# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9942f9aa-37c6-5e46-9696-7bed00551f92
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.06.2008 34.2007.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2007-25_2008-06-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2007.25

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  3 giugno 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Raffaele Guffi vicepresidente, Ivano Ranzanici 

  Mauro Mini (in sostituzione di Daniele Cattaneo, astenuto)

  

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 10 maggio
2007 di

 

	
   

  	
  AT 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  CV 1   

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

                                         

                               1.1.   Con
sentenza 19 ottobre 1999 lo scrivente Tribunale ha parzialmente accolto la petizione
presentata da AT 1, già insegnante di scienze presso la scuola propedeutica per
le professioni sanitarie, contro la CV 1 (in seguito: Cassa), assegnandole una "mezza
rendita di invalidità della previdenza professionale dalla data della cessazione
del versamento dello stipendio da parte del datore di lavoro" (inc.
34. 1994.44).

                               1.2.   In
applicazione della menzionata sentenza, cresciuta in giudicato, con risoluzione
24 dicembre 1999, il Comitato della Cassa ha assegnato all'interessata una
mezza rendita d’invalidità, con effetto dal 16 novembre 1993, di fr. 1'939
mensili, per tredici mensilità, oltre al supplemento sostitutivo al 50% versato
in attesa della rendita AVS/AI intera (fr. 799), per dodici mensilità.

                                         Nel
medesimo provvedimento la Cassa ha quantificato in 

fr. 66'419.30 l'ammontare della prestazione di libero passaggio dovuta all'assicurata,
oltre ai relativi interessi.

 

                               1.3.   Con
petizione 31 gennaio 2000 AT 1 ha contestato l’ammontare e la decorrenza della
mezza rendita LPP, nonché il relativo supplemento assegnatole dalla Cassa.

Con sentenza 22 febbraio 2001 questo Tribunale ha parzialmente accolto la
petizione, riconoscendo all’assicurata una mezza rendita di fr. 1'982.-, oltre
al supplemento di fr. 799.-, il tutto con effetto dal 1° ottobre 1993. Inoltre
il TCA ha confermato l’importo della prestazione di libero passaggio determinata
dalla convenuta (inc. 34.2000.4).

 

                               1.4.   Adito
dalla Cassa, con sentenza 10 settembre 2003 il TFA, in accoglimento del ricorso
di diritto amministrativo, ha riformato la pronunzia cantonale nel senso di assegnare
all’assicurata un mezza rendita d’invalidità LPP pari a fr. 1'949,- mensili,
per 13 mensilità, oltre al supplemento AVS/AI di fr. 799.-, per 12 mensilità,
con effetto dal 1° ottobre 1993 (B 28/01).

 

                               1.5.   Con
comunicazione 31 ottobre 2003 la Cassa ha fissato, conformemente alla STFA 10
settembre 2003, la rendita d’invalidità mensile fr. 1’949, determinata nella
misura del 50% ai sensi dell’art. 29 della Legge sulla Cassa pensioni dello
Stato (Lcpd; RL 25.5.1), con un supplemento mensile sostitutivo AVS/AI di fr.
799, il tutto con effetto dal 1° ottobre 1993. Nella medesima comunicazione è
stato fatto presente che “il diritto alle prestazioni potrà essere esaminato
applicando in analogia i criteri AI“, oltre all’indicazione di un grado
d’invalidità al 100% (doc. 7). 

 

                               1.6.   Contro
la succitata comunicazione AT 1 si è aggravata al TCA, il quale, con giudizio
dell’8 novembre 2004 ha parzialmente accolto la petizione, riconoscendo
all’assicurata interessi moratori del 5% sull’intero ammontare delle rendite
d’invalidità dovute retroattivamente. Inoltre il TCA ha stabilito  che la Cassa
non era autorizzata ad operare una compensazione delle rendite di invalidità di
spettanza della ricorrente per il periodo 1. giugno 1993-31 ottobre 2003 con le
prestazioni versate dallo Stato del Cantone Ticino (inc. 34.2003.60).

 

                               1.7.   In
data 14 febbraio 2007 AT 1 si è rivolta alla Cassa postulando l’attribuzione di
una rendita intera della previdenza professionale (doc. B). 

                                         Mediante
lettera 4 aprile 2007 la Cassa ha rifiutato l’erogazione della chiesta pensione
di invalidità intera con la motivazione che il peggioramento delle condizioni
di salute addotto dalla richiedente era da ricondurre ad una patologia
dermatologica, segnatamente l’eczema atopico alle mani e, quindi, ad una nuova
causa, insorta quando l'interessata non era più assicurata presso la Cassa, il
relativo rapporto previdenziale essendo stato sciolto con effetto al 16
novembre 1993 e la relativa prestazione di libero passaggio trasferita, valuta
4 maggio 2005, all’Istituto collettore (doc. A). 

                                         

                               1.8.   Con
la presente petizione AT 1 chiede al TCA la condanna della Cassa al versamento
di una rendita intera d’invalidità.

                                         Ribadito
come il rapporto previdenziale con la convenuta sia perdurato sino al 1994, l’interessata
sostanzialmente evidenzia  come l’affezione dermatologica alle mani fosse già
presente all’epoca dell’attribuzione della mezza prestazione e, quindi, in un
momento in cui l’assicurata ancora era assicurata presso la Cassa convenuta.
Delle altre allegazioni di petizione si dirà, per quanto necessario, nei
considerandi di merito (I). 

                                         

                               1.9.   Con
risposta di causa del 14 giugno 2007 la Cassa convenuta chiede di respingere la
domanda attorea confermando il diritto per l'assicurata ad una rendita
d'invalidità del 50% e ribadendo sostanzialmente che l’addotto peggioramento
delle condizioni di salute dell'assicurata è semmai da attribuire ad una nuova
componente invalidante realizzatasi in un momento in cui l'attrice non era più
assicurata presso la Cassa (VI).

                                         

                             1.10.   Con
scritto 26 luglio 2007 AT 1 ha presentato un’”istanza di revisione” della sentenza
del TCA del 19 ottobre 1999 (inc. 34.1994.44) intesa alla modifica del relativo
dispositivo nel senso che all’assicurata era attribuita una rendita intera
anziché una mezza (XII). Tale istanza è stata respinta da questo TCA con
pronuncia del 10 dicembre 2007 (cfr. 34. 2007.41).

 

                                         Inoltre,
con un corposo scritto del 17 agosto 2007, ha in sostanza ulteriormente sostenuto,
sulla base di nuova documentazione, il suo diritto ad una rendita intera di invalidità
da parte della convenuta (XIV). 

 

                                         Con
lettera 24 agosto 2007 la Cassa si è riconfermata nelle sue allegazioni rimettendosi
al giudizio del TCA (XVI).

                                         

                             1.11.   Il
TCA ha richiamato dall’Ufficio AI del Cantone __________ l’incarto dell’attrice
e acquisito la documentazione medica contenuta nella controversia giudiziaria
sfociata nella STCA del 19 ottobre 1999 ed assegnato alla parti in causa un
termine per la consultazione degli atti e per presentare ulteriori osservazioni
in merito (XXIII). 

                                         Con
scritto 29 novembre 2007 la Cassa pensioni ha dichiarato di rinunciare a prendere
visione dell’incarto AI riconfermandosi  in sostanza nelle sue precedenti allegazioni
(XXIV).

                                         Dal
canto suo, con lettera del 21 gennaio 2008 (intimata alla convenuta per osservazioni),
AT 1 si è riconfermata nelle proprie posizioni sulla base di motivazioni di cui
si dirà, ove necessario, nei considerandi di merito (XXVII). 

 

                             1.12.   In
data 21 gennaio 2008 AT 1 ha presentato un’ulteriore istanza di revisione della
STCA del 19 ottobre 1999 (34.1994.44) producendo un certificato medico datato
29 luglio 1996 del dr. __________. Tale istanza è stata respinta dal TCA con
pronuncia di data odierna (34.2008.4).  

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         in
ordine

                                                                                 

                               2.1.   

                            2.1.1.   Con
presa di posizione del 21 gennaio 2008 l’attrice ha, tra l’altro, chiesto di
stralciare dall’incarto lo scritto della convenuta del 29 novembre 2007 (XXIV) in
quanto il TCA non avrebbe impartito alcun ordine per un ulteriore scambio di
allegati, ma solo fissato un termine per la consultazione degli atti AI e per eventuali
osservazioni in merito (XXVII).

 

                                         La
richiesta dell’attrice si rileva manifestamente infondata.

 

                                         L’art.
9 della Legge di procedura per le cause davanti al TCA (LPTCA) precisa che

 

" 
Il Tribunale accerta
d’ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il giudizio,
assume le prove necessarie e le apprezza liberamente" (cpv. 1)

 

" 
Il giudice delegato ha
la facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o di rinunciare
all’assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato" (cpv. 2)

 

In proposito, va rilevato che nell’ambito del diritto delle assicurazioni
sociali e, quindi, anche nella LPP, vige il principio indagatorio:
l’amministrazione e, in caso di ricorso, il giudice, accertano d’ufficio i
fatti determinanti per il giudizio, assumono le prove necessarie e le valutano
liberamente, qualunque ne sia la provenienza, nel senso che non sono limitati
da regole formali di procedura (Zünd, Kommentar zum Gesetz über das
Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, Zürich 1999, §23 n. 5; cfr. art.
73 cpv. 2 LPP; cfr. anche DTF 122 V 157 e STFA non
pubblicata del 29 settembre 1998 nella causa F., H 201/97; STFA del 28 aprile 2003 nelle cause P. e M., H 208/00 e H 209/00, STFA
del 30 novembre 2000 nella causa T (K 22/00). 

                                         Il
giudice dirige l’istruttoria (cfr. anche art. 10 LPTCA) e agisce quindi di
propria iniziativa, senza essere vincolato alle richieste delle parti. 

 

                                         Inoltre,
in una sentenza non pubblicata del 29 settembre 1998 nella causa F., H 201/97,
l'Alta Corte, confermandosi nella propria giurisprudenza di cui alla DTF 122 V
157, ha, tra l'altro, ribadito che:

 

"  (…)

   
d) Sia rilevato infine che il diritto federale non fissa alcuna prescrizione
sul modo di apprezzare i mezzi di prova. In materia di procedura amministrativa
e di procedura relativa al ricorso di diritto amministrativo vale il principio
del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PC combinato con l'art. 19 PA;
art. 95 cpv. 2 OG combinato con gli art. 113 e 132 OG). Secondo questo
principio, gli organi e i giudici delle assicurazioni sociali valutano
liberamente e in maniera completa le prove - nel senso che non sono limitati da
rigide regole formali di procedura - e operano in conformità del principio
indagatorio (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 278).
Trattandosi della procedura di ricorso, ciò significa che il giudice delle
assicurazioni sociali deve esaminare oggettivamente tutti i mezzi di prova,
qualunque ne sia la provenienza, e in seguito decidere se il materiale
probatorio a disposizione permette di concludere con un corretto giudizio sui diritti
litigiosi. (…)

 

Elemento
determinante dal profilo probatorio, non è in linea di principio l'origine del
mezzo di prova né la designazione del materiale probatorio richiesto sotto la
qualifica di rapporto o di perizia, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine con rinvii). (…)"

(cfr.
STFA del 29 settembre 1998 nella causa F., H 201/97, consid. 7d)

 

                                         In
una sentenza del 30 novembre 2000 nella causa T (K 22/00), il TFA, chiamato a
pronunciarsi su un ricorso interposto da una Cassa contro una decisione
incidentale con la quale il TCA, accertata l'intempestività della risposta
presentata dalla Cassa, aveva stabilito che comunque la documentazione da essa
prodotta veniva acquisita agli atti, nella misura in cui sarebbe stata giudicata
rilevante ai fini di un corretto e puntuale chiarimento dei fatti
giuridicamente importanti, il TFA ha dichiarato irricevibile il ricorso in quanto
la decisione non creava un danno irreparabile.

                                         L'Alta
Corte, ha in particolare, osservato che:

                                                                                

"  (…)

  
nel concreto caso, l'istanza cantonale, dopo aver nei considerandi di diritto
ricordato come nell'ambito delle assicurazioni sociali e quindi anche
dell'assicurazione malattie vigesse il principio inquisitorio, ha nel
dispositivo della querelata pronunzia dichiarato che i documenti prodotti dalla
Cassa, pur avendo quest'ultima inviato la sua risposta tardivamente, venivano
comunque acquisiti all'incarto, nella misura in cui sarebbero stati ritenuti
determinanti ai fini del giudizio. Non si vede pertanto in quale modo la
litigiosa decisione incidentale possa causare un pregiudizio irreparabile alla
Cassa, danno che la medesima d'altronde non fa nemmeno valere nel suo ricorso
di diritto amministrativo, il quale si rileva di conseguenza inammissibile,

(…)."
(cfr. STFA del 30 novembre 2000 nella causa T., K 22/00)

 

Il TCA si è espresso in questo senso anche in un giudizio non
pubblicato del 23 luglio 2003 nella causa C. (38.2002.278).

 

In simili condizioni il TCA nella presente lite considererà dunque l’atto
del 29 novembre 2007 nella misura in cui contenga informazioni rilevanti per la
vertenza, ritenuto anche come all'attrice sia stata data facoltà di esprimersi
in proposito (cfr. XXVI e XXVIII).

 

                            2.1.2.   Inconferenti
d’altra parte paiono anche le censure mosse dall’attrice alla forma della
“decisione” 4 aprile 2007 con la quale la Cassa ha respinto la sua richiesta di
adeguamento delle prestazioni di invalidità dal 50% al 100% (cfr. I pag. 3;
doc. A).

                                         In
effetti, questo Tribunale non può ravvisare, nella determinazione in oggetto, alcuna
lacunosità (cfr. anche quanto allegato dalla Cassa in proposito, VI pag. 2).

                                       

                                         In
proposito val la pena comunque di ricordare che la giurisprudenza ha più volte
statuito, riferendosi all'art. 73 LPP, che la LPP non prevede la possibilità
per gli organi dell'istituto di previdenza, di pronunciare decisioni
vincolanti, in applica­zione del diritto federale, cantonale o comunale (RDAT
I-1994 p. 195).

                                         Per
questi motivi la procedura di cui all'art. 73 LPP non è quella del ricorso ma
dell'azione. Alla base del procedimento non vi è infatti una decisione, bensì
una "controversia tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi
dirit­to" (DTF 112 Ia 184 consid. 2a; DTF 118 Ib 177,
DTF 118 V 162; Viret, La jurisprudence du TFA en matière de prévoyance
professionnelle: Questions de procédure, in RSA 1989 pag. 92;
Schwarzenbach-Hanhart, Die Rechtspflege nach dem BVG, in SZS 1983 pag. 183;
Spira, Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale, in RJN 1984 pag. 14; Grisel, Traité de droit administratif, pag.
940). Dal momento che gli istituti di previdenza non
sono dotati del potere di emanare decisioni, le loro prese di posizione
rivestono il valore di semplici dichiara­zioni di parte, contro le quali può
essere intentata azione al fine di ottenere il riconoscimento di diritti
negati, e ciò non nel termine breve del ricorso (di regola 30 giorni), pena la
perenzione della pretesa, ma nei termini più ampi di prescrizione del credito
(art. 41 LPP che dichiara inoltre applicabili gli art. 129 a 142 CO; sul punto
cfr. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, pag. 242 nota 653).

                                         

                                         nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è il diritto ad una rendita d’invalidità intera della
previdenza professionale vantato dall’assicurata nei confronti della Cassa
convenuta,la quale le versa una mezza prestazione a far tempo dal 1.ottobre
1993. 

                                         AT
1 fa infatti valere un peggioramento delle condizioni di salute tale da
limitare la sua capacità lavorativa in misura totale. Si tratta dunque in
questa sede di esaminare l’effettiva sussistenza dell’addotto peggioramento
dello stato di salute e, nell’affermativa, di verificare se le relative
ripercussioni sulla capacità lavorativa della richiedente debbano  essere
assunte dalla convenuta.   

                                         La
Cassa respinge la pretesa ritenendo in sostanza che l’eventuale peggioramento
del grado d'invalidità sia da ricondurre ad un aumento del grado d'incapacità
lavorativa causato da un danno alla salute - segnatamente l’eczema alle mani  -
diverso da quello che ha giustificato l’assegnazione della mezza rendita e
manifestatosi in misura invalidante al più presto a partire dal 2000 e, quindi,
in un momento in cui l’attrice non era più affiliata presso di lei, il rapporto
assicurativo essendo stato sciolto nel novembre 1993. 

  

                               2.3.   Preliminarmente
va determinato il momento in cui è cessata la copertura assicurativa LPP di AT
1 presso la convenuta.

 

 

                            2.3.1.   Secondo
l'art. 10 cpv. 2 LPP l'obbligo assicurativo finisce, tra l'altro, quando è sciolto
il rapporto di lavoro (in proposito cfr. SZS 1995 pag. 464 e DTF 120 V 19
consid. 2). In questa evenienza il rapporto di previdenza prende fine ex lege
contemporaneamente allo scioglimento del rapporto di lavoro e a questo momento
la prestazione di libero passaggio diventa esigibile (DTF 120 V 20, 115 V 27
consid. 5; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Bern
1989, §22, N. 80). La regola vale sia nella previdenza obbligatoria sia in
quella più estesa (art. 331a cpv. 1 e 331 b cpv. 1 CO; DTF 120 V 20 e 115 V 33;
cfr. anche SVR 1995 BVG n. 38 consid. 2aa; DTF 118 V 39 consid. 2, 115 V 33
consid. 5; SPV 6/1994 p. 265). 

                                         Non
è rilevante l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa né l’abbandono della
stessa, bensì la fine, da un punto di vista giuridico, del rapporto di lavoro
in virtù delle disposizioni di cui all’art. 334ss CO (DTF 118 V 39 consid. 2).
Di conseguenza, di principio il rapporto assicurativo si conclude con la
decorrenza del termine di disdetta legale o contrattuale (SVR 1995 BVG n. 38
consid. 2aa p. 109 e dottrina citata). Irrilevante è il fatto che l’uscita dal
servizio è avvenuta in precedenza (DTF 120 V 20 consid. 2°; 115 V 34 consid.
5).  

                                         Tuttavia,
giusta il capoverso 3 dell’art. 10 LPP nella sua versione in vigore fino al 31
dicembre 1994 - determinante in casu (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2bb p. 110) -

 

"  per i rischi morte e invalidità il salariato resta
assicurato presso il suo istituto di previdenza per 30 giorni dopo lo
scioglimento del rapporto di lavoro."

 

                                         Va
ancora detto, per completezza, che nel caso in cui, come nella presente
fattispecie, l’assicurato beneficia di una mezza rendita d’invalidità, giusta
l'art. 15 OPP2 l’istituto di previdenza divide l’avere di vecchiaia in due
parti uguali; la metà corrispondente alla parte d'incapacità lavorativa (parte
passiva) sarà trattata secondo l’art. 14 OPP2 (conto di vecchiaia
dell’assicurato interamente invalido tenuto fino all’età conferente il diritto
alla rendita di vecchiaia); l’altra metà (vale a dire quella relativa alla
parte di capacità lavorativa o parte attiva) è assimilata all’avere di vecchiaia
di un assicurato che esercita un’attività lucrativa a tempo completo e in caso
di scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli art. 3-5 LFLP. Lo
scioglimento del rapporto di lavoro e, quindi, l'uscita dall'istituto di
previdenza dà in altri termini luogo ad un caso di libero passaggio nella
misura della parte "attiva", cioè corrispondente alla parte ancora
valida.

 

                                         Secondo
l’art. 2 LFLP (Prestazioni d'uscita)

 

"  l’assicurato che lascia l’Istituto di previdenza prima
che insorga un caso di previdenza (caso di libero passaggio) ha diritto ad una
prestazione d’uscita (cpv.1)."

                                                      

"  la prestazione d’uscita è esigibile con l’uscita
dall’istituto di previdenza e a partire da tale momento sulla stessa dev’essere
versato un interesse di mora (cpv. 3)."

 

Gli art. 3-5
LFLP (applicabili sia alla previdenza obbligatoria che a quella sovraobbligatoria;
cfr. l'art. 1 cpv. 2 LFLP; cfr. anche  DTF 127 V 321) elencano le diverse
opzioni di utilizzazione della prestazione d’uscita, ossia il suo trasferimento
al nuovo istituto di previdenza in cui è entrato l'assicurato (art. 3 LFLP), il
suo mantenimento sotto un’altra forma (art. 4 LFLP e 10 OLP, polizza o conto di
libero passaggio) o il pagamento in contanti per i motivi disposti dall’art. 5
LFLP (partenza dalla Svizzera, inizio d'attività indipendente, importo della
prestazione d'uscita esiguo).

 

                                         In
particolare l'art. 4 LFLP dispone quanto segue:

 

"  Mantenimento della previdenza sotto altra forma

 

1L'assicurato che non entra in un nuovo istituto di
previdenza deve notificare al suo istituto di previdenza sotto quale forma
ammissibile intende mantenere la previdenza.

 

2Senza questa notificazione, l'istituto di previdenza
versa, al più tardi due anni dopo l'insorgere del caso di libero passaggio, la
prestazione d'uscita, compresi gli interessi di mora, all'istituto collettore
(art. 60 cpv. della legge federale del 25 giugno 1982 sulla previdenza professionale
per la vecchia, i superstiti e l'invalidità; LPP).

 

3 Quando esegue il compito di cui al capoverso 2,
l'istituto collettore agisce a titolo di istituto di libero passaggio per la
gestione di conti di libero passaggio."

 

Nella variante contemplata dai cpv. 2 e 3 di tale disposto, l'istituto
collettore apre un conto di libero passaggio, al quale non è comunque abbinata
una ripresa della copertura assicurativa interrotta con l'uscita dall'istituto
di previdenza (rispettivamente un mese dopo giusta l'art. 10 cpv. 3 LPP) (cfr. gli art. 4 cpv. 3 LFLP e art. 10 cpv. 3 OLP;
cfr. Schöbi, Das Bundesgesetz über die Freizügigkeit in der beruflichen
Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenvorsorge - ein Ueberblick, in AJP 12/94
p. 1505).                                        

                                                                                      

                                         D'altra
parte, con riferimento alla prestazione di libero passaggio, la Legge sulla CV
1 (Lcpd), all'art. 7 prevede:

                                          

"  1L’assicurato ha diritto ad una prestazione di libero
passaggio se il rapporto di lavoro è sciolto prima che si verifica un evento
assicurato dalla Cassa.

 

2La prestazione di libero passaggio deve essere
trasferita al nuovo istituto di previdenza.

Concessa
la liquidazione di libero passaggio la Cassa è sciolta da ogni obbligo previdenziale.

 

3L'importo che non può essere trasferito ad un nuovo
Istituto di previdenza è versato su un conto vincolato risparmio-previdenza
bloccato a favore dell'assicurato presso un Istituto bancario.

 

(…)

 

5Il Consiglio di Stato fissa con regolamento l'ammontare
della prestazione di libero passaggio, secondo i criteri stabiliti dalla
LPP."

                                         

Giusta l'art. 5 (conti individuali prestazione di libero passaggio)
del  Regolamento della CV 1 (Rcpd)

 

"  1La tenuta dei conti individuali di vecchiaia avviene in
conformità agli art. 15 e 16 LPP. Sono applicabili inoltre le disposizioni
previste dalla Sezione 3 dell'OPP2.

 

2Le norme previste
dalla LFLP e dalle relative ordinanze sono applicabili per analogia.

 

(…)

 

5In caso di mancato trasferimento ad una nuova
istituzione di previdenza, la prestazione di libero passaggio, compresi gli
interessi, viene versata su un conto risparmio-previdenza vincolato, su
indicazione dell'assicurato. È riservato il pagamento in contanti secondo le
condizioni previste dall'art. 7 cpv. 6 Lcpd. 

 

6Se l'avente diritto non fornisce istruzioni entro 6
mesi, la prestazione di libero passaggio viene versata all'istituto collettore
(art. 4 LFLP)."

 

Infine, per
il rimando generale contenuto all'art. 60a Lcpd, per quanto non previsto dalla
legge fa stato la LPP. 

 

                            2.3.2.   In
concreto, con sentenza 29 gennaio 1996 il Tribunale Federale ha respinto il
ricorso interposto da AT 1 contro la sentenza 14 ottobre 1994 con cui il
Tribunale cantonale amministrativo aveva confermato la decisione (del __________)
di rimozione dell’interessata dalla carica con effetto immediato al 16 novembre
1993 (in applicazione dell’art. 40 cpv. 1 LORD).

 

                                         A
seguito dello scioglimento del rapporto di lavoro, la Cassa ha correttamente considerato
quale data di uscita dal servizio il 16 novembre 1993 e, di conseguenza,
calcolato la prestazione di libero passaggio a favore dell’assicurata relativa
all’avere di vecchiaia corrispondente alla parte (50%) di capacità lavorativa residua
(o parte attiva) maturata a questa data, alla quale ha poi aggiunto gli
interessi fino all’effettivo versamento su un conto di libero passaggio
intestato all’interessata presso l’istituto collettore a Zurigo nel maggio 2005
(doc. VI, 1-5). Con pronuncia 22 febbraio 2001 questo Tribunale ha del resto
confermato l’importo della prestazione di libero passaggio determinata dalla
convenuta (34.2000.4). 

                                         

                                         In
virtù delle citate disposizioni legali, alla medesima data della
conclusione del rapporto di lavoro (16 novembre 1993) deve essere situata anche
l’uscita dall’istituto di previdenza, la quale, a sua volta, ha dato
luogo a un caso di libero passaggio nella misura della metà dell’avere di
vecchiaia corrispondente alla parte di capacità lavorativa residua. E questo
indipendentemente dalla data del successivo effettivo versamento a favore
dell’assicurata della prestazione di libero passaggio, relativamente alla parte
attiva (o valida). Con riferimento alla tardività, rispetto all’uscita dalla
Cassa dell’assicurata, del versamento di tale prestazione va detto che la
stessa è da ricondurre alle svariate decisioni e sentenze (del TCA e del TF)
oltre che alle prese di posizione della Cassa che sono nel frattempo intercorse
in punto all’attribu-zione della rendita di invalidità, la quale ha potuto
definitivamente essere stabilita solo mediante giudizio 8 novembre 2004 del TCA
(cfr. 34.2003.60).

 

                                         In
applicazione dell’art. 10 cpv. 3 LPP l'attrice andrebbe pertanto considerata
assicurata fino alla fine di dicembre 1993 sia per quel che riguarda la previdenza
obbligatoria che per quanto attiene alla previdenza più estesa, considerato
come l'art. 6 cpv. 3 della Lcpd preveda un'analoga disposizione, vale a dire il
prolungamento della copertura assicurativa per 30 giorni dalla cessazione del
rapporto di lavoro per le prestazioni in caso di decesso e di invalidità (cfr.
anche l’art. 3 cpv. 2 Rcpd e l'art. 331a cpv. 2 CO nel suo tenore in vigore dal
1. gennaio 1995).

 

                                         L’attrice
dal canto suo adduce che il rapporto di lavoro si sarebbe protratto sino al 1994.
Tale conclusione è manifestamente sprovvista di fondamento.  

                                         Va
detto comunque che alla luce delle conclusioni che seguono, anche nell’ipotesi
avanzata da AT 1, la pretesa attorea non potrebbe comunque venir accolta,
l’inizio dell’incapacità lavorativa la cui causa ha portato all’invalidità
completa essendo comunque da situare in un momento ampiamente posteriore all’anno
1994. 

 

                               2.4.   L’art.
23 lett. a LPP (nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2005), che è una disposizione
minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle prestazioni d’invalidità le
persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per almeno il 40% ed erano
assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di lavoro la cui causa ha portato
all’invalidità. Non è per contro necessario che l’interessato sia assicurato al
momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998 LPP no. 19; SZS 1995 p. 464
consid. 3b; SVR 1995 BVG Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V 116 consid. 2b;
118 V 35; Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, in SZS 1995, p. 403;
Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994, p. 209). 

                                         Per
poter aver diritto ad una rendita di invalidità ai sensi dell'art. 23 LPP
occorre dunque essere assicurati al momento in cui si registra un'incapacità
lavorativa o una diminuzione di rendimento di una certa importanza (ossia,
secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. Pratique VSI 1998 pag. 126;
STFA non pubblicate del 16 febbraio 2001 nella causa V., B 100/00 e del 2 agosto
2000 nella causa B., B 78/99). Non è invece decisivo essere assicurati quando
sorge l'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264 consid. 1b; SZS 1994 p. 469
consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 nella causa  R. consid. 2). 

                                         Il
richiedente dev'essere quindi assicurato al momento dell'insorgenza
dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non necessariamente
quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della stessa  (SZS 2002
pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 nella
causa S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20
luglio 1994 nella causa R consid. 2).

                                         Questa
soluzione è stata introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative,
nel caso in cui il datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla decorrenza
dell’anno di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita AI e
quindi della rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263 consid. 1°,
120 V 116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 nella causa S.P, citata anche in
bollettino UFAS no. 36).

                                         Di
conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al
momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le
prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa
il rapporto assicurativo era già stato sciolto (SVR 1998 LPP no. 14, 1994 p.
38; DTF 118 V 98). 

                                         I
medesimi principi valgono in materia di previdenza più estesa, in assenza di disposizioni
statutarie divergenti (SVR 1994 p. 38 consid. 2b; DTF 117 V 332 consid. 3).                                                                            

                                      

                                         Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità lavorativa
intervenuta in costanza di assicurazione, l'istituto di previdenza è tenuto a
versare prestazioni di invalidità anche se l'invalidità si modifica, per i
medesimi motivi (vale a dire per la medesima causa medica), dopo la fine
del rapporto previdenziale (SZS 2000 p. 301; STFA del 6 marzo 1996 in re S.P;
SZS 1995 p. 465 consid. 4a; DTF 118 V 45 consid. 5; cfr. Moser, Bedeutung und
Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49; STFA non pubbl. del 20 luglio
1994 in re R, p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl. del 15 marzo 2000 in re N.,
34.1999.17; cfr. sull’argomento Hürzeler, Invaliditätsproblematiken in der
beruflichen Vorsorge, Basilea 2006, pp. 329segg).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, a questa prassi ci si deve attenere in ogni caso
nell'ipotesi in cui non c'è stata attività lucrativa dopo l'uscita dal fondo di
previdenza (SZS 1995 p. 465 consid. 4a).                                      

                                         Il
TFA ha pure stabilito che è pure irrilevante il lasso di tempo trascorso tra la
nascita del diritto alla prima rendita e il diritto ad una rendita di grado
superiore (cfr. DTF 118 V 45 in cui tra l'assegnazione della rendita intera e
della mezza rendita erano trascorsi solo tre mesi; più di quattro anni nel caso
di cui STFA del 6 marzo 1996 in re P. pubbl. in RDAT II 1996 p. 248; STFA non
pubbl. del 20 luglio 1994 in re R 3 consid. 3b). 

                                         Nell'ipotesi
in cui l'aumento del grado di invalidità è riconducibile alla medesima causa,
la giurisprudenza dichiara pure implicitamente irrilevante il fatto che
l'interessato si sia affiliato ad un nuovo istituto di previdenza dopo la
nascita del diritto alla mezza rendita (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; DTF
118 V 45 consid. 5; SZS 1995 pag. 469 consid. 5b).

                                         Infine
va rilevato che, secondo il TFA, la citata giurisprudenza si applica solo alla
previdenza obbligatoria. Nella previdenza sovraobbligatoria, infatti, i fondi
di previdenza sono liberi di definire il rischio assicurato (SZS 1995 p. 465
consid. 4b/aa e pag. 468; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. consid.
2; cfr. STCA non pubblicata del 15 marzo 2000 in re N., 34.99.17).

                                         

                               2.5.   L’art.
26 LPP stabilisce che, per la nascita del diritto alle prestazioni
d’invalidità, sono applicabili per analogia le pertinenti disposizioni della
legge federale sull’assicurazione invalidità (art. 29 LAI). L'istituto di
previdenza può inoltre stabilire nelle sue disposizioni regolamentari, che il
diritto alle prestazioni sia differito, fintanto che l'assicurato riscuote il
salario pieno (SZS 1995 p. 464 consid. 3b).

 

                                         Per
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita nasce tra l'altro il più
presto nel momento in cui l'assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro almeno il 40% in media.

 

                               2.6.   L’art.
4 LAI in relazione con l'art. 16 LPGA prevede che l’invalidità è l’incapacità
al guadagno, presunta permanente o di rilevante durata cagionata da un danno
alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Con incapacità di guadagno si intende quell’incapacità di eseguire
un’attività che si può esigere dall’interessato in un mercato del lavoro
equilibrato e quindi non solo quella di effettuare il proprio lavoro (DTF 117 V
335 consid. 5c, 109 V 28; SZS 1995 pag. 476, Maurer, op. cit., p. 140/141).

                                         In
ambito AI va pertanto valutato se l’assicurato dispone ancora di capacità di guadagno
nella sua professione e parimenti se vi è possibilità di guadagno in altre professioni
ammissibili in un mercato del lavoro equilibrato (DTF 109 V 28, 111 V 21;
Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, 1989 p. 488). Le
attività considerate non si limitano quindi a quelle che coincidono con
l’ultima attività svolta o ad attività affini, ma anche ad attività diverse.

                                         Per
la stretta relazione esistente tra la rendita d’invalidità dell’AI e quella del
secondo pilastro emerge che, il concetto d’invalidità nell’ambito della
previdenza obbligatoria e quello dell'assicurazione invalidità, è di principio
il medesimo (DTF 115 V 210; RDAT I 1995 consid. 2.2 p. 229. 

L’istituto di previdenza non è tuttavia vincolato in maniera assoluta alle
conclusioni dell’AI.

                                         L'Alta
Corte ha in effetti precisato che il vincolo alla pronuncia dell'AI può
estendersi solo a quegli accertamenti e a quelle valutazioni degli organi
dell'AI che nella procedura AI sono decisivi per la fissazione del diritto ad
una rendita d'invalidità (STFA non pubblicate del 26 gennaio 2001 nella causa
H., B 79/99 e 4/00 e del 14 agosto 2000 nella causa M., B 50/99).

                                         Inoltre,
a titolo generale, l'istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito insostenibili
(DTF 123 V 271 consid. 2a, 115 V 208 consid. 2c, 212, 215 consid. 4c,
115 V 218 consid. 4, 109 V 24; SZS 1996 p. 47; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57
consid. 2°; STFA del 30 novembre 1993, B 38/92, in Plädoyer
1994 p. 66;; Meyer/Blaser, op. cit., p. 21; cfr. anche DTF 126 V 308 dove si sottolinea
che per la valutazione del quesito a sapere se la valutazione dell'AI è
manifestamente errata e per questo non vincolante per l'istituto di previdenza
sono primariamente determinanti gli atti esistenti al momento in cui la
decisione è stata presa).            

 

                                         Infine,
la giurisprudenza dell'Alta Corte ha stabilito che l'Ufficio AI è tenuto a
notificare una decisione di rendita agli istituti di previdenza entranti in
linea di conto, vale a dire che potrebbero essere chiamati a fornire
prestazioni nel caso specifico. Se non viene coinvolto nella procedura pendente
innanzi all'Ufficio AI, l'istituto previdenziale - che dispone di un diritto di
ricorso proprio nelle procedure rette dalla LAI - non è legato alla valutazione
dell'invalidità (nel suo principio, quanto al grado e all'inizio del diritto
così come anche con riferimento alla decisione sullo statuto di persona invalida,
vale a dire di persona ritenuta attiva, parzialmente attiva o non attiva)
effettuata dagli organi dell'AI (DTF 130 V 273 consid. 3.1, 129 V 75 e 129 V
150; cfr. anche le sentenze non pubblicate del 21 gennaio 2005 nella causa B.,
B 32/03; del 21 settembre 2004 nella causa T., B 66/04; del 31 dicembre 2003
nella causa A., B 3/03; del 16 dicembre 2003 nella causa O., B 68/03; del 9
gennaio 2004 nella causa M., B 81/02; cfr. anche esplicitamente l'art. 49 cpv.
4 LPGA e l'art. 76 cpv. 1 lett. i OAI in vigore dal 1. gennaio 2003).    

                                         Secondo
il TFA infine, considerato come lo scopo del vincolo alla pronuncia dell'AI sia
quello di sgravare gli istituti di previdenza da accertamenti dispendiosi,
bisogna ritenere che tale vincolo sia riferito unicamente a quegli accertamenti
e a quelle valutazioni degli organi dell’AI che nell’ambito della procedura
erano determinanti per l’esame della pretesa alla rendita d’invalidità e sui
quali andava effettivamente deciso; diversamente gli organi della previdenza
professionale devono esaminare i presupposti della pretesa liberamente (STFA
del 14 agosto 2000 nella causa M., B 50/99). Ne discende che la fissazione
della data d’inizio del diritto alla rendita da parte dell’Ufficio AI non
esclude che l’incapacità lavorativa motivante il diritto a prestazioni
d’invalidità della previdenza professionale sia subentrata, foss’anche in misura
ridotta, già precedentemente all’inizio dell’anno di carenza secondo l’AI (SZS
2003 p. 45 e SZS 2005 p. 241; STFA dell’11 luglio 2000 nella causa P., B 47/98
e del 9 novembre 2004 nella causa W., B 81/03).

 

                                         In
virtù dell’art. 6 LPP, inoltre, gli istituti di previdenza, oltre alla
possibilità di introdurre la previdenza più estesa (art. 49 cpv. 2 LPP; cfr.
SZS 1995 p. 465/466 consid. 4b)aa), sono libere di estendere il concetto di
invalidità a favore dell’assicurato così come potevano, già prima dell’entrata
in vigore (al 1. gennaio 2005) della 1. revisione della LPP (che ha, tra
l’altro, modificato l’art. 23 LPP nel senso di concedere prestazioni di
invalidità con un grado di invalidità del 40%) concedere prestazioni anche
quando il grado d’invalidità era inferiore al 50%. Ciò non significa tuttavia
che gli istituti di previdenza dispongono di un margine di apprezzamento
illimitato (SZS 1995 p. 466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno
espresso riferimento al concetto di invalidità previsto dall’AI, sono vincolati
dalla valutazione dell’invalidità fatta dall'assicurazione invalidità, a meno
che la stessa appaia di primo acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS
1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG
Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).

                                         

                                         Se
il concetto di invalidità è più esteso, l’istituto di previdenza non è per
contro vincolato alle conclusioni dell’AI. In tal caso la fondazione può
statuire liberamente tenuto conto di regole proprie. In simili condizioni potrà
senz'altro fondarsi su elementi raccolti dall'UAI, ma non sarà vincolata da una
valutazione che si fonda su altri criteri (SZS 1997 p. 71; SZS 1996 p. 56; DTF
118 V 73 consid. 1; DTF 117 V 335 consid. 5c; DTF 115 V 220-221;).

                                         Secondo
la giurisprudenza la facoltà riservata agli istituti di previdenza in virtù dell'art.
6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato. Se essi
adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di valutazione,
devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti delle
assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria professione
abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali (DTF 113 II 347
consid. 1a). In altri termini se dispongono di piena libertà nella scelta della
nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e riconosciuto in
ambito assicurativo (STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993 consid. 3).

 

                               2.7.   Secondo
la giurisprudenza del TFA, l’art. 23 LPP persegue anche lo scopo di delimitare
la responsabilità tra più istituti di previdenza. La questione si pone ad esempio
nel caso in cui il lavoratore, già colpito nella sua salute in una misura atta
a influenzare la sua capacità di lavoro, entra al servizio di un nuovo datore
di lavoro e viene in seguito posto al beneficio di una rendita di invalidità.
In tale ipotesi, a determinate condizioni, le prestazioni vanno versate dal
precedente istituto di previdenza e non dall'attuale (DTF 123 V 264 consid. 1c,
120 V 117 consid. 2c e 120 secondo cui "l'art. 23 LPP vise quant à lui à
prolonger la responsabilité de l'institution de prévoyance au-delà de
l'affiliation, lors de la survenance de l'éventualité assurée"; cfr. anche
SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; STFA non pubblicata del 6 giugno 2001 nella causa
B., B 64/99).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale come accennato, affinché il precedente istituto di
previdenza sia tenuto a versare la prestazione d’invalidità, l’incapacità di
lavoro deve essersi manifestata in un’epoca in cui l’assicurato era
affiliato presso quell’istituto e deve inoltre sussistere fra detta incapacità
e l’invalidità uno stretto nesso materiale e temporale. 

                                         

                                         Vi
è connessione materiale se il danno alla salute all’origine
dell’invalidità è essenzialmente lo stesso che si è già manifestato durante
l’affiliazione al precedente istituto di previdenza e che ha causato
un’incapacità di lavoro. 

                                         La
connessione temporale presuppone che l'assicurato, dopo l'insorgenza
dell'inabilità lavorativa, non sia ridivenuto abile al lavoro per lungo tempo.
Tale connessione è interrotta se, durante un certo periodo, l'assicurato è
nuovamente abile al lavoro, ritenuto comunque che un breve periodo di
remissione non basta per interrompere il rapporto di connessione temporale (DTF
130 V 275 consid. 4.1; DTF 123 V 264 consid. 1c e DTF 120 V 117 consid. 2c;
STFA non pubblicata del 6 giugno 2001; SZS 2002 pag. 156). In tal caso il
vecchio istituto di previdenza è liberato da qualsiasi obbligo (DTF 120 V 117;
Moser, Die zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993, p. 210). 

                                         Si
osservi infine che il requisito del nesso di causalità materiale e temporale,
quale criterio per l'obbligo prestativo di un istituto di previdenza, non è
applicabile solo quando si tratti di delimitare la responsabilità tra due
istituti di previdenza. Tale criterio vale in ogni caso, cioè anche quando si
tratta di decidere se un istituto di previdenza a cui un lavoratore era
affiliato al momento dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa debba
rispondere per il rischio d'invalidità sorto dopo la fine del rapporto di
previdenza in un momento in cui l'interessato ancora non aveva reperito un
nuovo lavoro e, quindi, ancora non era assicurato presso alcun istituto di
previdenza (SVR 2001 no. 18 pag. 69segg.; STFA non pubblicate del 15 novembre
2001 in re N., B 34/01, del 10 ottobre 2001 in re C., B 72/99 e del 6 giugno
2001 in re B., B 64/99; cfr. Hürzeler, op. cit, pag. 329segg).

 

                               2.8.   Va
altresì ricordato che in ambito AI  se il grado d'invalidità del beneficiario
della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto
alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 41 LAI risp. art. 17 cpv. 1 LPGA). 

                                         La
revisione avviene d’ufficio oppure su domanda dell’assicura-to. In quest’ultima
variante, nella domanda l’interessato deve dimostrare che il grado d’invalidità
o d’incapacità dell’invalido a provvedere a sè stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). 

                                         La
ratio della disciplina legale è quella di impedire che l'amministrazione debba
costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate (DTF 130 V 68
consid. 5.2.3, 117 V 198 consid. 4b con riferimenti).

                                         Per
quanto riguarda i requisiti formali, in caso di revisione su domanda dell'assicurato,
quest'ultimo deve rendere verosimile che il grado d'invalidità ha subito una modifica
rilevante (art. 87 cpv. 3 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione
non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per
contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il
diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della
richiesta (EVGE 1963 157 consid. 1; DTF 109 V 114 consid. 2b; ZAK 1983 398
consid. 1; SVR 2002 IV Nr. 26; Valterio, Droit et pratique
de l’assurance-invalidité, Losanna 1985, pag. 270).

 

                                         In
una recente sentenza, pubblicata in DTF 130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso
in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il
principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita
(rispettivamente domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la rilevante
mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti
medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima
deve impartire all’interessato un termine per produrre il mezzo di prova in
questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della
domanda (DTF 130 V 69 consid. 5.2.5).

                                         Per
esaminare materialmente una domanda di revisione di rendita AI è dunque necessario
che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una notevole
modificazione, tale da influire in modo diverso sulla perdita di guadagno.

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto vista in astratto, ma
piuttosto in rapporto all'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         Comunque
una revisione della rendita è possibile unicamente se, da quando è stata resa
la decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta
invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in
modo diverso (RCC 1987, pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile 1991 inedita nella
causa G.C., consid. 4).

 

                                         L’illustrato
disciplinamento legale e giurisprudenziale riguardo la revisione di una rendita
di invalidità ex art. 41 LAI (ora art. 17 LPGA), vale anche, in via analogica,
per quel che concerne la modifica di prestazioni di invalidità erogate
dall’istituto previdenziale in forza del richiamo generale di cui all’art. 26
LPP, riservate eventuali diverse disposizioni regolamentari per quanto riferito
alle prestazioni sovraobbligatorie (sulla tematica cfr. Hürzeler, op. cit., p.
314segg).

 

                               2.9.   L’art. 15 Lcpd prevede, fra l'altro, l’erogazione della
pensione di invalidità. Secondo l’art. 16 cpv. 1 Lcpd tutte le pensioni decorrono
dal mese per il quale lo stipendio o una precedente pensione non sono più
corrisposte.

                                         Ricalcando
essenzialmente l'art. 26 cpv. 1 LPP che prescrive il rinvio alle disposizioni
della LAI per l'esame della nascita del diritto a prestazioni d'invalidità,
l'art. 16a cpv. 1 Lcpd  dispone che la pensione d’invalidità ed i relativi
supplementi decorrono dalla nascita del diritto alla rendita federale
d'invalidità (AI). 

                                         Per
il cpv. 2 dell'art. 16a Lcpd, il versamento delle prestazioni della Cassa
inizia il mese successivo alla delibera dell'Ufficio AI, ma al più presto dalla
scadenza del diritto allo stipendio pieno. Rimane riservato l'art. 29a della
legge (cpv. 3).

                                         

                                         Inoltre,
secondo l'art. 28 Lcpd:

 

" 
Invalidità parziale

 

Art.
28 

1La prestazione parziale della Cassa è proporzionale al grado
d’invalidità riconosciuto dall’ AI, ritenuto un grado d’ invalidità minimo del
50%. 

Con un
grado d’ invalidità riconosciuto dall’ AI pari almeno al 40% viene riconosciuta
una pensione d’ invalidità pari al 40%. 

2Il beneficiario di una prestazione parziale è trattato
come: 

a) membro
pensionato per il corrispondente grado d’ invalidità; e 

b) membro attivo per la parte di salario assicurato
corrispondente al suo grado di capacità residua di guadagno.

3In caso di scioglimento del rapporto di lavoro corrispondente
alla residua capacità di guadagno, valgono le disposizioni dell’ art. 7."

 

                                         Per
l'art. 29 Lcpd infine:

 

" 
Decisioni autonome della Cassa 

 

Art.
29 

1Il Comitato può decidere in modo autonomo, sulla base
di uno o più rapporti medici di fiducia e su richiesta dell’ assicurato sulla
domanda di pensionamento per motivi di salute se: 

a) l’ AI
ha rifiutato una rendita; 

b) l’ AI
ha riconosciuto un’ invalidità parziale. 

2Il Comitato stabilisce l’ inizio e la fine del diritto
alle prestazioni secondo l’ art. 16a della presente legge. 

3Il grado d’ invalidità e l’ eventuale riduzione o
revisione del caso sono fissati applicando in analogia i criteri AI."

                                         

                                         A
proposito del concetto di invalidità l’art. 24 Lcpd prevede che

 

" 
L’invalidità è
l’incapacità durevole dell’assicurato a esercitare, per danno della salute
fisica o psichica, la propria funzione o funzioni affini, con conseguente
perdita di guadagno. Essa è totale o parziale e viene espressa in
percentuale."

                                      

                                         Dal
tenore della norma emerge che il concetto di invalidità della Lcpd è più esteso
rispetto a quello della LPP e, quindi, della LAI in quanto comprende anche
l'invalidità professionale.

                                         L’assicurato
è infatti considerato invalido già per il solo fatto di non essere più in grado
di svolgere la sua funzione (“Berufsunfähigkeit”; SZS  1997 pag. 73 e 1995 pag.
102; cfr. anche STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re F p. 7 consid. 3a; DTF
117 V 335 consid. 5b; RDAT I 1995 p. 221) oppure funzioni affini. In virtù
della giurisprudenza suesposta, questo concetto di invalidità non coincide con
quello generale di incapacità al guadagno dell'AI e della LPP con riferimento
ad un mercato del lavoro equilibrato (SZS 1995 p. 102/103; DTF 117 V 335; STFA
non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993, B 19/92; Beros, Die Stellung des
Arbeitnehmers in BVG, Zurigo 1993, p. 149; STFA non pubbl. 17
dicembre 1991 in re F p. 7 consid. 3a).

                                         La
capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta esigibile per la
persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta di
lavorare".

                                         In
proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai
fini di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in
particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V 211).

                                         Si
rilevi ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di
invalidità prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria
che a quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl.
del 25 marzo 1993 in re A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).

 

                             2.10.   Nel
caso concreto, di transenna va osservato che come già in occasione
dell’attribuzione della mezza rendita, la Cassa convenuta statuisce
autonomamente sulla domanda di aumento di rendita (cfr. in proposito l’art. 29 Lcpd;
cfr. consid. 2.8), vale a dire senza vincolo all’AI, visto che AT 1 non
percepisce alcuna rendita da parte dell’AI avendo l’Ufficio AI, con
provvedimento cresciuto incontestato in giudicato del 10 novembre 1997, respinto
la richiesta di rendita dell’assicurata in quanto essa non si era sottoposta
alla perizia specialistica ordinata dall’ammini-strazione (cfr. in proposito
STCA del 19 ottobre 1999, 32.1994.44).

Risulta peraltro dall’incarto dell’AI richiamato agli atti che successivamente
AT 1 non ha presentato altre domande di rendite all’AI limitandosi a inoltrare
in data 27 luglio 2001 una richiesta volta ad ottenere la copertura dei costi
per un intervento di cataratta bilaterale (doc. AI 144). La richiesta è stata respinta
dall’amministrazione con decisione formale 26 giugno 2002, la quale,
contestata, è stata successivamente confermata dapprima da questo TCA con
pronuncia del 22 luglio 2003 (32.2002.104) e in seguito dal Tribunale federale
con sentenza del 27 ottobre 2004 (I 582/03).

                                      

                             2.11.   Nella
specie, in accoglimento della domanda di prestazioni inoltrata dall’assicurata,
con effetto dal mese di ottobre 1993 AT 1 è stata posta al beneficio di una
mezza rendita di invalidità della previdenza professionale per problemi di
natura allergica, di faringite cronica, disfonia funzionale e di rinite
allergica (cfr. la perizia del 2 luglio 1999 del dr. __________, primario di
otorinolaringoiatria dell’Ospedale regionale di __________ richiamata dall’inc.
34.1999.44; cfr. sopra consid. 1.2). 

 

                                         All’epoca
dell’attribuzione della prestazione, in un certificato del 13 dicembre 1993 del
dr. __________, specialista in dermatologia, allergologia e immunologia
clinica, era invero stata diagnosticata anche la presenza di un problema di
natura dermatologica, segnatamente di un  eczema  atopico alle mani (doc. D).

 

                                         In
questa sede AT 1 fa valere un peggioramento delle sue condizioni di salute tale
da renderla completamente inabile al lavoro non a dipendenza del peggioramento
delle citate diagnosi di natura otorinolaringoiatrica e allergica, ma essenzialmente
a causa dell’aggravarsi dell’eczema ragadiforme al palmo delle mani.

                                         

                                         Rilevato
dunque che l’attrice riconduce l’eventuale aumento del grado di invalidità, dal
50% al 100%, al peggioramento dell’eczema alle mani e non ad un aggravamento delle
patologie che, giusta l’espresso tenore della pronuncia del TCA del 19 ottobre
1999 (cfr. in proposito anche in seguito al consid. 2.13.), avevano originato
l’attribuzione della mezza rendita di cui beneficia, tenuto conto delle disposizioni
legali e della giurisprudenza succitata, nel caso in esame dev'essere stabilito
se il presunto danno alla salute che avrebbe causato il peggioramento dello
stato di salute e, quindi, del grado di invalidità dell'assicurata, sia, se del
caso, insorto in misura tale da causare un’incapacità lavorativa di una certa
importanza in un momento in cui l’interes-sata ancora era assicurata presso la Cassa.
Solo in questa ipotesi la convenuta dovrà rispondere dell’eventuale avvenuto peggioramento
delle condizioni di salute dell’attrice (cfr. sopra consid. 2.3 e 2.6).

 

                             2.12.   L’attrice
ha sostenuto di fronte alla Cassa convenuta un peggioramento delle sue
condizioni di salute producendo la seguente documentazione medica:

 

                                         -  certificato del 13
dicembre 1993 del dr. __________, specialista in dermatologia, allergologia e
immunologia clinica, del seguente tenore:

 

" 
Con la presente si
certifica, che la Signora AT 1, in nostra cura dal febbraio 1992, soffre di una
allergia estrema agli acari delle polvere di casa e agli acari delle così
dette derrate alimentari e a spore di fitomiceti ambientali
(Indoor-Allergene) come pure di una sensibilizzazione polivalente a pollini
vari e a crini e epiteli di animali.

 

I disturbi si manifestano sotto forma di
faringo-laringite con episodi acuti recidivanti di asma bronchiale.

 

Inoltre la paziente soffre anche di un eczema
atopico delle mani.

 

Come già da noi stabilito con una lettera al suo medico
curante, Dr. __________ consideriamo la situazione in qualità di insegnante
come invalidizzante.

 

Dal punto di vista medico-allergologico come pure dal
punto di vista medico-otorino consigliamo di ridurre le ore di insegnamento
perchè effettivamente parlare causa il mal di gola risulta per la paziente non
soltanto faticoso ma addirittura penoso. È chiaro che un'attività in una
biblioteca con esposizione a polveri, acari e spore fungine non è la soluzione
adatta. La paziente dovrebbe potere soggiornare in alta montagna dove non c'è
l'esposizione agli acari. C'è anche da discutere l'annuncio presso l'assicurazione
d'invalidità." (Doc. D)

 

                                         -
 certificato  del 26 gennaio 2007 del dr. __________ attestante:

 

" 
Con la presente si
certifica che la Signora AT 1 già in cura dal 2003, presso il __________, e da
me visitata in data odierna, soffre da almeno 6 anni di un eczema cronico
ragadiforme di natura atopica al palmo delle mani, come era già stato
riscontrato, ma in maniera più leggera, nel mio rapporto il 13.12.1993. Questo
eczema può essere molto doloroso quando si presentano le fissure e provoca una
invalidità per lavori sia casalinghi che professionali a contatto con sostanze
irritanti e taglienti, come carta, cartone, ecc..

 

La paziente dovrebbe potere portare sul lavoro guanti
di cotone rispettivamente a base di Dermasik." (Doc. C)

 

                                         In
questa sede l’attrice non ha prodotto altra nuova documentazione medica. 

 

                                         Ora,
dall’esame degli atti questo TCA deve concludere che non è resa verosimile una
modifica delle condizioni di salute, rispettivamente della capacità al guadagno
dell’assicurata. 

                                         Per
quanto infatti riguarda le patologie che hanno originato l’attribuzione della
mezza rendita, vale a dire  le allergie e la faringite cronica, l’attrice non
afferma né, quindi, dimostra una modifica della situazione. 

                                         Sostiene
invece che sarebbe notevolmente peggiorato l’eczema alle mani di cui è
sofferente. In proposito, tuttavia il certificato del 26 gennaio 2007 del dr.  __________
è assai stringato, non documenta alcunché e si limita a porre la citata
diagnosi, non esprimendosi però sull’influsso concreto e effettivo di tale
disturbo sulla capacità lavorativa dell’assicurata nè dando del resto nessuna
indicazione con riferimento ed eventuali terapie seguite dalla medesima.
D’altra parte, le affermazioni riguardanti l’aspetto doloroso e potenzialmente invalidante
della malattia sono del tutto generiche ed espresse a titolo chiaramente generale.

 

                                         Ricordato
d’altra parte come conformemente alla giurisprudenza, affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è
determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica e contenga conclusioni motivate (Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid.
3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA
del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b), questo TCA non può condividere le conclusioni  che l’attrice
vorrebbe trarre dalle affermazioni espresse dal dr. Wüthrich il 26 gennaio 2007.

                                         Si
deve invece rilevare che i referti prodotti non possono essere ritenuti
concludenti e idonei a far ritenere accertato, con il grado di verosimiglianza
richiesto, l’intervento di una rilevante modifica della patologia dermatologica
alle mani e, quindi, della situazione invalidante dell’assicurata rispetto a
quanto accertato nella precedente procedura. 

                                         Proprio
per quanto riguarda l'aspetto dermatologico dell’eczema alle mani - cui
l’assicurata ascrive l'insorgenza dell'asserito peggioramento - in relazione
allo stesso, non è stato fornito alcun elemento che consenta, né sul piano
diagnostico né per quanto riguarda eventuali elementi terapeutici a sostegno
dell'asserita diagnosi e della relativa evoluzione, di oggettivare l'esistenza
di una patologia dermatologica avente carattere invalidante e che consenta in
particolare di ipotizzare un'eventuale sua incidenza sulla capacità lavorativa
e, di riflesso, al guadagno dell'interessata. 

 

                                         In
proposito va peraltro ricordato all’assicurata che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati
d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però
assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti).

                                         Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto
riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Ora,
questo Tribunale deve rilevare che la ricorrente non ha in sostanza prodotto documentazione
medica o fornito elementi idonei a dimostrare o almeno rendere verosimile l’intervento
di un peggioramento rilevante delle sue condizioni di salute rispetto alla
situazione accertata all’epoca dell’attribuzione della mezza rendita e in particolare
la presenza di una patologia dermatologica grave al punto da determinare un
ulteriore aumento dell’incapacità lavorativa oltre il 50%, già presente per  motivi
di natura essenzialmente otorinolaringoiatrici. 

                                         Del
resto, in proposito non è superfluo ricordare all’assicurata che  il TFA ha già
avuto modo di stabilire che per determinare il grado d’inabilità lavorativa di
un assicurato che soffre di diverse patologie non si devono semplicemente
sommare i singoli gradi di inabilità, bensì si deve far capo ad un giudizio
globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli
esperti interessati (sentenza del 4 settembre 2001 nella causa D., I 338/01,
pubblicata in RDAT I 2002 pag. 485 seg. e confermata nella STFA del 19 agosto
2005 nella causa D., I 606/03),

 

                                         Si
deve pertanto concludere che l’addotto peggioramento delle condizioni di salute
della ricorrente non risulta sufficientemente suffragato, ragione per cui questo
TCA può prescindere dall’esperire una perizia complementare atta ad
approfondire la questione. 

 

In simili circostanze, non avendo l'assicurata reso verosimile l'esistenza
di una rilevante modifica del grado d'invalidità precedentemente accertato, richiamato
altresì l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti
ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo
1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche
Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221), la domanda tendente al riconoscimento di un grado
d'invalidità conferente il diritto ad una rendita intera meriterebbe di essere
respinta già per questo motivo. 

 

                             2.13.   Ma
a prescindere da quanto precede va detto che la domanda di adeguamento della
pensione di invalidità andrebbe comunque respinta anche per un’altra ragione.

                                         

                                         In
effetti, anche volendo per ipotesi ammettere che le condizioni di salute dell’attrice
abbiano subito un peggioramento rilevante e tale da originare un aumento del
grado di invalidità oltre il 50%,  appare manifesto che tale peggioramento sarebbe
comunque riconducibile ad un’altra causa rispetto a quella che ha portato
all’assegnazione della mezza rendita, e meglio alla patologia dermatologica
alle mani, vale a dire ad un danno alla salute insorto in misura rilevante
(vale a dire limitativa della capacità lavorativa) in un momento in cui
l’interessata non era più assicurata presso la Cassa convenuta. Ne
discenderebbe che comunque, per tale presunto peggioramento la Cassa non dovrebbe
rispondere, facendo difetto la connessione materiale e temporale necessaria,
giusta l’art. 23 LPP, per ammetterne l’obbligo prestativo (cfr. sopra consid. 2.6
e 2.7 e i riferimenti).

 

Emerge in effetti dal fascicolo processuale che la presenza di un
eczema è invero stata segnalata per la prima volta nell’ambito della procedura
di attribuzione della mezza rendita dal dr. __________ la prima volta con
certificato del 27 febbraio 1992, nel quale lo specialista aveva citato quali
diagnosi invalidanti la rinite pollinosa e la faringo-laringite cronica.
L’esistenza di un “eczema atopico alle mani” veniva invece unicamente menzionato
fra le problematiche rilevate (cfr. LXXVI dell’inc. 34.1994.44). Nel successivo
referto del 13 dicembre 1993, citato per esteso al consid. 2.12 che precede,
sempre il dr. __________, dopo essersi soffermato sulla problematica principale
legata alla faringo-laringite cronica con episodi acuti recidivanti di asma
bronchiale, menziona anche l’esistenza di un eczema atopico alle mani. Nelle
sue conclusioni riguardanti le ripercussioni delle patologie sulla capacità lavorativa
della paziente quale insegnante, risulta  tuttavia evidente che l’eczema alle
mani non ha valenza invalidante, considerato come lo specialista sottolinea che
le limitazioni nell’attività di insegnante sono dovute al “mal di gola” (cfr.
sopra al consid. 2.12 e doc. D). Del resto, proprio nel successivo certificato
del 26 gennaio 2007 (doc. C; cfr. consid. 2.12) il dr. __________ sottolinea
come nel 1993 l’eczema fosse “leggero”. A seguito del ricovero predisposto dal
medesimo sanitario, i medici della clinica dermatologica dell’ospedale
universitario di __________, nel referto dell’8 maggio 1992, sottolineate le diagnosi
di cronica faringo-laringite e rinite pollinosa, avevano di fatto rilevato come
l’eczema atopico alle mani fosse ad uno stadio “minimo” (cfr. certificato
richiamato agli atti dall’inc. 34.1999.44).   

D’altra parte, nella sua perizia de 2 luglio 1999 il dr. __________,
specialista in otorinolaringoiatria, aveva sottolineato che l’esame peritale si
era limitato agli aspetti legati alla malattia otorinolaringoiatrica e
allergologica, mentre che non teneva in considerazione le altre affezioni
segnalate dalla paziente quali la dermatite da contatto, la patologia a carico
degli occhi, dei piedi, della cervicale e la colite cronica. Nel complemento
del 9 agosto 1999 il dr. __________ aveva precisato che  nella documentazione
messagli a disposizione  non aveva tuttavia riscontrato alcun certificato
medico che facesse riferimento a tali patologie (doc. LXXXII richiamato
dall’inc. 34.1994.44). 

                                                                                

Con riferimento a tale problematica dermatologica questo TCA si è
pronunciato in questo senso nella sentenza del 19 ottobre 1999, al consid.
2.19: 

 

"  Per quanto riguarda la dermatite da contatto, indicata
dall’assicurata al perito (allegato 1 LXXVI) e non considerata nella
valutazione, risulta che in data 13 dicembre 1993  il dottor __________ ha
diagnosticato - oltre ad un’ "allergia estrema agli acari della polvere di
casa e delle cosiddette derrate alimentari e a spore di fitomiceti ambientali
come pure di una sensibilizzazione polivalente a pollini vari e a crini e epiteli
animali che si manifestano sotto forma di faringo laringite cronica con episodi
acuti recidivanti di asma bronchiale” - anche un eczema atopico alle mani
(allegato 4, LXXVI)

 

Lo
specialista tuttavia, nella valutazione dell’inabilità lavorativa dell’assicurata
ha fatto unicamente riferimento alle due prime affezioni senza minimamente
menzionare l'eczema da contatto. Si può, quindi, ritenere che questa affezione
sia ininfluente sulla capacità lavorativa dell’assicurata. In caso contrario,
il dott. __________ ne avrebbe certamente menzionato l'effetto invalidante. Al
proposito va, ancora,  rilevato che, a fondamento della propria richiesta di
rendita, l’assicurata ha richiamato gli accertamenti esperiti dal TRAM e la
relativa sentenza, così come il susseguente giudizio di conferma del TF. 

Come
ampiamente descritto ai considerandi precedenti, le affezioni ritenute invalidanti
in quell’ambito erano unicamente quelle investigate dal dottor __________ tramite
la perizia esperita per questa Corte.

È
pure interessante rilevare, come accennato in precedenza, che gli atti medici
prodotti in quella sede, non sono mai stati trasmessi al TCA dall’assicurata
che non ha provveduto del resto ad inviare alcun atto medico, eccezion fatta
per quello rilasciato dall’oculista e, solo in data 23 agosto 1999, quindi dopo
l’esperimento della perizia, per il  certificato medico della clinica
dermatologica dell’ospedale universitario di __________ del 13 dicembre 1993,
già agli atti dell’AI.

Il
TCA ha quindi potuto venirne a conoscenza unicamente perché essi sono stati trasmessi
dal perito (LXXVI e allegati).

Le
affezioni indicate dall’assicurata al perito e nelle osservazioni 6 agosto 1999
ed elencate nel doc. AA1 prodotto con l'atto 23 agosto 1999 (LXXXV) non
appaiono, quindi, tali da inficiare le conclusioni del perito né sono
sufficientemente suffragate da imporre al TCA di esperire una perizia
complementare atta ad approfondire la questione. In proposito va del resto
osservato che, nell’ambito della procedura AI, era previsto l’allestimento di
una perizia pluridisciplinare a cura del SAM, con cui sarebbe stato esaminato
lo stato di salute dell’assicurata in ogni suo aspetto. Purtroppo l’assicurata,
ripetutamente invitata a presentarsi presso il SAM, non si è mai sottoposta
alla perizia. In simili condizioni non si può pertanto sostenere che non sia
stato fatto tutto il possibile per verificare lo stato di salute
dell’interessata." 

(STCA
del 19 ottobre 1999, 34.1994.44)

 

In sostanza questa Corte, nella citata pronuncia, rimasta incontestata
e di conseguenza cresciuta in giudicato e per questo vincolante, sulla base
della documentazione agli atti ha negato che all’eczema alle mani potesse essere
ascritta una valenza invalidante. 

A ragione. 

In effetti, i dianzi citati certificati all’inserto non potevano
permettere conclusione diversa, nessun medico interpellato essendosi
pronunciato diversamente in merito, nel senso cioè di attribuire alla patologia
delle mani una qualsivoglia valenza invalidante. 

Del resto va detto che l’attrice non solo non ha contestato la
pronuncia del TCA ma nemmeno, in corso di causa, aveva sostenuto il contrario
o, almeno, preteso l’esperimento di accertamenti ulteriori. Del resto l’unico
certificato che si esprimeva, seppur di transenna, sull’eczema alle mani era
quello del dr. __________ del 13 dicembre 1993 (doc. D), redatto quindi ben sei
anni prima della perizia del dr. __________ e della sentenza del TCA in oggetto
(34.1994.44). Questo ad ulteriore dimostrazione del carattere assai blando
della patologia dermatologica lamentata dall’attrice alle mani. 

Ma v’è di più: persino nella domanda di aumento di rendita presentata
alla Cassa il 14 febbraio 2007 AT 1 ammette esplicitamente che l’eczema atopico
alle mani si è manifestato in misura invalidante successivamente alla STCA del
19 ottobre 1999 (cfr. doc. B).    

 

In proposito va ancora osservato che non meritano ulteriore disamina
le allegazioni – invero piuttosto confuse nell’esposizione – dell’assicurata,
la quale ritiene in sostanza che nella STCA in oggetto vi sia un errore di
trascrizione. Di errori in effetti non vi è traccia alcuna, il termine
“specialista” essendo chiaramente riferito al dr. __________, specialista FMH
in dermatologia, allergologia e immunologia clinica, il quale, nel certificato
del 13 dicembre 1993, circoscrive le limitazioni nella capacità lavorativa al
problema del mal di gola e più precisamente alla faringo-laringite cronica e
all’asma bronchiale che insorgono con l’esposizione alle polveri e agli acari
(cfr. doc. D e sopra consid. 2.12; cfr. in proposito anche la pronuncia del TCA
del 10 dicembre 2007, 34.2007.41).

   

                                         Da
quanto precede questo TCA, in sostanziale conferma delle conclusioni di cui
alla pronuncia del 19 ottobre 1999 (STCA 34.1994.44), ritiene provato, con il
grado della verosimiglianza preponderante, valido nelle assicurazioni sociali
(DTF 125 V 195 consid. 2; SVR 1996 KV Nr. 85 p. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 p.
263ss; DTF 121 V 47 consid. 2a e 208 consid. 6b; RAMI 1994 p. 210/211), che
l’inizio di un’eventuale (peraltro non provata) incapacità lavorativa per
motivi legati all’eczema alle mani sia da ricondurre ad un momento quantomeno posteriore
alla pronuncia del giudizio del TCA del 19 ottobre 1999 e, quindi, comunque in
un’epoca in cui, e da tempo, l’assicurata più non era affiliata presso la
convenuta (cfr. sopra consid. 2.3.2).

                                         Di conseguenza si deve
concludere che pur non negando l’esistenza di problematiche dermatologiche alle
mani già manifestatisi nel 1993, è innegabile, sulla
base degli atti, che esse non avevano comunque mai in precedenza, segnatamente
nel periodo in cui l’attrice ancora era assicurata presso la Cassa convenuta, dato
luogo ad un'incapacità lavorativa significativa. Ne discende che in quanto
riconducibile ad una nuova causa (rispetto a quella che ha portato
all’assegnazione della mezza rendita), insorta in epoca successiva all’uscita
dall’istituto di previdenza convenuto, l’addotto aumento del grado di
incapacità lavorativa e, di conseguenza, di invalidità non potrebbe comunque essere
posto a carico della Cassa. 

 

                             2.14.   Né
infine può essere seguita l’attrice laddove essenzialmente sostiene la sussistenza
di un nesso materiale tra le patologie alla base dell’erogazione delle mezza
rendita e l’eczema alle mani, trattandosi a suo dire essenzialmente di due
manifestazioni della medesima malattia, vale a dire il grave stato allergico di
cui essa soffre. 

                                         Ora,
pur non potendo negare che sia alle patologie alle vie respiratorie sia
all’eczema alle mani sia attribuibile (anche) una componente eziologia di
carattere allergico, appare d’altra parte incontrovertibile che si tratti di
due patologie del tutto distinte l’una dall’altra. Prova ne sia anche che
mentre la faringite cronica, la disfonia funzionale e la laringite allergica
sono di competenza dello specialista in otorinolaringoiatria, l’affezione
cutanea in questione sia di stretta competenza della dermatologia. La dermatite
atopica (o neurodermite, neurodermatite atopica, eczema endogeno, eczema
atopico) è infatti un’affezione delle cute, con una componente di predisposizione
genetica, legata quindi alla dermatologia, pur potendo anche essere determinata
anche da fattori immunologici (cfr. Roche Lexikon Medizin, 5a edizione).

Del resto anche il dr. __________, nella già citata perizia del 2
luglio 1999, ha sottolineato come il suo esame si era limitato agli aspetti
legati alla malattia “otorinolaringoiatrica e allergologica”, e non
teneva quindi in considerazione la dermatite da contatto, la patologia a
carico degli occhi, dei piedi, della cervicale e la colite cronica. E questo a
comprova del chiaro rapporto di indipendenza fra le diverse patologie di cui
era sofferente la paziente (doc. LXXXII richiamato dall’inc. 34.1994.44). 

 

                                         Si
ribadisce dunque che il preteso (e comunque, come detto, non dimostrato) aumento
del grado di incapacità lavorativa fatto valere dall’attrice con la petizione
in oggetto sarebbe comunque riconducibile ad una nuova causa rispetto a quella
che ha portato all’assegnazione della mezza rendita.   

 

                             2.15.   Alle
suddette conclusioni non possono mutare le ulteriori censure sollevate, tra le
righe, dall’attrice in sede di petizione. 

 

                                         Innanzitutto,
alla luce di quanto precede e in particolare facendo riferimento alla giurisprudenza
citata al consid. 2.12. in punto alla determinazione del grado d’inabilità
lavorativa di assicurati che soffrono di diverse patologie (sentenza del 4
settembre 2001 nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I 2002 pag. 485
seg. e confermata nella STFA del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03), può
essere respinta senza ulteriore approfondimento l’allegazione attorea per cui
l’aumento del grado di invalidità sarebbe riconducibile anche all’impossibilità
di trovare un lavoro a causa della patologia alle mani in aggiunta a
quelle che già hanno determinato il grado di invalidità del 50%.

 

Nella misura invece in cui l’attrice sembrerebbe sostenere  l’impossibilità
di trovare un posto di lavoro adeguato a causa delle medesime limitazioni che
hanno giustificato l’attribuzione della mezza rendita di invalidità o in cui
pare rimettere in discussione le modalità di calcolo del grado di invalidità
riconosciutole, simili censure risultano inammissibili considerato come nella
pronuncia del 19 ottobre 1999 di questo TCA (che ha stabilito il diritto alla
mezza rendita di invalidità) siano già state esaminate - in misura vincolante -
le necessarie implicazioni professionali e, quindi, il conseguente discapito
economico derivante dall’incapacità lavorativa attestata dai medici. 

   

                                         Manifestamente
irrilevante ai fini della definizione della presente vertenza è infine, anche
il certificato datato 29 luglio 1996 del dr. __________, prodotto dall’attrice unitamente all’istanza di revisione del 21
gennaio 2008 (respinta dal TCA con sentenza di data odierna, inc. 34.2008.4;
cfr. consid. 1.12.), nel quale l’allora medico curante dell’assicurata (poi
deceduto) aveva attestato che l’interessata soffriva di “allergie gravi
in grado di dare sincopi studiate da me” con un grado di invalidità del 100%
(doc. A1 inc. 32.2008.4). In effetti tale attestazione risale ad un epoca
addirittura ampiamente precedente al giudizio del 19 ottobre 1999 (34.1994.44)
e non può quindi manifestamente attestare un peggioramento avvenuto dopo la
resa di tale pronuncia.   

 

                             2.16.   In
simili condizioni anche volendo ammetterne l’esistenza, il peggioramento dello
stato di salute dell'assicurata e il relativo eventuale aumento del grado
d'invalidità non possono comunque essere posti a carico della Cassa convenuta,
nella sua qualità di istituto di previdenza presso cui l'interessata era assicurata
quando è sorta l'inabilità lavorativa che ha condotto al  riconoscimento di una
mezza rendita, in quanto riconducibili ad una nuova causa insorta in un’epoca
successiva all’uscita dall’istituto previdenziale. La Cassa non può dunque essere
condannata a versare all'assicurata una rendita intera di invalidità, ma dovrà
continuare a versare la prestazione dovuta limitatamente al grado del 50%.  

 

                                         Per
tutti i motivi che precedono, la petizione presentata da __________ deve essere
respinta.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   La
petizione é respinta.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti