# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1370b5c9-3b9e-5fcf-b330-ad5862b16525
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 50.2004.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-2004-2_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  50.2004.2

   

  	
  Lugano

  29 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 15 gennaio 2004 della

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 28 novembre 2003 (n. 9/01) del
  Tribunale di espropriazione, prolata in merito alla domanda d’indennizzo che
  l'insorgente ha inoltrato il 26 febbraio 2001 nei confronti del comune di __________
  per titolo di espropriazione materiale della part. __________;

  

 

 

viste le risposte:

-    29 gennaio 2004 del
Tribunale di espropriazione;

-    2 marzo 2004 del comune
di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nel 1957 la
neocostituita RI 1 con sede a __________ ha acquistato al prezzo di 25'000.-
fr. il mapp. __________, un fondo che prima del suo frazionamento intervenuto
nel dicembre 2002 misurava complessivi 6'794 mq ed era così censito a RF:

 

                                         a) abitazione                 mq   
129

                                         a)
legnaia                       mq      18

                                         c)
conigliera                   mq        4

                                         d) area
stradale            mq      27

                                         e) orto                             mq   
497

                                         f) corte                            mq   
153

                                         g) prato                          mq
5'922

                                         h)
pollaio                        mq      10

                                         i)
pollaio                         mq      34

 

                                         Il
terreno, di forma irregolare ed in leggero declivio nella parte meridionale, si
trova in località __________, tra via __________ (S) e via __________ (N),
nelle immediate vicinanze del confine con l'Italia. La casa di abitazione al
sub. A consta di due piani e si affaccia direttamente sulla strada cantonale
che attraverso il valico doganale di __________ porta al comune italiano di __________.

 

 

                                  B.   a) Il PR di
__________ entrato in vigore il 23 marzo 1976 ha collocato la porzione
meridionale (mq 4'370) del mapp. __________ in zona Rs6, mentre il settore settentrionale
(mq 2'424) è stato inserito in zona Rar5.

 

                                         b) Il
successivo PR adottato dal consiglio comunale il 15 maggio 1995 ha conferito al
fondo uno statuto differenziato: la casa d'abitazione e il terreno annesso (mq
562) sono stati attribuiti alla zona AR-CO unitamente alla fascia occidentale
(mq 1'157) della proprietà, la parte settentrionale (mq 2'613) alla zona RSE e
il corpo centrale (mq 2'462) ad una zona inedificabile definita di "spazio
libero". Questa impostazione pianificatoria decisa nel contesto dell'azzonamento
del comprensorio situato tra la località __________ ed il valico di __________
non è stata tuttavia condivisa dal Consiglio di Stato, vuoi perché
caratterizzata dalla delimitazione di zone edificabili all'interno di comparti
prevalentemente agricoli situati ai margini del territorio già largamente edificato,
vuoi perché idonea ad aggravare il sovradimensionamento di cui era affetto il
PR. Relativamente alla part. __________ il Governo - dopo aver abrogato nel suo
insieme il PR del 1976 - ha quindi approvato soltanto il regime previsto per il
settore meridionale (comprendente il terreno inedificabile e le costruzioni poste
a valle in zona AR-CO) e invitato il comune a ridurre l'estensione della zona
edificabile rispettando maggiormente il principio dell'uso parsimonioso del
suolo e le esigenze dell'agricoltura (cfr. risoluzione 2 dicembre 1997, no.
6271, del Consiglio di Stato, p. 16, 69 e 71, nonché allegato 1). Mediante
ricorso 16 gennaio 1998 la RI 1 si è tempestivamente aggravata contro tale
decisione davanti al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT),
chiedendo il ripristino delle destinazioni scelte dal comune.

 

                                         c) Il 7
dicembre 1999 il Consiglio di Stato ha approvato il complesso delle modifiche
scaturite dall'esame del PR 95, inclusa quella concernente il mapp. __________.
Alla parte edificata di 562 mq già collocata in zona AR-CO sono stati così
aggregati ulteriori 1'231 mq appartenenti al settore occidentale, mentre tutto
il resto del fondo ampio 5'001 mq è stato assegnato alla zona agricola. La
proprietaria ha impugnato l'adozione di questo nuovo assetto, ma il suo ricorso
è stato respinto dapprima dal Governo, contestualmente all'approvazione della
variante di PR, indi dal TPT, che con sentenza unica emessa il 25 luglio 2000
ha rigettato pure il precedente gravame del 16 gennaio 1998.

 

 

                                  C.   Con
notifica 26 febbraio 2001 la RI 1 ha quindi convenuto in giudizio il comune di __________
innanzi al Tribunale di espropriazione, postulando il riconoscimento di un
indennizzo di fr. 430.- il mq per l'espropriazione materiale di 5'100 mq della
sua proprietà (fr. 2'193'000.- oltre interessi) e la restituzione dei
contributi versati per le opere di canalizzazione.

                                         In sede
di risposta l'ente pubblico si è opposto alla domanda, annotando in particolare
che l'assetto pianificatorio del mapp. __________ era stato imposto dal Consiglio
di Stato e che lo stato delle finanze comunali non avrebbe comunque permesso di
soddisfare le pretese notificate dall'attrice.

                                         All'udienza
di conciliazione del 10 ottobre 2001 e in occasione del successivo dibattimento
tenutosi il 26 novembre 2002 le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle
rispettive posizioni avverse. L'espropriata ha peraltro avuto modo di
esprimersi sulle risultanze dell'istruttoria, segnatamente sui documenti
relativi al PGC di __________ versati agli atti dalla SPAA.

 

 

                                  D.   Esaurite le
formalità processuali, con sentenza del 28 novembre 2003 il Tribunale di
espropriazione ha respinto l'istanza della ricorrente dopo aver concluso che il
suo fondo non era stato colpito da espropriazione materiale in conseguenza
dello statuto pianificatorio assegnatogli.

                                         Evocata
la definizione tradizionale di espropriazione materiale scaturita dalla giurisprudenza
del Tribunale federale e sottolineate le differenze che caratterizzano il dezonamento
per rapporto alla mancata inclusione in una zona edificabile, il primo giudice
ha escluso che la part. __________ avesso subito un declassamento suscettibile
di provocare esproprio materiale. Dopo aver ammesso che una parte del fondo non
era stata inclusa in zona edificabile, il Tribunale di espropriazione ha
ricordato che una simile misura può generare obbligo di risarcimento solo in presenza
di circostanze eccezionali, in casu irrealizzate poiché la proprietaria non
aveva dimostrato di aver sopportato costi rilevanti di urbanizzazione e di
progettazione, da un lato, e il fondo non si trovava in un comprensorio già
largamente edificato, dall'altro. Dato che la RI 1 non poteva aspirare al riconoscimento
di un indennizzo neppure per ragioni dedotte dal principio della buona fede, ha
quindi rifiutato le pretese notificate, compresa quella concernente il rimborso
dei contributi di canalizzazione. A quest'ultimo proposito il Tribunale di
espropriazione si è limitato ad osservare che tali contributi, estranei
all'edificabilità del fondo, erano stati prelevati giusta la LALIA in funzione
della realizzazione dell'impianto e del servizio reso dal medesimo.

 

 

 

                                  E.   Avverso
questa pronunzia la soccombente è insorta mediante ricorso 15 gennaio 2004
innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, riproponendo a giudizio le richieste
avanzate in prima istanza.

                                         Ripercorso
nel tempo lo statuto pianificatorio del mapp. __________, la RI 1 ha ribadito
fermamente che il fondo è stato oggetto di un dezonamento e quindi di un
esproprio materiale che deve dar luogo ad indennizzazione. Inclusa nel PGC, urbanizzata,
ubicata in una zona largamente edificata ed in piena espansione, la proprietà
aveva tutti i requisiti per essere interamente edificata. In questa convinzione
la ricorrente ha soluto, dilazionandoli sull'arco di dieci anni, i contributi
di costruzione delle canalizzazioni che il comune le ha imposto nel 1985.

                                         D'altra
parte, è scorretto affermare che la sorte del mapp. __________ è stata condizionata
dal sovradimensionamento del PR. Le zone edificabili previste dal piano - ha
soggiunto l'insorgente - non erano troppo vaste, tant'è che di recente sono
stati incluse nelle stesse ampie superfici come il comparto __________.
Altrettanto errate si avverano peraltro le considerazioni svolte dal primo
giudice in relazione alla domanda di rimborso dei contributi di canalizzazione,
che possono essere imposti soltanto ai fondi edificati o edificabili. Il
Tribunale di espropriazione non era neppure competente per pronunciarsi in
merito, atteso che la decisione circa l'eventuale retrocessione di quanto
versato spetta al municipio di __________.

 

 

                                  F.   Il
Tribunale di espropriazione ha proposto la reiezione del gravame e la
conseguente conferma della sentenza impugnata riconfermandosi nelle motivazioni
ivi contenute.

                                         Ad
identica conclusione è pervenuto il comune di __________, il quale ha avversato
partitamente le tesi dell'insorgente con argomentazioni che verranno riprese -
ove occorresse - in appresso.

 

 

 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva
della ricorrente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50
cpv. 1 e 3 Lespr, nonché 43 e 46 PAmm grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.

                                         Il
gravame è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla scorta degli
atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Neppure l'insorgente postula
peraltro l'assunzione di prove, limitandosi a sollecitare in via subordinata il
rinvio della causa all'istanza inferiore nel caso in cui questo tribunale
dovesse ravvisare nel giudizio impugnato lacune a livello di motivazione o di accertamenti.

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 26 cpv. 2 Cost., di tenore sostanzialmente corrispondente
all'art. 22 ter cpv. 3 VCost., in caso di restrizione della proprietà
equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità. Il medesimo
principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la quale non
contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione d'espropriazione
materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo istituto di una
veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale e giurisprudenziale
(DFGP/UPT, Commento LPT, p. 50).

                                         La legge
rinvia dunque alla giurisprudenza del Tribunale federale, che ha coniato il
concetto di espropriazione materiale nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein)
e lo ha affinato negli anni seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale
inaugurata con la celeberrima sentenza Barret (DTF 91 I 329). Secondo questa
definizione, vi è espropriazione materiale quando l'uso attuale o il
prevedibile uso futuro di una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente
grave, così che il proprietario è privato di una delle facoltà essenziali
derivanti dal diritto di proprietà; una limitazione di minor importanza può
ugualmente costituire espropriazione materiale, se essa colpisce uno solo o un
numero limitato di proprietari in modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo
- essi dovrebbero sopportare un sacrificio eccessivamente gravoso e tale da
violare il principio d'uguaglianza (teoria del "Sonderopfer"). In
ambo i casi premessa al riconoscimento di qualsiasi indennità è l'idoneità del
fondo colpito ad essere oggetto di sfruttamento edilizio in un prossimo futuro
(vedi da ultimo DTF 125 II 431 consid. 3a e giurisprudenza ivi richiamata).

 

                                         2.2.
Sempre secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l'autorità di pianificazione
che allestisce per la prima volta un piano di utilizzazione conforme alle esigenze
costituzionali ed ai principi dedotti dalla LPT, pronuncia un rifiuto di
attribuire un fondo alla zona edificabile (e non un dezonamento, ovverosia una
cosiddetta "Auszonung") allorquando non include una determinata
particella in tale zona e ciò anche se questo terreno era edificabile secondo
il vecchio diritto (DTF 122 II 326 consid. 4, 121 II 417 consid. 3e). La
mancata attribuzione di un fondo alla zona edificabile ("Nichteinzonung")
può dar luogo al riconoscimento di un indennizzo per titolo di espropriazione
materiale solo in casi eccezionali, segnatamente se il proprietario, in base a
criteri e circostanze oggettive, poteva ritenere al momento determinante che
un'edificazione del suo fondo conforme al diritto della pianificazione del
territorio avrebbe potuto verosimilmente avvenire in un prossimo futuro. Tale è
il caso, stando agli esempi citati dall'Alta Corte federale, quando il terreno
è, cumulativamente, ubicato entro il PGC adottato conformemente alla legislazione
sulla protezione delle acque, pronto per l'edificazione o dotato perlomeno
delle infrastrutture di urbanizzazione primaria ed il suo proprietario ha già
sostenuto spese considerevoli per l'urbanizzazione particolare e per la costruzione.
Oppure quando il fondo è situato in un comprensorio già largamente edificato ai
sensi dell'art. 15 lett. a LPT e s'impone la sua utilizzazione come terreno
prevedibilmente necessario all'edificazione in un avvenire prossimo. Il diritto
ad un indennizzo per espropriazione materiale può fondarsi d'altra parte sul
principio della buona fede (DTF 121 II 417 consid. 4b e rinvii).

                                         Perché un
indennizzo sia riconosciuto occorre quindi, in linea di massima, che al momento
determinante il proprietario potesse contare sul fatto che un'edificazione del
suo fondo fosse realizzabile con grande probabilità in un futuro prossimo (STF
12 dicembre 2002 in re CE Somazzi).

 

                                         2.3. Di
norma, il momento determinante per stabilire se la fattispecie integra gli estremi
di un'espropriazione materiale è quello in cui diviene vincolante il provvedimento
che comporta la restrizione della proprietà (DTF 121 II 417 consid. 3d). La legislazione
cantonale (art. 39 cpv. 1 LALPT) prevede che il piano regolatore entra in
vigore con l'approvazione del Consiglio di Stato; l'approvazione è condizione
di validità e ha effetto costitutivo.

                                         In casu,
il Tribunale di espropriazione ha evocato il noto concetto secondo cui decisiva
per il giudizio sull'espropriazione materiale è la data di entrata in vigore
della misura limitativa del diritto di proprietà, ma poi ha omesso
completamente di individuarla. Lacuna, questa, riconducibile verosimilmente
all'approssimazione con cui il primo giudice si è chinato sulle situazioni
pianificatorie che si sono succedute nel tempo a carico del mapp. __________,
segnatamente su quella venutasi a creare nel 1997 con la mancata approvazione
delle modalità di sfruttamento conferite al fondo dal legislativo comunale.

                                         In
realtà, come esposto in narrativa (vedi sub B), nel 1997 la parte già edificata
della proprietà RI 1 (562 mq) ha trovato collocazione in zona AR-CO e la
porzione immediatamente a monte (2'462 mq) in zona "spazio libero",
mentre conseguentemente all'abrogazione generale del PR 76 il resto del fondo è
rimasto privo di destinazioni in attesa dell'elaborazione di una variante di
PR. Grazie a quest'ultima, approvata dal Consiglio di Stato il 7 dicembre 1999,
la frazione del mapp. __________ edificabile a fini artigianali-commerciali si
è ingrandita raggiungendo una superficie complessiva di mq 1'763 (al settore
già collocato in zona AR-CO sono stati aggregati 1'231 mq posti a occidente).
Il rimanente (mq 5'001) è stato attribuito alla zona agricola, cosicché ulteriori
mq 2'539 sono andati ad aggiungersi all'area inedificabile delimitata nel 1997.

                                         Se ne
deve dedurre che nella fattispecie esistono due momenti determinanti ai fini
dell'accertamento dell'espropriazione materiale rivendicata dalla ricorrente.
Il primo in corrispondenza del 2 dicembre 1997, giorno in cui 2'462 mq della
part. __________ sono stati inclusi in zona spazio libero. Il secondo datato 7
dicembre 1999, allorquando ulteriori 2'539 mq del fondo sono stati incorporati
nella zona inedificabile. All'epoca erano in vigore la legge federale sulla
pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT) e, a livello cantonale,
la relativa legge di applicazione del 23 maggio 1990 (LALPT).

 

 

                                   3.   3.1. Il PR
di __________ approvato dal Governo il 2 dicembre 1997 è il primo piano di
utilizzazione conforme ai principi pianificatori sanciti dalla Costituzione e
dalla LPT di cui si è dotato il comune, che in precedenza disponeva di un piano
regolatore allestito secondo le disposizioni della vecchia legge edilizia cantonale
del 1973. Ne consegue che contrariamente all'opinione della ricorrente, la
quale propugna con insistenza la tesi del dezonamento, la parziale inclusione
della part. __________ nella zona "spazio libero" costituisce con
certezza un rifiuto di assegnazione alla zona edificabile che di principio non
genera espropriazione materiale e obbligo di risarcimento. Occorre tuttavia esaminare
se la fattispecie dedotta in giudizio non rientra nel novero dei casi
eccezionali comunque soggetti ad indennizzazione secondo la giurisprudenza
federale dianzi evocata.

 

                                         3.2. Il
mapp. __________ di __________ non è mai stato compreso in un PGC adottato conformente
alla legislazione sulla protezione delle acque. Una simile verifica va infatti
operata innanzi tutto alla luce delle normative federali in materia di inquinamento
delle acque entrate in vigore il 1° luglio 1972 (LIA dell'8 ottobre 1971 e OPA
del 19 giugno 1972, abrogate dalle odierne LPAc del 24 gennaio 1991 e OPAc del
28 ottobre 1998) e delle relative norme di applicazione cantonali (LALIA del 2
aprile 1975), le quali avevano in sostanza anticipato la suddivisione del
territorio in edificabile e non sancita dalla LPT (DTF 122 II 326 consid. 4a).
Ad onor del vero il fondo risulta posizionato all'interno del perimetro delle
canalizzazioni previsto dal piano agli atti del dicembre 1974, l'unico di cui
il comune di __________ si è finora munito, ma questo documento non è mai stato
approvato dalle competenti autorità cantonali (vedi lettera 21 luglio 2003
SPAA/TE) e con ogni evidenza riflette la delimitazione della zona edificabile
effettuata dal PR che il legislativo comunale aveva adottato nella primavera
dello stesso anno. La sua rilevanza dal profilo dell'applicazione dei principi
giurisprudenziali che qui occorre applicare è quindi nulla.

 

                                         3.3. Alle
date determinanti il fondo era oggettivamente urbanizzato. Un terreno è infatti
da considerare tale se, oltre all'accesso sufficiente, le necessarie condotte
d'acqua, d'energia e di evacuazione dei liquami arrivano così vicine da rendere
possibile un raccordo senza dispendio rilevante; l'allacciamento non deve
quindi essere assoluto, essendo sufficiente che sia realizzabile tenendo conto
del principio di proporzionalità (art. 19 cpv. 1 LPT; Jomini, Kommentar zum Bundesgesetz
über die Raumplanung, n. 29 ad art. 19).

                                         Dalle
tavole processuali non risulta però che la proprietaria avesse sostenuto spese
rilevanti per l'urbanizzazione particolare o la costruzione. Di sicuro non
possono essere considerati tali, per entità, i contributi di realizzazione
delle opere di canalizzazione e depurazione, ammontanti all'incirca a
complessivi fr. 6'400.-, che la ricorrente ha versato al comune a far tempo dal
1985.

 

                                         3.4. Al
momento dell'entrata in vigore del PR 95 e della successiva variante la proprietà
della ricorrente non si trovava in un comprensorio già largamente edificato ai
sensi dell'art. 15 cpv. 1 lett. a LPT. Secondo la giurisprudenza, questo
concetto va interpretato in modo restrittivo e comprende il territorio già
edificato in maniera compatta, oltre agli spazi intermedi privi di costruzioni
posti all'interno di questo tessuto. La situazione dei fondi deve essere
considerata nel suo complesso e in rapporto con quella delle particelle vicine.
Il carattere di insediamento è rilevabile innanzi tutto dalla vicinanza delle
abitazioni e dalle infrastrutture presenti, ritenuto però che superfici
periferiche, pur se già interessate da una certa attività edilizia, e aree inedificate
con un'importanza autonoma rispetto al territorio circostante non costituiscono
comparti già edificati in larga misura (cfr., sulla nozione, DTF 122 II 455 consid.
6 e rinvii, in particolare DTF 121 II 417 consid. 5a; RDAT II-2002 N. 78; Flückiger,
Commentaire de la LPT, N. 58 ss. ad art. 15; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement
du territoire, construction, expropriation, N. 318-321). Orbene, alla luce di
tale definizione non si può di certo affermare che il mapp. __________
appartiene al territorio già largamente edificato solo per il fatto che è
posizionato a margine di un importante asse viario come via __________. In
realtà, a prescindere dalla ristretta fascia edificata che si affaccia sulla
predetta arteria stradale unitamente ad altre minuscole proprietà contigue che
ospitano costruzioni, il fondo fa tuttora parte di un comparto verde, ben
distinto per peculiarità orografiche e linee forti di demarcazione, che dalla
cantonale si estende verso settentrione.

 

                                         3.5.
Oltre che estromesso dal territorio già edificato in larga misura, il mapp. __________
non era neppure necessario all'edificazione nei successivi quindici anni giusta
l'art. 15 lett. b LPT. In sede di approvazione del PR il Consiglio di Stato aveva
infatti annotato come il comprensorio edificabile previsto dal piano stesso fosse
manifestamente sovradimensionato in relazione ad una ipotesi di sviluppo realistica
per i prossimi 10-15 anni. Il che ha indotto il Governo e le autorità
giudiziarie superiori chiamate a pronunciarsi sull'argomento a disapprovare gli
azzonamenti prospettati per il comprensorio situato tra la località __________
ed il valico di __________, in quanto caratterizzati dalla delimitazione di
zone edificabili all'interno di comparti prevalentemente agricoli situati ai
margini del territorio già largamente edificato e suscettibili di aggravare il
sovradimensionamento di cui era affetto il PR (cfr. risoluzione 2 dicembre
1997, no. 6271, del Consiglio di Stato, p. 13 e 16; sentenza TPT del 25 luglio
2000).

 

                                         3.6. Se
ne deve concludere, insieme al Tribunale di espropriazione, che nel dicembre
del 1997 e del 1999 la parziale inclusione del mapp. __________ nella zona agricola,
rispettivamente di spazio libero, del PR di __________ non ha mortificato
alcuna prospettiva di edificarlo integralmente in un prossimo futuro e, quindi,
non ha intaccato il diritto di proprietà della ricorrente in modo da ingenerare
espropriazione materiale. In nessun tempo collocato all'interno di un PGC
adottato conformente ai dettami della legislazione sulla protezione delle
acque, escluso dal territorio edificato in larga misura e non necessario per
soddisfare il bisogno di terreno edificabile dei prossimi quindici anni, ancorché
urbanizzato senza grossi investimenti ad opera della sua proprietaria, nella
sua interezza il fondo non aveva oggettiva vocazione edilizia alle date
determinanti. Né la RI 1 poteva seriamente pensare che un'edificazione su tutto
il fondo sarebbe stata realizzabile con grande probabilità in un avvenire
prossimo o che un'assegnazione globale del terreno alla zona edificabile avrebbe
dovuto imporsi per ragioni dedotte dal principio della buona fede. Certo, dopo
aver acquistato il mapp. __________ nel 1957 ad un prezzo irrisorio e
certamente lontano dalle quotazioni di mercato dei terreni immediatamente
edificabili dell'epoca, per ragioni riconducibili forse alla crisi immobiliare
intervenuta a cavallo degli anni 60/70, gli azionisti della RI 1 hanno
rinunciato ad un'edificazione intensiva del fondo, confidando verosimilmente
nella possibilità di potervi procedere più tardi grazie al vuoto legislativo
esistente fino al 1972 ed al favorevole azzonamento di cui ha beneficiato la
particella nel 1976. A torto, poiché nessun proprietario può contare sul fatto
che un determinato terreno resterà definitivamente nella zona edificabile o che
le sue possibilità edificatorie rimarranno immutate (cfr., sull'argomento, Leimbacher,
Planungen und materielle Enteignung, VPL-Schrift Nr. 63, p. 21 e giurisprudenza
ivi citata). D'altro canto, dalle tavole processuali non risulta che la
ricorrente abbia mai ricevuto da organi competenti assicurazioni vincolanti
circa il mantenimento integrale del mapp. __________ in una zona edificabile o
garanzie esplicite in punto alla possibilità di edificarvi su tutta la sua superficie
opere rilevanti dal profilo della polizia delle costruzioni. Gli atti testimoniano
unicamente l'intenzione del comune di __________ di conservare in zona
edificabile la maggior parte del fondo (vedi progetto di piano delle zone del
1995), con il risultato di farsi poi richiamare dal Consiglio di Stato ad un maggior
rispetto dei principi fondamentali invalsi in materia di pianificazione del
territorio. Nulla più.

 

 

                                   4.   Per quel
che è del sacrificio particolare che la società proprietaria del fondo lascia
intendere di aver sopportato, basterà ricordare che la giurisprudenza ne fa
dipendere l'esistenza dalla elevata possibilità di attuazione dell'aspettativa
edilizia in un prossimo futuro (DTF 119 Ib 147 consid. 6; 112 Ib 492 consid.
8). Negata la sussistenza di questo presupposto in virtù delle considerazioni illustrate
in precedenza, dev'essere di riflesso escluso il riconoscimento di un'indennità
di espropriazione materiale fondata sulla teoria del Sonderopfer.

 

 

                                   5.   Quanto ai
contributi LALIA di cui la ricorrente pretende la restituzione, trattasi di
questione che esula dalla sfera cognitiva dei giudici delle espropriazioni. In
quanto configurabili alla stregua di contributi di miglioria, la loro eventuale
retrocessione è di competenza del municipio che li ha prelevati, autorità alla
quale la RI 1 dovrà se del caso inoltrare direttamente le proprie pretese (cfr.
art. 21 LCM).

 

                                   6.   Stante
quanto precede, il ricorso deve essere respinto con la conseguente conferma del
giudizio impugnato.

                                         La tassa
di giudizio segue la soccombenza dell'insorgente (art. 28 PAmm per il rinvio
dato dall'art. 50 cpv. 3 Lespr).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 26 Cost.; 3, 5, 15, 19, 26, 36 LPT; 25
LE 1973; 37 LALPT; 39, 50, 70 Lespr; 18, 28, 43 e 46 PAmm,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giudizio di 3'000.- è posta a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Nella
misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, contro la presente
decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale di
Losanna entro 30 giorni dalla sua intimazione.

 

 

	
                                      4.   Intimazione
  a:

  	
  ;

  .

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario