# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 827f6424-9b08-5c0c-8101-ffdde33e36d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-12-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.12.2018 B-2701/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-2701-2016_2018-12-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-2701/2016 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 8  d i c e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Stephan Breitenmoser, Francesco Brentani,  

cancelliera Maria Cristina Lolli. 
 

 
 

Parti 

 
X._______,  

patrocinata dall'avv. Romina Biaggi-Albrici,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato per la formazione,  

la ricerca e l'innovazione SEFRI,  

Cooperazione in materia di formazione,  

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Riconoscimento attestato in optometria. 

 

 

 

B-2701/2016 

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Fatti: 

A.  

A.a La signora X._______ (in seguito: la ricorrente) ha ottenuto presso l'I-

stituto Paritario Trinacria di Palermo (in seguito: Istituto Trinacria), in data 

20 luglio 2005, il diploma di qualifica professionale per "operatore mecca-

nico ottico" e, in data 11 settembre 2006, l'"attestato di abilitazione all'eser-

cizio dell'arte ausiliaria sanitaria di ottico" (in seguito: AAO).  

A.b In data 17 ottobre 2011, mediante decisione cresciuta in giudicato in-

contestata, l'allora "Ufficio federale della formazione professionale e della 

tecnologia" (UFFT; dal gennaio 2013, Segreteria di stato per la formazione, 

la ricerca e l'innovazione [in seguito: SEFRI o autorità inferiore]) ha accer-

tato l'equivalenza del diploma AAO con l'"Attestato federale di capacità di 

ottico" svizzero (in seguito: AFC). 

A.c In data 22 novembre 2011, la ricorrente ha ottenuto presso l'Istituto 

Benigno Zaccagnini di Bologna (in seguito: Istituto Zaccagnini) l'"Attestato 

di specializzazione in optometria" (in seguito: ASO). 

A.d In data 7 maggio 2012, la ricorrente ha inoltrato all'allora UFFT una 

domanda di equipollenza del titolo estero ASO. Nel corso della procedura, 

e oltre agli attestati di cui sopra, la ricorrente ha trasmesso alla SEFRI tutta 

una serie di ulteriore documentazione, compilando, in data 2 settembre 

2013, un'autocertificazione, come richiesto dalla SEFRI. 

A.e Con scritto del 30 ottobre 2014, dopo diversi scambi epistolari con tras- 

missione di documentazione, la SEFRI ha inviato alla ricorrente la presa di 

posizione della Fachhochschule Nordwestschweiz (in seguito: FHNW) in 

merito alla sua formazione estera. Secondo tale parere, la ricorrente 

avrebbe insufficienti conoscenze teoriche in varie materie e pratiche in di-

versi ambiti, dal cui recupero dipenderebbe il riconoscimento di equiva-

lenza al diploma svizzero "Bachelor of Science FHNW in Optometrie" (in 

seguito: BScO).  

Al fine di colmare tali mancanze, la ricorrente avrebbe iniziato, in data 1° di-

cembre 2014, con termine previsto per il 2 dicembre 2016, un tirocinio pra-

tico e di studio assistito presso lo studio oculistico della dottoressa 

A._______ (FMH in oftalmologia) di (…) (in seguito: dott.ssa A._______). 

A.f Con scritto del 5 agosto 2015, la SEFRI ha trasmesso alla ricorrente 

una seconda perizia della FHNW e ha comunicato che la formazione di 

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ottico non è atta a compensare le lacune teoriche e pratiche, in quanto di 

un livello tecnico inferiore all'insegnamento impartito in una scuola specia-

lizzata superiore.  

A.g Con scritto dell'11 agosto 2015, la ricorrente ha preso posizione sulla 

perizia della FHNW, informando la SEFRI di aver predisposto la partecipa-

zione, con sostenimento di esami finali, ad alcuni corsi della Facoltà di Op-

tometria di Milano e di aver inviato una richiesta di ulteriore formazione 

pratica presso uno studio oculistico di cui avrebbe fatto avere la certifica-

zione in seguito (cfr. ricorso, pag. 7).  

A.h Con email del 18 novembre 2015, la ricorrente ha chiesto di attendere 

con il proseguo della procedura, al fine di poter ricevere e trasmettere le 

certificazioni necessarie. 

A.i In data 21 marzo 2016, la dott.ssa A._______ ha emesso un certificato 

intermedio di tirocinio e, in data 1°aprile 2016, l'Ottica B._______ ha 

emesso un certificato di lavoro intermedio, attestando l'impiego della ricor-

rente dal 1° marzo 2012 con l'incarico di ottico e assistente alla parte opto-

metrica con tutte le mansioni che riguardano l'optometria, sotto la sorve-

glianza di un ottico diplomato. 

B.  

Con scritto del 21 marzo 2016, la SEFRI ha emesso una decisione di ri-

getto della domanda di equipollenza tra il titolo italiano ASO e il diploma 

svizzero BScO. Con tale decisione l'autorità inferiore ha comunicato alla 

ricorrente che la formazione, effettuata da quest'ultima, verrebbe ricono-

sciuta equipollente alla formazione svizzera, a condizione che siano por-

tate a termine le misure di compensazione negli ambiti (cfr. dispositivo I 

della decisione): 

 anatomia e fisiologia generale, 

 patologia generale, 

 anatomia e fisiologia oculare, 

 patologia oculare, 

 farmacologia e 

 ottica fisiologica. 

Tali misure di compensazione potrebbero essere svolte sotto forma di tiro-

cinio di adattamento con formazione complementare e valutazione del tiro-

cinio, o sotto forma di prova attitudinale. La ricorrente avrebbe tre mesi 

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dall'entrata in vigore della decisione per comunicare alla SEFRI la propria 

scelta (cfr. dispositivo II della decisione). 

C.  

In data 2 maggio 2016, la ricorrente ha impugnato detta decisione con ri-

corso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (in seguito: il Tribunale 

o TAF). La ricorrente ha postulato la totale riforma della decisione, invi-

tando, in via preliminare, l'autorità inferiore a riesaminare la sua decisione 

nel senso di riconoscere l'equipollenza tra il titolo estero ASO conseguito 

dalla ricorrente e il BScO, senza necessità di eseguire e portare a termine 

misure di compensazione. Nel merito, la ricorrente domanda che il ricorso 

sia accolto e, di conseguenza, la decisione impugnata annullata e riformu-

lata nel senso di riconoscere l'equipollenza senza necessità di misure di 

compensazione. La ricorrente chiede inoltre che tutti i costi procedurali 

siano posti a carico dell'autorità inferiore. 

D.  

Con decisione di riconsiderazione del 3 marzo 2017, l'autorità inferiore 

considera la certificazione dell'esame "Principi di patologia oculare", soste-

nuto dalla richiedente presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca il 

16 dicembre 2014, atta a giustificare conoscenze sufficienti nell'ambito 

della "patologia generale" e, dunque, non richiedente misure di compensa-

zioni. Pertanto, la SEFRI decide, tra le altre cose, che: 

I.  la cifra I del dispositivo della decisione della SEFRI del 21.03.2016 viene 

modificata come segue: 

la formazione che ha portato al conseguimento dell'"attestato di specializ-

zazione in optometria", conseguito dalla richiedente il 22.11.2011 presso 

l'Istituto Benigno Zaccagnini, sarà riconosciuta equipollente alla formazione 

svizzera che ha portato al conseguimento del "Bachelor of Science FHNW 

in Optometrie" a condizione che siano portate a termine le misure di com-

pensazione negli ambiti  

 anatomia e fisiologia generale 

 patologia generale 

 anatomia e fisiologia oculare 

 farmacologia 

 ottica fisiologica 

II.  le altre cifre del dispositivo della decisione della SEFRI del 21.03.2016 re-

stano invariate; 

E.  

Dopo aver riesaminato e modificato la decisione del 21 marzo 2016, l'au-

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torità inferiore, nella sua risposta del 3 marzo 2017, rinvia alle argomenta-

zioni addotte nella decisione, esprimendosi poi sulle varie censure mosse 

dalla ricorrente. 

Tra le altre cose, l'autorità inferiore osserva che alcuni elementi riportati 

dalla ricorrente, quale ad esempio il tirocinio pratico presso lo studio della 

dott.ssa A._______, sarebbero emersi esclusivamente in procedura di ri-

corso. Tale comportamento sarebbe in contraddizione al principio della 

buona fede, nel senso di un "venire contra factum proprium", e ne risulte-

rebbe l'inammissibilità delle censure mosse dalla ricorrente (cfr. risposta, 

pag. 4, cap. 5.1).  

F.  

Con scritto dell'8 marzo 2017 la ricorrente prende atto della decisione di 

riconsiderazione della SEFRI, ritenendo che, per evitare inutili oneri finan-

ziari nonché un'ulteriore procedura gemella dinanzi al Tribunale, non sia 

necessario impugnare detta decisione con un nuovo ricorso. In tal senso, 

la ricorrente richiede alla SEFRI una conferma formale del contenuto della 

decisione del 21 marzo 2016, fuorché per quanto riguarda la formazione di 

"patologia oculare". 

G.  

Nella sua replica del 5 maggio 2017, la ricorrente rinvia essenzialmente 

agli argomenti già riportati nel ricorso del 2 maggio 2016, reiterando poi 

punto per punto le affermazioni riportate dalla risposta. 

H.  

Nella duplica del 30 agosto 2017 l'autorità inferiore rinvia essenzialmente 

alle motivazioni addotte nella decisione impugnata, nonché nella decisione 

di riconsiderazione e nella riposta, con protesta di spese a carico della ri-

corrente. 

I.  

Ulteriori fatti e gli argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

e/o riportati nei considerandi, qualora risultino decisivi per l'esito della ver-

tenza. 

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale esamina d'ufficio e liberamente la ricevibilità dei ricorsi che 

gli vengono sottoposti (DTAF 2007/6 consid. 1).  

1.2 Il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 

Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, 

RS 172.021; art. 31 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale ammini-

strativo federale [LTAF, RS 173.32]). Giusta l'art. 33 lett. d LTAF il ricorso è 

ammissibile contro le decisioni della Cancelleria federale, dei dipartimenti 

e dei servizi dell'Amministrazione federale loro subordinati o aggregati am-

ministrativamente.  

Contro le decisioni dell'autorità inferiore è ammesso il ricorso al Tribunale 

(art. 33 lett. d LTAF). Nell'evenienza, non sussistono eccezioni a norma 

dell'art. 32 LTAF. 

1.3 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). 

1.4 Inoltre, le disposizioni relative alla rappresentanza e patrocinio (art. 11 

PA), al termine di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), al contenuto e alla forma 

dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), all'anticipo delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 4 PA), nonché ai rimanenti presupposti processuali (art. 44 e 

segg. PA), sono rispettate. 

1.5 Nulla osta, quindi, alla ricevibilità del ricorso. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati, giusta l'art. 49 PA in collegamento con l'art. 37 LTAF, la violazione del 

diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento 

(lett. a), l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (lett. b), nonché l'inadeguatezza (lett. c) (cfr. sentenza del TAF 

B-3706/2014 del 28 novembre 2017 consid. 4; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 7a ed. 2016, n. 1146 segg.; ZIBUNG/HOF-

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STETTER in: Praxiskommentar VwVG, 2a ed, 2016, art. 49, marg. 7; MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsge-

richt, 2a ed. 2013, marg. 2.149). 

2.2 Secondo la giurisprudenza e la dottrina, un'autorità abusa del suo po-

tere discrezionale (art. 49 lett. a PA), tra l'altro, adottando criteri inadeguati, 

non tenendo conto o non effettuando un esame completo delle circostanze 

pertinenti, nonché non utilizzando criteri oggettivi (cfr. DTF 135 III 179 con-

sid. 2.1 in fine, 130 III 176 consid. 1.2 e rinvii; sentenze del TAF 

B-4380/2016 del 13 agosto 2018 consid. 6.1.2, B-628/2014 del 28 novem-

bre 2017 consid. 5.2.1, B-4243/2015 del 13 giugno 2017 consid. 4.1.1 e 

B-4920/2015 del 2 febbraio 2017 consid. 5.2). 

2.3 Riguardante l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 

lett. b PA), secondo la giurisprudenza, esso risulta incompleto quando non 

tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per la decisione 

sono stati presi in considerazione dall'autorità inferiore. L'accertamento è 

invece inesatto, allorquando segnatamente l'autorità ha omesso di ammi-

nistrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in maniera erronea il 

risultato dell'amministrazione di un mezzo di prova, o ha fondato la propria 

decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli atti dell'incarto 

(cfr. sentenza del TAF B-4243/2015 del 13 giugno 2017 consid. 4.1.1;  

BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, pag. 566). 

2.4 Ai fini del presente giudizio val la pena qui ricordare che la procedura 

amministrativa è retta dal principio dell'applicazione d'ufficio del diritto (iura 

novit curia), che impone all'autorità competente di esaminare liberamente 

la situazione giuridica, nonché applicare il diritto che considera determi-

nante e a darne l'interpretazione di cui è convinta (art. 62 cpv. 4 PA; DTF 

110 V 48 consid. 4a; THOMAS HÄBERLI, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 62 marg. 42 e segg.). Nell'effet-

tuare tale applicazione, l'autorità competente non è vincolata dai motivi in-

vocati dalle parti, né dall'opinione espressa da precedenti istanze di giudi-

zio, bensì dal principio inquisitorio, in base al quale l'autorità amministrativa 

ha l'obbligo di accertare d'ufficio i fatti determinanti per la decisione 

(cfr. DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 

3a ed. 2011, n. 2.2.6.5, pag. 300).  

Concernente l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA), l'istanza di ricorso può li-

mitare il proprio esame nella misura in cui la natura della controversia non 

consente un esame completo della decisione impugnata. Ciò può essere 

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ad esempio il caso, se l'applicazione della legge riguarda questioni tecni-

che e l'autorità inferiore risulta, sulla base delle proprie conoscenze tecni-

che, più adatta a rispondere e valutare tali domande, oppure, se sorgono 

questioni di interpretazione che l'autorità inferiore, sulla base della sua vi-

cinanza locale, materiale o personale, può giudicare in modo più appro-

priato (DTF 139 II 145 consid. 5, DTF 131 II 680 consid. 2.3.2; DTAF 

2008/23 consid. 3.3 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren 

vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, marg. 2.154 con rinvii). 

Pertanto, quando si tratta di questioni tecniche o di interpretazione, se-

condo la dottrina e la giurisprudenza, il Tribunale stesso deve esercitare 

una certa limitazione nell'esame dell'interpretazione, nonché dell'applica-

zione di termini giuridici indefiniti – come, ad esempio, il criterio di equiva-

lenza – e concedere all'autorità inferiore un certo margine di apprezza-

mento, se quest'ultima è più vicina alle circostanze locali, tecniche o per-

sonali, nonché se si tratta di valutare questioni tecniche (cfr. sentenza del 

TAF B-6791/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 3.1 con rinvii;  

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungs-

gericht, 2a ed. 2013, marg. 2.155a con rinvii). Per poter determinare l'equi-

valenza di due istituti di formazione, l'autorità decisionale confronta le strut-

ture medico-organizzative ed effettuare una valutazione globale corrispon-

dente. Non è sufficiente determinare l'identità o la congruenza dei rispettivi 

istituti di formazione (cfr. sentenza del TAF B-6791/2009 dell'8 novembre 

2010 consid. 3.2 con rinvii). Nella fattispecie, l'esame di equipollenza del 

diploma ASO con il BScO riguarda questioni tecniche. Pertanto, all'autorità 

inferiore deve essere accordato un certo margine di apprezzamento nella 

sua valutazione e decisione del caso.  

3.  

L'oggetto della lite è un riesame da parte dell'autorità inferiore o l'annulla-

mento della decisione del 21 marzo 2016, nonché il riconoscimento dell'e-

quipollenza del titolo estero ASO a quello svizzero BScO, senza necessità 

di portare a termine le misure di compensazione richieste dalla SEFRI. La 

ricorrente censura sostanzialmente che nella valutazione di equipollenza 

l'autorità inferiore non avrebbe preso in considerazione la formazione come 

ottico, effettuata presso l'Istituto Trinacria, ed il tirocinio pratico e di studio 

assistito, presso la dott.ssa A._______, nonché l'esperienza pratica presso 

C._______ e Ottica B._______. 

4.  

Alla luce di quanto sopra menzionato è necessario esaminare in base a 

quali normative legali deve essere esaminata la domanda di equipollenza 

della ricorrente.  

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Nella presente procedura di ricorso possono essere prese in considera-

zione le normative della Legge federale del 13 dicembre 2002 sulla forma-

zione professionale (LFPr, RS 412.10), nonché della rispettiva Ordinanza 

(OFPr, RS 412.101), e il sistema di riconoscimento di diplomi esteri basato 

sull'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità Europea sulla 

libera circolazione delle persone. 

4.1 Giusta l'art. 2 LFPr, per tutti i settori della formazione professionale, 

escluse le scuole universitarie, la LFPr disciplina: (a.) la formazione pro-

fessionale di base, compresa la maturità professionale; (b.) la formazione 

professionale superiore; (c.) la formazione professionale continua; (d.) le 

procedure di qualificazione, gli attestati, i certificati e i titoli. 

Il Consiglio federale disciplina il riconoscimento dei diplomi e dei certificati 

esteri di formazione professionale che rientrano nel campo di applicazione 

della presente Legge (art. 68 cpv. 1 LFPr). Per promuovere la coopera-

zione e la mobilità internazionale nella formazione professionale, il Consi-

glio federale può concludere, di moto proprio, accordi internazionali (art. 68 

cpv. 2 LFPr). Il Consiglio federale emana le disposizioni di esecuzione, 

sempreché la legge non disciplini altrimenti tale competenza (art. 65 cpv. 1 

LFPr). Con il rilascio dell'OFPr, il Consiglio federale ha adempiuto tale man-

dato. 

4.2 Il 21 giugno 1999 è stato concluso l'accordo tra la Confederazione Sviz-

zera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, 

sulla libera circolazione delle persone, approvato dall'Assemblea federale 

l'8 ottobre 1999 ed entrato in vigore il 1° giugno 2002 (ALC, 

RS 0.142.112.681). All'art. 2 ALC è garantito il principio della non discrimi-

nazione, conformemente al quale i cittadini svizzeri e degli Stati membri 

dell'Unione europea non sono oggetto di alcuna discriminazione in base 

alla loro nazionalità. Principio che garantisce ai cittadini svizzeri e degli 

Stati membri dell'Unione europea il diritto, in applicazione dell'accordo, di 

non venire sfavoriti rispetto ai cittadini dello stato chiamato ad applicare 

l'ALC (cfr. Messaggio del Consiglio federale del 23 giugno 1999 [FF 1999 

5092] pag. 5266; sentenza del TAF B-6825/2009 del 15 febbraio 2010 con-

sid. 3.1; YVO HANGARTNER, Der Grundsatz der Nichtdiskriminierung wegen 

der Staatsangehörigkeit im Freizügigkeitsabkommen der Schweiz mit der 

Europäischen Gemeinschaft, in: Pratique juridique actuelle [PJA] 2003, 

pagg. 257 e 260; ALVARO BORGHI, La libre circulation des personnes entre 

la Suisse et l'UE, Commentaire article par article de l'accord du 21 juin 

1999, 2010, art. 2 n° 35 e segg.). Sono vietate non soltanto le discrimina-

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zioni manifeste fondate sulla nazionalità (discriminazioni dirette), bensì an-

che ogni forma dissimulata di discriminazione che conduca di fatto, attra-

verso l'applicazione di altri criteri distintivi, al medesimo risultato (discrimi-

nazione indiretta) (cfr. DTF 131 V 209 consid. 6.2; 130 I 26 consid. 3.2.3; 

sentenza del TAF B-6825/2009 del 15 febbraio 2010 consid. 3.2; 

BIEBER/MAIANI, Précis de droit européen, 2a ed., 2011, pag. 179; HANGART-

NER, op. cit., pag. 263). Per agevolare ai cittadini degli Stati membri dell'U-

nione europea e della Svizzera l'accesso alle attività dipendenti e auto-

nome e il loro esercizio, nonché la prestazione di servizi, le parti contraenti 

adottano, conformemente all'allegato III, le misure necessarie per quanto 

riguarda il riconoscimento reciproco dei diplomi, dei certificati e di altri titoli 

e il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e ammini-

strative delle parti contraenti in materia di accesso alle attività dipendenti e 

autonome e dell'esercizio di queste nonché di prestazione di servizi 

(art. 9 ALC; cfr. sentenza del TAF B-1114/2015 del 13 aprile 2017 con-

sid. 2.1.1). Secondo l'allegato I dell'accordo, il principio della non discrimi-

nazione è garantito in egual misura anche per i frontalieri (art. 2 in collega-

mento con art. 7 dell'allegato I dell'accordo). 

4.2.1 Giusta l'allegato III dell'accordo le parti contraenti convengono di ap-

plicare tra di loro, nel campo del reciproco riconoscimento delle qualifiche 

professionali, segnatamente la direttiva 2005/36/CE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle 

qualifiche professionali (in seguito: direttiva 2005/36/CE; GU L 255 del 

30 settembre 2005; cfr. anche sentenze del TAF B-5372/2015 del 4 aprile 

2017 consid. 5.3, B-3327/2015 del 15 gennaio 2017 consid. 3.2 e 

B-2831/2010 del 2 novembre 2010 consid. 2.1). Quest'ultima sostituisce le 

direttive 89/48/CEE, 92/51/CEE e 1999/42/CE (cfr. EPINEY/MOSTERS/PRO-

GIN-THEUERKAUF, Droit européen II - Les libertés fondamentales de l'Union 

européenne, 2010, pag. 179). La direttiva fissa le regole con cui uno Stato 

membro, che sul proprio territorio subordina l'accesso a una professione 

regolamentata o il suo esercizio al possesso di determinate qualifiche pro-

fessionali, riconosce, per l'accesso alla professione e il suo esercizio, le 

qualifiche professionali acquisite in uno o più Stati membri e che permet-

tono al titolare di tali qualifiche di esercitarvi la stessa professione (art. 1 

della direttiva 2005/36/CE; cfr. anche sentenza del TAF B-6201/2011 del 

6 marzo 2013 consid. 4.2 e rinvii). Ciò permette di accedere alla stessa 

professione nello Stato membro ospitante e di esercitarla nelle stesse con-

dizioni dei cittadini di quest'ultimo (cfr. art. 4 cpv. 1 della direttiva 

2005/36/CE e sentenze del TAF B-8091/2008 del 13 agosto 2009 con-

sid. 4.3 e B-2831/2010 del 2 novembre 2010 consid. 2.1). Invero, essa si 

applica a tutti i cittadini di uno Stato membro che vogliano esercitare, come 

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lavoratori subordinati o autonomi, compresi i liberi professionisti, una pro-

fessione regolamentata in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno 

acquisito le loro qualifiche professionali (cfr. art. 2 cpv. 1 della direttiva 

2005/36/CE). Sono definite professioni regolamentate le attività, o insieme 

di attività professionali, l'accesso alle quali e il cui esercizio, sono subordi-

nati direttamente o indirettamente, in forza di norme legislative, regolamen-

tari o amministrative, al possesso di determinate qualifiche professionali 

(art. 3 cpv. 1 lett. a della direttiva 2005/36/CE; sentenza del TAF 

B-3440/2016 del 17 agosto 2017 consid. 3.2). 

4.2.2 La nozione di professione regolamentata non deve essere confusa 

con quella di formazione regolamentata. La nozione di quest'ultima è defi-

nita nel diritto europeo come qualsiasi formazione specificamente orientata 

all'esercizio di una professione determinata e consistente in un ciclo di studi 

completato, eventualmente, da una formazione professionale, un tirocinio 

professionale o una pratica professionale (art. 3 cpv. 1 lett. e della direttiva 

2005/36/CE). Pertanto, la nozione di formazione regolamentata è definita 

essenzialmente da due aspetti: in primo luogo, è disciplinata da leggi, re-

golamenti o disposizioni amministrative che ne determinano, tra l'altro, il 

livello, la struttura e la durata. In secondo luogo, è destinata all'esercizio di 

una professione specifica. Deve quindi essere "professionalizzante" e non 

consistere, ad esempio, in un ciclo di formazione generale che, anche se 

regolato da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, non 

prepara gli studenti all'esercizio di una professione specifica. L'esempio 

classico potrebbe essere la maturità che non prepara all'esercizio di una 

determinata professione (cfr. FRÉDÉRIC BERTHOUD, Commentaire de l'DTF 

134 II 341, Pratique juridique actuelle [PJA] 2009 pag. 515 e segg., [in se-

guito: BERTHOUD, Commentaire]). La regolamentazione della formazione è 

indipendente dalla regolamentazione dell'esercizio della professione. In-

fatti, è perfettamente possibile che l'esercizio di una professione non sia 

regolamentato, ma che la formazione corrispondente sia, invece, regola-

mentata (cfr. sentenze del TAF B-5572/2013 del 14 luglio 2015 consid. 3.2 

e B-2831/2010 del 2 novembre 2010 consid. 2.3; BERTHOUD, Commen-

taire, pag. 517). 

5.  

Nel quadro del riconoscimento di titoli esteri, è necessario stabilire quali 

normative legali siano pertinenti e applicabili. Bisogna, pertanto, esaminare 

se ed in che modo la professione in questione sia regolamentata nello stato 

di provenienza (Italia; consid. 5.1) e nello stato ospitante (Svizzera; con-

sid. 5.2). 

B-2701/2016 

Pagina 12 

5.1 La professione di optometrista in Italia, non gode attualmente di rego-

lamentazione legislativa ed è da considerarsi libera. Per questo motivo 

sembrerebbe mancare attualmente in Italia una definizione legale della 

professione. In base alle normative attuali la professione di optometrista si 

inserisce tra le attività riservate per legge ai medici oculisti e le attività le-

galmente definite e affidate all'ottico. Il percorso "classico" prevede una for-

mazione di base di ottico (compreso il superamento dell'esame abilitativo), 

nella quale l'optometria è integrata in quanto singola materia, non costi-

tuendo, dunque, né una formazione, né una professione a sé stanti, alla 

quale segue una specializzazione in optometria. Tuttavia, a partire da al-

cuni anni è possibile ottenere un diploma universitario in ottica e optome-

tria, senza aver frequentato una formazione di base in qualità di ottico, se-

guendo i percorsi formativi offerti da diverse Università italiane (cfr. la lista 

messa a disposizione dalla Federottica, l'Associazione Federativa Nazio-

nale Ottici Optometristi, su <http://www.federottica.org/leggi.php?a= 

adoo&idc=185>, consultato il 23 ottobre 2018). Essendo queste delle for-

mazioni universitarie, è possibile accedervici senza essere in possesso di 

un diploma professionale, ma essendo in possesso di un qualsiasi titolo di 

maturità (cfr. DTAF 2012/29 consid. 7.1; sentenza del TAF B-2756/2009 

del 15 novembre 2010 consid. 3.2.2 e rinvii; Repubblica Italiana, Corte Su-

prema di Cassazione, udienza pubblica dell'11 aprile 2001, n. 42895/2001 

ruolo generale, numero sentenza 595; Società optometrica italiana 

[SOPTI], "Optometria in sintesi", <http://www.sopti.it/chi-siamo/optometria-

in-sintesi/>, consultato il 23 ottobre 2018). 

5.2  

5.2.1 In Svizzera, la professione di optometrista può essere esercitata da 

un titolare di un BScO (cfr. la nota informativa "ottico/optometrista" sul sito 

della SEFRI: <https://www.sbfi.admin.ch/sbfi/it/home/formazione/ricono-

scimento-dei-diplomi-esteri/procedura-di-riconoscimento-in-caso-di-stabi-

limento/procedura-presso-la-sefri/domande-frequenti--faq-/ottico-optome-

tria.html>, consultato il 23 ottobre 2018). La formazione che porta al con-

seguimento di tale diploma prevede, dopo la formazione di base come ot-

tico, tre anni di studi presso la FHNW (cfr. <https://www.fhnw.ch/de/stu-

dium/technik/optometrie>, consultato il 23 ottobre 2018; regolamento agli 

studi di optometria "Studien- und Prüfungsordnung Hochschule für Tech-

nik" del 1° settembre 2018, <https://www.fhnw.ch/de/studium/technik/stu-

dienordnung>, consultato il 23 ottobre 2018; sentenza del TAF 

B-2756/2009 del 15 novembre 2010, consid. 3.2.5).  

B-2701/2016 

Pagina 13 

5.2.2 La SEFRI, sul proprio sito web, ha pubblicato l'Elenco delle profes-

sioni / attività regolamentate in Svizzera (<https://www.sbfi.ad-

min.ch/sbfi/it/home/bildung/riconoscimento-dei-diplomi-esteri/professioni-

regolamentate.html>, versione Marzo 2018; consultato il 23 ottobre 2018) 

(cfr. anche sentenza del TAF B-2586/2014 del 13 ottobre 2014 con-

sid. 2.2). Nel caso concreto, l'esercizio della professione di optometrista è 

contenuta ed è quindi regolamentata in Svizzera. La concessione dell'au-

torizzazione all'esercizio indipendente della professione di ottico, nonché 

di optometrista, è competenza dei cantoni (cfr. sentenza del TAF 

B-5372/2015 del 4 aprile 2017 consid. 5.6.2). Nel Cantone Ticino, trova ap-

plicazione il Regolamento del 9 marzo 1994 concernente l'esercizio dell'ot-

tica e dell'optometria (RL 813.610, [in seguito: Regolamento TI]). 

Con la presunta entrata in vigore all'inizio del 2020, della nuova Legge fe-

derale del 30 settembre 2016 sulle professioni sanitarie (LPSan, attual-

mente in fase di procedura di consultazione), la professione di optometrista 

sarà regolamentata uniformemente a livello nazionale (art. 11 e 12 in col-

legamento con art. 2 cpv. 1 lett. f LPSan; cfr. Messaggio LPSan, FF 2015 

7125, 7143 e segg.). 

Inoltre, va osservato che l'attività di optometrista rientra tra le professioni 

sanitarie regolamentate e soggette all'obbligo di dichiarazione e alla veri-

fica delle qualifiche professionali (art. 1, 2, 4 e 5 della Legge federale del 

14 dicembre 2012 sull'obbligo di dichiarazione e sulla verifica delle qualifi-

che professionali dei prestatori di servizi in professioni regolamentate 

[LDPS, RS 935.01], nonché la corrispondente ordinanza del 26 giugno 

2013 [ODPS, RS 935.011], con il suo Allegato 1). 

5.3 Visto quanto sopra, nel caso in questione, si è in presenza di una pro-

cedura di riconoscimento vertente su una professione non regolamentata 

nello stato di provenienza (Italia), e il cui esercizio è pertanto libero, in re-

lazione ad una professione regolamentata nello stato ospitante (Svizzera), 

e il cui esercizio non è dunque libero. Pertanto, per la valutazione del rico-

noscimento dell'attestato italiano ASO, trova applicazione la direttiva 

2005/36/CE.  

5.4 La direttiva 2005/36/CE stabilisce le condizioni per il riconoscimento di 

diplomi, certificati e altri titoli quando l'esercizio di un'attività nello Stato 

membro ospitante è regolamentato (art. 2 cpv. 1 della direttiva 2005/36/CE 

in combinazione con art. 9 ALC). Il regime generale di riconoscimento di 

titoli di formazione si applica a tutti i diplomi non coperti dai capi II e III 

(art. 10 della direttiva 2005/36/CE). La professione di optometrista non è 

B-2701/2016 

Pagina 14 

una delle professioni di cui agli art. 16 e segg. e 21 e segg. della direttiva 

2005/36/CE, motivo per cui in questo caso si applicano le norme generali 

di riconoscimento di cui agli art. 10 e segg. della direttiva 2005/36/CE. 

In seguito, il riconoscimento richiede quanto segue: 

"Articolo 13  

Condizioni di riconoscimento 

1. Se, in uno Stato membro ospitante, l'accesso a una professione rego-

lamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qua-

lifiche professionali, l'autorità competente di tale Stato membro dà accesso 

alla professione e ne consente l'esercizio, alle stesse condizioni dei suoi citta-

dini, ai richiedenti in possesso dell'attestato di competenza o del titolo di for-

mazione prescritto, per accedere alla stessa professione o esercitarla sul suo 

territorio, da un altro Stato membro. 

Gli attestati di competenza o i titoli di formazione soddisfano le seguenti con-

dizioni: 

a) essere stati rilasciati da un'autorità competente in uno Stato membro, 

designata ai sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o ammi-

nistrative di tale Stato;  

b) attestare un livello di qualifica professionale almeno equivalente al li-

vello immediatamente anteriore a quello richiesto nello Stato membro 

ospitante, come descritto all'articolo 11. 

[…] 

3. In deroga al paragrafo 1, lettera b) e al paragrafo 2, lettera b), lo Stato 

membro ospitante autorizza l'accesso ad una professione regolamentata e l'e-

sercizio della stessa se l'accesso a questa professione è subordinato sul suo 

territorio al possesso di un titolo di formazione che attesta il compimento di 

una formazione a livello di insegnamento superiore o universitario di una du-

rata pari a quattro anni e se il richiedente possiede un titolo di formazione di 

cui all'articolo 11, lettera c). 

Articolo 14 

Provvedimenti di compensazione 

1. L'articolo 13 non impedisce allo Stato membro ospitante di esigere dal 

richiedente, in uno dei seguenti casi, un tirocinio di adattamento non superiore 

a tre anni o una prova attitudinale:  

B-2701/2016 

Pagina 15 

a)      se la durata della formazione da lui seguita ai sensi dell'articolo 13, 

paragrafo 1 o 2, è inferiore di almeno un anno a quella richiesta nello 

Stato membro ospitante; 

b)        se la formazione ricevuta riguarda materie sostanzialmente diverse da 

quelle coperte dal titolo di formazione richiesto nello Stato membro 

ospitante; 

[…] 

2. Se lo Stato membro ospitante ricorre alla possibilità di cui al para-

grafo 1, esso lascerà al richiedente la scelta tra tirocinio di adattamento e 

prova attitudinale. 

[…] 

4. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, lettere b) e c), per «materie 

sostanzialmente diverse» si intendono materie la cui conoscenza è essenziale 

all'esercizio della professione e che in termini di durata o contenuto sono, nella 

formazione dello Stato membro ospitante, molto diverse rispetto alla forma-

zione ricevuta dal migrante. 

5. Il paragrafo 1 si applica rispettando il principio di proporzionalità. In par-

ticolare, se lo Stato membro ospitante intende esigere dal richiedente un tiro-

cinio di adattamento o una prova attitudinale, esso deve innanzi tutto verificare 

se le conoscenze acquisite da quest'ultimo nel corso della sua esperienza pro-

fessionale in uno Stato membro o in un paese terzo, possono colmare la dif-

ferenza sostanziale di cui al paragrafo 4, o parte di essa." 

6.  

6.1 Concernente la condizione dell'art. 13 cpv. 1 lett. a della direttiva 

2005/36/CE la SEFRI ha ritenuto l'Istituto Zaccagnini, presso il quale la 

ricorrente ha conseguito l'ASO, un'"istituzione statale" o un "organismo ri-

conosciuto" in Italia (cfr. decisione, consid. I, pag. 3). A tal proposito, il Tri-

bunale nutre dubbi sulla questione, se il titolo di formazione della ricorrente 

sia stato rilasciato da un istituto legalmente riconosciuto in Italia. Tuttavia, 

ritenuto il riconoscimento da parte dell'autorità inferiore come pure l'esito 

della presente procedura, il Tribunale non ritiene necessario approfondire 

il tema, lasciando quindi aperta la questione, se l'attestato in questione cor-

risponda effettivamente ad un titolo di formazione ai sensi della direttiva 

2005/36/CE. Ad ogni modo, sarebbe competenza dell'autorità inferiore ap-

profondire l'esame di questo criterio, nel caso lo ritenesse necessario 

(cfr. sentenza TAF B-7059/2010 del 14 agosto 2012 consid. 7.2.4.1). 

6.2 Al fine di poter determinare se le condizioni poste all'art. 13 cpv. 1 lett. b 

della direttiva 200/36/CE sono rispettate, è rilevante esaminare in che 

B-2701/2016 

Pagina 16 

modo il diploma, rispettivamente la relativa scuola, è classificato nel paese 

d'origine (cfr. DTF 2A.331/2002 del 24 gennaio 2003 consid. 5.2.2) e con-

frontare tale sistema, in cui si inserisce il percorso formativo in discussione, 

con il sistema svizzero. 

6.2.1  

6.2.1.1 In Italia la scuola dell'obbligo inizia all'età di sei e dura dieci anni 

fino all'età di sedici. Essa comprende l'intero primo ciclo d'istruzione e due 

anni del secondo ciclo. Il primo ciclo è composto da cinque anni di scuola 

primaria, detta anche scuola elementare, e tre anni di scuola secondaria di 

primo grado, ovvero la scuola media. Terminata la scuola secondaria di 

primo grado si ha accesso al secondo ciclo di studi. Questo ciclo è compo-

sto da due filoni: il sistema dell'istruzione costituito dai licei, dagli istituti 

tecnici e da quelli professionali, della durata di cinque anni, e dal sistema 

dell'istruzione e della formazione professionale, di durata triennale, che 

prevede l'eventuale prosecuzione degli studi in un quarto anno. Gli stu-

denti, inoltre, possono optare per la scelta di svolgere corsi triennali nei 

centri di formazione professionale (CFP) o presso alcuni istituti professio-

nali. Il secondo ciclo d'istruzione e, pertanto, gli ultimi due anni dell'istru-

zione obbligatoria, possono essere frequentati sia in una scuola seconda-

ria di secondo grado o nell'ambito del sistema regionale d'istruzione e for-

mazione professionale. Al termine della formazione liceale gli studenti so-

stengono l'esame di Stato, utile al proseguimento degli studi in qualsiasi 

facoltà universitaria. Dopo l'ottenimento del diploma d'istruzione tecnica o 

il diploma d'istruzione professionale (quinquennale), oltre alla possibilità di 

inserirsi nel mondo del lavoro, è possibile accedere alla formazione di li-

vello terziario, proseguendo gli studi all'università, iscrivendosi a percorsi 

brevi di 800/1000 ore per conseguire una specializzazione tecnica supe-

riore (IFTS) o iscrivendosi a percorsi biennali per conseguire un diploma di 

tecnico superiore nelle aree tecnologiche più avanzate presso gli Istituti 

Tecnici Superiori (ITS). Inoltre, per tutti i giovani si applica il diritto/dovere 

d'istruzione e formazione per almeno 12 anni o, comunque, sino al conse-

guimento di una qualifica professionale triennale entro il 18° anno di età in 

base a quanto previsto dalla Legge n.53/2003 (cfr. Ministero dell'Istruzione 

dell'Università e della Ricerca, Sistema educativo d'istruzione e forma-

zione, <http://www.miur.gov.it/sistema-educativo-di-istruzione-e-forma-

zione>, consultato il 31 ottobre 2018; National Education System, Italy 

Overview, <https://eacea.ec.europa.eu/national-policies/eurydice/content/ 

italy_en>, consultato il 31 ottobre 2018).  

B-2701/2016 

Pagina 17 

6.2.1.2 Tendenzialmente, la formazione italiana di ottica e optometria, con-

seguibile presso un'università, è da considerare come di livello terziario. 

Allo stesso modo viene considerata una formazione presso un istituto tec-

nico superiore. Per quanto riguarda il titolo di studi in questione, visto 

quanto espresso in merito al riconoscimento dell'Istituto Zaccagnini 

(cfr. consid. 6.1), il Tribunale lo considera come di livello terziario. 

6.2.2  

6.2.2.1 In Svizzera la scuola dell'obbligo dura undici anni e comprende otto 

anni d'istruzione primaria e tre anni di secondaria inferiore (I). Una volta 

terminata la formazione obbligatoria, oltre il 90% dei giovani consegue un 

diploma di livello secondario superiore (II). Circa due terzi dei giovani 

svolge una formazione scolastica e pratica (tirocinio duale) che conduce 

ad un attestato di capacità professionale e che può essere conclusa anche 

con una maturità professionale, mentre circa un terzo svolge una forma-

zione puramente scolastica (scuola specializzata o liceo/scuola di maturità) 

in preparazione di uno studio presso una scuola universitaria. A livello se-

condario superiore può dunque essere scelta una formazione professio-

nale di base o una formazione generale approfondita. La formazione pro-

fessionale di base dura da due a quattro anni (art. 17 cpv. 1 LFPr). La for-

mazione di base su due anni si conclude generalmente con un esame e 

porta al conseguimento del certificato federale di formazione pratica 

(art. 17 cpv. 2 LFPr). La formazione di base su tre o quattro anni termina di 

massima con un esame di fine tirocinio e porta al conseguimento dell'atte-

stato federale di capacità (art. 17 cpv. 3 LFPr), il quale consente l'accesso 

alla formazione di livello terziario. Essa include le scuole universitarie (uni-

versità, le scuole universitarie professionali e le alte scuole pedagogiche) 

e, come importante alternativa, la formazione professionale superiore 

(art. 26 cpv. 2 e 27 LFPr). Quest'ultima è rivolta a professionisti dotati di 

esperienza e serve a conferire e acquisire le qualifiche necessarie per l'e-

sercizio di un'attività professionale più complessa o implicante elevate re-

sponsabilità (art. 26 cpv. 1 LFPr), consentendo loro di specializzarsi o di 

qualificarsi ulteriormente. Infine, l'attestato federale di capacità, unitamente 

a una formazione generale approfondita, porta alla maturità professionale 

(art. 17 cpv. 4 LFPr), tramite la quale si ottiene l'accesso alle scuole univer-

sitarie professionali. I corsi di studio di quest'ultime portano al consegui-

mento di un diploma riconosciuto a livello federale. La formazione a tempo 

pieno, inclusi i periodi di pratica, dura almeno due anni, mentre la forma-

zione a tempo parziale dura almeno tre anni (art. 29 cpv. 2 LFPr) (cfr. DTAF 

2008/27 consid. 3.6.2; vedi la descrizione del sistema educativo svizzero, 

B-2701/2016 

Pagina 18 

disponibile su <http://www.edk.ch/dyn/15615.php>, consultato il 23 ottobre 

2018). 

6.2.2.2 La formazione svizzera di optometrista con conseguimento del 

BScO, presso la FHNW, essendo questa svolta presso una scuola univer-

sitaria professionale, è da considerare come di livello terziario. 

6.3 Visto quanto precede, può essere concluso che sia l'ASO, conseguito 

in Italia, che il BScO, in Svizzera, rappresentano la riuscita di una forma-

zione di livello terziario. Pertanto, resta da analizzare se i contenuti delle 

due formazioni possano essere considerate equipollenti. 

7.  

7.1 Sulla base delle sopra citate condizioni (cfr. consid. 5.4), e visti i dati e 

le prove inoltrate dalla ricorrente alla SEFRI, quest'ultima ha confrontato i 

due programmi di formazione in questione, arrivando ad un esito negativo 

per le seguenti materie (cfr. decisione, pag. 3):  

Formazione / moduli Ore (teoria) 

formazione 

svizzera 

Ore (teoria) 

formazione 

estera 

Formazione estera 

comparata alla  

formazione svizzera 

(1) Anatomia e fisiologia generale 180 0 0 % 

(2) Patologia generale 90 30 33 % 

(3) Anatomia e fisiologia oculare 116 65 56 % 

(4) Patologia oculare 106 80 75 % 

(5) Farmacologia 45 0 0 % 

(6) Ottica fisiologica 120 60 50 % 

Secondo l'autorità inferiore, risulterebbero differenze sostanziali tra la for-

mazione italiana e quella svizzera, ovvero per materie considerate indi-

spensabili all'esercizio della professione così come è definita in Svizzera. 

L'indispensabilità di tali materia risulterebbe dalle seguenti considerazioni 

(cfr. decisione, pagg. 3-4): (1) e (2) gli optometristi avrebbero in particolare 

la facoltà di effettuare esami optometrici della vista, adattare lenti a con-

tatto, individuare i disturbi della visione binoculare, individuare alterazioni 

patologiche e, se necessario, di indirizzare il soggetto al medico speciali-

sta. Le competenze richieste rendono indispensabili conoscenze specifi-

che in "anatomia e fisiologia generale" e in "patologia generale". (3) La 

B-2701/2016 

Pagina 19 

materia "anatomia e fisiologia oculare" permetterebbe di capire i problemi 

legati alla vista e alla salute oculare e visiva, essendo sottinteso che la 

prassi delle visite oculistiche, volte a proporre una correzione o ad ade-

guare le lenti a contatto presuppone che si conosca il suo funzionamento, 

come anche, quello dell'organo principale e dei suoi annessi, e che l'ana-

tomia e la fisiologia oculare costituiscono a tale riguardo due materie indi-

spensabili. (5) Le conoscenze trasmesse nell'ambito della materia "farma-

cologia", consentirebbero di determinare se un'aberrazione del sistema vi-

sivo deriva dall'assunzione di farmaci o se si tratta di un'anomalia fisica che 

implicherebbe l'obbligo di indirizzare il soggetto ad un medico. (6) L'"ottica 

fisiologica" permetterebbe di determinare l'acuità visiva, la percezione di 

contrasti, la visione dei colori, la perimetria e la pachimetria ottica. 

Inoltre, alla ricorrente sarebbero stati impartiti vari termini entro i quali poter 

completare l'incarto e fornire informazioni riguardo eventuali esperienze 

professionali. Tuttavia, la ricorrente non avrebbe aggiunto nuovi elementi. 

La formazione di base sarebbe già stata considerata e, vista la mancanza 

di documenti complementari, l'autorità inferiore constata che la ricorrente 

non avrebbe dimostrato in che modo l'esperienza professionale addotta 

avrebbe permesso di colmare le lacune rilevate. In particolare, gli attestati 

di lavoro sarebbero privi di qualsiasi indicazione concernente il tipo di atti-

vità esercitata (cfr. decisione, pag. 4). 

7.2 La ricorrente, in riferimento alle differenze sostanziali rilevate dall'auto-

rità inferiore, fa valere la mancata presa in considerazione delle ore effet-

tuate dalla ricorrente durante la formazione come ottico e il tirocinio presso 

la dott.ssa A._______.  

Alla ricorrente andrebbero, infatti, accreditate le seguenti ore (cfr. ricorso, 

pagg. 10-13): (1) Nella materia "anatomia e fisiologia generale", bisogne-

rebbe tener conto dello svolgimento di 150 ore nell'ambito del tirocinio e di 

70 ore al terzo anno della formazione di ottico. Ne risulterebbe dunque un 

totale di 220 ore a confronto delle 180 richieste dalla SEFRI. (2) Per la 

materia "patologia generale" la ricorrente avrebbe svolto 60 ore nell'ambito 

del tirocinio, raggiungendo così le 90 ore richieste dalla SEFRI. (3) Con-

cernente la materia "anatomia e fisiologia oculare", bisognerebbe tener 

conto dello svolgimento di 40 ore nell'ambito del tirocinio e di 210 ore du-

rante il quarto anno della formazione di ottico. Ne risulterebbe dunque un 

totale di 315 ore a confronto delle 116 richieste dalla SEFRI. (5) Per la 

materia "farmacologia" la ricorrente avrebbe svolto 40 ore nell'ambito del 

tirocinio. Nonostante vi sia un deficit di 5 ore, rispetto alla formazione sviz-

zera, la ricorrente è dell'avviso che tale differenza potrebbe essere colmata 

B-2701/2016 

Pagina 20 

tenendo in considerazione l'esperienza pratica svolta presso l'Ottica 

B._______. Ad ogni modo, la differenza non potrebbe essere ritenuta "so-

stanziale", tale da imporre l'espletamento di misure di compensazione. (6) 

Concernente la materia "l'ottica fisiologica", la ricorrente avrebbe svolto 80 

ore nell'ambito del tirocinio e del corso di ottico, effettuando 240 ore. Per-

tanto, la ricorrente avrebbe svolto in totale 360 ore, superando così l 120 

ore richieste dalla SEFRI. 

In definitiva, la ricorrente afferma che andrebbe considerata una corrispon-

denza tra la formazione italiana e quella svizzera. Eventuali differenze nelle 

singole materie, potrebbero essere colmate tenendo in considerazione l'e-

sperienza pratica della ricorrente. Tale esperienza avrebbe permesso alla 

ricorrente di acquisire conoscenze nell'ambito di tutte le materie dell'opto-

metria, in modo da essere in grado di affrontare adeguatamente l'esercizio 

della professione. In ogni caso, eventuali lievi differenze non potrebbero 

essere ritenute "sostanziali" ai sensi della legislazione e, pertanto, la SE-

FRI non potrebbe imporre l'espletamento di misure di compensazione 

(cfr. ricorso, pag. 14). 

7.3 Per quanto concerne le lacune nell'ambito della materia (4) "Patologia 

oculare", vista la certificazione dell'esame "Principi di patologia oculare ", 

sostenuto dalla ricorrente presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca 

il 16 dicembre 2014, la SEFRI ha riconsiderato la propria decisione, elimi-

nando questa materia dalla lista di quelle oggetto di misure di compensa-

zione (cfr. decisione di riconsiderazione, pag. 2). Pertanto, non risulta più 

oggetto del ricorso e non è necessario riportare le argomentazioni antece-

denti alla riconsiderazione.  

8.  

La ricorrente censura in primo luogo il fatto che l'autorità inferiore non 

avrebbe tenuto conto delle materie, nonché delle ore, eseguite durante la 

formazione di ottico, con ottenimento del diploma di qualifica professionale 

di Operatore Meccanico Ottico, presso l'Istituto Trinacria. 

8.1  

8.1.1 Secondo la ricorrente, la perizia della FHNW si sarebbe limitata a 

considerare la formazione italiana di ottico, in analogia alla formazione 

svizzera di ottico AFC, di un livello tecnico inferiore all'insegnamento im-

partito in una scuola specializzata superiore. La SEFRI non indicherebbe 

se e in quale misura il piano di studi dell'Istituto Trinacria possa essere 

B-2701/2016 

Pagina 21 

comparato con la formazione svizzera di ottico e pertanto considerato di 

livello inferiore (cfr. ricorso, pag. 10; replica, pag. 5). 

8.1.2 L'autorità inferiore afferma che il livello della formazione di base (ope-

ratore meccanico ottico) risulterebbe nettamente inferiore rispetto a quello 

della formazione tecnica di una SUP (Scuola universitaria professionale) e, 

pertanto, non potrebbe essere equiparato a quest'ultima (cfr. risposta, 

pag. 4, cap. 5.2). 

8.2 Al fine di poter giudicare se il diploma di ottico possa essere accreditato 

nel procedimento di riconoscimento del diploma di optometrista, nonché 

ottenimento del BScO, bisogna analizzare a quale livello di formazione 

esso corrisponda e confrontarlo con quello svizzero. 

8.2.1 In Italia la professione di ottico è regolata dal Regio Decreto del 

31 maggio 1928, n. 1334 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repub-

blica Italiana, [GU], n. 154 del 04/07/1928 [in seguito: Regio Decreto]) e dal 

Decreto Ministeriale del 23 aprile 1992, (pubblicato nella GU n. 142 del 

18/06/1992). Per esercitare la professione di ottico in Italia è necessario 

essere in possesso del Diploma di Abilitazione Professionale che si conse-

gue con il superamento dell'esame di Abilitazione disciplinato dalla Ordi-

nanza Ministeriale 457 del 15/06/2016, che in seguito deve essere regi-

strata presso l'ufficio competente (cfr. sentenza del TAF B-2756/2009 del 

15 novembre 2010 consid. 3.2.1; Ordinanza del 13 aprile 1999, n. 101 

"Esami di abilitazione all'esercizio delle arti sanitarie ausiliarie di odonto-

tecnico e di ottico" pubblicata nella GU n. 121 del 26/05/1999; art. 3 e 32 

del Regio Decreto). 

Agli esami di abilitazione di ottico sono ammessi i candidati che hanno con-

seguito ad esempio il titolo d'istruzione secondaria di secondo grado dell'in-

dirizzo di "Ottico" del precedente ordinamento (cfr. Istituto Trinacria, Abili-

tazione Ottici Esterni, <http://www.istitutotrinacria.it/index.php/abilitazione-

ottici-esterni/>, consultato il 31 ottobre 2018). Pertanto, la formazione 

come ottico risulta di livello secondario, alla fine del quale si rende neces-

saria una prova abilitativa. Inoltre, nel caso in questione, l'Istituto Trinacria 

risulta essere il primo Istituto Professionale per Ottici della Sicilia e in 

quanto tale un istituto atto ad offrire l'istruzione del secondo ciclo di studi 

(cfr. consid. 6.2.1). 

8.2.2 La professione di ottico in Svizzera non è regolamentata a livello fe-

derale, bensì a livello cantonale e, a differenza della professione di opto-

metrista, dispone di una normativa esplicita in ogni cantone. Tranne nei 

B-2701/2016 

Pagina 22 

Cantoni Appenzello Interno e Appenzello Esterno, le leggi cantonali deter-

minano le attività che possono essere intraprese da un ottico che detiene 

un diploma federale, ovvero optometrista, e quelle che rientrano nella com-

petenze dell'ottico in possesso di un attestato di capacità federale. Mentre 

il primo dispone in genere del permesso di effettuare misurazioni optome-

triche, vale a dire, esami alla vista, adattamenti delle lenti a contatto, ven-

dita di mezzi ausiliari, consulenza al cliente e esecuzione delle ricette di un 

medico oculista, il secondo deve limitare la sua attività alla vendita di oc-

chiali oftalmici, alla consulenza dei clienti e all'esecuzione di ricette di me-

dici oculisti e di optometristi. La suddivisione di tali compiti non è uniforme 

in tutti i cantoni, ma segue in linea di massima questi criteri (all'eccezione 

dei Cantoni dell'Appenzello); in contempo, ogni cantone annovera l'ottico 

tra gli operatori sanitari che necessitano di un permesso delle autorità can-

tonali per poter esercitare (cfr. sentenza del TAF B-2756/2009 del 15 no-

vembre 2010 consid. 3.2.3; informazioni ottenute dal sito dell'Istituto per il 

federalismo dell'Università di Friburgo i. Ue, <www.lexfind.ch>, ricerca in 

tutte le leggi Cantonali, termini chiave "ottico" risp. "optometrista", consul-

tato il 31 ottobre 2018). 

L'ottenimento del diploma AFC di ottico in Svizzera avviene alla fine di quat-

tro anni di formazione professionale di base (tirocinio) presso un negozio 

di ottica e frequenza dei corsi alla Scuola professionale artigianale e indu-

striale (SPAI) di Lugano-Trevano, 3 giorni ogni due settimane 

(cfr. <https://www.orientamento.ch/dyn/show/2093?lang=it&idx=30&id= 

206>, consultato il 31 ottobre 2018). Pertanto, la formazione di ottico è da 

situare al livello secondario superiore (II). 

8.2.3 Visto quanto sopra, la ricorrente può far valere l'equivalenza del suo 

diploma AAO (Italia) con l'AFC di ottico (Svizzera), perché entrambi di li-

vello secondario, come del resto riconosciuto dalla SEFRI nella decisione 

del 17 ottobre 2011 (fatti A.b; cfr. allegato C dell'incarto della ricorrente). 

Detto ciò, si considera che tale diploma sia da situare ad un livello di for-

mazione inferiore rispetto al BScO. Pertanto, come giustamente asserito 

dalla SEFRI, le ore conseguite durante gli studi presso l'Istituto Trinacria, 

non possono essere accreditati alla ricorrente nel procedimento di ricono-

scimento di equipollenza dell'ASO italiano con il BScO svizzero. 

9.  

In secondo luogo, la ricorrente censura la mancata valutazione delle ore di 

tirocinio pratico e di studio assistito presso la dott.ssa A._______. 

B-2701/2016 

Pagina 23 

9.1  

9.1.1 Secondo la ricorrente la SEFRI non avrebbe tenuto conto delle ore 

svolte dalla ricorrente nell'ambito del completamento formativo presso la 

dott.ssa A._______, in quanto, non sarebbe stato dato seguito alla richiesta 

della ricorrente di attendere la trasmissione del certificato intermedio di ti-

rocinio, giunto in data 21 marzo 2016, prima di decidere (cfr. ricorso, pag. 

10). 

Inoltre, la ricorrente contesta prudenzialmente quanto indicato dall'autorità 

inferiore in relazione alle percentuali di impiego della dott.ssa A._______, 

in quanto agli atti (cfr. allegato 17 dell'incarto dell'autorità inferiore) non vi 

sarebbe alcun documento giustificativo, o meglio la scheda dati alla quale 

si riferisce la SEFRI. Irrilevante sarebbe il fatto che la dott.ssa A._______ 

risulti attiva presso lo Studio in questione solo dal 22 dicembre 2014, piut-

tosto che dal 1° dicembre 2014. L'unica circostanza rilevante sarebbe l'at-

testazione e la conferma del numero di ore effettuate dalla ricorrente nelle 

materie contestate, atte a colmare le lacune riscontrate dalla SEFRI (cfr. re-

plica, pag. 4). 

9.1.2 L'autorità inferiore fa presente che lo scopo del tirocinio di adatta-

mento con formazione complementare è di colmare sia le lacune pratiche 

che quelle teoriche. L'esperienza professionale presso la dott.ssa 

A._______, da sola, non potrebbe compensare le lacune teoriche, non 

compensate tramite la formazione teorica complementare (cfr. duplica, 

pag. 2), nei campi in discussione. Il lavoro di optometrista richiederebbe, 

infatti, conoscenze teoriche che consentano di capire a fondo determinati 

meccanismi e quindi di intervenire correttamente in situazioni particolari o 

di emergenza, non acquisibili durante un tirocinio di studio assistito (cfr. ri-

sposta, pag. 4, cap. 5.3.1). Esercitare la professione di optometrista, senza 

disporre di tali conoscenze, rappresenterebbe un comportamento irrespon-

sabile (cfr. risposta, pag. 5, cap. 5.3.1). 

In un secondo momento, l'autorità inferiore, riprende le dichiarazioni fatte 

dalla ricorrente, riguardanti lo svolgimento contemporaneo del tirocinio 

presso la dott.ssa A._______, (…), e dell'impiego con un grado di occupa-

zione del 100% presso l'Ottica B._______. Tenuto conto di quanto 

espresso sull'argomento, risulterebbe che, al momento della decisione im-

pugnata, la ricorrente abbia lavorato durante quindici mesi (dal 1° dicembre 

2014 al 21 marzo 2017), un giorno alla settimana e durante circa tre setti-

mane di ferie, sotto la sorveglianza della dott.ssa A._______. Le 710 ore di 

tirocinio corrisponderebbero, dunque, a circa quattro mesi di praticantato, 

B-2701/2016 

Pagina 24 

di cui soli due mesi e mezzo dedicati ai campi ritenuti lacunosi. Pertanto, 

anche se computato, il tirocinio di due mesi e mezzo risulterebbe troppo 

breve per compensare le lacune riscontrate nei campi in questione. Persino 

se il certificato di lavoro menzionato confermasse l'esperienza professio-

nale maturata fino al 2 dicembre 2016, essa risulterebbe comunque troppo 

breve per corrispondere ad un tirocinio di adattamento della durata di due 

anni e compensare le lacune riscontrate (cfr. risposta, pag. 5, cap. 5.3.2). 

Infine, vi sarebbero da parte della SEFRI dei dubbi su come la ricorrente 

sia riuscita a svolgere il suo tirocinio interamente sotto la sorveglianza della 

dott.ssa A._______. Quest'ultima, infatti, secondo l'Ufficio sanità del Can-

tone Ticino, lavorerebbe solo al 40% presso lo Studio medico D._______ 

di (…), mentre secondo la scheda dati del medico, risulterebbe un grado di 

impiego del 20% presso lo Studio medico E._______ a (…), del 20% 

presso F._______ a (…) e del 10% presso lo Studio medico pediatrico di 

(…) (cfr. risposta, pag. 5, cap. 5.3.3). 

9.2  

9.2.1 Riprendendo quanto espresso antecedentemente riguardo i possibili 

provvedimenti di compensazione, a disposizione dello Stato membro ospi-

tante (cfr. consid. 5.4), è necessario analizzare se il "tirocinio pratico e di 

studio assistito", svolto sotto la responsabilità della dott.ssa A._______, sia 

adatto a colmare le lacune teoriche della ricorrente. La possibile misura di 

compensazione del "tirocinio di adattamento" è definita giusta l'art. 3 cpv. 1 

lett. g della direttiva 2005/36/CE come segue: 

g)  «tirocinio di adattamento»: l'esercizio di una professione regolamentata 

nello Stato membro ospitante sotto la responsabilità di un professionista 

qualificato, accompagnato eventualmente da una formazione comple-

mentare. Il tirocinio è oggetto di una valutazione. Le modalità del tirocinio 

di adattamento e della sua valutazione nonché lo status di tirocinante 

migrante sono determinati dalle autorità competenti dello Stato membro 

ospitante. 

Dunque, spetta allo stato ospitante decretare se, oltre all'esercizio pratico, 

sia necessaria una formazione complementare. Questi due elementi di 

compensazione sono da considerare complementari e non sostitutivi l'uno 

dell'altro.  

9.2.2 Nel caso in questione, le competenze pratiche non sono oggetto di 

discussione, bensì esclusivamente quelle teoriche. Secondo l'art. 13 cpv. 1 

della direttiva 2005/36/CE, lo stato ospitante dà, a chi fa richiesta di rico-

B-2701/2016 

Pagina 25 

noscimento di un diploma, accesso alla professione e ne consente l'eser-

cizio alle stesse condizioni dei suoi cittadini (cfr. consid. 5.4). In Svizzera 

può svolgere la professione di optometrista solo chi possiede un BScO 

della FHNW o un titolo riconosciuto equivalente a quest'ultimo (cfr. con-

sid. 5.2). Secondo il piano di studi della FHNW, la formazione di optometri-

sta include, oltre alle materie teoriche, molte esercitazioni pratiche, nonché 

un gran numero di trattamenti di pazienti (cfr. BSc Optometrie, Studium, 

Aufbau, <https://www.fhnw.ch/de/studium/technik/optometrie>, consultato 

il 31 ottobre 2018). A tal proposito, bisogna precisare che, la ricorrente non 

contesta il numero di ore del programma BScO relative alle materie oggetto 

di misure compensative. 

Concernente l'esperienza acquisita durante il tirocinio pratico e di studio 

assistito, presso la dott.ssa A._______, quest'ultima ha rilasciato alla ricor-

rente un certificato intermedio che si limita ad esporre il numero di ore di 

lavoro connesse con le diverse materie enumerate, senza contenere al-

cuna informazione concreta sulla formazione complementare (studio assi-

stito), di natura teorica, necessaria per il riconoscimento dell'ASO secondo 

la decisione impugnata e da eseguire presso la FHNW.  

Pertanto, viste tali condizioni e l'assenza di un BScO della FHNW da parte 

della ricorrente, a quest'ultima viene dato accesso e consentito l'esercizio 

della professione come optometrista solo se in grado di far valere compe-

tenze teoriche equivalenti a quelle richieste in Svizzera e acquisite presso 

un istituto italiano equivalente alla FHNW. In mancanza di tali prove, le la-

cune teoriche della ricorrente possono essere compensate, come stabilito 

dall'autorità inferiore, unicamente dalla frequenza dei moduli presso la 

FHNW. 

9.2.3 Visto quanto sopra, le questioni della possibilità di compensare la-

cune teoriche con tirocini, competenze o esperienze teoriche, della plausi-

bilità dell'impiego, della qualifica della dott.ssa A._______ ed il calcolo pre-

ciso delle ore, possono essere lasciate aperte. Determinante è, infatti, che 

lo Stato membro ospitante può esigere dal richiedente un tirocinio pratico 

con l'aggiunta di una formazione complementare e che un tirocinio pratico 

e di studio assistito risulta inadeguato a compensare lacune teoriche che 

possono essere colmate esclusivamente con la frequenza dei moduli della 

FHNW.  

B-2701/2016 

Pagina 26 

10.  

10.1  

10.1.1 Infine, la ricorrente afferma che le eventuali differenze tra le materie 

e le ore della formazione italiana e di quella svizzera, sarebbero colmabili 

tenendo conto dell'esperienze lavorativa presso C._______ ad (…) e Ottica 

B._______ (cfr. ricorso, pag. 14). Secondo la ricorrente, per quanto ri-

guarda l'esperienza lavorativa maturata, non si tratterebbe di complemento 

formativo e, pertanto, non è necessario che essa venga effettuata sotto la 

supervisione di un optometrista o medico oculista, bensì sarebbe suffi-

ciente la supervisione di un ottico diplomato (cfr. replica, pag. 5).  

10.1.2 A tal proposito, l'autorità inferiore ha rilevato che l'impiego presso 

C._______ si sarebbe svolto prima del conseguimento dell'ASO. Inoltre, le 

attività optometriche, presso Ottica B._______, sarebbero state svolte 

sotto la sorveglianza di un ottico diplomato e non di un optometrista o me-

dico oculista. Pertanto, la ricorrente non sarebbe riuscita a dimostrare di 

aver effettuato un'esperienza professionale qualificata accompagnata da 

una formazione complementare, atta ad acquisire le competenze necessa-

rie allo svolgimento della professione di optometrista e a compensare le 

lacune individuate fra la formazione della ricorrente e quella che porta al 

conseguimento del BScO (cfr. risposta, pag. 6, cap. 5.4). 

10.2 Indipendentemente dalla questione delle qualifiche di chi ha svolto la 

sorveglianza, bisogna ricordare che la ricorrente può lavorare in Svizzera, 

per il momento, unicamente in qualità di ottico con AFC. Come precisa 

l'art. 3 del Regolamento TI, l'ottico con AFC è autorizzato a svolgere le at-

tività di "vendita di occhiali oftalmici e consulenza ai clienti" e di "esecu-

zione delle ricette del medico oculista e dell'ottico diplomato federale". 

Questo significa, in concreto, che l'attività di "assistente optometrica", men-

ziona e non meglio specificata dalla ricorrente (cfr. allegati P e DD dell'in-

carto della ricorrente), può corrispondere, tuttalpiù, all'esecuzione delle ri-

cette del medico e dell'ottico diplomato federale in quanto attività tipica 

dell'ottico con AFC, dimodoché essa, non essendo assimilabile ad un "tiro-

cinio di adattamento con formazione complementare" in vista dell'otteni-

mento del BScO, come inteso dalla SEFRI, deve essere ritenuta inadatta 

a colmare le differenze sostanziali tra la formazione ASO e la formazione 

BScO. 

B-2701/2016 

Pagina 27 

Ad ogni modo, come per il tirocinio presso la dott.ssa A._______, anche in 

questo caso, l'esperienza pratica senza l'accompagnamento di una forma-

zione complementare, svolta presso la FHNW, non può compensare le la-

cune teoriche (cfr. consid. 9.2).  

11.  

In virtù di quanto precede, il ricorso è respinto e la decisione impugnata del 

21 marzo 2016, nonché la decisione di riconsiderazione del 3 marzo 2017, 

sono confermate.    

12.  

Le spese processuali comprendono la tassa di giustizia e i disborsi a carico 

della parte soccombente; se quest'ultima soccombe solo in parte, le mede-

sime vengono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1 cpv. 1 del Regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di giu-

stizia è calcolata in funzione dell'interesse pecuniario, dell'ampiezza e della 

difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situazione 

finanziaria delle parti (art. 2 cpv. 1 e art. 4 TS-TAF). 

Nella fattispecie, le spese del procedimento davanti al Tribunale vengono 

fissate a fr. 1'500.–. Tale cifra verrà compensata, dopo la crescita in giudi-

cato della presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già versato dalla 

ricorrente, in data 26 maggio 2016. 

Infine, in virtù dell'art. 63 cpv. 2 PA, nessuna spesa processuale è messa 

a carico dell'autorità inferiore. 

13.  

La parte, totalmente o parzialmente, vincente ha diritto alle ripetibili per le 

spese necessarie derivanti dalla causa (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 

gli art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Le ripetibili comprendono le spese di rappre-

sentanza o di patrocinio ed eventuali altri disborsi di parte (art. 8 TS-TAF).  

Nella fattispecie, alla ricorrente, totalmente soccombente, non si assegna 

alcuna indennità. 

Quanto all'autorità inferiore, essa non ha diritto alle ripetibili (art. 7 cpv. 3 

TS-TAF). 

 

  

B-2701/2016 

Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso, nella misura in cui non è divenuto senza oggetto, in virtù della 

decisione di riconsiderazione del 3 marzo 2017, è respinto e la decisione 

impugnata del 21 marzo 2016 è confermata.  

2.  

Le spese processuali vengono fissate a fr. 1'500.– e poste a carico della 

ricorrente. Questo importo verrà compensato, dopo la crescita in giudicato 

della presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già versato dalla ricor-

rente in data 26 maggio 2016.  

3.  

Non vengono accordate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario);  

– autorità inferiore (n. di rif. 325.2/tag/18311; atto giudiziario); 

– Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca 

DEFR (atto giudiziario). 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Pietro Angeli-Busi Maria Cristina Lolli 

 

  

B-2701/2016 

Pagina 29 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 21 dicembre 2018