# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92ae5932-5361-5f21-a522-fdafd31b8c11
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.04.2005 11.2002.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-28_2005-04-21.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.28

  	
  Lugano

  21 aprile
  2005/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2000.102 (azione
di riduzione) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna promossa
con petizione del 20 ottobre 2000  da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinato dall'  RA 2 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato dall'  RA 1 ); 

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 18 marzo 2002 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 22
febbraio 2002 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO 1 (1935) è figlio unico di __________ nata __________ (1917),
vedova fu __________. AP 1 (1941) è figlio di una sorella del defunto marito.
Il 4 gennaio 1995 __________ è stata ricoverata nella casa per anziani __________
di __________ e da allora il nipote AP 1 l'ha aiutata a gestire un libretto di
risparmio a lei intestato (n. __________ della Banca dello Stato del Cantone
Ticino, poi sostituito con il n. __________), ottenendo il 25 marzo 1996 anche
una procura individuale su tale libretto. In esito alla divisione dell'eredità
lasciata dal marito __________, il 29 luglio 1996 __________ ha donato al
figlio AO 1 la sua quota di proprietà (⅝) sulla particella n. 2394 RFD di
__________.

 

                                  B.   Il
13 febbraio 1998 __________ ha revocato al nipote AP 1 la procura sul menzionato
libretto di risparmio, trasferendola al figlio AO 1. L'11 marzo 1998
quest'ultimo ha denunciato AP 1 per appropriazione indebita, rimproverandogli
di avere sottratto denaro dal libretto. L'inchiesta ha accertato che, effettivamente
nel 1996 AP 1 aveva prelevato a due riprese complessivi fr. 50 000.–. __________
ha sostenuto però trattarsi di donazioni al nipote, di modo che con decreto del
9 settembre 1998 il Procuratore pubblico ha abbandonato il procedimento penale.

 

                                  C.   __________
è deceduta a __________ il 7 ottobre 1999. Il 29 ottobre 1999 il notaio __________
di __________ ha pubblicato il suo testamento olografo, del 15 ottobre 1997,
nel quale la disponente ha designato il figlio AO 1 quale erede universale e il
notaio rogante quale esecutore testamentario, devolvendo inoltre fr. 2000.– al
nipote AP 1. Il Segretario assessore della giurisdizione di Locarno Campagna ha
rilasciato il 21 dicembre 1999, in luogo e vece del Pretore, un certificato
ereditario nel quale AO 1 figura come unico erede della madre.

 

                                  D.   Il
20 ottobre 2000 AO 1 ha promosso un'azione di riduzione davanti al Pretore
della giurisdizione di Locarno Campagna, sostenendo che le liberalità erogate
tra il 7 ottobre 1994 e il 7 ottobre 1999 da __________ al nipote AP 1 ledono
la sua porzione legittima, onde l'obbligo per AP 1 di versargli – riservata la
facoltà di precisarne l'importo – fr. 53 237.35 con interessi del
5% dal 20 ottobre 2000. Nella sua risposta del 18 gennaio 2001 il convenuto ha
proposto di respingere la petizione, rilevando che l'attore aveva ricevuto a
sua volta, dalla madre, una liberalità di fr. 112 500.–, pari ai ⅝
della particella n. 2394 RFD di __________. In via riconvenzionale egli ha rivendicato
la corresponsione del legato di fr. 2000.– con interessi al 5% dal 

                                         18
gennaio 2001.

 

                                  E.   Esperita
l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a
produrre memoriali conclusivi. Nel proprio, del 17 gennaio 2002, l'attore ha
aumentato a fr. 56 002.65 l'importo preteso, mentre nel suo memoriale conclusivo del 24
gennaio 2002 il convenuto ha ribadito il suo punto di vista. Quest'ultimo ha postulato
il 6 febbraio 2002 la sospensione della causa, che il Pretore ha respinto con
ordinanza del 20 febbraio 2002. Statuendo poi con sentenza del 22 febbraio
2002, il Pretore ha parzialmente accolto l'azione e ha condannato AP 1 a versare
a AO 1 fr. 48 252.25 con interessi al 5% dal 20 ottobre 2000. La tassa di
giustizia e le spese, di fr. 2020.– complessivi, sono state poste per un decimo
a carico dell'attore e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere
all'attore fr. 3000.– per ripetibili. Il Pretore ha respinto invece la
riconvenzione di AP 1, addebitando la tassa di giustizia e le spese, di fr.
170.– complessivi, a carico di lui, con obbligo di rifondere alla controparte
fr. 300.– per ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la predetta sentenza AP 1 è insorto con un appello del 18 marzo 2002 nel quale
chiede che, in riforma del giudizio impugnato, la petizione sia respinta e la
domanda riconvenzionale accolta. Nelle sue osservazioni del 29 aprile 2002 AO 1
propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza del Pretore.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'art. 533 cpv. 1 CC stabilisce che l'azione di riduzione si prescrive
col decorso di un anno dal momento in cui gli eredi hanno conosciuto la lesione
dei loro diritti e in ogni caso col decorso di dieci anni, computati per le
disposizioni testamentarie dal momento della loro pubblicazione e per le altre
liberalità dalla morte del disponente. Il termine di un anno ha, come quello
dell'art. 521 cpv. 1 CC (azione di nullità), carattere di perenzione (giurisprudenza
e dottrina citata da Forni/Piatti in:
Basler Kommentar, ZGB II, 2ª edizione, n. 1 ad art. 533 CC), e va
rilevato d'ufficio (Cocchi/Trezzini, CPC
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 9 ad art. 97). Esso comincia a
decorrere dal momento in cui, nelle circostanze del caso specifico, l'erede
conosce tutti i dati necessari per promuovere causa (DTF 108 II 293 consid. 3a
con rinvii), ossia la morte del disponente, il suo diritto alla legittima, gli
atti suscettibili di riduzione e – almeno approssimativamente – l'entità del
compendio successorio (DTF 121 III 250 consid. 2b; Piotet in: Schweizerisches Privatrecht, vol. IV/1, 

                                         Basilea 1978, pag. 506 verso l'alto; Tuor in: Berner Kommentar, 2ª edizione, n. 5a ad
art. 533 CC; Forni/Piatti, op.
cit., n. 2 ad art. 533 CC).

 

                                         In
concreto la morte di __________ risale al 7 ottobre 1999 (doc. B, inserto A) ed
è stata comunicata l'indomani dal Municipio di __________ all'Ufficio delle
imposte di successione e donazione, con il nome dell'attore quale presunto
erede (doc. II richiamato). Nell'inventario fiscale della successione, giunto
il 4 gennaio 2000 al citato Ufficio, l'attore ha indicato come unico bene della
madre l'importo di fr. 14 341.25 (doc. II richiamato) depositato sul libretto di risparmio n. __________
della Banca dello Stato (doc. E). Tale importo corrisponde a quello comunicato
dalla banca al notaio __________, esecutore testamentario, il 15 novembre 1999
(doc. II richiamato). Il solo fatto che AO 1 disponesse di una procura sul
libretto di risparmio ancora non significa che egli conoscesse l'entità della
successione già prima di allora, né del resto il convenuto adombra nulla del
genere. Introdotta il 20 ottobre 2000, l'azione di riduzione va quindi ritenuta
tempestiva.

 

                                   2.   Il Pretore, accertato anzitutto che all'attore, figlio unico della
disponente, spettavano tre quarti della successione (art. 471 n. 1 CC), ha
appurato che il saldo sul libretto di risparmio intestato alla medesima era il
7 ottobre 1999 di fr. 14 341.25 ma che il 31 dicembre 1994 era di fr. 110 471.89. Tra
l'8 ottobre 1994 e il 7 ottobre 1999 __________ aveva bensì beneficiato di
entrate per complessivi fr. 134 871.– (rendita AVS e rendita da previdenza professionale), ma
durante il medesimo periodo si registravano uscite di fr. 137 220.– in
seguito al ricovero nella casa per anziani (compresa l'assicurazione RC), di
fr. 14 361.30 per il premio della cassa malati, di fr. 3000.– per un
versamento al figlio AO 1, di fr. 4000.– per un onorario dovuto a un avvocato e
di fr. 3303.45 per spese dentarie. Calcolato un asse successorio di fr. 83 458.15,
comprese le donazioni al nipote AP 1, il Pretore ha stabilito così una porzione
legittima in favore dell'attore di fr. 62 593.50 (¾ di fr. 83 458.15). E
siccome quest'ultimo aveva già ricevuto il saldo del deposito sul libretto di
risparmio della madre (fr. 14 341.25), la quota legittima di lui risultava lesa nella misura di
fr. 48 252.25. Donde l'accoglimento dell'azione principale entro tali
limiti. Il Pretore non ha tenuto conto invece della quota di proprietà
(⅝) sulla particella n. 2394 donata il 29 luglio 1996 dalla disponente al
figlio, il computo di tale liberalità nella successione presupponendo a suo
parere un'azione di riduzione, esperibile solo da un erede legittimo, mentre il
convenuto non può essere considerato tale.

                                         

                                   3.   Le
voci e le somme considerate dal Pretore per determinare l'asse successorio di
fr. 83 458.15 non sono litigiose. Contestato è il fatto che il primo
giudice non abbia incluso fra gli attivi dell'eredità la donazione di __________
al figlio consistente nella quota di comproprietà (⅝) sulla particella n.
2394. Secondo l'appellante, la porzione legittima dipende dal valore
complessivo della successione, sicché a torto il Pretore ha omesso di
considerare la donazione. Che egli sia legittimato o no a introdurre un'azione
di riduzione poco importa, trattandosi unicamente di applicare nella fattispecie
un metodo di calcolo previsto dalla legge. Del resto, soggiunge l'appellante,
solo procedendo in tal modo si rispetta la libertà di disporre di cui ha
usufruito __________. 

 

                                   4.   L'entità
di una successione non comprende solo i beni del defunto al momento del decesso
(art. 474 cpv. 1 CC), dedotti i debiti, le spese funerarie, di apposizione dei
sigilli e d'inventario, come pure le spese per il mantenimento durante un mese
delle persone conviventi col defunto (art. 474 cpv. 2 CC), ma anche gli 

                                         eventuali crediti in esito allo scioglimento del regime matrimoniale
(Staehelin in: Basler Kommentar,
ZGB II, 2ª edizione, n. 1 ad art. 474 con riferimenti), i beni soggetti
a collazione (art. 626 CC; Weimar in:
Berner Kommentar, edizione 2000, n. 35 ad art. 474 CC) e le liberalità tra vivi
soggette a riduzione (art. 475 CC). Di queste ultime fanno parte tutte le
liberalità suscettibili di riduzione, indipendentemente dal fatto che un'azione
di riduzione sia o non sia stata promossa (Piotet,
Droit successoral, in: Traité de droit privé suisse, vol. IV, Friburgo
1975, pag. 410, § 62). Di conseguenza, per determinare la porzione legittima si
riuniscono anzitutto alla massa successoria, fittiziamente, le liberalità tra vivi.
Che il beneficiario sia o non sia tenuto a restituzioni non interessa questo
stadio della procedura (Staehelin,
op. cit., n. 3 ad art. 475 CC; Rep. 1970 pag. 246). Nel computo è di rilievo
ogni liberalità che potrebbe oggettivamente soggiacere a riduzione (Rep. 1982
pag. 96).

 

                                   5.   Contrariamente
a quanto reputa il Pretore (sentenza impugnata, consid. 5) e a quanto ribadisce
l'attore in appello (osservazioni, pag. 3 in alto), che nella fattispecie un'azione
di riduzione non sia stata intentata non è un motivo per escludere una liberalità
dal calcolo della successione. Come si è appena visto, un'azione del genere non
ha alcuna incidenza sulla “riunione fittizia” delle liberalità tra vivi cui si
deve procedere per il calcolo del compendio successorio. Che l'appellante,
nipote della testatrice, non sia erede legittimo (art. 457 segg. CC), ma
semplice legatario, e non sia quindi legittimato a promuovere azione di
riduzione poco giova. La censura dell'appellante, secondo cui il Pretore ha
escluso a torto la nota donazione dall'asse successorio si rivela pertanto
fondata. Ciò posto, occorre esaminare le conseguenze di tale omissione.

 

                                   6.   L'art.
475 CC, a mente del quale “le liberalità fra vivi sono computate nella sostanza
in quanto sono soggette all'azione di riduzione”, rinvia all'art. 527 CC
(Weimar, op. cit., n. 3 ad art.
475 CC). Tale norma assoggetta a riduzione le liberalità fatte
in acconto della quota ereditaria per causa di nozze, corredo o cessione di
beni, in quanto non siano soggette a collazione (n. 1), i contratti di fine e
rinuncia d'eredità (n. 2), le donazioni liberamente revocabili e quelle fatte
dal disponente negli ultimi cinque anni precedenti alla di lui morte,
eccettuati i regali d'uso (n. 3), come pure le alienazioni fatte dal disponente
con la manifesta intenzione di eludere le disposizioni sulla legittima (n. 4).
Nelle previsioni dell'art. 527 n. 3 CC rientrano le donazioni in favore di un
erede non indispensabili alla di lui sussistenza, oltre a quelle in favore di
terzi che non hanno la qualità di erede (DTF 107 II 131 consid. 3b; Weimar, op. cit., n. 11 e 19 ad art.
475 CC).

 

                                   7.   Nella
fattispecie l'attore non ha mai contestato di avere ricevuto in donazione dalla
madre la quota di comproprietà sulla particella n. 2394 (replica, n. 2 pag. 3;
conclusioni, n. 5 pag. 4; il fatto è anzi ammesso in appello: osservazioni, n.
1 pag. 4 con riferimento all'appello, n. 1 pag. 2). Né potrebbe essere
diversamente, evincendosi dagli atti che mediante contratto di divisione ereditaria
parziale del 29 luglio 1996 __________ ha rinunciato in favore del figlio a
qualsiasi pretesa riguardante la particella (doc. CC, 2° e 3° foglio). Il fondo
apparteneva in precedenza al defunto marito della disponente, padre dell'attore
(doc. BB), il quale aveva disposto in favore della moglie una quota ereditaria
pari a cinque ottavi, lasciando la porzione legittima al figlio (doc. U: testamento
pubblico, pag. 2). La particella è poi passata in proprie­tà della comunione
ereditaria, composta di __________ e AO 1 (doc. BB, 1° foglio), e dopo lo
scioglimento di tale comunione all'attore (doc. CC, 1° e 2° foglio). Che quest'ultimo
abbia versato un corrispettivo non risulta. Quanto alla donazione, essa risale
a poco più di tre anni prima della morte di __________, né si ravvisano indizi
che inducano a scorgere un'alienazione nell'intento di garantire – o di
migliorare – il sostentamento dell'attore (cfr. Weimar, op. cit., n. 9 ad art. 475 CC). Essa
costituisce perciò una liberalità soggetta a riduzione giusta l'art. 527 n. 3
CC e rientra nella computo della successione.

 

                                   8.   L'appellante
si duole di avere postulato a suo tempo una perizia sul valore venale della
particella n. 2394, che tuttavia il Pretore ha respinto. Egli rammenta di avere
stimato tale valore nella risposta in almeno fr. 180 000.–, rapportando il
valore donato dalla madre al figlio a fr. 112 500.– (⅝ di fr.
180 000.–). Se non che, egli afferma, il valore è nel frattempo lievitato,
il fondo essendo stato venduto per il tramite di un'agenzia immobiliare al
prezzo di fr. 620 000.–. Donde una donazione che può essere stimata in circa fr. 387 500.– (⅝
di fr. 620 000.–) , il che permetterebbe di escludere una
lesione della porzione legittima spettante all'attore. Il convenuto chiede
pertanto che si assuma in appello la prova rifiutata dal Pretore. L'attore
obietta che la controparte allega fatti nuovi, per altro senza alcun riscontro
probatorio, e definisce inutile la perizia, la pretesa in questione non
rientrando nell'eredità.

 

                                         Per
calcolare gli attivi di una successione fa stato il valore venale dei beni alla
morte del disponente (DTF 110 II 228 consid. 7b; Staehlin, op. cit., n. 2 e 14 ad art. 474 CC). Il valore
dichiarato a fini fiscali o nell'ambito dell'inventario della successione è
irrilevante. Che il fondo in rassegna sia stato venduto al prezzo (dichiarato
dall'appellante) di fr. 620 000.– dopo l'istruttoria, oltre a costituire un fatto nuovo (e come
tale irricevibile: art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), non interessa. Decisivo è il
valore venale della particella n. 2394 il 7 ottobre 1999, giorno in cui è
deceduta __________. A suo tempo il Pretore aveva respinto l'esecuzione di una
perizia su tale valore, fondandosi sul fallace presupposto che a tal fine il
convenuto dovesse essere legittimato a promuovere azione di riduzione
(ordinanza del 14 settembre 2001 nel fascicolo allegati). A parte la
motivazione errata, il risultato era corretto. L'importo di fr. 180 000.–
indicato dal convenuto (risposta, pag. 3, n. 2), invero, non è stato contestato
dall'attore (replica, pag. 2 e 3, n. 2). Doveva dunque presumersi ammesso (art.
170 cpv. 2 CPC). Ne segue che per determinare il compendio successorio il Pretore
doveva dipartirsi dall'importo di fr. 112 500.– (⅝ di fr. 180 000.–),
corrispondente al valore della quota della particella n. 2394 donata dalla
madre al figlio.

 

                                   9.   Secondo
l'art. 522 cpv. 1 CC gli eredi che non ottengono l'importo della loro legittima
possono pretendere che le disposizioni eccedenti la porzione disponibile siano
ridotte alla giusta misura. Dato quanto precede, il compendio successorio va
ricalcolato in fr. 195 958.15, comprendente l'importo di fr. 83 458.15 (incontestato:
sopra, consid. 3 in principio) aumentato di fr. 112 500.–. La porzione
legittima spettante a AO 1 corrisponde cosi a fr. 146 968.60 (¾ di fr. 195 958.15).
L'attore ha già ricevuto il noto fondo, del valore di fr. 112 500.–, e il
saldo di fr. 14 341.25 depositato sul libretto di risparmio n. __________ della Banca
dello Stato (doc. E), per complessivi fr. 126 841.25. La porzione legittima
è pertanto lesa nella misura di fr. 20 127.35 (fr. 146 968.60 ./. fr. 126 841.25).
L'appello va dunque accolto fino a concorrenza di tale somma e il dispositivo
n. 1 della sentenza impugnata riformato nel senso che il convenuto verserà
all'attore l'importo di fr. 20 127.35 con interessi al 5% dal 20 ottobre 2000.

 

                                10.   L'appellante
chiede anche la riforma del dispositivo n. 2 della sentenza impugnata (appello,
pag. 1) per vedere accogliere la sua riconvenzione e condannare AO 1 a
corrispondergli il legato di fr. 2000.– previsto nel testamento della zia. Ora,
per tacere del fatto che egli non si confronta minimamente con le argomentazioni
addotte dal Pretore, nell'appello egli si limita a sostenere che, computando il
valore della donazione fatta dalla disponente al figlio nel 1996, la porzione
legittima di quest'ultimo è ampiamente rispettata e quindi “trova applicazione
l'obbligo di versare il legato”. Se non che, quanto precede smentisce appieno
tale assunto. Pur computando nell'asse successorio il valore della quota della
particella n. 2394 donata dalla madre al figlio il 29 luglio 1996, infatti, la
porzione legittima di quest'ultimo risulta pur sempre lesa nella misura di fr.
20 127.35 (sopra, consid. 9). Nulla giustifica quindi che l'attore
proceda al versamento del legato (art. 486 cpv. 1 CC). Su questo punto
l'appello è destinato alla reiezione.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza (art.
148 cpv. 2 CPC). Il convenuto ottiene causa vinta per sei decimi rispetto alla
spettanza dell'attore stabilita in prima sede (fr. 48 252.25), ma esce
sconfitto sulla riconvenzione (legato di fr. 2000.–). Nel complesso appare equo
pertanto addebitare a ciascuno la metà degli oneri processuali e compensare le
ripetibili. L'esito dell'attuale giudizio impone una modifica del dispositivo
sugli oneri e le ripetibili di primo grado, nel senso che l'attore va ritenuto
soccombente per sei decimi, con obbligo di rifondere al convenuto un'indennità
per ripetibili ridotte.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è parzialmente accolto e il dispositivo n. 1 della sentenza impugnata è così
riformato:

                                         La petizione è parzialmente accolta, nel
senso che il convenuto è tenuto a versare all'attore fr. 20 127.35 con interessi al 5% dal 20 ottobre 2000.

                                         La tassa di
giustizia fr. 2000.– e le spese di fr. 20.–, da anticipare dall'attore, sono
posti per sei decimi a carico di lui e per il resto a carico del convenuto, cui
l'attore rifonderà fr. 700.– per ripetibili ridotte.

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
d'appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1050.–

                                         b) spese                         fr.      50.–

                                                                                fr. 1100.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                           La
segretaria