# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 471d7559-71cf-5d97-b645-8b3a8220131a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 12.10.2018 15.2018.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2018-35_2018-10-12.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2018.35

  	
  Lugano

  12 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo sul ricorso 23 aprile 2018 della

 

	
   

  	
  RI 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro la decisione 11 aprile
2018 con cui ha ridotto l’importo della garanzia prestata in virtù dell’art.
277 LEF da

 

	
   

  	
   PI 1  ra

  (patrocinata dall’avv. PA 2, __________)

  

nella
procedura di sequestro n. __________ eseguito a favore della ricorrente il 7
febbraio 2018;

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Su istanza della RI 1, con decreto del 6
febbraio 2017 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha ordinato nei confronti
di PI 1 il sequestro della proprietà
per piani (PPP) n. __________ della particella n. 841 RFD di __________, allora di proprietà della debitrice, sino a concorrenza
di fr. 23'407.65.

 

                                  B.   Il
giorno successivo l’Ufficio di esecuzione (UE) di Lugano ha eseguito il
sequestro.

                                  C.   Il
27 febbraio 2017 PI 1 ha formulato opposizione al decreto di sequestro. La
causa risulta tuttora pendente.

                                  D.   Con
scritto del 30 agosto 2017 la debitrice sequestrata ha chiesto all’UE,
conformemente all’art. 277 LEF, la liberazione del bene sequestrato contro
prestazione di una garanzia sostitutiva.

                                  E.   Il
5 settembre 2017 l’Ufficio ha accolto la predetta domanda, fissando l’ammontare
della garanzia a fr. 40'000.–.

                                  F.   Il
13 settembre 2017, in considerazione dell’avvenuto deposito dell’importo di fr. 40'000.–
da parte della debitrice, l’UE ha ordinato la cancellazione dal registro
fondiario della restrizione della facoltà di disporre sulla PPP n. __________
RFD di __________.

                                  G.   Il
26 marzo 2018 la debitrice ha chiesto all’UE di ridurre l’importo della
garanzia perché lo stesso è eccessivo in considerazione del fatto che il
decreto di sequestro non menziona gli interessi di mora.

                                  H.   Con decisione dell’11 aprile 2018 l’UE ha ridotto l’importo della
garanzia da fr. 40'000.– a fr. 25'000.–.

                                    I.   Con
ricorso del 23 aprile 2018 RI 1 si aggrava contro tale provvedimento,
chiedendone l’annullamento, previo conferimento dell’effetto sospensivo, poi
concesso dal presidente di questa Camera con decreto del 3 maggio 2018.

                                  L.   Con
osservazioni rispettivamente del 17 maggio e del 1° giugno 2018 PI 1 e l’UE
postulano che il ricorso sia respinto. Nella replica spontanea del 12 giugno
2018 la ricorrente conferma la richiesta formulata con il ricorso. 

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato
emesso l’11 aprile 2018 dall’UE di Lugano, il ricorso è in linea di principio
ricevibile (art. 17 LEF). Come parte della procedura esecutiva e beneficiaria
della garanzia controversa, la RI 1 ha un interesse giuridicamente protetto a
opporsi alla sua modifica ed è pertanto legittimata a ricorrere.

 

                                   2.   La
ricorrente argomenta che la decisione con la quale l’UE aveva fissato l’importo
della garanzia a fr. 40'000.– non è stata impugnata dalla debitrice
sequestrata, motivo per il quale essa è passata in giudicato e l’UE non la poteva
modificare.

 

                                         Per
l’osservante la decisione dell’UE, che ha modificato un provvedimento cautelare
(il sequestro), sostituendo la garanzia iniziale immobiliare con il deposito in
contanti, non è né mai potrebbepassare in giudicato. Il sequestro è infatti una
misura conservativa di carattere eminentemente provvisorio, motivo per il quale
può essere modificato in applicazione dell’art. 268 cpv. 1 CPC.

 

                                2.1   Il
sequestro è una misura conservativa a garanzia di crediti pecuniari e in
prestazione di garanzie ordinata per la durata del­l’esecuzione (DTF 138
III 382 consid. 3.2.2). Segue regole proprie, stabilite dagli art. 271 segg. LEF
e non dal Codice di procedura civile (art. 269 lett. a CPC). Tale sistema
esclude ogni richiesta di modifica del sequestro in ragione di un cambiamento
delle circostanze nel senso dell’art. 268 cpv. 1 CPC. In effetti, il decreto di
sequestro può essere impugnato solo con una procedura sommaria di opposizione,
specifica alla LEF (art. 278) e imposta da tale legge per ottenere la modifica
o la revoca del sequestro (DTF 138 III 636 consid. 4.3.2; sentenza 5A_200/2013
del 17 luglio 2013 consid. 1.3). È quindi esclusa la procedura di conferma o di
revoca dei provvedimenti superprovvisionali prevista dall’art. 265 cpv. 2 CPC
(sentenza del Tribunale federale 5A_508/2012 del 28 agosto 2012 consid. 3.1 e i
rinvii, pubblicata in SJ 2013 I 33 e Pra 2013 (56) pag. 438).

 

                                         Il
mezzo di cui dispone il debitore per ovviare all’assenza di una procedura di
modifica del sequestro, una volta esaurita la via dell’opposizione, è quelle
della richiesta di garanzie (art. 273 LEF). È nel quadro di tale procedura che
il giudice del sequestro potrà se del caso tenere conto di eventuali
cambiamenti relativi ai presupposti del sequestro. Infatti, la decisione in
materia di garanzie non è definitiva; il giudice la può riconsiderare in
presenza di fatti nuovi, quali la perdita di verosimiglianza del credito dopo
la concessione del sequestro, la durata imprevista della procedura di convalida
o la diminuzione del valore delle garanzie originarie. Egli valuta se ordinare
o aumentare le garanzie (sentenze 5A_165/2010 del 10 maggio 2010 consid. 2.3.4, pubblicata in Pra 2011 [21] pag. 141; 5A_563/2017 del 26 ottobre
2017 consid. 3.3.2).

 

                                2.2   La
garanzia giusta l’art. 277 LEF non sostituisce i beni sequestrati, ma garantisce,
a favore del creditore (rappresentato dal­l’ufficio di esecuzione), l’obbligo
dell’escusso di ripresentare gli oggetti posti sotto sequestro o di sostituirli
con altri di ugual valore qualora i beni sequestrati non fossero più presenti o
riportati al momento dell’esecuzione
del pignoramento o dell’apertura del fallimento (DTF 120 III 91 consid. 4/a; sentenza della CEF 15.2012.48 del 30 maggio 2012, consid. 4 e 5, massimata in RtiD I 2013 849 n. 61c; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, 2003, n. 28 ad art. 277 LEF).
Dal momento che il sequestro, una volta esaurita la procedura di opposizione
(art. 278 LEF), non può più essere modificato, nemmeno la garanzia a tenore
dell’art. 277 LEF, data la sua natura accessoria, va cambiata ove i presupposti
sui quali poggia il sequestro mutino dopo ch’esso è diventato definitivo.
Neppure a tal riguardo l’art. 268 cpv. 1 CPC risulta applicabile (art.
269 lett. a CPC e sopra consid. 2.1). Anche in questa situazione
il debitore potrà semmai premunirsi contro il danno consecutivo a eventuali
cambiamenti delle circostanze instando avanti al giudice del sequestro per l’ottenimento
di garanzie nel senso dell’art. 273 LEF o il loro aumento. La mancata riduzione
della garanzia dell’art. 277 LEF sarà così compensata dall’aumento (nella
stessa proporzione) della garanzia dell’art. 273 LEF, a salvaguardia degli
interessi di ambedue le parti.

 

                                2.3   Qualora,
invece, cambino non gli elementi fattuali sui quali poggia il sequestro (la cui
valutazione compete al giudice) bensì il valore dei beni sequestrati (la cui
stima spetta all’ufficio d’esecu­­zione), pare ipotizzabile un successivo
adattamento della garanzia (a norma dell’art. 277 LEF), perlomeno nei casi in
cui dev’es­­sere incrementata onde mantenere la sua funzione, evitando che il
debitore rifiuti di ripresentare gli oggetti posti sotto sequestro, perché il loro
valore è superiore a quello della garanzia originaria (si pensi ad azioni il
cui corso borsistico è nel frattempo salito).

 

                                  a)   Certo,
in linea di massima l’ufficio d’esecuzione non è autorizzato a riconsiderare un
suo provvedimento dopo la scadenza del termine di ricorso né a revocarlo (art. 17 cpv. 4 LEF; DTF 88
III 14 consid. 1, 97 III 5 consid. 2; sentenza del Tribunale federale
5A_67/2007 del 15 febbraio 2008 consid. 4.1 e 7B.237/2005 del 27 marzo 2006
consid. 3; Cometta/Möckli in:
Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 60 ad art. 17 LEF; Erard
in: Commentaire
romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 64 e 65 ad art. 17 LEF; sentenza
della CEF 15.2011.79 del 22 settembre 2011), eccezion fatta nell’ipotesi – in
concreto non realizzata – di provvedimenti nulli, la cui nullità può essere rilevata d’ufficio in ogni momento (art. 22 LEF).

 

                                         Salvo eccezioni legali esplicite (come in materia
di calcolo del mi­nimo di esistenza: art. 93 cpv. 3 LEF), la legge non
prevede neppure la via della revisione dei provvedimenti definitivi (sentenza
della CEF 15.2015.82/84 del 25 marzo 2016, RtiD 2016 II 644 n. 31c, consid.
2.4).

 

                                  b)   In
presenza di fatti nuovi, tuttavia, può giustificarsi la modifica di un
provvedimento definitivo (sentenza della CEF 15.2011.79 del 22 settembre 2011),
o meglio l’adozione di un nuovo provvedimento sostitutivo, senza effetto
retroattivo (cfr. Maier/Vagnato in: Kren-Kostkiewicz/Vock, Kommentar SchKG, 2017, n. 42 ad art. 17 LEF;
Dallèves in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 68 ad art. 17
LEF).

 

                                2.4   Nel
caso in esame, però, non si è verificato alcun fatto nuovo dopo l’entrata in
forza dei provvedimenti 5 e 13 settembre 2017, con cui l’UE
ha ordinato la cancellazione dal registro fondiario della restrizione della
facoltà di disporre sulla PPP sequestrata in considerazione dell’avvenuto
deposito di fr. 40'000.– a titolo di garanzia. La debitrice e l’UE
pretendono soltanto di correggere l’errore commesso in occasione della fissazione della garanzia
di fr. 40'000.–, in cui si è tenuto conto d’interessi
che non figurano nel decreto di sequestro. Ora, neanche le decisioni errate –
tranne in caso di nullità (art. 22 cpv. 1 LEF) – possono più essere corrette
dopo la scadenza del termine di ricorso (DTF 88 III 14 consid. 1 e altri
riferimenti citati sopra al consid. 2.3/a).

 

                                         Nel
caso concreto, già al momento della notifica e dell’esecuzio­­ne del sequestro non
poteva sfuggire alla debitrice e al suo precedente legale, avv. __________, che
il sequestro della PPP è stato decretato sino a fr. 23'407.65
senza interessi. Il mancato ricorso contro il provvedimento del 5 settembre 2017 è opponibile anche al suo patrocinatore attuale. Così
stando le cose, l’UE non poteva modificare il provvedimento in questione, che
nel frattempo è diventato definitivo, motivo per cui il ricorso va accolto e il
provvedimento impugnato annullato.

 

                                   3.   Per legge non si
preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è accolto e di conseguenza il provvedimento dell’11 aprile 2018 dell’Ufficio d’esecuzione di Lugano è annullato.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.