# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a46f6303-4030-51f0-a129-86e823c8e259
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-03-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.03.1997 52.1996.230
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1996-230_1997-03-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.96.00230

   

  	
  Lugano

  3 marzo 1997

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Matteo
  Cassina, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  18 ottobre 1996 di

 

 

	
   

  	
  __________ patrocinato da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 3 ottobre 1996 (no. 5024) del Consiglio di Stato che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 15 febbraio
  1996 con cui la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni
  gli ha revocato la licenza di condurre;

  

 

 

vista la risposta 22 ottobre 1996 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 19 gennaio 1996, poco
prima delle ore 23.00, il ricorrente __________ circolava sulla strada
cantonale che da __________ conduce verso __________ alla guida dell'autovettura
Ford Mondeo targata TI __________.

Giunto nell'abitato di __________, il ricorrente è incappato
in un controllo radar della velocità, dal quale è risultato che lo stesso stava
procedendo ad un'andatura di 84 km/h (già dedotto il margine di tolleranza),
laddove vige il limite generale di 50 km/h.

__________ è stato subito fermato da degli agenti della
Polizia cantonale, i quali hanno potuto constatare che egli stava trasportando
al pronto soccorso del__________ __________ la figlioletta __________ di 5
anni, colta da una forte otite.

 

 

                                  B.   In seguito ai fatti sopra
descritti, il 15 febbraio 1996 la Sezione della circolazione ha risolto di
revocare al ricorrente la licenza di condurre a scopo di ammonimento per il
periodo di un mese tra il 7 marzo 1996 e il 6 aprile 1996.

La decisione è stata resa in applicazione degli art. 16 cpv. 2,
32 cpv. 2 e 3 LCS, nonché dell'art. 4a cpv. 1 e 5 ONC.

 

Dal canto suo il Dipartimento delle istituzioni ha inflitto a
__________ con decisione 1. marzo 1996, cresciuta in giudicato, una multa di
fr. 200.--, oltre alla tassa di giustizia di fr. 40.-- e alle spese di fr.
20.--, per superamento dei limiti di velocità.

 

 

                                  C.   Contro la predetta decisione
di revoca della licenza, __________ è insorto il 22 febbraio 1996 davanti al
Consiglio di Stato chiedendone l'annullamento.

In quella sede ha sostenuto di aver trasgredito alle norme
della circolazione in quanto intenzionato a trasportare nel più breve tempo
possibile la figlia __________ all'Ospedale __________. La stessa lamentava
infatti forti dolori alle orecchie, destando nei genitori non poche preoccupazioni
per il suo stato di salute. Ha dunque concluso affermando di aver agito in
stato di necessità (o perlomeno in stato di necessità putativo) a causa delle
condizioni della figlia, alla quale è poi stata diagnosticata un'otite acuta
all'orecchio sinistro.

 

 

                                  D.   Con giudizio 3 ottobre 1996
il Consiglio di Stato ha respinto il gravame.

Il Governo ha ritenuto che in virtù del principio dell'unità
e della sicurezza del diritto non vi fosse spazio per scostarsi dalle constatazioni
di fatto contenute nella decisione di multa del 1 marzo 1996, cresciuta in
giudicato. Inoltre a titolo abbondanziale, il Consiglio di Stato ha rilevato
che nella fattispecie concreta non sono dati i presupposti richiesti dall'art.
34 cpv. 2 CPS per ammettere lo stato di necessità, avendo dovuto se del caso il
ricorrente chiamare l'autoambulanza per far trasportare la figlia in ospedale.

L'Esecutivo cantonale ha quindi concluso che in queste circostanze
la misura di revoca pronunciata dalla Sezione della circolazione va confermata.

 

 

                                  E.   Con ricorso 18 ottobre 1996,
__________ insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo
l'annullamento della predetta decisione governativa.

L'insorgente ripropone in sostanza le argomentazioni già sollevate
davanti all'istanza inferiore. 

Riconosce l'infrazione commessa, ma ribadisce di aver agito
in stato di necessità (o perlomeno di necessità putativa) a causa delle
preoccupanti condizioni di salute della figlia.

Afferma che dovendosi recare sino a __________, l'ambulanza
avrebbe impiegato parecchio tempo ad eseguire il trasporto all'ospedale,
ragione questa per la quale si è optato per l'uso dell'autoveicolo privato.
Aggiunge inoltre che il medico di famiglia non era rintracciabile e quindi
l'unico modo per ottenere assistenza medica era quello di recarsi al pronto
soccorso dell'Ospedale __________. Sostiene inoltre di aver bisogno della licenza
di condurre per potersi recare sul posto di lavoro a __________ e per svolgere
la propria attività di spedizioniere.

 

 

                                  F.   All'accoglimento del ricorso
si oppone il Consiglio di Stato, il quale si riconferma nelle argomentazioni
poste a fondamento della decisione qui dedotta in giudizio.

 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La competenza del
Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 12a cpv. 1 LALCS.

La legittimazione attiva dell'insorgente è pacifica (art. 43
PAmm).

Di conseguenza il ricorso, tempestivo, è ricevibile in ordine
e può essere deciso sulla base degli atti (art 18 PAmm).

 

1.2. Prima di entrare nel merito del ricorso occorre
precisare che secondo la più recente giurisprudenza del Tribunale federale, il
provvedimento che dispone della revoca della licenza di condurre a scopo di
ammonimento riveste il carattere di una decisione sulla fondatezza di un'accusa
penale ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU (DTF 121 II 26, consid. 3b).

In ambito penale e nell'ambito di quei procedimenti
amministrativi aventi carattere penale, tale norma impone all'autorità giudicante
di statuire sulla causa con pieno potere di cognizione. Anche la commisurazione
della pena o della sanzione soggiace a libero esame (R. Herzog, Art. 6 EMRK und
Kantonale Verwaltungsrechtspflege, pag. 371; A. Kley-Struller, Die Anwendung
der Garantien des Art. 6 EMRK auf Verfahren betreffend den Führerausweisentzug,
pag. 111 in: R. Schaffhauser (Herg.), Aktuelle Fragen des Straf- und des
Administrativmassnahmerechts im Strassenverkehr).

Applicando direttamente i principi sanciti dalla predetta
norma convenzionale, il Tribunale cantonale amministrativo statuisce quindi sul
ricorso in esame con potere cognitivo pieno, identico a quello di cui dispone
in ambito disciplinare (art. 70 PAmm), rivedendo senza restrizioni di sorta
anche la commisurazione della sanzione. I limiti posti dall'art. 61 PAmm in
relazione al controllo dell'apprezzamento non trovano applicazione in quanto
contrari alle prevalenti disposizioni dell'art. 6 CEDU (cfr. STA 26.9.1996 in
re Canonica; STA 21. 10. 1996 in re Terzi).

 

 

                                   2.   La licenza di condurre può
essere revocata al conducente che, violando le norme della circolazione, ha
compromesso la sicurezza del traffico o disturbato terzi. Nei casi di lieve
entità, può essere pronunciato un ammonimento (art. 16 cpv. 2 LCS).

La licenza di condurre va invece obbligatoriamente revocata
se il conducente ha gravemente compromesso la sicurezza della circolazione
(art. 16 cpv. 3 LCS).

La revoca della licenza a titolo d'ammonimento ha per scopo
quello di sanzionare il conducente resosi colpevole di un'infrazione alle
regole della circolazione e di impedire casi di recidiva (art. 30 cpv. 2 OAC).

L'autorità tenuta ad ordinare la revoca della licenza di
condurre deve fissare la durata di tale provvedimento, tenendo conto delle
circostanze del caso. In particolare essa deve tenere conto della colpa, della
reputazione dell'interessato in quanto conducente di veicoli a motore e della
sua necessità professionale a fare uso del veicolo (art. 17 cpv. 1 LCS; 33 cpv.
2 OAC).

Una misura amministrativa a titolo di ammonimento può essere
pronunciata solo nei confronti del conducente che ha agito in modo illecito
(Schaffhauser, Grundriss des schweizerischen Strassenverkehrsrechts, Vol. III,
no. 2274)

 

 

                                   3.   Secondo costante
giurisprudenza del Tribunale federale, un superamento di 30 km/h della velocità
massima consentita comporta la possibilità di revoca della licenza di condurre
anche quando le condizioni della circolazione erano nel caso concreto favorevoli
e la reputazione del conducente è buona (DTF 119 Ib 154, consid. 2a; 113 Ib
143, consid. 3c; 108 Ib 65, consid. 1).

Qualora venga accertato un superamento chiaramente superiore
a 30 km/h del limite di velocità massima, sussiste l'obbligo per le competenti
autorità cantonali di provvedere alla revoca della licenza di condurre giusta
l'art. 16 cpv. 3 lett. a) LCS, senza alcun riguardo alle concrete circostanze
del caso ( DTF 119 Ib 145, consid. 2a; 118 IV 188, consid. 2b).

 

 

                                   4.   Nella fattispecie in esame,
risulta dagli atti, ed è stato accertato in modo vincolante in sede penale, che
il ricorrente ha circolato nell'abitato di __________ con un autoveicolo ad una
velocità di 84 km/h (già dedotto il margine di tolleranza), laddove vige il limite
generale di 50 km/h.

Egli ha dunque oltrepassato di ben 34 km/h il limite
consentito.

Considerati i principi giurisprudenziali sopra esposti, la
revoca della licenza di condurre si imporrebbe dunque come una misura amministrativa
obbligatoria.

Resta tuttavia da esaminare se l'insorgente abbia
nell'occasione agito in modo illecito o meno.

 

 

                                   5.   Come accennato in
narrativa, il ricorrente, pur riconoscendo l'infrazione commessa, afferma che
non gli può venire inflitto alcun provvedimento amministrativo, avendo egli
agito in stato di necessità.

 

5.1. Una simile argomentazione è, nella presente sede,
irricevibile e non può, di conseguenza, essere presa in considerazione.

Il Tribunale federale ha infatti recentemente avuto modo di
precisare che ove esista a carico dell'interessato un procedimento penale,
l'autorità amministrativa è tenuta, in linea di principio, a soprassedere alla
propria decisione sino a che sia intervenuta una decisione penale passata in
giudicato, nella misura in cui l'accertamento dei fatti o la qualifica
giuridica del comportamento litigioso sia rilevante nel quadro del
procedimento amministrativo (DTF 119 Ib 158 consid. 2). L'alta Corte federale
ha altresì sottolineato in DTF 121 II 217 e seg., consid. 3a) che l'autorità
amministrativa competente ad ordinare la revoca della licenza di condurre non
può di principio scostarsi dagli accertamenti contenuti in una decisione penale
cresciuta in giudicato. In particolare l'autorità amministrativa deve attenersi
alle risultanze del giudizio penale anche nel caso in cui quest'ultimo sia
stato emanato nell'ambito di una procedura sommaria, segnatamente ove, come
nella presente fattispecie, la decisione penale si basi essenzialmente sul
rapporto di contravvenzione allestito da un agente della Polizia cantonale. Ciò
è il caso in particolare laddove l'interessato sapeva, o, vista la gravità
dell'infrazione rimproveratagli, doveva prevedere che nei suoi confronti si sarebbe
fatto luogo anche ad un procedimento concernente la revoca della licenza di
condurre e ciononostante ha omesso di far valere nell'ambito del procedimento penale
i diritti garantiti alla difesa o vi ha rinunciato. In simili circostanze quest'ultimo
non può più attendere il procedimento amministrativo per presentare eventuali
mezzi di prova, dato che era tenuto, secondo il principio della buona fede, a
proporli già in sede penale, nonché ad esaurire, se del caso, i rimedi di
diritto disponibili contro il giudizio emanato in tale procedura.

 

5.2. Nel caso di specie il ricorrente è stato informato con
lettera 31 gennaio 1996, che nei suoi confronti sarebbe stata avviata una
procedura amministrativa di revoca della licenza di condurre. Dopodiché il 1.
marzo 1996, il Dipartimento delle istituzioni gli ha inflitto una multa per
violazione dei limiti di velocità. In sostanza il Dipartimento, pur tenendo
conto delle giustificazioni addotte dal denunciato nel commisurare la sanzione,
ha di fatto negato che quest'ultimo abbia agito in stato di necessità.

Il ricorrente ha quindi accettato la predetta decisione di
multa, non avendo impugnato la stessa davanti alle istanze di giudizio superiori.

Così facendo egli ne ha quindi implicitamente riconosciuto come
esatto il contenuto, motivo per il quale non può più in questa sede mettere in
discussione i fatti in oggetto, né tantomeno l'apprezzamento giuridico degli
stessi operato dall'autorità penale.

Per evidenti ragioni d'unità di giudizio, questo Tribunale è
dunque di principio vincolato al giudizio di condanna pronunciato dal
Dipartimento, il quale non ha rinvenuto nelle circostanze sopra descritte alcun
elemento che potesse giustificare l'abbandono del procedimento contravvenzionale.

 

 

                                   6.   A titolo abbondanziale va
rilevato che nel caso in esame non sussistono comunque gli estremi per ritenere
l'agire del ricorrente sorretto da validi motivi di liceità.

 

6.1. Giusta l'art. 34 cpv. 2 CP, il fatto commesso per
preservare da un pericolo imminente e non altrimenti evitabile un bene altrui,
in modo particolare la vita, l'integrità personale, la libertà, l'onore, il
patrimonio, non è punibile.

Colui che ha agito, credendo - erroneamente - che fossero
date le condizioni oggettive dello stato di necessità (stato di necessità
putativo), va giudicato secondo questa sua supposizione (art. 19 cpv. 1 CP).

 

6.2. La prima condizione che deve essere realizzata affinché
vi sia stato di necessità ai sensi del diritto penale è l'esistenza di un
"pericolo imminente" che deve minacciare seriamente il bene
giuridico nella sua esistenza o nella sua integrità.

È poi necessario che il pericolo sia "non altrimenti
evitabile", vale a dire che non sussistano altri rimedi se non quello
scelto dall'autore dell'infrazione per tutelare il bene giuridico in questione
dalla situazione di pericolo che lo minaccia (cfr. Logoz, Commentaire du Code
Pénal suisse, pag. 174 segg.; DTF 122 IV 1 e segg., consid. 3).

In materia di circolazione stradale, la prassi giudiziaria è
piuttosto restrittiva per quanto concerne il riconoscimento dello stato di
necessità (Schaffhauser, op. cit., Vol. III, no 2281).

Di regola l'applicazione dell'art. 34 CP in relazione a
massicci eccessi di velocità può raramente entrare in considerazione, dato che
questi sogliono comportare a loro volta gravissimi pericoli per la sicurezza
della circolazione, maggiori del pericolo che il conducente si propone di
scongiurare con la sua infrazione.

In casi analoghi a quello in esame, la giurisprudenza ammette
lo stato di necessità praticamente solo laddove l'infrazione ai limiti di
velocità è avvenuta al fine di porre in salvo una vita umana da un imminente e
concreto pericolo di morte, ammesso comunque che non vi fossero altri rimedi
per raggiungere il medesimo scopo (Schaffhauser, op. cit. , Vol. III, no. 2282
e segg.).

 

6.3. Come accennato in narrativa, il ricorrente è incorso
nell'infrazione in oggetto, mentre stava trasportando la figlia all'Ospedale
__________ per l'acutizzarsi di dolori all'orecchio sinistro, dovuti ad un otite.

 

Stando così le cose, è fuori dubbio che nella fattispecie
mancano i presupposti essenziali per ammettere che il ricorrente abbia agito,
trovandosi in uno stato di necessità ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 CP. In
concreto è da escludere che sussistesse un imminente pericolo per la vita della
bambina, tale da addirittura giustificare un ragguardevole superamento del
limite di velocità vigente all'interno dell'abitato di __________.

In simili circostanze non potrebbe neppure essere ammessa
l'esistenza di uno stato di necessità putativo, visto che dagli atti non
emergono comunque elementi che facciano credere che l'insorgente abbia
nell'occorrenza agito, reputando concretamente minacciata la vita della figlia.

 

 

                                   7.   Invano allega infine
l'insorgente che l'uso di un veicolo gli è indispensabile per l'esercizio della
professione di spedizioniere. Vero è che la professione costringe l'insorgente
a far capo ad un veicolo, non fosse altro che per raggiungere la sua ditta a
__________. Tale necessità è tuttavia ben lungi dall'essere assoluta come esige
la giurisprudenza per essere presa in considerazione ai fini di una riduzione
della durata della revoca. Essa non è certamente paragonabile a quella di chi
perderebbe altrimenti l'intero suo reddito, o una parte essenziale dello
stesso, come è il caso ad esempio per un autista professionale.

In quanto esposto dal ricorrente si possono unicamente ravvisare
quegli inconvenienti, talvolta anche importanti, che accompagnano
inevitabilmente ogni revoca della licenza e che fanno parte della funzione
anche afflittiva di questa misura, voluta dal legislatore come mezzo per
dissuadere da ulteriori infrazioni alle norme della circolazione stradale. A
tali inconvenienti può invero essere posto rimedio, anche se ciò dovesse essere
oneroso per l'insorgente, facendo capo per gli spostamenti all'utilizzo di mezzi
di trasporto pubblico oppure all'aiuto di un collaboratore o di famigliari (DTF
122 II 24 e seg., consid. 1c, DTF 22 dicembre 1994 in re M.; DTF 17 gennaio
1994 in re P., DTF 29 ottobre 1993 in re D.S.)

 

 

                                   8.   Tenuto conto della gravità
dell'infrazione, della colpa effettiva e della necessità non inderogabile di
far uso di un veicolo per l'esercizio della professione, il provvedimento di
revoca pronunciato nei confronti di __________ appare del tutto conforme al
diritto. Fissando la durata della revoca ad un mese la Sezione della
circolazione si è attenuta al minimo legale imposto dall'art. 17 cpv. 1 lett.
a) LCS.

 

Per il che il ricorso va respinto.

 

 

                                   9.   La tassa di giustizia e le
spese seguono la soccombenza (art 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 6 CEDU;19, 34 CP; 16 cpv. 2 e 3 lett. a), 17, 90 cifra 1 LCS; 30 cpv.
2, 33 cpv. 2 OAC; 12a LALCS; 18, 28, 60, 65 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese di complessivi fr. 600.-- sono a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario