# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea43fcdc-6fd1-56f0-92ef-b089c68c4ac4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-03-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.03.2012 A-1661/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-1661-2011_2012-03-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-1661/2011 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 6  m a r z o  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Markus Metz e Marianne Ryter Sauvant,  

cancelliere Federico Pestoni. 

 

 
 

Parti 

 
A._______,   

patrocinato dall'Avv. B._______, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Direzione generale delle dogane (DGD), Sezione Servizio 

giuridico, Monbijoustrasse 40, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
diritto del personale. 

 

 

A-1661/2011 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il signor A._______ è stato impiegato presso l'Amministrazione federale 

delle dogane (AFD) a far tempo dal (…), dapprima come aspirante 

guardia di confine ed in seguito in qualità di guardia di confine. 

B.  

Con decisione del (…), il Comando della regione guardie di confine IV di 

Lugano ha disdetto, nel rispetto dei termini di preavviso, il rapporto di 

lavoro con il signor A._______ per la fine del mese di aprile del (…), 

fondandosi sull'art. 12 cpv. 6 lett. c della legge del 24 marzo 2000 sul 

personale federale (LPers, RS 172.220.1). Con tale atto il Comando 

regione guardie di confine IV ha pure revocato l'effetto sospensivo 

all'eventuale ricorso. 

C.  

Con atto del 4 novembre 2008, il signor A._______ ha interposto 

opposizione, presso il Comando regione guardie di confine IV, sia contro 

la risoluzione del rapporto di lavoro sia contro la revoca dell'effetto 

sospensivo. 

D.  

Con scritto del 19 novembre 2008 il Comando regione guardie di confine 

IV ha chiesto alla Direzione generale delle dogane di confermare la 

validità della disdetta e di respingere la citata opposizione. 

E.  

Con decisione del 20 aprile 2009, la Direzione generale delle dogane ha 

respinto l'opposizione del signor A._______ e confermato lo scioglimento 

del rapporto di lavoro, togliendo inoltre l'effetto sospensivo all'eventuale 

ricorso. 

Con ricorso del 27 aprile 2009 il signor A._______ si è rivolto al Tribunale 

amministrativo federale chiedendo il respingimento della decisione 

summenzionata e la restituzione dell'effetto sospensivo al ricorso. Con 

decisioni supercautelare e cautelare del 28 aprile 2009 rispettivamente 19 

maggio 2009 lo scrivente Tribunale ha restituito l'effetto sospensivo al 

ricorso del signor A._______. 

Il ricorso è stato respinto con sentenza del 26 agosto 2009 e la decisione 

di risoluzione del rapporto di lavoro è stata confermata. 

A-1661/2011 

Pagina 3 

F.  

Contro detta sentenza, in data 16 settembre 2009, è stato interposto 

ricorso – con richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo – presso il 

Tribunale federale. 

G.  

Con conteggio stipendio del mese di settembre 2009, il signor A._______ 

ha ricevuto dall'AFD un importo pari a fr. 168'014.70 a valere quale 

indennità unica per partenza anticipata.  

H.  

Con decreto del 5 novembre 2009, l'Alta Corte ha concesso l'effetto 

sospensivo al ricorso. 

I.  

Vista la concessione dell'effetto sospensivo, nel corso del mese di 

novembre del 2009, il signor A._______ ha restituito all'AFD, su richiesta 

di quest'ultima, l'indennità di partenza in attesa del verdetto del Tribunale 

federale. 

J.  

Con circolare n. 116.9/08.001 del 1° gennaio 2010, l'AFD ha informato i 

propri collaboratori che, a determinate condizioni, i membri del Corpo 

delle guardie di confine avevano diritto ad un'indennità unica in caso di 

uscita anticipata dal Corpo. Il documento precisava – tra le altre cose – 

che ciò valeva anche quando il rapporto di lavoro veniva risolto dal datore 

di lavoro. 

In data 11 giugno 2010, sulla Raccolta ufficiale (RU 2010 2649) è stata 

pubblicata la modifica dell'art. 34a cpv. 3, frase introduttiva, dell'ordinanza 

del 3 luglio 2001 sul personale federale (OPers, RS 172.220.111.3). Tale 

cambiamento legislativo, che comportava la fine del diritto all'indennità 

unica in caso di uscita anticipata dal Corpo delle guardie di confine, è  poi 

entrato in vigore il 1° luglio 2010. 

Il medesimo giorno, con circolare n. 111.62/10.001, l'AFD ha annunciato 

ai propri collaboratori la citata modifica legislativa, invitando chi avesse 

voluto ottenere l'indennità unica per uscita anticipata dal Corpo a volersi 

dimettere entro il 30 giugno 2010. 

K.  

Con scritto del 22 giugno 2010, il signor A._______ ha comunicato la sua 

A-1661/2011 

Pagina 4 

intenzione di voler continuare a lavorare presso l'Amministrazione 

federale delle dogane (AFD), rammentando tuttavia che nel caso in cui il 

Tribunale federale avesse respinto il citato ricorso, egli avrebbe avuto 

diritto ad un'indennità di partenza posto che la disdetta datata (…) era 

stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della modifica dell'ordinanza 

suesposta. 

L.  

Con sentenza del 28 luglio 2010, il Tribunale federale ha respinto il 

ricorso interposto dal signor A._______ confermando definitivamente la 

disdetta del rapporto di lavoro emessa dal Comando regione guardie di 

confine IV. 

M.  

Con scritto del 17 agosto 2010, l'AFD ha informato il signor A._______ 

che la risoluzione del rapporto di lavoro era stata fissata per il (…). 

N.  

Con scritto del 15 settembre 2010, il signor A._______ ha sollecitato il 

versamento dell'indennità di partenza che, a suo avviso, gli era ancora 

dovuta. 

O.  

Con decisione del 29 ottobre 2010, il Comando regione guardie di confine 

IV ha respinto la richiesta del signor A._______, poiché essendo il 

rapporto di lavoro terminato dopo il 1° luglio 2010 egli non aveva più 

alcun diritto all'indennità di partenza secondo il nuovo art. 34a cpv. 3 

OPers. 

P.  

In data 17 novembre 2010, il signor A._______ ha interposto ricorso 

presso il servizio giuridico del Dipartimento federale delle finanze (DFF) 

contro la predetta decisione, chiedendo in particolare l'annullamento della 

stessa ed il versamento di un'indennità pari a 176'417.80 franchi (dedotti i 

contributi di legge). 

Con scritto del 24 novembre 2010 il servizio giuridico del Dipartimento 

federale delle finanze (DFF) ha risposto al signor A._______ 

dichiarandosi incompetente per la trattazione della causa e rinviando 

quest'ultimo dinanzi alla Direzione generale delle dogane. 

A-1661/2011 

Pagina 5 

Con decisione del 21 febbraio 2011 la Direzione generale delle dogane 

ha respinto il ricorso del signor A._______ confermando la decisione del 

29 ottobre 2010 del Comando regione guardie di confine IV. 

Q.  

Con ricorso del 17 marzo 2011, il signor A._______ (di seguito: il 

ricorrente) ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale contro la predetta decisione della Direzione generale delle 

dogane (DGD, di seguito: autorità inferiore). 

R.  

Con scritto del 16 giugno 2011, l'autorità inferiore ha fatto pervenire allo 

scrivente Tribunale le proprie osservazioni al ricorso, nelle quali, portando 

alcune precisazioni a sostegno delle proprie tesi, ha concluso 

confermando appieno la propria decisione del 21 febbraio 2011 e 

chiedendo il respingimento integrale del ricorso. 

S.  

Invitato a presentare le proprie, eventuali, osservazioni finali, il ricorrente 

è rimasto silente. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei 

considerandi di seguito, qualora risultino giuridicamente determinanti per 

l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1. Fatta eccezione delle decisioni previste dall'art. 32 della legge 

federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, 

RS 173.32), lo scrivente Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) prese 

dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

1.2. Nella presente fattispecie, l'atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell'art. 5 PA, emessa dall'Amministrazione federale delle dogane 

(AFD), che e un ufficio subordinato al dipartimento federale delle finanze 

(DFF) ai sensi dell'art. 33 lett. d LTAF. 

A-1661/2011 

Pagina 6 

1.3. Il ricorrente ha preso parte alla procedura dinanzi all'autorità inferiore. 

Inoltre, in quanto destinatario della decisione impugnata, che conferma la 

decisione del 29 ottobre 2010 della Regione guardie di confine IV, il 

ricorrente è particolarmente toccato dalla stessa e vanta pertanto un 

interesse attuale e degno di protezione al suo annullamento o alla sua 

modificazione (art. 48 PA). Egli è pertanto legittimato ad aggravarsi contro 

di essa. 

1.4. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 PA), alla forma ed al 

contenuto dell'atto di ricorso (artt. 51 e 52 PA) sono soddisfatti. Occorre 

pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al TAF possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti nonché l'inadeguatezza (art. 49 PA). Lo scrivente Tribunale non è 

vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, Les actes administratifs et leur 

contrôle, 3
a
 ed., Berna 2011, p. 300). I principi della massima inquisitoria 

e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati. L'autorità 

competente procede infatti spontaneamente a constatazioni 

complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (DTF 122 V 157, consid. 

1°; DTF 121 V 204, consid. 6c; sentenze del TAF del 29 settembre 2009 

nella causa A-5881/2007, consid. 1.2 e del 19 luglio 2010 nella causa A-

344/2009, consid. 2.2 e riferimenti citati). 

3.  

Nella fattispecie, il ricorrente contesta la decisione dell'Amministrazione 

federale delle dogane del 21 febbraio 2011. I gravami sollevati nell'atto 

ricorsuale sono riassunti qui di seguito. 

Anzitutto, a detta del ricorrente, l'autorità inferiore avrebbe violato il diritto 

federale, applicando erroneamente l'art. 34a cpv. 3 dell'OPers. Infatti, 

stando al ricorrente, nella fattispecie sarebbe applicabile la citata 

disposizione nella sua versione valida fino al 30 giugno 2010 posto che  

egli aveva ricevuto la disdetta del rapporto di lavoro – poi protrattosi fino 

alla fine di agosto del 2010 in virtù dell'effetto sospensivo ai ricorsi 

concesso dallo scrivente Tribunale rispettivamente dal Tribunale federale 

– già il 9 ottobre 2008. In questo modo, a suo avviso, egli avrebbe diritto 

all'ottenimento dell'indennità unica in caso di uscita anticipata dal Corpo 

A-1661/2011 

Pagina 7 

delle guardie di confine che, appunto, era contemplata dalla vecchia 

legislazione. 

In seguito il ricorrente lamenta l'arbitrarietà della decisione impugnata e la 

violazione del principio della buona fede da parte del datore di lavoro. A 

detta del ricorrente, la decisione di negargli l'indennità prevista dal 

vecchio art. 34a cpv. 3 OPers per il solo fatto di aver esercitato un suo 

diritto, con conseguente prolungamento, di fatto, del rapporto di lavoro, 

sarebbe insostenibile ed in contraddizione urtante con il senso della 

giustizia. Oltre a ciò, a suo avviso, tale provvedimento costituirebbe un 

caso di retroattività della legge in senso stretto e, pertanto, salvo casi 

particolari, già di per sé vietato. Anche volendolo considerare un caso di 

retroattività della legge in senso improprio, il ricorrente conclude 

all'annullamento della decisione impugnata per violazione del principio 

della buona fede. In particolare, il ricorrente fa valere che il datore di 

lavoro – pur essendone a conoscenza – non lo avrebbe reso attento al 

fatto che egli aveva male interpretato la circolare dell'11 giugno 2010. 

Da ultimo, il ricorrente censura la decisione dell'autorità inferiore 

affermando che essa, oltre a quanto già suesposto, violerebbe il principio 

dell'uguaglianza di trattamento generando una situazione di evidente 

disparità con i colleghi la cui disdetta – come nel suo caso – è stata data 

prima del 30 giugno 2010 ed hanno ricevuto l'indennità.  

In sunto, il ricorrente lamenta l'infondatezza della decisione impugnata, 

che violerebbe il diritto federale, i principi della buona fede e  

dell'uguaglianza di trattamento e sarebbe comunque inadeguata alla 

situazione concreta. 

4.  

Il ricorrente lamenta dapprima la violazione del diritto federale da parte 

dell'autorità inferiore. 

4.1. La presente procedura, vista la pretesa ricorsuale, ha per oggetto il 

mancato ottenimento dell'indennità in caso di uscita anticipata dal Corpo 

delle guardie di confine da parte di un dipendente che, poiché licenziato 

prima della modifica dell'art. 34a cpv. 3 OPers, pretende di averne diritto. 

I rapporti di lavoro degli impiegati dell'amministrazione federale – e 

dunque anche i membri del Corpo delle guardie di confine – sottostanno 

alla legge del 24 marzo 2000 sul personale federale (LPers, RS 

172.220.1) (art. 2 LPers). Secondo l'art. 6 cpv. 3 LPers le disposizioni 

esecutive regolano nei dettagli il rapporto di lavoro.  

A-1661/2011 

Pagina 8 

Ai sensi dell'art. 6 cpv. 2 LPers, il rapporto di lavoro – oltre alla LPers ed 

alle disposizioni esecutive – è sottoposto, per analogia ed a titolo 

suppletivo, alla legge federale del 30 marzo 1911 di complemento del 

Codice civile svizzero (Libro quinto: Diritto delle obbligazioni, CO, RS 

220; per quanto concerne l'applicabilità del CO, si veda la sentenza del 

TAF A-4659/2010, del 14 giugno 2011, consid. 3  e rif. cit.). 

4.2. Il 1° luglio 2010 è entrata in vigore la modifica dell'art. 34a cpv. 3 

OPers. Nel valutare quale versione del citato disposto debba essere 

applicata nel presente caso, vale il principio secondo cui sono 

determinanti quelle disposizioni giuridiche valide al momento della 

realizzazione della fattispecie giuridicamente rilevante (PIERMARCO ZEN-

RUFFINEN, Droit Administratif, Partie générale et éléments de procédure, 

Neuchâtel 2011, n. 134, pag. 31; MAX IMBODEN/RENÉ RHINOW, 

Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 5
a
 ed., n. 15 B I). Secondo 

la giurisprudenza forgiata dall'Alta corte, la legalità di un atto 

amministrativo dev'essere giudicata, di regola, in base al diritto vigente al 

momento dell'emanazione dello stesso (DTF 130 V 329, consid. 2.3; DTF 

125 II 591, consid. 5e/aa). Questo principio si basa principalmente sul 

concetto secondo il quale l'istituto del ricorso di diritto amministrativo 

tende in primo luogo al controllo della legalità della decisione querelata, 

motivo per cui eventuali modifiche delle disposizioni pertinenti intervenute 

durante la procedura di ricorso sono da considerarsi irrilevanti (MARCO 

BORGHI, Il diritto amministrativo intertemporale, Revue de droit suisse 

[RDS] / Zeitschrift für schweizerisches Recht [ZSR] 1983, II, pag. 487). Il 

fatto di applicare la regolamentazione in vigore al momento della 

pronuncia della prima decisione corrisponde del resto ad un principio 

generale del diritto pubblico (ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX 

UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a ed. Zurigo 2010, n. 325  

segg.).  

4.3. Il licenziamento del ricorrente è avvenuto il (…). Nel caso in esame, 

tale atto costituisce la "fattispecie giuridicamente rilevante" posto che 

l'indennità oggetto della vertenza costituisce una questione accessoria, 

strettamente connessa ed immediatamente conseguente alla decisione di 

porre fine al rapporto di lavoro. Peraltro, tale pretesa avrebbe già potuto 

essere sollevata e liquidata nell'ambito della procedura di licenziamento. 

L'autorità inferiore, dal canto suo, considera che la fattispecie 

giuridicamente rilevante corrisponda, alternativamente, alla fine effettiva 

del rapporto di lavoro o al verdetto dell'Alta Corte. Ella espone che la fine 

effettiva del rapporto di lavoro è avvenuta il 31 agosto 2010, visto in 

A-1661/2011 

Pagina 9 

particolare la restituzione dell'effetto sospensivo concessa dallo scrivente 

Tribunale e successivamente dal Tribunale federale. Quest'ultimo ha 

respinto il ricorso con sentenza del 28 luglio 2010. Invocando un ipotetico 

effetto retroattivo dell'effetto sospensivo, l'autorità inferiore sostiene che 

sarebbero applicabili le disposizioni dell'OPers nella nuova versione 

entrata in vigore al 1° luglio 2010 (cfr. consid. di fatto J qui sopra) che 

hanno soppresso il diritto all'indennità di partenza richiesta dal ricorrente 

(cfr. qui di seguito, consid. 5.1 e segg.). 

Tale argomentazione non può essere seguita dallo scrivente Tribunale. 

L'effetto sospensivo costituisce una misura provvisionale ed ha come 

obiettivo la salvaguardia – per ragioni di praticità e proporzionalità – di 

una situazione di fatto nella procedura ricorsuale, non di procrastinare gli 

effetti giuridici dell'atto contestato influenzando, oltretutto, il diritto ad esso 

applicabile. 

A ciò aggiungasi che nel caso concreto sia il Tribunale amministrativo 

federale che il Tribunale federale hanno respinto i rispettivi ricorsi, 

confermando la decisione iniziale di licenziamento, il cui dispositivo è 

rimasto integralmente valido. Il conferimento dell'effetto sospensivo non 

ha quindi cambiato la data della decisione impugnata, ma  soltanto 

prolungato i termini di disdetta. 

4.4. Pertanto, lo scrivente Tribunale, deve esaminare se la decisione di 

non concedere al ricorrente l'indennità unica in caso di uscita anticipata 

dal Corpo delle guardie di confine rispetta o meno la legislazione in vigore 

al momento del licenziamento e dunque, l'art. 34 cpv. 3 OPers nella sua 

versione antecedente la modifica del 1° luglio 2010. 

5.  

Avendo concluso all'applicabilità della legislazione in vigore al momento 

del licenziamento – avvenuto in data (…) – occorre stabilire se il 

ricorrente adempiva, a quel momento, alle condizioni necessarie per 

l'ottenimento dell'indennità contestata. 

5.1. L'art. 34a cpv. 3 OPers in vigore fino al 30 giugno 2010 citava: 

"Se l’impiegato che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 88g capoverso 

1 lettera a oppure b si dimette da una delle funzioni di cui all’articolo 33 

capoverso 1 prima dell’inizio del congedo di prepensionamento, egli ha 

diritto, per ogni anno di servizio compiuto in detta funzione a partire dalla 

conclusione della sua formazione di base specifica, a un trentatreesimo 

della continuazione del pagamento dello stipendio per la durata massima 

A-1661/2011 

Pagina 10 

del congedo di prepensionamento (art. 34 cpv. 2 lett. a oppure b). 

L’importo calcolato in questo modo è versato come segue: a. in caso di 

cambiamento in una funzione che non rientra nell’articolo 33 e di 

prolungamento del rapporto di lavoro con il datore di lavoro, sull’avere di 

vecchiaia dell’impiegato presso PUBLICA nel quadro della legge federale 

del 25 giugno 1982 sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i 

superstiti e l’invalidità (LPP), oppure direttamente in contanti all’impiegato 

dietro sua richiesta; b. in caso di cessazione del rapporto di lavoro prima 

del raggiungimento dell’età del pensionamento, direttamente in contanti 

all’impiegato". 

Per onor di cronaca, si rileva che nella versione entrata in vigore il 1° 

luglio 2010, il riferimento all'art. 88g cpv. 1 OPers contenuto nella prima 

frase è stato limitato alla lettera a mentre quello all'art. 33 cpv. 1 OPers, 

anch'esso contenuto nella prima frase, è stato limitato alle lettere a e c. In 

sostanza, escludendo la lettera b in entrambi i riferimenti, è stato 

stralciato il diritto all'ottenimento dell'indennità per uscita anticipata ai 

membri del Corpo delle guardie di confine. 

5.1.1. Le condizioni previste dall'art. 88g cpv. 1 OPers erano – e sono 

tutt'ora – le seguenti: (lett. a) gli ufficiali di professione, gli alti ufficiali 

superiori e i sottufficiali di professione devono avere esercitato la loro 

funzione per almeno dieci anni dall’assolvimento dell’istruzione di base; 

non sono computati gli anni trascorsi nella funzione di ufficiale di 

professione specialista e di sottufficiale di professione specialista; (lett. b) 

i membri del Corpo delle guardie di confine devono aver assolto la 

formazione di guardia di confine o di ufficiale delle guardie di confine ed 

esercitato per almeno dieci anni una funzione a livello dei posti o dei 

settori di guardia di confine. 

Il ricorrente adempie – ma questo non è contestato – le condizioni 

previste dalla lettera b della disposizione in disamina. 

5.1.2. Le funzioni previste dall'art. 33 cpv. 1 OPers erano – e sono tutt'ora 

– le seguenti: (lett. a) gli ufficiali di professione e i sottufficiali di 

professione, ad eccezione degli alti ufficiali superiori, degli ufficiali di 

professione specialisti e dei sottufficiali di professione specialisti; (lett. b) i 

membri del Corpo delle guardie di confine; (lett. c) gli alti ufficiali superiori 

con il grado di brigadiere, ad eccezione dell’uditore in capo dell’esercito. 

Il ricorrente adempie – anche in questo caso in maniera incontestata – al 

requisito indicato alla lettera b del citato disposto. 

A-1661/2011 

Pagina 11 

5.2. Posto che le condizioni previste dalle disposizioni alle quali rinviava, 

in entrata, il vecchio art. 34a cpv. 3 OPers erano correttamente adempiute 

dal ricorrente al momento del suo licenziamento, occorre ancora 

verificare la presenza, ed il relativo soddisfacimento, di ulteriori condizioni 

poste direttamente dal disposto in parola. Riassumendo quanto riportato 

poc'anzi, l'indennità per partenza anticipata era un diritto ai sensi del 

vecchio art. 34a cpv. 3 OPers di cui potevano prevalersi i membri del 

Corpo delle guardie di confine che si dimettevano dopo aver assolto la 

formazione di guardia di confine o di ufficiale delle guardie di confine ed 

esercitato per almeno dieci anni una funzione a livello dei posti o dei 

settori di guardia di confine. La disposizione in disamina parla 

chiaramente di "impiegato che […] si dimette". Una tale formulazione è 

inequivocabile e non lascia spazio a letture discordanti in quanto una 

disposizione grammaticalmente chiara non necessita di interpretazione 

(cfr. HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit. n. m. 214 e segg., p. 45 e segg.).  

Ne discende che il diritto all'ottenimento dell'indennità oggetto della 

presente vertenza era riservato, secondo l'art. 34a cpv. 3 OPers in vigore 

al momento del licenziamento, ai membri del Corpo delle guardie di 

confine che, ottemperando le condizioni testé citate, si dimettevano 

volontariamente. Il ricorrente, invece è stato licenziato per incapacità 

fisica a svolgere la propria funzione e non si certo è dimesso 

volontariamente. 

A titolo abbondanziale,  si rileva che lo scopo dell'art. 34a cpv. 3 OPers 

non era – come erroneamente sostenuto dal ricorrente – quello di 

indennizzare il dipendente per il carattere logorante della funzione, 

quanto piuttosto un invito a voler anticipare il periodo prepensionamento. 

5.3. Nonostante il testo del vecchio art. 34a cpv. 3 OPers, il ricorrente 

sostiene di avere diritto all'indennità di partenza in quanto la circolare del 

1° gennaio 2010 emessa dal proprio datore di lavoro, gliene conferirebbe 

il diritto.  

Entrambe le parti, nelle loro rispettive allegazioni, fanno particolare 

riferimento a due circolari – una del 1° gennaio 2010 e l'altra del 11 

giugno 2010 – emesse dalla Direzione generale delle dogane. La prima 

informava i dipendenti sull'esistenza del diritto all'indennità per uscita 

anticipata dal Corpo delle guardie di confine, mentre la seconda li 

avvertiva dell'imminente modifica legislativa e la conseguente cessazione 

del diritto, invitando coloro che avessero voluto approfittarne ad inoltrare 

le proprie dimissioni entro il 30 giugno 2010. Effettivamente, le due 

A-1661/2011 

Pagina 12 

circolari in questione prestano il fianco a fraintendimenti, posto che 

risultano tra di loro discordanti. La prima, in contraddizione con quanto 

previsto dall'OPers, afferma che l'indennità unica per uscita anticipata "è 

versata ai collaboratori comunque, anche qualora il rapporto di lavoro sia 

stato risolto dall'amministrazione". La seconda, invece, fa riferimento – 

conformemente al testo dell'ordinanza – soltanto ai "collaboratori che si 

dimettono". Le circolari hanno uno scopo informativo e permettono di 

regolamentare internamente o di fissare una determinata prassi laddove 

ciò non sia in contrasto con la legge. Esse, tuttavia, non costituiscono 

nella maniera più assoluta una base legale sufficiente a derogare quanto 

previsto – peraltro in modo chiaro – dalla  legge rispettivamente dalle 

ordinanze (cfr. su queste questioni, PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, op. cit., n. 

m. 45 e segg., pag. 10 e segg. e rif. cit.). Per questo motivo, il ricorrente 

non può fondare la propria richiesta in base a quanto dichiarato nella 

circolare del 1° gennaio 2010 posto che il testo dell'art. 34a cpv. 3 OPers 

– sia nella vecchia che nella nuova versione – risulta limpido e non lascia 

spazio ad interpretazioni di sorta. 

Lo scrivente Tribunale, di transenna, rileva pure una certa contraddizione 

nella motivazione addotta dal ricorrente, il quale contesta – a giusto titolo 

– che la nuova versione dell'art. 34a cpv. 3 OPers possa retroagire (cfr. 

consid. 4 e segg. qui sopra), ma invoca una circolare comunque 

posteriore al momento del licenziamento.  

5.4. Pertanto, visto quanto considerato sopra, occorre concludere che, 

malgrado l'autorità inferiore abbia applicato erroneamente il diritto vigente 

al momento della crescita in giudicato della decisione di licenziamento, il 

risultato non sarebbe stato diverso. Infatti, benché il vecchio art. 34a cpv. 

3 OPers prevedesse ancora l'indennità unica per uscita anticipata dal 

Corpo delle guardie di confine, il ricorrente non ne aveva diritto in quanto 

– contrariamente a quanto previsto da tale disposto – non si era 

personalmente dimesso, bensì era stato licenziato. Non potendo le 

circolari, alle quali il ricorrente si appoggia, derogare al diritto vigente, ne 

discende che non v'è stata violazione del diritto federale e tale gravame 

va respinto. 

6.  

Il ricorrente lamenta altresì una violazione del principio di protezione della 

buona fede. 

6.1. Ancorato all'art. 2 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 

(CCS, RS 210) ed all'art. 9 della Costituzione federale (Cost., RS 101) e 

A-1661/2011 

Pagina 13 

valido per l'insieme dell'attività dello Stato, il principio della buona fede 

conferisce all'amministrato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle 

autorità che si conformino alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che 

non tradiscano la fiducia posta in esse (DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 

130 I 26 consid. 8.1, DTF 129 I 161 consid. 4; sentenze del Tribunale 

amministrativo federale A-6331/2010 del 3 febbraio 2012 consid. 12 e 

segg., A-6956/2008 del 3 giugno 2010 consid. 4.1 e rif. cit.). Tale principio 

si suddivide in tre corollari: il divieto di comportamento contraddittorio, il 

divieto dell'abuso di diritto e la protezione della fiducia (sentenza del 

Tribunale amministrativo federale A-5453/2009 del 6 aprile 2010 

consid. 7.1). Secondo la giurisprudenza, un'indicazione o una decisione 

dell'amministrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad 

un amministrato di appellarvisi, quand'anche esse risultassero errate, a 

condizione che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei 

confronti di una persona determinata, (b) che abbia agito nei limiti delle 

sue competenze o presunte tali, (c) che l'amministrato non abbia potuto 

rendersi conto immediatamente dell'erroneità dell'indicazione ricevuta, (d) 

che in base a tale indicazione quest'ultimo abbia preso disposizioni 

concrete alle quali egli non potrebbe rinunciare senza subire un 

pregiudizio, infine (e) che la regolamentazione in materia non sia 

cambiata posteriormente al momento in cui l'autorità ha formulato il suo 

avviso (fra le tante, DTF 131 II 627 consid. 6.1 con le citate referenze; 

decisione del Tribunale amministrativo federale A-6331/2010 del 3 

febbraio 2012 consid. 12.2.1; Beatrice Weber-Dürler, Neuere 

Entwicklungen des Vertrauensschutzes, Schweizerisches Zentralblatt für 

Staats- und Verwaltungsrecht [ZBl] 103/2002, pag. 281 segg., con 

ulteriori rimandi a dottrina e giurisprudenza). 

Dalla giurisprudenza testé citata emerge che l'applicazione del principio 

della buona fede non permette mai di trarre delle soluzioni assolute, 

valide per tutti i casi. Occorre piuttosto determinare se le condizioni 

d'applicazione di questo principio sono adempiute, in considerazione 

delle circostanze concrete di ogni singolo caso (decisione del Tribunale 

amministrativo federale A-6749/2010 del 3 ottobre 2011 consid. 7.2.4 rif. 

cit.). 

6.2. Quo alla pretesa violazione del principio della buona fede, il 

ricorrente contesta in entrata l'argomentazione – peraltro già negata dallo 

scrivente Tribunale (consid. 4 e segg.) – proposta dall'autorità inferiore a 

sostegno dell'applicazione retroattiva del nuovo art. 34a OPers. Una tale 

ipotetica retroattività non costituisce una questione di diritto alla 

A-1661/2011 

Pagina 14 

protezione della buona fede, principio che, in quest'ottica, non porta nulla 

al ricorrente. 

6.3. In un secondo tempo, il ricorrente invoca pure una violazione del 

diritto alla protezione della buona fede in quanto – secondo lui – il datore 

di lavoro non avrebbe  adempito al dovere d'informazione nei suoi 

confronti, impendendogli di ottenere l'indennità oggetto della presente 

causa 

Posto che, come visto e più volte ribadito, il ricorrente non adempiva i 

requisiti per l'ottenimento dell'indennità ai sensi del vecchio art. 34a cpv. 3 

OPers né tantomeno li riempiva dopo la modifica del disposto in parola, le 

censure sollevate su questo punto non possono essere ammesse dallo 

scrivente Tribunale. 

Peraltro, lo scrivente Tribunale fa anche presente che il ricorrente è stato 

assistito da un avvocato sin dall'inizio delle procedure; visto il tenore 

chiaro della disposizione di cui sopra, non s'intravede come 

un'informazione supplementare da parte del datore di lavoro gli darebbe 

diritto all'indennità.  

6.4. Il gravame della violazione del principio della buona fede, invece, 

deve essere ancora esaminato relativamente alla questione a sapere se 

la circolare del 1° gennaio 2010 debba essere considerata come una 

promessa fatta da un'autorità, nella fattispecie il datore di lavoro. Occorre 

di conseguenza valutare se questa circolare, emessa 

dall'Amministrazione federale delle dogane, che effettivamente prevedeva 

– fatte salve le condizioni d'ottenimento – il diritto all'indennità unica in 

caso di uscita anticipata dal Corpo delle guardie di confine anche per i 

dipendenti che venivano licenziati, possa aver costituito una promessa 

sufficiente a giustificare una violazione del principio della buona fede. 

6.4.1. Nella fattispecie, l'Amministrazione federale delle dogane è 

intervenuta nel quadro di un'informazione generale nei confronti dei 

membri del Corpo delle guardie di confine. Di per sé quindi, già la prima 

condizione (cfr. prec. consid. 6.1) non è rispettata.  

6.4.2. Per quanto concerne la seconda condizione, l'Amministrazione 

federale delle dogane deve aver agito entro i limiti delle sue competenze. 

La buona fede del ricorrente non può essere esclusa a meno che 

l'incompetenza dell'autorità adita sia chiaramente riconoscibile (sentenza 

del Tribunale amministrativo federale B-764/2007 dell'8 ottobre 2008 

A-1661/2011 

Pagina 15 

consid. 4.2.2 e rif. cit.). Si pone dunque la questione della competenza 

dell'AFD a derogare alla legislazione vigente. A questo punto appare 

chiaro che, non avendo competenze legislative, l'AFD non poteva 

apportare delle modifiche – peraltro così sostanziali  – alla legislazione 

corrente e meglio a quanto previsto dall'art. 34a cpv. 3 OPers. Di 

conseguenza tale condizione non è soddisfatta.  

Inoltre e come già considerato (cfr. prec. consid. 6.3), il ricorrente, 

all'epoca già rappresentato dal suo avvocato, avrebbe potuto verificare 

l'inesattezza dell'informazione emessa dal suo datore di lavoro (terza 

condizione). Lo scrivente Tribunale rileva pure che la circolare del 11 

giugno 2010 – che non conferiva in alcun modo un'indennità a favore dei 

dipendenti licenziati – costituisce, tenuto conto della base legale cui fa 

riferimento, una smentita sufficiente a quanto dichiarato nella precedente, 

inesatta circolare (che comunque rinviava all'art. 34a cpv. 3 OPers), e che 

pertanto il ricorrente non poteva essere indotto a dare per scontato il 

successo nella richiesta qui in esame (cfr. anche succ. consid. 7.3 ). 

6.5. Così stando le cose, dovendo essere adempiute cumulativamente le 

cinque condizioni suesposte (consid. 6.1), non è necessario procedere 

alla verifica delle restanti condizioni per il riconoscimento di una tale 

violazione della buona fede in quanto la stessa può essere esclusa sin 

d'ora. Sulla scorta di quanto precede si giunge quindi alla conclusione 

che non v'è stata alcuna violazione del principio del diritto alla protezione 

della buona fede da parte dell'autorità inferiore e , di conseguenza, anche 

detto gravame non può essere accolto. 

7.  

Infine il ricorrente denuncia la violazione del principio dell'uguaglianza di 

trattamento. 

7.1. Il principio dell'uguaglianza di trattamento è ancorato all'art. 8 cpv. 1 

Cost. Una decisione – o un atto legislativo – viola il principio 

dell'uguaglianza di trattamento quando stabilisce delle distinzioni 

giuridiche che non sono giustificate da alcun motivo ragionevole in 

considerazione della situazione di fatto da regolamentare o nel caso in 

cui omette di fare delle distinzioni che si impongono tenuto conto delle 

circostanze. In altre parole, c'è una violazione del principio 

dell'uguaglianza di trattamento quando ciò che è simile non è trattato in 

maniera identica e ciò che diverso non è trattato in maniera differente (cfr. 

tra le tante, DTF 134 I 23 consid. 9.1, DTF 131 V 107 consid. 3.4.2, v. 

anche sentenze del Tribunale federale 2A.631/2006 del 8 dicembre 2006 

A-1661/2011 

Pagina 16 

consid. 4.1, 1C_80/2007 del 6 settembre 2007 consid. 3.1; ULRICH 

HÄFELIN/GEORG MÜLLER /FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 

6a ed., Zurigo/San Gallo 2010, n. 489 et 495). Occorre che il trattamento 

differente – o simile – ingiustificato sia in relazione con una situazione di 

fatto importante. 

Sempre secondo la giurisprudenza, il principio della legalità dell'attività 

amministrativa (art. 5 Cost.) prevale su quello dell'uguaglianza di 

trattamento. Di conseguenza, il ricorrente non può, in generale, 

pretendersi vittima di un'ineguaglianza di trattamento se la legge è 

correttamente applicata al suo caso, ma in modo scorretto – o addirittura 

non applicata del tutto – ad altri casi. Ciò presuppone comunque la 

volontà, da parte dell'autorità che ha emesso la decisione contestata, di 

applicare correttamente in futuro le disposizioni legali in questione; il 

cittadino non può pretendere l'uguaglianza nell'illegalità a meno che si 

debba prevedere che l'amministrazione persevererà nell'inosservanza 

della legge (DTF 127 I 1 consid. 3a, sentenze del Tribunale federale 

2C.360/2007 del 13 novembre 2007 consid. 6 e rif. cit., 2A.615/2006 del 

29 marzo 2007 consid. 5 e rif. cit.; sentenza del Tribunale amministrativo 

federale A-5391/2009 del 17 maggio 2011 consid. 10.2). 

7.2. Il ricorrente ritiene in particolare che vi sia stata disparità di 

trattamento tra lui e coloro che si sono dimessi entro il termine indicato 

con circolare del 11 giugno 2010, ma che – di fatto – hanno terminato il 

loro rapporto dopo tale data. Infatti, questi ultimi avrebbero ricevuto 

l'indennità di uscita contrariamente al ricorrente. Effettivamente, l'agire 

dell'amministrazione conferma la tesi – già analizzata precedentemente 

(cfr. consid. 4.3) – secondo cui è la disdetta e non la cessazione effettiva 

del rapporto di lavoro che conta per l'attribuzione dell'indennità. Tuttavia, 

come si è già avuto modo di rilevare (cfr. consid. 4 e segg.), l'indennità 

unica in caso di uscita anticipata dal Corpo delle guardie di confine veniva 

concessa soltanto a coloro che si dimettevano e non ai dipendenti che 

venivano licenziati. Inoltre, la sostanziale differenza con cui il rapporto di 

lavoro di queste due categorie di lavoratori a preso fine non consente di 

fare un paragone tra di loro. Diverso sarebbe il discorso se altri 

dipendenti licenziati dall'amministrazione federale delle dogane prima 

dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 34a cpv. 3 OPers hanno 

ottenuto l'indennità in questione e se l'inosservanza della legge da parte 

dell'amministrazione è stata una prassi perseverante e generalizzata. 

7.3. In casu, malgrado quanto erroneamente riportato nella circolare del 

1° gennaio 2010, l'amministrazione federale delle dogane ha sempre 

A-1661/2011 

Pagina 17 

ribadito che l'indennità unica in caso di uscita anticipata dal Corpo delle 

guardie di confine era un diritto per chi si dimetteva. Tant'è che con la 

circolare dell'11 giugno 2010 ha invitato coloro che ne avessero voluto 

beneficiare prima dell'imminente cambiamento legislativo ad inoltrare le 

proprie dimissioni. Di conseguenza il diverso trattamento tra chi è stato 

licenziato e chi ha presentato personalmente le dimissioni – peraltro, 

come visto, previsto dall'Opers – non costituisce una violazione del 

principio in parola avendo il datore di lavoro trattato in maniera ineguale 

due situazioni differenti. Sia come sia, non avendo il ricorrente – e più in 

generale chi è stato licenziato – per legge diritto all'indennità reclamata, 

egli non può prevalersi di un'eventuale uguaglianza di trattamento 

nell'illegalità. Nemmeno emerge dalla documentazione agli atti che 

l'amministrazione abbia concesso l'indennità contestata ad altri 

dipendenti da lei licenziati. A tal proposito, ricordando che secondo l'art. 

13 PA, anche nell'ambito della massima d'ufficio che regge ogni 

procedura amministrativa (art. 12 PA), la parte che pretende che venga 

resa una decisione a suo favore deve collaborare anche 

all'amministrazione delle prove (su queste questioni, v. DTF 130 II 482, 

consid 3.2; CHRISTOPH  AUER, in Kommentar VwVG, ad. art. 13 PA, in 

partic. n.m. 13 e 17 e segg.), si rileva che il ricorrente non ha portato – a 

conforto della propria tesi – elementi concreti che potessero almeno 

destare il sospetto di una situazione di ineguaglianza perseverante da 

parte del datore di lavoro. 

Ne discende che pure questa censura non può trovare accoglimento. 

8.  

In conclusione, alla luce quanto suesposto, la decisione presa nei 

confronti del ricorrente non è contraria al diritto applicabile, non può 

inoltre essere considerata frutto di una violazione dei principi della buona 

fede o dell'uguaglianza di trattamento né di un abuso del potere di 

apprezzamento dell'autorità inferiore. Essa – per quanto verificabile 

anche in quest'ottica – non è neppure da ritenersi inadeguata. 

9.  

In base all'art. 34 cpv. 2 LPers rispettivamente all'art. 7 cpv. 3 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili, nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF; RS 

173.320.2), non vengono prelevate spese né assegnate ripetibili. 

 

A-1661/2011 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non sono assegnate ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (Atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. 116.29-1/08.011; Atto giudiziario) 

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Federico Pestoni 

 

Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere 

patrimoniale il cui valore litigioso sia pari almeno a fr. 15'000.– 

rispettivamente – se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione 

di diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 della 

legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF; 

RS 173.110]). Se non si tratta di una contestazione a carattere 

pecuniario, il ricorso è ricevibile soltanto nella misura in cui concerna la 

parità dei sessi (art. 83 lett. g LTF). Se il ricorso in materia di diritto 

pubblico è ammissibile, esso deve essere interposto, nel termine di 

30 giorni dalla notificazione della decisione contestata, presso il Tribunale 

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna (art. 82 e segg., 90 e segg. e 

100 LTF). Il termine rimane sospeso dal settimo giorno precedente la 

A-1661/2011 

Pagina 19 

Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua incluso (art. 46 cpv. 1 

lett. a LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, 

contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed 

essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: