# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd81a41f-d9b4-50fa-a94e-2213c78bb3a6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2004 35.2004.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-24_2004-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.24

   

  mm/td

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 aprile 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 gennaio 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 30
dicembre 2000, RI 1 - montatore elettricista alle dipendenze della __________
di __________ e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'CO
1 - è stato colpito con il tacco di uno stivale a livello della fronte. 

                                         A seguito
di questo sinistro, egli ha presentato - stando al certificato 17 gennaio 2001
del Servizio di PS dell'Ospedale regionale di __________ (__________) - una
ferita lacero-contusa frontale nonché una cefalea acuta (cfr. doc. 7).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente versato le
prestazioni di legge.

                               1.2.   Dopo avere
esperito alcuni accertamenti di natura medica, l'Istituto assicuratore, con
decisione formale del 19 novembre 2003, ha dichiarato estinta la propria
responsabilità con effetto immediato, difettando una relazione di causalità fra
i disturbi ancora accusati dall'assicurato e l'evento infortunistico del dicembre
2000 (cfr. doc. 58).

 

                                         In data
19 gennaio 2004 l'assicuratore infortuni ha respinto (cfr. doc. 65) le
opposizioni interposte dall'avv. RA 1 per conto dell'assicurato (cfr. doc. 61)
e dalla __________ (cfr. doc. 62).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 19 aprile 2004, RI 1, sempre patrocinato dall'avv. RA 1,
ha chiesto, in via principale, che venga riconosciuta l'esistenza di un nesso
di causalità, naturale ed adeguata, fra l'infortunio assicurato e l'incapacità
lavorativa ed il ripristino delle prestazioni assicurative a far tempo dal 19
novembre 2003, nonché, in via subordinata, che il TCA ordini ulteriori esami
medici e/o le necessarie perizie neurologiche, neuropsicologiche e psichiche (cfr.
I, p. 15s.).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle
proprie pretese ricorsuali:

 

"  1.
II signor RI 1 è stato costretto a introdurre il presente 

ricorso, in quanto la CO 1 ha
improvvisamente interrotto il versamento delle prestazioni assicurative (con
effetto immediato a far tempo dal 19.11.03), senza disporre di un qualsiasi
elemento oggettivo che le permettesse di prendere tale decisione.

 

Infatti, ancora in data 28 agosto 2003 (cfr.
doc. 28), la CO 1 chiedeva al Dott. __________, specialista in neurologia, di
ripetere un esame neuropsicologico per approfondire diversi quesiti inevasi.
Quindi, sulla scorta di un rifiuto manifestato dallo specialista per quanto
concerne l'assunzione di un incarico peritale (cfr. doc. 30), controparte
emanava una decisione con la quale il caso veniva chiuso con effetto immediato
(cfr. doc. 32).

 

Il repentino cambiamento di posizione
della CO 1 è totalmente incomprensibile se si pensa che lo stesso si fonda
sull'apprezzamento medico di un chirurgo ortopedico che non ha mai visitato il
signor RI 1 (cfr. doc. 33).

 

Nel contempo la CO 1 si permette di
travisare i rapporti della signora __________ (cfr. doc. 18) e del Dott. __________
(cfr. doc. 22), sostenendo che dalle visite del 22 maggio e del 24 settembre
2002 risulterebbero dei problemi psichici alla base dei dolori lamentati dal
signor RI 1.

 

Tale affermazione viene recisamente
contestata, poiché né la signora __________ né il Dott. __________ si sono mai
permessi di affermare che l'origine dei disturbi di cui soffre il signor RI 1 sia
da ricondurre al suo stato psichico, al contrario!

 

Giova infatti rammentare che nel
rapporto 10 gennaio 2003 (cfr. doc. 22, pag. 3), citato dalla CO 1, il Dott. __________ conclude affermando che sussiste la
persistenza di una sindrome post-traumatica di lieve entità.

 

In tale rapporto il neurologo non
evidenzia elementi a sostegno di un danno organico maggiore tuttavia, lo stesso
specialista, nel suo scritto 18.08.03 (cfr. doc. 27), sostiene che il mito
della non orqanicità, in assenza di lesioni macroscopiche agli esami neuroradiologici
è stato superato e precisa che i disturbi consecutivi a sindromi
post-traumatiche venqono riconosciute dalla dottrina medica quali fattori
compatibili con i disturbi lamentati dal siqnor RI 1.

 

Pertanto, dopo aver riconosciuto, durante
quasi tre anni, che i dolori lamentati dal signor RI 1 hanno un'origine
organica, la CO 1 sostiene improvvisamente che l'origine dei disturbi è
prettamente psichica.

Così facendo però la CO 1 strumentalizza
il disagio che sta vivendo il signor CO 1 il quale, dopo aver sofferto di
nausee e di mal di testa, lo si ripete, per quasi tre anni, è legittimo possa
manifestare un atteggiamento di sfiducia nei confronti di tutta la situazione.

 

2. E' quindi ragionevole supporre che il rapporto 10 novembre 2003

sia stato richiesto e allestito affinché
la CO 1 potesse interrompere le proprie prestazioni.

Infatti, dall'apprezzamento medico del Dott.
__________ risulta che il signor RI 1 non avrebbe mai subito né un trauma
organico né una commozione cerebrale.

 

A tale proposito si rammenta che
l'esistenza di un trauma cranico è stata più volte riconosciuta senza riserve
sia dal Dott. __________i (cfr. doc. 13, 22 e 28), sia dalla signora __________
(cfr. doc. 18), mentre la commozione cerebrale è stata riscontrata dalla Dott.ssa
__________ (cfr. doc. 7) e dal Dott. __________, medico circondariale CO 1 che
ha visitato il signor __________ il mese di gennaio 2001 (cfr. doc. 11).

 

Pertanto, fatta eccezione per il Dott. __________,
l'unanimità degli specialisti che hanno visitato il signor RI 1, anche
recentemente (cfr. doc. 35 e 36), riconosce l'origine post-traumatica e quindi
organica dei disturbi che lamenta tuttora il signor RI 1.

 

Evidentemente vi possono essere altri
fattori, segnatamente il fatto che il ricorrente sia costretto a convivere con
il dolore da oltre tre anni, tuttavia non vi è alcun elemento oggettivo in base
al quale la CO 1 possa permettersi di affermare che l'infortunio del
30.12.2000 non lasci nessuna conseguenza tale da pregiudicare in maniera apprezzabile
la capacità di guadagno (cfr. doc. 32, pag. 2).

Non v'è chi non veda come la CO 1 abbia
voluto "scaricare" il signor RI 1, indirizzandolo verso la propria
Cassa malati oppure presso l'Assicurazione invalidità (cfr. doc. 32 e 1).

 

In ogni caso ci si chiede come la CO 1 possa
permettersi di affermare che dal punto di vista medico l'incidente non lascia
più nessuna conseguenza, rinviando nel contempo il paziente ad altri enti
assicurativi?

Simile atteggiamento è del tutto
contraddittorio e conferma il sospetto che la CO 1 abbia cercato di chiudere il
caso per evitare che sulla scorta di un rapporto di uno specialista potesse
esserle imposto di continuare a versare le indennità.

 

3. Prendendo spunto dall'apprezzamento medico del Dott. __________,
il 

quale, lo si ripete, viene integralmente
contestato alla luce dei rapporti allestiti dagli specialisti, la CO 1 è
partita dal presupposto che i disturbi lamentati dal signor RI 1 abbiano
un'origine psichica e ha giustificato la sospensione delle prestazioni
fondandosi essenzialmente sulle DTF 115 V 133 e 115 V 403, decisioni rese nel
1989 dal Tribunale federale in relazione con turbe psichiche e nevrosi in
genere.

 

Giova rilevare che suddette decisioni
riguardano stati di fatto sostanzialmente diversi rispetto a quello che
concerne il caso in oggetto. Infatti, gli specialisti che hanno visitato il
signor RI 1 hanno preso in considerazione anche gli aspetti psichici ma hanno
rilevato la presenza di cause post-traumatiche e di disturbi organici.

Pertanto, la posizione della CO 1 che
tende a ricondurre i sintomi a una causa prettamente psichica è del tutto
inopportuna.

 

In ogni caso, anche sulla scorta delle
decisioni citate è possibile affermare che esiste un nesso causale naturale
(dal profilo medico) e causale (dal profilo giuridico), fra l'incidente del 30
dicembre 2000 e i disturbi di cui soffre il signor RI 1, che sta alla base
della sua incapacità lavorativa.

 

    ٭   Quo alla gravità delle lesioni

 

II ricorrente è stato colpito sulla
fronte dal tacco di uno stivale. II colpo gli è stato inferto da tergo da una
persona in preda ai fumi dell'alcool, mentre egli non era in grado di prevedere
l'attacco e quindi di difendersi dall'aggressione.

 

II tacco ha provocato una ferita
sulla fronte che ha necessitato ben 14 punti di sutura.

 

    ٭   Quo ai dolori persistenti

 

Dal 30.12.2000 il signor RI 1 ha
iniziato a soffrire di cefalee e nausee, oltre a dolori "dietro i globi
oculari" e a un intorpidimento sporadico all'emivolto, sintomi mai
riscontrati dal ricorrente precedentemente ai fatti (cfr. doc. 35, pag. 2).

 

Prima dell'incidente il signor RI 1 non
ha mai provato simili dolori, i quali sono addirittura influenzati dal variare
delle condizioni meteorologiche e comportano crisi acute che possono protrarsi
per diverse ore.

 

    ٭   Quo ai trattamenti medici

 

Sull'arco degli ultimi 40 mesi
Il signor RI 1 ha subito diversi esami senza che l'intensità dei dolori avesse
a diminuire, purtroppo non vi è stata una reale presa a carico del paziente
(ciò è in parte riconducibile alla sua situazione finanziaria), ma soltanto la
somministrazione di farmaci destinati a placare i dolori.

 

    ٭   Quo alla durata dell'incapacità
lavorativa

 

Dal giorno dell'incidente il signor RI
1 non e più
riuscito a riprendere la propria attività professionale di elettricista -
informatico, la quale richiede la necessaria capacità di concentrazione.

 

Avendo sempre lavorato regolarmente
in precedenza, egli ha chiesto alla CO 1, ritenuto quanto
rilevato dalla psicologa nel suo rapporto 15.07.02 (cfr. doc. 18), se fosse
possibile ottenere il necessario sostegno per portare a termine una riqualifica
professionale; in pratica controparte si è sempre rifiutata persino di entrare
nel merito di tale ipotesi.

 

I criteri testé evidenziati dimostrano,
anche in base ai principi sviluppati dal TF, che l'incidente subito, dal signor
RI 1 in data 30.12.00 deve essere considerato di intensità Medio - grave e non
può certamente essere ricondotto esclusivamente a fattori psichici.

 

4. Nel contempo, dopo aver unilateralmente troncato l'istruttoria,
la 

CO 1, riferendosi
alla decisione 117 V 264 consid. 3b), accolla al signor RI 1 il presunto
fallimento dell'onere probatorio, omettendo così di rilevare che il ricorrente
ha sempre dimostrato la più ampia collaborazione trattandosi della ricerca
della verità.

 

A tale proposito, giova rilevare che il
riferimento alla DTF 117 V 264 non dimostra alcunché a sostegno della posizione
di controparte:

 

Im
Sozialversicherungsprozess tragen mithin die Parteien in der Regel eine
Beweislast nur insofern, als im Falle der Beweislosigkeit der Entscheid zu Ungusten
jener Partei ausfällt, die aus dem unbewiesen gebliben Sachverhalt Rechte
ableiten wollte (BGE 115 V 142 Erw. 8a).

Diese Beweisregel
greift allerdings erst Platz, wenn es sich als unmöglich =erweist, im Rahmen
des Untersuchungsgrundsatzes aufgrund einer Beweiswürdigung einen Sachverhalt
zu ermitteln, der zumindest die Wahrscheinlichkeit für sich hat, der
Wirklichkeit zu entsprechen. (DTF 117 V 264 consid. 3b).

 

Nel caso in oggetto, per quanto attiene
la prova sia della gravità dei fatti intervenuti il 30.12.00, sia
dell'esistenza di un nesso naturale e causale fra lo stesso incidente e il
danno subito dal signor RI 1, non si può certamente parlare di assenza di
verosimiglianza.

 

Infatti, alla luce del rapporto 10.01.03
del Dott. __________ (cfr. doc. 22), in base al quale, in pratica, il neurologo
dichiara che i disturbi lamentati dal paziente sono riconducibili all'incidente
(anche in assenza di lesioni organiche macroscopiche), la CO 1 ha chiesto allo
specialista di sostenere che il paziente non aveva subito lesioni organiche (cfr.
doc. 26).

 

Non avendo ottenuto il referto medico
auspicato, la CO 1 ha comunque deciso di interrompere non solo le prestazioni
ma anche l'istruttoria avvalendosi, come noto, delle conclusioni cui giunge il Dott.
__________ (cfr. doc. 33).

 

In considerazione di quanto precede, è
alquanto azzardato per controparte permettersi di affermare che il signor RI 1 abbia
fallito nel proprio onere probatorio, ritenuto che è la stessa CO 1 ad aver
interrotto la raccolta delle prove prima d'aver ottenuto i complementi
istruttori richiesti.

 

5. Affinché la fattispecie possa essere esaminata oggettivamente,
il 

signor RI 1 è quindi stato costretto a
presentare il presente ricorso: Egli infatti ha cercato di riunire, durante i
tre mesi previsti dall'art. 106 LAINF, le pezze giustificative che potessero
corroborare l'esistenza di un nesso naturale fra l'incidente del 30.12.00 e i
disturbi che egli lamenta tuttora.

 

Ciò non è stato facile, è opportuno
rilevarlo, in considerazione non solo del breve lasso di tempo a disposizione
per trovare gli specialisti disposti a prendere posizione (per la CO 1 sarebbe
certamente stato più facile), ma anche a causa della situazione finanziaria del
signor RI 1, il quale è stato costretto a chiedere le prestazioni
assistenziali.

In ogni caso, né il Dott. __________ né
il Dott. __________ sostengono che il paziente sia affetto unicamente da
disturbi psichici.

 

Infatti, il Dott. __________ è
dell'avviso che i disturbi sono possibilmente in relazione con una sindrome
post-traumatica. Egli ritiene che lo stato di salute del signor RI 1 sia
fortemente influenzato da elementi psichici, ma nel contempo suggerisce di
procedere a una rivalutazione neuropsicologica (cfr. doc. 35, pag. 5).

 

II Dott. __________, unico psichiatra
che ha esaminato il paziente su richiesta di quest'ultimo (infatti la CO
1 si è permessa di fondare la propria decisione sulla presenza di disturbi
psichici determinanti senza essersi però mai rivolta a uno specialista), sostiene
che i disturbi neuropsicoloqici sono tuttora presenti e ritiene che non vi sono
eventi importanti preesistenti all'incidente del 30.12.2000, che possano spieqare
la sintomatologia riscontrata.

 

6. Alla luce di quanto precede, la decisione della CO 1 deve
essere 

annullata, in quanto arbitraria e
contraria a qualsiasi referto medico o psicologico concernente il signor RI 1, fatta
eccezione per l'apprezzamento del Dott. __________.

 

A tale proposito, giova rilevare che
anche la CO 1 riconosce che a mente del Dott. __________ le cefalee sono
imputabili all'infortunio, in quanto rientrano nelle sequele del trauma cranico
(cfr. doc. 1, pag. 5, consid. 4).  

 

Tuttavia, malgrado l'opinione chiara del
citato specialista, la CO 1 ha deciso di "tagliar corto", prendendo
spunto dalla posizione del medico ortopedico di circondario, il quale, senza
disporre di alcun sostegno scientifico, si permette di affermare che se i
sintomi permangono dopo due anni, allora gli stessi sono da ricondurre
alla situazione psichica (cfr. doc. 1, pag. 6, consid. 4).

Quale ulteriore argomento a sostegno della
propria posizione, la CO 1 cita le conclusioni cui giunge il Dott. __________
in un altro caso che, a quanto sembra, dovrebbe essere già noto a codesto
onorevole Giudice.

 

A parte il fatto che - per ricorrere a
un'espressione utilizzata da controparte ­ sorprende constatare che nella
terminologia CO 1 sembrano esistere commozioni cerebrali "vere" da
opporre a commozioni cerebrali "finte", è disdicevole che la CO 1, dopo aver preso atto che il Dott. __________ non è in grado di
assumere l'incarico peritale, decida semplicemente di respingere la richiesta
del signor RI 1 tendente all'esecuzione di una nuova valutazione neuropsicologica.

 

Indipendentemente da ciò, allo stato
attuale esiste anche la valutazione di uno psichiatra (cfr. doc. 36), che ha
visitato ben due volte il signor RI 1 giungendo a conclusioni che confermano
l'esistenza di un nesso causale fra l'incidente e i disturbi che lamenta il
paziente.

 

In conclusione: in data 30
dicembre 2000, il signor RI 1 ha subito un incidente grave, che avrebbe potuto
avere un esito ben più drammatico e del quale egli patisce tuttora le
conseguenze.

 

L'insieme degli specialisti che hanno
potuto visitare il ricorrente giungono alle medesime conclusioni. Il fatto che
il signor RI 1 presenti una sintomatologia che possa anche essere riconducibile
in parte a fattori psichici, non significa che tali fattori siano determinanti,
infatti il Dott. __________ è dell'avviso che i fatti del 30.12.2000 vadano
comunque ritenuti come "scatenanti" (cfr. doc. 35, pagg. 4 e 5).

 

Si precisa sin d'ora che il signor RI 1 non
si sottrae in ogni caso a ulteriori esami, infatti, egli si è sempre sottoposto
di buon grado alla ricerca della verità, ritenendosi il primo se non unico
beneficiario un intervento medico puntuale e risolutivo." 

                                         (I)

 

                               1.4.   L'CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III). 

 

                               1.5.   In corso di
causa, l'avv. RA 1 ha ribadito la necessità che venga ordinata una perizia
medica giudiziaria (cfr. V).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno
2004 nella causa L., H 6/04; STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa
pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K
133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 19 gennaio 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza, è il
diritto a prestazioni a far tempo dal 19 novembre 2003, tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Istituto assicuratore convenuto era o
meno legittimato a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni a decorrere
dal 19 novembre 2003.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische
Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid.
3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo
della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli
eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa
e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a). 

 

                               2.7.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza
di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di
deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle
lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi
evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale
organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una
relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi
durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza,
disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento
della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza é stata ulteriormente confermata
(DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR
1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U
221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni
scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit
funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno
stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli attuali mezzi tecnici
(RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi soggettivi e,
pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli
infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale é, secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli
difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro
clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per
analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in
effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata ammessa
in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in
assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
(DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                                         Un
discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali,
allorquando le lesioni non possono essere
sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s. consid.
4b; cfr., pure, S. Leuzinger, Versicherungsrechtliche
Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur Leistungspflicht im Rahmen der
obligatorischen Unfallversicherung, in P. Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.),
Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90). 

 

                               2.8.   Alla luce dei principi evocati al precedente considerando -
qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico
oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della
dinamica dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza
di un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch
zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die
natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem
konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso
aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen
zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa)."

(DTF
122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V
415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA del 12
maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion,
SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna,
pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)."

(DTF 122
V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310)

 

                               2.9.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366 consid.
6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza del
nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado medio,
secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa (cfr. RAMI
2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363 consid.
5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a tal punto
intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des komplexen
und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich grosse
Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa).
Per applicare questa prassi è dunque necessario che i disturbi psichici siano
stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai disturbi somatici,
anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici
difficilmente differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p.
47ss. = RAMI 2000 U 397,
p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; STFA del 17 marzo 1995
nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz. in RAMI 1995 U
221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in RAMI 1995 U 221,
p. 115; G. Scartazzini "Considérations sur dix ans de développement en matière
de causalité dans les assurances sociales", in Mélanges en l'honneur
de J. L. Duc, Ed. IRAL Losanna 2001, p. 239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere
effettuato sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123
V 99 consid. 2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera
chiara già immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario,
un'ulteriore applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si
giustifica solo se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al
momento determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente,
hanno giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la suesposta sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28.
November 1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und
F. vom 6. Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117
Nr. 9) zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach
dem Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351
die zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender
zeitlicher Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im
Vordergrund. Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten
Kausalzusammenhang bei Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare
Befunde (BGE 117 V 359) unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht
entscheidend ist, ob Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder
psychischer Natur bezeichnet werden."

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                             2.10.   In concreto,
il 30 dicembre 2000, all'esterno del Bar "__________" di __________, RI
1 è rimasto vittima di un'aggressione da parte di una ragazza. 

                                         Qui di
seguito la descrizione del sinistro fatta dall'assicurato medesimo:

 

" 
La sera del 30.12.2000 verso le 24.30 ero
entrato nel Ristorante __________ di __________. Ritrovo che conosco bene per
aver effettuato l'impianto elettrico tramite la ditta __________ di __________.

 

Nel ristorante non vi era molta gente, mi sono
seduto ad un tavolo dove vi erano altre persone dopo aver chiesto loro il
permesso. Ho poi iniziato a parlare con una signorina che era seduta di fronte
e che aveva accanto un'altra ragazza. Signorine che non conoscevo e che dalla
carnagione dovevano essere o dell'Africa o del Sud America. Discutevo
unicamente con la ragazza che avevo seduto in faccia mentre che l'altra
continuava a intromettersi senza alcuna ragione. Ad un certo punto avevo in
mano il cellulare della ragazza con cui parlavo e l'altra con un gesto
improvviso me lo fece cadere al suolo. Dal cellulare si staccò la batteria ma apparentemente
non subì danni. Mi sono alzato perché perplesso di tale agire della ragazza e
visto che aveva un bicchiere che cadde al suolo rompendosi. In nessun momento
ho offeso con parole o gesti questa ragazza. Essendo già in piedi cercai di
allontanarmi intenzionato a pagare il bicchiere rotto. Nello stesso tempo sono
stato afferrato per le braccia da un uomo che mi ha spinto per circa un metro
un metro e mezzo ed al quale non ho fatto resistenza. Questa ragazza si è pure
alzata e ricordo che sono stato accompagnato fino all'uscita, in una fase
ricordo che la ragazza voleva lanciarmi un bicchiere ma venne trattenuta da
altri clienti e poi ha tolto gli stivali e con uno di essi, avvicinandosi
velocemente da dietro ed alle spalle della persona che mi aveva spinto lontano
e che mi stava accompagnando fuori, mi ha colpito in fronte causandomi una
ferita alla fronte. Mi avrebbe ancora colpito ma venne fermata da altre
persone, forse ancora la stessa che mi stava spingendo fuori e dal proprietario
del ristorante. Ho abbandonato il luogo e sono andato subito al PS dell'__________
che dista poche centinaia di metri dal ristorante." 

                                         (doc. 24)

 

                                         Occorre
rilevare che la ragazza, denunciata dal ricorrente alla magistratura, è stata
ritenuta colpevole di lesioni semplici dal Procuratore Pubblico e perciò
condannata alla pena di tre giorni di detenzione sospesi condizionalmente (cfr.
doc. 31).

 

                                         La sera
stessa, l'assicurato si è recato presso il Servizio di PS dell'__________, dove
i sanitari hanno constatato la presenza di una ferita lacero-contusa alla
fronte, nonché di una cefalea acuta (cfr. doc. 7).

                                         In
ragione dell'insorgenza di ulteriori disturbi (aumento della temperatura
corporea, vertigini, nausea, brividi, cefalea), RI 1, il 2 gennaio 2001, ha di
nuovo fatto capo al PS dell'__________. 

                                         In quell'occasione,
i medici hanno diagnosticato una ferita lacero-contusa alla fronte con
contusione frontale e sintomi da commozione cerebrale leggera.

                                         L'esame
TAC cerebrale è peraltro risultato normale (cfr. doc. A 7 e referto accluso al
doc. 30). 

                                         A contare
dal 18 gennaio 2001, l'insorgente è entrato in cura dal dott. __________, spec.
FMH in medicina interna, il quale ha riferito che, in occasione della
consultazione del 18 gennaio 2001, egli denunciava soprattutto disturbi di
concentrazione, della memoria recente e del sonno (doc. 10).

                                         Il dott. __________
ha, da parte sua, diagnosticato una sospetta sindrome post-contusionale
cerebrale (doc. 14).

 

                                         In data
26 gennaio 2001 ha avuto luogo una visita di controllo a cura del dott. __________,
spec. FMH in medicina interna. 

                                         Da
relativo referto emerge che il medico fiduciario dell'CO 1 ha constatato,
all'esame clinico, una ferita frontale leggermente iperemica con sospetto di un
piccolo neuroma cicatriziale. 

                                         Dal
profilo neurologico, il dott. __________ non ha rilevato alcunché di
patologico, salvo la presenza d'inquietudine (cfr. doc. 11).

                                         Il 31
gennaio 2001 RI 1 ha privatamente consultato il dott. __________, spec. FMH in
neurologia. 

                                         Per
quanto qui di interesse, il neurologo ha indicato che l'assicurato presenta una
sintomatologia inquadrabile in una sindrome post-traumatica:

 

" 
VALUTAZIONE

 

Il signor RI 1 ha presentato due traumi cranici
minori, il primo alcuni anni or sono, il secondo il 30.12.2000.

Non riferisce perdite di conoscenza almeno in
occasione del secondo evento, ma sintomi compatibili con delle sequele di un
trauma cranico minore con una sintomatologia prevalente di disturbo neuropsicologico
e disturbi dell'ansia della personalità, concentrazione, e del sonno.

 

Considerata la presenza di una sindrome
post-traumatica ritengo giustificato proseguire con una terapia con Amitriptilina
sino a completo recupero.

 

Nel caso in cui a 3 mesi dovessero persistere
disturbi della concentrazione d'intensità tali da disturbare le attività
quotidiane, si dovrà procedere ad esame dettagliato neuropsicologico.

 

In considerazione delle oggettive difficoltà
personali, un sostegno psicologico sarebbe auspicabile." 

                                         (doc. 15)

 

                                         Dagli
atti di causa emerge che, sino al mese di marzo 2002, l'assicurato non ha più
consultato alcun medico (cfr. doc. 38).

 

                                         In data
22 maggio 2002, su indicazione del dott. __________, l'insorgente si è
sottoposto ad una valutazione neuropsicologica da parte della psicologa __________,
accertamento che ha consentito di evidenziare difficoltà neuropsicologiche di
grado lieve-medio:

 

"  Conclusione

 

Si tratta di un paziente ben collaborante e motivato, orientato
nei tre domini, adeguato, globalmente non rallentato. L'impulso interiore è
intatto. II paziente è un poco ansioso soprattutto all'inizio. II metodo di
lavoro è globalmente impegnato e concentrato. A momenti si evidenziano lievi
difficoltà d'attenzione. Buona la comprensione delle istruzioni degli esercizi.
Nella norma il ritmo di lavoro.

AI termine della valutazione il paziente dichiara di stare bene.
Non ha mal di testa perché si è preso un antidolorifico. Sente però dolori agli
occhi.

 

Con un generale profilo neuropsicologico nella norma, l'odierna
valutazione evidenzia lievi-moderate difficoltà d'attenzione, che si
ripercuotono soprattutto nel cogliere e mantenere informazioni verbali.

Lieve-moderatamente deficitari i calcoli mentali e scritti.
Lievemente ridotti l'apprendimento verbale e visivo-spaziale.

 

Nella norma: la capacità d'adattamento (flessibilità del
pensiero); fluenza verbale e figurale; la capacità di concentrazione protratta;
la capacità di pianificazione; le prassie costruttive; lo span verbale e visivo-spaziale;
la percezione visiva (differenziazione figura-sfondo); lo schema corporeo
(attribuzione destra-sinistra); la memoria semantica.

 

I risultati indicano un disturbo neuropsicologico lieve-medio.

 

Le difficoltà di cui lamenta il paziente sono ben compatibili con
i risultati dell'odierno profilo neuropsicologico. I persistenti dolori alla
testa, che sono d'intensità variabile, influenzano inoltre con ogni probabilità
le capacità di prestazione del paziente che, di conseguenza, a volte è in grado
di rendere di più e altre volte di meno.

 

II paziente lamenta difficoltà nello svolgere le proprie
professioni (elettricista e informatico). Sono indicate delle sedute di training neurocognitivo per aiutare il paziente a meglio
convivere con le proprie difficoltà. Nel caso i disturbi dovessero perdurare è
eventualmente da prendere in considerazione una riqualifica professionale.

In considerazione dello stato psicologico del paziente
(manifestazioni di ansia e aumentata irritabilità), è inoltre indicato un
accompagnamento psicologico." 

                                         (doc. 37)

 

                                         Nel corso
del mese di settembre 2002, il neurologo dott. __________ ha visitato
l'assicurato, questa volta per conto dell'assicuratore LAINF convenuto. 

                                         Nel
riportare i disturbi soggettivi così come descrittigli dall'insorgente, il
dott. __________ ha indicato che egli lamentava, citiamo: "ricorrenti
cefalee croniche, influenzate dal tempo atmosferico, dalla concentrazione, a
localizzazione frontale, con frequenza di due/tre giorni per settimana,
associate ad episodi di manifestazioni a carattere emicranico, con dolore
d'elevata intensità, che può raggiungere un'intensità di 10/10 pulsatile, di
localizzazione frontale, aggravamento allo sforzo, associate a sonofotofobia.
(…). Le cefalee sarebbero accompagnate frequentemente da aura con offuscamento
visivo dell'occhio sinistro, parestesie agli arti bilaterali, ma prevalenti a
destra e transitori disturbi fasici, oppure parestesia al cranio" (cfr.
doc. 45).

                                         D'altra
parte, lo specialista incaricato dall'CO 1 ha escluso che il trauma in
questione - da lui definito "certamente lieve" e con "un impatto
bio-meccanico irrilevante" - abbia causato dei danni organici a livello
delle strutture nervose cerebrali ed ha di nuovo ricondotto la sintomatologia
denunciata da RI 1 ad una sindrome post-traumatica di lieve entità:

 

" 
VALUTAZIONE

 

I sintomi attuali evocati dal paziente sono
caratterizzati da cefalee a carattere cronico tensivo con
associata cefalea a carattere cronico emicranico, e disturbi neuropsicologici
minori, in fase di progressivo  lento miglioramento, associati, così come
descritto all'esame neuropsicologico nello scorso mese di maggio, da
lievi-moderate difficoltà d'attenzione.

 

Risultano per contro nella norma, la flessibilità
del pensiero, la fluenza vertebrale, la capacità di concentrazione protratta,
di pianificazione e le prassie.

 

Al controllo neurologico, ho osservato un
significativo miglioramento rispetto al precedente esame, con disturbi residui
che quantificherei in un disturbo neuropsicologico lieve e sintomi
compatibili con una sindrome post-traumatica.

 

L'esame neurologico somatico, gli esami
complementari neuroradiologici, non evidenziano segni indicativi di
sottogiacenti sequele del sistema nervoso centrale.

 

Sul cuoio capelluto abbiamo gli esiti di una
ferita lacero-contusa frontale, oggi  non più dolente.

 

Il trauma subito dal paziente, in occasione
dell'incidente del 30.12.00, è certamente lieve, ha provocato un impatto bio-meccanico
delle strutture nervose cerebrali.

Questo permette di ritenere verosimile l'assenza
di danni organici in riferimento al precitato trauma, quale causa della
sintomatologia attuale.

 

In assenza di documenti medici che possano
documentare lo stato anteriore, mi risulta difficile per contro valutare
nell'assicurato, la rilevanza di una ev. premorbidità, in particolare escludere
preesistenti disturbi post-traumatici secondari a precedenti traumi, per i
quali dispongo solo delle informazioni sommarie fornite dal paziente. Non mi
risulta che questi incidenti siano stati valutati in modo approfondito in
precedenza.

 

Un eventuale disturbo o labilità della
personalità, nel difficile contesto socio-economico in cui si sarebbe trovato
il paziente al momento dell'incidente, potrebbe aver pure avuto un influsso
negativo ed aggravante per il decorso.

 

Dal punto di vista neurologico, la sintomatologia
residua riscontrabile all'esame odierno, è riferibile a delle cefalee cronico tensive
miste, per le quali usualmente viene considerata una solo moderata incapacità
compresa tra tassi varianti dal 10 al 15% al massimo.

 

Per quanto si attiene ai disturbi neuropsicologici
ed ai disturbi del sonno, come già d'altronde proposto in occasione della
precedente valutazione, s'impongono misura di sostegno psicologico e
d'accompagnamento, da integrare con ev. farmacoterapia.

Consiglio un più incisivo intervento, in
particolare visto il persistente abuso medicamentoso d'analgesici, notoriamente
in questi quadri clinici, difficile da gestire.

 

CONCLUSIONE

 

All'esame odierno si conferma la persistenza di
sintomi compatibili con una sindrome post-traumatica di lieve entità, ma
non si evidenziano agli esami clinici o paraclinici, elementi a sostegno di un
danno organico maggiore, s'impongono tuttavia misure sia farmacologiche che di
sostegno psicologico, alfine di accelerare il recupero in particolare
professionale dell'assicurato.

 

Solo fra due anni, ci si potrà invece esprimere
sull'eventualità di una residua incapacità lavorativa definitiva." 

                                         (doc.
45).

 

                                         Lo stesso
dott. __________, nuovamente interpellato dalle parti, ha avuto modo di
ribadire le proprie conclusioni con il rapporto datato 18 agosto 2003: 

 

" 
Posso nuovamente confermare che la
sintomatologia clinica riferita, rispetta, anche in assenza di lesioni
macroscopiche all'esame TAC cerebrale, i criteri riconosciuti per una sequela
di un trauma cranico minore, rispettivamente una sindrome
post-traumatica.

 

Ricordo che la dimostrazione o meno di lesioni
macroscopiche molto frequentemente non risulta essere un criterio determinante
né diagnostico, né prognostico per le sindromi post-traumatiche.

 

Il mito di non organicità, in assenza di lesioni
macroscopiche agli esami neuroradiologici é stato superato, vedasi es.:

- cap. 15 Posttramatic Headache and Posttraumatic
Syndrome. In Headache, ed. P.J. Guadsby, S.D.
Silberstein: Butterwort-Heinemann; pag. 253-277.

 

I disturbi consecutivi a sindromi
post-traumatiche sono parimenti oggi nella letteratura medica riconosciuti per
indurre rilevanti problemi nell'attività professionale ed una limitazione del
rendimento, della flessibilità, della resistenza.

 

La terapia medicamentosa invece, non mi risulta
possa non contraddire, anche in caso di persistenza di cefalee severe, una
ripresa di un'attività professionale.

 

Per le sole cefalee, l'incapacità lavorativa
massima riconosciuta varia tra il 10 ed il 15%.

 

Senza voler approfondire la problematica dei
potenziali della plasticità cerebrale, mi permetto di ricordare che le misure
di sostegno psicologico ed accompagnamento, integrate con una farmacoterapia,
possono, come già proposto nei differenti rapporti specialistici, accelerare il
recupero e facilitare il raggiungimento di una piena redditività.

 

In considerazione dei miglioramenti osservati in
occasione della visita del 24.9.02, non avevo quindi proposto, in quanto non
ritenuto opportuno, una riqualificazione professionale.

 

Nel caso in cui dovessero persistere difficoltà
per una piena ripresa dell'attività professionale, consiglio un apprezzamento
peritale e la ripetizione di un esame neuropsicologico dettagliato." 

                                         (doc. 51)

 

                                         Prima di
emanare la decisione formale del 19 novembre 2003, l'Istituto assicuratore
convenuto ha ancora sottoposto l'intero incarto al proprio medico di
circondario, dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha
espresso le seguenti considerazioni a proposito dell'eziologia dei disturbi
accusati dall'insorgente:

 

" 
Il 30.12.2000 a seguito di un litigio,
l'assicurato è stato colpito ricevendo un colpo in fronte da uno stivale
tiratogli da una donna di 27 anni.

Il signor RI 1 si è recato subito al Pronto
Soccorso dell'Ospedale __________ dove viene eseguita la revisione della ferita
lacero-contusa alla fronte.

L'assicurato non viene ricoverato e, già un'ora
dopo l'evento, si presentava nuovamente al Ristorante __________, come
confermato anche dall'assicurato stesso nella denuncia del 16.1.2001.

In quel momento ricordava bene tutto l'evento e
descrivendolo in modo molto preciso.

 

In conclusione, si deve escludere una commozione
cerebrale in quanto manca l'amnesia antero o retro-grada. Questo fatto, secondo
il Prof. __________, è decisivo di conseguenza, una commozione cerebrale è
esclusa.

 

Radiologicamente una lesione del cervello è
esclusa e quindi anche un danno organico.

 

Anche il dr. __________, neurologo, ha
riscontrato molte difficoltà ad esprimersi in modo chiaro.

Infatti nel suo rapporto del 10.1.2003, una volta
descrive che il trauma subìto è certamente lieve, che ha provocato un impatto bio-meccanico
irrilevante che non può giustificare alcuna compromissione organica delle
strutture nervose cerebrali.

In un altro punto scrive che la controllo neurologico
ha osservato un miglioramento significativo rispetto al precedente esame, con
disturbi residui che quantificherebbe in un disturbo neuro-psicologico lieve e
sintomi compatibili con una sindrome post-traumatica.

 

Personalmente, non posso immaginare un esame
neurologico nel quale si possono evidenziare disturbi neuro-psicologici (il
neurologo non si esprime in nessun modo nella sua lettera).

 

In assenza di un trauma organico e di una
commozione cerebrale, i disturbi non sono spiegabili e quindi la causalità, per
quanto concerne l'"attacco" non è probabile.

 

Anche se accettiamo un trauma cranico minore (mildes
Hirntrauma) nel frattempo, normalmente dopo due anni dall'infortunio, i sintomi
e la causalità si estingue (Alexander M.P., Mild traumatic brain injury, Neurology
1995; 45-1253-1260)" 

                                         (doc.
57).

 

                                         Dalle
tavole processuali si evince inoltre che, in data 6 aprile 2004, __________ RI
1 è stato periziato dal dott. __________, Capo del Servizio di neurologia
dell'Ospedale regionale di __________.

                                         Lo
specialista in neurologia, da una parte, ha avallato l'opinione del dott. __________
secondo la quale non sussiste un danno organico al cervello e, d'altra parte,
ha definito come semplicemente possibile che la sintomatologia presentata
dall'assicurato sia riconducibile ad una cosiddetta sindrome post-traumatica: 

 

"  La
situazione di questo paziente risulta intricata da, effettivamente, elementi
post­traumatici (cranici), di tipo medicamentoso, psico-sociale, da determinate
esposizioni tossiche (alcool), dalla situazione
professionale, assicurativa e giuridica.

Non si tratta a mio modo di vedere di una "semplice"
cefalea dì tipo post-traumatico (identificabile, nella nuova classificazione HIS
di gennaio 2004 sotto la rubrica 5.2.2 "cefalea post-traumatica cronica
attribuibile ad un trauma leggero"). II mal di testa è cronico, quasi
quotidiano, contiene alcuni criteri, effettivamente, di tipo emicranico (senza
aura); altre caratteristiche sono tensive, altre ancora atipiche.

Il trauma subito il 29.12.00 risulta comunque, in termini
cronologici, "scatenante".

 

I disturbi neuropsicologici di cui soffre questo paziente sono
sicuramente lievi in termini oggettivi, non debilitanti in un'ottica, tra
l'altro, professionale (con riferimento all'attività precedentemente
esercitata).

In questo senso il paziente andrebbe rassicurato soprattutto
tramite il contatto con il proprio medico (piuttosto che con l'esecuzione di
nuovi esami complementari come, ad esempio, una risonanza cerebrale che non è
detto possa risultare utile per disinnescare l'ansietà del paziente).

La cefalea richiederebbe una presa a carico costante
(fortunatamente il signor __________ ha un medico curante nel quale ha
fiducia!), basata su appuntamenti regolari "per rifare il punto".

 

A Iato di questa presa a carico (che dovrebbe valutare di volta in
volta l'utilità e gli eventuali effetti collaterali di determinati farmaci),
come ho riferito al signor __________ un contatto psicoterapeutico (già
discusso in passato) è indispensabile in una simile situazione.

 

Esiste in effetti una comorbidità di tipo psichico
sufficientemente importante per condizionare la cefalea, per amplificare i
rischi di ricaduta riguardo a determinate dipendenze (alcool) e
ipotecare quindi la prognosi (tra l'altro valetudinaria).

 

A mio modo di vedere il sostegno psichiatrico dovrebbe essere
prolungato nel tempo.

In questo senso non ho voluto consigliare attualmente al paziente
particolari medicazioni le quali (antidepressivi..) andrebbero ponderate con il
medico curante e, spero, con il futuro psicoterapeuta.

 

QUESITI:

 

1.   Vedi sopra. I
disturbi sono possibilmente in relazione con la sindrome post­traumatica ma
sono fortemente influenzati da elementi psichici. Andrebbero rivalutati con un
esame neuropsicologico.

 

2.   Non sussiste a mio modo di vedere una compromissione organica

      delle strutture cerebrali e/o una lesione cerebrale.

 

3.   Non è riscontrabile la presenza di segni indicativi di
soggiacenti 

      sequele del SNC.

 

 

Come ho indicato al signor __________. un conto è la questione
medica (ed i reali problemi del paziente), un conto è la questione
assicurativa.

Da parte mia ritengo che la volontà della CO 1 di interrompere le
prestazioni è comprensibile. Ciononostante, come accennato, il trauma subito
dal paziente il 29.12.00 (il quale si sovrappone a precedenti eventi traumatici
loco-regionali) ha agito da fattore scatenante e da co-fattore fondamentale a
Iato di preesistenti meccanismi patologici (di tipo sostanzialmente psichico).
Ricordo che prima di urtare il capo il signor __________ non ha mai sofferto di
mal di testa.

 

Se questo paziente potrà essere preso a carico in modo
approfondito e duraturo, la prognosi (medica e professionale) potrebbe
risultare a mio modo di vedere abbastanza favorevole. Gli elementi più
minaccianti sono probabilmente di tipo psicosociale." 

                                         (doc. A 35)

 

                                         Nel corso
del mese di aprile 2004 il ricorrente ha pure privatamente consultato il dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia. 

                                         Queste le
sue conclusioni in merito allo stato psichico di RI 1:

 

" 
I test neuropsicologici somministrati due anni
fa e la valutazione delle capacità cognitive, qualitative hanno dimostrato un
certo declino delle prestazioni con marcato disagio ed una moderata menomazione
del funzionamento sociale e lavorativo, che sono spiegabili con il trauma
subito poiché esso non corrisponde ad un delirio, demenza e non è attribuibile
ad un qualsiasi altro disturbo mentale come per esempio la depressione o l'uso
di sostanze psicoattive. Il quadro clinico oggi non presenta la sintomatologia
tipica per il disturbo post-concussivo, come ad esempio facile affaticamento,
irritabilità o aggressività sproporzionata con ansia, depressione, labilità
affettiva, cambiamenti della personalità, apatia o mancanza di spontaneità.
Esistono soltanto vertigini, senso di mancamento, alterazione del sonno e
cefalea, senza che vi sia un trauma cranico capace di causare una significativa
concussione cerebrale.

 

Risposta ai quesiti

 

1. I disturbi neuropsicologici come descritti nel rapporto del servizio
di neurologia dell'Ospedale __________ del 15.07.2002 sono clinicamente
rilevabili a tutt'oggi.

 

2. Si notano diversi importanti problemi a livello psichico o in
forma di elaborazione eccessiva della sintomatologia e sviluppo di un
importante senso di sfiducia e delusione nei confronti della società in un
soggetto che si sente preso in giro e non creduto. Non vi sono segni clinici
che possono far pensare che questa situazione fosse preesistente
all'infortunio. Nell'anamnesi non si trova alcun evento importante preesistente
all'evento del mese di dicembre 2000 che possa spiegare la sintomatologia
riscontrata.

 

3. L'infortunio del mese di dicembre 2000 ha assunto il valore di un
evento psicosociale stressante con ripercussioni sul funzionamento neurocognitivo,
con un'aggiunta di interpretazione eccessiva ma inconscia da parte del soggetto
e con successivo sviluppo dell'ideazione paranoide in un soggetto incapace di
accettare un giudizio negativo di sé. L'evoluzione consecutiva all'infortunio
ha evidentemente avuto un decorso sfavorevole in un soggetto incapace di
metabolizzare il danno subito e forse anche incapace di richiedere un aiuto e
di riconoscere la dimensione psicologica del trauma. La dimensione psicologica
dell'evento non è stata riconosciuta ed è andata a peggiorare man mano con il
prolungarsi dell'incapacità lavorativa. Ora il disturbo è cronicizzato ed in
più complicato dalla convinzione del soggetto che nessuno gli creda. In
effetti, è in una situazione economica così difficile che è convinto che tutti
credono che è alla ricerca di un indennizzo. Tuttavia bisogna ricordarsi che il
soggetto è stato vittima di una contusione al capo forse più consistente nel
1998 e può darsi che abbia sviluppato gli stessi sintomi, ma che ora questi
sono stati accettati in modo diverso poiché non si trattava di un incidente
stradale. Questo trauma invece ha un aspetto ben diverso, forse per certi versi
anche buffo e molto meno credibile. Credo che la dinamica dell'incidente gioca
un certo ruolo poiché l'inconsuetudine di questo evento ha portato
all'incredulità."

                                         (doc. A
36)

 

                             2.11.   Con la
querelata decisione su opposizione, l'CO 1 ha negato la propria responsabilità
a far tempo dal 19 novembre 2003, ritenendo che la sintomatologia presentata
dall'assicurato debba essere essenzialmente ricondotta a disturbi di natura
psichica, i quali non costituiscono comunque una conseguenza adeguata
dell'evento infortunistico del dicembre 2000 (cfr. doc. 65).

 

                                         In
materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti
dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto nella
misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile
(un'eccezione a questa regola è prevista in materia di traumi d'accelerazione
alla colonna cervicale ed in materia di traumi cranio-cerebrali).

                                         In
effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di
una relazione di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. 35.2002.4;
del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 25 novembre 2002
nella causa A., inc. n. 35.2002.49, confermata dal TFA con sentenza del 28
luglio 2004, U 14/03, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U. Meyer-Blaser,
art. cit., p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das
Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden
und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen
Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen
Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern
die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Per
negare il nesso di causalità naturale tra un infortunio ed i disturbi lamentati
da un assicurato non è dunque necessario che sia diagnosticata, quale causa dei
problemi di salute, una patologia totalmente estranea a un evento traumatico (cfr.
STFA del 19 luglio 2001 nella causa E., U 126/00).

 

                                         Nella
concreta evenienza, questa Corte, alla luce dell'abbondante documentazione
medica riassunta al precedente considerando (cfr., in particolare, i referti
dei neurologi, dott. __________ e __________), constata che la sintomatologia
di cui soffre RI 1 non ha potuto essere spiegata con un danno organico
oggettivabile di natura infortunistica.

 

                                         Tuttavia,
prima di poter concludere, in ossequio ai principi giurisprudenziali poc'anzi
menzionati, all'inesistenza di un nesso di causalità naturale con l'infortunio
del 30 dicembre 2000, questo Tribunale deve ancora esaminare l'applicabilità
della prassi elaborata dal TFA in materia di traumi d'accelerazione alla
colonna cervicale (ed estesa anche ai traumi cranio-cerebrali). 

                                         Al
proposito, è necessario ripetere che con la giurisprudenza inaugurata con la
citata sentenza S. (cfr. consid. 2.7.), l'Alta Corte si è scostata dal
principio appena evocato relativo ai disturbi senza correlazione sul piano
oggettivo, quando si é in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale (idem per quel che riguarda i traumi cranio-cerebrali - cfr. DTF 117
V 382s. consid. 4b). In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del “colpo di frusta” non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi
tecnici, non deve spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e,
pertanto, a negare ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro
gli infortuni. 

 

                                         Nella
presente fattispecie, in occasione dell'infortunio del dicembre 2000,
l'assicurato ha verosimilmente riportato un trauma cranico semplice,
senza interessamento del sistema nervoso centrale (cervello), così come ha pertinentemente
sottolineato il dott. __________ nel suo referto del 10 novembre 2003 (cfr.
doc. 57: "In conclusione, si deve escludere una commozione cerebrale
in quanto manca l'amnesia antero o retrograda. Questo fatto, secondo il Prof. __________,
è decisivo, di conseguenza una commozione cerebrale è esclusa" - la
sottolineatura è del redattore). 

                                         È vero
che in alcuni dei referti medici presenti all'inserto si parla esplicitamente
di commotio cerebri, dunque di un coinvolgimento del cervello nel trauma
(cfr., ad esempio, i doc. 14 e A 7). 

                                         Nondimeno,
occorre rilevare che l'assicurato stesso ha dichiarato di non avere perso
conoscenza (cfr. i doc. 15, p. 2 e 37, p. 1) e, d'altra parte, non emerge
neppure che egli sia stato colpito da amnesia traumatica o post-traumatica.

                                         Inoltre,
non può neppure essere ignorato che, immediatamente dopo essere stato colpito
alla fronte, RI 1 è stato in grado di recarsi a piedi al Pronto soccorso (cfr.
denuncia acclusa al doc. 30: "Ho dovuto velocemente allontanarmi a piedi e
andai con un enorme mal di testa e sanguinante al non tanto distante Ospedale __________,
circa alle ore 24.30-24.45"), i cui sanitari, dopo avergli suturato la
ferita, lo hanno dimesso (cfr. doc. 7). Qualora l'insorgente avesse
effettivamente presentato una commozione cerebrale, egli sarebbe senz'altro
stato trattenuto in ospedale in osservazione neurologica (cfr., in questo
senso, STCA del 24 marzo 2004 nella causa G., inc. n. 35.2003.48, consid.
2.12.)

                                         Del
resto, è soltanto a posteriori, ossia in occasione della visita del 2
gennaio 2001, che i sanitari dell'__________ - prestando fede a quanto riferito
loro dall'assicurato - hanno posto la diagnosi di leggera commozione cerebrale
(cfr. doc. A 7).

 

                                         Contrariamente
a quanto sostenuto dall'Istituto assicuratore convenuto in sede di decisione su
opposizione (cfr. doc. 65, p. 6), il dott. __________ non ha mai preteso
equiparare il trauma cranico subito dal ricorrente ad una commozione
cerebrale.

                                         Lo specialista
in neurologia, nei diversi referti da lui allestiti, ha in effetti affermato
che la sintomatologia denunciata da RI 1 va inquadrata in una cosiddetta
"sindrome post-traumatica", peraltro leggera (cfr., ad esempio, 45,
p. 3: "All'esame odierno si conferma la persistenza di sintomi compatibili
con una sindrome post-traumatica di lieve entità, …"). 

                                         Orbene,
così come ha avuto modo di spiegare il Prof. dott. __________, Primario del
Servizio di neurologia del __________ di __________, in una perizia specialistica
versata agli atti nella causa C., inc. n. 35.2002.6, concernente un'assicurata
che, a causa del pavimento bagnato, era caduta ed aveva battuto a terra la
testa, "la diagnosi di sindrome post-traumatica [sindrome
conseguente ad un trauma cranico, n.d.r.] è possibile in assenza di
lesioni cerebrali come sembra essere indicato dall'esame clinico e da una TAC
cerebrale normale effettuata subito dopo l'incidente, e dall'assenza di perdita
di conoscenza" (la sottolineatura è del redattore). 

                                         Considerato
come l'assicuratore convenuto ne abbia fatta menzione (cfr. doc. 65, p. 6), è
ancora utile precisare che le considerazioni enunciate dal dott. __________,
Direttore medico del Dipartimento di neurologia presso l'Institution de __________
nonché medico aggiunto presso il Servizio di neurologia del __________, nella
sua perizia del 26 agosto 1999, ordinata da questa Corte nell'ambito della
causa L., inc. n. 35.1999.9, si riferiscono, in realtà, alla cosiddetta
"sindrome soggettiva post-commozionale" che, come suggerisce
la definizione stessa, presuppone l'esistenza di una commozione cerebrale (cfr.
perizia 26.8.1999 del dott. __________: "(...)
L'accident, décrit plus haut, s'accompagne premièrement d'un traumatisme crânio-cérébral
avec amnésie traumatique et post-traumatique de quelques minutes. On ne peut
déterminer avec certitude si l'accident a effectivement entraîné une perte de
connaissance. Cependant, la notion d'amnésie traumatique et post-traumatique
retrouvée dans le dossier ne laisse pas de doute quant à l'implication du
système nerveux central dans le traumatisme lui-même. De plus, le mécanisme de
l'accident est adéquat pour entraîner un traumatisme crânio-cérébral de ce
type. L'amnésie post‑traumatique, inférieure à 24 heures, en l'absence de
coma prolongé, permet de poser le diagnostic de traumatisme crânio-cérébral
mineur («mild or minor brain injury» dans la littérature anglo‑saxonne,
cf réf. 1). Cette définition recoupe la notion de commotion cérébrale.
(...)" - sottolineature del redattore). 

 

                                         Da queste
affermazioni emergono dunque due elementi: da una parte, il trauma cranico
semplice non va confuso con il trauma cranio-cerebrale, d'altra parte che per
poter ammettere l'esistenza di un trauma cranio-cerebrale, è necessario che
l'interessato abbia perso conoscenza e presentato una certa amnesia (cfr., al
riguardo, E. Baur/H. Nigst (Hrsg.), Versicherungsmedizin, 2. Auf., Berna 1985,
p. 148). 

 

                                         Da parte
sua, il dott. __________, autore della perizia di parte del 7 aprile 2004, ha
addirittura affermato che è semplicemente possibile che i disturbi
lamentati dall'assicurato si trovino in relazione con una "sindrome
post-traumatica" (cfr. doc. A 35, p. 5: "I disturbi sono
possibilmente in relazione con la sindrome post-traumatica ma sono fortemente
influenzati da elementi psichici"). 

                                         Un'opinione
analoga è stata espressa dallo psichiatra dott. __________ nel suo referto del
14 aprile 2004 (cfr. doc. A 36, p. 5: "Il quadro clinico oggi non presenta
la sintomatologia tipica per il disturbo postconcussivo, come ad esempio facile
affaticamento, irritabilità o aggressività sproporzionata con ansia,
depressione, labilità affettiva, cambiamenti della personalità, apatia o
mancanza di spontaneità. Esistono soltanto vertigini, senso di mancamento,
alterazione del sonno e cefalea, senza che vi sia un trauma cranico capace di
causare una significativa concussione cerebrale"). 

 

                                         Ora, in
caso di trauma cranico semplice, senza la prova di un danno organico, la
giurisprudenza federale esclude di principio l'applicazione della prassi
elaborata in materia di traumi d'accelerazione al rachide cervicale (cfr. consid.
7-9). 

                                         Il TFA ha
deciso in questo senso in una sentenza del 28 agosto 2002 nella causa K., U
416/01, consid. 5a e riferimenti ivi menzionati.

                                         Successivamente,
in una sentenza del 6 maggio 2003 nella causa K., U 6/03, consid. 3.2, la
nostra Corte federale ha precisato che la menzionata prassi torna applicabile
soltanto se il caso in questione si situa perlomeno fra la commotio cerebri
e la contusio cerebri. Un leggero trauma cerebrale non è invece
sufficiente. 

 

                                         Infine,
in una sentenza del 6 giugno 2003 nella causa G., U 138/02, consid. 3.1, l'Alta
Corte, trattandosi di un assicurato vittima di un trauma cranico semplice, ha
stabilito che, benché in presenza di alcuni elementi del quadro clinico tipico,
l'assenza di gravità del trauma cranico subito non consente di ammettere
l'esistenza di una lesione analoga ad un trauma cervicale del tipo "colpo
di frusta" 

                                         La
questione della causalità va pertanto risolta secondo le regole ordinarie,
anziché in applicazione della giurisprudenza specifica in materia di infortuni
del tipo "colpo di frusta", e, in questo senso - apparendo i disturbi
lamentati dal ricorrente privi di sufficiente sostrato organico - va negata
l'esistenza di un nesso di causalità naturale con l'infortunio assicurato. 

 

                                         In simili
condizioni, non è necessario dare seguito al provvedimento probatorio richiesto
dall'insorgente (perizia pluridisciplinare; cfr. I e V).

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr.
1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA,
H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del
diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                             2.12.   RI 1 presenta
dei problemi a livello psichico. 

 

                                         Al
riguardo, giova citare le conclusioni contenute nella perizia elaborata dal
dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, per conto
dell'assicurato:

 

" 
(…).

… Si notano diversi importanti problemi a livello
psichico o in forma di elaborazione eccessiva della sintomatologia e sviluppo
di un importante senso di sfiducia e delusione nei confronti della società in
un soggetto che si sente preso in giro e non creduto. Non vi sono segni clinici
che possono far pensare che questa situazione fosse preesistente
all'infortunio. Nell'anamnesi non si trova alcun evento importante preesistente
all'evento del mese di dicembre 2000 che possa spiegare la sintomatologia
riscontrata.

 

… L'infortunio del mese di dicembre 2000 ha
assunto il valore di un evento psicosociale stressante con ripercussioni sul
funzionamento neurocognitivo, con un'aggiunta di interpretazione eccessiva ma
inconscia da parte del soggetto e con successivo sviluppo dell'ideazione paranoide
in un soggetto incapace di accettare un giudizio negativo di sé. L'evoluzione
consecutiva all'infortunio ha evidentemente avuto un decorso sfavorevole in un
soggetto incapace di metabolizzare il danno subito e forse anche incapace di
richiedere un aiuto e di riconoscere la dimensione psicologica del trauma. La
dimensione psicologica dell'evento non è stata riconosciuta ed è andata a
peggiorare man mano con il prolungarsi dell'incapacità lavorativa. Ora il
disturbo è cronicizzato ed in più complicato dalla convinzione del soggetto che
nessuno gli creda. In effetti, è in una situazione economica così difficile che
è convinto che tutti credono che è alla ricerca di un indennizzo. Tuttavia
bisogna ricordarsi che il soggetto è stato vittima di una contusione al capo forse
più consistente nel 1998 e può darsi che abbia sviluppato gli stessi sintomi,
ma che ora questi sono stati accettati in modo diverso poiché non si trattava
di un incidente stradale. Questo trauma invece ha un aspetto ben diverso, forse
per certi versi anche buffo e molto meno credibile. Credo che la dinamica
dell'incidente gioca un certo ruolo poiché l'inconsuetudine di questo evento ha
portato all'incredulità."

                                         (doc. A
36, p. 5s.) 

 

                                         Alla luce
delle considerazioni espresse dal dott. __________ - ricordato che,
conformemente ad una costante giurisprudenza, per riconoscere il nesso di
causalità naturale non è necessario che l'infortunio rappresenti la sola causa
oppure la causa diretta del danno alla salute (cfr. DTF 129 V 181, consid. 3.1
e riferimenti ivi menzionati; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 101) -
può essere ammessa l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra la
problematica psichica di cui soffre il ricorrente e l'evento infortunistico in
questione. 

                             2.13.   Vista la
conclusione a cui lo scrivente Tribunale è giunto al precedente considerando,
si tratta ora di valutare l'adeguatezza del nesso di causalità, questione che
deve essere vagliata alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V 133ss. (cfr.
consid. 2.6.1-4.).

 

                                         La dinamica
del sinistro del 30 dicembre 2000 è già stata riportata al considerando 2.10.

                                         Tutto ben
considerato, secondo il TCA, il citato sinistro va classificato, tuttalpiù,
fra gli infortuni di grado medio all’interno della categoria media.

                                         A mero
titolo di raffronto, si osserva che l'Alta Corte ha proceduto ad una identica
classificazione in una sentenza del 17 agosto 1997 nella
causa S., U 37/94, riguardante un assicurato che, nel corso di una discussione,
è stato colpito con un pugno allo zigomo sinistro, è caduto a terra ed ha perso
brevemente conoscenza.

 

                                         D'altro
canto, lo stesso TFA, a conferma della pronunzia cantonale, ha classificato il
sinistro in questione, concernente un’assicurata che si vide rompere in testa
un pesante piatto da mensa da parte di una collega di lavoro, la quale, in un
secondo tempo, la colpì ripetutamente al volto con un coccio, procurandole varie contusioni e ferite da taglio,
fra gli infortuni di grado medio ma al limite della categoria degli infortuni
leggeri (cfr. sentenza del 2 agosto 1994 nella causa G., U 81/94, pubblicata in
RDAT I-1995, p. 251ss.). 

 

                                         In una
sentenza del 28 agosto 2001 nella causa B., U 9/00, parzialmente pubblicata in
RAMI 2001 U 440, p. 350ss., la nostra Corte federale ha qualificato di grado
medio, al limite della categoria degli infortuni gravi, il sinistro concernente
un'assicurata aggredita dal figlio del suo compagno, il quale, dopo averla
buttata a terra, ha tentato di strangolarla, le ha battuto più volte la testa
contro il suolo e l'ha colpita alla schiena e ai reni con il ginocchio.
L'assicurata aveva riportato delle ecchimosi superficiali al collo, un ematoma
a livello dell'articolazione temporo-mandibolare a destra e delle ecchimosi ai
polsi nonché alla regione lombare (cfr., per un caso analogo, anche la STCA
dell'8 agosto 2002 nella causa T., inc. 35.2000.34, confermata dal TFA con
giudizio del 27 ottobre 2003, U 270/02). 

 

                                         A
conferma del giudizio del TCA, l'Alta Corte, in una sentenza del 13 giugno 2003
nella causa M., U 226/02, pubblicata in RAMI 2003 U 488, p. 351ss., ha pure
classificato fra gli infortuni di grado medio, al limite della categoria
superiore (cfr. consid. 3.3), il sinistro in cui un'assicurata era stata
aggredita da un cane pastore maremmano. L'attacco, durato una ventina di
minuti, le aveva procurato una contusione all'emitorace sinistro, nonché ferite
a livello lombo-sacrale, braccio superiore sinistro, gomito destro e
avambraccio bilaterale. 

 

                                         Queste
ultime fattispeci, per le modalità secondo le quali si sono sviluppate le
aggressioni da parte di un uomo, rispettivamente, di un animale, vanno
considerate notevolmente più gravi rispetto a quella che ora occupa il TCA.

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

 

                                         Va
preliminarmente sottolineato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso
di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i
postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U 166, p.
94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         All’infortunio
occorso a RI 1 va riconosciuta una certa drammaticità, ma non una particolare
drammaticità.

                                         Nella già
menzionata pronunzia del 2 agosto 1994 nella causa G., l'Alta Corte aveva
ammesso la particolare drammaticità dell'accaduto, non senza avere però
precisato che si trattava di un caso limite (cfr. STFA citata, consid.
2b: "Certo, si tratta nella presente evenienza di un caso limite.
Tuttavia, si deve anzitutto prescindere dall'immagine "comica" del
piatto rotto in testa, che nel linguaggio quotidiano non connota un fatto di
particolare momento. In realtà, l'essere colpiti da un oggetto solido del peso
di un piatto da mensa non è certamente una circostanza di poca rilevanza; né
tale è per niente il fatto di essere poi percossi con un coccio del piatto
rotto. Deve in seguito essere osservato che in concreto si è trattato di
un'azione continuata nel tempo. Ora, come tale, essa può per la vittima - che
nella presente fattispecie aveva serbato la conoscenza - essere vissuta in modo
più drammatico che non un evento forse spettacolare per i terzi, ma in cui la
persona coinvolta sviene immediatamente e non si ricorda poi più di nulla.
Nemmeno deve essere disatteso che l'aggressione umana può essere psichicamente
più traumatizzante per l'interessato che non l'evento fortuito. Va infine
ricordato che i colpi portati con il frammento di piatto sono stati rivolti
principalmente al viso, la ferita maggiore essendo stata rilevata a margine di
una palpebra. Ora, vedersi colpire con un oggetto tagliente, anche se rozzo,
nella regione degli occhi, può probabilmente lasciare segni pure dal profilo
psichico").

                                         Il TFA ha
deciso in questo stesso senso, nella suevocata sentenza del 13 giugno 2003
nella causa M. (cfr. consid. 3.3: "Ora, conformemente a quanto già
rilevato in altra sede (DTF 102 II 237 consid. 2; sentenze citate del 16 luglio
2001 in re J., e 2 settembre 1996 in re S.), un avvenimento come quello in
esame può essere considerato particolarmente impressionante ed atto, secondo
l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza della vita, a provocare un
trauma psichico per il quale l'assicuratore infortuni può essere chiamato a
rispondere"). 

 

                                         A mente
del TCA, le circostanze concomitanti all'aggressione sub judice appaiono
decisamente differenti, in primo luogo poiché l'attacco di cui è rimasto
vittima l'assicurato è consistito in un unico gesto, il colpo di stivale alla
fronte, e non si è dunque protratto nel tempo. 

                                         Del
resto, nemmeno nella già menzionata pronunzia del 17 agosto 1997 nella causa
S., dove l'assicurato era stato colpito al volto con un pugno, il TFA ha
considerato realizzato il criterio della particolare drammaticità o
spettacolarità dell'infortunio.

 

                                         In
un'altra sentenza recente del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04,
concernente un assicurato che si era procurato una ferita lacero-contusa di
circa 6 cm alla fronte nel tagliare una trave con una motosega, la Corte
federale si è così espressa a proposito del criterio in questione:

 

" 
In particolare, avuto riguardo alle circostanze
concomitanti dell'infortunio, si osserva che pur dovendo riconoscere una certa
spettacolarità e drammaticità all'evento e pur dovendolo considerare un caso
limite, gli atti all'inserto non impongono di ritenere tali circostanze come particolarmente
drammatiche o spettacolari. A conferma di questa conclusione si può rinviare ai
referti psichiatrici all'inserto, nei quali i disturbi post-traumatici sono
stati correlati alle conseguenze estetiche dell'infortunio (paura a farsi
vedere, senso d'imbarazzo e vergogna, ferita narcisistica, ecc.) piuttosto che
all'evento e alla sua dinamica in quanto tali, sui quali le tavole processuali,
e in particolare le dichiarazioni dell'assicurato, risultano peraltro silenti"

                                         (STFA
succitata, consid. 3.3). 

 

                                         Comunque,
anche volendo ritenere particolarmente drammatico l'evento occorso a RI 1, ciò
non basterebbe (essendo l'unico criterio realizzato in concreto) per ammett