# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 10e6fe19-0738-5b7b-8f7c-182159a3a5c4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-02-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.02.2000 11.1997.129
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-129_2000-02-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1997.00129

  	
  Lugano,

  17 febbraio
  2000/ld

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Rampini, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n.
__________-__________.__________–__________/__________ __________ del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
del registro fondiario e di commercio quale autorità di vigilanza, che oppone lo

 

	
   

  	
  Stato del Cantone TICINO

  (rappresentato dal capo dei Servizi generali 

  del Dipartimento del territorio)

   

  
	
   

  	
  alla ditta

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto il
ricorso del 30 luglio 1997 presentato dallo Stato del Cantone Ticino contro la
decisione emessa il 17 giugno 1997 dal Dipartimento delle istituzioni, Sezione
del registro fondiario e di commercio quale autorità di vigilanza; 

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 7 e l'8 agosto 1978 il fiume __________ è straripato durante
un'alluvione di eccezionale violenza e ha eroso le rive nel Comune di
__________, tra cui quella lungo la particella n. __________RFD (5328 m²),
proprietà della comunione ereditaria fu __________ __________, formata da
__________ __________, __________ __________ e __________ __________. Negli
anni successivi, grazie a contributi federali e cantonali, il Comune ha creato
un argine artificiale, formando una ripida scogliera coperta di vegetazione che
separa quanto rimane dei fondi colpiti dalla piena – compresa la particella n.
__________– dal greto del fiume. Nel 1980 la particella n. __________è toccata
per divisione ereditaria a __________ __________, che l'ha venduta il 6 agosto
1990 alla ditta __________ (nel senso dell'art. 666 CC), le norme cantonali
sulla demarcazione del demanio pubblico non si applicano poiché la proprietà
privata si estingue per legge e l'ufficiale deve modificare il registro
fondiario d'ufficio, indipendentemente dal consenso del proprietario iscritto.
Con decisione del 17 giugno 1997 l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso.
Essa ha ritenuto – in estrema sintesi – che non è compito né facoltà
dell'ufficiale accertare se e in che misura una determinata particella sia andata
perduta, tanto meno ove si consideri che nella fattispecie la formazione
dell'argine artificiale ha permesso di ricuperare parte della superficie
asportata dal fiume. Solo una procedura giudiziaria in contraddittorio può
garantire, nelle circostanze descritte, un pertinente accertamento dei confini.

                                      

                                  D.   Contro
la decisione dell'autorità di vigilanza il Cantone Ticino è insorto il 30
luglio 1997 con un ricorso a questa Camera nel quale ribadisce che in casi come
quello precipuo l'ufficiale deve limitarsi a prendere conoscenza del nuovo
stato dei fondi e promuovere le relative modifiche nel registro fondiario. I proprietari
potranno poi contestare l'avvenuta iscrizione – esso soggiunge – al momento in
cui avranno ricevuto notifica, da parte dell'ufficiale, dell'operazione
eseguita a loro insaputa (art. 969 CC). Nelle sue osservazioni del 21 agosto
1997 la ditta __________ propone di respingere il ricorso. L'autorità di
vigilanza ha comunicato il 6 agosto 1997 di rinunciare a osservazioni,
confermandosi nella decisione impugnata.

                                      

Considerando

 

in diritto:                   I.   In
ordine 

 

                                   1.   Le
decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sul registro fondiario possono
essere impugnate davanti alla Camera civile di appello; sono applicabili le
disposizioni della legge di procedura per le cause amministrative (art. 41a
LGRF entrato in vigore il 6 giugno 1997, sostituito il 7 aprile 1998
dall'analogo art. 6 LRF: RL 4.1.3.1). In concreto il termine di 30 giorni
previsto dall'art. 103 cpv. 2 RRF per i ricorsi “in seconda istanza cantonale”
è rimasto sospeso dal 15 luglio al 15 agosto 1997 in seguito alle ferie giudiziarie
(art. 13 lett. b LPAmm). Tempestivo, il ricorso in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nei
contenziosi disciplinati dalla legge di procedura per le cause amministrative
gli enti pubblici possono farsi rappresentare in giudizio da un funzionario
(art. 15 cpv. 1 seconda frase LPAmm). Davanti all'autorità di vigilanza, come
pure in questa sede, il Cantone si è fatto rappresentare dal capo dei Servizi
generali del Dipartimento del territorio. Nonostante la fallace intestazione
dei ricorsi, dalle relative motivazioni si desume senza equivoco che il
funzionario predetto non ha agito – né agisce – per conto del Dipartimento del
territorio (ancorché a tale Dipartimento incombe di attuare la legge sul
demanio pubblico: art. 1 RLDP), bensì per conto del Cantone. Anche sotto tale
profilo il ricorso è dunque ammissibile.

 

                                   3.   In
sede amministrativa anche l'autorità di ricorso collabora d'ufficio
all'accertamento dei fatti (art. 18 cpv. 1 LPAmm). I documenti allegati per la
prima volta al ricorso sono dunque proponibili (art. 57 cpv. 1, 63 e 76 LPAmm).

 

                                   II.   Nel
merito

 

                                   4.   Lo
Stato del Cantone Ticino ha introdotto una richiesta di iscrizione all'Ufficio
dei registri per “scomparsa del fondo in seguito ad alluvione (art. 666 CC)”
(act. II, 9° foglio). L'art. 666 cpv. 1 CC prevede in effetti che la proprietà
fondiaria si estingue – tra l'altro – con la perdita totale del fondo.
Semplici spostamenti di terreno non producono alcuna modificazione dei confini
(art. 660 cpv. 1 CC). La perdita totale del fondo si verifica quando il
proprietario non può più disporre e godere del bene, che perde le sue qualità
in modo non più ricuperabile a misura d'uomo, ad esempio perché si inabissa o
viene sommerso, perché scoscende o finisce sepolto da uno smottamento (Rey in: Kommentar zum Schwei-zerischen
Privatrecht, op. cit., n. 12 ad art. 666 CC con richiami di dottrina). Siccome
le acque pubbliche e i terreni non coltivabili “non sono soggetti alla
proprietà privata, salvo la prova del contrario“ (art. 664 cpv. 2 CC), il fondo
che diviene definitivamente improduttivo entra a far parte del demanio
pubblico, soggetto alla sovranità del Cantone in cui si trova (art. 664 cpv. 1
CC). Ove si formino terreni nuovi sul demanio pubblico “a seguito di alluvione,
colmata, spostamento di terra, cambiamento di corso o di livello di un'acqua
pubblica o per simile causa“, tali fondi appartengono essi pure al Cantone,
salvo che il diritto cantonale li assegni ai fronteggianti (art. 659 cpv. 1 e 2
CC).

 

                                   5.   Nel
Cantone Ticino l'art. 99b cpv. 1 LAC – analogo al vecchio art. 99 LAC –
stabilisce che le cose senza padrone e quelle di dominio pubblico sono soggette
alla sovranità del Cantone e sono disciplinate dalla legge sul demanio pubblico
e da leggi speciali. La legge sul demanio pubblico (LDP: RL 9.4.1.1) precisa, a
sua volta, che fanno parte del demanio le acque pubbliche, le miniere, i
terreni non coltivabili, il sottosuolo (dove cessa l'interesse del proprietario
all'esercizio del diritto di proprietà), i terreni di nuova formazione, le
proprietà estinte con la perdita del fondo e tutte le altre cose d'uso comune
(art. 1). Le acque pubbliche comprendono l'alveo e le rive dei laghi e dei
corsi d'acqua (art. 4 cpv. 1). Le rive si estendono fino al massimo spostamento
delle piene ordinarie e comprendono, in particolare, la fascia di terreno priva
di vegetazione o soltanto con vegetazione acquatica (art. 4 cpv. 2). Il limite
dei laghi e dei corsi d'acqua sistemati o corretti è determinato dalle
rispettive opere; quello dei laghi artificiali dal livello massimo d'invaso
(art. 4 cpv. 3). Le acque pubbliche che invadono proprietà private rimangono
demaniali (art. 4 cpv. 4). Sottratte alla sovranità del Cantone rimangono unicamente,
nel Ticino, le opere eseguite in buona fede – in tutto o in parte – sul demanio
pubblico, o sporgenti sul demanio pubblico, purché conformi al diritto
anteriore (DTF 123 III 458 consid. 5).

 

                                   6.   In
caso di perdita “totale” del fondo a norma dell'art. 666 CC, il corrispondente
foglio del libro mastro è chiuso e radiato dal registro (art. 96 cpv. 1 RRF; Meier-Hayoz in: Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 21 ad art. 666 CC con
rinvio di dottrina; Rey, op.
cit., n. 15 ad art. 666 CC). Se la perdita “totale” è circoscritta a una
porzione del fondo, il diritto di proprietà si estingue entro tali limiti e
l'autorità deve – a scanso di equivoci – far aggiornare d'ufficio il piano
catastale, fosse pure contro la volontà dei proprietari (Besson in: ZBGR/RNRF 71/1990 pag. 266
in alto, 63/1982 pag. 147 in fondo; v. anche l'art. 92 lett. d del regolamento
ticinese della legge sulle misurazioni catastali, RLMC: RL 4.1.4.1). I dati
dell'aggiornamento, compresi i mutamenti di superficie, vanno poi riportati nel
registro (Haab in: Zürcher
Kommentar, Zurigo 1977, n. 5 in fine all'art. 666 CC). Il foglio di un fondo
oggetto di perdita “totale” è chiuso e radiato dal registro – di regola – quand'anche
il terreno passi a far parte del demanio pubblico, ad esempio perché diviene
definitivamente improduttivo (art. 944 cpv. 2 CC). Nel Cantone Ticino però la
legge impone di intavolare anche i fondi del demanio pubblico (art. 26 LRF in
vigore dal 7 aprile 1998, identico al cessato art. 99 LGRF), ciò che l'art. 944
cpv. 1 CC consente. In tal caso non basta quindi chiudere il primitivo foglio
del mastro: occorre anche intestare il fondo allo Stato (o eventualmente,
trattandosi di arginature, al consorzio che ha eseguito l'opera: art. 19 lett.
c RLMC).

 

                                   7.   La
questione è di sapere, per l'appunto, in che modo vada aggiornato il piano catastale
e – di riflesso – il libro mastro nel caso  in cui un fondo privato passi a far
parte del demanio pubblico. Interpellato dalla Divisione della giustizia,
l'Ufficio federale per il diritto del registro fondiario e del diritto
fondiario ha espresso il 22 luglio 1993 l'opinione (doc. B) che in tali ipotesi
l'autorità cantonale può ottenere l'iscrizione del fondo in questione come sua
proprietà – ove il diritto cantonale preveda l'intavolazione del demanio
pubblico – mediante semplice richiesta all'ufficiale del registro. Se la
perdita “totale” si limita a una porzione di terreno, l'autorità cantonale farà
allestire dal geometra competente un piano di mutazione da cui risulti il
confine dell'area passata al demanio pubblico. L'ufficiale procederà senz'altro
all'iscrizione e avvertirà in seguito gli interessati giusta l'art. 969 CC. Gli
interessati – continua il citato Ufficio – non possono pretendere di essere
informati previamente, giacché il piano catastale non attesta i confini del
demanio pubblico, che sono disciplinati esclusivamente dal diritto cantonale.
Inoltre – esso soggiunge – nell'ambito dell'aggiornamento catastale che precede
la modifica del libro mastro, gli interessati hanno la facoltà di opporsi alla
modifica del piano in virtù dell'art. 28 cpv. 3 dell'ordinanza concernente la
misurazione ufficiale (OMU: RS 211.432.2). Al momento in cui sono resi edotti
dell'avvenuta iscrizione, dunque (art. 969 CC), essi hanno già avuto modo di
“prendere conoscenza della nuova fisionomia del loro fondo e si opporvisi”.

 

                                   8.   La
Direzione federale delle misurazioni catastali, sentita anch'essa dalla
Divisione della giustizia, si è dipartita il 27 settembre 1993 da premesse
diverse (doc. C). Essa ha fatto notare che l'art. 28 cpv. 3 OMU si applica solo
al primo rilevamento e al rinnovamento del registro fondiario, ma non alla
tenuta a giorno (si vedano le definizioni legali all'art. 18 OMU). In
quest'ultima eventualità, compresa quella in cui l'aggiornamento si renda necessario
perché singoli fondi privati siano passati al demanio pubblico, per conseguire
l'iscrizione a registro lo Stato deve rispettare la procedura disposta dal
diritto cantonale. Se nulla è previsto da quest'ultimo, lo Stato deve ottenere
il consenso del proprietario iscritto oppure – se il proprietario si oppone –
adire il giudice (doc. C). In merito all'applicabilità dell'art. 28 cpv. 3 OMU,
dunque, i pareri delle autorità federali divergono. Collimano però su un punto
essenziale: quello secondo cui il confine del demanio pubblico nel piano
catastale va definito in contraddittorio prima e non dopo l'iscrizione nel
registro. Tutt'al più il problema è di sapere se ciò debba avvenire nel quadro
della procedura di deposito pubblico prevista dall'art. 28 cpv. 3 OMU, come
ritiene l'Ufficio federale per il diritto del registro fondiario e del diritto
fondiario, oppure nell'ambito di un'apposita procedura disposta dal diritto
cantonale (eventualmente nell'ambito di una causa civile), come reputa la Direzione
federale delle misurazioni catastali.

 

                                   9.   Nel
Cantone Ticino entrambe le possibilità sono prospettabili. In caso di nuova misurazione
catastale, infatti, la procedura di deposito pubblico è prevista anche per la
semplice messa a giorno delle mappe (art. 46 LMC: RL 4.1.4.0), cui l'art. 87
cpv. 1 LMC accenna esplicitamente (“ultimati i lavori della misurazione catastale
o della messa a giorno della mappa censuaria”). Dandosi opposizione,
decide il giudice civile (art. 84 cpv. 5 e 91 cpv. 3 LMC). La legge sul demanio
pubblico, a sua volta, prescrive per la demarcazione del demanio stesso una
procedura specifica (art. 6 cpv. 1 LDP), “previa audizione degli interessati”
(art. 3 cpv. 2 RLDP). Anche in tal caso decide, sulle contestazioni, il giudice
civile (art. 6 cpv. 2 LDP). È appena il caso di ricordare che nella fattispecie
l'ufficiale del registro ha respinto la richiesta di iscrizione, il 7 ottobre
1993, proprio perché lo Stato aveva disatteso quest'ultima procedura. In
effetti ci si può domandare se nelle circostanze specifiche tale procedura non
sia più consona dell'altra. Ma tant'è, dato che – comunque si opini – in concreto
lo Stato del Cantone Ticino non ha seguito nessuna delle due.

 

                                10.   Nelle
circostanze descritte difettavano dunque le premesse – contrariamente a quanto
afferma il Cantone nel ricorso – perché l'ufficiale del registro fondiario intestasse
il terreno scorporato dalla particella n. __________al demanio pubblico, avvertendo
il proprietario solo a posteriori (art. 969 CC). Si aggiunga che tale modo di
procedere non porterebbe apprezzabili benefici, del resto, nemmeno sotto il
profilo dell'economia di giudizio. Nel caso di iscrizioni eseguite all'insaputa
dell'interessato, in effetti, quest'ultimo può presentare ricorso a norma
dell'art. 102 cpv. 1 RRF, senza che tale rimedio sia vincolato – di per sé – a
termini precisi (Homberger in: Zürcher
Kommentar, 2ª edizione, n. 13 ad art. 969 e n. 4 ad art. 956 CC). L'iscrizione
eseguita, poi, può formare oggetto di un'azione di rettifica del registro
fondiario (art. 975 CC), la quale a sua volta non soggiace a termini
particolari (Deschenaux, Le
registre foncier, in: Traité de droit  privé suisse, vol. V, tomo II/2,
Friburgo 1983, pag. 456 in alto). Certo, il trasferimento immediato di un'area
dalla proprietà privata al demanio pubblico, mediante semplice allestimento di
un piano di mutazione da parte dello Stato, consentirebbe un'immediata modifica
del libro mastro. In termini di sicurezza giuridica tuttavia i vantaggi
sarebbero relativi, giacché il contenuto del registro non fa mai fede per
quanto riguarda i confini privati rispetto al demanio pubblico (Denis Piotet, Le droit privé vaudois de la
propriété foncière, Losanna 1991, pag. 207 n. 311 e pag. 215 n. 326; parere
dell'Ufficio federale per il diritto del registro fondiario e del diritto
fondiario, doc. B, 2° foglio in alto). Invano la resistente lamenta perciò,
nelle osservazioni al ricorso, di avere acquistato la particella n.
__________facendo affidamento sul contenuto del registro fondiario (pag. 2 in
alto). Per converso, in caso di iscrizione immediata il privato potrebbe essere
tenuto a consegnare subito all'ufficiale, per l'invalidazione, titoli di pegno
che gravano l'area passata al demanio pubblico (art. 68 RRF; parere citato, 2°
foglio in basso). Ciò potrebbe cagionargli, con ogni evidenza, seri inconvenienti.

 

                                11.   È vero che in virtù dell'art. 976 cpv. 1 CC l'ufficiale del
registro fondiario può cancellare – su richiesta, ma anche di propria iniziativa
– iscrizioni che hanno perduto ogni valore giuridico. In tal caso egli comunica
l'avvenuta operazione agli interessati (art. 976 cpv. 2 CC), i quali per far
ripristinare l'iscrizione devono promuovere azione di rettifica del registro
fondiario (art. 976 

                                         cpv. 3
CC; Schmid in: Kommentar zum
Schweizerischen Privat-recht, ZGB II, Basilea 1998, n. 19 ad art. 976 CC).
Anche la perdita “totale” di un fondo privato (nel senso dell'art. 666 CC) può
dar luogo a cancellazione da parte dell'ufficiale (Besson in: ZBGR/RNRF 71/1990 pag. 266 in alto).
L'applicazione dell'art. 976 CC presuppone però che gli estremi della
radiazione siano dati senza alcun dubbio. L'ufficiale, in altre parole, deve
agire con grande cautela e procedere a cancellazioni solo allorché la perdita
di ogni valore giuridico sia notoria o risulti inequivocabilmente dagli atti (Besson, loc. cit.; Schmid, op. cit., n. 5 in fine ad art.
976 CC; Steinauer, Les droits
réels, vol. I, 3ª edizione, pag. 264 n. 962). In caso contrario egli provocherà
una decisione giudiziaria (art. 976 cpv. 3 CC) o rinvierà il richiedente al
foro civile (Deschenaux, op.
cit., pag. 703 in fondo, con richiami).

 

                                12.   Nella
fattispecie le condizioni dell'art. 976 CC non si ravvisano lontanamente. La richiesta
di iscrizione pervenuta all'ufficiale del registro il 20 settembre 1993 era corredata
infatti dal solo piano di mutazione n. __________fatto allestire unilateralmente
dallo Stato (act. II, terzultimo foglio). Nulla permetteva di constatare
tuttavia che la nota area di 1424 m² fosse passata, per ciò soltanto, al
demanio pubblico. Diverso sarebbe stato il caso qualora i confini del demanio
fossero scaturiti da una procedura di deposito pubblico o di demarcazione. Come
si è già rilevato, tuttavia, in concreto non ha avuto luogo né l'una né l'altra
(sopra, consid. 9). Anche da questo profilo l'operato dell'ufficiale va perciò
esente da critiche.

 

                                13.   Si
aggiunga che, fosse fondata l'argomentazione dello Stato (ricorso, pag. 4 in fondo)
secondo cui le opere intraprese dal Comune di Tegna hanno consentito di ricreare
una parte delle superfici asportate dal fiume, sicché ci si troverebbe in
presenza di terreni di nuova formazione appartenenti al demanio pubblico (art.
1 lett. e LDP, menzionato al consid. 5), a doppia ragione l'ufficiale del
registro ha respinto la richiesta di iscrizione. Le modifiche all'intavolazione
di fondi per la formazione di nuovi terreni vanno precedute infatti da un
aggiornamento dei piani catastali secondo le norme del diritto federale (Laim in: Kommentar zum Schweizerischen
Privatrecht, op. cit., n. 4 ad art. 659 CC). Il piano di mutazione che
corredava la richiesta di iscrizione 16 settembre 1993 era stato allestito
bensì in base a un rilievo fotogrammetrico del 12 agosto 1978, ma non consta –
né il ricorrente assume – che ciò abbia dato luogo a una formale procedura di
aggiornamento del catasto.

 

                                14.   Se ne
conclude, da tutto quanto precede, che a ragione l'autorità di vigilanza ha confermato
la decisione dell'ufficiale del registro. Che in altri casi lo stesso ufficiale
del registro abbia agito diversamente (ricorso, pag. 2 in fondo), dando seguito
ad analoghe richieste di iscrizione dello Stato, nulla muta ai fini del
giudizio né crea del resto un qualsivoglia diritto alla parità di trattamento
nell'illegalità.

 

                                  III.   Sulle
spese, le ripetibili e l'intimazione della sentenza

 

                                15.   Gli oneri processuali vanno a carico del ricorrente, i cui interessi
patrimoniali sono palesemente in causa (art. 28 lett. b LPAmm). Lo Stato
rifonderà inoltre alla ditta __________, che si è valsa di un avvocato per
difendersi dal ricorso, un'equa indennità per ripetibili (art. 31 LPAmm),
commisurata all'impegno e al dispendio di tempo profuso dal patrocinatore nella
stesura delle osservazioni. Per quanto riguarda la comunicazione dell'odierna
sentenza, infine, essa deve avvenire anche all'Ufficio federale di giustizia,
come stabilisce l'art. 102 cpv. 2 RRF, seppure tale prassi appaia desueta in
molti Cantoni (Deschenaux, op.
cit., pag. 169 in alto).

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 350.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti a carico dello Stato del Cantone Ticino, che rifonderà alla controparte
fr. 400.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:                   

                                         –  capo
dei Servizi generali del Dipartimento del territorio;

                                         –  avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione:

                                         –  Sezione
del registro fondiario e di commercio quale autorità di vigilanza;

                                         –  Ufficio
federale di giustizia.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

	
  Contro la presente sentenza è dato ricorso di diritto amministrativo
  al Tribunale federale entro 30 giorni dalla sua intimazione (art. 97 segg.
  OG).