# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6242768-ab49-5cf5-9496-961214a96cd4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-06-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.06.2003 35.2002.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-25_2003-06-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.25

   

  mm/sn

  	
  Lugano

  4 giugno 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 aprile 2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: studio legale __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 gennaio 2002 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 9
maggio 2001, __________, contabile indipendente ed assicurato facoltativamente
contro gli infortuni presso la __________, ha sbattuto il volto contro la porta
elettrica, non apertasi, di un esercizio pubblico.

                                         A causa
di questo sinistro, l'assicurato ha riportato, stando al certificato 20 maggio
2001 del dott. __________, una contusione dell'osso nasale e del volto nonché
una piccola ferita sul dorso del naso. Nessun sintomo di una commotio
cerebri (cfr. doc. _). 

 

                                         La
__________ ha assunto il caso ed ha regolarmente corrisposto le prestazioni di
legge.

 

                               1.2.   Sentito
preliminarmente il parere del proprio medico di fiducia (cfr. doc. _), l'assicuratore
LAINF, con decisione formale del 19 novembre 2001, ha negato la propria
responsabilità a decorrere dal 1° novembre 2001, facendo difetto, da tale data,
una relazione di causalità naturale con l'evento assicurato.

                                         D'altro
canto, __________ è stato dichiarato abile al lavoro nella misura del 50% dal
25 giugno 2001 ed in misura completa dal 9 novembre 2001 (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. _) e dalla Cassa malati __________ (cfr. doc. _), la _______________
, in data 15 gennaio 2002, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua
prima decisione (cfr. doc. _). 

 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 9 aprile 2002, __________, sempre patrocinato dall'avv.
_________, ha chiesto che la __________ venga condannata a versargli indennità
giornaliere corrispondenti ad una inabilità lavorativa del 100% durante il
periodo 9 maggio-29 ottobre 2001 e del 50% durante il periodo 30 ottobre
2001-28 febbraio 2002 (I, p. 3).

 

                                         Questi gli
argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della propria pretesa
ricorsuale:

 

"  (…)

3. La decisione
impugnata conclude a torto all'assenza del nesso di causalità naturale tra
l'incidente e l'incapacità nel periodo posteriore al 9.11.2001.

 

Per la verità detta decisione
attribuisce anche all'assicurato una mancanza di collaborazione, in quanto
avrebbe ripetutamente chiesto dei rinvii degli appuntamenti con il medico di
fiducia dell'assicuratore. Questo cenno, inutilmente polemico e finalizzato
esclusivamente a porre in cattiva luce il signor __________, è indebito e viene
recisamente contestato: il ricorrente ha rinviato un solo appuntamento,
chiedendo addirittura di anticiparlo, in quanto assente all'estero alla data
inizialmente prevista. Gli altri sono stati rinviati per impegni del medico
medesimo.

 

Tornando ora alla questione, ben più
rilevante, della causalità, si osserva che i sintomi all'origine
dell'inabilità, vale a dire le cefalee croniche, la sindrome psicastenica e le
sensazioni vertiginose secondarie, la cui insorgenza risulta chiaramente dalla
documentazione medica, costituiscono indubbiamente dei postumi dell'incidente.
Come conferma il neurologo, tali sintomi sono una conseguenza frequente di
traumi anche minori senza sintomi di commozione celebrale. Secondo lo
specialista nel caso in esame senza l'incidente tale sintomatologia non si
sarebbe sviluppata.

 

Il dott. __________ (e anche il dott.
__________) conferma pure che l'assicurato è stato almeno parzialmente inabile
al lavoro, per tali postumi dell'infortunio, fino al 1. marzo 2002, data in cui
ha riacquistato la piena capacità lavorativa. I sintomi sono in effetti
lentamente ma progressivamente regrediti fino a scomparire. Hanno comunque
determinato un'incapacità lavorativa del 100% nel periodo dal 9.5.2001 al
29.10.2001, e al 50% dal 30.10.2001 al 28.2.2002.

 

4. Alla luce
della documentazione medica e dei pareri medici agli atti occorre ritenere che
il nesso di causalità tra l'infortunio e l'incapacità lavorativa nel periodo
9.11.2001 - 1.3.2002 è dato, per cui il presente ricorso deve essere accolto e
la decisione impugnata riformata" (I).

 

                               1.4.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del ricorso, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
III). 

 

                               1.5.   In data 12
giugno 2002, il TCA ha interpellato il dott. __________, spec. FMH in
neurologia, il quale è stato invitato a volere rispondere ad alcuni quesiti
attinenti al contenuto della sua certificazione datata 8 marzo 2002 (cfr. VI). 

 

                                         La
risposta del dott. __________ è pervenuta al Tribunale il 20 giugno 2002 (VII).

 

                                         Le parti
hanno avuto modo di formulare le loro osservazioni al riguardo (cfr. IX e XII).

 

                               1.6.   Con
ordinanza del 27 agosto 2002, questa Corte ha ordinato una perizia giudiziaria,
affidandone l'allestimento al dottor __________, spec. FMH in neurologia (XV).

 

                               1.7.   In data 8
gennaio 2003, il dottor __________ ha consegnato al TCA il proprio referto
peritale (XXIV), il quale è stato immediatamente intimato alle parte per
osservazioni (XXV).

 

                               1.8.   Con
ordinanza del 3 aprile 2003, il TCA ha assegnato all'insorgente un ultimo
termine di 5 giorni per produrre il suo libretto di volo, nonché la
documentazione attestante i corsi di volo frequentati in Francia (XXX).

 

                                         L'8
aprile 2003, __________ ha trasmesso al Tribunale il proprio libretto di volo,
precisando, inoltre, di non avere mai seguito lezioni di volo in Francia (cfr.
XXXI + allegato).

 

                                         Questa
nuova documentazione è stata intimata alle parti per osservazioni (cfr. XXXII).

 

                                         La
__________ ha preso posizione in data 29 aprile 2003 (cfr. XXXIII). 

 

                               1.9.   Il 15 maggio
2003, alle parti è stato concesso un nuovo termine per formulare le loro
osservazioni sulla perizia giudiziaria del 6 gennaio 2003 (XXXIV). 

 

                                         L'assicurato
ha preso posizione in data 26 maggio 2003 (cfr. XXXV), mentre la __________ è
rimasta silente. 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H
335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio
2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. Con la stessa sono state
modificate numerose disposizioni nel settore dell'assicurazione contro gli
infortuni. Poiché dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali
non può, per principio, tenere conto di modifiche di legge e di fatto
subentrate successivamente al momento determinante della decisione in lite
(cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b) e
poiché, inoltre, il Tribunale delle assicurazioni valuta la legalità di una
decisione in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è
stata emessa (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 15
gennaio 2002), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore
fino al 31 dicembre 2002.

 

 

                               2.3.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se la __________ era o meno legittimata a
dichiarare estinto il nesso di causalità naturale con l'infortunio assicurato,
a far tempo dal 1° novembre 2001.

                                         In
secondo luogo, si tratterà di determinare il grado dell'incapacità lavorativa
presentata da __________.

 

 

                               2.4.   Secondo
l'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a
seguito d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità
giornaliera.

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, la nozione di incapacità di lavoro è identica in
tutti i campi dell'assi­curazione sociale: viene considerata incapace di lavoro
la persona che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria
attività o lo è soltanto in misura ridotta oppure, ancora, soltanto con il
rischio di aggravare il suo stato di salute (DTF 111 V 239 consid. 1b; A.
Maurer, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, vol. I, Berna 1979, p.
286ss.; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 91). 

                                         La
questione a sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura
giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata
sulla base dei fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determi­nate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante
ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque
l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro
che effetti­vamente risulta dall'impedimento (cfr. RAMI 1987 K 720 p. 106
consid. 2, U 27 p. 394 consid. 2b e giuri­sprudenza ivi citata; RJAM 1982 n.
482 p. 79 consid. 2).

                                         L'assicurato
che rinuncia a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto
i provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nono­stante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze
di volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in
considerazione nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere,
tutt'al più, considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro
causa é da ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111
V 239 consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid. 2; 1987 p. 393
consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91).

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, op. cit., p. 469; U.
Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Nella
concreta evenienza, la __________ ha deciso di negare il proprio obbligo
contributivo a contare dal 1° novembre 2001 (salvo poi riconoscere
all'assicurato indennità giornaliere corrispondenti ad una inabilità lavorativa
del 50% sino al 9 novembre 2001, cfr. doc. _), fondandosi essenzialmente
sull'opinione espressa dal proprio medico fiduciario, il dott. __________,
medico-chirurgo.

                                         Queste,
segnatamente, le considerazioni contenute nel rapporto relativo alla visita di
controllo del 24 ottobre 2001:

 

" 
(…)

CAUSALITÀ:

 

analizzando la fattispecie descritta e le
incongruenze dichiarate dal paziente a confronto con quanto attestato dal
medico curante Dott. __________ il quale esaminò il paziente un'ora dopo
l'avvenuto infortunio (solo ferita al naso, mentre poi si aggiunse la ferita al
labbro e lesioni degli apparecchi dentari) si resta quanto meno perplessi.
Camminando rapidamente, di regola, una persona ha la tendenza a portare una
delle mani in avanti e questo per il normale movimento fisiologico della deambulazione,
anche in quella rapida o nella corsa: ne deriva che l'urto iniziale avrebbe
dovuto interessare una mano sede tuttavia che non è mai stata nominata e dove
non vi è disturbo alcuno.

Dall'anamnesi non vi sono nozioni che richiamino
uno stato di commotio cerebri o contusio cerebri. Gli esami strumentali
eseguiti, nella fattispecie risonanza magnetica cerebrale, angio-risonanza
magnetica cerebrale stato neurologico da parte specialistica,
elettroencefalogramma, valutazione neuropsicologica da parte specialistica, non
hanno dimostrato alcun elemento patologico obiettivabile.

Ne deriva che un nesso di causalità naturale fra
l'incidente e la complessa sintomatologia accusata dal paziente, dal profilo
medico non può essere ulteriormente riconosciuto. In ambito della medicina
infortunistica una semplice applicazione del post hoc, ergo propter hoc non ha
alcun senso e non può essere giustificata.

Si lascia ai competenti organi l'aspetto
giuridico della questione.

 

(…)

CAPACITÀ LAVORATIVA:

 

una inabilità lavorativa così prolungata non può
essere ulteriormente giustificata: si può ammettere una iniziale inabilità
lavorativa in misura totale di 4-6 settimane; successivamente si può
giustificare una inabilità lavorativa massima del 50% per un periodo
complessivo di durata non superiore ai sei mesi dell'infortunio, ritenuta la
banalità del trauma subito."
(doc. _, p. 4) 

 

                                         La tesi
difesa dal dott. __________ è contraddetta dal dott. __________, spec. FMH in
neurologia, il quale, ancora nel mese di marzo 2002, affermava esistere un
nesso di causalità naturale fra i disturbi accusati da __________ e l'evento
traumatico del 9 maggio 2001:

 

" 
Ho esaminato nuovamente in data odierna il
paziente summenzionato, in mia cura dal 18.06.2001, per le conseguenze di un
trauma cranio-facciale banale (battuto violentemente contro un vetro) con
contusione nasale, lesione dei denti incisivi superiori.

Sviluppo secondario di cefalee croniche, sindrome
psicoastenica, sensazioni vertiginose secondarie. Il tutto è regredito
progressivamente, inizialmente con l'aiuto di farmaci (antiemicranici
preventivi ed antidepressivi) secondo la terapia classica di questi casi, da
febbraio 2002 i sintomi sono praticamente scomparsi, il Paziente ha smesso ogni
trattamento, dal 1. marzo 2002 ha ripreso il lavoro nella misura del 100% senza
problemi.

Lo stato neurologico odierno è normale, PA
120/80.

 

I disturbi lamentati sono quindi imputabili
all'incidente in causa, anche se il trauma risultò
minore, senza sintomi di commozione cerebrale, come si osserva frequentemente,
in presenza d'una struttura della personalità con tendenze ansiose e
normalmente vengono accettati dalle Assicurazioni come conseguenze di traumi
minori, fino a 6 mesi dall'evento traumatico." (doc. _ - la
sottolineatura è del redattore)

 

                                         Ai fini
dell'istruttoria di causa, in data 12 giugno 2002, il TCA ha interpellato il
dott. __________, al quale sono stati sottoposti dei quesiti volti a chiarire
il contenuto della sua certificazione 8 marzo 2002:

 

" 
(…).

Con certificato dell'8 marzo 2001 (recte: 2002),
qui accluso in fotocopia, lei ha affermato, fra l'altro, che i disturbi
conseguenti ad un trauma cranico semplice "… normalmente vengono accettati
dalle Assicurazioni come conseguenze di traumi minori, fino a 6 mesi
dall'evento traumatico".

 

Ai fini dell'istruttoria di causa, la invitiamo a
volere rispondere ai quesiti seguenti:

 

1. La prassi adottata dagli assicuratori-infortuni a cui lei fa
riferimento nel certificato dell'8 marzo 2002, è da considerare corretta da un
punto di vista medico-scientifico? 

 

2. Nel caso concreto, l'assicurato ha o meno raggiunto lo status
quo ante/sine a distanza di sei mesi dall'infortunio, quindi a novembre
2001?

 

3. In caso di risposta negativa al quesito n. 2, voglia spiegarcene
le ragioni medico-scientifiche? (…)" (VI)

 

                                         Con il
suo rapporto del 17 giugno 2002, il neurologo ha, per l'essenziale, ribadito
l'opinione secondo la quale __________ non aveva raggiunto lo status quo
ante/sine alla fine del mese di ottobre 2001, così come invece deciso
dall'assicuratore convenuto. 

                                         Qui di
seguito le considerazioni enunciate dal dott. __________:

 

" 
(…)

Ad
1) -   la prassi adottata dagli Assicuratori infortuni è ricorrente nel voler
non riconoscere dei disturbi se non sono legati ad un danno organico evidente o
ad un trauma così detto "adeguato".

             In
effetti, nel caso particolare, il trauma è stato minore anche se non banale, i
sintomi lamentati dal paziente non erano presenti prima dell'evento stesso, le
conseguenze si sono protratte effettivamente più a lungo del previsto: bisogna
però prendere sempre in considerazione anche la personalità del paziente e
l'effetto che la presenza di dolori o disturbi possono comportare sulla vita
quotidiana dal punto di vista soggettivo, più che oggettivo.

             La
parte psicologica viene quindi spesso sottovalutata in queste circostanze. 

             Cercare
di spingere il paziente in questi casi a riprendere l'attività professionale è
senz'altro un fatto favorevole per la guarigione, tuttavia non tutti reagiscono
negli stessi tempi ed in alcuni casi la situazione può protrarsi più a lungo
del previsto.

 

Ad
2) -   Nel caso concreto, il paziente ha mostrato dei segni di miglioramento a
partire dal mese di ottobre 2001, da novembre 2001 ha potuto riprendere tutte
le sue attività, anche la guida di un elicottero, casa che gli era impossibile
nei mesi precedenti.

             La
ripresa del lavoro totale è stata possibile solo dall'1.3.2002, mentre dal
30.10.2001 aveva ripreso solo nella misura del 50%. Quindi in definitiva lo
status quo ante/sine è stato raggiunto dal mese di febbraio 2002.

 

Ad
3) -   Questo prolungamento dell'incapacità lavorativa parziale fu dovuto alla
persistenza di cefalee occasionali e la sensazione da parte del paziente di non
essere completamente guarito. Il conflitto con l'assicurazione sicuramente non
ha giovato aumentando lo stato d'ansia con una certa reazione di ribellione
contro il fatto che i suoi disturbi non fossero accettati come reali.

             Come
spesso succede in questi casi, dei conflitti assicurativi o per esempio anche
la perdita del lavoro, possono comportare delle reazioni psicologiche tali da
cronicizzare i disturbi fino a renderli in alcuni casi anche definitivi. 

             Nel
caso particolare, la situazione, per fortuna, si è normalizzata in un periodo
di 9 mesi, invece dei soliti 6 mesi che normalmente vengono accettati più per
esperienza statistica che non per motivazioni scientifiche vere e proprie."

                                         (VII) 

 

                               2.8.   Allo scopo
di chiarire la fattispecie da un profilo medico, il TCA ha ordinato una perizia
giudiziaria, affidandone l'allestimento al dott. __________, spec. FMH in
neurologia, Direttore medico del Dipartimento di neurologia presso l'__________
nonché medico aggiunto presso il Servizio di neurologia del __________ (XV). 

 

                                         Dopo aver
ricostruito, in maniera minuziosa, l'anamnesi del ricorrente (cfr. XXIV, p.
2-6) ed averne altrettanto puntualmente descritto lo status neurologico (cfr. XXIV, p. 6-7), il dottor __________
si è parzialmente scostato dalla valutazione enunciata, a suo tempo, dal medico
di fiducia della __________, nel senso che egli ha affermato che lo status
quo sine a margine dell'evento traumatico assicurato è stato raggiunto
soltanto a contare dal mese di dicembre 2001 (cfr. XXIV, risposta al quesito n.
3 di parte convenuta ed ai quesito n. 1 e n.3 di parte ricorrente: "…
Compte tenu de la personnalité prétraumatique, un rapport de causalité
naturelle entre symptômes et l'événement traumatique peut être admis jusqu'en
novembre 2001. Par la suite, les symptômes sont plutôt en relation avec des
facteurs favorisants (personnalité prétraumatique et tendance aux crises de
migraine, antérieures au traumatisme" - la sottolineatura é del redattore;
"A partir de décembre 2001 (7ème mois après l'accident), les symptômes
dont souffrait le patient ne devraient plus être considérés en relation de
causalité naturelle avec l'événement traumatique"). 

                                         A questo
proposito, egli ha precisato che fino al termine del mese di ottobre 2001, i
disturbi risentiti da __________ costituivano la conseguenza esclusiva
dell'infortunio del maggio 2001. Nel mese di novembre 2001, invece, la
relazione di causalità fra il danno alla salute e l'infortunio, è stata
soltanto parziale. 

                                         Il perito
giudiziario ha motivato le proprie conclusioni nel seguente modo:

 

" 
(…)

En résumant, M.
__________ présente des traits de personnalité à caractère anxieux et des
antécédents évoquant une tendance à développer des migraines.

A la suite d'un traumatisme facial violent, avec
lésions dentaires, cutanées et des muqueuses, il développe des algies faciales
atypiques, totalement incapacitantes pendant les premiers mois qui suivent le
traumatisme; l'évolution à long terme est cependant favorable sous traitement
anti-migraineux.

Comment s'explique cette durée particulièrement
longue de douleurs qui, habituellement, se résolvent rapidement?

Les algies faciales de M. __________ sont
vraisemblablement l'expression du terrain migraineux sur lequel l'épine
irritative (atteinte nociceptive) traumatique agit comme élément déclenchant et
qui entretient la symptomatologie pendant quelques mois, favorisée aussi par
l'anxiété du patient.

Les publications à cet égard soulignent le fait que
ce n'est pas tant l'importance du traumatisme initial qui explique cela, mais
justement des facteurs non traumatiques et notamment une personnalité prétraumatique
particulière, comme celle admise chez M. __________, ou encore des antécédents
de douleurs chroniques, éventuellement de type migraine.

Il est de plus à noter que, d'après les
publications, en présence de céphalées post-traumatique importantes, deux mois
après le traumatisme, un blessé présentera très vraisemblablement une
symptomatologie analogue, sans évolution favorable, deux ans après le
traumatisme. Or, nous avons constaté que M. __________ est aujourd'hui
totalement guéri : dès lors, on peut admettre que les facteurs favorisant
l'évolution à long terme ne semblent jouer dans son cas qu'un rôle mineur.

 

Pour ce qui concerne la relation de causalité,
fondamentale dans le cadre de cette discussion (assurance-accidents) quant au
traumatisme et au développement des algies faciales, nous devons admettre
qu'une relation de causalité naturelle subsiste, étant donné que la relation
temporelle entre apparition des symptômes et lésions initiales, pouvant
d'habitude engendrer ou déclencher des douleurs faciales, est bien établie.
Cette relation est fondamentale pour diagnostiquer des céphalées
post-traumatiques (cf. la définition communément admise par la communauté
scientifique internationale).

De plus, nous savons qu'une irritation des muqueuses
nasales, éventuellement traumatique, est un facteur déclenchant des migraines
et plus en général des algies faciales, même atypiques.

 

En conséquence, les algies faciales atypiques de M.
__________ doivent bien être considérées post-traumatiques : seule leur durée,
particulièrement longue, est influencée par des facteurs extra-traumatiques,
facteurs jouant cependant un rôle mineur (cf. plus haut).

Dans un contexte assécurologique comme le nôtre,
nous sommes obligés d'évaluer quantitativement les symptômes, dont l'intensité
n'est en principe pas mesurable, du fait de leur caractère purement subjectif.
Comment les quantifier? Compte tenu du fait que la durée totale des symptômes
est de 10 mois, on peut admettre que 2/3 de la durée des symptômes sont à
considérer comme les conséquences du traumatisme et qu'1 /3 de la durée serait
plutôt l'expression de facteurs favorisants (rôle mineur).

On peut donc admettre que le traitement et
l'incapacité de travail résultant des douleurs sont totalement en relation avec
le traumatisme jusqu'en octobre 2001. A partir de novembre 2001, on pourrait
admettre qu'une incapacité de travail partielle, en relation avec des douleurs
résiduelles, est encore la conséquence du traumatisme. Cependant, à partir de
décembre 2001, les douleurs ne seraient plus interprétées comme l'expression du
traumatisme et de ses suites, mais plutôt comme l'expression des facteurs
favorisants"

                                         (XXIV, p.
9-11)

 

                                         Rispondendo
quindi ai quesiti postigli dalle parti, il dott. __________ 

                                         ha
riconosciuto l'insorgente inabile al lavoro in misura totale sino alla fine del
mese di ottobre 2001(recte: sino al 29 ottobre 2001, visto che
l'assicurato ha ripreso il lavoro il 30 ottobre 2001, cfr. doc. _ e _) e,
successivamente, nella misura del 50% (fino a fine novembre 2001):

 

"  … Un
tel traumatisme peut-il justifier une incapacité de travail pour un comptable
pendant une période aussi longue?

 

La sensibilité à la douleur, notamment
post-traumatique, n'est qu'en partie en relation avec l'intensité du
traumatisme et des lésions qui en sont la conséquence. Des facteurs individuels
jouent un rôle, à long terme mineur dans notre cas, comme nous l'avons vu.

On peut donc justifier une incapacité de travail
d'une durée relativement longue, pour un comptable après un traumatisme de ce
type. En effet, ce type d'activité exige la pleine possession des capacité
mentales."

 

 

" 
… Du point de vue médical, serait-il imaginable
que l'assuré, qui se plaignait se vertiges secondaires, de syndrome
psychasthénique, ainsi que de céphalées, ait pu piloter un hélicoptère? Comment
l'incapacité de travail de 50% se justifie-t-elle s'il pouvait piloter?

 

Une incapacité de travail comme suite du traumatisme
se justifie à 50% au cours du premier mois de reprise de travail.

D'autre part, M. __________ nous affirme qu'il a
exercé son activité de pilote d'hélicoptère seulement à partir de mars 2002, à
savoir lorsqu'il avait désormais retrouvé sa pleine capacité d'emploi."

 

 

" 
… Ces troubles justifiaient-ils, pour un
comptable, une incapacité de travail de 100% jusqu'au 31.10.2001 et de 50%
jusqu'au 28.2.2002?

 

L'ensemble des troubles résultant des séquelles du
traumatisme et des facteurs favorisants justifient une incapacité de travail
prolongée de ce type. L'incapacité partielle résiduelle de 50% à partir de décembre
2001 serait cependant l'expression de troubles de nature non traumatique."

                                         (XXIV,
risposta ai quesiti n. 2 e 5 di parte convenuta ed al quesito n. 3 di parte
ricorrente). 

 

                                         Alla luce
delle risultanze della perizia giudiziaria, che è senz’altro completa sui punti
litigiosi, chiara nell’esposizione degli elementi sanitari e nella valutazione
della situazione (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U 133 p. 312 consid. 1b),
ragione per cui deve essergli riconosciuta piena forza probante, lo scrivente
TCA considera accertato, con il grado di verosimiglianza richiesto dalla
giurisprudenza federale, che ___________ - tenuto conto dei soli disturbi in
relazione di causalità naturale (ed adeguata, cfr. la dottrina e la
giurisprudenza menzionate al consid. 2.6. in fine) con l'infortunio del
9 maggio 2001 - ha presentato un'incapacità lavorativa totale fino al 29
ottobre 2001 ed in misura del 50% fino al 30 novembre 2001.

                                         A contare
dal 1° dicembre 2001, l'assicurato ha invece raggiunto lo status quo sine,
di modo che, da tale data in poi, è pure venuta meno la responsabilità della
__________ (cfr. consid. 2.5.). 

 

                                         Questa
Corte non ignora il fatto che, trattandosi del mese di novembre 2001, il perito
giudiziario ha indicato che i disturbi accusati dal ricorrente erano soltanto
in parte conseguenza dell'evento infortunistico assicurato. 

                                         Nondimeno,
in virtù dell'art. 36 cpv. 1 LAINF, tale circostanza non consente
all'assicuratore LAINF convenuto di procedere ad una riduzione delle proprie
prestazioni (indennità giornaliere). 

 

                                         Per
quanto riguarda le lezioni di volo che l'assicurato avrebbe seguito
posteriormente all'infortunio, occorre rilevare che dalla relativa
documentazione consegnata in data 8 aprile 2003, si evince che __________ ha
effettivamente volato il 12, dalle 17°° alle 17.41, il 22, dalle 17.55 alle
18.56, nonché il 23 maggio 2001, dalle 16.35 alle 17.28 (cfr. XXXI 1). 

                                         Dagli
atti non risulta che dopo il 23 maggio 2001 egli abbia ancora volato. 

                                         Ora,
secondo il TCA, questa circostanza non è suscettibile, da sola, di supportare
la tesi difesa dalla ____________ con la sua impugnata decisione su
opposizione. 

                                         In
effetti, al fatto che il ricorrente, nel corso delle due settimane successive
all'infortunio, abbia effettuato tre voli di istruzione, non può essere
attribuito alcun significato per rapporto alla questione concernente la
sussistenza, dopo il 31 ottobre 2001, di un legame causale con l'evento
traumatico assicurato.

                                         D'altro
canto, i voli in questione sono stati effettuati in un periodo in relazione al
quale l'assicuratore LAINF aveva già pacificamente riconosciuto l'esistenza di
una completa incapacità lavorativa e, quindi, versato le corrispondenti
indennità giornaliere.

                                         Infine,
vista l'interruzione di qualsiasi attività di volo dopo il 23 maggio 2001, è
plausibile che, dopo tale data, __________ non sia più stato in grado di
pilotare un velivolo, così come da lui stesso sostenuto (cfr. XXXV:
"Proprio per le difficoltà susseguenti l'infortunio, su consiglio
dell'istruttore medesimo, queste lezioni sono poi state definitivamente
interrotte"). 

 

                                         Del resto
- contrariamente a quanto preteso dalla _________ in data 29 aprile 2003 (cfr.
XXXIII: "…, tant'è vero che egli (v. all. Z 15 e Z 16) ha fatto rinviare
per ben tre volte (il 20.08.01, il 16.10.01, il 20.11.01) la visita presso il
perito medico asserendo di essere assente frequentemente in Francia per
ottenere il brevetto di pilota. Alla luce di quanto prodotto, appare del tutto
verosimile che egli abbia continuato a volare anche all'estero") - dagli
atti all'inserto non emerge affatto che l'assicurato, dopo il 23 maggio 2001,
avrebbe ancora compiuto dei voli di istruzione all'estero. Infatti, dalla nota
dattiloscritta che figura sul doc. _, relativa ad una conversazione telefonica
intercorsa il 5 ottobre 2001 fra __________ ed un collaboratore della
__________, risulta che in Francia l'insorgente si era recato per sostenere gli
esami teorici necessari per ottenere il brevetto di pilota di elicotteri
(cfr. doc. _: "… giustifica i rinvii degli appuntamenti dal dr. __________
causa sue frequenti assenze in Francia per ottenere il brevetto di pilota di
elicotteri (dal 22.05 non vola più ed in seguito all'infortunio ha
difficoltà di concentrazione che spera non gli pregiudichino il penultimo esame
teorico)" - la sottolineatura è del redattore).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

                                         §    La
decisione del 15 gennaio 2002 della __________ è annullata.

                                         §§ La
__________ è condannata a versare all'assicurato indennità giornaliere
corrispondenti ad una inabilità lavorativa del 100% dal 12 maggio al 29 ottobre
2001 e del 50% dal 30 ottobre al 30 novembre 2001. 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La
__________ verserà all'assicurato l'importo di 

                                         fr.
1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti