# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be18562c-7c1d-5e07-b136-62d064baeb36
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 26.08.2003 10.2003.346
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2003-346_2003-08-26.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2003.346/CEG

  DA
  1428/2003

  	
  Bellinzona

  26
  agosto 2003

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Giovanni Celio

  
	
   

  
						

sedente con
Flavio Biaggi in qualità di Segretario, per giudicare

 

	
   

  	
  __________ __________, __________.1935, fu
  __________ e fu __________ n. __________, nato a __________, attinente di
  __________ (__________), domiciliato a __________, celibe, pensionato 

  difeso da: avv. __________
  __________ -__________, __________,
  e per essa, in subdelega, da avv. __________, __________;

   

  

prevenuto colpevole di  1. diffamazione, 

                                        per avere,
ad __________ in data 08.10.2002 mediante scritto indirizzato a __________
__________, reso sospetto __________ __________ di condotta disonorevole
tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza;

 

                                 2.     ripetuta
minaccia,

                                        per avere,
ad __________:

                              2.1.     il 2
febbraio 2003 incusso spavento a __________ __________ minacciandolo durante un
colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte
anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte";

                              2.2.     il 27
gennaio 2003 incusso spavento ai membri del Municipio di __________ e a dei
dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso;

 

fatti avvenuti                       nelle
riferite circostanze di tempo e di luogo;

 

reati previsti                       dagli artt.
173 cifra 1 e 180 CP;

                                        richiamato
l'art. 41 cifra 1 CP;

 

perseguito                         con decreto
d’accusa del __________ 2003 no. DA __________/__________ del Sost. Procuratore
pubblico Marisa Alfier, __________, che propone la condanna: 

                                    1.  Alla pena di 5 (cinque) giorni
di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni.

                                    2.  Per ogni pretesa la parte
civile __________, __________, è riviata al competente foro civile;

                                    3.   Al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 100.-- e delle spese giudiziarie di fr. 100.--.;

 

vista                                  l’opposizione
al decreto d’accusa interposta tempestivamente in data 7 maggio 2003;

 

indetto                              il
dibattimento 26 agosto 2003, al quale si sono presentati il sostituto del
difensore d'ufficio, in subdelega, avv. __________, __________ (cfr. procura 25
agosto 2003), la parte civile, __________ __________, __________, e, per la
parte lesa, Municipio di __________, __________, il sig. __________ (sindaco di
__________); mentre non sono comparsi né l'accusato né la Sost. Procuratore
pubblico Marisa Alfier, __________, la quale con lettera 16 luglio 2003 ha
rinunciato ad intervenire al pubblico dibattimento, postulando nel contempo la
conferma del decreto d'accusa impugnato;

 

visto                                  che l'accusato, __________,
__________, non compare, benché regolarmente citato, si procede nelle forme
contumaciali;

 

data                                  lettura del decreto d'accusa, 

 

acquisiti                            gli atti
formanti l'incarto del Ministero pubblico;

 

sentiti                                il teste
__________ __________, nato nel 1955, indipendente, coniugato, da
__________ (__________) in __________, nipote dell'accusato;

                                        il teste
avvertito della sua facoltà di rifiutare la deposizione nei casi di cui agli art.
124, 125 e 126 CPP e ammonito a dire la verità previa lettura dell'art. 307 CP,
giura di dire la verità;

                                        il teste
rinuncia all'indennità;

 

                                        il
difensore, il quale, per conto dell'accusato, contesta integralmente i capi
d'accusa.

                                        In relazione
alla diffamazione egli postula l'assoluzione poiché in primis non sussiste
lesione dell'onore, facendo stato il significato soggettivo che nelle stesse
condizioni verrebbe comunemente inteso; __________ è noto nel Comune e come
risulta dai verbali di polizia nessuno in paese si scompone di fronte alle sue
esternazioni. Il giudice di pace __________ era chiamato a giudicare e non
poteva quindi essere teste nella procedura: quindi nemmeno poteva essere
diffamato per falsa testimonianza. Infine l'affermazione è stata fatta a
__________ __________, funzionario soggetto al segreto d'ufficio, e formulata
al cospetto di una cerchia ristretta nell'ambito di specifica procedura
giudiziaria (cfr. DTF 118 IV 251), per cui è richiesta l'esistenza di elementi
più marcati (cfr. Basler Kommentar, n. 28 ad art. 173 CP).

                                        Sull'accusa
della prima minaccia contro __________: l'accusato non ha incusso né timore né
spavento al querelante, anche perché lo stato psico-fisico dell'accusato, che
si regge con una stampella ed è ben conosciuto nella piccola cittadina di
__________, rende inimmaginabile che egli possa compiere il gesto indicato.
Inoltre lo scritto di __________ non costituisce valido atto di querela e
chiede unicamente una perquisizione in casa dell'accusato; tale perquisizione
non ha dato risultato.

                                        In merito
alla minaccia contro i membri del Municipio e degli inqualificati dipendenti
comunali, il difensore rileva mancare la legittimazione attiva: i singoli
municipali non hanno sporto singola querela (Basler Kommentar, n. 35 ad art.
180) e pertanto la "querela" sporta dal Municipio è irrita e così lo
è il decreto d'accusa.

                                        Inoltre
non sono indicati i membri del Municipio né, tantomeno, i "generici"
dipendenti comunali; il segretario comunale __________ nemmeno è querelante. 

                                        Ne
consegue che a mente del difensore, __________ va assolto dal reato di ripetuta
minaccia;

 

                                        la parte
civile __________, la quale dichiara di non ritirare la querela, a meno che
l'accusato non gli chieda scusa e non ritratti quanto affermato;

 

                                        il sindaco
di __________, il quale si sofferma sui problemi che crea l'atteggiamento
dell'accusato nei confronti delle autorità e dei cittadini di __________;

                                    

                                        In replica
il difensore si oppone ad ogni affermazione esposta dal Sindaco di __________
poiché il Municipio non si è costituito parte civile;

 

posti                                 a giudizio i
seguenti quesiti:

 

                                 1.     E'
__________ autore colpevole di:

 

                              1.1.     diffamazione,

                                        per avere,
ad __________ in data 08.10.2002 mediante scritto indirizzato a __________
__________, reso sospetto __________ __________ di condotta disonorevole
tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza?

 

                              1.2.     ripetuta
minaccia,

                                        per avere,
ad __________:

                           1.2.1.     il 2
febbraio 2003 incusso spavento a __________ __________ minacciandolo durante un
colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché fai parte
anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"?

                           1.2.2.     il 27
gennaio 2003 incusso spavento ai membri del Municipio di __________ e a dei
dipendenti comunali con uno scritto dal contenuto minaccioso?

 

                                 2.     In caso di
risposta affermativa, deve e se sì, in che misura, essere ridotta la pena
proposta?

                                        

                                 3.     Può beneficiare della
sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova?

                                    

                                 4.     L'eventuale condanna deve
essere iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni
potrà avvenire la cancellazione?

 

                                 5.     A chi vanno caricate le tasse e
le spese?

letti ed esaminati                gli atti;

 

ritenuto                              che in data
29 agosto 2003 il Sostituto Procuratore Pubblico Marisa Alfier ha inoltrato
tempestiva dichiarazione di ricorso a norma dell'art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo
nel contempo la motivazione scritta della sentenza, mentre l'accusato non ha
inoltrato alcuna dichiarazione in tal senso (pur limitatamente alla
dichiarazione di contumacia) entro il termine di cinque giorni previsto dall'art.
276 cpv. 2 CPP; da qui le presenti motivazioni;

 

considerato                      in fatto ed in diritto,

 

 

                                 1.     __________
__________, classe 1935, invalido e malato, è persona conosciuta nella piccola
cittadina di __________.

                                        Egli, un
tempo spavaldo nei suoi atteggiamenti da "bullo di paese", soffre ora
di condizioni psicofisiche assai precarie. Il teste __________ __________, suo
nipote, ha riferito dei seri problemi di deambulazione dell'accusato, che si
muove con l'ausilio di stampelle, è malfermo sulle gambe, presenta problemi di
equilibrio e, a tratti, è soggetto a crisi epilettiche.

                                        Dagli atti
e da quanto emerso al dibattimento, __________, dal carattere tutt'altro che
docile, si ritiene vittima di ingiustizie sociali, lamenta perenni problemi
economico-finanziari e, per quanto attiene al suo atteggiamento di fronte alle
autorità e alla collettività, sembra supplire con la parola e gli scritti a
quanto prima gli permetteva il proprio possente fisico, ora debilitato. 

 

                                        Egli si
trova effettivamente in condizioni finanziarie difficili, ma, poiché
proprietario della propria casa d'abitazione e di fondi agricoli, non può far
positivo ricorso ai sostegni sociali e di ciò, ignorante in materia, come
traspare palesemente dagli atti, ritiene colpevoli i membri delle autorità del
proprio comune e, più in generale chi, nel piccolo mondo olivonese in cui vive,
rivesta una carica pubblica.

 

 

                                 2.     In questo
contesto sono avvenuti i fatti legati ai capi d'accusa che hanno portato al
dibattimento, al quale l'accusato non si è presentato, "scusato"
dalle parole del difensore, poi confermate dal teste __________, che l'hanno
indicato come estremamente sofferente e impossibilitato a "scendere"
sino a Bellinzona a causa delle sue pessime condizioni fisiche.

 

 

                                 3.     I fatti,
determinati e legati a tre singoli episodi, verranno diffusamente ripresi poco
oltre nella disamina dei singoli reati. Non appare pertanto necessario
ripercorrerli, a guisa di cappello introduttivo, nel presente considerando,
rinviando a poco oltre, e meglio:

-    per il reato di minaccia nei confronti di
__________ al cons. 4;

-    per il reato di minaccia nei confronti "dei
membri del Municipio di __________ e di dipendenti comunali" al cons.
5.

-    per il reato di diffamazione nei confronti di
__________ al cons. 6.

 

                                    

                                 4.     Il decreto
d'accusa indica __________ come colpevole di minaccia "per avere, ad
__________, il 2 febbraio 2003 incusso spavento a __________ minacciandolo
durante un colloquio telefonico con le seguenti parole: "Attento perché
fai parte anche tu della lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in
fronte"".

 

                              4.1.     Il primo
caso, dei due, per cui l'autorità inquirente ha ritenuto adempiuto il reato di
minaccia ha avuto avvio dalla "denuncia" (recte:
querela) 6 febbraio 2003 presentata da __________, __________, deputato in Gran
Consiglio, il quale, citando espressamente i tragici fatti di __________,
segnalava al Ministero Pubblico di aver ricevuto, quattro giorni prima, una
telefonata dall'accusato "attraverso la quale mi accusava unitamente
alle altre autorità comunali, di non avergli riconosciuto il sussidio della
Cassa Malati (non lo ha richiesto attraverso l'apposito formulario) e di non
avergli versato la compensazione AVS-AI (ha in proprietà la casa dove abita e
terreni e non può riceverla). Alla fine della breve conversazione mi minacciò
così: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai quali
caccerò una pallottola in fronte"".

 

                                        Nel
verbale d'interrogatorio 13 febbraio 2003 il querelante ha confermato che il
motivo della minaccia risiedeva nel fatto che "secondo lui anch'io
sarei responsabile del fatto che egli non riceva il sussidio della Cassa Malati
e compensazione AVS e AI. Nonostante abbia cercato di spiegargli che io non ho
nessuna competenza in materia (…) mi considera responsabile essendo Gran
Consigliere".

                                        Nel
verbale d'interrogatorio 7 febbraio 2003 l'accusato medesimo conferma che le
sue esternazioni erano legate alla (mancata) ricezione dei sussidi sociali.

 

                                        __________,
nello scritto di querela, in conclusione, ha ritenuto "auspicabile"
una perquisizione presso l'abitazione dell'accusato, indicando che lo stesso
potrebbe "possedere armi ed essere pericoloso" e non essendo a
suo modo di vedere il caso di minimizzare.

 

                                        Per quanto
qui d'importanza, la perquisizione in casa __________, effettuata il giorno
seguente la querela, non ha dato esito.

 

                              4.2.     Per l'art.
180 CP chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona,
è punito, a querela di parte, con la detenzione o con la multa.

 

                                        Trattasi
di infrazione penale "di risultato", consumata solo allorquando una
grave minaccia causa presso la persona colpita effettivo spavento o timore (DTF
99 IV 215 cons. 1a; Corboz, Les infractions en droit suisse, I, Berna
2002, n. 1 e n. 12-14 ad art. 180, pagg. 643 e 645; Delnon/Rüdy, Basler Kommentar,
II, Basilea-Ginevra-Monaco 2003, n. 23 ad art. 180, pag. 899).

                                                                                   

                                        All'esame
di tali presupposti nel caso concreto soccorre il tenore della querela,
inoltrata da __________ per "minacce di morte pronunciate nei miei
confronti" pronunciate nel corso di una (del tutto inattesa)
telefonata di domenica 2 febbraio 2003 alle ore 09.00. Egli, trascrivendo le
parole esatte della minaccia ("Attento perché fai parte anche tu della
lista di coloro ai quali caccerò una pallottola in fronte"), precisa
che non sembra sia "il caso di minimizzare l'accaduto" e che,
pur indicando che potrebbe trattarsi di "una semplice spacconata, potrebbe
(inteso: __________) possedere armi ed essere pericoloso". 

                                        

                                        Il
querelante __________, pur dicendo di conoscere __________, sostiene altresì
(nel verbale 13 febbraio 2003) di non avere mai avuto a che fare con lui.
Pertanto egli non era oggettivamente in grado di relativizzare nei giusti
limiti il modo di fare (come si vedrà, tutt'altro che episodico) di __________:
in casu __________ veniva per la prima volta interpellato
telefonicamente, ben differentemente da quaqnto accaduto ai membri
dell'autorità comunale: da lì il suo giustificato "stupore"
per essere oggetto di minaccia nonché la sua giustificata sensazione di panico
di poter essere bersaglio, vista la sua incompetenza nella problematica dei
sussidi sociali, di una "visione distorta" dall'effetto pernicioso.

                                        Perdipiù
la frase minacciosa, grave e volta a incutere spavento o timore, è stata
pronunciata dall'accusato durante un'apposita telefonata ("breve",
quindi mirata a spaventare, a "lasciare di stucco") fatta alla
domenica mattina alle 9.00 (ergo in un giorno e ad un'ora inusuali, in
cui di solito non squilla il telefono): modi e momenti atti ad incutere
spavento e timore nel deputato bleniese al Gran Consiglio, anche in ricordo di
quanto, non molto tempo prima, accaduto a __________ in vagamente simile
contesto.

 

                              4.3.     I
presupposti oggettivi e soggettivi del reato di minaccia a' sensi dell'art. 180
CP appaiono pertanto adempiuti; __________ va quindi condannato.

 

 

                                 5.     L'autorità
inquirente ha intravvisto un altro reato di minaccia (da qui la ripetuta
minaccia) per avere l'accusato, ad __________, il 27 gennaio 2003, "incusso
spavento ai mebri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con
uno scritto dal contenuto minaccioso".

 

                              5.1.     In data 5
febbraio 2003 il Municipio di __________ (a firma del sindaco __________ e del
segretario comunale __________) ha inoltrato generica richiesta al Ministero
pubblico di "adottare i provvedimenti che il caso impone fra i quali un
accertamento delle condizioni mentali dell'interessato, come pure se
effettivamente dispone delle armi che afferma di voler usare".

                                        La
segnalazione prendeva avvio dagli "atteggiamenti di spregio che sono
ultimamente culminate in minacce", tenuti dall'accusato "nei
confronti del Municipio". 

                                        Anche in
questo caso il motivo scatenante è da ricercare nel fatto "che non gli
viene riconosciuta una prestazione complementare alla rendita AVS
effettivamente esigua (fr. 1'351.-- al mese negli anni 2001 e 2002 e fr.
1'384.-- al mese dal 2002)" (cfr. inoltre verbale d'interrogatorio
__________).

 

                                        La
minaccia, a mente degli scriventi (e anche del Sostituto Procuratore Pubblico,
che è stato ancor meno preciso), rivolta "al Municipio, al segretario e
al vice segretario", sarebbe stata compiuta attraverso la raccomandata
27 gennaio 2003, e meglio nel passaggio in cui l'accusato indica: "Alla fine
di febbraio inizierò il saldo promesso da 9 anni di disonestà e cattiveria da
parte vostra e cantone e se non sono capito da la vostra cocciutaggine di
disonestà, comincerò con il barbagianni __________ e libererò il comune e il
cantone di 9 ladri di stipendi".

                                        

                              5.2.     Il reato di
minaccia ai sensi dell'art. 180 CP è punito solo a querela di parte e
presuppone, per il suo adempimento, una grave minaccia che incuta spavento o
timore a una persona (cfr. cons. 4.2.).

                                        Tale
reato, nella sistematica del Codice Penale, risulta inserito nel Titolo quarto,
e meglio fra i crimini e i delitti contro la libertà personale.

                                        Da lì il
fatto che il diritto alla querela spetta alle sole persone fisiche (Delnon/Rüdy,
op. cit., n. 35 ad art. 180, pag. 901).

                                    

                                        La
"querela" in oggetto risulta per contro essere sporta dal Municipio e
non dai singoli municipali, quali persone fisiche, peraltro nemmeno
identificati (nemmeno nel decreto d'accusa) nelle loro generalità. 

                                        Se ne
trova conferma nella carta intestata del Comune di __________ usata per la
segnalazione, nell'intestazione ("Minacce al Municipio e ai dipendenti
comunali"), nel fatto che la stessa rechi la sola firma - sub
"Per il Municipio" -del sindaco e del segretario comunale
(come se si trattasse di un atto comunale) rispettivamente da quanto ribadito
dal sindaco __________ nell'interrogatorio 15 febbraio 2003: "A nome e
per conto del Municipio confermo la querela", locuzione usata anche
dal segretario comunale __________ al termine del proprio interrogatorio di
polizia. 

                                        Non v'è
dubbio quindi che la "querela" sia stata sporta dal Municipio.

                                    

                                        Non sia
sottaciuto poi che, in ogni caso, coloro che nel decreto d'accusa sono
genericamente indicati come "dipendenti comunali", fra cui si
presume il Sostituto Procuratore Pubblico volesse intendere il segretario
comunale __________ e il suo ignoto vice, nemmeno hanno sporto querela: essi,
anche a voler "sanare" l'irreparabile vizio, non fanno parte del
Municipio. Pertanto, essendo il reato di minaccia a querela di parte non
potevano a giusto titolo fare parte della schiera dei minacciati. 

 

                                        In
conclusione, non sussistendo valida querela, poiché la minaccia è reato a
querela di parte, nemmeno può esservi condanna.

 

                              5.3.     In via abbondanziale,
al di là di quanto esposto sub 5.2, sia detto come nella "querela" vi
siano più indicazioni, confermate del resto in aula dal sindaco __________, che
indicano come la stessa sia stata inoltrata più per cercare di porre freno
all'atteggiamento di __________ che non per reale spavento o timore a seguito
delle sue affermazioni (peraltro nemmeno circoscritte nel decreto d'accusa che
parla, genericamente, di "scritto dal contenuto minaccioso").

 

                                        E sia dato
seguito all'elenco.

                                        Innanzitutto,
lo stesso Municipio specifica che quella in parola non è che "l'ultima
minaccia" (a indicare come ve ne fossero state "altre" in
precedenza, che, ne consegue, o non sono state prese sul serio o, in ogni caso,
non si sono attuate o non hanno avuto seguito), più avanti, che "conoscendo
il carattere e i criteri di ragionamento del __________, agli insulti non
conviene reagire", e poi ancora: che ripetutamente il Sindaco di
__________ ha avuto colloqui telefonici con __________ nei quali gli ha chiesto
di "ritirare le minacce" (come queste fossero state recepite a
guisa di insulti più che atte ad incutere spavento o timore), che "lo
stato psichico anormale dell'interessato è abbastanza evidente", che
"talune sue affermazioni possono essere considerate come scherzi".

                                        

                                        Inoltre:
nel verbale d'interrogatorio __________ segnala che il 14 febbraio 2003 avrebbe
ricevuto una telefonata da terzi secondo cui il __________ avrebbe asserito di
volere farla finita e "che si sarebbe tirato un colpo di pistola".
Non risulta che tale affermazione sia stata presa minimamente sul serio e che
si sia anche solo pensato di prendere provvedimenti (o anche solo fare
controlli) a tutela del malsano gesto: anzi, il discorso (quindi tutt'altro che
concitato) è scivolato sulle difficoltà, in generale, "relative alla
gestione di __________ " e all'intenzione di voler "riprovare"
ad aiutarlo.

                                        E poi
ancora: __________, sempre nello stesso verbale, conferma l'atteggiamento
minaccioso di __________ "non appena riceve le fatture o le tasse da
pagare" e afferma che, a suo modo di vedere, l'accusato non potesse
attuare quanto minacciato.

                                        Il
segretario comunale __________ conferma che "ogni qualvolta si presenta
allo sportello si esprime, spesso e volentieri, in questi termini" e
che "in più occasioni si era espresso con frasi del tipo "ti
pianterò una pallottola in testa".

                                        

                                        Infine: il
Municipio, nello scritto che ha dato avvio all'apertura del procedimento
penale, ha chiesto al Ministero Pubblico "un accertamento delle
condizioni mentali dell'interessato" (inteso: __________), a conferma,
se ancora ve ne fosse bisogno, dopo tutto quanto esposto, che le parole e le
minacce proferite dall'accusato venivano prese come quelle di uno
"spostato", per dirla con termini alla moda, di uno "poco
centrato", e quindi, di certo, non atte a incutere timore o spavento, in
chi, costantemente "tartassato" (a differenza di __________) come i
municipali, conosce perfettamente il personaggio ed è in grado di delimitarne i
limiti d'azione.

 

                                        Non si
vede pertanto perché questa "minaccia" avrebbe dovuto ottenere
maggior credito delle precedenti, dello stesso tenore. 

 

                                        Tutto ciò
premesso non bastano per convincere questo giudice dell'adempimento del reato
di minaccia, "qualche dubbio o timore" (cfr. testo della
"querela") sorto in chi ha sporto querela sull'attuazione effettiva
dei bellicosi propositi pronunciati dall'accusato.

                                        

                              5.4.     Per tutti
questi motivi __________ va prosciolto dall'accusa di minaccia per avere, per
dirla con il Sostituto Procuratore Pubblico, "incusso spavento ai
membri del Municipio di __________ e a dei dipendenti comunali con uno scritto
dal contenuto minaccioso".

                                        

 

                                 6.     L'ultimo
capo d'accusa del decreto impugnato è volto a ritenere __________ colpevole di
diffamazione "per avere, ad __________ in data 08.10.2002 mediante
scritto indirizzato a __________, reso sospetto __________ di condotta
disonorevole tacciandolo di aver reso una falsa testimonianza".

 

                              6.1.     In breve
vanno in primis riassunti i fatti che hanno condotto alla querela per
diffamazione.

                                        Nella sua
veste di Giudice di Pace del Circolo di __________, __________, si è chinato,
in una procedura di rigetto dell'opposizione, sull'incarto relativo alla
pretesa, cresciuta in giudicato, della Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale
di Appello in merito ad un importo di fr. 500.-- per tassa di giustizia e spese
a seguito di una decisione di conferma di un decreto di non luogo a procedere
su una denuncia a suo tempo inoltrata dall'accusato.

                                        Non avendo
__________ pagato il dovuto entro i termini assegnati, è stata avviata nei suoi
confronti procedura d'incasso forzato: al precetto esecutivo, __________ ha
interposto opposizione. Da lì la causa di rigetto dell'opposizione davanti al
Giudice di Pace. 

                                        Essendo
stata chiesta da __________ la "ricusa" di __________i, poiché vicino
di casa con cui da tempo non intrattiene alcun rapporto, quest'ultimo, a
salvaguardia dell'indipendenza di giudizio, ha trasmesso per competenza
l'incarto al suo supplente.

                                        Alla
convocazione di questi all'udienza di discussione, __________ ha risposto, con
scritto 8 ottobre 2002 indirizzato al funzionario del Tribunale di Appello
incaricato per l'incasso delle tasse e spese di giustizia, signor Tiziano Schira.

                                        In tale
lettera il convenuto, qui accusato, segnala la sua impossibilità a presenziare all'"appuntamento"
per problemi fisici e, indicando che "con 1350 fr. al mese e senza
aiuto complementare non posso pagare" (circoscrivendo chiaramente al
funzionario il contesto) conclude con la seguente frase: "Per ciò che
riguarda alla multa di 500 franchi speditami dal suo ufficio è proprio una
multa per falsa testimonianza del giudice di pace".

 

                              6.2.     In data 14
ottobre __________ __________, allora Giudice di pace del Circolo di
__________, ha inoltrato "denuncia penale" (recte:
querela) per diffamazione per il seguente motivo: "con lettera datata
8.10.2002 indirizzata al signor __________ funzionario incaricato del Tribunale
d'appello il __________ afferma: "per ciò che riguarda la multa di
fr. 500.-- speditami dal suo ufficio è proprio una multa per falsa
testimonianza del giudice di pace"".

 

                              6.3.     Giusta l'art.
173 cpv. 1 CP chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende sospetta una
persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla
riputazione di lei, chiunque divulga una tale incolpazione o un tale sospetto,
è punito, a querela di parte, con la detenzione sino a sei mesi o con la multa.

 

                    L'onore protetto dal diritto penale è il
diritto di ciascuno di non essere considerato una persona riprorevole poiché il
rispetto degli altri è una condizione essenziale a una vita sociale armoniosa. 

                                        La giurisprudenza ha avuto modo
di precisare che gli articoli 173 segg. CP non proteggono che l'onore
personale, la reputazione e il sentimento di essere un uomo onorabile, di
comportarsi, in altre parole, come un uomo degno secondo quelle che sono le
idee generali e il costume. Sfuggono per contro a tali disposizioni le
asserzioni e le critiche che si dirigono come tali al professionista ("homme
de métier"), all'artista o al politico (DTF 105 IV 195 cons.
2a; Rep. 1982, 62). La tutela penale concerne soltanto la reputazione di
persona onorata, ossia di avere una condotta corrispondente a quella di una
persona onesta (DTF 103 IV 158; Rep. 1982, 62).

                                        Perché vi
sia diffamazione (art. 173 CP), è necessario vi sia un'allegazione di fatto e
non un semplice giudizio di valore (DTF 92 IV 98 cons. 4).

 

                                        Nella
fattispecie occorre sin da subito sottolineare come l'affermazione
dell'accusato sia intervenuta nei confronti di __________ giudice, e come tale
richiedente un grado di "tolleranza" più elevato rispetto a quanto
possa essere richiesto all'"uomo medio". Chi riveste cariche
pubbliche, al pari del politico o del professionista, è chiamato ad una
tolleranza maggiore: in caso contrario, per rimanere nell'ambito del caso
concreto, ogni magistrato che subisse improperi dalla parte che ha statuito in
giudizio essere soccombente, avrebbe spazio per avviare procedimenti penali ad
libitum.

                                       Addirittura
la lesione dell'onore "professionale" non appare sufficiente per
adempiere il reato di diffamazione (cfr. DTF 115 IV 44). Non v'è infatti
punibilità ai sensi dell'art. 173 CP ove siano
mostrate in una luce sfavorevole soltanto le qualità politiche o professionali
della persona attaccata. Per accertare se determinate dichiarazioni siano
contrarie all'onore occorre fondarsi sul senso che l'ascoltatore o il lettore
non prevenuto deve loro attribuire nelle circostanze concrete (DTF 105
IV 196). In altre parole, una stessa affermazione può essere lesiva o meno
dell'onore a dipendenza del contesto in cui viene pronunciata.

 

                                        Appare
pertanto necessario circoscrivere il vero, reale contesto in cui __________
sarebbe stato "reso sospetto di condotta disonorevole".

 

                                        Innanzitutto,
mai vi è stata multa né, ciò che ancor più conta, mai vi è stata testimonianza
di sorta resa da __________.

                                        Ciò vien
detto dallo stesso querelante: la "multa" (da lui stesso indicata fra
virgolette) "non è che una tassa di giudizio come a sentenza di rigetto
dell'opposizione 1.2.2002"; la testimonianza mai è stata resa visto
che il giudice di pace stesso segnala di mai essere stato sentito in tale
veste: "visto che il sottoscritto Giudice di pace del circolo di
__________ non è mai stato interrogato da nessuno quale testimone in merito
alla "multa" (che in pratica non è una multa ma una tassa di giudizio
come a sentenza del 01.02.2002), non vedo come il __________ possa affermare
una cosa simile". 

                                        Già a
seguito di queste parole espresse dal querelante v'è più di un dubbio nel
ritenere soggettivamente leso l'onore. 

                                        

                                        E del
fatto che non vi fosse stata alcuna testimonianza ha potuto benissimo
ravvedersi anche il solo, unico destinatario della missiva di __________, il
"terzo", e meglio __________, funzionario del Tribunale di Appello di
__________, preposto alla ricezione quotidiana di atti giudiziari, il quale,
già solo per il tipo di scritto, lo stile e la lingua utilizzata da __________,
si è, con tutta probabilità, immediatamente ravveduto del contesto,
completamente fuorviato, già dal solo profilo procedurale, in cui si muoveva
l'accusato.

                                       Sia
ripetuto: la frase incriminata come lesiva dell'onore ha avuto un unico
destinatario, esplicito: il Signor __________ del Tribunale di Appello, a torto
ritenuto competente, da __________, per la procedura (di rigetto
dell'opposizione) per cui era stato convocato (dal Supplente Giudice di pace
del Circolo di __________).

                                       Infatti,
dal modus operandi di __________ traspare, con sufficiente evidenza,
come egli, nel suo scritto, in risposta alla convocazione all'udienza di
rigetto, avesse intenzione di "motivare" la sua opposizione al
precetto esecutivo (difatti lo scritto presunto diffamatorio è scritto a retro
alla seconda convocazione all'udienza di rigetto dell'opposizione).

                                       Sia
riletto, con questo giudice, il contenuto di quanto vergato a mano
dall'accusato: dopo aver segnalato la sua impossibilità a presenziare all'"appuntamento"
per problemi fisici e, indicando che "con 1350 fr. al mese e senza
aiuto complementare non posso pagare" (circoscrivendo chiaramente al
funzionario il contesto), egli conclude con la seguente frase: "Per ciò
che riguarda alla multa di 500 franchi speditami dal suo ufficio è proprio una
multa per falsa testimonianza del giudice di pace".

                                       Appare
davvero eccessivo affermare che __________ volesse intaccare l'onorabilità di
__________ uomo, ma solamente (nel suo erroneo comprendere dei fatti e delle
autorità preposte ai vari giudizi) metterne in dubbio, semmai, le capacità di
giudice di pace, professionali. L'accusato voleva, in primo luogo, difendersi,
in qualche modo, dalla condanna al pagamento della "multa". Egli ha
citato la "falsa testimonianza" così, senza voler fare veramente
della maldicenza, in modo avulso dal contesto, ma come tale ben comprensibile
sia al "diffamato" che al destinatario dello scritto, che, cognito
della procedura, non può non aver saputo collocare l'affermazione nel giusto (e
non diffamatorio) ambito (cfr. DTF 118 IV 251 segg.).

                                                                                  

                                        Infine, va
rilevato come lo scritto sia pervenuto, perché là indirizzato, nelle mani di
__________, che nella sua funzione presso il Tribunale di Appello di
__________, sottostà al segreto d'ufficio.

                                        Non v'è
stato, detto altrimenti, alcun effetto "grancassa": nessun altro, al
di fuori di __________, ha potuto leggere (e in tal modo interpretare
diversamente) la frase scritta dall'accusato. In ogni caso, a mente di questo
giudice, ben difficilmente il famoso "lettore medio" caro a dottrina
e giurisprudenza sarebbe giunto, nelle medesime circostanze, ad una diversa
interpretazione della frase "diffamatoria" e a ravvederne un
"significato" tale da essere lesivo dell'onore di __________ uomo. 

 

                                        In nessun
modo __________ è stato veramente "reso sospetto di condotta
disonorevole", come ritenuto, a torto, dall'autorità inquirente.

                                        Né, del
resto, risulta che tale "diffamazione" (di aver compiuto una falsa
testimonianza) abbia avuto conseguenza alcuna per __________ (accertamento dei
fatti, indagine, apertura d'inchiesta o simile): nessuno insomma l'ha ritenuta
tale.

                                        

                              6.4.    In
conclusione, in mancanza dell'esistenza di elementi sia oggettivi che
soggettivi costitutivi del reato di diffamazione previsto dall'art. 173 cifra 1
CP, __________ va prosciolto dall'accusa.

                                    

 

                                 7.     Quo
alla commisurazione della pena, per l'art. 63 CP, il giudice fissa la sanzione
in base alla colpa del reo, considerando i motivi a delinquere, la vita
anteriore e le condizioni personali.

                                        A fronte
dei cinque giorni di detenzione proposti dall'accusa e del fatto che due dei
tre capi d'imputazione (da ritenere "paritari") sono decaduti, appare
equo e commisurato a fatti e circostanze pronunciare una pena di tre giorni di
detenzione (costituente il minimo ex art. 36 CP).

                                        Risultano
adempiuti, come considerato dal Sostituto Procuratore Pubblico, i requisiti
oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere il condannato al
beneficio della sospensione condizionale della pena, per un periodo di prova di
due anni.

 

 

                                 8.     Essendo
stato prolato un giudizio di condanna, pur a fronte dell'assoluzione da due
capi d'accusa, tasse e spese di giudizio vanno a carico di __________ (art. 9
cpv. 1 CPP).

 

 

Visti                                  gli art.
36, 41, 63, 80; 180 CP; 9 e segg., 273 e segg., 277 CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                       affermativamente
ai quesiti posti sub 1.2.1., 2, 3  e 4; negativamente ai quesiti posti sub
1.1., 1.2. e 1.2.2;

 

 

dichiara                           __________,

                                        autore colpevole di
minaccia, per i fatti compiuti a __________ il 2 febbraio 2003 nei confronti di
__________ minacciandolo durante un colloquio telefonico con le seguenti
parole: "Attento perché fai parte anche tu della lista di coloro ai
quali caccerò una pallottola in fronte" nelle circostanze descritte
nel decreto di accusa no. DA __________/__________del __________ 2003;

 

 

condanna                         __________,

 

                                    1.   alla pena
di 3 (tre) giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di
prova di 2 (due) anni;

 

                                    2.   al
pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 300.--;

 

 

ordina                              l'iscrizione
della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo
fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;

 

 

proscioglie                       __________
__________,

                                        dalle
accuse di diffamazione ai danni di __________ e di minaccia ai danni dei membri
del Municipio e dei dipendenti comunali di __________;

 

 

avvertiti                            le parti del diritto di
presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto
di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276
cpv. 2 CPP). Il condannato può solo ricorrere contro la dichiarazione di
contumacia;

 

                                        le parti
che la motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo
giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza
scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si
ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP); 

 

                                        il
condannato della facoltà di chiedere un nuovo giudizio entro il termine di sei
mesi e presentandosi al dibattimento, ritenuto che per tasse e spese la presente
sentenza è immediatamente esecutiva.

 

 

Distinta spese                    a carico di
__________, 

                                    

                                        fr.                      150.--          tassa di giustizia

                                        fr.                      150.--          spese giudiziarie

                                        fr.                        -.--            testi (rinuncia)                                                     

                                        fr.                     300.--          totale

                                    

 

	
  Intimazione a:

  	
  __________, __________, 

  Sost. Procuratore pubblico
  Marisa Alfier, Via __________, __________, 

  Municipio di __________,
  __________, 

  __________, __________, 

  __________, __________, 

  Avv. __________, Piazza
  __________, __________, 

   Ministero
  pubblico della Confederazione, __________

   

  

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale,
__________,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, __________,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, __________,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, __________.

 

 

 

 

Il giudice:                                                                                 Il
segretario: