# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 28f1817f-0d84-5d95-ae1d-e56d7b2f8bda
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.11.2006 52.2006.317
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2006-317_2006-11-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2006.317

   

  	
  Lugano

  12 novembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 ottobre 2006 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dall' PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 19 settembre 2006 (n. 4474) del
  Consiglio di Stato, che
  respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 20
  giugno 2006 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
  in materia di revoca di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    13 ottobre 2006 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    24 ottobre 2006 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino indiano RI 1 (1976) è entrato in Svizzera il 28 ottobre 2003 per sposarsi
con la cittadina elvetica M__________ (1978). Le nozze sono state celebrate il
21 novembre 2003 a __________. A seguito del matrimonio, il ricorrente ha
ottenuto un permesso di dimora annuale, poi regolarmente rinnovato, l'ultima
volta fino al 20 novembre 2006.

Dalla loro unione è nata la figlia S__________
(30 maggio 2004).

 

 

                                  B.   a) Il 9
febbraio 2006 i coniugi __________ si sono separati di fatto e il 22 dello
stesso mese la moglie dell'insorgente ha inoltrato presso la Pretura __________ una richiesta di misure a protezione
dell'unione coniugale, che ha ottenuto cinque giorni più tardi.

Con decreto d'accusa 19 aprile 2006, il
Procuratore pubblico ha condannato RI 1 a 10 giorni di arresto, sospesi condizionalmente
con un periodo di prova di un anno, per vie di fatto. Tra il mese di aprile
2004 e il 9 febbraio 2006 egli aveva colpito più volte la moglie con pugni, calci
o con oggetti utilizzati come bastoni presso l'abitazione coniugale a __________.

Il 15 maggio 2006 il Pretore ha omologato la
convenzione sulle conseguenze accessorie alla separazione sottoscritta il medesimo
giorno da M__________ e RI 1, tra cui l'affidamento della figlia S__________
alla madre e la regolamentazione del diritto di visita.

Nel corso del mese di maggio 2006, RI 1 ha informato
la competente autorità di vivere separato dalla consorte e di essersi trasferito
a __________ presso D__________, notificando nel contempo l'inizio di
un'attività come indipendente.

 

b) Fondandosi sulle premesse emergenze, con
decisione 20 giugno 2006 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento
delle istituzioni ha revocato a RI 1 il suo permesso di dimora e gli ha fissato
un termine con scadenza il 31 agosto 2006 per lasciare il territorio cantonale.

L'autorità ha rilevato che lo scopo per il
quale tale autorizzazione gli era stata concessa era venuto a mancare in
seguito all'avvenuta cessazione, a partire dalla metà di febbraio 2006, della
vita in comune con la moglie. Gli ha pure rimproverato di essere stato
condannato per vie di fatto nei confronti della consorte.

La decisione è stata resa sulla base degli
art. 4, 7, 9, 12 e 16 LDDS; 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 19 settembre 2006 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta daRI 1

Ribadendo i motivi addotti dal dipartimento,
il Governo ha ritenuto che l'insorgente invocasse il matrimonio in maniera
manifestamente abusiva per continuare a soggiornare nel nostro paese e
conservare il permesso di soggiorno, in quanto non sussisteva più con la moglie
alcuna comunione coniugale.

L'Esecutivo cantonale ha inoltre ritenuto che,
anche tenendo conto del legame tra il ricorrente e la figlia S__________, la decisione
di revoca rispettasse il principio della proporzionalità. Infine, ha
considerato esigibile il rientro dell'insorgente nel paese d'origine.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento, in quanto lesiva del principio della
proporzionalità, e postulando il rinnovo del suo permesso di dimora.

Il ricorrente ritiene che la decisione di
revocargli il permesso violi le garanzie dell'art. 8 CEDU, poiché si
ripercuoterebbe sulle relazioni con la figlia S__________. Sostiene che un suo
rientro in India, comprometterebbe l'esercizio del suo diritto di visita e l'obbligo
di mantenimento a suo carico.

Afferma di essere ben integrato nel nostro
paese, ritenuto pure che vi lavora. Minimizza l'importanza della condanna
penale a suo carico, in quanto sarebbe riconducibile a un reato minore.

Chiede inoltre di adottare delle misure
provvisionali alla scadenza del suo permesso, per permettergli di continuare a
soggiornare nel nostro cantone durante la procedura ricorsuale.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

                                  F.   L'insorgente
ha successivamente sviluppato i propri argomenti, trasmettendo al tribunale una
dichiarazione della sua attuale convivente e una lista sottoscritta da diversi
cittadini che appoggiano il suo ricorso.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

In concreto, il 20 giugno 2006 il
dipartimento ha revocato il permesso di dimora a RI 1 valido fino al 20
novembre 2006.

Ritenuto che contro questo genere di provvedimenti
è, in linea di principio, ammissibile il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale (v. art. 101 lett. d in relazione con l'art. 100 cpv. 1
lett. b n. 3 OG), la competenza di questo Tribunale a statuire in merito
all'impugnativa inoltrata dall'insorgente è data.

 

1.2. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e il giudizio può essere reso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. L'art.
7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il
matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e
domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro
effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano più intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

2.2. Come accennato in narrativa, a seguito
del matrimonio celebrato il 21 novembre 2003 con la cittadina elvetica M__________,
il ricorrente è stato posto al beneficio di un permesso di dimora per
permettergli di vivere insieme alla moglie. Il 9 febbraio 2006, a causa di seri
problemi coniugali che hanno pure portato a una condanna penale per vie di
fatto, RI 1 ha lasciato l'abitazione di __________ per trasferirsi il 1° aprile
2006 a __________ presso D__________ (doc. P: dichiarazione di domicilio del 22
giugno 2006 dell'Ufficio controllo abitanti di __________). Inoltre, il 22 febbraio 2006, la moglie
dell'insorgente si era rivolta alla Pretura __________
per ottenere l'adozione di misure a protezione dell'unione coniugale, e il 15 maggio successivo il Pretore ha omologato la convenzione
sottoscritta dai coniugi __________ relative alle conseguenze accessorie alla
separazione.

Da quanto precede si può dunque dedurre che
la convivenza tra il ricorrente e sua moglie è durata due anni e tre mesi circa,
dopo di che la relazione si è interrotta e ciascuno di loro ha organizzato
autonomamente la propria vita, il primo a __________ e la seconda a __________.
Bisogna pertanto ritenere che dal mese di febbraio 2006
il matrimonio tra RI 1 e M__________ esiste unicamente sulla carta. Di
conseguenza, a giusta ragione il dipartimento ha ritenuto che l'interessato invocasse
in maniera manifestamente abusiva il proprio connubio, svuotato da tempo di
ogni contenuto e scopo, al fine di continuare a beneficiare del permesso di soggiorno
ottenuto per vivere con la consorte.

Del resto, dinnanzi al tribunale il
ricorrente non nega più che la relazione con sua moglie è ormai naufragata.

 

 

                                   3.   3.1. Il
ricorrente invoca l'art. 8 CEDU, cioè il diritto al rispetto della vita privata
e familiare ivi garantito, il quale consente a un cittadino straniero, a
determinate condizioni, di opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia e
di ottenere un permesso di dimora. Ritiene che la decisione impugnata violi le
garanzie del menzionato disposto convenzionale, poiché si ripercuoterebbe sulle
relazioni con S__________.

Ci si potrebbe invero chiedere se, nella
fattispecie, siano soddisfatte le condizioni affinché l'art. 8 CEDU sia applicabile,
se il legame del ricorrente con la figlia cittadina svizzera sia stretto, intatto
ed effettivamente vissuto (cfr. DTF 130 II 281 consid. 3; 127 II 60 consid.
1d/aa).

Sia come sia, la questione può rimanere
aperta, dal momento che il gravame si rivela in ogni caso infondato nel merito.

 

3.2. Il diritto al rispetto della vita
privata e familiare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza
nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU se la
stessa è prevista dalla legge e costituisce una misura che, in una società democratica,
è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere
economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o
della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Se un permesso
di soggiorno possa essere rilasciato - o rinnovato - in base all'art. 8 CEDU è
una questione che va vagliata effettuando una ponderazione di tutti gli
interessi pubblici e privati in gioco (DTF 122 II 1 consid. 2; 120 Ib 1 consid.
3c, 22 consid. 4a).

Il cittadino straniero che non ha la
custodia dei figli può, già di per sé, vivere soltanto in misura limitata le
relazioni con la prole, ossia unicamente nel quadro dell'esercizio del diritto
di visita riconosciutogli. A questo scopo non è indispensabile che egli viva
stabilmente nello stesso paese del figlio e che disponga pertanto di
un'autorizzazione di soggiorno in detto stato. Di principio, il diritto di
visita non implica quindi un diritto di presenza costante in Svizzera per il
genitore straniero di un figlio che vi risiede in maniera regolare e durevole;
le esigenze dell'art. 8 CEDU risultano rispettate già se il diritto di visita
può venir esercitato nell'ambito di soggiorni di breve durata, adattandone se
del caso le modalità (durata e frequenza). Un diritto all'ottenimento di un
permesso di dimora può semmai sussistere solo se i rapporti con i figli sono
particolarmente intensi dal profilo economico ed affettivo, se questi rapporti
non potrebbero venir mantenuti a causa della distanza del paese d'origine del
genitore e se il comportamento di quest'ultimo in Svizzera è stato irreprensibile
(sentenza 2A.459/2005 del 10 gennaio 2006 consid. 4.1 e numerosi rinvii).

Soltanto a queste condizioni l'interesse
pubblico ad una politica restrittiva in materia di soggiorno degli stranieri e
d'immigrazione non risulta prevalente (DTF 120 Ib 1 consid. 3c; sentenza 2A.459/2005
citata e riferimenti).

 

3.3. In concreto, quando RI 1 ha lasciato
l'abitazione coniugale, sua figlia aveva poco meno di 2 anni. Ella è stata
affidata alle cure della madre, la quale esercita sulla medesima l'autorità
parentale (v. decreto supercautelare 27 febbraio 2006 del Segretario assessore __________).

Dal canto suo, il ricorrente è tenuto a
versare alla figlia un contributo alimentare di fr. 900.– mensili, obbligo che finora
egli è riuscito tutto sommato a rispettare (doc. L: copia ricevute di versamento).

Inoltre l'insorgente beneficia nei confronti
di S__________ di un diritto di visita di almeno una fine settimana ogni
quindici giorni, una settimana a Natale e a Pasqua alternativamente, e due settimane
durante le vacanze (doc. L: pto 4.3 della convenzione sulle conseguenze
accessorie alla separazione, omologata dal Pretore il 15 maggio 2006; ricorso
ad 3.1 pag. 5). Come ha rilevato il Consiglio di Stato nella decisione
impugnata (ad. F. 3, pag. 6), al momento dell'omologazione della menzionata convenzione,
quindi dopo tre mesi dalla separazione, non vi era ancora stato alcun contatto
tra padre e figlia. Inoltre, dal verbale di udienza del 15 maggio 2006, risulta
che la prima occasione per esercitare il diritto di visita sarebbe avvenuta presso
l'asilo nido di via __________ a L__________ con la collaborazione di una terza
persona.

Nelle descritte circostanze, poco importa
che le difficoltà nell'instaurare e nel gestire la relazione genitoriale con la
figlia sarebbero in una certa misura riconducibili ad un atteggiamento ostruzionistico
della madre, come pretende l'interessato. In effetti, il legame del ricorrente
con S__________ non può in ogni caso venir considerato come particolarmente
intenso nel senso inteso dalla giurisprudenza, in quanto non va oltre al
semplice esercizio di un diritto di visita ordinario. Le dichiarazioni (doc. M)
di alcuni amici che attestano che il ricorrente si sarebbe sempre comportato
correttamente ed amorevolmente con la figlia quando ha avuto l'opportunità di
vederla, non permettono di giungere a conclusioni a lui più favorevoli.

Oltre a ciò, bisogna pure considerare che,
durante il suo soggiorno in Svizzera, egli non ha avuto un comportamento irreprensibile.
A causa del suo atteggiamento violento, con decreto d'accusa 19 aprile 2006 il
Procuratore pubblico lo ha condannato a 10 giorni di arresto, sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di un anno, per vie di fatto nei
confronti della moglie: tra il mese di aprile 2004 e il 9 febbraio 2006 egli
l'aveva più volte colpita con pugni, calci o con oggetti utilizzati come bastoni.
Invano il ricorrente contesta ora alcuni aspetti della condanna. La decisione è
cresciuta in giudicato e non può pertanto essere rimessa in discussione.
Inoltre, contrariamente a quanto assume l'insorgente, il reato non può essere
minimizzato in quanto è stato commesso nei confronti della madre di sua figlia,
a più riprese, per di più nell'abitazione coniugale durante la loro convivenza.

 

3.4. Alla luce di quanto precede, bisogna
ritenere che l'attuale relazione con S__________ non è in ogni caso sufficiente
per considerare l'interesse privato di RI 1 prevalente su quello pubblico al
suo allontanamento.

Inoltre il ricorrente risiede regolarmente
in Svizzera da poco meno di tre anni, ciò che permette di considerare il suo
soggiorno di breve durata, e ha i suoi principali legami sociali e familiari in
India, dove soggiornava prima di giungere in Svizzera all'età di 27 anni.

Certo, tenuto conto della lontananza, la
partenza alla volta del suo paese d'origine gli renderà l'esercizio del diritto
di visita alla figlia più problematico, così come l'obbligo di continuare a versarle
fr. 900.– a titolo di alimenti. Il suo rientro non è tuttavia atto a creargli
ostacoli insormontabili. Da una parte, il pto 4.2 della convenzione prevede che,
qualora la madre dovesse direttamente percepire gli assegni familiari ordinari,
il contributo alimentare sarà ridotto in modo corrispondente. Per quanto
riguarda il suo diritto di visita, egli potrà, con i dovuti adeguamenti,
continuare ad esercitarlo nell'ambito di soggiorni turistici. Va osservato che
il Tribunale federale ha recentemente considerato esigibile l'esercizio di tale
diritto relativo proprio a un cittadino indiano cui non era stato rinnovato il
permesso di dimora e doveva rientrare nel paese d'origine (STF 2A.537/2006, del
30 ottobre 2006, consid. 2.3). Inoltre egli potrà eventualmente richiedere l'aiuto
di un curatore educativo e di persone o strutture qualificate per regolare al
meglio il suo diritto di visita e tenere regolari contatti con la figlia. In
tal modo, nonostante la sua lontananza, il suo legame con S__________ sarà
preservato.

 

 

                                   4.   In
conclusione, un'attenta ponderazione di tutti gli interessi in gioco permette
di ritenere proporzionato il provvedimento adottato dall'autorità inferiore anche
sotto il profilo dell'art. 8 CEDU, nella misura in cui è applicabile nel caso
di specie.

Su tutti questi aspetti, nemmeno la sentenze
menzionate dal ricorrente, rese dalla Corte europea dei diritti dell'uomo
(Boltif c. Svizzera del 2.8.2001, Ric. n. 54273/00; Berrehab del 21.6.1988, Serie
A vol. 138 pag. 14) e dal Tribunale federale (DTF 120 Ib 1) permettono di
giungere a conclusioni a lui più favorevoli, in quanto vertono su delle fattispecie
diverse dalla presente.

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va respinto.

Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda
di adozione di provvedimenti cautelari (art. 21 PAmm) al momento della scadenza
del permesso di dimora (20 novembre 2006) per poter continuare a soggiornare nel
nostro cantone durante la procedura ricorsuale diviene priva di oggetto.

Tassa e spese giudiziarie seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 7 LDDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3
e 101 lett. d OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 21, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 1'000.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario