# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** afcdb7ba-2ded-5b26-8935-07b59ca6dd94
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.03.2022 D-2617/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2617-2021_2022-03-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2617/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Roswitha Petry, Thomas Segessenmann,  

cancelliera Francesca Bertini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 30 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2617/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino iracheno di etnia curda proveniente da B._______, 

è espatriato da solo, ancora minorenne, nel settembre del 2019. Egli si è 

recato in Turchia, per spostarsi dapprima in Grecia e poi in Italia. Infine ha 

raggiunto la Svizzera dove ha presentato domanda d’asilo in data 28 

gennaio 2020 (cfr. atto SEM 18/9, pt.2.04). 

B.  

B.a Sentito dapprima come minore non accompagnato in presenza del suo 

rappresentante legale e in seguito nell’ambito di due più approfondite 

audizioni sui motivi d’asilo, l’interessato ha dichiarato, per quanto qui di 

rilievo, di essere fuggito dall’Iraq poiché sarebbe stato minacciato di morte 

dal padre e dai famigliari della quarta moglie del padre in seguito ad un 

episodio avvenuto nella casa dello stesso. Il richiedente l’asilo avrebbe 

abitato nella medesima casa assieme al genitore e alla sua quarta moglie, 

una giovane donna diciasettenne, a B._______, dopo essere rientrato da 

un soggiorno illegale in Europa. Tra il 2015 e il 2018 avrebbe infatti vissuto 

in diverse città europee assieme al padre e alle sorelle. La moglie avrebbe 

fin da subito manifestato, con comportamenti inequivocabili, interesse per 

il richiedente, il quale però l’avrebbe vista come una sorella rifiutando ogni 

suo approccio. Un giorno, attorno alla fine di aprile 2019, l’interessato, 

rientrando a casa per lavarsi e cambiarsi avrebbe trovato quest’ultima 

piangente in camera da letto ricoperta di graffi e sanguinante. Nel mentre 

sarebbe tornato a casa anche il padre, il quale avrebbe immediatamente 

appreso dalla moglie di essere stata graffiata e molestata dal figlio, nonché 

qui richiedente l’asilo. Il genitore avrebbe creduto a quanto riferitogli e 

molto arrabbiato si sarebbe diretto verso la cassaforte, la quale avrebbe 

contenuto un’arma. L’interessato a tal punto sarebbe riuscito a fuggire 

grazie ad un amico che lo stava aspettando in macchina. In seguito, egli 

sarebbe rimasto per un primo periodo in Iraq, prima a B._______ e poi a 

C._______, ospitato da amici e in albergo. Durante questo periodo il 

richiedente avrebbe contattato a più riprese il padre per convincerlo della 

sua innocenza. Inoltre, egli avrebbe richiesto al padre di consegnarli il 

passaporto, il quale era rimasto nella casa di quest’ultimo. Non riuscendo 

a convincere il genitore della sua innocenza e avendo ricevuto minacce di 

morte sia dal padre che dai famigliari della quarta moglie del padre 

l’interessato avrebbe aspettato di ottenere un nuovo passaporto, richiesto 

con l’aiuto della madre, per poi espatriare (cfr. atto SEM 34/11; 51/18).  

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B.b A sostegno della sua domanda d’asilo l’interessato ha versato agli atti 

la carta d’identità (originale), il passaporto (fotocopia) e il certificato di 

nascita (fotocopia) (cfr. elenco mezzi di prova SEM). 

B.c Il richiedente l’asilo è stato assegnato alla procedura ampliata il 

25 maggio 2020 (cfr. atto SEM 36/1). 

C.  

Con decisione del 30 aprile 2021, notificata al richiedente il 4 maggio 2021 

(cfr. atto SEM 57/11), la SEM ha respinto la succitata domanda d'asilo e 

pronunciato l'allontanamento del ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo 

ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione 

dell'allontanamento. 

D.  

In data il 31 maggio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 3 

giugno 2021), l'interessato è insorto contro la summenzionata decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendone l’annullamento nonché il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo e in via subordinata 

l’ammissione provvisoria. Ha altresì presentato una domanda d’assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa delle spese processuali e del relativo 

anticipo.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili le 

allegazioni dell’interessato. Secondo l’autorità inferiore il ricorrente 

avrebbe descritto le presunte persecuzioni subite, rispettivamente che 

avrebbe temuto di subire, da un lato da parte di suo padre, dall’altro da 

parte dei famigliari della quarta moglie dello stesso, in modo vago e 

generico e non sarebbe stato in grado di specificare e precisare gli elementi 

fondamentali del suo vissuto, fornendo un racconto palesemente 

contraddittorio. In particolare, l’autorità di prima istanza ha ritenuto il 

racconto in merito all’episodio che aveva coinvolto la quarta moglie del 

padre e le successive minacce di morte dello stesso pieno di incongruenze, 

contraddizioni e illogicità. Come pure anche le allegazioni riguardanti il 

periodo successivo alla fuga, durante il quale l’interessato avrebbe 

soggiornato, prima a B._______ e poi a C._______, risulterebbero 

incongruenti e molto vaghe. L’autorità resistente ha altresì ritenuto illogico 

il fatto che il richiedente, volendo lasciare il paese per via del timore nei 

confronti del padre, avrebbe chiesto il passaporto proprio a quest’ultimo 

per fuggire attendendo un mese prima di fare una domanda per ottenerne 

uno nuovo, prolungando così il periodo in cui avrebbe dovuto restare in una 

zona dove si trovava presumibilmente in pericolo di vita. Inoltre, ha fatto 

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notare che il nuovo passaporto sarebbe stato rilasciato il 26 giugno 2019, 

pertanto il ricorrente avrebbe aspettato un altro mese, se non due, prima 

di lasciare il Paese nonostante fosse già in possesso di un documento 

valido. A tal proposito, l’autorità inferiore ha inoltre rilevato, come le 

affermazioni dell’interessato relative all’espatrio come pure quelle in merito 

all’evento scatenante sarebbero state imprecise e contraddittorie dal punto 

di vista temporale. Essa ha quindi rimproverato al ricorrente, considerando 

la giovane età e la buona formazione scolastica, di non essere stato in 

grado di essere più preciso, asserendo persino che l’imprecisione parrebbe 

strategica al fine di evitare ulteriori e più palesi contraddizioni. Quanto ai 

nomi degli alberghi nei quali avrebbe soggiornato il richiedente l’asilo a 

B._______ e a C._______, l’autorità di prima istanza ha messo in risalto la 

sua incapacità a fornire dichiarazioni puntuali e dettagliate. Altre illogicità e 

contraddizioni sono state rilevate dall’autorità inferiore anche in merito ai 

tentati contatti con il padre e le minacce susseguenti. Qui, il richiedente si 

sarebbe contradetto dichiarando “[s]ono andato in Turchia e il problema è 

finito”, aggiungendo successivamente però di essere stato addirittura 

contattato dal padre, con il telefono della madre, proprio quando si trovava 

in Turchia. Per di più, egli avrebbe effettuato delle successive chiamate 

anche una volta giunto in Italia. Nel provvedimento avversato, la SEM ha 

inoltre sottolineato che la telefonata con le sorelle a gennaio 2020, nella 

quale il padre è intervenuto con delle minacce rivolte all’insorgente, 

parrebbe impossibile, in quanto non può essersi svolta come raccontato 

dal ricorrente. Le sorelle a gennaio 2020 si sarebbero dovute trovare in 

D._______ mentre il padre a B._______. Oltre a ciò solamente durante 

l’audizione complementare l’interessato avrebbe affermato che durante la 

telefonata in questione le sorelle gli avrebbero detto che suo padre nel 

frattempo avrebbe divorziato dalla quarta moglie, in quanto non capiva più 

di chi fosse la colpa del problema. Relativamente alle minacce da parte dei 

famigliari, l’autorità inferiore ha osservato che mal si comprenderebbe 

come al ricorrente possa essere venuto in mente tardivamente del timore 

nei confronti dei famigliari della quarta moglie. Infatti, solamente in fase di 

rilettura del verbale dell’audizione sui motivi d’asilo il ricorrente avrebbe 

improvvisamente affermato di essere stato minacciato anche da parte di 

quest’ultimi. Inoltre, sulle modalità delle minacce ricevute vi sarebbero 

numerose incongruenze. In particolare, l’interessato non avrebbe saputo 

spiegare in che modo le sorelle vivendo in D._______, sarebbero venute a 

conoscenza del fatto che i famigliari cercassero ancora il richiedente. 

Infine, l’autorità di prima istanza ha ritenuto spesso palesemente 

contradditorie le affermazioni in merito alle relazioni del ricorrente con i suoi 

famigliari e il suo vissuto prima dell’evento che l’avrebbe costretto alla fuga. 

L’interessato avrebbe dichiarato di essere tornato in Iraq in quanto i 

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passaporti iracheni originali sarebbero giunti in scadenza e dovevano 

essere rinnovati. In sede di audizione complementare egli avrebbe tuttavia 

fornito una versione completamente diversa. A mente dell’autorità inferiore 

anche quanto asserito circa la relazione con la madre risulterebbe 

contraddittorio. Nella decisione avversata, infatti, viene sottolineato il fatto 

che il ricorrente avrebbe asserito inizialmente di non aver più nessun 

rapporto con quest’ultima dal momento del divorzio dei suoi genitori, 

avvenuto quando aveva soli cinque anni, ma di essersi rivolto a lei al fine 

di ottenere un nuovo passaporto. Inoltre, avrebbe ribadito di aver evitato di 

contattare la madre per non farla piangere e farla star male, non 

menzionando i rapporti inesistenti. Da ultimo, sempre l’autorità resistente 

ha rilevato la palese contraddizione sul fatto che nessuno saprebbe che il 

richiedente si trovi in Svizzera, nemmeno la madre la quale sarebbe però 

stata incaricata dallo stesso ricorrente a inviare copia dei documenti 

d’identità originali in Svizzera.  

 

4.2 Nel gravame, il ricorrente contesta le valutazioni dell’autorità inferiore 

e invita codesto Tribunale a considerare la verosimiglianza e la coerenza 

da un punto di vista globale, tenendo conto della complessa situazione in 

cui egli si è trovato. Anzitutto rileva che non gli si possa imputare alcuna 

contraddizione in ordine ai fatti avvenuti successivamente alla sua fuga. 

L’interessato sostiene di aver sempre indicato di aver alloggiato da un 

amico e poi in un hotel a B._______ e di aver esposto in modo coerente i 

riferimenti temporali. Egli ritiene totalmente logico il fatto di essersi fermato 

nei dintorni di casa sperando che il padre cambiasse idea e gli credesse. 

Non appena realizzato che la rabbia del padre non scemava si sarebbe 

allontanato e recato a C._______. Il richiedente giustifica anche la richiesta 

di farsi trasmettere il passaporto dal padre sulla base del fatto che nelle 

medesime circostanze avrebbe pure tentato di convincerlo della sua 

innocenza. Inoltre, tale documento sarebbe stato utile per fuggire e 

identificarsi. Egli avrebbe pertanto richiesto un nuovo passaporto non 

essendo riuscito a recuperare il vecchio. Sottolinea inoltre come la data di 

rilascio non coinciderebbe per forza con quella di consegna. Il ricorrente 

ribadisce anche di essere espatriato non appena in possesso del nuovo 

documento. In merito alle contraddizioni temporali rimarca come le 

affermazioni siano state sempre coerenti. Afferma di non aver ricordato 

precisamente le date ma di aver collocato nel tempo gli eventi in ordine 

cronologico. Egli rammenta per di più il fatto di aver affrontato l’espatrio 

ancora da minorenne, di modo che, non potrebbe essergli richiesto un 

grado esposizione pari ad un adulto. Per quanto concerne la critica di aver 

dimenticato i nomi degli alberghi, l’insorgente asserisce di avere dei “buchi” 

nella memoria, da ricondurre agli eventi traumatici da lui vissuti. Inoltre, egli 

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ritiene il rimprovero della SEM in ordine alla sua affermazione “[s]ono 

andato in Turchia e il problema è finito” pretestuoso. In effetti, con quella 

affermazione il richiedente l’asilo avrebbe voluto affermare di non essere 

più in immediato pericolo avendo lasciato il Paese. Aggiunge che se il 

problema fosse realmente finito sarebbe tornato a casa. In merito alla 

telefonata avvenuta con le sorelle l’interessato adduce di non aver mai 

dichiarato che quest’ultime fossero in D._______ quando il padre ha sentito 

che stavano parlando con lui. A suo dire, la telefonata nella quale è 

intervenuto il genitore avrebbe avuto luogo nello stesso mese ma in 

precedenza. Relativamente alle minacce dei famigliari della quarta moglie 

del padre egli si limita poi a rinviare a quanto già espresso in sede di 

audizione complementare. Il ricorrente sostiene altresì di non essersi 

contradetto nelle allegazioni che concernono il soggiorno in Europa, ma 

bensì di aver completato più approfonditamente il racconto. Da ultimo, 

l’insorgente puntualizza che nonostante i genitori si fossero separati 

quando era ancora molto piccolo e non avesse rapporti con la madre, ella 

non si sarebbe rifiutata di aiutarlo ad ottenere il passaporto. Avendola 

frequentata molto poco egli non avrebbe però saputo gestire le sue 

emozioni. Infine, egli conferma pure di non aver detto a nessuno dove si 

trovava esattamente.  

 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

 

5.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore 

d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita 

all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, 

suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o 

di residenza. 

5.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

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preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

6.  

6.1 Chiarito quanto precede, questo Tribunale rileva come le dichiarazioni 

rese dal ricorrente circa i motivi d’asilo si esauriscano in affermazioni poco 

sostanziate, contradditorie e a tratti prive di una logica interna. 

6.2 Innanzitutto, già le dichiarazioni in merito all’episodio scatenante la sua 

fuga, sono insufficientemente sostanziate, contradditorie e prive di logica. 

Si rileva in particolare, come le affermazioni riguardo al ritrovamento della 

giovane moglie del padre in camera da letto, sono poco dettagliate. 

L’insorgente non ha saputo infatti descrivere dove si trovava quando quel 

giorno è entrato in casa (cfr. atto SEM 51/18, D69) rimanendo molto vago 

rispetto alla collocazione delle stanze. Inoltre, è stato assai impreciso e in 

parte anche contradditorio in riferimento alle ferite riportate dalla giovane 

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donna. Nel corso della prima audizione il richiedente ha dichiarato che la 

stessa si sarebbe ferita alle braccia e alle mani (cfr. atto SEM 18/9, pt.7.01). 

Mentre nelle successive audizioni ha asserito che la moglie avrebbe 

riportato dei graffi anche al viso (cfr. atto SEM 34/11, D27; 51/ 18 D66). 

Peraltro, il ricorrente ha affermato di aver avuto una buona relazione con il 

padre fino a quel momento (cfr. atto SEM 51/ 18, D23). Risulta così illogico 

che questi si sia subitamente dato alla fuga vedendo il padre dirigersi verso 

la cassaforte, senza nemmeno tentare di replicare sul posto. In questo 

contesto egli stesso ha d’altronde riferito che aveva solo il sospetto che 

quest’ultima potesse contenere un’arma (cfr. atto SEM 51/18, D26). 

Parimenti, anche la collocazione temporale di questo episodio risulta dagli 

atti vaga e incongruente. L’interessato ha invero indicato in un primo tempo 

che l’episodio sarebbe accaduto attorno ad aprile 2019, circa a metà mese 

(cfr. atto SEM 34/11, D30-31), mentre successivamente ha ricondotto 

l’evento attorno alla fine aprile del medesimo anno (cfr. atto SEM 51/18, 

D44). 

6.3 Anche per quanto concerne i fatti avvenuti successivamente alla fuga 

le affermazioni dell’insorgente sono poco circostanziate e contraddittorie. 

Infatti, egli ha inizialmente sostenuto di aver soggiornato per circa una 

settimana da un amico a B._______ e di essersi poi trasferito a C._______ 

dove sarebbe rimasto da un amico per circa due settimane prima di 

alloggiare in un albergo della medesima città (cfr. atto SEM 34/11, D27-28). 

Diversamente, in fase di audizione integrativa l’interessato ha affermato di 

aver prima soggiornato tre giorni da un amico a B._______ e poi di essere 

andato in albergo sempre a B._______ per quattro giorni, senza però 

essere in grado di specificarne nome e indirizzo. La stessa imprecisione si 

è ripresentata anche nelle affermazioni in merio all’hotel dove egli ha 

soggiornato per più di due mesi a C._______ (cfr. atto SEM 51/18, D82-

83). Oltremodo, egli ha risposto in modo stereotipato alle domande circa le 

ragioni per le quali egli non fosse in grado di ricordare i nomi degli alberghi 

(cfr. atto SEM 51/18, D82-83). Anche il racconto dei tentati contatti 

telefonici con il genitore dopo la fuga per convincerlo della sua innocenza 

e per richiedere il passaporto lasciato nella casa del padre, è poco preciso 

oltre a presentare incongruenze. Egli ha infatti asserito di averlo contattato 

più volte, anche due o tre al giorno (cfr. atto SEM 51/18, D87) per circa tre 

mesi (cfr. atto SEM 51/18, D104) e di averlo sentito l’ultima volta a luglio 

2019 (cfr. atto SEM 51/18, D106), ossia quando avrebbe ottenuto il 

passaporto (cfr. atto SEM 51/18, D94). Pur ammettendo il fatto che la data 

di consegna non corrisponda con la data di rilascio, ciò contraddice 

ugualmente la tesi ricorsuale (cfr. ricorso pag. 3) secondo la quale egli 

sarebbe espatriato non appena ricevuto materialmente il passaporto. In 

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merito alle date di espatrio il ricorrente sostiene infatti, in un primo 

momento, di essere espatriato a settembre 2019 (cfr. atto SEM 18/9, 

pt.2.04). Mentre nella successiva audizione ha dichiarato di non ricordare 

il giorno esatto ma che si sarebbe trattato di fine luglio 2019 o 

probabilmente già di agosto (cfr. atto SEM 34/11, D31-34). Reso attento in 

merito a tale divergenza, il richiedente si è semplicemente corretto dicendo 

che forse aveva detto fine agosto. Oltremodo, come evidenziato dalla SEM 

nella sua decisione, risulta illogico che una persona minacciata di morte 

aspetti un mese prima di decidere di richiedere un nuovo passaporto, 

prolungando così il periodo di presumibile pericolo (cfr. decisione SEM pag. 

6, alla quale è opportuno rinviare).  

6.4 Per quanto concerne le minacce di morte da parte proferite dal padre, 

esse appaiono sotto più aspetti incongrue. Infatti, inizialmente l’insorgente 

ha cercato di contattare il padre per convincerlo della sua innocenza per 

poi smettere una volta ottenuto il passaporto (cfr. atto SEM 51/18, D94). 

Egli avrebbe anche dichiarato che una volta giunto in Turchia il problema 

si sarebbe risolto (cfr. atto SEM 51/18, D27) salvo poi affermare, nella 

medesima audizione, che quando si trovava in Turchia sarebbe stato il 

padre a contattarlo, con il telefono della madre (cfr. atto SEM 51/18, D109-

111). In aggiunta, il ricorrente si è contradetto riferendo che avrebbe avuto 

l’ultimo contatto telefonico con il padre a gennaio 2020, mentre stava 

telefonando con le sorelle (cfr. atto SEM 34/11, D36-37; 51/18 D90) le quali 

però, come riferito in seguito, si trovavano in D._______ mentre il padre, 

doveva trovarsi probabilmente in Iraq (cfr. atto SEM 34/11, D39-40). 

Orbene, che la telefonata sia avvenuta in precedenza ma nello stesso 

mese come sostenuto nel ricorso appare poco plausibile. Già alla prima 

audizione del 13 febbraio 2020 l’interessato aveva invero riferito che le 

sorelle avrebbero chiesto asilo in D._______ e vivrebbero lì da qualche 

mese, mentre il padre sarebbe rimasto a lavorare in Iraq (cfr. atto SEM 

18/9, pt.3.03). Nondimeno, anche le asserite minacce da parte dei 

famigliari della giovane moglie risultano contradditorie. Difatti, in sede di 

audizione sui motivi d’asilo, il richiedente alla domanda se oltre al problema 

con il padre avrebbe incontrato vicissitudini con terze persone, egli ha 

risposto negativamente (cfr. atto SEM 34/11, D47). Solamente in sede di 

rilettura del verbale, pertanto tardivamente, ha aggiunto di essere esposto 

anche a minacce da parte dei famigliari della quarta moglie del padre (cfr. 

atto SEM 34/11, D62). A ciò si aggiunge l’inconsistenza delle dichiarazioni 

in merito a come le sorelle in D._______ siano venute a conoscenza del 

fatto che i famigliari della moglie si fossero messi sulle sue tracce (cfr. atto 

SEM 51/18, D132).  

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6.5 Infine, anche le dichiarazioni riguardo al vissuto prima dell’episodio 

scatenante e alla relazione con la madre presentano contraddizioni e 

illogicità. Nelle prime due audizioni il ricorrente ha sostenuto di essere 

rientrato in Iraq insieme al padre e alle sorelle a fine 2018 per rinnovare i 

documenti d’identità che stavano scadendo (cfr. atto SEM 18/9, pt.2.04; 

34/11, D16) per poi fornire una nuova versione, più completa ma differente. 

Infatti, egli sarebbe tornato solo successivamente al padre e su invito dello 

stesso, in quanto la situazione nel Paese sarebbe migliorata e voleva averli 

presenti per le quarte nozze (crf. atto SEM 51/18, D40). Per quanto 

concerne la relazione con la madre le dichiarazioni dell’interessato 

appaiono sotto più aspetti illogiche. Egli ha invero sostenuto di non aver 

avuto più nessun contatto con la stessa, in quanto i genitori si erano 

separati quando lui era ancora in tenera età (cfr. atto SEM 18/9 pt.3.01; 

atto SEM 34/11 D51), ma di averla contattata farsi aiutare ad ottenere il 

passaporto (cfr. atto SEM 51/18, D27). In aggiunta, ha sostenuto di non 

avere più avuto rapporti con nessuno, nemmeno con la madre, precisando 

però che quest’ultima starebbe male e piangerebbe (cfr. atto SEM 51/18, 

D32 e 36). Ella inoltre avrebbe ricevuto l’incarico di spedirgli i documenti 

originali però non saprebbe dove il richiedente si trova (cfr. atto SEM 51/18, 

D32). 

6.6 In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non 

soddisfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 Lasi. 

7.  

Per sovrabbondanza va peraltro constatato come le persecuzioni che sono 

dovute a terzi e non ad organi governativi non rivestono un carattere 

determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso 

in cui lo Stato in questione non accordi la protezione necessaria 

all’interessato. Infatti, secondo il principio della sussidiarietà della 

protezione internazionale in rapporto alla protezione nazionale, di cui 

all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 

0.142.30), si può esigere da un richiedente l’asilo che egli abbia dapprima 

esaurito nel suo Paese d’origine, le possibilità di protezione contro delle 

eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la stessa da parte di 

uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 

2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale 

E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3). Inoltre, a norma della DTAF 

2008/4 alle forze di sicurezza ed alle autorità giudiziarie dell’entità federale 

autonoma della Regione del Kurdistan iracheno (ARK) è di principio 

riconosciuta volontà e capacità di proteggere i cittadini delle quattro 

province - tra cui la provincia di B._______ - sotto il loro controllo. Tale 

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Pagina 12 

valutazione è stata confermata anche della sentenza di riferimento 

E-3737/2015 ed ha tutt’ora validità (cfr. tra le tante la sentenza del 

Tribunale E-5646/2021 del 10 gennaio 2022). 

8.  

In virtù di tutto quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento 

della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

9.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata.  

10.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

11.  

11.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile. In particolare ha affermato come nell’ARK non vi sia 

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Pagina 13 

una situazione di violenza generalizzata e come in termini di sicurezza la 

situazione sarebbe da considerarsi relativamente stabile. Pertanto, in 

ossequio alla prassi in materia di allontanamento del Tribunale l’autorità 

inferiore ha considerato l’esecuzione del rinvio come ragionevolmente 

esigibile. Essa non ha neppure rilevato motivi individuali che si 

opporrebbero all’esecuzione dell’allontanamento. Invero, ha descritto il 

richiedente come un giovane uomo che godrebbe di ottima salute, che 

disporrebbe di una solida formazione scolastica come pure di una fitta rete 

di famigliari che vivono a B._______ o negli immediati dintorni.  

11.2 Dal canto suo, il ricorrente ritiene innanzitutto che anche tale 

conclusione debba essere disattesa, in quanto verrebbe violato il principio 

di non respingimento, godendo egli della qualità di rifugiato. Inoltre, 

ribadisce che la situazione in Iraq non garantirebbe un rientro in dignità e 

sicurezza. Contesta in particolar modo alla SEM di essersi basata su una 

giurisprudenza che non terrebbe conto dei più recenti avvenimenti di 

terrore e repressione. Pertanto, considera l’esecuzione del suo 

allontanamento verso l’Iraq inammissibile e non ragionevolmente esigibile.  

12.  

12.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in 

particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). Conformemente alla CorteEDU ed al Comitato 

dell’ONU contro la tortura, spetta all’interessato rendere plausibile 

l’esistenza di un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a trattamenti 

contrari a detti articoli (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] 

Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi 

riferimenti; DTAF 2013/27 consid. 8.2). 

 

12.2 Alla luce di quanto esposto sub. consid. 7, nel caso in disamina il 

ricorrente non può prevalersi del principio del divieto di respingimento 

(art. 5 cpv. 1 LAsi). In siffatte circostanze non v’è inoltre motivo di 

considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio per 

l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un trattamento 

proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura.  

D-2617/2021 

Pagina 14 

12.3 Per altro il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l’esecuzione 

dell’allontanamento nella regione autonoma del Kurdistan iracheno non 

risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza E-3737/2015 

consid. 6.3.2).  

12.4 Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi 

delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in 

seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. 

 

13.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii). 

13.3 Quo alla situazione nel Kurdistan iracheno, il Tribunale considera che 

attualmente le provincie di Dohuk, di C._______ e di B._______ non siano 

preda di una situazione di violenza generalizzata e che in tali luoghi non 

viga una situazione politica tesa al punto da rendere inesigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenza E-3737/2015 che ha 

attualizzato la prassi già stabilita dalla DTAF 2008/5). Tuttavia, in 

considerazione della forte sollecitazione delle strutture della regione, i 

fattori individuali vanno tenuti in debita considerazione (cfr. ibidem e tra le 

D-2617/2021 

Pagina 15 

tante le sentenze D-233/2017 del 9 marzo 2017 consid. 10.6, D-3994/2016 

del 22 agosto 2017 consid. 6.3.3 e D-7841/2016 del 6 settembre 2017 

consid. 7.4). Così, l’esecuzione dell’allontanamento è di principio 

ragionevolmente esigibile per le persone di etnia curda che provengono da 

questa regione o vi hanno vissuto per un lungo periodo, disponendo nel 

contempo di una rete socio-famigliare (famiglia, parentela o amici) o di 

legami con i partiti dominanti (cfr. ibidem e tra le tante le sentenze del 

Tribunale E-6836/2018 del 22 gennaio 2018 consid. 7.3). Il senso della 

necessità quanto all’esistenza di una rete sociale è inteso a scongiurare 

che l’interessato venga a trovarsi in una situazione di minaccia esistenziale 

a causa dell’impossibilità a provvedere al proprio sostentamento, dal 

momento che in assenza di integrazione sociale o economica risulta 

difficile ottenere un impiego o possibilità di alloggio nell’ARK (cfr. DTAF 

2008/5 consid. 7.5.8; anche sentenza del Tribunale D-4974/2020 del 4 

dicembre 2020). Questa valutazione risulta tutt’ora attuale (cfr. sentenza E-

5646/2021).  

13.4 In specie il ricorrente, di etnia curda, è cresciuto e ha trascorso la sua 

prima adolescenza a B._______. Nonostante egli abbia vissuto 

illegalmente dal 2015 al 2018 in diverse città europee ha fatto rientro a 

B._______ a fine 2018, prima di espatriare da solo attorno ad 

agosto/settembre 2019 (crf. atto SEM 18/9, pt.2.04; 34/11, D31-34). 

Ciononostante egli ha vissuto la maggior parte della sua vita proprio in 

questa regione. Si aggiunge il fatto che la maggioranza della sua rete 

socio-familiare, come dichiarato in sede di audizione, vive tutt’ora proprio 

a B._______ o nell’immediata provincia (crf. atto SEM 18/9 pt. 3.01; atto 

SEM 34/11 D 20). Solamente le sorelle vivrebbero in D._______. 

L’insorgente inoltre è un giovane uomo che ha frequentato le scuole sia in 

Iraq che anche in Europa (cfr. atto SEM 18/9 pt. 1.17.04) e possiede quindi 

una buona formazione. Seppure non ha mai lavorato in Iraq non sono 

riconoscibili ostacoli che gli impedirebbero di trovare un lavoro e 

provvedere così al proprio sostentamento. In ogni modo, la sua esistenza 

non sarebbe minacciata in quanto egli potrebbe ricorrere al sostegno della 

sopracitata rete socio-famigliare.  

13.5 Il rientro dell’interessato nel Paese d’origine è pertanto da 

considerarsi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

14.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi).  

D-2617/2021 

Pagina 16 

15.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va dunque respinto. 

16.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 

PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire 

dall’assunto che l’insorgente sia indigente e non essendo state le 

conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito 

sprovviste di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria e non sono prelevate spese processuali 

(art. 65 cpv. 1 PA). 

17.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Francesca Bertini 

 

 

 

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