# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e62f5cb6-748e-5729-93cb-416f6750705f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 23.05.2003 INC.2001.49205
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-49205_2003-05-23.html

## Full Text

Incarto n. 

  INC.2001.49205

  	
  Lugano

  23 maggio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 25/28
  aprile 2003 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  (rappr. dall'avv. dott. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione, datata 17 aprile 2003, del Procuratore
  pubblico __________ di rifiuto parziale di complementi istruttori nell'ambito
  del procedimento di cui all'inc. MP __________;

  

 

 

viste le osservazioni del
Procuratore pubblico (7 maggio 2003) e delle parti civili _ e _

(8 maggio 2003);

 

 

visto l'incarto MP __________;

 

 

ritenuto

 

 

 

in fatto

 

 

A.

 

I fatti basilari oggetto del
procedimento possono essere riassunti con riferimento a decisione precedente
(GIAR 2 maggio 2002, inc. __________):

 

"__________
è stato arrestato il 6 settembre 2001, con contestuale promozione d'accusa per
i reati di cui agli artt. 187, 190, 191, 219 CP; l'arresto è stato confermato
da questo giudice il 7 settembre 2001.

__________ è accusato di aver commesso i reati
menzionati nei confronti delle due figlie adottive _ (1979) e _ (1986), nel
primo caso sull'arco di alcuni mesi nel 1991 o 1992, nel secondo caso (relativo
ad un unico episodio) nel corso del 1998.

Dall'inchiesta è pure emerso che l'accusato avrebbe
commesso atti di natura sessuale anche nei confronti della figlia naturale (_ -
1969), ancorché tali fatti non siano oggetto di formale procedimento in quanto
già trascorso il periodo che da luogo a prescrizione (cfr. rapporto d'arresto
6.09.2001, richiesta di conferma d'arresto 7.09.2001).

L'accusato ammette di aver compiuto a più riprese atti
di natura sessuale nei confronti della figlia adottiva _, così come nei
confronti della figlia naturale _ (un episodio); nega, invece, di aver commesso
atti di natura sessuale (in particolare il rapporto completo che è stato
denunciato) con la figlia adottiva _ (cfr. Verbale PS __________ 6.09.2001, p.
3, rispettivamente p. 6 e pp. 9/10)."

 

 

B.

 

Il 3 maggio 2002, __________ è
stato scarcerato e l'inchiesta è proseguita con l'accusato a piede libero.

Il deposito degli atti è stato
decretato l'11 marzo 2003 (AI __________) con scadenza, a seguito di proroga,
il 14 aprile 2003 (AI __________). L'accusato, entro il termine assegnato, ha
richiesto alcuni complementi istruttori: audizioni di testi, richiamo di un
incarto dal SMP, complemento/precisazione della perizia psichiatrica
sull'accusato, richiesta di estromissione dagli atti della perizia psichiatrica
(referto e complemento) relativa ad una delle vittime e assegnazione di mandato
ad altro perito (AI __________).

Mediante decisione, motivata, del
17 aprile 2003 (AI __________), il magistrato inquirente ha accolto alcune
delle richieste della difesa di __________ e ne ha rifiutate altre. In
particolare ha rifiutato l'estromissione dagli atti della perizia relativa ad
una delle vittime, per inciso si tratta della perizia effettuata dalla
dott.ssa. __________ relativa a _ (AI __________).

 

 

C.

 

Con il presente reclamo,
__________ contesta la decisione del magistrato laddove rifiuta l'audizione dei
testi __________ e __________ (quest'ultima poi ammessa - cfr. doc. _ inc. GIAR
__________), nonché l'estromissione della perizia __________ con conseguente
nomina di nuovo perito. 

Il reclamante afferma che la
teste __________ dovrebbe riferire circa il vissuto di _ e _ prima
dell'adozione, rispettivamente (per la sola _) prima del collocamento presso
"Il __________ ". Questa testimonianza (del cui possibile contenuto
si sarebbe appreso solo di recente) è rilevante, sempre a mente del reclamante,
per determinare la credibilità di _, credibilità che è oggetto di perizia.

In merito alla perizia
__________, il reclamante afferma che la stessa trae conclusioni non chiare ed
omette di indicare i criteri metodologici utilizzati (dottrina e test). Il
referto, non distinguendo tra risultanze peritali e diagnosi e non
pronunciandosi sul possibile influsso dell'assunzione di stupefacenti da parte
della periziata, presenta conclusioni non verificabili, vizio non sanabile in
sede di pubblico dibattimento. Conclude chiedendone l'estromissione dagli atti
(con riferimento a DTF 129 I 49 ed al diritto di essere sentito) e nomina di
nuovo perito giudiziario. 

Le prove richieste hanno, sempre
a mente dlla difesa, carattere di novità e rilevanza per le conclusioni del
magistrato inquirente.

 

 

D.

 

Con le sue osservazioni del 7
maggio 2003, il magistrato inquirente chiede la reiezione integrale del
reclamo.

In merito alla teste __________,
viene fatto osservare come la richiesta sia supportata da motivazioni diverse,
o quantomeno più estese, in sede di reclamo per rapporto all'istanza
originaria. Poco chiare, sempre a giudizio del Procuratore pubblico, sia la
novità della prova (non indicata dal reclamante) sia la sua rilevanza ritenuto
che _ ha lasciato la Colombia ai fini di affidamento/adozione all'età di due
anni ed il consumo di stupefacente è stato oggetto d'analisi da parte del
perito __________.

Sul lavoro peritale, il
magistrato inquirente fa notare come lo stesso non sia stato oggetto di
critiche/censure né di richieste di complemento o/e delucidazione orale.
Quest'ultima è stata ordinata d'ufficio dal magistrato ed anche in quella sede
il reclamante non ha sollevato alcun problema. Inoltre, il perito ha indicato
chiaramente la metodologia seguita ed ha, altrettanto chiaramente distinto
valutazione clinica, diagnosi e risposta ai quesiti peritali. Non si comprende,
a giudizio del magistrato inquirente, a quale "dottrina" si riferisca
il reclamante: questa non può che essere la scienza e la coscienza del perito.

Da ultimo, le contestazioni, così
come presentate, risultano alquanto generiche e, quindi, inconferenti.

 

 

E.

 

Anche le parti civili
(Osservazioni 8 maggio 2003) si oppongono all'accoglimento del reclamo.

La richiesta di nuove audizioni
sul vissuto di _ costituisce una sorta di accanimento nei confronti della
(presunta) vittima nel tentativo di screditarla, su questione ampiamente
analizzata nella perizia di credibilità. Perizia, solo ora contestata, che
invece risponde compiutamente ai quesiti posti. Da ultimo, le parti civili
ritengono assurda la richiesta di nuova perizia allorquando quella agli atti
non è mai stata oggetto di contestazioni e/o richieste di precisazioni.

 

 

 

Delle altre affermazioni e/o
argomentazioni delle parti si dirà, se del caso, nei considerandi che seguono.

 

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto

 

 

 

1.

 

Sono date legittimazione del
reclamante, accusato nel procedimento e destinatario della decisione del
Procuratore pubblico, e tempestività del reclamo.

 

 

2.

 

Non è inutile ribadire i principi
generali in materia di complementi istruttori, sebbene gli stessi siano noti al
Procuratore ed ai patrocinatori delle parti.

 

 

 

a)

Per meritare di essere assunte,
le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP),
o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono
rispettare tre concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere
motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta
connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i
requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive
conclusioni di competenza del Procuratore pubblico, dapprima per decidere se
promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi (dopo
conclusione dell’istruzione formale) se decretare messa in stato di accusa o
abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima
evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio
1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR
135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in
re F.M., inc. GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di
proporre mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi
dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da
ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del
“fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc.
cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid
(Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia
491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als
genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art.
6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato
la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU,
con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re
F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

b)

Non va, inoltre,
dimenticato che la fase in cui si colloca la presente discussione del
complemento probatorio in questione è quella dell’istruttoria
predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa
di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire
l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del
procedimento (art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv.
1 CPP combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale
utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è
elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale unicamente
qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia impossibile,
o vi sia concreto rischio che lo diventi.

 

c)

La facoltà per la difesa di
proporre prove (già nella fase predibattimentale - art. 60 CPP) non
costituisce, quindi, diritto assoluto alla loro assunzione (DTF 106 Ia 162; DTF
115 Ia 101). Neppure il principio di parità delle armi (emanazione di quello
più generale di "giusto processo" sancito dalla CEDU e dalla
Costituzione federale) conferisce diritti più estesi, su questa specifica
questione, avendo tra l'altro applicazione limitata nella fase dell'inchiesta
predibattimentale (DTF 106 IV 85; Hauser/Schweri, Schweizerische
Strafprozessrecht, BS 1999, p. 129 e p. 229 ss). Cionondimeno, occorre prestare
attenzione a che questa limitazione non conduca allo "svuotamento"
del principio (nonché della norma di cui all'art. 60 CPP che in parte lo
concretizza) in presenza di un sistema processuale che, di fatto, conferisce un
ruolo molto importante agli accertamenti in fase istruttoria (M. Rusca,
L'influenza della CEDU sulla riforma dell'ordinamento penale ticinese, RDAT II
1992, p. 469 ss e 476; CEDU 24 maggio 1991 in re Q., Serie A no. 205),
rispettivamente allorquando il rinvio della prova alla fase dibattimentale
appare aleatorio.

 

 

3.

 

a)

Di fatto, il reclamo
concerne due richieste di prova (complementi istruttori) la cui assunzione è
stata rifiutata dal magistrato inquirente. La prima concerne l'audizione della
signora __________.

La teste, fino ad oggi mai
sentita (cfr. mappetta verbali interrogatorio davanti al PP e elenco verbali in
Rapporto PG 2.05.2002), deve riferire sulle circostanze dell'adozione di _ e _,
nonché sull'affidamento provvisorio prima del collocamento di _ presso "Il
__________ " e, conseguentemente, sulle sue "peculiarità
caratteriali" (Istanza 14 aprile 2003 p. 1, AI __________). In sede di
osservazioni si ribadisce che gli elementi riferiti al vissuto di _ e _ prima
dell'adozione, sono rilevanti per la credibilità di _, credibilità la cui
importanza non può essere messa in dubbio essendo oggetto di una perizia.
Analoga importanza hanno i problemi (non meglio precisati) connessi con
l'affidamento provvisorio prima del collocamento. Sempre secondo il reclamante,
la teste ha ricevuto confidenze dalla minore, fatto di cui si avrebbe avuta
conoscenza solo recentemente. Del contenuto, anche solo approssimativo, di tali
confidenze e del momento, nonché delle modalità, della loro conoscenza da parte
della difesa, nulla è detto.

 

b)

Per il magistrato
inquirente, come detto, l'audizione non ha pertinenza per i fatti oggetto
d'inchiesta in quanto la teste è chiamata a riferire in merito a periodo
successivo, rispettivamente a fornire impressioni personali. Il fatto che la
teste possa fornire indicazioni anche sul vissuto prima dell'adozione é stato
introdotto solo in sede d'osservazioni (in realtà se ne parla già nell'istanza
del 14 aprile p.1, punto 1 righe 1 e 2) e, comunque, il vissuto di _ e le sue
"peculiarità caratteriali" sono già state oggetto di indagine
peritale.

 

c)

In merito alla
richiesta d'audizione testimoniale, conviene sottolineare l'obbligo di
motivazione d'istanze e gravami per consentire alle controparti e all'autorità
di prendere adeguata posizione rispettivamente decisione (sentenza 20 luglio
1994 della Camera dei ricorsi penali in re D.T., CRP 249/94), non essendo in
particolare sufficiente indicare che il testimone, di cui si chiede
l'audizione, dovrebbe essere a conoscenza di un fatto (decisione 9 maggio 1994
in re R.A., GIAR 336.94.1).

Non occorrono
molte parole per evidenziare la genericità (di motivazione) dell'istanza del 14
aprile 2003 (cfr. AI __________), nonché del reclamo, in merito all'audizione
della teste.

Se è vero che la teste, in
quanto tale, è "nuova", non è stato indicato il carattere di
(possibile) novità di quanto potrebbe riferire (sui fatti) ritenuto anche che
la personalità della giovane (presunta) vittima parrebbe esser stato sondato in
lungo ed in largo e non solo mediante perizia (cfr. verbali PP __________; AI
__________). Non è, quindi, possibile valutare l'importanza della deposizione
per le successive decisioni del magistrato inquirente (senza dimenticare che
oggetto d'inchiesta non è la presunta vittima in quanto tale) e, non da ultimo,
la teste può essere sentita al dibattimento.

 

In conclusione novità e
pertinenza dell'audizione testimoniale proposta non sono sufficientemente
indicate e motivate (tantomeno emergono in modo palese dall'incarto) per
permettere una decisione favorevole al reclamante.

4.

 

a)

La seconda questione posta
dal reclamo, concerne la perizia (primo referto e complemento) della dott.ssa
__________ sulla "credibilità" di _ (presunta vittima). Il reclamante
chiede estromissione dei referti dagli atti e nomina di un nuovo perito che si
pronunci sulle stesse questioni. Ovviamente questa seconda richiesta è
strettamente connessa all'accoglimento della prima.

Preliminarmente, il
magistrato inquirente pone il problema della ricevibilità del gravame in
quanto, a suo dire, le censure sono tardive non essendo state sollevate in sede
di complemento peritale e/o di delucidazione orale.

Non pare, a questo giudice,
che la questione possa essere risolta in questi termini, cioè senza ulteriore
approfondimento delle circostanze specifiche.

Se è vero che l'art. 60
cpv. 1 del CPP permette alla difesa di proporre prove in ogni tempo, è
altrettanto vero che nulla le impedisce di attendere il termine di cui al
deposito degli atti per farlo. E' a quel momento che la difesa può avere una
visione globale dell'inchiesta e la "certezza formale" che il
magistrato inquirente ritiene di aver raccolto tutte le prove utili. D'altro
canto, anche al titolare dell'inchiesta è concesso di attendere il deposito
degli atti per determinarsi sulle prove proposte prima dello stesso:

 

"Gli
artt. 60 cpv. 1 (per la difesa) e 79 cpv. 1 CPP (per la parte civile),
stabiliscono la facoltà di proporre assunzione di prove in ogni tempo, nel
corso delle indagini di pertinenza del magistrato inquirente. Di massima, il
Procuratore pubblico è tenuto a pronunciarsi in merito solo a conclusione
dell’istruzione formale nel contesto di quanto disposto dall’art. 196 CPP (v.
Messaggio aggiuntivo concernente la revisione totale del Codice di procedura
penale del 20 marzo 1991, pag. 81, ad art. 58 ter risp. 61 bis del disegno di
legge, per il rinvio del commento all’art. 58 quinquies risp. 61 quater del
disegno di legge e all’art. 63 ter risp. 69 del disegno di legge: cfr.
decisione 9 giugno 1995 in re F.M., GIAR 1093.93.10, e riferimenti), ma in
presenza di anticipata decisione del magistrato inquirente è dato reclamo nelle
vie ordinarie stabilite dagli art. 280 ss. CPP, ritenuto tuttavia che non
potranno poi più trovare udienza in sede di deposito degli atti, a norma del
citato art. 196 cpv. 1 CPP, complementi di prova in precedenza decisi e
definitivamente respinti, per quanto concerneva necessità e contenuti
dell’inchiesta (cfr. sentenze 15 luglio 1991 in re F.B., CRP 144/91, e 7
ottobre 1991 in re F.M., CRP 210/91; decisione 3 novembre 1993 in re G.G., GIAR
862.93.1), fatte beninteso salve nuove emergenze (v. decisione 17 agosto 1994
in re A.A., GIAR 209.94.12)."

 

Ne consegue che, salvo
accertamento di eventuali abusi di diritto (REP 1999 n. 116; GIAR 6 agosto 1999
in re B.), il reclamo non può essere considerato "tardivo".

 

b)

In termini generali, la
perizia è il mezzo per scoprire ed utilizzare determinati indizi o determinate
prove con l'ausilio di conoscenze tecniche specifiche; trattasi della fase
scientifica della prova, la cui importanza dipende dallo sviluppo (riconosciuto)
delle conoscenze nel relativo campo tecnico-scientifico (G. Piquerez, Procédure
pénale suisse, p. 462 e ss; Donatsch/Schmid, Kommentar, art. 109). 

Il giudice (cui
compete l'applicazione del diritto e l'apprezzamento delle prove), può scartare
quei mezzi di prova ritenuti poco sicuri o che non apportano elementi
sufficientemente seri (DTF 103 IV 299). Questo tipo di valutazione deve
avvenire in modo ancor più rigoroso in materia di perizie; l'accertamento
peritale deve avere un alto grado d'attendibilità, già per il solo fatto che il
giudice non può scostarsi dalle conclusioni, in assenza di seri e fondati
motivi (cfr. DTF 118 Ia 144).

Il materiale, sul
quale l'esperto è chiamato a lavorare, ed il metodo (o gli strumenti)
utilizzato, non devono dar adito a dubbi particolari, altrimenti si esce dal
campo degli accertamenti e si entra in quello delle speculazioni, di nessuna
rilevanza in campo penale.

 

c)

Nel caso in esame, la
necessità e l'utilità di sottoporre (anche) la presunta vittima ad una perizia
di "credibilità" non è in discussione, segno che i preminenti
interessi difensivi che lo esigevano sono stati riconosciuti da tutte le parti
al procedimento (REP 1998 n. __________).

Contestate sono la
"correttezza" e la "validità" della perizia, con
conseguente richiesta di ordinarne una nuova che la sostituisca. 

Va sottolineato che questo
giudice deve astenersi dall'esprimersi su questioni di merito, quali la
valutazione della prova in quanto tale (in casu le conclusioni del perito). La
questione da analizzare, in questa sede, è quella a sapere se i referti
peritali rispondano in modo adeguato ai quesiti posti, rispettivamente se il
loro contenuto (indipendentemente dalle conclusioni) è insoddisfacente,
incompleto o contraddittorio, così da giustificare una nuova perizia:

 

"Non
basta, ovviamente, “personale e soggettivo non gradimento della perizia e sue
conclusioni” (così in decisione Giar 9 luglio 1997 in re Eredi fu D., in: Rep.
130 [1997] n. 97 consid. 2.3); deve piuttosto manifestarsi l’incapacità del
perito di rispondere ai quesiti posti, di giustificare le proprie conclusioni,
rispettivamente di rimediare a contraddizioni o incomprensibilità emerse
all’interno della perizia medesima, o dal raffronto di essa con altre prove
agli atti (ibid.; v. anche Niklaus Schmid, Strafprozessrecht, 3. Aufl.
Zürich 1997, margin. 671)."  

(GIAR
8.11.2002 in re D.)

 

d)

Per il reclamante i referti
peritali in questione non giungono a conclusioni chiare in quanto il perito non
ha  indicato i criteri metodologici, la dottrina ed i test utilizzati, rendendo
inconcludente il suo lavoro. Inoltre, i referti non permetterebbero di
distinguere tra diagnosi e risultanze peritali rendendo le conclusioni non
verificabili e incomprensibili. Da ultimo, il perito avrebbe omesso di
considerare, nel contesto dell'attendibilità del minore, "l'influsso
dell'uso/abuso di sostanze stupefacenti" da parte di _. Tale modo di
procedere sarebbe contrario ai dettami imposti dalla giurisprudenza, con
riferimento a DTF 129 I 49 (Reclamo 25 aprile 2003, p. 4 e 5).

Di parere diametralmente
opposto il magistrato inquirente, per il quale i referti consegnati indicano
chiaramente la metodologia seguita, i test utilizzati sono indicati e il lavoro
peritale risponde adeguatamente ai quesiti posti (Osservazioni 7 maggio 2003 p.
2 e relativi riferimenti). Inoltre, la diagnosi, preceduta dalla valutazione
clinica, è ben distinta dalle risultanze peritali (ibidem).

 

e)

Il riferimento alla
sentenza pubblicata in DTF 129 I 49, pur non essendo privo di pertinenza, deve
essere relativizzato per rapporto a quanto asserito dal reclamante, cosa che
quest'ufficio ha già avuto modo di fare in caso analogo (come si vedrà in
seguito).

La sentenza, che si
addentra nell'analisi concreta di una specifica perizia di credibilità
(Glaubhaftigkeitsbegutachtung) di una vittima/teste di diciotto anni, riprende,
per i "dettami imposti dalla recente giurisprudenza" di cui
parla il reclamante (reclamo p. 5), quanto detto in precedenti decisioni nelle
quali ci si occupava di perizie volte ad acclarare l'attendibilità delle
dichiarazioni di minori, sospette vittime di abusi sessuali, per affermare che
"Diese Standards gelten grundsätzlich auch für die Abklärung des
Wahrheitsgehaltes  von erwachsenen Zeugen" (DTF 129 I 49, cons. 5). La
più recente si trova in DTF 128 I 81, e questo ufficio ha già avuto modo di
considerarla precisando che:

"…

Si tratta di
una sentenza della Corte di cassazione penale del Tribunale federale, con la
quale viene annullata la condanna di un padre, accusato di atti sessuali nei
confronti della figlia di sei anni. Ora, a parte un breve capoverso
introduttivo …omissis…, tutta la sentenza si diffonde in un esame dettagliato
del lavoro peritale svolto nel concreto incarto: parte dalla convinzione che
esistano standard scientifici per l’analisi del grado di verità di
dichiarazioni di bambini, fra i quali rileva in particolare la analisi delle
dichiarazioni (“Aussageanalyse”, originariamente sviluppata da Undeutsch;
DTF cit., consid. 2 p. 85, dove l’Alta Corte riproduce anche una lunga lista di
bibliografia). Nel prosieguo della sentenza, i giudici spiegano perché, nel
caso concreto, il lavoro dei periti non regga ad un esame dettagliato:
contraddizioni fra prima e seconda perizia, criteri metodologici in aperto contrasto
con l’univoca dottrina, incompletezza degli esami. Il tutto per concludere che,
facendo affidamento sui risultati peritali proposti, la Corte di merito si sia
basata su una perizia non concludente. Ciò, in casi estremi, può configurare un
arbitrio, e può giustificare l’annullamento di una sentenza (DTF cit., consid.
2 in fine, p. 86, con rinvio a DTF 127 I 38 consid. 2a).

 

c)  È dunque errato voler distillare dalla discussa
sentenza del Tribunale federale dei principi assoluti, rappresentativi di fantomatici
“standard posti dalla giurisprudenza federale” (reclamo, cit., pto. 2 p. 2):
gli unici principi generali ribaditi in sentenza sono quelli della libertà di
metodo – con la precisazione che la scelta metodologica deve essere motivata,
così come i relativi requisiti scientifici devono essere rispettati – , della
necessità di distinguere fra risultanze peritali e diagnosi, infine
dell’esigenza di conclusioni trasparenti e comprensibili per le parti (DTF
cit., consid. 2 p. 85). Viene, da ultimo, ribadito l’obbligo, per il giudice,
di attenersi ad una perizia, a meno che quest’ultima sia seriamente messa in
dubbio sulla base di dati di fatto o indizi resi plausibili in termini
attendibili: in tal caso, può verificarsi una situazione di arbitrio se il giudice
fonda nondimeno la propria decisione su dati di fatto manifestamente in
contrasto con la realtà, assunti in seguito ad errori manifesti, o comunque
contrastanti in maniera eclatante con il sentimento di giustizia (loc. cit., p.
86).

 

d)  Per il resto, la sentenza si occupa esclusivamente di discutere
una ben determinata condanna penale, mostrando cosa intenda l’Alta Corte quando
postula un esame critico di una perizia, rispettoso di principi metodologici e
scientifici coerenti. Il caso discusso ben si presta ad illustrare quando
l’acritica accettazione di una perizia assurga ad arbitrio, tanto numerose ed
evidenti sono le pecche del lavoro peritale in quel determinato caso. L’analisi
proposta in quella sede illustra come non si deve lavorare, ma non formula
positivamente delle regole, disattendendo le quali una perizia psichiatrica sia
eo ipso inattendibile. Al più, oltre a quelle di carattere generale già
evidenziate (qui sopra, consid. 4c), gli addetti ai lavori possono estrarvi
indicazioni sulla bibliografia cui l’Alta Corte ha fatto riferimento nel
contesto di una perizia di attendibilità su minori, rispettivamente quali
determinati passaggi di una perizia di questo genere possano essere considerati
come unanimemente riconosciuti dalla dottrina: ad esempio l’inammissibilità
dell’utilizzo di dichiarazioni della vittima inconcludenti e viziate a monte da
domande capziose (loc. cit., consid. 3a p. 87 s.); l’inammissibilità di un
giudizio che attribuisca un peso predominante a forme di comunicazione non verbale,
quando esse vengano considerate avulse dal contesto verbale (loc. cit., consid.
3c p. 89); l’applicazione di determinati criteri reali (“Realkennzeichen”)
sviluppati per l’analisi delle dichiarazioni (“kriterienorientierte
Aussageanalyse”) ad espressioni non verbali, addirittura quando si sia in
ammessa presenza di dichiarazioni verbali inutilizzabili (loc. cit., consid. 3d
p. 90).

 

Ma ciò, ancora una volta, non significa
positivamente che qualsiasi perizia che seguisse dottrina non menzionata
sarebbe inutilizzabile. Nel caso concreto, il Tribunale federale ha utilizzato
esclusivamente dottrina di lingua tedesca; ma è più che possibile che in altre
circostanze, segnatamente qualora confrontato con un caso francofono o
italofono, avrebbe magari attinto (anche) ad altre fonti. Senza dimenticare, da
ultimo, il fondamentale principio in virtù del quale è il giudice che deve
valutare liberamente ogni prova, e dunque anche una perizia; ed è pertanto
semmai la valutazione del giudice, che sarà viziata da arbitrio, non la perizia
medesima."

(GIAR 8 novembre 2002 in re D.)

 

Ritenuto che
questo giudice (come già detto) non è chiamato a pronunciarsi
sull'attendibilità delle dichiarazioni di _, quindi sull'esito della perizia
(essendo, questo, compito del giudice del merito, come peraltro ribadito anche
nella sentenza citata dal reclamante: "Die Prüfung der Glaubhaftigkeit
von Aussagen ist primär Sache der Gerichte", cfr. cons. 4.), solo ci
si dovrà interrogare sulla questione a sapere se le censure avanzate dal reclamante
evidenziano effettivamente l'incapacità del perito di rispondere ai quesiti
posti e di giustificare le proprie conclusioni, rispettivamente indichino la
presenza di contraddizioni o incomprensibilità interne al lavoro peritale
(lacune che concernono la coerenza interna) o in rapporto ad altre prove agli
atti, così da necessitare ulteriore approfondimento o, addirittura, nuova
perizia (cfr. considerando 4 c.).

 

 

f)

Nel caso
specifico, le censure sollevate dal reclamante nei confronti della perizia
giudiziaria sono generiche e sprovviste di ogni e qualsiasi rinvio ai lavori
peritali contestati. Ciò vale anche per le censure sulla
"metodologia" utilizzata.

Su quest'ultimo
punto va detto che non basta, per ottenere una nuova perizia, asserire che (in
quella contestata) è stata omessa l'indicazione dei criteri metodologici, la
dottrina ed i test utilizzati (Reclamo p. 4). Anche ammettendo che ciò sia vero
(ma tenendo ben presente che in materia vige comunque il principio della "Methodenfreiheit"),
queste pretese carenze non bastano certo per giustificare l'allestimento di una
nuova perizia anche (ma non solo) perché alle stesse si poteva tranquillamente
ovviare con la richiesta di precisazioni mirate, in sede di complemento
rispettivamente in sede di delucidazione orale, se non addirittura in sede di
formulazione di quesiti di parte ex art. 146 cpv. 1 CPP.

Anche la censura
(di metodo in senso proprio) secondo cui i lavori peritali non permettono di
distinguere fra risultanze peritali e diagnosi, rendendo le conclusioni non
verificabili, è troppo generica per meritare approfondimento ed appare comunque
priva di fondamento. Infatti, entrambi i referti (AI __________ e __________)
suddividono in capitoli distinti l'anamnesi, la valutazione testistica, le
osservazioni peritali, la valutazione clinica, la diagnosi, le conclusioni e le
risposte ai quesiti (in modo peraltro conforme alle "Leitlinien"
indicate da J. Martinius nel suo contributo al volume "Begutachtung
sexuell missbrauchter Kinder", ed. Luchterhand, 2001, p. 15); queste
ultime, appaiono chiare e comprensibili (altra cosa è se siano condivisibili,
ma questa verifica non compete a questo giudice). Il reclamante non indica
dove, all'interno dei lavori peritali o per rapporto ad altre prove acquisite,
vi siano contraddizioni o incomprensibilità: si limita ad afferma che il perito
non ha valutato l'influsso "dell'uso/abuso di sostanze stupefacenti"
da parte della periziata (Reclamo p. 4, ultimo capoverso). In realtà, il perito
non sembra aver omesso di considerare il problema (AI 158 p. 3, 12 e 13),
semplicemente non pare averlo ritenuto influente sull'attendibilità.

 

 

 

 

g)

Alla luce di
tutto quanto sopra, non emergono elementi significativi che giustifichino
l'estromissione (comunque difficilmente ammissibile in senso stretto non
trattandosi di prova illegale o acquisita illecitamente) dagli atti dei referti
peritali della dott.ssa __________, rispettivamente (e più correttamente)
l'erezione di una nuova perizia. Le questioni sollevate, anche a prescindere
dalla loro fondatezza (vista la genericità degli argomenti), potevano e
dovevano trovare risposta in sede di complemento e/o delucidazione peritale e,
se del caso, potranno trovarla in sede dibattimentale senza particolari
problemi.

 

 

5.

 

In conclusione,
il reclamo è respinto ai sensi dei considerandi precedenti (con la presente
decisione definitiva - cfr. art. 284 CPP), sia per quanto concerne la richiesta
di audizione della teste __________, sia per quanto concerne la richiesta di
estromettere dagli atti i referti peritali della dott.ssa __________ con
imposizione di ordinare l'erezione di una nuova perizia.

Tassa di
giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza.

 

 

 

Viste le norme
applicabili, in particolare gli artt. 196, 142 ss., 146, 113 ss, 280, 284 CPP,
9 CF;

 

 

 

decide

 

 

 

1.         Il
reclamo è integralmente respinto.

 

2.         La tassa di giustizia, fissata in FRS 600.-, e le
spese, FRS 70.-, sono a carico del reclamante, il quale rifonderà alle
osservanti la somma globale di FRS 400.- a titolo di ripetibili.

 

3.         Intimazione:

-    avv. dott. __________, per sè e per il reclamante (con copia
delle osservazioni del magistrato inquirente e delle parti civili);

-    avv.
__________, per sé e per le parti civili

     (con
copia delle osservazioni del magistrato inquirente);

-    PP avv. __________

     (con copia delle osservazioni delle parti civili e con inc. MP
__________ di ritorno). 

 

 

 

 

 

 

                                                                       giudice
__________