# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 331beab3-8924-5dca-aa0f-26aca06e1f73
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-07-31
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 31.07.2023 12.2023.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2023-36_2023-07-31.html

## Full Text

AP 1

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  12.2023.36

  	
  Lugano

  31 luglio 2023/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Stefani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2019.224 della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 11 novembre 2019 da

 

	
   

  	
  AO
  1  

  rappr. da  PA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1  

  rappr. da  PA 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha
chiesto la condanna della convenuta al pagamento di EUR 169'719.07 (corrispondenti
a CHF 192'564.95, al tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019)
oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2019 e spese di precetto di CHF 203.30
nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________86
dell’UE di Lugano, domanda avversata dalla controparte, che ha postulato la
reiezione della petizione, e che il Pretore con decisione 10 febbraio 2023 ha accolto;

 

appellante la convenuta,
con appello 10 marzo 2023, con cui ha chiesto la riforma del querelato giudizio
nel senso di respingere la petizione e di confermare l’opposizione al PE,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l'attrice, con
risposta all’appello 2 giugno 2023, ha postulato la reiezione del gravame, pure
con protesta di spese e ripetibili;

 

preso atto della replica
spontanea 16 giugno 2023 della convenuta e della duplica spontanea 6 luglio
2023 dell’attrice;

 

letti ed
esaminati gli atti e i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Con
tre contratti denominati “conventions”, i primi due datati 4 dicembre
2006 (doc. C e D) e il terzo datato 15 maggio 2009 (doc. E), tutti retti dal
diritto lussemburghese, la società svizzera AP 1 ha conferito alla società
lussemburghese AO 1 tre mandati volti alla costituzione e/o alla domiciliazione
nel Lussemburgo delle tre società holding Sm__________ __________ (doc. C), W__________ __________ (doc. D) e R__________
__________ (doc. EAO 1, riconducibili a __________ G__________. In esecuzione di questi accordi, quel medesimo giorno AO
1 ha poi provveduto a sottoscrivere con Sm__________ __________ (doc. DD), W__________ __________ (doc. EE) e R__________
__________ (doc. FF, recante invero la data
del 14 maggio 2009) i tre “contrats de domiciliation”.

                                         La presente vertenza trae origine dal mancato
pagamento di una serie di fatture per prestazioni di costituzione,
domiciliazione, tenuta della contabilità, allestimento delle dichiarazioni fiscali
e dell’IVA, che dal 2010 al 2018 AO 1 aveva emesso all’indirizzo di Sm__________ __________ (per EUR 24'675.76, cfr. doc.
I e O), W__________ __________ (per EUR 49'821.62, cfr. doc. L e P) e R__________
__________ (per EUR 51'871.75, cfr. doc. M e Q), a cui sono poi stati aggiunti
gli interessi dell’8% maturati fino al 31 dicembre 2018 (per EUR 7'909.18, cfr.
doc. O; per EUR 16'166.72, cfr. doc. P; e per EUR 19'274.04, cfr. doc. Q).

                                         

 

                                   2.   Con
petizione 11 novembre 2019 AO 1, al beneficio dell’autorizzazione ad agire, ha
convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 1, per ottenere la sua condanna al pagamento di EUR 169'719.07 (corrispondenti a CHF 192'564.95, al
tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019) oltre interessi al 5%
dal 1° gennaio 2019 e spese di precetto di CHF 203.30 nonché il rigetto in via
definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________86 dell’UE di Lugano
(doc. R). Essa, in estrema sintesi, ha sostenuto che in virtù
delle tre “conventions” di cui ai doc. C, D e E (in particolare del loro art. 7, secondo cui
“le promoteur s’engage à régler ou à faire régler dès présentation des
factures y afférentes la commission de domiciliation, les factures pour
l’établissement des comptes annuels, des situations intérimaires, des
déclarations fiscales et de TVA, celles pour toutes autres prestations, ainsi
que les honoraires et indemnités pour les administrateurs et le commissaire aux
comptes et autres mandataires de la société y compris les frais de voyage et de
représentation, s’il y a lieu”, e del loro art. 8, secondo cui a tale scopo
“le promoteur s’engage à maintenir dans le compte bancaire de la société les
fonds nécessaires pour le paiement de toute taxe et/ou impôt direct ou indirect
à charge de la société”) la controparte si fosse impegnata contrattualmente,
prima e parallelamente alle società Sm__________ __________, W__________ __________
e R__________ __________ (a loro volta obbligate in forza dei tre successivi “contrats
de domiciliation” e meglio del loro art. 6, secondo cui “en rémuneration
de la domiciliation et des prestations ci-dessus énoncées, la société paiera au
domiciliataire les honoraires fixés suivant les tarifs et modalités en vigueur”),
a corrisponderle le somme a suo tempo fatturate a costoro e tuttora insolute,
compresi gli interessi maturati.

                                 
                                          La
convenuta si è integralmente opposta alla petizione. 

 

 

                                   3.   Esperita
l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il
Pretore, con decisione 10 febbraio 2023, ha accolto la petizione, ponendo la
tassa di giustizia e le spese di complessivi CHF 9’000.- a carico della
convenuta, obbligata altresì a rifondere all’attrice CHF 11’550.- per
ripetibili.

 

 

                                   4.   Con l’appello 10 marzo
2023 che qui ci occupa, inoltrato tempestivamente entro i 30 giorni dalla
notificazione della decisione pretorile (art. 311 cpv. 1 CPC), e avversato dall’attrice
con risposta 2 giugno 2023, anch’essa tempestiva (a cui hanno fatto seguito la
replica spontanea 16 giugno 2023 della convenuta e la duplica spontanea 6
luglio 2023 dell’attrice), la convenuta ha chiesto di riformare il querelato
giudizio nel senso di respingere la petizione e di confermare l’opposizione al
PE, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi.

 

 

                                   5.   Il Pretore ha innanzitutto
riconosciuto all’attrice il diritto al pagamento degli EUR 126'369.13 fatturati
alle tre società holding Sm__________ __________, W__________ __________ e R__________
__________ nei doc. I e O (EUR 24'675.76), L e P (EUR 49'821.62) e M e Q (EUR
51'871.75), che riguardavano le prestazioni relative alla loro amministrazione
e domiciliazione. 

                                         Egli, fondandosi sulle
risultanze peritali (cfr. perizia orale ad 1 e 2), ha preliminarmente osservato
che era prassi nelle relazioni contrattuali coinvolgenti un corrispondente
estero (o domiciliatario), come quelle in esame, che il domiciliatario non
avesse un rapporto diretto con il beneficiario economico della società holding ma
unicamente con il corrispondente in Svizzera (o promotore), che era così la sua
unica parte contrattuale, aggiungendo poi che era usuale sia la sottoscrizione
di un contratto di amministrazione tra il domiciliatario e il promotore (come
quelli di cui ai doc. C, D ed E), in cui erano segnatamente disciplinati i
relativi diritti e doveri delle parti, sia la sottoscrizione di un contratto di
domiciliazione tra il domiciliatario e la società holding (come quelli di cui
ai doc. DD, EE e FF). Sempre in base alle risultanze peritali (cfr. perizia
orale ad 2), ha pure rilevato che era usuale concordare nei contratti la
remunerazione dei servizi di amministrazione svolti dal domiciliatario a favore
delle società holding, nel senso che, in primo luogo, era la società holding a
dover onorare i propri obblighi contrattuali nei confronti del domiciliatario e,
solo in un secondo tempo, “nel caso in cui la holding non fosse in grado di
far fronte ai propri impegni, allora scatta l’obbligo - qualora fosse previsto
contrattualmente, nel contratto tra il promotore e il domiciliatario - che
questi importi vengano pagati dal primo a favore del secondo”.  

                                         Ciò premesso, egli ha
ritenuto che nel caso di specie non vi fosse ragione di scostarsi da quanto
constatato peritalmente (lasciando per altro intendere che all’art. 7 delle “conventions”
di cui ai doc. C, D ed E fosse effettivamente stato previsto un obbligo di
pagamento del promotore a favore del domiciliatario), che invero aveva trovato
conferma anche nell’istruttoria, segnatamente nella testimonianza di __________
Z__________, nella testimonianza di __________ K__________ e nella deposizione
di __________ S__________ __________. Quest’ultimo, che pure aveva affermato in
particolare che l’art. 7 delle “conventions” di cui ai doc. C, D ed E
era stato regolarmente applicato, non poteva tuttavia essere seguito laddove
aveva creduto che la convenuta non sarebbe però stata l’ultima responsabile in
caso di mancato pagamento delle fatture inerenti all’attività di
amministrazione delle tre società holding. Infatti il modus operandi era
chiaro, nella misura in cui dalle testimonianze e dai documenti era emerso che dal
2006 al 2010 l’attrice aveva inviato alla convenuta dei resoconti - o delle
copie delle fatture - delle proprie prestazioni e quest’ultima aveva a sua
volta versato degli acconti sulle stesse, ritenuto che in quei quattro anni la
convenuta mai aveva contestato né i resoconti delle fatture, né le relative
prestazioni e nemmeno il fatto di essere lei stessa a doversi prendere a carico
il pagamento delle prestazioni di amministrazione e domiciliazione (cfr.
deposizione di __________ S__________ __________ p. 9). 

                                         In tali circostanze, per
il giudice di prime cure, il principio stesso della remunerazione non era mai
stato messo in discussione durante lo svolgimento del mandato e la prima
contestazione in tal senso da parte della convenuta, avvenuta solo il 14
dicembre 2018 (doc. 10) dopo che l’attrice l’aveva messa in mora il 30 novembre
2018 (doc. N), era ampiamente tardiva e inefficace (cfr. sentenza della Corte
d’appello del Lussemburgo n° CAL-2019-00739, IV, 13.10.2020 p. 6 e n° CAL.2019-01031,
IV, 8.12.2020 p. 16 [reperibili, come quelle che verranno citate in seguito, in
www.justice.public.lu/fr/jurisprudence.html]). Questo modus operandi aveva
quindi generato un accordo per atti concludenti (art. 1353 CC-Lux) sia relativo
alle prestazioni fornite, che agli importi reclamati nelle fatture.

                                         D’altronde, il fatto che
la convenuta fosse responsabile nei confronti delle tre società holding era
deducibile anche dall’art. 10 delle tre “conventions” di cui ai doc. C, D ed E (secondo cui “le promoteur s’engage à tenir quitte et
indemne le domiciliataire … de tous dommages qui pourraient leur subvenir
pendant l’exécution ou à l’occasion de l’exécution de leur mandat”). 

                                         Non
andava infine tralasciato che tra l’attrice e la convenuta era pur sempre in
essere un contratto di mandato, che imponeva al mandante di rimborsare gli
anticipi e le spese sostenute dal mandatario per l’esecuzione del mandato e di pagargli
il salario se era stato promesso (art. 1999 CC-Lux).

 

 

                                   6.   In questa sede la
convenuta ha preliminarmente rimproverato al giudice di prime cure di non aver
rilevato - specialmente sul tema della presentazione a lei delle fatture indirizzate
alle tre società holding e della loro accettazione da parte sua, rispettivamente
sul tema della messa in mora nei suoi confronti (di cui si dirà ai consid. 8.2
e 10.1) - alcune circostanze atte a relativizzare la forza probatoria delle
deposizioni rese dagli amministratori dell’attrice __________ Z__________ e __________
K__________, che oltretutto nella decisione impugnata erano stati erroneamente considerati
testimoni, rispettivamente di aver ignorato - sempre su quel tema - altre considerazioni
rilevanti invece esposte da costoro. 

                                         

 

                               6.1.   La convenuta ha
indubbiamente ragione laddove ha evidenziato che i due direttori e azionisti (o
amministratori) dell’attrice __________ Z__________ e __________ K__________
non erano stati a suo tempo sentiti in qualità di testimoni, bensì nella loro
qualità di parti (cfr. deposizione di __________ Z__________ p. 1 e deposizione
di __________ K__________ p. 1), con dunque una valenza probatoria inferiore
(cfr. TF 4A_669/2020 del 1° giugno 2021 consid. 6.2, secondo cui la deposizione dell’organo di una parte è da
apprezzare con cautela, ma può avere rilevanza probatoria, specialmente se è corroborata
da altre prove) e comunque non superiore a quella attribuibile al
proprio amministratore __________ S__________ __________.

 

 

                               6.2.   In realtà, contrariamente
a quanto ritenuto, per altro per la prima volta e con ciò irritualmente (art.
317 cpv. 1 CPC) solo in questa sede, dalla convenuta, il fatto che i due amministratori
dell’attrice siano stati sentiti in videoconferenza e non contemporaneamente non
è a priori sufficiente, in assenza di altre considerazioni, per indebolire l’attendibilità
di entrambi, specialmente quella di __________ K__________, che era stato concretamente
sentito per secondo.

 

 

                               6.3.   Quanto alle circostanze
esposte dai due amministratori dell’attrice, che la convenuta ha rimproverato
al giudice di prime cure di aver ignorato nonostante fossero rilevanti, si
osserva che le stesse sono perlopiù prive di pregio (sia sul tema della
presentazione a lei delle fatture indirizzate alle tre società holding e della
loro accettazione da parte sua [di cui si dirà al consid. 8.2], sia sul tema
della messa in mora nei suoi confronti [di cui si dirà al consid. 10.1]).

                                         Tali considerazioni
possono essere fatte da una parte per quanto riguarda il fatto che __________ K__________
possa aver dichiarato che non esisteva un riconoscimento di debito della
convenuta di pagare quelle fatture; per quanto riguarda il fatto, non evidenziato
in sede conclusionale e comunque non vero, che egli possa aver dichiarato che
non esisteva un impegno della convenuta di farsi garante; per quanto riguarda il
fatto che egli possa aver dichiarato che nella contabilità dell’attrice la convenuta
non risultava debitrice; per quanto riguarda il fatto, non evidenziato in sede
conclusionale, che egli possa aver dichiarato di non sapere neppure chi
inizialmente avesse messo a disposizione il capitale; per quanto riguarda il
fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non vero, che egli
possa aver dichiarato che l’attrice non aveva mai indirizzato alle tre società
holding delle diffide formali per il pagamento delle fatture; e per quanto
riguarda il fatto, non evidenziato in sede conclusionale, che egli possa aver
dichiarato di aver messo in mora la convenuta “soltanto alla fine”. E
dall’altra possono essere fatte anche per quanto riguarda il fatto, non
evidenziato in sede conclusionale, che __________ Z__________, alla domanda
come mai non erano state indirizzate le fatture al beneficiario possa aver dato
una risposta irrilevante, illogica o fors’anche contraria al vero; per quanto
riguarda il fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non del
tutto vero, che egli, in merito alla domanda a sapere in che termini era stato
affrontato l’argomento dei sospesi della società verso l’attrice, si fosse limitato
ad affermare “di non essere mai stati aggressivi”; e per quanto riguarda
il fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non del tutto vero, che
egli abbia ammesso che non vi era stata nessuna richiesta alla convenuta di
pagamento incondizionato delle fatture.

 

 

                                   7.   Ciò posto, in un
primo capitolo la convenuta ha ribadito di non essere tenuta a pagare eventuali
somme fatturate dall’attrice alle tre società holding Sm__________ __________,
W__________ __________ e R__________ __________ per le prestazioni relative
all’amministrazione e domiciliazione di cui ai doc. I, L e M.

 

 

                               7.1.   Essa ha senz’altro ragione
laddove ha evidenziato che, diversamente da quanto ritenuto (a titolo
abbondanziale) dal giudice di prime cure, la base contrattuale di tale impegno
non poteva essere individuata nell’art. 10 delle tre “conventions” di
cui ai doc. C, D ed E, quella clausola, che in buona sostanza riprendeva quanto
previsto dall’art. 2000 CC-Lux (secondo cui “le mandant doit aussi
indemniser le mandataire des pertes que celui-ci a essuyées à l’occasion de sa
gestion, sans imprudence qui lui soit imputable”), riguardando in realtà un
altro genere di pretese del mandatario e meglio i danni che gli sarebbero sorti
nell’ambito dell’adempimento del contratto di mandato (“tous dommages qui
pourraient leur subvenir pendant l’exécution ou à l’occasion de l’exécution de
leur mandat”).

 

 

                               7.2.   Essa ha parimenti ragione
laddove ha rilevato che, diversamente da quanto ritenuto (nuovamente a titolo
abbondanziale) dal giudice di prime cure, la base legale di tale impegno neppure
poteva essere intravista (solo) nell’art. 1999 CC-Lux (secondo cui “le
mandant doit rembourser au mandataire les avances et frais que celui-ci a faits
pour l’exécution du mandat, et lui payer ses salaires lorsqu’il en a été promis
…”), quella disposizione limitandosi in realtà a stabilire, per quanto qui
interessa, che il contratto di mandato è di carattere oneroso unicamente se ciò
è stato pattuito, ritenuto però che nel caso concreto le parti mai avevano
messo in dubbio il carattere oneroso del contratto. 

 

 

                               7.3.   La convenuta non può invece
essere seguita laddove ha preteso che, contrariamente a quanto ritenuto - almeno
implicitamente - nella decisione impugnata, la base contrattuale di tale
impegno nemmeno poteva essere intravista nell’art. 7 delle “conventions”
di cui ai doc. C, D ed E, e ciò siccome essa, a cui spettava l’alternativa concordata
nel contratto (di “régler ou … faire régler ... les factures …”), aveva in
definitiva scelto di adoperarsi, poco importava se invano, a far regolare le
fatture dell’attrice dalle tre società holding o dal loro beneficiario
economico.

                                         Negli allegati preliminari
la convenuta stessa aveva in effetti pacificamente dato atto che nel caso di
specie “la locuzione contrattuale utilizzata prevede una futura obbligazione
alternativa, la cui scelta spettava a AO 1” (cfr. risposta p. 10), ed è
pertanto malvenuta a sostenere in questa sede il contrario, e meglio che la
scelta spettava invece a sé stessa.

                                         L’esito non sarebbe
comunque stato diverso nemmeno nel caso in cui la scelta contenuta nella
clausola contrattuale - che nel suo tenore non risulta affatto essere ambigua
ai sensi dell’art. 1159 CC-Lux e di conseguenza dev’essere intesa secondo la volontà
comune delle parti (art. 1156 CC-Lux, secondo cui “on doit dans les
conventions rechercher quelle a été la commune intention des parties
contractantes, plutôt que s’arrêter au sens littéral des termes”) - fosse
effettivamente spettata alla convenuta (come parrebbe desumibile dall’art. 1190
CC-Lux, che per altro espone una semplice presunzione che può essere invalidata
fornendo la prova contraria, secondo cui “le choix appartient au débiteur,
s’il n’a pas été expressément accordé au créancier”). In una tale evenienza,
per liberarsi validamente dalla sua obbligazione alternativa, la convenuta avrebbe
in effetti dovuto far regolare da altri le fatture dell’attrice (“faire régler
... les factures …”) e non semplicemente, come da lei invece preteso,
adoperarsi affinché le stesse fossero regolate; in altre parole, occorreva in
ogni caso che le stesse venissero effettivamente regolate, fermo restando che
il debitore primario della pretesa continuava a essere lei. Una tale
interpretazione è confermata indirettamente dall’art. 8 delle “conventions”
di cui ai doc. C, D ed E, che, proprio a tale scopo, obbligava
la convenuta “à maintenir dans le compte bancaire de la société les fonds nécessaires
pour le paiement de toute taxe et/ou impôt direct ou indirect à charge de la
société”.

 

 

                                   8.   In
un secondo capitolo la convenuta ha ribadito che le attività fatturate
dall’attrice alle tre società holding Sm__________ __________, W__________ __________
e R__________ __________ per le prestazioni relative all’amministrazione e
domiciliazione di cui ai doc. I, L e M non rientravano in quelle concordate nei
contratti di cui ai doc. C, D ed E e soprattutto che le somme così fatturate,
da lei contestate, non erano state sufficientemente provate.

 

 

                               8.1.   Contrariamente a
quanto preteso dalla convenuta, è in realtà incontestabile che le attività
fatturate dall’attrice nei doc. I, L e M rientrino effettivamente in quelle concordate
nei mandati volti alla costituzione e/o alla domiciliazione delle tre società
holding di cui ai doc. C, D ed E (come risulta anche dalla deposizione di __________
Z__________, p. 2, secondo cui “il mandato conferito alla nostra società era
un mandato dove si trattava dell’assistenza per la costituzione, ma la prestazione
caratteristica era la domiciliazione della società e il seguito di tutta la
corrispondenza relativa alla società. Inoltre rientrano in queste prestazioni
caratteristiche tutte le prestazioni contabili e le dichiarazioni fiscali. La
clausola 7 è una clausola molto ampia e ha quale scopo di indicare che tutte le
forme di prestazioni eseguite dalla AO 1 è coperta da questo contratto e per
l’appunto dalla clausola n. 7. Questa attività è stata effettivamente svolta
dalla AO 1, nel suo complesso, per tutte e tre queste società beneficiarie”).
Non si capirebbe altrimenti per quale motivo nell’art. 7 sia
stato espressamente previsto che la convenuta avrebbe dovuto regolare o far
regolare “la commission de domiciliation, les factures pour l’établissement
des comptes annuels, des situations intérimaires, des déclarations fiscales et
de TVA, celles pour toutes autres prestations, ainsi que les honoraires et
indemnités pour les administrateurs et le commissaire aux comptes et autres
mandataires de la société y compris les frais de voyage et de représentation,
s’il y a lieu”.

                                         

 

                               8.2.   La
convenuta non può essere seguita nemmeno laddove ha sostenuto che le somme
fatturate nei doc. I, L e M sarebbero state da lei tempestivamente contestate in
sede preprocessuale (doc. 10) e processuale, ma non sarebbero state provate. 

                                         Nell’appello la convenuta,
in violazione del suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), non si è
innanzitutto confrontata criticamente con l’assunto pretorile, corredato da
varie prove, secondo cui dal 2006 al 2010 essa, a fronte dei resoconti - o
delle copie delle fatture - delle prestazioni svolte dall’attrice, aveva
versato degli acconti e in quei quattro anni non aveva mai contestato né i
resoconti delle fatture, né le relative prestazioni e nemmeno il fatto di
essere lei stessa a doversi prendere a carico il pagamento delle prestazioni di
amministrazione e domiciliazione: quell’assunto deve con ciò essere considerato
assodato. L’istruttoria ha permesso di confermare che tale modus operandi
era poi continuato anche in epoca successiva e meglio fino alla fine del 2018
(cfr. deposizione di __________ K__________e, p. 3 e 7, secondo cui “non
abbiamo mai ricevuto delle contestazioni da parte del cliente AP 1, riferite
alle nostre prestazioni contrattuali … Le fatture emesse a nome delle società
(doc. I, L, M) sono state inviate a AP 1 che non ha mai contestato la fattura,
la causale o l’importo”, a fronte della quale __________ S__________ __________,
a p. 13 della sua deposizione, ha unicamente osservato che “in merito alle
fatture oggetto della pretesa in causa, mi viene chiesto se le stesse venivano
inviate in copia, volta per volta con richieste di pagamento, oppure venivano
solo inviate dalla AO 1 delle richieste di fondo spese facendo riferimento alle
fatture impagate. Rispondo che ogni tanto arrivavano delle fatture o dei
riassunti senza alcuna richiesta di pagamento”). A confermare l’assenza di
contestazioni da parte della convenuta in merito all’entità degli importi
fatturati dall’attrice e qui ancora insoluti, vi è pure il fatto che tutti quei
crediti risultavano essere stati allibrati nella contabilità delle tre società
holding Sm__________ __________, W__________ __________ e R__________ __________
(cfr. le posizioni “fournisseur - AO 1” degli estratti al 31 dicembre
2017 di cui al doc. 13, per la prima, e di cui al plico doc. I°, per le altre
due; e, per quanto riguarda gli anni precedenti, il plico doc. I°), senza che
la convenuta, tenuta a suo tempo a verificarne la correttezza, avesse mai avuto
da ridire (cfr. deposizione di __________ K__________, p. 3, secondo cui “per
quanto riguarda i conti annuali di queste società abbiamo sempre domandato l’OK
del signor S__________, nel senso che questi conti erano corretti e completi. Abbiamo
sempre ricevuto l’accordo del signor S__________ sui conti e non abbiamo mai
ricevuto alcun commento da parte sua che i creditori figuranti a bilancio non
sarebbero stati pagati. Ciò è logico, perché il signor S__________ ci ha sempre
detto che saremmo stati pagati e pertanto non abbiamo mai fatto alcun
accantonamento, perché non vi era infatti alcun rischio di non essere pagati.
Naturalmente in questi conti annuali delle tre società figurava anche il
credito della AO 1, ciò di cui il signor S__________ era al corrente”).

                                         Stando così le cose, la
conclusione del Pretore - che invero avrebbe dovuto essere fondata sul divieto
dell’abuso di diritto (cfr. art. 6-1 e 1134 CC-Lux, secondo cui “tout acte ou tout fait qui excède manifestement, par
l'intention de son auteur, par son objet ou par les circonstances dans
lesquelles il est intervenu, l'exercice normal d'un droit, n'est pas protégé
par la loi, engage la responsabilité de son auteur et peut donner lieu à une
action en cessation pour empêcher la persistance dans l'abus”, rispettivamente secondo cui le convenzioni “doivent
être éxecutées de bonne foi”) - secondo cui la prima contestazione sul tema
da parte della convenuta, avvenuta solo il 14 dicembre 2018 (doc. 10), era
ampiamente tardiva e con ciò inefficace, può senz’altro essere confermata (cfr.,
oltre alle decisioni già menzionate nella sentenza pretorile, Corte d’appello
del Lussemburgo n° 79/21, 45021, III-COM, 28.10.2021 p. 9 segg.). 

                                         

 

                                   9.   In un terzo capitolo
la convenuta ha sostenuto che in ogni caso dalle presunte spettanze
dell’attrice dovessero essere dedotte le somme di complessivi EUR 39'000.-, che
tra l’ottobre 2016 e il maggio 2018 __________ S__________ __________ aveva bonificato
a quest’ultima con i doc. T (EUR 5'000.-), U (EUR 7’500.-), V
(EUR 6’500.-), Z (EUR 10'000.-), AA (EUR 7'000.-) e BB (EUR 3'000.-).

                                         La
richiesta è irricevibile in ordine, essendo stata formulata per la prima volta
solo in sede conclusionale (art. 229 e contrario CPC). Nella risposta di
causa (p. 3 seg.) la convenuta, confrontata con la tesi dell’attrice secondo
cui le somme risultanti da quei sei documenti (volti a dimostrare che la
controparte aveva già provveduto personalmente a pagarle degli acconti su altre
fatture emesse) erano state utilizzate per prima cosa per tacitare i debiti
fiscali delle tre società holding per il tramite della società L__________ __________,
si era in effetti limitata a evidenziare che “i pagamenti di cui ai bonifici
T, U, V, Z non costituiscono riconoscimento di debito di fatture emesse a
carico della convenuta e neppure si riferiscono a non meglio precisate fatture”,
che “i bonifici in questione non provengono da conti della convenuta, ma
risultano essere stati effettuati dal signor __________ S__________ __________
personalmente”, che “gli estratti conto che si trovano nei doc. U, Z e
AA non sembrano riferirsi agli avvisi di accredito che sono riportati dal primo
foglio di ognuno dei tre documenti”, che “il doc. BB primo foglio
attesta il pagamento di EUR 3'000.- che risulta sempre essere stato effettuato
a debito di un conto personale del signor __________ S__________ __________,
quindi da lui, e che porta chiara la specifica “payment for G__________””,
che “nulla è dato sapere dei rapporti tra L__________ __________ e l’attrice
e ancor meno la convenuta”, che “gli estratti conto allegati ai
documenti U, Z, AA danno atto di operazioni di bonifico effettuate in alcuni
casi a favore di L__________ __________ da AO 1 e in altri casi di operazioni
di pagamento da parte di detta società per imposte”, che “fatto sta che,
ad esempio per il doc. Z, risultano versati EUR 10'000.- da parte del signor S__________
__________, mentre L__________ __________ avrebbe riversato per le imposte, ben
un mese e mezzo dopo l’accredito, solo EUR 2'870.46” e che “il secondo
foglio del doc. AA darebbe atto invece di un accredito a AO 1 di EUR 10'000.-
con menzione “paiement partiel facture Sm__________, W__________, R__________”
che AO 1 avrebbe poi inscritto a credito di Sm__________. Trattasi di triangolazioni
poco comprensibili e comunque effettuate in maniera indipendente ed estranea
alla convenuta”, ma non aveva poi preteso di dedurre quei pagamenti, tanto
meno per l’importo mai quantificato di EUR 39'000.-, dai crediti azionati dall’attrice.
E nemmeno nella duplica, dopo aver preso atto delle ulteriori spiegazioni
fornite dalla controparte sul tema, aveva lasciato intendere che quei pagamenti
dovessero essere dedotti dalle sue spettanze.       

                                         

                                      

                                10.   Il Pretore ha infine attribuito
all’attrice ulteriori EUR 43'349.94 (EUR 7'909.18, cfr. doc. O; EUR 16'166.72,
cfr. doc. P; e EUR 19'274.04, cfr. doc. Q) per gli interessi dell’8% maturati
fino al 31 dicembre 2018 sulle somme fatturate alle tre società holding Sm__________
__________, W__________ __________ e R__________ __________, aggiungendo poi sull’importo
totale di EUR 169'719.07 gli interessi moratori del 5% dal 1° gennaio 2019. A
suo giudizio, gli interessi scaduti dei capitali potevano a loro volta produrre
degli interessi (art. 1154 CC-Lux; cfr. sentenza della Corte d’appello del Lussemburgo
n° CAL-2019-00102, II-Civ., 26.05.2021).

                                         

 

                             10.1.   La convenuta ha contestato
di essere tenuta a pagare gli interessi di mora dell’8% maturati fino al 31
dicembre 2018 sulle somme così fatturate. Il rilievo è parzialmente fondato. 

                                         L’istruttoria ha in
effetti permesso di accertare che l’attrice, a seguito del mancato pagamento
delle fatture emesse all’indirizzo delle tre società holding Sm__________ __________,
W__________ __________ e R__________ __________, si era inizialmente limitata a
chiedere alla convenuta di adoperarsi per far sì che le stesse fossero pagate
da quelle società o dal loro beneficiario economico, ma non le aveva mai formalmente
fatturato quelle prestazioni (cfr. deposizione di __________ K__________, p. 5,
secondo cui “mi viene chiesto se abbiamo emesso delle fatture a AP 1.
Rispondo di no”) né le aveva chiesto in modo chiaro e inequivocabile
di pagare lei stessa quelle somme (la versione riportata da __________ K__________,
a p. 7 della sua deposizione, secondo cui “ogni volta dicevo al signor S__________
che se non si fosse trovato un accordo avrei dovuto fare capo al contratto doc.
C, D, E e pertanto lui sapeva bene quale sarebbe stato l’esito”, e da __________
Z__________, a p. 3 seg. della sua deposizione, secondo cui “abbiamo capito
che AP 1 era in difficoltà e che a sua volta non era stata pagata dal suo
cliente e le diciamo che la aiutiamo a farsi pagare dal proprio cliente, affinché
poi la AP 1 possa pagare le nostre fatture scoperte … Il soggetto
principale degli incontri con la AP 1 è stato queste fatture. Noi non siamo
stati aggressivi, ma abbiamo chiesto di pagare queste fatture scoperte”, che
per altro nemmeno costituisce una messa in mora chiara e inequivocabile, non essendo
stata corroborata da altre prove,
segnatamente da quelle documentali, ed essendo anzi stata smentita dalla
deposizione di __________ S__________ __________, p. 10, secondo cui “mi
viene chiesto se il signor K__________ o qualcuno della AO 1 mi abbia mai detto
quanto segue: “se le fatture della AO 1 non fossero state pagate, allora le
avrei dovute pagare io, rispettivamente avrebbe dovuto pagare la AP 1”.
Rispondo di no, non mi è mai stato detto questo, ma mi è sempre stato scritto
di proseguire e ad attivarmi, nel senso di cercare che il beneficiario economico
pagasse e mandasse i soldi”), se non per la prima volta con la raccomandata
del 30 novembre 2018 di cui al doc. N (cfr. deposizione di __________ K__________,
p. 7, secondo cui “mi viene chiesto se vi sono state delle messe in mora a
carico della AP 1 con riferimento alle fatture emesse dalla AO 1 (doc. I, L,
M). Rispondo che è avvenuto soltanto alla fine, perché prima di questa causa
noi abbiamo fatto il possibile per regolare amichevolmente questi scoperti”;
cfr. pure deposizione di __________ S__________ __________, p. 11, secondo cui
“mi viene mostrato il doc. GG (scambio mail dal novembre al dicembre 2018),
N (30 novembre 2018), 10 (14 dicembre 2018). La posizione di AO 1 l’ho appresa
qualche giorno prima dell’introduzione di questa causa, con questa
corrispondenza”). Entrambe le parti hanno del resto pacificamente dato atto
che lo scritto di cui al doc. N costituiva una valida e formale diffida / messa
in mora (cfr. petizione p. 7; risposta p. 6; appello p. 13 e 21; risposta
all’appello p. 2).

                                         Stando
così le cose, tenuto conto che gli interessi moratori sono dovuti solo a far
tempo dalla prima messa in mora (cfr. art. 1146 CC-Lux, secondo cui “les
dommages et intérêts ne sont dus que lorsque le débiteur est en demeure de
remplir son obligation …” e art. 1153 CC-Lux, secondo cui “ … ils ne sont dus que du jour de la sommation de payer
…” ), che va effettuata mediante citazione dell’ufficiale
giudiziario o invio postale raccomandato (cfr. art. 1146-1 CC-Lux, secondo cui
“lorsqu'il n'en a pas été convenu autrement,
la mise en demeure se fait par sommation d'huissier ou par lettre recommandée à
la poste”), nel caso di specie appare corretto far decorrere gli
interessi di mora dell’8% unicamente dal 30 novembre 2018 (doc. N), per un
importo capitalizzato di EUR 858.62 (31 giorni su EUR 126'369.13).

 

 

                             10.2.   La convenuta ha pure
contestato che sugli interessi di mora dell’8% maturati fino al 31 dicembre
2018 e capitalizzati fossero dovuti ulteriori interessi di mora. A ragione.

                                         L’art. 1154 CC-Lux (secondo
cui, “les intérêts échus des capitaux peuvent produire des intérêts, ou par
une demande judiciarie, ou par une convention spéciale, pourvu que, soit dans
la demande, soit dans la convention, il s’agisse d’intérêts dus au moins pour
une année entière”), che il giudice di prime cure aveva posto alla base
della sua decisione, non è in effetti rilevante nella fattispecie, ritenuto che
nel caso concreto - come si è appena detto - gli interessi di mora sui quali
l’attrice pretendeva di far decorrere gli ulteriori interessi erano solo quelli
maturati dal 30 novembre al 31 dicembre 2018 e dunque non risultavano essere dovuti,
tanto meno al momento della presentazione della petizione datata 11 novembre
2019, da almeno un anno intero (cfr. sentenza del tribunale di circondario del
Lussemburgo n° TAL-2018-00340, 11.07.2018 p. 14).

 

 

                                11.   Chiedendo di riformare
il giudizio pretorile nel senso di respingere la petizione, la convenuta ha
pure implicitamente chiesto che, diversamente da quanto deciso dal Pretore, alla
controparte nemmeno fossero rifuse, specialmente nel caso in cui fosse stata
confermata l’esistenza di un credito a suo favore, le spese di precetto di CHF
203.30 (doc. R). 

                                         Nella sua
impugnativa la domanda non è stata tuttavia motivata, sicché il gravame, su
questo punto, dev’essere dichiarato irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC; II CCA 8
maggio 2019 inc. n. 12.2017.159, 14 giugno 2019 inc. n. 12.2017.160, 26 luglio
2019 inc. n. 12.2017.178, 25 agosto 2020 inc. n. 12.2019.127/133). 

 

 

                                12.   Ne discende, in
parziale accoglimento dell’appello della convenuta e della petizione, la condanna
di quest’ultima al pagamento di EUR 127'227.75 (corrispondenti a CHF 144'353.85,
al tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019) oltre interessi al
5% dal 1° gennaio 2019 su EUR 126'369.13 e spese di precetto di CHF 203.30
nonché il rigetto in via definitiva, in tale misura, dell’opposizione
interposta al PE.

                                         Le spese giudiziarie di
entrambe le sedi, calcolate sulla base del valore litigioso di EUR 169'719.07, seguono
la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 cpv. 2 CPC).

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 10 marzo 2023 di AP 1 è parzialmente
accolto. 

                                         Di
conseguenza la decisione 10 febbraio 2023 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:

 

1.     
La petizione è
parzialmente accolta.

                                                Di
conseguenza AP 1 è condannata a versare a AO 1 l’importo di EUR
127'227.75 (corrispondenti a CHF 144'353.85) oltre interessi al 5% dal 1°
gennaio 2019 su EUR 126'369.13 e spese di precetto di CHF 203.30.

                                       2.      L’opposizione
interposta al PE n. __________86 dell’UE di Lugano è rigettata in via definitiva limitatamente all’importo
di CHF 144'353.85 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio
2019 su CHF 143'379.68. 

3.    
La tassa di giustizia e le spese in complessivi CHF 9’000.-, sono
poste per 1/4 a carico dell’attrice e per 3/4 a carico della convenuta, che rifonderà
alla controparte CHF 5’775.- a titolo di ripetibili parziali. 

                                      

 

                                   II.   Le spese processuali di CHF 10'000.- sono poste per
1/4 a carico dell’appellata e per 3/4 a carico dell’appellante, che rifonderà
alla controparte CHF 3’000.- a titolo di ripetibili parziali. 

                                      

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

Rimedi giuridici

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a CHF 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).