# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b0a3edf4-b885-527c-b8df-42f4a3c731a3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-12-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 15.12.2006 14.2006.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2006-96_2006-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2006.96

  	
  Lugano

  15 dicembre
  2006

  CJ/sc/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello 

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Pellegrini e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(EF.2005.310) promossa con istanza 25 settembre 2006 del commissario del
concordato

 

	
   

  	
    AO 1  

   

  

chiedente la revoca della moratoria a scopo di
concordato concessa a

 

	
   

  	
  AO 2, __________ 

   

  

atteso che con sentenza
18 ottobre 2006 il Pretore __________ ha revocato la moratoria concordataria
con effetto immediato;

 

sentenza dedotta
tempestivamente in appello da:

 

	
   

  	
  1.  AP 2 ;

  2.   AP 1 ;

  
	
   

  	
   

  	 

che con atto 24 ottobre
2006 chiedono sia giudicato:

 

“1.  Il decreto 18 ottobre 2006 del Pretore __________
è annullato.

 

2.   L’incarto è ritornato al Pretore affinché abbia a
pronunciare:

      2.1. Il commissario e amministratore AO 1 è
destituito e sostituito con il signor ...

      2.2. Alla AO 2 è concessa una proroga della
moratoria a scopo di concordato di 6 mesi a far tempo dal ...

 

3.   Al ricorso in esame è concesso l’effetto
sospensivo.

 

4.   Spese tutte a carico dello Stato”;

 

 

ricordato che all’appello è stato concesso effetto
sospensivo il 30 ottobre 2006;

 

ritenuto

in fatto:

 

                                  A.   Il
24 ottobre 2005, accogliendo tre istanze presentate dal lic. oec. DE 2,
amministratore unico di AO 2, __________ e __________, il Pretore __________ ha
concesso a queste società una moratoria di quattro mesi in vista
dell’omologazione di un concordato ordinario (rispettivamente di un concordato
con abbandono dell’attivo per quanto concerne __________) e ha nominato
commissari i signori __________ (per AO 2 e __________) ed __________ (per __________).

 

 

                                  B.   Già
il 26 ottobre 2005, ossia due giorni dopo, i due commissari hanno chiesto la
revoca delle moratorie e la liberazione dai rispettivi mandati. Il 28 ottobre
il Pretore ha così nominato l’avv. CO 1 commissario straordinario nelle tre
procedure. All’udienza di discussione delle istanze, tenutasi il 4 novembre
2005, il Pretore ha revocato il mandato dei commissari __________ e __________,
ha nominato l’avv. CO 1 commissario ordinario con effetto retroattivo dal 28
ottobre, ha preso atto del ritiro, da parte di quest’ultimo, delle istanze di revoca
delle moratorie e ha autorizzato il nuovo commissario, con il consenso
dell’amministratore unico DE 2, a continuare l’attività aziendale in luogo
delle società debitrici in pendenza di moratoria, ovvero in conformità
dell’art. 298 cpv. 1 LEF. Queste decisioni sono state confermate con decreto
del 7 novembre 2005. Su istanza del commissario del 17 febbraio 2006, le
moratorie concordatarie sono poi state prorogate di otto mesi con decreto 3
marzo 2006 del Pretore __________.

 

 

                                  C.   Il 25 settembre 2006,
il commissario ha chiesto la revoca delle tre moratorie concordatarie. A
sostegno dell’istanza, egli ha fatto valere, per quanto concerne AO 2, che a
fronte di un passivo complessivo di fr. 5'739'243.12 (di cui fr. 2'372'834.60 e
fr. 605'373.15 inseriti in prima, rispettivamente in seconda classe), erano
stati inventariati attivi per un valore contabile di circa fr. 1'000'000.--,
non tenuto conto di un’offerta di ulteriori fr. 400'000.-- formulata da terzi
per l’acquisto di beni formalmente intestati ad un’altra società del gruppo __________,
ovvero P__________, ma rivendicati dal commissario a nome di AO 2. L’avv. AO 1 si
è tuttavia fondato su un attivo determinante di fr. 640'803,82 – pari all’importo
complessivo delle singole offerte pervenutegli per l’acquisto degli attivi
della società (fr. 524'756.67: importo calcolato in un terzo dell’insieme delle
offerte relative a tutti gli attivi delle tre società, fatta eccezione dell’impianto
di asfaltatura) e delle liquidità incassate durante la moratoria (determinate
in fr. 116'047.15) – per ritenere che “le liquidità a disposizione della AO 2
non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi minimi" del concordato
prospettato.

 

 

                                  D.   All’udienza di
discussione dell’11 ottobre 2006, il commissario ha precisato che le fatture
incassate per conto di AO 2 ammontavano a circa fr. 116'000.-- e ha ipotizzato
ulteriori incassi, a favore delle tre ditte, per circa fr. 150'000.--. Ha
inoltre comunicato che nel frattempo P__________ era stata posta in fallimento.
Nessun creditore si è opposto alla revoca della moratoria concordataria.

 

 

                                  E.   Con decreto 18
ottobre 2006, il Pretore __________ ha revocato le tre moratorie concordatarie
con effetto immediato. Per quanto riguarda AO 2, il primo giudice ha ritenuto che
la conclusione di un concordato che possa garantire ai creditori di terza
classe un dividendo minimo del 10% non era manifestamente più possibile perché
avrebbe richiesto risorse finanziarie pari a fr. 3'254'311.29 (= fr.
2'372'834,60 per la prima classe + fr. 605'373.15 per la seconda classe + fr.
276'103.54 per la terza classe), mentre il valore dell’inventario di tutti i
beni delle tre società può essere valutato in fr. 1'000'000.-- e la liquidità
complessiva ipotizzabile non supera fr. 700'000.--.

 

 

                                  F.   Il 24 ottobre 2006, __________
AP 1 e AP 2, con un unico allegato, hanno interposto appello contro i tre
decreti di revoca delle moratorie concordatarie, chiedendone l’annullamento;
postulano inoltre la sostituzione del commissario e la concessione di una
proroga delle moratorie di ulteriori sei mesi. In particolare, gli appellanti
rimproverano al giudice di prime cure di aver “fatto proprio un resoconto del
commissario assolutamente lacunoso, tenuto conto delle innumerevoli critiche di
cattiva amministrazione che gli venivano regolarmente mosse”, segnatamente
riferendosi alle due segnalazioni di natura disciplinare, da loro stessi presentate
il 10 aprile e il 19 ottobre 2006. Essi ritengono “a titolo di esempio” impossibile
che l’avv. AO 1 abbia incassato solamente circa fr. 260'000.-- durante undici mesi
in favore delle tre ditte, “quando vi è un credito di fr. 700'000.--, scaduto,
derivante dal Consorzio __________, quando il Patriziato di __________ deve
ancora (da tempo) fr. 160'000.--, quando il Consorzio __________ deve cifre
importanti, quando i lavori allora soggetti a ipoteca legale erano di circa fr.
600'000.--, quando la macchina __________, praticamente nuova, valeva, anche a
parere del __________, fr. 3'000'000.--, svenduta a fr. 40'000.-- !, e via
discorrendo”.

 

 

                                  G.   Agli appelli è stato
concesso effetto sospensivo il 30 ottobre 2006.

 

 

Considerato

 

in diritto:                     

                                   1.   Contro la revoca della moratoria concordataria, come contro la
sua concessione (art. 294 cpv. 3 LEF), è data facoltà d'appello alla Camera di
esecuzione e fallimenti quale autorità giudiziaria superiore dei concordati
(cfr. art. 295 cpv. 5 LEF e il rinvio all’art. 307 LEF; art. 18 cpv. 2, 20 cpv.
1 LALEF; CEF 31 luglio 2002 [14.02.46], cons. 1). Il termine per l'appellazione
è di dieci giorni dalla notifica della decisione impugnata (art. 295 cpv. 5 e
art. 307 LEF, nonché art. 22 cpv. 1 LALEF).

 

 

                                   2.   Secondo giurisprudenza e dottrina, la legittimazione a
ricorrere contro la decisione di omologazione del concordato -laddove esiste
un'istanza superiore dei concordati- dev'essere riconosciuta al debitore e a
quei creditori che si sono esplicitamente opposti all’omologazione durante
l’udienza di discussione dell’istanza (DTF 122 III 398; 129 III 758; Marchand, Commentaire romand de la LP,
Basilea/ Ginevra/Monaco 2005, n. 8 ad art. 307, con rif.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 12 ad art. 307; Hardmeier, Basler Kommentar zum SchKG,
vol. III, Basilea/ Ginevra/ Monaco 1998, n. 6-8 ad art. 307; Jaeger/ Walder/ Kull/ Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. III,
ed. 4, n. 3, 6 e 7 ad art. 307; Hunkeler,
Das Nachlassverfahren nach revidiertem SchKG, tesi Friborgo 1996, N. 1068, 1069
e segg.; Cometta, La procedura
concordataria nel nuovo diritto, in La revisione della legge federale
sull'esecuzione e sul fallimento, CFPG, pag. 150). 

 

 

                                   3.   La legittimazione a
ricorrere contro la decisione di revoca della moratoria concordataria viene determinata
allo stesso modo poiché l’art. 295 cpv. 5 LEF -che prevede appunto tale
possibilità- rinvia esplicitamente all’art. 307 LEF: sono quindi legittimati all'appello
sia il debitore sia i creditori, alla condizione -per quest'ultimi- che si
siano esplicitamente opposti alla revoca della moratoria concordataria e -in
particolare- che si siano espressi in tal senso nell'ambito del contraddittorio
davanti al primo giudice (Gilliéron,
op. cit., n. 25 ad art. 295; Hunkeler,
op. cit., n. 825, nota 577 e n. 831). Questa limitazione alla legittimazione
attiva ad impugnare la decisione di revoca del giudice del concordato appare
ragionevolmente conforme all'analoga fattispecie summenzionata e a quanto
indicato in quel caso dalla giurisprudenza federale; il parere contrario, ossia
che la legittimazione all'appello sia genericamente riconosciuta ai creditori,
volendo con ciò (comunque non esplicitamente) togliere ogni specificazione del
concetto, non solo appare scostarsi da quel sistema, ma è indicata -in parte
peraltro contradditoriamente- da dottrina minoritaria (Gani, in Comm. romand, 2005, n. 22 ad art. 295; Jaeger/ Walder, Kull/ Kottmann, op.
cit., n. 55 ad art. 295; Jeanneret/
Cavadini-Bircher, Quelques aspects pratiques du nouveau droit de la
procédure concordataire, in SJ 1999 II, 205 ad 3). 

 

                                         Per quanto riguarda il
debitore, la dottrina non è unanime nel porre condizioni alla sua
legittimazione a impugnare una decisione di revoca della moratoria
concordataria, nel senso che anch'egli debba essersi esplicitamente opposto
alla domanda del commissario, segnatamente esprimendosi in tal senso
nell'ambito del contraddittorio davanti al primo giudice (Hardmeier, op. cit., n. 8 ad art. 307).
La questione, nel concreto e come si vedrà nel seguito, può tuttavia restare
irrisolta. 

 

 

                                   4.   Dal verbale 11
ottobre 2006 dell'udienza di discussione tenuta dal Pretore __________ risulta
che né AP 1, né AP 2 hanno presenziato alla discussione. Entrambi gli
appellanti erano per contro bene informati di quell'atto processuale: AP 1 vi
era stato convocato nella forma edittale, almeno come creditore delle società
in moratoria. Il suo silenzio, rispettivamente la sua assenza dal
contraddittorio, per quanto esposto ai punti precedenti, ne compromettono la
legittimazione attiva a presentare l'appello in esame che, in quanto da lui
sottoscritto, potrebbe essere respinto già per questo motivo.

 

                                         Diversa la posizione di AP
2, già amministratore unico delle tre società e quindi da considerare
sostanzialmente rappresentante delle debitrici. Orbene nei suoi confronti,
valesse il principio che riconosce al debitore facoltà di presentare appello
solo alla condizione che abbia partecipato nel senso indicato alla discussione
davanti al Pretore, occorrerebbe osservare che, ancorché non sia stato citato
personalmente all'udienza, egli né denuncia in questa sede di essere stato leso
nei suoi diritti, né potrebbe farlo senza incorrere in un abuso di diritto.
Infatti, in data 6 ottobre 2006 egli aveva presentato -insieme aAP 1- un
ricorso a questa Camera fondato sull'art. 17 LEF (peraltro respinto con
decisione 20 novembre 2006) nel quale affermava di essere venuto a
conoscenza della richiesta di revoca concordataria il __________ tramite la
lettura in ufficio del Foglio ufficiale ticinese N. __________ …. mediante il
quale .... venivano convocate le udienze per la discussione delle domande di
revoca della moratoria …." (Ricorso, pag. 2). Pertanto AP 2, non
presenziando alla discussione, avrebbe tacitamente rinunciato a esprimersi sul
tema della revoca delle moratorie e tanto meno vi si sarebbe opposto. E nemmeno
potrebbe pretendere di averlo fatto (in qualche modo) per mezzo di quel ricorso
che aveva tutt'altro scopo, ossia quello di ottenere dall'autorità cantonale di
vigilanza in materia di LEF l'annullamento delle istanze presentate dal
commissario e intese alla revoca delle moratorie e al conseguente annullamento
dell'udienza dell'11 ottobre successivo (Ricorso, pag. 6). E' opportuno
osservare al proposito che -vigendo nella procedura in esame le norme della
procedura civile in virtù del rinvio dell'art. 25 LALEF- la giurisprudenza
sorta sul tema ha da tempo relativizzato l'apparente rigore dell'art. 142 cpv.
1 lett. b) CPC (atti di procedura nulli): anzitutto, al di là delle forme, indica
il contenuto del diritto delle parti di essere sentite essenzialmente nel
diritto di essere poste a conoscenza di ogni domanda o presa di posizione del
tribunale e di potersi esprimere al riguardo (Cocchi/
Trezzini, CPC-TI App., ad art. 84, m. 21), puntualizzando che -nella
disamina delle fattispecie- il giudice non deve perdere di vista il principio
della buona fede (Cocchi/ Trezzini, CPC-TI, ad art. 142, N. 488) e
rilevando l'importanza dell'onere di diligenza processuale delle parti, ossia
imponendo loro -ad esempio- di chiedere al tribunale la notifica di atti del
processo di cui sono a conoscenza e che il giudice non ha loro trasmesso,
rispettivamente di vedersi assegnato un termine per prendere posizione al
riguardo. Con la conseguenza che, se una parte omette di agire in tal senso, la
sua successiva eccezione di essere lesa nel diritto di essere sentita non potrà
essere presa in considerazione (Cocchi/
Trezzini, CPC-TI App., ad art. 84, m. 22). Nel solco di queste
considerazioni e sempre nell'ipotesi considerata, AP 2, informato com'era dell'imminente
discussione sulla domanda di revoca delle moratorie, avrebbe dovuto presentarsi
in Pretura, chiedere al giudice di potersi esprimere sul merito delle istanze e
-se del caso- opporvisi. Non avendolo fatto, avrebbe anch'egli colpevolmente compromesso
la propria legittimazione a impugnare in questa sede il decreto pretorile 18
ottobre 2006.

                                         

                                         Volendo per contro
ammettere comunque la legittimazione del AP 2 a impugnare la stessa decisione,
l'appello dovrebbe comunque essere respinto per i motivi esposti nel seguito.

 

 

                                   5.   L’appello non è
stato notificato né al commissario, né agli altri creditori, dal momento che
essi non erano abilitati a ricorrere contro la decisione impugnata (per quanto
concerne il commissario, cfr. Marchand,
op. cit., n. 15 ad art. 307; Gilliéron,
op. cit., n. 13 ad art. 307; Hardmeier,
op. cit., n. 9 ad art. 307, con rif.; per quanto concerne i creditori, si
rinvia al precedente considerando 3, con il rilievo che, nella fattispecie,
nessuno dei creditori presenti all’udienza dell’11 ottobre 2006 si è opposto
alla revoca della moratoria).

 

 

                                   6.   Nel
merito, gli appellanti rimproverano al Pretore di aver “fatto proprio un
resoconto del commissario assolutamente lacunoso, tenuto conto delle
innumerevoli critiche di cattiva amministrazione che gli venivano regolarmente
mosse” ed elencano a sostegno della loro affermazione tutta una serie di attivi
delle società che il commissario non avrebbe colpevolmente realizzati. A parere
degli appellanti, il Pretore avrebbe fondato la sua decisione su cifre “fasulle”,
“senza preoccuparsi di controllare o approfondire alcunché”. Avrebbe invece
dovuto “destituire il commissario, reintegrare il Consiglio d’amministrazione
con l’amministratore precedente, nominare un nuovo commissario competente,
serio e affidabile, e prorogare la moratoria di quel tanto che bastava per
rifare e sanare il percorso concordatario su basi oggettive”.

 

 

                                   7.   La procedura in
esame è retta dal diritto cantonale e in particolare dalla procedura sommaria
(art. 25 n. 2 lett. a LEF e 20 cpv. 1 LALEF; cfr. pure: Marchand, op. cit., n. 20 ad art. 307; Gilliéron, op. cit., vol. IV, n. 6 ad
art. 307; Hardmeier, op. cit., vol.
III, n. 12 ad art. 307). L’autorità di ricorso esamina quindi solo le censure d'appello
esplicitamente allegate (cfr. art. 309 cpv. 1 lett. d CPC per il rinvio
dell’art. 25 LALEF) e si fonda sui fatti –non contestati in sede d’appello–
così come stabiliti in prima istanza (cosiddette massime dispositiva e
attitatoria). In particolare, le parti non sono autorizzate ad addurre fatti,
prove ed eccezioni nuovi nella seconda sede cantonale (art. 22 cpv. 4 LALEF;
CEF 31 luglio 2002 [14.02.46], cons. 6; Cometta, op.
cit., pag. 153 ad 11.1.4). Infatti, contrariamente a quanto previsto in materia
di fallimento (art. 174 LEF) e di sequestro (art. 278 LEF), il diritto federale
non impone ai Cantoni l’ammissione di fatti nuovi nelle procedure come quella
in concreto applicabile (cfr. Marchand,
op. cit., n. 22 ad art. 307; Gilliéron,
n. 14 ad art. 307; Hardmeier, op.
cit., n. 13 ad art. 307).

 

 

                                   8.   Nel caso concreto, tutte
le critiche rivolte dagli appellanti all’operato del commissario costituiscono fatti
nuovi, ossia non addotti davanti al Pretore, segnatamente all’udienza dell’11
ottobre 2006, e pertanto sono inammissibili in questa sede. In particolare,
anche nel caso in cui si riconoscesse a AP 2 la legittimazione all'appello,
prescindendo cioè dalla sua mancata partecipazione e dalla sua mancata presa di
posizione in prima sede, le sue allegazioni in questa sede costituiscono fatti
nuovi e non possono essere prese in considerazione.

 

 

                                   9.   A titolo aggiuntivo
-viste le precedenti conclusioni- si potrebbe porre il quesito di un obbligo del
Pretore di verificare d’ufficio le cifre esposte dal commissario a sostegno
dell’istanza di revoca delle moratorie. 

 

                                         La procedura di revoca
della moratoria concordataria, come quella tendente alla sua concessione o
all’omologazione del concordato, è retta dal principio inquisitorio (cfr. DTF
59 III 37; CEF 10 marzo 2003 [14.03.3], cons. 3; Amonn/
Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed.,
Berna 2003, n. 10 ad § 54; Gilliéron,
op. cit., n. 17 ad art. 293 e 10 ad art. 294; Vollmar,
in Comm. di Basilea, vol. III, n. 10 ad art. 294 e n. 32 ad art. 295): ne
consegue che il giudice deve accertare d’ufficio i fatti rilevanti per la
decisione d’omologazione (Hohl,
Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 846 e segg.). Ciò non significa tuttavia
che le parti possano restare inattive nella procedura: loro spetta infatti di allegare
i fatti della controversia e di proporre i mezzi di prova (cfr. Vogel/Spühler, Grundriss des
Zivilprozessrechts, 8a ed., Berna 2006, n. 54 ad cap. 6). 

 

 

                                10.   Nella fattispecie, il
giudice che -a dipendenza della procedura sommaria applicabile- può limitarsi
ad esaminare i fatti pertinenti sotto l’angolo della verosimiglianza (CEF 10
marzo 2003 [14.03.3], cons. 5.1), ha avuto senz'altro facoltà di affidarsi ai
dati fornitigli dal commissario, in particolare dal momento che né il debitore,
né i creditori, li hanno contestati in sede di contraddittorio. D’altronde, gli
appellanti -nemmeno in questa sede- non allegano che i dati figuranti
nell’istanza di revoca della moratoria non trovino riscontro negli inventari
allestiti dal commissario e nelle offerte di acquisto degli attivi allegate
all’istanza. Mentre sarebbe semmai spettato a loro, al di là degli aspetti
formali dell'operato del commissario, di contestare puntualmente l’istanza in
sede di discussione, in modo tale da fornire al giudice i motivi di quella
verifica che essi auspicano solo genericamente. Non va d'altra parte dimenticato
che -analogamente- l’onere della prova dei presupposti per la concessione,
rispettivamente per la proroga della moratoria concordataria grava sull’istante
e che la legge pone severi requisiti in merito alla motivazione
dell’istanza e alle prove da produrre (cfr. art. 293 cpv. 1 LEF; CEF 31 luglio 2002 [14.02.46], cons. 3 e 4; Cometta, op. cit., p. 122, n. 3.1.2.1.b). Gli appellanti non
possono pertanto ora pretendere –a dire il vero senza eccessiva convinzione– di
delegare al giudice o al commissario loro compiti processuali, in particolare
per quanto concerne la questione della determinazione degli attivi della
società in moratoria. In altri termini, il principio inquisitorio non deve
rappresentare una soluzione di comodo per le parti, già per fatto che la sua
applicazione è semmai prevista per garantire gli interessi delle persone che
non sono parte nella procedura, pur avendovi interessi propri, rispettivamente per
tutelare l'interesse pubblico (cfr. Gani,
op. cit., n. 8 ad art. 294).

 

 

                                11.   Per completezza, occorre
inoltre precisare che le critiche formulate dagli appellanti sull'operato del
commissario nella procedura disciplinare sfociata nella decisione 5 ottobre
2006 (inc. CEF 15.2006.52), con cui l’autorità di vigilanza non ha dato seguito
alla loro segnalazione, sono irrilevanti nella procedura in esame, in
particolare a causa della diversa natura delle due procedure (la presente e
quella disciplinare), ma anche perché è processualmente inammissibile motivare un
appello, rinviando ad allegazioni espresse in altre memorie e in altra sede (Cocchi/ Trezzini, op. cit., m. 21 ad
art. 309 CPC). Non v'era pertanto motivo perché il primo giudice le dovesse
prendere in considerazione; tanto meno se si considera che -per un motivo o per
l'altro- gli appellanti non hanno impugnato quella decisione. 

 

 

                                12.   Da
ultimo, non si può non rilevare come gli appellanti non abbiano nemmeno tentato
di dimostrare il buon fondamento delle loro affermazioni. Infatti, nell’appello,
non propongono alcuna prova a sostegno delle critiche rivolte all’operato del
commissario, limitandosi a un irrituale richiamo di “tutti gli atti citati nel
presente esposto nonché di tutti i loro allegati”. I due documenti annessi
all’appello, comunque di data successiva all’udienza dell’11 ottobre 2006, non
rivestono nessun valore probatorio circa l’effettivo valore dei beni
formalmente intestati a P__________, anzi confermano semmai la cifra di
fr. 400'000.-- indicata dal commissario nell’istanza di revoca della moratoria.

 

 

                                13.   L’appello va quindi
respinto, così che viene confermata la revoca della moratoria concordataria
pronunciata dal Pretore __________.

 

                                         La tassa di giustizia segue
la soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

 

                                         La pronuncia dev'essere
comunicata all’UEF __________, all’Ufficio del registro di commercio e all’Ufficio
del registro fondiario (art. 308 cpv. 1 LEF, per il rinvio dell’art. 295 cpv. 5
LEF; cfr. Hardmeier, op. cit., n.
1 ad art. 308). 

 

                                         Il dispositivo della sentenza
verrà pubblicato sul FUC e sul FUSC.

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati gli art. 25,
295 e 308 LEF; 18, 20, 22 e 25 LALEF, nonché 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

 

 

pronuncia:                 

 

                                   1.   L’appello 24 ottobre
2006 del lic. oec. AP 2, __________, e dell’avv. AP 1, __________, è
respinto.

                               1.1.   Di conseguenza,
la moratoria a scopo di concordato concessa a AO 2, __________, è revocata con
effetto immediato.

 

                                   2.   Le spese e la tassa
di giustizia per complessivi fr. 600.-, anticipate dagli appellanti, restano a
loro carico.

 

                                   3.   È ordinata la
pubblicazione dei dispositivi n. 1 e 1.1 sul Foglio ufficiale cantonale e sul
Foglio ufficiale svizzero di commercio.

 

                                   4.   Intimazione a:      

                                         –  AP 2, __________;

                                         –  avv.
AP 1, __________;

 

                                         Comunicazione a:

                                         –  Pretura
__________;

                                         –  avv.
AO 1, __________;

                                         –  Ufficio
di esecuzione e fallimenti __________;

                                         –  Ufficio
del registro di commercio, Lugano;

                                         –  Ufficio
del registro fondiario __________.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                             Il
segretario