# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a61035d7-5bb5-5d96-b148-8a472eef2b3c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-06-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.06.2000 35.1999.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-1999-65_2000-06-27.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.1999.00065

   

  mm

  	
  Lugano

  27 giugno 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 giugno 1999 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 marzo 1999 emanata da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 27
marzo 1997, __________ - dipendente della ditta __________ Services SA di
__________ in qualità d'impiegata - è stata assalita da uno sconosciuto a scopo
di rapina, all'interno di un sottopassaggio a __________. L'aggressore era
armato di un oggetto tagliente, probabilmente un coltello. In tale aggressione
la signora __________ ha riportato graffi superficiali all'emicollo destro e al
dorso della mano sinistra (cfr. doc. _). 

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________, la quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative.

 

                               1.2.   L'8 aprile
1997, l'assicurata è rimasta vittima di un secondo infortunio. Dall'annuncio 10
aprile 1997 risulta che __________ era intenzionata a raggiungere il
piano-terra mediante l'ascensore, allorché "… si è trovata catapultata al
5° piano con una forte accelerazione ed è caduta contro la ringhiera, e ciò ha
provocato la caduta della plafoniera in testa …" (cfr. doc. _). 

                                         I medici
del PS dell'Ospedale __________ di __________ (), dove l'infortunata si è
immediatamente recata, hanno diagnosticato semplicemente una contusione
occipitale ed all'anca destra, prescrivendo, peraltro, l'utilizzo di ghiaccio e
l'assunzione di un analgesico (cfr. doc. _).

 

                                         Anche per
questo secondo evento traumatico, la __________ ha riconosciuto il proprio
obbligo contributivo. 

 

                               1.3.   Dalle tavole
processuali emerge che, già nel corso del mese di aprile 1997, __________ ha
iniziato a presentare della turbe di natura psichica - definiti come crisi
d'ansia e di panico, dal suo medico curante (cfr. doc. _) - ciò che ha reso
necessario l'intervento di uno specialista in psichiatria.

 

                               1.4.   Con
decisione formale 3 dicembre 1998, l'assicuratore LAINF, esperiti i necessari
accertamenti di carattere medico, ha negato la propria responsabilità
relativamente ai disturbi psichici accusati da __________, disturbi che non
costituirebbero una conseguenza adeguata degli infortuni assicurati. 

                                         Esso ha,
d'altro canto, rifiutato di sottoporre l'assicurata ad ulteriori accertamenti
specialistici. 

                                         Trattandosi
delle cicatrici sul collo, la __________ si è, infine, riservata di decidere in
merito all'eventuale diritto ad un'indennità per menomazione dell'integrità,
una volta terminata la cura medica (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurata
(cfr. doc. _ e _), l'assicuratore infortuni, in data 5 marzo 1999, ha
sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. _). 

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso 4 giugno 1999, __________, patrocinata dall'avv. __________,
ha chiesto che la __________ venga condannata, in via provvisionale, ad
assumere i costi della perizia di parte allestita dal Prof. dott. __________ e,
in via principale, a riconoscere integralmente le prestazioni in relazione ai
summenzionati due infortuni (cfr. I, p. 19). 

                                         L'insorgente,
a sostegno delle proprie pretese ricorsuali, ha essenzialmente sostenuto che i
disturbi di cui è ancora portatrice, si troverebbero in una relazione di
causalità, naturale ed adeguata, con gli eventi infortunistici.

 

                               1.6.   In data 10
giugno 1999, il rappresentante della ricorrente - dopo aver sentito le
spiegazioni fornitegli dal vicecancelliere - ha dichiarato ritirare la
richiesta provvisionale (II).

 

                               1.7.   Il 20 agosto
1999, al TCA è pervenuta la perizia di parte eseguita dal Prof. dott.
__________, attivo presso l'Istituto di medicina legale e delle assicurazioni
dell'Università di __________ (doc. _). 

                                         Da parte
sua, __________ ha chiesto che questa Corte abbia ad ordinare una perizia
medica giudiziaria (cfr. VI).

 

                               1.8.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(VIII).

 

                               1.9.   In replica,
l'assicurata ha ribadito la necessità che venga ordinata una perizia
specialistica, affermando essere rimasta vittima, in data 8 aprile 1997, di un
trauma al rachide cervicale del tipo "colpo di frusta" (cfr. X). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella
causa D.C.).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se la __________ ha negato,
a torto o a ragione, il proprio obbligo contributivo relativamente ai disturbi
ancora accusati da __________.

 

 

                               2.3.   Giusta l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto
dalla legge, le prestazioni assicurative sono concesse in caso d’infortunio
professionale, d’infortunio non professionale e di malattie professionali. 

 

                               2.4.   Secondo l’art. 10 LAINF, l’assicurato ha
diritto alla cura appropriata dei postumi d’infortunio e, se parzialmente o
totalmente incapace al lavoro, all’indennità giornaliera in forza dell’art. 16
LAINF.

                                         Inoltre,
a norma dell’art. 18 LAINF, l’assicurato invalido a seguito d’infortunio ha
diritto alla rendita d’invalidità. 

 

                            2.4.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, in effetti, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                            2.4.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 118 V 286;
DTF 117 V 365 i.f.).

 

                            2.4.3.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causa­lità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe
psicogene non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona
"normale"); in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può
essere negata se alla luce della personalità pretraumatica dell'assicurato
l'infortunio non è, con le circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza);
in RAMI 1988 U47 pag. 225 in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione
negativa esigendo che l'infortunio rivesta "una certa importanza" per
rapporto a tutto il complesso delle circostanze; e infine in DTF 115 V 133, in
cui la somma istanza ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli
infortuni sulla base di criteri oggettivi anziché fondarsi direttamente
sul modo in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio (Unfallerlebnis) ma
all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis), valutato oggettivamente
(objektivierte Betrachtungsweise) in funzione del modo in cui é avvenuto
l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI 1992 U154
p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio"

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa
fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in
fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale.
"E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data
la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica
dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio,
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica."

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
dolori somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

 

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta, l'infortunio
avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa gli altri
fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega all'irrilevanza la sua
eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

 

                                         In RAMI
1995 U215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                            2.4.4.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, vige
una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U121, p.
95ss., il TFA considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni
visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in
generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo
che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
- senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni
radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità
adeguata era negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un
infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza é stata ulteriormente
confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV85, p. 309ss.; DTF 123 V
98 = SVR 1997 UV96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI
1995 U221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
succitata pronunzia, la Corte federale ha ricordato che, secondo le ultime
pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna
cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di
anni, anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti
casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli
attuali mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri
disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito
dell’assicurazione contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale é, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli
difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro
clinico.

 

                                         La somma
Istanza ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più
potuto essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del
nesso causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per analogia,
il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in effetti,
statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata ammessa in caso
d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in assenza di
lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio dell’uguaglianza
di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale lesione in caso
d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale (DTF 117 V 359,
consid. 5d/bb).

 

                            2.4.5.   Alla luce dei
principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi confrontati a
dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - é necessario,
dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio e dei
disturbi diagnosticati, si é o meno in presenza di un infortunio del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch
zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die
natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem
konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso
aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen
zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa).”

(DTF 122 V 415=SVR 1997
UV85, p. 309ss.)

 

 

                                         L’esistenza
di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come delle sue conseguenze,
presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa;
STFA 17.3.1995 in re Z.; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso,
la presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione
di disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p.
29; J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand
der Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del
Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale é stata ammessa, é ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a.O., S. 82)”

(DTF 122 V 417 = SVR 1997 UV85, p. 310). 

 

                               2.5.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale oppure di un trauma equivalente (SVR
1995 UV23, p. 67 consid. 2). Se ciò dovesse essere il caso, per gli infortuni
di grado medio, è necessario applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza
di cui alla DTF 117 V 366 consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la
valutazione dell'adeguatezza del nesso causale va operata, trattandosi sempre
degli infortuni di grado medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF
115 V 140 consid. c/aa. A differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma
d'accelerazione al rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità
adeguata, in caso di disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti
somatiche da quelle psichiche. 

 

                               2.6.   In concreto,
la ricorrente pretende essere rimasta vittima, in occasione dell'evento
traumatico dell'aprile 1997, di un trauma al rachide cervicale del tipo
"colpo di frusta". 

                                         Questa
tesi è naturalmente avversata dalla __________, a mente della quale -
considerato il relativamente lungo tempo di latenza - la problematica accusata
dall'insorgente a livello della colonna cervicale non rappresenterebbe una
naturale conseguenza dell'infortunio assicurato (cfr. VIII, p. 22s.). 

 

                                         La
dinamica dell'evento infortunistico 8 aprile 1997 non è oggetto di
contestazione fra le parti. Dagli atti all'inserto emerge che l'assicurata
doveva raggiungere il piano-terra con l'ascensore. Contrariamente alle sue
intenzioni, a causa del sistema di frenaggio difettoso, si è, invece, "…
trovata catapultata al 5° piano con una forte accelerazione ed è caduta contro
la ringhiera, e ciò ha provocato la caduta della plafoniera in testa …"
(cfr. doc. _).

 

                                         Immediatamente
recatasi presso il PS dell'__________, a __________ è stata diagnosticata una
contusione occipitale e all'anca destra. Dal profilo terapeutico, i medici si
sono limitati a prescriverle degli impacchi di ghiaccio e l'assunzione di un
analgesico (cfr. doc. _). 

                                         In data
14 aprile 1997, l'assicurata ha consultato il dottor __________, spec. FMH in
reumatologia, il quale ha costatato uno stato dopo multiple contusioni
occipitali, cervicali, anca destra, lombare, spalla destra, coscia destra,
ecc., raccomandando riposo, analgesici ed antidepressivi (cfr. doc. _). 

                                         Con il
rapporto 5 maggio 1997, il medico curante dell'insorgente, il dottor
__________, ha riferito di un miglioramento, soggettivo ed oggettivo, della
sintomatologia dolorosa a livello lombo-sacrale. Nel contempo, egli ha,
tuttavia, sottolineato l'insorgere di problemi di carattere psichico (cfr. doc.
_). 

                                         Dal
referto 17 novembre 1997 del dottor __________, si evince che la ricorrente, in
data 5 ottobre 1997, ha lamentato un bloccaggio secondario a sinistra a livello
C4-C5 ma che il suo stato è, nel frattempo, molto migliorato grazie alla
fisioterapia (doc. _). 

                                         Il 9
marzo 1998, __________ è stata periziata, per conto della __________, da parte
del dottor __________, il quale ha, in sostanza, fatto stato di una totale
assenza di disturbi alla colonna lombo-sacrale, oggetto di un trauma di
soccussione in occasione dell'infortunio dell'8 aprile 1997. Il medico di
fiducia della __________ ha, fra l'altro, riferito che l'assicurata, nel corso
del mese di novembre 1997, ha manifestato un blocco alla colonna cervicale
irradiante a sinistra (cfr. doc. _). 

                                         Pendente
causa, l'assicurata ha privatamente consultato il Prof. dottor __________
dell'Istituto di medicina legale e delle assicurazioni dell'Università di
__________, autore di saggi riguardanti proprio la problematica delle
distorsioni cervicali. Queste le sue considerazioni, contenute nel referto 12
luglio 1999:

 

" 
… Nel ricorso medesimo ho notato che si fa
"appello" ad una mia perizia nella quale si dimostrerebbe che, nel
noto evento dell'8.4.97, la signora __________ deve aver riportato, oltre ad
altre conseguenze di natura essenzialmente psico-reattiva (già trattate in
altre perizie psicologico-psichiatriche, rese particolarmente
"complesse" dal precedente evento altamente stressante del 27.3.97 e
dal particolare substrato di personalità della signora __________ e comunque
estranee alla mia competenza), anche un trauma distorsivo cervicale con sequele
permanenti.

 

Sono davvero spiacente di non poter confermare
questa aspettativa, per i motivi che qui di seguito elencherò in maniera del
tutto sintetica ma, spero, sufficientemente chiara.

 

Manca innanzitutto una diagnosi di distorsione
cervicale allorché la signora __________ fu esaminata presso l'ospedale di
__________ poco dopo il fatto per cui è causa.

Invero, la certificazione di tale ospedale depone
unicamente per una contusione occipitale - che è ben altra condizione
nosologica rispetto ad una distorsione cervicale e che ben può realizzarsi
senza alcun effetto distorsivo cervicale - e per una distorsione all'anca
destra. Nell'occasione venne formulata prognosi di soli tre giorni e non
vennero date prescrizioni ortopediche e farmacologiche implicitamente
suggestive di un traumatismo anche cervicale (collare, farmaci ad hoc, ecc.).

 

Neppure nei giorni e nelle settimane seguenti
compare alcuna indicazione diagnostico-terapeutica riferibile a sintomi
post-distorsivi cervicali. Nella certificazione del tutto generica e meramente
"cartacea" del medico di fiducia, dr. __________, si parla, infatti,
di una contusione lombo-sacrale sulla base di riferimenti meramente soggettivi
della paziente e senza indagarne la reale portata attraverso accertamenti
obiettivi per immagini.

 

È questa l'unica condizione d'interesse
traumatologico ortopedico che emerge dalla documentazione e che, oltre tutto,
si pone in posizione del tutto marginale nella decisamente più ampia e
composita condizione gestita da diversi psichiatri e nell'aggiuntiva e
sovrapposta problematica dell'evoluzione cicatriziale delle ferite da taglio
riportate dalla signora __________ nell'aggressione con arma bianca subita il
27.3.97.

 

Neppure nel contesto fisioterapico gestito dal
dr. __________ e certificato con data 28.4.97 si comprova in termini
medicolegalmente utili un quadro sintomatologico post-distorsivo cervicale e
anche disturbi post-contusivi agli altri distretti somatici rimangono confinati
nella mera soggettività. Inoltre, lo stesso dr. __________ non può evitare di
sottolineare che gli esiti contusionali sono sovrastati dai disturbi
neuropsichici.

 

Per quanto possa valere la relazione inoltrata
alla __________ dal dr. __________ il 10.3.98 (ma un valore essa lo acquista
comunque a fronte della sostanziale negatività degli accertamenti acquisiti
nell'interesse della signora __________), a carico del collo egli non descrive
alcuna alterazione anatomo-funzionale di natura post-distorsiva, ma soltanto
gli esiti cicatriziali già richiamati. In tale occasione, il dr. __________ non
obiettiva alcunché neppure a carico del rachide lombo-sacrale: registra anzi
che la signora __________ non riferisce più disturbi a tale livello. Non
risulta inoltre che la signora __________ abbia riferito disturbi in atto a
livello cervicale. Il dr. __________ richiama peraltro, con correttezza e
precisione, che la signora __________ ha manifestato un blocco della colonna
cervicale nel novembre '97, senza particolari eventi traumatici, per i cui
sintomi si era rivolta al dr. __________ ed al dr. __________, che con le loro
cure fisiatriche avevano risolto il disturbo.

 

Questo disturbo cervicale, molto mal definito sul
piano dell'inquadramento diagnostico e insorto nel novembre '97, cioè sei-sette
mesi dopo l'evento dell'ascensore, sul piano medicolegale non è in alcun modo
suscettibile di rapportabilità causale con tale evento.

 

In definitiva, non dispongo di alcun elemento
circostanziale, anamnestico-clinico e strumentale (esami radiologici,
termografici, elettromiografici, registrazioni cinesiologiche e posturali,
ecc.) né coevo al fatto, né successivo, che mi consentano di prospettare - in
maniera scientificamente provata e giudizialmente credibile e provabile - che
nell'evento dell'8.4.97 la signora ___ha riportato una distorsione cervicale
produttiva di una tipica sintomatologia algo-disfunzionale e carico del collo,
insorta in epoca biologicamente appropriata e successivamente stabilizzatasi
con postumi anatomo-funzionali permanenti e obiettivamente constatati e
constatabili.

 

A quest'ultimo proposito soggiungo che l'esame
semeiologico effettuato sul collo della signora ____ non ha rivelato segni
obiettivi patognomonici di un pregresso trauma distorsivo, ma ha soltanto
consentito di prendere atto di un'aspecifica soggettività algodisfunzionale,
tra l'altro di entità talmente esigua da non risultare quantificabile in
termini percentualistici"
(cfr. doc. _ - la sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Nel
trasmettere il referto del dottor __________ al TCA, __________ ha affermato che esso "… si basa esclusivamente sulla
documentazione agli atti e non adempie, contrariamente alle aspettative ed
esigenze legali, al requisito di accertamenti propri e nuovi, atti a confermare
od inficiare i lacunosi accertamenti agli atti" (cfr. VI). L'assicurata ha
così postulato che il TCA abbia ad ordinare l'allestimento di una perizia
medica giudiziaria. 

 

                                         Da parte
sua, questa Corte - anche alla luce della più recente giurisprudenza del TFA -
ritiene che la documentazione agli atti sia, già di per sé, sufficiente a
concludere che l'insorgente, in data 8 aprile 1997, non sia rimasta vittima di
un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale, senza che si riveli necessario
dar seguito al provvedimento probatorio richiesto (riguardo alla cosiddetta
valutazione anticipata delle prove, cfr. RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del
27 ottobre 1992 in re A.B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re M. O.; STFA del
13 maggio 1991 in re A. A.; STCA del 25 novembre 1991 in re G. M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117).

 

                                         Nella
sentenza 12 agosto 1999 in re E., parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 359,
p. 29ss., la nostra Alta Corte federale ha negato l'esistenza di un infortunio
del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale o di un meccanismo
traumatico equivalente, in ragione di un tempo di latenza troppo lungo fra
l'infortunio e l'apparizione dei disturbi alla regione della nuca oppure al
rachide cervicale. Riferendosi a recenti studi concernenti appunto il tempo di
latenza dopo un cosiddetto trauma d'accelerazione - studi secondo i quali i
disturbi accusati non possono più essere ritenuti una naturale conseguenza
dell'infortunio, qualora l'intervallo superi le 24/72 ore - il
TFA ha stabilito che disturbi e referti a livello della nuca oppure del rachide
cervicale devono, secondo l'esperienza, insorgere entro un breve lasso di
tempo dopo l'evento traumatico.

 

                                         Ritornando
al caso di specie, è già stato diffusamente dimostrato che la ricorrente ha,
per la prima volta, accusato dei disturbi a livello del rachide cervicale, nel
corso del mese di ottobre 1997, a distanza, quindi, di circa sei mesi
dalla data dell'infortunio assicurato, aspetto quest'ultimo, del resto,
esplicitamente sottolineato anche dal Prof. __________ (cfr. doc. _:
"Questo disturbo cervicale, molto mal definito sul piano
dell'inquadramento diagnostico e insorto nel novembre '97, cioè sei-sette
mesi dopo l'evento dell'ascensore, sul piano medicolegale non è in alcun
modo suscettibile di rapportabilità causale con tale evento" - la
sottolineatura è del redattore). 

                                         In
siffatte condizioni, in applicazione della giurisprudenza precedentemente
evocata, si deve ritenere che __________, in realtà, non è affatto rimasta
vittima di un trauma alla colonna cervicale del tipo "colpo di
frusta". 

 

 

                               2.7.   Vista la
conclusione a cui lo scrivente TCA è pervenuto al precedente considerando, ci
si deve ora chiedere se la __________ ha o meno correttamente negato la propria
responsabilità riguardo alle turbe psichiche di cui __________ indubbiamente
soffre. 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che l'eziologia dei suddetti disturbi è stata
indagata da diversi specialisti in psichiatria, le cui conclusioni sono fra
loro contrastanti. 

                                         Da un
lato, il dottor __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia,
interpellato dall'assicuratore LAINF, ha affermato, dopo aver posto la diagnosi
di "nevrosi d'angoscia in personalità fragile sul piano
psico-affettivo", che "malgrado l'aggressione del 27.03.97 e
l'infortunio del 08.04.97, attualmente non ci sono delle ripercussioni negative
sullo stato psichico" (doc. _).

                                         Dall'altro,
il dottor __________, anch'egli psichiatra e psicoterapeuta, autore di una
perizia di parte datata 11 maggio 1998, ha diagnosticato una sindrome
post-traumatica da stress in personalità a tratti istrionica. A mente dello
specialista privatamente consultato da __________, questa patologia si trova,
con verosimiglianza preponderante, in una relazione di causalità naturale con
gli infortuni assicurati, affermando, in particolare, che "gli eventi in
cui la peritanda è rimasta coinvolta sono adeguati a
determinare un disturbo come quello diagnosticato. Sicuramente lo è
l'aggressione, in misura minore il secondo infortunio, che viene però a
innescarsi su una situazione già fragile e che pertanto acquista, a sua volta,
una notevole importanza patogenica" (cfr. doc. _). 

                                         Indicazioni
sostanzialmente identiche si ritrovano pure nel rapporto 8 novembre 1998 del
dottor __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, secondo il quale la
sua paziente soffre di una sindrome posttraumatica da stress (cfr. doc. _). 

 

                                         Questa
Corte ritiene di potersi senz'altro esimere dall'esaminare più da vicino la
questione riguardante la natura delle turbe psichiche di cui è affetta
l'insorgente, poiché, anche nell'ipotesi in cui si dovesse ammettere che queste
ultime costituiscono una naturale conseguenza dell'uno e/o dell'altro dei due
infortuni assicurati, ciò non sarebbe ancora sufficiente per poter fondare
l'obbligo contributivo della __________, facendo manifestamente difetto - così
come verrà meglio dimostrato in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità,
aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115
V 133ss. (cfr. STFA 20.12.1994 in re L. inedita).

                                         In questo
ordine d'idee - essendo l'esame della causalità adeguata una mera questione
giuridica - appare senz'altro inutile che il TCA abbia ad ordinare una perizia
psichiatrica. 

 

                               2.8.   Così come
pertinentemente fatto notare dall'assicuratore infortuni convenuto,
l'infortunio occorso a __________ in data 27 marzo 1997 può tranquillamente
essere classificato fra gli infortuni di grado medio, e ciò conformemente ad
una recente giurisprudenza federale. In effetti, nella sentenza 21 giugno 1996
in re P.T. - parzialmente pubblicata in RAMI 1996 U256, p. 215ss. - il TFA ha
proceduto ad un'identica classificazione, trattandosi di un'assicurata
aggredita in strada da uno sconosciuto il quale, dopo averla spinta a terra, ha
tentato di strangolarla (cfr. consid. 6b/bb). 

                                         In
casu, dal rapporto d'inchiesta preliminare 25 giugno 1997 risulta che
__________, mentre transitava all'interno di un sottopassaggio, è stata
assalita da tergo da uno sconosciuto, che le ha finalmente scippato la
borsetta. Durante l'aggressione, l'assicurata ha avuto modo di scorgere che
l'individuo teneva in mano un oggetto tagliente di piccole dimensioni, oggetto
che le era stato appoggiato al collo (cfr. doc. _: verbale d'interrogatorio
dell'assicurata). Le conseguenze somatiche per la ricorrente si sono rivelate
essere, tutto sommato, assai modeste. Dallo scritto 8 aprile 1997 del reparto
di chirurgia dell'__________, presso il quale __________ si era recata il
giorno seguente quello dell'aggressione, si evince che essa ha semplicemente
riportato due graffi superficiali all'emicollo destro ed un graffio
superficiale al dorso della mano sinistra (cfr. doc. _). I medici si sono
limitati a disinfettare le lesioni ed hanno dichiarato chiusa la cura medica
già dal giorno stesso della visita (cfr. doc. _).
È, altresì, pacifico che le suddette sequele organiche non hanno, di per sé,
comportato inabilità lavorativa alcuna. In data 2 giugno 1997, l'assicurata ha
consultato il dottor __________, spec. FMH in dermatologia, allo scopo di
risolvere il problema - prettamente estetico - legato alle cicatrici presenti
sul collo. Dal profilo terapeutico, lo specialista ha, in primo luogo, proposto
infiltrazioni di Kenacort e l'applicazione quotidiana di crema Gorgonium.
Successivamente, a dipendenza del risultato, applicazioni di acido glicolico.
Quale ultima ratio, una loro correzione chirurgica (cfr. doc. _ e _). Il 7
novembre 1997, il dottor __________ ha riferito che la situazione era già
nettamente migliorata (cfr. doc. _). Nell'agosto 1998, il summenzionato dermatologo
ha informato la __________ che il decorso si è rivelato favorevole, che la
cicatrice superiore è diventata invisibile e che quella inferiore si è
appiattita, presentando ormai soltanto un aspetto biancastro (cfr. doc. _). 

 

                                         Il
giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4.3.. 

                                         Analogamente
a quanto stabilito dalla nostra Corte federale nella succitata pronunzia 21
giugno 1996 in re P.T., in concreto, non può certamente essere negato il
carattere piuttosto impressionante dell'aggressione. Ciò nondimeno, nessuno
degli altri fattori menzionati al considerando
2.4.3. appare soddisfatto. 

 

                                         In data 8
aprile 1997, la ricorrente è, dunque, nuovamente rimasta vittima di un
infortunio, peraltro già puntualmente descritto al considerando 2.6.. Anche in
questo caso, le conseguenze somatiche riportate da __________ sono state di
lieve entità (nel certificato 22.4.1997 del PS dell'__________ (doc. _), si
parla, infatti, soltanto di contusione occipitale e all'anca destra), risoltesi
entro breve tempo (cfr. doc. _: rapporto 5 maggio 1997 del dottor __________,
il quale, a distanza di meno di un mese dall'infortunio, già riferiva di un
miglioramento, soggettivo ed oggettivo, della sintomatologia dolorosa a livello
lombo-sacrale), senza necessitare di terapie particolari. 

                                         Alla luce
di quanto precede - a prescindere dal modo in cui l'assicurata ha percepito lo
choc traumatico e, quindi, considerando unicamente la dinamica dell'accaduto e
l'intensità del danno generato - questo secondo evento infortunistico rientra
nella categoria degli infortuni di grado medio, al limite della categoria
inferiore.

                                         Tutto ben
considerato, questa Corte - facendo propria la tesi difesa dalla __________
(cfr. VIII, p. 19s.) - é dell'avviso che nessuno dei criteri di rilievo
elaborati dal TFA sia qui soddisfatto, fatta eccezione, tutt'al più, per una
qual certa spettacolarità dell'evento. 

 

                                         Se ne
deduce che né l’infortunio del 27 marzo 1997 né, tantomeno, quello dell'8
aprile 1997 hanno avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza
della vita, un significato decisivo per l’instaurazione dei disturbi psichici
di cui __________ è sofferente. In siffatte condizioni, si deve negare
l’esistenza del nesso causale adeguato.

 

                                         Concludendo,
nella misura in cui la __________ ha negato alla qui ricorrente il diritto ad
ulteriori prestazioni assicurative, l'impugnata decisione su opposizione non
presta il fianco ad alcuna censura, di modo che essa merita d'esser
intergralmente tutelata. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti