# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b8749407-480a-5b1e-98bc-bca8ac9186ec
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-04-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 27.04.2004 10.2003.459
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2003-459_2004-04-27.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2003.459/CEG

  DA
  2048/2003

  	
  Bellinzona

  5 novembre 2003

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Giovanni Celio

  
	
   

  
						

sedente con
Flavio Biaggi in qualità di Segretario, per giudicare

 

	
   

  	
  __________ 

  difeso da: avv. __________, 

   

  

prevenuto colpevole di         vie di fatto,
aggravate,

                                        siccome
commesse agendo reiteratamente contro una persona della quale aveva la custodia
o doveva aver cura;

                                        tra la
fine del 2001 e fino al mese di luglio 2002, a __________, presso la Casa per
anziani __________, agendo in qualità di assistente di cura, a danno di __________
ospite dell'istituto ed incapace di difendersi: a) infliggendogli in più
occasioni dei pizzicotti al punto da farlo gridare di dolore; b) colpendolo in
più occasioni con ginocchiate sulle gambe; c) in una circostanza, afferrandolo
con una mano e stringendolo con una morsa al fianco destro; d) dandogli
spintoni e strattonandolo; e) colpendolo con un calcio al sedere; f) in una circostanza,
scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo
in pieno volto, commesso vie di fatto contro una persona;

 

fatti avvenuti                       nelle
riferite circostanze di tempo e di luogo;

 

perseguito                         con decreto
d’accusa del 14 luglio 2003 no. DA 2048/2003 del Procuratore pubblico __________,
che propone la condanna: 

                                        1. Alla pena di 30 (trenta)
giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 (un)
anno.

2. Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 200.-- e delle spese
giudiziarie di fr. 200.--.;

 

vista                                  l’opposizione
al decreto d’accusa interposta tempestivamente in data 23 luglio 2003
dall'accusato;

 

indetto                              il
dibattimento in data 4 novembre 2003, al quale hanno presenziato  l'accusato
personalmente, assistito dal suo difensore, avv. __________ e l'autorità
inquirente, Procuratore pubblico __________;

 

accertate                           le generalità dell'accusato, data
lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusato;

 

esperita                             l'istruttoria dibattimentale, in
particolare con l'audizione dei testi __________;

 

sentiti                                l'accusa,
la quale al termine della sua requisitoria, ha chiesto la conferma integrale
del decreto impugnato;

 

                                        il
difensore, il quale ha postulato l'assoluzione dell'accusato, sollevando
inoltre eccezione di prescrizione del capo d'accusa di cui alla lettera f) del
DAP poiché sarebbe stato commesso nel maggio 2001 e, trattandosi di
contravvenzione, prescritto;

 

                                         da ultimo
l'accusato;

 

posti                                 a giudizio i
seguenti quesiti:

 

                                 1.     E' __________
autore colpevole di vie di fatto, per i fatti descritti nel decreto d'accusa n.
2048/2003 del 14 luglio 2003?

 

                              1.1.     Deve essere
applicato il cpv. 2 dell'art. 126 CP (forma qualificata)?

                                    

                                 2.     In caso di
risposta affermativa, deve, e se sì, in quale misura essere ridotta la pena
proposta?

 

                                 3.     Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale
periodo di prova?

 

                                 4.     L'eventuale
condanna va iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni
potrà avvenire la cancellazione?

 

                                 5.     A chi
vanno caricate le tasse e le spese?

 

 

Letti ed esaminati               gli atti;

 

ritenuto                              che in data
6 novembre 2003 l'accusato, per il tramite del suo difensore ha inoltrato
tempestiva dichiarazione di ricorso a norma dell'art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo
nel contempo la motivazione scritta della sentenza,

 

considerato                        in fatto e in
diritto,

 

 

                                 1.     __________,
oggi __________enne, ha frequentato le scuole dell'obbligo a __________, poi
l'apprendistato di tipografo, senza tuttavia portarlo a termine. Egli ha in
seguito svolto diversi lavori in posti differenti; fra questi, sino al 1993,
quello di conduttore della __________.

                                    

                              1.1.     Da sette
anni l'accusato è impegnato in quello che egli stesso ha definito "ambiente
curativo". 

                                        Dal marzo
1998 è stato assunto presso il Centro Anziani __________, ove ha dapprima
svolto dieci mesi di stage e poi, a cavallo fra il 1999 e il 2000, ha
frequentato un anno di scuola per diplomarsi, con successo, assistente di cura,
funzione che ricopre tutt'ora.

                                        Egli ha
così definito in aula tale ruolo: "aiutare l'anziano laddove questi non
riesce più: lavarsi, mangiare, passeggiare, oltre a somministrare i medicamenti
e intrattenerlo, parlando, leggendo, giocando con lui a carte, ecc.".

                                        __________
ha indicato di essere soddisfatto del proprio lavoro, del suo rapporto con i
colleghi, con gli anziani ospiti e con i loro famigliari.

 

                                        Nel 1999
il personale di __________ lo ha eletto nella Commisione del Personale, e, da
questa, è poi stato nominato presidente; attualmente è ancora in carica.
L'accusato ha spiegato al dibattimento che la Commissione si occupa
principalmente dei problemi che sorgono all'interno dell'istituto e delle
questioni salariali dei dipendenti. In questa veste egli ha goduto e gode di un
"canale privilegiato" nei rapporti con la direzione dell'istituto.

 

                              1.2.     __________
è divorziato dalla moglie, da cui vive separato dal 1987, ed ha due figli
maggiorenni, con cui mantiene buoni rapporti.

                                        Non ha
indicato di avere attualmente una relazione sentimentale stabile.

 

                              1.3.     Per quanto
attiene ai precedenti penali, dal casellario giudiziale non si evincono
condanne a suo carico (doc. _). 

 

                                        Gli atti
indicano che nei suoi confronti, nel lontano 1974, è stato emesso un decreto
d'accusa per vie di fatto nei confronti di una persona, che, a suo dire, aveva
insultato la di lui madre (doc. _).

 

                                        Al
dibattimento, così richiesto, __________ si è poi brevemente soffermato sul
procedimento penale che, nell'agosto 1996, l'ha condotto davanti alla Corte
delle Assise criminali poiché prevenuto colpevole di violenza carnale, che
sarebbe stata compiuta, secondo l'accusa di allora, nel settembre 1991 nel
locale attiguo alla stazione d'arrivo della __________, di cui l'imputato era conducente.
Questi mai negò di avere avuto un rapporto sessuale, tuttavia contestò sempre
di avere usato violenza, sostenendo che la presunta vittima era consenziente e,
anzi, l'avesse provocato. Il giudice lo prosciolse (doc. _).

 

                                        Infine,
nel 2001 l'accusato è stato querelato da un vicino di casa per vie di fatto e
minaccia; il rapporto prodotto quale doc. _ indica tuttavia che il querelante,
"preso atto delle intenzioni del querelato" ha fatto recesso
di querela e la procedura stralciata dai ruoli.

 

                              1.4.     Al momento
dei fatti ora imputatigli l'accusato era - e lo è tutt'ora - impiegato al
secondo piano, sul quale sono disposte sedici camere, occupate da un massimo di
venti anziani ospiti (doc. _). La struttura gerarchica del piano, secondo le
indicazioni rese dal direttor __________, prevede un capo reparto __________,
3-5 infermieri, 5-6-assistenti di cura, uno stagista e, se del caso, qualche
allievo della scuola infermiera. L'accusato è uno degli assistenti di cura.

 

                                        Il
direttore di __________, __________, ha definito ottima la qualifica di __________
"tanto è vero che anche il precedente direttore aveva deciso di puntare
su di lui e che __________ medesima aveva investito sulla formazione
dell'interessato" confermando che l'accusato, per il suo ruolo
all'interno della Commisione del personale, ha "un canale
privilegiato" con la direzione.

                                        Poi a
domanda specifica, il direttore ha precisato che le valutazioni sul personale
venivano redatte dalla responsabile delle cure __________ e dal caporeparto __________
e che, per quanto riguardava quella del 2002, "nel complesso" 
quella dell'accusato "andava bene, anche se poteva migliorare in alcuni
punti". 

 

                                        Su __________
il dr. __________, attuale responsabile medico di __________, ha dal canto suo
riferito quanto riportatogli dal direttore __________, che ne ha sottolineato
la giovialità e le capacità, ma anche che non sarebbe "la persona più
fine" e per questo è accettato da molti pazienti, "da altri
meno".

 

                                        __________,
caporeparto del secondo piano, che ha affermato di "avere una specie di
amicizia" con l'accusato (secondo la teste __________ i due erano
"culo e camicia" (doc. _, pag. 2)), ha sottolineato di __________
l'atteggiamento "professionalmente corretto sia con gli utenti che con
i parenti, i quali utenti, quando lui è assente, chiedono di lui e ne sentono
la mancanza", di non aver personalmente mai constatato atteggiamenti
scorretti con gli ospiti né di avere avuto al riguardo reclamazioni da parenti.

 

                                        __________,
dal 1999 assistente di cura a __________, già compagna dell'accusato, con cui è
rimasta in rapporti d'amicizia, lo ha definito "persona squisita,
sempre disponibile, molto collegiale; con gli anziani è molto carino; ha quasi
un fare paterno. E' molto cordiale con i parenti che hanno una certa fiducia in
lui" e ha dichiarato di non avere mai assistito a momenti di "violenza
contro ospiti".

 

                                        __________
e __________, entrambi dipendenti di __________, sottolineano nelle loro
testimonianze scritte come l'accusato sia "un collega gentile, aperto
nelle sue idee, collaborante e benvoluto dagli ospiti che spesso richiamano la
sua attenzione per accontentare i loro desideri" e a cui "piace
scherzare e raccontare barzellette" (doc. difesa _), rispettivamente
"un collega affidabile, collaborante, stimato dagli ospiti e di lunare
carattere" (doc. difesa _).

 

                                        Infine, la
figlia di un'anziana ospite, __________, riferisce, sull'accusato, "benvoluto
da tutti, ospiti e personale", "di aver potuto apprezzare il
suo modo di lavorare, allegro e scherzoso con tutti" e che per la
madre "era il più bravo perché sempre gentile e disponibile ed era
molto contenta quando era lui ad occuparsi di lei perché si sentiva sicura"
(doc. difesa _).

 

 

                                 2.     Fra gli
ospiti del secondo piano di __________ vi era __________, nato il __________ e
deceduto il __________.

                                        Egli,
persona robusta, alta ca. 180 cm e pesante ca. 80 kg, è entrato nell'istituto __________
nel marzo 1997, poiché a seguito delle sue patologie, i famigliari non erano
più in grado di occuparsene.

                                        La figlia
di __________, __________, sentita come teste, ha confermato che il padre era
stato ricoverato nel 1997 poiché in casa la situazione era divenuta
insostenibile e che con l'accordo del medico curante dr. __________ si era
optato per il trasferimento a __________.

 

                                        __________
era affetto da cecità all'occhio sinistro, da cecità parziale a quello destro e
a volte denotava momenti di agitazione psicomotoria, ondeggiando ritmicamente
con il busto, quando seduto, e ripeteva spesso, in soliloquio, "signorina
cosa faccio, signorina cosa faccio".

                                        L'ospite
presentava inoltre problemi psichici (confermati da alcuni dei testi sentiti in
aula) oltre che motori, nel senso che, di regola, quando doveva eseguire
spostamenti andava assistito.

                                           

                                        __________
- che nel settembre 2000 ha "presentato", fra gli altri, "il
caso __________" nell'ambito del proprio lavoro di diploma (doc. difesa _)
- ha parlato di "scompensi psichiatrici" e ha riferito che
l'anziano "andava a giornate", tanto che "certe volte
sapeva uscire di camera e camminare da solo", segnalando tuttavia come
egli fosse "elemento di disturbo per gli altri ospiti e i parenti di
questi", affermando che, a suo avviso, "lì (inteso: __________)
non era il suo posto".  

                                                                                                                             

                                        L'assistente
di cura __________, in aula, ha indicato di aver assistito __________ quando
questi era stato trasferito al primo piano. Egli ha confermato le patologie di
cui era affetto, segnalando che __________ era un paziente impegnativo, "pur
come qualche altro", che a volte era difficile farlo camminare (in tal
caso "lo si lasciava seduto") e, inoltre, che "quando,
passeggiando, a volte si lasciava cadere indietro, bastava riprenderlo e lui si
rimetteva in linea".

 

                                        Il dr. __________,
medico curante di __________ dal 1994 ed attualmente medico responsabile di __________,
ha specificato che l'ospite era difficilmente gestibile e l'ha definito "un
caso limite per le sue patologie all'interno della struttura di __________".
Lo stesso medico, ad un certo momento, aveva proposto il trasferimento a __________,
ma la figlia si era opposta perché "precedenti ricoveri avevano dato
esito negativo" e perché per il padre era importantissima la visita
quotidiana dei famigliari, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a raggiungerlo.

 

                                        __________,
assistente di cura, ha indicato che era stato richiesto dall'équipe del secondo
piano "l'intervento della dr.ssa psichiatra __________ per gestire
meglio la patologia del Signor __________ La dottoressa diceva di trattarlo in
modo fermo e di ignorare le sue domande ripetitive; anche di lasciarlo mangiare
da solo poiché non aveva nessuna patologia che gli impedisse di farlo da solo.
Il dr. __________ poi invece disse di alimentarlo come prima, poiché aveva
perso peso". 

                                        Qui va inserito
un breve inciso sulla terapia relativa all'alimentazione applicata all'ospite e
alla quale la difesa ha fatto più volte riferimento.

                                        La
psichiatra __________ aveva infatti indicato che si lasciasse che __________ si
alimentasse da solo. Constatato tuttavia il dimagrimento importante (tra i 10 e
i 15 kg) dell'ospite, il dr. __________ aveva modificato tale terapia,
ritornando all'alimentazione "aiutata". Di ciò era al corrente, tra
gli altri, oltre al personale del secondo piano, la figlia. Il dr. __________
lo ha confermato, indicando nel contempo di non rammentare se vi fosse anche
l'ordine della dr.ssa __________ di trattare __________ con fermezza. Questo
particolare è stato ricordato, oltre che dall'accusato, dai soli testi __________
e __________.

                                        

 

                                 3.     Stante
l'accusa, __________, nel suo ruolo di assistente di cura, si sarebbe reso
colpevole di vie di fatto aggravate nei confronti dell'ospite __________.

                                        I fatti,
indicati nel decreto, sarebbero intervenuti fra la fine del 2001 e il mese di
luglio del 2002.

 

                                        __________
ha negato di aver commesso quanto imputatogli.

 

                                        Qui di
seguito vengono esaminati, uno per uno, gli atti che sarebbero stati ad lui
compiuti, seguendo, per maggior comprensione, la "sistematica"
indicata dal procuratore pubblico nel decreto d'accusa, e meglio:

                                       -    sub
3.1.: "a) pizzicotti inflitti in più occasioni
al punto da farlo gridare di dolore";

                                       -    sub
3.2.: "b) colpendolo in più occasioni con
ginocchiate sulle gambe";

                                       -
   sub 3.3.: "c) in una circostanza, afferrandolo con una
mano e stringendolo con una morsa al fianco destro";

                                       -
   sub 3.4.: "d) dandogli spintoni e strattonandolo";

                                       -
   sub 3.5.: "e) colpendolo con un calcio al sedere";

                                       -
   sub 3.6.: "f) in una circostanza scagliandogli contro
da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto".

                                       

                                       Sulle
tesi difensive, per quanto non riferite al singolo episodio esaminato, si dirà
più avanti.

 

                              3.1.    "pizzicotti
inflitti in più occasioni al punto da farlo gridare di dolore"

 

                                       I
fatti sarebbero stati visti, in più occasioni e in momenti diversi, da __________,
stagiaire tra il luglio 2000 e il settembre 2002, la quale lavorava, a quel
momento, al secondo piano, e da __________, assistente di cura.

 

                                       Così
__________ nel verbale di polizia (doc. _, p. 2): "__________ mentre
accompagnava __________ nel corridoio, senza farsi notare, spintonava l'anziano
dandogli pure dei pizzicotti sulle braccia per farlo camminare più velocemente",
rispettivamente davanti al Procuratore Pubblico (doc. _, p. 3): "ho
visto __________ in un paio di occasioni dare dei pizzicotti a __________. In
questi casi gli afferrava la pelle del braccio tra le sue dita e gliela girava
fino a quando __________ si lamentava. In questi casi diceva "aia".
Devo dire che sovente notavamo poi ed io personalmente li ho riscontrati in più
occasioni che __________ aveva degli ematomi sulle braccia".

 

                                       In
aula __________ ha ribadito tutto, precisando che "__________ prendeva
la carne del braccio fra le sue dita e tirava. L'ho visto più volte, non tante,
ma più d'una. __________ sentiva dolore e diceva "aia"".

 

                                        Dal canto
suo, __________, impiegato presso __________ dapprima come stagista, poi come
ausiliario di cure, nonché membro della Commissione del Personale, al dibattimento
ha confermato in pieno e con dovizia di particolari quanto dichiarato a verbale
di fronte alla polizia (doc. _, p. 1-2): "Una sera, attorno al mese di maggio/giugno dell'anno
scorso (inteso: 2002), sono salito al secondo piano perché avevo portato
il carrello dei pasti della cena. Ritornando indietro, c'era il Signor __________,
seduto al tavolo con la sedia, con i braccioli, ed il tavolo era in senso
orizzontale, verso il lift ed attaccato al pilastro di cemento armato, che si
trova al centro del salone, verso la cucina. Il Signor __________ stava dicendo
ad alta voce "signorina cosa faccio", più volte, ripetitivo, __________,
rispondeva "ades basta, ta soporti pü", in dialetto ticinese. __________
si spostava verso il Signor __________, con la sua mano destra lo afferrava
sotto la scapola sinistra, dandogli un pizzicotto molto forte, girando nel
contempo la mano. 

                                       __________,
per reazione, subito si spostava in avanti ed indietro quattro volte, alzandosi
leggermente dalla sedia, urlando dal dolore "aia", per quattro volte.
Faccio rimarcare che io ero già presente, quando lui ha fatto la battuta verso __________
e prima di attaccarlo. __________, in seguito, si è girato e vedeva che io
continuavo a guardarlo e mi ricordo che lui ha detto un'altra battuta, sempre
in ticinese e precisamente "inscì t'impari, bambo"".

                                       In
aula __________, peraltro mimando con trasporto la scena, ha indicato come __________
avesse "urlato in progressione, quattro volte" e di ricordare
molto bene quanto visto poiché rimasto scioccato, "tanto da stare male
e non riuscire a dormire, questo per svariate notti".

                                       

                                        Sui
pizzicotti, seppur non visti, ha riferito, in qualche modo, anche la teste __________,
ausiliaria di pulizia al secondo piano dal 2000 al 2002 (doc. _, pag. 2):
"Un giorno, mentre mi trovavo a lavorare in una camera del secondo
piano udivo l'__________ lamentarsi, dicendo "aia". Da parte mia,
uscivo dalla stanza da letto e nel corridoio vedevo __________ con il paziente
e gli chiedevo come mai __________ si fosse lamentato e lui mi rispondeva che
non c'era niente. __________ per contro mi diceva che __________ gli aveva dato
un pizzicotto sul braccio sinistro ed ora non ricordo più se gli aveva lasciato
il segno. Io non ho visto direttamente __________ dare questo pizzicotto".

                                       Al
dibattimento __________ ha indicato di aver sentito più di una volta __________
urlare di dolore, "come nessun altro paziente", allorquando
lei si trovava a lavorare nelle camere del piano con la porta aperta e __________
si occupava dell'anziano ospite.

 

                                       L'accusato
ha contestato i fatti rilevando in aula che, peraltro, "se dò un
pizzicotto a qualcuno, penso che urla forte".

 

                              3.2.     "colpendolo in più occasioni con ginocchiate sulle gambe"

 

                                       Così
in merito __________, infermiera diplomata (doc. _, p. 2, verbale del novembre
2002): "Qualche mese or sono ho visto personalmente __________
che con le sue ginocchia colpiva gli arti inferiori di __________ che aveva
difficoltà nel camminare. Questo è avvenuto nel corridoio. L'anziano mentre camminava
si teneva con una mano allo scorrimano e solo per questo fatto non è caduto a
terra a seguito dei colpi ricevuti".

                                       La
versione è stata ribadita, quasi rincarata, in un secondo verbale di polizia
(doc. _, p. 2): "Spesso vedevo e mi accorgevo che quando __________
portava a passeggio l'ospite o lo riaccompagnava in stanza per essere
sistemato, lo trattava in malo modo, spingendolo con forza e con le ginocchia
gli dava dei colpi per farlo andare avanti. Preciso, __________, oltre a
spingerlo, da dietro gli dava delle ginocchiate, altezza ginocchia del
paziente. Queste ginocchiate venivano date con una certa forza. __________ a
seguito di queste ginocchiate, molte volte si lamentava dal dolore".

 

                                       __________
ha negato, precisando che un anziano viene di principio accompagnato di lato,
quando cammina. Tuttavia se questi si lascia cadere indietro, l'assistente deve
sorreggerlo da dietro e deve opporre una certa forza di contrasto.

 

                              3.3.    "in
una circostanza, afferrandolo con una mano e stringendolo con una morsa al
fianco destro"

 

                                       L'episodio,
singolo ("in una circostanza") è raccontato dalla teste __________
dal 1990 a __________, dapprima come assistente di cura, poi come assistente geriatrica.
La __________ ha lavorato sempre e solo al primo e al terzo piano, mai al
secondo. Nel 2001 ha iniziato la formazione quale allieva infermiera, poi per
metà 2002 ha inoltrato le dimissioni. Attualmente lavora in un altro istituto
di cura degli anziani come infermiera; là ha terminato la propria formazione e
conseguito il diploma.

                                       

                                       In
aula la teste __________, sottolineando come la scena l'abbia disgustata, ha
confermato quanto già espressa davanti alla polizia, e meglio (doc. _, p. 2):
"nell'anno 2002, tra maggio e giugno, mi trovavo al terzo piano erano
le 11.45 e riportavo il carrello degli alimenti dal terzo al secondo piano.
Quando il lift si è aperto, ho visto __________ che si trovava a tergo del
paziente (che stava mangiando) afferrarlo con la mano destra sul fianco destro,
e stringere la mano in modo violento, tanto è vero che __________ ha urlato
forte. Faccio rimarcare che in questo frangente il paziente aveva la bocca
piena ed ha rischiato di soffocare, per urlare.

                                       Nel
frattempo __________ ha ingiuriato __________ dicendogli con rabbia a denti
stretti: "maia bastard".

                                       Ho
visto e udito il tutto da una distanza di circa metri tre o quattro. Da dove mi
trovavo io, __________ mi dava la schiena, mentre __________ si trovava dietro
di lui, in piedi, ed io lo vedevo di profilo. __________ non ha avuto modo di
vedermi e nemmeno si è reso conto della mia presenza, in quanto sono giunta
improvvisamente, cogliendolo di sorpresa. Non mi ha visto in quanto la mia
figura era nascosta dal carrello degli alimenti, dalle notevoli dimensioni. __________
infatti non si fermava, ma continuava imperterrito nei suoi insulti. __________
oltre ad urlare, per quel che poteva, si dimenava. 

                                       Faccio
rimarcare che quando il paziente ha ricevuto questa "morsa",
oscillava davanti al piatto, muovendo il busto in avanti ed indietro, come sua
patologia; mentre oscillava continuava a ripetere "signorina cosa faccio,
signorina cosa faccio"".

 

                                       Negando
di aver mai fatto quanto descritto dalla teste, l'accusato ha sostenuto che
sarebbe stato impossibile che ciò fosse accaduto senza che nessuno se ne
potesse accorgere, poiché in quel luogo ("spazio mensa" sul piano,
adibito agli ospiti che non sono in grado di mangiare nella vera e propria
mensa) vi sono sempre almeno 4-5 persone fra ospiti e parenti. Inoltre, così ha
detto __________, "la __________ lavorava al terzo e non al secondo
piano".

 

                              3.4.     "dandogli spintoni e strattonandolo"

 

                                       Nella
sua deposizione in aula, la __________ ha riferito che di regola __________,
quando accompagnava l'ospite __________, lo faceva "normalmente";
alcune volte invece "lo spingeva con forza per farlo camminare più
veloce".

                                       Ha
poi però confermato episodi che esulavano dalla "normalità" e di cui
aveva già riferito di fronte agli inquirenti: "__________ mentre
accompagnava __________ nel corridoio, senza farsi notare, spintonava l'anziano
dandogli pure dei pizzicotti sulle braccia per farlo camminare più velocemente"
(doc. 10, p. 2), e, ancora:                                                
"ho pure visto come quando __________ non dava immediatamente seguito
ad un invito per esempio a sedersi sul letto o sul gabinetto che __________, al
posto di accompagnarlo, gli desse uno spintone, facendo così perdere
l'equilibrio all'interessato" (doc. 12, p. 3).

                                       Sempre
la __________ ha specificato che l'accusato era uso strattonare in modo secco,
afferrandolo per il colletto della camicia, l'anziano ospite che, mentre
mangiava si lasciava cadere con la faccia in avanti (doc. _, p. 3).

 

                                       Così
la teste __________ (doc. _ p. 2): "ho visto in più occasioni __________
spingerlo (inteso: __________) in modo energico, per accelerarne
l'andatura; a mio modo di vedere è un comportamento poco normale nei confronti
di un anziano". In aula la __________ lo ha ribadito.

 

                                       Il
teste __________, pur se per la prima volta al dibattimento, ha indicato di
aver assistito, uscendo dalla camera (a due letti) nr. 208, dopo aver messo a
letto lui un'ospite e __________ l'altra, alla seguente scena: __________ stava
camminando, attaccandosi allo scorrimano, davanti alla camera 208. __________ è
giunto da dietro dandogli uno spintone e uno "scappellotto". __________
si è allora "quasi aggrappato" al corrimano, per evitare di
cadere.

 

                                        __________
ha negato spintoni e strattoni, indicando che in tal caso, l'instabile __________
sarebbe rovinato a terra. 

 

                              3.5.     "colpendolo
con un calcio al sedere"

 

                                        La
teste __________, ancora in aula, ha confermato di aver assistito ad un fatto
svoltosi nel corridoio, già descritto al Procuratore Pubblico (doc. _, p. 3):
"ci trovavamo nel corridoio del secondo piano e __________ stava
accompagnando __________. Sentivo __________ dire a __________ "Su
muoviti" e per farlo andare più veloce lo spingeva con una mano sulla
schiena. Ad un tratto ho visto __________ dare un calcio nel sedere a __________.
Egli non si accorse della mia presenza poiché mi trovavo alle sue spalle ad un
7-10 metri. Si trattò di un calcio abbastanza forte; non era un calcettino di
"buona fortuna". __________ non reagì". Di fronte al
giudice, a domanda, la teste ha risposto che "era un calcio che ad un
anziano può far male" e che il fatto l'ha turbata, non avendo mai
visto nessuno comportarsi così.

 

                                       L'accusato
nega di aver mai dato calci al sedere dell'anziano, affermando di aver dato
"al massimo qualche pacca, anche perché c'era una certa
confidenza".

                                   

                              3.6.    "in
una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una
ciabatta e colpendolo in pieno volto"

 

                                       Anche
qui la teste __________, stagista "affidata" all'accusato, è l'unica
ad aver assistito al fatto. 

                                       Così
nei verbali d'interrogatorio: 

-    "Una mattina, nel
maggio del corrente anno (inteso: 2002), verso le 10.00 mentre mi
trovavo nella camera dell'ospite con __________ per fare il letto, __________
ha insultato verbalmente __________ poiché lo stesso ripeteva in continuazione
la medesima frase. __________ ad un dato momento, molto irritato ha insultato __________
dicendogli delle parole che ora non ricordo con precisione. Al momento di
uscire dalla camera, __________, che pronunciava ancora le medesime parole,
veniva colpito al volto con la ciabatta che __________ calzava. Il collega
molto irritato non ha pensato due volte a commettere quello che ha poi fatto
(…) Lui, per cercare di sminuire il fatto affermava che non aveva colpito
l'anziano al volto. Io però ho visto la ciabatta arrivare sulla faccia dell'anziano"
(doc. _, p. 2).

-    "Mi ricordo di un
episodio accaduto nella primavera del 2002. Mi ricordo che io mi trovavo già da
qualche tempo al secondo piano. Quel giorno, era la mattina dopo la pausa e
doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva fatto la
doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il letto. __________
era seduto su una poltrona in un angolo della stanza e stava dicendo, anzi
ripetendo la stessa frase. __________ gli disse più volte in modo brusco, anzi
scortese, di smetterla. Gli diceva "mocala", "mocala, guarda che
ti vedi ..." ed altre espressioni di questo tipo. Ripeto aveva un tono
autoritario, decisamente poco gentile. Ad un certo momento __________ aveva
interrotto il suo soliloquio e noi stavamo per uscire dalla stanza; in quel
mentre __________ riprese a ripetere le parole di prima e __________ senza più
dire niente tirò fuori una delle sue (del __________) ciabatte, afferrandola
con una mano e tirandolo contro __________ da una distanza di un paio di metri.
Lo colpì in pieno volto dopodiché la ciabatta cadde sulla radio. __________
lanciò la ciabatta con una certa forza, a mio modo di vedere sufficiente
comunque per fare male. Ricordo che si trattava di una ciabatta di gomma dura. __________
si lamentò con un'espressione del tipo "aia". (…) Io sono
assolutamente certa che __________ venne colpito in faccia".

 

                                       Nel
corso della sua audizione al dibattimento la teste __________ ha confermato il
fatto così come sopra descritto, indicandolo, fra quelli da lei visti, per
primo (così come già fatto negli interrogatori), quasi a sottolinearne la
particolare valenza. 

 

                                       __________ anche in quest'ultimo caso ha negato: "se così fosse stato,
la conseguenza avrebbe dovuto essere maggiore".

                                        

 

                                4.     In un
quadro più generale si inserisce la figura della teste __________, figlia di __________,
la quale ha affermato che le visite, sue e della di lei madre, al padre
rispettivamente marito avvenissero quasi quotidianamente.

                                       La figlia,
comprensibilmente, è apparsa provata dal dover testimoniare in aula e dover
rimembrare momenti dolorosi che le ricordano il padre malato. Il dr. __________,
che la conosce bene, parlando di lei, l'ha descritta come "non 
particolarmente emotiva" (__________ l'ha definita "un po'
ansiosa"),  precisando che, "semplicemente, è una
figlia che voleva il meglio per suo papà". __________ ha confermato
che la Signora __________ era molto legata al padre e che aveva richiesto
un'informazione costante sulle sue condizioni.

                                       __________
si è recata più volte in direzione, alcune volte per fare i complimenti, altre
volte per segnalare qualcosa che non andava.

 

                                       In
sostanza, la figlia ha confermato che il padre si lamentava spesso e che in più
occasioni gli erano stati riscontrati degli ematomi. Lei e la madre avevano
segnalato più volte la situazione al caporeparto o a chi si trovava sul posto
in quel momento; poi, infine, in direzione, alla ricerca di una
"discussione".

                                        

 

                                5.     Appare
opportuno, a questo punto, inserire quanto da atti e testimonianze è trasparso
sul rapporto di __________ con __________ nonché sulla terapia cui era
sottoposto quest'ultimo.

 

                             5.1.     Più testi
hanno potuto rilevare come __________ fosse sensibilmente irritato quando aveva
a che fare con questo particolare ospite.

 

                                       __________,
che come stagista ha dovuto lavorare spesso accanto all'accusato, ha sostenuto
che __________ diventava "subito nervoso" quando si occupava
di __________, "diventando facilmente aggressivo nei suoi confronti sia
sul piano verbale che fisico. Un atteggiamento così lo dimostrava solo con l'__________"
(doc. _, pag. 2).

                                       Così __________
(doc. _, pag. 2): "Posso dire che __________ con gli altri ospiti, a
mio modo di vedere si comportava abbastanza bene, se però capitava che era nervoso,
allora il suo comportamento cambiava, e diventava intollerante ed in
particolare verso l'__________".

                                       __________
ha rilevato al dibattimento di aver conosciuto il "lato aggressivo"
dell'accusato __________ - con il quale pur aveva frequentato la stessa scuola,
era andato in passeggiata assieme e aveva diviso la camera - solo negli episodi
descritti con __________ (pizzicotto durante il pasto e spintone nel
corridoio).

 

                                       __________
poi riportare quanto riferito dallo stesso accusato, allorquando indica di non
poter escludere di essersi trovato con la __________ nella stanza di __________,
mentre questi "faceva uno dei suoi monologhi o soliloqui ripetitivi"
né di essersi "innervosito in uno di questi frangenti"(doc. _
pag. 3).

 

                                        __________
non ha assistito personalmente ad alcuno dei fatti inseriti nel decreto
d'accusa. Ella ha visto una volta __________ imboccare "con forza"
il padre che già aveva la bocca piena e il bavaglino imbrattato di resti di
cibo, quando, per constatazione diretta, imboccando di tanto in tanto lei
medesima il padre, ha sostenuto che "era molto pulito nel mangiare";
ha tenuto così a puntualizzare di aver intensificato, dopo quell'episodio, la
propria presenza durante i pasti, così da poter occuparsi personalmente
dell'alimentazione del padre.

                                       La teste ha
infine riferito, nell'ambito dell'inchiesta condotta dall'autorità comunale di __________,
che, per definire lo stato di giornata di __________, l'accusato (che lo ha
contestato) aveva usato espressioni che l'avevano turbata, quali "Oh
tuo padre che disastro oggi" oppure "L'è pien da emme fin chi"
(doc. _)                                                                .

                                       

                              5.2.     Per quanto
attiene il modo di alimentare l'anziano ospite, la difesa ha voluto insistere
sul fatto che in un primo tempo la dottoressa __________, psichiatra, avesse
indicato quale terapia di lasciare che l'anziano si alimentasse da solo,
secondo i suoi bisogni, senza forzarlo. A fronte della perdita di peso di __________
(pari a 10-15 kg) il dr. __________ era intervenuto modificando la terapia. Da
lì la necessità, da parte degli assistenti, giusta __________, di imboccare il
paziente con un certo vigore.

                                        

                                        A fronte
di quanto da lei visto e da altri riferitole, la figlia ha preteso un incontro,
avvenuto il 24 luglio 2002, con il direttore __________, il caporeparto __________
e __________; durante lo stesso la figlia ha contestato ai presenti i
maltrattamenti sul padre. 

 

                                        __________
ha affermato che in tale riunione egli ha garantito alla figlia dell'ospite di
non averlo mai trattato male e che però se l'impressione fosse stata quella di
essere stato disposto a chiedere scusa (doc. _, pag. 5).

 

                                        Secondo __________,
invece, l'accusato avrebbe ammesso d'aver spinto il padre con eccessiva foga e
di comportarsi con lui in modo severo, scusandosene e affermando che ciò
dipendeva dallo stato quotidiano del padre e dallo stress lavorativo cui era
sottoposto. Il direttore __________, nella sua audizione testimoniale (anche in
doc. _, pag. 3), ha confermato che l'accusato ha porto le proprie scuse
dinnanzi alla figlia dell'ospite ed ha addotto le giustificazioni
sopraindicate.

 

                                        Atteso che
la questione dell'"alimentazione forzata" non è fonte in sé di 
d'accusa, siano spese solo alcune parole.

                                        Innanzitutto
il medico responsabile dr. __________, che ha anche monitorato con un'indagine
lo "stato" di __________ e dei suoi dipendenti, ha più volte ribadito
dinnanzi a questo giudice come non vi fossero problemi di sorta di lavoro e che
non vi erano situazioni di stress fra i dipendenti che non rientrassero nei normali
canoni o fossero maggiori che in altri luoghi analoghi.

                                        Sia detto
poi che "a giustificazione" mai (prima di arrivare in aula)
l'accusato ha fatto riferimento agli ordini della psichiatra __________, che
lui stesso ha peraltro indicato essere circoscritti a non imboccare più il
paziente ed a usare con lui un tono di voce (ripetesi: tono di voce) più
energico (doc. _, pag. 2).

                                        Infine va
rilevato che il dr. __________, così interrogato, ha detto di non ricordare che
vi fosse nella "terapia __________" l'indicazione di trattare con
fermezza l'ospite.

 

                                        Sia come
sia, è fuor di dubbio che gli atti di cui è accusato __________ vanno ben oltre
la "fermezza".

 

                              5.3.     Analogamente,
poco sia detto, in questa sede, sugli ematomi riscontrati sul corpo di __________,
assunti, in procedura, a meri indizi, di cui non si è potuto stabilire
relazione diretta con l'accusato.

                                       Il dr. __________,
medico responsabile di __________ dal marzo 2001 a fine febbraio 2003, ha
precisato che ematomi su un anziano possono essere provocati anche
"spontaneamente" dall'assunzione di medicamenti usati come
anticoagulanti.

                                       Il dr. __________,
dal canto suo, ha confermato di essere stato chiamato più volte per verifiche
di ematomi sull'ospite __________, a volte non trovando spiegazioni, come, ad
esempio nel caso (certificato il 20 novembre 2002 per la visita del 12 luglio
2002, cfr. annesso al doc. _) dell'ematoma apparso attorno all'occhio sinistro:
recatosi sul posto per verificare come __________ avrebbe potuto procurarselo
il dr. __________ ha constatato che se caduto, dal letto, sul comodino,
l'ospite avrebbe picchiato l'occhio destro, non il sinistro.

 

 

                                 6.     A fronte
delle risultanze dell'incontro in direzione, della mancanza di fiducia della
figlia __________ "nei confronti del secondo piano", tanto da
sentire su di sé una certa pressione ogni volta che, dopo la
"discussione", vi metteva piede, nonché della difficile patologia
dell'ospite, il dr. __________ aveva personalmente proposto alla figlia il
trasferimento del padre presso la __________ di __________ o, in via
subordinata, all'Ospedale __________. 

                                        Poi si è
optato per il semplice trasferimento "interno" al piano inferiore,
anche per permettere ai famigliari di essere costantemente accanto ad __________. 

 

                                       Il trasferimento
al primo piano (avvenuto il 12 agosto 2002), stante la figlia, ha aiutato
"radicalmente" il padre, cui, da allora, sono stati
riscontrati solo ematomi "segnalati" (dal personale). Sia lei
che i parenti hanno appurato da quel momento maggior serenità nell'anziano.

                                       La figlia
ha tenuto a dichiarare al Municipio di __________ la propria soddisfazione per
il trattamento che il padre riceveva dal personale del primo piano,
sostenendo che "ora mio padre viene trattato con cura e amore"
(doc. _, pag. 1), e che "le problematiche (giorni "si",
giorni "no") continuano, ma ho constatato personalmente da parte di
mio padre una ritrovata tranquillità mentale e una più marcata presenza"
(doc. _, pag. 5).

 

                                       Il dr. __________
ha riconosciuto che la situazione era divenuta più pacifica da quando __________
è stato trasferito.

                                       Così invece
il dr. __________, dal punto di vista prettamente medico: "La
situazione dell'ospite __________ non è sostanzialmente mutata con il
trasferimento dal secondo al primo piano. Preciso che all'inizio vi è stato un
cambiamento in positivo, che però sull'arco dei mesi ha portato ad una
situazione analoga a quella antecedente". Egli, a domanda, ha poi
precisato che la figlia era apparsa soddisfatta della situazione al primo piano.

                                    

 

                                 7.     La difesa,
volta a perorare l'assoluzione del proprio assistito, ha in primis
mirato a minare la credibilità dei testi, sostenendo che gli stessi si
sarebbero coagulati nell'intento di danneggiare l'accusato o, almeno,
attraverso di lui, l'invisa direzione di __________.

                                    

                                        L'accusato
in aula, riferendosi ai testi, ha indicato di avere avuto in passato problemi
sia con __________ (a seguito della redazione della lista di manchevolezze di
cui al doc. _), sia con __________ (che aveva segnalato in direzione per la sua
mancanza di collaborazione), sia con __________ (con cui aveva avuto "un
paio di battibecchi perché metteva il naso nella mia vita privata") e
anche con __________, richiamata all'ordine in più occasioni quando era stagiaire
poiché, a suo dire, refrattaria nell'eseguire quanto richiestole.

                                        Mai egli
ha segnalato di avere avuto dissidi di sorta con __________, teste che è stato
risparmiato, quasi dimenticato, nella pletora di invettive promossa dalla
difesa nei confronti dei diversi testi accusatori.

                                    

                              7.1.     A __________
dal 1998, il direttore __________ ha spiegato come __________  costituisse per
l'istituto "un seguito di problemi".

 

                                        Nel corso
di un'indagine interna a __________ è emerso che l'infermiera __________
commetteva gravi errori, sbagliando la somministrazione di medicamenti nelle
ore serali (quando poi l'ospite non veniva più ricontrollato) oppure
dimenticando di dare l'insulina ai pazienti diabetici. Il Municipio di __________
aveva conseguentemente licenziato la dipendente, con la quale aveva già avuto
più di un problema (doc. difesa da __ a __).

                                        Ricordandolo,
la difesa, producendo inoltre gli atti afferenti la "battaglia" per
l'apertura del conto su cui ricevere il salario e richiamandosi al suo
"diario" (doc. _), ricco di sospetti e suggestioni, ha cercato di
dimostrare come __________ fosse una persona ben più che bizzarra, quasi
visionaria, e, quindi, a suo dire, non degna di fiducia nelle sue affermazioni.

 

                                        Va
tuttavia focalizzato che la segnalazione del marito __________ ha sì, di fatto,
dato avvio all'inchiesta, ma il contenuto della stessa e di quanto da lei
seguito è stato opportunamente ridimensionato da parte dallo stesso Procuratore
Pubblico: oggetto del seguente procedimento sono rimaste le "sole" ginocchiate
alle gambe.

                                        Altri
atti, ancor più gravi, sono stati descritti dalla bocca di altre persone.

 

                                        __________,
poi, non è "partita" direttamente (anzi, peraltro, lo ha fatto il
marito) segnalando __________ all'autorità inquirente: prima ne ha parlato con
l'accusato stesso, poi con il dr. __________ (manifestandogli gli ematomi sul
corpo di __________), poi ancora con la direzione.

                                         Va poi
detto, che sempre la __________ ha sempre tenuto a scindere ciò che era stato
visto da lei personalmente (e di cui si è confidata in casa propria, col
marito) da ciò che invece era mero motivo di sospetto o riporto da terzi. 

                                        Così ad
esempio non ha inventato dettagli attorno a quello che ha indicato essere un
proprio dubbio su "segni" riscontrati sull'ospite __________,
rispettivamente, riferendo a __________ di aver notato degli ematomi sul corpo
del padre, ha contestualmente ammesso di non aver visto "nessuno
"picchiare o usare violenza verso suo padre" (doc. _, pag. 3). 

                                        Non vi è
quindi motivo di credere che abbia inventato cose non viste.

                                        Se avesse
voluto "creare il mostro" ad ogni costo, ella avrebbe probabilmente
rafforzato le proprie descrizioni, affermando di aver visto personalmente ben
più episodi.

 

                                        __________,
del resto, non aveva motivo per avercela con __________, dipendente come lei e
col quale non aveva particolari rapporti. 

                                        Così su di
lei l'accusato (doc. _, pag. 4): "V'è un'infermiera che non si è
integrata nel gruppo, lavora in modo indipendente senza particolari contatti
con i colleghi: il gruppo organizza attività anche dopo l'orario di lavoro
(pizza, bicchierata, caffè, ecc.); l'infermiera in questione non partecipa mai.
Trattasi della Signora __________", affermando che con lei non aveva
particolari contatti (quindi, nemmeno negativi) né di aver mai ricevuto
critiche da lei.

                                        L'infermiera
non era inserita nell'ambiente di __________ e non aveva stretto legami con
nessuno, nemmeno quindi con la __________, la __________, __________ o la __________.
Il direttore __________ l'ha definita una persona "isolata, che ha
problemi di adattamento ad uno stile di vita come il nostro".

 

                                        La
segnalazione portata dall'accusato in direzione per mancanza di collaborazione
della collega è stata manifestazione della volontà dei colleghi tutti, per
bocca di __________ solo perché questi era il portaparola (quale presidente
della commissione del personale). Inoltre la __________ era già in conflitto
con la direzione per altre cose, di ben maggiore spessore, tanto da provocarne
il licenziamento.

                                                                                                                               

                              7.2.     __________
ha motivato di aver segnalato i maltrattamenti visti solo quando terminato il
suo periodo a __________ con il fatto che temeva ripercussioni sul posto di
lavoro, dovendo, come stagista, ricevere "le note" dall'accusato e
lavorare con lui a tu per tu sullo stesso piano. Essendo in formazione, ella
aveva forti timori a parlarne con gli altri, tanto che prima di lasciare
l'istituto si è confidata solo con un paio di colleghe oltre che con il suo
medico di fiducia. Di ciò hanno reso testimonianza le colleghe __________ (doc.
_, pag. 2) e __________.

                                        A conferma
poi vi è lo scritto del dr. med. __________ (doc. _) in cui attesta che nel
luglio 2002 in occasione di "un controllo" (indicazione da cui
si deduce che la __________ non si era rivolta al medico solo per "vuotare
il sacco" allo scopo "creare" ad arte un certificato medico)
"mi disse di essere molto angosciata perché era a conoscenza che un
ospite di __________ era stato maltrattato da un infermiere. (…) Conosco la
signorina __________ dalla nascita, conosco e curo tutta la sua famiglia e
personalmente mi sono sempre fidato di quanto mi ha riferito perché vedevo in
lei una vera situazione di angoscia di fronte a questi atti che la turbavano
profondamente e in nessun momento ho avuto qualsiasi dubbio che non mi
raccontasse la verità".

 

                                        A precisa
domanda, la teste __________ ha specificato davanti al giudice che questa era
stata la causa principale delle sue dimissioni: per quanto visto stava male e
non dormiva più. 

                                        La difesa
ha cercato, pur solo accennandone e limitandosi a una vaga allusione, di
condurre il motivo delle dimissioni ad una problematica relazione sentimentale
con un dipendente della cucina. 

                                        A dire il
vero, sia quel che sia, poco importa il motivo (o, più presumibilmente, i
motivi) delle dimissioni, di fronte ai precisi e ripetuti racconti dei fatti
compiuti, lei presente, da __________.

 

                                        Da quanto
emerso nel procedimento la __________ è una giovane come tante, che all'inizio
del suo cammino professionale ha bocciato degli esami nel 2001 a __________ e,
semmai, aveva problemi di relazioni in famiglia, avendone nascosto l'esito
negativo alla madre (così il teste __________).

                                        In seguito
si è trasferita in un altro istituto per persone anziane, il __________, dove
ha "normalmente" terminato la propria formazione.

                                        La teste
ha indicato di non aver mai avuto problemi con i colleghi e di aver fatto
amicizia in particolare con la __________, negando, invece, a domanda della
difesa, di aver legato con la __________ o con la __________.

                                    

                              7.3.     __________
mai ha avuto screzi con l'accusato, anzi: i due hanno frequentato la stessa
scuola e nel corso di un'uscita scolastica avevano persino diviso la medesima
camera; entrambi fanno parte della Commissione del personale.

                                        Malgrado
un marcato travaglio interno, esternato ancora al dibattimento, __________ ha
affermato di aver atteso, per "parlare" l'apertura del procedimento
penale e la conseguente "liberatoria" dell'istituto ai dipendenti per
raccontare agli inquirenti quanto sapevano sui fatti. Egli non ne ha accennato
ai colleghi (differentemente se avesse voluto "montare" un caso __________)
né, del resto, con la direzione che, secondo lui, manterrebbe un rapporto di
"forte credibilità su tutto" con l'accusato che gli avrebbe
detto di essere rimasto deluso dal fatto che questa non fosse riuscita ad
evitare "che tutto uscisse all'esterno". 

 

                                        La difesa
ha quasi omesso di cercare di screditare l'attendibilità del teste __________,
semplicemente appellandosi ai suoi buoni rapporti con __________.

 

                              7.4.     L'ausiliaria
di pulizia __________ ha avuto problemi e discussioni con la direzione di __________
sin dal 1995. Ciò non è certo stato negato dalla teste; del resto gli atti sono
irrefutabili. 

                                        __________
sostiene che i motivi che avrebbero spinto la __________ ad incolparlo si
fonderebbero sulla sua segnalazione (anche in questo caso per il suo ruolo di
presidente della commissione del personale e non per vezzo proprio) di
manchevolezze alla direzione (doc. difesa _): trattasi di atti di indisciplina
e di cattive abitudini per le quali la teste già era stata richiamata in
passato (doc. difesa _ e _).

                                        Ed è
proprio perché più che avvezza a animate discussioni con direzione,
collaboratori e colleghi (ad esempio con quelli della cucina, che addirittura
ne avevano chiesto l'allontanamento) che risulta assai improbabile ritenere che
la segnalazione di __________ abbia avuto sulla __________ un effetto
particolare, non trattandosi certo di episodio isolato. 

                                        Il direttore
__________ lo ha confermato, parlando (della __________) di "mancanza
di umiltà" e di "un'aggressività di fondo che si riflettono in
grosse difficoltà relazionali con i superiori in generale e con chi osa dare
delle direttive" e rendendo edotto il giudice che "ancora
recentemente ella è stata oggetto di un ammonimento".

                                        La tesi
della "vendetta" contro il solo __________ mal si concilia quindi con
quanto costantemente vissuto dalla __________. 

                                        __________
ha indicato che l'ausiliaria di pulizia __________ "è un caso
difficile, con cui non vado d'accordo e che, per la verità, non va d'accordo
con nessuno" (doc. _, pag. 4), contribuendo, involontariamente, a
rendere così ancor più poco credibile di esserne stato bersaglio particolare.

                                        Per di più
sia reso merito sul fatto che la teste ha riferito quanto da lei ravvisato di
persona (spintoni, imboccamento del paziente con forza), ma ha anche,
spontaneamente, sempre ammesso di non aver mai visto direttamente __________
dare pizzicotti all'anziano ospite (ma solo di aver udito questi urlare di
dolore dalle camere adiacenti) né di aver sentito l'accusato minacciare la __________
né tantomeno di rammentare, oltre a quelli segnalati, "altri episodi di
comportamento anomalo da parte del __________" nei confronti di __________
(doc. _, pag. 2).

                                    

                              7.5.     __________
ha chiarito di essersi sfogata, dopo quanto visto, con il marito infermiere,
con altre persone e anche con l'istituzione scolastica.

                                        Infine si
è recata in direzione, accompagnata dalla collega __________, per rendere
edotto il direttore __________ di quant'era accaduto, sottolineando di non
averlo certo fatto "a cuor leggero, avendo una formazione in corso e
una famiglia", temendo per di più di non essere creduta per la
sfiducia che l'alta gerarchia aveva in lei e, di converso, per la fiducia che
riponeva nell'accusato.

                                        Il
direttore __________ ha confermato che l'istituto non aveva "puntato"
sulla __________ (mentre lo aveva fatto su __________) e che non l'aveva
ritenuta idonea (per ben due volte) a frequentare la scuola d'infermiera (poi 
portata a termine con successo altrove).

                                        Davanti
alle due infermiere, __________ aveva ostentato il dubbio che potesse trattarsi
di un "complotto" (l'hanno confermato al dibattimento gli stessi __________
e __________).

                                        Quanto da
lei visto fare da __________ sarebbe stata "la goccia che ha fatto
traboccare il vaso", l'input per l'inoltro delle dimissioni, rese
poiché "schifata di vedere come la direzione tenesse a determinate
persone" e poiché "in quell'ambiente sarebbe stato difficile
ottenere il diploma di infermiera". 

 

                           7.5.1.     __________
ha affermato di aver visto l'episodio (di cui al cons. 3.3.) in un'occasione
specifica, nello spazio al secondo piano attiguo all'ascensore, adibito a
"mensa di piano" per coloro - pochi - che per le proprie condizioni e
patologie non possono mangiare nella mensa comune.

                                        La difesa
si è chiesta come potesse essere possibile che altri, in quel luogo, non
abbiano visto __________ fare quello di cui è imputato.

                                        Sia
premesso che l'accusato medesimo ha affermato che gli altri ospiti si erano
lamentati di __________ e che di conseguenza questi, che "in pratica
conduce una vita solitaria" (doc. _, pag. 3), non era più stato
lasciato con gli altri ospiti.

                                        Per il numero
minimo di ospiti in questo stato e per le loro esigenze (non necessariamente
devono seguire i ritmi degli altri) appare credibile sia che l'accusato si
trovasse lì, in quel preciso momento, solo con __________ sia che, in ogni
caso, lo stato psichico di eventuali altri ospiti presenti non abbia permesso
loro di rendersi conto, di accorgersi o perlomeno di riferire a terzi del
comportamento di __________.

 

                           7.5.2.     La teste __________
ha spiegato di aver visto l'episodio di profilo e che __________ non l'avrebbe
vista poiché la figura era nascosta dal carrello degli alimenti di notevoli
dimensioni (ciò che appare possibile, come affermato dalla teste __________).
E' pur vero che il carrello delle vivande, nel muoversi, fa un certo rumore; lo
spazio percorso (pochi metri dal lift) appare tuttavia minimo. In ogni caso,
determinante non appare se la __________ sia stata vista o meno dall'accusato,
ma quanto da questi compiuto. Gli episodi accaduti davanti a __________ e alla __________,
ben visti da __________, dimostrano che quest'ultimo non aveva timore nel
mostrare i propri modi nei confronti dell'anziano ospite direttamente ai
colleghi e di assumersi certi "rischi", pensando forse così di
accrescere la sua "ascendenza" sugli altri.

 

                           7.5.3.     La difesa ha
infine sostenuto che vi sarebbe contraddizione nel fatto che la __________, che
ha visto l'episodio in uscita dall'ascensore, avrebbe consigliato la __________
di salire le scale (e non usare il lift) per cogliere sul fatto chi maltrattava
il padre. La figlia di __________ non poteva non essere vista, uscendo
dall'ascensore; salendo le scale e recandosi in visita al padre ad orari
irregolari, avrebbe potuto accorgersi, non attesa, del perché il padre si
lamentava. 

                                        Mal si
comprende il "disegno" della teste __________ nel consigliare questo
modo di procedere alla figlia dell'ospite, se già sapeva che, non accadendo
nulla, nulla avrebbe potuto essere visto.

 

                           7.5.4.     La difesa
infine ha richiamato la somiglianza degli episodi raccontati dagli "amici
__________ e __________" sostenendo che "non è credibile che
entrambi abbiano visto la stessa cosa; pertanto uno dei due mente".
Un'amicizia sul posto di lavoro non costituisce reato; appare sufficiente,
invece, a fronte delle altre testimonianze, che anche uno solo dei fatti sia
realmente accaduto. Va puntualizzato che la versione di __________ non si basa
sul suo "mascheramento" per mezzo del carrello, nel senso che è del
tutto estranea allo stesso, se non che __________ si trovasse in quel luogo
perché di ritorno dopo aver condotto il carrello delle vivande. Il teste ha
chiarito che __________ si è accorto della sua presenza e che poi ha
dato il pizzicotto, girando nel contempo la mano. Mai il teste ha sostenuto di
non essere stato visto da __________.

                                        

                              7.6.     A fronte di
tutto quanto precede il giudice non può ritenere credibile la tesi difensiva
del "complotto".

 

                                        I testi,
nei loro plurimi interrogatori davanti alle autorità inquirenti e ancora al
dibattimento, hanno ribadito, senza eccezioni o contraddizioni, le loro
versioni.

 

                                        Due di
loro, __________ e __________, poi, continuando a lavorare a __________ non
hanno nulla da guadagnare nella condanna dell'accusato e, visti i loro pareri
sui rapporti direzione-accusato, non potevano certo attendersi di essere
"premiati". Ancor meno gli altri testi, che già da tempo hanno
lasciato l'istituto di __________, affermandosi altrove. Tutti, in caso di
falsa testimonianza, rischiando un procedimento penale a loro carico.

                                        Se si
fosse trattato di un "complotto" mal si vede come i vari testi (__________
escluso) non avrebbero cercato di nascondere (ciò che invece è stato da tutti
candidamente ammesso), per essere più credibili, di aver discusso fra di loro
di quanto visto rispettivamente di aver segnalato i casi alla figlia
dell'ospite (doc. _, verbale __________, pag. 3).

 

                                        La tesi
secondo la quale "se era possibile creare problemi al datore di lavoro,
ogni occasione era buona" s'infrange di fronte ad esempio al teste __________,
che mai ha avuto problemi con direzione o colleghi (anzi: è stato eletto nella
Commissione del personale).

                                        La difesa
poi ha attaccato la credibilità della teste __________, dicendo che la stessa,
delusa dalla sua "relazione" con il Municipio di __________ e con la
direzione, avrebbe macerato un "comprensibile risentimento",
anche per il fatto di aver dovuto perseguire altrove la sua formazione. 

                                        __________,
poi, avrebbe "dato una mano alla sua amica __________, inventandosi la
stessa scena, ma vista da lui".

                                        In verità,
mal si vede a che pro tutti se l'avrebbero presa con __________, pur sempre
"solo" un assistente di cura, che, per suo stesso dire, in seno
all'istituto svolge "un ruolo subalterno" (doc. _, pag. 1),
gerarchicamente inferiore a quello che svolgeva già la __________, ad esempio,
a quella che svolge la __________. __________ era già suo pari, la stagista __________,
agli inizi della sua formazione, non poteva ambire al suo posto; né poteva la __________,
ausiliaria di pulizia.

                                        Fra queste
vi erano poi persone che al momento dell'avvio dell'inchiesta già erano lontani
da __________ e non sembra proprio fossero interessati a tornarci.

                                         Per
quanto riguarda la funzione di presidente della commissione del personale
ricoperta dall'accusato, va sottolineato come a capo della stessa sia stato
messo, democraticamente, dagli stessi colleghi, non dalla direzione.
Destituendolo, nessuno, proprio per il principio dell'elezione, avrebbe avuto
sicurezza di rivestirne il ruolo.

                                        I rapporti
avuti da parte dei testi con __________ erano in generale buoni; alcuni hanno
avuto piccoli screzi (di cui si è già ampiamente detto sopra), uno __________
non ha mai avuto alcun dissidio; nessuno aveva motivi tanto gravi da punire
gratuitamente in modo tanto severo l'accusato.

                                        

                                        Infine, __________
ha ribadito in aula di non aver voluto adire le istanze penali, ma di aver
sempre voluto cercare il colloquio con la direzione (che in altre occasioni
aveva complimentato). Non si vede pertanto come la stessa avrebbe potuto essere
a capo di un complotto od essere mezzo dello stesso, essendo notoriamente
reticente a presentarsi di fronte all'autorità. Più che improbabile credere
ella abbia voluto "montare" una storia ad arte (su suo padre !) per
volere di vendetta o rivalsa, mancandone, tra l'altro, se non fossero veri i
fatti, il più pallido motivo.

 

 

                                 8.     Sulla base
dei "piani di lavoro" (doc. difesa _), l'accusato sostiene infine
che, nel periodo dei primi sei mesi del 2002, in cui sarebbero avvenute le
varie vie di fatto, si sarebbe occupato dell'ospite __________ per soli 13
giorni e quindi sarebbe stato matematicamente impossibilitato a commettere
tutti gli atti di cui è imputato. A torto.

 

                                        Innanzitutto
gli atti descritti sono limitati a pochi secondi e quindi, di per sé, il limite
temporale indicato non rappresenta nulla.

 

                                        Vanno poi
spese alcune parole sui "piani di lavoro".

                                        

                                        Gli stessi
sono in verità dei canovacci mattutini di massima che indicano i responsabili
dei singoli ospiti e di alcuni singoli compiti (training vescicale, letti,
ecc.). 

                                        Già prima
visu appare più che arduo ritenerli esaustivi e, soprattutto, definitivi;
già solo per come essi si presentano: scritti a matita, assai spesso
pasticciati, rigati, a volte mancanti addirittura di ogni indicazione accanto
al nome del paziente o accanto alle mansioni; altre volte ancora vi sono
annotazioni del tipo "vedete voi" (piano del 26.7.2002) o
"??".

 

                                        Tali
"piani" vengono certamente redatti al mattino: se si trattasse di
resoconti a fine giornata (quindi fededegni di quanto accaduto) non si spiegherebbero tanti buchi vuoti (compiti non eseguiti?) e
cancellazioni, rispettivamente certe indicazioni sotto "diversi" o
"osservazioni" (a titolo esemplificativo, vedi piani del 17.4.2002 o
27.5.2002). Non si può poi pensare alle miriadi di piccole esigenze e momenti
particolari non precedentemente programmabili che possono occupare in qualcosa
di imprevisto un dipendente e lasciarne, invece, libero un altro. 

                                         Gli
stessi colleghi dell'accusato attestano la sua apprezzata collaborazione,
nell'aiutare quindi anche laddove non "previsto"; lo
stesso accusato durante l'inchiesta comunale (doc._, pag. 3) dice: "due
soli assistenti devono seguire 5 ospiti da imboccare" e "in
genere per 20 ospiti su un piano sono attivi 4 assistenti di cura,
eccezionalmente 5"; a comprova quindi, se mai ve ne fosse bisogno,
dell'interscambiabilità dei dipendenti.

                                        Per
riferirsi, infine, a titolo indicativo, ad un esempio concreto, risulta che il
17 luglio 2002 __________ era stato trovato a bordo letto in camera con
l'ematoma all'occhio sinistro dall'assistente geriatrica __________ (verbale
dr. __________, doc. _, pag. 2), la quale, stante i piani di lavoro quel giorno
non avrebbe dovuto occuparsi di quell'ospite (doc. difesa _).

                                         In
conclusione, quindi, dai "piani di lavoro", per come presentati, non
solo non può essere dedotta certezza alcuna, ma nemmeno può essere insinuato
dubbio nel giudice. 

 

 

                                9.    La difesa,
pur contestandolo, ha sollevato eccezione di prescrizione per il fatto di cui
alla lettera f) del decreto d'accusa ("in una
circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e
colpendolo in pieno volto", cons. 3.6.).

                                        Lo stesso,
stando alla difesa, sarebbe avvenuto nel maggio 2001 e quindi, trattandosi di
contravvenzione, prescritto a' sensi dell'art. 109 CP.

 

                                        __________
non ha avuto mai tentennamenti nel precisare il periodo in cui è avvenuto
l'episodio della ciabatta: ha indicato, quando era temporalmente più vicina al
momento, essere avvenuto "nel maggio del corrente anno"
(durante il verbale 23 dicembre 2003 di cui al doc. _, pag. 2), poi lo ha
confermato, pur con minor precisione ("nella primavera 2002"),
essendo trascorso maggior tempo  (nel verbale 22 aprile 2003 di cui al doc. _,
pag. 2). Infine, in aula, a specifica domanda, ella ha spiegato che era nel
2002 (non ricordandosi esattamente quando), in ogni caso quando era "già
da un po'" al secondo piano (nell'ultimo verbale: "mi ricordo
che io mi trovavo già da qualche tempo al secondo piano") .

 

                                        E' stato appurato
che la teste ha cominciato lo stage a __________ nel luglio 2000, al primo
piano, dove è rimasta "per circa un anno"; poi è passata al
secondo piano.

                                        Già di
fronte a queste pur precise indicazioni temporali non appare degna di
protezione la tesi difensiva, secondo i quali i fatti sarebbero avvenuti nel
maggio 2001 e non nel 2002.

 

                                        L'accusato
richiama a suo sostegno la lettera del verbale reso dall'ex stagiaire di fronte
al Procuratore Pubblico (doc. _, pag. 2): "Quel giorno era la mattina
dopo la pausa e doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva
fatto la doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il
letto".

                                        Ciò per
sostenere che dai "piani di lavoro" (doc. difesa _)      mai
risulterebbe che la coppia __________ quando di "corvée" ai letti si
sia mai contestualmente occupata di fare la doccia all'anziano ospite.

                                        Sulla
valenza e sulla portata probatoria dei "piani di lavoro" sia ripetuto
quanto espresso poc'anzi, al considerando precedente.

                                        Ciò a
ancor maggior ragione pensando che la stagista, come una sorta di apprendista,
viene chiamata a sostituire i dipendenti qualificati altrove occupati, a
correre a sostegno e in aiuto nei casi più disparati, e, in particolare, in
quelli più semplici, come fare i letti, operazione per la quale, per ogni
paziente, sono previsti due minuti scarsi (doc. difesa _). Ben può essere,
quindi, che la giovane abbia sostituito nel fare il letto ad __________ il
collega previsto in coppia per tal compito con l'accusato.

 

                                       Inoltre
proprio la lettera della testimonianza indica che quel giorno, "__________
aveva fatto la doccia", e non "gli aveva(mo) fatto la
doccia", nel senso che la __________ non sostiene di aver fatto, lei e/o
l'accusato, entrambe le cose.

 

                                        Tra l'altro,
non essendo stati prodotti i piani di lavoro del maggio 2001, anche a voler
seguire il filo discorsuale della difesa, nemmeno è stato reso perlomeno
verosimile che la __________ (che in verità a quel tempo non lavorava sul
piano) e __________, in quel periodo, abbiano svolto almeno un turno assieme ad
occuparsi del letto di __________, nel giorno in cui questi aveva fatto la
doccia.

                                    

                                       Non
v'è motivo pertanto per non attenersi all'indicazione temporale tre volte
ribadita dalla teste. 

                                       L'eccezione
di prescrizione va pertanto respinta. 

 

 

                               10.     Per l'art.
126 cpv. 1 CP chiunque commette vie di fatto contro una persona, senza
cagionarle un danno al corpo o alla salute, è punito a querela di parte, con
l'arresto o con la multa. Giusta il cpv. 2 del medesimo disposto di legge, il
colpevole è perseguito d'ufficio se ha agito reiteratamente contro una persona
della quale aveva la custodia o doveva aver cura.

 

                                         Le vie di
fatto sono definite negativamente dall'assenza di lesioni corporali e di
pregiudizi alla salute e positivamente dal fatto che provocano comunque un
certo dolore (Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, BT I,
Berna 2003, § 3 N. 48, pag. 71; DTF 89 IV 73; 69 IV 4). 

                                        Trattasi
di regola di schiaffi, pugni, spintoni con mani o ginocchia o simili atti di
violenza; anche il lancio di un oggetto di un certo peso che colpisce il leso (Stratenwerth/Jenny,
ibidem). 

                                        E' inoltre
costitutiva di vie di fatto una lesione dell'integrità fisica che ecceda quanto
si presume tollerabile secondo l'uso corrente e le abitudini sociali, e che non
comporti un danno corporale né un pregiudizio della salute. In questo senso può
sussistere il reato di vie di fatto anche quando la lesione non ha causato
alcun dolore (DTF 117 IV 15).

 

                                        Quanto
compiuto da __________ nei confronti di __________ costituisce vie di fatto. La
casistica giurisprudenziale non ammette dubbi in merito.

                                        Adempiuto
è anche il lato soggettivo del reato, per il quale è sufficiente il dolo
eventuale (Roth, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, Basilea-Ginevra-Monaco
2002, n. 12 ad art. 126 CP, pag. 147). 

 

                                        Gli atti
sono stati reiterati, di sei "qualifiche" diverse e, alcuni, quali i
pizzicotti, gli spintoni e le ginocchiate, compiuti in più occasioni.

 

                                        Infine un
assistente di cura dipendente di un istituto per anziani adempie il
presupposto, incontestato in sé, della forma qualificata di cui al cpv. 2
dell'art. 126 CP, inserito dal legislatore proprio a tutela di chi è bisognoso
di particolare cura. Tale è anche l'adulto, a maggior ragione se anziano,
ospite di una casa di cura, di riposo o di un ospedale (Stratenwerth/Jenny,
op. cit., § 3 N 29, pag. 66; Roth, Basler Kommentar, op. cit., n. 8 ad
art. 126 CP, pag. 146). Quanto scaturito dal procedimento ha mostrato in __________
proprio un anziano ospite totalmente indifeso ("wehrlos"), cieco da
un occhio e parzialmente dall'altro, completamente nelle mani del personale di
cura.

 

                                        Ne
consegue che __________ va condannato per vie di fatto aggravate.

 

 

                               11.     Il giudice
commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere,
della vita anteriore e delle sue condizioni personali.

                                        Va poi
esaminata la situazione familiare e professionale dell'autore, l'educazione da
lui ricevuta e la formazione seguita nonché la sua reputazione in genere (DTF
124 IV 44).

 

                                        L'art. 126
cpv. 2 CP prevede la stessa pena dell'arresto o della multa del cpv. 1. Giusta
l'art. 39 cifra 1 CP l'arresto, che costituisce la pena meno grave fra quelle
privative della libertà, ha una durata minima di un giorno e massima di tre
mesi.

                                    

                                        Dal punto
di vista professionale, effettuate diverse esperienze, __________ ha saputo
mostrare le proprie qualità e farsi apprezzare da direzione, colleghi e ospiti,
tuttavia egli ha avuto un "buco nero", un rimarchevole
"passaggio a vuoto" nei confronti di uno degli ospiti più fragili
dell'istituto, forse il più fragile del secondo piano.

                                        Egli ha in
più occasioni, reiteratamente, compiuto un campionario di vie di fatto diverse
nei confronti di un anziano indifeso, affidato alle cure del personale del
secondo piano, di cui __________ faceva parte.

                                        In un
caso, di fronte a __________, egli ha addirittura proceduto senza remore,
"commentando" il gesto in conclusione con una battuta. In un altro,
davanti alla stagista __________, che da lui in qualche modo
"dipendeva", non ha esitato a sfogare la propria ira con un gesto
plateale, poi minimizzandolo.

                                        In certi
momenti l'anziano __________ era interamente affidato all'accusato, persona in
cui la direzione e i colleghi hanno riposto fiducia, sostenendolo nella sua
formazione la prima e scegliendolo come loro presidente i secondi.

                                         

                                        Oltre alla
veccchia condanna per vie di fatto risalente al 1974, gli antecedenti di __________
mostrano un episodio significativo: senza voler travalicare il ruolo che
compete al giudice, nell'ammissione di aver avuto un rapido rapporto sessuale
con un'utente della __________ di cui era conducente, nei pochi minuti
concessigli dalle sue mansioni e in un locale presso la stazione di arrivo, si
può intravvedere una spia sulle sue (poche) remore nel violare i propri doveri
professionali sul posto di lavoro nonché leggere un atteggiamento votato a
sfidare un certo rischio e a volere, in un certo qual modo, "autoaffermarsi"
sugli altri.                                      

 

                                        Al di là
di quanto oggetto del presente procedimento, a favore dell'imputato gioca
invece la sua buona reputazione, le capacità ed il carattere gioviale,
attestati, quasi paradossalmente, proprio nel suo campo professionale da
direzione, colleghi, ospiti e loro famigliari. 

                                        La
prognosi per la sospensione condizionale della pena può essere valutata
positivamente.

                                                                                                                             

Per questi motivi la pena proposta dall'accusa, pari a trenta giorni di
arresto, sospesi condizionalmente per il periodo di un anno (art. 105 CP),
appare equamente commisurata e va confermata.

 

P.q.m.,

 

visti                                   gli art.
101 segg., 126 cpv. 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                       affermativamente
ai quesiti posti sub 1, 1.1., 3 e 4; negativamente al quesito posto sub
2,

 

 

dichiara                           __________,

                                        autore colpevole di
vie di fatto aggravate (art. 126 cpv. 2 CP) per i fatti compiuti a __________
nelle circostanze descritte nel decreto di accusa No. DA 2048/2003 del 14
luglio 2003;

 

 

condanna                         __________,

 

                                    1.       alla
pena di 30 (trenta) giorni di arresto, sospesa condizionalmente per un periodo
di prova di 1 (un) anno;

 

                                    2.       al
pagamento della tassa di fr. 900.-- e spese giudiziarie di fr. 800.--, per
complessivi fr. 1'700.--;

 

 

ordina                              l'iscrizione
della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il
periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;

 

 

avvertite                           le
parti del diritto di presentare, tramite questo giudice, dichiarazione di
ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque
giorni e del diritto di richiedere, entro lo stesso termine, la motivazione
della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

 

                                        La motivazione del
ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre
esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la
precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese
(art. 289 cpv. 2 CPP).

 

 

 

 

	
  Intimazione a:

  	
  __________, 

  avv. __________, 

  Procuratore pubblico Mario
  Branda, Viale Stefano Franscini 3, Bellinzona, 

   

  

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano

                                        Ministero pubblico della
Confederazione, Berna.

 

 

 

Il giudice:                                                                     Il
segretario:

 

 

 

 

 

Distinta spese                    a carico di __________,

 

                                        fr.                      500.--          tassa di giustizia

                                        fr.                      400.--          spese giudiziarie

                                        fr.                      400.--          testi                                                                    

                                        fr.                          1'300.--   totale

                                        fr.                      400.--          aumento della tassa di giustizia per
motivazione scritta

                                                      fr.                                    1'700.--      totale