# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 814a6f28-6e73-5305-8efb-8b878ef84253
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.03.2010 35.2009.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2009-32_2010-03-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2009.32

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  8 marzo 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 febbraio 2009
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27
  gennaio 2009 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 2
novembre 2006, RI 1 - dipendente della __________ in qualità di autista
internazionale e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO
1 - è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale avvenuto
nel tunnel autostradale del __________ (doc. 1).

                                         A causa
di questo sinistro, egli ha riportato una “frattura multiframmentaria del
perone distale a sinistra, lussazione dell’articolazione del Lisfranc del piede
sinistro con frattura dell’osso cuboide, frattura delle ossa cuneiformi I II e
III, frattura della parte distale del II e III metatarso, frattura prossimale
del III e IV metatarso; ferita lacero contusa sul malleolo mediale e sul
versante mediale della tibia prossimale” (doc. 4). 

                                         A seguito
di tali diagnosi, in data 2 novembre 2006, l’assicurato è stato sottoposto ad
un intervento, eseguito dal dr. __________ presso l’Ospedale regionale di __________,
di “riduzione aperta ed osteosintesi del perone distale sinistro tramite una
placca III tubulare 8 buchi, riduzione aperta della lussazione
dell’articolazione del Lisfranc e stabilizzazione tramite 2 fili Kirschner,
fasciotomia della loggia muscolare del piede, débridement e sutura delle due
ferite lacero contuse” (doc. 4).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto
regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 23 ottobre 2008, l’amministrazione
ha riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità del 25% a contare dal
1° ottobre 2008, nonché un’indennità per menomazione all’integrità del 20%
(doc. 115).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 120
e 122), l’CO 1, in data 27 gennaio 2009, ha parzialmente riformato la sua prima decisione, nel senso che il grado dell’invalidità è stato aumentato dal 25%
al 26% (doc. 132).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 25 febbraio 2009, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA
1, ha chiesto che l’assicuratore resistente venga condannato a riconoscergli
una rendita di invalidità del 35% almeno (doc. I).

 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente ha innanzitutto
contestato di essere in grado di svolgere un lavoro adeguato in misura
completa, sostenendo che egli subirebbe comunque dei rallentamenti in qualsiasi
attività a causa della sua grave menomazione. 

                                         D’altro
canto, il ricorrente ha considerato non corretto il reddito da valido preso in
considerazione dall’amministrazione, poiché non tiene conto di quanto gli
veniva corrisposto dal datore di lavoro a titolo di rimborso spese (doc. I). 

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.5.   In data 14
maggio 2009, il patrocinatore dell’assicurato ha contestato l’esigibilità di
almeno tre professioni indicate dall’assicuratore infortuni, in quanto,
esigendo la posizione seduta di lunga durata, non sarebbero rispettose dei
limiti funzionali dell’interessato.

                                         L’avv. RA
1 ha quindi ribadito la richiesta di attribuzione di una rendita di invalidità
del 35% (doc. IX).

 

                               1.6.   Con scritto
del 4 giugno 2009, il patrocinatore dell’assicuratore LAINF ha osservato che
“con tutto il rispetto per il collega, secondo costante giurisprudenza è il
medico e non il giurista competente per valutare l’esigibilità, per cui le
osservazioni del 14 maggio, che si fondano su considerazioni del collega e non
di un medico, sono inconcludenti” (doc. XI).

 

                                         Queste
considerazioni dell’assicuratore infortuni sono state trasmesse all’assicurato
(doc. XII), per conoscenza.

 

                               1.7.   In corso di
causa, il TCA ha chiesto al patrocinatore dell’assicuratore infortuni di
comunicare quale è stato l’esito del controllo contabile preannunciato nello
scritto del 7 gennaio 2009 indirizzato alla CO 1 da parte della Cassa __________
(doc. XIII).

 

                                         Dopo
diversi solleciti da parte del TCA, con scritto del 18 gennaio 2010, il
patrocinatore dell’assicuratore LAINF ha comunicato che, secondo quanto
comunicato dalla Cassa __________, le spese di trasferta non sono state
riprese, per cui non sono da considerare salario determinante (doc. XIX + 1-2).

 

                               1.8.   Con scritto
del 15 febbraio 2010, il patrocinatore dell’assicurato ha rilevato di non avere
osservazioni da presentare in merito ai documenti prodotti dall’assicuratore
infortuni (doc. XXII).

 

                                         Questo
scritto è stato trasmesso all’assicuratore LAINF (doc. XXIII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è unicamente il grado d’invalidità dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede che, per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere
se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella RAMI 2004 U 529,
citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato le
modalità per la fissazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronunzia la nostra Corte federale ha quindi concluso che anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di incapacità
lavorativa, incapacità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua
validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno
alla salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         Il grado
di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Ciò
nondimeno, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di
professione, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori
superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si
suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità
lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima
una capacità di guadagno della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U 168, p.
100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA del 21 marzo 1995 nella causa S. F., 31
maggio 1995 nella causa E. D., 7 giugno 1995 nella causa M. Z., 26 febbraio
1996 nella causa G. P.).

 

                               2.3.   Dalle tavole
processuali emerge che la decisione dell’CO 1 di considerare l’assicurato
completamente abile in attività alternative adeguate, è stata presa sulla base
delle risultanze della visita medica di chiusura eseguita dal dott. __________.

 

                                         In
effetti, in occasione della visita appena menzionata, il dott. __________,
spec. FMH in chirurgia, ha ritenuto l’assicurato non più idoneo allo svolgimento
delle mansioni di camionista incaricato di maneggiare manualmente/con mezzi
meccanici della merce pesante, precisando che lo stesso potrebbe per contro
essere impiegato quale conducente della categoria B e C, senza le mansioni di
carico e scarico della merce. Il dr. __________ ha inoltre considerato
l’assicurato in grado di effettuare un’attività leggera (pesi non oltre 5-10 kg) adeguata, che presenti le caratteristiche seguenti, citiamo: “sono idonee le attività
professionali prevalentemente sedentarie o con carico alternato. L’assicurato
non è più idoneo per gli spostamenti su terreno sconnesso, ma può salire le
scale (non frequentemente rispettivamente in modo duraturo), non invece le
scale a pioli. Il signor RI 1 può camminare un 20-30 minuti di fila, ma non a
carico di pesi e non può correre. L’assicurato può lavorare in piedi, ma avendo
la possibilità di un carico alternato rispettivamente sedersi regolarmente. Non
sono esigibili dei lavori che richiedono l’accovacciamento. È possibile eseguire
un lavoro in posizione inginocchiata, ma non in modo duraturo. Nessuna
limitazione per quanto riguarda gli arti superiori, soprattutto agibilità delle
mani o precisione di tutti i movimenti delle dita” (doc. 99, p. 4).

 

                                         Dal
rapporto del 3 marzo 2008 concernente la degenza dal 28 gennaio 2008 al 29
febbraio 2008 redatto dal dr. __________, Assistenzarzt e dal dr. __________,
Oberarzt della __________, emerge quanto segue a proposito della capacità
lavorativa residua dell’interessato:

 

" 
Arbeitsfähigkeit/Zumutbarkeit und
Eingliederungsperspektive:

Zumutbarkeit für die
berufliche Tätigkeit als Lastwagenchauffeur:

Tätigkeit nicht zumutbar.
Anforderungen zu hoch:
Repetitives Bedienen der Kupplung, Be- und Entladen des Latwagens

 

Zumutbarkeit für andere berufliche
Tätigkeiten (gemäss DOT-Kategorien)

Aktuell Leichte Arbeit, wechselbelastend,
vorwiegend sitzend

Arbeitszeit: ganztags

Spezielle
Einschränkungen: Fuss links: kein Gang in unebenem Gelände, keine
Zwangshaltungen wie Kauern oder Hockey, Kein repetitives Treppen oder Leiter
steigen.”

(Doc. 94, p. 2). 

 

                                         L’assicurato,
in sede di opposizione, ha contestato la decisione del 23 ottobre 2008
dell’assicuratore infortuni, con la quale è stato riconosciuto ancora abile al
lavoro a tempo pieno nelle seguenti attività, citiamo: “l’aiuto-orologiaio, il
cassiere o l’operaio di fabbrica” (doc. 115 p. 2). 

                                         Il
patrocinatore dell’interessato ha criticato l’esigibilità delle attività, di
tipo esclusivamente o quasi esclusivamente sedentario, prese in considerazione
da parte dell’assicuratore infortuni e riportate nelle schede DPL (cfr. doc.
122).

 

                                         A fronte
di queste critiche, l’assicuratore LAINF ha quindi ritenuto opportuno chiedere
al dr. __________ di esprimersi in merito all’esigibilità per l’assicurato
delle singole professioni prese in considerazione dall’Istituto assicurativo
(doc. 123).

                                         Al
riguardo, nel suo apprezzamento medico del 29 dicembre 2008, il dr. __________
ha rilevato:

 

" 
In merito alla DPL no 2933, assemblatore presso __________,
la descrizione del lavoro è compatibile con l’esigibilità di lavoro, qualora
la persona impiegata abbia la possibilità di una pausa di un 10 minuti il
mattino, un 10 minuti il pomeriggio, una pausa a mezzogiorno almeno di mezz’ora
e durante il lavoro la possibilità di eseguire una singola mansione in alternativa
anche in piedi (anziché seduto), come di regola fa stato per azionare la
pressa.

 

Anche per la DPL no 1118 (controllore di qualità
presso __________), risp. per il controllo visivo dei pezzi in plastica,
indubbiamente esiste la possibilità di poter svolgere determinati controlli
anche in piedi, in quanto non richiesto in modo vincolante una posizione
seduta, dovuto all’esigenza di manipolazioni/processi lavorativi manuali di
alta precisione (con utensili, sotto la lente, micro-strumenti ecc.).

 

La DPL no 2626 (cassiere presso la __________)
combacia perfettamente con l’esigibilità di lavoro formulata il 12.06.2008, in
quanto il cassiere non raramente deve alzarsi per spostare o recuperare un
oggetto/documento o prendere visione più da vicino di merce ingombrante ecc..

 

Il sottoscritto conosce di persona molto bene
questo posto di lavoro che dà la possibilità di svolgere varie mansioni sia in
piedi sia seduti. Inoltre non abbiamo a che fare con un ritmo di lavoro
sostenuto.

 

 

 

In merito alla DPL no 2452 (operaio presso __________,
reparto iniezione) esistono sufficienti possibilità di cambiare posizione,
risp. di carico alternato, in quanto ci sono non rari spostamenti a piedi, di
tragitti non lunghi (non superiori a 50 metri).

 

In merito alla DPL no 871 (venditore-cassiere di __________)
è da prendere in considerazione che il dipendente viene impiegato all’80% come
cassiere, il rimanente 20% come venditore.

Inoltre ci sono le pause (il mattino,
mezzogiorno, pomeriggio).

Non di rado sono richiesti dei movimenti per il
quale il cassiere deve alzarsi, come cambio del rullo delle ricevute, spostare
della merce/confezioni avariate, spostamenti per pesare della merce non
registrata dal cliente sulla bilancia, pulire il nastro di movimentazione,
recuperare dei rulli di moneta, chiedere informazioni ad un’altra cassa ecc.

Inoltre tanti posti di cassiere permettono (dal
lato ergonomico) di controllare e registrare la merce anche in piedi (spostando
la sedia momentaneamente sul lato sinistro del cassiere).

 

In sintesi, già dal lato ergonomico abbiamo a che
fare con delle mansioni che da un profilo occupazionale e soprattutto
ergonomico permettono di poter alzarsi di tanto in tanto, senza dover
interrompere il processo lavorativo. 

Questo vale segnatamente per le DPL numero 2,
1933 e 871.

 

A questo punto non va dimenticato che nelle DPL
figurano frequentemente delle mansioni che possono essere svolte solo in piedi,
ma non seduti, ma solo raramente della mansioni che non permettono una stazione
eretta, ma esclusivamente seduta, anche mettendo in atto tutti gli accorgimenti
ergonomici.” 

(Doc. 125)

 

 

                                         Inoltre,
in una nota del 7 gennaio 2009, a proposito del colloquio telefonico
intrattenuto con il signor __________, il funzionario incaricato dell’assicuratore
infortuni ha osservato:

 

" 
In merito alla descrizione del posto di lavoro
di assemblatore (DPL no 2933) chiediamo se sono previste le pause. Precisa che
gli operai hanno diritto a 10 minuti di pausa alla mattina e al pomeriggio
(alle 9.30 e alle 15.30) e almeno mezzora di pausa a mezzogiorno.

 

L’attività di assemblatore è effettivamente da
svolgersi seduto. Durante l’ultima fase dell’assemblaggio, la chiusura della
cassa (per gli orologi la cui cassa viene chiusa a pressione), si utilizza una
piccola pressa. Normalmente anche questa mansione la si svolge in posizione
seduta. All’occorrenza, la si può effettuare anche in piedi. Questo però
comporta il piegamento del tronco in avanti con possibile sovraccarico per la
schiena.”

(Doc. 126)

 

 

                                         Nella
decisione su opposizione impugnata, l’assicuratore infortuni ha indicato di
avere sostituito la DPL 2933 con la DPL 11111, fornendo la seguente
spiegazione:

 

" 
La DPL 2933 è compatibile qualora la persona
impiegata abbia la possibilità di fare una pausa al mattino e al pomeriggio di
10 minuti e una pausa a mezzogiorno di almeno mezzora e, durante il lavoro,
abbia la possibilità di eseguire una singola mansione in alternativa anche in
piedi. Le informazioni raccolte il 7 gennaio 2009 presso la ditta hanno permesso
di appurare che gli operai hanno diritto alle pause enunciate dal dott. __________
così come pure che all’occorrenza, durante l’ultima fase di assemblaggio, il
lavoro può essere svolto in piedi. Ciò comporta il piegamento del tronco con
possibile sovraccarico della schiena. In procedura di opposizione, sfruttando
al massimo il potere di apprezzamento nei confronti dell’assicurato, la DPL
2933 è stata sostituita con la DPL 11111 (operatore presso la __________ di __________
con un salario medio di fr. 37'375.--) che, prevedendo un’attività leggera da
svolgere sia in piedi che in posizione seduta, meglio si attaglia al profilo
dell’assicurato.” (Doc. A p. 5)

 

                               2.4.   Secondo la
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale, l'amministrazione è parte
solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella
fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di
attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282;
DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

                                         Infine,
va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.
SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.
P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                               2.5.   Chiamato a
pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA ritiene che l’apprezzamento enunciato
dal dott. __________, specialista proprio nella materia che qui interessa, che
vanta una vasta esperienza nel campo della medicina infortunistica e
assicurativa, secondo cui l’assicurato ha conservato una piena capacità
lavorativa in attività sostitutive adeguate, ovvero in attività leggere dal
profilo dell’impegno fisico e da svolgere in posizione prevalentemente seduta,
possa validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza
che si riveli necessario procedere ad ulteriori approfondimenti. 

                                         Del
resto, deve essere sottolineato che le sue conclusioni, per quanto riguarda
l’esigibilità lavorativa, trovano piena conferma nella valutazione dei medici
della __________ di __________ del marzo 2008 (doc. 94) e non sono state
smentite da altri medici specialisti della materia. 

 

                                         In sede
di ricorso, infatti, l’assicurato ha sostenuto che la sua capacità lavorativa
sarebbe limitata anche in attività esigibili, senza tuttavia produrre alcun
referto medico specialistico in grado di corroborare le sue affermazioni. 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         D’altronde,
per il TCA non è nemmeno evidente comprendere le ragioni per le quali RI 1 non
sarebbe in grado di esercitare a tempo pieno un lavoro che gli consenta di
risparmiare l’arto inferiore sinistro, come lo è senza dubbio un’attività
svolta in posizione prevalentemente seduta. 

 

                                         Inoltre,
a proposito delle contestazioni del patrocinatore dell’interessato riguardo all’impossibilità,
per l’assicurato, di svolgere “un’attività lavorativa quale orologiaio o
aiuto-orologiaio, di operaio addetto al controllo della qualità, addetto alla
lavorazione presso il macchinario ove deve rimanere per definizione tutto il
giorno seduto o ancora quale cassiere” (doc. IX), questo Tribunale sottolinea
quanto segue.

                                         Innanzitutto
il TCA rileva che, a proposito dell’esigibilità dell’attività di orologiaio o
aiuto-orologiaio (cfr. DPL 2933), contestata dal ricorrente, l’CO 1, in sede di
decisione su opposizione, dopo avere effettuato degli accertamenti presso il
datore di lavoro interessato, ha considerato che la stessa non fosse perfettamente
esigibile da parte dell’assicurato (cfr. doc. 132), di modo che tale impiego è
stato sostituito dall’assicuratore infortuni con quello di operatore al
controllo qualità presso __________ (cfr. DPL 11111) (sottolineatura della
redattrice). 

                                         La
contestazione dell’avv. RA 1 a tale riguardo è quindi priva di fondamento.

                                         Quanto
alle altre attività considerate esigibili da parte dell’assicuratore infortuni,
il TCA ritiene che le stesse siano rispettose delle limitazioni funzionali
esposte dal dr. __________, in quanto, in particolare, esse prevedono la
possibilità di svolgere le diverse mansioni in posizione prevalentemente, ma
non esclusivamente, sedentaria (cfr. scheda “requisiti fisici” presente
nelle schede DPL 1118, 2626, 2452, 871 allegate al doc. 129 e al doc. 131) (sottolineatura
della redattrice).

                                         Inoltre e
soprattutto, il TCA sottolinea che, come esposto in precedenza (cfr. consid.
2.3.), il dr. __________ - chiamato ad esprimersi in merito all’esigibilità
funzionale delle attività prese in considerazione dall’assicuratore LAINF -
nello scritto del 29 dicembre 2008, ha espressamente evidenziato che le
professioni indicate nelle DPL prese in considerazione dall’CO 1 sono esigibili
dall’assicurato, in quanto rispettose delle sue limitazioni funzionali,
osservando che “in sintesi, già da un lato ergonomico, abbiamo a che fare con
delle mansioni che da un profilo occupazionale e soprattutto ergonomico permettono
di potersi alzare ogni tanto, senza dover interrompere il processo
lavorativo” (doc. 125, sottolineatura della redattrice).

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che, sul mercato
generale del lavoro, esistono delle attività, segnatamente di controllo e di
sorveglianza (in proposito, si veda il rapporto finale 18 luglio 2008 del
consulente in integrazione professionale dell’AI - allegato al doc. 107, p. 2:
“Da un punto di vista medico teorico, l’assicurato risulta essere completamente
abile al lavoro in un’attività adeguata. Il signor RI 1 potrebbe essere
reintegrato in attività nell’ambito industriale con mansioni d’assemblaggio,
stampa, rifinitura, lucidatura, controllo del funzionamento e della qualità,
attività di controllo, di sorveglianza, riparazioni, imballaggio,
etichettatura. Inoltre, la valutazione delle prospettive di collocamento sul
mercato del lavoro libero, porta a ritenere esigibili mansioni non qualificate
o semi qualificate nel settore della vendita (addetto all’incasso, venditore
all’interno di piccoli centri di vendita, rappresentante nella promozione di
prodotti in generale), della logistica (piccoli trasporti, controllo delle
merci e del materiale in entrata e in uscita)”), che l’assicurato, nonostante i
disturbi di origine infortunistica, sarebbe in grado di esercitare a tempo
pieno e con un rendimento completo.

                                         In questo
contesto, è peraltro utile ricordare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003, consid. 4.7).

 

                               2.6.   Si tratta
ora di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, sulla scorta dei dati che
figurano all'incarto, l'insorgente avrebbe guadagnato, nel 2008 (cfr., a questo
proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse
rimasto vittima dell’infortunio assicurato, un importo annuo di fr. 58’890
(cfr. doc. A). 

 

                                         Tale
importo è stato contestato dall'assicurato, in quanto non tiene conto
dell’ammontare di fr. 800 mensili corrispostogli dal datore di lavoro a titolo
di rimborso spese (doc. I).

 

                            2.6.1.   Al riguardo,
è opportuno ricordare che per ottenere il salario determinante ai fini
dell'AVS, è necessario dedurre le indennità versate dal datore di lavoro a
titolo di risarcimento spese. Queste spese, che incombono al salariato, vengono
rimborsate sia separatamente dal datore di lavoro quale risarcimento
delle spese (art. 7 OAVS), sia incluse nel salario quali spese generali
(art. 9 OAVS).

Secondo l'art. 7 OAVS, il rimborso delle spese
sostenute non costituisce salario determinante.

Ai sensi dell’art. 9 cpv. 1 OAVS, sono
considerate spese generali quelle cui il datore di lavoro (recte: il
salariato) deve far fronte nell’ambito della propria attività.

Non fanno parte di
queste spese le indennità periodiche per gli spostamenti del salariato dal
luogo di domicilio al luogo di lavoro abituale e per i pasti usuali presi a
domicilio o sul luogo di lavoro; queste indennità rientrano di norma nel
salario determinante (art. 9 cpv. 2 OAVS).

Infine, l'art. 9 cpv. 3 OAVS dispone che per i
salariati che sopportano loro stessi, interamente o parzialmente, le spese generali
risultanti dall'esecuzione dei loro lavori, queste spese possono essere dedotte
se è provato che raggiungono almeno il 10% del salario versato. La norma non è
invece applicabile per le spese che il datore di lavoro rimborsa separatamente
dal salario versato. Queste spese devono essere tenute in considerazione anche
se sono inferiori al 10% del salario determinante (RCC 1990 pag. 42 consid. 3;
RCC 1987 pag. 386 consid. 3b; RCC 1979 pag. 77 consid. 2a; RCC 1978 pag. 557
consid. 2).

 

Configurano spese generali rimborsabili le
spese di viaggio (viaggio, vitto e alloggio), le spese di rappresentanza e
quelle per la clientela (STFA H 57/04 del 20 aprile 2006, consid. 7.1 in: RtiD
II-2006 n. 46 pag. 214; STFA H 257/03 dell'11 gennaio 2005, consid. 4.3.1, concernente la ricorrente); le spese
per il materiale e per il vestiario professionale; le spese d'uso di locali di
servizio, nella misura in cui essi sono utilizzati per lo svolgimento dell'attività
lucrativa; le spese supplementari di viaggio dal domicilio al luogo di lavoro,
se questi sono considerevolmente lontani l'uno dall'altro; le spese
supplementari per i pasti che il salariato deve consumare fuori dal domicilio a
causa della distanza del domicilio dal luogo di lavoro, come pure le spese d'alloggio
per il pernottamento fuori casa nonché le spese di formazione e di
perfezionamento professionali (tasse d'iscrizione a corsi o ad esami, libri o
materiale, ecc.), che sono in stretta relazione con l'attività professionale
del salariato (Direttive sul salario determinante (DSD), edite dall’UFAS, N.
3003; RDAT II-1992 n. 60, pag. 140; Käser, Unterstellung und Beitragswesen in
der obligatorischen AHV, 2a edizione, Berna 1996, N. 4.151, pag. 164-166).

 

Di principio si deve dedurre l'importo effettivo
delle spese generali (RCC 1979 pag. 79, RCC 1982 pag. 354, RCC 1983 pag. 310).

 

                                         Per
costante giurisprudenza del TFA, si può ammettere l'esistenza di spese generali
ai sensi dell'art. 9 OAVS soltanto se l'esercizio dell'attività professionale
obbliga il salariato ad effettuare spese supplementari (STF
9C_412/2007 del 9 luglio 2008, consid. 3.2, concernente la ricorrente; STFA
1965 pag. 233; Pratique VSI 1994 pag. 84 consid. 3b).

Spetta poi al datore di lavoro o al salariato fornire la prova o
per lo meno rendere verosimile che le spese fatte valere siano state
effettivamente sostenute (Pratique VSI 1996 pag. 265 consid. 3b;
Pratique VSI 1994 pag. 171; RCC 1983 pag. 310, RCC 1979 pag. 79).

Occorre infatti dimostrare i costi rimborsati,
siccome si tiene conto soltanto delle spese effettive (STFA H 257/03, consid.
4.3.2). Il rimborso spese concesso sotto forma d'importi forfetari deve ad ogni modo corrispondere
complessivamente alle spese che sono effettivamente risultate (STF 9C_412/2007,
consid. 3.2; Pratique VSI 1994 pag. 170). Di conseguenza, gli interessati sono
tenuti a fornire indicazioni precise, producendo un conteggio esaurientemente
dettagliato ed allegando le relative pezze giustificative (RCC 1960 pag. 34;
STFA H 216/96 dell'11 settembre 1997). Le prove offerte devono essere concrete
e non generiche.

 

A tale principio è possibile derogare solo nei
casi in cui, pur essendo dimostrata l'esistenza di spese generali, l'importo dettagliato delle stesse non può essere comprovato in modo
certo a causa di circostanze speciali (Pratique VSI 1994 pagg. 171-172). In tal
caso, la loro valutazione incombe alla Cassa di compensazione, che dovrà
stimarne l'ammontare fissando
un importo forfetario (STF 9C_412/2007, consid. 3.2; STFA H 57/04, consid.
7.1; STFA H 257/03, consid. 4.3.2; N. 3005 e N. 3011 DSD), tenuto conto delle
spese che il datore di lavoro e/o il salariato rendono verosimili e che sono
usuali nella professione considerata (Pratique VSI 1994 pagg. 171-172; STCA del 3 ottobre 1991 nella causa R.C. SA; RCC 1990 pag. 41; RCC 1979 pag. 77; RCC 1955 pag.
101; RDAT II-1992 n. 60 pag. 140; Käser, op. cit., N. 4.151, pag. 165; vedi
pure: RCC 1983 pag. 310 e RCC 1982 pag. 356).

 

Questa modalità di calcolo viene in particolare
applicata a rappresentanti di commercio, artisti, giornalisti, fotografi per
la stampa e musicisti (citate STFA H 57/04 e STFA H 257/03; Käser, op.
cit., pag. 166).

 

L'amministrazione non può quindi limitarsi a
constatare che il contribuente non è riuscito a provare o a rendere verosimile
l'esistenza di tali spese. Essa deve piuttosto agire d'ufficio, affinché le
necessarie prove siano raccolte, in quanto ciò sia possibile senza eccessive
difficoltà (RCC 1990 pag. 42, RCC 1983 pag. 310 consid. 3, RCC 1982 pag. 355,
RCC 1979 pag. 79 consid. 2b).

A tale scopo è sufficiente invitare il
contribuente ad intraprendere i passi necessari ed a fornire i documenti utili
(RCC 1979 pag. 79 consid. 2b; STFA del 1° ottobre 1981 nella causa T. & Co.
N.J.).

Alla luce del principio inquisitorio a cui è
tenuta, la Cassa deve dunque provvedere ad entrare in possesso della
documentazione probatoria necessaria, se ciò non crea difficoltà eccessive (citata
STFA H 257/03, consid. 4.3.2; RCC 1990 pag. 42 consid. 4).

Se le spese generali non vengono indicate
separatamente ed il salariato deve quindi coprire personalmente le spese
generali necessariamente legate alla sua professione, il salario determinante
deve essere fissato come segue (N. 3007 DSD):

                                         -
    si devono prendere in considerazione le spese generali separatamente per
ogni periodo di pagamento del salario;

                                         -
    non è ammessa la deduzione di spese generali inferiori al 10% del
versamento globale (art. 9 cpv. 3 OAVS).

 

Se le spese effettivamente sostenute vengono
indicate separatamente di caso in caso, il salario pagato costituisce il
salario determinante. La regola del 10% secondo l'art. 9 cpv. 3 OAVS non è
applicabile (RCC 1990 pag. 41, N. 3008 DSD).

 

Se l'indennità per le spese generali viene
versata dal datore di lavoro come indennità forfetaria, questa deve
corrispondere almeno globalmente alle spese effettive, deve cioè essere adeguata
alla realtà in ogni singolo caso. Ogni decisione in proposito deve basarsi
sulla realtà di situazioni concrete (RCC 1990 pag. 41, N. 3011.1 DSD).

 

                            2.6.2.   Nel caso di
specie, risulta dagli atti che il datore di lavoro, per il 2008, avrebbe
versato all’assicurato un salario di fr. 58'890 e un rimborso spese pari a fr.
8’800, per un totale quindi di fr. 67’690 annui (cfr. doc. 129a).

                                         Al
riguardo, in uno scritto del 13 gennaio 2009, il datore di lavoro ha indicato:

 

" 
Wir bezahlen unseren Fahrer pauschal fr. 800.00
pro Monat als Spesenentschädigung, d.h. fr. 40.00 pro Tag.

Diese Spesenentschädigung ist jeweils für
Morgen-Mittag und Abendessen (falls der Fahrer nach 18.00 Uhr noch unterwegs
ist). Die Spesen haben keinen Einfluss ob der Fahrer zu Hause oder im LKW
übernachtet. Die Spesen werden ferner pauschal ausbezahlt. Ist ein Fahrer krank
oder in den Ferien werden fr. 40.00 pro Tag Abwesenheit abgezogen.” (Doc. 128)

 

                                         Sulla
base di queste risposte, l’assicuratore LAINF, nella decisione
su opposizione impugnata, ha indicato che “le informazioni assunte presso il
datore di lavoro hanno permesso di appurare che gli autisti ricevono
sistematicamente e in via forfetaria fr. 800.- al mese indipendentemente dal
fatto di sapere se essi possono o meno raggiungere il proprio domicilio. Solo
in caso di malattia o vacanze viene operata una trattenuta pari a fr. 40 al
giorno. Questo significa che si tratta nell’integralità di un rimborso spese
non soggetto all’AVS e che di conseguenza non può essere considerato nel
computo del guadagno presumibile” (doc. A).

 

                                         Il TCA
non può che condividere queste considerazioni dell’assicuratore infortuni, che
sono poi state confermate da parte della Cassa __________, la quale ha
espressamente indicato, in una comunicazione del 18 dicembre 2009 inviata
all’assicuratore infortuni, concernente la revisione effettuata presso la ditta
__________, che “la Cassa non ha effettuato delle riprese concernenti le spese
di trasferta” (cfr. doc. XIX/1).

 

Del resto, va rilevato che in una sentenza I
581/00 del 15 giugno 2001, il Tribunale federale delle assicurazioni (oggi TF)
aveva considerato corretto il reddito da valido preso in considerazione
dall’amministrazione, senza tener conto dell’importo versato dal datore di
lavoro quale rimborso spese di pasto, indicando che “quoi qu'en dise l'intimé,
le revenu sans invalidité a été correctement fixé à 55’725 fr., dès lors qu'il
correspond au salaire qu'il aurait réalisé en 1998 d'après les informations
données par son ancien employeur et que, n'étant pas soumis à cotisations AVS
(selon la même source), le montant de 3’512 fr. 25 versé pour les indemnités de
repas n'est pas réputé revenu du travail au sens de l'art. 28 al. 2 LAI (art.
25 al. 1 RAI; RCC 1986 p. 434 consid. 3b).”

 

                                         Inoltre,
secondo la giurisprudenza federale, guadagni supplementari risultanti, ad
esempio, da lavoro straordinario vengono presi in considerazione nella
determinazione del reddito da valido nella misura in cui hanno un carattere di
reddito e non rappresentano un rimborso spese. In ogni caso, presupposto è che
tali redditi venivano percepiti regolarmente dall’assicurato e che egli ne
avrebbe probabilmente beneficiato anche in futuro.

                                         Il TFA si
è pronunciato in questo senso nella RAMI 1989 U 69, p. 176ss.:

 

" 
Der in dieser Weise als theoretischer und
abstrakter Begriff verstandene ausgeglichene Arbeitsmarkt schliesst keineswegs
aus, dass bei der Berechnung des Valideneinkommens ein Zusatzeinkommen aus
Ueberstunden-, Schicht-, Nacht- oder Sonntagsarbeit berücksichtigt wird soweit
diesem Lohncharakter zukommt und es nicht Spesener-satz im Sinne der ahv-rechtlichen
Bestimmungen über den massgebenden Lohn darstellt (Art. 7 Ingress/Art. 9 AHVV).

 

Dasselbe gilt bezüglich des Invalideneinkommens
(unveröffentlichtes Urteil D. vom 7. November 1985). Da aber die
Invaliditätsschätzung der dauernd oder für längere Zeit bestehenden
Erwerbsunfähigkeit entsprechen muss, bildet Voraussetzung für die
Berücksichtigung derartiger Zusatzeinkommen, dass der Versicherte aller
Voraussicht nach damit hätte rechnen können. Massgebend ist nach dem im
Sozialversicherungsrecht üblichen Beweisgrad der überwiegenden
Wahrscheinlichkeit (BGE 113 V 312 Erw. 3a und 322 Erw. 2a, 112 V 32 Erw. 1a mit
Hinweisen; ZAK 1986, s. 189 Erw. 2c; RKUV 1985 Nr. K 613 S. 21 und Nr. K 646 s.
238), ob der Versicherte aufgrund seiner konkreten erwerblichen Situation und
seines tatsächlichen Arbeitseinsatzes vor dem Unfall wahrscheinlich weiterhin
ein Zusatzeinkommen zufolge unregelmässiger oder Ueberstundenarbeit hätte erzielen
können. Die blosse Möglichkeit dazu genügt nicht. Es gilt in diesem Zusammenhang
nichts anderes als für eine regelmässige und über längere Zeit ausgeübte
Nebenerwerbstätigkeit. Der daraus erzielte Zusatzverdienst ist beim
Valideneinkommen ebenfalls ohne Rücksicht auf den hiefür erforderlichen
zeitlichen oder leistungsmässigen Aufwand zu berücksichtigen; massgebend ist,
ob ein solches Zusatzeinkommen erzielt wurde und ohne Invalidität weiterhin
erzielt werden könnte  (ZAK 1980, S. 593 Erw. 3a)." 

 

                                         (cfr.,
pure, RAMI 2000 U 400, p. 381ss.; STF 8C_647/2009 del 4 gennaio 2010 e STF 8C_274/2009
del 3 dicembre 2009).

 

                                         Pertanto,
sulla base di quanto sopra esposto (cfr. consid. 2.6.1.), il TCA ritiene
corretto l’importo di fr. 58'890 preso in considerazione dall’assicuratore
infortuni quale salario determinante.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse
di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito
del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato,
nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale,
la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale
contesto l'Alta Corte ha inoltre rilevato: 

 

" 
(…).

Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im Bestreitungsfall
nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA hat diesfalls im
Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu ermitteln. Im
Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                               2.8.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività leggere che
l'assicurato sarebbe in grado di esercitare tenuto conto dei postumi residuali
che interessano l’estremità inferiore sinistra, e meglio (considerando quelli
indicati in sede di decisione su opposizione) l’operatore al controllo qualità
presso la ditta __________ di __________, il controllore della qualità presso
la ditta __________ __________ di __________, il cassiere di negozio do-it
presso __________ di __________, l’operaio di fabbrica presso la ditta __________
di __________ e, infine, il venditore cassiere presso la __________ di __________,
i dipendenti di tali ditte percepivano in media, nel 2008, un reddito annuo
pari a fr. 43’405 (cfr. doc. 132, doc. 131 e doc. 129 e allegati).

 

                                         D’altro
canto, sempre in conformità alla giurisprudenza evocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che
entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati
dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dalla tabella che figura al doc. 129 si evince che sono 51 i posti di
lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo ammontano,
rispettivamente, a fr. 28’339 e a fr. 65’599, e infine che quello medio è di
fr. 41’467. 

 

                                         In
relazione all’esigenza di rappresentatività del reddito da invalido stabilito
in base alle DPL (cfr. DTF 129 V 472), il TCA osserva che il valore considerato
dall’assicuratore LAINF convenuto (fr. 43’405) è superiore di circa il 4.5%
rispetto alla media dei salari medi (fr. 41’467). 

 

                                         In base
alla giurisprudenza federale, ciò non è però sufficiente per dubitare della
rappresentatività del reddito da invalido stabilito in base alle DPL. 

                                         In una
sentenza U 594/06 del 26 aprile 2007, l’Alta Corte è pervenuta a questa stessa
conclusione trattandosi di una differenza dell’8% circa (cfr., pure, la STCA
35.2005.90 del 22 maggio 2006 consid. 2.9., pubblicata in RtiD II 2006 no. 54, in cui questo Tribunale ha deciso di fare propria la prassi dell’INSAI secondo la quale sono di
principio tollerati scostamenti sino al 10%). 

 

                                         Ne
discende che il reddito da invalido è stato validamente determinato in base alle
DPL.

                                         Esso
ammonta a fr. 50’474.20.

                                         Decurtazioni
sul reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare
in linea di conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa
modalità di fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472, consid. 4.2.3).

 

                                         Il grado
di invalidità del ricorrente - stabilito confrontando i fr. 43'405 al reddito
che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto l’infortunio, e
cioè fr. 58’890 - è del 26.29%, arrotondato al 26% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121, consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR
2004 UV Nr. 12 p. 44 in cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena
menzionata, secondo la quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di
invalidità va arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra
espressa in percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è
applicabile immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni
contestate che, dal punto di vista temporale, sono state emanate prima della
pubblicazione della sentenza in questione).

 

                                         Visto
che, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI 1 una
rendita di invalidità del 26%, il suo ricorso deve essere respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti