# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91886db5-20f5-5978-a18a-a5ea7336bc64
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-12-02
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 02.12.2008 BB.2008.79
**Docket/Reference:** BB.2008.79
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2008-79_2008-12-02

## Full Text

Sequestro a scopo di confisca (art. 65 cpv. 1 PP);;Sequestro a scopo di confisca (art. 65 cpv. 1 PP);;Sequestro a scopo di confisca (art. 65 cpv. 1 PP);;Sequestro a scopo di confisca (art. 65 cpv. 1 PP)

Sentenza del 2 dicembre 2008 
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Tito Ponti e Alex Staub, 
Cancelliere Stefan Graf 
 

   
Parti  A., rappresentato dall’avv. Fulvio Pezzati, 

 
Reclamante 

 
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Sequestro a scopo di confisca (art. 65 cpv. 1 PP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BB.2008.79 

 

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 Fatti: 
 
A. Nell’ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria  

aperta nei confronti di A., cittadino italiano, e altri coimputati per titoli di rici-
claggio di denaro qualificato ai sensi dell’art. 305bis n. 2 CP e partecipazione 
e/o sostegno ad organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP, il 
31 agosto 2004 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) 
ha disposto la perquisizione, il sequestro ed il blocco dei saldi attivi del conto 
denominato “B.” in essere presso la banca C. di Z. e del conto n. 1 presso la 
banca D. di Y., intestati all’indagato. 

 
 
B. Il 1° giugno 2005 il MPC ha pronunciato la disgiunzione della indagine ri-

guardante A. da quella principale denominata “Montecristo”; contestualmente 
l’autorità inquirente ha provvisoriamente sospeso il procedimento nei con-
fronti di A. nella attesa dell’esito della procedura penale italiana. 

 
 
C. Con sentenza del 20 febbraio 2008 (motivata il 25 giugno 2008), la Corte di 

appello di Bari (I) ha assolto A. dalle imputazioni ascrittegli nel procedimento 
penale italiano, giudicando che “i fatti non sussistono” (act. 1.3). Con deci-
sioni del 5, rispettivamente del 27 agosto 2008, il MPC ha ripreso il procedi-
mento aperto contro A., per le imputazioni di cui agli art. 305bis n. 2 e 260ter 
CP. 

 
 
D. In data 14 luglio 2008 A. ha chiesto, sulla scorta del giudizio emanato dalla 

Corte di appello di Bari, il dissequestro dei fondi bloccati. Il MPC ha respinto 
detta istanza con decisione motivata del 29 agosto 2008 (act. 1.1). 

 
 
E. Dissentendo da tale decisione, l’8 settembre 2008 A. è insorto, per il tramite 

del suo patrocinatore, dinanzi alla I Corte dei reclami penali chiedendo 
l’annullamento della decisione in oggetto (act. 1). Egli sostiene – in estrema 
sintesi – che la sentenza assolutoria italiana dimostra come le sue attività 
commerciali non abbiano mai avuto nulla di illegale e che perciò anche la 
presunta (e imputata) attività di riciclaggio in Svizzera di denaro proveniente 
da organizzazioni criminali manca di un sufficiente supporto probatorio. 

 
 
F. Con osservazioni del 9 ottobre 2008 il MPC propone la reiezione del reclamo 

(act. 6). Negli allegati di replica e duplica le parti si sono sostanzialmente ri-
confermate nelle rispettive allegazioni e conclusioni (v. act. 9 e 14). Le ar-

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gomentazioni delle parti saranno riprese – nella misura del necessario – nei 
considerandi seguenti. 

 
 
 
 Diritto: 
 
1.  
1.1. La I Corte dei reclami penali esamina d’ufficio e con pieno potere cognitivo la 

ricevibilità dei reclami che le sono sottoposti senza essere vincolata, in tale 
ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 132 I 140 
consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 571 consid. 1). 

 
1.2. Giusta gli art. 105bis cpv. 2 PP, art. 28 cpv. 1 lett. a LTPF e art. 9 cpv. 2 del 

Regolamento del 20 giugno 2006 del Tribunale penale federale (RS 173.710) 
gli atti e le omissioni del Procuratore generale della Confederazione possono 
essere impugnati con reclamo dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tri-
bunale penale federale in applicazione delle prescrizioni procedurali di cui  
agli art. 214 – 219 PP. Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto 
del Procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare 
dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). Nella fattispecie, la decisione impugnata è datata 29 agosto 2008 ed è 
stata ricevuta dal patrocinatore del qui reclamante il 2 settembre 2008; il ter-
mine ricorsuale di cinque giorni di cui all’art. 217 PP venendo a scadere lu-
nedì 8 settembre 2008 (giacché il 7 era domenica), il rimedio in esame risulta 
tempestivo. Quale titolare dei conti bancari in esame il reclamante è 
senz’altro legittimato a ricorrere. 

 
1.3. Il potere d’apprezzamento della I Corte dei reclami penali varia secondo la 

natura dei litigi che le sono sottoposti. In caso di misure coercitive quali, ad 
esempio, arresti, perquisizioni o sequestri di beni e carte, essa rivede con 
piena cognizione l’insieme degli elementi che le vengono presentati. Ne di-
scende che, nel caso concreto, essa dispone di pieno potere d’esame 
(TPF 2005 145 consid. 2.1). 

 
 
2. La decisione impugnata è stata redatta in tedesco, lingua scelta per l’istru-

zione del procedimento riguardante A. L’art. 54 cpv. 1 LTF – applicabile per 
analogia alle procedure pendenti dinanzi al TPF – prevede che «il procedi-
mento si svolge in una delle lingue ufficiali […], di regola nella lingua della 
decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua ufficiale, il proce-
dimento può svolgersi in tale lingua». Questa disposizione – che riprende 
sostanzialmente il contenuto dell’art. 37 cpv. 3 dell’abrogata legge federale 
sull’organizzazione giudiziaria (OG) – permette, all’evidenza, una certa fles-

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sibilità nell’utilizzo delle lingue nazionali da parte delle autorità federali. Il 
MPC è organizzato in modo tale da poter utilizzare indifferentemente le lin-
gue nazionali; di principio, al fine di garantire un’unitarietà della procedura 
dall’inizio alla fine, gli atti procedurali adottati sono tutti redatti nella medesi-
ma lingua. In concreto, il reclamante ed il suo patrocinatore sono di lingua 
madre italiana; quanto al procuratore pubblico incaricato dell’indagine, pur se 
germanofono, ha dimostrato con l’inoltro di osservazioni al reclamo ben arti-
colate e pertinenti di essere sufficientemente cognito di questa lingua; vi so-
no pertanto ragioni per derogare alla regola prevista dall’art. 54 cpv. 1, prima 
frase, LTF. La redazione della presente sentenza in italiano costituisce 
un’eccezione in favore del reclamante; da ciò egli non può tuttavia dedurre 
ulteriori diritti (v. TPF BK_H 142/04 del 29 settembre 2004, consid. 3). 

 
 
3. Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituisco-

no misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel 
corso dell’inchiesta (art. 65 PP); parimenti si possono sequestrare oggetti e 
beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 69 
seg. CP (cfr. art. 59 vCP: sentenza del Tribunale federale 1S.2/2004 del 
6 agosto 2004, consid. 2.2; DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua 
natura, tale provvedimento va preso rapidamente ritenuto che, di regola, 
spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e determinare i 
diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che in-
taccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pub-
blico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di suffi-
cienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che occorre sal-
vaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata deve 
inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (HAUSER/ 
SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basilea 
2005, pag. 341 n. 3; PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz., 
Ginevra – Zurigo – Basilea 2006, n. 914). 

 
3.1. Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti 

quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito 
dei fatti rimproverati appaia verosimile. L’indizio di reato deve però concretiz-
zarsi e rafforzarsi nel corso del procedimento in modo che “la prospettiva di 
una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile” (cfr. sentenza 
del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 2.3; TPF 
BB.2006.16 del 24 luglio 2006, consid. 2.1 e riferimenti ivi citati); le esigenze 
poste all’intensificazione dell’indizio di reato man mano che aumenta la dura-
ta del provvedimento coercitivo non devono tuttavia essere eccessive (TPF 
2006 269 consid. 2.2). 

 

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3.2. Adita con un reclamo, la I Corte dei reclami penali non può statuire sul merito 
del procedimento penale, ma deve limitarsi ad esaminare l’ammissibilità del 
sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e 7d pag. 328). Secondo 
costante giurisprudenza, fintanto che sussiste una possibilità di confisca, 
l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 
222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 pag. 97, 
102). Trattandosi di un valore patrimoniale appartenente ad una persona so-
spettata di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso 
può essere sequestrato allorquando il detentore non può provare immedia-
tamente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione 
l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indirettamente, la facol-
tà di disporne (art. 72 CP; v. DTF 131 II 169 consid. 9.1 pag. 182 e segg.; 
TPF BK_B 082/04 del 25 agosto 2004, consid. 4.2). Nonostante il legislatore 
non lo abbia previsto espressamente nella disposizione appena menzionata, 
il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare in questo ambito che la 
persona il cui valore patrimoniale è stato sequestrato dispone, onde ottener-
ne il dissequestro, ugualmente della possibilità di dimostrare che tale valore è 
stato acquisito legalmente (DTF 131 II 169 consid. 9.2). 

 
 
4. Il reclamante contesta l’esistenza delle premesse necessarie al mantenimen-

to dell’ordine di sequestro pronunciato dal MPC nei confronti delle relazioni 
bancarie oggetto del presente litigio e ne chiede la liberazione. Egli ritiene 
che le esigenze poste al mantenimento del sequestro debbano essere valu-
tate con maggiore severità a quattro anni dall’avvio del procedimento penale. 
Inoltre, non sussisterebbe alcun sospetto o nesso fra le predette relazioni 
bancarie e gli evocati presunti frutti di reato. Di conseguenza, una confisca di 
tali beni ai sensi dell’art. 70 CP è esclusa. Nel caso concreto una confisca 
dei beni è da escludersi anche dal profilo dell’art. 72 CP, posto che la sen-
tenza della Corte di appello di Bari del 20 febbraio 2008 ha assolto il recla-
mante dal reato di partecipazione ad organizzazione criminale ex art. 416bis 
del codice penale italiano (CPI). 

 
4.1. Questa Corte osserva preliminarmente che con tali argomentazioni il recla-

mante si limita a contrapporre una sua interpretazione alla tesi esposta 
dall’autorità inquirente svizzera, senza però dimostrare che il suo assunto 
debba assolutamente prevalere su quest’ultima né che il giudizio impugnato 
sia manifestamente insostenibile. Il sequestro è una misura provvisionale da 
prendere rapidamente e spetta, di regola, al giudice di merito pronunciare le 
misure definitive. Non incombe pertanto a questa Corte anticipare l’esame di 
merito mediante un’esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a 
discolpa del reclamante nonché intraprendere una completa valutazione 
dell’attendibilità dei vari mezzi di prova (TPF BB.2008.22 del 7 maggio 2008, 
consid. 5.1). 

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4.2. Giova anzitutto rilevare che il fatto che la procedura penale italiana si sia con-
clusa con l’assoluzione dell’indagato non costituisce di per sé motivo decisi-
vo, né sufficiente, per decretare l’annullamento dei provvedimenti litigiosi. La 
presente inchiesta – sebbene parallela e conseguente a quella condotta dalle 
autorità italiane – è autonoma e nessun elemento di cui agli atti di causa ap-
pare suscettibile di far dubitare della sua indipendenza. Inoltre, come retta-
mente osservato dal MPC (act. 6, pag. 7), la sentenza della Corte di appello 
di Bari non si pronuncia su tutta una serie di circostanze utili (per non dire ne-
cessarie) a stabilire la pretesa origine dei fondi pervenuti sui conti elvetici in-
testati ad A., rispettivamente, l’esistenza o meno di sufficienti indizi di reato a 
suo carico. Basti rilevare che la sentenza italiana non verifica i rapporti esi-
stenti tra il qui insorgente e gli altri soggetti sotto indagine per il capitolo “sviz-
zero” della vicenda (i vari E., F., G., H., I., J., K., …), nei confronti dei quali è 
attualmente pendente un atto di accusa dinanzi alla Corte penale del Tribuna-
le penale federale per i medesimi titoli di riciclaggio (qualificato) di denaro e 
appartenenza e/o sostegno ad organizzazione criminale. Infine, nemmeno 
un’eventuale revoca da parte di un tribunale italiano dei sequestri ordinati su 
dei beni di proprietà del reclamante in Italia non costituirebbe di per sé motivo 
determinante affinché sia decretato l’annullamento di un sequestro pronun-
ciato in Svizzera, ritenuto altresì come le condizioni e le giustificazioni alla 
base di un sequestro di valori patrimoniali differiscano a seconda degli ordi-
namenti giuridici nazionali (TPF BB.2008.22 del 7 maggio 2008, consid. 4.1). 
Le argomentazioni ricorsuali su questi punti sono pertanto inammissibili. 

 
4.3. Ugualmente irricevibili in questa sede risultano le censure in merito alla pre-

sunta violazione del principio “ne bis in idem”, con riferimento al già ricordato 
giudizio emesso il 20 febbraio 2008 da un tribunale italiano. A prescindere dal 
fatto che vi sono giustificati dubbi che la norma penale italiana per la quale è 
stato giudicato il reclamante (art. 416bis CPI, associazione di tipo mafioso) ri-
copra esattamente il contenuto e gli scopi dell’art. 260ter CP – per il quale la 
punibilità è estesa anche al sostegno e non alla sola partecipazione, e che ri-
guarda ogni genere di organizzazione criminale –, come già ricordato in pre-
cedenza (v. consid. 3.2, supra) al giudice delle misure procedurali chiamato a 
vagliare la legittimità di un sequestro probatorio e/o confiscatorio incombe  
unicamente la verifica della presenza concorrente di sufficienti indizi di reato 
e di connessione tra questo e l’oggetto che occorre salvaguardare agli in-
combenti dell’autorità inquirente. La questione della “ne bis in idem” sfugge 
pertanto all’esame in questa sede, e potrà semmai essere trattata dalla Corte 
di merito. 

 
 
5.  
5.1. Contrariamente a quanto preteso nel reclamo, l’assunto secondo il quale non 

esisterebbero indizi di reato sufficienti risulta smentito dalle emergenze istrut-

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torie. Il procedimento federale nell’ambito del quale si è provveduto al seque-
stro dei conti bancari intitolati al reclamante è stato avviato per titolo di rici-
claggio di denaro in ragione del sospetto gravante sulle sue attività in Svizze-
ra tra il 1992 e la fine del 2000, consistenti, in estrema sostanza, nell’acquisto 
sul mercato “grigio” internazionale di sigarette di rinomate marche, nel suo 
trasporto a fini di stoccaggio in depositi situati sul territorio del Montenegro 
(con la compiacenza delle autorità locali), e nella successiva immissione ille-
gale – ossia senza pagare i dazi e le imposte prelevate dallo stato – nel mer-
cato italiano. Il flusso di denaro generato da questa attività, in gran parte con-
trollata da clan mafiosi legati alla Camorra napoletana e alla Sacra corona  
unita pugliese, veniva poi indirizzato in Svizzera per essere riciclato e deposi-
tato su conti bancari sicuri intitolati a vari individui e società (v. act. 6, 
pagg. 3-6 e relativi allegati). Ora, le risultanze d’inchiesta indicano che ingenti 
importi derivanti dal descritto contrabbando di sigarette sono pervenuti su 
conti appartenenti a numerose società controllate dallo stesso A. o dai vari al-
tri compartecipi oggetto dell’indagine denominata “Montecristo” (v. decisione 
impugnata, act. 1.1, nonché la documentazione allegata alla risposta act. 6, 
in particolare i doc. 13-49). L’intensità, la durata e la particolarità dei rapporti 
intrattenuti a livello personale e professionale dal reclamante con gli altri in-
dagati nell’incarto “Montecristo” nell’ambito del traffico internazionale di siga-
rette – rapporti che l’insorgente non può ragionevolmente negare o sminuire 
di importanza – costituiscono dei concreti indizi che avvalorano l’ipotesi, se 
non di partecipazione a pieno titolo, perlomeno di sostegno ad un’organizza-
zione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP, segnatamente per ciò che attiene 
all’attività svolta a partire dal territorio svizzero. Più sfumato e meno ricco di 
elementi – limitatamente almeno alla persona del reclamante – è invece 
l’ipotesi di riciclaggio di denaro; giova però qui ricordare che la fattispecie del 
riciclaggio di denaro secondo l’art. 305bis CP non presuppone una conoscen-
za nei dettagli di tutte le circostanze del reato principale, né quella del suo au-
tore, e il legame richiesto tra il crimine all’origine dei fondi ed il riciclaggio è 
volutamente tenue (sentenza del Tribunale federale 1P.391/2003 del 1° di-
cembre 2003, consid. 3.2 e riferimenti giurisprudenziali ivi citati). Nelle circo-
stanze appena descritte, allo stato attuale delle indagini, l’autorità poteva per-
tanto ammettere l’esistenza di sufficienti indizi di reato senza incorrere nell’ar-
bitrio. 

 
5.2. Il reclamante contesta però la necessità di continuare a tenere sotto seque-

stro i conti bancari sequestrati nel 2004, asserendo che in seguito all’emana-
zione della più volte citata sentenza italiana del 20 febbraio 2008 questi valori 
non possono più essere ritenuti di origine illecita e sottoposti al potere di di-
sposizione fattuale di un’organizzazione criminale (di cui peraltro contesta 
l’esistenza). Egli ritiene quindi non dati i presupposti per l’eventuale confisca 
di questi valori. 

 

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5.2.1. Giusta l’art. 65 cpv. 1 PP, possono essere sequestrati in vista di confisca 
secondo l’art. 72 CP tutti i beni patrimoniali appartenenti ad una persona che 
abbia partecipato o sostenuto un’organizzazione criminale (art. 260ter CP), 
atteso che i valori patrimoniali appartenenti a questa persona sono presunti 
sottoposti – fino a prova del contrario – alla facoltà di disporre dell’organizza-
zione medesima. 

 
5.2.2. L’art. 72 CP (corrispondente all’art. 59 n. 3 vCP), in vigore dal 1° agosto 

1994, ha introdotto una nuova modalità di confisca di valori patrimoniali. La 
disposizione ha avuto la sua genesi nell’ambito della lotta contro la criminali-
tà organizzata ed è stata concepita con il preciso scopo di facilitare la confi-
sca dei valori patrimoniali delle organizzazioni criminali (v. sentenza del Tri-
bunale federale 1S.16/2005 del 7 giugno 2005, consid. 2.2). Giusta l’art. 72 
CP devono essere confiscati tutti i valori patrimoniali di cui un’organizzazione 
criminale ha facoltà di disporre, indipendentemente dalla loro origine e dalla 
loro utilizzazione precedente; è irrilevante a tale proposito se si tratti di valori 
patrimoniali di origine lecita o illecita. L’organizzazione criminale deve infatti 
poter essere colpita anche in quelle sue attività esercitate nell’economia le-
gale (SCHMID, Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen, Geldwä-
scherei, Tomo I, 2a ediz., Zurigo 2007, n. 129 ad art. 70 – 72 CP; BAUMANN, 
Basler Kommentar, Strafrecht I, 2a ediz., Basilea 2007, n. 1 ad art. 72 CP). 
Decisiva è la prova dell’esistenza di un’organizzazione criminale e di una re-
lazione tra questa e la persona interessata dal provvedimento di confisca, e 
non l’effettiva commissione di una concreta infrazione da parte di quest’ulti-
ma (o da parte dell’organizzazione stessa), né l’origine delittuosa dei beni 
patrimoniali soggetti a confisca (SCHMID, op. cit., n. 191 ad art. 70 – 72 CP). 
Il potere di disposizione ai sensi dell’art. 72 CP è da intendere quale il potere 
effettivo esercitato sulla cosa, conformemente alle norme della vita in socie-
tà; esso implica necessariamente la volontà e la possibilità di disporre della 
cosa. L’effettiva facoltà di disporre è data fintanto che l’interessato ha acces-
so alla cosa e sa dove la stessa si trova. Anche se l’oggetto è stato affidato 
ad un'altra persona, ad esempio allo scopo di conservarlo o amministrarlo, 
non è dato necessariamente il trasferimento della facoltà di disporre: è in ef-
fetti possibile la disponibilità collettiva di più persone su un unico e solo og-
getto. La volontà di possedere è l’intenzione di esercitare la padronanza su 
una cosa in funzione della possibilità effettiva (v. Messaggio del 30 giugno 
1993 concernente la modifica del Codice penale svizzero e del Codice pena-
le militare, FF 1993 III 193 e segg.). 

 
5.3. Premesso quanto sopra, gli argomenti invocati dall’insorgente non sono suffi-

cienti per decretare il dissequestro immediato dei beni patrimoniali in esame. 
Infatti, posto da un lato la particolare natura dei reati contestati al reclamante 
(riciclaggio di denaro nell’ambito di un’organizzazione criminale) e, dall’altro, i 
forti sospetti che l’autorità inquirente nutre sull’insieme delle sue attività di in-

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termediazione nell’acquisto e nella distribuzione a livello internazionale di si-
garette (v. consid. 5.1, supra), non si può escludere a priori che su questo 
denaro contante la persona sospettata di appartenere o comunque di soste-
nere l’organizzazione criminale e – per il suo tramite – l’organizzazione stes-
sa abbia un potere di disposizione fattuale ai sensi dell’art. 72 CP; come  
esposto al considerando precedente, anche l’asserita (ma non comprovata) 
origine lecita di questi averi non ne impedisce comunque il sequestro a fini di 
confisca. Malgrado le sue contestazioni, il reclamante non ha d’altronde ap-
portato prova certa e sufficiente che tale denaro è sottratto al potere di dispo-
sizione fattuale dell’organizzazione criminale di cui è sospettato far parte 
(v. art. 72 seconda frase CP), per cui relativamente a questa posizione, il se-
questro cautelare ordinato dal MPC deve per il momento essere confermato. 
Va qui ancora una volta ricordato che il sequestro non pregiudica la decisione 
in materia di confisca e che di regola spetta al giudice di merito, e non 
all’istanza di reclamo in ambito procedurale, pronunciare le misure definitive e 
determinare i diritti dei terzi sui beni in questione (DTF 120 IV 365 consid. 1c 
pag. 367 con riferimenti). 

 
5.4. Nonostante il sequestro delle relazioni bancarie qui in esame sia stato ordina-

to quattro anni or sono e l’inchiesta non appaia più trovarsi ai suoi inizi, que-
sta Corte non ravvisa agli atti di causa l’esistenza di elementi suscettibili di far 
concludere ad una condotta negligente od eccessivamente lenta della stessa, 
tenuto anche conto del lungo periodo di sospensione intercorso (da luglio 
2005 ad agosto 2008). Spetterà comunque al magistrato inquirente, nel pro-
sieguo dell’inchiesta, verificare ulteriormente sulla base delle risultanze ac-
quisite la fondatezza del provvedimento e, segnatamente, la sua relazione 
con il reato presunto, procedendo se del caso a revoche parziali dello stesso 
(TPF BB.2005.120 + BB.2005.121 del 19 gennaio 2006, consid. 6). 

 
 
6. Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi 

risultati ma meno incisiva per l’interessato e tenuto conto dello stadio dell’in-
chiesta, il provvedimento impugnato non può essere considerato né lesivo 
del principio della proporzionalità né arbitrario. Per il momento, non v’è quin-
di ragione di annullarlo, come chiesto dal reclamante. 

 
 
7. Premesso quanto suesposto, il reclamo deve essere respinto in misura della 

sua ammissibilità. Visto l’esito della procedura, le spese giudiziarie sono ad-
dossate alla parte soccombente (art. 66 cpv. 1 LTF, applicabile per rinvio 
dell’art. 245 cpv. 1 PP). Nella fattispecie queste ammontano a 1'500.-- fran-
chi (art. 245 cpv. 2 PP e art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle 
tasse di giustizia del Tribunale penale federale; RS 173.711.32) e sono co-
perte dall’anticipo delle spese versato in pendenza di causa. 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Nella misura in cui è ammissibile, il reclamo è respinto. 
 
2. La tassa di giustizia, di fr. 1'500.--, è posta a carico del reclamante. Essa è co-

perta dall’anticipo delle spese versato in pendenza di causa. 
 
 
Bellinzona, il 4 dicembre 2008 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 
 

- Avv. Fulvio Pezzati 
- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge 
federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss 
LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).