# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cf85546d-a820-57a0-a96d-26cf23e60b4a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-07-10
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 10.07.2013 RR.2013.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2013-87_2013-07-10.pdf

## Full Text

Sentenza del 10 luglio 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Giorgio Bomio e Nathalie Zufferey Franciolli,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

A. LP, rappresentata dall'avv. Paolo Bernasconi, 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

 

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO, 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Francia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2013.87 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. In data 5 febbraio 2013 il Cabinet du Vice-Président chargé de l'instruction 

presso il Tribunal de Grande Instance - Cour d'Appel de Douai, Lille, Francia, 

ha trasmesso alla Svizzera - e più precisamente al Ministero pubblico del 

Cantone Ticino (di seguito: MP-TI), una domanda di assistenza giudiziaria 

internazionale nell'ambito di un procedimento penale diretto contro B., legale 

rappresentate della società di diritto anglosassone A. LP, per le ipotesi di 

reato di truffa (art. 313-1, 313-3, 313-7 e 313-8 CP/F) e appropriazione 

indebita (art. 314-1 e 314-10 CP/F). Tale procedimento trae origine da una 

denuncia sporta in Francia dalle società C. SA e D. SA, le quali avrebbero 

concluso nel corso dell'anno 2009 un contratto di distribuzione con A. LP 

avente quale oggetto la fornitura di diversi prodotti alimentari e in vista del 

quale, ritenute in particolare le asserite difficoltà finanziarie dalla ricorrente, 

le denuncianti avrebbero anticipato alla stessa la somma di nove milioni di 

euro. A garanzia di tale importo, veniva stipulata per il tramite della banca E., 

Lugano un "Advance Payment Guarantee", ovvero una garanzia bancaria a 

prima richiesta. Constatata la mancata fornitura dei prodotti - e dunque la 

mancata esecuzione del contratto da parte di A. LP - la società C. SA si 

sarebbe adoperata per ottenere dalla banca garante la restituzione della 

somma anticipata, la quale però avrebbe rifiutato la rifusione dell'importo 

adducendo quale motivo la tardività della richiesta.  L'importo sarebbe quindi 

stato trasferito nelle disponibilità di A. LP. Da qui le ipotesi di reato di truffa e 

appropriazione indebita contestate segnatamente a B., poiché le società 

denuncianti ritengono di essere state ingannate da quest'ultimo circa le reali 

condizioni economiche della ricorrente e in merito alla portata della garanzia 

bancaria stipulata. Con la sua domanda l'autorità rogante postula 

l'acquisizione presso la banca E. della documentazione relativa ai conti 

detenuti da A. LP, nonché di ogni altra informazione riguardo all'esistenza di 

altri conti bancari della menzionata società presso tutte le banche svizzere.  

B. Con decisione di entrata in materia dell'8 febbraio 2013 il MP-TI ha ordinato 

alla banca E. l'identificazione di ogni relazione riconducibile a A. LP - quale 

titolare/contitolare, avente diritto economico o avente diritto di firma - nel 

periodo compreso dal 2009 al 31 dicembre 2012. A tale ordine la banca ha 

risposto con scritto del 18 febbraio 2013, trasmettendo al MP-TI la 

documentazione richiesta relativa ai conti n. 1, e del conto appendice n. 2, 

intestati a A. LP, nonché la documentazione afferente a tre carte di credito a 

nome di B., delle quali A. LP risulta essere l'avente diritto economico. 

L'autorità cantonale d'esecuzione non ha per contro esteso la ricerca presso 

altre banche svizzere, poiché ha considerato tale richiesta alla stregua di una 

"fishing expedition". 

- 3 - 
 
 

C. Mediante decisione di chiusura del 28 febbraio 2013, il MP-TI, a parziale 

accoglimento della rogatoria, ha disposto la consegna all'autorità rogante di 

tutta la documentazione ottenuta presso la banca E. (v. act. 1.1). 

D. Con ricorso del 2 aprile 2013 A. LP è insorta dinanzi alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale contro la predetta decisione di chiusura 

dell'autorità cantonale d'esecuzione, concludendo quanto segue (v. act. 1): 

"I. In via principale 

Il ricorso in epigrafe viene integralmente accolto, 

per cui, di conseguenza, la decisione di chiusura datata 28 febbraio 2013 del Pubblico 

Ministero del Cantone Ticino viene annullata. 

 

II. In via subordinata 

 

Alla rogatoria datata 5.02.2013 viene data esecuzione nel senso che vengono trasmessi i 

documenti di apertura riguardanti il conto no. 1 intestato alla A. LP presso la banca E. di 

Lugano, nonché l'estratto-conto dal 17.09.2009 fino al 28.02.2010. 

 

III. In via ancora più subordinata 

 

L'autorità rogante viene richiesta, in applicazione dell'art. 80o LAIMP di fornire le seguenti 

informazioni complementari: 

a) tutti i contratti stipulati fra C. SA e A. LP 

b) tutte le garanzie stipulate fra C. SA e la banca E. 

c) tutta la corrispondenza scambiata fra la banca E.  e C. SA riguardo a tutte le garanzie 

stipulate in relazione ai contratti fra C. SA e A. LP. 

La parte ricorrente avrà facoltà di presentare un memoriale di osservazioni riguardo a tutti i 

documenti suddetti entro il termine di 15 giorni a decorrere dal momento in cui avrà ricevuto le 

suddette  informazioni complementari. 

 

IV. In ogni caso 

 

Non si prelevano tasse e spese giudiziarie e viene attribuita alla parte ricorrente un'indennità 

di patrocinio. " 

E. In data 11 aprile 2013 la ricorrente ha trasmesso alla Corte un "complemento 

di domanda e di motivazione", mediante il quale chiede - aggiungendo 

un'ulteriore conclusione in via subordinata - che i documenti allegati ad un 

memoriale da essa inviato al Procuratore generale del Cantone Ticino 

vengano trasmessi all'autorità rogante (v. act. 7).  

- 4 - 
 
 

F. Con risposte del 25 aprile 2013, tanto l'UFG (v. act. 9) che il MP-TI (v. act. 

10) postulano la reiezione del gravame con contestuale conferma della 

decisione impugnata.  

G. Con replica del 15 maggio 2013, la ricorrente si è sostanzialmente 

riconfermata nelle proprie conclusioni (v. act. 12). Con scritti del 17 e del 23 

maggio 2013, l'UFG e il MP-TI hanno rinunciato a presentare un memoriale 

di duplica, rinviando alle proprie considerazioni espresse con le rispettive 

risposte (v. act. 14 e 15). 

H. Delle ulteriori e specifiche argomentazioni addotte dalle parti nei loro 

rispettivi allegati si dirà, nella misura del necessario all'emanazione del 

presente giudizio, nei successivi considerandi in diritto.   

 Diritto: 

1.  

1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010  

sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; 

RS 173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 

sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), 

la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza 

giudiziaria internazionale. 

1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica 

Francese e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla 

Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 

1959, entrata in vigore il 20 marzo 1967 per la Svizzera ed il 21 agosto dello 

stesso anno per la Francia (CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo franco-svizzero 

del 28 ottobre 1996 che completa la CEAG (RS 0.351.934.92), entrato in 

vigore il 1° maggio 2000 (in seguito: l'Accordo bilaterale), nonché, a partire 

dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, 

del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione 

dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella 

fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la 

confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, 

entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° febbraio 1997 

per la Francia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto 

internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o 

implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole 

- 5 - 
 
 

all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si 

applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale 

del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 

IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 

consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti 

norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS e art. 39 CRic). È fatto 

salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 

595 consid. 7c). 

1.3. Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura dell'autorità 

cantonale d'esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 

1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione attiva della ricorrente per quanto 

attiene alla trasmissione della documentazione relativa al conto bancario di 

cui è titolare è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 

137 IV 134 consid. 5.2.1; 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6). 

Per contro, nella misura in cui il ricorso è rivolto altresì nei confronti della 

consegna all'autorità rogante della documentazione afferente alle carte di 

credito intestate a B., e delle quali l'insorgente risulta essere mero avente 

diritto economico, la legittimazione ricorsuale deve essere negata e il 

gravame, su questo specifico aspetto, si rivela irricevibile (DTF 122 II 130 

consid. 2b e rinvii).  

1.4. L'impugnativa è dunque ricevibile nel perimetro definito dalla predette 

considerazioni e occorre entrare in materia. 

2.  

2.1. La ricorrente si duole, sebbene solo in sede di replica, della violazione del 

suo diritto di essere sentita, per non aver potuto partecipare attivamente alla 

fase di esecuzione della commissione rogatoria, nella misura in cui la 

decisione di entrata in materia emanata in data 8 febbraio 2013 dal MP-TI 

non le sarebbe mai stata correttamente notificata da parte della banca.   

2.2. Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al 

detentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si 

opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare  

alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di 

chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti 

ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, 

delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 

consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a 

pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in 

assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c 

AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve impartire alle 

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- 6 - 
 
 

persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per 

addurre riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo loro si 

opporrebbero alla consegna. Questo affinché esse possano esercitare in 

maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sentiti (v. art. 30 cpv. 

1 PA), secondo modalità di collaborazione comunque rispettose del principio 

della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; PATRICK L. KRAUSKOPF/KATRIN 

EMMENEGGER, in: B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxiskommentar VwVG, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cernita deve aver luogo 

anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 

4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 

4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, n. 484, 723-724; PASCAL DE PREUX, 

L'entraide internationale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment 

d'argent, in SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34). 

Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretizzato 

nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA 

richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di 

natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; 

MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör 

im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, 

pag. 449 con rinvii). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte 

dell’autorità d’esecuzione non comporta comunque automaticamente 

l’accoglimento del gravame e l’annullamento della decisione impugnata. 

Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere 

sentito può essere sanata, se la persona toccata ottiene la possibilità di 

esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso, la quale, come nella 

fattispecie la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, dispone 

del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (v. DTF 124 

II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 

aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). 

2.3. Nella fattispecie, occorre innanzitutto ricordare che l'autorità d'esecuzione 

non è obbligata a notificare le proprie decisioni all'estero (v. art. 80m AIMP; 

art. 9 OAIMP; sentenza del Tribunale federale 1A.221/2002 del 25 novembre 

2002, consid. 2.6). La decisione di entrata in materia dell'8 febbraio 2013 è 

stata dunque correttamente notificata dal MP-TI alla banca della ricorrente 

(v. DTF 136 IV 16 consid. 2.2), senza peraltro che la stessa fosse assortita 

da un divieto di comunicazione. La circostanza che tale decisione non 

sarebbe stata trasmessa in tempo utile alla ricorrente, a seguito di asseriti 

errori nella designazione dell'indirizzo di quest'ultima commessi dalla banca, 

nulla muta a questo proposito. Inoltre, essendo trascorsi 20 giorni tra la 

decisione di entrata in materia e l'emanazione della decisione di chiusura del 

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Ministero pubblico ticinese, l'agire di quest'ultimo non presta il fianco a 

critiche.  Ad ogni modo, disponendo la scrivente autorità di pieno potere 

cognitivo in fatto e in diritto (TPF 2007 57) e avendo avuto la ricorrente in 

questa sede ampia facoltà di esprimersi sulla documentazione da trasmettere 

all'estero, un'eventuale violazione del predetto diritto sarebbe stata 

comunque sanata dalla presente procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; 

sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 

novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF 

2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Ne discende che la 

censura, infondata, deve essere respinta.  

3.  

3.1. La ricorrente contesta una carente, lacunosa e contraddittoria esposizione del 

contesto fattuale da parte dell'autorità rogante, dalla quale non emergerebbe 

alcun indizio di reato in capo al soggetto denunciato nel procedimento estero.  

3.2. Gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic e 28 AIMP esigono in sostanza che la 

domanda di assistenza indichi il suo oggetto, il motivo, la qualificazione 

giuridica dei reati, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al 

fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni 

ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b, 547 

consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c). In questo ambito, non si può tuttavia 

pretendere dallo Stato richiedente la presentazione di un esposto dei fatti 

totalmente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo scopo della 

rogatoria è proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fattispecie 

oggetto d'indagine all'estero, fermo restando che la verifica delle condizioni 

per la concessione dell'assistenza deve rimanere possibile (v. DTF 117 Ib 64 

consid. 5c, con giurisprudenza citata). Ciò non implica per lo Stato 

richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di 

esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, in 

modo tale da escludere che sussista un'inammissibile ricerca indiscriminata 

di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 

6b/aa; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della colpevolezza è riservato al 

giudice straniero del merito ed esula dalle competenze di quello svizzero 

dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza 

del Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5) 

3.3. Nel caso concreto, con la sua domanda del 5 febbraio 2013 l'autorità 

richiedente espone con sufficiente chiarezza i fatti oggetto del procedimento 

penale avviato segnatamente nei confronti di B. in seguito alle denunce 

sporte da C. SA e D. SA per titolo di appropriazione indebita e truffa. Risulta 

dalla commissione rogatoria che la denuncia nei confronti di B., nella sua 

qualità di rappresentate legale della ricorrente, trae origine dalla relazione 

contrattuale risalente al 2009 tra C. SA e A. LP. Le due società avevano 

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infatti sottoscritto un contratto di distribuzione mediante il quale la ricorrente 

si impegnava a fornire a C. SA diversi prodotti di tipo alimentare. In vista 

dell'esecuzione del contratto, la ricorrente, adducendo un'insufficiente 

capacità di finanziamento, aveva richiesto ad C. SA un anticipo pari a nove 

milioni di euro. A garanzia di questo importo, le parti stipulavano un "Advance 

payment guarantee" a beneficio di C. SA per il tramite della banca E. In 

sostanza, C. SA avrebbe potuto rientrare in possesso della somma anticipata 

dietro semplice richiesta alla banca garante. Constatando l'inesecuzione 

contrattuale da parte di A. LP, C. SA richiedeva alla banca garante la 

restituzione dell'importo anticipato. A tale richiesta la banca E. non dava 

seguito, ritenendosi svincolata da qualsiasi obbligo derivante dall'atto di 

garanzia stipulato stante la tardività della richiesta. La somma di nove milioni 

di euro è stata dunque trasferita dalla banca nelle disponibilità della 

ricorrente. C. SA sporge quindi denuncia penale alle autorità francesi - 

poiché, a suo dire, sarebbe stata ingannata da B. circa la reale portata e le 

condizioni di esecuzione della garanzia bancaria stipulata nonché in merito 

alla reale capacità finanziaria di A. LP - le quali hanno avviato un 

procedimento penale nei confronti di B. per titolo di appropriazione indebita e 

truffa. Senza tuttavia entrare nel merito della fondatezza o della plausibilità 

delle ipotesi accusatorie contestate all'imputato nell'ambito del procedimento 

aperto in Francia - esame che esula dalle competenze del giudice svizzero 

dell'assistenza - discende da quanto esposto che il contesto fattuale e le 

indagini in corso all'estero si delineano con precisione e chiarezza, in 

ossequio ai parametri legali e convenzionali ricordati al considerando 

precedente. Gli eventuali errori e le imprecisioni contenute nella richiesta di 

assistenza non assumono una portata e una rilevanza tali da inficiare la 

validità stessa della rogatoria, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, 

ritenuto che lo scopo stesso dell'assistenza giudiziaria è quello di permettere 

all'autorità estera di ottenere un quadro quanto più completo della fattispecie 

in esame. Tale conoscenza, ritenuto lo stadio iniziale dell'inchiesta, non può 

che basarsi su mere ipotesi investigative, che, nella fattispecie, andranno 

verificate anche sulla base della documentazione di cui è chiesta la 

consegna. Ininfluenti nella presente procedura sono pure le asserite 

imprecisioni riguardo ai precedenti penali dell'imputato, così come l'esistenza, 

parallelamente alla procedura penale, di una controversia di natura 

prettamente civile.  

4.  

4.1. A dire della ricorrente, i fatti così come descritti dall'autorità rogante non 

configurerebbero in diritto svizzero i reati di truffa e di appropriazione indebita 

ai sensi degli art. 146 CP e, rispettivamente, art. 138 CP, cosicché, alla 

commissione rogatoria non andrebbe dato seguito per violazione del principio 

della doppia punibilità. 

- 9 - 
 
 

4.2. Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 

l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG e 

la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 

1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e 

segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che 

l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa solo 

se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il 

diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 

1 AIMP. 

Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 

consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un 

esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di 

assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un esame "prima 

facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta 

trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato 

che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto 

delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste 

(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 

3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente 

essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima 

qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 

7.4). 

4.3. Nel caso in rassegna, e anche sotto il profilo della doppia punibilità, non v'è 

ragione di scostarsi dall'esposto dei fatti presentato dall'autorità estera, in 

quanto esente da manifeste lacune o contraddizioni (v. supra consid. 3.3). Da 

quanto esposto, B. avrebbe tratto in inganno - mediante manovre fraudolente 

– C. SA sul reale stato finanziario della società A. LP nonché sulla portata e 

le condizioni della garanzia bancaria stipulata, inducendola in tal modo in 

errore in occasione della sottoscrizione del contratto, in vista dell'esecuzione 

del quale la stessa C. SA avrebbe anticipato alla controparte la somma di 

nove milioni di euro. A. LP non avrebbe fornito la propria prestazione 

contrattuale e C. SA non sarebbe più rientrata in possesso dell'importo 

anticipato, patendo così un danno economico. I fatti così come descritti 

dall'autorità richiedente potrebbero configurare, in diritto svizzero, perlomeno 

il reato di truffa ai sensi dell'art. 146 CP. Infatti, giusta l'art. 146 CP, si rende 

colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito 

profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose false o 

dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore 

inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui. 

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- 10 - 
 
 

La truffa presuppone un inganno, ovvero una condotta diretta a suscitare 

nella persona ingannata un'immagine falsa della realtà, in altre parole un 

errore (TRECHSEL/CRAMERI, in Trechsel/Pieth, Schweizerisches 

Strafgesetzbuch. Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 2 ad 

art. 146 CP). Tale condotta può manifestarsi sotto forma di affermazioni 

menzognere (orali o scritte),  ma anche di gesti e di "atti concludenti" (DTF 

127 IV 163 consid. 2). La situazione di errore in cui si trova la persona 

ingannata può essere direttamente provocata dal reo, mediante affermazioni 

false oppure dissimulazione della realtà, ma può anche preesistere ed in 

quest'ultimo caso la condotta tipica consiste nel confermare subdolamente 

l'ingannato nel  suo errore (v. BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit 

suisse, vol. I, Berna 2010, n. 24 e segg. ad art. 146 CP). Da un esame 

forzatamente prima facie del caso in esame, non può essere a priori escluso 

che il comportamento assunto da B. in occasione della trattativa tra le parti 

volta alla conclusione del contratto di distribuzione possa aver integrato gli 

estremi della truffa, segnatamente per aver dissimulato fatti veri o confermato 

subdolamente l'errore quanto alla reale capacità economica e finanziaria di A. 

LP - circostanza da cui è scaturita la richiesta di un anticipo di nove milioni di 

euro - nonché in merito alla portata e alle condizioni per ottenere l'esecuzione 

della garanzia bancaria stipulata presso la banca E. In quest'ottica, il testo 

della commissione rogatoria offre al giudice svizzero dell'assistenza sufficienti 

elementi per concludere circa la possibile realizzazione del reato di truffa 

qualora la fattispecie si fosse verificata in Svizzera, ciò che è sufficiente per 

ritenere adempiuto il presupposto della doppia punibilità, senza che sia 

necessario analizzare questi fatti anche sotto il profilo dell'appropriazione 

indebita (DTF 125 II 569 consid. 6; sentenza del Tribunale federale 

1C_138/2007 del 17 luglio 2007, consid. 2.3.2). La censura di violazione del 

principio della doppia punibilità si rivela pertanto infondata, e come tale deve 

essere respinta.  

5.  

5.1. La ricorrente - ricordato il divieto di fishing expedition vigente in ambito di 

assistenza giudiziaria internazionale - sostiene che tramite la rogatoria in 

disamina sia in atto da parte dell'autorità estera una ricerca indeterminata di 

prove. A sostegno della sua tesi, la ricorrente adduce, da un lato, l'evidente 

assenza di indizi di reato a carico del soggetto indagato in Francia e, 

dall'altro, evidenzia la richiesta dell'autorità rogante di ottenimento di 

informazioni bancarie concernenti A. LP presso tutti gli istituti di credito 

svizzeri e per un periodo temporale inconferente con i fatti oggetto di indagine 

all'estero. La trasmissione all'autorità rogante della documentazione raccolta 

violerebbe dunque anche il principio della proporzionalità.  

 

- 11 - 
 
 

5.2. La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una 

domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero 

deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità 

richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 

e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 

principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 

consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 dell’11 

settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3) o 

se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto 

inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 

consid. 3a). Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono 

informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali 

come quelli qui in esame, esse necessitano di regola di tutti i documenti, 

perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico dei conti 

eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o 

entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 

180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale 

federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 

22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 

sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale 

federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 

14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare 

altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 

4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere 

necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone 

interessate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 

2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 

1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 

consid. 4.1). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla 

cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è 

esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il 

procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 

2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta “fishing 

expedition”, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed 

indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che 

esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 

consid. 6b/aa e rinvii). Questo genere di inchieste non è consentito in ambito 

di assistenza giudiziaria internazionale sia alla luce del principio della 

proporzionalità che di quello della specialità. Tale divieto si fonda 

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- 12 - 
 
 

semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella 

raccolta delle prove (DTF 113 I 257 consid. 5c).  

 

5.3. Nell'evenienza concreta, l'invio della documentazione afferente alla relazione 

bancaria (e relativa appendice) intestata a A. LP presso la banca E., limitata 

per quanto riguarda gli estratti conto all'intervallo temporale dal 2009 sino alla 

chiusura del conto, non viola certo il principio della proporzionalità. L'utilità 

potenziale della citata documentazione nell'ottica del procedimento estero è 

certamente data. Infatti, stante la natura dei reati investigati all'estero, i mezzi 

di prova raccolti in via rogatoriale in Svizzera possono ritenersi utili per 

l'autorità rogante anche, se del caso, a discarico della persona indagata, per 

far luce sulla sorte dei nove milioni di euro che sarebbero entrati nelle 

disponibilità della ricorrente in seguito alla relazione contrattuale instauratasi 

con C. SA e in seguito all'inefficacia della garanzia bancaria per asserita 

intempestività della richiesta di restituzione dei fondi. Il MP-TI, decidendo di 

non limitare l'invio della documentazione bancaria in questione al solo 

periodo della garanzia bancaria non ha dunque violato il principio della 

proporzionalità, applicando quindi correttamente la sopraccitata 

giurisprudenza in ambito di utilità potenziale della documentazione (v. supra 

consid. 5.2), la quale deve dunque essere trasmessa dal periodo in esame 

sino all'estinzione del conto, onde permettere una ricostruzione esaustiva 

delle eventuali movimentazioni sospette, e se del caso, permettere la 

successiva tracciabilità dell'importo in parola. 

Inoltre, considerato che l'autorità cantonale d'esecuzione ha deciso motu 

proprio di non estendere la ricerca ad eventuali relazioni bancarie 

riconducibili alla ricorrente presso tutte le banche svizzere - come invece 

richiesto dall'autorità estera - essa ha correttamente applicato i principi vigenti 

in materia di proporzionalità. In tali circostanze, non v'è spazio per ipotizzare 

il verificarsi di un caso di fishing expedition. 

5.4. In merito ai diversi e ulteriori documenti di cui la ricorrente suggerisce la 

consegna all'autorità rogante, si osserva che gli stessi, in particolare quelli 

menzionati e annessi ad un "memoriale complementare" trasmesso in data 

29 marzo 2013 al MP-TI, non costituiscono dei mezzi di prova raccolti in 

esecuzione della presente commissione rogatoria, motivo per cui non v'è 

ragione di includerli nella presente procedura. La ricorrente, dovesse ritenerlo 

opportuno, potrà semmai produrli direttamente agli atti del procedimento 

francese.  

5.5. Contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, si rileva infine che, qualora le 

condizioni per la concessione dell'assistenza sono date, come è il caso in 

concreto, il segreto bancario non rappresenta di per sé un ostacolo 

all'assistenza giudiziaria internazione in materia penale (v. DTF 127 II 151 

- 13 - 
 
 

consid. 4c/aa; 125 II 83 consid. 5; 123 II 153 consid. 7; D. BODMER/B. KLEI-

NER/B. LUTZ, Kommentar zum Bundesgesetz über die Banken und 

Sparkassen, Zurigo 2006, n. 130 ad art. 47 LBCR). L'interesse alla sfera 

privata della ricorrente non può certo prevalere, nelle descritte circostanze, 

sulle necessità di indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare 

l'assistenza più ampia possibile (art. 1 cpv. 1 CEAG; v. sentenza del 

Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.3). L'interesse 

degli inquirenti francesi ad accertare la sussistenza di eventuali fatti di 

rilevanza penale prevale dunque sul diritto alla riservatezza della ricorrente, 

con la conseguenza che anche questa censura deve essere respinta.  

6. Discende da quanto precede che il ricorso è respinto. Le spese seguono la 

soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura 

amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 

cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 

LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b del regolamento del 

31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della 

procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella 

fattispecie a fr. 5'000.--, posta a carico della ricorrente e coperta dall'anticipo 

delle spese già versato. 

 

- 14 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico della ricorrente. Essa è 
coperta dall'anticipo delle spese di pari importo già versato.  

 
 
Bellinzona, 11 luglio 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:  Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 

- Avv. Paolo Bernasconi  

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
 

Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).