# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d186b761-916e-5c39-b9fd-941eed36fa34
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-11-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.11.2014 D-6417/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6417-2014_2014-11-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6417/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 0  n o v e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Tunisia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione dell'UFM del 22 ottobre 2014 / N (…). 

 

 

D-6417/2014 

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Visto: 

la domanda di asilo che A.________ ha presentato in Svizzera il 17 

settembre 2014; 

l'audizione sulle generalità del 2 ottobre 2014 (di seguito: verbale) nella 

quale, tra le altre cose, è stato concesso il diritto di essere sentito circa 

un'eventuale evasione della sua domanda d'asilo tramite una decisione di 

non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) 

con il relativo trasferimento verso l'Italia; 

la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) del 

22 ottobre 2014, notificata il 29 ottobre 2014 (cfr. avviso di ricevimento 

agli atti), mediante la quale detto Ufficio non è entrato nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, ha pronunciato il 

trasferimento dell'interessato verso l'Italia ed ordinato lo stesso al più tardi 

il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso, indicando che un 

eventuale ricorso non ha effetto sospensivo; 

il ricorso del 29 ottobre 2014, inoltrato dapprima all'UFM (data d'entrata 

all'UFM: 3 novembre 2014) e poi trasmesso al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) (data d'entrata: 4 novembre 2014), 

contro la menzionata decisione dell'UFM con il quale il ricorrente ha 

chiesto "di riguardare un'altra volta il caso"; 

la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 

5 novembre 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 cpv. 1 PA; 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, 

con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che la richiesta del ricorrente va in sostanza intesa come conclusione 

tendente all'annullamento della decisione impugnata e all'entrata nel 

merito della domanda d'asilo; 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento; 

che, prima di applicare la precitata disposizione, l'UFM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i 

criteri previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi 

di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di 

seguito: Regolamento Dublino III; cfr. nota di risposta del 14 agosto 2013 

del Consiglio federale alla Commissione europea relativa all'accettazione 

del Regolamento Dublino III previo soddisfacimento dei requisiti 

costituzionali entro il 3 luglio 2015; cfr. Decreto federale che approva e 

traspone nel diritto svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e l'UE 

concernente il recepimento del regolamento (UE) n. 604/2013 che 

stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale 

[Sviluppo dell'acquis di Dublino/Eurodac] del 26 settembre 2014 il quale 

sottostà a referendum facoltativo); 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, l'UFM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a 

carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione; 

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che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 del Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15); 

che ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 del 

Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento 

non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri); 

che quando lo Stato membro competente non può essere designato in 

base ai summenzionati criteri, è competente il primo Stato membro nel 

quale la domanda di protezione internazionale è stata presentata (art. 3 

par. 2 prima frase del Regolamento Dublino III); 

che, giusta l'art. 3 par. 2 2
a
 frase del Regolamento Dublino III, qualora sia 

impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente 

designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di 

seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di 

determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa 

essere designato come competente; 

che lo Stato membro che ha ricevuto una domanda di protezione 

internazionale in forza del suddetto Regolamento è tenuto a riprendere in 

carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 – il 

richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha presentato 

domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro 

Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b del 

Regolamento Dublino III); 

che, giusta l'art. 17 par. 1 del Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno 

Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide, anche se tale esame non gli compete; 

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che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che il ricorrente ha depositato domanda d'asilo in Italia 

(B._______) il (…) 2013; 

che tale circostanza è stata confermata dal ricorrente stesso (cfr. verbale, 

pag. 6); 

che il (…) ottobre 2014, l'UFM ha presentato alle autorità italiane 

competenti, nei termini fissati agli art. 23 par. 2 e art. 24 par. 2 del 

Regolamento Dublino III, una richiesta, fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III, di ripresa in carico; 

che queste autorità, non avendo risposto alla domanda di ripresa in 

carico entro il termine di due settimane previsto all'art. 25 par. 1 del 

Regolamento di Dublino III, l'Italia ha tacitamente riconosciuto la propria 

competenza nella trattazione della domanda di asilo in questione (art. 25 

par. 2 del Regolamento Dublino III); 

che non ha contestato né di aver depositato una domanda di asilo in 

Italia, né che questo Stato sia competente per trattare la sua domanda 

(cfr. verbale, pagg. 6 e 10);  

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data; 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o 

degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2
a
 frase del 

Regolamento Dublino III); 

che, peraltro, il paese in questione è firmatario della CartaUE, della 

Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti 

dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni; 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

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internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione 

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e 

della revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 

180/60 del 29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [rifusione] [GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]); 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta – dalle ribadite e concordi posizioni dell'Alto 

Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR), dal 

Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, oltre che delle 

numerose organizzazioni non-governative internazionali (cfr. 

segnatamente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo) – che la 

legislazione in materia d'asilo in Italia non venga applicata, né che la 

procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze strutturali tali da 

concludere che le domande di asilo non vengano trattate seriamente 

dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ricorso, né che 

i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine 

(cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09); 

che neppure la nuova giurisprudenza della CorteEDU modifica tale 

valutazione (cfr. sentenza della CorteEDU Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12); 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2
a
 frase del 

Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie; 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

procedura; 

che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un Paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese; 

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che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di 

essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza;  

che circa l'allegazione ricorsuale secondo cui in caso di ritorno in Italia 

verrà incarcerato, oltre a non aver fornito prove riguardanti tale 

incarcerazione, non ci sono né elementi che indichino che ciò non sia un 

atto legittimo dello Stato italiano né che il ricorrente non abbia beneficiato 

e/o beneficerà di tutte le garanzie di un processo equo; 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali 

da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia;  

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale 

violazione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto 

dinanzi alle autorità dello Stato in questione; 

che il ricorrente non invoca problemi medici che potrebbero opporsi al 

suo trasferimento in Italia (cfr. verbale, pag. 11); 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) del Regolamento Dublino III; 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da 

parte della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di 

asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuto a 

riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 

29 del Regolamento Dublino III; 

che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che lo stesso non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

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non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2010/45 consid. 10); 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 

della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: