# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f127c1b3-c1ad-5c63-83b5-37183f2db48a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-10-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.10.2005 BH.2005.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BH-2005-28_2005-10-14.pdf

## Full Text

Sentenza del 14 ottobre 2005 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Barbara Ott e Tito Ponti,  
Cancelliera Joséphine Contu  

   
 
Parti 

  
A., attualmente in detenzione preventiva, rappresen-
tato dall’avv. Vincent Augustin 

Reclamante 
 

 Contro 
 
 
 
 
 
 

Autorità inferiore 
 
 

  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE 

Controparte 
 
 
UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI 

Oggetto  Reclamo contro un rifiuto di scarcerazione 
(art. 52 cpv. 2 PP) 

 

B u n d e ss t r a f g e r i c h t   

T r ib una l  pé na l  f édé ra l  

T r ib una l e  p e na l e  f e de r a l e  

T r ib una l  pe na l  f ede ra l  

Numero dell ’ incarto: BH.2005.28 
 
 
 

 

 

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Fatti: 
 

A. A., cittadino italiano domiciliato a Z., è stato arrestato il 15 settembre 2005 
nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e 
di altri) per titolo di appropriazione indebita (art. 138 n. 2 CP), falsità in do-
cumenti (art. 251 CP), truffa (art. 146 cpv. 2 CP) e riciclaggio di denaro (art. 
305bis CP) e posto immediatamente in detenzione preventiva. Con decisio-
ne del 17 settembre 2005, il giudice istruttore federale ne ha convalidato 
l’arresto (v. act. 1.1). 
 
 

B. Con lettera del 18 settembre 2005 al Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC), l'indagato ha chiesto di poter essere immediata-
mente scarcerato; tale richiesta è stata respinta dal MPC in data 20 set-
tembre 2005 (v. act. 1.2). 

 
 
C. Dissentendo sia dall'ordinanza di conferma dell'arresto, sia dalla decisione 

che rifiuta la sua scarcerazione, il 21 settembre 2005 A. è insorto con un 
unico allegato dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale fe-
derale, lamentando l'assenza di qualsiasi pericolo di collusione e di fuga. 
Egli postula altresì la concessione dell'assistenza giudiziaria gratuita. 

 
Con osservazioni del 27 e, rispettivamente, del 29 settembre 2005, il giudi-
ce istruttore federale e il MPC postulano la reiezione del reclamo nella mi-
sura della sua ammissibilità (v. act. 3 e 4). Le argomentazioni di fatto e di 
diritto esposte dalle autorità saranno riprese, per quanto necessario, nei 
considerandi seguenti. 

 
Nella sua replica del 3 ottobre 2005, il reclamante contesta le osservazioni 
di cui sopra e ribadisce, in sostanza, le argomentazioni esposte in sede di 
reclamo (v. act. 6). Non sono state chieste ulteriori osservazioni al MPC e 
al giudice istruttore federale. 

 
 
D. Con lettera del 4 ottobre 2005 alla Corte dei reclami penali, il patrocinatore 

del reclamante ha comunicato la disponibilità dei genitori dell'imputato a 
fornire garanzie sostitutive della detenzione preventiva ai sensi degli art. 53 
e 54 PP (cauzione; v. act. 7). 

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Diritto: 
 

1.  
 
1.1 La Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio e-

sperito senza essere vincolata, in tale ambito, dalla denominazione dell’atto 
o dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188, 190 
consid. 1 e giurisprudenza citata). 

 
1.2 Secondo l'art. 214 cpv. 1 PP, contro le operazioni e le omissioni del giudice 

istruttore può essere presentato reclamo alla Corte dei reclami penali del 
Tribunale penale federale; l'ordinanza emessa dal giudice istruttore in ma-
teria di conferma dell'arresto (art. 47 cpv. 2 e 4 PP) fa parte delle operazio-
ni soggette a reclamo ai sensi della norma precitata (v. sentenza del Tribu-
nale penale federale BK_H 212/04 del 14 dicembre 2004, consid. 1). Pari-
menti, giusta l’art. 52 cpv. 1 PP, l’imputato può in ogni tempo chiedere di 
essere messo in libertà; se il giudice istruttore o il procuratore respingono la 
domanda, l’imputato ha diritto di reclamo alla Corte dei reclami penali (art. 
52 cpv. 2 PP). In entrambi i casi, il reclamo deve essere presentato entro 
cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza 
dell’atto o dell'omissione in questione (art. 217 PP). La decisione di con-
ferma dell'arresto resa dal giudice istruttore federale é datata 17 settem-
bre 2005; quella del MPC che rifiuta l'istanza di scarcerazione presentata 
dall'indagato è datata 20 settembre 2005: il reclamo, interposto il 21 set-
tembre 2005 sottoforma di un unico allegato nei confronti dei due provve-
dimenti, è dunque tempestivo. La legittimazione a ricorrere dell’indagato è 
pacifica in ambo i casi (art. 52 PP in combinazione con l’art. 214 cpv. 2 
PP). 

 
1.3 Giusta l'art. 37 cpv. 3 della legge federale sull’organizzazione giudiziaria del 

16 dicembre 1943 (OG; RS 173.110), la sentenza è redatta nella lingua 
delle decisioni impugnate, ossia l'italiano (v., sulla questione, le sentenze 
del Tribunale penale federale BB.2005.76 e BB.2005.77 del 21 settembre 
2005, relative a due co-imputati). 

 
 
2. Secondo l’art. 44 PP, l’imputato può essere incarcerato solo quando esi-

stano gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa 
presumere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all’imputato 
sia attribuito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in 
grado di stabilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 
1), oppure se determinate circostanze fanno presumere che egli voglia far 

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scomparire le tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false 
dichiarazioni o voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato 
dell’istruttoria (cifra 2). Il tenore di questa norma corrisponde alle esigenze 
di legalità, dell’esistenza di ragioni d’interesse pubblico e di proporzionalità 
derivanti dal diritto alla libertà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 
1 Cost.) e dall’art. 5 CEDU. In concreto, a fondamento delle loro decisioni, il 
giudice istruttore federale e il MPC hanno ritenuto sia l’esistenza di gravi 
indizi di colpevolezza per una serie di imputazioni, sia dei rischi di collusio-
ne e di fuga. Si tratta pertanto di analizzare se le condizioni cumulative so-
pra richiamate sono adempiute nella fattispecie. 

 
2.1 I requisiti posti per la valutazione dell’esistenza di gravi indizi di colpevolez-

za giustificanti la detenzione non sono identici nei diversi stadi dell’inchiesta 
penale. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazio-
ni nelle dichiarazioni dell’imputato, possono essere considerati sufficienti 
all’inizio delle indagini, ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori che 
possono entrare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve ap-
parire vieppiù verosimile (DTF 116 Ia 143, 146 consid. 3c; sentenza del 
Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.3). 

 
2.2 Il reclamante non contesta sostanzialmente l'esistenza di gravi indizi di col-

pevolezza a suo carico in merito alle imputazioni di falsità in documenti, 
appropriazione indebita e truffa; per quanto attiene all'imputazione di rici-
claggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP, egli sostiene invece che la do-
cumentazione agli atti non è sufficiente per ammettere il possibile adempi-
mento della relativa fattispecie legale (v. act. 1, punto 5, pag. 4 in alto). 

 
Il procedimento penale in esame si inserisce nel quadro di una vasta in-
chiesta condotta a livello internazionale relativa al noto dissesto finanziario 
del gruppo alimentare italiano Parmalat; il reclamante è sospettato di aver 
collaborato, al pari di altre persone (fisiche o giuridiche) implicate tanto nel-
l'inchiesta svizzera quanto in inchieste straniere, alla distrazione ed al rici-
claggio di fondi sottratti ai danni di questa azienda, distrazioni che hanno 
comportato il collasso finanziario e la successiva dichiarazione dello stato 
di insolvenza dell'intero gruppo, con notevole danno economico per investi-
tori e azionisti. Come ben si evince dall'ordinanza di conferma dell'arresto 
impugnata, al reclamante si rimprovera in particolare di aver collaborato, al-
l'epoca del suo impiego quale consulente presso la B., con un ex alto fun-
zionario della succursale di Milano della C. – Sig. D. – alla distrazione di in-
genti fondi del gruppo Parmalat (circa 30 milioni di dollari US), fondi poi de-
positati su conti riconducibili direttamente o indirettamente a D. presso la B. 
a Coira. Queste somme, che apparivano sotto forma di commissioni per 

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operazioni finanziarie effettuate dalle banche (in gran parte fittizie), veniva-
no in realtà intascate dagli imputati stessi, tramite prelevamenti in contanti 
(v. act. 3.2, pag. 4). Nel verbale di audizione davanti al procuratore federale 
del 16 settembre 2005, l'indagato ha ammesso (pag. 4, in act. 4.8) che D. 
gli aveva corrisposto la somma di ca. fr. 250’000 – 350’000.-- per ricom-
pensarlo dell'aiuto fornito per i prelevamenti a contanti da relazioni bancarie 
a lui riconducibili; nell'udienza di conferma dell'arresto del 17 settembre 
2005, l'indagato ha riconosciuto che, oltre alla somma predetta, ha incassa-
to altri soldi provenienti dalla "faccenda Parmalat" tramite il conto di una co-
indagata presso la B. di Coira, senza tuttavia essere in grado di quantifica-
re la somma esatta ricevuta (v. act. 4.1, pag. 5). Viste le risultanze istrutto-
rie, non è ragionevolmente sostenibile che il reclamante non sapesse o non 
presumesse che tale denaro prelevato in contanti costituiva il provento del-
l'attività illecita svolta da D. e i suoi complici, per cui si può ammettere che 
a suo carico sussistono sufficienti indizi anche riguardo all'imputazione di 
riciclaggio di denaro. 

 
 
3. Il reclamante contesta con decisione l'esistenza di un rischio di collusione. 
 
3.1 I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai 

bisogni dell’istruttoria. Da un lato, si tratta generalmente di evitare o preve-
nire accordi tra l’imputato e i testimoni, già sentiti o ancora da sentire, o i 
correi e i complici non arrestati, messi in atto per nascondere la verità; 
dall’altro, di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà provviso-
ria sui mezzi di prova non ancora acquisiti, allo scopo di distruggerli o alte-
rarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l’azione 
dell’autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla 
base di elementi concreti, l’esistenza di questo rischio non potendo essere 
ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 123 I 31, 35 con-
sid. 3c; 117 Ia 257, 261 consid. 4c). L’autorità deve quindi indicare, per lo 
meno nelle grandi linee, pur con riserva per operazioni che devono rimane-
re segrete, quali atti istruttori devono ancora essere eseguiti e in che misu-
ra l’eventuale messa in libertà del detenuto ne pregiudicherebbe 
l’esecuzione (v. DTF 123 I 31, 33 consid. 2b; 116 Ia 149, 153 consid. 5). 

 
3.2 Le autorità inquirenti si sono pronunciate al riguardo, rilevando un potenzia-

le pericolo di collusione e di inquinamento delle prove. Per il MPC e il giudi-
ce istruttore federale incaricato non sarebbe infatti escluso che – se rimes-
so in libertà – il reclamante potrebbe dare istruzioni o tentare di comunicare 
informazioni utili ad altri soggetti implicati nell’inchiesta svizzera o in quelle 
estere (come d'altronde ha ripetutamente fatto o tentato di fare prima di es-

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sere arrestato), come pure esercitare indebite pressioni per convincere 
coimputati e testimoni a proferire false dichiarazioni alle autorità inquirenti. 
Essi sottolineano pure che le indagini non sono ancora terminate, data la 
complessità dell’inchiesta ed i suoi risvolti internazionali, e che numerosi at-
ti istruttori, in particolare rogatorie in Italia, non sono ancora stati eseguiti 
oppure – benché avviati – non si sono ancora conclusi (v. osservazioni 
MPC, act. 2, pag. 4). 

 
3.3 Nel caso concreto, malgrado lo stato relativamente avanzato dell'inchiesta 

e la notevole mole degli atti già acquisiti, il riferimento ad un potenziale pe-
ricolo di collusione e di inquinamento delle prove non è del tutto fuori luogo, 
come evidenziato anche dal comportamento dell’imputato in precedenza al 
suo arresto, ed in particolare dai suoi contatti – o tentativi di contatto – a fini 
collusivi con altri imputati dell'inchiesta (segnatamente con E., F., G. e D.). 
Nel corso di questi contatti il reclamante non si è infatti limitato a prendere 
conoscenza del contenuto delle loro deposizioni, ma ha anche fornito loro 
istruzioni per concertare una versione dei fatti univoca da sottoporre agli 
inquirenti (su questo aspetto, v. in particolare il verbale del 17 settem-
bre 2005, act. 4.1, pag. 4 in basso, nonché il Rapporto della Polizia federa-
le del 13/14 settembre 2005, con le risultanze delle censure telefoniche ri-
guardanti i collegamenti utilizzati dall'imputato ed i relativi estratti, act. 4.3). 
Inoltre, un concreto pericolo di collusione può essere ravvisato nella neces-
sità di non pregiudicare l’espletamento di rogatorie, visto che altri indagati 
sono tuttora in libertà o devono ancora essere interrogati alla presenza di 
emissari del MPC (v. sentenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 feb-
braio 2005 consid. 3.1.3). Per il momento, la tesi delle autorità inquirenti 
sull’esistenza di questo pericolo può quindi essere condivisa e le censure 
ricorsuali in merito respinte. 

 
 
4. Il reclamante sostiene l’inesistenza del pericolo di fuga. Egli ribadisce di 

non avere nessun motivo di fuggire, il centro dei suoi interessi affettivi ed 
economici essendo in Svizzera. Ad ogni modo, il pericolo di fuga non sa-
rebbe né concreto né supportato da fatti precisi e potrebbe essere scongiu-
rato con provvedimenti meno restrittivi della detenzione preventiva quali, ad 
esempio, la fornitura di garanzie giusta gli art. 53 e 54 PP. 

 
4.1 Secondo la giurisprudenza, il pericolo di fuga non può essere valutato uni-

camente fondandosi sulla gravità del reato, anche se, tenuto conto 
dell’insieme delle circostanze, la prospettiva di una pena privativa della li-
bertà personale di lunga durata consente spesso di presumerne l’esistenza 
(v. art. 44 n. 1 PP; v., sull’influsso della durata della pena presumibile, DTF 

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128 I 149, 151 f. consid. 2.2, 126 I 172, 176 consid. 5a). L’esistenza di 
questo pericolo deve essere esaminata tenendo conto di un insieme di cri-
teri, quali il carattere dell’interessato, la sua moralità, le sue risorse, i lega-
mi con lo Stato dove è perseguito, come pure i suoi contatti con l’estero 
(DTF 125 I 60, 62 consid. 3a e riferimenti, 123 I 31, 36 consid. 3d). 

 
4.2 Certo, ritenuti i legami affettivi e professionali che il reclamante intrattiene 

con la Svizzera, il pericolo di fuga non appare essere particolarmente mani-
festo; come evidenziato dagli stessi organi inquirenti, egli avrebbe potuto 
sottrarsi alla giustizia elvetica sin dal dicembre del 2004, allorquando gli era 
stata contestata l'imputazione di falsità in documenti, o comunque dopo la 
presa di contatto con la co-imputata E., contatti che gli hanno permesso di 
rendersi conto del sensibile peggioramento della sua posizione processua-
le. 

 
Si può tuttavia rilevare che, di massima, la scarcerazione non entra in linea 
di conto finché sussiste, come nella fattispecie, un concreto pericolo di col-
lusione (v. sentenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, 
consid. 3.2.3). Inoltre, come osservato da giudice istruttore e MPC, con 
l'aggravamento della sua posizione processuale manifestatasi in questi ul-
timi tempi – e segnatamente con l'estensione delle accuse al reato di rici-
claggio aggravato – il reclamante potrebbe a questo punto essere indotto a 
rifugiarsi in Italia, paese dal quale l'estradizione verso la Svizzera non sa-
rebbe più possibile, essendo di nazionalità italiana. Giova infine rilevare 
che quando all'imputato è attribuito un reato punibile con la reclusione, co-
me è il caso in concreto per i reati di falsità in documenti (art. 251 CP), truf-
fa per mestiere (art. 146 cpv. 2 CP) e appropriazione indebita (art. 138 n. 2 
CP), il pericolo di fuga è presunto per legge (v. art. 44 n. 2 PP). 
 
Questo insieme di circostanze, unitamente alla prospettiva di dover sconta-
re un'importante pena detentiva in seguito al procedimento in corso, per-
mette di affermare che in concreto il pericolo di fuga paventato dalle autori-
tà inquirenti rimane d’attualità, e che nemmeno l’adozione di misure sostitu-
tive meno coercitive quali quelle postulate a titolo accessorio dal reclaman-
te (cauzione) permetterebbe oggi di eliminare il rischio appena descritto. 
Cionondimeno, nel rispetto del principio della proporzionalità, il MPC é invi-
tato a far avanzare celermente l'inchiesta, riducendo in tal modo il pericolo 
di collusione e permettere di esaminare concretamente la possibilità di  
adozione di misure sostitutive della detenzione, quali il già menzionato ver-
samento di una cauzione, oppure il deposito dei documenti di identità o 
l'obbligo di presentarsi presso un'autorità (DTF 130 I 234, 236 consid. 2.2). 

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5. Nella sua missiva del 4 ottobre 2005 (v. act. 7), il reclamante sostiene che il 
pericolo di collusione sarebbe automaticamente decaduto per il fatto che 
l'autorità inquirente non avrebbe tempestivamente presentato un'istanza di 
proroga della carcerazione preventiva giusta l'art. 51 cpv. 2 PP, sicché, al 
momento, la detenzione sarebbe giustificata dal solo rischio di fuga, rischio 
che potrebbe essere facilmente scongiurato tramite l'adozione di provvedi-
menti sostitutivi. 

 
L'argomento non ha però pregio. Come stabilito dal Tribunale federale in 
una sua recente decisione, l'esame obbligatorio e automatico della carce-
razione preventiva da parte della Corte dei reclami penali ai sensi dell'art. 
51 cpv. 2 PP avviene soltanto nei casi ove si è esclusivamente in presenza 
del pericolo di collusione. Qualora – come nella fattispecie – in aggiunta al 
pericolo di collusione l'autorità inquirente fa valere anche un pericolo di fu-
ga, la carcerazione non necessita invece di una proroga da parte del giudi-
ce dopo 14 giorni, all'interessato essendo data solo la facoltà di presentare 
una domanda di scarcerazione (v. sentenza 1S.14/2005 del 25 aprile 2005, 
consid. 2.3). 
 
 

6. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. 
In principio, le spese processuali sono poste a carico della parte soccom-
bente (art. 245 PP in relazione con l'art. 156 cpv. 1 OG); l’art. 152 cpv. 1 
OG permette tuttavia al tribunale (all’occorrenza la Corte dei reclami penali) 
di dispensare la parte dal pagare le spese processuali e i disborsi, se que-
sta dimostra di essere in uno stato di bisogno e se le sue conclusioni ricor-
suali non si rivelano fin dall’inizio sprovviste di possibilità di esito favorevo-
le. Se occorre, il tribunale può fare assistere questa parte da un avvocato i 
cui onorari sono sopportati dalla cassa del tribunale medesimo (art. 152 
cpv. 2 OG). 

 
6.1 Nel caso concreto, il reclamante ha dichiarato nell'apposito formulario sul-

l'assistenza giudiziaria (v. act. 8) di non disporre più di alcun reddito dal 
momento della sua carcerazione, visto che le indennità giornaliere che per-
cepiva sono state immediatamente sospese, e di dover per contro sostene-
re delle spese mensili di ca. fr. 5'000.--, composte dal canone di locazione 
del suo appartamento (fr. 1'431.--), da interessi per l'ipoteca sulla sua casa 
di Z. (fr. 3'000.--) e dai premi dell'assicurazione malattia (fr. 650.--). Quanto 
alla sostanza, egli allega che gli ordini di sequestro emanati dal MPC han-
no colpito sia la sua sostanza immobiliare (peraltro gravata in larga misura 
da ipoteche), sia i suoi conti bancari, per cui – momentaneamente – non ne 
può usufruire. Ora, se le spese esposte sono plausibili e confermate dalle 

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pezze giustificative annesse al formulario, non altrettanto si può dire della 
voce "redditi", la laconica indicazione fornita sul formulario non bastando 
per un'esauriente decisione sull'assistenza giudiziaria gratuita. L'allegata 
tassazione per l'anno 2004 fa stato di un'imponibile netto per quell'anno di 
fr. 39'444.--, già dedotti i premi della cassa malati e il pagamento degli (o-
nerosi) interessi sul debito ipotecario; risulta inoltre che, prima del suo arre-
sto, il reclamante svolgeva una nuova attività professionale quale impiegato 
presso la società H. di Y. (v. act. 3.2, pag. 12). L'affermazione secondo la 
quale egli sarebbe del tutto privo di risorse e indigente è pertanto poco cre-
dibile. Dagli atti risulta inoltre che egli, pur vivendo oramai separato dalla 
moglie e dei due figli (i quali occupano l'abitazione famigliare di Z.), é anco-
ra ufficialmente sposato, per cui nel calcolo del suo fabbisogno devono es-
sere presi in considerazione – almeno parzialmente – anche l'eventuale 
reddito e la sostanza del coniuge, come sancito da dottrina e giurispruden-
za (v. sentenza del Tribunale penale federale BV.2005.16 del 7 giugno 
2005, consid. 2.1, pag. 4 in basso). Tutto sommato, il suo stato di indigenza 
in seguito all'arresto non può essere ritenuto sufficientemente fondato; la 
domanda di assistenza presentata dal reclamante va quindi respinta sia per 
ciò che concerne la dispensa dal pagamento delle spese processuali, sia 
per quanto riguarda l’assunzione dell’onorario del suo difensore. 

 
6.2 Conformemente all’art. 245 PP le spese processuali sono poste a carico 

della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta 
l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federa-
le (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1'500.--. Non ven-
gono assegnate ripetibili di sorta. 

 
 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Il reclamo è respinto. 
 
2. La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

 
3. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante. 

 
4. Non si assegnano ripetibili. 

 
 

Bellinzona, il 14 ottobre 2005 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    La cancelliera:  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Avv. Vincent Augustin  
- Ministero pubblico della Confederazione  
- Ufficio dei giudici istruttori federali  
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.