# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fc9630b0-87dd-5e73-8b16-14ea18951ab6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2024 D-3596/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3596-2022_2024-04-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3596/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice William Waeber,  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Siria,   

patrocinato da Roberta Condemi, (…) 

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento) (procedura ce-

lere);  

decisione della SEM del 21 luglio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-3596/2022 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino siriano di etnia curda di B._______, ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera il (…) aprile 2022.  

B.  

A sostegno della sua richiesta egli ha addotto, in sostanza e per quanto qui 

di rilievo, che la sua famiglia è coinvolta in una faida da molti anni. Inoltre, 

egli non avrebbe dato seguito ad un avviso di comparizione per svolgere il 

servizio militare per l’esercito siriano nel 2014. Dipoi, egli avrebbe servito 

tra le fila delle milizie curde tra il 2014 ed il 2021. In caso di ritorno nel 

proprio Paese, egli teme ripercussioni da parte delle forze militari curde per 

diserzione e da parte dell’esercito siriano per non aver svolto il servizio 

militare. Nel corso della procedura di prima istanza, egli ha versato agli atti, 

in copia, la sua carta d’identità siriana, degli articoli di testate online, un 

foglio di ricovero della signora Issa, tre fotografie, un avviso di compari-

zione per lo svolgimento del servizio militare e dei documenti delle autorità 

turche. 

C.  

In data 19 luglio 2022, l’autorità inferiore ha trasmesso la bozza di deci-

sione alla rappresentante legale. Il seguente (…) luglio 2022, quest’ultima 

ha trasmesso alla SEM il proprio parere. 

D.  

Con decisione del 21 luglio 2022, notificata in medesima data (cfr. atto SEM 

[{…}]-36/1), l’autorità inferiore ha respinto la domanda d’asilo dell’interes-

sato e pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, salvo ammetterlo 

provvisoriamente per causa d’inammissibilità del rinvio. 

L’autorità di prima istanza ha ritenuto la faida familiare inverosimile. Invece, 

il servizio militare presso le milizie curde lo ha considerato inverosimile e 

la diserzione dalle stesse in ogni caso irrilevante ai sensi dell’asilo. Per 

quanto concerne il rifiuto di svolgere il servizio militare presso l’esercito 

siriano, la SEM ha ritenuto il reclutamento inverosimile e di conseguenza il 

richiedente non deve temere nessun pregiudizio rilevante ai sensi 

dell’asilo. 

E.  

In data (…) agosto 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato) l’interessato 

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è insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annulla-

mento della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato 

e la concessione dell’asilo. In subordine la restituzione degli atti all’autorità 

inferiore per un completamento dell’istruzione, un nuovo esame delle alle-

gazioni e il passaggio alla procedura ampliata. Altresì ha presentato 

istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo con prote-

state spese e ripetibili. 

A sostegno della sua impugnativa egli ha prodotto in originale la convoca-

zione al centro di reclutamento di C._______ per il giorno (…) gennaio 

2014 alle ore 8:00, oltre che una fotografia già versata agli atti, ma in defi-

nizione migliore. 

 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione 

per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità 

(art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Ritenuto il carattere manifestamente infondato del ricorso, la sentenza è 

pronunciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e 

motivata soltanto sommariamente (art. 111 lett. e, 111a cpv. 1 e 2 LAsi). Il 

Tribunale rinuncia, inoltre, ad uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

4.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria e non avendo egli censurato la 

pronuncia dell’allontanamento, tema di litigio in questa sede risulta per-

tanto essere esclusivamente il non riconoscimento della qualità di rifugiato 

ed il respingimento della domanda d’asilo. 

5.  

5.1 Occorre ora esaminare le censure formali sollevate dal ricorrente, in 

quanto suscettibili di condurre all’annullamento della decisione (cfr. 

DTF 138 I 232 consid. 5). Egli lamenta un accertamento incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti, una motivazione insufficiente e una violazione 

del diritto di essere sentito. 

5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). L’accertamento dei fatti è incompleto allor-

quando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per la 

decisione non sono stati presi in considerazione. Esso risulta inesatto se 

l’autorità omette di amministrare la prova di un fatto giuridicamente rile-

vante, apprezza in maniera erronea il risultato dell’amministrazione di un 

mezzo di prova o fonda la decisione su fatti non conformi all’incarto (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2; KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öffentliches Verfah-

rensrecht, 3a ed. 2021, n. marg. 1585). 

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5.3 Dal canto suo l’obbligo di motivazione è corollario fondamentale del 

diritto di essere sentito (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost.). Detta prero-

gativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone interes-

sate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da rendere 

possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il 

suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2). Ciò 

non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed 

esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole 

circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per 

adempiere a queste esigenze è necessario che essa menzioni, almeno 

brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da con-

sentire agli interessati di apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 con-

sid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 

2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 

31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

5.4 L’insorgente, in casu, lamenta che l’autorità inferiore avrebbe violato 

l’obbligo di motivazione oltre che il diritto di essere sentito in quanto ella 

non avrebbe analizzato quanto indicato dall’interessato nel diritto di essere 

sentito del 20 luglio 2022 (cfr. atto SEM n. 34/3), limitandosi ad indicare 

che le precisazioni ivi effettuate sarebbero tardive. Inoltre, il ricorrente con-

clude che l’autorità inferiore avrebbe accertato in modo incompleto i fatti 

giuridicamente rilevati, senza però circostanziare tale censura.  

5.5 Il Tribunale dissente dal parere dall’insorgente. Invero, per quanto con-

cerne le censure relative alla violazione del diritto di essere sentito e 

dell’obbligo di motivazione, l’autorità di prime cure non ha ignorato quanto 

indicato dal ricorrente in sede di diritto di essere sentito, bensì la stessa ha 

concluso, nel contesto dell’analisi della verosimiglianza, che le precisazioni 

sarebbero arrivate in una seconda fase, nonostante il richiedente sia stato 

invitato a specificare tali circostanze più volte. Pertanto, le censure sono 

piuttosto rivolte ad una contestazione dell’analisi della verosimiglianza ef-

fettuata dalla SEM. La decisione avversata contiene inoltre una motiva-

zione minima, che è ritenuta sufficiente ai sensi della giurisprudenza citata 

(cfr. sub consid. 5.3), in quanto ha permesso all’insorgente di impugnare 

con completa cognizione di causa il provvedimento, alla luce del memoriale 

ricorsuale presentato. 

5.6 Per quanto concerne, invece, la censura di accertamento dei fatti 

giuridicamente rilevanti, il ricorrente non motiva la stessa ed il Tribunale, 

dal tenore delle argomentazioni del gravame, ritiene che egli in realtà metta 

in discussione l’apprezzamento della SEM, questione che riguarda il merito 

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e non la forma, e che verrà pertanto esaminata di seguito. Del resto, non 

si vede quale misura d’istruzione complementare l’autorità resistente 

avrebbe potuto intraprendere nella fattispecie, avendo segnatamente 

tenuto conto di tutti gli elementi allegati dal ricorrente ed esposto le ragioni 

per le quali alcune delle dichiarazioni dell’insorgente non fossero verosimili 

ed altre non pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Il memoriale ricorsuale 

presentato dall’insorgente è inoltre dimostrativo del fatto che egli abbia 

potuto comprendere la decisione ed impugnarla con piena cognizione di 

causa su tutte le questioni rilevanti sopra evinte. Una violazione (implicita) 

del principio inquisitorio (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; cfr. DTAF 

2019 I/6 consid. 5.1), da parte dell’autorità inferiore, non è quindi in alcun 

modo ravvisabile in specie. La conclusione subordinata esposta 

dall’insorgente nel suo gravame, come pure la richiesta di passaggio alla 

procedura ampliata, devon di conseguenza essere respinte. 

5.7 Ne discende che le censure formali devono essere respinte. 

6.  

Proseguendo nel suo gravame, il ricorrente si appella ad una violazione 

degli artt. 3 e 7 LAsi. Egli ritiene che le proprie allegazioni circa i tre motivi 

d’asilo addotti siano verosimili, nello specifico relative all’asserita faida fa-

miliare che interesserebbe i suoi parenti nel Paese d’origine, l’asserita di-

serzione dalle milizie curde e il mancato svolgimento del servizio militare 

per l’esercito siriano. Inoltre, tali motivi sarebbero anche pertinenti ex art. 3 

LAsi. Infine, ritiene che un eventuale ritorno in Siria, egli subirebbe viola-

zioni dei diritti umani. In tal senso egli cita diverse fonti. 

 

7.  

7.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnata-

mente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, 

nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile 

(art. 3 cpv. 2 LAsi).  

7.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

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rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

8.  

8.1 Per quanto concerne il mancato svolgimento del servizio militare per 

l’esercito nazionale siriano, la giurisprudenza ha già avuto modo di confer-

mare, anche dopo l’adozione dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, la prassi previgente 

riguardante le persone che motivano una domanda d’asilo con il rifiuto di 

servire o la diserzione nel loro Paese d’origine. Conseguentemente, siffatti 

motivi non sono di per sé sufficienti a fondare la qualità di rifugiato, a meno 

che ne risulti una persecuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi. In altri ter-

mini, in virtù dei motivi menzionati in questa disposizione, alla persona in-

teressata deve essere riconosciuta la qualità di rifugiato soltanto se, in se-

guito alla sua renitenza o diserzione, ella debba temere un trattamento che 

comporti seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 

consid. 4.3 – 4.5 e 5). Così, un’eventuale sanzione per renitenza o diser-

zione non costituisce una persecuzione rilevante in materia di asilo che a 

condizioni eccezionali. Ciò è segnatamente il caso quando la sanzione è 

aggravata, o sproporzionatamente severa, per uno dei motivi di cui all’art. 

3 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5, in particolare consid. 5.9) o, indipen-

dentemente dall’entità della pena, quando l’incorporazione nell’esercito 

comporta l’esposizione a seri pregiudizi enumerati nella norma citata, la 

partecipazione ad atti proibiti dal diritto internazionale o, ancora, l’obbligo 

di combattere contro una particolare minoranza etnica o religiosa, che coin-

cida con quella dell’interessato e che gli causi, per questo motivo, una si-

tuazione di grave conflitto interiore (cfr. DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 et 5 e 

la sentenza del Tribunale D-6337/2019 del 19 dicembre 2019, con riferi-

menti). 

8.2 Anche con riferimento alla situazione in Siria, l’incorporazione nell’eser-

cito non va di principio ad essa sola considerata rilevante al fine della con-

cessione dell’asilo (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6). Il regime siriano considera 

la renitenza o la diserzione come sostegno agli oppositori qualora in pas-

sato l’interessato sia già stato identificato come tale. Così, solo un obiettore 

di coscienza già espostosi politicamente nel passato, rischia una pena 

sproporzionata motivata politicamente (cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 5.1.1 e 

5.1.2). In assenza di elementi di rischio supplementari colui che di sottrae 

al reclutamento non rischia una pena tale da rendere sufficientemente ve-

rosimile il raggiungimento della soglia di rilevanza prevista per la 

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concessione dell’asilo (cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6.2.4). Se l’interessato 

a causa della sua renitenza resa verosimile deve aspettarsi con notevole 

probabilità (nel senso di un «real risk») di subire un trattamento equipara-

bile a una tortura in Siria, v’è invece da considerare che la pena sia assor-

tita da un malus politico. Essa configura così una persecuzione rilevante in 

materia d’asilo e non solo una violazione dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 cpv. 

1 Convenzione contro la tortura (cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6). La catalo-

gazione preliminare quale oppositore può essere ritenuta, segnatamente 

nei casi laddove la persona appartenga ad una famiglia ostile al regime o 

sia già nota ai servizi segreti prima della renitenza (cfr. DTAF 2015/3 con-

sid. 6.7.3). 

8.3 Ora, è pacifico che nel caso che ci occupa, la decisione avversata non 

presti il fianco a critiche se confrontata con i motivi d’asilo addotti dall’in-

sorgente nel corso della procedura di prima istanza. Quest’ultimo ha infatti 

sì ricondotto – tra gli altri – la sua fuga al timore di dover prestare il servizio 

di leva, ma non ha allegato alcun elemento supplementare che lasciasse 

trasparire l’esistenza di un’esposizione politica pregressa o di altri fattori 

che lo potessero far rientrare nel novero delle persone invise alle autorità 

siriane (cfr. atto SEM n. 27/13, D9, D16). Chiamato a precisare i suoi motivi 

d’asilo, egli ha finanche escluso di aver riscontrato qualsivoglia problema 

in Siria. Non ha addotto di aver avuto un ruolo nelle sommosse o nella 

successiva guerra civile (cfr. atto SEM n. 27/13, D15, D16). Dipoi, visto che 

l’insorgente è stato ammesso provvisoriamente in Svizzera per causa 

d’inammissibilità, le citazioni dei rapporti relativi alle procedure per le per-

sone che rientrano in Siria dall’estero risultano ininfluenti, essendo una 

eventuale violazione della CEDU esclusa a prescindere dall’esito della pre-

sente procedura.  

8.4 Visto che il mancato svolgimento del servizio militare non risulta rile-

vante ex art. 3 LAsi, risulta superfluo analizzare la verosimiglianza di tale 

motivo d’asilo, come pure valutare il mezzo di prova prodotto in originale. 

9.  

9.1 Per quanto concerne l’asserita diserzione dalle forze armate curde, il 

Tribunale considera, per costante giurisprudenza, che la stessa non sia 

rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Infatti, l’obbligo di leva si basa su elementi 

differenti rispetto a quelli previsti dalla LAsi, come il domicilio, l’età e il 

sesso. (cfr. sentenza del Tribunale D-4838/2019 del 30 dicembre 2019 con-

sid. 7.5.1 con riferimenti ala più volte confermata sentenza di riferimento 

D- 5329/2014 del 23 giugno 2015, consid. 5.3). In casu, non è ravvisabile 

dagli atti nessuna persecuzione rilevante, tant’è che, nonostante il tempo 

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trascorso dall’asserita diserzione, il ricorrente non ha mai allegato che le 

milizie curde si siano interessate alla sua persona. Nemmeno da altre fonti 

pertinenti si può dedurre che la diserzione dall’YPG possa comportare delle 

persecuzioni rilevanti (cfr. la citata sentenza di riferimento D-5329/2014 

consid. 5.3 e le fonti ivi citate). In particolare, non esiste un'azione sistema-

tica contro i disertori che raggiunga la soglia della rilevanza ai sensi della 

LAsi. Se è vero che il Servizio danese per l'immigrazione afferma che un 

disertore potrebbe venir portato in tribunale e potrebbe ricevere una pena 

detentiva (vedi Danish Immigration Service, Syria: Military Sevice, Manda-

tory Self-Defence Duty and Recruitment to the YPG, Copenhagen, 26 feb-

braio 2015, par. 2.3.4, reperibile all'indirizzo https://www.ecoi.net/en/file/lo-

cal/1086597/1226_1425637269_syriennotat26feb2015.pdf, ultimo ac-

cesso: 5 aprile 2024), anche in caso di punizione la motivazione della 

stessa non sarebbe rilevante ai sensi dell’asilo, in quanto le fonti non indi-

cano che i disertori, in relazione all’YPG, sarebbero considerati come “ne-

mici dello Stato” e che pertanto verrebbero sottoposti a pene draconiane 

politicamente motivate. In assenza di una persecuzione rilevante ai fini 

dell'asilo, la minaccia di una pena sarebbe quindi rilevante solo in termini 

di inammissibilità dell’allontanamento nel senso di un "real risk" ex art. 3 

CEDU, che tuttavia non è oggetto del procedimento in questa sede l’am-

missione provvisoria concessa dall’autorità inferiore (cfr. sentenza del Tri-

bunale E-2770/2018 del 20 marzo 2020, consid. 5.1.2). 

9.2 Visto che la diserzione dall’YPG, come anche giustamente indicato 

dall’autorità inferiore, non risulta rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, l’analisi 

della verosimiglianza risulta superflua, come pure l’analisi dei mezzi di 

prova prodotti a sostegno dell’asserito svolgimento del proprio servizio da 

parte dell’insorgente. 

 

10.  

10.1 Per quanto concerne la faida familiare, invece, il Tribunale non può 

che confermare l’analisi della verosimiglianza effettuata dall’autorità infe-

riore. Infatti, nonostante egli abbia indicato che la faida familiare sia la pro-

blematica principale che lo avrebbe indotto ad espatriare (cfr. atto SEM n. 

27/13, D5), non è stato in grado di circostanziare concretamente le dinami-

che della stessa (cfr. atto SEM n. 27/13, D26-28). Inoltre, nonostante siano 

passati 3 anni e mezzo dall’asserito assassinio della cugina da parte della 

famiglia rivale, il ricorrente non ha aggiornato il Tribunale in alcun modo 

l’evoluzione della faida. Risulta inoltre perlomeno singolare che solo il ri-

corrente sia espatriato, mentre gli altri parenti, tra cui il padre, che potreb-

bero venir maggiormente presi di mira, non abbiano intrapreso tale via. Ab-

bondazialmente si osserva che il ricorrente ha fornito informazioni 

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incongruenti tra di loro nelle diverse fasi dell’istruttoria. Durante l’audizione 

del 13 luglio 2022, egli ha affermato che la causa della faida sarebbe stata 

l’uccisione da parte del nonno di un membro della famiglia rivale (cfr. atto 

SEM n. 27/13, D5), risolta tramite il pagamento di una somma di denaro. 

Durante lo stesso verbale, invece, egli ha dapprima indicato che il pro-

blema sarebbe stato molto vecchio, che egli non sarebbe neppure nato 

quando è iniziato (cfr. atto SEM n. 27/13 D26) per poi indicare che il pro-

blema risalirebbe ad una disputa per un terreno che avrebbe coinvolto suo 

papà ed un’altra persona e che vi sarebbe stato un omicidio in tale occa-

sione (cfr. atto SEM n. 27/13, D27). In seguito, in sede di parere, egli ha 

invece indicato che l’origine della faida sarebbe da ricondurre a problema-

tiche terriere risalenti all’epoca del bisnonno (cfr. atto SEM n. 34/3). Anche 

la ricostruzione dei fatti effettuata dalla rappresentante legale nel proprio 

allegato ricorsuale risulta incongrua rispetto a quanto indicato dal ricorrente 

durante la fase istruttoria, infatti, ivi viene indicato che la faida familiare 

sarebbe da ricondurre temporalmente a prima della rivoluzione siriana e 

che subito dopo l’uccisione di un membro della famiglia rivale da parte del 

nonno del ricorrente, quest’ultimo e la sua famiglia si sarebbero trasferiti 

ad D._______. Considerato che l’insorgente ha indicato di essersi trasferito 

ad D._______ nel 2011 (cfr. atto SEM n. 27/13 D60) e che pertanto l’omi-

cidio del membro della famiglia rivale sarebbe avvenuto intorno a 

quell’anno, tale ricostruzione temporale differisce rispetto a quanto indicato 

dal ricorrente, che ha riferito che le problematiche risalirebbero ad un pe-

riodo precedente alla sua nascita (cfr. atto SEM n. 27/13 D26), il che non è 

possibile in quanto il ricorrente è nato il (…). Di conseguenza, nemmeno le 

giustificazioni addotte dalla rappresentante legale circa la vaghezza delle 

dichiarazioni del ricorrente non soccorrono il ricorrente, in quanto egli, 

stando alla propria ricostruzione temporale, avrebbe dovuto vivere tali av-

venimenti di persona, contrariamente a quanto indicato nel ricorso. Dipoi, 

il ricorrente ha indicato durante il colloquio Dublino che la famiglia rivale 

non si troverebbe più in Siria, bensì si troverebbe ora in Romania (cfr. atto 

SEM n. 16/3), fatto non più menzionato né in sede di audizione ex art. 29 

LAsi, né in sede di diritto di essere sentito e nemmeno nell’allegato ricor-

suale, rendendo pertanto il racconto circa l’asserita faida familiare ancor 

più imprecisa e confusionaria, inficiandone la verosimiglianza. Per quanto 

concerne i mezzi di prova prodotti dal ricorrente a sostegno delle proprie 

dichiarazioni circa la faida familiare, in particolare i MdP 3 e 4, che concer-

nerebbero l’asserita uccisione della cugina del richiedente nel contesto 

della faida familiare, gli stessi non possono essere messi in correlazione 

con quanto addotto, in quanto non è possibile identificare la persona ritratta 

nella foto e pure il certificato medico non indicherebbe le dinamiche dei fatti 

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e non riporterebbe che la persona sarebbe deceduta. Pertanto, le censure 

sollevate in sede ricorsuale non possono essere seguite.  

10.2 Di conseguenza, la faida familiare non è stata resa verosimile dal ri-

corrente. 

11.  

Così, questo Tribunale, come l’autorità di prima istanza, non riconosce un 

timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi in 

capo al ricorrente. 

 

12.  

In virtù di quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha a giusto titolo 

omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere asilo al ricor-

rente. Il ricorso non merita dunque tutela e la decisione impugnata, che non 

viola il diritto federale né è costitutiva di un abuso del potere d’apprezza-

mento o di un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti, va confermata. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, vanno poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste 

di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di respingere la domanda di as-

sistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese 

processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3596/2022 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine di 30 

giorni dalla data di spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: