# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 503fc50a-2917-56c9-b8c4-bfac24d30489
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.08.2009 32.2008.241
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-241_2009-08-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.241

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  26 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 dicembre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 novembre 2008 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1947, precedentemente attiva quale operaia presso la __________, __________,
e casalinga, in data 19 giugno 2007 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti segnalando di
essere affetta da “Lombalgia cronica – St.d. PLIF L5/S1 – St.d. AMO
fissatore (PLIF L4/5 e fissazione post. da L3 a S1) – St.d. PT anca DX –
diabete tipo 2 – Cardiopatia ischemica – arteriopatia perif. arti inf. –
Coxartrosi sin.” (doc. AI 1-1/6).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia reumatologica
a cura del Dr. __________ (doc. AI 24-1), l’UAI con decisione del 18 novembre
2008 (doc. AI 39-1), preavvisata con progetto del 10 luglio 2008 (doc. AI 29-1)
ha attribuito all’assicurata una rendita intera d’invalidità (grado 100%)
limitatamente al periodo fra il 1° settembre 2007 e il 31 gennaio 2008, poi
soppressa a partire dal 1° febbraio 2008 essendo il grado d’invalidità nullo. 

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’accoglimento del ricorso e la
concessione di una rendita intera anche successivamente al gennaio 2008 (doc.
I).

 

                                         Nel
proprio gravame la ricorrente non ha contestato la diagnosi del perito
interpellato dall’amministrazione, bensì la valutazione della capacità
lavorativa. Contrariamente a quanto sostenuto dai medici curanti, il Dr. __________
ritiene infatti l’assicurata inabile al lavoro in modo limitato nel tempo. Secondo
il rappresentante di RI 1 invece le perizie mediche del Dr. __________, del Dr.
__________ e del Dr. __________ riflettono maggiormente quali sono le reali
implicazioni delle patologie sulla capacità lavorativa della ricorrente (doc.
I).

 

                                         In sede
ricorsuale viene, altresì, contestato il calcolo della capacità di guadagno
residua effettuato dall’UAI, in particolare gli importi del reddito da valido e
da invalido e la disparità tra salario percepito e i valori indicati nelle
tabelle TA1 (doc. I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulla perizia medica del Dr. __________, sulle valutazioni
del SMR e sul rapporto della consulente in integrazione si è riconfermato integralmente
nella propria decisione postulando la reiezione del ricorso (doc. IV).

 

                               1.5.   Il 13
febbraio 2009 il rappresentante dell’assicurata ha ribadito le proprie
argomentazioni ricorsuali, in particolare per quanto riguarda le valutazioni
dei medici curanti, ritenute maggiormente probanti dello stato di salute
dell’assicurata rispetto alla perizia del Dr. __________, e le modalità di
calcolo della capacità di guadagno residua (doc. VI).

 

                                         Il doc.
VI è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. VII)

 

                               1.6.   Questa Corte
in data 23 giugno 2009 ha
sottoposto i referti del Dr. __________, del Dr. __________ e del Dr. __________
al perito Dr. __________ per una sua valutazione (doc. VIII).

 

                                         Il Dr. __________
ha risposto in data 13 luglio 2009 (doc. IX).

                                         Il doc.
IX è stato trasmesso alle parti per osservazioni (doc. X)

 

                               1.7.   Il RA 1 ha
trasmesso la propria presa di posizione in data 22 luglio 2009 (doc. XI),
mentre l’UAI ha formulato le proprie osservazioni il 6 agosto 2009 (doc. XII).

 

                                         I doc. XI
e XII sono stati trasmessi alle parti per conoscenza (doc. XIII, XIV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI (cfr. di seguito l’art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003) secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis cpv. 2 OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute,
eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività
lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i
principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         La
giurisprudenza di cui alla DTF 125 V 146 è stata confermata in una sentenza I
156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Essa è
stata ribadita in una STF 9C
15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata
in DTF 133 V 504.

 

                               2.5.   Al fine di
determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG
über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.8.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au
motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité
aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les
critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de  la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence
des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à
une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente:
l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et
ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de
santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.9.   Nella
decisione del 18 novembre 2008, l’UAI ha attribuito
all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° settembre 2007 al 31
gennaio 2008, sopprimendola poi a partire dal 1° febbraio 2008, fondandosi
sulle valutazioni del Dr. __________ e del SMR che hanno considerato
l’interessata abile al lavoro al 100%, in un’attività pienamente rispettosa dei
limiti funzionali, dal 1° febbraio 2008.

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6.,
2.7. e 2.8., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI
1 a far tempo dal 1° febbraio 2008.

 

                             2.10.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al Dr. __________, spec.
FMH in reumatologia e medicina interna, il mandato di esperire una perizia reumatologica.

 

                                         Nel suo
rapporto peritale dell’11 marzo 2008 lo specialista, dopo aver illustrato
l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e le constatazioni oggettive ha
posto la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

Dolori lombosciatalgici cronici bilaterali in

-   Esiti
da duplice intervento neurochirurgico alla colonna lombare, nel 1999 ed il
20.4.2007

-   Alterazioni degenerative del rachide lombare 

-   Disturbi
statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale alta con protrazione
del capo, iperlordosi lombare, scoliosi sinistroconvessa dorsale,
destroconvessa lombare, scompensata)

-   Esiti
da impianto di protesi totale alle anche bilaterali, il 22.11.2006 a destra il
23.10.2007 a sinistra

 

Tendenza allo sviluppo di un reumatismo dalle
parti molli

 

Decondizionamento muscolare

 

Obesità (peso 91 kg / statura 156 cm)” (doc. AI 24-6).

 

                                         Per
quanto riguarda le conseguenze sulla capacità di lavoro il Dr. __________ ha
evidenziato quanto segue:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale
residua, descritta nell’allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l’assicurata abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo
del 100% dall’1.2.2008, quindi a distanza di circa 3 mesi dall’ultimo
intervento ortopedico.

 

Nella sua ultima attività principale come
operaia, attiva nel montaggio di piccole componenti elettromeccaniche, tenendo
conto del mansionario fornitoci dal datore di lavoro, sopramenzionato, giudico
l’assicurata, sempre a partire dall’1.2.2008, abile al lavoro sull’arco di una
giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, a
seguito dei dolori cronici, dei limiti funzionali e di carico, citati
nell’allegato, della necessità di dover alternare frequentemente le posizioni
corporee”

 

                                         Da parte
sua la ricorrente ha prodotto la relazione medica del 22 luglio 2008 del Dr. __________,
spec. FMH in medicina interna, dal seguente tenore:

 

" 
La signora RI 1 mi ha comunicato che la
richiesta di prestazioni Al è stata respinta e che è sua intenzione fare
ricorso contro la decisione.

 

La signora RI 1 è venuta alla mia consultazione
l'ultima volta il 21.07.2008 a causa soprattutto della persistenza di una
lombosciatalgia destra.

 

Per quanto riguarda il riassunto dell'anamnesi
fino al 18.07.2007 allego il rapporto per la richiesta di prestazione Al da me
allestito in tale data.

 

Anamnesi intermedia:

 

Il 23.10.2007 intervento elettivo di protesi
totale all'anca sinistra a causa dell'importante coxartrosi sinistra (fecit
dottor __________, __________). Il decorso post‑operatorio è stato allora
privo di complicanze. Dal 03.11.2007 al 25.11.2007 la paziente è stata
ricoverata alla Clinica di Riabilitazione di __________ per un programma di
riabilitazione (allego rapporto dottor __________). La paziente presenta una
sindrome lombo‑vertebrale e lombo‑spondilogena cronica con evoluzione
non favorevole. Il 19.02.2008 veniva diagnosticata tramite gastroscopia
(dottoressa __________, __________) una gastrite antrale micro‑erosiva
unitamente a esofagite tubulare. Si è trattata di una gastrite dovuta all'uso
continuo di FANS per via dei dolori, nonostante la protezione con PPI (Nexium).
Nel corso degli ultimi mesi la paziente è stata rivalutata anche dal dottor __________,
specialista FMH chirurgia ortopedica e dottor __________ specialista FMH
neurochirurgia (vedi anche loro relazioni). Oltre al trattamento con farmaci
analgesici (in particolare Co‑Dafalgan), attualmente è in corso un ciclo
di fisioterapia.

 

Status:

 

Peso 92 kg. statura 156 cm.
Tensione arteriosa 130/85 mmHg, frequenza cardiaca 76 bpm regolare.

                                      

La paziente deambula con zoppia di Trendelemburg
a destra, deambulazione molto difficoltosa e limitata sulla punta dei piedi e
sui talloni in particolare a destra. Importante sindrome lombo‑vertebrale
con Schober lombare 10/12 cm, DDS 33 cm, importante limitazione dell'estensione del rachide lombare di 2/3,
della lateroflessione sia sinistra che destra di 1/2. Dolori diffusi alla
digitopressione lungo tutto il tratto lombare del rachide, in sede paralombare
e parasacrale destra, e di tutta la muscolatura gluteare a destra. Lasègue 90'
DDP. Non segni clinici per sindrome radicolare agli arti inferiori. Anche: in
esiti di artroplastica bilaterale, articolarità nei limiti.

 

Diagnosi:

 

‑   Coxartrosi bilaterale, stato da impianto protesi anca
destra 22.11.2006, stato da impianto protesi anca sinistra 23.10.2007.

 

‑   Sindrome lombo‑vertebrale cronica con stato da PLIF
L5‑S1 (1999), stato da PLIF L4‑L5 con gabbia in composite
fissazione posteriore da L3‑S1, dinamica in L3‑L4 (20.04.2007).

 

‑   Cardiopatia ischemica, stato da PTCA‑Stent
(2003).

 

‑   Arteriopatia periferica stadio Il con stato da PTA più
posa di Stent arteria iliaca comune sinistra (2002).

 

‑   Diabete tipo 2 non insulino‑dipendente.

 

‑   Nefrolitiasi a sinistra, stato da pielolitotomia (1990),
stato da ESWL sinistra (2005).

 

‑   Stato da colecistectomia dicembre 2006 per colecistite
acuta su colecistolitiasi.

 

‑   Stato da laparoplastica con grande rete in prolene per
lombocele al fianco sinistro (aprile 2006).

 

‑   Gastrite microerosiva (febbraio 2008).

 

‑   Dupuytren stadio I raggio III mano destra.

 

Discussione:

 

Si tratta di un operaia 61 enne che negli ultimi
anni ha subito un ingente numero di interventi chirurgici, in particolare negli
ultimi due anni (vedi sopra). Nonostante le varie patologie da lei presentate e
i rilevanti dolori, soprattutto a livello lombare ed alle anche, con notevole
abnegazione ha sempre cercato di continuare a fare il suo lavoro fino a quando
praticamente non ce l'ha più fatta. Anche dopo numerosi interventi recenti (in
particolare revisione di spondilodesi aprile 2006, artroprotesi anca destra
novembre 2006, artroprotesi anca sinistra ottobre 2007), presenta una
lombosciatalgia destra ribelle al trattamento per il quale non esistono più
ulteriori opzioni chirurgiche. Data l'evoluzione ormai a 9 mesi dall'ultimo intervento
penso che l'evoluzione sia suscettibile piuttosto di un peggioramento e che un
miglioramento non appare molto probabile. Sono certo, anche a prescindere dalla
decisione dell'Al, che la signora RI 1 non sarà più in grado di lavorare come
operaia, anche in un lavoro di intensità fisica leggera o moderata in quanto
non riesco assolutamente a pensare ad una tipologia di lavoro compatibile con
il suo stato di salute attuale ed in proiezione futura.” (doc. B).

 

                                         In sede
di osservazioni è stato inoltre prodotto il certificato medico del 25 luglio
2008 del Dr. __________, spec. FMH in neurochirurgia, qui riprodotto:

 

" 
Gentili Signore, Egregi Signori,

 

La soprannominata paziente si lamenta dal
1998/1999 di dolori lombari recidivanti. Gli accertamenti neuroradiologici
avevano confermato a quell'epoca una grave discopatia vacuolare L5/S1 con
un'ernia laterale a sx. In seguito a questa diagnosi in novembre 1999 ha avuto luogo una fissazione
intersomatica del segmento L5/S1. Dopo il suddetto intervento per molti anni la
paziente ha goduto di una situazione stabile con dolori fluttuanti, ma non
eccessivi.

 

Inizio del 2007 esacerbazione dei dolori lombari
divenuti nuovamente molto importanti. Una nuova RM lombare confermava un'ottima
fusione L5/S1, ma presentava ora discopatie importanti in L4/5 e leggere in L3/4.

 

A causa dei dolori relativamente invalidanti, in
aprile dei 2007 ha avuto luogo
una fissazione intersomatica 1‑415 con una fissazione dinamica 1‑314.

 

Dopo il suddetto intervento la situazione è
decisamente migliorata con notevole riduzione dei dolori lombari ed alle gambe.
Tuttavia persiste un dolore lombare residuale intermittente. Dolori in parte
accentuati anche dalla presenza di artrosi delle anche. Attualmente la paziente
deambula con il supporto di una canna a causa dei dolori alla gamba dx in
presenza di un punto Trigger attivo nel gluteo. L'esame neurologico risulta
tuttavia normale in assenza di evidenti compressioni radicolari.

 

Date le circostanze ritengo che la paziente
presenti un'inabilità lavorativa definitiva nettamente superiore al 50%. Una
reintegrazione in un lavoro leggero ed ergonomicamente favorevole è da
considerarsi difficoltoso, quindi poco probabile.” (doc. C).

 

                                         La
ricorrente ha quindi trasmesso lo scritto del 26 agosto 2008 del Dr. __________,
medico aggiunto in ortopedia dell’Ospedale Regionale di __________:

                                         

" 
Egregi Signori,

 

con la presente confermo che la sunnominata
paziente è stata operata di impianto di protesi totale all'anca sinistra il
23.10.2007, presenta esiti di protesi totale all'anca destra il 22.11.2006,
presenta esiti di intervento di stabilizzazione a livello della colonna per
spondilolistesi L5 S1 nel 1999 ed L1 ed S1 nel 2006, nell'anamnesi si ritiene
una cardiopatia ischemica, un'arteriopatia periferica di stadio 2 con impianto
di stent arteria iliaca comune sinistra nel 2002, un diabete mellito non
insulino‑dipendente, una nefrolitiasi, diversi interventi chirurgici a
livello del rene sinistro nel 1990 e nel 2005, esiti da colecistectomia nel
2006, attualmente dal punto di vista ortopedico e quadro clinico in particolare
a livello delle due anche è soddisfacente; permangono forti problemi a livello
della colonna lombare precedentemente operata che spesso costringono la
paziente ad usufruire delle stampelle ed a sottoporsi di cicli di fisioterapia,
ragion per la quale tenuto conto dei fattori ortopedici e dei fattori
internistici presentati dalla paziente un'abilità lavorativa al 100% è più che
giustificata e si ritiene giustificata una richiesta dì invalidità al 100% ,
attualmente non è proponibile nessuna attività lavorativa a questa paziente con
importante polipatologia di tipo misto ortopedico internistico e cardiologico.”
(doc. D).

 

 

                             2.11.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità, ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. 

 

In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

 

Per quel che riguarda i rapporti
del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve
tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L’Alta Corte in una sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254)).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                             2.12.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, appurato come l’assicurata svolgesse un’attività
lucrativa quale operaia presso la __________ a tempo parziale, l’ha considerata
salariata nella misura del 68% (27,90 ore alla settimana su un totale di 41,25)
e casalinga per il restante 32% applicando il metodo misto.

 

                                         Questa suddivisione merita
conferma. In via ricorsuale il rappresentante dell’assicurata ha confermato
l’attività lucrativa a tempo parziale di RI 1 indicando una percentuale del 50%
(doc. I) che tuttavia alla luce del questionario del datore di lavoro del 17
luglio 2007 (doc. AI 8-1), ripreso dall’Ufficio AI (doc. AI 26-2), va giustamente
corretto al 68%.

 

                             2.13.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal Dr. __________, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

 

                                         L’assicurata
è stata sottoposta ad un esame reumatologico da parte del Dr. __________, dal
quale è emerso che ella è affetta da “dolori lombosciatalgici cronici
bilaterali in: - esiti da duplice intervento neurochirurgico alla colonna
lombare, nel 1999 ed il 20.4.2007. - Alterazioni degenerative del rachide
lombare. - Disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale
alta con protrazione del capo, iperlordosi lombare, scoliosi sinistroconvessa
dorsale, destroconvessa lombare, scompensata). - Esiti da impianto di protesi
totale alle anche bilaterali, il 22.11.2006 a destra il 23.10.2007 a sinistra.
Tendenza allo sviluppo di un reumatismo dalle parti molli. Decondizionamento
muscolare e obesità (peso 91 kg
/ statura 156 cm)” (doc. AI
24-6).

 

                                         A mente
del perito RI 1, a far tempo dal 1° febbbraio 2008, nella sua ultima attività
di operaia è ritenuta abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa
normale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, a seguito dei dolori
cronici, dei limiti funzionali e di carico e della necessità di dover alternare
frequentemente le posizioni corporee. Per contro, in un lavoro adatto allo
stato di salute, ella è considerata abile al lavoro nella misura del 100% con
un rendimento massimo del 100% dall’1.2.2008 (doc. AI 24-7).

 

                                         Queste
conclusioni del Dr. __________ sono state contestate dalla ricorrente per il
tramite di tre referti medici che tuttavia non permettono a questa Corte di scalfire
la valutazione peritale, per le ragioni che seguono.

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in medicina interna e non specialista in reumatologia, nella
relazione medica del 22 luglio 2008 ha fornito una diagnosi che sostanzialmente ricalca quella del Dr. __________
per quanto riguarda le patologie lombari e alle anche (la coxartrosi bilaterale
e la sindrome lombo-vertebrale cronica), ma indicando come la ricorrente non
sia “più in grado di lavorare come operaia, anche in un lavoro di intensità
fisico leggero e moderato” (doc. B).

 

                                         Da parte
sua il Dr. __________, spec. FMH in neurochirurgia, ha evidenziato il dolore
lombare intermittente patito dalla ricorrente e accentuato dalla presenza
dell’artrosi alle anche. Il neurologo ha concluso precisando che la paziente
presenta un’inabilità lavorativa nettamente superiore al 50% e ritenendo poco
probabile una sua reintegrazione in un lavoro leggero ed ergonomicamente
favorevole (doc. C).

 

                                         Infine,
il Dr. __________, medico aggiunto in ortopedia dell’Ospedale Regionale di __________,
dopo aver esposto brevemente l’anamnesi della paziente ha indicato che
“attualmente dal punto di vista ortopedico e quadro clinico in particolare a
livello delle due anche è soddisfacente; permangono forti problemi a livello
della colonna lombare precedentemente operata che spesso costringono la
paziente ad usufruire delle stampelle ed a sottoporsi di cicli di fisioterapia,
ragion per la quale tenuto conto dei fattori ortopedici e dei fattori
internistici presentati dalla paziente un’abilità lavorativa al 100% è più che
giustificata e si ritiene giustificata una richiesta di invalidità al 100%
attualmente non è proponibile nessuna attività lavorativa a questa paziente con
importante polipatologia di tipo misto ortopedico internistico e cardiologico”
(doc. D).

 

                                         Questa
Corte, nell’intento di superare le incertezze valutative circa la capacità
lavorativa della ricorrente, ha interpellato il perito in merito ai referti
prodotti in sede ricorsuale.

 

                                         Per
quanto riguarda la valutazione del Dr. __________, il Dr. __________, nello scritto
del 13 luglio 2009, si è così espresso:

 

" 
Ho preso atto della relazione medica redatta dal
Dr. __________, specialista FMH in medicina interna di __________, il
22.7.2008, la quale riprende praticamente gli stessi dati anamnestici da me
formulati in dettaglio a pagina 2 e pagina 3 della perizia: anche per quanto
riguarda i dati oggettivi, lo stato clinico riportato, riprende le
constatazioni oggettive da me formulate a pagine 4 e 5 della perizia,
ritrovando una colonna lombare altamente limitata in ogni direzione, riferendo
di esiti di artroplastica bilaterale alle anche con particolarità nei limiti;
il Dr. __________, nel suo scritto del 22.7.2008, conclude: “sono certo,
anche a prescindere dalla decisione dell’AI, che la signora RI 1 non sarà più
in grado di lavorare come operaia, anche in un lavoro di intensità fisica
leggero o moderato in quanto non riesco assolutamente a pensare ad una
tipologia di lavoro compatibile con il suo stato di salute attuale ed in
proiezione futura”. Bisogna notare che il Dr. __________, giunge a questa conclusione,
sulla base degli stessi dati anamnestici e clinici, già riportati nella mia
perizia dell’11.3.2008, si tratta dunque di un differente giudizio formulato
sugli stessi dati soggettivi ed oggettivi; bisogna inoltre notare che il Dr.
__________ formula queste conclusioni, senza esprimersi nei dettagli sulla
capacità funzionale e di carico residua presenti nella sua paziente,
limitandosi ad osservare di non riuscire assolutamente a pensare ad una
tipologia di lavoro compatibile con il suo stato di salute attuale ed in
proiezione futura.” 

(doc. IX, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In merito
alla valutazione del Dr. __________, il Dr. __________ ha fornito la seguente
precisazione:

 

" 
Ho pure preso atto del certificato medico del
25.7.2008, stilato dallo specialista in neurochirurgia curante Dr. __________
di __________, il quale a sua volta riprendeva brevemente l’anamnesi
neurochirurgica, sottolineando che dopo l’intervento neurochirurgico
dell’aprile 2007, la situazione nella sua paziente era decisamente migliorata
con notevole riduzione dei dolori lombari e alle gambe, permanendo tuttavia un
dolore lombare residuo intermittente, dolori, in parte riferibili anche ad una
coxartrosi alle anche (il Dr. __________ non menziona gli esiti da impianto di
artroprotesi dell’anca sinistra nel 2007 e a destra nel 2006); all’esame
clinico, il Dr. __________, non prende posizione sulla mobilità del rachide
lombare, limitandosi ad osservare che “l’esame neurologico risulta tuttavia
normale in assenza di evidenti compressioni radicolari”; il Dr. __________
conclude il suo certificato medico osservando: “date le circostanze ritengo
che la paziente presenta un’inabilità lavorativa definitiva nettamente
superiore al 50%. Una reintegrazione in un lavoro leggero ed ergonomicamente
favorevole è da considerarsi difficoltoso, quindi poco probabile”; queste
conclusioni non vengono motivate dal neurochirurgo, il quale non formula informazioni a riguardo della
capacità funzionale e di carico residua, limitandosi ad osservare che una
reintegrazione in un lavoro leggero ed ergonomicamente favorevole è da
considerarsi difficoltosa, senza motivarne la causa.”
(doc. IX, la sottolineatura è del redattore)

 

                                         Il Dr. __________,
interpellato dal TCA anche sul referto del Dr. __________, ha puntualizzato
quanto segue:

 

" 
Da ultimo ho preso atto dello scritto redatto
dello specialista FMH in ortopedia Dr. __________ di __________, redatto
all’attenzione della signora RI 1, in data 26.8.2008, nel quale leggiamo che
“attualmente dal punto di vista ortopedico e quadro clinico in particolare a
livello delle due anche è soddisfacente”, l’ortopedico segnalava la presenza di
“forti problemi a livello della colonna lombare precedentemente operata”, senza
specificare nei dettagli in che cosa consistono questi problemi, non lasciando
comparire nello scritto, un esame clincio dettagliato del rachide lombare; il
Dr. __________ conclude il suo scritto, osservando: ”tenuto conto dei fattori
ortopedici e dei fattori internistici presentati dalla paziente, un’abilità
lavorativa al 100%, è più che giustificata e si ritiene giustificata una
richiesta d’invalidità al 100%, attualmente non è proponibile nessuna attività
lavorativa a questa paziente con importante polipatologia di tipo misto
ortopedico internistico e cardiologico”. Il Dr. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica, si esprime dunque sull’inabilità lavorativa, soltanto
basandosi su dati anamnestici, rinunciando ad esprimersi sulla capacità
funzionale e di carico residua nell’assicurata, motivando in parte l’inabilità
lavorativa completa con patologie internistiche non inerenti al suo campo di
specialità.

In conclusione, tenendo pienamente conto di
quanto precede, posso soltanto riconfermare la mia valutazione peritale
reumatologica dell’11.3.2008.” (doc. IX, la sottolineatura è del redattore).

 

Il Dr. __________ nella risposta del 13 luglio
2009 si è espresso in modo articolato e completo su tutti i punti controversi,
confrontandosi in termini esaustivi con le argomentazioni di segno contrario e
confutandole secondo modalità che possono essere condivise da questa Corte
(cfr. per un caso analogo la STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).

 

                                         Alla luce
di quanto esposto e della giurisprudenza in materia di valore probatorio
(consid. 2.11.) il TCA ritiene che lo stato di salute dell’assicurata, dal
profilo reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato
dal Dr. __________ e che i referti del Dr. __________, del Dr. __________ e del
Dr. __________ non apportano nuovi elementi, non apprezzati in sede peritale,
in grado di influire sulla valutazione specialistica del perito
dell’amministrazione. Le conclusioni dei medici curanti seppur divergenti per
quanto concerne la valutazione della capacità lavorativa, ma non per quanto
riguarda la diagnosi, non apportano nuovi elementi oggettivi ignorati dal
perito e vanno quindi intese nel senso di una diversa valutazione delle
conseguenze che le patologie dell’interessata hanno sulla sua capacità di
lavoro.

 

                                         È utile
inoltre ricordare che la nostra Massima Istanza ha
ripetutamente deciso che le certificazioni del medico curante - anche se
specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid.
2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di
fiducia che lo lega al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; STFA del 10
ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des assurances
sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea
2000, p. 269s.).

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.),
alle stesse può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dal mese di febbraio 2008, in attività adeguate al suo stato di salute l’assicurata è abile al
lavoro in misura piena (100%).

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 9 giugno
2008, per quanto riguarda le attività esigibili ha indicato che l’assicurata
potrebbe essere reintegrata nel mercato occupazionale riservato a personale
femminile non qualificato o semi qualificato in cui vi è una sufficiente
offerta di posti di lavoro, in particolare nell’industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e con possibilità di cambiare frequentemente posizione come ad esempio:
- addetta alla vendita di carburanti e altri prodotti in stazioni combinate del
tipo servisol, con compiti essenzialmente d’incasso; - operaia ausiliaria in
lavori leggeri non qualificati (addetti al controllo, imballaggio,
etichettatura, spedizioni, ausiliari) nelle cinque categorie presenti nel campo
dell’abbigliamento, della confezione, della maglieria e simili; 

                                         - operaia
generica nell’industria cioccolatiera; - operaia nell’industria farmaceutica
(controlli, condizionamento); - operaia assemblatrice nel campo della
componentistica elettromeccanica ed elettronica; operaia generica
nell’orologeria industriale; impacchettatrice, imballatrice e simili (MM) (doc.
AI 26-2).

 

                             2.14.   Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI, sulla base del miglioramento dello stato di salute riscontrato
dalla perizia reumatologica ha correttamente ritenuto che l’assicurata non
presenta alcuna limitazione della capacità lavorativa e ha rinunciato ad
esperire un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica (cfr. doc. AI 28-1).

 

                                         Il TCA
rileva peraltro che il risultato finale non cambierebbe anche volendo
considerare come ipotesi di lavoro una limitazione parziale o totale nelle
mansioni domestiche (cfr. consid. 2.20).

 

                             2.15.   In simili
condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurata a partire dal mese di
febbraio 2008 presenta una capacità lavorativa residua del 100% in attività
adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno
alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2008 (visto che nella
decisione del 18 novembre 2008 la rendita è stata negata a partire dal 1°
febbraio 2008).

 

L’amministrazione ha eseguito il raffronto dei
redditi con riferimento all’anno 2006, motivo per il quale i redditi da valido
e da invalido vanno aggiornati al 2008.

 

                             2.16.   Per quel che
concerne il reddito da valido, l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2006 in fr. 20’039.- (cfr. doc. 26-2),
conformemente a quanto indicato dal precedente datore di lavoro, __________
(doc. AI 8-3). Adeguando tale importo al 2008, si ottiene un reddito da valido
di fr. 20'766.81 (cfr. tabella B 10.2, pubblicata in  La Vie économique, 7/8-2009, p. 91)

 

                             2.17.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

 

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

" 
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora
pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la
propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente
conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico
riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato
considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in
caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei
redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però
soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante
del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza
del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella
TA1 2006 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente,
svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002
UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4'019.--

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in  La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a
fr. 4'179.76 mensili oppure a fr. 50'157.12 per l'intero anno (fr. 4'179.76 x
12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18
febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2008, un reddito mensile di fr. 4'334.05
oppure di fr. 52'008.71 per l'intero anno (fr. 4'334.05 x 12).

 

                                         L’assicurata,
quale operaia, avrebbe guadagnato nel 2008, fr. 20'766.81 / anno per
un’occupazione al 68% che proiettati al 100% danno un importo di fr. 30'539.42.
Tale reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei
salari per un'attività equivalente (cioè fr. 50'339.36 annui per il 2008; cfr.
Tabella TA1 2006 p.to 36,37 “Altre industrie manifatturiere”, livello di
qualifica 4, dopo adeguamento all'evoluzione salariale
per il 2008: 3’890.-- x 12 mesi = 46’680.--, riportato su 41.6 +
adeguamento all’indice dei salari nominali).

                                                                                                                         

                                         Se si
riduce il reddito statistico da invalido, in applicazione della giurisprudenza
di cui alla 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della percentuale del 34,3 % (parte
percentuale eccedente la soglia determinante del 5%) si ottiene un importo di
fr. 34'325.74. 

 

                             2.18.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben,
Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer
Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der
Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau
4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl.
Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8),
auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch
dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un
assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio,
totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno
fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem
Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen keine
schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher
ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von
der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können,
als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt
ist, angemessen Rechnung getragen”). 

 

                                         In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito
alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per contro, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                             2.19.   In concreto,
l’UAI ha applicato al reddito da invalido una riduzione percentuale del 5% per attività
leggera e del 20% in considerazione dell’età (60 anni), del periodo di
inattività e delle difficoltà di adattamento in una nuova attività lavorativa
(doc. AI 26-2). 

 

                                         Nel caso
di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione
percentuale del 25% applicata dall’amministrazione.

 

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2008, partendo da un
salario da invalido di fr. 34'325.74,
ammettendo la riduzione del 25%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 25'744.30 (fr. 34'325.74 - (fr. 34'325.74
x 25 : 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 20'766.81
(consid. 2.16.), non emerge alcun grado d’invalidità. 

 

                             2.20.   Viste le
quote parti tra attività salariata (68%) e mansioni casalinghe (32%) stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
è così dello 0% (68 X 0% + 32 X 0%) in applicazione del metodo misto,
percentuale che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione.

                                         

                                         Come
anticipato al consid. 2.14 il risultato finale non cambia anche volendo
considerare una limitazione complessiva del 100% nelle mansioni di casalinga.

                                         Viste le
quote parti tra attività salariata (68%) e mansioni casalinghe (32%) stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
sarebbe infatti solo del 32% (68 X 0% + 32 X 100%), percentuale che non dà
diritto comunque ad una rendita d’invalidità.

 

                                         L’UAI ha
pertanto agito correttamente, procedendo alla riduzione delle prestazioni, in
applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno dell’assicurato
o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande
invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare – a partire dal 1° febbraio 2008.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita d’invalidità a
far tempo dal 1° febbraio 2008 la sua decisione formale del 18 novembre 2008
merita quindi conferma.

 

                             2.21.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                            

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente. 

                                      

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti