# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b3c873b4-27d5-5e2e-bbbd-d07f71921626
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-06-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 28.06.2021 15.2021.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2021-16_2021-06-28.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2021.16

  	
  Lugano

  28 giugno 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo sul ricorso 12 febbraio 2021 di 

 

	
   

  	
   RI 1  

  (patrocinato dagli  PA 1 e PR 1,

   )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio d’esecuzione di Bellinzona,
o meglio contro l’attestato di carenza di beni emesso l’8 gennaio 2021 nell’esecuzione
n. __________ promossa nei confronti del ricorrente da 

 

	
   

  	
  PI 1,  

  (patrocinato dall’ PA 2, )

   

  

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Su
domanda di PI 1, il 27 giugno 2019 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Bellinzona ha
emesso nei confronti di RI 1 il precetto esecutivo n. __________ destinato all’incasso di fr. 118'750.– oltre
ad accessori e lo ha notificato il giorno seguente al
domicilio dell’escusso a __________.

 

                                  B.   Ricevuto
il precetto esecutivo, RI 1 vi ha interposto opposizione il 1° luglio 2019.

 

                                  C.   Il
12 ottobre 2020 l’escutente ha chiesto all’UE la continuazione dell’esecuzione
sulla scorta della decisione di rigetto provvisorio pronunciata il 6 agosto
2020 dal Pretore del Distretto di Bellinzona limitatamente a fr. 115’814.50.

 

                                  D.   Dando
seguito alla predetta domanda, il 21 ottobre 2020 l’Ufficio ha emesso l’avviso
di pignoramento per il 28 ottobre 2020 e l’ha inoltrato mediante posta semplice
al domicilio del debitore a __________.

 

                                  E.   Siccome
RI 1 non si è presentato, l’UE lo ha nuovamente convocato con scritto del 28
ottobre 2020 per il 6 novembre 2020. Non avendo il debitore dato seguito
neppure a tale convocazione, il 6 novembre 2020 l’Ufficio ha incaricato la
Polizia comunale di Bellinzona di procedere al suo accompagnamento forzato. Tramite
comunicazione del 16 novembre 2020 la Polizia ha dichiarato di non essere
riuscita a rintracciare RI 1, giacché nello stabile in cui dovrebbe risiedere non
è conosciuto, il suo nome non figura sulla buca delle lettere e il recapito
telefonico a disposizione della Polizia è disattivato.

 

                                 F.   Il
23 novembre 2020 l’organo esecutivo ha quindi proceduto al pignoramento in
assenza del debitore. Nel verbale interno delle operazioni di pignoramento,
riferendosi al rapporto della Polizia, esso ha indicato in particolare che RI 1,
malgrado risulti tuttora domiciliato in __________ a __________, è
irreperibile, poiché è probabilmente tornato in Italia. Non avendo rinvenuto
beni pignorabili, l’8 gennaio 2021 l’Ufficio ha infine emesso un attestato di
carenza di beni (ACB).

 

                                  G.   Con
ricorso del 12 febbraio 2021 RI 1 si aggrava contro il predetto provvedimento, chiedendo
a questa Camera, in via principale, di accertare che l’esecuzione n. __________
è decaduta il 31 gennaio 2020 per trasferimento all’estero del debitore e di
dichiarare quindi la nullità dell’ACB e, in via subordinata, di annullare tale
provvedimento, oltre ad accertare la decadenza dell’e­­secuzione in questione.
Egli domanda pure il conferimento dell’ef­fetto sospensivo al gravame, ciò che
il presidente di questa Camera ha concesso con ordinanza del 23 febbraio 2021.

 

                                  H.   Mediante
osservazioni dell’8 marzo 2021 PI 1 si è opposto al ricorso, postulando che sia
dichiarato inammissibile, siccome tardivo e, in subordine, che sia stralciato
dai ruoli per conflitto d’interessi dei patrocinatori del ricorrente o che a
costui sia impartito un termine di 5 giorni per inoltrare un ricorso tramite
valido rappresentante o per nominare un nuovo rappresentante e, in via ancor
più subordinata, che il gravame sia respinto. Nelle sue del 22 marzo 2021 l’UE
si è rimesso al giudizio della Camera, pur ritenendo di aver agito
correttamente.

 

                                    I.   Tramite
replica spontanea del 24 marzo 2021 e duplica spontanea del 2 aprile 2021 le
parti si sono determinate in particolare sull’ec­­cezione di conflitto d’interessi
sollevata dal resistente, riconfermandosi nelle rispettive domande.

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   In merito alla tempestività del ricorso, l’insorgente spiega di
essere venuto a conoscenza dell’ACB soltanto il 3 febbraio 2021, allorquando
uno dei suoi attuali rappresentanti legali ha contattato telefonicamente l’UE,
dopo aver preso atto della decisione di rigetto provvisorio dell’opposizione
contenuta nell’incarto che aveva ritirato il 2 febbraio 2021 presso il
precedente avvocato del ricorrente, ciò che è stato dichiarato dinanzi a un
pubblico ufficiale (doc. B). Aggiunge pure ch’egli non ha partecipato ad alcun
pignoramento e che neppure è stato avvisato di tale atto.

 

                                1.1   Da
parte sua, il resistente sostiene che la dichiarazione di uno dei
rappresentanti del ricorrente, secondo cui l’incarto relativo alla procedura di
rigetto è stato ritirato presso il precedente patrocinatore soltanto il 2
febbraio 2021, seppur rilasciata dinanzi a un notaio (doc. B), non è
sufficiente a provare tale fatto. Nella replica spontanea, il ricorrente rileva
invece che la dichiarazione dinanzi a un notaio è più che sufficiente per dimostrare
la tempestività del ricorso e che, in ogni caso, lo stato in cui si trovava l’esecuzione
in esame è emerso unicamente durante la telefonata all’UE del 3 febbraio 2021,
menzionata nella dichiarazione giurata, la quale ha pieno valore probatorio.

 

                                1.2   A
prescindere dalle tesi sostenute dalle parti, si evince dagli atti che l’UE non
ha trasmesso al debitore una copia dell’ACB. L’ul­timo atto inviatogli nel
corso dell’esecuzione è infatti l’avviso di pignoramento. Sennonché RI 1 ne
contesta la ricezione e l’Ufficio non è in grado di comprovarla, dal momento
che l’invio è avvenuto per posta semplice. In mancanza di indizi contrari, che
il resistente neppure allega, bisogna dunque attenersi alle dichiarazioni del
debitore, secondo cui è venuto a sapere dell’esistenza dell’ACB soltanto il 3
febbraio 2021. Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton
Ticino la CEF (art. 3 della Legge cantonale sulla procedura di ricorso
in materia di esecuzione e fallimento [LPR, RL 280.200]) – entro
10 giorni da quando il ricorrente ebbe notizia del provvedimento impugnato, il
ricorso inviato il 12 febbraio 2021 è dunque in linea di principio ricevibile
(art. 17 LEF).

 

                                   2.   Il
resistente eccepisce altresì l’esistenza di un conflitto d’interessi in capo ai
patrocinatori del ricorrente. In proposito, premette che nel 2018 aveva
conferito mandato di patrocinio legale all’avv. PI 4, collega di studio degli
avvocati dell’insorgente, per una vertenza in materia di locazione che
riguardava la PI 5 (recte: PI 6), con sede a __________, ovvero la
società che gestiva il ristorante ch’egli ha in seguito venduto a RI 1 e altri.
Orbene, secondo PI 1, l’esecuzione oggetto della presente procedura deriva
proprio dal mancato pagamento del saldo del contratto di compravendita. Per
tali motivi, egli è del parere che i rappresentanti legali di RI 1 siano caduti
in un chiaro conflitto d’interessi, dato che lo avevano patrocinato per una
questione direttamente inerente alla società PI 6.

 

                                         Da
parte sua, il ricorrente contesta le predette argomentazioni, rilevando nella
replica spontanea che oggetto del mandato affidato nel 2018 dalla PI 3 allo
studio legale dei suoi avvocati era una vertenza di diritto di locazione
riguardante difetti lamentati dalla mandante e suscettibili di chiedere una
diminuzione del canone di locazione. Osserva altresì che a seguito di un
cambiamento di proprietà delle quote sociali della PI 6, operazione di cui lo
studio legale dei suoi patrocinatori ignorava l’esi­­stenza, la società in
questione aveva deciso di non proseguire la vertenza nei confronti della
locatrice. Precisa inoltre che lo studio legale dei suoi avvocati non si è
minimamente occupato del passaggio di proprietà in seno alla PI 3 né sapeva che
vi era coinvolto RI 1, nominativo che – a suo dire – l’allora socio gerente PI
1 non aveva comunicato all’avv. PI 2. L’insorgente fa pure notare che non vi è
nemmeno identità tra il precedente mandante, ossia la PI 3, e l’escutente nell’esecuzione
al vaglio, vale a dire PI 1, e che nell’espletamento del precedente mandato, i
suoi rappresentanti legali non potevano essere venuti a conoscenza di alcuna
informazione e/o circostanza che può essere utilizzata nell’ambito della
presente procedura. 

 

                                         Nella
denegata ipotesi in cui questa Camera dovesse accertare un conflitto d’interessi,
il ricorrente contesta infine che ciò abbia come conseguenza la reiezione del
ricorso e chiede che venga invece assegnato un congruo termine per provvedere
alla sostituzione dei propri patrocinatori.

                                         Nella
duplica spontanea il resistente si riconferma nella sua eccezione, facendo
valere che dallo scambio di e-mail prodotto con le osservazioni (doc. 1) emerge
come egli avesse agito per conto della PI 6 e che ancor prima che il mandato affidato
all’avv. PI 4 giungesse al termine, il 18 ottobre 2018 la società era passata
di mano proprio a RI 1 e altri. A mente di PI 1, che all’epoca era l’unico
legale rappresentante della PI 3 e socio al 100%, è dunque evidente che proprio
all’inizio della vicenda che ha portato all’emissione dell’ACB e poi al ricorso
in esame era ancora in essere un mandato di patrocinio con l’avv. PI 2.

 

                                2.1   Qualora
il diritto processuale o la legislazione cantonale sull’eser­­cizio della
professione d’avvocato siano silenti sul divieto di rappresentare in giudizio,
il giudice civile, amministrativo o penale che dirige il processo è competente a
statuire sul divieto di rappresentare in giudizio di un avvocato caduto in un
conflitto d’inte­­ressi (Grodecki/Jeandin, Approche critique de l’interdiction de postuler chez l’avocat
aux prises avec un conflit d’intérêts, in: SJ 2015 II 127). Nel
Canton Ticino non sono previste norme particolari in tale ambito, sicché questa
Camera è competente a decidere sull’eccezione sollevata dal resistente.

 

                                2.2   Giusta
l’art. 12 lett. c della Legge federale sulla libera circolazione degli avvocati
(Legge sugli avvocati, LLCA; RS 935.61), l’avvocato evita qualsiasi conflitto
tra gli interessi del suo cliente e quelli delle persone con cui ha rapporti
professionali o privati. Il divieto di rappresentare e patrocinare
interessi contrastanti è un principio fondamentale della professione forense,
derivante dai doveri di fedeltà e diligenza (art. 12 lett. a LLCA), dal
precetto d’indipendenza (art. 12 lett. b LLCA) e dall’obbligo di salvaguardia del
segreto professionale (art. 13 LLCA). Queste regole tendono a tutelare gli
interessi dei clienti, nonché a garantire un buon andamento del procedimento,
evitando in particolare che un mandatario pos­sa utilizzare contro un ex
cliente conoscenze acquisite nell’ambito di un precedente mandato. Deve perciò
essere evitata qualsiasi situazione già potenzialmente suscettibile di generare
un conflitto d’interessi. Tuttavia, un rischio meramente astratto o teorico non
basta: il rischio dev’essere concreto. Non è comunque necessario che il rischio
si sia realizzato e che l’avvocato abbia già svolto il suo mandato in modo discutibile
o a danno del suo cliente. Non appena si verifica il conflitto d’interessi, l’avvocato
deve porre fine al patrocinio. L’impedimento a patrocinare in tal caso si
estende di massima a tutti gli avvocati che esercitano nello stesso studio al
momento dell’assunzione di un mandato, poco importa il loro statuto (DTF 145 IV
221 consid. 2.1 e 2.2, con i rinvii).

                                         La
possibilità di agire in qualità di patrocinatore contro un ex cliente deve
essere verificata dall’avvocato con la massima diligenza, tenendo conto delle
particolarità del singolo caso. In generale, egli può accettare il nuovo
incarico soltanto se è escluso che possa avvalersi o debba discutere di
circostanze di cui è venuto a conoscenza nell’ambito di un precedente mandato
sotto garanzia del segreto professionale. Affinché il nuovo impegno gli sia
precluso, è sufficiente che sussista anche solo la possibilità di un utilizzo,
persino inconsapevole, delle conoscenze precedentemente acquisite. Nell’ambito
della valutazione di questi aspetti, occorre tener conto della connessione e
del grado di identità tra l’oggetto del precedente e del nuovo mandato. La
probabilità di far capo ad elementi appresi nello svolgimento dell’incarico
concluso è inoltre tanto più reale quanto più ampia è stata l’attività del
legale per il primo cliente e, di riflesso, più stretto il rapporto di fiducia
instauratosi. Importante è pure il tempo trascorso, benché anche dopo anni
possano riaffiorare ricordi di fatti apparentemente dimenticati (sentenza del
Tribunale federale 2C_87/2021 del 29 aprile 2021, consid. 3.1.1 e 3.1.2, nonché
rinvii).

 

                                2.3   Nel
caso in esame, risulta dai documenti prodotti dalle parti che il 30 gennaio
2018 la PI 3, il cui socio e presidente della gerenza all’epoca era PI 1 (doc.
P), ha conferito mandato di patrocinio ai diversi avvocati che fanno parte
dello studio legale in cui lavorano pure i rappresentanti legali di RI 1, per
una vertenza riguardante il contratto di locazione che essa aveva stipulato con
l’PI 7 (doc. Q). In particolare, il 25 luglio 2018 l’avv. PI 4 e il MLaw PI 8
avevano presentato in nome e per conto della società un’istanza all’Ufficio di conciliazione
in materia di locazione di Bellinzona nei confronti dell’PI 7, volta al­l’eliminazione
di diversi difetti e alla riduzione del 40% della pigione dal 1° luglio 2018
(doc. R). Il mandato è terminato il 2 dicembre 2018, allorquando PI 1 aveva comunicato
mediante e-mail all’avv. PI 4 che “i nuovi titolari della società sono dell’idea di non procedere”, sicché egli rimaneva in attesa della fattura finale, che gli è poi
stata trasmessa con e-mail del giorno successivo (doc. 1). Il 19 ottobre 2018 PI
1 aveva invero sottoscritto un contratto di compravendita delle quote sociali
della PI 3 con diverse persone, tra cui RI 1 (doc. C, pag. 2), il quale il 7
novembre 2018 è stato iscritto nel registro di commercio quale nuovo socio e
presidente della gerenza della società (doc. C, pag. 3 e P) al posto di PI 1, che
è stato cancellato il 13 novembre 2018 (doc. P).

 

                                         Successivamente,
il 27 giugno 2019 PI 1 ha fatto spic-care il precetto esecutivo n. __________ contro RI 1 e quale titolo o causa del credito ha indicato nella
domanda di esecuzione “Residuo del prezzo di compravendita della società PI 3
essendo state pagate unicamente le prime 3 rate delle 23 convenute con
contratto 19 ottobre 2018” (v. indicazioni contenute nell’applicativo
informatico dell’UE per quanto attiene all’esecuzione n. __________, cfr. anche doc. C, pag. 8). Infine, il 3 febbraio 2021 RI
1 ha conferito mandato agli attuali suoi patrocinatori per far dichiarare nullo
o annullare l’ACB (doc. A).

 

                                2.4   Ora,
come sostiene il resistente, è vero che al momento della stipulazione del
contratto di compravendita delle quote sociali della PI 6 era ancora in essere
il mandato che quest’ultima aveva conferito in particolare all’avv. PI 4. Ciononostante,
non emergono indizi per cui si possa concludere che quest’ultimo o altri
avvocati dello stesso studio legale siano venuti a conoscenza di tale
circostanza, abbiano partecipato a quell’operazione o abbiano appreso in altro
modo dal precedente mandante elementi di cui potrebbero fare uso nel secondo
mandato, ciò che del resto il resistente neppure pretende. Non vi è inoltre
identità né connessione tra l’oggetto del precedente e del nuovo mandato, il
primo vertendo su un contratto di locazione e il secondo sull’esecuzione qui al
vaglio. Va pure rilevato che la durata del precedente mandato è relativamente
breve (10 mesi) e che sono trascorsi oltre due anni dalla sua fine al
conferimento del nuovo mandato. Alla luce di tali considerazioni, in mancanza
di qualsivoglia indicazione contraria, non è possibile ravvisare un rischio
concreto di conflitto d’interessi in capo ai patrocinatori del ricorrente. Il
ricorso è dunque ricevibile anche da questo punto di vista.

 

                                   3.   Riguardo
al merito del gravame, il ricorrente si duole che l’UE ha emesso l’ACB,
nonostante egli abbia lasciato definitivamente il Cantone Ticino il 31 gennaio
2020 per recarsi a Br__________ con l’in­­tento di sostenere maggiormente il
proprio partito politico e candidarsi alle elezioni del parlamento europeo. Al
riguardo, allega di aver restituito il suo permesso B all’Ufficio della
migrazione di Bellinzona e di aver formalizzato il suo arrivo in Belgio
annunciandosi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) d’Ixelles
il 10 marzo 2020. A sostegno del suo trasferimento, insieme al ricorso ha
prodotto copia della carta di soggiorno belga valida dal 17 febbraio 2020 al 17
febbraio 2025, uno scritto a comprova dell’aper­­tura di una posizione presso
la Cassa di assicurazione sociale per i lavoratori indipendenti in Belgio,
nonché la polizza assicurativa relativa all’immobile preso in locazione a Br__________
unitamente ai documenti relativi alla garanzia prestata per i canoni di
locazione. Alla luce di tali circostanze, il ricorrente è del parere che l’Ufficio
non poteva validamente eseguire il pignoramento e di conseguen­za nemmeno
emettere l’ACB, avendo egli trasferito il suo domicilio dapprima in Belgio e dal
26 dicembre 2020 in Italia.

 

                                         Dal
canto suo, il resistente fa notare che RI 1, al momento di partire per l’estero,
circostanza ch’egli contesta, nemmeno ha notificato la sua partenza al Comune
di __________, omissione che – a sua detta – va posta a carico del ricorrente,
l’UE avendo agito nel modo corretto. Nella replica spontanea, l’insor­gente
rimarca in proposito che non appena si è reso conto che la sua partenza non era
stata debitamente registrata, vi ha immediatamente rimediato. Al riguardo ha
prodotto la dichiarazione di avvenuta notifica di partenza al 25 febbraio 2020
rilasciata dal Comune di __________ il 23 febbraio 2021.

 

                                         Mediante
duplica spontanea il resistente osserva infine che la dichiarazione di avvenuta
notifica di partenza non permette di dimostrare in maniera sufficiente che RI 1
è effettivamente partito dal suo domicilio a __________ il 25 febbraio 2020,
siccome tale documento non si basa su una raccolta di prove ottenuta dal Comune
relative alla partenza, ma unicamente sulla dichiarazione del richiedente.

 

                                3.1   Qualora
il debitore che aveva stabilito un domicilio in Svizzera non vi si trovi più temporaneamente,
senza aver comunicato il suo nuovo luogo di residenza, non si può imporre al
creditore l’obbligo di accertare se l’escusso ha realmente stabilito un nuovo
domicilio all’estero e dove si trova tale domicilio; spetta invero al debitore
di comprovare l’esistenza del suo nuovo domicilio (DTF 120 III 110 consid. 1b;
sentenza del Tribunale federale 5A_757/2015 del 15 gennaio 2016, consid.
2.2.1). Di conseguenza, ove nessuna circostanza permetta di escludere che il
debitore abbia conservato il suo domicilio in Svizzera, l’ufficio di esecuzione
può continuare a notificare gli atti esecutivi a questo domicilio (sentenza del
Tribunale federale 5A_757/2015 citata, consid. 2.2.1 i.f. e rinvio).

 

                                3.2   Nella
fattispecie, si evince dagli atti che RI 1 non ha mai comunicato all’UE di
essersi trasferito all’estero. A fronte di tale circostanza, a prescindere dal
fatto che, come allega nel ricorso, egli ha lasciato il suo domicilio in
Svizzera per recarsi all’e­­stero già il 31 gennaio 2020, l’Ufficio ha agito
correttamente laddove ha trasmesso l’avviso di pignoramento al domicilio del
debitore a __________. Sennonché, dopo che ha saputo dalla Polizia che l’escusso
non è conosciuto nello stabile in cui dovrebbe risiedere e che il suo nome non
figura sulla buca delle lettere (sopra, consid. E), l’UE non avrebbe dovuto
procedere al pignoramento d’ufficio, bensì indagare sul domicilio di RI 1 ed
eventualmente pubblicare l’avviso di pignoramento. Ad ogni mo­do, come esposto sopra (consid. 3.1), nella
fattispecie occorre sta­bilire se il debitore, cui incombe l’onere della
prova del nuovo domicilio, ha dimostrato di averlo trasferito in Belgio dal
febbraio 2020, ovvero addirittura prima della presentazione, il 12 ottobre 2020,
della domanda di continuazione dell’esecuzione, ciò che porterebbe a constatare l’incompetenza territoriale dell’organo ese­cutivo
(art. 53 LEF a contrario).

 

                             3.2.1   Giusta
l’art. 46 cpv. 1 LEF, il debitore dev’essere escusso al suo domicilio. Secondo
l’art. 53 LEF, se il debitore cambia domicilio dopo la notificazione del
pignoramento, della comminatoria di fallimento o del precetto nella esecuzione
cambiaria, l’esecuzione si prosegue al domicilio precedente. Il domicilio nel
senso di tali norme non corrisponde alla nozione amministrativa bensì a quella
civile del luogo dove risiede l’escusso con l’intenzione di stabilirvisi
durevolmente (art. 23 cpv. 1 CC), purché sia diventato in modo oggettivo e
riconoscibile per terzi e autorità il centro delle sue relazioni personali e
dei suoi interessi (sentenza della CEF 15.2018. 50 del 3 dicembre 2018, consid.
3.1 e riferimenti citati).

 

                             3.2.2   Dalla documentazione prodotta con il ricorso emerge che il 21
gennaio 2021 RI 1 è stato nominato vicepresiden­te vicario del Direttivo del
partito “__________”, con sede a Bruxelles (doc. E). Come risulta dalla fattura
23 gennaio 2020 (doc. H), egli si è pure annunciato alla “Caisse d’As­surances
Sociales pour travailleurs indépendants” di Bruxelles per il pagamento degli
oneri sociali. Ha in seguito ottenuto dalle autorità belghe una carta di
soggiorno “E” valida dal 17 febbraio 2020 al 17 febbraio 2025 (doc. G), ovvero
un titolo rilasciato ai cittadini dell’Unione europea che risiedono in Belgio e
che attesta un diritto di soggiorno dichiarativo, i cittadini dell’Unione
europea beneficiando in principio automaticamente di un diritto di soggiorno in
Belgio (v. “Les titres de séjour en Belgique” su www.adde.be). Con decorrenza
dal 10 marzo 2020 il ricorrente si è anche annunciato all’Anagrafe degli
italiani residenti all’estero (AIRE) di Ixelles (doc. F). Alla luce di tali
documenti, che il resistente del resto non ha contestato, si può concludere che
RI 1 ha fornito sufficienti e concreti indizi sull’effettivo trasferimento del centro
delle sue relazioni personali e dei suoi interessi, ovvero del
suo domicilio, da __________ a Bruxelles avvenuto tra il febbraio e il marzo
2021. Concorrono a supportare tale tesi anche la proposta di assicurazione
immobiliare 8 dicembre 2019 (e non la polizza assicurativa,
come pretende a torto l’insorgente) dell’Axa Belgium S.A., con sede a
Bruxelles (doc. I), e l’allegato alla domanda di apertura di un conto di garanzia per i canoni di locazione del 12 no­vembre
2019 (doc. L), giacché da essi risulta che RI 1 ha cominciato a organizzare il
suo trasferimento in Belgio già a partire dal novembre 2019. La Polizia di
Bellinzona ha d’altronde accertato ch’egli non risiedeva più da tempo in __________
(sopra ad E).

 

                                         Ora,
è vero, come afferma il resistente, che l’insorgente non ha comprovato di aver
notificato la sua partenza al Comune di __________ già il 25 febbraio 2020,
ovvero al momento in cui egli ha dichiarato di essere partito, ma soltanto il
23 febbraio 2021 (doc. O), dopo che il presidente di questa Camera aveva
constatato nell’ordinanza sull’effetto sospensivo che RI 1 non si era
preoccupato d’informare del suo preteso cambiamento di domicilio nemmeno il
controllo abitanti. Tale circostanza non porta però a una diversa conclusione,
dal momento che i dati del controllo abitanti attestano tutt’al più la
residenza del ricorrente secondo il diritto amministrativo (presunta essere il
luogo dove sono depositati i documenti ufficiali), che non necessariamente
corrisponde al domicilio nel senso degli art. 46 cpv. 1 e 53 LEF (cfr. sentenza
della CEF 15.2019.76 dell’11 dicembre 2019, consid. 3.3).

 

                                3.3   Ciò
posto, avendo il debitore dimostrato di aver trasferito il suo domicilio all’estero
addirittura prima della domanda di continuazione dell’esecuzione, l’UE non era
territorialmente competente a notificare l’avviso di pignoramento e, a maggior
ragione, neppure a procedere al pignoramento d’ufficio ed emettere il verbale
valido quale ACB giusta l’art. 115 cpv. 1 LEF. Sotto questo profilo, il ricorso
s’avvera dunque fondato e l’ACB dev’essere annullato. Non può invece essere
dichiarata la sua nullità, come chiesto in via principale dal ricorrente,
siccome nel caso di specie non sono sta­te violate prescrizioni emanate nell’interesse
pubblico o di persone che non sono parte nel procedimento (art. 22 LEF). Va
invero ricordato che secondo la giurisprudenza, la nullità del proseguimento
dell’esecuzione (in particolare dell’avviso e del susseguente pignoramento) da
parte di un ufficio territorialmente incompetente è giustificata dalla tutela
degli interessi di terzi, che non sono parte nella procedura esecutiva (art. 22
cpv. 1 LEF), ma che potrebbero segnatamente partecipare al pignoramento
conformemente agli art. 110 e 111 LEF (DTF 105 III 61 consid. 1 e rinvii;
sentenza del Tribunale federale 7B.271/ 2001 del 10 gennaio 2002, consid. 2/c).
Ove però tali interessi non vengano toccati, la sanzione della violazione delle
regole sul foro al momento del proseguimento dell’esecuzione in via di
pignoramento non è la nullità, bensì l’annullabilità (DTF 105 III 61 consid. 1;
sentenza della CEF del 25 novembre 2004 15.2004.120, consid. 2.2). Ciò è ad
esempio il caso qualora, come nella fattispecie, il debitore pretende di essere
domiciliato all’estero, siccome in tale evenienza non possono essere
pregiudicati i diritti di partecipazione di altri creditori (DTF 68 III 35 e
rinvii; sentenza della CEF 15.2019.57 del 18 settembre 2019, consid. 3.1).

 

                                   4.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è accolto. Di conseguenza è annullato l’attestato di
carenza di beni emesso l’8 gennaio 2021 dall’Ufficio di esecuzione di
Bellinzona nell’esecuzione n. __________.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   

       ;

  –   

       .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio d’esecuzione, Bellinzona.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.