# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5565262-b050-5ab1-a886-9b38e992fa41
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-08-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.08.2001 39.2001.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2001-6_2001-08-10.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2001.00006-7

   

  rs/dc/nh

  	
  Lugano

  10 agosto 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella
  Sartoris

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 11 gennaio 2001
di

 

	
   

  	
  1.
  __________,  

  2.
  __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 19 dicembre 2000 emanate
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 19
dicembre 2000, con due decisioni, la Cassa cantonale per gli assegni familiari
(di seguito la Cassa) ha respinto la domanda di assegno integrativo a favore
dei figli __________ e __________ e la richiesta di un assegno di prima
infanzia, presentate il 10 dicembre 2000 da __________ e __________,
argomentando:

 

" 
(…)

Secondo l'art. 24 cpv. 1 lett. b) LAF il genitore
domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno integrativo per il figlio, se
cumulativamente:

 

a)   ha la custodia del figlio;

b)   ha il domicilio nel Cantone da almeno 3 anni;

c)   il reddito disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta
dell'eventuale assegno di base nonché degli eventuali obblighi alimentari, è
inferiore ai limiti minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni
complementari all'AVS/Al.

 

Nella fattispecie, l'Ufficio controllo abitanti
di __________ ci comunica che lei è residente nel Canton Ticino dal 01.06.2000
proveniente da Littau (LU). Pertanto la condizione dell'art. 24 cpv. 1
lett. b) LAF non è adempiuta.

 

Mancando il requisito del domicilio non si
ritiene di dover esaminare le altre condizioni previste per la concessione
dell'assegno." (Doc. _)

 

                               1.2.   Gli
assicurati, l'11 gennaio 2001, hanno tempestivamente impugnato i provvedimenti
dell'amministrazione, adducendo le motivazioni seguenti:

 

" 
(…)

Alla mia richiesta ho allegato una lettera che
comprova le ragioni per le quali a mio giudizio dovrei avere diritto ad un
aiuto cantonale. Sono al corrente dell'articolo 32 LAF, come pure dell'articolo
24 cpv. 1 lett. b) i quali pretendono un domicilio di almeno 3 anni nel
Cantone, sono cosciente che questo presupposto non è adempito, comunque tengo a
precisare che la mia partenza in un altro Cantone nel 1998 è stata per motivi
prettamente professionali, piuttosto di andare a carico della comunità facendo
capo alla cassa disoccupazione ho preso la decisione (non facile) con la mia
famiglia di trasferirmi, con i diversi problemi legati a tutto questo! Sono
sicuro che questo fatto sia a nostro favore e non a nostro svantaggio
penalizzandoci per la nostra flessibilità e disponibilità a cercare delle
soluzioni così difficili pur di non rimanere disoccupato.

 

Sono nato in Ticino ed ho sempre pagato le
imposte nel nostro Cantone, pure quando lavoravo fuori cantone, avevo il
permesso di settimanale. Questo non è stato possibile nel 1998 visto che mi
sono trasferito con tutta la famiglia. Per me la famiglia è molto importante e
quindi non sarei riuscito a sopportare di lasciarla lontana in Ticino." 
(Doc. _)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 26 gennaio 2001 la Cassa ha proposto di respingere il ricorso e ha
osservato:

 

" 
(…)

Dal tenore dei ricorsi vi è la conferma che i
coniugi __________ conoscano perfettamente quanto sancito dai combinati art. 24
cpv. 1, lett. b e 32 cpv. 1, lett. a) laf.

 

Essi motivano la loro richiesta facendo
riferimento alle ragioni che li portarono a trasferire il loro domicilio nel
Canton __________: furono essenzialmente dovute all'impossibilità per il signor
__________ di trovare un lavoro nel Canton Ticino.

 

Dagli atti risulta che il marito iniziò
un'attività nel Canton __________ il 1° ottobre 1997 e che la famiglia portò il
domicilio in questo cantone il 1° marzo 1998.

 

Il rientro nel Canton Ticino intervenne il 1°
giugno 2000.

 

L'assenza del domicilio nel Canton Ticino si è
protratta dal 1°  marzo 1998 al 31 maggio 2000, quindi per un periodo superiore ai 2
anni."

 (Doc. _)

 

                               1.4.   Con scritto
del 10 maggio 2001 l'assicurato ha ribadito:

 

" 
(…)

Ci tengo a precisare che la mia partenza in un
altro Cantone nel 1998 è stata per motivi

prettamente professionali.

 

Nell'ultimo periodo presso la macelleria
__________, ho avuto parecchi problemi con il proprietario, come potete anche
capire dal certificato di lavoro allegato, la situazione stava peggiorando e il
lavoro diventava sempre più insopportabile ed impossibile.

Come si nota dagli allegati, non sono certamente
rimasto con le mani in mano ad aspettare che un lavoro venisse a cercarmi ! Ho
scritto parecchie domande di lavoro, e visto che il mercato dei macellai in
quel momento era veramente difficile, causa principale la BSE, mi sono rivolto
anche ad altri settori non inerenti la macelleria, pur di trovare impiego.

 

Passati 6 mesi senza trovare impiego, ho preso la
decisione (non facile) di estendere la mia ricerca anche oltre Gottardo, dove
ho subito trovato risposte affermative.

 

Avrei avuto anche la possibilità di andare a
carico della società facendo capo alla cassa disoccupazione, ma questo passo
l'avremmo fatto solo in caso di estrema necessità.

 

Sono sicuro che questi ulteriori particolari
riescano a farvi capire la situazione, che ci ha portato al nostro
trasferimento nel Canton __________.

 

Al mio ritorno in Ticino
mi vedo respingere una richiesta di aiuto solo per la decisione, vi garantisco
non facile, di lasciare il cantone Ticino per un periodo poco più lungo di 2
anni?

 

Siamo sempre stati
orgogliosi di essere nati e cresciuti nel cantone Ticino, dove abbiamo anche
sempre pagato le nostre imposte, pure quando lavoravo fuori cantone avevo il
permesso di settimanale. Questo non è stato possibile nel 1998 visto che mi
sono trasferito con tutta la famiglia. Per me la famiglia è molto importante e
quindi non sarei riuscito a sopportare di lasciarla lontana in Ticino.

 

Ma con questa decisione
ci sentiamo delusi e traditi dal nostro cantone, visto che le famiglie
straniere devono presentare solo un domicilio di 3 anni per avere diritto agli
assegni!

 

Dov'é la giustizia ?

 

A questo punto mi chiedo:   era meglio se non andavo a __________ e andavo in disoccupazione?

 

La risposta me la darete voi onorevole Giudice
Cattaneo! Se il mio ricorso verrà accettato avrò conferma di aver preso la
decisione giusta, se invece dovesse venire respinto vuol dire che la decisione
è stata sbagliata.

 

Allora vi chiedo: dovevo andare a carico della società

oppure anche voi approvate il passo da noi intrapreso,

e ci sostenete?"   (Doc. _)

 

                               1.5.   Il 3 agosto
2001, infine, __________ ha puntualizzato:

 

" 
Con la presente intendo inoltrarvi ulteriori
mezzi di prova.

 

Sono da pochi giorni in possesso della notifica
di tassazione del biennio 1999-2000 valida per il nostro Cantone.

 

Come può notare la situazione è drasticamente cambiata,
credo pertanto che questa notifica allegata l'aiuterà sicuramente nella sua
decisione."  (Doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.,
I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

                               2.2.   L'art. 72
del Codice di procedura ticinese (CPC), applicabile in virtù del rinvio al diritto
sussidiario dell'art. 23 della Legge di procedura davanti al TCA, prevede che
il giudice può ordinare la congiunzione di azioni:

                                         a) quando
sia dato un caso di litisconsorzio e una delle azioni non sia riservata ad
altro giudice per ragione di materia;

b) quando, essendo dirette contro un medesimo convenuto, derivino dal medesimo
fatto o atto giuridico.

Nell'evenienza concreta, visto che i ricorsi sono diretti contro delle
decisioni derivanti dal medesimo fatto giuridico e concernono la medesima persona,
è accertata la connessione tra loro. Per economia processuale, le due procedure
ricorsuali sono dunque congiunte in un unico procedimento giudiziario (cfr.
STFA del 16 ottobre 2000 nella causa K. K., Ö. K. S., P. S., (K 52/00, K 53/00,
54/00) consid. 1; STFA del 29 settembre 1998 nella causa L. B., (H 139+142/97),
consid. 1).

 

                                         Nel
merito

                               2.3.   Oggetto del
contendere è l'assegnazione a __________ e __________ di un assegno integrativo
a favore dei figli __________ e __________ e di un assegno di prima infanzia.

Il 1. luglio 1997 sono entrate in vigore alcune norme della nuova Legge
cantonale sugli assegni di famiglia (LAF) dell'11 giugno 1996. Fra queste gli
articoli da 24 a 37 regolano l'assegno integrativo e l'assegno di prima
infanzia. 

 

                                         L'art. 24
LAF fissa le condizioni per poter beneficiare dell'assegno integrativo e
stabilisce quanto segue:

 

"  Il
genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno (integrativo), per il
figlio, se cumulativamente:

  a) ha la custodia
del figlio;

  b) ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

  c) il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta dell'eventuale            assegno
di base nonché degli eventuali obblighi alimentari, è       inferiore ai limiti
minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni                                complementari
all'AVS/AI.

 

  Se entrambi i
genitori hanno la custodia del figlio, la madre ha diritto all'assegno. 

 

  Non ha diritto
all'assegno il beneficiario di una prestazione complementare all'AVS/AI, se il
figlio è considerato per il calcolo della prestazione."

 

                                         Il
Regolamento della legge sugli assegni di famiglia (Reg. LAF),  adottato dal
Consiglio di Stato il 5 febbraio 1997, prevede all'art. 28 cpv. 1 che "è
considerato domiciliato nel Cantone il titolare del diritto che vi risiede
effettivamente con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente".

 

                                         Il cpv. 2
dell'art. 28 Reg. LAF precisa poi che "si considera domiciliato il
titolare del diritto di cittadinanza svizzera e lo straniero in possesso del
permesso di domicilio (permesso C)".

                                         In
diverse sentenze (cfr. per tutte la STCA del 5 marzo 1998 nella causa E. e Z.B.
pubblicata in RDAT II-1998 pag. 28 seg.) questo Tribunale ha già avuto modo di
stabilire che il cpv. 2 dell'art. 28 Reg. LAF nella misura in cui definisce il
concetto di domicilio degli assicurati stranieri con riferimento al permesso di
polizia (di tipo C) è contrario alla legge.

                                         L'art. 29
del Reg. LAF stabilisce che:

 

"  Il
titolare del diritto dimostra di essere stato domiciliato ininterrottamente nel
Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

  Il domicilio non si
considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco
di un anno.

 

In caso di interruzione, il titolare del diritto
deve adempiere nuovamente la condizione relativa al periodo di carenza dei tre
anni prima di poter inoltrare una nuova richiesta."

                                         In una
recente sentenza del 24 aprile 2001 nella causa L.M.-S. (inc. 39.2000.00039) il
TCA ha deciso che l'art. 29 Reg. LAF è conforme alla legge e non viola il
principio costituzionale della separazione dei poteri, in quanto, quale
disposizione di esecuzione emanata dal Consiglio di Stato, specifica
semplicemente l'art. 24 LAF, senza introdurre restrizioni per i cittadini
ticinesi non volute dal legislatore.

 

                                         L'art. 30
del Reg. LAF stabilisce che:

 

" 
Il diritto corrente all'assegno integrativo non
decade in caso di soggiorno all'estero per un periodo non superiore ai tre mesi
sull'arco di un anno, in particolare per infortunio, malattia o visite.

 

L'anno inizia a decorrere dalla prima assenza.

 

Il diritto corrente all'assegno integrativo non
decade in caso di soggiorno in altro Cantone per malattia, infortunio, servizio
militare o servizio civile."

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 cpv. 1 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell'assegno di
prima infanzia.

 

                                         L'art.
31, relativo alla famiglia monoparentale, prevede che:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all'assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a)   ha il domicilio nel
Cantone da almeno 3 anni;

b)   si
occupa della cura del figlio e non esercita nessuna attività lucrativa oppure
ne esercita una in misura non superiore al 50%;

c)   il
reddito disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge nonché gli eventuali obblighi
alimentari, è inferiore ai limiti posti dall'art. 24 cpv. 1 lett. c)."

 

                                         L'art.
32, che si riferisce alla famiglia biparentale, stabilisce quanto segue:

 

"  I
genitori domiciliati nel Cantone hanno diritto all'assegno, per il figlio, se
cumulativamente:

  a)   hanno il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

  b)   uno dei
genitori non esercita nessuna attività lucrativa oppure ne            esercita
una che non supera il 50% per dedicarsi alla cura del       figlio;

  c)   il reddito
disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di    cui il nucleo
familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai             limiti
posti dall'art. 24 cpv. 1 lett. c).

 

  Al genitore che non
esercita un'attività lucrativa o ne esercita una solo a tempo parziale, senza
giustificati motivi, è computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di
un'attività a tempo pieno, da lui esigibile.

 

  Il reddito ipotetico
minimo è pari al doppio del limite minimo per persona sola secondo la
legislazione sulle prestazioni complementari all'AVS/AI)."

 

                                         Il Reg.
LAF, relativo alla famiglia monoparentale, prevede all'art. 41 cpv. 1 che
"è considerato domiciliato nel Cantone il titolare del diritto che vi
risiede effettivamente con l'intenzione di stabilirsi durevolmente".

 

                                         Il cpv. 2
dell'art. 41 Reg. LAF precisa poi che "si considera domiciliato il
titolare del diritto di cittadinanza svizzera e lo straniero in possesso del
permesso di domicilio (permesso C)".

 

                                         Anche
quest'ultima disposizione del Regolamento è già stata ritenuta dal TCA
contraria alla legge (cfr. la sentenza citata al consid. 2.3.).

 

                                         Secondo
l'art. 42 del Reg. LAF: 

 

"  Il
titolare del diritto dimostra di essere stato domiciliato ininterrottamente nel
Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

  Il domicilio non si
considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco
di un anno.

 

  In caso di decadenza
nel diritto all'assegno, il titolare del diritto deve adempiere nuovamente la
condizione relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare
una nuova richiesta."

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie, non è contestato che i ricorrenti sono domiciliati nel
Cantone ai sensi degli art. 24 cpv. 1 lett. b e 31 lett. a LAF (1a condizione).

Per poter adempiere il
presupposto di questi articoli gli assicurati devono tuttavia anche avere avuto
la residenza abituale in Ticino durante i tre anni precedenti la domanda degli
assegni.

                                         Infatti,
come si è visto (cfr. consid. 2.3. e 2.4.), il titolare del diritto deve
dimostrare "di essere stato domiciliato ininterrottamente nel Cantone nei
tre anni precedenti la richiesta" (art. 29 cpv. 1 e art. 42 cpv. 1 Reg.
LAF).

                                         Il
domicilio "non si considera interrotto se l'assenza dal Cantone è
inferiore ai tre mesi" (art. 29 cpv. 2 e art. 42 cpv. 2 Reg. LAF).

                                         A
proposito di questo termine di tre mesi va ricordato che, ad esempio, in
materia di prestazioni complementari sull'AVS/AI, secondo la giurisprudenza,
per determinare la durata di un soggiorno all'estero che non interrompe il
termine legale di dieci anni (termine di attesa, cfr. art. 2 cpv. 2 lett. a LPC
e RDAT II-1998 pag. 37), sono determinanti, se del caso, le regole relative al
diritto di assicurati stranieri a rendite straordinarie dell'AVS/AI, contenute
nelle Convenzioni internazionali (RCC 1985, pag. 135 consid. 3a).

                                         Si considera
che il termine di attesa di dieci anni (precedentemente: quindici anni) per gli
stranieri e quello di cinque anni per i rifugiati e gli apolidi è stato
interrotto quando l'interessato lascia la Svizzera per più di tre mesi; sono
riservati i casi di superamento di questa durata per malattia o per altre
ragioni di forza maggiore (cfr. DTF 110 V 172 consid. 3a con rinvii, RCC 1985
pag. 136 consid. 3b; RDAT II 1993 pag. 185seg; RCC 1992 pag. 38 consid. 2a; RCC
1986 pag. 431 consid. 5a; RCC 1982 pag. 404 consid. 3a).

 

                               2.6.   Il Tribunale
federale, in una sentenza dell'11 dicembre 1995 pubblicata in RDAT II 1996 pag.
237, ha negato che esistessero motivi atti a giustificare un'interruzione della
dimora in Svizzera superiore ai tre mesi nel caso di un'assicurata che si era
recata in Italia in due occasioni, ogni volta durante due anni, per assistere
la madre malata.

                                         La nostra
Massima istanza si è al proposito così espressa:

 

"  L'Ufficio
ricorrente contesta il parere dell'autorità giudiziaria cantonale.

  Ricordato che,
secondo la giurisprudenza, il soggiorno all'estero di un assicurato domiciliato
in Svizzera non comporta l'estinzione del diritto alla prestazione se la
necessità di un trattamento medico ha motivato la scelta del luogo di soggiorno
(DTF 110 V 173 consid. 3b con rinvii), ha assunto che deve però trattarsi di un
caso di forza maggiore, presupposto che non può essere ammesso nella presente
fattispecie.

 

  Il parere
dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali è pertinente. Infatti, come
risulta dalla summenzionata sentenza, per non essere interruttivo del periodo
di dimora nella Svizzera, un soggiorno all'estero di oltre tre mesi deve,
almeno dal profilo dell'imprevedibilità e delle sue conseguenze, essere
paragonabile a un caso di forza maggiore. Ora, tale requisito non è dato in
concreto. Inoltre, come rileva il ricorrente, in un caso analogo alla vertenza
in esame, il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di
giudicare che l'esistenza di un caso di forza maggiore doveva essere negato nei
confronti di un assicurato jugoslavo che motivava la sua assenza prolungata
dalla Svizzera invocando le cure da prestare alla madre infortunata (sentenza
inedita 4 gennaio 1995 in re L.). Orbene, se la dimora ininterrotta per 15 anni
è stata negata laddove la convenzione vigente tra la Svizzera e la Jugoslavia
contempla esplicitamente l'eccezione della forza maggiore ai fini
dell'ammissione di un periodo di assenza dalla Svizzera superiore a tre mesi
(art. 9 del protocollo finale della Convenzione jugoslavo-svizzera), una
soluzione più liberale non è certo ammissibile nell'ambito del disciplinamento
convenzionale italo-svizzero, il quale non prevede simile eccezione (art. 10
del protocollo finale della Convenzione italo-svizzera)." (pag. 237-238)

 

                                         In
un'altra sentenza del 19 aprile 1999 nella causa J.M., non pubblicata (P.
44/97), il TFA ha pure negato l'esistenza di motivi di forza maggiore,
argomentando:

 

"  Nella
fattispecie, si tratta di accertare se l'assenza dell'assicurato dalla
Svizzera, dal gennaio al dicembre del 1991, sia stata interruttiva del periodo
di 15 anni che - come s'è visto - secondo legge deve essere ininterrotto perchè
possano essere riconosciute prestazioni complementari.

  In sostanza la lite
verte solo sulla questione a sapere se nelle condizioni psichiche
dell'interessato a seguito della separazione dalla moglie potesse essere
ravvisata una situazione di forza maggiore ai sensi della giurisprudenza
ricordata in precedenza.

 

  b) Ora, il giudizio
cantonale, ai cui motivi può essere fatto riferimento, deve essere confermato.

  Se in effetti dagli
atti emerge che il ricorrente si è trovato all'epoca in questione in una
situazione psichica particolare, non sono comunque dati i requisiti della forza
maggiore. A prescindere dal tema di sapere se si sia effettivamente trattato di
malattia, è lecito affermare che non ci si trovi al cospetto di una situazione
richiedente una permanenza in Francia. L'assicurato si è recato in quel paese
per trovare presso famigliari quel sostegno che non trovava in Svizzera. Da
simile ricerca di appoggi in Patria dev'essere dedotta la volontà
dell'interessato, per quel limitato periodo, di trasferire il centro dei propri
interessi, il semplice legame con il figlio in Ticino nulla mutando al
riguardo.

  Per quel che
concerne poi il particolare argomento secondo cui l'assicurato non sarebbe
rimasto in Svizzera perché le cure richieste non sarebbero state prese a carico
dall'assicurazione contro le malattie, esso non è di rilievo. In questa
circostanza si ravvisa semmai un elemento indicante che non si è trattato di
una situazione seria o comunque d'urgenza, elemento corroborante pertanto
l'inadempimento dei requisiti della forza maggiore."

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha riconfermato la propria
giurisprudenza in una sentenza pubblicata in Pratique VSI 2001 pag. 202 seg.
nella quale ha stabilito che il periodo di attesa si era interrotto nel caso di
un assicurato che si era recato all'estero per 6 mesi per approfondire le
proprie conoscenze linguistiche ed effettuare alcuni lavori di ricerca. L'Alta
Corte ha in particolare sottolineato:

" 
Exceptionnellement, l'absence peut dépasser
trois mois sans interrompre le délai de carence; pour ce, elle doit être
motivée par des faits pertinents. Résumant l'état de sa jurisprudence y
relative, le TFA ne reconnaît de justes motifs d'absence autorisant une
prolongation du délai de trois mois que dans deux cas: soit la présence de
raisons impératives - maladie, accident .- inhérentes à la personne de l'assuré,
soit des cas de force majeure. Il sied de s'en tenir à ces deux catégories
d'exception. Toute extension mettrait en péril la sécurité du droit et
exposerait la pratique à des problèmes de délimitation presque insolubles. Une
extension du délai de trois mois doit rester exceptionnelle et obéir à des
critères bien définis. Des raisons d'ordre social, familial, personnel ou
professionnel ne sauraient par conséquent être pertinentes au regard de la
jurisprudence évoquée, aussi honorables soient-elles.

 

      d.  Les motifs invoqués par l'intimé à
l'appui d'une extension du délai d'absence à l'étranger de trois mois
n'émargent d'aucune manière à l'une ou l'autre des catégories d'exceptions
évoquées. Par conséquent, il sied de considérer que le délai de carence a été
interrompu, et qu'il a recommencé à courir dès le retour de l'intimé en Suisse
le 1er novembre 1994. L'argument selon lequel l'intimé a passé plus
de 40 années de sa vie en Suisse ne saurait donc être d'un quelconque secours,
et le fait de s'être rendu en France le 1er mai 1994 - soit peu de
temps avant l'accomplissement du délai de carence - pas d'avantage. Dans l'ATF
précité T., l'interruption du délai de carence avait elle aussi eu lieu très
peut de temps avant l'accomplissement du délai de carence de 15 années. Quant
aux retours à domicile pour expédier les affaires courantes (courrier, loyer et
assurances), ils ne sont pas de nature à inverser le cours des choses. enfin,
toujours dans l'ATF T., les juges avaient conclu que même la Convention
européenne des droits de l'homme était irrelevante à cet égard." (Pratique
VSI 2001 pag. 205)

 

                               2.7.   Oltre agli
art. 29 e 42 Reg. LAF, già citati, va ricordato che, secondo l'art. 30 cpv. 1 e
l'art. 44 cpv. 1 Reg. LAF, il diritto corrente all'assegno non decade in caso
di soggiorno all'estero per un periodo non superiore ai tre mesi sull'arco di
un anno, in particolare per infortunio, malattia o visite. L'anno inizia a
decorrere dalla prima assenza (art. 30 cpv. 2 e art. 44 cpv. 2 Reg. LAF).
Inoltre, il diritto corrente all'assegno, sia a quello integrativo che a quello
di prima infanzia, non decade in caso di soggiorno in altro Cantone per
malattia, infortunio, servizio militare o servizio civile (cpv. 3 dell'art. 30
e dell'art. 44 Reg. LAF).

                                         Il TCA ha
stabilito che il periodo di carenza di tre anni, ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 e
dell'art. 42 cpv. 2 Reg. LAF, non si considera interrotto anche nel caso in cui
lo spostamento del domicilio o della residenza effettiva per più di tre mesi in
un anno è provocato da motivi di forza maggiore (D. Cattaneo, La legge sugli
assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti, in "Il
diritto pubblico ticinese nel terzo millennio", RDAT I -2000, pag. 130 e
segg (131)).

                                         Questo
criterio, ripreso dalla giurisprudenza del TFA in materia di prestazioni
complementari e di rendite straordinarie dell'AVS (cfr. D. Cattaneo, op. cit.,
in RDAT I - 2000, sentenze citate alla nota 47, pag. 131), è stato ad esempio
riconosciuto nel caso di assicurate che si sono assentate dal Ticino per
cercare di ricostituire un legame con il padre del loro figlio (cfr. STCA del 9
marzo 1998 nella causa J.W. e STCA del 9 marzo 1998 nella causa PC non
pubblicate, entrambe menzionate in D. Cattaneo, op. cit., RDAT I -2000, pag.
131) o nel caso di una famiglia assente dal Ticino per complessivi 8 mesi in
quanto il marito aveva trovato un impiego fuori Cantone (cfr. STCA dell'8
febbraio 2000 nella causa S. e N.P. non pubblicata, citata in RDAT I - 2000,
pag. 131).

                                         In
quest'ultimo caso il TCA ha in particolare rilevato:

 

" 
Nel caso concreto risulta dagli atti che S. P.
ha risieduto ad Olten dal 1° ottobre 1996 al 31 maggio 1997.

Successivamente è rientrata in Ticino, dove aveva
sempre vissuto (cfr. doc. _).

La famiglia P. ha deciso di trasferire il proprio
domicilio civile (cfr. consid. 2.3 e la sentenza commentata in PJA 1999 pag.
611 seg.) a Olten in quel periodo, dove peraltro il marito lavorava rientrando
settimanalmente al in Ticino, anche a seguito della nascita della figlia il 16
aprile 1996 (cfr. doc. _).

 

La famiglia P. è dunque stata sempre domiciliata
ed ha risieduto effettivamente in Ticino salvo gli otto mesi durante i quali si
è trasferita nel Canton Soletta per ragioni di lavoro del marito.

In simili condizioni, visto il motivo addotto per
il trasferimento fuori Cantone e ritenuto inoltre che, secondo gli art. 29 cpv.
2 e 46 cpv. 2 Reg. LAF, "il domicilio non si considera interrotto se
l'assenza dal Cantone è inferiore ai tre mesi sull'arco di un anno" (in
questo caso 3 mesi nel 1996 e 3 mesi nel 1997), questo Tribunale ritiene che
sarebbe eccessivamente rigoroso negare alla famiglia il diritto agli assegni
solo per i due mesi supplementari di interruzione del domicilio, per di più con
valide giustificazioni.

Il presupposto degli art. 24 cpv. 1 lett. b LAF e
32 cpv. 1 lett. a LAF nel caso concreto è dunque realizzato.

Gli
atti vanno così ritrasmessi all'amministrazione affinché esamini gli altri
presupposti per il diritto all'assegno integrativo e all'assegno di prima
infanzia."

 

                                         In una recente sentenza
del 24 aprile 2001 il TCA ha inoltre ammesso, pur riconoscendo che si trattava
di un caso limite, che il trasferimento di un'assicurata dal Cantone Ticino al
Canton Ginevra per circa 10 mesi, malgrado fosse avvenuto a seguito del
matrimonio, viste le circostanze particolari del caso, era stato provocato da
motivi di forza maggiore. I problemi linguistici e di integrazione del marito,
di nazionalità straniera, sembravano infatti più facilmente superabili in una
Città a vocazione internazionale come Ginevra (cfr. STCA del 24 aprile 2001
nella causa L.M.-S., inc. 39.2000.00039).

 

                                         Il
criterio della forza maggiore non è stato invece ammesso nel caso di un
assicurato che si era trasferito in un altro Cantone a seguito di divergenze
con i suoi genitori (cfr. RDAT II-1998 pag. 50-51) o trattandosi di assicurate
che sono rientrate in Ticino dopo aver divorziato dal coniuge, lasciando il
Cantone nel quale avevano trasferito il domicilio al momento del matrimonio
(cfr. STCA del 5 luglio 1999 nella causa C.D.-L. e STCA del 21 gennaio 2000
nella causa J.M. non pubblicate, entrambe citate in D. Cattaneo, op. cit., RDAT
I - 2000 pag. 131).

                                         Più
precisamente il TCA si è così espresso:

 

" 
Nel caso concreto  J. M. ha trasferito il
proprio domicilio civile nel Canton Vaud dal mese di luglio 1997 fino al mese
di gennaio 1999 (cfr.  doc. 13,consid. 2.3 e la sentenza commentata in PSA 1999
pag. 611 seg.).

Essa non adempie il
presupposto di tre anni di domicilio ininterrotto in Ticino, prima della
domanda.

L’assicurata ha infatti 
interrotto il periodo di carenza di tre anni per più di tre mesi (cfr. art. 42
cpv. 2 Reg. LAF). 

D'altra parte, i motivi
invocati dalla ricorrente (cfr. consid. 1.4.) non possono essere ritenuti di
forza maggiore ai sensi della giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.3.), visto
che essa si è trasferita nel Canton Vaud  con il marito e  padre di sua figlia
(nata nel maggio 1997 ).

Ora, secondo le
disposizioni del Reg. LAF citate (cfr. consid. 2.2.), in caso di interruzione,
rispettivamente in caso di decadenza del diritto all'assegno, il titolare del
diritto deve adempiere nuovamente la condizione relativa al periodo di carenza
dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova richiesta.

Il nuovo periodo di
carenza di tre anni ha iniziato a decorrere nel gennaio  1999  e non era dunque
ancora trascorso al momento della  presentazione della domanda.

In simili condizioni le
decisioni della Cassa cantonale con le quali è stato rifiutato all'assicurata
il diritto all'assegno integrativo e all’assegno di prima infanzia devono
essere  confermate.

(cfr. STCA del 21 gennaio
2000 J. M., consid. 2.5., non pubblicata)

 

                                         Questo Tribunale, in una
sentenza relativa a un'assicurata nata nel Canton Ticino e qui domiciliata per
più di trent'anni che, per quasi due anni, aveva trasferito il proprio
domicilio nel Canton Zurigo per seguire (con i due figli in tenera età) il
marito che in quel Cantone aveva trovato lavoro e che in seguito era rientrata
in Ticino a causa della separazione della coppia, ha deciso che non era
adempiuto il presupposto di tre anni di domicilio ininterrotto in Ticino prima
della domanda. Il TCA ha, infatti, considerato che l'assicurata aveva
interrotto per più di tre mesi il periodo di carenza di tre anni per dei motivi
che non potevano essere ritenuti di forza maggiore (cfr. STCA del 18 settembre
2000 nella causa M.T.P.-G.).

 

                                         In
un'altra sentenza del 26 gennaio 2001 il TCA ha ritenuto non dati gli estremi
della forza maggiore nel caso di un'assicurata nata nel 1969 e sempre
domiciliata in Ticino, fino al momento del trasferimento nel Canton Grigioni
per quasi 5 anni (dal settembre 1995 al luglio 2000), per motivi di lavoro,
dove risiede il padre di suo figlio (nato l'8 dicembre 1999) (cfr. STCA del 26
gennaio 2000 nella causa S.B., inc. 39.2000.00084-85).

 

                               2.8.   Riguardo
alle nozioni di domicilio e di residenza abituale, in una sentenza del 17
maggio 1999 nella causa S.G., non pubblicata (39.98.109-110) il TCA ha
precisato:

 

"  Nella
presente fattispecie la Cassa ha ritenuto non adempiuto il presupposto
dell'art. 24 cpv. 1 lett. b LAF e 32 cpv. 1 lett. a LAF.

  Chiamato ora a
pronunciarsi, il TCA non può che approvare l'operato dell'amministrazione.

  Infatti, da una
parte, vista la durata del soggiorno in Francia dell'assicurata per motivi di
studio e considerato che essa vive a Parigi con il suo compagno e sua figlia ed
ha quindi in quella città il centro dei suoi interessi familiari, si può
ritenere che essa abbia costituito il suo domicilio civile in Francia (cfr.,
per un caso analogo, proprio in materia di assegni familiari RVJ 1999 pag.
108-100).

  Inoltre e
soprattutto, anche volendo ammettere per ipotesi, che S. G. è tuttora
domiciliata in Ticino, comunque l'assicurata non vi risiede effettivamente
(cfr. STFA del 30 settembre 1998 nella causa S.P., H 144/97) per ben 8 mesi
all’anno ogni anno. Questa assenza dal nostro Cantone è di gran lunga superiore
rispetto a quella ammessa dall’art. 29 cpv. 2 Reg. LAF, secondo cui il
domicilio (recte: la residenza abituale) "non si considera interrotto se
l'assenza dal Cantone è inferiore ai tre mesi".

  Non esistono del
resto in concreto motivi di forza maggiore atti a giustificare un'interruzione
superiore (cfr. STFA del 19 aprile 1999 nella causa J.M., P 44/97).

  A regione la Cassa
ha quindi rifiutato all'assicurata l'assegno integrativo.

  Anche l’assegno di
prima infanzia è stato giustamente rifiutato dall’amministrazione, visto che
secondo l’art. 32 cpv. 1 lett. a LAF per potere ottenere questa prestazione,
entrambi i genitori devono avere il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni."

 

                               2.9.   Nel caso
concreto __________ e __________ hanno trasferito il proprio domicilio civile
dal Cantone Ticino al Canton __________ dal mese di marzo 1998 al mese di
giugno 2000 (cfr. consid. 1.2.; 1.3.; doc. _ agli atti dell'amministrazione), e
quindi per più di due anni.

                                         Essi non
adempiono il presupposto di tre anni di domicilio ininterrotto in Ticino -
richiesto dalla legge sia per l'erogazione dell'assegno integrativo che di
quello di prima infanzia - prima della domanda.

                                         Gli
assicurati hanno in effetti interrotto il periodo di carenza di tre anni per
più di tre mesi (cfr. art. 29 cpv. 2 e art. 42 cpv. 2 Reg. LAF).

                                         D'altra
parte, i motivi invocati dai ricorrenti (cfr. consid. 1.2.) non possono essere
ritenuti di forza maggiore ai sensi della giurisprudenza citata (cfr. consid.
2.5., 2.6., 2.7.). 

                                         La
famiglia del ricorrente, nel mese di marzo 1998, ha infatti trasferito il
domicilio civile nel Canton __________ per seguire __________. Egli si era
stabilito, già nel mese di ottobre 1997, a __________ per motivi professionali,
in quanto in Ticino non trovava un'occupazione e non voleva ricorrere
all'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. consid. 1.3.; doc. _ agli atti
dell'amministrazione). Pur comprendendo il motivo che ha condotto i ricorrenti
nel Canton  e il loro desiderio di vivere uniti con i due figli, la durata
dell'assenza dal Cantone Ticino, di più di due anni, è stata tuttavia
notevolmente lunga, per cui non permette di considerare non interrotto il periodo
di carenza di 3 anni (cfr. consid. 2.7.).

 

                                         Al
riguardo il TCA segnala infatti che, nei casi in cui questa Corte ha
riconosciuto che lo spostamento del domicilio o della residenza effettiva per
più di tre mesi in un anno era causato da motivi di forza maggiore, il periodo
di interruzione era sempre inferiore ai 12 mesi (cfr. STCA del 24 aprile
2001 nella causa L.M.-S., nella quale l'interessata ha vissuto a Ginevra per
circa 10 mesi; consid. 2.7.; STCA del 9 marzo 1998 nella causa J.W., nella
quale l'assicurata si era trasferita in Costa Rica per 6 mesi e mezzo; STCA del
9 marzo 1998 nella causa P.C., nella quale l'assicurata aveva vissuto in
Francia per 9 mesi e mezzo; STCA dell'8 febbraio 2000 nella causa S. e N.P.,
nella quale l'interessata, con la sua famiglia, è stata a Olten per 8 mesi, non
pubblicate, citate in RDAT I-2000, pag. 131; consid. 2.7.).

 

                                         Ora,
secondo le disposizioni del Reg. LAF citate (cfr. consid. 2.2, 2.3. e 2.6.), in
caso di interruzione, l'assicurato deve adempiere nuovamente la condizione
relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova
richiesta.

                                         Il nuovo
periodo di carenza di tre anni ha così iniziato a decorrere nel giugno 2000 e
non era dunque ancora trascorso al momento della presentazione della domanda.

                                         In simili
condizioni le decisioni della Cassa cantonale con le quali è stato rifiutato
all'assicurata il diritto agli assegni devono essere confermate.

A titolo abbondanziale
occorre rilevare che sta al legislatore, se lo ritiene opportuno in occasione
dell'imminente prima revisione della legge, trovare una diversa soluzione
riguardo al periodo di carenza, per le persone, come l'assicurato, da sempre
domiciliate in Ticino ed assentatesi dal Cantone durante alcuni anni per motivi
professionali (consid. 1.2. e RDAT II-1998 pag. 43-48 sulle ragioni che hanno
portato il Gran Consiglio a introdurre un periodo di carenza di tre anni).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   I ricorsi
sono respinti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti