# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58a58d91-647d-55e7-b2c7-af8d5dd5ea26
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.07.2014 32.2013.170
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-170_2014-07-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.170

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  30 luglio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 settembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 20 agosto 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1969, da
ultimo attivo quale manovale, in data 19 agosto 1998 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti indicando di essere
affetto dal 1992 di “retrolistesi di C6 su C7” (doc. AI 2-1/5).

 

                               1.2.   L’Ufficio AI, con la
decisione formale dell’11 dicembre 1998, ha respinto la richiesta di prestazioni non essendo trascorso un anno ininterrotto di inabilità al lavoro (doc. AI
8-1).

 

                               1.3.   In data 10 giugno 1999
l’assicurato ha inoltrato una nuova domanda, facendo riferimento agli infortuni
del 1992 e 1995 (doc. AI 11-5).

                               1.4.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare una valutazione pluridisciplinare
a cura del Servizio Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità
(doc. AI 21-1), l’UAI con la decisione del 15 giugno 2000 ha attribuito all’assicurato una rendita intera dal 1° giugno 1999 (doc. AI 22-1).

 

                               1.5.   In sede di revisione della
rendita, avviata nel mese di aprile 2002 (doc. AI 31-1), l’UAI con la
comunicazione del 26 novembre 2002 ha confermato l’erogazione della medesima
rendita d’invalidità (doc. AI 36-1). 

 

                               1.6.   In sede di revisione della
rendita, avviata nel mese di novembre 2005 (doc. AI 39-1), l’amministrazione ha
predisposto un nuovo accertamento pluridisciplinare, svolto nel mese di
febbraio 2007 presso il SAM di Bellinzona (doc. AI 49-1), e con la decisione
del 24 aprile 2008 (doc. AI 73-1), cresciuta incontestata in giudicato,  ha
ridotto la rendita intera a mezza rendita con un grado del 50%.

 

                               1.7.   In data 15 ottobre 2009 RI 1
ha presentato una domanda di riesame del proprio diritto a prestazioni (doc. AI
82-1).

 

                               1.8.   Con la decisione del 5
gennaio 2010 (doc. AI 86-1), cresciuta incontestata in giudicato, l’UAI non è
entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni.  

 

                               1.9.   Il 1° giugno 2012
l’assicurato ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti
sempre per le sequele di un infortunio del 1994 (doc. AI 95-1/7).

 

                             1.10.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, l’UAI con la decisione del 20 agosto 2013 (doc.
AI 120-1), preavvisata con progetto del 23 aprile 2013 (doc. AI 114-1), ha
negato all’assicurato l’aumento del grado d’invalidità.

 

                             1.11.   Contro questa decisione
l’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA, chiedendo l’accertamento della nullità, subordinatamente l’annullamento
della decisione impugnata (doc. I).

 

                                         A suo dire, la decisione
dell’Ufficio non è motivata e si fonda su di una perizia SAM “che però non è
mai stata opposta al ricorrente per osservazioni o contestazioni”. Ella
solleva quindi una violazione del diritto di essere sentito per assenza di
motivazione (doc. I).

 

                                         Secondo la patrocinatrice
dell'assicurato, il grado d’invalidità calcolato dall’amministrazione è
palesemente errato e non rispecchia la documentazione medica prodotta dal
ricorrente (doc. I).

 

                                         La rappresentante di RI 1 ha
inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la presente procedura (doc. I, VII).

 

                             1.12.   In risposta, l’Ufficio AI ha,
in via preliminare, ritenuto sufficientemente motivata la decisione impugnata e
respinto la censura relativa ad una presunta violazione del diritto di essere
sentito (doc. V+1).

 

                                         Nel merito
l’amministrazione, sulla base delle valutazioni del Servizio Medico Regionale
(SMR) dell’AI, ha ribadito la correttezza del proprio provvedimento (doc. V+1).

 

                             1.13.   In data 28 novembre 2013
l’avv. RA 1 ha sottolineato come la perizia SAM del 2007, su cui si fondano le
decisioni del 24 aprile 2008 e quella impugnata non è mai stata sottoposta al
ricorrente e alla sua tutrice per osservazioni e contestazioni. La decisione di
interdizione, cui è stato sottoposto l’assicurato e la sua famiglia nel 2005, “ha
di fatto aggravato il già pesante stato di invalidità”. Viene quindi
contestata l’abilità al 50% di RI 1 (doc. XI).

 

                                         L’insorgente ha quindi
postulato l’esecuzione di una perizia giudiziaria “con il compito di
chiarire se la perizia SAM del 2007 fosse valida allora e se lo è ancora adesso
e soprattutto se sia atta a respingere l’istanza di ripristino dell’invalidità
al 100%, conto tenuto della documentazione medica prodotta dal ricorrente tesa
a provare il suo stato di salute peggiorato” (doc. XI)

 

                             1.14.   Nelle osservazioni dell’11
dicembre 2013 l’UAI ha indicato di aver correttamente notificato sia il
progetto di decisione del 15 gennaio 2008 che quello del 17 novembre 2009, nonché
la decisione del 5 gennaio 2010 alla rappresentante dell’assicurato, signora __________
(doc. XIII).

 

                                         Dal punto di vista medico
l`UAI si è riconfermato nelle valutazioni del SMR (doc. XIII).

                             1.15.   Il doc. XIII è stato trasmesso
per conoscenza all’avv. RA 1 (doc. XIV).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Nel proprio ricorso
l’insorgente ha lamentato dapprima una violazione del diritto di essere sentito
da parte dell’Ufficio AI che non avrebbe motivato la decisione impugnata: “l’Ufficio
dell’AI non spiega in alcun modo i motivi che sarebbero alla base di tali sue
conclusioni sfavorevoli alla richiesta del ricorrente” (doc. I, pag. 3).

 

                                         In secondo luogo, nello
scritto del 28 novembre 2013, ha sostenuto che la perizia SAM del 28 marzo
2007, sulla base della quale l’Ufficio AI ha ridotto la rendita intera a mezza
rendita (doc. AI 49-1, 73-1) “non è mai stata opposta al ricorrente per
osservazioni e contestazioni”. L’avv. RA 1 ha indirizzato questa censura
alla tutrice di RI 1 (doc. XI)

 

                                         Va ricordato che ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante
giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere
dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una
decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (STF 9C_961/2009 del 17 gennaio 2011
consid. 2; DTF 129 II 497 consid. 2.2 pag. 504 con riferimenti; 126 V 130
consid. 2b pag. 131 con riferimenti; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1
vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 15
consid. 2a/aa pag. 16; 124 V 180 consid. 1a pag. 181, 372 consid. 3b pag. 375 e
sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per
l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un
lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni
poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e
dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3.2 con
riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236).

 

                                         Per
quanto riguarda la presunta mancanza di motivazione se, come evidenziato
dall’insorgente, da un lato l’Ufficio AI, in particolare il SMR, ha motivato in
poche righe le ragioni per non ritenere modificato il quadro valetudinario del
ricorrente (“La documentazione apportata è stata sottoposta al vaglio del
Servizio Medico Regionale (SMR), il quale dopo attenta analisi ha potuto
definire che lo stato di salute dell’assicurato non oggettiva alcun
peggioramento rispetto alla status valutato tramite perizia pluridisciplinare
SAM, comprensiva di valutazione neurologica, del 28.03.2007”) dall’altro
nelle restanti due pagine della decisione impugnata (doc. AI 120-1), sono
contenute le spiegazioni dei motivi posti alla base della reiezione della
domanda di prestazioni. Anche volendo ammettere, per pura ipotesi di lavoro,
un’insufficiente motivazione dell’impugnata decisione, va fatto presente come
l’assicurato ha potuto comprendere la portata della stessa, impugnarla e
confrontarsi con il suo contenuto. Per cui, l’eventuale violazione del diritto
di essere sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove l’interessato ha
nuovamente esposto e ribadito le sue motivazioni (sulla sanatoria della violazione
del diritto di essere sentito da parte dell’istanza di ricorso avente pieno
potere cognitivo cfr., ad esempio, DTF 132 V 387, consid. 5, pag. 390; STF
9C_961/2009 del 17 gennaio 2011; STF 2C_471/2009 del 23 luglio 2010; STF
9C_617/2008 del 6 agosto 2009 consid. 3.2.3 e STF 9C_127/2007 del 12 febbraio
2008). 

 

                                         Non merita accoglimento
neppure la censura riguardante la perizia SAM del 28 marzo 2007 che non sarebbe
stata sottopposta al ricorrente, sotto tutela, per osservazioni e contestazioni
(doc. XI). 

 

                                         Come rettamente
evidenziato dall’Ufficio AI, nelle osservazioni dell’11 dicembre 2013 (doc.
XIII), il progetto di decisione del 15 gennaio 2008 è stato notificato a __________,
designata dalla Commissione Tutoria Regionale __________, quale rappresentante
di RI 1 dal 1° aprile 2007 (cfr. doc. AI 51-1, 51-2).

                                         La medesima
rappresentante ha quindi inoltrato le osservazioni dell’11 febbraio 2008,
facendo riferimento altresì alla valutazione peritale SAM (doc. AI 63-1). A
seguito delle osservazioni presentate l’UAI ha poi emesso la decisione formale
del 24 aprile 2008, cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 73-1).

 

                                         Anche i successivi
progetti di decisione del 17 novembre 2009 e la decisione del 5 gennaio 2010,
di non entrata in materia, sono poi stati correttamente notificati a (cfr. doc.
AI 85-1, 86-1).

 

                                         Nel merito

 

                               2.3.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’Ufficio AI era legittimato oppure no a negare l’aumento della rendita
d’invalidità all’assicurato.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                        Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante
per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art.
87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati
perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva
provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto
siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.

 

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener
conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso
perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La costante giurisprudenza
ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di
modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività
lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue
conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante
(DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p.
323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione
di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

 

                                         D'altra parte la modifica
deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in
relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni caso la revisione
della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della
decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non
basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia
giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29
aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per stabilire in concreto
se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in
particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale
iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova
decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 133 V 108, 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit.,
pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997,
pag. 258).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

 

                               2.5.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica,
il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte
ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"
(…)

Tra i danni alla salute
psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai
sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie
mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non
sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la
giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.6.   Nel caso concreto, dagli atti
di causa risulta che l’Ufficio AI, con la decisione formale del 15 giugno 2000
(doc. AI 22-1), cresciuta incontestata in giudicato, aveva corrisposto
all’assicurato una rendita intera di invalidità dal 1° giugno 1999, sulla base
della valutazione SAM del 18 febbraio 2000 (doc. AI 21-1).

 

                                         In quell’occasione i
periti del SAM avevano sottoposto RI 1  ad una valutazione psichiatrica,
ortopedica e neurologica e diagnosticato una “Sindrome post-commotiva
(sindrome cerebrale postraumatica, non psicotica). Cervicobrachialgia. Stato
dopo trauma cervicale nel 1995. Fibromialgia”. Essi avevano ritenuto l’assicurato
inabile al lavoro al 100%, in ogni attività, dal 22 giugno 1998 (doc. AI
21-10+11+12).

 

                                         Nell’ambito della
revisione della rendita del 2005 l’assicurato è stato sottoposto ad una nuova
valutazione pluridisciplinare (psichiatrica, neurologica e reumatologica) e con
la decisione del 24 aprile 2008, anch’essa cresciuta incontestata in giudicato,
ha ridotto le prestazioni dell’assicurato da una rendita intera a una mezza
rendita d’invalidità (grado 50%) (doc. AI 73-3).

 

                                         Nella valutazione
pluridisciplinare del 28 marzo 2007 i periti del SAM avevano diagnosticato con
influenza sulla capacità lavorativa una “Sindrome depressiva ricorrente non
specificata, di media gravità, ICD-10 F33.9. Sindrome somatoforme da dolore
persistente ICD-10 F45.4. Sindrome cervicospondilogena cronica con: stato dopo
alcuni traumi cervicali di dinamica incerta nel giugno 1992, aprile 1995 e
maggio 1995” (doc. AI 49-10).

                                         I periti avevano
evidenziato un miglioramento della patologia psichiatrica e concluso per
un’inabilità in ogni attività del 50% (doc. AI 49-14). 

 

                                         Nel rapporto del 3 ottobre
2007 il medico del SMR, Dr. aveva confermato le diagnosi e le conclusioni della
perizia SAM (doc. 55-1).

 

                                         Nell’ambito della
revisione della rendita del 2012 l’assicurato ha prodotto il certificato del 29
novembre 2012 della Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina interna, la quale
ha diagnosticato una “Sindrome cervicale cronica di origine postraumatica
1995. Sindrome depressiva cronica. Possibile deficit cognitivo” (doc. AI
102-3).

                                         Il medico curante si è poi
così espresso:

 

" (…)

Si tratta di paziente che a seguito di infortunio sul lavoro nel 2005, ha subito un trauma cervicale, dove peraltro aveva già subito un precedente trauma nel 1992 in incidente stradale. Da allora lamenta dolori cervicali e al cingolo scapolare con limitazione
funzionale importante, nonché capogiri e cefalee.

Malgrado analgesia e plurime riabilitazioni con cicli regolari di
fisioterapia, la sintomatologia è andata viepiù peggiorando con quasi blocco
cervicale, tale da rendere impossibile qualsiasi attività lavorativa. Associato
alla problematica cervicale vi è sicuramente anche uno stato depressivo cronico
con ricorrenti esacerbazioni. Il signor RI 1 è stato per anni in cura
psichiatrica, mentre attualmente non segue più nessuna terapia. Non
contribuisce a migliorare le cose un probabile deficit cognitivo, impossibile
da quantificare per motivi linguistici e per disturbi caratteriali.

Nel corso degli anni c’è sicuramente stato un peggioramento della
malattia. Non è proponibile per questo paziente un reinserimento nell’attività
lavorativa né nei programmi occupazionali” (doc. AI 102-3).

 

                                         Il rapporto della Dr.ssa __________
è stato sottoposto al vaglio del SMR dell’AI. Il Dr. __________, nelle
annotazioni del 23 aprile 2013, ha concluso che la nuova documentazione medica
pervenuta “non oggettiva alcun peggioramento dello stato di salute dell’A.,
rispetto alla status da noi valutato tramite perizia pluridisciplinare SAM”.
Viene quindi confermato il rapporto del SMR del 3 ottobre 2007 (doc. AI 113-1).

 

                                         In sede di risposta, l’UAI
ha nuovamente interpellato il SMR. Il Dr. __________ nell’annotazione del 2
ottobre 2013, dopo aver rilevato che l’assicurato da anni non è più seguito dal
Servizio psico-sociale (SPS) (cfr. scritto del 22 gennaio 2013 doc. 107-2), ha
concluso che la documentazione medica non evidenzia una sostanziale modifica
dello stato di salute di RI 1 (doc. V1).

 

                                         Queste conclusioni possono
essere fatte proprie dal TCA, in considerazione del fatto che il medico curante,
peraltro specialista in medicina interna e non in reumatologia / ortopedia e
neurologia, ha posto una diagnosi in sostanza sovrapponibile a quella dei
periti del SAM e dei medici del SMR e non fornisce elementi oggettivi a
sostegno di un possibile peggioramento (cfr. doc. AI 49-10, 55-1).

 

                                         Va poi sottolineato che la
Dr.ssa __________, già nel referto del 13 febbraio 2008, prodotto in sede di
osservazioni al progetto di decisione del 15 gennaio 2008 che riduceva le
prestazioni dell’assicurato, aveva contestato il miglioramento riscontrato dai
periti SAM, adducendo un chiaro peggioramento negli ultimi anni della
sintomatologia di dolori cervicobrachiali, muscolari e rigidità nucale, uno
stato depressivo (problema principale) e dubbi su un possibile deficit
cognitivo (doc. AI 65-1).

 

                                         Già allora il Dr. __________
del SMR non aveva ritenuto concludenti le osservazioni della Dr.ssa __________
(doc. AI 68-1).

 

                                         Giova qui ricordare un
principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo
il quale le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA
U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova
ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve
en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de
Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF
ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di
trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06
del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).

 

                                         Va poi qui ricordato che
se, da una parte, la procedura
davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti
rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Questa Corte ritiene
dunque che dalla documentazione medica agli atti non sia oggettivabile un
globale peggioramento del quadro valetudinaro rispetto a quanto era stato
valutato dall’amministrazione in occasione della decisione del 24 aprile 2008.

 

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha negato all’assicurato l’aumento della rendita
d’invalidità la decisione del 20 agosto 2013 deve, perciò, essere confermata.

 

                               2.7.   L’assicurato nel proprio atto
ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di una perizia giudiziaria (doc. XI).

 

                                         Va qui
ricordato che, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

                                         In concreto, alla luce
delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie
sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri
accertamenti medici.

 

                               2.8.   Secondo l'art. 29 cpv. 2
Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7
aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a
carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr.
consid. 2.9.).

 

                                         Al riguardo il Consiglio
federale nel Messaggio concernente la modifica della legge federale
sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione della procedura)
del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

 

" (...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito patrocinio, la
procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere gratuita (con
riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati, come
negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in considerazione le
particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le persone meno abbienti
possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito delle procedure di
ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per le persone
residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In altri
termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito a
circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie
concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa
inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di politica sociale,
fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in funzione
dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai 1000
franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale
dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                               2.9.   Deve ancora essere verificato
se il ricorrente può essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
il gratuito patrocinio (cfr. doc. I, VII). 

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia
sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in
vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso
doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza
giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del
diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base
del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta
al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag.
626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria
e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011,
l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle
cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al
gratuito patrocinio.

                                         

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF
125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

                                                                                                                          

                                         Nella presente fattispecie
la vertenza era palesemente priva di esito favorevole, in quanto la situazione
valetudinaria dell’interessato - come espressamente indicato dai medici del SMR
- non ha subìto delle modifiche rispetto al passato, in grado di giustificare
una revisione del diritto a prestazioni.

 

                                         In simili condizioni, non
essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti cumulativi, la
domanda di assistenza giudiziaria deve quindi essere respinta.

                                         

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente. 

                                      

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti