# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 988fd19b-615f-581d-9ccc-c8f08111ece1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 28.05.2018 9.2018.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2018-15_2018-05-28.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2018.15

  	
  Lugano

  28 maggio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice supplente della Camera di
  protezione del Tribunale d’appello

  
	
  Alessia Paglia

  
	
  giudice unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito dalla

  segretaria

  	
   

  Scheurich

  

 

 

sedente per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE 1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità regionale di protezione __________, 

   

  e a

   

  CO 2 

  

 

	
   

  	
  per quanto riguarda l’approvazione del rapporto morale finale e le
  indennità riconosciute alla curatrice

  

 

 

 

giudicando sul reclamo dell’8 febbraio 2018 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 10 gennaio 2018 dall'Autorità regionale di
protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1 (2002) e PI 2 (2009) sono nati dall’unione fra PI 3 e RE 1. Con
sentenza del 2014 del Pretore aggiunto del Distretto __________, il matrimonio
dei genitori è stato sciolto per divorzio ed è stata omologata la convenzione
sulle conseguenze accessorie che prevede, fra l’altro, l’attribuzione della
custodia dei figli alla madre.

 

                                  B.   Anche
l’Autorità regionale di protezione __________ (in seguito Autorità di
protezione) è stata investita della situazione familiare dei __________.

                                         In
particolare, l’Autorità di protezione ha conferito un mandato all’Ufficio
dell’aiuto e della protezione, Settore famiglie e minorenni, per una
valutazione socio ambientale e famigliare. Da tale referto, datato 31 marzo
2017, è emersa la necessità di nominare un curatore educativo. Il 28 settembre
2016 l’Autorità di protezione ha pure conferito mandato al Servizio
medico-psicologico di __________ per effettuare una valutazione delle capacità
genitoriali e dello stato psico-affettivo dei minori. Nella relativa perizia
del 15 maggio 2017 sono state segnalate delle difficoltà e fragilità a carico
dei genitori e la necessità di adottare delle misure a protezione dei minori,
segnatamente l’istituzione di una curatela educativa per sostenere i genitori e
mediare la loro comunicazione.

 

                                  C.   Con decisione
del 14 giugno 2017 l’Autorità di protezione ha quindi istituito, in favore di PI
1 e PI 2, una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 cpv. 1 e 2 CC.

                                         Al curatore
è stato affidato il compito di: mediare il rapporto fra i genitori;
regolamentare i diritti di visita con il padre in particolare prevedere un
ripristino delle relazioni personali tra PI 1 e il padre, compatibilmente con
il bene del minore; fissare il calendario delle visite; proporre puntuali
aggiustamenti all’assetto relazionale; segnalare all’Autorità di protezione
eventuali problemi che dovessero sorgere e presentare un rapporto morale
annuale.

                                         Nella
funzione di curatrice è stata designata l’avv. CO 2 alla quale è stato
riconosciuto un compenso orario di CHF 60.– all’ora per un massimo di 50 ore
annuali.

                                         Il 15
novembre 2017 l’Autorità di protezione ha poi proceduto, a seguito della
domanda di destituzione dalla carica presentata il 19 luglio 2017 dal signor RE
1, alla revoca del mandato all’avv. CO 2 sostituita, nella funzione di
curatore, da CURA 1 dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione, Settore tutele
e curatele, __________.

 

                                  D.   Mediante
decisone del 10.01.2018 l’Autorità di protezione ha proceduto con
l’approvazione del rapporto finale presentato dalla curatrice e alla tassazione
della sua nota a titolo di indennità e rimborso spese per le prestazioni svolte
fra il 7 giugno e il 10 novembre 2017 di complessivi CHF 584.– (CHF 570.– a
titolo di indennità e CHF 14.– per rimborso spese). La nota è stata posta a
carico dei genitori in ragione di un mezzo ciascuno.

                                  E.   Avverso
la predetta decisione è insorto RE 1 che contesta il rapporto morale siccome, a
suo modo di vedere, contiene dati infondati, gratuiti e inveritieri, di cui la
curatrice nemmeno era in grado di riferire, oltre che a giudizi fondati sulle
sole dichiarazioni della madre. Il dettaglio delle contestazioni sarà ripreso,
nella misura del necessario, più avanti.

                                         A mente del
reclamante, inoltre, in assenza di mansioni svolte dalla curatrice
nell’interesse dei minori nemmeno poteva essere approvata la nota finale per
indennità e rimborso spese. Egli chiede, in definitiva, l’annullamento della
decisione impugnata.

 

                                  F.   All’accoglimento
del gravame si è opposta la curatrice avv. CO 2 che sottolinea come il rapporto
morale sia un documento ufficiale che la curatrice educativa deve redigere
utilizzando un facsimile prestampato predisposto dalla Camera di protezione e
che di fatto impone ai curatori educativi di riassumere in poche righe
situazioni a volte davvero complesse. Ella ritiene di aver svolto il mandato al
meglio delle sue possibilità e in assoluta buona fede e di aver redatto un
rapporto morale onesto e il più possibile realistico.

 

                                  G.   Anche
l’Autorità di protezione, con osservazioni 22 marzo 2018, ha chiesto la
reiezione del reclamo e la conferma della decisione impugnata salvo una piccola
rettifica in relazione alle spese riconosciute. L’Autorità ricorda che per
legge il rapporto morale è una descrizione riassuntiva, nella fattispecie
redatto sul modulo ufficiale. Per quanto noto all’Autorità di protezione la
curatrice avrebbe inteso sottoporre il rapporto per la firma al reclamante che
si è invece rifiutato di incontrare la curatrice a tal fine. Se l’incontro
fosse avvenuto il signor RE 1 avrebbe potuto esprimere tutte le sue critiche.
L’Autorità di protezione ha esaminato sia il rapporto morale sia la nota finale
ritenendoli giustificati e coerenti e quindi da approvare salvo una minima
rettifica in relazione spese per le trasferte (CHF 12.– in luogo di CHF 14.–).

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti
maggiorenni e minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di
protezione del Tribunale di appello, che decide nella composizione di un
giudice unico [art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC;
art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione
del minore e dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla
procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC
occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura
amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il
diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr.
Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la
modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancor più sussidiaria, alle disposizioni
del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Oggetto della decisione impugnata è il rapporto morale finale
presentato dalla curatrice avv. CO 2 nell’ambito del mandato a favore dei figli
del reclamante e le indennità e rimborso spese riconosciute. Egli contesta
praticamente ogni posizione del rapporto presentato, obiezioni respinte sia
dalla curatrice sia dall’Autorità di protezione secondo i quali il rapporto non
può che essere una descrizione riassuntiva delle situazioni, spesso molto
complesse.

 

                                   3.   Malgrado non ci sia un
rinvio espresso, le disposizioni sulla protezione degli adulti relative alla
nomina del curatore, all’esercizio della curatela, al concorso dell’autorità di
protezione e alla fine della funzione del curatore sono applicabili, per
analogia, a tutti i tipi di curatela previsto dal diritto della filiazione (CommFam Protection de l’adulte, Zingaro,
art. 327a CC, N. 2; Rosch, ad art.
421-425 CC, N. 11 e 12).

                                         L’art.
411 CC prevede che ogniqualvolta sia necessario, ma almeno ogni due anni, il
curatore rimette all’autorità di protezione un rapporto sulla situazione dell’interessato
e sull’esercizio della curatela. Per quanto possibile, il curatore coinvolge
l’interessato nell’allestimento del rapporto e su richiesta gliene fornisce una
copia (art. 411 cpv. 2 CC). Alla fine del suo ufficio il curatore
rimette all’Autorità di protezione degli adulti un rapporto finale e, se del
caso, consegna il conto finale. L’Autorità di protezione degli adulti esamina e
approva il rapporto e il conto finali come fa con i rapporti e i conti
periodici e, se necessario, chiede che sia completato (art. 415 CC).

 

                               3.1.   La legge non specifica quale debba essere il
contenuto del rapporto, essendo esso in funzione del mandato attribuito. A
motivo delle misure mirate previste dal nuovo diritto di protezione dell'adulto
e delle misure molto diversificate che possono essere predisposte a protezione
del minore a norma dell'art. 308 cpv. 2 CC, il curatore deve chiedersi quali
siano i punti sui quali l'autorità di protezione si attende di essere informata
e quali siano le questioni sulle quali l'informazione è dovuta alla medesima –
a motivo della natura e della specificità del mandato – perché essa possa
esercitare la vigilanza e il controllo che le compete (CommFam Protection de
l'adulte, Häfeli, ad art. 411 CC
n. 8-9).

                                         Nel
caso che ci occupa la curatrice, come usualmente richiesto dalle Autorità di protezione, ha
consegnato il formulario denominato Rapporto morale (http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/documentazione-e-formazione/).
Contrariamente a quanto da lei lasciato intendere tale “fac simile prestampato”
non è vincolante ovvero un curatore è libero di redigere anche altrimenti il
rapporto, mediante un proprio scritto, senza necessariamente dover ricorrere al
formulario. Quest’ultimo è messo a disposizione dei curatori quale supporto, in
particolare ha il pregio di indicare e suggerire tutti gli argomenti sui quali
l’Autorità di protezione dovrebbe essere informata. Il difetto è quello dello
spazio, limitato, e il rischio di standardizzazione; come accennato, tuttavia,
nulla vieta al curatore, se lo ritiene, di completare altrimenti il suo
rapporto.

                                         Si
ricorda, ad ogni modo, che oggetto di discussione è pur sempre un rapporto
morale e non un resoconto giornaliero dell’attività dove va dettagliato ogni
singolo intervento; il fatto che sia un documento riassuntivo è quindi pacifico
e come tale deve essere valutato.

 

                               3.2.   Il
reclamante contesta innanzi tutto il periodo indicato sul rapporto morale
ovvero dal 1.06.2017 fino al 9.11.2017. Come peraltro da lui rettamente sottolineato
quello indicato è il periodo relativo alle date di nomina e di destituzione e
nulla hanno a che vedere con l’attività effettivamente svolta e le relative
date. Che poi in questo periodo la curatrice sia stata oppure no produttiva è
indifferente, l’indicazione riguarda la durata formale della funzione che
corrisponde, appunto, a quella indicata. Ogni contestazione al riguardo è
quindi da respingere.

 

                               3.3.   In
relazione al soggiorno il reclamante fa delle precisazioni che francamente
nulla portano e nemmeno modificano il contenuto del rapporto. La curatrice non
ha detto che PI 2 conosce da soli 6 mesi la nuova moglie del reclamante come
invece egli sembra aver letto; ella si è inoltre limitata a dire che, per quel
che ne sa, moglie e figlia sembrano andare d’accordo. Non si vede cosa ci sia
di capzioso in quanto scritto.

 

                               3.4.   Rispetto
alla salute il reclamante si chiede come faccia la curatrice a dire che lui non
ha iniziato alcun percorso terapeutico. Ora, non si entra nel merito di tali
osservazioni, francamente ininfluenti; la curatrice ha scritto quello che a lei
risulta, se le informazioni sono errate giusto evidenziarle, altre
considerazioni non portano a nulla.

 

                               3.5.   Il
reclamante contesta le affermazioni della curatrice rispetto alla conduzione di
vita, in particolare ritiene esemplificativo il fatto che lei stessa scrive di
non aver mai conosciuto i ragazzi, a comprova delle funzioni svolte, ovvero
nulle.

                                         Il
mandato della curatrice è stato breve, in tale lasso di tempo la curatrice non
ha incontrato i ragazzi. Giusto quindi indicarlo. A ben vedere, visto che non
ha avuto possibilità di indagini dirette, la curatrice avrebbe potuto fermarsi
a queste osservazioni. Non di meno è evidente e fuori discussione che le
indicazioni riportate rispetto alla situazione dei figli corrispondono al
riferito della madre e come tali saranno considerate dall’Autorità di
protezione. Di certo tali indicazioni non inficiano il contenuto del rapporto
del Servizio medico piscologico.

                                         Non
si vede poi perché la curatrice dovrebbe scrivere nel rapporto – e ribadire
nelle osservazioni – che durante l’unico incontro con il padre hanno parlato di
PI 2 e non di PI 1 se così non è. Questo peraltro non significa che il
reclamante non si interessi del figlio, semplicemente di lui non hanno in quel
frangente parlato. Dallo scambio di e-mail prodotto dallo stesso reclamante
(allegato 2) emerge peraltro che un tema discusso è effettivamente stato quello
dell’alimentazione della figlia e delle sue conseguenze fisiche (__________).
Il fatto che questo sia stato riportato nel rapporto non è quindi censurabile.

                                         Ciò
detto non ci si può esimere dall’osservare che il contenuto della mail della
curatrice del 14 luglio 2017 (delle 17.48), quand’anche a detta di quest’ultima
voleva essere una provocazione e la sua buona fede non viene qui messa in
dubbio, risulta palesemente fuori luogo e tale da non creare certo le giuste
premesse per una proficua collaborazione. Le preoccupazioni di un genitore,
quand’anche irrilevanti agli occhi di un curatore, devono essere prese
seriamente in considerazione e non certo denigrate poiché, che ne dica e pensi
la curatrice, è quello che una persona conclude leggendo quanto scritto. A
nulla possono le susseguenti spiegazioni (mail del 14 luglio 2017, ore 18.33).

                                         Resta
il fatto che questo non preclude l’approvazione del rapporto morale che
riprende, appunto, il contenuto delle discussioni intrattenute.

 

                               3.6.   Il
reclamante ritiene fuorviante e impreciso quanto indicato dalla curatrice in
relazione al punto Assistenza. Ora, è ben vero che quanto scritto, cioè “Il
padre ha interrotto qualsiasi tipo di comunicazione con la madre” potrebbe far
pensare che all’origine di questa situazione vi sia il solo atteggiamento del
reclamante. Destinatario del rapporto è tuttavia l’Autorità di protezione che,
a non averne dubbio, ha bene in chiaro la fattispecie e gli accadimenti e che
in definitiva, come emerge dalle sue osservazioni, ha ritenuto solo
l’essenziale ovvero la totale assenza di comunicazione fra i genitori e il
fatto che questo rischia di far diventare la figlia uno strumento di
comunicazione. Questa è la situazione ed è quello che emerge dal rapporto
morale che merita quindi tutela.

                                         Preme
comunque sottolineare che dal carteggio risulta come il reclamante persista nel
non voler incontrare la signora PI 3 che, dal canto suo, si è invece presentata
all’udienza del 6 novembre 2017 per conoscere il curatore (cfr. verbale),
contrariamente al reclamante che si è invece rifiutato di presenziare; è quindi
fuori dubbio che anche il reclamante ha responsabilità nell’assenza di
comunicazione e nel persistere in questa situazione.

                                         In
relazione poi a quanto scritto rispetto al comportamento “tutelante” della
madre nei confronti dei figli questa è la valutazione data e riportata dalla
curatrice. Come già detto, la posizione della curatrice non inficia certo
l’esito della perizia del Servizio medico psicologico. Si tratta di una sua
personale valutazione che è peraltro stata chiamata a dare proprio per il
tramite del rapporto morale e come tale sarà considerata dall’Autorità di
protezione, né più né meno.

 

                               3.7.   Per
quel che è della situazione finanziaria la curatrice si è limitata a riportare
quello che risulta dalla sentenza di divorzio (sentenza del 2014, inc. n. DM
2014.124, pag. 3, punto 2.1) peraltro poco chiara in relazione agli assegni
figli che paiono proprio essere all’origine della differenza di importo
indicata dal reclamante.

 

                               3.8.   Infine,
in relazione all’ultimo punto del rapporto, il reclamante contesta
l’indicazione che bisogna “vigilare sui recenti episodi di partecipazioni di PI
2 a riunioni dei __________” dando una interpretazione tutta sua della frase
che, manifestamente, non è quella data dall’Autorità di protezione che ha
rettamente intesto (cfr. osservazioni del 22 marzo 2018, pag. 8, punto 3.5) che
i percorsi religiosi vanno discussi e pianificati senza pregiudizio alcuno nei
confronti dei __________. Ogni contestazione al riguardo risulta quindi infondata.

 

                                3.9   .                                       In
definitiva, quindi, il rapporto morale merita tutela. Ad ogni modo e a scanso
di equivoci, si ricorda al reclamante che l’approvazione del rapporto morale
non dà scarico al curatore, il quale non è sollevato dalle proprie responsabilità
(BSK ZGB I, 4a ed. 2010, Geiser,
ad. art. 423 vCC n. 6; CommFam protection de l'adulte, Biderbost, n. 9 ad art. 415 CC). Se il
reclamante si dovesse ritenere leso da atti od omissioni illeciti della
curatrice, egli dispone e deve semmai far capo all’azione di responsabilità ai
sensi dell’art. 454 CC.

 

                                   4.   Il reclamante
ritiene che alla curatrice non debba essere riconosciuta nessuna indennità
siccome non ha espletato nessuna attività.

                                         Ora, ai
sensi degli artt. 49 LPMA e 16 ROPMA i curatori hanno diritto a un compenso
commisurato al lavoro svolto e alla situazione patrimoniale del pupillo e al
rimborso spese. Nel caso che ci occupa è ben vero che il mandato è durato poco,
in questo lasso di tempo la curatrice ha comunque svolto del lavoro, sia anche
solo le udienze presso l’autorità di protezione, gli incontri con i genitori,
la lettura degli atti e la redazione del rapporto. Le ore indicate e retribuite
ammontano, difatti, a sole 9.5. Ciò detto il fatto che al reclamante non sia
piaciuta la curatrice non basta per mettere in discussione
il principio della remunerazione.

                                         Il reclamo
merita, pertanto, di essere respinto anche su questo punto. L’indennità
riconosciuta viene tuttavia modificata così come indicato dall’Autorità di
protezione che ha rettificato in CHF 12.– in luogo di CHF 14.– le spese da
rimborsare alla curatrice.

 

                                   5.   Tasse e spese di giustizia seguono la
soccombenza e sono quindi poste a carico del reclamante.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   Il
punto 2 della decisione impugnata è modificato nel senso che la nota a titolo
di indennità e rimborso spese presentata dalla curatrice è approvata per
complessivi CHF 582.– (pari a CHF 570.– per indennità e CHF 12.– per spese).

 

                                   3.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di giustizia    fr. 300.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
350.–

 

                                         sono posti a
carico del reclamante. 

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         -

 

 

Il giudice supplente                                           La
segretaria

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso
in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro
le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art.
95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore
litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso
in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.