# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4586212-9953-5fab-8cb5-955f957177c8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.09.2014 D-4844/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4844-2014_2014-09-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4844/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l l ' 8  s e t t e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Italia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione dell'UFM del 26 agosto 2014 / N (…). 

 

 

D-4844/2014 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il ricorrente ha presentato in data 23 luglio 2014 in 

Svizzera; 

i verbali d'audizione del 6 agosto 2014 (di seguito: verbale 1) e del 

19 agosto 2014 (di seguito: verbale 2); 

la decisione dell'UFM del 26 agosto 2014, notificata al ricorrente il 

medesimo giorno (cfr. atto A12/1), con la quale detto Ufficio ha respinto la 

domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 LAsi [RS 142.31]) 

ed ha pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché 

l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome lecita, esigibile e 

possibile ed ha inoltre indicato che il Consiglio federale ha designato 

l'Italia come Stato esente da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi; 

il ricorso del 29 agosto 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 1° settembre 2014) contro detta decisione, con il quale il 

ricorrente ha concluso, in via principale, all'annullamento della decisione 

impugnata, al riconoscimento dello statuto di rifugiato e alla relativa 

concessione dell'asilo, in via subordinata, alla trasmissione degli atti di 

causa all'autorità inferiore per una nuova valutazione della fattispecie, 

nonché alla concessione dell'ammissione provvisoria per inesigibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento; che ha altresì presentato una 

domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle presunte spese 

processuali; 

i mezzi di prova allegati a sostegno del ricorso: 

– Copia del testamento olografo della madre (doc. A) 

– Estratto per riassunto dal registro degli atti di morte (doc. B) 

– Atto di pubblicazione del testamento olografo della madre (doc. C) 

– Due comunicazioni tra l'azienda per cui lavorava e l'insorgente (doc. D 

e doc. E) 

– Copia dell'istanza alla Procura di B._______ e rigetto di tale istanza 

(doc. F) 

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– Istanza alla Procura di C._______ in merito al testamento olografo 

(doc. G) 

– Richiesta di assistenza alle autorità italiane (doc. H) 

– Invito della Procura di C._______ a presentarsi (doc. I) 

– Lettera di sollecito all'autorità giudiziaria italiana (doc. J) 

la copia dell'incarto dell'UFM, pervenuta al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) via fax in data 1° settembre 2014; 

l'incarto originale dell'UFM, pervenuto a codesto Tribunale in data 

4 settembre 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono; 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); 

che, fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF; 

che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); 

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; 

che il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità 

inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA) ed è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di 

essa; 

che, giusta l'art. 108 cpv. 2 LAsi, entrato in vigore il 29 settembre 2012, il 

termine di ricorso contro le decisioni secondo l'art. 40 LAsi in combinato 

disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi è di cinque giorni lavorativi; che 

detto termine è stato osservato; 

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che i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 

PA) sono pure soddisfatti; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata 

soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del 

diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 LAsi);  

che il richiedente ha dichiarato di essere cittadino italiano e di avere 

lasciato il Paese dopo essere stato oggetto di un'estorsione continuata 

plurima (cfr. verbale 1, pag. 6; verbale 2, D35, pag. 5); che nel dicembre 

2008, mentre si sarebbe trovato a D._______ (Thailandia) per lavoro, 

l'azienda per cui lavorava avrebbe improvvisamente interrotto ogni 

contatto con lui (cfr. verbale 1, pag. 6; verbale 2, D49, pag. 6); che egli si 

sarebbe rivolto all'Ambasciata italiana che avrebbe agito presso la 

Procura di B._______ (Italia) (cfr. verbale 1, pag. 6; verbale 2, D52, 

pag. 6); che al suo ritorno in Italia la Procura di B._______ gli avrebbe 

comunicato che avrebbe rigettato la sua istanza contro i titolari 

dell'azienda per cui avrebbe lavorato con la motivazione che l'istanza non 

rivestiva profili di rilevanza penali (cfr. verbale 1, pag. 6; verbale 2, D55-

56, pag. 6); che egli, di conseguenza, si sarebbe presentato dai 

Carabinieri per inoltrare ricorso ed essi l'avrebbero mandato via in quanto 

quella non era la sede per depositare ricorso (cfr. verbale 1, pag. 7; 

verbale 2, D59-63, pag. 7); che anni dopo avrebbe appreso che sarebbe 

stato licenziato per giusta causa (cfr. verbale 2, D94, pag. 10); che, di 

seguito, avrebbe dato procura a molteplici legali che però non l'avrebbero 

aiutato (cfr. verbale 1, pag. 7; verbale 2, D88, pag. 9); che, inoltre, tre 

anni fa egli avrebbe scoperto un testamento olografo della madre di cui 

non sarebbe stato a conoscenza (cfr. verbale 1, pag. 7; verbale 2, D64, 

pag. 7); che a questo proposito egli ritiene che sarebbe stato frodato dal 

secondo marito della madre e dal notaio circa l'eredità (cfr. verbale 1, 

pag. 7; verbale 2, D68-70, pag. 7); che, invero, gli stessi lo avrebbero 

indotto a firmare, a sua insaputa, un atto di rinuncia alla sua quota 

ereditaria (cfr. verbale 1, pag. 7; verbale 2, D76-78, pag. 8); che così 

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avrebbe depositato una querela presso la Procura di C._______ ed a 

tuttora non avrebbe ancora ricevuto risposta (cfr. verbale 2, D79-87, 

pagg. 8 e 9); che, infine, non avendo finora ottenuto un processo e 

dunque giustizia da parte della magistratura italiana, sarebbe espatriato 

(cfr. verbale 2, D33-34, pag. 4);  

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi);  

che il richiedente è cittadino italiano (cfr. passaporto agli atti); che il 

Consiglio federale ha inserito l'Italia nel novero dei Paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, UFM, stato: 

giugno 2014); 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); 

che la nozione di persecuzione presuppone un pregiudizio ad opera di 

terze persone; che, pertanto, non rientrano in questa definizione i 

pregiudizi indipendenti dall'agire umano; che, di conseguenza, le 

domande di protezione fondate unicamente sulla situazione personale del 

richiedente l'asilo, in assenza di agenti esterni di persecuzione, non 

soddisfano tali condizioni; 

che nella querelata decisione l'UFM ha considerato che i motivi d'asilo 

allegati dall'interessato sarebbero, di fatto, riconducibili ad una personale 

interpretazione della sua situazione; che, invero, la cospirazione ai suoi 

danni da parte del titolare dell'azienda per cui lavorava e da parte del 

secondo marito della madre, sarebbe il risultato di una sua personale 

percezione della realtà che non si tradurrebbe affatto in una qualsiasi 

forma di persecuzione concreta passata, presente o futura diretta nei suoi 

riguardi; che, infatti, le autorità giudiziarie avrebbero rigettato la sua 

istanza in merito all'interruzione del rapporto di lavoro ed egli non avrebbe 

adito le regolari vie di ricorso in merito a tale rigetto; che, inoltre, avrebbe 

pure ammesso di aver firmato volontariamente un atto di rinuncia alla 

quota ereditaria non avendolo letto e comunque avrebbe indirizzato una 

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querela presso le autorità di giustizia di C._______; che pertanto non 

emergerebbero indizi per ritenere che le autorità di giustizia non si siano 

adoperate o non si adopereranno in futuro qualora si evidenziassero gli 

estremi di reato; che, infine, la sua ignoranza in merito alle modalità per 

adire appropriatamente alle vie legali non potrebbe essere una forma di 

persecuzione imputabile alla magistratura; 

che, pertanto, l'UFM ha concluso che non sussisterebbero elementi per 

ritenere che in Italia siano in atto persecuzioni ai sensi della LAsi; 

che nel ricorso egli ha ribadito di essere stato vittima di persecuzioni 

rilevanti ai sensi dell'asilo; che egli si troverebbe in condizioni di vita 

particolarmente insopportabili che metterebbero a repentaglio la sua 

stessa sopravvivenza; che gli eventi che l'avrebbero condotto ad 

espatriare sarebbero direttamente imputabili allo Stato italiano; che in due 

situazioni i suoi diritti sarebbero stati calpestati e le autorità gli avrebbero 

negato una reale possibilità di tutela; che, per quanto riguarda la vicenda 

in Thailandia, sarebbe stato vittima di una vera e propria estorsione; che, 

per ciò che è della successione della madre, sarebbe stato ingannato, 

derubato e truffato con un testamento olografo che avrebbe visto 

unicamente venti anni dopo la sua redazione; che le autorità italiane non 

avrebbero mai intrapreso nulla, ma si sarebbero trincerate dietro 

formalismi e soprattutto silenzi; che sarebbe proprio l'impossibilità di 

ottenere giustizia in Italia la causa del suo espatrio e della deposizione 

della sua domanda d'asilo;  

che, nella fattispecie, il ricorrente non è riuscito ad invalidare la 

presunzione di assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli 

atti di causa non emergono indizi di persecuzione; che, in particolare, il 

ricorrente non ha presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o 

prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella 

di cui all'impugnata decisione;  

che, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il Tribunale 

ritiene che le dichiarazioni del ricorrente riguardo i suoi motivi d'asilo 

siano manifestamente irrilevanti;  

che, infatti, dai motivi d'asilo esposti dal ricorrente non si evincono seri 

pregiudizi a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza 

ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche  

(art. 3 LAsi); che, invero, i problemi evocati dall'insorgente con l'azienda 

per cui lavorava risultano piuttosto essere riconducibili a rapporti di natura 

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privata; che, a tal proposito, il ricorrente ha depositato a due riprese una 

querela alla Procura di B._______; che tali istanze sono state rigettate in 

quanto si tratta di una controversia che non riveste profili di rilevanza 

penali (cfr. doc. F); che, il Tribunale rileva che egli, presentandosi dai 

Carabinieri, non avrebbe adito le regolari vie di ricorso in merito a tale 

rigetto; che, oltracciò, nel secondo rigetto, la Procura di B._______ 

avrebbe informato il richiedente che avrebbe potuto avanzare pretese di 

pagamento di somme di denaro o di risarcimento del danno nell'apposita 

sede del giudizio civile (cfr. doc. F); che, pertanto, il medesimo, se del 

caso, avrebbe potuto e/o potrà sollecitare le autorità locali competenti per 

fare valere i propri diritti; che, in questo senso, occorre osservare che 

dalla documentazione allegata non risultano le violazioni evocate 

dall'interessato circa l'agire delle autorità da lui già interpellate; che, al 

contrario, apparirebbe unicamente che il ricorrente non ha sollecitato le 

autorità competenti per il suo caso; che, come rettamente rilevato 

dall'autorità inferiore, la sua ignoranza in merito alle modalità per adire 

appropriatamente le vie legali non può essere una forma di persecuzione 

imputabile alla magistratura; che circa i problemi dovuti alla successione 

della madre e al testamento olografo, in primo luogo va sottolineato che, 

come appare dalla copia del testamento prodotta in sede ricorsuale, il 

richiedente aveva firmato tale testamento in data (…) novembre (…) (cfr. 

doc. A); che, egli ha firmato anche la pubblicazione del testamento 

olografo in data (…) giugno (…) (cfr. doc. C); che, pertanto, non è 

credibile che il ricorrente sia venuto a conoscenza di tale testamento 

unicamente venti anni dopo la sua redazione; che, infatti, dal testo della 

pubblicazione del testamento olografo si rileva che il richiedente era 

presente al momento della lettura e della pubblicazione del testo (cfr. 

doc. C, pag. 1); che in secondo luogo, sia come sia, in merito a tale 

testamento il procedimento giuridico avviato dall'istanza del ricorrente 

risulta tutt'ora pendente (cfr. verbale 2, D79-87, pagg. 8 e 9); che, in 

questo senso, risulta pure a tuttora pendente il procedimento giuridico 

davanti alla corte di cassazione di Roma (cfr. verbale 2, D90-91, pagg. 9 

e 10);  

che per il resto si rimanda a quanto osservato dall'UFM nella decisione 

impugnata; 

che nemmeno quanto addotto nel ricorso e i nuovi mezzi di prova ad esso 

allegati possono indurre il Tribunale a una diversa valutazione; 

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che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni del 

richiedente sono irrilevanti ai sensi delle norme in materia di concessione 

dell'asilo; 

che quindi il ricorrente non è riuscito a dimostrare, o perlomeno a rendere 

verosimile, la qualità di rifugiato, per il che è a giusto titolo che l'UFM ha 

respinto la sua domanda d'asilo;  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]); 

che in limine, nemmeno la circostanza di poter entrare e risiedere, come 

cittadino di uno Stato membro della Comunità europea (CE), sul territorio 

svizzero alla luce delle norme e principi dell'Accordo del 21 giugno 1999 

tra la Confederazione Svizzera, da un parte, e la Comunità europea ed i 

suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC, 

RS 0.142.112.681), fa ostacolo alla pronuncia dell'allontanamento posto 

che l'entrata sul territorio svizzero è stata con lo scopo di depositare 

domanda di asilo; 

che per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della 

legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) 

prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e 

possibile (cpv. 2);  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'UFM 

dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

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consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in: Ausländerrecht, 2ª ed. 2009, 

n. 11.148 pag. 567 seg.);  

che lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4);  

che la portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto internazionale 

della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione dell'allontanamento, 

in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che l'applicazione di tali disposizioni 

presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere 

che lo straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà 

allontanato, a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni;  

che spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10); 

che, in casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto 

Tribunale ha confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda 

d'asilo del ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del 

divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto 

nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato 

all'art. 33 Conv. rifugiati; 

che inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente 

potrebbe essere esposto, in caso di rimpatrio, al rischio reale e immediato 

(«real risk») di un trattamento contrario alle succitate disposizioni (cfr. 

Sentenza della CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/06); che in altre parole, non sono stati forniti un insieme di indizi, 

oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e 

concordanti in relazione a un pericolo di esposizione personale ad atti o 

fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate; 

che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi; 

che nel paese d'origine non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

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popolazione nella totalità del territorio nazionale che possa portare ad 

ammettere, per tutti i richiedenti provenienti da questo stato e 

indipendentemente dalle circostanze di ogni singolo caso, l'esistenza di 

un ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento riconducibile all'art. 83 

cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 LAsi; 

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l'Italia nella lista 

dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora si è 

attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodiche verifiche giusta 

l'art. 6a cpv. 3 LAsi; 

che inoltre, giusta l'art. 83 cpv. 5 LStr in vigore del 1° febbraio 2014, se gli 

stranieri allontanati o espulsi provengono da uno degli Stati designati dal 

Consiglio federale come Stati in cui il ritorno è ragionevolmente esigibile o 

da uno Stato membro dell’UE o dell’AELS, si ritiene che l’esecuzione 

dell’allontanamento o dell’espulsione sia di norma ragionevolmente 

esigibile; 

che quo alla situazione personale dell'insorgente, va rilevato che egli ha 

terminato le scuole dell'obbligo, ha venticinque anni di esperienza 

professionale come (…) (cfr. verbale 1, pag. 4); che, pertanto, ha tutte le 

possibilità per reinserirsi con successo nel contesto professionale italiano; 

che in Italia, inoltre, risiedono i suoi due figli, una zia, nonché una cugina 

(cfr. verbale 1, pag. 5; verbale 2, D42-43; pag. 5);  

che inoltre non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di 

salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria senza che da 

un esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in 

Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3 e relativi 

riferimenti); 

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento; 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12); 

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile; 

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che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione la querelata decisione va confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte; 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è 

pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di 

diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 

della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: