# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c745ed3a-8a53-5732-9908-a4aa1c2e99d2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-02-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.02.2012 D-5125/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5125-2010_2012-02-15.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

Corte IV

D­5125/2010

Sen t e n z a   d e l   1 5   f e bb r a i o   2 0 1 2

Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio), 
Hans Schürch, Robert Galliker; 
cancelliere Andrea Pedrazzini.

Parti A._______, nato il (…),
Afghanistan, 
rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,
ricorrente, 
contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo; 
decisione dell'UFM del 15 giugno 2010 / N […].

D­5125/2010

Pagina 2

Fatti:

A. 
Il  (…),  l'interessato  –  presentatosi  con  le  generalità  di  B._______, 
minorenne,  nato  il  (…)  a C._______  (Afghanistan)  –  ha  depositato  una 
domanda di asilo in Svizzera.

In  occasione  dell'audizione  sommaria  (cfr.  verbale  di  audizione  del 
4 maggio 2010  [di  seguito:  verbale  1]),  il  medesimo  ha  rettificato  le 
generalità fornite, dichiarando di chiamarsi A._______, di etnia (…), nato 
in un giorno sconosciuto del (…), a D._______, a suo dire, nel distretto di 
E._______, nella provincia di F._______ (Afghanistan). 

Riguardo ai suoi motivi di asilo,  l'interessato ha affermato,  in sostanza e 
per quanto è qui di rilievo (cfr. verbale 1, nonché verbali di audizione del 
7 maggio 2010  [di  seguito:  verbale 2] e del 18 maggio 2010  [di  seguito: 
verbale 3]), di essere espatriato nell'agosto, rispettivamente nel novembre 
2008,  in  quanto  temerebbe  i  Talebani,  i  quali  l'avrebbero  accusato  di 
essere  una  spia,  poiché  avrebbe  lavorato  per  gli  Americani.  Nell'(…), 
l'interessato  si  sarebbe  trasferito  per  lavoro  a  G._______  (recte: 
[…])  nella  provincia  di  H._______  (Afghanistan),  dove  avrebbe  svolto 
l'attività di autista di camion per la ditta americana I._______, alloggiando 
negli  stabili  della  stessa.  Dopo  cinque  mesi,  in  occasione  di  una 
telefonata alla sua famiglia, l'interessato sarebbe stato informato che suo 
padre  sarebbe  stato  minacciato  dai  Talebani,  affinché  egli  smettesse 
subito di  lavorare per gli Americani.  Il genitore gli avrebbe consigliato di 
continuare  a  lavorare  e  di  non  fare  più  rientro  a  casa,  mentre  il  padre 
avrebbe  fatto  credere  ai  Talebani  che  aveva  lasciato  il  Paese.  Il  (…), 
rispettivamente  l'(…),  nel  corso  di  un'ulteriore  telefonata  ai  parenti, 
l'interessato avrebbe appreso che degli agenti britannici, per ignoti motivi, 
si sarebbero insediati presso il domicilio della sua famiglia per due notti e 
un  giorno  e  che,  a  seguito  di  tale  episodio,  il  padre  dell'interessato 
sarebbe  stato  sequestrato  dai  Talebani,  già  due  giorni  prima  della  sua 
telefonata.  L'interessato  sarebbe  tornato  di  nascosto  al  suo  villaggio  e, 
per il tramite degli anziani del villaggio in contatto con i Talebani, avrebbe 
telefonato a quest'ultimi,  i quali  l'avrebbero accusato di essere una spia, 
rispettivamente gli avrebbero chiesto di consegnarsi in cambio del rilascio 
del  padre. Durante  la  seconda  notte  al  suo  domicilio,  egli  e  sua madre 
avrebbero sentito bussare alla porta di casa. Convinto che si trattasse dei 
Talebani,  l'interessato  sarebbe  fuggito  immediatamente  dal  retro  della 

D­5125/2010

Pagina 3

casa,  avrebbe  scavalcato  un  muro,  ferendosi  ai  testicoli,  e  sarebbe 
andato  a  nascondersi  nel  bosco.  Il  mattino  seguente,  il  medesimo  si 
sarebbe recato a E._______, poi a L._______ (Afghanistan) e,  infine,  in 
autobus  a  M._______  (Afghanistan),  da  dove  avrebbe  chiamato  sua 
madre,  la  quale  gli  avrebbe  confermato  che  i  Talebani  erano  andati  a 
cercarlo, ma poi sarebbero partiti. L'interessato avrebbe soggiornato in un 
albergo e, dopo qualche giorno, sarebbe espatriato direttamente  in  Iran, 
dove – rimanendo sempre in contatto con gli anziani del villaggio – dopo 
due  mesi  avrebbe  appreso  dell'uccisione  di  suo  padre.  Da  N._______ 
(Iran), avrebbe proseguito il viaggio di espatrio giungendo ad O._______ 
(Turchia), dove avrebbe vissuto per circa un anno. Infine, viaggiando per 
diversi  giorni  in  un  autocarro,  avrebbe  raggiunto  l'Europa  e, 
successivamente, la Svizzera in treno. 

A  sostegno  della  sua  identità,  l'interessato  ha  prodotto  un  documento 
presentato come la sua carta di identità in copia ed in originale (cfr. doc. 
1, atto A 11/1). 

B. 
In  data  14  giugno  2010,  il  richiedente  –  per  il  tramite  del  suo 
rappresentante legale – ha inoltrato all'UFM (ricezione in data 15 giugno 
2010) un documento presentato come uno stampato in lingua straniera, a 
comprova  dell'attività  che  avrebbe  svolto  per  un'azienda  statunitense  e 
delle  ragioni  che  avrebbero  provocato  la  cessazione  della  stessa  (cfr. 
doc. 2, atto A 26/1). 

C. 
Con  decisione  del  15  giugno  2010,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata 
domanda  di  asilo,  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento 
dell'interessato  dalla  Svizzera,  concedendogli  tuttavia  l'ammissione 
provvisoria. 

D. 
Il  14  luglio  2010  l'insorgente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata 
decisione dell'UFM. Ha chiesto l'annullamento della decisione impugnata 
nonché  il  riconoscimento nei  suoi  confronti  della  qualità  di  rifugiato e  la 
concessione dell'asilo in Svizzera. Ha altresì presentato una domanda di 
esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili 
spese processuali. 

D­5125/2010

Pagina 4

In  allegato  all'atto  ricorsuale,  oltre  alla  copia  della  decisione  impugnata 
(cfr. allegato 1), ha prodotto i seguenti documenti: 

­  la  copia  dell'allegato  all'audizione  federale  diretta  del  rappresentante 
dell'opera assistenziale (di seguito: ROA), nonché del rapporto (2 pagine) 
per i rappresentanti dell'opera assistenziale (cfr. allegato 2);

­  la  copia  del  foglio  aggiuntivo  (4  pagine)  dell'audizione  del  18 
maggio 2010 (cfr. allegato 3);

­  copia  di  uno  stampato  (12  pagine)  in  lingua  inglese  illustrante  la  ditta 
americana precitata (cfr. allegato 4);

­  l'originale  della  testimonianza  scritta  in  lingua  straniera  della  ditta 
americana  precitata,  presentato  inizialmente  in  copia,  che  attesterebbe 
l'attività svolta per la stessa (cfr. allegato 5; doc. 2). 

E. 
Tramite  decisione  incidentale  del  16  luglio  2010,  il  Tribunale  ha 
confermato  il  diritto  del  ricorrente  a  soggiornare  in  Svizzera  fino  a 
conclusione della procedura. 

F. 
In data 20 luglio 2010, l'insorgente ha inoltrato al Tribunale la traduzione 
in lingua italiana dell'allegato 5. 

G. 
Con decisione incidentale del 27 agosto 2010, il Tribunale ha rinunciato, 
ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge 
federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa  [PA, 
RS 172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a 
copertura  delle  presumibili  spese  processuali  ed  ha  invitato  l'autorità 
inferiore  a  presentare  una  risposta  al  ricorso,  nonché  le  sue  eventuali 
osservazioni al documento sopraccitato.

H. 
Il 23 settembre 2010  l'UFM nell'ambito della sua risposta ha proposto  la 
reiezione del gravame.

I. 
Il 13 ottobre 2010 l'insorgente ha presentato l'atto di replica.

D­5125/2010

Pagina 5

J. 
Il  4  novembre  2010  l'UFM  ha  inoltrato  le  sue  osservazioni  all'atto  di 
replica del ricorrente, proponendo nuovamente la reiezione del ricorso. Le 
stesse  sono  state  trasmesse  dal  Tribunale  in  data  10  novembre  2010 
all'insorgente per informazione.

K.  
In  data  17  novembre  2010,  l'interessato  ha  prodotto,  a  sostegno  delle 
minacce  da  parte  dei  Talebani,  un  nuovo  mezzo  di  prova,  ovvero  un 
documento  in  originale  in  lingua  pasthun  con  la  relativa  busta  di  invio 
(cfr. doc. 3).  Il 6 dicembre 2010,  il  ricorrente ha presentato  la  traduzione 
in lingua tedesca del doc. 3.

L. 
Il  21  febbraio  2011  il  ricorrente  ha  inoltrato  al  Tribunale  la  copia  della 
ricevuta di pagamento dell'importo di CHF 100.­ relativo alla sopraccitata 
traduzione  del  documento,  al  fine  di  computarlo  alle  spese  ripetibili,  in 
caso di accoglimento del ricorso. 

M. 
Il 10 giugno 2011, nell'ambito delle sue osservazioni al doc. 3,  l'UFM ha 
proposto la reiezione del gravame.

N. 
In data 8 luglio 2011 il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica alle suddette 
osservazioni dell'UFM.

O. 
Il 29 luglio 2011 l'UFM ha inoltrato la duplica, proponendo nuovamente la 
reiezione del ricorso.

P. 
In data 8 agosto 2011, il ricorrente ha presentato le proprie osservazioni 
alla duplica dell'UFM. Le stesse sono state trasmesse all'autorità inferiore 
per conoscenza in data 29 agosto 2011 dal Tribunale.

Q. 
Con  scritto  del  21  settembre  2011,  l'insorgente  ha  inoltrato,  a  sostegno 
dell'evoluzione della sua situazione, dei nuovi mezzi di prova, ovvero un 
DVD contenente due  filmati,  uno circa  l'attentato  in  cui  sarebbe  rimasto 
ucciso  suo  fratello  e  l'altro  relativo  all'uccisione  dei  capi  tribù  del  suo 

D­5125/2010

Pagina 6

villaggio  (cfr.  doc.  4),  nonché  la  copia  della  scansione  di  un  articolo  in 
lingua araba (cfr. doc. 5).

R. 
In  data  14  ottobre  2011,  l'UFM  ha  presentato  le  sue  osservazioni  ai 
suddetti  documenti,  rinunciando  ad  un  esame  oculato  degli  stessi,  in 
considerazione  dell'inverosimiglianza  delle  allegazioni  del  ricorrente  già 
ampliamente espresse. Le stesse sono state trasmesse al ricorrente per 
informazione in data 21 ottobre 2011.

Diritto:

1. 

1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla  legge del 
17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32) 
e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  federale  (LTF, 
RS 173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  [LAsi, 
RS 142.31] non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 
estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in 
cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d 
cifra 1 LTF).

2. 
Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di 
ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA,  nonché 
all'art. 108 cpv. 1 LAsi.

3. 

3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF, 
nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione 
impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può 
svolgersi in tale lingua.

3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 
il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente 
sentenza va redatta in italiano.

D­5125/2010

Pagina 7

4. 
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai 
motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della 
decisione impugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit 
administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).

5. 
Preliminarmente, non essendo il ricorrente  insorto contro  la concessione 
dell'ammissione  provvisoria,  la  presente  procedura  verterà  unicamente 
sulla  questione  del  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato,  con  la 
conseguente  concessione  dell'asilo,  nonché  sulla  pronuncia 
dell'allontanamento.

6. 

6.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che le allegazioni in 
materia di asilo presentate dal richiedente non soddisfano le condizioni di 
verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi, di modo che ci si potrebbe esimere 
dall'esaminare la rilevanza dei fatti addotti, in quanto su punti essenziali le 
medesime mancherebbero di dettagli significativi, utili a comprovare che 
gli  eventi  esposti  siano  stati  vissuti  personalmente  dal  richiedente, 
sarebbero  contraddittorie,  nonché  risulterebbero  incompatibili  con 
l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire. In particolare, avrebbe 
fornito allegazioni vaghe in merito alle asserite persecuzioni da parte dei 
Talebani,  con  i  quali  non  avrebbe  mai  avuto  alcun  contatto.  Infatti,  le 
minacce  e  gli  avvenimenti  raccontati  gli  sarebbero  stati  sempre  riferiti 
telefonicamente  dai  genitori.  Riguardo  al  sequestro  del  genitore,  il 
richiedente avrebbe reso dichiarazioni  frettolose e superficiali, allegando 
di aver ricevuto tale notizia dalla madre, la quale gli avrebbe riferito che i 
Talebani  avevano  portato  via  suo  padre,  poiché  credevano  che  fosse 
stato  l'interessato  ad  inviare  i  soldati  britannici  al  villaggio.  Il medesimo 
non avrebbe riferito ulteriori precisazioni, limitandosi a dire di non sapere 
altro e di non essere stato presente, nonché a svicolare in argomenti non 
pertinenti. Del resto, se il richiedente fosse stato realmente coinvolto in un 
fatto traumatico come il sequestro del genitore, peraltro a causa sua, egli 
avrebbe chiesto maggiori  informazioni ed avrebbe saputo fornire dettagli 
rilevanti.  Inoltre,  l'interessato  non  avrebbe  saputo  illustrare  alcun 
particolare circostanziato circa il suo rientro a casa dopo il sequestro del 
padre e  le  relative misure di  sicurezza. Difatti,  sebbene secondo  le  sue 
dichiarazioni avesse dovuto adottare delle misure di precauzione per non 
essere  scoperto  dai  Talebani  che  lo  stavano  cercando,  egli  si  sarebbe 

D­5125/2010

Pagina 8

limitato ad affermare di aver viaggiato in tassì da solo, di aver telefonato a 
casa  per  assicurarsi  che  tutto  fosse  tranquillo  e  di  aver  prestato 
attenzione  a  non  farsi  scorgere  da  persone  di  etnia  pasthun,  senza 
specificare in che modo. Ora, a mente dell'UFM, se egli avesse realmente 
affrontato  un  pericoloso  viaggio,  avrebbe  verosimilmente  saputo 
descrivere con dettagli più concreti le misure precauzionali adottate. Oltre 
a  ciò,  il  richiedente  si  sarebbe  espresso  in  modo  del  tutto  impreciso  e 
superficiale  riguardo  alla  fuga  da  casa  sua,  episodio  questo  di  estrema 
rilevanza,  dichiarando  in modo  astratto  di  essere  fuggito  scavalcando  il 
muro  e  di  essersi  allontanato  per  poi  raggiungere M._______.  Peraltro, 
sarebbero  prive  di  sostanza  e  vaghe  le  dichiarazioni  circa  il  viaggio  di 
espatrio,  in  particolare  in merito  al  tragitto  da M._______  a N._______, 
come pure  l'attraversamento del confine.  Infatti, se  il  richiedente avesse 
realmente lasciato il suo Paese di origine nella maniera indicata, avrebbe 
dovuto sicuramente conoscere il nome della località in cui ha affermato di 
avere soggiornato prima del definitivo espatrio così come sapere  fornire 
indicazioni  più  precise  in  merito  al  viaggio.  Inoltre,  il  richiedente  si 
sarebbe  contraddetto  riguardo  al  luogo  in  cui  sarebbe  sepolto  il  padre: 
P._______ oppure D._______. Messo a confronto con tale incongruenza, 
il  richiedente avrebbe dapprima affermato di essersi  sbagliato, poiché a 
P._______  sarebbe  sepolto  il  fratello  e,  successivamente,  avrebbe 
negato di avere mai detto che si sarebbe trattato del luogo di sepoltura di 
suo  padre.  In  aggiunta,  il  richiedente  si  sarebbe  inizialmente  rifiutato  di 
firmare  la  pagina  del  verbale  di  audizione  su  cui  risulterebbe  la  sua 
dichiarazione,  secondo  la  quale  la  tomba  di  suo  padre  si  troverebbe  a 
P._______. Egli avrebbe tuttavia accettato di firmare solo al termine della 
rilettura, dopo avere visto che sarebbe stato verbalizzato anche il diritto di 
essere sentito in merito a tale incongruenza. Anche in merito alla data del 
sequestro  del  padre,  il  richiedente  si  sarebbe  contraddetto,  indicando  il 
(…)  oppure  il  (…).  Confrontato  a  tale  incongruenza  e  nonostante  la 
correttezza  e  la  completezza  dell'audizione  sulle  generalità,  le  quali 
sarebbero state confermate dal medesimo con la sua firma, il richiedente 
ha detto di essersi sbagliato e di aver fornito, durante la prima audizione, 
il  giorno  e  il  mese  secondo  l'anno  solare,  invece  dell'anno  in  base  al 
calendario  occidentale.  Peraltro,  il  richiedente  si  sarebbe  espresso  in 
maniera  incongruente  circa  i  suoi  averi  al  momento  della  fuga, 
dichiarando di fatto di avere avuto solo la sua giacca, il telefono cellulare 
e  la patente, per poi affermare di avere pagato  i mezzi di  trasporto ed  il 
soggiorno in albergo con una consistente somma di denaro derivante dal 
suo stipendio che avrebbe portato con sé. Per di più,  in merito alla sua 
famiglia,  il  richiedente  avrebbe  asserito  nella  prima  audizione  di  non 
avere  nessun  parente  in  Afghanistan,  oltre  alla  madre  ed  al  fratello 

D­5125/2010

Pagina 9

minore,  mentre  che,  nella  successiva  audizione,  avrebbe  affermato  di 
essere rimasto in contatto dopo il suo espatrio con uno zio materno, che 
sarebbe stato a sua volta in contatto con gli anziani e gli avrebbe riferito 
della  morte  di  suo  padre.  Ciò  malgrado,  il  medesimo  avrebbe 
immediatamente  negato  di  avere  parlato  con  lo  zio  e  di  essere  rimasto 
personalmente  in  contatto  con  gli  anziani  del  villaggio.  Interrogato 
nuovamente  sul  motivo  per  cui  avrebbe  asserito  che  la  madre  non 
avrebbe fratelli, il richiedente ha negato di nuovo di avere citato il parente, 
affermando di essere stato frainteso. Anche riguardo ai suoi persecutori, il 
richiedente avrebbe in un primo momento citato il sequestro e l'uccisione 
di  persone  di  etnia  pasthun  da  parte  dei  Talebani,  ma  nella  stessa 
occasione, avrebbe asserito di avere evitato di  farsi  vedere dai pasthun 
mentre  tornava  a  casa,  poiché  costoro  sarebbero  Talebani.  Non  da 
ultimo,  il  richiedente avrebbe allegato molteplici  azioni  contrarie ad ogni 
logica.  In particolare, riguardo al suo viaggio di rientro a casa, malgrado 
egli si trovasse in una situazione di pericolo ed avesse quindi preso delle 
misure di precauzione e nonostante la sua casa si  trovasse in una zona 
circondata da persone pasthun,  identificate come nemiche,  il  richiedente 
avrebbe  rivelato  il  suo  rientro,  che  avrebbe  precedentemente  tentato  di 
tenere nascosto, permettendo ai vicini di casa di venire al suo domicilio 
durante la sua permanenza, come pure avendo preso contatto con i suoi 
persecutori,  i  quali  quindi  la  sera  stessa  sarebbero  andati  a  cercarlo  a 
casa. Sarebbe altresì  incomprensibile che il richiedente non si sia rivolto 
ai  soldati  britannici  a E._______ o all'esercito per  chiedere aiuto per  se 
stesso e per il sequestro del padre, laddove i primi sarebbero stati ospitati 
a casa dalla sua famiglia ed il secondo avrebbe garantito la sicurezza per 
la  ditta  americana,  sua  datrice  di  lavoro.  Infine,  anche  il  luogo  in  cui  il 
richiedente avrebbe scelto di rifugiarsi dopo la sua fuga sarebbe privo di 
logica, dal momento che egli avrebbe potuto ritornare a H._______. 

6.2.  Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  in  corso  di  procedura,  il 
ricorrente contesta la decisione dell'UFM, la quale sarebbe il frutto di una 
valutazione  soggettiva  dei  fatti.  Segnatamente,  sebbene  egli  abbia 
appreso  solo  telefonicamente  una  parte  importante  degli  avvenimenti 
rilevanti, avendone quindi una conoscenza solo indiretta e frammentaria, 
non significherebbe che  tali  fatti  non si  siano verificati  e non siano stati 
resi verosimili.  Inoltre, egli  rileva che – contrariamente a quanto  ritenuto 
dall'autorità  inferiore  –  le  sue  dichiarazioni  circa  le  precauzioni  adottate 
per  il  suo  rientro  al  domicilio  sarebbero piuttosto  concrete  e dettagliate, 
come  emergerebbe  dai  verbali  (cfr.  verbale  3  D36­D41).  Peraltro, 
secondo quanto  risulterebbe  dall'allegato  2  al  ricorso,  nonché  dal  foglio 
aggiuntivo  (cfr. allegato 3,  punto  7)  compilati  dalla  rappresentante 

D­5125/2010

Pagina 10

dell'opera assistenziale (di seguito: ROA), riguardo alle circostanze della 
sua  fuga  da  casa,  il  ricorrente  non  avrebbe  "tentato  di  depistare 
l'attenzione su altri argomenti", bensì vi  sarebbe stato un malinteso con 
l'interprete.  In  aggiunta,  in  riferimento  alla  zona  M._______,  che  si 
troverebbe al  confine  iraniano,  avrebbe utilizzato  in maniera  imprecisa  i 
termini  di  zona  e  provincia,  così  come  avrebbe  fatto  lo  stesso  UFM 
(cfr. verbale 3 D26, D57, D65). A titolo di esempio, alla domanda D26, la 
formulazione  della  frase  indicherebbe  un  riferimento  alla  città  di 
H._______  e  non  alla  provincia  della  stessa,  dove  il  ricorrente  avrebbe 
indicato  di  lavorare.  In  tali  circostanze,  sarebbe  l'UFM  ad  essersi 
dimostrato approssimativo nell'indicazione e non  il  ricorrente. D'altronde, 
egli  avrebbe  indicato  dove  avrebbe  attraversato  il  confine  con  l'Iran, 
ovvero nella zona di Q._______, superando un corso d'acqua (cfr. ibidem 
D112). Per di più, anche quanto alla presunta contraddittorietà delle sue 
allegazioni,  l'insorgente  sottolinea  che  vi  sarebbero  stati  dei  problemi  di 
comprensione  con  l'interprete,  come  osservato  dalla  ROA  al  punto  9 
dell'allegato 3 (cfr. anche allegato 2). In particolare, riguardo all'esistenza 
di  uno  zio  materno,  la  ROA  avrebbe  affermato  che  risulterebbe  in 
maniera evidente che "in almeno due occasioni  il ricorrente e l'interprete 
non  si  sarebbero  capiti  […],  l'una  a  proposito  del  contatto  dello  zio 
materno con gli anziani,  l'altra  riguardo al contatto diretto dell'insorgente 
con i medesimi" (cfr. allegato 3, pag. 3). Peraltro, secondo la successione 
delle  domande  (verbale  3  D70­D73  e  D87­D88),  emergerebbe  che  egli 
non avrebbe  inteso  riferirsi a questo supposto zio materno,  la cui  figura 
sarebbe stata  indicata all'inizio della  risposta D70. Oltre a ciò,  in merito 
alla  presunta  incongruenza  tra  l'affermazione  che  alcuni  pasthun 
sarebbero  vittime  di  sequestri  oppure  che  anch'essi  sarebbero  dei 
Talebani,  l'insorgente  asserisce  che  tale  contraddizione  si  riferirebbe 
all'audizione federale (cfr. ibidem D35 e D39­D40) e che, ad ogni modo, 
l'una non escluderebbe l'altra affermazione. In più, riguardo a tutte le altre 
contraddizioni  indicate  nella  decisione  impugnata,  l'autore  del  gravame 
ribadisce  quanto  già  affermato  in  sede  di  audizione  e  sottolinea,  in 
relazione  alle  divergenze  in  merito  alla  localizzazione  della  tomba  del 
padre  indicate alla pag. 4 della decisione dell'UFM, che – come  in altre 
circostanze  –  sarebbero  emersi  probabili  problemi  di  traduzione  (cfr. 
allegato  3).  Segnatamente,  egli  fa  valere  cha  a  convincerlo  a  firmare 
quanto  era  stato  verbalizzato  sarebbe  stata  la  mera  segnalazione  che 
sarebbe  stato  verbalizzato  il  diritto  di  essere  sentito  riguardo  a  quella 
contraddizione.  Di conseguenza,  sussisterebbero  perlomeno  indizi  che 
alla  base  della  supposta  incongruenza  vi  sarebbe  stato  un  malinteso. 
Inoltre,  riguardo  all'asserita  illogicità  del  suo  comportamento, 
preliminarmente  occorrerebbe  considerare  il  suo  difficile  stato  emotivo 

D­5125/2010

Pagina 11

all'epoca  dei  fatti,  nonché  le  comprensibili  incertezze  su  quale  fosse  la 
migliore  strategia  da  adottare.  A guisa  di  esempio,  in  merito  alla 
circostanza  secondo  cui  egli  avrebbe  fatto  venire  i  suoi  vicini  al  suo 
domicilio,  il  ricorrente  –  se  interpellato  –  avrebbe  potuto  spiegare  che  i 
vicini sarebbero persone fidate, sciiti, non appartenenti all'etnia pasthun e 
che tali visite sarebbero consuetudine, ragione per cui la loro interruzione 
improvvisa  sarebbe  stato  un  comportamento  ancora  più  sospetto.  Il 
medesimo  avrebbe  potuto  quindi  solo  sperare  di  evitare  che  i  Talebani 
sospettassero  del  suo  rientro  a  casa,  i  quali  sarebbero  stati  contattati 
dagli  anziani  del  villaggio  e  non  da  lui  direttamente.  Non  da  ultimo,  il 
ricorrente  –  come  avrebbe  già  spiegato  –  non  si  sarebbe  rivolto 
all'esercito  britannico  o  statunitense  o  alla  ditta  presso  cui  lavorava  per 
ottenere  protezione  contro  i  Talebani,  poiché  confidava  maggiormente 
negli anziani del villaggio,  i quali gli avrebbero sconsigliato di  indirizzarsi 
al Governo. Tale comportamento sarebbe logico e comprensibile, ritenuto 
che gli anziani godrebbero di un'alta considerazione e sarebbero ritenuti 
abili mediatori, mentre che un atto di forza, quale unico modo dell'esercito 
americano  per  liberare  suo  padre,  sarebbero  stato  più  rischioso.  Al 
ricorrente,  pertanto,  non  sarebbe  restato  che  aggrapparsi  alle  trattative 
ancora  in  corso  tra  gli  anziani  e  i  Talebani  –  contrariamente  a  quanto 
ritenuto  in maniera arbitraria dall'UFM – ed al  loro esito positivo.  Infine, 
egli non avrebbe potuto rifugiarsi nella zona di H._______, in quanto fuori 
dal  contesto  lavorativo  la  sua sicurezza non sarebbe garantita. Per  tutti 
questi motivi, gli elementi di verosimiglianza prevarrebbero su quelli a suo 
sfavore  ed  il  racconto  si  inserirebbe  perfettamente  nella  difficile  realtà 
afghana,  dove  sarebbe  notoria  la  situazione  generale  di  insicurezza  e 
violenza, nonché quella delle persone che – in considerazione della  loro 
collaborazione con organizzazioni ed  imprese  internazionali – sarebbero 
oggetto  di  pressioni  e  violenze  da  parte  dei  Talebani,  richiamato  a  tal 
proposito  il  rapporto dell'"Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati" (di 
seguito:  OSAR)  del  26 febbraio 2009,  senza  che  vi  sia  la  realistica 
possibilità  per  lui  di  ottenere  una  protezione  statale  effettiva  contro  le 
persecuzioni di cui sarebbe vittima. 

6.3. Nella  risposta  al  ricorso  l'UFM  ha  sottolineato  che  il  ricorrente  non 
avrebbe mai  contestato  la  comprensione  linguistica  durante  le  audizioni 
ed  avrebbe  dichiarato  di  ben  capire  l'interprete,  il  quale  collaborerebbe 
con  detto  Ufficio  da  diversi  anni  ed  avrebbe  una  notevole  esperienza 
professionale.  Del  resto,  non  sarebbero  emersi  altri  elementi  che 
indurrebbero  a  supporre  un'incomprensione  linguistica.  Inoltre,  circa  le 
descrizioni del viaggio di espatrio, il ricorrente avrebbe dovuto perlomeno 
sapere  indicare se quello avrebbe attraversato nella zona di Q._______ 

D­5125/2010

Pagina 12

fosse  stato  un  fiume,  lago  o  quant'altro.  D'altronde,  la  citata  area  di 
Q._______, al confine tra l'Afghanistan e l'Iran, si troverebbe nel distretto 
di  R._______,  provincia  di  S._______,  a  nord  della  provincia  di 
H._______,  cioè  ben  distante  dalla  provincia  di  M._______,  da  dove  il 
ricorrente avrebbe raggiunto il confine con l'Iran in circa 40 minuti. Infine, 
il  documento  prodotto  in  sede  di  ricorso  e  presentato  come  la 
testimonianza  dell'azienda  americana  avrebbe  scarso  valore  probatorio, 
non essendo stato emesso da un'autorità e trattandosi unicamente di un 
certificato di lavoro rilasciato a richiesta del ricorrente (cfr. doc. 2). 

6.4. Nell'atto di replica il ricorrente ha ribadito la probabile sussistenza di 
equivoci  nella  traduzione.  Del  resto,  non  comprenderebbe  per  quale 
ragione l'UFM avrebbe dovuto appellarsi a tali equivoci, se i motivi di asilo 
del  ricorrente  fossero stati caratterizzati da elementi di  inverosimiglianza 
così  evidenti  e  clamorosi.  Riguardo  alla  lamentata  vaghezza  dei 
riferimenti  alle  località,  l'insorgente  ritiene  che,  vista  la  sua  scarsa 
scolarizzazione,  l'UFM  avrebbe  dimostrato  un'eccessiva  severità  nel 
giudicare  le  sue  allegazioni,  segnatamente  in  merito  all'omissione  dei 
nomi  delle  località.  Quanto  alla  località  dove  avrebbe  attraversato  il 
confine,  oltre  a  quanto  già  dichiarato  (cfr.  verbale  3  D107  e  D111), 
l'insorgente  sottolinea  che  si  tratterebbe  di  aree  desolate,  senza 
riferimenti fisici per poterne identificare con chiarezza i luoghi. Per di più, 
sebbene  egli  abbia  fornito  molte  indicazioni  sull'organizzazione  del 
viaggio,  le  difficoltà  oggettive  impedirebbero  al  ricorrente  di  conoscerne 
ogni  dettaglio.  Infine,  quanto  all'attestato  prodotto  in  sede  di  ricorso, 
l'insorgente  invoca  una  maggior  attenzione  da  parte  dell'UFM,  ritenuto 
l'importante  ruolo  svolto  dall'azienda  e  le  notorie  persecuzioni  di  cui 
sarebbero  vittime  gli  afghani  che  collaborano  con  il  governo,  nonché  le 
forze ed enti stranieri. 

6.5.  Nella  duplica  l'UFM  ha  ribadito  in  sostanza  quanto  già 
precedentemente  osservato  circa  le  difficoltà  di  comunicazione  con 
l'interprete e le incongruenze nel racconto dell'insorgente. Infine, secondo 
l'UFM, il ricorrente baserebbe le sue allegazioni su dei dettagli, perdendo 
di  vista  l'insieme  della  decisione,  ricca  di  altri  elementi  che 
dimostrerebbero  pienamente  l'incongruenza  e  la  vaghezza  delle  sue 
affermazioni inverosimili. 

6.6. Nelle osservazioni relative al doc. 3 l'UFM ha evidenziato innanzitutto 
che  né  siffatto  mezzo  di  prova,  né  il  suo  contenuto  sarebbero  stati 
menzionati in precedenza. Peraltro, in considerazione del contenuto della 
missiva  e  della  sua  data,  che  si  inserirebbe  temporalmente  tra  gli 

D­5125/2010

Pagina 13

avvenimenti  relativi al padre ed al  rapimento di costui,  l'omissione di un 
fatto  tanto  rilevante  non  sarebbe  giustificabile.  In  aggiunta,  sarebbe 
singolare  che  il  mezzo  di  prova  porti  l'intestazione  della  provincia  di 
T._______,  la  quale  non  è  mai  citata  in  precedenza  dal  ricorrente, 
ritenuto che egli avrebbe lavorato nella provincia di H._______ e sarebbe 
originario di quella di F._______, ovvero  luoghi che non si  troverebbero 
nemmeno  nelle  dirette  vicinanze  della  provincia  di  T._______.  Infine, 
l'UFM ha osservato che l'autenticità del documento sarebbe dubbia, visto 
che si tratterebbe di uno scritto in penna e l'intestazione, il timbro, nonché 
la  maggior  parte  delle  firme  apparirebbero  come  il  risultato  di  una 
scansione computerizzata. 

6.7. In merito alle suesposte osservazioni dell'UFM, il ricorrente contesta 
in sostanza  la minimizzazione del valore probatorio del mezzo di prova, 
sottolineando  che  sarebbe  stato  informato  dell'esistenza  di  tale 
documento solo quando, su sollecitazione del suo rappresentante legale, 
avrebbe chiesto alla madre di informarlo di qualsiasi scritto arrivasse che 
potesse  essere  utile  alla  procedura  di  asilo.  Inoltre,  l'intestazione  di 
T._______, si giustificherebbe per il fatto che tale provincia a quel tempo 
avrebbe rivestito grande importanza per le attività dei Talebani. 

6.8. Nella sua ulteriore presa di posizione l'UFM ha ribadito che, essendo 
stato esortato durante le audizioni a depositare qualsiasi mezzo di prova 
che  potesse  comprovare  le  sue  allegazioni,  non  è  plausibile  che  il 
ricorrente  abbia  atteso  tanto  ed  in  particolare  l'invito  del  suo 
rappresentante  legale  per  chiedere  ai  suoi  familiari  in  patria  eventuali 
documenti,  ritenuto anche che  la madre saprebbe della sua domanda di 
asilo  e  gli  avrebbe  già  inviato  la  sua  carta  di  identità.  Oltre  a  ciò, 
l'insorgente non avrebbe alcun legame con la provincia di T._______. 

6.9.  Nelle  sue  ulteriori  osservazioni  l'insorgente  ritiene  inopportuno  il 
rimprovero dell'UFM di avere atteso tanto per informarsi circa l'esistenza 
di eventuali mezzi di prova, considerato che – come già spiegato – egli 
non  sarebbe  stato  informato  dai  suoi  familiari  dell'esistenza  dell'ultimo 
documento.  Infine,  le  impressioni  dell'UFM  sull'autenticità  del  mezzo  di 
prova prodotto con riferimento all'intestazione, al timbro e ad alcune firme 
apparirebbero  inidonee  a  neutralizzare  il  valore  probatorio  del 
documento. 

7. 

D­5125/2010

Pagina 14

7.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere 
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 
a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure 
che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì 
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 
LAsi).

7.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti 
rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un 
grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante 
sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. 
Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera di  ricorso  in 
materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni 
devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero 
non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o 
più  verosimile),  e  concordanti,  o  meglio  non  in  contrasto  fra  loro  e 
nemmeno  con  altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla 
verosimiglianza  deve  essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e 
non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole  allegazioni  decisive,  in 
modo da consentire di  limitare al minimo  il  rischio dell'approssimazione, 
ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante 
(cfr. GICRA 1995 n. 23).

7.3. Il Tribunale rileva che le dichiarazioni decisive rese dall'insorgente in 
corso  di  procedura  si  esauriscono  in  mere  affermazioni  di  parte, 
imprecise  e  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria 
consistenza.  Inoltre,  l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non 
fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli evocati fatti. 

Innanzitutto,  i  problemi  di  comprensione  tra  l'interprete  e  il  ricorrente,  a 
prescindere  dalla  loro  consistenza  o  meno,  non  sono  suscettibili  né  in 
riferimento  a  domande  e  risposte  specifiche,  né  tantomeno  riguardo 
all'intero  racconto  di  condurre  ad  una  diversa  valutazione  dei  motivi  di 
asilo  del  ricorrente  rispetto  a  quella  effettuata  dall'UFM.  A  titolo  di 
esempio, in merito alla fuga da casa, le dichiarazioni secondo cui sarebbe 
fuggito  scavalcando  il muro del  cortile  e  si  sarebbe nascosto nel  bosco 

D­5125/2010

Pagina 15

poco  distante  costituiscono  delle  affermazioni  stereotipate,  nonché 
illogiche,  indipendentemente  da eventuali  problemi  di  traduzione.  Infatti, 
non è plausibile che il ricorrente abbia potuto scampare alla visita/cattura 
dei Talebani nelle circostanze da lui descritte. In effetti, se essi l'avessero 
effettivamente ricercato al suo domicilio e ne fossero stati così interessati, 
di certo non se lo sarebbero fatto scappare, senza alcuna precauzione e 
lasciando  che  egli  fuggisse  dal  retro  della  casa  a  piedi,  per  poi  sentirsi 
subito sicuro ad una corta distanza dal luogo di fuga (cfr. verbale 3 D44­
D53). Inoltre, riguardo ai riferimenti alla zona o alle province di H._______ 
e  di  M._______  o  alle  rispettive  località,  nonché  alle  circostanze 
dell'attraversamento  del  confine  tra  l'Afghanistan  e  l'Iran  nella  zona  di 
Q._______,  il  ricorrente  ha  utilizzato  in  maniera  imprecisa  il  nome  di 
H._______ per  indicarne  la città o  la provincia, prima ancora che  l'UFM 
avesse modo di  riferirsene (cfr. verbale 1 pagg. 3, 6­7 e verbale 3 D24, 
D26), come pure ha menzionato, in maniera contraria alla realtà, di avere 
oltrepassato il confine partendo da M._______ nella zona di Q._______, 
laddove Q._______ non si trova nella Provincia di M._______, al confine 
con  l'Iran,  bensì  nella  provincia  di  S._______,  come  ha  rettamente 
ritenuto  l'UFM  (cfr.  risposta  al  ricorso  pag.  2).  In  siffatte  circostanze, 
l'assenza  di  particolari  dettagli  sulle  circostanze  del  viaggio  di  espatrio 
(cfr. verbale  3  D103­D106  e  D110­D114)  sono  da  imputare 
manifestamente all'inverosimiglianza di quanto  raccontato dal medesimo 
e non di certo ad una scarsa scolarizzazione o ad eventuali malintesi con 
l'interprete.  Parimenti,  non  possono  essere  attribuite  a  problemi  di 
traduzione o a semplici malintesi (cfr. ricorso pagg. 5­6) le contraddizioni 
in cui è incappato palesemente il ricorrente circa il luogo di sepoltura del 
padre,  rispettivamente  del  fratello,  nonché  circa  la  figura  dello  zio 
materno.  Infatti,  dal  semplice  confronto  delle  risposte  del  ricorrente, 
risulta  che  egli  ha  affermato  che  il  padre  era  sepolto  a P._______  (cfr. 
verbale  3  D8)  o  a  D._______  (cfr. ibidem  D75).  Contrariamente  alla 
giustificazione  presentata,  peraltro,  egli  non  aveva  mai  dichiarato 
espressamente  che  fosse  stato  il  fratello  ad  essere  seppellito  a 
P._______  (cfr.  ibidem D80).  Quanto  allo  zio materno,  è  lampante  che 
l'insorgente  –  dopo  aver  asserito  che  lo  zio  materno  avrebbe  funto  da 
informatore,  rispettivamente  da  intermediario  con  gli  anziani  ed 
immediatamente  rinnegato  tali  affermazioni  (cfr.  ibidem  D70­D73)  –  ha 
addirittura negato  l'esistenza stessa di  tale parente, affermando che sua 
madre non avrebbe fratelli e che egli non avrebbe parlato di alcuno zio in 
questo  senso  (cfr. ibidem  D87­D88).  Infine,  non  vi  è  motivo  alcuno  di 
dubitare  della  buona  fede,  imparzialità,  professionalità  e  capacità 
dell'interprete  assegnatogli  e  della  collaboratrice  dell'UFM  che  ha 
condotto  l'audizione,  così  come  del  fatto  che  il  ricorrente  si  sia  potuto 

D­5125/2010

Pagina 16

spiegare al meglio, rispettivamente che l'interprete abbia capito e tradotto 
fedelmente  quanto  riportato  dall'insorgente.  In  siffatte  circostanze,  vi  è 
ragione  di  concludere  all'inesistenza  di  un  vizio  grave  suscettibile  di  un 
intervento  d'ufficio  da parte  del  Tribunale  nel  senso di  un  annullamento 
del  provvedimento  litigioso,  come  pure  all'inverosimiglianza  delle 
allegazioni del ricorrente sui punti contestati. In tale ambito sono inidonei 
ed ininfluenti gli allegati 1, 2 e 3 presentati in sede di ricorso.

Inoltre,  egli  non  è  riuscito  a  rendere  verosimile  –  né  attraverso  le  sue 
allegazioni,  né  per  il  tramite  dei  documenti  prodotti  –  l'esistenza  di  atti 
persecutori  nei  confronti  della  sua  persona  in  relazione  alla  sua  attività 
presso  la  ditta  americana  precitata  (di  cui  ha  prodotto  uno  stampato 
facilmente  scaricabile  dal  sito  internet  [cfr.  allegato  4]),  con  particolare 
riferimento  alle  asserite  minacce  da  parte  dei  Talebani,  come  pure  al 
sequestro  ed  all'uccisione  del  padre.  Infatti,  il  ricorrente  non  ha  saputo 
indicare  la data esatta del sequestro del genitore, allegando, da un  lato, 
che si sarebbe trattato precisamente del (…), rispettivamente di qualche 
giorno  prima  del  (…),  quando  sua  madre  l'avrebbe  chiamato  per 
riferirglielo (cfr. verbale 1 pag. 6) e, dall'altro lato, che sarebbe avvenuto il 
(…) (due o tre giorni prima dell'(…), verbale 3 D13). Nemmeno ritenuto il 
carattere sommario del primo verbale di audizione un errore del ricorrente 
proprio su un punto così fondamentale come la data del sequestro di suo 
padre  è  giustificabile  (cfr.  verbale  3  D67­D69).  Del  resto,  la  versione 
modificata del  ricorrente non collima con  la data di espatrio  indicata dal 
medesimo in almeno tre occasioni e che poi ha provveduto a correggere 
(cfr. verbale 1 pag. 1, 3, 8 e verbale 2 pag. 1). Inoltre, egli non è stato in 
grado  di  fornire  alcun  dettaglio  circa  l'avvenimento  riguardante  il  padre, 
limitandosi  a  dire  in  maniera  del  tutto  stereotipata  di  essersi  informato 
presso  gli  anziani  del  villaggio  –  in  contatto  con  i  Talebani  –  i  quali  gli 
avrebbero  riferito  che  i  problemi  erano  dovuti  ai  loro  rapporti  con  gli 
Americani  e  che  i  Talebani  avrebbero  voluto  il  ricorrente  in  cambio  del 
padre  (cfr.  verbale  1  pag. 6  e  verbale  3 D42).  Per  di  più,  le  allegazioni 
secondo cui  il sequestro del padre sarebbe avvenuto poiché  l'avrebbero 
ritenuto  responsabile  di  aver  inviato  al  villaggio  i  Britannici,  i  quali 
avrebbero alloggiato al domicilio della famiglia del ricorrente (cfr. verbale 
3 D13, D35),  oppure  in  quanto  essi  sarebbero  considerati  delle  spie,  o 
ancora a causa della  sua attività  lavorativa, non  forniscono al Tribunale 
un  chiaro quadro  circa  i motivi  alla  base delle  asserite  persecuzioni  nei 
confronti  del  ricorrente  e  di  suo  padre.  È  altresì  contrario  alla  logica 
dell'agire  il comportamento assunto dall'insorgente, allorquando sarebbe 
rientrato a casa di nascosto su richiesta della madre, senza avere preso 
le  adeguate  precauzioni  né  nei  confronti  dei  Pasthun,  né  dei  Talebani, 

D­5125/2010

Pagina 17

nonostante  avesse  riferito  di  essere  al  sicuro  presso  la  ditta  americana 
(cfr. verbale  3  D36­D41).  Inoltre,  paradossalmente,  invece  di  rimanere 
nascosto, il ricorrente avrebbe chiamato i capi talebani, tramite gli anziani 
del  villaggio,  facendo  così  sapere  della  sua  presenza  al  villaggio  (cfr. 
ibidem D41), ciò che però non corrisponde a quanto asserito  in seguito, 
secondo cui i Talebani avrebbero saputo della sua presenza, in quanto i 
loro vicini gli facevano visita (cfr. ibidem D43). Se il ricorrente fosse stato 
effettivamente  in  pericolo,  egli  non  avrebbe  di  certo  fatto  rientro  al  suo 
domicilio e non avrebbe avuto modo di pensare a qualsivoglia strategia o 
lasciarsi andare al suo stato d'animo, contrariamente a quanto egli  tenta 
di  portare  a  giustificazione  del  suo  comportamento  (cfr.  ricorso  pag. 6). 
Peraltro,  in  relazione  alle  asserite  persecuzioni  in  riferimento  all'attività 
presso  l'azienda  americana  in  questione,  sono  inadeguati  i  documenti 
prodotti  dal  ricorrente.  Infatti,  la  testimonianza  dell'azienda  americana, 
oltre  a  presentare  vari  elementi  di  dubbia  autenticità,  costituisce  una 
semplice dichiarazione di parte circa il lavoro svolto dal ricorrente. Inoltre, 
il  riferimento  alla  cessazione  dell'attività  a  causa  di  asseriti  problemi  di 
sicurezza  e  soprattutto  in  seguito  al  "preavviso  negativo  da  parte  dei 
Talebani" rappresenta un'affermazione manifestamente ad hoc in base a 
quanto asserito dal ricorrente. Lo stesso giudizio di inattendibilità vale per 
il  documento  presentato  dal  ricorrente  come  un'ulteriore  prova  delle 
minacce  dei  Talebani  (cfr. doc.  3),  ma  che  in  realtà  –  secondo  la 
traduzione  stessa  fornita  dal  ricorrente  –  è  una  condanna  per 
decapitazione  da  parte  del  tribunale  talebano.  Al  di  là  di  tale 
incongruenza,  tale  scritto  non  era mai  stato  citato  prima  dal  ricorrente, 
nonostante  risalga  all'(…),  ovvero  nel  bel  mezzo  del  periodo  in  cui  si 
sarebbero svolti i fatti addotti e quando lui era ancora in patria. Del resto, 
nonostante  la menzione del notorio rapporto dell'OSAR,  il  ricorrente non 
ha dimostrato concretamente l'esistenza di qualsivoglia atto persecutorio 
verso  la  sua  persona  al  di  fuori  del  contesto  lavorativo,  oltre  a  quanto 
addotto  in  relazione  al  padre  che  –  come  sopra  esposto  –  è  risultato 
manifestamente  inverosimile.  In  siffatte  circostanze,  egli  non  può 
pretendere che la sua attività per  la ditta americana precitata – sebbene 
non contestata dall'UFM – possa essere fonte di persecuzioni generali e 
sistematiche nei  suoi  confronti.  Infine,  la  stessa  conclusione  vale  per  le 
allegazioni circa  la guerra che si sarebbe combattuta nel suo villaggio e 
che avrebbe portato alla  distruzione di  una  scuola,  nonché all'uccisione 
dei  capi  tribù  del  suo  villaggio  (cfr.  doc.  4),  eventi  questi  che  non 
costituiscono  degli  atti  persecutori  nei  confronti  del  ricorrente.  La 
medesima conclusione vale per l'asserita morte del fratello del ricorrente 
che  non  ha  alcun  legame  con  i  fatti  addotti  dal  medesimo,  bensì  si 
tratterebbe di un attentato per  tutt'altra questione, estranea al ricorrente. 

D­5125/2010

Pagina 18

In  tale  contesto,  una  traduzione  del  documento  a  sostegno  di  quanto 
asserito è ininfluente (cfr. doc. 5). In conclusione,  il Tribunale ritiene che 
l'UFM  ha  rettamente  considerato  che  le  dichiarazioni  del  ricorrente  non 
soddisfano le condizioni di verosimiglianza prevista dall'art. 7 LAsi. 

8. 
In considerazione di quanto esposto, il ricorso sul punto di questione del 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  della  concessione  dell'asilo, 
destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la 
decisone impugnata va confermata.

9. 

9.1.  Se  respinge  la  domanda  di  asilo  o  non  entra  nel  merito,  l'Ufficio 
federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 
l'esecuzione.  Tiene  conto  del  principio  dell'unità  della  famiglia  (art.  44 
cpv. 1 LAsi).

9.2.  Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 
e cpv. 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo 
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1; RS 142.311]; 
DTAF 2009/50, consid. 9, pag. 733).

9.3.  Ne  consegue  che  la  pronuncia  dell'allontanamento  di  cui  alla 
decisione impugnata va confermata.

10. 
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.–,  che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 
1 e 5 PA nonché art. 3  lett. b del  regolamento sulle  tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21 
febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

D­5125/2010

Pagina 19

Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le  spese  processuali  di  CHF  600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione: