# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed86ef38-4d60-5eb5-b7cb-631ee77c4eae
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.02.2025 D-1524/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1524-2024_2025-02-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1524/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Daniela Brüschweiler, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

ricorrente 1, 

B.______, nata il (…), 

ricorrente 2, 

C.______, nato il (…), 

ricorrente 3, 

Turchia,   

tutti patrocinati dall'avv. Michela Gentile,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 28 febbraio 2024. 

 

 

D-1524/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 25 settembre 2023, la ricorrente 1, originaria di D.______, ha depo-

sitato una domanda d’asilo in Svizzera insieme ai suoi figli minorenni.  

 

A.b Il 20 febbraio 2024, la richiedente ha sostenuto un’audizione approfon-

dita sui motivi d’asilo. Ella ha sostanzialmente addotto di aver subìto per-

secuzioni e minacce da parte delle autorità turche in ragione della sua etnia 

curda. In particolare, il (…) 2023 avrebbe deciso di unirsi spontaneamente 

ad una manifestazione delle "madri del sabato" notata per caso mentre 

faceva gli acquisti, in seguito alla quale sarebbe stata pedinata e, una volta 

giunta a casa della sorella, arrestata e maltrattata in un bosco da alcuni 

uomini che si sono identificati come agenti di polizia. Quest’ultimi l’avreb-

bero minacciata di morte e costretta a raccogliere informazioni sui manife-

stanti, accusandola inoltre di terrorismo. Temendo per la sua sicurezza e 

di quella dei figli, sarebbe quindi espatriata. L’interessata ha poi versato 

agli atti svariati documenti giudiziari in merito ai quali ha genericamente 

asserito che riguardassero un’inchiesta penale avviata nei suoi confronti 

per il reato d’insulto al Presidente della Repubblica. Dopo l’espatrio, la ma-

dre avrebbe inoltre riferito che alcuni agenti di polizia l’avrebbero ricercata 

presso la sua abitazione a Izmir. L’interessata ha infine dichiarato che, in 

costanza di matrimonio, avrebbe patito ripetute violenze fisiche e psicolo-

giche da parte dell’ex marito che, dopo la fuga, le avrebbe inviato un mes-

saggio minacciandola di volerla uccidere e prendere i figli (cfr. atto della 

Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. […]-37/21).  

 

A.c Il 21 febbraio 2024, si sono svolte le audizioni sui motivi d’asilo dei figli. 

Il ricorrente 3 ha riferito che, un giorno, sua nonna gli avrebbe chiesto di 

andare dalla vicina di casa insieme alla sorella, informandolo che la madre 

non stava bene. Dopo alcuni giorni, la ricorrente 1 gli avrebbe comunicato 

la necessità di trasferirsi ad Istanbul, senza però fornire spiegazioni; giunti 

in tale città, la madre gli avrebbe rivelato di essere stata insultata e maltrat-

tata dalla polizia. Egli ha poi affermato di non aver mai avuto problemi per-

sonali in patria, che il sistema scolastico turco non sarebbe molto funzio-

nante e che sussisterebbe il rischio che la madre possa subire nuovamente 

violenze da parte delle autorità in caso di ritorno (cfr. atto SEM n. 39/8). La 

ricorrente 2 ha confermato i fatti descritti dal fratello, asserendo inoltre di 

essere stata vittima di bullismo a causa della sua etnia curda e delle pub-

blicazioni sui social media effettuate dalla madre (cfr. atto SEM n. 38/10). 

Entrambi sono giunti in Svizzera per i motivi di persecuzione della madre.  

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A.d A sostegno della loro domanda, i ricorrenti hanno presentato la se-

guente documentazione (in copia):  

 

– Decisione della Procura di Izmir del (…) 2023 relativa alla separazione delle inchieste 

penali: una per il reato di propaganda per l’organizzazione terroristica e un’altra per 

insulto al Presidente della Repubblica (mezzo di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 

1); 

– Rapporto di polizia Open Source del (…) 2023 (n. 2); 

– Lettera di accompagnamento al rapporto Open Source del (…) 2023 (n. 3) 

– Lettera del Procuratore Pubblico all’ufficio di indagine per i reati di terrorismo del (…) 

2023 (n. 4);  

– Richiesta di interrogatorio da parte del direttore dell’ufficio antiterrorismo del (…) 2023 

(n. 5);  

– Richiesta del Procuratore Pubblico del (…) 2023 di assumere la deposizione 

dell’interessata (n. 6); 

– Verbale di ricerca del (…) 2023 (n. 7);  

– Verbale del (…) 2023 (n. 8); 

– Lettera dell’avvocato turco (n. 9);  

– Sentenza penale della Pretura penale di Batman del (…) 2016 riguardante il marito 

dell’interessata (n. 10);  

– Prima pagina della sentenza della Pretura penale di Izmir del (…) 2017 (n. 11);  

– Documenti che attesterebbero gli indirizzi di residenza della ricorrente (n. 12);  

– Screenshot del 2014 in merito alle proteste di E.______ (n. 13). 

 

A.e Con scritto del 27 febbraio 2024, la rappresentanza legale si è poi 

espressa in merito al progetto di decisione negativa della SEM.  

 

B.  

Con decisione del 28 febbraio 2024, notificata lo stesso giorno, la SEM non 

ha riconosciuto agli interessati la qualità di rifugiati, ha respinto la domanda 

d’asilo e pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, incaricando il 

Cantone di F.______ dell’esecuzione di quest’ultima misura e revocando 

l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.  

 

C.  

C.a Con ricorso dell’8 marzo 2024, gli insorgenti avversano la decisione 

succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) concludendo principalmente all’annullamento della stessa, al ricono-

scimento della qualità di rifugiati unitamente all’accoglimento della do-

manda d’asilo e, in subordine, alla concessione dell’ammissione provviso-

ria in Svizzera oppure alla restituzione degli atti alla SEM per nuova istru-

zione. Sul piano procedurale, viene presentata un’istanza di assistenza 

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Pagina 4 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese. Al gravame sono stati 

acclusi (in copia) tre nuovi documenti giudiziari (cfr. allegato n. 3 al ricorso):  

– richiesta di mandato di cattura ai fini dell’interrogatorio formulata dalla Procura generale 

di D.______ del (…) 2023; 

– mandato di cattura ai fini dell’interrogatorio del Giudice dei provvedimenti coercitivi di 

D.______ del (…) 2023; 

– atto d’accusa della Procura generale di D.______ del (…) 2024 per il reato di offesa al 

Presidente della Repubblica (Iddianame).  

 

C.b Con decisione incidentale del 28 marzo 2024, il Tribunale ha ordinato 

lo scambio degli scritti, ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria e 

invitato i ricorrenti a presentare, in originale, i documenti giudiziari allegati 

al ricorso, un estratto e una fotografia del portale governativo UYAP indi-

cante i procedimenti penali avviati nei confronti dell’interessata, nonché 

eventuali nuovi atti giudiziari (atto TAF n. 3).  

C.c Il 16 aprile 2024, la SEM ha presentato le osservazioni al ricorso. 

C.d Il 2 maggio 2024, gli interessati hanno presentato al Tribunale la copia 

dei documenti giudiziari già acclusi al gravame, unitamente alla copia di 

una lettera redatta dall’avvocato di Recep Tayyip Erdogan nell’ambito del 

procedimento penale per il reato di insulto al Presidente della Repubblica.  

C.e Il 7 maggio 2024, i ricorrenti hanno presentato una replica, alla quale 

la SEM ha duplicato il 28 maggio successivo. La duplica è poi stata tra-

smessa per conoscenza ai ricorrenti. 

C.f Con scritti del 27 giugno e 23 dicembre 2024, gli insorgenti hanno pre-

sentato al Tribunale nuovi documenti medici relativi alla ricorrente 1, gli atti 

comprovanti la scolarizzazione nel Canton F._______ dei figli minorenni, 

nonché un certificato di lavoro riguardante la ricorrente 1 (atti TAF n. 15-

16. 

C.g Con scritto del 15 gennaio 2025, gli interessati hanno infine presentato 

la copia dei seguenti documenti giudiziari turchi (atto TAF n. 17): 

– richiesta di mandato di cattura ai fini dell’interrogatorio formulata dalla Procura generale 

di Izmir del 16 aprile 2024 per il reato di propaganda all’organizzazione terroristica; 

– mandato di cattura del Giudice dei provvedimenti coercitivi di Izmir del 18 aprile 2024; 

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– decisione di mandato di cattura del Giudice dei provvedimenti coercitivi di Izmir del 18 

aprile 2024 (Yakalama Emri). 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

 

2.  

Con il ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale 

non è inoltre vincolato né dai motivi e dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata (DTAF 2014/26 consid. 5), né dalle argomentazioni 

delle parti (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

 

3.  

3.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi). 

 

3.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre inoltre consi-

derare i motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 

LAsi). La nozione di fondato timore di esposizione a seri pregiudizi com-

prende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la si-

tuazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come rifugiato 

colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento 

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oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta vero-

simiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. per i dettagli 

DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5).  

 

3.3 Giusta l'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). In particolare, sono inverosimili le alle-

gazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o contradditto-

rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La dottrina e la giurisprudenza 

riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza delle 

allegazioni: le indicazioni del ricorrente devono essere sufficientemente 

fondate, concludenti e plausibili. La credibilità delle affermazioni viene se-

gnatamente messa in dubbio se la persona richiedente d’asilo nasconde 

degli elementi importanti o se rifiuta di collaborare con l’autorità all’accer-

tamento dei fatti. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve inoltre ridursi ad 

una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-

zione, ma dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-

ziali a favore e contrari ad essa. Decisivo è quindi determinare, da un punto 

di vista oggettivo, quali fra questi elementi risultino preponderanti nella fat-

tispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1).  

3.4  

3.4.1 Nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 novem-

bre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali turche 

avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale turco 

[Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di un’orga-

nizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo). 

 

3.4.2 Anzitutto, esso ha stabilito che il semplice fatto che siano pendenti 

delle inchieste penali presso il ministero pubblico turco per i reati succitati 

– anche in combinazione tra loro – non costituisce un fondato timore di 

subire, con probabilità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo 

futuro ai sensi dell’art. 3 LAsi (sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 no-

vembre 2024 consid. 8.8 [sentenza di riferimento]).  

3.4.3 Il Tribunale ha poi ritenuto che, affinché tali procedure penali assu-

mano una rilevanza per l’asilo, sia necessario cumulativamente che: il tri-

bunale turco competente abbia aperto una procedura giudiziaria, repu-

tando fondato l’atto d’accusa pronunciato dal ministero pubblico, la 

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persona imputata venga condannata con probabilità preponderante in un 

prossimo futuro, rispettivamente la condanna si possa fondare su un mo-

tivo di persecuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi e che, infine, la stessa 

comporti una pena d’intensità rilevante per la qualità di rifugiato sotto il pro-

filo dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.2). In propo-

sito, è stato segnatamente rilevato che, negli ultimi anni, soltanto il 10% 

delle inchieste penali per il reato di insulto al Presidente hanno portato ad 

una condanna e che, per quanto attiene al reato di propaganda per orga-

nizzazione terroristica, tale percentuale è leggermente inferiore (cfr. con-

sid. 8.4). Il Tribunale ha inoltre stabilito che per determinare se le azioni o 

le dichiarazioni del richiedente (in particolare sui social media) sono su-

scettibili di comportare una persecuzione illegittima per uno Stato di diritto 

e, nel contempo, rilevante per la qualità di rifugiato, occorre procedere ad 

un esame individuale tenendo conto di tutte le specifiche circostanze del 

caso concreto (cfr. consid. 8.5). Infine, non sussistono valide ragioni per 

ammettere che, in maniera generale, le persone oggetto di tali procedure 

penali debbano temere un politmalus in senso assoluto o relativo, nel 

senso di una pena sproporzionatamente severa oppure comportante la tor-

tura o trattamenti disumani e degradanti (per la rilevanza di un procedi-

mento penale ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, cfr. DTAF 

2020 VI/4 consid. 6.2; 2014/28 consid. 8.3.1; 2013/25 consid. 5.1; Giuri-

sprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in mate-

ria d'asilo [GICRA] 1996 n. 34 consid. 3 e 4). Per definire l’esistenza di un 

politmalus o di motivi comprovanti il rischio di una pena detentiva più lunga, 

occorre invece procedere ad un esame del caso concreto considerando, in 

particolare, la presenza di fattori di rischio come i precedenti penali della 

persona interessata e il suo eventuale profilo politico di rilievo. Nel caso di 

reati commessi sui social media, anche le circostanze in cui vengono effet-

tuate le corrispondenti pubblicazioni possono fornire indicazioni rilevanti in 

questo senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7). 

4.  

Nella decisione impugnata, la SEM ritiene anzitutto che le dichiarazioni in 

relazione ai maltrattamenti della polizia subiti dalla ricorrente 1 siano carat-

terizzate da elementi illogici ed incongruenti (cfr. decisione avversata, 

pagg. 5-7). In particolare, sarebbe “quantomeno curioso” che l’interessata, 

recatasi a G._______ per fare acquisiti, abbia improvvisamente deciso di 

unirsi ad una manifestazione vista per strada, considerato che sarebbe 

stata la sua prima ed unica partecipazione a ridosso dell’espatrio. Inoltre, 

ella non sarebbe stata in grado di fornire dettagli sugli agenti di polizia, 

affermando ch’essi non erano in divisa e che le autovetture utilizzate erano 

civili, ciò che renderebbe il suo racconto meno credibile. Anche le ragioni 

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Pagina 8 

del fermo sarebbero state descritte in maniera confusa e contraddittoria 

(idem pag. 6). Infine, i figli avrebbero fornito delle testimonianze manifesta-

mente uniformi, vaghe e costruite ad arte, ciò che intaccherebbe la credi-

bilità del racconto della madre (idem pag. 7). In esito, l’interessata non 

avrebbe reso verosimile di essere stata vittima delle asserite persecuzioni. 

Sotto il profilo della rilevanza, la SEM sostiene altresì che le difficoltà ri-

scontrate dagli insorgenti in ragione della loro etnia curda non abbiano 

un’intensità superiore alle difficoltà alle quali sarebbero esposte la maggior 

parte della popolazione curda (idem pag. 8). Inoltre, i procedimenti penali 

avviati nei confronti della ricorrente 1 non potrebbero giustificare il ricono-

scimento della qualità di rifugiata poiché, in primo luogo, non sussisterebbe 

alcun rischio significativo di essere arrestata al suo ingresso Turchia e, in 

secondo luogo, le inchieste penali non sarebbero ancora sfociate in 

un’azione legale. La richiedente non sarebbe quindi esposta a persecu-

zioni rilevanti, posto in particolare che i timori espressi in sede d’audizione 

riguarderebbero principalmente il fermo di polizia conseguente alla mani-

festazione delle “madri del sabato” e non persecuzioni connesse alle in-

chieste penali (idem pagg. 8-11). Infine, con riferimento alle violenze coniu-

gali patite dall’ex marito, la ricorrente avrebbe ingiustificatamente rinun-

ciato a sporgere nuovamente denuncia presso le autorità turche, nono-

stante quest’ultime sarebbero in grado di fornire un’adeguata protezione, 

ciò che sarebbe comprovato dalle sentenze penali di condanna riguardanti 

l’ex coniuge (idem pagg. 10-12; mdp SEM n. 10-11).  

 

5.  

5.1 I ricorrenti censurano anzitutto un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti riconducibile alla trattazione della domanda 

d’asilo in procedura celere. In particolare, posta la complessità della fatti-

specie nonché la necessità di reperire ulteriori mezzi di prova, così come 

sottolineato nel parere legale del 28 febbraio 2024, la SEM avrebbe dovuto 

attribuire il caso alla procedura ampliata, permettendo così di svolgere una 

“diversa valutazione rispetto alla rilevanza delle allegazioni” (cfr. ricorso, 

pag. 8). Inoltre, nella misura in cui avrebbe indetto le audizioni soltanto 

dopo 148 giorni dal deposito della domanda e non avrebbe altresì atteso 

la presentazione dei documenti giudiziari preannunciati nel parere legale, 

l’autorità inferiore si sarebbe “considerevolmente allontanata dello spirito e 

dalle disposizioni che regolano la procedura celere finendo col cadere in 

una grossolana violazione degli artt. 26 cpv. 1 e 37 cpv. 2 LAsi.” (idem pag. 

7).  

 

5.2 Tale censura di natura formale va analizzata preliminarmente poiché 

suscettibile di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. 

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Pagina 9 

DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 4.2; 

2013/34 consid. 4.2; 2013/23 consid. 6.1.3). 

 

5.3  

5.3.1 Nella procedura d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente accerta i fatti d'ufficio (artt. 6 LAsi e 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche e amministrare a tal fine le opportune 

prove. Il principio inquisitorio non dispensa tuttavia le parti dal dovere di 

collaborare all'accertamento dei fatti e, in modo particolare, dall'onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione o il giudice 

non siano in grado di delucidare con mezzi propri (artt. 13 PA e 8 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Inoltre, la questione circa lo smistamento tra la 

procedura celere e la procedura ampliata è già stata trattata dal Tribunale 

nella sua sentenza di principio DTAF 2020 VI/5, alla quale si rinvia per 

maggiori dettagli. Va però ribadito che, di principio, non sussiste alcun di-

ritto rivendicabile per la trattazione di una domanda d’asilo in una delle due 

procedure succitate (DTAF 2020 VI/5 consid. 9.2). 

 

5.3.2  

5.3.2.1 Nel caso concreto, il Tribunale osserva anzitutto che, in un primo 

tempo, la ricorrente 1 ha svolto svariate visite mediche, imposte segnata-

mente dai lamentati disturbi di insonnia, stanchezza nonché da problemi 

psicologici riconducibili alle violenze domestiche subite in patria (cfr. atti 

SEM n. 26/2, 27/2, 28/3, 29/1, 30/2, 32/1). La fase preparatoria si è poi 

conclusa con le audizioni approfondite sui motivi d’asilo svolte il 20 e 21 

febbraio 2024 (cfr. atti SEM n. 37/1, 38/10 e 39/8). Poiché la domanda 

d’asilo è stata presentata già il 25 settembre 2023, è quindi pacifico che la 

SEM ha superato il termine di 21 giorni legalmente regolamentato per la 

fase preparatoria (art. 26 cpv. 1 LAsi), posto inoltre che gli interessati hanno 

alloggiato nel Centro della confederazione per un periodo superiore ai 140 

giorni previsti legalmente (cfr. art. 24 cpv. 4 LAsi; atti SEM n. 47/2 e 48/2). 

Pertanto, l’autorità inferiore avrebbe effettivamente dovuto optare per la 

procedura ampliata. Tuttavia, tale dilazione della procedura non ha com-

portato per gli insorgenti un accertamento incompleto dei loro motivi d’asilo.  

 

5.3.2.2 La ricorrente 1 ha infatti avuto l’occasione di esprimersi ampia-

mente sui motivi d’asilo, insistendo principalmente sulle persecuzioni in re-

lazione alle violenze subite da parte degli agenti di polizia a seguito della 

sua partecipazione ad una manifestazione pubblica (cfr. atto SEM 37/1). 

La SEM ha inoltre debitamente analizzato tutti i mezzi di prova (mdp SEM 

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Pagina 10 

n. 1-13) nonché valutato compiutamente la pertinenza e la verosimiglianza 

dei fatti addotti, esprimendosi anche sulle argomentazioni sollevate nel pa-

rere legale (cfr. decisione avversata, pagg. 4-12). Del resto, l’interessata 

non spiega neppure quali ulteriori accertamenti – giustificanti il passaggio 

alla procedura ampliata – si sarebbero resi necessari.  

 

5.3.2.3 Il Tribunale ritiene altresì che la critica addotta nel gravame, se-

condo cui la SEM avrebbe dovuto attendere la consegna di nuovi docu-

menti giudiziari prima di rendere la propria decisione, si rivela pretestuosa 

(cfr. ricorso, pag. 7). Anzitutto, in sede di audizione, l’interessata non ha 

saputo fornire alcun dettaglio di sorta in relazione al contenuto della docu-

mentazione giudiziaria già versata agli atti (cfr. atto SEM n. 37/1 D113-115, 

D124-133 e D139-143). Inoltre, nel parere legale, la rappresentanza legale 

ha unicamente informato genericamente la SEM che la richiedente era in 

contatto con il suo legale turco al fine di ottenere ulteriori informazioni sulle 

procedure penali che la interessavano. In questo senso, non è quindi stata 

palesata né la certezza che sarebbero stati fatti pervenire ulteriori docu-

menti, né l’entità dei nuovi mezzi di prova onde permettere all’autorità infe-

riore di valutarne la pertinenza per la decisione (cfr. atto SEM n. 42/4). Ad 

ogni buon conto, i nuovi documenti giudiziari prodotti in copia con il ricorso 

non sono atti a sovvertire le conclusioni sulla pertinenza dei motivi l’asilo 

(cfr. consid. 6.5 infra).  

 

5.3.2.4 In ultima analisi, va rilevato che, una volta terminata la fase prepa-

ratoria, la decisione querelata è comunque intervenuta entro gli otto giorni 

lavorativi così come prescritto dall’art. 37 cpv. 2 LAsi. Gli interessati sono 

stati inoltre affiancati dalla rappresentanza legale durante l’intera proce-

dura e hanno potuto presentare nel dettaglio tutte le loro argomentazioni 

contrarie con il ricorso in oggetto.  

 

5.4 In esito, le scelte procedurali compiute dall’autorità opponente non 

hanno comportato alcun accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuri-

dicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). La richiesta di giudizio ten-

dente alla restituzione degli atti alla SEM per nuova istruzione va pertanto 

respinta.  

6.  

6.1 Nel merito, i ricorrenti censurano una violazione degli artt. 3 e 7 LAsi, 

affermando sostanzialmente che le loro allegazioni sarebbero verosimili e 

pertinenti per la qualità di rifugiati (cfr. ricorso, pagg. 9-20). Essi avrebbero 

esposto i fatti in maniera chiara, dettagliata e logica. In particolare, la SEM 

avrebbe dovuto considerare il basso grado di istruzione della ricorrente 1 

D-1524/2024 

Pagina 11 

e il fatto che quest’ultima sarebbe ancora molto turbata dagli eventi occorsi 

in patria. L’interessata ribadisce altresì di aver già partecipato in passato 

ad attività di protesta, di aver pubblicato le sue opinioni politiche sui social 

media e di aver spontaneamente partecipato alla manifestazione delle 

“madri del sabato” poiché “ha provato forte empatia per le donne presenti 

all’evento.” (idem pag. 10). Quanto alle violenze subite dalla polizia, sa-

rebbe altresì comprensibile che, mentre veniva insultata, picchiata e mole-

stata dagli agenti in borghese, non abbia pensato di osservare attenta-

mente i dettagli dei luoghi e degli aggressori. Non conoscendo il motivo del 

fermo e non essendole stato consegnato un verbale, la ricorrente si sa-

rebbe quindi limitata a narrare quanto riferitole dagli aggressori. Inoltre, i 

ricorrenti 2-3 sarebbero venuti a conoscenza delle vicende dalla madre e 

attraverso le stesse modalità; sarebbe quindi coerente ch’essi non abbiano 

potuto fornire maggiori dettagli e che, in ragione della loro minore età, ab-

biano fornito le stesse risposte (idem pagg. 12-13). Sotto il profilo della 

rilevanza, invece, l’insorgente riconduce i problemi avuti in patria anche al 

fatto di essere simpatizzante del Partito Democratico dei Popoli (in turco 

Halkların Demokratik Partisi, di seguito: HDP) e di aver effettuato delle pub-

blicazioni sui social media a favore dei curdi (idem pag. 14). Inoltre, l’otte-

nimento dei documenti giudiziari sarebbe ostacolato dalla secretazione di 

una parte degli stessi, ciò che giustificherebbe la mancanza di conoscenza 

precisa dei mezzi di prova nel corso dell’audizione, a ridosso della quale 

avrebbe avuto ancora un telefono obsoleto che non le permetteva di aprire 

digitalmente i documenti (idem pag. 16). La documentazione giudiziaria ot-

tenuta dopo la pronuncia della decisione impugnata comproverebbe infine 

un concreto ed attuale timore di persecuzione, corroborato segnatamente 

dalla pronuncia di un atto d’accusa (idem pag. 17 e allegati al ricorso n. 3). 

In ultima analisi, l’interessata sostiene che, in Turchia, le vittime di violenza 

domestica come lei non sarebbero sufficientemente tutelate.  

 

6.2 In sede di risposta, la SEM considera che il ricorso non contenga alcun 

elemento adatto a sovvertire le proprie conclusioni. In particolare, il fatto 

che la ricorrente 1 si sia commossa in sede di audizione non sarebbe un 

elemento sintomatico della verosimiglianza delle sue allegazioni (cfr. atto 

TAF n. 4 pag. 3). Essa ribadisce poi l’assenza di persecuzioni in ragione 

dell’etnia curda e di un profilo politico rilevante, sottolineando altresì la fun-

zionalità degli organi statati nella tutela delle donne vittime di violenza 

(idem pag. 4). Inoltre, i nuovi documenti presentati con il ricorso non sareb-

bero rilevanti per l’asilo, posto in particolare che soltanto un terzo dei pro-

cedimenti giudiziari per il reato di insulto al presidente si concluderebbero 

con una condanna, che non sussisterebbe il rischio di una detenzione 

D-1524/2024 

Pagina 12 

preventiva e che, in assenza di precedenti penali, verrebbe pronunciata 

una pena detentiva sospesa condizionalmente (idem pagg. 5-6).  

6.3 Con la replica, il ricorrente conferma integralmente le proprie domande 

di giudizio, precisando che il mandato di cattura emesso il 16 ottobre 2023 

dal Giudice dei provvedimenti coercitivi sarebbe stato pronunciato anche 

ai fini di un eventuale incarcerazione e non soltanto di un interrogatorio (cfr. 

allegato n. 3 al ricorso); il rischio concreto di essere condannata ad una 

pena detentiva illegittima sarebbe comunque comprovato sia dall’atto d’ac-

cusa del 27 febbraio 2024 sia dalla lettera del legale del Presidente Erdo-

gan (cfr. atto TAF n. 11 pag. 4). In duplica, la SEM osserva in particolare 

che i ricorrenti non avrebbero prodotto i documenti richiesti dal Tribunale – 

bensì ripresentato i documenti acclusi al gravame – e che gli atti giudiziari 

principali riguarderebbero unicamente il reato di offesa al presidente, riba-

dendo che le persone toccate da un’indagine per tale reato non rischiereb-

bero, in generale, una sanzione che configura un trattamento contrario 

all’art. 3 LAsi (cfr. atto TAF n. 13 pagg. 2-4).  

6.4  

6.4.1 A fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, il Tribunale giu-

dica anzitutto che non sussistono valide ragioni per discostarsi dalla deci-

sione avversata in merito all’inverosimiglianza delle allegazioni in relazione 

alle asserite violenze subìte dalla polizia (art. 7 LAsi).  

 

6.4.2 In primo luogo, la ricorrente 1 non ha fornito delle dichiarazioni suffi-

cientemente fondate e comprovate, nella misura in cui non ha presentato 

alcun mezzo di prova o documento a sostegno del suo racconto.  

6.4.3 In secondo luogo, l’insorgente non ha addotto delle dichiarazioni suf-

ficientemente concludenti. A titolo esemplificativo, ella si è contraddetta 

sull’identità degli aggressori, adducendo in un primo tempo che quest’ultimi 

sarebbero stati degli agenti di polizia poiché le avrebbero mostrato i tesse-

rini di riconoscimento (cfr. atto SEM n. 37/21 D87: “Hanno cominciato a 

camminare verso di me, chiedendomi ad alta voce di sdraiarmi. Mi hanno 

fatta sdraiare, mi hanno ammanettato le mani dietro la schiena e mi hanno 

fatto vedere il loro tesserino di poliziotti. In quel momento ho saputo che 

erano poliziotti”), per poi dichiarare successivamente – in un momento in 

cui non era in grado di fornire maggiori dettagli sulla loro identità – di aver 

visto il tesserino identificativo (di ridotte dimensioni) soltanto per un mo-

mento e che gli agenti sarebbero stati in borghese (idem D109-112: “Mi 

hanno fatto vedere il loro tesserino, ma l’hanno tolto subito. […] ho capito 

subito che era un tesserino di polizia e l’hanno tolto, comunque non erano 

D-1524/2024 

Pagina 13 

in divisa. Anche le macchine erano normali, non eravamo macchine di po-

lizia”). Tali incongruenti allegazioni minano sensibilmente la credibilità del 

racconto. Ad ogni buon conto, non sussiste alcun elemento oggettivo a 

comprova che gli aggressori fossero membri delle forze di polizia.  

6.4.4 In ogni caso, la veridicità del racconto può essere messa in dubbio 

anche sulla base di una valutazione della plausibilità. Invero, alcuni com-

portamenti dell’insorgente, come pure quello dei presunti agenti di polizia, 

risultano illogici. Anzitutto, va confermata la singolarità della scelta di par-

tecipare spontaneamente alla manifestazione delle “madri del sabato” nel 

luglio 2023. Infatti, l’interessata ha dichiarato di sapere che simili manife-

stazioni si svolgevano almeno dal 1995 e di condividerne le recriminazioni 

(cfr. atto SEM n. 37/21 D62). La volontà di aderirvi proprio in quel momento, 

peraltro a ridosso dell’espatrio (avvenuto il mese successivo), non si rivela 

pertanto credibile. Ad ogni buon conto, anche in considerazione dei prece-

denti coinvolgimenti alle marce dell’HDP (idem D64-65), l’eventuale circo-

stanza di partecipare per la prima volta ad una simile protesta (idem D97) 

non può ragionevolmente costituire, secondo l’esperienza generale della 

vita, un valido motivo per cui diversi agenti di polizia avrebbero dovuto cat-

turare, minacciare, maltrattare fisicamente la ricorrente, per poi rilasciarla 

con l’indicazione che l’avrebbero ricontattata, intimandola di “non dire nulla 

a nessuno” (idem D105). L’assenza di un verosimile interesse di persecu-

zione derivante dalla partecipazione alla manifestazione del giugno 2023 

va poi confermato anche a fronte delle procedure penali nei confronti della 

ricorrente; le stesse sono state infatti avviate soltanto successivamente agli 

episodi narrati (cfr. mdp SEM n. 2-13). In questo senso, il racconto si rivela 

implausibile e privo di sufficiente concordanza logica. Per il resto, il Tribu-

nale giudica che le allegazioni dei figli minori non siano dirimenti per la 

valutazione della verosimiglianza dei motivi d’asilo in quanto fondate su 

informazioni indirette da parte della madre, considerato ch’essi non hanno 

assistito agli eventi in prima persona (cfr. atti SEM n. 38/10 e 39/8). 

 

6.4.5 Di riflesso, è quindi a giusto titolo che la SEM ha considerato invero-

simile il fatto che la ricorrente 1 sia stata vittima delle asserite persecuzioni 

dopo aver preso parte ad una manifestazione nel giungo 2023. 

 

6.5  

6.5.1 Il Tribunale giudica inoltre che l’autorità inferiore, non ritenendo rile-

vanti le procedure penali nei confronti dell’interessata, non abbia violato 

l’art. 3 LAsi.    

 

D-1524/2024 

Pagina 14 

6.5.2 Anzitutto, occorre rilevare che, in virtù della giurisprudenza succitata 

(cfr. consid. 3.4 supra), il semplice fatto che siano pendenti delle inchieste 

penali presso il ministero pubblico turco per i reati di insulto al presidente e 

di propaganda a favore di un’organizzazione terroristica non costituisce un 

fondato timore di subire, con probabilità preponderante, delle persecuzioni 

in un prossimo futuro ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza E-4103/2024 

consid. 8.8). Pertanto, la procedura penale avviata nei confronti dell’insor-

gente per il reato di propaganda all’organizzazione terroristica, che si trova 

ancora in una fase d’inchiesta (cfr. mdp SEM n. 6; atto TAF n. 17), non 

costituisce d’acchito un valido motivo d’asilo.  

 

6.5.3  

6.5.3.1 Per quanto attiene al procedimento penale per il reato di offesa al 

presidente (art. 299 TCK), il Tribunale constata anzitutto che la ricorrente 

ha lasciato il Paese in un momento in cui l’inchiesta penale non era ancora 

stata avviata (cfr. mdp SEM n. 2). Posta l’inverosimiglianza del racconto 

afferente alle violenze subite dalla polizia nel giugno 2023 (cfr. consid. 6.4 

supra), va quindi ragionevolmente concluso ch’ella non poteva avere un 

concreto timore di persecuzione in relazione al procedimento penale suc-

citato, a fronte del quale non restava altra soluzione che la fuga dal Paese. 

Occorre poi rilevare che i documenti giudiziari prodotti con lo scritto del 2 

maggio 2024 (atto TAF n. 10) costituiscono effettivamente una copia degli 

allegati al ricorso. Benché abbiano il medesimo contenuto, gli stessi pre-

sentano inoltre delle chiare differenze di formato rispetto a quelli acclusi al 

gravame, in particolare nelle date indicate sui documenti del 13 ottobre 

2023 e 27 febbraio 2024, nonché nell’impaginazione del mandato di cattura 

e dell’atto d’accusa. Ciò rende dubbiosa l’autenticità dei mezzi di prova.  

 

6.5.4  

6.5.4.1 Ad ogni buon conto, a prescindere dall’autenticità dei documenti, il 

procedimento penale in parola non può ragionevolmente costituire un fon-

dato timore di persecuzioni future.  

 

6.5.4.2 In primo luogo, la giurisprudenza del Tribunale ha chiaramente sta-

bilito che non sussistono valide ragioni per ammettere che, in maniera ge-

nerale, le persone oggetto di un procedimento penale per tale reato deb-

bano temere un politmalus in senso assoluto o relativo, imponendosi piut-

tosto un esame specifico delle circostanze del caso concreto (cfr. sentenza 

E-4103/2024 consid. 8.7.3). 

 

6.5.4.3 Nel contesto di tale analisi, si rileva in secondo luogo che, sebbene 

l’interessata rischi di essere arrestata ai fini dell’interrogatorio in caso di 

D-1524/2024 

Pagina 15 

rimpatrio, non si può presumere ch’ella sarà esposta al rischio di tratta-

menti contrari ai diritti fondamentali dell’uomo. Infatti, essendo incensurata, 

non si può ritenere a priori che verrà condannata ad una pena detentiva 

pluriennale senza condizionale poiché, secondo la prassi dei tribunali tur-

chi in relazione al reato di offesa al presidente (per il quale è comminata 

una pena massima di due anni), verrebbe piuttosto pronunciata una pena 

condizionale (cfr. art. 51 TCK), rispettivamente il rinvio della procedura pe-

nale in virtù dell’art. 231 cpv. 5 del Codice di procedura penale turco (cfr. 

sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.1). Inoltre, va esclusa l’esistenza di un 

profilo politico di rilievo sulla base del quale le autorità potrebbero pronun-

ciare una pena sproporzionatamente severa. L’interessata ha infatti dichia-

rato di aver partecipato “qualche volta” alle marce del partito HDP, di non 

esserne membro ma unicamente simpatizzante (cfr. atto SEM n. 37/21 

D64-67) e di aver preso parte, più di nove anni fa, ad una manifestazione 

a H.______in relazione agli eventi di E.______ nel contesto della guerra in 

Siria (idem D60 e D78-80). Tali implicazioni non configurano d’acchito un 

rilevante profilo politico d’opposizione contro il presidente. Quanto alle cir-

costanze in cui sono state effettuate le pubblicazioni web oggetto del pro-

cedimento penale (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.4), il Tribunale 

osserva altresì che il rapporto di polizia Open Source del 19 settembre 

2023 (mdp SEM n. 2) riporta unicamente tre post effettuati su facebook 

(due risalenti al 2022 ed uno al maggio 2023), sicché l’attività di critica po-

litica si conferma estremamente modesta. Inoltre, la ricorrente si è limitata 

a condividere fotografie e notizie senza formulare particolari commenti (cfr. 

atto SEM n. 37/21 D127-137), ciò che rafforza l’assenza di un profilo poli-

tico di rilievo nei confronti del quale le autorità turche potrebbero adottare 

delle pene sproporzionatamente severe ed inumane (cfr. sentenza del TAF 

E-4103/2024 consid. 9.4). In ogni caso, va riconosciuto che la natura delle 

pubblicazioni è tale da giustificare l’apertura di un’indagine penale legittima 

in Turchia, rispettivamente di un rinvio a giudizio, per determinare la sussi-

stenza del reato secondo il diritto penale interno (cfr. ex pluris sentenze del 

TAF E-4103/2024 consid. 9.3; D-5491/2023 del 24 ottobre 2024 consid. 

4.2.3; E-6820/2023 del 31 gennaio 2024 consid. 5.3.1). Infatti, dal rapporto 

di polizia e dall’atto accusa del 27 febbraio 2024 emerge che la ricorrente 

ha dichiarato che “il governo turco è una organizzazione terroristica” e che 

“Erdogan è un assassino e nemico delle donne” (mdp SEM n. 2; allegato 

n. 3 al ricorso). Benché il presidente turco Erdogan sia considerato una 

figura politica controversa, tali affermazioni possono costituire un legittimo 

motivo di persecuzione penale in base alle regole di uno Stato di diritto. 

Del resto, le dichiarazioni potenzialmente ingiuriose potrebbero essere per-

seguite anche in Svizzera (cfr. artt. 173, 174 e 177 del Codice penale sviz-

zero [CP, RS 311.0]; cfr. ex pluris sentenza del TAF E-5319/2023 del 15 

D-1524/2024 

Pagina 16 

dicembre 2023 consid. 4.2.1). In esito, qualora la procedura penale in pa-

rola dovesse sfociare in un giudizio di colpevolezza e di condanna, non è 

ravvisabile un perseguimento penale illegittimo o un politmalus. In queste 

circostanze, il timore di persecuzione espresso dalla ricorrente si rivela 

quindi infondato.  

6.5.5 Neppure le pretese discriminazioni in ragione dell’etnia curda risul-

tano dirimenti per il giudizio (cfr. ricorso, pagg. 14-15). Infatti, per invalsa 

giurisprudenza, la mera appartenenza a tale etnia non giustifica il ricono-

scimento di fondati timori di esposizione a persecuzioni rilevanti (cfr. sen-

tenze del TAF E-4103/2024 consid. 13.2; D-5491/2023 consid. 8.2.4; 

D-7282/2023 del 6 febbraio 2023 consid. 8.3.2, D-5940/2023 del 16 no-

vembre 2023 consid. 8.4.1). Inoltre, i pregiudizi patiti dai ricorrenti (discri-

minazioni sul posto di lavoro, offese verbali da parte della polizia e derisioni 

nel contesto scolastico) non raggiungono un’intensità superiore alle diffi-

coltà della maggior parte della popolazione curda in Turchia (cfr. atti SEM 

n. 37/21 D64-74; n. 38/10 D36 e D46).  

6.5.6 Infine, con riferimento alle violenze e alle minacce che la ricorrente 1 

avrebbe subìto dall’ex marito (cfr. ricorso, pagg. 17-19; atto SEM n. 37/21 

D157-170), si ribadisce che alle autorità turche va di principio riconosciuta 

la capacità e la volontà di protezione, segnatamente nel contesto della vio-

lenza domestica (cfr. ex pluris sentenze del TAF E-1948/2018 del 12 giu-

gno 2018 consid. 5.2 [sentenza di riferimento]; D-3202/2024 del 27 settem-

bre 2024 consid. 6; E-150/2024 del 18 gennaio 2024 consid. 6.2.1; 

D-6123/2023 del 29 novembre 2023 consid. 6.2; E-4548/2020 del 23 otto-

bre 2023 consid. 5.1). Inoltre, il principio della sussidiarietà della protezione 

internazionale rispetto alla protezione nazionale di cui all’art. 1 della Con-

venzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30) impone di esaurire nel Paese d’origine le possibilità di protezione 

contro le persecuzioni non statali prima di sollecitare la protezione presso 

uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti; 2011/51 con-

sid. 6.1). In questo senso, si può ragionevolmente esigere che l’insorgente, 

la quale ha rinunciato a sporgere nuovamente denuncia contro l’ex coniuge 

(cfr. atto SEM n. 37/21 D162-163), si rivolga se necessario alle autorità 

turche per ottenere protezione. Del resto, ella ha già dato prova di essere 

a conoscenza dei passi necessari a tal fine, avendo già denunciato una 

volta l’ex marito, ottenendo la sua condanna nel 2016 (idem D162, D164 e 

D168; cfr. mdp SEM n. 10). 

6.5.7 In esito, i motivi d’asilo addotti dagli interessati non risultano determi-

nanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Per quanto concerne il riconoscimento della 

D-1524/2024 

Pagina 17 

qualità di rifugiati e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va 

pertanto confermata. 

 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 

44 LAsi). I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 

e 2 e 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 

consid. 10.1). Il Tribunale è quindi tenuto a confermare tale misura. 

 

8.  

8.1 La SEM ritiene che l’esecuzione dell’allontanamento sia possibile, am-

missibile e ragionevolmente esigibile, posto in particolare che gli insorgenti 

disporrebbero di una sufficiente rete familiare in patria e che la ricorrente 1 

godrebbe di una valida esperienza professionale (cfr. decisione avversata, 

pagg. 13-14). I ricorrenti sostengono invece che un rinvio in Turchia non 

sarebbe ragionevolmente esigibile e neppure ammissibile poiché contrario 

all’art. 3 CEDU. In particolare, la ricorrente 1 non “riuscirebbe ad ottenere 

protezione da parte delle autorità” per le minacce dell’ex marito e, pertanto, 

sarebbe costretta “ad una vita nascosta” (cfr. ricorso, pag. 20). Inoltre, 

avendo lavorato sempre quale addetta alle pulizie, patito discriminazioni a 

causa della sua etnia curda e concluso unicamente le scuole elementari, 

la ricerca di un posto di lavoro “potrebbe non essere semplice” (ibidem).   

 

8.2 L’esecuzione dell'allontanamento è regolamentata dall'art. 83 della 

legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), ap-

plicabile per rinvio dell’art. 44 LAsi, il quale dispone che la stessa dev'es-

sere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragio-

nevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). Qualora non sia adempiuta una 

di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria in Svizzera 

(art. 83 cpv. 1 LStrI). 

8.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. A tale proposito, i ricorrenti non pos-

sono, per i motivi già enucleati, prevalersi del principio del divieto di respin-

gimento in quanto non dispongono della qualità di rifugiati (art. 5 cpv. 1 

LAsi). Inoltre, non v’è motivo di considerare l’esistenza di un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in rela-

zione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

D-1524/2024 

Pagina 18 

(Conv. tortura, RS 0.105), posto inoltre che non soffrono di gravi affezioni 

mediche. Inoltre, il timore – prettamente soggettivo – palesato dalla ricor-

rente 1 rispetto al comportamento del suo ex marito non impedisce l’ese-

cuzione dell’allontanamento in quanto, come argomentato in precedenza 

(cfr. consid. 6.5.6 supra), si può ragionevolmente esigere ch’ella si rivolga 

alle autorità turche per ottenere protezione qualora si riveli necessario. 

L’esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto ammissibile. 

8.4  

8.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

 

8.4.2 Per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità del 

territorio (cfr. ex pluris sentenze del TAF D-5491/2023 consid. 6.4.2; 

D-1909/2023 del 7 febbraio 2024 consid. 13.2, D-3721/2023 del 12 luglio 

2023 consid. 9.4.1 con riferimenti; D-5690/2021 del 25 maggio 2023 con-

sid. 8.4.1). Come stabilito di recente dal Tribunale, ciò vale anche per le 

province di Hakkâri e Şırnak (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.4.8).  

8.4.3 Nel caso concreto, i ricorrenti (originari di D.______ non provengono 

da una regione fortemente colpita dagli effetti dei sismi occorsi nel febbraio 

2023 (Adana, Adiyaman, Diyarbakir, Elazig, Gaziantep, Hatay, Kahraman-

maras, Kilis, Malatya, Osmaniye und Sanliurf). Inoltre, essi versano in una 

condizione di salute stabile e non ostativa all’esecuzione del loro allonta-

namento. Infatti, i problemi psicologici della ricorrente 1, caratterizzati se-

gnatamente da un disturbo da stress post-traumatico (cfr. atti SEM n. 26/2 

e 28/3; atto TAF n. 15), potranno essere pacificamente trattati anche in 

Turchia dove risulta possibile curare qualsiasi malattia, anche di natura psi-

chiatrica, come già fatto in passato (cfr. atto SEM n. 37/21 D9-12; ex pluris 

sentenze del TAF D-806/2024 del 5 marzo 2024 consid. 10.3.2; 

D-4498/2020 del 29 giugno 2023 consid. 6.5; E-4698/2020 del 13 dicembre 

2022 consid. 7.3.4). Infine, contrariamente a quanto preteso nel gravame, 

non è verosimile che l’interessata riscontrerà difficoltà eccessive nell’am-

bito della sua reintegrazione lavorativa e sociale, avendo infatti maturato 

una sufficiente esperienza nel settore delle pulizie (cfr. atto SEM n. 37/21 

D32-41) ed essendo ancora in contatto con la madre (idem D42-49). Ella 

D-1524/2024 

Pagina 19 

ha inoltre dichiarato di non aver avuto problemi di ordine economico prima 

dell’espatrio (idem D41 e D150). Non emergono infine elementi ostativi 

all’esecuzione dell’allontanamento sotto il profilo del benessere dei ricor-

renti minorenni. Per questi motivi, l'esecuzione dell'allontanamento si rivela 

ragionevolmente esigibile.  

8.5 Infine, non risultano impedimenti dal profilo della possibilità dell'esecu-

zione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), poiché gli insorgenti, 

usando la necessaria diligenza, potranno procurarsi ogni documento indi-

spensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

8.6 La decisione avversata va quindi confermata anche in materia di ese-

cuzione dell’allontanamento.  

 

9.  

In esito, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). La stessa non è nemmeno incorsa in un abuso del suo potere d’ap-

prezzamento in relazione alla misura dell’allontanamento. Il ricorso va 

quindi respinto e la decisione avversata confermata.  

 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico dei ricorrenti soccombenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 lett. b del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Avendo il Tribunale accolto la domanda di assistenza giudiziaria, si rinuncia 

tuttavia al prelevamento delle spese. 

 

11.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-1524/2024 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

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