# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8d21d5b8-e424-5a4c-acbe-df46625a890f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-01-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 13.01.2000 12.1999.230
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1999-230_2000-01-13.html

## Full Text

Incarto n.

  12.1999.00230

  	
  Lugano

  13 gennaio
  2000/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente per statuire nella causa civile a procedura speciale per azioni derivanti da contratto
di lavoro (inc. CL.1997.8 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2)
promossa con istanza 14 gennaio 1997 da

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'__________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall'avv. __________ 

   

  

 

chiedente la condanna della convenuta al pagamento di fr. 14'730.75
quali salari impagati, tredicesima mensilità e indennità per giorni di libero
non goduti nel periodo 1994/1995 a liquidazione di un contratto di lavoro;

 

domanda che la convenuta ha integralmente contestato e che il
pretore, con decisione 14 ottobre 1999, ha accolto limitatamente a fr.
13'810.10 oltre interessi e spese esecutive;

 

 appellante
la convenuta che, con allegato 25 ottobre 1999, chiede la riforma della
sentenza impugnata e riconosce il credito dell'istante per fr. 3'198.80 oltre
interessi;

 

richiamata la decisione del vicepresidente della Camera che ha
concesso effetto sospensivo all'appello;

 

lette
le osservazioni all'appello, presentate dall'istante in data 10 dicembre 1999;

 

esaminati
gli atti della causa;

 

considera

 

in fatto e in diritto:

 

                                    1.   L'istante
è stato assunto come chef di cucina presso l'osteria __________ di __________ a
far data dal 1. luglio 1994. Il contratto (doc. 1) è stato concluso con la
società convenuta come datrice di lavoro e prevedeva oltre a un salario mensile
lordo di fr. 5'400.-, una durata indeterminata e un termine di disdetta di 3
mesi per la fine di un mese. Il rapporto di lavoro è stato interrotto sulla
base di uno scritto 28 luglio 1995 della convenuta, destinato all'istante e a
sua moglie __________, che indicava la fine del loro contratto per il 31
ottobre successivo. In seguito, con lettera 15 ottobre 1995, destinata a tutti
i dipendenti , veniva loro reso noto: che il ristorante avrebbe chiuso i
battenti il 22 ottobre 1995 alle ore 24.00, che tutti i contratti di lavoro
erano disdetti per il 30 ottobre o comunque per la prima data utile, che tali
decisioni volevano evitare il rischio "di continuare a farvi lavorare
senza poter essere in grado di assicurare i salari dei prossimi mesi" e
che, oltre le giornate da dedicare alla pulizia dei locali, i rimanenti giorni
di ottobre sarebbero stati considerati come vacanze (doc. C).

 

                                    2.   Con
l'istanza in esame il lavoratore ha chiesto il pagamento di fr. 4'110.75 quale
differenza di salario per il mese di ottobre e quale quota parte della
tredicesima mensilità, nonché di fr. 10'620.- per giorni di libero non goduti
dall'inizio alla fine del rapporto di lavoro, per un totale di 59 giorni. La
convenuta si è opposta in particolare al riconoscimento di questa seconda parte
del credito, contestando il valore probante del conteggio prodotto dalla
controparte (doc. F) e osservando che i coniugi __________, durante il
contratto -in particolare alla fine del 1994- non hanno mai vantato pretese per
vacanze non godute. Comunque il ristorante ha sempre rispettato la chiusura
settimanale di due giorni (la domenica e il lunedì fino a mezzogiorno) e i
signori __________ hanno sempre regolato a loro piacimento la presenza presso
l'esercizio pubblico.

 

                                    3.   Il
pretore ha anzitutto preso atto che la convenuta, in sede conclusiva, ha
riconosciuto all'istante un credito di fr. 3'198.80 netti a titolo di stipendio
impagato e di tredicesima mensilità pro rata temporis. Per quanto riguarda
questa posta il giudice ha riconosciuto all'istante anche fr. 360.- a titolo di
assegni familiari e fr. 550.- quale indennità per vestiario di lavoro. In
merito ai giorni di libero non goduti, rimprovera alla convenuta di non aver
provato il numero dei giorni in discussione, deducendone la correttezza del
conteggio allestito dall'istante.

 

                                    4.   La
società appellante limita esplicitamente la sua impugnativa al credito per
giorni di libero non goduti. In particolare sostiene, conformemente alla tesi
avanzata in prima sede, che il lavoratore deve far valere questi eventuali
crediti al momento del versamento del salario mensile, rispettivamente dopo un
breve periodo di riflessione e non alla fine del contratto. Rileva inoltre
incongruità nel computo prodotto in causa come documento F.

 

                                          Con
le osservazioni all'appello l'istante chiede in sostanza che venga
integralmente confermata la sentenza pretorile.

 

                                    5.   Per
quanto riguarda i giorni settimanali di libero, previsti dall'art. 329 CO,
l'art. 64 del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'industria
alberghiera e della ristorazione (esplicitamente richiamato nel contratto
individuale di lavoro) fa carico al datore di lavoro di allestire alla fine di
ogni mese un conteggio dei giorni di riposo. Questa disposizione tiene conto di
due principi: il primo è quello per cui l'onere della prova circa
l'effettuazione o meno dei giorni liberi da parte del lavoratore incombe per
principio al datore di lavoro che, meglio d'ogni altro, può esserne al
corrente, disponendo -o quanto meno dovendo disporre- di tutta una serie di
mezzi di controllo (Streiff / von Kaenel, Arbeitsvertrag, Zurigo 1992,
art. 329 CO, N. 4; JAR 1990, 443; ZR 1983 N. 107 p. 226; II
CCA 9 maggio 1995 in re S./M. SA e 9 novembre 1995 in re S. SA/M.); il
secondo impone una liquidazione rapida delle vertenze di questo genere, così
come quelle riguardanti il rimborso di spese di viaggio (DTF 91 II 386)
o la retribuzione di ore supplementari, ciò che presuppone la notifica
tempestiva del credito da parte del lavoratore in accordo col principio
dell'affidamento, ovvero affinché sia salvaguardata la sicurezza delle
relazioni in materia di contratto di lavoro (DTF 101 II 289). 

 

                                    6.   Nel
caso concreto, va osservato anzitutto che, contrariamente alle indicazioni del
CCNL, non esistono conteggi mensili dei giorni liberi goduti o no dai
dipendenti della convenuta: la ricapitolazione doc. F (il cui contenuto è
tutt'altro che chiaro e confonde i giorni di libero con i giorni di ferie) dà
indicazioni apparentemente di dettaglio per il 1995, mentre indica un solo
totale di 24,32 giorni (?) per il 1994. D'altra parte, dev'essere evidenziata
la posizione dell'istante nei rapporti con la controparte. Egli infatti, ha
iniziato la propria attività di cuoco insieme alla moglie, assunta come gerente
del ristorante (cfr. inc. CL.1997.6, doc. 1) la quale si è sempre occupata
della gestione dell'esercizio pubblico, registrava gli incassi giornalieri,
effettuava i pagamenti delle fatture dei fornitori, come pure allestiva i vari
conteggi riguardanti gli stipendi e gli oneri sociali dei dipendenti; la
documentazione da lei allestita veniva poi consegnata alla fiduciaria per la
contabilità (testi __________ e __________). I coniugi __________ ben si può
dire che gestissero insieme il ristorante, pur con compiti diversi:
l'amministrazione corrente, rispettivamente la cucina: al proposito, il teste
__________ ricorda come "i signori __________" (insieme) siano stati
invitati a più riprese "a mutare l'impronta del ristorante" e come
essi trattassero i problemi gestionali direttamente con l'amministrazione.
D'altra parte essi furono licenziati insieme, per lo stesso termine, e i loro
rapporti di lavoro (formalmente distinti) furono considerati insieme,
separatamente da quelli degli altri dipendenti (testi __________ e __________).
Non solo quindi essi si trovavano nella posizione di poter organizzare il
lavoro come meglio credevano e quindi di non sottostare a nessuna imposizione
di orario, né ad alcun controllo (teste __________), ma erano essi stessi (in
particolare la signora __________) a dover tenere i conteggi dei giorni di
libero (goduti e non) di tutti i dipendenti, quindi anche nei confronti di loro
stessi. Sono pertanto malvenuti nel rimproverare alla controparte di non aver
provato l'effettuazione da parte loro di giorni liberi, già perché la datrice
di lavoro non disponeva dei mezzi di controllo adeguati (cfr. II CCA 25
novembre 1997 in re v.A. / G. SA). Né, al dilà di ogni considerazione sui loro
diritti, è possibile conferire specifica forza probante al sommario conteggio
da loro prodotto in causa: in tal senso la decisione pretorile non può essere
condivisa. Né all'incarto esistono elementi o indizi per considerare in qualche
modo accertato il diritto in questione: non solo risulta che essi abbiano
goduto di periodi di vacanze (teste __________), ma -come già osservato- a
dipendenza della loro collocazione nell'organizzazione del ristorante, era di
loro competenza di riservarsi i giorni di libero previsti, oppure -fosse stato
difficile o impossibile attenersi a quella regola per ragioni di gestione
dell'esercizio pubblico- di notificare tempestivamente il fatto alla datrice di
lavoro, così come impone il CCNL. Poiché l'istante non ha dimostrato il suo
credito, esso non può essere ammesso e in tale limite la sentenza impugnata
dev'essere riformata.

 

                                    7.   Per
quanto riguarda l'importo litigioso in questa sede, va precisato che il primo
giudice ha considerato i crediti posti a giudizio al netto dei contributi
sociali. Quindi, il credito di fr. 10'620.- per giorni di libero non goduti
(sentenza impugnata, consid. 5) è stato accolto dal pretore in realtà per soli
fr. 9'701.35. Deducendo questo importo dal totale di fr. 13'810.10 si ottiene
una differenza di fr. 4'108.75, importo superiore al credito riconosciuto
dall'appellante. Ma poiché per la differenza non v'è impugnativa, la convenuta
dev'essere condannata al pagamento dell'importo superiore. Ciò non ostante la
soccombenza in appello dell'istante può essere considerata integrale.

 

 

Per
questi motivi, 

 

richiamati
per le spese l'art. 417 lett. e CPC e la TOA

 

 

pronuncia:

 

                                     I.   L'appello
25 ottobre 1999 di __________ è accolto. Di conseguenza la sentenza la sentenza
13 ottobre 1999 del Pretore di Lugano, Sezione 2, è così riformata:

 

                                          1.     L'istanza è
parzialmente accolta. Di conseguenza __________, è condannata a versare a
__________, l'importo di fr. 4'108.75 più interessi al 5% a far tempo dal 31
ottobre 1995, oltre a fr. 100.- per spese PE.

 

                                          2.     Limitatamente
a questo importo viene rigettata in via definitiva l'opposizione interposta al
PE __________ UE di Lugano.

 

                                          3.     Non si
prelevano né tasse né spese, la procedura essendo gratuita; __________ verserà
a __________ la somma di fr. 400.- a titolo di ripetibili parziali.

 

                                    II.   Non si prelevano spese, né tassa di giustizia. __________ verserà
all'appellante la somma di fr. 300.- a titolo di ripetibili d'appello.

                                  III.    Intimazione:
- __________

                                          Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario