# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5d606a1d-f542-5e63-b3fc-eae8b3f46b83
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-06-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 16.06.2000 52.2000.129
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-129_2000-06-16.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00129

   

  	
  Lugano

  16 giugno
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 9 maggio 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  __________

  patr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 5 aprile 2000 (n. 1435) del Consiglio
  di Stato che ha respinto il ricorso 29 febbraio 2000 degli insorgenti avverso
  le decisioni 10 febbraio 2000 con cui il municipio di __________ ha dichiarato
  non valide due domande di referendum; 

  

 

 

viste le risposte:

-    23 maggio 2000 del
Consiglio di Stato;

-    24 maggio 2000 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Nella
seduta del 20 dicembre 1999 il consiglio comunale di __________ ha, tra
l'altro, stanziato un credito di fr. 150'000.-- per l'acquisto e la posa di 10
nuovi cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani e riciclabili e la costruzione
dell'area necessaria ed un credito di fr. 55'000.-- per la sistemazione del
lavatoio comunale e del sedime circostante. Avverso le menzionate deliberazioni
sono state promosse altrettante domande di referendum, la prima da __________,
la seconda da __________. Le liste con le firme a sostegno delle rispettive
domande sono state inoltrate alla cancelleria comunale il 20 gennaio 2000.

 

                                         b) Con
due decisioni separate, ma con identica motivazione, di data 10 febbraio 2000
il municipio ha dichiarato non valide entrambe le domande di referendum, poiché
tutte le sottoscrizioni apposte sulle liste difettavano della firma autografa,
esatta dall'art. 120 cpv. 1 della legge sull'esercizio dei diritti politici del
7 ottobre 1998 (LEDP), applicabile attraverso il rinvio di cui agli art. 79 LOC
e 143 lett. d LEDP. Le decisioni sono state intimate ai promotori delle
rispettive domande di referendum il giorno successivo.

 

                                  B.   a) Con un
unico atto di ricorso del 29 febbraio 2000 __________ e __________ hanno impugnato
le risoluzioni municipali innanzi al Consiglio di Stato. I ricorrenti hanno
sostenuto che l'apposizione di loro pugno delle generalità (cognome, nome,
paternità rispettivamente moglie di) da parte dei sottoscrittori era sufficiente
per la loro individuazione e, di conseguenza, bastasse per ammettere la
validità delle sottoscrizioni. L'ulteriore esigenza della firma autografa,
posta dal municipio, costituiva pertanto un formalismo eccessivo, lesivo dei
diritti politici del cittadino. I ricorrenti hanno domandato che le decisioni
impugnate fossero annullate e che le due domande di referendum fossero
dichiarate valide.

 

                                         b) Con
risoluzione del 5 aprile 2000 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso,
condividendo i motivi espressi dal municipio nelle contestate decisioni.

 

                                  C.   Con
un'unica impugnativa datata 9 maggio 2000 __________ e __________ si sono
aggravati davanti a questo Tribunale contro la testé menzionata risoluzione del
Governo, ribadendo i motivi e le domande già sottoposti al giudizio di quest'ultimo.

 

                                         Il
Consiglio di Stato ed il municipio di __________ hanno sollecitato la reiezione
del ricorso.

 

 

Considerato,                  in diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 208 cpv. 1 LOC), il ricorso è tempestivo
(art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 209 lett.
a LOC). L'impugnativa è di conseguenza ricevibile in ordine. Può inoltre essere
decisa sulla scorta degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Nella
risposta dinanzi al Consiglio di Stato il municipio di __________ aveva contestato
la tempestività del ricorso inoltrato da __________ il 29 febbraio 2000. L'eccezione
non è stata rilevata da parte del Governo, che è entrato nel merito dell'impugnativa
della predetta, respingendola. Ora, la tesi municipale era fondata. In effetti,
__________ aveva ricevuto la decisione 10 febbraio 2000, con cui il municipio
aveva dichiarato non valida la domanda di referendum dalla stessa promossa
contro lo stanziamento di un credito di fr. 55'000.-- per la sistemazione del lavatoio
comunale e del sedime circostante, già il giorno 12 febbraio 2000, com'è stato
attestato da parte del locale ufficio postale, e non il giorno 14 successivo,
come l'insorgente aveva indicato nell'impugnativa. Il Consiglio di Stato
avrebbe pertanto dovuto dichiarare irricevibile il gravame di __________, in
quanto inoltrato dopo la scadenza dei termine legale di 15 giorni (art. 213
cpv. 2 LOC; 46 cpv. 1 PAmm), senza esaminarlo nel merito. Il ricorso inoltrato
da __________ dinanzi a questo Tribunale deve dunque essere respinto già per
questo motivo.

 

Né, sia soggiunto per completezza, l'appena
menzionata decisione municipale avrebbe potuto essere tempestivamente impugnata
dinanzi al Consiglio di Stato da parte di __________, che aveva inoltrato un
unico atto di ricorso insieme a __________, prevalendosi dell'actio popularis
(art. 209 lett. a LOC). In effetti, la risoluzione municipale era stata
pubblicata all'albo comunale già il giorno 11 febbraio 2000, per cui il suo
ricorso, del 29 febbraio successivo, si appalesava anch'esso tardivo (sul
computo dei termini nel caso di pubblicazione all'albo comunale RDAT I-1995 n.
1 consid. 2).

 

L'esame di merito è pertanto circoscritto
all'impugnativa inoltrata da __________ contro la decisione 10 febbraio 2000
con cui il municipio ha dichiarato non valida la domanda di referendum promossa
contro lo stanziamento di un credito di fr. 150'000.-- per l'acquisto e la posa
di 10 nuovi cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani e riciclabili e la
costruzione dell'area necessaria.

 

 

                                   3.   3.1. Sono
soggette a referendum le risoluzioni del consiglio comunale adottate in
applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lettere a, d, e, g, h, i LOC (via l'art. 42
cpv. 2 LOC) o, se previsto, di leggi speciali, quando ciò sia domandato da 1/5
dei cittadini entro un mese dalla data di pubblicazione della risoluzione
all'albo comunale (art. 75 cpv. 1 LOC). Nel computo del numero non si tiene
conto dei cittadini all'estero (art. 75 cpv. 2 LOC). La domanda di referendum
deve essere presentata per iscritto al municipio e indicare unicamente la
risoluzione per la quale il referendum è chiesto (art. 75 cpv. 3 LOC). Entro un
mese dalla presentazione il municipio esamina se la domanda è regolare e
ricevibile e pubblica all'albo la sua decisione (art. 75 cpv. 4 LOC). Riconosciutane
la regolarità e ricevibilità, esso sottopone la risoluzione alla votazione
popolare entro non prima di un mese, né più tardi di quattro mesi dalla
pubblicazione all'albo comunale della sua decisione (art. 74 cpv. 5 LOC).
Giusta l'art. 79 LOC alla raccolta, al deposito ed al controllo delle firme
concernenti una domanda di referendum sono applicabili, per analogia, le
disposizioni della legge sull'esercizio dei diritti politici del 7 ottobre 1998
(LEDP).

 

                                         3.2.
L'art. 75 LOC non precisa che cosa si intenda con regolarità e ricevibilità
(sino al 31 dicembre 1999 la legge parlava, a quest'ultimo riguardo, di
proponibilità) di una domanda di referendum. Quest'ultima deve tuttavia essere
considerata regolare quando soddisfa i presupposti formali per la sua riuscita.
Sono tali (1) l'inoltro, per iscritto, al municipio entro il termine di un mese
dalla pubblicazione all'albo comunale della deliberazione del consiglio
comunale, (2) la limitazione del suo testo alla sola risoluzione per la quale
viene chiesto il referendum; (3) la sottoscrizione (valida) di almeno 1/5 dei
cittadini. Una domanda di referendum deve invece essere considerata ricevibile
(precedentemente: proponibile) quando concerne una deliberazione del consiglio
comunale che la legge sottopone a referendum.

 

 

                                   4.   Il
municipio ha dichiarato la domanda di referendum promossa da __________ "non
valida" poiché tutte le sottoscrizioni apposte sulle liste difettavano
della firma autografa, esatta dall'art. 120 cpv. 1 LEDP, applicabile attraverso
il rinvio di cui agli art. 79 LOC e 143 lett. d LEDP. Il Consiglio di Stato ha
condiviso l'opinione del municipio.

 

 

                                   5.   5.1. A
livello cantonale, l'apposizione della firma da parte del cittadino che intende
appoggiare una domanda di referendum è retta dall'art. 143 lett. d LEDP, in
vigore definitivamente dal 2 giugno 1999, e relativo rinvio all'art. 120 della
medesima legge, che regolamenta lo stesso oggetto per quanto concerne l'iniziativa
popolare. Giusta il primo capoverso di quest'ultima disposizione l'avente
diritto di voto deve scrivere a mano e in modo leggibile le proprie generalità
sulla lista ed apporvi anche la firma. Con generalità si intende il cognome, il
nome e l'anno di nascita (art. 40 cpv. 1 RLEDP).

 

                                         In
precedenza l'apposizione della firma a sostegno di una domanda di referendum
era retta dall'art. 24 lett. c e relativo rinvio all'art. 5 dell'or abrogata
legge sull'iniziativa popolare, sul referendum e sulla revoca del Consiglio di
Stato del 22 febbraio 1954 (LIRR), che esigeva (solamente) la sottoscrizione in
forma autografa mediante l'indicazione di nome, cognome e paternità (od
eventualmente lo stato di moglie rispettivamente vedova; inoltre il messaggio
del Consiglio di Stato accompagnante il disegno della LEDP, del 26 maggio 1998,
pag. 25 e relativi rinvii).

                                         5.2. A
livello comunale, l'apposizione della firma da parte del cittadino che intende
appoggiare una domanda di referendum è stata regolamentata per la prima volta
tramite la modifica 7 ottobre 1998 dell'art. 79 LOC, che ha avuto luogo
contestualmente all'adozione della LEDP e che ha dichiarato applicabili per analogia
le norme di quest'ultima. Tale regolamentazione ritorna applicabile alla
domanda di referendum in esame, dal momento che la relativa raccolta di firme
ha avuto luogo integralmente dopo l'entrata in vigore della modifica dell'art.
79 LOC e della LEDP, che ha avuto luogo il 2 giugno 1999.

 

                                         Prima di
tale data, in assenza di pertinente, espressa regolamentazione, la validità di
una firma presupponeva la semplice apposizione autografa di nome e cognome
leggibili e completi; l'indicazione delle altre generalità, tali la paternità o
l'anno di nascita, poteva essere esatta solo in casi particolari, come ad
esempio di omonimia (cfr. Ratti, il Comune, vol. I, pag. 575 segg.). Secondo il
Ratti anche la semplice sottoscrizione con il solo cognome poteva essere
ritenuta valida, purché il municipio potesse stabilire con sicurezza l'identità
del cittadino che l'aveva apposta. Ritornava quindi pienamente applicabile,
anche nell'ambito comunale, il principio generale secondo cui una firma poteva
- e doveva - essere considerata valida quando permetteva l'individuazione certa
dell'identità del sottoscrittore (cfr. STA 24.10.99 in re C., consid. 4.2.; E.
Grisel, Initiative et référendum populaires, 2.a edizione, Berna 1997, n. 849 e
relativo rinvio a DTF 103 Ia 280 segg. consid. 2, RDAT 1978 n. 4, consid. a,
con rinvii; Ratti, op. cit., ibidem).

 

                                         5.3. Nel
concreto caso le 16 liste delle firme inoltrate al municipio, sulle quali erano
state apposte complessivamente 111 sottoscrizioni, presentavano quattro
colonne. La prima era già completata con il numero progressivo da 1 a 10. Le
altre tre erano invece disposte, nell'ordine, per l'indicazione di cognome,
nome, paternità o moglie di. In assenza di un'apposita colonna, nessuno tra i
cittadini che hanno appoggiato la domanda di referendum ha pertanto completato
la sottoscrizione con la firma autografa esatta dall'art. 120 cpv. 1 LEDP,
applicabile attraverso il rinvio di cui agli art. 79 LOC e 143 lett. d LEDP. Il
municipio ne ha dedotto l'invalidità di tutte le sottoscrizioni e, pertanto,
l'irregolarità della domanda di referendum. Il ricorrente afferma invece che
l'apposizione di loro pugno delle generalità (cognome, nome, paternità rispettivamente
moglie di) da parte dei sostenitori della stessa è sufficiente per la loro
individuazione e, di conseguenza, basta per ammettere la validità delle
sottoscrizioni. Egli ritiene, di conseguenza, che il requisito della firma autografa,
ulteriormente preteso dal municipio per ammettere la validità delle
sottoscrizioni, costituisca un formalismo eccessivo, lesivo dei diritti
politici del cittadino.

 

5.4. Intanto è necessario rilevare che la
domanda di referendum promossa dall'insorgente soffre di un vizio che sta a
monte della contestazione dallo stesso sollevata e che egli avrebbe potuto
agevolmente prevenire. Difatti, giusta l'art. 143 lett. d LEDP, applicabile
sempre attraverso il rinvio di cui all'art. 79 LOC, le liste delle firme devono
riprodurre, tra l'altro, il testo dell'art. 120 LEDP. Ora, le liste inoltrate a
sostegno della domanda di referendum in rassegna non contenevano tale norma.
Questo vizio, di cui portano l'intera responsabilità i promotori della domanda
di referendum, comporta l'annullamento (stralcio) delle firme apposte su
siffatte liste (art. 122 cpv. 2 lett. c LEDP, attraverso il rinvio di cui agli
art. 79 LOC, 143 e 144 cpv. 1 e 2 LEDP). La riproduzione sulle liste del testo
dell'art. 120 LEDP avrebbe invece spiegato un importante effetto di pubblicità
circa le modalità di sottoscrizione, rendendo debitamente attenti i cittadini
che intendevano appoggiare la domanda di referendum sulla imprescindibile
necessità di apporre anche la loro firma, oltre che indicare le loro
generalità. La sottoscrizione incompleta delle liste inoltrate a sostegno della
domanda di referendum in esame dipende difatti, fondamentalmente, dal vizio
appena illustrato. E' pertanto quantomeno dubbio che il ricorrente possa essere
ammesso a dolersi della decisione con cui il municipio ha stralciato tutte le
sottoscrizioni, in quanto mancanti della firma autografa, quando tale mancanza
è stata provocata proprio dal suo stesso operato in veste di promotore della
domanda di referendum, tramite la messa in circolazione di liste difettanti dei
necessari requisiti legali.

 

 

                                         L'obiezione
ricorsuale, secondo cui l'apposizione di loro pugno delle generalità (cognome,
nome, paternità rispettivamente moglie di) da parte dei sostenitori di una
domanda di referendum è sufficiente per la loro individuazione e, di
conseguenza, basta per ammettere la validità delle sottoscrizioni, ancorché non
priva di pertinenza, non può ad ogni buon conto essere ascoltata. Da un lato il
Tribunale constata che l'art. 122 cpv. 2 LEDP, che regolamenta l'attestazione
della validità delle firme all'appoggio di una domanda di referendum promosso a
livello comunale attraverso il rinvio di cui agli art. 79 LOC e 144 cpv. 1 e 2
LEDP, prevede il loro stralcio in precise ipotesi: a) firme plurime, eccetto
una; b) firme di cittadini non identificabili; c) firme apposte su liste
mancanti dei requisiti di cui all'art. 118; d) firme di non aventi diritto di
voto; e) firme consegnate tardivamente. Non contempla invece espressamente lo
stralcio delle sottoscrizioni mancanti della firma autografa. A dispetto di
quanto potrebbe lasciar supporre l'ipotesi di cui alla lettera b) si può e si
deve tuttavia ritenere che con il termine di "firma" la
menzionata disposizione sottenda una sottoscrizione completa ai sensi dell'art.
120 cpv. 1 LEDP e, pertanto, inclusiva della firma autografa (cfr. nello stesso
senso l'art. 63 cpv. 1 della legge federale sui diritti politici del 17
dicembre 1976; inoltre l'art. 41 cpv. 1 lett. g RLEDP). Quest'ultima, spesso illeggibile,
assume difatti, di principio, un ruolo marginale nell'ambito dell'individuazione
del sottoscrittore, che è invece resa possibile - come lo era precedentemente -
attraverso l'indicazione delle generalità. L'esigenza della firma autografa è,
per contro, stata introdotta dal legislatore federale, che ha ispirato - su
questo punto - quello cantonale (cfr. il messaggio citato 26 maggio 1998
citato, pag. 25 in fine), per combattere gli episodi di sottoscrizione di
iniziative popolari e referendum tramite l'indicazione delle generalità di
terze persone: il requisito ulteriore della firma di proprio pugno avrebbe
difatti finalmente richiamato l'attenzione sull'illegalità di tale agire,
poiché "è chiaro per tutti che la falsificazione di firme è perseguita
penalmente" (cfr. messaggio del Consiglio federale del 1 settembre
1993, FF 1993 III pag. 309 segg., 354, relativamente alla modifica dell'art. 61
della legge federale sui diritti politici del 17 dicembre 1976; inoltre, pag.
321 seg., cifra 128.34). Ammettendo pertanto la tesi ricorsuale - e rinunciando
cioè alla necessità di apporre la firma autografa una volta che il
sottoscrittore di una domanda di referendum ha potuto essere individuato
tramite l'indicazione delle sue generalità - si vanificherebbero gli obiettivi
perseguiti tramite tale esigenza che, com'è appena stato spiegato, non
consistono nell'identificazione del firmatario ma nella prevenzione di abusi.

 

                                   6.   Sulla
scorta di quanto precede il ricorso deve essere respinto. La tassa di giudizio
viene posta a carico dei ricorrenti (art. 28 PAmm), i quali sono altresì
condannati a rifondere al comune di __________), assistito da un legale, delle
adeguate ripetibili (art. 31 PAmm).

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 75, 79, 208, 209, 213 LOC, 120,
122, 143, 144 LEDP, 3, 18, 28, 31, 46, 

PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

 

                                   2.   La tassa
di giudizio, di fr. 800.--, è posta a carico dei ricorrenti in solido, che sono
altresì condannati a versare al comune di __________ un identico importo per
ripetibili.

 

 

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
  __________

   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario