# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12324545-bb53-5774-a85b-7ad5a1897167
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 11.12.2008 S 2007 170
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2007-170_2008-12-11.pdf

## Full Text

S 07 170
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
dell’11 dicembre 2007

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. Nell’anno 1969, durante la scuola reclute invernale, … ha riportato una 

distorsione alla caviglia sinistra con conseguente frattura del malleolo esterno 

e sublussazione del piede, che lo ha costretto a portare il gesso per un periodo 

di due mesi. In occasione di una visita effettuata nel 1972 è stata accertata, 

quale conseguenza dell’infortunio descritto, un’artrosi dell’articolazione 

superiore della caviglia sinistra con limitazioni della pronazione e dei 

movimenti articolari. L’ultimo trattamento ha avuto luogo nel 1973 e quindi la 

pratica, assunta dall’Assicurazione militare (AM), è stata chiusa.

2. Il 27 gennaio 2003, ossia quasi 34 anni dopo l’incidente subito durante il 

servizio militare, … è rimasto vittima di un infortunio sul lavoro nel cui contesto 

ha riportato, scivolando sul ghiaccio, un trauma distorsivo alla caviglia sinistra 

che gli ha impedito di riprendere l’attività lavorativa precedentemente svolta.

Detto evento è stato assunto dalla SUVA, quale assicuratore infortuni del 

datore di lavoro, in applicazione delle disposizioni della Legge federale 

sull’assicurazione contro gli infortuni (LAINF). Tale assicurazione ha erogato 

all’assicurato, fino al mese di gennaio 2006, le prestazioni previste.

Secondo la valutazione espressa dai medici della SUVA nell’ambito del caso 

aperto dopo il secondo infortunio, condivisa dal medico dell’AM, è emerso 

come la responsabilità e quindi l’onere finanziario fosse da suddividere nella 

misura del 75% in relazione all’infortunio del marzo 1969 a carico dell’AM, e 

del 25% in relazione al sinistro del gennaio 2003, che aveva provocato un 

aggravamento dei postumi derivanti dall’evento precedente, e quindi a carico 

della SUVA.

3. Tramite decisione del 22 marzo 2006 la SUVA ha riconosciuto all’assicurato, 

con decorrenza dal 1 febbraio 2006, una rendita d’invalidità del 25%, 

corrispondente a fr. 250.-- mensili, e un’indennità per menomazione 

dell’integrità fisica di fr. 2’670.-- basata su un grado di menomazione del 2,5%. 

Contro la disposizione in oggetto l’assicurato ha quindi presentato 

opposizione che è stata integralmente respinta con decisione del 10 maggio 

2006.

Tramite decisione del 20 giugno 2006 l’AM ha riconosciuto per i postumi 

dell’infortunio occorso durante il servizio militare una sua compartecipazione 

del 75% alla rendita d’invalidità del 25% erogando, a propria volta, una rendita 

d’invalidità di fr. 747.50.

4. Tramite ricorso dell’11 settembre 2006 l’assicurato ha impugnato la decisione 

della SUVA davanti al Tribunale amministrativo cantonale chiedendone, in 

sostanza, l’annullamento e il conseguente accertamento di un grado 

d’invalidità sensibilmente maggiore.

Con sentenza del 16 gennaio 2007 (S 06 106) il Tribunale amministrativo ha 

accolto il ricorso considerando come spettasse dapprima all’AM stabilire il 

danno corrispondente alla propria responsabilità e fissare sia la rendita sia 

l’IMI. In considerazione di detto accertamento la SUVA, quale assicuratrice 

LAINF, avrebbe quindi dovuto determinare la propria rendita corrispondente 

alla differenza fra l’invalidità totale effettiva e quella accertata dall’AM. Di 

conseguenza, gli atti sono stati rinviati all’autorità convenuta per il 

coordinamento ai sensi di dette conclusioni.

5. Tramite decisione del 10 luglio 2007 l’AM ha respinto l’opposizione 

dell’assicurato riconoscendo nei confronti dello stesso la propria 

responsabilità nella misura del 75% su un grado d’invalidità complessiva pari 

al 25% accertato dalla SUVA e quindi assegnandogli una rendita di fr. 747.50 

mensili a tempo indeterminato con decorrenza dal 1. febbraio 2006. 

L’accertamento in questione sarebbe basato sui referti stesi dal dott. … l’11 

agosto 2005 e dal medico dell’AM il 30 gennaio 2006. Detta valutazione 

risulterebbe pure dalla perizia del dott. … del 27 giugno 2005, stesa su 

incarico dell’assicuratore LAINF. 

6. Nel frattempo, in data 16 aprile 2004, l’assicurato aveva presentato al 

competente Ufficio AI del Cantone dei Grigioni formale richiesta di prestazioni 

AI. In data 29 agosto 2006 l’AI ha notificato all’assicurato un decreto 

provvisorio che prevedeva, tenuto conto dell’anno d’attesa, l’erogazione di 

una rendita parziale, corrispondente a ¾ di quella intera, dal 1. gennaio 2004 

al 30 giugno 2005.

Preso atto delle osservazioni presentate dall’assicurato il 28 novembre 2006, 

in data 31 luglio 2007 l’Ufficio AI ha emanato la propria decisione 

riconoscendo ¾ di rendita AI dal 1. gennaio 2004 al 31 agosto 2005 sulla base 

di un grado d’invalidità del 66% accertato per tale periodo. A decorrere dal 1. 

settembre 2005 è stato fissato un grado d’invalidità del 26% a titolo di malattia 

di lunga durata. In sostanza, nell'ambito dei principi che reggono 

l’accertamento dell’invalidità medico-economica, l’Ufficio AI è partito dal 

presupposto che vede la possibilità dell’assicurato di esercitare a tempo pieno 

altre attività professionali di carattere leggero e quindi adeguate al suo stato 

di salute. Egli, infatti sarebbe in grado di svolgere lavori leggeri nel settore 

della gestione di magazzino, rispettivamente in quella dei pezzi di ricambio. 

Giunto a tale conclusione l’Ufficio AI, rinviando all’obbligo di contenimento del 

danno e dell’integrazione autonoma che incombono sul richiedente la rendita, 

nonché partendo da un reddito conseguibile presso l’attuale datore di lavoro 

di fr. 58’880.--, in virtù di mansioni complete, e da un reddito ipotetico, 

calcolato in applicazione delle tabelle secondo la rilevazione svizzera della 

struttura dei salari (RSS), di fr. 43'806.85, ha accertato un grado d’invalidità 

economica del 26%.

7. Tramite ricorso del 13 settembre 2007, l’assicurato ha impugnato 

tempestivamente la decisione dell’Ufficio AI davanti al Tribunale 

amministrativo chiedendo l’annullamento della stessa e il rinvio degli atti 

all’istanza convenuta al fine di nuove valutazione e decisione. Nell'ottica 

procedurale è stata chiesta una perizia giudiziaria al fine di accertare il grado 

d’invalidità complessivo a decorrere dal 1. gennaio 2004.

Il ricorrente adduce come, mentre l’AM, rispettivamente la SUVA avrebbero 

riconosciuto un grado d’invalidità del 25% limitatamente agli infortuni occorsi 

nel 1969 e nel 2003, l’Ufficio AI, tramite la decisione impugnata, nel contesto 

dell’accertamento dell’invalidità complessiva caratterizzata da molteplici 

componenti extrainfortunistiche, da parte sua avrebbe arbitrariamente 

accertato un grado d’invalidità del 26%, praticamente pari a quello 

riconducibile meramente ai postumi infortunistici. Tale decisione si porrebbe 

in contrasto sia con gli accertamenti medici del caso che con quanto accertato 

dalle assicurazioni infortuni. Il ricorrente rinvia altresì agli accertamenti 

effettuati dai funzionari del servizio esterno SUVA, i quali sarebbero giunti alla 

conclusione che la sua capacità lavorativa residua, pur nel contesto di lavori 

leggeri nell’ambito della gestione del magazzino e dei pezzi di ricambio, fosse 

limitata al 20-30%. Lo stesso dott. …, nel proprio referto del 27 giugno 2005, 

avrebbe accertato la possibilità del paziente di conseguire il 75% del reddito 

esigibile limitatamente alle conseguenze dirette degli infortuni. La perizia del 

reumatologo dott. … non sarebbe attendibile a causa della peculiarità della 

sua specialità medica che non gli avrebbe permesso di giudicare le 

conseguenze di altre patologie quali l’ipertensione arteriosa, la coronopatia e 

la broncopatia cronico-ostruttiva evidenziate invece dal dott. … nel proprio 

referto del 16 agosto 2007. Non essendo stati considerati detti elementi nel 

contesto dell’accertamento dello stato generale di salute del paziente, il 

giudizio dell’Ufficio AI sarebbe perciò incompleto in quanto emanato sulla 

falsariga degli accertamenti effettuati dalle assicurazioni infortuni. Inoltre, il 

dott. … avrebbe steso la propria perizia senza sottoporre il paziente ad una 

visita specialistica. 

Il ricorrente giunge quindi alla conclusione come nessuno abbia mai 

analizzato in termini globali e peritali il suo stato di salute. A maggior ragione, 

vista l’incapacità di coordinamento delle assicurazioni sociali, l’organo 

giudicante sarebbe tenuto a commissionare una perizia giudiziaria. 

La prassi adottata dalle assicurazioni sociali coinvolte nella pratica 

d’accertamento del grado d’invalidità dell’assicurato non sarebbe conforme 

alle disposizioni dell’art. 6 della Legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA) in quanto non coinvolgerebbe 

l’assicurazione AI e quindi non implicherebbe una valutazione globale della 

capacità lavorativa dell’assicurato. Nessuna norma della LPGA 

permetterebbe infatti di distinguere fra un’incapacità lavorativa per infortunio, 

nel contesto dell’incapacità globale, e quella per malattia che si aggiunge alla 

stessa incapacità lavorativa per infortunio. Onde rispettare il principio del 

coordinamento sancito dall’art. 6 LPGA occorrerebbe quindi procedere ad una 

valutazione complessiva dell’incapacità al lavoro dell’assicurato. Solo dopo 

aver fissato l’incapacità al lavoro complessiva sarebbe possibile ripartire 

percentualmente tra le varie assicurazioni sociali la quota d’invalidità 

pertinente per ognuna. Tale problematica sarebbe già stata risolta al riguardo 

delle decisioni della SUVA e dell’AM ma non per quanto concerne quella 

dell’AI.

L’incapacità lavorativa dovuta a più eventi invalidanti non potrebbe essere 

accertata sommando detti elementi uno per uno. In effetti, molteplici limitazioni 

fisiche avrebbero, nel complesso, un influsso esponenziale sull’incapacità 

lavorativa con conseguente sensibile peggioramento del quadro globale. 

Notoriamente, le disfunzioni a un arto si ripercuoterebbero sul corretto 

funzionamento di tutta la massa corporea.

Pure le definizioni dell’incapacità al guadagno e dell’invalidità sancite dagli art. 

7 e 8 LPGA implicherebbero valutazioni di carattere globale e non 

permetterebbero di limitare il giudizio alla funzionalità di varie sezioni o parti 

del corpo in quanto, proprio solo in virtù di una valutazione complessiva, 

sarebbe possibile fissare l’effettiva incapacità al lavoro. Di conseguenza, il 

metodo d’accertamento applicato colliderebbe con l’obbligo di coordinamento 

prescritto dalla LPGA.

Con il proprio atteggiamento i funzionari della SUVA e dell’AM avrebbero, in 

sostanza, spinto l’assicurato ad accettare un contratto di lavoro nel contesto 

del quale emergerebbe una incapacità lavorativa e di guadagno dell’80%, 

creando così un’aspettativa disattesa dalla decisione impugnata. In 

applicazione del principio della buona fede, quindi, l’assicurato stesso 

godrebbe del diritto di perorare il riconoscimento di un’incapacità lavorativa in 

tale misura anche nei confronti dell'AI. 

8. Nella propria presa di posizione del 27 settembre 2007 l’Ufficio AI propone di 

respingere integralmente il ricorso. Nel contesto della propria perizia del 16 

maggio 2006 il dott. … avrebbe tenuto conto sia delle conseguenze invalidanti 

infortunistiche che di quelle riconducibili a malattia, giungendo alla 

conclusione di una capacità lavorativa del 100% in mansioni leggere e 

compatibili con le menomazioni del paziente. 

Per quanto concerne le affermazioni del ricorrente, relative al presunto 

accertamento da parte del servizio esterno della SUVA di una capacità 

lavorativa residua del 20-30%, l’ufficio convenuto rinvia nuovamente agli 

accertamenti medici e alla prassi che impone all’assicurato di massimizzare 

le proprie risorse al fine di contenere il danno, rispettivamente l’incapacità 

lavorativa. Di conseguenza, ai fini del giudizio, sarebbero rilevanti la perizia 

del dott. …, da un canto, e l’accertamento del reddito ipotetico applicando le 

tabelle RSS, d’altro canto. Contrariamente a quanto asserito dal ricorrente, il 

dott. … lo avrebbe pure visitato.

9. Tramite richiesta del 18 ottobre 2007 il ricorrente ha postulato un dibattimento 

processuale pubblico con interrogatorio giudiziario al fine di permettere ai 

giudici di accertare personalmente, in virtù di domande mirate, la portata del 

caso in giudizio.

Nella propria risposta del 5 novembre 2007 l’Ufficio AI ha rinviato alla 

completezza dell’incarto e all’esaustività degli accertamenti medici ritenendo 

quindi superflui il dibattimento pubblico e l’interrogatorio giudiziale.

10. In data 5 novembre 2007, cioè durante la pendenza davanti al Tribunale 

amministrativo del ricorso in giudizio, l’Ufficio AI ha notificato all’assicurato 

una decisione avente per oggetto il calcolo della rendita, basata su un grado 

d’invalidità del 66%, per il periodo dal 1. gennaio 2004 al 31 agosto 2005.

Il 6 dicembre 2007 l’assicurato ha presentato ricorso cautelativo contro detta 

decisione rinviando agli argomenti presentati nel contesto del ricorso in 

giudizio.

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2007 è entrata in vigore la legge cantonale sulla giustizia 

amministrativa (LGA, CS 370.100) che sostituisce la legge sul Tribunale 

amministrativo (LTA; CS 370.100) e per il tribunale delle assicurazioni (art. 49 

cpv. 2 LGA) l'ordinanza sulla procedura del contenzioso delle assicurazioni 

sociali (OPCS; CS 542.300). Giusta l'art. 85 cpv. 2 LGA la procedura di ricorso 

si conforma al nuovo diritto, se al momento della sua entrata in vigore non è 

ancora scaduto il termine di ricorso.

Nel caso in giudizio, essendo stata emanata la decisione impugnata nel 2007, 

risultano applicabili le disposizioni del nuovo diritto.

2. Il ricorso in giudizio è volto contro una decisione dell’Ufficio AI e contesta, in 

sostanza, il metodo d’accertamento del grado d’invalidità nel cui ambito non 

si sarebbe tenuto conto dello stato di salute generale dell’assicurato e quindi 

di ulteriori molteplici patologie invalidanti, basandosi invece unicamente sugli 

accertamenti delle assicurazioni infortuni limitati all’incidenza dei postumi dei 

sinistri occorsi nel 1969 e nel 2003.

Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 832.20). Con la stessa sono state 

modificate diverse disposizioni contenute nella legge federale 

sull'assicurazione per l'invalidità (LAI; RS 831.20). Dal profilo temporale, il 

giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le norme di diritto 

materiale in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli 

effetti dal punto di vista assicurativo (DTF 129 V 1, 128 V 315, 127 V 467 

cons. 1 e 126 V 166 cons. 4b). Inoltre, il Tribunale delle assicurazioni si fonda 

di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione 

amministrativa contestata (DTF 128 V 315, 121 V 366 cons. 1b). La questione 

non riveste comunque, nell'evenienza, portata rilevante poiché le nuove 

disposizioni materiali della LPGA, applicabili in questa sede, non comportano 

cambiamenti sostanziali rispetto alle abrogate disposizioni in vigore fino alla 

fine del 2002 (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni del 28 

giugno 2004, procedimento no. I 590/03).

3. Il ricorrente, nell’ambito dell’istruzione della pratica, ha postulato un 

dibattimento pubblico nonché una superperizia giudiziaria. 

Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. e LPGA e 45 LGA, nelle pratiche giudiziarie 

delle assicurazioni sociali il Tribunale amministrativo è unicamente legittimato, 

se le circostanze lo giustificano, ma non obbligato, ad emettere il proprio 

giudizio nel contesto di un’udienza pubblica. Tale decisione, 

indipendentemente da un’istanza delle parti, ricade quindi nell’ambito del 

potere discrezionale del Tribunale che valuta, caso per caso, la necessità o 

meno della pubblica udienza. Dette prassi non collide con i disposti dell’art. 

29 della Costituzione Federale (CF) e dell’art. 6 della Convenzione europea 

sui diritti dell’uomo (CEDU) che non garantiscono al cittadino il diritto 

incondizionato all’udienza pubblica in tutte le pratiche giudiziarie.

Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA, il Tribunale delle assicurazioni, con la 

collaborazione delle parti, stabilisce i fatti determinanti per la soluzione della 

controversia; raccoglie le necessarie prove e le valuta liberamente. Di 

conseguenza, il Tribunale amministrativo assume le prove che ritiene utili ai 

fini del giudizio ma non è vincolato alle singole richieste riguardanti 

l’accertamento della fattispecie stessa. In effetti, spetta al giudice istruttore 

incaricato stabilire i mezzi di prova utili all’accertamento della fattispecie 

giuridicamente rilevante.

Detto principio procedurale trova i propri limiti nell'obbligo di ammissione delle 

prove derivante dal diritto di essere sentito del cittadino sancito dall'art. 29 

cpv. 2 CF. Il diritto costituzionale di essere sentito, in sostanza, serve a 

permettere alla persona coinvolta nella procedura di diritto pubblico la 

richiesta di assumere prove atte a avvalorare la propria causa. Nel rispetto dei 

principi dell'economia procedurale e della proporzionalità, l'autorità 

amministrativa è tenuta a dar seguito alla richiesta dell'interessato unicamente 

in relazione ai mezzi probatori palesemente rilevanti ai fini del giudizio. Un 

mezzo di prova deve essere considerato rilevante quando può essere atto ad 

influenzare la decisione. E contrario è ammissibile rinunciare alla richiesta di 

assunzione di prove quando la fattispecie che l'istante intende comprovare 

non appare giuridicamente rilevante, oppure se si intende provare quanto già 

appurato o dato per scontato. Alla richiesta probatoria non è quindi necessario 

dar seguito se appare certo a priori che la prova offerta non sia atta a meglio 

chiarire la fattispecie oppure qualora gli elementi in possesso dell'autorità 

giudicante siano ritenuti sufficienti ai fini del giudizio (DTF 124 I 241 cons. 2; 

DTF 122 I 53 cons. 4a; cfr. al riguardo anche Imboden/Rhinow, 

Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 5. Auflage, Basilea 1976, vol. I, 

n. 82 B IV b; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische 

Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband zur 5. Auflage, Basilea 1990, 

n. 82 B IV b).

Nel caso in giudizio, la documentazione agli atti, rispettivamente le allegazioni 

delle parti appaiono sufficienti al fine di valutare la conformità della decisione 

impugnata. Il Tribunale amministrativo, tenuto conto che l’oggetto d’esame è 

costituito squisitamente da problematiche legali e mediche agli atti della 

procedura, per i motivi precedentemente addotti non ha ritenuto necessario 

convocare un’udienza pubblica o ordinare una superperizia in quanto nessuna 

delle due, come si vedrà in seguito, avrebbe potuto contribuire a meglio 

chiarire gli estremi della pratica.

4. L’art. 1 LAI prevede l’applicabilità delle disposizioni della LPGA per quanto 

non in contrasto con le proprie. A mente dell’art. 28 cpv. 1 LAI, l’assicurato ha 

diritto al riconoscimento di una rendita intera quando risulta invalido almeno 

nella misura del 70%, una rendita di tre quarti viene assegnata nel caso di 

un’invalidità quantificabile fra il 60 e il 69%, la mezza rendita è riconosciuta 

nei casi d’invalidità nella misura fra il 50% e il 59%, mentre l’attribuzione di un 

quarto di rendita richiede un’invalidità minima del 40%. Le rendite per un 

grado d’invalidità inferiore al 50% sono versate solo ad assicurati domiciliati o 

dimoranti abitualmente in Svizzera (art. 13 LPGA). Ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 

LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno, totale o parziale, 

presumibilmente permanente o di lunga durata. Viene considerata incapacità 

al guadagno la perdita, totale o parziale, provocata da un danno alla salute 

fisica o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e 

alle misure di integrazione esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato 

del lavoro equilibrato che entra in considerazione (art. 7 LPGA).

Tenor l’art. 28 cpv. 2 LAI, l’art. 16 LPGA è applicabile per determinare 

l’invalidità dell’assicurato che esercita un’attività lucrativa. In base all’art. 16 

LPGA, di regola, il grado d’invalidità viene stabilito paragonando il reddito da 

lavoro che l’assicurato potrebbe conseguire, dopo l’insorgere dell’invalidità e 

dopo l’esecuzione di eventuali provvedimenti d’integrazione, nell’esercizio di 

un’attività da lui esigibile in condizioni equilibrate del mercato del lavoro, con 

quello che avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido (cfr. DTF 

128 V 30 cons. 1). L’invalidità, nell’ambito delle assicurazioni sociali è quindi 

un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (cfr. DTF 110 V 

275, cons. 4a; 109 V 23, cons. 2a; 105 V 207; 102 V 166).

5. Il concetto d’invalidità dell’assicurazione AI corrisponde, in sostanza, a quello 

dell’assicurazione infortuni obbligatoria, motivo per cui la valutazione del 

grado d’invalidità con riferimento allo stesso danno alla salute deve essere, 

per ambedue le assicurazioni sociali, equivalente. 

Nel caso in giudizio, come risulta dall’esame del carteggio, l’Ufficio AI è stato 

costantemente tenuto al corrente sull’evolversi della pratica AM e SUVA, 

ricevendo regolarmente copie dei documenti. Al momento dell’emanazione 

della decisione impugnata, l’Ufficio AI era quindi informato che la SUVA, 

tramite disposizione del 22 marzo 2006, aveva riconosciuto all’assicurato, 

limitatamente alle menomazioni derivanti dagli infortuni, un’incapacità 

lavorativa del 25% con rispettiva rendita a decorrere dal 1. febbraio 2006. Pur 

se, effettivamente, in seguito a impugnazione da parte dell’assicurato stesso 

(vedi STA S 07 171), al momento dell’emanazione della decisione AI le 

decisioni SUVA e AM non erano ancora definitivamente cresciute in forza di 

giudicato, nel caso in giudizio l’Ufficio AI non può appellarsi alla recente prassi 

del Tribunale federale, ai sensi della quale la precedenza alla valutazione del 

grado d’invalidità da parte della SUVA non è assoluta, al fine di giustificare il 

mancato coordinamento della valutazione del grado d’invalidità con le 

assicurazioni infortuni. Come considerato, l’Ufficio AI era al corrente del grado 

d’invalidità fissato o, in ogni caso, previsto dalle assicurazioni infortuni che, 

pur se contestato da parte dell’assicurato in quanto ritenuto esiguo, doveva, 

a maggior ragione, costituire per l’AI un grado di base sul quale sviluppare le 

proprie ulteriori valutazioni in relazione all’incidenza delle patologie 

extrainfortunistiche  che risultano dai vari referti medici. Nel merito giova 

rilevare che, nello stesso rapporto del servizio medico regionale (SMR), 

vengano evidenziate, oltre alle menomazioni legate alla patologia 

infortunistica, altre limitazioni connesse a quella extrainfortunistica. Malgrado 

la conoscenza del grado d’invalidità previsto e fissato, per quanto di loro 

competenza, tramite decisione da parte delle assicurazioni infortuni e, 

malgrado i ripetuti interventi dell’assicurato a sostegno della portata delle 

patologie extrainfortunistiche, peraltro risultanti dai molteplici referti medici agli 

atti, l’assicurazione AI, non solo ha riconosciuto un grado d’invalidità 

complessivo del 26%, cioè praticamente pari a quello meramente derivante 

dai postumi degli infortuni, ma ha pure fissato il termine d’interruzione dei ¾ 

di rendita in base a un’incapacità lavorativa del 66% in tempi completamente 

diversi da quelli delle altre assicurazioni sociali. In effetti, l’assicurazione 

infortuni ha versato all’assicurato, fino al 31 gennaio 2006, una diaria per 

incapacità al lavoro basata su un grado d’invalidità del 66  2/3%, assegnando, 

con decorrenza dal 1. febbraio 2006, una rendita del 25% per i postumi 

d’invalidità derivanti dagli infortuni. Da parte sua, l’Assicurazione AI ha invece 

riconosciuto, tenuto correttamente conto dell’anno d’attesa, una rendita di ¾ 

basata su un grado d’invalidità del 66% per il periodo dal 1. gennaio 2004 al 

31 agosto 2005, fissando, a decorrere da detta data, un grado d’invalidità del 

26%. Ne consegue che, per quanto concerne il lasso di tempo fra il 1. 

settembre 2005 e il 1. febbraio 2006, l’assicurazione infortuni ha riconosciuto 

all’assicurato un’incapacità lavorativa nella misura del 66  2/3%, mentre 

l’assicurazione AI, pur tenuta a giudicare il grado d’invalidità complessivo 

tenendo quindi conto delle patologie extrainfortunistiche, ha accertato, come 

risulta dalla decisione impugnata, un grado d’invalidità del 26%. Al riguardo 

traspare quindi una incongruenza lapalissiana che collide con il principio del 

coordinamento delle assicurazioni sociali coinvolte nell’accertamento 

dell’invalidità dell’interessato e quindi con il principio per il quale la valutazione 

dell’invalidità in relazione allo stesso danno alla salute fra le singole 

assicurazioni sociali deve essere armonizzata. In tale contesto, perciò, 

l’Ufficio AI sarà tenuto a conformare la propria decisione a quella 

dell’assicurazione infortuni e  militare.

Giova inoltre rilevare che, per quanto concerne la rendita d’invalidità AI, che, 

in seguito all’aggiornamento previsto, dovrà decorrere dal 1. febbraio 2006, la 

perizia del dott. …, sulla quale l’Ufficio AI basa prioritariamente la propria 

decisione, appare perlomeno contraddittoria in quanto l’assicurato viene 

giudicato abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo 

del 100% a partire dal 6 maggio 2003, quando lo stesso era stato dichiarato 

inabile al lavoro nella misura del 66  2/3%; in relazione all’attività prevista dal 

mansionario SUVA del 6 maggio 2004, il perito giudica invece l’assicurato 

abile al lavoro nella misura del 60%. Da parte sua,  il medico curante del 

ricorrente è ripetutamente intervenuto invocando gravi problemi di salute del 

suo paziente senza però indicare con precisione il presunto grado d’invalidità 

dello stesso. 

Alla luce della situazione illustrata, caratterizzata da giudizi medici in parte 

sommari e certamente contraddittori, l’Ufficio AI non potrà esimersi 

dall’effettuare ulteriori accertamenti mirati al fine di accertare l’effettiva 

incapacità lavorativa globale del ricorrente a decorrere dal 1. febbraio 2006. 

Di conseguenza, il ricorso deve essere accolto e gli atti sono rinviati all’ufficio 

convenuto per nuova decisione ai sensi delle conclusioni giudiziali che 

prevedono l’assegnazione di ¾ di rendita AI fino al 31 gennaio 2006, nuovi 

accertamenti medici e l’emanazione di una decisione sulla base degli stessi 

per quanto concerne la rendita a decorrere dal 1. febbraio 2006.

Per quanto concerne la decisione del 5 novembre 2007 si prende atto che la 

stessa riguarda la quantificazione della rendita basata su un grado d’invalidità 

del 66% per il periodo dal 1. gennaio 2004 al 31 agosto 2005. Tale decisione, 

in effetti, non collide con la presente che impone all’istituto convenuto la 

proroga di tale rendita fino al 31 gennaio 2006 completandola. Inoltre la stessa 

non ha una portata giuridica propria in quanto traduce meramente in cifre 

quella qui impugnata.

6. In deroga ai disposti dell’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in 

caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI 

davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

L’ammontare delle spese è previsto fra fr. 200.-- e 1’000.-- in funzione dei 

costi di procedura e senza riguardo al valore litigioso. Di conseguenza, i costi 

procedurali vengono accollati all’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone 

dei Grigioni (Ufficio AI) soccombente.

Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA, il ricorrente che vince la causa ha 

diritto al rimborso delle ripetibili secondo quanto stabilito dal Tribunale delle 

assicurazioni. L’importo è determinato senza tenere conto del valore litigioso, 

ma secondo l’importanza della lite e la complessità del procedimento. Visto 

l’esito del gravame s’impone quindi l’assegnazione al ricorrente, che malgrado 

l’invito non ha presentato la nota d'onorario del proprio legale, l’assegnazione 

di un’equa somma a titolo di ripetibili fissata dal Tribunale in fr. 2’500.-- (IVA 

compresa).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto, la decisione impugnata viene annullata e gli atti vengono 

rinviati all'istanza convenuta al fine di nuova decisione ai sensi dei 

considerandi.

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato dall’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (Ufficio AI) entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (Ufficio AI) è 

tenuto a versare a … la somma di fr. 2’500.-- (IVA compresa) a titolo di 

ripetibili.