# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f13072de-406a-589e-8fa6-bb965d488537
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.02.2006 36.2005.183
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2005-183_2006-02-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2005.183

   

  ir/td

  	
  Lugano

  13 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
						

statuendo sul ricorso del 10 novembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17
  ottobre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, 1948 domiciliato ad __________, muratore indipendente con collaboratori
dipendenti, è assicurato individualmente presso CO 1 per la perdita di
guadagno. Da anni l’assicurato soffre di disturbi alla colonna vertebrale con
periodi di inabilità lavorativa e cure. Nel corso del 2003 RI 1 era stato
incapace al lavoro ed il medico fiduciario di CO 1 dott. __________, il 18
agosto 2003, aveva riscontrato problematiche di tipo degenerativo alla schiena
indicando comunque abilità lavorativa al 75% dal 1 settembre 2003 ed al 100%
dal mese successivo. A partire dall’aprile 2004 il signor RI 1 è stato inabile
al lavoro (doc. 4) a causa di una recidiva della sintomatologia. Dopo una
attestazione 6 giugno 2004 del dott. __________ indicante la sindrome ed
incertezza riguardo al futuro lavorativo l’assicurato è stato visitato dal
dott. __________, reumatologo a __________, che ha diagnosticato una sindrome
lombovertebrale di tipo cronico con episodi recidivanti di dolori intensi e con
- a volte - bloccaggi toracali. La sindrome, per il professionista, sarebbe da
ricondurre ad "alterazioni
degenerative in particolar modo con osteocondrosi e spondilosi del segmento
L3/L4 ed L4/L5 nonché dei segmenti toracali da T9/T10 a T10/T11". Il medico ha confermato l'abilità lavorativa. Con dettagliato
rapporto 1 settembre 2004 richiesto dall'assicuratore il dott. __________, che ha
visitato il paziente il 31 agosto 2004, ha attestato i pregressi disturbi già
da lui verificati nel 2003, dopo il rilievo di una pregressa degenza per 3
settimane alla Clinica di __________ nel dicembre 2003, lo specialista ha
evidenziato di avere trovato un "paziente con una funzionalità vertebrale tutto sommato buona… senza
segni di un'affezione funzionale e/o strutturale rilevante" circostanza che trova riscontro nel "referto radiografico del Dr. __________ …
rispettivamente nella TAC" del 2003 (cfr. doc.
3). Quest'ultimo esame, svolto dal dott. __________, esclude discopatie,
protrusioni, ernie discali o conflitto radicolare accertando unicamente
alterazioni degenerative delle articolazioni sacro-iliache nel tratto
esaminato.

 

                                         Il
dott. __________, nel rapporto 1 settembre 2004 che si fonda pure su
documentazione medica del curante dott. __________ (doc. 5), conclude per una
ripresa dell'attività lavorativa di capo muratore. Per facilitare il
reinserimento dell’assicurato e per, in parte, risparmiare il rachide, il
professionista ha proposto di "accettare un'inabilità lavorativa del 25% per un mese" ossia sino a fine settembre 2004.

 

                                         Successivamente
RI 1 ha presentato ulteriori certificati medici (generici) del dott. __________
attestanti completa inabilità lavorativa dal 28 ottobre 2004 al 19 dicembre
2004 (doc. 6/8 e 9) e del dott. __________, internista di __________, per
un'inabilità al 100% dal 26 gennaio 2005 (doc. 11 e 12). Dal canto suo CO 1 ha
fatto esaminare gli atti dal suo medico fiduciario comunicando la chiusura del
caso al 19 dicembre 2004 pur ammettendo il versamento di indennità durante un periodo
di cure termali a __________ prescritto dal dott. __________.

 

                                  B.   RI
1 ha reagito ritenendo che le prestazioni iniziate il 28 ottobre 2004 "debbano continuare,
ininterrottamente da tale data, senza alcuna interruzione" (scritto 12 marzo 2005, doc. 15). Per l'esame ulteriore della
situazione CO 1 ha invitato il dott. __________ ad esprimere un nuovo parere.
Il professionista ha visitato il 4 aprile 2005 il signor RI 1 e, dopo le
necessarie verifiche, ha confermato la diagnosi precedente (sindrome
toracolombovertebrale cronica recidivante in presenza di moderate turbe
statiche ed alterazioni degenerative contenute). Nella sua valutazione il dott.
__________ rileva, per quanto riferibile alla capacità lavorativa, l'esistenza
di una "valutazione
spesso discordante tra paziente ed i suoi medici, con evidenza di continuità
nelle osservazioni con i precedenti rilievi (confermata da una lastra) ed
assenza di un'inabilità lavorativa nemmeno parziale".

 

                                         I
rapporti allestiti dal dott. __________ nel 2003, 2004 e 2005 sono tutti stati
trasmessi al patrocinatore del signor RI 1 il 10 maggio 2005. L'avv. __________,
l'8 giugno 2005, ha proposto ad CO 1 l'allestimento di una "super perizia da parte di un
perito designato di comune accordo", offerta declinata
dall'assicuratore dopo valutazione del caso da parte del medico fiduciario
dott. __________.

 

                                  C.   Helsana
ha quindi confermato, mediante decisione formale 12 luglio 2005, la cessazione
dei versamenti all'assicurato dal 15 aprile 2005. Con il patrocinio dell'avv. RA
1 RI 1 si è opposto al provvedimento ed CO 1, prima dell'emanazione della
decisione su opposizione ha concesso - alla luce delle argomentazioni sollevate
- un termine di 20 giorni all'opponente per "… trasmetterci la relativa documentazione
medica" (doc. 34). Il successivo 17 agosto
2005 l'avv. RA 1 ha chiesto all'assicuratore l'allestimento di una "perizia medica
multidisciplinare" senza precisare quali
ulteriori discipline mediche sarebbero interessate nella vicenda valetudinaria
di RI 1. Nel termine prorogato per la presentazione di documentazione medica l'avv.
RA 1 ha trasmesso un certificato medico con cui è stata semplicemente posta la
diagnosi di "sindrome
lombo-sacrale spondilogena su alterazioni degenerative e squilibrio
muscolare". Dal canto suo CO 1, prima
dell'emanazione della decisione su opposizione, ha ulteriormente interpellato
il dott. __________ il quale non ha riscontrato "nuovi aspetti clinici" nel certificato dell'internista curante ed ha ribadito le sue
considerazioni del precedente 5 aprile (cfr. doc. 39 del 12 settembre 2005). Con
decisione su opposizione 17 ottobre 2005 CO 1 ha respinto l'opposizione
dell'avv. RA 1.

 

                                  D.   Con
ricorso 10 novembre 2005 l'assicurato, sempre patrocinato dall'avv. RA 1, si è
aggravato al Tribunale Cantonale delle Assicurazioni segnalando nuovamente come
CO 1 si sarebbe - in maniera ingiustificata - attenuta al parere dei medici
fiduciari. Nel suo gravame RI 1 ha ribadito la richiesta di una perizia
pluridisciplinare senza nuovamente indicare quali altre discipline mediche - al
di fuori della reumatologia in cui il dott. __________ è esperto FMH -
sarebbero coinvolte. Ciò neppure di fronte a richiesta specifica del giudice
delegato. L’assicurato ha poi prodotto il "rapporto"
(recte: certificato) medico del dott. __________ comunque antecedente - siccome
datato 16 marzo 2005 - alle valutazioni del dott. __________ dell’aprile 2005 e
dello stesso dott. __________ (doc. 37). Con risposta di causa 23 novembre
2005, CO 1 ha postulato la reiezione dell’impugnativa. Solo a seguito di
specifica richiesta RI 1 ha prodotto (il 1 dicembre 2005) il certificato del
dott. __________ di __________ (Phlebologie FMH
Allgemeine Medihin [verbatim]) che pure conclude "ab ca. Mai 2005 eine
50%ige Arbeitsfähigkeit". Nonostante già dal giugno 2005 il
patrocinatore del ricorrente fosse stato invitato a produrre documentazione
medica, egli ha postulato la concessione di ulteriore proroga del lasso di
tempo (sino al 31 gennaio 2006) per presentare nuove prove poiché "sarà verosimilmente eseguita una perizia da
parte del dott. __________ ". Il giudice delegato ha rifiutato
formale proroga indicando comunque all'avv. RA 1 che "qualora venisse allestita una verifica medica da parte del dott.
__________ potrà produrla non appena in suo possesso" (scritto
20 dicembre 2005). Entro fine gennaio 2006 RI 1 non ha prodotto nulla.

 

 

                                         in diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1. 
 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                   2.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche di carattere formale alla LAMal. Da un
punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
(materiali) in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica
degli effetti (SVR 2003, IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2;
DTF 129 V 4 consid. 1.4; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V 136 consid. 4b; DTF
121 V 366 consid. 1b; STFA dell’11 gennaio 2005 nella
causa G.T. SA, H 257/03 consid. 2.1 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa
A., P 76/01, consid. 1.3 pag. 4). Il Tribunale federale delle assicurazioni, ai
fini dell'esame di una vertenza, si fonda infatti di regola sui fatti che si
sono realizzati fino al momento dell'emanazione della decisione amministrativa contestata
(STFA del 1° luglio 2003 nella causa G.C-N, consid. 1.2., H 29/02; DTF 121 V
366 consid. 1b). Il giudice delle assicurazioni sociali non tiene quindi conto
di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante
della resa del provvedimento amministrativo in lite (STFA del 16 dicembre 2003
nella causa O.C., K 140/01; STFA del 16 giugno 2003 nella causa R.C.G., C
130/02; STFA del 7 marzo 2003 nella causa L. e G.G., H 305/01; STFA del 29
gennaio 2003 nella causa M.D.L., U 129/02, consid. 1.3, pag. 3). Dal profilo
del diritto materiale si applicano così le disposizioni in vigore prima delle
modifiche apportate dalla LPGA. Per contro, le norme procedurali
(formali), in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione
(DTF 130 V 4 consid. 3.2; DTF 117 V 93 consid. 6b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76
consid. 1.2).

 

                                         In
concreto, il versamento di indennità giornaliere si riferisce a periodo
successivo all'entrata in vigore della LPGA. La decisione formale e quella su
opposizione sono esse pure successive all'inizio della vigenza del nuovo corpo
normativo. Per questi motivi, sia per quanto concerne l'aspetto procedurale che
le norme materiali, trovano applicazione rispettivamente i disposti della LPGA
e la LAMal con le relative modifiche dal 1° gennaio 2003.

 

                                         nel
merito

 

                                   3.   Oggetto
del contendere è l'esistenza, o meno, di una capacità lavorativa di RI 1 a partire
dal 15 aprile 2005 e l'eventuale conseguente esistenza di un diritto
dell'assicurato ad indennità per perdita di guadagno da tale data.

 

                                   4.   Giusta
l'art. 72 cpv. 2 LAMal, il diritto all'indennità giornaliera è dato qualora la
capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta di almeno la metà. Nel caso
concreto, le Condizioni generali d'assicurazione (CGA) per l'assicurazione
collettiva d'indennità giornaliera CO 1 prevedono all'art. __________ che il
diritto all'indennità giornaliera nasce in caso di incapacità lavorativa di
almeno il 25%. Secondo la giurisprudenza sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1
LAMI - applicabile anche all'attuale art. 72 LAMal (RAMI 1998 KV 45 pag. 430)
- viene considerato incapace al lavoro colui che per motivi di salute non è più
in grado di svolgere la propria attività, oppure può farlo soltanto in misura
ridotta, oppure, ancora, quando l'esercizio di una tale attività rischia di
aggravarne le condizioni di salute (DTF 114 V 283 consid. 1c; DTF 111 V 239 consid. 1b; MAURER, Schweizerisches Sozial-
versicherungsrecht, T. I, pag. 286 segg.). L'art. 6
LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003, prevede che è considerata incapacità al
lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella
professione o nel campo d'attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di
lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili
in un'altra professione o campo d'attività. Con il 1° gennaio 2004 è entrata in
vigore una modifica, nel senso che è considerata incapacità al lavoro qualsiasi
incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella
professione o nel campo d'attività abituale. A proposito dell'art. 6 LPGA, la
dottrina, ed in particolare Kieser (Kommentar ATSG, Zurigo-Basilea-Ginevra
2003, ad art. 6 pag. 81 segg.), ritiene applicabile la giurisprudenza
sviluppata precedentemente dal TFA (cfr. in particolare pag. 82, N. 1). La
questione a sapere se esista un'incapacità lavorativa tale da giustificare il
riconoscimento del diritto a prestazioni va valutato in considerazione dei dati
forniti dal medico. Determinante non è, comunque, l'apprezzamento
medico-teorico - anche se il giudice non se ne scosterà senza sufficienti
motivi, essendo anch'egli tenuto a rispettare la sfera d'apprezzamento del
medico (RAMI 1983 pag. 293; RAMI 1987 pag. 106 segg.) - bensì la diminuzione
della capacità di lavoro che effettivamente risulta dal danno alla salute (DTF
114 V 283 consid. 1c). Il grado dell'incapacità lavorativa viene valutato con
riferimento all'impossibilità, derivante da motivi di salute, di adempiere,
secondo quanto può essere ragionevolmente richiesto, la professione normalmente
esercitata dall'assicurato.

In relazione alle
conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, va ricordato che anche
nell'ambito dell'assicurazione contro le malattie vige il principio - comune a
tutti i campi delle assicurazioni sociali - secondo cui l'assicurato è tenuto
all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla
salute. Si tratta di un principio generale del diritto federale delle
assicurazioni sociali, che vale anche per l'assicurazione malattia,
indipendentemente dal tenore della normativa statutaria delle Casse (DTF 123 V
233 consid. 3c; DTF 117 V 278 consid. 2b; DTF 115 V 53;
DTF 114 V 285 consid. 3; DTF 111 V 239 consid. 2a; DTF
105 V 178 consid. 2). Quindi, se da un lato la graduazione dell'incapacità va
fatta ritenendo la professione esercitata, dall'altro va considerato che
l'assicurato ha l'obbligo di fare quanto da lui è ragionevolmente esigibile per
attenuare il più possibile le ripercussioni del danno alla salute sulla sua condizione
economica. Pertanto, in caso d'incapacità durevole nella professione
precedentemente esercitata, è obbligo dell'assicurato di utilizzare le sue
capacità residue in settori lavorativi diversi, ragionevolmente prospettabili.
Del resto deve essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un
aspetto del principio della proporzionalità. Secondo la dottrina questo
principio permette di pretendere da una persona un determinato comportamento
anche se presenta degli inconvenienti (PETER, Die Koordination der
Invalidenrente, Schulthess 1997, pag. 71 e dottrina ivi citata).

 

                                   5.   Il
ricorrente chiede l'annullamento della decisione impugnata e la concessione di
indennità giornaliere. Nelle sue motivazioni RI 1 indica che, come evidenzia il
suo curante dott. __________, "ben difficilmente potrà riprendere al 100%
la propria attività…".

 

                                   6.   In
merito alla capacità lavorativa del ricorrente nelle motivazioni precedenti già
si è evidenziato come agli atti sia contenuto l'esito di una TAC lombare da cui
emerge come RI 1 non presenti discopatie, protrusioni o ernie discali e neppure
segni per un conflitto radicolare. L'esame (cfr. doc. 4) indica solo
alterazioni degenerative a livello delle articolazioni sacro-iliache. Nel suo
rapporto 28 luglio 2004 il dott. __________, reumatologo di __________, dopo
esame ed approfondimento (si tralascia qui di riportare per esteso le
approfondite verifiche operate dal professionista rinviando all’attestazione
agli atti) ha concluso "per
quanto riguarda la problematica della capacità lavorativa con queste
alterazioni degenerative e questo decorso il paziente può riprendere l'attività
professionale anche nella forma completa".

 

                                         Come
evidenziato nelle considerazioni di fatto il dott. __________, fisiatra
specialista FMH scelto da CO 1 per una valutazione, e quindi avente funzione di
medico fiduciario dell'amministrazione, ha visitato RI 1 il 31 agosto 2004 ed
ha operato un approfondito esame riassunto nel rapporto doc. 5 da cui si desume
come il ricorrente - dopo il ricovero del dicembre 2003 a __________ - sia
stato dimesso con l'indicazione di una abilità lavorativa completa. Nel suo
esame il dott. __________ prende in considerazione, oltre alle sue dirette
osservazioni, anche il rapporto __________ cui è cenno nelle righe che precedono.
Si rimanda al doc. 5 per i rilievi del dott. __________ relativi allo stato
reumatologico da lui verificato e quelli relativi allo stato neurologico
periferico. Dopo avere posto la diagnosi (cfr. supra) il professionista di __________
evidenzia una funzionalità tutto sommato buona, corrispondente all'età senza
segni di un'affezione funzionale e/o strutturale rilevante. Ciò in consonanza
con la radiografia del dott. __________ e l'esame della TAC (doc. 3). Il dott. __________
ha confermato che il ricorrente "può riprendere la sua attività lucrativa di capo muratore".

 

                                         A
fronte della nuova inabilità lavorativa segnalata in maniera generica dal
curante dott. __________ (doc. 6 e 8) nell’ottobre 2004 il dott. __________ è
stato nuovamente interpellato da CO 1, ha ulteriormente visitato RI 1, ha
operato le puntuali verifiche radiografiche, ha confermato la diagnosi ed ha
concluso:

 

"  L'evoluzione sull'arco degli ultimi 2 anni appare
altalenante con una valutazione spesso discordante tra il paziente ed i suoi
medici riguardante la capacità fisica e quella lavorativa (Clinica __________,
Dr. __________, medico curante precedente). L'esame clinico attuale non si
differenzia in maniera significativa dalle mie constatazioni del 2003 e del
2004. Vi è una riduzione solo lieve della mobilità lombare senza una particolare
sollecitazione di dolori e senza una sindrome vertebrale maggiore. Mancano
segni in favore di una neurocompressione o di un'instabilità segmentale. Queste
constatazioni combaciano anche con i reperti morfologici che si limitano ad una
spondilosi del passaggio toracolombare (e visibile in forma più discreta anche
al livello lombare) senza compromissione degli spazi intersomatici (RX
convenzionali) e senza discopatie maggiori (TAC lombare). Ho completato l'esame
clinico con una nuova lastra del tratto lombare visto che le ultime indagini
risalgono al 2002. Il paragone con i reperti di allora mostra una situazione
morfologica del tutto stazionaria. Nell'ottica di ciò non posso che ribadire
quanto già constatato negli esami precedenti: i reperti clinici funzionali e
strutturali non giustificano un'inabilità lavorativa nemmeno parziale
nell'attività di muratore, lavoro per il quale ritengo il signor RI 1 ancora
una volta abile al lavoro in forma completa con una caricabilità fisica
corrispondente alla sua età. Come già scritto nel rapporto dell'01.09.2004 ritengo
che senza nuovi aspetti clinici e/o radiologici ulteriori interruzioni del
lavoro non potranno essere giustificate con la presente patologia del
rachide." (Doc. 20)

 

                                         Da
notare che, con il sapiente patrocinio del suo legale, RI 1 ha chiesto una perizia
ad CO 1, e meglio una perizia pluridisciplinare già il 26 aprile 2005. Ciò
senza minimamente specificare quali altri settori della medicina, oltre alla
reumatologia, fossero coinvolti. In altri termini tutti i medici intervenuti
per esaminare il signor RI 1 non hanno mai evidenziato patologie diverse da
quelle esaminate, particolari e degne di nota tali da poter in qualche modo
giustificare una inabilità lavorativa o tali almeno da imporre approfondimento.
Il diligente patrocinatore non ha saputo fornire altra giustificazione alla sua
richiesta di perizia pluridisciplinare che non fosse il trascorrere del tempo e
l'età del suo patrocinato, rilievo decisamente poco consistente.

 

                                         Nonostante
dall'aprile 2005 RI 1 sia adeguatamente rappresentato e nonostante sia in cura
medica da anni - come gli atti permettono di ritenere - egli non ha prodotto
alcun documento medico di rilievo. L'attestato 29 agosto 2005 del dott. __________
non indica nulla in merito all’inabilità lavorativa limitandosi a specificare
la sindrome, l'assenza di blocchi e l’esistenza di  dolenzie. Di scarsa utilità
appare anche l'attestazione del dott. __________, comunque non esperto in
materia, che riporta fatti riferiti dal paziente e che non appare approfondita
con esami specifici, radiografie e comparazione con le altre attestazioni
mediche raccolte. Tale certificato non può certamente fondare in maniera
adeguata una inabilità lavorativa. Non solo. L'ultima attestazione - in ordine
temporale – allestita dal dott. __________ e quella del dott. __________ sono
state oggetto di valutazione da parte del dott. __________ che ha ulteriormente
concluso per una abilità lavorativa nella sua attività.

 

                                         Nonostante
la paventata verosimile erezione di una perizia di parte a cura del dott. __________
(entro il 31 gennaio 2006) RI 1 non ha prodotto alcunché al Tribunale Cantonale
delle Assicurazioni.

 

                                   7.   A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili
(DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; LOCHER, Grundriss des
Sozial-versicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332). Secondo
la giurisprudenza, quanto alla valenza probante di un rapporto medico,
determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno
studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STFA
del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio
2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF
122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160
in fine con rinvii). In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto
sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di
una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique
VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01). Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le loro conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26
agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03, consid. 5). Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento. Lo stesso vale, come detto, per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95). Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                   8.   Nel
caso in esame non va dimenticato come i pareri degli specialisti in materia
dott. __________ e dott. __________ siano univoci, chiari, coerenti,
approfonditi, precisi, dettagliati e supportati sia dalle lastre radiografiche
- sempre attualizzate - che dalla TAC eseguita. Le conclusioni sono convincenti
e la loro motivazione chiara - i professionisti hanno giustificato con le
assenze di protrusioni di ernie, di segni di conflitto radicolare o discopatie
- in particolare - le loro conclusioni. Si rimanda alle certificazioni agli
atti che, lo si ripete, non sono state contraddette nella sostanza se non
timidamente - ma in maniera non sostanziata come visto - dal dott. __________. Non
vi è quindi nessun motivo per cui il Tribunale debba scostarsi dalle
conclusioni, ribadite motivatamente fino all'ultima attestazione del 12
settembre 2005, del dott. __________.

 

                                   9.   Il
dott. __________ è stato incaricato, scelto tra i medici attivi quali
specialisti in materia nel Cantone Ticino, da CO 1. La professionalità del
dott. __________ è riconosciuta e, rettamente, il ricorrente non l'ha
minimamente posta in discussione. Egli ha funto da medico fiduciario per CO 1.
A questo proposito non va dimenticato il ruolo del medico della Cassa che la nuova LAMal regola all’art. 57:

"  4  Il medico di fiducia consiglia l’assicuratore su
questioni d’ordine medico come pure su
problemi relativi alla rimunerazione e all’applicazione delle tariffe. Esamina
in particolare se sono adempite le condizioni d’assunzione d’una prestazione da
parte dell’assicuratore.

5 Il medico di fiducia decide autonomamente. Né
l’assicuratore né il fornitore di prestazioni e le rispettive federazioni
possono impartirgli istruzioni."

 

                                         La
LAMal attribuisce quindi al medico fiduciario un ruolo importante rafforzato
rispetto alla vecchia LAMI. Il medico di fiducia è divenuto un organo di
applicazione dell'assicurazione malattia sociale e si occupa di valutare
l'adeguatezza allo scopo e l'economicità di un trattamento (EUGSTER,
Kranken-versicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], pagg.
32-34). Il suo ruolo consiste in particolare nell'evitare agli assicuratori
malattia la presa a carico di misure inutili e nell'offrire all'assicurato una
certa protezione contro un eventuale rifiuto ingiustificato dell'assicuratore
di versare prestazioni (DTF 127 V 48 = STFA del 21 marzo 2001 nella causa V., K
87/00, pag. 4 consid. 2d e dottrina citata).

                                         Ebbene
in concreto la particolare rilevanza del ruolo svolto dal professionista di __________,
alla luce delle sue argomentate e coerenti conclusioni, tali da ritenere ai
limiti della temerarietà l'impugnativa, impongono condivisione delle conclusioni
specialistiche ed ammissione di piena abilità lavorativa per RI 1 almeno a
partire dalla data ritenuta dall'assicuratore nella decisione impugnata. Il
ricorso va allora respinto senza conseguenze di tasse di giustizia e spese e
senza riconoscimento di ripetibili.

 

                                10.   Il
ricorrente, a più riprese, ha chiesto l'erezione di una perizia
pluridisciplinare. Va qui evidenziato come, viste le motivazioni che hanno
portato il TCA a respingere l’impugnativa, l’assunzione di ulteriori prove è
superflua e non potrebbe influire sull’esito del ricorso. Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, KÖLZ/HÄNER, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320;
GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5
giugno 2003 nella causa V.C. e R.G., H 268/01 e 269/01; STFA del 13 maggio 2003
nella causa T.T.C. SA, H 218/01; DTF 122 II 469 consid. 4a; DTF 122 III 223 consid. 3c, DTF 120 Ib 229 consid. 2b; DTF 119 V
344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito (SVR 2001 IV n. 10
pag. 28 consid. 2b; riguardo al previgente art. 4 vCost. fed, ora art. 29 cpv.
2 Cost. fed.: DTF 124 V 94 consid. 4b; DTF 122 V 162 consid. 1d; DTF 119 V 344
consid. 3c e riferimenti).

In concreto, considerato
come la presente causa abbia potuto essere decisa sulla scorta degli atti già a
disposizione di questo TCA, lo stesso rinuncia all'assunzione di ulteriori
prove. In merito alla perizia pluridisciplinare già si è detto, in corso di
motivazione, dell'assenza di indicazioni concrete che imporrebbero tale prova.
Nessun elemento medico agli atti permette seriamente e concretamente di
ritenere patologie diverse da quelle esaminate dagli specialisti. Nessuno dei
medici coinvolti ha evidenziato l'esistenza di altri possibili problemi di
salute tali da inibire la capacità lavorativa di RI 1. La prova (la perizia
rispettivamente la perizia pluridisciplinare) non appare rilevante alla luce
delle attestazioni agli atti valutate nel loro complesso.

                                      

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                 1.-   Il
ricorso é respinto.

 

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti