# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a0a4c02-6a59-513e-a472-e0fef9b08ab6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 24.07.2002 INC.2002.5403
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-5403_2002-07-24.html

## Full Text

N. 54.2002.3                                                               Lugano,
24 luglio 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo 5/8 luglio 2002 presentato
da

 

 

_____________, c/o carceri pretoriali Bellinzona,

(Avv. __________)

 

 

contro la decisione di data 24 giugno 2002 con la quale il
Procuratore pubblico __________ (in sostituzione del Procuratore pubblico
__________) gli ha negato il trasferimento al PCT La Stampa, nell'ambito del
procedimento che lo vede quale accusato (inc. MP __________);

 

 

preso atto delle osservazioni al reclamo presentate dal
Procuratore pubblico (15 luglio 2002);

 

 

visto l'incarto MP __________;

 

 

 

ritenuto

 

 

 

in fatto

 

 

 

A.

 

_____________ è stato arrestato
il 31 gennaio 2002 (allorquando si trovava, in espiazione pena ed in regime di
semilibertà, presso il carcere di Regensdorf/ZH) con l'accusa di aver
organizzato, con terzi, un importante 

 

 

 

 

 

traffico di stupefacenti (oltre
200 Kg di cocaina, sequestrati ad Atene l'8 gennaio 2002), tra il Sudamerica e
l'Europa, nel corso del 2001, nonché di aver riciclato la somma di USD
400'000.- a lui consegnata dalle persone implicate nel traffico in questione,
membri (secondo l'accusa) di un'organizzazione criminale (inc. GIAR 54.2002.1,
doc. 1).

L'arresto è stato confermato da
questo giudice in data 1 febbraio 2002, ritenuti presenti gravi indizi di
reato, pericolo di recidiva, pericolo di fuga e necessità istruttorie (inc.
GIAR 54.2002.1, doc. 2).

 

 

B.

 

Con scritto del 17/18 giugno,
_____________ (tramite il difensore) ha chiesto al Procuratore pubblico di
pronunciarsi formalmente in merito alla sua domanda di essere trasferito (dopo
oltre 5 mesi d'inchiesta) "in una situazione carceraria conforme ai
requisiti e esigenze fondamentali dell'Uomo". Contestualmente, rifiuta
la proposta di un trasferimento in Svizzera interna "a meno di tornare
a beneficiare del regime di semilibertà ".

 (cfr. scritto 17 giugno 2002
Avv. __________ /PP, in inc. MP 8640/2002).

 

 

C.

 

Con decisione di data 24 giugno
2002 il Procuratore pubblico ha respinto la richiesta causa l'esistenza di
legami tra l'inchiesta nei confronti dell'istante (qui reclamante) e quella nei
confronti di _____________ "come già indicato nel verbale del 31 maggio
2002". Questi legami sono stretti ed impongono di salvaguardare
l'esito di futuri accertamenti. Sempre secondo il magistrato inquirente,
entrambe le inchieste concernono il crimine organizzato ed hanno ramificazioni
internazionali: la contemporanea detenzione presso il PCT (di _____________ e
_____________) non è pensabile, non essendo possibile organizzarla in modo da
evitare contatti.

D'altro canto a _____________ è
stata proposta un'alternativa (alle pretoriali) che non ha potuto
concretizzarsi in quanto egli ha posto condizioni (regime di semilibertà) non
compatibili con lo stato di detenzione preventiva. Neppure può essere
accettata, sempre secondo il magistrato inquirente, la proposta di trasferire
_____________ in Svizzera interna per far posto a _____________ presso il PCT.

(Decisione 24 giugno 2002, inc.
GIAR 54.2002.3, doc. 2).

 

 

D.

 

Con il presente gravame,
_____________ chiede l'annullamento della decisione sopra menzionata ed il suo
immediato trasferimento al PCT.

 

 

 

 

 

A suo dire le condizioni della
sua carcerazione preventiva sono penose per la vetustà delle celle e l'esiguità
dello spazio a disposizione, l'assenza di luce naturale, i rumori molesti che
ostacolano il sonno (ventola di areazione, rispettivamente movimento delle
vetture di servizio della polizia) e, non da ultimo, l'impossibilità di fruire
di almeno un'ora d'aria al giorno. La situazione sarebbe nota, e desumibile dai
rapporti di comitati europei e cantonali preposti alla verifica delle
condizioni di detenzione, ed incompatibile con una detenzione di lunga durata (Reclamo
5 luglio 2002, pag.1 e 2).

Le motivazioni addotte per negare
il trasferimento sono insufficienti, limitandosi a menzionare punti di contatto
con altra inchiesta (aperta da ca. due anni) e di cui egli nulla sa: il
paventato pericolo di collusione è, sempre a mente del reclamante, privo di
fondamento, non essendovi elementi concreti che indichino l'esistenza di
contatti (precedenti l'arresto) tra i due accusati. Le due inchieste sono
distinte e se le accuse contro _____________ fanno riferimento alla famiglia
_____________, quelle contro _____________ parrebbero far riferimento alla
famiglia _____________. Inoltre, non vi sono concreti elementi che permettano
di determinare l'esistenza di rapporti recenti tra i _____________ e il qui
reclamante (Reclamo citato, pag. 6).

 

 

E.

 

Con le sue osservazioni, il
magistrato inquirente chiede reiezione del reclamo. 

Innanzitutto, egli fa presente
che da tempo é stata offerta a _____________ la possibilità di un trasferimento
in Svizzera interna (dove ha vissuto l'ultimo periodo di detenzione, anche in
semilibertà, e dove studia attualmente la figlia) ritenuto che al momento
attuale l'istruttoria non necessita una sua costante presenza in Ticino e che i
contatti con il legale potrebbero essere assicurati mediante "regolari
trasferte in Ticino del _____________" (Osservazioni 15 luglio 2002,
pag. 2). Tutto ciò a dimostrazione, secondo il Procuratore pubblico, che la
problematica non è stata elusa per inerzia né la decisione ha intenti punitivi
a seguito dell'atteggiamento processuale del reclamante (che si avvale del
diritto di non rispondere).

In seguito, il magistrato
ribadisce esistenza e concretezza di un pericolo di collusione con
_____________ in relazione ai contatti, ed alla loro natura, con
l'organizzazione criminale "a monte del traffico"
(Osservazioni citate, pag. 2) che sembrerebbe essere la stessa per entrambi, in
quanto coinvolge (almeno in parte) le stesse persone, più precisamente
esponenti della famiglia _____________, _____________ e ______________. La ricostruzione
dell'organigramma e quella delle attività dell'organizzazione criminale,
costituiscono accertamenti importanti che impongono prospettazione delle
relative eventuali (!) emergenze senza che i due possano preventivamente
accordarsi in qualche modo.

Concretezza di tale pericolo è
data, sempre secondo il magistrato inquirente, dal fatto che _____________ era
già riuscito in passato ad avere contatti, mentre si trovava in carcere, con
uno di membri della famiglia _____________, così come 

 

 

 

 

 

 

_____________ era riuscito, anche
lui dal carcere, a contattare alcuni correi (Osservazioni citate, pag. 3).

 

 

 

 

Delle altre
indicazioni/argomentazioni presentate dalle parti si dirà, se del caso, nei considerandi
che seguono.

 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

 

1.

 

Siccome rivolto contro formale
decisione del Procuratore pubblico relativa al luogo di detenzione, il reclamo
è ricevibile (art. 280 CPP; GIAR 369.2001.3, sentenza 28.09.2001 in re P.,
cons. 1). Si ricorda, comunque ed a scanso di equivoci, che ciò non è il caso
per questioni relative all'attuazione pratica della carcerazione non dipendenti
direttamente dalla decisione del Procuratore pubblico; in questo caso la
competenza è della Direzione del Penitenziario (art. 43 cpv. 2 in relazione con
gli artt. 39 e 37 ss del Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure
di sicurezza per gli adulti, Raccolta no. 4.2.1.1.1).

Il reclamante, accusato e
detenuto, è certamente legittimato.

Il reclamo, inoltrato il 5 luglio
contro una decisione ricevuta il 25 giugno, è tempestivo (art. 280 CPP).

 

 

2.

 

Le norme, ed i principi generali,
applicabili alla questione relativa il luogo di carcerazione per le persone in
detenzione preventiva, sono già state definite in numerose decisioni di
quest'ufficio (sentenze GIAR: 11.02.1993 [17.93.2], 24.02.1994 concernente il
qui reclamante [977.93.3], 20.01.1995 [1066.93.5], 23.08.1999 [368.99.5],
22.03.1999 [REP 1999 n. 129], 28.09.2001 [369.2001.3]), che possono essere qui
riprese non essendovi ragione di scostarsi dalle stesse:

 

 

 

 

 

 

            "

a)         Il codice di procedura penale ticinese non
definisce il luogo di esecuzione della carcerazione preventiva dell’accusato. L’art.
104 CPP (Esecuzione dell’arresto) precisa unicamente che l’arrestato è di
regola separato dai detenuti in espiazione di pena (cpv. 2), mentre l’art. 4
della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza
per gli adulti (LEPMS) dispone segnatamente che i prevenuti “sono assegnati al
penitenziario: nella sezione denominata carcere giudiziario cantonale”. Le
carceri pretorili - che sono delle sezioni dell’istituto principale (art. 4
cpv. 1 lit. a LEPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1]) - “accolgono [...] i
prevenuti nella misura dettata dalle esigenze dell’inchiesta e del procedimento
di istruzione” (art. 43 cpv. 1 REPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1.1]; così,
verbatim, sentenza della Camera dei ricorsi penali 15 febbraio 1999 in re
A.J.W., inc. CRP 60.99.00017, consid. 2 p. 3; v. inoltre sentenza CRP 1
settembre 1988 in re A.B., inc. CRP 196/88, consid. 2 p. 4). L’art. 104 cpv. 3
CPP precisa poi che il prevenuto è sottoposto unicamente alle restrizioni della
libertà che sono indispensabili per assicurare lo scopo dell’arresto e per
mantenere la disciplina nelle carceri, mentre l’art. 176 cpv. 2 CPP sancisce
espressamente il principio della proporzionalità nell’esecuzione del carcere
preventivo (sentenza CRP, loc. cit.). Competente per ordinare le condizioni di
detenzione durante il carcere preventivo è il Procuratore Pubblico (art. 40
cpv. 1 REPMS; sentenza CRP 15 febbraio 1999, cit., consid. 4 p. 5)(così, verbatim,
decisione 22 marzo 1999 in re E., inc. Giar 582.98.7, in: Rep. 132 [1999] n.
129 consid. 4a p. 357 s.).

b)         Si deduce da quanto precede che in realtà,
il magistrato inquirente non ha la facoltà di decidere autonomamente dove debba
essere detenuta una persona in stato di arresto: visto che anche le carceri
pretorili non sono altro che sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1 lit.
a LEPMS), ogni decisione in proposito spetta all’autorità amministrativa
preposta alla gestione delle carceri. Di regola, la detenzione preventiva ha
luogo presso le carceri pretorili, poiché solo queste strutture sono atte a
garantire l’effettiva ed assoluta segregazione del detenuto da persone con le
quali era ipotizzabile un pericolo di collusione. Quando il Procuratore
Pubblico autorizza il trasferimento di un detenuto da un carcere pretorile alla
Stampa decide, in verità, piuttosto sulle modalità d’esecuzione della
detenzione preventiva: di fatto, rinuncia consapevolmente alla totale
separazione dei vari correi, accettando un accresciuto rischio di possibili
collusioni.

c)         Dunque, fino a quando sussiste pericolo di
collusione il rifiuto (esplicito o implicito) di trasferimento di un detenuto
presso la struttura della Stampa è di principio lecito.

d)                 
Non basta, tuttavia, accertare che
una detenzione preventiva sia lecita, in termini assoluti, poiché persegue gli
scopi previsti dalla legge. Come già accennato (supra consid. 2a in fine), la
legittimità di una detenzione preventiva dipende anche da un esame di
proporzionalità (così già nelle decisioni in re W. 21 dicembre 1993 [inc. Giar
977.93.2] e 24 febbraio 1994 [inc. Giar 977.93.3], riprese da ultimo in
decisione 23 agosto 1999 in re B.A., inc. Giar 368.99.5-7 consid. 7.1 p. 9). La
misura è proporzionata se le restrizioni imposte al detenuto si giustificano
con le esigenze che la carcerazione deve soddisfare nel caso specifico: quanto
più gravose sono le condizioni di detenzione, tanto più marcate dovranno essere
queste esigenze. Ciò vale anche con riferimento al luogo di detenzione, e
significa che se le condizioni di detenzione sono inaccettabili, l’autorità
inquirente deve trovare un’alternativa compatibile con gli standard
internazionali oppure, al limite, rinunciare alla misura. L’esame va ovviamente
effettuato di caso in caso, con riferimento alle concrete esigenze, e non può
basarsi unicamente su opinioni dottrinali (per quanto di peso, come quella
riportata dal reclamante) o sulle generiche risultanze delle periodiche visite
del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o
trattamenti disumani o degradanti (CPT, v. reclamo, cit., pto. 4 p. 4; si
tratta dell’organo di monitoraggio istituito dalla Convenzione europea di
identica 

 

 

 

 

e)                 
denominazione [art. 1], con
funzione espressamente consultiva e non di condanna, v. pagina web
introduttiva, www.coe.int/en/about.htm)."

            (sentenza GIAR 28
settembre 2001, citata, cons. 2)

 

Ricordando, inoltre, che:

 

            "

b)         Solo
per l’espiazione di una pena o l’esecuzione di una misura, il Dipartimento
delle istituzioni può far capo a stabilimenti di altri Cantoni (art. 9 LEPMS;
sentenza CRP 1 settembre 1988, loc. cit.; sentenza CRP 26 febbraio 1992 in re
D.G., inc. CRP 26/92, consid. 2 p. 4). Sulla base di questo espresso dettame di
legge, soprattutto se letto in relazione con il già menzionato principio di
proporzionalità nell’esecuzione del carcere preventivo scaturente dall’art. 176
cpv. 2 CPP, “si deve concludere che ogni prevenuto ha il diritto di essere
trattenuto in carcere preventivo nel Ticino, sia per i contatti con eventuali
familiari qui residenti o con il suo ambiente, sia soprattutto per le correnti
necessità del procedimento e per poter agevolmente conferire con i propri
difensori. Eccezioni possono essere ammesse [...] per non pregiudicare la
ricerca della verità, nei confronti di pericolo di collusione specie con altri coprevenuti”
(sentenza CRP 1 settembre 1988, cit., consid. 2 p. 4-5). "

(sentenza GIAR 22 marzo 1999, citata,
cons. 4 c.)

 

 

3.

 

È innegabile che le condizioni di
detenzione nelle carceri pretoriali siano dure, ciò è, comunque, dovuto più
alla condizione di isolamento/segregazione del detenuto in quel luogo che non a
fattori quali la fatiscenza delle strutture (relativa), l'assenza (parziale o
totale) di luce naturale durante il giorno, il rumore notturno conseguente agli
spostamenti delle pattuglie di polizia (disturbo sopportato anche da persone
non detenute ) o l'assenza di ore d'aria (a giudizio di chi scrive sindacabile
davanti all'autorità amministrativa). La situazione delle carceri pretoriali
non è tale da permettere di definire, in modo automatico, disumano o degradante
ogni detenzione in queste strutture (vedi anche sentenza GIAR 28 settembre
2001, citata, cons. 4. B.).

Ciò sia detto senza voler
minimizzare la situazione oggettiva delle pretoriali ed il loro influsso sulla
situazione del detenuto, nota all'autorità politica (non solo per 

le critiche espresse a suo tempo
dal CPT a seguito di alcune visite) che ha provveduto a dare il via ai lavori
di costruzione di un nuovo carcere giudiziario che dovrebbe permettere di
ovviare, almeno in parte, ai disagi oggettivi derivanti dalle strutture, e ad
alcune restrizioni imposte dalle circostanze di fatto presso le carceri pretoriali.

In ogni caso, questo ufficio ha
sempre tenuto conto di questa situazione allorquando, chiamato a pronunciarsi
sulla permanenza presso le carceri pretoriali, ne verifica la legittimità per
rapporto alla durata ed ai concreti bisogni dell'istruzione, secondo criteri di
proporzionalità sempre più stretti in 

 

 

 

 

 

 

conseguenza al trascorrere del
tempo (cfr. la giurisprudenza citata al considerando 2. della presente
decisione).

 

 

4.

 

Determinanti, per la legittimità
del mantenimento del reclamante presso le carceri pretoriali, sono la presenza
(o persistenza) e la gravità di concreto pericolo di collusione (fatto valere
dal magistrato inquirente) in caso di suo trasferimento al PCT, in rapporto
alla durata della detenzione preventiva (sofferta e presumibilmente da
soffrire). 

 

a)

Nella decisione impugnata si
menziona grave pericolo di collusione con il detenuto (presso il PCT)
_____________ derivante dai "rapporti avuti da entrambi con la
consorteria del crimine organizzato facente capo al clan _____________, che
emerge da entrambe le inchieste, da una parte perché i _____________ risultano
collegati con i fondi riciclati da _____________ e dall'altra perché appaiono
connessi con il traffico di stupefacenti imputato al suo cliente
(_____________: n.d.r.)" (decisione 24 giugno 2002 p. 2, doc. 2. Inc. GIAR
54.2002.3). Nel verbale del 31 maggio 2002 (inc. MP 8640/2001, AI 50), cui il
magistrato rinvia per ulteriori motivazioni, si ribadisce che il denominatore
comune delle due indagini risulta essere il clan _____________, connesso ai
capitali riciclati da _____________ e con i quali, secondo l'accusa,
_____________ sarebbe stato in contatto in passato (Verbale PP _____________,
31.05.2002 pag. 2, con rinvio al verbale [di polizia] 29.04.2002 p. 7, nel
quale si fa riferimento ad una visita di tale _____________ a _____________,
nel 1991 e sotto falso nome, mentre quest'ultimo si trovava al PCT). 

 

b)

Nell'ambito di una fattispecie
complessa e coinvolgente più persone, il rischio di concertazione tra correi o
complici può costituire bisogno istruttorio che giustifica carcerazione
preventiva ed anche, se del caso, mantenimento di una (o più) delle persone
implicate presso le carceri pretoriali (M. Luvini in REP 1989 p.290; R. Barbey
in SJ 1981 p. 378; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701a; GIAR 20
gennaio 1995 già citata).

Nel caso in esame, occorre in
primo luogo constatare che _____________ è stato arrestato il 24 agosto del
2000, ed è tutt'ora detenuto, per vari titoli di reato tra cui riciclaggio di
denaro (inc. GIAR 506.2000.1, doc. 1), mentre per _____________ l'arresto è
intervenuto il 31 gennaio 2002 per fatti che, secondo l'accusa, si situano nel
corso del 2001. Al momento attuale, non vi è, quindi, connessione ai sensi dell'art.
36 CPP tra i due procedimenti (e neppure il magistrato inquirente lo sostiene).

Questa constatazione, pur non
permettendo esclusione automatica di un pericolo di collusione tra i due
accusati, impone certamente maggior rigore 

 

 

 

 

 

 

nella determinazione della sua
concretezza, nonché importanza per l'esito dell'inchiesta.

 

c)

Il punto di contatto tra le due
indagini sta, secondo il magistrato inquirente, nella "presenza"
della famiglia _____________ in entrambe le indagini e gli accertamenti da
salvaguardare sono quelli concernenti "la natura ed i contatti
dell'accusato con le organizzazioni criminali a monte del traffico nel contesto
dell'assistenza internazionale con l'Italia" (Osservazioni 15 luglio
2002 p., sesto capoverso).

Sulla base degli elementi
indicati dal Procuratore pubblico (nella decisione, nelle osservazioni e nel
verbale 31 maggio 2002 a cui ripetutamente si rinvia) l'ipotesi che la famiglia
_____________ sia coinvolta nelle operazioni di riciclaggio imputate
all'avvocato _____________ e abbia degli interessi anche nel traffico di
stupefacenti imputato a _____________ non è certo peregrina; tuttavia, questi
stessi elementi non permettono di individuare un concreto rischio di collusione
tra i due detenuti in relazione agli accertamenti che concernono i fatti che
vengono loro (rispettivamente) imputati (più precisamente, per quanto qui
interessa, imputati a _____________).

Per quanto concerne
_____________, vengono indicati stralci di verbali nei quali egli formula,
sulla base di alcuni elementi a lui noti, la supposizione secondo cui " dietro
a tutta questa operazione (ndr: quella che vede lui in veste di accusato)  ci
possano essere anche i fratelli _____________, peraltro parenti di __________
" (verbale PP _____________, 19 aprile 2001, p. 9). Per quanto concerne il
qui reclamante, si fa riferimento ad alcune telefonate (prospettategli nei
verbali di polizia del 29 aprile 2002 ore 10.30, 3 maggio 2002 ore 14.00) dalle
quali si potrebbe desumere che la famiglia _____________ sia in qualche modo
interessata (verosimilmente quale destinataria in Italia) della cocaina
sequestrata in Grecia e relativa al traffico imputato a _____________ e gestito
con la famiglia _____________ (siciliani). Il contenuto di una di queste
telefonate (meglio: il riassunto fatto dalle autorità italiane), oltre a
effettivamente indiziare un coinvolgimento (quantomeno un interesse) dei
_____________ nel traffico in questione, sembra indicare che i _____________
abbiano scoperto, del tutto casualmente, che _____________ aveva avuto in
passato (ca. 8 anni prima, a loro dire), un progetto con il geometra (secondo
la ricostruzione del Procuratore pubblico nome utilizzato dai _____________ per
indicare _____________), progetto andato a male e dopo il quale i due
(_____________ e _____________) non si sarebbero più sentiti. Le annotazioni
relative alla telefonata in questione concludono nel seguente modo: "Alla
luce degli ultimi particolari rappresentati da __________, entrambi proponevano
di risolvere l'inconveniente, facendo in modo di tacere questa loro conoscenza
e fare in modo che i due (il _____________ ed il misterioso geometra n.d.r.)
non si incontrino mai;" (trascrizione riassuntiva telefonata 9.11.2001
ore 20.49 tra _____________ e _____________: cfr. Classatore documentazione PS,
inc. MP 8640/2001), dando corpo più all'ipotesi di una non conoscenza da parte
del reclamante della contemporanea presenza/interesse (nell'operazione relativa
agli oltre 200 Kg. di cocaina sequestrati) dei _____________ che a quella
opposta. Sulla base di questi elementi di 

 

 

 

 

 

fatto, ed indipendentemente dalla
credibilità di _____________ e/o dal silenzio di _____________, è difficile
individuare concretamente gli elementi di fatto (gli accertamenti) su cui le
due persone detenute possano concertarsi per perturbare la ricerca della verità
in relazione alle rispettive imputazioni (o all'una o all'altra di queste). Ciò
anche in relazione alla struttura e organigramma dell'organizzazione.

 

d)

Non si può giungere a conclusione
definitiva sul pericolo di collusione invocato, prima di verificare (e valutare
la portata) degli eventuali accertamenti istruttori ancora in corso ed i cui
risultati si vorrebbero prospettare all'accusato prima dell'eventuale incontro
con _____________. Il magistrato inquirente, in proposito, fa esplicito
riferimento all'assistenza internazionale con l'Italia (Osservazioni 15 luglio
2002, p.2).

Dagli atti dell'inc. MP
8640/2001, risulta che una richiesta d'assistenza è stata inoltrata alle
autorità italiane il 19 dicembre 2001 (AI 3), con richiesta di trasmettere
tutte le intercettazioni nelle quali si menziona il "geometra",
persone a lui vicine o nelle quali è egli stesso a parlare; ulteriore
richiesta, intitolata "Complemento e Sollecito", è datata 15 luglio
2002 (non reca ancora numerazione istruttoria) e chiede l'identificazione
probatoria di tutte le voci intercettate dagli inquirenti italiani in relazione
ad un elenco di persone (tra cui due _____________) che sarebbero entrate in
contatto con il geometra o comunque connesse con la sua attività, altre
informazioni relative a queste persone (casellario ecc.), la loro audizione o
acquisizione di (eventuali) verbali già effettuati dalle autorità italiane,
nonché la trasmissione di tutti gli atti che possano interessare in qualche
modo il geometra, la consorteria _____________, ecc.

Per ciò che concerne le richieste
formulate il 19 dicembre, risulta dagli atti un'evasione quantomeno parziale:
con telefax del 20 dicembre 2001 l'autorità rogata comunicava di aver dato
disposizioni per la trasmissione di tutti gli atti "d'interesse
investigativo nell'ambito del proc. Pen. N. 4966/00 RGNR DDA e riguardanti il
geometra" (inc. MP 8640/2001, AI 6). Determinate telefonate
prospettate a _____________ (classificate con la sigla GOA CZ) provengono da
questa trasmissione. Occorre constatare che da quanto sin qui acquisito non
emergono ulteriori (per rapporto a quelli sin qui menzionati dal magistrato
inquirente) e/o più particolari elementi di contatto tra l'inchiesta contro il
reclamante e quella contro _____________.

Il complemento presentato il 15
luglio 2002 chiede accertamenti che, per loro stessa natura, non possono essere
intaccati da eventuali contatti tra il reclamante e _____________ (richieste di
cui ai punti 1 e 2 della rogatoria), rispettivamente trasmissione di atti ed
interrogatori (di persone latitanti o a piede libero) con riferimento generico
alla pertinenza ed all'interesse per le inchieste in corso contro
_____________, rispettivamente _____________ (richieste di cui ai punti 3 e 4
della rogatoria). Ne consegue relativa ipoteticità del pericolo di collusione
tra il reclamante e _____________, nonché (se non soprattutto) 

 

 

 

 

 

 

indeterminatezza dei tempi di
probabile (o possibile) risoluzione del rischio menzionato.

 

Si deve, di conseguenza,
concludere che l'ipotesi di una conoscenza, da parte di _____________ nonché di
_____________, d'elementi che possono interessare le relative inchieste e sui
quali essi potrebbero concertarsi al punto da compromettere i relativi
accertamenti, pur non essendo infondata, non concerne elementi definiti e non
ha quel grado di concretezza che, a quasi sei mesi dall'arresto e di detenzione
presso le carceri pretoriali, il rispetto del principio di proporzionalità
richiede.

 

 

5.

 

Il Procuratore pubblico ha, sin
dal 16 maggio 2002 (cfr. Verbale PP _____________ 16 maggio 2002, inc. MP
8640/2001) prospettato al reclamante la possibilità di un trasferimento in un
carcere della Svizzera interna, in alternativa al PCT e, ovviamente, alla
permanenza presso le pretoriali. Il reclamante ha rifiutato questa possibilità
in ragione dei "disagi e degli impedimenti che ciò avrebbe comportato
per lui e per la sua difesa. " (Reclamo 24 giugno 2002, p.2)

A questo proposito, senza che sia
necessario verificare ragionevolezza, pertinenza e fondatezza dei motivi di
rifiuto addotti, si deve ricordare (come peraltro ha ricordato lo stesso
magistrato inquirente - Osservazioni 15 luglio 2002 p. 1) che il trasferimento
in altro cantone non può essere imposto a colui che si trova in detenzione
preventiva (sentenze GIAR 22 marzo 1999 e 23 agosto 1999, già citate, cons. 4, risp.
7.2).

 

Da ultimo, ed a titolo abbondanziale,
è irrilevante per le decisioni che concernono il qui reclamante, l'affermazione
secondo cui _____________ avrebbe sfruttato le possibilità interne al carcere
per eludere i controlli (e comunicare con l'esterno). Il fatto, se del caso,
deve comportare l'adozione di misure/modifiche al regime cui è sottoposto
_____________ stesso.

 

 

6.

 

In conclusione, l'invocato
pericolo di collusione tra _____________ e _____________ non configura quel
grado di concretezza necessario perché la sua permanenza presso le carceri pretoriali
(tenuto conto della durata attuale, di quella futura e delle prospettive di
soluzione del rischio) sia rispettosa del principio di proporzionalità.

Il Procuratore pubblico dovrà
pertanto provvedere, compatibilmente alla situazione di occupazione del PCT, al
trasferimento di _____________ con le disposizioni, quo al regime carcerario,
che riterrà opportune.

 

 

 

 

 

 

Resta intatta la possibilità,
qualora dovessero emergere elementi specifici e più concreti di collusione con
altri detenuti, di una futura modifica del regime carcerario in senso
restrittivo, se necessaria per salvaguardare specifici accertamenti, 

 

Anche se non scaturente
direttamente da una domanda di libertà provvisoria, questa decisione è in tema
di libertà personale: contro di essa è dunque dato il rimedio del ricorso alla
Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello, da inoltrarsi entro dieci
giorni dall’intimazione.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

Viste le norme applicabili, in
particolare gli artt. 104, 280 CPP, artt. 4 LEPMS, 39 ss, 43 REPMS,

 

decide

 

1.

Il reclamo è accolto ai sensi dei
considerandi.

 

2.

Non si prelevano tasse e spese,
al reclamante lo Stato rifonderà FRS 450.-- a titolo di ripetibili.

 

3.

Contro la presente è dato reclamo
alla CRP entro 10 giorni dall'intimazione.

 

4.

Intimazione:

-        
avv. __________, per sé e per _____________;

-        
Procuratore Pubblico avv. __________, sede (con l’incarto di
ritorno).

 

 

 

 

giudice __________