# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 780857db-f6ea-5a1b-8943-d95ce8f81776
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.08.2006 90.2003.68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2003-68_2006-08-13.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2003.68

   

  	
  Lugano

  13 agosto
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Matteo Cassina, Flavia Verzasconi (giudice
  supplente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 5 giugno 2003 della

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione n. 19__________ del __________ con
  cui il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’approvazione delle parti
  sospese del piano regolatore del PI 1:

  

 

 

viste le risposte:

-        
10 settembre 2003 della
divisione della pianificazione territoriale;

-        
15 settembre 2003 del RA
2;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.   La RI 1 è proprietaria
della particella n. 0 RFD di PI 1, sita in località T__________. Di complessivi
mq 13'672, essa è sita nelle adiacenze dell’autostrada e si trova tuttora, su
una parte del fondo, un’antica masseria ormai in disuso ove è conservato un
mulino e una segheria tradizionale ad acqua. Il resto della particella (verso
nord) è costituito di un prato più o meno pianeggiante libero da costruzioni.
Secondo il piano regolatore del 19 la parte della masseria era attribuita alla
zona del nucleo tradizionale (NV), mentre la rimanente particella era inserita
nella zona industriale J2.

 

 

B.   Nella seduta del 15 febbraio __________, il
consiglio comunale di PI 1 ha adottato la revisione generale del piano
regolatore. In questa sede, per quanto qui di interesse, il legislativo comunale
ha essenzialmente confermato gli azzonamenti già previsti con il precedente
piano regolatore, inserendo la masseria nella “zona degli insediamenti
tradizionali sparsi” (Ns), e il resto nella zona industriale Ia. Per quanto riguarda
la zona degli insediamenti tradizionali sparsi, il comune ha delimitato un settore
di protezione comprendente la maggior parte degli attuali edifici della masseria,
al quale ha aggiunto un settore di completazione verso nord-est di circa 500 m2. Le utilizzazioni e gli
interventi possibili in questa zona, improntati su un sostanziale mantenimento
dell’impianto architettonico originario e sulla salvaguardia degli spazi liberi
di valore ambientale, sono stati specificati all’art. 33 NAPR. Inoltre, il
mulino e la segheria sono stati riconosciuti dal comune quali beni culturali
protetti a livello locale.

 

 

C.   Con risoluzione n.
34__________ del 9 luglio 20__________ il
Consiglio di Stato ha comunicato la sua intenzione di non approvare la
normativa concernente gli interventi possibili nella zona Ns, mentre per la
zona industriale Ia ha rilevato che il piano regolatore non riportava il
tracciato del futuro raccordo tra l’autostrada __________ e la strada di
collegamento principale __________ che verrebbe a tagliare in due la parte del
fondo n. 0 RFD ivi inserita. Vista questa nuova sistemazione viaria, il Consiglio
di Stato ha quindi ritenuto indispensabile un nuovo approfondimento relativo a
questo comparto.

 

 

D.   Sentite le
osservazioni degli interessati, l’esecutivo cantonale il 6 maggio 20__________
(decisione n. 19__________), pur condividendo l’inserimento di parte del fondo
nella zona Ns, “non ha ritenuto accettabile il concetto di individuare in
modo piuttosto aleatorio un settore di completamento della struttura esistente
in quanto ritenuto esagerato e non funzionale rispetto agli scopo conservativi
previsti dal PR per l’edificio in questione” (decisione impugnata, consid.
3.3. pag. 6). Il Consiglio di Stato ha auspicato, in considerazione di quanto
suggerito dalla commissione bellezze naturali, un ampliamento della struttura
unicamente se subordinato alla parte esistente e solo sulla base di un progetto
volumetrico e architettonico che dimostri il rispetto della tipologia e quindi
la qualità nel rapporto con il paesaggio, senza stabilire a priori una zona di
completamento ma fissando i parametri edificatori riguardanti il possibile ampliamento
della struttura.

       Il Governo ha
pure negato l’approvazione della zona industriale Ia così come prevista dal comune,
visto che il tracciato del futuro raccordo viario tra la __________ e la __________,
approvato a livello di progetto generale, era da considerarsi consolidato per
cui la pianificazione comunale del comparto interessato da questo raccordo non
poteva esimersi dal tenerne debita considerazione. 

       L’esecutivo
cantonale ha quindi ordinato al comune di elaborare una variante per miglio definire
questa zona.

 

 

E.   Con ricorso del 5
giugno 2003 la RI 1 è insorta innanzi a questo tribunale
avverso la menzionata risoluzione governativa, postulando in via principale l’annullamento
della decisione impugnata e l’approvazione dell’azzonamento della particella n.
0 RFD di PI 1 secondo il piano regolatore adottato dal PI 1; in via subordinata
la ricorrente ha chiesto il parziale accoglimento del ricorso, con la notifica
di pretese non quantificate a titolo di espropriazione materiale e formale a
seguito delle restrizioni imposte dal piano regolatore. Dei motivi si dirà nei
considerandi.

 

       La divisione della pianificazione
territoriale ha chiesto di respingere il ricorso. Il PI 1, che a sua volta
aveva impugnato la decisione del Governo su entrambi i punti oggetto del
ricorso della Fondazione, ha ribadito nelle sue osservazioni la disponibilità a
elaborare le varianti richieste con la decisione qui dedotta in giudizio, tuttavia,
a condizione che il Cantone assuma i costi supplementari causati dalla
pianificazione della zona industriale Ia.

 

 

F.   Il 14 maggio 2004 si sono tenuti l’udienza
ed il sopralluogo in contraddittorio, dove le parti si sono riconfermati nelle
rispettive posizioni e richieste.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, in cui è stato
integrato il Tribunale della pianificazione del territorio con effetto al 14
luglio 2006 (BU 2006, pag. 215 segg.), è data (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la
legittimazione della ricorrente è certa (art. 38 cpv. 4
lett. c LALPT). Il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) ed essendo
adempiute anche le altre condizioni formali lo stesso può essere esaminato nel
merito, tranne per il punto relativo alla pretese avanzate dalla ricorrente a
titolo di espropriazione materiale, dato che esulano da questa procedura

 

 

2.In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.
Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto
cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di
almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio
di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano -
con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della
legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque
semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve
rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella
ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi
ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore
(cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b;
II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla
violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c;
II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare
l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

3.   La ricorrente contesta la mancata
attribuzione alla zona industriale Ia della sua particella. Dal momento che il
fondo è già inserito nella medesima zona anche secondo il piano regolatore in
vigore, il progetto di nuovo raccordo stradale tra l’autostrada e la strada di
collegamento principale che taglierebbe in due il fondo non costituirebbe motivo
sufficiente per negare l’attribuzione alla zona industriale come proposto dal comune.
Questo fatto potrebbe al più rappresentare un motivo di espropriazione ma non
portare alla sospensione della pianificazione. La ricorrente ravvisa inoltre
nella decisione impugnata una lesione dell’autonomia comunale e della parità di
trattamento rispetto ad altri fondi pure attribuiti alla zona industriale. 

 

       3.1. Il 26 febbraio 2002 il Consiglio di
Stato ha adottato il piano dei trasporti (PT__________) - quale componente
integrante della pianificazione cantonale dei trasporti prevista dalla legge
sul coordinamento pianificatorio e finanziario in materia di infrastrutture e
di servizi di trasporto del 12 marzo 1997 - nonché le schede di coordinamento __________
e __________ relative ai trasporti e alle vie di comunicazione, la prima, e
agli insediamenti, la seconda. Il PT__________ si inserisce nel quadro più ampio
di una strategia della mobilità adottata dal Consiglio di Stato, integrata in
una visione generale di organizzazione territoriale. Essa è elaborata per i
principali agglomerati urbani del Ticino e per i relativi comprensori
periferici, con lo scopo di proporre soluzioni atte a soddisfare la domanda di
mobilità, coordinare l’offerta di mobilità allo sviluppo territoriale,
coordinare i diversi vettori di trasporto, contribuire al risanamento
ambientale e tutelare i valori naturali e culturali preservando la salute e
l’ambiente.

 

       Attualmente il contesto geopolitico del,
caratterizzato da una forte dispersione degli insediamenti, dalla presenza del
confine con l’Italia, del polo economico di Lugano, di alcuni grandi attrattori
di traffico e di importanti aree di svago di valenza sopraregionale, determina
una forte dipendenza dal mezzo motorizzato privato. La rete viaria molto fitta
permette di effettuare degli spostamenti tra ogni località senza determinare
una chiara gerarchia di percorso. Questa costellazione di elementi determina
carichi di traffico elevati (sia di transito che con origine e/o destinazione
interna), la presenza di una quota importante di traffico pesante, genera
traffico parassitario all’interno delle aree abitate e ha ripercussioni
negative sulla qualità di vita dei quartieri e sulla sicurezza per gli utenti
più deboli del sistema viario (punto n. 1 della scheda settoriale n. 2 della
scheda n. __________ del PD). Nel tentativo di risolvere questi problemi e
migliorare la situazione da un punto di vista ambientale e territoriale, con il
PT__________ il Cantone si posto quale finalità, in particolare, di trasferire
il traffico di transito all’esterno delle zone sensibili (aree residenziali e
aree di svago) o di moderarlo, di garantire l’accessibilità diretta dal sistema
autostradale alle aree strategiche, concentrare il traffico privato sul sistema
autostradale e su un numero limitato di strade principali, collegare direttamente
ogni comune alla rete stradale superiore evitando il transito in altri abitati,
servire in modo adeguato i vari comparti territoriali in funzione delle loro
esigenze e ridurre l’inquinamento atmosferico e fonico nelle aree sensibili,
garantire la sicurezza per tutti gli utenti delle strada principali e delle
strade di collegamento all’interno dell’area urbana, diminuire gli impatti
ambientali nelle aree sensibili attraverso la concentrazione del traffico su pochi
assi e tramite moderazioni del traffico (punto n. 2 della scheda settoriale n.
2 della scheda n. __________ del PD).

       In questo contesto si inserisce pure
l’intenzione di riorganizzare in più tappe la struttura dello svincolo (dallo
svincolo attuale fino alla zona di __________), assegnandogli la sola funzione
di accesso autostradale e realizzando la diramazione più a sud, e di completare
la strada fino al G__________, in conformità alla legislazione superiore - in particolare
la legge federale sulle strade nazionali (LSN) dell’8 marzo 1960 e della
relativa ordinanza del 18 dicembre 1995 - e alla legge cantonale di
applicazione della LSN del 7 novembre 1960, con adozione là dove necessario, di
misure fiancheggiatrici atte a impedire o comunque ridurre eventuali effetti
negativi sull’ambiente (cfr. scheda __________. n. 2.1-2.3 e 2.9 e rapporto
esplicativo del febbraio 2002 alle schede __________. e __________, n. 2.5.3.
pag. 12).

 

       3.2. Per quanto attiene alle modalità del
coordinamento delle attività territoriali sopra descritte, il Cantone, in
accordo con le autorità federali competenti, la commissione regionale dei
trasporti __________, i comuni e le aziende di trasporto per quanto di loro
competenza, progetta le opere di categoria “dato acquisito” e “risultato
intermedio” e allestisce gli studi pianificatori per la verifica
dell’opportunità delle opere di categoria “informazione preliminare” o gli
eventuali studi pianificatori di tipo generale che si rendessero necessari. Il
Cantone, ricordato che il piano direttore non costituisce un piano di
utilizzazione, verifica da subito la conformità dei piani regolatori con i
contenuti del piano direttore e fornisce ai comuni le indicazioni per
l’adattamento dei piani di utilizzazione comunali.

 

       3.3. Da questa illustrazione generale
risulta chiaramente che il Cantone, con le schede di coordinamento __________.
e __________ del piano direttore si è dotato di uno strumento inteso a dare una
risposta di ordine superiore alla complessità delle problematiche che investono
la regione del __________, tramite precisi indirizzi a garanzia del
coordinamento tra la propria azione pianificatoria e quella dei comuni
interessati.

 

       3.4. Per tornare alla fattispecie che ci
occupa e fermi i principi sopra descritti, il Consiglio di Stato a ragione ha
quindi negato l’approvazione del piano regolatore per quanto riguarda il comparto
della zona industriale Ia, toccato direttamente dal progettato nuovo svincolo
autostradale che verrebbe a porsi nel mezzo della stessa. L’assenza di ogni
riferimento o indicazione di questa importante opera viaria e la mancata
coordinazione degli interventi previsti a livello cantonale (e federale) con lo
strumento pianificatorio comunale imponevano quindi al Cantone di non approvare
la zona industriale come postulato dal comune, proprio perché tali opere, di
evidente e notevole incidenza sul territorio, concorrono nella determinazione
dell’assetto, dell’organiz-zazione e della destinazione del comparto (cfr. art.
2 cpv. 2 LPT). 

 

       Sebbene, all’epoca dell’adozione del piano
regolatore le schede __________. e __________ relative al PT__________ non erano
ancora state adottate dal Consiglio di Stato, un primo progetto era già stato
posto in consultazione presso i comuni interessati (nel 1999) e gli studi
preparatori erano ormai da tempo conosciuti, anche se incerte rimanevano le
ubicazioni esatte e le destinazioni finali delle opere stradali previste.
Proprio questo fattore di incertezza di un tracciato a quel tempo non ancora
consolidato, e il comparto industriale Ia praticamente inedificato, avrebbe
dovuto indurre il comune a ponderare maggiormente la scelta dell’attribuzione
senza riserve alla zona industriale, eventualmente facendo ricorso alla zona
senza destinazione specifica nella sua accezione di zona di riserva che attua
il differimento della pianificazione (art. 18 cpv. 2 LPT, 28 cpv. 2 lett. n.
LALPT): zona dal carattere transitorio da potersi eventualmente includere
successivamente in zona edificabile (industriale; cfr. anche decisione del
08.04.2005 del Tribunale della pianificazione del territorio, inc. 90.2003.34,
consid. 6.8). La decisione del Consiglio di Stato merita quindi tutela in
quanto scaturisce da un interesse pubblico superiore a quello della ricorrente
di vedersi confermare l’attribuzione della propria particella nella zona industriale.

 

       Né, in queste condizioni, è ravvisabile la
disparità di trattamento invocata dalla ricorrente invero in modo generico e
affatto motivata, semplicemente perché per altri terreni sarebbe stato confermato
l’azzonamento in zona industriale (sul principio della parità di trattamento in
ambito pianificatorio cfr. DTF 131 I 1 consid. 4.2; 130
I 65 consid. 3.6; 129 I 346 consid. 6 121 I 245 consid. 6e/dd; 117 Ia 302 consid.
4b; 116 Ia 193 consid. 3b e riferimenti).

       Né tantomeno il Consiglio di Stato ha
violato l’autonomia comunale: come sopra ricordato (cfr. consid. 2) l’autonomia
del comune nell'ambito pianificatorio non è assoluta, dal momento che il comune
è tenuto a rispettare l'ordinamento giuridico superiore e a porre il piano
regolatore in sua consonanza, ciò che in concreto l’esecutivo cantonale ha
imposto di fare al comune.

 

       Si osserva comunque che il Consiglio di Stato non ha negato
a priori un futuro inserimento del comparto nella zona industriale nella quale
era inserito già con il piano regolatore del 19__________. Il Governo ha
semplicemente rifiutato l’approvazione del piano regolatore in quanto allo
stato attuale delle cose e visti gli importanti progetti delle opere viarie in
corso di progettazione e le ripercussioni che potrebbero avere, si rendono
necessari ulteriori approfondimenti che dovranno essere effettuati dal comune
tenendo in considerazione il concetto globale del piano dei trasporti del __________.

 

 

4.   La ricorrente contesta pure la mancata
approvazione della zona Ns nella quale parte del fondo n. 0 RFD è stato
inserito. Sostiene che la stessa non poggia su una base legale sufficiente, non
è giustificata da un interesse pubblico preponderante né è conforme al
principio della proporzionalità, costituendo una grave violazione della
garanzia della proprietà. Ravvisa anche per questo aspetto una lesione del
principio dell’autonomia comunale e della parità di trattamento.

 

                                         4.1. Una
restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà
sancita dall'art. 26 Cost. solo se si fonda su di una base legale, è
giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio
della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost. ; DTF 129 I 337 consid. 4.1; 126 I 219 consid. 2).

                                         Rettamente
nella fattispecie l’esistenza di una base legale non è messa in discussione.

                                         In linea
generale si ritiene pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini
o una sua frazione significativa e che compete al potere pubblico promuovere
nell’esercizio delle sue funzioni. L'interesse pubblico a un provvedimento di
pianificazione del territorio è segnatamente dato quando la sua adozione
corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività.
Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in
gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1 con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire,
construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, 2.a
edizione, Cadenazzo 2002, n. 558-594). Il principio della proporzionalità esige
invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a raggiungere lo scopo
di interesse pubblico desiderato, che tra i diversi provvedimenti a disposizione
per conseguire tale scopo venga scelto quello che lede in misura minore gli interessi
del proprietario, infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico perseguito e
i mezzi utilizzati (RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n.
103-106; Scolari, op. cit., n.
595-610).

 

                                         4.2. La
protezione della natura e del paesaggio (Natur- und Heimatschutz, protection de
la nature ed du patrimoine) compete ai cantoni (art. 78 cpv. 1 Cost.).
Nell’adempimento dei suoi compiti, la Confederazione prende in considerazione
gli obiettivi della protezione della natura e del paesaggio. Ha cura dei
paesaggi, dei siti caratteristici, dei luoghi storici nonché dei monumenti naturali
e culturali; quando l’interesse pubblico lo richieda, li conserva integri (art.
78 cpv. 2 Cost.; inoltre art. 3 cpv. 1 Legge federale sulla protezione della
natura e del paesaggio del 1. luglio 1966, LPN). Giusta l’art. 3 cpv. 1 LPN, la
Confederazione, i suoi stabilimenti e le aziende federali come pure i Cantoni
sono tenuti, nell’adempimento dei compiti della Confederazione, a provvedere
affinché le caratteristiche del paesaggio, l’aspetto degli abitati, i luoghi
storici, le rarità naturali e i monumenti culturali siano rispettati e, ove
predomini in essi l’interesse generale, siano conservati intatti. Il Consiglio
federale, sentiti i Cantoni, compila gli inventari degli oggetti di importanza
nazionale (art. 5 cpv. 1 1a frase LPN). L’iscrizione d’un oggetto
d’importanza nazionale in un inventario federale significa che esso merita specialmente
di essere conservato intatto, ma - in ogni caso - di essere salvaguardato per
quanto possibile, quantomeno nell’adempimenti dei compiti della Confederazione
(cfr. art. 6 LPN; Rausch/ Marti/ Griffel,
Umweltrecht, Zurigo 2004, n. 561 - 564).

L’iscrizione di un oggetto d’importanza
nazionale in un inventario federale ha, tuttavia, una rilevanza certa anche per
i Cantoni nell’adempimento di compiti propri. Agli inventari ai sensi dell’art.
5 LPN dev’essere infatti attribuito, quantomeno sotto l’aspetto sostanziale, il
valore delle concezioni ai sensi dell’art. 13 cpv. 1 LPT. Questo significa che
i Cantoni debbono tenerne conto nelle loro pianificazioni direttrici (art. 6
cpv. 4 LPT) e proteggere i relativi oggetti in maniera adeguata mediante la
pianificazione dell’utilizzazione (art. 17 LPT; Rausch/ Marti/ Griffel, op. cit., n. 565, con rinvii). È
quanto si avvera, nel nostro Cantone e per quanto qui possa interessare, per i
comuni contemplati dall’inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere di
importanza nazionale (ISOS, secondo la denominazione in lingua tedesca, che si
è imposta anche negli altri idiomi), allestito a norma dell’art. 5 LPN e della
relativa ordinanza del 9 settembre 1989 (OISOS). La scheda 8.4 del piano direttore
impone loro di promuovere la protezione degli insediamenti di importanza nazionale,
mediante l’affinamento delle misure pianificatorie di protezione. La menzionata
scheda obbliga quindi i comuni interessati dall’inventario ISOS a verificare se
le norme e le misure pianificatorie di cui dispongono sono adeguate per la
tutela e la valorizzazione dei loro insediamenti ed a modificarle opportunamente.
Inoltre, l’art. 1 cpv. 2 lett. a e l’art. 3 cpv. 2 LPT stabiliscono che
Confederazione, Cantoni e Comuni, in qualità di autorità preposte alla
pianificazione, devono provvedere affinché il paesaggio venga rispettato e
protetto. L’art. 17 cpv. 1 lett. c LPT prevede espressamente che i siti
caratteristici, i luoghi storici e i monumenti naturali e culturali devono
venir assegnati alle zone protette.

 

 

                                         4.3. A
livello cantonale, oltre al DLBN (decreto legislativo sulla protezione delle bellezze
naturali e del paesaggio del 16 gennaio 1940) e all’istituto del piano del paesaggio
(art. 28 cpv. 1 LALPT); la LALPT prevede espressamente, all’art. 28 cpv. 2
lett. h, la possibilità di fissare nelle rappresentazioni grafiche dei piani
regolatori i vincoli speciali cui è assoggettata l’utilizzazione di taluni
fondi, in particolare per la protezione delle acque, la tutela del paesaggio e
dei suoi contenuti naturalistici, degli edifici di pregio storico-culturale e
della vista panoramica. Inoltre, secondo l’art. 29 LALPT il piano regolatore
può prevedere l’obbligo di mantenere costruzioni, singoli alberi, gruppi di
essi o siepi che concorrono a formare la bellezza e la caratteristica del paesaggio
(cpv. 2 lett. d), come pure stabilire le regole sulla manutenzione degli
edifici (cpv. 1 lett. g). 

 

                                         Nel
nostro Cantone è inoltre in vigore, dal 1° novembre 1997, la legge sulla
protezione dei beni culturali del 13 maggio 1997 (LBC), che ha abrogato la
legge per la protezione dei monumenti storici e artistici del 15 aprile 1946, improntata
su una nozione più moderna di cultura, intesa come l'insieme di tutti quei
valori, usi e costumi che caratterizzano il vivere sociale di un popolo. In
parallelo all'evoluzione di questa nozione, il termine di "monumento
storico" è stato sostituito con quello di "bene culturale" inteso
appunto quale prodotto dell'attività culturale in senso lato.

 

                                         La protezione
del patrimonio culturale è compito comune del proprietario e dell'ente pubblico
(cfr. art. 5 LBC); sono suscettibili di protezione sia i beni culturali mobili
che quelli immobili (cfr. art. 2 LBC). L’art. 2 LBC dà la definizione di bene
culturale: può quindi venir definito bene culturale, che riveste importanza per
la collettività, un oggetto non solo d'interesse storico o artistico, ma anche
religioso, archeologico, architettonico, urbanistico, etnografico,
archivistico, bibliografico, numismatico ecc. Fra i beni suscettibili di
protezione trovano posto, come detto, gli immobili, ossia le costruzioni, i
manufatti, le rovine, le parti costitutive o accessorie di costruzione, le zone
archeologiche, ecc., così come i beni mobili, definiti secondo l'art. 713 CC come
oggetti che possono essere trasferiti senza alternarne la sostanza. Fra questi
ad esempio dipinti, documenti d'ogni genere, libri, reperti, oggetti di culto o
d'arredo, utensili.

                                         Secondo
l'art. 3 LBC sono beni culturali protetti quelli che beneficiano di protezione
pubblica ai sensi della legge. La legge distingue tra gli immobili quelli
d'interesse cantonale da quelli d'interesse locale. I primi sono testimonianze
cui è attribuito un significato culturale che travalica l'ambito locale e sono
protetti per decisione cantonale (art. 20 cpv. 3 LBC). I secondi sono protetti
per decisione comunale (art. 20 cpv. 2 LBC) e fanno parte di quei beni che
rivestono importanza soprattutto per le collettività locali. Per i beni mobili la differenziazione è tra quelli appartenenti alle
istituzioni culturali riconosciute di cui all'art. 4, protetti per legge (art.
21 cpv. 1 LBC) e quelli protetti per decisione cantonale, sia che appartengano
a privati, sia che appartengano ad enti pubblici (art. 19 e 21 cpv. 2 LBC). La
ragione delle predette distinzioni sta nel trattamento in parte differenziato
che la legge riserva a ciascuna delle categorie dei beni protetti (cfr. art. 20
e segg. LBC).

 

                                         4.4.
L’art. 19 LBC definisce le condizioni generali dell'istituzione della
protezione e, pur senza fissare a priori criteri di giudizio intrinseci, indica
i parametri secondo i quali un bene viene protetto: determinante ed essenziale
ai fini della protezione è l'interesse pubblico, ossia il significato e
l'importanza che l'oggetto, preso nel suo contesto, riveste per la collettività
in quanto luogo o frammento della memoria collettiva. L'interesse pubblico alla
conservazione presuppone insomma che si tratti di beni nei quali la
collettività si identifichi e vi riconosca i propri valori essenziali, al punto
da dover essere tramandati alle generazioni a venire. 

 

                                         Si rileva
comunque che un vincolo di protezione dei beni culturali risponde, per principio,
all'interesse pubblico (DTF 120 Ia 270 consid. 4a; 119 Ia 305 consid. 4b e rinvii).
La protezione dei monumenti si può estendere anche agli edifici caratteristici
del periodo in cui sono sorti (DTF 126 I 219 consid. 2e, 120 Ia 270 consid. 4a;
sentenza del Tribunale federale del 6 maggio 1998 nella causa S.-S., consid. 4a
, pubblicata in ZBl 101/2000, pag. 99 segg.; RDAT I-2001 n. 49, consid. 6). Non
è per contro necessaria una particolare pregevolezza degli immobili che si intendono
proteggere, né il mantenimento delle loro funzioni e strutture originarie (RDAT
cit., ibidem, con rinvii).

 

                                         La legge
affida alla commissione dei beni culturali (art. 45 LBC) il compito di farsi di
volta in volta interprete della sensibilità culturale della collettività e di
individuare quell'interesse pubblico che giustifica la protezione di un bene
(messaggio citato del Consiglio di Stato, capitolo 6, ad art. 19). Il regime
giuridico della protezione deve soddisfare due esigenze in parte contrapposte:
d’un canto salvaguardare un oggetto del patrimonio collettivo, dall’altro
consentire l’esercizio della proprietà sul medesimo bene (Cattaneo Beretta, op. cit., n. 4.3.2.).
Per quanto concerne la protezione dei beni immobili,
giusta l'art. 20 LBC l'istituzione della tutela si inserisce nella procedura di
adozione o modifica del piano regolatore o del piano di utilizzazione
cantonale: la legge impone infatti una precisa individuazione e descrizione di
ogni singolo oggetto (art. 28 cpv. 2 lett. i LALPT). Spetterà quindi anzitutto
al municipio sottoporre, in fase d'elaborazione del piano, ai servizi cantonali
la sua proposta relativa ai beni immobili d'interesse comunale. La Commissione
dovrà dare il suo preavviso e parimenti indicare, già in fase di esame
preliminare, quali siano gli immobili d'interesse cantonale da proteggere (cfr.
art. 20 cpv. 1 LBC). Autorità competenti per la decisione di istituzione della
protezione sono il legislativo comunale per gli immobili d'interesse locale e
il Consiglio di Stato per quelli d'interesse cantonale (art. 20 cpv. 2 e 3
LBC). 

 

                                         4.5.
Secondo l’art. 22 LBC, salvo disposizione contraria, la protezione di un bene
culturale si estende all’ oggetto nel suo insieme, in tutte le sue parti e
strutture interne ed esterne (cpv. 1) e, se le circostanze lo esigono, nelle
adiacenze del bene protetto è da delimitare un perimetro di rispetto entro il
quale non sono ammessi interventi suscettibili di compromettere la conservazione
o la valorizzazione del bene protetto (cpv. 2). La
citata norma concretizza uno dei principi generali alla base della nuova legislazione
sulla protezione dei beni culturali, secondo la quale un bene culturale deve
essere tutelato nella sua interezza e, per quanto possibile, nel suo contesto
spaziale (cfr. anche (Wiederkehr
Schuler, Denkmal- und Ortsbildschutz, Zurigo 1999, pag. 84). Sovente l' importanza di un bene culturale, in particolare un immobile,
risulta tanto dal suo valore intrinseco come dalla sua situazione nel contesto
spaziale. Il bene deve quindi esser protetto nel suo insieme non potendosi
limitare la protezione, come nel passato, a singoli elementi (una facciata, il
portale, una colonna, una finestra). Assume quindi grande importanza la
delimitazione del perimetro di rispetto (art. 22 cpv. 2 LBC), con funzione
analoga alla zona di protezione codificata dalla legislazione previgente (art.
12 della cessata legge sui monumenti storici del 15 aprile 1946). Tale
perimetro di rispetto verrà delimitato per gli immobili, nel piano delle zone.
Cade quindi anche il vecchio concetto di "adiacenza" al bene
protetto, che è stato sovente fonte di problemi nei casi di applicazione
concreta (cfr. messaggio citato del Consiglio di Stato, n. 6 ad art. 22).

 

4.6. In concreto la ricorrente non contesta tanto
l’inserimento della sua proprietà nella zona degli insediamenti tradizionali
sparsi (Ns), approvata anche dal Consiglio di Stato, quanto la mancata
approvazione delle prescrizioni particolari relative alla possibilità di
ampliamento della struttura. Il Governo, infatti, ha ritenuto che un ampliamento
è possibile unicamente se subordinato alla parte esistente e sulla base di un
progetto volumetrico e architettonico che permetta di dimostrare il rispetto
della tipologia e la qualità nel rapporto con il paesaggio. Tale scopo non
sarebbe raggiunto con l’istituzione di un settore di completazione adiacente la
masseria, che potrebbe alterare la tipologia dell’edificio e nel contempo
pregiudicherebbe la libertà progettuale della proprietaria. L’esecutivo
cantonale ha quindi imposto al comune l’elaborazione di una variante che
preveda unicamente una volumetria massima senza vincolare il progetto a priori
ad un preciso settore di completazione. 

 

       Sebbene comprensibili, le ragioni del
Consiglio di Stato non possono tuttavia essere confermate in questa sede.
Innanzitutto si rileva che attualmente la masseria, con il mulino e la segheria
sono oggetto di tutela unicamente a livello locale, anche se il Cantone ha
ipotizzato una protezione anche a livello cantonale, non appena allestito
l’inventario cantonale dei beni culturali che potrà dare informazioni su
oggetti della medesima natura presenti sul territorio ticinese. La competenza
su questo oggetto spetta quindi al comune (art. 20 cpv. 2 LBC), il quale,
nell’ambito dell’autonomia che gli viene riconosciuta, ha la facoltà di deter-

 

       minare gli interventi edificatori
ammissibili a salvaguardia del bene culturale. In questo senso, il legislativo
comunale ha quindi emanato l’art. 33 NAPR che dispone il principio del
mantenimento dell’impianto architettonico originario e della salvaguardia degli
spazi liberi di valore ambientale, con indicazione di un settore di protezione,
di un settore di completazione e di spazi liberi di correlazione. La decisione
del comune di determinare un perimetro di completazione della masseria,
criticata invero in modo assai generico dal governo come inappropriata per lo
scopo che vorrebbe raggiungere, risulta per contro adeguata, ragionevole e
opportuna, e rientra in quell’autonomia decisionale che la LBC lascia al comune
relativamente a beni culturali tutelati a livello locale. Certo, anche la
soluzione proposta dal Governo è adeguata al fine preposto, d’altra parte non
può essere disatteso che l’autorità superiore di approvazione della
pianificazione deve lasciare sufficiente margine di apprezzamento alle autorità
locali per adempiere ai loro compiti e interviene unicamente nei casi in cui la
soluzione proposta dal comune non poggi su criteri oggettivi e sia
manifestamente insostenibile. Evenienza che non si verifica in concreto. Già
per questo motivo la decisione del Consiglio di Stato deve essere annullata con
accoglimento del ricorso. 

 

 

5.   Discende da quanto sopra che il ricorso dev’essere
parzialmente accolto. La tassa di giustizia e le spese vengono ridotte in ragione
del parziale grado di soccombenza della ricorrente (art. 28 LPamm). Il comune,
che non ha formulato precise richieste in merito al presente ricorso,
limitandosi a confermare il proprio ricorso su questi punti e le osservazioni a
suo tempo inoltrate al Consiglio di Stato, può essere esonerato dal pagamento
delle spese processuali, non essendo comparso in causa per difendere interessi
economici propri bensì in veste di ente pianificante. Lo Stato del Cantone
Ticino rifonderà alla ricorrente un’indennità per ripetibili ridotte (art. 31
LPAmm);

 

 

per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

1.    Nella
misura in cui è ammissibile, il ricorso dellaRI 1, , è parzialmente accolto.

       §
    Di conseguenza la risoluzione n. 19 del 6 maggio 20 (n. 34) con cui il
Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore di PI 1 è
annullata nella misura in cui non ha approvato
l’inserimento della __________ nella zona degli insediamenti tradizionali sparsi
Ns.

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di Fr. 800.- è posta a carico dellaRI 1, , alla quale lo Stato del
Cantone Ticino rifonderà l’importo di Fr. 600.- a titolo di ripetibili ridotte.

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  ; 

   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario