# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c628a9d-4099-5bf0-9ed3-9af4427fd0a2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.07.2019 32.2018.131
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2018-131_2019-07-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2018.131

   

  cr

  	
  Lugano

  8 luglio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 agosto 2018 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 giugno 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1965, da
ultimo attiva in qualità di operaia presso una ditta produttrice di punte per
trapani dentistici, è stata posta al beneficio di una rendita intera dal 1°
novembre 1999 (decisione del 13 luglio 2000).

Tale decisione è poi stata
confermata alla fine della procedura di revisione dell’aprile 2002 (cfr.
comunicazione Ufficio AI del 13 novembre 2002).

 

                               1.2.   In
esito alla procedura di revisione, avviata d’ufficio nel novembre 2005, con
decisione del 15 maggio 2007, l’Ufficio AI ha soppresso la rendita intera,
ritenendo intervenuto un miglioramento dello stato di salute e della capacità
lavorativa dell’assicurata, giustificante una piena capacità lavorativa in
qualsiasi attività.

 

                                         La
decisione amministrativa di soppressione della rendita intera è stata
confermata da questo Tribunale con sentenza 32.2007.187 del 18 giugno 2008,
cresciuta incontestata in giudicato (doc. 82).

 

                               1.3.   Nell’ottobre
2010 l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni AI, sfociata
in una decisione del 29 novembre 2010 dell’Ufficio AI di non entrata in
materia, in mancanza di documentazione medica atta a dimostrare un cambiamento
dello stato di salute.

 

                               1.4.   Nel gennaio 2012
l’interessata ha inoltrato un’ulteriore domanda di prestazioni AI, alla quale
l’amministrazione ha risposto rendendo in data 21 maggio 2013 una decisione -
cresciuta, incontestata, in giudicato - di rifiuto delle prestazioni, in
difetto di un grado di invalidità pensionabile.

 

                               1.5.   Una nuova richiesta di
prestazioni AI è stata presentata dall’assicurata nel luglio 2013.

                                         L’Ufficio AI, con
decisione del 28 gennaio 2016 (doc. 200), ha nuovamente rifiutato all’interessata
il diritto ad una rendita di invalidità, facendo difetto un grado di invalidità
pensionabile. 

 

                                         Con STCA 32.2016.28 del 13
febbraio 2017, cresciuta incontestata in giudicato, questo Tribunale ha confermato
la correttezza della decisione amministrativa.

 

                               1.6.   Il 10 agosto 2017
l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni.

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, tra i quali una perizia psichiatrica affidata al __________
(doc. 247), con progetto di decisione del 7 maggio 2018 (doc. 251), poi
confermato con decisione del 13 giugno 2018 (doc. A), l’Ufficio AI ha ancora
una volta rifiutato all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                               1.7.   Contro la succitata decisione
l’assicurata ha interposto il presente ricorso, postulando l’annullamento della
decisione impugnata e l’assegnazione di una rendita di invalidità che tenga
conto dell’inabilità lavorativa superiore all’80% attestata dalla sua
psichiatra curante, dr.ssa __________, nel referto del 27 luglio 2018.

                                         L’assicurata ha pure
contestato il calcolo del grado di invalidità con riferimento ad attività
adeguate operato dall’amministrazione, riservandosi di presentare entro breve
termine un nuovo calcolo specifico (doc. I).

                                      

                               1.8.   In data 16 agosto 2018, ad
integrazione del proprio ricorso, l’assicurata ha chiesto di essere posta al
beneficio di una rendita intera di invalidità, per un grado AI del 73%
risultante dal raffronto dei redditi da ella effettuato (doc. IV).

 

                               1.9.   Con la risposta di causa l’Ufficio
AI - dopo avere sottoposto il referto della psichiatra curante prodotto
unitamente al ricorso al vaglio del __________ (doc. VI/2) e del SMR (doc.
VI/3) - ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione
contestata, ritenendo corrette sia la valutazione medica, che quella economica
utilizzate per determinare il grado di invalidità dell’assicurata (doc. VI). 

 

                             1.10.   Con scritto del 22 ottobre
2018 l’insorgente ha nuovamente contestato gli aspetti medici, trasmettendo al
TCA una puntuale presa di posizione della propria psichiatra curante, dr.ssa __________,
riguardo alla perizia psichiatrica del dr. __________ del __________ (doc. VIII
+ 1-2).

 

                             1.11.   Con osservazioni del 7
novembre 2018 l’Ufficio AI, sentito il parere del dr. __________ del SMR (doc.
X/1), ha confermato la correttezza della propria decisione, rilevando che gli
elementi clinici prodotti non modificano la valutazione medica posta alla base
della decisione impugnata (doc. X).

 

                             1.12.   In data 22 novembre 2018
l’assicurata ha contestato la presa di posizione del SMR, il quale ha in
maniera superficiale ritenuto ininfluente il referto della dr.ssa __________,
senza affrontare in maniera dettagliata e motivata le puntuali critiche
sollevate dalla psichiatra curante nei confronti dell’apprezzamento peritale
(doc. XII).

 

                             1.13.   Pendente causa, il TCA ha
interpellato i periti del __________, chiedendo di prendere motivatamente
posizione in merito alle argomentazioni addotte dalla dr.ssa __________ nel
referto del 16 ottobre 2018 (doc. XIV).

                                         I periti del __________
hanno risposto con scritto del 27 maggio 2019 (doc. XV + 1), che è stato
immediatamente sottoposto alle parti per una presa di posizione (doc. XVI).

 

                             1.14.   Con scritto del 10 giugno 2019
la ricorrente ha trasmesso al TCA una ulteriore presa di posizione datata 5
giugno 2019 della dr.ssa __________ (doc. XVII + 1-3), la quale è stata
prontamente sottoposta agli specialisti del __________ per una presa di
posizione (doc. XX).

 

                             1.15.   L’amministrazione, dal canto
suo, con osservazioni del 7 giugno 2019, ha confermato la completezza e
coerenza della valutazione peritale del __________, come del resto confermato
dal SMR nelle annotazioni del 5 giugno 2019 (doc. XVIII + 1).

 

Tali considerazioni sono state trasmesse all’assicurata (doc. XIX),
per conoscenza.

 

                             1.16.   Con presa di posizione del 20
giugno 2019 gli specialisti del __________ si sono espressi a proposito delle
critiche sollevate dalla dr.ssa __________ nel referto del 5 giugno 2019 (doc.
XXI + 1).

 

Tali ulteriori precisazioni del __________ sono state trasmesse
alle parti (doc. XXII, XXIII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione, oppure no, l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni.

                                         

                                         Secondo l'art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

 

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

 

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la
 Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta
a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora
TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.2.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

"
(…) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004,
consid. 3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998,
consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio
2007).

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4)
provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 p. 254-257).

                                         Con
una pronuncia del 16 dicembre 2004 (I 770/03), pubblicata in DTF 131 V 49,
l'Alta Corte, confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base
dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli
elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la
DTF 137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich
der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden
rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von
Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und
Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic
Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie
(Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010
E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen
Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog
angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich
ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung beurteilt,
ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung (Schleudertrauma) ohne
organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend wirkt. (…)”

 

                                         In
una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il
Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare
e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine,
in due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e 143 V 418), il Tribunale
federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF
141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è
richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche
nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr.
comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch). 

                                         Alla
luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese
le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura
probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica
della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi
fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata
dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva,
per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata
riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova
di un’inabilità lavorativa invalidante.

 

                               2.3.   Nel caso di specie, a seguito
della nuova domanda di prestazioni presentata dall’assicurata nell’agosto 2017
facendo valere, come da referti della dr.ssa __________, un peggioramento delle
proprie condizioni di salute dal profilo psichiatrico, l’Ufficio AI ha ritenuto
necessario sottoporre l’interessata ad una perizia psichiatrica affidata al __________.

 

Con referto peritale del 6
aprile 2018 il dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia del __________,
poste le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “disturbo da
dolore somatoforme (ICD10-F45.4) e disturbo da disadattamento reazione ansioso-depressiva
ad andamento cronico (ICD10-F43.22)” e, quali diagnosi senza ripercussioni
sulla capacità lavorativa quella di “disturbo misto della personalità
(ICD10-F61)”, ha considerato l’assicurata inabile al lavoro nella misura del 25%
in ogni attività lucrativa a partire dall’esame peritale.

Il dr. __________ ha
evidenziato che l’assicurata “presenta, similmente alle precedenti perizie,
vaghezza nella descrizione sintomatologica, teatralità, stile impressionistico
e presenza di contraddizioni (ad esempio afferma di non cucinare e poi afferma
di litigare con il marito quando questi critica la sua cucina) che depongono
per una tendenza all’aggravamento e all’esibizione della sintomatologia di cui
si deve inevitabilmente tenere conto nella valutazione peritale”, aggiungendo
che “il fattore economico e le rivendicazioni rispetto al diritto alla rendita
non sono fattori assicurati”.

In conclusione, il perito
psichiatra ha rilevato che “benché l’assicurata lamenti la stessa
sintomatologia che nelle precedenti valutazioni, dall’esame clinico e di
decorso il quadro appare lievemente ma significativamente migliorato rispetto
all’ultima valutazione peritale del maggio 2015 e, pertanto, si stima che, a
partire dalla presente valutazione, si possa ritenere giustificata una IL del
25% (diminuzione del rendimento) in ogni attività, inclusa quella di casalinga”
(doc. 247).

 

Questa valutazione peritale è poi stata avallata e fatta propria
dal dr. __________ del SMR nel rapporto finale del 18 aprile 2018 (doc. 249).

 

                               2.4.   In sede ricorsuale,
l’assicurata ha contestato le risultanze peritali, producendo, a comprova della
gravità della propria condizione psichica, un ulteriore referto del 27 luglio
2018 della dr.ssa __________, sua psichiatra curante.

                                         Quest’ultima ha rilevato
che l’interessata presenta quali “diagnosi psichiatriche attuali” quelle di
“sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di tipo medio (ICD10-F33.1);
ansia parossistica episodica (ICD10-F41.0); disturbo di personalità di tipo
misto (tratti dipendenti ed emotivamente instabili) (ICD10-F61.0); condizione
pregressa post-traumatica (per morso di cane) in fase di minima
stabilizzazione, con sintomi di attivazione vegetativa e persistenza di fobia
per animali”.

Esprimendosi poi circa il “decorso dal dicembre ad oggi: ultima
visita effettuata in data 23 luglio 2018”, la psichiatra curante ha riscontrato
una “persistenza e peggioramento dello stato depressivo, del disturbo del
sonno, dello stato ansioso, con episodi di ansia parossistica e delle modalità
a tratti disforiche”, segnalando di avere aumentato alcuni dosaggi della
farmacoterapia.

La dr.ssa __________, alla luce dell’umore depresso costante e
della rapida affaticabilità, ha considerato “faticoso e ben precario lo
svolgimento delle minime attività quotidiane”, aggiungendo che “i disturbi
della concentrazione e dell’attenzione, le frequenti modalità dismnestiche,
intralcerebbero una ipotetica seppure minima attività lavorativa organizzata e
di responsabilità, soprattutto disturberebbero la continuità, la sicurezza
nello svolgimento dei compiti, anche semplici”. 

Per tali ragioni, la psichiatra curante ha quindi confermato la
sussistenza di un’inabilità lavorativa dell’80%, dal solo lato psichiatrico,
ritenendo inoltre “necessaria una rivalutazione peritale multidisciplinare, non
solo psichiatrica, per comprendere meglio le tematiche multifattoriali della
sofferenza dell’assicurata” (doc. I B).

 

Su richiesta del SMR, tale referto della psichiatra curante è
stato oggetto di valutazione da parte del dr. __________ del __________, il
quale, con presa di posizione del 27 agosto 2018, ha confermato integralmente
il proprio apprezzamento peritale del 6 aprile 2018.

Il perito psichiatra ha rilevato che la dr.ssa __________ non si è
confrontata con la valutazione peritale, ma si è limitata a descrivere una
sintomatologia per lo più soggettiva. 

Per tali ragioni, lo specialista del __________ ha concluso di non
trovare “nello scritto della curante alcun elemento che mi faccia pensare ad
una modificazione sostanziale del quadro clinico valetudinario e quindi non
ritengo necessaria una valutazione di decorso. Si tratta, invece, a mio avviso
di una differente valutazione e ricordo a questo proposito che già in passato
le posizioni della curante si sono discostate anche ampiamente dalle numerose
valutazioni peritali e SMR cui è stata sottoposta l’assicurata” (doc. VI/2).

 

In corso di causa, l’assicurata ha trasmesso al TCA una ulteriore
presa di posizione, datata 16 ottobre 2018, della dr.ssa __________, con la quale
la psichiatra curante ha espresso una serie di puntuali considerazioni a
proposito della perizia eseguita dal dr. __________.

In particolare, ella non si è dichiarata d’accordo con la scelta
del perito di considerare senza influsso sulla capacità lavorativa la diagnosi
di disturbo della personalità, la quale, al contrario, a suo modo di vedere,
incide pesantemente sulla qualità di vita e sulla capacità lavorativa
dell’interessata.

La dr.ssa __________ ha poi ribadito che l’assicurata soffre anche
di un disturbo d’ansia, così come pure di una sindrome depressiva ricorrente,
riesacerbata nei mesi di maggio-giugno 2018.

La psichiatra curante ha contestato i test eseguiti dal perito e
le relative conclusioni, ritenendo inoltre che egli avrebbe dovuto eseguire
anche delle altre valutazioni testistiche.

La dr.ssa __________ ha pure ripreso e commentato i diversi punti
del Mini-ICF compilati dal perito. 

La psichiatra curante, per tutte le ragioni esposte, ha concluso
che “l’assicurata presenta una persistente condizione depressiva, di grado
attuale medio, di natura ricorrente, una condizione ansiosa con attacchi di
panico, uno stato di sofferenza di personalità, una condizione fibromialgica
invalidante e una condizione post-traumatica non completamente risolta”, ribadendo
che “tutti questi elementi influenzano gravemente la capacità lavorativa
dell’assicurata”, con un’inabilità lavorativa attuale superiore all’80% (doc. VIII/1).

 

Stante le puntuali e motivate contestazioni addotte dalla dr.ssa __________
nei riguardi della perizia psichiatrica del __________, questo Tribunale non ha
ritenuto soddisfacente la presa di posizione fornita al riguardo unicamente dal
dr. __________ del SMR riportata nelle annotazioni del 6 novembre 2018 – con la
quale ha escluso l’esistenza di nuovi elementi in grado di influire sulle
conclusioni peritali (doc. X/1) - ma ha reputato indispensabile interpellare
direttamente il dr. __________ del __________ (doc. XIV).

Quest’ultimo, con dettagliata risposta del 27 maggio 2019, ha
preso posizione riguardo alle singole contestazioni della dr.ssa __________,
esponendo in maniera motivata le ragioni per le quali le stesse non sono in
grado di rimettere in discussione le conclusioni peritali.

Il dr. __________ ha spiegato le ragioni per le quali i test
indicati dalla psichiatra curante non sono stati eseguiti, trattandosi di test
di stato (Test Hamilton), con valore relativamente al breve periodo precedente
la somministrazione, e di test proiettivi (Test di Rorschach), i quali non
danno indicazioni a proposito della capacità lavorativa. Il dr. __________ ha
sottolineato che, del resto, la stessa psichiatra curante ha evidenziato che il
disturbo di personalità da ella diagnosticato ha influito sulla qualità di vita
dell’interessata, ciò che “è cosa diversa dalla capacità lavorativa”.

Quanto ai test somministrati dal perito (Trail Making Test e
Montreal Cognitive Assessment), il dr. __________ ha precisato che non si
tratta di test della personalità, ma servono per valutare alcuni aspetti
cognitivi che possono essere alterati nei disturbi psichiatrici.

 

A proposito dell’invalidazione dei test somministrati in sede
peritale, il dr. __________ ha ribadito che la stessa “deriva da una modalità
di esecuzione del tutto anomala da parte dell’assicurata di test molto semplici
solitamente somministrati anche a persone che presentano un deterioramento
cognitivo, ma dipende soprattutto dai punteggi ottenuti dall’assicurata che
sono incompatibili con il quadro clinico perché sono quelli di un soggetto
affetto da grave deterioramento cognitivo globale e con deficit attentivi che
non avrebbero reso possibile nemmeno una ricostruzione anamnestica e peraltro
avrebbero reso necessario, se fossero stati realistici, che anche i curanti
ponessero una diagnosi di una qualche forma di deterioramento che invece non
hanno mai posto e continuano a non porre”.

Per tali ragioni il dr. __________ ha quindi ritenuto esservi
stata una “collaborazione alterata o un’amplificazione o tendenza
all’aggravamento dei sintomi, peraltro segnalata anche da tutti i precedenti
periti che l’avevano valutata”, aggiungendo di non avere mai “parlato di
simulazione”, motivo per il quale non è stato necessario somministrare i test
previsti per tale evenienza.

Il dr. __________ ha poi ritenuto “encomiabile” il fatto che la
presa a carico abbia permesso di non rendere necessari ulteriori ricoveri,
evidenziando tuttavia come ciò non significhi che il quadro psicologico
dell’assicurata sia peggiorato rispetto alla precedente valutazione peritale
della dr.ssa __________ “a cui io dovevo fare riferimento nella mia valutazione
peritale e che aveva condotto ad una decisione AI passata in giudicato”.

Quanto al disturbo post-traumatico da stress posto dalla dr.ssa __________,
il dr. __________ ha confermato quanto esposto in sede peritale, in sintonia
con quanto del resto era già stato valutato dalla dr.ssa __________, “che
seppure non condivisa dalla curante dr.ssa __________ era stata esclusa
dall’allora perito e anche in questo caso era passata in giudicato dopo la
sentenza del TCA”.  Il dr. __________ ha poi preso posizione anche a proposito
del disturbo d’ansia diagnosticato dalla psichiatra curante, ritenendo, sulla
base delle investigazioni e della farmacoterapia, che nel caso dell’interessata
si tratti di crisi di ansia consecutive a litigi con il marito e non a crisi di
panico.

                                         Infine, il dr. __________,
dopo avere rilevato che lo strumento del Mini-ICF rappresenta una descrizione
delle risorse e dei deficit che è standardizzata, sebbene pur sempre compilata
dall'operatore che deve tuttavia rispondere a quesiti specifici proprio per
limitare la variabilità interindividuale, ha sottolineato che le limitazioni
eventualmente riscontrate devono derivare da un danno alla salute e non da
fattori esterni non indennizzabili.

 

                                         Il perito, viste le
considerazioni della dr.ssa __________, ha reputato necessario ricordare che il
rispetto delle regole attiene alla capacità di rispettare la routine
giornaliera, gli appuntamenti e impegni; l’organizzazione dei compiti alla
capacità di pianificare e organizzare tempo e compiti; la flessibilità alla
capacità di adeguarsi ai cambiamenti delle situazioni in modo flessibile; le
competenze alla capacità di applicare conoscenze ed esperienze acquisite; il
giudizio alla capacità di formulare giudizi, trarre conclusioni e prendere
decisioni; la persistenza alla capacità di mantenere l'attività ad un livello
continuo di performance nel tempo; l'assertività alla capacità di comunicare il
proprio punto di vista; il contatto con gli altri alla capacità di mantenere
contatti formali e informali con altri; l'integrazione nel gruppo alla capacità
di cooperare; le relazioni intime alla capacità di impegnarsi in relazioni con
persone speciali o in famiglia (e non solo nell'ambito sessuale); le attività
spontanee alla capacità di iniziare ed impegnarsi in attività intenzionali
della vita quotidiana e in attività diverse da compiti o obblighi; la cura di
sé alla capacità di badare a sé stessi e di avere cura di sé e, infine, la
mobilità alla capacità di muoversi e andare ovunque sia necessario o
desiderato.

                                         In base a queste
specificazioni, il dr. __________ ha riconfermato il Mini-ICF stilato in sede
peritale, lasciando al giudizio del Tribunale stabilire se vi sia necessità di
ulteriori approfondimenti come richiesto dalla dr.ssa __________ (doc. XV/1).

 

Con ulteriore presa di posizione del 5 giugno 2019, la dr.ssa __________
ha commentato le considerazioni espresse dal dr. __________, attirando
l’attenzione sulle implicazioni del disturbo di personalità in una assicurata
vittima di una storia familiare di abusi e violenze, la cui gravità influisce
pesantemente sul suo funzionamento psichico.

La psichiatra curante ha considerato che l’assicurata, proprio a
seguito delle difficili condizioni nelle quali è vissuta presso la famiglia
d’origine, prima, e presso un’altra famiglia, poi, e della scolarità veramente
minimale, necessita di maggior tempo per comprendere le cose, ciò che
giustifica le difficoltà risentite nello svolgimento dei test proposti dal
perito.

Rispetto al disturbo post-traumatico, la psichiatra curante ha
ribadito che l’assicurata dopo l’attacco subito da un cane “tuttora appare
angosciata e non si avvicina a tali animali, mostrando una persistenza clinica
di fobia post-traumatica”.

 

La dr.ssa __________ ha poi rilevato che sono ben conosciute le
relazioni tra disturbi cosiddetti somatoformi e condizioni traumatiche come
fattori scatenanti sottesi all’esacerbarsi e al rendere evidente una chiara
sintomatologia psicopatologica: “questo è il caso dell’assicurata”. Ella ha
pertanto ipotizzato che la sospensione della rendita abbia reso evidente una
sottostante psicopatologia fino a quel momento precariamente compensata.

Infine, riguardo ai limiti funzionali di cui al Mini-ICF, la
dr.ssa __________ ha considerato che a suo parere l’utilizzo della scala
strutturata Mini-ICF (che spetta al perito) andrebbe integrata con le
informazioni relative a quanto constatato del medico curante.

La dr.ssa __________ ha dunque ribadito che l’interessata presenta
“una persistente condizione depressiva, di grado attuale medio e una condizione
ansiosa con attacchi di panico, uno stato di sofferenza di personalità
correlata a eventi avversi avvenuti in età infanto-adolescenziale, una
condizione fibromialgica invalidante e una condizione post-traumatica da morso
di cane, quest’ultima con gravi conseguenze per la salute fisica e psichica,
non completamente risolta”, affezioni tutte che “influenzano gravemente e in
modo invalidante la capacità lavorativa dell’assicurata” (doc. XVII/1).

 

Chiamato dal TCA ad esprimersi in merito a queste ulteriori
osservazioni, il dr. __________, con presa di posizione del 20 giugno 2019, ha
esaminato nel dettaglio le singole critiche della psichiatra curante
dell’interessata, concludendo che “non ritengo che vi siano affermazioni nello
scritto della dr.ssa __________ atte a modificare la posizione da me espressa
in perizia”.

In particolare, il dr. __________ ha ritenuto evidente che le
implicazioni del disturbo di personalità, esordito per stessa affermazione
della psichiatra curante, in giovane età, non ha avuto delle ripercussioni
sulla capacità lavorativa dell’assicurata una volta giunta in Svizzera.

Il perito ha ribadito di non negare l’esistenza di un disturbo
personologico, seppure senza ripercussioni sulla capacità lavorativa, a suo
parere “responsabile anche dell’esperienza soggettiva dell’assicurata a fronte
di stimoli che evidentemente ha ritenuto soggettivamente stressanti (mi
riferisco ai test da me somministrati) anche se, come si evince dall’esame
clinico (pag. 20 dell’elaborato peritale) l’atteggiamento in tutto il corso
della perizia e non solo nei test è stato teatrale, vago, cangiante e non
sempre coerente e questo non sulla base di uno stato di tensione o di un quadro
psicopatologico grave o dissociato, visto che riusciva a modificare il proprio
atteggiamento a seconda degli argomenti”.

Quanto ai test, il perito ha ribadito quanto già illustrato nelle
precisazioni del 27 maggio 2019, aggiungendo di non avere mai avuto
l’impressione che l’assicurata fosse minimamente intimorita durante
l’esecuzione degli stessi.

Per quanto concerne la conflittualità di coppia – riguardo alla
quale la psichiatra curante ha indicato essere stato raggiunto un equilibrio
relazionale seppure ambivalente e conflittuale - il dr. __________ ha rilevato
di averne tenuto conto in sede peritale quale elemento che favorisce il
protrarsi della reazione da disadattamento mista ansioso depressiva.

Il dr. __________ ha poi nuovamente confermato quanto già
precedentemente esposto a proposito (dell’assenza) della diagnosi di condizione
post-traumatica.

Quanto poi alla circostanza, addotta dalla dr.ssa __________, che
i disturbi somatoformi e le condizioni traumatiche possano avere scatenato lo
scompenso patologico, il dr. __________ l’ha ritenuta possibile, anche se la
psichiatra curante nel certificato del 6 ottobre 2017 a supporto della nuova
domanda di prestazioni attestava un peggioramento della sintomatologia ansioso
depressiva senza fare riferimento ad alcun disturbo somatoforme.

Inoltre, a proposito delle considerazioni espresse dalla
psichiatra curante riguardo la fibromialgia, il dr. __________ ha puntualizzato
che quanto riportato nell’articolo citato dalla dr.ssa __________ concerneva un
funzionamento cognitivo ridotto soprattutto per quanto atteneva alla memoria e
alla fluenza verbale e di vocabolario, e non di processazione delle
informazioni, rispetto a persone sane più anziane di una ventina di anni,
rilevando come ciò è tuttavia “ben differente da quanto emerge dal MOCA in cui
l’assicurata ottiene un punteggio che è invece chiaramente indicativo di un
conclamato deterioramento cognitivo, tale che avrebbe dovuto essere rilevabile
oggettivamente anche all’esame clinico”.

Infine, rispetto al vissuto soggettivo durante i test svolti
dall’assicurata, il perito psichiatra ha ribadito che ciò può essere spiegato
dagli aspetti personologici (doc. XXI).

 

                               2.5.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF
137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va infine evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Va poi rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p.
628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima
sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352). 

 

                               2.6.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, viste le risultanze mediche appena esposte e richiamata la
giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid.
2.5.), non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale psichiatrica
del dr. __________ del __________, da considerare dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         In particolare, il TCA
ritiene che il perito psichiatra del __________ abbia compiutamente analizzato
tutte le problematiche che affliggono l’interessata, motivando in maniera
convincente e condivisibile le ragioni per le quali l’assicurata, alla luce
delle sue patologie, vada considerata inabile al lavoro al massimo nella misura
del 25%.

Questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla valutazione
peritale del dr. __________, il quale ha compiuto una analisi dettagliata dello
stato di salute dell’interessata, confrontandosi anche con i precedenti
apprezzamenti peritali riguardanti l’assicurata, indicando, in sintonia con
questi ultimi, le ragioni per le quali, a suo parere, non possa essere
condivisa l’opinione (discordante) della psichiatra curante (cfr. doc. 247).

                                         In maniera pertinente il
dr. __________ - prendendo posizione, come visto sopra (cfr. consid. 2.4.), per
ben tre volte (cfr. doc. VI/2; XV e XXI) riguardo alle diverse critiche
sollevate in corso di causa nei confronti dell’apprezzamento peritale da parte
della psichiatra curante – ha difeso, attraverso argomentazioni solide e
circostanziate, la correttezza della propria valutazione peritale, sottolineando
come il suo compito fosse quello di verificare se, rispetto alla precedente
decisione di rifiuto delle prestazioni del 28 gennaio 2016, cresciuta in
giudicato con sentenza 32.2016.28 del 13 febbraio 2017, rimasta incontestata,
lo stato di salute dell’assicurata avesse subito il peggioramento attestato
dalla dr.ssa __________, oppure no.

                                         Il dr. __________ ha
escluso una tale evenienza, ritenendo che le considerazioni di senso contrario
espresse dalla psichiatra curante, dr.ssa __________, non siano atte a mettere
in discussione le conclusioni peritali.

 

Questo Tribunale, per le ragioni qui di seguito esposte, ritiene
di potere condividere l’apprezzamento peritale del dr. __________, anche e
soprattutto alla luce dei successivi complementi del 27 agosto 2018 (cfr. doc.
VI/2), del 27 maggio 2019 (cfr. doc. XV) e del 20 giugno 2019 (doc. XXI) con i
quali il perito del __________, attraverso una disamina rigorosa e accurata, ha
risposto punto per punto alle critiche della psichiatra curante, esponendo diffusamente
e in maniera fondata le ragioni che gli hanno impedito in sede peritale - e che
continuano a permanere valide – di concordare con la dr.ssa __________.

In particolare - come emerge dalle tre prese di posizione del dr. __________
del 27 agosto 2018 (cfr. doc. VI/2), del 27 maggio 2019 (cfr. doc. XV) e del 20
giugno 2019 (doc. XXI) riassunte al consid. 2.4. - il perito del __________ si
è confrontato con le singole contestazioni della dr.ssa __________, chiarendo
tutti i dubbi.

 

Il perito psichiatra ha, infatti, in maniera convincente indicato
le ragioni per le quali ha svolto determinati test e non altri, che non
avrebbero avuto alcun senso viste le patologie dell’interessata.

 

Egli ha spiegato perché le modalità di esecuzione dei test siano
state del tutto anomale nel caso di specie, avendo l’interessata ottenuto dei
punteggi tali da indicare un grave deterioramento cognitivo globale, incompatibili
con il suo quadro clinico e che avrebbero dovuto rendere impossibile anche una
ricostruzione anamnestica, ciò che non è si è verificato. 

 

Il perito ha ribadito di non negare l’esistenza di un disturbo
personologico - seppure senza ripercussioni sulla capacità lavorativa – il
quale giustifica “l’esperienza soggettiva” vissuta dall’assicurata nello
svolgimento dei test, escludendo comunque che ella presenti un grave
deterioramento cognitivo globale. 

In particolare, il dr. __________ ha ritenuto evidente che le
implicazioni del disturbo di personalità, esordito per stessa affermazione
della psichiatra curante, in giovane età, non ha avuto delle ripercussioni
sulla capacità lavorativa dell’assicurata una volta giunta in Svizzera.

 

Il dr. __________ ha escluso che l’interessata sia tuttora affetta
da un disturbo post-traumatico da stress, come del resto già stabilito nella
precedente perizia del __________ “passata in giudicato dopo la sentenza del
TCA”.

 

Il perito ha osservato di avere tenuto conto della conflittualità
di coppia quale elemento che favorisce il protrarsi della reazione da
disadattamento mista ansioso depressiva.

 

Inoltre, il perito psichiatra ha rilevato che disturbi somatoformi
e le condizioni traumatiche citate dalla curante possano avere contribuito a scatenare
lo scompenso patologico dell’interessata, sottolineando tuttavia come la
psichiatra curante non abbia ricondotto il peggioramento fatto valere con la
nuova domanda di prestazioni a tali evenienze, bensì ad un aggravamento della
sintomatologia ansioso depressiva senza fare riferimento ad alcun disturbo
somatoforme.

 

Infine, a proposito del Mini-ICF, il dr. __________ ha ricordato
che tale strumento rappresenta una descrizione di risorse e deficit
standardizzato, nel compilare il quale l’operatore deve tuttavia rispondere a
quesiti specifici proprio per limitare la variabilità interindividuale. Il
perito psichiatra ha sottolineato che “le limitazioni eventualmente riscontrate
devono derivare da un danno alla salute e non da fattori esterni non
indennizzabili”, confermando pienamente la propria valutazione peritale.

 

Il TCA ritiene che tutte queste considerazioni espresse dal perito
psichiatra del __________ nei complementi citati siano ben motivate e abbiano
permesso di chiarire gli aspetti controversi sollevati dalla psichiatra curante.

 

Questa Corte ritiene, pertanto, che lo stato di salute dal profilo
psichico dell’assicurata sia stato dettagliatamente ed approfonditamente
vagliato dal dr. __________ del __________, il cui elaborato peritale riveste
di conseguenza pieno valore probatorio.

 

                                         A proposito delle
limitazioni valutate nel Mini-ICF, questo Tribunale ritiene che le indicazioni
mediche riportate in sede peritale siano coerenti con i requisiti normativi e
non richiedano quindi, contrariamente a quanto richiesto dalla psichiatra
curante, ulteriori chiarimenti (cfr. STF 9C_331/2018 del 18 settembre 2018). 

 

Va, del resto, rilevato che anche in passato e, in particolare, in
occasione della precedente richiesta di prestazioni sfociata nella decisione di
rifiuto del 28 gennaio 2016, la serietà della compromissione dal profilo
psichiatrico della capacità lavorativa dell’interessata attestata dalla dr.ssa __________
non è, invece, stata riscontrata dagli specialisti in psichiatria chiamati ad
esprimersi in merito al caso dell’assicurata e, in special modo, da ultimo,
dalla perizia della dr.ssa __________ del __________, considerata esauriente e
pienamente probante da questa Corte con STCA 32.2016.28 del 13 febbraio 2017,
cresciuta incontestata in giudicato. 

 

                                         In conclusione, stante quanto sopra esposto, sulla base delle
affidabili e concludenti risultanze mediche agli atti, ricordato che il giudice
si scosta dalle risultanze peritali solo in presenza di elementi oggettivamente
verificabili non presi in considerazione nell’ambito dell’esame peritale e sufficientemente
pertinenti per rimettere in causa le conclusioni dell’esperto (cfr. STF
8C_55/2019 del 22 maggio 2019) - ciò che, come illustrato
dettagliatamente qui sopra, non si verifica nel caso di specie – e richiamato
inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweiz. Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore
delle assicurazioni sociali (DTF 138 V 218
consid. 6 con riferimenti), che
l'assicurata è inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività, sia
nello svolgimento di attività leggere adatte, rispettose dei suoi limiti
funzionali.

 

                               2.7.   Si tratta ora di valutare le
conseguenze economiche del danno alla salute. 

                                         L’amministrazione
ha effettuato il confronto dei redditi con riferimento agli ultimi dati
disponibili, del 2016.

 

                               2.8.   Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo
l’amministrazione, senza il danno alla salute, l’assicurata avrebbe guadagnato
fr. 40'430 secondo quanto indicato dal precedente datore di lavoro (doc. A).

 

                                         Il
TCA non ha motivo per scostarsi da tale ammontare, corrispondente
effettivamente a quanto indicato dal precedente datore di lavoro
dell’assicurata (cfr. doc. 250).

 

                                         Del
resto, l’insorgente stessa ha utilizzato questo importo nel calcolo da ella
effettuato al fine di giustificare la propria richiesta di poter beneficiare di
una rendita intera di invalidità (cfr. doc. IV).

 

                               2.9.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).

                                      

In una sentenza 8C_695/2015 del 19 novembre 2015, il Tribunale
federale ha applicato, per la determinazione dei redditi da raffrontare,
l’edizione 2012 della rilevazione della struttura dei salari
(RSS), senza alcuna particolare riserva (si vedano pure, ad esempio, le sentenze
UV.2014.00277 del 31 agosto 2015 consid. 3.2.2 del Tribunale delle
assicurazioni del Canton Zurigo e 200 2015 853 del 17 dicembre 2015 consid.
4.6.2 del Tribunale amministrativo del Canton Berna).

 

                                         In
una sentenza 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 3.4, il Tribunale
federale ha confermato l'applicazione da parte del Tribunale amministrativo
federale, per la determinazione dei redditi da raffrontare, dell'edizione 2010
della rilevazione della struttura dei salari (RSS),
considerato che la decisione amministrativa litigiosa era stata emessa il 4
gennaio 2013 e l'UAIE non poteva pertanto disporre dei dati del 2012, la
cui pubblicazione era avvenuta solo nel corso del mese di ottobre 2014 (cfr.
lettera circolare AI n. 328 dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali,
UFAS, del 22 ottobre 2014), consolidando così la giurisprudenza secondo la
quale sono determinanti i dati statistici più attuali a disposizione al momento
della decisione di rendita (cfr. STF 8C_78/2015 del 10 luglio 2015 consid 4 e
9C_526/2015 dell'11 settembre 2015 consid. 3.2.2).

 

                                         Pertanto, utilizzando
i dati salariali risultanti dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2016, edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2016_tirage_skill_level - Rami economici (NOGA08) (denominata
Salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello
di competenze e il sesso – Settore privato; DTF 142 V 178), il salario lordo mediamente percepito in
quell'anno dalle donne per un'attività semplice di
tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; STF 9C_632/2015) per 40 ore settimanali corrisponde ad
un importo di fr. 52'356.- (fr. 4'363.- x 12 mesi).

                                         Riportando
tale dato su 41.7 ore di durata media lavorativa settimanale, il dato
statistico corrisponde a fr. 54’581.10 per un impiego a tempo pieno. 

 

                                         Inoltre, va rilevato che, secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato,
viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido
motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In concreto, nella
decisione impugnata l’Ufficio AI non ha applicato riduzione percentuale alcuna,
mentre poi, nella risposta di causa, ha indicato che al reddito da invalido
statistico “va ancora applicata una riduzione del 10% per attività leggere,
come tenuto conto nella precedente decisione del 28 gennaio 2016, confermata
dopo ricorso” (cfr. doc. VI).  

                                         Questo
Tribunale, che, di massima, non può senza motivi pertinenti sostituire il proprio
apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, consid. 5.2),
non ha alcun motivo per modificare la riduzione applicata dall’UAI e non
contestata dall’assicurata. 

                                         Ne segue che il reddito
statistico ipotetico da invalido di fr. 54'581.10, diminuito del 25% per
ragioni mediche e di un ulteriore 10% per tenere conto delle circostanze personali, ammonta a fr. 36’842, che raffrontato al
reddito da valido di fr. 40’430 danno, come correttamente indicato
dall’amministrazione nella risposta di causa (cfr. doc. VI), un grado di
invalidità dell’8.9%, arrotondato al 9% secondo la giurisprudenza di cui alla
DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41, insufficiente
per potere beneficiare di una rendita di invalidità.

 

                                         L’Ufficio
AI ha di conseguenza rettamente negato all’assicurata l’attribuzione di una
rendita di invalidità.

 

                                         La
decisione dell’Ufficio AI va, di conseguenza, tutelata e il ricorso respinto.

                             2.10.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico
dell’assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

 

 

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti