# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 49393c58-3b57-5b5f-8ce4-24878bbcb37a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-06-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.06.1997 11.1996.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-120_1997-06-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00120

  	
  Lugano,

  12 giugno 1997/cs

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________ (misure provvisionali in pendenza di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno Città
promossa con istanza del 20 maggio 1994 da

 

	
   

  	
  __________, __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 12 luglio 1996
presentato da __________ contro il decreto emesso il 

                                              2
luglio 1996 del Pretore della giurisdizione di Locarno Città;

 

                                         2.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all’appello;

 

                                         3.   Se
dev’essere accolto l’appello adesivo del 31 luglio 1996 presentato da
__________ contro il medesimo decreto;

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1964) e __________ __________ __________ (1945) si sono sposati il __________
1988. Dal matrimonio non sono nati figli. Il marito è attivo nello __________;
già alle dipendenze della ditta __________ e della __________ __________, egli
lavora da qualche anno come indipendente. La moglie, con tre figli nati da
precedenti matrimoni, ha gestito fino al 1992 una boutique e dopo di allora non
ha più esercitato attività lucrativa. I coniugi si sono separati all’inizio del
1994: la moglie è rimasta a __________, dove ha continuato a occupare le tre
proprietà per piani che formano l’abitazione coniugale, il marito è andato ad
alloggiare per conto proprio.

 

                                  B.   Il 20 gennaio 1994
__________ __________ __________ ha chiesto al Pretore della giurisdizione di
__________ __________ il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso l’8
marzo 1994, e il 20 maggio 1994 ha postulato in via provvisionale un contributo
alimentare di fr. 2000.– mensili, oltre una provvigione ad litem di fr.
1000.–. All’udienza del 12 luglio 1994 il marito si è opposto alle domande e ha
instato, sempre in via cautelare, perché fosse ordinato alla moglie di lasciare
due delle note proprietà per piani. Con decreto cautelare del 21 luglio 1994,
emesso prima della discussione finale, il Pretore ha obbligato il marito a
erogare alla moglie un contributo mensile di fr. 1000.– dal 1° luglio 1994. Un
appello presentato da __________ __________ contro tale decreto è stato
dichiarato irricevibile da questa Camera il 26 agosto 1994 (inc.
__________/__________). Con ordinanza dello stesso 26 agosto 1994 il Pretore ha
ammesso __________ __________ __________ al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  C.   Il 14 settembre 1994
__________ __________ ha chiesto, nell’ambito del procedimento cautelare
pendente, di essere liberato dal contributo mensile a favore della moglie.
Quest’ultima si è opposta alla domanda. Statuendo il 9 marzo 1995 sull’assetto
provvisionale, il Pretore ha aumentato il contributo litigioso a fr. 1915.–
mensili dal 1° luglio 1994, ma ha autorizzato il marito a porre in
compensazione di tale contributo gli interessi ipotecari da lui versati per la
quota di comproprietà (un mezzo) della moglie sull’abitazione coniugale. Egli
ha ordinato alla moglie inoltre di ritirarsi in un’unica proprietà per piani e
di mettere le altre due a disposizione del marito. __________ __________ ha appellato
il decreto del Pretore, __________ __________ __________ ha appellato in via
adesiva. Entrambi i gravami sono stati dichiarati irricevibili da questa Camera
il 4 gennaio 1996, la discussione finale davanti al Pretore non avendo avuto
luogo (inc. __________).

 

                                  D.   Il Pretore ha indetto
il dibattimento finale per il 5 marzo 1996, in occasione del quale __________
__________ __________ ha aumentato la sua pretesa a fr. 4582.50 mensili dal 1°
luglio 1994; il marito si è limitato a concludere per il rigetto dell’istanza,
le tre proprietà per piani essendo state realizzate nel frattempo (agosto 1995)
ai pubblici incanti. Con decreto del 2 luglio 1996 il Pretore ha poi fissato in
fr. 2015.– mensili il contributo per la moglie dal 1° luglio 1994 e ha confermato
la possibilità, per il marito, di compensare il dovuto con quanto versato alla
banca (tra il 1° luglio 1994 e l’agosto del 1995) come interesse ipotecario in
relazione alla quota di comproprietà della moglie sull’abitazione coniugale. Le
spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili
postulata dalla moglie.

 

                                  E.   Contro il predetto
decreto __________ __________ __________ è insorta con un appello del 12 luglio
1996 volto a ottenere – previo conferimento dell’assistenza giudiziaria – un
contributo mensile di fr. 5290.– dal 1° luglio 1994. Con appello adesivo del 31
luglio 1996 __________ propone invece di ridurre il contributo alimentare a fr.
720.– mensili, sempre dal 1° luglio 1994. Nelle rispettive osservazioni ogni
parte chiede il rigetto dell’appello avversario. __________ __________ conclude
inoltre per il diniego dell’assi-stenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull’appello principale

 

                                   1.   Il Pretore ha
calcolato il fabbisogno minimo della moglie in fr. 1225.– mensili, di cui fr.
1025.– consistenti nel limite esistenziale del diritto esecutivo e fr. 200.–
nel premio della cassa malati. Con l’appello l’interessata chiede che a tale
somma siano aggiunti fr. 400.– mensili per il mantenimento della figlia
__________, nata da un suo precedente matrimonio, e fr. 1000.– mensili per la
pigione ch’essa dovrà versare una volta lasciata l’abitazione coniugale, ormai
venduta ai pubblici incanti.

 

a)   I
coniugi si devono adeguata assistenza nell’adempimento dell’obbligo alimentare
verso i figli nati prima del matrimonio (art. 278 cpv. 1 CC). Il dovere di assistenza
del patrigno o della matrigna è però solo sussidiario (DTF 120 II 287 consid.
2b), nel senso che è dato unicamente ove non sia possibile incassare dal
debitore un assegno adeguato. In concreto l’istante avrebbe dovuto rendere
verosimile, per far contribuire il convenuto al mantenimento di __________, che
il padre della ragazza non è in grado di versare un contributo idoneo (a prescindere
dalla questione di sapere se l’obbligo alimentare di fr. 450.–, cui egli è tenuto,
sia sufficiente). Invano si cercherebbe nell’appello una parola al riguardo.
L’unico documento agli atti è una dichiarazione di tre righe in cui il debitore
__________ __________ sosteneva l’11 giugno 1993 di pagare “quello che è
possibile”, trovandosi disoccupato da oltre un anno (lettera in fondo all’inc.
__________/__________). Ciò non basta ancora, con tutta evidenza, a rendere
verosimile l’impossibilità di un incasso adeguato. Su questo punto l’appello è
quindi destinato all’insuccesso.

 

b)   Nel
fabbisogno minimo dell’appellante il Pretore non ha computato oneri di locazione
poiché al momento del giudizio essa continuava ad alloggiare gratuitamente
nell’abitazione coniugale, né a titolo di pigione essa rivendicava alcunché.
Nell’appello l’interessata si limita a far valere che “la situazione per lei muterà
entro un termine verosimilmente brevissimo” (memoriale, pag. 3). Il fatto è
ch’essa non può pretendere di veder inserire nel proprio fabbisogno minimo una
spesa ancora inesistente. Del resto l’allegazione di circostanze nuove nemmeno
sarebbe ammissibile in sede di appello (art. 321 cpv. 1 lett. a CPC). Verificandosi
mutamenti di apprezzabile durata ed entità, spetterà all’interessata chiedere
al Pretore una modifica dell’assetto provvisionale. Durante una causa di stato,
in effetti, i decreti cautelari possono sempre essere adeguati ai mutamenti di
situazione che intervengono (Hinderling/Steck,
Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 545 nota 77 con
richiami di dottrina e giurisprudenza). È sufficiente che il coniuge istante
renda verosimili le modifiche sopravvenute e formuli le proprie conclusioni.
Accogliere un appello sulla base di fatti diversi da quelli considerati dal
Pretore non è possibile.

 

c)   Dal
fabbisogno minimo dell’appellante non può invece essere escluso il presumibile
onere tributario. È vero tale posta non è stata fatta valere davanti al primo
giudice ed è altrettanto vero che l’appellante non muove censure al riguardo.
Se non che, la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare – per altro già da
tempo – che nel fabbisogno delle parti è arbitrario trascurare il carico
d’imposta, soprattutto nella misura in cui il reddito imponibile serve al
mantenimento delle parti (DTF 114 II 393). Mancando indicazioni affidabili, il
Pretore valuta sommariamente l’aggravio mensile facendo capo al suo prudente
apprezzamento, non essendo suo compito – tanto meno nel quadro di un giudizio
di mera verosimiglianza – procedere egli medesimo alla tassazione dei coniugi.
In concreto si può ragionevolmente supporre che, al momento in cui l’autorità
fiscale scinderà le partite fiscali dei coniugi a valere dal tentativo di conciliazione
(art. 12 cpv. 1 LT a contrario, art. 8 cpv. 1 vLT), l’appellante sarà tenuta –
seppure per importi modesti – a corrispondere il debito d’imposta maturato nel
frattempo. Appare giustificato inserire pertanto nel suo fabbisogno la somma di
fr. 150.– a titolo di onere fiscale. Sulle conseguenze si tornerà in appresso (consid.
5).

 

                                   2.   L’appellante
rimprovera al Pretore di averle iniquamente imputato, a cinquant’anni di età,
un reddito virtuale di fr. 1500.– mensili. Essa afferma inoltre che il marito
ha una capacità di reddito non inferiore a fr. 10 000.– mensili, il guadagno
valutato dal Pretore (fr. 6500.– mensili) risultando manifestamente inadeguato
agli effettivi introiti del coniuge.

 

a)   La
cessazione della vita in comune non preclude a un coniuge il diritto di mantenere
– in linea di principio e per quanto le condizioni economiche della famiglia lo
permettano – il tenore di vita precedente (DTF 114 II 26). Di conseguenza il
coniuge che durante la comunione domestica non ha esercitato – o ha smesso di
esercitare – un’attività lucrativa può essere tenuto a (re)intraprendere un lavoro
rimunerato solo ove ciò appaia giustificato per coprire le spese supplementari
derivanti da due economie domestiche separate (DTF 114 II 302 consid. 3a). In
concreto la moglie ha cessato di lavorare nel 1992. Non risulta che ciò sia avvenuto
contro la volontà del marito. D’altro lato il reddito di quest’ ultimo è – come
si vedrà in appresso – sufficiente a garantire il fabbisogno di entrambe le
parti. Non vi è dunque motivo per imporre alla moglie la ripresa di un’attività
lucrativa (del resto occorrerebbe domandarsi quale capacità di guadagno abbia a
49 anni – l’età dell’appellante quando ha statuito il Pretore – una donna senza
particolare formazione professionale). Nella fattispecie il reddito potenziale
di fr. 1500.– mensili deve pertanto essere stralciato dalle entrate familiari.

 

b)   Per
quanto attiene al reddito del marito, il Pretore ha accertato che come lavoratore
dipendente egli guadagnava (nel 1988) fr. 4500.– mensili netti presso
__________ e fr. 5500.– presso la __________. Fosse rimasto al servizio di
un’industria – ha continuato il Pretore – egli guadagnerebbe attorno ai fr.
7000.– mensili, di modo che come indipendente egli potrebbe conseguire oggi, “senza
forzatura”, un reddito di 

       fr. 6500.–
mensili netti (decreto, pag. 6). L’appellante fa valere che il marito ha un
fatturato mensile di fr. 10 000.–, onde un reddito potenziale tra i fr. 12
000.– e 15 000.– mensili. L’argomentazione è insostenibile, sia perché da un
fatturato lordo di fr. 10 000.– mensili non può ridondare un provento di fr. 12
000.– netti (né tanto meno di 15 000.–), sia perché un simile guadagno può
ritenersi attendibile, in genere, solo da personale altamente specializzato. In
concreto tutto si ignora sulle qualifiche professionali del marito (non si sa
neppure se egli abbia seguito una formazione accademica). 

 

       A parere
dell’appellante il marito non può contrapporre a un fatturato di fr. 120 000.–
annui spese di gestione che raggiungono fr. 50 000.–. In realtà non si può dire
– quanto meno a un esame meramente sommario – che spese siffatte appaiano già a
prima vista sproporzionate, né è compito del giudice delle misure provvisionali
verificare posta per posta – come vorrebbe l’appellante (memoriale, pag. 6) –
gli oneri aziendali. Se si pensa infine che la tassazione 1991/92 dei coniugi
attestava un reddito imponibile annuo di fr. 10 987.–, quella 1993/94 un
imponibile di fr. 31 230.– e che ai fini della tassazione 1995/96 il convenuto ha
dichiarato un reddito di fr. 50 000.– annui, il guadagno netto di almeno 

       fr. 144
000.– annui preteso dall’appellante non riesce verosimile. Anzi, nella misura
in cui l’interessata tenta di far passare il reddito lordo per guadagno netto,
l’appello non merita altra disamina.

 

                                   II.   Sull’appello adesivo

 

                                   3.   L’appellante adesivo
ribadisce che il suo reddito netto non eccede fr. 50 000.– annui, ovvero di fr.
4166.70 mensili. Guadagnasse di più – egli continua – non avrebbe sicuramente
lasciato realizzare all’asta, per fr. 700 000.–, le tre proprietà per piani formanti
l’abitazione coniugale, il cui valore complessivo era di fr. 1 100 000.–.
L’assunto è inconcludente. Il Pretore non ha accertato, in effetti, che il
convenuto guadagni fr. 6500.– mensili; ha rilevato soltanto che, dando prova di
buona volontà, egli potrebbe conseguire un reddito di quell’ordine, ritenuto
che come dipendente egli guadagnerebbe oggi, all’incirca, fr. 7000.– men-sili.
L’appellante adesivo non contesta che in linea di principio gli possa essere
imputato un reddito potenziale (cfr. DTF 119 II 316 consid. 4a, 117 II 16) e
neppure pretende che un guadagno di fr. 6500.– mensili sia fuori della sua
portata. Insufficientemente motivato, su questo tema l’appello sfugge a
ulteriore disamina (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).

 

                                   4.   In relazione al suo
fabbisogno minimo l’appellante adesivo censura l’omissione dell’onere fiscale,
che per un reddito netto di 

                                         fr. 4166.70 mensili
ammonta a fr. 547.90 mensili. La moglie asserisce che il Pretore nemmeno
avrebbe potuto inserire di sua iniziativa un aggravio del genere. A torto. Come
si è spiegato (consid. 1c), disconoscere il carico d’imposta, specie ove il reddito
imponibile serva al sostentamento delle parti, è arbitrario. Resta il fatto che
la cifra di fr. 547.90 si riferisce a un guadagno di fr. 4166.70 mensili, non
di fr. 6500.–. Ci si dipartisse da quest’ultimo reddito, l’onere d’imposta non
sarebbe inferiore a 

                                         fr. 850.– mensili (tanto
più che il convenuto si vedrà tassato in base all’aliquota meno favorevole dell’art.
35 cpv. 1 LT, art. 36bis vLT). Non vi è quindi ragione per trascurare
tale spesa nel fabbisogno minimo del marito.

 

                                   5.   Il quadro
patrimoniale della famiglia si presenta, per concludere, come segue:

 

                                         reddito
(potenziale) del marito                                      fr. 6500.– mensili

 

                                         fabbisogno
del marito:

                                         minimo
esistenziale del diritto esecutivo                       fr. 1025.–

                                         locazione
con spese accessorie                                  fr.   820.–

                                         spese
professionali di trasferta                                     fr.   150.–

                                         premio
della cassa malati                                            fr.   200.–

                                         onere
fiscale                                                              fr.  
850.–

                                                                                                                         fr.
3045.– mensili

 

                                         fabbisogno
della moglie:

                                         minimo
esistenziale del diritto esecutivo                       fr. 1025.–

                                         premio
della cassa malati                                            fr.   200.–

                                         onere
fiscale                                                              fr.  
150.–

                                                                                                                         fr.
1375.– mensili

 

                                         Data la situazione economicamente
favorevole – quanto meno finché la moglie non avrà oneri di locazione – si
giustifica di maggiorare entrambi i fabbisogni minimi del 20%, come consente la
giurisprudenza più recente (DTF 121 III 51 consid. 1c; Hinderling/Steck, op. cit., pag. 299 nota 5c con numerose citazioni).
Ne segue che il fabbisogno del marito ammonta a fr. 3654.– e quello della
moglie a fr. 1650.– mensili, onde un’ecce-denza di fr. 1196.– mensili. Il
contributo per la moglie risulta, ciò posto, di fr. 2250.– arrotondati
(fabbisogno mensile, più metà eccedenza). In sintesi, l’appello principale deve
dunque essere parzialmente accolto e quello adesivo respinto.

 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili

 

                                   6.   Gli oneri
processuali seguono la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 1 e 2 CPC).
L’appellante principale, che sollecitava un contributo alimentare di fr. 5290.–
mensili, ottiene causa vinta per meno di un decimo rispetto alla somma
stabilita dal Pretore (fr. 2015.– mensili). L’appellante adesivo perde invece
su tutta la linea. Quanto all’assistenza giudiziaria postulata dalla moglie, la
richiesta non può essere accolta. Si volesse anche reputare che l’appello
principale non apparisse totalmente sprovvisto di buon esito, resta il fatto
che la moglie beneficia – per ora – di un margine di oltre fr. 600.– mensili
(oltre al fabbisogno allargato del 20%) con cui può rimunerare il proprio
legale, quanto meno per il processo in appello. Non può quindi farsi questione
di grave ristrettezza finanziaria (art. 155 CPC). Le spese processuali e le
ripetibili di prima sede possono rimanere invariate, l’attuale riforma non incidendo
in maniera apprezzabile sul loro ammontare né sul loro riparto.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello principale è
parzialmente accolto, nel senso che il dispositivo n. 1.1 del decreto impugnato
è così riformato:

 

                                         __________
__________ è condannato a versare alla moglie __________ __________ __________,
mensilmente e in via anticipata, un contributo alimentare di fr. 2250.–dal 1°
luglio 1994.

 

                                   2.   Gli oneri processuali
dell’appello principale, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti per un decimo a carico di __________ e per nove decimi a carico dell’appellante
principale, che rifonderà alla controparte fr. 900.– per ripetibili ridotte.

 

                                   3.   La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   L’appello adesivo è
respinto.                               

 

                                   5.   Gli oneri processuali dell’appello
adesivo, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 200.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante adesivo, che rifonderà alla controparte fr.
1000.– per ripetibili.

 

                                   6.   Intimazione:                   

                                         – avv. __________ __________,
__________;

                                         – avv. __________
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria