# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e94b4436-9638-5265-96dd-ac882519d5e4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.12.2008 38.2008.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2008-29_2008-12-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2008.29

   

  rs

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 giugno 2008 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 maggio
  2008 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 14 maggio 2008 la Sezione del lavoro Ufficio
giuridico ha confermato la decisione del 13 marzo 2008 con la quale ha respinto
la domanda del 4 febbraio 2008 di RI 1 volta a ottenere il condono dell’importo
di fr. 4'004.50 chiestogli in restituzione dalla Cassa __________ per il
periodo dal 23 agosto al 31 ottobre 2007, in quanto egli, essendo stato inabile
al lavoro per infortunio al 50% in quel lasso di tempo, aveva diritto soltanto
alle indennità giornaliere in misura del 50% (cfr. doc. IIbis=A1, 10, 14, 15).

                                         A
sostegno del diniego del condono l’amministrazione ha rilevato che l’assicurato,
non indicando il proprio impedimento sui fogli di autocertificazione del
periodo in questione, non ha avuto un comportamento conforme alla buona fede (cfr.
doc. IIbis=A1).

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione del 14 maggio 2008 l’assicurato ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA. 

                                         Egli ha
contestato il rifiuto di accordargli il condono, adducendo di avere agito in
buona fede e di non potersi permettere di restituire la somma richiestagli
(cfr. doc. I).

 

                               1.3.   Il
Presidente del TCA, constatato che il ricorso non ossequiava i requisiti di cui
all’art. 1a cpv. 1 della vLPTCA, in vigore fino al 30 settembre 2008 (cfr. art.
4 Lptca in vigore dal 1° ottobre 2008), con decreto dell’11 giugno 2008, ha
assegnato all’assicurato un termine di 20 giorni per completare l’impugnativa
con l’avvertenza che trascorso infruttuoso tale termine, il Tribunale non
sarebbe entrato nel merito (cfr. doc. III).

 

                               1.4.   Con scritto
del 1° luglio 2008 RI 1 ha completato il proprio ricorso, ribadendo, tra
l’altro, di non avere agito in malafede e allegando della documentazione (cfr.
doc. IV, A1-8).

 

                               1.5.   Nella sua
risposta del 6 agosto 2008 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione
dell’impugnativa con sostanzialmente le medesime argomentazioni di cui si è
avvalsa nella decisione su opposizione (cfr. doc. VI).

 

                               1.6.   L’assicurato
si è espresso nuovamente al riguardo con scritto del 15 agosto 2008 (cfr. doc.
VIII).

 

                               1.7.   Pendente
causa questa Corte ha posto alcuni quesiti a __________ della __________ (cfr.
doc. X).

 

                                         La
signora __________ ha risposto il 12 novembre 2008 (cfr.doc. XIII + bis).

 

                               1.8.   La Sezione
del lavoro ha preso posizione in merito il 14 novembre 2008 (cfr. doc. XV).

 

                                         L’assicurato,
il 24 novembre 2008, si è riconfermato nelle proprie allegazioni (cfr. doc.
XVI).

 

                               1.9.   Il doc. XV è
stato inviato per conoscenza all’assicurato (cfr. doc. XVII).

 

                                         Il doc.
XVI è stato per contro trasmesso per conoscenza all’amministrazione (cfr. doc.
XVIII).

 

                                         in
diritto

 

In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007
del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I
707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del
22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se la Sezione del lavoro a ragione o no ha negato
all’assicurato il diritto al condono dell’obbligo di restituire la somma di fr.
4'004.50 percepita indebitamente a titolo di prestazioni dell’assicurazione
contro la disoccupazione nel lasso di tempo dal 23 agosto al 31 ottobre 2007.

 

                               2.3.   L'art. 95
LADI regola la restituzione di prestazioni.

                                         Secondo
il cpv. 1 di questo articolo la domanda di restituzione è retta dall'art. 25
LPGA ad eccezione dei casi di cui all'articolo 55.

 

                                         L'art. 25
cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

                                      

                                         I
principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati
dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto
l’egida di questa legge (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5). 

                                         L'obbligo
di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una
riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state
attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V
110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 et DLA 2006 pag. 158).

 

                                         La
riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53
LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore
(cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K
147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8
febbraio 2005).

 

                                         Analogamente
alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione
deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in
giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad
indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF
U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N°
14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

 

                                         Inoltre,
l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza
dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2
LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

 

                                         Questi
principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza
una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di
cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid.
1.1).

 

                               2.4.   La
giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) in
merito al condono regolato dal vecchio art. 95 LADI conserva tutta la sua
validità anche con l’entrata in vigore dell’art. 25 LPGA (cfr. STFA del 27
aprile 2005 nella causa R., C 174/04; U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess
2003, ad art 25, n. 45).

 

                                         L'art. 4
OPGA regola il condono.

                                         Se il
beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore
rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni
indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

 

                                         Determinante
per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione
di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

                                         Il
condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei
necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in
cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

                                         Sul
condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

 

                                         L'art. 5
OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

 

"  1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25
capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge
federale del 19 marzo 1965 sulle
prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e
l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i
redditi determinanti secondo la LPC.

 

2 Per il calcolo delle spese
riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a. per le persone che vivono a casa:

    1.  quale
importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: l’importo massimo
secondo le categorie di cui all’articolo 3b
capoverso 1 lettera a LPC,

    2.  quale
pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le categorie di cui
all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le
persone che vivono in un istituto: quale importo per le spese personali, 4800
franchi l’anno;

c. per tutti,
quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria secondo la
versione vigente dell’ordinanza del DFI3 sui
premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il
calcolo delle prestazioni complementari.

 

3 La franchigia per gli
immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75
000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita
di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3c cpv. 1 lett. c LPC)
ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo
il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di
un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.

 

4 Sono computati come spese
supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli
orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o
dell’AI, 4000 franchi per figlio.”

 

                                         Secondo
la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,
è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

 

                                         -     l'interessato
ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

                                         -     la
restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

 

                                         Quindi,
qualora difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere
accordato.

 

                               2.5.   La buona
fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente.
Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata
da sua negligenza.

                                         Per quel
che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa,
intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che
hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di
annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza
grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o
l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve
dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STFA del 16 giugno 2003 nella
causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA
2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA
1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,
consid. 3c, pag. 180).

 

                               2.6.   Con
l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che
regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.

 

                                         L'art. 28
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

                                         Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).

                                                      Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire
gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e
per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

                                                      Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di
lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo
caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il
diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le
informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

 

                                         L'art. 31
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".

 

                                         L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

                                                      Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle
assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che
le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto
modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

 

                                         Circa gli
effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:

 

" 
a) Die Mitwirkung beim Vollzug der
Sozialversicherungsgesetze und

    insbesondere
bei der Leistungsfestsetzung hat in den bisherigen Erlassen eine eingehende
Regelung erfahren (vgl. dazu auch LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in
den einzelnen Gesetzten verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht
grundsätzlich von den bisherigen Normierungen ab und steht auch in
Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG (Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von
Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber
dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen Neuerungen.

 

b) Eine Reihe von Bestimmungen der Einzelgesetze
wurde im Zuge

    der
Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben. Dies trifft insbesondere Regelungen
zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999
4585). (…)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 28, n. 30 e 31)

 

" 
a  Der Gesetzgeber hat grundsätzlich darauf
verzichtet, von der

    allgemeinen
Regelung des Art. 31 ATSG abweichende einzelgesetzliche Normierungen
festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden einzelgesetzlichen Ordnungen
ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie
altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl 1999 4744)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)

 

                                         La dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al vecchio art.
96 LADI conservano dunque la loro validità.

                                         In merito
all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gerhards:

 

" 
Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie
bezieht sich auf "alle erforderlichen Auskünfte" (96 I, III). Was
dabei im einzelnen "erforderlich" ist, bestimmt dabei die anfragende
Stelle bzw. richtet sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.

Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von
Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende
Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. "die
nötigen Unterlagen").

Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle
keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht
"erforderlich" oder "nötig" sind. Das Auskunftsrecht darf
also nicht schikanös ausgeübt werden. (...).

Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der
Kasse (vgl. oben

N. 28) ist umfassend (vgl. "alles
melden"), soweit die Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:

-   Anspruchsberechtigung des Versicherten

    (s. Anspruchs- Voraussetzungen)

-   Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."

(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol. II, pag. 792-793, N. 20,
21, 22 e 30).

 

                                         Il dovere
di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di
prestazioni.

                                         Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA
1993/1994 N. 3 pag. 21).

 

                               2.7.   Il TFA,
pronunciandosi nel caso di un assicurato che non aveva annunciato di avere
ricevuto un salario durante alcuni giorni e al quale il Tribunale cantonale
aveva riconosciuto la buona fede nella percezione delle indennità in un
determinato periodo di controllo, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.2 Der Vorinstanz kann insofern beigepflichtet
werden, als dem Beschwerdegegner auf Grund der Tatsache, dass er in dem am 19. März
2002 ausgefüllten Kontrollausweis für den Monat März 2002 die erst ab 26. März
2002 in der Firma X.________ AG ausgeübte Tätigkeit noch nicht aufgeführt hat,
keine Meldepflichtverletzung vorzuwerfen ist. Wie in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zu Recht ausgeführt wird, genügt dies für eine
Bejahung der Gutgläubigkeit beim Leistungsbezug indessen nicht. Eine Verletzung
der Melde- oder Auskunftspficht ist eine zwar häufige, aber nicht die einzige
Form eines fehlerhaften Verhaltens, das die Annahme von Gutgläubigkeit
ausschliesst (ARV 1998 Nr. 41 S. 239 Erw. 4b). Als der Beschwerdegegner die
Taggelder für den Monat März 2002 gemäss Abrechnung der Arbeitslosenkasse vom
16. April 2002 ausbezahlt erhielt, wusste er von der in diesem Monat in der
Firma X.________ AG geleisteten Arbeit und der ihm deswegen zustehenden
Entlöhnung. Bei zumutbarer Sorgfalt hätte ihm daher nicht entgehen können, dass
ihm die ausbezahlte Arbeitslosenentschädigung nicht oder zumindest nicht
vollumfänglich zustand. Daran würde nichts ändern, wenn, wie im
vorinstanzlichen Verfahren geltend gemacht, tatsächlich eine Mitarbeiterin des
Regionalen Arbeitsvermittlungszentrums vom zusätzlich erzielten Verdienst in
Kenntnis gesetzt worden wäre. Indem der Beschwerdegegner diesen Gegebenheiten
nicht die nötige Beachtung schenkte, hat er nicht das Mindestmass an
Aufmerksamkeit aufgewendet, welches jedem verständigen Menschen in gleicher
Lage und unter den gleichen Umständen als beachtlich hätte einleuchten müssen
(BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen). Dass er nach Erhalt der
Taggeldabrechnung für den Monat März 2002 nicht unverzüglich bei der Arbeitslosenkasse
intervenierte und sie auf die offensichtlich zu hoch ausgefallene Zahlung
aufmerksam machte, kann, entgegen der vorinstanzlichen Argumentation, nicht als
bloss leichte Nachlässigkeit gewertet werden, sondern ist vielmehr als grobe
Pflichtwidrigkeit zu qualifizieren, welche einer erfolgreichen Berufung auf den
guten Glauben entgegensteht. Die nach Art. 95 Abs. 2 AVIG erforderliche
Voraussetzung der Gutgläubigkeit beim Leistungsbezug ist demnach nicht erfüllt,
weshalb die Rückerstattung der für den Monat März 2002 zu Unrecht
ausgerichteten Taggelder im Betrag von Fr. 841.25 nicht erlassen werden kann. (…)."

(cfr. STFA del 3 novembre 2003 nella causa L., C
172/03)

 

                                         In un
altro caso il TFA ha negato la buona fede di un'assicurata che è stata chiamata
a restituire delle indennità di disoccupazione, vista la sua disponibilità ad
accettare un lavoro al 20% e non al 40% come erroneamente ritenuto.

                                         L'Alta
Corte ha, tra l'altro, osservato che:

 

" 
(…)

4.1 In dem am 20. März 2000 ausgefüllten Antrag
auf Arbeitslosenentschädigung gab die Beschwerdeführerin noch an, bereit und in
der Lage zu sein, eine Arbeit im Umfang von 40 % einer Vollzeitbeschäftigung
anzunehmen. Wie sich in der Folge herausstellte, war sie im Hinblick auf die
ihr zu Hause obliegende Kinderbetreuung indessen von Anfang an nur an einem 20
%igen Teilpensum interessiert. Die Frage, ob sich die Beschwerdeführerin damit
eine Melde- resp. Auskunftspflichtverletzung hat zu Schulden kommen lassen,
kann dahingestellt bleiben. Immerhin ist darauf hinzuweisen, dass sie offenbar
bereits am 7. April 2000 anlässlich eines Beratungsgesprächs auf dem Regionalen
Arbeitsvermittlungszentrum das Ausmass ihrer tatsächlichen Einsatzbereitschaft
korrekt mit 20 % angegeben hat. Dass die Verwaltung die darauf gebotene rasche
Reaktion vermissen liess und deshalb eine sofortige Reduktion der ausbezahlten
Entschädigungen ausblieb, ist nicht mehr von der Leistungsbezügerin zu
vertreten.

 

4.2 Entscheidend fällt indessen ins Gewicht, dass
die Beschwerdeführerin in den folgenden Monaten die ihr gewährten Taggelder
jeweils entgegennahm, ohne die Verwaltung je auf die Fehlerhaftigkeit der
Abrechnungen aufmerksam zu machen oder sich wenigstens nach einer Begründung
für die offensichtlich zu hoch ausgefallenen Entschädigungen zu erkundigen.
Dass sie die jeweiligen Abrechnungen der Arbeitslosenversicherung nicht genauer
geprüft haben will, vermag sie nicht zu entlasten, muss doch von einer
Bezügerin von Versicherungsleistungen ein gewisses Mindestmass an
Aufmerksamkeit und eine Mitwirkung bei der Abwicklung des Versicherungsfalles
erwartet werden. Nachdem die von der Beschwerdeführerin empfangenen Leistungen
annähernd ein Drittel des vor ihrer Arbeitslosigkeit bei einer
Vollzeitbeschäftigung realisierten Lohnes ausmachten, hätte sie ohne weiteres
erkennen müssen, dass ihr Taggelder ausgerichtet wurden, welche ihr in dieser
Höhe nicht zustehen konnten. Insbesondere musste ihr bewusst sein, dass sie,
würde sie eine Erwerbstätigkeit mit einem bloss 20 %igen Pensum ausüben, kaum
je ein Gehalt in der Höhe der nunmehr bezogenen Arbeitslosenentschädigung
erreichen würde. Einer eingehenden Prüfung der jeweiligen Abrechnungen der
Arbeitslosenversicherung oder gar besonderer Fachkenntnisse bedurfte es dazu
nicht. Da die Beschwerdeführerin das leicht erkennbare Missverhältnis zwischen
dem anrechenbaren Arbeits- und damit verbundenen Verdienstausfall und der
ausgerichteten Entschädigung nicht wahrnahm oder ihm nicht die gebotene
Beachtung schenkte, muss ihr vorgehalten werden, nicht das Mindestmass an
Aufmerksamkeit aufgewendet zu haben, welches jedem verständigen Menschen in
gleicher Lage und unter den gleichen Umständen als beachtlich hätte einleuchten
müssen (BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen). Von einer bloss leichten
Nachlässigkeit kann angesichts der ins Auge springenden Diskrepanz zwischen dem
zufolge Arbeitslosigkeit mutmasslich entgangenen Verdienst und der deswegen
bezogenen Versicherungsleistungen nicht gesprochen werden. Vielmehr ist mit
Vorinstanz und Verwaltung von einer groben Pflichtwidrigkeit auszugehen, welche
eine erfolgreiche Berufung auf den guten Glauben ausschliesst. (…)"

(cfr. STFA del 2 luglio 2003 nella causa D. C
70/03, consid. 4)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DLA 2001 a pag. 160 l'Alta Corte aveva già ricordato che:

 

" 
(…) 

Nach der Rechtsprechung ist grobe Fahrlässigkeit
gegeben, wenn jemand das ausser Acht lässt, was jedem verständigen Menschen in
gleicher Lage und unter gleichen Umständen als beachtlich hätte leuchten müssen
(BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen; vgl. auch Gerhards, Kommentar zum AVIG,
Bd. II, N. 41 zu Art. 95). (…)" (cfr. DLA 2001, N. 18, consid. 4b, pag.
163)

 

                               2.8.   Nella presente evenienza dalle carte processuali risulta che RI
1 si è iscritto in disoccupazione il 27 novembre 2006, dichiarando di ricercare
un impiego a tempo pieno quale consulente di vendita, rappresentante (cfr. doc.
43).

 

                                         Il 23
agosto 2007 il Dr. med. __________, in un Certificato di infortunio LAINF, ha
attestato che a decorrere da tale data l’assicurato presentava un’inabilità al
lavoro del 50% a causa dei postumi infortunistici in relazione a un sinistro
occorsogli nel dicembre 2005. Tale incapacità è stata confermata il 4 settembre
2007 (cfr. doc. 23).

 

                                         Da alcuni
conteggi dell’__________ si evince, inoltre, che l’insorgente per il periodo dal
23 agosto al 31 ottobre 2007 ha percepito delle indennità giornaliere in misura
del 50% (cfr. doc. 19).

 

 

                                         Malgrado
quanto appena esposto, nei formulari “Indicazioni della persona assicurata” (FAUT)
afferenti ai mesi da agosto a ottobre 2007 l’assicurato, il 25 agosto,
rispettivamente il 25 settembre e il 25 ottobre 2007, ha risposto negativamente
alla domanda se era stato impossibilitato a lavorare in seguito a infortunio (cfr.
doc. 34: p.to 4 dei FAUT).

 

                                         Il 1°
aprile 2008 il ricorrente ha, però, dichiarato alla Sezione del lavoro di avere
consegnato il Certificato d’infortunio LAINF il 25 agosto 2008 (recte: 2007),
quando ha portato alla Cassa il dovuto formulario (cfr. doc. 9)

 

                                         Ciò
contrasta con quanto emerso da un accertamento esperito dalla Sezione del
lavoro presso la Cassa di disoccupazione nell’aprile 2008. 

                                         Quest’ultima,
ha affermato di avere ricevuto per il tramite della propria collaboratrice __________,
il certificato d’infortunio LAINF attestante l’inabilità lavorativa
dell’insorgente il 27 novembre 2007. 

                                         Il FAUT
di agosto le è, invece, pervenuto il 27 agosto 2007 senza che l’assicurato avesse
comunicato la sua incapacità al lavoro del 50% e che quindi il pagamento è
stato regolarmente inserito subito il 27 agosto 2007. 

                                         La Cassa
ha pure precisato che in seguito il FAUT del mese di agosto 2007 è stato
corretto da __________, la quale ha indicato al p.to 4 l’inabilità lavorativa e
al p.to “Osservazioni” ha apposto la nota “correzione effettuata
dalla cassa all’arrivo del certificato del 24.11.2007” (cfr. doc. 6, 7).

 

                                         Agli atti
risulta, in ogni caso, uno scritto del 5 novembre 2007 che __________ ha indirizzato
alla __________ di __________, in cui è stato indicato che “l’assicurato ha
iniziato l’infortunio il 23 agosto 2007. Per i mesi di settembre e ottobre 2007
non ha segnalato il suo infortunio al 50% né con certificato medico, né
attestandolo sul FAUT, conseguentemente la Cassa ha indennizzato al 100% i due
mesi” (cfr. doc. 21).

 

                                         Da questa
lettera si evince, dunque, che la Cassa, tramite la propria dipendente __________,
era in ogni caso al corrente, precedentemente al 27 novembre 2007 - e meglio perlomeno
dal 5 novembre 2007-, dell’inabilità al lavoro dell’assicurato al 50%.

 

 

                                         Al fine
di chiarire questo aspetto, pendente causa, questa Corte ha posto a __________
i seguenti quesiti:

 

"  1. In
che data precisa ha ricevuto il Certificato d’infortunio LAINF 

relativo al signor RI 1
da cui emerge la sua inabilità al lavoro del 50% a partire dal 23 agosto 2007?

 

2. Chi le ha consegnato il Certificato menzionato e in quale
occasione?

 

3. Come spiega il fatto che la Cassa abbia indicato alla Sezione del
lavoro, il 21 aprile 2008, di avere ricevuto da lei il Certificato in questione
il 27 novembre 2007, quando da un suo scritto alla __________ di __________ del
5 novembre 2007 emerge che in quella data lei era già a conoscenza
dell’incapacità lavorativa al 50% a fare tempo dal 23 agosto 2007
dell’assicurato?

 

4. Dal FAUT afferente al mese di agosto 2007 si evince che alla
domanda n. 8 “Ha chiesto o riscosso delle prestazioni presso un’altra
assicurazione sociale?” è stato risposto “sì”. 

Tale risposta è
stata apposta dall’assicurato o è il risultato di una correzione?

 

Nel caso in cui si
tratti della risposta fornita dal signor RI 1, la Cassa ne ha o meno tenuto
conto?

    Se sì, in che modo?

    Se no, per quale motivo?” (Doc. 21)

 

                                         __________,
il 12 novembre 2008, ha risposto che:

 

" 
(…)

1. Il
certificato d’infortunio LAINF mi è stato consegnato via manu in data
24.11.2007.

 

2. Su
mia richiesta la copia del certificato mi è stato consegnato direttamente da
un’impiegata dell’Ufficio regionale di collocamento di __________ (gli uffici
sono ubicati nello stesso stabile).

 

3. In
data 30.10.07 sono venuta casualmente a conoscenza dell’infortunio
dell’assicurato tramite una telefonata con l’Ufficio regionale di collocamento
di __________. Lo stesso giorno ho contattato per iscritto l’assicurato (vedi
fotocopia allegata) per un chiarimento.

 

      4.                               La risposta
effettuata sul faut di agosto 07 al punto 8 è stata 

                                        apposta
dall’assicurato.

        4.1.                          La
cassa non ha tenuto in considerazione la risposta al punto 8 (d’altronde
nessuna documentazione è stata allegata). La domanda di riferimento in caso di
infortunio o di ricaduta di un infortunio è il punto no 4 e il risultato della
correzione è stata scritta personalmente in presenza dell’assicurato dopo la
sua convocazione.”(Doc. XIII)

 

                                         Da quanto
appena esposto emerge innanzitutto che la Cassa è comunque venuta a conoscenza
dell’inabilità lavorativa in seguito a infortunio dell’assicurato soltanto il
30 ottobre 2007 da parte dell’URC. 

                                         Questa
data, pur essendo antecedente al giorno in cui la collaboratrice della Cassa ha
ricevuto il certificato LAINF nel novembre 2007, è posteriore ai periodi di
controllo di agosto e settembre 2007. Per quanto attiene al mese di ottobre
2007, il giorno del 30 ottobre corrisponde altresì alla data del conteggio
delle indennità di disoccupazione per tale mese e del relativo pagamento (cfr.
doc. 22, 43).

                                         Di
conseguenza la mancata informazione copre l'intero periodo d'indennizzazione
(23 agosto - 31 ottobre 2007).

 

                                         L’assicurato
non ha peraltro contestato, debitamente motivando, l’esito dell’accertamento
effettuato da questo Tribunale (cfr. doc. doc. XVI).

 

                                         Inoltre
la sua affermazione di aver consegnato alla Cassa il Certificato d’infortunio
LAINF il 25 agosto 2007 è rimasta un’allegazione di parte non suffragata da
elementi probatori convincenti secondo il principio della verosimiglianza
preponderante (cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; DTF 125 V 195). Essa non è,
pertanto, sufficiente a dimostrare che effettivamente l’insorgente ha indicato
alla Cassa che nei mesi in questione era incapace a lavoro al 50% (cfr. STF C
3/07 del 3 gennaio 2008; STFA C 116/00 del 22 agosto 2000).

 

                                         A tale
proposito va ricordato che un assicurato deve sopportare le conseguenze
della carenza di prove suscettibili di fondare il proprio diritto (cfr. DTF 121
V 208; DTF 125 V 195; P 52/00 del 9 maggio 2001; STFA C 107/04 del 9 giugno
2005).

 

                                         E’ vero
che sul FAUT di agosto 2007 il ricorrente ha risposto “sì” alla domanda
n. 8 “Ha chiesto o riscosso delle prestazioni presso un’altra assicurazione
sociale?” (cfr. doc. 34).

 

                                         Il TCA
constata però, anche che egli ha apposto una crocetta alla risposta “no”
alla domanda n. 4 - se era impossibilitato a lavorare - su quello stesso FAUT
di agosto 2007. Egli ha inoltre risposto “no” al quesito n. 8 - “Ha
chiesto o riscosso delle prestazioni presso un’altra assicurazione sociale?” - sui
FAUT di settembre e di ottobre 2007 (cfr. doc. 34). In simili condizioni la
Cassa non aveva motivo di dubitare della capacità lavorativa dell’assicurato
per il lasso di tempo in questione. 

 

                               2.9.   Dalle
evenienze appena riportate risulta che l'assicurato ha disatteso i suoi
obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid. 2.6).

                                         Non
comunicando la propria inabilità al lavoro del 50% afferente al periodo dal 23
agosto al 31 ottobre 2007  allorquando era iscritto in disoccupazione, egli ha
impedito alla Cassa di verificare senza indugio l’importo delle indennità
giornaliere dell’assicurazione contro gli infortuni a cui aveva diritto e
conseguentemente in che misura potevano essergli assegnate le indennità di
disoccupazione per l’arco di tempo dal 23 agosto al 31 ottobre 2007 (cfr. art.
28 cpv. 2 LADI).

 

                                         All’assicurato
avrebbe dovuto risultare chiaro e logico che per la Cassa, presso la quale, nel
dicembre 2006, aveva postulato l’erogazione di prestazioni tenuto conto di una
capacità al lavoro a tempo pieno (cfr. doc. 36), era determinante conoscere
senza ritardo alcuno la sua abilità al lavoro per ogni periodo di controllo.

                                         Egli
avrebbe dovuto, perciò, rispondere a ogni domanda dei FAUT in modo conforme
alla realtà.

 

                                         Un tale
comportamento configura una grave negligenza che esclude la buona fede
dell'assicurato intesa quale presupposto necessario per poter ottenere il
condono delle prestazioni chiestegli in restituzione (cfr. consid. 2.3, 2.4,
2.5.).

 

                                         In
proposito è utile evidenziare che, anche nell’ipotesi in cui l’URC fosse stato tempestivamente
informato dell’incapacità al lavoro del 50% dell’insorgente per il periodo dal
23 agosto al 31 ottobre 2007, l’esito della presente vertenza non potrebbe
essere differente. 

                                         In
proposito è utile evidenziare che il TF, in una sentenza C 288/06 del 27 marzo
2007, ha stabilito, nel caso di un assicurato sospeso per 20 giorni dal diritto
alle indennità di disoccupazione per avere violato il proprio obbligo di
informare e annunciare, che era irrilevante che lo stesso avesse informato il
consulente del personale presso l’URC in merito al guadagno intermedio
conseguito. In effetti la menzione dell’attività svolta a un organo
incompetente non esonerava l’assicurato dal dovere di informare la competente
cassa di disoccupazione.

 

                                         Al
riguardo cfr. anche DLA 2006 N. 5 pag. 69.

 

                                         Contestualmente giova,
poi, segnalare che l’Alta Corte, in una sentenza C 103/06 del 2 ottobre 2006,
ha ribadito che per negare la buona fede non è necessario un comportamento
doloso, né fraudolento.

 

                             2.10.   L’insorgente
ha chiesto al TCA di volergli concedere un incontro personale (cfr. doc. IV).

 

                                         Questo Tribunale rileva
innanzitutto che l’audizione richiesta può essere rifiutata senza per questo
ledere il diritto d’essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e
dall'art. 6 n. 1 CEDU.

                                         Infatti, secondo la
giurisprudenza federale, l’obbligo di organizzare un dibattimento pubblico ai
sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di
una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di
audizione personale o di interrogatorio di parti o di testimoni, oppure
richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. sentenza del 21 agosto 2007, I 472/06, consid. 2 che ha confermato
questo principio, nonché DTF 122 V 47; cfr. pure DTF 124 V 90, consid.
6, pag. 94 e il rinvio alla DTF prima citata).

                                         In
concreto, non essendo stata presentata una domanda espressa di procedere ad
un’udienza pubblica (il ricorrente ha chiesto di volergli concedere un incontro
per potersi esprimere al meglio), questo TCA rinuncia a un’audizione delle
parti poiché superflua ai fini dell’esito della vertenza (cfr. sentenza del 21
agosto 2007, I 472/06, consid. 2 e art. 17 della legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni del 23 giugno 2008, in
vigore dal 1° ottobre 2008 secondo cui "se le circostanze lo giustificano,
il Giudice cita le parti per un dibattimento").               

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora, inoltre, l’istruttoria da effettuare
d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid.
3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di
procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         Nel caso
in esame, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita
dall’esame degli atti dell’incarto comprensivi degli esiti degli accertamenti
effettuati da questa Corte, per cui rinuncia all'assunzione di ulteriori prove,
come ad esempio l’audizione postulata dal ricorrente (cfr. doc. I).

 

                             2.11.   L'assicurato
ha, inoltre, indicato di non potersi permettere un avvocato (cfr. doc. IX).

 

                                         A
prescindere dalla questione di sapere se in concreto siano o meno adempiute le
condizioni per ottenere il gratuito patrocinio giusta gli art. 61 lett. f LPGA
e 21 cpv. 2 vLPTCA, applicabile sulla base della disposizione transitoria di
cui all’32 Lptca in vigore dal 1° ottobre 2008 (assistenza giudiziaria
necessaria o comunque indicata, stato di indigenza dell’assicurato e
conclusioni non sprovviste di esito favorevole), va osservato che
secondo l'art. 21 cpv. 1 del vLPTCA (cfr. nuovo art. 28
Lptca), il ricorrente ha diritto di farsi patrocinare. Se il giudice lo
riconosce incapace a difendersi gli assegna un avvocato o un patrocinatore
idoneo.

 

                                         In una
sentenza del 27 febbraio 2006 il TCA nella causa C., inc. 35.2005.53, ha negato
ad un assicurato il patrocinatore d'ufficio rilevando:

 

" 
Nel caso di specie, la qualità degli allegati
prodotti da X, ingegnere elettrotecnico di professione, dimostra che egli è
stato in grado di difendere adeguatamente i propri interessi davanti al TCA, di
modo che non vi era necessità di assegnargli un patrocinatore d’ufficio."

 

In una sentenza dell'8
novembre 2004 nella causa F., C 116/03, il TFA è giunto allo stesso risultato,
sottolineando:

 

" 
Eine unentgeltliche Verbeiständung fällt ausser
Betracht, da der

Beschwerdeführer seine Interessen in diesem
Prozess selber gehörig wahren konnte und nicht ersichtlich ist, welchen
zusätzlichen Nutzen in dieser Situation eine anwaltliche Vertretung erbracht
hätte. (BGE 103 V 47, 98 118;
vgl. auch BGE 128 I 232 Erw.
2.5.2 mit Hinweisen)."

 

                                         In concreto l’assicurato è
stato in grado di motivare adeguatamente le proprie conclusioni.

                                         Il TCA ha compreso quanto
postulato dall’insorgente e ha potuto rispondere puntualmente alle sue domande.

                                         Al riguardo non va
dimenticato che in materia di assicurazioni sociali vige il
principio inquisitorio (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA; art. 9 vLPTCA; art.
16 Lptca in vigore dal 1° ottobre 2008).

                                         In simili circostanze, nel
caso in esame, non vi era la necessità di assegnare al ricorrente un
patrocinatore d’ufficio.

 

                             2.12.   Alla luce di tutto quanto
esposto, occorre concludere che, venendo a mancare il primo
presupposto necessario per poter ottenere il condono delle prestazioni - la
buona fede - (cfr. consid. 2.9.), a ragione la Sezione del lavoro ha respinto
la relativa istanza senza verificare se l'ulteriore condizione, quella del
grave rigore, fosse o meno adempiuta (cfr. art. 25 cpv. 1 LPGA; 4 OPGA).

 

                                         La
decisione su opposizione del 14 maggio 2008 deve, pertanto, essere confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti