# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b3e682f4-3adf-51eb-82e5-a684bba8d654
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-08-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 18.08.1997 52.1997.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-32_1997-08-18.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00032

   

  	
  Lugano

  18 agosto 1997

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Matteo
  Cassina, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  14 febbraio 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 29 gennaio 1997 del Consiglio di Stato (no. 336) che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 22 ottobre
  1996 con cui il municipio di __________ gli ha negato la licenza edilizia per
  la posa di una recinzione lungo il perimetro del mappale no. __________ RF di
  quel comune, ordinandogli nel contempo la demolizione di quanto già eseguito;

  

 

 

viste le risposte:

-    27 febbraio 1997 del municipio di
__________;

-    26 febbraio 1997 del Consiglio di
Stato;

-    5 marzo 1997 del Dipartimento del
territorio, Sezione della pianificazione urbanistica;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Il ricorrente __________
è proprietario della part. no. __________ RF di __________. Si tratta di un
fondo di all'incirca 800 mq di superficie situato fuori zona edificabile (zona
agricola), sul quale sorge una casa di abitazione costruita nel 1970.

Nel 1994 l'edificio è stato ampliato mediante l'aggiunta di
un deposito/garage.

 

b) Il 9 agosto 1994, il ricorrente, ha notificato al
municipio di __________ di voler posare sul predetto mappale una nuova recinzione
metallica dell'altezza di ml 1,20 in sostituzione di quella in legno già
esistente.

 

 

                                  B.   Il 24 agosto 1994,
l'esecutivo di __________ ha comunicato all'interessato di aver sospeso l'esame
della domanda di costruzione, essendo in atto uno studio pianificatorio
riguardante per l'appunto il comprensorio comunale situato al di fuori della
zona edificabile.

Il PR di __________ è stato modificato con l'approvazione il
19 settembre 1995 da parte del Consiglio di Stato dell'inventario degli edifici
situati fuori zona edificabile. Dopo di che, il municipio ha evaso la domanda
di costruzione presentata da __________, negando a quest'ultimo il permesso di
posare la prevista recinzione in metallo.

 

 

                                  C.   a) Con giudizio 18 giugno
1996 il Consiglio di Stato ha tuttavia annullato la predetta decisione, in quanto
resa senza che il municipio avesse sottoposto all'esame delle autorità
cantonali la notifica di costruzione in oggetto. Il Governo cantonale ha quindi
rinviato gli atti all'esecutivo comunale, invitandolo a voler sanare questo
vizio di procedura e a nuovamente pronunciarsi sul rilascio o meno del permesso
edilizio.

 

b) Raccolto il preavviso favorevole del Dipartimento del
territorio, il municipio di __________ ha quindi deciso il 22 ottobre 1996 di
non concedere al ricorrente la licenza edilizia, ritenendo il previsto
intervento contrario all'art. 28 cpv. 7 NAPR. Con la medesima decisione
l'esecutivo comunale ha ordinato la demolizione di quanto già eseguito ed ha
posto a carico di __________ una tassa di cancelleria di fr. 50.--.

 

 

                                  D.   Con giudizio 29 gennaio 1997
il Consiglio di Stato ha confermato la predetta risoluzione municipale,
respingendo il gravame inoltrato contro di essa da __________.

Il Governo ha ritenuto che l'art. 28 cpv. 7 delle NAPR di
__________ non lede la garanzia della proprietà, né tantomeno contrasta, come
sostenuto dal ricorrente, con le norme della LAC e con l'art. 76 LALPT.

L'Esecutivo cantonale, tenuto conto di quanto previsto dalle
NAPR, ha quindi confermato la decisione del municipio di non concedere il
permesso per la posa di una nuova recinzione sul mappale no. __________ di
__________.

Per il resto il Consiglio di Stato ha pure confermato
l'ordine di demolizione impartito dal municipio, in quanto del tutto esente da
critiche tanto dal profilo formale che da quello materiale.

 

 

                                   E   Contro la predetta pronuncia
governativa __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo che la stessa venga annullata unitamente alla
decisione 22 ottobre 1996 del municipio di __________. Postula inoltre il rilascio
della richiesta licenza edilizia.

Per quanto concerne il diniego del permesso di costruzione, sostiene
in sostanza l'inapplicabilità alla concreta fattispecie dell'art. 28 cpv. 7
NAPR di __________ in quanto in contrasto con l'art. 22 ter Cost. (garanzia
della proprietà) e con le norme del diritto cantonale, segnatamente gli art.
133 LAC e 76 LALPT. Aggiunge inoltre che la proibizione di recintare il fondo
non è sorretta da alcun interesse pubblico ed è lesiva del principio della
proporzionalità.

Quanto all'ordine di demolizione, afferma che lo stesso va annullato
essendo l'intervento edilizio in parola da autorizzare. In ogni caso esso è
sproporzionato e presenta vizi di natura formale, non avendo il municipio
chiesto il preavviso del Dipartimento del territorio così come prescritto dalla
legge.

 

 

                                  F.   All'accoglimento del gravame
si oppone il municipio di __________, adducendo delle argomentazioni che
saranno, per quanto necessario, riprese in seguito.

Anche il Consiglio di Stato chiede la reiezione dell'impugnativa,
senza però formulare particolari osservazioni.

Il Dipartimento del territorio conferma che dal punto di
vista del diritto cantonale e federale il permesso può essere concesso; si
rimette tuttavia al giudizio di questo Tribunale per ciò che riguarda la
conformità dell'opera con le disposizioni di diritto comunale.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo discende dall'art. 21 cpv. 1 LE.

La legittimazione attiva del ricorrente è pacifica (art. 21
cpv. 2 LE; 43 PAmm).

Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione delle prove
richieste dall'insorgente (testi, interrogatorio formale, sopralluogo), che non
appaiono infatti atte a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori
elementi ai fini del giudizio (art. 18 PAmm). In particolare un sopralluogo non
si rende necessario, poiché la situazione del fondo dedotto in edificazione
emerge chiaramente dalle planimetrie e dalla documentazione fotografica agli
atti.

 

 

                                   2.   2.1. Edifici o impianti
possono essere costruiti o trasformati solo dietro il rilascio di una licenza
edilizia. La stessa si rende necessaria in particolare per la costruzione, la
trasformazione rilevante (ivi compreso il cambiamento di destinazione) e la demolizione
di edifici ed altre opere, come pure per apportare importanti modifiche alla
configurazione del suolo (art 1 cpv. 1 e 2 LE).

La licenza edilizia va concessa solo se i progetti presentati
sono conformi alle disposizioni legali in materia di polizia delle costruzioni,
di pianificazione del territorio nonché alle altre norme di diritto pubblico
applicabili (art. 2 cpv. 1 LE).

 

 

2.2. Di principio, l'autorizzazione a costruire può essere
rilasciata soltanto per impianti conformi alla funzione prevista dal piano
regolatore per la zona di utilizzazione (- principio della conformità
funzionale - art. 22 cpv. 2 lett. a) LPT).

Giusta l'art. 24 cpv. 1 LPT, al di fuori delle zone
edificabili possono eccezionalmente essere rilasciate autorizzazioni per la costruzione
o il cambiamento di destinazione di edifici o impianti non conformi alla
funzione prevista per la zona di utilizzazione soltanto se la loro destinazione
esige un'ubicazione fuori della zona edificabile (lett. a) e se non vi si
oppongono interessi preponderanti (lett. b). I due requisiti devono essere
adempiuti cumulativamente.

Il diritto cantonale può inoltre permettere la rinnovazione,
la trasformazione parziale o la ricostruzione di edifici o di impianti non
conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione, in quanto
compatibili con le importanti esigenze della pianificazione territoriale (art.
24 cpv. 2 LPT).

In paesaggi con edifici e impianti degni di protezione, i
Cantoni possono autorizzare la modifica dell'utilizzazione di edifici esistenti
siccome d'ubicazione vincolata se l'edificio è per decisione dell'autorità
competente in materia di protezione del paesaggio e delle caratteristiche
locali, designato tipico per il paesaggio e se la conservazione della sostanza
edificabile non può essere garantita altrimenti (art. 24 cpv. 2 OPT). Il
diritto federale specifica poi le condizioni alle quali simili autorizzazioni
possono essere rilasciate (art. 24 cpv. 3 OPT).

Fondandosi su quest'ultime disposizioni federali, la LALPT prevede
all'art. 73 cpv. 2 e 3 che il piano direttore cantonale indichi i paesaggi con
edifici e impianti degni di protezione e che all'interno di questi comprensori
i piani regolatori, i piani di utilizzazione cantonali e i piani
particolareggiati possano designare gli edifici, segnatamente i rustici, e gli
impianti tipici per il paesaggio e da conservare.

 

 

                                   3.   Come accennato in
narrativa, il municipio di __________ ha negato all'insorgente il rilascio del
permesso edilizio in oggetto, fondandosi essenzialmente sull'art. 28 cpv. 7
delle NAPR locali.

Tale disposizione, introdotta nel PR con l'approvazione il 19
settembre 1995 da parte del Consiglio di Stato dell'inventario degli edifici
situati al di fuori della zona edificabile del comune di __________, recita
testualmente quanto segue.

 

"Sistemazioni esterne e gestione dei fondi in zona
agricola

 

  Sistemazioni esterne del terreno

  In generale sono vietate modifiche del terreno naturale.

 

  Gestione dei fondi

  Ai proprietari dei fondi è fatto obbligo della gestione
dei fondi mediante sfalcio regolare e questo per preservare l'agricoltura e
impedire il degrado paesaggistico dovuto all'imboschimento. Tutti gli elementi
caratteristici del paesaggio quali muri a secco, gruppi di piante particolari,
sentieri storici ecc. devono essere salvaguardati.

 

    -   Recinzioni
fisse sono ammesse solamente per la recinzione degli orti esistenti. Esse
devono essere limitate al perimetro dell'orto stesso e possono avere un'altezza
massima di m 1,50.

 

    -   Altri
tipi di recinzione sono ammesse solamente per il pascolo del bestiame. Dette
cinte devono essere mobili, tipo "pastore elettrico".

 

    -   Le
recinzioni fisse esistenti possono essere mantenute fintanto non vengano
eseguite opere di manutenzione importanti o sostituzione.

 

  Ogni intervento edilizio comprese le costruzioni a scopo
agricolo le cui dimensioni sono inferiori a mq. 10 devono essere autorizzate
dal municipio il quale ne valuterà la compatibilità con le finalità di
protezione del paesaggio."

 

Il ricorrente sostiene che tale disposizione sia in contrasto
con il diritto di rango superiore, e segnatamente con gli art. 76 LALPT e 133
LAC, e sia lesiva della garanzia costituzionale della proprietà.

A tale proposito questo Tribunale considera quanto segue.

 

 

                                   3.   Il decreto del Consiglio di
Stato del 19 dicembre 1990, no. 10362, che predispone l'inventario dei rustici
situati al di fuori delle zone edificabili si fonda sul già citato art. 73
LALPT. Mediante l'inventariazione di questi edifici vengono designati quei manufatti
che appaiono tipici per il paesaggio e degni di conservazione ai sensi
dell'art. 24 cpv. 2 OPT.

L'adozione dell'inventario da parte dei comuni ticinesi, con
la conseguente integrazione delle relative norme di attuazione nei PR, non ha
per effetto quello di modificare lo statuto giuridico degli edifici e degli
impianti posti al di fuori delle zone edificabili: questi infatti sono e
rimangono ad ogni effetto edifici ed impianti fuori zona edificabile. Eventuali
interventi edilizi su simili manufatti, benché ammessi dall'inventario, devono
quindi comunque essere approvati dal Dipartimento del territorio, al quale
spetta il compito di accertare se essi corrispondono ancora ai dettami della
legislazione federale e cantonale concretamente applicabile. Spetta per contro
ai singoli municipi di accertare se le prescrizioni di natura edilizia inserite
nel PR e riguardanti in particolare la polizia del fuoco, la qualità delle
facciate, dei tetti, delle porte, delle finestre, delle sistemazioni esterne,
ecc.. siano rispettate o meno. In questo senso i comuni dispongono quindi di
una certa autonomia nell'emanazione di disposizioni edilizie riguardanti il
disciplinamento dell'attività edificatoria al di fuori della zona edificabile
(A. Scolari, Commentario II ed., no. 563).

 

 

                                   4.   Fatte queste premesse di
carattere generale, occorre in primo luogo esaminare se l'intervento in
rassegna sia effettivamente conforme con le disposizioni pianificatorie di
diritto federale e cantonale concretamente applicabili.

A tale proposito occorre ancora precisare che secondo
l'inventario degli edifici fuori delle zone edificabili del comune di
__________, la proprietà del ricorrente è stata classificata nella categoria
"altri edifici (4)" (cfr. tabella delle valutazioni, pag. 3),
comprendente per l'appunto tutte le costruzioni che come le case d'abitazione,
le costruzioni agricole non tradizionali, le autorimesse, i capannoni ecc. non
sono né meritevoli di conservazione, né appartengono alla categoria dei
diroccati non più ricostruibili, né possono essere considerati come dei rustici
già definitivamente trasformati. Dal profilo pianificatorio e edilizio, gli interventi
concernenti opere inventariate nella predetta categoria no. 4 possono essere
autorizzati soltanto se soddisfano i requisiti posti dagli art. 22 e 24 LPT,
nonché eventualmente le relative disposizioni d'attuazione contenute nella
LALPT (cfr. art. 28 cpv. 6 cifra 4 NAPR).

 

4.1. Come accennato in narrativa la part. no. __________ RF
di __________ è situata al di fuori del comprensorio edificabile previsto dal
PR, e più precisamente si trova in zona agricola.

Secondo dottrina e giurisprudenza, nelle zone agricole
possono essere autorizzate solo nuove costruzioni in quanto indispensabili per
l'utilizzazione del suolo come fattore di produzione primario e indispensabile:
sono pertanto considerate agricole - e quindi conformi a tale zona di
utilizzazione - soltanto quelle costruzioni o quegli impianti utilizzati
principalmente per la produzione agricola  o destinati a consentire l'esercizio
di certe attività agricole o di allevamento (cfr. A Scolari; Diritto
amministrativo, parte speciale, no. 911 e giurisprudenza ivi menzionata). Nel
caso di specie è pacifico che la recinzione in rassegna non può affatto essere
considerata come conforme alla zona di PR in cui è inserito il mappale
dell'insorgente, non essendo la stessa destinata a soddisfare alcuna necessità
agricola di un fondo che, essendo occupato da un'abitazione di vacanza, è ormai
sfruttato esclusivamente per scopi residenziali e turistici.

In simili circostanze si deve dunque concludere che il
previsto (e in parte già realizzato) intervento non appare conforme alla zona
di utilizzazione in cui è inserita la particella dedotta in edificazione. Detto
manufatto potrebbe dunque venire realizzato soltanto nel caso in cui dovessero
risultare adempiute le condizioni poste dal diritto federale e cantonale per il
rilascio di un'autorizzazione a costruire fuori della zona edificabile (cfr. in
tal senso DTF 118 Ib 49 e segg, consid. 2).

 

4.2. Giusta l'art. 76 LALPT può essere autorizzata la
ricostruzione di edifici o impianti esistenti fuori delle zone edificabili in
contrasto con la funzione prevista per la zona di utilizzazione ed andati
distrutti o demoliti se questi prima della distruzione o della demolizione
erano utilizzati, se vengono mantenuti ubicazione, volumetria e destinazione
(STA inedita 26 marzo 1996 in re C.).

Contrariamente a quanto assunto dal Consiglio di Stato nella
decisione qui impugnata, l'art. 76 LALPT regola pure la ricostruzione della
sostanza edilizia eliminata per volontà del suo proprietario (come nel caso di
specie) o di chi altri possiede la facoltà di disporre della stessa. La
predetta norma parla infatti di "demolizione" di edifici o impianti
esistenti, in contrapposizione al concetto di "distruzione", con cui
viene intesa la perdita involontaria dei manufatti esistenti.

Tuttavia, in aggiunta alle condizioni sopra elencate, l'art.
76 cpv. 3 LALPT esige che la ricostruzione di un'opera volontariamente demolita
è possibile solo a condizione che esista un interesse pubblico a ciò e che la
nuova costruzione risulti comunque compatibile con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale.

 

Nel caso di specie, emerge chiaramente dagli atti e dalle
allegazioni di causa che le ragioni che hanno mosso l'insorgente a fare
sostituire la recinzione preesistente sono state di natura prettamente
personale, intendendo in tal modo __________ meglio proteggere la sua proprietà
immobiliare dalle incursioni del bestiame che pascola nella regione dei monti
di __________.

Non sussiste per contro alcun interesse pubblico che
giustifichi la realizzazione di tale manufatto.

In simili circostanze manca quindi una condizione essenziale
posta dall'art. 76 cpv. 3 LALPT: per questa ragione all'edificazione della
recinzione in oggetto avrebbe dovuto già opporsi l'autorità cantonale dopo la
trasmissione da parte del municipio di Rossura degli atti relativi alla
notifica di costruzione inoltrata dal ricorrente.

D'altra parte quest'ultimo non può dedurre a proprio favore alcunché
neppure dalla garanzia della proprietà intesa come tutela delle situazioni
acquisite (Besitzstandgarantie), dal momento che tale garanzia ha per oggetto
unicamente le costruzioni esistenti e cessa al momento in cui queste vengono
irreparabilmente lasciate deperire, oppure sono demolite o distrutte. In
particolare nella demolizione volontaria di un manufatto, va ravvisata un'implicita
rinuncia del proprietario a prevalersi della tutela dell'uso e del possesso di
quei valori reali legittimamente costituiti (RDAT II-1993, No. 32, consid. 4).

Di conseguenza la posa di una nuova recinzione sul mappale
del ricorrente non può essere autorizzata già per motivi che esulano dalla
conformità o meno dell'opera con il diritto comunale, essendo la stessa in
contrasto con le norme cantonali concernenti la ricostruzione al di fuori delle
superfici edificabili di opere non conformi alla zona di utilizzazione prevista
dal PR.

 

 

                                   5.   Il richiesto permesso
edilizio andrebbe negato anche nel caso in cui l'opera di recinzione fosse da
considerare alla stregua di una nuova costruzione fuori zona, ai sensi
dell'art. 24 cpv. 1 LPT. In effetti in tale evenienza, indipendentemente dalla
questione concernente l'ubicazione vincolata, alla realizzazione del manufatto
si opporrebbero interessi preponderanti di natura pianificatoria, nonché di
tutela ambientale e paesaggistica (art. 24 cpv. 1 lett. b) LPT), tali da
escludere il rilascio di un'autorizzazione straordinaria ai sensi della norma
appena citata.

 

5.1. Introducendo nel PR il nuovo art. 28 cpv. 7 NAPR, il legislatore
comunale ha inteso limitare al massimo la proliferazione di opere di recinzione
al di fuori della zona edificabile di __________, anche nei casi in cui simili
infrastrutture dovessero risultare conformi alla zona di utilizzazione nella
quale è prevista la loro ubicazione. La norma in rassegna, volta essenzialmente
a tutelare le peculiarità naturali e i siti caratteristici del paesaggio
agricolo di montagna della regione, è senz'altro giustificata da importanti
interessi pubblici di natura pianificatoria e di protezione ambientale che
appaiono preminenti rispetto all'interesse soggettivo del singolo privato di difendere
la sua proprietà dall'intrusione di animali da pascolo in determinati periodi
dell'anno. Ciò vale a più forte ragione se si tiene conto del fatto che  simili
intrusioni, benché fastidiose, provocano (secondo quanto narrato dallo stesso
ricorrente) dei disagi tutto sommato contenuti e comunque per nulla
straordinari se riferiti ad un immobile sito in una zona agricola di montagna.
Le restrizioni di carattere edilizio introdotte dalla suddetta norma delle
NAPR, non impediscono comunque al ricorrente di far capo ai mezzi di difesa
della proprietà immobiliare previsti dal diritto civile e di esigere da parte
di terzi l'adozione di misure atte a far cessare la turbativa (ad esempio,
poiché altre soluzioni sono possibili, facendo imporre agli agricoltori della
zona l'obbligo di lasciare pascolare il loro bestiame solo all'interno di zone
delimitate da una recinzione mobile del tipo "pastore elettrico",
esplicitamente ammessa dalle NAPR locali).

Quella prevista dall'art. 28 cpv. 7 NAPR è dunque una
restrizione dell'uso della proprietà immobiliare fondata su di una valida base
legale in senso formale, sufficientemente precisa e dettagliata nei suoi
contenuti, nonché giustificata dall'interesse della collettività a vedere
mantenute le caratteristiche e i valori paesaggistici tipici delle aree rurali
di montagna appartenenti al comprensorio comunale di __________.

La suddetta disposizione comunale non impone invero un
divieto assoluto di recinzione ma garantisce la posa di strutture facilmente
amovibili per i bisogni della pastorizia nonché di opere di cinta fisse a
protezione delle colture esistenti, garantendo in ogni caso ai proprietari dei
fondi il diritto di mantenere i manufatti esistenti: pertanto, vista la natura
degli obbiettivi perseguiti tramite la sua adozione, la norma in rassegna
appare tutto sommato rispettosa del principio di proporzionalità e in sostanza
ancora in sintonia con la garanzia costituzionale della proprietà, visto tra
l'altro che la stessa non è comunque tale da precludere l'uso sin qui fatto del
fondo in oggetto. Inoltre, contrariamente a quanto assume il ricorrente, l'art.
28 cpv.7 NAPR non risulta affatto essere in contrasto con disposizioni legali
di rango superiore. Riguardo alla sua asserita incompatibilità con l'art. 133
LAC, occorre infatti ricordare che quest'ultima è una norma di diritto privato
volta a regolare i rapporti di vicinato e che come tale, giusta l'art. 168 LAC,
deve cedere il passo alle disposizioni del PR ed ogni altra disposizione di
polizia edilizia o sanitaria, contenute nei regolamenti locali. Nessun
contrasto è pure ravvisabile tra l'art. 76 LALPT e l'art. 28 cpv. 7 delle NAPR
di __________ in quanto, nella misura in cui le due disposizioni dovessero sovrapporsi
occorre ricordare che affidando ai cantoni la competenza di disciplinare il
rinnovamento, la trasformazione parziale e la ricostruzione di edifici e
impianti esistenti al di fuori della zona edificabile e in contrasto con la
funzione assegnata alla zona di utilizzazione in cui sorgono, l'art. 24 cpv. 2
LPT non impedisce ai comuni di stabilire, in forza del mandato di
pianificazione affidato loro dal diritto cantonale, regole più severe di quelle
fissate dal diritto di rango superiore per le suddette categorie di interventi
edilizi (RDAT I-1994, No. 38, consid. 2.1.3 in fine, pag. 83).

 

5.2. Sul rilascio di un'autorizzazione eccezionale ai sensi
dell'art. 24 cpv. 1 LPT prevale pure la necessità di non creare un precedente
che giustificherebbe l'ammissione di ulteriori simili domande di costruzione in
virtù del principio della parità di trattamento, rendendo in tal modo inutili i
chiari e legittimi intendimenti pianificatori manifestati dal legislativo di
__________. A tale proposito occorre ancora ricordare che le pianificazioni
locali costituiscono pur sempre il risultato di un processo decisionale
essenzialmente politico, ragione per cui deroghe d'importanza tale da sovvertire
addirittura i legittimi contenuti di una pianificazione esulano dai limiti in
cui può operare una procedura d'autorizzazione. Il rilascio di autorizzazioni
eccezionali non può infatti assurgere a tacita modifica del piano delle zone,
poiché altrimenti si violerebbe il principio democratico sotteso al processo
pianificatorio.

 

 

                                   6.   Per quanto concerne le
censure sollevate dal ricorrente in merito all'ordine di demolizione, vale
quanto segue.

 

Giusta l'art. 43 LE il municipio ordina la demolizione o la
rettifica di opere eseguite senza permesso ed in contrasto insanabile con il
diritto edilizio materialmente applicabile, previo avviso del Dipartimento del
territorio per ciò che concerne il diritto di competenza cantonale che attiene
alla demolizione o alla rettifica di manufatti situati al di fuori delle zone
edificabili (art. 47 RLE).

Nella misura in cui la decisione municipale impugnata dal
ricorrente concerne pure un ordine di demolizione relativo ad un'opera
costruita all'esterno della superficie edificabile del comune di Rossura, la
stessa avrebbe dovuto essere sottoposta al preavviso dell'autorità cantonale.
Mancando tale preavviso, l'ordine risulta dunque inficiato da un vizio di forma
che non può in questa sede essere sanato. Di conseguenza lo stesso deve essere
annullato e gli atti vanno rimandati al municipio affinché proceda al
ripristino della situazione di legalità seguendo la procedura sovraesposta.

Su tale questione il gravame va dunque accolto.

 

 

                                   7.   Stante tutto quanto precede
il gravame è dunque parzialmente accolto.

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art.
28 PAmm).

Visto l'esito del ricorso, le spese processuali vanno poste a
carico del ricorrente, parzialmente soccombente, in misura leggermente ridotta,
mentre si giustifica di dispensare il comune di Rossura dal pagamento della
quota rimanente, essendo il medesimo intervenuto in causa per motivi dipendenti
dalla propria funzione e non in difesa dei suoi interessi di natura
patrimoniale.

Il comune non può comunque essere liberato dall'obbligo di corrispondere
al ricorrente un adeguato importo a titolo di ripetibili, commisurate al grado
di successo di quest'ultimo rispetto alle sue domande di giudizio.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 22 ter Cost; 22, 24 LPT; 24 cpv. 2 e 3 OPT; 702 CCS; 1 cpv. 1 e 2, 2
cpv. 1; 21, 43 LE; 47 cpv. 1 RLE; 29 cpv. 1 lett. a), g), cpv. 2 lett. d), 73
cpv. 2 e 3, 76 LALPT; 133, 168 LAC; 28 cpv. 7 NAPR di __________; 3, 18, 28,
43, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

§.  Di conseguenza la decisione 29 gennaio 1997 (no. 336) del
Consiglio di Stato è annullata e riformata nel senso che:

 

1.1.   è confermato il diniego della
licenza edilizia in sanatoria per la recinzione del mappale no. __________ RF
di __________;

 

1.2.   è annullato l'ordine di
demolizione dell'opera di recinzione già eseguita: gli atti sono rinviati al
municipio di __________ affinché provveda a riformulare tale ordine dopo aver
raccolto il preavviso del Dipartimento del territorio;

 

1.3.   la tassa di giustizia e le spese
di prima istanza poste a carico del ricorrente __________ sono ridotte a fr.
250.- (duecentocinquanta). 

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese della presente sede di complessivi fr. 700.-- (settecento) sono a carico
del ricorrente.

                                         Il comune di __________
rifonderà al ricorrente fr. 200.-- (duecento) a valere quale indennità per
ripetibili di prima e seconda istanza.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario