# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c2f9729-bf12-5708-af8d-8f7e77d56827
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-01-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.01.2011 35.2010.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2010-59_2011-01-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2010.59

   

  mm

  	
  Lugano

  19 gennaio
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 novembre 2010
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14
  ottobre 2010 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 31
agosto 2008, RI 1, ausiliaria di pulizie, è stata investita da un furgone
mentre stava attraversando una strada sulle strisce pedonali.

                                         A causa
di questo sinistro, essa ha riportato, secondo il rapporto d’uscita 18
settembre 2006 del Servizio di chirurgia dell’Ospedale regionale di __________,
una commotio cerebri, la fruttura del II-III-IV e V metatarso del piede
destro aperto, la fruttura della falange prossimale del V dito del piede destro
intra-articolare, due ferite lacero-contuse alla testa, come pure delle
escoriazioni multiple (doc. 27).

 

                                         L’CO 1 ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 5 febbraio 2010, l’Istituto
assicuratore ha posto l’assicurata al beneficio di un’indennità per menomazione
all’integrità del 5%, negandole però il diritto alla rendita di invalidità, in
quanto i postumi infortunistici non pregiudicherebbero in misura apprezzabile
la sua capacità lucrativa (doc. 180).

 

                               1.3.   A seguito
dell’opposizione interposta dalla MLaw RA 1 per conto dell’assicurata (doc.
186), l’assicuratore LAINF, in data 14 ottobre 2010, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 214). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 17 novembre 2010, RI 1, sempre patrocinata dalla MLaw RA
1, ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a riconoscerle una rendita di
invalidità del 25% e un’IMI del 10% almeno.

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali, l’insorgente rimprovera
all’amministrazione di aver definito l’esigibilità lavorativa senza tenere
adeguatamente conto della componente “dolore cronico”, come pure della
stanchezza indotta dalla terapia medicamentosa alla quale è sottoposta. In
questo ordine di idee, a suo dire, “la valutazione della Dr.ssa __________
(attestante un’incapacità lavorativa del 25%, n.d.r.), la quale si è rivolta ad
un esperto del dolore, risulta essere l’unica valutazione medica che prenda in
considerazione l’incidenza del dolore sulla capacità lavorativa ...” (doc. I,
p. 7). 

                                         Per
quanto riguarda invece l’entità della menomazione all’integrità di cui è
portatrice, l’assicurata ha sostenuto che la valutazione espressa in proposito
dal medico di circondario “… non rispecchia la reale situazione fisica della
signora RI 1, la quale deve convivere giornalmente con dei dolori acuti
cronici.” (doc. I, p. 5). 

 

                               1.5.   L’Istituto
assicuratore, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(doc. V). 

 

                               1.6.   Nel corso
del mese di gennaio 2011, l’assicurata ha versato agli atti dell’ulteriore
documentazione medica e ha ribadito la necessità di disporre una perizia
pluridisciplinare (doc. VII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è il diritto alla rendita di invalidità e l’entità dell’IMI
spettante alla ricorrente.

 

                               2.3.   Diritto
alla rendita di invalidità

 

                            2.3.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della
LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). 

                                         Nell'assi­cura­zione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.3.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

 

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine:
reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare
la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in
capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato
del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella
situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino
(cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado
di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.3.3.   RI 1 non
condivide l’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa che il medico di __________
dell’CO 1 ha enunciato in occasione della visita circondariale di chiusura del
5 giugno 2009 (cfr. doc. I). 

 

                                         Questa
Corte osserva che, all’inizio del mese di aprile 2009, l’assicurata era già stata
sottoposta a una valutazione delle capacità funzionali (EFL) per conto
dell’assicuratore resistente, eseguita dal dott. __________, medico EFL-AMC,
presso la fisio __________. 

                                         In quel
contesto, alla ricorrente è stato diagnosticato uno stato dopo incidente
stradale del 31 agosto 2006 con frattura aperta dei metacarpi II, III, IV e V e
della falange prossimale del V dito, stato dopo fasciatomia e osteosintesi con
fili di Kirschner II, IV e V dito, stato dopo rimozione dei fili di Kirschner,
nonché sviluppo di una sindrome dolorosa cronica loco-regionale (CRPS) (doc.
163, p. 2). Dal profilo oggettivo, il dott. __________ ha refertato una lieve
ipotrofia del polpaccio destro, l’assenza di segni di versamento
intra-articolare o di instabilità della caviglia destra, come un’assenza di gonfiore
a livello delle caviglie al termine dei due giorni di test. Egli è quindi
pervenuto alla conclusione che l’assicurata soffriva di un dolore di tipo
misto, con prevalenza della componente neuropatica (allodinia) (doc. 163, p.
3). 

                                         Per
quanto qui di interesse, RI 1 è stata dichiarata in grado di riprendere
l’esercizio della sua precedente attività lavorativa a tempo pieno ma con un
discapito di rendimento del 25% e con alcune limitazioni particolari attinenti
all’utilizzo delle scale a pioli (mai), al scendere/salire le scale (raramente)
e al sollevare pesi oltre i 12.5 kg (raramente) (doc. 163, p. 4). Per contro,
essa presenta una completa capacità in attività lavorative molto leggere, da
svolgere in posizione prevalentemente seduta (doc. 163, p. 4). 

 

                                         Come è
già stato anticipato, il 5 giugno 2009 ha avuto luogo la visita medica di chiusura a cura del dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
ortopedia. 

                                         In
quell’occasione, il medico fiduciario appena citato ha diagnosticato dei persistenti
dolori al piede destro in stato dopo frattura metatarsale II, III, IV e V
nonché della falange prossimale del V dito. Egli ha oggettivato una muscolatura
della gamba destra praticamente simmetrica rispetto alla sinistra, un minimo
gonfiore dell’avampiede e, per il resto, uno stato rimasto invariato rispetto a
quanto era stato refertato dal suo collega dott. __________.

                                         Il dott. __________
ha quindi valutato l’esigibilità lavorativa nel seguente modo:

 

" 
(…).

La paziente può sollevare pesi fino all’altezza
dei fianchi fino a 10 kg senza limitazione. Può sollevare pesi fino a 25 kg soltanto talvolta. Mai superiori ai 25 kg. 

Può sollevare pesi fino all’altezza del petto
anche oltre i 5 kg senza nessuna limitazione.

Non ha nessuna limitazione per quanto riguarda
l’effettuazione di lavori leggeri e di precisione.

Può fare lavori medi spesso mentre lavori pesanti
e molto pesanti non possono più essere svolti.

Non vi è nessuna limitazione per quanto riguarda
la rotazione della mano.

I lavori sopra la testa possono essere eseguiti
senza limitazioni.

Può talvolta eseguire anche lavori con rotazione
del busto.

Può mantenere la posizione seduta e inclinata in
avanti senza limitazioni mentre può mantenere la posizione in piedi e inclinata
in avanti spesso.

La posizione inginocchiata può essere mantenuta
solo di rado e talvolta può assumere la posizione con flessione delle
ginocchia.

Sia i lavori in posizione seduta che in posizione
in piedi possono essere svolti senza limitazioni.

La paziente può camminare senza limitazione per
tragitti anche oltre i 50 m.

Può effettuare tragitti lunghi soltanto talvolta.

Di rado può spostarsi su terreni sconnessi.

Talvolta può salire e scendere le scale. Non può
mai salire su scale a pioli. 

L’uso delle due mani è possibile normalmente,
mentre l’equilibrio è possibile soltanto a condizione.”

                                         (doc.
168, p. 3s.)

 

                                         Nel
quadro della procedura di opposizione, l’Istituto assicuratore ha dapprima interpellato
il dott. __________, spec. FMH in chirurgia, attivo presso la __________ (doc.
189).

                                         Con
apprezzamento del 30 marzo 2010 (doc. 190), il dott. __________ ha avallato in
sostanza la valutazione dell’esigibilità lavorativa enunciata dal medico di
circondario (“An der Zumutbarkeitsbeurteilung des Orthopäden Dr. __________
(Akt 168) sollte darum festgehalten werden.”), precisando che l’assunzione di
analgesici quali il Dafalgan o il Ponstan non è atta a influenzare
negativamente la capacità lavorativa dell’assicurata. Inoltre, sempre secondo
il dott. __________, il medicamento Deanxit, un antidepressivo, non ha nulla a
che vedere con il piede infortunato e, qualora sussistesse, un disturbo
psichico costituirebbe un problema giuridico di adeguatezza. 

 

                                         Nel corso
del mese di luglio 2010, RI 1 è stata periziata, su ordine dell’amministrazione,
dal dott. __________ __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il
quale non ha refertato alcun sintomo psicopatologico di rilevanza clinica (doc.
198, p. 4: “… da un punto di vista medico-psichiatrico non ci sono, con
verosimiglianza preponderante, dei segni psicopatologici clinicamente
rilevanti, in relazione causale naturale con l’evento infortunistico del
31.8.2006.”). 

 

                                         Infine,
sempre per conto dell’CO 1, l’assicurata si é sottoposta a un consulto da parte
del dott. __________, spec. FMH in neurologia. 

                                         Dal
relativo referto, datato 21 settembre 2010 (doc. 211), si evince che lo
specialista appena citato ha constatato uno stato neurologico nella norma,
senza indizi per una neuropatia periferica nella regione del piede destro, né
per una cefalea secondaria sintomatica da patologia endocranica. A suo avviso,
la cefalea di cui soffre l’insorgente presenta invece tutte le caratteristiche
di una cefalea muscolo-tensiva (“È possibile che una parte dei dolori derivi
anche dalla regione cervicale dove la muscolatura si presenta molto contratta e
la paziente stessa riferisce un miglioramento della cefalea con fisioterapia
ambulatoriale cervicale …”). 

 

                            2.3.4.   Secondo
questa Corte, attentamente vagliata la documentazione medica agli atti e tenuto
conto che i disturbi infortunistici sono circoscritti all’estremità
inferiore destra, non vi è alcun motivo per ritenere che l’assicurata non
sarebbe in grado di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo,
un’attività lavorativa leggera dal profilo dell’impegno fisico, da svolgere in
posizione prevalentemente seduta, così come è del resto emerso dalla
valutazione delle capacità funzionali eseguita nel mese di aprile 2009 (cfr.
consid. 2.3.3.). 

 

                                         Questo
Tribunale non ignora che il medico curante dell’insorgente, dott.ssa __________,
ha attestato, ancora il 16 novembre 2010, un’inabilità lavorativa residua del
25% (cfr. doc. C). Tuttavia, questa certificazione non appare suscettibile di rimettere
in discussione la conclusione a cui il TCA è appena giunto. In effetti, oltre a
non aver minimamente motivato la propria opinione, la dott.ssa __________ non
ha neppure precisato se l’incapacità in questione é da riferire alla precedente
professione dell’assicurata (nel qual caso, la sua valutazione concorderebbe
con quella del dott. Vasic - cfr. doc. 163, p. 4) oppure ad attività alternative
idonee.

 

                                         La
ricorrente non può inoltre essere seguita allorquando sostiene che
l’amministrazione non avrebbe adeguatamente tenuto conto del dolore cronico da
lei avvertito, come pure degli effetti legati all’assunzione di determinati farmaci
(cfr. doc. I). 

                                         In
proposito, il TCA osserva che fra le diagnosi ritenute dai dottori __________k,
figura proprio quella di “sindrome dolorosa cronica loco-regionale” (doc. 163,
p. 2), rispettivamente quella di “persistenti dolori al piede destro” (doc.
168, p. 3). 

                                         D’altro
canto, non può essere ignorato che in più occasioni è stata segnalata la
presenza di un’estensione della sintomatologia (cfr., ad esempio, il
doc. 163, p. 9: “Discrepanza tra l’assenza di una problematica clinica
rilevante a livello della mano o dell’avambraccio ed una diminuita forza della
mano bilaterale (sotto la norma). Dicrepanza tra l’entità di quanto
affermato nel questionario di autovalutazione della capacità di rendimento
(PACT-test) e le capacità funzionali osservate. La dichiarazione di forti
dolori non corrisponde poco a malapena all’espressione sofferente avuta
durante durante le attività richieste. (…). Discrepanza tra le marcate
limitazioni funzionali della gamba interessata indicate e dimostrate e la solo
minima atrofia muscolare della gamba destra: vedi anche misure massa muscolare
riportate dal rapporto medico.” e il doc. 198, p. 3: “Il suo modo di presentare
i sintomi e il suo atteggiamento/comportamento durante la situazione d’esame,
lasciano invece presupporre, con grande probabilità, l’esistenza di una estensione
dei sintomi, come peraltro già constatato in altre occasioni.” - il corsivo
è del redattore). 

                                         Ora,
conformemente a una costante giurisprudenza, in materia di
assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti dall'assicurato
vengono di principio presi in considerazione (ad esempio, nell’ambito della
valutazione della sua capacità lavorativa) soltanto nella misura in cui
procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile, di modo
che, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono invece
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato (cfr., in questo senso, la STCA
35.2005.94 del 24 aprile 2006, 35.2002.4 del 22 settembre 2003, 35.2003.26 del
28 luglio 2003, 35.1999.90 del 13 settembre 2001, confermata dal TFA con
sentenza U 347/01 del 9
gennaio 2003, 35.1998.57 del 21 settembre 2000, confermata dal TFA con giudizio
U 429/00 del 13 marzo 2001, 35.1998.61 del 22 febbraio 1999 e 35.1998.10 del 19
febbraio 1999).

 

                                         In merito
alla pretesa incidenza dei medicamenti assunti sul rendimento lavorativo,
questa Corte non vede ragione per distanziarsi dal parere espresso al riguardo
dal dott. __________ (doc. 190: “Die Arbeitsfähigkeit
wird durch die einfachen Analgetika Dafalgan und Ponstan überhaupt nicht
beeinträchtigt.”) e, a proposito del Deanxit, farmaco antidepressivo (cfr.
referto 27 agosto 2008 del dott. __________ - doc. 139:
“Attualmente la paziente si sente anche depressa e nervosa, motivo per cui è
stata introdotta anche una terapia con Deanxit.”), il TCA si limita a osservare
che la perizia specialistica elaborata dal dott. __________ ha consentito di
escludere l’esistenza di una qualsiasi patologia di natura psichica (cfr. doc.
198). 

 

                                         Dalle
tavole processuali si evince che nel mese di novembre 2010 - dunque posteriormente
alla data in cui è stata emanata la decisione su opposizione impugnata -, RI 1-RI
1 è caduta procurandosi in tal modo un trauma distorsivo al ginocchio destro.
La lesione meniscale diagnosticata successivamente al sinistro appena citato,
ha reso necessario un intervento artroscopico effettuato il 20 dicembre 2010
(cfr. doc. I, p. 7 e allegato al doc. VII). 

 

                                         Secondo
una costante giurisprudenza federale, la data di emanazione della decisione
impugnata segna il limite temporale del potere cognitivo del giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4). Spetta pertanto
all’amministrazione esaminare se la ricorrente, dopo il rilascio della
decisione del 14 ottobre 2010, ha subito un peggioramento (acquisito) del suo
stato di salute in relazione di causalità con l’infortunio dell’agosto 2006
oppure in relazione con un nuovo infortunio assicurato e, se del caso,
valutarne l’incidenza sull’esigibilità lavorativa (e dunque sul diritto a una
rendita di invalidità). 

 

                                         In simili
condizioni non è necessario procedere a ulteriori atti istruttori, segnatamente
alla perizia medica pluridisciplinare postulata dalla ricorrente (cfr. doc. I e
VII).

                                         Al
riguardo, giova osservare che, per costante giurisprudenza, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove
(cfr. STF U 349/06 dell’11 luglio 2007 consid. 6; STFA dell'11 dicembre 2003
nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA
del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., Zurigo 1998, p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del
diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Alla luce
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che, dal punto di vista
medico, l’assicurata non è più totalmente abile nella professione di ausiliaria
di pulizie, precedentemente svolta. Nondimeno, sul mercato generale del lavoro
esistono delle attività che essa sarebbe in grado di svolgere a tempo pieno e
con un rendimento completo, nonostante il danno alla salute infortunistico. 

                                         È
peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003, consid. 4.7).

 

                            2.3.5.   Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’CO 1,
l'insorgente avrebbe guadagnato nel 2009 (cfr., a questo proposito, DTF 128 V
174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse rimasta vittima
dell’infortunio assicurato, un importo annuo di fr. 39'716 (cfr. doc.
178).

 

                                         Questo
dato, desunto dalle informazioni fornite direttamente dagli ex datori di lavoro
(cfr. doc. 171 e 174) e non contestato dalla ricorrente, può senz’altro essere
fatto proprio dal TCA.

                            2.3.6.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda
sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129
V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

 

                                         L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella
sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha
ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui
la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il
guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le
ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo
parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la
soglia del 5 %. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di
parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti,
nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono
giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una
deduzione per circostanze personali e professionali. 

 

                            2.3.7.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurata, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività alternative che essa dovrebbe
essere in grado di esercitare tenuto conto delle sequele infortunistiche, e
meglio l’assistente operatrice presso la __________, l’operaia su metalli
presso la __________, l’operaia di spedizione presso la __________, la
meccanica di apparecchi elettrici presso la __________ e, infine, l’assistente
alla logistica presso la __________ __________, i dipendenti di tali ditte
percepivano in media, nel 2009, un reddito annuo pari a fr. 40'382.20 (cfr.
doc. 179).

 

                                         D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza suevocata, l'assicuratore infortuni ha fornito
informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di
conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario
massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dallo specchietto riassuntivo che figura sul doc. 179 si evince che
sono 87 i posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e
massimo ammontano, rispettivamente, a fr. 29’707 e a fr. 62'295, e infine che
quello medio è di fr. 40'905.

 

                                         A
proposito dei posti di lavoro considerati dall’INSAI, va osservato che taluni,
specificatamente le DPL 8938 e 10494, richiedono molto spesso/spesso il
mantenimento della posizione eretta di lunga durata. Se ciò appare conforme all’esigibilità
lavorativa descritta dal dott. __________ in occasione della visita medica di
chiusura del 5 giugno 2009 (cfr. doc. 168, p. 3), il TCA non può ignorare che
dalla valutazione delle capacità funzionali dell’aprile 2009, era invece emerso
che l’insorgente presentava una piena abilità lavorativa in attività molto
leggere da svolgere in posizione prevalentemente seduta (doc. 163, p.
4). 

 

                                         La
questione non merita comunque ulteriori approfondimenti, poiché l’insorgente
non potrebbe pretendere di aver diritto a una rendita, neppure se il grado
della sua invalidità venisse determinato in applicazione dei dati statistici (e
non in base alle DPL dell’CO 1). 

 

                            2.3.8.   Conformemente alla giurisprudenza federale di cui si è detto al
considerando 2.3.6., per la determinazione del reddito ipotetico da invalido
tornano applicabili i dati statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1.

 

                                         Utilizzando
i dati forniti dalla tabella TA 1, l’assicurata, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116. 

 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'280.64 mensili
oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 52'446.40.

 

                                         L’assicurata,
quale ausiliaria di pulizia, avrebbe guadagnato, nel 2009, fr. 39'716/anno per
un’occupazione a tempo pieno. 

                                         Tale
reddito si situa sotto la media dei salari per un'attività equivalente
(Tabella TA 1 2008, p.to 93, livello di qualifica 4: fr. 3’465 riportato su
41.6 ore/settimana = fr. 3'603.60 x 12 mesi = fr. 43'243.20 + adeguamento
2009 all'indice dei salari nominali = fr. 44’151.30).

 

                                         Pertanto,
in applicazione della giurisprudenza citata al considerando 2.3.6. in fine,
il reddito statistico da invalido (fr. 52'446.40) va ridotto del 5.04%,
percentuale corrispondente al gap salariale (per la parte
percentuale che supera la soglia del 5%), e si attesta
pertanto a fr. 49'803.10 (risultato intermedio).

 

                            2.3.9.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella
concreta evenienza, questo Tribunale può esimersi dall’approfondire tale
aspetto, visto che, anche applicando la decurtazione massima consentita dalla
giurisprudenza federale (25%), l’assicurata non raggiunge la soglia minima di
invalidità richiesta dall’art. 18 cpv. 1 LAINF (10% almeno). Infatti,
confrontando i fr. 37'352.32 (fr. 49'803.10 - 25%) al reddito che essa avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 39'716, si ottiene
un grado di invalidità del 5.95%, insufficiente per fondare il diritto a una
rendita. 

 

                                         Nella
misura in cui all’assicurata è stato negato il diritto alla rendita di
invalidità, la decisione su opposizione dell’CO 1 merita pertanto di essere
confermata. 

 

                               2.4.   Entità
dell’IMI

 

                            2.4.1.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.4.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                            2.4.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute
nell'Allegato 3 dell'OAINF. 

                                         Una tabella
elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988
U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.4.4.   L’CO 1 ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U
71,

p. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.4.5.   Nel caso di
specie, l’assicuratore LAINF, sentito il parere del proprio medico di __________,
ha riconosciuto all’assicurata un’IMI del 5% (doc. 180).

 

 

                                         Questa la
valutazione che il dott. __________ ha espresso in occasione della visita
medica di chiusura del 5 giugno 2009:

 

" 
(…).

REFERTO

 

Si tratta di una paziente che a seguito di un
infortunio del 31.8.2006, ha riportato una frattura complessa esposta dei
metatarsi II, III, IV e V e della falange prossimale del V dito. 

Come esiti durevoli nella visita odierna si
reperiscono ancora dolori costanti a livello dell’avampiede con segni di
fascite con conseguente difficoltà negli spostamenti e dolori che la
costringono ad assumere medicamenti anti-infiammatori con una certa frequenza.

 

VALUTAZIONE

 

5%.

 

GIUSTIFICAZIONE

 

Ritengo che gli attuali disturbi siano paragonabili
a un’artrosi di grado medio dell’avampiede.

Artrosi che secondo la Tabella 5.2 viene
indennizzata tra il 5 e il 10%.

Valuto quindi una menomazione dell’integrità
fisica del 5%.”

                                         (doc. 167)

 

                                         Nel
quadro della procedura di opposizione, il dott. __________ si è dichiarato
d’accordo con la valutazione del medico di circondario e ha precisato che una
menomazione all’integrità del 5% si situa persino già al limite superiore del
margine d’apprezzamento (cfr. doc. 190). 

 

                                         Con la
propria impugnativa, RI 1 ha postulato il riconoscimento di un’indennità minima
del 10%, facendo presente che essa “… deve convivere giornalmente con dei
dolori acuti cronici.” (doc. I, p. 5). 

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi su una questione di carattere medico, questo Tribunale - considerata
anche l'assenza di pareri medici specialistici divergenti -, ritiene che
l’apprezzamento espresso dal medico fiduciario dell’amministrazione possa
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario esperire ulteriori accertamenti (sul
valore probatorio delle valutazioni del medico dell’__________, cfr. STF U
350/06 del 20 luglio 2007 in cui l'Alta Corte ha ricordato che
"nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio
consentito che l'amministrazione e il giudice delle assicurazioni sociali si
fondino esclusivamente su basi di giudizio interne all'istituto
assicuratore."). 

 

 

                                         In
particolare, il TCA sottolinea che da più parti è stata constatata un’estensione
dei dolori da parte della ricorrente (si veda quanto indicato in proposito
al consid. 2.3.4.). 

                                         In questo
contesto, giova ricordare che l'indennità per menomazione dell'integrità
si valuta sulla base di constatazioni mediche. Ciò significa
che per tutti quegli assicurati che presentano uno stesso status medico,
la menomazione all'integrità sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in
maniera astratta, uguale per tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non
dipende dalle circostanze particolari del caso concreto, ma bensì da un
apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a
prescindere da fattori soggettivi (cfr. DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121
consid. 4b e riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure,
STCA 35.2001.71 del 12 dicembre 2001, confermata dal TFA con pronunzia U 14/02
del 28 giugno 2002; cfr., altresì, Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.).

                                         In questo senso, le sofferenze soggettive patite dall'assicurata
possono essere prese in considerazione nella valutazione dell'indennità per
menomazione all'integrità, solo se e nella misura in cui correlano con un danno
alla salute oggettivabile.

 

                                         La
pretesa ricorsuale si rivela, conseguentemente, infondata.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti