# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c0bd9af6-83ca-5dbc-a3ec-037f4a57e21f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-01-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.01.2018 D-16/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-16-2018_2018-01-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-16/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ' 11  g e n n a i o  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Costa d'Avorio,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 14 dicembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-16/2018 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 18 novem-

bre 2017,  

il verbale d'audizione del 21 novembre 2017 con contestuale diritto di es-

sere sentito in merito all'eventuale responsabilità dell'Italia per la tratta-

zione della sua domanda d'asilo (di seguito: verbale), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 14 dicembre 2017, notificata il 27 dicembre 2017 (cfr. risultanze pro-

cessuali), mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo (LAsi, 

RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessato verso l'Italia, 

il ricorso del 28 dicembre 2017 (timbro del plico: 29 dicembre 2017; data 

d'entrata: 3 gennaio 2018) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM 

con il quale il ricorrente ha chiesto di poter rimanere in Svizzera e di non 

essere rinviato in Italia, 

la ricezione dell'incarto originale della SEM da parte del Tribunale in data 

5 gennaio 2018, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

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l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2015/41 con-

sid. 3.1), 

che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

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che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 

consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che l'interessato ha depositato domanda d'asilo ad C._______ (Ita-

lia) il 14 giugno 2017 (cfr. atto A6/1), 

che la SEM, il 30 novembre 2017, ha presentato alle autorità italiane com-

petenti, nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una ri-

chiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III (cfr. atto A13/5), 

che il 14 dicembre 2017, queste autorità hanno espressamente accettato 

il trasferimento del ricorrente verso l'Italia, in applicazione della stessa di-

sposizione (cfr. atto A16/1),  

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che inoltre, l'insorgente non ha contestato di aver depositato una domanda 

di asilo in Italia (cfr. verbale pag. 4),  

che di conseguenza, la competenza dell'Italia è di principio data, 

che non vi sono neppure fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-

blino III), 

che peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che inoltre, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Gre-

cia, ad oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Italia non 

venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ri-

corso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d'origine (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hussein contro Paesi Bassi e 

Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 4 novem-

bre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU Jihana Ali e altri con-

tro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33) 

che ad ogni buon conto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-

cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

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che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha inoltre dimostrato che lo Stato 

di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a 

termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che inoltre, malgrado sia notorio che le autorità italiane sono confrontate a 

dei seri problemi in materia di accoglienza dei richiedenti l'asilo, i quali po-

trebbero riscontrare delle importanti difficoltà dal punto di vista dell'alloggio, 

delle condizioni di vita, così come, a seconda delle circostanze, dell'ac-

cesso alle cure mediche (cfr. Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati 

[OSAR]: Aufnahmebedingungen in Italien. Zur aktuellen Situation von Asyl-

suchenden und Schutzberechtigten, insbesondere Dublin-Rückkehrenden 

in Italien, agosto 2016), agli atti non figurano nemmeno elementi tali da 

indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione espor-

rebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e 

di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-

glienza, 

che contrariamente a quanto allegato in sede ricorsuale, egli disponeva di 

un alloggio in un centro d'accoglienza in Italia (cfr. verbale pag. 6 e 7), 

che del resto, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei 

suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che, in definitiva, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

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che infine, il ricorrente non ha fatto valere l'esistenza di motivi umanitari ai 

sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'or-

dinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 

(OAsi1, RS 142.311) e dagli atti non appaiono elementi per ritenere che 

l'autorità inferiore non abbia esercitato o abbia esercitato in maniera arbi-

traria il suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che pertanto, alla luce di tutto quanto sopra, non vi è motivo di applicare la 

clausola discrezionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clau-

sola di sovranità), 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in ca-

rico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III,  

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un'autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: