# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b62e2707-ee1e-573c-bf42-8773b06f9036
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-03-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 06.03.1997 11.1995.197
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-197_1997-03-06.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00197

  	
  Lugano

  06 marzo 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  Bernasconi, vicepresidente, 

  Giani e Pellegrini (quest’ultimo in sostituzione 

  della
  presidente Epiney-Colombo, astenutasi)

  

 

	
  segretario:

  	
  Romanzini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. ____ / ____ (azione di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,  promossa
con petizione del 2 maggio 1991 da

 

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   

  

 

esaminati gli atti,

 

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolta l’appellazione presentata l’11 maggio
1995 da __________ contro la sentenza emessa il 5 aprile 1995 dal Pretore del
Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ (1945) e
__________ nata __________ (1943) si sono sposati a __________ il
__________ 1974. Dalla loro unione sono nate le figlie __________ (__________1974) e __________ (__________1976). La moglie è madre di altri
tre figli avuti da un precedente matrimonio.

 

                                  B.   Il 6 marzo 1987 il
Segretario assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, ha
pronunciato in luogo e vece del Pretore la separazione dei coniugi per tempo
indeterminato e ha omologato la convenzione sugli effetti accessori che prevedeva,
in particolare, il versamento di un contributo alimentare di fr. 600.– mensili
alla moglie.

 

                                  C.   __________ ha
promosso il 2 maggio 1991 azione di divorzio davanti al medesimo Pretore,
negando alla moglie qualsiasi contributo e offrendo fr. 500.– mensili per ogni
figlia. __________ __________ ha aderito
alla domanda di divorzio, ma ha chiesto un contributo alimentare di fr. 800.–
per sé e di fr. 395.– per le figlie, fr. 12’000.– a titolo di risarcimento per
aspettative ereditarie, fr. 3’000.– per torto morale, fr. 3’000.– come
partecipazione alle spese di patrocinio, oltre al riconoscimento della qualità
di beneficiaria delle prestazioni della cassa pensione e di un’assi-curazione
sulla vita stipulata dal marito.

 

                                  D.   Esperita
l’istruttoria, le parti hanno presentato un memoriale conclusivo nel quale hanno
riaffermato entrambe le proprie conclusioni, la moglie precisando in fr.
1’200.– il contributo per sé e in fr. 400.– quello per la figlia __________. Il
dibattimento finale ha avuto luogo il 15 novembre 1994.

 

                                  E.   Statuendo il 5 aprile
1995, il Pretore ha pronunciato il divorzio e ha obbligato __________ __________ a stanziare alla moglie un
contributo alimentare indicizzato di fr. 870.– mensili fino al 21 gennaio 2003,
ridotto a fr. 660.- dopo di allora. Le altre richieste della convenuta sono
state respinte. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1’500.–, sono state
poste per un terzo a carico del marito e per il resto a carico della moglie,
tenuta a versare al marito fr. 2’000.– per ripetibili.

 

                                  F.   Contro la sentenza
citata __________ __________ ha presentato
l’11 maggio 1995 un appello in cui chiede che il contributo alimentare per la
moglie sia soppresso, subordinatamente limitato a fr. 200.– mensili fino al 21
gennaio 2003. Nelle sue osservazioni del 21 giugno 1995 __________ __________ propone di respingere il gravame e
di confermare il giudizio del Pretore.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La pronuncia del divorzio
non è oggetto di appello ed è passata in giudicato. Litigioso è l’obbligo
imposto al marito di versare un contributo alimentare all’ex moglie sulla base
dell’art. 151 CC. Il Pretore, ritenuta la colpa preponderante dell’attore nella
disunione (per altro già ammessa dall’interessato nella precedente causa di separazione),
ha fissato il contributo per la moglie in fr. 870.– mensili fino al 21 gennaio
2003 (compimento del 60° anno di età) e in fr. 660.– dopo di allora, vita
natural durante. Egli ha ridotto inoltre la pensione di fr. 500.– mensili
finché il figlio __________, avuto dal primo matrimonio, convivrà con la madre.

 

                                   2.   L’appellante
sostiene anzitutto di non essersi potuto esprimere sulla richiesta di contributo
avanzata dalla moglie poiché costei non ha presentato alcuna domanda riconvenzionale,
limitandosi a postulare il contributo nella risposta. Egli rimprovera altresì al
Pretore di aver assegnato alla moglie una somma superiore a quella richiesta.

 

a)   Ci si
potrebbe chiedere se pretesa violazione del diritto d’es-sere sentito, invocata
davanti al Pretore unicamente per le domande n. 4 e 5 della risposta (memoriale
conclusivo, pag. 3), sia ricevibile (art. 321 cpv. 2 lett. b CPC). La questione
può rimanere irrisolta. Intanto perché la moglie non ha postulato essa medesima
il divorzio, ma ha soltanto aderito alla richiesta del marito: pendente era
pertanto un’unica azione di stato, sulla quale il Pretore doveva, in virtù del
principio dell’unità di giudizio in materia di divorzio, statuire anche in
relazione alle conseguenze accessorie (SJ 1994 550). Inoltre perché, si fosse
la convenuta opposta al divorzio senza determinarsi sulle conseguenze
accessorie, il giudice avrebbe dovuto invitarla in ogni modo a formulare le
proprie conclusioni circa i pregiudizi causati dal divorzio (DTF 95 II 65; Deschenaux/Tercier/Werro, Le mariage et
le divorce, 4ª edizione, n. 866, pag. 174 seg.), senza costringerla a
introdurre per ciò una riconvenzione (Spühler/Frei-Maurer,
Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, n. 28 e 29 ad art. 143 CC). Poco importa
quindi che la moglie abbia presentato le sue rivendicazioni con la risposta.
L’appellan-te, che per altro ha rinunciato a replicare, si è espresso al
riguardo con il memoriale conclusivo, di modo che il suo diritto di essere
sentito è stato rispettato. Si aggiunga che, comunque sia, la parte convenuta
può introdurre una domanda di divorzio anche con la risposta, senza
necessariamente far capo a una riconvenzione (LGVE 1977 n. 343). La doglianza
sollevata dall’attore si rivela, ciò posto, priva di buon diritto.

 

b)   Neppure
la critica di avere concesso alla moglie un contributo superiore a quello richiesto
è fondata. Con la risposta la convenuta ha postulato un contributo alimentare
di fr. 800.– mensili per sé e di fr. 395.– mensili per ciascuna figlia, mentre
con le conclusioni ha aumentato la richiesta per sé a fr. 1’200.– mensili (memoriale,
pag. 6). Per di più l’aumento del contributo alimentare figurante nel memoriale
conclusivo del 15 novembre 1994 costituisce una semplice estensione della
domanda ai sensi dell’art. 75 lett. b CPC, che l’attore ha avuto la possibilità
di discutere al dibattimento finale. Il Pretore non ha dunque statuito oltre i
limiti della domanda presentata all’appellata.

 

                                   3.   L’appellante
sostiene che la moglie non subisce alcun pregiudizio patrimoniale a seguito del
divorzio. A torto. La pronuncia del divorzio non mette soltanto fine all’unione
personale dei coniugi, ma comporta anche lo scioglimento dell’unione che essi
formavano sul piano economico. La legge tratta in modo speciale gli effetti patrimoniali
del divorzio, da un lato quelli che si riallacciano all’estinzione dei rapporti
patrimoniali sorti durante il matrimonio (liquidazione del regime dei beni e
perdita dei diritti successori e sociali), e dall’altro lato quelli che
concernono la riparazione dei pregiudizi risultanti dal divorzio (riparazione
del dan-no, riparazione di un torto morale e concessione di una pensione
d’indigenza) fondati sugli art. 151 e 152 CC (Deschenaux/
Tercier/Werro, op. cit., n. 655 e segg., pag. 131 seg.). Le prestazioni
che gli art. 151 e 152 CC prevedono, soccorrendone le condizioni, a favore del
coniuge innocente, costituiscono una protezione economica minore – avendo il
vincolo cessato di esistere – di quella a favore del coniuge separato: basti pensare
che la moglie separata può beneficiare anche di un miglioramento della situazione
economica del marito, mentre le prestazioni degli agli art. 151 e 152 CC sono
suscettibili di riduzione, ma non di aumento (art. 153 CC). Quanto
all’effettivo pregiudizio patito dalla convenuta nella fattispecie, la
questione sarà esaminata in seguito.

 

                                   4.   Il marito afferma
che il primo giudice non ha correttamente valutato e apprezzato la situazione
delle parti. Egli asserisce che la moglie è diventata proprietaria dell’intera
sostanza coniugale, che l’età e lo stato di salute le permetterebbero di estendere
la sua attività lucrativa, in modo da ridurre il fabbisogno, e che nel calcolo
del proprio fabbisogno deve essere tenuto conto del fatto che egli ha formato
una nuova famiglia. Infine l’appellante sostiene che la colpa deve essere
relativizzata, poiché i rapporti tra i coniugi sono tuttora normali.

 

a)   L’art.
151 cpv. 1 CC dispone che se in conseguenza del divorzio rimangono pregiudicati
i diritti patrimoniali o le aspettative di un coniuge innocente, il coniuge
colpevole gli deve corrispondere un’equa indennità. Se le circostanze che hanno
determinato il divorzio sono di grave pregiudizio alle relazioni personali del
coniuge innocente, gli può inoltre essere aggiudicata un’indennità pecuniaria a
titolo di riparazione morale (art. 151 cpv. 2 CC). Non ricorrendo i presupposti
dell’art. 151 CC, l’art. 152 CC prevede che quando in conseguenza del divorzio
un coniuge innocente si trovi in grave ristrettezza, l’altro coniuge, ancorché
non colpevole, può essere obbligato a erogargli una pensione alimentare commisurata
alle di lui condizioni economiche. 

 

b)   L’obbligo
di corrispondere un’equa indennità secondo l’art. 151 cpv. 1 CC presuppone –
come detto – una colpa del coniuge debitore. Questa non deve necessariamente
essere grave o preponderante, ma dev’essere causale per la disunione (Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 273 con numerosi riferimenti di dottrina
e giurisprudenza; Spühler/Frei-Maurer,
op. cit., n. 15 ad art. 151 CC). La gravità della colpa influisce, per converso,
sull’entità del contributo (Spühler/Frei-Maurer,
op. cit., n. 35 ad art. 151 CC con richiami), che è determinato in ogni modo a
termini di equità e non solo di diritto (Hinderling/Steck,
op. cit., pag. 314 in alto). Nella fattispecie l’appellante si limita ad
asseverare che il concetto di colpa deve essere stemperato perché i rapporti
tra i coniugi si sono nel frattempo normalizzati. Egli dimentica però che nella
procedura di separazione, al momento di firmare la convenzione sugli effetti
accessori, egli si era dichiarato coniuge preponderantemente colpevole (doc. 2)
e che nella presente procedura egli non ha addotto né tanto meno provato fatti
che avrebbero permesso di riconsiderare la sua colpa. Del resto il giudice del
divorzio non può ignorare un fatto accertato nella sentenza di separazione o
modificarne la portata se non ove siano constatati altri fatti che permettano
di integrare quelli accertati nella sentenza di separazione (DTF 117 II 121
consid. 3b). Ne segue che, data la colpevolezza dell’attore, la moglie ha
diritto di percepire una rendita fondata sull’art. 151 cpv. 1 CC.

 

c)   Nella
misura per contro in cui il marito fa valere che la moglie sarebbe diventata
proprietaria dell’intera sostanza coniugale, l’appello non è ricevibile. Egli
non spiega difatti in che modo tale circostanza si ripercuoterebbe sul computo
dei contributi alimentari, né sostanzia le ragioni che indurrebbero a ravvisare
un erroneo calcolo del suo fabbisogno mensile. Privo di sufficiente
motivazione, il ricorso su questo punto sfugge a ogni disamina (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC in relazione con il cpv. 5).  

 

                                   5.   Il Tribunale
federale ha riassunto i principi cui si àncora l’odier-na giurisprudenza relativa
all’art. 151 cpv. 1 CC in DTF 115 II 6. Ha ricordato che prestazioni illimitate
nel tempo non sono più la regola e che bisogna verificare in ogni singola
fattispecie se il coniuge richiedente subisce un danno finanziario in seguito
al divorzio. Esso ha precisato che di massima, nel caso in cui il matrimonio
sia durato a lungo, si può pretendere da una moglie casalinga un reinserimento
professionale soltanto ove questa abbia meno di 45 anni, non debba occuparsi di
figli di età inferiore a 16 anni e non sussistano impedimenti all’esercizio di
un’attività lavorativa (per esempio a causa dello stato di salute). 

 

                                         In concreto la convenuta
aveva, al momento del divorzio, 52 anni e il matrimonio (celebrato il
__________ 1975) durava da 20, ancorché i coniugi fossero separati da 8. Dal
fascicolo processuale non risulta che la moglie abbia una qualsiasi formazione
professionale e nemmeno consta che essa abbia esercitato un’attività lucrativa
durante il matrimonio. Si sa soltanto che dopo la separazione essa ha lavorato
come donna delle pulizie a ore, percependo fr. 1’800.– mensili. Ora, tenuto
conto dei principi sopra enunciati, non può ragionevolmente essere imposta alla
convenuta un’estensione dell’attività lucrativa. Il buono stato di salute e il
fatto che al momento del divorzio i figli erano già quasi maggiorenni non sono
decisivi per rapporto all’età avanzata, alla lunga durata del matrimonio, alla
mancanza di formazione professionale specifica, alla circostanza di non avere
lavorato durante il matrimonio. Un aumento dell’attività lucrativa si sarebbe
potuto pretendere tutt’al più, per forza di cose, nella misura in cui il
reddito del marito non bastasse a coprire il fabbisogno della moglie. Tale
ipotesi non si verifica però nel caso in oggetto.

 

                                   6.   Per quanto riguarda
l’ammontare del contributo che spetta al coniuge innocente giusta l’art. 151
cpv. 1 CC, esso dipende in primo luogo dall’entità del pregiudizio economico.
La richiedente dovrebbe essere posta, finanziariamente, sullo stesso piano di
quello che avrebbe se il matrimonio non fosse sciolto. Tra i diritti
patrimoniali pregiudicati si annovera specialmente quello dedotto dall’art. 163
CC (Näf-Hofmann, Das neue Ehe-
und Erbrecht, 2ª  edizione, n. 207). L’obbligo per il coniuge colpevole di
fornire questo tipo di rendita, così come l’entità della stessa, dipende dal
guadagno e della sostanza di entrambi i coniugi, dalla durata del matrimonio,
dalla gravità della colpa del debitore, dall’età, dallo stato di salute e dalla
formazione professionale dell’avente diritto (DTF 115 II 10 consid. 4; Spühler/Frei-Maurer, op. cit. n. 32
segg. ad art. 151). Nelle unioni di lunga durata, in specie, bisogna esaminare
se la moglie potrà crearsi una situazione economica tale da compensare il danno
subìto dal divorzio (DTF 115 II 6 consid. 3b).

 

a)   Il
Pretore ha stabilito il fabbisogno della convenuta in fr. 2’466.– mensili.
L’appellante ritiene che il minimo vitale riconosciuto alla moglie debba essere
ridotto a fr. 685.– (rispettivamente a fr. 870–) poiché la tabella dei minimi
di esistenza agli effetti del diritto esecutivo edita dalla CEF indica un
importo mensile di fr. 1’370.– per due parenti che formano un’unione domestica,
da suddividere a metà per ogni componente. Ora, nell’ambito del calcolo del
fabbisogno dei coniugi la tabella dei minimi esistenziali del diritto esecutivo
costituisce solo un punto di partenza, da adattare alle circostanze, e non
vincola il giudice civile, che a differenza delle autorità esecutive deve
decidere secondo equità, tenuto conto anche del tenore di vita delle parti. In
concreto è vero che l’appellata vive con il figlio Michele, ciò che giustificherebbe,
se mai, l’importo di fr. 925.–. Ciò nonostante la somma riconosciuta dal primo
giudice può essere confermata, poiché da un canto la convivenza con il figlio
non può essere considerata duratura, d’altro canto il Pretore ha ridotto la
pensione alimentare di fr. 500.– per tenere conto, appunto, di questa
convivenza (sentenza, pag. 7). 

 

b)   Anche
la censura relativa all’importo di fr. 875.– riconosciuti dal Pretore per gli
interessi ipotecari è priva di fondamento. L’appellante sostiene che l’immobile
di proprietà della moglie è sproporzionato alle reali esigenze, e che questa potrebbe
trasferirsi in un appartamento e appigionare l’attuale dimora. Con riferimento
al canone di locazione (o agli interessi ipotecari) computabile nella determinazione
del minimo vitale, la giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che
dev’essere preso in considerazione un canone medio, adeguato alle circostanze
del caso. Se quindi il coniuge occupa un alloggio eccessivamente costoso per
sua comodità, il canone dev’essere ridotto alla norma (DTF 114 III 12). Dal
fascicolo processuale risulta che il Pretore ha sostanzialmente applicato ai
coniugi il principio della parità di trattamento, all’appellante essendo stato
riconosciuto un canone di locazione di fr. 910.– mensili (sentenza pag. 5).
Tenuto conto altresì che, in ogni caso, difficilmente una persona trova un
alloggio a un canone inferiore a fr. 875.– mensili, quest’ulti-mo importo non
può essere ridotto.

 

                                   7.   Il marito chiede di
fissare in fr. 200.– mensili la pensione alimentare, limitandola nel tempo.
L’argomentazione è nuovamente sprovvista di buon esito. Intanto non è dato di
capire come l’appellante giunga all’importo di fr. 200.–. Inoltre, criteri determinanti
per valutare se una donna divorziata sia in grado di reinserirsi
professionalmente in un prossimo futuro sono, accanto alla durata del
matrimonio, all’età delle parti e alla presenza di figli, lo stato di salute
del coniuge beneficiario, la sua formazione, le sue condizioni finanziarie, la
situazione economica generale e infine la gravità della colpa del coniuge
debitore (DTF 115 II 10 consid. 4). In concreto, come si è visto, al momento in
cui ha statuito il Pretore la convenuta aveva 52 anni e il matrimonio durava da
20. L’appellata è priva di formazione professionale e non risulta aver mai lavorato
a tempo pieno. Inoltre va considerato che la congiuntura attuale rende più difficile
trovare un nuovo impiego nel settore, il mercato del lavoro disponendo già di
forze sovrabbondanti. In siffatte condizioni, e tenuto conto della gravità
della colpa dell’appellante, appare equo riconoscere alla convenuta una
pensione alimentare senza limiti di tempo. Infondato anche su questo punto,
l’appello deve di conseguenza essere respinto per intero.

 

                                   8.   Da ultimo
l’appellante censura la ripartizione degli oneri processuali decisa dal Pretore.
Visto l’esito del presente giudizio, non v’è ragione di modificare il
dispositivo pretorile a tal riguardo. Le spese e la tassa di giustizia di
questa sede seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono poste a carico
dell’appellan-te, che rifonderà alla controparte un’equa indennità per
ripetibili. 

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 750.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
800.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’000.– per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione a:

                                         – avv. __________,
__________;

                                         – avv. __________,
__________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

Il vicepresidente                                                    Il
segretario