# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f04b004b-89f9-5083-9cf3-61ab6f38134a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.12.2014 11.2012.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-95_2014-12-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.95

  	
  Lugano

  29 dicembre 2014/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OR.2011.176 (protezione
della personalità) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione del 22 dicembre 2011 dalla

 

	
   

  	
  AO 1 

  (rappresentata
  dalla succursale, e patrocinata dall'avv. PA 2) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 2, per sé e come erede di

   AP 1 (†
  2013), già in, 

   al quale è subentrato in pendenza di causa,

   AP
  3, e

   AP
  4 

  (patrocinati dall'avv. PA 1),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 3 settembre 2012 presentato da AP 1, AP 2, dalla AP 3 e dalla AP
4 contro la sentenza 

emessa
dal Pretore il 26 luglio 2012;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 22 dicembre 2011 la AO 1 si
è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendogli di
accertare che AP 1, a quel tempo direttore responsabile del settimanale __________,
AP 2, direttore responsabile del sito ‹www.__________ › e del periodico __________,
la AP 3, editrice del __________ e del sito ‹www.__________ ›, come pure
la AP 4, editrice di __________, avevano leso la sua personalità con articoli
intitolati:

                                  –  “R__________:
l'imbecillità fatta uomo” (pubblicato il 25 novembre 2011 sul sito ‹www.__________
› a firma di AP 1), 

                                  –  “Giornalisti
AO 1: gli avvoltoi sono più educati!” (apparso l'indomani sullo stesso sito a
firma di AP 2), 

                                  –  “AO
1: un verme di nome R__________” (pubblicato il 30 novembre 2011 su __________
a firma di AP 1) e 

                                  –  “Non
pagate il canone RadioTV e disdite l'abbonamento alla __________” (pubblicato
il 4 dicembre 2011 sul __________ a firma di AP 1 e ripreso lo
stesso giorno dal sito ‹www.__________ ›).

 

                                  Oltre a tale accertamento
(domanda n. 1), l'attrice ha chiesto di ordinare a AP 2 e alla AP 3 – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di rimuovere
dal sito ‹www.__________ › gli articoli in questione (domanda n. 2) e di
vietare ai convenuti l'ulteriore pubblicazione sui periodici __________, __________
e sul sito ‹www.__________ › di “articoli lesivi della personalità della AO 1”
in relazione a un servizio televisivo di R__________ andato in onda il 25
novembre 2011 alle ore 12.00 sulla “__________” riguardante la morte di __________,
deputato in Gran Consiglio della __________ (domanda n. 3). Le domande n. 2
e 3 sono state formulate già in via cautelare.

 

                            B.  Con decreto cautelare emanato
senza contraddittorio il 23 dicembre 2011 il Pretore ha vietato ai convenuti,
sotto comminatoria dell'art. 292 CP, di pubblicare, sul __________ e sul sito ‹www.__________
› “articoli lesivi della personalità della AO 1 in relazione con il pezzo giornalistico
di R__________ sul decesso di __________”. Con successivo decreto cautelare del
30 gennaio 2012 , emesso dopo contraddittorio, egli ha poi ordinato a AP 2 e
alla AP 3 – sempre sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di rimuovere i tre articoli
dal sito ‹www.__________ ›, confermando il divieto ai convenuti di pubblicare
sul __________ e sul sito ‹www.__________ › “articoli lesivi della personalità
della AO 1 in relazione con il pezzo giornalistico di R__________ sul decesso
di __________”, il tutto sotto comminatoria dell'art. 292 CP.

                            C.  Nella loro risposta del 30
gennaio 2012 i convenuti hanno proposto di respingere l'azione. L'attrice ha
replicato il 1° marzo 2012 e i convenuti hanno duplicato il 3 aprile 2012, ognuno
mantenendo il rispettivo punti di vista. Al dibattimento del 1° giugno 2012 le
parti si sono riconfermate nelle loro posizioni e hanno notificato mezzi di
prova. Statuendo il 26 luglio 2012, il Pretore ha rinunciato ad assumere le
prove offerte, reputate irrilevanti ai fini del giudizio, e ha accolto la
petizione, nel senso che ha accertato l'illiceità dei quattro articoli (due apparsi
sul sito ‹www. __________ ›, uno su __________ e uno sul __________, oltre che
sul sito ‹www.__________ ›), vietando ai convenuti – sotto comminatoria dell'art. 292
CP – di pubblicare sul __________ e sul sito ‹www.__________ › “articoli lesivi
della personalità della AO 1 (così come ai considerandi) in relazione con il
pezzo giornalistico di R__________ sul decesso di __________”. Le spese
processuali di fr. 500.– sono state poste a carico dei convenuti in solido,
tenuti a rifondere all'attrice fr. 2000.– per ripetibili.

 

                            D.  Contro la sentenza appena
citata AP 1, AP 2, la AP 3 e la AP 4 sono insorti con un appello del 3
settembre 2012 a questa Camera nel quale chiedono di respingere la petizione,
di revocare i provvedimenti cautelari decretati dal Pretore il 30 gennaio 2012
e di riformare il giudizio impugnato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del
19 ottobre 2012 l'attrice propone di respingere l'appello. AP 1 è deceduto in
pendenza di ricorso, il 7 marzo 2013. Suo unico erede è il figlio AP 2.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La decisione impugnata, emessa con
la procedura ordinaria (art. 219 segg. CPC), è appellabile entro 30 giorni
dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), il termine di 10 giorni indicato nella
sentenza impugnata essendo erroneo. Un'azione volta alla protezione della
personalità inoltre non è una controversia patrimoniale, tranne
ove tenda solo al risarcimento del danno, alla riparazione del torto morale,
alla consegna dell'utile (Tappy
in: CPC commenté, Basilea 2010, n. 11 e 71 ad art. 91 con richiami; Marais in: Baker & McKenzie [curatori],
Schweizerische ZPO, Berna 2010, n. 6 ad art. 91 con ulteriori richiami) o a
finalità principalmente commerciali (Meier/
de Luze, Droit des personnes, articles 11–89a CC, Ginevra/Zuri­go/Basilea
2014, pag. 356 n. 747). Nella fattispecie l'attrice non chiede risarcimenti del
danno, riparazioni del torto morale né consegne dell'utile. La sua azione mira
anzitutto a far accertare la lesione della propria personalità, di modo che non
denota nemmeno finalità principalmente commerciali. Ne segue che l'appello
è ricevibile senza riguardo a questioni di valore. Quanto alla tempestività, la
decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore dei convenuti il 30 luglio
2012. Tenuto conto della sospensione dei termini intercorsa dal 15 luglio al 15
agosto 2012 (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC), l'appello in esame, depositato il 3 settembre
2012, è quindi ricevibile.

                                

                             2.  Gli appellanti si dolgono
anzitutto che il Pretore non abbia sentito le due testimoni da loro indicate al
dibattimento: M__________, segretaria della __________, e A__________,
dipendente della AO 1. Nella sentenza impugnata il Pretore ha motivato la propria
decisione con l'argomento che tali prove non apparivano “rilevanti ai fini di
causa, essendo in particolare condivisibili i motivi di opposizione sollevati
dalla convenuta” (recte: attrice; pag. 2 verso l'alto), non trattandosi di
chiarire quali comportamenti fossero all'origine degli articoli in questione, ma
solo di valutare il contenuto e la forma degli stessi (verbale del 1° giugno
2012, pag. 2). Nell'appello i convenuti ribadiscono la necessità di escutere M__________,
la quale aveva ricevuto insistenti chiamate
dalla AO 1 il mattino del 25 no­vem­bre 2011, quando __________ lottava ancora
tra la vita e la morte, e A__________, la quale dopo il decesso di __________
si sarebbe scusata per il comportamento tenuto da alcuni suoi colleghi della AO
1. Tali audizioni permetterebbero di inquadrare le circostanze che hanno provocato
le pubblicazioni in 

                                  rassegna e spiegherebbero come
mai siano state usate certe espressioni. Essi chiedono pertanto che questa
Camera proceda essa medesima alle audizioni (art. 316 cpv. 3 CPC) o rinvii gli
atti al Pretore perché le esegua (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 2 CPC).

 

                                  In linea di principio una parte
ha diritto all'assunzione delle prove offerte, ma l'autorità può rinunciare a
esperire mezzi istruttori il cui presumibile risultato non porterebbe con ogni
verosimiglian­za ele­menti di rilievo (“apprezzamento anticipato delle prove”:
DTF 134 I 148 consid. 5.3 con richiami). Nella fattispecie il Pretore ha
spiegato, seppure in modo telegrafico, perché ha rinunciato a sentire le due
testimoni. Gli appellanti ripetono per quali ragioni essi hanno offerto le due
testimonianze, ma con l'argomentazione del Pretore non si confrontano, ciò che
rende la loro doglianza irricevibile già per
difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC). Non si
dimentichi, ad ogni buon conto, che la reazione spropositata a un'offesa può
ledere anch'essa l'art. 28 cpv. 1 CC, giacché ognuno è chiamato a
rispondere dei propri atti. Nelle condizioni illustrate conviene quindi passare
senza indugio al­l'esame dell'appello.

                             3.  Secondo
l'art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua per­sonalità può, a sua
tutela, sollecitare l'intervento del giudice contro chiunque partecipi all'offesa,
compreso il redattore responsabile e l'editore di un organo di stampa (DTF 126
III 165 consid. 5a/aa). La protezione della personalità compete per principio anche
alle persone giuridiche (Meili in:
Basler Kommenar, ZGB I, 4ª edizione, n. 33 ad art. 28). La lesione è illecita
quando non appare giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse
preponderante pubblico o privato, oppure dalla legge (cpv. 2). L'art. 28a
cpv. 1 CC precisa che l'attore può chiedere al giudice:

                                  – di proibire una lesione imminente
(“azione inibitoria”),

                                  – di far cessare una lesione attuale
(“azione di rimozione”) o

                                  – di accertare l'illiceità di una
lesione che continua a produrre effetti molesti (“azione di accertamento”).

                                  

                                  La situazione essendo
suscettibile di evolvere in pendenza di causa (una lesione imminente può
verificarsi, una lesione in corso può venir meno), l'attore può avanzare una
richiesta a titolo principale e un'altra in via subordinata. Non solo: modificandosi
la situazione, egli può mutare la domanda in
ogni tempo (Jeandin in:
Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 3 ad art. 28a; Steinauer/Fountoulakis, Droit des
personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 219 n.
577b con rinvio). Sono riservate – evidentemente – le azioni di risarci­mento
del danno, di riparazione morale (disciplinate dagli art. 41 segg. CO) e di
consegna dell'utile conformemente alle disposizioni della gestione d'affari sen­za
mandato (art. 28a cpv. 3 CC).

 

                             4.  L'azione inibitoria e
quella di rimozione hanno carattere difensivo: l'una tende a prevenire una
lesione imminente, l'altra a mettere fine a una lesione in atto. L'azione di
accertamento per contro ha carattere sussidiario (come questa Camera ha già
avuto modo di ricordare: RtiD I-2011 pag. 648 n. 9c): la lesione essendosi
ormai consumata, tale azione tende a eliminare i possibili effetti molesti che
continuano a sussistere o a eliminare l'insicurezza giuridica legata al
problema di sapere se il comportamento del convenuto sia legittimo qualora la
situazione dovesse ripresentarsi (Steinauer/Fountoulakis,
op. cit., pag. 227 n. 594 seg.; Meier/de Luze, op. cit., pag. 365 n. 766 e pag. 366 n. 769; Jeandin, op. cit., n. 10 segg. ad art. 28a
CC). Ciò premesso, in concreto l'attrice non poteva avanzare due richieste
cumulative – l'una di accertamento, l'altra di rimozione – per la stessa
lesione della propria personalità (quella inerente a tre degli articoli pubblicati).
O l'offesa della personalità era ancora in atto ed era proponibile l'azione di
rimozione, o l'offesa minacciava di ripetersi, e in tal caso era data l'azione
di inibizione, oppure l'offesa si era ormai consumata e non era più né attuale
né imminente, e in tal caso rimaneva solo l'azione di accertamento, sempre che
continuassero a prodursi effetti molesti. Da parte sua il Pretore non poteva
manifesta­mente accogliere due azioni in simultanea riferite alle medesime
lesioni (dispositivo A).

 

                             5.  Si aggiunga, sempre per quel
che è delle azioni difensive (inibitoria o di rimozione), ch'esse possono
mirare solo a provvedimenti determinati (RtiD II-2012 pag. 789 consid. 5 con
rinvii), poiché non devono restringere la libertà del convenuto oltre il
necessario (Steinauer/Fountoula­kis,
op. cit., pag. 221 n. 582 e pag. 225 n. 591 con rimandi). Ciò
significa che gli ordini o i divieti devono essere definiti e precisati
in modo da poter formare oggetto di esecuzione diretta (Stei­nauer/Foun­toulakis,
op. cit., pag. 221 n. 582a con riferimento a DTF 97 II 93, confermata in
DTF 131 III 73 consid. 3.3). A maggior ragione ove si pensi che tali ordini o
divieti sogliono essere muniti di comminatorie penali e che il giudice civile
non può emanare generiche diffide, lasciando all'autorità penale il compito di
decidere se un certo comportamento concreto violi o no l'art. 292 CP (RtiD
II-2012 pag. 789 in fon­do con rinvii).

 

                                  L'esigenza di ingiunzioni chiare
e definite si impone, del resto, anche perché il convenuto ha diritto di sapere
con precisione 

                                  che cosa si pretenda da lui e
quali estremi possono giustificare una sanzione (sentenza del Tribunale federale
5C.121/1992 del 10 mar­zo 1993, consid. 3a; Meier/de Luze, op. cit., pag. 361
n. 758 e pag. 363 n. 762). Se dagli atti processuali non
risulta con sufficiente precisione quali comportamenti del convenuto dovreb­bero
essere vietati, il giudice sollecita d'ufficio l'attore a specificare le
richieste (DTF 97 II 94 in alto). Nella fattispecie 

                                  l'attore non poteva chiedere perciò
di obbligare i convenuti ad astenersi da “articoli lesivi della personalità
della AO 1 in relazione con il pezzo giornalistico di R__________ sul decesso
di __________” (domanda n. 1 terzo capoverso), né il Pretore poteva emanare un
ordine tanto generico (dispositivo n. 1 terzo capoverso). All'attrice incombeva
di specificare partitamente quali affermazioni o quali giudizi di valore i convenuti
non potessero pubblicare.

 

                             6.  Per tornare al caso
specifico, si è visto che per le medesime offese (quelle inerenti a tre degli
articoli pubblicati) l'attrice ha promosso simultaneamente un'azione di
accertamento e un'azio­ne di rimozione, ma che l'una è sussidiaria all'altra.
In primo luogo va esaminata quindi l'azione di rimozione, fermo restando che
sapere se una lesione della personalità sia in atto va deciso in base alla
situazione del momento in cui il giudice statuisce; se la lesione si estingue
in corso di causa, l'azione di rimozione va respinta (Meier/de Luze, op. cit.,
pag. 362 n. 760; Jeandin, op. cit., n. 7 e 9 ad art. 28a CC),
a meno che l'attore la modifichi in azione di inibizione rendendo verosimile un
pericolo di recidiva imminente (sopra, consid. 3). In concreto i tre articoli che
l'attrice chiedeva di eliminare dal sito ‹www.__________ › sono ormai stati tolti
dalla rete, i convenuti avendo ottemperato al decreto cautelare emesso dal
Pretore il 30 gennaio 2012. L'azione di rimozione va quindi respinta. Nelle
circostanze descritte occorre verificare se essa debba essere accolta come
azione di inibizione per il rischio imminente che, venisse a cadere il divieto del
primo giudice, i convenuti rimettano gli articoli o riprendano gli stessi attacchi
sul web o sul __________. L'ipotesi non riguar­da più il periodico __________,
le cui pubblicazioni sono cessate il 13 giugno 2012 senza più riprendere (‹www.__________
›). Non riguarda più nemmeno AP 1, deceduto il 7 marzo 2013 in pendenza di
appello. Può riferirsi tutt'al più agli altri litisconsorti.

 

                             7.  Il rischio di una
reiterazione imminente che giustifichi l'accoglimento di un'azione di
inibizione presuppone indizi concreti; la mera eventualità teorica che l'offesa
si ripeta non è sufficiente (I CCA, sentenza inc. 11.2007.154 del 23
dicembre 2009, consid. 9b con rinvii). In concreto il Pretore ha dedotto il
rischio imminente che i convenuti reiterassero all'indirizzo dell'attrice quanto
affermato nei tre noti articoli apparsi sul sito ‹www.__________ › (doc. B, C, E)
da un ulteriore articolo apparso sul __________ l'11 dicembre 2012 (doc. F). In
esso l'ignoto gior­nalista (__________) dava appuntamento dalle colonne del
giornale “alla __________, al signor __________, al Mediatore e a tutti
i lettori” invitandoli a “restare sintonizzati (…) per la seconda parte della
commedia che riprenderà le trasmissioni a partire da gennaio 2012”. Secon­do il
Pretore la “commedia” cui si riferisce l'articolo è “tutta la tematica sin qui
descritta e non soltanto la questione tecnica del ricorso inoltrato al
mediatore per la AO 1” (sentenza impugnata, pag. 5). Per gli appellanti,
invece, la seconda parte della “commedia” concerneva esclusivamente – come si
evince dall'articolo – la notizia che la Società cooperativa __________ aveva
diramato un comunicato di sostegno a R__________, salvo vedere due suoi membri
sedenti nel comitato del consiglio regionale inoltrare ricorso al mediatore per
la AO 1 lamentando un uso improprio del mezzo radiotelevisivo da parte della
divisione dell'informazione (appello, pag. 8).

                                  

                                  Ci si può domandare se l'argomentazione
degli appellanti non abbia qualche fondamento. Desumere un rischio di reiterazione
dal solo doc. F appare invero arduo, l'articolo narrando unicamente del ricorso
al mediatore per la AO 1 introdotto da due mem­bri della __________ sedenti nel
comitato del consiglio regionale della __________. La decisione su reclamo non
essendo attesa prima del gennaio 2012, l'articolista chiedeva – sarcasticamente
– “alla AO 1, al signor __________, al Mediatore e a tutti i lettori (…) di
restare sintonizzati sul __________ per la seconda parte della commedia che
riprenderà le trasmissioni a partire da gennaio 2012”. L'invito al Mediatore
risulta a ben vedere sospetto, il Mediatore stesso essendo chiamato a statuire
sul reclamo. Ma il solo fatto che sul __________ si fosse continuato a riferire
del procedimento (doc. F: “__________: reclamo di __________ e __________ per l'affaire
__________”) non riguardava più l'operato di R__________, bensì quello della __________.
Sia come sia, si volesse pur intravedere in quell'articolo l'avvisaglia di
imminenti nuovi attacchi, l'azione di inibizione non sarebbe destinata a buon
esito per le considerazioni che seguono.

 

                             8.  Vi è
offesa alla personalità quando una persona è lesa nell'onore, ovvero nella
considerazione morale, sociale o professionale di cui gode. Determinante per
giudicare se una dichiarazione sia lesiva è l'impressione suscitata nell'ascoltatore
o nel lettore medio dalla dichiarazione stessa nella sua globalità. La pubblicazione
di uno scritto può essere lesiva della personalità per i fatti esposti o per l'apprezzamento
di quei fatti. Il compito informativo dei media non è infatti un motivo
giustificativo assoluto (DTF 126 III 209 consid. 3a). La divulgazione di fatti
inesatti è già di per sé illecita, ma non tutti gli errori, le imprecisioni, le
generalizzazioni o le approssimazioni giornalistiche sono sufficienti per far
apparire la notizia come errata nel suo insieme. A tal fine occorre che l'articolo
sia viziato nei suoi tratti essenziali e desti nel pubblico un'immagine
sfavorevole della persona cui si riferisce, ponendola in una luce equivoca o
sminuendone sensibilmente la reputazione. Se i fatti sono veri, la loro
diffusione è generalmente giustificata dal mandato di informazione della
stampa, salvo che si tratti di fatti attinenti alla sfera segreta o privata,
oppure quando la persona toccata sia sminuita in modo inammissibile poiché la
forma usata è inutilmente pregiudizievole (DTF 138 III 643 consid. 4.1.1 e
4.1.2; RtiD II-2006 pag. 682 consid. 3 con rimandi, 

                                  II-2007 pag. 660 consid. 8). 

 

                                  Opinioni, commenti e giudizi di
valore sono per contro ammissibili se appaiono sostenibili alla luce dei fatti
cui si riferiscono. Nella misura in cui contengono anche asserzioni di fatto
(giudizi misti), l'elemento fattuale dell'opinione è ugualmente soggetto a una
verifica di veridicità. L'esternazione di giudizi di valore e di opinioni
personali, quand'anche poggino su fatti veri, può risultare lesiva della
personalità se avviene in una forma che svilisce inutilmente. Siccome però la
pubblicazione di un giudizio di valore è garantita dalla libertà di
espressione, occorre dare prova di un certo riserbo se il pubblico è in grado
di riconoscere su quali fatti esso si fondi. Un'opinione pungente dev'essere
accettata ed è unicamente lesiva se trascende i limiti del sostenibile, se induce
a ritenere come esistente un complesso di fatto non dato oppure nega alla
persona interessata ogni onorabilità (DTF 138 III 644 consid. 4.1.3,
126 III 305 consid. 4b/bb). 

 

                                  Trattandosi dell'attività dei
media, in particolare, il giudice deve soppesare attentamente l'interesse della
persona alla tutela della sua integrità e l'interesse dei media all'informazione
del pubblico (DTF 132 III 648 consid. 5.2). Nella ponderazione degli interessi
va tenuto conto del contesto particolare in cui avviene la comuni­cazione. Così,
nell'ambito di una contesa politica il carattere illecito va ammesso solo con
grande riserbo (sentenza del Tribunale federale 5C.207/2006 dell'11 gennaio
2007, consid. 4.3; DTF 116 IV 150 consid. 3c). Ancora di recente il Tribunale
federale ha ricordato che per l'importanza specifica che riveste la libertà di
espressione in uno Stato di diritto democratico, le lesioni del­l'onore che
intervengono durante un confronto politico vanno valutate con un metro di
giudizio meno rigoroso (sentenza del Tribunale federale 5A_553/2012 del 14 aprile
2014 consid. 3.2 in: Sic! 2014 pag. 458).

 

                             9.  Ciò premesso, giova passare
in rassegna le espressioni che l'attrice ha censurato e che il Pretore ha reputato
lesive della perso­nalità dell'ente (sentenza impugnata, pag. 2 a 4), sempre a
supporre che sussistano seri indizi di reiterazione imminente nella prospettiva
di un'azione di inibizione.

 

                                  a)   Per
quanto riguarda l'articolo “R__________: l'imbecillità fatta uomo” apparso sul
sito ‹www.__________ › il 25 novembre 2011 firmato da AP 1 (doc. B), il Pretore
ha deplorato la qualifica dell'attrice come “meschina” (sentenza impugnata,
pag. 2). Gli appellanti obiettano che legittimato a invocare una lesione della
personalità sarebbe tutt'al più R__________, non l'attrice, il cui onore non
sarebbe per nulla offeso, senza dimenticare che il termine “meschino” si riferiva
a R__________, non all'attrice (appello, pag. 4). Quest'ultima osservazione è
pertinente, il Pretore essendo caduto in un palese equivoco (“Finché personaggi
abietti, livorosi e meschini come R__________ avranno un microfono a disposizione,
la nostra guerra contro la tendenziosa AO 1 non conoscerà tregua”: doc. B). Ora,
chi è toccato solo in maniera indiretta – come ad esempio il datore di lavoro –
da un'offesa alla personalità altrui, non può valersi dei mezzi difensivi previsti
dall'art. 28a CC (v. sentenza del
Tribunale federale 5A_641/2011 del 23 febbraio 2012, consid. 5.1). In
concreto l'unica critica mossa all'attrice nell'articolo è di essere “tendenziosa”,
ma tale opinione è lungi dal connotare un'offesa alla personalità, seppure male
aggradi alla destinataria.

 

                                  b)  Per
quel che è dell'articolo apparso sul sito ‹www.__________ › il 26 novembre 2011
“Giornalisti AO 1: gli avvoltoi sono più educati!” firmato da AP 2 (doc. C), il
Pretore ha censurato siccome lesivo della personalità dell'attrice il titolo e
due espressioni: “Gli sciacalli AO 1” e “il sito AO 1 costa uno sproposito ed è
anche parzialmente illegale” (sentenza impugnata, loc. cit.). Gli appellanti
giustificano l'uso dei termini “avvoltoi” e “sciacalli” con il fatto che quando
__________ lottava ancora tra la vita e la morte i giornalisti della AO 1 avevano
tempestato di telefonate la sede della __________ a __________ fino a dare il
deputato in Gran Consiglio per deceduto addirittura con due ore di anticipo (appello,
pag. 5). L'attrice non contesta che ciò sia vero. Certo, R__________ ne esce
pesantemente ingiuriato, ma al vaglio è la personalità dell'attrice, non quella
del giornalista. Nemmeno si disconosce che gli epiteti di “avvoltoi” e di
“sciacalli” sono prossimi all'insulto, ma è altrettanto vero che così sono
apostrofati i giornalisti (non nominati, a parte R__________) e non l'attrice.
Si dà atto altresì che la prosa dell'articolo è rozza, se non dozzinale, e che alla
nozione di “sciacalli AO 1” si potrebbero frettolosamente associare (anche) i
dirigenti dell'azienda. Una semplice lettura del pezzo fuga però tale impressione.

 

                                       Che
poi il sito Internet della AO 1 costi “uno sproposito” e sia “parzialmente
illegale” perché “dovrebbe servire solo da archivio per le trasmissioni” è –
con ogni evidenza – un'opinione personale dell'articolista sui limiti che il
mandato pubblico impone all'attrice. Si tratta sicuramente di un'affermazione personale,
polemica e probabilmente imprecisa (come ha fatto valere l'attrice nella petizione:
pag. 10 seg.), ma che non è fondata su fatti fondamentalmente incompleti o inveritieri
e che come tale è garantita dalla libertà di stampa. Per ledere la personalità
dell'attrice l'offesa dovrebbe raggiungere ben altro livello.

 

                                  c)   Relativamente
infine all'articolo “Non pagate il canone RadioTV e disdite l'abbonamento alla __________”
apparso senza firma sul sito ‹www.__________ › il 4 dicembre 2011 (doc. E),
il Pretore ha considerato lesive della personalità dell'attrice le frasi “la AO
1 e (…) __________ sono ormai diventati organi ufficiali dei radiko$ocialisti”
e “i dirigenti del __________ sono riusciti nell'exploit di pagare con i soldi
del canone più alto d'Europa, estorto a tutti gli utenti, le spese legali
(uella) del verme R__________”. Secondo il Pretore il lettore medio ricaverebbe
l'impressione che l'ente pubblico ha violato gravemente i suoi doveri d'informazione,
schierandosi “spudoratamente” a favore di una corrente politica, attingendo per
di più al canone pagato da tutti i contribuenti. Ciò farebbe dubitare della
credibilità e del grado d'indipendenza dell'ente, anche perché i destinatari
degli articoli in esame appartengono al medesimo pubblico al quale si rivolge l'offerta
radiotelevisiva, senza che sia sorretta da alcun motivo giustificativo (sentenza
impugnata, pag. 3 seg.).

 

                                       Che
le malevoli insinuazioni dell'anonimo articolista irritino l'attrice è ovvio,
che esse non siano condivise dal Pretore è chiaro, ma che esse non possano beneficiare
della libertà di espressione e di stampa non può dirsi, già per il fatto che si
connotano di primo acchito come apprezzamenti politici. Che l'attrice sia
diventata “un organo ufficiale dei radiko$ocia­listi” è con ogni evidenza un convincimento
soggettivo dell'autore, riconoscibile come provocatorio da chicchessia, senza
per altro che appaia necessariamente offensivo. D'altro lato l'attrice non può
pretendere di detenere il monopolio dell'informazione oggettiva e imparziale
solo per essere chiamata ad assolvere un mandato pubblico. Né essa mette in discussione
che il canone radiotelevisivo pagato in Svizzera sia il più caro d'Europa, né contesta
di sostenere finanziariamente il giornalista R__________ nelle procedure che
oppongono quest'ultimo a chi ne ha offeso l'onorabilità. Non fa dubbio che
l'articolo in questione costituisca un'invettiva politica all'indirizzo della AO
1 ed è evidente che gli attacchi a R__________ abbiano offerto il destro per lanciare
strali – di riflesso – all'attrice. Ciò può avere indotto comprensibilmente l'attrice
a reagire, ma non basta per ravvisare una lesione della personalità dell'ente __________.
Il quale del resto, proprio perché è chiamato a svolgere un ruolo di carattere
pubblico, può trovarsi a sopportare anche critiche caustiche di avversari
politici. Sempre che non ne degradino inutilmente l'onorabilità, ma tale non è
il caso delle espressioni – per quanto acide e livorose – che precedono.

 

                           10.  Ne discende che in concreto
poco giova interrogarsi sul rischio di imminente recidiva legato alle
affermazioni figuranti nei tre articoli apparsi sul sito ‹www.__________ ›,
giacché nei confronti dell'attrice queste non possono ritenersi lesive della
personalità. Non si trascura che l'attrice ha chiesto anche, con l'azione inibitoria,
di vietare ai con­venuti la pubblicazione in genere su __________, sul __________
e sul sito ‹www.__________ › di “articoli lesivi della personalità della AO 1
in relazione con il pezzo giornalistico di R__________ sul decesso di __________”.
Si è visto però che una richiesta tanto vaga non è ammissibile, né in un'azione
di inibizione né in un'azione di rimozione (sopra, consid. 5). Tanto meno
poteva il Pretore pronunciare un divieto siffatto, il suo rinvio tra parentesi
(“così come ai considerandi”) non essendo di nessun ausilio, dai considerandi
della sentenza impugnata non risultando con precisione quali termini, frasi o afferma­zioni
siano oggetto di divieto con comminatoria penale.

 

                                  Comunque sia, e ad ogni buon
conto, se le lesioni della personalità sono quelle che l'attrice scorge, per
quanto la concerne, nei tre citati articoli apparsi sul sito ‹www.__________ ›
esse non giustificano divieti, poiché –  come si è appena visto – non assur­gono
a violazioni della perso­nalità. Contrariamente all'opinione del Pretore, una
critica personale non viola l'art. 28 cpv. 1 CC solo per non essere seria, puntuale
e documentata (sentenza impugnata, pag. 4 verso il basso). Le libertà di stampa
e di espressione non impediscono manifestazioni di astio politico o di odio
partitico, seppure primitive, purché queste non facciano passare per autentiche
circostanze inveritiere o manipolate, non scadano nell'ingiuria e non deni­grino
inutilmente la persona. L'arena politica non è necessariamente un esempio di
correttezza e può accusare pesanti cadute di stile, ciò di cui il pubblico dei
lettori è consapevole, né incombe al giudice civile impartire lezioni di buona
creanza e di signorile rispetto. Per quel che è dei tre articoli citati, in
definitiva, nei confronti dell'attrice non si ravvisano gli estremi dell'art.
28 cpv. 1 CC. Al proposito l'appello merita accogli­mento.

 

                           11.  L'azione di inibizione
vedendo la sua sorte segnata già per mancanza di un'offesa che integri nei
confronti dell'attrice una lesione della personalità, rimane da esaminare se in
relazione al quarto testo di cui si duole l'attrice (“AO 1: un verme di nome R__________”),
pubblicato su __________ del 30 novembre 2011 (doc. D), come pure in relazione
al terzo articolo nella versione pubblicata dal __________ il 4 dicembre 2011
(“Non pagate il canone __________ e disdite l'abbonamento alla __________”),
più 

                                  estesa di quella apparsa sul sito
‹www.__________ › il giorno stesso (doc. E), vada accolta l'azione
(sussidiaria) di accertamento. Per quanto riguarda i due pezzi giornalistici (entrambi
a firma di AP 1), in effetti, l'attrice non prospetta una reiterazione
imminente della lesione (e nemmeno ha promosso, di conseguenza, un'azione
inibitoria), di modo che solo un'azione di accertamento può entrare in linea di
conto.

 

                                  Al riguardo il Pretore ha
ravvisato una lesione della personalità dell'attrice nel passaggio: “La AO 1
ormai ridotta a radiotelevisione di servizio del partito $ocialista con il
canone più alto d'Europa, fa sempre più schifo” (doc. D), rispettivamente nelle
frasi: “È chiaro: la radiotelevisione di cosiddetto servizio pubblico è da anni
un feudo della $inistra. L'utente, con il canone più alto d'Europa, finanzia un
bollettino propagandistico dei radiko-$ocialisti (…). Per quello che ce ne
importa di un simile schifo di radiotelevisione pubblica, foraggiata con il
canone più alto d'Europa per fare propaganda alla $inistra, i balivi possono
tranquillamente farne uno spezzatino”, come pure nelle espressioni “i bambela”
e “i besughi della AO 1” (doc. E). Ora, in caso di morte dell'autore un'azione
di accertamento può essere promossa – o, se è già pendente, segue il suo corso
– nei confronti degli eredi. Diversamente da quanto vale in materia di azioni
difensive, poi, chi propone un'azione di accertamento non è tenuto a precisare
le singole espressioni, le singole affermazioni o i singoli passaggi ritenuti
lesivi della propria personalità, già per il fatto che non occorre pronunciare ingiunzioni
e che la sentenza non abbisogna di esecuzione (Meili,
op. cit., n. 6 e 7 ad art. 28a CC). Ai fini del giudizio è
sufficiente che l'offesa alla personalità si evinca dall'insieme di una pubblicazione o dal sunto di un'esposizione (loc.
cit.).

 

                           12.  Sapere se le affermazioni
testé riassunte integrino nel loro complesso una lesione della personalità
dell'attrice, come reputa il Pretore, è nella fattispecie una questione che può
restare aperta. Anche in caso di lesione della personalità, per vero, un'azione
di accertamento può essere accolta solo se sussiste una situazione pregiudizievole
per l'attore (RtiD II-2006 pag. 683 con­sid. 4a con riferimenti). E l'attore
può vantare un interesse legittimo all'accerta­mento solo ove persistano
strascichi molesti della lesione (ormai finita). Scopo dell'azione di
accertamento non è invero di dare soddisfazione all'offeso, bensì di eliminare
gli effetti residui di una lesione, l'azione di accertamento configurandosi
come la continuazione di un'azione di rimozione (DTF 127 III 484 consid. 1c/aa
e pag. 486 a metà). Accertare l'esistenza di una lesione della personalità per
il solo pas­sato non entra in linea di conto, giacché l'azione di accertamento non è destinata a eliminare effetti
molesti che si estinguono da sé con il passare del tempo, bensì effetti molesti
che continuano a gravare più o meno durevolmente
sulla reputazione della vittima (DTF 127 III 485 a metà). Nel caso
specifico si cercherebbe invano di sapere quali siano concretamente gli effetti
molesti che sussistono all'eventuale lesione della personalità e in che essi
consistano.

 

                                  Non si disconosce che, dandosi
una grave violazione della personalità, l'interesse legittimo
dell'attore a far accertare giudizialmente l'offesa si presume (Steinauer/Fountoulakis, op. cit., pag.
228 n. 396b con richiami di giurisprudenza). La presunzione dispensa tuttavia
dall'onere della prova, non dallo spiegare in che consista l'interesse
legittimo (DTF 123 III 388 in alto con rimandi). Trattandosi di lesioni della
personalità arrecate mediante i mass media, gli effetti molesti della lesio­ne
potrebbero ricondur­si al fatto che le moderne tecniche di archiviazione
consentono di accedere praticamente senza limiti a rubriche, raccolte e collezioni
di documenti. Che il solo fatto di poter ritrovare in tal modo un determinato
articolo (o determi­nati articoli) di stampa basti per sostanziare effetti
persistenti di una lesione della personalità è nondimeno dubbio, visto il
flusso incessante di informazioni che pervade l'attualità quotidiana (DTF 122
III 452 nel mezzo; Meili, op.
cit., n. 8 in principio ad art. 28a CC con citazioni). Sia come
sia, l'attrice non ha mai preteso – e a lei incombeva l'onere dell'allegazione
– che il pubblico avrebbe sempre potuto rinvenire in archivi cartacei o
digitali l'articolo apparso su __________i o sul __________. Il sito ‹www.__________
› non risulta consente di far riapparire allo schermo – nemmeno con l'ausilio
di un motore di ricerca – le offese rivolte all'attrice da AP 1. Esiste invero
un altro sito, il quale tuttavia permette di accedere al contenuto solo per
mezzo di un'identificazione e di una parola chiave (‹__________›). Come il
pubblico possa procurarsi simili credenziali non è dato di sapere. Anche sotto
questo profilo, in ultima analisi, non so­no dati a divedere strascichi della lesione
concreti e duraturi. Una volta ancora l'appello si rivela così provvisto di
buon esito. 

 

                           13.  Le spese dell'attuale
giudizio seguirebbero la regola della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). A prescindere
il fatto però che l'accoglimento dell'appello si deve all'applicazione
d'ufficio del diritto da parte di questa Camera (art. 57 CPC), non alle argomentazioni
addotte dai convenuti, l'attrice è stata sicuramente indotta a promuovere causa
non solo per avere visto trattare i suoi responsabili di “bambela” e “besughi”,
ma anche per le ripetute associazioni di idee – ad opera di __________, del __________
e del sito ‹www.__________ › – del vituperato giornalista
R__________ alla AO 1. Sebbene quest'ultima fosse colpita unicamente di
riflesso e fosse criticata in realtà per ragioni eminentemente politiche (tant'è
che nell'articolo pubblicato il 30 no­vembre 2011 AP 1 non escludeva come
“perfino nella radiotelevisione di servizio del partito $ocialista era
possibile mantenere un minimo di decoro”: doc. D), oltre che per il canone di
abbonamento esagerato, soccorrono in definitiva ragioni equitative che
giustificano di suddividere le spese a metà e di compensare le ripetibili (art.
107 cpv. 1 lett. b CPC). L'esito del giudizio odierno influisce altresì
sul dispositivo in materia di spese e ripetibili della decisione impugnata, che
seguono la medesima chiave di riparto.

 

                           14.  L'emanazione
del giudizio odierno e la conseguente riforma della sentenza impugnata fa
decadere il decreto cautelare emesso dal Pretore il 30 gennaio 2012.

 

                           15.  Circa i rimedi
giuridici esperibili contro la presente decisione sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), la causa in rassegna non si esaurisce – come
detto – in una controversia di carattere patrimoniale (sopra, consid. 1). Un
eventuale ricorso in materia civile è ammissibile di conseguenza senza riguardo
a questioni di valore (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF).

 

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  L'appello
è accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                         1.   La petizione è respinta.

                                         2.   Le spese processuali di fr. 500.–, da
anticipare dall'attrice, sono poste per metà a carico di quest'ultima e per
l'altra metà a carico dei convenuti in solido, compensate le ripetibili.

 

                             II.  Le spese di appello
di fr. 1000.–, da anticipare dagli appellanti, sono poste per metà solidalmente
a carico di questi ultimi e per l'altra metà a carico dell'attrice, compensate
le ripetibili.

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in materia
civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso
in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).