# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e46df97b-546f-56ce-8098-ec7005bd3abc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-01-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.01.2023 32.2022.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2022-63_2023-01-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2022.63

   

  FC

  	
  Lugano

  24 gennaio 2023         

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi                                                        

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 agosto 2022 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Nel mese
di marzo 2007, RI 1, classe 1983, ha presentato una richiesta di prestazioni AI
per adulti a causa di problemi depressivi, la quale è stata respinta
dall’Ufficio AI, mediante decisione del 18 agosto 2008, sulla base degli
accertamenti del caso (in particolare una perizia del 5 giugno 2008 del __________
e del rapporto 11 giugno 2008 del SMR). 

                                  Mediante
decisione del 31 ottobre 2011 l’amministrazione non è entrata nel merito di una
seconda domanda di prestazioni del settembre 2011 (doc. AI pag. 81). 

 

                                  Una
terza domanda di prestazioni presentata nel settembre 2017 dall’assicurato,
tramite lo psichiatra curante, è pure stata respinta dall’Ufficio AI con
decisione del 14 giugno 2019, alla luce degli accertamenti esperiti (in
particolare una perizia pluridisciplinare a cura del __________, le valutazioni
del SMR e della consulente in integrazione professionale). Quest’ultima
decisione, contestata dall’assicurato, assistito dall’avv. __________, è stata
confermata dal TCA mediante pronuncia del 6 febbraio 2020 (STCA 32.2019.146) e,
quindi, dal Tribunale federale con giudizio del 15 aprile 2020 (STF 9C_181/2020).

                                  Su una
quarta domanda di prestazioni presentata nel dicembre 2020 l’amministrazione
non è entrata nel merito mediante decisione, cresciuta in giudicato, del 30
marzo 2021 (doc. AI pag. 472).   

                                  

                          1.2.  Nel
giugno 2021 l’assicurato ha nuovamente postulato l’attribuzione di prestazioni,
producendo rapporti di dimissione della Clinica __________ e della Clinica __________,
oltre ad una certificazione dello psichiatra curante. Sentito il SMR, mediante
decisione del 10 agosto 2022, confermativa di un progetto del 23 giugno precedente,
l’amministrazione non è entrata nel merito, ritenuto che la documentazione
medica prodotta non rendeva verosimile una modifica della situazione rispetto a
quanto deciso in precedenza, rispettivamente oggettivava “uno stato di salute
sovrapponibile a quello già valutato nei precedenti accertamenti” (doc. AI
pag. 514). 

 

                          1.3.  Con il
presente ricorso l’assicurato, prima personalmente e quindi tramite l’avv. RA 1,
ha contestato la decisione di non entrata in materia con argomentazioni di cui
si dirà, ove necessario, in seguito, allegando una nuova certificazione medica resa
il 29 settembre 2022 dal dr. __________ del Servizio __________. Ha pure chiesto
di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

                                

                          1.4.   Con
risposta di causa l’amministrazione ha chiesto di confermare la decisione
impugnata, evidenziando che con la nuova domanda di prestazioni l’assicurato
non aveva reso plausibile che la sua capacità lavorativa si fosse ridotta in
modo da modificare in misura rilevante il grado di invalidità. Inoltre, il
medico SMR, al quale era stato sottoposto il certificato del 29 settembre 2022,
ha escluso che lo stesso evidenziasse elementi oggettivi che consentissero
l’entrata in materia. 

                                  Il 30
novembre 2022 il ricorrente, tramite il suo patrocinatore, si è ribadito nelle
sue richieste e ha prodotto un ulteriore certificato medico del dr. __________
del __________ (XII). 

                                  L’ufficio
AI, sentito il SMR, ha confermato la bontà della decisione contestata in
quanto, al momento dell’emanazione della stessa, l’entrata in materia non
risultava giustificata. Tuttavia, ha comunicato di considerare la
documentazione medica inoltrata alla stregua di una nuova domanda di
prestazioni, sulla quale entrerà in materia (XIV).

 

considerato                 in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31
agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio
2011).

 

                                  nel merito

                                  

                          2.2.  Nel caso in esame, avendo l’Ufficio AI emanato una decisione di non
entrata in materia, questo giudice è unicamente chiamato a stabilire se
l’amministrazione ha correttamente oppure no rifiutato di esaminare il merito
della nuova domanda di prestazioni. Infatti, se
l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia,
il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di
entrare in materia. Se invece – ciò che non corrisponde al caso in esame – essa
ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla
questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica
delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta
(SVR 2002 IV Nr. 10 consid. 1b; DTF 116 V 265 consid. 2a;
RCC 1991 p. 269 consid. 1a).

                                

                          2.3.
  Giusta l’art. 87 cpv. 2 OAI se è fatta domanda di revisione, nella
domanda si deve dimostrare che il grado d'invalidità o di grande invalidità o
il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità è cambiato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni. Qualora la rendita, l'assegno per
grandi invalidi o il contributo per l'assistenza siano stati negati perché il
grado d'invalidità era insufficiente, perché non è stata riconosciuta una
grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era troppo esiguo per avere
diritto al contributo per l'assistenza, una nuova richiesta è riesaminata
soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 2 (art. 87
cpv. 3 OAI).

                                  La
giurisprudenza ha avuto modo di stabilire che l’art. 87 cpv. 3 OAI (già art. 87
cpv. 4 OAI) si applica per analogia anche
alle prestazioni reintegrative. Se, quindi, una prestazione di reintegrazione è
stata rifiutata, una nuova domanda potrà essere esaminata nel merito solo se
l'assicurato rende verosimile una modifica rilevante della situazione di fatto
tale da influire sul diritto a prestazioni (DTF 109 V 119 consid. 3a; Kieser, Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, n.
1006 p. 185; DTF 109 V 262 consid. 3, 109 V 108 consid. 3a).

 

                                  Se
una richiesta di prestazioni è stata
rifiutata, una nuova domanda potrà essere esaminata nel merito solo se
l'assicurato rende verosimile una modifica rilevante della situazione di fatto
tale da influire sul diritto a prestazioni (DTF 109 V 119 consid. 3a; Kieser, Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, n.
1006 p. 185; DTF 109 V 262 consid. 3, 109 V 108 consid. 3a). 

                                  Scopo
di questo requisito è impedire che l'amministrazione debba costantemente
chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è
già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (STF
8C_716/2011 del 5 gennaio 2012; DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid.
4b con riferimenti). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non
entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per
contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il
diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della
richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3, 117 V 198 consid. 4b, 109 V
108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der
Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, pp. 84ss). La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono
soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di
salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di
salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno
hanno subito un cambiamento importante (DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116
consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione è dunque necessario
che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. Una revisione della
rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della
decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non
basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata
in modo diverso (RCC 1987 p. 38 consid. 1a, 1985 p. 336; STFA del 29 aprile
1991 nella causa G.C., consid. 4).

                                  In DTF
130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso in cui l'assicurato non ha reso
verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati
d'ufficio dal giudice, non risulta applicabile. Solo se nella nuova domanda di
rendita l'assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo
tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora
prodotti o da richiedere dall'amministrazione, quest'ultima deve impartire
all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con
l'avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (cfr.
consid. 5.2.5).

                                  

                                  Va
ancora rilevato che per quanto concerne gli art. 87 cpv. 2 e 3 OAI, è
sufficiente rendere verosimile un rilevante cambiamento. Non è
necessario portare la prova piena per convincere l'amministrazione che è subentrato
un rilevante cambiamento rispetto all'ultima decisione cresciuta in giudicato.
È sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una simile modifica, anche
se permane la possibilità che un'analisi approfondita dimostri che questo
cambiamento in realtà non è subentrato (STF 9C_662/2014 del 23 aprile 2015
consid. 4.2; 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 2.2 e 2.3; 9C_688/2007
del 22 gennaio 2008; SVR 2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa). 

 

                                  Infine,
più la precedente decisione è distante nel tempo, meno esigenze sono poste alla
verosimiglianza ex art. 87 cpv. 2 e 3 OAI del rilevante cambiamento; quanto più breve è il lasso di tempo trascorso dalla decisione
precedente, tanto più rigorosamente l'amministrazione apprezzerà la
plausibilità delle allegazioni dell'assicurato. Su questo aspetto,
l’amministrazione dispone di un certo potere di apprezzamento che il giudice è
di principio tenuto a rispettare (DTF 109 V 114 consid. 2b, 123
consid. 3b e 264 consid. 3; STFA I 619/04 del 10 febbraio 2005, consid. 3.1; STF
8C_716/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 2.3). 

 

                          2.4.  Con sentenza 8C_457/2012 del 9 luglio 2012 (ribadita nella STF
8C_901/2013 del 27 febbraio 2014 consid. 2) il Tribunale federale ha confermato
che, nell'ambito di una nuova domanda di prestazioni, l'assicurato già nella
nuova richiesta deve rendere verosimile che il grado d'invalidità si è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (o deve
perlomeno fare riferimento a mezzi di
prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere
dall'amministrazione atti a rendere verosimile l'asserita modifica. In questo
secondo caso – come accennato (cfr. consid. 2.3) – l'amministrazione deve
impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in
questione con l'avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della
domanda; DTF 130 V 69 consid. 5.2). Atti prodotti in sede di ricorso sono
invece, di massima, tardivi e da considerare nell'ambito di una nuova domanda
(cfr. consid. 3.2).

 

                          2.5.  D’altra
parte, per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno
alla salute psichica, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1°
gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha stabilito che è decisivo al proposito
che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321,
324; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

                                  Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004,
consid. 3.2)

 

                                  Secondo la giurisprudenza del TFA,
siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello
sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania,
la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98
del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con
riferimenti).

 

                                  In una sentenza I 384/06 del 4
luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                  Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha
precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme
(ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D.
Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                  Nella STF I 770/03 del 16 dicembre
2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che
l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede
una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha
aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non
sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità. Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

Questa
giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni, come affermato
nella DTF 137 V 64:

 

"  (…)

4.2 Diese im Bereich der
somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden
rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von
Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und
Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic
Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie
(Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010
E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen
Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog
angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich
ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung
beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”.

 

                                  Nella DTF 141 V 281 il TF ha
modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere
valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.                                                  

                                  Con le DTF 143 V 409 e 143 V 418,
il TF è giunto alla conclusione che la nuova procedura probatoria illustrata
nella DTF 141 V 281 per i dolori somatoformi persistenti, secondo cui la reale
capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da
accertare alla luce di indicatori, deve ora essere applicata non solo in caso
di depressioni da lievi fino a medio-gravi (DTF
143 V 409), ma anche per tutte le malattie psichiche
(DTF 143 V 418). Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr., fra
le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; 8C_650/2016 del 9
marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; 9C_434/2016 del 14 ottobre 2016
consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3), le malattie corrispondenti potevano
essere considerate invalidanti solo se era dimostrata una “resistenza alle
terapie”, condizione necessaria per la concessione di una rendita AI. Con il
cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto non vale
più in maniera assoluta. Ora invece, come nelle altre malattie psichiche, la
questione decisiva è sapere se la persona interessata riesca a presentare,
sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un’incapacità
lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia, in genere
ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve
ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell’apprezzamento
delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).

 

                          2.6.  Nell’ambito
dell’ultima decisione di merito del 14 giugno 2019, in sede di esame della terza
domanda di prestazioni del settembre 2017, l’Ufficio AI aveva fatto eseguire
una perizia pluridisciplinare a cura del __________. Dal referto peritale dell’8
giugno 2018 (doc. AI pag. 198), risulta che i periti, fatto capo a due
consultazioni specialistiche di natura psichiatrica (dr. __________) e
reumatologica (dr. __________), avevano posto le diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di “Disturbo misto ansioso-depressivo (ICD-10 F41.2), Disturbi
di personalità misti (ICD-10 F61.0)” e concluso per un’abilità lavorativa dell'80%
nell'attività d'impiegato d'ufficio ed in qualsiasi altra attività leggera e
adatta, a partire dalla presa a carico del dr. __________ del febbraio 2015 (doc.
AI pag. 249). La riduzione era intesa come riduzione del rendimento nello
svolgimento dell'attività lavorativa, essendo che a causa della problematica
psichiatrica l’assicurato era più lento e necessitava di maggiori pause
nell'arco della giornata. In conclusione hanno affermato che “la capacità
lavorativa è ridotta a causa delle quote ansiose, dell'insonnia con riduzione
dell'energia vitale, anche se lievi rendono conto della necessità di maggiori
tempi di recupero, di ritmi lavorativi parzialmente ridotti e di un
affaticamento generale più rapido. L'assetto cognitivo/emotivo di base
caratterizzato dal disturbo di personalità amplificano il senso d'impotenza
dell'A., con conseguenze dirette negative sulla motivazione in generale ed in
parte sulle sue performance professionali. Pertanto attività lavorative in un
contesto non troppo stressante, non a contatto con troppa gente e soprattutto
dove non sono richieste alte performance sono attività da considerarsi adatte”
(doc. AI pag. 251). 

                                  Con
complemento peritale del 9 luglio 2018, il __________ aveva inoltre precisato
che complessivamente non era identificabile “una relazione diretta
(causa-effetto) tra il danno derivante dalla psicopatologia e l'impossibilità
di portare a termine l'apprendistato”, dai dati anamnestici potendosi
evincere che “le difficoltà nel trovare un posto di apprendistato e di
portarlo a termine, sono state in parte presumibilmente legate alle difficoltà
relazionali, di ansia e di evitamento” (doc. AI pag. 294).

                                  Dopo
aver consultato il consulente professionale, con progetto di decisione del 14
marzo 2019 l’amministrazione aveva quindi preavvisato il rifiuto del diritto a
prestazioni (doc. AI pag. 320).

                                  Dopo
che l’assicurato era stato diffidato a presentarsi ad un colloquio l’8 maggio
2019 e a sottoporsi ad un provvedimento di “allenamento progressivo al
lavoro”, alla luce di uno scritto dello psichiatra curante dr. __________ e
dello psicologo __________ del 26 aprile 2019 (con il quale i curanti di
dichiaravano in disaccordo con la capacità lavorativa dell’80% dell'assicurato,
considerandolo assolutamente non reintegrabile; doc. AI pag. 337), l’amministrazione
aveva deciso di chiudere il mandato d’integrazione e, nuovamente interpellati
il __________ e il SMR (per i quali la nuova documentazione non conteneva nuovi
elementi diagnostici e/o psicopatologici, atti a modificare le conclusioni
contenute nei precedenti rapporti; doc. AI pag. 340), con decisione del 14
giugno 2019 aveva quindi negato il diritto a prestazioni, ritenuto come a
fronte di una capacità lavorativa dell’80% nell'attività d'impiegato d'ufficio
ed in qualsiasi altra attività leggera e adatta l’assicurato non raggiungeva un
grado di invalidità pensionabile (cfr. doc. AI pag. 344).

                                  

                                  Detta
decisione è stata confermata dal TCA, dopo valutazione della documentazione
agli atti, inclusi i nuovi certificati prodotti dall’assicurato (cfr. la STCA
32.2019.146 del 6 febbraio 2020, confermata dal TF).  

                                  Per
quanto in particolare riguardava l’aspetto extra somatico,  questo giudice ha
rilevato che le diagnosi, poste dal dr. Del Don nel rapporto del 20 dicembre
2017, di “(…)disturbo d’ansia generalizzato (F41.1); sindrome depressiva ricorrente
attuale episodio di gravità media (F33.1); disturbo d’ansia sociale
(F40.10); disturbo di personalità forme miste (F61.0), tratti impulsivi e
paranoidi (…)” (doc. AI pag. 183), non si discostavano sostanzialmente da
quelle formulate dai periti del __________ (doc. AI pag. 272). In effetti, nel consulto
per il __________ del 20 marzo 2018 il dr. __________, esposto un accurato aveva
posto le diagnosi di “Disturbo misto ansioso-depressivo (ICD 10; F 41.2) e
Disturbi di personalità misti (ICD 10; F61.0)” e concluso che pur essendo
presenti diversi aspetti dei vari disturbi di personalità, essi non lo fossero in
misura sufficiente da poter porre una diagnosi indipendente. Inoltre la
sintomatologia ansiosa e depressiva mostrata non aveva l’intensità tale per
poter porre una diagnosi a sè. Complessivamente aveva quindi concluso
ammettendo una limitazione della capacità lavorativa del 20%, a partire dal
mese di febbraio 2015, momento della presa a carico del dr. __________ (doc. AI
pag. 274).               Questo giudice in quella sede aveva inoltre fatto
proprio anche il complemento peritale __________ del 15 maggio 2019 e
l’Annotazione SMR del 24 maggio 2019 per i quali la nuova documentazione
prodotta non conteneva nuovi elementi diagnostici e/o psicopatologici atti a
modificare le precedenti conclusioni (doc. AI pag. 347).

                                  Nemmeno
era possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al certificato
medico 17 dicembre 2019 nel quale il dr. __________ aveva attestato che “(…)
in seguito ad un peggioramento della sintomatologia clinica del paziente si è
predisposto per un ricovero volontario da effettuare quanto prima presso la
struttura sanitaria di __________ Clinica __________, previo contatto
telefonico giorno 06.12.2019 con il medico di picchetto presente in struttura.
Il paziente è stato quindi ricevuto in clinica in data 07.12.2019, e risulta
tuttora essere ancora ricoverato. (…)” (X/1). 

                                  Infatti,
detto certificato non era atto a mettere in dubbio la perizia __________ con i
relativi complementi e/o a dimostrare un peggioramento intervenuto dopo l’allestimento
della stessa e prima della decisione impugnata (in concreto: il 14 giugno 2019,
data che segnava il limite temporale del potere cognitivo del giudice delle
assicurazioni sociali; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 e riferimenti).
La valutazione __________ (confermata dal SMR), secondo la quale l’assicurato,
dal febbraio 2015, era da considerare abile al lavoro nella misura dell’80% (riduzione
del 20% quale flessione del rendimento) nell’attività abituale e in un’attività
leggera adatta, andava quindi confermata.

                                  

                          2.7.   Nel
giugno 2021 l’assicurato ha presentato un’ulteriore domanda di prestazioni
allegando nuova documentazione medica. Ha in particolare prodotto il rapporto
di dimissione dalla Clinica __________ relativo alla degenza dal 27 gennaio al
17 febbraio 2021 per le diagnosi di “F 61 Altri disturbi di personalità e
forme miste, F 33.0 disturbo depressivo ricorrente, episodio lieve in atto”
e quello relativo alla degenza dal 17 febbraio al 5 marzo 2021 presso la
clinica psichiatrica cantonale (CPC) per le diagnosi di “F 61 Disturbo di
personalità misto con tratti paranoidi e narcisistici, F 41.2 disturbo misto
ansioso-depressivo” (doc. AI pag. 479 e 482). Con uno scritto del 14 giugno
2021 il dr. __________, ricordato come avesse in cura l’assicurato dal febbraio
2015, ne ha confermato l’inabilità completa per ogni professione,
diagnosticando la presenza di “Sindrome depressiva ricorrente attuale
episodio di gravità media (F33.1), Disturbo d’ansia sociale (F40. 10) con
attacchi di panico, Disturbo di personalità forme miste (F61.0)” (doc. AI
pag. 485). 

                                  Valutati
tali atti, il dr. __________ del SMR, nella sua Annotazione del 22 giugno 2021,
ha affermato quanto segue:

 

"  Ho preso visione del dossier e della documentazione
medica. La sintomatologia dell’assicurato descritta nel rapporto medico del
14.06.2021 (GED 16.06.2021) della dr.ssa med. __________, medico assistente,
come pure nel rapporto medico di dimissione dalla clinica __________ di __________
relativo al ricovero dell'assicurato dal 27.01.2021 al 17.02.2021 e dalla
clinica __________ di __________ relativo al ricovero dell'assicurato dal
17.02.2021 al 05.03.2021 è sovrapponibile a quanto descritto dai periti (GED
11.06.2018 e 10.07.2020), pertanto non è possibile formulare una valutazione
differente dello stato di salute dell'assicurato e della CL dell'assicurato.
L'entrata in materia non appare giustificata.” (doc. AI pag. 498)

 

                                  Con
progetto di decisione del 23 giugno 2021 l’amministrazione ha quindi
preannunciato la non entrata nel merito sulla domanda di prestazioni (doc. AI
pag. 499). L’assicurato si è opposto al progetto di decisione con osservazioni
del 13 luglio 2021, sulle quali si è espresso il dr. __________ del SMR il 16
novembre 2021 (doc. AI pag. 505 e 513). 

                                  Con
decisione del 10 agosto 2022 è quindi stata confermata la non entrata nel
merito della nuova domanda, con la seguente motivazione:

 

"  (…)

Considerazioni:

Tramite decisione del 30.03.2021 abbiamo
rifiutato la precedente richiesta di prestazioni AI.

Il 16.06.2021 abbiamo ricevuto la nuova
richiesta, con allegata documentazione medica. Dalla valutazione degli atti, il
nostro Servizio Medico Regionale non ha potuto constatare una modifica, poiché
la nuova documentazione aggettiva uno stato di salute sovrapponibile a quello già valutato nei precedenti accertamenti.

Per questo motivo non possiamo entrare
nel merito della nuova domanda.

Osservazioni al progetto del
23.06.2021

Il nostro Servizio medico regionale ha
preso visione delle osservazioni sollevate in merito al summenzionato progetto
e ritiene che non emergano elementi di rilevanza medica che consentano di
modificare la precedente presa di posizione dello scrivente Ufficio.

Decidiamo pertanto:

Non si entra nel merito della richiesta
di prestazioni.” (doc. A)

 

                                  Davanti
al TCA il rappresentante dell’assicurata ha prodotto due certificazioni del dr.
__________ (doc. B e XII/1), sui quali si è espresso il medico SMR con
annotazioni del 17 ottobre e 5 dicembre 2022 (VIII/1 e XIV/1). 

 

                          2.8.  In
concreto, tutto ben considerato e sulla base delle pertinenti e approfondite
valutazioni del medico SMR, questo giudice deve concludere che l’insorgente,
con la sua nuova domanda di prestazioni, non ha reso verosimile l’intervento di
una modifica rilevante della sua situazione valetudinaria, ossia tale da
incidere sulla capacità lavorativa, rispetto all’ultima decisione formale, con
valutazione del merito, del 14 giugno 2019. 

                                  In
effetti, la nuova richiesta si basa sostanzialmente su documentazione
attestante le già note affezioni psichiche, le quali erano state attentamente e
approfonditamente vagliate del __________ nella perizia dell’8 giugno 2018 e
nei relativi complementi del 9 luglio 2018 e 15 maggio 2019 (doc. AI pag. 198,
294, 340).

                                  In
effetti, lo psichiatra curante dr. __________, nella sua certificazione del 14 giugno
2021, non fa altro che ribadire le diagnosi già esposte in precedenza e
sostanzialmente sovrapponibili a quanto descritto dai periti interpellati in
occasione della decisione del 14 giugno 2019. 

                                  A
ragione quindi lo psichiatra del SMR, nelle sue Annotazioni del 22 giugno 2021,
ha osservato che la documentazione prodotta non permetteva di formulare una
valutazione differente dello stato di salute e della capacità lavorativa rispetto
a quanto approfonditamente chiarito prima della resa della decisione del 14
giugno 2019, segnatamente mediante la perizia __________ dell’8 giugno 2018,
ragione per cui non appariva giustificata l’entrata in materia (doc. AI pag.
498).

                                  

                                  A
queste conclusioni questo Tribunale deve aderire.

                                  In
effetti le diagnosi elencate dai sanitari della Clinica __________, della __________
e dal dr. __________ (che ripropongono quelle già indicate dal medesimo
psichiatra curante nella certificazione del 20 dicembre 2017, quando aveva
indicato la presenza di “disturbo d’ansia generalizzato (F41.1), sindrome
depressiva ricorrente attuale episodio di gravità media (F33.1), disturbo
d’ansia sociale (F40.10), disturbo di personalità forme miste (F61.0), tratti
impulsivi e paranoidi (…)” (doc. AI pag. 183) erano già
sostanzialmente state messe in evidenza dagli accertamenti eseguiti prima della
resa della decisione del 14 giugno 2019, segnatamente nell’ambito della perizia
del __________ dell’8 giugno 2018, e in particolare dalla valutazione eseguita
dal dr. __________, specialista in psichiatria. Quest’ultimo aveva i effetti attestato,
nel consulto del 20 marzo 2018, “Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD 10;
F41.2), Disturbo misto di personalità (ICD 10; F61.0)” (doc. AI pag. 267),
diagnosi fatte proprie anche dal medico SMR in occasione del rapporto medico dell’11
giugno 2018 (doc. AI pag. 195; cfr. al consid. 2.6). 

                                 

                                  Del
resto, nemmeno quanto addotto dall’assicurato in sede di osservazioni al
progetto di decisione di non entrata nel merito del 23 giugno 2021 (doc. AI
pag. 499 e 505) permette diversa conclusione. Egli si è in effetti limitato a
sottolineare di essere sofferente per problematiche psichiche e di essere in
cura psichiatrica da oltre 20 anni (doc. AI pag. 505). 

                                  A
ragione il dr. __________ del SMR, nell’annotazione del 16 novembre 2021, ha
affermato che dallo scritto dell’assicurato non emergevano elementi di
rilevanza medica che consentivano di modificare la precedente presa di
posizione, ritenuto che “la sofferenza dell'assicurato è umanamente
comprensibile, in considerazione del fatto che deve convivere con patologie
croniche e necessariamente curarsi, questo però non consente dal punto di vista
medico assicurativo di discostarsi da quanto precedentemente valutato” (doc.
AI pag. 513). 

 

                                  A tale
conclusione, tratta sulla base di un’attenta valutazione medica, questo
Tribunale deve aderire. Come correttamente evidenziato dall’amministrazione, le
nuove certificazioni prodotte dall’assicurato non riportano in effetti alcun
fatto medico nuovo rispettivamente modificazioni significative di fatti noti e
già precedentemente valutati dal __________ e dal medico SMR, rispettivamente
non rendono verosimile un peggioramento duraturo delle condizioni
dell’assicurato e di conseguenza della sua capacità lavorativa, successivamente
alla decisione del 14 giugno 2019, con la quale, sulla base dell’approfondita
valutazione peritale, era stata stabilita – in modo vincolante – un’abilità lavorativa
dell’80% nell’attività abituale e in ogni altra attività leggera
adatta.

                                                                   

                                  Questo
giudice, attentamente vagliato l’insieme degli atti medici, non ha quindi
motivo di distanziarsi dall'apprezzamento del medico SMR. Giova del resto
ricordare che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di
esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi. Scopo e senso del disposto come
pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare
capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla
rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n.
56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                  Non va
del resto neppure dimenticato un principio ripetutamente riconosciuto dalla
nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico
curante - anche se specialista (cfr. STF U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid.
2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di
fiducia che lo lega al suo paziente (cfr.
STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; 124 I 175 consid. 4;
122 V 161). In ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di
trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può quindi di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I
1102/06 del 31 gennaio 2008 e I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).

 

                                  In conclusione, non essendo stata resa verosimile, prima della
resa del querelato provvedimento del 10 agosto 2022, una notevole modifica
nelle condizioni di salute nell’ambito della procedura amministrativa avviata con
la nuova domanda di prestazioni del giugno 2021, giustamente l’Ufficio AI non è
entrato nel merito della nuova richiesta.

                          2.9.  Dopo l’emanazione della decisione impugnata, e meglio in questa sede,
quindi tardivamente, l’assicurato ha dapprima prodotto un nuovo scritto del 29
settembre 2022 del dr. __________, medico assistente presso il Servizio __________,
il quale ha affermato:

 

"  Con la presente si certifica che il sig. RI 1 è
attualmente in carico presso l'__________ di __________ dal 25.07.2022. Il sig.
RI 1 ha richiesto una presa in carico psichiatrica per una sintomatologia caratterizzata
da una marcata deflessione del tono dell'umore ed accompagnata da anedonia,
astenia, sentimenti autosvalutanti, nonché una sintomatologia ansiosa
generalizzata e parossistica associata ad agorafobia.

Sulla base delle visite effettuate e dell’anamnesi
raccolta, si è posta una diagnosi di Disturbo depressivo ricorrente, episodio
attuale di media gravita (ICD10: F33.1) e
Agorafobia con attacchi di panico (ICD10: F40.1). È stata dunque posta l'indicazione
alla prosecuzione della presa in carico psichiatrica ambulatoriale ed è stata
maggiorata la terapia in essere con mirtazapina a 30 mg/die, attualmente in corso di titolazione e valutazione. Si rilascia il presente certificato su richiesta
dell'interessato. Restando a disposizione
per chiarimenti, porgo cordiali saluti (doc. 4)

 

                                  In
merito il 17 ottobre 2022 il medico SMR si è così espresso: 

 

"  Ho preso visione del dossier e della documentazione
medica. Nel certificato medico del 29.09.2022 del dr. med. __________, medico
assistente, quindi non ancora in possesso del titolo FMH in psichiatria e
psicoterapia, è descritto come l’assicurato è affetto da un disturbo depressivo
ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10: F33.1) e da agorafobia
con attacchi di panico (ICD10: F40.01, la codifica riportata nel certificato medico
è sbagliata). Nel certificato medico non si fa alcun riferimento concreto al
fatto che le patologie possano avere ripercussioni sulla CL dell'assicurato
perciò esse sono da considerare senza ripercussioni sulla CL dell'assicurato.
Infatti si tratta di patologie psichiatriche che non necessariamente causano
IL, soprattutto prolungata nel tempo e abitualmente rispondono bene alle cure.
La terapia farmacologica impostata, mirtazapina 30 mg/die, è poco coerente con
un quadro clinico grave o invalidante, l'effetto antidepressivo della molecola
citata si raggiunge solitamente a 45 mg/die. Il medico descrive infatti come il
farmaco sia in fase di titolazione, cosa che sta a significare che la variazione
del dosaggio è stata recente e conseguentemente anche l'insorgenza di sintomi
necessitanti della citata modifica farmacologica è recente. Peraltro si tratta
di una terapia farmacologica meno incisiva rispetto a quella che veniva
prescritta nel 2017 dal dr. med. __________ e che veniva confermata dai periti __________
nel 2018. Il quadro clinico oggettivato dai periti doveva essere
necessariamente più grave rispetto a quello descritto dal dr. med. __________,
in quanto non è ragionevole ritenere che a sintomi più gravi corrisponda un
approccio farmacologico così poco incisivo come quello attuale. Inoltre le
diagnosi formulate dal dr. med. Lutri sono in linea con quelle formulate in
passato dal precedente curante, dr. med. __________. Le conclusioni in merito
alla diagnosi e alla valutazione della CL dell'assicurato del dr. med. __________
erano state oggettivamente confutate in sede peritale neutrale nel 2018. Non
evidenzio elementi aggettivi che mi consentano di giustificare l'entrata in
materia.” (VIII/1)

 

                                  Il dr.
__________ ha precisato ulteriormente in data 29 novembre 2022:

 

"  In aggiunta al precedente certificato concernente il
sig. RI 1, in carico presso l'__________ di __________ dal 25.07.2022, si
precisa quanto segue: Il sig. RI 1 è giunto all'attenzione dello scrivente con
una terapia già in corso costituita unicamente da mirtazapina 15 mg/die,
valutata largamente insufficiente in ragione della sintomatologia ansiosa e
depressiva in atto al momento della prima consultazione.

In un primo momento si è effettuato un
tentativo di incremento posologico del farmaco, tentativo rivelatesi tuttavia
inefficace, e successivamente si è provveduto ad una modifica della, terapia in
corso con introduzione di paroxetina 20 mg/die quetiapina 25 mg 2x/die e
zolpidem 10 mg/die. La terapia resta tuttora in corso di valutazione in quanto il paziente riferisce la
persistenza di una deflessione del tono dell'umore
e di ripetuti attacchi di panico con agorafobia invalidante. Si segnalano peraltro
in anamnesi multipli pregressi tentativi di introduzione di trattamenti antidepressivi
e ansiolitici con scarsa efficacia clinica. Si
è provveduto ad effettuare un approfondimento anamnestico con il paziente e con
i precedenti terapeuti presso lo studio del Dr. med. __________ (sig. __________,
Dr.ssa med. __________), in base al quale emergeva un quadro depressivo e ansioso
già presente da lungo tempo, con significativo impatto sul funzionamento, dapprima
formativo (il paziente non è riuscito a portare a termine un percorso formativo
e/o professionalizzante), ed in seguito lavorativo e sociale del paziente.

Lo stesso riferisce severe difficoltà
nell'uscire di casa legate ad agorafobia e si reca in consultazione presso il
Servizio unicamente accompagnato da una figura di attaccamento.

Tali dati anamnestici sono apparsi
congruenti con l'osservazione clinica da me effettuata nel periodo di
riferimento e con quanto riportato dai precedenti curanti del paziente. In base
a quanto da me osservato durante la presa in carico ed alle informazioni
anamnestiche che mi è stato possibile raccogliere, si, ritiene che il disturbo
presentato dal paziente comporti attualmente una totale compromissione della capacità lavorativa.” (XII/1)  

 

                                  In
merito a quest’ultima certificazione il dr. __________ del SMR,
nell’Annotazione del 5 dicembre 2022, ha affermato che “in considerazione
del nuovo rapporto medico del 29.11.2022 del dr. med. __________ l’entrata in
materia è dal punto di vista medico psichiatrico giustificata” (XIV/1). 

                                  

                                  Ora,
come dianzi anticipato (consid. 2.3 e 2.4), e come osservato dall’Ufficio AI nella
risposta di causa (III) e nello scritto del 7 dicembre 2022 (XIV), secondo
la giurisprudenza, nell’ambito di una procedura giudiziaria di non entrata in
materia le prove addotte solo in sede di ricorso non possono essere prese in
considerazione in quanto tardive.

                                  Infatti,
con sentenza 8C_457/2012 del 9 luglio 2012 il TF ha confermato che, nell’ambito
di una nuova domanda di prestazioni, l’assicurato già nella nuova richiesta
deve rendere verosimile che il grado d’invalidità è modificato in misura rilevante
per il diritto alle prestazioni (o deve perlomeno far riferimento a mezzi di
prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere
dall’amministrazione atti a rendere verosimile l’asserita modifica. 

 

                                  In
questo secondo caso l’amministrazione deve impartire all’interessato un termine
per produrre il mezzo di prova in questione con l’avvertenza che in caso
contrario non entrerà nel merito della domanda; DTF 130 V 69 consid. 5.2). Atti
prodotti in sede di ricorso sono invece, di massima, tardivi e da considerare
nell’ambito di una nuova domanda (STF 8C_457/2012 del 9 luglio 2012, consid.
3.2).

                                  Nel
caso giudicato dall’Alta Corte si trattava di un assicurato al quale, con
sentenza 6 gennaio 2005, era stato riconosciuto il diritto a una mezza rendita
dal 1° marzo 2004 e che il 19 febbraio 2008 aveva inoltrato una nuova domanda,
respinta dall’amministrazione il 19 maggio 2008 perché non aveva reso
verosimile nessuna modifica rilevante per il diritto alle prestazioni. Il TF ha
giudicato corretto l’agire del tribunale cantonale che non aveva preso in
considerazione un certificato medico 31 gennaio 2008 prodotto dall’assicurato
solo in sede di ricorso, considerato come l’interessato non avesse prodotto
certificati medici attuali né con la domanda di revisione del febbraio 2008, né
nel termine assegnatogli dall’amministrazione, cosicché non era stata
sufficientemente comprovata una modifica delle circostanze di fatto successiva
all’ultimo esame materiale dei suoi diritti avvenuto nel gennaio 2005.

                                  Mediante
la pronuncia I 734/05 dell’8 marzo 2006, citata nella succitata pronunzia del
15 aprile 2010 (cfr. anche STF 8C_196/2008 del 5 giugno 2008), il TF aveva
accolto un ricorso di un Ufficio AI che si era lamentato del fatto che un
tribunale cantonale aveva preso in considerazione un certificato medico
prodotto solo in sede di ricorso. L’Alta Corte ha rammentato che se nella nuova
domanda non viene reso verosimile che il grado d’invalidità si è modificato in
misura rilevante per il diritto alle prestazioni, ciò non porta in tutti i casi
all’obbligo per l’amministrazione di fissare un termine all’assicurato per
rendere verosimile la modifica. Il termine va assegnato unicamente laddove
l’assicurato non rende verosimile la modifica rilevante per il diritto alle
prestazioni, ma rinvia a mezzi di prova supplementari, in particolare atti
medici, che intende trasmettere in un secondo tempo o che chiede
all’amministrazione di acquisire d’ufficio. Se, per contro, viene inoltrata una
nuova domanda senza rinvio a mezzi di prova supplementari, l’amministrazione
deve decidere sulla base della domanda e degli atti ivi prodotti. Nello spirito
della normativa di cui all’art. 87 cpv. 3 OAI, mezzi di prova che datano
successivamente alla decisione di non entrata in materia devono essere sempre
prodotti nell’ambito di una nuova domanda di prestazioni rispettivamente di
revisione.

 

                                  Nella
fattispecie, la documentazione prodotta dall’assicurato con il ricorso o nel
corso della presente procedura ricorsuale e, quindi, tardivamente, non può
quindi modificare l’esito della presente vertenza. 

                                  La
stessa, e in particolare la nuova certificazione del dr. __________ del 29
novembre 2022 (ritenuto che quella del 29 settembre 2022 non evidenziava
elementi oggettivi idonei a giustificare un’entrata in materia riguardo alla
nuova domanda di prestazioni, giusta l’annotazione del 17 ottobre 2022 del SMR
citata sopra; cfr. VIII/1), unitamente ad eventuale altra documentazione medica
che sostanzi l’effettivo intervento di un peggioramento duraturo e tale da
influire sulla capacità lavorativa (che in occasione della decisione del 14
giugno 2019 era stata giudicata dell’80% nell’attività abituale e in ogni altra
attività leggera adatta), verrà trattata dall’amministrazione quale nuova domanda
di prestazioni, come del resto indicato dall’Ufficio AI nello scritto del 7
dicembre 2022 (XIV). 

 

                        2.10.  In
conclusione, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso respinto.

                                

                                  Secondo l'art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1°
gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. la disposizione transitoria
dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e fbis
LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a
prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra
200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                  Visto
l’esito della vertenza, e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà
al prossimo considerando), le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

                        2.11.  L’assicurato
ha formulato istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

                                  Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
ATSG-Kommentar 3a ed., 2015, ad art. 61, n. 173, pagg. 828-829).

 

                                  A
norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul
patrocinio d’ufficio (Lag), l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

                                  I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
173 segg.) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se il
processo non è palesemente privo di esito positivo e se l’intervento
dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (DTF 125 V 202 consid. 4a e 372
consid 5b con riferimenti, cfr. anche artt. 2 e 3 Lag).

 

                                  Nella
presente fattispecie non risulta soddisfatto il requisito della probabilità di
esito favorevole. Tale presupposto difetta quando le possibilità
di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo
ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese
cui si esporrebbe (RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b, 119 Ia 251).  

                                  In
casu, dopo un esame forzatamente sommario, sulla base degli atti
all’inserto, la vertenza appariva sin dall’inizio destinata all'insuccesso in
quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei
rischi di perdere la causa. In effetti, alla luce della precedente decisione
del 14 giugno 2019, con la quale la domanda di prestazioni era stata respinta
dopo attenta valutazione delle condizioni mediche e della documentazione agli
atti, l’amministrazione non è entrata nel merito delle nuova domanda di
prestazioni, corredata da un unico e assai scarno certificato medico – quello del
dr. __________ del 14 giugno 2021 – oltre a due rapporti d’uscita dalla Clinica
__________ e dalla __________, considerato come l’assicurato non avesse
apportato, nemmeno in fase di osservazioni al progetto di decisione del 23 giugno
2022 – dal quale emergeva chiaramente la necessità di documentare debitamente
un eventuale peggioramento delle sue condizioni – nuovi elementi medici atti a
rendere almeno verosimile una modifica della situazione medica o economica
rispetto a quanto stabilito nella precedente decisione cresciuta in giudicato. Per
quanto detto sopra, la produzione delle certificazioni del dr. __________, che
parrebbero indiziare effettivamente l’intervento di un peggioramento, è
avvenuta in sede ricorsuale e quindi tardivamente. 

                                  Ne
segue che la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio va
respinta.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                             1.  Il
ricorso è respinto.

                              §  Gli
atti vanno trasmessi all’Ufficio AI affinché proceda nelle proprie incombenze
conformemente ai considerandi. 

 

                             2.  La
domanda d’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.

 

                             3.  Le spese di fr. 500 sono poste a
carico del ricorrente.

                                

                             4.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                      Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                              
Gianluca Menghetti