# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b71fbc67-a5c1-5251-8090-8a829e8c3d74
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 16.10.2003 INC.2003.58901
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-58901_2003-10-16.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.58901

  	
  Lugano

  16 ottobre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  Visto il reclamo del 15/16 settembre 2003, presentato da

  
						

 

	
   

  	
  ____________________

  entrambi rappr. dall'__________ 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione di sequestro 5 settembre 2003 del Procuratore
  pubblico Giovan Maria Tattarletti di cui all'inc. MP __________

  

 

viste le osservazioni 24
settembre 2003 del magistrato inquirente e 29 settembre 2003 di __________
(rappr. dall'__________), che postulano la reiezione del reclamo, come pure 26
settembre 2003 di __________ (rappr. dall'__________ e 29 settembre 2003 di __________,
che si rimettono al giudizio di questo giudice;

 

visto, per quanto necessario,
l'incarto MP __________,

 

letti e esaminati gli atti,

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

che:

 

-         
il 28 marzo 2002 __________ e __________ hanno concesso a __________
un diritto di compera cedibile sul fondo part. No. __________ di __________,
come indicato nell'atto notarile no. __________ del __________ del notaio __________
di __________. In ossequio alle pattuizioni contrattuali, __________, in
occasione della firma dell’atto notarile suddetto, ha versato frs. 200'000.--
ai concedenti. In base a quanto pattuito, l’importo di frs. 100'000.-- doveva
rimanere ai concedenti a titolo di pena di recesso, qualora la beneficiaria non
esercitasse il diritto di compera entro il termine di scadenza, inizialmente
fissato per il 31 marzo 2003 e poi prorogato fino al 31 dicembre 2004. Il
restante importo di frs. 100'000.-- (versato a titolo di acconto) doveva invece
essere restituito a __________ in caso di mancato esercizio del diritto di
compera;

 

-         
mediante ordine di sequestro 5 settembre 2003 (AI 7), il Procuratore
pubblico Giovan Maria Tattarletti ha ordinato ai reclamanti il sequestro della
somma di frs. 100'000.--, che __________ e __________ dovrebbero restituire
alla beneficiaria, ciò nell’ambito del procedimento penale che vede accusato __________,
marito di __________, a cui vengono contestati i reati di truffa,
subordinatamente appropriazione indebita e falsità in documenti, per aver
prospettato, contrariamente al vero, a diverse persone, di investire i loro
capitali in programmi di investimento, mentre in realtà la sua intenzione era
quella di procurarsi denaro liquido per spese personali e/o nell’interesse di
società a lui riconducibili (AI 3);

 

-         
in data 8 settembre 2003 i reclamanti hanno chiesto al
Procuratore pubblico di revocare il provvedimento di sequestro impartito;

 

-         
il Procuratore pubblico, con scritto 10 settembre 2003, ha
respinto la richiesta in oggetto ed ha confermato l’ordine di sequestro 5
settembre 2003;

 

-         
il 15 settembre 2003 __________ e __________ hanno presentato
reclamo contro il suddetto provvedimento del magistrato inquirente. I
reclamanti chiedono che l’ordine di sequestro in oggetto venga annullato, in
primo luogo perché l’importo sequestrato non esiste più, in quanto da loro
utilizzato per bisogni imprenditoriali e in secondo luogo, perché in ogni caso,
a loro dire, vantano una posizione creditoria nei confronti dei coniugi __________,
che permette, mediante compensazione, di azzerare la pretesa di restituzione
della somma di frs. 100'000.-- versata dalla beneficiaria del diritto di
compera. Infine definiscono la misura adottata nei loro confronti dal
magistrato inquirente oltremodo “gravosa e severa” nella misura in cui
impedisce di compensare il credito dei signori __________, con i debiti che gli
stessi hanno assunto nei loro confronti;

 

-         
con osservazioni 24 settembre 2003, il Procuratore pubblico ha
nuovamente confermato il proprio provvedimento 5 settembre 2003 e ha chiesto a
questo giudice che il reclamo venga respinto. Il magistrato inquirente rileva
che l’importo in oggetto (frs. 100'000.--) è provento di reato; inoltre ritiene
irrilevante l’argomentazione addotta da __________ e __________, secondo cui
l’importo di frs. 200'000.-- è già stato utilizzato per bisogni
imprenditoriali, ritenuto che gli stessi sono comunque tenuti a restituire frs.
100'000.-- alla beneficiaria, qualora il diritto di compera non venisse
esercitato da quest’ultima. Secondo il Procuratore pubblico nulla osta al
sequestro impugnato, neppure la circostanza che i reclamanti vantino crediti
nei confronti dei coniugi __________, perché tali crediti sono di natura
meramente obbligazionale e quindi non idonei ad inibire il diritto di sequestro
in vista della confisca o del risarcimento compensativo. Il magistrato osserva
infine che i crediti dei reclamanti non possono essere privilegiati rispetto a
quelli delle parti civili e contesta che il provvedimento in oggetto sia una
misura eccessivamente severa;

 

-         
__________, costituitasi parte civile nel procedimento penale in
oggetto, ha chiesto, con osservazioni 29 settembre 2003, che il reclamo venga
respinto e che la decisione del Procuratore pubblico venga confermata;

 

-         
__________, con osservazioni 26 settembre 2003, si è rimesso al
giudizio di questo giudice e ha ammesso nuovamente che il denaro versato da sua
moglie __________ a __________ e __________ (frs. 200'000.--) per la
stipulazione del diritto di compera, era provento di reato. Ha tuttavia negato,
nel modo più assoluto, che sua moglie ne fosse a conoscenza;

 

-         
__________, con osservazioni 29 settembre 2003, rileva che i
fatti indicati da __________ e __________ corrispondono al vero e conferma che
il marito le ha rimesso la somma di 

frs.
200'000.--. Tuttavia afferma che non sapeva si trattasse di denaro sottratto;

 

-         
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al Procuratore pubblico di ordinare
il sequestro di tutti gli oggetti che possono avere qualche importanza per il
processo, sia come mezzi di prova sia perché soggetti a confisca o a
devoluzione allo Stato: la norma - meglio poi specificata nei capoversi
successivi - corrisponde all’art. 120 CPP/1941, per cui ancora soccorre la
giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali sul tema (REP. 1987, p. 265;
1989, p. 599; sentenze 30 gennaio 1992 in re O.C., CRP 282/91 e 17 marzo 1992
in re G.M., CRP 38/92; decisione 17 gennaio 1996 in re CS, GIAR 1.95.5: v. ora
REP 1996, n. 107), ed allora il sequestro, per la sua qualità di provvedimento
eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti di
cui sopra al dispiegamento della procedura e quindi alle necessità
dell’istruzione preliminare, alle decisioni del magistrato requirente ed a
quelle del giudice del merito nella duplice prospettiva - alternativa o
cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio)
e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione, come gli art. 58 ss
CP rispettivamente 270-271 CPP (sequestro confiscatorio), ritenuto che, come in
tutti gli istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti
individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro é legittimo
unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di
connessione tra questo e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli
incombenti dell’autorità requirente ed inquirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale (cfr. in
contesto più generale: Gérard Piquerez, Précis de procédure
pénale suisse, Lausanne 1987, p. 191 n. 926 ss);

 

-         
i reclamanti rilevano che i valori patrimoniali oggetto
dell’ordine di sequestro 5 settembre 2003 non esistono più, in quanto da tempo
utilizzati per bisogni aziendali. Essi sostengono di averli utilizzati in
perfetta buona fede, perchè hanno ricevuto direttamente dalla beneficiaria del
diritto di compera, davanti ad un pubblico ufficiale, l'acconto di 

frs. 200'000.--. In
primo luogo questo giudice rileva che l’importo di frs. 200'000.-- è provento
di reato. Infatti, anche se formalmente è stata la moglie dell’accusato, __________,
a versare in contanti la somma di frs. 200'000.-- , tale importo le è stato
messo a disposizione dal marito __________, come dichiarato dallo stesso
nell’interrogatorio 3 agosto 2003. __________, con le osservazioni 26 settembre
2003, ha ribadito che si tratta di denaro sottratto. Poco importa dunque la
circostanza che l’importo di frs. 200'000.-- sia stato utilizzato dai
reclamanti e che gli stessi non fossero consapevoli della provenienza illecita
del denaro, in quanto l’art. 59 CPS dispone che la confisca e il risarcimento
compensatorio possono essere ordinati anche nei confronti di terzi in buona
fede. Si rileva del resto che, in base alle condizioni contrattuali, l’importo
di frs. 100'000.-- dovrebbe comunque essere restituito alla beneficiaria, in
caso di mancato esercizio del diritto di compera. Per cui l’argomentazione
fornita dai reclamanti, che invocano pregiudizio nel caso in cui dovessero
restituire la somma in esame, non appare pertinente;

 

-         
i reclamanti sostengono inoltre di vantare una posizione
creditoria nei confronti dei coniugi __________, che permette, mediante
compensazione, di azzerare la pretesa di restituzione dell’importo di frs.
100'000.-- versati dalla beneficiaria del diritto di compera. I reclamanti
ritengono anche che, tenuto conto del procedimento penale a suo carico, il
signor __________ non potrà esercitare in futuro la sua professione, con
conseguenze negative in merito al regolare pagamento della pigione. Tali
crediti sono però di natura meramente obbligazionale, quindi inidonei ad
inibire il diritto di sequestro in vista della confisca o di un risarcimento
compensativo (Niklaus Schmid, Einziehung Organisiertes Verbrechen,
Geldwäscherei Band I n. 82 ad art. 59 CPS, pag. 133); del resto i crediti dei
reclamanti non possono essere privilegiati rispetto a quelli delle parti civili
e di quelle lese. Permettere all’accusato di compensare i propri debiti ed
incrementarli, ad esempio omettendo anche in futuro di pagare la pigione ai
reclamanti, equivarrebbe a permettere all’accusato di disporre dei fondi
provento di reato. Non si comprende d’altronde neppure come possano i
reclamanti invocare un pregiudizio, qualora non fosse possibile compensare il
credito. Secondo __________ e __________ tale pregiudizio sarebbe dovuto al
mancato pagamento della pigione da parte dei__________, fino a dicembre 2004.
Premesso che non è possibile stabilire in data odierna se questi ultimi
pagheranno o meno la pigione, va ribadito che l’atto notarile indica
chiaramente che i frs. 100'000.-- dovranno essere restituiti, in contanti, a __________.
L’ipotesi della compensazione non è infatti neppure contemplata dall’atto
suddetto. Pertanto la richiesta di revoca dell’ordine di sequestro non appare
pertinente neppure per questo motivo;

 

-         
i reclamanti sostengono infine che la misura adottata nei loro
confronti è eccessivamente severa se non fosse possibile compensare il debito
con i coniugi __________, nella misura in cui  questi ultimi non pagheranno la
pigione. Se i reclamanti temono che il debito dei __________ nei loro confronti
possa prossimamente aumentare, nulla impedisce loro di far adottare, in sede
civile, le opportune misure cautelari;

 

-         
di conseguenza, in quanto ricevibile, il reclamo è respinto con
la presente decisione suscettibile di gravame alla Camera dei ricorsi penali
(art. 284 cpv. 1 lett. a CPP) con seguito di tassa e spese giudiziarie a carico
dei reclamanti soccombenti (art. 39 lett. f TG), che del pari pagheranno
ripetibili alla parte civile __________ (che ha presentato osservazioni);

 

P.Q.M.

 

visti i citati articoli di legge,

 

 

decide

 

 

1.   Il reclamo è respinto.

 

2.   La
tassa di giustizia di frs. 250.-- e le spese di frs. 100.-- sono a carico dei
reclamanti, che verseranno frs. 250.-- alla parte civile __________ a titolo di
ripetibili.

 

 3.   Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera
per i ricorsi penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

4.   Intimazione:

 

 

 

 

 

                                                                           giudice
Franco Lardelli