# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd64281d-1edd-5517-9efc-54010918f196
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.09.2008 31.2007.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2007-23_2008-09-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2007.23

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  1 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 settembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 agosto
  2007 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

  in relazione
  alla fallita

   

   

  terzo chiamato
  in causa

  	
  Cassa CO 1,   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

  __________

   

   

  __________

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   La
società FA 1, con sede a __________ (in precedenza: __________), aveva quale
scopo sociale i lavori di carpenteria, copritetto, lattoniere, l’esecuzione di ogni
altra opera edile ecc..

                                         Negli
anni 2004 e 2005 quali amministratori unici si sono succeduti __________
(dall’8 settembre 1998 al 15 aprile 2005; date di pubblicazione nel FUSC) e RI
1 (dal 15 aprile 2005 sino al fallimento della società).

                                         

                               1.2.   La
FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1(in seguito: Cassa), in qualità di
datrice di lavoro, dal 1° aprile 1998 al 30 novembre 2005.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi paritetici, motivo
per cui la Cassa ha dovuto diffidarla dal mese di novembre 1998 e precettarla dal
mese di novembre 2000.

                                         

                                         Il
30 novembre 2005 e 3 gennaio 2006 l’UE del Distretto di __________ ha rilasciato
alla Cassa degli attestati di carenza beni relativi ai contributi paritetici
AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla citata società per gli anni 2004 e 2005
(doc. 1/C – C7).  

 

                                         Con
decreto 14 dicembre 2005 il Pretore del Distretto di __________ ha pronunciato
il fallimento della FA 1 (pubblicazione FUSC __________), autorizzando il 9 gennaio
2006 la liquidazione del fallimento mediante la procedura sommaria ai sensi
dell’art. 231 LEF.

                                      

                                         La
Cassa ha insinuato all’UF di __________ il proprio credito per complessivi fr. 156'487,
pari ai contributi paritetici non versati dalla fallita relativamente agli anni
2004 e 2005, dopo controllo del datore di lavoro. 

 

                                         Con
comunicazione 28 febbraio 2007 il funzionario competente dell’UF ha informato
la Cassa che “al momento della procedura non credo che riusciremo a tacitare
nessun credito in seconda e terza classe” (doc. 4).

                                         

                               1.3.   Costatato
di avere subito un danno, con decisione 20 aprile 2007, confermata con
decisione su opposizione 24 agosto 2007, la Cassa ha postulato nei confronti di
RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 156'487,05 relativi
ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla fallita per gli
anni 2004 e 2005 (novembre), invia solidale con __________ limitatamente
all’importo di fr. 80'922,40 (doc. 1 e 3).

                                                                                

                               1.4.   Contro
la succitata decisione su opposizione RI 1, per il tramite dell’avv. RA 1, ha
interposto il presente tempestivo ricorso chiedendo l’annullamento della
stessa. 

 

                                         In
sostanza, l’insorgente ritiene che la Cassa non ha subito un danno, che non sussiste
un motivo di negligenza grave in relazione al mancato pagamento dei contributi
paritetici e che egli non può essere chiamato a risarcire gli oneri sociali
scaduti prima della sua nomina di amministratore unico. Dei singoli motivi
verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo. 

                                         

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso e la conferma
della decisione impugnata. Confermato di aver subito un danno e ribadito che
l’insorgente è responsabile anche per i contributi paritetici scaduti prima del
suo ingresso nel CdA, l’amministrazione evidenzia che, alla luce della normativa
e dei dettami giurisprudenziali applicabili in materia, le circostanze ed i
motivi addotti nel ricorso non sono idonei a liberare l’ex amministratore unico
da una responsabilità ai sensi dell’art. 52 LAVS.

 

                               1.6.
  Con decreto 10 dicembre 2007 il TCA ha chiamato in causa __________, amministratrice
unica della fallita dall’8 settembre 1998 al 15 aprile 2005, nonché debitrice
solidale con l’insorgente, avendo la Cassa, mediante decisione su opposizione
24 agosto 2007 (rimasta incontestata), confermato la sua responsabilità ex art.
52 LAVS (VIII).

 

 

 

considerato                    in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del
21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre
2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I
623/98).

 

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31
dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
(dell’assicurazione).

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché
la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i
suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV
Nr. 6, pag. 20). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve
innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di
lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione
può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente
questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della
società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach
Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163). 

                                         In
questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale
documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento dell’obbligo di
versare i contributi, l’insolvibili-tà del datore di lavoro. Quindi alla cassa
è lecito richiedere il risarcimento agli organi anche se la società esiste
giuridicamente. Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per
non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135). 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

                                         Il
TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore - il 1° gennaio 2003 - del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF
129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.). 

 

                                         Nella
fattispecie concreta, conformemente alla succitata giurisprudenza, una volta
ricevuti gli attestati di carenza beni (doc. doc. 1/C-C7), la Cassa ha chiesto in
via sussidiaria al ricorrente, ex amministratore unico della FA 1, il
risarcimento danni ai sensi dell’art. 52 LAVS.

 

                               2.3.   Si
ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; STFA
del 18 agosto 2005 nella causa L., H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16,
consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi
che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag.
687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de
cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10,
pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A., inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi
della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01,
consid. 4); i contributi dovuti all’assicura-zione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli
interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza
citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS,
RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto
delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento
danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa
T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid.
5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

                                      

                                         Nel
caso in esame, oggetto del danno sono i contributi AVS/AI/IPG/AD e AF degli
anni 2004 e 2005 (novembre), determinati sulla base delle relative
dichiarazione di salario (doc. 1), parzialmente non versati dalla fallita per
complessivi fr. 156'487,05 (cfr. specchietto riassuntivo del debito
contributivo, doc. 3/B – B1).                     

 

                               2.4.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.
2).

                                         Inoltre
- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta.
Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa,
lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non
ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid.
5b).

 

                               2.5.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai
modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di
lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza
e quindi può procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione
e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza
grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze
speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).

                                         È
quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di
lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi
di difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag.
7).           

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta, il ricorrente sostiene che la Cassa non ha
subito un danno poiché dalle comunicazioni dell’UF di __________ non risulta
inequivocabilmente che la stessa non riceverà un dividendo dal fallimento della
FA 1. 

 

                                         Come
già accennato, la Cassa ha emesso la decisione di risarcimento il 20 aprile
2007 dopo aver ricevuto diversi attestati di carenza beni, i primi datati 30
novembre 2005 (doc. 3/C – C3), rispettando quindi il termine biennale di prescrizione
(art. 52 cpv. 3 LAVS).

                                         Al
riguardo va ricordato che, conformemente la giurisprudenza del TFA, in un’esecuzione
per via di pignoramento la conoscenza del danno, determinante per stabilire
la decorrenza della prescrizione ex art. 52 cpv. 3 LAVS, coincide con la notifica
dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1 LEF, in relazione
con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una
persona giuridica non ancora sciolta per fallimento. 

                                         Da
quel momento decorre il termine per far valere la pretesa di risarcimento (STFA
del 19 agosto 2003 nella causa M,

H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G.,
consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.;
STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132;
Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de
réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine). 

 

                                         Vero
che nell’evenienza concreta la procedura di fallimento non risulta essere conclusa
(cfr. anche scritto 18 ottobre 2007 dell’UF di __________; doc. 5) e che un
pagamento di dividendo non è stato escluso con assoluta certezza.

                                         Determinante
è tuttavia che, come detto, una volta ricevuti i primi
attestati di carenza beni, relativi ai contributi del 2004 e 2005 rimasti
scoperti, la Cassa era legittimata a chiedere al ricorrente il risarcimento ex
art. 52 LAVS di tutti i contributi non versati dalla fallita relativamente al
periodo a lui imputabile.

                                         Non
va inoltre dimenticato che, come rettamente evidenziato dalla convenuta nella
risposta di causa, che la Cassa può promuovere una procedura risarcitoria ex
art. 52 LAVS per l’intero ammontare e che in caso di eventuale pagamento nell’ambito del fallimento,
l’amministrazione dovrà cedere il relativo dividendo (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 23,
pag. 74; DTF 113 V 180 consid. 3b = RCC 1987 pag. 607. consid. 3b; DTF 116 V 76
consid. 3b con riferimenti = RCC 1990 pag. 417 consid. 3b). 

 

                               2.7.   A
motivo di discolpa, l’insorgente ha evidenziato quanto segue:

 

" 
(...)

7.2. Il signor RI 1 è divenuto
amministratore della __________ SA in data 11 aprile 2005. Egli ha quindi
assunto la carica di organo formale quale amministratore per un breve periodo,
ossia per poco di più di 7 mesi.

 

In tale periodo egli ha fatto tutto quanto
ragionevolmente ci si possa attendere da un imprenditore per salvare la sua
impresa. Nel tentativo di mantenere la società, egli ha dapprima saldato le
pretese necessarie alla sopravvivenza dell'azienda, quali gli stipendi dei
dipendenti, sospendendo momentaneamente i pagamenti per certe pretese
dell'assicurazione sociale. Il ricorrente contava infatti d'incassare l'importo
riconosciuto dal Pretore di __________ pari a Fr. 37'000.-- oltre interessi al
5% a partire dal 4 febbraio 2003, visto che la Sentenza è stata emessa ad
inizio luglio 2005 (doc. 5), ma la __________ in liquidazione si è fatta
radiare pochi mesi dopo dall'emanazione della sentenza (doc. 6). Ciò ha impedito
un'entrata di liquidità che senz'altro poteva servire a coprire i contributi
paritetici arretrati. Non vi è infine da dimenticare che il signor RI 1 contava
di poter pagare i citati contributi mediante l'incasso di Fr. 261'208.05 (doc.
D a pag. 2), importo che purtroppo alla fine non riuscito ad ottenere.

 

Non si può quindi addebitare al ricorrente
una colpa per grave negligenza (doc. 1 a pag. 9), ritenuto che le circostanze
suggerivano la possibilità di pagare i contributi paritetici e risanare
l'azienda. Erra quindi la CASSA a sostenere che con alto grado di
verosimiglianza il datore di lavoro non "potesse oggettivamente
presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo ad ogni suo
credito". (cfr. doc. 1 a pag. 8). In particolare la stessa,
contravvenendo il principio inquisitorio nell'esame delle obiezioni del datore
di lavoro (DTF 108 V 201), non ha rilevato che durante il periodo in cui il
ricorrente era in carica quale amministratore della società, la stessa aveva
crediti insoluti per ben Fr. 261'208.05 (doc. D a pag. 2). Quindi, in realtà,
vi erano oggettive e concrete possibilità di soddisfare la CASSA del suo
credito di fr. 156'487.05, o almeno parzialmente.

 

        Per questo motivo la decisione 24
agosto 2007 deve essere annullata.

 

        Prove:  c.s.

 

7.3. A mente del signor RI 1, egli è incorso
al massimo in una negligenza lieve, visto che comunque egli ha cercato di
pagare per quanto possibile i contributi paritetici arretrati, ossia Fr.
76'453.70 nell'anno 2004 e Fr. 6'396.95 per l'anno 2005 (doc. 1 a pag. 8). Egli
non ha quindi trascurato in modo grave di dover pagare i contributi paritetici,
ma anzi ha fatto in modo di contenere un eventuale, e qui contestato, danno alla
CASSA.

 

                                                                                                 Tale
circostanza non deve essere tralasciata e deve essere ritenuta, insieme alle
altre, quale motivo atto ad escludere la responsabilità del ricorrente ex art.
52 LAVS.

 

        Prove:  c.s." (Doc. I, pag. 6)

 

                                         Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella
causa C., Inc. 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

                                         

Il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la
ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri
delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA del 23
luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.6. e
riferimenti; STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95,
consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001
nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G.,
p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

                                         Il
TFA ha peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare
– la FA 1 era attiva nel settore dell’edilizia - è una crisi notoria,
l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle complicanze al momento
dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.
G, H 193/96, consid. 3c; STCA del 14 ottobre 2002 nella causa E. B., E. B. e S.
M., Inc. 31.00.30-32, consid. 2.8.1.1; STCA del 22 marzo 2002 nella causa A.,
Inc. 31.01.23, consid. 2.9.1) e quindi deve trarre le dovute conseguenze.

 

 

                                         Nell'evenienza
concreta, è rimasto incontestato quanto asserito dalla Cassa nella decisione
contestata, ossia che dal novembre 1998 la società è stata diffidata al
pagamento dei contributi paritetici e dal novembre 2000 sono iniziate le
diverse procedure esecutive, conclusesi, come detto, con il rilascio di diversi
attestati di carenza beni. Sono rimasti definitivamente scoperti il conguaglio
2004 ed i contributi del 2005 per complessivi fr. 156'487,05 (spese
amministrative e interessi di mora inclusi). 

                                         In
queste circostanze, le difficoltà di pagamento dei contributi, nonché il
mancato pagamento degli stessi non possono dirsi dovuto a difficoltà 
momentanee (STCA del 28 maggio 2002 nella causa B., Inc. 31.01.36, consid.
2.8.1).

                                         Non
si è dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto eccezionalmente
dalla giurisprudenza del TFA (DTF 121 V 243, principi ancora confermati
recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid.
3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 +
H 169/01, consid. 3.4.3). Va al riguardo ricordato che il TFA ha considerato
cronico il mancato pagamento dei contributi durante numerosi mesi (STFA del 7
maggio 1997 nella causa G; cfr. anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in
cui il mancato pagamento è durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per
contro ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi
se tuttavia precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (cfr.
DTF 121 V 243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid.
3.1. e 3.2.; STFA del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5;
STFA del 29 aprile 2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27
giugno 1994 in re M.). 

                                         

                                         Va
poi evidenziato che il credito di fr. 37'000.-- riconosciuto in via giudiziaria
- mai incassato a seguito del successivo fallimento e radiazione della società
debitrice - non avrebbe comunque permesso di risanare la società. Infatti, come
evidenziato dalla Cassa, durante l’interrogatorio del 22 dicembre 2005 presso
l’UF di __________ l’insorgente aveva dichiarato che le cause del fallimento
sono da attribuire “alla mancanza di liquidità – a seguito del mancato
incasso da varie ditte fallite soprattutto durante il periodo dal 2000 ad oggi
(2005) “(doc. 3/D). In questo senso, secondo l'Alta Corte, nemmeno
l’illiquidità della società giustifica il procrastinare del pagamento dei
contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla
giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle cause M.J., M.M., B.N. e
P. L.), motivi di discolpa in casu non realizzati. Infatti, l'avere procrastinato
costantemente il pagamento dei contributi paritetici e averlo irrimediabilmente
differito a partire dal 1998, è segno di una negligenza non indifferente del
datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità dell'amministratore, cui
incombeva per legge la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della
società. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di
diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269) doveri
che risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di un amministratore
unico (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre
2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA non pubblicata del 5 aprile
2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Il
mancato pagamento dei contributi era dunque da considerare cronico. 

 

                                         In
concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza richiesto
dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici
fosse, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per
la sopravvivenza della società; e nemmeno è assodato che il datore di lavoro
potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa di
compensazione riguardo ad ogni suo credito (cfr. STFA del 12 dicembre 2002
nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C.,
H 103/01, consid. 4c; DTF 123 V 244 consid. 4b; DTF 108 V 188).

                                         Viste
le circostanze rilevate era pensabile il contrario.

 

                                         Infine,
il fatto di aver ridotto l’onere contributivo mediante il versamento di
contributi AVS per complessivi fr. 76'453,70 per il 2004 rispettivamente fr.
6'396,95 per il 2005 non è rilevante ai fini della responsabilità ex art. 52
LAVS. In caso contrario sarebbe sufficiente che una società che ha accumulato
importanti debiti contributivi per un lungo periodo cominci a rimborsare una
parte anche importante di tale debito per fare sì che i suoi dirigenti non
possano, per questo solo motivo, più essere ritenuti responsabili ai sensi
dell'art. 52 LAVS. Ciò sarebbe tuttavia contrario al senso stesso del disposto
in esame (sul punto STFA 28 giugno 2004 nella causa P. [H 270/03],
29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D. e E. [H 277/01]). 

 

                               2.8.   L’insorgente
sostiene che non deve rispondere dei contributi scaduti e non pagati precedenti
all’11 aprile 2005, data d’inizio del suo mandato in qualità di amministratore
unico (al riguardo va evidenziato che l’assemblea generale straordinaria durante
la quale l’insorgente ha accettato la carica di amministratore unico si è
svolta l’8 aprile 2005; doc. 3/A), in quanto la società era già insolvibile. A
sostegno della sua tesi, egli ha allegato la graduatoria di fallimento (doc. A/9),
dalla quale, a sua detta, risultano riportati parecchi debiti contratti dalla
società prima della sua entrata nel CdA.

 

                                         Occorre
ricordare che l'amministratore di una società anonima è responsabile del danno
provocato alla cassa ai sensi dell'art. 52 LAVS a partire dal momento della sua
entrata effettiva nel consiglio di amministrazione, indipendentemente dalla
data d'iscrizione nel registro di commercio (DTF 123 V 172). Il nuovo amministratore
risponde tuttavia in via solidale non soltanto dei contributi sociali correnti,
ma pure del debito scaduto nel corso del periodo precedente alla sua entrata in
funzione. Infatti, secondo giurisprudenza, il nuovo amministratore deve
vegliare affinché vengano versati i contributi correnti e quelli scaduti e dovuti
quando egli non era ancora in carica, in quanto vi è rapporto di causa effetto
tra l'inazione dell'organo e il mancato pagamento dei contributi (DTF 119 V 407
consid. 4c; RCC 1992 pag. 269 consid. 7b). 

                                         Nessuna
responsabilità del nuovo amministratore secondo l'art. 52 LAVS è data per
contro per il danno causato alla cassa di compensazione prima della sua entrata
nel consiglio di amministrazione, nel caso in cui egli nulla poteva modificare,
e meglio poiché la società anonima era già insolvente (DTF 119 V 401) rispettivamente
indebitata al punto che i contributi risultavano irrecuperabili per motivi
giuridici o di fatto (SVR 2002 AHV no. 10 pag. 24 consid. 4c/aa; Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrats nach Art. 52
AHVG, in: AJP 1996 pag. 1076). In tale ipotesi
l'amministratore può unicamente fare in modo di non aggravare la situazione
(cfr. STFA inedita 16 gennaio 2007 nella causa N.C., H 156/05, consid. 7.2).

 

                                         Nel
caso in esame, rettamente nella risposta di causa la Cassa ha evidenziato che
allorquando l’insorgente è divenuto amministratore unico (8 aprile 2005) la
società non presentava una situazione di grave insolvibilità o di grave
indebitamento tale da precludere il versamento di oneri sociali. Solo con il
rilascio dei primi attestati di carenza beni (30 novembre 2005), quindi in un
periodo posteriore all’entrata in carica del ricorrente, si è resa palese
l’insolvibilità della FA 1 (doc. 6). In questo contesto la graduatoria di
fallimento non è rilevante, essendo indicati unicamente i debiti contratti
dalla società. Del resto, come si evince dallo specchietto riassuntivo del
debito contributivo (doc. 3/B – B1), dopo l’aprile 2005 la società ha più volte
provveduto, sebbene con ritardo, al versamento di alcuni acconti. 

 

                                         In
queste circostanze, dunque, l’insorgente deve rispondere anche per i contributi
paritetici non soluti dalla società e scaduti prima del mese di aprile 2005.

 

 

                               2.9.   In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente
di discolpa, l’insorgente dovrà risarcire alla Cassa gli oneri sociali non
versati dalla FA 1 nella misura determinata nella decisione impugnata, ossia
fr. 156'487,05.

 

                                         Ne
consegue la reiezione del ricorso. 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti