# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eed5ffa4-301b-5c61-9879-10b8b4302712
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-06-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.06.2020 D-2987/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2987-2020_2020-06-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2987/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  g i u g n o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Jeannine Scherrer- 

Bänziger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,   

rappresentato dal lic. iur. Mario Amato,  

SOS Ticino Consultorio giuridico di SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 29 maggio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-2987/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino georgiano, di etnia omonima, con ultimo domicilio a 

B._______, provincia di C._______, ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera il (…) dicembre 2018 (cfr. atto A2/2). 

B.  

Il richiedente, è stato questionato dalla Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) sommariamente nell’ambito di un’audizione sulle gene-

ralità il (…) dicembre 2018 (cfr. atto A9/14; di seguito: verbale 1) rispettiva-

mente il (…) dicembre 2018 sui suoi motivi d’asilo (cfr. atto A11/21; di se-

guito: verbale 2). 

In sostanza, e per quanto qui di rilievo, egli ha allegato che nel Paese d’ori-

gine egli sarebbe stato arrestato una prima volta nel (…) con l’accusa di 

aver commesso un reato (…), e sarebbe stato rilasciato nell’(…) o (…) del 

(…), a seguito della grazia ricevuta dall’allora presidente della Georgia. In 

seguito, assieme in particolare a dei giornalisti, egli avrebbe filmato e do-

cumentato degli illeciti perpetrati nel (…), segnatamente inerenti (…) per-

sone di alto rango del (…) che avrebbero preso parte all’omicidio di 

D._______ e della (…) ed i privilegi che gli stessi avrebbero goduto in car-

cere, rendendo pubbliche le informazioni raccolte dal (…) del (…), per il 

tramite anche di programmi televisivi. Il (…) egli avrebbe subito un secondo 

arresto con l’accusa di (…), e detenuto sino all’(…) del (…), ove grazie ad 

un’amnistia dell’allora Governo georgiano, è stato liberato in quanto rico-

nosciuto come prigioniero politico. Durante tale periodo detentivo, egli 

avrebbe subito delle torture e dei maltrattamenti nel corso del (…). Inoltre, 

egli ha allegato che le (…) persone che sarebbero state condannate per 

l’omicidio di D._______, il (…), allorché era ancora vigente il vecchio go-

verno del Presidente E._______, sarebbero state liberate, e tutt’ora, con il 

(…), eserciterebbero delle alte cariche. A seguito della sua liberazione, egli 

avrebbe continuato la sua attività di raccolta di documentazione nonché di 

denuncia delle illegalità e della corruzione del (…), oltreché per gli arresti 

ingiusti ed i maltrattamenti che avrebbe subito in carcere, anche con l’aiuto 

del suo legale che curerebbe tutt’ora i suoi interessi. Per questa sua attività 

investigativa e di denuncia, egli avrebbe ricevuto svariate minacce verbali 

e per iscritto, oltreché delle proposte di lavoro o la visita di persone scono-

sciute, perché egli cessasse le stesse, ma non avrebbe mai denunciato 

alle autorità le medesime. In tale contesto, egli avrebbe deciso di espatriare 

definitivamente verso la F._______ il  

(…), legalmente ed accompagnato dalla (…), che si sarebbe invece recata 

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Pagina 3 

direttamente verso l’G._______, ove tutt’ora soggiornerebbe. La sua (…), 

sarebbe invece rimasta presso i (…) a H._______. Successivamente alla 

sua partenza, i suoi famigliari gli avrebbero riferito di aver ricevuto delle 

minacce, nonché avrebbero chiesto ove lui si troverebbe. Altresì, nel pe-

riodo che egli avrebbe trascorso in F._______ per lavoro, rientrando di 

quando in quando in Georgia – dal (…) sino all’(…)– egli avrebbe ricevuto 

delle visite da parte di “benefattori” o delle persone sconosciute sarebbero 

giunte sotto casa sua con delle automobili per intimidirlo, oltreché gli sa-

rebbero giunti molti messaggi con lo stesso scopo, o ancora gli avrebbero 

chiesto di testimoniare in un processo per omicidio, ma lui non lo avrebbe 

fatto. Altresì sarebbe stato contattato e minacciato da parte di un criminale, 

in rappresentanza dei suoi persecutori, nonché i suoi conti correnti sareb-

bero stati bloccati. Nell’eventualità di un suo ritorno nel Paese d’origine, 

egli ha asserito di temere per la sua incolumità e soprattutto per quella della 

sua famiglia, nonché di essere nuovamente accusato ingiustamente. 

Il richiedente asilo ha depositato quali documenti agli atti:  

- i suoi passaporto, carta d’identità e di legittimazione originali (cfr. ver-

bale 1, p.to 4.01 segg., pag. 7; cfr. anche atto A3);  

- un estratto dal sito internet (…) del (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.04, pag. 10 

e atto A11/1, mezzo di prova n. 1);  

- un biglietto aereo del (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.05, pag. 10); 

- vari “screenshots” di conversazioni (…) (cfr. atto A11/1, mezzi di prova 

n. 2–n. 5 e n. 9; atto A11/2, mezzo di prova n. 19);  

- vari articoli tratti da siti online (cfr. atto A11/1, mezzi di prova n. 6–n. 8; 

n. 10–n. 12 e n. 15; atto A11/2, mezzi di prova n. 16–17 e n. 20 – 23);  

- un link al filmato della (…) sull’inazione delle persone che partecipano 

al caso di D._______ e della (…) (cfr. atto A11/2, mezzo di prova n. 18);  

- copia della decisione della (…) del (…) (cfr. atto A11/1, mezzo di prova 

n. 13); 

- copia dell’“(…) A._______” dello (…) del (…) (cfr. atto A11/1, mezzo di 

prova n. 14);  

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- copia della corrispondenza bancaria elettronica concernente il seque-

stro del conto corrente tra l’interessato ed il (…) tra il (…) ed il (…) (cfr. 

atto A11/2, mezzo di prova n. 24);  

- lo scritto del (…) in merito al rimborso delle spese di trasporto ricevuto 

dall’interessato da (…) a I._______ (cfr. atto A11/2, mezzo di prova 

n. 25); 

- una ricevuta di denaro per CHF (…).– del (…) (cfr. atti SEM). 

C.  

Il 24 gennaio 2019, l’autorità inferiore ha emesso una prima decisione, ove 

non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la 

sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il suo allontanamento 

dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura.  

D.  

Con sentenza del 5 aprile 2019 di cui ai ruoli D-1003/2019, il Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), ha accolto il ricorso del 

25 febbraio 2019 interposto dal richiedente contro la suddetta decisione, 

annullando la stessa e ritrasmettendo gli atti di causa alla SEM per una 

completa e corretta istruzione della fattispecie e la pronuncia di una nuova 

decisione ai sensi dei considerandi. 

E.  

Con nuova decisione del 29 maggio 2020, la SEM non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo, 

pronunciando contestualmente il suo allontanamento dalla Svizzera e 

l’esecuzione del medesimo provvedimento, siccome ammissibile, esigibile 

e possibile. 

In particolare, l’autorità inferiore, dopo aver constatato che il Consiglio fe-

derale ha inserito la Georgia nel novero degli Stati per i quali si può presu-

mere l’assenza di persecuzioni rilevanti ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a 

della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha ritenuto che le condizioni per il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo non sa-

rebbero state riunite nel caso di specie, non essendo l’interessato stato in 

misura di “capovolgere” la presunzione confutabile di protezione esposta 

nella precitata disposizione. Per quanto la SEM non abbia messo in dubbio 

quanto accadutogli in Georgia in relazione alle due detenzioni subite, tut-

tavia ha ritenuto che le minacce da egli ricevute successivamente al suo 

ultimo rilascio, risulterebbero inverosimili e di riflesso, pure il suo timore 

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Pagina 5 

fondato di rientro in patria in ragione delle stesse non sussisterebbe. In-

vero, le sue allegazioni in merito alle problematiche avute con le autorità e 

le minacce che egli avrebbe ricevuto in tale periodo, sarebbero state vaghe 

e fumose, eludendo e divagando più volte rispetto alle domande precise a 

lui poste. Peraltro, l’interessato avrebbe pure ammesso che in Georgia le 

minacce non si sarebbero mai concretizzate e non avrebbe mai denunciato 

le medesime, perpetrate da (…) del (…) o da mediatori di questi ultimi. 

Proprio tale fatto, malgrado il suo atteggiamento propositivo mediatico e 

legale per far emergere le irregolarità subite in relazione ai suoi arresti, 

nonché circa i privilegi di cui avrebbero goduto alcuni detenuti specifici, 

risulterebbe insensato e non giustificato dalle sue allegazioni. Del resto, 

sarebbe notorio che recentemente, le autorità giudiziarie georgiane, ab-

biano avviato diverse procedure contro alti funzionari accusati di attività 

illegali e si starebbero adoperando per garantire la protezione della popo-

lazione georgiana. Inoltre, l’evenienza che egli abbia atteso tanto tempo 

prima di espatriare definitivamente dalla Georgia, senza aver apportato 

delle giustificazioni concrete a supporto, confermerebbe che lui stesso non 

si sarebbe sentito in pericolo di vita e che quindi, anche tali minacce, non 

vi sarebbero state. Neanche i mezzi di prova da egli prodotti sarebbero atti 

a dimostrare le incessanti minacce da lui descritte. Dal profilo dell’esecu-

zione dell’allontanamento, non sussisterebbero dapprima degli indizi all’in-

carto per ritenere che egli, in caso di ritorno nel suo Paese d’origine, sa-

rebbe esposto concretamente e seriamente a trattamenti contrari all’art. 3 

CEDU ed il principio di non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi 

non si applicherebbe in specie. Non vi sarebbero inoltre degli ostacoli né 

dal profilo della situazione politica della Georgia né personali, ostativi 

all’esigibilità del suo allontanamento, come neppure dal profilo tecnico e 

pratico. 

F.  

In data 9 giugno 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto 

dinanzi al Tribunale con ricorso avverso la decisione della SEM summen-

zionata. Egli ha chiesto in via principale l’annullamento della decisione im-

pugnata ed il rinvio degli atti di causa all’autorità inferiore per nuova valu-

tazione delle allegazioni. In primo subordine, ha chiesto il riconoscimento 

della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo, ed in secondo subor-

dine, la concessione dell’ammissione provvisoria, per inammissibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento. Contestualmente il ricorrente ha pre-

sentato un’istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso, della di-

spensa del versamento dell’anticipo sulle presumibili spese processuali, il 

tutto con protesta di spese e ripetibili. 

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A mente dell’insorgente, poiché la decisione dell’autorità di prime cure si 

fonderebbe sulle medesime argomentazioni della prima decisione da ella 

resa in merito, senza tuttavia svolgere alcuna audizione circa i mezzi di 

prova da egli prodotti nel corso della procedura di prima istanza – e citati 

esaustivamente nell’elenco dei mezzi di prova di cui all’avversata decisione 

– anche la presente decisione impugnata si fonderebbe su un accerta-

mento inesatto ed incompleto dei fatti rilevanti della causa. In particolare, 

egli contesta che la SEM abbia ritenuto inverosimili, in quanto incompatibili 

con l’esperienza generale di vita o con la logica dell’agire, il fatto che egli 

non abbia denunciato alle autorità georgiane le minacce ricevute, come 

pure che egli non abbia abbandonato immantinente il suo Paese d’origine 

dopo la sua seconda scarcerazione. Invero, come lo si desumerebbe dalle 

sue allegazioni rilasciate durante la seconda audizione federale, una de-

nuncia formale non avrebbe avuto alcun senso, in quanto coloro che lo 

avrebbero ingiustamente condannato in passato, sarebbero tutt’ora ai ver-

tici della (…). Per quanto poi attiene l’evenienza che egli abbia abbando-

nato il suo Paese d’origine soltanto con il peggiorare della situazione poli-

tica e democratica, come tra l’altro di pubblico dominio, non sarebbe da 

interpretare come un’assenza di rischi legati alle minacce da lui narrate. 

Sarebbe vieppiù d’interesse la circostanza che in diverse occasioni l’insor-

gente si sia riferito a nuovi metodi di minacce, indirette e più subdole. È 

proprio poiché il ricorrente sarebbe divenuto un personaggio pubblico, che 

le stesse non si sarebbero mai concretizzate. A tale contesto andrebbero 

pertanto ricondotti sia gli “screenshots” prodotti dall’interessato che il 

mezzo di prova inerente il sequestro del suo conto corrente. In tale ottica, 

andrebbe inoltre per lo meno considerata l’esistenza di una pressione psi-

chica, protrattasi nel tempo, nei confronti del ricorrente, e che l’avrebbe 

indotto infine a lasciare definitivamente la Georgia.  

Dal profilo dell’esecuzione dell’allontanamento, egli ritiene che la stessa 

sia inammissibile. Segnatamente, vi sarebbe una possibile violazione 

dell’art. 3 CEDU, in caso di un suo rinvio verso la Georgia, poiché ivi sa-

rebbe esposto al rischio di trattamenti inumani e degradanti proscritti da 

tale disposto, come gli sarebbe tra l’altro già avvenuto in passato. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

 

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Pagina 7 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica della LAsi del 25 settembre 2015). Inoltre, il 

1° gennaio 2019, la legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 

(LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rinominata quale legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). Tuttavia, posto che i di-

sposti della legge precitata che verranno menzionati nella presente sen-

tenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr alla LStrI, il Tribu-

nale utilizzerà di seguito la nuova denominazione. 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA.  

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

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Pagina 8 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi 

citata). 

4.  

4.1 L’insorgente si prevale innanzitutto di un accertamento incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, in particolare riguardo ai 

mezzi di prova da egli prodotti nel corso di procedura per supportare le sue 

asserzioni. Tale censura formale va trattata preliminarmente, dal momento 

che potrebbe condurre alla cassazione della decisione impugnata.  

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del cor-

retto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documenta-

zione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridi-

che ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2012/21 consid. 5). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti 

quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e 

dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto 

conto di tutte le circostanze di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungs-

verfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, 

pag. 369 segg.). Tuttavia, il principio inquisitorio è limitato dall’obbligo di 

collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in: 

Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-

waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 8, pag. 192 seg.). 

4.3 Nella presente disamina, ed al contrario di quanto postulato dal ricor-

rente, non si ravvisa da parte dell’autorità inferiore né un accertamento ine-

satto né incompleto dei fatti determinanti, e quindi, di convesso, neppure 

una violazione del principio inquisitorio. Nella decisione impugnata la SEM 

ha descritto in modo dettagliato tutti gli elementi e la documentazione che 

ha preso in esame per giungere alla sua valutazione, argomentando inoltre 

in modo ben più articolato rispetto alla sua prima decisione annullata dal 

Tribunale con sentenza D-1003/2019 del 5 aprile 2019. In particolare, ri-

guardo ai mezzi di prova prodotti in corso di procedura dal ricorrente, e 

come disposto dal Tribunale nella sentenza precitata ai consid. 6.3.2 e  

consid. 7, l’autorità inferiore li ha repertoriati e registrati in modo corretto, 

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citandoli anche integralmente nella decisione impugnata, come pure ne ha 

tenuto conto ampiamente nel suo apprezzamento (cfr. p.to II, pag. 7 seg. 

della decisione avversata). L’autorità inferiore ha inoltre proceduto ad un 

esame completo e corretto dei fatti determinanti per giungere ad una valu-

tazione in particolare in relazione all’inverosimiglianza delle minacce alle-

gate dal ricorrente. Invero, l’autorità sindacata, durante il corso delle due 

audizioni svolte con il ricorrente, gli ha posto dei quesiti puntuali, segnata-

mente sul suo trascorso in Georgia, in relazione anche alle minacce rice-

vute ed ai mezzi di prova che egli avrebbe voluto depositare in merito (cfr. 

verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 8 segg.; verbale 2, D4 seg., pag. 2 e D22 

segg., pag. 4 segg.), dandogli la possibilità ampiamente di esprimersi circa 

i predetti. Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha altresì dettagliato 

la sua analisi in merito in modo pertinente, nonché spiegato in particolare, 

la ponderazione degli elementi che avrebbe effettuato. Infine il ricorrente, 

malgrado adduca nel suo ricorso che la SEM non lo avrebbe interrogato 

puntualmente in merito alla documentazione inoltrata successivamente da 

lui, non ha presentato con il ricorso – malgrado avesse anche in tale sede 

la possibilità di farlo ed in violazione del suo obbligo di collaborare – alcun 

elemento per sostanziare quali circostanze presenti nei mezzi di prova da 

lui prodotti, non sarebbero stati adeguatamente presi in considerazione e 

sui quali egli non si sarebbe potuto esprimere. A tali condizioni, è a giusto 

titolo che l’autorità inferiore non abbia proceduto ad ulteriori atti istruttori, 

segnatamente ad un’ulteriore audizione del ricorrente come da quest’ul-

timo preteso nel gravame, in quanto l’istruzione svolta dall’autorità inferiore 

risulta sufficientemente completa e corretta. Le censure formali inerenti 

l’accertamento inesatto ed incompleto dei fatti determinanti da parte della 

SEM, malfondate, devono pertanto essere in toto respinte.  

5.  

5.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi). 

5.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’es-

sere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

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Pagina 10 

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi).  

5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

6.  

6.1 Nella presente disamina, ed a differenza di quanto sostenuto dal ricor-

rente nel suo gravame, il Tribunale ritiene in accordo con l’autorità inferiore 

che a ragione quest’ultima abbia negato la qualità di rifugiato e la conces-

sione dell’asilo all’insorgente, in quanto le dichiarazioni rese dallo stesso 

nel corso di procedura ed a fondamento della sua domanda d’asilo, come 

pure la documentazione a supporto presentata, non adempiono né le con-

dizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi né quelle di rilevanza ex art. 3 

LAsi, per i motivi che seguono. 

6.2 Il 28 agosto 2019 il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero 

dei paesi esenti da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, mo-

difica entrata in vigore dal 1° ottobre 2019 (cfr. Lista «Safe Countries» ai 

sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM). Nel caso in cui lo Stato d’origine 

sia designato come sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una 

presunzione legale che una persecuzione statale rilevante in materia 

d’asilo non sussista e che vi sia una protezione offerta da parte dello Stato 

d’origine contro i pregiudizi di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3; 

sentenza del Tribunale D-6455/2019 dell’11 dicembre 2019 e E-6265/2019 

del 5 dicembre 2019 consid. 5.3). Tale presunzione può essere confutata 

solo in presenza di indizi concreti (cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale 

E-616/2019 del 25 gennaio 2019). Vi è dunque una presunzione legale di 

protezione da parte delle autorità georgiane, tanto più che per costante 

giurisprudenza tale Paese dispone di un sistema giudiziario accessibile e 

di forze di sicurezza efficaci (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale  

D-339/2020 e D-360/2020 del 27 gennaio 2020 consid. 7.2, D-6455/2019 

precitata, D-5573/2019 del 6 novembre 2019). 

6.3 In corso di procedura, il ricorrente non ha però apportato degli elementi 

concludenti che permettano di confutare la suddetta presunzione. 

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Pagina 11 

6.4 In primo luogo, in questa sede non si intende rimettere in discussione 

la verosimiglianza delle vicende giudiziarie e di lotta legale e mediatica 

contro l’allora (…) – in particolare nei confronti di alcune figure di spicco 

dello stesso – ed il suo (…) da parte del ricorrente, così come delle due 

incarcerazioni da egli subite, come rilevato pure nella decisione sindacata 

dalla SEM. Tuttavia, le allegazioni circa i motivi principali che avrebbero 

indotto lo stesso alla fuga dal suo Paese d’origine, non risultano essere 

verosimili. 

6.4.1 Invero, in merito alla persecuzione da egli allegata da parte di (…), 

che siederebbero tutt’ora ai vertici della (…) e del (…), o di mediatori degli 

stessi, tramite minacce ed intimidazioni sotto varia forma avvenute dal suo 

rilascio dal carcere del (…) sino al suo espatrio definitivo nel (…), e poi 

proseguite anche nel (…) pure nei confronti dei suoi famigliari, che sareb-

bero a fondamento di quest’ultimo, le asserzioni dello stesso risultano es-

sere superficiali e poco circostanziate. Difatti, malgrado egli abbia addotto 

su richiesta alcuni nomi dei protagonisti di tali minacce o le funzioni che gli 

stessi adempirebbero (cfr. verbale 2, D96, pag. 13; D104 seg., pag. 14), o 

ancora le modalità con le quali essi lo avrebbero minacciato (cfr. verbale 2, 

D34 segg., pag. 7 seg.; D85 segg., pag. 12 seg.; D98 seg., pag. 13 seg.), 

riguardo concretamente le stesse egli ha rilasciato delle asserzioni sempre 

vaghe e generiche che non sono neppure state rese verosimili o provate 

dalla copiosa documentazione da egli prodotta agli atti, come rettamente 

sostenuto nella decisione impugnata dall’autorità inferiore. Per il resto può 

pertanto essere rinviato alla decisione impugnata, in quanto la stessa ri-

sulta sufficientemente dettagliata e motivata (cfr. art. 109 cpv. 3 su rinvio 

dell’art. 6 LAsi), non avendo inoltre l’insorgente apportato alcuna argomen-

tazione ricorsuale convincente che possa rimettere in discussione le con-

siderazioni precedenti.  

6.4.2 Tale conclusione è vieppiù supportata dal comportamento illogico che 

lo stesso ricorrente avrebbe tenuto riguardo alle supposte minacce ricevute 

ed ai suoi persecutori. Invero egli, d’un canto ha continuato negli anni (…) 

a rientrare regolarmente dalla F._______ – ove si trovava per lavoro legal-

mente (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 3) – in Georgia presso il domicilio 

famigliare, quindi in un luogo ove era facilmente reperibile ed esposto alle 

stesse. D’altro canto, ha potuto lasciare legalmente con la (…) la Georgia 

in direzione della F._______, ove nel corso del suo viaggio sarebbe pure 

stato controllato dalla (…) georgiana (cfr. verbale 1, p.to 2.05, pag. 6 e p.to 

5.01, pag. 7), nonché avrebbe potuto ottenere regolarmente presso il (…) 

in F._______ il suo passaporto dopo il suo espatrio definitivo (cfr. verbale 

1, p.to 4.02, pag. 7; verbale 2, D18 segg., pag. 2 seg.). Ha inoltre intessuto 

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Pagina 12 

con alcuni dei presunti persecutori delle conversazioni mediatiche, arri-

vando pure a fornire le sue generalità ed il suo numero telefonico (cfr. atto 

A11/1, mezzo di prova n. 4). Peraltro, pur allegando anche nel gravame 

che egli non avrebbe denunciato gli atti intimidatori e minacciosi ricevuti, in 

quanto coloro che lo avrebbero ingiustamente condannato in passato sa-

rebbero tutt’ora ai vertici della (…), tale spiegazione risulta però essere in-

compatibile con il comportamento proattivo da egli dimostrato anche nel 

corso dello stesso periodo per denunciare il (…) e (…), altresì disponendo 

di un valido supporto legale. La sua indolenza nel presentare una denun-

cia, non trova pertanto alcuna motivazione logica, e supporta ancora mag-

giormente la conclusione che le minacce da lui narrate, non risultino vero-

simili. 

6.5  

6.5.1 A titolo abbondanziale, anche se tali minacce fossero ritenute verosi-

mili, egli non è riuscito nell’intento di rendere verosimile il suo timore og-

gettivo e soggettivo circa la concretizzazione delle stesse, in tutta probabi-

lità ed in un futuro prossimo (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurispru-

denza ivi citata; DTAF 2011/51 consid. 6.2) ai sensi dell’art. 3 LAsi, come 

pure che le autorità in questione non gli avrebbero offerto la protezione 

adeguata contro tali atti. Invero, il rischio da egli allegato di temere per la 

sua incolumità e quella dei suoi famigliari come pure di essere nuovamente 

arrestato ingiustamente, sono frutto di sue supposizioni personali, non fon-

date su alcun elemento oggettivo di qualsivoglia consistenza. Invero non 

solo egli non ha denunciato gli atti subiti alle autorità preposte, malgrado 

avrebbe avuto tutti i mezzi per farlo, ma altresì egli è stato riconosciuto 

quale prigioniero politico dal nuovo Governo georgiano (cfr. verbale 2, D73 

segg., pag. 11), ed ha potuto spostarsi negli anni legalmente e senza al-

cuna restrizione tra la Georgia e la F._______. Pertanto, non si può partire 

dall’assunto che le autorità georgiane non sarebbero state disposte ed in 

grado di fornire all’insorgente una protezione adeguata nei confronti di atti 

illeciti perpetrati da parte di singoli (…) o (…) o ancora di terze persone (cfr. 

per il principio della sussidiarietà della protezione internazionale in rapporto 

alla protezione nazionale le DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; 

DTAF 2011/51 consid. 6.1). Egli si è peraltro contraddetto rispetto al suo 

timore di essere arrestato, in quanto ha asserito, anche nell’atto ricorsuale, 

di essere divenuto negli anni una personalità conosciuta, e che pertanto le 

stesse minacce non si sarebbero concretizzate e che sarebbe stato molto 

difficile essere nuovamente arrestato (cfr. verbale 2, D87, pag. 12).  

6.5.2 Pertanto, le motivazioni invocate dall’insorgente a fondamento del 

suo espatrio, non risultano neppure essere pertinenti in materia d’asilo. 

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Pagina 13 

7.  

Ne consegue che, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di 

rifugiato e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va quindi con-

fermata ed il ricorso respinto. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’Ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4, DTAF 2011/24 consid. 10.1). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

9.  

9.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI, dispone che l’esecuzione dell’allontana-

mento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 

LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e riferimento ivi citato). 

10.  

Nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della SEM 

relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può preva-

lersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), in quanto 

è una disposizione che protegge unicamente le persone alle quali è stata 

riconosciuta la qualità di rifugiato. Per i motivi già sopra enucleati (cfr. supra 

consid. 6.4 e 6.5), egli non può inoltre prevalersi di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito in relazione 

con l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

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Pagina 14 

tortura, RS 0.105). Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insor-

gente risulta essere ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in rela-

zione con l’art. 44 LAsi. 

11.  

Il Consiglio federale ha inserito la Georgia nell’elenco degli Stati d’origine 

o di provenienza nei quali il ritorno è di norma ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 5 LStrI e allegato 2 dell’Ordinanza concernente l’esecuzione 

dell’allontanamento e dell’espulsione di stranieri dell’11 agosto 1999 

[OEAE, RS 142.281]). Dagli atti all’inserto, non vi è alcun elemento con-

creto atto ad inficiare tale presunzione. Ad ogni modo, giova rilevare che, 

ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento può non 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. La situazione vigente in Georgia – ad eccezione delle regioni se-

cessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, dal quale il ricorrente non 

proviene – non risulta caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza ge-

neralizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del ter-

ritorio nazionale (cfr. in merito fra le tante: sentenze del Tribunale  

E-7415/2018 e E-7465/2018 del 12 dicembre 2019). Il ricorrente non la-

menta inoltre problemi medici particolari aldilà di dolori generici ad una (…) 

ed alla (…) (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 11; verbale 2, D143, pag. 18), 

come pure che si evincano dagli atti processuali, che renderebbero inesi-

gibile il suo allontanamento. Non si ravvisano infine ulteriori ostacoli perso-

nali all’esigibilità dell’allontanamento del ricorrente, essendo che lo stesso 

è ancora relativamente giovane, dispone di una buona formazione e di una 

cospicua esperienza lavorativa, sia quale (…) ed (…) in patria (cfr. verbale 

1, p.to 1.17.04, pag. 5 e verbale 2, D8, pag. 3), che quale (…) – attività 

esercitata in F._______ (cfr. verbale 2, D11, pag. 3) – come pure di un’am-

pia rete sociale e famigliare, che potranno venirgli in aiuto in caso di ne-

cessità. Il rientro dell’interessato, risulta pertato pure ragionevolmente esi-

gibile. 

12.  

In ultima analisi non risultano neppure esserci degli impedimenti dal profilo 

della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi), disponendo per il resto il ricorrente di docu-

menti di viaggio (passaporto e carta d’identità) tutt’ora validi e, con la do-

vuta diligenza, è in grado d’intraprendere i passi necessari presso la com-

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Pagina 15 

petente rappresentanza del suo Paese d’origine, per ottenere eventuali ul-

teriori documenti necessitanti il rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché 

DTAF 2008/34 consid. 12). 

13.  

Riassumendo, la SEM ha a ragione ritenuto l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente come ammissibile, esigibile e possibile. La conces-

sione dell’ammissione provvisoria, come postulato dal ricorrente nel gra-

vame a titolo subordinato, non entra pertanto in considerazione (art. 83 

cpv. 1–4 LStrI). 

14.  

Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

15.  

Avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione dal versa-

mento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, è da con-

siderarsi priva di oggetto. 

16.  

Visto l’esito della procedura , le spese processuali, di CHF 750.–, sono po-

ste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del 

Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al  

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: