# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b37e129a-570e-5898-b7cd-8bcdb61550e0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 28.05.2019 9.2018.184
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2018-184_2019-05-28.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2018.184

  	
  Lugano

  28 maggio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 2 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

   

  e
  a

   

  PI
  2

  patr.
  da: avv. PR 1

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’istituzione di una curatela di rappresentanza in favore di PI
  1 (1987)

  

 

 

giudicando
sul reclamo del 3 dicembre 2018 presentato da RE 1 contro la decisione emanata il 2
novembre 2018 (ris. n. 3022/2018) dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1 è nato il 1987
dall’unione fra RE 1 e PI 2. Sin dalla nascita è affetto da un grave handicap
(encefalopatia epilettogena con microcefalia e gravissimo ritardo mentale), per
il quale ha bisogno di continue cure e sorveglianza medica.

 

                                  B.   Con decisione dell’
1996 (inc. OA.96.334) il matrimonio fra RE 1 e PI 2 è stato sciolto per
divorzio dal Pretore della giurisdizione di __________. L’autorità parentale e
la custodia di PI 1 sono stati affidati alla madre, riservato al padre il più
ampio diritto di visita.

 

                                  C.   Su istanza della
madre, vista l’incapacità di discernimento del figlio e il raggiungimento della
maggior età, con decisione 25 febbraio 2005 dell’allora Sezione degli enti
locali, PI 1 è stato dichiarato interdetto in base all’art. 369 vCC. Con
decisione n. 28/2005 del 4 marzo 2005 l’allora Commissione tutoria regionale __________,
ha quindi ripristinato l’autorità parentale di RE 1 ai sensi dell’art. 385 cpv.
3 vCC, affidandole il compito di salvaguardare gli interessi personali e
patrimoniali del figlio.

 

                                  D.   Con decisione 22
ottobre 2015 l’Autorità regionale di protezione __________, subentrata alla
Commissione tutoria, ha adeguato la misura di protezione a favore di PI 1 al
nuovo diritto di protezione, istituendo una curatela generale ai sensi dell’art.
398 CC e nominando RE 1 quale curatrice generale.

 

                                  E.   Nel mese di ottobre
2015 RE 1 ha trasferito il figlio, ricoverato per svariati anni presso la
Fondazione __________, presso la propria abitazione a __________. In
considerazione del cambiamento di domicilio di PI 1, con decisione 27 giugno
2016 l’Autorità regionale di protezione __________ (in seguito, Autorità di
protezione) ha assunto il relativo incarto.

 

                                  F.   A seguito del
trasferimento di PI 1 presso l’abitazione materna, sia il padre che la nonna
paterna, __________, hanno chiesto l’intervento dell’Autorità di protezione al
fine di poter ripristinare i contatti con lui, in quanto RE 1 ha negato loro di
rendergli visita presso il suo domicilio. La madre ha poi acconsentito alle
visite al figlio, ma a condizione che esse avvenissero al di fuori della sua
casa, previa organizzazione da parte dei parenti di un veicolo omologato per il
trasporto di invalidi e con un’attestazione del fatto che essi fossero in grado
di provvedere alle cure di cui PI 1 necessita.

 

                                  G.   In data 2 agosto 2016
RE 1 ha avviato alcune procedure civili ed esecutive aventi per oggetto
l’esecuzione e l’incasso di diritti derivanti dalla convenzione sugli effetti
del divorzio del 1996. In particolare RE 1, in qualità di curatrice del figlio PI
1, ha fatto spiccare in nome e per conto di quest’ultimo tre precetti esecutivi
nei confronti di PI 2 per il pagamento degli alimenti arretrati dall’anno 1996
al 2016, sfociati in un procedimento di rigetto definitivo dell’opposizione dinnanzi
alla Pretura del Distretto di __________ (inc. SO.2016.779 e SO.2017.17) e successivamente
alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF 14.2017.13). RE 1 ha inoltre sporto
querela penale contro PI 2 per trascuranza degli obblighi di mantenimento (art.
217 CP; inc. MP.2016.6538). Dinnanzi alla Pretura del Distretto di __________ RE
1 ha inoltre chiesto a PI 2 il ripristino di un’assicurazione vita e ha
rappresentato il figlio nella causa intentata dal padre di quest’ultimo
tendente alla revisione del contributo di mantenimento in suo favore
(CM.2016.126).

 

                                  H.   Con scritto del 31
ottobre 2016 PI 2 ha chiesto l’intervento dell’Autorità di protezione in quanto
preoccupato del fatto che RE 1 non agirebbe nell’esclusivo interesse di suo
figlio (nonché curatelato), chiedendo la nomina di un “curatore ad hoc”
a favore di quest’ultimo.

 

                                    I.   Con scritto 7
novembre 2016 il Segretario assessore della Pretura di __________ ha chiesto
all’Autorità di protezione di “approfondire la questione” relativa al
possibile conflitto di interessi in capo alla curatrice, che – se accertato –
precluderebbe totalmente “la possibilità di chiudere la procedura di
conciliazione con una transazione firmata dalla curatrice”. In data 14
novembre 2016 la procedura tendente alla modifica del contributo alimentare
avviato dal padre nei confronti del figlio è dunque stata sospesa dalla Pretura
in attesa di una decisione circa l’esistenza o meno di un conflitto di
interessi.

 

                                  L.   Con scritto 16
novembre 2016 all’Autorità di protezione RE 1 ha negato l’esistenza di un
conflitto di interessi tra lei e il figlio, contestando la necessità di
nominare un curatore ad hoc in favore del figlio. In via subordinata la
curatrice ha espresso il desiderio che, in caso di nomina del curatore, tale
ruolo potesse essere svolto dallo studio legale che la patrocina (Studio legale
__________), in quanto già a conoscenza del relativo incarto.

 

                                  M.   Con risoluzione n.
2768/2017 del 10 luglio 2017 l’Autorità di protezione ha “accertato
l’esistenza di un conflitto di interessi tra la curatrice generale RE 1 e il
curatelato PI 1 in relazione alle procedure civili ed esecutive, avviate da
quest’ultima per l’incasso nei confronti del padre PI 2 di pretesi crediti alimentari
pregressi, nonché in relazione alla procedura penale avviata per il reato di
trascuratezza degli obblighi alimentari ex art. 217 CP”. L’Autorità di
protezione ha stabilito che, una volta cresciuta in giudicato la medesima decisione
incidentale, si sarebbe espressa “sulla necessità di istituire una curatela
di rappresentanza ex art. 394 CC, designando alla funzione di curatore un
mandatario che non sia in rapporto di fiducia con la curatrice generale”.
La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva e ad un eventuale
reclamo è stato denegato l’effetto sospensivo. Su istanza 12 luglio 2017 di PI
2, la risoluzione è stata in seguito oggetto di rettifica: con decisione 11 agosto
2017 è stata infatti aggiunta al dispositivo n. 1 la seguente frase: “(…) e
in relazione alla procedura avviata dal signor PI 2 con istanza di conciliazione
4.11.2016 in tema di modifica di contributi alimentari” (ris. n.
2988/2017).

 

                                  N.   Con reclamo 19 luglio
2017 RE 1 è insorta contro la decisione dell’Autorità di protezione, negando
l’esistenza di un conflitto di interessi con il figlio/curatelato, contestando
la necessità e la legittimità dell’Autorità di protezione di nominare un
curatore ad hoc o un curatore di rappresentanza e postulandone dunque
l’annullamento.

 

                                  O.   Con pronuncia 25
gennaio 2018 (inc. 9.2017.162), questo giudice ha respinto il reclamo, riconoscendo
l’esistenza di un conflitto di interesse e confermando la decisione impugnata.
L’incarto è stato ritornato all’Autorità di protezione al fine di istituire
senza indugio una curatela ad hoc e nominare un curatore.

 

                                  P.   Con ricorso in
materia civile datato 27 febbraio 2018 RE 1 ha impugnato tale decisione
dinnanzi al Tribunale federale, chiedendone l’annullamento, subordinatamente
postulando che l'incarto sia rinviato alla Camera di protezione per accertamento
dell'assenza di un conflitto di interessi, e in via ancora più subordinata che,
previo rinvio, l'autorità cantonale promuova una procedura coinvolgendo il
figlio come parte processuale. Con sentenza 7 agosto 2018 (STF 5A_203/2018) il
Tribunale federale ha giudicato inammissibile il ricorso presentato da RE 1.

 

                                  Q.   Con decisione 21
settembre 2018 (ris. n. 2447/2018), rettificata il 2 novembre 2018 (ris.
3022/2018), l’Autorità di protezione ha istituito in favore di PI 1 una
curatela di rappresentanza ex art. 394 cpv. 1 CC “avente per oggetto la
rappresentanza in merito alle procedure civili ed esecutive avviate dalla
curatrice per l’incasso nei confronti di PI 2 di pretesi crediti
alimentari pregressi, nonché in relazione alla procedura penale avviata per il
reato di trascuratezza degli obblighi alimentari ex art. 217 CP e in relazione
alla procedura avviata dal signor PI 2 con istanza di conciliazione 4.11.2016
in tema di modifica di contributi alimentari a favore del figlio PI 1 ”.
Quale curatrice è stata designata l’avv. __________, con il compito di
rappresentarlo negli ambiti in cui è stata sancita l’esistenza di un conflitto
di interessi. In tali ambiti, la curatrice generale RE 1 è stata privata per
legge del suo diritto di rappresentanza ai sensi dell’art. 403 cpv. 2 CC. La
decisione in questione è stata dichiarata immediatamente esecutiva e ad un
eventuale reclamo è stato denegato l’effetto sospensivo.

 

                                  R.   Con reclamo 3
dicembre 2018 RE 1 è insorta contro la risoluzione del 2 novembre 2018 (n.
3022/2018), impugnando inoltre la precedente decisione incidentale dell’Autorità
di protezione che riconosceva l’esistenza del conflitto di interessi (decisione
del 10 luglio 2017, ris. n. 2768/2017, e rettifica 11 agosto 2017, ris. n. 2988/2017).
In via principale, l’insorgente chiede l’annullamento delle suddette decisioni e
il reintegro della curatrice generale nei suoi poteri di rappresentanza di PI 1.
La contestuale richiesta di restituzione dell’effetto sospensivo è stata
respinta da questo giudice con decreto del 12 febbraio 2019.

 

                                  S.   In sede di
osservazioni, l’Autorità di protezione si è opposta al reclamo, chiedendone la
reiezione, così come PI 2 e PI 1. Nei successivi allegati di replica e duplica
tutte le parti si sono riconfermate nelle proprie richieste di giudizio.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto
processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

 

                                    I.   Legittimazione al reclamo

 

                                   2.   Occorre in primo
luogo chinarsi sull’eccezione sollevata in via preliminare da PI 2 nelle sue
osservazioni del 24 dicembre 2018, secondo cui il reclamo interposto da RE 1
sarebbe irricevibile per carenza di legittimazione a ricorrere a titolo
personale di quest’ultima.

 

                               2.1.   Secondo PI 2, “unico
referente” della decisione di nomina dell’Autorità di protezione è il
figlio PI 1: “l’interesse degno di protezione è unicamente riproducibile in
capo” a lui, “purtroppo nell’incapacità di agire autonomamente”
(osservazioni, pag. 2). RE 1 non sarebbe dunque abilitata a promuovere una
causa giudiziaria a titolo individuale, difettando della necessaria legittimazione
attiva.

 

                               2.2.   Ai sensi dell’art. 450
cpv. 2 CC, sono legittimate al reclamo le persone che partecipano al
procedimento; le persone vicine all’interessato; le persone che hanno un
interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della
decisione impugnata.

 

                               2.3.   Al di là della
legittimazione derivante dal fatto che RE 1 ha preso parte al procedimento
dinnanzi all’Autorità di protezione e che anche la decisione impugnata le è
stata intimata personalmente, si osserva che la reclamante è madre
dell’interessato e dunque persona a lui vicina, ciò che la abilita (tanto
quanto il padre) ad agire in questa sede. L’eccezione può dunque essere
superata senza ulteriori approfondimenti.

 

 

                                   II.   Violazione del diritto
di essere sentito e difetto di istruttoria, inesistenza del conflitto di
interessi

 

                                   3.   Nel suo reclamo, RE
1 ritiene di non essere mai stata interpellata riguardo al presunto conflitto
di interessi esistente con il figlio PI 1 e critica l’Autorità di protezione
per non aver esperito un’istruttoria quanto al presunto conflitto di interessi
tra lei e il figlio. Secondo la reclamante, nel caso concreto non esiste alcun
conflitto tra la sua posizione e quella del curatelato, né nei procedimenti civili,
esecutivi e penali legati al recupero dei crediti alimentari pregressi, né nel
procedimento intentato da PI 2 tendente alla modifica dei contributi futuri. RE
1 postula dunque l’annullamento delle decisioni impugnate e il ripristino dei
suoi poteri di curatrice generale in tutti i procedimenti concernenti il figlio
PI 1. In subordine, chiede che la curatela di rappresentanza sia mantenuta unicamente
in relazione al procedimento di modifica dei contributi alimentari promosso dal
padre di PI 1.

 

                               3.1.   L’art. 66 LPAmm
disciplina le condizioni per impugnare le decisioni pregiudiziali e incidentali,
notificate separatamente dalla decisione finale. Fatta eccezione per le
decisioni concernenti la competenza e la ricusa di cui al cpv. 1 – che se non
sono oggetto di ricorso immediato, non possono più essere impugnate
ulteriormente – le altre decisioni pregiudiziali e incidentali possono essere contestate
mediante ricorso contro la decisione finale, in quanto influiscano sul
contenuto della stessa, se il ricorso immediato contro di esse a titolo
indipendente non è ammissibile o non è stato interposto (cpv. 3).

 

                               3.2.   Nel caso concreto, la
decisione incidentale con cui l’autorità di prime cure si è pronunciata
sull’esistenza di un conflitto di interessi è stata oggetto di un ricorso
immediato dinnanzi alla Camera di protezione, che lo ha giudicato ammissibile e
si è pronunciata nel merito con decisione del 25 gennaio 2018 (inc. 9.2017.162),
cresciuta formalmente in giudicato dopo l’emanazione della sentenza del
Tribunale federale del 7 agosto 2018 (STF 5A_203/2018). La questione
dell’esistenza del conflitto di interessi non può più dunque essere oggetto di nuova
discussione in questa sede e le censure contenute nel memoriale di reclamo a
tale riguardo non possono che essere considerate irricevibili (pag. 3-13).

 

 

                                  III.   Mancato coinvolgimento
nella scelta del curatore

 

                                   4.   In considerazione di
quanto sopra, occorre concludere che in questa sede possono essere considerate
ricevibili unicamente le censure dirette contro i contenuti della decisione
resa il 21 settembre 2018 (ris. n. 2447/2018), rettificata il 2 novembre 2018
(ris. n. 3022/2018), ovvero riguardanti l’istituzione della curatela di
rappresentanza ex art. 394 cpv. 1 CC, la designazione del curatore nonché la
sua retribuzione. La reclamante si pronuncia su uno di questi punti soltanto in
sede di replica, contestando il suo mancato coinvolgimento nella scelta del
curatore.

 

                               4.1.   In sede di replica, RE
1 ha criticato l’Autorità di protezione per non aver attirato la sua attenzione
sulla possibilità di esprimere desideri quanto alla persona del curatore, ciò a
suo modo di vedere doveva esserle garantito, a prescindere dall’esistenza di un
(presunto) conflitto di interessi (pag. 5). Il mancato coinvolgimento della
madre dell’interessato, peraltro sua curatrice generale, configura una
violazione del suo diritto di essere sentita e deve dunque condurre ad un
annullamento della decisione, il vizio non essendo sanabile (replica, pag. 6).

 

                               4.2.   Ai sensi dell’art. 401
CC, quando l’interessato propone quale curatore una persona di sua fiducia,
l’autorità di protezione degli adulti vi acconsente se la persona proposta è
idonea e disposta a investirsi della curatela (cpv. 1); per quanto possibile,
l’autorità tiene conto dei desideri dei congiunti o di altre persone vicine
all’interessato (cpv. 2); se l’interessato non gradisce quale curatore una data
persona, per quanto possibile l’autorità gli dà soddisfazione (cpv. 3).

                                         Diversamente dalle
proposte dell’interessato stesso (art. 401 cpv. 1 CC), ai sensi
dell’art. 401 cpv. 2 CC i desideri dei congiunti quanto alla
persona del curatore devono essere presi in considerazione unicamente “per
quanto possibile”: l’autorità di protezione dispone dunque di un potere di
apprezzamento più ampio e può, in particolare, nominare un curatore che giudica
più competente di quello suggerito dai famigliari o dalle persone vicine all’interessato
(Steinauer/Fountoulakis, Droit des personnes physiques et de la protection de l’adulte,
2014, n. 1174 pag. 552; Fassbind,
Erwachsenenschutz, 2012, ad art. 401 CC n. 3). L’autorità di protezione non è
legata alle proposte di tali persone, né tanto meno al rifiuto da loro opposto
alla nomina di un determinato curatore, disponendo essa di un ampio margine
d’apprezzamento (Häfeli, in:
CommFam, Protection de l’adulte, 2013, ad art. 401 CC n. 4-5). L'autorità deve tuttavia vegliare a
che non esista un conflitto d'interessi tra la persona da proteggere e quella
che si propone quale curatore (Häfeli,
in: CommFam, Protection de l’adulte, 2013, ad art. 401 CC n. 2).

 

                               4.3.   Non corrisponde al
vero che RE 1 sia stata privata del diritto, garantito all’art. 401 cpv. 2 CC, di
proporre un curatore per il figlio. Dall’incarto emerge in maniera chiara che
la reclamante ha esercitato tale facoltà, in modo del tutto spontaneo, già con
scritto del 16 novembre 2016. In tale scritto, RE 1 aveva espresso il desiderio
che l’incarico di tutelare gli interessi di PI 1, nella denegata ipotesi in cui
l’autorità riconoscesse l’esistenza di un conflitto di interessi fra lei e il
figlio nelle vertenze in questione e dovesse nominare un curatore ad hoc,
venisse mantenuto in capo all’allora patrocinatore legale della reclamante, che
aveva già iniziato ad occuparsi della pratica. Il desiderio che fossero i
rappresentanti legali della madre ad essere incaricati della curatela è stato peraltro
vagliato dall’Autorità di protezione nell’ambito della sua decisione
incidentale sul conflitto di interessi e scartato in considerazione della necessità
di designare “alla funzione di curatore un mandatario che non sia in
rapporto di fiducia con la curatrice generale” (decisione 10 luglio 2017,
ris. n. 2768/2017).

                                         Vi è dunque da ritenere
che a seguito della pronuncia di questa Camera, che dava atto del desiderio
espresso dalla reclamante (cfr. decisione 25 gennaio 2018, inc. 9.2017.162,
consid. L) e confermava la risoluzione dell’autorità di prime cure – intimandole
di istituire senza indugio una curatela ad hoc e di nominare un curatore
(dispositivo n. 2) – RE 1 non doveva attendersi di essere interpellata su
ulteriori desideri o preferenze quanto alla scelta della persona da nominare. Nemmeno
in questa sede la reclamante formula peraltro un nominativo alternativo
concreto, nè presenta delle critiche quanto all’idoneità del legale prescelto
dall’Autorità di protezione, limitandosi ad invocare l’insanabilità del vizio.

                                         Per il resto, al di là
della facoltà di esprimere una preferenza ai sensi dell’art. 401 cpv. 2 CC – norma
che, come visto, non è in concreto stata violata – non si vede quale «maggior
coinvolgimento» l’Autorità di protezione avrebbe dovuto offrire all’insorgente
a quello stadio della procedura. Nemmeno le censure sollevate in sede di
reclamo possono dunque trovare accoglimento.

 

 

                                 IV.   Oneri processuali

 

                                   5.   Gli oneri del
presente giudizio, già anticipati, seguono la soccombenza e sono pertanto posti
integralmente a carico di RE 1, che rifonderà a titolo di spese ripetibili fr.
1'000.– a PI 2 e fr. 700.– a PI 1.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo, nella
misura della sua ricevibilità, è respinto.

 

                                   2.   Gli oneri del
reclamo, consistenti in:

                                         a)  tassa di giustizia    fr.
650.–

                                         b)  spese                       fr.
150.–

                                                                                fr.
800.–

 

                                         sono posti a carico di RE
1, che li ha anticipati. La medesima rifonderà fr. 1'000.– a PI 2 e fr. 700.– a
PI 1 quali indennità per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         - 

                                         -

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia
civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF
(art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art.
115 LTF.