%
IL dal 21 giugno 2011 al 28 febbraio 2013

                                                              
10% IL dal 1° marzo 2013

 

                                         Le
dettagliate ed approfondite valutazioni del dr. __________ e del dr. __________
non sono state del resto smentite da altri certificati da parte di medici
specialisti attestanti nuove patologie e sono state confermate anche dal dr. __________
che, nel succitato rapporto finale del 2 luglio 2013, ha concluso: “(…) Perizia reumatologia Dr. __________ dell’11 giugno 2013: Inabilità
lavorativa totale fino al 28 febbraio 2013. Perizia neurologica Dr. __________
del 17 giugno 2013: Nessuna ripercussione attuale sulla capacità lavorativa a
livello neurologico. […] Dal maggio al settembre 2011 [ndr. recte: novembre
2011; cfr. doc. AI 55/10], l’inabilità lavorativa era 100% in seguito ad una
sindrome lomboradicolare S1 a sinistra e dal novembre 2012 al febbraio [ndr.:
2013; cfr. doc. AI 55/16] per una sindrome radicolare algica acuta a destra.
I due periti hanno discusso in data 17 giugno 2013 le loro conclusioni. (…)”
(doc. AI 58/4).

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo allo scritto del 3
novembre 2014 con il quale il dr. __________, FMH in medicina interna, si è
limitato a comunicare al TCA l’esito degli ultimi accertamenti medici eseguiti
senza esprimersi sulla capacità lavorativa concludendo che “(…) questa
malattia [ndr.: si riferisce alla sacro ileite o spondiloartrite] non ha
potuto essere evidenziata. Parimenti vi è stato un aumento dei valori della
quantità di virus e dell’epatite B nel sangue rispetto al marzo 2014. Per
questo motivo è stato contattato il Dr. __________ per un eventuale inizio di
terapia antivirale mirata. Sono in attesa della decisione del collega. Questa
però non dovrebbe aver grossa influenza sulla pratica AI del paziente. (…)”
(VI).

 

                                         Va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile –
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                               2.9.   Con
il ricorso l’insorgente ha chiesto di essere posto al beneficio di un aiuto al
reinserimento nel lavoro (cfr. consid. 1.4). Più precisamente, tramite il dr. __________,
egli ha sostenuto che “(…) il paziente non è più impiegabile in lavori
pesanti date le limitazioni e non possiede attualmente alcuna formazione
lavorativa. Ritengo perciò che vada almeno riconosciuto al paziente un aiuto al
reinserimento nel lavoro da parte dell’AI. In casi analoghi altri pazienti sono
stati aiutati a trovare un posto di lavoro con stipendio pagato per mesi
dall’AI e sono poi sfociati in un impiego duraturo dopo che il datore di lavoro
ha potuto testare le capacità e la volontà di lavoro del paziente. Ritengo
infatti che nella situazione attuale del mercato del lavoro il paziente troverà
enormi difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro che offre per pazienti non
qualificati maschi solo lavori pesanti dal lato fisico. (…)” (I).

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 18 LAI, che regola il servizio di collocamento, gli assicurati che
presentano un’incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) e sono idonei all’integrazione
hanno diritto a: a) un sostegno attivo nella ricerca di un posto di lavoro
appropriato; b) una consulenza costante al fine di conservare il loro posto di
lavoro (cpv. 1).

                                         L’Ufficio
AI decide l’attuazione immediata di questi provvedimenti non appena risulti da
un esame sommario che le condizioni necessarie sono adempiute (cpv. 2).

 

                                         In
concreto – dopo che la consulente
in integrazione, nel rapporto finale del 25 novembre 2013 (doc. AI 65/1-3), ha
osservato che “(…) qualora l’assicurato dovesse trovare un datore di lavoro
disposto ad assumerlo, si resta peraltro a disposizione per un introduzione al
posto di lavoro (formazione ad hoc) in un’attività confacente con il danno alla
salute e che gli permetterebbe di recuperare la capacità di guadagno residua.
Qualora il signor RI 1 lo richiedesse, si resta inoltre a disposizione per un
aiuto al collocamento. (…)” (doc. AI 65/3) –l’insorgente
è stato sentito dal funzionario __________ che, nel relativo “verbale di
chiusura mandato di aiuto al collocamento” del 20 marzo 2014, ha attestato che “(…) in data odierna incontro A.to per 1° colloquio e mi comunica che
non è d’accor-do in merito alla Decisione dell’AI del 5.03.2014. Di conseguenza
farà ricorso in quanto a suo dire il problema di salute persiste e non gli
consente di lavorare. In considerazione di quanto sopra in accordo con A.to procediamo
a chiudere il Mandato in oggetto. Si considera la pratica evasa. Consegno mio
bigliettino da visita e resto a disposizione per eventuali ulteriori informazioni.
(…)” (doc.AI 78/1).

 

                                         In
simili circostanze, ritenuta la chiara disponibilità dell’Ufficio AI sia per un
aiuto al collocamento che per un’introduzione al posto di lavoro e considerata
la mancanza della volontà soggettiva dell’insorgente (si sente impossibilitato
a lavorare) ad essere assunto da un nuovo datore di lavoro (in argomento cfr. Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 18, pag. 204), questo Tribunale deve
confermare la conclusione a cui è giunta l’amministrazione secondo la quale “(…)
spetta dunque all’assicurato, se del caso, attivarsi in questo senso e ricontattare
la consulente in integrazione professionale. (…)” (IV, pag. 3).

 

                                         Nella
misura in cui, quale aiuto al reinserimento nel lavoro, l'insorgente pretendesse
il diritto ad una riformazione professionale, va, invece, osservato quanto
segue.

 

                                         Nel
caso concreto vanno applicati, sia per il calcolo del reddito da valido che per
quello da invalido, i dati statistici risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e relativi ad un’attività semplice e ripetitiva.

                                         Infatti,
l’assicurato non ha nessuna formazione professionale e per costante
giurisprudenza (STF 9C_130/2010 del 14 aprile 2010, consid. 3.3.1; 9C_660/2010
del 20 ottobre 2010, consid. 4.4.1; 9C_234/2011 del 10 giugno 2011, consid.
3.3; 9C_751/2011 del 30 aprile 2012, consid. 4 e 9C_394/2013 del 27 settembre
2013, consid. 3.3; in argomento cfr. anche la STCA del 22 novembre 2013
[32.2013.61]), allorquando si tratta di stabilire il reddito da valido nel caso
di assicurati che hanno perso il lavoro per motivi estranei all’invalidità,
l’Alta Corte applica i dati statistici.

                                         Nella
fattispecie, dal “1° colloquio IT – accertamento” dell’8 agosto 2011 (doc. AI
21/1-5), quanto all’iter scolastico e professionale, risulta: “(…) italiano
+ __________ (lingua madre) – F + D – 91/96 elementari + 96/00 medie + 01/04
apprendistato installatore impianti sanitari (non diplomato) 08.2004 / 03.2006
diso – 01.04.2006 / 31.08.2007 aiuto piastrellista presso __________ – 09.2007
/ 31.12.2009 aiuto spazzacamino presso __________ – 22.02.2011 [ndr.: recte
2010, cfr. doc. AI 18/8] / 12.03.2010 aiuto piastrellista presso __________
– militare dal 15.03 al 06.08.2010 – dal 10.08.2010 è di nuovo disoccupato (…)”
(doc. AI 21/3) e, nei rispettivi questionari (cfr. doc. AI 18/1-7 e 24/1-6),
circa i motivi dello scioglimento del rapporto di lavoro, la __________ ha
addotto “(…) ha lavorato 1 mese, a termine, prima del militare (…)”
(doc. AI 18/2) e __________ ha indicato la “(…) mancanza di lavoro (…)”
(doc. AI 24/1).

                                         Ritenuto
che – come risulta peraltro dalla, incontestata, tabella elaborata il 26
novembre 2013 (cfr. doc. AI 64/1) – il reddito da valido è uguale a
quello da invalido, appurata una capacità lavorativa del 90% in un’attività
adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti (cfr. consid. 2.8) e applicata
la riduzione del 10% – in
correzione della riduzione dell’8% di cui alla tabella con valutazione del 26
novembre 2013 (doc. AI 64/1-3) e conformemente alla STCA 32.2012.36 del 31
gennaio 2013 confermata dal TF nella STF 9C_179/2013 del 26 agosto 2013; in
concreto, nella fattispecie, vi sono validi motivi per sostituire
l’apprezzamento degli organi dell’assicurazione (cfr. DTF 137 V 73 consid. 5.2
e 126 V 80 consid. 5b/cc, a contrario) –
questo Tribunale rileva che, in applicazione del raffronto percentuale dei
redditi (DTF 114 V 313 consid. 3a e riferimenti; STF 9C_294/2008 del 19 marzo
2009, 9C_776/2007 del 14 agosto 2008 e I 759/2005 del 21 agosto 2006), la perdita
di guadagno sarebbe del 19% (100% - [90% ridotto del 10%]) e dunque
insufficiente per poter riconoscere il diritto ad una riformazione
professionale (cfr. consid. 2.3).

                                         Il
rifiuto del diritto ad una riformazione professionale è poi giustificato anche
dal fatto che la consulente in integrazione professionale, nel succitato rapporto
finale del 25 novembre 2013 (doc. AI 65/1-3), per quanto riguarda le proposte
formative, ha evidenziato che “(…) tenendo conto del curriculum scolastico /
professionale del signor RI 1, non è possibile applicare provvedimenti professionali
con frequenza scolastica (riqualifica) (…)” (doc. AI 65/3).

 

                                         Riguardo
alla reintegrabilità nel mondo del lavoro giova qui osservare ancora quanto
segue.

 

                                         Conformemente
al principio dell’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato è tenuto ad
intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid.
2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbar-keitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61), se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V
28 consid. 4a
e sentenze ivi citate; cfr. Anche Meyer, Bundesgesetz
über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28, pag. 270).

                                         Il
concetto d’invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato,
nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo
equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del
lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro
diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se
l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e
conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una rendita. In
particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora
le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta
da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo
in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin
dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (STF 8C_248/2014 del 29 agosto
2014 consid. 2; DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989
pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).

                                         Secondo
la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare
in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il
TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).

                                         Occorre
inoltre ricordare che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un
elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza,
l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue
capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR
1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale impegno,
un’occupazione confacente all’inte-ressato non è reperibile in concreto, questo
è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di
mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella
contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).

                                         Ritenuta
la succitata giurisprudenza questo Tribunale può fare propria la valutazione
dell’Ufficio AI che, in sede di risposta, ha concluso che “(…) ritiene
pertanto che – come rettamente indicato dall’amministrazione all’interno della
decisione impugnata – all’assicurato può essere ragionevolmente chiesto di
sfruttare la residua capacità lavorativa in quei settori d’attività accessibili
a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non
richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere
esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve rodaggio.
Sul mercato generale del lavoro esistono infatti delle attività che il
ricorrente, malgrado il danno alla salute, è in grado di esercitare al 90%. Va
qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore
delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari
attitudini intellettuali e che possono essere svolte sia in posizione seduta
che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione
prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente
la postura (cfr. anche in argomento STCA del 28.1.2014 incarto nr. 32.2013.75,
STCA del 21.11.2011 incarto nr. 32.2011.143). […] Se, malgrado tale impegno,
un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo
è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione del
mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella
contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b). (…)” (IV).

 

                             2.11.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, è quindi a ragione che
l’Ufficio AI ha, da una parte, riconosciuto il diritto ad una rendita intera
dal 1. giugno 2012 (dopo l’anno di carenza ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b
LAI) fino al 30 giugno 2013 (tre mesi dopo la capacità lavorativa, dal marzo
2013, del 90% in un’attività adeguata attestata dal dr. __________ nella
perizia dell’11 giugno 2013; cfr. art. 88a cpv. 1 OAI) e, dall’altra parte, rifiutato
il diritto a provvedimenti professionali.

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Fabio
Zocchetti