# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7233b92e-f163-5a3c-b5dc-d5fcfe88d1b9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 30.07.2002 52.2002.191
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2002-191_2002-07-30.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2002.00191

   

  	
  Lugano

  30 luglio
  2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Stefano Bernasconi e Werner Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  6 maggio 2002 di

 

	
   

  	
  __________

  rappr. da __________

   

  

 

	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la risoluzione 17 aprile 2002 (n. 1804) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 20 febbraio 2002 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, nella procedura d'accertamento da
  lui promossa e chiedente di accertare l'utilizzo di passaporti falsi da parte
  della ex moglie __________ nell'ambito della proroga del termine di controllo
  del permesso di domicilio di quest'ultima e dei figli __________ e
  __________, al fine di farle revocare l'autorizzazione di soggiorno;

  

 

viste le risposte:

-    14 maggio 2002 del
Consiglio di Stato,

-    22 maggio 2002 del Dipartimento
delle istituzioni;

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che
__________, cittadino macedone, è entrato la prima volta in Svizzera nel 1985
per lavorare quale stagionale, ottenendo poi un permesso di dimora nel 1991;

 

                                         che egli
è stato in seguito raggiunto nel nostro Paese dalla moglie __________ e dai
figli __________ e __________;

 

                                         che,
nell'aprile 1997, i membri della famiglia __________ sono stati posti al beneficio
di un permesso di domicilio, che detengono tuttora;

 

che, con sentenza 12 febbraio 1999, il
Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna ha sciolto per divorzio il
matrimonio dei coniugi __________ e ha affidato __________ e __________ alla
madre, tenuto conto del disinteresse dimostrato dal padre nei confronti degli
stessi, obbligando altresì __________ __________ a versare un contributo
alimentare mensile alla prole e limitando il diritto di visita  a un giorno al
mese previo deposito del passaporto;

 

che in data 11 giugno 2001 la Sezione dei
permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha dichiarato
decaduto il permesso di domicilio di __________ decidendo di rimpatriarlo,
perché aveva interessato le autorità giudiziarie e amministrative del nostro
Paese e non versava gli alimenti ai figli, i quali erano dovuti ricorrere
all'assistenza pubblica;

 

che con risoluzione 22 agosto 2001, il
Consiglio di Stato ha annullato la predetta decisione dipartimentale, ma ha
ammonito __________, rilevando che il posto di lavoro da poco assunto gli
avrebbe senz'altro permesso di versare gli alimenti ai figli e rimborsare il debito
assistenziale contratto;

 

                                         che,
sostenendo che __________ aveva utilizzato dei passaporti macedoni falsificati
nell'ambito della procedura di proroga del termine di controllo del proprio permesso
di domicilio e di quello dei figli, il 18 gennaio 2002 __________ ha chiesto
alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di accertare le responsabilità
della ex moglie nell'illecito;

che, a mente del ricorrente il motivo della
richiesta sarebbe stata la preoccupazione che i propri figli potessero correre
il rischio di trovarsi in Svizzera in una situazione irregolare;

 

che, a suo dire, la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione sarebbe stata a conoscenza dell'esistenza di un rapporto di
polizia in merito alla falsità di tali documenti di legittimazione, sicché ha
pure sollecitato il dipartimento a intervenire per chiarire eventuali
responsabilità di funzionari nella vicenda, invitando pure il dipartimento, una
volta accertato l'illecito, a revocare il permesso di domicilio alla propria ex
moglie;

 

che il 20 febbraio 2002 la Sezione dei
permessi e dell'immigrazione ha respinto la suddetta istanza, argomentando che
__________, essendo privo dell'autorità parentale sui figli, non disponeva di
un interesse legittimo all'accertamento e che la richiesta sarebbe stata in
ogni caso trattata come una denuncia di un cittadino qualunque ritenuto che gli
esiti dell'inchiesta non sarebbero potuti essergli comunicati per motivi di
segreto d'ufficio;

 

                                         che con
giudizio 17 aprile 2002 il Consiglio di Stato ha confermato la predetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa interpostavi da __________, ritenuto che egli non
aveva la legittimazione a ricorrere, e ribadendo in sostanza i motivi addotti
dal dipartimento;

 

                                         che
contro la predetta pronunzia __________ si aggrava avanti il Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinvio degli atti al
Consiglio di Stato affinché accerti quanto egli aveva richiesto in quella sede
ed intervenga di conseguenza;

 

                                         che
all'accoglimento del ricorso si oppone il dipartimento con argomenti di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito;

 

che il Consiglio di Stato chiede di
respingere il gravame senza formulare osservazioni;

 

                                         che in
fase di replica e duplica, le parti confermano sostanzialmente le rispettive,
contrapposte posizioni;

considerato,                   in
diritto

 

                                         che la
domanda intesa ad accertare l'esistenza, l'inesistenza o l'estensione di un diritto
o di un obbligo può essere proposta all'Autorità competente per materia a decidere
in prima istanza, da chi giustifichi un interesse legittimo all'accertamento immediato;

 

                                         che la
decisione è impugnabile con i rimedi ordinari di diritto (art. 42 PAmm);

 

che la procedura di accertamento, di natura
sussidiaria all'azione costitutiva o di condanna, conferisce all'amministrato
il diritto di ottenere dall'autorità un'informazione vincolante sull'esistenza,
l'inesistenza e l'estensione di un diritto o di un obbligo, in particolare
quando sussistano dubbi, anche di lieve entità, sull'applicabilità nei suoi
confronti di un atto normativo o sulla validità di un atto amministrativo che
lo concerne;

 

che, stante il tenore letterale della norma
e la natura dell'azione, quest'ultima non può invece aver per oggetto la
constatazione di fatti (Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa, n.
1 ad art. 41);

 

che pertanto, nella misura in cui il
ricorrente postula che l'autorità accerti la pretesa esistenza e l'uso di
documenti di legittimazione falsi, egli chiede la verifica di un fatto che,
come testé esposto, non può essere oggetto di una causa d'accertamento;

 

che, laddove invece __________ chiede
l'accertamento di tale fatto al fine di ottenere la revoca del permesso di
domicilio della ex moglie, va rilevato che la mancanza di un interesse
legittimo degno di protezione attuale, personale, diretto e concreto per
formulare tale richiesta appare palese; non è necessario soffermarsi ulteriormente
sulla questione; 

 

                                         che, di
transenna, si osserva ancora che anche qualora la questione di cui trattasi
potesse formare oggetto di una causa d'accertamento e prescindendo dalla questione
della legittimazione del ricorrente, nel caso concreto non v'è alcuna insicurezza
giuridica nella situazione della ex moglie e dei figli del ricorrente, ai
quali, al beneficio di un permesso di domicilio sin dal 1997, le autorizzazioni
sono state confermate;

 

che, di conseguenza, i presupposti per
l'azione di accertamento inoltrata da __________ non sarebbero comunque dati;

 

che il ricorrente neppure può invocare
l'esistenza di una situazione di insicurezza da lui stesso creata mediante la
denuncia alle autorità delle pretese irregolarità nell'ambito del rinnovo del
termine di controllo del permesso di domicilio, poiché la fattispecie non è da
risolvere con la procedura d'accertamento bensì nell'ambito della procedura di
competenza delle autorità amministrative che, giustamente, hanno trattato la
questione quale denuncia; 

 

                                         che,
sulla scorta di quanto precede, nella misura in cui è ricevibile, il gravame,
al limite della temerarietà, dev'essere respinto;

 

che tassa e spese di giustizia,
proporzionate al dispendio causato dalla vertenza ed all'inutile prolissità
degli allegati, seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 3, 28, 41, 42, 43, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso,
nella misura in cui è ricevibile, è respinto.

 

 

                                   2.   Tasse e
spese di giustizia, per complessivi fr. 1'000.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario