# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4cf25eb0-2476-5637-a8af-adb9d9e2682c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.01.2013 32.2012.254
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-254_2013-01-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.254

   

  cr/DC

  	
  Lugano

  17 gennaio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 ottobre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 17 settembre 2012, poi sostituita
  da quella del 25 ottobre 2012, emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1969, da ultimo attivo in qualità di ausiliario di spedizione presso la __________,
con decisione del 26 novembre 2007, è stato posto al beneficio di una rendita
intera di invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° agosto 2006 e
il 31 ottobre 2007 (doc. 42, 44).

 

                                         Con
sentenza 32.2007.403 del 28 gennaio 2009 (doc. 60) - cresciuta incontestata in
giudicato – il TCA ha confermato la correttezza della decisione impugnata, ritenendo
tuttavia opportuno, alla luce dei referti medici prodotti dall’assicurato,
trasmettere gli atti all’amministrazione al fine di procedere ad una revisione
d’ufficio.

                                      

                               1.2.   Conformemente
a quanto stabilito dal TCA, l’UAI ha quindi avviato, nel marzo 2009, una
procedura di revisione (doc. 63), sfociata - dopo gli accertamenti medici ed
economici del caso, in particolare una perizia bidisciplinare a cura del
Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM) - nella
decisione del 12 luglio 2011, con la quale l’amministrazione ha rifiutato
all’interessato il diritto a prestazioni, in mancanza di un grado di invalidità
pensionabile (doc. 141).

 

                                         A seguito
dei certificati medici prodotti dall’assicurato in sede ricorsuale e vista la
proposta dell’Ufficio AI di rinvio degli atti al fine di rivalutare il caso sia
dal profilo medico, che economico, con decreto 32.2011.242 del 9 novembre 2011,
il TCA ha stralciato la causa dai ruoli per intervenuta transazione (doc. 151).

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con progetto di decisione del 25 giugno 2012 (doc. 182), poi
confermato con decisione del 17 settembre 2012, l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurato una rendita intera di invalidità dal 1° settembre 2010 fino al
30 giugno 2012, poi ridotta ad un quarto di rendita a partire dal 1° luglio
2012, alla luce di un grado di invalidità del 44% (doc. A).

 

                               1.4.   Contro la citata
decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dalla RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e
l’attribuzione di una rendita intera di invalidità dal 1° novembre 2007 (doc.
I).

                                         

                                         Sostanzialmente,
la rappresentante dell’interessato ha contestato sia gli aspetti medici –
ritenendo che l’assicurato non possa essere considerato abile al lavoro in
attività adatte, come invece ritenuto, a torto, dal SMR - che gli aspetti
economici - ritenendo non corretto l’ammontare del reddito da valido calcolato
dall’amministrazione.

                                         La
patrocinatrice ha infatti rilevato che, dal profilo medico, dalla perizia del
SAM del giugno 2012 emerge chiaramente che l’assicurato risulta “totalmente
inabile al lavoro in qualsiasi attività, per motivi reumatologici, anche dopo
il 31 ottobre 2007 e almeno fino a 6 mesi dopo l’intervento del 7 ottobre 2011”. Inoltre, a mente della patrocinatrice, l’interessato ha diritto ad una rendita intera anche
una volta trascorso il succitato periodo di sei mesi, dato che la capacità
lavorativa residua del 50% in attività adatte, stabilita in sede peritale dal
dr. __________, non può essere presa in considerazione, avendo lo stesso perito
reumatologo precisato che si tratta di una capacità lavorativa puramente
teorica e di avere “l’impressione che nelle sue attuali condizioni di salute
ben difficilmente riuscirà però a trovare un datore di lavoro disposto ad
assumerlo”.

                                         Il
diritto ad una rendita intera, infine, secondo la patrocinatrice, emerge anche
da un corretto raffronto dei redditi, tenendo conto, quale reddito da valido,
di un importo di fr. 72’829 e, quale reddito da invalido, di fr. 18’349.20, per
un grado di invalidità del 75% (doc. I)

 

                               1.5.   Con istanza
del 16 ottobre 2012, la rappresentante dell’assicurato ha inoltre postulato la
concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura
ricorsuale (doc. II + G).

 

                               1.6.   L’UAI, in
risposta, ha comunicato al TCA di avere “riesaminato la decisione del 17
settembre 2012 in applicazione dei combinati articoli 53 cpv. 3 LPGA e 6 della
Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni (Lptca)” e di avere emanato una nuova decisione, datata 25
ottobre 2012, già notificata alla rappresentante dell’assicurato, con la quale
ha riconosciuto all’interessato una rendita intera di invalidità dal 1°
novembre 2007 al 30 giugno 2012, poi ridotta a tre quarti di  rendita dal 1°
luglio 2012, ritenuto un grado di invalidità del 69% (doc. V + 1).

 

                               1.7.   In data 13
novembre 2012, la patrocinatrice ha ribadito le contestazioni già espresse in
sede ricorsuale, ritenendo che l’assicurato - tenendo conto di un reddito da
valido di fr. 72'829, come indicato in sede ricorsuale - abbia diritto ad una
rendita intera anche a partire dal 1° luglio 2012. 

                                         La
rappresentante ha aggiunto che allo stesso risultato si giungerebbe comunque anche
nell’ipotesi in cui si volesse considerare corretto, quale reddito da valido,
l’importo di fr. 55'313 calcolato dall’UAI, ritenuto che in tale evenienza la
percentuale del gap salariale dovrebbe essere fissata al 13.28%, ottenendo così
un reddito da invalido - dopo l’applicazione di una riduzione dell’8.28% per
gap salariale, del 60% per motivi medici, del 10% per attività leggere e del
15% per altri fattori di riduzione - di fr. 16'829.90  (doc. VI).

                               1.8.   Con
osservazioni del 23 novembre 2012, l’UAI ha ribadito che dal raffronto tra il
reddito da valido dell’assicurato, per il 2010, di fr. 55'313 e quello da
invalido, nello stesso anno, di fr. 17'364, risulta un grado di invalidità del
69%, con conseguente diritto a tre quarti di rendita a decorrere dal 1° luglio
2012 (doc. IX).

 

                               1.9.   In data 10
dicembre 2012, la rappresentante ha ancora una volta chiesto che l’assicurato
continui a beneficiare del diritto ad una rendita intera di invalidità anche a
partire dal 1° luglio 2012, rilevando che, come risulta dalla comunicazione
ricevuta dall’Ufficio federale di statistica, il cosiddetto gap salariale deve
essere stabilito facendo riferimento al ramo economico 58 anziché, come
effettutato dall’UAI, al 63 (doc. XI + G1).

 

                             1.10.   Con
osservazioni del 14 dicembre 2012, l’amministrazione ha riconosciuto che, alla
luce delle precisazioni fornite dal competente Ufficio federale di statistica -
in applicazione delle quali risulta un gap salariale del 21.76% - il reddito da
invalido dell’assicurato è di fr. 15'274. Dal raffronto di questo ammontare con
il reddito da valido di fr. 55'313, l’Ufficio AI ha indicato che emerge un
grado di invalidità del 72%, percentuale che dà diritto ad una rendita intera
di invalidità anche per il periodo successivo al 30 giugno 2012, come richiesto
dall’assicurato (doc. XIII).

 

                             1.11.   Con scritto
del 18 dicembre 2012, la rappresentante dell’assicurato, preso atto della
richiesta dell’UAI di assegnazione di una rendita intera anche dopo il 30
giugno 2012, ha comunque osservato che “ci sembra opportuno chiedere al
Tribunale di stabilire quale sia il corretto reddito da valido del signor RI 1
come rilevato nei nostri precedenti scritti e nell’allegato ricorsuale, nonché
statuire sulle ripetibili” (doc. XV).

 

                                         Queste
considerazioni dell’assicurato sono state trasmesse all’amministrazione (doc. XVI),
per conoscenza.

 

                                         

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011;  STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA
H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

                                         

                               2.2.   L'art. 6
LPTCA prevede che l'autorità amministrativa può, fino all'invio della sua
risposta, riesaminare la decisione impugnata. 

                                         Essa
notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al
Tribunale (art. 6 cpv. 2).

                                         Quest'ultimo
continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto senza oggetto
per effetto della nuova decisione (art. 6 cpv. 3, 1a frase).

 

                                         La
disposizione cantonale di procedura è stata adottata conformemente all'art. 53
cpv. 3 LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003, secondo cui l'assicuratore può
riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è
stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di
ricorso.

                                         Questa
norma della LPGA corrisponde all'art. 58 della Legge federale sulla procedura
amministrativa.

                                         Inoltre
la giurisprudenza relativa a questo principio sviluppata precedentemente alla
LPGA resta valida (Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 53 cpv. 3 LPGA, n. 29
segg.).

                                         In
particolare il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che una
decisione emanata pendente lite mette fine alla vertenza solo nella misura in
cui corrisponde alle richieste del ricorrente. Il litigio sussiste nella misura
in cui la nuova decisione non regola tutte le questioni nei sensi voluti
dall'insorgente. L'autorità adita deve in questi casi entrare nel merito della
vertenza, senza che l'insorgente debba ricorrere contro il nuovo atto
amministrativo (DTF 127 V 228 consid. 2; RCC 1992 pag. 123
consid. 5c; DTF 113 V 237; DTF 107 V 250; Spira, "Le contentieux des
assurances sociales fédérales et la procédure cantonale" in RJN 1984, pag.
23).

                                         La riconsiderazione pendente lite permette dunque all'amministrazione
di riesaminare un proprio provvedimento dopo che l'insorgente ha espresso il
suo punto di vista nell'atto di ricorso ed eventualmente di modificarlo
corrispondentemente alle richieste della parte ricorrente (Hischier, Die Wiedererwägung
pendente lite im Sozialversicherungsrecht oder die Möglichkeit der späten
Einsicht, in SZS 1997 pag. 452).

La modifica può essere fatta unicamente a
vantaggio del ricorrente, ritenuto che in caso contrario la nuova decisione
assurge a proposta fatta dall'amministrazione al Tribunale. 

In una sentenza del 5 dicembre 1991, il TFA ha
stabilito che "si la décision prise en litispendance entraîne une discrimination
de l'assuré (reformatio in peius), elle prend obligatoirement le caractère
d'une requête et doit être présentée comme telle au juge." (RCC 1992 pag. 122 seg.). 

 

                                         L'amministrazione
non può, invece, rivedere la decisione impugnata dopo aver presentato la
risposta di causa ai giudici di primo grado. Una decisione resa dopo questo
termine assume anch’essa unicamente il carattere di una proposta indirizzata al
giudice, affinché egli decida nei sensi della nuova decisione (Pratique VSI
1994 pag. 281; RCC 1992 pag. 123 consid. 5, RCC 1989 pag.
320 consid. 2a, RCC 1984 pag. 283, DTF 109 V 236; Spira, "Le contentieux
des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale" in RJN 1984,
pag. 23).

 

                                         Nel caso
in esame l’Ufficio AI, nella risposta di causa del 25 ottobre 2012, ha indicato di avere riesaminato la decisione impugnata, giungendo alla conclusione che, come
indicato dal dr. __________ del SMR, nelle annotazioni del 23 ottobre 2012
(doc. V/2), l’assicurato ha presentato una totale incapacità lavorativa anche
in attività adatte dal mese di gennaio 2008, mentre, a partire dal mese di
aprile 2012, egli va considerato inabile al lavoro al 60% in attività adatte e
non al 40% come erroneamente indicato nel rapporto SMR sul quale si è basata la
decisione impugnata. L’Ufficio AI ha quindi emanato una nuova decisione, datata
25 ottobre 2012, con la quale ha stabilito che RI 1 ha diritto ad una rendita intera di invalidità (grado AI del 100%) dal 1° novembre 2007 al 30
giugno 2012 e a tre quarti di rendita di invalidità (grado AI del 69%) dal 1°
luglio 2012 (doc. V + 1; consid. 1.6.).

 

                                         Oggetto
del contendere è quindi la nuova decisione del 25 ottobre 2012 - che ha
annullato e sostituito quella del 17 settembre 2012 – con la quale
l’amministrazione, a partire dal 1° luglio 2012, ha ridotto da intera a tre quarti la rendita di invalidità spettante all’assicurato.
L’assicurato chiede invece di continuare a beneficiare di una rendita intera
anche dopo il 30 giugno 2012.

                                         Quindi,
il contenzioso sussiste ancora, per cui il TCA deve entrare nel merito della
vertenza.

 

                                         Solo in
seguito, dopo che la rappresentante dell’assicurato ha trasmesso la risposta
ricevuta dall’Ufficio federale di statistica – con la quale il suddetto Ufficio
ha comunicato che “gli indicatori NOGA sono cambiati tra il 2008 e il 2010.
Adesso, il ramo che corrisponde per questo signore è il ramo NOGA 58” (doc. G1) – l’Ufficio AI, nelle osservazioni del 14 dicembre 2012, ha effettuato un nuovo calcolo del grado di invalidità dell’assicurato, giungendo alla
conclusione che lo stesso ha diritto a continuare a beneficiare di una rendita
intera anche dopo il 30 giugno 2012 (doc. XIII).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza sopra citata tale scritto assume il carattere di una
proposta indirizzata al giudice affinché egli decida in tal senso.

                                                                                 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è il diritto dell’assicurato di poter beneficiare di una rendita
intera di invalidità anche dopo il 30 giugno 2012.

 

                                        Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini.
In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4
luglio 2007).

 

                               2.5.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni
del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura
(ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea
costantemente che occorre tenere conto della differenza a livello probatorio,
tra mandato di cura e mandato peritale (cfr., tra le tante, STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012; 9C_457/2012
del 28 agosto 2012, consid. 6.2; 9C_781/2011 del 14 maggio 2012; 9C_151/2011
del 27 gennaio 2012 consid. 5.1 con riferimenti).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione
dei medici del SAM e dalla successiva valutazione del 23 ottobre 2012 del dr. __________
del SMR, con la quale è stato stabilito che l’assicurato, totalmente inabile al
lavoro nella sua precedente attività, presenta, anche nello svolgimento di
attività adatte, una totale incapacità lavorativa a partire dal mese di gennaio
2008 e un’incapacità lavorativa del 60% a decorrere dal mese di aprile 2012.

 

                                         La
valutazione della capacità lavorativa residua dell’assicurato non necessita dunque
di ulteriori approfondimenti, posto che l’amministrazione, a seguito della
valutazione del SMR del 23 ottobre 2012, ha riconosciuto la correttezza di quanto richiesto in sede ricorsuale dalla patrocinatrice dell’assicurato.

 

                               2.7.   Quanto agli
aspetti economici, unitamente alla risposta di causa, l’amministrazione ha
emanato una nuova decisione, datata 25 ottobre 2012, con la quale ha
riconosciuto all’interessato una rendita intera di invalidità dal 1° novembre
2007 al 30 giugno 2012, poi ridotta a tre quarti di rendita dal 1° luglio 2012,
ritenuto un grado di invalidità del 69% (doc. V/1).

 

                                         Con il
ricorso, l’assicurato ha, per contro, chiesto di poter continuare a beneficiare
di una rendita intera di invalidità anche dopo il 30 giugno 2012.

                                         

                                         La
richiesta dell’assicurato è fondata.

                                         L’amministrazione
stessa l’ha, peraltro, ammesso nelle osservazioni del 14 dicembre 2012, con le
quali ha chiesto al TCA di accogliere il ricorso e di riconoscere a RI 1 una
rendita intera di invalidità anche dopo il 30 giugno 2012 (doc. XIII). 

 

                                         Il TCA
constata, infatti, che l’amministrazione, preso atto della risposta fornita dall’Ufficio
federale di statistica alla patrocinatrice dell’interessato a proposito del
ramo economico applicabile nel caso dell’assicurato (ramo 58), ha proceduto ad
un nuovo calcolo del grado di invalidità, dal quale è scaturito, dopo raffronto
tra il reddito da valido di fr. 55'313 e quello da invalido di fr. 15'274
(ottenuto partendo da un reddito da invalido di fr. 61'164, cui applicare una
riduzione del 16.76% per tenere conto del gap salariale, una riduzione del 60%
per motivi medici e un’ulteriore riduzione del 25% per considerare le
circostanze personali e professionali del caso concreto), un grado di
invalidità del 72%, percentuale che dà diritto ad una rendita intera di invalidità.

 

                                         Il TCA
concorda con il risultato al quale è giunto l’Ufficio AI, ritenendo quindi
corretto attribuire a RI 1 una rendita intera di invalidità anche dopo il 30
giugno 2012.

                                         

                            2.7.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, nella decisione del 25 ottobre
2012, l’amministrazione ha tenuto conto di un importo (2010) di fr. 55'313,
precisando che “nella decisione formale del 26 novembre 2007 l’Ufficio AI ha
stabilito che il signor Barca avrebbe potuto guadagnare nel 2006 un salario
annuo lordo pari a fr. 51'814. Detta decisione, come già specificato in
precedenza, è stata in seguito confermata dal TCA mediante sentenza del 28
gennaio 2009 cresciuta incontestata in giudicato. Indicizzando quindi tale
reddito al 2010 ne deriva un salario annuo lordo di fr. 55'313 (reddito questo
tra l’altro più elevato e più favorevole per l’assicurato in questione rispetto
a quello inesattamente determinato nella decisione del 17 settembre 2012)”
(doc. V/1).

                                         

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dall’importo determinato dall’amministrazione,
nonostante le critiche della patrocinatrice.

                                         In
particolare, il TCA sottolinea che l’ammontare di fr. 72’829 indicato in sede
ricorsuale dalla patrocinatrice quale reddito da valido appare spropositato,
ritenuto che, nello scritto di posta elettronica del 10 novembre 2010, il
datore di lavoro ha comunicato all’amministrazione che l’assicurato, qualora
non fosse subentrato il danno alla salute e nel caso in cui egli avesse
lavorato al 100%, avrebbe potuto percepire, nel 2009, fr. 48'325 (cfr. doc.
107-1) e considerato che, nella precedente sentenza 32.2007.403 del 28 gennaio
2009, cresciuta incontestata in giudicato, il reddito da valido
dell’interessato, per il 2006, era stato fissato in fr. 36'825.61 per
un’attività limitata a 30 ore settimanali (cfr. doc. 60-26).

 

                            2.7.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13,
che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17,
STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

 

                                         In una
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit.,
in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, pubblicata in DTF 135 V 297, ha ricordato che:

 

" 
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF
135 V 297), il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha
stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno
il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore
economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media
nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri
presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid.
6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla
parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3).
Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei
all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non
possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della
deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2010 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2010 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’901.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 9-2011, p. 94), esso ammonta a fr. 5'097.--
mensili oppure a fr. 61'164.50 per l'intero anno (fr. 5'097.-- x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                                                                

                                         L’assicurato,
quale ausiliario di spedizione, avrebbe guadagnato nel 2010 fr. 55’313 / anno
per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.7.1.). 

                                         Tale
reddito si situa sotto la media dei salari svizzeri per un’attività
equivalente, come del resto espressamente riconosciuto dall’amministrazione
nelle osservazioni del 14 dicembre 2012 (doc. XIII), dopo aver preso visione
della risposta fornita il 5 dicembre 2012 dall’Ufficio federale di statistica
alla richiesta di precisazioni della patrocinatrice dell’assicurato (cioè fr. 70'699.20,
cfr. Tabella TA1 p.to 58 “attività editoriali”, livello di qualifica 4, fr. 5’665.--
X 12
mesi = 67’980.-- riportato su 41.6 ore).

                                         

                                         Ora,
qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una
persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi
estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato
equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr.
STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).

 

                                         In
casu, posto che dall’incarto non emergono indizi a
favore del fatto che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi di un
guadagno modesto, il reddito statistico da invalido (fr. 61'164.50) va dunque ridotto - in applicazione della giurisprudenza di cui
alla STF 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 pubblicata in DTF 135 V 297 - del 16.76%
- percentuale corrispondente al gap salariale del 21.76% (fr. 70'699 vs.
fr. 55'313), meno il 5% (cfr. STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009) - e si
attesta pertanto a fr. 50'912.90.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività
adeguata alle sue condizioni di salute al 40%, il reddito statistico citato va
ridotto del 60% e ammonta a fr. 20'365 (fr. 60'169.80
ridotti del 60%).

                                      

                            2.7.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività
adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un
assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio,
totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno
fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15%.

 

                                         In una
sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune indicazioni
circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale
sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.7.4.   In concreto,
nella decisione del 25 ottobre 2012, l’amministrazione ha riconosciuto la
riduzione percentuale massima possibile del 25% (doc. V/1). 

                                         

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la
questione del potere d'esame del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle
assicurazioni qualora si tratti di verificare, in materia di assicurazione per
l'invalidità, l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido
accertato sulla base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

 

                                         L'Alta
Corte al consid. 5.2 si è così espressa:

 

" 
Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal
fédéral, celui de l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche
pas limité dans ce contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus
du pouvoir d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la
décision administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui
concerne l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de
savoir si une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a
adoptée dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les
principes généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son
résultat. A cet égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif
pertinent, substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il
doit s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81)."

 

                                         Nel caso
di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione
percentuale del 25% applicata dall’amministrazione.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione
senza fondati motivi (cfr. DTF 137 V 71; DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

 

                                         Procedendo
al raffronto dei redditi, con riferimento al 2010, partendo da un salario da
invalido di fr. 50'912.90, ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 40% e ammettendo una riduzione del 25%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 15’274.

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 55'313
(consid. 2.7.1.), emerge un tasso d’invalidità del 72.4% arrotondato al 72% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
dà diritto ad una rendita intera di invalidità, come richiesto dall’assicurato e come, del resto, proposto dall'amministrazione
stessa nelle osservazioni del 14 dicembre 2012.

 

                                         RI 1 ha quindi diritto ad una rendita intera di invalidità anche dopo il 30 giugno 2012

                                      

 

                               2.8.   L’assicurato ha chiesto di essere posto al
beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
(cfr. doc. II).

 

                                         Visto l'esito favorevole del ricorso, l'assicurato,
patrocinato dalla RA 1, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di
fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.

 

                                         Secondo
la costante giurisprudenza del TFA l’assegnazione di ripetibili rende priva
d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (DTF 124
V 309 consid. 6, STFA del 9 aprile 2003 nella causa C.,
U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999
nella causa E.T.).

 

 

                               2.9.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.Il ricorso è accolto.

                                           § La decisione del 25
ottobre 2012, che ha sostituito quella del 17 settembre 2012, è annullata.

                                         § RI 1 è posto al beneficio
di una rendita intera di   invalidità anche dopo il 30 giugno 2012.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà al ricorrente la somma di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa), ciò che rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria e
gratuito patrocinio del 16 ottobre 2012.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti