# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1729aa46-b3ac-5c3b-b16b-e5172ab49b68
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 13.11.2017 60.2017.171
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2017-171_2017-11-13.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2017.171

   

  	
  Lugano

  13 novembre 2017/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 14/17.7.2017 presentato dal

 

 

	
   

  	
  procuratore pubblico Paolo Bordoli, Lugano,

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  il giudizio 5.7.2017 del giudice dei provvedimenti
  coercitivi Claudia Solcà, sedente in materia di applicazione della pena, con
  cui – in relazione alla sentenza 1.6.2017 del presidente della Pretura penale
  Marco Kraushaar, che ha condannato PI 2 (patr. da: MLaw PR 1, Studio legale
  avv. PR 1, __________) alla pena detentiva di novanta giorni da espiare e
  all’espulsione dal territorio svizzero per la durata di sette anni (inc.
  82.2017.7) – ha deciso di non procedere all’emissione di un ordine di collocamento
  iniziale (inc. GPC 850.2017.159);

  

 

 

richiamate le osservazioni 20/21.7.2017 del presidente
della Pretura penale – che si è rimesso al giudizio della Corte –, 27/28.7.2017
e 21/22.8.2017 (duplica) di PI 2 – che ha chiesto la reiezione del gravame –,
7.8.2017 del giudice dei provvedimenti coercitivi – che ha parimenti domandato
il non accoglimento dell’impugnativa – e 14.8.2017 (replica) del magistrato
inquirente – che si è confermato nelle sue allegazioni –;

 

preso atto che il giudice dei provvedimenti
coercitivi, interpellato il 16.8.2017, non ha duplicato;

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

                                   a.   Con
decreto di accusa 8.3.2017 il pubblico ministero ha posto PI 2 – in carcerazione
preventiva dal 6.3.2017 all’8.3.2017 – in stato di accusa davanti alla Pretura
penale siccome ritenuto colpevole di furto e di tentato furto a danno di
gioiellerie e ha proposto la sua condanna alla pena detentiva di novanta
giorni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e al pagamento della tassa
di giustizia e delle spese; ha contestualmente ordinato la sua carcerazione di
sicurezza (DA 1347/2017). 

 

                                         Il
decreto di accusa è cresciuto in giudicato senza impugnazione.

 

                                         Con
decisione 10.3.2017, non contestata, il giudice dei provvedimenti coercitivi,
sedente in materia di applicazione della pena, ha ordinato il collocamento di PI
2 in sezione chiusa, indicando che la pena sarebbe stata considerata
interamente scontata, salvo altri giudizi, il 3.6.2017 (inc. GPC 850.2017.159).

 

 

                                  b.   Nel
corso del mese di maggio 2017 è emerso che una traccia di DNA rilevata sul
luogo di un furto con scasso occorso l’1.3.2017 a __________ corrispondeva al
profilo di DNA di PI 2.

 

 

                                  c.   Il
22.5.2017 il magistrato inquirente ha promosso l’accusa, davanti alla Pretura
penale, a carico dell’imputato, accusato di furto, danneggiamento e violazione
di domicilio (ACC 81/2017).

 

 

                                  d.   Con
giudizio 1.6.2017 il presidente della Pretura penale ha ritenuto PI 2 autore
colpevole di furto, danneggiamento e
violazione di domicilio condannandolo alla pena detentiva di novanta giorni, al
pagamento della tassa di giustizia e delle spese e all’espulsione dal
territorio svizzero per la durata di sette anni; ha altresì disposto la sua
carcerazione di sicurezza fino alla crescita in giudicato della sentenza medesima
(inc. 82.2017.7).

 

                                         Contro
la pronuncia l’imputato non ha presentato appello.

 

 

                                   e.   In
data 3.7.2017 la Pretura penale ha trasmesso al giudice dei provvedimenti
coercitivi copia (conforme all’originale) della sentenza 1.6.2017, con
attestazione di crescita in giudicato.

 

 

                                    f.   Con
pronuncia 5.7.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi sedente in materia
di applicazione della pena – con
riferimento alla predetta sentenza 1.6.2017 – ha deciso di non procedere
all’emissione di un ordine di collocamento iniziale (giusta l’art. 76 CP) nei
confronti di PI 2 e ha inoltre ordinato la scarcerazione immediata del detenuto
(inc. GPC 850.2017.159).

 

                                         Ha
reputato – premessi la facoltà e il dovere di non eseguire decisioni di merito
emanate in possibile violazione di principi procedurali importanti
rispettivamente di regole formali che potevano compromettere la validità e la
corretta crescita in giudicato rispettivamente la corretta applicazione delle
norme del CP in materia di pena – che, visto che i reati oggetto della condanna
1.6.2017 erano stati commessi l’1.3.2017, quindi prima che egli fosse
condannato con DA 1347/2017 dell’8.3.2017, il giudice avrebbe dovuto
pronunciarsi considerando che si trattava di una pena totalmente aggiuntiva a
quella di novanta giorni inflitta l’8.3.2017. Il giudice aveva dunque violato
l’art. 49 cpv. 2 CP ed ecceduto nelle proprie competenze a’ sensi dell’art. 41
cpv. 1 lit. b LOG. La pena comminata non poteva perciò essere eseguita.

 

                                         Il
giudice dei provvedimenti coercitivi ha esplicitato nelle osservazioni 7.8.2017
al reclamo del magistrato inquirente che considerava nullo il punto 2.1. del
dispositivo della sentenza 1.6.2017 (concernente, per l’appunto, la pena
detentiva di novanta giorni).

 

 

                                  g.   Con
gravame 14/17.7.2017 il procuratore pubblico postula che in via principale sia
annullata la decisione 5.7.2017 e siano rinviati gli atti al giudice dei provvedimenti
coercitivi per disporre l’esecuzione della sentenza e in via subordinata siano
accertate la validità del giudizio 1.6.2017 e la sua crescita in giudicato.

 

                                         Il
magistrato inquirente, ricordati il decreto di accusa 8.3.2017, la promozione
dell’accusa 22.5.2017, la sentenza 1.6.2017 e la pronuncia 5.7.2017, rimprovera
al giudice dei provvedimenti coercitivi di essersi rifiutato di eseguire una
sentenza cresciuta in giudicato, atto che violerebbe gli art. 372 e 76 CP, 439
CPP, 10 cpv. 1 lit. h della legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per
gli adulti (LEPM) e 41 cpv. 1 lit. b LOG. L’autorità di esecuzione sarebbe
infatti vincolata dalle sentenze cresciute in giudicato: non potrebbe procedere
alla verifica delle decisioni, per cui dovrebbe eseguirle anche se viziate nel
merito oppure nella forma, riservati i casi di nullità assoluta. Il giudice dei
provvedimenti coercitivi avrebbe dunque potuto rifiutare l’esecuzione della sentenza
1.6.2017 soltanto qualora essa avesse palesato vizi tali da giustificare una
sua nullità assoluta. Ciò che però non sarebbe stato il caso. Il giudice dei
provvedimenti coercitivi non avrebbe sostenuto di essere in presenza di una
nullità assoluta della sentenza; si sarebbe limitato a rilevare che non
riteneva di dover eseguire la decisione 1.6.2017 siccome prolata in violazione
degli art. 49 cpv. 2 CP (per la commisurazione della pena) e 41 cpv. 1 lit. b
LOG (per la competenza della Pretura penale).

 

                                         Reputa
che, anche qualora si volesse ammettere un errore nella commisurazione della
pena in lesione dell’art. 49 cpv. 2 CP, il giudizio 1.6.2017 non sarebbe
viziato da nullità assoluta: l’errore, eventualmente, avrebbe dovuto essere invocato
con appello.

 

                                         Secondo
il pubblico ministero, per il calcolo della pena massima nella competenza della
Pretura penale non si dovrebbe considerare l’ipotetica pena unica. Il Tribunale
federale, in DTF 142 IV 329, avrebbe ritenuto che la competenza funzionale di
un tribunale debba essere stabilita esclusivamente in funzione della pena
aggiuntiva. La Pretura penale sarebbe dunque stata competente a pronunciarsi
sul caso giusta l’art. 41 cpv. 1 lit. b LOG.

 

                                         Delle
ulteriori argomentazioni e della replica, così come delle osservazioni e della
duplica, si dirà – se necessario – in seguito.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1. 

                                         I
Cantoni eseguono le sentenze pronunciate dai loro tribunali penali in applicazione
del CP (art. 372 cpv. 1 prima frase CP).

 

                                         A’
sensi dell’art. 439 cpv. 1 CPP la Confederazione e i Cantoni designano le autorità
competenti per l’esecuzione delle pene e delle misure e stabiliscono la relativa
procedura applicabile.

 

                                         Quale
autorità di esecuzione, che emette un ordine di esecuzione (art. 439 cpv. 2
CPP), il giudice dell’applicazione della pena – ruolo assunto nel Canton Ticino
dal giudice dei provvedimenti coercitivi (art. 73 cpv. 1 LOG) – decide il
collocamento iniziale del condannato (giusta l’art. 76 CP) [art. 10 cpv. 1 lit.
h LEPM].

                                         Contro
la decisione di collocamento il condannato e il procuratore pubblico possono
interporre reclamo giusta gli art. 393 ss. CPP alla Corte dei reclami penali
(art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM), autorità di ricorso nei casi previsti dalla legge
(art. 62 cpv. 3 LOG).

 

                                         1.2.

                                         Con
il gravame, da introdurre nel termine di dieci giorni (art. 396 cpv. 1 CPP), si
possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere
di apprezzamento e la denegata oppure ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit.
a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b
CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.3.

                                         1.3.1.

                                         Il
gravame, inoltrato in data 14/17.7.2017 contro la pronuncia 5.7.2017 del giudice
dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, è
tempestivo (siccome presentato nel termine di dieci giorni a’ sensi dell’art.
396 cpv. 1 CPP).

 

                                         1.3.2.

                                         Il
procuratore pubblico è pacificamente legittimato a contestare la decisione
5.7.2017 in considerazione dell’art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM, norma che gli
conferisce esplicitamente una simile facoltà.

 

                                         1.3.3.

                                         Si
riconosce un interesse attuale all’evasione del gravame.

 

                                         Infatti,
anche se – come indicato dal giudice dei provvedimenti coercitivi – PI 2 sarebbe
attualmente irreperibile, i quesiti posti nel reclamo – segnatamente inerenti
alla competenza della Pretura penale a pronunciarsi e all’applicazione
dell’art. 49 cpv. 2 CP – potrebbero riproporsi in ogni tempo in circostanze
identiche, con impossibilità, per la loro natura, di sottoporli ad un’autorità
giudiziaria prima che perdano la loro attualità. Sussiste anche un interesse
pubblico sufficientemente importante ad evadere le questioni stante l’obbligo dei
Cantoni – in particolare del Canton Ticino nel caso di specie – di eseguire le
sentenze pronunciate dai loro tribunali penali in applicazione del CP (art. 372
cpv. 1 CP). Di modo che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (decisione
TF 1B_61/2017 del 29.3.2017 consid. 1.2.), si impone di trattare – nel merito –
l’impugnativa in esame.

 

                                         1.3.4.

                                         Le
esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate. 

 

                                         Il
gravame, nelle suddette circostanze, è ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.

                                        Con
pronuncia 5.7.2017 – in relazione alla
sentenza 1.6.2017 – il giudice dei
provvedimenti coercitivi – premessi la facoltà e il dovere di non eseguire
decisioni di merito emanate in possibile violazione di principi procedurali
importanti rispettivamente di regole formali che potevano compromettere la
validità e la corretta crescita in giudicato rispettivamente la corretta
applicazione delle norme del CP in materia di pena [come da giurisprudenza del
giudice dei provvedimenti coercitivi medesimo (cfr. E. MELI, La competenza
giudiziaria d’esecuzione di tutte le pene detentive: una particolarità
ticinese, in RtiD I – 2015 p. 491 ss.), avvallata, implicitamente, da questa
Corte (cfr., per esempio, decisioni CRP 60.2017.96 del 12.5.2017; 60.2015.56
del 7.9.2016; 60.2012.147 del 6.7.2012)] – ha deciso di non procedere all’emissione di un ordine di collocamento iniziale
(secondo l’art. 76 CP) nei confronti di PI 2 (inc. GPC 850.2017.159).

 

                                         Ha
ritenuto che, visto che i reati oggetto della condanna 1.6.2017 erano stati
commessi l’1.3.2017, quindi prima che questi fosse condannato con DA 1347/2017
dell’8.3.2017, il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi considerando che si trattava
di una pena totalmente aggiuntiva a quella di novanta giorni inflitta
l’8.3.2017. Il giudice aveva dunque violato l’art. 49 cpv. 2 CP ed ecceduto
nelle proprie competenze ex art. 41 cpv. 1 lit. b LOG.

 

                                         La
pena comminata non poteva pertanto essere eseguita.

 

                                         2.2.

                                         2.2.1.

                                         Giusta
l’art. 41 cpv. 1 lit. b LOG la Pretura penale – tribunale di primo grado secondo
l’art. 19 CPP – giudica, oltre alle contravvenzioni (art. 41 cpv. 1 lit. a LOG),
i delitti e i crimini per i quali il procuratore pubblico propone la pena
detentiva fino a tre mesi, la pena pecuniaria fino a novanta aliquote
giornaliere oppure il lavoro di pubblica utilità fino a 360 ore; il cumulo con
la multa è sempre possibile. Entro i limiti descritti, la competenza della Pretura
penale si estende, segnatamente, ai reati previsti dal CP.

 

                                         2.2.2.

                                         Con
giudizio 1.6.2017 il presidente della Pretura penale ha pronunciato PI 2 autore
colpevole di furto, danneggiamento e violazione
di domicilio condannandolo alla pena detentiva di novanta giorni, al pagamento
della tassa di giustizia e delle spese e all’espulsione dal territorio svizzero
per la durata di sette anni; ha altresì ordinato la sua carcerazione di
sicurezza fino alla crescita in giudicato della sentenza stessa (inc.
82.2017.7).

 

                                         Di
per sé la pena detentiva di novanta giorni comminata dal presidente della Pretura
penale rientra nei limiti giusta l’art. 41 LOG.

 

                                         Questo
giudizio si riferisce tuttavia all’atto di accusa 22.5.2017 con cui il magistrato
inquirente ha promosso l’accusa nei confronti dell’imputato siccome accusato di
furto, danneggiamento e violazione di domicilio in relazione a quanto da lui commesso
in data 1.3.2017 (ACC 81/2017), ovvero per reati compiuti prima dell’emanazione
del decreto di accusa 8.3.2017 (DA 1347/2017).

 

                                         La
pena inflitta con sentenza 1.6.2017 deve pertanto necessariamente essere una
pena complementare alla pena detentiva di novanta giorni da espiare pronunciata
con decreto 8.3.2017 (agli atti del procedimento sfociato nell’ACC 81/2017): giusta
l’art. 49 cpv. 2 CP, infatti, se deve giudicare un reato che l’autore ha
commesso prima di essere stato condannato per un altro fatto, il giudice determina
la pena complementare in modo che l’autore non sia punito più gravemente di
quanto sarebbe stato se i diversi reati non fossero stati compresi in un unico
giudizio.

 

                                         Ora,
è manifesto che la pena unica, per i fatti oggetto del decreto di accusa
8.3.2017 e della promozione dell’accusa 22.5.2017, assomma complessivamente a
180 giorni da espiare, pena evidentemente eccedente la competenza della Pretura
penale.

 

                                         Si
pone dunque la questione a sapere se il presidente della Pretura penale dovesse
rimettere la causa, in applicazione dell’art. 334 CPP (secondo cui, se giunge
alla conclusione che entri in linea di conto una pena o una misura che eccede
la sua competenza, il giudice presso cui è pendente il procedimento rimette la
causa, al più tardi dopo la chiusura delle arringhe, al giudice competente),
alla Corte delle assise correzionali per il giudizio.

                                         La
risposta è negativa. Il Tribunale federale, nella sentenza DTF 142 IV 329
(consid. 1.4.2.), ha infatti ritenuto che, sebbene la pena unica (Gesamtstrafe)
e la pena complementare (Zusatzstrafe) costituiscano, in ragione del
concorso retrospettivo, un’unità astratta (gedankliche Einheit), esse
sono pene indipendenti. La pena complementare è la pena riferita ai nuovi fatti
e reati da giudicare: essa completa la pena base del primo giudizio cresciuto
in giudicato. Il potere decisionale del tribunale che si pronuncia sulla pena
complementare è limitato ai fatti e ai reati non ancora oggetto di giudizio.
Applicando l’art. 49 cpv. 2 CP il tribunale non deve annullare la sentenza già cresciuta
in giudicato rispettivamente pronunciare una pena unica per tutti i reati.

 

                                         Di
modo che, come il Tribunale federale ha riassunto nel regesto del giudizio (il
cui tenore è identico nelle tre lingue ufficiali), nell’ambito dell’art. 49
cpv. 2 CP, la competenza delle autorità penali si determina in funzione della
pena complementare che sarà presumibilmente inflitta e non dell’ipotetica pena
unica.

 

                                         Ora,
considerato che il legislatore ticinese – competente per designare le autorità che
eseguono le pene e le misure e per stabilire la relativa procedura (art. 439
cpv. 1 CPP) – ha deputato, giusta l’art. 41 cpv. 1 lit. b LOG, la Pretura
penale quale tribunale di primo grado (art. 19 CPP) competente per,
segnatamente, le pene detentive fino a tre mesi, il presidente della Pretura
penale aveva il potere decisionale per pronunciarsi su una pena complementare
secondo l’art. 49 cpv. 2 CP fino a novanta giorni: decisiva è infatti, come
detto, la pena complementare da infliggere.

 

                                         A
ragione, dunque, il presidente della Pretura penale non ha rimesso la causa, a’
sensi dell’art. 334 CPP, ad un altro tribunale.

 

                                         2.3.

                                         Si
è detto nel considerando precedente che, in applicazione dell’art. 49 cpv. 2
CP, la pena comminata con sentenza 1.6.2017 deve necessariamente essere una
pena complementare a quella di novanta giorni da espiare pronunciata con
decreto 8.3.2017.

 

                                         Questa
disposizione non è nondimeno mai stata esplicitamente menzionata nell’atto di
accusa, nel verbale del dibattimento e nella sentenza stessa (non motivata), che
richiama genericamente l’art. 49 CP, senza precisare (a differenza di altre
norme pure menzionate) quale capoverso fosse applicabile al caso.

 

                                         Il
giudice dei provvedimenti coercitivi ritiene che detta norma non sia stata applicata,
per cui il giudizio 1.6.2017 sarebbe nullo.

                                         Si
ha nullità assoluta nel caso di decisioni viziate da difetti gravi, manifesti o
almeno facilmente riconoscibili, qualora la sua constatazione non metta seriamente
in pericolo la sicurezza del diritto (decisione TF 6B_986/2015 del 23.8.2016
consid. 2.1.). La nullità assoluta deve essere ammessa soltanto in casi eccezionali,
quando le circostanze sono tali che la mera annullabilità non offre manifestamente
la tutela necessaria (decisione TF 6B_986/2015 del 23.8.2016 consid. 2.1.),
segnatamente per incompetenza funzionale e materiale dell’autorità chiamata a
giudicare oppure per un errore manifesto di procedura (decisione TF 6B_986/2015
del 23.8.2016 consid. 2.1.). L’illegalità di una decisione non fonda, di principio,
un motivo di nullità: essa deve infatti essere invocata nel contesto dei rimedi
ordinari di impugnazione (decisione TF 6B_986/2015 del 23.8.2016 consid. 2.1.).

 

                                         Ora,
dagli atti non è chiaro se l’art. 49 cpv. 2 CP sia stato effettivamente
applicato al caso: l’eventuale difetto non è dunque facilmente riconoscibile.
Anzi. Considerato che la Pretura penale poteva pronunciare una pena
complementare di novanta giorni, in aggiunta a quella già inflitta con decreto
di accusa, non si può affatto escludere che si sia tenuto conto di detta
disposizione.

 

                                         L’eventuale
illegalità della sentenza 1.6.2017, per possibile omessa applicazione dell’art.
49 cpv. 2 CP, doveva peraltro essere invocata nella procedura di appello (art.
398 ss. CPP), rimedio di diritto che PI 2, patrocinato da un avvocato (con delega
ad un praticante), non ha però ritenuto di introdurre.

 

                                         Non
si può quindi concludere per la nullità del giudizio 1.6.2017.

 

                                         2.4.

                                         A
torto, dunque, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha negato l’esecuzione
della sentenza 1.6.2017 del presidente della Pretura penale a carico di PI 2,
condannato – oltre che all’espulsione dal territorio svizzero per la durata di
sette anni – alla pena detentiva di novanta giorni, sanzione da espiare.

 

 

                                   3.   Il
giudice dei provvedimenti coercitivi ha eccepito, nelle osservazioni 7.8.2017,
l’impossibilità, anche qualora il giudizio 5.7.2017 non meritasse tutela (fatto
che contestava), di eseguire la pena: il tenore dell’art. 75 cpv. 6 CP
osterebbe alla sua esecuzione.

 

                                         Secondo
detta norma, se il detenuto è liberato condizionalmente o definitivamente e
risulta a posteriori che all’atto della liberazione esisteva contro di lui
un’altra sentenza esecutiva di condanna ad una pena detentiva, quest’ultima non
viene più eseguita qualora: a. essa non sia stata eseguita simultaneamente
all’altra pena detentiva per un motivo addebitabile alle autorità d’esecuzione;
b. il detenuto potesse presumere in buona fede che all’atto della liberazione
non sarebbe esistita contro di lui alcun’altra sentenza esecutiva di condanna a
una pena detentiva; e c. l’esecuzione medesima compromettesse il reinserimento
sociale del detenuto. Le tre condizioni – lit. a/b/c – della disposizione sono
cumulative, non alternative (BSK Strafrecht I – C. KOLLER, 3. ed., art. 75 CP
n. 37; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / P. AEBERSOLD, 2. ed.,
art. 75 CP n. 21).

 

                                         Il
giudice dei provvedimenti coercitivi si limita a menzionare la condizione di
cui alla lit. a, omettendo di confrontarsi con gli altri due, cumulativi,
presupposti. Ora, senza necessità di esaminare le tre condizioni, basti qui
dire che PI 2, assistito da un legale (praticante) e da un interprete, era
presente al momento del giudizio (che lo ha condannato alla pena detentiva di novanta
giorni da espiare ed all’espulsione), come risulta sia dal verbale del dibattimento
sia dalla sua firma apposta sull’atto “ricevuta” attestante la
notificazione della decisione. L’imputato, che non ha presentato appello contro
la sentenza di condanna, non poteva di conseguenza manifestamente presumere in
buona fede che all’atto della liberazione non esistesse contro di lui
alcun’altra sentenza esecutiva di condanna a una pena detentiva.

 

 

                                   4.   Il
giudizio 5.7.2017 deve essere annullato: gli atti dell’inc. GPC 850.2017.159 sono
rinviati al giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione
della pena, per porre in esecuzione la sentenza 1.6.2017 nei confronti di PI 2.

 

 

                                   5.   Il
gravame è accolto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss. CPP e ogni altra
disposizione applicabile,

 

pronuncia

 

                                   1.   Il
reclamo è accolto. Di conseguenza:

 

                                    §   La
decisione 5.7.2017 del giudice dei provvedimenti coercitivi Claudia Solcà, sedente
in materia di applicazione della pena, inerente al collocamento iniziale di PI
2 (inc. GPC 850.2017.159) è annullata.

 

                                 §§   Gli
atti dell’inc. GPC 850.2017.159 sono
rinviati al giudice dei provvedimenti coercitivi per procedere nei suoi
incombenti.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

                                      

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera