# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2f8f6406-2e93-55b3-89f0-16c6e8e9fc3a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.05.2003 32.2002.147
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2002-147_2003-05-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2002.147

   

  RG/sc

  	
  Lugano

  8 maggio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 6 novembre 2002
di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 ottobre 2002 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
classe 1965, verniciatore di carrozzeria, il 12 gennaio 2001 ha presentato una
domanda di prestazioni AI per adulti, chiedendo in particolare di essere posto
al beneficio di una rendita (doc. AI _).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 21 ottobre 2002,
confermando il precedente progetto di decisione 24 giugno 2002 - l’Ufficio
assicurazione invalidità (UAI), dopo aver esposto la normativa applicabile al
caso di specie, ha respinto la domanda di prestazioni con la seguente
motivazione:

 

" 
(…)

Nel suo specifico caso, gli atti medici
specialistici, raccolti in sede di istruzione della richiesta di prestazioni,
non consentono di rilevare la presenza di danni alla salute di gravità tale da
poter giustificare una qualsiasi incapacità lavorativa.

Dal profilo dello stato di salute dunque lei è
ritenuto totalmente abile all'esercizio di una professione.

 

Pertanto, la sua domanda di prestazioni è
respinta." (Doc. AI _)

                                         

                               1.3.   Contro la
decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dal __________, ha
interposto ricorso facendo valere: 

 

" 
(…)

IN
FATTO ED IN DIRITTO

 

L'otto di gennaio 2001 l'A presentava richiesta
di prestazioni AI; (DOC: _). Il medico curante, dottor __________, attesta la
totale incapacità al guadagno dell'A; (DOC. _), l'allegato DOC. _, testimonia
la presenza di una patologia dorsale e di una patologia psichiatrica. La stessa
Clinica __________ attesta una malattia; (DOC. _). Il perito psichiatrico, dottoressa
__________ tiene conto di problemi psichiatrici che affliggono l'A; (DOC. _).
Il dottor __________ delinea un quadro clinico, per ciò che attiene al profilo
psichiatrico, non favorevole per l'A; (DOC: _). Il dottor __________, perito
psichiatrico, nella propria perizia indica un quadro clinico somatizzato; (DOC.
_). La Convenuta, nonostante che l'A sia di giovane età, non tiene conto di
tutte queste osservazioni ed emette una decisione di rifiuto (DOC. _).

 

 

CONSIDERANDI

 

Leggendo la documentazione medica, tenuto della
giovane età dell'A. considerato la precarietà del mondo del lavoro chiediamo,
ill.mo signor presidente, piaccia giudicare l'istanza è accolta, la Convenuta
si farà carico di un riallenamento al lavoro, tasse, spese e ripetibili."
(Doc. I)

 

                               1.4.   Con risposta
di causa 21 novembre 2002 l’UAI ha postulato la reiezione del gravame,
osservando:

 

"  Nel
mese di gennaio dello scorso anno l'assicurato, di professione verniciatore di
carrozzerie, ha inoltrato richiesta di prestazioni assicurative causa in
particolare la presenza di problematiche localizzate in sede lombare.

 

In corso di istruttoria l'assicurato è stato sottoposto a due
perizie.

 

La prima, reumatologica, è stata eseguita dal dottor __________
nel mese di maggio del corrente anno (doc. n. _ inc. AI).

La seconda, psichiatrica, è invece stata affidata al dottor
__________ (perizia 17.6.2002, doc. n. _ inc. AI).

 

Avendo entrambi attestato una completa abilità lavorativa, la
richiesta di prestazioni assicurative è stata respinta.

 

Prontamente insorto, l'assicurato chiede d'esser posto a beneficio
di provvedimenti professionali ("riallenamento al lavoro").

 

Per quel che concerne l'aspetto medico è notorio che, secondo
costante giurisprudenza, in presenza di un certificato medico redatto dal curante
da un lato, e di un atto peritale dall'altro, maggior valore probatorio
dev'essere accordato a quest'ultimo.

In casu le due perizie non offrono spunto alcuno di critica,
risultando dettagliate e complete.

Ne consegue che l'assicurato può senz'altro essere ritenuto
completamente abile al lavoro.

 

Giusta l'art. 8 LAI, gli assicurati invalidi
o direttamente minacciati di invalidità hanno diritto ai provvedimenti
d'integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o
avvalorare la capacità al guadagno.

I provvedimenti reintegrativi tendono a procurare,
rispettivamente, a garantire un posto di lavoro a quelle persone che, a seguito
di un danno alla salute, incontrano notevoli difficoltà ad inserirsi nel ciclo
produttivo, rispettivamente arrischiano di esserne escluse per il futuro. Si
può ritenere che i provvedimenti reintegrativi siano necessari se l'assicurato,
a causa della sua invalidità, non è in grado di esercitare un'attività
professionale (STCA 15.12.2000 in re N.).

 

Ora, in considerazione del fatto che l'assicurato può svolgere la
propria professione senza la minima limitazione, è chiaro che allo stesso non
può essere riconosciuto il diritto ad alcun provvedimento d'integrazione,
l'invalidità non essendo né esistente, né imminente." (Doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Con il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA, RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Tale
legge non è tuttavia applicabile alla fattispecie concreta, poiché, secondo la
giurisprudenza del TFA, il giudice delle assicurazioni sociali non tiene conto
di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante
della resa del provvedimento amministrativo impugnato (STFA non
pubblicata del 9 gennaio 2003 nella causa A.A., P76/01; DTF 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b). 

Ne consegue che, essendo stato il provvedimento qui impugnato reso il 22
ottobre 2002, gli articoli di seguito citatati della LAI e dell’OAI
corrispondono al tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 8 cpv. 1 LAI, gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
dall'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti
a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capa­cità di guadagno (SVR
1995 IV Nr. 47 pag. 131ss., 1996 IV Nr. 79 pag. 229 consid. 1a).      

                                         I
provvedimenti reintegrativi tendono a procurare, rispettivamente, a garantire
un posto di lavoro a quelle persone che, a seguito di un danno alla salute,
trovano notevoli difficoltà ad inserirsi nel ciclo produttivo, rispettivamente
arrischiano di esserne escluse per il futuro.

                                         Si può
ritenere che la reintegrazione è neces­saria se l'assicurato, a causa della sua
invalidi­tà, non è in grado di esercitare un'attività professionale o non si
può ragionevolmente esigere da lui che, senza l'appli­cazione di un
provvedimento reintegrativo, eserciti a lungo termine una simile attività (RCC
1970 pag. 521).

                                         Va
inoltre precisato che, per ottenere le prestazioni integrative, di regola non è
necessario che l'invalidità dell'assicurato abbia raggiunto un determinato
grado.

                                         Per
l'adozione di provvedimenti di riformazione professionale ai sensi dell'art. 17
LAI è tuttavia richiesta una incapacità al guadagno almeno del 20%, cfr. DTF
124 V 111 consid. 2b; Pratique VSI 1997 pag. 79ss, RCC 1984 pag.
95; SVR 1998 IV Nr. 24). 

                                         L'art. 8
cpv. 1 LAI conferisce infatti un diritto ai provve­dimenti d'integrazione sia
agli assicurati invalidi che a quelli "direttamente minacciati
d'invalidità".

                                         In altre
parole, è sufficiente che il danno alla salute possa causare, in un prossimo
futuro, un’incapacità al guadagno.

                                         Il grado
d'invalidità, quindi (come definito dagli art. 4 e 28 LAI), può essere minimo o
addirittura non ancora rilevabile, che già all'assicurato dev’essere
riconosciuto il diritto ai provvedimenti d'integrazione.

                                          

                                         Fra i
provvedimenti d'integrazione sono previsti tra l'altro i provvedimenti
professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che consistono nell'orientamento
professionale (art. 15 LAI), nella prima formazione professionale (art. 16
LAI), nella riformazione professionale (art. 17 LAI; per il diritto ad una riformazione
è tuttavia richiesta, come accennato, un'incapacità al guadagno almeno del
20%,) e nel collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI).

 

                                         Per
quanto riguarda i provvedimenti sanitari, a norma dell'art. 12 cpv. 1 LAI,
l'assicurato ha diritto a quei provvediemtni destinati non alla cura vera e
propria del male ma direttamente all'integrazione professionale e atti a
migliorare in modo duraturo e sostanziale la capacità al guadagno o a evitare
una diminuzione sostanziale di tale capacità. Di regola, per cura vera e propria
dell'affezione si intende la guarigione o il miglioramento di un fenomeno
patologico labile. L'assicurazione per l'invalidità, di principio, prende a
proprio carico unicamente le misure terapeutiche atte a eliminare o a
correggere degli stati patologici stabili, o perlomeno relativamente stabili,
oppure delle perdite di funzione, a condizione che tali misure permettano di
prevedere un successo durevole e importante ai sensi dell'art. 12 cpv. 1 LAI (DTF
120 V 279 consid. 3a e riferimenti ivi citati; Pratique VSI 2000, p. 301
consid. 2a). 

                                         La
succitata disposizione legale persegue lo scopo di delimitare il campo di
applicazione dell'assicurazione per l'invalidità da quello dell'assicurazione
contro le malattie e gli infortuni. Tale delimitazione si fonda sul principio
secondo il quale la cura di una malattia o di una lesione, a prescindere dalla
durata dell'affezione, appartiene, in primo luogo, al campo dell'assicurazione
contro le malattie e gli infortuni (DTF 104 V 81, consid. 1, 102 V 41 consid. 1;
RCC 1981 p. 159 consid. 3a). 

 

                                         Giova
inoltre ricordare che l'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità come
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi:

     

-  un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a   infermità  

                                           
congenita, malattia o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Affinché
il caso possa essere sottoposto all’AI, occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno (Scartazzini,
Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi
Ginevra 1991, pag. 216ss).

                                         Inoltre,
secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera
se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il
reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.         

 

 

                               2.4.   In sede
istruttoria, al fine di accertare lo stato di salute dell'assicurato e
l’eventuale ripercussione sulla sua capacità lavorativa, l’UAI ha ordinato
l’esecuzione di una perizia reumatologica a cura del dr. __________,
rispettivamente di una perizia psichiatrica a cura del dr. __________.

 

                                         Quo
all'affezione reumatica, nel dettagliato e completo referto 3 giugno 2002, dopo
aver esaustivamente descritto il quadro anamnestico, riportato i dati
soggettivi ed esposto le costatazioni obiettive, il perito ha posto la seguente
diagnosi:

 

"  (…)

4. DIAGNOSI

 

4.1 DIAGNOSI CON INFLUENZA SULLA CAPACITÀ DI LAVORO:

Sindrome del dolore somatoforme

 

Sindrome lombospondilogena cronica

                       -    discopatia L5/S1

 

 

4.2 DIAGNOSI SENZA RIPERCUSSIONI SULLA CAPACITÀ DI LAVORO:

Probabile ipertensione arteriosa

 

Stato da meniscectomia al ginocchio sinistro 25.9.1999

 

Stato da emorroidectomia 18.9.2000" (Doc. AI _, pag. 5)

 

 

                                         In sede
di valutazione e di giudizio sulla capacità lavorativa dell'assicurata, il
perito ha in particolare rimarcato:

 

" 
(…)

5. VALUTAZIONE E PROGNOSI:

Non ho alcun dubbio che il paziente soffra di una sindrome del
dolore somatoforme. Sono presenti infatti disturbi somatici multipli (a livello
lombare, degli arti inferiori, addomino-genitale, cefalee, dispnee notturne,
ecc.). I disturbi sono presenti da almeno 2 anni e sono associati a un
sentimento persistente di malessere che porta il paziente a consultare
continuamente il medico di famiglia ottenendo innumerevoli investigazioni da
parte di specialisti. Vi è il rifiuto persistente da parte del paziente di
accettare le conclusioni dei medici coinvolti.

 

La sindrome del dolore somatoforme spiega pressoché interamente la
costellazione dei disturbi somatoformi dell'assicurato e la resistenza alla
terapia.

 

In associazione alla sindrome del dolore somatoforme vi è una
problematica psichiatrica presa a carico dalla Dott.ssa __________ e valutata
dal Dr. __________ per la perizia in corso.

 

Per quanto riguarda l'apparato locomotore, l'unica patologia
rilevante è una discopatia L5/S1 senza neurocompressione. È utile ripetere
ancora una volta come l'importanza sproporzionata che questa discopatia assume
a livello soggettivo e il comportamento invalidante che ne deriva non siano da
attribuire principalmente alla discopatia ma alla sindrome del dolore somatoforme.

 

 

La discopatia può giocare un ruolo minore in un'attività
particolarmente pesante, che richieda posizioni particolarmente inergonomiche e
movimenti costantemente ripetitivi di flessione-­estensione o rotazione del
tronco. L'influsso su una tale attività potrebbe ridurre il rendimento del
paziente fino al 10 %.

 

Riguarda alla prognosi, per quanto attiene alla problematica
strettamente legata all'apparato locomotore, non sono da prevedere cambiamenti
di rilievo a medio termine.

 

B.  CONSEGUENZE SULLA CAPACITA DI LAVORO

 

1.   MENOMAZIONI
(QUALITATIVE E QUANTITATIVE) DOVUTE AI
DISTURBI CONSTATATI

A livello psicologico e mentale si situa il problema principale
che viene valutato, a livello peritale, dal Dr. __________. Le menomazioni a
livella fisico sono state descritte in dettaglio in precedenza. In ambito
sociale vi sono anche innumerevoli problemi accennati in precedenza.

 

2. CONSEGUENZE DEI DISTURBI SULL'ATTIVITÀ ATTUALE

 

2.1 COME SI RIPERCUOTONO I
DISTURBI SULL'ATTIVITÀ ATTUALE DELL'ASSICURATO?

Le osservazioni che seguono sono
tutte riferite alla problematica strettamente legata all'apparato locomotore e
non tengono conto della sindrome del dolore somatoforme, delle altre
problematiche psichiatriche e della problematica sociale. Per quanto attiene
alla problematica lombare, da un punto di vista oggettivo, vi è una minima
limitazione della capacità di lavoro, quantificabile al 10% in attività
pesanti, non ergonomiche e ripetitive.

 

2.2                                                                          ESATTA
DESCRIZIONE DELLE FUNZIONI INTATTE E DELLA
CAPACITÀ DI CARICO

Vedi anche allegato capacità
funzionale residua. L'assicurato è in grado di lavorare in qualunque attività
pesante, non ergonomica e ripetitiva e può esercitare la professione di
carrozziere con una limitazione del rendimento che non supera il 10 %. Questa limitazione
tiene conto della necessità di tanto in tanto di brevi pause o cambiamenti di
posizione.

 

 

2.3 L'ATTIVITÀ ATTUALE È
ANCORA PRATICABILE?

Sì, a tempo pieno e con un
rendimento ridotto non oltre il 10 %.

 

 

2.7 DA QUANDO ESISTE UNA LIMITAZIONE DELLA
CAPACITÀ DI LAVORO DAL LATO
MEDICO DI ALMENO IL 20 %?

Non vi è una limitazione del 20
%.

 

 

C.  CONSEGUENZE SULLA
CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

1. È POSSIBILE EFFETTUARE
PROVVEDIMENTI D'INTEGRAZIONE? VE NE SONO IN CORSO? NE SONO PREVISTI?

Non vi sono i presupposti per
provvedimenti d'integrazione.

2. È POSSIBILE MIGLIORARE LA CAPACITÀ DI LAVORO SUL
POSTO DI LAVORO ATTUALE?

Probabilmente sì, ottimizzando
l'ergonomia. Non vi sono altri provvedimenti medici in grado di migliorare la
capacità di lavoro.

 

 

3. L'ASSICURATO È IN GRADO
DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ?

Sì, l'assicurato è in grado di
svolgere qualunque attività pesante con un rendimento ridotto non oltre il 10
%. È in grado di svolgere qualunque attività mediamente pesante senza alcuna
restrizione." (Doc. AI _, pag. 5-6)

 

                                         Per
quanto riguarda l'aspetto psichico, dopo aver esposto una dettagliata anamnesi
e proceduto ad un completo e dettagliato esame tenendo conto dei dati
soggettivi e delle costatazioni obiettive, con rapporto 17 giugno 2002 il
perito ha posto la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

4.1    Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro.

         Nessuna.

 

 

4.2    Diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità di lavoro

Attacchi di panico (F 41.0)

Sindrome somatoforme da dolore
persistente (F 45.4)

Sintomatologia algica (vedasi
perizia del Dr. __________ che ha messo una sindrome lombospondilogena cronica
con discopatia L5-S1 sotto il punto 4.1)

Probabile ipertensione arteriosa

Stato da meniscectomia al
ginocchio sin. nel 1999

Stato da emorroidectomia nel
2000

 

•   esistenti da quando?

Attacchi di panico: da un anno,
un anno e mezzo circa.

Sindrome somatoforme da dolore
persistente: dall'apparizione dei dolori alla schiena." (Doc. AI _, pag.
7-8)

 

                                                       Il perito ha quindi osservato (sootolineature del redattore):

 

" 
(…)

5       Valutazione e prognosi

 

Il peritando, ora 37enne, nasce in una famiglia musulmana del
__________, terzo di una fratria di cinque. Dal punto di vista anamnestico
famigliare non sono rilevabili eredopatie.

Nulla di particolare per quanto riguarda la nascita ed il primo
sviluppo psicomotorio. Allievo mediocre, porta comunque a termine una scuola
medio-superiore, indirizzo elettrotecnico.

Presta regolarmente servizio militare ma non gli piace. Rimane
altri 5 anni, come operaio occasionale, senza mai un posto fisso, nella sua
regione d'origine. Si sposa con una compaesana minore di lui di 5 anni il cui
padre lavorava già in Svizzera. Egli si trasferisce nel nostro paese nel 1991,
lavora per 5 anni in una carrozzeria dove impara il mestiere. Questa ditta
procede, per ragioni economiche, al licenziamento di 10 operai tra i quali
anche il peritando.

Padre di 2 figli finisce in disoccupazione, trova tre posti di
lavoro dai quali viene però sempre licenziato dopo poco tempo, due volte per
motivi personali (vedasi atti), l'ultima per mancanza di lavoro, alternando
dunque periodi di lavoro ad altri di disoccupazione. Contemporaneamente
sviluppa problemi fisici, reali o considerati tali. Subisce una meniscectomia
che supera bene così come un'emorroidectomia.

Dopo l'intervento al ginocchio e in concomitanza con la perdita
del posto di lavoro presso la carrozzeria __________ sviluppa una
sintomatologia algica alla schiena per la quale il suo medico curante lo
considera inabile al lavoro. Fa due tentativi di riabilitazione alla Clinica di
__________, rispettivamente a __________ senza trarre soggettivamente profitto
dalle relative terapie. Viene indagato pure per una piccola cisti ai reni ed un
piccolo idrocele. E' ritenuto da diversi medici abile al lavoro in misura
completa. Ciononostante egli continua a soffrire per i suoi disturbi.

Dal punto di vista psichico vi sono, molto probabilmente da
parecchio tempo e probabilmente anche in relazione alla sua situazione
lavorativa compromessa, una componente ansiosa e pure una certa deflessione
dell'umore che tuttavia non hanno carattere invalidante e non sono tali da
giustificare la diagnosi di episodio depressivo. Egli soffre, da parecchio
tempo, di attacchi di panico (vedasi "Constatazioni obiettive").
Non è certo che egli prenda regolarmente la cura antidepressiva prescrittagli e
che dovrebbe servire a contenete questi attacchi. Ha pure in riserva Temesta
che prende a volte, in preda ad un attacco, soprattutto la notte.

Ancora dal punto di vista somatico soffre, ormai da parecchio
tempo, di una sindrome del dolore somatoforme persistente, ossia di un disturbo
persistente vissuto soggettivamente come intenso, che non può essere
completamente spiegato da un processo fisiologico o da una malattia somatica e
che interviene in associazione con un conflitto emozionale o con problemi psico-sociali
che possono essere individuati come principali fattori causali. A questo
proposito credo che i problemi sociali consistano innanzitutto nel fatto che
egli, dopo un periodo di 5 anni durante i quali a quanto pare ha lavorato bene
- soggettivamente ed oggettivamente - non sia più riuscito ad agganciarsi al
mondo del lavoro, situazione che gli crea sicuramente problemi di ansia e sulla
quale ha, appunto, sviluppato la sindrome somatoforme.

Ripeto che dal punto di vista somatico viene ritenuto abile al
lavoro nella misura del 100%, con una riduzione del rendimento al massimo del
10% per lavori pesanti (vedasi perizia __________).

Qui è ancora in questione la sua abilità lavorativa per motivi
psichici. Procediamo con ordine.

Per quanto riguarda l'attacco di panico va detto che si
tratta di un disturbo molto frequente, oggigiorno anche abbastanza facilmente
curabile, specialmente con antidepressivi. La mia esperienza personale in
proposito è che il miglior approccio psicofarmacotera-peutico consiste nella
prescrizione di un SSRI (personalmente prediligo la paroxetina). Questo
disturbo comunque non è quasi mai tale da richiedere un intervento
assicurativo, in particolare un intervento dell'Al, in quanto non porta solitamente
ad un'incapacità lavorativa.

Neppure l'ansia di cui soffre il peritando è tale da
giustificare un'inabilità lavorativa per motivi psichici.

Riprendo dunque la discussione esposta in precedenza sulla sindrome
somatoforme da dolore persistente e penso che si tratti qui soprattutto di
una questione di valutazione da parte dello psicoterapeuta. Personalmente non
considero la situazione del signor ________compromessa al punto tale ed il
disturbo talmente marcato da diventare invalidanti. Penso per contro che in
una situazione del genere sia estremamente importante discutere e chiarire con
il peritando la sua situazione psichica, incoraggiarlo a cercare un posto di
lavoro e "chiudergli" le possibilità assicurative, facendogli capire
che obiettivamente egli è in grado di lavorare.

E' pur vero che con le sue premesse (__________, con un curriculum
lavorativo non troppo bello, con i suoi disturbi che non nego esistano, ma che
a mio avviso non hanno carattere invalidante) non è certamente facile trovare
un posto di lavoro. A detta del medico curante vi sarebbe una certa pressione
da parte dell'Ufficio del sostegno sociale affinché si "travasi" il
caso dall'assistenza all'invalidità. Non posso essere d'accordo con questa
ipotesi perché a mio modo di vedere non vi sono disturbi psichici tali da
richiedere prestazioni dell'Al. Non vedo neppure possibilità, per problemi
linguistici ma anche perché dal punto di vista fisico e psichico non indicato, di
procedere ad una riqualificazione professionale. In altri termini: il
signor __________ deve essere costantemente motivato a riprendere un lavoro,
deve essere aiutato sul piano degli attacchi di panico, deve essere rassicurato
spiegandogli e convincendolo che i suoi disturbi non hanno una base organica e
che con i suoi sintomi relativi al mal di schiena (che non voglio e non posso
negare) potrebbe comunque lavorare.

 

 

B.     Conseguenze sulla
capacità di lavoro

 

1       Menomazioni
(qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati

 

1.1    a livello psicologico e mentale

Non vi sono disturbi psicologici o
mentali tali da compromettere la sua capacità lavorativa.

1.2    a livello fisico

Rinvio alla perizia del Dr.
__________ che ritiene, come già detto, il peritando abile al lavoro.

1.3    nell'ambito sociale

E' giustificato affermare e
constatare che il signor __________, dopo esperienze lavorative frustranti e
confrontato con la sua situazione socio-economica molto compromessa, possa
essere abbastanza frustrato e che si sia "rifugiato" nella sua
sindrome da dolore somatoforme ma, come detto sotto il punto 5., va motivato e
rassicurato su questo punto e "rieducato" al lavoro.

 

 

2       Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale

 

2.1    Come si
ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?

         Il peritando non ha più un'attività lavorativa dal
gennaio 2000.

 

 

2.2    L'attività attuale è ancora praticabile?

La sua precedente attività di
carrozziere-verniciatore sarebbe ancora praticabile, sia dal punto di vista
psichico che da quello fisico.

 

2.3    Se sì, in quale misura (ore al giorno)?

         Orario di lavoro normale.

 

2.4    È constatabile una diminuzione della capacità di lavoro?

         No.

 

2.5    Se sì, in che misura?

         ----

 

2.6    Da
quando esiste una limitazione della capacità di lavoro provata a livello medico
di almeno il 20%?

         ----

 

2.7    Qual è
stato da allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?

                                                                      Va
detto che il peritando è in inabilità lavorativa per i suoi disturbi alla
schiena ormai da molti mesi, inabilità lavorativa non giustificata dopo le
ultime perizie.

 

3       L'ambiente
di lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

 

                                                                      Dall'inizio
del 2000 il peritando non ha più un lavoro, però se ne avesse uno molto
probabilmente l'ambiente di lavoro sarebbe in grado di sopportare i suoi
disturbi psichici che consistono in attacchi di panico e nella sindrome
somatoforme.

C.   Conseguenze sulla
capacità d'integrazione

 

1       È
possibile effettuare provvedimenti d'integrazione? Ve ne sono in corso?
Ne sono previsti?

 

                                                                      Non
è necessario prevedere e mettere in atto provvedimenti di integrazione, né ne
sono in corso. Il signor __________, dopo adeguata motivazione da parte della
sua psicoterapeuta, potrebbe trovarsi un'attività sul libero mercato del lavoro.
L'unica riserva consiste naturalmente nella sua convinzione di essere
fisicamente malato e nelle già citate lettere di licenziamento in cui gli si
rimproveravano mancanza di impegno, di collegialità e di capacità
professionali.

 

2       È
possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale?

         

         Il peritando attualmente non ha un posto di lavoro.

 

3       L'assicurato e in grado di svolgere altre attività?

 

         Sì.

 

3.1    Se sì, a
quali esigenze deve rispondere il posto di lavoro e di che cosa bisogna tenere
soprattutto conto nel caso di un'altra attività?

                                                                      Alle
minime limitazioni descritte dal Dr. __________ nella sua perizia del 3.6.2002.

 

3.2    In che misura si possono svolgere attività
consone alle menomazioni (ore al giorno)?

         Orario normale.

 

3.3    È constatabile una
riduzione della capacità di lavoro?

         No.

 

3.4    Se sì, in che misura?

         ----

 

3.5    Qualora non siano possibili altre attività:
per quali motivi?

                                                                      Altre
attività sarebbero possibili a condizione che il signor __________ ne cerchi (e
ne trovi) sul libero mercato.

 

D.   Osservazioni, altre domande

 

Ritengo dunque questo
peritando abile al lavoro nella misura del 100% dal punto di vista
psichiatrico.

Va però detto che egli ha
bisogno di un aiuto farmacologico e di una terapia di sostegno da
parte della collega __________ che prego di motivare il paziente a riprendere il
lavoro e di modificare eventualmente la farmacoterapia per ottenere la
scomparsa degli attacchi di panico. Mi rendo conto che tutto quanto precede
assomiglia a una "rieducazione" al lavoro ma considero indispensabile
questo modo di procedere affinché il signor __________, magari un po' anche su pressione dell'Al (tramite una decisione quale quella da me
auspicata) e dell'Ufficio del sostegno sociale, trovandosi chiuse tutte le
"vie di fuga" si veda costretto a riprendere un'attività
lavorativa." (Doc. AI _, pag. 8-12)

Sulla base di suddette risultanze peritali, l’amministrazione ha quindi
respinto la richiesta di prestazioni non essendo nella specie ravvisabile la
presenza di danni alla salute giustificanti una qualsiasi incapacità
lavorativa.

Con il gravame l'insorgente, in sostanza, contesta - a dire il vero in maniera
alquanto generica - le risultanze peritali postulando di essere posto al
beneficio di un non meglio precisato "riallenamento al lavoro".

                               2.5.   Perché un
rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in: BJM 1989 pag. 31; Pratique
VSI 1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B. inedita, del 28 novembre 1996 nella causa
G.F. inedita, del  24 dicembre 1993 nella causa S.H. inedita; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, p. 347).

 

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di
prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il
diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V
157). 

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         In
un’altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l’Alta Corte questo
servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un
vincolo per cui l’istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare
considerazione gli interessi specifici dell’assicurazione invalidità (STFA
non pubbl. del 22 maggio 1995 nella causa A. C; DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110
consid. 3c).

 

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, RG über die IVG,
Zurigo 1997 pag. 230).

                                      

                                         Relativamente
all'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, occorre precisare
che il TFA ha avuto modo di stabilire che é decisivo al proposito che il danno
sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 102 V 165; ZAK 1984
pag. 607; Pratique VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a,
pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate;
STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid.
3b).

 

                                         Inoltre,
in una sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg.,
il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann
(Somatoforme Störungen: Gerichte und (psychiatrische) Gutachten, in: SZS
1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del
perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione
somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa
con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124). 

 

                               2.6.   Nell'evenienza
concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le
conclusioni cui sono pervenuti i periti dr. __________ e dr.________,
specialisti nelle materie che qui interessano, i quali hanno compiutamente
valutato il danno alla salute lamentato dall'assicurato.

Per quanto riguarda la componente psichica, conformemente ai criteri
d'affidabilità di una perizia psichiatrica elencati al considerando precedente,
il perito non ha riscontrato l'esistenza di affezioni psichiche aventi
carattere invalidante illustrando in maniera del tutto convincente i motivi di
tale suo giudizio espresso in esito ad un dettagliato e approfondito esame
specialistico. Egli ha quindi ritenuto l'assicurato abile al lavoro nella
misura del 100% ed escluso altresì la necessità di provvedimenti integrativi. 

 

                                         Alla
perizia del dr. __________ deve pertanto essere attribuita valenza probatoria
piena conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali, ritenuto che le
meno approfondite e circostanziate valutazioni espresse dallo psichiatria
curante (cfr. doc. AI _) non possono essere ritenute sufficienti per indurre a
ritenere le conclusioni peritali siccome inaffidabili (nel suo scritto 28
gennaio 2002 la psichiatra curante, tra l'altro, ha del resto osservato come
"dal profilo psichico … una richiesta d'AI al 100% non sia così
giustificata essendo il sig. __________ un uomo giovane che può sicuramente
ancora lavorare purché si consideri la sintomatologia somatica che sembra
essere piuttosto pronunciata", doc. AI _). Nessun ulteriore elemento
agli atti permette per il resto di considerare siccome arbitrario il
convincente e motivato giudizio posto dal perito sulla base di una accurata
indagine.

 

                                         Per quel
che concerne l'affezione reumatica, nel suo referto 3 giugno 2002 il dr.
__________, dopo accurato e minuzioso esame è giunto alla conclusione che
"l'assicurato è in grado di lavorare in qualunque attività pesante, non
ergonomica e ripetitiva e può esercitare la professione di carrozziere con una
limitazione del rendimento che non supera il 10%", rispettivamente che
egli "è in grado di svolgere qualunque attività mediamente pesante senza
alcuna limitazione", non ritenendo da ultimo indicata l'adozione di
provvedimenti d'integrazione (cfr. perizia pag. 6).

 

                                         Ora, in
simili circostanze, anche la perizia reumatologica eseguita dal dr. __________
- il cui giudizio circa la capacità al lavoro coincide in sostanza con quello
precedentemente espresso sia dai medici della Clinica __________ nel giugno
2000 (doc. AI _) che dal dr. __________ nell'aprile 2001 (doc. AI _) - non può
che essere ritenuta, secondo quanto prescritto dalla succitata giurisprudenza
federale, concludente e decisiva ai fini del presente giudizio.

 

                                         Stante
quanto sopra, richiamate le norme legali e la giurisprudenza evocate al
considerando 2.3, a mente di questo TCA non risultano adempiute le premesse
giustificanti l'erogazione di una rendita d'invalidità né tanto meno
all'inserto sono ravvisabili elementi che consentano di concludere per
l'adozione di provvedimenti integrativi d'ordine professionale o - qualora la
domanda ricorsuale fosse semmai da intendersi quale richiesta di misure
d'integrazione ai sensi dell'art. 12 LAI - d'ordine sanitario.

 

                                         La
decisione impugnata merita pertanto di essere tutelata mentre il ricorso deve
essere respinto.

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti