# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1972844d-1d74-5260-897c-6b2031f4a99b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.05.2010 A-3096/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3096-2009_2010-05-18.pdf

## Full Text

Corte I
A-3096/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 8  m a g g i o  2 0 1 0

Giudici Markus Metz (presidente del collegio), 
Pascal Mollard, Daniel de Vries Reilingh,
cancelliere Manuel Borla.

X._______, ...,
patrocinata da ...
ricorrente,

contro

Amministrazione federale delle dogane AFD 
Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Esazione posticipata di tributi doganali.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-3096/2009

Fatti:

A.
Il 16 agosto 2004 la Y._______SA (in seguito Y._______), in qualità di 
spedizioniere,  ha  sdoganato  a  destinazione  della  Z._______SA  (in 
seguito Z._______), 1792 colli  di uva fresca da tavola, pari  a 20'839 
chilogrammi.  Quest'ultima  constatata  la  qualità  della  merce  ne  ha 
rifiutato  l'acquisto  ed  ha  incaricato  la  Y._______  di  annullare  le 
operazioni d'importazione e di rispedire il carico in Italia al venditore 
W._______SAS (in seguito W._______).
All'autista, è stato consegnato il documento di transito comunitario T2 
numero  257,  emesso  dalla  dogana  di  Stabio  Punto  Franco,  con 
l'obbligo a riesportare la merce attraverso il valico di Chiasso.

B.
A  seguito  di  accertamenti  condotti,  la  Direzione  delle  dogane  del 
circondario di Lugano (in seguito DCD) ha stabilito che la merce non è 
mai  stata  riconsegnata  in  Italia  ma  è  stata  venduta  alla  X._______ 
di ... il 16 agosto 2004.

C.
Con decisione  del  12  febbraio  2008,  la  DCD,  considerandola  quale 
destinataria finale della merce, ha emanato una decisione di esazione 
posticipata nei confronti della X._______ per un importo di fr. 8'332.- 
quali  dazi  doganali  e  fr. 406.05  quale  imposta  sull'importazione  per 
complessivi fr. 8'738.05.

D.
Con scritto del 17 marzo 2008 la X._______ ha presentato reclamo 
all'Amministrazione  federale  delle  dogane  AFD,  Direzione  generale 
delle  dogane  (in  seguito  DGD)  postulando  l'annullamento  della 
decisione impugnata.

E.
La DGD, con decisione del  22 aprile  2009,  si  è  pronunciata  respin-
gendo il ricorso.

F.
Con atto  del  13  maggio  2009,  che  qui  ci  occupa,  la  X._______ (in 
seguito ricorrente) ha impugnato detta decisione davanti  al  Tribunale 

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amministrativo  federale  chiedendone  l'annullamento  e  protestando 
spese ripetibili.

G.
Con risposta del 29 luglio 2009 la DGD, ha preso posizione in merito 
al ricorso presentato dalla ricorrente proponendone il rigetto.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per statuire sul 
presente gravame in virtù degli artt. 1 e 31 segg. della Legge federale 
del  17  giugno  2005 sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; RS 
173.32)
Fatta eccezione per  quanto  prescritto  direttamente dalla  LTAF come 
pure  da  normative  speciali,  la  procedura  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale è retta dalla Legge federale del 20 dicembre 
1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla 
legge (art. 52 PA).

1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente  al  pagamento  a  posteriori  di  dazi  doganali  e  dell'imposta 
sull'importazione. Dato è quindi  anche l'interesse a ricorrere (art. 48 
cpv.  1  PA).  Per  quanto  precede,  il  ricorso  è  ricevibile  in  ordine  e 
dev'essere esaminato nel merito.

1.4 Concernendo il  caso in  esame una procedura  d'imposizione già 
pendente  al  momento  dell'entrata  in  vigore  il  1°  maggio  2007  della 
Legge federale del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631.0), giusta 
l'art.  132  cpv. 1  LD  l'esame  del  merito  della  presente  fattispecie  è 
ancora  sottoposto  alla  vecchia  Legge  federale  del  1°  ottobre  1925 
sulle  dogane  (vLD;  decisioni  del  Tribunale  federale  2C_366-367-
368/2007  del  3  aprile  2008  consid.  2;  decisione  del  Tribunale 
amministrativo federale A-4923/2007 del 28 luglio 2008 consid. 1.4).

1.5 Il  1°  gennaio  2010  è  entrata  in  vigore  la  legge  federale  del  12 
giugno  2009  concernente  l'imposta  sul  valore  aggiunto  (LIVA;  RS 
641.20).  Giusta  l'art.  112  cpv.  1  LIVA,  fatto  salvo  l’articolo  113,  le 
disposizioni  del  diritto  anteriore  e  le  loro  prescrizioni  d’esecuzione 

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rimangono  ancora  applicabili  a  tutti  i  fatti  e  rapporti  di  diritto  sorti 
durante la loro validità. Ne consegue che le operazioni effettuate prima 
del  1° gennaio 2010, ma dopo l'entrata in vigore il  1° gennaio 2001 
della legge federale del  2 settembre 1999 concernente l'imposta sul 
valore aggiunto (vLIVA; RU 2000 1300), restano soggette alla vLIVA.

In  casu,  trattandosi  di  tributi  doganali  e  d'imposta  sull'importazione 
riferiti ad un'operazione avvenuta il 16 agosto 2004 tornano applicabili 
la vLD rispettivamente la vLIVA.

2.
Con  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale  possono  essere 
invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o 
incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49 
PA). Da parte sua, il Tribunale amministrativo federale non è vincolato 
né  dai  motivi  adotti  (art.  62  cpv.  4  PA),  né  dalle  considerazioni 
giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle 
parti (DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 
2.  ed.,  Berna  2002,  no. 2.2.6.5,  pag. 264).  I  principi  della  massima 
inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati.
L’autorità competente procede infatti spontaneamente a constatazioni 
complementari  o  esamina  altri  punti  di  diritto  solo  se  dalle  censure 
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (DTF 122 V 157 consid. 
1a;  DTF  121  V  204  consid.  6c;  DTAF  2007/27  consid.  3.3;  ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungsrechts-
pflege des Bundes, 2. edizione, Zurigo 1998, no. 674 segg.).

Secondo  il  principio  di  articolazione  delle  censure  ("Rügeprinzip"), 
l'autorità di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure che non ap-
paiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione 
e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (deci-
sione del Tribunale amministrativo federale A-7933/2008 del 8 febbraio 
2010; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor 
dem Bundesverwaltungsgericht, Basilea 2008, pag. 21, cifra 1.55).

Nel  suo  gravame,  la  ricorrente  denuncia  la  violazione  del  diritto  di 
essere sentito,  un abuso di  diritto, come pure un'errata applicazione 
delle  disposizioni  concernenti  la  legislazione  doganale  e  il  diritto 
penale  amministrativo. Inoltre  contesta  il  prelevamento  dei  contributi 
che  ha  suo  dire  considerano  la  qualità  della  merce  integra  e  non 
avariata. Infine la qui ricorrente postula la messa a disposizione di tutti 

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gli  atti  riferiti  alle  procedure  intraprese  dalle  autorità  doganali  nei 
confronti, a suo dire, dell'obbligato principale e del garante.

3.
3.1 Il diritto di essere sentito è di natura formale. Ciò significa che una 
sua  violazione  ha  per  principio  come  conseguenza  l'annullamento 
della  decisione  impugnata,  indipendentemente  dalle  possibilità  di 
successo del ricorso nel  merito (DTF 127 V 431, consid. 3d/aa). Ne 
consegue  che  la  denuncia  della  sua  violazione  dev'essere  trattata 
prioritariamente (DTF 124 I 49, consid. 1).

3.2 Preliminarmente  va  inoltre  osservato  che,  così  come  formulata 
dalla  ricorrente  (ad 3  e  4  del  Ricorso),  la  censura  di  violazione del 
diritto di essere sentito concerne sia la decisione della DCD sia quella 
della  DGD.  Oggetto  della  presente  procedura  sono  però  solo  i 
contenuti della decisione, presa su ricorso, della DGD, non invece - se 
non in  forma indiretta -  quelli  della decisione della DCD. Per quanto 
rivolte  nei  confronti  della  DCD, le  censure  sollevate  dalla  ricorrente 
risultano pertanto irricevibili  (cfr.  PIERRE MOOR,  op. cit.,  no. 5.7.3.2. in 
fine).

3.3 Il  diritto di  essere sentito,  la  cui  garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv. 2 della  Costituzione federale della  Confederazione Svizzera del 
18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) e, per quanto concerne la procedura 
amministrativa  federale,  negli  art.  29  segg.  PA,  comprende  diverse 
garanzie  costituzionali  di  procedura  (MICHELE ALBERTINI,  Der 
verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungs-
verfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 202 segg.; ANDREAS 
AUER/GIORGIO MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit  constitutionnel  suisse 
Vol. II. Les droits fondamentaux, 2a ed., Berna 2006, pag. 606 segg.; 
BENOIT BOVAY,  Procédure administrative, Berna 2000,  pag. 207 segg.; 
ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN,  Allgemeines  Verwaltungs-
recht,  5a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra/San Gallo 2006, pag. 360 segg.; 
KÖLZ/ HÄNER, op. cit., pag. 46, 107 segg.; MARKUS SCHEFER, Grundrechte 
in der Schweiz, Berna 2005, pag. 285 segg.), in particolare il diritto per 
la persona interessata di prendere conoscenza dell'incarto (DTF 132 II 
485 consid. 3,  DTF 126 I  7  consid. 2b),  di  esprimersi  in  merito  agli 
elementi  pertinenti  prima  che  una  decisione  sia  presa  nei  suoi 
confronti,  di  produrre  delle  prove  rilevanti,  d'ottenere  che  sia  dato 
seguito alle sue offerte di prove, di partecipare all'amministrazione dei 
mezzi  di  prova  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  loro 

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risultato, allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da 
emanare  (DTF  124  II  132  consid.  2b  e  giurisprudenza  ivi  citata). 
Giurisprudenza assodata ha rilevato come il diritto di consultazione e 
conoscenza dell'incarto si estenda ai documenti che interessano diret-
tamente la causa (DTF 115 Ia 97).

3.4 Secondo quanto asserito dalla ricorrente la DGD sarebbe incorsa 
nella violazione del diritto di essere sentito nella misura in cui agli atti 
non figurano documenti relativi a procedure d'incasso nei confronti, a 
suo  dire,  dell'obbligato  principale,  Y._______,  e  del  garante, 
V._______SpA (in seguito V._______); questi, a mente della ricorrente, 
avrebbero potuto essere obbligati a pagare i tributi qui litigiosi.
Sennonchè la ricorrente parte dal pressuposto errato, che la propria 
responsabilità non possa essere ammessa se non dopo aver proposto 
azione nei confronti  dell'obbligato principale e del suo garante (ad 3 
del Ricorso).
In  questo  senso  l'argomentazione  della  ricorrente  non  può  essere 
condivisa  dal  presente  tribunale.  Infatti  l'allegazione  proposta 
comporta eventualmente una censura sul piano materiale in materia di 
ottemperanza  delle  condizioni  poste  per  la  propria  responsabilità,  e 
non  un  presupposto  attinente  al  diritto  di  essere  sentito. 
Abbondanzialmente si sottolinea come la ricorrente non si preoccupi in 
alcun modo di sostanziare le proprie allegazioni indicando i pertinenti 
atti di causa a proprio sostegno.

In  questo  contesto  mal  si  comprende  inoltre  la  richiesta  a  codesto 
tribunale  della  messa  a  disposizione  di  atti  riferiti  alle  procedure 
intraprese dalle autorità doganali,  sempre che esistano, nei confronti 
di Y._______ e della V._______ (ad 7 del Ricorso). 

A fronte di quanto sopra menzionato il diritto di essere sentito quale 
censura  formale  non  è  stato  violato.  Allo  stesso  modo  il  presente 
tribunale non può dar seguito alla richiesta della messa a disposizione 
degli atti riferiti alle procedure sopramenzionate.

4.

4.1 La  ricorrente  denuncia  parimenti  che  la  DGD,  non  tentando  di 
recuperare i tributi doganali presso, a suo dire, i presunti responsabili, 
rispettivamente  non  avendo  aperto  un  procedimento  penale 
amministrativo nei  loro confronti,  benché vi  sia stata una rottura dei 

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sigilli  e la mancata reimportazione della merce, abbia commesso un 
abuso di diritto.

4.2 Giusta  l'art. 2  cpv. 1 del  Codice civile  svizzero del  10  dicembre 
1907 (CC; RS 210) ognuno è tenuto ad agire secondo la buona fede 
così  nell'esercizio  dei  propri  diritti  come nell'adempimento dei  propri 
obblighi.  Il  manifesto  abuso  del  proprio  diritto  non  è  protetto  dalla 
legge (art. 2 cpv. 2 CC).
La giurisprudenza ha avuto modo di indicare che vi è in particolare un 
abuso di diritto qualora un istituto giuridico venga utilizzato ad un fine 
diverso di  quello per cui  è stato creato (fra le tante DTF 122 II  321 
consid. 4a),  qualora  un  diritto  venga  esercitato  senza  scopo  (fra  le 
tante DTF 129 II 493 consid. 5.1) oppure nell'intento di procurarsi un 
beneficio  manifestamente spropozionato, tenuto conto degli  interessi 
in  gioco  (fra  le  tante  DTF  123  III  200  consid.  2b),  e  infine,  a 
determinate  condizioni,  qualora  una  persona  assuma  un  compor-
tamento contradditorio (venire contra factum proprium: DTF 125 III 257 
consid. 2a con rinvii).

4.3 Nel caso in esame il  presente Tribunale rileva che le allegazioni 
della qui ricorrente risultino poco chiare e pretestuose. In particolare si 
sottolinea  come  la  DGD,  in  quanto  autorità  di  ricorso,  non  sia 
competente  né per  un eventuale  incasso dei  tributi  doganali  né  per 
l'apertura di un procedimento penale amministrativo nei confronti  dei 
presunti  responsabili,  che  tra  l'altro  non  vengono  indicati  in  modo 
preciso dalla ricorrente.
Abbondanzialmente si  ricorda che l'esazione posticipata di  contributi 
nei  confronti  della  ricorrente  da  parte  della  DCD  è  la  semplice 
conseguenza dell'applicazione della  legge,  che ritiene  il  destinatario 
della  merce  quale  responsabile  per  il  pagamento  di  contributi  (cfr. 
consid.  5).  Inoltre,  al  contrario  di  quanto  preteso  dalla  ricorrente,  il 
lasso  di  tempo  trascorso  dall'apertura  del  procedimento  sino  alla 
decisione  di  esazione  posticipata  non  ottempera  in  alcun  modo  gli 
estremi dell'abuso di diritto, segnatamente non risulta essere per ovvi 
motivi manifestamente contrario al diritto.

A  fronte  di  quanto  sopra,  rivelatesi  le  allegazioni  della  ricorrente 
pretestuose  e  prive  di  fondamento,  il  presente  tribunale  non  può 
condividere la censura inerente l'abuso di diritto.

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5.

5.1 La  ricorrente  ha  inoltre  sollevato  quale  censura  l'applicazione 
errata da parte delle istanze inferiori della vLD, ritenendo che ai sensi 
della  stessa  non  possa  essere  ravvisato  alcun  obbligo  di  esazione 
posticipata  dei  tributi  litigiosi  nei  suoi  confronti,  non  essendo  essa 
destinataria finale della merce, ma semplicemente acquirente di una 
partita di merce già sdoganata.

5.2 Conformemente  all'art.  13  cpv.  1  vLD,  il  pagamento  del  dazio 
incombe alle persone soggette all'obbligo della denuncia doganale e a 
quelle indicate nell'art. 9 vLD come pure alle persone per conto delle 
quali le merci sono state importate o esportate.
In generale la giurisprudenza ha ammesso che tali disposizioni devono 
essere  interpretate  in  senso  lato  affinché  tutte  le  persone  econo-
micamente interessate all'importazione della merce siano tenute al pa-
gamento dei sudetti dazi (DTF 110 Ib 310 consid. 2b, DTF 107 Ib 199 
consid. 6a-b, DTF 89 I 545 consid. 4; decisioni del Tribunale federale 
2C_747/2009 del 8 aprile 2010 e 2A_230/2006 del 9 ottobre 2006; fra 
le  tante  decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale  A-7933/2008 
del 8 febbraio 2010, A-1768/2006 del 21 ottobre 2009).
Giusta l'art. 74 cifra 6 vLD chiunque froda il dazio o ne pregiudica la 
determinazione  dichiarando  inesattamente  delle  merci  soggette  a 
dazio commette una contravvenzione doganale.
In  genere  tutte  le  persone  tenute  al  pagamento  del  dazio  doganale 
rispondono solidalmente delle somme dovute e non riscosse anche se 
esse non hanno tratto personale profitto dall'infrazione (decisioni  del 
Tribunale  federale  2A.220/2004  e  2A.199/2004  del  15  novembre 
2004).
Giusta i  combinati  disposti  degli  artt. 74 cifra 6 e 80 vLD in caso di 
commissione  di  un'infrazione  doganale  torna  applicabile  il  titolo 
secondo della Legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale am-
ministrativo (DPA; RS 313.0). Giusta l'art. 12 cpv. 1 DPA, quando, a 
seguito di  un'infrazione alla legislazione amministrativa federale, una 
tassa non è stata a torto riscossa, la contribuzione non reclamata, così 
come gli interessi, vanno pagati successivamente, indipendentemente 
dalla  punibilità  di  una  determinata  persona.  L'art.  12  cpv.  2  DPA 
precisa che obbligato al  pagamento o alla  restituzione è la  persona 
che  ha  fruito  dell'indebito  profitto,  come  pure  quella  obbligata  al 
pagamento della tassa.

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5.3 Secondo  la  vLD,  lo  sdoganamento  all'importazione  è  definitivo 
quando l'obbligo di pagare il dazio è stato definitivamente determinato 
e  la  merce ammessa al  libero  traffico  nell'interno  o  all'esportazione 
(art. 38 cpv. 1 vLD).
L'ammissione al libero traffico delle merci estere soggette a dazio, non 
può  aver  luogo  se  non  dopo  eseguito  lo  sdaziamento.  La  bolletta 
consegnata  dall'ufficio  doganale  vale  come  documento  giustificativo 
(art. 39 cpv. 1 vLD).

5.4 Dagli atti di causa, si evince come la Z._______ abbia rifiutato la 
merce importata dalla Y._______, incaricando quest'ultima di annullare 
le operazioni d'importazione e di rispedire il carico in Italia.
Un documento di transito comunitario T2 no 257 é stato quindi emesso 
dalla  dogana  di  Stabio  Punto  Franco  e  consegnato  al  Signor 
A._______  (in  seguito  A._______),  autista  del  carico  merci,  con 
l'obbligo a riesportare la merce dal valico di Chiasso, apponendo pure 
al carico due sigilli IV/430.
Gli  accertamenti  effettuati  hanno  permesso  di  stabilire  che  la 
ricorrente,  contattata  per  il  tramite  di  X._______Srl  (in  seguito 
X._______)  e  di  W._______ (cfr. due fax spediti  dalla  X._______ al 
numero  della  ricorrente,  doc.  8.1  e  8.2),  ha  acquistato  e  ritirato  la 
merce. Infatti i sopracitati fax menzionano il numero d'immatricolazione 
del rimorchio, i  pesi e le annotazioni manoscritte relative alla qualità 
del  prodotto,  che  corrispondono  alla  partita  di  merce  destinata 
originariamente alla Z._______. Inoltre, sul documento CMR (doc. 8.5) 
consegnato  alla  ricorrente  al  momento  della  consegna  dell'uva  da 
parte  di  A._______,  si  legge la  frase "prodotto  respinto  perchè non 
conforme; con marcio evidente a acinature ammosciate", come pure il 
timbro della ricorrente con la dicitura "porcheria".

A fronte di quanto sopra lo sdoganamento della merce in esame non 
può essere considerato definitivo e la ricorrente è indiscutabilmente la 
destinataria  finale.  Non  avendo  proceduto  al  pagamento  dei  dazi 
doganali  essa  ha  dunque  commesso  oggettivamente  una  con-
travvenzione doganale giusta l'art. 74 cifra 6 vLD e in virtù dell'art. 12 
cpv. 1 DPA é tenuta al pagamento a posteriori dei dazi doganali non 
riscossi.  Per  quanto  attiene  la  censura  sollevata,  secondo  la  quale, 
non  essendole  imputabile  alcuna  colpa  non  sarebbe  debitrice  dei 
sudetti  importi,  lo scrivente tribunale ricorda che la sua colpa non é 
necessaria,  ma é  sufficiente  che  l'indebito  –  a  seguito  del  mancato 
pagamento  della  tassa  –  sia  motivato  in  senso  oggettivo  da  una 

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corrispondente infrazione. Per questi motivi la tesi della ricorrente non 
può essere condivisa.

5.5 Con riferimento all'imposta sull'importazione, lo scrivente tribunale 
sottolinea come la ricorrente non abbia sollevato eccezioni specifiche 
in  merito  all'esazione  posticipata  della  stessa,  ma  abbia  piuttosto 
censurato  in  modo  generico  il  suo  obbligo  al  pagamento  di  tributi 
doganali.
Non allegando in modo sufficiente rispettivamente non sostanziando 
precise  richieste,  il  presente  Tribunale,  sulla  scorta  del  principio 
dell'allegazione, ritiene che la ricorrente sia tenuta al pagamento del-
l'imposta sull'importazione pari a fr. 406.05.

6.

6.1 Infine la ricorrente contesta le affermazioni della DGD sul valore 
della merce, sottolineando che, benché si trattasse di merce di poco 
valore, i tributi qui litigiosi sono stati stabiliti considerando una qualità 
della merce integra e non avariata.

6.2 Giusta l’art. 21 vLD, i  dazi  d’entrata e d’uscita  sono fissati  dalla 
tariffa  delle  dogane  svizzere  (allegati  alla  legge  del  9  ottobre  1986 
sulla tariffa delle dogane [LTD; RS 632.10]). Secondo l’art. 1 LTD tutte 
le  merci  importate  o  esportate attraverso la  linea doganale  svizzera 
devono  essere  sdoganate  conformemente  alla  tariffa  generale  degli 
allegati 1 e 2, i quali informano circa i dazi all'importazione come pure 
circa l'eventuale contingente tariffario.

Per  le  merci  in  esame  entrano  in  considerazione  le  voci  tariffali 
0806.1011 e segg., la cui sistematica si presenta come segue:

Uva, fresche o secche: (0806.)
- fresche
-- da tavola
--- dal 15 luglio al 15 settembre (0806.1011)
--- dal 16 settembre al 14 luglio (0806.1012)
-- da torchiare
---  importate  nei  limiti  del  contingente  doganale  (n.  cont.  22) 
(0806.1021)
--- altre (0806.1029)
- secche (0806.2000)

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A-3096/2009

La  procedura  doganale  è  retta  dal  principio  dell’autodichiarazione 
(art. 24  vLD).  Ciò  significa  tra  l'altro  che  la  legislazione  doganale 
attribuisce alle persone soggette all’obbligo della denuncia doganale la 
piena  responsabilità  e  pone  esigenze  severe  alla  loro  diligenza, 
chiedendo di procedere ad una completa e corretta dichiarazione delle 
merci  conformemente  alle  prescrizioni (cfr.  decisione  del  Tribunale 
federale 2A_457/2000 del 7 febbraio 2001, in Archivio di diritto fiscale 
svizzero [ASA] 70 pag. 330 consid. 2c; decisione della Commissione 
federale  di  ricorso  in  materia  doganale  del  15  novembre  2005, 
pubblicata in Giurisprudenza delle  autorità amministrative della  Con-
federazione  [GAAC]  70.55  consid. 2a/aa  e  le  referenze  ivi  citate,  in 
particolare la decisione del Tribunale federale 2A.1/2004 del 31 marzo 
2004 consid. 2.1).

6.3 Nella  fattispecie che qui  ci  riguarda la ricorrente adduce solo in 
modo  generico  una  contestazione  circa  la  qualità  della  merce,  non 
contestando in maniera alcuna le modalità di calcolo segnatamente la 
voce di tariffa applicata dalla DCD.
Non sollevando tale censura e  a fortiori non sostanziando né tanto-
meno  comprovando  le  proprie  allegazioni  al  riguardo,  il  presente 
tribunale  non  può  condividere  l'allegazione  della  ricorrente  circa  la 
determinazione dei tributi.

7.
Riassumendo,  in  base  alla  dottrina  e  alla  giurisprudenza  citate, 
nonchè ai  documenti  di  causa presentati,  le  censure  sollevate  dalla 
ricorrente si  sono tutte  rilevate inconsistenti. Il  ricorso deve pertanto 
essere respinto, nella misura in cui sia ricevibile (cfr. consid. 3.2).

8.
In  considerazione  dell'esito  della  lite,  giusta  l'art.  63  PA,  le  spese 
processuali vanno poste a carico della ricorrente soccombente (art. 1 
segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  aministrativo  federale  [TS-
TAF;  RS  173.320.2]).  Nella  fattispecie,  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 1'500.-  (art.  4  TS-TAF),  importo  che verrà integralmente  compen-
sato con l'anticipo da lei versato pari a fr. 1'500.-.

9.
Alla ricorrente non vengono assegnate ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto nella misura in cui sia ricevibile.

2.
Le  spese  processuali,  di  fr. 1'500.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Esse sono computate con l'anticipo spese pari a fr. 1500.-.

3.
Non vengono assegnate ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (n. di rif. ...; atto giudiziario)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Markus Metz Manuel Borla

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14, entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere redatti  in una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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