# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e6f799f-2030-581f-8d6a-8070bc9da481
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.09.2015 11.2015.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-48_2015-09-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.48

  	
  Lugano,

  15 settembre 2015/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Giannini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2015.209 (divorzio: provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa
con istanza del 1° giu­gno 2015 da

 

	
   

  	
  IS 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'istanza
di provvedimenti cautelari del 17 giugno 2015 (subordinatamente appello contro
la decisione emessa dal Pretore il 3 giugno 2015) presentata da IS 1;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Con sentenza del 17 agosto 2009
emanata a tutela dell'unione coniugale il Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, ha condannato IS 1 (1962) a versare un contributo ali­mentare di fr.
1520.– mensili alla moglie CO 1 (1964) e un contributo alimentare di fr. 1380.–
mensili per il figlio A__________ (23 dicembre 2000), affidato alla
moglie, assegni familiari non compresi. Tale sentenza non è stata impugnata ed è
passata in giudicato.

 

                            B.  Il 21 giugno 2010 IS 1
ha promosso azione di divorzio e in pendenza di causa ha continuato a versare i
contributi alimentari fissati a tutela dell'unione coniugale. Statuendo l'11
dicembre 2013, il Pretore ha pronunciato il divorzio e ha obbligato IS 1 a erogare
un contributo alimentare per il solo figlio di fr. 1473.– nel dicembre del
2013, di fr. 1738.– mensili dal 1° gen­naio 2014 al 31 dicembre
2016 e di fr. 1853.– mensili dal 1° gen­naio 2017 fino alla maggiore età,
“riservato l'art. 277 cpv. 2 CC”, assegni familiari non compresi. In favore
della moglie egli non ha riconosciuto alcun contributo alimentare (inc.
OA.2010.455).

 

                            C.  Contro la sentenza appena
citata CO 1 è insorta a questa Camera con un appello del 24 gen­naio 2014 nel
quale chiede di condannare il marito a versare un contributo alimentare per lei
di fr. 1520.– mensili fino al 31 di­cembre 2016 e un contributo alimentare
per il figlio di fr. 1853.– mensili, sempre fino al 31 dicembre 2016, assegni
familiari non compresi. Nelle sue osservazioni del 18 marzo 2014 IS 1 propone
di respingere l'appello, che è tuttora pendente (inc. 11.2014.7).

 

                            D.  Il 1° giugno 2015 IS 1 si è
rivolto al Pretore, chie­dendo di essere liberato dal contributo alimentare per
la convenuta che egli continua a pagare in pendenza di appello nel rispetto
della sentenza a tutela dell'unione coniugale (fr. 1520.– mensili). Statuendo
il 3 giugno 2015, il Pretore ha dichiarato 

                                  l'istanza irricevibile con
l'argomento che solo la giurisdizione di appello è abilitata a modificare,
sospendere o sopprimere un assetto cautelare dopo l'emanazio­ne della sentenza
di divorzio. Le spese processuali di fr. 50.– sono state poste a carico
dell'istante, senza assegnazione di ripetibili.

 

                            E.  IS 1 ha ripresentato a
questa Camera il 17 giugno 2015 la stessa istanza cautelare sottoposta al
Pretore, postulando la soppressione del contributo di mantenimento per CO 1 in
pendenza di appello. Subordinatamente, non dovesse questa Camera condividere la
decisione di irricevibilità emessa dal Pretore, egli chiede che la sua istanza cautelare
sia trattata come appello, che in accoglimento di tale appello la decisione del
Pretore sia annullata e gli atti siano ritornati al primo giudice perché statuisca
sulla soppressione del contributo dovuto a CO 1 pendente causa. Invitata a esprimersi
sulla competenza funzionale di questa Camera, CO 1 non ha presentato osservazioni.

Considerando

 

in diritto:              1.  La ricevibilità dell'istanza
inoltrata da IS 1 a questa Camera per ottenere la soppressione del contributo alimentare
versato alla moglie durante la procedura di appello in virtù della sentenza a
protezione dell'unione coniugale dipende dalla questione di sapere se il
Pretore abbia rifiutato a ragione o a torto di esaminare l'istanza cautelare a
lui sottoposta. Nel primo caso la richiesta volta alla soppressione del
contributo alimentare andrebbe trattata direttamente da questa Camera, mentre nel
secondo andrebbe trattata anzitutto dal Pretore, la cui decisione sarebbe poi impugnabile
con appello. Dandosi un problema di competenza, si giustifica pertanto di
esaminare anzitutto la domanda posta da IS 1 a titolo subordinato, vagliando il
memoriale alla stregua di un appello. Fosse l'appello da respingere, questa
Camera statuirà essa medesima sul­l'istanza cautelare.

 

                             2.  La decisione con cui il
Pretore ha dichiarato irricevibile l'istanza cautelare di IS 1 era appellabile,
applicandosi la procedura sommaria (art. 276 CPC), entro dieci giorni dalla notificazione
(art. 314 cpv. 1 CPC). Nel caso di una controversia meramente patrimoniale, inoltre,
l'appello sarebbe stato ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungesse
almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima
conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC).
Ci si può domandare se tale esigenza si riferisca alla causa di merito o al
singolo provvedimento cautelare richiesto. La dottrina è divisa al proposito (Seiler, Die Be­rufung nach ZPO, Zurigo/Basilea/Ginevra
2013, pag. 275 n. 659 con rimandi). Comunque sia, in concreto tale
presupposto era dato, ove appena si consideri l'ammontare del contributo ali­mentare
che l'istante chiede di sopprimere (fr. 1520.– mensili), di durata incerta e
quindi da calcolare sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza
del Tribunale federale 5A_689/2008 del­l'11 febbraio 2009, consid. 1.2). La
decisione del Pretore, poi, è pervenuta al legale di IS 1 il 9
giugno 2015 (data del timbro postale sul retro della busta d'intimazione).
Presentato il 17 giugno seguente, l'appello in esame è di conseguenza
tempestivo.

 

                             3.  In una sentenza del 12
luglio 2012 menzionata dal Pretore, l'unica finora emessa dopo l'entrata in
vigore del nuovo Codice di procedura civile per quanto riguarda provvedimenti
cautelari in pendenza di appello nel diritto di famiglia (la lite verteva sulla
modifica di una sentenza di divorzio), questa Camera ha ritenuto che solo l'autorità
di ricorso possa modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari dopo
l'emanazione della sentenza finale da parte del Pretore (inc. 11.2012.49,
consid. 2). Il principio si riconduce all'opinione di Bohnet (in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 10 ad art. 268), il
quale sembra – apparentemente – desumerlo dal diritto federale. Questa Camera
non ha escluso che in casi di urgenza un Pretore sia abilitato a decretare egli
medesimo provvedimenti cautelari, quand'anche la sua sentenza sia impugnata in
appello (Sprecher in: Basler Kommentar,
ZPO, 2ª edizione, n. 10 ad art. 268). Ha constatato però che in quel
caso non risultava alcu­na urgenza, tant'è che il Pretore aveva statuito cinque
mesi dopo l'introduzione della richiesta cautelare (loc. cit., consid. 3). Onde
l'annullamento del decreto impugnato.

 

                             4.  In dottrina l'opinione –
per vero apodittrica – di Bohnet sembra
corrispondere a quella accennata da Dolge
(in: Brunner/Gasser/ Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, Zurigo/S. Gallo 2011, n. 20 in principio ad art. 276) e da Sutter-Somm/Vontobel (in: Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2ª edizio­ne, n. 39 ad
art. 276), i quali la motivano con una
sentenza del Tribunale federale (5A_705/2011 del 15 dicembre 2011). Tale
sentenza si limita a precisare tuttavia che provvedimenti cautelari possono
fondarsi sull'art. 276 cpv. 3 CPC quand'anche siano decretati da un'autorità d'appello
(consid. 1.1.1), ma non prescrive che l'emanazione di simili misure in pendenza
di appello competa per diritto federale alla giurisdizione di secondo grado. Una
successiva sentenza del Tribunale federale citata dal Pretore (5A_725/2012 del
18 febbraio 2013) riprende il medesimo concetto, senza sospin­gersi oltre
(consid. 1), mentre un'ulteriore sentenza del Tribu­nale federale cui si
riferisce il primo giudice (5A_80/2014 del 16 aprile 2015, consid. 3.3) nemmeno
affronta il tema dell'autorità preposta al­l'emanazione di provvedimenti
cautelari nelle cause di divorzio dedotte in appello. In simili condizioni la
questione della competenza funzionale merita una disamina più approfondita.

 

                             5.  Un autore che ha vagliato partitamente
il tema legato alla competenza per emettere, modificare, sospendere o revocare
provvedimenti cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza di merito
sia oggetto di appello o di reclamo è Denis Tappy
(in: 

                                  Bohnet
[curatore], Procédure civile suisse, Les grands thèmes pour les practiciens,
Neuchâtel 2010, pag. 267 n. 78; analoga­mente in: Code de procédure civile
commenté, Basilea 2011, n. 14 ad art. 276). Tale
autore ricorda che dal profilo funzionale incombe ai Cantoni, conforme­mente
all'art. 4 cpv. 1 CPC, determinare quale sia il giudice competente a tal fine. Per
principio dovrebbe trattarsi dell'autorità di appello, di regola in composizione
monocratica. Non è però una soluzione imposta dal diritto federale, il quale prescrive
la competenza dell'autorità di appello unicamente per ordinare misure
conservative correlate all'esecuzione anticipata della decisione impugnata
(art. 315 cpv. 2 seconda frase CPC) oppure per ordinare misure conservative
o garanzie ove si tratti di concedere effetto sospensivo a un appello che ne
sia privo (art. 325 cpv. 2 seconda frase CPC; Tappy,
op. cit., pag. 268 nota 86 a piè di pagina). Simili richieste vanno inoltrate
direttamente all'autorità di appello, poiché “l'autorità superiore è meglio
situata che lo iudex a quo per dirigere il processo” (FF 2006
pag. 6744 in fondo).

 

                             6.  Nel Cantone Ticino l'art.
48 lett. a LOG prevede che la prima Camera civile statuisce nelle materie a
essa devolute (n. 1 a 8) “in seconda istanza”, cioè come autorità di ricorso. Essa
statuisce come “istanza cantonale unica”, cioè come autorità di primo grado,
soltanto specifiche questioni di arbitrato (n. 10, 12 e 13) oppure – nella
composizione di un giudice unico – questioni che il diritto federale le impone
di trattare direttamente: la prestazione di anticipi (anche per l'assunzione di
prove), il conferimento del­l'effetto sospensivo a reclami di sua competenza, l'autorizzazione
all'esecuzione anticipata di decisioni e il conferimento dell'effetto
sospensivo ad appelli in materia di provvedimenti cautelari (n. 9). L'art.
48 lett. a LOG non prevede invece che la Camera (né tanto meno un suo giudice)
sia competente per statuire direttamente in materia di provvedimenti cautelari.
Ciò non sorprende, ove si consideri che nel previgente diritto di procedura cantonale
la competenza per emettere, modificare, sospendere o revocare provvedimenti
cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza di merito fosse oggetto
di appello rimaneva quella del Pretore, tranne che l'istanza cautelare si
riferisse – ipotesi estra­nea al caso ora in esame – “a domanda cautelare
proposta nell'ambito di un appello su domanda cautelare già decisa dal primo
giudice, dalla quale trae appunto il suo fondamento processuale, o a domanda
cautelare proposta in causa portata direttamente in appello” (I CCA,
sentenza del 21 settembre 1989 nella causa n. 63/89, pag. 5, citata da Cocchi/Trezzini, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 2
ad art. 377). Nulla induce a supporre – nemmeno i messaggi del Consiglio
di Stato o i verbali del Gran Consiglio – che il legislatore ticinese abbia
inteso mutare orientamento.

 

                             7.  Quanto precede spiega
perché nessuna base legale abiliti questa Camera a statuire come autorità di
primo grado – nemmeno in composizione monocratica – su provvedimenti cautelari
chiesti in pendenza di appello, i quali non sono misure destinate a “dirigere
il processo” (sopra, consid. 5). Certo, l'art. 48b lett. b n. 1 LOG
dispone che le Camere civili del Tribunale di appello possono decidere nella
composizione di un giudice unico “i provvedimenti cautelari”. Il senso della
norma non è però quello di abilitare le Camere civili a emanare provvedimenti
cautelari in qualsiasi causa dinanzi a loro pendente, ma di consentire una decisione
cautelare a giudice unico in casi di particolare urgenza (messaggio del
Consiglio di Stato n. 6707 del 24 ottobre 2012, punto II), sempre nei
procedimenti in cui tali Camere agiscano come “istanza cantonale unica”, cioè
come autorità di primo grado, oppure agiscano “a domanda cautelare proposta
nell'ambito di un appello su domanda cautelare già decisa dal primo giudice”,
come prevedeva il diritto anteriore. Che in altri Cantoni –per esempio Zugo, come
fa notare il Pretore nella decisione impugnata (Gerichts- und Verwaltungs­praxis
2013 pag. 173) – la situazione sia diversa nulla muta. Ne segue che a un esa­me
più approfondito la competenza funzionale per emettere, modificare, sospendere
o revocare provvedimenti cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza
di merito sia oggetto di appello rimane nel Cantone Ticino – per principio – quella
del primo giudice. A torto di conseguenza il Pretore ha dichiarato irricevibile
l'istanza cautelare di IS 1 volta alla soppressione del contributo provvisionale
in favore di CO 1 durante la procedura di appello.

 

                             8.  Si aggiunga che l'attuale indirizzo di giurisprudenza nulla avrebbe
mutato alla citata decisione emessa da questa Camera il 12 luglio 2012 (sopra,
consid. 3). Anche partendo dal presupposto che in tal caso solo il Pretore
fosse competente per statuire sull'assetto provvisionale dopo l'emanazione della
sentenza di merito, in effetti, nessuna urgenza – come detto – giustificava quel
decreto cautelare, il quale sarebbe incorso perciò ad ogni modo all'annullamento.

 

                             9.  Se ne conclude che,
trattato come appello, il memoriale di IS 1 merita accoglimento. Ciò impone di
annullare la decisione del Pretore, cui l'istanza di provvedimenti cautelari va
trasmessa per competenza. Data la particolarità della fattispecie, non si prelevano
oneri processuali. CO 1, che non ha proposto di respingere l'appello né ha
provocato in qualche modo l'esito della decisione impugnata (il Pretore non l'ha
neppure interpellata), non può essere tenuta alla rifusione di ripetibili (DTF
139 III 38 consid. 5 in fine).

 

                           10.  Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro l'odierna decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett.
d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello è accolto, la sentenza
impugnata è annullata e l'istanza di provvedimenti cautelari introdotta il 17
giugno 2015 da IS 1 a questa Camera è trasmessa al Pretore per competenza.

 

                             2.  Non si riscuotono spese né si
assegnano ripetibili.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).