# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d337e682-7005-5d75-b375-4f972163985a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.09.2020 F-1438/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1438-2019_2020-09-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1438/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 6  s e t t e m b r e  2 0 2 0     

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Fulvio Haefeli, Jenny de Coulon Scuntaro,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, 

senza recapito in Svizzera,   

patrocinato dall'avv. Nicola Pasquale Iurino,  

Studio Legale Iurino,  

Via Reno n°5, IT-70022 Altamura (BA),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

F-1438/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 20 dicembre 2018, A._______ (il ricorrente), cittadino albanese nato il … 

1983, sposato e padre di un bambino, tutti residenti in Albania, ha 

concordato con l’Ambasciata di Germania a Tirana (AGT), via internet, un 

colloquio, da tenersi il 19 marzo 2019, vertente sull’eventuale rilascio di un 

visto di lunga durata per “Beschäftigung als Pflegepersonal”.  

B.  

Il 18 febbraio 2019, il ricorrente ha concluso a B._______ (Germania), per 

il tramite della “Bundesagentur für Arbeit” (BA), un contratto di lavoro di 

durata indeterminata, come “Hilfsarbeiter”, con “C._______”, l’inizio 

dell’attività lavorativa essendo prevista per il 1° aprile 2019.  

C.  

Il 23 febbraio 2019, in occasione di un controllo a Thayngen (Canton 

Sciaffusa), le Guardie di confine svizzere (GCS) hanno constatato, con 

l’ausilio del “Short-stay Visa Calculator” (https://ec.europa.eu/home-

affairs/content/visa-calculator_en) e riferendosi alle date dei timbri italiani 

(Brindisi) nel passaporto biometrico del ricorrente, che quest’ultimo, 

passeggero di un pullman, con targhe italiane, proveniente dalla Germania, 

“[…] sich innerhalb der letzten 180 Tage für Total 180 Tage im 

Schengenraum aufgehalten hat”.  

Interrogato a questo proposito, il ricorrente si è astenuto da qualsiasi 

commento, cosicché le GCS, ritenuto che “das rechtliche Gehör zur 

Anordnung von Entfernungs- und Fernhaltemassnahmen wurde gewährt”, 

gli hanno intimato una decisione di allontanamento dalla Svizzera 

(“Wegweisungsverfügung”), immediatamente esecutiva e cresciuta in 

giudicato incontestata.      

D.  

Il 25 febbraio 2019, messa a conoscenza dell’accaduto dalle GCS, la 

Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha emanato nei confronti del 

ricorrente, “auch unter Berücksichtigung der Stellungnahme im Rahmen 

des rechtlichen Gehörs”, un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein 

valido da subito fino al 24 febbraio 2021 (due anni), con segnalazione nel 

sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), 

togliendo nel contempo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.    

E.  

Il 20 marzo 2019, rappresentato dal suo legale italiano, il ricorrente ha adito 

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il Tribunale amministrativo federale (TAF) con un ricorso, giunto alla 

frontiera svizzera il 25 marzo successivo, mediante il quale chiede la 

“revoca del divieto d’ingresso all’interno dei paesi facenti parte del trattato 

di Schengen”. All’impugnativa il ricorrente ha allegato diversi documenti, 

tra cui copie del suo contratto di lavoro tedesco e di una richiesta, del 6 

marzo 2019, di cancellazione dei dati memorizzati nel SIS II, indirizzata 

all’Ufficio federale di polizia (fedpol).   

F.  

Il 2 aprile 2019, questo Tribunale ha ingiunto al ricorrente di designare un 

recapito in Svizzera ai fini della presente procedura entro trenta giorni dal 

ricevimento dell’ordinanza, con la comminatoria che, in caso contrario, i 

relativi atti gli sarebbero stati notificati mediante pubblicazione ufficiale, e 

di produrre una procura a favore del suo legale italiano. L’ordinanza è stata 

notificata al ricorrente, per il tramite dell’Ambasciata di Svizzera in Italia 

(ASI), il 16 aprile successivo.  

Puntualmente, il ricorrente ha esibito la procura, trasmettendo inoltre, in 

originale e in copia, un estratto, vergine, del suo casellario giudiziale 

albanese e il suo certificato di famiglia, ma non ha invece indicato alcun 

indirizzo postale in Svizzera per la notifica degli atti di procedura.  

G.  

Il 14 giugno 2019, mediante decisione incidentale pubblicata nel Foglio 

federale (FF) il 25 giugno seguente, con una copia per conoscenza al suo 

legale italiano, questo Tribunale ha richiesto al ricorrente di pagare un 

anticipo equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'200.– entro 

trenta giorni dalla pubblicazione. Nel termine impartito il ricorrente ha 

versato fr. 1'191.–.  

H.  

Il 15 luglio 2019, tramite nuova decisione incidentale pubblicata nel FF il 

23 luglio successivo, con una copia per conoscenza al suo legale italiano, 

questo Tribunale ha sollecitato il ricorrente a saldare l’importo mancante di 

fr. 9.– entro il 26 agosto 2019. Tempestivamente, il ricorrente ha versato fr. 

16.–.  

I.  

Il 19 settembre 2019, su invito di questo Tribunale pubblicato nel FF, con 

una copia per conoscenza al legale italiano del ricorrente, la SEM ha 

risposto al ricorso, limitandosi ad affermare di non intravedere elementi per 

modificare la propria decisione, di cui chiede la conferma.        

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Pagina 4 

J.         

Il 4 ottobre 2019, tramite ordinanza pubblicata nel FF, con una copia per 

conoscenza al suo legale italiano, questo Tribunale ha invitato il ricorrente 

a replicare alla risposta della SEM entro il 14 novembre susseguente. 

Cionondimeno, il ricorrente non si è più manifestato.   

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi elencati 

all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 25 febbraio 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Dato che la 

procedura verte su una decisione in materia di diritto degli stranieri 

concernente l’entrata in Svizzera di una persona che non è un cittadino di 

uno Stato membro dell’Unione europea, la presente sentenza non può 

essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. 

art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 

[LTF, RS 173.110]). 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA). 

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In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata, ha 

presentato il suo ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti 

dalla legge, versando puntualmente l’anticipo equivalente alle presunte 

spese processuali. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta 

quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto). 

3.  

Il presente litigio verte sulla decisione del 25 febbraio 2019, con cui la SEM 

ha spiccato un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di due anni 

(25.2.2019 – 24.2.2021), segnalandolo nel SIS II, contro il ricorrente, il 

quale contesta la fondatezza di entrambe le misure.     

4.  

Prima di procedere all’analisi del merito del ricorso è doveroso fare una 

puntualizzazione sulla salvaguardia, da parte della SEM, del diritto di 

essere sentito del ricorrente (cfr. gli artt. 29 della Costituzione federale 

[Cost., RS 101] e 30 cpv. 1 PA).  

Nella decisione impugnata la SEM menziona la “Stellungnahme im 

Rahmen des rechtlichen Gehörs”, riferendosi implicitamente all’invito che 

le GCS hanno rivolto al ricorrente ad esprimersi sull’accaduto, e di cui egli 

non ha voluto valersi (cfr. consid. C e D). Ma la stessa SEM non ha poi 

fissato un termine al ricorrente per pronunciarsi sull’eventuale rilascio nei 

suoi confronti di un divieto d’entrata (audizione preliminare). Ora, non si 

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può non rilevare che il diritto di essere sentito garantito dalle GCS 

riguardava la decisione di allontanamento (“Wegweisungsverfügung”), di 

loro competenza, ma non il divieto d’entrata, di competenza della SEM, 

anche se le medesime GCS hanno riportato, nel loro resoconto, di avere 

concesso il diritto di essere sentito “zur Anordnung von Entfernungs- und 

Fernhaltemassnahmen”, nella misura in cui hanno informato il ricorrente 

che “es kann ein Einreiseverbot gegen Sie verfügt werden, welches sich 

auf alle Mitgliedstaaten des Schengen-Raums erstreckt”.   

Sia come sia, la questione di sapere se questo modo di procedere soddisfi 

le severe esigenze relative alla salvaguardia del diritto di essere sentito, 

può rimanere aperta. In effetti, il ricorrente ha avuto l’occasione di 

esprimere compiutamente il suo parere sull’accaduto nel corso della 

presente procedura, cosicché, in virtù del pieno potere d’esame di questo 

Tribunale (cfr. consid. 2), un’eventuale violazione del suo diritto di essere 

sentito da parte della SEM sarebbe stata senz’altro sanata a posteriori.    

5.  

5.1 In generale, la procedura relativa all’entrata in Svizzera e alla partenza 

dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 

2005 ([LStr]; dal 1° gennaio 2019, in seguito a modifiche materiali che non 

influiscono tuttavia sulla trattazione del presente ricorso, la LStr [RU 2018 

3171] è denominata legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

[LStrI, RS 142.20], designazione qui adottata), nonché dall'ordinanza 

sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 

([OASA, RS 142.201], pure modificata con effetto dal 1° gennaio 2019: in 

particolare, l’art. 80 OASA [violazione della sicurezza e dell’ordine pubblici] 

è stato abrogato [cfr. RU 2018 3173]), e dall’ordinanza concernente 

l’entrata e il rilascio del visto del 15 agosto 2018 (OEV, RS 142.204).  

5.2 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità 

europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, 

all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura 

in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl, all’OASA e 

all’OEV (cfr. artt. 2 cpv. 4 LStrl, 1 cpv. 1 OASA, 1 cpv. 2 OEV e 2 AAS; cfr. 

anche la sentenza TAF F-190/2017 del 9 ottobre 2018 consid. 3). 

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i 

seguenti:   

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- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di 

attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere 

Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52), 

modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017);  

- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei 

visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009); 

- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo 

(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018, 

abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018). 

5.3 L’art. 3 cpv. 1 OEV specifica che le condizioni d’entrata per soggiorni 

di breve durata (fino a 90 giorni) sono rette dall’art. 6 del codice frontiere 

Schengen. 

Per soggiorni previsti nel territorio degli Stati membri, la cui durata non sia 

superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, il che comporta di 

prendere in considerazione il periodo di 180 giorni che precede ogni giorno 

di soggiorno, le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi ai sensi 

dell’art. 6 par. 1 del codice frontiere Schengen, le quali corrispondono, 

sostanzialmente, a quelle previste all’art. 5 cpv. 1 LStrI, sono le seguenti:  

(a) disporre di un documento di viaggio valido;  

(b) disporre di un visto valido;  

(c) giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi 

di sussistenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero 

essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi;  

(d) non essere segnalati nel SIS II ai fini della non ammissione;  

(e) non essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la 

sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli 

Stati membri.  

 

La data d'ingresso è considerata come il primo giorno di soggiorno sul 

territorio degli Stati membri e la data d'uscita è considerata come l'ultimo 

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giorno di soggiorno sul territorio degli Stati membri (art. 6 par. 2 del codice 

frontiere Schengen). Queste date risultano dai timbri apposti dalle autorità 

frontaliere dello Stato membro interessato (cfr. https://ec.europa.eu/home-

affairs/content/visa-calculator_en).  

 

5.4 Da metà dicembre 2010, a condizione che siano provvisti di un 

passaporto biometrico, i cittadini albanesi sono “esenti dall’obbligo del visto 

all’atto dell’attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri per 

soggiorni la cui durata globale non sia superiore a 90 giorni su un periodo 

di 180 giorni” (allegato II del regolamento UE 2018/1806). Si osservi che 

l’Albania ha cominciato a rilasciare passaporti biometrici nel 2009.   

6.  

In concreto, il ricorrente è un cittadino albanese munito di un passaporto 

biometrico, emesso il 19 gennaio 2010 e rinnovato il 28 febbraio 2019, 

grazie al quale è entrato più volte nello spazio Schengen, via Brindisi, 

senza necessità di alcun visto (cfr. i diversi timbri delle autorità frontaliere 

italiane nel suo passaporto). Peraltro, non vi sono dubbi riguardo al fatto 

che, il 23 febbraio 2019, il ricorrente intendeva soltanto transitare dalla 

Svizzera, sul pullman italiano, per rientrare in Albania, dove l’attendeva il 

colloquio all’AGT il 19 marzo seguente (cfr. consid. A, B e C).  

Ciò premesso, dai timbri apposti dalle autorità frontaliere italiane nel 

passaporto biometrico del ricorrente, si può rimarcare che egli, prima che 

accadessero i fatti interessanti la presente procedura, è entrato ed uscito 

per l’ultima volta dallo spazio Schengen il 15 marzo e l’11 agosto 2018 

(primo e ultimo giorno di soggiorno [cfr. consid. 5.3]). La successiva data 

d’ingresso nello spazio Schengen non è invece decifrabile al centro del 

timbro italiano che traspare dalla copia del passaporto del ricorrente 

effettuata dalle GCS. Tuttavia, le medesime hanno indicato come data 

d’ingresso, nell’apposito calcolatore (cfr. consid. C), il 24 agosto 2018 

(N.B.: il lasso di tempo 24.8.2018 – 23.2.2019 corrisponde, fortuitamente, 

a 180 giorni). Ora, questa data non soltanto non è stata oppugnata dal 

ricorrente, ma appare anche plausibile nel contesto degli avvenimenti 

posteriori, che hanno visto il ricorrente recarsi in Germania per cercare, 

legalmente, un lavoro e procurarsi il relativo contratto, nella prospettiva del 

colloquio con l’AGT, il 19 marzo 2019, vertente sul rilascio di un visto 

nazionale di lunga durata tedesco (cfr. consid. A).  

Così, prendendo come primo giorno di soggiorno il 24 agosto 2018 (data 

d’ingresso), si deve constatare che il ricorrente, quando è stato controllato 

dalle GCS il 23 febbraio 2019, era rimasto ininterrottamente nello spazio 

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Schengen per 180 giorni, un periodo ben superiore ai 90 giorni ammissibili. 

In proposito, l’apposito calcolatore indica un cosiddetto “overstay” di 94 

giorni in relazione al periodo dal 22 novembre 2018 al 23 febbraio 2019, 

ciò che conferma che il ricorrente è entrato nello spazio Schengen il 24 

agosto 2018 (giorni: 9 [novembre] + 31 [dicembre] + 31 [gennaio] + 23 

[febbraio]).     

Conseguentemente, è accertato che il ricorrente ha violato la normativa 

Schengen e, di riflesso, il diritto federale svizzero.                          

7.  

Si tratta così di verificare se il divieto d’entrata pronunciato dalla SEM sia 

conforme ai requisiti di legge (legalità e proporzionalità).   

7.1 La SEM può vietare l'entrata in Svizzera allo straniero che ha violato o 

espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero 

(art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI). Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata 

massima di cinque anni; può essere pronunciato per una durata più lunga 

se l'interessato costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza 

pubblici (art. 67 cpv. 3 LStrI). Nell’esercizio del suo potere discrezionale, la 

SEM tiene conto degli interessi pubblici e, in particolare, della situazione 

personale dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStrI). Se un divieto d’entrata si 

giustifica, ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata 

può essere rivolto un ammonimento con la comminazione di tale 

provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStrI). L’entrata illegale in Svizzera è punita 

con una pena detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria (art. 115 

cpv. 1 lett. a LStrI). Se l’autore ha agito per negligenza, la pena è della 

multa (art. 115 cpv. 3 LStrI).  

 

7.2 Il Consiglio federale ha messo a fuoco le nozioni d’ordine e di sicurezza 

pubblici, sul piano del diritto interno, nel suo Messaggio dell’8 marzo 2002 

concernente la LStr (Messaggio LStr, FF 2002 3327). In proposito, esso ha 

sottolineato che “la sicurezza e l’ordine pubblici costituiscono il concetto 

sovraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia: l’ordine 

pubblico comprende l’insieme della nozione di ordine, la cui osservanza 

dal punto di vista sociale ed etico costituisce una condizione indispensabile 

della coabitazione ordinata delle persone. La sicurezza pubblica significa 

l’inviolabilità dell’ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, 

salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è 

violazione della sicurezza e dell’ordine pubblici segnatamente se sono 

commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni 

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Pagina 10 

delle autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto 

pubblico o privato” (Messaggio LStr, pag. 3424).  

 

A titolo illustrativo è utile menzionare, benché nel frattempo abrogato, l'art. 

80 cpv. 1 lett. a vOASA, secondo cui il mancato rispetto di prescrizioni di 

legge e di decisioni delle autorità costituisce una violazione della sicurezza 

e dell’ordine pubblici. In base a questa disposizione, la giurisprudenza ha 

stabilito che l’entrata e il soggiorno illegali in Svizzera, nonché l’esercizio 

di un lavoro senza autorizzazione, rappresentano una violazione grave del 

diritto degli stranieri, e che l’ignoranza o il travisamento della normativa in 

materia di visti e di permessi di soggiorno non è una giustificazione, in linea 

di principio, per la rinuncia a pronunciare una misura d’allontanamento (cfr., 

tra le altre, la sentenza TAF 6748/2017, già citata, consid. 3.3 e 4.3 con i 

riferimenti giurisprudenziali).         

 

7.3 In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse 

ed essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 Cost.). Da un punto di 

visto analitico, il principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: 

l'idoneità, la necessità e la proporzionalità in senso stretto (cfr. DTF 136 I 

17 consid. 4.4, 135 I 246 consid. 3.1, 130 II 425 consid. 5.2 e 124 I 40 

consid. 3e). La prima impone che la misura scelta sia atta al 

raggiungimento dello scopo d'interesse pubblico fissato dalla legge (cfr. 

DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), la seconda che, tra più misure idonee, si 

scelga quella che incide meno fortemente sui diritti privati (cfr. DTF 130 II 

425 consid. 5.2), e la terza, detta anche regola della preponderanza 

dell'interesse pubblico, che l'autorità proceda alla ponderazione tra 

l'interesse pubblico perseguito e il contrapposto interesse privato, 

valutando quale dei due debba prevalere in funzione delle circostanze (cfr. 

DTF 129 I 12 consid. 6 a 9).   

7.4 In concreto, come mostrato al consid. 6, il ricorrente ha manifestamente 

disatteso la normativa Schengen, e dunque il diritto federale svizzero, 

incorrendo in un “overstay” di considerevole portata. Pertanto, il rilascio di 

un divieto d’entrata in sé, benché possa sembrare severo al ricorrente, è 

conforme al diritto federale (cfr. consid. 49 PA) e alla giurisprudenza (cfr. 

consid. 7.2). Questo implica che la SEM non aveva, in definitiva, l’opzione 

di pronunciare, al posto del divieto d’entrata, un avvertimento come misura 

meno pregiudizievole per gli interessi, qualunque essi siano, del ricorrente 

(cfr. art. 96 cpv. 2 LStrI).  

Riguardo alla durata del divieto d’entrata impugnato occorre sottolineare 

che essa corrisponde, tutto sommato, a quella pronunciata normalmente 

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in casi simili (cfr., ad esempio, le sentenze TAF F-6684/2018 del 28 

novembre 2019 consid. 6.2., e F-6748/2017, già citata, consid. 5.2, con i 

loro riferimenti giurisprudenziali). Ora, il caso in esame non presenta 

alcuna peculiarità tale da legittimare, sotto il profilo della proporzionalità, 

una riduzione della durata del divieto d’entrata. In proposito, il ricorrente 

non fa valere nessun interesse privato in Svizzera, la quale sembra servirgli 

unicamente da paese di transito per recarsi dall’Albania in Germania, 

passando dall’Italia; peraltro, la sua incensuratezza in Albania e il fatto che 

non sia stato perseguito e condannato penalmente in Svizzera sulla base 

dell’art. 115 cpv. 1 lett. a LStrI (cfr. consid. 7.1), non sono suscettibili di 

condurre, data l’entità dell’“overstay”, ad una riduzione della durata del 

divieto d’entrata inferiore a due anni.        

8.  

In conclusione, il divieto d’entrata di due anni è conforme al diritto svizzero 

e proporzionato, dimodoché, sotto questo aspetto, il ricorso è infondato.  

9.  

Bisogna ancora verificare se la segnalazione del divieto d’entrata nel SIS 

II sia o non sia giustificata (legalità e proporzionalità).  

9.1 L’inserimento della segnalazione del divieto d’entrata nel SIS II è retto 

dal regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 20 dicembre 2006 sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema 

d’informazione Schengen di seconda generazione (regolamento SIS II; GU 

L 381/4 del 28 dicembre 2006), entrato in vigore il 9 aprile 2013 e 

abrogante, in parte, il precedente accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni 

(convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen [CAS], GU L 239 

del 22 settembre 2000).  

9.2 Una segnalazione di un cittadino di un paese terzo è inserita nel SIS II 

quando la decisione presa dalle autorità amministrative o giudiziarie 

competenti secondo le norme procedurali stabilite dalla legislazione 

nazionale, è fondata su una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza 

pubblica o la sicurezza nazionale che la presenza del cittadino in questione 

può costituire nel territorio di uno Stato membro (art. 3 lett. d e 24 §§ 1 e 2 

del regolamento SIS II).  

Una segnalazione è inserita nel SIS II, in particolare, se il cittadino di un 

paese terzo è stato riconosciuto colpevole in uno Stato membro di un reato 

che comporta una pena detentiva di almeno un anno, oppure se nei 

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Pagina 12 

confronti del detto cittadino esistono fondati motivi per ritenere che abbia 

commesso un reato grave o se esistono indizi concreti sull’intenzione di 

commettere un tale reato nel territorio di uno Stato membro (art. 24 § 2 lett. 

a e b del regolamento SIS II). 

9.3 Prima di effettuare una segnalazione lo Stato membro verifica se 

l’adeguatezza, la pertinenza e l’importanza del caso giustificano 

l’inserimento della segnalazione nel SIS II (proporzionalità: art. 21 del 

regolamento SIS II).  

9.4 In concreto, il divieto d’entrata impugnato è fondato su una violazione 

dell’ordine e della sicurezza pubblici svizzeri (minaccia materializzata) che 

il ricorrente ha commesso entrando illegalmente in Svizzera, il 23 febbraio 

2019, quando si trovava nello spazio Schengen in una situazione di 

“overstay” (cfr. consid. 7.2 e 9.2), poco importando che egli non sia stato 

perseguito e riconosciuto colpevole anche di un’infrazione all’art. 115 cpv. 

1 lett. a LStrI (pena detentiva fino ad un anno). Il contratto di lavoro tedesco, 

concluso il 18 febbraio 2019 (cfr. consid. B), non cambia nulla in proposito, 

nella misura in cui il ricorrente avrebbe potuto e dovuto organizzarsi in 

modo tale da rispettare le prescrizioni della normativa Schengen. Pertanto, 

la segnalazione in sé del divieto d’entrata nel SIS II è giustificata. Quanto 

alla durata della segnalazione, benché essa non debba necessariamente 

corrispondere a quella del divieto d’entrata, ma possa essere inferiore (cfr. 

le sentenze TAF F-465/2017 del 12 marzo 2019 consid. 8.3 [DTAF 2019 

VII/2], e, per analogia, F-5520/2015 del 19 luglio 2016 consid. 7), gli 

argomenti formulati in precedenza, relativi all’“overstay”, depongono pure 

a favore di una durata di due anni. Su questa scia, si aggiunga che la 

segnalazione è tanto più legittima se si considera che la Svizzera, in quanto 

membro dello spazio Schengen, funge anche da garante (“Sachwalter”) 

degli interessi degli altri Stati membri (cfr. DTAF 2001/48 consid. 6.1).    

10.  

Alla luce delle considerazioni sopraesposte, si deve concludere che la 

decisione impugnata (divieto d’entrata di due anni con segnalazione nel 

SIS II) è conforme al diritto federale, compresa la normativa Schengen, per 

cui essa va confermata e il ricorso respinto.    

11.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

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Pagina 13 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, dato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali di fr. 

1’200.– sono poste a carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo di fr. 

1'207.– (1'191 + 16) che egli ha già versato (cfr. consid. G e H), da cui la 

restituzione a suo favore di fr. 7.–.    

Per la stessa ragione, al ricorrente non si attribuiscono indennità per spese 

ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA a contrario). Si osservi ancora che la SEM, in 

quanto autorità federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 

7 cpv. 3 TS-TAF).   

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 1’200.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo di fr. 1'207.–, da lui già versato. Al ricorrente vengono 

restituiti fr. 7.–.   

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Comunicazione: 

– al ricorrente (notifica tramite pubblicazione nel Foglio federale; copia 

della sentenza, per conoscenza, all’avv. Nicola Pasquale Iurino, Studio 

legale Iurino, via Reno n. 5, IT-70022 Altamura, Bari; allegato: 

formulario indirizzo per il pagamento);  

– alla SEM (restituzione dell’incarto SIMIC …). 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

  

 

 

 

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