# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b45fa87c-7c10-5f0b-89fb-d76bc8059e4f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-09-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 18.09.1998 11.1998.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-98_1998-09-18.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00098

  	
  Lugano

  18 settembre 1998/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (____/G_) alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2 (azione
possessoria), promossa con istanza del 2 gennaio 1994 da

 

	
   

  	
  __________
  e __________ __________, __________

  (patrocinati
  dall’avv. __________ __________, __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  

esaminati gli atti,

posti i seguenti 

 

punti di questione:     1.   Se
deve essere accolto l’appello presentato il 15 giugno 1998 da __________
__________ contro la sentenza emanata 4 giugno 1998 dal Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 2;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
e __________ __________ sono comproprietari in parti uguali della particella n.
__________ RFD di __________; __________ __________ è proprietario dal 1989
della contigua particella n. __________. In seguito a divergenze di opinione
sulla distanza delle piante che si trovano lungo il confine tra i due fondi,
__________ e __________ __________ hanno promosso il 12 gennaio 1994 un’azione
possessoria davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, chiedendo
che a __________ __________ fosse ordinato – sotto la comminatoria dell’art.
292 CP – di eliminare una scaletta in legno, una recinzione e tutte le piante
poste sulla particella n. __________di loro proprietà, oltre a tutte le piante
poste sulla particella n. __________in violazione delle distanze legali.
All’udienza del 12 aprile 1994 gli istanti hanno confermato le loro domande,
alle quali si è opposto il convenuto. Conclusa l’istruttoria, ogni parte ha
ribadito il proprio punto di vista in un memoriale scritto e al dibattimento
finale del 13 maggio 1996, gli istanti precisando che dovevano essere eliminate
18 piante. 

                                      

                                  B.   Statuendo il 4 giugno
1998, il Pretore ha accolto l’azione possessoria e ha condannato __________
__________ ad allontanare ad almeno 8 m dal confine 5 piante (tilia
euchlora, thuja fastigiata, thuja biota, magnolia grandiflora gallissoniensis
e cupressus sempervirens), ad almeno 4 metri altre 9 piante (viburnus
carlesi, punica granata, magnolia soulangeana nigra, 2 cotinus
caccigria, calicanthus, pittosporum tobira, laburnum anagrioides, viburnum)
e ad almeno mezzo metro ulteriori 2 piante (abelia grandiflora e
lagestroemia indica), come pure a rimuovere dalla particella n.
__________un pinus mugus e un hibiscus siriacus, e ciò entro due
mesi dal passaggio in giudicato dalla sentenza. La tassa di fr. 800.– e le
spese sono state poste a carico del convenuto, con obbligo di versare agli
istanti un’indennità di fr. 1’500.– per ripetibili.

                                  C.   __________
__________ è insorto contro la sentenza del Pretore con un appello del 15
giugno 1998 nel quale chiede – previa concessione dell’effetto sospensivo al
gravame – che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di respingere
l’istanza. La presidente della Camera ha concesso effetto sospensivo
all’appello con decreto del 17 giugno 1998. Nelle loro osservazioni del 6
luglio 1998 __________ e __________ __________ propongono la reiezione
dell’appello e la conferma del giudizio pretorile.

                                      

                                  D.   La giudice delegata
di questa Camera ha proceduto a un’ispe-zione presso il geometra revisore
competente per il comprensorio di Porza e ha acquisito agli atti, con ordinanza
del 4 agosto 1998, la lettera 31 luglio 1998 dell’ing. __________ __________.
Le parti hanno potuto esprimersi sulle risultanze dell’ispezione.

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha
constatato, sulla base della perizia giudiziaria, che 16 piante poste sulla
particella del convenuto non rispettano le distanze legali e che altre due
piante, situate sulla linea di confine, si trovavano in realtà sul fondo degli
istanti. Egli ha respinto le obiezioni sollevate dal convenuto, che si
prevaleva di accordi in deroga alle distanze legali intercorsi tra gli istanti
e la precedente proprietaria del fondo, come pure della natura boschiva di una
parte del suo fondo e dell’esistenza di piante situate a distanza non
regolamentare sulla proprietà degli istanti, la cui azione sarebbe quindi stata
abusiva. 

                                      

                                   2.   L’appellante
contesta le conclusioni cui è giunto il Pretore, rilevando in primo luogo che
in concreto non sarebbe dato il requisito dell’illecita violenza, poiché le
piante sarebbero state poste a dimora dalla precedente proprietaria della
particella n. __________con il consenso degli istanti. Inoltre l’azione possessoria
sarebbe tardiva, dato che le piante sarebbero state poste a dimora nel 1989.
Infine il convenuto ribadisce, con dovizia di argomentazioni, che parte dei due
fondi sarebbe situata in zona boschiva, ciò che renderebbe inapplicabili le
norme della LAC invocate dagli istanti.

                                      

                                   3.   Gli istanti non
hanno indicato su quale norma giuridica fondano la loro azione possessoria e il
Pretore ha ritenuto applicabile l’art. 928 CC (azione di manutenzione). L’art.
928 stabilisce che quando il possessore sia turbato nel suo possesso da un atto
di illecita violenza, egli può agire in cessazione della turbativa, anche se la
controparte pretende di agire con diritto. Secondo l’art. 929 CC, inoltre, il
possessore deve avere reclamato immediatamente la cessazione della turbativa,
appena conosciuto l’atto di violenza e l’autore di esso (cpv. 1); l’azione
giudiziaria, poi, deve essere intentata entro un anno, il quale comincia a
decorrere dalla turbativa, anche se il possessore ha avuto conoscenza più tardi
del fatto e del suo autore (cpv. 2). L’azione di manutenzione soggiace a un
doppio limite di tempo (art. 929 CC): anzitutto l’istante deve avere reclamato
“immediatamente”; oltre a ciò egli deve avere promosso la causa entro un anno
dalla turbativa. Tali requisiti vanno esaminati d’ufficio, giacché da essi
dipende la ricevibilità dell’azione (Rep. 1987 pag. 209 consid. 1, 1985 pag.
307 consid. 1; Stark, in: Berner
Kommentar, 2a edizione, n. 10 ad art. 929 CC; Rep. 1986 pag. 78,
1981 pag. 348). Si aggiunga che, per quanto attiene al reclamo immediato, tale
presupposto deve essere reso verosimile dall’istante, senza riguardo
all’eventuale passività del convenuto (Stark,
op. cit., nota 5 ad art. 929 CC con rinvii). L’inosservanza di simile requisito
comporta la reiezione dell’azione possessoria, riservato all’istante il ricorso
all’azione di merito secondo la procedura ordinaria (Stark, op. cit., n. 3 ad art. 929 CC). Il reclamo è ritenuto
tempestivo se effettuato con prontezza, quand’anche non immediato (Stark, op. cit., n. 6 ad art. 929 CC;
Rep. 1981 pag. 348). Il giudice deve esaminare, valutando l’insieme delle circostanze,
se l’istante ha protestato entro un termine ragionevole da quanto ha potuto
effettuare un primo esame della situazione (Stark,
loc. cit.; SJ 1980 pag. 92 segg.). Già un reclamo successivo di due mesi alla
conoscenza dei fatti è stato giudicato tardivo da questa Camera (sentenza del 3
novembre 1994 in re P., consid. 3, confermata in Rep. 1996 pag. 187), come pure
un reclamo intervenuto a distanza di sette settimane (sentenza del 27 gennaio
1994 in re F., consid. 3), termine che per diritto federale sembra porsi al
limite dell’arbitrio (Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 2ª edizione, pag. 95 n. 350b con rinvii).

 

                                   4.   Nella fattispecie
occorre quindi esaminare, in primo luogo, la tempestività del reclamo. Pacifico
è che le piante sono state messe a dimora nell’estate 1989 dalla precedente
proprietaria del fondo n. __________ (doc. C). Gli istanti hanno ammesso,
nell’atto introduttivo di causa, di aver constatato già a quel momento che
diverse piante non rispettavano le distanze legali  (istanza, pag. 2). Rimasti
infruttuosi i tentativi di giungere alla stipulazione di un contratto di
servitù reciproca di deroga alle distanze legali con il convenuto, proprietario
dall’autunno 1989 del fondo n. __________, il 30 aprile 1993 gli istanti hanno
assegnato a quest’ultimo un termine di 30 giorni per allontanare le piante e i
manufatti sporgenti sulla loro proprietà (doc. C). In tale lettera gli istanti
hanno menzionato che la posa definitiva dei termini tra i due fondi era avvenuta
l’anno precedente, vale a dire nel 1992. Se non che, il primo reclamo di cui si
è a conoscenza nella fattispecie è quindi – nell’ipotesi più favorevole agli
istanti – posteriore di un anno all’accertamento della delimitazione dei
confini tra i due fondi. Nelle osservazioni all’appello gli istanti sostengono
invero che la certezza dei confini si è avuta unicamente nell’aprile 1993,
riferendosi alla lettera di cui al doc. C, ribadendo la tempestività della loro
azione. La tesi contrasta tuttavia con quanto riferito dal geometra ufficiale,
che ha situato al maggio 1992 la verifica della picchettazione precedente e la
posa di tutta la terminazione mancante, precisando altresì che le planimetrie
ufficiali aggiornate potevano essere ottenute dopo il 1° dicembre 1988 per i
confini e dopo il 3 ottobre 1989 per i fabbricati (lettera 31 luglio 1998
dell’ing. __________). Il fatto che la verifica sia stata chiesta del convenuto
non è decisivo, contrariamente a quanto sembrano ritenere gli appellati, visto
che essi erano a conoscenza dei risultati della terminazione. Nella lettera 30
aprile 1993, infatti, essi hanno menzionato esplicitamente che la posa
definitiva dei termini comprovava la legittimità delle loro richieste e hanno
indicato che tale posa era avvenuta “lo scorso anno” (doc. C, prima pagina a
metà). Gli appellati equivocano dunque sui termini quando asseriscono, nelle
loro osservazioni, di aver potuto accertare i confini solo nell’aprile 1993,
poiché con ogni evidenza la terminazione cui essi stessi si riferiscono negli
atti di causa è avvenuta nel maggio 1992. Anche prendendo come data
determinante – invece dell’ottobre 1989 – la conferma della picchettazione, quando
essi avrebbero potuto verificare il tracciato dei confini su cui già erano
sorti dubbi e discussioni con la precedente proprietaria della particella n.
__________ (doc. C), il loro reclamo, del 30 aprile 1993, si rivela perciò
posteriore di un anno all’accertamento della turbativa, e quindi
irrimediabilmente tardivo (Rep. 1996 pag. 187). L’azione possessoria, carente
di un presupposto sostanziale, non era di conseguenza ammissibile. Ne discende
che il giudizio del Pretore va riformato e l’azione respinta.

 

                                   5.   Le spese del
pronunciato odierno seguono la soccombenza, tanto in prima quanto in seconda
sede (art. 148 cpv. 1 CPC), con l’obbligo per gli istanti di rifondere al convenuto
un’equa indennità per ripetibili di appello.

 

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

 

pronuncia:               I.   L’appello è accolto e la
sentenza impugnata è così riformata:

                                         

1. L’istanza è respinta.

2. La tassa di giustizia di fr. 800.– e
le spese sono a carico degli istanti, con obbligo di rifondere al convenuto
l’importo di fr. 1’500.– per ripetibili.

                                   II.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 400.—

                                         b)
esborsi geometra     fr. 266.25

                                         c)
spese                         fr.   50.—

                                                                                fr.
716.25

                                         da
anticipare dall'appellante, sono poste in solido a carico di __________ e
__________ __________, che rifonderanno all’appellante, sempre con vincolo di
solidarietà, fr. 1’000.– complessivi per ripetibili di appello.

 

                                   III.   Intimazione
a:

                                         –
avv. __________ __________, __________;

                                         –
avv. __________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 2. 

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria