# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e14b60de-052f-57cb-a86f-4198db5605f8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.05.2020 D-1460/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1460-2019_2020-05-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1460/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice David R. Wenger, 

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…) 

Ucraina,   

patrocinato dal MLaw Alfred Ngoyi Wa Mwanza, 

Bucofras - Consultation juridique pour étrangers,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 22 febbraio 2019. 

 

 

 

D-1460/2019 

Pagina 2 

Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 17 gennaio 

2019, 

i verbali d'audizione del 23 gennaio 2019 (di seguito: verbale 1) e dell’8 

febbraio 2019 (di seguito: verbale 2), 

la documentazione a sostegno della sua domanda d’asilo versata agli atti 

nel corso della procedura di prima istanza, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 22 febbraio 2019, notificata in medesima data (cfr. risultanze 

processuali; atto A21/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata 

domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla 

Svizzera nonché l'esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile 

e possibile, 

il gravame del 25 marzo 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 26 marzo 2019), con cui il ricorrente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine alla 

concessione dell'ammissione provvisoria; altresì ha presentato una 

domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 

presunte spese processuali con protestate tasse, spese e ripetibili, 

la documentazione in lingua straniera prodotta dal ricorrente a sostegno 

della propria impugnativa, fra cui figurano in particolare:  

− un articolo in lingua francese del 7 gennaio 2015 estratto dal sito web 

“slate.fr”, concernente il fenomeno del razzismo in Ucraina; 

− un articolo in lingua inglese del 27 giugno 2017 estratto dal sito web 

“maroccoworldnews.com”, concernente l’uccisione di uno studente 

marocchino in Ucraina; 

− un articolo in lingua inglese dell’8 agosto 2013 estratto dal sito web 

“france24.com”, concernente le discriminazioni razziali con le quali gli 

studenti di origine africana sarebbero confrontati in Ucraina; 

− un articolo in lingua inglese del 1° gennaio 2012 estratto dal sito web 

“france24.com”, concernente i propositi rivolti da un giornale ucraino 

nei confronti di stranieri di etnia africana e araba in Ucraina; 

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− un articolo in lingua inglese del 15 ottobre 2018 estratto dal sito web 

“atlanticcouncil.org”, concernente l’estrema destra e i fenomeni di 

razzismo e antisemitismo in Ucraina; 

− un estratto dal sito web “wikipedia.org” concernente le problematiche 

di razzismo e discriminazioni etniche esistenti in Ucraina; 

la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 27 marzo 2019 al 

ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

lo scritto del 2 luglio 2019 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 3 luglio 

2019), redatto in lingua tedesca, con il quale il ricorrente ha anzitutto 

postulato l’assegnazione di un patrocinatore d’ufficio – allegandovi un 

certificato del Cantone di D._______ dal quale risulta che il medesimo non 

disporrebbe di alcuna entrata finanziaria e che sarebbe a carico della 

pubblica assistenza – oltre ad attirare l’attenzione del Tribunale su svariati 

indirizzi web riconducenti a materiale audiovisivo caricato in rete e, a suo 

dire, avvalorante la propria versione dei fatti, 

lo scritto del 1° ottobre 2019 redatto in lingua francese (cfr. risultanze 

processuali; data d’entrata: 4 ottobre 2019) con cui “Bucofras – 

consultation juridique pour étrangers”, nella persona dell’MLaw Alfred 

Ngoyi Wa Mwanza, è intervenuta in nome e per conto dell’insorgente 

versando agli atti aggiuntiva documentazione probatoria redatta in lingua 

inglese, e demandando nel contempo di essere nominato quale legale 

d’ufficio dell’interessato nonché richiedendo lo svolgimento della procedura 

in lingua tedesca o francese; che la documentazione in parola è 

segnatamente composta da: 

− una copia di una lettera minatoria redatta in lingua straniera, 

accompagnata da una traduzione in lingua inglese; 

− un estratto dal sito web “wikipedia.org” concernente le problematiche 

di razzismo e discriminazioni etniche esistenti in Ucraina; 

− un articolo in lingua inglese di Human Rights Watch dell’8 agosto 2019, 

concernente la condanna da parte delle autorità giudiziarie ucraine di 

un’emittente televisiva che avrebbe a torto definito neo-nazi il gruppo 

di estrema destra denominato “C14”; 

lo scritto del 6 febbraio 2020 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata:  

10 febbraio 2020) con cui l’interessato ha sollecitato una presa di posizione 

del Tribunale in merito al succitato scritto del 1° ottobre 2019, 

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la decisione incidentale del 13 febbraio 2020, con la quale il Tribunale ha 

stabilito lo svolgimento del procedimento in lingua italiana ed ha invitato il 

ricorrente a presentare la traduzione in una lingua ufficiale svizzera dei 

documenti prodotti in lingua straniera, 

lo scritto del ricorrente del 25 febbraio 2020, per il tramite del quale ha dato 

seguito alla richiesta del Tribunale, presentando la traduzione della 

documentazione precedentemente versata agli atti in lingua straniera, la 

quale si compone di:  

− un articolo estratto dal sito web “segodnya.ua”, concernente l’esito di 

un sondaggio effettuato in Ucraina in merito alla questione delle 

discriminazioni etniche; 

− un articolo estratto dal sito web “arab.com.ua”, concernente crimini a 

sfondo razziale perpetrati in Ucraina nel 2015; 

− un articolo estratto dal sito web “ucraina.ru”, concernente le 

discriminazioni con le quali i cittadini stranieri sarebbero confrontati in 

Ucraina; 

− un articolo estratto dal sito web “sheffield.ac.uk”, concernente un 

asserito studio condotto dall’università di Harvard al fine di determinare 

i Paesi con la più alta incidenza di episodi a sfondo razziale, 

la decisione incidentale del Tribunale del 27 marzo 2020, che respingeva 

la domanda di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio, ed invitava il 

ricorrente a versare, entro il 21 aprile 2020, un anticipo di CHF 750.– a 

copertura delle presunte spese processuali, 

la missiva dell’8 (recte 9) aprile 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; 

data d’entrata: 14 aprile 2020), per il tramite della quale il ricorrente ha 

postulato una riconsiderazione della succitata decisione incidentale, sulla 

scorta di un certificato medico riguardante il suo stato di salute,  

l’ulteriore decisione incidentale del Tribunale del 16 aprile 2020, che 

respingeva la domanda di riconsiderazione e confermava integralmente la 

decisione incidentale del 27 marzo 2020, 

il pagamento dell’anticipo richiesto, tempestivamente versato dal 

richiedente il 17 aprile 2020 (cfr. risultanze processuali), 

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lo scritto non datato con cui il richiedente ha trasmesso alla SEM una lettera 

di referenze del 7 aprile 2020 (cfr. risultanze processuali),  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che l’interessato ha dichiarato di essere espatriato in ragione degli episodi 

di razzismo con i quali egli e i suoi famigliari sarebbero costantemente 

confrontati nel Paese di provenienza; che in particolare egli sarebbe stato 

vittima nel 2017 di un’aggressione a sfondo razziale, perpetrata da non 

meglio precisati individui legati ad una persona residente nel suo quartiere 

(cfr. A14/15, pag. 10, D61; memoriale ricorsuale, pag. 2); che vieppiù, egli 

sarebbe stato bersaglio, negli anni, di numerosi messaggi intimidatori 

(cfr. verbale 2, pag. 6, D39), 

che oltretutto, dal 2018 gli episodi di discriminazione etnica avrebbero 

cominciato ad interessare anche i figli del richiedente, i quali sarebbero 

stati segnatamente oggetti di commenti a sfondo razziale (cfr. verbale 2, 

pag. 6-7, D39), 

che nella querelata decisione, la SEM ha concluso quanto all’irrilevanza 

dei motivi di asilo addotti dall’interessato, 

che il medesimo si sarebbe rivolto alle autorità ucraine in più occasioni, e 

che queste avrebbero dimostrato le loro buone intenzioni nello svolgimento 

del loro dovere prestando ascolto all’insorgente e registrandone le 

denunce; che del resto, essendo state quest’ultime sporte contro ignoti, 

sarebbe comprensibile che le stesse non abbiano avuto concreto seguito,  

che oltretutto, la mancanza di fiducia nelle autorità ucraine – che avrebbe 

condotto l’insorgente a rinunciare dall’informarsi in merito ad una possibile 

apertura di un'indagine dopo l'aggressione subita nel 2017 − non sarebbe 

sufficiente per determinare la loro intenzione a non tutelare i suoi diritti; che 

ad ogni modo, tali problematiche non renderebbero l'esistenza nel Paese 

di provenienza, impossibile od insopportabile ai sensi della legge sull'asilo, 

che a mente dell’autorità in parola, anche per quanto riguarda le 

discriminazioni patite dai figli di A._______ in ambito scolastico, egli 

avrebbe intrapreso i passi necessari ad ottenere giustizia, 

che nello specifico egli avrebbe iscritto la figlia ad un istituto scolastico 

diverso, oltre a redigere una lettera di protesta all’attenzione di quello del 

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figlio; che in quest’ultimo caso, non vi sarebbero elementi concreti che 

lascino presupporre l’assenza di provvedimenti interni da parte degli organi 

direttivi; che d’altro canto, egli stesso avrebbe riferito della possibilità di 

adire un’istanza superiore per il caso in cui non fosse stato dato seguito al 

suo scritto, cosa che però si sarebbe astenuto dal fare, 

che infine, la copia del certificato di conversione alla confessione islamica 

relativo alla moglie, non sarebbe suscettibile di aggiungere elementi 

rilevanti nel contesto delle persecuzioni addotte, 

che nella propria impugnativa il richiedente l’asilo avversa le considerazioni 

dell’autorità inferiore, 

che a mente del richiedente, le autorità ucraine non offrirebbero adeguata 

protezione contro gli atti in parola; che oltre alle denunce contro ignoti, egli 

avrebbe fornito indizi e sospetti circa un preciso individuo senza che 

tuttavia l’autorità conducesse indagini a suo carico (cfr. memoriale 

ricorsuale, pag. 3, pag. 4),  

che tale inefficacia si spiegherebbe con l’asserita volontà delle autorità 

ucraine di non proteggere le persone di colore (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 4); che a tal proposito, gli episodi di razzismo sarebbero la norma in 

Ucraina, così come comprovato da quanto accaduto ad un amico del 

ricorrente, dalle discriminazioni subite dai figli in ambito scolastico, oltreché 

dagli articoli di giornale prodotti con il ricorso (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 4),  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

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che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che oltretutto, è d’uopo rammentare che secondo la teoria della protezione 

("Schutztheorie"; precisata nella sentenza di principio DTAF 2011/51), il 

riconoscimento della qualità di rifugiato non dipende dall’autore della 

persecuzione, ma dalla possibilità di ottenere, nel proprio Stato di origine, 

una protezione adeguata contro tale persecuzione; che l’assenza di 

protezione deve estendersi all’insieme del territorio dello stato d’origine (cfr. 

OSAR [ed.], Manuel de la procédure d’asile e de renvoi, 2a ed., 2016, nota 

65 a pag. 175 e riferimenti citati); che su tali presupposti, allorquando il 

rischio di esposizione a seri pregiudizi emani da entità non statali, 

specialmente se circoscritte a livello locale, perché vi sia da ammettere una 

rilevanza in materia d’asilo, si rende ancora necessario che la persona che 

se ne avvale non sia in misura di ottenere in patria un’appropriata 

protezione, se del caso anche nell’ambito di un’alternativa di rifugio in 

un’altra regione del paese (cfr. DTAF 2008/4 consid. 5.2),  

che nella presente procedura siffatte condizioni non risultano ossequiate, 

che anzitutto l’interessato si è rivolto alle autorità in più occasioni 

segnalando l’accaduto (cfr. verbale 2, pag. 10, D64) e che queste si sono 

adoperate per chiarire e formalizzare le allegazioni del richiedente 

(cfr. verbale 2, pag. 9, D58), 

che ad ogni modo, come rettamente osservato dall’autorità inferiore, 

l’insorgente ha sporto denuncia contro ignoti (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 3, punto 4); che oltremodo, i sospetti da lui esposti alle preposte 

autorità ucraine circa il possibile autore delle persecuzioni, si riducevano a 

mere affermazioni di parte; che in tal senso, egli ha riferito di ritenere 

colpevole un non meglio precisato individuo − a suo dire residente nello 

stesso quartiere − in ragione del fatto che questi oltre ad essere preceduto 

dalla reputazione di essere razzista, gli avrebbe rivolto sguardi ostili 

(cfr. verbale 2, pag. 9, D58-D63), 

che così stando le cose, anche prendendo in considerazione le censure 

mosse nel gravame, nulla permette di concludere nella fattispecie in 

esame, ad un’incapacità o ad un rifiuto da parte delle forze di polizia 

nell’adempiere i propri compiti, 

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che conseguentemente, nulla osta a che l’insorgente si rifaccia 

nuovamente alla protezione statale una volta rimpatriato, 

che per il resto, il Tribunale rileva che anche gli asseriti episodi di 

discriminazione razziale che avrebbero coinvolto i figli del ricorrente in 

ambito scolastico, sono in casu irrilevanti ex art. 3 Lasi, 

che difatti, indipendentemente dalla possibilità di adire la protezione delle 

autorità nel Paese di origine anche riguardo a tali problematiche – la cui 

questione può qui rimanere inevasa − i commenti dei quali sarebbero stati 

vittime, non raggiungono un grado di intensità tale da giustificare il 

riconoscimento della qualità di rifugiato, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM ha respinto la domanda d’asilo e 

non ha riconosciuto la qualità di rifugiato,  

che in definitiva, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di 

rifugiato e la concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione 

dell’autorità di prima istanza, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS 

142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-

spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

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che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in particolare, nella decisione avversata l’autorità inferiore ha ritenuto 

inapplicabile il principio del non respingimento, oltre a negare la 

sussistenza di elementi permettenti di concludere all’esistenza di un rischio 

per il ricorrente di essere esposto concretamente ad una pena o un 

trattamento contrario all’art. 3 CEDU in caso di ritorno nel proprio Paese, 

che nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto; che a suo dire, 

tenuto conto delle problematiche narrate, il suo ritorno in Ucraina lo 

esporrebbe ad un trattamento non conforme alla norma di diritto 

internazionale di cui sopra (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5); che 

oltretutto, le problematiche esposte avrebbero altresì deteriorato il suo 

stato di salute, tanto ch’egli soffrirebbe di stress post-traumatico (cfr. scritto 

dell’8 aprile 2020 con, ivi allegato, il certificato medico del 24 marzo 2020) 

oltreché essere afflitto da incurabile balbuzie (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 2),  

che ne conseguirebbe che un allontanamento dell’insorgente non sarebbe 

da considerarsi ragionevolmente esigibile, 

che tuttavia, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu elementi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso l’Ucraina, 

che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ammissibile se la prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato 

d’origine o di provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni 

di diritto internazionale pubblico della Svizzera, 

che nella misura in cui lo scrivente Tribunale ha confermato la decisione 

della SEM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non 

può prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

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espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30),  

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento in Ucraina ad un trattamento proibito, in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105),  

che ne consegue che l’allontanamento del ricorrente sia da considerare 

ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi, 

che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica,  

che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale 

e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3), 

che nella fattispecie concreta, dagli elementi presenti agli atti, nonché dalle 

dichiarazioni dell’insorgente, lo stato di salute di quest’ultimo non parrebbe 

presentare, carenze di una gravità tale da cagionare una messa in pericolo 

concreta della vita o della salute dello stesso in caso di un suo ritorno in 

Ucraina, 

che ad ogni modo, è assodato che l’Ucraina disponga di un sistema 

sanitario in grado di fornire cure adeguate al trattamento di patologie 

psichiche del tipo di quella lamentata dal ricorrente (cfr. sentenza del 

Tribunale E-6860/2015 del 16 febbraio 2018 consid. 8.5.3); che d’altra 

parte egli medesimo riconosce tale aspetto (cfr. scritto dell’8 aprile 2020, 

pag. 2), 

che vieppiù, questo Tribunale ha già avuto modo di precisare in numerose 

occasioni che nonostante le carenze del suo sistema sanitario, soprattutto 

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per quanto riguarda la copertura assicurativa, l'Ucraina dispone di strutture 

in grado di curare i disturbi addotti dall’interessato e di garantirgli le cure di 

base di cui necessita (cfr. sentenze del Tribunale E-2812/2016 del  

12 febbraio 2018 consid. 5.5 e E-6860/2015 del 16 febbraio 2018 consid. 

8.6), 

che inoltre, quo alla situazione personale del richiedente, nulla permette di 

dubitare che si reintegrerà senza particolari problemi in Ucraina; che egli è 

giovane, è medico chirurgo (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 2, punto 1) e 

che disponeva di un buon impiego in Patria (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 4, punto 4); che oltre a ciò, moglie e figli del ricorrente sono tutt’oggi 

residenti in Ucraina (cfr. verbale 2, pag. 3, D18), 

che da ultimo, nonostante i persistenti conflitti in alcune regioni ucraine, 

non si può concludere che in tale Paese viga attualmente una situazione 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme 

della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. decisione del 

Tribunale D-665/2020 del 19 febbraio 2020), 

che pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 

cpv. 4 LStrI),  

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull'anticipo spese versato il 17 aprile 

2020, 

D-1460/2019 

Pagina 13 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che la pronuncia è quindi definitiva.  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-1460/2019 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 17 aprile 2020. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

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