# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a61907dc-986b-53bf-9f35-7a7070238707
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-11-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.11.2011 32.2011.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-86_2011-11-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.86

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  28 novembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 7 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1953, in precedenza attivo in qualità di docente di educazione visiva, in
data 30 dicembre 2004 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di
prestazioni AI per adulti, a seguito di “degenerazioni anelli vertebrali e
cartilagini ginocchia/anche; depressione” (doc. 1/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM) (doc. 21) – dalla quale è emerso che l’interessato è ancora
abile al lavoro al 70% nella sua attività di insegnante di educazione visiva e in
altre attività leggere adeguate - l’Ufficio AI, con progetto di decisione del
25 ottobre 2006 (doc. 25/1-2), poi confermato con decisione del 4 dicembre 2006
(doc. 26/1-2), cresciuta incontestata in giudicato, ha negato il diritto alla
rendita, non presentando l’interessato un grado di invalidità pensionabile.

                                      

                               1.2.   In data 12
giugno 2008, RI 1 ha presentato all’UAI una nuova domanda di prestazioni AI per
adulti a seguito di “degenerazione dei dischi infravertebrali lombosacrali con
ernie discali” (doc. 28/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una nuova perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM) (doc. 78), con progetto di decisione del 10 dicembre 2010
(cfr. doc. 81/1-2), poi confermato con decisione del 7 febbraio 2011, l’Ufficio
AI ha nuovamente negato all’interessato il diritto ad una rendita di invalidità,
presentando un grado di invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata
e la retrocessione degli atti all’amministrazione per l’esecuzione di nuovi
accertamenti medici (doc. I).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore ha contestato la decisione dell’amministrazione, criticando in
particolare la valutazione peritale pluridisciplinare dei medici del SAM, a suo
avviso lacunosa, in quanto non terrebbe conto dell’effettivo stato di salute
dell’interessato, sia dal profilo reumatologico/ortopedico, che da quello
psichico.

                                         Il
patrocinatore ha infatti rilevato, con riferimento agli aspetti somatici, che i
medici del SAM hanno espresso le loro valutazioni sulla base di esami
radiologici del 2007 e del 2008, che sono tuttavia stati superati da una più
recente analisi effettuata in data 20 gennaio 2011 dal dr. __________.

                                         Quanto
all’aspetto psichico, il legale dell’assicurato ha rimproverato
all’amministrazione di essersi limitata a rinviare al rapporto della dr.ssa __________
del __________, ignorando quanto invece attestato dallo psichiatra curante, dr.
__________.

                                         Alla luce
di questi elementi, il patrocinatore ha ritenuto che lo stato di salute
dell’interessato non sia stato sufficientemente valutato e che necessiti dunque
di un approfondimento da parte dell’Ufficio AI, al quale devono essere rinviati
gli atti per ulteriori accertamenti medici (doc. I).

                                      

                               1.4.   L’UAI, in
risposta - dopo avere ribadito la correttezza della valutazione medica dei
medici del SAM, dalla quale è emerso che il quadro clinico dell’interessato non
ha subito modifiche significative rispetto alla precedenza perizia
pluridisciplinare del SAM del 19 giugno 2006 - ha postulato un’integrale
reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto (doc. IV + bis). 

                                      

                               1.5.   In data 28
aprile 2011, il patrocinatore dell’assicurato ha trasmesso al TCA un nuovo
certificato medico del dr. __________ (doc. VI + R/R1).

                                      

                               1.6.   Con
osservazioni del 6 maggio 2011, l’Ufficio AI, dopo avere indicato che dall’ulteriore
referto medico prodotto dal ricorrente “non emergono elementi clinici rilevanti
atti a definire diversamente il caso rispetto a quanto già precedentemente
valutato”, ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. VIII).

 

                                         Questo
scritto dell’amministrazione è stato trasmesso all’assicurato (doc. IX), per
conoscenza.

 

                               1.7.   In corso di
causa, il TCA ha sottoposto ai medici del SAM i referti prodotti
dall’assicurato a comprova delle sue allegazioni, al fine di verificare, dopo
averli sottoposti al vaglio del reumatologo e del neurologo autori dei rispettivi
consulti specialistici, se gli stessi fossero in grado di modificare o meno le
risultanze peritali. Il TCA ha inoltre chiesto ai medici del SAM di esprimere
una valutazione globale circa il grado di invalidità dell’interessato (doc.
X).  

 

I medici del SAM hanno risposto con scritto del
26 ottobre 2011, con allegati rapporti del dr. __________ e del dr. __________
(doc. XII + 1-2), che sono stati immediatamente sottoposti alle parti per una
presa di posizione (doc. XIII).

 

                               1.8.   Con scritto
del 7 novembre 2011, il patrocinatore dell’assicurato ha prodotto un referto
del dr. __________, a mente del quale l’interessato avrebbe dovuto essere
sottoposto ad una valutazione specialistica da parte di un neurochirurgo ,
rispettivamente da parte di specialisti del dolore e ad una valutazione della
componente psichica (doc. XIV + bis).

 

                               1.9.   In data 9
novembre 2011, i medici del SAM hanno inviato al TCA un complemento di
valutazione da parte del consulente reumatologo dr. __________ (doc. XV + 1). 

                                         

                                         Tale
complemento è stato trasmesso alle parti (doc. XVII, XVIII), per conoscenza.

 

                             1.10.   Con
osservazioni del 7 novembre 2011, l’UAI, “in considerazione dell’esauriente
complemento reso dai medici specialisti chiamati ad esprimersi, considerata
approfondita la valutazione medica da loro resa come affermato dal Servizio
medico regionale (SMR)”, ha ribadito le conclusioni già indicate in sede di
risposta di causa (doc. XVI + 1).

 

                                         I doc.
XIV e XVI con i relativi allegati sono stati trasmessi alla rispettiva
controparte (doc. XVII, XVIII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la richiesta
di prestazioni dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

                                      

                               2.3.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente
dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati
effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a
carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di
guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4
luglio 2007).

 

                               2.4.   Nel caso di
specie, l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di
salute dell’assicurato, ha ritenuto opportuno far esperire una perizia
pluridisciplinare affidata ai medici del SAM, i quali hanno valutato la
patologia reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________) e
psichiatrica (dr.ssa __________).

 

L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto del 4 ottobre 2010, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “1. fibromialgia; 2.
sindrome dolorosa panvertebrale cronica (sindrome cervico, dorso e
lombospondilogena cronica): incipiente discopatia tra C4 e C7; incipiente
discopatia e incipiente spondilartrosi a livello L4/L5 e L5/S1; sovraccarico
delle articolazioni intervertebrali L4/L5 e L5/S1, stato dopo diverse
infiltrazioni delle faccette articolari con successo temporaneo; 3. stato dopo
distorsione del ginocchio destro nel 1988: stato dopo meniscectomia parziale
mediale nel 2001; live instabilità anteriore residua; 4. piedi cavi con meta tarsalgie” (doc. 78-22).

Il dr. __________ ha ritenuto che l’interessato
sia affetto da una “fibromialgia “primaria” associata ad una sindrome
depressiva e ansiosa, con compromissione biopsicosociale”, aggiungendo che “i
dolori del paziente sono da interpretare principalmente in questo ambito. I
problemi a livello della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche
sono oggettivamente in secondo piano irrilevanti” (doc. 78-22).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’assicurato abile al lavoro a tempo pieno, ma con un rendimento
che può essere ridotto fino ad un massimo del 15%, sia come docente o impiegato
d’ufficio e in altre attività simili (doc. 78-23), sia in altre attività leggere
e adatte alle sue condizioni di salute (doc. 78-24).

Nello svolgimento di attività pesanti e
mediamente-pesanti, ma che evitino nei limiti del possibile movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione/estensione o rotazione del tronco,
permettendo il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, lo specialista
ha considerato l’assicurato abile al lavoro a tempo pieno, con una riduzione
del rendimento fino al 25% (doc. 78-24).

Quanto all’evoluzione dello stato di salute
dell’assicurato, il dr. __________ ha indicato che “dal mio punto di vista è
verosimile che la capacità lavorativa dell’assicurato non sia variata nel corso
degli ultimi anni nonostante alcune divergenze minori con la valutazione del
dr. __________, FMH ortopedia del 2006 e nella valutazione del dr. __________,
FMH reumatologia del 2007. A mio avviso molto probabilmente non vi sono stati
cambiamenti rilevanti per quanto riguarda lo stato di salute dell’assicurato.
Si tratta dunque solo di alcune lievi divergenze nella valutazione dell’impatto
dei problemi di salute dell’assicurato sulla capacità lavorativa. La diagnosi
di fibromialgia non rappresenta un cambiamento rilevante per quanto riguarda lo
stato di salute del paziente. Questa patologia coincide probabilmente con il
disturbo somatoforme di cui si parla già nella perizia pluridisciplinare SAM
del 19.06, sia per quanto riguarda la sovrapposizione delle due diagnosi di
fibromialgia e sindrome somatoforme, sia per quanto riguarda la rilevanza delle
due diagnosi sulla capacità lavorativa dell’assicurato” (doc. 78-23).

 

L’aspetto neurologico è invece stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto del 7
ottobre 2010, posta la diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome
dolorosa cronica diffusa non spiegata da patologia neurologica”, ha considerato
l’assicurato,  dal profilo strettamente neurologico, abile al lavoro al 100%
(doc. 78-28).

 

L’aspetto psichico è, infine, stato vagliato
dalla dr.ssa __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia e Capo
Servizio del Servizio di __________, la quale, nel suo referto del 29 ottobre 2010, ha posto le diagnosi di “distimia (ICD10-F34.1); sindrome da attacchi di panico (ICD10-F41.0)” (doc.
78-31).

La dr.ssa __________ ha indicato che “il
colloquio clinico conferma un abbassamento del tono dell’umore, che tuttavia
non soddisfa i criteri per un episodio depressivo di media gravità, come invece
certificato dal curante”, elencando i criteri non soddisfatti nel caso di
specie (rallentamento psicomotorio o, al contrario, una chiara agitazione;
peggioramento mattutino della depressione; mancanza di reattività nei confronti
delle circostanze; incuranza della propria persona) (doc. 78-31).

La dr.ssa __________ ha ritenuto che “si tratta
piuttosto, in linea con il curante dr. __________, che ha avuto modo di seguire
l’assicurato dal 2002 sino al 2007 circa, di una cronica deflessione del tono
dell’umore, di lunga durata e correlata ad un difficile contesto sociale
presenta da quasi 10 anni: precarietà finanziaria, lavorativa e, in ultimo,
affettiva”.

La specialista ha dunque concluso che, “per tali
motivi, si è in linea con la valutazione sia del curante, dr. __________, che
del perito, dr. __________, secondo cui dal punto di vista psichiatrico non
sussiste un’inabilità al lavoro; il disagio psicologico è la conseguenza del
contesto socio-professionale di precarietà in cui l’assicurato è calato, ma non
la causa (l’ultima interruzione del posto di lavoro sarebbe legata a dolori
alla schiena). È altresì vero, sempre in linea con i colleghi sopraccitati, che
qualora perseverasse l’attuale precarietà professionale, si assisterebbe ad un
sicuro peggioramento in termini depressivi” (doc. 78-31).

La dr.ssa __________, infine, ha raccomandato,
“viste le difficoltà di inserimento lavorativo che negli anni l’assicurato ha
incontrato sul suo percorso nonostante la formazione accademica in possesso,
che possa essere supportato nella sua ricerca lavorativa dagli uffici di
integrazione competenti” (doc. 78-32).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 30 novembre 2010, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali
dell’assicurato presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa di “1. fibromialgia; 2. sindrome
dolorosa panvertebrale cronica (sindrome cervico-, dorso- e lombo-spondilogena
cronica) con/su: incipiente discopatia C4 e C7; incipiente discopatia e
incipiente spondilartrosi a livello L4-L5 e L5-S1; sovraccarico della
articolazioni intervertebrali L4-L5 e L5-S1, stato dopo diverse infiltrazioni
delle faccette articolari con successo temporaneo; 3. stato dopo distorsione
del ginocchio ds nel 1988 con/su: stato dopo meniscectomia parziale mediale nel
2001; lieve instabilità anteriore residua; 4. piedi cavi con metatarsalgie”, mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
hanno indicato quelle di “distimia (ICD10-F34.1); sindrome da attacchi di
panico (ICD10-F41.0)” (doc. 78-13).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro al 75% nell’attività da ultimo
esercitata di operaio tuttofare, addetto alla manutenzione di appartamenti
(doc. 78-16) e in tutte le altre attività da pesanti a medio-pesanti (doc.
78-17).

L’assicurato va per contro considerato, secondo i
medici del SAM, abile al lavoro all’85% nelle attività abituali esercitate in
precedenza di docente ed impiegato d’ufficio (doc. 78-16), così come in altre
attività che non implichino sforzi fisici (doc. 78-17).

 

                                         I medici
del SAM hanno sottolineato che “la valutazione attuale della capacità
lavorativa residua si discosta leggermente da qualla formulata in occasione
della precedente perizia SAM del 2006. Queste divergenze non sono da imputare
ad una modifica del quadro clinico, ma piuttosto ad una differente
interpretazione da parte dei diversi periti dell’impatto dei problemi di salute
sulla capacità lavorativa” (doc. 78-17).

 

Nelle annotazioni mediche del 9 dicembre 2010, il
dr. __________ del SMR, specialista FMH in medicina interna (sul diritto per
gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR
2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
In questa nuova richiesta di prestazioni AI si è
proceduto a riesame neutrale presso il SAM procedendo a valutazione psi, reuma
e neuro e potendo paragonarsi a SAM del 6.2006.

È stato pertanto obiettivato uno stato clinico
globalmente da ritenersi paragonabile all’antecedente ritenendo giustificate
pertanto realisticamente le limitazioni come già ad oggi per noi conosciute non
essendo intercorsi dei miglioramenti significativi da allora.

 

Come al punto 8 pag. 17 del SAM le divergenze di
% ivi poste sono da imputare a differenti interpretazioni e non a modifiche
sostanziali del quadro clinico.

 

Ulteriori accertamenti a questo punto non sono
necessari.

 

Revisione d’ufficio solo sul lungo termine non
aspettandosi miglioramenti significativi delle esigibilità lavorative sul lungo
periodo.”

(Doc. 80-1)

 

In sede di osservazioni contro il progetto di
decisione del 10 dicembre 2010 dell’UAI di rifiuto delle prestazioni,
l’assicurato ha prodotto i seguenti referti medici:

 

-         
certificato del 23 gennaio 2011 del dr. __________,
spec. FMH in medicina generale, del seguente tenore:

 

"  Il
sopraccitato paziente, dopo avere ricevuto la vostra decisione, si è
immediatamente precipitato dal suo medico di famiglia, ovvero dal sottoscritto,
completamente agitato e insoddisfatto proprio per la delibera
dell’assicurazione invalidità. Non è per niente d’accordo e quindi come prima
cosa ha richiesto tutto il proprio incarto AI in quanto inoltrerà ricorso
contro la vostra decisione.

 

Mi ha espressamente
richiesto di ricontrollare tutte quelle patologie di cui soffre, in particolar
modo quelle della schiena, questo poiché gli ultimi esami risalgono al
30.01.2008 e al 3.07.2009. Il dubbio del paziente è che l’assicurazione AI – in
assenza di esami più recenti – non abbia potuto valutare al meglio la gravità
della malattia e la reale sofferenza lamentata dal paziente.

 

Ho così lasciato
effettuare ora una nuova risonanza magnetica di tutta la colonna vertebrale (cervicale,
dorsale e lombare) con un apparecchio ad alta risoluzione (3 Tesla). La
risonanza è stata valutata da uno dei migliori radiologi a livello nazionale,
ossia dal dr. __________, il quale in definitiva riscontra una patologia
degenerativa della colonna cervicale e soprattutto di quella lombare (vedi
referto allegato). Il dr. __________ descrive in modo molto chiaro l’importante
patologia della colonna vertebrale del signor RI 1 con diverse ernie,
discopatie, faccettopatie, capsuliti, sinoviti, ecc. Tutte queste patologie ben
si associano con i disturbi lamentati ormai da anni dal paziente.

 

Naturalmente per la
vostra decisione non potevate essere in possesso di questo referto. In ogni
caso le risonanze magnetiche degli scorsi anni mostravano già, seppure in
misura minore, i segni dell’attuale sofferenza.

Anche le mie
considerazioni sullo stato di salute del paziente, pur senza nuove e ulteriori
risonanze magnetiche, erano ben chiare. Ho sempre ritenuto il paziente inabile
al lavoro in misura maggiore di quanto da voi proposto, considerando nella
migliore delle ipotesi un rendimento lavorativo del 20-40% (vedi mio rapporto
medico AI datato 14.02.2010) o come scritto nell’ultima mia lettera del
14.10.2010 indirizzata al Servizio di accertamento medico con “un rendimento
massimo del 30-40%, penso però che un’incapacità lavorativa completa rispecchi
di più la realtà della situazione”.

Ricordo che – senza
nulla togliere ai colleghi medici che hanno anche visitato il paziente o ai
periti del servizio medico SAM – mi ritengo il medico che ha più esperienza
nella valutazione del paziente, questo dopo averlo visitato negli ultimi 4 anni
per la bellezza di 79 volte, con solamente per l’anno 2007, 28 tra
consultazioni e visite a domicilio.” (Doc. 86-1) 

 

-         
referto del 20 gennaio 2011 redatto dal dr. __________, spec. FMH in radiologia medica, concernente
l’esame di MR-rachide intero (sequenze anche dopo contrasto), recante le
seguenti conclusioni:

 

"  (…)

Conclusioni a
livello cervicale:

o       
osteocondrosi proliferativa tra C5 e C7. Più
significativa l’indentazione di focalità erniaria nel neuro forame di C7
sinistro. A livello C5-C6 substenosi foraminale e protrusione globale del disco
intervertebrale con prevalentemente uncartrosi.

 

(…)

Conclusioni a
livello dorso-lombare:

o       
stato dopo erniazione discale lussata a livello
TH12-L1 con frammento sublegamentare estruso rostralmente dal lato destro e una
ripercussione sul sacco tecale e discretamente anche all’ingresso del neuro
forame di TH12 destro.

Non compressione
diretta sul midollo spinale.        

o       
A livello lombare discopatia degenerativa agli
ultimi tre livelli con diverse sporgenze discali da contatto particolarmente al
livello L5-S1, ove l’ernia di moderata entità risulta leggermente lussata sotto
il legamento longitudinale posteriore dal lato sinistro. Non si oggettiva
attuale compressione sulle diverse radici.

o       
Faccettopatia sotto forma di capsuliti tra L3-S1
da ambo i lati.

o       
Sinoviti notasi a carico delle faccette L5-S1
sinistro.

o       
Assenza di sacro-ileiti.” (Doc. 86/2-3)

 

-         
certificato del 2 febbraio 2011 del dr. __________,
spec. FMH in neurochirurgia, del seguente tenore:

 

"  Il
soprannominato paziente è sofferente da oltre dieci anni di dolori lombari
recidivanti e ultimamente anche importanti cervico-brachialgie.

 

Già nel 2003 egli
accusava dolori lombari con irradiazione alle gambe in presenza di importanti
discopatie L4/L5 e L5/S1, ma a quell’epoca senza conflitti radicolari.

Per un lungo periodo
la situazione si è stabilizzata con una nuova esacerbazione nel 2007 e nel 2008
con riapparizione di forti dolori lombari ed alle gambe per cui il paziente
riusciva a camminare solo con due canne. L’esame clinico a quell’epoca
confermava una sintomatologia lombovertebrale importante con mobilità lombare
ridotta e fortemente dolente. Palpazione dolente e diffusa del rachide lombare
e della muscolatura paraspinale e dei glutei. L’esame neurologico tuttavia non
mostrava deficit radicolari. Una nuova RM effettuata nel 2008 confermava le
importanti discopatie L4/L5 e L5/S1 senza però conflitti radicolari.

 

Nuova esacerbazione
nel 2011 con dolori lombari ed alle gambe importanti e dal 2010 apparizione
anche di una sintomatologia dolorosa cervicale con irradiazione alle braccia,
in particolare a sx. L’esame clinico attuale conferma una sintomatologia
lombovertebrale come già presente da anni senza però disturbi neurologici.
L’esame clinico a livello cervicale conferma una mobilità della testa leggermente
ridotta e dolente in fase terminale. Palpazione leggermente dolente della
muscolatura del cinto cervico-scapolare. L’esame neurologico delle estremità
superiori risulta normale.

La RM del rachide
lombare conferma discopatie importanti da L3/L4 a L5/S1 con notevole artrosi
delle faccette articolari, ma nessun conflitto radicolare. La RM del rachide
dorsale conferma processi degenerativi non eccessivi e presenza di una grossa
ernia D12/L1 a dx con un lussato craniale ma una compressione midollare non è presente
ed anche una compressione radicolare D12/L1 non è accertata.

La RM del rachide
cervicale conferma una grave discopatia C5/C6 e C6/C7 con importante
obliterazione dello spazio intersomatico e reazione spondilotica ed uncartrosi
con lieve restringimento dei recessi ma non compressioni evidenti midollari e
radicolari.

 

Dal 2003 ad oggi la
situazione è quindi progressivamente peggiorata per quel che riguarda i fastidi
soggettivi e comunque è accertato anche un peggioramento oggettivo confermato
nelle diverse RM lombare, cervicale e dorsale.

 

Date le circostanze,
ritengo che un accertamento approfondito sia indispensabile per valutare la
capacità lavorativa residuale che a mio avviso non dovrebbe superare il 50%.” (Doc.
89/1-2)

 

Nelle annotazioni del 3 febbraio 2011, il dr. __________
del SMR ha osservato:

 

" 
Ho riconsiderato il SAM attuale nelle loro
valutazioni cliniche specialistiche e personalmente l’aver eseguito una nuova
indagine RMI della colonna non porta a cambiamenti dello status clinico già
noto o può variare le esigibilità ivi poste.

In definitiva, la nuova documentazione attuale
radiologica apportata dal medico curante non varia la funzionalità documentata
clinica funzionale del perito specialista del SAM che è di per sé neutrale
nella sua attività.

 

In conclusione, le nuove osservazioni mediche
attuali al nuovo progetto di decisione del 10.12.2010 non permettono dal lato
medico di variare le funzionalità esposte dal SAM che per noi restano ancora
attuali e vincolanti.” (Doc. 90-1)

 

                               2.5.   In sede ricorsuale,
l’assicurato ha nuovamente criticato la decisione di rifiuto delle prestazioni
dell’UAI, trasmettendo, oltre ad una serie di certificati medici già presenti
all’incarto, i seguenti referti:

 

-         
scritto del 26 febbraio 2011 del dr. __________,
indirizzato al legale dell’assicurato, del seguente tenore:

 

"  Come
da lei richiesto le trasmetto delle informazioni complementari – cercando nel
contempo di utilizzare un linguaggio medico comprensibile – al fine di potere
effettuare il ricorso contro la decisione dell’assicurazione invalidità.

 

Si presume che
l’assicurazione invalidità abbia preso la propria decisione in base a referti
risalenti a qualche anno fa e per la precisione alle risonanze magnetiche del
30.7.2007 e del 30.01.2008.

Presumo che oltre a
questi esami siano state anche utilizzate delle perizie pure di vecchia data,
nel caso specifico sospetto che sia stata utilizzata la perizia del dr. __________,
specialista in reumatologia e medico fiduciario dell’assicurazione __________,
effettuata il 14.09.2007.

 

Sono ora stati
effettuati degli esami recenti comprendenti una risonanza magnetica di tutta la
colonna vertebrale eseguita il 20 gennaio 2011. Inoltre consultazione
specialistica presso il dr. med. __________, FMH in neurochirurgia, effettuata
il 30.01.2011.

 

In medicina è di
solito sempre difficile effettuare un confronto tra esami passati e esami
attuali.

Lo stato clinico
potrebbe inoltre non corrispondere ad un eventuale peggioramento riscontrato
nel confronto dei vari esami. Questo significa però che anche minime differenze
nei risultati delle indagini possono tradursi come importanti peggioramenti
dello stato di salute. Questo è proprio il caso del paziente in questione.

Il confronto delle
immagini è secondo me difficile, la persona più idonea per effettuare tale
confronto sarebbe un medico radiologo, possibilmente il medesimo che ha
effettuato l’ultima risonanza magnetica. In ogni caso, i referti parlano per
una grave situazione a livello lombare dove sono soprattutto presenti dei
fenomeni degenerativi dei dischi vertebrali e delle articolazioni tra le varie
vertebre. Queste articolazioni si chiamano articolazioni faccettarie e sono
quelle che negli anni scorsi il paziente ha dovuto trattare con infiltrazioni
di anestetici e cortisone per cercare di influenzare la sintomatologia
dolorosa. Tutti questi fenomeni degenerativi sono sull’ultima risonanza
magnetica del 20.01.2011 leggermente peggiorati.

Come detto un lieve
peggioramento sulle immagini radiologiche non deve necessariamente corrispondere
ad un lieve peggioramento di salute. In questo caso il peggioramento dello
stato di salute è molto più importante della “variazione” radiologica. Credo
anche che la situazione descritta sia già abbastanza grave e corrisponde molto
bene a quanto posso oggettivare con l’esame clinico durante le consultazioni.

 

A questo proposito
segnalo che un esame clinico non è evidentemente documentabile come un’immagine
radiologica. In ogni caso, ho visto negli ultimi 4 anni ben 79 volte il
paziente. La situazione non cambia, anzi peggiora continuamente. Durante tutte
queste consultazioni ho potuto oggettivare la sofferenza del paziente. A titolo
di esempio cito la quasi impossibilità del paziente a stare seduto. Tutte le
consultazioni si svolgono difatti con il paziente in posizione eretta o supina.

 

Tornando ancora agli
esami radiologici faccio notare questa volta un peggioramento più importante
per quel che concerne la colonna cervicale. La risonanza magnetica del
20.01.2011 mostra infatti una progressione dei fenomeni degenerativi a livello
cervicale. Questo peggioramento radiologico potrebbe corrispondere al
peggioramento clinico con disturbi delle braccia e delle spalle.

 

Ritengo comunque che
non vi sia solamente da ricercare un peggioramento radiologico, la situazione è
di per sé già clinicamente abbastanza grave. È però soprattutto importante
segnalare come non vi sia stata alcuna regressione né dei sintomi né delle
degenerazioni sulle immagini radiologiche. Infatti l’ernia discale (visibile
sulle risonanze) in generale dopo qualche tempo (circa un anno) dovrebbe venire
riassorbita (e quindi scomparire, o meglio le immagini radiologiche dovrebbero
mostrare un miglioramento). Le discopatie riscontrate con sporgenze dei dischi,
sono in principio da considerare come delle ernie. Queste non sono scomparse
sulla risonanza magnetica del 20.01.2011. anche l’ernia toraco lombare a
livello del corpo vertebrale TH12-L1 è ancora presente. Queste immagini
mostrano quindi come la la situazione non migliori e un non miglioramento radiologico
può corrispondere in definitiva ad un peggioramento clinico.

 

Tutte queste
patologie della colonna vertebrale oggettivabili come detto con le numerose
visite mediche ed anche con la risonanza magnetica si traducono in definitiva
in una incapacità lavorativa praticamente del 100%. Il paziente non è in grado
di effettuare piegamenti con la schiena, stare a lungo seduto (stimo circa 5-15
minuti di posizione continua seduta), flettere il tronco, ecc. Il paziente ha
un mal di schiena cronico che irradia anche alle gambe. Per capire questi
dolori bisognerebbe immaginarsi di avere noi stessi una lombalgia acuta e
pensare a quali lavori si possono svolgere in questa situazione. Il signor RI 1
questa situazione di mal di schiena ce l’ha ogni giorno, a volte anche di
notte, al punto da non riuscire nemmeno a dormire, questo utilizzando anche
pastiglie analgesiche.

 

In conseguenza di
questo continuo logorio con dolori cronici si è in seguito anche sviluppata una
importante depressione, pure questa limitante per la capacità lavorativa. Il
paziente è così limitato, oltre che nelle attività fisiche, anche in quelle
intellettuali. Soprattutto non è motivato, non ha più energie e non ha più
voglia. Non riesce a concentrarsi e non ha interessi. L’attività di pittore,
che teoricamente potrebbe svolgere in posizione eretta, è ferma da anni. Non
dipinge più e non riesce più a produrre nessun quadro, non disegna, questo
poiché gli manca l’energia, le idee e la voglia per produrre dei quadri.

 

Per quel che
concerne l’incapacità lavorativa faccio notare che se l’assicurazione AI si è
basata sul rapporto del dr. __________ del 14.09.2007 siamo attualmente
largamente fuori misura (non sono però a conoscenza se l’AI abbia fatto una
recente valutazione della capacità funzionale residua e della capacità
lavorativa). In ogni caso mi sembra che questi formulari siano fatti a favore
delle assicurazioni, valutando spesso in eccesso la capacità lavorativa
residua. Per esempio quando si parla di sollevare e trasportare pesi molto leggeri
si pensa a pesi fino a 5 kg (vedi rapporto del dr. __________). Da questo
rapporto si evidenzia come il signor RI 1 fosse in grado nel 2007 di sollevare
pesi molto leggeri fino a 5 kg in misura normale.

Dal medesimo
rapporto risulta che anche la posizione inginocchiata era possibile e solamente
lievemente ridotta. Questa situazione oggi non corrisponde assolutamente alla
realtà. Per pesi molto leggeri si dovrebbe pensare a qualche busta o qualche
foglio di carta e non a pesi di qualche chilo.

 

Per dimostrare
l’assurdità di queste capacità funzionali residue porto l’esempio del lavoro
come piastrellista. Teoricamente il signor RI 1 potrebbe posare delle
piastrelle sul pavimento, in quanto potrebbe lavorare in posizione
inginocchiata e poiché una piastrella singola è da considerarsi come un peso
leggero. Niente di più sbagliato: questo lavoro non è proponibile, malgrado una
capacità funzionale residua teorica. Come si può vedere la pratica è quindi
molto lontana da questa realtà teorica e penso quindi di non sbagliare se
ritengo il signor RI 1 inabile praticamente al 100%.

Come ho già detto
altre volte teoricamente lavoretti con un rendimento complessivo massimo tra il
20% e il 40% sono ipotizzabili ma questo non rispecchia la realtà della vita
quotidiana.

 

Allego ancora dei
documenti che probabilmente non sono tutti a disposizione dell’assicurazione
invalidità, con i quali descrivevo la situazione del paziente già quanche anno
fa. Vedi risposta al punto 8 del certificato indirizzato all’assicurazione __________
del 16.09.2008. Vedi anche la descrizione fatta con il certificato indirizzato
all’assicurazione __________ del 1.09.2008 ma pure la lettera del 14.09.2010
indirizzata al dr. __________. Completo gli allegati con il rapporto del dr. __________
del 14.09.2007 per l’assicurazione __________.” (Doc. I)

 

-         
scritto del 27 gennaio 2011 del dr. __________,
indirizzato al dr. __________, del seguente tenore:

 

"  Esame:
complemento al referto del 20.01.2011 dopo paragone con le lastre del 30
gennaio 2008

 

Referto:

le alterazioni
descritte erano grosso modo già presenti sull’esame precedente del 2008 senza
alcuna regressione.

In generale vi è una
leggera progressione dei fenomeni degenerativi a livello cervico-lombare.”
(Doc. J)

                                      

Nelle annotazioni del 12 aprile 2011, il dr. __________
del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:

 

" 
Perizia SAM 10.2010:

diagnosi:

-             
fibromialgia

 

-             
sindrome dolorosa panvertebrale cronica

o       
incipiente discopatia C4-C7

o       
incipiente discopatia e incipiente
spondilartrosi L4/5 e L5/S1

o       
sovraccarico delle articolazioni intervertebrali
L4/5 e L5/S1, stato dopo diverse infiltrazioni delle faccette articolari con
successo temporaneo

 

-         
  stato dopo distorsione del ginocchio destro
nel 1988

o       
stato dopo meniscectomia parziale mediale nel
2001

o       
lieve instabilità anteriore residua

 

-         
  piedi cavi con meta tarsalgie

 

-         
  distimia F34.1

-         
  sindrome da attacchi di panico

 

referto RM rachide intero del 20.01.2011:

-             
cervicale:
osteocondrosi C5-C7, midollo spinale perfettamente normale

-         
  dorsale: D12-L1
erniazione discale senza interessamento del   

        midollo spinale

-             
lombare: discopatia
degenerativa con diverse sporgenze discali, non si oggettiva attuale
compressione sulle diverse radici

 

complemento del 27.1.2011: le alterazioni
descritte erano grosso modo già presenti sull’esame del 2008, in generale vi è una leggera progressione dei fenomeni degenerativi a livello cervico-lombare

 

dr. __________ 2.2.2011:

-             
esame clinico attuale
conferma una sintomatologia lombovertebrale come già presente da anni senza
però disturbi neurologici

-         
  esame neurologico
delle estremità superiori risulta normale

-             
RM del rachide dorsale
mostra presenza di una grossa ernia D12/L1 a destra con lussato craniale ma una
compressione midollare non è presente, pure non accertata una compressione
radicolare D12/L1

 

Decisione 7.2.2011: richiesta di prestazioni
respinta

 

Rapporto dr. __________ del 26.2.2011:

 

valutazione:

-             
a livello radiologico
viene espressamente confermata una situazione poco variata rispetto al 2008

-             
l’esame clinico attuale
fornito dal dr. __________ indica pure una sintomatologia stabile senza segni
per sofferenza neurologica

 

conclusione:

-             
assenza di sostanziale
modifica dello stato di salute rispetto a valutazione SAM.” (Doc. IV/bis)

 

In corso di causa, l’assicurato ha ancora
trasmesso al TCA un referto, datato 26 aprile 2011, del dr. __________, indirizzato
al legale dell’interessato, del seguente tenore:

 

" 
Come da lei richiesto formulo qui di seguito le
mie considerazioni a riguardo della lettera “Ufficio assicurazione invalidità
al tribunale d’appello datata 12.04.2011” e “annotazione per/da SMR, datata
12.04.2011, firmata dr. __________”.

 

Rimando anche alla mia lettera del 26.02.2011
indirizzata a avvocato RA 1.

 

Come già detto nella mia precedente lettera del
26.02.2011 le alterazioni radiologiche non devono necessariamente corrispondere
ad un disturbo clinico, detto in altre parole ad una anche piccola variazione
radiologica può corrispondere una variazione clinica di intensità variabile,
ossia può non esserci nessun disturbo ma può esserci – come nel caso del
paziente in questione – anche un disturbo molto grande, appunto da venire
considerato come invalidante. Nella lettera AI del 12.04.2011, firmata __________,
a pagina 2, riga 3, si legge proprio il contrario di quello che affermo io,
ossia “risulta uno stato poco variato a livello radiologico”, inoltre “sintomatologia
stabile”. Anche 2 righe sotto si legge “assenza di sostanziale modifica”. Tutto
questo non corrisponde secondo me alla situazione reale. Come detto, ad una
variazione radiologica, anche piccola, può corrispondere una grande variazione
dello stato di salute.

 

Mi piacerebbe inoltre sapere chi si nasconde
dietro la sigla SMR, ossia Servizio Medico Regionale. Sembra che si tratti di
una valutazione fatta da medici specialisti. Ho il sospetto che la valutazione
sia stata effettuata solamente dal dr. __________, quest’ultimo non ha né una
specializzazione reumatologica, né ortopedica, né neurochirurgica, importanti
per la valutazione del caso in questione. Inoltre nelle annotazioni per/da SMR
del 12.04.2011, firmata appunto dal dr. __________, c’è anche un palese errore
di trascrizione: circa a ½ pagina, dove si descrive il referto RM rachide
intero del 20.01.2011, la frase “cervicale: osteocondrosi C5-C7, midollo
spinale perfettamente normale” non corrisponde a quanto scritto dal radiologo
nella valutazione della RM del 20.01.2011. La frase “midollo spinale
perfettamente normale” corrisponde al livello dorsale e non al livello
cervicale.

Il referto a livello cervicale è nettamente più
complesso e ben più dettagliato per rapporto a quanto “minimizzato” dal dr. __________
nella sua annotazione.

 

Come si può vedere ci sono già abbastanza punti
da contestare senza dover richiedere nessuna ulteriore perizia da altri
specialisti. In fondo penso che sia il dr. __________ che il sottoscritto siano
dei medici abbastanza specialistici e corretti per poter valutare lo stato di
salute di un paziente.

 

Ricordo ancora che grazie alle numerose
consultazioni e visite fatte al signor RI 1n questi anni ho ora accumulato una
grande esperienza da capire solamente dallo stato clinico l’importante
sofferenza del paziente. Gli esami aggiunti quali la risonanza magnetica non
fanno altro che confermare lo stato clinico del signor RI 1. Con questo voglio segnalare
l’importanza della valutazione clinica per rapporto alla valutazione
radiologica, in fondo non stiamo valutando una radiografia con “poche o tante
variazioni” ma la salute di un paziente, oggi molto sofferente, contrariamente
a quanto vuol dimostrare l’Ufficio AI.

Le “patologie” radiologiche riscontrate sono
secondo il sottoscritto già largamente sufficienti per giustificare una
prestazione di invalidità, forse anche in misura completa. In ogni caso non
vorrei avere io stesso una colonna vertebrale (lombare e cervicale) con delle
patologie come quelle del paziente.” (Doc. R)

 

                               2.6.   Pendente
causa, il TCA ha interpellato i medici del SAM, chiedendo le seguenti
precisazioni:

 

" 
(…)

Dal referto peritale del 30 novembre 2010, emerge
che l’assicurato, nell’ambito della perizia pluridisciplinare SAM, è stato
sottoposto a diversi consulti specialistici: neurologico (dr. __________,
reumatologico (dr. __________) e psichiatrico (dr.ssa __________).

In esito alle valutazioni peritali specialistiche
del caso – che hanno concluso che l’assicurato presenta, dal profilo
reumatologico, una abilità lavorativa a tempo pieno, ma con una riduzione del
rendimento del 15%, come docente, impiegato d’ufficio e in altre attività
leggere adeguate, mentre dal profilo neurologico e psichiatrico è da
considerare totalmente abile al lavoro – nel referto peritale del 30 novembre
2010, avete indicato che l’interessato va considerato abile al lavoro al 75%
nella professione da ultimo esercitata di operaio tuttofare, addetto alla manutenzione
di appartamenti e in qualsiasi altra attività da pesante a medio-pesante,
mentre va ritenuto abile al lavoro all’85% nella professione abituale di
docente di educazione visiva, quale impiegato d’ufficio e in ogni altra
attività che non implichi sforzi fisici.

 

In sede ricorsuale l’assicurato ha contestato le
risultanze della valutazione specialistica neurologica e di quella
reumatologica, trasmettendo, a comprova delle sue allegazioni, dei referti
medici del dr. __________ (cfr. doc. G, doc. I, doc. R), del dr. __________
(cfr. doc. H, doc. J) e del dr. __________ (cfr. doc. P), qui allegati in
copia. 

 

Al fine di evadere la causa citata a margine, Vi
invitiamo a sottoporre la documentazione medica prodotta dall’assicurato in
sede ricorsuale e qui allegata in copia al vaglio del dr. __________ e del dr. __________,
al fine di verificare se quanto attestato dal dr. __________, dal dr. __________
e dal dr. __________ è in grado di modificare o meno e per quali motivi le
risultanze peritali.

 

Vi invitiamo inoltre, in esito alle risposte
ricevute dai periti citati, ad esprimere una valutazione globale del grado di
inabilità lavorativa dell’interessato, precisando se gli eventuali gradi di
inabilità lavorativa in ambito neurologico e reumatologico possano essere
cumulati, eventualmente anche solo in maniera parziale. Vogliate cortesemente
motivare la Vostra risposta.” (Doc. X)

 

Con scritto del 26 ottobre 2011, i medici del SAM
hanno risposto:

 

" 
Dando seguito alla sua richiesta del 15.9.2011,
abbiamo preso atto della documentazione proposta, che abbiamo sottoposto ai
nostri consulenti dr. med. __________, specialista FMH neurologia, e dr. med. __________,
specialista FMH reumatologia, per valutazione e presa di posizione, “al fine di
verificare se quanto attestato dal dr. med. __________, dal dr. med. __________
e dal dr. med. __________ è in grado di modificare o meno e per quali motivi le
risultanze peritali”.

 

Sia il dr. med. __________, sia il dr. med. __________
ritengono che la nuova documentazione medica prodotta non sia tale da
modificare la loro precedente valutazione del 6.10.2010 rispettivamente
1.10.2010. I nuovi documenti confermano infatti le patologie già note e
valutate nell’ambito della perizia del 30.11.2010.

 

Sulla base della nuova documentazione prodotta,
possiamo quindi riconfermare integralmente la nostra precedente valutazione, in
modo particolare per quanto riguarda l’influenza delle varie patologie sulla
capacità lavorativa.

 

Questa valutazione è valida, a condizione che nel
frattempo non siano subentrati cambiamenti rilevanti sul piano clinico. Se
questo fosse il caso, sarebbe necessario rivedere il paziente per una
valutazione clinica.

 

In merito alla sua seconda domanda, relativa
all’eventuale cumulabilità delle percentuali di incapacità lavorativa per la
patologia reumatologica e per la patologia neurologica, essendo solo la
patologia reumatologica influente sulla capacità lavorativa, il problema non si
pone.” (Doc. XII)

 

Tale presa di posizione si basa sulle
informazioni fornite ai medici del SAM da parte del dr. __________ e del dr. __________,
consulenti peritali in ambito reumatologico, rispettivamente neurologico.

Il dr. __________, con scritto del 17 ottobre
2011, si è così espresso:

 

" 
(…)

Abbiamo contattato una prima volta l’assicurato
chiedendo di procurarci le nuove immagini e le vecchie in modo da poterle
confrontare direttamente. L’assicurato ha inizialmente gentilmente acconsentito
ma in seguito non abbiamo più avuto sue notizie. Abbiamo cercato di contattarlo
per telefono e per iscritto senza successo.

 

Nonostante non ritenga ideale prendere posizione
sulla base di referti e non direttamente sulle immagini, do ora una mia
valutazione in base a quello che ho a disposizione.

 

Alla IRM del 30.1.2008 descrivevo discopatie di
media importanza a livello C4/C5, C5/C6 e C6/C7, nessuna anomalia di rilievo a
livello della colonna dorsale mentre a livello della colonna lombare vi era
un’incipiente discopatia L4/L5 e L5/S1 con incipiente spondilartrosi agli
stessi 2 livelli.

 

Il referto della IRM del rachide intero del
20.1.2011 del dr. __________, FMH radiologia, descrive a livello cervicale
alterazioni degenerative a livello C5/C6 e C6/C7 con “focalità erniaria” nel
neuro forame C7 di sinistra e sub stenosi dei neuro forami a livello C5/C6. per
quanto riguarda la colonna dorsale è descritta un’ernia a livello D12/L1 con
ripercussione sul sacco durale e sul neuro forame D12 di destra. Per quanto
riguarda la colonna lombare è descritta una discopatia agli ultimi 3 livelli
con un’ernia di moderata entità a livello L5/S1, inoltre spondilartrosi tra
L3-S1 e una sinovite a livello delle faccette articolari L5/S1 di sinistra.

 

Non potendo paragonare direttamente le immagini,
dobbiamo confrontare questo rapporto con quello dello stesso radiologo, dr. __________,
del 30.1.2008. La descrizione delle immagini è infatti variabile a seconda di
chi la legge per cui un confronto è possibile soltanto se chi legge 2 immagini
è la stessa persona. Nel caso particolare, i 2 rapporti sono sostanzialmente
sovrapponibili.

 

Non vi sono dunque verosimilmente, da un punto di
vista radiologico, differenze significative rispetto al mio consulto di
reumatologia dell’1.10.2010.

 

È utile al riguardo ricordare ancora come la
clinica sia determinante mentre la radiologia sia solo un aiuto.

 

A meno che il quadro clinico non sia cambiato in
modo drammatico, particolarmente nel senso di una chiara neurocompressione, si
può dunque affermare che la situazione è sostanzialmente invariata rispetto al
mio consulto dell’1.10.2010 per quanto riguarda la capacità lavorativa del
signor RI 1.” (Doc. XII/1)

 

Il dr. __________, dal canto suo, con scritto del
29 settembre 2011, ha rilevato:

 

" 
Ho ricevuto la documentazione più recente
concernente questo assicurato, che avevo esaminato per una valutazione
pluridisciplinare il 6.10.2010.

 

Allora il paziente presentava una sindrome
dolorosa alla colonna vertebrale e a tutti gli arti che si era sviluppata
sull’arco di dieci anni, senza reperti neurologici deficitari. Anche la
documentazione radiologica concernente una RM lombare del luglio 2007 e una RM
di tutta la colonna vertebrale del gennaio 2008 non aveva mostrato lesioni
delle strutture nervose.

 

Nel frattempo è pervenuta documentazione più
recente.

Il medico curante del paziente, dr. __________,
FMH medicina generale, era stato ricontattato dal paziente stesso dopo aver
ricevuto la delibera dell’Assicurazione Invalidità richiedendo una
rivalutazione della sua situazione.

Il paziente è stato così sottoposto ad una RM di
tutta la colonna vertebrale il 20.1.2011. A questo esame si descrivono: a
livello cervicale osteocondrosi proliferativa tra C5 e C7. Più significativa
l’indentazione di focalità erniaria nel neuro forame di C7 a sinistra. A
livello di C5/6 substenosi foraminale e protrusione globale del disco
intervertebrale con prevalentemente uncartrosi.

A livello dorsale noduli di Schmorl e in sede di
DH12/L1 erniazione discale lussata subligamentare rostralmente al lato destro,
inglobata da una reazione flogistica con impronta sullo spazio subaracnoidale
ma non direttamente sul midollo spinale. A livello lombare discopatia
degenerativa agli ultimi 3 livello con diverse sporgenze discali da contatto
particolarmente a livello L5-S1, ove l’ernia di moderata entità risulta
leggermente lussata sotto il legamento longitudinale posteriore dal lato
sinistro.

Non si oggettiva una attuale compressione sulle
diverse radici. Faccettopatia sotto forma di capsuliti tra L3 e S1 da ambo i
lati, sinoviti a carico delle faccette L5-S1.

Il midollo spinale è descritto sia a livello
cervicale che dorsale come normale.

Il dr. __________ descrive nel 2011
un’esacerbazione con dolori lombari e alle gambe, inoltre sintomatologia
dolorosa cervicale con irradiazione alle braccia in particolare a sinistra.
Descrive un esame neurologico normale agli arti superiori e agli arti
inferiori. Ritiene che si sia verificato un peggioramento oggettivo alle
diverse RM lombari, cervicale e dorsale.

Il dr. __________ riprende in dettaglio la
documentazione radiologica e descrive un progressivo peggioramento dei sintomi
del paziente.

In pratica si mette l’accento sulla
sintomatologia algica soggettiva e sulle alterazioni descritte dal radiologo
all’ultima RM della colonna vertebrale.

 

Per quel che riguarda dunque gli aspetti
neurologici la documentazione più recente non fa emergere aspetti rilevanti: in
particolare non sono descritti segni neurologici focali netti che possano
essere messi in relazione con i reperti radiologici descritti. Si possono
ragionevolmente escludere lesioni midollari ma non sembrano esservi neppure
chiare sindromi radicolari e tutto sommato la situazione anamnestica sembra
simile a quanto mi era stato riferito dal paziente in occasione della mia
valutazione del 6.10.2010.

Non penso dunque che, almeno per quel che riguarda
gli aspetti neurologici, la nuova documentazione faccia emergere elementi che
modifichino la mia precedente valutazione. Non mi posso esprimere in modo più
preciso non avendo riesaminato direttamente il paziente.” (Doc. XII/2)

 

In data 9 novembre 2011, i medici del SAM hanno
poi trasmesso al TCA un nuovo scritto, del seguente tenore:

 

" 
Ci riferiamo al nostro precedente scritto del
26.10.2011 in risposta alla sua richiesta del 15.9.2011.

 

A tale proposito, le comunichiamo di avere
ricevuto in un secondo tempo un ulteriore complemento di valutazione da parte
del nostro consulente reumatologo dr. med. __________, che per completezza ha
preferito visionare personalmente la documentazione radiologica, che secondo il
nostro consulente evidenzia un lieve peggioramento delle osteocondrosi
cervicali come è normale attendersi in tre anni di evoluzione. Il dr. med. __________
segnala inoltre la presenza di un’ernia discale D12-L1, rimasta invariata nel
tempo.

 

Anche dopo avere esaminato personalmente la
documentazione radiologica, il dr. med. __________ conferma integralmente la
sua valutazione precedente per quanto riguarda la capacità lavorativa.

Questo complemento di informazioni fornito dal
dr. med. __________ avvalora ulteriormente la nostra precedente valutazione del
26.10.2011, che mantiene la sua completa validità.” (Doc. XV)

 

Nel suo complemento del 28 ottobre 2011, il dr. __________
ha espresso le seguenti considerazioni:

 

" 
Il 27.10.2011 ho ricevuto le immagini richieste
che riguardo e confronto.

 

IRM lombare del 3.7.2007: a livello L4/L5 il
disco è leggermente disidratato e assottigliato, nessun edema sottocondrale,
nessuna degenerazione grassa dell’osso sottocondrale (nessuna alterazione di
tipo Modic), nessuna ernia, modico bulging discale a base larga senza
neurocompressione. A livello L5/S1 il disco è leggermente disidratato e
assottigliato, nessuna alterazione di tipo Modic, nessuna ernia, modico bulging
discale senza neurocompressione. Incipiente spondilartrosi a entrambi i
livelli.

 

IRM della colonna vertebrale intera del
30.1.2008: a livello cervicale discopatie di media importanza a livello C4/C5,
C5/C6 e C6/C7 senza un restringimento del canale spinale. Non abbiamo a
disposizione immagini assiali per valutare i neuro forami. Nessuna ernia. La
colonna dorsale è normale fino a D12/L1. A questo livello vi è un’ernia discale
di nuova insorgenza nel recesso laterale di destra, lussata verso craniale,
senza neurocompressione.

L’ernia non era presente nella precedente IRM del
3.7.2007. A livello lombare la situazione è invariata rispetto al controllo
precedente.

 

IRM del rachide intero del 20.1.2011: a livello
cervicale incipiente discopatia C4/C5 e avanzata osteocondrosi C5/C6 e C6/C7
senza un restringimento significativo del canale spinale. Lieve progressione
rispetto al controllo precedente. La situazione a livello dorsale è invariata
compresa la presenza dell’ernia D12/L1 con lussato craniale. A livello lombare
la situazione è invariata rispetto al controllo precedente.

 

In sintesi vi è un lieve peggioramento delle
osteocondrosi cervicali secondo una dinamica naturale di evoluzione in oltre 3
anni. Mi scuso di aver omesso di segnalare nel mio consulto di reumatologia
dell’1.10.2010 l’ernia discale D12/L1 che era già presente alla IRM del
30.1.2008 ed è invariata al controllo del 20.1.2011. All’epoca del consulto
l’ernia non esercitava clinicamente alcuna neurocompressione e non vi è
radiologicamente alcuna neurocompressione.

 

La nuova IRM del 20.1.2011 non aggiunge alcun
nuovo elemento rilevante rispetto a quelle a disposizione per il mio consulto
di reumatologia dell’1.10.2010. Confermo dunque la mia precedente valutazione
per quanto riguarda la capacità lavorativa.” (Doc. XV/1)

 

Con scritto del 1° novembre 2011 indirizzato al
patrocinatore dell’assicurato, il dr. __________ ha osservato:

 

" 
Mi ha inviato le prese di posizione dell’AI da
esaminare per mie eventuali ulteriori osservazioni.

È stata rifatta una valutazione reumatologica dal
dr. __________ che mi va bene e trovo corretta, se non che basata esclusivamente
sulle immagini radiologiche. Mi sembra infatti di capire che il dr. __________
non ha visitato di recente il paziente (ultimo consulto il 1.10.2010). A questo
proposito è molto importante la frase (detta dallo stesso dr__________) nel
penultimo paragrafo di pagina 4: “È utile a riguardo ricordare ancora come la
clinica sia determinante mentre la radiologia è solo un aiuto”. Questa
affermazione del dr. __________ riassume pienamente quanto da me espresso nelle
lettere del 26.02.2011 e 26.01.2011.

Sottolineo infatti proprio l’importanza clinica
di una perizia, specialmente in questo caso dove le immagini radiologiche
possono anche non mostrare la reale sofferenza del paziente.

 

Viene inoltre fatta anche una valutazione
neurologica da parte del dr. __________. Anche in questo caso nulla da dire sulla
valutazione del dr. __________, anche lui sempre molto competente. Anche in
questo caso però il dr. __________ non ha esaminato clinicamente il paziente.
Non sarebbe comunque stato necessario in quanto il paziente non soffre di un
disturbo neurologico all’infuori dei dolori. Non mi va quindi bene che si sia
interpellato un medico, in questo caso un neurologo, che non può fare
nient’altro che testimoniare l’assenza di disturbi neurologici (ma questo si
sapeva già) sulla base di una immagine radiologica.

 

C’è quindi da contestare la scelta dello
specialista che fa le perizie. Nel caso di dolori della colonna vertebrale
bisogna richiedere il parere di un esperto neurochirurgo come per esempio lo è
il dr. __________. Mi domando come l’AI non abbia richiesto il parere appunto
ad un secondo neurochirurgo (immagino che quest’ultimo avrebbe confermato
quanto espresso dal dr. __________. D’altra parte, visto che si tratta di
valutare una sindrome dolorosa, si poteva anche richiedere il parere di uno
specialista del dolore.

In questo caso si sarebbe trattato di un medico
specialista in anestesia, che è spesso coinvolto nella gestione dei dolori,
oppure ancora una volta di un neurochirurgo.

 

I dolori della colonna vertebrale sono comunque
solo una parte delle malattie che limitano la capacità lavorativa. C’è una
seconda importante malattia ed è quella della depressione. In questo caso la valutazione
deve essere fatta da uno specialista in psichiatria, oppure da un medico che ha
occasione di vedere frequentemente il paziente, per poter apprezzare anche
quelle sfumature dello stato d’animo non facili da scoprire con un’unica visita
specialistica.

 

Riassumendo mi sembra che l’AI abbia indirizzato
il paziente a medici che non sono accreditati come specialisti della colonna
vertebrale. Per delle perizie difficili e/o che possono dar luogo a
contestazioni come in questo caso indirizzerei il paziente a dei centri di
trattamento della colonna vertebrale come per esempio potrebbe essere il caso
della __________.” (Doc. XIV/bis)

 

Il dr. __________ del SMR, dal canto suo, nelle
annotazioni del 3 novembre 2011, ha osservato che “prendo atto della risposta
del SAM che conferma la mia nota del 12.4.2011” (doc. XVI/1).

 

                               2.7.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,
wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich
verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (ATF
137 V 232-233 e 236-237)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat 

 

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione
peritale pluridisciplinare dei medici del SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

                                         

                                         Nel
rapporto peritale del 30 novembre 2010, i medici del SAM, tenuto conto delle
affezioni somatiche e psichiche accertate in sede peritale, hanno ritenuto
l’interessato abile al lavoro al 75% nell’ultima attività di operaio tuttofare
e abile al lavoro all’85% nelle attività esercitate in precedenza di docente di
educazione visiva e di impiegato di ufficio, così come in qualsiasi altra attività
leggera adatta (doc. 78/16-17), sottolineando che “la valutazione attuale della
capacità lavorativa residua si discosta leggermente da qualla formulata in
occasione della precedente perizia SAM del 2006. Queste divergenze non sono da
imputare ad una modifica del quadro clinico, ma piuttosto ad una differente
interpretazione da parte dei diversi periti dell’impatto dei problemi di salute
sulla capacità lavorativa” (doc. 78-17).

                                         Il TCA,
nonostante le contestazioni dell’assicurato, non ha motivo di distanziarsi da
queste conclusioni dei medici del SAM, per i motivi di seguito esposti.

 

L’assicurato ha contestato queste conclusioni
peritali, trasmettendo due referti del dr. __________, nei quali il medico
curante ha attestato una totale inabilità lavorativa, a causa di un
peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato a livello della
colonna vertebrale, comprovato da “esami recenti comprendenti una risonanza
magnetica di tutta la colonna vertebrale eseguita il 20 gennaio 2011. Inoltre
consultazione specialistica presso il dr. med. __________, FMH in
neurochirurgia, effettuata il 30.01.2011” (doc. I e doc. P).

Al riguardo, il dr. __________, nelle annotazioni
del 12 aprile 2011, ha rilevato che “a livello radiologico viene espressamente
confermata una situazione poco variata rispetto al 2008. L’esame clinico
attuale fornito dal dr. __________ indica pure una sintomatologia stabile senza
segni per sofferenza neurologica”, concludendo quindi per l’assenza di una
sostanziale modifica dello stato di salute dell’interessato (doc. IV/bis).

Questa conclusione del medico del SMR è poi stata
confermata dai medici del SAM, chiamati dal TCA a prendere espressamente posizione
riguardo alle critiche del dr. __________, a proposito dei nuovi esami
radiologici e in merito alla visita specialistica del dr. __________

Sulla base dell’apprezzamento della nuova
documentazione medica prodotta dall’assicurato fornito, come richiesto dal TCA,
sia dal dr. ____________________, sia dal dr. __________ - i quali, dopo avere
attentamente vagliato i nuovi referti trasmessi al TCA, hanno confermato
integralmente quanto già stabilito in sede peritale (cfr. doc. XII/1, XII/2 e
XV/1) – i medici del SAM, con scritto del 26 ottobre 2011 e del 9 novembre 2011,
hanno ribadito la correttezza della valutazione peritale delle patologie
dell’interessato e dell’influsso che le stesse hanno sulla sua capacità
lavorativa residua, confermando integralmente le risultanze peritali (doc. XII
e doc. XV). 

                                         Il TCA
condivide queste considerazioni degli specialisti del SAM, espresse sulla base
delle accurate e ben motivate prese di posizione del dr. __________ e del dr. __________,
i quali hanno riscontrato una situazione sostanzialmente invariata rispetto al
momento della loro valutazione peritale.

                                         

                                         Giova qui
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008, il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dai medici del SAM.

 

Quanto alla critica del dr. __________ a
proposito del fatto che le patologie alla colonna vertebrale che affliggono
l’interessato non avrebbero dovuto essere oggetto di valutazione peritale da
parte di specialisti in reumatologia, rispettivamente in neurologia, bensì
venire approfondite da uno specialista in neurochirurgia (cfr. doc. XIV/bis), il
TCA rileva che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_965/2008 del 23
dicembre 2009, confermando la precedente sentenza 36.208.126 di questa Corte,
ha già avuto modo di sottolineare, che “come in altri settori specialistici
della medicina, i confini dell’area di competenza del neurologo,
dell’ortopedico e del reumatologo non sono assolutamente netti e, in generale,
dipendono dal tipo di affezioni studiate e dalla terapia praticata”  (cfr. RtiD 2010 II
pag. 208 [9C_965/2008] consid. 4).

                                         In
quell’occasione, l’Alta Corte, contrariamente a quanto preteso dal ricorrente –
a mente del quale essendo le ernie discali di competenza di un neurochirurgo,
la valutazione del caso non poteva essere affidata a un reumatologo e a un
chirurgo ortopedico - ha confermato la correttezza delle valutazioni peritali
effettuate da un reumatologo, rispettivamente da uno specialista in chirurgia
ortopedica, concludendo che “per quanto concerne più precisamente la
problematica relativa all’ernia discale – comunque convincentemente esclusa dai
medici interpellati dall’opponente – va inoltre precisato che essa non
necessariamente è di sola competenza del neurologo, ma può anche essere di pertinenza
ortopedica”.

                                         Il
Tribunale federale ha ribadito gli stessi concetti anche nelle sentenze 9C_856/2010
del 27 giugno 2011 e 9C_906/2010 del 5 aprile 2011, pubblicata in SVR 2011 IV
nr. 67.

                                         Il TCA,
alla luce della sentenza federale 9C_965/2008 del 23 dicembre 2009, non può quindi
concordare con la critica espressa dal curante dell’assicurato.

 

Infine, a proposito della critica ricorsuale
circa la mancata presa in considerazione di quanto attestato dallo psichiatra
curante, dr. __________, questo Tribunale non può che rilevare che
l’interessato è stato sottoposto, nell’ambito della perizia pluridisciplinare
del SAM, anche ad un’accurata valutazione psichiatrica da parte della dr.ssa __________.

La specialista, poste le diagnosi di “distimia
(ICD10-F34.1); sindrome da attacchi di panico (ICD10-F41.0)”, ha ritenuto
l’interessato, dal profilo psichiatrico, totalmente abile al lavoro,
sottolineando che “il colloquio clinico conferma un abbassamento del tono
dell’umore, che tuttavia non soddisfa i criteri per un episodio depressivo di
media gravità, come invece certificato dal curante” (doc. 78-31).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, che, del resto, non sono
state smentite da altre certificazioni medico-specialistiche attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti.

 

                                         Va qui
inoltre ricordato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

                                          

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dei medici del SAM i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi
citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag.
61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore
delle assicurazioni sociali, che lo stato di salute dell’assicurato non
ha subito modifiche significative rispetto a quanto già stabilito nella
precedente perizia SAM del 19 giugno 2006 - come espressamente indicato in sede
peritale dagli stessi medici del SAM e confermato dal dr. __________ del SMR
nelle annotazioni mediche del 9 dicembre 2010 (doc. 80-1, nel quale ha indicato
che “come al punto 8 pag. 17 del SAM le divergenze di % ivi poste sono da
imputare a differenti interpretazioni e non a modifiche sostanziali del quadro
clinico”) – motivo per il quale l’interessato continua ad essere abile al
lavoro al 70% nell’attività di docente di educazione visiva e come impiegato
presso il soccorso operaio svizzero, così come in altre attività leggere
adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali, mentre va considerato
abile al lavoro al 50% nell’attività di operaio ed in altre attività pesanti. 

 

                                         Essendo
il grado di incapacità lavorativa dell’interessato invariato rispetto a quanto
valutato nella precedente perizia SAM del 19 giugno 2006, anche il grado di
invalidità dello stesso non subisce variazioni e continua ad essere, in
applicazione del cosiddetto raffronto percentuale, del 30%, come già stabilito
nella precedente decisione del 4 dicembre 2006 (doc. 26/1-2), cresciuta
incontestata in giudicato.

                                         Al
riguardo, va infatti rilevato che conservando l’interessato una capacità
lavorativa residua del 70% nella sua precedente attività di insegnante