# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa4989fd-226b-5603-8554-30a5a7db26b4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2025 D-2958/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2958-2024_2025-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2958/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 5   

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Deborah D'Aveni;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

(…), nata il (…), 

Gabon,  

(…),   

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 19 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2958/2024 

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Visto 

la domanda d’asilo che le interessate, madre e figlia gabonesi, hanno pre-

sentato in Svizzera il 26 ottobre 2022 (cfr. atti della Segreteria di Stato della 

migrazione [di seguito: SEM o autorità inferiore] n. […] -3/2 e 4/2),  

i verbali delle audizioni svolte con le interessate il 9 novembre 2022 

(cfr. atto SEM n. 18/8) e il 5 aprile 2024 (cfr. atto SEM n. 28/14),  

la decisione del 19 aprile 2024, apparentemente notificata in data 16 aprile 

2024 (cfr. atto SEM n. 37/1), con cui la SEM non ha riconosciuto lo statuto 

di rifugiate alle interessate, ha respinto la loro domanda d’asilo e pronun-

ciato il loro allontanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione di tale mi-

sura (cfr. atto SEM n. 35/8), 

il ricorso del 10 maggio 2024 (cfr. tracciamento dell’invio; data d’entrata: 

13 maggio 2024), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: Tribunale o TAF), con cui le ricorrenti hanno postulato, in via prin-

cipale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiate e la concessione dell’asilo in Svizzera e, in via subordi-

nata, l’ammissione provvisoria in tale Paese; oltre a ciò, esse hanno chie-

sto la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso e presentato istanza di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo, come pure di gra-

tuito patrocinio, protestando poi spese e ripetibili, 

i mezzi di prova allegati al ricorso, 

la decisione incidentale dell’8 aprile 2025, con cui il Tribunale ha respinto 

la domanda di assistenza giudiziaria citata, nel senso dell’esenzione dal 

pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, come pure di 

gratuito patrocinio, e invitato le ricorrenti a versare, entro il 23 aprile 2025, 

un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, 

con la comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso di decorso infrut-

tuoso del termine (cfr. atto TAF n. 4), 

il versamento di tale anticipo da parte delle ricorrenti in data 16 aprile 2025, 

 

 

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e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA; che le ricorrenti hanno inoltre provveduto al 

versamento dell’anticipo a copertura delle presumibili spese processuali 

rispettando il termine assegnato loro, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che il ricorso ha effetto sospensivo (art. 55 cpv. 1 PA), il quale nella fatti-

specie non è stato tolto dall'autorità inferiore (cfr. art. 55 cpv. 2 PA); che si 

rendono pertanto superflue osservazioni circa la conclusione ricorsuale in 

merito alla concessione dell’effetto sospensivo, 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l’approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo la ricorrente addotto nuovi fatti o 

mezzi di prova dirimenti per il giudizio, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che l’esame della verosimi-

glianza e della rilevanza dei motivi d’asilo (artt. 3 e 7 LAsi), sono nozioni 

giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGESSEN-

MANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, 

pag. 11-20); che il Tribunale non è inoltre vincolato dai motivi e dalle 

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argomentazioni addotte dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considera-

zioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5), 

che, giusta l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che, in particolare, sono inverosimili le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che la dottrina e la giurispru-

denza riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza 

delle allegazioni: quest’ultime devono essere sufficientemente fondate, 

concludenti e plausibili (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1), 

che, nella propria richiesta, l’interessata ha sostanzialmente addotto che 

avrebbe deciso di espatriare a seguito della visita ricevuta presso la sua 

abitazione nel maggio 2022 da un venditore ambulante che le avrebbe pro-

posto di acquistare una (…); che, nel marzo 2022, il personale carcerario 

avrebbe lanciato un’allerta alla popolazione circa la liberazione di alcuni 

individui noti per essere coinvolti in crimini rituali ai danni di fanciulli, 

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rivolgendosi in particolare alle donne sole prive del sostegno di famiglie 

influenti; che, supponendo che la visita del venditore potesse essere colle-

gata a tale allerta, la richiedente avrebbe iniziato a vivere in uno stato di 

costante timore per l’incolumità della figlia, temendo che quest’ultima po-

tesse diventare vittima di tali crimini; che ella avrebbe dedotto che anche 

le lusinghe ricevute da alcuni uomini sarebbero state collegate ai crimini 

rituali, sentendosi sempre più minacciata; che, allo stesso modo, la baby-

sitter della figlia sarebbe stata quotidianamente avvicinata da alcuni uo-

mini, i quali si sarebbero offerti di accompagnare lei e la bambina durante 

il tragitto tra la scuola e l’abitazione; che, in considerazione di tali episodi e 

del timore per la sicurezza della figlia, la richiedente e la minore sarebbero 

espatriate il 9 agosto 2022, 

che, in estrema sintesi, la SEM ritiene nella decisione avversata che la ri-

corrente non avrebbe reso verosimile, ai sensi dell’art. 7 LAsi, il nesso di 

causalità tra la visita del venditore, nonché le avances di alcuni uomini e i 

passaggi offerti alla babysitter e alla figlia, e i crimini rituali; che, infine, non 

sussisterebbe per le ricorrenti il timore di essere sottoposte a misure per-

secutorie in caso di ritorno in patria, 

che, censurando la violazione del diritto federale (art. 3 e art. 7 LAsi), le 

ricorrenti contestano tuttavia la valutazione dell’autorità opponente, ricon-

fermando quanto già esposto nella loro richiesta, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le argomentazioni contenute 

nel ricorso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta 

l’autorità inferiore per i motivi che seguono, 

che, come correttamente rilevato dalla SEM, l’insorgente non è stata in 

grado di rendere verosimile, ai sensi dell’art. 7 LAsi, un nesso di causalità 

tra la visita ricevuta da parte del venditore ambulante e l’allerta circa gli 

individui che commettono crimini rituali; che, del resto, anche la ricorrente 

ha affermato che tale correlazione fosse una sua supposizione (cfr. atto 

SEM n. 28/14 D72); che ella non ha neppure reso verosimile un collega-

mento tra la menzionata allerta e le lusinghe ricevute da parte di alcuni 

uomini, né tra l’allerta e i passaggi offerti alla babysitter e alla figlia; che per 

i dettagli in merito all’analisi della verosimiglianza conviene rinviare alle 

corrette motivazioni contenute nella decisione avversata, a cui si pre-

sta adesione (cfr. art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell'art. 4 PA), 

che, infine, i timori espressi dalla ricorrente in merito alla possibilità che la 

figlia venga sottoposta a crimini rituali nel Paese d’origine si rivelano 

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infondati sotto il profilo dell’art. 3 LAsi; che, al riguardo, giova osservare 

come la minore non risulti essere mai stata esposta ad alcun atto pregiudi-

zievole durante la permanenza in Gabon, nonostante l’abitazione familiare 

si trovi in prossimità della scuola, risultando pertanto facilmente individua-

bile e accessibile da parte dei presunti criminali; che, anzi, la fanciulla 

avrebbe continuato a frequentare regolarmente l’istituto scolastico anche 

dopo l’allerta, senza che sia accaduto alcunché; che, a ulteriore comprova 

dell’assenza di qualsivoglia timore, si rileva come la madre non avrebbe 

ritenuto necessario denunciare alle competenti autorità la visita ricevuta dal 

venditore ambulante; che, infine, anche dalla descrizione della quotidianità 

della ricorrente nel periodo antecedente l’espatrio emerge l’assenza di 

qualsivoglia timore fondato di essere sottoposta a misure persecutorie (cfr. 

atto SEM n. 28/14 D21), 

che i mezzi di prova addotti dalle ricorrenti non permettono di mutare le 

suddette considerazioni e conclusioni, in quanto non sono atti a compro-

vare le persecuzioni allegate, 

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, 

che, di norma, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontana-

mento dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrl, il quale dispone che l’esecuzione dell’al-

lontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrl), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrl) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrl); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 

LAsi), 

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che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembrano generalmente 

pretendere le ricorrenti, non sussistono elementi ostativi all’esecuzione del 

loro allontanamento verso il Gabon, 

che a norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, le ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispon-

gono della qualità di rifugiate (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, 

non v’è neppure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposte ad un trattamento proibito, in relazione 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105), 

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che in Gabon non vige attualmente un contesto di guerra, guerra civile o 

violenza generalizzata riguardante l'integralità del territorio (cfr. sentenza 

E-6921/2019 del 3 gennaio 2020), 

che, nel caso concreto, la madre è una donna nubile che ha sempre lavo-

rato, sino al suo espatrio, presso l’(…) di B._______; che ella potrà certa-

mente proseguire tale attività lavorativa; che il (…) ha riconosciuto la figlia, 

seppur non essendo il padre biologico; che l’insorgente, come pure (…), 

possiedono una casa di proprietà in patria; che la madre ha dichiarato di 

soffrire di ansia e stress, disturbi per i quali, durante la permanenza nel 

Paese d’origine, assumeva delle pastiglie alle erbe denominate Ephytose, 

che le procuravano effetti calmanti e che potrà continuare ad utilizzare an-

che in futuro; che, successivamente al suo arrivo in Svizzera, ha assunto il 

medicinale Setralin per il trattamento dell’insonnia e dell’ansia, con effetti 

analoghi a quelli riscontrati con l’Ephytose, in quanto in grado di contribuire 

al suo stato di tranquillità, 

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che l’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell’allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giu-

ridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la 

decisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso va quindi respinto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato 

il 16 aprile 2025, 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 

LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti. Tale 

ammontare è prelevato sull'anticipo spese, del medesimo importo, versato 

dalle ricorrenti il 16 aprile 2025. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: