# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 40aaed9b-6622-532d-a589-e8fb0553df54
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-01-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.01.2001 52.2000.247
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-247_2001-01-04.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00247

   

  	
  Lugano

  4 gennaio
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  28 settembre 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. dallo studio legale __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 5 settembre 2000 (n. 3697) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 6 giugno 2000 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di decadenza del permesso
  di domicilio;

  

 

 

viste le risposte:

-      6 ottobre 2000 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    17 ottobre 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a)
__________, cittadina italiana, è entrata in Svizzera il 21 luglio 1973 per
ricongiungersi con il padre, che lavorava nel canton Zurigo. E' attualmente al
beneficio di un permesso di domicilio. Di formazione parrucchiera, la
ricorrente ha svolto per brevi periodi le attività di venditrice e operaia,
cambiando diversi posti di lavoro. I genitori e le sorelle dell'insorgente
risiedono nel nostro Paese.

 

b) Il __________, __________ si è sposata
con __________. I coniugi si sono separati dopo tre anni di matrimonio; il 23
aprile 1987 hanno divorziato. A partire dal 1985, la ricorrente ha smesso di
lavorare ed è dovuta ricorrere all'assistenza sociale. In seguito, da relazioni
tra __________ e il connazionale __________ sono nati a __________ (ZH)
__________ e __________.

 

c) Il 27 aprile 1991 __________ è stata
autorizzata dall'allora Sezione degli stranieri (ora: dei permessi e
dell'immigrazione) del Dipartimento delle istituzioni a cambiare cantone e si è
trasferita con la prole a __________. In Ticino, l'insorgente ha lavorato
durante un breve periodo ed ha continuato a rimanere a carico dell'assistenza sociale.
Il 1° dicembre 1994, essa è tornata a vivere con __________ e __________ nel
canton Zurigo. Nel 1996 i figli della ricorrente, nel frattempo posti sotto
tutela della città di __________, sono stati internati presso l'istituto
__________ a __________.

 

d) __________ è tornata nel nostro cantone
nel maggio 1999, stabilendosi a __________. In seguito, essa ha esercitato per
poco tempo diverse attività lucrative. Il 14 gennaio 2000 il dipartimento l'ha
autorizzata formalmente a vivere in Ticino e le ha rilasciato un permesso di
domicilio, con prossimo termine di controllo fissato al 29 marzo 2002.

 

 

 

e) Il 24 febbraio 2000 l'Ufficio
dell'assistenza sociale e dell'inserimento (USSI) ha comunicato alla Sezione
dei permessi e dell'immigrazione che __________, durante il suo soggiorno nel nostro
cantone, aveva ottenuto prestazioni per una somma complessiva di fr. 105'107.70
e continuava a beneficiare mensilmente di fr. 754.20 e fr. 820.– quale sussidio
per il pagamento della pigione rispettivamente per il suo sostentamento e lo
spillatico.

 

 

                                  B.   a) Il 24
maggio 2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha avvertito __________
che stava esaminando la possibilità di emettere nei suoi confronti un'espulsione
amministrativa o una decisione di rimpatrio a causa del suo debito assistenziale.
Invitata a prendere posizione per iscritto circa eventuali impedimenti per un
rientro definitivo in patria, l'insorgente ha osservato che era dovuta
ricorrere all'assistenza perché era ragazza madre. Ha precisato che nel canton
Zurigo e in Ticino aveva ottenuto, per sé e per i figli, sussidi per una somma
complessiva di fr. 650'000.–. Ha pure informato l'autorità di aver richiesto
alle autorità zurighesi di porre a carico di __________ parte del debito
contratto nel 1986 e 1987 per il mantenimento di __________ e __________, in
quanto il padre di questi ultimi voleva ottenerne l'autorità parentale. Ha
inoltre indicato di avere finalmente trovato lavoro nel marzo 2000, ma che lo
stipendio di fr. 2'000.– mensili non le permetteva ancora di evitare
l'assistenza e rimborsarne il debito. Ha dichiarato infine di non avere famigliari
in Italia.

 

b) Il 6 giugno 2000 il dipartimento ha
dichiarato decaduto il permesso di domicilio di __________, fissandole al 15
settembre 2000 il termine per lasciare il territorio cantonale. La decisione è
stata resa sulla base degli art. 9 cpv. 3, 10 cpv. 1, 11 cpv. 3, 12 LDDS, 16
ODDS. L'autorità ha tuttavia rinunciato ad adottare un provvedimento di
espulsione a seguito del suo lungo soggiorno in Svizzera, limitandosi a decretarne
il rimpatrio. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha rimproverato a
__________ di essere da tempo e in maniera rilevante a carico dell'assistenza
pubblica, contraendo in Ticino un debito complessivo di fr. 105'107.70, cui si
aggiungevano i fr. 650'000.– ottenuti nel canton Zurigo dal 1986. L'autorità di
prime cure ha rilevato inoltre che la ricorrente denotava una certa incapacità
di adattarsi all'ordinamento elvetico. Ha inoltre ritenuto che la stessa,
cittadina italiana, potesse risiedere senza difficoltà in un Paese dell'Unione
europea, dove il tenore di vita è analogo a quello ticinese, e rientrare in
futuro in Svizzera in qualità di turista a condizione di tenere un
comportamento ineccepibile. 

 

 

                                  C.   Con
giudizio 5 settembre 2000 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. Il Governo
ha confermato i motivi posti a fondamento della risoluzione adottata dal dipartimento.
Ha rilevato che il debito assistenziale contratto in Ticino dall'interessata, escludendo
quanto percepito in favore dei figli, ammontava pur sempre a fr. 121'294.75 e
che non erano mai stati effettuati rimborsi. Ha quindi ritenuto che la ricorrente
fosse caduta a carico dell'assistenza pubblica in maniera continua e rilevante
ed avesse pure dimostrato, con il suo comportamento, una certa incapacità di
adattarsi all'ordinamento del Paese che la ospitava. L'Esecutivo cantonale ha
in seguito considerato esigibile il rimpatrio dell'insorgente in Italia.
Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, postulandone l'annullamento. Ritiene che la decisione di rimpatrio
sia illegale in quanto contraria agli art. 8 CEDU (diritto al rispetto della
vita privata e familiare), 9 del Patto internazionale I dell'ONU relativo ai
diritti economici, sociali e culturali (diritto alla sicurezza sociale), 12 del
Patto internazionale II dell'ONU concernente i diritti civili e politici (libera
circolazione delle persone), 8 (uguaglianza giuridica), 13 (protezione della
sfera privata), 37 (diritto di cittadinanza svizzera) 12 e 41 (diritto
all'aiuto in situazioni di bisogno) Cost. Rileva che il dipartimento si era
limitato a decretare il suo rimpatrio, perché aveva dovuto ricorrere all'assistenza
(art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS). Il Consiglio di Stato non poteva quindi fondare
il proprio giudizio, rimproverandole pure di aver tenuto un comportamento
scorretto durante il suo soggiorno in Svizzera a causa del debito che aveva
contratto (art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS). Contesta di vivere a carico dello
Stato in maniera continua, poiché lavora e non richiede più sussidi. Ritiene
inoltre che la decisione impugnata sia contraria al principio della proporzionalità.
Secondo l'insorgente, l'autorità inferiore non ha sufficientemente tenuto conto
dei motivi che l'avevano costretta a chiedere l'assistenza pubblica, del suo
lungo soggiorno in Svizzera e del fatto che essa non ha più legami con
l'Italia. Sostiene che il suo allontanamento dalla Svizzera le impedirà di
mantenere le relazioni con i suoi famigliari residenti nel canton Zurigo e con
i suoi figli attualmente internati a __________, in quanto i suoi problemi
economici non le permetteranno di spostarsi per rendere loro visita. Critica il
Governo per non aver esaminato l'attuale situazione del mercato del lavoro in
Italia e se esiste la possibilità di ottenere in maniera sufficiente
l'assistenza anche nel suo Paese d'origine. Chiede che al gravame venga conferito
effetto sospensivo e di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

 

1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni
d'espulsione fondate sull'art. 10 cpv. 1 LDDS (art. 97 cpv. 1 e 98 OG), non
sussistendo nessuna delle eccezioni previste dagli art. 99a-102 OG. In
particolare, non trovano applicazione i motivi di esclusione previsti dall'art.
100 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 1 consid. 1b). Ne discende che la
ricevibilità del gravame deve essere ammessa anche nei casi in cui, in
applicazione dei combinati art. 10 cpv. 1 lett. d e 11 cpv. 3 ultima frase
LDDS, è stata pronunciata una semplice misura di rimpatrio in luogo
dell'espulsione. Anche l'ordine di rimpatrio, alla stessa stregua
dell'espulsione, comporta infatti la decadenza del permesso di domicilio (art.
9 cpv. 3 lett. b LDDS).

 

1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso
sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Il
permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS), perde
ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b
LDDS). Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando la
sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o
non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita
(lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cade
in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d).
L'art. 11 cpv. 3 prima frase LDDS precisa tuttavia che una simile misura può
essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze essa sembri adeguata.
Per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto,
segnatamente, della gravità della colpa a carico dell'interessato, della durata
del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia
subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). L'espulsione fondata
su uno dei motivi previsti dall'art. 10 cpv. 1 lett. c o d LDDS può essere
pronunciata soltanto se il ritorno dell'espulso nel proprio Paese d'origine è
possibile e può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2 LDDS). Sono
inoltre da evitare dei rigori inutili nelle espulsioni decise secondo l'art. 10
cpv. 1 lett. d LDDS. In questi casi lo straniero può eventualmente essere anche
solo rimpatriato (art. 11 cpv. 3 seconda e terza frase LDDS).

 

2.2. Per rimpatrio s'intende il
trasferimento di uno straniero dal sistema assistenziale del paese ospitante a
quello d'origine. Tale provvedimento presuppone, di principio, che quest'ultimo
Stato acconsenta alla presa a carico della persona interessata e che venga
conchiuso un accordo per via diplomatica tra i Paesi interessati, al fine di
stabilire le modalità del trasferimento (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). In assenza
di una simile intesa, la misura di rimpatrio è ampiamente comparabile ad una
decisione di espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, tranne per il
fatto che essa non comporta il divieto di entrata in Svizzera. In simili casi,
il rimpatrio di uno straniero può essere ordinato soltanto se si rivelano
realizzate le condizioni poste dalla suddetta disposizione, dagli art. 10 cpv.
2 e 11 cpv. 3 LDDS, nonché dall'art. 16 cpv. 3 ODDS (DTF 119 Ib 4 segg. consid.
2b e c). Allorquando più motivi di espulsione sono dati senza che nessuno di
essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo provvedimento per ragioni di
proporzionalità, la situazione dello straniero va valutata nel suo insieme; per
cui, a seconda delle circostanze, il suo allontanamento può comunque apparire
giustificato (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en
matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).

 

 

                                   3.   3.1. In
concreto, nel 1985 __________ ha iniziato a percepire le prestazioni dell'assistenza
sociale nel canton Zurigo (v. scritto 29 aprile 1991 dell'insorgente). Anche
durante il suo soggiorno in Ticino la ricorrente ha continuato ad ottenere
ininterrottamente sussidi assistenziali (dall'1.6.1991 al 21.1.1995 e
dall'1.4.1999 al 30.4.2000), contraendo un debito - estrapolato dagli anticipi
in favore dei figli - per una somma complessiva di fr. 121'294.75 (v. estratto
conto 29 agosto 2000 dell'USSI). Da quanto precede, risulta indubbiamente che
__________, fino a poco prima della decisione dell'autorità di prime cure, era
caduta a carico dell'assistenza pubblica del nostro cantone in maniera continua
e rilevante.

 

3.2. Contrariamente a quanto sostiene la
ricorrente, un sensibile miglioramento della sua situazione non appare
realmente pronosticabile. L'attività che essa svolge dal 20 marzo 2000 presso
il negozio "__________" di __________ (doc. R) con un salario di
prova di fr. 2'000.– mensili (ricorso ad 2.1., pag. 5; doc. I) non permette un
sollecito rimborso del debito accumulato e non esclude che essa debba ricorrere
anche in futuro ai sussidi statali. Tanto più che la sua pratica assistenziale
è tuttora aperta per interventi straordinari (v. doc. L; scritto 29 agosto 2000
dell'USSI al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato; osservazioni 25
maggio 2000 di __________, pag. 1). In questo senso risultano chiaramente dati
gli estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS.

 

 

                                   4.   L'autorità
di prime cure ha esplicitamente rinunciato a pronunciare una decisione di
espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, ritenendo che la medesima
fosse sproporzionata per rapporto al lungo soggiorno della ricorrente in
Svizzera. Essa ha quindi emanato, in sua vece, una semplice misura di
rimpatrio. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ha tuttavia tentato
di accordarsi preventivamente con le autorità italiane al fine di trasferire
__________ dal sistema assistenziale elvetico a quello del suo Paese d'origine.
In definitiva, il provvedimento pronunciato dal dipartimento è dunque assimilabile
ad una decisione d'espulsione - sprovvista di un divieto d'entrata in Svizzera
- basata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS: esso deve rispettare quindi tutte le
condizioni previste dalla legge per questo genere di misura. Va osservato che
la Repubblica italiana garantisce la cura alle persone indigenti (art. 32
Costituzione italiana).

 

 

                                   5.   5.1.
__________ risiede nel nostro Paese da 27 anni. La lunga durata del soggiorno
in Svizzera della ricorrente costituisce un elemento di sicuro peso nell'ambito
della ponderazione degli interessi contrapposti per valutare la proporzionalità
di una misura d'allontanamento adottata per ragioni d'indigenza (DTF 119 Ib 1
consid. 4c). D'altra parte, come ha già avuto modo di rilevare il Tribunale
federale confermando il rimpatrio di un cittadino africano residente in
Svizzera da oltre vent'anni (RDAT 1999 I N. 56) va anche preso in
considerazione il comportamento generale della ricorrente. Il 1° giugno 1977,
__________ ha iniziato nel canton Zurigo l'apprendistato di parrucchiera,
diplomandosi nel 1979 (doc. A e D). Dopo il matrimonio celebrato nel 1980, essa
ha svolto diversi lavori tramite la ditta __________ (ricorso ad C; curriculum
vitae 7 maggio 1999; scritto 29 aprile 1991 della ricorrente). Dopo essersi
separata da __________ nel 1983, l'insorgente si sarebbe confrontata con
diversi problemi (droga, aborti, maltrattamenti) che l'avrebbero costretta a
lasciare il lavoro e, nel luglio 1985, a ricorrere ai servizi sociali del
canton Zurigo (v. allegato allo scritto 13 giugno 2000 di __________ alle
autorità inferiori). La nascita nel 1986 e nel 1987 dei suoi due figli non
avrebbe fatto altro che peggiorare la sua situazione finanziaria, perché il
padre di __________ e __________ non avrebbe rispettato l'impegno di versare
loro i contributi alimentari. Ciononostante, __________ ha cercato un posto di
lavoro, quando era giunta nel 1991 in Ticino al fine di permettere ai propri
figli, sofferenti di asma, di vivere in un clima più mite. Nel 1993, essa ha
lavorato come operaia tecnica a __________, nel 1994 quale cassiera a
__________ (v. doc. A). Tuttavia queste attività sono state esercitate molto
tempo dopo il suo trasferimento nel nostro cantone e per pochi mesi, durante i
quali la ricorrente ha continuato a rimanere a carico dell'assistenza,
nonostante gli assegni familiari e gli alimenti in favore dei figli fossero a
carico del padre di questi ultimi (v. estratto conto 29 agosto 2000 dell'USSI;
scritto 29 aprile 1991 dell'insorgente). Ripartita il 1° dicembre 1994 alla
volta di __________ insieme ai figli, __________ ha ripreso a lavorare, ancora
per brevissimi periodi - e meglio dal 13 gennaio al 16 febbraio 1995 come
operaia presso la __________, dal 26 maggio al 18 giugno 1997 a tempo parziale
quale venditrice (doc. C: certificato di salario __________) -, continuando nel
contempo a percepire anche in quel cantone le prestazioni assistenziali
(scritto 27 luglio 1998 Amt für Jugend- und Sozialhilfe der Stadt Zürich al
Dipartimento delle istituzioni). La Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
nonostante fosse al corrente che __________ era a carico dell'assistenza, ha
voluto concederle fiducia e l'ha autorizzata a risiedere nuovamente in Ticino a
partire dal maggio 1999, in quanto essa voleva reintegrarsi professionalmente
ed ottenere serenità e protezione rimanendo lontana da __________, che
l'avrebbe maltrattata (v. scritto 1° novembre 1998 dell'insorgente).
Effettivamente, la ricorrente ha trovato subito un incarico temporaneo tramite
la __________ di __________, che ha svolto fino all'11 giugno 1999. Dopodiché,
essa ha annunciato all'Ufficio controllo abitanti (URC) di __________ di voler
ripartire alla volta di __________ presso __________, in quanto non era
riuscita a trovare un posto di lavoro fisso e non voleva più rimanere a carico
dell'assistenza sociale, visto pure che non aveva più l'autorità parentale sui
figli (v. rapporti informativi URC __________ 11 giugno e 14 luglio 1999). Il
15 luglio 1999 essa ha tuttavia rinunciato a tornare nella Svizzera Interna,
poiché aveva trovato un impiego a partire dal 19 luglio successivo. Il 14
gennaio 2000, dopo averle più volte invitata a presentare il passaporto, la
Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha infine rilasciato a __________ il
permesso di domicilio per lavorare e vivere in Ticino. In realtà, il 21 luglio
1999 l'insorgente aveva già cessato l'attività, rimanendo anche in seguito a
carico dell'assistenza (v. doc. B: attestato __________). Risulta dall'incarto
che il 10 febbraio 2000 __________ aveva finanche invitato l'USSI a voler
aumentare i sussidi a suo favore "immediatamente a livello civile;
sapendo che sono sempre in attesa di un posto di lavoro secondo il mio settore:
cassiera/venditrice. Decisioni erronee sono da evitare categoricamente".
Il 20 marzo 2000 la ricorrente ha iniziato un'attività lucrativa presso il
negozio "__________" di __________. Ciononostante, essa ha continuato
a chiedere le prestazioni assistenziali, che l'USSI le ha infine negato a
partire dal mese di maggio 2000 perché lavorava, riservati eventuali interventi
straordinari (doc. L; N, pag. 2; R).

Da quanto precede risulta che durante il suo
soggiorno in Ticino, __________ non ha reso verosimile di aver fatto tutto
quanto si poteva ragionevolmente esigere da lei per migliorare la sua situazione
economica ed evitare di trovarsi costantemente a carico dell'assistenza
pubblica, mettendo a profitto le sue conoscenze della lingua tedesca (doc. A) e
le sue precedenti esperienze professionali. L'insorgente, manifestando facilità
a ricorrere a tali sussidi, denota anche una certa incapacità di adattarsi
all'ordinamento vigente nel Paese che la ospita (art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS).

5.2. __________ ha invero trascorso gran
parte della sua vita nel nostro Paese, segnatamente nel canton Zurigo.
Tuttavia, nella Svizzera interna essa ha avuto difficoltà d'integrazione (v.
scritto 27 luglio 1998 Amt für Jugend- und Sozialhilfe der Stadt Zürich al
Dipartimento delle istituzioni). Il suo lungo soggiorno elvetico non le
impedisce quindi di essere rimpatriata in Italia, dove è nata, ha trascorso la
sua infanzia ed ha frequentato la prima parte delle scuole dell'obbligo, e dove
risiedono ancora alcuni dei suoi parenti (v. scritto 13 giugno 2000 al
Consiglio di Stato). La decisione avversata non pregiudica quindi in maniera
eccessiva la sua risocializzazione, tanto più che nella vicina Penisola stile
di vita, lingua e cultura sono simili a quelli ticinesi. In questo senso si può
dunque affermare che l'insorgente non si troverà confrontata con insuperabili
difficoltà di adattamento. Inoltre, se metterà in pratica un minimo delle sue
capacità, potrà senz'altro trovare un lavoro che le permetterà pure di procedere
al rimborso di quanto le ha anticipato finora l'assistenza pubblica. I genitori
e le sorelle della ricorrente risiedono invero nella Svizzera tedesca, i suoi
figli sono internati attualmente presso l'Istituto __________ di __________.
D'altro canto, __________ e __________ sono sotto tutela della Città di Zurigo
e il provvedimento di rimpatrio permette in tutti i casi a __________ di rientrare
in Svizzera in qualità di turista. In questo modo essa può mantenere intatte le
relazioni con tutti i suoi famigliari, anche se non volesse stabilirsi nella fascia
di confine.

 

 

                                   6.   La
decisione impugnata risulta dunque legittima, adeguata alle circostanze e rispettosa
del principio della proporzionalità. Le autorità inferiori, limitandosi al
rimpatrio della ricorrente, non hanno pertanto disatteso le disposizioni legali
invocate. Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo
del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli
stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata. La
decisione appare pertanto corretta, anche sotto il profilo degli art. 8 CEDU, 9
Patto I ONU (ancorché non direttamente applicabile nella fattispecie: DTF 121 V
248 consid. 2), 12 Patto II ONU (con la relativa riserva applicata dalla
Svizzera), 8 cpv. 1, 12, 13, 37 e 41 Cost.

                                   7.   Con
l'emanazione del presente giudizio, la domanda di effetto sospensivo al gravame
diviene priva di oggetto. L'istanza di conferimento dell'assistenza giudiziaria
e del gratuito patrocinio va respinta siccome il ricorso era infondato sin
dall'inizio (art. 30 PAmm). Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza
(art. 28 PAmm). Non si può quindi prescindere dall’applicazione di una tassa di
giudizio, che tenga conto della situazione finanziaria dell'insorgente.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU, 9 Patto I ONU, 12 cpv. 4 Patto
II ONU, 8, 12, 13, 37 e 41 Cost; 1, 4, 6, 9 cpv. 3, 10 cpv. 1 lett. b/d, 11
cpv. 3 LDDS; 16 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 30,
43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadina italiana,
è tenuta a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 28 febbraio 2001
notificando la propria partenza al competente ufficio regionale degli
stranieri.

 

 

                                   2.   La domanda
di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è
respinta.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 300.–, sono a carico dell'insorgente.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario