# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f7f351e-56c4-5f68-a486-56af73f4736b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.05.2021 D-2091/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2091-2021_2021-05-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2091/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Somalia,   

rappresentato dall’avv. Michela Gentile,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 26 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2091/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) marzo 2021, l’interessato, asserito cittadino somalo, ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto della SEM n. [{…}]-2/2).  

B.  

Dalle investigazioni successive intraprese dall’autorità inferiore il (…), tra-

mite la banca dati europea «EURODAC» è risultato che l’insorgente 

avesse già depositato una pregressa domanda d’asilo in  

Germania l’(…) (cfr. atti SEM n. 7/1, n. 8/1 e n. 12/1). 

C.  

Il 13 aprile 2021, il richiedente è stato sottoposto ad una visita medica (cfr. 

atti SEM n. 16/2, n. 23/1, n. 24/1 e n. 32/4), dalla quale è stato escluso che 

il medesimo possa essere affetto da tubercolosi (TBC), timore che egli 

aveva manifestato, ma con diagnosi di dispnea allo sforzo di origine non 

chiara, ostruzione nasale cronica ed insonnia. Per tali diagnosi gli è stata 

prescritta una terapia medicamentosa, nonché sono stati eseguiti degli 

esami di laboratorio, il cui esito sarebbe giunto i giorni successivi. L’inte-

ressato ha inoltre indicato di non avere degli antecedenti di rilievo o terapie 

in atto e di soffrire da (…) mesi di dispnea allo sforzo senza dolori toracici. 

D.  

Nel corso del verbale d’audizione sul rilevamento dei dati personali tenutosi 

il (…) aprile 2021 (cfr. atto SEM n. 11/7), l’interessato ha segnatamente di-

chiarato di essere partito dal suo Paese d’origine il (…) e di essere giunto 

in Europa, via la B._______, il (…) (cfr. atto SEM n. 11/7, p.to 5.01 seg., 

pag. 5). Successivamente, il (…) aprile 2021, il suddetto è stato interrogato 

nell’ambito di un colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) 

n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III). 

Durante quest’ultimo, riguardo al suo stato di salute, egli ha allegato di sof-

frire di dolori all’addome, per i quali avrebbe già eseguito delle visite medi-

che; nonché di essere stato già operato in Germania alla pancia e di avere 

ancora dei dolori. Ha inoltre affermato di avere mal di testa e dolori alle 

orecchie di tanto in tanto. 

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Pagina 3 

In merito al viaggio intrapreso per giungere in Svizzera, l’interessato ha in 

sostanza sostenuto di aver lasciato la Somalia molto tempo fa, circa il (…) 

del (…), confermando inoltre di aver richiesto asilo in Germania l’(…). In 

quest’ultimo Paese, avrebbe sostenuto un’audizione sui motivi d’asilo e ri-

cevuto un permesso di tre mesi, in seguito al quale sarebbe stato trasferito 

in un altro campo, ed il permesso gli sarebbe stato rinnovato ogni mese. 

Sarebbe rimasto su suolo tedesco sino al (…) allorché avrebbe lasciato 

l’abitazione presso la quale risiedeva, per giungere in Svizzera il (…). Ha 

inoltre allegato di non avere dei membri famigliari in Europa, salvo la moglie 

che vivrebbe in Germania e con la quale si sarebbe sposato il (…) dell’anno 

(…). Pure lei sarebbe di nazionalità somala e sarebbe in possesso di un 

permesso di soggiorno valido fino al (…). Questionato anche in merito ad 

un’eventuale competenza della Germania per la trattazione della sua do-

manda d’asilo, il richiedente asilo ha asserito di non voler fare ritorno nel 

predetto Paese, poiché ivi, dal (…), avrebbe condotto una vita difficile ed 

ora cercherebbe pace. Invero, ha spiegato che, a causa del permesso di 

soggiorno valido solo per un mese, non sarebbe riuscito a trovare un la-

voro, poiché nessuno lo avrebbe assunto senza un permesso di validità più 

lunga. Tuttavia, per due anni sarebbe riuscito a trovare un’attività lavora-

tiva, venendo però pagato al mese soltanto (…) a fronte di un montante di 

otto ore al giorno. In riferimento ai suoi problemi all’addome, egli ha riferito 

che in Germania non sarebbe stato curato bene. Inoltre, in caso di rientro 

sul suolo del predetto Stato, egli teme che le autorità tedesche lo rinviereb-

bero in Somalia, evenienza che sarebbe toccata già a due suoi amici e che, 

una volta a C._______, sarebbero deceduti come (…). 

E.  

Basandosi sulle circostanze sopra rilevate, il (…), l’autorità competente el-

vetica ha chiesto alla sua omologa tedesca, di riprendere in carico l’inte-

ressato in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti 

SEM n. 17/5, 18/2 e 19/1). Il (…), la Germania ha accettato la ripresa in 

carico del medesimo, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du-

blino III (cfr. atto SEM n. 22/2), e segnatamente indicando che il richiedente 

sarebbe conosciuto in Germania con le generalità di  

“D._______”, nato il (…), a C._______ (Somalia). 

F.  

Su richiesta dell’autorità inferiore, il competente (…), ha confermato con 

messaggio elettronico datato (…) il ricevimento dei risultati dell’esame di 

laboratorio (cfr. in proposito anche atto SEM n. 32/4) al quale il richiedente 

era stato sottoposto in data (…). Ai medesimi non vi sarebbe stata apposta 

alcuna annotazione particolare da parte del medico, salvo che egli avrebbe 

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genericamente indicato che non vi fossero problemi tali da dover prose-

guire con le indagini (cfr. atti SEM n. 25/2 e n. 26/2). 

G.  

Con scritto del 23 aprile 2021, la rappresentante legale dell’interessato, ha 

trasmesso alla SEM copia della licenza di condurre tedesca del richie-

dente, precisando che le sue generalità corrette sarebbero quelle indicate 

nella medesima (ovvero D._______, nato il […]). Inoltre ha indicato che a 

disposizione dell’autorità inferiore, se ritenuto necessario, vi sarebbero 

stati i seguenti documenti dell’interessato: la sospensione dell’esecuzione 

(“Aussetzung der Abschiebung”), un patentino per il (…), una tessera sani-

taria ed una carta bancaria (cfr. atti SEM n. 28/1 e n. 29/-, mezzo di prova 

n. 1). 

H.  

Per il tramite della decisione del 26 aprile 2021 – notificata il giorno se-

guente (cfr. atto SEM n. 31/1), la SEM, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi, non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato, 

pronunciando il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso la  

Germania, nonché l’esecuzione della precitata misura, e statuendo che un 

eventuale ricorso contro la decisione non ha effetto sospensivo. 

I.  

Contro il precitato provvedimento, l’insorgente si è aggravato con ricorso 

del 4 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali), al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale). Nel suo memoriale ricorsuale, egli ha po-

stulato ai fini processuali, alla sospensione dell’esecuzione dell’allontana-

mento in via supercautelare, nonché alla restituzione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso. Nel merito, a titolo principale ha chiesto l’annullamento della 

decisione impugnata e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per un 

nuovo esame delle allegazioni dell’insorgente e per complemento istrutto-

rio. A titolo subordinato, ha invece concluso alla concessione dell’ammis-

sione provvisoria in Svizzera. Contestualmente, ha presentato istanza di 

assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo. 

Al ricorso, quale nuova documentazione, il ricorrente ha presentato vari 

documenti medici tedeschi, per il periodo dal (…) al (…) (cfr. documenti 

rubricati sub doc. 3, 3a, 3b e 4). Della medesima si dirà, per quanto neces-

sario, dappresso. 

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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Al-

tresì, si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore, ha dapprima rimarcato 

come, in riferimento allo scritto dell’interessato del 23 aprile 2021, l’identità 

riportata nella sua patente di guida presentata in fotocopia, non trattandosi 

di un documento emesso dal suo paese d’origine, sarebbe stata registrata 

dalla SEM quale identità secondaria. Inoltre, l’autorità inferiore non ha rite-

nuto necessario, ai fini processuali, consultare gli altri documenti menzio-

nati nel predetto scritto e che l’interessato avrebbe consegnato alla sua 

rappresentante legale. Successivamente, la SEM ha constatato che la  

Germania sarebbe competente per condurre il seguito della sua procedura. 

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In tale contesto, le ragioni personali addotte nel colloquio Dublino dall’inte-

ressato, non sarebbero atte a confutarne la competenza, non essendo rien-

tranti nei criteri per la determinazione dello Stato membro competente. Inol-

tre, l’esito negativo di una procedura d’asilo in Germania, non farebbe ces-

sare la competenza di tale Stato membro ai sensi dell’art. 18 cpv. 1 lett. d 

Regolamento Dublino III, il quale avrebbe il compito di proseguire la sua 

procedura d’asilo fino all’esecuzione del rinvio rispettivamente alla regola-

rizzazione del suo soggiorno. Egli non avrebbe dipoi fornito alcun elemento 

concreto a riprova del fatto che la Germania avrebbe violato i suoi impegni 

di diritto internazionale, o che la sua domanda d’asilo non sarebbe stata 

oggetto di una procedura regolare. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha 

escluso che in Germania sussistano carenze sistemiche in virtù dell’art. 3 

par. 2 Regolamento Dublino III, o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 

CEDU (RS 0.101) o all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione 

europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), o ancora di 

violazione del principio del divieto di respingimento. Riguardo quest’ultimo 

punto, l’autorità inferiore ha in particolare osservato, come non sussiste-

rebbero elementi concreti e probanti, che indichino che le autorità tedesche 

non svolgerebbero correttamente la procedura d’asilo e d’allontanamento 

e che non gli fornirebbero, segnatamente, una protezione efficace infran-

gendo il principio di non-respingimento. Proseguendo, la SEM ha negato 

la sussistenza di motivi che imporrebbero alla Svizzera l’applicazione delle 

clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Du-

blino III. Infine non si ravviserebbero neppure degli elementi che giustifi-

cherebbero l’applicazione della clausola di sovranità per dei motivi umani-

tari ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-

durali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). In relazione a quest’ultima 

disposizione, l’autorità di prime cure ha segnatamente osservato come la 

situazione di salute dell’interessato sarebbe chiara, con delle patologie già 

riscontrate ed in trattamento, e che i suoi problemi valetudinari non sareb-

bero di una gravità tale da necessitare ulteriori indagini mediche. Concer-

nente gli asseriti dolori all’addome, la SEM ha denotato come in occasione 

della visita medica del (…), non apparirebbe che egli li abbia evocati. Anzi, 

dal referto medico di tale consulto, non risulterebbero degli antecedenti di 

rilievo o delle terapie in atto a tal proposito. Un ulteriore approfondimento 

medico nel suo caso non risulterebbe quindi necessario, ciò che sarebbe 

confermato anche dall’assenza di ulteriori appuntamenti medici all’inserto, 

successivi a quello del (…). Per di più, la Germania disporrebbe di un’in-

frastruttura medica sufficiente, e nella fattispecie non vi sarebbero degli in-

dizi che conducano a ritenere che quest’ultimo Stato lo avrebbe privato di 

cure mediche adeguate o che lo farebbe in futuro, non avendo segnata-

mente il ricorrente apportato elementi a riprova del fatto che nel suddetto 

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Stato membro non sarebbe stato curato. Infine, anche in merito alle sue 

dichiarazioni circa le difficoltà di trovare un lavoro a causa del permesso di 

soggiorno di durata limitata, l’autorità inferiore ha ritenuto non essere un 

motivo valido ostativo all’esigibilità di un suo rinvio verso la Germania. 

4.2 Nel suo gravame, il ricorrente censura dapprima la violazione 

dell’art. 106 cpv. 1 LAsi da parte dell’autorità pregressa, in quanto la deci-

sione avversata conseguirebbe da un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti medici determinanti. Invero, contrariamente a quanto concluso 

dall’autorità resistente nel provvedimento impugnato, l’interessato soffri-

rebbe effettivamente di problematiche mediche, anche all’addome, con do-

lori susseguenti all’intervento che avrebbe subito in Germania. Dalla docu-

mentazione medica presentata con il ricorso, emergerebbe che i precitati 

dolori all’addome lamentati dall’insorgente, sarebbero tutt’ora presenti e ad 

oggi rimasti irrisolti. In tale contesto, il richiedente avrebbe fatto presente 

tali problematiche e si sarebbe rivolto al (…) per una valutazione sul suo 

stato di salute, che però non sarebbe, a mente del ricorrente, stato ade-

guatamente sondato. Ha poi rammentato che la rappresentante legale non 

è autorizzata a prendere contatto con il servizio infermieristico competente 

alfine di segnalare e verificare la presa in carico di ogni problematica me-

dica e quindi, di conseguenza, pure di esigere la produzione della docu-

mentazione medica afferente. Malgrado la piena collaborazione del ricor-

rente, ed un quadro clinico che da subito sarebbe apparso complesso, la 

SEM non avrebbe proceduto all’assunzione della pertinente documenta-

zione medica, prima di emanare una decisione in casu, violando di con-

vesso il principio inquisitorio, ciò che sarebbe pure contrario alla giurispru-

denza emanata dal Tribunale al soggetto. In secondo luogo, egli lamenta 

una mancata assunzione di informazioni da parte della SEM, prima di un 

suo eventuale rinvio in Germania, sugli eventuali rischi ex art. 3 CEDU che 

egli incorrerebbe se venisse allontanato verso tale Paese. Invero, egli ri-

schierebbe che la Germania lo rinvii in Somalia, dato che avrebbe ricevuto 

una decisione negativa da parte delle autorità tedesche. Queste ultime, 

difatti, secondo le informazioni a disposizione della rappresentante legale, 

ed al contrario della consolidata prassi e giurisprudenza svizzere, ammet-

terebbero il respingimento di richiedenti l’asilo in Somalia – Paese che 

avrebbe una situazione securitaria e dei diritti dell’uomo preoccupante – 

come sarebbe evincibile da una sentenza tedesca, da fonti giornalistiche e 

di organismi non governativi internazionali che egli cita nel gravame. Il ri-

schio concreto di allontanamento verso la Somalia da parte della Germa-

nia, assumerebbe a mente dell’insorgente rilevanza in rapporto al principio 

del divieto di respingimento ed ai conseguenti rischi di violazione dell’art. 3 

CEDU nel suo caso, il quale non disporrebbe più, nel suo Paese d’origine, 

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di alcuna rete famigliare e/o sociale. Per le summenzionate ragioni, il ricor-

rente ha inoltre chiesto che l’autorità inferiore valuti pure nuovamente la 

possibilità di applicazione delle clausole discrezionali al suo caso specifico, 

rinunciando ad un suo trasferimento verso la Germania. 

5.  

Nel ricorso vengono sollevate delle censure formali, ovvero che l’autorità 

inferiore avrebbe stabilito i fatti rilevanti per la causa in modo incompleto 

sia dal profilo dello stato di salute dell’insorgente che da quello inerente il 

rischio di una riammissione in Germania in relazione al principio di non-

respingimento, che appare d’uopo necessario esaminare. 

5.1  

5.1.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

5.1.2 Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto 

di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale 

richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della proce-

dura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3; 

sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicem-

bre 2016 consid. 3.1.3). Il principio inquisitorio non impedisce d’altro canto 

all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte 

(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le 

stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in 

altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 

consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settem-

bre 2014 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale 

A-6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit 

administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). In altre parole, allorquando l’autorità 

reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano per-

messo di formarsi una propria convinzione, essa emana la propria deci-

sione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 

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22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 

n. 3.144). Procedendo in tal senso in modo non arbitrario, l’autorità può 

porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 con rinvii; 

sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010 del 21 gennaio 2011  

consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018 dell’11 giugno 2020 

consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid. 3.4.2.2). Per il resto, 

v’è da rammentare che di principio le autorità svizzere non sono tenute a 

prendere in considerazione il potenziale insorgere di ulteriori affezioni non 

ancora diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo stato di fatto 

presente al momento della decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 

2010/44 consid. 3.6). 

 

5.1.3 I principi sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-

strazione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza 

del Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in par-

ticolare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento 

delle questioni di natura medica (cfr. sentenze del Tribunale D-1665/2018 

del 27 gennaio 2021 consid. 8.3.5 e D-291/2021 del 9 marzo 2021  

consid. 7.3.3). Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, la legisla-

zione in materia d’asilo prevede, all’art. 26a LAsi alcune disposizioni parti-

colari. In sostanza, viene sancito che i problemi medici noti e rilevanti de-

vono di principio essere fatti valere immediatamente dopo il deposito della 

domanda d’asilo ed al più tardi durante l’audizione sui motivi. In caso con-

trario possono risultarne svantaggi procedurali nella forma di un accre-

sciuto onere della prova a carico dei richiedenti. La portata pratica della 

norma è contestata in dottrina (cfr. CONSTANTIN HRUSCHKA , Migrationsre-

cht Kommentar, 5a ed. 2019, art. 26a n. 1 e seg., cfr. anche la sentenza del 

Tribunale D-434/2021 del 16 aprile 2021 consid. 4.1.4). 

5.2 Tornando al caso in disamina, gli aspetti giuridicamente rilevanti ri-

spetto ai quali lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante, 

si esauriscono nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o 

meno configurare una violazione dell’art. 3 CEDU, imponendo l’applica-

zione della clausola di sovranità. 

5.2.1 In proposito, vi è da rilevare che la Corte europea dei diritti dell’uomo 

(di seguito: CorteEDU) ha stabilito che il respingimento forzato di persone 

che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una viola-

zione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi ad 

uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno 

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Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una viola-

zione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri 

motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-

guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un 

grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-

portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-

ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

5.2.2 In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovra-

nazionale che lega lo Stato di destinazione. Gli Stati membri sono difatti 

vincolati alla CartaUE e alla CEDU e tenuti ad applicare la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]) la quale prevede, all’art. 19 par. 1, 

che si debba provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assi-

stenza sanitaria che comprende quantomeno le prestazioni di pronto soc-

corso e il trattamento essenziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. 

Pure da considerare è l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di de-

stinazione e le conseguenti possibilità di trattamento. 

5.2.3 Sulla base di tali premesse, occorre ora valutare se l’accertamento 

dei fatti svolto dall’autorità inferiore nel caso di specie sia conforme ai prin-

cipi sopra illustrati. 

5.2.3.1 Dagli atti all’inserto, risulta che al momento dell’emissione della de-

cisione impugnata, il ricorrente aveva beneficiato di un consulto medico il 

(…), poiché avrebbe riferito di temere di essere affetto da TBC (cfr. atto 

SEM n. 16/2). Nello stesso, però il medico curante ha escluso tale patolo-

gia, diagnosticando tuttavia all’insorgente una dispnea allo sforzo di origine 

non chiara (con prescrizione di […]), ostruzione nasale cronica (con pre-

scrizione di […], 1 spruzzo mattino e sera), ed insonnia (con terapia a base 

di […]). La prescrizione per il medicamento (…), per l’insonnia, sarebbe in 

seguito stata ripetuta (cfr. atto SEM n. 36/1). All’esame labor, il medico ha 

inoltre rilevato un’assenza di sindrome infiammatoria, ma ha richiesto un 

esame di laboratorio più esteso i cui risultati sarebbero giunti nei giorni 

successivi, senza alcuna nota di rilievo (cfr. atti SEM n. 16/2, n. 32/4 e 

n. 36/1). In proposito a questi ultimi, anche il (…) ha confermato all’autorità 

inferiore, in data (…), che non vi sarebbe stata alcuna indicazione da parte 

del medico, che generalmente avrebbe annotato che non ci sarebbero pro-

blemi tali da dover proseguire con le indagini (cfr. atti SEM n. 25/2 e 

n. 26/2). Dal carteggio non risulta invece, a parte le allegazioni proposte 

D-2091/2021 

Pagina 11 

nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 14/3), che l’insorgente 

abbia fatto valere presso il medico o l’infermeria del Centro federale presso 

il quale è alloggiato, qualsivoglia dolore a livello dell’addome. Anzi, se-

condo l’anamnesi stesa dal medico il (…) – con un interprete telefonico – 

l’interessato sarebbe sano, senza antecedenti di rilievo o terapie in atto, e 

quest’ultimo avrebbe unicamente asserito di avere da (…) mesi dispnea 

allo sforzo senza dolori toracici (cfr. atto SEM n. 16/2). Da tali insorgenze, 

non si vede quindi come la SEM, avrebbe dovuto desumere che il ricor-

rente potesse aver subito in Germania delle operazioni chirurgiche a livello 

(…) a causa di una (…) nonché di (…), come rilevabile dagli atti presentati 

dal ricorrente soltanto con il ricorso, e che egli si sia, nel corso della terapia 

e cura delle stesse patologie, di tanto in tanto pure lamentato di dolori 

all’addome (cfr. sub doc. 3, 3a, 3b e 4). A tale proposito si rileva come il 

ricorrente, non soltanto non ha presentato tale documentazione medica, se 

ritenuta rilevante, già nell’ambito del suo colloquio Dublino, allegando sol-

tanto nello stesso di aver subito un’operazione alla pancia in Germania, ma 

neppure con il suo scritto del 23 aprile 2021, tra gli altri documenti a sua 

disposizione, l’ha citata in alcun modo o si è prevalso di qualsivoglia asser-

zione in merito. Pertanto la SEM, alla luce di tali evenienze, poteva ben 

partire dal presupposto, e come d’altronde ha motivato nella decisione im-

pugnata, che gli asseriti dolori all’addome nell’ambito del colloquio Dublino, 

non fossero per lo meno più di alcuna attualità e che non andassero ese-

guiti ulteriori accertamenti in tal senso, nonché che le diagnosi di cui soffri-

rebbe attualmente il ricorrente fossero state sufficientemente accertate e 

con le terapie impostate. Altresì, le problematiche mediche in capo al ricor-

rente riscontrate in Svizzera (cfr. atto SEM n. 16/2), non giustificavano, 

come d’altronde pure confermato dal medico consultato, di ulteriori e mag-

giori approfondimenti diagnostici, essendo peraltro una relativa terapia far-

macologica stata impostata senza alcuna modifica segnalata, neanche in 

fase ricorsuale da parte dell’insorgente. Per il che, la SEM non aveva mo-

tivo di sospettare la presenza di affezioni gravi a tal punto da iscriversi nella 

giurisprudenza menzionata poc’anzi. Non soccorrono in tale frangente, le 

sentenze dello scrivente Tribunale citate nel ricorso (cfr. sentenze F-

3791/2019 del 31 luglio 2019 e D-1861/2019 del 26 aprile 2019), in quanto 

all’evidenza risultano essere dei casi con una fattispecie ben diversa da 

quella in parola. Tenuto conto delle questioni giuridiche che si ponevano, il 

complesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del 

trasferimento dell’interessato in Germania nel contesto di un procedimento 

Dublino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non 

ha quindi violato il principio inquisitorio. Al contrario, nel comportamento 

dell’insorgente, che ha presentato soltanto con il ricorso della documenta-

zione medica inerente le operazioni ed i trattamenti che avrebbe subito in 

D-2091/2021 

Pagina 12 

Germania senza spiegare neppure perché non l’avrebbe già prodotta ed 

allegata dinnanzi l’autorità inferiore, anzi addossando a quest’ultima un 

inaccurato accertamento del suo stato di salute – e di convesso anche della 

violazione del principio inquisitorio – a differenza di quanto egli argomenta 

nel suo gravame, il Tribunale ravvisa una violazione lampante e crassa del 

suo obbligo di collaborare, anche in ambito medico, secondo i principi so-

pra esposti (cfr. supra consid. 5.1.3). Per di più, dalla medesima non si 

evince in alcun modo come egli soffra tutt’ora di dolori all’addome, in 

quanto l’ultimo certificato medico presente agli atti in proposito risale al (…) 

(cfr. doc. 4 prodotto con il ricorso), nonché anche da quest’ultimo certificato 

medico a livello clinico all’addome non è stato rilevato nulla di rilevante. 

Visto il quadro medico sopra descritto, risulta peraltro indubbio che nel 

caso in narrativa il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale succitata (cfr. supra consid. 5.2.1). Allo stesso modo, 

non vi sono elementi per sospettare che le patologie diagnosticate, anche 

prendendo in considerazione la documentazione medica presentata sol-

tanto in fase ricorsuale, possano raggiugere un tale livello di gravità da 

configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello 

stato di salute del ricorrente, comportante delle intense sofferenze o una 

significativa riduzione della speranza di vita nel caso di un suo trasferi-

mento. In proposito, si denota innanzitutto, come rettamente segnalato an-

che dall’autorità inferiore, che la Germania dispone notoriamente di un’in-

frastruttura sanitaria funzionante ed equiparabile a quella elvetica, alla 

quale il ricorrente può avere libero accesso come previsto dal diritto comu-

nitario (cfr. art. 19 par. 1 direttiva accoglienza), e come d’altronde evincibile 

dalla copiosa documentazione prodotta con il ricorso, il ricorrente ha già 

avuto ampio accesso in passato, ricevendo delle cure e dei trattamenti ade-

guati.  

5.2.3.2 A fronte degli elementi succitati, si può quindi partire dal presuppo-

sto che la documentazione medica agli atti fosse completa ed esatta, an-

che dal profilo delle patologie e della gravità delle stesse, al momento 

dell’emanazione della decisione avversata, come dai principi sopra esposti 

(cfr. consid. 5.1) e che l’autorità inferiore non sia incorsa in alcun accerta-

mento inesatto ed incompleto dei fatti rilevanti per la causa dal profilo me-

dico, non violando quindi – di convesso – il principio inquisitorio. La censura 

formulata in tal senso dal ricorrente, infondata, deve essere quindi integral-

mente respinta. 

 

5.2.4 Nella sua impugnativa, l’insorgente sostiene inoltre che la SEM non 

avrebbe appurato sufficientemente i rischi di violazione ex art. 3 CEDU, 

D-2091/2021 

Pagina 13 

conseguenti ad uno suo eventuale rimpatrio, da parte della Germania, in 

Somalia. In proposito, occorre rilevare che in specie la SEM, dopo regolare 

richiesta di ripresa in carico dell’insorgente (cfr. atti SEM da n. 17/5 a 

n. 19/1), ha ricevuto da parte tedesca una risposta positiva di ripresa in 

carico (cfr. atto SEM n. 22/2), anche se fondata sulla disposizione di cui 

all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III. Alla luce di tali elementi, e 

di quanto si vedrà dappresso (cfr. infra consid. 6.6.5), non occorreva che 

l’autorità inferiore intraprendesse ulteriori accertamenti in proposito ad 

un’ammissione del ricorrente in Germania. Del resto, le argomentazioni 

esposte nel ricorso, tendono in realtà ad ottenere un apprezzamento diffe-

rente nel merito rispetto a quello di cui all’impugnata decisione riguardo sia 

alla competenza della Germania nella trattazione del seguito della proce-

dura d’asilo del ricorrente sia riguardo all’applicazione della clausola di so-

vranità, e verranno pertanto trattate dappresso (cfr. infra consid. 6 e 7). 

Pertanto, anche tale censura, dal profilo formale, è quindi da respingere. 

6.  

Chiariti tali aspetti, occorre ora determinare se la SEM poteva fare applica-

zione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di 

norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. 

6.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile, per l’esame della domanda di 

asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, 

espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura 

di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena 

una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta 

in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-

glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-

tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente 

secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della 

Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17 

e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68). 

D-2091/2021 

Pagina 14 

6.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

 

6.4 Lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III). 

 

6.5 Nella presente disamina, un confronto con la banca dati dell’unità cen-

trale del sistema europeo «EURODAC», ha permesso di appurare che il 

ricorrente ha presentato una domanda d’asilo in Germania l’(…) (cfr. atti 

SEM n. 7/1, n. 8/1 e n. 12/1). Tale riscontro, è stato in seguito pure confer-

mato dall’insorgente medesimo, che ha altresì dichiarato di aver ricevuto 

in Germania un permesso di soggiorno rinnovato ogni mese (cfr. atto SEM 

n. 14/3). Sulla scorta di tali evenienze, il (…), la SEM ha presentato alle 

autorità tedesche competenti, nei termini prescritti all’art. 23 par. 2 Rego-

lamento Dublino III, una domanda di ripresa in carico, basata sull’art. 18 

par. 1 lett. b del predetto Regolamento (cfr. atti SEM da n. 17/5 a n. 19/1). 

Il (…), quindi entro i termini fissati all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino 

III, le autorità tedesche preposte hanno espressamente accettato la succi-

tata domanda di ripresa in carico (cfr. atto SEM n. 22/2). La competenza 

della Germania è quindi di principio data. 

In relazione all’eventualità che il ricorrente abbia ricevuto in Germania una 

decisione negativa circa la sua domanda d’asilo, come sollevato nel ri-

corso, occorre rilevare che nell’ambito di una domanda di ripresa in carico, 

la possibilità secondo la quale la domanda d’asilo sia effettivamente stata 

respinta in Germania, non mette in dubbio la competenza delle autorità di 

tale Paese per l’eventuale esecuzione del trasferimento dell’interessato, 

rispettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di sog-

giorno, se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. sen-

tenza del Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e riferimento ivi 

D-2091/2021 

Pagina 15 

citato). Tale argomentazione risulta pertanto, sotto tale profilo, essere in-

fondata o comunque ininfluente per la determinazione dello Stato membro 

competente. 

6.6  

6.6.1 Per quanto attiene la Germania, detto Paese è legato alla CartaUE e 

firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 

rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-

giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le 

disposizioni. Pertanto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-

cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

accoglienza). 

 

6.6.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste 

dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di 

tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). 

 

6.6.3 All’occorrenza, e come da giurisprudenza costante dello scrivente 

Tribunale (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale F-973/2021 

dell’11 marzo 2021 consid. 4.2, D-796/2021 del 24 febbraio 2021 e 

F-142/2021 del 18 gennaio 2021 consid. 5.1), non vi sono innanzitutto fon-

dati motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura 

di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in Germania, che 

implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). Ciò 

che peraltro, neppure è posto in discussione nel suo principio dall’insor-

gente. 

 

6.6.4 Tuttavia, il ricorrente esplicitamente chiede l’applicazione della clau-

sola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III rispettivamente 

D-2091/2021 

Pagina 16 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, che concretizza in diritto interno svizzero la clau-

sola di sovranità di cui alla prima disposizione citata, e dispone che, se 

“motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-

rebbe competente per il trattamento della domanda. La SEM, nell’applica-

zione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della do-

manda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

 

6.6.5 Nel caso in narrativa, i timori espressi dall’insorgente sia durante il 

colloquio Dublino, che nel suo gravame, di essere rinviato in Somalia, ove 

la sua vita potrebbe essere messa in pericolo in violazione dell’art. 3 

CEDU, nel caso egli venisse trasferito in Germania, risultano essere delle 

mere allegazioni di parte, non supportate dal benché minimo elemento con-

creto e fondato. Al contrario, appare dalle stesse dichiarazioni dell’insor-

gente, come egli abbia sempre beneficiato in Germania di un permesso 

rinnovabile e rinnovato ogni mese, come pure di essersi sposato nella 

stessa, la quale supposta moglie deterrebbe pure un permesso di sog-

giorno valido sino al (…) (cfr. atto SEM n. 14/3), indizi che escludono di 

fatto, nel suo caso, una volontà delle autorità tedesche di rinviarlo in So-

malia. Non vi sono del resto elementi atti a ritenere che il predetto Stato 

membro verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in Soma-

lia o in un altro Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-

bero seriamente minacciate in violazione dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 LAsi, 

o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, né tantomeno 

l’esistenza di contravvenzione della direttiva procedura. In tal senso, le di-

verse fonti menzionate nel ricorso sulla situazione securitaria in Somalia e 

che le autorità tedesche avrebbero, in alcuni casi, ammesso il respingi-

mento di richiedenti l’asilo in Somalia, non è atta a mutare, nella fattispecie, 

la conclusione sopra esposta. Inoltre, apparterrà al ricorrente, se ritenuto 

opportuno, una volta rientrato in Germania, sollevare gli eventuali ostacoli 

all’esecuzione del suo allontanamento dinnanzi alle autorità tedesche pre-

poste, valendosi delle opportune vie di diritto. Per completezza, occorre 

infine rimarcare come, la sola circostanza di una decisione definitiva circa 

la domanda d’asilo e l’allontanamento nel Paese d’origine, non è, di per sé 

sola, costitutiva di una violazione del principio del divieto di non-respingi-

mento (cfr. nello stesso senso le sentenze del Tribunale  

D-2091/2021 

Pagina 17 

F-973/2021 consid. 4.2 e F-142/2021 consid. 5.2). Al contrario, il meccani-

smo previsto dal Regolamento Dublino, che prevede la trattazione di una 

domanda d’asilo da parte di un solo Stato membro, risulta essere pensato 

proprio per ovviare alla presentazione di domande d’asilo multiple in più 

Stati membri (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3). 

 

6.6.6 D’altro canto, l’insorgente, neppure ha fornito elementi concreti atti a 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-

rebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Germania, né 

che ivi i suoi bisogni esistenziali minimi non verrebbero soddisfatti in viola-

zione della direttiva accoglienza. Difatti, se d’un canto egli ha allegato nel 

corso del colloquio Dublino di aver condotto una vita difficile in Germania, 

senza poter trovare un’attività lucrativa fissa, a causa del permesso di 

breve durata rilasciatogli. D’altro canto, dalle sue asserzioni e dalla docu-

mentazione presentata anche con il ricorso è evincibile come egli benefi-

ciasse di un alloggio in Germania, di cure mediche, nonché avrebbe potuto 

lavorare per (…) anni nello stesso, anche se percependo a suo dire un 

salario infimo. Non ha d’altronde mai asserito di essersi indirizzato alle au-

torità tedesche o organizzazioni caritative presenti su suolo tedesco, per 

eventualmente supplire alle sue esigenze fondamentali. Ad ogni modo se, 

dopo il suo trasferimento nel precitato Paese, l’interessato dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in questione viola i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti, così come la direttiva procedura, 

o in ogni altro modo leda i suoi diritti fondamentali, apparterrà al medesimo 

sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie 

di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva 

accoglienza). Per il resto, su tale punto, non avendo l’insorgente sollevato 

alcuna censura specifica in proposito nel suo gravame, si rinvia alle moti-

vazioni della decisione impugnata, che risultano essere sufficientemente 

chiare e complete (cfr. p.to II, pag. 5 seg. della decisione avversata). 

 

6.6.7 All’occorrenza, neppure lo stato di salute dell’interessato risulta es-

sere ostativo ad un suo trasferimento in Germania, in quanto non si iscrive 

nella restrittiva giurisprudenza convenzionale, come già sopra esaminato 

ed alla quale si rinvia onde evitare inutili ridondanze (cfr. supra con-

sid. 5.2.1 – 5.2.3). Il trattamento delle patologie di cui è affetto potrà inoltre 

essere proseguito in Germania, Stato membro ove egli già in passato ha 

potuto beneficiare di cure appropriate per i problemi di salute lamentati, e 

che è tenuto, in qualità di Stato firmatario della direttiva accoglienza, a 

D-2091/2021 

Pagina 18 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-

ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-

mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-

saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-

glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-

stenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). 

7.  

Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi 

alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 

(clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, rispettivamente all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da 

parte della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico 

dell’insorgente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino 

III. 

8.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania con-

formemente all’art. 44 LAsi, posto che il succitato non possiede un’autoriz-

zazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1).  

9.  

In siffatte circostanze, non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

10.  

In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia 

il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso la Germania, confer-

mata. 

D-2091/2021 

Pagina 19 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-

sione dell’effetto sospensivo al medesimo, così come di sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercautelare, risultano 

essere senza oggetto. 

12.  

Per il medesimo motivo esposto al considerando precedente, pure la do-

manda dell’insorgente tendente all’esenzione dal versamento di un anti-

cipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto. 

13.  

Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-

clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e 

potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di 

accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2091/2021 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento di spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: