# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 45f51aa8-50fc-5ae6-82ac-899c5b7c8e2c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-08-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.08.2021 F-3824/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-3824-2019_2021-08-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-3824/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3 0  a g o s t o  2 0 2 1   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Fulvio Haefeli, Jenny de Coulon Scuntaro,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, 

c/o …,  

…,  

…,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Dipartimento federale degli affari esteri DFAE,  

Direzione consolare, Divisione Protezione consolare,  

Aiuto sociale agli Svizzeri all’estero,  

Effingerstrasse 27,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Aiuto sociale e prestiti ai cittadini svizzeri all'estero. 

 

 

 

F-3824/2019 

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Fatti: 

A.  

A._______ (la ricorrente), cittadina svizzera nata l’… 1943 nel Canton …, 

nubile e senza figli, artista-pittrice, si è trasferita in Italia con sua madre, nel 

frattempo deceduta, nel 1956, dove risiede tuttora nel comune di ... (..., ...).  

Dal 1° giugno al 31 agosto 1998, la ricorrente ha beneficiato di una rendita 

intera d’invalidità di fr. 136.– mensili, e, con effetto dal 1° settembre 1998, 

di una mezza rendita d’invalidità di circa fr. 70.– al mese. Dal 1° aprile 2007, 

la ricorrente percepisce una rendita di vecchia di fr. 377.– mensili.  

B.  

Il 28 dicembre 1989, rappresentata da un suo amico avvocato in qualità di 

“procuratore speciale”, la ricorrente aveva comperato un bene immobile, 

ossia un “villino sviluppantesi su due piani […], composto da soggiorno con 

angolo cottura a bagno al primo piano, con terrazzino a livello, e da 

camera, cameretta e W.C. al piano terra” (contratto di compravendita), sito 

a ... (...), a circa trenta metri dal mare, per il prezzo di 30 milioni di lire, di 

cui 6 milioni da pagare immediatamente e il restante da versare in otto rate 

successive (cambiali) da 3 milioni ciascuna a partire dal 31 marzo 1990, 

l’ultima scadente il 31 ottobre 1990, pena la risoluzione del contratto di 

compravendita.       

C.  

Il 21 agosto 2001, la ricorrente ha sottoposto al Dipartimento federale degli 

affari esteri (DFAE), tramite l’Ambasciata di Svizzera a Roma (ASR), una 

richiesta di prestazioni assistenziali per gli Svizzeri all’estero (“aiuto 

mensile per sostentamento”).  

Nell’apposito formulario la ricorrente ha indicato di non esercitare alcuna 

attività lavorativa, di non avere entrate, di non beneficiare di alcun tipo di 

assistenza da parte dell’Italia, di possedere un’automobile, di dover pagare 

un “affitto dal mese di giugno in poi” nel comune di ... (...), e di soffrire di 

uno “stato depressivo con attacchi di panico e ansia sociale”.  

D.  

Il 20 marzo 2002, dopo aver istruito la domanda della ricorrente, il DFAE le 

ha accordato una prestazione mensile di fr. EUR 945.– per il periodo dal 1° 

aprile 2002 al 31 marzo 2003, e ciò allo scopo di permetterle di prendere 

tutte le misure necessarie per potere finanziare la sua esistenza in Italia in 

modo autonomo, “da die Unterstützung nicht weitergeführt werden kann. 

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Sollte dies aus zwingenden und belegbaren Gründen nicht möglich sein, 

käme nur noch eine Rückkehr in die Schweiz in Frage”.   

E.  

Considerando che la situazione della ricorrente non era sostanzialmente 

cambiata al termine del primo anno per il quale le era stato concesso il 

sussidio, il DFAE ha continuato a versarle, oltre ad importi per coprire le 

sue spese mediche ed altre spese della vita quotidiana, le prestazioni 

mensili seguenti:  

- dal 1° aprile 2003 al 31 marzo 2004, EUR 1’045.–;  

- al 1° aprile 2004 al 31 marzo 2005, EUR 1'109.–; 

- dal 1° aprile 2005 al 31 marzo 2006, EUR 1'186.–; 

- dal 1° aprile 2006 al 30 settembre 2006, EUR 963.–; 

- dal 1° ottobre 2006 al 30 settembre 2007, EUR 1'000.–; 

- dal 1° ottobre 2007 al 30 settembre 2008, EUR 926.–; 

- dal 1° ottobre 2008 al 30 settembre 2009, EUR 1'043.–; 

- dal 1° ottobre 2009 al 30 settembre 2010, EUR 1'093.–; 

- dal 1° ottobre 2010 al 30 settembre 2011, EUR 1'083.–; 

-  dal 1° ottobre 2011 al 30 settembre 2012, EUR 974.–.  

F.  

Il 25 giugno 2012, il comune di ... si è rifiutato di concedere alla ricorrente 

un “contributo economico”, e ciò in mancanza dei requisiti necessari.      

L’11 luglio 2012, l’Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS) 

ha respinto la domanda della ricorrente di “assegno sociale per titolari della 

carta di soggiorno”, il suo reddito essendo superiore al massimo di EUR 

5'577.–.   

G.  

In prosieguo, il DFAE ha continuato a versare alla ricorrente, in aggiunta al 

rimborso delle sue spese mediche e di altre spese della vita di tutti i giorni, 

le prestazioni mensili seguenti:  

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- dal 1° ottobre 2012 al 30 settembre 2013, EUR 1'037.–; 

- dal 1° ottobre 2013 al 30 settembre 2014, EUR 1'210.–; 

- dal 1° ottobre 2014 al 30 settembre 2015, EUR 973.– (1'031.–); 

- dal 1° ottobre 2015 al 30 settembre 2016, EUR 1'099.–; 

- dal 1° ottobre 2016 al 30 aprile 2017, EUR 1'053.–; 

- dal 1° maggio 2017 al 30 aprile 2018, EUR 874.–.    

H.  

Il 1° agosto 2017, durante un colloquio con un collaboratore dell’ASR, la 

ricorrente ha raccontato di avere “ricevuto in donazione tramite testamento 

da un suo amico a ... […] un appartamentino […] non […] in buone 

condizioni”, dove “tiene una parte dei suoi quadri” e dove si reca “sempre 

meno spesso”, manifestando l’intenzione di volere “donarlo alla sua amica 

di ...”. In proposito, il collaboratore le ha suggerito che avrebbe dovuto 

“assolutamente interessarsi per venderlo” (lista di controllo per le visite a 

domicilio del 1° agosto 2017).   

I.  

Il 28 febbraio 2018, il comune di ... ha dichiarato, per scritto, di non 

assistere la ricorrente, né finanziariamente né in altro modo.  

Lo stesso giorno le Poste italiane hanno fornito un attestato relativo agli 

averi della ricorrente fino al 31 dicembre 2017, ossia il conto corrente 

40537748 (saldo di EUR 30.26), con una “giacenza media 2017” di EUR 

362.09, il conto Postepay IT60G0760105138263093063097 (saldo di EUR 

382.25), con una “giacenza media 2017” di EUR 222.06, e il libretto di 

risparmio estinto, con una “giacenza media annua al 31/12/2017 di [EUR] 

5.59”.     

Il 30 marzo 2018, l’INPS ha rilasciato alla ricorrente un’attestazione ISEE 

(Indicatore Situazione Economica Equivalente), indicante un patrimonio 

immobiliare di EUR 29'501.–.  

J.  

Il 3 aprile 2018, dopo avere ricevuto dalla ricorrente una “perizia di stima” 

dell’immobile di ..., effettuata da un ingegnere e facente stato di un valore 

totale di EUR 45'000.–, da cui detrarre il costo dei lavori da eseguire di 

EUR 20'000.–, l’ASR ha informato la medesima di voler eseguire una 

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seconda valutazione prima di procedere alla vendita, chiedendole di tenere 

pronte le chiavi per il necessario sopraluogo. L’ASR ha inoltre ventilato alla 

ricorrente l’idea di organizzare una mostra, con l’aiuto del Consolato 

Generale di Svizzera a ..., per vendere i suoi quadri.  

K.  

Il 17 maggio 2018, il DFAE ha deciso di approvare la richiesta della 

ricorrente di versarle una prestazione assistenziale mensile, fissata a EUR 

915.–, durante il periodo dal 1° maggio 2018 al 30 aprile 2019, ricordandole 

nel contempo l’obbligo di dichiarare ogni reddito, per esempio relativo a 

prestazioni assistenziali dello Stato italiano o alla vendita dei suoi quadri, 

alla fine di ogni mese. Nella sua decisione il DFAE ha precisato che 

“omettendo di comunicarci il fatto che, dal 1990, Lei possiede un 

appartamento di Sua proprietà, è evidente che non ha ottemperato ai Suoi 

obblighi. Lo stesso vale anche per i conti bancari non dichiarati”, invitandola 

“ad adempiere in futuro ai suoi obblighi. In caso contrario, potremmo 

doverle rifiutare, ridurre o revocare le prestazioni di aiuto sociale”.       

L.  

L’11 febbraio 2019, mediante messaggio elettronico, l’ASR ha confermato 

alla ricorrente che poteva “procedere alla vendita dell’immobile alle 

seguenti condizioni: 1. Il prezzo di vendita non deve essere inferiore a EUR 

25'000.– […]; 2. La procedura di vendita deve essere assistita da un notaio 

[…]; 3. Il contratto di compravendita, prima di essere firmato dalle parti in 

causa, deve essere sottoposto a questa rappresentanza per controllo ed 

approvazione”. 

Il 28 febbraio 2019, per via elettronica, la ricorrente ha trasmesso all’ASR 

una copia della promessa di vendita della sua casa ad B._______ per EUR 

25'000.–, in cinque rate annuali di EUR 5'000.– ciascuna, la prima 

scadente il 30 settembre 2019, l’ultima il 30 settembre 2023. Lo stesso 

giorno, l’ASR ha chiesto alla ricorrente di ridurre la scadenza delle rate o 

di scaglionarle in altro modo.  

Il 10 marzo 2019, con messaggio elettronico, la ricorrente ha comunicato 

all’ASR che “l’atto di acquisto della mia casa [di ...] per legge non è corretto. 

Non sono state pagate tutte le rate del condono dal venditore. Ne mancano 

due di circa 380'000.– lire l’una. La quale spesa dovrà essere fatta da parte 

mia. [L’ingegnere] si sta occupando e farà di tutto per poter procedere alla 

vendita […]”.  

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M.  

Il 12 marzo 2019, l’ASR ha chiesto alla ricorrente di inoltrare, entro il 15 

aprile seguente, i documenti finanziari necessari per la richiesta di sussidio 

relativa al periodo 2019 – 2020.   

N.  

Il 19 marzo 2019, mediante messaggio elettronico, il vice console dell’ASR 

ha fatto sapere alla ricorrente di essere “contento nel constatare che pian 

pianino si sta procedendo alla vendita del Suo immobile a .... Per quanto 

concerne le spese burocratiche per la vendita, chiederò a Berna per la Sua 

richiesta di rimborso, ma dubito che me l’autorizzeranno, poiché 

quest’ultime dovranno essere coperte con il compenso della vendita”. Egli 

ha aggiunto che “lei dovrebbe anche far richiesta del reddito di cittadinanza 

presso le autorità competenti italiane […]”.    

Lo stesso giorno, per via elettronica, il legale italiano del DFAE ha precisato 

che “l’acquisto del 1989 è pienamente valido, perché, all’atto, sono allegate 

le ricevute di pagamento delle prime due rate della c.d. – oblazione –, 

dovuta ai fini del rilascio della concessione in sanatoria. È ben vero, però, 

che, per poter rivendere a sua volta, la [ricorrente] deve ultimare il 

pagamento dell’oblazione, mentre non occorre che sia stata emessa (e 

ritirata) la concessione in sanatoria […]. Non ci sono, dunque, ragioni di 

(sostanziale) dilazione. Assai semplicemente, la [ricorrente] potrebbe 

stipulare un contratto preliminare di vendita […], sulla base del quale 

ottenere il denaro occorrente a saldare l’oblazione dovuta. 

immediatamente appresso potrebbe stipulare l’atto definitivo di vendita 

[…]”.   

O.  

Il 1° aprile 2019 è entrato in vigore, in Italia, il decreto legge n. 4 del 2019 

che “ha introdotto il Reddito e la Pensione di cittadinanza quali misure 

fondamentali di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla 

disuguaglianza e all'esclusione sociale” (https://temi.camera.it/leg18/; 

www.redditodicittadinanza.gov.it). 

P.  

Il 15 aprile 2019, la ricorrente ha inoltrato al DFAE la domanda di 

prestazioni assistenziali mensili per il periodo successivo al 30 aprile 2019, 

corredata dei corrispondenti giustificativi.    

Il 26 aprile 2019, il DFAE ha calcolato, in base ai dati economici forniti dalla 

ricorrente, un importo mensile dell’eventuale sussidio di EUR 877.60.   

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Q.  

Il 5 giugno 2019, il DFAE si è rifiutato di concedere alla ricorrente la 

prestazione periodica da lei richiesta, notificandole la relativa decisione il 

21 giugno successivo.  

In sostanza, il DFAE rimprovera alla ricorrente di non aver indicato, nella 

sua prima richiesta di prestazioni assistenziali del 2001, di possedere un 

immobile a ..., ma di avere svelato questa proprietà soltanto nel 2017, 

pretendendo inoltre di averla ricevuta in donazione. Il DFAE le muove lo 

stesso rimprovero riguardo agli “ulteriori conti bancari non dichiarati” e al 

fatto di non avere richiesto “la pensione di cittadinanza allo Stato italiano”. 

In questo modo, il DFAE considera che la ricorrente “ha violato i suoi 

obblighi di collaborare. In aggiunta, con la vendita dell’appartamento ed 

un’eventuale pensione di cittadinanza avrebbe potuto migliorare la propria 

situazione finanziaria e per un certo periodo non dipendere dall’aiuto 

sociale della Confederazione” (decisione impugnata, §§ 6 e 7), da cui il 

respingimento della domanda di prestazioni assistenziali mensili per il 

periodo 2019 – 2020.            

R.  

Il 22 luglio 2019, per il tramite dei suoi due legali italiani, la ricorrente ha 

adito il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo che la decisione 

del DFAE sia annullata e che la prestazione periodica richiesta le sia 

erogata a decorrere dal mese di aprile (recte: maggio) 2019. La ricorrente 

ha inoltre trasmesso una copia della parte conclusiva della perizia di stima 

della sua casa a ..., e due referti medici del 10 settembre 2001, 

rispettivamente del 21 marzo 2019, di cui si dirà, per quanto necessario, in 

prosieguo. Si noti ancora che il ricorso è giunto alla frontiera svizzera il 26 

luglio 2019.       

La ricorrente sottolinea essenzialmente, riguardo alla questione della 

vendita della sua casa a ..., la “difficoltà di trovare in tempi stretti un 

possibile acquirente di un immobile non pienamente agibile, situato 

peraltro in una zona nella quale il mercato immobiliare non è dinamico ma 

fortemente stagnante”. La ricorrente fa inoltre valere, sul piano medico, 

“importanti attacchi di panico” e una “autonomia deambulatoria limitata”, 

con una forte incidenza “sulle [sue] concrete possibilità […] di provvedere 

autonomamente alle proprie necessità”. In relazione alla domanda di 

reddito di cittadinanza “introdotta dallo Stato italiano nel mese di luglio 

2019”, la ricorrente precisa che “non gode dei requisiti previsti dalla legge 

e per questo non può usufruire dell’aiuto”.       

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S.  

Il 17 settembre 2019, su invito di questo Tribunale, la ricorrente ha eletto 

domicilio in Svizzera ai fini della presente procedura.  

T.  

Il 16 dicembre 2019, dopo una proroga del termine fissatogli da questo 

Tribunale, il DFAE ha risposto al ricorso, proponendone il rigetto per i motivi 

già esposti nella decisione impugnata. 

U.  

Il 7 febbraio 2020, mediante messaggio elettronico, la ricorrente ha scritto 

al DFAE di avere ricevuto la casa di ... dal suo amico avvocato “per averlo 

assistito molte volte nella sua malattia nei suoi ultimi anni di vita”, 

producendo le relative cambiali di 3 milioni di lire ciascuna a nome del suo 

avvocato, indicato quale debitore.   

Il 9 febbraio 2020, per via elettronica con allegati i relativi giustificativi, la 

ricorrente ha comunicato al DFAE di non aver ottenuto il reddito di 

cittadinanza: “Con i conti fatti [dalla CGIL] non rientravo negli aventi diritto 

con il mio reddito. Avendo quindi chiesto la risposta per iscritto mi hanno 

detto: in Italia non diamo questo tipo di risposta per iscritto”.  

V.  

Il 6 aprile 2020, anche grazie all’intermediazione del DFAE, la “Società 

svizzera di soccorso” (SSS), con sede a ..., ha deliberato l’erogazione a 

favore della ricorrente, nel conteso della pandemia di COVID-19, di un 

contributo unico di EUR 1’000.–, suddiviso in cinque quote mensili di EUR 

200.– ciascuna.   

W.  

Il 20 maggio 2020, una volta ricevuti i diversi messaggi elettronici spediti 

dalla ricorrente al DFAE dopo l’inoltro del ricorso e della risposta, messaggi 

considerati come replica, questo Tribunale ha invitato il DFAE a presentare 

la duplica entro il 22 giugno 2020.  

X.  

Il 20 luglio 2020, dopo aver ottenuto due proroghe del termine, il DFAE ha 

inoltrato la duplica. Mettendo in dubbio che la ricorrente abbia presentato 

la domanda di reddito di cittadinanza e sostenendo che non sia possibile 

evincere, dai documenti disponibili, che la casa di ... sia stata donata alla 

ricorrente dal suo avvocato, il DFAE riafferma gli argomenti da esso già 

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sviluppati in precedenza per chiedere che il ricorso sia respinto e che la 

decisione impugnata sia confermata.  

Y.  

Il 24 novembre 2020, preso atto degli ulteriori messaggi elettronici della 

ricorrente inviati al DFAE, questo Tribunale le ha trasmesso una copia della 

duplica, concludendo lo scambio degli scritti, fatte salve eventuali ulteriori 

misure istruttorie o memorie delle parti.    

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 A norma dell’art. 62 della legge federale concernente persone e 

istituzioni svizzere all'estero del 26 settembre 2014 (legge sugli Svizzeri 

all'estero/LSEst, RS 195.1), in vigore dal 1° novembre 2015 e, pertanto, 

applicabile ratione temporis alla presente fattispecie (richiesta d’aiuto 

depositata il 15.4.2019 [cfr. consid. P]), la procedura di ricorso è retta dalle 

disposizioni generali sull'amministrazione della giustizia federale.  

Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 

giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro le 

decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi elencati all’art. 

32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.    

Il DFAE fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 5 giugno 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA (cfr. art. 33 cpv. 1 

LSEst), dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare il presente 

ricorso in quanto autorità di grado inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv. 

2 LTAF).   

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

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del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

In concreto, la ricorrente, destinataria della decisione impugnata, ha 

presentato il suo ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti 

dalla legge. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta quindi 

all’esame del merito del litigio.   

2.  

2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

In analogia con il diritto delle assicurazioni sociali, le cause concernenti 

l’aiuto sociale ai cittadini svizzeri all’estero devono essere giudicate in base 

allo stato di fatto prevalente al momento dell’inoltro della richiesta di aiuto, 

rispettivamente dell’emanazione della decisione amministrativa contestata. 

I fatti intervenuti posteriormente, e che hanno modificato la situazione del 

richiedente, devono essere oggetto di una nuova decisione amministrativa 

(cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 e 121 V 362 consid. 1b, giurisprudenza 

confermata dalla sentenza del Tribunale federale 9C_839/2017 del 24 

aprile 2018 consid. 4.2; cfr. anche le sentenze TAF F-2250/2017 del 21 

giugno 2018 consid. 2.3 e F-6843/2016 del 14 maggio 2018 consid. 2, con 

i relativi riferimenti giurisprudenziali).      

Pertanto, in concreto, lo stato di fatto pertinente per dirimere il litigio è 

quello che sussisteva tra il 15 aprile (data della richiesta di prestazioni 

mensili) ed il 5 giugno 2019 (data della decisione impugnata).     

2.2 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni 

delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del 

litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in 

melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 

62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: 

Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz 

über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 

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PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi 

del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).  

3.  

La presente causa verte sul rifiuto del DFAE di versare alla ricorrente una 

prestazione assistenziale di EUR 877.60 al mese per il periodo dal 1° 

maggio 2019 al 30 aprile 2020 (un anno).      

4.  

4.1 La Confederazione concede l'aiuto sociale agli Svizzeri all'estero, ossia 

ai cittadini svizzeri non domiciliati in Svizzera e iscritti al registro degli 

Svizzeri all'estero, che vivono in stato d'indigenza, alle condizioni previste 

dalla legge (artt. 3 lett. a e 22 LSEst).  

L'aiuto sociale è concesso soltanto agli Svizzeri all'estero che non possono 

provvedere sufficientemente alla loro sussistenza con mezzi propri, con 

contributi privati o con aiuti dello Stato ospite (art. 24 LSEst [sussidiarietà]). 

Il genere e l'entità dell'aiuto sociale sono determinati secondo le condizioni 

particolari dello Stato ospite, tenendo conto dei bisogni vitali di uno 

Svizzero che vi risiede (art. 27 cpv. 1 LSEst).  

La persona indigente può essere invitata a rimpatriare se tale 

provvedimento è nel suo interesse o in quello della sua famiglia; in questo 

caso la Confederazione non versa o cessa di versare prestazioni di aiuto 

sociale all'estero. La Confederazione assume le spese di rimpatrio; può 

assumere tali spese anche se l'indigente decide spontaneamente di 

rimpatriare (art. 30 cpv. 1 e 2 LSEst).  

Le prestazioni di aiuto sociale devono essere restituite se il beneficiario non 

ha più bisogno dell'aiuto sociale e se è garantito un adeguato 

sostentamento per sé e per la sua famiglia (art. 35 cpv. 1 LSEst).  

Il Consiglio federale emana le disposizioni di esecuzione della LSEst (art. 

63 cpv. 2 LSEst).  

4.2 Secondo l’ordinanza del Consiglio federale concernente persone e 

istituzioni svizzere all'estero del 7 ottobre 2015 (ordinanza sugli Svizzeri 

all'estero/OSEst, RS 195.11), in vigore dal 1° novembre 2015 e, quindi, 

applicabile ratione temporis alla presente fattispecie (cfr. consid. P), le 

prestazioni di aiuto sociale all'estero sono concesse periodicamente 

(prestazioni periodiche) o una sola volta (prestazioni uniche). Le 

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prestazioni periodiche sono versate al massimo per un anno; possono 

essere rinnovate (art. 18 cpv. 1 e 2 OSEst). 

 

Il richiedente ha diritto a prestazioni periodiche se: a) le sue spese 

computabili sono superiori ai redditi computabili; b) il suo patrimonio 

liquidabile è stato utilizzato ad eccezione dell'importo non computabile del 

patrimonio; e c) la sua permanenza nello Stato ospite è giustificata alla luce 

dell'insieme delle circostanze, segnatamente se: 1) risiede da diversi anni 

in tale Stato, 2) molto probabilmente acquisirà in un futuro prossimo 

l'indipendenza economica in tale Stato, o 3) dimostra che per gli stretti 

legami familiari o di altro tipo non si può ragionevolmente pretendere da lui 

il rimpatrio (art. 19 cpv. 1 OSEst). È irrilevante sapere se i costi delle 

prestazioni siano inferiori all'estero o in Svizzera (art. 19 cpv. 2 OSEst). 

Il richiedente ha diritto a una prestazione unica se: a) i suoi redditi 

computabili, una volta dedotte le spese computabili, non bastano per far 

fronte a una spesa unica necessaria al suo sostentamento; e b) non è 

disponibile un patrimonio liquidabile superiore all'importo non computabile 

(art. 20 cpv. 1 OSEst). Le prestazioni uniche e periodiche sono cumulabili 

(art. 20 cpv. 2 OSEst). Alla richiesta di prestazione unica deve essere 

allegato anche un preventivo dei costi (art. 30 cpv. 3 OSEst).  

4.3 L’aiuto sociale può essere rifiutato o revocato (in tedesco: “kann 

verweigert oder entzogen werden”; in francese: “peut être refusée ou 

supprimée”) se il richiedente: a) ha leso gravemente interessi pubblici 

svizzeri; b) ottiene o tenta di ottenere prestazioni di aiuto sociale facendo 

scientemente dichiarazioni inesatte o incomplete; c) si rifiuta di informare 

gli organi di aiuto sociale sulla sua situazione personale o di autorizzarli a 

raccogliere informazioni; d) non adempie le condizioni o gli oneri impostigli, 

oppure non notifica le modificazioni essenziali della sua situazione; e) non 

fa manifestamente quanto si potrebbe ragionevolmente esigere per 

migliorare la propria situazione; f) utilizza abusivamente le prestazioni di 

aiuto sociale (art. 26 LSEst [motivi di esclusione]). 

Il richiedente deve: a) compilare e firmare i documenti forniti dalla Direzione 

consolare (DC) del DFAE; b) fornire informazioni veritiere e complete sulla 

sua situazione e su quella dei membri della sua economia domestica; c) 

documentare per quanto possibile le sue affermazioni; d) far valere obblighi 

di assistenza e mantenimento nonché pretese nei confronti di terzi; e) 

segnalare senza indugio alla rappresentanza cambiamenti rilevanti della 

sua situazione. Se necessario, la DC o la rappresentanza assistono il 

richiedente nell’espletamento delle formalità per far valere obblighi di 

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assistenza e mantenimento nonché altre pretese nei confronti di terzi (art. 

32 cpv. 1 e 2 OSEst [obblighi del richiedente]).   

Secondo le direttive sull’aiuto sociale agli Svizzeri all’estero, emanate dalla 

DC e in vigore dal 1° gennaio 2016 (direttive DC), “in determinate situazioni 

le prestazioni dell’aiuto sociale possono essere ridotte, soppresse o 

negate, anche se le condizioni generali (statuto di Svizzero all’estero, 

indigenza ecc.) sono soddisfatte. L’articolo 26 LSEst elenca in modo 

esaustivo i motivi di esclusione e prevede questa possibilità in particolare 

nel caso di abusi e di mancata collaborazione. In questo contesto si fa 

appello al buon senso. La decisione di interrompere o negare l’aiuto sociale 

deve essere presa soltanto in casi estremi. Le riduzioni di prestazioni 

vanno comunicate per iscritto, sotto forma di decisione impugnabile e 

devono essere motivate. Le persone direttamente interessate dalle 

riduzioni devono avere la possibilità di esprimersi prima sui fatti” (direttive 

DC, § 7).    

5.  

In concreto è assodato e incontestato che la ricorrente, settantottenne, è 

una cittadina svizzera all’estero ai sensi della LSEst, che si è trasferita nel 

1956 con sua madre in Italia, dove vive tuttora, iscrivendosi nell’apposito 

registro (cfr. consid. A). È pure accertato e indubbio che la ricorrente, dal 

1° aprile 2002 in poi, è stata riconosciuta dal DFAE come una persona che 

vive(va) in stato di indigenza all’estero secondo la LSEst e OSEst, per cui 

ha beneficiato delle corrispondenti prestazioni assistenziali periodiche 

durante diciassette anni (cfr. D a P). In proposito, benché abbia ammonito 

la ricorrente nel 2002 che le dette prestazioni potevano esserle versate 

soltanto per un anno allo scopo di permetterle di raggiungere l’autonomia 

finanziaria, il DFAE ha continuato ad erogargliele fino al 30 aprile 2019 (cfr. 

consid. D e K).      

È il 1° agosto 2017 che la ricorrente ha informato il DFAE di avere acquisito, 

il 28 dicembre 1989, una casa a ... (cfr. consid. B e H). Come si può 

evincere dall’incarto, la ricorrente ha concluso questo negozio giuridico per 

il tramite di un suo amico avvocato, nominandolo “suo procuratore speciale 

[…] affinché in suo nome, vece e conto acquisti il bene immobile […]” 

(procura speciale del 15 dicembre 1989). In proposito, diversamente da 

quanto sembra credere la ricorrente (cfr. consid. U), il fatto che sulle 

cambiali da 3 milioni di lire ciascuna figurasse, in qualità di debitore, il suo 

amico avvocato, pertiene alle modalità d’esecuzione del contratto secondo 

la procura speciale, non al passaggio di proprietà dell’immobile. In questo 

senso non vi sono elementi, come osservato dal DFAE in modo pertinente 

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(cfr. consid. X), che consentano seriamente di reputare che la ricorrente 

abbia ricevuto la casa di ... in donazione. 

In relazione ai tre conti della ricorrente presso le Poste italiane (cfr. consid. 

I), si noti quanto segue. Il conto corrente 40537748 era conosciuto al 

DFAE, dato che la prestazione assistenziale mensile veniva versata sullo 

stesso (cfr. lista movimenti prodotta dalla ricorrente con la sua richiesta del 

15.4.2019). Erano invece ignoti al DFAE, per quanto si possa giudicare 

dagli atti, gli altri due conti, di cui ha avuto conoscenza nella prima metà 

del 2018 (cfr. consid. I e K). Tuttavia, il DFAE non ha sollecitato la ricorrente 

a produrre i movimenti dei tre conti per gli anni passati allo scopo di avere 

una visione più precisa dell’evoluzione della sua situazione finanziaria. In 

proposito, gli importi transitati sui detti conti nel 2017 indicano comunque, 

con sufficiente chiarezza, che non erano suscettibili di mettere in dubbio lo 

stato di indigenza, ai sensi della LSEst e dell’OSEst, della ricorrente.         

6.  

Ciò posto, si tratta ora di verificare se il fatto di avere sottaciuto al DFAE di 

essere proprietaria della casa di ... giustifichi il rifiuto di versare alla 

ricorrente la prestazione assistenziale mensile di EUR 877.60 per il periodo 

dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020.     

6.1 Innanzitutto si deve rilevare che il DFAE non ha sentito la ricorrente 

prima di emanare la decisione impugnata, come prevede l’art. 30 cpv. 1 PA 

(audizione preliminare) e come è ben ricordato nelle direttive DC (cfr. 

consid. 4.3), comunicandole la sua intenzione di rifiutarle la prestazione 

periodica richiesta e fissandole un termine per esprimersi in proposito. La 

questione delle eventuali conseguenze di questo fatto può comunque, in 

fin dei conti, rimanere in sospeso.   

In effetti, nella sua decisione del 17 maggio 2018, con cui ha concesso la 

prestazione periodica 2018 – 2019, il DFAE, dopo avere constatato che 

“omettendo di comunicarci il fatto che, dal 1990, Lei possiede un 

appartamento di Sua proprietà, è evidente che non ha ottemperato ai Suoi 

obblighi. Lo stesso vale anche per i conti bancari non dichiarati”, ha invitato 

la ricorrente “ad adempiere in futuro ai suoi obblighi. In caso contrario, 

potremmo doverle rifiutare, ridurre o revocare le prestazioni di aiuto 

sociale” (cfr. consid. K). Detto altrimenti, questo significa che le due 

omissioni rimproverate alla ricorrente non sono state ritenute sufficienti dal 

DFAE, con cognizione di causa, per rifiutarle la prestazione periodica 2018 

– 2019. Il DFAE non può dunque invocare un anno più tardi, a parità di 

condizioni, le stesse omissioni “perdonate” per rifiutare la prestazione 

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periodica 2019 – 2020, considerato che gli “organi dello Stato […] agiscono 

secondo il principio della buona fede” e che “ognuno ha diritto d’essere 

trattato senza arbitrio e secondo il principio della buona fede da parte degli 

organi dello Stato” (art. 5 cpv. 3 [Stato di diritto] e art. 9 [Protezione 

dall’arbitrio e tutela della buona fede] della Costituzione federale [Cost., RS 

101]).  

Stando così le cose, ai fini della presente procedura, questo Tribunale può 

limitarsi, qui di seguito, ad appurare se la ricorrente abbia o non abbia 

infranto il monito pro futuro, i.e. per il periodo 2019 – 2020, indirizzatole dal 

DFAE con la decisione del 17 maggio 2018.    

6.2 Ora, alla luce dei numerosi messaggi elettronici che si sono scambiati 

l’ASR e la ricorrente, riprodotti essenzialmente nel raccoglitore “Akten 16-

20”, gli obblighi concreti di quest’ultima consistevano nel far avanzare e, se 

possibile, nel concludere la vendita della sua casa a ..., come pure nel 

richiedere allo Stato italiano la cosiddetta pensione di cittadinanza.     

Rispetto al primo obbligo, l’ASR ha dato il suo beneplacito alla vendita della 

casa l’11 febbraio 2019, rallegrandosi, il 19 marzo successivo, che “pian 

pianino si sta procedendo alla vendita”, anche confortata dalle precisazioni 

del proprio legale italiano (cfr. consid. L e N). Vista la tempistica nel settore 

immobiliare in generale, e le peculiarità della fattispecie ambientata in 

Italia, non sorprende che la ricorrente non abbia potuto vendere la sua casa 

a ... nel corso della prima metà del 2019. Sorprende invece il fatto che 

l’ASR non abbia preso la faccenda in mano, per il tramite del suo legale 

italiano, velocizzando la procedura, senza farla dipendere interamente 

dalla ricorrente che, come artista-pittrice in età già avanzata e con problemi 

di salute, aveva (ha) di sicuro bisogno di aiuto “nell’espletamento delle 

formalità” per vendere la sua casa (cfr. art. 32 cpv. 2 OSEst per analogia 

[consid. 4.3]). Tanto più che il ricavato della vendita, come puntualizzato 

dallo stesso DFAE, avrebbe permesso (e permetterà) alla ricorrente di 

“migliorare la propria situazione finanziaria e per un certo periodo [di] non 

dipendere dall’aiuto sociale della Confederazione” (cfr. consid. Q).          

Riguardo al secondo obbligo, non si può non osservare che il decreto legge 

n. 4 del 2019 relativo al reddito e alla pensione di cittadinanza è entrato in 

vigore il 1° aprile 2019 (cfr. consid. O). Ora, l’ASR ha invitato la ricorrente 

ad inoltrare i documenti finanziari per la richiesta di sussidio relativa al 

periodo 2019 – 2020 entro il 15 aprile 2019, ciò che la ricorrente ha fatto 

tempestivamente (cfr. consid. M e P). Alla luce di queste circostanze 

temporali non si può di certo rimproverare alla ricorrente di non essere 

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riuscita a presentare la richiesta di pensione di cittadinanza italiana e, 

soprattutto, ad ottenere una risposta positiva, come fa invece il DFAE nella 

decisione impugnata (cfr. consid. Q), prima del 15 aprile 2019. Tanto più 

che, anche in questo rispetto, l’ASR non ha fornito alcuna assistenza alla 

ricorrente per districarsi nella corrispondente procedura (cfr. art. 32 cpv. 2 

OSEst [consid. 4.3]). A questo proposito si deve aggiungere che l’ASR ha 

dato l’impressione, nel corso dei numerosi scambi di messaggi elettronici 

con la ricorrente, di essere convinta che quest’ultima avesse diritto alla 

pensione di cittadinanza italiana, senza tuttavia fornire alcun elemento 

concreto, relativo alla normativa in questione, a supporto della sua 

convinzione. Comunque sia, per finire, la ricorrente ha inoltrato la richiesta 

allo Stato italiano che l’ha però respinta (cfr. consid. U).  

Di conseguenza, la ricorrente non ha disatteso gli obblighi da cui il DFAE 

ha fatto dipendere l’erogazione della prestazione assistenziale periodica di 

EUR 877.60 per il periodo dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020. 

6.3 È ancora opportuno ricordare che, secondo le direttive DC, “le 

prestazioni dell’aiuto sociale possono essere ridotte, soppresse o negate, 

anche se le condizioni generali […] sono soddisfatte […]. La decisione di 

interrompere o negare l’aiuto sociale deve essere presa soltanto in casi 

estremi” (cfr. consid. 4.3). Ora, nella decisione impugnata, il DFAE non 

rende intelligibili i motivi per i quali ha, in modo implicito, qualificato il caso 

della ricorrente, alla luce delle circostanze vigenti tra il 15 aprile e il 5 giugno 

2019 (cfr. consid. 2.1), come estremo. Se bisogna interpretare la nozione 

di “caso estremo” in una prospettiva finanziaria, conviene puntualizzare 

che il valore di stima netto della casa a ... è pari a EUR 25'000.–, dal quale 

bisogna però detrarre le spese di notaio, per cui si può ammettere che la 

ricorrente, se l’avesse venduta in passato, non avrebbe necessitato del 

sussidio, a parità di condizioni, per circa due anni (cfr. gli importi medi del 

sussidio versatole negli anni scorsi [consid. D, E, G, K e L]). Questo 

significa che, una volta che la casa sarà stata finalmente venduta, la 

ricorrente potrà vivere per un determinato periodo senza dover richiedere 

il sussidio che la Confederazione garantisce, se i presupposti legali sono 

adempiuti, agli Svizzeri che vivono all’estero in stato di indigenza. In altre 

parole, la ricorrente utilizzerà questo suo patrimonio liquidato al posto di 

percepire prestazioni assistenziali (cfr. art. 19 cpv. 2 lett. b OSEst [consid. 

4.2]). In questa maniera verrà rimediato all’omissione da lei commessa, 

cosicché, dal profilo finanziario, la fattispecie può difficilmente configurare 

un caso estremo ai sensi delle direttive DC. Si può invece ipotizzare che, 

se si fosse trattato di un immobile dal valore di stima di EUR 250'000.–, si 

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sarebbe stati in presenza di un caso estremo che avrebbe potuto 

giustificare il rifiuto dell’aiuto sociale.                                

7.  

In conclusione, negando alla ricorrente la prestazione assistenziale 

mensile di EUR 877.60 per il periodo dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020, 

il DFAE ha violato il diritto federale (cfr. art. 49 PA). In accordo con le 

considerazioni sopraesposte, il ricorso deve essere accolto e la decisione 

impugnata annullata, per cui è riconosciuto il diritto della ricorrente a 

percepire la prestazione assistenziale mensile di EUR 877.60 dal 1° 

maggio 2019 al 30 aprile 2020, con interessi moratori del 5% sull’intero 

ammontare della prestazione dovuta.     

8.  

8.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). 

In concreto, visto l’esito della causa, non si prelevano spese processuali.   

8.2 Considerato che il ricorso è ammesso, la ricorrente, rappresentata da 

due avvocati, ha diritto a un’indennità per le spese necessarie derivanti 

dalla causa (spese ripetibili: art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). 

Dato che la ricorrente non ha presentato alcuna nota d’onorario, l’indennità 

deve essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

Ora, alla luce del fatto che gli avvocati della ricorrente si sono limitati ad 

inoltrare un ricorso di due pagine e mezzo, e che in seguito non hanno più 

presentato alcuno scritto, la ricorrente avendo comunicato esclusivamente 

con il DFAE tramite messaggeria elettronica, è appropriato attribuirle 

un’indennità per spese ripetibili di fr. 400.– (onorario e spese d’avvocato).   

 

 

 

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. 

2.  

Il DFAE deve versare alla ricorrente la prestazione assistenziale mensile di 

EUR 877.60 per il periodo dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020, con 

interessi moratori del 5% sull’intero ammontare della prestazione dovuta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Alla ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 400.–, a 

carico del DFAE.  

5.  

Comunicazione: 

– alla ricorrente (atto giudiziario);  

– al DFAE (n. di rif. A …; restituzione dell’incarto composto dei quattro 

raccoglitori “Akten 1-6”, “Akten 7-8”, “Akten 9-14”, “Akten 15-16” e 

“Akten 16-20”).  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, 

entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e 

segg. e 100 LTF). Il termine è reputato osservato se gli atti scritti sono 

consegnati al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta 

svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 

tardi l'ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono 

essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e 

l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata 

e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi 

di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: