# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 41a6f4ea-8692-52b9-8624-e9c6d9b4f4c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-07-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 13.07.2018 16.2016.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2016-5_2018-07-13.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2016.5

  	
  Lugano

  13 luglio 2018/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Bozzini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 14 gennaio 2016 presentato da

 

	
   

  	
   RE
  1  

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 18 dicembre 2015 dal Giudice di pace del circolo di
  Capriasca nella causa n. 12/13/Conc (rapporti di vicinato) promossa con
  istanza di conciliazione del 12 luglio 2013
  nei confronti di

  	 

 

	
   

  	
   CO 1  e 

   CO 2  

  (patrocinate
  dall'avv.  PA 1 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   RE 1 è proprietario
della particella n. 330 RFD di __________, su cui sorge un edificio, che confina
a nord/est con la particella n. 328, appartenente per un mezzo allo stesso RE 1
con T__________ B__________, F__________ B__________ e S__________ M__________,
membri della comunione ereditaria fu E__________ B__________, e per l'altro mezzo
a T__________ B__________. Tale fondo confina a est con la particella n. 329,
su cui sorge una casa di abitazione, proprietà di CO 1 e CO 2 in ragione di un
mezzo ciascuna. Le particelle n. 328 e 329 costeggiano, a nord, con una strada
(particella n. 365), coattiva (“proprietà dipendente”) dei due stessi fondi con
le particelle n. 317, 321, 323, 324, 327, 367, 1046, 1067, 1071, mentre a sud lambiscono
la particella n. 331 (strada), coattiva delle particelle n. 330, 332 e 1077.

 

                                  B.   Il 12 luglio 2013 RE
1 si è rivolto al Giudice di pace del circolo di Capriasca, chiedendogli di
ordinare a CO 1 e CO 2 di “estirpare le 14 palme di alto fusto piantate a una distanza
non regolare dal suo confine”. Egli ha chiesto inoltre di fare “il necessario
perché vengano regolate con le dovute domande di costruzioni” delle irregolarità
commesse dalle convenute tra le quali “la costruzione di un “muro in verduro”
sulla particella n. 365” e “l'edificazione di un muro sulla particella n. 329 a
confine con particella n. 331”. Il 21 ottobre 2013 il Giudice di pace ha preannunciato
a RE 1 l'intenzione di indire un sopralluogo, alla presenza di un forestale,
per risolvere la questione delle piante e ha segnalato che per quel che riguardava
i muri l'Ufficio tecnico comunale avrebbe contattato tutte le parti interessate.
Nulla è stato però intrapreso.

 

                                  C.   Sollecitato da RE 1 a
proseguire la lite, il 25 settembre 2014 il Giudice di pace ha proposto alle parti
di incaricare il geometra comunale per determinare la linea di confine tra le
particelle n. 329 e 365. L'istante ha accettato la proposta, mentre CO 1 e CO 2
l'hanno rifiutata, rilevando che l'azione nei loro confronti non potesse essere
promossa dal solo istante, le particelle n. 328 e n. 365 essendo proprietà
collettiva. Il 10 luglio 2015 il Giudice di pace ha citato le parti a comparire
il 19 agosto 2015 a __________ per l'udienza di conciliazione e il sopralluogo.
Il 3 agosto 2015 le convenute ne hanno chiesto il rinvio e hanno eccepito la mancanza
di legittimazione attiva dell'istante. Il 17 agosto 2015 il Giudice di pace, annullata
la citazione, ha assegnato all'istante un termine fino al 25 settembre 2015 per
ripresentare l'istanza di conciliazione sottoscritta da tutti i proprietari delle
particelle n. 328, 331 e 365. Scaduto infruttuoso il termine, così come quello
assegnato il 29 novembre 2015, con decisione del 18 dicembre 2015 il Giudice di
pace ha dichiarato l'istanza di conciliazione irricevibile. Non sono state
prelevate spese processuali.

 

                                  D.   Contro
la decisione appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 14
gennaio 2016 in cui chiede che sia “espletato il giudizio sullo sconfinamento
del muro oggetto dalla sua istanza” ed “emesso un giudizio sull'art. 648 cpv. 1
CPC (recte CC) per quanto attiene alla legittimazione”. L'atto non è
stato oggetto di intimazione.

                         

Considerando

 

in diritto:                  1.   Secondo l'art. 319
lett. a CPC sono impugnabili mediante reclamo, tra l'altro, le decisioni
inappellabili di prima istanza finali o incidentali pronunciate in controversie
patrimoniali con valore litigioso inferiore a fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC).
Una decisione è finale secondo l'art. 236 cpv. 1 CPC se conclude la procedura
pronunciandosi sul merito o quando, come in concreto, rileva il difetto di un
presupposto processuale e non entra nel merito della causa (cfr. Jeandin in: Code de procédure civile
commenté, Basilea 2011, n. 9 ad art. 308). Le decisioni dei giudici di
pace come autorità di conciliazione sono così impugnabili con reclamo entro 30
giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, il
giudizio impugnato è stato notificato all'istante al più presto il 19 dicembre
2015, sicché il reclamo introdotto il 14 gennaio 2016 è tempestivo.

 

                                   2.   Secondo l'art. 320
CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto
(lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità
di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti
l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte
della giurisdizione inferiore. 

 

                                   3.   Il Giudice di pace
ha considerato che “a prescindere dalla questione a sapere se in concreto lo
statuto di comproprietario generi l'obbligo di agire in litisconsorzio
necessario, va detto che l'istante non è comproprietario del mappale n. 328 RFD
di __________, ma è solo proprietario comune, assieme agli altri membri della
CE della quota di 1/2 del medesimo” e che “di conseguenza egli non dispone
della capacità di essere parte (art. 66 CPC), che rappresenta un presupposto processuale,
la cui esistenza deve essere verificata d'ufficio in ogni stadio della causa
(art. 59 CPC)”. Ciò posto, il Giudice di pace ha dichiarato l'istanza irricevibile.
Il reclamante rimprovera al primo giudice, in estrema sintesi, di avere dato
seguito alla contestazione sollevata dalle convenute sulla sua legittimazione attiva,
dichiarando la sua istanza irricevibile, anziché emanare un giudizio sul merito.

 

                                   4.   Secondo
l'art. 59 cpv. 1 CPC il giudice entra nel merito di un'azione o istanza se sono
dati i presupposti processuali, i quali devono essere da lui esaminati d'ufficio (art. 60 CPC). Tra i presupposti
processuali rientra, segnatamente, la capacità di essere parte (art. 59 cpv. 2
lett. c CPC). Ora, sulla questione di sapere se l'autorità di conciliazione
possa esaminare e statuire preliminarmente sui presupposti processuali vi sono
diverse opinioni dottrinali (per una panoramica: cfr. Zürcher in: Sutter-Somm/Hasen­böhler/Leuenberger
[curatori], 3ª edizione, n. 6 e segg. ad art. 59), mentre quanto
meno a livello cantonale la prima Camera civile del Tribunale d’appello
ha già avuto modo di rilevare che ove all'udienza di conciliazione, ravvisi una
chiara ed evidente mancanza di un presupposto processuale, l'autorità di
conciliazione dichiarerà l'istanza di conciliazione irricevibile (RtiD II-2015
pag. 860). In concreto, nondimeno, la questione non si esaurisce in questi soli
termine come si vedrà senza indugio in appresso.

 

                                   5.   Per l'art. 66 CPC hanno capacità di essere parte tutti
coloro che godono dei diritti civili o sono legittimati ad essere parte in
virtù del diritto federale. Per agire in causa quale parte bisogna godere dei
diritti civili, ovvero la facoltà di vedersi attribuire dei diritti e degli obblighi.
Eccezionalmente il diritto federale conferisce anche a entità sprovviste di
godimento dei diritti civili la capacità di essere parte (Trezzini in: Commentario pratico al
Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 1, 2ª edizione, n. 1 e 5 ad
art. 66). Premesso ciò, dispongono della capacità di essere parte, in
particolare, le persone fisiche viventi (art. 11 CC), le persone giuridiche
(art. 53 CC) o la comunione dei comproprietari di una proprietà per piani,
mentre ne sono prive, in particolare, le persone fisiche decedute, le persone
giuridiche inesistenti, la comunione ereditaria, salvo eccezioni, o la
comunione dei comproprietari ordinari (Trezzini,
op. cit., n. 2-7 ad art. 66;
Jeandin, op. cit., n. 3-6
ad art. 66). 

 

                                         La capacità
di essere parte, presupposto processuale, va tuttavia distinta dalla qualità
per agire e per difendersi delle parti (legittimazione attiva e passiva) la
quale però non costituisce un presupposto processuale e si determina secondo il
diritto materiale (Trezzini, op.
cit., n. 21 ad art. 66; CCR inc. 16.2015.20 del 15 marzo 2017 consid. 3c). Così,
ove un'azione non sia stata introdotta dalla persona cui la legge
concede la titolarità della pretesa dedotta in giudizio vi è un
difetto di legittimazione attiva e l'azione deve essere respinta e non
dichiarata inammissibile (DTF 142 III 786 consid. 3.1.4). 

 

                                         Trattandosi
di un litisconsorzio necessario, ove tutte le parti sono tenute a procedere
insieme, nel vecchio Codice di procedura civile cantonale tale requisito
era considerato un presupposto processuale (art. 97 n. 5 CPC ticinese), ossia
un requisito di forma, e qualora un difetto di forma potesse essere sanato entro
breve, il giudice assegnava un termine a tal fine (art. 99 cpv. 3 CPC ticinese;
RtiD I-2005 pag. 798 consid. 8c). L'attuale Codice di procedura civile ascrive
la figura del litisconsorzio necessario (art. 70 CPC) non più alla forma, bensì
alla legittimazione, cioè alla qualità per agire o per essere convenuto in
giudizio, che è una questione di merito. Non il diritto di procedura, ma il
diritto sostanziale stabilisce quando è necessaria una conduzione congiunta
della causa in veste di attori o convenuti. “Se in tali casi l'azione non è
promossa da o contro tutte le parti tenute a procedere congiuntamente, manca
rispettivamente la legittimazione attiva o passiva e l'azione è respinta in
quanto infondata” (RtiD I-2016 pag. 681 consid. 4b; v. anche DTF 142 III 786 consid.
3.1.4; Trezzini, op. cit., n. 9 ad
art. 70). 

 

                                   6.   In
concreto, nella misura in cui il Giudice di pace ha sostanzialmente rimproverato
all'istante di essere solo uno dei proprietari comuni della particella n. 328 “assieme agli altri membri della CE della quota di
½ del medesimo”, egli ha esaminato la
legittimazione attiva di RE 1, e non la sua qualità di parte, la quale è, come
tale, indiscussa. Si pone quindi la questione di sapere se l'autorità di
conciliazione possa esaminare l'esistenza del presupposto materiale della
legittimazione attiva di una parte.

 

                                  7.    Per
l'art. 201 cpv. 1 CPC l'autorità di conciliazione cerca, nel corso di un'udienza
senza formalità, di conciliare le parti. Compito primario è
quindi quello di conciliare le parti (art. 208 CPC)
e, in caso di fallimento, di rilasciare l'autorizzazione ad agire (art. 209
CPC). All'autorità di conciliazione è attribuita, in misura limitata, una
competenza giurisdizionale, e quantunque dispone di un certo potere propositivo
(art. 210 CPC) e decisionale (art. 212 CPC) essa non è tuttavia equiparabile a un
giudice (DTF 139 III 273 consid. 2.3). Il tentativo
di conciliazione si attua nel corso di un'udienza tant'è che gli art. 202 cpv.
3 e 203 cpv. 1 CPC esigono imperativamente e senza eccezioni la tenuta di un'udienza
in tutte le procedure di conciliazione. Nulla, per altro,
impedisce alle parti di accordarsi durante la procedura su questioni che esulavano
dall'oggetto litigioso (art. 201 cpv. 1 seconda frase CPC). L'autorità
di conciliazione non è quindi di principio competente a giudicare la vertenza
nel merito, scopo della conciliazione non essendo quello di
decidere torti o ragioni, obblighi o diritti. Ciò non significa che essa non
possa rendere attente le parti sulla situazione giuridica e spingerle ad agire
di conseguenza. Tuttavia se l'istante insiste, essa deve continuare la procedura
di conciliazione.

 

                                         Nella
fattispecie, è pacifico che la particella n. 328 RFD appartiene per un
mezzo a RE 1 con T__________ B__________, F__________ B__________ e S__________
M__________, quali membri della comunione ereditaria fu E__________ B__________,
e per l'altro mezzo alla medesima T__________ B__________. La questione di
sapere se RE 1 possa far valere da solo, sia quale singolo membro
della comunione ereditaria o come semplice comproprietario ordinario sulla base
dell'art. 648 cpv. 1 CC, la pretesa a tutela del fondo va risolta tuttavia applicando
il diritto materiale (DTF 140 III 598 consid. 3.2) e attiene così al
merito e non alla ricevibilità dell'istanza. Non incombe tuttavia all'autorità
di conciliazione esaminare le premesse sostanziali dell'esistenza della pretesa
dedotta in giudizio, quali la legittimazione attiva dell'istante. In siffatte circostanze, il Giudice di pace, ricevuta l'istanza di
conciliazione, doveva citare le parti a un'udienza, come correttamente prospettato
in un primo tempo. In tale ambito, posta la volontà delle convenute di non conciliare
e preso atto della loro obiezione circa la legittimazione attiva dell'istante, egli
avrebbe dovuto attirare l'attenzione di quest'ultimo su tale problematica.
Spettava poi all'interessato, che pretende di agire da solo, decidere come procedere
assumendosi il rischio di vedersi opporre la mancanza della legittimazione
attiva nella procedura di merito. Posto che l'istante insisteva, il Giudice di
pace avrebbe pertanto dovuto proseguire la procedura conciliativa come previsto
dalla legge e non dichiarare d'acchito irricevibile l'istanza. Se ne conclude
che la decisione impugnata deve essere annullata e gli atti inviati al Giudice
di pace per proseguire nei suoi incombenti.

 

                                   8.   La
decisione odierna impone delle chiose d'ordine giuridico. Intanto,
trattandosi di azioni riguardanti più fondi appartenenti a persone diverse, ci
si potrebbe trovare confrontati con un cumulo di azioni e in tal caso, ai fini
della determinazione del valore litigioso, le pretese dedotte in giudizio vanno
sommate (art. 93 cpv. 1 CPC). Inoltre, l'istanza di conciliazione deve indicare
la domanda (art. 202 cpv. 2 CPC), la quale deve perlomeno essere
sufficientemente precisa e univoca, fermo restando che ove non sia il caso,
l'autorità di conciliazione deve invitare la parte a chiarirla. 

 

                                   9.   La particolarità della fattispecie giustifica così di accogliere parzialmente
il reclamo – eccezionalmente – senza scambio di allegati scritti giacché, per tacere
del fatto che appare superfluo invitare CO 1 e CO 2 a formulare
osservazioni su una questione nemmeno sollevata dal reclamante, con il rinvio
degli atti al Giudice di pace la loro posizione non è
pregiudicata in alcun modo.

 

                                10.   Le singolarità del
caso inducono nella fattispecie a non prelevare spese processuali, né CO 1 e CO
2 possono essere tenute a versare indennità di inconvenienza, fermo restando
che non avendo il reclamante dovuto affrontare spese di rilievo nemmeno
soccorrevano gli estremi dell'art. 95 cpv. 3 lett. c CPC.

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                     1.   Il reclamo è parzialmente accolto,
nel senso che la decisione impugnata è annullata e gli atti sono rinviati al
Giudice di pace del circolo di Capriasca affinché proceda nel senso dei
considerandi.

 

                                   2.   Non si riscuotono spese
processuali.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –  
  ; 

  –
  avv.   .

   

  

                                         Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo di Capriasca.

 

 

Per la Camera civile dei reclami del Tribunale
d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.