# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 201fcc9e-b5ae-5b22-a61c-bb4e9b518acc
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-12-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.12.2020 RR.2020.133
**Docket/Reference:** RR.2020.133
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2020-133_2020-12-14

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Angola. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Angola. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Angola. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Angola. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 14 dicembre 2020 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 
Roy Garré, Presidente, 
Giorgio Bomio-Giovanascini e Stephan Blättler,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
 

Parti  A., rappresentato dall'avv. Lucien W. Valloni,  
 

Ricorrente 
   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Angola 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2020.133 
 

 

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 Fatti: 

A. In seguito alla trasmissione spontanea di informazioni del 18 settembre 2017 
del Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), che aveva come 
oggetto relazioni bancarie riconducibili ad A. in Svizzera, e dopo aver aperto un 
procedimento penale nei suoi confronti, il 16 novembre 2017 le competenti 
autorità angolane hanno presentato alla Svizzera una domanda di assistenza 
giudiziaria, completata in data 16 giugno 2019, nell’ambito del procedimento 
penale nei confronti di A. per titolo di riciclaggio di denaro (art. 60 della legge 
34/11 del 12 dicembre 2011), corruzione attiva e passiva (art. 37 e seg. della 
legge 3/14 del 10 febbraio 2014) e altri reati. In sostanza, i conti dell’indagato 
sarebbero in relazione con l’esercizio di attività corruttive e di riciclaggio con-
nesse con le attività imprenditoriali internazionali del gruppo B. Tra il 2008 e il 
2019 A. ha ricoperto diverse funzioni pubbliche in Angola, il guadagno provento 
della sua attività non giustificherebbe però le ingenti somme di denaro deposi-
tate sulle relazioni bancarie in Svizzera. In particolare, la relazione n. 1 intestata 
ad A. è stata alimentata, tra aprile e novembre 2015, da valori provenienti dalla 
relazione bancaria intestata a C. Inc. presso la banca D., di cui A. era avente 
diritto economico. Questa relazione bancaria è stata a sua volta alimentata, tra 
novembre 2011 e maggio 2014, con valori per un totale di USD 10'999'815.– 
da società riconducibili direttamente o indirettamente al gruppo B. Nel corso di 
varie inchieste penali è emerso che quest’ultimo si garantiva l’aggiudicazione di 
importanti appalti pubblici grazie alla costituzione di fondi neri, mediante i quali 
ricompensava con delle tangenti politici ed ex-direttori di società statali e para-
statali nei Paesi in cui operava. I vertici delle predette società, d’intesa con la 
E. SA pagavano consapevolmente prezzi maggiorati per la fornitura di beni e 
servizi, sapendo che la differenza tra i costi effettivi e gli importi spesi veniva poi 
loro retrocessa. Il sistema messo in atto per la retrocessione era estremamente 
strutturato e coinvolgeva diverse società di sede e conti bancari in diversi Paesi. 
In altre parole, le relazioni riconducibili ad A. sarebbero collegate alle predette 
attività illecite contestate alla E. SA, in quanto destinatarie di accrediti in prove-
nienza da fondi prevalentemente costituiti per compiere attività corruttive (v. 
act. 1.2). 
 
Con la sua domanda, l’autorità rogante ha chiesto, tra gli altri, l’edizione della 
documentazione bancaria dall’apertura alla data della commissione rogatoria 
della relazione n. 1 intestata ad A. presso la banca D. (v. act. 1.25 e 1.29). 
 

 
B. Con decisione del 4 novembre 2019, il MPC, cui l’Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della domanda (v. act. 1.26), è entrato 
nel merito della domanda presentata dall’autorità estera (v. act. 1.31). 
 
 

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C. Con decisione incidentale dello stesso giorno, il MPC ha acquisito nell’incarto 
rogatoriale la documentazione afferente alla relazione n. 1 intestata ad A. 
presso la banca D. (già in possesso del MPC nell’ambito del procedimento in-
terno SV.17.0279-SCA2) (v. act. 1.32). 
 
 

D. Con decisione di chiusura del 30 aprile 2020, il MPC ha ordinato la trasmissione 
di parte della documentazione afferente alla relazione n. 1 presso la banca D. 
(v. act. 1.2). 
 
 

E. Il 3 giugno 2020, A. ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione di chiu-
sura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chie-
dendo che il dispositivo n. 1 della decisione di chiusura venga annullato e che 
la domanda rogatoriale del 16 novembre 2017, unitamente al complemento del 
16 giugno 2019, venga respinta. Il ricorrente domanda inoltre l’annullamento del 
dispositivo n. 2 della decisione di chiusura con conseguente restituzione dei 
documenti concernenti la relazione n. 1. In via subordinata egli chiede l’annul-
lamento della decisione di chiusura con rinvio all’istanza precedente per una 
nuova decisione ai sensi dei considerandi (v. act. 1). 
 
 

F. Con scritto del 20 luglio 2020, l’UFG ha comunicato a questa Corte di rinunciare 
a presentare una risposta nell’ambito della procedura in oggetto, rimettendosi 
al prudente giudizio di questa Corte (v. act. 11). 
 
 

G. Con risposta del 31 luglio 2020, il MPC ha postulato la reiezione del gravame 
nella misura della sua ammissibilità (v. act. 12). 
 
 

H. Con scritto del 6 agosto 2020, il ricorrente ha inoltrato copia di una sentenza 
spagnola che lo concerne, la quale confermerebbe la mancanza della punibilità 
in Angola dei fatti contestatigli in questo procedimento (v. act. 14). 
 

 
I. Con replica del 24 agosto 2020, trasmessa per conoscenza al MPC e all’UFG 

(v. act. 19), unitamente allo scritto del 6 agosto 2020 di cui sopra (lett. H), il 
ricorrente ha riconfermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 18). 
 
 

J. Con scritto del 31 agosto 2020, trasmesso al ricorrente e all’UFG per cono-
scenza (v. act. 21), il MPC ha precisato di avere erroneamente indicato, nella 
sua risposta del 31 luglio 2020, che il ricorrente è imputato nel procedimento 
brasiliano al posto del procedimento angolano. Per il resto, egli si è riconfermato 

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nelle sue considerazioni esposte nella risposta in questione, precisando di non 
volere duplicare (v. act. 20). 
 
 
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 
nei considerandi in diritto. 

 
 
 
 Diritto: 

1.   
1.1 Il ricorso è redatto, legittimamente, in lingua tedesca. Non vi è tuttavia motivo di 

scostarsi dalla regola secondo cui il procedimento si svolge nella lingua della 
decisione impugnata, in concreto quella italiana (v. art. 33a cpv. 2 PA). 
 

1.2 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale 
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 
RS 173.71] del 19 marzo 2010). 
 

1.3 Vista la natura dei reati oggetto della rogatoria angolana, applicabili alla fatti-
specie sono gli art. 43 e segg. della Convenzione delle Nazioni Unite contro la 
corruzione (in seguito: UNCAC), conclusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore 
per l’Angola il 28 settembre 2006 e per la Svizzera il 24 ottobre 2009 
(RS 0.311.56). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto 
in tale convenzione non regola espressamente o implicitamente, come pure 
quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pat-
tizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge sull'assistenza in ma-
teria penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 
cpv. 1 AIMP; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 con-
sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali 
(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 
 

1.4 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 
 

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Il 

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ricorrente è titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata 
ed è di conseguenza legittimato a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a 
lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 
128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 
 
 

2. Il ricorrente censura innanzitutto la violazione delle prescrizioni formali della do-
manda di assistenza e del suo complemento. La decisione di chiusura impu-
gnata si fonderebbe su una rogatoria insufficiente, poiché tradotta unicamente 
in inglese, senza alcuna certificazione di conformità e senza una traduzione 
integrale degli allegati. 
 

2.1 Secondo l’art. 46 n. 14 UNCAC, le richieste di assistenza giudiziaria reciproca 
sono da formulare per scritto e in una lingua accettata dallo Stato parte richie-
sto. Secondo l’art. 28 cpv. 5 AIMP, le domande estere e i documenti a sostegno 
devono essere presentati in lingua tedesca, francese o italiana o con una tra-
duzione in una di queste lingue. Le traduzioni devono essere ufficialmente cer-
tificate. 
 

2.2 L’obbligo di presentare la rogatoria in una lingua ufficiale secondo l’art. 28 cpv. 5 
AIMP non mira solo a permettere allo Stato richiesto di decidere in merito alla 
domanda con piena cognizione di causa, ma anche e soprattutto a tutelare i 
diritti della persona sottoposta a un provvedimento coercitivo, affinché possa 
capire esattamente tutti i particolari e la portata della richiesta (sentenza del 
Tribunale federale 1A.248/2006 del 1° febbraio 2007 consid. 2.2). È vero che 
tale norma non è una semplice disposizione ordinatoria, tuttavia, la mancanza 
di una traduzione certificata in una lingua ufficiale non comporta automatica-
mente l’irricevibilità della richiesta di assistenza giudiziaria. In tal caso l’autorità 
rogata dovrebbe piuttosto esigerne il completamento ai sensi dell’art. 28 cpv. 6 
AIMP (sentenza del Tribunale federale 1A.240/1999 del 17 marzo 2000 con-
sid. 2b). Secondo la giurisprudenza, la cooperazione internazionale può essere 
rifiutata solo nel caso in cui l’assenza di una traduzione non consenta all’autorità 
di trattare correttamente la richiesta, pregiudichi i diritti della persona perseguita 
o costituisca un comportamento abusivo da parte dell’Autorità richiedente (sen-
tenza del Tribunale federale 1A.56/2000 del 17 aprile 2000 consid. 2b). 
 

2.3 In concreto, la domanda di assistenza, redatta in lingua portoghese e tradotta 
in inglese, ha potuto essere eseguita anche senza essere tradotta in una lingua 
ufficiale. Il ricorrente non sostiene, a questo proposito, di essere stato leso od 
ostacolato nella difesa dei suoi diritti. In particolare, dal suo curriculum vitae agli 
atti risultano una comprensione del portoghese e dell’inglese eccellenti 
(v. act. 1.34). Egli si limita infatti ad una contestazione puramente formale. An-
che per quanto riguarda il suo patrocinatore, il quale in sede di replica ha la-
mentato di non conoscere il portoghese e per questo motivo di aver necessitato 

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di far tradurre la documentazione, ciò che avrebbe comportato una riduzione di 
tempo per la difesa e dunque una violazione dei diritti del ricorrente, da una 
consultazione del sito internet del suo studio, non vi è dubbio delle sue capacità 
di comprendere l’inglese (v. www.froriep.com/en). Non vi è dunque ragione di 
rifiutare la concessione dell’assistenza per la sola mancanza della traduzione 
della domanda rogatoriale in una lingua ufficiale nazionale. 
 
 

3. Il ricorrente sostiene poi che l’esposto dei fatti contenuto nella domanda di as-
sistenza e nel suo complemento è insufficiente. Il MPC avrebbe a ragione chie-
sto il completamento della domanda all’autorità rogante, poiché quanto comu-
nicato non sarebbe bastato per corrispondere l’assistenza. A suo dire il com-
plemento rogatoriale non avrebbe però apportato gli elementi necessari a giu-
stificare la concessione dell’assistenza. La semplice aggiunta da parte delle 
autorità angolane delle funzioni svolte dall’indagato tra il 2008 e il 2019 (periodo 
peraltro contestato dal ricorrente, il quale ritiene verosimile che così facendo le 
autorità estere abbiano voluto ottenere informazioni concernenti un periodo di 
tempo maggiore) e l’ipotizzato squilibrio tra i soldi presenti sui suoi conti e i ricavi 
quali funzionario pubblico non chiarirebbero sufficientemente la fattispecie. La 
rogatoria sarebbe piuttosto una fishing expedition. 
 

3.1 L’art. 46 n. 15 UNCAC, l’art. 18 n. 14 della Convenzione contro la criminalità 
organizzata e l’art. 28 cpv. 2 e 3 AIMP unitamente all’art. 10 cpv. 2 OAIMP 
esigono in sostanza che la domanda di assistenza indichi il suo oggetto, il mo-
tivo, la qualificazione giuridica dei reati, presentando altresì un breve esposto 
dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non 
sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 
111 consid. 5b; 118 Ib 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). In questo 
ambito, non si può tuttavia pretendere dallo Stato richiedente la presentazione 
di un esposto dei fatti totalmente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo 
scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fattispe-
cie oggetto d'indagine all'estero, fermo restando che la verifica delle condizioni 
per la concessione dell'assistenza deve rimanere possibile (DTF 117 Ib 64 con-
sid. 5c e rinvii). Lo Stato richiedente è semplicemente tenuto ad esporre in modo 
sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo 
Stato richiesto di escludere di trovarsi in presenza di un'inammissibile ricerca 
indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 
consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della colpevolezza è riservato al 
giudice straniero del merito, non a quello svizzero dell'assistenza (DTF 113 Ib 
276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 
1C_562/2011 del 22 dicembre 2011 consid. 1.5). In particolare, non è raro che 
le attività criminali, tra cui la corruzione, vengano scoperte attraverso i profitti 
realizzati, e a questo proposito è chiaramente necessaria l’assistenza reciproca 
(DTF 129 II 97 consid. 3.2). L’art. 46 n. 1 UNCAC e l’art. 18 n. 1 della Conven-

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zione contro la criminalità organizzata sanciscono che gli Stati Parte si conce-
dono reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in materia di indagini. 
 
In sostanza, le informazioni contenute nella domanda di assistenza giudiziaria 
sono sufficienti, quando consentono alle autorità svizzere di verificare la pre-
senza di indizi di un reato per il quale si può concedere l’assistenza, se vi sono 
motivi di rifiuto o in che misura la domanda deve essere soddisfatta (DTF 132 
II 81 consid. 2.1). 
 

3.2 In concreto, la domanda di assistenza del 16 novembre 2017, oltre a riportare 
una trascrizione dei fatti comunicati mediante la trasmissione spontanea del 
18 settembre 2017, contiene l’elenco dei reati per i quali il ricorrente è indagato 
in Angola e comunica le richieste di assistenza (v. act. 1.25). Con scritto del 
24 maggio 2018, il MPC ha comunicato alle competenti autorità angolane che 
la rogatoria non adempiva i requisiti minimi necessari alla concessione dell’as-
sistenza, ritendendo in particolare necessaria un’aggiunta all’esposto dei fatti 
che permettesse di stabilire un nesso tra i reati oggetto delle indagini estere, la 
richiesta di provvedimenti da intraprendere e i conti menzionati (v. act. 1.27). 
Nel complemento rogatoriale del 16 giugno 2019, le autorità angolane hanno 
specificato le cariche pubbliche ricoperte dall’indagato tra il 2008 e il 2019 e 
hanno ampliato la lista dei reati per i quali il ricorrente è accusato, evidenziando 
altresì come il reddito percepito in qualità di funzionario pubblico non giustifi-
casse gli averi disponibili sui suoi conti (v. act. 1.29). Con decisione di entrata 
in materia del 4 novembre 2019, il MPC ha ritenuto la domanda di assistenza 
delle autorità angolane, unitamente al suo complemento, sufficiente dal punto 
di vista formale e materiale al fine di corrispondere l’assistenza (v. act. 1.31). 
 

3.3 Ora, il ricorrente è indagato, fra gli altri reati, per corruzione attiva e passiva 
nonché per riciclaggio di denaro (v. supra fatti A). Secondo l'art. 46 n. 9 lett. b 
UNCAC, gli Stati Parte possono rifiutare di fornire l’assistenza prevista dal pre-
sente articolo in base all’assenza della doppia incriminazione. In questo senso, 
l'art. 64 cpv. 1 AIMP prevede che, in caso di assistenza giudiziaria accessoria 
(ossia non legata all'estradizione), le misure coercitive procedurali possono es-
sere applicate solo se l’esposto dei fatti, così come presentato nella richiesta, 
dimostra che l'atto perseguito all'estero presenta le caratteristiche oggettive di 
un reato penale secondo il diritto svizzero (cfr. anche la definizione di doppia 
incriminazione di cui all'art. 43 n. 2 UNCAC, che non differisce, nella misura in 
cui qui rilevante, da quella dell'AIMP). Secondo la giurisprudenza, non è neces-
sario che la richiesta identifichi il reato presupposto del riciclaggio di denaro per 
verificare il requisito della doppia punibilità. In linea di principio, è sufficiente che 
siano presentate le operazioni finanziarie sospettate di costituire atti di riciclag-
gio; il luogo, il momento e le circostanze del reato presupposto non devono 
tuttavia ancora essere conosciuti in dettaglio (DTF 130 II 329 consid. 5.1 
pag. 335; 129 II 97 consid. 3.2 pag. 99; sentenza del Tribunale federale 

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1A.189/2006 del 7 febbraio 2007 consid. 2.5; ciascuna con riferimenti). Ciò cor-
risponde all'obbligo degli Stati parte dell'UNCAC di prestarsi reciprocamente la 
più ampia assistenza giudiziaria possibile (art. 46 cpv. 1 UNCAC; cfr. anche 
l'art. 14 n. 5 UNCAC, secondo il quale gli Stati Parte si adoperano al fine di 
sviluppare e promuovere la cooperazione al fine di lottare contro il riciclaggio di 
denaro). Di conseguenza, per la concessione dell’assistenza giudiziaria una 
qualifica del reato presupposto non è necessaria, né secondo la legge dello 
Stato richiedente né secondo quella dello Stato richiesto (sentenza del Tribu-
nale federale 1C_126/2014 del 16 maggio 2014 consid. 4.4). Secondo il Tribu-
nale federale, non è del resto raro che un’attività criminale (corruzione, traffici 
diversi) sia scoperta proprio attraverso i profitti realizzati (DTF 129 II 97 con-
sid. 3.2). Se tale attività ha una dimensione internazionale, è possibile che una 
domanda di assistenza giudiziaria presentata ad uno Stato toccato dai fatti og-
getto d’indagine presenti un esposto dei fatti incompleto, che non può tuttavia 
condurre al rifiuto dell’assistenza, segnatamente alla luce dell’art. 46 n. 1 e 2 
UNCAC (cfr. anche JOSITSCH, Das Schweizerische Korruptionsstrafrecht, 2004, 
pag. 241). Le motivazioni alla base di tale approccio sono analoghe a quelle 
sviluppate dal Tribunale federale per quanto riguarda la CRic (v. DTF 129 II 97 
consid. 3.2). Già nel preambolo della UNCAC viene del resto evocata la preoc-
cupazione legata ai nessi esistenti tra la corruzione ed altre forme di criminalità, 
in particolare la criminalità organizzata e la criminalità economica, compreso il 
riciclaggio di denaro. Costituendo la corruzione sempre più un fenomeno trans-
nazionale, la cooperazione internazionale risulta essenziale per prevenirla e 
stroncarla. Gli Stati Parte riconoscono la necessità di prevenire, individuare e 
scoraggiare in modo più efficace i trasferimenti internazionali di beni illecita-
mente acquisiti e di potenziare la loro collaborazione per il recupero dei beni. Al 
suo art. 14, la UNCAC elenca tutta una serie di misure che gli Stati Parte sono 
invitati ad adottare per prevenire il riciclaggio di denaro, misure che devono fa-
cilitare la cooperazione e lo scambio di informazioni anche a livello internazio-
nale (v. JOSITSCH, op. cit., pag. 238). Giusta l’art. 46 n. 3 UNCAC, l’assistenza 
giudiziaria reciproca che deve essere concessa conformemente a tale articolo 
può essere richiesta, tra gli altri motivi, per identificare o rintracciare proventi di 
reato, proprietà, strumenti o altro, ai fini probatori (lett. g), per identificare, con-
gelare e rintracciare proventi del crimine e per recuperare beni, conformemente 
alle disposizioni del capitolo V della Convenzione (lett. j e k). Il n. 7 della mede-
sima norma prevede che i paragrafi 9-29 dello stesso articolo si applicano alle 
richieste presentate ai sensi del presente articolo se i relativi Stati Parte non 
sono vincolati da un trattato di assistenza giudiziaria reciproca, come è il caso 
nella fattispecie. Si incoraggiano fortemente gli Stati Parte ad applicare questi 
punti nel caso in cui facilitino la cooperazione. Pure di rilievo nella fattispecie è 
quanto previsto dal n. 9 della disposizione, ossia che uno Stato Parte, nel ri-
spondere ad una richiesta di assistenza prevista dal presente articolo in as-
senza della doppia incriminazione, tiene conto dei fini della presente Conven-

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zione, come esposti nell’art. 1. Quest’ultimo articolo prevede che la Conven-
zione ha per oggetto la promozione ed il rafforzamento delle misure volte a pre-
venire e combattere la corruzione in modo efficace (lett. a), nonché la promo-
zione, l’agevolazione ed il sostegno della cooperazione internazionale e dell’as-
sistenza tecnica ai fini della prevenzione della corruzione e della lotta a quest’ul-
tima, compreso il recupero di beni (lett. b). Tale volontà emerge anche dal n. 9 
lett. c della Convenzione, secondo il quale ogni Stato Parte può prendere in 
considerazione l’adozione di misure che possono essere necessarie per con-
sentirgli di fornire il più ampio campo di applicazione dell’assistenza ai sensi 
dell’articolo in assenza di doppia incriminazione. Anche per quanto riguarda la 
restituzione di beni, principio fondamentale della Convenzione, gli Stati Parte 
devono prestarsi reciprocamente la più ampia cooperazione ed assistenza 
(v. art. 51 UNCAC; JOSITSCH, op. cit., pag. 242 e 247 e seg.). 

 
Nella fattispecie, l’autorità rogante non ha fornito elementi sul crimine a monte, 
ossia i presunti atti corruttivi. Basandosi su una trasmissione spontanea d’infor-
mazioni del MPC – strumento il cui uso è promosso dalla Convenzione 
(v. art. 46 n. 4; JOSITSCH, op. cit., pag. 248) – essa ha però indicato che sui vari 
conti segnalati dalle autorità elvetiche sono giunti considerevoli somme di de-
naro difficilmente conciliabili con l’attività lavorativa del ricorrente, il quale ha 
ricoperto svariate mansioni pubbliche per lo Stato angolano (v. act. 1.29, 
pag. 3). Ne consegue che l’esposto dei fatti rogatoriale è conforme alle esi-
genze della UNCAC e la domanda di assistenza non costituisce di certo, come 
sostenuto dal ricorrente, una ricerca indiscriminata di prove. 

 
 

4. Il ricorrente ritiene non soddisfatto anche il requisito della doppia punibilità. A 
suo dire vi sarebbero seri dubbi riguardo alla punibilità dei comportamenti rim-
proveratigli in Angola. Innanzitutto, i versamenti avvenuti tra aprile e novembre 
2015 sul conto oggetto della decisione impugnata non potrebbero adempiere la 
fattispecie di corruzione, poiché avvenuti su conti di cui lui è il detentore. Per 
quanto concerne poi la provenienza di detti valori, i versamenti avvenuti tra no-
vembre 2011 e maggio 2014 sul conto della società C. Inc. non potrebbero es-
sere ascritti al reato di corruzione, poiché detto reato, tra il 10 giungo 2003 e il 
9 maggio 2014, non sarebbe stato punibile nel Paese rogante. Eventuali atti di 
riciclaggio successivi al maggio 2014 non entrerebbero in linea di conto, nella 
misura in cui mancherebbe il reato a monte. Inoltre, gli atti di corruzione e di 
riciclaggio, così come gli altri reati menzionati nel complemento rogatoriale, 
compiuti prima dell’11 novembre 2015 non sarebbero in ogni caso punibili gra-
zie all’amnistia sancita dalla legge nr. 11/16 del 12 agosto 2016, la quale con-
cederebbe il perdono a coloro che hanno commesso prima dell’11 novembre 
2015 crimini per i quali è prevista una pena detentiva sino a 12 anni. Atti di 
riciclaggio successivi all’11 novembre 2015 non sarebbero punibili in relazione 
a comportamenti antecedenti a questa data per mancanza del reato a monte. 

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A mente del ricorrente, le autorità angolane avrebbero assunto un comporta-
mento abusivo chiedendo assistenza alle autorità svizzere nonostante l’as-
senza di punibilità degli atti corruttivi al momento dei fatti oggetto della rogatoria 
e considerata anche la presenza di un’amnistia. Oltretutto l’autorità estera non 
avrebbe fatto nulla per chiarire la situazione nonostante le richieste da parte 
dell’autorità rogata, ciò che ne accentuerebbe il comportamento abusivo. Un 
simile atteggiamento giustificherebbe dunque la verifica della punibilità della 
condotta contestata anche nel Paese rogante. Da ultimo, l’insorgente sottolinea 
anche la mancanza della punibilità in Svizzera. Avendo il MPC abbandonato il 
procedimento interno SV.17.0279, il cui esposto dei fatti sarebbe sostanzial-
mente uguale a quello del presente procedimento rogatoriale, poiché non si 
sono corroborati indizi di reato tali da giustificare la promozione dell’accusa nei 
confronti di A., sarebbe contraddittorio ammettere in questa procedura il so-
spetto di una condotta illecita in Svizzera. 

 
4.1 Secondo l’art. 64 cpv. 1 AIMP, i provvedimenti coercitivi possono essere ordinati 

soltanto ove dall’esposizione dei fatti risulti che l’atto perseguito all’estero de-
nota gli elementi obiettivi di una fattispecie punibile secondo il diritto svizzero. 
Fatti salvi casi di abuso manifesto, la punibilità secondo il diritto dello Stato ri-
chiedente non deve in linea di principio essere esaminata in applicazione 
dell’art. 64 cpv. 1 AIMP (decisione del Tribunale penale federale RR.2015.125 
del 2 settembre 2015 consid. 4.6). Nell’ambito dell’esame della doppia punibi-
lità, l’autorità svizzera competente per la domanda di assistenza giudiziaria in 
materia penale non deve pronunciarsi sulla correttezza dei fatti menzionati nella 
rogatoria, potendo unicamente stabilire se, così come sono stati presentati, essi 
costituiscono un reato. Tale autorità può scostarsi dai fatti descritti dallo Stato 
rogante solo in caso di errori, lacune o contraddizioni evidenti ed immediata-
mente accertabili (DTF 132 II 81 consid. 2.1; 126 II 495 consid. 5e/aa; 118 Ib 
111 consid. 5b). 

 
4.2 In concreto, agli atti è presente un parere giuridico datato 6 gennaio 2019 re-

datto da uno studio legale angolano e fornito dal ricorrente, secondo il quale il 
reato di corruzione (sia attiva che passiva) non sarebbe stato punibile in Angola 
tra il 10 giugno 2003 e il 9 maggio 2014. Tale parere confermerebbe inoltre 
l’amnistia per i reati compiuti prima dell’11 novembre 2015 per i quali è prevista 
una pena detentiva sino a 12 anni ad esclusione dei crimini violenti, di natura 
sessuale, legati al traffico di stupefacenti, alla tratta di essere umani e al traffico 
di organi umani. Essa toccherebbe in pratica solo i reati contro il patrimonio 
(v. act. 1.10). Sempre agli atti sono presenti tre documenti delle autorità ango-
lane che attestano l’applicabilità della legge sull’amnistia in altrettanti procedi-
menti (v. act. 1.17), nonché una sentenza spagnola del 29 luglio 2020, avente 
per oggetto l’estradizione del ricorrente e concernente la medesima fattispecie 
qui in esame, in cui l’autorità giudicante estera, sulla base di un altro parere 
giuridico, anch’esso presente agli atti (v. act. 18.1), ha negato la presenza della 

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doppia punibilità (v. act. 14.1). Nell’incarto è inoltre presente un documento 
delle autorità angolane del 9 marzo 2020, il quale sembrerebbe confermare la 
presenza dell’amnistia (v. act. 1.36). Tuttavia agli atti vi è anche una e-mail del 
26 ottobre 2018, nella quale l'autorità di perseguimento penale angolana riba-
disce al MPC quanto già affermato in una precedente rogatoria, ovvero di aver 
avviato un procedimento penale a carico del reclamante per il reato di riciclaggio 
di denaro in relazione a trasferimenti di ingenti somme di denaro da parte del 
gruppo B. su conti in Svizzera riconducibili al predetto e confermato anche me-
diante il complemento rogatoriale del 16 giugno 2019. Vi sarebbe infatti il forte 
sospetto che i valori giunti sui conti in Svizzera siano il frutto di atti corruttivi. 
L'autorità estera chiede quindi che i valori in questione rimangano bloccati fin-
tanto che la situazione non venga chiarita (v. act. 1.28). Mediante scritto 
dell’8 ottobre 2019, le autorità angolane hanno confermato l’attualità del proce-
dimento nei confronti di A., indicando anche la detenzione del ricorrente in Spa-
gna in seguito a un mandato d’arresto (v. act. 12.4). Tramite una e-mail del 
29 ottobre 2019, le autorità estere hanno infine revocato la clausola di confiden-
zialità, permettendo alle autorità svizzere di procedere con l’evasione della ro-
gatoria (v. act. 12.5).  
 

4.3 In concreto, si rileva che sia la censura relativa all’asserita impunibilità della 
corruzione tra il 2003 e il 2014 sia quella concernente l’amnistia che sarebbe 
intervenuta in Angola nel 2015 devono di per sé essere fatte valere dinanzi al 
giudice del merito e non in questa sede (v. già DTF 8 507 consid. 4 nonché i 
più recenti rinvii giurisprudenziali in GARRÉ, Commentario basilese, 2015, n. 2 
ad art. 35 AIMP, e ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en ma-
tière pénale, 5a ediz. 2019, n. 679). Non tocca infatti al giudice dell’assistenza 
approfondire questioni relative al diritto estero. Risulta peraltro difficile immagi-
nare che lo Stato rogante mantenga una domanda di assistenza per dei fatti per 
i quali le sue autorità hanno pronunciato un’amnistia. 
 

4.4 Va inoltre precisato che l’abbandono del procedimento svizzero per riciclaggio, 
deciso dal MPC, non ha di per sé influenza sulla procedura di assistenza. Il 
giudice dell’assistenza non è, di principio, vincolato dalle procedure penali av-
viate dalle autorità nazionali (v. decisione del Tribunale penale federale 
RR.2015.302 del 2 giugno 2016 consid. 3.7). Nella fattispecie, l’abbandono 
della procedura per riciclaggio in Svizzera non costituisce di per sé impedimento 
alla concessione dell’assistenza, anche se è chiaro che la natura stessa del 
reato di riciclaggio comporta un’interconnessione con il reato a monte che non 
può essere trascurata.  

 
 

5. Il ricorrente censura poi l’irricevibilità della domanda di assistenza anche per 
gravi mancanze del procedimento estero. In sede di replica, respinge altresì 

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l’affermazione fatta dal MPC nella sua risposta, secondo la quale egli sarebbe 
imputato in un procedimento brasiliano.  
 

5.1 Lo scritto del MPC del 31 agosto 2020 ha permesso di chiarire come tale affer-
mazione costituisca un errore, essendo il ricorrente imputato in un procedi-
mento angolano e non brasiliano (v. act. 20).   

 
5.2 Per quanto riguarda l’asserita violazione dell’art. 2 AIMP, secondo la prassi co-

stante, le persone fisiche che non si trovano sul territorio dello Stato richiedente 
non dispongono della qualità per invocare vizi legati alla procedura estera, dal 
momento che non sono loro stesse esposte a un pericolo concreto e serio di 
trattamento degradante (DTF 130 II 217 consid. 8.2; 129 II 268 consid. 6.1 con 
rinvii; sentenza del Tribunale federale 1C_324/2017 del 14 giugno 2017 con-
sid. 1.3). Può prevalersi dell’art. 2 AIMP la persona di cui è richiesta l’estradi-
zione dalla Svizzera o, in materia di piccola assistenza, l’accusato che risiede 
sul territorio dello Stato richiedente e si trova così esposto a un pericolo con-
creto legato alla situazione che denuncia (DTF 130 II 217 consid. 8.2; sentenza 
1C_324/2017 consid. 1.3). Nella fattispecie, il ricorrente si trova in Spagna, 
Paese che non sembra aver dato seguito a una domanda di estradizione del 
ricorrente presentata dall’Angola (v. act. 1.37-1.40). Dovesse tuttavia tale Stato 
chiedere nuovamente l’estradizione del ricorrente, toccherà alle autorità spa-
gnole pronunciarsi ed esigere, se del caso, delle informazioni complete o delle 
garanzie particolari. Nella misura in cui si tratta di uno Stato tenuto, come la 
Svizzera, al rispetto della CEDU e del Patto ONU II nonché suscettibile di do-
versi assumere le proprie responsabilità, non vi è ragione di ritenere che la que-
stione non sarà esaminata seriamente (cfr. sentenza 1C_324/2017 consid. 1.3). 
I rischi evocati dal ricorrente non costituiscono quindi un motivo per rifiutare 
l’assistenza. 

 
 
6. In concreto, visto quanto esposto in precedenza, il ricorso va respinto. 

 
 

7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 
ridotta è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 
cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripe-
tibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 
ed è fissata nella fattispecie a fr. 5’000.–; essa è coperta dall'anticipo delle 
spese già versato. 
 
 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è posta a carico del ricorrente. Essa è coperta 
dall'anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, 15 dicembre 2020  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Lucien W. Valloni 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente impor-
tante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali 
o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).