# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9911fd08-d5b8-5c6d-8b42-47efa00fd8fa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-02-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.02.1995 52.1995.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-96_1995-02-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00096

  52.95.00043

  DP 212-213/94

  leo

  	
  Lugano

  22 febbraio 1995

  	
  In
  nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,
  Raffaello Balerna e Stefano Bernaconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

statuendo sui ricorsi

 

	
   

  	
  a) 26 luglio 1994 del

  Comune di __________

   

  b) 28 luglio 1994 di

  __________

  rappr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 5 luglio1994 del Consiglio di Stato (n. 6079)
  che evade a' sensi dei considerandi l'impugnativa presentata dal ricorrente
  __________ avverso la licenza edilizia 6 aprile 1994 rilasciata dal Municipio
  di __________ a __________ e __________ per l'ampliamento di una casa
  d'abitazione situata in località __________ (part. n. __________ RFD);

  

 

 

viste le risposte:

-    12
agosto 1994 del Consiglio di Stato;

-    18
agosto 1994 di __________ e __________;

-    19
agosto 1994 del Dipartimento del territorio;

-    7
settembre 1994 del __________;

al ricorso
del Comune di __________;

 

-    12
agosto 1994 del Consiglio di Stato;

-    18
agosto 1994 di __________ e __________;

-    19
agosto 1994 del Dipartimento del territorio;

-    30
agosto 1994 del Municipio di __________;

al ricorso di
__________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

esperito un sopralluogo;

ritenuto,                           in
fatto

A.          Il 19 maggio 1989 il
Dipartimento delle pubbliche costruzioni ha rilasciato a __________
l'autorizzazione cantonale a riattare e trasformare in residenza primaria un
piccolo rustico in disuso (m 6,50 x 4) situato in località __________ (part. n.
__________8 RFD), fuori della zona edificabile di __________.

B.          Con variante di PR del 17 maggio 1990, approvata l'anno
seguente dal Consiglio di Stato, il consiglio comunale di __________ ha istituito
una zona di mantenimento degli insediamenti (ZM) comprendente il fondo suddetto
ed altri otto fondi contermini.

C.          Terminati i lavori autorizzati, il 30 marzo 1993
__________ e __________, nuovi proprietari del fondo, hanno chiesto al Municipio
di __________ il permesso di ampliare il fabbricato.

Con decisione 8 ottobre 1993 l'autorità comunale ha respinto
la domanda ritenendo eccessivo l'ampliamento previsto.

D.          Il 31 gennaio 1994 i resistenti __________ hanno
inoltrato una nuova domanda di costruzione per un ampliamento più ridotto, che
prevedeva di prolungare le facciate laterali da m 4 a m 6,63 (+ 2,63) con un
aumento della volumetria di circa 90 mc.

Alla domanda si è opposto il vicino __________, qui
ricorrente, contestando la legittimità dell'intervento.

E.          Ottenuto il preavviso favorevole dell'autorità
cantonale, il 6 aprile 1994 il Municipio di __________ ha rilasciato la licenza
richiesta. 

Con giudizio 5 luglio 1994 il Consiglio di Stato ha
parzialmente accolto il ricorso contro di essa inoltrato dal vicino opponente,
confermando il provvedimento alla condizione di ridurre da m 2,63 a m 1,80 le
dimensioni dell'aggiunta.

F.          Contro questo giudizio sono insorti davanti al
Tribunale cantonale amministrativo sia il comune, sia il vicino.

a)  Il comune rimprovera al Consiglio di Stato di essersi
indebitamente sostituito al municipio nell'esercizio del potere di apprezzamento
che l'art. 36 NAPR riserva a quest'ultimo ai fini della determinazione
dell'entità degli ampliamenti ammissibili.

b)  Diametralmente opposte sono invece le tesi del vicino,
che contesta anche in questa sede l'entità dell'ampliamento, sia dal profilo
fattuale, sia dal profilo della sua valutazione giuridica.

G.          All'accoglimento dei ricorsi si oppone il Consiglio di
Stato senza formulare particolari osservazioni.

I beneficiari della controversa licenza chiedono invece
l'accoglimento dell'impugnativa del municipio ed il rigetto di quella del vicino
__________.

H.          Delle risultanze del sopralluogo esperito si dirà per
quanto necessario nei seguenti considerandi.

Considerato,                   in diritto

1.           La competenza del Tribunale cantonale amministrativo,
la legittimazione attiva dei ricorrenti e la tempestività dell'impugnativa sono
pacifiche (art. 21 LE; 43, 46 PAmm).

I ricorsi sono dunque ricevibili in ordine.

2.           2.1. Secondo l'art. 36 NAPR, "la zona di
mantenimento degli insediamenti (ZM)", in cui è ora incluso il fondo dei
resistenti, "ha lo scopo di tutelare l'utilizzazione residenziale degli
edifici" (cifra 1). "In questa zona, sono ammessi la manutenzione degli
edifici esistenti, come anche interventi di riattamento e di trasformazione
"(cifra 2). "Piccoli ampliamenti sono eccezionalmente ammessi quando
si giustificano per una più agevole utilizzazione residenziale primaria degli
edifici" (cifra 3).

2.2. Le zone di mantenimento degli insediamenti sono zone di
utilizzazione speciale che l'art. 23 OPT permette di designare giusta l'art. 18
LPT per la conservazione di piccoli insediamenti fuori delle zone edificabili,
ove il piano direttore (PD) lo preveda nella rappresentazione grafica o nel
testo: presupposto, quest'ultimo, che in Ticino non appare soddisfatto, perché
l'istituzione di simili zone non è prevista nè dalla rappresentazione grafica,
nè dal testo del PD.

Le zone di mantenimento non sono zone edificabili fondate sull'art.
15 LPT. Non comprendono infatti terreni idonei all'edificazione già edificati
in larga misura o prevedibilmente necessari all'edificazione ed urbanizzati
entro quindici anni. Le zone di mantenimento non sono tuttavia nemmeno zone
inedificabili, ovvero zone edificabili soltanto a titolo eccezionale nei limiti
ammessi dall'art.24 LPT (DTF 118 Ia 452, 115 Ib 151).

Le zone di mantenimento sono zone di utilizzazione
particolari, rette dall'art. 18 LPT: norma, che permette al diritto cantonale
di prevedere altre zone di utilizzazione oltre a quelle edificabili (art. 15
LPT), a quelle agricole (art. 16 LPT) ed alle zone protette (art. 17 LPT). Esse
non sono edificabili soltanto a titolo eccezionale, quando ricorrono i
presupposti dell'art. 24 LPT. Sono zone limitatamente edificabili (beschränkte
Bauzonen), ovvero zone nelle quali l'attività edilizia può di principio essere
autorizzata (giusta l'art. 22 LPT) soltanto quando risultano soddisfatte le
particolari condizioni di edificabilità fissate dalle norme di zona. In altri
termini, si tratta di comprensori limitatamente edificabili, così come sono
limitatamente edificabili le zone agricole e le zone protette. Resta ovviamente
riservata anche nelle zone di mantenimento la possibilità di rilasciare
autorizzazioni eccezionali per interventi non conformi alla funzione per la
quale sono previste qualora risultino soddisfatti i presupposti dell'art. 24
LPT (trattandosi di zone situate fuori del comprensorio edificabile l'art. 23
LPT non è comunque applicabile).

Le zone di mantenimento possono essere concepite come zone a
sé stanti, ossia come zone autonome (Grundzonen), oppure come zone sovrapposte
ad altre zone (ad esempio zone agricole). L'impostazione tecnico-pianificatoria
di queste zone non è di decisivo momento. Determinanti sono le finalità
perseguite, che possono essere soltanto quelle di assicurare la conservazione
della sostanza edificata costituita da piccoli insediamenti (casolari,
maggenghi), degni di tutela, situati fuori delle zone edificabili. Insediamenti
che non possono essere inclusi in una zona edificabile perché non ricorrono i
presupposti dell'art. 15 LPT, ma che non possono nemmeno essere adeguatamente
salvaguardati mediante permessi eccezionali fondati sull'art. 24 LPT, a causa
dell'eccessivo rigore di tale ordinamento. (cfr. DTF 119 Ia 302 consid. 3a;
ASPAN, La nouvelle OAT, Mémoires N. 53 b, cap. 2).

Le zone di mantenimento non devono comunque costituire un
espediente per eludere il divieto di istituire zone edificabili microscopiche.
Né devono apparire come un semplice mezzo per aggirare le severe limitazioni
poste dall'art. 24 LPT.

2.3. Nell'evenienza concreta, la legittimità della zona di
mantenimento istituita dal Comune di __________ a NE della zona edificabile è
quantomeno dubbia. Non solo perché tale zona non è prevista né dal testo, né
dalla rappresentazione grafica del PD (cfr. art. 23 OPT), ma anche perché le
costruzioni che la compongono non appaiono come un gruppo di edifici raccolti,
formanti un'unità insediativa chiaramente distinta dal profilo spaziale dalla
zona edificabile principale (cfr. DTF 119 Ia 302 consid. 3a). Si tratta in
effetti soltanto di un gruppetto di casette sparse, prive di particolari pregi,
che non formano un complesso unitario chiaramente individuale sul terreno.

Nel dubbio ed in assenza di esplicite contestazioni da parte
del ricorrente __________ in ordine all'eventuale illegittimità di tale zona,
che non è comunque manifesta, la questione può tuttavia rimanere aperta.

3.           In concreto, il rustico dei resistenti è stato
riattato e trasformato in casa d'abitazione grazie alla discutibile
autorizzazione eccezionale che il Dipartimento delle pubbliche costruzioni ha
rilasciato nel 1989 al precedente proprietario. Con la sostanziale trasformazione
attuata grazie a questo permesso si sono esaurite le possibilità d'intervento
offerte dall'art. 24 LPT e dalla legislazione cantonale d'applicazione (art. 11
DEPT, rispettivamente 75 LALPT). Sulla base del regime d'eccezione retto da
tali norme non v'è spazio per autorizzare l'ampliamento in contestazione.

Resta nondimeno da verificare se l'ampliamento possa essere
autorizzato sulla base dell'art. 36 cifra 3 NAPR entrato successivamente in
vigore. Norma che, come detto, permette di autorizzare eccezionalmente piccoli
ampliamenti volti a facilitare l'utilizzazione primaria degli edifici.

Controversa non è la finalità dell'ampliamento. Nemmeno l'insorgente
contesta che l'ampliamento sia destinato ad agevolare l'utilizzazione primaria
dello stabile. L'aggiunta è in effetti volta a permettere la realizzazione di
una scala interna che consenta di passare dal soggiorno/cucina alla camera da
letto senza dover uscire dall'esterno.

Oggetto di contestazione è l'entità dell'ampliamento. Secondo
l'insorgente l'aggiunta, benché ridotta dal Consiglio di Stato da m 2,63 a
1,80, rimarrebbe comunque eccessiva.

A tal proposito, va anzitutto rilevato che l'art. 36 NAPR di
__________ ammette soltanto "piccoli" ampliamenti. Il termine
"piccolo" è un concetto giuridico indeterminato che riserva all'autorità
decidente un certo margine discrezionale ai fini dell'individuazione del suo
contenuto precettivo. Nell'interpretazione di tale norma l'autorità non è
tuttavia libera di decidere come meglio le aggrada. Essa deve in particolare
attenersi allo scopo principale della zona di mantenimento, che è quello di
conservare la sostanza edilizia esistente (cfr. il titolo della sezione 3 dell'OPT,
ove si colloca l'art. 23 OPT), tutelandone l'utilizzazione residenziale (cfr.
art. 36 cifra 1 NAPR). L'autorità deve inoltre considerare che l'art. 36 cifra
3 NAPR non ammette gli ampliamenti in genere, ma soltanto piccoli
ampliamenti, ovvero aggiunte particolarmente limitate dal profilo quantitativo,
sia per rapporto alla costruzione preesistente, sia in termini assoluti. Tali,
insomma, da non alterare in misura apprezzabile l'identità della costruzione
esistente.

Utili ai fini dell'individuazione del contenuto precettivo
insito nel concetto giuridico in esame sono le indicazioni fornite dalla giurisprudenza
sviluppatasi nell'ambito dell'applicazione dell'art. 24 cpv. 2 LPT attorno al
concetto di "ampliamento parziale"; giurisprudenza che considera
"rilevante" l'ingrandimento di 1/3 di una casa d'abitazione (cfr. DTF
112 Ib 99; Bandli, Bauen ausserhalb der Bauzonen, N. 252). Ora,
"piccolo", secondo l'art. 36 cifra 3 NAPR di __________, non può
essere considerato un ampliamento che altera in misura significativa l'identità
dell'edificio preesistente. "Piccola", in definitiva, può essere
considerata soltanto un'aggiunta che non eccede i limiti di un ampliamento
parziale secondo l'art. 24 cpv. 2 LPT.

Ferme queste premesse, l'aggiunta rimasta ancora in contestazione
può essere considerata piccola se vien valutata in termini assoluti. Tutto
sommato, l'aumento volumetrico è infatti soltanto di soli 64 mc. Nell'ambito
dell'applicazione dell'art. 36 cifra 3 NAPR non ci si può tuttavia limitare ad
una valutazione dell'aumento volumetrico in termini assoluti. Dato che
l'aggiunta non deve alterare l'identità dell'edificio su cui si innesta,
l'aumento va anche rapportato alla sostanza edilizia preesistente. E da questo
profilo, l'ampliamento in esame non appare affatto "piccolo". La
volumetria dell'edificio esistente, considerato unicamente nella sua struttura
chiusa e abitabile (escluse quindi la pergola e la scala esterna), è infatti
soltanto di 159 mc. L'aumento della volumetria è quindi del 40 %.
Percentuale, questa, che, situandosi oltre i limiti di quanto la giurisprudenza
ammette nell'ambito dell'applicazione dell'art. 24 cpv. 2 LPT, eccede anche
quanto può essere concesso in base all'art. 36 cifra 3 NAPR.

Pur trattandosi di norme appartenenti ad ordinamenti diversi,
non si può invero ammettere che l'autorità comunale consideri
"piccolo" in base al proprio diritto autonomo un ampliamento che il
diritto federale reputa "rilevante", in quanto atto a modificare in
misura non trascurabile la fisionomia dell'edificio preesistente.

Ne discende che la correzione apportata dal Consiglio di
Stato per ridurre le dimensioni dell'ampliamento non può essere confermata
perché insufficiente. Per ridurre l'incremento della volumetria al di sotto del
limite ammesso dalla giurisprudenza dianzi citata, occorre infatti contenere il
prolungamento delle facciate laterali al di sotto di m 1.50 (calcolo:
2.90 x 1.50 x 6.55 = 28.43 + 3.60 x 1.50 x 4.60 = 24.84); in totale 53 mc pari
a 1/3 di 159 mc).

4.           Così stando le cose, il ricorso di __________ va
parzialmente accolto, riformando il giudizio governativo impugnato e la licenza
in contestazione nel senso che l'ampliamento è autorizzato soltanto nella
misura di m 1.50.

Per gli stessi motivi, il ricorso del comune va invece
respinto.

5.           La tassa di giustizia segue la soccombenza, ritenuto
che il comune non è insorto a tutela di suoi interessi economici.

Le ripetibili, in quanto non compensate, sono a carico del
comune.

Per questi
motivi;

visti gli art.15, 18, 22, 24 LPT;
23 OPT; 36 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 51, 60, 61, 65 PAmm,

dichiara e
pronuncia:

1.           Il ricorso del comune di __________ è respinto.

2.           Il ricorso di __________ è parzialmente accolto.

§.      Di conseguenza la decisione 5 luglio 1994 (n. 6079) del
Consiglio di Stato è riformata nel senso che la licenza edilizia 6 aprile 1994
rilasciata ai resistenti dal Municipio di __________ per l'ampliamento della
casa che sorge sulla part. n. __________ RFD è confermata limitatamente ad un
ampliamento di m 1.50.

3.           Le spese e la tassa di giustizia di fr. 1'000.--
(mille) sono a carico dei resistenti in solido nella misura di fr. 500.--
(cinquecento) e del ricorrente __________ per il resto.

4.           Il comune di __________ rifonderà al ricorrente fr.
1'000.-- (mille) a titolo di ripetibili.

	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
   

  	
  5.

  	
  Intimazione
  a:

  	
  __________

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale
amministrativo:

Il presidente:                                                            Il
segretario: