# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aaec4f94-4a95-54f9-be2e-2dfcf7e8f514
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-07-06
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 06.07.2021 S 2020 130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2020-130_2021-07-06.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 20 130

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

Presidenza Racioppi

Giudici von Salis e Meisser

Attuario Paganini

SENTENZA

del 6 luglio 2021

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali

A._____,

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, 

convenuta

concernente pretesa di risarcimento LAVS

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I. Ritenuto in fatto:

1. La società B._____ è stata iscritta nel Registro di commercio del Cantone 

dei Grigioni e affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Cantone dei 

Grigioni (qui di seguito: Cassa di compensazione) dal trasferimento della 

sua sede dal comune di C._____ (TI) a quello di D._____ (GR, Comune di 

E._____) il 26 gennaio 2016. 

2. Secondo le pubblicazioni nel Foglio ufficiale svizzero di commercio 

(FUSC), dal 26 gennaio 2016 al 25 gennaio 2019 A._____ è stato socio e 

gerente della B._____ con diritto di firma collettiva a due con F._____.

3. Il 6 marzo 2017 l'Ufficio esecuzioni e fallimenti Regione G._____ ha 

rilasciato alla Cassa di compensazione gli attestati di carenza di beni per 

un importo totale di CHF 22'558.35, visto che l'Ufficio presso la B._____ 

non ha accertato beni pignorabili e non ha potuto procedere a un 

pignoramento di salario. 

4. Con decisione del 22 febbraio 2019 la Cassa di compensazione ha 

obbligato A._____ (nonché H._____ e F._____) al risarcimento del danno 

di CHF 58'720.15 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF non 

saldati per gli anni 2016 e 2017 oltre a spese amministrative. 

5. Il 12 marzo 2019 A._____ ha presentato opposizione avverso tale 

decisione. 

6. Con decisione su opposizione del 30 ottobre 2020 la Cassa di 

compensazione ha respinto l'opposizione. 

7. Contro questa decisione A._____ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato 

ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni il 27 novembre 

2020, chiedendo, in via procedurale, il conferimento dell'effetto sospensivo 

al ricorso e la sospensione della procedura fino alla crescita in giudicato 

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della decisione penale in merito alla sua denuncia penale nei confronti di 

F._____; in via materiale, egli ha chiesto l'annullamento della decisione 

impugnata. 

8. Nella presa di posizione dell'8 dicembre 2020 la Cassa di compensazione 

(qui di seguito: convenuta) ha chiesto il rigetto del ricorso e si è opposta 

alla richiesta del ricorrente di sospensione della procedura fino all'esito 

(cresciuto in giudicato) della denuncia penale del ricorrente. 

II. Considerando in diritto:

1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui il Tribunale 

entra nel merito del ricorso. 

2. Controverso è se il ricorrente è responsabile per il danno a titolo di 

contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF (qui di seguito anche: contributi 

sociali) subito dalla convenuta. 

3. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione per la 

vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10) il datore di lavoro deve 

risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per 

negligenza grave, le prescrizioni dell'assicurazione. I presupposti 

dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la 

violazione di prescrizioni da parte del datore di lavoro (o un organo), 

l'intenzionalità o la negligenza grave e un nesso di causalità (naturale e 

adeguato) tra la violazione (colpevole) delle prescrizioni e il danno insorto 

(cfr. STF 9C_80/2017 consid. 5.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; Rivista per 

le casse di compensazione AVS [RCC], edita dall'Ufficio federale delle 

assicurazioni sociali fino al 1992, 1985, pag. 619 seg.). Giusta l'art. 52 cpv. 

2 LAVS se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono 

sussidiariamente i membri dell'amministrazione e tutte le persone che si 

occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono 

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responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l'intero 

danno. Giusta l'art. 52 cpv. 3 LAVS nella versione in vigore fino al 31 

maggio 2019 il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni dal 

momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto 

conoscenza del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del 

danno. Questi termini possono essere interrotti. Il datore di lavoro può 

rinunciare a eccepire la prescrizione. Se il diritto penale prevede un 

termine di prescrizione più lungo, si applica tale termine.

4.1. Indiscusso è che la B._____, quale datrice di lavoro, ha disatteso le 

prescrizioni di cui agli artt. 14 LAVS e 34 dell'Ordinanza sull’assicurazione 

per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS; RS 831.101) relative all'obbligo 

di pagare i contributi sociali e che in seguito a questo comportamento 

illegale della B._____ alla convenuta è insorto un danno pari a CHF 

58'720.15 per i contributi degli anni 2016 e 2017 non saldati. 

4.2.1. Per l'inizio del termine di prescrizione di cui al summenzionato art. 52 cpv. 

3 LAVS nella versione in vigore fino al 31 maggio 2019 è decisivo il 

momento a partire dal quale si deve ritenere che per ragioni di fatto e di 

diritto i contributi non possono più essere riscossi. Di regola, il 

riconoscimento risp. l'insorgenza del danno è data nel momento in cui la 

cassa di compensazione riceve l'attestato di carenza di beni definitivo (cfr. 

DTF 113 V 256 consid. 3c). 

4.2.2. Nel caso di specie la convenuta è venuta a conoscenza del danno al 

momento del ricevimento degli attestati di carenza beni del 6 marzo 2017. 

Di conseguenza, la decisione di risarcimento del 22 febbraio 2019 è 

avvenuta entro il termine di prescrizione di due anni giusta l'art. 52 cpv. 3 

LAVS nella versione in vigore fino al 31 maggio 2019. 

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5. Qui di seguito va esaminato se la convenuta può pretendere 

(sussidiariamente) il risarcimento del danno dal ricorrente quale 

amministratore e organo formale della società nel rispettivo periodo.  

5.1. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere una negligenza grave del 

datore di lavoro risp. dell'organo se questi ha trascurato di fare quanto 

doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta 

nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene 

apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve 

generalmente esigere in materia di gestione da un datore di lavoro risp. 

dell'organo della stessa categoria di quella a cui appartiene l'interessato 

(cfr. DTF 112 V 156 consid. 4; RCC 1988, pag. 599). I fatti di cui si è resa 

colpevole una società non sono necessariamente imputabili a tutti gli 

organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi 

fatti possano essere addebitati a un determinato organo, tenuto conto 

della situazione di diritto e di fatto di quest'ultimo nella rispettiva società. 

Se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle 

competenze che gli sono state attribuite dalla società (cfr. DTF 108 V 199 

consid. 3a; RCC 1985, pag. 620). Di regola, se la cassa di compensazione 

subisce un danno riconducibile a un'illecita violazione delle prescrizioni 

assicurative (segnatamente dell'obbligo di pagamento dei contributi), 

questa può partire dal presupposto che il datore di lavoro risp. l'organo 

abbia violato tali prescrizioni colpevolmente. Salvo il sussistere di motivi di 

giustificazione o di discolpa, essa di conseguenza emana la decisione di 

risarcimento nei confronti del datore di lavoro risp. dell'organo (cfr. DTF 

108 V 183 consid. 1b seg.).

5.2. Per la responsabilità dei soci di una società a garanzia limitata (Sagl) i 

quali, salvo disposizione contraria negli statuti, sono gerenti in comune (v. 

art. 809 cpv. 1 della Legge federale di complemento del Codice civile 

svizzero [Libro quinto: Diritto delle obbligazioni] [OR; RS 220]), ci si rifà ai 

principi di responsabilità degli organi di una società anonima (cfr. 

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REICHMUTH, Die Haftung des Arbeitsgebers und seiner Organe nach Art. 

52 AHVG, S. Gallo 2008, n. 630 seg. con rinvii).

5.3. Se il datore di lavoro è una società anonima, in linea di principio devono 

essere poste esigenze elevate all'obbligo di diligenza degli organi. Dal 

presidente di un consiglio d'amministrazione che funge da unico organo 

esecutivo, va pretesa maggiore diligenza che non da un membro del CdA 

di una grande impresa le cui possibilità di controllo sono limitate (cfr. DTF 

108 V 199 consid. 3b). In presenza di semplici rapporti, dai membri del 

CdA di una società anonima si deve di regola pretendere che abbiano una 

visione complessiva delle questioni più importanti dell'impresa. Inoltre, 

nemmeno la delega della competenza di gestione e di rappresentanza a 

terzi esonera i membri del CdA dal loro obbligo di alta direzione e alta 

vigilanza ai sensi dell'art. 716a cpv. 1 cifre 1 e 5 CO. Le persone incaricate 

della gestione devono essere sottoposte a vigilanza, in particolare per 

quanto concerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e 

delle istruzioni, e perciò anche il versamento dei contributi (cfr. STFA H 

348/96 consid. 5b). Il membro del CdA non preposto alla gestione non è 

tenuto a sorvegliare ogni singolo affare delle persone incaricate della 

gestione e della rappresentanza, ma può limitarsi a controllare l'attività 

della direzione e l'andamento degli affari. Ciò significa che deve informarsi 

continuamente sull'andamento degli affari, chiedere rapporti, studiarli con 

cura, se necessario chiedere informazioni complementari e cercare di 

chiarire errori. Se da queste informazioni emerge il sospetto di un esercizio 

inopportuno o negligente delle competenze delegate, il membro del CdA 

è tenuto a effettuare subito gli accertamenti necessari e a esercitare un 

controllo esatto e severo del rispetto delle prescrizioni legali (cfr. DTF 114 

V 219 consid. 4a; cfr. anche PTA 1999 n. 9, pag. 48 seg.). 

5.4. L'obbligo del datore di lavoro (e quello sussidiario degli organi) di risarcire 

il danno decade, se questi comprova dei motivi di giustificazione o di 

discolpa escludenti una violazione intenzionale o per negligenza grave 

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delle prescrizioni risp. legittimanti il non versamento dei contributi (cfr. DTF 

108 V 189 consid. 2b, 108 V 183 consid. 1b; STF 9C_394/2016 consid. 

4.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; nel seguito si rinuncerà alla distinzione 

tra motivo di giustificazione e di discolpa, siccome secondo prassi 

vengono entrambi esaminati sotto il capitolo della colpa). Quale motivo 

giustificativo è ipotizzabile, in particolare, la situazione in cui il datore di 

lavoro riesca a consentire all'impresa di sopravvivere procrastinando il 

pagamento dei contributi, ad esempio nell'ipotesi di difficoltà passeggere 

di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti un 

risarcimento del danno giusta l'art. 52 LAVS, occorre però che il datore di 

lavoro, nell'istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che 

gli sarà possibile pagare i debiti contributivi in tempo utile (cfr. DTF 108 V 

183 consid. 2; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 248, 1985 pag. 

622). Più precisamente, un simile comportamento sfugge a una 

responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il 

datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei 

fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso 

può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un 

termine ragionevole (cfr. STF 9C_41/2017 consid. 7.2). La questione 

decisiva in tale contesto non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva 

realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi 

sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale 

atteggiamento poteva apparire oggettivamente sostenibile agli occhi di un 

terzo responsabile (cfr. STF 9C_812/2007 consid. 3.2 con riferimenti). In 

questo contesto, il Tribunale federale ha precisato che una società che 

attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati 

deve prendere delle misure drastiche e immediate (cfr. STFA H 170/01 del 

23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti). I presupposti cumulativi per 

l'ammissione di un motivo di discolpa per carenza di liquidità possono 

essere riassunti come segue: Il temporaneo non pagamento dei contributi 

si fonda su di una consapevole e responsabile decisione societaria. Il 

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motivo di discolpa deve sussistere per il periodo in cui andavano pagati i 

contributi. I contributi possono essere ritenuti soltanto se con i soldi ritenuti 

vengono onorate delle pretese di terzi per salvare la società. Riguardo alle 

pretese salariali dei lavoratori va osservato che, se la carenza di liquidità 

non permette il pagamento completo dei salari, questi devono essere 

fondamentalmente ridotti nella misura in cui è possibile versare i contributi 

sociali che ne risultano. La carenza di liquidità deve essere temporanea 

nel senso che non può durare che pochi mesi, cosicché sulla scorta di 

criteri oggettivi e di una critica valutazione della situazione finanziaria ci si 

possa aspettare un prossimo pagamento dei contributi in seguito a un 

assestamento oppure di una vendita della società. Devono esserci 

concreti indizi che si possa procurare del denaro entro un tempo 

ragionevole. Dal temporaneo non pagamento dei contributi occorre infine 

oggettivamente attendersi un effetto decisivo per il salvataggio della 

società. Irrilevante è se dal punto di vista soggettivo l'organo (risp. 

l'amministratore) presumeva che la società sarebbe stata salvata e i 

contributi saldati (cfr. REICHMUTH, op. cit., n. 668 segg.; cfr. pure DTF 132 

III 523 consid. 4.6). Il Tribunale federale ha sottolineato che l'organo della 

società deve prestare particolare attenzione qualora sia a conoscenza del 

fatto che la società sta attraversando una crisi finanziaria (cfr. STFA H 

446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a). Senza che siano realizzati questi 

chiari criteri di discolpa, l'illiquidità di una società di per sé non giustifica il 

procrastinamento del pagamento dei contributi (cfr. RCC 1985, pag. 621 

seg.). In special modo, va infine rimarcato che un membro del CdA non 

può discolparsi obiettando di non aver avuto influsso sulla gestione 

aziendale (cfr. STF 9C_289/2011 consid. 4; DTF 114 V 223 consid. 4a).

5.5. Di regola, l'amministratore di una società anonima è responsabile del 

danno provocato alla cassa di compensazione ai sensi dell'art. 52 LAVS a 

partire dal momento della sua entrata effettiva nel CdA 

(indipendentemente dalla data d'iscrizione nel Registro di commercio) e 

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risponde in via solidale non soltanto dei contributi sociali correnti, ma pure 

del debito scaduto nel corso del periodo precedente alla sua entrata in 

funzione, in quanto vi è rapporto di causa-effetto tra l'inazione dell'organo 

e il mancato pagamento dei contributi (cfr. DTF 119 V 401 consid. 4c; RCC 

1992, pag. 246 segg.). Per contro, non è data nessuna responsabilità del 

nuovo amministratore secondo l'art. 52 LAVS per il danno causato alla 

cassa di compensazione prima dell'assunzione del suo mandato nel caso 

in cui questi non poteva modificare nulla, poiché la società era già 

insolvente risp. fortemente indebitata (eccedenza di debiti), al punto che i 

contributi risultavano irrecuperabili per motivi giuridici o di fatto (STF 

9C_841/2010 consid. 4.3 con riferimenti; STFA H 156/05 del 16 gennaio 

2007 consid. 7.2). In tale ipotesi, l'amministratore risponde unicamente per 

l’aggravamento del danno, ossia per ulteriori debiti contributivi (cfr. DTF 

119 V 401 consid. 4; REICHMUTH, op. cit., n. 277 con riferimenti).

5.6. La giurisprudenza e la dottrina ammettono in maniera generale 

(tacitamente) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il 

comportamento colpevole e il danno subito successivamente al mancato 

pagamento dei contributi (cfr. STF 9C_238/2017 consid. 5.3.2 con 

riferimenti). L'agire colpevole di un organo va ritenuto inadeguato soltanto 

qualora la colpa di un altro organo prevalga a tal punto da porre in secondo 

piano la sua colpa, per es. se è stato tratto in inganno circa i contributi 

insoluti e non ha potuto ottemperare ai suoi obblighi di pagamento (cfr. 

STF 9C_27/2017 consid. 4.6).   

5.7. Il ricorrente sostiene che avrebbe rassegnato le dimissioni dalla carica di 

gerente e ceduto le sue quote della società poiché il beneficiario 

economico della società F._____ non lo avrebbe mai messo nelle 

condizioni di poter svolgere il compito di gerente, malgrado le sue ripetute 

richieste. Egli si sarebbe ritrovato davanti alla sorpresa dei contributi 

scoperti, senza che ne avesse avuto sentore in precedenza. Egli avrebbe 

accettato la partecipazione nella società solo per fare un favore a F._____ 

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e non ne sarebbe mai stato partecipe economicamente. A mente del 

ricorrente, la convenuta non avrebbe tenuto conto della buona fede. Egli 

avrebbe riposto fiducia in F._____, che tuttavia lo avrebbe ingannato. In 

considerazione delle numerosissime esecuzioni promosse contro la 

società (per un totale di CHF 760'419.00) e dello scoperto rimanente (CHF 

610'080.00), sarebbe palese che F._____ operi secondo uno schema di 

lavoro basato sul far eseguire prestazioni per poi non pagarle. F._____ 

eserciterebbe quindi la truffa per mestiere. Il ricorrente sarebbe stato 

vittima di questa truffa, per cui avrebbe inoltrato denuncia al Ministero 

pubblico. Chiedendogli il pagamento dei contributi scoperti, la convenuta 

commetterebbe automaticamente il reato di riciclaggio di denaro, in quanto 

il credito nei suoi confronti sarebbe nato direttamente a seguito del 

comportamento truffaldino di F._____. Inoltre, la convenuta avrebbe 

contribuito ad aumentare il danno, attendendo che lo scoperto arrivasse 

alla somma considerevole di cui alla richiesta di risarcimento posta nei 

suoi confronti. Se fosse stato contattato dopo i primi scoperti, egli avrebbe 

potuto intervenire molto prima, adottando le misure che si imponevano a 

sua tutela e della convenuta. La decisione impugnata non avrebbe tenuto 

conto di questi aspetti, cosa che lederebbe il diritto di essere sentiti ed 

equivarrebbe a un diniego di giustizia. La convenuta avrebbe pure 

commesso una lesione del diritto alla parità di trattamento, trattandolo alla 

stregua di qualsiasi amministratore colpevole senza che nessuna colpa o 

negligenza potesse essere ravvisata a suo carico. 

5.8. Innanzitutto, va osservato che le censure del ricorrente inerenti al diniego 

di giustizia e alla lesione del diritto di essere sentiti nonché della parità di 

trattamento sono manifestamente infondate. Un diniego di giustizia non 

sussiste dal momento che la convenuta ha emanato una decisione 

impugnabile. Inoltre, una lesione del diritto di essere sentiti nel senso di 

una lesione dell'obbligo di motivare il rigetto di ogni argomento sollevato 

dal ricorrente in sede di opposizione non è ammissibile. L'obbligo di 

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motivazione è infatti già rispettato se l'autorità, come in questo caso ha 

fatto la convenuta, espone almeno in breve o in grandi linee i motivi che 

hanno condotto alla rispettiva decisione. Non è necessario che essa si 

confronti con ogni singola censura dell'opponente, ma può occuparsi delle 

circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 139 IV 179 consid. 2.2; STF 

4A_248/2013 consid. 3). In più, la convenuta ha sufficientemente motivato 

perché nel caso di specie ritenesse data una responsabilità del ricorrente, 

e non lo ha di certo trattato alla stregua di qualsiasi amministratore 

colpevole, per cui non è ravvisabile l'asserita lesione della parità di 

trattamento. Infine, non si entra nel merito dell'allegazione del ricorrente 

circa il reato di riciclaggio di denaro che commetterebbe la convenuta 

chiedendo il risarcimento in discussione, poiché non pertinente per la 

pretesa di risarcimento qui oggetto d'esame. 

5.9. Come giustamente constatato dalla convenuta in base alla giurisprudenza 

consolidata, quale socio e gerente con diritto di firma collettiva a due con 

F._____ e quindi quale organo formale di una piccola società con semplici 

rapporti controllabili, il ricorrente sottostava a un obbligo di diligenza 

elevato. Egli era responsabile della contabilità e della solvibilità della 

società e quindi anche del pagamento dei contributi sociali. Inoltre, come 

accertato dalla convenuta e rimasto incontestato da parte del ricorrente, il 

ricorrente è attivo nell'amministrazione e liquidazione di diverse società nel 

Canton Ticino, per cui si deve partire dal presupposto che egli abbia delle 

ottime conoscenze sulla direzione aziendale. A maggior ragione dunque 

egli avrebbe dovuto esercitare una vigilanza elevata sulla solvibilità della 

società e con ciò sul pagamento dei debiti, in particolare, dei contributi 

sociali. In sintesi, il ricorrente fa valere di aver provato ad adempiere ai 

suoi obblighi di gestore, ma di esserne stato impedito da parte di F._____. 

In un simile caso, in cui, nonostante seri sforzi, non sia possibile 

adempiere ai propri obblighi di gestore, segnatamente al pagamento dei 

contributi, per potersi sottrarre a una responsabilità il rispettivo gestore 

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deve dare immediatamente le dimissioni (cfr. REICHMUTH, op. cit., n. 563 

con diversi riferimenti p. es. a STFA H 107/01 consid. 4.3, STF H 224/06 

consid. 6). Nel caso di specie, tuttavia, il ricorrente è diventato gerente e 

socio della società il 26 gennaio 2016, ma ha dato le sue dimissioni risp. 

ha comunicato ufficialmente la cessione delle sue quote sociali e l'uscita 

dalla società soltanto durante l'assemblea straordinaria del 13 aprile 2018 

(cfr. doc. 6 ricorrente). Malgrado la formale istanza del ricorrente dell'11 

giugno 2018 per le relative modifiche al Registro di commercio (doc. 11 

ricorrente), tali modifiche sono state ufficialmente attuate tramite iscrizione 

soltanto il 25 gennaio 2019, apparentemente a causa di ritardi nell'inoltro 

della necessaria documentazione da parte di F._____. Ammesso che a far 

stato per la colpevolezza del ricorrente è il periodo di carica effettivo e non 

l'iscrizione al Registro di commercio, va comunque constatato che il 

ricorrente è rimasto socio e gerente nonché unico detentore delle quote 

sociali e dunque unico proprietario della società dal 26 gennaio 2016 fino 

perlomeno ad inizio 2018. Le sue dimissioni espresse con istanza formale 

dell'11 giugno 2018 sono arrivate dunque troppo tardi per potersi sottrarre 

alla responsabilità per i contributi sociali non saldati negli anni 2016 e 

2017. Il ricorrente non è dunque in grado di avanzare validi motivi 

giustificanti. Va perciò confermata una negligenza grave del ricorrente per 

l'omissione del pagamento dei contributi sociali.

Benché nonostante i ripetuti solleciti del ricorrente, F._____ 

apparentemente abbia rifiutato a lungo di incontrare il ricorrente per 

chiarimenti sulla situazione della società, non vi sono gli estremi per 

ritenere la colpa del ricorrente talmente lieve e quella di F._____ talmente 

grave da far ricadere la responsabilità del danno esclusivamente su 

F._____. La negligenza grave dovuta alla passività del ricorrente, nel 

senso di non aver agito fattivamente al fine di onorare i debiti verso la 

convenuta risp., ammessa l'impossibilità di agire, nel senso di non aver 

prontamente dato le sue dimissioni, non viene posta in secondo piano 

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dalla colpa di F._____. Tantomeno è dato affermare o viene sostenuto 

risp. comprovato dal ricorrente che F._____ lo abbia ingannato in maniera 

giuridicamente rilevante, ad es. presentandogli già prima della sua 

ammissione nella società o durante la sua carica una manipolata 

situazione finanziaria della società per mezzo di documenti contabili 

falsificati o di pagamenti di fatture in realtà non saldate. Tuttalpiù, può 

essere ammesso un comportamento reticente ed evasivo di F._____. Ma 

di fronte all'impossibilità di espletare i suoi compiti di gestore il ricorrente – 

come detto – avrebbe dovuto rassegnare immediatamente la sua carica e 

recedere dalla società, sia per diritto secondo statuto sia per via legale. Il 

nesso causale tra la colpa del ricorrente e il danno della convenuta non 

viene perciò interrotto a prescindere dall'esito della denuncia penale del 

ricorrente contro F._____ per truffa per mestiere. Non si giustifica pertanto 

la richiesta del ricorrente di sospendere questa procedura fino all'esito con 

decisione passata in giudicato della procedura penale nei confronti di 

F._____. 

5.10. Va poi ancora notato che la dichiarazione nel verbale dell'assemblea 

straordinaria dell'11 giugno 2018, secondo cui F._____ si assume 

integralmente la responsabilità di sistemare le questioni verso gli istituti 

delle assicurazioni sociali e in cui attesta che il ricorrente non ha alcuna 

responsabilità in merito, è un accordo obbligazionario tra il ricorrente e 

F._____ e non ha dunque alcun effetto per la convenuta, che può invocare 

la responsabilità solidale ex art. 52 LAVS.

5.11. Non è inoltre ravvisabile come possa essere attribuita una 

corresponsabilità alla convenuta nel senso descritto dal ricorrente di aver 

aumentato il danno, attendendo finché il danno arrivasse alla relativa 

somma. Infatti, come si evince dagli atti, entro tempo debito la convenuta 

ha inviato le regolari fatture, le relative diffide, ha domandato l'esecuzione 

e il suo proseguimento per i rispettivi crediti. Si noti inoltre che il ricorrente 

non sostanzia in cosa consista effettivamente la colpa della convenuta. 

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Non è dunque constatabile una colpa della convenuta che possa condurre 

a una riduzione del danno da risarcire da parte del ricorrente (cfr. art. 44 

cpv. 1 CO; DTF 122 V 185 consid. 3; REICHMUTH, op. cit., n. 749 con 

riferimenti; per l'interruzione del nesso causale v. REICHMUTH, op. cit., n. 

750 con riferimenti). 

5.12. Infine, va ancora rilevato che il danno della convenuta è riconducibile ai 

contributi sociali insoluti degli anni 2016 e 2017, quindi a un periodo in cui 

il ricorrente era gestore della società. Riguardo al mese di gennaio 2016, 

considerato che l'ammissione nella società del ricorrente è avvenuta 

soltanto il giorno 26 dello stesso mese, ci si limita a osservare che il 

ricorrente risponde anche per i debiti scaduti prima della sua entrata in 

funzione, in quanto non si intravedono elementi ai sensi della 

giurisprudenza atti a escludere un nesso causale anche per questi debiti. 

Il ricorrente è dunque responsabile per l'intero danno rivendicato dalla 

convenuta. 

6. In conclusione, i presupposti dell'art. 52 LAVS risultano adempiti. Il ricorso 

va dunque respinto e la decisione impugnata confermata. 

7. La procedura è gratuita (cfr. art. 1 cpv. 1 LAVS in unione con l'art. 61 lett. 

fbis LPGA). La convenuta non ha diritto a ripetibili (art. 61 lett. g e contrario 

LPGA).

8. Il Tribunale federale ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico 

interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei 

confronti di una cassa di compensazione fondata sull'art. 52 cpv. 1 LAVS 

è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di 

CHF 30'000.00 o in presenza di una questione di diritto di importanza 

fondamentale (v. DTF 137 V 51 in applicazione di un'interpretazione in 

senso largo della nozione di "responsabilità dello Stato" ai sensi dell'art. 

85 cpv. 1 lett. a della Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110]).  

- 15 -

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Non si prelevano spese.

3. [Vie di diritto] 

4. [Comunicazioni]

[Con sentenza 9C_447/2021 del 9 novembre 2021 il Tribunale federale ha 

dichiarato inammissibile il ricorso interposto contro questa decisione.]