# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 80087618-f964-5e82-945b-c5ef3d1c3a9b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.06.2008 35.2008.31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-31_2008-06-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.31

   

  rs

  	
  Lugano

  23 giugno
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 aprile 2008 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 4 marzo
  2008 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 16 marzo
2006 RI 1 (1977), attivo quale guardia di confine e assicurato contro gli
infortuni presso l’CO 1, mentre stava eseguendo delle segnalazioni a veicoli
durante un controllo sulla strada che da __________ porta a __________, è stato
investito dall’auto di servizio - di proprietà dell’Amministrazione federale
delle dogane - in retromarcia (cfr. doc. 1, 6).

                                         A causa
del sinistro egli ha riportato diverse contusioni al fianco sinistro, all’anca
e alla schiena (cfr. doc. 1, 2, 4).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’CO 1 che ha regolarmente corrisposto le prestazioni di
legge.

                               1.2.   L’assicurato,
che ha seguito una terapia medicamentosa e fisioterapica, ha ritrovato la
propria capacità al lavoro al 50% a fare tempo dall’8 maggio 2006 e al 100% dal
13 maggio 2006 (cfr. doc. 2, 4, 7, 9, 11, 12).

 

                               1.3.   Il 16 maggio
2007 all’assicuratore LAINF è stata annunciata una ricaduta dell’infortunio del
16 marzo 2007, determinata da disturbi al bacino e alla schiena, in zona sacro
iliaca (cfr. doc. 13, 14, A5).

 

                               1.4.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’CO 1, con decisione del 15
agosto 2007, ha negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi
oggetto dell’annuncio di ricaduta, ritenuti non trovarsi in una relazione di
causalità con l’infortunio assicurato (cfr. doc. 16).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. 18),
l’assicuratore LAINF resistente, dopo aver nuovamente interpellato il medico __________
(cfr. doc. 27), il 4 marzo 2008 ha confermato il contenuto del suo primo
provvedimento (cfr. doc. A1).

 

                               1.5.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, richiedendo il riconoscimento, dopo accertamenti
medici complementari, del diritto a prestazioni legali in relazione alle spese
di cura a seguito dell’infortunio professionale.

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha addotto di avere
ripreso a svolgere la sua regolare attività nel maggio 2006, benché i dolori
non abbiano mai accennato ad attenuarsi. Egli ha precisato che le sofferenze
fisiche si sono intensificate e aggravate al punto che il 16 maggio 2007 ha annunciato
una ricaduta senza peraltro assentarsi dal posto di lavoro.

                                         L’insorgente
ha rilevato che nel maggio 2007 è stato costretto a rivolgersi alla Dr. med. __________
in seguito a dei forti dolori e fitte in posizioni relativamente semplici e
poco faticose che non sono mai cessati.

                                         Egli,
inoltre, ha contestato il fatto che l’CO 1 non abbia considerato il principio
“post hoc ergo propter hoc” quale mezzo di prova, visto che la Dr.ssa __________
ha affermato di conoscerlo dal 1998 e di non aver mai riscontrato, in
precedenza, dei problemi all’apparato scheletrico.

                                         L’assicurato
ha fatto valere che la sua giovane età contribuisce a rafforzare la pertinenza
della sua tesi, ossia che non solo il nesso di causalità naturale è quantomeno
probabile, ma pure che i sintomi sono con ogni probabilità strettamente legati
all’infortunio del marzo 2006.

                                         Egli ha
pure sottolineato che il medico __________ si è espresso unicamente in base
all’incarto in suo possesso senza convocarlo per una visita medica e che il Dr.
__________ non può essere ritenuto, contrariamente a quanto giudicato dall’CO 1,
contraddittorio, visto che ha formulato una sola diagnosi (cfr. doc. I).

 

                               1.6.   L’assicuratore
infortuni resistente, rappresentato dall’avv. RA 2, in risposta, ha postulato
un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza
(ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’Istituto assicuratore resistente era legittimato o
meno a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi alla
zona sacro iliaca sinistra annunciatigli nel corso del mese di maggio 2007
quale ricaduta del sinistro del marzo 2006.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante
e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per
menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque
provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a
dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

 

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio
sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha, inoltre, stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o
conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.7.   Dalla
documentazione agli atti si evince che il 20 marzo 2006 la Direzione generale
delle dogane ha annunciato all’CO 1 un infortunio occorso a RI 1 il 16 marzo
2006. 

                                         Dal
relativo formulario emerge che il sinistro è stato così descritto:

 

" 
Mentre eseguivo delle segnalazioni a dei veicoli
sulla strada che da __________ porta a __________ durante un controllo stradale,
venivo investito dal veicolo di servizio in retromarcia guidato da un collega
di lavoro il quale non aveva notato la mia presenza" (Doc. 1)

 

                                         Dal
certificato medico LAINF allestito dai medici dell’Ospedale __________ di __________,
dove l’insorgente è stato accompagnato il giorno stesso dell’evento traumatico,
emerge che questi ha riportato una contusione all’emisoma sinistra non
necessitante un’ospedalizzazione. Quale trattamento è stato prescritto risposo,
ghiaccio, Mephadolor 500mg tre volte al dì, nonché Voltaren Gel (cfr. doc. 2).

 

                                         Nel
Rapporto intermedio del 5 aprile 2006 la Dr. med. __________, FMH medicina
interna, medico curante dell’assicurato, quale decorso ha attestato che la
sintomatologia dolorosa lungo l’ala del bacino sinistra e a livello del
passaggio lombosacrale sinistro permaneva malgrado la terapia, soprattutto in
posizione eretta. La dottoressa ha inoltre specificato che non vi erano
deficits neurologici (cfr. doc. 4).

 

                                         Il 16
maggio 2006 la Dr. med. __________ ha indicato che, dopo le sedute di
fisioterapia ed esercizi a domicilio, erano migliorati i sintomi legati
soprattutto alla zona bacino-coscia sinistri (cfr. doc. 7).

 

                                         La medico
curante, il 28 luglio 2007, ha certificato, da un lato, che la sintomatologia
algica era migliorata e che il ricorrente eseguiva regolarmente degli esercizi
di rinforzo muscolare.

                                         Dall’altro,
che la cura era conclusa e che l’assicurato era abile al lavoro al 100% dal 13
maggio 2007 (cfr. doc. 11, 12).

 

                                         Il 16
maggio 2007 è stata annunciata una ricaduta del sinistro del 16 marzo 2006 da
ricondurre a disturbi al bacino-schiena (cfr. doc. 13).

 

                                         La
scintigrafia ossea trifasica eseguita il 22 maggio 2007 presso il Servizio __________
di medicina nucleare e centro PET-CT ha posto in luce una fisiologica
distribuzione del tracciante a livello del distretto osteo-articolare (cfr.
doc. 21).

 

                                         Da un
referto - indirizzato alla Dr. med. __________- redatto il 14 giugno 2007 dal
Dr. med. __________, FMH chirurgia ortopedica e medico aggiunto di ortopedia
presso l’Ospedale __________ di __________, che ha visitato l’insorgente il 14
maggio 2007, si evince poi quanto segue:

 

" 
(…)

I dolori sono definiti
come un discreto fastidio che finisce per preoccupare il paziente, tuttavia
senza limitare la sua attività fisica e professionale. Non assume antalgici,
all’esame clinico osservo una marcia senza zoppia. Lo stato locale non mostra
flogosi, né segni di instabilità. I dolori sono localizzati sul versante
prossimale dell’articolazione sacro iliaca a sinistra.

 

L’esame dell’anca a
nodino.

All’esame radiologico non
osservo esiti post-traumatici in sede ossea. La scintigrafia del 22.5.2007
mostra una fisiologica con distribuzione del tracciante.

 

Si conclude dunque con
dolori post-contusione/distorsione dell’articolazione sacro iliaca sinistra,
senza lesione ossea oggettivabile, l’indicazione per un’eventuale provvedimento
terapeutico dipende dall’intensità dei dolori, che al momento attuale sono
minimi.

 

Il paziente è informato
della possibilità di un trattamento antalgico/antinfiammatorio sia medicamentoso
che nel contesto di un trattamento di medicina manuale/reumatologico. Il
paziente riprenderà contatto con il mio studio qualora l’intensità dei dolori
giustificasse tali provvedimenti. Non ho previsto ulteriori controlli.” (Doc.
A5)

 

                                         Nel
Certificato medico LAINF per ricaduta è stata attestata, il 6 agosto 2007, una
sacroileite post-traumatica a sinistra, con la precisazione che la cura medica
è stata chiusa il 14 giugno 2007 (cfr. doc. 14)

 

                                         Il medico
__________, Dr. med. __________, FMH in chirurgia, il 13 agosto 2007, ha
asserito che tra l’infortunio del marzo 2006 e i disturbi annunciati nel maggio
2007 difettava un nesso causale, poiché non vi era nessuna lesione
postraumatica strutturale documentata dopo il sinistro (cfr. doc. 15).

 

                                         Con
rapporto del 22 agosto 2007, allegato all’opposizione interposta
dall’assicurato contro la decisione formale del 15 agosto 2007 con cui gli è stato
negato il diritto a prestazioni in relazione ai disturbi oggetto della ricaduta
annunciata nel maggio 2007 (cfr. doc. 18, 16), la Dr. med. __________ ha
attestato che il ricorrente si è presentato da lei in seguito a un infortunio
sul lavoro occorso il 16 marzo 2006 e che la diagnosi è risultata una
contusione lombosacrale e all’ala del bacino sinistra per la quale ha necessitato
di plurime sedute di fisioterapia e assunzione di antinfiammatori non
steroidei. La dottoressa ha specificato che, nonostante l’insorgente non fosse
del tutto libero da sintomi, il caso è stato chiuso il 28 luglio 2006. Essa ha,
poi, indicato che l’8 maggio 2007 è stata nuovamente consultata, poiché si sono
riaccentuati i dolori a livello della cresta iliaca di sinistra; stando in
piedi e in determinati movimenti lamentava dei dolori a fitte. La Dr. med. __________
ha osservato di conoscere l’assicurato dal 1998 e di non avere prima
dell’evento del 2006 mai avuto modo di visitarlo per dolori legati all’apparato
scheletrico. Essa ha precisato che, vista la riacutizzazione dei sintomi, ha
predisposto, nel giugno 2007, un consulto ortopedico presso il Dr. med. __________.
La dottoressa ha concluso rilevando che i referti analizzati dallo specialista
hanno confermato che i dolori sono una post-contusione/distorsione
dell’articolazione sacro-iliaca sinistra senza lesione ossea oggettivabile e
che a detta dell’ortopedico i sintomi sono strettamente legati all’infortunio
del marzo 2006 (cfr. doc. 18).

 

                                         Il 22
febbraio 2008 il Dr. med. __________ ha puntualizzato che l’assicurato, dopo
l’evento infortunistico, è stato esaminato lo stesso giorno al Pronto Soccorso
dell’__________, dove non si sono riscontrati segni macroscopici per trauma,
dal lato soggettivo è stato segnalato un lieve dolore alla palpazione della
regione mediale del ginocchio sinistro. E’ stata, quindi, diagnosticata una
contusione all’emisoma sinistro e non ritenuta necessaria l’effettuazione di
radiografie. Il medico __________ ha evidenziato che successivamente si è
osservato un cambiamento della diagnosi (da parte della curante), in quanto si
è cominciato a parlare di contusione lombo-sacrale e bacino a sinistra, ancora
più tardi si è parlato di contusione sacro-iliaca. Quasi un anno e mezzo dopo
l’evento iniziale, la diagnosi (Dr. med. __________) è poi stata: sacro-ileite
post-traumatica a sinistra. Il Dr. med. __________ ha precisato che a questo
scopo l’CO 1 ha disposto un esame altamente sensibile ossia indagine
scintigrafia ossea trifasica (22.5.2007) con particolare interessamento delle
articolazioni a livello pelvico e con questo accertamento strumentale è stata
dimostrata l’assenza di una sacro-ileite sinistra, tanto più di origine
post-traumatica, postulata dal dott. __________. Il medico __________ ha sottolineato
che il Dr. med. __________ ha cambiato la diagnosi parlando di dolori
post-contusione/distorsione dell’articolazione sacro-iliaca a sinistra senza
fornire una spiegazione medico-scientifica per il cambiamento della sua prima
versione diagnostica. A mente del Dr. med. __________ le affermazioni del Dr.
med. __________ risultano altamente ipotetiche e contraddittorie, in quanto
anche un importante trauma post-contusionale e soprattutto distorsivo
dell’articolazione sacro-iliaca sinistra avrebbe evidenziato un arricchimento
patologico nella zona dell’articolazione menzionata traumatizzata. Egli ha
peraltro rilevato che pure i referti della prima ora rimangono completamente
silenti in merito a una problematica a livello sacro-iliaca sinistra (cfr. doc.
27).

 

                               2.8.   L’CO 1 non
ha riconosciuto la propria responsabilità relativamente alla problematica alla
zona bacino-schiena annunciata dall’assicurato nel mese di maggio 2007, poiché
fondandosi sulle valutazioni del medico __________, Dr. med. __________, ha
ritenuto che i disturbi non siano in relazione di causalità naturale con
l’infortunio del marzo 2006 (cfr. doc. 16, A1, 15, 27). 

 

                                         Il
ricorrente, dal canto suo, sostiene, sulla base delle attestazioni della sua
medico curante e del Dr. med. __________, che i problemi da lui accusati a
livello sacro-iliaco debbano essere assunti dall’assicuratore resistente, dopo
eventualmente degli accertamenti complementari più approfonditi (cfr. doc. I).

 

                                         In tale
contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B.,
U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe
un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più
adeguata (cfr. STFA del 31 gennaio 2005 nella causa M., I 811/03, consid. 5 in
fine; STFA dell’8 ottobre 2002 nella causa C., I 673/00; SVR 2000 UV n. 10 pag.
35 consid. 4b).

 

                               2.9.   In concreto,
attentamente esaminati gli atti di causa e tutto ben considerato, questa Corte
ritiene che il parere espresso sia nel settembre 2007 che nel febbraio 2008 dal
Dr. med. __________ (cfr. doc. 15, 27), sanitario che vanta un’ampia esperienza
in materia di medicina infortunistica e assicurativa e secondo cui i disturbi
alla zona bacino-schiena lamentati dall’assicurato a partire dal maggio 2007,
non essendo stata documentata alcuna lesione postraumatica, non sono in nesso
di causalità naturale con il sinistro del marzo 2006, possa validamente
costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli
necessario dare seguito a ulteriori provvedimenti probatori, ossia ad
accertamenti medici complementari chiesti dall’insorgente nell’atto ricorsuale (sul valore di prova delle valutazioni del medico di __________,
cfr. sentenza del Tribunale federale U 350/06 del 20 luglio 2007 in cui l'Alta
Corte ha ricordato che "nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è
in linea di principio consentito che l'amministrazione e il giudice delle
assicurazioni sociali si fondino esclusivamente su basi di giudizio interne
all'istituto assicuratore."). 

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF U
386/06 del 3 settembre 2007 consid. 4.1.; STFA dell'11 dicembre 2003 nella
causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5
marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U.
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In
effetti l’apprezzamento del Dr. med. __________ (cfr. doc. 15, 27) non contiene
contraddizioni e presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché
possa essere riconosciuto, ad una valutazione medica, piena forza probante: in
particolare, il sanitario ha espresso il suo parere in modo chiaro, motivato e
convincente, dopo aver proceduto allo studio approfondito del dossier
dell’assicurato.

 

                                         Per
quanto attiene alla censura del ricorrente secondo cui il medico __________ si
è espresso senza visitarlo (cfr. doc. I), giova segnalare che l’Alta
Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici dell'CO 1 hanno pieno valore
probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in base agli atti,
dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del 10 settembre
1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa A., U
49/95).

 

                                         Per inciso va pure
evidenziato che il Dr. med. __________, contrariamente a quanto asserito
nell’atto ricorsuale (cfr.doc. I pag. 2), si è pronunciato soltanto in merito
alla causalità naturale e non a quella adeguata. La causalità adeguata
costituisce una questione di diritto che va esaminata dal giudice,
rispettivamente dall’amministrazione (cfr. STFA U 190/04 del 22 giugno2005;
STFA del 6 ottobre 2000 U 119/00).

 

                                         Il TCA ritiene, del resto,
che un significato particolare vada attribuito alla circostanza che la
scintigrafia ossea trifasica effettuata il 22 maggio 2007 nella zona
sacro-iliaca non ha mostrato la presenza di processi flogistici a carico dei
tessuti molli articolari e periarticolari, né accumuli patologici a livello
delle articolazioni sacro-iliache (cfr. doc. 21).

 

                                         Questa
Corte si trova, pertanto, confrontata a un caso in cui i disturbi avvertiti dal
ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere, la decisione non può che essere sfavorevole
all’interessato, nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di
una relazione di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 1° marzo 2005 nella causa D., inc. n. 35.2004.74,
confermata dal TFA con sentenza dell’11 maggio 2006, U 130/05, del 22 settembre
2003 nella causa B., inc. 35.2002.4, del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc.
n. 35.2003.26, del 5 aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2003.39, confermata
dal TFA con giudizio del 13 aprile 2006, U 162/04, del 25 novembre 2002 nella
causa A., inc. n. 35.2002.49, confermata dal TFA con sentenza del 28 luglio
2004, U 14/03, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U.
Meyer-Blaser, art. cit, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche
Beweis für das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die
vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung
zum Eintritt des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem
konkreten Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender
Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der
Unfallversicherer ohne weiteres” – il corsivo è del redattore).

 

                                         In
proposito è utile rilevare, visto che dalle certificazioni mediche risulta che
nel marzo 2006 l’assicurato ha comunque subito una contusione (cfr. doc. 4, 7),
che conformemente alla dottrina medica dominante, dopo traumi quali contusioni
o distorsioni, lo stato anteriore del rachide può, di regola, considerarsi
ristabilito al più tardi 6 mesi, rispettivamente un anno (in caso di
presenza di patologie degenerative) ,a contare dall'evento traumatico, come se
l'infortunio non fosse mai sopraggiunto (status quo sine) (cfr.
Bär/Kiener, Traumatismes vertébraux, in Informations médicales N.
67/décembre 1994, p. 45ss., contributo in cui viene illustrata, con dovizia di
riferimenti, la posizione della dottrina medica dominante in materia appunto di
traumi vertebrali). 

 

                                         Quanto
affermato dal Dr. med. __________ non è, poi, tale da inficiare la valutazione
del Dr. med. __________. Lo specialista consultato dall’assicurato su indicazione
della sua medico curante, dopo avere rilevato che i dolori sono stati definiti
come un discreto fastidio senza limitazione dell’attività fisica e
professionale e avere riconosciuto che dall’esame radiologico non emergevano
esiti post-traumatici in sede ossea, ha unicamente indicato che si tratta di
dolori post-contusione/distorsione dell’articolazione sacro iliaca sinistra,
senza fornire alcuna precisazione, né motivazione al riguardo (cfr. doc. A5).

 

                                         La
circostanza fatta valere dalla Dr. med. __________ che l’assicurato non avrebbe
mai sofferto di disturbi analoghi prima dell’incidente (cfr. doc. 18),
menzionata pure nell’atto ricorsuale (cfr. doc. I), è, peraltro, ininfluente.

                                         La
regola "post hoc, ergo propter hoc" (dopo questo, dunque a
causa di questo) non ha valenza scientifica, contrariamente a quanto sostiene
l’assicurato (cfr. doc. I).

                                         La giurisprudenza del TFA
ha, in effetti, stabilito, al riguardo, che per il solo fatto d’essere insorto dopo
l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua
conseguenza (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; STFA 3.4.1997 in re
V. inedita; Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art.
24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30,
nota 96; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
1995, p. 41).

 

                                         D’altronde
si rivela un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza
quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se
specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un
valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al
suo paziente (cfr. RAMI
2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V
161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Giova,
altresì, osservare che il caso iniziale, assunto regolarmente dall’assicuratore
infortuni resistente, è stato chiuso nel mese di luglio 2006 con una visita di
controllo da parte della Dr. med. __________. L’assicurato aveva in ogni caso
dichiarato, già nel giugno 2006, che “la cura medica è praticamente
terminata, devo effettuare una visita di controllo”. Egli, è utile
ribadirlo, ha del resto ricominciato a lavorare al 100% il 12 maggio 2006 (cfr.
doc. 9, 11, 7, 8).

                                         D’altra
parte, il ricorrente ha sì indicato di aver accusato ancora dolori dopo la
ripresa dell’attività lavorativa a tempo pieno, tuttavia egli ha ricorso a un
medico soltanto nel maggio 2007 (cfr. doc. I, 18).

 

                                         Al riguardo va sottolineato
che la circostanza che l'Istituto assicuratore resistente abbia
assunto il caso iniziale non significa che esso debba, ipso facto,
ammettere la propria responsabilità anche per i disturbi notificati quali
ricaduta. 

                                         In
effetti, nella sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha
precisato che, trattandosi specificatamente di una ricaduta, la responsabilità
dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa soltanto sulla base del
nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione del caso iniziale o di
una precedente ricaduta. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                                         In merito
cfr. pure STFA U 165/05 del 22 settembre 2006 consid. 2.1.

 

                                         Infine è utile segnalare che, in una sentenza del 18
settembre 2002 nella causa H., U 60/02, consid. 2.1., lo stesso TFA ha
precisato che l’assicuratore infortuni non è tenuto a dimostrare l’esistenza di
una causa extra-infortunistica che spieghi i disturbi ancora accusati
dall’interessato. Decisivo è unicamente sapere se le cause traumatiche abbiano
perso il loro significato causale, ovvero se esse siano estinte (cfr. pure STF
U 241/06 del 26 luglio 2007 consid. 2.2.2).

 

                             2.10.   In esito alle
considerazioni che precedono, il TCA non ritiene dimostrato, secondo il grado
della verosimiglianza preponderante caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), un legame causale tra i problemi
alla zona sacro-iliaca annunciati all’CO 1 nel mese di maggio 2007 e
l’infortunio del marzo 2006 assunto dall’assicuratore LAINF.

 

                                         A
ragione, pertanto, l’CO 1 non ha assunto i disturbi lamentati dall’insorgente e
notificatigli nel maggio 2007.

 

                                         Ne
discende che la decisione su opposizione impugnata deve essere confermata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti