# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1cdd325-75cb-557b-aa7a-c5065fcf46b3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 07.08.2003 14.2003.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2003-47_2003-08-07.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2003.47

  	
  Lugano

  7 agosto 2003

  CJ/fc/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Chiesa

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(OS.2001.5) promossa con istanza 8 febbraio 2001 da

 

	
   

  	
  __________

  patrocinata dall’avv. __________, studio legale
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato dall’avv. __________, studio legale
  __________ 

   

  

 

e dell'opposizione formulata il 19 febbraio
2001 da

 

                                         __________

 

al decreto di sequestro 8 febbraio
2001 emanato dalla Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5;

 

opposizione parzialmente accolta dalla
stessa giudice, che con decisione 29 aprile 2003 ha così statuito:

 

                                         “1.    L’opposizione 19/20 febbraio 2001 non
è ammessa e di conseguenza il sequestro no. __________ decretato
in data 8 febbraio 2001 su istanza di __________, nei confronti di __________ è
confermato.

 

                                          2.    L’istanza
19 febbraio 2001 di prestazione di una garanzia di almeno fr. 50'000.-- presentata
da __________ è respinta.

 

                                          3.    La
tassa di giustizia e le spese per fr. 400.-- sono poste a carico
dell’istante/opponente, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 5’000.-- a
titolo di indennità.

 

                                          4.    omissis.”

 

decisione impugnata da __________, che con appello 12 maggio 2003
chiede venga giudicato:

 

                                         “1.   L’appello inoltrato in data 9
maggio 2003 dal signor __________ i è integralmente accolto.

 

                                          2.    Di
conseguenza il dispositivo della sentenza 29 aprile 2003 del Pretore del
Distretto di Lugano, __________, è così modificato:

 

                                          I.     In
via principale

 

                                                 1.  L’opposizione 19/20 febbraio 2001 è
ammessa e di conseguenza
il sequestro no. __________, decretato in data 8 febbraio 2001 su istanza di
__________, nei confronti di __________ è annullato.

 

                                                 2.  La
tassa di giustizia e le spese per fr. 400.-- sono poste a carico della
__________, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 5’000.-- a titolo di
indennità.

 

                                                 3.  Intimazione
alle parti per il tramite dei rispettivi patrocinatori

 

                                         II.     In
via subordinata

 

                                                 1.  L’istanza 19 febbraio 2001 di
prestazione di una garanzia di almeno fr. 50'000.-- presentata dal Signor
__________ è accolta.

 

                                                 2.  Di
conseguenza la __________ è obbligata a prestare una garanzia di almeno fr.
50'000.--.

 

                                                 3.  La
tassa di giustizia e le spese per fr. 400.--sono poste a carico __________, con
l’obbligo di rifondere a controparte fr. 5'000.-- a titolo di indennità.

 

                                          3.
   Protestate tasse, spese e ripetibili d’appello.”

 

Viste le osservazioni 16 giugno 2003 di
__________;

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
istanza 8 febbraio 2001 diretta contro __________, domiciliato in __________,
__________, con sede nelle __________, ha chiesto alla Pretore del Distretto di
Lugano, Sezione 5, a concorrenza di fr. 500’000.--, il sequestro ex art. 271
cpv.1 n. 4 LEF presso lo studio legale __________, di 50 azioni al portatore di
nominali fr. 1'000.-- cadauna della __________, nonché presso __________, di
tutti gli averi (titoli, depositi, conti, ecc.) appartenenti al debitore, in
particolare tutti i beni intestati a __________ e segnatamente (ma non
esclusivamente) il conto no. __________.

 

 

                                  B.   Il medesimo giorno, la Pretore ha ordinato il sequestro come richiesto,
con l’indicazione seguente alla rubrica del titolo di credito: «“Loan
Agreement” sottoscritto a Ginevra il 23 giugno 1993 da __________, con
__________ ”».

 

                                         Non
essendo le azioni di __________ depositate presso lo Studio __________,
l’Ufficio di esecuzione di Lugano ha sequestrato unicamente il conto corrente
della società presso __________ (cfr. appello, p. 3 ad D1 e osservazioni, p. 2
ad II.1).

 

 

                                  C.   Il 19 febbraio 2001, il sequestrato ha interposto opposizione ex
art. 278 LEF, allegando che nessuno dei presupposti per la concessione del
sequestro era realizzato. Con istanza separata, il sequestrato ha inoltre
chiesto che la sequestrante venisse obbligata a prestare una garanzia ex art.
273 LEF di almeno fr. 50'000.--.

 

 

                                  D.   All’udienza
di discussione dell’11 giugno 2001, l’opponente ha in particolare nuovamente
contestato che il presupposto dell’appartenenza dei beni sequestrati fosse
stato reso verosimile, per il motivo che la dichiarazione rilasciata da sé
stesso nel 1995 (doc. C) non dimostrava chi era l’attuale proprietario delle
azioni di __________.

 

 

                                  E.   Con
sentenza 29 aprile 2003, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha respinto
sia l’opposizione che la domanda di garanzia ex art. 273 LEF.

                                         La prima
giudice ha segnatamente ritenuto che l’identità economica esistente tra
__________ e il debitore sequestrato, così come traspare dai doc. C (scritto 29
marzo 1995 del debitore che dichiara di detenere il 100% delle azioni di
__________), H (contratto in cui la società “__________, rappresentata dal debitore,
viene indicata come facente parte del “gruppo __________ ”) e L (designazione
del debitore quale rappresentante permanente di __________ presso la società
__________), giustificava in via eccezionale il sequestro dei beni della società.

 

 

                                  F.   Con
appello 12 maggio 2003, __________ chiede l’accoglimento della sua opposizione
e la revoca del sequestro. 

                                         L’appellante
evidenzia in particolare come egli e __________ siano due persone giuridiche
distinte, di modo che i beni della seconda non possono essere sequestrati per
presunti crediti verso il primo.

 

 

                                  G.   Nelle
sue osservazioni, la sequestrante, sulla questione dell’appartenenza dei beni
sequestrati, rileva come l’appellante non abbia contestato di essere
attualmente ancora il beneficiario del 100% del pacchetto azionario di
__________.

 

 

 

Considerando

 

 

in diritto:                  1.   Questioni procedurali

 

                               1.1.   Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per
la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5
cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è
retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio. 

 

                               1.2.   Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base
dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente
verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni
appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art.
271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di
sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno
una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio
nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale
delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere
al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di
regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore
sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze
di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il
contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP
révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP
révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la
procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,
6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf
Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).

 

                               1.3.   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF),
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione
esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op.
cit., p. 478; Gilliéron, op.
cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le
condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora
sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione
(cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n.
71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al
giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 38 ad art.
278).

 

                               1.4.   La nuova decisione
(sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser, op. cit., n. 44-45 ad
art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità
giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino
la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF
nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli
fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art.
22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare –
sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed
eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art.
278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al
realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate
dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il
mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo
annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro
rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate
soluzioni intermedie (cfr. Amonn/
Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb,
op. cit., p. 482).

 

                               1.5.   

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massima
dispositiva ("Dispositionsma­xime"), il principio attitatorio
("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di
concentrazione (cfr. Jérôme Piégai,
La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi
Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho
von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto
altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato
allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod
non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta
stante ("Beweismittel­beschrän­kung"), salvo che il fatto allegato
sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/ Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts,
7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s.,
che però non convince, cfr. CEF 15 maggio [14.2002.6], cons. 1.5a).

                                         Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti
("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di
diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con
l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl,
La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).
Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                  b)   I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che
in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro
ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non
debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.

 

                                  c)   Vi è
verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano
al vero (Piégai, op. cit., n.
792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni
cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d): 

                                         1)   vi
è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,
cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art.
272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                         2)   dall’esame
degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti
per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la
probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto
altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre
soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere
inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti
diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

 

                                         Per
garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal
sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal
profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale
raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata
quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle
condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron,
BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op.
cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe
verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che
l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del
sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés
et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP,
Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op.
cit., p. 467 s.).

 

 

                                   2.   Condizioni
materiali per la concessione del sequestro

                                         Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro viene concesso dal giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile
l'esistenza:

                                         1.
del credito;

                                         2.
di una causa di sequestro;

                                         3.
di beni appartenenti al debitore.

 

                                         In casu,
tutti i presupposti sono litigiosi. Per economia di procedura, occorre esaminare
in primo luogo il terzo presupposto.

 

 

                                   3.   Sull’appartenenza
dei beni sequestrati

                                         Il
sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente
crediti di cui egli è titolare (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III
112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale
determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica
(DTF 107 III 104 cons. 1; Amonn/Gasser,
op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto
considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto
civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore
sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può
tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF
105 III 112-113, 102 III 165 ss.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui
è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di
un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni
appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF;
Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991
III p.1 19; Stoffel, op. cit., n.
61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).

 

                               3.1.   Contrariamente a
quanto sostiene l’appellante, non vi sono seri dubbi che egli sia azionista
unico di __________. Egli non contesta infatti di esserlo stato nel 1995, come
peraltro da lui stesso esplicitamente dichiarato nello scritto 29 marzo 1995 prodotto quale doc. C. Orbene, spettava
all’appellante dimostrare, o almeno rendere altamente verosimile, di aver
ceduto le azioni dopo detta dichiarazione, che si voglia qualificare tale
cessione quale fatto distruttivo (cfr. Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 1187) oppure
che si consideri che trattandosi per la sequestrante della prova di un fatto
negativo (assenza di cessione) l’appellante era tenuto a collaborare alla
procedura probatoria (cfr. DTF 102 III 170, cons. II.2.c). Egli non ha però
portato alcun indizio a favore della propria tesi e del resto non ha nemmeno
formalmente allegato di aver ceduto le azioni. Appare pertanto altamente
verosimile che l’appellante detenesse ancora l’intero capitale azionario di
__________ al momento del sequestro.

 

                               3.2.   Da quanto esposto al
cons. 3 si evince che l’identità economica tra due persone non giustifica da
sola il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi. Ciò può avvenire
soltanto in casi eccezionali, ovvero quando sono realizzate determinate circostanze
supplementari. Secondo il Tribunale federale (cfr. DTF 105 III 113; 102 III 169
s., cons. II.1) e la dottrina (cfr. ad es. Peter Nobel, Der wirtschaftlich
Berechtigte – Ein unsicheres Konzept, SZW 1999, p. 259 ad 2; Andreas von Planta, La théorie de la
transparence, in: Responsabilité de l’actionnaire unique, Zurigo 2000, p. 19 ad
1), si può far astrazione dall’indipendenza giuridica tra società e
beneficiario economico con il cosiddetto “Durchgriff” (in francese:
“transparence” o “levée du voile corporatif”, cfr. Roland Ruedin, Droit des sociétés, Berna 1999,
n. 710) solo quando siffatta indipendenza risulta abusiva. Tale eccezione viene
giustificata con riferimento sia all’art. 2 cpv. 2 CC (proibizione dell’abuso
manifesto di diritto) che ai limiti intrinseci della nozione di persona
giuridica (cfr. von Planta, op.
cit., p. 19 s. ad 2). Si distinguono la trasparenza diretta (“direkter
Durchgriff”), che rende responsabile l’azionista principale dei debiti della società,
dalla trasparenza rovesciata (“umgekehrter Durchgriff”) – che al contrario
rende la società responsabile dei debiti personali dell’azionista – o laterale
(“Querdurchgriff”) – nei rapporti tra società affiliate.

 

                               3.2.   Ad esaminare meglio la
tematica, occorre tuttavia distinguere due situazioni:

 

                                  a)   La teoria della
trasparenza, dal profilo civilistico, conduce a rendere responsabile una
persona per il debito o i debiti di un’altra. Per mettere in opera questa responsabilità,
il creditore non può tuttavia far pignorare o sequestrare attivi della persona
così resa responsabile senza promuovere un’esecuzione contro la stessa (cfr.
DTF 105 III 112, cons. 3). Se una tale esecuzione comporta il vantaggio per il
creditore di poter attingere all’intero patrimonio del responsabile, essa
consente pure ai creditori di quest’ultimo di poter difendere efficacemente i
propri diritti, contestando se del caso il diritto del creditore nella
procedura di appuramento dell’elenco oneri (art. 140, 250 LEF) o di
contestazione della graduatoria (art. 148, 250 LEF).

                                         Una simile ipotesi non è
realizzata in concreto, perché la sequestrante ha scelto di dirigere il
sequestro non contro la società a nome della quale sono intestati gli attivi
bancari sequestrati bensì a nome dell’azionista unico e qui appellante.

 

                                  b)   Dal profilo più
specificamente esecutivo, la teoria della trasparenza giunge invece a estendere
in qualche modo il patrimonio del debitore a beni appartenenti giuridicamente a
terzi. Ciò avviene generalmente soltanto rispetto a beni determinati (e non a
tutto il patrimonio del terzo, salvo che il debitore sequestrato abbia
costituito la società “terza” unicamente per dissimulare i propri beni) che
sono stati abusivamente incorporati nel patrimonio del terzo allo scopo di
impedire ai creditori del debitore sequestrato di farli sequestrare. Il
“Durchgriff” provoca la distrazione del bene considerato dal patrimonio del
terzo. La posizione procedurale dei creditori di quest’ultimo è pertanto
abbastanza debole. Solo con un’esecuzione tempestiva contro il terzo essi
possono sperare di impedire la realizzazione forzata del bene. Un eventuale
abuso di diritto commesso a scapito del sequestrante è però opponibile ai
creditori del terzo, seppur di buona fede, quando il bene poi sequestrato è
stato acquistato con fondi personali del debitore sequestrato sui quali il
terzo non aveva alcun legittimo diritto.

                                         La fattispecie in esame
appartiene a quest’ultima tipologia.

 

                               3.3.   Come già esposto,
un’eccezione al principio d’indipendenza (o “tenuta stagna”, cfr. von Planta, p. 19, titolo 1) della
società anonima si giustifica solo qualora – eccezionalmente – l’invocazione
della dualità giuridica da parte del debitore appaia abusiva. Ciò si
verificherà solo in casi concreti, in generale limitatamente a un bene
determinato che il debitore ha abusivamente fatto intestare alla società (o
viceversa).

                                         Nel caso sottoposto al
Tribunale federale nella già citata sentenza apparsa in DTF 102 III 165 ss.,
quest’ultimo ha confermato la decisione cantonale con cui era stata accolta
l’azione in contestazione della rivendicazione ex art. 106 LEF promossa dal creditore
sequestrante contro la società proprietaria del fondo sequestrato, per il
motivo che il debitore sequestrato, azionista unico della società, agiva
abusivamente nel, da una parte, rifiutare d’indicare l’ubicazione delle sue
azioni e, dall’altra, suscitare la rivendicazione da parte della società del
suo diritto di proprietà sul fondo, con il manifesto scopo di sottrarre un
attivo ai propri creditori. Il Tribunale federale ha inoltre sottolineato come
la società non avesse altri creditori se non il debitore sequestrato.

                                         Nello stesso senso, questa
Camera ha già avuto modo di stabilire l’ammissibilità di un sequestro, in un
caso in cui il sequestrante aveva reso verosimile il carattere manifestamente
abusivo dell’opposizione interposta dal debitore sequestrato, siccome lo stesso
aveva, in apparenza almeno, fatto costituire una società all’unico scopo di
farle comprare una villa di cui sarebbe poi divenuto inquilino, con il
manifesto intento d’impedirne il sequestro (cfr. CEF 5 luglio 2000
[14.00.0008]; apparentemente nello stesso senso la giurisprudenza zurighese,
cfr. Breitschmid, op. cit., p.
1014 ad n. 2.4.2). In un'altra fattispecie, questa Camera ha confermato il
sequestro di un immobile che la debitrice sequestrata, trasferitasi all’estero,
aveva donato a suo figlio ancora agli studi, in condizioni tali da ritenere un
trafugamento di bene ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (cfr. CEF 7 aprile
2003 [14.03.2]). In un terzo caso, è stata invece ammessa l’opposizione al
sequestro fondata sul fatto che il proprietario del fondo sequestrato non era
il debitore bensì una società, perché non solo non era stato reso verosimile
che il debitore deteneva tutte le azioni della società ma ancora il fondo
risultava essere stato ceduto alla società in un momento in cui il divorzio, sul quale la sequestrante fondava le sue pretese, non
era ancora stato chiesto né appariva essere stato sul punto di esserlo
(cfr. CEF 4 maggio 2001 [14.01.2], cons. 3.4 e 3.5).

 

                               3.4.   In concreto, né la
prima giudice né la sequestrante fanno valere che i conti sequestrati sarebbero
stati aperti all’unico scopo di ledere i diritti della sequestrante e nemmeno
indicano elementi per ritenere che l’opposizione dell’appellante sulla questione
dell’appartenenza dei beni sequestrati sia manifestamente abusiva. Al contrario,
la sequestrante allega e rende verosimile di aver versato (o fatto versare) gli
importi pattuiti nel contratto di mutuo di cui al doc. B direttamente sul conto
della società __________ (cfr. doc. D, E, F e G). Non può pertanto rimproverare
al debitore di avere, abusivamente e a sua insaputa, trasferito siffatti fondi
alla società. Neanche la sequestrante asserisce che il debitore avrebbe
successivamente intestato propri conti a __________ al fine di ostacolare il
rimborso del mutuo. Non è poi possibile, a questo stadio della procedura,
rimproverare all’appellante un abuso di diritto per non avere indicato il luogo
di situazione delle azioni di __________, poiché un obbligo d’informazione –
almeno per quanto concerne la questione della localizzazione – potrà
eventualmente essergli imposto solo nella fase del pignoramento (cfr. art. 91
cpv. 1 LEF), mentre in sede di sequestro spetta al sequestrante indicare il
luogo di situazione dei beni materiali di cui chiede il sequestro (cfr. Stoffel, Basler Kommentar, n. 23 ad
art. 272; Pierre-Robert Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 31 ad art. 274).

 

                               3.5.   Il presupposto
dell’appartenenza dei beni sequestrati non risulta pertanto adempiuto. Il
sequestro va quindi annullato, senza che sia necessario esaminare gli altri
presupposti.

 

 

                                   4.   Sulla garanzia ex art.
273 LEF

                                         Per
l’art. 273 cpv. 1 LEF, il creditore è responsabile nei confronti sia del
debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il
giudice può, anche d’ufficio, obbligarlo a prestare garanzia. Secondo la
giurisprudenza di questa Camera (cfr. CEF 31 maggio 2002 [14.02.16],
cons. 5; 22 gennaio 2003 [14.02.102], cons. 7; 9 maggio 2003 [14.03.26], cons.
4), la garanzia è tuttavia solo un accessorio del sequestro nel senso che la
facoltà di chiederne l’imposizione al sequestrante decade con il sequestro
stesso, ritenuto che la garanzia già prestata viene ovviamente mantenuta anche
nel caso in cui il sequestro decade e ciò a garanzia dell'azione di
responsabilità per sequestro infondato (art. 273 cpv. 2 LEF); del resto, qualora
il sequestro sia già decaduto per altri motivi (come nella fattispecie in
seguito all’accoglimento dell’opposizione interposta dal sequestrato), la comminatoria
in virtù della quale il sequestro sarà considerato caduco se la garanzia non
viene versata nel termine fissato dal giudice del sequestro – deterrente
specifico all’art. 273 cpv. 1 secondo periodo LEF – diventa priva di oggetto.
Visto l’esito della presente procedura, non occorre obbligare la parte appellata
a prestare garanzia; del resto, la domanda appellatoria espressa in via
subordinata è comunque decaduta con l’accoglimento della domanda principale.

 

 

                                   5.   L’appello
va quindi accolto.

                                         La tassa
di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

 

 

 

 

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62
OTLEF,

 

 

pronuncia:                 

 

                                   1.   L’appello
12 maggio 2003 di __________, è accolto.

 

                               1.1.   Di
conseguenza, i dispositivi n. 1 e 3 della sentenza 29 aprile 2003 (OS.2001.5)
della Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, sono riformati come segue:

                                         “1.    L’opposizione
19/20 febbraio 2001 è ammessa e di conseguenza il sequestro n. __________
dell’8 febbraio 2001 è annullato.

 

                                          3.    La
tassa di giustizia in fr. 400.-- è posta a carico di __________, che rifonderà
a __________ fr. 5’000.-- a titolo di indennità.”

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 600.--, già anticipata
dall’appellante, è posta a carico di __________, che rifonderà a __________ fr.
2’500.-- a titolo di indennità.

 

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         –                                      __________

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario