# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92d84b15-c6fa-517e-be51-725392dedbf4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 26.09.2011 12.2009.195
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2009-195_2011-09-26.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2009.195

  	
  Lugano

  26 settembre
  2011/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2005.535
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 20
luglio 2005 da

 

	
                                                             
                                                                                                                                                                                                    

  	
  AP 1  

  rappr. da  RA 1 
  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1
    

  rappr. da  RA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
1'340'196.- più interessi, somma aumentata in replica a fr. 1'418'946.04 e poi ridotta
in sede conclusionale a fr. 1’244'010.34; 

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 13 ottobre 2009 ha integralmente respinto;

 

appellante
l'attrice con atto di appello 4 novembre 2009, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione per fr. 501'710.54
oltre interessi, importo poi rettificato con scritto 5 novembre 2009 a fr. 782'367.35 (trattandosi in realtà di € 501'710.50), protestando spese e ripetibili di entrambe
le sedi;

 

mentre la
convenuta con osservazioni 11 gennaio 2010 postula la reiezione del gravame
pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Con
contratto 10 febbraio 2003 (doc. A) la società svizzera AP 1 ha concesso in locazione alla società belga AO 1, per un importo forfetario globale di € 325'000.-,
138 casse mobili, containers e box-containers in alluminio (in seguito:
containers), utilizzabili e allora già in possesso di quest’ultima, fino al 31
gennaio 2004: per quanto qui interessa, l’accordo era retto dalle leggi e dalle
usanze del domicilio del locatore (doc. A), ovvero dal diritto svizzero (cfr.
petizione p. 2, risposta p. 15). Alla scadenza pattuita, e meglio tra il gennaio
e il marzo 2004, la conduttrice ha provveduto a riconsegnare 65 containers,
mentre gli altri 73, per i quali è stata in seguito concordata una proroga del
contratto fino al 30 luglio 2004, dietro pagamento di un importo di € 589.- al
giorno (doc. C), sono stati resi il 6 agosto 2004 ad Anversa, dove per altro ancora
si trovavano 30 degli altri containers riconsegnati con il primo lotto, tra il
gennaio e il marzo 2004 (cfr. doc. M).

 

 

                                  B.   Ritenendo
che 101 dei containers complessivamente riconsegnati erano danneggiati e non
erano più idonei ad essere dati in locazione a terzi, con la petizione in
rassegna, poi completata con la replica, AP 1 ha chiesto la condanna di AO 1 al pagamento di fr. 1'418'946.04 più interessi (pari a € 909'930.77),
somma corrispondente alle presumibili spese per la loro riparazione in Belgio (€
461'040.58) e verniciatura in Belgio (€ 50'500.-), alla perdita di guadagno per
la loro mancata rilocazione fino alla data della petizione (€ 332'327.-,
calcolata sulla base del doc. C) ed alle spese di deposito e peritali in Belgio
(€ 66'063.19). La convenuta si è opposta alla petizione, negando il
danneggiamento dei containers e la loro inutilizzabilità, rilevando la
tardività della notifica dei difetti relativi ai containers consegnati tra il
gennaio e il marzo 2004 e contestando l’ammontare delle singole pretese di
danno.

 

 

                                  C.   A
seguito dell’avvenuta vendita di 93 dei 101 containers, l’attrice, nelle more
della causa (il 7 luglio 2006), ha mutato l’azione ed ha ridotto le sue pretese
nei confronti della convenuta a fr. 1’244'010.34 (pari a € 797'749.35), somma pari
alla perdita di guadagno per la mancata rilocazione dei 101 containers (€
332'327.-), al minor prezzo ricavato in occasione della vendita dei 93
containers (€ 412'600.-, calcolato tenendo conto dei contratti di compravendita
stipulati in €) ed alle presumibili spese di riparazione dei rimanenti 8 containers
(€ 52'822.35).

 

 

                                  D.   Con
la sentenza qui impugnata il Pretore ha integralmente respinto la petizione. Il
giudice di prime cure ha innanzitutto rilevato che, per stessa ammissione
dell’attrice, i danni ai containers riconsegnati tra il gennaio e il marzo 2004
non erano stati notificati nel termine dell’art. 267a cpv. 2 CO, di modo che
essa, che aveva per altro dichiarato di aver rinunciato alla notifica perche “i
rapporti fra le parti sembravano essere apparentemente buoni”, non poteva
pretendere il risarcimento delle spese di riparazione degli 8 containers
(facenti per l’appunto parte di quei 65) che non era poi riuscita a rivendere, quantificate
in € 3'290.- dal perito giudiziario (doc. 15). In merito agli altri 73 containers,
ha osservato che la tesi secondo cui gli stessi erano in uno stato talmente
deplorevole da renderli inutilizzabili era stata smentita dalla perizia
giudiziaria (doc. 15) e dal suo complemento, ben più attendibili delle perizie
di parte delle ditte __________, __________ e __________ (doc. BB-HH, PP, TT) e
della deposizione del teste D__________; dal fatto, risultante dal doc. 18 e
dal teste __________, che i containers erano stati utilizzati dalla convenuta
fino al giorno della loro riconsegna all’attrice; dalla circostanza, risultante
dal doc. 12, che quest’ultima ne aveva a sua volta utilizzati 6; dal fatto che
il teste R__________ aveva confermato che gli stessi erano in stato di
funzionamento e trasportabili; e dal fatto che nel contratto di compravendita
sottoscritto dall’attrice con l’acquirente __________ risultava un
“leistungsfähiges Zustand”, poco importando se il teste G__________ avesse poi apparentemente
dichiarato il contrario. Ne ha concluso che da una parte l’attrice non poteva
pretendere il risarcimento della perdita di guadagno per la mancata rilocazione
dei containers, non rimasti bloccati per comportamenti ingiustificatamente
ostativi della convenuta, tanto più che non aveva dimostrato di aver intrapreso
sforzi per rilocarli a terzi e in particolare di disporre di persone
interessate alla loro locazione; che dall’altra nemmeno potevano essere
risarcite le spese per le riparazioni dei rimanenti containers, che il perito
giudiziario aveva quantificato in € 58'892.50 (da cui andavano in ogni caso già
dedotte le spese per gli 8 containers non rivenduti e per altri 37 facenti
parte del lotto riconsegnato tra il gennaio e il marzo 2004, per complessivi €
26'926.50), dato che l’attrice, vendendo quei containers nel corso di causa,
aveva abbandonato quella richiesta; e che infine essa nemmeno poteva pretendere
alcunché a titolo di minor prezzo ricavato in occasione della vendita dei 93 containers,
il teste R__________ avendo sconfessato la sua tesi secondo cui il prezzo di
compravendita staccato dagli acquirenti era inferiore a quello di mercato a
causa dello stato difettoso dei containers. Quanto alla pretesa di fr.
66'063.19 formulata dall’attrice per varie posizioni danno, il giudice di prime
cure ha rilevato che la stessa era stata abbandonata in sede conclusionale, e
che in ogni caso le fatture delle ditte __________ (di € 6'915.-) e __________
(di € 5'447.50), riguardanti spese di trasporto, non potevano essere caricate
alla convenuta.

 

 

                                  E.   Con l’appello
che qui ci occupa, l'attrice chiede di riformare il querelato giudizio nel
senso di accogliere la petizione per fr. 501'710.54 oltre interessi, importo in
seguito rettificato a fr. 782'367.35 (trattandosi in realtà di € 501'710.50). È
solo a p. 21 del gravame (di complessive p. 24), che essa, dopo aver ripercorso
in lungo e in largo i fatti alla base del litigio e riassunto l’iter
procedurale della causa (fino a metà di p. 21), dichiara di non condividere la
motivazione della querelata sentenza, che ritiene “lesiva per più rispetti di
un corretto accertamento dei diritti ed obblighi delle parti” (p. 21),
spiegando poi, solo nelle successive 37 righe, le ragioni a sostegno della sua
tesi: essa rimprovera dapprima al Pretore di aver disatteso che i containers
erano rimasti di fatto presso di lei, per il che non ci si poteva
ragionevolmente aspettare che sollevasse la questione dei difetti, tanto più
che (circostanza pacifica, che a torto il giudice aveva ritenuto non provata)
in quell’epoca i rapporti fra le parti sembravano essere apparentemente
migliorati; con riguardo ai rimanenti 73 containers ritiene scorretto il fatto
che il primo giudice non si sia fondato sulle perizie di parte ma sulla perizia
giudiziaria, che in realtà si fondava su elementi fattuali incompleti ed era
errata; contesta al primo giudice di aver ritenuto falsa l’asserzione secondo
cui i containers sarebbero stati utilizzati dalla convenuta fino al giorno
della loro consegna all’attrice; e ritiene che il teste R__________, su cui il
primo giudice si era fondato, avesse sostenuto, contrariamente al vero e in
contrasto con tutte o quasi le risultanze dell’istruttoria ed in particolare
con la deposizione del teste G__________, che i containers erano perfettamente
trasportabili e utilizzabili, tanto più che il Pretore non aveva eccepito
alcunché con riguardo alla deposizione del primo, che era teste interessato ai
sensi dell’art. 229 cpv. 3 CPC/TI, mentre aveva dissertato sulla posizione del
teste D__________ nella sua qualità di testimone-perito.

 

                                  F.   Delle
osservazioni con cui la convenuta postula la reiezione del gravame, si dirà per
quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

considerando

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto
processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la decisione pretorile è stata
pronunciata ed impugnata prima di questa data, la procedura ricorsuale rimane tuttavia
disciplinata dal CPC/TI (art. 404 cpv. 1 e 405 cpv. 1 CPC).

 

 

                                   2.   Dato che la lite tra le parti ha per oggetto il risarcimento del
danno derivante da un contratto di locazione di containers a carattere
internazionale e che l’attrice ha chiesto in causa la condanna della convenuta
al pagamento di somme in franchi svizzeri, è innanzitutto opportuno esaminare
se la petizione, e con essa l’appello, non debba eventualmente già essere
respinta in applicazione dell’art. 84 CO. In considerazione del fatto che
nessuna delle parti aveva sollevato la questione, con ordinanza 3 agosto 2011
la presidente di questa Camera, rilevato che in concreto si poneva il problema dell’applicazione
di quella norma, ha assegnato alle parti un termine per prendere posizione sulla
questione. La parte convenuta, nelle osservazioni 4 agosto 2011, ha dichiarato di prevalersi dell’art. 84 CO. Da parte sua, la parte attrice, nella sua presa di
posizione del 29 agosto 2011, ha contestato l’applicazione della norma e
comunque si è ritenuta legittimata a formulare la sua domanda in franchi
svizzeri, visto che la causa aveva per oggetto il risarcimento del danno
contrattuale che era dovuto a una società con sede in Svizzera e che, essendosi
realizzato in quel Paese, doveva per l’appunto essere espresso in moneta
svizzera, valuta nella quale essa doveva tra l’altro esporre la propria
contabilità; in subordine ha chiesto di essere autorizzata, in applicazione
dell’art. 75 lett. b CPC/TI, a restringere le sue richieste di causa nel senso
di obbligare la controparte al pagamento di € 501'710.50; in via più
subordinata ha rilevato che la convenuta nulla aveva eccepito sulla questione
nella sede pretorile e nelle osservazioni all’appello ed era con ciò malvenuta a
prevalersene ora; e in via ancor più subordinata ha postulato che nella
fissazione delle eventuali ripetibili a favore della controparte si tenesse
conto di quest’ultimo aspetto.

 

 

                                2.1   Per
l’art. 84 CO, i debiti pecuniari devono essere pagati con mezzi legali di
pagamento della moneta in cui è stato contratto il debito (cpv. 1). Se il
debito è espresso in una moneta che non è moneta del Paese nel luogo di
pagamento, questo potrà farsi in moneta del Paese al corso del giorno della
scadenza, a meno che con la parola “effettiva” o con altra simile aggiunta non
sia stato stipulato l’adempimento letterale del contratto (cpv. 2). Ritenuto
che la facoltà alternativa di liberarsi con il pagamento in moneta svizzera
prevista dal cpv. 2 della norma riguardava solo il debitore, il Tribunale
federale, con decisione 14 gennaio 2008, ponendo fine a una prassi tollerante,
ne ha dedotto che il creditore, in presenza di un debito contratto in valuta
estera, era tenuto a formulare in causa la sua pretesa in quella valuta (DTF
134 III 151 consid. 2.2; TF 6 ottobre 2010 4A_218/2010 consid. 5.1, 16 dicembre
2010 4A_206/2010 consid. 4.1) e che il tribunale aveva unicamente la facoltà di
condannare il debitore al pagamento di quella valuta (DTF 134 III 151 consid.
2.4; TF 27 marzo 2009 4A_230/2008 consid. 5.3.1 pubbl. in RtiD 2010 I p. 764
segg., 6 ottobre 2010 4A_218/2010 consid. 5.1), ritenuto che una condanna in
franchi svizzeri violerebbe il diritto federale (DTF 134 III 151 consid. 2.5;
TF 27 marzo 2009 4A_230/2008 consid. 5.4 pubbl. in RtiD 2010 I p. 764 segg., 16
dicembre 2010 4A_206/2010 consid. 4.1). 

                                         

 

                                2.2   Nel
caso di specie è pacifico che l’attrice, con sede in Svizzera, ha chiesto in
causa la condanna della convenuta, con sede in Belgio, al pagamento di fr.
1'418'946.04, somma ora ridotta a fr. 782'367.35, a titolo di risarcimento del
danno risultante da un contratto di locazione a carattere internazionale, retto
dal diritto svizzero. Ora, giusta l’art. 84 CO le pretese di risarcimento del
danno contrattuale, analogamente a quelle di risarcimento del danno
extracontrattuale (TF 16 dicembre 2010 4A_206/2010 consid. 3.2.2), devono di
regola essere solute nella moneta dello Stato in cui la relativa perdita
patrimoniale si è verificata (SJ 2005 p. 174; Schraner,
Berner Kommentar, n. 181 ad art. 84 CO; II CCA 22 febbraio 2011 inc. n.
12.2009.87 e 90). Ritenuto che le posizioni di danno rivendicate in causa dall’attrice
si sono verificate dove sono stati riconsegnati ed erano poi stati depositati i
containers, cioè ad Anversa (Belgio), ed hanno potuto essere determinate con
precisione nella relativa moneta (cfr. quanto esposto sub B e C), ben si può
ritenere che la relativa pretesa si è prodotta in €, moneta che per altro
costituisce anche la valuta del contratto alla base della lite (doc. A; SJ 2005
p. 174; Schraner, op. cit., ibidem).
La pretesa doveva pertanto essere formulata in € e non poteva essere azionata
in franchi svizzeri, come invece fatto dall’attrice. Poco importa se la
convenuta non abbia mai sollevato il tema nella sede pretorile e nelle
osservazioni all’appello, l’applicazione dell’art. 84 CO dovendo in effetti essere
esaminata d’ufficio in base al principio iura novit curia (art. 87
CPC/TI; TF 27 marzo 2009 4A_230/2008 consid. 5.3.1 pubbl. in RtiD 2010 I p. 764
segg.; II CCA 22 febbraio 2011 inc. n. 12.2008.196, 15 marzo 2011 inc. n.
12.2009.111, 21 marzo 2011 inc. n. 12.2010.34, 16 maggio 2011 inc. n.
12.2010.190). Quanto infine alla richiesta dell’attrice di restringere le sue domande
di causa a € 501'710.50, la stessa non può assolutamente essere ammessa: a
parte il fatto che la richiesta nemmeno è stata formulata con l’appello, ma
solo - tardivamente - dopo l’invito della presidente di questa Camera ad
esprimersi sulla questione, si osserva in effetti che la stessa non costituisce
un semplice restringimento delle domande di causa in applicazione dell’art. 75
lett. b CPC/TI, ma un’inammissibile mutazione della causa (art. 321 cpv. 1
lett. a CPC/TI; II CCA 28 gennaio 2011 inc. n. 12.2008.193, 16 febbraio 2011
inc. n. 12.2008.175, 15 marzo 2011 inc. n. 12.2009.111). 

 

 

                                2.3   L’applicazione
al caso concreto della giurisprudenza federale esposta in precedenza porta a
concludere che la petizione con cui l’attrice chiedeva il pagamento in franchi
svizzeri di danni contrattuali sorti in € dev’essere respinta in virtù
dell’art. 84 CO, senza che sia necessario chinarsi sul suo fondamento. 

 

 

                                   3.   Ma,
a prescindere da quanto precede, si osserva che l’appello, nella limitatissima
misura in cui era ricevibile, avrebbe in ogni caso dovuto essere respinto, ciò
che avrebbe a sua volta portato, per altra via, alla conferma del giudizio di
prime cure. 

 

 

                                3.1   Il gravame è dapprima irricevibile già per il fatto che non è
chiaro quali siano le posizioni di danno alla base delle domande di causa (art.
309 cpv. 2 lett. e e f CPC/TI). A p. 21 dell’appello l’attrice ha invero
indicato di aver a suo tempo domandato la condanna della convenuta al pagamento
di fr. 1’244'010.34, somma corrispondente a € 797'749.35 (€ 52'822.35, €
412'600.- e € 332'327.-), aggiungendo che “a queste somme vanno aggiunti, come
appena detto, € 50'500.- per la verniciatura e € 66'063.19 per le posizioni
minori di danno”. Visto che, addizionando tutte queste posizioni, si otteneva
un importo di € 914'312.54 e che a p. 2 del gravame l’attrice, che più avanti avrebbe
dichiarato di aver rettificato le sue richieste (appello p. 21), aveva invece
preteso solo fr. 501'710.54 oltre interessi, somma poi corretta a fr.
782'367.35 (trattandosi in realtà di € 501'710.50), senza indicarne però la
composizione, la presidente di questa Camera, con la già citata ordinanza 3
agosto 2011, ha invitato l’attrice a precisare quali fossero esattamente le
posizioni creditorie che stavano alla base della domanda d’appello così
rettificata. Con scritto 29 agosto 2011 l’attrice, con un certo imbarazzo, ha
indicato che le posizioni da risarcire erano quella di € 412'600.- relativa al
minor prezzo ricavato in occasione della vendita dei 93 containers, quella di €
52'822.35 relativa alle presumibili spese di riparazione dei rimanenti 8
containers e un’altra di € 36'288.15 per la perdita di guadagno per la mancata
rilocazione di 7 containers. Ciò non significa però che le pretese di cui si
chiede l’accoglimento nell’appello siano per l’appunto queste, tanto più che
della posizione relativa alla perdita di guadagno per la mancata rilocazione
dei (soli) 7 containers di € 36'288.15 (che a p. 23 della petizione era quantificata
in € 22'254.-) - il cui importo è stato verosimilmente così aumentato, a
ritroso, per poter giungere al totale di € 501'710.50 - non vi era alcuna
traccia né nell’appello né tanto meno nelle risultanze di causa. Non si
capirebbe altrimenti perché, a p. 21 del gravame, siano state indicate, come
somme da aggiungere, le due pretese di € 50'500.- e di € 66'063.19. Se a ciò si
aggiunge che, sommando a questi ultimi due importi la pretesa di € 52'822.35 e
quella di € 332'327.-, si arrivava ad un totale di € 501'712.54, assai simile a
quello indicato a p. 2 dell’appello, non si può che concludere che a questo
stadio della lite non è dato a sapere con la necessaria certezza quali siano le
posizioni di cui è preteso l’accoglimento, ciò che non può che rendere irricevibile
la domanda di appello.

                                         

 

                                3.2   Se
ciò non bastasse, si osserva che l’appello dell’attrice si confronta solo in
minimissima parte con l’accurata e dettagliata sentenza pretorile ed è con ciò
in larghissima misura irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC; Cocchi/Trezzini, CPC-TI. m. 23 e 27 ad
art. 309). Nella invero limitatissima misura in cui lo fa, è in ogni caso -
come si vedrà meglio qui di seguito - privo di una motivazione sufficiente ed è
perciò nuovamente irricevibile (cfr. art. 309 cpv. 2 lett. f CPC/TI) o comunque
è ampiamente privo di rilevanza o ancora è infondato. Con particolare riferimento
alle singole censure sollevate nel gravame, si osserva quanto segue:

 

 

                             3.2.1   Il
primo rimprovero mosso dall’attrice al Pretore è quello di aver disatteso che i
101 containers sarebbero rimasti di fatto presso di lei, con il che non ci si
poteva ragionevolmente aspettare che essa sollevasse la questione dei difetti,
tanto più che (circostanza pacifica, che a torto il primo giudice aveva
ritenuto non provata) in quell’epoca i rapporti fra le parti sembravano essere
apparentemente migliorati. Ora, non si vede proprio per quale motivo dal solo
fatto che i containers riconsegnati potessero essere rimasti presso l’attrice dopo
la conclusione del contratto di cui al doc. A, circostanza per altro smentita
dalla stessa attrice in precedenza (appello p. 8), si dovrebbe concludere che
quest’ultima era dispensata dal notificare tempestivamente i danni riscontrati.
La circostanza poi che a quell’epoca l’attrice aveva affermato che i rapporti
fra le parti sembravano essere apparentemente migliorati, che in realtà era
stata considerata dal Pretore “a prescindere dall’esattezza o meno di questa
sua valutazione” (cfr. sentenza p. 4), non modifica certo la situazione, non
essendo provato che la sua rinuncia alla notifica dei danni sia stata indotta
da un agire della convenuta contrario al principio della buona fede.

 

 

                             3.2.2   L’attrice
ritiene in seguito scorretto il fatto che il primo giudice non si sia fondato
sulle perizie di parte e si sia piuttosto basato sulla perizia giudiziaria, che
a suo dire si fonderebbe su elementi fattuali incompleti e sarebbe errata. La
censura, oltretutto sollevata per la prima volta e con ciò tardivamente solo in
questa sede (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI), è irricevibile anche per la sua carente
motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC/TI). L’attrice non ha in effetti spiegato,
né tanto meno dimostrato, per quali ragioni la perizia giudiziaria (eseguita su
ordine del Tribunal de commerce di Bruxelles) sarebbe talmente incompleta
ed errata da doversi fare astrazione dalle sue conclusioni a favore delle
conclusioni delle perizie di parte. 

 

 

                             3.2.3   L’attrice
rimprovera poi al primo giudice di aver ritenuto falsa l’asserzione secondo cui
i containers sarebbero stati utilizzati dalla convenuta fino al giorno della
loro consegna all’attrice. Non è affatto vero. Il Pretore ha in effetti espressamente
riconosciuto la circostanza, aggiungendo che la stessa risultava dal doc. 18 e
dal teste __________ (cfr. sentenza p. 5). 

                             3.2.4   Con
l’ultima censura l’attrice ritiene che il teste R__________, su cui il Pretore
si era fondato, avesse sostenuto, contrariamente al vero e in contrasto con
tutte o quasi le risultanze dell’istruttoria ed in particolare con la
deposizione del teste G__________, che i containers erano perfettamente
trasportabili e utilizzabili, tanto più che il giudice non aveva eccepito
alcunché con riguardo alla deposizione del primo, che era teste interessato ai
sensi dell’art. 229 cpv. 3 CPC/TI, mentre aveva dissertato sulla posizione del
teste D__________ in quanto testimone-perito. La censura è ancora una volta
infondata. Non è innanzitutto vero che la versione dei fatti resa dal teste R__________
era in contrasto con tutte o quasi le risultanze dell’istruttoria, tanto è vero
che il Pretore, a conferma della stessa, ha menzionato tutta una serie di
riscontri istruttori e meglio la perizia giudiziaria (doc. 15, fascicolo
richiamato dal Tribunal de commerce di Bruxelles), il suo complemento,
il doc. 18, la deposizione del teste __________, il doc. 12 e il contenuto del
contratto di compravendita sottoscritto dall’acquirente __________, risultanze
queste sulle quali l’attrice non ha assolutamente avuto da ridire in questa sede.
Il fatto che il solo teste G__________ possa aver dichiarato il contrario non è
pertanto determinante, tanto più che il Pretore aveva chiaramente spiegato le
ragioni per cui quella deposizione non poteva essere decisiva e per cui si
poteva comunque far astrazione dalla stessa, circostanze queste sulle quali l’attrice
pure non si è confrontata nell’appello. Per il resto, nulla permette di
ritenere che il teste R__________ fosse un teste interessato ai sensi dell’art.
229 cpv. 3 CPC/TI, aspetto per altro sollevato dall’attrice per la prima volta e
quindi irritualmente solo in questa sede (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC/TI), mentre
poco importa sapere le ragioni per cui il primo giudice abbia ritenuto di non potersi
basare sulla deposizione del teste D__________, delle cui dichiarazioni
l’attrice non si è comunque prevalsa in questa sede per mettere in dubbio le
conclusioni del giudizio pretorile.

 

 

                                   4.   Ne
discende, a conferma della sentenza impugnata, la reiezione dell’appello. La
tassa di giustizia, le spese e le ripetibili della procedura ricorsuale, calcolate
sulla base di un valore ancora litigioso di fr. 782'367.35, seguono la
soccombenza (art. 148 CPC/TI), ritenuto che non vi è motivo di ridurre l’indennità
per ripetibili a favore dell’appellata, visto che - come si è detto - la sua
vittoria non è dovuta solo alla questione dell’applicazione dell’art. 84 CO, da
lei non sollevata nelle sue osservazioni. 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC/TI e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 4 novembre 2009 di AP 1 è respinto nella misura in cui
è ricevibile. 

 

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.  6’000.-

                                         b) spese                                                      fr.    
100.-

                                         Totale                                                           fr. 
6’100.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere
alla parte appellata fr. 10’000.- per ripetibili.

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).