# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f0166004-48dd-5495-ad08-bfc70b419361
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-01-06
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 06.01.2004 U 2003 99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2003-99_2004-01-06.pdf

## Full Text

U 03 99

1a Camera 

SENTENZA
del 6 gennaio 2004

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente multa (erogazione acqua potabile)

1. Il 12 giugno 2003, il Comune di … emanava il seguente decreto urgente:

“La persistente mancanza di precipitazioni delle ultime settimane ed il forte 

consumo determinano le prime difficoltà in merito all’erogazione d’acqua 

potabile nel nostro Comune. 

Il Municipio, dopo aver analizzato e valutato la situazione, ha deciso di porre 

delle limitazioni nell’uso dell’acqua potabile. 

Sono in particolare vietati l’innaffiamento di orti, giardini, prati, vigneti, 
piazzali, impianti d’irrigazione automatici e con gomme, il lavaggio di 
autovetture e il riempimento di piscine. 
Qualora con queste misure precauzionali non si otterranno i risultati sperati, 

ci si vedrà eventualmente costretti, tenor regolamento comunale, a ridurre la 

fornitura d’acqua a tutti gli utenti mediante appropriati accorgimenti 

(sospensione della fornitura di acqua, a rotazione tra le singole frazioni).”

2. Il 25 giugno 2003, la polizia comunale sorprendeva … a bagnare con una 

gomma l’orto/giardino della proprietaria ... Il 9 luglio successivo, … veniva 

invitata a determinarsi sull’eventuale violazione del decreto urgente in materia 

di acqua potabile. L’interessata spiegava allora all’autorità comunale di 

essersi recata in vacanza con la famiglia e di aver pertanto incaricato … di 

dare un’occhiata alla casa. Visto lo stato pietoso in cui l’incaricata aveva 

trovato il giardino, la stessa avrebbe di propria volontà proceduto 

all’irrigazione, essendo residente nel Cantone Ticino e ignorando il divieto 

comunale. 

3. Con decisione 25 agosto 2003, il Comune di … infliggeva a … una multa di fr. 

300.-- e le accollava spese amministrative per un ammontare di fr. 100.--. In 

sostanza l’esecutivo comunale considerava che la proprietaria avrebbe 

dovuto rendere attenta la persona incaricata di accudire alla casa del divieto 

urgente vigente in materia di acqua potabile e che non avendo proceduto in 

tal senso si sarebbe resa colpevole di una omissione punibile con la multa. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 16 

settembre 2003, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata. Per 

la ricorrente, il comune non avrebbe esperito i necessari accertamenti sulla 

sua situazione finanziaria prima di infliggerle la multa e a livello comunale non 

esisterebbe comunque una base legale sufficiente per l’emanazione di un 

decreto come quello in oggetto, non essendo neppure possibile far appello 

nella concreta situazione alla clausola generale di polizia. Infine, sarebbe del 

tutto inammissibile punire la ricorrente per omessa informazione di un terzo 

nell’ambito di una procedura per una contravvenzione. 

5. Dal canto suo, il comune convenuto postulava la reiezione del ricorso. La 

situazione quanto alla scarsità d’acqua avrebbe giustificato la misura 

decretata, provvedimento che avrebbe del resto permesso di avere la 

situazione sotto controllo durante praticamente tutta l’estate. L’istante era 

stata informata, come del resto tutti gli altri cittadini, del divieto in vigore e 

sarebbe pertanto stato suo dovere informare di tale prescrizione la persona 

che aveva incaricato di accudire alla casa. Vista l’esiguità dell’ammontare 

della multa, il comune convenuto considera che un’indagine sulla situazione 

economica della ricorrente non si sarebbe nell’evenienza giustificata. 

6. Replicando e duplicando le parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte, che verranno riprese per quanto utile nelle 

considerazioni che seguono. 

Considerando in diritto:

1. a) Dal profilo formale, la ricorrente invoca una violazione del diritto di audizione 

giacché l’autorità comunale non avrebbe debitamente chiarito la sua 

situazione finanziaria prima di accollarle la multa in parola. Inoltre, non avendo 

chiarito le condizioni pecuniarie della ricorrente, il decreto di multa non 

motiverebbe in alcun modo l’importo della contravvenzione. Secondo la 

costante giurisprudenza, natura e limiti del diritto di essere sentiti sono 

determinati in primo luogo dalla normativa cantonale. Solo quando le 

disposizioni cantonali sono insufficienti, o assenti, tornano applicabili i principi 

che la prassi ha dedotto dall’art. 4 della vecchia Costituzione federale (vCF; 

DTF 126 I 15 cons. 2a). Del resto, il diritto di essere sentiti quale garanzia 

procedurale generale è ora espressamente sancito all’art. 29 cpv. 2 CF (per 

la sua concretizzazione nella procedura penale vedi art. 32 cpv. 2 CF). Giusta 

la giurisprudenza del Tribunale federale, dal diritto di essere sentito deve in 

particolare essere dedotto il diritto per l'interessata di esprimersi prima della 

resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, di fornire prove circa i fatti 

suscettibili di influire sul provvedimento, di poter prendere visione dell'incarto, 

di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di 

determinarsi al riguardo nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. DTF 

126 I 15 cons. 2a/aa e riferimenti). Anche se in riferimento al diritto di 

audizione la ricorrente adduce soltanto la carente motivazione della decisione, 

ben più problematica appare sotto il profilo delle garanzie minime 

costituzionali la previa audizione dell’interessata, questione che questo 

Giudice è tenuto ad esaminare d’ufficio (cfr. DTF 115 Ia 96 cons. 1b e 105 Ia 

196) e quindi indipendentemente dal fatto che la censura sia stata sollevata o 

meno. Infatti, l’informazione che spetta all’accusata vuole propriamente 

garantire alla stessa il pieno esercizio dei diritti di difesa che le spettano. E’ 

pertanto in questo contesto indispensabile analizzare se la sollecitazione del 

1. luglio 2003 riguardo la richiesta di una presa di posizione sulla presunta 

infrazione soddisfi a questo presupposto. 

b) Una parte deve essere orientata sulle disposizioni a suo scapito che l’autorità 

intende prendere, in modo tale da potersi determinare sugli aspetti essenziali 

della questione, prima che venga emanato il provvedimento. Nell’ambito della 

procedura penale, intesa in senso ampio e quindi comprendente anche le 

procedure per contravvenzioni, multe d’ordine, diritto penale fiscale ed edilizio 

ecc. (B. Ehrenzeller/Ph. Mastronardi/R.J. Schweizer/K.A. Vallender, Die 

Schweizerische Bundesverfassung, Kommentar, art. 29 marginale 27) questo 

particolare aspetto dei diritti della difesa viene ripreso sia dalla della 

Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali (CEDU) sia dalla nuova CF. Giusta l’art. 6 cpv. 3 lett. a CEDU, 

ogni accusata ha diritto ad essere informata della natura e dei singoli motivi 

dell’accusa elevata a suo carico (PTA 1993 no. 4). L’art. 32 cpv. 2 CF precisa 

che l’accusata ha il diritto di essere informata il più presto possibile e 

compiutamente sulle imputazioni contestatele. In primo luogo, l’informazione 

deve riguardare concretamente quale atteggiamento viene rimproverato 

all’accusata e la sua qualifica giuridica (B. Ehrenzeller/Ph. Mastronardi/R.J. 

Schweizer/K.A. Vallender, op. cit. art. 32 cpv. 2 marginale 17). La prassi di 

questo Giudice non ha finora espressamente precisato la questione di sapere 

se nell’ambito del diritto di audizione vada pure resa nota l’entità della pena, 

nella quale la persona interessata al provvedimento rischia di incorrere. Per 

la dottrina relativa all’art. 6 CEDU, l’informazione del colpito deve 

comprendere anche il genere dell’imputazione, a sapere quale disposizione 

penale potrebbe trovare nel caso concreto applicazione (M.E. Villiger, 

Handbuch der Eruropäischen Menschenrechtskonvention, 2. edizione, art. 6 

EMRK marginale 507). Per il Tribunale amministrativo, l’audizione nell’ambito 

di una procedura di diritto penale amministrativo dovrebbe parimenti 

soddisfare a questa esigenza. Con l’audizione dell’interessata si vuole, infatti, 

evitare che la persona colpita da un provvedimento si veda imputare fatti, si 

trovi confrontata con considerazioni giuridiche o incorra in una sanzione che 

non le erano stati resi noti e sui quali non aveva pertanto previamente potuto 

determinarsi (cfr. sulla questione J.P. Müller, Grundrechte in der Schweiz, 3. 

edizione, pag. 521 e J. Meyer-Ladewig, Handkommentar zur EMRK, art. 6 

marginale 89). Poiché il fatto di sapere sin dall’inizio quali siano gli estremi 

della pena nella quale si rischia di incorrere o con quale pena si verrà 

verosimilmente confrontati è da considerarsi come un diritto della difesa si 

giustifica una precisazione della prassi di questo Giudice nel senso che tale 

aspetto va reputato costituire un elemento essenziale dell’audizione, sul quale 

l’interessata deve avere la possibilità di determinarsi. 

c) Le garanzie costituzionali minime di cui sopra quanto all’informazione 

dell’interessata sono riprese anche dalla legislazione cantonale. Giusta l’art. 

178 cpv. 2 della legge sulla giustizia penale (LGP), il diritto di essere uditi è 

tutelato, se si dà modo all’imputata di presentare le proprie osservazioni - orali 

o per iscritto - prima dell’applicazione della multa oppure alla multata di 

inoltrare opposizione. Nella decisione si devono precisare il reato e le 

disposizioni penali applicabili (art. 178 cpv. 3 LGP). Da questo disposto 

emerge chiaramente come il diritto di audizione possa essere esercitato prima 

dell’emanazione della decisione o in sede di opposizione (PTA 1991 no. 31). 

Durante quest’ultima procedura, l’opponente già conosce grazie alla 

decisione che impugna il reato che le viene imputato e le disposizioni penali 

applicabili. Evidentemente, pur ammettendo che i due procedimenti non 

possano essere in tutto e per tutto equivalenti, l’essenza stessa del diritto di 

audizione non può essere sminuita in misura essenziale a seconda della 

questione di sapere se un comune conosca o meno la procedura di 

opposizione a livello comunale. Dove è data la possibilità di opposizione, la 

persona colpita dal provvedimento conosce infatti tramite la decisione la 

fattispecie, le violazioni e la pena che le vengono imputati. Per contro, pur 

ammettendo che dando all’interessata il diritto di determinarsi su di una 

presunta infrazione a suo carico, l’autorità comunale non sia tenuta a redigere 

già un progetto di decisione, è però indispensabile che la destinataria possa 

rendersi concretamente conto: a quale infrazione è reputata essere 

contravvenuta (cons. 1. d) e in che pena rischia di incorrere (cons. 1 e) in 

conseguenza del suo atteggiamento, avendo riguardo alla sua situazione 

personale (cons. 1 f). 

d) Quanto alla qualifica dell’infrazione o del reato commesso, l’essenziale è che 

la persona colpita sappia con precisione di che cosa viene singolarmente 

accusata e quindi quali norme è presunta aver disatteso. Per questo, occorre 

un accenno al comportamento assunto ed alla normativa così presuntamene 

violata. In questo senso è dato prescindere dall’esigenza di citare 

esplicitamente la disposizione che viene reputata violata solo quando deve 

per l’accusato essere chiaro a quale normativa l’autorità si riferisca (es. 

altezza constatata della costruzione di 10 m e conseguente violazione delle 

disposizioni sull’altezza dei fabbricati). Nell’evenienza concreta, nella 

comunicazione del 1 luglio 2003 veniva chiaramente indicato il 

comportamento che l’autorità riteneva riprovevole (innaffiamento 

dell’orto/giardino con la gomma) e la norma che veniva reputata violata 

(divieto del 12 giungo 2003 di innaffiare giardini e orti con la gomma). 

e) Anche riguardo la pena nella quale l’accusata rischia di incorrere, è 

determinante che la persona colpita sappia con quale sanzione verrà 

probabilmente confrontata. In quest’ottica, all’autorità comunale resta aperta 

la possibilità di citare per esteso la disposizione penale, fare semplicemente 

riferimento alla stessa o indicare almeno gli estremi della sanzione prevista. 

Nella concreta fattispecie, la base legale per accollare all’istante una multa è 

contenuta all’art. 26 del regolamento acqua potabile (RA). Vada precisato che 

per questo Giudice tale norma generale, accanto alla violazione delle norme 

materiali, costituisce una base legale sufficiente per la pronuncia della 

sanzione (PTA 2001 no. 32). Nella sollecitazione a voler prendere posizione 

sulle presunte infrazioni, l’autorità comunale si è limitata a comminare alla 

ricorrente dei provvedimenti, senza però specificare quale fosse la base 

legale, il tipo di sanzione (multa) che avrebbe potuto entrare in linea di conto 

e il possibile ammontare della stessa. In questo senso il diritto di audizione 

accordato all’istante si rivela carente. 

f) Nella procedura penale davanti ad autorità amministrative, l’importo della 

multa deve essere fissato secondo la condizione della rea in modo che la 

perdita che questa subisce costituisca una pena corrispondente alla sua 

colpevolezza. Per la determinazione della sanzione penale vanno tenuti in 

considerazione la colpa, i motivi che hanno condotto all’infrazione, la vita 

anteriore della persona interessata e le sue condizioni personali (PTA 1995 

no. 26). Per condizione personale va intesa anche la situazione di reddito e di 

sostanza dalla multata (PTA 1997 no. 55). Affinché possa essere tenuta in 

considerazione anche la situazione finanziaria della persona che si intende 

punire, è indispensabile che l’autorità ottenga ragguagli sulla situazione 

finanziaria prima dell’emanazione della decisione di multa. Per questo, 

quando all’interessata viene concesso il diritto di audizione, l’autorità è tenuta 

a chiedere pure parallelamente informazioni sulla situazione di reddito e di 

sostanza dell’amministrata, onde poter poi vagliare la pena da infliggere. 

Anche in questo senso la comunicazione del 1. luglio 2003 non soddisfa in 

ottima forma le esigenze legali minime nel rispetto del diritto di audizione. 

Resta pertanto da stabilire quali siano le conseguenze di simili 

manchevolezze. 

2. a) Il diritto di essere sentito giusta l’art. 29 cpv. 2 CF è una garanzia 

costituzionale di natura formale, la cui violazione implica l’annullamento della 

decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo di 

fondo del ricorso (DTF 121 I 330 cons. 2a). Questa prassi era pure stata 

consacrata dal Tribunale amministrativo in PTA 1987 no. 84 e veniva poi 

precisata in PTA 1996 no. 107 e 1997 no. 7, nel senso che il Tribunale 

amministrativo ha considerato necessario ponderare nell’ambito di tale 

problematica anche il principio dell’economia procedurale. Se la ricorrente ha 

la possibilità di proporre i propri argomenti davanti ad un’istanza che gode di 

piena cognizione, non ha subito lesioni essenziali dei propri diritti di difesa e 

dal ritorno degli atti all’autorità inferiore non è dato attendersi che un dispendio 

procedurale fine a se stesso, il Tribunale amministrativo considera sanabile in 

questa sede il vizio formale (cfr. anche DTA 508/98, 452/98). 

b) Nell’evenienza, la ricorrente ha potuto ampiamente esprimersi sulla 

disposizione penale concretamente applicabile davanti a un Tribunale che 

gode di pieno potere cognitivo e nell’ambito di un procedimento che le ha 

garantito un doppio scambio di scritti processuali. Dal fatto che la ricorrente 

non sia stata sufficientemente informata sulla sanzione nella quale avrebbe 

potuto incorrente, all’istante non ne è pertanto derivato svantaggio alcuno, 

come del resto la diretta interessata neppure pretende, non avendo neppure 

sollevata tale questione. Su questo aspetto il vizio può conseguentemente 

essere considerato eccezionalmente sanato. 

c) Per quanto riguarda il mancato chiarimento della situazione economica va 

rilevato che l’entità della multa in oggetto può effettivamente giustificare la 

mancata assunzione di dati specifici sulla situazione di reddito e di sostanza 

della persona colpita. Analogamente a quanto è previsto per le multe 

disciplinari giusta la legislazione federale (LMD), è dato anche in questo caso 

considerare che per un ammontare della multa fino a fr. 300.- non è tenuto 

conto né dei precedenti né della situazione personale della contravventrice 

(cfr. art. 1 cpv. 2 e 3 LMD). In questo senso anche la pretesa violazione 

dell’obbligo di una motivazione riguardo allo specifico ammontare della multa 

non si rivela tale. L’esigenza di una motivazione è rispettata non appena gli 

interessati possono, attraverso la decisione o sulla scorta di altri elementi della 

causa a loro noti, rendersi conto sufficientemente delle ragioni che stanno alla 

base del provvedimento preso (DTF 123 I 34 cons. 2c, 122 IV 8 cons. 2c). Per 

contro, la prassi non esige che l’autorità debba prendere posizione su tutti gli 

argomenti sollevati (DTF 121 I 57 cons. 2c e riferimenti), ma basta che si limiti 

alle questioni rilevanti ed essenziali (DTF 127 I 84, cons. 3 non pubblicato; 

126 I 102 cons. 2b e 124 V 181 cons. 1a e riferimenti). In definitiva, l’insieme 

dei motivi deve permettere all’interessata di afferrare le ragioni a fondamento 

del provvedimento per poterlo eventualmente deferire, con piena cognizione 

di causa, all’istanza superiore (DTF 124 II 146 cons. 2a, 121 I 57 cons. 2c e 

119 Ia cons. 4d). Come è stato esposto, l’esiguità della multa non imponeva 

imperativamente un’indagine sulla situazione di reddito e di sostanza della rea 

e quindi all’autorità non poteva spettare il dovere di giustificare la sanzione 

con argomenti di carattere economico. Per il resto, tenendo in considerazione 

l’ammontare massimo della multa previsto all’art. 26 RA e pari a fr. 1'000.--, 

l’accenno alla contravvenzione commessa dall’incaricata di vigilare sulla casa 

è reputato soddisfare l’esigenza minima di una motivazione anche per quanto 

si riferisce all’entità della sanzione. 

3. a) Materialmente, la ricorrente contesta che il decreto urgente emanato 

dall’esecutivo comunale abbia una sufficiente base legale. Giusta quanto 

previsto all’art. 7 cpv. 4 RA, in caso di scarsità d’acqua, il municipio può ridurre 

la fornitura d’acqua a tutti gli utenti mediante appropriati accorgimenti e 

obbligare l’uso di fontane pubbliche. L’art. 7 cpv. 4 RA costituisce 

indubbiamente la necessaria base legale per l’emanazione del decreto 

municipale del giugno 2003. Tale disposto dà, infatti, al municipio la 

competenza di ridurre la fornitura di acqua a tutti gli utenti con gli accorgimenti 

che l’esecutivo riterrà utili. Il decreto urgente in parola limita la fornitura di 

acqua essenzialmente al fabbisogno delle economie domestiche, lasciando 

aperta la possibilità di usufruire limitatamente di acqua anche per altri scopi. 

In questo senso, la portata del decreto urgente impugnato non esula 

certamente dalla delega lasciata all’esecutivo dall’art. 7 cpv. 4 RA. 

b) Per la ricorrente, non sarebbe stato possibile emanare un decreto come quello 

in parola, non essendovi alcun caso di “scarsità” d’acqua. La ricorrente, 

appellandosi all’interpretazione letteraria del termine scarsità, reputa infatti 

che l’autorità avrebbe potuto prendere delle misure solo a partire dal momento 

in cui l’acqua scarseggiasse e non fosse conseguentemente più bastata a 

rifornire il paese. Questa interpretazione dell’art. 7 cpv. 4 RA non merita 

protezione. Scarseggiare può infatti significare essere insufficiente, ma anche 

ridursi quanto a disponibilità (cfr. G. Devoto e G. C. Oli, Dizionario della lingua 

italiana). Prendendo come riferimento la sola riduzione di disponibilità, le cifre 

fornite a questo proposito dal comune convenuto non lasciano sussistere 

dubbi sul fatto che nel corso del mese di maggio 2003, la portata dei serbatoi 

comunali (1928 m3) era di un terzo inferiore alla portata riscontrata l’anno 

precedente (2916 m3). Se poi si considera che il 12 giugno 2003 la portata era 

scesa a 1687 m3 (57% in meno rispetto al maggio 2002) e che il fabbisogno 

per lo stesso giorno era di ben 1665 m3, è dato concludere che la situazione 

dell’acqua era scarsa e che le preoccupazioni dell’autorità comunale erano 

del tutto atte a giustificare il provvedimento preso lo stesso giorno. Del resto, 

il senso della norma è evidentemente quello di voler garantire, anche in periodi 

di siccità, una continuata erogazione di acqua potabile. Tale scopo è però 

raggiungibile solo meditante un intervento tempestivo e già a partire dal 

momento in cui le risorse di acqua vengano a calare rispetto alla situazione 

normale (scarsità intesa come disponibilità ridotta rispetto alla convenienza) 

e non certamente quando la situazione sia già compromessa o quando 

addirittura si dovesse dar inizio al consumo delle riserve. Il 13 giugno poi, 

dopo l’adozione delle misure decretate, nel comune veniva consumata tanta 

acqua quanta era la portata dell’acquedotto comunale, con una differenza di 

un solo m3. Una simile situazione non permette evidentemente di far fronte a 

nessun imprevisto e conferma il ben fondato dei provvedimenti presi in 

precedenza, senza i quali la situazione sarebbe già divenuta critica all’inizio 

del lungo periodo di siccità che ha conosciuto in particolare anche la Svizzera 

italiana. Ne risulta che le censure quanto alla mancanza di una base legale o 

comunque dei presupposti legali per l’emanazione del decreto urgente in 

oggetto non meritano protezione. 

4. a) A norma del decreto urgente, sul territorio comunale era vietato annaffiare orti 

e giardini con la gomma. Secondo il rapporto steso dalla polizia comunale, il 

25 giugno 2003, l’incaricata di vigilare sulla casa stava bagnando con la 

gomma l’orto/giardino della ricorrente. L’istante non contesta questi fatti, ma 

non si ritiene penalmente perseguibile per un’infrazione commessa da un’altra 

persona. A mente della ricorrente, la persona incaricata di controllare ogni 

tanto la casa avrebbe deciso di bagnare l’orto/giardino volontariamente e di 

propria iniziativa, viste le pietose condizioni in cui questi si trovava. Poiché la 

ricorrente non avrebbe dato alcun incarico di innaffiare, essa non potrebbe 

neppure essere ritenuta responsabile per negligenza dell’accaduto, giacché 

solo l’intenzionalità sarebbe punibile. In principio, giacché le disposizioni 

valide per il diritto cantonale si applicano per analogia anche alle disposizioni 

penali dei comuni (art. 7 cpv. 2 LGP) e poiché il diritto cantonale prevede la 

punibilità delle contravvenzioni anche se commesse per negligenza, in quanto 

non sia espressamente comminata una pena per l’atto intenzionale (art. 2 

LGP), tale argomentazione non si rivela pertinente. 

b) L’autorità comunale parte dal presupposto che l’istante avrebbe dovuto 

avvertire l’incaricata del divieto comunale per evitare in tale modo che l’autrice 

diretta dell’infrazione violasse la normativa comunale (delitto per omissione 

imperfetto). A questo riguardo, la ricorrente adduce di aver dato ordine alla 

persona incaricata di “dare ogni tanto un’occhiata alla casa e nulla di più”. 

Senza sentire sulla questione l’autrice dell’infrazione, è difficile stabilire quale 

sia effettivamente stata la portata dell’incarico dato. Ulteriori accertamenti in 

questo senso non sono comunque giustificati, giacché il ricorso deve essere 

accolto per un altro motivo. 

c) Da quando esistono le misurazioni meteorologiche al sud della Alpi non è mai 

stato rilevato un anno con una combinazione di siccità e caldo estremi come 

il 2003. I primi sei mesi del 2003 erano tutti caratterizzati da insufficienti 

precipitazioni rispetto alla media degli ultimi 30 anni. Per il periodo in 

questione poi, basti ricordare che rispetto alla media dei 30 anni precedenti 

nel mese di marzo 2003 non è piovuto, nel mese di aprile è piovuto solo il 4%, 

nel maggio il 30% e nel mese di giugno il 20%. La carenza di precipitazioni e 

il caldo hanno avuto vistosi effetti sul territorio, a cominciare dal deflusso dei 

corsi d’acqua, dalla gettata delle sorgenti ecc. Per parecchi mesi in molti 

comuni la scarsità di precipitazioni ha portato alla limitazione dell’uso di acqua 

potabile. Parecchi acquedotti hanno dovuto far capo ad approvvigionamenti 

di fortuna, captando acqua direttamente da fiumi o riali (cfr. 

www.meteosvizzera.ch tempo del 2003). 

d) L’autorità comunale parte dal presupposto che la persona incaricata di dare 

un’occhiata alla casa vada esente da qualsiasi colpa, non conoscendo il 

divieto comunale. Per il tribunale amministrativo la tesi non merita protezione. 

Per quanto esposto in precedenza, la penuria d’acqua era un fenomeno in 

detto periodo di cui tutti parlavano e che aveva oltremodo allarmato molte 

autorità. Per questo, l’incaricata di vigilare sulla casa era tenuta a sapere, 

senza che fosse al proposito informata ancora esplicitamente dalla ricorrente, 

che l’uso di acqua poteva eventualmente essere limitato. Spettava pertanto a 

detta persona sincerarsi della situazione sul territorio del comune in oggetto, 

qualora non avesse effettivamente conosciuto il divieto decretato dal 

municipio. Ma anche se la situazione non fosse stata tanto precaria dal punto 

di vista delle precipitazioni, la posizione dell’incaricata di vigilare sulla casa 

andrebbe meglio verificata. La situazione non è infatti la stessa per una 

persona che si reca per la prima volta sul territorio di un altro comune o per 

qualcuno che invece si occupa regolarmente della casa altrui. Se l’incaricata 

era solita assumere compiti come quello in oggetto, l’argomentazione stando 

alla quale essa ignorava la normativa comunale non potrebbe più essere 

sentita. In principio, è infatti compito di ognuno informarsi e conoscere le 

disposizioni applicabili sul territorio di un determinato comune, senza che sia 

dato eludere la responsabilità dell’autrice diretta dell’infrazione adducendo 

http://www.meteosvizzera.ch

l’ignoranza della legislazione comunale. Ne consegue che alla ricorrente, 

considerata la notorietà della penuria di acqua, non può essere rimproverato 

di non aver ancora esplicitamente avvertito l’incaricata in merito alle misure 

urgenti decretate dal municipio. Ne discende che su questo punto il ricorso 

deve essere accolto e la decisione impugnata annullata. 

5. L’esito del ricorso giustifica l’accollamento delle spese occasionate dal 

presente procedimento dalla parte soccombente, la quale è pure tenuta a 

rifondere alla ricorrente, avvalsasi della collaborazione di un patrocinatore 

legale, un’equa indennità a titolo di ripetibili (art. 75 LTA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 255.--

totale fr. 1'255.--

il cui importo sarà versato dal Comune di … entro trenta giorni dalla notifica 

della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira. 

3. Il Comune di … versa a … fr. 1'200.-- a titolo di ripetibili.