# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 271a24f9-2df9-512d-adfd-d2a2252ad04e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-05-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 19.05.1999 52.1998.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-66_1999-05-19.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00066

   

  	
  Lugano

  19 maggio 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente,

  Stefano Bernasconi e Efrem Beretta, quest'ultimo in sostituzione del Giudice
  Lorenzo Anastasi, astenuto

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli 

  

 

 

statuendo
sul ricorso  11 marzo / 2 aprile 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 18 febbraio 1998 (no. 680) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 28 agosto
  1996 con la quale il Consorzio scolastico delle scuole elementari della
  __________ e della __________ gli ha imposto il pagamento di fr. 3'335.65
  oltre interessi per i pasti e le bevande consumati dai figli presso la mensa
  scolastica di __________ nel periodo gennaio 1987/giugno 1991;

  

 

 

viste le risposte:

-     11 maggio
1998 del Consorzio scolastico delle scuole elementari __________ in __________;

-     21
aprile 1998 del Consiglio di Stato;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   In data 6 giugno 1979 il
Consiglio di Stato ha approvato lo Statuto del Consorzio scolastico delle
scuole elementari della __________ e della __________ (in seguito: Consorzio),
una corporazione di diritto pubblico costituita per una durata illimitata tra i
comuni di __________, __________, __________, __________, __________,
__________, __________ e __________ allo scopo (art. 2 Statuto) di costruire e
amministrare un centro scolastico di scuola elementare.

Tra i vari compiti assunti dal Consorzio vi è anche quello di
organizzare i trasporti e la refezione degli allievi. La versione originaria
dell'art. 26 dello Statuto prevedeva che le relative spese, dedotti i sussidi
cantonali e gli eventuali contributi delle famiglie, erano ripartite tra i
comuni consorziati in ragione del numero degli allievi della scuola. A seguito
di una modifica statutaria approvata dal Dipartimento dell'interno con
risoluzione 19 giugno 1991, l'attuale art. 26 sancisce che le spese per la refezione
sono coperte dal Consorzio (con un contributo per allievo equivalente al sussidio
del Cantone per gli altri ordini di scuola) e dalle famiglie degli allievi (per
la quota-parte restante); il contributo del Consorzio è ripartito tra i comuni
consorziati in proporzione al numero degli allievi di ciascun comune che
frequentano la mensa.

 

 

                                  B.   In occasione di una seduta
tenutasi il 5 ottobre 1987 la delegazione del Consorzio ha dibattuto la
questione legata all'organizzazione ed alla copertura delle spese della mensa
scolastica.

La suggestione del presidente __________ di affidare la gestione
della mensa all'Albergo __________ di __________ consentendo al gestore di
fatturare il costo integrale dei pasti alle famiglie (che a loro volta
avrebbero incassato direttamente eventuali sussidi presso il rispettivo comune
di domicilio) è stata avversata da __________, delegato dei Comuni della
__________, il quale ha chiesto che gli oneri di refezione fossero ripartiti in
parti uguali tra la famiglia, il Consorzio e il comune di provenienza dell'allievo.
Con cinque voti favorevoli e quello contrario di __________ la delegazione ha
infine accettato la proposta __________, identica - per quanto attiene alle
modalità d'organizzazione della mensa presso il Ristorante __________ - alla
soluzione adottata dal Cantone per gli allievi della scuola media di
__________.

La mancata accettazione del progetto di __________ ha poi indotto
quest'ultimo ad ingaggiare una vera e propria battaglia a tutto campo contro la
delegazione ed il suo Presidente.

 

 

                                  C.   A seguito di una denuncia
sporta da __________ e di una lettera di lamentela sottoscritta da 22 genitori,
nel mese di ottobre del 1987 il Consiglio di Stato, agente in veste di autorità
di vigilanza, ha aperto un'inchiesta amministrativa sul funzionamento della
mensa scolastica del Consorzio.

Le risultanze delle indagini condotte da un'apposita commissione
hanno indotto il Governo a richiedere al Consorzio l'allestimento di uno studio
circostanziato sulla possibilità di creare una mensa autonoma, una maggior
chiarezza nella ripartizione degli oneri e un cambiamento del procedimento di
fatturazione, nel senso di passare dal sistema gestore-famiglie al sistema gestore-consorzio
e consorzio-famiglie (cfr. ris. no. 8306 del 23 dicembre 1987).

 

Il Consorzio si è adagiato alle direttive governative
iniziando ad addebitare l'intero costo del vitto alle famiglie, le quali incassavano
direttamente il sussidio dal proprio comune di domicilio.

In seguito, applicando alla lettera il nuovo art. 26 dello
Statuto, l'ente ha fatturato alle famiglie la loro quota-parte (corrispon-dente
al prezzo ufficiale della refezione nei ristoranti scolastici del Cantone) ed
ai rispettivi comuni di provenienza degli allievi la differenza. Per l'anno
scolastico 1992/93 la partecipazione delle famiglie è stata dunque di fr. 5.50
per pasto, quella dei comuni di fr. 3.55. L'anno seguente il contributo
comunale è salito a fr. 3.65 per compensare l'aumento del prezzo del pranzo
scolastico presso il Ristorante __________ (passato da fr. 9.05 a fr. 9.15).

 

 

                                  D.   __________ e __________
hanno frequentato la scuola elementare consortile facendo regolarmente capo al
servizio di refezione organizzato dal Consorzio. Il padre si è tuttavia
rifiutato di pagare le consumazioni, resistendo alle varie procedure d'incasso
avviate nei suoi confronti. Dopo vicissitudini giudiziali che ai fini della
presente pronunzia non occorre evocare, con decisione 10 novembre 1993 il
Consorzio scolastico ha fatturato a __________ la somma di complessivi fr.
8'791.45 relativa ai pasti ed alle bevande che i suoi figli avevano consumato
presso la mensa dal gennaio 1987 al novembre 1992.

 

 

                                  E.   Con giudizio 31 maggio 1994
il Consiglio di Stato ha annullato la precitata decisione nella misura di fr.
7'753.45, accogliendo parzialmente l'impugnativa contro di essa interposta da
__________.

In sostanza, il Governo ha reputato infondata la tesi della
gratuità della refezione scolastica affacciata dall'insorgente. In quanto
fondata sul nuovo art. 26 dello Statuto, la fatturazione di fr. 1'038.-
relativa al periodo settembre 1991 - novembre 1992 è stata confermata siccome
legittima. La somma di fr. 7'753.45 riferita al periodo gennaio 1987 - giugno
1991 esposta dal resistente in base al vecchio art. 26 dello Statuto è stata
invece annullata poiché corrispondente alla globalità dei costi della refezione
scolastica; dato che a far tempo dal gennaio 1987 il ricorrente non aveva
percepito sussidi dal proprio comune di domicilio, il Governo ha invitato il
Consorzio ad emanare un nuovo conteggio limitato alla quota-parte
effettivamente addebitabile alla famiglia __________.

 

 

                                  F.   Adito da __________, con
sentenza 12 gennaio 1996 il Tribunale cantonale amministrativo ha riformato la
predetta pronunzia laddove aveva confermato integralmente le fatture esposte
dal Consorzio nel periodo settembre 1991 - novembre 1992.

Accertato che la legislazione vigente non garantisce affatto
la gratuità della refezione scolastica e che l'art. 26 dello Statuto del
Consorzio (nella versione in vigore dal giugno 1991) imponeva a quest'ultimo,
rispettivamente ai comuni di provenienza degli alunni, di assumersi le spese
della mensa in misura corrispondente ai sussidi cantonali, questo Tribunale ha
corretto gli importi addebitati mensilmente al ricorrente condannandolo al pagamento
del dovuto oltre interessi al 5%.

Il giudizio è cresciuto regolarmente in giudicato.

 

 

                                  G.   Per incassare i crediti
rimasti scoperti conseguentemente all'annullamento delle relative fatturazioni
operato dal Governo, con risoluzione 28 agosto 1996 il Consorzio scolastico ha
ingiunto a __________ di pagare il 50% dei costi relativi ai pasti ed alle bevande
che i suoi figli avevano consumato presso la mensa dal gennaio 1987 al giugno
1991: in concreto, dedotti gli acconti già versati, fr. 3'335.65 con interessi
al 5% a contare dal 31 gennaio successivo ad ogni singolo anno di computo.

 

 

                                  H.   __________ ha impugnato
questa decisione davanti al Consiglio di Stato, che con giudicato 18 febbraio
1998 ha respinto il gravame.

Disattese siccome pretestuose le censure sollevate dal
ricorrente con riferimento alla mancata intimazione delle singole fatture
concernenti il vitto dispensato ai figli ed all'intervenuta prescrizione delle
relative pretese, il Governo ha reputato in sostanza che malgrado l'infelice
formulazione del vecchio art. 26 dello Statuto la cifra richiesta al debitore,
corrispondente alla metà dei costi generati dalla refezione, era del tutto
corretta. Del pari, l'applicazione di un tasso di interesse del 5% sul capitale
dovuto.

 

 

                                    I.   Con scritto 11 marzo 1998
prima e memoria 2 aprile 1998 poi il soccombente è insorto davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, postulando implicitamente l'annullamento del summenzionato
giudizio governativo e della pregressa risoluzione consortile.

Rievocati alcuni aspetti della controversia che da anni lo
oppone al Consorzio, l'insorgente ha riproposto essenzialmente i medesimi
argomenti addotti in passato. In particolare, ha ribadito la tesi secondo cui
il vecchio art. 26 dello Statuto sarebbe inapplicabile e non consentirebbe al
Consorzio di incassare i costi dei pasti scolastici consumati dai suoi figli,
per i quali non ha d'altronde ricevuto alcun conteggio mensile tra il gennaio
del 1989 ed il giugno del 1991. Il ricorrente ha contestato inoltre la data di
decorrenza degli interessi, chiedendo che la stessa venga fissata in
corrispondenza del 31 gennaio seguente l'anno in cui la fattura è stata emessa
in maniera corretta.

Delle ulteriori rivendicazioni avanzate (inchiesta circa le responsabilità
degli amministratori del Consorzio, risarcimento dei danni subiti e delle spese
legali affrontate, ecc.), si parlerà - per quanto necessario - in appresso.

 

 

                                   L.   All'accoglimento del
ricorso si è opposto il Consiglio di Stato, che ha sollecitato la conferma
della decisione impugnata senza formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione è pervenuto il Consorzio, il quale ha
ribattuto alle tesi dell’insorgente con puntuali argomentazioni che saranno
riprese, ove occorresse, nel seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La competenza del
Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito all'impugnativa si
fonda sull'art. 208 cpv. 1 LOC, applicabile alla fattispecie grazie al rinvio
di cui all'art. 38 LCCom. La natura pubblicistica del contenzioso e la possibilità
di deferire il medesimo alla giurisdizione amministrativa sono già stati
accertati in passato (cfr. STA 12.1.1996 e II CCA 6.7.1993 in re Consorzio
scolastico di scuole elementari __________ + __________ c. __________); inutile
quindi dilungarsi sulla questione.

 

1.2. La legittimazione attiva di __________ è indiscutibile,
atteso che l'insorgente risulta innegabilmente portatore di un interesse
concreto, attuale e personale a dolersi del giudizio impugnato per il pregiudizio
che gli cagiona e che il gravame intende rimuovere (art. 209 lett. b LOC e 43 PAmm).

 

1.3. Quo alla tempestività del gravame, fermamente contestata
dal resistente, occorre osservare che con scritto 11 marzo 1998 indirizzato al
Tribunale cantonale amministrativo __________ aveva chiesto una proroga del
termine ricorsuale manifestando peraltro chiaramente la volontà di aggravarsi
contro la decisione 18 febbraio 1998, no. 680, del Consiglio di Stato. Dato che
l'atto, di per sé tempestivo, non adempiva i requisiti previsti all'art. 46 PAmm,
è stato ritornato al mittente con l'invito a rifarlo nelle dovute forme entro
10 giorni (sulla legittimità di siffatto procedere cfr. art. 9 PAmm;
Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa, N. 1 ad art. 9 PAmm e
riferimenti). Questa comunicazione del Tribunale inviata per raccomandata il 13
marzo 1998 è stata ritirata dal destinatario il 23 marzo successivo, ovvero il
settimo ed ultimo giorno della sua giacenza postale. L'impugnativa 2 aprile
1998, spedita entro il termine di 10 giorni dall'intimazione della lettera 13
marzo 1998, è dunque tempestiva.

 

Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere
deciso sulla base della vasta documentazione prodotta dalle parti, integrata
dalle risultanze degli accertamenti esperiti in passato dallo scrivente
Tribunale. La completezza degli atti consente di rinunciare all'audizione del
ricorrente, insuscettibile di procurare a questo Tribunale la conoscenza di
ulteriori elementi rilevanti per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm). D'altra
parte, l'insorgente ha già avuto modo di esprimersi ampiamente per iscritto, approfittando
al meglio del termine di grazia concessogli per sanare le carenze dell'impugnativa
originaria.

 

 

                                   2.   Il presente litigio gravita
ancora attorno al tema del mancato pagamento dei pasti che __________ e
__________ hanno consumato presso la mensa scolastica di __________. Risolto da
questo Tribunale il contenzioso riferito al periodo giugno 1991 - novembre 1992
(cfr. STA 12 gennaio 1996 cresciuta in giudicato), l'odierna vertenza si
concentra sugli anni immediatamente precedenti. In effetti, nel suo giudizio 15
giugno 1994 il Governo aveva annullato le fatture allestite dal Consorzio in
base al vecchio art. 26 dello Statuto e nel contempo l'aveva invitato a rivedere
i conteggi esposti dal gennaio 1987 al giugno 1991 inserendo negli stessi la
sola quota-parte effettivamente addebitabile alla famiglia __________. Dando
seguito a queste precise istruzioni, il 28 agosto 1996 il Consorzio ha quindi
emanato una nuova decisione con la quale ha ingiunto a __________ di pagare il
50% dei costi relativi ai pranzi ed alle bevande che la mensa consortile aveva
dispensato ai suoi figli tra il mese di gennaio 1987 ed il mese di giugno 1991,
ossia, dedotti gli acconti versati, fr. 3'335.65 con interessi al 5% a contare
dal 31 gennaio successivo al singolo anno di computo.

Per sottrarsi al pagamento della somma richiestagli in
relazione al periodo 1987-1991 il ricorrente adduce argomentazioni nuove e per
certi versi contraddittorie rispetto a quelle sollevate nella precedente
vertenza decisa da questo Tribunale. Dopo aver sostenuto con successo che le
spese della mensa andavano ripartite tra le famiglie e l'ente pubblico (cfr.
ricorso 26 novembre 1993 al Consiglio di Stato e, su questo specifico punto,
relativa decisione positiva 15 giugno 1994 dell'autorità adita) ed aver
propugnato invano la tesi della gratuità della refezione scolastica (cfr. ricorso
6 luglio 1994 al Tribunale cantonale amministrativo e STA 12 gennaio 1996), con
toni invero inutilmente polemici l'insorgente invoca ora l'inapplicabilità alla
fattispecie del vecchio art. 26 dello Statuto consortile.

 

2.1. Lo Statuto del Consorzio scolastico delle scuole
elementari della __________ e della __________ è stato approvato dal Consiglio
di Stato il 6 giugno 1979. Con la ratifica operata dal Governo lo Statuto è
diventato esecutivo (cfr. art. 190 LOC, per il rinvio dato dall'art. 7 cpv. 3 LCCom),
compreso il suo art. 26 dal marginale "trasporti, refezione e
alloggio".

Nel periodo che qui interessa (gennaio 1987 - giugno 1991)
l'art. 26 dello Statuto era dunque in vigore nella sua versione originaria
avente il seguente tenore:

 

"Le spese per i trasporti, per la refezione e per
l'alloggio degli allievi (se per impraticabilità delle strade non potessero far
ritorno al proprio domicilio), dedotti i sussidi cantonali e gli eventuali
contributi delle famiglie, sono ripartiti tra i Comuni consorziati in ragione
del numero di allievi che frequentano la scuola."

 

La norma contemplava una chiave di ripartizione dei costi
scolastici elaborata nel rispetto di alcune disposizioni della legge sulla
scuola del 29 maggio 1958 ancora in forza al momento della stesura dello
Statuto. Trattasi degli art. 110, 112 e 113, i quali imponevano ai comuni di
organizzare un servizio di refezione per gli allievi impossibilitati a
rincasare sul mezzogiorno (art. 110 cpv. 1 e 112) e prevedevano il versamento
di un adeguato sussidio cantonale per assicurare il funzionamento di questo
specifico istituto (art. 113 cpv. 1), nonché una partecipazione ai costi da
parte dei comuni di provenienza degli alunni (art. 110 cpv. 2). Il sussidio
cantonale ed il contributo minimo a carico degli enti locali erano fissati dal
Consiglio di Stato (art. 94 lett. b Regolamento per le scuole obbligatorie del
24.7.1959, giusta il rinvio dato dall'art. 110 cpv. 2 Lsc 1958).

Alla fine del 1980 gli art. 112 e 113 sono stati tuttavia
abrogati a seguito dell'adozione di un pacchetto di provvedimenti di risanamento
finanziario che ha toccato diversi settori, in particolare quello scolastico. A
partire dal 1° gennaio 1981 lo Stato non ha dunque più versato sussidi per la
refezione delle scuole comunali e nel contempo ha rinunciato a stabilire
l'ammontare del contributo minimo dovuto dai comuni. In quest'ambito si è pertanto
avverato un travaso di competenze, come ben attestano i materiali legislativi
dell'epoca (cfr. Messaggio 8 ottobre 1980 del Consiglio di Stato su alcuni
provvedimenti di risanamento finanziario in RVGC, sessione autunnale 1980, vol.
2, p. 902):

 

"Questi provvedimenti hanno come conseguenza
istituzionale un aumento delle competenze comunali nei rispettivi settori: acquisto
di arredamenti e di materiale didattico, refezione, doposcuola e trasporti.
Sono infatti riservate unicamente le competenze cantonali in materia di
direzione e di vigilanza didattica."

 

Venuto meno l'apporto finanziario dello Stato nella copertura
delle spese della refezione scolastica comunale e con esso la prerogativa del
Cantone di fissare il contributo minimo a carico dei comuni, dal gennaio del
1981 gli enti locali hanno insomma acquisito la competenza di fissare
autonomamente l'ammontare della propria partecipazione alle spese di refezione
degli allievi.

Stante quanto precede, appare evidente come a far tempo dal
1981 la chiave di riparto dei costi della refezione Stato/comu-ne/famiglia
ancorata all'art. 26 dello Statuto consortile in funzione dell'assetto giuridico-istituzionale
esistente nel 1979 non potesse più essere applicata a cagione delle profonde
modifiche legislative nel frattempo intervenute a livello cantonale. Questa
constatazione non permette tuttavia di accreditare le conclusioni cui perviene
il ricorrente nell'intento di eludere il pagamento dei pranzi consumati dai
figli. Consente semplicemente di dedurre che dal 1981 le spese del vitto
scolastico, in precedenza suddivise su tre "teste", potevano esser
ripartite solo tra le famiglie ed i rispettivi comuni di domicilio. Altrimenti
detto con specifico riferimento al caso concreto, anticipato il costo della
refezione dispensata dal ristorante __________, il Consorzio avrebbe poi dovuto
recuperare l'esborso ponendone una parte a carico della famiglia dell'alunno e
una parte a carico del rispettivo comune di provenienza. Tesi, questa, propugnata
dall'insorgente medesimo allorquando si è aggravato davanti al Consiglio di
Stato contro la decisione che il Consorzio aveva emanato il 10 novembre 1993 al
fine di fargli versare la globalità dei costi della refezione scolastica dal
1987 al 1992 (cfr. ricorso del 26 novembre 1993).

 

2.2. Resta da esaminare la legittimità della suddivisione
paritetica delle spese (50% comune - 50% famiglia) operata dal Consorzio. In
altre parole, bisogna chiedersi se il Consorzio poteva imporre a __________ di
pagare la metà dei pranzi consumati dai figli tra il 1987 ed il 1991.

Posto che le famiglie sono tenute a contribuire agli oneri
della refezione (cfr., sull'argomento, consid. 4 STA 12 gennaio 1996), ai fini
del presente giudizio occorre sottolineare innanzi tutto che la delegazione
consortile, nella controversa risoluzione del 28 agosto 1996, non ha fissato
alcuna vera e propria chiave di ripartizione dei costi, ma si è limitata a
prendere atto della determinazione di __________ di sussidiare la refezione
scolastica nella misura del 50%, ingiungendo nel contempo a __________ di
saldare la differenza. Il comune di __________, in forza della competenza
decisionale di cui fruiva a seguito della riforma legislativa evocata al considerando
precedente, ai tempi aveva infatti stabilito autonomamente di corrispondere
alle famiglie dei suoi alunni un sussidio corrispondente al 50% del costo del pasto
scolastico (cfr. dichiarazione 8.5.1996 municipio di __________). Il comune
disponeva in materia di un vasto potere d'apprezzamento, censurabile da parte
delle autorità di ricorso unicamente sotto il profilo della violazione della
legge per abuso o eccesso di potere. Questo Tribunale non può quindi
sostituirsi al municipio nell'esercizio del potere discrezionale garantitogli dalle
legge, ma deve limitarsi a verificare che la decisione presa non sia
manifestamente insostenibile e contraria ai principi fondamentali del diritto,
segnatamente a quello di adeguatezza e proporzionalità. Orbene, sotto questo
profilo appare evidente come la risoluzione di __________ di contribuire alle
spese della refezione in misura del 50% (e, di riflesso, quella più recente del
Consorzio di incassare la differenza presso il ricorrente) non presti il fianco
a critiche di sorta. Trattasi in effetti - stando agli ampi accertamenti
esperiti da questo Tribunale nell'ambito del procedimento sfociato nella
sentenza 12 gennaio 1996 - di una percentuale del tutto congrua e ragionevole,
addirittura identica a quella applicata dal Cantone e da altri enti pubblici in
tema di partecipazione alle spese della refezione scolastica.

 

In quanto volta a contestare la facoltà del Consorzio di
incassare presso il padre la metà dei costi dei pasti scolastici che __________
e __________ hanno consumato nel periodo gennaio 1987 - giugno 1991,
l'impugnativa va quindi respinta non senza annotare che la soluzione adottata a
suo tempo dal Consorzio (ovvero la fatturazione dell'intero costo dei pasti
alle famiglie, le quali incassavano direttamente il sussidio fissato dal proprio
comune di appartenenza) era certamente criticabile dal punto di vista
squisitamente giuridico, ma non era affatto disprezzabile dal lato pratico e
dal profilo dell'opportunità, poiché consentiva alle famiglie domiciliate in
comuni che erogavano sussidi superiori al 50% di trarre ovvii quanto indubbi
vantaggi dalla generosità dei propri amministratori locali. Ciò non toglie -
sia detto per completezza ed a scanso di ogni equivoco - che nel 1981 il
Consorzio avrebbe dovuto esercitare le prerogative conferitegli all'atto della
sua fondazione ed obbligare i comuni membri a partecipare tutti nella stessa
misura alle spese di refezione di ogni loro singolo allievo, fissando una
chiave di ripartizione univoca.

 

 

                                   3.   Improvvisamente, dopo anni
di vertenze sul medesimo argomento, __________ afferma di non aver mai ricevuto
alcuna fattura mensile dal gennaio 1989 al giugno 1991.

Difficile comprendere quali vantaggi l'insorgente vorrebbe
ricavare da questa censura sollevata sì tardivamente. Se intendeva sostenere
che tale circostanza gli ha impedito di verificare la correttezza degli importi
esposti, l'argomentazione è priva di ogni pregio. Le copie dei conteggi mensili
in discussione sono allegate agli atti (doc. 7.3, 7.4, 7.5 del resistente).
Quelle identiche esibite dal Consorzio durante la precedente procedura ricorsuale
portano addirittura il timbro delle Pretura di __________ ed è quindi certo che
sono state prodotte nella causa creditoria promossa nei confronti del
ricorrente il 10 aprile 1992 (doc. 10 Consorzio), azione provocata
dall'opposizione interposta al PE no. __________ dell'UEF di __________ mirante
all'incasso delle fatture impagate dal 1987 al 1992 (doc. 11 Consorzio). Il
contenuto delle fatture avrebbe pertanto dovuto essere accuratamente verificato
e, se del caso, contestato già in quell'occasione. 

 

 

                                   4.   L'insorgente afferma che
gli interessi di mora possono essergli addebitati solo a partire dal 31 gennaio
seguente l'anno in cui la fattura è stata emessa in modo corretto.

Così come previsto in diritto privato (cfr. art. 102 e 104
CO), anche in diritto pubblico il debitore in ritardo nel pagamento di una
somma di denaro è tenuto a corrispondere al creditore interessi al 5% a far
tempo dalla sua costituzione in mora (Imboden/Rhi-now, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
N. 31 B IV; Grisel, Traité de droit administratif, p. 623; Knapp, Précis de droit
administratif, N. 762). Di norma, il debitore è posto in mora dall'interpellazione
del creditore (art. 102 cpv. 1 CO). L'interpellazione non è tuttavia sempre
necessaria. Secondo dottrina e giurisprudenza, il creditore non è tra l'altro
tenuto a procedere all'interpellazione quando tale atto appare superfluo giusta
le regole della buona fede, in particolare quando il debitore ha manifestato
chiaramente la sua intenzione di non voler adempiere l'obbligazione cui è
astretto (Engel, Traité des obligations en droit suisse, p. 687-89; Honsell/Vogt/Wiegand,
Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, N. 11 ad art. 102 OR e rinvii; DTF
97 II 58).

Nel 1987 (se non addirittura prima) __________ ha più volte dichiarato
esplicitamente che non avrebbe onorate le fatture mensili relative ai pasti
scolastici dei suoi figli se tali note non venivano stilate come lui pretendeva
(cfr., fra i tanti documenti che comprovano il tenore delle affermazioni
proferite in tal senso, il verbale dell'udienza 16.2.89 presso la Giudicatura
di pace del Circolo di __________ e quanto riportato a p. 9 del ricorso
6.7.1994 al Tribunale cantonale amministrativo). In simili evenienze il Consorzio
non era tenuto ad interpellarlo formalmente ai sensi dell'art. 102 CO per
provocare la decorrenza degli interessi. Rifiutandosi apertamente di pagare le
fatture presenti e future del resistente, __________ si era già posto in mora
con il suo stesso agire.

La decisione di addebitargli gli interessi di mora solo a
contare dal 31 gennaio successivo ad ogni singolo anno di computo si appalesa
pertanto favorevole al ricorrente e non potendo essere riformata a suo
detrimento (cfr. art. 65 cpv. 2 PAmm) va senz'altro tutelata.

 

 

                                   5.   In coda al suo ricorso
l'insorgente propone tutta una serie di rivendicazioni che vanno dall'apertura
di un'inchiesta nei confronti degli amministratori del Consorzio al risarcimento
delle spese sin qui affrontate per sostenere il contenzioso.

In passato questo Tribunale ha già avuto modo di spiegare al
ricorrente che tali questioni esulano in maniera assai evidente dal merito
della lite e dalle competenze decisionali dell'autorità giudiziaria cui è stata
deferita (cfr. lettera 28.2.1996 TRAM/__________). Inutili quindi dilungarsi
ulteriormente sull'argomento, atteso che le domande sono inammissibili.

 

 

                                   6.   Sulla scorta di quanto
precede il gravame è respinto.

La tassa di giustizia e le ripetibili sono poste a carico del
ricorrente, totalmente soccombente (art. 28 e 31 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 102, 104 CO; 208, 209 LOC; 7, 38 LCCom; 110, 112, 113 Lsc 1958; 7 Lsc
1990; 94 Regolamento per le scuole obbligatorie; 9, 18, 28, 31, 43, 46, 61 e 65
PAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giudizio di fr.
1'000.- è posta a carico del ricorrente, con l'ulteriore obbligo di rifondere
al Consorzio scolastico delle scuole elementari della __________ e della
__________ fr. 1'000.- per titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario