# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 17eb8b4d-d5fc-574f-bb64-cef2c51426e0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 08.05.2001 52.2000.191
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-191_2001-05-08.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00191

   

  	
  Lugano

  8 maggio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso  13 luglio 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 27 giugno 2000, no. 2724, del Consiglio
  di Stato che ha annullato le risoluzioni 18 gennaio 2000, con le quali il
  municipio di __________ gli aveva rilasciato la licenza edilizia per la formazione
  di un muro di cinta e di una veranda all'entrata della sua abitazione e
  sospeso l'ordine di demolizione 25 maggio 1998 del manufatto abusivo
  costruito tra l'abitazione e una tettoia;

  

 

 

viste le risposte:

-    18 luglio 2000 di
__________, __________ e __________;

-    28 luglio 2000 del
municipio di __________;

-    30 agosto 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
ricorrente __________ è proprietario di una casa d'abitazione, situata nel
nucleo di __________ (part. n. __________ RF). Alla casa è annesso un terreno
(part. n. __________ RF), che appartiene invece alla zona R2. Su questo terreno
sorge una tettoia adibita a grill-legnaia. Entrambe le costruzioni confinano
con un fondo (part. n. __________ RF), di proprietà delle resistenti
__________, __________ e __________, sul quale sorge una casa d'abitazione. 

Nell'aprile 1997 il municipio ha constatato
che il ricorrente stava costruendo senza permesso, lungo il confine con il
fondo delle resistenti, un manufatto di circa m 3 x 4, destinato a collegare la
sua casa d'abitazione alla tettoia. 

Dopo vicissitudini che non occorre qui
rievocare, il 19 novembre 1997 il municipio ha negato il rilascio del permesso
in sanatoria, ritenendo che il nuovo manufatto determinasse un sorpasso dell'indice
di occupazione fissato per la zona R2 e fosse da configurare come costruzione
principale, integrata nella casa d'abitazione. Con decisione 27 gennaio 1998,
cresciuta in giudicato, il Consiglio di Stato ha confermato il diniego della
licenza in sanatoria. 

Il 25 maggio 1998 il municipio ha ordinato
all'insorgente di demolire il manufatto realizzato abusivamente. Anche
quest'ordine non è stato contestato.

 

 

                                  B.   Il 7 aprile
1999 l'insorgente ha notificato, in sanatoria, al municipio l'intenzione di costruire
un muro di cinta lungo il confine verso il fondo delle resistenti ed una
veranda destinata a fungere da ingresso all'abitazione. 

Il muro di cinta, costruito con telai
prefabbricati in legno, rivestiti con pannelli del tipo Dietrich Sol,
intonacati e sormontati da una copertina di rame, verrebbe eretto sul muretto
di sostegno alto m 0.50, che separa i due fondi. Posto nella zona R2, esso
sarebbe lungo m 3.60 ed alto m 2.10 verso il giardino dell'insorgente, rispettivamente
m 2.60 verso il fondo delle resistenti. 

La veranda d'entrata, lunga m 3.60, larga m
1.50 ed alta m 2.30, sarebbe realizzata con gli stessi pannelli prefabbricati e
dotata di un tetto piano, rivestito di materiale adatto alla formazione di un
giardino pensile per piante grasse. 

Respinta l'opposizione presentata dalle
vicine qui resistenti, il 18 gennaio 2000 l'esecutivo comunale ha rilasciato la
licenza richiesta, disponendo nel contempo di sospendere l'esecuzione dell'ordine
di demolizione 25 maggio 1998 sino all'adozione del PR in via di revisione. 

 

 

                                  C.   Il 27
giugno 2000 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dalle opponenti
ed ha disposto di:

·       
annullare la decisione di sospensione dell'ordine
di demolizione; 

·       
riformare la licenza edilizia concernente la
formazione del muro di cinta nel senso che "l'opera di cinta dovrà
essere realizzata in muratura ed essere intonacata, non potrà superare in ogni
punto l'altezza di m 2.50 e dovrà essere realizzata interamente ai mappali no.
__________ e __________. Prima dell'inizio dei lavori dovrà essere definito
l'esatto confine tra i fondi oggetto di tale opera ed il mappale no. __________
di proprietà delle ricorrenti";

·       
riformare la licenza edilizia relativa alla
veranda d'ingresso all'abitazione del ricorrente nel senso che "il
tetto dovrà essere a falda coperta con coppi o tegole brune e pendenza adeguata
a quella degli edifici circostanti (portico) ed il lato est dovrà essere chiuso
con una struttura in muratura intonacata, uguale a quella della retrostante
opera di cinta."

 

 

                                  D.   Contro tale
decisione __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, postulandone l'annullamento. Sostiene che l'opera progettata
non danneggerebbe in alcun modo i confinanti e che anche dal profilo estetico i
materiali utilizzati sarebbero idonei. Il manufatto realizzato abusivamente sarebbe
nel frattempo divenuto indispensabile per la sua famiglia. Afferma infine che
l'opera sarebbe conforme o quasi ai nuovi parametri edilizi previsti dal PR in
via di revisione.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppone il Consiglio di Stato, riconfermandosi nelle
argomentazioni contenute nel giudizio impugnato. Ad identica conclusione
giungono le resistenti, formulando delle osservazioni di cui si dirà, se del
caso, in seguito. Ripercorsi i tratti salienti della vicenda, il municipio di
__________ ha sottolineato che la sospensione dell'ordine di demolizione è
motivata dal fatto che con la revisione in atto del piano regolatore
l'illegalità di tale opera verrebbe sanata, magari con alcuni correttivi
architettonici.

 

 

                                  F.   Con scritto
9 gennaio 2001 il ricorrente osserva di essere stato colpito da una grave
malattia, attestata da certificato medico, che gli impone di evitare nel modo
più assoluto qualsiasi movimento. Chiede che questa nuova circostanza venga
tenuta in considerazione nel presente giudizio.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 21 cpv. 1
LE. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato da una persona
legittimata a ricorrere (art. 21 cpv. 2 LE), è dunque ricevibile in ordine e
può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).

 

 

2.Ordine di demolizione

 

                                         2.1. Un
ordine di ripristino cresciuto in giudicato può essere rimesso in discussione
soltanto in casi eccezionali, in particolare quando il provvedimento viene a
porsi in contrasto con il diritto entrato successivamente in vigore oppure
quando l'interesse pubblico alla sua attuazione viene meno con il trascorrere
del tempo (Scolari, Commentario, II. ed., ad art. 45 LE, n. 1328). 

 

2.2. In concreto, tali presupposti non sono
adempiuti. I motivi che hanno indotto il Consiglio di Stato a confermare il
diniego della licenza edilizia sussistono tuttora. L'opera realizzata abusivamente
viola tuttora le distanze da confine previste sia per la zona del nucleo, sia
per la zona R2, continua a determinare un superamento dell'indice di
occupazione ammesso dall'art. 21 NAPR e non rispetta nemmeno l'art. 20 NAPR,
che esige di realizzare i tetti delle costruzioni del nucleo in coppi o tegole
brune. La revisione in corso del PR non giova alla causa del ricorrente.
Avviato nel 1997 con l'allestimento del piano degli indirizzi, lo studio pianificatorio
non ha ancora superato lo stadio iniziale. Gli intenti pianificatori, appena
abbozzati, non si sono ancora concretizzati in un disegno preciso, suscettibile
di inficiare la legittimità dell'ordine di ripristino.

Neppure i problemi di salute che affliggono
l'insorgente permettono di giungere a conclusioni a lui più favorevoli.
Trattasi infatti di aspetti soggettivi che nulla hanno a che vedere con
l'applicazione del diritto che regola l'attività edilizia (cfr. art. 2 cpv. 1
LE).

 

 

                                   3.   Muro di
cinta

 

3.1. Come ha giustamente osservato
l'Esecutivo cantonale, qualora l'ordinamento edilizio comunale non regoli
l'altezza massima dei muri di cinta, la lacuna va colmata facendo capo all'altezza
massima di m 2.50, sancita dall'art. 134 cpv. 2 LAC. 

A meno che le NAPR richiamino esplicitamente
il criterio di misurazione fissato dal cpv. 3 di tale norma, l'altezza delle
costruzioni si determina invece in base all'art. 40 LE (cfr. art. 7 cifra. 1
NAPR). Fa quindi stato l'ingombro verticale dell'opera, misurato a partire dal
terreno sistemato sino al filo superiore del cornicione di gronda o del parapetto.

Le NAPR di __________ non fissano né
l'altezza massima dei muri di cinta, né i criteri di misurazione. Torna
pertanto applicabile il limite di m 2.50 e l'art. 40 LE. 

 

3.2. Il muro di cinta in contestazione, così
come progettato, presenta un'altezza di m 2.10 verso il fondo delle resistenti,
posto ad una quota leggermente superiore, rispettivamente di m 2.60 verso
quello dell'insorgente: superando l'altezza massima fissata dall’art. 134 LAC,
esso non può essere autorizzato. La difformità può tuttavia essere facilmente
corretta, imponendo al ricorrente di limitare l'altezza del manufatto a m 2.50
su entrambi i lati. 

La rettifica imposta dalla decisione governativa
impugnata sfugge quindi alle critiche del ricorrente. 

 

 

                                   4.   Materiali

 

4.1. Giusta l'art. 20 NAPR nella zona del
nucleo di villaggio ogni intervento deve essere adeguato convenientemente
all'aspetto tradizionale di tale comparto. Sentito il parere dell'autorità competente
possono essere stabilite condizioni particolari per l'impiego di materiali e
tinteggi. I tetti devono essere a falde coperti con coppi o tegole brune; la
pendenza dovrà essere adeguata a quella degli edifici circostanti.

Il concetto di "inserimento
adeguato" è di natura indeterminata (Scolari, Diritto amministrativo, vol.
1, n. 208). Esso lascia quindi all'autorità decidente una latitudine di
giudizio relativamente ampia in ordine alll'individuazione del suo contenuto
precettivo. Da parte delle istanze di ricorso sono censurabili unicamente le interpretazioni
lesive del diritto, in quanto manifestamente sprovviste di ragioni obiettive,
incongruenti con le finalità perseguite dalla norma o insostenibili dal profilo
dell'adeguatezza. 

 

4.2. Il ricorrente ha previsto di coprire la
veranda d'ingresso con un tetto piano, utilizzabile per la coltivazione di
piante grasse. Il Consiglio di Stato gli ha imposto di sostituirlo con un tetto
a falde in coppi o tegole brune con pendenza adeguata a quella degli edifici
circostanti. La condizione è perfettamente conforme all'art. 20 NAPR, che nella
zona del nucleo ammette solo tetti a falde.

Stando alla domanda di costruzione la parete
della veranda che confina con il fondo delle resistenti sul prolungamento del
muro di confine dovrebbe essere realizzata con pannelli di legno prefabbricati.
Il Governo ha imposto al ricorrente di realizzarla in muratura. Anche questa
rettifica va esente da critiche. I pannelli di legno prefabbricati
costituiscono in effetti materiali palesemente estranei alla tipologia delle costruzioni
del nucleo. 

 

 

 

 

4.3. Ingiustificato appare invece l'obbligo
imposto dal Governo di realizzare l'opera di cinta in muratura anziché in
pannelli prefabbricati. Il muro sorge infatti nella zona R2, nella quale non
vigono particolari vincoli estetici. Non è sufficiente che giunga a confine con
la zona del nucleo per estendere l'applicazione dell'art. 20 NAPR. Né
giustifica una simile estensione del campo di applicazione di tale norma il fatto
che il nucleo di __________ sia dichiarato sito pittoresco. 

 

 

                                   5.   Sulla
scorta di quanto sin qui esposto, il ricorso può essere accolto soltanto nella
misura in cui contesta l'obbligo di realizzare l'opera di cinta in muratura.
Per il resto va respinto, confermando la decisione governativa impugnata. 

La tassa di giustizia e le spese sono poste
a carico delle parti proporzionalmente al rispettivo grado di soccombenza (art.
28 PAmm). Non si assegnano ripetibili poiché le parti non si sono avvalse del
patrocinio di un avvocato (art. 31 PAmm). 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 40 LE; 134 LAC; 2 DLBN; 20, 21 NAPR
di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto. 

                 § Di conseguenza:

1.1.   il dispositivo 1.2. della decisione 27
giugno 2000 del Consiglio di Stato (n. 2724) è riformato nel senso che è
annullata la condizione di realizzare il muro di cinta in muratura;

1.2.   per il resto, la decisione 27 giugno 2000
del Consiglio di Stato (n. 2724) è confermata. 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese di complessivi fr. 800.-- sono a carico del ricorrente
nella misura di fr. 700.- e delle resistenti in solido per la differenza.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria