# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c3b1ca6-a80a-58f4-95e7-26611480bef2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-03-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.03.2025 38.2024.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2024-58_2025-03-31.html

## Full Text

Incarto
  n.

  38.2024.58

   

  CL/gm

  	
  Lugano

  31 marzo 2025     

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana Lepori, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 dicembre 2024 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 10
  dicembre 2024 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro
  la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisione su opposizione del 10
dicembre 2024 la Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) ha confermato la precedente
decisione del 21 giugno 2024 (cfr. doc. 160-162) mediante la quale aveva
respinto la domanda di indennità per insolvenza di RI 1 di data 28 maggio 2024
(cfr. all. IX1 a doc. IX). 

 

                                  L’amministrazione ha, in
particolare, motivato la propria decisione su opposizione come segue: 

 

"
(…) Nel caso concreto la Cassa ritiene che gli sforzi compiuti dalla
signora RI 1 per ottenere quanto dovutole dalla ora fallita __________ a titolo
di salari per il periodo dal 1.11.2023 al 1 [recte: 6].12.2023, vadano
considerati insufficienti, oltre che – per quanto attiene alle richieste
scritte – non comprovati in quanto non sussiste agli atti una prova dell’invio
effettivo. La signora RI 1 sottoscrive un contratto di durata determinata il 12
settembre 2023 con inizio al 18 settembre 2023 fino al 18 dicembre 2023. Dopo
10 giorni sottoscrive un accordo di modifica del contratto “per ragioni
organizzative aziendali e per massa di lavoro limitata” (cfr. lettera
4.10.2024, punto d.).

Da novembre 2023 non
percepisce più il salario e conclude la propria attività il 6 dicembre 2023 “l’assicurata
ha ancora comunicato sia al consulente URC che alla Cassa __________ di non
avere più prestato ore di lavoro dopo il 6.12.2023” (cfr. lettera
4.10.2024, punto f).

Soltanto dopo avere
ricevuto la decisione della Cassa __________ riguardo il computo del guadagno
intermedio, l’assicurata a proceduto a sollecitare l’ormai ex datore di lavoro.

La Cassa ritiene
pertanto che l’assicurata inviando la prima richiesta di sollecito il 3 gennaio
2024, due mesi dopo non avere più percepito il salario, ha violato l’obbligo di
ridurre il danno. L’assicurata non poteva infatti misconoscere la situazione
finanziaria precaria in cui versava la società, avendo cessato la propria
attività già con il 6 dicembre 2023. 

Pertanto si ritiene
che la signora RI 1 abbia commesso una negligenza grave in relazione
all’obbligo di ridurre il danno previsto dall’art. 55 cpv. 1 LADI. Il diritto
alle II deve essere rifiutato, già per tale ragione.

A titolo abbondanziale
la Cassa rileva che avendo l’assicurata cessato la propria attività il 6
dicembre 2023 e non già il 18 dicembre 2023, la richiesta di insolvenza non può
concernere il periodo dal 7.12 al 18.12.2023, ritenuto come l’II copre di
regola esclusivamente le pretese salariali insorte da un’attività lavorativa
effettivamente prestata.” (cfr. all. A1 a doc. I).

 

                          1.2.  Contro la decisione su opposizione,
RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, del quale ha chiesto
l’accoglimento, postulando l’annullamento della decisione impugnata ed il
riconoscimento delle indennità per insolvenza come richieste (cfr. doc. I).

 

                                  In particolare, a sostegno delle
proprie ragioni, l’assicurata fa valere quanto segue:

 

"
(…) Presento ricorso contro la
decisione su opposizione della Cassa CO 1 del 10 dicembre 2024, ricevuta in
data 11 dicembre per il tramite della protezione giuridica __________ che mi ha
patrocinata fino a questa data. L'avvocato di __________ ha inviato per email
la decisione dicendo "Egregi signori RI 1, in allegato trovate le tre
decisioni su opposizione ricevute in data odierna, con cui viene
respinta l’opposizione presentata per i motivi indicati nella decisione. La
vostra situazione, come già comunicato, era molto diversa da quella del quarto
dipendente a cui sono state riconosciute le indennità per insolvenza. Egli era
l’unico esterno alla famiglia." (allegata)

Mi chiedo cosa
intendesse per "essere esterno alla famiglia", ma a prima
vista pare che essere della stessa famiglia sia qualcosa di negativo in un
contesto lavorativo. (…) Preciso che ho dapprima effettuato uno stage presso __________
di una settimana al quale si è aggiunta una seconda dal 31 agosto al 15
settembre assegnatomi dall'URC. (allegati). 

Dopo si è concluso il
contratto di lavoro dall’8 settembre. Nell’esposizione dei fatti da parte della
Cassa di disoccupazione si dice che io abbia ricevuto il salario da parte di __________
fino al 31 di ottobre 2023. Questo non è corretto e a prova di ciò ci sono i
conteggi da __________ per il periodo da settembre a dicembre 2023 compreso già
agli atti e che allego nuovamente al presente ricorso. (allegati) 

Il 14 dicembre 2023
notavo che il conteggio del mese di novembre da parte di __________ era diverso
dal guadagno intermedio inviato per lo stesso mese. Quindi il 15 di dicembre ho
scritto per email al __________ di volere rivedere il conteggio. (allegati
email) 

Dopo alcune email
intercorse con __________, solo il 3 gennaio 2024, la responsabile rientrata
dalle vacanze Natalizie, mi informava che la differenza delle ore non
conteggiate dalla cassa erano dovute dal datore di lavoro. Solo in quel momento
La Cassa mi diceva di scrivere al Signor __________ per ottenere il pagamento.
Cosa che fatto nell'immediato con Lettere e email per i mesi di gennaio-aprile.
Nel contempo, __________ formulava ricorso contro la decisione di __________
relativa alle ore non pagate, così attendevo anche la decisione finale arrivata
il 29.03.2024. (allegata). 

Solo in questo momento
si potevano richiedere gli importi corretti al Signor __________.

Ho voluto attendere la
decisione di __________ per sapere con certezza che era il Signor __________ a
dovere pagare, anche su consiglio di __________. Tant'è che la decisione ha
riconosciuto un parziale errore della cassa __________ così da rivedere i
conteggi in data 17.05.2024.

Il 6 dicembre 2023 il
Signor __________ mi diceva che per il lavoro a __________ non aveva bisogno
più di me in ufficio perché questa parte di lavoro sarebbe stata seguita da
altra persona direttamente dal proprio domicilio. Accettavo la sua decisione
ignara del fatto che lui avrebbe dovuto pagare tutte le ore stabilite da
contratto. Comunicato subito sia alla __________ che al mio consulente URC,
nessuno, in quel momento mi informava che dovevo pretendere ogni ora
contrattuale.

Come scritto sopra,
solo la __________ mi diceva che procedura seguire solo il 3 gennaio 2024.

Per quanto riguarda le
lettere di richiamo di pagamento inviate dal mese di gennaio 2024, anche se
inviate per posta semplice, e i messaggi di posta elettronica sono stati ricevuti
dal Signor __________. si è sempre dimostrato un datore di lavoro senza
problemi di pagamento, durante il mio lavoro posso confermare che la sua
società fatturava ed incassava quotidianamente, questo mi dava altrettanta
sicurezza nel credere di confrontarmi con una persona onesta. Ho comunque
minacciato le vie legali il 4 aprile e programmato per la settimana seguente la
procedura esecutiva certa, in forza della decisione del 29.03.2024, che fosse
il Signor __________ a dovere pagare queste ore di differenza.

Secondo me non ho
violato alcun obbligo di comportamento in punto ai miei doveri imposti dalla
Legge LADI. Ho sempre seguito le direttive della __________ inviando lettere di
richiamo e altrettanti messaggi di posta elettronica, proseguendo fino al
fallimento della società con l'assistenza di __________, che inviava ogni
documento inerente il mio periodo lavorativo presso __________ con la domanda
di insolvenza.

A contrario di quanto
scrive la Cassa di Disoccupazione, non è vero che ho proceduto a sollecitare il
datore di lavoro solo dopo la decisione della __________ del 15 gennaio 2024
(allegata) ma dal 3 gennaio, quando la stessa cassa mi diceva come comportarmi.

Stessa contestazione
anche per quello che scrive la Cassa di Disoccupazione: non ho inviato il
sollecito solo dopo due mesi che non percepivo il salario. Il salario l'ho
sempre ricevuto fino a dicembre 2023 incluso e i solleciti li ho inviati il
giorno stesso che la cassa mi confermava che era il datore di lavoro a dovere
pagare le ore scoperte. Ho sempre pensato che fosse un errore della __________
e mai del Signor __________. Non comprendo da dove avrei dovuto conoscere che
la società era in una situazione finanziaria precaria così come scrive la Cassa
di disoccupazione. Come già scritto sopra, anche se non mi occupavo di
contabilità, vedevo documentazione della società come fatture emesse e
versamenti per pagamenti.

Per quanto riguarda il
tempo dal 7 al 18 dicembre 2023, la Cassa di Disoccupazione scrive che la
domanda non può concernere questo periodo, posso confermare che nessuno della __________
(che ha inoltrato la domanda di insolvenza) mi informava di non potere
richiedere le indennità per tale periodo. Lo avessero fatto certamente non le
avrei richieste. Mi sono affidata sempre a professionisti della materia proprio
perché io non ho formazione che mi aiuti a conoscere questi dettagli. Pertanto
se questo periodo non può essere incluso si seguirà quanto prescritto dalla
legge LADI.” (cfr. doc. I).

 

                          1.3.  Nella
sua risposta del 22 gennaio 2025, la Cassa propone di respingere il ricorso ed
in particolare osserva quanto segue: 

 

"
(…) Si ribadisce (…) in relazione a quanto esposto nella decisione
contestata – e in nesso di causalità diretta -, la tardività delle presunte
richieste di pagamento da parte della ricorrente, quando la società non era
ormai più in grado di pagare alcunché. Agli atti in ogni caso non vi sono prove
circa gli avvenuti invii postali e ricezione delle email inviate. 

La Cassa fa rilevare
che la ricorrente, contrariamente a quanto asserito è persona cognita in
materia (avendo inoltrato già altre richieste di indennità per insolvenza) e
non poteva pertanto misconoscere i propri obblighi in punto alla procedura di
ottenimento dell’indennità per insolvenza. 

Vani e come tali da
respingere i tentativi di addossare alla Cassa __________ per giustificare il
mancato sollecito di pagamento nei confronti del datore di lavoro.” (cfr. doc.
III).

 

                          1.4.  Con
replica del 28 gennaio 2025, la ricorrente ribadisce quanto già esposto in sede
ricorsuale ed in aggiunta osserva:

 

"
(…) Non risulta agli atti che la società non era ormai più in grado di
pagare alcunché. Si chiede nuovamente alla Cassa di esporre prove a sostegno e
meglio di indicare come avrei dovuto esserne a conoscenza. (…)

Inoltre, evidenzio come le copie di tutte le richieste di
pagamento siano state inviate alla Cassa nella domanda di indennità di
insolvenza da parte di __________ a cui avevo dato procedura per difendere i
miei diritti. In base a regolamenti e leggi non ho trovato nessun obbligo di
invio per raccomandata ma solo di utilizzare quest’ultimo preferibilmente. 

Mentre per le ricezioni delle e-mail mi chiedo, oltre all’invio
delle copie delle e-mail, cosa e come dovrei inviare come prova di ricezione.
Evidenzio che il sig. __________ mi ha sempre confermato ricezione di ogni
comunicazione inviata.

In riferimento alle richieste di indennità si precisa che essendo
non pratica di formulari e richieste ho sempre affidato mandato alla Cassa __________
di cui sono membro. Infatti, anche la richiesta di indennità precedente è stata
seguita dalla Cassa __________ mentre la presente dall’__________. 

Contrariamente alle affermazioni della Cassa e meglio

“Vani e come tali da respingere i tentativi di addossare alla
Cassa __________ per giustificare il mancato sollecito di pagamento nei
confronti del datore di lavoro” si contesta che stia “addossando una
responsabilità” alla Cassa __________ o a chicchessia, quando volevo precisare
di aver sempre seguito consigli e istruzioni dettatemi dall’__________ per le
domande di indennità” (cfr. doc. V). 

 

                          1.5.  Con
duplica dell’11 febbraio 2025, trasmessa alla ricorrente il giorno seguente
(cfr. doc. VIII), la Cassa ha comunicato di non avere ulteriori “osservazioni
da presentare, non avendo la ricorrente esposto nulla di nuovo o rilevante.”
(cfr. doc. VII)

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto
del contendere è la questione di sapere se correttamente, o meno, la Cassa ha
negato alla ricorrente il diritto a percepire le indennità per insolvenza
richieste il 28 maggio 2024.

 

                          2.2.  L'art. 55 cpv. 1 LADI stabilisce
che:

 

"
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve
prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al
datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella
procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato,
nella difesa del suo diritto." 

 

                                  In una sentenza pubblicata in DLA
2002 pag. 190 seg. il TF ha sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a
carico del lavoratore, menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello
scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o
non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire
una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o
dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal
singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio
un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro
quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e
riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito
salariale.

                                  Contravviene al proprio obbligo
di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza,
l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo
salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio
credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il
datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi
finanziari.

 

                                  In una
sentenza C 231/06 del 5 dicembre 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 49 e seg.,
l'Alta Corte ha stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona
assicurata, contemplato all'art. 55 cpv. 1 LADI, vale anche se il rapporto di
lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di
versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo
di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro di lui.

 

                                  A proposito dell'obbligo di
ridurre il danno prima della cessazione del rapporto di lavoro, l'Alta Corte ha
confermato la propria giurisprudenza, rilevando:

 

" 2.2 Vom
Arbeitnehmer wird in der Regel nicht verlangt, dass er bereits während des
bestehenden Arbeitsverhältnisses gegen den Arbeitgeber Betreibung einleitet
oder eine Klage einreicht. Er hat jedoch seine Lohnforderung gegenüber dem
Arbeitgeber in eindeutiger und unmissverständlicher Weise geltend zu machen
(ARV 2002 Nr. 30 S. 190). Zu weitergehenden Schritten ist die versicherte
Person dann gehalten, wenn es sich um erhebliche Lohnausstände handelt und sie
konkret mit einem Lohnverlust rechnen muss. Denn es geht auch für die Zeit vor
Auflösung des Arbeitsverhältnisses nicht an, dass die versicherte Person ohne
hinreichenden Grund während längerer Zeit keine rechtlichen Schritte zur
Realisierung erheblicher Lohnausstände unternimmt, obschon sie konkret mit dem
Verlust der geschuldeten Gehälter rechnen muss (Urteile G. vom 19. Oktober 2006
C 163/06; F. vom 6. Februar 2006, C 270/05; B. vom 20. Juli 2005, C 264/04; G.
vom 14. Oktober 2004, C 114/04 und G. vom 4. Juli 2002, C 33/02)." (cfr.
DLA 2007 pag. 51)

 

                                  In una sentenza 8C_956/2012 del 19 agosto 2013
 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva violato l'obbligo di ridurre
il danno in quanto egli era rimasto inattivo per più di sei mesi (“L'absence de réaction de l'assuré durant un tel laps de temps
constitue, au regard de la jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre 2011,
 C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation de
l'obligation de réduire le dommage”).

                                  Il Tribunale federale ha peraltro sottolineato che delle
rivendicazioni orali sono insufficienti (« Supposées avérées, ces
interventions orales ne suffisent pas pour satisfaire à l'obligation de réduire
le dommage (voir à cet égard les arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre
2003, et C 367/01 du 12 avril 2002) »).

 

                                  In una
sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 4 pag.
9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato l’obbligo
di ridurre il danno in quanto ha atteso cinque mesi prima di fare valere le
proprie pretese salariali per via giudiziaria.

 

                                  In una sentenza 8C_211/2014 del
17 luglio 2014, pubblicata in DLA 2014 p. 226
seg., la nostra Massima Istanza ha ritenuto insufficienti ai sensi
dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in atto da un’assicurata che, tra la
comminatoria di fallimento del suo ex datore di lavoro emanata dall’Ufficio
fallimenti dietro sua domanda e la procedura di fallimento promossa da un altro
creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito, ha lasciato trascorrere nove
mesi e mezzo senza compiere i necessari atti esecutivi volti a recuperare il
suo credito salariale. 

                                  Nella
medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza
per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo
continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che
devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata
richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del
datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non
esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga
durata.

                                  In una sentenza 8C_431/2018 del
24 gennaio 2019, il Tribunale federale, confermando una sentenza del TCA che
aveva approvato l’operato dell’amministrazione secondo la quale un assicurato
aveva violato il proprio obbligo di ridurre il danno, ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

"
(…)

4.2. L'art. 55 cpv. 1 LADI sin dalla sua elaborazione ha voluto
impedire che l'assicurato si limitasse a far valere il suo diritto ad
un'indennità in caso di insolvenza del datore di lavoro presso la cassa di
disoccupazione (FF 1980 III 540). Alla luce dell'obbligo di ridurre il danno
(DTF 114 V 56 consid. 3d pag. 59), la normativa vuole evitare che l'assicurato
rimanga inattivo per recuperare le sue pretese salariali, aspettando
passivamente la dichiarazione di fallimento del proprio datore di lavoro
(sentenza C 183/97 del 25 giugno 1998 consid. 1c, pubblicata in ARV 1999 n. 24
pag. 140). Un rifiuto delle prestazioni fondato sull'art. 55 cpv. 1 LADI
presuppone che l'assicurato abbia agito con colpa grave, ossia che gli si possa
rinfacciare un comportamento o una omissione intenzionale o per grave
negligenza. Del principio di proporzionalità si tiene conto, valutando
l'estensione dei provvedimenti che possono essere pretesi dal dipendente per
difendere le proprie pretese. Per prassi invalsa, affinché un'indennità per
insolvenza sia versata, si esige una coerente e costante prosecuzione dei passi
intrapresi, i quali devono sfociare negli stadi previsti dalla legge in materia
di esecuzione forzata. In altre parole, i dipendenti devono comportarsi nei
confronti del datore di lavoro come se l'istituto dell'indennità per insolvenza
non esistesse. Tale obbligo è conciliabile con un'inazione prolungata (sentenza
8C_211/2014 del 17 luglio 2014 consid. 6.1 con riferimenti). In tale contesto,
il criterio della rapidità di reazione del lavoratore gioca un ruolo
preponderante, senza però che siano ignorati altri aspetti: gli usi nel
settore, la lingua con cui il dipendente si può esprimere, le sue conoscenze
giuridiche, un eventuale domicilio all'estero dell'assicurato, il rapporto fra
le spese che l'assicurato avrebbe dovuto assumere per far valere le proprie
pretese salariali alla luce della propria situazione finanziaria, un eventuale
rapporto di fiducia, un conflitto di lealtà, il suo ruolo nell'impresa, le
responsabilità assunte, la possibilità di confrontare la propria situazione con
quella dei suoi colleghi, ecc. (cfr. BORIS RUBIN, Commentaire
de la loi sur l'assurance-chômage, 2014, nota marginale 8 ad art. 55 LADI con
rinvii). (…)”

 

                                  In una sentenza 8C_79/2019 del 21
maggio 2019 il Tribunale federale ha precisato in che circostanze l’assicurato
deve intraprendere la via esecutiva per rivendicare gli arretrati salariali già
durante il rapporto di lavoro, richiamando una precedente sentenza nella quale
l’Alta Corte aveva sottolineato che

 

"
(…) L'étendue des démarches qui peuvent être exigées du
travailleur pour récuperer tout ou partie de son salaire avant la fin des
rapports de travail dépend de l'ensemble des circonstances du cas concret. On
n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il introduise sans
délai une poursuite contre son employeur ou qu'il ouvre action contre
ce dernier." (sentenza C 367/01 vom 12. April 2002 E. 1b)

 

                                  In una sentenza 8C_205/2019 del 5
agosto 2019 il Tribunale federale ha confermato che un assicurato aveva violato
l’obbligo di ridurre il danno, argomentando:

 

"
(…)

4.4. Secondo i fatti accertati dalla Corte cantonale
in maniera vincolante per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), il ricorrente non ha
ricevuto il salario del mese di dicembre 2016 e in seguito da aprile 2017 non
gli è più stato versato alcuno stipendio. Soltanto nel mese di dicembre 2017,
dopo alcune diffide dal mese di agosto 2017, ha fatto spiccare un precetto
esecutivo. L'unico ulteriore passo formale è stata la presentazione nel maggio
2018 di una domanda di fallimento senza preventiva esecuzione, rivelatasi poi
superflua. Manifestamente la tutela delle proprie pretese salariali è stata
insufficiente. Tenuto conto del limite temporale di quattro mesi dell'indennità
di insolvenza (art. 52 cpv. 1 LADI;
consid. 4.1), il legislatore ha voluto esplicitamente impedire che il
lavoratore resti troppo a lungo senza salario, lasciando al proprio rischio chi
oltrepassa tale soglia senza salario dal precedente datore di lavoro, anziché
cercare un nuovo lavoro (8C_85/2019 consid. 4.5). Il ricorrente avrebbe dovuto
far spiccare in tempi brevi per lo meno un precetto esecutivo, il cui costo è
relativamente contenuto (art. 16
cpv. 1 OTLEF; RS 281.35) e procedere con la procedura di rigetto
provvisorio dell'opposizione o eventualmente con l'azione di accertamento del
credito (cfr. 8C_431/2018 consid. 4.3). Ciò a maggior ragione, visto che ancora
nel ricorso egli sostiene che la società fosse solvibile e quindi in grado di
saldare sia le pretese salariali sia le spese processuali. Contrariamente alla
tesi del ricorrente, il cambiamento di patrocinatore non può essere imputato a
vantaggio dell'assicurato. Infatti, per prassi invalsa le azioni e le omissioni
(anche erronee) del patrocinatore devono essere imputate al cliente (DTF 143 I
284 e rinvii). Tale circostanza può tutt'al più avere una rilevanza sotto
il profilo della responsabilità del patrocinatore verso il cliente.  

 

4.5. In ogni caso, non è dimostrato, né il
ricorrente lo pretende, che egli abbia per lo meno tentato di convenire
tempestivamente, ossia al più tardi nell'agosto 2017, con la Cassa una
strategia processuale, forse anche al fine di evitare spese inutili, per far
valere efficacemente le proprie pretese nei confronti della datrice di lavoro
svizzera. Infatti, come si è visto (consid. 4.3), non è l'assicurato che può
pretendere di imporre la propria visione delle cose tramite iniziative, che in
definitiva si sono dimostrate in concreto del tutto inefficaci. Il giudizio
impugnato resiste pertanto al diritto federale. (…)”

 

                                  In una sentenza 8C_408/2020 del 7
ottobre 2020 il Tribunale federale ha concluso che non aveva commesso una grave
negligenza un assicurato che aveva rivendicato in particolare il versamento del
salario tramite WhatsApp ed il cui ex datore di lavoro aveva richiesto
l’apertura del fallimento.

 

                                  Al riguardo l’Alta Corte si è
così espressa:

 

"
(…)

5.1. Der Beschwerdeführer rügt, das kantonale
Gericht habe den massgeblichen Sachverhalt rechtsfehlerhaft festgestellt, indem
es nicht berücksichtigt habe, dass die Arbeitgeberin am 3. Dezember 2018 nicht
bloss eine Überschuldungsanzeige gemacht, sondern gleichzeitig um Eröffnung des
Konkurses ersucht habe, was vom Gericht am 6. Dezember 2018 bestätigt und ein
Kostenvorschuss eingefordert worden sei. Diese mangelhafte
Sachverhaltsfeststellung könne zudem entscheidend für den Ausgang des
Verfahrens sein.  

Dem ist beizupflichten. Der Beschwerdeführer hat
diesen Umstand schon in seiner Einsprache vom 29. April 2019 und erneut in
seiner vorinstanzlichen Beschwerde unter Beilage der entsprechenden Unterlagen
geltend gemacht. Die Vorinstanz äussert sich in keiner Weise dazu, obwohl sie ihm
in der Folge vorwirft, er habe in den WhatsApp-Nachrichten nach dem 14.
Dezember 2018 mit seinem Arbeitgeber nicht mehr die ausstehenden Lohnzahlungen,
sondern nur noch andere Dinge wie den Konkurs thematisiert. Diese
Ausserachtlassung ist im vorliegenden Kontext unbegründet und damit als
willkürlich und rechtsfehlerhaft im Sinne von Art. 95 lit. a BGG zu bezeichnen.
Die rechtliche Beurteilung des vorliegenden Streites hat somit unter Einbezug
der Diskussionen und der Unterlagen über den Verlauf des Konkurses der
Arbeitgeberin zu erfolgen.

5.2. Weiter macht der Beschwerdeführer geltend,
sein Vorgehen sei vergleichbar mit jenem gemäss Urteil 8C_124/2012 vom 27.
August 2012, wo das Verhalten der versicherten Person vom Bundesgericht als
vorbildlich bezeichnet worden sei. Zudem seien WhatsApp-Nachrichten als
rechtsgenüglich zu betrachten, da ansonsten gegen das Legalitätsprinzip (Art. 5
Abs. 1 BV) und gegen das Verbot des überspitzten Formalismus (Art. 29 Abs. 1
BV) verstossen würde. Entgegen der Ansicht der Vorinstanz sei keine Untätigkeit
gegeben, die ein mangelndes Interesse an den Lohnzahlungen manifestieren
würde.  

Nach der Rechtsprechung wird von der versicherten
Person nicht verlangt, dass sie sich juristisch fehlerlos verhält; verlangt ist
ein Verhalten, das einem vernünftigen Menschen unter den gegebenen Umständen
des Einzelfalls als selbstverständlich erscheint (vgl. statt vieler ARV 2007 S.
51 E. 3.2, C 231/06). Im hier zu beurteilenden Fall hatte der Beschwerdeführer
seine Arbeitgeberin schon mehrfach aufgefordert, den ausstehenden Lohn zu
begleichen. Weiter war ihm bekannt, dass seine Arbeitgeberin am 3. Dezember
2018 eine Überschuldungsanzeige und gleichzeitig das Gesuch um Konkurseröffnung
eingereicht hatte, was vom zuständigen Gericht am 6. Dezember 2018 verbunden
mit der Aufforderung zur Einreichung des Kostenvorschusses bestätigt wurde.
Dass er sich bei dieser Sachlage am 10. und 22. Januar 2019 über den Stand der
Konkursverfahrens erkundigte und nicht explizit die Lohnzahlung forderte, ist nachvollziehbar.
So hat er denn auch, als die Konkurseröffnung weiter auf sich warten liess, am
13. Februar 2019 die Arbeitgeberin betrieben. Mehr kann von einem juristischen
Laien nicht verlangt werden. Der Beschwerdeführer erfüllt mit seinem Vorgehen
die Anforderungen an die Schadenminderungspflicht. Daran ändert nichts, dass
die Kommunikation mit der Arbeitgeberin mehrheitlich per WhatsApp stattfand,
anerkennt doch die Rechtsprechung auch telefonische Nachfragen als Handlungen
zur Erfüllung der Schadenminderungspflicht (vgl. etwa ARV 2007 S. 51 E. 3.2, C
231/06, oder SVR 2009 ALV Nr. 5 S. 19, 8C_643/2008 E. 4, wo mündliche
Nachfragen als ausreichend anerkannt wurden). Anders als bei telefonischen
Nachfragen ist bei WhatsApp-Nachrichten zudem der Inhalt der Kommunikation
belegbar. 

Selbst wenn dem Beschwerdeführer ein qualitativ
ungenügendes Fordern der Lohnzahlung in den WhatsApp-Nachrichten nach dem 14.
Dezember 2018 vorgeworfen werden könnte, ist die Zeitspanne des angeblichen
Untätigbleibens von zwei Monaten (14. Dezember 2018 - 13. Februar 2019)
jedenfalls nicht so lange, dass dies als schweres Verschulden zu werten wäre.
So erfüllte ein Versicherter seine Schadenminderungspflicht, obwohl er nach
einer ersten schriftlichen Mahnung drei Monate zuwartete, bis er bei einem
unzuständigen Gericht Klage erhob, und nach dessen Nichteintretensentscheid
erst nach weiteren 50 Tagen beim zuständigen Gericht Klage einreichte.
Ebenfalls als keine Verletzung der Schadenminderungspflicht erachtete das
Bundesgericht das Vorgehen eines Versicherten, der nach Beendigung des
Arbeitsverhältnisses während 4 ½ Monaten nichts Aktenkundiges unternahm, jedoch
in glaubhafter Weise darlegen konnte, dass er verschiedentlich telefonisch
interveniert hatte (ARV 2007 S. 51 E. 3.2 mit Hinweisen, C 231/06). Ebenso
wenig beanstandete das Bundesgericht ein Zuwarten von drei Monaten vom
Ausbleiben der geschuldeten Lohnzahlung bis zur schriftlichen Geltendmachung
als schweres Verschulden (SVR 2009 ALV Nr. 5 S. 19, 8C_643/2008 E. 4). Angesichts
dieser Rechtsprechung stellt das Verhalten des Beschwerdeführers kein schweres
Verschulden im Sinne eines vorsätzlichen oder grobfahrlässigen Verhaltens nach
Art. 55 Abs. 1 AVIG dar. (…)”

 

                                  Con
giudizio 8C_814/2021 del 21 aprile 2022, pubblicato in SVR 2022 ALV Nr. 30 pag.
107, il Tribunale federale ha confermato che aveva commesso una negligenza
grave un assicurato che non aveva ricevuto il salario sin dall’inizio della sua
attività lavorativa ed aveva aspettato 10 mesi prima di inoltrare un precetto esecutivo
dopo essersi licenziato con effetto immediato e ulteriori 8 mesi prima di
avviare la procedura per il rigetto dell’opposizione. L’Alta Corte ha
sottolineato, da una parte, che non costituisce una valida giustificazione il
fatto di aspettare a fare valere i propri diritti per poter agire in modo
coordinato con altri dipendenti (cfr. consid. 4.2.2 in fine) e, d’altra parte,
che occorre agire rapidamente anche se non si conosce la reale situazione
finanziaria del datore di lavoro:

 

" 6.1. Der Beschwerdeführer macht geltend, aus der
bundesgerichtlichen Praxis lasse sich ableiten, dass allfällige Kenntnisse über
die (schlechte) finanzielle Lage, einen Zahlungsverzug oder gar eine
Verschuldung der Arbeitgeberin die Schuldhaftigkeit von Versäumnissen oder Unterlassungen
verschärften. Somit müsse die Absenz derartiger Kenntnisse und die Tatsache,
dass der Konkurs der Arbeitgeberin nicht erkennbar gewesen sei, ein allfälliges
(bestrittenes) Verschulden zweifellos in einem milderen Licht erscheinen
lassen. 

 

6.2. Dieser
Argumentation ist nicht zu folgen. Gemäss bundesgerichtlicher Rechtsprechung
kann es nämlich unter arbeitslosenversicherungsrechtlichen Gesichtspunkten
nicht Sache der versicherten Person sein, darüber zu entscheiden, ob weitere
Vorkehren zur Realisierung der Lohnansprüche erfolgversprechend sind oder nicht
(BGE 131 V 196 E. 4.1.2; Urteil 8C_79/2019 vom 21. Mai 2019 E. 4.3).
Vielmehr hat sie im Rahmen der ihr obliegenden Schadenminderungspflicht
grundsätzlich alles ihr Zumutbare zur Wahrung der Lohnansprüche vorzunehmen
(Urteil 8C_374/2020 vom 6. August 2020 E. 5.2 mit Hinweisen). Dieser
Pflicht ist der Beschwerdeführer nicht rechtsgenüglich nachgekommen, wie die
Vorinstanz richtig erkannt hat (E. 3 hiervor). (…)”

 

                                 
  Al riguardo cfr. pure ad esempio STCA 38.2024.21 del 30 settembre 2024; STCA
38.2023.38 del 13 novembre 2023; STCA 38.2023.15 del 30 maggio 2023;
STCA 38.2022.103 del 13 marzo 2023; 38.2022.34
dell’11 luglio 2022; STCA 38.2022.35 dell’11 luglio 2022; STCA 38.2022.39
dell’11 luglio 2022 consid. 2.3., il cui ricorso al Tribunale federale è stato
ritenuto inammissibile con giudizio 8C_540/2022
del 30 settembre 2022.

 

                                 
  In una sentenza 8C_367/2022 del 7 ottobre 2022 la nostra Massima Istanza ha
ribadito che l’art. 55 cpv. 1 LADI si applica anche quando il
rapporto di lavoro è sciolto prima dell’apertura della procedura di fallimento.
In tal caso il lavoratore che non ha ricevuto il salario a causa di difficoltà
economiche del datore di lavoro ha l’obbligo di intraprendere nei confronti di
quest’ultimo i passi utili per recuperare il proprio credito. Dopo il
licenziamento egli non deve aspettare parecchi mesi prima di introdurre
un’azione giudiziaria contro l’ex datore di lavoro, dovendo prendere in
considerazione un eventuale peggioramento della situazione finanziaria di
questi.

                                 
  In quel caso di specie, relativo a un ricorrente che il 2 ottobre 2018 era
stato licenziato con effetto immediato dalla SA presso la quale lavorava dal 1°
dicembre 2016, poiché la società non poteva pagargli il salario dal giugno 2018
a causa dei cattivi risultati finanziari (il fallimento è stato pronunciato il
14 gennaio 2021 e sospeso il 4 febbraio 2021 per mancanza di attivi), il TF
respingendo il ricorso dell’insorgente contro il diniego di indennità per
insolvenza, ha evidenziato, da un lato, che il medesimo si era limitato a
interpellare verbalmente il datore di lavoro, a indirizzargli una messa in mora
scritta il 30 settembre 2018 e a farsi riconoscere il debito l’8 gennaio 2019.
Dall’altro, che la sola speranza di un miglioramento della situazione
finanziaria della società a seguito di un eventuale risarcimento da parte
dell’assicurazione responsabilità civile dell’autore di un incendio, avuto
luogo il 28 febbraio 2018 nei locali dell’impresa, non giustifica la lunga
inattività del ricorrente tra il 30 settembre 2018 e il 18 febbraio 2021 quando
aveva insinuato il proprio credito salariale all’Ufficio fallimenti. L’Alta
Corte ha infine ricordato che nell’ambito dell’indennità per insolvenza non
appartiene all’assicurato stimare se delle procedure in vista di recuperare il
credito salariale possono o meno avere successo e che la probabilità di un
insuccesso aumenta in maniera costante col tempo.

 

                          2.3.  Nella Prassi LADI II, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2022 (rimasta,
per quanto qui ci concerne, invariata tanto nel 2023 quanto ad oggi), p.ti B35
segg. la Segreteria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha stabilito che:

 

"
OBBLIGO DI RIDURRE IL DANNO 

B35 Il
lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni
provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di
lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d’averlo surrogato nella procedura.
Questa condizione, alla quale è subordinato il diritto all’II, attua l’obbligo
generale dell’assicurato di ridurre il danno. Dal momento in cui la cassa
subentra nella procedura, la persona assicurata è invece tenuta ad assistere la
cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto. 

B36 Per
soddisfare l’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato deve adoperarsi già
durante il rapporto di lavoro per recuperare i salari non versati (richiamo
scritto, precetto esecutivo, ecc.). L’assicurato non deve necessariamente
inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei confronti del datore di
lavoro. Deve però dimostrare in modo inequivocabile e riconoscibile per il
datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale (DTF C 367/01 del
12.4.2002). 

B37 Se il
fallimento viene pronunciato dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, il
lavoratore al quale non è stato versato il salario a causa di difficoltà
economiche riscontrate del datore di lavoro è tenuto a intraprendere quanto
necessario per recuperare il credito onde evitare di perdere il diritto all’II.

B38 La cassa
valuta in base alle circostanze del caso concreto in che misura ci si può
aspettare che l’assicurato intraprenda quanto necessario per recuperare il suo
salario. La cassa giudicherà con più severità gli sforzi per adempiere
l'obbligo di ridurre il danno forniti dall'assicurato dopo la risoluzione del
contratto di lavoro (soprattutto la rapidità con cui intraprende tali sforzi).
Un giudizio più severo è giustificato dal fatto che, non essendo più vincolato
dal rapporto di lavoro, il lavoratore non ha più alcuna ragione per non
pretendere il salario non versato. In questa fase è infatti molto probabile che
i suoi crediti salariali non verranno versati. 

ð Giurisprudenza 

DTF 8C_682/2009 del 23.10.2009 (Durante gli ultimi 6
mesi del rapporto di lavoro l’assicurato si è limitato a rivendicare il salario
solo oralmente, dato che il datore di lavoro era anche suo genero. Si tratta di
una grave negligenza, anche se sussisteva un rapporto di parentela) 

TFA C231/06 del 5.12.2006 (Non si può pretendere che
l’assicurato avvii una procedura immediatamente dopo l'estinzione del termine
di mora di 30 giorni per il versamento del salario) 

TFA C 109/04 del 9.6.2005 (Non basta formulare
oralmente diversi solleciti durante il rapporto di lavoro per dedurre un
indebitamento manifesto del datore di lavoro ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 lett.
b LADI) 

TFA C 91/01 del 4.9.2001 (Non è ammissibile che
l’assicurato, nei 3 mesi seguenti la fine del rapporto di lavoro, non abbia
intrapreso nulla per recuperare il proprio salario aspettando semplicemente la
dichiarazione di fallimento)

La cassa di disoccupazione non può invece far
dipendere il diritto dell’assicurato all’II dalla condizione che egli abbia
contestato la graduatoria (DTF 123 V 75).”.

 

                                  I punti da A2 ad A5, quando alle
distinzioni tra indennità per insolvenza e indennità di disoccupazione,
prevedono quanto segue: 

"
A2 L’II copre i crediti salariali dei lavoratori nei confronti
dei loro datori di lavoro per il periodo in cui non potevano mettersi a
disposizione del mercato del lavoro, mentre l’ID copre il mancato salario
conseguente alla perdita di un impiego. L’II copre di regola esclusivamente le
pretese salariali insorte da un’attività lavorativa effettivamente prestata
(eccezione: cfr. A5) 

A3 Il criterio
determinante per distinguere l’II dall’ID è il fatto che l’assicurato si sia
messo a disposizione dell’ufficio di collocamento e che soddisfi le
prescrizioni di controllo. L’assicurato ha diritto all’ID se è effettivamente o
giuridicamente in disoccupazione e, di conseguenza, è iscritto alla
disoccupazione per trovare un’occupazione e osserva le prescrizioni di controllo.
Se sussistono dubbi giustificati sull’esistenza, per il periodo della perdita
di lavoro, di pretese dell’assicurato nei confronti del suo ultimo datore di
lavoro riguardanti il salario durante il periodo di disdetta o il risarcimento
in seguito a risoluzione immediata del rapporto di lavoro, oppure sul
soddisfacimento di tali pretese, è l’ID che viene versata all’assicurato in
virtù dell’art. 29 cpv. 1 LADI. Tutti i diritti dell’assicurato vengono
trasferiti alla cassa, compreso il privilegio legale (cfr. Direttiva LADI ID
C198 segg.) 

A4 L’II non
copre le pretese determinate da un licenziamento immediato e ingiustificato del
lavoratore (DTF 8C_244/2007 del 17.3.2008; DTF 132 V 82; TFA C109/02 del
10.1.2003; DTF 121 V 377). 

A5 Invece, i
casi in cui l’assicurato non ha potuto lavorare senza colpa propria per motivi
inerenti alla sua persona (come malattia, infortunio, servizio militare; cfr.
324a CO), o perché ha preso ferie, sono parificati a periodi di lavoro e quindi
coperti dall’indennità per insolvenza, ovviamente a condizione che il datore di
lavoro fosse tenuto a versare il salario e che il lavoratore non beneficiasse
di nessun’altra compensazione legale o contrattuale del salario per il periodo
in questione (cfr. nozione di credito salariale – B11 segg.) 

Allo stesso modo, se si
stabilisce che il rapporto di lavoro non è stato disdetto, che il lavoratore ha
chiesto al datore di lavoro di fornirgli lavoro e che quest’ultimo lo ha
trattenuto con una promessa in tal senso, le perdite di salario dell’assicurato,
imputabili alla mora del datore di lavoro, sono parificabili a periodi di
lavoro e coperte dall’II.

Nonostante il parere
contrario espresso dal TF (DTF 125 V 492), queste eccezioni sono giustificate
poiché l’assicurato, nella fattispecie, è ancora legato dal rapporto di lavoro.
Egli non è in disoccupazione né dal punto di vista giuridico, né di fatto, e
quindi non è idoneo al collocamento.”.

 

                                  Sulla
portata delle direttive amministrative, cfr. STF 8C_ 228/2023 del 6
ottobre 2023 consid. 3.2.; STF 8C_141/2023 del 2 maggio 2023 consid. 4.1.; STF
8C_322/2022 del 30 gennaio 2023 consid. 4.3.1.; STF 8C_73/2022 del 26 gennaio
2023 consid. 4.3.2.-4.3.3.; STF 8C_769/2021 del 3 maggio 2022 consid. 3.3.; STF
9C_270/2021 del 30 dicembre 2021 consid. 3.5.; DTF 147 V 79 consid. 7.3.2.; DTF
146 V 224; DTF 146 V 104; STF 9C_631/2019 del 19 giugno 2020 consid. 2.3.; STF
8C_331/2019 del 18 settembre 2019 consid. 4.3.; STF 8C_405/2018 del 22 gennaio
2019 consid. 6.1.1.; STF 8C_902/2017 del 12 giugno 2018 consid. 4.2.,
pubblicata in DTF 144 V 195 e in DLA 2018 N. 10 pag. 260; DTF 138 V 50 consid.
4.1.; DTF 132 V 121 consid. 4.4 pag. 125; STF 8C_834/2016 del 28 settembre 2017
consid. 6.2.1.; STF 2C_105/2009 del 18 settembre 2009; STF E 1/06 del 26 luglio
2007 consid. 4. 

 

                          2.4.  Nella presente fattispecie, giova
innanzitutto fare una breve premessa in relazione al rapporto lavorativo che ha
legato la ricorrente alla __________. 

 

                                  Il TCA rileva, in primo luogo,
che la __________ (ora in liquidazione), con sede a __________, era attiva nel
settore della “produzione, sviluppo, acquisto, vendita, commercializzazione
e intermediazione di beni e prodotti mobili, in particolare ma non
esclusivamente, di beni alimentari e integratori per l'alimentazione, comprese
bevande, alcooliche o non, di prodotti legati all'energia, di prodotti legati
alla cosmetica, alla salute e alla medicina”, 

                                  La società stata sciolta in
seguito a fallimento pronunciato con decisione della Pretura del Distretto di __________
dell’8 aprile 2024 a far tempo dal giorno seguente. 

                                  La procedura fallimentare è stata,
poi, sospesa per mancanza di attivo con decisione della Pretura del Distretto
di __________ del 24 maggio 2024 (cfr. estratto del Registro di commercio
reperibile sul sito internet www.zefix.ch). 

                                  Amministratore unico della SA,
sin da maggio 2023, era __________

 

                                  Al momento in cui è stata assunta
alle dipendenze della __________, la ricorrente era al beneficio delle
indennità di disoccupazione.

                                  Dall’“assegnazione a: test
d’idoneità” dell’URC di __________ del 31 agosto 2023 risulta, infatti, che
RI 1 (cittadina italiana nata nel 1998, a beneficio di un permesso di domicilio
“C”; cfr. doc. 168) ha dovuto frequentare il test d’idoneità presso la __________
dal 31 agosto al 6 settembre 2023, poi prolungatosi sino al 15 settembre 2023
(cfr. all. A2 e A3 a doc. I).

                                  Dal “rapporto finale inerente:
test d’idoneità” risulta che alla ricorrente è stata offerta un’opportunità
di impiego dal 18 settembre 2023 (cfr. all. A4 a doc. I). 

                                  Analogamente emerge dall’“attestato
presenze inerente: test d’idoneità” della __________ (cfr. all. A5 a doc.
I). 

                                  Dal contratto di lavoro in atti,
sottoscritto dalle parti il 12 settembre 2023, risulta che RI 1 è stata assunta
a tempo determinato, sino al 18 dicembre 2023, alle dipendenze della __________
in qualità di “impiegata amministrativa” a tempo parziale, al 40% (“il
consueto orario di lavoro settimanale è di 18 ore”), per un salario mensile
di fr. 3'200.- (calcolato per il tempo pieno), per tredici mensilità (cfr. doc.
178-180).

 

                                  Con l’“accordo aggiuntivo al
contratto di lavoro” in atti, datato 22 settembre 2023, sono state
apportate le seguenti modifiche al suindicato contratto di lavoro: 

 

"
(…)

1. Le ore fissate
settimanali di 18 ore non saranno più fisse ma a richiesta del datore di
lavoro. 

2. Il diritto alla
13esima mensilità è stato rinunciato di comune accordo.

3. Il modulo “attestato
del guadagno intermedio” sarà consegnato al lavoratore alla fine di ogni mese
per la notifica alla cassa disoccupazione competente.” (cfr. doc. 181)

 

                                  Ai fini di quanto di interesse ai
fini della presente vertenza, il TCA pone in evidenza che, quindi, l’accordo
aggiuntivo non solo non garantiva più alla ricorrente un’occupazione di 18 ore
a settimana, ma nemmeno prevedeva un ammontare minimo di ore lavorative ch’ella
sarebbe stata chiamata a svolgere “a richiesta del datore di lavoro”.

 

                                  Dagli “attestati di guadagno
intermedio” in atti risulta che RI 1 ha lavorato dal lunedì al venerdì,
nella misura di 3.5 – 4 ore al giorno per 18 ore a settimana, dal 18 settembre
al 31 ottobre 2023, per un reddito lordo sottoposto ad AVS di fr. 640.- nel
mese di settembre (cfr. doc. 175) e di fr. 1'280.- per ottobre (cfr. doc.
184-187).

                                  Nel mese di novembre 2023,
invece, ella è stata attiva per la __________ il 10 novembre (3 ore), il 13 (3
ore), il 14 (4 ore), il 15 (4 ore), il 16 (4 ore) ed il 17 (3 ore), nonché il
20 (3 ore), il 21 (2 ore), il 22 (3 ore), il 23 (3 ore), il 27 (3 ore), il 28
(2 ore), il 29 (3 ore) ed il 30 (2 ore; cfr. doc. 188-189). A fronte di un
salario convenuto indicato nell’attestato di guadagno intermedio pari a fr.
1'280.-, per il mese di novembre 2023 la ricorrente ha percepito fr. 746.70
netti (cfr. doc. 188 e doc. 177 “ricevuto il 30.11.23”), pari a quanto
dovutole per le sole ore di lavoro effettivamente svolte.

                                  Infine, nel mese di dicembre
2023, la ricorrente ha lavorato il 1° dicembre (3 ore), il 4 (3 ore), il 5 (3
ore) ed il 6 (3 ore) del mese. Dall’attestato di guadagno intermedio relativo a
dicembre 2023, risulta che RI 1 ha percepito ad un salario pari a fr. 213.12
lordi (pari al compenso dovutole per le ore lavorative effettivamente prestate)
e che la disdetta del rapporto di lavoro è stata data dal datore di lavoro il 6
dicembre 2023, a valere per quello stesso giorno, a causa di “motivi economici”
(cfr. doc. 101-102 e 190-191). 

 

                                  Tali retribuzioni, in particolare
per i mesi di novembre e dicembre 2023, per i quali, come si vedrà, la
ricorrente ha postulato il riconoscimento del diritto a percepire le indennità
per insolvenza, danno atto del fatto che RI 1 “è stata pagata solo per le
ore lavorate” (cfr. infra e doc. 130).

 

                                  Dai conteggi della Cassa __________
(in seguito: Cassa __________) in atti, risulta che:

-       
nel mese di settembre 2023, RI 1 (termine quadro “03.04.23-02.04.25”)
ha percepito, stando al conteggio del 10 ottobre 2023 in atti, tra IDI e un
guadagno intermedio lordo di fr. 640.-, fr. 3'817.25 netti (cfr. all. A6 a doc.
I); 

-       
per il mese di ottobre 2023, la medesima - per quanto emerge dal
conteggio del 17 maggio 2024, emesso in sostituzione di quello del 22 dicembre
2023 - a fronte di un guadagno intermedio lordo di fr. 731.45, ha percepito IDI
per totali fr. 3'594.15 (cfr. all. A7 a doc. I);

-       
per novembre 2023, RI 1 – e meglio come risulta dal conteggio del 17
maggio 2024, emesso dalla Cassa in sostituzione di quello del 13 dicembre 2023
-, a fronte di un guadagno intermedio lordo di fr. 1'280.- a percepito totali fr.
3’419.80 netti (cfr. all. A8 a doc. I). 

 

                                  In relazione a questi conteggi ed
a quelli precedentemente emessi dall’amministrazione, in particolare con
scritto del 9 gennaio 2024, RI 1 ha comunicato alla Cassa __________,
responsabile dell’erogazione delle indennità di disoccupazione, quanto segue: 

 

"
(…) ho firmato un contratto di lavoro con __________ [recte: __________]
il 12 settembre 2023, ho iniziato a lavorare il lunedì seguente 18 settembre. 

Vi ho trasmesso
l’attestato di guadagno intermedio per il mese di settembre e ho voluto
includere anche il contratto di lavoro, il 10 ottobre 2023 (…)

-       
CHF 640.00 il mio guadagno intermedio lordo

-       
CHF 693.35 quando da voi dedotto in contrasto con l’attestato prodotto

In ottobre

-       
CHF 1'280.00 il mio guadagno intermedio lordo

-       
CHF 1386.65 quando da voi dedotto in contratto con l’attestato prodotto

In novembre

-       
CHF 826.40 il mio guadagno intermedio lordo

-       
CHF 1386.65 quando da voi dedotto in contratto con l’attestato prodotto

In dicembre

-       
CHF 213.12 il mio guadagno intermedio lordo

-       
CHF 792.40 quando da voi dedotto in contratto con l’attestato prodotto

Preciso che ho
terminato di lavorare presso __________ [recte: __________] il 5 [recte: 6]
dicembre 2023, comunicato anche al mio consulente. (…)

  Ho notato tutte queste differenze il
15 dicembre 2023 e vi ho subito scritto un’email per segnalare il vostro errore
(…). A questa mail è seguita una vostra richiesta per la copia delle buste
paga, che ho prontamente inviato. Dopo questa data, non ho più ricevuto
risposta se non il 2 gennaio indicandomi gli importi errati da voi versati (…).
Vi ho portato personalmente l’accordo allegato al contratto di lavoro, firmato
il 22 settembre 2023 (dopo la stipulazione del contratto) che indica quanto già
riportato sull’attestato di guadagno intermedio, ovvero che non ricevo la
tredicesima. (…) I vostri conteggi indicano un termine per contestare di 90
giorni pertanto la mia opposizione rientra nei termini stabiliti (…). La somma
totale che mi manca è di:

-       
Settembre CHF 53.35

-       
Ottobre CHF 106.65

-       
Novembre CHF 542.25

-       
Dicembre CHF 579.28 

Per un totale di CHF
1'281.55 che vi chiedo di versare sul mio conto postale (cfr. doc. 126-127).

 

                                  Con decisione del 15 gennaio
2024, la Cassa __________ ha confermato la correttezza dei propri conteggi
mensili, osservando, in particolare, che “solo in data 3 gennaio 2024 ci ha
consegnato l’accordo firmato con la ditta __________ e che non possiamo tenere
in considerazione in quanto non consegnatoci tempestivamente, all’inizio del
rapporto di lavoro, ma solo una volta terminato e, dopo che avevamo già
effettuato i conteggi mensili” (cfr. doc. 124-125).

 

                                  Il provvedimento reso dalla Cassa
__________ è stato tempestivamente impugnato da RI 1 (cfr. doc. 32-33 e
122-123), che ha anche chiesto l’espletamento un complemento istruttorio volto
ad “attestare le motivazioni del datore di lavoro che hanno portato a far
sottoscrivere alla signora RI 1 un accordo di esclusione della tredicesima”
(cfr. doc. 32-33).

 

                                  Il 22 febbraio 2024, quindi, la
Cassa __________ ha sottoposto all’ex datore di lavoro di RI 1 una breve
ricostruzione di quanto avvenuto nel corso del rapporto di lavoro che legava la
__________ alla ricorrente ed una serie di quesiti, e meglio:

 

"
(…) è stato stipulato un accordo aggiuntivo al contratto di lavoro,
datato 22 settembre 2023 che è stato consegnato dalla Sig.ra RI 1 alla Cassa
Disoccupazione unicamente in data 3 gennaio 2024. Da questo documento, in
negativo nei confronti della Sig.ra RI 1, si rileva l'annullamento della
tredicesima e l'annullamento dalla conferma delle 18 ore garantite. (…)

Dal formulario
"Attestato di guadagno intermedio" del mese di settembre 2023,
compilato, vidimato e firmato dalla __________ in data 3 ottobre 2023, vi sono
indicate le 18 ore di lavoro settimanali garantite, le quali sono state
rispettate ed il riconoscimento della tredicesima è riconosciuto ma non
retribuito. Il termine del contratto di durata determinata è il 18 dicembre
2023.

Dal formulario
“Attestato di guadagno intermedio" del mese di ottobre 2023, compilato,
vidimato e firmato dalla __________ in data 2 novembre 2023, sono nuovamente
confermate le 18 ore garantite, le quali sono state rispettate mentre non viene
indicato nulla circa la tredicesima. Il termine del contratto di durata
determinata è il 18 dicembre 2023.

Dal formulario
"Attestato di guadagno intermedio" del mese di novembre 2023,
compilato, vidimato e firmato dalla __________, in data 1º dicembre 2023, sono
nuovamente confermate le 18 ore garantite settimanalmente, non è indicata la
tredicesima, termine del contratto il 18 dicembre 2023. In questo mese,
nonostante la garanzia delle ore è sempre confermata, la Sig.ra RI 1 ha svolto
la sua attività lavorativa per 39 ore mensili, le 18 ore settimanali garantite
non sono state rispettate.

Dal formulario
"Attestato del datore di guadagno intermedio" del mese di dicembre
2023, compilato, vidimato e firmato dalla __________, in data 15 dicembre 2023,
si legge la garanzia delle 18 ore settimanali, le quali non sono state
assolutamente rispettate come pure non è stato rispettato il termine del
contratto di lavoro che sarebbe dovuto essere il 18 dicembre 2023 e non il 6
dicembre 2023 e nulla è indicato circa la tredicesima.

Considerato quanto
espresso in precedenza ed al fine di poter emettere una precisa risposta di
opposizione, le chiediamo cortesemente di voler rispondere alle seguenti
domande:

1) Per quale motivo, nel
contratto di lavoro del 12 settembre 2023 e nei relativi guadagni intermedi
sono sempre state rifermate le 18 ore settimanali e la tredicesima come
descritto in precedenza e, unicamente, il 3 gennaio 2024, è stato presentato un
accordo aggiuntivo firmato tra le parti, datato 22 settembre 2023, peggiorativo
nei confronti della sua ex dipendente come indicato in precedenza?

2) Per quale ragione,
non è stato rispettato il termine di fine contratto di lavoro previsto per il
18 dicembre 2023? La Sig.ra RI 1 le ha rivendicato le ore tra il 6 dicembre
2023 ed il 18 dicembre 2023, visto che le 18 ore settimanali sono sempre state
dichiarate come garantite in tutta la documentazione datata in precedenza?

3) Qualora l'Assicurata
avesse rifiutato di firmare l'accordo aggiuntivo, datato 22 settembre 2023,
avrebbe perso il suo impiego?” (cfr. doc. 30-31).

 

 

                                  Il 29 febbraio 2024, __________,
per la __________, ha fornito il seguente riscontro: 

 

"
(…) 1. __________ ha stipulato un contratto di lavoro con la Sig. RI 1
accordando un minimo di ore lavorative e una tredicesima retribuzione. Con
questo la società ha poi contratto un accordo aggiuntivo in quanto per motivi
di massa di lavoro limitata e per ragioni organizzative aziendali non ha potuto
offrire i punti sopra citati. Con questo abbiamo comunque voluto mantenere il
rapporto di lavoro di tipo a chiamata. Evidenziamo comunque che nei formulari
di attestazione del guadagno intermedio abbiamo indicato che la retribuzione
della tredicesima non era riconosciuta. Il documento aggiuntivo è stato
consegnato alla data della firma.

2. La data di fine del
contratto è stata anticipata al 6 dicembre in quanto la società era a rischio
di non poter retribuire la Sig. RI 1 e non vi era intenzione di far operare la
dipendente senza concretezza di poter essere retribuita. La Sig. RI 1 ha
chiesto il motivo per il quale non ha terminato il 18 dicembre 2023. La
dipendente mi ha confermato che ha informato immediatamente il consulente URC
del termine del rapporto di lavoro.

3. Se non ci fosse
stato un comune accordo per quanto riguarda l'accordo aggiuntivo si sarebbe
dovuto terminare il rapporto di lavoro, sottolineando che non vi era un’intenzione
in questo ma una necessità per riuscire a mantenere il rapporto di lavoro.”
(cfr. doc. 27).

 

                                  Il 4 marzo 2024, la Cassa __________
ha inoltre chiesto all’allora rappresentante di RI 1, __________, se era a
conoscenza “del motivo per il quale la sua assistita ha consegnato
unicamente in data 3 gennaio 2024, le modifiche del contratto, presumibilmente
avvenute in data 22 settembre 2023” (cfr. doc. 26).

 

                                  Il 13 marzo successivo, __________
ha precisato che “la signora RI 1 era convinta di aver inviato l’accordo
(del 12 [recte:22].09.2023 sull’esclusione della tredicesima a modifica
delle 18 ore settimanali fisse di lavoro) alla Cassa assieme al contratto già
in ottobre 2023. Solo ad inizio dicembre 2023, ella si è accorta dell’errore
nei calcoli sul guadagno intermedio effettuato dalla Cassa. La signora RI 1 ha
comunicato senza indugio l’esistenza dell’accordo del 12 [recte: 22].09.2023
alla Cassa. La Cassa ha risposto alla signora RI 1 di attendere il rientro
della responsabile a gennaio 2024” (cfr. doc. 25).

 

                                  Con decisione su opposizione del
28 marzo 2024 la Cassa __________ ha parzialmente accolto il gravame presentato
da RI 1 rilevando quanto segue: 

 

"
(…) non è credibile che l'Assicurata abbia sottoscritto l'accordo
aggiuntivo del 22 settembre 2023, esattamente in quella data, per i seguenti
motivi:

I guadagni intermedi da
settembre 2023 fino a dicembre 2023, compilati ciascuno ad inizio del mese
successivo (eccetto quello di dicembre allestito in data 15.12), riportano che
le ore lavorative garantite erano di 18 ore settimanali. In un certificato si
può indicare qualcosa di errato, tuttavia, in 4 formulari di guadagno
intermedio non risulta ammissibile. Inoltre, viene anche indicato l'esistenza
un contratto di lavoro ma mai di un nuovo accordo aggiuntivo.

Il contratto di lavoro
è stato sottoscritto il 12 settembre 2023 con inizio il 18 settembre 2023. Dopo
unicamente 5 giorni di lavoro, in data 22 settembre 2023, si cambiano
radicalmente, le condizioni di lavoro, ossia non garantendo più le ore previste
e non versamento della tredicesima. Non è attendibile che in solo 5 giorni,
improvvisamente non vi sia più lavoro e la situazione della ditta prenda una
svolta così negativa.

(…) Qualora si
accettino le nuove modifiche peggiorative e si è iscritti in disoccupazione, la
Cassa deve comunque considerare il periodo di disdetta nel suo calcolo
ipotetico e quindi effettuare il calcolo con le precedenti condizioni
contrattuali. Nel caso specifico invece, si tratta di un contratto di durata
determinata dal 18 settembre 2023 fino al 18 dicembre 2023, senza possibilità
di una disdetta (cfr. CL del 12 settembre 2023).

Da ultimo, ma non meno
importante, questo accordo aggiuntivo, firmato con la ditta __________, non è
stato consegnato tempestivamente come asserito dall'Assistita bensì solo una volta
terminato il rapporto di lavoro con la surriferita società e dopo che la Cassa
aveva già effettuato i conteggi mensili. Visto quanto sopra, si ritiene
corretto che la Cassa disoccupazione __________ di __________ abbia considerato
le 18 ore settimanali garantite ed il relativo stipendio convenuto- nel contratto
di lavoro determinato, sottoscritto in data 12 settembre 2023 tra le parti.

Queste ore si devono
considerare dal 18 settembre 2023 al 18 dicembre 2023 e non fino al 6 dicembre
2023, in quanto come espresso in precedenza, trattasi di un contratto di durata
determinata. Per ciò che attiene la tredicesima, nel surriferito contratto è
garantita, tuttavia, è veritiero che già nel primo formulario “Attestato di
guadagno intermedio" del mese di settembre 2023, è stato crociato che non
era convenuta e negli altri tre, non è stato indicato nulla ma nemmeno che vi
fosse. Visto quanto sopra, l’eccezionalità del caso e che la tredicesima non è
un diritto [ndr. illeggibile] accogliamo solo su questo punto la contestazione
della controparte e pertanto non dovrà essere calcolata nel conteggio del
guadagno ipotetico.” (cfr. doc. 19-24)

 

                                  Venendo, ora, alla domanda di
indennità per insolvenza oggetto della presente vertenza, il TCA rileva che
dalla stessa, - presentata da RI 1 per il tramite di __________ il 28 maggio 2024
- risulta che la ricorrente ha chiesto il riconoscimento delle indennità per
insolvenza indicando di avere percepito l’ultimo salario il 31 ottobre 2023, di
avere lavorato sino al 18 dicembre 2023 per un tempo di lavoro settimanale pare
a 18 ore, per un salario mensile di fr. 1'280.-.

                                  Le indennità per insolvenza sono
quindi state postulate nella misura di fr. 1'280.- per il mese di novembre 2023
e di fr. 792.40 per il periodo dal 1° al 18 dicembre 2023.

                                  Per il mese di novembre, ha
precisato la ricorrente nella propria domanda d’indennità “pagati fr. 746.65
a contanti (vedi busta paga)” (cfr. all. a doc. IX e doc. 166). 

 

                                  Agli atti la ricorrente ha
versato tre solleciti di pagamento del salario, che ha preteso di avere
trasmesso alla SA per posta semplice: 

 

-       
il 3 gennaio 2024, RI 1 avrebbe
comunicato alla __________ (via posta semplice) di avere “terminato la mia
attività presso __________ nel mese di dicembre. Secondo il contratto di lavoro
alla sottoscritta era garantito un minimo di 18 ore lavorative. Per il mese di
novembre: 24.5 ore sono mancanti. Per il mese di dicembre 30.5 ore sono
mancanti. Le chiedo di voler procedere al pagamento delle summenzionate ore”
(cfr. doc. 172);

-       
il 16 febbraio 2024, la
ricorrente, avrebbe trasmesso all’ex datrice di lavoro la seguente
comunicazione (via posta semplice): “come riportato nella precedente
comunicazione le ricordo che secondo il contratto di lavoro 55 ore devono
essere retribuite alla sottoscritta” (cfr. doc. 173);

-       
il 4 aprile 2024, infine,
l’assicurata ha chiesto, sempre tramite posta semplice, all’ex datrice di
lavoro “immediatamente di voler procedere al pagamento. Se non dovessi
ricevere il pagamento a breve provvederò a richiedere collaborazione all’__________”
(cfr. doc. 174).

 

                                  Con decisione del 21 giugno 2024,
la Cassa ha respinto la domanda di indennità per insolvenza presentata da RI 1
sulla base delle seguenti argomentazioni: 

 

"
(…) Lei comunica di aver lavorato presso la società __________ per il
periodo dal 18 settembre al 18 dicembre 2023. Ha percepito salario fino al 31
ottobre 2023. Dalla fine del rapporto di lavoro ha sollecitato lo stipendio
mancante unicamente con tre lettere datate 3 gennaio 2024, 16 febbraio 2024 e 4
aprile 2024. La società è fallita con decreto dell’8 aprile 2024.

Considerato quanto
sopra la Cassa ritiene che le non abbia salvaguardato i suoi crediti salariali
in maniera consona; non avendo rispettato l’obbligo di ridurre il danno la sua
domanda d’indennità per insolvenza è pertanto respinta.” (cfr. doc. 160-162).

 

                                  Con opposizione del 7 agosto
2024, la ricorrente, allora rappresentata da __________, ha impugnato la
decisione resa nei suoi confronti facendo valere, in particolare, le seguenti
argomentazioni:

 

-       
assunta dalla __________ dal 18
settembre al 18 dicembre 2023 per 18 ore settimanali ed uno stipendio di fr.
1'280.-, RI 1 si è vista costretta (“allo
scopo di evitare di perdere il posto di lavoro che le era stato trovato
dall'Ufficio regionale di collocamento”),
in data 22 settembre 2023, a
sottoscrivere la modifica a lei sfavorevole del contratto di lavoro in base
alla quale ella sarebbe stata impiegata solamente su richiesta, rinunciando,
inoltre, alla 13esima mensilità; 

-       
modificato come indicato il
contratto di lavoro, l'opponente ha di conseguenza lavorato “24.5 ore in
meno a novembre 2023 e 30.5 ore in meno a dicembre 2023” rispetto a quanto
prevedeva il contratto di lavoro originario. Per i mesi di novembre e dicembre
2023, dunque, “ella è stata pagata solo per le ore lavorate”. 

-       
Facendo, poi, valere di essersi resa conto che la modifica del contratto
di lavoro che ha sottoscritto “non era legalmente possibile” solo quando
si è vista computare un guadagno intermedio più alto di quello effettivamente
percepito, la ricorrente ha precisato che di avere saputo solamente in data 2
gennaio 2024 dalla Cassa __________ “che era tenuta a far valere queste
pretese nei confronti del datore di lavoro, in quanto non coperte
dall'indennità di disoccupazione”; “non appena l'ha scoperto, ha
proceduto a chiedere a __________ il pagamento della differenza di stipendio
per i mesi di novembre e dicembre 2023, ovvero quelle 24.5 ore a novembre 2023
e 30.5 ore a dicembre 2023 per cui non è stata pagata”;

-       
“La giurisprudenza ha riconosciuto una violazione dell'obbligo di
riduzione del danno ad esempio in un caso in cui vi erano 11 mensilità
salariali non pagate da inizio contratto fino al fallimento, con rivendicazione
del salario solo via fax (DTF C 367/01 del 12.04.2002), così come in un altro
caso in cui durante gli ultimi 6 mesi del rapporto di lavoro l'assicurato aveva
rivendicato il salario solo oralmente (DTF 8C 682/2009).

La
giurisprudenza ha invece ritenuto che l'assicurato avesse ossequiato
all'obbligo di riduzione del danno in un caso in cui dopo un primo sollecito
scritto ha aspettato 3 mesi prima di avviare un'azione giudiziaria al tribunale
incompetente e dopo la decisione ulteriori 50 giorni prima di inoltrare la
causa al tribunale competente (TFA C 63/05 del 21.12.2005). Protetto è stato
anche un assicurato che dopo la fine del rapporto di lavoro non ha intrapreso
nulla di documentabile per circa 4 mesi e mezzo, facendo però valere di essere
intervenuto diverse volte telefonicamente (TFA C163/06 del 19.10.2006)”;

-       
venuta a conoscenza di quanto indicatole il 2 gennaio 2024 dalla Cassa __________,
“immediatamente” la ricorrente ha fatto valere di “essersi attivata
anche nei confronti della __________, inviando già il giorno seguente una
lettera con cui chiede il pagamento di 24.5 ore di novembre 2023 e 30.5 ore di
dicembre 2023”;

A questo
scritto ed al fine di recuperare i salari che sosteneva le fossero dovuti, sono
seguite delle mail che RI 1 sostiene di avere trasmesso a __________ (il 10
gennaio 2024, il 26 gennaio 2024, il 28 gennaio 2024, il 16 febbraio 2024, il
21 febbraio 2024, il 23 febbraio 2024 ed il 14 marzo 2024) ed un’ulteriore
lettera del 4 aprile 2024. “Pochi giorni dopo però veniva decretato il
fallimento della __________. All'opponente non restava altro che insinuare i
suoi crediti salariali nella procedura di fallimento della società datrice di
lavoro, conformemente ai suoi doveri”;

-       
alla luce di tutto quanto precede, l’allora opponente ha ritenuto di
avere “fatto valere in modo univoco e riconoscibile la sua pretesa nei
confronti del datore di lavoro. Senza dubbio si ritiene che gli stessi siano
del tutto sufficienti per affermare che ella abbia ossequiato all'obbligo di
riduzione del danno dell'assicurato. (…)” (cfr. doc. 129-136).

 

                                  In allegato al gravame della
propria assistita, __________ aveva prodotto la seguente documentazione:

 

-       
parte della decisione su
opposizione resa dalla Cassa __________ (cfr. doc. 144-146);

-       
le mail trasmesse dalla ricorrente
alla Cassa:

o   il 22 dicembre 2023, indicante: “(…) mi può
informare riguardo i documenti già inviati?” (cfr. doc. 147);

o   Il 29 dicembre 2023, con il seguente contenuto: “(…) ho
ricevuto il vostro conteggio. Ho notato che anche per il mese di dicembre avete
calcolato un guadagno intermedio superiore a quello che ho effettivamente
ricevuto dal mio datore di lavoro. Per dicembre avete calcolato 792.40 quando
io ho ricevuto poco più di 200 franchi. Vi ho mandato le buste paga nelle
precedenti email (…)” (cfr. doc. 147);

o   Il 2 gennaio 2024 “per cortesia potete rispondere
alle richieste? I vostri conteggi da settembre indicano un guadagno intermedio
errato” (cfr. doc. 147);

o   La risposta del 2 gennaio 2024 da parte della Cassa,
indicante: “da contratto lei ha diritto alla tredicesima. Il contratto è
firmato e valido. La cassa deduce la parte di tredicesima, spetta a lei
rivendicarla al datore di lavoro. Il suo salario lordo mensile da contratto è
di fr. 1'280.00 più la tredicesima, quindi fr. 1'386.65. (…) I nostri conteggi
risultano eseguiti correttamente rispetto al contratto di lavoro” (cfr.
doc. 147-148; il riscontro mail del 2 gennaio 2024 da parte della ricorrente
non è leggibile cfr. doc. 148).

-       
La mail del 10 gennaio 2024
indicante quale mitten, dal contenuto: “Buonasera signor __________, chiedo
di versare le ore che non ha ricevuto dalla cassa disoccupazione perché dicono
che sono a carico tuo. Fammi sapere quando paghi” (cfr. doc. 150);

-       
La mail del 26 gennaio 2024
indicante quale mitten, dal contenuto: “la cassa mi dice ancora che devo
rivolgermi a lei per il saldo ore. Le ho anche scritto una lettera ma non mi
risponde, spero legga almeno le email. Per favore mi dica quando mi paga”
(cfr. doc. 151);

-       
La mail del 28 gennaio 2024
indicante quale mitten, dal contenuto: “ti ho scritto precedentemente
lettere e email mi puoi gentilmente rispondere???” (cfr. doc. 152);

-       
La mail del 21 febbraio 2024
indicante quale mitten, dal contenuto: “le ho scritto nuovamente il 16
febbraio scorso e così da inizio del mese di gennaio chiedendo ancora il
conteggio delle ore non pagate come da contratto. __________ continua a
ripetere che devo chiedere al datore di lavoro quindi lei, mi versa il dovuto?”
(cfr. doc. 154);

-       
La mail del 23 febbraio 2024
indicante quale mitten, dal contenuto: “ti ho scritto diverse lettere e
email mi puoi rispondere???” (cfr. doc. 156).

 

                                  Agli atti figura anche una mail
indi, di data 14 marzo 2024, che indica “ti ho scritto diverse lettere e
email perché l’__________ dice che le ore che non ho lavorato ma che sono sul
contratto me le devi pagare tu. Hai ricevuto le mie lettere? Comunque sto
ancora aspettando la decisione su opposizione __________ ma intanto ti chiedo
se puoi ricalcolare le ore visto che loro dicono così” (cfr. doc. 88).

 

                                  Il 23 settembre 2024, anche la
parte qui resistente ha sottoposto una serie di domande all’allora
rappresentante della ricorrente, e meglio:

 

"
(…) 

a) La sua cliente, in
data 12 settembre 2023, ha sottoscritto un contratto di lavoro di durata
determinata dal 18 settembre 2023 al 18 dicembre 2023. Il contratto di lavoro
prevedeva un minimo dì ore garantite pari a 18 ore settimanali. Per quale motivo, in data 22 settembre 2023, ha sottoscritto un accordo di annullamento del
minimo di ore garantito e della rinuncia ad una tredicesima?

b) Per quale motivo
l'accordo sottoscritto il 22 settembre 2023 non è stato consegnato
tempestivamente alla Cassa di disoccupazione __________? Una consegna
tempestiva del documento avrebbe permesso alla Cassa di avvisare
tempestivamente la sua cliente circa la rivendicazione salariale.

c) Per quale motivo i
conteggi della Cassa di disoccupazione, attestanti un salario (quale guadagno
intermedio) corrispondente al contratto di lavoro (e quindi non al successivo
accordo), sono stati contestati solo ad attività lavorativa terminata?

d) La società __________,
tramite scritto del 29 febbraio 2024, ha indicato come l'accordo aggiuntivo del
22 settembre 2023 era dettato dalla "massa di lavoro limitata e per ragioni
organizzative aziendali...". Tramite scritto del 13 marzo 2024 avete
comunicato come "In riferimento all'oggetto a margine e in risposta alla
vostra lettera del 4 marzo u.s., la informo che la Signora RI 1 non ha
osservazioni da riportare in riferimento alla corrispondenza intercorsa tra la
vostra Amministrazione e la __________". È corretto affermare come il 22
settembre 2023 la sua cliente [ndr. Illeggibile] a conoscenza della mancanza di
lavoro presso la società? 

e) Quando la Signora RI
1 ha saputo delle difficoltà economiche della società? 

f) La società ha
attestato sull'apposito formulario "Attestato su guadagno intermedio
" del mese di dicembre 2023, quale cessazione dell'attività lavorativa, il
giorno 6 dicembre 2023 (ultimo giorno di lavoro). Tramite il documento
"Domanda d'indennità per insolvenza" è stato indicato, quale ultimo
giorno di lavoro il 18 dicembre 2023? 

g) La sua cliente ha
sottoscritto un contratto di lavoro il 12 settembre 2023 con data d'inizio il
18 settembre 2023. Dopo alcuni giorni la società ha modificato il contratto di
lavoro per mancanza di lavoro ed ha cessato l'attività lavorativa il 6 dicembre
2023 per ragioni economiche. Gli arretrati salariali sono stati rivendicati
tramite scritto con posta ordinaria il 3 gennaio 2024, con mail del 10 - 26 -
28 gennaio 2024, scritto del 16 febbraio 2024, mail del 21 - 23 febbraio 2024,
mail del 14 marzo 2024 e ultimo scritto del 4 aprile 2024. Per quale motivo la
sua cliente, preso atto già durante l'attività lavorativa della mancanza di
lavoro per la società, del fatto che il salario di novembre 2023 non era stato
retribuito e che la cessazione del contratto di lavoro è stata anticipata al 6
dicembre 2023 per motivi economici, non è intervenuta in maniera incisiva
appena terminata l'attività lavorativa?

h) Per quale motivo,
preso atto come agli scritti e mail di gennaio 2024 la società è rimasta
silente, la sua cliente ha continuato ad inviare semplici mail e lettere con
posta ordinaria senza intraprendere le vie esecutive/legali?

i) Ha ulteriori
osservazioni?” (cfr. doc. 17-18).

 

                                         Questo
il riscontro fornito, in rappresentanza della ricorrente, da __________ il 4
ottobre 2024: 

 

"
(…) a. Come indicato in sede d'opposizione, la modifica contrattuale
sfavorevole all'assicurata del 22.09.2023 è stata pretesa e imposta dal datore
di lavoro. La signora RI 1 ha accettato detta modifica allo scopo di non
perdere il posto di lavoro che le era stato trovato dall'Ufficio regionale di
collocamento. Ella ha voluto mantenere l'impiego anche nell'ottica del suo
obbligo di ridurre il danno a carico dell'assicurazione contro la
disoccupazione. Ella non era a conoscenza che una tale modifica immediata e a
suo sfavore del contratto non fosse legalmente possibile.

b. L'accordo del
22.09.2023 non è stato consegnato alla Cassa di disoccupazione __________ semplicemente
per una disattenzione scusabile (anche in considerazione della sua giovane età
ed inesperienza) dell'assicurata.

Solo in seguito,
ricevendo il conteggio della Cassa per il mese di novembre 2023, ella si è resa
conto che questi conteggi erano effettuati considerando il contratto originale
senza tener conto dell'accordo supplementare.

c. La signora RI 1 ha
contestato i conteggi della Cassa di disoccupazione per i mesi di novembre e
dicembre 2023, che ha ricevuto soltanto nel mese di dicembre. Nei mesi di settembre
e ottobre aveva lavorato effettivamente 18 ore settimanali come garantito dal contratto
originario ed era stata pagata dal datore di lavoro.

Per questo motivo ha
contestato i conteggi della Cassa di disoccupazione nel mese di dicembre (via
e-mail la prima volta il 15.12.2023 per il conteggio di novembre ed il 29.12.2023
per il conteggio di dicembre). Che ciò coincidesse con la fine del rapporto di lavoro
è un caso.

d. L'accordo del
22.09.23 era stato effettivamente imposto per ragioni organizzative aziendali e
per massa di lavoro limitata. Ma ciò non comporta necessariamente la conseguenza
di un fallimento o di non venire retribuiti. L'opponente aveva discusso della questione
con il datore di lavoro e non ha intravisto questo pericolo. Infatti quando il
signor __________ le disse che la massa di lavoro era limitata ha comunque
garantito che ella avrebbe potuto svolgere le ore di lavoro previste e
terminare l'impiego, che aveva una durata determinata a dicembre. Durante
l’attività lavorativa presso la __________ il lavoro c'era e l'attività procedeva.
La signora RI 1 non era a conoscenza di un eventuale stato di indebitamento o
di problemi tali da mettere seriamente in dubbio la capacità del datore di
lavoro di pagarle lo stipendio.

e. In data 06.12.2023
il datore informava l'opponente che non aveva lavoro da assegnarle nell'ambito
della posizione per cui era stata assunta fino al 18.12.2023. Ciononostante non
credeva che la società stesse affrontando delle difficoltà economiche tali da
sfociare in un fallimento, considerato che la società ha continuato la sua
attività nell'ambito di un altro progetto fino ad aprile, quando l'assicurata è
venuta a conoscenza del fallimento.

f. Si premette che la
domanda di indennità di insolvenza è stata compilata con il supporto del sindacato
__________. La data 18.12.2023 è stata indicata intesa come ultimo giorno di
lavoro secondo il contratto di lavoro, in quanto fino a quella data aveva
diritto al salario e di conseguenza in casu alle indennità d'insolvenza.
L'assicurata ha anche comunicato sia al consulente dell'URC che alla Cassa
disoccupazione __________ di non avere più prestato ore di lavoro dopo il
06.12.2023.

g. Come già indicato in
sede d'opposizione, la signora RI 1 non era a conoscenza che la modifica
immediata ed a suo sfavore del contratto di lavoro stipulato con __________ non
era legalmente possibile ed era quindi convinta che la Cassa disoccupazione considerasse
nella determinazione del salario intermedio le ore effettivamente lavorate conformemente
alla modifica contrattuale del 22.09.2023. Soltanto una volta terminata l’attività
lavorativa, e meglio il 02.01.2024, la Cassa comunicava all'opponente che era tenuta
a far valere queste pretese nei confronti del datore di lavoro, in quanto la
modifica contrattuale era illegittima e l'indennità di disoccupazione non
poteva quindi intervenire. Fino a quel momento, per giustificabile non
conoscenza del diritto in materia, ella non era a conoscenza del fatto che
avrebbe dovuto rivolgersi al datore per far valere queste pretese e pensava si
trattasse di un errore nel conteggio della Cassa disoccupazione. Non appena ne
è venuta a conoscenza, già dal 03.01.2024 ha provveduto a far valere gli arretrati
salariali nei confronti della __________.

L'opponente sapeva che
la società fosse ancora attiva e non immaginava quindi in alcun modo la
possibilità di un fallimento imminente. Ella era a conoscenza che il signor __________
aveva una questione che lo tratteneva all'estero nel periodo gennaio-marzo e, considerato
che durante il rapporto di lavoro non vi erano stati problemi e che egli la rassicurava
telefonicamente circa il pagamento di quanto dovuto, in buona fede gli ha dato fiducia,
credendo che al suo rientro in Svizzera avrebbe mantenuto la promessa.

h. Come indicato sopra,
il signor __________ aveva una questione che lo tratteneva all'estero nel
periodo gennaio-marzo e, considerato che durante il rapporto di lavoro non vi
erano stati problemi e che egli la rassicurava telefonicamente circa il
pagamento di quanto dovuto, in buona fede gli ha dato fiducia, credendo che al
suo rientro in Svizzera avrebbe mantenuto la promessa

i. All'opponente preme
ribadire che, nonostante il tempo trascorso, ella non aveva avuto grande timore
di non venire retribuita, in quanto l'attività stava continuando e non poteva immaginare
un fallimento della società. Riceveva da __________ rassicurazioni che la
situazione di stallo si sarebbe risolta a breve e ha quindi considerato la
situazione positivamente. In aprile, preso atto con sorpresa del fallimento
della __________, ha intrapreso i necessari passi legali.” (cfr. doc. 14-16)

 

                                  Con decisione su opposizione del
10 dicembre 2024, la parte resistente ha, come visto (cfr. supra consid. 1.1.),
confermato il proprio precedente provvedimento, negando alla ricorrente il diritto
a percepire le postulate indennità per insolvenza. 

                                

                                  Per completezza, giova
evidenziare che innanzi al TCA risultano pendenti due altri ricorsi,
interposti, rispettivamente, dal fratello e dalla madre della ricorrente contro
due decisioni su opposizione mediante le quali la Cassa ha negato loro il
diritto alle indennità per insolvenza in relazione al rapporto lavorativo che
pure li legava alla __________, nel loro caso da gennaio 2024 al fallimento
della società del 9 aprile 2024, in relazione alle pretese salariali per tutto
questo periodo (cfr. inc. TCA 38.2024.59 e 38.2025.2)

 

                                  Questa Corte rileva, inoltre, che
la ricorrente, la madre ed il fratello risultano essere tutti domiciliati a __________
e comporre, unitamente ad un altro membro, una stessa ed unica economia
domestica, in __________. 

 

                                  __________ risulta pure essere la
sede di un’associazione, e meglio l’__________, cui membro, da giugno 2020 a
febbraio 2023, era la ricorrente e cui membro, invece, era da aprile 2024 __________,
che ha dimissionato a marzo 2025 (cfr. www.zefix.ch). 

 

                                  __________ che, inoltre, è socio
e gerente della __________, con recapito in __________. Dal sito internet della
__________ risulta, a valere quale numero telefonico di contatto lo stesso
numero di cellulare indicato come il proprio dalla madre della ricorrente nella
propria domanda di indennità di insolvenza (doc. 79 inc. TCA 38.2025.2).

Giova rilevare che la madre della ricorrente,
__________, era amministratrice unica di una società denominata __________,
avente sede a __________, trasferita nel 2018 nel Canton __________ e pochi
mesi dopo ritrasferitasi in Ticino, con sede a __________ e recapito a __________
in __________ (analogamente alla Sagl che vede, ora, __________ quale socio e
gerente), quindi sciolta in seguito al fallimento pronunciato con decisione
della Pretura del distretto di __________ del 26 gennaio 2023 (cfr. www.zefix.ch).

 

                          2.5.  Chiamata
a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte ritiene che l’operato
dell’amministrazione, che ha negato alla ricorrente il diritto alle indennità
per insolvenza, debba essere tutelato.

 

                                  Nell’ipotesi in cui si voglia
tenere in considerazione la modifica del contratto di lavoro sottoscritta dalla
ricorrente il 22 settembre 2023 - certo, sfavorevole alla ricorrente, ma in
concreto comunque dalla medesima sottoscritta - il TCA rileva che, trattandosi
di licenziamenti immediati o ingiustificato del rapporto di lavoro da parte del
datore, il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che l'indennità per insolvenza copre unicamente
pretese salariali che si riferiscono a del lavoro prestato, e non quelle
risultanti dalla disdetta anticipata (ingiustificata) del rapporto di lavoro
(cfr. in tal senso, la giurisprudenza richiamata al consid. 2.2. della STCA
38.2021.104 del 21 marzo 2022 e la successiva STF 8C_276/2022 del 22 febbraio
2023, mediante la quale l’Alta Corte ha confermato la citata sentenza del TCA,
nonché la Prassi LADI ai punti A2-A5 ripresi al consid. 2.3.).

 

                                  In concreto, la ricorrente
fa valere pretese salariali relative al periodo dal 1° novembre al 18 dicembre
2023. 

                                  Sennonché, da una parte e
per il lasso temporale dal 1° novembre al 6 dicembre 2023, in ragione della
modifica del contratto di lavoro sottoscritta da RI 1 e dall’AU dell’ex datrice
di lavoro il 22 settembre 2023, la ricorrente era chiamata a prestare la propria
attività lavorativa “a richiesta del datore di lavoro”, senza che
alcun montante minimo di ore settimanali o mensili fosse stato stabilito. 

                                  Ed
in concreto, per le ore di lavoro effettivamente svolte tra il 1° novembre ed
il 6 dicembre 2023, ella è stata effettivamente retribuita dall’ex datore di
lavoro, come risulta dalle ricevute in atti e come la medesima ha indicato
nella propria opposizione (cfr. supra consid. 2.4.).

                                  

                                  Per
quel periodo, quindi ed in assenza di un’attività lavorativa prestata dalla
dipendente ma non pagata dalla datrice di lavoro, non vi sarebbero pretese
suscettibili di essere coperte dall’indennità per insolvenza.

 

                                  D’altra
parte, le medesime considerazioni sull’obbligo dell’indennità per insolvenza di
intervenire a fronte della sola attività lavorativa effettivamente prestata
valgono anche per il periodo successivo e sino al 18 dicembre 2023, data in cui
il contratto, la cui durata determinata non è stata oggetto di modifiche
mediante l’accordo del 22 settembre 2023, avrebbe dovuto effettivamente
prendere fine. 

                                  Sennonché,
come visto, l’ultimo giorno in cui RI 1 ha prestato la propria attività
lavorativa è stato il 6 dicembre 2023, come precisato tanto dall’interessata,
quanto da __________ (“La data di fine del contratto è stata anticipata al 6
dicembre in quanto la società "era a rischio di non poter retribuire la
Sig. RI 1 e non vi era intenzione di far operare la dipendente senza
concretezza di poter essere retribuita”, cfr. 2.4.).

                                  Al
proposito, il TCA rammenta che l’indennità
per insolvenza non copre le pretese determinate da un licenziamento immediato e
ingiustificato del datore di lavoro, né quelle derivanti da un licenziamento in
tempo inopportuno, quando il lavoratore non ha prestato un lavoro.

                                  Successivamente al 6 dicembre
2023 la ricorrente, a beneficio della quale (anche in ragione delle modifiche
apportate il 22 settembre 2023 al contratto di lavoro che non prevedevano alcun
montante di ore minime di lavoro assicurato alla dipendente) non trova
applicazione l’eccezione contemplata dalla Prassi LADI II al punto A5, avrebbe
dovuto essere ritenuta completamente idonea al collocamento, di modo che non
avrebbe avuto diritto a percepire le indennità per insolvenza ex artt. 51 e 52
LADI.

 

                                  Già le argomentazioni
appena esposte potrebbero essere sufficienti per negare alla ricorrente il
diritto a percepire le postulate indennità per insolvenza. 

 

                          2.6.  In
ogni caso, a mente di questo Tribunale, l’operato della Cassa - che ha ritenuto
“gli sforzi compiuti dalla signora RI 1 per ottenere quanto dovutole
dalla ora fallita __________ a titolo di salari per il periodo dal 1.11.2023 al
1.12.2023, vadano considerati insufficienti, oltre che – per quanto attiene
alle richieste scritte – non comprovati in quanto non sussiste agli atti una
prova dell’invio effettivo” e che conseguentemente la ricorrente ha “commesso
una negligenza grave in relazione all’obbligo di ridurre il danno previsto
dall’art. 55 cpv. 1 LADI” (cfr. supra consid. 1.1.) – deve essere tutelato.

 

Al riguardo va ricordato
che la giurisprudenza federale esige che il dipendente metta in atto tutte le
misure possibili per rivendicare il salario (cfr. in particolare STF C 297/02
del 2 aprile 2003; STF C 235/04 del 23 dicembre 2005 e STF C 271/05 del 30
marzo 2006; “Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung; Lohnklage”), il
più presto possibile (cfr. STF C 323/02 del 17 aprile 2003; STF C 25/05 del 13
dicembre 2005).

                                  L’assicurato,
dunque, non deve percorrere la procedura a lui più comoda o la meno onerosa, ma
semmai deve individuare quella più efficace per cercare di ottenere celermente
il saldo scoperto (cfr. STF 8C_158/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.4.,
pubblicata in RtiD I-2020 N. 48 pag. 268 e citata al consid. 2.2.).

La giurisprudenza federale
ha pure sottolineato che gli sforzi per recuperare il salario devono essere
effettuati in modo sistematico e continuo. I lavoratori devono comportarsi nei
confronti dei datori di lavoro come se l’indennità per insolvenza non esistesse
(cfr. STF 8C_367/2022 del 7 ottobre 2022 consid. 3.2.; STF 8C_814/2021 del 21
aprile 2022 consid. 2.2, pubblicata in SVR 2022 ALV Nr. 30 pag. 107; SVR 2021
ALV Nr. 4 pag. 11; DLA 2020 Nr. 15 pag. 393-396 consid. 3).

 

Inoltre è utile evidenziare
che l’obbligo del lavoratore di diminuire il danno esiste anche precedentemente
allo scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa
(o non versa interamente) il salario e il dipendente può aspettarsi di subire
una perdita.

L’obbligo di diminuire il
danno a carico dell’assicurato prima che il rapporto di impiego venga sciolto
non è sottoposto alle medesime esigenze rispetto al periodo successivo alla
disdetta. Tuttavia l’estensione delle procedure che possono essere pretese dal
lavoratore per recuperare tutto o parte del salario precedentemente alla fine
del rapporto di impiego dipende in ogni caso dall’insieme delle circostanze del
caso concreto (cfr. STFA C 367/01 del 12 aprile 2002, pubblicata in DLA 2002 N.
30 pag. 190 segg. e citata al consid. 2.2.).

 

L’art. 55
cpv. 1 LADI si applica peraltro anche quando il rapporto di lavoro è sciolto
prima dell’apertura della procedura di fallimento (cfr. supra consid. 2.2.; STF
8C_367/2022 del 7 ottobre 2022).

 

                                  Nella presente fattispecie,
questa Corte rileva, innanzitutto, che l’insorgente fa valere di non avere
percepito l’integralità di quanto spettantele come salario tra novembre e
dicembre 2023, ma solo parte. 

 

                                  In concreto, la ricorrente fa
valere di avere avanzato pretese salariali per quanto sostiene non le sia stato
versato dall’ex datrice di lavoro a novembre e dicembre 2023, per la prima
volta, con scritto del 3 gennaio 2024, quindi dopo oltre un mese che non era,
stando alla sua tesi, stata pagata correttamente per il mese di novembre. 

                                  Da un lato, però, RI 1 con lo
scritto indirizzato alla SA di data 3 gennaio 2024 pretende dalla __________ il
pagamento del salario secondo quanto prevedeva il contratto sottoscritto il 12
settembre 2023 (18 ore settimanali). 

                                  D’altro lato, sempre il 3
gennaio, nella procedura volta alla contestazione dei conteggi della Cassa __________,
la ricorrente presenta a quest’ultima, per la prima volta, l’accordo del 22
settembre 2023, in precedenza mai pervenuto all’amministrazione, ad asserita
comprova di avere svolto meno ore di lavoro rispetto a quelle oggetto del
contratto di lavoro del 12 settembre 2023. 

                                  Delle due l’una, la
documentazione in atti e prodotta dalla ricorrente medesima non potendo essere
utilizzata à la carte a seconda di quanto più favorevole all’assicurata.

 

                                  In ogni caso, ed anche a voler
prescindere dalle modifiche al contratto di lavoro di cui all’accordo del 22
settembre 2023, a mente di questa Corte determinante risulta essere il fatto
che i pretesi sforzi profusi dalla ricorrente per ottenere quanto ella pretende
le fosse dovuto (in aggiunta a quanto ricevuto) dalla SA per i mesi di novembre
e dicembre 2023, non risultano comprovati. 

 

                                  Agli atti figurano tre scritti
che RI 1 pretende di avere trasmesso all’ex datrice di lavoro al fine di
ottenere il pagamento dei pretesi salari rimasti impagati. Tali comunicazioni,
fa valere l’insorgente, sarebbero state trasmesse alla società per posta
semplice. 

                                  Ora, se è vero che, come indicato
dalla ricorrente (cfr. supra consid. 1.4.), le normative vigenti non le
imponevano l’invio raccomandato di quanto ella pretende di avere trasmesso alla SA, è altrettanto vero che, per costante dottrina e
giurisprudenza, l’onere della prova di un invio incombe a chi se ne prevale
(cfr. DTF 99 Ib 359, consid. 2; E. Catenazzi, Le insidie di un invio non
raccomandato, in RTT 1974, p. 65ss.; per quanto concerne gli invii da parte
dell’autorità cfr. STF 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010 consid. 5.9. destinata
alla pubblicazione). 

                                  Pertanto,
se l’interessato non è in grado di fornirne la prova, ne deve sopportare le
conseguenze giuridiche (E. Catenazzi, op. cit., p. 67; cfr., pure, A. Borella,
L’affiliation à l’assurance-maladie sociale suisse, Losanna 1993, p. 288; per
quanto concerne gli invii da parte dell’autorità cfr. STF 9C_1042/2009 del 7
settembre 2010 consid. 5.9. destinata alla pubblicazione).

 

                                  Nel
caso di specie, nessuno di quegli scritti ha mai ottenuto riscontro da parte
della società cui erano destinati, contrariamente a quanto pretende la
ricorrente in sede ricorsuale, laddove fa valere che “il sig. __________ mi
ha sempre confermato la ricezione di ogni comunicazione inviata” (cfr. doc.
I). 

                                  Affermazione,
questa ricorsuale rimasta mera allegazione di fatto, che del resto contrasta
anche evidentemente con il tenore di quanto a suo tempo indicato dalla
ricorrente nei pretesi scritti e mail inviati alla SA (“Le ho anche scritto
una lettera ma non mi risponde, spero legga almeno le email”, cfr. supra
consid. 2.4. e doc 151; “ti ho scritto precedentemente lettere e email mi
puoi gentilmente rispondere?” cfr. supra consid. 2.4. e doc. 152; “ti ho
scritto diverse lettere e email mi puoi rispondere???”, cfr. supra consid.
2.4. e doc. 156; “Hai ricevuto le mie lettere?” cfr. supra consid. 2.4. e doc.
88).

 

                                  Nemmeno
le risposte fornite da __________ alla Cassa __________ permettono di
concludere che la ricorrente lo abbia in qualche modo messo in mora o
sollecitato al fine di ottenere il pagamento dei salari che pretende le fossero
dovuti. 

 

Va, poi, osservato che
secondo una costante giurisprudenza federale, il giudice delle assicurazioni
sociali applica il criterio della verosimiglianza preponderante
(cfr. cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STF
8C_480/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 3.1.; STFA U 162/02 del 29 gennaio
2003; STFA C 264/99 del 18 settembre 2001; STFA H 407/99 del 28 novembre 2000;
STFA C 116/00 del 22 agosto 2000; STFA C 341/98 del 23 dicembre 1999, consid.
3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106
consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b,
RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid.
2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung", in Basler Juristische
Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32) e non quello della prova piena come il
giudice civile o, in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto che in
quest'ultima evenienza per il principio "in dubio pro reo"
l'incertezza profitta all'accusato (cfr. DTF 126 V 319 consid. 5a; Piquerez,
Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 102 pag. 22 e n. 1918 pag. 403).

                                  Il
TFA ha ricordato questi principi in una sentenza C 49/00 del 15 gennaio 2001,
pubblicata in RDAT II-2001 N. 91 pag. 378, e ha sottolineato che conformemente
al criterio della probabilità preponderante il giudice delle assicurazioni
sociali, dopo un'analisi ed una valutazione oggettiva delle prove, deve seguire
quella rappresentazione fattuale che ritiene essere la più verosimile tra i
vari scenari possibili.

 

                                  Tutto
ben considerato, questo Tribunale non può quindi ritenere provato che la
ricorrente abbia effettivamente trasmesso quegli scritti (via posta semplice)
all’ex datrice di lavoro. 

 

                                  Analogamente dicasi per le mail,
in relazione alle quali agli atti non figura alcuna conferma di ricezione o di
lettura del destinatario, rammentato come trattasi di un’opzione inseribile
all’invio delle mail da parte del mittente.

 

                                  Gli
scritti e le mail, in ogni caso, a rapporto di lavoro ormai conclusosi, non
sarebbero stati sufficienti al fine di assicurarle la concreta tutela dei suoi
interessi. Si noti, infatti, che nei 4 mesi trascorsi tra la fine del rapporto
lavorativo e lo scioglimento della società, la ricorrente fa valere di essersi
limitata a trasmettere quanto precede; nessuna procedura esecutiva è stata
avviata nei confronti dell’ex datrice di lavoro o anche solo prospettata a
fronte di un rapporto lavorativo ormai conclusosi.

 

                                  Il
tutto rammentato, peraltro, che le difficoltà della società erano con ogni
verosimiglianza note alla ricorrente.

                                  In tal
senso, basti rammentare che una settimana dopo l’inizio effettivo del rapporto
lavorativo, il contratto di lavoro risulterebbe essere stato modificato, con la
sottoscrizione della ricorrente, a favore di un impiego su chiamata. 

                                  Questo,
stando a quanto indicato da __________, “in quanto per motivi di massa di
lavoro limitata e per ragioni organizzative aziendali non ha potuto offrire i
punti sopra citati” (cfr. supra consid. 2.4. e doc. 27). 

                                  Del
resto, anche la ricorrente precisa che “L'accordo del 22.09.23 era stato
effettivamente imposto per ragioni organizzative aziendali e per massa di
lavoro limitata”, sebbene pretende poi che questo “ancora non comporta
necessariamente la conseguenza di un fallimento o di non venire retribuiti”
(cfr. supra consid 2.4. e doc. 14-16). 

                                  Laddove
poco dopo RI 1 fa, invece, valere che contestualmente alla sottoscrizione delle
modifiche al contratto di lavoro, l’AU della SA “le disse che la
massa di lavoro era limitata ha comunque garantito che ella avrebbe potuto
svolgere le ore di lavoro previste e terminare l'impiego, che aveva una durata
determinata a dicembre” (cfr. supra consid. 2.4. e doc. 14-16) ella è del
resto sconfessata dal fatto c