# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32418289-3fe5-5112-a1fe-4721a19510cc
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-12-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.12.2025 D-1940/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1940-2024_2025-12-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1940/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  d i c e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliere Miroslav Vuckovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 18 marzo 2024. 

 

 

 

D-1940/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il ricorrente ha depositato in Svizzera il (…) 2023,  

il verbale d’audizione secondo l’art. 29 LAsi (RS 142.31) dell’8 marzo 2024 

(cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. (…)-

16/11),  

il parere del rappresentante legale del 15 marzo 2024 sulla bozza di 

decisione negativa della SEM (cfr. atto SEM n. 20),  

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura, 

la decisione del 18 marzo 2024, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

all'interessato la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d'asilo e 

ne ha pronunciato l’allontanamento dalla Svizzera incaricando il Cantone 

B._______ dell'esecuzione di quest’ultima misura, 

il ricorso del 27 marzo 2024, con cui l'insorgente chiede l'annullamento 

della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato, la 

concessione dell'asilo e, in via subordinata, l’ammissione provvisoria; in via 

ancor più subordinata, chiede il rinvio degli atti all’istanza inferiore per 

nuovo esame; sul piano procedurale, egli postula la concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili, 

la decisione incidentale del 2 maggio 2024, con la quale il Tribunale ha 

autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino al termine della 

procedura ed ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria invitandolo 

a versare, entro il 13 maggio 2024, un anticipo di CHF 750.– a copertura 

delle presunte spese processuali, il quale è stato tempestivamente 

corrisposto (cfr. atti TAF n. 3 e 4), 

lo scritto del 23 maggio 2024, con cui il ricorrente ha fornito due ulteriori 

mezzi di prova, ovvero una conferma del partito filocurdo “Partito 

Democratico dei Popoli” (in turco Halkların Demokratik Partisi o HDP) e 

una lettera del Ministero della Difesa (cfr. atto TAF n. 5), 

 

 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (cfr. artt. 6 e 105 LAsi e 31‒33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-

c nonché 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,  

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice e la sentenza 

è motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e cum 111a cpv. 2 LAsi),  

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che, con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5); che, il Tribunale non è inoltre 

vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),  

che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore 

d’essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

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che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di 

persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un 

gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un 

fondato timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato 

vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta; che sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere 

fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro 

prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi; che non sono pertanto sufficienti indizi che indicano 

minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più 

o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, il ricorrente, cittadino turco di etnia curda proveniente da C._______, 

ha sostanzialmente addotto di aver subìto pressioni psicologiche e fisiche 

sin dall’infanzia a causa della sua etnia e del ruolo di oppositori che 

avrebbe avuto la sua famiglia: nello specifico, in età scolastica sarebbe 

stato convocato dal preside e percosso dallo stesso per non aver cantato 

l’inno nazionale; che, nel 2016 durante un soggiorno a D._______, egli 

sarebbe stato picchiato al mercato da diverse persone una volta scoperta 

la sua origine etnica e le autorità non avrebbero fatto nulla per perseguire 

i colpevoli (cfr. atto SEM n. 16, D46); che, durante gli studi presso 

l’Università di E._______ – tra il (…) ed il (…) – sarebbe stato discriminato 

da parte di più professori e minacciato da membri del movimento 

estremista dei “Lupi Grigi” (in turco Ülkü Ocaklari), sempre a causa della 

sua etnia e origine familiare; che, per lo stesso motivo sarebbe stato 

sfavorito durante un impiego presso un datore di lavoro di F._______ 

(cfr. idem, D59-60); che, l’ultimo datore di lavoro a C._______ lo avrebbe 

parimenti discriminato tanto da richiederne infine le dimissioni ad inizio (…) 

2023; che durante i viaggi svolti per lavoro, sarebbe stato fermato a più 

riprese dagli agenti di polizia presenti ai vari posti di blocco e questi – 

chieste le generalità – lo avrebbero sovente fatto scendere ed interrogato, 

perquisendo infine anche la sua automobile; che, avrebbe infine compreso 

di non poter aver un futuro in Turchia ed avrebbe deciso di espatriare il (…) 

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2023; che, in seguito all’espatrio, nella casa della zia materna sarebbero 

avvenute più di venti irruzioni e richieste di informazioni; 

che a sostegno della propria domanda, l’interessato ha versato agli atti, 

l’originale della propria licenza di condurre, una fotocopia di un estratto del 

registro di stato civile, una fotografia della tessera di membro dell’HDP 

della zia paterna (mezzo di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 1), una 

fotografia della tessera di diploma dell’accademia Apollo di sua cugina 

(mdp n. 2) e la fotografia della sua lettera di licenziamento (mdp n. 3), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto innanzitutto che le 

dichiarazioni del ricorrente non soddisfacessero in modo evidente i 

presupposti per il riconoscimento della qualità di rifugiato ex art. 3 LAsi, 

rinunciando pertanto a procedere ad una valutazione della loro 

verosimiglianza; che, nello specifico, le vicissitudini da lui esposte si 

sarebbero sempre risolte senza conseguenze maggiori e l’interessato 

avrebbe sempre continuato la sua esistenza in Turchia senza esserne 

oggettivamente condizionato; che l’evento del pestaggio subìto a 

D._______ sarebbe stato meno grave rispetto a quanto da lui riferito, in 

quanto le conseguenze fisiche non avrebbero avuto intensità tale da 

essere lesive della sua integrità corporale; che le difficoltà vissute durante 

il periodo di studi universitari non gli avrebbero impedito di laurearsi, così 

come i problemi lavorativi successivi non gli avrebbero precluso altre 

opportunità lavorative; che, i suoi numerosi spostamenti all’interno del 

Paese, la sua progettualità rivolta agli studi, al suo lavoro ed al suo 

espatrio, dimostrerebbero che egli sarebbe stato in grado di condurre 

un’esistenza degna nonostante il contesto di pressione e discriminazione 

asserito; che i problemi descritti con la polizia non avrebbero avuto 

ripercussioni tali da impedirgli di avere un’esistenza dignitosa; che, in 

sunto, i pregiudizi da lui subiti e l’asserita situazione di pressione fisica e 

psicologica non raggiungerebbero l’intensità prevista dalla LAsi e non 

sarebbero quindi pertinenti in materia d’asilo; che nemmeno la sua identità 

politica o quella della sua famiglia nucleare (genitori, fratelli e sorelle) 

sarebbe rilevante, in quanto nessuno sarebbe attivo politicamente; che, per 

quanto concerne la zia paterna, dalla quale deriverebbe una possibile 

persecuzione riflessa, questa non avrebbe avuto di recente problemi di 

sorta e vivrebbe normalmente la propria vita da casalinga; che, pertanto, 

in presenza di una situazione famigliare indisturbata e non essendovi 

precedenti con le autorità, i timori futuri invocati non potrebbero essere 

ritenuti fondati; che, nulla muterebbero i mezzi di prova forniti; che, infine, 

non vi sarebbero ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento verso la 

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Turchia, in quanto tale misura sarebbe ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile; 

che, nel proprio gravame, il ricorrente contesta tuttavia la valutazione 

dell’autorità inferiore negando che l’episodio avvenuto al mercato di 

D._______ non abbia avuto conseguenze gravi, essendosi confrontato – 

da minorenne – alle vessazioni in ragione della sua etnia, così come 

all’indifferenza della polizia in questi contesti; che, anche quanto avvenuto 

in università sarebbe grave visto che gli autori dei soprusi sarebbero stati 

dei professori – preposti all’insegnamento dei giovani – ed un gruppo di 

nazionalisti e razzisti come i “Lupi Grigi”; che, inoltre, i diversi controlli ai 

posti di blocco sarebbero avvenuti in più regioni del Paese e per ben 8 

mesi, essendo gli stessi quindi indicativi di vere e proprie molestie nei 

confronti del ricorrente da parte della polizia; che, egli sarebbe stato poi 

costretto a dimettersi dall’ultimo impiego per via della propria etnia curda; 

che, considerati gli eventi occorsi in minore età, non è dunque possibile 

che egli possa credere nelle autorità turche da adulto; che, pertanto, il suo 

timore di subire – in caso di ritorno in Turchia – non solo ulteriori 

discriminazioni ma anche aggressioni sarebbe assolutamente giustificato; 

che, l’attività politica dei familiari – la zia a capo del HDP a C._______ e la 

cugina combattente – potrebbe senz’altro configurare una persecuzione 

riflessa nei suoi confronti; che, infine l’esecuzione dell’allontanamento 

sarebbe inammissibile ed inesigibile, 

che, con scritto del 23 maggio 2024 egli allega una conferma da parte 

dell’HDP sulle attività da lui svolte tra il 2020 ed il 2023, così come una 

lettera del Ministero della Difesa turco che attesterebbe il rinvio dell’obbligo 

di prestare servizio militare fino all’(…) 2024, subordinato al rispetto di 

determinate condizioni; che, l’interessato ritiene pertanto di doversi 

aspettare conseguenze negative in caso di rientro in Turchia qualora non 

dovesse prestare servizio militare, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel 

ricorso e nel successivo scritto del 23 maggio 2024, non possono 

modificare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità inferiore,  

che, le pretese discriminazioni in ragione dell’etnia curda non risultano 

dirimenti per il giudizio; che, per invalsa giurisprudenza, infatti, 

l’appartenenza a tale etnia non giustifica il riconoscimento di fondati timori 

di esposizione a persecuzioni rilevanti per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato (cfr. sentenze del TAF E-4103/2024 consid. 7.1); che le 

discriminazioni che il ricorrente avrebbe patito in Turchia in ragione della 

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sua etnia – segnatamente le percosse subite a scuola e nel mercato di 

D._______, le vicissitudini universitarie e lavorative, così come i controlli ai 

posti di blocco (cfr. atto SEM n. 16, D41) – non sono rilevanti per l’asilo 

poiché posti lontani nel tempo e/o difettano dell’intensità sufficiente per 

ammettere un serio pregiudizio per la vita, l’integrità fisica e la libertà ai 

sensi dell’art. 3 LAsi; che, egli non è inoltre attivo politicamente – 

nonostante quanto affermato con scritto del 23 maggio 2025 ed allegati – 

avendo dichiarato di aver unicamente preso parte a qualche Newroz e non 

facendo parte di alcun partito (cfr. atto SEM n. 16, D19 e D22); che, come 

rettamente rilevato dalla SEM, nulla di quanto narrato gli ha impedito di 

terminare gli studi, trovare vari lavori in diverse regioni del Paese o – più in 

generale – di vivere un’esistenza dignitosa in Turchia; che, ciò posto, 

l’insieme delle allegazioni dell’interessato non consente di riconoscere 

l'esistenza di una pressione personale di un'intensità superiore a quella 

affrontata dalla maggior parte della popolazione curda in Turchia, 

che, è da escludere inoltre il sussistere di una possibile persecuzione 

riflessa a causa dell’attività politica dei famigliari (per la nozione di 

persecuzione riflessa ed i suoi requisiti cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e 

DTAF 2007/19 consid. 3.3); che, nel concreto, il padre dell’interessato è 

membro dell’HDP – che si rammenta essere un partito legale in Turchia – 

mentre la madre non sostiene attivamente alcun partito politico (cfr. atto 

SEM n. 16, D27); che, né la cugina né la zia paterna sembrano essere 

figure di tale rilievo, né risultano invise alle autorità (cfr. atto SEM n. 20, 

pag. 2), da poter far ritenere che l’interessato rischi di divenire, a causa 

loro, vittima di una persecuzione riflessa; peraltro, quest’ultima conduce 

una vita ordinaria da casalinga in Turchia (cfr. atto SEM n. 16, D31); che, 

di conseguenza, il Tribunale non ritiene che vi sia un fondato timore da 

parte del ricorrente nel poter essere esposto a seri pregiudizi ex art. 3 cpv. 

2 LAsi o che lo stesso ne debba temere di nuovi in un futuro prossimo e 

con un’elevata probabilità, 

che, infine, anche quanto addotto dall’interessato in merito ad un eventuale 

obbligo di prestare servizio militare al rientro in Turchia – evenienza 

tutt’altro che certa nel suo caso – non risulta essere rilevante ai sensi della 

LAsi, trattandosi di un impegno legittimamente previsto in uno Stato di 

diritto, come confermato a più riprese da questo Tribunale (cfr. ex pluris 

sentenze del TAF D-4986/2025 del 2 settembre 2025, consid. 7.1 ed E-

2903/2024 del 21 agosto 2024, consid. 6.6); che, inoltre, anche qualora 

egli si rifiutasse di prestare servizio militare o fosse qualificato come 

disertore, ciò non costituirebbe, ai sensi dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, motivo 

sufficiente per riconoscergli la qualità di rifugiato, 

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che, in esito, i motivi addotti dall’interessato non risultano pertanto 

determinanti ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che, di riflesso, per quanto concerne il mancato riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo, la decisione impugnata va 

quindi confermata,  

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento 

dalla Svizzera (artt. 14 e 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento,  

che, da ultimo, va confermato che l’esecuzione dell’allontanamento 

pronunciato dalla SEM conformemente all’art. 44 LAsi si rivela ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 2-4 della 

legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 

142.20), posto segnatamente che l'attuale situazione dei diritti umani in 

Turchia non risulta ostativa all'esecuzione dell’allontanamento sotto il 

profilo dell’ammissibilità (cfr. sentenza del TAF D-4103/2024 consid. 12.4); 

che, per i motivi già evidenziati, va poi escluso un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 D-

2495/2025 Pagina 9 (Conv. tortura, RS 0.105); che, dal punto di vista 

dell’esigibilità, il ricorrente è sano, gode di una fitta rete familiare in patria 

(i genitori e (…) tra fratelli e sorelle) e dispone di una buona istruzione, 

nonché di una valida esperienza professionale (cfr. decisione avversata, 

pag. 7-8; cfr. atto SEM n. 16); che, è quindi verosimile che egli non 

riscontrerà difficoltà eccessive nell’ambito della propria reintegrazione 

lavorativa e sociale; che, da ultimo, l’esecuzione dell’allontanamento risulta 

essere possibile, potendo infatti il ricorrente – usando della necessaria 

diligenza – procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(cfr. art. 47 cpv. 1 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). 

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che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento,  

che, per il resto, conviene rinviare ai corretti accertamenti e alle motivazioni 

giuridiche indicate nella decisione impugnata, alla quale può essere 

prestata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF cum art. 4 PA),  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, 

la decisione non risulta inoltre inadeguata in punto all’esecuzione 

dell’allontanamento (art. 49 PA),  

che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata confermata,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– sono 

poste a carico del ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 

lett. b del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]) e vengono integralmente prelevate dall’anticipo spese, di 

eguale importo, versato il 13 maggio 2024, 

 

che la presente sentenza è definitiva e non può essere impugnata 

mediante ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(cfr. art. 83 lett. d cifra 1 LTF),  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

importo viene prelevato dall’anticipo spese versato il 13 maggio 2024. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Miroslav Vuckovic 

 

 

 

Data di spedizione: