# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35d0a11f-43ac-5359-af2a-a84efb9d8484
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-06-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.06.2015 11.2013.31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2013-31_2015-06-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2013.31

  	
  Lugano

  11 giugno 2015/jh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2008.432 (divorzio su richiesta unilaterale, poi su richiesta comune con
accordo parziale) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 2 luglio 2008 da

 

	
   

  	
  AP 1 ora in () 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 25 marzo 2013 presentato da AP 1 contro la decisione emessa dal Pretore il
7 marzo 2013;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 e AP 1 (entrambi del 1970),
cittadini italiani, si sono sposati a __________ il 16 marzo 1995. Dal
matrimonio non sono nati figli. Nel 1999 i coniugi hanno acquistato una villa a
__________ (Spagna) per € 240 404.84. Broker
assicurativo, il marito lavorava per la N__________, __________, __________,
per la G__________, __________, succursale di __________ ed era amministratore
unico della S__________ SA, __________, attiva nella sicurezza personale. La moglie ha cominciato a lavorare nel marzo
del 2006, prima come impiegata per la Si__________ di __________ e poi come
assistente al servizio catering per la __________ di __________. I coniugi
vivono separati dall'aprile del 2006, quando AP 1 ha lasciato l'abitazione
coniu­gale di __________ (proprietà per piani n. 18 467 della particella n.
522 RFD, intestata al marito), sistemandosi in un appartamento a __________.
Dalla separazione il marito ha versato alla moglie, d'intesa con quest'ultima,
un contributo alimentare di fr. 4000.– mensili.

  

                            B.  Il 2 luglio 2008 AP 1 ha
promosso azione di divorzio davanti al Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6, chiedendo che in liquidazione del regime dei beni ogni
coniuge ricevesse la metà degli acquisti dell'altro, oltre alla metà della
prestazione d'uscita maturata dall'altro presso il rispettivo istituto di previdenza
professionale, e che il marito fosse tenuto a versarle un contributo alimentare
di fr. 4000.– mensili fino al “momento in cui la liquidazione del regime
matrimoniale sarà terminata e completata con la devoluzione”.

 

                            C.  Il 13 ottobre 2008 l'Assicurazione Invalidità ha riconosciuto a AO 1 una rendita
intera (grado di invalidità 100%) retroattiva­mente dal 1° febbraio 2007. Il 21
aprile 2009 il Tribunale di __________, sezione IV civile, ha omologato un
verbale di separazione personale consensuale del 9 aprile precedente sottoscritto
da AO 1 e AP 1 in cui i due dichiaravano di provvedere ciascuno al proprio
mantenimento. Il 31 maggio 2009 AP 1 ha cessato l'attività lucrativa per la __________,
cominciando a riscuotere indennità di disoc­cupazione.

                                  

                            D.  Nella sua risposta del
25 settem­bre 2009 AO 1 ha proposto di respingere l'azione, contestando la
competenza del Pretore. Con decreti del 29 gennaio 2010 il Pretore ha respinto
l'eccezione d'incompetenza e ha respinto una richiesta della moglie intesa a vedersi
riconoscere un contributo alimentare provvisionale. AP 1 ha replicato il 29
dicembre 2010 alla risposta del marito, mantenendo il proprio punto di vista,
salvo chiedere in via subordinata la metà dell'immobile a __________, il
versamento di almeno fr. 300 000.– in liquidazione
del regime dei beni e un imprecisato importo a titolo di indennità giusta l'art.
124 cpv. 1 CC. Essa ha postulato inoltre il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Con duplica del 17 gennaio 2011 il convenuto ha ribadito la sua
posizione. 

 

                            E.  All'udienza preliminare del
30 marzo 2011 AO 1 ha aderito al principio del divorzio e nel corso
dell'istruttoria è stato condannato dal Pretore a versare alla moglie una
provvigione ad litem di fr. 10 000.–.
L'istruttoria è terminata il 26 novembre 2012. Nel suo memoriale conclusivo del
10 gennaio 2013 AP 1 ha poi ribadito le proprie domande, precisando in fr. 1 680 945.–
la pretesa in liquidazione del regime dei beni e in fr. 72 858.– l'indennità chiesta in virtù dell'art.
124 cpv. 1 CC, non senza postulare in subordine l'attribuzione della proprietà
dell'immobile a __________. Il dibattimento finale del 16 gennaio 2013 è andato
deserto.

 

                             F.  Statuendo il 7 marzo 2013,
il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha condannato AO 1 a versare alla moglie
fr. 194 207.35 in liquidazione
del regime dei beni entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza,
ha riconosciuto ad AP 1 un'indennità adeguata sulla base dell'art. 124 cpv. 1 CC
di fr. 68 139.– e ha respinto la richiesta
di contributo alimentare. La tassa di giustizia di fr. 3000.– e le spese sono
state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili. Contestualmente il Pretore ha rifiutato all'attrice il beneficio
dell'assistenza giudiziaria.

 

                            G.  Contro la decisione appena citata
AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 25 marzo 2013 per ottenere, previa concessione del gratuito patrocinio, la riforma
del giudizio impugnato nel senso di aumentare a fr. 1 580 935.–
la sua spettanza in liquidazione del regime dei beni o, in via subordinata, di
assegnarle la metà dell'immobile a __________ e di riconoscerle fr. 330 935.– in liquidazione del regime dei beni, così
come un contributo alimentare di fr. 4000.– mensili fino al “momento in cui la
liquidazione del regime matrimoniale sarà terminata e completata con la devoluzione”.
Nelle sue osservazioni del 6 maggio 2013 AO 1 propone di respingere l'appello.
Il 28 ottobre 2013 AP 1 si è trasferita definitivamente a __________.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle
impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC).
Le sentenze intimate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 in materia di divorzio
sono appellabili pertanto entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1
CPC), sempre che – ove rimangano in discussio­ne solo controversie patrimoniali
– il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). Nella fattispecie tale presupposto è sicuramente dato, ove appena
si consideri la pretesa dall'attrice in liquidazione del regime dei beni.
Quanto alla tempestività dell'appello, la decisione impugnata è pervenuta alla
legale di AP 1 l'11 marzo 2013. Consegnato alla cancelleria del Tribunale
d'appello il 25 marzo 2013, il rimedio in esame è pertanto ricevibile.

 

                             2.  All'appello AP 1 acclude nuova documentazione: la propria tassazione 2011 (emessa
il 6 marzo 2013), una richiesta per ottenere il sussidio di
disoccupazione in Spagna, la relativa decisione favorevole (entrambe del 19
ottobre 2012), una decisione del 5 ottobre 2012 con cui l'Ufficio della migrazione
concede ad AP 1 il permesso di assenza dalla Svizzera dal 4 al 31 dicembre 2012,
una sentenza del 6 dicembre 2012 con cui il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 5, ha concesso a AO 1 una moratoria di tre mesi per
l'appuramento bonale dei debiti mediante trattative private, una lettera del 14
gennaio 2013 con cui l'Ufficio di esecuzione di Lugano comunica ai creditori la
designazione dell'avv. __________ quale commissario per l'appuramento dei
debiti e una lettera del 23 gennaio 2013 con cui l'avv. PA 1 notifica al
commissario i crediti della propria patrocinata.__________ L'11 novembre 2013
l'appellante ha prodotto inoltre una dichiarazione del 25 ottobre 2013 con cui
la Banca __________ di __________ de __________ attesta che essa figura negli archivi
come titolare di un conto e comunica le somme trasferite da tale conto al conto
di AO 1 presso il medesimo istituto. L'appellante ha fatto seguire altresì estratti
di un conto congiunto dei coniugi presso la medesima banca dal 1999 al 2008 e i
giustificativi delle imposte pagate tramite la banca per l'immobile di __________
dal 2006 in poi.

 

                                  Ora, nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono proponibili in
appello solo se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla giurisdizione
inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile,
tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). Premesso ciò, tranne la tassazione 2011 (emessa dopo la decisione
impugnata), nella fattispecie tutti gli altri documenti – e segnatamente gli
estratti bancari – potevano senz'altro essere sottoposti tempestivamente al
Pretore. Ne discende la loro irricevibilità.

 

                             3.  Litigiosi
rimangono in questa sede la liquidazione del regime dei beni, così come il
contributo alimentare per moglie. Tutto il resto, compreso il principio del
divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315
cpv. 1 CPC). Le controversie relative allo scioglimento del regime dei beni
vanno esaminate prima delle questioni inerenti ai contributi alimentari (RtiD
II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD I-2005 pag. 778 n. 57c).

 

                              I.  Sulla liquidazione del regime
dei beni

 

                             4.  Il Pretore ha rilevato anzitutto
che in concreto lo scioglimento del regime dei beni non risale al 2 luglio
2008, quando la moglie ha promosso azione di divorzio, bensì al 29 gennaio 2008,
quando il marito ha adito il Tribunale di __________ con domanda di separazione
giudiziale. Posto ciò, egli ha escluso che la moglie fosse comproprietaria e avesse
sovvenzionato l'acquisto dell'immobile a __________, comperato dal marito,
rimproverando alla medesima di non avere recato alcun elemento “né che confuti
la bontà dell'iscrizione nei registri, né che dimostri il finanziamento attraverso
risorse riconducibili a entrambi coniugi”. Né, a mente sua, si intravedono motivi
che avrebbero trattenuto la moglie dall'intervenire “per correggere
l'incongruenza dell'iscrizione a registro fondiario con la realtà”. Per di più,
i pagamenti ai venditori erano stati eseguiti per ordine del solo marito, ancorché
l'origine del denaro non fosse chiara. Secondo il Pretore, poi, nulla risultava
sulla consistenza di risparmi accantonati dai coniugi durante i primi anni di
matrimonio, quantunque AO 1 non fosse nuovo “a consistenti elargizioni da parte
di famigliari”, avendo ricevuto in donazione dal padre – tra l'altro – l'abitazione
coniugale di __________. Per il Pretore, quindi, l'immobile in Spagna risulta un
bene proprio del marito, ciò che esclude di attribuire alla moglie la proprietà
del bene, “nulla spettandole dalla liquidazione, se non limitatamente ai
redditi dallo stesso derivanti”, ma per i quali essa niente ha preteso. 

 

                                  Il primo giudice ha riconosciuto ad
AP 1, per contro, un credito di fr. 44 890.–
(ammesso dal marito) per il valore dei mobili e delle suppellettili negli
immobili di __________ 

                                  e di __________. Egli le ha
riconosciuto altresì un credito di 

                                  fr.
17 000.– per il valore di una collezione d'armi e uno
di fr. 1250.– per il valore di due motociclette. Infine egli ha accolto
la pretesa della moglie intesa a vedersi riconoscere la metà del valore di riscatto di due assicurazioni sulla vita del
marito, per fr. 105 881.35, e ha
riconosciuto alla stessa un credito di fr. 25 186.–,
pari alla metà degli averi bancari del coniuge. In definitiva il Pretore ha calcolato
così la spettanza di AP 1 in fr. 194 207.35.

 

                             5.  L'appellante contesta che l'immobile
di __________ sia un bene proprio del marito, la presunzione di proprietà
derivante dall'iscrizione nel registro fondiario non escludendo – a suo avviso –
che il fondo rientri negli acquisti del titolare. Essa sottolinea che l'immobile
è sempre stato considerato dai coniugi come un bene comune e che quella è
sempre stata la reale e comune volontà sin dall'acquisto, la decisione di intestare
il bene al marito essendo intesa nei confronti di terzi, ma non internamente,
tant'è che il coniuge ha sempre parlato al plurale per descriverne l'acquisto e
l'arredamento. L'appellante soggiunge che tale volontà è sempre stata riconfermata
anche nel corso delle trattative per raggiungere una convenzione sugli effetti
del divorzio, nel cui ambito il suo diritto su tale bene è rimasto indiscusso.
Prova ne sia che l'ultima proposta abbozzata dal Pretore, la quale prevedeva un
suo diritto alla metà del ricavo della vendita, era stata accettata dal marito seduta
stante. L'interessata fa valere dipoi che AO 1 si è sempre disinteressato dal
bene, né si è mai espresso in modo chiaro in pendenza di causa sul relativo
destino, né si è battuto per riprenderne il possesso o difendere il suo diritto
di proprietà.

 

                                  Quanto al finanziamento del fondo,
l'appellante fa notare che il marito non ha provato di averlo acquistato con
mezzi propri, segnatamente con capitali provenienti dalla di lui famiglia. A mente
sua, l'apertura di un conto ipotecario congiunto presso la Banca __________ di __________,
sul quale lei faceva confluire i proventi della locazione dell'immobile, rende
verosimile anzi che il finanziamento è avvenuto con acquisti dai quali “molto
verosimilmente i coniugi ebbero ad attingere per acquistare l'immobile”, anche
perché a quei tempi il marito conseguiva redditi elevati e i coniugi
sostenevano un alto tenore di vita. L'appellante ricorda poi che il marito non
ha dato seguito all'edizione dei giustificativi bancari e d'acquisto rivoltagli
proprio per dimostrare le modalità di finanziamento, onde l'applicabilità della
sanzione prevista dall'art. 210 CPC ticinese. In definitiva l'immobile va dunque
attribuito agli acquisti del marito e a lei va riconosciuta la metà del suo valore
(fr. 1 250 000.–)
o, quanto meno, la mezza proprietà del fondo.

 

                             6.  Nella fattispecie non è
contestato che l'immobile di __________ sia stato acquistato nel 1999 da AO 1,
il quale ha stipulato il contratto di compravendita e figura quale proprietario
nel registro spagnolo delle proprietà (doc. I e LL). E la persona iscritta,
come ha ricordato il Pretore, beneficia della forza probante dell'art. 9 cpv. 1
CC (oltre che del nuovo art. 179 CPC), la quale va riconosciuta per principio
anche ai registri esteri (Rüetschi
in: Berner Kommentar, ZPO, edizione 2012, n. 36 ad art. 179 con rinvio alla
sentenza del Tribunale federale 5A.3/2007 del 27 febbraio 2007 consid. 2). In
simili circostanze incombeva quindi alla moglie dimostrare i diritti vantati sul
bene, dimostrandone in particolare la comproprietà. Dagli atti però non emerge
alcuna prova in tal senso. Che all'interrogatorio formale il convenuto abbia usato
il plurale per riferirsi all'acquisto dell'immobile (“abbiamo acquistato la
casa”: verbale del 22 novembre 2011, risposta n. 4), nulla indizia, ove appena
si consideri che poco prima egli aveva usato il singolare per la medesima circostanza
(“ho acquistato la villa”: risposta n. 3). Quanto al fatto che durante le
trattative per giungere a una convenzione sugli effetti del divorzio il marito
fosse disposto a suddividere il ricavo della vendita, ciò ancora non significa
che egli riconoscesse di non essere l'esclusivo proprietario del bene. Per comporre
una lite nelle vie amichevoli le parti devono far capo necessariamente a mutue concessioni,
sicché il loro comportamento non pregiudica le rispettive ragioni in caso di
trattative infruttuose. Nemmeno il fatto che il marito possa essersi dimostrato
poco interessato all'immobile o che nulla abbia intrapreso per rivendicarne il
possesso basta a sostanziare dubbi sulla titolarità del fondo, tanto meno se si
pensa che dal 2007 AO 1 era intenzionato a vendere (interrogatorio formale:
loc. cit., risposta n. 3). Nessuna prova conforta in ultima analisi un diritto
dell'appellante sull'immobile in rassegna, il che esclude d'acchito la
richiesta subordinata di attribuire ad AP 1 una quota di comproprietà, nessuna
norma conferendo il diritto di ottenere (o di imporre) l'assegnazione di beni in
natura a un coniuge contro la volontà dell'altro.
Su questo punto l'appello manca di consistenza.

 

                             7.  L'iscrizione della
proprietà esclusiva di un immobile nel registro fondiario ancora non significa,
per ciò soltanto, che il fondo sia un bene proprio del titolare (I CCA,
sentenza inc. 11.2012.99 del 5 marzo 2015, consid. 6cd con rinvio alla sentenza
del Tribunale federale 5A_676/2010 del 13 dicembre 2011, consid. 3.2.1). Determinante
al proposito è la questione di sapere come sia stato finanziato l'acquisto
dell'immobile, ciò che permette di attribuire il fondo ai beni propri o agli
acquisti del coniuge intestatario.

 

                                  a)   Secondo
l'art. 200 cpv. 3 CC fino a prova del contrario tutti i beni di
un coniuge sono considerati acquisti. Nella fattispecie
spettava dunque a AO 1 dimostrare di avere profuso beni propri nella
compravendita del fondo, non alla moglie dimostrare che l'acquisto è avvenuto
con mezzi di entrambi i coniugi. La prova dell'appartenenza di un bene a una
massa può essere recata con qualsiasi mezzo (documenti, testimoni, perizia, inventario),
purché si tratti di una prova piena (Steinauer
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 12 ad art. 200; Hausheer/Aeby-Müller in: Basler Kommentar,
ZGB I, 5ª edizione, n. 22 ad art. 200). Presunzioni di fatto o di diritto come quelle applicabili per determinare la proprietà di un bene non
entrano in linea di conto (I CCA, sentenza inc. 11.2011.100 del 24 settembre
2013, consid. 6c con riferimento ad Hausheer/Reus­ser/Geiser
in: Berner Kommentar, edizione 1992, n. 39 ad art. 200 CC). In
caso di investimento va dimostrato così il flusso concreto dei pagamenti e non solo
la possibilità di finanziamento (DTF 138 III 203 consid. 6.2).

 

                                  b)  Nel
caso specifico AO 1 ha sempre dichiarato che la compravendita del fondo è
avvenuta “quasi esclusivamente” grazie a capitali dei suoi familiari (petizione, pag. 3 punto 5; replica, pag. 3). Non ha mai allegato tuttavia
alcun elemento concreto. Dagli atti si evince unicamente che il prezzo ammontava
a 40 milioni di pesetas, pari a € 240 404.84 (atto di compravendita
“con surrogazione di ipoteca” dell'11 gennaio 1999: doc. I, 17° foglio) e che i
coniugi erano contitolari di un conto presso la Banca __________, succursale di
__________, __________ (doc. I, 28° foglio). Tutto si ignora però sull'origine
dei fondi per l'acquisto dell'immobile. Certo, nell'atto di compravendita il marito
ha dichiarato che i coniugi vivevano nel regime della separazione dei beni, ma
simile dichiarazione – per altro unilaterale (doc. O: riassunto scritto del 17
ottobre 2007, pag. 2, 6° foglio) – non prova che la moglie intendesse
riconoscere l'abitazione come bene proprio di lui. È vero inoltre che il 20 dicembre
1996 AO 1 ha ricevuto in donazione dal padre la proprietà per piani n. 18 467 della particella n.
552 RFD di __________ (doc. Y), tuttavia ciò non conferma che il fondo a __________
sia stato comperato con mezzi a lui pervenuti a titolo gratuito, come egli
avrebbe dovuto dimostrare (cfr. Steinauer,
op. cit., n. 7 ad art. 198 CC; Hausheer/Aeby-Müller,
op. cit., n. 18 ad art. 198 CC).

 

                                  c)   Ne discende che in concreto mancano prove sufficienti per desumere con
un minimo di certezza che l'acquisto della casa di __________
sia avvenuto con beni propri del marito. Né la natura dei fatti da accertare in
concreto giustificava un alleggerimento del grado di prova (cfr. DTF 130 III
324 consid. 3.2). In circostanze del genere l'immobile va quindi ritenuto
un acquisto del marito. E i redditi generati da un acquisto sono a loro volta
acquisti, come fa valere l'appellante.

 

                                  d)  Un'altra
questione è definire il valore venale dell'immobile in discorso al momento
della liquidazione del regime dei beni (art. 211 e 214 cpv. 1 CC). L'appellante
sostiene che tale valore ammonta ad almeno €
2 000 000.–, pari a fr.
2 500 000.–,
sulla scorta di valutazioni eseguite da alcune agenzie immobiliari (doc. II e
stima allegata alla lettera 28 settembre 2011 dell'avv. PA 1: act. XI). Il
marito ha sempre contestato quella stima, indicando che il fondo potrebbe
essere venduto “forse per un milione di franchi” (interrogatorio formale del 22
novembre 2011, risposta n. 3). Mancando un accordo tra coniugi, tocca al
giudice dirimere la questione, valendosi eventualmente di un perito (sentenza
del Tribunale federale 5C.85/2003 del 30 giugno 2003 consid. 3.2
pubblicato in: RNRF 84/2003 pag. 381 con rinvio a Hausheer/Reus­ser/Geiser, op. cit., n. 25 ad art. 211 CC; Steinauer, op. cit., n. 3 ad art. 211 CC;
Hausheer/Aeby-Müller, op. cit., n.
6. ad art. 211 CC).

 

                                        Non si
disconosce che, dopo avere chiesto una perizia sul valore del fondo, l'attrice ha
rinunciato alla prova. Si conviene altresì che il Pretore ha considerato l'immobile
come un bene proprio del marito, ciò che avrebbe reso superflua l'esecuzio­ne
di una perizia (Hausheer/Aeby-Müller, op.
cit., n. 4 ad art. 211 CC). Né si trascura che – al
limite – questa Camera potrebbe incaricare essa medesima uno specialista. Sta
di fatto che in tale ipotesi essa sarebbe poi chiamata ad accertare direttamente
– per la prima volta – il valore venale del bene, sottraendo le parti al loro
giudice naturale e togliendo loro un grado di giurisdizione munito di pieno
potere cognitivo nell'accertamento dei fatti. Ciò appare tanto meno opportuno ove
si pensi che il fondo è indubbiamente l'oggetto di maggior valore toccato dalla
liquidazione del regime matrimoniale (art. 318 cpv. 2 lett. c n. 2 CPC). Nelle
condizioni descritte giova così rinviare gli atti al Pretore perché determini
il valore dell'immobile a __________, conferendo alle parti il diritto di
esprimersi sugli accertamenti che risulteranno da 

                                       un'eventuale
perizia. In tale misura l'appello merita accoglimento.

 

                             8.  L'appellante contesta il
valore di fr. 89 780.– attribuito dal
Pretore ai mobili e alle suppellettili che si trovano negli stabili di __________
e di __________, rilevando che il marito stesso li avrebbe stimati in almeno fr.
103 000.–, riconoscendo ai soli quadri di __________
un valore di fr. 7000.–/8000.–. L'argomentazione è infondata. Intanto il
marito non risulta avere stimato il valore di quei mobili e di quelle suppellettili
in fr. 103 000.–. Inoltre ai quadri di __________
il marito ha riconosciuto non un valore di fr. 7000.–/8000.–, bensì di fr.
700.–/800.– (interrogatorio formale del 22 novembre 2011, risposta n. 5). In circostanze
siffatte la stima dell'appellante, del tutto aleatoria, non risulta sorretta da
alcun elemento oggettivo. Quanto ai tassi di cambio applicati dal Pretore nel giudizio
impugnato, essi non sono litigiosi.

 

                             9.  Relativamente alla
collezione di armi del marito, AP 1 sostiene che la valutazione dell'Ufficio di
esecuzione, come quella del marito stesso, è più alta dei fr. 34 000.– stimati
dal Pretore e raggiunge almeno fr. 41 250.–,
onde un suo credito di fr. 20 625.– e non
di soli fr. 17 000.–. Per tacere del fatto
nondimeno che AO 1 ha dichiarato un valore a nuovo della collezione di fr. 30 000.–/40 000.–”
(interrogatorio formale del 22 novembre 2011, risposta n. 1), il verbale di
pignoramento allestito dall'Ufficio di esecuzione riporta una stima di fr. 33 980.– (doc. UU). Come l'appellante giunga a una
valutazione di ben fr. 41 250.– non è
dato di capire. Insufficientemente motivata, la pretesa si rivela perciò
irricevibile.

 

                           10.  Per quanto riguarda il
valore dei veicoli, l'appellante si duole 

                                  che il Pretore non abbia tenuto
calcolo di una __________. A suo parere inoltre occorre fondarsi sui valori
indicati dal marito, non fosse che per la mancata produzione da parte di lui
dei documenti richiestigli in edizione. Oltre al valore di due moto __________
accertato dal Pretore, va considerato così quello di una moto __________ (fr. 20 000.–), quello di una __________ (fr. 2500.–), quello
di una __________ 

                                  (fr. 40 000.–), quello di una __________
(fr. 50 000.–) e quello della citata __________
(fr. 45 000.–), per complessivi fr. 160 000.–, di cui la metà in suo favore.

 

                                  a)   Nella
fattispecie il Pretore ha fatto risalire lo scioglimento del regime dei beni al
29 gennaio 2008, data in cui è stata introdotta la domanda di separazione
giudiziale davanti al Tribunale di __________ (art. 191 Codice civile italiano).
Invero il momento in cui una separazione consensuale esplica i suoi effetti nel
diritto italiano è controversa (Pescatore/Ruperto,
Codice civile annotato, 15ª edizione, n. 2 ad art. 191 e 2 ad art. 193; v.
anche Cian/Trabucchi, Commentario breve al Codice civile, 10ª
edizione, n. II ad art. 191). Sia come sia, nessuno critica la decisione del
Pretore su questo punto. 

                                       Ora,
il 29 gennaio 2008 il marito risultava intestatario di due moto __________, di due
__________ (una “__________” e una “__________”) e di una __________ (richiami
IX). Egli ha dichiarato poi di avere venduto le tre vetture, indicando
unicamente il ricavo per l'alienazione della __________ in fr. 2500.–
(interrogatorio formale del 22 novembre 2011, risposta n. 2). Quanto al valore
dei mezzi, l'appellante chiede di dipartirsi da quelli a nuovo indicati dal marito,
procedendo a un “equo e prudente apprezzamento”. Come ha ricordato
il Pretore, nondimeno, determinante in caso di alienazione successiva
allo scioglimento del regime matrimoniale è il prezzo di vendita (sentenza del Tribunale federale 5C.81/2001 del 14 gennaio 2002 consid. 5b, pubblicato in: RNRF 84/2003 pag. 250; Steinauer, op. cit., n. 12 ad art. 214 CC; Hausheer/ Aeby-Müller, op. cit., n. 5 seg. ad art. 214 CC), di cui in
con­creto tutto si ignora. Il valore d'acquisto non è di alcuna pertinenza, già
per il fatto che secondo il normale andamento delle cose subisce un
deprezzamento.

 

                                        Certo,
il convenuto non ha ottemperato all'edizione – decretata
dal Pretore – dei contratti di vendita delle vetture. E secondo l'art. 210 CPC
ticinese se una parte obbligata a produrre un documento non lo esibiva, doveva
essere tenuto per vero il fatto che si trattava di provare. A prescindere dal
fatto però che in concreto non si sa quali valori l'attrice intendesse
dimostrare a sostegno della sua pretesa, ciò che non adempiva le premesse per applicare
l'art. 210 CPC ticinese (I CCA, sentenza inc. 11.1996.50 dell'8 ottobre
1997, consid. 4), dopo essersi lamentata in un primo tempo per la mancata
produzione della documentazione da parte del marito (lettera del 17 ottobre
2011 nel fascicolo “corrispondenza”) l'attrice non ha più insistito per l'assunzione
della prova (verbale del 22 novembre 2011, pag. 4, e ordinanza di medesima data).
Né sussisteva nel caso in esame uno stato di necessità che
avrebbe permesso un alleggerimento dell'onere probatorio, l'attrice non avendo
fatto nulla per rendere verosimile il valore dei veicoli usati (si pensi alle
quotazioni “Eurotax”, scaricabili anche da Internet). Essa non può pretendere quindi
che questa Camera si sostituisca ora alla sua diligenza. In definitiva, nel
calcolo delle rispettive masse patrimoniali il Pretore terrà conto che negli
acquisti di ogni coniuge va inserito il valore – da lui trascurato – relativo
allo scioglimento della comproprietà sulla __________
(fr. 1250.– ciascuno; cfr. DTF 138 III 154 consid. 5.2).

 

                                  b)  Circa
la __________, pacificamente presa in
leasing dal convenuto nel febbraio del 2009, l'appellante dimentica che dopo lo
scioglimento del regime dei beni non si creano più nuovi acquisti (Deschenaux/Steinauer/Bad­deley, Les
effets du mariage, 2ª edizione, pag. 532 n. 1133, pag. 569 n. 1229 e pag. 599
n. 1306a), sicché poco importa quel che accade in seguito (cfr. DTF 138 III 199
consid, 4.3.2, 137 III 339 consid. 2.1.2 con riferimenti). Quanto alla moto __________,
essa non esisteva più allo scioglimento del regime dei beni, essendo stata
venduta nel 2001. Che fine abbia fatto il provento dell'alienazione non è dato
di sapere. Ne segue che sotto questo profilo
l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                           11.  L'appellante censura infine
la divisione dei conti bancari, facendo valere che il primo giudice avrebbe
dovuto fissare la data determinante per lo scioglimento del regime dei beni alla
separazione di fatto e tenere conto di “diversi importi confluiti successivamente
sui conti”. Essa definisce altresì arbitraria l'esclusione dal calcolo del
conto __________, estinto dal marito il 20 febbraio 2009 con un prelevamento di
fr. 52 249.95, “di cui fr. 26 125.– spettano alla moglie”. In ultima analisi
essa rivendica sulla base di ciò un credito di complessivi fr. 75 929.–.

 

                                  Sulla base di quale norma lo
scioglimento del regime dei beni andrebbe fatto risalire alla separazione di
fatto (1° aprile 2006) rimane un'incognita. Né l'appellante precisa quali altri
importi sarebbero confluiti sui conti del marito, il mero rinvio ad atti di
prima sede non potendosi considerare una motivazione sufficiente nel senso dell'art.
311 CPC (DTF 138 III 375 consid. 4.3.1; I CCA, sentenza inc. 11.2012.99 del 5 marzo 2015,
consid. 9a). Contrariamente a
quanto l'appellante sostiene, poi, il Pretore ha tenuto calcolo del conto
previdenziale “__________(pilastro 3A”), tant'è che ha inserito negli acquisti
del marito fr. 49 204.60 corrispondenti al
saldo il 29 gennaio 2008. Perché ciò sarebbe erroneo l'appellante non spiega.
Quanto ad accrediti sul conto successivi allo scioglimento del regime
matrimoniale, essi non rientrano nel calcolo dell'aumento (sopra, consid. 10b).
Una volta ancora di conseguenza l'appello vede la sua sorte segnata.

 

                             II.  Sul
contributo alimentare

                                  

                           12.  Relativamente contributo
alimentare per la moglie, il Pretore ha rilevato che nella misura in cui chiedeva
un contributo pendente causa, AP 1 avrebbe dovuto instare per l'emanazione di un
provvedimento cautelare, una decisione in 

                                  tal senso essendo stata emanata del
resto il 29 gennaio 2010 (inc. DI.2008.855). Quanto al periodo dopo il divorzio,
egli ha ritenuto la richiesta “difficilmente decifrabile, laddove l'attrice pretende
che il diritto all'alimento si esaurisca con la piena soddisfazione delle
pretese derivanti dalla liquidazione del regime matrimoniale”. Comunque sia, accertato
un matrimonio di lunga durata, egli ha determinato il reddito di AO 1 in fr. 8577.65
mensili (corrispondenti alle rendite AI e LPP) a fronte di un fab­bisogno minimo
di fr. 6574.20, non senza constatare che dal 15 giugno 2012 la disponibilità
di fr. 2000.– mensili è pignorata per pagare debiti di fr. 44 370.–. Il primo giudice non ha mancato di ricordare
che in precedenza il marito poteva contare su entrate ben più consistenti, ma che
“l'irreversibilità dei problemi di salute e l'impossibilità di riprendere la
sua attività di manager incide naturalmente sulla sua condizione economica e
sul tenore di vita”. Inoltre – egli ha soggiunto – il marito non poteva fare
assegnamento sull'appoggio economico dei familiari, giacché “l'agiatezza e lo
stile di vita dei coniugi __________ si fondavano in primis sulle entrate
garantite dall'attività professionale del convenuto”.

 

                                  Per quel che riguarda AP 1, nel
frattempo trasferitasi in Spagna, il Pretore ne ha accertato il reddito in € 2200.–
mensili (€ 1500.– da attività lucrativa, € 713.50 dalla locazione dell'immobile
a __________), mentre non ha riconosciuto il fabbisogno minimo di fr. 7000.–
mensili da lei esposto, poiché “da un lato [esso] si fonda su documentazione
vetusta rispetto al suo trasferimento (almeno per buona parte dell'anno)
all'estero e dall'altro non è credibile a fronte della situazione reddituale e
logistica accertata”. Egli ha operato così “un ridimensionamento delle spese correnti
in misura equivalente al reddito conseguito”, onde la possibilità per l'interessata
di sopperire da sé al proprio debito mantenimento. Il primo giudice non ha
mancato di constatare che il tenore di vita della moglie è inferiore a quello sostenuto
dopo la separazione di fatto, ma a mente sua “la prerogativa dell'attrice di
mantenere quello stile di vita si è definitivamente consumata con la
separazione giudiziale davanti al Tribunale di __________”, ricordando che “il
(lamentato) mancato accertamento da parte dell'autorità giudiziaria estera, dei
parametri sui quali fondava l'accordo giudiziale sottoscritto dai coniugi,
nulla toglie alla consapevolezza che AP 1 poteva (e doveva) avere sulla propria
condizione e all'opportunità di rispettare il principio pacta sunt servanda
per quanto accordato tra i coniugi”. Per finire il Pretore non ha riconosciuto all'attrice
nessun contributo alimentare, anche perché “l'indennizzo ottenuto dalla
liquidazione del regime matrimoniale e la ripartizione della previdenza professionale,
unitamente all'età dell'attrice (42 anni compiuti) e al suo stato di salute,
nonché all'attuale inserimento professionale
potranno agevolarla nel percorso di indipendenza intrapreso”.

 

                           13.  L'appellante rimprovera
al Pretore di avere esaminato il diritto a un contributo alimentare solo per il
periodo posteriore al divorzio, senza statuire a titolo retroattivo, seppure l'art.
126 CC lo abilitasse a fissare l'inizio dell'obbligo contributivo anche prima
della pronuncia del divorzio. La doglianza non può essere condivisa. Di regola un contributo alimentare a norma dell'art.
125 CC comincia a decorrere solo con il passaggio in giudicato
dell'intera sentenza di divorzio, una volta definite tutte le conseguenze legate
allo scioglimento del matrimonio (DTF 128 III 121 consid. 3b/bb, 120 II 2
consid. 2b). Per tenere conto di casi particolari il giudice del divorzio
può stabilire nondimeno che in determinate fattispecie tale contributo
alimentare decorra già – nonostante il principio dell'unità della decisione
(art. 283 cpv. 1 CPC) – dal passaggio in giudicato del dispositivo che
pronuncia lo scioglimento del matrimonio (“forza di giudicato parziale”: DTF
128 III 122 consid. 3b/bb), quand'anche altri dispositivi sugli effetti
del divorzio siano impu­gnati. Anzi, secondo certi autori in circostanze
eccezionali il giudice del divorzio può far decorrere il contributo alimentare
dell'art. 125 CC finanche retroattivamente, dal momento in cui è stata
introdotta la causa di divorzio (Gloor/ Spycher
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 4 in fine ad art. 126 CC). Eccezio­nale
potrebbe essere – secondo Pichonnaz
– il caso in cui una moglie non abbia ottenuto contributi di mantenimento
pendente causa, ma se ne veda riconoscere il diritto dopo il divorzio
(Commentaire romand, op. cit., n. 8 ad art. 126 CC). Simile retroattività
è nondimeno problematica, giacché contributi alimentari dovuti in costanza di
matrimonio vanno definiti a norma dell'art. 163 CC, non dell'art. 125 CC (I CCA,
sentenza inc. 11.2011.76 del 20 giugno 2014, consid. 5).

 

                                  In concreto è vero che pendente
causa la moglie non ha percepito alcun contributo alimentare, salvo quello
spontaneamente versato dal marito per un certo periodo. Resta il fatto che
davanti al Tribunale di __________, chiamato a regolare la separazione dei
coniugi, essa ha rinunciato a contributi di mantenimento (“ogni coniugi provvede
al proprio mantenimento”: doc. 4), mentre in seguito la sua pretesa di
contributo provvisionale è stata respinta dal Pretore con decreto cautelare del
19 gennaio 2010 (inc. DI.2008.855). In simili circostanze l'appellante non può
pretendere di fare retroagire il contributo ali­mentare dell'art.
125 CC, l'eccezione indicata poc'anzi non potendo ravvisarsi in un caso come
quello in esame. 

 

                           14.  L'appellante ribadisce di
avere diritto al medesimo tenore di vita raggiunto durante la vita in comune o,
per lo meno, allo stesso livello di vita sostenuto dal debitore alimentare.
Essa contesta di essere in grado di far fronte autonomamente al proprio manteni­mento,
almeno fin quando non avrà ricevuto quanto le è riconosciuto in liquidazione
del regime dei beni. Rammenta che dopo la separazione essa ha esercitato
un'attività lucrativa, guadagnando in media fr. 3500.– mensili, e che dopo un
periodo di disoccupazione essa si è trasferita in Spagna, dove percepisce tra €
600.– e 1800.– mensili, insufficienti per considerarla indipendente e tanto
meno per assicurarle il debito mantenimento. Essa critica altresì che il
Pretore le abbia imputato il reddito derivante dalla locazione dell'immobile di
__________, nessun diritto essendole stato riconosciuto su quel bene. A suo
parere poi la rinuncia a contributi alimentari dichiarata davanti al Tribunale
di Genova non costituisce una rinuncia al tenore di vita precedente la
separazione, poiché “all'epoca i presupposti e le speranze (anche lavorative)
erano ben diversi da quelli successivamente verificatisi e dell'effettiva
situazione di indigenza finanziaria in cui essa – suo malgrado – si è ritrovata
e si ritrova da oltre due anni”. In definitiva, considerata la disponibilità economica
del marito di almeno fr. 4000.– mensili, dovendosi dedurre dal fabbisogno di
lui il leasing dell'automobile, l'appellante rivendica un contributo alimentare
di fr. 4000.– mensili dal 30 giugno 2011 (termine della disoccupazione) fino alla
devoluzione degli averi a lei spettanti in liquidazione del regime dei beni.

                                

                           15.  I criteri che presiedono
allo stanziamento di un contributo ali­mentare dopo il divorzio (art. 125 cpv.
1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare (art. 125 cpv. 2 CC) sono
già stati riassunti dal Pretore e diffusamente illustrati da questa Camera
(RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale
giudizio basti ricordare che un contributo alimentare è dovuto se il matrimonio
ha influito in modo concreto sulla situazione finanziaria del coniuge creditore.
Ciò è il caso di regola quando un matrimonio sia durato oltre dieci anni, come
in concreto, sicché entrambi i coniugi hanno diritto – per prin­cipio – di
conservare anche dopo il divorzio il tenore di vita sostenuto durante la
comunione domestica. L'art. 125 CC non conferisce automaticamente, tuttavia, un
diritto al mantenimento: il principio dell'autonomia prevale sul diritto al
contributo, come si desume dall'art. 125 CC. Un coniuge può pretendere un
contributo alimentare, di conseguenza, solo qualora non sia in grado di provvedere
da sé al proprio debito mantenimento e l'altro coniuge disponga di una capacità
contributiva sufficiente (DTF 137 III 105 consid. 4.1.2, 135 III 61 consid. 4.1
con riferimenti).

 

                                  a)   Per
definire il contributo alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con
influsso concreto sulla sua situazione finanziaria si procede così in tre tappe
(DTF 137 III 106 consid. 4.2 con rinvii). In primo luogo si determina il
livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica, livello
che entrambi hanno diritto di conservare per quanto possibile anche in seguito,
a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una lunga separazione (oltre dieci
anni), facendo stato allora il tenore di vita sostenuto durante la separazione.
In secondo luogo si esamina in che misura ogni coniuge possa sopperire
da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena descritto. In terzo
luogo, sempre che in esito alla seconda tappa il coniuge richiedente non risulti
poter finanziare da sé il proprio mantenimento oppure ciò non possa essere
ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente la capacità contributiva
dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al principio della
solidarietà postmatrimoniale (RtiD II-2013 pag. 788 n. 3c; da ultimo: I CCA,
sentenza inc. 11.2012.107 del 24 marzo 2015, consid. 15).

 

                                  b)  Nella
fattispecie la vita in comune dei coniugi è durata 11 an­ni e il riparto dei
ruoli ha influito manifestamente sulla situazione finanziaria della moglie, la
quale dopo il matrimonio non ha esercitato alcuna attività lucrativa. Ora, per
quanto attiene al primo stadio del ragionamento illustrato dianzi, il Pretore
ha omesso di accertare il tenore di vita dei coniugi durante la comunione
domestica, limitandosi a calcolare i loro fabbisogni personali dopo il divorzio.
Quale fosse tale livello di vita non è dato di sapere, l'appellante prospettandone
sì uno “alquanto agiato”, ma non quantificandolo per nulla e limitandosi per
finire a rivendicare un contributo di fr. 4000.– mensili, corrispondente –
apparentemente – a quanto versato spontaneamente dal marito per un certo
periodo dopo la separazione (sentenza impugnata, consid. 8e). Né il tenore di
vita è desumibile dagli atti, nessuna procedura a tutela dell'unione coniugale o
di natura provvisionale, le cui risultanze potrebbero costituire un riferimento
oggettivo (RtiD II-2004 pag. 582 consid. 4d,
I-2005 pag. 778), essendo stata esperita. In mancanza di elementi per determinare
il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica, che spettava all'attrice
addurre, nessun ulteriore margine può essere aggiunto così al fabbisogno minimo
di lei.

 

                                       In
merito alla situazione odierna non va dimenticato dipoi che dal 28 ottobre 2013
AP 1 si è definitivamente trasferita in Spagna, come risulta dal sistema
generalizzato ticinese dei dati anagrafici (movpop),
di modo che nemmeno il fabbisogno minimo di fr. 7000.– mensili da lei esposto è
di ausilio. Ignorandosi a quanto ammontino le sue attuali necessità, non vi
sono ragioni per scostarsi dall'importo di € 2200.– mensili fissato dal Pretore,
non espressamente contestato dall'appellante, tanto più che non spetta a questa
Camera indagare d'ufficio, in materia di contributi alimentari fra coniugi
applicandosi il principio dispositivo (art. 277 cpv. 1 CPC).

 

                                  c)   La
seconda questione è di valutare se e in che misura l'appellante sia in grado di
finanziare da sé il proprio debito mantenimento, fermo restando che essa, trentaseienne
al momento della separazione e senza problemi di salute, non nega di poter
essere tenuta a svolgere un'attività lucrativa. Premesso ciò, l'interessata non
contesta di poter guadagnare con un impiego a tempo pieno almeno i € 1500.–
mensili determinati dal Pretore. Critica che le sia stato imputato il red­dito
derivante dalla locazione dello stabile a __________ 

                                       (€
713.50 mensili), ripetendo di non avere alcun diritto sull'immobile. Ora, trattandosi
di definire la situazione dell'appellante dopo il passaggio in giudicato della
sentenza di divorzio, appare effettivamente inverosimile che dopo di allora il convenuto
sia intenzionato ad accordarle il diritto di continuare a riscuotere
quell'introito da un fondo di sua proprietà. D'altro lato è vero che in esito
all'attuale sentenza l'appellante riceverà una liquidazione del regime
matrimoniale (correlata al valore venale dell'immobile). Ed essa medesima
chiede un contributo ali­mentare (di fr. 4000.– mensili) dopo il divorzio solo fino
al “momento in cui la liquidazione del regime matrimoniale sarà terminata e
completata con la devoluzione”, cioè fino a quan­do essa non avrà incassato il
capitale. 

 

                                       Nelle
condizioni illustrate il problema è di sapere se fino al momento in cui avrà
avuto modo di riscuotere la sua spettanza, l'appellante riuscirà a sopperire al
proprio fabbisogno minimo di € 2200.– mensili. La risposta non può essere data
da questa Camera, poiché tutto dipende dal lasso di tempo che il Pretore
concederà a AO 1 per tacitare la moglie, senza dimenticare che il coniuge debitore
di una partecipazione all'aumento può chiedere dilazioni qualora il pagamento immediato
della somma gli arrecasse serie difficoltà (art. 218 cpv. 1 CC). Se fino a quel
momento l'interessata potrà continuare a percepire € 713.50 mensili dalla
locazione della casa a __________, il suo fabbisogno minimo risulterà coperto.
In caso contrario il Pretore dovrà prevedere un contributo alimentare
transitorio (cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2008.102 del 30 luglio 2010, consid.
4s). Il dispositivo della sentenza impugnata che rifiuta all'attrice ogni contributo
di mantenimento va in ogni modo annullato, libero il Pretore di riconfermarlo
ove giungesse alla conclusione che l'attrice è in grado di sovvenire al proprio
fabbisogno minimo fino alla riscossione della somma.

 

                            III.  Sulle spese processuali, le
ripetibili e la richiesta di gratuito patrocinio in appello

 

                           16.  Le spese del giudizio
odierno seguono la vicendevole soccombenza
(art. 106 cpv. 2 CPC). L'appellante soccombe sulla questione del contributo
alimentare a titolo retroattivo e
largamente sulla liquidazione del regime dei beni. La contesa rimane aperta
invece sul valore venale dell'immobile a __________ e sul contributo alimentare
a tempo determinato. Tutto ponderato, si giustifica equitativamente di suddividere
le spese processuali a metà e di compensare le ripetibili. Sugli oneri di prima
sede il Pretore giudicherà ulteriormente al momento di emanare la nuova
sentenza.

 

                           17.  La richiesta di gratuito
patrocinio formulata da AP 1 non può essere accolta. Nelle cause di stato una simile
richiesta va preceduta, in ogni grado di giudizio, da un'istanza di provvigione
ad litem. Il principio è quello, infatti, per cui i costi di causa di
divorzio sono a carico dell'unione coniugale; l'assistenza gratuita dello Stato
è puramente sussidiaria (DTF 135 I 96 consid. 2.4.2.2 con rinvio a DTF 119 Ia
11 consid. 3a; Bühler
in: Berner Kommentar, ZPO, op. cit., n. 49 alle note introduttive agli art. 117–123).
In concreto l'appellante non pretende avere chiesto invano al marito lo
stanziamento di una provvigione ad litem per la causa di divor­zio, né
sostiene che una richiesta a tal fine sarebbe apparsa già di primo acchito
infruttuosa, tanto meno se si pensa che una tale partecipazione le era stata
riconosciuta dal Pretore (decreto del 29 gennaio 2010). Il tutto senza dimentica
che 30 giorni dopo la decorrenza del termine per appellare essa avrebbe potuto pretendere
almeno l'indennità dell'art. 124 cpv. 1 CC (fr. 68
139.–), la decisione del Pretore essendo divenuta esecutiva al riguardo
(art. 315 cpv. 1 CPC). In condizioni del genere non sono date le premesse per
sollecitare il beneficio del gratuito patrocinio.

 

                            IV.  Sui rimedi giuridici a livello
federale 

 

                           18.  Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro l'odierna
sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge
agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che i dispositivi n. 3, n. 5 e n. 6 della
sentenza impugnata sono annullati e gli atti sono rinviati al Pretore
per nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Per il resto l'appello è
respinto e la decisione impugnata è confermata.

                                                                           

                             2.  Le spese processuali di fr. 1500.–
complessivi sono poste per metà a carico dell'appellante e per l'altra metà a carico
di AO 1, compensate le ripetibili.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).