# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 652293fa-0e21-548f-b76a-da513c53c256
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 30.03.2006 INC.2006.502
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-502_2006-03-30.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.502

  	
  Lugano

  30 marzo 2006

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Ursula Züblin

  
	
   

  sedente per statuire sull'istanza di libertà provvisoria
  presentata il 23/27 marzo 2006 da

  
						

 

 

	
   

  	
  ____________

  rappr. d'ufficio dall'_________________

   

  
	
   

  	
  e qui trasmessa con preavviso negativo 24/27 marzo 2006
  dal

  

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico Rosa Item

  

 

 

preso atto delle osservazioni 29
marzo 2006 della difesa dell’accusato;

 

 

visto l’incarto MP ___________;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

A.

 

______________ è stato arrestato
il 5 gennaio 2006 con contestuale promozione dell'accusa per titolo di
infrazione aggravata sub. semplice e contravvenzione alla LStup (art. 19 cifra
2 sub 1 e 19a LStup) "siccome riferita ad un quantitativo di cocaina
che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di
parecchie persone, per avere, senza essere autorizzato, nel Luganese, perlomeno
dall'inizio 2003 sino al 05.01.2006, ripetutamente venduto/offerto gratuitamente
della cocaina a vari clienti/conoscenti da identificare a fr. 120.-- il grammo,
rispettivamente per aver detenuto a _______, presso il suo luogo di soggiorno,
circa 150 grammi di predetta sostanza destinati per la massima parte alla
vendita/offerta a terzi, nonché per aver consumato personalmente un imprecisato
quantitativo di cocaina a far stato dal 05.01.2003" (cfr. inc. GIAR
2006.501, doc. 1). 

 

L'arresto di _________ è stato
confermato da questo giudice il giorno successivo, ritenuti presenti gravi
indizi di colpevolezza, necessità istruttorie, pericolo di collusione e
pericolo di fuga (Inc. GIAR 2006.501, doc. 3).

 

Sin dall'inizio dell'inchiesta (a
verbale di conferma dell’arresto, così come già davanti alla Polizia
giudiziaria), ha minimizzato il proprio ruolo nel traffico di cocaina,
dichiarazioni ribadite anche nel corso del verbale PP 27.01.2006 ("ammetto
che da un anno e tre mesi circa, per accontentare le richieste di amici, una
decina di persone al massimo, ho venduto loro della cocaina a grammi al prezzo
di fr. 100.--/120.-- … non sono in grado di quantificare la cocaina che ho
venduto"). Il seguito dell'inchiesta ha permesso di accertare vendite
per almeno 1'600 grammi ad un prezzo tra i fr. 130.-- ed i fr. 150.-- e che "gli
amici" erano ben 35. 

 

 

B.

 

Il 24 marzo 2006 _____________,
con l’istanza in discussione e per il tramite del suo difensore, chiede, in via
principale, di essere immediatamente posto in libertà provvisoria. 

La difesa, dopo aver evidenziato
che _________ sarebbe un consumatore ma non uno "spacciatore"
di cocaina, rileva che non sarebbe dato un concreto pericolo di fuga, essendo
il centro degli interessi economici/familiari in Svizzera, e neppure bisogni
istruttori atti a giustificare il mantenimento della detenzione preventiva.
Rileva inoltre che l'accusato è stato sentito una sola volta dal Procuratore
pubblico e che lo stesso ha già chiesto, invano, di essere messo a confronto "con
altre persone". In siffatte circostanze, il mantenimento della
detenzione preventiva sarebbe contrario al principio di proporzionalità, tanto
più che potrebbe entrare in considerazione, in caso di condanna, una pena di
cinque/sei mesi e non potrebbe essere esclusa una sospensione condizionale
della stessa.

In via subordinata chiede di
essere messo in libertà provvisoria, previo deposito di una cauzione "di
CHF …" o di altre misure sostitutive, quali il deposito dei documenti
di identità.

 

 

C.

 

Il magistrato inquirente, con
preavviso negativo 27 marzo 2006 ribadisce che esistono gravi e concreti indizi
di colpevolezza a carico dell’accusato, risultanti dagli atti istruttori sin
qui esperiti, segnatamente dalle dichiarazioni di parte dei suoi acquirenti.

Per quanto riguarda i bisogni
istruttori ed il pericolo di collusione, il Procuratore pubblico, dopo aver
evidenziato l'atteggiamento negatorio dell'accusato con conseguente
allungamento dei tempi dell'inchiesta, con esplicito riferimento all’analisi
dei tabulati telefonici, rileva che appare irrinunciabile, alla luce della
gravità dei fatti imputati a _________, risalire ai contatti da lui
intrattenuti per accertare l’identità di tutti i suoi acquirenti; ciò senza la
possibilità di collusione con queste persone. 

A mente del Procuratore pubblico
sussisterebbero poi sia pericolo di fuga, trattandosi di cittadino italiano
senza particolari legami con il nostro territorio, sia pericolo di recidiva,
vista l'assenza di scrupoli dimostrata nell'attuazione di un'importante
attività di spaccio e la mancanza di prospettive alternative. 

Da ultimo, la detenzione
preventiva sin qui sofferta (poco meno di tre mesi) da ___________ sarebbe del
tutto rispettosa del principio della proporzionalità. Ciò a fronte della
gravità dei fatti imputatigli, con riferimento ad un importante attività di
spaccio su di un lungo periodo, ed alla presumibile pena detentiva di lunga
durata da espiare.

 

Con osservazioni 29 marzo 2006,
la difesa si riconferma integralmente nell'istanza 24 marzo 2006.

 

Delle relative ulteriori
argomentazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi in diritto.

 

 

E considerato

 

In diritto

 

 

1.

 

L'istanza, presentata dalla
difesa di __________, accusato detenuto, è ricevibile in ordine.

Il preavviso e l'incarto sono
stati trasmessi tempestivamente ai sensi dell'art. 108 CPP: in particolare, il
preavviso e l'incarto sono stati contestualmente recapitati "brevi
manu" a questo ufficio la mattina del 27 marzo 2006.

Il termine di cui all'art. 108
cpv. 2 CPP scade giovedì 30 marzo 2006 ex art. 20 cpv. 3 CPP.

 

 

2.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

 

L’art. 95 CPP – corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un
crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni
dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare
ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 ,
pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela
dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare privazione
della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale
(di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a
superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi
penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413;
DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP
1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR
21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

 

 

3.

 

L'esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza deve essere verificata d'ufficio, pur nei limiti di
competenza di questo giudice derivanti da un lato dalla sua funzione - che è
quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della
misura restrittiva della libertà personale, e non di valutare nella sostanza
l’esistenza di un reato -, e dall’altro - ma in maniera strettamente congiunta
con quanto si viene di dire - dall’inopportunità di considerazioni di merito
premature e, soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio.

 

Premesso che al momento
dell'arresto sono stati sequestrati presso l'appartamento di _____ 157 gr di
cocaina, nonché Euro 2'025.-- e fr. 7'000.-- all'accusato e fr. 5'700.-- alla
compagna, giova rilevare che a far tempo dall'arresto di ________ sono state
sentite 58 persone, di cui 35 hanno concordemente dichiarato di avere
acquistato cocaina (di ottima qualità) dall'accusato e che, allo stadio attuale
dell'inchiesta, sono state accertate vendite di oltre 1'600 grammi di cocaina,
in gran parte al prezzo di fr. 150.-- al grammo.

I gravi e concreti indizi di
colpevolezza a carico di __________ sono pertanto dati. 

Le contrarie dichiarazioni di
quest'ultimo, secondo cui la cocaina sequestrata al momento dell'arresto
sarebbe stata destinata al suo consumo personale, rispettivamente quelle
secondo cui egli non sarebbe uno "spacciatore", non permettono
certo di sovvertire siffatta conclusione.

 

 

4.

 

In merito ai bisogni istruttori
atti a giustificare la detenzione preventiva ed il suo perdurare, vi é
consolidata giurisprudenza (e dottrina):

 

“In relazione ai bisogni istruttori, atti a
giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare
che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto
tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di
collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la
corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale
suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697
ss.; RDAT 1988 no. 24). In
quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé,
decisivo, in quanto "Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise
erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der
Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op.
cit., no. 701a). Occorre che l'indagato,
se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto
svolgimento e, conseguentemente, l'esito.

 

E', inoltre, necessario che questa possibilità
di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti:
"Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die
theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren
könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben
unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für
eine solche Gefahr sprechen." (DTF
117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

Gli elementi di concretezza del pericolo vanno
individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e
nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad
esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non
può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della
misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del
teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato,
in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).”

(GIAR 23
settembre 2002 in re Y.)

 

Nello stesso
senso, la CRP:

 

"I rischi di collusione e di inquinamento delle
prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta
generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già
sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in
atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi
fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso
della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. La
possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da
parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la
realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in
maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R.
Hauser/E. Schweri, op. cit. §
68 n. 13; G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)

 

Riassumendo,
per il mantenimento della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che
vi siano ancora atti istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura
rimessa in libertà dell'accusato possa essere di nocumento proprio nell'ottica
dell'assunzione delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di
pericolo di collusione, quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato
su terze persone (siano essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo
di inquinamento delle prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti
suscettibili di falsare l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione
di mezzi di prova, ecc..

Va da sé che i criteri sopra
esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la
detenzione) è in corso da un certo tempo. 

 

In concreto non può essere
trascurato l'atteggiamento processuale dell'accusato, che sin dall'inizio
dell'inchiesta ha continuato a minimizzare le proprie responsabilità (cfr.
consid. A), anche di fronte alle precise contestazioni fattegli dal Procuratore
pubblico nel corso del verbale 27 gennaio 2006 e dalla polizia in quelli del
16.02.2006 e 8.03.2006, rifiutandosi pure di indicare le generalità dei
cosiddetti "amici" e rendendo necessario identificare e
successivamente verbalizzare tutte le persone che emergono dai tabulati
telefonici, verbalizzazioni ancora in corso.

A ragione il magistrato
inquirente sostiene - contrariamente a quanto ritenuto dalla difesa - che
sussistano ancora bisogni istruttori e concreto pericolo di collusione in
relazione alla necessità di interrogare tutte le persone individuate attraverso
l’analisi dei tabulati del telefono cellulare dell’accusato, al fine di
verificare se trattasi di acquirenti e/o fornitori, ciò con lo scopo di
ricostruire il più possibile il traffico di stupefacenti messo in atto
dall’accusato, il suo raggio d’azione e le persone implicate. Terminati i
suddetti interrogatori, atti istruttori che peraltro potrebbero venire
vanificati dalla messa in libertà provvisoria del qui istante, occorrerà ancora
procedere alla contestazione di ogni singolo verbale all'accusato.

In concreto si tratta di passi
dell'inchiesta che esigono il mantenimento del carcere preventivo cui è
astretto l'istante, ciò a salvaguardia di una corretta ricerca della verità,
anche a vantaggio dell'accusato stesso. Il fatto che tali accertamenti non
siano ancora stati (tutti) effettuati, non può essere ritenuto lesivo del
principio di proporzionalità, in quanto, come detto, l'atteggiamento
nient'affatto collaborativo dell'accusato ha reso più difficoltosa e laboriosa
l'inchiesta, allungandone i tempi. Ovviamente ciò vale per il momento attuale:
l'autorità inquirente è quindi invitata a procedere celermente agli
accertamenti mancanti (nel rispetto dell'art. 102 cpv. 1 CPP).

Inoltre, come detto sopra, tenuto
anche conto dell'atteggiamento reticente di ___________ esiste il rischio
concreto che, se messo in libertà provvisoria, egli potrebbe
contattare o venir contattato da fornitori ed acquirenti con i quali concordare
versioni o decidere di tacere quanto ancora non a conoscenza degli inquirenti. È
pertanto necessario, oltre che opportuno nell’interesse dell’accusato stesso,
che i previsti accertamenti e interrogatori futuri avvengano senza che si possa
avere il dubbio di contatti e reciproci atti d’influenza.

Ciò posto la scarcerazione di _________
appare senz'altro prematura.

Da ultimo, per quanto riguarda il
fatto che l'accusato è stato sentito una sola volta dal magistrato inquirente,
cioè il 27 gennaio 2006, giova rilevare che a far tempo da tale data, lo stesso
è comunque stato sentito dalla polizia altre due volte ed in tali occasioni gli
sono state contestate le dichiarazioni delle persone che lo indicavano quale
loro fornitore di cocaina, l'accusato da parte sua ha mantenuto un
atteggiamento negatorio ("Da parte mia non mi risulta"). 

 

 

5.

 

Per quanto riguarda il pericolo
di fuga, per giustificare la carcerazione preventiva, deve essere concreto e
rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando
l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza
al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità
della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre
valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la
sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione
economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma
probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981
135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).

Ritenuto che a poco valgono, per
quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per
tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo
di fuga può essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet
sind, …" (Schmid, ibidem).

 

Preliminarmente occorre rilevare
che, tenuto conto del (relativamente) lungo periodo nel corso del quale
l'accusato ha delinquito e dei quantitativi trafficati sino ad ora accertati,
esiste il rischio concreto di una pena da espiare, avendo peraltro il
Procuratore pubblico nel preavviso negativo evidenziato che l'accusato verrà
deferito ad una Corte delle Assise criminali, né può essere esclusa la pena
aggiuntiva dell'espulsione.

Se è vero che __________
soggiorna in Svizzera da qualche anno - peraltro senza alcun permesso,
perlomeno da quanto emerge dagli atti -, giova rilevare egli è cittadino
italiano (quindi non estradabile), residente in Italia, dove risiedono pure la
madre ed il fratello (con i quali ha contatti frequenti: al momento
dell'arresto ha voluto telefonare alla madre, il fratello si è interessato per
la nomina di un difensore di fiducia ecc.) ed in Italia ha pure sede la società
di cui è amministratore unico.

In siffatte circostanze, anche in
considerazione del suo comportamento processuale reticente e negatorio, della
gravità dei fatti imputatigli (per i quali, come detto, il Procuratore pubblico
ha intenzione di deferirlo alla Corte delle Assise criminali), il pericolo che _________,
se posto in libertà provvisoria, faccia rientro in Italia, Paese, peraltro
facilmente raggiungibile dalla sua compagna, dove risiedono i familiari, dove
ha sede la società di cui è amministratore e dove svolgeva la sua attività
professionale appare quindi sufficientemente concreto. In altre parole, la
tentazione di rendersi irreperibile per sottrarsi al procedimento o
all'esecuzione della sentenza appare sorretta da sufficiente verosimiglianza ed
il rischio di fuga - che non esiste solo astrattamente, bensì appare probabile
in modo del tutto concreto - e non può essere evitato con misure meno incisive
come quelle da lui proposte. 

Non può entrare in considerazione
il deposito di una cauzione - peraltro neppure quantificata dalla difesa - e
neppure il deposito dei documenti di legittimazione, peraltro di dubbia utilità
ed efficacia "preventiva" trattandosi di cittadino italiano e
comunque causa di inevitabili disagi, tanto più che l'accusato ha il fulcro dei
propri interessi lavorativi in Italia e che in Svizzera non ha alcuna concreta
prospettiva lavorativa (Rep. 1989 p. 293); inoltre tali misure sono
notoriamente inadatte a scongiurare il pericolo di collusione, anch'esso dato
nella fattispecie.

 

 

6.

 

Per quanto
riguarda il pericolo di recidiva, evocato dal magistrato inquirente in
conclusione del preavviso, con riferimento all'intensità dell'attività
delittuosa e alla mancanza di prospettive alternative (Preavviso, pag. 2),
essendo dati bisogni dell'istruzione, pericolo di collusione e concreto
pericolo di fuga ci si può esimere dal determinarsi sull'eventuale presenza di
un pericolo di reiterazione, ricordato comunque che una condizione a fondamento
della detenzione cautelare che non emergeva all'inizio e quindi non indicata in
sede di conferma dell'arresto quale motivazione dello stesso, può comunque prendere
corpo successivamente con lo sviluppo dell'inchiesta stessa (GIAR 2004.56101,
sentenza del 7 dicembre 2004 in re G.). 

A titolo
puramente abbondanziale si può comunque dire che, in considerazione del periodo
di estensione dei reati (oltre 1 anno per le vendite/offerte e consumo dal
1999/2000 per stessa ammissione dell'accusato, cfr. verb. PP 27.01.2006) e del
fatto che la situazione finanziaria dell'accusato non è affatto chiara - nel
corso del verb. PP 27.01.2006, egli ha infatti dichiarato "negli ultimi
tre mesi (….) non ho potuto prelevare il mio stipendio", circostanza
confermata anche dal teste ______ nel verb. PP 16.02.2006, e non è dato sapere
se lo stesso abbia altre entrate e/o disponibilità - non essendo peraltro ravvisabili,
in assenza del relativo permesso, prospettive alternative lavorative in
Svizzera, non può essere escluso che, se messo in libertà provvisoria, ___________
possa riprendere a trafficare cocaina, vuoi per assicurarsi il proprio consumo
personale, vuoi per far fronte al proprio sostentamento. 

 

 

7.

 

La proporzionalità di una
carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un
lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la
gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro
occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383
e citazioni; art. 102 CPP).

 

Nel caso in esame, il carcere
preventivo sin qui sofferto (poco meno di tre mesi) e quello prevedibilmente
ancora da soffrire appare rispettoso del principio di proporzionalità, ritenuta
anche la gravità delle accuse - che, se confermate, possono portare ad una pena
di sicura gravità (e non necessariamente al beneficio della sospensione
condizionale), ricordato pure che il magistrato inquirente ha già espresso la
propria intenzione di deferirlo ad una Corte delle Assise criminali con pena
edittale minima non inferiore ai 12 mesi -, la presenza di concreti indizi di
colpevolezza e la complessità dell’inchiesta - resa più difficoltosa e
laboriosa dall'atteggiamento reticente e negatorio dell'accusato - con più
persone coinvolte, diversi atti istruttori compiuti e ancora da compiere,
inchiesta che in questo lasso di tempo appare procedere con celerità, soprattutto
per quanto riguarda l’indagine di Polizia che non ha subito alcun ritardo, né
sono ravvisabili tempi morti (evitabili) irragionevoli.

 

 

8.

 

In conclusione sufficienti
presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza,
sono presenti nella situazione personale e processuale di __________ a
legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua
libertà. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve
essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie
(art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera
dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).

 

 

Per questi motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

 

1.               
L’istanza di libertà provvisoria presentata da _________ è respinta.

 

 

2.               
Non si percepiscono né tasse né spese giudiziarie.

 

 

3.               
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.               
Intimazione:

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Ursula Züblin