# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f8409fba-a797-5c07-a653-0b58d504498f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.05.2021 D-1740/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1740-2021_2021-05-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1740/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Mia Fuchs, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Somalia, 

rappresentato dal signor Ugo Di Nisio,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 26 marzo 2021 / N (…). 

 

 

 

 

D-1740/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) dicembre 2020, l’interessato, dichiaratosi cittadino somalo, di etnia 

somala e religione musulmana, nonché minorenne, ha presentato una do-

manda d’asilo in Svizzera (cfr. atto SEM n. [{…}]-4/2). Secondo le ricerche 

intraprese dall’autorità inferiore nella banca dati europea «EURODAC», il 

successivo 30 dicembre 2020, è risultato che al medesimo erano state 

prese le impronte dattiloscopiche e registrato in B._______ il (…) (cfr. atti 

SEM n. 10/1, n. 11/1 e n. 12/2).  

B.  

Il succitato è stato sentito nell’ambito di una prima audizione quale richie-

dente minorenne non accompagnato (di seguito: RMNA) il (…) gen-

naio 2021, in presenza del suo rappresentante legale e persona di fiducia 

(cfr. atto SEM n. 21/11). Quest’ultimo, nel corso del medesimo colloquio, 

ha consegnato un rapporto stilato dal (…) del (…), che arriva alla conclu-

sione che per l’interessato vi sarebbero degli indizi di tratta di esseri umani 

(di seguito: TEU; cfr. atti SEM n. 21/11, lett. f, pag. 2 e n. 24/3).  

Durante la summenzionata audizione, il richiedente ha in sunto, e per 

quanto qui di rilievo, riferito di appartenere al clan C._______, sotto clan 

D._______, sotto sotto clan E._______, e di aver vissuto sin dalla nascita, 

sempre nel quartiere F._______, nella (…) di G._______ (situata nella re-

gione H._______, nel […] della Somalia). Egli avrebbe frequentato una 

scuola gestita da un’organizzazione internazionale per (…) o (…) anni, e 

fino al mese di (…), oltreché una scuola serale privata sita nel suo quartiere 

e gestita da un suo cugino. Suo padre sarebbe stato capo tradizionale del 

suo clan e quando il richiedente avrebbe avuto (…) anni, il genitore sa-

rebbe stato contattato da parte di membri di Al-Shabaab, che gli avrebbero 

intimato di arruolare uno dei suoi figli maschi nel loro gruppo, minaccian-

dolo altrimenti di morte. Il fratellastro si sarebbe così dato alla fuga in 

I._______. Successivamente, il padre sarebbe nuovamente stato contat-

tato da affiliati di Al-Shabaab, i quali avrebbero fatto esplicito riferimento 

all’interessato, dicendo che allorché avesse compiuto (…) anni, il padre 

glielo avrebbe dovuto consegnare. L’unico contatto diretto con Al-Shabaab 

da parte dell’interessato, risalirebbe ad una sera, allorché egli stava rinca-

sando con il fratello, quando sarebbero stati fermati e perquisiti da membri 

di Al-Shabaab ed in seguito picchiati, poiché il padre non avrebbe ottem-

perato alle loro richieste, ed infine lasciati partire. Il genitore avrebbe nar-

rato al figlio delle succitate telefonate e, non volendo adempiere alle richie-

ste di Al-Shabaab, gli avrebbe riferito che avrebbe contattato un suo fratello 

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in J._______, per poterlo far partire dalla Somalia. Nel frattempo però l’in-

teressato avrebbe conosciuto un ragazzo suo vicino di casa, il quale, pro-

mettendogli di condurlo in Europa a suo carico, lo avrebbe determinato a 

partire con lui. Tale suo convincimento, sarebbe scaturito dalle problemati-

che succitate con Al-Shabaab, nonché poiché nel suo Paese non vi sa-

rebbe la possibilità di studiare ed andare avanti. Nel (…) del (…), sarebbe 

quindi espatriato con il conoscente dapprima verso l’K._______ poi in 

L._______. Tuttavia, quivi sarebbe stato abbandonato dal compagno di 

viaggio, ed avrebbe in seguito appreso che in realtà quest’ultimo era un 

passatore che collaborava con il passatore del posto. Il primo lo avrebbe 

venduto al secondo e quest’ultimo a sua volta lo avrebbe in seguito ceduto 

ad altri passatori che lo avrebbero in seguito condotto in M._______. In tale 

Paese egli sarebbe stato rinchiuso dapprima in un campo a N._______ ed 

in seguito a O._______, maltrattato, picchiato diverse volte ed anche tor-

turato con la corrente elettrica, in quanto non avrebbe avuto i soldi per pa-

gare i precitati. Anche la madre, contattata svariate volte dai passatori, sa-

rebbe stata impossibilitata di mandargli il denaro richiesto. Lo stesso il pa-

dre, in quanto egli sarebbe stato nel frattempo arrestato da Al-Shaabab. 

Un giorno, tuttavia, impietositisi per la sua giovane età e poiché malato, lo 

avrebbero fatto partire con un gruppo di altre (…) persone verso l’Europa. 

Giunto in B._______, sarebbe riuscito a fuggire dal centro ove lo avevano 

sistemato prima di dover sottoporsi ad un’audizione. In tale Paese non 

avrebbe peraltro né presentato una domanda d’asilo, né ricevuto alcun per-

messo. 

C.  

C.a A fronte delle allegazioni di tratta di esseri umani del richiedente, con 

quest’ultimo si è tenuto, in data (…) febbraio 2021, un colloquio apposito 

(cfr. atto SEM n. 31/13). Nel corso del medesimo, egli ha in particolare as-

serito di non aver più avuto alcun contatto con il ragazzo che lo avrebbe 

condotto con lui, di nome “(…)”, a partire dal L._______. L’interessato sa-

rebbe stato convinto da quest’ultimo a partire, in quanto egli sapeva che, 

una volta raggiunta la maggiore età, avrebbe dovuto collaborare con il 

gruppo Al-Shaabab, quindi o uccidere qualcuno o venire ucciso. Alla fine 

del verbale, il funzionario incaricato della SEM, gli ha comunicato che, poi-

ché le sue dichiarazioni conterrebbero alcuni indizi a dimostrazione che 

egli potrebbe essere stato vittima di un reato connesso alla TEU durante il 

viaggio dalla Somalia alla M._______, l’autorità inferiore sarebbe stata ob-

bligata per legge a fornire le informazioni afferenti alle autorità di persegui-

mento preposte (cfr. atto SEM n. 31/13, D59, pag. 11). Reso edotto ed in-

terpellato circa il suo diritto di prevalersi di un periodo di trenta giorni di 

recupero e di riflessione ai sensi dell’art. 13 della Convenzione sulla lotta 

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contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543), in par-

ticolare riguardo ad una sua collaborazione con le autorità competenti, in 

quanto sussisterebbero dei ragionevoli motivi per credere che egli sia vit-

tima di tratta; il richiedente ha espresso la sua volontà di rinunciarvi (cfr. 

atto SEM n. 31/13, D64 segg., pag. 11 seg.). 

C.b Sulla scorta di quanto sopra, la SEM ha segnalato all’organo di polizia 

preposto il caso dell’interessato quale vittima di tratta (cfr. atti SEM n. 34/3, 

n. 35/1, n. 36/29 e n. 37/2), il quale, sulla base degli elementi forniti dall’in-

teressato, ha deciso di non svolgere ulteriori accertamenti; tuttavia riser-

vando la possibilità per il richiedente di indirizzarsi alla polizia cantonale 

competente quale vittima di tratta (cfr. atto SEM n. 40/4). 

D.  

Per mezzo dell’audizione tenutasi il (…) marzo 2021, l’interessato è stato 

questionato in particolare riguardo ai suoi motivi d’asilo. Rispetto a quanto 

riferito nel corso della prima audizione RMNA, egli ha addotto che dopo la 

partenza del fratello in I._______, nel (…) mese del (…), le telefonate dei 

membri di Al-Shabaab al padre, si sarebbero intensificate, con una ca-

denza di (…) o (…) volte al giorno. In tali telefonate, essi avrebbero ram-

mentato al padre che, allorché il figlio avrebbe avuto (…) anni, sarebbe 

dovuto andare a lavorare per loro. Il richiedente ha inoltre addotto che con 

il padre non avrebbe concordato nulla perché potesse lasciare la Somalia 

(cfr. atto SEM n. 42/11, D63, pag. 8), e che avrebbe appreso durante il suo 

viaggio che il genitore sarebbe stato arrestato da uomini di Al-Shabaab, 

poiché i suoi due figli non avrebbero voluto lavorare e collaborare con loro. 

Il genitore sarebbe rimasto loro prigioniero dal (…) mese del (…) sino al 

(…) mese del (…) e sarebbe stato liberato grazie all’intervento degli anziani 

del villaggio. Prima del suo rilascio tuttavia lo avrebbero minacciato che, in 

caso suo figlio sarebbe rientrato in Somalia, avrebbe dovuto fare quello 

che a loro aggradava (cfr. atto SEM n. 42/11, D69, pag. 8). Pertanto, nel 

caso di un suo ritorno nel Paese d’origine, egli teme di essere sequestrato 

da parte di Al-Shabaab (cfr. atto SEM n. 42/11, D68, pag. 8). 

A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha depositato agli atti 

gli originali del suo certificato di nascita, nonché di un certificato relativo la 

conferma della sua identità (“Certificate of identity confirmation”) (cfr. atti 

SEM n. 45/1 e n. 46/2). 

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E.  

Il 25 marzo 2021, il rappresentante legale e persona di fiducia del richie-

dente, ha presentato il suo parere al progetto di circolazione dell’autorità 

inferiore del 24 marzo 2021 (cfr. atti SEM n. 44/6 e n. 47/3). 

F.  

Con decisione datata 26 marzo 2021 – notificata il medesimo giorno (cfr. 

atto SEM n. 52/1) – la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’in-

teressato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciandone nel con-

tempo il suo allontanamento, ma ponendolo al beneficio dell’ammissione 

provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione del suo allontanamento.  

G.  

Con plico raccomandato del 16 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali), 

l’insorgente si è aggravato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale) contro la decisione dell’autorità di prime cure summenzionata, 

postulando a titolo principale l’annullamento della decisione impugnata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Sviz-

zera ed a titolo subordinato la restituzione degli atti all’autorità inferiore per 

un nuovo esame delle allegazioni e per completamento istruttorio. Conte-

stualmente, ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anti-

cipo. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra 

tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell’art. 5 PA. 

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-

dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus 

del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del 

Tribunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [prevista per la 

pubblicazione come DTAF]), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso 

(art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi. 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento, e non avendo egli censurato la pronuncia dell’allonta-

namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente 

la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della conces-

sione dell’asilo (cfr. DTF 142 I 155 consid. 4.4.2; MOOR/POLTIER, Droit ad-

ministratif, vol. II, 3a ed., 2011, pag. 291-292). 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

5.  

5.1 Secondo l’autorità di prime cure, in primo luogo le dichiarazioni rese 

dall’insorgente in relazione al fatto che egli sarebbe espatriato dalla  

Somalia per evitare che membri di Al-Shabaab, che avrebbero minacciato 

direttamente il padre in merito, lo obbligassero a lavorare per loro, sareb-

bero inverosimili. Ciò poiché i suoi asserti, circa gli eventi proposti, non 

sarebbero sufficientemente circostanziati ed attendibili. Tanto più, conside-

rando che egli non avrebbe avuto altre problematiche con Al-Shabaab 

dopo l’episodio della perquisizione e sino al suo espatrio, non vi sarebbe 

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stato alcun tentativo di tali individui di concretizzare le minacce profferite 

telefonicamente nei confronti del padre, almeno nel periodo dal (…) al (…). 

Inoltre, le sue allegazioni in merito alle telefonate ricevute dal padre, oltre-

ché stereotipate, non soddisferebbero neppure i requisiti perché sia stabi-

lita l’esistenza di una persecuzione in materia d’asilo, come sancito anche 

nella sua giurisprudenza dal Tribunale. Ci si poteva del resto attendere 

dall’interessato delle dichiarazioni maggiormente dettagliate e precise, 

come da lui fatto nel corso dell’audizione TEU, ciò che al contrario non 

sarebbe avvenuto per la narrazione dei suoi motivi d’asilo. In secondo 

luogo, non sarebbero evincibili dalle asserzioni rese dall’insorgente, ulte-

riori misure persecutorie rilevanti messe in atto contro di lui. Anche per 

quanto attiene le sue dichiarazioni in merito alla mancanza di istruzione in 

Somalia ed alle modalità con le quali avrebbe lasciato il suo Paese e viag-

giato sino in M._______, le stesse non potrebbero essere considerate per-

tinenti ai fini dell’asilo. Questo in quanto le prime andrebbero ricondotte alle 

difficili condizioni socio-economiche somale e le seconde, poiché afferenti 

una TEU, non sarebbero previste quali motivi d’asilo ai sensi dell’art. 3 

LAsi. Neppure le considerazioni espresse dal suo rappresentante nel pa-

rere al progetto di decisione della SEM, sarebbero atte a mutare tali con-

clusioni. In proposito l’autorità inferiore ha segnatamente osservato come, 

in aggiunta alle sue motivazioni espresse circa l’inverosimiglianza delle al-

legazioni dell’insorgente, l’episodio della perquisizione subita assieme al 

fratello da uomini di Al-Shabaab, sarebbe stata da lui narrata soltanto su 

preciso quesito nel corso della prima audizione. Non ne avrebbe invece 

accennato spontaneamente nel suo racconto sommario esposto nella me-

desima audizione. Nel corso del secondo colloquio, egli non avrebbe pe-

raltro saputo apportare ulteriori elementi concreti a supporto della verosi-

miglianza di tale avvenimento. Anzi, si sarebbe parzialmente contraddetto, 

in quanto in tale occasione egli si sarebbe limitato ad asserire che li avreb-

bero perquisiti, senza tuttavia menzionare alcun pestaggio come invece 

addotto nella prima audizione; ed invece sostenendo vi fossero state delle 

minacce nei loro confronti e soprattutto in quelli del padre, ciò che non sa-

rebbe invece stato da lui menzionato la prima volta. Anche circa le sue 

allegazioni in merito alle telefonate ricevute dal padre ed all’arresto di 

quest’ultimo, non si potrebbe concludere ad una loro verosimiglianza. Ciò 

a causa della loro eccessiva vaghezza e poiché poco sostanziate, sia in 

riferimento al periodo in cui le stesse sarebbero avvenute, che in relazione 

alla loro frequenza ed al loro contenuto. In rapporto a quest’ultimo, le sue 

dichiarazioni si sarebbero limitate ad indicare quanto riportatogli dal geni-

tore, senza che egli abbia mai provato a venire personalmente a cono-

scenza di ulteriori elementi in merito. Anche circa l’arresto del padre, egli si 

sarebbe attenuto soltanto a riportare la scarna informazione fornitagli dalla 

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madre in proposito, senza aggiungere alcun ulteriore dettaglio e senza che 

egli provasse a ragguagliarsi maggiormente in ordine allo stesso. 

5.2 Dal canto suo, il ricorrente dapprima solleva nel gravame come in ra-

gione della complessità del caso di specie come pure della sua giovanis-

sima età, la SEM avrebbe dovuto applicare alla fattispecie la procedura 

ampliata e non invece quella celere come in casu fatto. A mente dell’insor-

gente, la trattazione in procedura celere della sua domanda d’asilo, 

avrebbe concorso all’accertamento incompleto ed inesatto dei fatti giuridi-

camente determinanti da parte dell’autorità inferiore, nonché alla violazione 

del suo diritto di essere sentito. In merito a quest’ultimo punto difatti, la 

sommarietà dell’argomentazione sviluppata dalla SEM nel provvedimento 

avversato, sarebbe incompatibile con l’obbligo di motivazione imposto 

dall’art. 35 PA, rispettivamente violerebbe il diritto di essere sentito del ri-

corrente sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101). Proseguendo nell’ana-

lisi, dopo avere ricordato alcuni passi del progetto di decisione e le argo-

mentazioni opposte agli stessi nel suo parere, il ricorrente ritiene che l’ar-

gomentazione della SEM, che dedurrebbe quale motivo d’inverosimi-

glianza dei suoi asserti il fatto che egli sarebbe stato meno dettagliato nella 

prima audizione che durante la seconda, sarebbe insostenibile. Ciò proprio 

perché, come del resto definito dalla stessa autorità inferiore nel suo Ma-

nuale per richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati, le allegazioni sui 

motivi d’asilo presentate nel corso della prima audizione, a causa dello 

stesso scopo di quest’ultima, risultano essere soltanto sommarie. Non sa-

rebbe peraltro ravvisabile alcuna contraddizione, tra le due audizioni, circa 

il pestaggio e le minacce profferite da membri di Al-Shabaab, in quanto si 

tratterebbe invero unicamente dell’aggiunta di maggiori circostanze e det-

tagli in una piuttosto che nell’altra. Peraltro la SEM non avrebbe posto il 

ricorrente dinanzi ad alcuna incongruenza circa le affermazioni da lui rese 

in merito al pestaggio subito nel corso della seconda audizione, ciò che 

sarebbe un’altra volta lesivo dell’obbligo istruttorio che si imponeva all’au-

torità inferiore. L’insorgente sottolinea poi l’inconcludenza e lacunosità de-

gli argomenti presentati dall’autorità di prima istanza nella decisione impu-

gnata rispetto al suo parere. Il fatto poi che egli sia figlio del capo di un 

clan, non sarebbe evenienza secondaria, bensì lo qualificherebbe come 

una personalità rilevante nel suo luogo di provenienza, ciò che sarebbe 

peraltro da mettere in relazione anche con l’interessamento degli anziani 

per la liberazione di suo padre. In conclusione, l’insorgente ritiene che la 

SEM avrebbe dovuto esaminare i suoi motivi d’asilo anche dal profilo della 

rilevanza, valutando se egli, considerando il suo profilo personale ed il 

complesso delle sue allegazioni pertinenti – le quali sarebbero dimostrative 

di una generale plausibilità – sia tutt’ora esposto ad un rischio attuale e 

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concreto di subire delle persecuzioni ex art. 3 LAsi in caso di un suo rientro 

in Somalia. Secondo il rappresentante legale dell’insorgente, tale esame 

dovrebbe tenere conto di tutte le circostanze di specie, includendo il profilo 

del padre, quanto occorso al fratello del ricorrente, la specificità della situa-

zione degli adolescenti in Somalia, allorché sono presi di mira dal gruppo 

Al-Shabaab, e delle possibili interconnessioni ed influenze tra tutti i fattori 

di rischio e la minore età del ricorrente.  

6.  

Innanzitutto il Tribunale rileva che, alla stessa stregua dell’autorità inferiore, 

ritiene la minore età del ricorrente assodata, ragione per cui non vi è modo 

di scostarsi dalle conclusioni dell’autorità inferiore in merito, che ha appli-

cato al richiedente, lungo tutto il corso della procedura, ove il caso, le di-

sposizioni applicabili agli RMNA. 

7.  

Preliminarmente occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dal ricor-

rente. 

7.1  

7.1.1 In primo luogo, egli censura l’applicazione della procedura celere al 

suo caso, invece che il suo smistamento in procedura ampliata, che 

avrebbe comportato anche un accertamento incompleto ed inesatto dei 

fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, nonché la viola-

zione del suo diritto di essere sentito. 

7.1.2 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA 

ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

7.1.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’in-

carto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, 

di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze 

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nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286  

consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3). 

L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fondamen-

tale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA). Detta 

prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone 

interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da 

rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conveniente-

mente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184  

consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020  

consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in 

modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in 

piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351;  

129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale 

federale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). Al contrario, l’au-

torità commette una denegata giustizia formale proibita dall’art. 29 cpv. 2 

Cost., se omette di pronunciarsi in relazione a delle censure che presen-

tano una certa pertinenza, o di prendere in considerazione delle allegazioni 

e argomenti importanti per la decisione da rendere (cfr. DTF 141 I 557 con-

sid. 3.2.1, 138 I 232 consid. 5.1,134 I 83 consid. 4.1, 133 III 235 consid. 5.2 

e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1). 

7.1.4 Ora, venendo al caso in parola, il Tribunale rileva d’ingresso come la 

questione circa lo smistamento tra la procedura celere (art. 26c LAsi) e la 

procedura ampliata (art. 26d LAsi), è già stata trattata dalla precitata auto-

rità ricorsuale nella sua sentenza di principio E-6713/2019 del  

9 giugno 2020 (prevista per la pubblicazione quale DTAF). Alla stessa si 

può pertanto senz’altro rinviare per ulteriori dettagli (cfr. anche tra le altre 

la sentenza del Tribunale D-1909/2020 del 12 gennaio 2021 consid. 4). Nel 

caso in rassegna, poiché la domanda d’asilo era stata presentata dal ri-

chiedente l’asilo già in data (…) dicembre 2020 (cfr. atto SEM n. 4/2), sino 

all’inizio della procedura celere – ovvero con l’audizione sui motivi d’asilo 

tenutasi il (…) marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 42/11) – l’autorità inferiore ha 

pacificamente superato il termine ordinatorio e massimale, di 21 giorni con-

cernente la fase preparatoria (cfr. sentenza del Tribunale E-6713/2019 

consid. 8.3 con ulteriore riferimento citato). Tale termine risulta essersi pro-

tratto segnatamente a causa dello stato di salute del medesimo e degli 

accertamenti medici in tal senso che la SEM ha dovuto eseguire come pure 

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in ragione agli elementi di TEU emersi nel corso della prima audizione 

RMNA, nel rapporto (…) e nell’audizione TEU del (…) febbraio 2021. La 

fase successiva, ha invece rispettato il termine previsto di otto giorni lavo-

rativi disposti dalla procedura celere, essendo che la decisione è stata 

emanata il 26 marzo 2021, come pure il giorno stesso il ricorrente è stato 

attribuito al P._______ (cfr. atto SEM n. 48/4), ciò che rispetta ampiamente 

la finalità della procedura celere che è quella di giungere ad una decisione 

definitiva nei casi non complessi entro 140 giorni, compresa la durata 

dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art. 24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER 

ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in der Schweiz: Verfah-

rensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens?, in: Zeitschrift für das 

gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.). A fronte di tali ele-

menti, il Tribunale concorda con il ricorrente con il fatto che, vista la preve-

dibilità che i tempi d’evasione nella procedura preparatoria, sarebbero stati 

difficilmente rispettati, la SEM avrebbe dovuto optare per la procedura am-

pliata, in quanto l’autorità inferiore ha ampiamente superato il termine di 

cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi. Tuttavia, nel caso in parola la decisione dell’au-

torità inferiore è intervenuta nei tempi normativamente previsti per quanto 

attinente la fase in procedura celere (art. 26c LAsi in relazione con l’art. 37 

cpv. 2 LAsi), e la scelta di quest’ultima piuttosto che quella ampliata, non 

ha comportato per l’insorgente, a differenza di quanto da egli sostenuto nel 

gravame, alcuna violazione del suo diritto di essere sentito. Il ricorrente è 

stato difatti rappresentato legalmente durante il corso dell’intero iter proce-

durale; rappresentante che ha funto anche da persona di fiducia dell’inte-

ressato. Il medesimo ha potuto sempre presentare, lungo tutto il corso della 

procedura i mezzi probatori che riteneva rilevanti, come pure esprimersi 

circa le risultanze determinanti dell’autorità inferiore (in particolare con la 

presentazione del suo parere del 25 marzo 2021 al progetto di decisione 

della SEM). Inoltre il ricorrente, anche se in applicazione dell’art. 10 dell’Or-

dinanza Covid-19 asilo, ha potuto interporre un ricorso entro il termine di 

30 giorni, stesso termine previsto per la procedura ampliata, sufficiente-

mente motivato e corposo. Per l’insorgente non è pertanto ravvisabile al-

cun pregiudizio arrecatogli dalla trattazione del suo caso in procedura ce-

lere piuttosto che in quella ampliata, avendo segnatamente potuto presen-

tare tutte le sue argomentazioni con il parere al progetto di decisione della 

SEM, come pure successivamente con il ricorso. Visto quanto precede, un 

rinvio all’autorità inferiore per il superamento del termine di 21 giorni per la 

fase preparatoria, anche ai fini d’economia processuale, non risulta essere 

opportuno, dato che il ricorrente non è incorso in alcun pregiudizio dalla 

scelta della SEM. Il provvedimento impugnato, per quanto abbia superato 

il termine di 21 giorni legalmente previsto per la fase preparatoria (cfr. 

D-1740/2021 

Pagina 12 

art. 26 cpv. 1 LAsi), non è quindi di per sé solo un elemento sufficiente che 

possa condurre il Tribunale ad annullare lo stesso. 

Oltretutto, non si comprende quali aspetti l’autorità inferiore avrebbe erro-

neamente considerato rispettivamente insufficientemente accertato in vio-

lazione del principio inquisitorio. In tale contesto si osserva come l’autorità 

inferiore ha segnatamente effettuato con il richiedente sia un’audizione 

TEU articolata, onde interrogare ed individuare se costui fosse una poten-

ziale vittima di tratta (cfr. atto SEM n. 31/13), nonché ha accertato in modo 

completo e sufficiente lo stato di salute del medesimo, il quale nel frattempo 

risulta essere tornato in buona salute (cfr. atti SEM n. 14/1, n. 15/2, n. 17/2, 

n. 18/2, n. 20/2, n. 26/2, n. 27/2, n. 28/2, n. 30/2, n. 42/11, D3, pag. 2 e D8, 

pag. 2). La SEM ha inoltre puntualmente informato (…), del fatto che l’in-

teressato potesse essere una vittima potenziale di tratta, che dopo ulteriori 

accertamenti ha deciso di non aprire alcuna inchiesta (cfr. atto SEM 

n. 34/3, n 35/1, n 36/29, n. 37/2 e n. 40/4). Per il resto, le motivazioni ge-

neriche espresse su questo punto dal ricorrente (cfr. p.to 3, pag. 5 segg. 

del ricorso), appaiono in realtà atte ad ottenere una valutazione differente 

delle sue allegazioni rispetto a quanto deciso dall’autorità resistente, che 

però riguarda una valutazione del merito della questione, che verrà per-

tanto analizzata dappresso (cfr. infra consid. 8). L’unico argomento che nel 

gravame appare essere circostanziato in proposito, risulta essere l’asserto 

che il ricorrente non sarebbe stato posto dall’autorità inferiore, nel corso 

dell’audizione sui motivi, dinnanzi ad alcuna contraddizione di sorta in me-

rito al pestaggio subito da membri di Al-Shabaab. Per quanto dai verbali 

non risulti effettivamente che all’interessato sia stata data la facoltà di pren-

dere posizione circa tale incoerenza tra le sue dichiarazioni; tuttavia dal 

punto di vista delle incongruità tra le asserzioni della medesima persona, 

ciò non pone alcun problema particolare, trattandosi di una questione atti-

nente all’apprezzamento delle prove, e non vi è quindi spazio in tale con-

testo di constatare la violazione di alcun diritto processuale. Posto che l’au-

torità di prime cure disponeva di sufficienti elementi al riguardo, non è 

quindi riscontrabile alcuna violazione del suo dovere di accertare i fatti (cfr. 

Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso in ma-

teria d’asilo [GICRA] 1994 n. 13 consid. 3b; sentenza del Tribunale  

D-3240/2017 del 25 settembre 2017 consid. 6.6.1). 

7.1.5 Alla luce di quanto sopra enucleato, il Tribunale ritiene che l’autorità 

resistente, abbia istruito correttamente la causa, in particolare adempiendo 

ai suoi obblighi di cui alla giurisprudenza inerente la tratta di esseri umani, 

esposta nella DTAF 2016/27 (cfr. in particolare consid. 5) alla quale si può 

per il resto rinviare. Inoltre, in relazione all’attribuzione del ricorrente alla 

D-1740/2021 

Pagina 13 

procedura celere piuttosto che a quella ampliata, per i motivi sopra addotti, 

gli atti di causa non devono essere rinviati alla SEM, a causa del supera-

mento del termine di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi da parte dell’autorità pre-

detta. Ne consegue che, né la censura relativa all’accertamento inesatto 

ed incompleto dei fatti determinanti da parte dell’autorità inferiore – e di 

convesso quindi alla violazione del principio inquisitorio – né quella ine-

rente la violazione del suo diritto di essere sentito, sono destinate ad esito 

favorevole. 

7.2  

7.2.1 In secondo luogo, l’insorgente ritiene che la sommarietà dell’argo-

mentazione sviluppata dalla SEM nel provvedimento sindacato, in partico-

lare non avendo dato riscontro nella medesima ad alcuni punti segnalati 

dal rappresentante legale nel suo parere, risulterebbe incompatibile con 

l’obbligo di motivazione ex art. 35 PA, rispettivamente con il diritto di essere 

sentito dell’insorgente ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost. 

7.2.2 Ebbene, nella presente disamina mal si comprende quali siano gli 

aspetti essenziali, secondo la giurisprudenza sopra evidenziata (cfr.  

consid. 7.1.3), che l’autorità inferiore avrebbe tralasciato nella sua deci-

sione. La SEM ha difatti sufficientemente motivato la sua decisione espri-

mendosi sugli elementi che avrebbe ritenuto determinanti per pronunciarsi 

sulla verosimiglianza degli asserti dell’insorgente. In particolare, contraria-

mente a ciò che afferma il ricorrente, essa ha apprezzato le spiegazioni 

fornite nel suo parere dal rappresentante legale, non soltanto giungendo 

alla conclusione che tali considerazioni non mutassero il parere della SEM 

concernente l’inverosimiglianza delle dichiarazioni dell’insorgente, ma ha 

fornito nel provvedimento impugnato maggiori elementi valutativi a soste-

gno delle sue tesi rispetto al progetto di decisione (cfr. p.to II/2, pag. 6 seg.). 

Segnatamente si è espressa circa i motivi d’inverosimiglianza del pestag-

gio da parte di membri di Al-Shabaab, dell’incoerenza nell’esposizione 

dello stesso episodio da parte dell’insorgente nelle due audizioni; come 

pure circa la vaghezza della sua narrazione in rapporto alle telefonate ed 

all’arresto del padre. Ciò andando incontro sufficientemente ai punti solle-

vati dall’insorgente nel suo parere, il quale ha manifestamente potuto com-

prendere, per il tramite del suo rappresentante legale, i motivi della deci-

sione sindacata, come attestano anche gli argomenti espressi nel merito 

nel suo ricorso, impugnandola in piena conoscenza di causa. 

7.2.3 Ne discende che i motivi che hanno condotto l’autorità intimata a pro-

nunciarsi in merito all’inverosimiglianza dei suoi asserti e quindi a non rico-

noscergli la qualità di rifugiato ed a respingere la sua domanda d’asilo, 

D-1740/2021 

Pagina 14 

emergono in modo soddisfacente, ai sensi normativi, dalla decisione impu-

gnata. Per il che, la censura formale in tal senso risulta essere infondata e 

deve conseguentemente essere respinta. 

7.3 Visto tutto quanto sopra, sotto il piano formale, il provvedimento impu-

gnato merita piena tutela. 

8.  

Ciò posto, occorre ora analizzare se le allegazioni presentate dall’insor-

gente, adempiano o meno alle condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 

LAsi.  

8.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi). 

8.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi).  

8.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

D-1740/2021 

Pagina 15 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

8.4 Nel caso in parola, le allegazioni del ricorrente circa il motivo principale 

che lo avrebbe condotto all’espatrio, ovvero la volontà di membri di  

Al-Shabaab di arruolarlo nel loro gruppo all’età di (…) anni, alla stessa stre-

gua della conclusione a cui è giunta la SEM nella decisione impugnata, non 

convincono il Tribunale. 

8.4.1 In primo luogo, non stupisce che l’autorità inferiore abbia considerato 

insufficientemente sostanziate le dichiarazioni del richiedente asilo circa 

tale evenienza. Invero, anche considerando la giovane età dell’insorgente 

al momento dei fatti incorsi – ovvero (…) anni – e della sua esposizione in 

Svizzera allorché aveva (…) anni compiuti, dapprima si osserva come in 

entrambe le audizioni egli non abbia fornito alcun dettaglio particolare ri-

guardo all’incontro che lui ed il fratellastro avrebbero avuto con uomini di 

Al-Shabaab, riferendo in modo generico soltanto il numero di persone che 

li avrebbero fermati, di essere stati perquisiti nonché lasciati andare, e che 

tale avvenimento sarebbe avvenuto circa (…) o (…) mesi prima il suo espa-

trio dalla Somalia (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9; 42/11, D19, 

pag. 3 seg.; D27 segg., pag. 5). Egli non ha tuttavia, saputo meglio conte-

stualizzare e caratterizzare tale episodio, né rispetto alle persone coinvolte 

ed a come essi sarebbero stati fermati, né in relazione al luogo esatto ove 

sarebbe avvenuto il fermo, come neppure circa le emozioni che egli 

avrebbe provato in quel momento ed a ciò che avrebbe fatto in seguito allo 

stesso. Anche per quanto concerne le telefonate ricevute dal padre, oltre-

ché riportare in modo per lo più stereotipato e vago il contenuto delle stesse 

D-1740/2021 

Pagina 16 

rispetto a quanto riferitogli dal genitore in merito, la narrazione dell’insor-

gente nelle due audizioni, risulta essere priva di elementi sostanziati, con-

creti e circostanziati, che possano dare l’impressione che l’interessato ab-

bia realmente vissuto gli episodi narrati. Invero, a parte reiterare più volte 

che gli Al-Shabaab avrebbero riferito al padre che allorché il figlio avrebbe 

avuto (…) anni sarebbe dovuto andare a lavorare per loro, come pure che 

le telefonate dopo la partenza del fratello si sarebbero intensificate, con 

una cadenza di circa (…) o (…) volte al giorno (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 

7.01, pag. 9; 42/11, D19 segg., pag. 3 segg.), maggiori delucidazioni da 

parte sua in merito non ve ne sono state. Peraltro stupisce che, malgrado 

egli fosse rimasto in contatto con il padre anche una volta giunto in  

Svizzera (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 4.04, pag. 7; n. 42/11, D13, pag. 3), 

quest’ultimo non gli abbia più detto nulla circa eventuali contatti avuti con 

Al-Shabaab dopo il suo rilascio dall’arresto, né che egli abbia posto alcun 

quesito in tal senso al genitore, essendo il timore di essere arruolato dal 

medesimo gruppo il motivo essenziale che egli ha fatto valere per la sua 

domanda d’asilo (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 4; D69 seg., pag. 8 

seg.). Come a ragione sottolineato dalla SEM nel provvedimento avver-

sato, i pochi elementi forniti dall’insorgente circa i suoi motivi d’asilo, risul-

tano maggiormente stridere se raffrontati con il racconto, dettagliato, con-

creto e ricco di indizi di vissuto, circa il viaggio che egli avrebbe intrapreso 

dal suo Paese d’origine sino a lasciare la M._______ in mano ai diversi 

passatori (cfr. atto SEM n. 21/11, p.to 5.01 seg., pag. 7 seg.; atto n. 31/13, 

D6 segg., pag. 3 segg.). Per il resto, non possono in merito essere seguite 

le considerazioni esposte dal rappresentante nel ricorso, atte a scusare la 

carenza di dettagli nella narrazione dei motivi d’asilo da parte dell’insor-

gente. Il fatto invero che egli abbia subito degli eventi traumatici durante il 

viaggio d’espatrio e sia stato minacciato soltanto una volta da parte di 

membri di Al-Shabaab, come pure che le restanti evenienze le avrebbe 

apprese dal padre che non viveva con lui, non sono in alcun modo esplica-

tive della pochezza e laconicità degli elementi da lui forniti, e che, una volta 

di più si ricorda, lo avrebbero determinato all’espatrio. Inoltre il ricorrente 

ha avuto modo, come per quanto esposto in rapporto alla tratta di esseri 

umani di cui sarebbe stato vittima, visto il lungo periodo trascorso, di ripen-

sare senz’altro agli stessi, nonché avrebbe avuto più di un’occasione an-

che di riparlarne con i genitori. In tal senso, non può assurgere a scusante 

neppure la circostanza addotta dal rappresentante legale che il ricorrente 

non sarebbe potuto essere stato preparato in modo così adeguato all’au-

dizione sui motivi d’asilo come invece fatto per l’audizione TEU, e quindi 

che ne sarebbe derivato un racconto più breve della prima rispetto alla se-

conda. 

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Pagina 17 

8.4.2 A quanto sopra, si aggiungono diverse incoerenze nelle allegazioni 

dell’insorgente, che non risultano essere compatibili con eventi che egli 

avrebbe realmente vissuto. Se in un primo momento egli ha difatti asserito 

che durante l’episodio in cui lui ed il fratello sarebbero stati fermati da affi-

liati di Al-Shabaab, essi sarebbero stati picchiati poiché il padre non 

avrebbe ascoltato ciò che loro gli avrebbero detto (cfr. atto SEM n. 21/11, 

p.to 7.02, pag. 9); di tali percosse non se ne trova traccia nel racconto dello 

stesso evento offerto nell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM 

n. 42/11, D19, pag. 3 seg.). In quest’ultima, invece, viene allegata una mi-

naccia rivolta a loro dagli uomini di Al-Shabaab, anche nei confronti del 

padre (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 3 seg.), che però risulta essere 

totalmente assente nella prima versione resa dal medesimo (cfr. atto SEM 

n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9). Ora, tali versioni risultano fra loro chiaramente 

discrepanti, e non può quindi essere seguita la tesi semplicistica del rap-

presentante legale dell’insorgente esposta nel gravame, che ritiene che in 

realtà in una siano stati aggiunti maggiori dettagli rispetto all’altra. Ulteriore 

incongruenza la si rimarca circa gli asserti dell’insorgente in merito al mo-

mento in cui il fratellastro si sarebbe dato alla fuga in I._______. Se invero 

in un primo tempo egli ha riferito che la stessa sia intervenuta dopo la prima 

telefonata avuta con il padre da membri di Al-Shabaab (cfr. atti SEM 

n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9; n. 42/11, D19, pag. 3); invece in seguito ha ri-

condotto la stessa a subito dopo l’episodio della perquisizione da parte dei 

medesimi (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 3). Successivamente, durante 

la stessa audizione, ha modificato nuovamente le sue allegazioni, addu-

cendo che sarebbero trascorsi circa un paio di mesi, ove sarebbero inter-

venute diverse telefonate di Al-Shabaab al padre, dall’episodio della per-

quisizione sino alla partenza del fratellastro in I._______ (cfr. atto SEM 

n. 42/11, D26 segg., pag. 4 seg.). Inoltre nel corso della seconda audizione 

egli ha negato di aver concordato qualcosa con il padre in merito al suo 

espatrio dalla Somalia (cfr. atto SEM n. 42/11, D63, pag. 8), allorché invece 

nella prima audizione egli aveva esplicitamente riferito che il padre avrebbe 

voluto contattare il fratello in J._______ per farlo partire (cfr. atto SEM 

n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9), evenienza del resto del tutto assente nell’audi-

zione sui motivi d’asilo.  

8.4.3 Appare inoltre del tutto illogico che Al-Shabaab d’un canto preten-

desse che uno dei figli gli venisse consegnato dal padre del ricorrente, e 

d’altro canto che, allorché l’insorgente ed il fratello si sarebbero trovati in 

mano loro, sarebbero potuti rientrare al loro domicilio senza subire partico-

lari conseguenze (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9; 42/11, D19, 

pag. 3 seg.). Inoltre, appare poco credibile che i medesimi si siano focaliz-

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Pagina 18 

zati unicamente su due figli del genitore (ovvero il ricorrente ed un fratella-

stro maggiore), allorché egli avrebbe avuto, sempre abitanti nello stesso 

posto, diversi altri figli maschi (cfr. atto SEM n. 21/11, p.to 3.01, pag. 6). 

8.4.4 Da ultimo, anche dal profilo della plausibilità, vi sono degli elementi 

nel racconto dell’insorgente, che si scontrano con le informazioni a dispo-

sizione di questo Tribunale in merito al modus operandi del gruppo 

Al-Shabaab nel contesto somalo, in particolare per il reclutamento di minori 

tra le loro fila.  

8.4.4.1 In primo luogo si osserva come il gruppo Al-Shabaab, non control-

lerebbe la (…) di G._______, (…) della regione H._______, la quale sa-

rebbe in mano al governo, come invece altre regioni della Somalia – anche 

limitrofe alla precitata (cfr. Landinfo, Query response, Somalia: Al-Shabaab 

areas in Southern Somalia, 21 maggio 2019, < https://landinfo.no/wp-con-

tent/uploads/2019/06/Query-response-Somalia-Al-Shabaab-areas-in-Sou-

thern-Somalia-21052019-final.pdf >, consultato da ultimo il 26 aprile 2021). 

Sebbene non possa essere escluso il caso di reclutamento di minori da 

parte di Al-Shabaab anche nella regione dell’H._______ (nel […], avreb-

bero interessato […] minorenni); tuttavia le scomparse di questi ultimi come 

pure il loro reclutamento – anche tramite minacce indirizzate ai loro fami-

gliari (casi che sarebbero avvenuti nelle regioni di Q._______, R._______ 

e S._______, in quest’ultima regione nel […] del […] avrebbero forzato le 

famiglie con più di un figlio, a cederne uno a Al-Shabaab) – avverrebbero 

in larga parte nei territori occupati da tale gruppo. Inoltre, i minori vittime di 

tali atti, avrebbero in generale tra i 13 ed i 17 anni d’età; anche se vi sareb-

bero stati casi di minorenni con età inferiori alle precedenti citate (cfr. U.S. 

Departement of State [USDOS], 2020 Country Report on Human Rights 

Practices: Somalia, 30 marzo 2021, < https://www.state.gov/reports/2020-

country-reports-on-human-rights-practices/somalia/ >; USDOS, 2020 Traf-

ficking in Persons Report: Somalia, 25 giugno 2020; < 

https://www.state.gov/reports/2020-trafficking-in-persons-report/somalia/ 

>; USDOS, 2020 Country Report on Human Rights Practices: Somalia, 

30 marzo 2021, < https://www.state.gov/reports/2020-country-reports-on-

human-rights-practices/somalia/ >; European Asylum Support Office 

[EASO], COI Query, Information on forced recruitement by Al-Shabaab in 

the government – controlled areas, methods of recruitement, recruitement 

procedure, profiles of the recruited, consequences of refusal to join the 

group, 25 ottobre 2019, < https://www.ecoi.net/en/file/local/2019114/ 

2019_10_25_EASO+COI+QUERY_SOMALIA_AL+SHABAAB_FORCED 

_RECRUITEMENT_Q25.pdf >; Landinfo, ibidem; tutti consultati da ultimo 

il 26 aprile 2021).  

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Pagina 19 

8.4.4.2 Visto tale contesto, appare dapprima essere poco verosimile che il 

ricorrente sarebbe stato fermato da uomini di Al-Shabaab in un contesto 

(…) che loro non controllerebbero di fatto. Inoltre, sempre in merito a tale 

evento, come già sopra osservato (cfr. consid. 8.4.3) non appare essere 

credibile che l’insorgente – ed ancor meno il fratello che era maggiore di 

lui – siano stati fatti rincasare da parte di membri di Al-Shabaab, allorché li 

avrebbero avuti in loro possesso durante la perquisizione, e dopo aver già 

preteso dal padre l’invio di uno dei suoi figli maschi (cfr. atti SEM n. 21/11, 

p.to 7.02, pag. 9; n. 42/11, D19, pag. 3 seg.). Per di più, neppure il fatto 

che essi avrebbero voluto attendere i (…) anni del ricorrente, prima di esi-

gere che venisse a loro inviato dal padre, visto che egli avrebbe secondo 

la religione islamica raggiunto la (…) come da egli asserito (cfr. atto SEM 

n. 42/11, D53, pag. 7), appare essere una circostanza credibile. Da quanto 

sopra esposto, si evince difatti, come Al-Shabaab arruoli nei suoi ranghi 

anche bambini ben minori di (…) anni e non si faccia in tal senso alcuno 

scrupolo anche a rapire i medesimi.  

8.5  

In definitiva, le dichiarazioni del ricorrente non possono essere qualificate 

come in preponderanza verosimili. Visto tutto quanto sopra, ci si può del 

resto esimere dal valutare se l’arresto del padre dell’insorgente da parte di 

membri di Al-Shabaab sia verosimile o meno, in quanto anche se lo stesso 

venisse riconosciuto tale, il motivo alla base del medesimo così come pre-

sentato dal ricorrente, è stato ritenuto inattendibile. Non si può pertanto 

ritenere che quest’ultimo sia espatriato a causa delle problematiche che 

avrebbe avuto in relazione al gruppo Al-Shabaab. 

9.  

9.1 A titolo meramente abbondanziale, il Tribunale rileva come, vista l’inve-

rosimiglianza delle dichiarazioni del ricorrente in ordine ad un suo recluta-

mento da parte di Al-Shabaab, non sussiste per lo stesso neppure un ti-

more fondato di subire delle future persecuzioni nel caso di un suo rientro 

in patria. Invero, né dal profilo soggettivo, né da quello oggettivo – in parti-

colare visto il luogo di provenienza del medesimo e le considerazioni già 

sopra addotte (cfr. consid. 8.4.4) – vi sono elementi per ritenere che, in un 

futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, egli sarà esposto a subire 

dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi da parte del gruppo summenzionato. 

Le uniche circostanze relative alla minore età dell’insorgente, al fatto che il 

padre fosse il capo tradizionale del suo clan, come pure al contesto vigente 

in Somalia nell’ambito del reclutamento di minori da parte di Al-Shabaab – 

come indicato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to 3, pag. 11) – possono 

difatti essere unicamente indicativi di eventuali minacce di persecuzioni 

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ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano, ma che 

non risultano tuttavia, di per sé, essere pertinenti ai sensi dell’asilo (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

9.2 Per quanto concerne le altre dichiarazioni relative ai motivi d’asilo 

dell’insorgente, ovvero il fatto che non vi fosse la possibilità di studiare e di 

lavorare in Somalia (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9; n. 42/11, D19, 

pag. 4), a ragione la SEM le ha ritenute non pertinenti ai sensi dell’asilo. 

Invero le stesse sono riconducibili alla situazione generale vigente in  

Somalia, e si tratta di circostanze che non adempiono manifestamente le 

condizioni dell’art. 3 LAsi, in quanto non riconducibili ad una delle cause 

esposte esaustivamente al cpv. 1 della disposizione precitata, e non risul-

tano quindi rilevanti in materia d’asilo (cfr. tra le tante la sentenza del Tri-

bunale D-5519/2019 del 12 novembre 2019), ciò che del resto il ricorrente 

non contesta nel suo gravame. 

9.3  

9.3.1 Altresì, la tratta di esseri umani della quale è stato vittima l’insorgente 

dal suo Paese d’origine sino in M._______, non risulta essere determinante 

in specie per il riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione 

dell’asilo. Difatti, senza voler minimizzare in alcun modo gli avvenimenti 

traumatici che l’insorgente ha vissuto, risulta dalle sue dichiarazioni in me-

rito, che lo scopo dei diversi passatori era di sfruttarlo, in qualità di mi-

grante, per il loro arricchimento personale, attraverso delle vie criminali, ed 

in nessun modo per uno dei motivi esaustivamente esposti all’art. 3 cpv. 1 

LAsi (cfr. per analogia ad esempio la sentenza del Tribunale E-91/2021 

dell’8 febbraio 2021 con ulteriori riferimenti citati). 

9.3.2 Inoltre, dall’incarto non sono rilevabili degli indizi concreti che permet-

tano di ammettere che l’insorgente, in ragione del fatto che egli sia stato 

vittima di tratta di esseri umani, rischi di essere socialmente escluso o di 

trovarsi in una situazione assimilabile ad una persecuzione determinante 

in materia d’asilo in caso di un suo rientro in Somalia (cfr. sentenze del 

Tribunale E-4710/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 3.4.2, E-7216/2018 del 

29 aprile 2020 consid. 3.6). Per quanto attiene poi il rischio di un eventuale 

“re-trafficking”, lo stesso dovrebbe essere esaminato nel quadro degli osta-

coli all’esecuzione dell’allontanamento, dal profilo dell’ammissibilità della 

stessa misura, in rapporto con gli art. 3 e 4 CEDU (cfr. sentenze del Tribu-

nale E-4710/2020 consid. 3.4.2, E-91/2021 dell’8 febbraio 2021,  

E-7216/2018 consid. 3.7). Tuttavia, essendo che l’interessato è stato già 

posto al beneficio di un’ammissione provvisoria in ragione dell’inesigibilità 

D-1740/2021 

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del provvedimento, il Tribunale può esimersi dal suo esame, ferma consi-

derata l’alternatività delle condizioni di cui all’art. 83 della legge federale 

sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), siano esse da con-

siderare in ambito di ammissibilità o di possibilità della stessa (cfr. tra le 

altre le sentenze del Tribunale E-2004/2020 del 29 maggio 2020 e  

D-647/2017 del 29 aprile 2020 consid. 8.4). 

9.4  

Riassumendo, visto quanto precede, parte delle allegazioni del ricorrente 

non soddisfa le condizioni di verosimiglianza poste dall’art. 7 LAsi e parte 

quelle di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il ricorso in materia di 

riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non me-

rita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

10.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

è divenuta senza oggetto. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, visto che si può partire dal presupposto 

che l’insorgente sia indigente e le conclusioni del ricorso, al momento del 

suo deposito, non apparivano d’acchito prive di probabilità di successo, il 

Tribunale accoglie la sua domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali (art. 65 

cpv. 1 PA). 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con 

D-1740/2021 

Pagina 22 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

  

D-1740/2021 

Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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