# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39a4ab08-7e5e-5a70-a4c2-d8f3ba67e198
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 14.09.2018 60.2018.160
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2018-160_2018-09-14.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2018.160

  60.2018.190

   

  	
  Lugano

  14 settembre 2018/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Raffaele Guffi, vicepresidente,

  Giovan Maria Tattarletti, Andrea Pedroli (in
  sostituzione di Mauro Mini, ricusatosi)

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sui reclami 21/22.6.2018 (inc.
60.2018.160) e 18/19.7.2018 (inc. 60.2018.190)
presentati da

 

 

	
   

  	
   RE 1, ,

   RE 2, ,

  entrambi patr. da:   PR 1, , 

  
	
   

  	
  (inc. 60.2018.160)

   

  per denegata giustizia del procuratore pubblico
  Paolo Bordoli nel contesto del procedimento penale inc. MP 2014.5126;

   

  e

   

  RE 1, ,

  patr. da: avv. PR 1, ,

  (inc. 60.2018.190)

   

  contro

  

 

	
   

  	
  il decreto 13.7.2018 del magistrato inquirente,
  nell’ambito del medesimo procedimento, in materia di indennità (art. 429
  CPP);

  

 

 

richiamati gli scritti 13.7.2018, 27.7.2018 e
13/16.8.2018 del pubblico ministero e 18/19.7.2018 e 3/6.8.2018 di RE 1 e di RE
2;

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

                                   a.   Il
18.6.2014, in seguito alla segnalazione 30.5.2014 dell’Autorità Regionale di
Protezione __________, sede di __________, è stato arrestato RE 1 (__________),
badante di __________ (__________), vedova, senza figli, per le ipotesi
accusatorie di truffa, esposizione a pericolo della vita altrui, sub. lesioni
gravi, sub. semplici (anche per omissione), sequestro di persona e rapimento e
coazione siccome sospettato di avere approfittato della debolezza fisica e mentale
di __________, che – conosciutolo nel mese di novembre 2013 durante il suo
ricovero presso __________, __________, dove l’imputato lavorava quale assistente
di cura – il 12.2.2014 gli aveva affidato (con mandato precauzionale giusta
l’art. 361 CC) il compito di supervisione generale sulla sua persona e sul suo
patrimonio (cointestandogli due conti bancari) e il 2.5.2014 lo aveva istituito
erede universale.

 

                                         Con
decisione di data 20.6.2014 il giudice dei provvedimenti coercitivi Claudia
Solcà ha respinto la proposta di carcerazione preventiva 19.6.2014 imponendo
contestualmente all’imputato – riconosciuta l’esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza, ammesso un residuo pericolo di collusione – il divieto
di contattare __________ in qualsiasi modo (inc. GPC 2014.10801).

 

 

                                  b.   Con
scritto 8.2.2017 il pubblico ministero ha comunicato alle parti l’imminente
chiusura dell’istruzione (art. 318 cpv. 1 CPP) prospettando l’emanazione di un
decreto di accusa per infrazione alla legge federale sugli stranieri in relazione
all’impiego di un badante presso __________ (deceduta il __________) e di un
decreto di abbandono per gli altri reati. Ha indicato che potevano essere presentate
istanze probatorie. Ha invitato l’imputato a formulare eventuali pretese di indennizzo
e di torto morale (ex art. 429 CPP), producendo gli atti a sostegno della richiesta.

 

 

                                   c.   Con
istanza 13/14.4.2017 RE 1 ha chiesto la rifusione di CHF 56'505.70, di cui CHF
40'756.95 per spese legali (ad una tariffa di CHF 300.00/ora), CHF 633.00 per
danno materiale (indennità personale di partecipazione al procedimento), CHF
2'400.00 per canone di parcheggio, CHF 602.55 per spese di volo (vacanza a
Parigi a cui avrebbe dovuto rinunciare), CHF 2'000.00 per due televisori e un
computer per __________ (non rimborsati), CHF 660.00 per costi di abbonamenti
telefonici (telefonini sequestrati e dunque inutilizzabili), CHF 748.00 per
onorario dell’avv. __________ inerente alla pratica lavorativa, CHF 495.00 per
esborsi per fotocopie, CHF 550.00 per tassa giudiziaria riferita alla decisione
18.8.2014 del giudice dei provvedimenti coercitivi, CHF 6'800.00 per la nota
professionale del dr. med. __________, CHF 259.20 per costi fatturati dalla __________
per il rilascio di estratti bancari, CHF 600.00 per torto morale per la
carcerazione di tre giorni e CHF 1.00 per torto morale (simbolico) per la
rottura dell’amicizia con __________. Ha domandato anche il danno dovuto alla
lesione delle aspettative ereditarie, da lui quantificato in CHF 270'000.00,
subordinatamente la costituzione da parte dello Stato di un fondo spese di
almeno CHF 100'000.00 per garantirgli il pagamento delle spese legali e degli
oneri processuali della lite.

 

 

                                  d.   Il
procedimento penale in questione è sfociato in due decisioni.

 

                                         1.

                                         Con
decreto 26.9.2017 (ABB 809/2017) il procuratore pubblico ha abbandonato il
procedimento in difetto di sufficienti elementi di reato. Ha ordinato il
dissequestro agli aventi diritto di quanto sequestrato (compresi gli averi sui
conti presso la __________), ad eccezione di alcuni medicamenti, confiscati, e
ha accordato a RE 1, quale indennità per ingiusto procedimento giusta l’art.
429 CPP, l’importo di CHF 27'804.90 (riconoscendo, per le spese legali, una
tariffa oraria di CHF 250.00).

 

                                         2.

                                         Il
6.10.2017 ha emanato un decreto di accusa nei confronti dell’imputato mettendolo
in stato di accusa davanti alla Pretura penale siccome ritenuto colpevole di
infrazione alla legge federale sugli stranieri – impiego di stranieri
sprovvisti di permesso [“per avere a __________,
nel mese di maggio 2014, sulla base del mandato conferitogli il 12 febbraio
2014 da __________, e quindi quale datore di lavoro, impiegato intenzionalmente
il cittadino rumeno __________, che sapeva non autorizzato a esercitare
un’attività lucrativa in __________, e meglio per averlo assunto in prova quale
badante di __________”] e proponendo
la sua condanna alla pena pecuniaria di CHF 1'200.00 (dieci aliquote a CHF
120.00/aliquota), da dedursi il carcere preventivo sofferto di tre giorni, pena
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni (DA 5207/2017). Il
decreto di accusa è sub iudice.

 

                                   e.   Con
gravame 6.10.2017 la Comunione ereditaria fu __________ ha postulato che il
citato decreto di abbandono fosse annullato con rinvio degli atti al magistrato
inquirente per riapertura dell’istruzione e promozione dell’accusa, per cui il
sequestro sugli averi era mantenuto e l’istanza di risarcimento giusta l’art.
429 CPP presentata da RE 1 era integralmente respinta.

 

                                         Questa
Corte, con giudizio CRP 60.2017.245 del 7.2.2018, ha dichiarato irricevibile
l’impugnativa in difetto di legittimazione.

 

 

                                    f.   Con
sentenza CRP 60.2017.246 del 7.2.2018 questa Corte – in parziale accoglimento,
per quanto ricevibile, del reclamo 6/9.10.2017 di RE 1 (che aveva chiesto che
gli fosse riconosciuta un’indennità di CHF 58'551.90, più interessi, oltre a
CHF 1.00 per torto morale) – ha riformato il dispositivo n. 7. del decreto di
abbandono nel senso che “A RE 1, __________, viene accordato l’importo di
CHF 37'343.25 (oltre all’IVA sulla nota d’onorario) a titolo di indennizzo
(art. 429 CPP)”. Ha in particolare riconosciuto CHF 28'618.25 per spese
legali (+ CHF 2'638.35 rispetto a quanto ammesso nel decreto).

 

                                         Questa
Corte ha dichiarato irricevibili le pretese inerenti a prestazioni legali svolte
dopo la presentazione dell’istanza di indennità 13/14.4.2017: essa, autorità di
reclamo, non poteva pronunciarsi in merito quale prima istanza (art. 393 cpv. 1
lit. a CPP). 

 

 

                                  g.   Con
istanza 23/26.3.2018 RE 1 ha chiesto al magistrato inquirente un’indennità
supplementare per le prestazioni successive al 13.4.2017 (momento in cui aveva inoltrato
l’istanza di indennità in seguito alla comunicazione giusta l’art. 318 cpv. 1
CPP). Ha indicato che le prestazioni vertevano su tre distinte propaggini ricorsuali
nel procedimento: 1. il suo reclamo contro l’ordine di dissequestro di CHF
16'273.55 a favore dell’avv. __________; 2. il suo reclamo contro il decreto di
abbandono 26.9.2017 per quanto concerneva l’indennità; 3. il reclamo dell’avv. __________
contro il decreto di abbandono 26.9.2017. Ha aggiunto che la Corte dei reclami
penali gli ha attribuito, per i tre procedimenti, la somma di CHF 1'500.00,
accollandogli (per il procedimento dipendente dal reclamo contro il decreto di
abbandono) un importo di CHF 1'335.00 di spese. Di modo che risultava
complessivamente un saldo a suo favore di CHF 165.00, insufficiente per coprire
anche solo in minima parte le prestazioni.

                                         Ha
quindi postulato la rifusione di CHF 12'190.25 (a CHF 280.00/ora) oppure di CHF
11'007.90 (a CHF 250.00/ora).

 

 

                                  h.   Con
scritto 20/23.4.2018 RE 1 e RE 2 hanno sollecitato l’evasione della predetta istanza
e dell’istanza 11/12.10.2017 (con cui RE 2 aveva domandato, ex art. 434 CPP, un
risarcimento di CHF 330.00). Hanno chiesto la restituzione di documenti
sequestrati, da recapitare al domicilio.

 

                                         Essi
hanno risollecitato il procuratore pubblico il 17/18.5.2018.

 

 

                                    i.   Con
reclamo 21/22.6.2018 (inc. 60.2018.160) RE 1 e RE 2 hanno rimproverato al magistrato
inquirente denegata giustizia per non avere dato seguito alle loro istanze.

 

 

                                    j.   Il
13.7.2018 il pubblico ministero si è pronunciato sulle istanze.

 

                                         Per
quanto concerneva la richiesta di ulteriori indennizzi, ha indicato che spese e
onorario per le procedure di reclamo contro il decreto di abbandono 26.9.2017 andavano
chiesti, come ripetibili, alla Corte dei reclami penali, che aveva deciso in
merito. Di modo che ha reputato l’istanza 23/26.3.2018, su questo aspetto, irricevibile.
Per quanto riguardava spese e onorario inerenti alla procedura di reclamo
contro la decisione di dissequestro a favore dell’avv. __________, ha esposto
che la questione non era di facile soluzione, ma che in ogni caso la procedura
penale era conclusa: non poteva dunque esaminare la pretesa, irricevibile.

 

                                         Sulla
richiesta di dissequestro di oggetti e documenti, ha ricordato di avere comunicato
più volte che erano a loro disposizione: li avrebbe trasmessi alla sede di Bellinzona
del Ministero pubblico.

 

                                         Ha
precisato, per quanto concerneva l’istanza di RE 2, che era aperto un procedimento
per pornografia: al momento dell’evasione del procedimento si sarebbe espresso
in merito.

 

 

                                   k.   Con
scritto 18/19.7.2018 RE 1, preso atto del decreto 13.7.2018 del pubblico ministero,
ha comunicato a questa Corte che, anche se – con esso – veniva reiterato,
all’atto pratico, un diniego di giustizia, esso denotava tuttavia gli estremi
di una decisione impugnabile. La pronuncia 13.7.2018 revocava la situazione processuale
di denegata giustizia. Siccome il magistrato inquirente si era espresso
soltanto in seguito al reclamo 21/22.6.2018, ha chiesto di riconoscere un
importo quali ripetibili.

 

 

                                    l.   Con
gravame 18/19.7.2018 (inc. 60.2018.190) RE 1 postula che, in accoglimento dell’impugnativa,
sia annullato il decreto 13.7.2018 e sia fatto ordine al procuratore pubblico di
pronunciarsi senza indugio nel merito, ad eccezione delle prestazioni
strettamente connesse con il reclamo contro il decreto di abbandono (concernente
l’indennità per ingiusto procedimento).

 

                                         Il
reclamante sostiene che il fatto che il patrocinio necessario all’imputato
perduri anche dopo l’emanazione di un decreto di abbandono non implicherebbe
affatto una delega di competenza del Ministero pubblico all’Autorità di reclamo
per statuire giusta l’art. 429 CPP. Il magistrato inquirente non sarebbe
peraltro obbligato a decidere immediatamente sulla domanda di indennizzo:
potrebbe per esempio attendere il passaggio in giudicato del decreto di
abbandono, permettendo all’imputato di aggiornare la quantificazione iniziale
delle sue pretese. Il reclamante adduce che le ripetibili accordate
dall’Autorità di ricorso o di reclamo sarebbero notoriamente inferiori ai costi
effettivi subiti dall’imputato: non potrebbero di conseguenza supplire
all’indennizzo ordinato dall’art. 429 CPP. Le ripetibili attribuite da questa
Corte nei noti procedimenti non basterebbero evidentemente a coprire i costi
sorti con il patrocinio e non potrebbero in ogni caso coincidervi.

 

                                         Delle
ulteriori argomentazioni e degli altri scritti delle parti si dirà, se
necessario per il giudizio, in seguito in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

                                   1.   Gli
inc. 60.2018.160 (reclamo 21/22.6.2018) e 60.2018.190 (reclamo
18/19.7.2018) sono congiunti nel giudizio interessando gli stessi fatti.

 

 

                                   2.   Giusta l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può
essere interposto, entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli
atti procedurali e, in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del
pubblico ministero e, ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni,
eccettuati i casi in cui esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è
prevista un’altra impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

 

                                   3.   Il
reclamo presentato in data 21/22.6.2018 censura denegata giustizia del procuratore
pubblico. Esso non soggiace ad alcun termine (art. 396 cpv. 2 CPP):
l’impugnativa è tempestiva e proponibile (BSK
StPO – P. GUIDON, 2. ed., art. 393 CPP n. 15a).

 

                                         RE
1 e RE 2 sono entrambi legittimati a reclamare secondo l’art. 382 cpv. 1 CPP avendo
essi un interesse giuridicamente protetto all’evasione delle loro richieste.

 

                                         E’
tempestivo e, di principio, proponibile anche il gravame 18/19.7.2018 contro la
pronuncia 13.7.2018 che non ha riconosciuto a RE 1 l’indennità da lui richiesta
al magistrato inquirente (decisione TF
6B_1410/2016 dell’8.5.2017 consid. 1.1.; BSK StPO – P. GUIDON, op. cit., art.
393 CPP n. 10; BSK StPO – S.
WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 33; ZK StPO – A.J. KELLER, 2. ed., art. 393 CPP n. 16).

 

                                         RE
1, imputato (parzialmente) prosciolto, è legittimato a reclamare in
applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto
all’annullamento o alla modifica della pronuncia 13.7.2018 con cui il pubblico
ministero gli ha negato un’indennità aggiuntiva (per analogia, decisioni TF
6B_423/2016 del 26.1.2017 consid. 1.; 1B_704/2011 dell’11.7.2012 consid. 1.3.;
decisioni TPF BB.2014.175 del 21.10.2015 consid. 1.1./1.2.; BB.2014.169 del
14.9.2015 consid. 1.1./1.2.;
BK.2011.19 del 19.6.2012 consid. 1.1./1.2.; BSK StPO – R. GRÄDEL / M. HEINIGER,
op. cit., art. 322 CPP n. 5).

 

                                          Le esigenze di forma e motivazione dei reclami sono
rispettate. 

                                         I
gravami sono, in queste circostanze, ricevibili in ordine. 

 

 

                                  A.   reclamo
21/22.6.2018 (inc. 60.2018.160) per denegata giustizia

 

                                   4.   4.1.

                                         Commette diniego di giustizia e viola l’art. 29 cpv. 1
Cost. l’autorità che, chiamata ad evadere le procedure di sua competenza in un
tempo adeguato, in relazione a natura e complessità della causa concreta, non
si pronuncia su un tema sottopostole nella forma, nella motivazione e nei
termini corretti (decisioni TF 1B_314/2018 del 12.7.2018 consid. 2.1.;
6B_1444/2017 del 25.6.2018 consid. 2.2.; 6B_695/2017 del 26.4.2018 consid.
2.1.; 6B_448/2017 del 22.2.2018 consid. 2.2.; 6B_802/2017 del 24.1.2018 consid.
1.1.; 6B_688/2014 del 22.12.2017 consid. 6.2.1.; 6B_667/2017 del 15.12.2017
consid. 2.1.; 6B_189/2017 del 7.12.2017 consid. 5.3.1.; 1B_458/2017 del
28.11.2017 consid. 2.1.; decisione TPF BB.2017.198 del 14.2.2018 consid. 3.1.
s.).

 

                                         4.2.

                                         Con
gravame 21/22.6.2018 i reclamanti rimproverano al procuratore pubblico di non
essersi espresso sulle istanze 23/26.3.2018 (RE 1) e 11/12.10.2017 (RE 2).

 

                                         Il
magistrato inquirente si è pronunciato con decreto 13.7.2018.

 

                                         Il
reclamo – considerato che la decisione del pubblico ministero ha fatto venir
meno l’interesse pratico e attuale, in applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP,
all’evasione del gravame (DTF 144 IV 81
consid. 2.3.1.) – è divenuto privo di oggetto
e va stralciato dai ruoli (decisione TF 1B_61/2017 del 29.3.2017 consid. 1.2.).

 

                                         Ai
reclamanti lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà complessivamente
CHF 300.00 a titolo di ripetibili: il procuratore pubblico ha emanato la
decisione oggetto di denegata giustizia soltanto in seguito alla loro
impugnativa 21/22.6.2018.

 

 

                                  B.   reclamo
18/19.7.2018 (inc. 60.2018.190) contro il decreto 13.7.2018

 

                                   5.   5.1.

                                         5.1.1.

                                         In applicazione dell’art. 429 cpv. 1 CPP, se è
stato pienamente oppure parzialmente assolto o, ancora, se il procedimento penale
nei suoi confronti è stato abbandonato, l’imputato ha il diritto a: 

a.   un’indennità
per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti
procedurali;

b.   un’indennità
per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al
procedimento penale; 

c.   una
riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi
personali, segnatamente in caso di privazione della libertà.

 

                                         L’autorità
penale esamina d’ufficio le di lui pretese. Può invitare l’imputato a
quantificarle e comprovarle (art. 429 cpv. 2 CPP).

 

                                         5.1.2.

                                         L’art.
429 CPP fonda una responsabilità
causale dello Stato, indipendente quindi da una colpa delle autorità penali
(decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid. 3.2.; 6B_1054/2017 del
23.7.2018 consid. 3.2.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; BSK StPO – S. WEHRENBERG
/ F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 6; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art.
429 CPP n. 2; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO Praxiskommentar, 3. ed., art. 429
CPP n. 6; messaggio 21.12.2005 concernente l’unificazione del diritto
processuale penale, in FF 2006 p. 1231), chiamato a rispondere della totalità
del danno [spese di patrocinio (decisione TF 6B_120/2018 del 31.7.2018 consid.
7.1.), danno economico (decisione TF 6B_814/2017
del 9.3.2018 consid. 1.1.1.) e torto morale (decisione TF 1087/2017 del
18.1.2018 consid. 1.2.)] cagionato all’imputato (BSK StPO – S. WEHRENBERG / F.
FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 8; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO
Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 2 s.).

 

                                         Il
nocumento deve presentare un nesso causale, ai sensi del diritto della responsabilità
civile, con il procedimento (decisioni TF 6B_740/2016 del 2.6.2017 consid. 3.1.;
6B_118/2016 del 20.3.2017 consid. 3.; 6B_20/2016 del 20.12.2016 consid. 2.1.; 6B_74/2016 del 19.8.2016 consid. 1.3.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; BSK StPO – S.
WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 9; messaggio 21.12.2005
concernente l’unificazione del diritto processuale penale, in FF 2006 p. 1231)
conclusosi con un decreto di abbandono o di parziale abbandono, con
un’assoluzione totale o parziale o, ancora, con un decreto di non luogo a
procedere [DTF 139 IV 241 consid. 1.] (ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 3; N. SCHMID / D.
JOSITSCH – StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 1/4).

 

 

 

                                         5.1.3.

                                         Le
competenti autorità penali devono pronunciarsi d’ufficio sulle pretese di indennizzo
e di riparazione del torto morale, come esige esplicitamente l’art. 429 cpv. 2
CPP (decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid. 3.2.; 6B_19/2018 del
13.6.2018 consid. 1.6.1.; 6B_1099/2017 dell’1.5.2018 consid. 1.3.1.; 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid. 1.1.1.; 6B_583/2016 del 5.12.2016 consid. 2.2.; 6B_74/2016 del
19.8.2016 consid. 1.3.1.; 6B_129/2016 del 2.5.2016 consid. 4.2.; 6B_1004/2015
del 5.4.2016 consid. 1.3.; 6B_928/2014 del 10.3.2016 consid. 2.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK,
op. cit., art. 429 CPP n. 10/31; ZK
StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 8).

 

                                         Questo significa che le autorità penali – prima della
loro decisione – devono perlomeno sentire l’imputato e invitarlo a cifrare e a
dimostrare le sue pretese (decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid.
3.2.; 6B_353/2018 del 30.5.2018 consid. 1.3.; 6B_1099/2017 dell’1.5.2018
consid. 1.3.1.; 6B_814/2017 del
9.3.2018 consid. 1.1.1.; 6B_740/2016 del
2.6.2017 consid. 3.1.; 6B_1142/2016 del 18.5.2017 consid. 2.1.; 6B_671/2016 del
17.5.2017 consid. 2.2.; 6B_583/2016 del 5.12.2016 consid. 2.2.; DTF 142 IV 237
consid. 1.3.1.; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 8). Non è
necessaria una domanda dell’imputato (decisione TF 6B_178/2015 del 26.8.2015
consid. 1.3.1.).

 

                                         Il fatto che le autorità penali debbano pronunciarsi
d’ufficio non vuole dire che esse debbano accertare d’ufficio – secondo il
principio inquisitorio (art. 6 CPP) – tutti i fatti rilevanti per il giudizio
sull’indennizzo e sul torto morale (decisioni TF 6B_19/2018 del 13.6.2018 consid. 1.6.1.; 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid. 1.1.1.; 6B_375/2016 del 28.6.2016 consid. 3.1.). Spetta
infatti all’imputato prosciolto motivare e dimostrare le pretese (decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid. 3.2.; 6B_19/2018
del 13.6.2018 consid. 1.6.1.; 6B_353/2018 del 30.5.2018 consid. 1.3.; 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid. 1.1.1.; 6B_765/2017 del 18.1.2018 consid. 4.3.; 6B_74/2016 del
19.8.2016 consid. 1.3.1.; 6B_375/2016 del 28.6.2016 consid. 3.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op.
cit., art. 429 CPP n. 31a; N. SCHMID / D. JOSITSCH
– StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 12), ciò che corrisponde a quanto previsto in ambito
civile (art. 42 cpv. 1 CO) [decisione TF 6B_353/2018
del 30.5.2018 consid. 1.3.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.].

 

                                         Solo
se non possa essere provato il preciso importo del danno, esso è stabilito dal
prudente criterio del giudice avuto riguardo all’ordinario andamento delle cose
e alle misure prese dal danneggiato stesso (art. 42 cpv. 2 CO) [decisione TF 6B_19/2018 del 13.6.2018 consid. 1.6.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.].

 

                                         5.1.4.

                                         Le
autorità penali devono pronunciarsi sull’indennizzo all’imputato prosciolto o parzialmente
prosciolto nella decisione finale, come risulta dagli art. 429 cpv. 2 prima
frase, 81 cpv. 4 lit. b (secondo cui il dispositivo delle sentenze contiene la
decisione relativa alle spese e alle indennità) e 421 cpv. 1 CPP (secondo cui nella
decisione finale l’autorità penale determina anche le conseguenze in materia di
spese) [decisioni TF 6B_1099/2017 dell’1.5.2018 consid. 1.3.2.; 6B_842/2014 del
3.11.2014 consid. 2.1.; 6B_979/2013 del 25.2.2014 consid. 3.; 6B_472/2012 del
13.11.2012 consid. 2.4.; cfr. anche DTF 139 IV 206 consid. 1.].

 

                                         Il
Tribunale federale, nel giudizio TF 6B_1099/2017 dell’1.5.2018, ha
precisato la giurisprudenza di cui alla sua sentenza TF 6B_472/2012 del
13.11.2012 (consid. 2.4.) [secondo la quale, se l’autorità omette di esprimersi
giusta l’art. 429 CPP, l’indennizzo viene determinato nella procedura giusta gli art. 363 ss. CPP (decisioni
giudiziarie indipendenti successive) (procedura già indicata nel giudizio TF
6B_265/2012 del 10.9.2012 consid. 2.3.)]: le
autorità penali, come regola generale, devono pronunciarsi sull’indennizzo all’imputato prosciolto nella
decisione finale; qualora le autorità penali tralascino di esprimersi, l’imputato
prosciolto deve adire la via ricorsuale (consid. 1.7.).

 

                                         5.2.

                                         Si
è esposto che il procuratore pubblico, nel contesto del procedimento penale inc.
MP 2014.5126, in data 8.2.2017 ha comunicato alle parti l’imminente chiusura
dell’istruzione (art. 318 cpv. 1 CPP) indicando, tra l’altro, che l’imputato era
invitato a formulare eventuali pretese di indennizzo e di torto morale (secondo
l’art. 429 CPP), producendo gli atti a sostegno della sua richiesta.

 

                                         RE
1 ha presentato l’istanza 13/14.4.2017, con cui ha chiesto la rifusione, tra
l’altro, di CHF 56'505.70, di cui CHF 40'756.95 per spese legali (ad una
tariffa di CHF 300.00/ora). La nota allegata all’istanza esponeva prestazioni
fino al 13.4.2017.

 

                                         Con
decreto 26.9.2017 (ABB 809/2017) il magistrato inquirente, abbandonando il
procedimento in difetto di sufficienti elementi di reato, ha accordato a RE 1, per
spese legali giusta l’art. 429 cpv. 1 lit. a CPP, l’importo di CHF 25'979.90 (riconoscendo,
per questa posta, una tariffa oraria di CHF 250.00).

 

                                         5.2.1.

                                         Si
deve anzitutto dire che il pubblico ministero si è pronunciato in ossequio ai
principi giurisprudenziali sopra ricordati, invitando l’imputato prosciolto a
presentare eventuali pretese ex art. 429 CPP e poi esprimendosi sull’istanza
13/14.4.2017 sottopostagli.

 

                                         Si
deve aggiungere che RE 1 – impugnando il decreto di abbandono limitatamente
all’indennità attribuita – non ha contestato che il magistrato inquirente non
si fosse pronunciato sull’istanza di indennità o che non avesse considerato
altre – ulteriori – prestazioni. Si è limitato ad addurre che dall’introduzione
dell’istanza, in data 13.4.2017, prima che il procuratore pubblico emanasse il
decreto di abbandono, il suo legale aveva dovuto effettuare altre prestazioni [imperniate
soprattutto (ma non solo) sul reclamo contro l’ordine di dissequestro a favore
dell’avv. __________], esposte per CHF 5’939.80 nella nota professionale
allegata al reclamo 6/9.10.2017. Ha chiesto che questa Corte tassasse e riconoscesse
direttamente la nota, subordinatamente che la decisione venisse demandata al
magistrato inquirente (reclamo 6/9.10.2017, p. 18 s., inc. CRP 60.2017.246).

 

                                         Questa
Corte è nondimeno autorità di reclamo a’ sensi dell’art. 393 cpv. 1
lit. a CPP, di modo che non ha potuto trattare, quale prima istanza, le
ulteriori pretese, dichiarando il reclamo – in merito – irricevibile (consid.
7., inc. CRP 60.2017.246 del 7.2.2018).

 

                                         Si
può (e poteva) invero pretendere, secondo il principio della buona fede [applicabile
a tutte le parti al procedimento (decisione TF 1B_154/2018 del 20.7.2018
consid. 2.3.)], che un imputato che, dopo l’introduzione dell’istanza giusta
l’art. 429 CPP, ritenga di avere ulteriori spese legali non ancora conteggiate
nella nota già trasmessa, le comunichi al procuratore pubblico non appena sorte,
ovvero immediatamente, di modo che il magistrato inquirente possa esprimersi in
merito nel decreto di abbandono.

 

                                         Nel
caso di specie con scritti 30/31.5.2017 e 17/18.7.2017 RE 1, per il tramite del
suo legale, ha sollecitato – all’indirizzo del pubblico ministero –
l’emanazione del prospettato decreto di abbandono, senza accennare ad altre
ulteriori sue pretese di risarcimento, che pure – secondo la nota professionale
(trasmessa allegata alla replica 3/6.8.2018) – già sussistevano. Ha in effetti
avuto la possibilità di completare l’istanza di indennità. Non avendolo fatto,
le ulteriori pretese erano perente (BSK StPO – T. DOMEISEN, op. cit., vor
art. 416-436 CPP n. 10).

 

                                         Il
procuratore pubblico, da parte sua, in assenza di atti istruttori dopo la comunicazione
giusta l’art. 318 cpv. 1 CPP, non doveva evidentemente rendere attento il
reclamante – assistito da un legale – di eventualmente completare l’istanza di
indennità.

 

                                         5.2.2.

                                         Inoltre,
come risulta dal tenore dell’istanza 23/26.3.2018, essa è da ricondurre al
fatto che questa Corte – per i tre procedimenti inc. CRP 60.2017.202,
60.2017.245 e 60.2017.246 – abbia attribuito a RE 1 la somma di CHF 1'500.00
quali ripetibili, accollandogli (per il procedimento dipendente dal suo reclamo
contro il decreto di abbandono) CHF 1'335.00 di spese: di modo che risultava
complessivamente un saldo a suo favore di CHF 165.00, somma insufficiente – a dire
del qui reclamante – per coprire anche soltanto in minima parte le prestazioni
legali.

 

                                         Ora,
questa Corte determina le ripetibili a favore delle parti al procedimento non già
in maniera arbitraria, ma tenendo conto, segnatamente, della complessità del
caso dal profilo materiale e giuridico, del volume di lavoro che si poteva
ragionevolmente esigere e dell’esito del procedimento (compresa la sua prevedibilità).
Procede ad un apprezzamento analogo a quello che effettua quando esamina
gravami in tema di indennità (art. 429 CPP).

 

                                         Per
quanto concerne l’inc. CRP 60.2017.202 – reclamo 31.8/1.9.2017 contro la
decisione 21.8.2017 di dissequestro a favore dell’avv. __________ – questa Corte
ha riconosciuto al reclamante CHF 500.00 quali ripetibili, ritenuto che – malgrado
il gravame fosse divenuto privo di oggetto – un esame prima facie del
caso permetteva di concludere che la pronuncia 21.8.2017 sarebbe stata
annullata per violazione dell’art. 267 CPP, secondo il quale la restituzione
degli oggetti e dei valori patrimoniali sequestrati avviene, di principio, a
favore degli aventi diritto, non dei creditori di una comunione ereditaria (consid.
4.). Il caso, dal profilo fattuale e giuridico, non era complicato: la
soluzione si evinceva già soltanto del tenore dell’art. 267 CPP. Era pertanto inutile,
per il reclamante, dilungarsi nella descrizione dei fatti.

 

                                         Nell’inc.
CRP 60.2017.245 – reclamo 6.10.2017 della Comunione ereditaria fu __________ –
questa Corte, dichiarando irricevibile l’impugnativa, ha attribuito a RE 1,
invitato a presentare osservazioni, l’importo di CHF 500.00 per ripetibili. Questa
Corte si è limitata a trattare la questione della legittimazione della reclamante,
senza entrare nel merito del gravame. Anche in questo caso la tematica non era complicata:
la soluzione si deduceva in effetti dalla nota giurisprudenza e dalle norme di
legge, senza necessità di particolari approfondimenti.

 

                                         Infine,
per quanto riguarda l’inc. CRP 60.2017.246 – reclamo 6/9.10.2017 di RE 1 contro
il dispositivo n. 7. del decreto di abbandono 26.9.2017 (che gli riconosceva
CHF 27'804.90) – questa Corte ha ammesso CHF 37'343.25, a fronte di una sua richiesta
di CHF 58'551.90. Ha quindi determinato la tassa di giustizia tenendo conto dell’entità
della domanda e dei diversi temi oggetto del reclamo, posto che giusta l’art.
25 LTG la tassa di giustizia delle decisioni della Corte dei reclami penali è
fissata tra CHF 100.00 e CHF 20'000.00. Ha poi preso in considerazione che il
reclamante è risultato soccombente nella misura di 2/3, di modo che a suo
carico sono stati posti oneri processuali per CHF 1'335.00. Anche le ripetibili
sono state riconosciute (in CHF 500.00) tenuto conto di tale sua parziale soccombenza.

 

                                         Qualora
RE 1 avesse reputato non corretti oneri processuali e ripetibili rispettivamente
la conclusione di irricevibilità (e di non rinvio degli atti al magistrato inquirente)
in relazione al consid. 7. della decisione CRP 60.2017.246 del 7.2.2018, avrebbe
dovuto impugnare le sentenze di questa Corte davanti al Tribunale federale. Rivolgersi,
come invece ha fatto, al procuratore pubblico per lamentare che questa Corte
gli avrebbe assegnato l’importo di CHF 165.00 (ripetibili dedotte degli oneri
processuali), circostanza che avrebbe giustificato la sua richiesta di CHF
12'190.25 (a CHF 280.00/ora) o di CHF 11'007.90 (a CHF 250.00/ora), è abusivo:
ha infatti utilizzato lo specifico istituto previsto dall’art. 429 CPP per una
finalità estranea al medesimo. Ovvero per tentare di ottenere, per le procedure
evase da questa Corte con i giudizi ricordati, un ulteriore importo di ripetibili.

 

                                         5.2.3.

                                         Il
procuratore pubblico, quando è stato interpellato da RE 1 con l’istanza 23/26.3.2018,
non era peraltro più formalmente competente a pronunciarsi: giusta l’art. 61
lit. a CPP, infatti, dirige il procedimento fino all’abbandono dello stesso, ossia
fino alla crescita in giudicato del decreto di abbandono (BSK StPO – A. JENT,
op. cit., art. 61 CPP n. 7). Considerato che le note sentenze di questa Corte,
intimate in data 8.2.2018, sono state recapitate all’avv. PR 1 il 9.2.2018 (cfr.
tracciamento degli invii) e che, entro il termine di trenta giorni, nessuno le
ha impugnate davanti al Tribunale federale, il decreto di abbandono 26.9.2017
era in quel momento cresciuto in giudicato anche riguardo al dispositivo n. 7.
(inerente all’indennizzo).

 

                                         5.3.

                                         Il
gravame 18/19.7.2018 è respinto. Tassa di giustizia (quantificata in CHF 1'500.00
essendo il reclamo manifestamente infondato) e spese sono poste a carico di RE
1, soccombente.

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss. CPP, 1 ss. e 25
LTG e ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Gli inc. 60.2018.160 (reclamo 21/22.6.2018) e
60.2018.190 (reclamo 18/19.7.2018) sono congiunti
nel giudizio.

 

 

                                   2.   Il
reclamo 21/22.6.2018 (inc. 60.2018.160), divenuto privo di oggetto, è stralciato dai ruoli.

 

 

                                   3.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone
Ticino rifonderà complessivamente a RE 1, __________, ed a RE 2, __________,
CHF 300.00 (trecento) a titolo di ripetibili.

 

 

                                   4.   Il
reclamo 18/19.7.2018 (inc. 60.2018.190) è respinto.

 

 

                                   5.   La
tassa di giustizia di CHF 1'500.00 e le spese di CHF 50.00, per complessivi CHF
1'550.00 (millecinquecentocinquanta), sono poste a carico di RE 1, __________.

 

 

 

 

                                   6.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   7.   Intimazione:

                                      

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il vicepresidente                                                   La
cancelliera