# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 959eaa54-07c2-511e-9aae-8cdff98ed170
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-05-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.05.2014 11.2011.177
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-177_2014-05-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.177

  	
  Lugano

  5 maggio 2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Jaques
  e Olgiati, giudice supplente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2009.122 (nullità
di testamento) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna promossa
con petizione del 19 agosto 2009 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  AP 2, e 

  AP 3 

  (patrocinate
  dall'avv. dott. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1, e 

  AO 2 

  (patrocinate dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 21 novembre 2011 presentato da AP 1, AP 2 e AP 3 contro la sentenza emessa
il 14 ottobre 2011 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  I__________ (1929), nubile,
senza discendenti, era domiciliata a __________. Riconosciuta affetta da
debilità mentale e riconosciuta invalida al 75% dal 1° gennaio 1981, essa era
provvista fin dall'aprile del 1977 di una curatela amministrativa volontaria. Negli
ultimi tempi era ospite della casa per anziani “__________” a __________. Con
testamento pubblico redatto il 20 maggio 2003 dal notaio F__________ N__________
di __________ essa ha istituito sue ere­di universali AO 1 (1949) e AO 2 (1958)
in parti uguali, nominando come esecutore testamentario lo stes­so notaio. Su
richiesta di quest'ultimo, una psichiatra e psicoterapeuta designata dal medico
cantonale, la dott. F__________ B__________ di __________, ha poi confermato in
un referto del 27 maggio 2003 che l'anziana, da lei esaminata il 15 maggio 2003
nella casa per anziani, era “capace di intendere e di volere con capacità di
discer­nimento”, ossia “in grado di redigere testa­mento”. I__________ è
deceduta all'ospedale __________ di __________ il 21 agosto 2008. Il suo testamento
è stato pubblicato il 2 set­tem­bre 2008 dal notaio F__________ N__________
davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

                            B.  Il 19 agosto 2009 AP 1
(1930), AP 2 (1927) e AP 3 (1920), prime cugine del ramo paterno della defunta,
hanno convenuto AO 1 e AO 2 davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno
Campagna per ottenere che il testamento fosse annullato. Le convenute hanno
proposto il 20 novembre 2009 di respingere la
petizione. Le attrici hanno replicato il 5 gennaio 2010, mantenendo la loro
domanda. Le convenute hanno duplicato l'8
febbraio 2010, confermandosi nella risposta. L'udienza preliminare si è
tenuta il 12 apri­le 2010 e l'istruttoria, durante la quale è stata assunta
una perizia sulla capacità di discernimento della testatrice, è terminata il 4
luglio 2011. In un memoriale conclusivo del 21 settembre 2011 le attrici hanno poi
riaffer­mato la loro posizione. In un analogo
memoriale del 23 settembre 2011 le convenute hanno nuovamente
sollecitato il rigetto del­l'azione. Al dibattimento finale del 30 settembre
2011 le parti hanno ribadito i rispettivi argomenti. Statuendo con sentenza del
14 ottobre 2011, il Pretore ha respinto la petizione. La tassa di giustizia di
fr. 51 250.– e le spese di fr. 3875.–
sono state poste a carico delle attrici in solido, tenute a rifondere alle con­venute
fr. 120 000.– complessivi per ripetibili.

 

                            C.  Contro la sentenza appena
citata AP 1, AP 2 e AP 3 sono insorte a questa Camera con un appello del 21
novembre 2011 nel quale chiedono di riformare il giudizio impugnato,
accogliendo la loro petizione e annullando il noto testa­mento pubblico. Nelle loro
osservazioni del 26 gennaio 2012 AO 1 e AO 2 propongono di respingere l'appello.
In una replica spontanea del 10 febbraio 2012 le appellanti hanno reiterato
la loro richiesta. Le convenute hanno duplicato il 22 febbraio 2012, ribadendo
la loro posizione.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica il
diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv.
1 CPC). Le sentenze emanate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 con la
procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC ticinese sono appellabili pertanto
entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che il valore
litigioso “secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella
decisione” raggiungesse fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella
fattispecie tale requisito è manifestamente dato, le parti avendo concordemente
indicato al Pretore un valore litigioso di fr. 4 000 000.– (sentenza impugnata, pag. 1 in fondo).

 

                             2.  Nelle loro osservazioni del
26 gennaio 2012 le convenute in­vi­-

                                  ta­no questa Camera a
verificare la tempestività dell'appello. 

                                  Ora, dal “traccia­mento degli invii”
__________ (www.post.ch) accluso all'appello si evin­ce che la busta raccomandata
contenente la sentenza del Pretore è partita dall'ufficio postale di __________
il 14 ottobre 2011 ed è giunta l'indomani – per errore – all'ufficio postale di
__________, che lo ha ritornato a quello di __________. Rispedito a __________
il 17 ottobre successivo, l'invio è giunto il giorno dopo all'ufficio postale
di __________ e l'avviso di ritiro è stato depositato quello stesso giorno
nella casella postale dell'avvocato PA 1. Il plico è poi stato ritirato allo
sportello il 24 ottobre 2011 alle ore 9.06. Consegnato all'ufficio postale
di __________ il 21 novembre 2011, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.

 

                             3.  Sempre nelle osservazioni del
26 gennaio 2012 le convenute propongono di dichiarare l'appello irricevibile,
facendo valere che nel loro memoriale le attrici rinviano inammissibilmente ad
atti di primo grado, contestano solo talune motivazioni della sentenza impugnata
e discutono liberamente fatti e diritto in modo avulso da quanto spiega il Pretore.
In realtà non soccorrono gli estremi per respingere l'appello in ordine. Certo,
chi presenta appello non può limitarsi a dare per riprodotti allegati di prima
sede o a ripetere argomentazioni di carattere generale. Deve motivare le sue
critiche in modo sufficientemente esplicito perché l'autorità di ricorso possa comprenderle
in modo agevole, ciò che richiede una desi­gnazione precisa dei passaggi
censurati nel giudizio del Pretore e degli atti di causa su cui si fondano le doglianze
(DTF 138 III 375 consid. 4.3.1). Per di più, ove un giudizio impugnato sia
sorretto da più motivazioni indipendenti, alternative o sussidiarie, un
appellante deve dimostrare che ciascuna di esse è contraria al diritto (cfr.
DTF 138 I 100 consid. 4.1.4 con richiami). Sta di fatto che nel caso specifico
l'allegato delle attrici non si esaurisce in rinvii, ripetizioni o censure
parziali. Esso non va

                                  esente da difetti (sotto,
consid. 6), ma ciò non significa che debba essere dichiarato improponibile per
intero. Giova quindi procedere senza indugio alla sua trattazione. Quanto alla
replica, cui le convenute rivolgono identiche critiche, valgono considerazioni
analoghe.

 

                             4.  Nella sentenza impugnata il
Pretore ha constatato anzitutto che nel memoriale conclusivo le attrici rinunciavano
a postulare l'annullamento del testamento pubblico per incapacità di disporre
della de cuius (art. 519 cpv. 1 n. 1 CC) e che ai fini del giudizio rimaneva
da esaminare perciò se il notaio fosse incorso in vizi di forma nella rogazione
dell'atto (art. 520 cpv. 1 CC). Egli ha ricordato che sotto questo profilo le
attrici muovevano tre contestazioni. In primo luogo sostenevano che
inizialmente la testatrice aveva comu­nicato le sue ultime volontà al notaio
non direttamente, bensì per opera delle convenute. Inoltre esse affermavano che
la disponente non aveva letto il testamento, essendo incapace a leggerlo. Infine
esse allegavano che per le sue carenze intellettive I__________ non era in
grado, comunque sia, di comprendere il contenuto dell'atto.

 

                                  Quanto alla prima contestazione,
il Pretore l'ha respinta, rilevando che un testatore non deve necessariamente
confidare di persona le sue ultime volontà al notaio, la comunicazione potendo
anche avvenire per mezzo di terzi (sentenza impugnata, consid. 3). Ciò
posto, egli ha respinto anche la seconda contestazio­ne con l'argomento che le
prove assunte dimostravano come la testatrice non fosse divenuta analfabeta con
il passare degli anni, ma solesse scorrere almeno la cronaca locale del
giornale cui era abbonata, di modo ch'essa non risultava affetta da deficit cognitivi
tali da impedirle di leggere il testamento al momento in cui il notaio l'aveva
rogato (art. 500 cpv. 1 CC; sentenza impugnata, consid. 5a e 5b). Infine
il Pretore ha respinto anche la terza contestazione, in cui le attrici
asserivano che per le sue carenze intellettive la disponente non era in grado
di capire il contenuto dell'atto. Rammentato che la capacità di discernimento è
una questione di sostanza (art. 519 cpv. 1 n. 1 CC), non di forma, 

                                  egli ha ritenuto che su questo
punto l'appello andasse respinto già per tale motivo (loc. cit.,
consid. 5c). Ad ogni modo egli ha soggiunto che, valutando le risultanze
probatorie, la capacità di discernimento della testatrice non risultava menomata
(art. 16 CC). Anzi, il referto della dott. F__________ B__________, medico
psichiatra e psicoterapeuta che aveva esaminato la disponente il 15 maggio 2003,
certificava proprio il contrario, quantunque vent'anni prima il medico
dell'Assicurazione Invalidità l'avesse riconosciuta incapace d'intendere e di
volere e alcuni testimoni reputassero I__________ sofferente di una certa insufficienza
mentale (sentenza impugnata, consid. 6). Onde, in definitiva, il rigetto della
petizione.

 

                             5.  Le appellanti esordiscono
ribadendo che la testatrice era affetta da debilità mentale congenita, come riteneva
il suo primo medico curante dott. W__________ M__________, come ha diagnosticato
nel 1982 lo specialista dott. S__________ L__________ su incarico dell'Assicu­razione
Invalidità e come reputava anche il dott. B__________ R__________, suo medico
curante dal 1985, tanto che essa stentava nell'eloquio e fin dagli anni settanta
le era stata istituita una curatela amministrativa quando sua madre auspicava finanche
una tutela (appello, punto 1a). Dal profilo formale esse premettono inoltre che
nell'allegato conclusivo non hanno per nulla mutato l'azione, contrariamente a
quanto le convenute han­no preteso al dibattimento finale (punto 1b). Fanno
valere che quel 20 maggio 2003 il notaio ha sì dato il testamento da leggere a I__________,
ma in realtà l'ha letto lui stesso, mentre nel rogito ha attestato che la lettura
è avvenuta da parte della disponente. Ciò rende nulla la rogazione e inefficace
l'atto. Avesse deciso di leggere 

                                  egli medesimo il testamento, il pubblico
ufficiale avrebbe dovuto procedere in presenza dei testi­moni, i quali sottoscrivendo
il 

                                  rogito avrebbero confermato
l'avvenuta lettura del documento (art. 502 CC; appello, punti 2 e 3a).

 

                                  Per quel che riguarda la capacità
di comprendere il contenuto dell'atto pubblico, le appellanti ribadiscono che I__________
stentava perfino a parlare dialetto, aveva una scolarità limitata al sesto anno
(aveva ripetuto due classi), ha condotto una vita “vegetativa” almeno fino a 56
anni, non sapeva far di conto, non capiva il significato delle frasi, non era
in grado di leggere nemmeno testi semplici e se nella casa per anziani “__________”
la si vedeva con il giornale in mano ciò ancora non significa che fosse in
grado di intendere quanto leggeva. Tanto meno risulta
che ricevesse __________ quando abitava a __________, non essendo mai
stata abbonata a tale quotidiano. A torto la dott. F__________ B__________ ha
quindi creduto, in contrasto con tutte le risultanze istruttorie, che il
linguaggio, la grammatica e la sintassi dell'interessata fossero nella norma (appello,
punto 3b). Per il resto le appellanti considerano “integralmente riprodotte” le
argomentazioni enunciate nel memoriale conclusivo inoltrato al Pretore (punto
4).

 

                             6.  Nella misura in cui le attrici
danno per “integralmente riprodotte” le allegazioni esposte nel memoriale
conclusivo, l'appello va dichiarato d'acchito irricevibile (sopra, consid. 3).
Chi presenta un appello deve illustrare perché la sentenza impugnata sia erro­nea,
non perché siano pertinenti le argomentazioni da lui addotte in prima sede. Su
questo punto il ricorso sfugge a ulteriore disamina.

 

                             7.  Il testamento pubblico si
fa, con l'intervento di due testimoni, davanti a una “persona officiale” (art.
499 CC), che nel Cantone Ticino può essere solo un notaio (art. 78 LAC, art. 78
segg. LN). Questi redige le ultime volontà in forma autentica e le “dà da leg­gere”
al testatore (art. 500 cpv. 1 CC). In seguito il testatore e il notaio firmano
l'atto (art. 500 cpv. 2 e 3 CC). Non appena datata e firmata la scrittura, il
testatore deve dichiarare ai due testimoni, in presenza del notaio, “che egli
l'ha letta e ch'essa contiene le sue disposizioni di ultima volontà” (art. 501
cpv. 1 CC). Non è necessario che riveli il contenuto dell'atto (art. 501
cpv. 3 CC). I testimoni devono confermare con la loro firma, sulla
scrittura stessa, che il testatore ha pronunciato tale dichiarazione in loro
presenza e che, a loro giudizio, costui si trovava in stato di capacità a
disporre (art. 501 cpv. 2 CC).

 

                                  Se invece il testatore non legge
o non firma egli stesso la scrittura, questa deve essergli letta dal notaio
alla presenza dei due testimoni, dopo di che il testatore deve dichiarare che
l'atto contiene la sua disposizione di ultima volontà (art. 502 cpv. 1 CC). In
tal caso i testimoni vengono a conoscenza del contenuto del documento e l'attestazione
da loro firmata “deve indicare non solo il fatto dell'avvenuta dichiarazione
del testatore ed il loro giudizio sul suo stato di capacità a disporre, ma
anche che la scrittura fu letta dal notaio al testatore in loro presenza” (art.
502 cpv. 2 CC). 

 

                                  a)   Nella
fattispecie il notaio ha adottato la prima variante, come risulta inequivocabilmente
dall'atto pubblico, nel quale ha attestato: “La testatrice conferma di aver dichiarato
la sua volontà come sopra espressa al notaio rogante e, dopo aver letto tutta
la scrittura qui sopra, di averlo liberamente approvato, lo firma alla presenza del notaio” (doc. B, rogito
n. 1563, penultima frase). I testimoni sono stati chiamati nello studio solo
dopo la firma (2° foglio). Le appellanti sostengono che il notaio ha sì dato il
testamento da leggere a I__________, ma che in realtà l'ha letto lui stesso,
mentre nel rogito ha attestato che la lettura è avvenuta da parte della
disponente (“dopo aver letto tutta la scrittura”) quando non è minimamente
certo che la testatrice l'abbia letto davvero. Ciò che – a loro avviso – rende
nulla la rogazione e inefficace l'istromento.

 

                                  b)  Che
il notaio abbia letto il contenuto del testamento a I__________ prima di
sottoporre l'atto a quest'ultima è vero (deposizione del­l'avv. F__________ N__________:
verbale del 28 maggio 2010, pag. 3 in fondo). È altrettanto vero però ch'egli l'ha
dato da leggere anche alla testatrice (loc. cit.), circostanza che le
appellanti non contestano. Che il notaio abbia letto a sua volta il rogito perché
si era reso conto che la testatrice non sarebbe stata in grado di capirlo è una
congettura delle appellanti. D'altro lato queste non pretendono, a ragione, che
la formalità supplementare della lettura da parte del pubblico ufficiale – in
sé superflua – pregiudichi la validità di un testamento rogato nella forma
degli art. 501 seg. CC (Steinauer,
Droit des successions, Berna 2006, pag. 341 n. 684b in fine). Lamentano
che nel­l'istromento il notaio non abbia attestato tale particolare, ma per
diritto federale il notaio non è tenuto a sospingersi oltre le esi­genze minime
dell'art. 500 cpv. 1 CC, né il diritto ticinese prevede requisiti suppletivi
(art. 55 cpv. 1 tit. fin. CC). Il pubblico ufficiale deve certificare di avere
dato il rogito da leggere al testatore. Se poi egli l'ha letto a sua volta, ciò
non va necessariamente rogato nella forma autentica, né il fatto di tralasciare
tale precisazione nell'atto pubblico inficia la validità del testamento. Tanto
meno la lettura dell'atto da parte del notaio obbliga quest'ultimo a pubblicare
l'atto nella forma prevista dall'art. 502 CC, forma destinata a chi “non legge
o non firma egli stesso la scrittura”.

 

                                  c)   Affermano
le appellanti che nel caso specifico la testatrice non ha letto il contenuto
del rogito ad alta voce. Il che è sicuramente verosimile, salvo che nessuna
norma del diritto federale o ticinese impone a un disponente di leggere la scrittura
ad alta voce. Il notaio rogante deve assicurarsi, per quanto possibile e a lui
riconoscibile, che il testatore legga l'atto per bene e per intero (Steinauer, op. cit., pag. 337 n. 676
con richiami; Lenz in: Praxiskommentar
Erbrecht, 2ª edizione, n. 7 ad art. 500 CC con riferimenti; Cotti/Gigax in: Commentaire du droit des
successions, Berna 2012, n. 12 ad art. 500 CC con rimandi). Che nella
fattispecie la testatrice abbia simulato di leggere è escluso dalle stesse
appellanti (memoriale, pag. 10 in fondo). Il notaio ha attestato perciò quanto
ha potuto constatare, tanto più che la testatrice “era presente”, aveva
risposto cioè alle sue domande in modo chiaro e determinato (deposizione
dell'avv. F__________ N__________: verbale del 28 maggio 2010, pag. 2 verso il
basso).

 

                                       Certo,
le appellanti rimproverano al notaio di avere rogato una “non verità”
attestando di avere “fatto, letto e pubblicato [il rogito] ad alta e chiara
voce, tranne le disposizioni testamentarie, (...) alla continua e contemporanea
presenza dei comparenti” (doc. B, rogito n.
1563, 2° foglio in fine) quando in realtà egli ha letto a I__________
proprio le disposizioni testamentarie. Se non che, come si è visto, il notaio
non era tenuto a certificare nella forma autentica di avere letto egli medesimo
il testamento prima di farlo leggere all'interessata. Per il resto, la chiusura
dell'atto pubblico è veritiera (“Fatto, letto e pubblicato ad alta e chiara
voce, tranne le disposizioni testamentarie, da me notaio, nel mio studio legale
sito in via __________, __________, alla continua e contemporanea presenza dei
comparenti”), al cospetto dei testimoni il notaio non aven­do letto alcuna
disposizione testamentaria. In proposito l'appello manca perciò di consistenza.

 

                             8.  Secondo le appellanti I__________
non era in grado, comunque fosse, di capire quanto stava scritto nel rogito che
il notaio le aveva sottoposto, di modo che essa non ha “veramente e completamente”
letto il testamento. Esse sostengono, in altre parole, che la disponente non
aveva una adeguata cognizione per comprendere l'istromento.

 

                                  a)   Chi
dispone per testamento deve essere capace di discernimento (art. 467 CC), non
essere privo cioè della capacità di agire ragionevolmente per effetto di
disabilità mentale, turba psichica “o stato consimile” (art. 16 CC). La
capacità di discernimento è la regola. Trattandosi di adulti, essa si presume.
Chi pretende che al momento di disporre un testatore non ne avesse la capacità
deve recarne la prova. La natura stessa delle cose rendendo impossibile una
prova piena circa lo stato mentale di una persona deceduta, si reputa sufficiente
al riguardo la cosiddetta “verosimiglianza preponderante”. L'incapacità di
discernimento si presume invece qualora una persona sia affetta da disabilità
mentale, turba psichica “o stato consimile”. In tal caso incom­be a chi si
prevale del testamento dimostrare che il disponente ha agito in un intervallo
di lucidità. Tale prova essendo difficile da apportare, si reputa sufficiente –
una volta ancora – la cosiddetta “verosimiglianza preponderante” (sentenza del
Tribunale federale 5A_501/2013 del 13 gennaio 2014, consid. 6.1.2 con richiami).
Ad ogni modo la capacità di discernimento è relativa e dipende dalla comples­sità
dell'atto che dev'essere compiuto (sentenza del Tribunale federale 5A_18/2012
dell'11 aprile 2012, consid. 4.2 con rinvii). Se al momento in cui ha disposto
il de cuius non aveva una capacità di discernimento sufficiente per
rapporto alla difficoltà del testamento, l'atto può essere annullato (art. 519
cpv. 1 n. 1 CC).

 

                                  b)  Nella
fattispecie è fuori dubbio che I__________ andasse presunta incapace di
discernimento quel 20 maggio 2003, 

                                       allorché
ha fatto testamento, se agli atti non figurasse il referto 27 maggio 2003 della
dott. F__________ B__________ (doc. 2). La relazione allestita il 20 novembre
1982 dal medico dell'Assicurazione Invalidità, dott. S__________ L__________,
era infatti lapidaria. Secondo tale specialista, l'interessata soffriva fin
dalla nascita “di una debilità mentale di secondo grado che rasenta la
imbecillità”, era “incapace di intendere e di volere” e doveva finanche “essere
tenuta sotto sorveglianza” (doc. D, 4° foglio). Sta di fatto che, visitata
il 15 maggio 2003 dalla dott. F__________ B__________ (verbale del 6 ottobre
2010, pag. 3), l__________ ha denotato capacità logiche e di giudizio
conservate, buona capacità di concentrazione e di attenzione, come pure corso
del pensiero normale, sicché la specialista l'ha definita “capace di intendere
e di volere con capacità di discernimento”, “in grado di redigere testamento”
(doc. 2, 2° foglio). La flagrante contraddizione delle due analisi mediche può
sorprendere, ma il Pretore ne ha individuato la ragione nel fatto che il dott.
S__________ L__________ aveva formulato l'anamnesi sulla base di quanto gli ave­va
riferito l'allora curatore di I__________, E__________ C__________, stando al
quale la curatelata conduceva una vita pressoché vegetativa, ciò che in realtà non
era vero (sentenza impugnata, pag. 14 in alto). Le appellanti non contestano tale motivazione. Il perito giudiziario, da parte sua, non è stato
interpellato al riguardo. Ne deriva che quel 20 maggio 2003 la testatrice andava
ritenuta capace di discernimento, sicché incombeva alle attrici dimostrare il
contrario, per lo meno con un grado di “verosimiglianza preponderante”.

 

                                  c)   Le
appellanti adducono – come detto – che I__________ stentava perfino a parlare
dialetto, aveva una scolarità limitata al sesto anno (aveva ripetuto due
classi), ha condotto una vita vegetativa almeno fino a 56 anni, non sapeva far
di conto, non capiva il significato delle frasi, non era in grado di leggere
nemmeno testi semplici e che se nella casa per anziani “__________” la si
vedeva con il giornale in mano, ciò ancora non significa che fosse in grado di
intendere quanto leggeva. Tanto meno – esse soggiungono – essa riceveva __________
quando abitava a __________ (come ha dichiarato l'ing. S__________ T__________:
verbale del 6 ottobre 2010, pag. 7), non essendo mai stata abbonata a tale quotidiano.
A torto la dott. F__________ B__________ ha ravvisato quindi un “linguaggio
fluente esente da turbe di tipo afasico” (doc. 2, 2° foglio).

 

                                       Che
I__________ iniziasse le frasi balbettando (deposizione di P__________ C__________:
verbale del 23 novembre 2010, pag. 4), parlasse a scatti monosillabici
(deposizione di R__________ T__________: loc. cit., pag. 6), accusasse
“determinate difficoltà nell'esprimersi” e nel farsi capire (deposizione di F__________
R__________: verbale del 12 ottobre 2010, pag. 2 in alto) è possibile, ma ciò non vuol dire che non fosse in grado di leggere. Ch'essa poi abbia frequentato
sei anni – su otto – di scolarità obbligatoria in un istituto privato (doc. D,
1° foglio in fondo) indizia pur sempre il fatto ch'essa avesse per lo meno una
capacità di lettura da alunno di prima media.

 

                                       Quanto
alla vita vegetativa fino a 56 anni, all'incapacità a far di conto e a
comprendere il significato delle frasi, si tratta di apprezzamenti
riconducibili al suo primo curatore, E__________ C__________ (deposizione di M__________
C__________: verbale del 12 ottobre 2010, pag. 4). A parte il fatto però che l'ipotesi
di una vita inerte è stata chiaramente smentita dal Pretore (sentenza impugnata,
pag. 14 in alto), senza che le appellanti censurino tali accertamenti, il successivo
curatore dal 1985 in poi, M__________ L__________, non ha accennato nulla del
genere. Anzi, a suo parere I__________ leggeva il giornale che aveva lì in casa
almeno “un po' così, qualche frase, sfogliandolo e guardandolo un po', senza leggere tutto un articolo” (verbale del 12 ottobre
2010, pag. 6). E il direttore della casa per anziani la vedeva leggere l__________ in soggiorno,
ciò che non avrebbe avuto senso se per l'essenziale l'abbonata non ne comprendeva
il contenuto (verbale del 6 ottobre 2010, pag. 5). Ciò non accredita lontanamente
la tesi che la curatelata non capisse nulla, come asseriva E__________ C__________.
È vero che P__________ C__________ ha dichiarato di avere constatato, negli
anni novanta, come essa non capisse quanto spiegava il Consiglio federale nell'opuscolo
accluso al materiale di voto sull'abbassamento della maggiore età civile e matrimoniale
da 20 a 18 anni (verbale del 23 novembre 2010, pag. 5). Dalla deposizione
medesima si evince tuttavia che in quel frangente l'interessata non aveva neppure
letto l'opuscolo, limitandosi a sfogliarlo. Non si era data quindi la pena di
comprendere.

 

                                  d)  Non
si disconosce che per più d'uno I__________ era “un po' ritardata” (deposizione
di R__________ M__________: verbale del 23 novembre 2010, pag. 2), “una debile
mentale” (deposizione di P__________ C__________,
verbale del 23 novembre 2010, pag. 4) con capacità cognitive “come un
bambino tra i sei e gli otto anni” (deposizione di R__________ T__________:
verbale del 23 novembre 2010, pag. 6). Non consta però che fosse priva d'intendimento. A prescindere dalla deposizione
dell'ing. S__________ T__________ (verbale del 6 ottobre 2010), che le
appellanti reputano compiacente, risulta piuttosto che l'interessata era “fissa
nelle sue idee” e capace di andare nei suoi propositi fino in fondo (deposizione
di M__________ L__________: verbale del 12 ottobre 2010, pag. 7 in alto), come quando aveva voluto permutare un suo terreno – contro l'avviso del curatore – con il
fondo di un vicino (deposizione di F__________ R__________: verbale del 12
ottobre 2010, pag. 3 in alto). Oppure quando ha detto al direttore della casa
per anziani, una volta fatto testamento, di 

                                       avere
“messo a posto le sue cose” (deposizione di L__________ G__________: verbale
del 6 ottobre 2010, pag. 5).

 

                                       Si
aggiunga che, contrariamente all'opinione delle attrici, il contenuto del
testamento pubblico è di una semplicità elementare (doc. B). A parte la prima
clausola, dalla formulazione inutilmente burocratica (ma senza oggetto in
concreto, la testatrice non avendo mai disposto dei suoi beni in precedenza),
il testo era così redatto:

 

                                       Testamento pubblico

1.  La sottoscritta __________ I__________ revoca ogni
disposizione di ultima volontà e testamento antecedente alla presente.

2.  Istituisce sue eredi universali in parti uguali le
signore:

     AO 1, 03.11.1949, coniugata, da __________

     AO 2, 17.09.1958, da __________.

3.  Nomina suo esecutore testamentario l'avv. F__________
N__________, notaio, __________.

 

                                       Se
la capacità di discernimento è relativa e dipende dalla complessità dell'atto
che dev'essere compiuto, nel caso specifico non occorreva sicuramente un alto livello
di comprensione per capire che dopo la morte della testatrice tutto il patrimonio
di lei sarebbe toccato alle due eredi in parti uguali.

 

                                  e)   In
definitiva, e per concludere, le appellanti non hanno dimostrato con un grado
di “verosimiglianza preponderante” che quel 20 maggio 2003 I__________ non era
in grado di capire il contenuto del rogito a lei sottoposto per la lettura. Né il
referto 20 maggio 2003 della dott. F__________
B__________ può essere – per ipotesi – sospettato di qualche indulgenza.
Intanto perché la specialista non è stata scelta dalle convenute (ben­sì, a
quanto risulta, dal medico cantonale: deposizione dell'avv. F__________ N__________:
verbale del 28 maggio 2010, pag. 3 in alto). Inoltre perché le conclusioni del
rapporto si fondano sui risultati di due test scientificamente riconosciuti (di
G__________, analogo alla Mini Mental State Examination, e di H__________)
per “inquadrare il paziente in base a criteri rispettivamente di depressione e
di deterioramento cognitivo”, come ha avuto modo di confermare il perito
giudiziario dott. D__________ M__________ (referto del 7 maggio 2011, pag.
6, risposte n. 6 e 7). Destituito di consistenza, l'appello vede dunque la sua
sorte segnata.

 

                             9.  Le spese dell'attuale
giudizio seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC ). Le attrici rifonderanno
inoltre alle convenute, che hanno formulato osservazioni all'appello e duplicato
alla replica per il tramite di un legale, adeguate ripetibili. La relativa indennità
è commisurata al prescritto dell'art. 11 cpv. 1 lett. a del regolamento sulla
tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili (RL 3.1.1.7.1), fermo restando che in seconda sede
la contesa non riservava più soverchie difficoltà, gli argomenti dell'appello riprendendo
(anche in diritto) quelli esposti davanti al Pretore.

 

                           10.  Relativamente ai rimedi
giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF
(sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  Nella misura in cui è
ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  Le spese giudiziarie di complessivi
fr. 25 000.– sono poste solidalmente a carico
delle appellanti, che rifonderanno alle controparti, sempre con vincolo di
solidarietà, fr. 36 000.– complessivi per
ripetibili.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv. dott.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).