# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 17cf472d-419f-54bc-a67e-3bf97c19e730
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2001-12-20
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Schweizerische Asylrekurskommission (ARK) 20.12.2001 JAAC 66.81
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_031_JAAC-66-81--_2001-12-20.pdf

## Full Text

JAAC 66.81

Estratto della sentenza della Commissione svizzera di
ricorso in materia d’asilo del 20 dicembre 2001 nella

causa X., Repubblica federale di Jugoslavia, anche
pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo
[GICRA] 2002 n. 1

Action humanitaire 2000 (Décision de principe[3]).

1. La Commission suisse de recours en matière d’asile (CRA) est
compétente pour traiter les recours dirigés contre les mesures prises
par l’Office fédéral des réfugiés (ODR) dans le cadre de l’Action
humanitaire 2000, lorsqu’elles concernent des personnes dont la
procédure d’asile est encore en suspens ou dont la procédure est
close mais qui sont en attente de l’exécution d’un renvoi sans jamais
avoir bénéficié d’une autorisation de séjour de police des étrangers
(consid. 1b).

2. Les mesures prises par l’ODR dans le cadre de l’Action humanitaire
2000 constituent des décisions au sens de l’art. 5 PA (consid. 1c).

3. La base légale à l’Action humanitaire 2000 ne se trouve pas dans l’art
44 al. 3 LAsi (cf. JAAC 66.31) mais, selon le principe «in majore minus»,
dans l’art. 56 al. 1 et l’art. 66 al. 1 LAsi, lesquels confèrent au Conseil
fédéral la faculté d’accorder l’asile ou la protection provisoire à des
groupes de personnes (consid. 1d).

4. Un recours est ouvert contre les décisions relatives à l’Action
humanitaire 2000 tant aux personnes intéressées qu’aux cantons de
résidence dont l’ODR a sollicité le préavis. En vertu du principe du
fédéralisme et dans la mesure où l’admission provisoire ordonnée en
application de l’Action humanitaire 2000 entre, de fait, en concurrence
avec les compétences cantonales en matière d’autorisation de séjour,
les cantons ont un droit de recours contre les décisions de l’ODR qui ne
suivent pas leurs préavis (consid. 1e).

1

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150005534.pdf?ID=150005534

Humanitäre Aktion 2000 (Grundsatzentscheid[2]).

1. Die Schweizerische Asylrekurskommission (ARK) ist zuständig
zur Behandlung von Beschwerden, die sich gegen vom Bundesamt für
Flüchtlinge (BFF) getroffene Anordnungen in Sachen Humanitäre Aktion
2000 richten, falls sie Personen betreffen, deren Asylverfahren noch
hängig ist, oder deren Verfahren zwar bereits abgeschlossen ist, der
Vollzug der Wegweisung aber - ohne dass die Personen je in den Genuss
einer fremdenpolizeilichen Aufenthaltsregelung gekommen sind - noch
nicht erfolgt ist (E. 1b).

2. Die vom BFF getroffenen Anordnungen betreffend Humanitäre Aktion
2000 stellen Verfügungen im Sinne von Art. 5 VwVG dar (E. 1c).

3. Die gesetzliche Grundlage für die Humanitäre Aktion 2000 findet sich
nicht in Art. 44 Abs. 3 AsylG (vgl. VPB 66.31), lässt sich indessen nach
dem Grundsatz «in maiore minus» aus Art. 56 Abs. 1 und Art. 66 Abs. 1
AsylG ableiten, welche dem Bundesrat die Kompetenz zur Gewährung
von Asyl oder vorübergehendem Schutz an ganze Gruppen übertragen
(E. 1d).

4. Gegen Entscheide betreffend der Humanitären Aktion 2000 steht
nebst den betroffenen Personen auch dem Aufenthaltskanton - welcher
vom BFF zur Stellungnahme eingeladen wurde - ein Beschwerderecht zu.
Da die Humanitäre Aktion 2000 faktisch mit der kantonalen Kompetenz
zur Erteilung von Aufenthaltsbewilligungen in Konkurrenz steht,
ergibt sich gemäss dem Prinzip des Föderalismus eine Legitimation
der kantonalen Behörden zur Anfechtung solcher Verfügungen des BFF,
welche entgegen ihrem Antrag ausgefallen sind (E. 1e).

Azione umanitaria 2000 (Decisione di principio[1]).

1. La Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (CRA)
è competente a trattare i ricorsi inoltrati contro i provvedimenti
resi dall’ Ufficio federale dei rifugiati (UFR) in applicazione
dell’Azione umanitaria 2000, limitatamente alle persone con
procedura d’asilo ancora pendente, o già conclusa e nell’attesa
dell’esecuzione dell’allontanamento, ma che mai hanno beneficiato di
un’autorizzazione di soggiorno emessa dalle competenti autorità di
polizia degli stranieri (consid. 1b).

2. I provvedimenti resi dall’UFR nell’ambito dell’Azione umanitaria
2000 costituiscono delle decisioni ai sensi dell’art. 5 PA (consid. 1c).

3. La base legale dell’Azione umanitaria 2000 non è desumibile
dall’art. 44 cpv. 3 LAsi (cfr. GAAC 66.31), bensì, secondo il principio
«in maiore minus», dagli art. 56 cpv. 1 e art. 66 cpv. 1 LAsi, i quali
conferiscono al Consiglio federale la facoltà d’accordare l’asilo
rispettivamente la protezione provvisoria a gruppi di persone
(consid. 1d).

2

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150005534.pdf?ID=150005534
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150005534.pdf?ID=150005534

4. È dato ricorso contro le decisioni relative all’Azione umanitaria
2000 sia alle persone interessate, sia al loro cantone di residenza cui
l’UFR ha sollecitato il preavviso. In virtù del principio del federalismo
e considerato che la competenza dell’UFR a pronunciare l’ammissione
provvisoria in applicazione dell’Azione umanitaria 2000 concorre di
fatto con quella delle autorità cantonali in materia d’autorizzazioni
di dimora, i cantoni sono legittimati a ricorrere contro le decisioni
dell’UFR contrarie al proprio preavviso (consid. 1e).

Riassunto dei fatti:

Nel 1990, X., la moglie e i figli hanno presentato una domanda d’asilo
in Svizzera. Detta domanda è stata respinta dall’Ufficio federale dei
rifugiati (UFR) nel 1993, Ufficio che nello stesso tempo ha pure pronunciato
l’allontanamento degli interessati dalla Svizzera, nonché l’esecuzione
dell’allontanamento. Il ricorso inoltrato contro tale decisione è stato respinto
dalla Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (CRA) nel 1994.
Sempre nel 1994, una domanda di revisione è stata respinta dalla CRA. Ancora
nel 1994 gli interessati avrebbero dovuto lasciare la Svizzera. La decisione
d’esecuzione dell’allontanamento non è stata eseguita, rispettivamente non ha
potuto essere eseguita.

Nel 1999, l’UFR ha ammesso provvisoriamente in Svizzera moglie e figli di
X. in virtù del decreto del Consiglio federale del 7 aprile 1999 (ammissione
provvisoria collettiva dei cittadini della Repubblica federale di Jugoslavia con
ultimo domicilio in Cossovo). X. non ha ottenuto l’ammissione provvisoria,
in considerazione del fatto che sussistevano allora, secondo l’UFR, dei motivi
d’esclusione (l’interessato sarebbe stato più volte segnalato per minacce contro
terza persona e una volta per violazione della legge federale del 26 marzo 1931
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri [LDDS], RS 142.20). Stante
la successiva revoca dell’ammissione provvisoria collettiva, è stato fissato un
termine di partenza per il 2000 a moglie e figli di X., il quale ha chiesto di poter
beneficiare del medesimo termine di partenza, istanza dapprima respinta, e
poi accolta dall’UFR quando l’interessato ha segnalato la sua appartenenza alla
comunità dei Rom.

Successivamente, i membri della famiglia X. hanno chiesto all’UFR un riesame
della decisione d’esecuzione dell’allontanamento verso la Repubblica federale
di Jugoslavia, stante la loro appartenenza alla comunità dei Rom. Nell’ambito
della procedura di riesame, l’UFR ha chiesto all’autorità cantonale competente
di formulare una proposta riguardo all’inclusione degli interessati nell’Azione
umanitaria 2000. L’autorità inferiore ha segnalato al Cantone che nel caso
non avesse inoltrato una proposta, non avrebbe avuto alcun diritto ad un
ricorso ai sensi dell’art. 105 cpv. 2 della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi,
RS 142.31). Il Cantone ha presentato una proposta favorevole, d’inclusione
nell’Azione umanitaria 2000, per moglie e figli di X., ed una contraria per
quest’ultimo. L’UFR ha pure fatto eseguire un esame LINGUA, dal quale
è emerso chiaramente che i membri della famiglia X. appartengono alla
comunità dei Rom.

3

L’UFR ha pronunciato l’ammissione provvisoria degli interessati, tutti inclusi
nell’Azione umanitaria 2000 decisa dal Consiglio federale il 1° marzo 2000.
L’UFR ha rifiutato di dare seguito alla proposta del Cantone d’esecuzione
dell’allontanamento di X. dalla Svizzera. L’UFR ha pure indicato che un ricorso
contro la menzionata decisione poteva essere presentato nei 30 giorni dinanzi
alla CRA (art. 105 cpv. 1 e 2 LAsi).

Nel 2001, il Cantone Ticino (di seguito il ricorrente), ha presentato ricorso
dinanzi alla CRA contro la succitata decisione dell’UFR, nella misura in
cui è stata pronunciata l’ammissione provvisoria a favore di X. (di seguito
l’opponente).

Invitati ad esprimersi, l’UFR e l’opponente hanno proposto la reiezione del
gravame. Quest’ultimo ha precisato che l’argomentazione del ricorrente che
contesta l’applicabilità della direttiva del Consiglio federale del 1° marzo
2000 (Azione umanitaria 2000) solo per lui, ma non per il resto della famiglia,
si basa su un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente
rilevanti ed è inadeguata. L’opponente chiede pure l’assegnazione di ripetibili
a carico del ricorrente.

Successivamente, è stata trasmessa alla CRA una nuova decisione del
Giudice dell’istruzione e dell’arresto del Cantone Ticino (GIAR), dalla quale
si evince che nonostante una condanna, a 15 giorni di detenzione sospesi
condizionalmente, per circolazione in stato d’ebrietà e infrazione alle
norme della circolazione, è stato accolto il ricorso inoltrato dall’opponente,
e conseguentemente revocato il divieto d’abbandono del territorio di alcuni
Comuni precedentemente pronunciato. Secondo il GIAR non si potrebbe
infatti seriamente affermare che la presenza in Ticino dell’opponente sia
suscettibile di mettere in pericolo la sicurezza e l’ordine pubblici. Inoltre,
agli atti di causa vi sono numerose testimonianze d’eccellente integrazione
della famiglia X. in Ticino. Infine, non appaiono pertinenti gli argomenti che
possono essere riassunti sotto il duplice titolo di mancata collaborazione in
sede di procedura d’asilo e di violazione del divieto d’abbandono del territorio
da parte dell’opponente.

La Commissione ha respinto il ricorso inoltrato dal Cantone.

Dai considerandi:

1.a. La CRA esamina d’ufficio e con piena cognizione la ricevibilità dei
ricorsi che le sono sottoposti, senza essere vincolata, in tale ambito, dagli
argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (cfr. DTF 126 I 207).

Giusta l’art. 16 cpv. 3 LAsi, la procedura dinanzi alla CRA si svolge di norma
nella lingua ufficiale nella quale è stata redatta la decisione impugnata.
Tuttavia, se il ricorrente, come nella fattispecie, ha redatto il ricorso in un’altra
lingua ufficiale (l’italiano), la procedura può svolgersi in questa lingua.

b. Secondo l’art. 105 cpv. 1 lett. c LAsi, la CRA decide definitivamente in
merito ai ricorsi contro le decisioni dell’UFR concernenti l’allontanamento.
Altresì, in virtù dell’art. 105 cpv. 2 LAsi, i Cantoni possono presentare ricorso
alla CRA se l’UFR non ha dato seguito ad una domanda (preavviso) ai sensi
dell’art. 44 cpv. 5 LAsi.

4

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_126_I_207&resolve=1

Il Cantone Ticino, che peraltro fa valere d’essere legittimato a ricorrere, appare
sollevare dubbi sulla competenza della CRA a statuire sui ricorsi contro
i provvedimenti resi dall’UFR nell’ambito dell’Azione umanitaria 2000. I
dubbi nascerebbero dal fatto che, a prima vista, l’Azione in questione non
sembrerebbe potersi fondare sull’art. 44 LAsi, e ciò nonostante l’esplicito
riferimento fatto a tale norma nella documentazione annessa al comunicato
stampa del Consiglio federale del 1° marzo 2000. Nella misura in cui i
provvedimenti pronunciati dall’UFR nell’ambito dell’Azione umanitaria 2000
- limitatamente alle persone con procedura d’asilo ancora pendente o già
conclusa e ancora nell’attesa dell’esecuzione dell’allontanamento, ma che mai
hanno goduto di una qualsivoglia autorizzazione di soggiorno emessa dalle
competenti autorità cantonali di polizia degli stranieri e dunque non hanno
mai definitivamente abbandonato l’ambito dell’asilo -, non potessero basarsi
sull’art. 44 LAsi, l’autorità competente ad esaminare eventuali ricorsi, dello
straniero o dell’autorità cantonale competente o d’altri interessati, sarebbe il
Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ai sensi dell’art. 20 cpv. 1
lett. b e cpv. 2 LDDS.

Da una corretta interpretazione dello spirito e dello scopo delle leggi
applicabili in materia d’allontanamento in relazione con l’Azione umanitaria
2000, discende la competenza della CRA a trattare i ricorsi inoltrati dalla
categoria di persone precedentemente menzionata, e dai Cantoni, contro
i provvedimenti resi dall’UFR in materia d’Azione umanitaria 2000.
L’applicazione delle regole dell’Azione umanitaria 2000, una volta adempite
le condizioni, comporta un impedimento alla pronunzia della decisione
d’esecuzione dell’allontanamento nelle procedure d’asilo pendenti, nonché
un motivo di riesame delle decisioni d’allontanamento già cresciute in
giudicato. Un ricorso contro provvedimenti di tale natura è di competenza
della CRA ai sensi dell’art. 105 cpv. 1 lett. c LAsi, soluzione prevista pure nella
circolare Asilo 52.4.6 dell’UFR del 14 marzo 2000[4] per quanto attiene alle
procedure pendenti in prima o in seconda istanza. Si volesse argomentare
altrimenti, ci si troverebbe inevitabilmente confrontati ad una dicotomia
di competenze in ambito ricorsuale. Infatti, nelle procedure già pendenti
dinanzi alla CRA per altro motivo, quest’ultima risulterebbe competente a
trattare i ricorsi in materia d’allontanamento ai sensi dell’art. 44 cpv. 2 e 3 LAsi,
mentre il DFGP sarebbe competente a trattare i ricorsi contro i provvedimenti
sull’Azione umanitaria 2000. Una simile soluzione non solo è illogica e fonte di
rallentamenti, non trascurabili, nell’evasione delle pratiche - la CRA dovrebbe,
infatti, sospendere la propria procedura ricorsuale nell’attesa della decisione
del DFGP in materia d’Azione umanitaria 2000 -, ma ancora è incompatibile
con la scelta voluta dal legislatore nella legge sull’asilo attualmente in
vigore che ha persino trasferito la competenza per l’esame dei casi di rigore
personale grave dei richiedenti l’asilo alle autorità in materia d’asilo, quindi
alla CRA in sede di ricorso, togliendola alle autorità di polizia degli stranieri, e
al DFGP in sede di ricorso. Nelle procedure d’asilo già concluse, la menzionata
dicotomia delle vie di ricorso susciterebbe altresì l’inoltro da parte delle
persone potenzialmente toccate dall’Azione umanitaria 2000 di domande
di riesame plurime non solo secondo le disposizioni che reggono l’Azione
umanitaria medesima, ma pure giusta l’art. 44 cpv. 2, ed eventualmente
cpv. 3 LAsi. Una simile interpretazione sarebbe in palese contrasto con la
lettera, lo spirito e lo scopo dell’insieme della nuova legislazione in materia
d’asilo, secondo cui da un lato è trasmessa alla CRA ogni e qualsivoglia

5

competenza in materia d’allontanamento di richiedenti l’asilo, compreso
dunque il caso di rigore personale grave precedentemente di competenza
della polizia degli stranieri, e dall’altro lato è postulata un’accelerazione delle
procedure d’asilo medesime. Ne consegue che per la categoria d’interessati
menzionata, un ricorso contro i provvedimenti resi dall’UFR in materia
d’Azione umanitaria 2000 va inoltrato dinanzi alla CRA. In tal senso, pur senza
dettagliata spiegazione dei motivi, già si erano pronunciati il DFGP, nell’ambito
di uno scambio d’opinioni intercorso con la CRA, e l’UFR nei rimedi giuridici
della decisione impugnata.

c. Va pure esaminata la natura del provvedimento reso dall’UFR. Detto
Ufficio ha considerato, nel caso concreto perché in altri ha pure sostenuto la
versione contraria, che il proprio provvedimento costituiva una decisione
ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura
amministrativa (PA, RS 172.021), quindi suscettibile di ricorso.

Secondo l’art. 5 PA sono decisioni i provvedimenti delle autorità nel singolo
caso, fondati sul diritto pubblico federale e concernenti: la costituzione,
la modificazione o l’annullamento di diritti o d’obblighi; l’accertamento
dell’esistenza, dell’inesistenza o dell’estensione di diritti o d’obblighi; il rigetto
o la dichiarazione d’inammissibilità d’istanze dirette alla costituzione, alla
modificazione all’annullamento o all’accertamento di diritti o d’obblighi.
Sono decisioni anche quelle in materia d’esecuzione, le decisioni incidentali,
le decisioni su opposizione, le decisioni su ricorso, le decisioni in sede di
revisione e l’interpretazione (art. 5 cpv. 2 PA). In altri termini, è una decisione
giusta l’art. 5 PA soltanto quell’atto d’imperio che tocca la situazione giuridica
del singolo, astringendolo a fare, omettere o tollerare alcunché, o che regola
altrimenti in modo autoritativo, con carattere vincolante e possibilità
d’esecuzione coercitiva, i suoi rapporti con lo Stato (GAAC 62.10, consid. 2a-b e
relativi riferimenti).

Ci si può chiedere se sia possibile comparare l’Azione umanitaria 2000 del
diritto d’asilo ad un provvedimento di grazia del diritto penale. Quest’ultimo
appare come un atto d’imperio, preso però sulla base di considerazioni
estranee all’apprezzamento delle prove, all’applicazione del diritto e ai
principi che reggono la fissazione della pena, considerazioni che possono
persino essere di natura meramente politica. Qualsiasi atto di grazia, si
scosta dalla funzione normale del diritto penale e rompe con i principi che lo
reggono. Procedendovi, l’autorità pubblica si mette in opposizione cosciente
con la legge ordinaria. Essa modera, per equità, la sanzione penale compiendo
un atto che si situa naturalmente fuori delle leggi. È la ragione per la quale
una tale decisione non ha bisogno d’essere motivata. Essa si presta dunque
per principio male ad essere rimessa in causa, ritenuto che è nella natura
dell’istituzione di non soffrire di contestazione da parte di colui o colei a
cui è diretta (DTF 118 Ia 105, segnatamente pag. 107, consid. 2b). Secondo la
giurisprudenza del Tribunale federale, un atto di grazia non soggiace neppure
ad un controllo dal profilo dell’arbitrio (DTF 107 Ia 103). Tutt’al più, è dato
ricorso contro la decisione che dichiara irricevibile una domanda di grazia
(DTF 106 Ia 132, consid. 1a).

Dalla grazia, si distingue, sempre in materia penale, l’amnistia, la quale è
una misura collettiva, mediante la quale lo Stato rinuncia all’azione penale
nei confronti d’una categoria di persone che avrebbe commesso una o

6

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150003722.pdf?ID=150003722
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_118_Ia_105&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_107_Ia_103&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_106_Ia_132&resolve=1

più infrazioni determinate. Per effetto dell’amnistia, il fatto amnistiato
perde il suo carattere d’infrazione e non può più essere perseguito. Dunque
l’azione pubblica s’estingue nella misura e alle condizioni decise dall’autorità
competente. L’amnistia s’oppone pertanto all’esercizio del diritto di punire in
certe circostanze (cfr. Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000,
p. 593, n° 2725). Pure nel diritto fiscale, seppure forse con termine improprio,
si parla d’amnistia.

Certo è che la parte ha il diritto, alle condizioni previste, di beneficiare
dell’amnistia e può quindi far valere, dinanzi alle autorità competenti,
l’eventuale impedimento alla promozione o prosecuzione di un procedimento
penale (cfr. sentenza del Tribunale federale, Ia Corte di diritto pubblico,
del 1° settembre 2000 nella causa P. contro Ufficio del giudice istruttore del
Cantone Sciaffusa, Procura del Cantone Sciaffusa e Tribunale d’Appello del
Cantone Sciaffusa, consid. 3e; DTF 108 Ib 465, consid. 2a).

L’Azione umanitaria 2000 si distingue in modo chiaro da un atto di grazia.
Da un lato, essa non trova applicazione solo a procedura conclusa e non
costituisce una misura individuale. Presenta piuttosto delle similitudini
con l’amnistia penale (art. 173 cpv. 1 lett. k della Costituzione federale
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost.], RS 101), nel
senso che si rivolge ad una pluralità di persone, che non sono indicate
individualmente, ma la cui procedura presenta determinate caratteristiche. In
caso d’amnistia l’azione penale non può essere esercitata perché sussistono
delle cause d’impedimento («Prozesshindernisse»; cfr. R. Hauser/E. Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 4a ed., Basilea, Ginevra, Monaco 1999).

L’Azione umanitaria 2000 costituisce quindi, alle condizioni indicate
dal Consiglio federale, un impedimento alla pronunzia dell’esecuzione
dell’allontanamento rispettivamente all’effettiva esecuzione
dell’allontanamento medesimo quando già pronunciato.

Pertanto, può beneficiare dell’Azione umanitaria 2000 il richiedente l’asilo la
cui domanda è ancora pendente; in questo contesto l’autorità competente
procede di principio all’esame della fattispecie secondo le disposizioni
dell’Azione umanitaria 2000 prima d’eseguire l’esame del caso di rigore
personale grave (art. 44 cpv. 3 LAsi). Il relativo provvedimento che accerta
l’esistenza o l’inesistenza di un impedimento alla pronunzia dell’esecuzione
dell’allontanamento è una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Peraltro, può
beneficiare dell’Azione umanitaria 2000 pure il richiedente la cui pronunzia
in materia d’asilo, d’allontanamento e d’esecuzione dell’allontanamento
è definitiva, ma non ancora eseguita. Da questo profilo, va rilevato che
nell’ambito di una procedura d’asilo ogni decisione definitiva dell’UFR,
almeno sul punto di questione dell’esecuzione dell’allontanamento, è
suscettibile d’essere riesaminata in qualunque momento per fatti intervenuti
posteriormente alla crescita in giudicato della decisione stessa, nella misura
in cui tali fatti siano suscettibili di modificare il giudizio originario in favore

7

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_108_Ib_465&resolve=1

dell’istante. Peraltro, il provvedimento reso dall’UFR su domanda di riesame
è una decisione ai sensi dell’art. 5 PA suscettibile di ricorso dinanzi alla CRA
(cfr.fra le tante GAAC 64.99).

d. Il Consiglio federale ha risolto (cfr. comunicato stampa del 1° marzo
2000) che le seguenti categorie di persone entrate in Svizzera prima della
fine del 1992 possono beneficiare dell’ammissione provvisoria su istanza del
Cantone di domicilio (Azione umanitaria 2000):

da. 5294 persone con domanda d’asilo pendente in prima istanza;

db. 944 persone con ricorso pendente dinanzi alla CRA;

dc. 6500 persone la cui domanda d’asilo è stata respinta con decisione
cresciuta in giudicato, ma il cui allontanamento non è stato eseguito;

dd. 100-200 ex stagionali e dimoranti di breve durata provenienti dall’ex
Jugoslavia, che dopo l’abrogazione del permesso di dimora hanno presentato
domanda d’asilo prima del 30 aprile 1996 in seguito al conflitto in Bosnia;

de. 100-200 persone che hanno ritirato la domanda d’asilo in vista del
rilascio di un permesso fondato su un caso di rigore da parte dei Cantoni e
che successivamente hanno perso detto permesso in seguito alla dipendenza
dall’assistenza;

df. altre persone del settore degli stranieri il cui soggiorno è stato
temporaneamente regolato per motivi umanitari nell’ambito dell’Azione
«Bosnia-Erzegovina».

Il Consiglio federale ha pure risolto che sono escluse dal beneficio dell’Azione
umanitaria 2000 le persone che dal loro precedente comportamento lasciano
presumere una carente disponibilità all’integrazione nell’ordinamento
giuridico svizzero, hanno commesso reati o non hanno collaborato alla
procedura rispettivamente all’esecuzione provocando così una lunga
permanenza nel nostro Paese. Le persone che si sono rese irreperibili non
beneficiano parimenti di tale azione anche se, in un secondo tempo, si sono
annunciate nuovamente presso le autorità.

In materia d’asilo, la legge conferisce al Consiglio federale la competenza
di decidere autonomamente da un lato della concessione dell’asilo - che
rappresenta lo statuto più forte previsto nella legge medesima -, a gruppi
importanti di rifugiati (art. 56 cpv. 1 LAsi), e dall’altro lato della concessione
della protezione provvisoria, nuovo statuto, e non semplice misura sostitutiva,
introdotto con la LAsi entrata in vigore il 1° ottobre 1999 (art. 66 cpv. 1 LAsi).
Secondo il principio «in maiore minus», e in consonanza con lo spirito
e lo scopo della legge, si può dedurre che il legislatore, di fatto, ha pure
conferito al Consiglio federale la competenza di decidere della concessione
dell’ammissione provvisoria a gruppi di persone, secondo dei criteri che
è libero di determinare, giacché l’ammissione provvisoria rappresenta
una semplice misura di sostituzione che non conferisce all’interessato uno
statuto altrettanto forte dell’asilo o della protezione provvisoria. In simile
evenienza, poco importa se il Consiglio federale ha ritenuto (a torto secondo
GAAC 66.31) che la base legale dell’Azione umanitaria 2000 potesse dedursi
dall’art. 44 cpv. 3 LAsi. Di rilievo è unicamente il fatto che, da un esame a
titolo pregiudiziale (DTF 118 Ib 166), risulta che l’Azione umanitaria 2000 è
compatibile con la Costituzione (art. 164 cpv. 2 e art. 182 cpv. 2 Cost.) e la legge.

8

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150004928.pdf?ID=150004928
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150005534.pdf?ID=150005534
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_118_Ib_166&resolve=1

Secondo la sua competenza in materia d’esecuzione della legislazione (cfr.
pure art. 119 LAsi), il Consiglio federale ha pure fissato nelle sue grandi linee
la procedura che regge l’Azione umanitaria 2000. In tale contesto, ha previsto
che il Cantone fosse coinvolto nella procedura, fra l’altro con un diritto di
proposta rispettivamente d’opposizione all’inclusione di un richiedente l’asilo
nell’Azione umanitaria stessa.

Detto della base legale su cui si fonda l’Azione umanitaria 2000, può essere
lasciata indecisa la sua natura giuridica. In altri termini, e a prescindere
dalla problematica sulla pubblicazione, è irrilevante se essa costituisca
un’ordinanza legislativa o un’ordinanza amministrativa con effetti esterni (sul
tema DTF 122 I 44) o un’ordinanza amministrativa d’esecuzione contenente
delle norme (secondo un’interessante definizione proposta da Giovanni
Biaggini in: Die vollzugslenkende Verwaltungsverordnung: Rechtsform oder
Faktum?, Schweizerisches Zentralblatt für Staats- und Verwaltungsrecht [ZBl]
1997 n. 1, pag. 1 e segg. nonché relativi riferimenti, utilizzati in particolare
allorquando l’ordinanza legislativa non si adatta, o mal si adatta, alla
fattispecie da regolare) o ancora una decisione di portata generale, o infine
un atto sui generis. Fatto è che l’UFR sulla base dell’Azione umanitaria 2000 ha
pronunciato delle decisioni che toccano gli amministrati nei loro legittimi
interessi.

e. La CRA ritiene d’essere competente a trattare i ricorsi contro le
decisioni rese dall’UFR nell’ambito dell’Azione umanitaria 2000, allorquando
la parte interessata è, o è stata, oggetto di una procedura d’asilo, purché non
abbia mai ottenuto un permesso di polizia degli stranieri (cfr. consid. 1b).
Trattasi di tutte le persone menzionate al precedente consid. 1d/da-dd della
presente sentenza.

In caso di rifiuto dell’esame di un caso che rientra nelle categorie di persone
menzionate dal Consiglio federale nell’Azione umanitaria 2000 nonché in
caso di mancata inclusione nell’Azione umanitaria 2000, l’interessato ha un
interesse degno di protezione da un lato all’esame di merito del suo caso,
e dall’altro, all’accertamento dell’esistenza di un ostacolo all’esecuzione
dell’allontanamento derivante dall’Azione umanitaria stessa (art. 105 cpv. 1
lett. c LAsi), e ciò indipendentemente dal fatto se la procedura d’asilo sia
ancora pendente o meno, ritenuto che l’Azione umanitaria 2000 s’estende
anche alle persone la cui procedura d’asilo è già conclusa.

V’è da chiedersi se oltre alle persone toccate dall’Azione umanitaria 2000,
possa avere un interesse degno di protezione a ricorrere contro la decisione
dell’UFR pure il Cantone che ha presentato una proposta poi disattesa
dall’UFR stesso. Nella circolare Asilo 52.4.6 dell’UFR del 14 marzo 2000
n. 6.1, il diritto del Cantone a ricorrere è stato espressamente garantito, ma
limitato alla procedura ordinaria, senza che sia stata indicata una ragione
che giustifichi tale distinzione (cfr. n. 6.1 e 6.2 della circolare). Ritenuto
che l’Azione umanitaria 2000, contrariamente al caso di rigore personale
grave, s’estende pure alle persone la cui procedura d’asilo è definitivamente
conclusa, l’eventuale legittimazione del Cantone a ricorrere contro una
decisione sull’Azione umanitaria 2000 divergente dalla propria proposta, lo è
indipendentemente dal momento in cui è stata promossa siffatta procedura.

9

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_I_44&resolve=1

Ai sensi dell’art. 48 lett. a PA, ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla
decisione impugnata e ha un interesse degno di protezione all’annullamento
o alla modificazione della stessa. Anche enti di diritto pubblico possono, a
determinate condizioni, prevalersi di questa norma. Tale è il caso quando sono
toccati dalla decisione in modo analogo ad un privato (per esempio in quanto
destinatari della decisione; DTF 122 II 33) o allorquando gli enti pubblici sono
toccati nei propri poteri sovrani e hanno un interesse degno di protezione
particolare (DTF 125 II 194 e DTF 125 V 194).

Nell’ambito dell’Azione umanitaria 2000, secondo una prassi poco chiara
dell’autorità inferiore (cfr. pure circolare Asilo 52.4.6 più volte richiamata), vi
sono stati casi in cui il Cantone è stato il destinatario (unico) della decisione
dell’UFR. Trattasi per esempio di casi di proposte cantonali d’inclusione
nell’Azione umanitaria disattese dall’UFR. Vi sono poi altri casi d’inclusione
nell’Azione umanitaria, nonostante l’opposizione del Cantone, in cui il
destinatario è stato il richiedente l’asilo, mentre il Cantone riceveva solo
copia della decisione dell’UFR (cfr. il caso in esame). Questa difformità non
trova giustificazione. Già si potrebbe sostenere che il Cantone deve essere
un destinatario delle decisioni, unitamente ai richiedente l’asilo, in ogni
caso in cui l’UFR non decide secondo la proposta del Cantone stesso. Ma vi
è di più. Tenuto conto della particolare natura dell’ammissione provvisoria
sulla base dell’Azione umanitaria 2000 - che da un lato non dipende dalla
situazione dell’interessato nel suo Paese d’origine, ma da quella in Svizzera,
e dall’altro lato conferisce all’interessato uno statuto formalmente (anche se
non giuridicamente) paragonabile negli effetti ad un permesso di dimora, tale
ammissione provvisoria, come in misura diversa quella per caso di rigore
personale grave, entra in concorrenza con i permessi di dimora di polizia
degli stranieri che rientrano nell’ambito della sovranità cantonale (cfr. in
particolare art. 4, art. 15 e art. 18 LDDS). In questo contesto il Cantone può far
valere un interesse degno di protezione particolare (cfr. GAAC 57.23) in un
ambito di sua sovranità (seppure non esclusiva). Da questo profilo, il principio
del federalismo, secondo cui, fra l’altro, i Cantoni sono sovrani per quanto
la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano
tutti i diritti non delegati alla Confederazione, la quale rispetta l’autonomia
dei Cantoni, lascia loro la massima libertà d’azione possibile nell’attuazione
e esecuzione del diritto federale e tiene conto delle loro particolarità (art. 3
e art. 41 segg. Cost.), impone che il Cantone possa ricorrere, come nei casi
di rigore personale grave, contro le decisioni sull’Azione umanitaria 2000
contrarie alla proposta formulata (cfr.Sulla problematica del diritto di ricorso
degli enti pubblici: Isabelle Häner, Die Beteiligten im Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsprozess, Zurigo 2000, cap. 8, pag. 389 e segg., in particolare
pag. 402 e relativi riferimenti).

f. Nel caso concreto si pone infine il quesito di sapere se il Cantone
abbia un interesse legittimo all’annullamento o alla modificazione del giudizio
impugnato - d’ammissione provvisoria in Svizzera dell’opponente -, benché
quest’ultimo, in quanto inconfutabilmente appartenente alla comunità Rom
del Cossovo, otterrebbe comunque l’ammissione provvisoria per quest’ultima
ragione, secondo l’attuale prassi della CRA (GICRA 2001 n. 1), quand’anche
fosse accolto il ricorso del Cantone. Quest’ultimo sostiene che l’interesse
degno di protezione è dato dal fatto che l’ammissione provvisoria pronunciata
sulla base dell’Azione umanitaria 2000 sarebbe pressoché definitiva ed una

10

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_II_33&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_125_II_194&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_125_V_194&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001730.pdf?ID=150001730

revoca od abrogazione immaginabile solo a condizioni molto restrittive.
Per contro, l’esecuzione dell’allontanamento di un Rom verso il Cossovo
potrebbe intervenire più facilmente, segnatamente non appena la situazione
di tale minoranza in Cossovo dovesse migliorare in modo determinante.
Indipendentemente da queste considerazioni, la CRA constata che nel
dispositivo della decisione impugnata l’UFR ha fatto esplicitamente riferimento
all’Azione umanitaria 2000 quale giustificazione dell’ammissione provvisoria
concessa all’opponente. Nella risposta al ricorso, l’UFR non ha neppure
prospettato che avrebbe ammesso provvisoriamente l’opponente ai sensi
dell’art. 44 cpv. 2 LAsi in considerazione della sua appartenenza alla comunità
dei Rom del Cossovo. Permane pertanto un interesse degno di protezione del
Cantone all’esame del gravame inoltrato dinanzi alla CRA.

2. V’è pertanto motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le
condizioni di ricevibilità di cui agli art. 48 nonché art. 50 e segg. PA.

La CRA deve tenere conto della situazione esistente al momento della
pronunzia del suo giudizio (GICRA 1994 n. 6). Essa esamina i ricorsi con piena
cognizione (art. 106 cpv. 1 LAsi). Ritiene tuttavia di dovere dar prova di un
certo riserbo nel rivedere l’adeguatezza delle decisioni dell’amministrazione
(cfr. DTF 123 II 210, consid. 2c), in particolare allorquando sono fondate su
provvedimenti, come appunto l’Azione umanitaria 2000, emanati anche per
considerazioni d’ordine politico.

3.a. Il Cantone Ticino chiede l’annullamento del giudizio impugnato,
redatto in francese, già solo per il fatto che è stato pronunciato in violazione
delle norme che reggono la lingua della decisione, segnatamente l’art. 16 cpv. 2
LAsi. Ritenuto che i Cantoni definiscono le proprie lingue ufficiali e che nei
rapporti con le autorità cantonali, le autorità federali devono attenersi alla
lingua ufficiale cantonale (Messaggio relativo alla revisione totale della LAsi,
ad art. 16, pag. 49), secondo il ricorrente appare inevitabile l’annullamento
della decisione impugnata. Fa poi valere che l’art. 4 dell’ordinanza 1
dell’11 agosto 1999 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS
142.311), per quanto possa essere rispettoso dell’art. 16 LAsi nei rapporti con
le autorità cantonali, non è applicabile. Infatti, a prescindere dal fatto che il
caso non era urgente, non si evincono i particolari requisiti previsti da questa
norma d’ordinanza.

b. Giusta l’art. 16 cpv. 2 LAsi, la procedura davanti all’UFR si svolge di
norma nella lingua ufficiale nella quale ha avuto luogo l’audizione cantonale
o nella lingua ufficiale del luogo di residenza del richiedente. Entrambi detti
criteri avrebbero implicato la redazione in lingua italiana della decisione
impugnata. Siccome nella disposizione legale di cui trattasi è stata inserita la
locuzione «di norma», si tratta di verificare se, e a quali condizioni, è possibile,
eccezionalmente, di derogare al principio generale. Secondo l’art. 4 OAsi 1
sono previste due eccezioni: la prima allorquando il richiedente l’asilo o il
suo rappresentante parla un’altra lingua ufficiale (lett. a), e la seconda se in
considerazione di domande entrate, o della situazione a livello del personale,
ciò è provvisoriamente necessario per un disbrigo efficiente e tempestivo delle
domande (lett. b).

In virtù delle emergenze processuali, l’art. 4 lett. a OAsi 1 avrebbe tutt’al
più giustificato la redazione della decisione impugnata in lingua italiana,
ma non certo in lingua francese. A prescindere dal fatto se l’art. 4 lett. b

11

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_123_II_210&resolve=1

OAsi 1 rispetti o meno l’art. 16 LAsi, bisogna convenire con il ricorrente
che dalle carte processuali non è ravvisabile motivo alcuno che avrebbe
reso eccezionalmente necessaria una redazione in lingua francese della
decisione litigiosa per garantire un trattamento particolarmente efficace e
rapido del caso in considerazione del numero delle richieste o della situazione
sul piano personale dell’UFR medesimo. Secondo le constatazioni della CRA
medesima, bisogna pure convenire con il ricorrente che l’UFR, per quanto
attiene alle cause di richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone Ticino, ricorre a
tale clausola eccezionale quasi si trattasse della regola primaria. La decisione
impugnata è quindi stata resa in violazione del diritto federale. Sennonché, la
notificazione irregolare non ha causato pregiudizio alcuno (art. 38 PA) né al
Cantone, che ha potuto attingere ai rimedi giuridici perfettamente consapevole
dei motivi posti a fondamento della decisione litigiosa, né all’opponente. In
una procedura federale nell’ambito dell’asilo, il principio generale secondo
cui le autorità federali devono attenersi alla lingua ufficiale del Cantone
non è comunque assoluto, dovendosi in tale contesto tenere conto anche
della lingua del richiedente l’asilo. D’altra parte, e per quanto emerge dalle
carte processuali, il Cantone non ha neppure chiesto all’UFR la traduzione
del giudizio impugnato prima d’inoltrare il ricorso. In simile evenienza, la
cassazione del giudizio impugnato costituirebbe una vana formalità. Tuttavia,
va rilevato che il rispetto delle norme sulla lingua della procedura (e della
decisione), è comunque da esaminare con particolare rigore, onde evitare
delle discriminazioni (art. 8 cpv. 2 Cost.), rispettivamente una violazione della
libertà di lingua (art. 18 Cost.) e dell’equo processo (art. 29 cpv. 1 Cost.).

4.a. Il ricorrente sostiene che l’opponente non avrebbe dovuto beneficiare
dell’Azione umanitaria 2000, perché ha minacciato in due circostanze
(…). Nella decisione impugnata, l’UFR ha rilevato che il comportamento
rimproverato all’opponente, segnatamente le minacce a (…), è sì attitudine
asociale, vuoi attestativa di un’integrazione imperfetta. Tuttavia, le minacce
proferite nei confronti (…) hanno comportato quale unica conseguenza
una misura amministrativa (pronunciata il […]) di divieto d’abbandono dal
territorio dei comuni di (…). Non è stata di contro pronunciata alcuna sanzione
penale che avesse a stabilire una messa in pericolo, o compromissione grave,
della sicurezza e dell’ordine pubblici. Il Cantone sostiene nel gravame che
l’opponente ha pure dissimulato la sua origine etnica, non ha ottemperato
all’ordine di partenza e tantomeno collaborato in tal senso, si è puntualmente
permesso di rifiutarsi di firmare i verbali di polizia e ritirare i propri
documenti, ha in più occasioni (…), ha ingiustamente accusato le autorità
d’avergli impedito in 5 occasioni d’ottenere un permesso di lavoro, e infine
non ha rispettato, almeno in un’occasione (il […]), il divieto d’abbandono
del territorio dei comuni di (…). Per queste ragioni, il (…) il Dipartimento
delle istituzioni del Cantone Ticino ha respinto la domanda di riesame della
decisione di divieto d’abbandono del territorio dei succitati comuni. Nella
sua presa di posizione del (…), l’opponente ha rimproverato al ricorrente
l’incoerenza nell’avere richiesto l’ammissione provvisoria degli altri membri
della famiglia (moglie e […] figli), ma non la sua, e ciò con argomentazioni
pretestuose. Sostiene d’avere chiesto «a più riprese, scusa per tale suo
intervento all’indirizzo […]: ma ciò non è mai stato in alcun modo ritenuto».
Per quanto è dei diversi rimproveri mossi nei suoi confronti, l’opponente
fa valere segnatamente che è comprensibile a chiunque che al momento
dell’inoltro della domanda d’asilo, il (…) 1990, l’appartenenza etnica non

12

rivestiva alcuna importanza. Mal si comprenderebbe altresì come e quando
sarebbe venuto meno all’ordine di partenza impartitogli rispettivamente agli
atti preparatori. D’altra parte, la circostanza d’avere sollevato ragioni di natura
etnica per opporsi all’esecuzione del suo allontanamento è atto comprensibile,
corretto e del tutto legale (tanto è vero che attualmente i Rom del Cossovo sono
ammessi provvisoriamente). Ciò varrebbe in particolare per quanto attiene
alla circostanza che si sarebbe rifiutato di ritirare i documenti e in tal senso
di firmare i relativi verbali. Avrebbe peraltro violato il divieto d’abbandono
del territorio, misura del tutto sproporzionata alla realtà dei fatti (oggetto di
domanda di revisione con richiesta di revoca), per recarsi dal proprio legale.
L’opponente conclude asserendo che dalle affermazioni del ricorrente traspare
un’acredine molto malcelata nei suoi confronti, assolutamente smisurata alla
realtà dei fatti che possono ragionevolmente essergli imputati.

b. La Commissione osserva che in virtù delle emergenze processuali e
dell’insieme delle circostanze del caso di specie, la questione di sapere se la
decisione dell’UFR, d’ammettere provvisoriamente l’opponente nell’ambito
dell’Azione umanitaria 2000, sia corretta è questione legata nel caso concreto
all’adeguatezza della decisione litigiosa.

L’UFR ha deciso d’accordare l’ammissione provvisoria all’opponente, secondo
l’Azione umanitaria 2000, perché le minacce proferite dallo stesso (…) non
sono state sanzionate penalmente e non possono pertanto considerarsi
come una trasgressione caratterizzata della sicurezza e dell’ordine pubblici
(art. 14a cpv. 6 LDDS). Ritenuto che non emerge dalle carte processuali
che sia stato promosso un procedimento penale contro l’opponente per
tale suo comportamento, l’apprezzamento fatto dall’UFR appare legittimo
ed adeguato. Il Cantone sostiene invero che per rifiutare l’ammissione
provvisoria dal profilo dell’Azione umanitaria 2000 non è necessario che
siano lese delle particolari norme giuridiche, ma può essere sufficiente
pure il mancato ossequio delle strutture sociali o d’importanti valori morali.
Sennonché, il Cantone sembra misconoscere che in tale contesto il principio
della proporzionalità impone che la misura scelta nei confronti della persona
in questione sia necessaria, idonea e in rapporto ragionevole con i mezzi
utilizzati per raggiungerlo.

Il comportamento aggressivo dell’opponente, che si sarebbe manifestato
perlomeno in due circostanze, non è da sottovalutare, (…). Nondimeno gli
ultimi eventi certi in merito risalgono a (…) anni or sono. Successivamente,
l’opponente non sembra essere incorso in ulteriori comportamenti di tale
natura. Certo, il (…), è stato condannato a 15 giorni di detenzione, sospesi
condizionalmente, per guida in stato d’ebrietà e infrazione alle norme della
circolazione. Sennonché, e secondo il GIAR, tale atto riprensibile non è
neppure sufficiente a legittimare il mantenimento del divieto d’abbandono del
territorio dei Comuni di (…), misura coercitiva che è pertanto stata revocata
(cfr. decisione del GIAR del […]). A maggior ragione, non può giustificare una
misura quale l’esecuzione dell’allontanamento dalla Svizzera. Nella misura in
cui l’opponente ha (…), bisogna ancora rilevare da un lato che pure in questo
caso non è stato promosso alcun procedimento di natura penale. Inoltre,
non è dato sapere per quale ragione l’esecuzione dell’allontanamento, che
favorirebbe in larga misura la possibilità di sottrarsi (…), dovrebbe costituire
una soluzione più adeguata che l’ammissione provvisoria dell’opponente,
che attualmente lavora e da cui (…) . Per il resto, sia rilevato che una grande

13

maggioranza di persone appartenenti alla comunità dei Rom giunti in Svizzera
negli anni novanta non hanno indicato nel corso della procedura d’asilo la
loro origine etnica Rom, semplicemente perché ciò non rivestiva allora alcuna
importanza (non era pertanto fatto giuridicamente rilevante), senza che ciò
abbia però comportato per loro un’esclusione dal beneficio dell’ammissione
provvisoria, una volta dimostrata, come in casu, l’appartenenza etnica. Del
tutto generici appaiono poi i rimproveri che il ricorrente muove all’opponente
con riferimento all’inosservanza dell’ordine di partenza, nonché generici
ed irrilevanti, per l’Azione umanitaria 2000, quelli d’essersi rifiutato di
firmare verbali di polizia, di ritirare i propri documenti (non si sa peraltro in
quali circostanze), e d’avere, a torto, accusato l’autorità cantonale d’avergli
impedito in 5 occasioni d’ottenere un permesso di lavoro. Non bisogna infine
dimenticare che l’opponente si trova in Svizzera da oltre 11 anni, con moglie e
(…) figli ammessi provvisoriamente (Azione umanitaria 2000). Non può essere
ritenuta neppure l’argomentazione del Cantone secondo cui l’ammissione
provvisoria in applicazione dell’ordinanza del Consiglio federale sull’Azione
umanitaria 2000 può essere accordata solo in presenza di una proposta
favorevole del Cantone. Nella misura in cui si volesse, come il Cantone Ticino,
trarre tale convincimento dai punti 3.1 e 3.2 della circolare Asilo 52.4.6 emessa
dall’UFR il 14 marzo 2000, bisognerebbe allora rilevare da un lato che i punti
6.1 e 6.2 della medesima circolare apportano le necessarie precisazioni in
merito alla natura non vincolante della proposta cantonale. Dall’altro lato, il
Consiglio federale non ha indicato che la proposta del Cantone aveva carattere
vincolante, non senza dimenticare che siffatta proposta non è vincolante
neppure nell’ambito della procedura per casi di rigore personale grave (art. 44
cpv. 3 e 5 nonché 105 cpv. 2 LAsi).

c. Da quanto esposto, discende che le censure sollevate dal ricorrente,
infondate, sono respinte, e confermata la decisione litigiosa.

5.a. Non si percepiscono spese processuali dall’autorità cantonale (art. 63
cpv. 2 PA in relazione all’art. 156 cpv. 2 OG).

b. In considerazione dell’esito della procedura, il Cantone Ticino
deve rifondere all’opponente, assistito in questa sede, un’indennità per le
spese ripetibili. Non essendo stata prodotta una nota dettagliata, la CRA
fissa d’ufficio le ripetibili in fr. 250.-, conto tenuto del dispendio di tempo,
limitato, che ha potuto occasionare, al legale dell’opponente, la redazione delle
osservazioni al ricorso ([…]; art. 64 PA e art. 8 dell’ordinanza del 10 settembre
1969 sulle tasse e spese nella procedura amministrativa [OTSPA], RS 172.041.0).

[1] Decisione su questione di principio conformemente all’art. 104 cpv. 3
della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) in relazione con
l’art. 10 cpv. 2 lett. a e l’art. 11 cpv. 2 lett. a e b dell’Ordinanza del 11 agosto
1999 concernente la Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (OCRA,
RS 142.317).
[2] Entscheid über eine Grundsatzfrage gemäss Art. 104 Abs. 3 des
Asylgesetzes vom 26. Juni 1998 (AsylG, SR 142.31) in Verbindung mit Art. 10
Abs. 2 Bst. a und Art. 11 Abs. 2 Bst. a und b der Verordnung vom 11. August
1999 über die Schweizerische Asylrekurskommission (VOARK, SR 142.317).

14

[3] Décision sur une question de principe selon l’art. 104 al. 3 de la loi sur
l’asile du 26 juin 1998 (LAsi, RS 142.31) en relation avec l’art. 10 al. 2 let. a
et l’art. 11 al. 2 let. a et b de l’Ordonnance du 11 août 1999 concernant la
Commission suisse de recours en matière d’asile (OCRA, RS 142.317).
[4] Può essere ottenuta presso l’Ufficio federale dei rifugiati (UFR),
Quellenweg 6, CH-3003 Bern-Wabern.

15

Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 66.81 - Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia

d'asilo del 20 dicembre 2001 nella causa X., Repubblica federale di Jugoslavia, anche

pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ric...

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 2002
Année

Anno

Band 66
Volume

Volume

Seite ---
Page

Pagina

Ref. No 150 005 699

Das Dokument wurde durch das Schweizerische Bundesarchiv und die Bundeskanzlei konvertiert.

Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo del 20 dicembre 2001 nella causa X., Repubblica federale di Jugoslavia, anche pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2002 n. 1