# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d43e4f89-5027-5b77-b744-f4ee6d65f61f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.04.2000 35.2000.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2000-8_2000-04-17.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2000.00008

   

  mm

  	
  Lugano

  17 aprile 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 gennaio 2000
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 ottobre 1999 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 10
aprile 1998, __________ - alle dipendenze della ditta __________ in qualità
d'impiegata - è rimasta coinvolta in un incidente della circolazione stradale
in territorio del Comune di __________, a seguito del quale ha riportato una
contusione al rachide lombare (cfr. doc. _). 

 

Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative. 

 

                               1.2.   In data 26
maggio 1998, l'assicurata è stata sottoposta ad una visita di controllo presso
il medico di circondario dell'__________, il dottor __________, il quale ha
avuto modo di constatare la presenza di un "sovraccarico funzionale secondario,
senza substrato organico lesivo". All'occasione, __________ è pure stata
riconosciuta in grado di riprendere la propria professione a contare dall'8
giugno 1998 (cfr. doc. _).

 

L'infortunata
ha effettivamente ripreso l'esercizio della propria attività lavorativa entro i
termini stabiliti dal dottor __________ (cfr.
doc. _).

 

                               1.3.   L'Istituto
assicuratore, con decisione formale 2 settembre 1999, ha stabilito che - per i
soli postumi dell'evento traumatico dell'aprile 1998, l'assicurata, da un lato,
non è più bisognosa di alcuna cura medica e - dall'altro, non ha diritto ad
un'indennità per menomazione dell'integrità (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurata
(doc. _), l'__________, in data 19 ottobre 1999, ha sostanzialmente confermato
il contenuto della sua prima decisione (doc. _). In particolare, l'assicuratore
LAINF ha sostenuto che i disturbi psichici di cui è portatrice __________ non
le danno diritto ad ottenere un'IMI, poiché, da un canto, "… non può
essere ammesso che queste problematiche siano durature ai sensi della legge e
della giurisprudenza" e, dall'altro, le turbe psichiche, in ogni caso, non
si troverebbero in una relazione di causalità adeguata con l'infortunio assicurato.

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso 18 gennaio 2000, __________, sempre patrocinata dall'avv.
__________, ha chiesto l'assegnazione di un'IMI del 20% in ragione dei disturbi
psichici lamentati. 

 

Queste,
segnatamente, le considerazioni sviluppate dall'insorgente a supporto della
propria pretesa ricorsuale:

 

" 
Ora, le conclusioni a cui si arriva nella
decisione sono assolutamente criticabili. Infatti:

-   da un lato non è dato di vedere sulla base di quali elementi
nella decisione viene affermato che dagli "atti … prodotti … in
particolare referto 15.6.98 del dott. __________ e 15.1.99 dott. __________
" risulterebbe che la menomazione non abbia un carattere duraturo. I
medici in questione non lo affermano, e d'altro lato non è dato di vedere come
l'affermazione in questione potrebbe essere basata validamente sui loro
referti.

-   L'altra affermazione-chiave che figura nella decisione, quella
secondo cui "l'infortunio 10.4.1998" potrebbe "tutt'al più
essere classato nella categoria intermedia ma al limite di quella inferiore"
non può venire sottoscritta. In particolare a questa conclusione non si può
arrivare ragionevolmente sulla base dei referti medici citati sopra. In tutti i
casi non può venire condivisa nemmeno la decisione dell'__________ consistente
nel non chiarire la contraddizione evidenziata in particolare con l'opposizione
del 1° ottobre tra le valutazioni mediche che si trovano negli atti
dell'incarto. Non può infine venire sottoscritto il punto di vista formulato
nella decisione impugnata secondo cui "nessuna delle condizioni aggiuntive
previste dalla giurisprudenza federale" sarebbe "adempita":
questa considerazione vale in particolare per "la idoneità"
"delle lesioni lamentate", secondo l'esperienza, a determinare
disturbi psichici; il modo di vedere della ricorrente è invece quello che la
condizione aggiuntiva in questione è senz'altro adempita, e che in tutti i casi
questa questione andrebbe approfondita in sede di referto medico; al di là di
questa considerazione su questo punto i referti dei dottori __________ e
__________ sono già sufficientemente chiari - si rinvia a titolo
esemplificativo ai seguenti passaggi: "Si è instaurata una sintomatologia
depressiva che non avendo precedenti né radici familiari può con ragionevolezza
essere attribuita ai postumi dell'incidente e al suo iter diagnostico-assicurativo":
referto dottor __________ 15.6.1998; "Il fatto che abbia presentato anche
una sintomatologia ansioso-depressiva è sicuramente uno stato reattivo
all'incidente stesso che è a volte presente dopo incidenti stradali, specie in
persone di sesso femminile": dottor______, 15.1.1999" (I).

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

                                         in
diritto

 

                                In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 in re D.
C.).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se - a fronte dei disturbi
psichici di cui è affetta - __________ ha o meno diritto ad un'indennità
per menomazione dell'integrità. Questa Corte non può, tuttavia, esimersi
dall'esaminare, preliminarmente, se tali turbe, si trovano in una relazione di
causalità con l'infortunio dell'aprile 1998. In caso di risposta negativa,
diverrebbe del tutto irrilevante sapere se i disturbi psichici rappresentino
una menomazione durevole, così come preteso dalla legge e dalla giurisprudenza
(cfr, al riguardo, DTF 124 V 209ss.). 

 

                               2.3.   Va, in
effetti, ricordato che presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni
da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di
causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità,
morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio
sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         E'
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni
vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit. , p. 51 - 53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità della assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 118 V 286;
DTF 117 V 365 i.f.).

 

                               2.5.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causa­lità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene
non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona "normale");
in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può essere negata se alla
luce della personalità pretraumatica dell'assicurato l'infortunio non è, con le
circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza); in RAMI 1988 U47 pag. 225
in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione negativa esigendo che
l'infortunio rivesta "una certa importanza" per rapporto a tutto il
complesso delle circostanze; e infine in DTF 115 V 133, in cui la somma istanza
ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli infortuni sulla base
di criteri oggettivi anziché fondarsi direttamente sul modo in cui la
vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio (Unfallerlebnis) ma
all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis), valutato oggettivamente (objektivierte
Betrachtungsweise) in funzione del modo in cui é avvenuto l'infortunio
propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI 1992 U154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio"

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa
fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in
fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale.
"E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data
la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica
dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie"
- l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente riferimento
all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica".

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
dolori somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

 

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in caso
contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta,
l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa
gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega
all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

 

                                         In RAMI
1995 U215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.6.   Ritornando
alla presente fattispecie, in data 10 aprile 1998, l’assicurata, mentre stava
transitando all'interno dell'abitato di __________, al volante della propria
autovettura, è stata tamponata da tergo da un'automobile che la seguiva. Dallo
scritto 3 giugno 1998 della __________ emerge, segnatamente, che "il danno
materiale al veicolo __________ è veramente di poco conto (fr. 800.--
circa)". 

 

                                         In data 13
aprile 1998 - ossia due giorni dopo l'evento traumatico - l'assicurata si è
recata presso il Pronto soccorso dell'Ospedale di __________. I medici che
l'hanno visitata hanno posto la diagnosi di lombalgia (cfr. doc. _). Il giorno
seguente, __________ è stata sottoposta ad accertamenti radiologici a livello
del rachide lombo-sacrale che non hanno, tuttavia, permesso di mettere in luce
alcunché d'anormale (cfr. doc. _: "non lesioni ossee di natura traumatica.
Conservato l'allineamento dei metameri. Regolare l'ampiezza degli spazi discali").

 

                                         In data 4
maggio 1998, il medico curante dell'assicurata ha attestato un'inabilità
lavorativa del 50%, per una durata di 7 giorni (doc. _).

 

                                         Il 5
maggio 1998, sono state eseguite delle nuove radiografie, sempre presso
l'Ospedale di __________, questa volta a livello della colonna dorsale e del
passaggio dorso-lombare, senza esito particolare (doc. _: "non si rilevano
immagini riferibili a lesioni vertebrali di natura traumatica di data recente o
in esiti. Conservata l'ampiezza degli spazi intersomatici e regolare
l'allineamento metamerico"). 

 

                                         Con
certificato 11 maggio 1998, il dottor __________, attivo presso l'ambulatorio
d'ortopedia dell'Ospedale di __________, ha dichiarato l'insorgente
parzialmente inabile al lavoro (50%) per ulteriori 15 giorni, a causa di dolori
dorso-lombari post-traumatici (certificato accluso al doc. _ - la
sottolineatura è del redattore).

 

                                         In data
26 maggio 1998 - visto il persistere della sintomatologia algica, che, nel
frattempo, si era estesa anche alla regione del rachide cervicale - __________
è stata visitata dal dottor __________ , spec. FMH in chirurgia e medico di
circondario dell'__________. Queste, in particolare, le sue considerazioni
riguardo alle condizioni di salute dell'insorgente:

 

" 
Siamo dunque confrontati con un'assicurata
42enne, la quale a bordo della sua macchina, un mese e mezzo fa, è stata
tamponata da tergo, essendo regolarmente allacciata con le cinture di
sicurezza, in un'autovettura nuovissima, quindi anche equipaggiata con
poggiatesta. Al Comando della Polizia di __________ sono stati segnalati
unicamente i danni materiali.

L'incidente è accaduto in zona abitata
(limitazione 50 km/h) ed ambedue i veicoli erano in moto. 

I primi disturbi dell'assicurata sono documentati
solo tre giorni dopo l'incidente, rispettivamente la sera del 13.4.1998 (PS
Ospedale di __________).

Allora si diagnosticava unicamente della lombalgia.
Il giorno dopo vengono effettuate delle radiografie diagnosticando una
contusione del rachide lombare, senza lesioni osteotraumatiche.

L'assicurata si ricorda in modo preciso
dell'incidente, in nessun momento è stato diagnosticato un evento commotivo né
dei deficit neuro-vascolari.

Trattasi di un'assicurata già affetta da
talassemia minor con fasi recidivanti anemiche, se non sotto sostituzione.

La somministrazione di acido folico e vitamine
del complesso B (parenterale) indubbiamente non può essere addebitata alle
conseguenze dell'infortunio dell'aprile 1998. Lo stesso vale per le sedute di
"Atlaslogia". 

 

All'esame odierno siamo confrontati con un'assicurara
leggermente anemica, in uno stato nettamente depressivo (reattivo?), ma in uno
stato generale accettabile. La funzione, soprattutto raggio di mobilità della
colonna lombare e cervico-dorsale, risulta nei limiti di norma, benché i valori
non facilmente ottenibili, per motivi di cooperazione/innervazione degli
antagonisti.

Infatti oggettivamente, essendo rilassata,
l'assicurata non evidenzia alcuna componente tendomiotica, anche a livello
cervicale.

 

 

 

Questi referti combaciano con i dati anamnestici,
rispettivamente l'insorgenza secondaria di dorsalgia (dopo tre settimane
e mezzo) o con la manifestazione tardiva di una sindrome cervicale,
manifesta solo da due settimane.

 

Questa escalation come pure reazione depressiva
non sono delle conseguenze dirette dell'infortunio del 10.4.1998, ma un
sovraccarico funzionale secondario, senza substrato organico lesivo.

 

In questa situazione la __________, nonostante
tutto è d'accordo di rispondere per la terapia fisioterapica in corso (per la
durata, ancora di un ciclo/9 sedute).

 

La signora __________ viene innazitutto invitata
a praticare degli esercizi fisici adatti, soprattutto il nuoto a dorso
regolare.

 

Rispondiamo senz'altro per i relativi controlli
medici e cure istituite (tranne prodotti omeopatici, vitamie, Atlaslogia).

 

In qualità d'impiegata commerciale, la signora
__________ riprende il lavoro in misura normale l'8.6.1998.

 

Ella viene informata circa le nostre conclusioni
in modo esaustivo e le viene consegnato direttamente il relativo certificato
d'infortunio.

 

Non persiste una menomazione dell'integrità ai
sensi dell'OAINF" (doc.
_). 

 

                                         La
ricorrente ha effettivamente ripreso ad esercitare, in maniera completa, la
propria attività professionale in data 8 giugno 1998, pur continuando a
beneficiare di misure terapeutiche conservative, i cui costi sono stati presi a
carico dall'__________ solo in modo parziale (cfr. doc. _).

 

                                         Fra gli
atti all'inserto figura un rapporto stilato dal dottor __________, specialista
in psichiatria, nel giugno 1998. Da questo documento emerge, in particolare,
che l'insorgente soffre di un disturbo ansio-depressivo da attribuire "…
ai postumi dell'incidente e al suo iter diagnostico-assicurativo":

 

" 
ANAMNESI

 

Gentilizio negativo per malattie psichiatriche.
Ha sempre goduto di buona salute. Il 10.04 1998, in seguito ad incidente del
traffico (tamponamento) riportava: 1) distorsione cervicale "colpo di
frusta" con sintomatologia conseguente: dolori cervicali irradiati agli
arti superiori e al dorso, cefalea, nausea, disturbi dell'equilibrio; 2)
contusione dorso-lombare con dolori irradiati agli arti inferiori. Tuttora
lamenta cervicalgia, dorsalgia e moderata instabilità alla stazione eretta. Da
circa quaranta giorni la PZ è afflitta da astenia, inerzia psichica, pensieri
negativi, insonnia, sensi di colpa, mancanza di stimoli e di interessi.

 

 

ESAME OBIETTIVO NEURO-PSICHICO

 

L'esame obiettivo neurologico non mostra segni di
sofferenza neurologica focale né di ipertensione endrocranica. Solo lieve
slivellamento alla stazione eretta senza direzionalità con s. Romberg positivo.
Evidente contrattura muscolare cervicale e dorsale, dolore alla digitopressione
delle apofisi spinose cervicali e dorsali.

Dal punto di vista psichico la PZ è nettamente
depressa, con inibizione psichica, facilità al pianto, passività. Coesiste una
certa quota di ansia che assume un aspetto prevalentemente fobico: paura di
uscire di casa, di guidare la macchina, di trovarsi in luoghi affollati.

 

CONCLUSIONI

 

Trattasi di sindrome post-traumatica da
distorsione cervicale che si va risolvendo e di postumi da contusione
dorso-lombare che tuttora provoca dolore. Si è instaurata una sintomatologia
depressiva che non avendo precedenti né radici familiari può con ragionevolezza
essere attribuita ai postumi dell'incidente e al suo iter
diagnostico-assicurativo. 

 

PROGNOSI E TERAPIA

 

La PZ necessita di trenta giorni di riposo dal
lavoro; dopodiché è opportuna rivalutazione.

Deve effettuare terapia antidepressiva farmacologica
che ho prescritto (Paraxetina c. 10mg./die)" (doc. _ - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Sempre
nel corso del mese di giugno 1998, __________ è stata privatamente periziata
dal proprio medico curante, il dottor __________. Dal relativo referto 22 giugno
1998 - il cui contenuto ricalca, in realtà, quello del summenzionato rapporto
allestito dallo psichiatra __________ - giova riprendere i seguenti passaggi:

 

" 
Oggi 22/6/'98 la sig. __________ lamenta dorso
lombalgia post-contusiva e cervicalgia da "colpo di frusta"
cervicale. Presenta riduzione dell'articolarità del rachide cervicale, specie
in flesso-estensione e rotazione laterale. Presenta inoltre cefalea, specie
nucale. Non si evidenziano netti segni di sofferenza radicolare cervicale
compressiva. Presenta tuttavia discreta contrattura muscolare paravertebrale
cervicale. Lamenta inoltre S. vertiginosa con associata sensazione di nausea e
con S. Romberg positivo.

A tale sintomatologia si è associato inoltre uno
stato depressivo legato ai postumi post-traumatici che si manifesta con
inibizione psichica, facilità al pianto, passività e fobie.

Ritengo pertanto la sig. __________ guarita con
esiti, con un periodo di I.T.T. di 25 giorni, un periodo di I.P.T. al 50% di 35
giorni e un danno biologico valutabile nel 5% (cinque per cento
equamente)" (rapporto
22.6.1998 accluso al doc. _).

 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che il dottor __________, nel gennaio 1999, ha
allestito una seconda relazione peritale. Dopo aver puntualizzato alcune
affermazioni contenute nel rapporto 29 maggio 1998 del dottor __________, il
medico curante ha, nuovamente, sottolineato il fatto che la sua paziente
sarebbe rimasta vittima di un trauma cervicale del tipo "colpo di
frusta" e che la sintomatologia ansio-depressiva di cui essa soffre deve
essere interpretata quale "… stato reattivo all'incidente stesso che è a
volte presente dopo incidenti stradali, specie in persone di sesso
femminile" (cfr. doc. _). 

 

                               2.7.   Con il
proprio gravame, __________ sostiene aver diritto ad un'indennità per
menomazione dell'integrità, a fronte delle turbe psichiche di cui è
portatrice. L'assicurata, per contro, non pretende alcunché per gli eventuali
postumi organici residuali dell'evento infortunistico 10 aprile 1998.

 

                                         Come
indicato al precedente considerando, la ricorrente, in data 15 giugno 1998, è
stata visitata dallo psichiatra __________i, il quale ha effettivamente
constatato la presenza di difficoltà a livello psichico (cfr. doc. _: "Dal
punto di vista psichico, la PZ è nettamente depressa, con inibizione psichica,
facilità al pianto, passività. Coesiste una certa quota di ansia che assume un
aspetto prevalentemente fobico: paura di uscire di casa, di guidare la
macchina, di trovarsi in luoghi affollati"), patologia, a suo dire, da attribuire
"… ai postumi dell'incidente e al suo iter diagnostico-assicurativo".

                                         Ora,
questa Corte non può esimersi dall'osservare come la certificazione del dottor
__________ appaia invero piuttosto scarna, di modo che alla stessa non potrebbe
certo venire riconosciuto quel valore probante necessario per poter vagliare la
lite (cfr., al riguardo, RAMI 1991 U133, p. 312 consid. 1b e STFA 21.6.1999 in
re I. c. D.C.G., non pubblicata). D'altro canto, è piuttosto evidente come non
ci si possa neppure affidare alla valutazione espressa dal dottor __________,
essendo egli specialista in ortopedia e, quindi, non nella materia che qui
interessa. 

                                         Il TCA
ritiene, ciò nondimeno, di potersi astenere dall'esaminare più da vicino la
questione di sapere se le turbe psichiche accusate dall'assicurata siano o meno
una naturale conseguenza dell'infortunio 10 aprile 1998, poiché, così come
verrà meglio dimostrato ai seguenti considerandi, l’adeguatezza del nesso di
causalità, aspetto che dev’essere valutato alla luce dei criteri sviluppati
nella DTF 115 V 133ss., non può, in ogni caso, venire ammessa (cfr. STFA
20.12.1994 in re L. inedita). 

                                         In questo
ordine d’idee - essendo l’esame della causalità adeguata una mera questione
giuridica - appare senz’altro inutile che il TCA abbia ad ordinare una perizia
psichiatrica.

 

                               2.8.   Così come
pertinentemente fatto notare dall'assicuratore LAINF convenuto, l'infortunio
occorso a __________ va, tutt'al più, classificato fra gli infortuni di grado
medio, al limite della categoria inferiore, e ciò in ossequio ad un'ormai
affermata prassi federale (cfr. STFA 21.6.1999 in re E., 20.3.1998 in re K.,
6.6.1997 in re D., tutte inedite). 

L'assicurata è
rimasta coinvolta in un incidente della circolazione stradale fra i più banali:
dalle tavole processuali si evince, in effetti, che il veicolo su cui viaggiava
è stato semplicemente tamponato da un'altra automobile proveniente da tergo.
L'autovettura della ricorrente ha riportato danni materiali di poco conto, così
come esplicitamente confermato dall'assicuratore RC del responsabile (cfr.
scritto 3.6.1998 della __________ all'__________), ciò che la dica lunga circa
la gravità dell'urto. 

Le conseguenze
per l'insorgente si sono rivelate essere, tutto sommato, assai modeste. Prova
ne sia il fatto che essa ha ritenuto necessario consultare un medico soltanto a
distanza di due giorni dal sinistro (cfr. doc. _). I medici del PS
dell'Ospedale di __________, da parte loro, non sono andati oltre il
diagnosticare una contusione della regione lombare. D'altro canto, le indagini
radiologiche ivi eseguite non hanno permesso d'oggettivare alcuna lesione
acquisita di natura traumatica (cfr. doc. _). 

__________ ha,
infine, potuto riprendere la propria attività lavorativa, al 50% dal 4 maggio
1998 e in misura completa a contare dall'8 giugno 1998. Complessivamente,
l'inabilità lavorativa, totale e parziale, è, dunque, durata poco meno di due
mesi. 

 

                                         Il
giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4.3.. Per
ammettere l’adeguatezza sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati o la particolare
intensità dei fattori effettivamente intervenuti. Ciò non é tuttavia qui il caso:
nessuno dei fattori menzionati al considerando 2.5. appare, difatti,
soddisfatto.

                                         Se ne
deduce che l’infortunio del 10 aprile 1998 non ha avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi psichici a cui ha fatto riferimento il dottor
__________ nel referto 15 giugno 1998. In siffatte condizioni, si deve negare
l’esistenza del nesso causale adeguato. 

 

                                         Con il
proprio rapporto 15 gennaio 1999, il dottor __________ ha difeso la tesi
secondo cui __________, in occasione del noto incidente della circolazione,
avrebbe riportato un traumatismo al rachide cervicale del tipo "colpo di
frusta" (cfr. doc. _). 

                                         Quest'affermazione
non può essere condivisa dallo scrivente Tribunale, e ciò alla luce della più
recente giurisprudenza del TFA. In effetti, nella sentenza 12 agosto 1999 in re
E., parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 359, p. 29ss. - pronunzia richiamata
pure dall'Istituto assicuratore convenuto in sede di risposta (cfr. III, p. 9)
- la nostra Alta Corte federale ha negato l'esistenza di un infortunio del tipo
"colpo di frusta" alla colonna cervicale o di un meccanismo
traumatico equivalente, in ragione di un tempo di latenza troppo lungo fra
l'infortunio e l'apparizione dei disturbi alla regione della nuca oppure al
rachide cervicale. Riferendosi a recenti studi concernenti appunto il tempo di
latenza dopo un cosiddetto trauma d'accelerazione - studi secondo i quali i
disturbi accusati non possono più essere ritenuti una naturale conseguenza
dell'infortunio, qualora l'intervallo superi le 24/72 ore - il
TFA ha stabilito che disturbi e referti a livello della nuca oppure del rachide
cervicale devono, secondo l'esperienza, insorgere entro un breve lasso di
tempo dopo l'evento traumatico. 

 

                                         Ritornando
al caso di specie, attentamente esaminati gli atti di causa, si osserva che si
è fatto accenno, per la prima volta, a problemi alla colonna cervicale,
soltanto nel certificato 25 maggio 1998 del dottor __________ (doc. _).
Del resto, ancora l'11 maggio 1998, il succitato medico curante riferiva
unicamente di dolori dorso-lombari (cfr. certificato 11.5.1998 accluso al doc.
_). Dal rapporto 29 maggio 1998 del dottor __________, risulta che la sindrome
cervicale si era manifestata "solo da due settimane" (doc. _,
p. 4 - la sottolineatura è del redattore). 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, si può ragionevolmente concludere che i disturbi alla
colonna cervicale sono insorti, al più presto, nel corso della seconda metà del
mese di maggio 1998, a distanza di circa un mese dalla data dell'incidente
della circolazione. In siffatte condizioni, applicando la giurisprudenza
precedentemente evocata, si deve ritenere che __________, in realtà, non è
affatto rimasta vittima di un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale. 

                                         Di nessun
soccorso può essere quanto sostenuto dal dottor __________ ai punti 5 e 7 della
sua relazione peritale 15 gennaio 1999 (doc. _), nella misura in cui i medici
dell'Ospedale di __________, in occasione della visita 13 aprile 1998, non
constatarono alcuna dolenzia nella regione del rachide cervicale (doc.
_). Per questa ragione, le radiografie a cui venne sottoposta l'insorgente
furono localizzate a livello lombo-sacrale (cfr. doc. _), rispettivamente, a
livello dorsale e del passaggio dorso-lombare (cfr. doc. _). 

 

                               2.9.   Vista la
conclusione a cui il TCA è pervenuto al precedente considerando, la pretesa
fatta valere dall'insorgente non è meritevole d'accoglimento. Nella misura in
cui le turbe psichiche non costituiscono una conseguenza adeguata dell'evento
infortunistico 10 aprile 1998, __________ non ha diritto ad un'indennità per
menomazione dell'integrità psichica. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti