# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55806044-7b61-526a-a7b2-f6b1f9808b24
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.02.2021 D-732/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-732-2021_2021-02-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-732/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gregor Chatton;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Marocco,  

A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…),  

Libia 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 9 febbraio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-732/2021 

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Visto 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 17 dicem-

bre 2020 (cfr. atto SEM […]-3/4), 

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali (cfr. atto 13/10) e quello 

concernente il colloquio personale Dublino tenutosi il 4 gennaio 2021 

(cfr. atto 17/2),  

la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti 16/2, 23/2, 24/3, 27/2, 

28/2, 29/3, 30/4, 31/2, 32/2 e 33/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 9 febbraio 2021, notificata l’11 febbraio 2021 (cfr. atto SEM 37/1), me-

diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il 

trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 18 febbraio 2021 (cfr. timbro postale sul plico raccomandato; 

data d’entrata: 19 febbraio 2021) e per mezzo del quale l’insorgente ha 

postulato in limine la restituzione dell’effetto sospensivo al gravame; nel 

merito l’annullamento della precitata decisione e la restituzione degli atti 

alla SEM per una nuova decisione; contestualmente egli ha chiesto di es-

sere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

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che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che durante il colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile 

competenza dell’Italia, si è limitato ad asseverare di non volervi fare ritorno 

poiché la Svizzera sarebbe il Paese della libertà,  

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’esplicita accettazione della competenza da parte dell’Italia e l’ininfluenza 

della preferenza espressa dal richiedente nell’ambito del colloquio Dublino, 

ha escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche 

ai sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU o ancora, di violazione 

del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria 

analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applica-

zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III; che infine, in specie non emergerebbero motivi umani-

tari atti a giustificare l’applicazione della clausola di sovranità ex 29 cpv. 3 

OAsi 1; che a tal proposito, le problematiche mediche lamentate dall’inte-

ressato – sufficientemente acclarate e non meritevoli di ulteriori accerta-

menti − non sarebbero di una gravità tale da ostare al suo allontanamento 

giacché trattabili in Italia, alla luce della sufficiente infrastruttura medica, 

unitamente alla possibilità di richiederne una presa a carico in base al diritto 

comunitario; che il decreto  n. 113/2018 non rimetterebbe in discussione 

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l’accesso alle cure mediche per i richiedenti l’asilo; che del resto, quest’ul-

timo testo di legge sarebbe stato a sua volta modificato dall’introduzione 

del decreto n. 180/2020 il quale avrebbe reintrodotto l'iscrizione dei richie-

denti l'asilo nei registri comunali della popolazione residente (registrazione 

anagrafica), ciò che semplificherebbe l'accesso alle prestazioni rilasciate 

sul territorio, così come l'iscrizione presso il Servizio sanitario nazionale e 

le cure mediche; che in specie non sussisterebbe d’altro canto nemmeno 

la necessità di richiedere garanzie individuali, atteso che lo stato di salute 

dell’insorgente non sarebbe particolarmente compromesso; che in altre pa-

role, solo la capacità di trasferimento risulterebbe decisiva; che il richie-

dente sarebbe quindi tenuto a lasciare la Svizzera,  

che nel proprio gravame il ricorrente – dopo aver addotto un paragrafo 

(probabilmente introdotto erroneamente) nel quale ha riferito di aver otte-

nuto un visto in Portogallo, motivo per cui l’autorità inferiore riterrebbe tale 

Paese competente per la trattazione della sua domanda d’asilo (cfr. me-

moriale ricorsuale, pag. 2, punto 3) − avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al sindacato provvedimento; che in primo luogo, egli ha negato 

di aver depositato una domanda d’asilo in Italia e che, in tal senso, la pro-

cedura sarebbe stata avviata automaticamente dalle autorità italiane a se-

guito del rilevamento delle impronte; che vieppiù, il sistema d’accoglienza 

italiano sarebbe lacunoso, tanto che, ritenuto anche il fatto ch’egli sarebbe 

una persona estremamente vulnerabile, rischierebbe di esservi confrontato 

con condizioni disumani e degradanti, senza avere accesso alle cure me-

diche necessarie; che pertanto, nel caso in esame vi sarebbero le condi-

zioni per applicare la clausola di sovranità, ragion per cui la decisione im-

pugnata andrebbe annullata e gli atti andrebbero retrocessi alla medesima 

per una nuova decisione,  

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno, 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

a D._______ (Italia) il 9 aprile 2017 (cfr. atto 10/2), 

che il ricorrente ha negato di aver depositato una domanda nella vicina 

penisola, confermando tuttavia di essere entrato nello spazio Schengen 

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dall’Italia, Paese lasciato dopo soli (…) giorni per vivere nell’ordine in Bel-

gio, Francia, Spagna e Germania; che infine, dopo un soggiorno di un 

mese in quest’ultimo Paese si sarebbe recato in Svizzera,  

che il 4 gennaio 2021, la SEM ha presentato alle autorità italiane compe-

tenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richie-

sta di ripresa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 lett. b Regolamento Du-

blino III,  

che il 18 gennaio 2021 tali autorità hanno espressamente accettato di ri-

prendere in carico il ricorrente in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. d Re-

golamento Dublino III (cfr. atto 26/1), 

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5), 

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che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

(cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 

consid. 6, e recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 

del 5 novembre 2020 consid. 4.2),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

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l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né 

invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-

spingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali 

rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-

bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in 

un tale Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in questo contesto, l’attuale giurisprudenza del Tribunale im-

pone alle autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del 

trasferimento, di richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani delle 

garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti asilo 

affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sen-

tenze del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicem-

bre 2020 consid. 4.4.4), 

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che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno 

esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casisti-

che testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base della documentazione medica agli atti, al momento 

dell’emissione della decisione sindacata risultava infatti chiaro che la situa-

zione medica dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurispru-

denza convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui, 

a causa di un rischio di peggioramento serio ed immediato delle affezioni, 

occorreva richiedere garanzie individualizzate all’Italia, 

che al ricorrente è stata infatti diagnosticata un’entesopatia calcifica inser-

zionale del sovraspinato (cfr. atto 24/3), delle carie (cfr. atto 23/2 e 31/2), 

una piccola raccolta di liquidi in esiti postraumatici nella mano destra 

(cfr. atto 29/3), ed un’asma bronchiale ritenuta sotto controllo dal punto di 

vista oggettivo (cfr. atto 27/2 e 32/2); che per tali patologie sono state ri-

spettivamente prescritte al ricorrente nove sedute di fisioterapia oltre ad un 

trattamento medicamentoso a base di Voltaren, di Enezair breezhaler (1-

0-0) e Singulair (cfr. atti 30/4 e 32/2); che inoltre, la problematica odontoia-

trica è stata risolta per il tramite dell’estrazione dei denti cariati (cfr. atti 23/2 

e 31/2), 

che non si può dunque partire dall’assunto che il trasferimento dell’insor-

gente comporti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, 

dopo l’arrivo in Italia, risulti necessaria una presa in carico medica imme-

diata ed ininterrotta secondo la giurisprudenza succitata (cfr. anche nello 

stesso senso la sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 4 marzo 2020 

consid. 5.4),  

che l’Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

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di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che in ogni caso le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente 

garantite in Italia (cfr. sentenza del Tribunale E-1026/2020 consid. 5.5 che 

giunge alla medesima conclusione della sentenza E-962/2019 con-

sid. 6.2.7), 

che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata 

tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-

spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-

mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. fra le 

tante, sentenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 

e D-1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6), 

che agli atti non figurano d’altro canto elementi tali da indurre a concludere 

che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, al di là di generiche allegazioni, l’interessato non ha 

fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la 

sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della 

CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del 

trasferimento in Italia, 

che in ogni caso qualora, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse 

essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme 

alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i 

suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

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che non da ultimo, giova rammentare che tramite l'esame della domanda 

da parte di un unico Stato membro («one chance only») il Regolamento 

Dublino III intende far fronte al fenomeno delle domande di asilo multiple 

(«asylum shopping») di cui parte delle considerazioni esposte in sede ri-

corsuale – segnatamente la preferenza per la trattazione della sua do-

manda d’asilo in Svizzera (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 2, punto 3) − 

paiono poter essere espressione, 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente dell’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto; che altresì, per lo 

stesso motivo la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equi-

valente alle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto,  

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

D-732/2021 

Pagina 12 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-732/2021 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: