# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73cea596-6ecd-5848-ae32-0ee6dcf9f677
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 16.01.2018 S 2017 63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2017-63_2018-01-16.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 17 63

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Audétat 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 16 gennaio 2018

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

rappresentata dalla Consulenza giuridica andicap, c.p. 834,

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni,

convenuto

concernente rendita AI

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1. A._____ ha avuto un'infanzia difficile, con un padre violento ed una madre 

alcolista. Già giovanissima era confrontata con droghe e alcool anche se 

riusciva a terminare la scuola dell'obbligo. L'apprendistato di muratore 

iniziato subito dopo doveva però essere interrotto per un morbo di 

Scheuermann. Nel 1978 riusciva a portare a termine una breve 

formazione di segretariato presso la B._____. In seguito A._____ 

svolgeva diversi lavori saltuari e dal 1983 si stabiliva in Ticino. Dalla sua 

relazione con T._____ nascevano tre figli. Nel 1996 la situazione di 

alcolemia dell'assicurata si aggrava al punto che rischiava di perdere 

l'affidamento dei figli. Grazie ad una adeguata presa a carico psicologica, 

A._____ riusciva a rimanere astemia fino al 2013 e dal 1993 al 2006 

trovava un lavoro stabile. In seguito l'assicurata rimaneva per determinati 

periodi disoccupata, era occupata solo saltuariamente o restava senza 

attività lucrativa. Dal 1. maggio 2012 al 12 luglio 2013 era dichiarata 

completamente inabile al lavoro e dal 13 luglio 2013 veniva accertato un 

grado di abilità del 60 %. In questo periodo tornava l'alcolemia e veniva 

ristabilita la presa a carico psicologica. Dal 1. giugno 2015, veniva 

certificata una inabilità dell'80 %. 

2. Nel settembre 2015, A._____ si trasferiva a X._____ e il 27 aprile 2016, 

faceva domanda in vista dell'ottenimento di prestazioni da parte 

dell'assicurazione per l'invalidità (AI). Dopo aver richiamata la 

documentazione medica ed aver effettuata una indagine a domicilio, nel 

parere preventivo del 12 dicembre 2016 l'Istituto delle assicurazioni sociali 

del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (qui di seguito semplicemente ufficio 

AI) ventilava il rifiuto di prestazioni a titolo di invalidità, essendo il grado 

dell'impedimento complessivo - tenuto conto di una percentuale di attività 

lucrativa del 20 % e di una percentuale dell' 80 % in ambito domestico - 

unicamente del 2.6 %. Nel successivo provvedimento del 16 aprile 2016, 

le osservazioni dell'assicurata venivano in parte prese in considerazione e 

la percentuale a favore di un'attività lucrativa aumentata dal 20 % al 30 %. 

Anche considerata tale ripartizione dei compiti, il grado d'invalidità restava 

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del 9.4 % per cui alla petente veniva rifiutata qualsiasi prestazione sotto 

forma di rendita. 

3. Nel tempestivo ricorso dell'8 maggio 2017, A._____ chiedeva al Tribunale 

amministrativo – in regime di patrocinio gratuito - di voler accogliere il 

ricorso e di riconoscerle il diritto ad una rendita intera d'invalidità. Per 

l'assicurata, non avendo potuto acquisire conoscenze professionali 

sufficienti a causa di un pregresso grave disturbo borderline di 

personalità, il reddito da valida andrebbe stabilito giusta i valori medi dei 

rilevamenti salariali. Inoltre la ripartizione tra attività lavorativa e 

domestica sarebbe del tutto arbitraria in quanto l'assicurata intenderebbe 

lavorare in ragione del 100 %, onde procacciarsi il necessario per poter 

vivere senza alcun aiuto sociale. 

4. Nella risposta di causa dell'8 giugno 2017 l'ufficio AI concludeva alla 

reiezione del ricorso. Non vi sarebbero elementi sufficienti per 

considerare che la patologia psichica possa aver influito sulla formazione 

dell'assicurata e la percentuale riservata all'esercizio di una attività 

lavorativa corrisponderebbe al grado di occupazione effettivamente 

esercitato dall'interessata. 

5. Nell'ambito dell'ulteriore scambio di scritti processuali, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla definizione del grado d'invalidità ed in 

particolare sulla determinazione del reddito conseguibile dall'istante da 

valida e del metodo applicabile (ordinario o misto) per stabilire il grado di 

invalidità.  

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2. a) L'istante chiede, per la definizione del salario da valida, l'applicazione 

dell'art. 26 cpv. 1 dell'ordinanza sull'assicurazione per l'invalidità (OAI; RS 

831.201). Il disposto prevede che se l'assicurata non ha potuto, a cagione 

dell'invalidità, acquisire sufficienti conoscenze professionali, il reddito 

lavorativo che potrebbe ottenere se non fosse invalida corrisponde al 

tasso percentuale, graduato secondo l'età, del valore medio attualizzato 

ogni anno secondo il rilevamento dell'Ufficio federale di statistica sulla 

struttura dei salari. La norma si riferisce a invalidi alla nascita oppure 

invalidi precoci che non hanno potuto, a causa del danno alla salute, 

acquisire delle conoscenze professionali sufficienti (sentenze del 

Tribunale federale I 24/03 del 13 luglio 2005 e I 358/85 del 6 maggio 

1986). È indiscusso che non può essere comprovato che l'istante sia stata 

riconosciuta come una invalida precoce durante la sua infanzia o 

adolescenza, in quanto (per quanto esistente) una documentazione 

riguardante la precedente presa a carico da parte dell'AI non è reperibile. 

Pur non essendovi agli atti alcun reperto medico riconducibile alla 

situazione di salute dell'assicurata all'epoca della sua formazione 

professionale, l'istante ritiene che la diagnosi posta dal dott. med. 

C._____, specialista in psichiatria e psicoterapia, il 12 luglio 2016 riguardo 

un "Pregresso grave disturbo Borderline di Personalità (F60.31)" sia atta 

a giustificare la richiesta.

b) In effetti, nella propria relazione del 12 luglio 2016 il medico esprimeva 

tale tipo di diagnosi senza però specificare minimamente che cosa 

intendesse con l'aggettivo "pregresso" e senza accennare in termini 

temporali all'eventuale verosimile insorgenza del disturbo. Nella relazione 

richiesta allo specialista in sede di ricorso e datata 5 maggio 2017, il dott. 

med. C._____ specificava che "la paziente presenta fin dall'infanzia un 

grave disturbo Borderline della personalità, con traumatismi multipli e con 

inizio precocissimo di un comportamento tossicofilo che l'ha portata all'età 

di 11 anni (!!) a rivolgersi da sola presso i servizi sociali, che hanno 

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provveduto a un suo collocamento presso una famiglia di accoglienza". 

Contrariamente però al parere dell'istante tale diagnosi a posteriori non 

basta a comprovare con il dovuto grado della probabilità preponderante 

l'insorgenza del disturbo in tutti i suoi aspetti già all'epoca della 

formazione professionale ed in particolare a giustificare una sua incidenza 

di tipo invalidante in vista di una formazione professionale. Le pretese 

formulate dall'istante al riguardo sono delle ipotesi che, in considerazione 

delle precarie situazioni socio-familiari da lei vissute durante l'infanzia e 

l'adolescenza, sono comprensibili, ma non proprie a comprovare quanto 

preteso nel ricorso. Attualmente, senza alcun referto riguardante la 

situazione psichica dell'assicurata ai tempi della sua adolescenza, non è 

possibile concludere alla presenza di una invalidità precoce nel senso 

preteso nel ricorso.

c) Per l'ufficio AI, il disturbo borderline di personalità si manifesterebbe entro 

la prima età adulta e non avrebbe conseguentemente inciso sulla 

formazione professionale dell'istante. In effetti, giusta la definizione data 

dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5, Milano 

2014, pag. 768) il disturbo borderline di personalità inizierebbe entro la 

prima età adulta. Per prima età adulta si intende il periodo che decorre tra 

i 20 ed i 30 anni circa. Altri manuali lasciano supporre che tale disturbo 

possa insorgere anche prima (vedi H.-C. Steinhauser, Psychische 

Störungen bei Kindern und Jugentlichen, 6a ediz., Monaco 2006, pag. 

342). La questione riguardo la precisa insorgenza della patologia può 

però restare aperta non essendo per quanto già esposto in precedenza 

decisiva ai fini del giudizio. 

d) Non va neppure dimenticato che l'assicurata ha interrotto dopo un anno la 

formazione di muratrice per un morbo di Scheuermann, quindi per una 

patologia estranea all'eventuale disturbo borderline di personalità. Anche 

il fatto di aver seguito l'apprendistato per un anno, in un contesto 

lavorativo come quello dell'edilizia che per una donna non era certamente 

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privo di sfide, non depone decisamente a favore di un disturbo invalidante 

della personalità tale da pregiudicarle la possibilità di conseguire la 

formazione voluta. Le stesse considerazioni valgono per la conclusione di 

una formazione di segretariato presso la B._____. La pretesa che detta 

formazione, ritenuta magari minimalistica, sia stata dettata da motivi 

invalidanti anziché da altri motivi è possibile, ma non altamente probabile 

e resta conseguentemente una semplice ipotesi, priva di valore 

probatorio. Per molti adolescenti, anche senza alcuna invalidità precoce, 

la scelta di una via professionale può risultare ardua, tanto più se vivono 

in un contesto socio-famigliare molto problematico. Ne consegue che il 

rifiuto da parte dell'ufficio AI di calcolare il reddito da valida giusta i 

disposti di cui all'art. 26 cpv. 1 OAI merita protezione. 

3. a) Giusta l'art. 28 cpv. 1 della legge federale su l'assicurazione per l'invalidità 

(LAI; RS 831.20), l'assicurata ha diritto a una rendita se: la sua capacità al 

guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può 

essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti 

d'integrazione ragionevolmente esigibili (lett. a), ha avuto un'incapacità al 

lavoro almeno del 40 per cento in media durante un anno senza notevole 

interruzione (lett. b) e al termine di questo anno è invalida almeno al 

40 %. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l'art. 8 della legge sulla 

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), per 

invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di 

rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, 

conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi 

fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi 

un danno alla salute fisica o psichica a seguito di infermità congenita, 

malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. L'art. 28 

cpv. 2 LAI prescrive che le assicurate hanno diritto ad una rendita intera 

se sono invalide almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se sono invalide 

almeno al 60 %, ad una mezza rendita se sono invalide almeno al 50 % o 

a un quarto di rendita se sono invalide almeno al 40 %. In generale, ai 

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sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il 

rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurata conseguirebbe, dopo 

l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti 

d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente 

esigibile da lei in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del 

lavoro che essa avrebbe potuto conseguire se non fosse diventata 

invalida. 

b) Se, però, un'assicurata maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa 

prima di essere invalida, l'applicazione nei suoi confronti del concetto 

dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché l'invalidità non può 

cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Per questo motivo l'art. 

8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni 

consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo 

dell'invalidità). Giusta l'art. 27 cpv. 1 OAI, nella sua versione in vigore dal 

1. gennaio 2018, per mansioni consuete secondo l'art. 7 cpv. 2 LAI di 

assicurate occupate nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori 

domestici, nonché la cura e l'assistenza ai familiari (precedente versione: 

per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata 

nell'economia domestica s'intendono in particolare gli usuali lavori 

domestici, l'educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica 

utilità (art. 27 vOAI). L'invalidità viene così valutata sulla base di un 

confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un'inchiesta 

domiciliare (DTF 130 V 97 cons. 3.3.1). L'importanza dell'attività della 

persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura 

della famiglia, dalla situazione professionale del coniuge e dalle 

circostanze locali. Se invece l'interessata svolge solo parzialmente 

un'attività lucrativa torna applicabile l'art. 28a cpv. 3 LAI stando al quale: 

qualora l'assicurata eserciti un'attività lucrativa a tempo parziale o 

collabori gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa 

parte è determinata secondo l'articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche 

le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata 

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secondo l'art. 28a cpv. 2 LAI. In tal caso, occorre determinare la parte 

rispettiva dell'attività lucrativa e quella dello svolgimento delle mansioni 

consuete e poi determinare il grado d'invalidità complessiva in funzione 

della disabilità patita nei due ambiti (DTF 130 V 97 cons. 3.4). Questo 

metodo di graduazione dell'invalidità (detto metodo misto) è stato 

dichiarato conforme alla legge dal Tribunale federale (DTF 137 V 334 e 

DAS 2013 AI no. 33), anche se è stato invece oggetto di critica da parte 

della Corte europea dei dritti dell'uomo (CEDU) in determinate situazioni 

(vendi sentenza 7186/09 del 2 febbraio 2016, Di Trizio contro la Svizzera 

e DTF 143 I 50). Per il Tribunale federale, il giudizio del 2 febbraio 2016 

della Grande Camera della CEDU, all’infuori della costellazione descritta 

al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del metodo misto. Tale 

interpretazione veniva poi precisata nella DTF 143 I 60 ed estesa non 

solo al caso di soppressione di una rendita in occasione di revisione 

allorquando questa è riconducibile unicamente ad un cambiamento di 

status e meglio al passaggio da assicurata con un’occupazione a tempo 

pieno a quella di assicurata attiva parzialmente con mansioni consuete, 

ma anche al caso di riduzione della prestazione in caso di revisione. Non 

è contestato che ambedue queste costellazioni non siano date nel caso di 

specie per cui il metodo di calcolo effettuato dall'ufficio AI prima del 31 

dicembre 2017 era corretto sotto il regime legale fino ad allora applicabile. 

c) Poiché il modello di calcolo del metodo misto è stato da tempo contestato 

non solo dalla CEDU, ma anche dalla dottrina, il Consiglio federale ha 

elaborato un progetto di revisione (vedi Modifica dell’ordinanza del 17 

gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità (OAI), Valutazione 

dell’invalidità per gli assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo 

parziale (metodo misto), Adeguamenti concernenti l’applicazione del 

metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09 della Corte europea dei 

diritti dell’uomo del 2 febbraio 2016). Nella sua seduta del 1. dicembre 

2017, l'esecutivo federale ha dichiarata l'entrata in vigore per il 1. gennaio 

2018 della modifica dell'art. 27bis OAI. Fino all'entrata in vigore di questa 

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modifica, la valutazione dell’invalidità secondo il metodo misto era stata 

concretizzata unicamente nella giurisprudenza e stabilita nelle pertinenti 

direttive amministrative. La regolamentazione vigente fino al 31 dicembre 

2017 prevedeva che per l’attività lucrativa venisse applicato il metodo 

generale del confronto dei redditi. A questo scopo, il reddito senza 

invalidità era determinato in base al reddito corrispondente al grado 

d’occupazione dell’assicurata, mentre il reddito da invalida si basava sul 

guadagno presumibile che l’assicurata potrebbe realizzare sfruttando la 

propria capacità lavorativa residua ancora esigibile dal punto di vista 

medico. La perdita di reddito che risultava dal confronto era poi espressa 

in percentuale del reddito senza invalidità. Il grado d’invalidità per l’attività 

lucrativa così ottenuto veniva quindi moltiplicato per la percentuale 

dell’attività lucrativa (grado d’occupazione) al fine di ottenere il grado 

d’invalidità ponderato. Il grado d’invalidità nell’ambito delle mansioni 

consuete era e resta determinato mediante un confronto delle attività. Il 

dato così ottenuto veniva quindi moltiplicato per la percentuale dell’attività 

per lo svolgimento delle mansioni consuete, così da ottenere il grado 

d’invalidità ponderato. Sommando i gradi d’invalidità così calcolati e 

ponderati per i due ambiti, risultava infine il grado d’invalidità complessivo.

d) Secondo il nuovo disposto di cui all'art. 27bis cpv. 3 lett. a OAI si 

continuerà anche in futuro a sommare il grado d’invalidità nell’ambito 

dell’attività lucrativa con quello nell’ambito delle mansioni consuete e il 

grado d’invalidità nell’attività lucrativa continuerà a essere calcolato 

conformemente all’articolo 16 LPGA. Tuttavia, per determinare il reddito 

senza invalidità non si parte più dal reddito corrispondente al grado 

d’occupazione, ma si calcola il reddito che sarebbe stato realizzato con 

un’ipotetica attività lucrativa a tempo pieno. Il reddito conseguibile da 

invalida sarà invece determinato come in precedenza. La perdita di 

guadagno percentuale così ottenuta verrà infine ponderata in funzione del 

grado d’occupazione che l’assicurata avrebbe esercitato se non fosse 

diventata invalida. Poiché giusta la relativa disposizione transitoria, la 

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modifica del 1. dicembre 2017 ha effetto anche su di una parte delle 

rendite correnti, che vanno sottoposte a revisione entro un anno 

dall'entrata in vigore delle nuove diposizioni dell'OAI, si impone 

l'applicazione del nuovo disposto di cui all'art. 27bis OAI anche alla 

presente procedura. 

4. a) L'assicurata contesta l'applicazione alla presente fattispecie del metodo 

misto, ritendo di voler svolgere un'attività lucrativa a tempo pieno. Al fine 

di determinare il metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale 

invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno 

attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. 

Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, 

se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurata avrebbe 

o meno esercitato un'attività lavorativa. Grande importanza deve essere 

attribuita all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno 

alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non 

hanno subìto modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da 

considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le 

condizioni finanziarie, familiari, l'età dell'assicurata, la sua situazione 

professionale, le affinità e la personalità dell'assicurata. A nessuno di 

questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio 

nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del 

mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità 

economica di una simile attività (DTF 130 V 393 cons. 3.3). 

b) La questione di sapere se e in quale misura, senza danno alla salute, la 

persona assicurata avrebbe esercitato un'attività lucrativa dipende come 

già evocato dall'insieme delle circostanze personali, familiari, sociali, 

finanziarie e professionali del caso di specie (DTF 130 V 393 con. 3.3 e 

125 V 146 cons. 2c). Ai fini di questa valutazione si deve ugualmente 

tenere conto della volontà ipotetica della persona interessata, la quale, 

ove non altrimenti desumibile, dovrà dedursi, in quanto fatto interno, da 

indizi esterni stabiliti secondo il grado della verosimiglianza 

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preponderante richiesto nel diritto delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 

146 cons. 2c e sentenze del Tribunale federale 9C_240/2013 del 22 

ottobre 2013, 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 cons. 5.2 e I 693/06 del 20 

dicembre 2006 cons. 4.1). 

c) Nel proprio ricorso, l'assicurata pretende l'applicazione del metodo del 

confronto dei redditi, partendo da una piena abilità lavorativa senza la 

patologia invalidante. Per l'assicurata, essendo i figli adulti e non dovendo 

quindi più occuparsi delle mansioni domestiche, essa avrebbe 

evidentemente cercato un'occupazione a tempo pieno al fine di realizzare 

un reddito che le permettesse di vivere senza l'aiuto sociale. Questa era 

del resto stata la volontà dichiarata dall'istante anche in occasione 

dell'indagine a domicilio dell'11 novembre 2016. In detta occasione, 

l'assicurata non indicava le ore settimanali durante le quali intendeva 

lavorare e tantomeno quantificava la percentuale dell'attività lucrativa che 

prevedeva svolgere, ma si limitava a indicare di voler ulteriormente 

(weiterhin) lavorare. Inoltre essa indicava di cercare qualsiasi tipo di 

attività per potersi mantenere da sola e la perdita ipotetica di guadagno 

veniva quantificata a fr. 3'500.-- e fr. 4'000.-- (vedi dichiarazione 

personale della capacità lavorativa da sana del 15 novembre 2016). 

Poiché anche l'incaricata dell'indagine economica avrebbe considerato 

comprensibile tali dati, l'assicurata ritiene che occorra partire dal 

presupposto che da sana avrebbe lavorato al 100 %. 

d) A prescindere dal fatto che il grado d'occupazione nei due diversi settori 

di attività debba risultare - per i motivi già esposti in precedenza - da una 

analisi completa della situazione dell'interessata e che quindi tale giudizio 

non spetti in primis all'incaricata dell'indagine economica, le conclusioni 

che l'istante pretende trarre dall'osservazione fatta il 22 novembre 2016 

dall'incaricata dell'indagine non meritano difesa. Nel rapporto di 

accertamento economia domestica del 22 novembre 2016 al punto 7 si 

legge che di fronte all'incaricata dell'indagine a domicilio, l'assicurata 

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avrebbe sostenuto che senza il danno alla salute avrebbe lavorato in 

misura superiore per guadagnarsi il proprio sostentamento e che anche 

senza poter fornire una percentuale, presso gli attuali posti di lavoro 

avrebbe potuto conseguire con un impiego a tempo pieno un reddito tra i 

fr. 3'500.-- ed il fr. 4'000.--. Con tale salario avrebbe potuto provvedere al 

suo sostentamento. Per l'incaricata dell'indagine questi dati sarebbero 

comprensibili. A quest'ultima osservazione non può però essere 

assegnata la portata che l'istante pretende. In primo luogo, l'assicurata 

non indicava di voler lavorare al 100 %, ma ometteva di indicare il grado 

di attività. Teoricamente essa evocava poi quanto avrebbe potuto 

verosimilmente conseguire con un'attività a tempo pieno, senza però che 

sia possibile dedurre da tale asserzione che essa fosse anche 

effettivamente intenzionata a lavorare a tempo pieno. Ma anche 

ammettendo che la volontà ipotetica dell’assicurata fosse quella di voler 

svolgere un lavoro a tempo pieno, resta da stabilire se tale intenzione 

fosse anche supportata da concreti indizi esterni.

e) Come risulta dall'estratto del conto individuale redatto dalla cassa di 

compensazione AVS dei Grigioni, nel periodo immediatamente 

precedente la domanda di prestazioni da parte dell'AI, ovvero durante gli 

anni antecedenti al 2016 l'assicurata conseguiva un reddito annuo di fr. 

4'667.-- nel 2015, di fr. 6'646.-- nel 2014, di fr. 9'071.-- nel 2013, di fr. 

4'612.-- nel 2012, di fr. 13'290.-- nel 2011 e di fr. 14'217.-- nel 2010. In 

effetti, dal 2012 in poi l'assicurata è stata dichiarata in parte 

completamente e poi parzialmente inabile al lavoro, per cui i redditi 

conseguiti dal 2012 in poi, caratterizzati anche da un periodo di mancata 

occupazione e al beneficio di indennità da parte della disoccupazione, 

non possono essere considerati come del tutto indicativi. Per questo è 

utile risalire almeno indicativamente anche più lontano nel tempo. Tra 

1995 e il 2006, l'assicurata lavorava a tempo parziale sempre per la 

stessa ditta e conseguiva un reddito annuo di fr. 15'600.—(dal 1995 al 

2000), di fr. 20'400.-- (dal 2001 al 2005). Dal 2006 al 2010, il reddito 

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annuo dell'assicurata variava tra un massimo di fr. 26'319.-- nel 2007 ed 

un minimo di fr. 13'337.-- nel 2009 con reddito di fr. 17'361.-- nel 2006, di 

fr. 17'128.-- nel 2008 e di fr. 14'217.-- nel 2010. Sulla base di tali dati forza 

è di concludere che dall'inizio della propria carriera lavorativa nel 1978 

l'assicurata non ha mai conseguito un reddito corrispondente ad un 

impiego a tempo pieno (vedi considerando 5 che segue ed i dati 

dell’estratto del conto individuale forniti dalla cassa cantonale di 

compensazione AVS il 12 maggio 2016). 

f) L'assicurata ha tre figli che nel 2016 avevano 33, 31 e 22 anni. Il figlio più 

giovane ha conclusa la propria formazione nell'estate del 2016 e abita 

ancora con la madre. Da tempo l’assicurata conduce una vita separata 

dal proprio compagno (la coppia si era già separata una prima volta nel 

2006) anche se si vedono regolarmente i fine settimana. Per contingenze 

di famiglia, l'assicurata era quindi certamente in grado di esplicare 

un'attività lucrativa nella forma voluta già a partire dal momento che il 

figlio minore era in grado di badare a sé stesso. In ogni caso, anche se la 

formazione del figlio si è conclusa solo di recente è chiaro che l'età dello 

stesso escluda che la madre non potesse esercitare un'attività lavorativa 

a causa di obblighi legati all'educazione del figlio. Tenendo poi conto del 

fato che l'assicurata lavorava parzialmente anche durante il periodo in cui 

i figli erano ancora molto piccoli (dal 1995) è chiaro che non possono 

essere stati i suoi obblighi familiari a impedirle l'esercizio di un'attività 

lucrativa in misura completa prima del subentrare del danno alla salute 

nel 2015. Fino all'eventuale nascita del diritto a rendita, la situazione 

dell'assicurata non ha quindi subito importanti modifiche che potrebbero 

giustificare, nell'ottica della percentuale di lavoro svolto, un passaggio da 

uno stato di abilità ridottissimo ad una ripresa di un'attività a tempo pieno. 

g) L'assicurata ha 58 anni e dal 1978 al 2015 non ha mai conseguito un 

reddito annuo corrispondente ad un'attività a tempo pieno. La pretesa che 

adesso verrebbe esercitata - potendolo - un'attività a tempo pieno è in 

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queste circostanze alquanto inverosimile. Certo la volontà di essere 

indipendente dall'aiuto sociale è meritevole e comprensibile. Il mancato 

raggiungimento del minimo esistenziale nel caso del mancato esercizio di 

un'attività lucrativa a tempo pieno, rispettivamente la necessità economica 

di una simile attività, sono fattori che come tali darebbero credibilità alla 

pretesa esplicazione di un lavoro nella misura desiderata. Come però è 

già stato precisato, non è la volontà astratta dell'assicurata ad essere 

determinante, bensì quanto emerge da tutte le circostanze del caso in 

esame. Come risulta dagli atti, l'assicurata ha da sempre dovuto 

ricorrente a degli aiuti, allorquando la sua situazione finanziaria non le 

permetteva di coprire il proprio fabbisogno (vedi perizia del 12 luglio 2016 

del dott. med. C._____). Il fatto di dipendere dall'aiuto sociale e di non 

raggiungere il minimo esistenziale non riveste poi un'importanza decisiva 

(cfr. sentenza del Tribunale federale 9C_240/2013 del 22 ottobre 2013 

cons. 3 e I 160/02 del 19 agosto 2002 cons. 2.2), anche considerato che 

finora tale dipendenza economica non ha oggettivamente agito da 

incentivo duraturo nell'esercizio di un'attività a tempo pieno. 

h) Anche la pretesa che sarebbe stata la patologia di base ad aver 

influenzato il grado di abilità lavorativa che ha caratterizzato tutta la vita 

dell’istante non può essere udita. La ricorrente ha saputo per anni (dal 

1995 al 2005) dimostrare di essere in condizione di lavorare con una 

percentuale di abilità decisamente superiore a quella messa a punto negli 

ultimi cinque e dieci anni (vedi considerando 5 che segue), pur avendo tre 

figli piccoli a carico. La successiva pretesa difficoltà a trovare un lavoro a 

tempo pieno non può in queste condizioni essere attribuita con probabilità 

preponderante ai disturbi psichici che l’assicurata attualmente lamenta. In 

base a quanto esposto in precedenza, non vi sono elementi concreti che 

lascerebbero apparire la tesi formulata dall'istante quanto ad una 

esplicazione dell'attività lucrativa al 100 % come altamente verosimile. Le 

contrarie allegazioni proposte dall'istante non trovano alcun concreto 

- 15 -

riscontro nella realtà dei fatti e non possono pertanto essere prese in 

considerazione nel senso postulato nel ricorso. 

5. a) Quanto al preteso grado di occupazione, questo è stato in sede di 

decisione definitiva portato dal 20 % al 30 %. L'assicurata è da sempre 

stata attiva in svariati campi di attività (ausiliaria delle pulizie, 

collaboratrice domestica, badante), ciò che ha spinto l'ufficio AI a 

considerare il suo salario da valida - in base all'inchiesta svizzera sulla 

struttura dei salari (ISS) edita dall'ufficio federale di statistica - giusta la 

tabella "Salario lordo (valore centrale) secondo il ramo economico, il 

livello di competenze e il sesso, settore privato" (TA1) riferita al 2014 nella 

categoria 96 corrispondente ad "atri servizi personali". Nel 2014 il reddito 

annuo per una donna corrispondente ad un'attività a tempo pieno in detto 

settore per lavori semplici e ripetitivi era di fr 45'120.--. (fr. 3'760 x 12). 

L'esplicazione di un lavoro al 30 % avrebbe quindi permesso la 

realizzazione di un reddito annuo di circa fr. 13'536.--. Come esposto in 

precedenza però, immediatamente prima del subentrare dell'invalidità 

l'assicurata conseguiva del redditi annui decisamente inferiori a tale limite. 

Anche considerando la relativa indicizzazione il reddito del 2015 di fr. 

4'667.--, non rappresentava che 10 % del reddito corrispondente ad una 

abilità del 100%. Nel 2014 i fr. 6'646.-- conseguiti corrispondevano ad un 

grado di occupazione del 14 %, mentre i fr. 9'071.-- realizzati nel 2013 

rappresentavano circa il 20 % e i fr. 4'612.-ottenuti nel 2012 

corrispondevano ad un grado di occupazione del 10 %. Giusta i dati della 

TA1 riferiti al 2010, nel settore di attività 93 (corrispondente grosso modo 

a quello che nel 2014 è il settore 96) il reddito medio annuo per una 

donna nell'esercizio di lavori semplici e ripetitivi era di fr. 35'532.--. 

Considerando i redditi conseguiti dall'assicurata durante detti anni, di 

fr. 13'290.-- nel 2011, fr. 14'217.-- nel 2010 e fr. 13'337.-- nel 2009 ne 

risultano dei rispettivi gradi di occupazione che variano tra il 37 % e il 

40 %.  

- 16 -

b) Durante il periodo dell'occupazione regolare presso la stessa ditta dal 

1995 al 2005 e dal 2006 al 2008, l'assicurata era in effetti occupata con 

un grado di attività superiore. Indicativamente giusta la TA1 del 1996 un 

reddito annuo nell'attività dei servizi personali permetteva il 

conseguimento di un reddito di fr. 34'632, per cui il grado di attività 

dell'assicurata era indicativamente allora del 50 % circa. I redditi annui di 

fr. 17'128.-- nel 2008 e di fr. 26'319-- nel 2007, tenuto conto di un reddito 

annuo del settore di fr. 41'580 (vedi TA1 2008) danno un grado di 

occupazione del 41 % rispettivamente del 63 % circa. Tali dati sono però 

molto lontani nel tempo e quindi necessariamente meno indicativi in vista 

dell'accertamento del grado di attività lucrativa presumibile nel 2016. Non 

va dimenticato che la giurisprudenza accorda grande importanza 

all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla 

salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non 

dovessero aver subìto modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla 

rendita come è il caso nell'ambito della presente fattispecie. Tenendo in 

considerazione che immediatamente prima del 2016 il grado di 

occupazione dell'assicurata era del 10 % e che negli ultimi quattro anni 

esso variava dal 10 al 20 %, il grado di occupazione del 30 % ritenuto 

dall'ufficio AI - accertato anche in funzione del grado di occupazione 

svolto in precedenza – non è censurabile. Certo, volendo ritenere 

particolarmente indicativo il periodo anteriore all’insorgenza dei problemi 

di salute (2012), la percentuale di abilità risulta qualcosina superiore, ma 

in ogni caso variante tra il 37 % e il 40 %. 

c) Nel 2013, l'assicurata restava senza occupazione e si annunciava alla 

disoccupazione con una disponibilità lavorativa del 60 %, essendo per il 

restante 40 % inabile al lavoro. All'epoca il salario assicurato era di 

fr. 1'328.-- (vedi la decisione della cassa disoccupazione del 23 luglio 

2013). Anche da questa percentuale di disponibilità non è dato dedurre 

diritti ai fini del presente giudizio. Infatti, il grado di disponibilità non trova 

la debita corrispondenza nel salario assicurato, sia che si voglia 

- 17 -

considerarlo come un'indennità per lavoro a tempo pieno (100 %) o ridotto 

(60 %). Prendendo nuovamente a confronto i dati dei rilievi salariali riferiti 

al 2012 (TA1 attività 96) un lavoro a tempo pieno avrebbe permesso 

all'istante di conseguire un salario di fr. 3'610.--. Giusta la tabella T1.10 

"Indice dei salari nominali, 2011-2015" per detto campo di attività non vi 

erano indicizzazioni previste per il 2013. Confrontando allora il salario 

assicurato con un salario a tempo pieno il grado di attività che ne risulta è 

del 37 % e quindi ben più vicino al grado di occupazione stabilito dall'AI 

rispetto a quello del 60 % preteso dall'assicurata. Per questo Giudice non 

vi sono allora motivi per censurare l'applicazione nella presente fattispecie 

del metodo misto e la conseguente definizione di un grado di occupazione 

in attività lucrativa del 30 %. 

 

d) Vada in via abbondanziale precisato che anche volendo ritenere che 

l'assicurata non intenda dedicarsi all'attività domestica nel tempo libero di 

cui dispone al di fuori del tempo di lavoro, e volendola quindi considerare 

come una lavoratrice a tempo parziale (30 %) nel senso della 

giurisprudenza precisata in DTF 142 V 290 il risultato non cambierebbe, 

essendo comunque anche con questo metodo di calcolo necessario 

definire il grado di impedimento dell'80 % in base alla percentuale di 

attività lucrativa effettivamente svolta. 

6. a) Non è contestato che l’assicurata a seguito di un grave abuso e 

dipendenza da alcool (F10.1 e 10.24), un disturbo depressivo ricorrente in 

secondo piano (F33.2), un pregresso grave disturbo borderline di 

personalità (F60.31) e un incipiente possibile rischio di sviluppo di un 

disturbo organico di personalità (F07.0) presenti un grado di inabilità 

dell’80 % (vedi relazione del dott. med. C._____ del 12 luglio 2016). 

Come rilevato dall’ufficio AI e come non viene contestato, il reddito 

conseguibile da invalida in base ai valori statistici della TA1 2014, valore 

mediano per attività semplici di tipo fisico manuale, corrisponde quindi per 

- 18 -

tale grado di impedimento e dopo indicizzazione (anno di riferimento 

2016) a fr. 11’015.17.

b) In considerazione del fatto che l’assicurata non ha lavorato nella misura 

ritenuta qui determinante durante l’anno di riferimento (2016) e in assenza 

di dati attendibili, il calcolo del reddito da valida avviene in base alla TA1 

del 2014, categoria 96 per attività semplici di tipo fisico manuale. 

Considerando quindi l’esercizio di un’attività lucrativa in ragione non più 

del 30 % (fr. 14'447.82) come operato dall'ufficio AI nel provvedimento 

impugnato, ma in base all'esercizio di un'attività al 100 % il reddito 

conseguibile da valida sarebbe nel 2017 di fr. 48'159.--. Procedendo al 

paragone tra i due redditi, il conseguente grado di impedimento risulta 

essere del 77.1 %. Tale grado di invalidità, riferito ad un’attività lucrativa 

svolta in ragione del 30 % si riduce ad un grado di invalidità nell’ambito 

lucrativo del 23.1 % (77.1 x 0.3). 

c) Nell’ambito dell’economia domestica il grado di impedimento accertato è 

stato del 3.3 %. Ritenuto che l’incidenza di tale attività è del 70 %, il grado 

di invalidità in detto ambito si riduce al 2.3 % (3.3 x 0.7). 

Complessivamente pertanto il grado di invalidità patito dall’assicurata in 

ambedue gli ambiti risulta essere del 25.4 % e quindi di entità tale da 

escludere qualsiasi prestazione sotto forma di rendita d’invalidità. Il 

risultato sarebbe in termini di diniego del diritto a rendita uguale anche 

volendo partire dal presupposto che l'assicurata svolgerebbe un'attività 

lucrativa in ragione del 40 % in quanto il grado d'invalidità verrebbe in tale 

evenienza ad essere del 30.8 % (77.1 x 0.40) in ambito lucrativo e del 2 

% (3.3 x 0.6) in ambito domestico per complessivi 32.8 %.    

7. a) In conclusione, per quanto esposto in precedenza il ricorso è respinto e 

merita conferma il rifiuto di prestazioni da parte dell'AI. L'esito della con-

troversia giustifica l'accollamento dei costi alla parte ricorrente. Infatti, in 

deroga al disposto di cui all'art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura di ri-

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corso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di pre-

stazioni AI davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a 

spese. Giusta quanto previsto all'art. 69 cpv. 1bis LAI, l'ammontare delle 

spese è previsto fra i fr. 200.-- e i fr. 1'000.-- in funzione dei costi di pro-

cedura e senza riguardo al valore litigioso. Nell'evenienza vengono 

prelevate spese per fr. 700.--. 

b) La ricorrente chiede di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria 

gratuita. L'art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA garantisce all'assicurata il diritto di 

farsi patrocinare e di poter beneficiare, a determinate condizioni, del 

gratuito patrocinio. A livello cantonale l'art. 76 della legge sulla giustizia 

amministrativa (LGA; CS 370.100) sancisce che tramite decisione 

determinante il corso della procedura o decisione nella causa principale, 

l'autorità può, su richiesta, concedere l'assistenza giudiziaria gratuita ad 

una parte che non dispone dei mezzi necessari, se la sua causa non è 

evidentemente temeraria o a priori senza speranza (cpv. 1). La 

concessione esenta da tutte le spese e tasse di un'autorità. Sono fatte 

salve le disposizioni sul rimborso (cpv. 2). Laddove le circostanze lo 

giustifichino, l'autorità designa a proprie spese un avvocato. L'indennità si 

conforma alla legislazione sugli avvocati (cpv. 3). 

c) Nel caso in esame, sulla base degli atti inoltrati le condizioni per il ricono-

scimento dell'assistenza giudiziaria gratuita sono adempiute per quanto 

ha tratto alla complessità della causa ed al non scontato esito della stes-

sa. Per quanto riguarda la situazione di reddito, la ricorrente è posta a 

beneficio dell'aiuto sociale per cui lo stato di indigenza è sufficientemente 

comprovato. Conseguentemente la richiesta di assistenza giudiziaria 

viene accolta e la ricorrente viene esonerata dalle spese ed ha il diritto di 

avvalersi di un'associazione di autoaiuto a spese dello Stato. 

d) Giusta la prassi di questo Giudice (PTA 2010 no. 31 e 32), la tariffa oraria 

ammonta per tali istituzioni a fr. 160.--. Trattandosi di un mandato in 

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regime di patrocinio gratuito e considerato che giusta l'art. 5 cpv. 1 

dell'ordinanza sulla determinazione dell'onorario degli avvocati (OOA; 

CSC 310.250) per la difesa d'ufficio all'avvocato viene versato un onorario 

di soli fr. 200.-- rispetto alla regolare tariffa che si situa tra i fr. 210.-- e i fr. 

270.--, la prassi di questo Giudice ha stabilito che le avvocate delle 

organizzazioni di autoaiuto vengano indennizzate con una indennità 

oraria di fr. 130.-- (vedi la sentenza S 15 127A del 20 febbraio 2017 cons. 

10d ed i riferimenti ivi citati). 

e) In base alla nota d'onorario del 22 giugno 2017, vengono fatturate 11.5 

ore dal 24 marzo 2017, mentre la decisione impugnata è stata prolata in 

data 16 aprile 2017. Le 2 ore e 40 minuti fatturate fino al 4 aprile 2107 

riguardano il preavviso alla decisione definitiva e non possono venir prese 

in considerazione nell'ambito della presente procedura. Il dispendio di 

tempo corretto ammonta allora a 8 ore e 50 minuti che alla tariffa oraria di 

fr. 130.-- dà un importo di fr. 1'148.--. Per il resto le spese di pagine, 

apertura incarto e copie fatturate non possono essere riconosciute nella 

misura conteggiata, non corrispondendo al reale dispendio avuto. Giusta 

la prassi di questa sede, le spese corrispondono di regola al 3 % 

dell'onorario, ovvero nell'evenienza a fr. 34.--. Considerato che le 

prestazioni fornite riguardano il periodo antecedente il 31 dicembre 2017, 

il tasso IVA è dell'8 %. L'indennità ammonta allora complessivamente a fr. 

1'276.--. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo va a carico della 

Cassa del Tribunale amministrativo. 

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3. a) Ad A._____ è concessa l’assistenza giudiziaria gratuita (art. 76 LGA) ed 

essa viene liberata dal versamento delle spese di procedura. Questi costi 

vanno a carico della Cassa del Tribunale amministrativo.

b) Ad A._____ è assegnata una rappresentanza legale tramite la 

Consulenza giuridica ANDICAP. Quest'ultima viene indennizzata con 

fr. 1'276.-- (IVA inclusa). Queste spese vanno a carico dello Stato. 

c) A._____ dovrà rimborsare le spese che le sono state condonate e le 

spese di patrocinio, qualora le sue condizioni di reddito e di sostanza 

dovessero migliorare ed essa sarà in grado di farlo (art. 77 cpv. 1 LGA). 

4. [vie di diritto]

5. [Comunicazioni]

L’interposto ricorso al Tribunale federale è ancora pendente.