# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0fdb8f23-ffb5-59d7-97f3-b1153b0199c5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 29.05.2019 80.2017.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2017-17_2019-05-29.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2017.17

  	
  Lugano

  29 maggio 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Cristiana
  Balestra Gamboni, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1  

  rappr.
  dall’  RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  dell’11 gennaio 2017 contro la decisione del 9 dicembre 2016 in materia di imposte
  alla fonte 2009.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                            A.  Per quanto concerne le
imposte alla fonte per il periodo fiscale 2009, il __________ di RI 1 ha
ricevuto, nel mese di giugno 2010, da parte dell’RS 1 l’assegnazione
dell’imposta comunale dell’esercizio 2009. Veniva riconosciuto di spettanza del
__________ di RI 1 l’importo di fr. 762'655.-. In calce alla decisione veniva
indicato che la somma a conguaglio sarebbe stata accreditata (risp. addebitata)
sul conto corrente. Inoltre veniva anche indicato che, giusta l’art. 286 LT i __________
interessati potevano inoltrare reclamo contro il conteggio di ripartizione
entro 30 giorni.

 

 

                            B.  Con scritto 28.3.2012 il __________
di __________ si rivolgeva al __________ di __________, indicando che nel corso
del 2010 l’RS 1 aveva accreditato erroneamente al __________ di __________
l’importo di fr. 722'998.10. L’ammontare in questione era la quota parte
generata dagli insediamenti economici del __________ di RI 1 presenti a __________.
In seguito alla segnalazione effettuata da parte del __________ di __________, l’RS
1 detraeva con il conguaglio 2011 parte dell’accredito ricevuto per errore, e
meglio la somma di fr. 233'029.60. Il __________ di __________ informava anche
di non essere a conoscenza del momento in cui l’RS 1 avrebbe proceduto ad
effettuare le correzioni comunicate. Il saldo accantonato ammontava ancora a
fr. 489'968.50. Ne scaturiva un lungo scambio di corrispondenza tra i due __________,
che vedeva anche coinvolto l’RS 1.

 

 

                            C.  Con scritto 4.11.2014
inviato dall’RS 1 al __________ di __________, l’autorità fiscale cantonale
indicava: 

                                         “Egregi signori, rispondiamo
alla vostra lettera del 24 ottobre 2014 in ordine all’assegnazione in oggetto.
Vi confermiamo che col conteggio dell’esercizio 2013 si è “sanata” la situazione
creatasi negli anni precedenti, accrediti erronei negli anni correnti con
storni degli anni precedenti, col __________ di __________. (...)”. 

 

 

                            D.  Il 12.6.2015 si svolgeva un
incontro – in merito alla situazione venutasi a creare -, presso il __________
di __________, alla presenza dei __________ di RI 1, __________ e dell’RS 1.
Durante la discussione veniva verbalizzato come fosse corretto che l’importo di
fr. 489'968.50, assegnato per errore al __________ di __________ a titolo di
imposte __________, fosse di spettanza del __________ di RI 1. Veniva indicato
che il __________ di __________ avrebbe discusso in merito alla situazione ed
avrebbe anche formulato una proposta in merito al termine della restituzione di
tale importo. 

                                  Non ricevendo una risposta da
parte del __________ di __________, il __________ di RI 1 sollecitava una presa
di posizione con scritti 10.7 e 7.9.2015. 

                                 Il __________ di __________
rispondeva con lettera 24/28.9.2015 che il __________ aveva deciso di
richiedere ulteriori approfondimenti motivo per cui non aveva adottato alcuna
risoluzione in merito ai termini e alle modalità di restituzione dell’importo
in questione. Ne seguiva un altro scambio di corrispondenza tra i due __________.
Il __________ di __________ indicava da una parte, di essersi rivolto ad un
consulente esterno per meglio analizzare la situazione, mentre il __________ di
RI 1 indicava che era stato lo stesso __________ di __________ a segnalare la
problematica con scritto 28.3.2012 e a cifrare l’importo di spettanza del __________
di RI 1 in fr. 489'968.-. 

                                  In particolare con scritto
31.3/1.4.2016 il __________ di __________ si rivolgeva nuovamente al __________
di RI 1, indicando che l’Esecutivo aveva effettuato ulteriori accertamenti ed
era giunto alla conclusione, anche in base alla lettera datata 4.11.2014 dell’RS
1, che la vertenza dovesse ritenersi liquidata.

 

 

                            E.  Con raccomandata 20.5.2016
il __________ di RI 1 si rivolgeva all’RS 1, in merito all’assegnazione per il
periodo fiscale 2009. In particolare, nella lettera si precisava: 

                                  “Dal punto di vista giuridico – formale ricordiamo che
in data 12 luglio 2011 abbiamo inoltrato reclamo contro l’assegnazione
dell’imposta comunale dell’esercizio 2010. Tale assegnazione comprende pure le
correzioni riferite agli anni precedenti, fra cui il 2009, contenute negli
importi all’ultima pagina indicati come “Storno art.113 dimoranti”, “Riporto
confinanti” e “Riporto dimoranti”. Considerato che l’importo netto del 2009 di
fr. 489'968.50 non è contemplato, siamo dell’avviso che esso ci sia ancora
dovuto. (...) Sulla base delle considerazioni esposte e dei documenti allegati,
vi chiediamo di procedere alle operazioni di storno, accreditando a __________
gli importi concernenti le nove ditte, per un importo complessivo di fr.
489'968.50”.

 

 

                             F.  Con scritto 1.12.2016 il __________
di RI 1 chiedeva all’ RS 1 di voler confermare che l’importo di fr. 489'968.-
accreditato al __________ di __________ quale quota parte comunale dell’imposta
__________ 2009 fosse di pertinenza del __________ di RI 1. Veniva inoltre
pretesa conferma in merito allo scritto 4.11.2014 trasmesso al __________ di __________,
volendo attestare che la situazione che si era sanata con il conteggio del 2013
non comprendeva l’importo di fr. 489'968.- relativo al 2009, erroneamente
accreditato al __________ di __________.

 

 

                            G.  Con raccomandata 9.12.2016
indirizzata al __________ di RI 1, l’RS 1 indicava che le decisioni di assegnazione
dell’imposta comunale relative all’esercizio 2009 erano state emesse da parte
dell’RS 1 nel giugno 2010. Contro tali decisioni di riparto d’imposta i __________
possono reclamare, sulla base dell’art. 286 LT, entro 30 giorni
dall’intimazione. Secondo l’art. 288 LT i termini di reclamo sono considerati
rispettati se osservati almeno da un interessato e le decisioni valgono in ogni
caso nei confronti di tutti gli interessati. L’RS 1, richiamandosi ai disposti
di legge, precisava come, anche visto l’art. 192 LT, che sancisce la
perentorietà dei termini di legge, che nei termini previsti né il __________ di
__________ né il __________ di RI 1 avevano interposto reclamo, motivo per cui
la decisione di riparto d’imposta era cresciuta in giudicato. L’RS 1 respingeva
quindi per tardività il reclamo presentato dal __________ di RI 1 e confermava
la decisione di assegnazione dell’imposta comunale dell’esercizio 2009 intimata
nel giugno 2010.                                 

 

 

                            H.  Con tempestivo ricorso
11.1.2017, citando le norme della LPAmm, il patrocinatore del __________ di RI
1 chiama in causa il __________ di __________ e chiede che venga esperito – in
merito alla fattispecie – un esperimento di conciliazione. Il __________ di RI
1 specifica di aver ricevuto il 15.6.2010 il conteggio con riparto ed
assegnazione relativo all’imposta __________ per il 2009. Secondo il conteggio
al __________ di RI 1 spettava l’importo di fr. 762'655.-. Siccome i conteggi
relativi all’imposta __________ risultano in prima battuta imprecisi e soggetti
a rettifiche, nel corso dei mesi successivi all’inoltro della decisione con il
relativo conteggio, l’RS 1 procedeva ad effettuare una serie di operazioni di
storno tra diversi __________, motivate come “errori di riparto” giusta l’art.
277 cpv. 3 LT. In particolare il 26.7.2010 l’RS 1 procedeva allo storno dal __________
di __________ e relativo accredito al __________ di RI 1 di un importo di fr.
442'333.85 con la motivazione “errore di riparto”, riguardante l’imposta
derivante dai dipendenti della __________. Secondo il __________ di RI 1 il
documento che assegna l’imposta comunale di anno in anno, si limita a descrivere
l’importo totale spettante al __________ interessato (al netto di acconti
versati e di precedenti storni) e a fornire una lista dei datori di lavoro che
hanno conteggiato imposte __________. Tale documento non permetterebbe al __________
interessato di procedere ad una verifica in merito alla correttezza del riparto
con cognizione di causa e sulla base di criteri “oggettivi – matematici”.
L’unico modo di procedere è quello di inoltrare un reclamo cautelativo-sistematico
nel termine di 30 giorni giusta l’art. 286 LT. Il __________ di RI 1 non ha
impugnato il riparto/assegnazione dell’imposta comunale dell’esercizio 2009 nel
termine di 30 giorni dalla notifica della decisione, poiché i servizi
finanziari del __________ non erano a quel momento in condizione di poter
verificare la correttezza dei conteggi riportati da ogni datore di lavoro situato
sul territorio comunale. Il __________ di RI 1 si aspettava, nel principio del
rispetto della buona fede, che il Cantone verificasse ogni posizione ed errore
di riparto. Il Cantone avrebbe quindi omesso di procedere, per l’esercizio 2009
ad ulteriori storni in favore del __________ di RI 1, per ulteriori fr.
489'968.50. Il __________ ha potuto prendere conoscenza unicamente successivamente
di tali omissioni, motivo per cui non ha potuto interporre reclamo nel termine
di 30 giorni. Unicamente con lo scritto 28.3.2012 inviato da parte del __________
di __________, il __________ di RI 1 si avvedeva dell’importante errore occorso
per il 2009 e la mancanza, nelle casse comunali dell’importo di fr. 489'968.50.
Il ricorrente spiega poi il copioso scambio di corrispondenza intercorso con il
__________ di __________. Se quest’ultimo __________ in un primo momento si era
dimostrato collaborativo nel voler rifondere l’importo indicato (anche durante
un colloquio avvenuto tra le parti), successivamente ha indicato che la
situazione era già stata regolata in un periodo fiscale successivo, motivo per
cui la situazione era da considerarsi liquidata.

                                  Il __________ di RI 1, che con
scritto 20.5.2016 ha formalmente richiesto all’RS 1 lo storno in suo favore di
fr. 489’968.50, ritiene di aver chiesto in via principale per atti concludenti
all’RS 1 di considerare tempestiva tale richiesta alla luce dei reclami
inoltrati per tutti i periodi contabili successivi al 2009. Il __________ di RI
1 ha chiesto di considerare che l’importo oggetto dell’errore di assegnazione
venisse stornato, siccome non contemplato nei periodi contabili successivi
attraverso un’operazione di storno (successiva). In via subordinata il __________
di RI 1 chiede di giudicare nulle le decisioni di assegnazione per l’imposta
2009 dell’RS 1 riguardante i __________ di RI 1 e di __________.

 

 

                              I.  Con osservazioni
14/15.2.2017 il __________ di __________ contesta gli argomenti sollevati dal __________
di RI 1 nel proprio ricorso. Ribadisce la correttezza della decisione dell’RS 1,
il quale ha rilevato l’intempestività del reclamo interposto da parte del __________
di RI 1 al riparto intercomunale per il 2009 delle imposte __________. Ritiene
inoltre che, una volta intimato il conteggio da parte dell’RS 1, sia piuttosto
semplice per un __________ controllare l’esattezza dello stesso, riferendosi
alla lista dei datori di lavoro allegata. Il __________ di __________ precisa
poi che con scritto 4.11.2014 l’RS 1 ha confermato che con il conteggio del
2013 risultava definitivamente sanata la situazione creatasi negli anni
precedenti, dunque anche quella riguardante i conteggi relativi all’imposta __________
per il 2009. Quanto richiesto dal __________ ricorrente risulta, oltre che intempestivo
anche privo d’oggetto. Il __________ di __________ postula quindi di respingere
il ricorso presentato dal __________ di RI 1.

                             L.  Con osservazioni 2/3.3.2017
la Divisione delle contribuzioni chiede che il ricorso sia respinto ritenendo
che il reclamo presentato da parte del __________ di RI 1 era intempestivo.
Sottolinea inoltre come non sia possibile, trascorso il termine di reclamo, che
il Cantone proceda motu proprio ad uno storno. Viene inoltre indicato
come non sia neppure possibile considerare nulla la decisione di riparto: la
nullità, ossia l’inefficacia assoluta, irrimediabile e rilevabile ogni tempo di
una decisione costituisce un caso eccezionale. Neppure può entrare in linea di
conto la revisione.

 

 

                            M.  All’udienza del 18 dicembre
2017, il __________ ricorrente ha ribadito che a suo avviso l’autorità
cantonale ha commesso un errore manifesto, non intervenendo sulle indicazioni
errate fornite da alcuni datori di lavoro sui conteggi inoltrati all’RS 1.
Nonostante la tardività del reclamo, la decisione dovrebbe essere ritenuta
nulla, a causa del risultato scioccante.

                                  Secondo l’autorità resistente,
invece la decisione non potrebbe essere modificata, essendo passata in
giudicato. La nullità sarebbe esclusa per il fatto che l’errore non sarebbe
stato commesso dall’Ufficio bensì dai datori di lavoro che hanno compilato i
conteggi. Un rimborso sarebbe possibile solo con il consenso del __________ di __________.

 

 

                            N.  Con scritto del 19 dicembre
2018, il __________ ricorrente ha contestato una dichiarazione, rilasciata al
quotidiano La Regione dal sindaco di __________, secondo cui il suo __________
nel 2010 avrebbe ricevuto una quota di imposte __________ inferiore rispetto a
quella che gli spettava, poiché l’__________ avrebbe compensato l’importo in
precedenza versato in eccesso.

                                  Il 12 gennaio 2018, l’RS 1 ha
precisato che “l’importo contestato attribuito al __________ di __________ in
occasione della decisione di riparto relativa all’anno 2009 non è mai stato
stornato, ritenuto che entro i termini di legge la mancata attribuzione
rispettivamente l’errata attribuzione da parte dei datori di lavoro interessati
non sono state contestate dal __________ di RI 1 e sono pertanto cresciute in
giudicato”.

                                  La Divisione delle contribuzioni,
con lettera del 12 settembre 2018, ha confermato quanto sostenuto dall’ RS 1,
spiegando che l’accredito erroneo per il 2009 ammontava a fr. 1'684'257.95 e
che si era proceduto allo “storno interno” di fr. 746'895.45, per il fatto che
l’errore era stato rilevato dallo stesso Ufficio prima che la decisione di
ripartizione fra i __________ passasse in giudicato. Le altre 27 registrazioni
erronee non erano per contro state stornate, perché l’errore era stato scoperto
solo dopo che la decisione era passata in giudicato. L’importo complessivo,
attribuito per errore al __________ di __________, ammontava a fr. 489'968.50.
Al netto della compensazione finanziaria spettante all’__________, l’importo si
riduceva tuttavia a fr. 361'128.50.

                                  Il RI 1 ha preso posizione, con
scritto del 17.10.2018, chiedendo di ordinare una perizia “per determinare
l’importo esatto versato erroneamente” e, in via subordinata, di modificare il petitum
del ricorso nel senso di quantificare il fr. 361'128.50 l’importo da stornare a
suo favore. 

                                  Da parte sua, il __________ di __________
si è opposto alla richiesta di commissionare una perizia come pure all’istanza
di restituzione dei termini per interporre reclamo. 

 

 

Diritto

 

 

                             1.  1.1.

                                  La Camera di diritto tributario,
autorità di ricorso in materia fiscale contro le decisioni degli Uffici di
tassazione, è competente a pronunciarsi nel merito dei ricorsi a condizione che
il gravame sia ricevibile in ordine. Essa deve pertanto esaminare
preliminarmente se il ricorso è ricevibile, ovvero tempestivo, sufficientemente
motivato, spedito nei termini di legge e presentato da una persona legittimata,
ma anche se una eventuale decisione dell’Ufficio di tassazione, che abbia dichiarato
irricevibile il reclamo del contribuente, sia fondata. Se l’irricevibilità del
reclamo è stata pronunciata a torto, gli atti verranno retrocessi all’autorità
di tassazione per la decisione di merito, mentre, in caso contrario, la Camera
confermerà la decisione di irricevibilità.

 

                                  1.2.

                                  Va premesso che l’autorità
resistente ammette che la decisione notificata ai comuni interessati, in merito
al riparto dell’imposta __________ del periodo fiscale 2009, sia viziata da un
errore nell’attribuzione del gettito d’imposta proveniente da datori di lavoro
con sede a __________, sul territorio del __________ di RI 1. Con la sua più
recente presa di posizione, l’autorità cantonale ha commisurato in fr.
361'128.50 l’ammontare delle imposte erroneamente versate al __________ di __________.
Visto l’esito del ricorso, non si giustifica la designazione di un perito, con
il compito di determinare l’importo esatto versato erroneamente, come richiesto
dall’insorgente nello scritto del 17.10.2018.

 

                                  1.3.

                                  Con la decisione impugnata,
l’autorità fiscale ha dichiarato irricevibile il reclamo interposto dal RI 1,
giudicato intempestivo. A questa Camera non resta quindi che verificare
quest’ultimo aspetto procedurale, senza la possibilità di entrare nel merito
della decisione di riparto dell’imposta alla fonte.

 

 

                             2.  2.1.

                                  Nella fattispecie, come visto, la
decisione impugnata ha dichiarato irricevibile lo scritto del 20 maggio 2016,
con il quale il ricorrente chiedeva all’RS 1 di voler procedere alle operazioni
di storno, accreditando al __________ di RI 1 un importo complessivo di fr.
489'968.50, considerandolo quale reclamo tardivo.

 

                                  2.2.

                                  Secondo l’art. 286 cpv. 1 LT,
contro il riparto intercomunale, il contribuente e i comuni interessati possono
inoltrare reclamo all’autorità di tassazione in tante copie quanti sono gli
interessati, più una, entro trenta giorni dalla notifica. In tal caso, per
l’art. 286 cpv. 2 LT, l’autorità di tassazione trasmette un esemplare del
reclamo a ogni interessato, con la fissazione di un termine di 30 giorni per le
osservazioni. L’art. 288 LT indica che i termini di reclamo e di ricorso sono
considerati rispettati se osservati da un interessato; le decisioni valgono in
ogni caso nei confronti di tutti gli interessati.

                                  Il termine di 30 giorni decorre
dal giorno successivo alla notificazione ed è reputato osservato se
l’opposizione perviene all’autorità di tassazione o è consegnata a un ufficio
postale svizzero ovvero a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera
all’estero il giorno della scadenza (art. 192 cpv. 4 LT).

                                  A tale proposito, l’art. 192 cpv.
5 LT precisa che il termine di trenta giorni, stabilito dalla legge, è
perentorio, essendo prevista una deroga solo quando esiste un motivo di
restituzione in intero del termine, vale a dire quando è provato che
l’inosservanza del termine è da attribuire a servizio militare o a servizio
civile, a malattia, ad assenza dal cantone o ad altri gravi motivi riguardanti
il contribuente o il suo rappresentante.

                                  In linea di principio, si può
entrare nel merito di un ricorso tardivo solo se il contribuente è stato
impedito di presentarlo in tempo utile per un motivo che non era prevedibile
(ASA 61 p. 523), mentre una colpa da parte del richiedente o del suo rappresentante
esclude la restituzione del termine (ASA 60 p. 630 = RF 1992 p. 220; inoltre
DTF 106 II 173). La semplice ignoranza di norme giuridiche (in particolare di
carattere procedurale) come pure un errore sulla loro portata non giustifica
una restituzione dei termini, a meno che l’errore sia stato causato da un’informazione
dell’autorità (cfr. la sentenza del TF dell’11 maggio 2006 n. 2A.175/2006
consid. 2.2.2 e dottrina citata).

 

                                  2.3.

                                  2.3.1.

                                  Come esposto in narrativa, lo
scritto del 20 maggio 2016, con cui l’insorgente chiedeva di voler procedere
alle operazioni di storno, accreditandogli un importo complessivo di fr.
489'968.50, non è il primo indirizzato all’autorità. Dalla documentazione
prodotta risulta infatti uno scambio di posta elettronica avvenuto tra il __________
di RI 1 e l’RS 1 già nei giorni immediatamente successivi alla ricezione della
decisione di riparto, e meglio nel periodo compreso tra il 6 luglio 2010 ed il
2 agosto 2010. 

                                  Tale scambio di posta elettronica
non può tuttavia essere considerato un valido reclamo. Non soltanto perché
dette e-mail, pur concernendo il calcolo di riparto 2009, non si riferiscono
direttamente alla somma di cui si è in seguito chiesto il ristorno, ma anche
perché non adempiono alle ulteriori condizioni formali cui è sottoposto ogni
gravame, pena la sua irricevibilità. Gli atti di reclamo e di ricorso devono
essere spediti in forma cartacea nei termini di legge e portare la firma
originale del contribuente o del suo rappresentante. Un messaggio di posta
elettronica non adempie il requisito legale della forma scritta (cfr. p. es. la
sentenza del TF 2C_128/2011 del 10.06.2011 consid. 2.4 e giurisprudenza
citata). 

 

                                  2.3.2.

                                  Allo stesso modo, neppure i
reclami cautelativi sistematicamente inoltrati dal __________ di RI 1 a contare
dall’assegnazione dell’imposta comunale dell’esercizio 2010, possono essere considerati
quale reclamo tempestivo per l’anno 2009 in considerazione del fatto che i
medesimi sono stati inviati ben oltre il termine di 30 giorni dalla notifica
del riparto per il periodo fiscale 2009 e concernono solo i riparti per gli
anni a seguire.

                                  È del resto l’insorgente medesimo
ad ammettere in sede ricorsuale che “Il __________ di RI 1 non ha impugnato il
riparto/assegnazione dell’imposta comunale dell’esercizio 2009 nel termine di
30 giorni dalla notifica della decisione (notifica avvenuta come detto in data
15 giugno 2010)”.

                                  Essendo il conteggio
dell’esercizio 2009 stato emesso il 15 giugno 2010, il reclamo del 20 maggio
2016 non può pertanto venir considerato tempestivo.

 

                                  2.4.

                                  2.4.1.

                                  Cionondimeno, come si è visto, in
linea di principio l’autorità può comunque entrare nel merito di un ricorso
tardivo se il contribuente dimostra di essere stato impedito di presentarlo in
tempo utile per un motivo che non era prevedibile (ASA 61 p. 523). 

                                  Come previsto dall’art. 192 cpv.
5 LT, ciò è il caso solo qualora l’insorgente provi che l’inosservanza dei
termini è da attribuire a servizio militare o a servizio civile, a malattia, ad
assenza dal Cantone o ad altri motivi gravi riguardanti il contribuente o il
suo rappresentante. L’impossibilità di agire nei termini prescritti dalle norme
di legge non deve quindi essere provocata da colpa o da negligenza nei
controlli da parte del richiedente o del suo rappresentante legale (DTF 1P.123/
2005 del 14 giugno 2005, consid. 1.3. con rimandi).

 

                                  2.4.2.

                                  Nella fattispecie l’insorgente ha
in più occasioni, e ancora in sede ricorsuale, ribadito di non aver potuto
rispettare il termine imperativo di 30 giorni impartito dall’art. 286 cpv. 1 LT
in quanto i servizi finanziari del __________ “non erano a quel momento in condizione
di poter verificare la correttezza dei conteggi riportati da ogni datore di
lavoro situato sul territorio comunale”. Il __________, con proprio scritto del
6 giugno 2011 trasmesso RS 1, sosteneva altresì che i propri servizi finanziari
“procedono, una volta ricevuta la comunicazione circa l’assegnazione
dell’imposta, a delle verifiche che si limitano forzatamente a dei controlli di
plausibilità, in particolare verificando eventuali importanti variazioni
dell’imposta assegnata per le singole ditte rispetto all’anno precedente”.

                                  Il fatto che i servizi finanziari
del __________ insorgente si siano limitati a controlli definiti “di
plausibilità”, rinunciando per contro ad una verifica più accurata, procedendo
in particolar modo a un confronto fra le società elencate nella decisione
dell’Ufficio delle imposte alla fonte e quelle con sede sul suo territorio,
rappresenta un’opzione, i cui effetti non possono essere rimproverati
all’autorità cantonale resistente.

                                  L’asserita lacuna nei controlli
effettuati da parte del __________ di RI 1 non può quindi delineare un valido
motivo affinché l’autorità competente entri nel merito di un reclamo che, per
ammissione della medesima insorgente, non è stato inoltrato nei termini di
legge bensì con quasi sei anni di ritardo.

 

 

 

 

                                  2.5.

                                  Ne consegue che dall’esame
dell’insieme delle circostanze, si può ritenere che la decisione impugnata, con
la quale l’RS 1 ha dichiarato irricevibile il reclamo interposto tramite
lettera raccomandata il 20 maggio 2016, sia legittima.

 

 

                             3.  3.1.

                                  La ricorrente postula, in via
subordinata, che sia accertata la nullità della decisione di attribuzione della
quota parte dell’imposta alla fonte 2009 al __________ di RI 1, dell’analoga
decisione concernente il __________ di __________, nonché della decisione su
reclamo del 9 dicembre 2016. A suo avviso, si dovrebbe constatare la nullità
delle decisioni dell’RS 1, a causa di una “violazione crassa e scioccante del
diritto materiale”.

 

                                  3.2.

                                  Generalmente, gli atti
amministrativi non sono nulli ma solo annullabili, con la conseguenza che, se
non sono stati impugnati, producono effetti giuridici. La nullità, cioè
l’assenza totale di effetti di una decisione adottata, è ammessa solo se:

·      
il vizio che la inficia è particolarmente grave,

·      
il vizio è manifesto o perlomeno facile da scoprire e

·      
inoltre, la constatazione della nullità non mette seriamente in
pericolo la certezza del diritto.

                                  Lacune nel contenuto di una
decisione comportano la sua nullità solo raramente, se si tratta di una lacuna
particolarmente grave. Le cause di nullità concernono essenzialmente il difetto
di competenza funzionale o materiale di un’autorità o l’esistenza di gravi
errori di procedura (p. es. il fatto che la persona implicata non abbia potuto
partecipare alla procedura). In tal caso, se una decisione è nulla, ogni
autorità che si occupa del caso deve constatarlo in ogni momento e d’ufficio
(cfr. p. es. DTF 138 II 501 consid. 3.1; 137 I 273 consid. 3.1; 137 III 217
consid. 2.4.3; 136 II 489 consid. 3.3; 133 II 366 consid. 3.1 e 3.2; 132 II 342
consid. 2.1; Locher, Kommentar zum
Bundesgesetz über die direkte Bundessteuer, vol. III, Basilea 2015, p. 757 ss.,
n. 32 ss.; Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,
Schweizerisches Steuerverfahrensrecht, Direkte Steuern, 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra
2018, p. 409, n. 6). 

 

                                  3.3.

                                  Il conteggio di ripartizione del
15 giugno 2010, notificato ai comuni interessati dall’autorità fiscale e
intitolato “__________ sui salari dei lavoratori non domiciliati. Assegnazione
dell’imposta comunale dell’esercizio 2009” – divenuto ormai
definitivo poiché non impugnato tempestivamente – non può essere
considerato nullo. L’RS 1 è l’autorità competente e non sono ravvisabili errori
procedurali grossolani, come l’impossibilità del __________ di RI 1 di
partecipare alla procedura oppure la scorretta notificazione della decisione. Come
già accennato, il Tribunale federale è poco propenso a dichiarare nulla una
decisione quando questa presenta dei gravi difetti nel contenuto: di principio,
le decisioni che soffrono di un difetto materiale ma che possono o avrebbero
potuto essere impugnate per il tramite della procedura ordinaria non sono mai
nulle (cfr. Locher, op. cit., p.
758 s., n. 34 s.).

                                  È d’altronde innegabile che il
riconoscimento della nullità della decisione in questione sarebbe difficilmente
compatibile con il principio della certezza del diritto. L’importo litigioso, a
torto attribuito ormai parecchi anni fa al __________ di __________, non è più
nella disponibilità dell’autorità resistente, che pertanto ben difficilmente
sarebbe in grado di indennizzare il __________ insorgente.

 

                                  3.4.

                                  Ne consegue che si deve escludere
che la decisione dell’autorità fiscale sia considerata nulla a causa
dell’errore commesso da quest’ultima nella ripartizione del gettito
dell’imposta alla fonte del periodo fiscale 2009.

 

 

                             4.  4.1.

                                  Ci si può ancora domandare se sia
possibile modificare la decisione passata in giudicato, mediante un altro
istituto giuridico previsto dal diritto in vigore. Possono entrare in
considerazione, in questo contesto, la revoca, la riconsiderazione e la
revisione. 

 

                                  4.2.

                                  In primo luogo, l’autorità può
ritornare su una propria decisione, che non sia nulla e che non sia (ancora)
stata impugnata, fintantoché decorre il termine per contestarla, senza che
debbano essere adempiute le condizioni restrittive richieste dopo che la
decisione sia formalmente passata in giudicato, cioè quelle per la
riconsiderazione o per la revisione. Se l’autorità si avvale del diritto di
revoca e adotta una nuova decisione, la decisione precedente viene sostituita
dalla seconda decisione, allo stesso modo in cui una decisione su reclamo
sostituisce quella contro cui è stato interposto reclamo. Lo stesso vale per la
decisione su reclamo, la quale che a sua volta può essere revocata dall’autorità
di tassazione durante il termine di ricorso (cfr. sentenza del TF 2C_596/2012
del 19 marzo 2013, in: RF 68/2013 p. 474, consid. 2.2 e dottrina e
giurisprudenza citate).

                                  Nella fattispecie, la revoca
della decisione avrebbe dovuto intervenire, su iniziativa dell’autorità
fiscale, prima che scadesse il termine di reclamo. Dagli atti risulta che ciò è
effettivamente avvenuto nelle settimane successive all’intimazione della
decisione di riparto del 15 giugno 2010, modificando la ripartizione del
gettito d’imposta proprio a favore del __________ ricorrente. Decorso tuttavia
il termine di reclamo, a partire dalla notificazione dell’ultima decisione sostitutiva,
una revoca non poteva più essere ammessa.

 

                                  4.3.

                                  4.3.1.

                                  Se una decisione è passata in
giudicato, una modifica è ancora possibile solo mediante revisione o
riconsiderazione. 

 

                                  4.3.2.

                                  Il diritto amministrativo prevede
due condizioni per poter procedere ad una riconsiderazione. 

                                  La prima concerne la successiva
imperfezione della decisione, causata dalle circostanze di fatto o di diritto
nel frattempo modificatesi. Per questa ragione, può entrare in considerazione
solo con riferimento a decisioni che esplicano i loro effetti sul lungo
periodo, ossia riferite a una fattispecie mutevole nel tempo e le cui
conseguenze giuridiche hanno effetti anche nel futuro. Ciò che non è il caso
per le decisioni in ambito fiscale (cfr. Wiederkehr/Richli,
Praxis des allgemeinen Verwaltungsrechts – Band I, Eine systematische
Analyse der Rechtssprechung, Berna 2012, p. 904 s., n. 2650 s.). Infatti, le
decisioni di tassazione cresciute in giudicato esplicano i loro effetti
unicamente per il periodo fiscale cui si riferiscono (cfr. Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker, op.
cit., p. 408, n. 4).

                                  Nella fattispecie, la prima
condizione non è sicuramente soddisfatta, trattandosi di una decisione con
effetti istantanei. 

 

                                  4.3.3.

                                  La seconda condizione,
applicabile sia alle decisioni con effetti istantanei sia a quelle con effetti
durevoli, concerne invece un vizio che inficia la decisione fin dalla sua
adozione e che può dipendere da un errato accertamento dei fatti o da un’errata
applicazione del diritto (cfr. Wiederkehr/Richli,
op. cit., p. 904 ss., n. 2649 ss.). 

                                  Se viene censurato un
accertamento dei fatti errato fin dall’inizio, allora una riconsiderazione
potrebbe essere domandata invocando fatti rilevanti o mezzi di prova, che nella
procedura precedente non erano noti, oppure che l’istante non aveva potuto far
valere neppure usando la diligenza che si poteva ragionevolmente pretendere. Se
il diritto processuale applicabile non prevede questi motivi di
riconsiderazione o non li considera in misura adeguata, allora il diritto alla
riconsiderazione scaturisce direttamente dalla Costituzione federale (art. 29
cpv. 1 Cost.). A questo riguardo, non vi sono differenze apprezzabili fra
un’istanza di revisione e una di riconsiderazione (Wiederkehr/Richli, op. cit., p. 918., n. 2676). 

                                  Ora, sia le leggi federali (art.
147 ss. LIFD; art. 51 LAID) sia quella cantonale (art. 232 ss. LT) che
disciplinano le imposte dirette riconoscono il diritto alla revisione di una
decisione passata in giudicato. Come ha affermato il Tribunale federale, la
legislazione fiscale in vigore non prevede pertanto la riconsiderazione quale
rimedio giuridico atto a correggere delle decisioni di tassazione ormai
cresciute in giudicato. Il diritto fiscale armonizzato ‑ che
corrisponde al diritto dell’imposta federale diretta ‑ conosce
un numero chiuso (numerus clausus) di rimedi giuridici che permettono di
ritornare su decisioni o sentenze cresciute in giudicato. Si tratta della
revisione (a vantaggio del contribuente; art. 147 ss. LIFD), della rettificazione
degli errori di calcolo e di scrittura (art. 150 LIFD) e del ricupero d’imposta
(a svantaggio del contribuente; art. 151 ss. LIFD). Ogni altro motivo di
annullamento o modificazione è escluso. Non resta in tal modo alcuno spazio per
la riconsiderazione, che si riscontra negli altri settori del diritto
amministrativo (cfr. Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker,
op. cit., p. 411, n. 7). 

                                  Poiché il diritto applicabile
prevede l’istituto della revisione, non occorre valutare i presupposti per
un’eventuale riconsiderazione. 

 

                                  4.3.4.

                                  Sono tre i motivi di revisione, a
vantaggio del contribuente, di una decisione o sentenza cresciuta in giudicato,
previsti sia dal diritto federale sia da quello cantonale: 

a)    la scoperta
di fatti rilevanti o mezzi di prova decisivi; 

b)    la mancata
considerazione, da parte dell’autorità giudicante, di fatti rilevanti o di
mezzi di prova decisivi, che conosceva o doveva conoscere, oppure un’altra
violazione di principi essenziali della procedura; 

c)    il fatto che
un crimine o un delitto abbia influito sulla decisione o sulla sentenza. 

                                  (art. 232 cpv. 1 LT; art. 147
cpv. 1 LIFD). 

                                  La revisione è tuttavia esclusa
se l’istante, ove avesse usato la diligenza che da lui poteva essere
ragionevolmente pretesa, avrebbe potuto far valere già nel corso della
procedura ordinaria il motivo di revisione invocato (art. 232 cpv. 2 LT; art.
147 cpv. 2 LIFD). L’istituto della revisione non è dato, cioè, per addurre
fatti che si sarebbero potuti invocare già nella procedura di reclamo o di
ricorso. Decidere altrimenti, e ammettere automaticamente la revisione in caso
di violazione di norme essenziali di procedura, significherebbe abolire ogni
distinzione tra mezzi d’impugnazione ordinari e il rimedio straordinario della
revisione, che non può supplire a un’omissione imputabile allo stesso
contribuente, che ha diritto di avvalersi dei rimedi ordinari (cfr. p. es. la
sentenza del TF 2C_47/2016, 2C_48/2016 del 22 agosto 2016 consid. 3.2 con
riferimenti; inoltre: Locher,
Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 30 ad art. 147 LIFD, p. 773 s.; Looser, in: Zweifel/Beusch [a cura di],
Kommentar zum DBG, 3a edizione, Basilea 2017, n. 24 ad art. 147
LIFD, p. 2474 ss.; Casanova/Dubey,
in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral
direct, 2a ediz., Basilea 2017, n. 15 ad art. 147 LIFD, p. 1802 s.). 

 

                                  4.3.5.

                                  Tornando al caso in esame, l’ente
pubblico ricorrente rimprovera all’RS 1 di aver commesso un errore grave, per
aver attribuito al __________ di __________ il gettito d’imposta di alcune
imprese, la cui sede era stata indicata nei conteggi inoltrati da queste ultime
come situata a __________. L’autorità fiscale avrebbe dovuto, a suo avviso,
avvedersi del fatto che queste imprese sorgevano sul territorio del __________
di RI 1 e non di __________. 

                                  Anche ammettendo che l’errore sia
stato commesso dall’autorità fiscale, che peraltro si era fondata sulle
indicazioni perlomeno imprecise che le erano state fornite dai debitori
dell’imposta, è innegabile che il __________ di RI 1 avrebbe potuto prenderne
atto entro il termine di reclamo, che gli era stato attribuito al momento della
notificazione della decisione di riparto. Le rettifiche, intraprese dalla
stessa autorità fiscale nelle settimane successive, proprio in seguito alla
constatazione di errori nella ripartizione con il __________ di __________,
avrebbero dovuto indurre l’insorgente ad una particolare diligenza nella
verifica delle indicazioni risultanti dalla decisione. 

                                  Il __________ di RI 1 avrebbe
dunque potuto far valere i fatti, addotti con il reclamo tardivo, già
interponendo un reclamo. La revisione è conseguentemente esclusa.

 

                                  4.3.6.

                                  Nella misura in cui il __________
ricorrente sottolinea la particolare gravità del vizio della decisione
contestata e il risultato scioccante e iniquo che comporta, va ricordato che il
Tribunale federale esclude che si possa derogare ai principi che disciplinano
la revisione, se il risultato della loro applicazione è scioccante e urta il
senso di giustizia. Ciò derogherebbe infatti alla regola del numerus clausus
dei motivi legali che permettono di procedere alla revisione di una decisione
cresciuta in giudicato (sentenza 2C_51/2017 del 22.5.2017 consid. 4.5 e
giurisprudenza citata).

 

                                  4.4.

                                  Per i motivi poc’anzi esposti, il
reclamo presentato dal __________ di RI 1 il 20 maggio 2016 è da considerarsi
tardivo e non vi è ragione per dichiarare nullo il conteggio di ripartizione
emesso dell’RS 1, nonostante il vizio materiale che lo inficia. Nella
fattispecie, anche l’istituto della revisione non può essere invocato poiché
non è dato per addurre fatti che si sarebbero potuti far valere già nel corso
della procedura ordinaria. 

 

 

                             5.  Il ricorso è pertanto
integralmente respinto.

                                  Tassa di giustizia e spese
processuali sono poste a carico del ricorrente, soccombente.

 

 

Per questi motivi,

visto per le spese l’art. 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Le spese processuali consistenti:

                                  a. nella tassa di giustizia di                           fr.
 2’000.–

                                  b. nelle spese di cancelleria di
complessivi     fr.   100.–

                                  per un totale di                                             fr. 2’100.–

                                  sono a carico de         Copia
per conoscenza:

                                  - municipio di .

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                La segretaria: