# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d788ed96-78b4-514b-96c0-b2a86dd69e4a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.11.2021 D-4825/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4825-2021_2021-11-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4825/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Grégory Sauder;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dall’avv. Michela Gentile,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 1° ottobre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4825/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino srilankese di etnia tamil, ha presentato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) luglio 2021 (cfr. atto della Segreteria di 

Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-1/2). 

B.  

Il (…) luglio 2021 il richiedente ha sostenuto un’audizione inerente il rileva-

mento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 13/9; di seguito: verbale 1), 

allorché il (…) luglio 2021 si è tenuto con il medesimo un colloquio Dublino 

(cfr. atto SEM n. 16/2); rispettivamente il (…) agosto 2021 (cfr. atto SEM 

n. 23/11; di seguito: verbale 2) ed il (…) settembre 2021 (cfr. atto SEM 

n. 26/11; di seguito: verbale 3), l’interessato è stato sentito in particolare 

riguardo ai suoi motivi d’asilo.  

Nel corso delle summenzionate audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e 

per quanto qui di rilievo, di aver vissuto dalla nascita sino al  

(…) a B._______ (sito nel distretto di C._______, nella Provincia del […] 

dello Sri Lanka), quando si sarebbe trasferito da uno zio a D._______, nel 

distretto di C._______ (pure ubicato nella Provincia del […] dello Sri 

Lanka). Il suo trasferimento presso lo zio, si sarebbe reso necessario, in 

quanto il (…) una mucca della sua famiglia, che l’interessato come solito 

aveva lasciato pascolare liberamente assieme ad altri loro capi di bestiame 

il mattino, non sarebbe ritornata nel loro terreno nel pomeriggio. Pertanto, 

egli avrebbe iniziato a cercarla e sarebbe giunto dinnanzi ad un campo 

militare che sarebbe sito in prossimità della loro casa. Lì dei militari, dopo 

averlo chiamato, lo avrebbero accusato di avere reciso e rovinato il filo spi-

nato che recintava il campo militare lasciando entrare la sua mucca. Egli 

avrebbe negato tali fatti, ma loro avrebbero insistito con le loro accuse, 

legandogli dapprima le mani, poi pestandolo ed infine trasportandolo e rin-

chiudendolo all’interno del campo militare, in una stanza. Il mattino se-

guente, l’interessato avrebbe richiesto ad una guardia di accompagnarlo in 

bagno, da dove sarebbe riuscito a darsi alla fuga, uscendo dal campo e 

nascondendosi dapprima a casa di un amico, e dopo aver telefonato con 

la madre, recandosi invece dallo zio a E._______. Dopo la sua fuga, il 

giorno stesso, dei militari si sarebbero presentati al suo domicilio fami-

gliare, perquisendo la stessa in cerca dell’interessato. Anche successiva-

mente lo avrebbero continuato a cercare a casa. Nei giorni seguenti lo zio 

si sarebbe recato a controllare il loro terreno ed i militari lo avrebbero que-

stionato su dove si trovasse il richiedente e picchiato. In un’evenienza si 

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sarebbero presentati anche al suo domicilio e avrebbero minacciato i mem-

bri famigliari. Ma l’interessato, nel frattempo, si sarebbe già trasferito 

presso un amico dello zio (…). Secondo le allegazioni del richiedente, tale 

suo arresto sarebbe derivato dalla sua partecipazione ad una manifesta-

zione avvenuta il (…), denominata “(…)” ed organizzata dal partito politico 

(…) (acronimo in inglese per “[…]”, o in italiano “[…]”), che avrebbe avuto 

quale obiettivo il rilascio delle persone arrestate durante la guerra. Invero 

egli ha narrato nel corso della seconda audizione federale come, durante 

la stessa dimostrazione, (…) militari (detti anche a volte dall’insorgente 

[agenti del] “CID”, acronimo in inglese per “Criminal Investigation De-

partment”) che lavorerebbero nel campo militare sito nei pressi della sua 

abitazione famigliare, e che stavano controllando le persone presenti alla 

manifestazione, lo avrebbero riconosciuto. Al che egli, avrebbe deciso di 

abbandonare tale evento, ed avrebbe preso il bus per rientrare al domicilio. 

Nei giorni successivi, quando avrebbe incontrato tali militari, questi ultimi 

lo avrebbero iniziato ad osservare in modo minaccioso, ciò che in prece-

denza non avrebbero invece fatto.  

A seguito di tali vicissitudini, lo zio avrebbe organizzato il viaggio d’espatrio, 

e l’(…) egli sarebbe partito dall’aeroporto di F._______ – ove si sarebbe 

già recato (…) giorni prima – con un passaporto intestato a suo nome verso 

il G._______. Dopo il suo espatrio, egli avrebbe appreso telefonicamente 

dalla madre che sarebbe stato ricercato ancora quattro o cinque volte 

presso il suo domicilio famigliare da parte dei militari, ed in un’occasione 

avrebbero riferito alla genitrice che allorché egli sarebbe rientrato a casa, 

si sarebbe dovuto recare al centro militare (cfr. verbale 3, D8, pag. 2). An-

che il “(…)” del suo villaggio avrebbe dapprima telefonato alla madre e poi 

in una circostanza avrebbe fatto visita a quest’ultima, per sapere dove lui 

fosse e che i militari intendevano soltanto parlare con lui, nonché avrebbe 

chiesto se dovesse togliere il nome dell’interessato dal certificato di fami-

glia (cfr. verbale 3, D9 seg., pag. 2). In caso di rientro in Sri Lanka, egli 

teme di essere arrestato e torturato, a causa della sua fuga dal campo mi-

litare.  

A sostegno delle sue allegazioni, l’interessato ha presentato una copia 

della sua carta d’identità (cfr. verbale 2, D4, pag. 2; atto SEM n. 28, mezzo 

di prova n. 1). 

C.  

Il 30 settembre 2021 il richiedente asilo, per il tramite della sua rappresen-

tante legale, ha presentato il parere (cfr. atto SEM n. 30/9) al progetto di 

decisione della SEM del 29 settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 29/8). In tale 

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contesto, per supportare le allegazioni in merito alla sua partecipazione alla 

manifestazione del (…), l’interessato ha prodotto le copie di cinque foto-

grafie che raffigurerebbero quest’ultima (cfr. atti SEM n. 28, mezzo di prova 

n. 2 e 30/9). 

D.  

Con decisione del 1° ottobre 2021, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. 33/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richie-

dente, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il 

suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura, sic-

come ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

E.  

Per il tramite del ricorso del 2 novembre 2021 (cfr. risultanze processuali), 

l’interessato è insorto avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo in via princi-

pale all’annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della 

qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo; ed in via subordinata alla 

restituzione degli atti di causa alla SEM per un nuovo esame delle allega-

zioni dell’insorgente e per completamento istruttorio. Contestualmente il ri-

corrente ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo. 

Quale nuova documentazione a sostegno del ricorso, il ricorrente ha inol-

trato un rapporto dell’(…) ([…]) del (…), intitolata: “(…)”.  

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

2.  

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza 

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del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al co-

ronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]; sen-

tenza del Tribunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [prevista 

per la pubblicazione quale DTAF]) contro una decisione in materia d’asilo 

della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31–33 LTAF), il ricorso è di principio am-

missibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Oc-

corre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

4.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-

condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Inoltre, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

5.  

5.1 Nella sua decisione, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto che le di-

chiarazioni rese dall’insorgente, in ordine alla sua partecipazione alla ma-

nifestazione organizzata dal partito (…) e la successiva persecuzione nei 

suoi confronti da parte delle autorità srilankesi, siano inverosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi. Egli non avrebbe difatti sostanziato sufficientemente le al-

legazioni circa la sua partecipazione alla succitata manifestazione, nonché 

in merito alla conseguente persecuzione. In merito a quest’ultima, le sue 

asserzioni si baserebbero su delle mere supposizioni di parte; e si sarebbe 

peraltro contraddetto sia sulla natura dell’arresto intervenuto il (…) che su 

quanto sarebbe accaduto dopo la sua fuga dal campo militare. Altresì, le 

ricerche nei suoi confronti, sarebbero fondate su informazioni – peraltro 

concise e stereotipate – riportategli telefonicamente dalla madre, che non 

soltanto per giurisprudenza del Tribunale sarebbero da ritenere inverosi-

mili, ma pure non pertinenti ai sensi dell’asilo. In un passo successivo, la 

SEM ha considerato che il ricorrente, nel caso di un ritorno in Sri Lanka, 

non possa essere esposto, in un prossimo futuro e con un’alta probabilità, 

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a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Rispetto a tale conclusione, 

nella decisione impugnata l’autorità di prime cure ha essenzialmente os-

servato dapprima come il trattenimento per una notte dell’insorgente nel 

campo militare non potrebbe essere considerato una misura persecutoria 

secondo l’art. 3 LAsi, mancando sia la necessaria intensità che uno dei 

motivi esaustivamente esposti in tale disposto. Inoltre, dalle sue dichiara-

zioni si evincerebbe come non vi fosse alcun timore fondato di persecu-

zione nei suoi confronti dopo la sua fuga, viste le modalità con le quali 

avrebbe lasciato legalmente il suo Paese d’origine, dall’aeroporto di 

F._______. Al contrario, egli avrebbe vissuto in Sri Lanka fino al (…), e 

quindi sarebbe ivi rimasto per (…) anni dopo la fine della guerra. Neppure 

le elezioni presidenziali del 16 novembre 2019 né le sue conseguenze, nel 

caso specifico, condurrebbero ad un aggravarsi della situazione personale 

dell’interessato, tanto da ritenere che un timore fondato di persecuzione 

sia dato. Infine l’autorità inferiore si è espressa in merito al parere presen-

tato dall’insorgente, ritenendo come non contenesse fatti o mezzi di prova 

che giustificherebbero una modifica della sua conclusione. Segnatamente, 

censurando dapprima il tempismo nella presentazione delle cinque foto-

grafie da parte del ricorrente, ha ritenuto come tali immagini non corrobo-

rerebbero la sua partecipazione alla manifestazione, in quanto egli non vi 

sarebbe raffigurato, sarebbero state prodotte ai fini della causa, non men-

zionandone i motivi come pure essendo state inoltrate tardivamente. Altresì 

anche le sue allegazioni offerte soltanto con il parere in merito all’organiz-

zazione ed al suo coinvolgimento nella manifestazione non potrebbero es-

sere ritenute verosimili, viste le dichiarazioni fornite invece in merito nel 

corso dell’audizione. Neppure le incoerenze rilevate nel progetto di deci-

sione, sarebbero state chiarite dall’insorgente in corso di procedura. La 

SEM ha quindi ribadito l’inverosimiglianza e l’irrilevanza delle allegazioni 

dell’interessato. 

5.2 Nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente, dopo aver citato ed am-

pliato l’istoriato procedurale, avversa le conclusioni presenti nel provvedi-

mento sindacato. In primo luogo, ritiene come le sue dichiarazioni rese nel 

corso dell’audizione complementare inerenti la sua partecipazione alla ma-

nifestazione del (…) sarebbero verosimili, e non tardive come avrebbe so-

stenuto, a torto, la SEM nella decisione avversata. Inoltre, andrebbe con-

siderato come egli avrebbe già fornito durante la prima audizione, tutti que-

gli elementi che permetterebbero, con un grado di probabilità preponde-

rante, di rendere credibile la sua partecipazione alla manifestazione succi-

tata. Non sarebbe inoltre ravvisabile alcuna incoerenza tra quanto dichia-

rato da lui in audizione e quanto invece asserito con il parere in merito. Il 

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procedere della SEM, che avrebbe escluso la verosimiglianza di circo-

stanze apportate in sede di parere, non soltanto costituirebbe un errato 

apprezzamento della nozione di verosimiglianza, bensì rappresenterebbe 

pure una violazione del diritto di essere sentito della parte. In merito a tale 

punto, non sarebbe stato in particolare richiesto al ricorrente di spiegare il 

motivo per cui avrebbe partecipato al corteo organizzato dal partito (…) in 

nessuna delle audizioni tenute con il medesimo. Proseguendo nell’analisi, 

l’interessato sostiene inoltre che il suo racconto della partecipazione alla 

manifestazione e della sua identificazione da parte di agenti del CID du-

rante la stessa – elemento quest’ultimo che sarebbe rilevante e non la sem-

plice sua partecipazione all’evento – sarebbe caratterizzato da numerosi 

dettagli che ne supporterebbero la verosimiglianza. La contraddizione rile-

vata dalla SEM in merito al fatto che nella prima audizione non avrebbe 

allegato di essere stato interpellato al momento del suo fermo in rapporto 

alla sua partecipazione alla manifestazione, andrebbe poi relativizzata. In-

vero, a mente della rappresentante legale dell’insorgente, la menzione del 

campo di H._______ nel corso del racconto spontaneo nella prima audi-

zione, costituirebbe una perifrasi per esprimere quanto esplicitato nel corso 

del secondo verbale. Altresì l’insorgente censura l’accertamento dei fatti 

rilevanti da parte della SEM in ordine alla valutazione del fermo del (…). 

Difatti, l’autorità pregressa nel suo esame avrebbe dovuto applicare i mo-

delli di persecuzione vigenti nel Paese d’origine del ricorrente, invece di 

giudicare le circostanze secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza 

generale della vita in uno Stato di diritto. Il ricorrente sarebbe per di più 

stato in grado di sostanziare il suo arresto del (…) e dimostrare la sua re-

lazione con la partecipazione alla manifestazione tenuta il (…); circostanze 

che farebbero emergere un profilo di rischio di persecuzione in capo all’in-

sorgente. La SEM avrebbe difatti in merito proceduto ad un esame atomiz-

zato di singoli elementi di pretesa inverosimiglianza, senza tuttavia tenere 

conto dei modelli di persecuzione applicati nei confronti delle persone so-

spettate di appartenere ad un partito ritenuto vicino alla causa delle LTTE 

(acronimo in inglese per “Liberation Tigers of Tamil Eelam”, o in italiano: 

“Tigri per la liberazione della patria Tamil”, conosciute anche come “Tigri 

Tamil”), quale il (…), concludendo quindi a torto che la natura del fermo 

dell’insorgente non sia da ricondurre ad uno dei motivi enumerati all’art. 3 

LAsi; ossia che lo stesso fosse di natura politica. Ciò anche considerando 

che quanto da lui vissuto non potrebbe essere ascrivibile ad un’inchiesta 

penale ordinaria, conforme alle regole di uno Stato di diritto. Il ricorrente 

solleva poi che per quanto concerne le contraddizioni rilevate dalla SEM in 

ordine a quanto sarebbe successo allo zio dopo la sua fuga dalla prigionia, 

si tratterebbe di un refuso che egli avrebbe credibilmente già spiegato in 

audizione. Inoltre, anche le dichiarazioni rese in ordine alle informazioni 

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ottenute telefonicamente dal ricorrente tramite la madre, a differenza di 

quanto sostenuto dalla SEM nella decisione avversata, sarebbero detta-

gliate e plausibili. Visto poi come il fermo del ricorrente andrebbe ricondotto 

alla sua pregressa partecipazione alla manifestazione organizzata dal (…), 

seppure si tratterebbe di dichiarazioni apprese tramite terzi, la giurispru-

denza citata nel provvedimento sindacato non si applicherebbe in specie. 

Pertanto, le ricerche nei confronti dell’insorgente apparirebbero essere at-

tuali. Da ultimo, e contrariamente a quanto ritenuto nella decisione avver-

sata, il profilo di rischio del ricorrente sarebbe da considerare elevato ed 

apparirebbe rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero, anche citando alcune 

fonti di organizzazioni non governative ed il rapporto dell’(…) allegato al 

ricorso, il ricorrente ritiene che egli rischierebbe di essere accusato di sim-

patizzare per l’ideologia delle LTTE, ciò che fonderebbe un serio e concreto 

timore di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno in 

Sri Lanka. Invero, le persone – in particolare tamil del (…) del Paese – che 

hanno fatto parte delle LTTE o che sono sospettate di aver simpatizzato 

con questo gruppo, sarebbero esposte ad un rischio reale di gravi pregiu-

dizi in caso di rientro nel succitato Paese. 

6.  

6.1 Occorre innanzitutto determinare se vi sia effettivamente stata una vio-

lazione del diritto di essere sentito del ricorrente in rapporto alle sue alle-

gazioni in merito alla partecipazione alla manifestazione da parte dell’au-

torità inferiore. Tale censura formale va analizzata a titolo preliminare in 

quanto potrebbe condurre alla cassazione della decisione impugnata (cfr. 

DTF 138 I 232 consid. 5). 

6.2 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango fondamentale 

disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confedera-

zione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), comprende il diritto per 

l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti 

e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere 

sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione 

(cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; art. 26 e seg. PA). 

La portata della facoltà di esprimersi non può essere determinata in ma-

niera generale ma dev’essere definita sulla base degli interessi concreta-

mente in gioco. Il concetto a monte è che alla parte in causa debba essere 

concessa la facoltà di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera 

efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo 

esemplificativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 dell’8 novem-

bre 2021 consid. 6.2). 

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Pagina 9 

6.3 In specie, non si ravvisa da parte dell’autorità inferiore alcuna viola-

zione in tal senso. Il ricorrente sul punto della partecipazione alla manife-

stazione ha difatti potuto esprimersi diffusamente sia nel corso delle sue 

audizioni (cfr. verbale 2, D56, pag. 8; verbale 3, D23 segg., pag. 4 seg.), 

che nell’ambito del suo parere alla bozza di decisione della SEM (cfr. atto 

SEM n. 30/9). Il fatto che l’autorità precitata abbia d’un canto ritenuto la 

produzione delle fotografie inerenti la manifestazione tardiva e non corro-

borante la sua partecipazione alla medesima, e d’altro canto alcune delle 

sue allegazioni inerenti la succitata manifestazione apportata con il parere 

come inverosimili – motivando peraltro la decisione avversata su tali que-

stioni sufficientemente (cfr. p.to II/2, pag. 8 della decisione impugnata) – 

non rappresenta in alcun modo una violazione del diritto di essere sentito 

del ricorrente. Discende infatti da un apprezzamento di tali evenienze da 

parte dell’autorità inferiore, quindi da una questione di merito degli argo-

menti dell’insorgente. Il fatto solo che il ricorrente non concordi con l’esame 

svolto dalla SEM nel merito, non rappresenta però in alcun modo una vio-

lazione del suo diritto di essere sentito. Le censure mosse in tal senso nei 

confronti del provvedimento impugnato, risultano pertanto infondate e 

vanno conseguentemente respinte. 

7.  

7.1 La Svizzera su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). 

7.2  

7.2.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

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Pagina 10 

per ulteriori dettagli, onde evitare inutili ridondanze (cfr. DTAF 2013/11 con-

sid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata). 

7.2.2 In primo luogo, il Tribunale dissente dall’argomentazione contenuta 

nella decisione avversata dalla SEM, in punto all’inverosimiglianza della 

partecipazione dell’insorgente alla manifestazione del (…). Nel corso delle 

audizioni, egli ha difatti in merito reso, a differenza di quanto sostenuto 

dall’autorità sindacata, delle allegazioni precise, sufficientemente detta-

gliate e coerenti (cfr. verbale 2, D56, pag. 8; verbale 3, D23 segg., pag. 4 

seg.), da apparire nel loro complesso convincenti. Egli ha in particolare de-

scritto sia chi avesse organizzato la stessa, come pure lo scopo che si pre-

figgeva il medesimo evento, i luoghi precisi – anche dove egli si sarebbe 

unito alla manifestazione – dello stesso, come pure le motivazioni che lo 

avrebbero condotto a prendere parte alla dimostrazione pubblica. La sola 

partecipazione dell’insorgente alla succitata manifestazione, è quindi da ri-

tenere verosimile ex art. 7 LAsi. 

7.2.3 Tuttavia, il Tribunale giunge a diversa conclusione del ricorrente per 

quanto riguarda sia l’evenienza che l’insorgente sia stato identificato nel 

corso della manifestazione da parte di membri del CID, sia l’arresto e le 

vicissitudini a lui occorse in seguito, e poste da lui in relazione con il pre-

detto evento, che l’avrebbero condotto all’espatrio dal suo Paese d’origine. 

Le sue allegazioni in merito risultano infatti essere incoerenti, contradditto-

rie, a tratti illogiche e non plausibili. 

7.2.3.1 Per quanto concerne dapprima il momento in cui egli sarebbe stato 

visto da membri del CID, nella versione narrata durante la prima audizione 

federale, egli ha riferito che mentre si sarebbe trovato nella zona di  

E._______, vi sarebbe stato “un ufficio dei CID” ed egli avrebbe visto che 

controllavano i manifestanti e che avrebbero “guardato” anche lui, ma non 

avendo reagito vedendolo, egli sarebbe andato alla fermata del bus per 

fare rientro a casa (cfr. verbale 2, D56, pag. 8). Soltanto dopo tale manife-

stazione, i militari avrebbero iniziato a guardarlo con fare minaccioso (cfr. 

verbale 2, D56, pag. 8). Nel corso invece della seconda audizione, egli ha 

riferito tutt’altra reazione dei militari, ovvero che al vederlo nella folla, lo 

avrebbero riconosciuto ed avrebbero “mosso la testa” e guardato “con oc-

chi arrabbiati” (cfr. verbale 3, D31, pag. 5) o ancora “Quando mi hanno vi-

sto, mi hanno guardato con uno sguardo arrabbiato” (cfr. verbale 3, D33, 

pag. 5). Questi ultimi asserti, risultano essere in netto contrasto con l’atteg-

giamento invece da lui descritto dei militari nel primo colloquio, dove sep-

pure lo avrebbero guardato, non avrebbero manifestato né di averlo rico-

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Pagina 11 

nosciuto, come neppure avrebbero avuto alcuna reazione di sorta, eve-

nienze che al contrario il ricorrente presenta nella seconda audizione, 

senza alcuna spiegazione plausibile che ne motivi la discrepanza. Altresì, 

anche in merito al luogo dove avrebbero sostato tali militari, appare essere 

incoerente nelle due versioni rese. Se in un primo tempo, egli difatti narra 

che tali membri del CID si sarebbero trovati presso un loro ufficio (cfr. ver-

bale 2, D56, pag. 8); in un secondo tempo allega invece che i (…) agenti si 

sarebbero trovati vicino ad una rotonda e ad una fermata del bus, vestiti in 

borghese (cfr. verbale 3, D31, pag. 5). Anche riguardo al momento del suo 

fermo che sarebbe accaduto il (…), sono ravvisabili diverse contraddizioni 

ed incoerenze nelle diverse versioni rese in audizione ed all’interno degli 

stessi verbali, di cui l’insorgente non ha fornito alcuna giustificazione cre-

dibile. In primo luogo, il resoconto dell’interrogatorio che gli avrebbe rivolto 

il militare che parlava tamil, nella prima audizione non contiene in alcun 

modo un riferimento alla manifestazione a cui l’insorgente avrebbe preso 

parte (cfr. verbale 2, D56, pag. 7), come invece vorrebbe far intendere l’in-

teressato nel suo ricorso. Anzi, senza possibilità di fraintendimento, l’inte-

ressato su quesito diretto del funzionario interrogante se, oltre all’accusa 

di aver rovinato il filo spinato del campo militare, i militari gli avessero rivolto 

altre accuse; egli ha riferito che il militare tamil gli avrebbe parlato soltanto 

del filo spinato (cfr. verbale 2, D62, pag. 9). È solamente allorché avrebbero 

parlato tra di loro in cingalese, che egli avrebbe compreso che parlavano 

anche della manifestazione (cfr. verbale 2, D62, pag. 9), nonché avrebbero 

nominato la stessa nella circostanza in cui avrebbero fermato lo zio dopo 

la sua fuga dal campo militare (cfr. verbale 2, D63, pag. 9). Tali allegazioni, 

risultano però in completa antitesi con la versione da lui resa nel corso 

dell’audizione successiva, allorché ha invece dichiarato che il militare tamil 

lo avrebbe questionato anche se egli avesse partecipato ad una manife-

stazione (cfr. verbale 3, D41 seg., pag. 6). La spiegazione offerta dal ricor-

rente allorché gli sono state contestate tali differenti versioni (cfr. verbale 3, 

D47 seg., pag. 7), non può quindi trovare alcun accoglimento. A tal propo-

sito, non può neppure essere seguita la tesi fornita dalla rappresentante 

legale nel ricorso, quando vorrebbe interpretare la menzione del campo di 

H._______ da parte del ricorrente nella prima audizione, come una “peri-

frasi” di quanto narrato nella seconda audizione. Invero, l’insorgente nel 

primo verbale ha nominato tale campo militare, soltanto in relazione all’af-

fermazione che il militare tamil gli avrebbe rivolto allorché si trovava rin-

chiuso nella stanza, dopo che la madre dell’insorgente se ne sarebbe an-

data via, ovvero che: “Domani potrai dire che delle persone sono venute in 

tuo soccorso, al campo di H._______” (cfr. verbale 2, D56, pag. 7). Ciò che 

però risulta inequivocabilmente differente rispetto a quanto riportato invece 

dal ricorrente nel corso dell’audizione seguente, ove invece allega che da 

D-4825/2021 

Pagina 12 

tale militare tamil avrebbe appreso che sarebbe stato trasferito al campo 

militare di H._______ dove gli avrebbero posto ulteriori quesiti riguardo alla 

manifestazione e lui avrebbe potuto dare le sue giustificazioni in proposito 

(cfr. verbale 3, D42 segg., pag. 6). Oltre a tale importante contraddizione, 

nella narrazione dell’insorgente sono ravvisabili ulteriori incoerenze che nel 

complesso ne minano fortemente l’intero narrato. Invero, se all’interno della 

prima audizione egli ha dapprima asserito che delle persone sue cono-

scenti sarebbero scese da un pick-up per chiedere ciò che stava succe-

dendo (cfr. verbale 2, D56, pag. 7); poco dopo sorprendentemente e senza 

giustificazione di sorta, l’interessato si è corretto riferendo invece che tali 

persone sarebbero giunte a piedi, ed il pick-up sarebbe invece arrivato per 

condurlo via (cfr. verbale 2, D56, pag. 7). Inoltre, appare a dir poco incre-

dibile, che egli riferisca di essere stato rinchiuso in una stanza buia con una 

porta fatta di sbarre di ferro, dalla quale sarebbe stato l’unico punto dove 

entrava l’aria e la luce; e che alla madre i militari avrebbero riferito di non 

averlo arrestato (cfr. verbale 2, D56, pag. 7; D63, pag. 9; verbale 3, D48 

segg., pag. 7); ma nello stesso tempo egli avrebbe visto la madre allorché 

sarebbe giunta al campo a chiedere ai militari di lasciarlo andare (cfr. ver-

bale 2, D56, pag. 7). Dipoi, la versione da lui resa in merito alla dinamica 

che avrebbe avuto quale protagonista lo zio, risulta essere fortemente di-

scordante nelle due audizioni e non spiegabile come un mero “refuso” 

come postulato nel gravame dal ricorrente. Invero nella prima audizione, 

egli ha chiaramente indicato che soltanto (…) o (…) giorni dopo che lo zio 

sarebbe stato picchiato vicino al campo militare, i militari sarebbero giunti 

a controllare al domicilio del parente (cfr. verbale 2, D56, pag. 8); quando 

al contrario, nel colloquio successivo, l’insorgente ha asserito che tale vi-

sita sarebbe avvenuta prima dell’incontro avuto con lo zio al campo agri-

colo (cfr. verbale 3, D66 segg., pag. 8 seg.; in particolare D73 seg., pag. 9).  

7.2.3.2 Appare inoltre quanto mai poco plausibile che il ricorrente abbia 

potuto darsi alla fuga tranquillamente ed indisturbato, uscendo da una se-

conda porta posta dietro alla toilette, scavalcando il filo spinato appoggian-

dosi a dei tronchi di legno che si sarebbero trovati di lato al medesimo, 

senza che i militari del campo non lo notassero né avessero preso delle 

misure onde evitare tale agire, anzi sembrerebbe addirittura offrendogliene 

la possibilità (cfr. verbale 3, D53 segg., pag. 7). Per di più, anche il com-

portamento tenuto dall’insorgente dopo la sua supposta partenza dal 

campo, non appare essere in alcun modo combaciante con la logica 

dell’agire e l’esperienza generale di una persona posta, anche nel contesto 

specifico srilankese, in una tale situazione e che temesse delle ripercus-

sioni da parte delle autorità srilankesi. Invero, appare quanto mai sorpren-

dente che poco dopo che egli era riuscito a darsi alla fuga in un modo così 

D-4825/2021 

Pagina 13 

semplice dalla sua prigionia, si sia recato dapprima camminando sulla 

strada verso la casa dello zio, quindi essendo in tale modo facilmente visi-

bile ed identificabile, ed in un secondo momento fermando addirittura un 

tuk-tuk (cfr. verbale 3, D59 segg., pag. 8). Anche per i preparativi per la sua 

partenza, egli si sarebbe recato personalmente il giorno prima della stessa 

in un ufficio governativo per ottenere un pass per potersi recare a 

F._______, nonché avrebbe fatto tutte le procedure d’imbarco all’aeroporto 

di quest’ultima località da solo, avendo un visto per il G._______, un bi-

glietto aereo ed un passaporto intestato a suo nome (cfr. verbale 2, D39 

segg., pag. 5 seg.; verbale 3, D80 segg., pag. 9 seg.). Tali evenienze, sono 

ancora maggiormente dimostrative dell’inverosimiglianza dei motivi addotti 

dall’insorgente a fondamento del suo espatrio e del suo timore di subire 

delle persecuzioni da parte delle autorità del suo Paese d’origine, a causa 

dei trascorsi da lui addotti. 

7.2.3.3 Ne discende quindi che l’insorgente non ha reso verosimile né di 

essere stato identificato durante la manifestazione alla quale avrebbe par-

tecipato il (…) dalle autorità srilankesi, né gli eventi che avrebbero portato 

al suo arresto, come pure quest’ultimo, la sua fuga dal campo di prigionia 

e le circostanze che si sarebbero svolte in seguito a causa della medesima. 

Neppure ha reso credibile il suo timore di subire delle conseguenze deter-

minanti ai sensi dell’asilo da parte delle autorità del suo Paese d’origine, in 

rapporto ai fatti da lui narrati, al momento dell’espatrio. Di conseguenza, 

per le ragioni già indicate nella decisione impugnata dall’autorità inferiore, 

alla quale si rinvia per ulteriori dettagli (cfr. p.to II, pag. 5 della decisione 

impugnata), onde evitare inutili ripetizioni, nonché per l’inverosimiglianza 

delle vicende pregresse, non si può dar alcun credito neppure alle asser-

zioni dell’insorgente in merito alle ricerche che avrebbero compiuto le au-

torità srilankesi presso il suo domicilio famigliare sia dopo la sua fuga dal 

campo (cfr. verbale 2, D56, pag. 8); che da quando egli è espatriato (cfr. 

verbale 2, D56, pag. 8; verbale 3, D7 segg., pag. 2 seg.). 

7.2.4 Visto quanto precede, l’insieme delle dichiarazioni dell’insorgente ri-

levanti ai sensi dell’asilo, non risultano verosimili giusta l’art. 7 LAsi. Ne 

discende quindi che il ricorso in materia di concessione dell’asilo non me-

rita tutela e la decisione impugna va in merito a tale punto in questione 

confermata. 

8.  

8.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente non può neppure vedersi ricono-

scere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per 

dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga (art. 54 LAsi). In effetti, malgrado i 

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Pagina 14 

cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, il ricorrente – visto an-

che quanto sopra considerato inverosimile (cfr. consid. 7.2.3) – non ha mai 

interessato la giustizia srilankese da dover essere registrato nella “Stop 

List” dalle autorità del suo Paese (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 

del 15 luglio 2016 [pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 8.4.3 

e consid. 8.5.2). Egli non appare nemmeno essere una persona suscetti-

bile di essere considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una vo-

lontà e di una capacità di ravvivare il conflitto etnico in Sri Lanka (cfr. sen-

tenza E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del 3 otto-

bre 2018 consid. 4.3). Del resto, lo stesso insorgente, ha asserito di non 

aver fatto parte delle LTTE (cfr. verbale 2, D59, pag. 9). Non avrebbe pe-

raltro svolto altre attività politiche, a parte la sola partecipazione alla mani-

festazione del (…) – dove non ha però reso verosimile di essere stato rico-

nosciuto e di avere avuto delle conseguenze in esito alla stessa – o riscon-

trato problematiche con le autorità o con terzi (cfr. verbale 2, D57 seg., 

pag. 9), salvo quanto già sopra ritenuto inverosimile. In buona sostanza, 

non appare che l’insorgente possa essere percepito come una minaccia 

per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in merito anche la sentenza del 

Tribunale E-350/2017 consid. 4.4). Le sole evenienze di essere di etnia ta-

mil, di aver lasciato il suo paese d’origine, come pure di aver introdotto una 

domanda d’asilo all’estero, la durata del suo soggiorno all’estero, nonché 

la sua provenienza dalla Provincia (…) e la sua età anagrafica (cfr. sen-

tenza E-1866/2015 consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio 

così leggeri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per de-

stare i sospetti delle autorità srilankesi (cfr. anche a tal proposito fra le tante 

la sentenza del Tribunale E-2941/2019 del 3 novembre 2021 consid. 6.4). 

Tali fattori, confermano tutt’al più che egli possa essere interrogato da que-

ste ultime al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di 

rappresaglie da parte delle stesse (cfr. la sentenza E-1866/2015 precitata 

consid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-

4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubbli-

cata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esemplificativo le 

sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2, D-4791/2020 del 

19 ottobre 2020 consid. 7.1). Ciò non permette però di riconoscere il rischio 

di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi. Non sono infine ravvisabili 

ulteriori elementi all’incarto, o apportati con il gravame, che rendano vero-

simile che l’insorgente possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a 

causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e 

che debba pertanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia 

d’asilo (cfr. anche in tal senso la sentenza del Tribunale E-6312/2019 del 

5 agosto 2021 consid. 5.2.2).  

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Pagina 15 

8.2 Alla luce di tutto quanto sopra considerato, il ricorrente non può per-

tanto prevalersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo 

avvenire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi posteriori alla sua 

fuga (art. 54 LAsi). Pertanto, anche in relazione al riconoscimento della 

qualità di rifugiato, v’è da confermare il giudizio negativo di cui alla deci-

sione impugnata. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-

tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

10.2 Nella decisione avversata, l’autorità resistente ha ritenuto in sunto 

l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, ragio-

nevolmente esigibile sia dal profilo della situazione del Paese d’origine che 

personale, come pure possibile. Nella propria impugnativa, il ricorrente 

contesta anche tale valutazione, ritenendo essenzialmente inammissibile 

– in quanto sussisterebbe una violazione degli art. 33 della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di seguito: Conv. 

rifugiati), art. 3 CEDU (RS 0.101) e art. 3 della Convenzione contro la tor-

tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura), nel caso il ricorrente venisse 

rinviato in patria, poiché rischierebbe seriamente di essere ingiustamente 

arrestato e torturato, a causa della sua partecipazione alla manifestazione 

anti-governativa, per essere fuggito dal campo militare, essere espatriato 

ed avere richiesto asilo all’estero – ed inesigibile la misura d’esecuzione 

dell’allontanamento decretata. 

D-4825/2021 

Pagina 16 

10.3 Nel caso in parola, il Tribunale rileva come il ricorrente non è riuscito 

a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere espo-

sto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni inve-

rosimili ed irrilevanti. Pertanto, l’art. 5 cpv. 1 LAsi, non trova applicazione 

nella sua fattispecie. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono 

ravvisabili né agli atti né men che meno apportati con il gravame degli ele-

menti che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che 

l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vie-

tati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, o ancora dall’art. 33 Conv. 

rifugiati. In particolare, egli non ha stabilito di avere un profilo di una per-

sona che possa concretamente interessare le autorità srilankesi, né a for-

tiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto 

in patria, ad un trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della 

Corte EDU [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/06, §§125 e 129 con relativi riferimenti). Ne consegue pertanto che, 

l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka, sia da considerarsi am-

missibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi. 

10.4  

10.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragione-

volmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo stra-

niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni 

quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

10.4.2 Risulta notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra le forze ar-

mate del governo di Colombo e le LTTE, nel maggio del 2009, in Sri Lanka 

non viga attualmente un contesto di guerra, guerra civile o violenza gene-

ralizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del terri-

torio nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 del 

15 luglio 2016 consid. 13.1). Gli avvenimenti in relazione con la situazione 

politica consecutiva al cambiamento di potere intervenuto nel novembre 

2019 non modificano in nulla tale apprezzamento. L’esecuzione dell’allon-

tanamento risulta pertanto di principio ragionevolmente esigibile nelle pro-

vince del (…) e dell’(…) dello Sri Lanka (cfr. sentenza E-1866/2015 con-

sid. 13.3 e 13.4) – ad eccezione della regione di I._______ (cfr. sentenza  

E-1866/2015 consid. 13.3; DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1) – così come 

nelle altre regioni del Paese (cfr. sentenza E-1866/2015 precitata con-

sid. 13.1.2), se sono adempiute alcune condizioni, in particolare l’esistenza 

di una rete sociale o familiare, l’accesso all’alloggio e la prospettiva di poter 

coprire i propri bisogni elementari. 

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Pagina 17 

10.4.3 In specie, come l’ha rilevato a ragione la SEM nella decisione av-

versata, dei fattori favorevoli alla reinstallazione del ricorrente nel distretto 

di C._______ sono presenti. Egli è difatti giovane, in buona salute, abile al 

lavoro ed al beneficio sia di una discreta istruzione che di buona esperienza 

professionale come (…), e di vari altri lavori (…) (cfr. verbale 2, D25 segg., 

pag. 4). L’insorgente potrà inoltre tornare ad installarsi presso l’abitazione 

famigliare, ritrovando così anche la madre, la sorella e la famiglia di 

quest’ultima (cfr. verbale 2, D15 seg., pag. 3). Potrà altresì contare, ove 

necessario, pure sul sostegno dello zio (…) e la famiglia di questi che vi-

vono poco discosto dal villaggio di provenienza dell’insorgente, ed il quale 

già in passato lo ha supportato sia finanziariamente sia alloggiandolo (cfr. 

verbale 2, D10, pag. 3; D31, pag. 4), nonché di un’altra zia pure abitante 

nella stessa zona (cfr. verbale 2, D31, pag. 4). Pertanto, la copertura dei 

suoi bisogni elementari appare essergli assicurata in caso di ritorno in Sri 

Lanka.  

10.4.4 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insor-

gente, è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi). 

10.5 Da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della possi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricorrente, usando 

della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile 

al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12).  

10.6 Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontana-

mento, la decisione dell’autorità inferiore va confermata ed il ricorso re-

spinto. 

11.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e 

la decisione impugnata confermata. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

D-4825/2021 

Pagina 18 

13.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4825/2021 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: