# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a6f04a8-5fa8-54e2-9c23-e90350818d1a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 30.10.1997 12.1997.151
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-151_1997-10-30.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00151

  	
  Lugano

  30 ottobre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.96.648 della Pretura del
distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione 23 settembre 1996 da

 

	
   

  	
  __________ rappr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ rappr. dall'avv. __________

   

  

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 125’079.--
oltre interessi in conseguenza del contratto di lavoro

 

Domanda
sulla quale la convenuta, preclusa, non si è espressa, e che il Pretore con
sentenza 30 aprile 1997 ha accolto per fr. 68’000.-- oltre interessi;

 

Appellante
la convenuta, che con appello del 15 maggio 1997 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere la petizione;

 

Mentre
l’attore con osservazioni e appello adesivo del 24 giugno 1997 postula la
reiezione del gravame avversario e l’accoglimento del proprio, in cui chiede
che la sua domanda sia accolta per ulteriori fr. 53’079.-- oltre interessi.

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1.  - se
deve essere accolto l’appello

2.   - se
deve essere accolto l’appello adesivo

3.  - tassa
di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   L’attore
afferma di essere stato assunto dalla convenuta il 28 febbraio 1995 per
assumere a partire dal 1° giugno 1995 la funzione di direttore della direzione
regionale per il Ticino della __________ (in seguito: __________.

                                         L’assunzione
non sarebbe tuttavia stata concordata con __________ (in seguito: __________T),
la quale avrebbe in seguito sollevato pesanti opposizioni, legate appunto alla
procedura di nomina ma anche alla persona dell’attore, di modo che la convenuta
per risolvere la situazione avrebbe licenziato l’attore già in data 22 novembre
1995.

                                         Stante
la natura abusiva di siffatto licenziamento, pronunciato per motivi inerenti la
persona del lavoratore, sarebbe dovuta un’indennità di fr. 68’000.--, pari a 6
mensilità di salario lordo, ed inoltre la convenuta dovrebbe rifondere
l’ulteriore danno consistente nella differenza tra il salario contrattuale e
l’indennità di disoccupazione durante circa 9 mesi (fr. 53’079.--) e il costo
del patrocinio preprocessuale (fr. 4’000.--), per un totale di fr. 125’079.--
oltre interessi.

 

 

                                  B.   La
convenuta ha omesso di presentare la risposta entro il termine di grazia
assegnatole con ordinanza 4 novembre 1996 ed è perciò rimasta preclusa ai sensi
dell’art. 169 CPC.

 

 

                                  C.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto che sulla scorta delle
motivazioni addotte dalla convenuta il licenziamento da lei pronunciato sia da
ritenere abusivo per il motivo che esso sarebbe stato pronunciato dietro
pressione dell’__________, non disposta a tollerare l’appartenenza politica
dell’attore, ed ha perciò condannato la convenuta a rifondere fr. 68’000.-- a
titolo di indennità, mentre ha respinto le altre pretese del dipendente
ritenendo non compresa nel novero di quelle risarcibili giusta l’art. 336a CO
quella relativa alla differenza tra il salario e l’indennità di disoccupazione,
e non comprovata quella per il patrocinio preprocessuale.

 

 

                                  D.   Con
l’appello la convenuta postula la riforma del giudizio del Pretore nel senso di
respingere la petizione.

                                         L’attore
poco dopo l’inizio dell’attività lavorativa sarebbe stato informato
dell’irregolarità della procedura di nomina e la convenuta gli avrebbe di
conseguenza offerto varie alternative per la continuazione del rapporto di
lavoro alle medesime condizioni economiche, alternative che sarebbero però
state rifiutate dall’attore così che si sarebbe giunti alla notifica della
disdetta.

                                         Il
Pretore avrebbe in sostanza male valutato il materiale probatorio prodotto
dall’attore, limitandosi ad estrapolarne quanto serviva alla causa del
procedente e omettendo di conseguenza il doveroso esame globale delle prove.
Emergerebbe così che l’attore sarebbe stato assunto perché egli, contrariamente
al vero, aveva vantato ottimi rapporti con l’__________T mentre in realtà egli
era stato attivo a livello comunale quale avversario politico.

                                         Se
ne giungerebbe alla conclusione della natura non abusiva del licenziamento, ma
in ogni caso non meriterebbe conferma un indennizzo di fr. 68’000.--, superiore
al massimo stabilito dalla legge, dovendo piuttosto il Pretore in simili
circostanze aggiudicare un massimo di due mensilità di salario, ovvero fr.
20’000.--.

 

 

                                  E.   Con
l’appello adesivo l’attore chiede invece la riforma del primo giudizio nel
senso di ammettere la sua pretesa di fr. 53’079.-- quale differenza tra quanto
percepito dall’assicurazione disoccupazione e il salario contrattuale sulla
scorta di argomentazioni della quali si dirà più avanti.

 

 

                                  F.   Anche
delle osservazioni delle parti agli appelli avversari, dei quali viene
postulata l’integrale reiezione, si dirà, per quanto necessario, nei successivi
considerandi.

 

 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   La
conseguenza della preclusione della parte convenuta ai sensi dell’art. 169 CPC
è che essa non è più legittimata a contestare i fatti addotti dall’attrice con
la petizione (Cocchi/Trezzini, CPC, ad art. 169, n. 3).

                                         Questo
non comporta però automaticamente che tali fatti valgano per veri, rimanendo la
parte attrice, in virtù delle norme generali sull’onere della prova (art. 8
CC), astretta a fornire la dimostrazione degli elementi fattuali sui quali è
fondata la pretesa dedotta in causa (Cocchi/Trezzini, opera citata, ad art.
169, n. 1).

                                         Alla
parte convenuta è per contro concesso il diritto di appellare per dimostrare
che la sentenza del giudice di prime cure non adempie il requisito di un
giudizio pronunciato a termini di ragione e secondo il diritto (Cocchi/Trezzini,
opera citata, ad art. 169, n. 5), fermo restando il divieto di addurre fatti
nuovi (art. 321 CPC; II CCA 16 gennaio 1995 in re S. SA/C. SA e llcc.; Cocchi/Trezzini,
opera citata, n. 5, 7, 8, 11 ad art. 321 CPC).

 

 

                                   2.   Già
a prima vista è addirittura manifesto che l’appello della convenuta, nonostante
le dichiarazioni in tal senso, non risiede tanto in una critica
all’apprezzamento delle prove operato dal Pretore, quanto nella proposta a
giudizio di una differente e personale versione dei fatti, oltretutto ripetuta
più volte, comprendente circostanze che non sono state addotte dall’attore nel
primo processo, e che pertanto non possono essere considerate in questa sede.

                                         L’appellante
fonda in particolare le sue deduzioni sul fatto che l’assunzione dell’attore
sarebbe stata in diretta relazione con la sua asserzione di essere in ottimi
rapporti con l’__________ (pag. 9, 12, 14), circostanza che non figura però tra
quelle evocate in petizione, e afferma inoltre ripetutamente che l’attore
avrebbe rifiutato svariate proposte di sistemazione equivalente (pag. 5, 8, 10,
13, 15, 19, 20), ma anche questa tesi di fatto è estranea al contenuto della
petizione.

                                         E’
perciò solo a titolo abbondanziale che si rileva che le predette affermazioni
sono comunque prive di un ragionevole substrato probatorio, essendo le stesse
fondate dalla convenuta unicamente sulla scorta di lettere da lei stessa
allestite, che sono in quanto tali da considerare unicamente alla stregua di
irrilevanti affermazioni di parte.

 

 

                                   3.   In
conseguenza della preclusione della convenuta, la verifica dell’operato del
Pretore deve limitarsi all’esame della questione a sapere se le prove fornite
dall’attore erano atte a suffragare i fatti rilevanti da lui addotti quo alla
natura abusiva del licenziamento.

                                         La
risposta deve essere affermativa.

                                         Lo
stesso atto di appello (pag. 4 e 5) ammette in effetti che il licenziamento
dell’attore è in sostanza stato determinato dalle ingerenze di un ente
giuridico estraneo al rapporto contrattuale, che non ha accettato di essere
stato escluso dalla procedura di selezione del candidato e che ha formulato
riserve sulla persona dell’attore (cfr. del resto gli espliciti doc. H, I, L,
O).

                                         E’
pacifico che il contenuto degli accordi tra __________ e __________ in merito
alla nomina dei dipendenti non è opponibile all’attore -né la convenuta giunge
ad affermarlo- di modo che se ne deve concludere che il fatto di avere
sacrificato il rapporto di impiego con l’attore sull’altare dei buoni rapporti
con l’__________ costituisce all’atto pratico un licenziamento dettato da
ragioni legate alla persona del dipendente, rifiutato dall’__________ (doc. O:
“auch im Speziellen um die __________, die von der __________ abgelehnt wurde”)
senza una ragione plausibile, se non quella dell’adesione ad un partito
differente da quello in cui si riconosce quell’organizzazione (doc. O: Vielmehr
stellte sich heraus, dass er während einer gewissen Zeit als politischer
__________ (lokal, auf Gemeindebasis) tätig war”), laddove sorprende che a
fronte di una siffatta affermazione -il politico comunale di un altro partito
sarebbe per questo motivo avversario (“__________”) di __________ - nel gravame
(pag. 15) si tenti nondimeno di trarre diritto dall’asserita statutaria
apoliticità di quest’organizzazione.  

                                         Merita
perciò piena conferma la decisione del Pretore di ritenere abusivo ex art. 336
CO il licenziamento dell’attore.

 

 

                                   4.   Per
siffatta eventualità la convenuta contesta l’ammontare dell’indennità da
attribuire al dipendente.

 

                                4.1   Essa
ritiene innanzitutto che l’importo di fr. 68’000.-- pronunciato dal Pretore
ecceda il massimo di 6 mesi di salario del lavoratore stabilito dall’art. 336a
cpv. 2 CO.

                                         La
censura è infondata.

                                         Dovendosi
infatti ritenere quale base di calcolo lo stipendio lordo del dipendente (Rehbinder,
Berner Kommentar, n. 3 ad art. 336a CO) comprensivo di tutte le indennità, e
perciò anche della quota parte della tredicesima mensilità (von Kaenel,
Die Entschädigung aus ungerechtfertigter fristloser Entlassung, Berna, 1996,
pag. 87, ma i criteri per il computo aritmetico sono i medesimi sia per l’art.
336a cpv. 2 che per l’art. 337c cpv. 3 CO), e di rimborsi spese forfetari
aventi carattere di salario (von Kaenel, opera citata, pag. 86), se ne
deve concludere che in base al contratto doc. G, pag. 2, la retribuzione lorda
complessiva per un periodo di 6 mesi sia proprio di fr. 68’000.--.

 

                                4.2   In
secondo luogo la convenuta contesta la congruità dell’indennizzo, ritenendo che
esso dovrebbe al massimo ammontare a due mensilità di salario, ma anche questo
rimprovero si appalesa siccome infondato.

                                         Proprio
dalla massima della sentenza DTF 119 II 157 citata dall’appellante
questa Camera ha infatti desunto la propria giurisprudenza, estremamente
restrittiva, secondo cui il vasto margine di apprezzamento di cui gode il primo
giudice nella quantificazione dell’indennità alla luce di tutte le circostanze,
limitato solo dal predetto massimo di 6 mensilità di salario (Rehbinder,
opera citata, n. 4 ad art. 336a CO), impone grande cautela all’autorità
d’appello, che interverrà solo qualora la determinazione da parte del Pretore
sia manifestamente ingiusta o iniqua (II CCA 6 aprile 1994 in re J./B.
SA e riferimenti).

                                         Il
Pretore risulta essersi determinato per l’indennità massima dopo avere ritenuto
che le modalità del licenziamento costituirebbero un grave intervento nella
personalità del lavoratore, al quale non sarebbe imputabile colpa alcuna.

                                         Secondo
la convenuta il Pretore non avrebbe tenuto conto di tutte le circostanze note e
neppure dei criteri di quantificazione previsti da dottrina e giurisprudenza.

                                         La
critica relativa alla mancata considerazione di tutte le circostanze è tuttavia
a ben vedere finalizzata alla considerazione da parte del giudice di un’inesistente
concolpa del dipendente per avere rifiutato soluzioni alternative (esplicito:
pag. 16), mentre alla breve durata del rapporto di lavoro (elemento peraltro di
importanza relativa, o addirittura da trascurare: DTF 116 II 300, 119 II
161, consid. 2c) si contrappone il fatto che la colpa della convenuta appare
assai grave (DTF 119 II 157 e 161), che il dipendente ha subito un
periodo di disoccupazione relativamente lungo che ha sicuramente causato un
peggioramento della sua situazione economica e sociale. Vanno inoltre ritenute
la solvibilità e la posizione sociale della convenuta nonché la grande
responsabilità della mansione offerta al dipendente, tale da amplificare agli
occhi dei terzi l’effetto negativo di un licenziamento pronunciato tanto in fretta.

                                         In
definitiva la convenuta non riesce ad evidenziare elementi concreti per i quali
la decisione del Pretore risulterebbe manifestamente iniqua, così che la
determinazione dell’indennità, quand’anche massima (medesima soluzione in: II
CCA 6 aprile 1994 citata), può essere confermata, non dovendosi ritenere
che il primo giudice abbia sproporzionatamente ecceduto nel proprio potere di
apprezzamento.

 

 

                                   5.   Con
l’appello adesivo l’attore ripropone a giudizio la pretesa relativa alla
differenza tra quanto percepito durante il periodo di disoccupazione e il
salario contrattualmente previsto.

                                         Si
tratta di una richiesta infondata.

                                         Senso
dell’art. 336a cpv. 2 ultima frase (“Sono salvi i diritti al risarcimento del
danno per altri titoli giuridici”), sul quale l’attore fonda la propria
pretesa, è infatti, esplicitamente, quello di accordare al leso il risarcimento
del danno derivato da un motivo diverso da quello dell’abusività della disdetta
(Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. edizione, Berna,
1996, n. 3 ad art. 336a, pag. 345).

                                         Con
ciò il legislatore non ha tuttavia inteso introdurre un’azione di adempimento
nel senso del risarcimento dell’interesse positivo del lavoratore alla
continuazione del contratto -comprendente quindi in teoria anche i salari
successivi al periodo di disdetta- (Brühwiler, ibidem; Rehbinder,
opera citata, n. 6 ad art. 336a CO, che menziona solo il salario fino alla
scadenza del periodo di disdetta) ma ha unicamente inteso rammentare che al
lavoratore, oltre all’indennità per la disdetta abusiva, possono spettare altre
pretese maturate durante il contratto o che il datore ha inteso scongiurare con
la disdetta, quali ad esempio il salario del periodo di disdetta e l’eventuale
indennità di partenza (Rehbinder, ibidem), una gratificazione (FF
1984 II pag. 543), o pretese derivanti dalla protezione della personalità (Brühwiler,
ibidem, pag. 344).

                                         Se
ne deve necessariamente concludere che il pregiudizio economico subito
dall’attore dopo la fine del periodo di disdetta non è protetto dall’azione
prevista dall’art. 336a cpv. 2 CO, il che è del resto logico se solo si
considera che tale pregiudizio del dipendente non è tutelato nemmeno nel caso
di una disdetta ordinaria ineccepibile, di modo che non si vede per quale
motivo il legislatore avrebbe dovuto privilegiare il dipendente che riceve una
disdetta abusiva rispetto a quello che riceve una disdetta ineccepibile.

 

                                         Ne
consegue la reiezione sia dell’appello principale che di quello adesivo.

 

                                         Spese,
tassa di giustizia e ripetibili seguono la soccombenza delle parti (art. 148
CPC).

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
15 maggio 1997 di __________ è respinto.

 

                                   II.   Le
spese della procedura di appello, consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                 fr.      1’450.--

                                         b) 
spese                                                   fr.            50.--

                                         T
o t a l e                                                    fr.      1’500.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere
all’attore fr. 2’500.-- per ripetibili d’appello.

 

                                  III.   L’appello
adesivo 24 giugno 1997 di __________ è respinto.

 

                                 IV.   Le
spese della procedura di appello adesivo, consistenti in:

 

                                         a)
tassa di giustizia                                  fr.      1’250.--

                                         b) 
spese                                                   fr.            50.--

                                         T
o t a l e                                                    fr.      1’300.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere
alla convenuta fr. 2’000.-- per  ripetibili d’appello.

 

 

 

 

 

 

                                  V.   Intimazione:       __________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario