# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2a1ef84-13e3-5689-b43d-28f324e9ffa3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-01-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 18.01.2002 INC.2001.2314
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-2314_2002-01-18.html

## Full Text

N. 23.2001.14 M                                                        Lugano,
18 gennaio 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 31 dicembre 2001 / 2 gennaio 2002 da

___________,          

(difeso di fiducia dall’avv. dott.
__________)

avverso la
decisione 20 dicembre 2001, tramite la quale il Procuratore Pubblico avv.
__________ ha rifiutato all’accusato reclamante l’erezione di una perizia nel
procedimento penale a suo carico per titolo di appropriazione indebita, truffa,
falsità in documenti, amministrazione infedele e istigazione a falsa
testimonianza;

lette le
osservazioni 9/10 gennaio 2002 del magistrato inquirente, che postula la
reiezione del gravame;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 126/2001/ES;

ritenuto 

in fatto:

A.

___________,
arrestato una prima volta il 12 gennaio 2001 e rilasciato il giorno successivo,
è in detenzione preventiva dallo scorso 11 giugno 2001, in quanto sospetto
autore – in correità con __________ – di appropriazione indebita, truffa,
falsità in documenti, amministrazione infedele e istigazione a falsa
testimonianza in connessione con la gestione del conto __________ di titolarità
del fu __________ e, più in generale, con la sua attività di direttore della
Banca __________ (su quanto precede v., più in esteso, decisione 3 dicembre
2001, inc. Giar 23.2001.12, consid. A p. 1-2). Respinte tre istanze di libertà
provvisoria, con decisione 7 dicembre 2001 (inc. Giar 23.2001.13) questo
giudice ha prorogato il termine per la detenzione preventiva dell’accusato fino
al 31 gennaio 2001.

 

B.

L’inchiesta,
da tempo allo stadio del deposito atti rispettivamente formulazione delle
istanze di complemento istruttorio, vede essenzialmente ancora aperta un’unica
questione: quella relativa all’effettiva situazione finanziaria dell’accusato,
sul quale pesa il sospetto che abbia occultato ingenti mezzi finanziari, a
valere quale indizio di concreto pericolo di fuga.

Traendo
spunto dal preavviso negativo formulato dal Procuratore Pubblico contro
l’istanza di libertà provvisoria 27 novembre 2001 (all’inc. Giar 23.2001.12),
con allegato 18 dicembre 2001 (all’inc. MP doc. 230) l’accusato reclamante ha
proposto alcuni complementi di prova (alcuni interrogatori, un sopralluogo
presso la Banca __________ e l’acquisizione dell’incarto amministrativo
relativo alla propria naturalizzazione svizzera), ed in particolare una perizia
contabile, da affidarsi ad un perito indipendente, che accerti se sulla base
della documentazione sequestrata presso la Banca __________, e più in generale
della documentazione agli atti del procedimento, sia possibile formulare quanto
affermato dal magistrato inquirente nel già citato preavviso negativo
all’ultima istanza di libertà provvisoria, ovvero che ___________ disporrebbe
di riserve occulte per un importo pari a fr. 862'691.84, depositato in una
cassetta di sicurezza non registrata a nome di una determinata persona (v.
istanza di complemento istruttorio cit., pto. 6 p. 3).

Il
Procuratore Pubblico ha accolto tutti i complementi probatori proposti, ma ha
respinto la richiesta di perizia contabile: l’Equipe finanziaria del Ministero
Pubblico (EFIN), dando seguito ad una richiesta dell’accusato medesimo, si
sarebbe limitata – fra l’altro – ad elencare una serie di prelevamenti per
contanti effettuati a debito del conto __________ Inc. nonché dell’altro conto
facente capo alla __________ SA, accertando che i medesimi importi non possono
essere posti in correlazione con altri conti. Da ciò, il magistrato avrebbe
dedotto che la destinazione di tali importi sia quella enunciata in sede di
preavviso negativo all’istanza di libertà provvisoria, ovvero l’alimentazione
di riserve occulte (v. decisione impugnata, inc. Giar 23.2001.14 doc. 2 = inc.
MP doc. 236).

 

C.

Il reclamo in
oggetto (inc. Giar 23.2001.14 doc. 1), premessa la preoccupazione dell’accusato
nel constatare che la pubblica accusa farebbe capo all’asserita esistenza di
proprie disponibilità occulte non solo per sostanziare l’esistenza di un
pericolo di sua fuga all’estero, ma “invece e piuttosto per cercare di mettere
il prevenuto in cattiva luce di fronte al Tribunale che lo dovrà giudicare”
(reclamo, cit., pto. 1 p. 2), critica la parzialità della ricostruzione
effettuata da parte dell’EFIN, la quale avrebbe omesso di fare riferimento ad
altri conti (ad es. __________ e __________), sui quali invece le entrate in
contanti prevarrebbero sulle uscite (loc. cit., pto. 2 p. 3). Si imporrebbe
dunque la verifica peritale postulata: in caso contrario, si avrebbe che il
Procuratore Pubblico chiede alla difesa “la prova concreta della non esistenza
di risorse occulte del prevenuto, ma poi rifiuta l’esecuzione della prova che
secondo la difesa smentirà le sue deduzioni” (loc. cit., pto. 3 p. 3 in fine).
L’accusato, in altre parole, chiederebbe soltanto che un perito neutro spieghi
“alla Corte cosa le carte processuali permettono di considerare dimostrato e
che cosa invece no, ed in particolare se esse possano o meno dimostrare che
egli avrebbe tratto da tutta questa faccenda (...) dei vantaggi finanziari”
(loc. cit., pto. 4 p. 4).

 

D.

Da parte sua,
il magistrato inquirente – rintuzzate alcune critiche della difesa sulla
conduzione dell’inchiesta (v. osservazioni, inc. Giar 23.2001.14 doc. 4, pto. A
p. 1-2) – ribadisce come a suo dire la richiesta di perizia formulata da
___________ sia oggettivamente impossibile da soddisfare: il perito potrebbe
unicamente “accertare i flussi finanziari riscontrati su un determinato conto,
nonché l’origine e la destinazione delle somme che giungono in conto o che
partono dallo stesso [...]" (loc. cit., pto. B p. 3), ma trattandosi di
contanti, in nessun caso “può indicarne la causale o la destinazione
definitiva: al riguardo toccherebbe all’interessato pronunciarsi” (ibid.). Egli
ribadisce che l’interpretazione di questi dati, “ossia averli posti in
correlazione con risultanze istruttorie” (ibid.) ed averne dedotto che
___________ disporrebbe di risorse occulte dell’ordine di fr. 862'691.84, è
unicamente frutto di opera sua (ibid.). In altre parole, gli accertamenti
chiesti dall’accusato reclamante non sono “di pertinenza di un perito, bensì
del Giudice” (loc. cit., pto. C p. 5): “la qualifica e la portata, in un’ottica
processuale, di queste uscite non è operazione che può essere demandata ad un
perito, in quanto essa va effettuata in base alle risultanze istruttorie. Il
perito è necessario se per l’accertamento di determinati fatti sono necessarie
cognizioni particolari, intese in senso tecnico. Non è in alcun caso ammesso
attribuire al perito un compito di interpretazione di elementi istruttori”
(ibid.).

 

E.

La parte
civile Banca __________, alla quale è stato inviato il reclamo con facoltà di
formulare osservazioni, si è rimessa al giudizio di chi scrive (inc. Giar
23.2001.14, doc. 6). Pure il coaccusato __________, rilevata l’estraneità del
reclamo qui trattato con la sua posizione processuale, ha rinunciato ad
esprimersi (inc. Giar cit., doc. 7).

Considerato

in diritto:

1.

            a)        Per
meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al
deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv.
1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione:
esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo
in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del
giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di
difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189
CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P.,
inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno
1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

            b)        Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost. fed.
(v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p.
308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem richterlichen
Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert, loc. cit. p.
231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il magistrato può
rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort bzw. Aussage nach
seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht für beachtlich
hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con
rinvii). Più in generale, nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht,
3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota
321) i magistrati investiti della questione possono respingere il complemento “wenn
sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di
conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito
rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

2.

a)        Tra le prove a disposizione delle autorità inquirenti e giudicanti
vi è la perizia, ossia il ricorso all’esperto ogniqualvolta occorra stabilire
fatti e circostanze all’accertamento dei quali siano indispensabili speciali
cognizioni (art. 142 ss. CPP).

b)        Al magistrato competente è riservata di principio ampia facoltà
nella scelta delle prove e quindi anche in tema di referto peritale, ritenuta
comunque e sempre perlomeno apparenza di utilità e pertinenza in connessione
con la fattispecie inquisita, secondo le imputazioni e le conclusioni di
competenza del giudice penale, nel rispetto dei diritti delle parti. Inoltre ed
in più, per giustificare il ricorso al perito occorre congiuntamente, per
riprendere con altre parole il testo di legge, che determinati fatti non siano
ancora chiariti o chiaribili attraverso altri mezzi di prova e che il
magistrato non abbia le specifiche conoscenze professionali per giungere a tale
necessario chiarimento (sic, verbatim, in decisione 6 luglio 1999 in re
S.D., inc. Giar 861.98.1 consid. 1; cfr. decisione 24 luglio 1998 in re M.H.G.,
inc. GIAR 649.96.2, p. 3, con rinvio a decisione 9 settembre 1993 in re A.A.,
GIAR 209.93.3).

c)         Il perito, tuttavia, è semplice ausiliario del giudice:
unico suo compito è quello di ampliare le conoscenze del magistrato
integrandole con le proprie, maturate in un campo specifico (Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 4. Aufl. Basel 1999, § 64 margin. 3),
accertando un determinato fatto (Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale
suisse, 2ème éd. Lausanne 1994, margin. 1322) oppure traendo da fatti dati, con
metodo scientifico, le conclusioni che si impongono (Niklaus Oberholzer,
Grundzüge des Strafprozessrechts, Bern 1994, pto. 21.1 p. 287). Non spetta al
perito, invece, la valutazione giuridica dei fatti da lui medesimo accertati (Hauser/Schweri,
loc. cit.; Piquerez, loc. cit.; Schmid, op. cit., margin. 662; Oberholzer,
op. cit., pto. 21.1 p. 288).

 

3.

a)        ___________ più non contesta di aver
prelevato per contanti dai conti di titolarità della __________ Inc. e della
__________ SA (supra, consid. B; v. i suoi verbali MP 24 luglio 2001 e 8
novembre 2001, all’inc. MP rispettivamente doc. A57 p. 9-10 e A84 p. 7). Né
sono di principio contestati i dati contabili – ovvero l’entità dei singoli
prelevamenti – raccolti dal magistrato inquirente, e meglio dall’EFIN per conto
dello stesso magistrato: l’accusato lamenta, al più, la parzialità dei dati
raccolti, che lui medesimo tuttavia sembra giustificare viste le difficoltà che
una ricostruzione più dettagliata avrebbe sollevato (v. reclamo, cit., pto. 1 in
fine, p. 2 / pto. 2 p. 2). Unico appunto puntuale, l’asserita mancata
considerazione di alcune relazioni bancarie, sulle quali prevarrebbero le
entrate in contanti (v. reclamo, cit., pto. 2 p. 3; contestato dal Procuratore
Pubblico, v. osservazioni, cit., pto. B.3 p. 4). 

b)        Quest’ultima critica dell’accusato reclamante è irricevibile
già per carenza di motivazione: ___________ avrebbe dovuto illustrare tale sua
censura, contrapponendo la propria lettura dei dati a quella effettuata dall’EFIN,
con i dovuti rinvii agli atti. Avrebbe dovuto dire, in parole povere, perché ed
in quale misura gli apporti in contante sulle relazioni asseritamente
trascurate dovrebbero inficiare le conclusioni del magistrato inquirente.

Ma non è
comunque questo il nocciolo della questione.

 

4.

a)        A ben guardare, l’accertamento che l’accusato reclamante
postula sia affidato a perito indipendente non riguarda un fatto: pur
premettendo che “tutta questa faccenda [...] lo ha rovinato” (reclamo, cit., pto.
4 p. 4), egli non si esprime direttamente in merito alla presunta esistenza di
riserve occulte rilevanti, ma contesta piuttosto la sufficiente correlazione
fra la documentazione contabile agli atti e l’affermazione discussa. La
differenza è sottile, ma importante: una cosa è affermare che l’importo X
rinvenuto sul conto Y (o nella cassetta Z) rappresenta un attivo dell’accusato,
tutt’altra cosa è invece affermare che determinati prelevamenti per contanti da
conti facenti capo all’accusato debbano logicamente venirgli attribuiti, e che allora
– in assenza di spiegazioni più convincenti – debba anche essere ritenuto che
siano confluiti in una riserva occulta. La prima proposizione espone un
determinato fatto, la seconda offre una spiegazione circa il significato di
determinati fatti (i.e. gli svariati prelevamenti in contanti senza immediata
spiegazione).

b)        L’accusato reclamante non chiede neppure un’interpretazione
scientifica di determinati fatti: non chiede, in altre parole, che il perito
abbia a positivamente affermare che destino abbiano avuto gli importi prelevati
per contanti dai conti a lui riconducibili. Chiede, piuttosto, la prova
negativa che le cose non sono andate come pensa il Procuratore Pubblico, la
prova che egli non ha tratto alcun vantaggio finanziario dalla faccenda (v.
reclamo, cit., pto. 4 p. 4). Ma questa prova non è proponibile, già perché non
concerne un determinato fatto, o una consecuzione di determinati fatti, per
loro natura comprensibili soltanto sulla scorta di conoscenze scientifiche o
tecniche particolari, come potrebbe essere la ricostruzione di flussi di denaro
che hanno interessato successivamente diversi conti bancari, oppure come quando
la Corte sia chiamata a valutare il grado di rischio insito in determinati
investimenti – valutazione, questa sì, che esige conoscenze specifiche. Qui,
gli unici fatti consistono negli avvenuti prelevamenti per contanti: dove poi
tali importi siano finiti, può essere solo presunto. 

c)         Pertanto, seguendo lo schema esposto sopra (consid. 2c), la
prova offerta va rifiutata perché inidonea a dimostrare ciò che l’accusato
reclamante vorrebbe.

 

5.

a)        In realtà, come chiaramente emerge dall’inequivocabile
quesito peritale proposto (e rifiutato), ciò che l’accusato reclamante si
attende dal perito indipendente che vorrebbe far intervenire, è una valutazione
sulla liceità delle conclusioni che il Procuratore Pubblico ha tirato dai dati
raccolti dall’EFIN: può il magistrato inquirente, sulla base della
documentazione a sua disposizione, affermare che ___________ disporrebbe di
riserve occulte per più di fr. 860'000.—? 

b)        Si tratta, a non dubitarne, di un quesito paradigmatico di
ciò che non può essere delegato ad un perito: dati determinati fatti, derivarne
un’interpretazione giuridicamente vincolante – anzi, nel caso specifico accertare
l’illiceità di un’interpretazione che dagli stessi fatti ha dedotto il
Procuratore Pubblico. Come quest’ultimo ammette senza fronzoli, i dati concreti
raccolti dall’EFIN in una distinta particolare riguardano quei prelevamenti per
contanti, per i quali non è stato possibile stabilire una determinata
destinazione (v. osservazioni, cit., pto. B.1 p. 3; pto. B.3 p. 4). E con
lodevole trasparenza, lo stesso magistrato inquirente ammette senza mezzi
termini che la conclusione osteggiata dall’accusato reclamante – ovvero che
quest’ultimo disporrebbe di riserve occulte per oltre fr. 860'000.— – è farina
del suo sacco, ed è il frutto di ciò che lui medesimo ritiene di poter (o
dover) combinare: i dati numerici raccolti dall’EFIN ed altri elementi
istruttori, segnatamente “dichiarazioni di testimoni” (ibid.).

c)         Il Procuratore Pubblico ha perfettamente ragione: se la
conclusione cui egli è giunto stia o meno in piedi, è questione che ogni
magistrato giudicante valuterà, per quanto di sua competenza, liberamente. L’unico
dato incontestabile (o, almeno per il momento, contestato dall’accusato in
termini insufficientemente sostanziati, supra consid. 3b) è l’entità dei
prelevamenti per cassa privi di chiara destinazione documentabile: tutto il
resto è opinabile. Nessuno vieta allora all’accusato di proporre
un’interpretazione diversa dei dati raccolti, senz’altro più credibile ed
efficace se accompagnata da elementi di giudizio inconfutabili (in tal senso,
giustamente, v. decisione impugnata, cit., p. 2). E l’accusato può anche solo
limitarsi ad allegare le ragioni per le quali, a suo dire, le conclusioni del
Procuratore Pubblico non possano essere condivise. Può addirittura decidere di
non fare assolutamente nulla, sperando che anche senza l’apporto da parte sua
di nuovi elementi di giudizio, le conclusioni cui giunge il Procuratore
Pubblico non appaiano altrettanto convincenti al giudice che le dovrà valutare.
In ogni caso, appare contraddittorio – da parte dell’accusato – lamentarsi da
un lato che le contestate deduzioni del magistrato inquirente potrebbero
nuocergli dal punto di vista dell’immagine in aula, e d’altro lato tralasciare
di proporre una lettura alternativa dei dati, e comunque omettere di fornire
agli inquirenti quelle informazioni che potrebbero appunto dimostrare
l’inattendibilità delle conclusioni cui giunge il Procuratore Pubblico, e alle
quali nessuna perizia potrebbe supplire.

d)        Infine, sia rammentato a ___________ che
se persiste nel considerare possibile una prova peritale del genere da lui
proposto, nessuno gli vieta di incaricare un perito di parte, il cui referto
potrà trovare attenzione ancora in fase istruttoria predibattimentale, o al più
tardi in aula (art. 227 s. CPP). Egli è parimenti libero di riproporre questa
medesima prova in aula.

 

6.

Il reclamo,
in conclusione, in quanto ricevibile si rivela infondato, e come tale deve
essere respinto con la presente decisione, definitiva (art. 284 cpv. 1 lit. a e
contrario) e con conseguenza di tassa e spese a carico dell’accusato
soccombente.

*   *   *

Per i quali motivi,

in
applicazione degli artt. 9 cpv. 1, 142, 280 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

decide:

1.      In
quanto ricevibile, il reclamo è respinto.

2.      La
tassa di giustizia di fr. 350.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr. 400.—,
sono poste a carico del reclamante soccombente.

3.      La
presente decisione è definitiva.

4.     
Intimazione:

-       
avv. dott. __________, per sé e per l’accusato ___________;

-       
Procuratore Pubblico avv. __________.

5.     
Comunicazione per conoscenza:

-       
avv. __________, per sé e per la Banca __________;

-       
avv. __________, per sé e per l’accusato __________;

giudice __________