# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 89c970f2-055b-5e6d-841a-7c3c11e7902f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 11.10.2016 A 2016 30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_A-2016-30_2016-10-11.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

A 16 30

4a Camera  

presidenza Racioppi
giudici Stecher, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
dell'11 ottobre 2016

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

rappresentato da X._____, 

ricorrente

contro 

Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni,

convenuta

concernente imposta preventiva

- 2 -

1. Il 5 giugno 2014, la B._____ SA ha deciso di erogare al proprio azionista 

unico A._____ un dividendo di fr. 70'000.-- con scadenza al 30 giugno 

2014 per l'anno d'esercizio 2013. Il 7 luglio successivo sull'importo veniva 

regolarmente corrisposta all'Amministrazione federale delle contribuzioni 

l'imposta preventiva pari a fr. 24'500.--. 

2. In occasione della presentazione della dichiarazione d'imposta per l'anno 

2014, avvenuta il 19 gennaio 2016, A._____ non dichiarava il dividendo in 

oggetto. Il 2 febbraio 2016, l'Amministrazione imposte del Cantone dei 

Grigioni (qui di seguito semplicemente amministrazione imposte) invitava 

il contribuente a voler produrre il conteggio del dividendo dell'anno 2014 

per le 300 azioni al portatore della B._____ SA. 

3. Il 21 marzo 2016, l'amministrazione imposte decideva che l'imposta 

preventiva versata sul dividendo di fr. 70'000.-- non sarebbe stata 

rimborsata a seguito della decadenza del diritto, dopo che il contribuente 

non avrebbe regolarmente dichiarato l'importo. L'interposto reclamo 19 

aprile 2016 veniva respinto con decisione 6 giugno 2016, sulla base dei 

motivi già indicati in precedenza. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo il 4 luglio 

2016, A._____ chiedeva l'accoglimento dell'istanza e che gli fosse 

possibile recuperare l'imposta preventiva per il 2014. In sostanza, l'istante 

considera che la mancata dichiarazione del dividendo non sarebbe certo 

imputabile a intenzionalità bensì ad una semplice svista, comprensibile 

del resto considerata la sua età avanzata, il lutto che avrebbe colpito la 

famiglia e i problemi di salute che lo avrebbero assillato dopo la morte 

della moglie. Scopo della perdita del diritto a chiedere il rimborso 

dell'imposta preventiva sarebbe senza dubbio quello di penalizzare 

qualsivoglia tentativo di evasione fiscale, ma non quello di punire colui 

che incorrerebbe in una semplice distrazione, dopo che l'errore aveva 

- 3 -

potuto essere corretto ancora prima della decisione di tassazione e in 

assenza comunque di qualsivoglia sottrazione d'imposta. 

L'amministrazione imposte correggerebbe poi gli elenchi titoli almeno nel 

70 % dei casi sottopostile, senza che ciò abbia ripercussioni sul rimborso 

dell'imposta preventiva. L'atteggiamento assunto nel caso concreto 

sarebbe quindi discriminatorio e del tutto contrario alle regole della buona 

fede, a cui sarebbe tenuta ad attenersi anche l'amministrazione fiscale. 

Penalizzare la dimenticanza con fr. 24'500.-- costituirebbe poi una misura 

del tutto sproporzionata, considerate le pene e le misure applicate 

altrimenti avverso i delitti rivolti contro il patrimonio. 

5. Nella risposta di causa in tedesco del 25 agosto 2016 (data del timbro 

postale), l'amministrazione imposte chiedeva la reiezione del ricorso. 

Giusta la prassi del Tribunale federale il diritto alla restituzione andrebbe 

negato qualora il contribuente non dichiari spontaneamente i propri 

redditi. Poiché nel caso concreto, la dichiarazione del dividendo sarebbe 

avvenuta solo su esplicita richiesta della convenuta in ricorso, il diritto ad 

un rimborso dell'imposta preventiva non sarebbe più dato. 

6. Replicando e duplicando, le parti si riconfermavano essenzialmente nelle 

loro precedenti allegazioni e proposte, che verranno, per quanto utile ai 

fini del giudizio, riprese nelle considerazioni di merito che seguono.

Considerando in diritto:

1. È controverso il diritto al rimborso dell'imposta preventiva. 

2. Dal profilo formale dovrebbe essersi definitivamente chiarita 

l'incongruenza riscontrata dall'istante in merito alle date di consegna alla 

posta della presa di posizione di controparte. Infatti, come esposto in 

- 4 -

dettaglio in sede di duplica, la presa di posizione dell'amministrazione 

imposte è regolarmente datata 25 agosto 2016 ed è stata spedita al 

Tribunale amministrativo detto giorno (vedi data del timbro postale 

sull'originale in lingua tedesca). La presa di posizione in lunga italiana 

trasmessa dal Tribunale amministrativo all'istante il 2 settembre 2016 

indicava come timbro postale la data del 1. settembre 2016. In realtà, il 1. 

settembre 2016 è stata trasmessa al Tribunale amministrativo la 

traduzione italiana della presa di posizione regolarmente inviata in 

tedesco il 25 agosto 2016; traduzione che fedele al testo originale 

riportava come data il 25 agosto 2016. Non vi sono allora inosservanze di 

termini da parte dell'amministrazione imposte. 

3. a) Giusta l'art. 23 della legge federale sull'imposta preventiva (LIP; RS 

642.21), chiunque, contrariamente alle prescrizioni di legge, non dichiara 

alle autorità fiscali competenti un reddito colpito dall'imposta preventiva, o 

la sostanza da cui esso proviene, perde il diritto al rimborso dell'imposta 

preventiva dedotta da questo reddito. Secondo la giurisprudenza relativa 

all'art. 23 LIP, per evitare di perdere il proprio diritto al rimborso, il 

contribuente deve annunciare sia il reddito colpito dall'imposta preventiva 

sia la sostanza da cui esso proviene nella prima dichiarazione d'imposta 

presentata all'autorità fiscale dopo la scadenza della prestazione 

imponibile, oppure fornire indicazioni complementari che possano essere 

prese in considerazione prima della crescita in giudicato della tassazione 

che lo riguarda. Altrimenti detto, il contribuente può quindi salvaguardare 

il proprio diritto al rimborso anche facendo una dichiarazione a posteriori, 

fino alla crescita in giudicato della tassazione ordinaria (sentenza del 

Tribunale federale 2C_95/2011 dell'11 ottobre 2011 cons. 2.1 con ulteriori 

rinvii). L'art. 23 si fonda quindi sul principio dell'autodichiarazione, proprio 

del sistema delle imposte dirette (cfr. ZWAHLEN, in: 

ZWEIFEL/BEUSCH/BAUER-BALMELLi [a cura di], Kommentar zum 

Schweizerischen Steuerrecht, vol. II/2, 2a ediz., Basilea 2012, nota 3 

- 5 -

all'art. 23 LIP). Ne consegue che il contribuente, che voglia salvaguardare 

il diritto al rimborso deve dichiarare egli stesso i redditi sottoposti 

all'imposta preventiva in una prima dichiarazione (d'imposta) spontanea o 

in un successivo spontaneo complemento in modo tale che l'imposizione 

possa avvenire correttamente (sentenza del Tribunale federale 

2C_322/2016 del 23 maggio 2016 cons. 3.2.1). In generale, poco importa 

che le autorità fiscali possano rendersi conto del carattere incompleto 

della dichiarazione e avere accesso alle informazioni mancanti, 

domandandole o effettuando un paragone con incarti fiscali di terzi o con 

anni precedenti. Di principio, il fisco deve in effetti poter presupporre che il 

contribuente abbia compilato la propria dichiarazione in maniera esatta e 

completa, in conformità agli obblighi che gli incombono giusta gli artt. 124 

cpv. 2 legge federale sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), 42 

cpv. 1 della legge federale sull'armonizzazione delle imposte dirette dei 

Cantoni e dei Comuni (LAID; RS 642.14) e, nel diritto cantonale, 127 cpv. 

2 della legge sulle imposte per il Cantone dei Grigioni (LIC; CSC 

720.000). Già gli imperativi dell'amministrazione di massa impongono che 

l'autorità fiscale possa procedere alla tassazione sulla base dei dati forniti 

con la dichiarazione d'imposta e dei relativi annessi o complementi. Per 

questo, solo una corretta indicazione degli elementi di reddito e di 

sostanza permette al contribuente di salvaguardare il proprio diritto al 

rimborso dell'imposta preventiva (sentenza del Tribunale federale 

2C_172/2015 del 27 agosto 2015 cons. 4.2). Il dovere d'indagare oltre da 

parte del fisco è dato di regola solo se la dichiarazione fiscale contiene 

degli errori evidenti (sentenze del Tribunale federale 2C_949/2014 del 24 

aprile 2015 cons. 3.2 e 2C_95/2011 dell'11 ottobre 2011 cons. 2.1 con 

ulteriori rinvii). 

b) Quale autorità incaricata di controllare che le prescrizioni federali in 

materia di imposta preventiva siano applicate in modo uniforme (art. 34 

LIP), l'Amministrazione federale delle contribuzioni ha riassunta e stabilita 

- 6 -

la propria pratica - riguardo alla perdita del diritto al rimborso dell'imposta 

preventiva secondo l'art. 23 LIP - nella circolare no. 40 dell'11 marzo 

2014. Detta circolare è ritenuta tenere nella debita considerazione le 

sentenze del Tribunale federale 2C_95/2011 dell’11 ottobre 2011 e 

2C_80/2012 del 16 gennaio 2013. Una dichiarazione è allora corretta ai 

sensi dell'art. 23 LIP (vedi circolare no. 40 cifra 3.1) se il contribuente 

dichiara i redditi colpiti dall’imposta preventiva, o la sostanza da cui essi 

provengono, spontaneamente nella prima dichiarazione d’imposta che 

deve essere presentata all’autorità fiscale competente dopo la scadenza 

della prestazione imponibile. Inoltre, i redditi colpiti dall’imposta 

preventiva, dichiarati spontaneamente dal contribuente dopo la 

presentazione della dichiarazione fiscale, ma al più tardi prima della 

crescita in giudicato della tassazione ordinaria, sono ancora considerati 

come dichiarati correttamente ai sensi dell’articolo 23 LIP (sentenza del 

Tribunale federale 2C_322/2016 del 23 maggio 2016 cons. 3.2.2 e cfr. 

anche sentenza del Tribunale federale 2C_80/2012 del 16 gennaio 2013 

cons. 2.2) a meno che il contribuente non abbia omesso degli elementi 

del reddito o della sostanza intenzionalmente o con l’intento di 

commettere una sottrazione d’imposta e questo comportamento sia stato 

scoperto dalle autorità fiscali (cfr. segnatamente sentenza del Tribunale 

federale del 4 dicembre 1996 pubblicata nell’Archivio di diritto fiscale 

svizzero [ASA] 66, 166). Una dichiarazione non è invece corretta secondo 

l'art. 23 LIP (vedi circolare no. 40 cifra 3.2) se la dichiarazione dei redditi 

colpiti dall’imposta preventiva viene fatta sulla base di una richiesta, 

un’ingiunzione o di un altro intervento dell’autorità fiscale in merito a 

questi redditi. Le semplici correzioni di redditi già dichiarati, effettuate 

dall’autorità fiscale (errore di trascrizione, dichiarazione di redditi netti, 

adeguamento delle quote private delle spese non giustificate 

commercialmente presso i detentori delle partecipazioni, differenze di 

valutazione, ecc.) non hanno come conseguenza la perdita del diritto al 

rimborso dell’importo ripreso.

- 7 -

c) Le circolari dell'Amministrazione federale delle contribuzioni sono 

ordinanze amministrative indirizzate alle amministrazioni fiscali cantonali, 

mediante le quali l'autorità spiega l'interpretazione che intende dare alla 

legge ai fini di un'applicazione uniforme e rispettosa della parità di 

trattamento (sentenze del Tribunale federale 2C_455/2014 del 27 gennaio 

2015 cons. 3.5 e 2C_105/2009 del 18 settembre 2009 cons. 6.4.1). Simili 

direttive non hanno forza di legge e non vincolano né i singoli contribuenti 

né i tribunali (DTF 133 II 305 cons. 8.1). Nella misura in cui riflettono il 

senso reale del testo legale e propongono un'interpretazione corretta e 

adeguata al caso specifico, anche le istanze di ricorso devono tuttavia 

tenerne conto (DTF 136 V 295 cons. 5.7; sentenze del Tribunale federale 

2C_949/2014 del 24 aprile 2015 cons. 4.2 e 2C_105/2009 del 18 

settembre 2009 cons. 6.4.1).

4. a) Nell'evenienza in oggetto, non è contestato che l'istante non abbia 

debitamente dichiarati quali elementi di reddito per il 2014 i dividendi di 

fr. 70'000.--, come sarebbe stato legalmente suo compito fare in virtù di 

quanto stabilito agli artt. 124 cpv. 2 LIFD, 42 cpv. 1 LAID e 127 cpv. 2 

LIC. Pure incontestato è che la correzione sia avvenuta su esplicita 

richiesta dell'amministrazione imposte e quindi non a seguito di un atto 

spontaneo del contribuente. Solo i successivi accertamenti intrapresi 

dall’autorità di tassazione hanno pertanto permesso a quest’ultima di 

includere il reddito in discussione e di evitare che la tassazione fosse 

incompleta. Ne consegue che la dichiarazione in parola non è corretta 

giusta la citata circolare no. 40 e che pertanto in applicazione a tali 

direttive il diritto al rimborso è andato perento. Invocando una diversa 

interpretazione della circolare no. 40 il ricorrente omette di rilevare che la 

stessa si riferisce ai redditi colpiti da imposta preventiva "dichiarati 

spontaneamente" cosa che nell'evenienza non è propriamente stata fatta. 

Non vi è alcuna dichiarazione spontanea di reddito dal momento in cui il 

- 8 -

contribuente viene invitato dall'amministrazione fiscale a dichiarare i 

dividendi in parola. 

b) Per l'istante, senza intenzionalità un'applicazione dell'art. 23 LIP non 

dovrebbe essere possibile. Giusta la prassi del Tribunale federale, il fatto 

che il ricorrente abbia dichiarato il dividendo in oggetto solo dopo essere 

stato sollecitato dall'amministrazione fiscale a farlo, comporta 

l'applicazione dell'art. 23 LIP, senza che sia necessario esaminare se vi 

fosse pure l'intenzione di evadere il fisco o di truffarlo (vedi le sentenze 

del Tribunale federale 2C_85/2015 del 16 settembre 2015 cons. 3.4, 

2C_172/2015 del 27 agosto 2015 cons. 4.3). Perché il contribuente perda 

il diritto al rimborso dell’imposta preventiva basta per la giurisprudenza 

anche una semplice negligenza (sentenze del Tribunale federale 

2C_85/2015 del 16 settembre 2015 cons. 3.4, 2C_172/2015 del 27 

agosto 2015 cons. 4.2, 2C_95/2011 dell'11 ottobre 2011 cons. 2.1 e 

2A.300/2004 13 dicembre 2004 cons. 4.2.2 e riferimenti). La sola 

dimenticanza è dunque sufficiente a giustificare il rifiuto del rimborso. 

Sempre in relazione all'art. 23 LIP, nella decisione 2C_438/2010 del 16 

dicembre 2010 il Tribunale federale considerava perento il diritto a 

chiedere il rimborso in caso di violazione dei doveri che spettano al 

contribuente nell'ambito della procedura di tassazione, senza che fosse 

necessaria l'intenzione di evadere il fisco. Una simile ripercussione 

andava presa in considerazione anche per i contribuenti che non davano 

seguito ai loro obblighi di collaborazione per pura negligenza o per 

semplice inettitudine (DTF 115 Ib 274 cons. 20d, 113 Ib 131 cons. 2e).

c) Richiamandosi alla grossa percentuale - almeno il 70 % - di correzioni che 

verrebbero operate sugli elenchi titoli, senza conseguenze in termini di 

imposta preventiva, l'istante chiede di poter godere di una parità di 

trattamento. Il principio della parità di trattamento non vieta che vengano 

effettuate distinzioni, ma richiede che le stesse siano giustificate da 

- 9 -

ragioni serie e obbiettive. In altre parole, esso impone unicamente che 

fattispecie giuridicamente uguali siano trattate in modo uguale e che 

fattispecie giuridicamente diverse siano trattate in modo diverso (DTF 131 

I 103 cons. 3.4, 129 I 357 cons. 6 e 121 I 100 cons. 3a). Come già 

evocato in precedenza, anche nella circolare no. 40, viene operata una 

distinzione tra le correzioni fatte dall'amministrazione fiscale e le mancate 

dichiarazioni, nel senso che le semplici correzioni di redditi già dichiarati a 

seguito di errore di trascrizione, dichiarazione di redditi netti, 

adeguamento delle quote private delle spese non giustificate 

commercialmente presso i detentori delle partecipazioni, differenze di 

valutazione, ecc. non hanno come conseguenza la perdita del diritto al 

rimborso dell’importo ripreso. In questo senso quindi, l'istante non può 

appellarsi alla parità di trattamento, essendo la sua situazione diversa da 

quella che implica una semplice correzione di importi però già dichiarati. 

d) L'istante contesta poi la sproporzione della pena ritenendo non corretto 

punire una semplice dimenticanza con fr. 24'500.--. La pretesa non può 

però essere posta in detti termini. In primo luogo, il testo della normativa 

di cui all'art. 23 LIP è chiaro, nel senso che la perenzione del diritto al 

rimborso riguarda tutte le imposte prelevate sui redditi e le sostanze che 

avrebbero dovuto essere dichiarati e che non lo sono stati. Inoltre, 

l'imposta preventiva è un'imposta alla fonte, in cui l'obbligo fiscale non 

incombe al beneficiario della prestazione imponibile, ma al suo debitore. 

Oltre a costituire un onere definitivo per i frodatori, l'obiettivo dell'imposta 

è anche quello di arginare la sottrazione d'imposta e quindi indurre i 

contribuenti svizzeri a dichiarare regolarmente i redditi che ne sono 

gravati e il patrimonio da dove provengono giacché essa viene 

integralmente rimborsata ai contribuenti che adempiono regolarmene ai 

loro doveri fiscali (vedi RdDAT I-2004 no. 11t cons. 4.1). Tenendo quindi 

presente lo scopo educativo della norma è evidente che l'art. 23 LIP non 

può riferirsi ad una perdita solo parziale del diritto al rimborso, ma che la 

- 10 -

conseguenza della mancata dichiarazione implica necessariamente la 

perenzione del diritto al rimborso di tutta l'imposta preventiva applicata al 

dividendo non dichiarato. Per il resto, contrariamente a quanto sembra 

pretendere l'istante, per l'applicazione dell'art. 23 LIP non occorre vi sia 

stata sottrazione d'imposta o che non vi sia alcun motivo logico per non 

dichiarare un determinato reddito. Siccome il rimborso è un corollario 

dell'autodichiarazione, la mancata dichiarazione comporta propriamente 

la perdita di tale diritto, senza che vadano soddisfatti ulteriori motivi per 

giustificare l'applicazione dell'art. 23 LIP. 

e) Anche avendo riguardo alla particolare situazione personale, familiare e di 

salute del contribuente non è dato decidere diversamente. Come è stato 

esposto in precedenza, la perenzione del diritto al rimborso dell'imposta 

preventiva è essenzialmente una conseguenza della mancata 

dichiarazione e non del motivo della dimenticanza. A questo riguardo 

appare pure fuori luogo la pretesa che l'amministrazione fiscale abbia a 

comportarsi secondo i principi della buona fede, e che sia pertanto tenuta 

ad aiutare il cittadino. Nell'evenienza concreta è stato l'istante a non 

dichiarare il dividendo di fr. 70'000.-- come era invece suo preciso 

compito fare. Applicando le conseguenze di legge di cui all'art. 23 LIP 

l'amministrazione imposte non ha certo per questo fatto violato il principio 

della buona fede. Che soggettivamente l'applicazione della legge possa 

apparire troppo severa nulla toglie alla sua legalità e validità oggettiva, 

propriamente già in considerazione degli obiettivi che la legislazione 

persegue con detta normativa. 

5. In conclusione, la decisione su reclamo merita conferma e il ricorso è 

respinto. Le spese giudiziarie seguono la soccombenza giusta quanto 

sancito all'art. 73 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 

370.100), per cui vanno messe a carico del ricorrente. All'amministrazione 

- 11 -

imposte, che ha agito nell’esercizio delle proprie attribuzioni ufficiali, non 

spettano indennità di parte (art. 78 cpv. 2 LGA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 276.--

totale fr. 1'776.--

il cui importo sarà versato da A._____, entro trenta giorni dalla notifica della 

presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira. 

3. [Via di diritto]

4. [Comunicazioni]