# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 042fd384-8bf5-5e0f-b94a-e8bb232e16b6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.08.2009 32.2008.221
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-221_2009-08-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.221

   

  FS/vm

  	
  Lugano

  11 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 novembre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21
  ottobre 2008 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1958, da ultimo attiva quale baby-sitter indipendente (doc. AI 9/4
punto 6.3.1 e 14/1), nel mese di ottobre 2002 ha presentato una richiesta di prestazioni
AI per adulti in quanto affetta da displasia ossea fibrosa al radio sinistro
(doc. AI 9/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso – tra cui una perizia pluridisciplinare
a cura del Servizio di accertamento medico dell’assicurazione invalidità (SAM)
e dei periodi di accertamento professionali dal 30 settembre 2004 al 31 ottobre
2005 e dal 1 febbraio al 30 aprile 2007 –, l’Ufficio AI, con decisioni 15
dicembre 2005 (doc. AI 87/1-2 e 88/1-2), confermate con la decisione su opposizione
21 ottobre 2008 (doc. AI 130/1-9), ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad
un quarto di rendita dal 1. dicembre 2001.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il
quale – contestata la valutazione medica e economica con argomentazioni di cui
si dirà, se necessario, in seguito – ha chiesto di essere posta al beneficio di
una mezza rendita d’invalidità.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – rilevato che, secondo il medico SMR “(…) “l’attuale
documentazione medica non evidenzia una modifica dello stato di salute
dell’assicurata rispetto alla valutazione medica precedente rispettivamente
alla prova pratica di esigibilità lavorativa nella quale è stato riconosciuto
un orario ridotto del 30% ed un rendimento lavorativo ridotto del 20%” (…)”
(IV, pag. 2) e confermate le allegazioni concernenti l’aspetto economico – ha
chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
osservazioni 19 dicembre 2008 l’assicurata ha in particolare evidenziato che “(…)
dal 1. maggio 2007 sono stata assunta dalla __________ come ricezionista a
tempo parziale (50%; vedi Doc. 8). […] Per quanto riguarda il trattamento di
radiofrequenza evidenzio che non sempre porta lo stesso stato di beneficio e
che comunque è un trattamento “dovuto” poiché sono risultata refrattaria ad
altre terapie (…)” (VI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA
del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento della nascita dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato
antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI
non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito
fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione su opposizione 21 ottobre 2008, con la
quale l’Ufficio AI ha confermato all’assicurata il diritto ad un quarto di
rendita dal 1. dicembre 2001, è conforme o meno alla legislazione federale.

                                         L’assicurata,
contestata la valutazione medica ed economica, chiede il riconoscimento di una
mezza rendita.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 16 settembre 2003, il dr. __________, medico SMR,
ha concluso per la necessità di una perizia pluridisciplinare presso il SAM:
“(…) professione: baby-sitter in proprio, IL: dal 15.11.2000, attualmente
certificata IL del 75% (mezza giornata solo leggermente). Procedere: ad perizia
SAM (neurologica, psichiatrica, ortopedico-reumatologica) per valutare attuale
capacità lavorativa in attività abituale e alternativa. (…)” (doc. AI 22/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 24/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 6 aprile 2004 (doc. AI 27/1-51) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno
fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica
(dr. __________), neurologica (dr. __________) e ortopedica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Sindrome irritativa ramo cutaneo del nervo radiale sin.
su/con:

 

     -  stato dopo enucleazione di un
fibroma osseo della metafisi distale del radio sin. (20.12.2000);

     -  all’esame istologico displasia fibrosa ossea;

     -  stato dopo neurolisi del ramo
dorsale sensibile del nervo radiale sin. e plastica di allungamento del muscolo
brachioradiale sin (19.06.2002);

     -  sindrome iperalgica cicatrizale di
tipo neuromatoso, con sindrome algo-parestetica cronica legata a degli elementi
vegetativi.

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa

 

Fobia sociale, attualmente in remissione
totale.

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente.

 

Soprappeso con BMI 28Kg/m2."
(doc. AI 27/11)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione, i periti
del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale dell’attuale
capacità lavorativa: “(…) l’attua-le grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell’A. nell’attività da ultimo svolta come baby-sitter,
è da considerare nella misura del 50%. Questa valutazione tiene conto delle
patologie neurologiche, ortopediche e psichiatriche descritte nei capitoli
precedenti. (…)” (doc. AI 27/13), hanno concluso:

 

" 
(...)

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

Sul piano fisico (ortopedico e neurologico) le
conseguenze sulla capacità lavorativa sono da imputare principalmente ai
disturbi all'arto superiore sin., descritti nei capitoli precedenti. L'A.
soffre di una sindrome algo - parestetica cronica nella regione distale
dell'avambraccio e alla mano sin. (sottolineando che l'A. è mancina), in stato
dopo enucleazione di un fibroma osseo della metafisi distale del radio sin.,
nel 2000 (trattasi istologicamente di una displasia fibrosa ossea), in stato
dopo neurolosi del ramo dorsale sensibile del nervo radiale sin. e plastica di
allungamento del muscolo brachioradiale sin. (19.06.2002), con una sindrome
iperalgica cicatriziale di tipo neuromatoso. Buona parte di questi disturbi può
essere imputata ad un motivo neurogeno inerente ad una lesione della branca
sensitiva del nervo radiale sin., anche se altre componenti sembrano però
esercitare una certa azione in questa sintomatologia (dolore di tipo osteoarticolare
e eventualmente legamentario). Bisogna altresì sottolineare che l'esame attuale
permette ragionevolmente di rendere improbabile una concomitante neuropatia del
nervo mediano sin. al tunnel carpale. Questi disturbi comportano un'iperestesia
tatto - termo - algica distribuita al lato dorsale della mano sin. e attorno
alla cicatrice presente lungo il versante radiale dell'avambraccio, una
motilità fortemente ridotta per tutti i movimenti (flessione, estensione delle
dita, funzionalità dei muscoli interossei inclusi), anche se si tratta verosimilmente
di un problema essenzialmente antalgico. La stessa zona rimane molto sensibile
allo sfioramento, alla pressione di diversi punti, naturalmente ai movimenti
del polso e della mano ed è poco presente durante la fascia notturna. La forza
di prensione, sia pur completa, appare chiaramente meno vigorosa. Si può
giustificare la riduzione della capacità lavorativa con la presenza di un'ipersensibilità
locale al tatto e al dolore nella regione dell'avambraccio sin., alla prensione
meno vigorosa della mano sin., della motilità fortemente ridotta per tutti i
movimenti. Sottolineiamo inoltre, ancora una volta, che l'A. è mancina. Per
questi motivi una certa prudenza nei movimenti, con rallentamento e minor
efficienza è comprensibile.

 

Sul piano psicologico e mentale, come descritto al
capitolo 4.3. e capitolo 6, attualmente l'A. non presenta, dal punto di vista
prettamente psichiatrico una limitazione della capacità lavorativa.

 

Riassumendo, per le ragioni suesposte, dal punto di
vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità lavorativa globale
nell'attività da ultimo esercitata come baby-sitter nella misura del 50% (da
intendersi come poco più di 4 ore al giorno con rendimento totale), da dicembre
2000 in poi e ciò in conseguenza delle patologie neurologiche
e ortopediche riscontrate e descritte nei capitoli precedenti.

 

Per quanto riguarda la valutazione temporale della
limitazione della capacità lavorativa, concordiamo con le valutazioni dei
consulenti neurologo e ortopedico, che fanno risalire l'inizio della
limitazione della capacità lavorativa al primo intervento chirurgico
(asportazione e curettage di un fibroma osseo della metafisi distale del radio
sin.), eseguita il 20.12.2000 presso il dipartimento di chirurgia dell'Ospedale
Regionale di __________ (vedasi atto del 21.12.2000). Dopo il secondo
intervento (neurolisi del ramo cutaneo del nervo radiale sin. e plastica di
allungamento del muscolo brachioradiale sin.) eseguito il 19.06.2002, vi è
stato un peggioramento per quel che riguarda in particolare la componente
antebrachiale della sintomatologia, mentre invece questo secondo intervento ha portato
un certo miglioramento della mobilità del pollice.

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Provvedimenti d'integrazione professionale sono di per
sè possibili. Bisogna comunque tenere in considerazione le seguenti
constatazioni: l'attuale attività di baby-sitter, ricordando le limitazioni descritte
al capitolo 8 dovute ai disturbi principalmente all'arto superiore sin., ha
sicuramente il pregio di concedere alla paziente una certa elasticità. Inoltre,
l'A. possiede un attestato di capacità come impiegata di commercio ed ha
lavorato per diversi anni come impiegata d'ufficio - segretaria: come vedremo
più avanti una certa capacità lavorativa in questo ambito, è ancora esigibile.

 

Un'altra attività, come impiegata d'ufficio -
segretaria, é esigibile nella misura del 70%, da intendersi come attività a
rendimento pieno per 6 ore e 15 minuti al giorno circa (considerando il 100%
come 8 ore e 20 minuti). Dovrebbe però trattarsi di un lavoro non pesante,
richiedente un utilizzo modesto dell'arto superiore sin. (sottolineiamo che la
paziente è mancina), inoltre vi è da attendersi un atteggiamento prudenziale,
con minor rapidità di movimento e minor efficienza. La diminuzione della capacità
lavorativa attorno al 30% tiene conto di queste limitazioni.

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche,
l'utilizzo delle risorse disponibili andrebbe incoraggiato tramite misure
supplementari di ergofisioterapia con il concorso eventualmente, di medicazioni
antalgiche ottimizzate. Il nostro consulente neurologo inoltre, consiglia una
rivalutazione neutra della situazione tramite l'intervento di un chirurgo
plastico - ricostruttivo, facendo due esempi (vedasi allegato).

 

Per quanto riguarda la prognosi valetudinaria a medio e
lungo termine questa è da considerarsi stazionaria: cambiamenti di rilievo sono
poco probabili, bisogna probabilmente attendersi una limitazione permanente
della problematica all'arto superiore sin.. Dal punto di vista psichiatrico la
prognosi a medio e lungo termine è considerata positiva.

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le risposte peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

Ci permettiamo di inviare una copia della perizia al
medico curante dr. __________, affinché sia al corrente delle conclusioni SAM.

(…)" (doc. AI 27/13-15)

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le risultanze peritali e ritenuti i rapporti finali 26 ottobre 2005
e 13 giugno 2007 della consulente in integrazione professionale (doc. AI 79/1-3
e 126/1) –, con decisione su opposizione 21 ottobre 2008 (doc. AI 130/1-9), ha
confermato il diritto dell’assicurata ad un quarto di rendita dal 1. dicembre
2001.

 

                               2.7.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che,
nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161,
DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs
rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05,
consid. 3.2)

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag.
571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate
alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D.
Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg.
(249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i
quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata
è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito alla sua capacità lavorativa del 50% quale baby-sitter e del 70% in
un’attività di impiegata d’ufficio – segretaria rispettosa delle limitazioni
funzionali poste, dal dicembre 2000.

 

                                         La
dettagliata ed approfondita valutazione pluridisciplinare non è del resto stata
validamente smentita da altri certificati da parte di medici specialisti
attestanti nuove patologie e/o un peggioramento duraturo delle sintomatologie.

 

                                         In
particolare, il dr. __________, FMH in medicina generale (al quale
l’amministrazione, con scritto 16 agosto 2004, aveva già trasmesso la perizia
del SAM e la relativa proposta del medico SMR, cfr. doc. AI 41/1), nel rapporto
23 ottobre 2005 (doc. AI 86/1-2), chiamato a esprimersi circa l’evoluzione dello
stato di salute a partire dal febbraio 2004 (doc. AI 67/1), non ha attestato né
documentato un peggioramento duraturo della situazione valetudinaria
intervenuto dopo la perizia del SAM. Il dr. __________ – fatto salvo
l’infortunio del 13 agosto 2005 e posta la seguente diagnosi aggiuntiva “(…)
st. da trauma di contusione/distorsione della colonna cervicale e contusione
polso sin. (13.08.05) caso chiuso il 12.09.05 (…)” (doc. AI 86/1) – non ha
infatti posto delle diagnosi che non erano già state considerate dai periti del
SAM, non si è discostato dalle risultanze di tale reperto e si è limitato ad
esprimere una valutazione diversa circa gli effetti delle note patologie sulla
capacità lavorativa: “(…) rispetto a febbraio 2004 i disturbi alla mano sin.
sono praticamente rimasti invariati […] L’attività lavorativa come impiegata
d’ufficio viene quantificata in misura del 50% e non può essere, a mio avviso,
ulteriormente aumentata, mentre l’attività in qualità di baby-sitter viene
quantificata in misura del 75%. (…)” (doc. AI 86/2).

                                         Nel
certificato medico 29 maggio 2007 il dr. __________ non ha poi posto delle
nuove diagnosi e ha confermato la sua diversa valutazione adducendo che “(…) il
tentativo di re-inserimento professionale quale segretaria-ricezionista ha
portato ad un’abilità lavorativa massima possibile del 50% nella professione
attuale. Oggettivamente e soggettivamente non è possibile aumentare
ulteriormente l’abilità lavorativa in questa professione. (…)” (doc. AI 124/2)

                                         Anche
nel rapporto 20 novembre 2008 il dr. __________ non ha addotto nulla di nuovo
limitandosi a sostenere, in modo del tutto generico, che “(…) dal punto di
vista lavorativo nella nuova professione la P. riesce con fatica a
svolgere le mansioni nella misura massima del 50% inteso come tutta la giornata
lavorativa. […] La P. è a beneficio unicamente di un quarto di rendita
AI, quando il danno residuo e definitivo è a mio avviso del 50%. (…)” (doc.
A38). Al riguardo il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 4 dicembre
2008, ha osservato che: “(…) non risulta una modifica dello stato di salute –
ritiene la situazione in pratica cronicizzata – ritiene un danno residuo del
50% (…)”(IV/1).

                                         Va
qui ricordato che il dr. __________, nel rapporto medico 9 marzo 2003 (doc. AI
18/1-3) – poste le diagnosi note e attestati i seguenti gradi di incapacità
lavorativa nella sua attività abituale: 100% dal 15.11.00 al 31.05.01, 50% dal
01.06.01 al 17.06.02, 100% dal 18.06.02 al 31.08.02, 50% dal 01.09.02 al
30.09.02 e 75% dal 01.10.02 –, alla domanda volta a sapere se fosse possibile esercitare un’altra
attività da quando e in quale misura, aveva risposto “(…) sì, dal 01.01.03
circa, attività con uso prevalente della mano ds (non predominante) ev. con
sostegno ma senza sforzo della mano sin. Per es. attività al telefono, sorveglianza,
controllo ecc., in misura completa (…)” (doc. AI 18/3, punto 2.2).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in chirurgia della mano, chiamato a esprimersi circa
l’evoluzione dello stato di salute a partire dal febbraio 2004 (doc. AI 66/1),
nel rapporto 16 agosto 2005 ha attestato che “(…) l’evoluzione della patologia
dal febbraio 2004 ad oggi, per quel che riguarda la mano sinistra, non è cambiata.
L’unica cosa che è cambiata è che due giorni fa (13.08.05), ha avuto un incidente
d’automobile con colpo di frusta e contusione al polso a sinistra. L’evoluzione
per quel che riguarda al polso a sinistra sarà da essere valutata dopo circa 4
settimane dall’incidente. (…)” (doc. AI 69/1).

                                         Lo
stesso sanitario, dopo che in precedenza aveva indicato:

                                         ● nel reperto 8 febbraio 2002 indirizzato al dr. __________ che “(…)
per quel che riguarda l’incapacità lavorativa lascio a te valutare. In tutti i
casi il 50% a partire da adesso è difficile da essere sostenuto. (…)” (doc. AI
94/10);

                                         ● nel rapporto medico 27 giugno 2003 un’incapacità lavorativa del 50%
dal 20 agosto 2001 (doc. AI 20/04);

                                         nei
rapporti 14 luglio 2006 (doc. A34), 12 gennaio 2007 (doc. AI 104/1) e 18 novembre
2008 (doc. A39) non si è espresso sulla capacità lavorativa. Circa il rapporto
del 18 novembre 2008, il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 4 dicembre
2008, ha osservato: “(…) situazione algica presente da 6 anni e senza influsso
positivo delle varie terapie (…)”(IV/1).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nella relazione 11 gennaio 2006 (doc.
AI 94/4-6), poste le diagnosi note, ha concluso che:

 

" 
(...)

Discussione:

 

Si tratta di una paziente, attualmente di professione
impiegata a tempo parziale, mancina, che presenta dunque una sindrome
iperalgica cicatriziale con sindrome algo-parestetica cronica interessante la
zona dell'aspetto radiale del polso sinistro e le dita I-II della mano sinistra
in esiti di due interventi chirurgici (vedi sopra).

La sindrome algica determina una rilevante impotenza
funzionale distale all'arto superiore sinistro, in particolare per l'utilizzo
delle dita I-II. I dolori sono accentuati dallo sforzo fisico, anche di lieve
entità, alla digitopressione ed anche allo sfioramento in corrispondenza
dell'aspetto distale della cicatrice al polso sinistro. La paziente attualmente
sta lavorando nella misura del 50 % come impiegata con un lavoro da ritenere
congruo al suo stato di salute, molto variato, e che in particolare non la costringe
a sollevare o trasportare pesi, a passare molte ore al PC. Anche tuttavia con
questa tipologia di lavoro vi è una limitazione che può essere qualificabile al
50 % circa. Un breve periodo di lavoro di 10-15 giorni, nel quale la paziente
ha dovuto intensificare la sua attività, nel corso del mese di giugno 2005, ha determinato un netto peggioramento della sindrome
algica interessante il polso e la mano sinistra. La situazione appare
chiaramente cronicizzata con un decorso più o meno stazionario, salvo i periodi
sopra descritti dove vi è stata una chiara accentuazione della sintomatologia
algica (mese di giugno 2005, agosto-ottobre 2005) in seguito agli eventi sopra
descritti (intensificazione del lavoro, trauma assiale mano sinistra in seguito
ad incidente della circolazione del 13.08.2005). (…)." (doc. AI 94/6)

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 23 febbraio 2006
(doc. AI 97/1), ha osservato:

 

" 
(...)

Relazione medica Dr. __________ sulla consultazione del
10 gennaio 2006: L'anamnesi è riportata in dettaglio. Si riferisce un
peggioramento transitorio della sintomatologia dolorosa nel giugno 2005 in relazione con lavoro intenso. Un infortunio ha pure
causato un periodo limitato d'inabilità lavorativa.

 

Il Dr. __________ descrive un peggioramento dello stato
di salute per il peggioramento della sintomatologia algica alla mano sinistra
(dominante) in seguito all'aumento del lavoro sopra 50%. Rispetto allo stato
clinico riferito dal Dr. __________ (nell'ambito della perizia SAM del 17
febbraio 2004), il Dr. __________ descrive una limitazione funzionale (però non
qualificata) della mobilità del pollice ed anche delle dita, particolarmente
della funzione a pinzetta delle dita I e II. Tuttavia non sono descritte
atrofie muscolari.

 

Per quanto riguarda l'esigibilità, a termine della
perizia SAM si riteneva proponibile un'attività rispettosa delle limitazione in
misura del 70% (orario di lavoro ridotto, a pieno rendimento), mentre che il SAM
riteneva realizzabile piuttosto un lavoro a rendimento che ad orario ridotto.
Infatti nel rapporto finale del CIP del 26 ottobre 2005 ci si aspetta pure una
minor rapidità dei movimenti e di conseguenza dell'efficienza. L'osservazione
pratica ha pure permesso di constatare che si nota un calo del rendimento, se
l'attività si protrae oltre ½ giornata. Di questa circostanza si tiene conto
nel cacolo dei redditi considerando una capacità lavorativa del 70% ed una
riduzione del rendimento del 20%.

 

Riassumendo non vi sono particolari nuovi aspetti alla
luce della documentazione. La capacità lavorativa residuale ed il minor rendimento
specie dopo ½ giornata di lavoro sono già presi in considerazione. Un
peggioramento di lunga durata non è documentato dopo la perizia SAM.

(…)." (doc. AI 97/1)

 

                                         Va
qui segnalato che la nostra Massima Istanza ha ripetuta-mente stabilito che le
certificazioni del medico curante – anche se specialista (cfr. STFA U 202/01
del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) – hanno un valore di prova ridotto, ciò in
ragio-ne del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U
422, pag. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161;
RCC 1988 pag. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, pag. 269s.).

                                         L’Alta Corte, in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008, per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a
p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard,
il convient de rappeler cu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.

(…)." (cfr. STFA del 16 ottobre 2008 nella causa
N., 9C_142/2008, consid. 2.2)

 

                                         Il
dr. __________, capo servizio del Centro per la Terapia del Dolore
dell’Ospedale Regionale di __________, nel rapporto 19 novembre 2008 indirizzato
al dr. __________, non si è espresso sulla capacità lavorativa e ha osservato
che “(…) i dolori sono refrattari alla terapia medicamentosa (antiepilettici,
antidepressivi, creme a base di anestetici locali e Capsaicina). Per questo motivo
sono stati eseguiti due cicli di radiofrequenza pulsata sul nervo radiale. La paziente
ha riferito una diminuzione della sensazione di aghi e spilli con un beneficio
che è durato dai 2 ai 3 mesi. Per questo motivo si è concordato di continuare
con la terapia ad intervalli regolari di 3-4 mesi allo scopodi lenire i dolori
della paziente. (…)” (doc. A40).

                                         Al
riguardo il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 4 dicembre 2008, ha
osservato che “(…) viene indicato che il trattamento con radiofrequenza porta a
dei benefici della durata di 2-3 mesi (…)” (IV/1).

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere per un peggioramento della situazione valetudinaria per
il solo fatto che – dopo aver tentato un reinserimento professionale al 100% (doc. AI
107/2 e A2) allorquando il SAM l’aveva giudicata abile al lavoro al 70% in
un’attività adeguata – la dr.ssa __________, del Pronto Soccorso dell’Ospedale Regionale
di __________, ha attestato un’inabilità lavorativa del 100% dal 29 dicembre
2006 al 2 gennaio 2007 per sospetta tendinite (doc. AI 103/1) e perché – dopo aver
iniziato a lavorare al 70% con possibile riduzione del rendimento dal 1.
febbraio 2007 (cfr. doc. AI 108/1-2 e A7) –, con effetto dal 1.
maggio 2007, l’assicurata ha sottoscritto un contratto di lavoro quale ricezionista
al 50% presso la __________ di __________ (doc. AI 123/1).

 

                                         Rispecchiando
la perizia del SAM tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti
dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), alla stessa può dunque esser fatto
riferimento. Inoltre, non essendo l’interessata affetta da altre patologie
invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo Tribunale
ritiene che la refertazione medica agli atti contiene  elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato l'obbligo che
incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551
e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizeri-schen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e
sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere siccome
dimostrato con il grado della
verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V 142
consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b), che sino
al momento dell'emanazione della decisione impugnata l'assicurata presentava
una capacità lavorativa del 50% quale baby-sitter e del 70% in un’attività di impiegata
d’ufficio – segretaria rispettosa delle limitazioni funzionali poste.

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurata che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, ella potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni. Il
presente giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti
dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla
data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere
cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4)

 

                               2.9.   Quanto
alla valutazione economica il TCA rileva quanto segue.

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le risposte fornite dall’assicurata nella lettera del 10
novembre 2002 (doc. AI 14/1) e conformemente alla giurisprudenza secondo la
quale, in presenza di due versioni differenti, la preferenza deve essere accordata
alle dichiarazioni della prima ora (SVR 2008 UV Nr. 12; RAMI 2004 U 524, pag.
546; DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143 consid. 3c; RAMI 1988 U 55, pag. 363
consid. 3b/aa; STFA del 27 agosto 1992 nella causa M., non pubbl.; RDAT II-1994
pag. 189; per una critica, cfr. U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, Zurigo 1999, pag. 217, n. 546) – ha considerato quale
reddito da valido il salario percepito quale baby sitter indipendente
aggiornato al 2005 e riportato ad un’attività al 100% (doc. AI 79/1-3, 80/1,
81/1 e 130/1-9).

 

                                         L’assicurata
sostiene invece che quale reddito da valido venga considerato quello
conseguibile quale impiegata a tempo pieno.

 

                                         Questo
Tribunale – considerato che nel 1976 ha conseguito l’attestato federale di
capacità quale impiegata di commercio, che prima di iniziare la sua attivita di
baby sitter in proprio nel 1997 ha svolto diverse attività quale impiegata dal
1976 fino al 1986 (anno in cui ha avuto il primo figlio), che dal 1989 (anno di
nascita del terzo figlio) ha gestito un negozio di alimentari poi fallito nel
1990, che da allora ha lavorato quale cameriera in un bar prima di ritornare ad
essere casalinga durante una convivenza durata dal 1994 al 1998 (cfr. doc. AI
27/5 e 79/1) e ritenuto che nell’anamnesi personale-sociale della perizia del
SAM è riportato che “(…) a riguardo del proprio futuro professionale, questo
dipende molto dal decorso della propria malattia: se guarisse le piacerebbe
cercare un altro impiego, magari nel ramo commerciale. Attualmente, comunque,
non vi sono progetti concreti. (…)” (doc. AI 27/5) – ritiene che sulla sola
base degli atti non è possibile escludere con la sufficiente tranquillità che,
senza il danno alla salute, l’assi-curata avrebbe svolto un’attività quale
impiegata.

 

                                         In
ogni caso, anche volendo ritenere che senza il danno alla salute l’assicurata
avrebbe svolto l’attività di impiegata, ad essa andrebbe riconosciuto comunque il
diritto ad un quarto di rendita. Infatti, sulla base di un confronto
percentuale – il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto
considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella
sua professione abituale, che in altre attività, presenta un grado di invalidità
del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una sentenza
8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al 50% nella
sua professione –, considerata una capacità lavorativa del 70% in un’attività di impiegata
d’ufficio – segretaria (cfr. consid. 2.8) e volendo anche, per ipotesi di
lavoro, ritenere le limitazioni evidenziate dalla consulente in integrazione
professionale viste le risultanze emerse dai periodi di riallenamento al lavoro
(doc. AI 79/2), il grado d’invalidità ammonterebbe al 44%.

 

                                         Pertanto
– ricordato che quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bun-des, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti)
– questo
Tribunale ritiene che, senza che sia necessario procedere alla chiesta
audizione dei medici che si sono occupati del suo caso, la pronunzia impugnata
merita conferma.

                                         Il
ricorso va di conseguenza respinto.

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti