# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0949d81f-378b-5be1-b62e-b7ef494733c6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-02-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 20.02.2013 17.2012.174
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-174_2013-02-20.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.174

  	
  Locarno

  20 febbraio 2013/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 20 ottobre 2012 da

 

	
   

  	
   AP 1

   

   rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 12 ottobre 2012 dalla Pretura penale 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 31
dicembre 2012;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:            -   con
decreto d’accusa 21 febbraio 2011 il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1
autore colpevole di lesioni colpose per avere, a __________, in data 17
aprile 2012, provocato per negligenza a ACPR 1, spingendola con entrambe le
mani e facendola di conseguenza cadere da un muretto, le lesioni attestate dal
certificato medico 17 aprile 2012 del pronto soccorso dell'Ospedale __________.

Egli ne ha pertanto proposto la condanna alla
pena pecuniaria - sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni -
di fr. 1'500.- (corrispondente a 10 aliquote giornaliere di fr. 150.- cadauna)
e alla multa di fr. 400.-, oltre al pagamento della tassa di giustizia di fr.
100.- e delle spese giudiziarie di fr. 100.-.

Contro il decreto d’accusa appena citato, AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione;                                                          

 

                                     -   a
conclusione del dibattimento, con sentenza 12 ottobre 2012 il presidente della
Pretura penale ha confermato l'imputazione contenuta nel decreto di accusa
(dispositivo n. 1) ed ha condannato AP 1 (dispositivo n. 2) alla pena
pecuniaria di fr. 750.-, corrispondente a 5 aliquote giornaliere di fr. 150.-
cadauna (dispositivo n. 2.1), sospesa condizionalmente per un periodo di prova
di 2 anni (dispositivo n. 2.1.1) e alla multa di fr. 300.- (dispositivo n.
2.2), oltre al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr.
900.- (dispositivo n. 2.3), rinviando ACPR 1 al competente foro civile per le
sue pretese di corrispondente natura (dispositivo n. 3);

 

 

preso atto che:        -   con
scritto 20 ottobre 2012 AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre
appello contro la sentenza.

                                         Ricevuta la motivazione scritta
della pronuncia, con dichiarazione di appello 31 dicembre 2012, egli ha poi
precisato di impugnare i dispositivi n. 1 e 2 (2.1, 2.1.1, 2.2, 2.2.1 e 2.3)
del giudizio dedotto in appello;

 

                                     -   un'istanza
probatoria contestuale alla dichiarazione d'appello è stata accolta
limitatamente alla domanda di audizione testimoniale di TE 1 e di TE 2;

 

                                     -   il 21
gennaio 2013 il procuratore pubblico ha dichiarato di rinunciare a comparire al
dibattimento;

 

 

esperito                         il
pubblico dibattimento il 1° febbraio 2013 durante il quale:

 

                                        -  l'accusatore privato ha
postulato la conferma dell'impugnato giudizio;

                                      

                                         -  l'imputato ha postulato
il suo proscioglimento dal reato di lesioni colpose, nonché un'indennità per le
spese di patrocinio ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP di fr. 10'349.40;

 

 

 

 

ritenuto                       

 

                                         Potere
cognitivo della Corte d’appello penale e principi applicabili all’accertamento
dei fatti

 

                                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto
contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in
parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile
censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Contrariamente al ricorso per cassazione previsto
dal previgente ordinamento cantonale - rimedio di mero diritto, con la
possibilità di censurare l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
unicamente per arbitrio (art. 288 e 295 CPP TI) - la Corte di appello può ora
esaminare interamente e liberamente (“per estenso”, “plein pouvoir d’examen”,
“umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati (art. 398 cpv.
2 CPP). A favore dell’imputato, il potere di esame si estende anche ai punti
non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP).

L’art. 398 cpv. 2 CPP conferisce, dunque, a
questa Corte una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti
controversi della sentenza di prime cure. In questa sede possono pure essere
addotti argomenti nuovi e nuove prove, ciò che costituisce una caratteristica
tipica del rimedio giuridico dell’appello (rapporto esplicativo concernente il
Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid,
Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398
n. 7).

 

                                         Inchiesta

 

                                   2.   Il 17 aprile 2010, poco prima di
mezzogiorno, veniva richiesto l'intervento della polizia a __________ per
sedare una lite di vicinato che vedeva protagonisti l'appellante, da una parte,
e ACPR 1 (1955), unitamente al figlio (1988), dall'altra. Per contestualizzare
i fatti è bene rammentare che AP 1 era giunto a __________ verso la fine del
2007, andando ad abitare con la moglie e due figli in una casa monofamiliare da
lui acquistata nella zona delle __________. La particella dell'appellante
confina con un terreno, sul quale sorge la casa monofamiliare dei coniugi ACPR
1 e TE 5, da loro abitata a partire dal 1° maggio 2009. Le tensioni tra i
vicini, legate all'esercizio di un diritto di passo reciproco, all'uso di un
parcheggio e soprattutto al controverso tracciato della linea di confine tra le
due proprietà, si sono manifestate sin dai primi giorni dell'arrivo dei coniugi
__________. Già il 26 maggio 2009, infatti, TE 5 sporgeva una denuncia nei
confronti dell'appellante per danneggiamento e rimozione di termini. La
denuncia sfociava in un decreto di non luogo a procedere del 27 luglio 2009 e
un'istanza di promozione dell'accusa inoltrata dai coniugi ACPR 1 non aveva
miglior esito, venendo dichiarata irricevibile il 18 novembre 2009 dalla Camera
dei ricorsi penali del Tribunale d'appello. I litigi si sono esacerbati, poi, a
seguito della posa di telecamere di sorveglianza sulla facciata dei coniugi ACPR
1 che riprendono - oltre alla loro porta di entrata - un accesso oggetto di
diritto di passo reciproco, e di un'opposizione interposta dai coniugi ACPR 1
ad una domanda di costruzione per un parcheggio inoltrata dall'appellante. Le
rimostranze in relazione a questa opposizione espresse da AP 1 l'11 e il 12 marzo 2010 davanti alla finestra dei coniugi ACPR 1 sono all'origine di una seconda
querela per titolo di ingiurie e minacce sporta da ACPR 1 nei suoi confronti il
2 aprile 2010, dall'esito sconosciuto. 

 

                                   3.   AP
1 aveva posato una siepe di tuja (9 piante) a ridosso di un muretto in sasso
alto ca. 60 cm, che separa la pavimentazione in granito della pergola dei
vicini dal prato verde che credeva interamente di sua proprietà. Il 16 aprile
2010 i coniugi ACPR 1 hanno fatto eseguire dal geometra revisore la verifica ed
il riposizionamento dei termini tra la particella n. __________ (ACPR 1) e la
particella n. __________ (AP 1). Da questa operazione è emerso che la linea di
confine tra le due proprietà non coincide in realtà con il muretto in parola,
ma lo oltrepassa di pochi metri, obliquamente, formando un'area triangolare (la
cui base è costituita dal muretto stesso), situata interamente sul fondo di
proprietà ACPR 1. Tale superficie comprendeva dunque la siepe dell'appellante.

Il 17 maggio 2010 verso mezzogiorno, dopo aver
bevuto un caffè sotto la pergola in compagnia del figlio e di un amico di
quest'ultimo TE 4, ACPR 1 è salita sul muretto citato ed ha iniziato ad estirpare
le piante di tuja del vicino gettandole (o posandole, a suo dire) oltre la
linea di confine appena rilevata dal geometra, sulla proprietà del vicino. AP 1,
che si trovava nel suo giardino intento a costruire un muro si è allora
avvicinato a lei tenendo in mano un sasso. Tra i due vi è stato un contatto,
seguito dalla caduta di ACPR 1, all'indietro sulla pavimentazione in granito
della pergola, con le conseguenze mediche riassunte nel certificato di pronto
soccorso del 17 aprile 2010 allestito dalla dr. med. __________. Da qui la
denuncia/querela 20 aprile 2010 per minacce, tentato omicidio, lesioni
personali, danneggiamento, violazione di domicilio, all’origine del decreto
d’accusa e della sentenza della Pretura penale ricordata in ingresso.

 

                                         La decisione impugnata

 

                                   4.   Giudicandola non lineare né credibile, il presidente della Pretura penale
non ha fatto propria la versione dell'appellante secondo cui, pur ammettendo la
possibilità che vi sia stato un contatto tra lui e ACPR 1, egli esclude di averla
spinta facendola cadere dal muretto. Il primo giudice ha vagliato anzitutto le
affermazioni rese dall'appellante in istruttoria e al dibattimento,
ravvedendovi contraddizioni: questi ha sempre sostenuto di non aver spinto ACPR
1, allorché alla domanda "ha
in un qualche modo spinto ACPR 1 per farla cadere?" egli ha risposto "volontariamente
no", lasciando così intendere che una spinta
vi è stata, pur aggiungendo poi di non poter escludere di averla
inavvertitamente toccata prima che cadesse a terra (sentenza impugnata, punto
13b, pag. 10). L'appellante non sarebbe credibile, inoltre, allorquando
dichiara che lo scopo del suo intervento era quello di fermare l'azione
intrapresa da ACPR 1, dato che a quel momento quest'ultima aveva già estirpato
tutte le piante e si era già girata verso la pergola nell'intento di scendere
dal muretto.

Che tutte le piante fossero già estirpate al
sopraggiungere dell'appellante, il primo giudice lo desume dalle dichiarazioni
di ACPR 1 ("dopo aver
spostato queste piante (…) ho udito un rumore provenire dalle mie spalle") (verbale di'interrogatorio 26 aprile 2010, pag. 4), dalla
testimonianza di TE 4 ("aveva
praticamente terminato questa operazione, si era girata per scendere dal
muretto e tornare sotto la pergola") (verbale
di polizia 28 maggio 2010, pag. 2), così come dalle affermazioni della moglie
dell'appellante ("mi
sono accorta che tutte le piante che avevamo piantato al confine della nostra
proprietà con quella dei ACPR 1, erano state strappate e gettate nel nostro
giardino") (verbale di polizia 21 maggio 2010,
pag. 2).

Sulla base delle testimonianze di TE 3 e di TE 4,
il presidente della Pretura penale ha poi rilevato che AP 1 ha oltrepassato il muretto raggiungendo il pergolato dei coniugi ACPR 1 nel punto dove ACPR 1 si
trovava a terra, tanto da obbligare suo figlio ad allontanarlo con due mani
mentre si stava avvicinando nuovamente a lei (sentenza impugnata, punto 13d,
pag. 11). Ma soprattutto, il presidente della Pretura penale si è fondato sulla
testimonianza di TE 4 che ha definito di particolare pregio, esaustiva, lineare
e coerente (sentenza impugnata, punto 13e, pag. 12). Oltre ad essere la persona
"meno implicata dal
profilo emotivo", TE 4 è l’unica persona che
ha assistito ai fatti, per cui a mente del primo giudice la sua testimonianza è
essenziale. Il testimone, oltre a confermare il contatto fisico fra
l'appellante e ACPR 1, ha dichiarato a più riprese con sicurezza di aver visto AP
1 spingere con due mani ACPR 1, facendola cadere dal muretto. Egli ha pure riferito
di essere a conoscenza dei cattivi rapporti di vicinato, ma che la reazione
dell'appellante è stata ai suoi occhi sproporzionata. Per contro il testimone
non è stato in grado di esprimersi sull'intenzionalità, o meno, della spinta,
sottolineando comunque che a suo avviso AP 1 ha agito solo per difendere le sue piante e far scappare ACPR 1. Da ultimo TE 4 dichiara di non aver visto
l'appellante impugnare un sasso ma di averne visto uno cadere a terra durante
la scena. Ciò, "a
conferma che l'imputato, se non ha utilizzato il sasso che ha ammesso di aver
avuto con sé per colpire, se ne è liberato per poter allungare le mani verso ACPR
1" (sentenza impugnata, punto 13e, pag. 12). Il
presidente della Pretura penale ha quindi concluso che l'appellante, con una
reazione esagerata e non giustificabile, ha allungato le mani verso ACPR 1,
entrando in contatto con lei, spingendola senza volerlo - da qui la negligenza -
e facendola cadere, rendendosi autore di lesioni colpose.

 

                                         Appello

 

                                   5.   Nella dichiarazione d’appello del 31 dicembre 2012 (art. 399 cpv.
3 CPP) AP 1 ha impugnato l'intera sentenza, ad esclusione del dispositivo di
rinvio dell'accusatore privato al foro civile. Al dibattimento egli ha poi
postulato il proscioglimento ed il riconoscimento di un'indennità per le spese
di patrocinio ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP di fr. 10'349.40.

 

Nel proprio interrogatorio dibattimentale egli ha
escluso di aver spinto ACPR 1 al punto di provocarle la caduta dal muretto:

 

“
Il 17 aprile 2010, verso le 11’00 11’30 del
mattino, ero in giardino intento a dei lavori (rifacevo un muretto in pietra)
quando ho visto la signora ACPR 1 che stava strappando le piante di tuja (di ca
 1 m di altezza) che io avevo piantato ca un anno prima a confine tra le nostre
particelle.

La signora strappava queste piante e le buttava
in modo veramente irrispettoso nelle mia direzione. Mi sono incamminato verso
di lei chiedendole di fermarsi. Vedendo che non si fermava, ho accelerato il
passo. Arrivato alla sua altezza, lei continuava a strappare le piante. Ho
cercato di farla smettere allungando la mano: volevo cercare di impedirle di
prendere le piante. In quel momento la signora ACPR 1, che era in piedi sul
muretto, ha perso l’equilibrio ed è caduta. A domanda della presidente rispondo
che, cercando di fermarla, ho toccato il braccio della signora. Si è trattato
di un contatto leggero: io non l’ho spinta. Assolutamente no. In pratica,
quando c’è stato il contatto, la signora stava già cadendo. A domanda del mio
avvocato preciso che il tutto si è svolto in brevissimo tempo. Non è che io
abbia un ricordo precisissimo di quel che avvenuto. Ma quel che ricordo è che
io non ho spinto la signora" (verbale dibattimento d'appello, foglio 2).

 

Le dichiarazioni che precedono non divergono,
nella sostanza, dalla versione fornita dall'appellante in prima sede:

 

“
(…) non ho mai spinto la signora ACPR 1. Ho
notato quest'ultima intenta a estirpare le piante e mi trovavo in quel momento
a circa 30 metri da lei intento a rifare un muretto in pietra. Mi sono
incamminato verso di lei gridando di smetterla. Visto che la signora continuava
imperterrita ho accelerato il passo continuando ad invitarla ad alta voce di
fermarsi. Come sono arrivato davanti lei la signora che si trovava sul muretto
largo appena 30 centimetri è caduta indietro. La signora era in piedi sul
muretto e strappava le piante alte all'incirca 1 metro prendendole per la punta. La stessa è arretrata cadendo dal muretto quando sono giunto
davanti a lei e mi trovavo ormai a una distanza che potevo toccarla. Devo dire
che ho allungato una mano perché era mia intenzione fermarla nell'azione di
strappare le piante. Tuttavia pur allungando la mano non sono riuscito a
toccarla perché lei è arretrata prima che io potessi prenderla. In altre parole
è caduta subito. Nel verbale 30 aprile 2010 si dice che la signora è inciampata
perché questo è il verbo che ha suggerito l'agente verbalizzante. In realtà non
vi erano ostacoli e la signora è caduta semplicemente perché ha perso
l'equilibrio. Nello stesso verbale non escludo di averla potuta
inavvertitamente toccare. Posso qui confermare questa affermazione nel senso
che allungando il braccio posso essere entrato lievemente in contatto con il
suo braccio. In ogni caso non si è trattato di una spinta. Quando mi sono
avvicinato alla signora avevo ancora in mano un sasso della grandezza di 1 litro di latte che stavo posando sul muretto in rifacimento. Tenevo questo sasso nella mano
sinistra e non l'ho utilizzato contro la signora né per minacciarla né per
colpirla. Dopo la caduta sono rimasto spaventato e ho lasciato cadere il sasso
lì dov'ero, ossia subito dietro il muretto nella zona in cui si trovano le
piante".

(verbale di
dibattimento Pretura penale 12 ottobre 2012, foglio 7).

 

                                   6.   TE
1, proprietario dell'abitazione contigua a quella dei coniugi ACPR 1, dal suo
giardino ha assistito i fatti e ne ha dato la seguente descrizione:

 

“
Abito nello stabile attiguo a quello prima
abitato dalla signora ACPR 1.

Quel giorno d’aprile, mi ricordo che era un
sabato, al mattino io ero nel mio giardino intento a dei lavori. Praticamente
mi trovavo sulla zona di confine tra la mia proprietà quella della signora ACPR
 1. A un certo punto ho sentito parlare con toni abbastanza sostenuti: sentivo
la signora parlare in tedesco, ma non capivo cosa dicesse perché non so il
tedesco. Allora mi sono girato a guardare. Ho visto la signora ACPR 1 che
estirpava le piante della siepe e le buttava nella particella di proprietà del
signor AP 1. Poi ho visto quest’ultimo arrivare dal fondo della sua parcella in
direzione della parcella della vicina dicendo qualcosa del genere “cosa sta
facendo?” Io vedevo la signora ACPR 1 di spalle. Vedevo il signor AP 1 che
avanzava verso di lei e ho visto la signora ACPR 1 che è retrocessa ed è
caduta" (verbale dibattimento
d'appello, foglio 4).

 

“
(…) A domanda dell’avv. DI 1 rispondo che, prima
di cadere, la signora non si è mai voltata verso la mia direzione. È caduta
all’indietro. Preciso che la signora, quando il signor AP 1 avanzava verso di
lei, è retrocessa e così è caduta. Quando è caduta la signora ACPR 1 non aveva
nulla in mano. Non so se prima di cadere la signora avesse estirpato tutte le
piante della siepe. Dalla mia posizione non ne vedevo più: nel mio campo visivo
non ce n’erano più, ma non posso dire se ve n’erano nella zona che io non
potevo vedere. Preciso che la signora ACPR 1 estirpava le piante e, dalla sua
postazione, le gettava a ca. 2-3 metri di distanza. L’avv. DI 1 mi sottopone la prima foto nel doc. dib. 1: effettivamente essa rappresenta o può rappresentare le
piante nella posizione in cui dovevano essere dopo il lancio perché la distanza
è più o meno quella che io ho indicato" (verbale dibattimento d'appello, foglio 5).

 

                                   7.   Davanti
a questa Corte ha inoltre deposto l'app. TE 2 della polizia cantonale che, di
pattuglia con un collega, era intervenuto su chiamata dell'appellante per
cercare di porre fine al litigio. TE 2 è l'estensore del rapporto di
segnalazione 11 maggio 2010 agli atti, che ha confermato al dibattimento con
alcune precisazioni:

 

“
Ricordo di essere arrivato sui luoghi con un
collega, allora aspirante gendarme che svolgeva uno stage presso il reparto
mobile del Sopraceneri. Io ero il capopattuglia. Ci ha accolto il signor AP 1 e
ricordo che con lui c’era anche la moglie. Dall’altra parte del muretto c’erano
il figlio della signora ACPR 1 ed un amico. Al nostro arrivo la signora ACPR 1
non c’era. Il signor AP 1 mi ha spiegato quel che è successo, dicendoci di
essersi avvicinato alla signora ACPR 1 che stava strappando le sue piante
dicendole di smettere. Da quel che noi abbiamo capito, il signor AP 1 ci ha
detto di averle dato una spinta. Preciso però che era chiaro che non era uno
spintone, ma era una cosa leggera, fatta come reazione a quello che aveva
visto. A domanda dell’avv. DI 1 preciso che il signor AP 1, a quanto ci ha detto, era intervenuto con quella leggera spinta quando ancora la signora ACPR 1
stava strappando le piante. Io ho visto i luoghi. Eravamo sul muretto che segna
la fine del giardino. Da quel che abbiamo capito, quando la signora è caduta
era già alla fine del muretto. Quando noi siamo intervenuti non tutti i pinetti
erano stati strappati. Su questo dettaglio non sono sicurissimo, ma mi pare che
ci fossero ancora dei pinetti interrati. L’avv. DI 1 mostra la foto doc. dib. 1. Mi sembra che la foto riproduca la situazione che noi abbiamo trovato al momento del nostro
intervento. Mi sembra che anche la posizione dei pinetti divelti e la loro
distanza dal muretto sia quella che noi abbiamo constatato. Al riguardo ricordo
che i pinetti divelti non erano stati appoggiati, ma erano proprio stati
buttati" 

(verbale dibattimento
d'appello, fogli 7-8).

 

                                   8.   L'accusatore
privato ha chiesto l'integrale conferma della sentenza di primo grado, alla
luce del comportamento tenuto dall'appellante, essendo a suo giudizio
comprovati sia lo spintone, sia il nesso di causalità tra lo spintone, la
caduta e le derivanti lesioni, che in realtà si sono rivelate gravi e
permanenti tanto da condurre ad un'incapacità lavorativa parziale perdurante
(50%) ed alla formulazione di una richiesta di prestazioni AI. La
patrocinatrice di ACPR 1 ammette che la sua assistita non aveva il diritto di
estirpare le piante di tuja di proprietà dell'appellante, ciò che tuttavia non
giustifica il comportamento di quest'ultimo. AP 1 ha agito dando uno spintone a ACPR 1 e facendola cadere all'indietro, esattamente nei modi
descritti dal testimone TE 4, la cui credibilità non può essere messa in
discussione. Ricorda, in proposito, che a mente di questo testimone la spinta
non aveva nulla di intenzionale, ciò che militerebbe a favore della sua
imparzialità. Al contrario di TE 1, che ha reso una testimonianza
contraddittoria dichiarando di aver visto benissimo, da una distanza di 12 metri, la caduta di ACPR 1 ed il AP 1 arrestarsi sul suo fondo 2-3 metri prima del muretto, per poi affermare di non aver notato la presenza della mezza recinzione di
bambù ben visibile quel giorno sul muretto, come ben evidenziano le fotografie
agli atti ("non ho
visto, quel giorno, una divisione in bambù. A quanto mi sembra la divisione in
bambù è stata posata solo successivamente, cioè dopo che le piante sono state
estirpate", cfr. verbale dibattimento
d'appello, foglio 6).

Per queste ragioni postula la conferma della
sentenza di primo grado, chiedendo inoltre di respingere la richiesta di
indennità formulata dall'appellante. 

                                   

                               9.a.   La
difesa ha evocato il clima rovente instauratosi tra i vicini sin dall'arrivo
dei coniugi ACPR 1. Dopo soli 26 giorni dal trasferimento nella casa di __________,
il marito ha denunciato penalmente l'appellante per titolo di danneggiamento e
rimozione dei termini. La denuncia è sfociata in un decreto di non luogo a
procedere. Da qui un costante ed inesorabile degrado dei rapporti, nonostante
ripetuti tentativi da parte di AP 1 di trovare un dialogo. Del resto, ancora
pochi giorni prima dei fatti ACPR 1 aveva querelato l'appellante per ingiuria e
minaccia. Esce così, secondo la difesa, il quadro di un rapporto deteriorato,
caratterizzato dall'ostilità manifestata in ogni occasione da parte della
sedicente vittima, da rivendicazioni di proprietà, opposizioni edilizie, posa
di telecamere di sorveglianza, ecc., sino a giungere ai precetti esecutivi e
alle spropositate pretese di indennizzo avanzate dopo i fatti da ACPR 1.

 

                                  b.   Sono
contestate dalla difesa, siccome non conformi al vero, in particolare le
seguenti dichiarazioni di ACPR 1:

 

“
Dopo aver spostato queste piante, mentre mi
apprestavo a scavalcare una piccola recinzione provvisoria che abbiamo messo
per non fare sconfinare il nostro cane sul terreno del vicino, ho udito un
rumore provenire dalle mie spalle. Mi sono girata ed ho visto AP 1  che si
apprestava ad assalirmi con un sasso. All'ultimo momento ho sollevato la mano
destra in protezione dal colpo che mi stava raggiungendo con il sasso alla
testa. Sono riuscita a parare il colpo ma dalla spinta ricevuta sono dapprima
caduta sulla recinzione in finto bamboo, la quale si è piegata sotto il mio
peso, ed in seguito sono caduta dal muretto alto circa 60 cm su cui mi trovavo rovinando sulla pavimentazione in granito". 

(verbale di polizia 26
aprile 2010, pag. 4).

 

A mente del difensore, gli atti e le
testimonianze rivelano tutta la labilità di tale racconto. Anzitutto,
contrariamente al suo dire, nel momento in cui AP 1 le si è avvicinato ACPR 1
non aveva terminato di estirpare le tuie. Lo attestano, oltre alle affermazioni
dell'appellante medesimo, la documentazione fotografica (doc. dib. 1) che
presenta la situazione dei luoghi dopo l'intervento della polizia, ma anche a
ben vedere il testimone TE 4, il quale, facendo uso dell'avverbio
"praticamente" ("aveva
praticamente terminato questa operazione, si era girata per scendere dal muretto
e tornare sotto la pergola, cfr. verbale di
polizia 28 maggio 2010, pag. 2), lascia intendere che l'estirpazione delle
piante non fosse ancora terminata.

                                          Vi
è poi la questione del sasso: ACPR 1 ha dichiarato che l'appellante si
apprestava ad assalirla con un sasso che aveva in mano, soggiungendo di essere
riuscita a parare un colpo, con questo sasso, che stava per raggiungerla alla
testa.

                                          La
sua versione diverge però da quella dell'appellante ("Quando mi sono avvicinato alla signora avevo
ancora in mano un sasso della grandezza di 1 litro di latte che stavo posando sul muretto in rifacimento. Tenevo questo sasso nella mano
sinistra e non l'ho utilizzato contro la signora né per minacciarla né per
colpirla. Dopo la caduta sono rimasto spaventato e ho lasciato cadere il sasso
lì dov'ero, ossia subito dietro il muretto nella zona in cui si trovano le
piante", cfr. verbale dibattimento Pretura
penale 12 ottobre 2012, foglio 7). E neppure trova conferma in quella di TE 4 ("Mentre la signora stava cadendo ho notato che stava
cadendo anche un sasso. Non so dire da dove provenisse, non ho visto nessuno
lanciarlo o tenerlo in mano", cfr. verbale di polizia 20 maggio 2010, pag. 2).

ACPR 1 mente inoltre, sempre secondo la difesa,
affermando di aver estratto le piante dall'humus e di averle "sdraiate" sul terreno del vicino. Che le tuie siano state gettate o lanciate,
ma certo non sdraiate sul terreno del vicino, emerge invece in toni chiari non
solo dalle dichiarazioni dell'appellante ma anche dalla documentazione
fotografica (doc. dib. 1). 

 

                                   c.   La difesa insiste, ancora, sulle contraddizioni emergenti dal
raffronto tra le affermazioni di ACPR 1 e quelle del testimone TE 4, ciò che
dovrebbe indurre questa Corte a dar prova di particolare scetticismo
nell'apprezzamento di quanto da loro affermato.

Dopo aver dichiarato che la caduta di ACPR 1 è
stata originata da una spinta data con le due mani da AP 1, TE 4 aggiunge di
aver visto un sasso cadere nel momento in cui anche ACPR 1 stava cadendo. Egli
è altresì certo di non aver visto un sasso nelle mani di ACPR 1, ma nemmeno di
aver visto qualcuno lanciarlo o tenerlo in mano. Tale affermazione diverge
perciò da quella di ACPR 1, secondo cui l'appellante brandiva una pietra della
grandezza di un bricco di latte, apprestandosi a colpirla con la stessa alla
testa.

Ma non solo, anche sulle intenzioni
dell'appellante le versioni divergono radicalmente: a mente di ACPR 1 egli
intendeva colpirla alla testa con il sasso per ucciderla (da qui la denuncia
per tentato omicidio), mentre per TE 4 altri propositi animavano l'appellante: "secondo me il vicino voleva difendere
le sue piante e far scappare la signora ACPR 1" (verbale di polizia 28 maggio 2012, pag. 4). Insomma, il teste TE 4,
pur intendendo deporre a favore della madre del suo amico non se l'è però
sentita di sottoscrivere integralmente la sua versione. Assodato come ACPR 1
non sia credibile, per la difesa le divergenze appena citate minano però anche
all'attendibilità di TE 4, la cui testimonianza, perlomeno per quanto attiene
alla spinta con le due mani, non può ritenersi degna di
fede. E questo anche perché, data la sua posizione ("mi trovavo in piedi dietro il tavolo sotto la
pergola", cfr. verbale di polizia 28 maggio
2010, pag. 2), il corpo dell'accusatrice privata, che si trovava davanti a lui,
doveva giocoforza togliergli ogni visuale su AP 1, segnatamente sulla posizione
delle sue mani. Diversamente egli avrebbe dovuto vedere che quest'ultimo
brandiva il famoso sasso.

 

                                  d.   L'illecita
estirpazione delle tuje di proprietà AP 1, ennesima provocazione di ACPR 1, è
stata alla base della reazione di AP 1; una provocazione ben architettata, come
dovrebbe lasciar pensare l'insolita presenza (già la sera prima e poi al
momento dei fatti) del figlio Gilbert e dell'amico TE 4, e volutamente attuata
in un momento in cui il vicino era presente nel suo giardino, proprio poiché
mirata ad una sua reazione. Prendendo per la punta le tuje, strappandole e
lanciandole nella direzione in cui si trovava l'appellante, ACPR 1 era però
incorsa in un illecito danneggiamento, sicché, avvicinandosi nel tentativo di
farla desistere, AP 1 non faceva altro che esercitare un suo legittimo diritto
di difendere la proprietà da atti di danneggiamento. Ne deriva che, anche nella
misura in cui vi fosse stato effettivamente un contatto fisico, esso era volto
unicamente alla cessazione di una turbativa. In tale - ipotetico - contatto non
sarebbe perciò ravvisabile un illecito e, quand'anche lo fosse, sarebbe
costitutivo di legittima difesa perfettamente proporzionata alle circostanze.

Preso alla sprovvista dal comportamento della vicina
e per la comprensibile agitazione in cui la stessa lo aveva posto - epiloga la
difesa - AP 1 non era né in grado né tenuto a considerare la possibilità che la
stessa perdesse l'equilibrio, cadendo dalla posizione pericolosa in cui si era
deliberatamente posta. 

Queste, in sintesi, le ragioni alla base della
richiesta di proscioglimento.

 

                             10.a.   L'art. 125 CP punisce con una pena detentiva sino a tre anni o con
una pena pecuniaria chi, per negligenza, cagiona una lesione (semplice o grave)
al corpo o alla salute di una persona. 

Perché la fattispecie sia adempiuta devono essere
riunite tre condizioni: un danno al corpo o alla salute di una persona, una
negligenza ed un nesso di causalità tra la negligenza e il danno al corpo o
alla salute (Corboz, Les infractions en droit suisse, 3a edizione, Berna 2010,
ad art. 125 CP, n. 1 e segg.; DTF del 24 luglio 2009 6B_437/2008 consid. 2.1;
DTF 122 IV 145
consid. 3 e rinvii).

 

                                  b.   Giusta
l'art. 12 cpv. 3 CP commette un crimine o un delitto per negligenza colui che,
per un’imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo
comportamento o non ne ha tenuto conto. L’imprevidenza è colpevole se l’autore
non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le
sue condizioni personali. La negligenza presuppone così l’adempimento di due
condizioni: da un lato, l’autore deve aver violato le regole della prudenza,
ossia il dovere generale di diligenza istituito dalla legge penale, che vieta
qualsiasi comportamento che espone a pericolo beni altrui protetti penalmente
da lesioni involontarie. Un comportamento che oltrepassa i limiti del rischio
ammissibile viola il dovere di prudenza quando l’autore, considerate la sua
formazione e le sue capacità, avrebbe dovuto rendersi conto della messa in
pericolo altrui (STF del 24 luglio 2009 in 6B_437/2008 consid. 2; DTF 135 IV 56 consid. 2.1; 134 IV 255
consid. 4.2.3; 130 IV 10 consid. 3.2; 129 IV 119 consid. 2.1; 129 IV 282
consid. 2.1; 127 IV 34 consid. 2a; 127 IV 62 consid. 2d; 126 IV 13 consid. 7a/bb;
Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo
2008, ad art. 12 CP, n. 29).

Per determinare i limiti del dovere di prudenza,
occorre domandarsi se una persona ragionevole, nella medesima situazione e con
le stesse attitudini dell’autore, avrebbe potuto prevedere almeno nelle grandi
linee il corso degli eventi - questione esaminata alla luce della teoria della
causalità adeguata se l’autore non è un esperto dal quale ci si poteva
aspettare di più - e, se del caso, quali misure poteva adottare per evitare la
realizzazione dell’evento dannoso.

Inoltre, perché vi sia negligenza, la violazione
del dovere di prudenza deve essere colpevole, in altre parole si deve poter
rimproverare all’autore, considerate le sue condizioni personali, una mancata
attenzione o una riprensibile mancanza di sforzi (DTF 134 IV 255 consid.
4.2.1).

 

                             11.a.   Nei
casi, come quello di specie, caratterizzati da difficoltà probatorie, diventano
decisive le dichiarazioni delle parti direttamente coinvolte nei fatti (cfr.
sentenza CARP 17.2011.120 del 2 febbraio 2010 consid. 6 con riferimenti).
Occorre in particolare esaminare, sulla scorta delle circostanze emergenti
dagli atti, quale versione appare più convincente. Ciò dev’essere stabilito
prevalentemente in base al valore intrinseco delle dichiarazioni delle parti
nonché in base al modo in cui le loro indicazioni si susseguono. Nella
valutazione delle deposizioni non ci si deve fondare semplicemente sulla
credibilità generale delle parti, determinante essendo piuttosto
l’attendibilità delle concrete deposizioni rilevanti per il giudizio (cfr.
sentenza OGer ZH del 17 giugno 2010, SB 100195; sentenza CARP 17.2011.135 del
31.05.2012 consid. 10.1.).

 

                                  b.   Con
la difesa, è opinione di questa Corte che le dichiarazioni di AP 1 godano di migliore
attendibilità rispetto a quelle di ACPR 1, palesatesi contraddittorie già a
partire dalla situazione denunciata, addirittura con un'accusa di tentato
omicidio, poi drasticamente ridimensionata dal magistrato d'accusa. Per tacere della
questione inerente allo stato dell'estirpazione delle tuje nel momento
dell'intervento dell'appellante. ACPR 1 sostiene che fosse giunto al termine, e
con lei - seppure in toni meno convinti - il teste TE 4, allorché gli elementi comprovanti
il contrario predominano, partendo dalla documentazione fotografica (doc. dib.
1, non contestato), per passare alle dichiarazioni dell'appellante, giungendo
infine a quelle di TE 2 ("…
ricordo di aver chiesto a lui (AP 1, ndr) e alla moglie, una volta appurata la
proprietà del terreno e quella delle piante, di provvedere alla rimozione dei
pinetti ancora interrati", cfr. verbale
dibattimento d'appello, foglio 8). Soggiunge poi ACPR 1, "dopo aver spostato queste piante,
mentre mi apprestavo a scavalcare una piccola recinzione provvisoria che
abbiamo messo per non fare sconfinare il nostro cane sul terreno del vicino, ho
udito un rumore provenire dalle mie spalle. Mi sono girata ed ho visto AP 1 che
si apprestava ad assalirmi con un sasso", cfr.
verbale di polizia 26 aprile 2010, pag. 4). Tale descrizione, confermata da TE
4 ("proprio nel
momento in cui la signora ACPR 1 si trovava sul muretto voltando la schiena al
vicino infuriato, lei si gira per vedere cosa stava capitando, cfr. verbale di polizia 28 maggio 2010, pag. 2), trova
smentita nelle dichiarazioni dell'appellante ("vedendo che non si fermava ho accelerato il
passo. Arrivato alla sua altezza, lei continuava a strappare le piante", cfr. verbale dibattimento d'appello, foglio 2), per il quale dunque ACPR
1 non si era affatto voltata verso la pergola nel tentativo di raggiungerla, ma
al suo arrivo era ancora intenta a strappare le piante rivolta verso la
proprietà AP 1. Tale visione delle cose è del resto confermata dal testimone TE
1 ("a domanda
dell'avv. DI 1 rispondo che, prima di cadere, la signora non si è mai voltata
verso la mia direzione, cfr. verbale dibattimento
d'appello, foglio 5). Analogo discorso si impone poi con riferimento al modo con
cui le piante, una volta estirpate, sono state finite sul fondo di AP 1: posate
gentilmente, stando a ACPR 1 e al testimone TE 4; lanciate o buttate, invece, a
dire dell'appellante, del testimone TE 1 ("Ho visto la signora ACPR 1 che estirpava le
piante della siepe e le buttava nella particella del signor AP 1. (…) le
gettava a ca. 2-3 metri di distanza" cfr. verbale dibattimento d'appello fogli 4-5) e, ancora, del
testimone TE 2 ("l'avv.
DI 1 mi mostra la foto doc. dib. 1. Mi sembra che la foto riproduca la
situazione che noi abbiamo trovato al momento del nostro intervento. Mi sembra
che anche la posizione dei pinetti divelti e la loro distanza dal muretto sia
quella che noi abbiamo constatato. Al riguardo ricordo che i pinetti non erano
stati appoggiati, ma erano proprio stati buttati", cfr. verbale dibattimento d'appello, foglio 8).

Ma ACPR 1 nemmeno può essere seguita laddove
descrive gli attimi prima della caduta: "ho visto AP 1 che si
apprestava ad assalirmi con un sasso. All'ultimo momento ho sollevato la mano
destra in protezione dal colpo che mi stava raggiungendo con il sasso alla
testa. Sono riuscita a parare il colpo ma dalla spinta ricevuta sono dapprima
caduta sulla recinzione in finto bamboo, la quale si è piegata sotto il mio
peso, ed in seguito sono caduta dal muretto alto circa 60 cm su cui mi trovavo rovinando sulla pavimentazione in granito", cfr. verbale di polizia
26 aprile 2010, pag. 4). Nessuno, infatti, ha preteso di aver visto AP 1
tentare di colpire con un sasso, tantomeno alla testa, ACPR 1. Nemmeno il
testimone TE 4: "Mentre la signora stava cadendo ho notato che stava
cadendo anche un sasso. Non so dire da dove provenisse, non ho visto nessuno
lanciarlo o tenerlo in mano" (verbale di polizia 20 maggio 2010, pag.
2).

 

                                   c.   Da
quest'ultima affermazione il primo giudice ha dedotto che se l'appellante "non
ha utilizzato il sasso che ha ammesso di avere con sé per colpire, se ne è
liberato per poter allungare le mani verso ACPR 1" (sentenza
impugnata, punto 13e, pag. 12). E a tale conclusione egli perviene affidandosi
nuovamente alle parole di TE 4, per il quale AP 1 ha aggredito ACPR 1 "spingendola con entrambe le mani facendola cadere dal muretto", cfr.
verbale di polizia 28 maggio 2010, pag. 2).

                                         Questa Corte non condivide
tali certezze, specie con riguardo al grado di attendibilità del testimone TE 4.
È vero che in taluni stralci il suo racconto parrebbe aderire finanche
maggiormente alle dichiarazioni dell'appellante che a quelle di ACPR 1 (specie
per quanto attiene alle intenzioni dell'appellante), ciò che potrebbe militare
a favore della sua imparzialità. Tuttavia, le risultanze processuali divergono
dalle sue affermazioni su più punti, ad esempio laddove dichiara di aver visto ACPR
1 togliere "gentilmente" le piante "posandole" poi
nel giardino del vicino, oppure ove riferisce che al momento dell'intervento
dell'appellante la stessa aveva "praticamente terminato" di
estirpare le piante o, ancora, che quando è stata raggiunta dall'appellante
ella si trovava sul muretto "voltando
la schiena al vicino infuriato", cfr. verbale
di polizia 28 maggio 2010, pag. 2). Ma soprattutto TE 4 non convince ove
afferma di aver visto AP 1 spingere ACPR 1 "con entrambe le mani" facendola cadere. In linea con la difesa, questa Corte ritiene
infatti che se TE 4 avesse visto AP 1 spingere con le due mani ACPR 1, non
avrebbe potuto non aver visto che teneva in mano un sasso della grandezza di un
bricco di latte. E se non lo ha visto - come egli sostiene - vi può essere una
sola spiegazione: quella che dalla sua posizione ("in piedi dietro il tavolo sotto la pergola", cfr.
verbale di polizia 28 maggio 2010, pag. 2) la visuale su cosa avesse nelle mani
l'appellante e quindi anche sul suo uso delle mani nella circostanza era
ostacolata dalla presenza del corpo di ACPR 1, che egli aveva davanti a sé. 

 

                                  d.   In
contrasto con buona parte dei fatti, così come emersi dal fascicolo
istruttorio, le dichiarazioni di ACPR 1 e di TE 4 (sopra, consid. 11b e c) si
appalesano dunque fragili sul piano probatorio, lasciando spazio ad
un'accresciuta credibilità della versione resa dall'appellante, più coerente,
più vicina ai fatti e corroborata dalle testimonianze di TE 1, TE 2 e -
parzialmente - anche dello stesso TE 4.

Occorre così ritenere che AP 1, infuriatosi
vedendo ACPR 1 che estirpava le piante gettandole nel suo giardino e intendendo
farla desistere, l'ha raggiunta in prossimità del muretto. Cercando di fermarla
egli ha allungato una mano ed è entrato in contatto con lei toccandole un
braccio ma senza spingerla.

In questa situazione, risulta difficile
attribuire al toccamento in questione la caduta della signora ACPR 1. Ben più
verosimile è che la donna sia caduta, arretrando senza considerare, a causa
della concitazione del momento, che si trovava su un muretto.

 

                                12.   A titolo
abbondanziale, si osserva che, quand’anche si dovesse attribuire al
“toccamento” un ruolo (con)causale per la caduta di ACPR 1, AP 1 andrebbe,
comunque, assolto perché egli avrebbe agito per legittima difesa. 

 

                                   a.   E’,
in effetti, assodato che AP 1 si è avvicinato a ACPR 1 allo scopo di farla
desistere dall'estirpare le piante ("la mia intenzione era solamente quella di impedirle di strappare
le mie piante", cfr. verbale di polizia 30 aprile 2010, pag. 5). Egli intendeva così
difendersi da un danneggiamento in corso contro la sua proprietà ("… la signora ACPR 1 ha strappato i miei alberi e li ha gettati nel mio giardino. Così facendo me li ha
danneggiati", cfr. verbale di polizia 20
maggio 2010, pag. 1). Di fronte all'azione continuativa di ACPR 1 egli ha
reagito, accorrendo sul posto, gridando, fino a toccarle un braccio. In questi
termini - nella misura in cui egli non ha spinto la donna - il suo modo di
(re)agire appare senz'altro misurato ed "adeguato alle circostanze"
ai fini della protezione del bene minacciato, onde l'effetto esimente sancito
all'art. 15 CP.

 

 

                                  b.   Ma anche volendo ritenere che, con quel toccamento senza spinta, AP
1 abbia ecceduto nel suo diritto di difesa (in particolare, non considerando
che la donna era sul muretto), si dovrebbe concludere che egli ha ecceduto a
causa di uno stato di eccitazione e sbigottimento, comunque scusabile alla luce
di tutte le circostanze, in particolare della litigiosità instauratasi nei
rapporti tra i vicini e del comportamento provocatorio della donna.

Fosse data tale ipotesi, ci troveremmo in ogni
modo in una situazione di legittima difesa discolpante nel senso dell’art. 16 cpv.
2 CP.

 

Per tutte le ragioni sopra evocate, AP 1 va
prosciolto dall’accusa di lesioni colpose.

 

                                         Sulla domanda di indennità

 

                             13.a.   Per l’art.
429 cpv. 1 lett. a CPP l’imputato ha diritto al risarcimento delle spese
sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali. 

Per prassi di questa Corte invalsa sotto l’egida
del nuovo CPP in vigore dal 1° gennaio 2011, lo Stato si assume le spese per un
patrocinatore di fiducia soltanto se il patrocinio era necessario a causa della
complessità del caso sotto il profilo materiale o giuridico e se il volume di
lavoro, e di conseguenza l’onorario dell’avvocato, erano giustificati. Per stabilire
l’importo delle spese di patrocinio da risarcire, viene verificata la congruità
della nota d’onorario secondo il principio stabilito dall’art. 15a cpv. 2 LAvv,
secondo cui l’avvocato ha riguardo alla complessità ed all’importanza del caso,
al valore ed all’estensione della pratica, alla sua competenza professionale ed
alla sua responsabilità, al tempo ed alla diligenza impiegati, alla situazione
personale e patrimoniale delle parti, all’esito conseguito ed alla sua
prevedibilità.

Sulla scorta di tali principi questa Corte
ammette, quindi, onorari corrispondenti ad una regolare, ordinata e ragionevole
conduzione del mandato, applicando criteri corrispondenti a quanto mediamente
praticato, lasciando a carico del patrocinato la parte riconducibile ad una
specifica scelta del patrocinatore.

In altre parole, l’onorario a tempo è stabilito
prendendo quale parametro un avvocato sperimentato nel diritto penale, tenuto
conto di un ragionevole margine di oscillazione connesso con le particolarità
del caso (CRP 60.2010.119 del 10 novembre 2010;
60.2010.189 del 12 novembre 2010).

Sulle spese, questa Corte si allinea alla
giurisprudenza sviluppata dalla CRP che, fino al 31 dicembre 2010, riconosceva quelle
effettive e necessarie cagionate dal procedimento penale, applicando - dopo la
sua abolizione, per analogia - i principi di cui all’art. 3 TOA. 

Tale norma prevedeva che, oltre agli onorari,
l’avvocato ha diritto al rimborso di tutti gli esborsi e spese vive da lui
sopportati nell’interesse o su richiesta del cliente o da questi cagionate,
quali, in particolare, le note e fatture pagate a terzi ed a uffici pubblici
per il cliente, le spese di trasferta, le spese di soggiorno, pernottamento e
vitto fuori domicilio, le spese per l’uso dei servizi pubblici (posta,
telefono, ecc.). Inoltre, sempre secondo la norma citata, l’avvocato ha diritto
al rimborso degli importi seguenti: a) fino a fr. 50.- per la formazione e
archiviazione dell’incarto; b) fr. 5.- per ogni pagina originale, compresa la copia
per l’incarto, e fino a fr. 2.- per ogni copia, qualunque sia il metodo di
riproduzione; c) fr. 1.- al km per le trasferte con la propria automobile (sentenze
CARP 17.2012.68 del 4 febbraio 2013 consid. 6 e 17.2012.43 dell’8 ottobre 2012
consid. 1.b.3.). 

 

                                  b.   L’appellante
postula la rifusione, a questo titolo, della nota professionale del suo
patrocinatore di fiducia, ammontante a fr. 10'319.40 (onorario fr. 8'550, spese
“forfait” fr. 855.-, spese effettive fr. 150.-, IVA fr. 764.40).

L’onorario di fr. 8'550.- si basa su un dispendio
di 28:30 ore al quale è applicata una tariffa oraria di fr. 300.-. Dalla
specifica prodotta agli atti, le prestazioni del patrocinatore possono essere
suddivise in 21 ore per studio dell’incarto, preparazione degli atti scritti e
del dibattimento, partecipazione al dibattimento e trasferte, 6 ore per
colloqui con il cliente, telefonici o presso lo studio legale, nonché 1 ora e
30 ca. per scambio e-mail e varie.

Va subito detto che il patrocinatore è
intervenuto a procedura avanzata, l'appellante essendosi difeso da solo sino (e
compreso) all’annuncio di appello del 20 ottobre 2012, sicché le incombenze del
difensore si riducevano agli indispensabili contatti con il cliente, alla
stesura della dichiarazione d’appello con l'istanza probatoria, alla
preparazione del dibattimento ed alla sua partecipazione.

In presenza di un unico reato con a sfondo un
litigio di vicinato, l’esame della fattispecie in fatto e in diritto, così come
l’impostazione difensiva, non erano da considerare oggettivamente complessi,
pur giustificandosi, almeno in questa fase, l’intervento di un patrocinatore.

Nelle descritte circostanze, questa Corte ritiene
che una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato da parte di un
avvocato sperimentato (qual è l’avv. DI 1) richiedeva, in concreto, non più di
4 ore di colloqui con il cliente, 12 ore per lo studio, la redazione
(dichiarazione d’appello), la preparazione del dibattimento e da ultimo 5 ore
per la partecipazione al dibattimento, trasferta compresa, per un totale di 21
ore.

La tariffa oraria esposta in fr. 300.- va
anch’essa commisurata all’entità ed alla complessità della fattispecie e
ridotta dunque a fr. 280.-. A titolo di onorario vanno quindi riconosciuti,
complessivamente fr. 5'880.-.

Per quanto attiene alle spese, va senz’altro
riconosciuto l'importo di fr. 80.- per trasferte e posteggio (__________ e
ritorno, km 74 a fr. 1.-/km + fr. 6.- di parcheggio). Non così per le spese “forfait”,
indicate in fr. 855.-, ritenuto che esse avrebbero dovuto venire dettagliate.
Tuttavia, a titolo eccezionale, viene applicato, per analogia, l’art. 6 cpv 1
del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione di ripetibili che prevede, per
onorari da fr 5.000.- sino a fr 10.000.-, un rimborso spese forfettario pari al
6% dell’onorario ma almeno fr. 500.- (comprensivo dell’apertura incarto). Si
giunge, così, ad un totale di spese di fr. 580.-.

L’indennità riconosciuta da questa Corte si
assomma pertanto a fr. 5'880.- (onorario) + fr. 580.- (spese) + fr. 516,80 (IVA
8%) = fr. 6'976.80 (totale). 

                                                                                

                                          Tassa
di giustizia e spese

 

                                14.   Visto l'esito del giudizio, tasse e spese di prima sede di
complessivi fr. 900.- e di seconda sede, consistenti in fr. 1'000.- per tassa
di giustizia e fr. 246.80 a titolo di spese (art. 428 cpv. 1 CPP), vanno poste
interamente a carico dello Stato.

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80,
84, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg., 405 cpv. 1, 408 CPP,

                                         32 cpv. 1 Cost.,

6 par. 2 CEDU,

14 cpv. 2 patto ONU II,

15, 16 cpv. 2, 125 cpv. 1 CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

                                                                                                                         

 

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

                                   1.   L’appello è accolto. Di conseguenza AP 1 è prosciolto
dall'imputazione di lesioni colpose.                          

 

                                   2.   A
titolo di indennità giusta gli art. 429 segg. CPP, lo Stato della Repubblica
del Cantone Ticino rifonderà a AP 1 l'importo di fr. 6'976.80.-.

 

                                   3.   Gli
oneri processuali di primo grado di complessivi fr. 900.-, vanno a carico dello
Stato. 

 

                                   4.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.        1'000.--          

-  testi                                          fr.              96.80        

-  altri disborsi                            fr.           150.--
         

                                                     fr.        1'246.80        

 

sono posti a carico dello Stato.

 

 

                                   5.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

 

                                   6.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.