# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 28bbef6c-0efb-522b-a90e-de661638692b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-02-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.02.2023 D-788/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-788-2023_2023-02-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-788/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  f e b b r a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Daniela Brüschweiler, Chiara Piras,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Congo (Kinshasa),   

rappresentato da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 31 gennaio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-788/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) no-

vembre 2022. Da ricerche intraprese dalla SEM il 30 novembre 2022, in 

base ad un confronto delle impronte dattiloscopiche del richiedente con le 

informazioni contenute nella banca dati dell’unità centrale del sistema eu-

ropeo “Eurodac”, è risultato che l’interessato aveva depositato delle do-

mande d’asilo pregresse in Croazia il (…) rispettivamente in B._______ il 

(…). 

A.b Il 2 dicembre 2022 il richiedente l’asilo ha sottoscritto un mandato di 

rappresentanza a favore dei giuristi della Protezione giuridica della Re-

gione Ticino e Svizzera centrale. 

A.c Il 20 dicembre 2022, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un col-

loquio personale Dublino ex art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III).  

In tale contesto, egli ha segnatamente allegato di essere entrato in Croazia 

due volte: la prima volta non avrebbe depositato alcuna domanda d’asilo, 

mentre che l’avrebbe fatto la seconda volta, anche se con dei nominativi 

fittizi. Avrebbe lasciato la Croazia dopo pochi giorni, recandosi in 

B._______, dove sarebbe stato preso dalla polizia. Ivi avrebbe dovuto de-

positare domanda d’asilo, per poter lasciare il campo dove era alloggiato, 

recandosi dapprima in C._______ per poi giungere in Svizzera. Interrogato 

circa l’eventuale competenza della Croazia nella trattazione della sua do-

manda d’asilo, egli ha asserito di opporsi ad un suo rinvio nello stesso 

Stato, in quanto la prima volta che sarebbe entrato nel predetto Paese 

avrebbe subito violenza sessuale da parte di (…) poliziotti uomini, mentre 

che la seconda volta avrebbe subito delle violenze fisiche: i poliziotti croati 

lo avrebbero picchiato e caricato in auto. Questi episodi gli creerebbero 

degli incubi quando dorme. Questionato anche circa il suo stato di salute, 

egli ha dichiarato di stare bene fisicamente ma che avrebbe “diversi pen-

sieri in testa” a seguito della violenza sessuale subita in Croazia. Postogli 

delle domande più specifiche dalla sua rappresentante legale rispetto a se 

si sentisse a suo agio a parlare dinnanzi ad un team composto di sole 

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donne, e se abbia potuto parlare della violenza sessuale con qualche me-

dico, egli ha sostenuto di avere difficoltà a parlarne in generale e che pro-

verebbe vergogna dell’accaduto, non essendo riuscito a discuterne ancora 

neppure con il suo rappresentante legale. Lo stesso avrebbe tentato di rac-

contarlo ai suoi compagni, ed in D._______ si sarebbe rivolto ad un medico 

che lo avrebbe cercato di aiutare e di curare, ma non avrebbe mai narrato 

nei dettagli ad alcuno dell’episodio. 

A.d Sulla base delle predette informazioni, l’autorità elvetica preposta ha 

formulato all’indirizzo della sua omologa croata, una domanda di ripresa in 

carico dell’interessato il 20 dicembre 2022 sulla base dell’art. 18 par. 1 

lett. b RD III. Il 6 gennaio 2023, la Croazia ha trasmesso la sua accetta-

zione di ripresa in carico del richiedente, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD 

III. 

A.e Il 9 gennaio 2023, tramite il suo nuovo rappresentante legale, il ricor-

rente ha riferito del suo stato di salute e della necessità di presa a carico 

psicologica e psichiatrica, nonché che a causa della vergogna che prove-

rebbe nel consultare l’infermeria del Centro dove si trova e di problemati-

che linguistiche – si esprimerebbe molto male in francese ed una tradu-

zione in lingua kirega, sua madrelingua, o in swahili non sembrerebbe es-

sere possibile nel Centro federale d’asilo (di seguito: CFA) di E._______ 

dove è alloggiato – chiede che la SEM voglia disporre degli opportuni ac-

certamenti medici. Inoltre, a seguito di un congruo termine di ristabilimento, 

ha chiesto alla SEM di concedergli il diritto di essere risentito nell’ambito di 

un colloquio Dublino, questa volta esclusivamente dinnanzi ad un team di 

audizione a composizione maschile, per poter parlare nel dettaglio del suo 

difficile vissuto. Per lo stesso, egli ha avuto un colloquio con il suo rappre-

sentante legale, in presenza di una traduttrice di sesso femminile, dove ha 

esposto alcuni ulteriori elementi delle violenze subite in Croazia ed in  

B._______ che vengono riportate nello scritto del 9 gennaio 2023. 

A.f L’autorità inferiore ha risposto alle richieste dell’interessato summen-

zionate con missiva del 27 gennaio 2023, in sunto ritenendo nel caso di 

specie non necessario procedere con un’ulteriore audizione del ricorrente 

in presenza di un team di genere maschile, ciò in quanto egli si sarebbe 

potuto esprimere sia in merito ai motivi ostativi al suo rinvio in Croazia ed 

in B._______ nell’ambito del colloquio Dublino, sia in seguito nello scritto 

del 9 gennaio 2023. Peraltro, in occasione del colloquio Dublino, egli non 

avrebbe sollevato alcuna problematica legata al genere in cui era compo-

sto il team d’audizione. 

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A.g Agli atti è inoltre presente della documentazione inerente lo stato di 

salute dell’interessato, di cui si dirà, per quanto necessario, nei conside-

randi. 

B.  

Con decisione del 31 gennaio 2023, notificata il 2 febbraio 2023 (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-29/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della 

legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo 

trasferimento verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento, 

constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

C.  

Con ricorso datato 9 febbraio 2023 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente 

ha avversato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale), la succitata decisione della SEM, chiedendo in limine la sospen-

sione dell’esecuzione in via supercautelare e la concessione dell’effetto so-

spensivo al ricorso. A titolo principale, l’insorgente ha concluso all’annulla-

mento della decisione impugnata ed alla trasmissione degli atti di causa 

alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo. In subordine, ha 

postulato la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per il com-

pletamento dell’istruttoria. Contestualmente, ha inoltre presentato istanza 

di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo.  

A supporto del ricorso, ha presentato, in copia: una sintesi del rapporto 

pubblicato nel (…) dall’(…) (di seguito: […]) sulla “(…)”; nonché degli 

estratti del rapporto dell’(…) del (…) sulla “(…)”. 

D.  

Il Tribunale, il 10 febbraio 2023, ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente quale misura supercautelare. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dal ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

nonché del suo diritto di essere sentito (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giu-

risprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTAF 2019 VII/6 con-

sid. 4.1; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale E-1684/2022 

dell’11 gennaio 2023 consid. 3.1). In particolare, l’insorgente lamenta il 

fatto che, malgrado egli abbia allegato di aver subito delle violenze ses-

suali, le stesse non siano state approfondite in maniera adeguata come 

stabilito da giurisprudenza costante del Tribunale, come pure rispettando 

quanto previsto all’art. 6 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), ascoltandolo in un team 

di genere soltanto maschile. La decisione della SEM di non procedere a 

tale ascolto, configurerebbe una violazione del suo diritto di essere sentito, 

in quanto egli non avrebbe potuto illustrare nel dettaglio le violenze subite. 

Inoltre, il periodo di ristabilimento richiesto nello scritto del 9 gennaio 2023 

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dal rappresentante legale, sarebbe un bisogno specifico del ricorrente e 

non una mera clausola di stile. Invero, oltre al trauma psichiatrico dovuto 

alle violenze subite, egli proverebbe una profonda vergogna per la violenza 

sessuale occorsagli in Croazia, e sarebbe comprensibile una certa reti-

cenza nel non volerne parlare apertamente, ciò che sarebbe dimostrato 

anche dalle risultanze di causa. Il rappresentante legale dell’insorgente, 

rileva inoltre in merito, come si sarebbe osservato che il ricorrente stesse 

lentamente prendendo consapevolezza di quanto accadutogli in Croazia 

ed in B._______ e di come questo stesse determinando un peggioramento 

delle sue condizioni psicologiche. Rispetto a ciò, non vi sarebbero elementi 

per considerare che le sue condizioni di salute miglioreranno nel breve ter-

mine, peraltro egli non avrebbe beneficiato fin d’ora di una presa a carico 

psichiatrica, ma unicamente di un incontro con un medico generico.  

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.3 Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste dalla Costituzione; esso è consacrato all’art. 29 cpv. 2 Cost., e 

comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza 

dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una 

decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti, 

di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare 

all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul 

suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenze 

del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1; D-2144/2022 del 

24 maggio 2022 consid. 4.2). Se esistono indizi concreti di persecuzione di 

natura sessuale, o se la situazione nello Stato di provenienza permette di 

dedurre che esiste persecuzione di natura sessuale, il richiedente l’asilo è 

udito da una persona del medesimo sesso (art. 6 OAsi). Detta norma si 

applica tanto per le donne quanto per gli uomini. La medesima vale altresì 

per quanto concerne la scelta dell’interprete. Il disposto citato è una delle 

concretizzazioni del diritto di essere sentito e tende alla protezione della 

persona sottoposta all’audizione, essendo finalizzato a permetterle di 

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esporre in modo adeguato ed in maniera la più libera possibile i pregiudizi 

di cui è stata vittima. L’art. 6 OAsi, oltre ad essere liberamente invocabile 

dall’interessato, obbliga altresì l’autorità inferiore a procedere in tal senso. 

Il richiedente resta quantomeno libero di rinunciare ai diritti derivanti dalla 

normativa, cosa che deve espressamente manifestare (cfr. DTAF 2015/42 

consid. 5.2 e rif. cit.). 

4.4 Ora, venendo al caso di specie, il ricorrente nel corso del colloquio  

Dublino ha allegato di essere stato vittima di violenze sessuali in Croazia 

(cfr. n. 13/3). Per tale audizione sia la funzionaria della SEM incaricata, che 

la traduttrice e la rappresentante legale presenti, non adempivano alle con-

dizioni poste all’art. 6 OAsi 1. Tuttavia, malgrado il ricorrente sia stato in-

terrogato espressamente in tale contesto da parte della sua rappresen-

tante legale, circa se si sentisse a suo agio di parlare delle violenze subite 

dinnanzi ad un team di genere femminile, egli ha allegato di avere difficoltà 

a parlarne in generale e che si vergognerebbe dell’accaduto (cfr. n. 13/3). 

Da tale risposta, non si vede quindi quale elemento maggiore avrebbe po-

tuto essere espresso dall’insorgente in presenza di un team di soli uomini. 

Tale conclusione è pure sostenuta dal fatto che, nemmeno nel contesto 

medico, egli ha espresso chiaramente tali evenienze (cfr. n. 17/2), e ciò 

anche in presenza di un solo medico uomo (cfr. n. 20/2). Dettagli supple-

mentari circa le violenze subite dall’insorgente in Croazia ed in B._______, 

sono invece riportati dall’insorgente nel suo scritto del 9 gennaio 2023, e 

che avrebbe rivelato in presenza del suo rappresentante legale (cfr. 

n. 19/3). Inoltre, nel corso del colloquio Dublino, neppure la sua rappresen-

tante legale ha sollevato obiezioni circa la continuazione del colloquio  

Dublino nella formazione di sole donne, o ancora che si sarebbe dovuto 

ripetere in presenza di soli uomini poiché il ricorrente non avrebbe potuto 

esprimersi compiutamente sulle stesse in presenza di un team d’audizione 

tutto al femminile (cfr. n. 13/3). In tale predetto contesto, anche il Tribunale 

non ravvede quindi quali ulteriori elementi di dettaglio aggiuntivi avrebbero 

potuto essere allegati dall’insorgente nell’ambito di un nuovo colloquio  

Dublino, determinanti ai fini dell’esame della competenza dello Stato mem-

bro competente, come richiesto dall’insorgente sia nel suo scritto del 9 gen-

naio 2023 alla SEM sia nel ricorso. Pertanto, anche se venisse constatata 

una violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente dal Tribunale, in 

quanto in casu egli non ha espressamente rinunciato ad una composizione 

del team di audizione di soli uomini, ma soltanto implicitamente nell’ambito 

del colloquio Dublino, il Tribunale ritiene che il rinvio degli atti alla SEM per 

l’effettuazione di un nuovo colloquio Dublino rappresenterebbe una mera 

formalità processuale. Ciò in quanto l’insorgente ha potuto esprimersi in 

merito sufficientemente nel corso della procedura di prima istanza, e sia la 

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SEM che lo scrivente Tribunale dispongono di elementi sufficientemente 

dettagliati riguardo alle violenze subite per potersi pronunciare con piena 

cognizione di causa in merito e prenderle adeguatamente in considera-

zione nel loro apprezzamento. La giurisprudenza citata nel ricorso dall’in-

sorgente, non muta tale valutazione, in quanto non soltanto il contesto delle 

stesse appare differente – ovvero casi di violenze allegate di push-back 

alla frontiera – dal caso di specie, ma nelle sentenze citate nel gravame la 

valutazione sia della SEM sia del Tribunale non potevano essere effettuate 

per mancanza di elementi delle allegate violenze, ciò che non risulta essere 

la medesima conclusione della presente disamina come già sopra consi-

derato. Inoltre, quanto richiesto dal ricorrente sia nel suo scritto del 9 gen-

naio 2023 indirizzato alla SEM, sia ribadito nel suo memoriale ricorsuale in 

ordine al bisogno di beneficiare di un periodo di ristabilimento, non può 

essere seguito. Difatti, il periodo di recupero e di riflessione è previsto ex 

lege unicamente nei casi di indizi concreti quale (potenziale) vittima di tratta 

di esseri umani, secondo l’art. 13 della Convenzione sulla lotta contro la 

tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; cfr. a tal propo-

sito la DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con rif. cit.). Dagli atti di causa, ciò non 

risulta invece essere chiaramente il caso dell’insorgente. La SEM non era 

pertanto in alcun modo obbligata a concedergli un tale periodo di recupero.  

4.5 Proseguendo nell’analisi, nei documenti medici agli atti, a differenza di 

quanto pare sostenere implicitamente l’insorgente nel gravame (cfr. p.to 4, 

pag. 6 seg. del ricorso), non appare in alcun modo la necessità di una 

presa in carico psichiatrica. Invero, il 16 dicembre 2022, egli è stato visitato 

presso il (…) dell’(…), dove dopo diversi esami laboratoristici ed una radio-

grafia del torace, si è diagnosticato un malessere generalizzato (cfr. 

n. 17/2). Mentre che, in data 12 gennaio 2023, gli è stato diagnosticato un 

disturbo del sonno, senza segni di depressione pronunciata, con l’imposta-

zione di una terapia a base di Mirtacapin 15 mg durante la notte (cfr. 

n. 20/2). Ulteriori appuntamenti medici, salvo l’esecuzione del test HIV il 

22 dicembre 2022 con esito negativo (cfr. n. 22/2), non sono stati segnalati 

né si trovano agli atti (cfr. n. 25/1 e 26/1). Sulla base di tali elementi, che 

sono stati elencati compiutamente dall’autorità inferiore nel provvedimento 

impugnato e di cui ne ha tenuto debitamente conto nello stesso (cfr. p.to II, 

pag. 6 della decisione avversata), la SEM poteva quindi a ragione partire 

dal presupposto che la situazione di salute dell’insorgente fosse chiara, 

con diagnosi poste e trattamenti impostati, così come desumibile dagli atti 

di causa, e che ulteriori accertamenti non si imponessero pertanto in me-

rito. 

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Pagina 9 

4.6 Da ultimo, quanto presentato dall’autorità inferiore nella decisione av-

versata riguardo alla situazione alla frontiera croata e alla problematica dei 

cosiddetti push-back verso altri Stati, al contrario di quanto allegato nel ri-

corso (cfr. p.to 5, pag. 9 del ricorso) riferendosi ad una giurisprudenza nel 

frattempo superata e concernente una costellazione differente dal caso di 

specie, lo scrivente Tribunale ha già più volte ritenuto le argomentazioni 

della SEM in questo senso sufficienti (cfr. a tal proposito tra le altre la sen-

tenza del Tribunale D-5716/2022 dell’11 gennaio 2023 consid. 4.3.3 e con-

sid. 4.3.5 con ulteriori rif. cit.). Peraltro, appare chiaramente dalla decisione 

avversata, che l’autorità resistente ha esaminato la situazione individuale 

dell’insorgente, argomentando in modo esplicito ed adeguato i motivi per i 

quali non ritenesse che vi fossero indizi per una violazione dell’art. 3 par. 2 

RD III rispettivamente dell’art. 3 CEDU da parte della Croazia (cfr. p.to II, 

pag. 4 segg. della decisione impugnata). Il provvedimento avversato risulta 

pertanto sufficientemente motivato (cfr. DTF 138 IV 81 consid. 2.2).  

4.7 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno in toto 

respinte. 

5.  

5.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

5.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo pregressa se-

gnatamente in Croazia il (…) (cfr. n. 7/2 e 8/1). Evenienza che è stata pure 

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confermata dall’insorgente (cfr. n. 13/3). Su tali presupposti, il 20 dicem-

bre 2022, l’autorità inferiore ha presentato all’autorità croata competente – 

entro i termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una richiesta di ripresa in 

carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 14/5). La Croazia non 

ha risposto entro il termine legale (art. 25 par. 1 RD III) alla domanda di 

ripresa in carico, ed è quindi divenuta lo Stato membro responsabile per la 

trattazione della domanda d’asilo dell’insorgente ex art. 25 par. 2 RD III. La 

Croazia ha in seguito accettato la stessa sulla base dell’art. 20 par. 5 RD 

III, confermando trattarsi di una ripresa in carico dell’insorgente. A tali con-

dizioni, e nella misura in cui gli atti all’incarto non attestano in alcun modo 

come l’interessato avrebbe lasciato il territorio degli Stati membri nello spa-

zio Dublino, o che avrebbe ottenuto un titolo di soggiorno da parte di uno 

di questi Stati nell’intervallo, si giustifica di fare applicazione dell’art. 20 

par. 5 RD III in casu, in conformità con la giurisprudenza topica resa in ma-

teria (cfr. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea [Grande Se-

zione] del 2 aprile 2019, nelle cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-

50; cfr. anche le sentenze del Tribunale  

D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3; F-4998/2022 del 

9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 novembre 2022 con-

sid. 6.3.2). Il predetto Paese è quindi tenuto, in principio, a riprendere in 

carico l’insorgente, al fine di portare a termine il procedimento di determi-

nazione dello Stato membro competente. 

6.  

6.1 Tuttavia, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle 

carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di acco-

glienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per 

verificare se un altro Stato membro possa essere designato come compe-

tente. 

6.2 Agli occhi del Tribunale, nonostante le prese di posizione critiche di nu-

merosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – in materia, il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che, rispettivamente dei rischi avverati di push-back alla frontiera con la 

F._______, per quanto attiene ai richiedenti che hanno già depositato una 

domanda di protezione internazionale in Croazia e che sono esplicitamente 

ripresi in carico da tale Stato nel quadro di una procedura Dublino (cfr. tra 

D-788/2023 

Pagina 11 

le altre le sentenze del Tribunale D-440/2023 del 7 febbraio 2023 con-

sid. 5.5 con ulteriori rif. cit.; D-407/2023 del 1° febbraio 2023 consid. 7.2; 

D-5838/2022 del 9 gennaio 2023 consid. 5.5). Per un cambiamento della 

giurisprudenza non vi sono gli estremi nel caso di specie, anche tenendo 

conto delle allegazioni dell’insorgente in merito alle violenze subite in Croa-

zia. Invero, anche prendendo in considerazione quanto descritto dal ricor-

rente nel colloquio Dublino e ribadito anche con il ricorso per quanto attiene 

ai maltrattamenti e alle violenze in cui è incorso al momento delle due en-

trate su suolo croato da parte di agenti di polizia croati, come pure i rapporti 

dell’(…) citati ed allegati al gravame, non si può presupporre che la Croazia 

violi attualmente in maniera sistematica i suoi obblighi quale Stato membro 

Dublino nel caso di ripresa in carico di richiedenti l’asilo. Nel caso in esame 

il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con degli elementi concreti e 

circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato di destina-

zione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a portare a termine cor-

rettamente la procedura relativa alla sua domanda di protezione in viola-

zione della direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-

voca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-

dura). Neppure può essere evincibile dalle sue dichiarazioni né dalla docu-

mentazione agli atti, che egli non abbia avuto accesso alla procedura 

d’asilo in Croazia in passato. I riferimenti nel ricorso al carente accesso alle 

cure psicologiche nel predetto Stato membro, come pure alle lacune nel 

sistema di giustizia croato nel perseguimento di violenze commesse da 

parte di funzionari di polizia, risultano essere di natura generale. Inoltre, 

quanto riportato dal ricorrente riguardo alle violenze subite all’entrata in 

Croazia, non possono condurre il Tribunale a ritenere che nel caso di un 

suo trasferimento nel predetto Stato membro, egli sarà, con un rischio ele-

vato, vittima di un trattamento contrario all’art. 3 CEDU o all’art. 4 CartaUE. 

Altresì, non si evince dagli atti all’incarto né dal gravame alcun indizio serio 

e concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non ri-

spetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese. Il ricorrente, il quale 

ha trascorso soltanto qualche giorno in Croazia, non ha del resto allegato 

né apportato alcun indizio oggettivo, serio e concreto che sarebbe privato 

durevolmente, in tale Paese, di ogni accesso alle condizioni materiali d’ac-

coglienza previste dalla direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-

chiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) e che 

non potrebbe beneficiare dell’aiuto necessario per far valere i suoi diritti. 

D-788/2023 

Pagina 12 

Inoltre il Tribunale, come argomentato anche dalla SEM nella decisione 

avversata, non ha alcuna ragione – neppure considerando quanto riportato 

nel ricorso dall’insorgente – di mettere in dubbio che la Croazia sia uno 

Stato di diritto, con un sistema di giustizia funzionante. Al quale l’insorgente 

potrà indirizzarsi, come concluso anche dall’autorità inferiore nel provvedi-

mento impugnato, per denunciare l’agito di alcuni funzionari di polizia nei 

suoi confronti o se in futuro i suoi diritti non venissero rispettati (art. 26 di-

rettiva accoglienza).  

6.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

7.  

7.1 Nel prosieguo, occorre esaminare se, come richiesto in subordine dal 

ricorrente nel gravame, malgrado la competenza di principio della Croazia, 

l’autorità inferiore debba esaminare la domanda di protezione internazio-

nale del richiedente in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di 

sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.2 L’insorgente, nel suo ricorso, si prevale del suo stato di salute e delle 

violenze subite in Croazia, per rinunciare al suo trasferimento applicando 

le clausole discrezionali sopra citate. In tal senso, citando degli estratti di 

due rapporti (…), il ricorrente ritiene che l’accesso alle cure psicologiche e 

psichiatriche nel suddetto Paese sarebbe difficoltoso, come pure la possi-

bilità che dei funzionari di polizia vengano effettivamente perseguiti dalla 

giustizia croata, essendovi peraltro una difficoltà di accesso alla giustizia 

ed alla rappresentanza legale. 

7.3  

7.3.1 In merito allo stato di salute del ricorrente, si osserva dapprima come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costi-

tuisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezio-

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Pagina 13 

nali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: Cor-

teEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

7.3.2 Alla luce dello stato di salute del ricorrente, di cui già si è detto al 

consid. 4.5 al quale si rinvia, pur non volendo in alcun modo minimizzarlo, 

dagli atti all’inserto non sono evincibili degli elementi concreti e circostan-

ziati, che inducano a ritenere come il suo stato di salute sia di una gravità 

tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurispru-

denza testé referenziata nel caso di un suo rinvio in Croazia che non po-

trebbero essere ivi trattate. Invero, pur rammentando che nel caso di spe-

cie non vi sono indizi quanto ad un bisogno di trattamento psichiatrico se-

gnalato dai medici curanti (cfr. anche supra consid. 4.5), non risulta inop-

portuno evidenziare come, in linea di principio, la Croazia disponga di in-

frastrutture mediche adeguate, se il ricorrente dovesse necessitare di ulte-

riori accertamenti medici o cure (cfr. le sentenze del Tribunale D-440/2023 

del 7 febbraio 2023 consid. 7.4.3; D-407/2023 del 1° febbraio 2023 con-

sid. 8.2.2; D-1418/2022 del 4 aprile 2022 consid. 5.3.6; D-1241/2022 del 

25 marzo 2022 pag. 7). A fianco a strutture mediche statali, anche organiz-

zazioni non governative apportano l’aiuto per le cure di tipo psicologico, ciò 

che rappresenta un’offerta sufficiente delle stesse (cfr. a tal proposito le 

sentenze del Tribunale D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con 

ulteriori rif. cit.; E-4859/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.5.1). Le alle-

gazioni dell’insorgente proposte nel gravame, segnatamente il rapporto 

dell’(…) del (…), non sono in grado di rimettere in discussione tale apprez-

zamento. 

7.3.3 In riferimento poi alle asserite violenze subite in Croazia da parte di 

funzionari di polizia, v’è da rilevare come già sopra (cfr. consid. 6.2), che il 

predetto Paese è uno Stato di diritto con in principio un sistema di giustizia 

funzionante. Se egli ritenesse di essere stato maltrattato dalle autorità 

croate o da terze persone, o se ciò avvenisse in futuro, egli potrà indiriz-

zarsi senz’altro alle autorità preposte, inoltrando anche una denuncia. Inol-

tre, vi è pure la possibilità per lui di contattare in loco delle organizzazioni 

caritative, anche per eventualmente supportarlo per adire le vie giudiziarie 

(cfr. a tal proposito, nello stesso senso, la sentenza del Tribunale  

D-407/2023 del 1° febbraio 2023 consid. 8.2.1). A tal proposito, non appare 

dalla documentazione all’inserto, che il ricorrente abbia proceduto in tal 

senso, allorché si trovava in Croazia. Le osservazioni presenti nel gravame 

come pure nel rapporto (…) del (…) (cfr. ricorso pag. 8 seg.), del tutto ge-

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Pagina 14 

neriche, non risultano in grado di inficiare le predette considerazioni. Pe-

raltro il ricorrente, al suo ritorno in Croazia, verrà rinviato a  

G._______, e nulla né agli atti né nelle allegazioni esposte nel ricorso, la-

scia presagire che egli si ritroverebbe in una situazione analoga a quella 

incorsa alla sua entrata nel predetto Paese. Inoltre, come già sopra consi-

derato (cfr. consid. 6.2), egli non è stato in grado di dimostrare in corso di 

procedura che le sue condizioni di vita in Croazia rivestirebbero un tale 

grado di difficoltà e di gravità che sarebbero costitutive di un trattamento 

contrario all’art. 3 CEDU o ancora all’art. 3 Conv. tortura. Egli non è stato 

neppure in grado di apportare degli indizi concreti, oggettivi e seri, che egli 

sarebbe stato privato durevolmente di ogni accesso alle condizioni mate-

riali minime d’accoglienza previste dalla direttiva accoglienza, né neppure 

che egli non potrebbe beneficiare dell’aiuto eventualmente richiesto per far 

valere i suoi diritti nel suddetto Paese. In ogni caso, se dopo il suo trasferi-

mento, dovesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza 

non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che tale Paese 

violi i suoi obblighi d’assistenza nei suoi confronti, o in ogni altro modo violi 

i suoi diritti fondamentali, apparterrà a lui di indirizzarsi presso le autorità 

locali presenti, usando delle vie di diritto adeguate (cfr. art. 26 direttiva ac-

coglienza). 

7.4 Pertanto, il Tribunale conclude che è a giusta ragione che l’autorità in-

feriore non ha fatto applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III, in relazione con 

le disposizioni convenzionali precitate.  

7.5 Inoltre, la SEM ha stabilito i fatti rilevanti per la causa in modo esatto e 

completo non commettendo né eccesso né abuso del suo largo potere 

d’apprezzamento, negando in specie, l’esistenza di ragioni umanitarie ai 

sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in combinato disposto con l’art. 17 par. 1 

RD III, essendo rammentato che in materia, il Tribunale non è abilitato a 

sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’autorità intimata (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8).  

7.6 Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Croazia rimane competente per l’esame della do-

manda d’asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste dal RD III. 

8.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

D-788/2023 

Pagina 15 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le richieste tendenti d’un 

canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risul-

tano divenute senza oggetto. 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

11.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 10 febbraio 2023 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: 

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-788/2023 

Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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