# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 700a597b-2f65-5044-ab52-d302c6fa7796
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 26.11.2018 72.2016.179
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2016-179_2018-11-26.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2016.179

  	
  Lugano,

  26 novembre 2018

  /sg 

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone Ticino

  
	
  La Corte
  delle assise correzionali

  
	
   

  
						

 

	
  composta da:

  	
  giudice Mauro Ermani, Presidente

  
	
   

  	
  Veronica Lipari, vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula
penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

nella causa penale       Ministero
Pubblico

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatore
  privato:

  

 

	
   

  	
  ACPR 1  

  Patrocinato dall’avv. RAAP 1 

  
	
   

  	
   

  
	
  contro

  	
  IM 1,

  rappresentato dal abg. DF 1 

  

 

 

	
  imputato, a norma dell'atto
  d'accusa 151/2016 del 20.9.2016 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

  

 

 

                                   1.   truffa

per avere,

a __________ e in altre località,

il 14 dicembre 2012,

per procacciarsi un indebito profitto,

approfittando del fatto di essere stato presentato e
raccomandato a ACPR 1 dal commercialista di entrambi __________, che lo aveva
proposto a ACPR 1 come la persona con la quale effettuare una triangolazione
finanziaria di cui necessitava ACPR 1, in base alla quale ACPR 1 avrebbe fatto
avere a IM 1 in Svizzera del denaro (tramite bonifico bancario da banca
svizzera a banca svizzera), e in cambio IM 1 avrebbe fatto avere in Italia a ACPR
1 l’importo equivalente in assegni bancari, a favore della società immobiliare __________
di __________,

nonché approfittando dell’urgenza che, al 14
dicembre 2012, aveva la controparte di ricevere in Italia gli assegni
menzionati,

indotto con astuto inganno ACPR 1 a bonificargli
€ 1'425'000.00 sul suo conto corrente postale nr. __________ presso __________,
facendogli credere, con numerose bugie e un’accurata messa in scena, che,
contestualmente all’ordine di trasferimento dato da ACPR 1 a favore del conto
corrente postale di IM 1, egli gli avrebbe fatto consegnare in Italia assegni
circolari per un importo equivalente, ciò che non aveva però intenzione di fare
e, effettivamente, non ha mai fatto,

 

e in particolare,

per quanto riguarda le bugie e la messa in scena:

                                     -   per avere, dai
primi abboccamenti per concordare l’operazione, risalenti a inizio dicembre
2012, ripetutamente confermato alla controparte di avere immediata
disponibilità in Italia di € 1'425'000.00, presso Banca __________, in
modo da poter fare emettere in qualsiasi momento assegni bancari per
quell’importo;

                                     -   per avere
organizzato una fittizia consegna degli assegni bancari alla controparte, che
avrebbe dovuto avvenire presso l’agenzia di __________ di Banca __________, per
il tramite di rappresentanti di ambo le parti, contemporaneamente all’ordine di
trasferimento dei fondi da parte di ACPR 1 a favore del conto corrente postale
di IM 1 presso __________;

                                     -   per avere,
ancora il 14 dicembre 2012, confermato alla controparte, sia direttamente che
per il tramite dei rispettivi rappresentanti, che gli assegni bancari in
oggetto erano già disponibili presso la succursale di __________ di Banca __________
e sarebbero stati consegnati   ai rappresentanti della controparte quel giorno
stesso, non appena ACPR 1 avesse disposto il trasferimento di € 1'425'000.00 a
favore del conto corrente postale di IM 1 presso __________, salvo poi, a fine
giornata, rimandare la consegna degli assegni ai giorni successivi, asserendo
di volere attendere la conferma dell’accredito del denaro in questione sul suo
conto corrente postale;

 

 

                                   2.   riciclaggio
di denaro 

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo 17 dicembre 2012 - 19 aprile 2013,

compiuto atti suscettibili di vanificare
l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca di valori
patrimoniali per complessivi € 938'815.00 e CHF 584'994.00, sapendo che
provenivano dalla truffa di cui al punto 1 del presente atto d’accusa, 

e meglio,

                                     -   per avere trasferito su relazioni bancarie
estere (controllate da lui o da suoi familiari) complessivi € 702'378.27 da
conti correnti a lui riconducibili, e in particolare:

                                   Ø   in data 17
dicembre 2012, € 50'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________,
__________, presso Banca __________ di __________, __________ (a debito del
conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1),

                                   Ø   in data 17
dicembre 2012, € 50'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato a __________,
presso Banca __________ di __________, __________ (a debito del conto corrente
postale nr. __________ intestato a IM 1),

                                   Ø   in data 19
dicembre 2012, € 100'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________,
presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 3
gennaio 2013, CHF 92'670.00 (equivalenti a € 75'000.00), a favore del
conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a
debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________
presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3
gennaio 2013, CHF 30'890.00 (equivalenti a € 25'000.00), a favore del
conto IBAN __________ intestato a __________, presso __________, __________ (a
debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________
presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3
gennaio 2013, CHF 30'887.50 (equivalenti a € 25'000.00), a favore del
conto IBAN __________ intestato a IM 1, presso __________ (a debito della
relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3
gennaio 2013, CHF 24’712.00 (equivalenti a € 20'000.00), a favore del
conto IBAN __________ intestato a __________, presso Banca __________ (a debito
della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso
Banca __________),

                                   Ø   in data 11
gennaio 2013, CHF 79'990.00 (equivalenti a € 64'378.27), a favore del
conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a
debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________
presso Banca __________),

                                   Ø   in data 13
febbraio 2013, CHF 80'859.29 (equivalenti a € 65'000.00), a favore del
conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a
debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________
presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 4 marzo
2013, CHF 24'771.26 (equivalenti a € 20'000.00), a favore del conto IBAN __________
intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione
nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________, presso Banca __________
(__________)),

                                   Ø   in data 4 marzo
2013, € 20'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________,
presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

 

                                   Ø   in data 28 marzo
2013, € 35'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________
presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica
€) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 28 marzo
2013, € 35'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________,
presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 19
aprile 2013, € 118'000.00 a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________,
presso Banca __________, __________ (a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                     -   per avere
prelevato a contanti da relazioni svizzere a lui riconducibili CHF 527'294.00 e
€ 236'436.97, e in particolare:    

                                   Ø   in data 14
dicembre 2012, € 5'000.00, a debito del conto corrente postale nr. __________
intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18
dicembre 2012, € 40'000.00, a debito del conto corrente postale nr. __________
intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18
dicembre 2012, € 8'459.52, a debito del conto corrente postale nr. __________
intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18
dicembre 2012, CHF 121'400.00 (equivalenti a € 100'000.00), a debito della
relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________
(__________),

                                   Ø   in data 28
dicembre 2012, CHF 60'765.00 (equivalenti a € 50'000.00), a debito della
relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________
(__________),

                                   Ø   in data 31
dicembre 2012, € 694.44 (cambiati in CHF 820.00), a debito del conto corrente
postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 1°
gennaio 2013, € 694.44 (cambiati in CHF 820.00), a debito del conto corrente
postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 2
gennaio 2013, € 338.75 (cambiati in CHF 400.00), a debito del conto corrente
postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 8
gennaio 2013, € 549.82 (cambiati in CHF 650.00), a debito del conto corrente
postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 11
gennaio 2013, CHF 61'970.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica
CHF) intestata alla __________ presso Banca __________,

                                   Ø   in data 25
gennaio 2013, € 700.00, a debito del conto corrente postale nr. __________
intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 25
gennaio 2013, CHF 25'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica
CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 25
gennaio 2013, € 30'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 1
febbraio 2013, € 15'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 8
febbraio 2013, € 15'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15
febbraio 2013, € 16'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15
febbraio 2013, CHF 2'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica CHF) intestata a IM 1 presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 28
febbraio 2013, € 10'000.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 28
febbraio 2013, CHF 1'500.00, a debito della relazione nr. __________
(rubrica CHF) intestata a IM 1 presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 8 marzo
2013, € 40'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15 marzo
2013, € 10'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 27 marzo
2013, € 24'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €)
intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 27 marzo
2013, CHF 86'975.00 (equivalenti a € 71'000.00), a debito della relazione
nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________
(__________),

                                   Ø   in data 10
aprile 2013, € 20'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica
€) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 10
aprile 2013, CHF 23'370.00 (equivalenti a € 19'000.00), a debito della
relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________
(__________),

                                   Ø   in data 19
aprile 2013, CHF 144'314.00 (equivalenti a € 118'000.00), a debito della
relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________
(__________),

                                     -   nonché per
avere, in data 3 gennaio 2013, a debito della relazione nr. __________
(rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________, bonificato a
favore di __________ und __________ CHF 57'700.00, per l’acquisto di
un’Audi Q3, autovettura da lui ritirata e quindi portata in Italia;

 

fatti avvenuti: nelle
circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli
art. 146 cpv. 1 CP e art. 305bis cifra 1 CP;

 

 

Presenti:                    -   il Procuratore pubblico PP
1, in rappresentanza del Ministero pubblico;

                                     -   il difensore di fiducia
dell’imputato, abg. DF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1,
patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 1.

 

 

Espletato il pubblico 

Dibattimento:               martedì
25 settembre 2018 dalle ore 09:35 alle ore 09:55;

                                         lunedì 20 novembre
2018 dalle ore 09:45 alle ore 16:10.

 

 

 

Evase le seguenti

questioni:                     Verbale del dibattimento del 25 settembre 2018

Giusta l’art. 366 CPP, viene
fissata una nuova udienza, la quale si terrà lunedì 26 novembre 2018 alle ore
09:30, presso l’aula penale maggiore. Seguirà formale citazione in tal senso.

Il Presidente constata l’assenza
dell’imputato.

 

A questo proposito l’avv. DF 1
produce un certificato medico (doc. dib. 1) e chiede per conto del suo difeso
che il dibattimento sia rinviato. Il certificato medico è accompagnato da una
nota scritta dall’imputato di cui il Presidente dà lettura in aula, come pure
dei certificati allegati (24 settembre 2018, 1° agosto 2018, 12 luglio 2018, 9
luglio 2018, 7 dicembre 2017). L’avv. DF 1 precisa che ad oggi, IM 1 non ha
ancora subìto l’intervento di cui si parla nei certificati medici. Chiede, nel
limite del possibile, il rinvio del dibattimento, per permettere all’imputato
di presenziare, ritenuto che, se dovesse essere assente anche la prossima
volta, si potrà procedere in assenza. 

 

Dopo discussione, le parti
tutte, con il Presidente, concordano a che oggi si svolga la prima udienza
contumaciale e di essere dunque riconvocate per la seconda udienza, alla quale
l’imputato dovrà presenziare. In caso contrario, si proseguirà nei suoi confronti
nelle forme della procedura per contumacia, riservata la facoltà per lo stesso
di chiedere di essere dispensato per motivi medici.

 

Verbale del dibattimento del
26 novembre 2018

 

Il Presidente constata l’assenza
dell’imputato.

 

Il Presidente constata che
l’imputato è stato regolarmente citato con citazione 26 settembre 2018. 

 

L’imputato non ha presentato
giustificazioni per la sua assenza, se non uno scritto 15 novembre 2018 con il
quale indica che non sarà presente per motivi di salute, con allegato un
certificato medico datato 1° agosto 2018 (doc. dib. 1).

 

Il Presidente richiama il
verbale del dibattimento del 25.9.2018 (prima udienza) e constata che
l’imputato ha avuto sufficienti opportunità di esprimersi sui reati a lui
contestati e che la situazione probatoria consente la pronuncia di una sentenza
anche in assenza dell’imputato.

 

Le parti danno atto che oggi vi
sono le condizioni per procedere in contumacia.

 

Si procede quindi alla
continuazione del dibattimento nelle forme della contumacia.

 

Sentiti:                        -   il Procuratore pubblico,
per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

preliminarmente tratterà le eccezioni sollevate dalla difesa, poi
i fatti ed infine la qualifica giuridica. Sulle censure di nullità sollevate
dalla difesa, l’AA sarebbe nullo a mente della difesa, in quanto IM 1 non
sarebbe mai stato sottoposto ad interrogatorio. Al di là che ciò non sarebbe
motivo di nullità, IM 1 si è ripetutamente sottratto agli interrogatori che il
MP ha disposto, egli non si è presentato ad un primo verbale d’interrogatorio
aprile 2013 (AI 25), a un secondo interrogatorio (AI 33), a un terzo (AI 41) e
a un quarto (AI 53), adducendo all’ultimo momento, per il tramite del suo
allora rappresentante legale, motivi per i quali non poteva venire, così come
oggi. Ciò che più importa, è che IM 1 ha avuto la piena possibilità di essere
sentito e di partecipare al procedimento, di sapere di cosa veniva accusato e
di prendere posizione. Soprattutto, egli ha fatto pieno uso di questo diritto,
tant’è che agli atti vi sono una serie di memoriali presentati da lui stesso e
dai suoi difensori, fino ad arrivare all’AI 93, alla richiesta di rifacimento
di alcune prove in quanto non svolte con la garanzia del contraddittorio. Sulla
effettiva partecipazione di IM 1 all’istruttoria richiama gli AI 33, 41, 62,
72, 95 e 98. Per questo motivo, l’eccezione di mancato diritto di essere
sentito, cade nel vuoto. Secondo motivo per il quale l’AA sarebbe nullo, consisterebbe
nella violazione del ne bis in idem, in quanto vi sarebbe già stato un analogo
procedimento in Italia. Anche se fosse, l’AA non sarebbe nullo. Il processo
italiano invocato dalla difesa è totalmente diverso da quello che si celebra
oggi. I fatti e le imputazioni sono diverse. IM 1 figurava come denunciante e
persona offesa, motivo per il quale è evidente che non è stato lui stesso
oggetto di un procedimento penale per truffa e riciclaggio di denaro, come lo è
invece qui oggi. È pure evidente che la decisione prolata dall’autorità
italiana non ha alcuna forza di cosa giudicata nell’ambito del presente
procedimento. Richiama, a riassunto della vicenda, il suo scritto al doc TPC 22
maggio 2018, nel quale, dopo avere fatto, su richiesta del TPC, un accertamento
presso l’autorità italiana, ha prodotto le informazioni del caso. Neppure
questa eccezione deve dunque essere accolta. L’AA dovrebbe essere nullo infine,
a mente della difesa, anche per difetto di competenza territoriale
dell’autorità penale svizzera, essendosi i fatti svolti in Italia. Anche questo
non sarebbe motivo di nullità dell’AA, ma tant’è. La truffa si svolse
manifestamente anche in Svizzera, in particolare, la disposizione patrimoniale
e l’arricchimento del truffatore hanno avuto luogo solo ed esclusivamente in
Svizzera. Pacifico che gli atti di riciclaggio pt. 2 AA hanno avuto luogo in
Svizzera. Per questo motivo, anche questa eccezione deve essere respinta. Nel
merito rileva che a IM 1 è contestata una truffa ai danni di ACPR 1 commessa il
14 dicembre 2012, e il riciclaggio di denaro per l’utilizzo ed i trasferimenti
all’estero dei soldi provento della truffa. Per quanto riguarda i fatti,
l’inchiesta preliminare ha permesso di acclarare pienamente che IM 1 è reputato
un uomo d’affari affidabile e con ottime disponibilità economiche dal suo
commercialista di __________, __________. Interrogato, questi ci riferisce di
come ha conosciuto IM 1 ed i loro rapporti, come pure che tipo di percezione
avesse di lui: imprenditore di successo con una lunga storia (anche
giudiziaria) alle spalle. Storia che lo ha portato nella sua importante
attività imprenditoriale ad essere particolarmente liquido avendo un accesso
illimitato al sistema bancario per poter finanziare le proprie operazioni. Un
cliente facoltoso, liquido, al quale può rivolgersi per proporre un’operazione
di compensazione, che serve ad un altro cliente del commercialista ossia, ACPR
1. Una società riconducibile alla famiglia ACPR 1 deve estinguere un debito
ipotecario in Italia (ca. 1 mio 400 mila euro). ACPR 1 ha la disponibilità per
saldare il debito, ma per motivi suoi di discrezione, non vuole attingere dal
suo conto in Svizzera. __________, si propone per trovare una soluzione
alternativa, e individua nel IM 1 l’imprenditore che potrebbe fare questa
compensazione: ricevere da parte di IM 1, Svizzera su Svizzera, da un conto
svizzero di ACPR 1 a un conto svizzero di IM 1, il 1.4 mio in questione, e
contestualmente, per il tramite di un soggetto italiano adeguato, fornire la
stessa cifra alla società della famiglia ACPR 1 che deve estinguere il debito. IM
1, riceve l’offerta da __________ e l’accetta. Risulta anche dal verbale
d’interrogatorio di __________ che la situazione è favorevole per tutti. IM 1
può spostare in Svizzera una parte dei suoi capitali, situazione che gli aggrada,
al punto che non è prevista nessuna remunerazione finanziaria per questa
triangolazione (soluzione “win-win”). IM 1 conferma a più riprese di avere
immediata e prontissima disponibilità del denaro necessario per questa
operazione, e di essere pronto a consegnarlo in qualsiasi momento,
contestualmente alla ricezione in Svizzera del bonifico per equivalente
importo. Su queste premesse, vengono organizzati degli incontri tra le parti,
vengono ribadite le rispettive necessità, e si arriva a concordare il momento
dello scambio. La data quo è il 14 dicembre 2012; sostanzialmente IM 1 dovrebbe
ricevere sul suo CCP Euro 1.4 mio da un conto __________ di ACPR 1 e,
contestualmente, dovrebbe far consegnare da un suo rappresentante a __________,
assegni circolari di Banca __________ per un importo equivalente, al
rappresentante della famiglia ACPR 1. Ma le cose non andarono così. Quel
giorno, a poche ore dal termine ultimo per la restituzione del prestito
ipotecario che era l’interesse che aveva ACPR 1 nello svolgere questa
operazione (entro il 15 dicembre 2012), sotto pena di penali, il giorno stesso
i termini dello scambio vengono modificati leggermente da IM 1, che afferma che
l’incontro per la consegna degli assegni non si svolgerà più presso Banca __________,
ma in uno dei suoi uffici a __________. Al momento dell’incontro dei
rappresentanti, quello di IM 1 dice al rappresentante di ACPR 1 e al __________,
presente, essendo colui che ha messo in contatto le parti, che per disposizioni
ricevute da IM 1 gli assegni sarebbero stati consegnati solamente una volta
avuta da IM 1 la conferma dell’accredito. A un minuto da mezzanotte risulta una
telefonata tra IM 1 e ACPR 1 stesso ove questi lo rassicura. Fatto sta che in
quelle circostanze, comunque certo della fiducia di cui dovrebbe essere degno IM
1, e nell’impossibilità di agire diversamente, ACPR 1 accetta di fare il
bonifico, lo fa, i soldi arrivano sul conto di IM 1, ma della consegna di
assegni non se ne fa nulla. I rappresentanti rimangono alcune ore negli uffici
ma gli assegni non arrivano mai, IM 1 ritardando la consegna con diverse scuse,
finché arriva la notizia che per quella sera non se ne sarebbe fatto nulla e
che gli assegni sarebbero arrivati il giorno dopo. L’inchiesta ha dimostrato
che di assegni non ve ne sono mai stati, e che IM 1, non solo non aveva mai
chiesto alla Banca __________ di emettere questi assegni, ma non aveva neppure
la possibilità economica per farli emettere. Rinvia ai verbali agli atti __________
e avv. __________. Le dichiarazioni dei testi appena menzionati confermano in
pieno l’esposto di denuncia dell’accusatore privato ACPR 1 (AI 1), nonché i
suoi due verbali d’interrogatorio. Questo, per dire che la ricostruzione dei
fatti e le contestazioni mosse all’imputato, non si basano unicamente sulle
dichiarazioni dell’ACP, bensì sulle dichiarazioni di altre persone, nonché di
quanto acquisito in via rogatoriale (interrogatorio direttrice Banca __________,
e di __________). IM 1 riceve i soldi sul suo conto e li devia subito sui conti
delle sue società, la __________, la __________, a cascata. Ne trasferisce una
parte molto importante in Italia su società a lui riconducibili, li utilizza
per fare vari pagamenti, tra cui 57'000 fr. per l’acquisto di un’Audi Q3 nuova,
più prelevamenti in contanti. Dall’altra parte, ACPR 1 richiede i suoi soldi,
fino alla presentazione della denuncia penale. La difesa di IM 1 è multiforme,
passa da una spiegazione completamente diversa dell’operazione, a una
motivazione completamente diversa, del versamento di denaro in suo favore da
parte di ACPR 1, parlando di un’operazione commerciale che riguardava lui e __________
(da quest’ultimo negata), per poi passare (IM 1), nella sua difesa, per il
fatto che non si era mai impegnato a restituire immediatamente il denaro, che
si trattava di un prestito che avrebbe restituito quando ne avesse avuta la
possibilità, adducendo che __________ ne fosse completamente al corrente. Per
poi arrivare a dire che sarebbe stata la Banca ad impedirgli di rilasciare
questi assegni, come pure a sostenere di non avere restituito il denaro in
quanto probabilmente provento di reato, e in definitiva per non volersi
prestare, lui, a riciclarlo (v. doc. TPC 25.9.2018, primo allegato). Questi
sono i fatti documentati agli atti, che portano in modo inequivocabile, a mente
dell’accusa, a dire che IM 1, approfittando della situazione e dell’offerta
ricevuta dal suo commercialista, come pure della fiducia che egli aveva in lui
e della percezione circa la sua onestà e disponibilità, costruendo un castello
di bugie, ha truffato ACPR 1 (e __________), approfittato della situazione e
fatto quello che doveva per rinforzare l’errore in cui si trovava la
controparte, rassicurata anche dall’evidente impossibilità di ACPR 1 di sapere
che IM 1, in realtà, non aveva alcuna intenzione di riconsegnargli il denaro. A
mente dell’accusa, le precauzioni della vittima sono state adeguate e più di
così non avrebbe potuto fare. Sulla qualifica giuridica, non vi è quindi
possibilità di discussione. L’astuzia nell’agire del IM 1 è già stata
descritta: egli ha creato una struttura di bugie atte a mantenere nell’inganno
la sua controparte e indurla così ad effettuare la prestazione economica a lui
dannosa. Il danno è evidente. Senza discussioni, per quanto riguarda la natura riciclatoria
delle operazioni contestate a IM 1 nell’AA: le operazioni partono dal suo conto
e fanno perdere la tracciabilità, o la rendono più difficile, sfuggendo alla
confisca e al controllo del denaro. Gli unici averi confiscati sono quelli che
sono stati ritrovati sui conti svizzeri del IM 1, già restituiti all’accusatore
privato. Sulla colpa di IM 1, a mente dell’accusa il suo agire è chiaramente
premeditato e finalizzato a sottrarre questi soldi alla sua vittima, usando
l’inganno dapprima, e l’intimidazione poi. IM 1, nella sua azione criminale,
non appare in alcun momento un neofita. Al contrario, egli si comporta come se
avesse grande dimestichezza ed esperienza, come azioni di sviamento, tentativi
di conciliazione a lui favorevoli, il tutto per garantirsi totale impunità.
Nessuna delle decantate proposte di restituzione ha poi sortito un effetto. IM
1 ha denunciato ACPR 1 in Italia e l’accusa si chiede come abbia potuto
costruire una denuncia penale e una causa civile in cui chiede un risarcimento
a ACPR 1 per i danni e le spese subite, per un totale di 5 milioni di euro. Ma
tant’è. IM 1 non appare in alcun modo un neofita nella sua azione, al
contrario, pare completamente a suo agio nel girare i fatti e farsi addirittura
passare lui come vittima e come danneggiato. La sua colpa è certamente grave,
avendo agito esclusivamente per soddisfare bisogni materiali superflui, poiché
titolare di numerose società e conti a lui riconducibili. Si tratta di soldi di
cui apparentemente non aveva alcun bisogno, che lo hanno arricchito,
esclusivamente per accumulare più denaro. La gravità della colpa è aumentata
dalla totale mancanza di risarcimento, fatta eccezione per quanto sequestrato
dall’autorità penale e che evidentemente sarebbe stato prima o tardi restituito
all’ACP. Ciò che porta, per quanto riguarda la richiesta di pena, ad invocare
da parte dell’accusa l’applicazione art. 42 cpv. 3 CP, che prevede l’esclusione
della sospensione condizionale della pena. Chiede la sua condanna a 2 anni di
pena detentiva, da scontare. Nell’ipotesi in cui la Corte dovesse invece
decidere di sospendere la pena, ex 42 cpv. 4 CP chiede una multa di CHF
10'000.-, affinché la pena abbia qualche effetto percettibile per l’imputato.
Chiede inoltre la confisca e la distruzione dei 4 certificati azionari di __________
e __________, società ormai radiate, (AI 69). Non si oppone, qualora richiesto,
al dissequestro dell’ulteriore documentazione sequestrata indicata nell’AA, a
crescita in giudicato della sentenza. Chiede inoltre che venga mantenuto o
ordinato il sequestro conservativo sull’Audi Q3, bene sostitutivo del reato,
acquistato con i soldi di ACPR 1. Chiede inoltre la condanna al risarcimento
del danno nella misura piena richiesta dallo stesso, e a risarcire tutti i
costi dell’istruzione, inclusa la nota d’onorario dell’avv. __________ per il
periodo in cui ha agito come difensore d’ufficio

 

                                     -   l’avv. RAAP 1,
rappresentante dell’accusatore privato ACPR 1, il quale formula e motiva le
seguenti conclusioni:

fa alcune considerazioni a valere quale complemento a quanto già
detto dal PP. Sulle eccezioni preliminari rileva che vi è poco da aggiungere,
con riferimento all’eccezione del ne bis in idem ex art. 54 della Convenzione d’applicazione
dell’accordo Schengen che limita l’applicazione del ne bis in idem ai casi di
sentenza di condanna di Stato estero. Evidenzia che la pena deve essere stata
almeno parzialmente eseguita e che non è questo il caso. Per quanto concerne
l’obiezione di incompetenza, al di là del fatto che non tocca come tale la
validità dell’AA, la stessa è infondata per quanto concerne il reato di truffa,
l’atto di disposizione patrimoniale essendosi materializzato in Svizzera, come
pure l’inganno perché il 12 dicembre 2012 IM 1 si trovava in Svizzera quando
sono intercorse le telefonate finali che hanno immediatamente preceduto l’atto
di disposizione. La competenza per il riciclaggio è pacifica, gli atti
riciclatori essendo avvenuti in Svizzera e hanno vanificarono in modo effettivo
la confisca, per lo meno per tutti i fondi che IM 1 ha trasferito in Italia.
L’autorità italiana sotto questo profilo ha fornito un’assistenza tardiva e
scarsa, inefficace, non avendo nemmeno proceduto ai sequestri dei conti
italiani (GIP di __________), che ha affermato che la richiesta di sequestro
non può essere riconosciuta in quanto non emanata da un’autorità giudiziaria
(come è da loro), fatto incomprensibile per il nostro ordinamento. Questo ha
poi determinato per l’ACP un ulteriore pregiudizio, perché poi evidentemente i
soldi sono spariti da questi conti. Nel merito, l’accusa ha ben descritto il
quadro fattuale complessivo. Astuzia della truffa, ci troviamo confrontati con
il classico caso di eingehungsbetrug, ove l’imputato manifesta il consenso a
procedere a questa operazione di compensazione, già sapendo che uno non è in
grado di adempiere, e due, non ha la volontà di farlo. Questo è un inganno su
un fatto interno che, per definizione, non è accessibile ad una verifica da
parte dell’ingannato. Questo già basta per ammettere l’inganno astuto (v.
verbali di ACPR 1, di avv. __________, dr. __________). Ma anche volendo
considerare verbali di persone estranee, __________, amico fraterno di IM 1 (__________)
e a favore di una procura sui conti bancari __________ e __________ di IM 1
presso la Banca __________ di __________, dichiara, in relazione a quanto
avvenuto il 14 dicembre 2012, che si trovava a __________ in presenza dell’avv.
__________ e del dr. __________ presso l’ufficio di una società di IM 1, perché
era in corso “da parte del IM 1 un’operazione finanziaria non meglio
specificata e di cui non conoscevo i dettagli…. Avrei dovuto per il tramite di
una delle due società … preparare degli assegni … fino a 1.4 mio … ho aspettato
invano che IM 1 mi desse il nulla osta per procedere all’emissione degli
assegni circolari…”. Anche le dichiarazioni rilasciate il giorno successivo
dalla direttrice dell’agenzia di Banca __________ in questione, confermano
questa tesi, ella ha affermato di conoscere __________ e di sapere che lui era
l’unico ad avere la procura su detti conti. Alla domanda se il __________ le
aveva mai segnalato l’eventualità di predisporre assegni circolari per 1.4 mio
nel dicembre 2012, lei risponde di no nella maniera più assoluta (comunque non
c’era la provvista). Si tratta della messa in scena di un castello di menzogne.
__________, contrariamente quanto prospettato, non aveva nemmeno anticipato
questa richiesta di emissione di assegni, che comunque sarebbe stata
ineseguibile per l’assenza di provvista. Tanto basta per ammettere l’astuzia.
L’ACP non è stato un totale allocco, ma si è basato su referenze di persone di
fiducia; questo tipo di considerazione è abbondanziale, affinché l’inganno sia
astuto non è necessario che la vittima metta in atto delle misure di verifica o
di diligenza massimali o ottimali. È sufficiente che la misura della diligenza
non sia del tutto carente. Aggiungasi anche l’astutissimo cambiamento di
programma dell’ultimo momento creato dal IM 1, quando il ACPR 1, che doveva a
sua volta adempiere ad un obbligo di pagamento, è stato messo con le spalle al
muro e non aveva altre possibilità che fidarsi della buona fede del IM 1
(presunta fino alla prova del contrario). oltre al fatto che, poi, i soldi
spariscono e anche rapidamente dal conto CPP e dagli altri conti, utilizzati
per scopi privati e personali. Il contesto conferma in modo chiaro che ci
troviamo di fronte ad un caso scolastico di truffa. Per il riciclaggio fa
riferimento a quanto già esposto dal PP. Spiace constatare, con riferimento
alle memorie dell’imputato, che IM 1 affermi che il ACPR 1 sarebbe un mezzo
mafioso e avrebbe commesso per decenni reati finanziari in Italia. Egli getta
fango sulla sua controparte. L’ACP resta perplesso nel vedere che questo viene
fatto tramite memorie firmate anche da un avvocato e si chiede quali verifiche siano
state fatte dalla collega. Conclude chiedendo la conferma della richiesta di
condanna per i reati di truffa e riciclaggio di denaro formulata dal PP, e
l’accoglimento della domanda adesiva di risarcimento, contestando integralmente
le memorie presentate dalla difesa per quanto concerne pretese accampate
dall’imputato nei confronti dell’ACP

 

                                     -   l’avv. DF 1,
difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni:

è certa che il Presidente abbia visionato le carte in maniera
attenta. Se l’avv. RAAP 1 lo avesse fatto allo stesso modo, si sarebbe accorto
che vi è un’ordinanza agli atti che associa il ACPR 1 alla partecipazione ad
un’organizzazione mafiosa. Cercando il suo nome su google si evince anche
questo. Si chiede perché il suo cliente viva in __________ e non metta piede in
Italia, evidentemente a suo carico vi è un mandato di cattura internazionale.
Il certificato dei carichi pendenti prodotto stamattina lascia il tempo che
trova. È stato emesso dalla Procura di __________, è un certificato che deve
essere richiesto nella città in cui la persona risiede. ACPR 1 non vive in
Italia e sicuramente presso la Procura di __________ non ci sono iscrizioni.
Avesse prodotto quello della Procura di __________, figurerebbe un elenco
lunghissimo di carichi pendenti. Andando con ordine, la difesa non si
soffermerà sui fatti perché sono già noti al Presidente. Le preme comunque fare
un appunto su quanto detto dal PP per l’eccezione del ne bis in idem, che ribadisce
anche in aula. Il PP, quando parla dell’eccezione del ne bis in idem sottolinea
il fatto che le contestazioni che vengono mosse non sono identiche, o comunque
non riguardano gli stessi fatti. La difesa lo contesta poiché dalla
documentazione emerge in maniera inequivocabile che parliamo dei medesimi fatti
e che vi è una richiesta da parte della Procura della __________ all’attenzione
dell’autorità svizzera, dove si specificano dettagliatamente i conti. Sempre
per quanto riguarda i fatti, rileva che il PP fonda la sua ricostruzione sulla
testimonianza di due persone, __________ e __________, quest’ultimo coinvolto
assieme al ACPR 1 in procedimenti penali. I due sono avvezzi alle truffe e a
comportamenti illeciti. Anche questa notizia proviene da un’autorità giudiziaria,
bastando cercare su internet. Non solo, IM 1 è una persona rispettabilissima
con una serie di aziende, un noto imprenditore in Italia ed in Svizzera. Egli non
ha mai subìto una condanna e il PP dimentica di dire che egli, per il periodo
in cui ha vissuto in Svizzera, è stato un cittadino eccellente, non ha mai
avuto un precetto esecutivo, mai nulla. Soprattutto, i suoi comportamenti non
sono mai stati indagati da nessuno. Evidentemente, questo è un dato che alla
difesa pare di particolare rilievo. Le richieste istruttorie purtroppo non sono
state accolte, ma sarebbero servite per dimostrare che la verità è un’altra. In
diritto la difesa parte dall’AA, che parla di truffa e di riciclaggio. Per
quanto concerne il riciclaggio, evidenzia che tale reato si concretizza nel
momento in cui vi è la consapevolezza da parte di chi prende dei soldi, che sa
di essere di provenienza illecita e prova ad inserirli nel mondo della finanza,
nascondendone la provenienza illecita. Per la realizzazione di questo reato è
necessaria la consapevolezza, e meglio l’accordo tra chi consegna il denaro e
chi prova a rimetterlo sul mercato. Nel caso di specie, dall’istruttoria la
difesa non rileva alcunché. Lo stesso PP, individuando il ACPR 1 nell’ACP,
presuppone che quel denaro sia lecito. Viene dunque meno il presupposto
giuridico del reato e non si può parlare di riciclaggio. Per quanto riguarda la
truffa, questa è identificabile in artifizi e raggiri atti ad indurre in
errore. Nella fattispecie in esame, l’ultimo atto identificato come artifizio o
raggiro, altro non è che il momento in cui, se fosse vero ciò che dice
l’accusa, IM 1 fa la denuncia davanti alla Procura di __________ contro il ACPR
1. Determinante è però, che il IM 1 denuncia il ACPR 1 avanti la Procura di __________,
momento consumativo del reato di truffa a mente della difesa. Se non
denunciava, avrebbe dovuto restituirli. Ma così non è andata. Se così dovesse
essere la competenza sarebbe quindi italiana. Ne deriverebbero due altre
conseguenze: competenza dell’autorità svizzera è da valutare nell’ultimo evento
truffaldino. La Procura di __________ ha già deciso con un decreto di
archiviazione. Manca in ogni caso l’induzione all’errore. Gli artifizi ed i
raggiri idonei a truffare avrebbero dovuto essere di particolare entità. Il PP
non ha prove e sul punto non ci sono riscontri. Pertanto, a mente della difesa,
non sussiste nemmeno la truffa. La difesa sottolinea pure che la persona offesa
non è il ACPR 1, bensì il IM 1. Dalla documentazione prodotta e meglio dall’ultimo
memoriale, emerge in maniera inequivocabile che non solo ACPR 1 è dedito alle
truffe, ma che lo stesso __________ è stato denunciato e condannato più volte
per evasione fiscale, truffa e riciclaggio. Il ACPR 1 ha iniziato la sua
attività illecita fin dall’anno 2000, quando forniva finanziamenti illeciti a __________,
moglie dell’__________. __________ e ACPR 1 sono coinvolti in diversi
procedimenti penali. La difesa prende atto che le prove istruttorie da lei proposte
non sono state accolte, ma nel CD che essa aveva chiesto di assumere agli atti,
sarebbe emersa tutta una serie di circostanze che oggi possono essere discusse
solo verbalmente. L’ultimo sequestro è stato portato a termine il 28 novembre
2012, un giorno prima la telefonata che __________ fece a IM 1 chiedendogli di
fare l’operazione con il ACPR 1. __________ si è ben guardato di dire a IM 1 da
dove provenissero i soldi. Ma non è il IM 1 che avrebbe dovuto dire da dove
arrivavano. ACPR 1 è personaggio avvezzo a comportamenti non proprio consoni.
La cosa che più meraviglia la difesa, è che per tutta la fase istruttoria non
ha rinvenuto da nessuna parte la domanda cruciale: da dove arrivavano questi
soldi? Il MP non si è premunito di verificare chi fosse il ACPR 1, ma
basterebbe cercare su google! Chiede quindi l’assoluzione perché il fatto non
sussiste e il dissequestro di tutto in sequestro. In caso di condanna chiede la
minor pena prevista per legge con la sospensione condizionale.

 

 

Considerato,                  in
fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   Curriculum vitae

 

 

…OMISSIS…

 

L’imputato non è mai stato sentito dal PP, al quale
ha presentato per il tramite dei propri legali tre memoriali, il primo allegato
all’AI 33, il secondo all’AI 41 ed il terzo all’AI 72. 

 

Nelle proprie memorie scritte, IM 1 non ha aggiunto
molto in merito ai propri dati anagrafici rispetto a quanto sopraindicato, né
ha fornito particolari dettagli relativi alla propria vita/formazione. 

Ha indicato che dal 2005 risiedeva in Svizzera,
anche se dagli atti di inchiesta emerge che i due appartamenti siti,
rispettivamente, in via __________ e via __________, a __________, a lui riconducibili,
erano vuoti ed il mobilio, di scarso valore, (AI 49). Nei periodi che
trascorreva a __________, egli soggiornava infatti presso l’Hotel __________,
come indicato a VI PP da __________ (cfr. all. ad AI 49). 

IM 1 era amministratore unico della __________,
attiva nel settore della consulenza immobiliare, ad oggi radiata dal RC.

L’imputato era anche direttore, dapprima, ed
amministratore unico, in un secondo momento, della __________, attiva
nell’ambito delle costruzioni e pavimenti, radiata nel frattempo, anch’essa dal
RC. 

Egli era ed è attivo anche in Italia. Al medesimo,
quanto meno nella qualità di ADE sono infatti riconducibili diverse società italiane,
operanti nel settore immobiliare. 

 

 

Precedenti penali

 

 

In Svizzera, agli atti non risulta alcun precedente penale in capo
a IM 1. 

 

Dall’estratto del Casellario Giudiziale italiano, oltre a due
dichiarazioni di fallimento, risulta una condanna, pronunciata il 24 settembre
2003 dalla Corte di appello di __________, per bancarotta fraudolenta,
continuata, in concorso, a un anno, sei mesi e venti giorni di detenzione.
Quali pene accessorie sono state disposte l’inabilitazione all’esercizio di
un’impresa commerciale per dieci anni e l’incapacità di esercitare uffici
direttivi presso qualsiasi impresa pure per dieci anni (cfr. AI 135). 

 

 

                                   2.   Avvio
delle indagini

 

In data 9 aprile 2013, ACPR 1, per il tramite del proprio
patrocinatore, avv. RAAP 1, ha sporto denuncia nei confronti di IM 1 per titolo
di truffa, ex art. 146 CP, e riciclaggio di denaro, ai sensi dell’art. 305bis
CP (cfr. AI 1). 

Giova contestualizzare brevemente i fatti, così come indicati
nella denuncia, da cui trae origine il procedimento penale aperto nei confronti
di IM 1 ed i diversi soggetti che vi hanno giocato un ruolo rilevante. 

La società __________, riconducibile alla famiglia di ACPR 1 (ACP),
debitrice della __________, aveva raggiunto con quest’ultima un accordo per il
saldo del debito precedentemente contratto ad un prezzo vantaggioso, pari a
Euro 1'425'000.00, in luogo di poco meno Euro 2'000'000.00, da versare entro il
15 dicembre 2012 (cfr. doc. 1 allegato al presente rapporto). 

L’ACP disponeva di ampia liquidità presso un conto bancario
svizzero, ma non in Italia, e, confrontato con la necessità di finanziare l’__________
affinché questa potesse saldare il debito con __________, è stato messo in
contatto con l’imputato tramite il commercialista comune, __________. IM 1 ha dichiarato
quindi di disporre di sufficiente liquidità in Italia per permettere, a fronte
di un contestuale ed equivalente bonifico sul proprio conto corrente postale da
parte dell’ACP, l’emissione in data 14 dicembre 2012 di assegni circolari per
complessivi Euro 1'425'000.00 da parte dell’agenzia __________ di Banca __________.
L’avv. __________, legale di ACPR 1, presente a __________ il 14 dicembre 2012
unitamente a __________, avrebbe consegnato tali assegni a __________, in
ossequio agli impegni presi da __________ e ad estinzione del debito di
quest’ultima.

Se, quindi, d’un lato, abbiamo l’ACP che necessitava di avere
liquidità in Italia, avendone in abbondanza su conti svizzeri, dall’altro vi è
l’imputato, che era alla ricerca di liquidità in Svizzera e dichiarava di
averne in Italia.

I fatti non si sono tuttavia svolti come previsto; IM 1 ha preteso
di vedere l’accredito sul proprio conto corrente postale dell’intera somma
prima di procedere all’emissione degli assegni circolari, assegni che però non sono
mai stati emessi da Banca __________, __________. Il tutto, malgrado IM 1
avesse, personalmente o per il tramite del proprio “braccio destro” __________,
dichiarato, all’ACP, a __________ e all’avv. __________, di aver dato l’ordine
di emissione dei circolari a Banca __________, di trovarsi a __________ per
poter verificare personalmente l’avvenuto accredito sul proprio conto e che,
una volta ciò avvenuto, egli avrebbe autorizzato la consegna degli assegni.

In data 24 dicembre 2012, __________ ha fatto sottoscrivere da IM
1 un riconoscimento di debito nei confronti dell’ACP, nel quale l’imputato ha
sostanzialmente riconosciuto i fatti esposti con denuncia del 9 aprile 2013
(cfr. all. 3 ad AI 1, doc. 2 allegato al presente rapporto).

Il mancato versamento di quanto concordato ha portato alla
risoluzione unilaterale dell’accordo intervenuto da parte di __________.  Tale
controversia si è in seguito, comunque, conclusa, ma ad un prezzo, per l’ACP,
meno favorevole di quello che avrebbe dovuto essere corrisposto il 14 dicembre
2012. 

I diversi tentativi di componimento bonale della vertenza oggetto
di questo procedimento penale, nel frattempo intercorsi, segnatamente
comprendenti delle garanzie a favore di ACPR 1 derivanti da immobili di
proprietà di società facenti capo all’imputato, non hanno avuto buon esito. 

 

Il PP ha quindi aperto l’istruzione nei confronti di IM 1 l’11
aprile 2013 per titolo di truffa (cfr. AI 3), istruzione poi estesa il 25
aprile 2013 al reato di riciclaggio di denaro (cfr. AI 12).

 

 

                                   3.   Fatti e motivi a
delinquere

 

Come risulta dall’AA in esame, IM 1 è accusato di truffa, ai sensi
dell’art. 146 cpv. 1 CP, e di riciclaggio di denaro ex art. 305bis cifra 1CP. 

 

 

                               3.1.   Truffa
(punto 1. dell’ AA)

 

IM 1 è accusato di truffa, per avere, al fine di procacciarsi un
indebito profitto, indotto con astuto inganno ACPR 1 a bonificargli in data 14
dicembre 2012 euro 1'425'000.00 sul suo conto corrente postale, facendo credere
a quest’ultimo, contrariamente al vero, che contestualmente all’ordine di bonifico
gli avrebbe fatto consegnare in Italia, e meglio a __________, assegni
circolari per un importo equivalente, ciò che non è invero mai avvenuto.
Operando come descritto, l’imputato avrebbe agito forte delle ottime referenze
di cui beneficiava da parte di __________, commercialista sia di IM 1, che
dell’AP, ACPR 1, e dell’urgenza di una società (__________) riconducibile alla
famiglia di quest’ultimo di avere a disposizione liquidità in Italia entro e
non oltre il 15 dicembre 2012, al fine di saldare un debito contratto nei
confronti di __________.

In particolare, IM 1 avrebbe sempre vantato l’immediata
disponibilità della liquidità sino a concorrenza di euro 1'425'000.00, nel
dettaglio sui conti a lui riconducibili presso l’agenzia __________ di Banca __________.
Egli avrebbe in seguito organizzato, per il giorno in cui è stato effettuato il
bonifico in suo favore, un incontro falsamente finalizzato alla contestuale
consegna di assegni circolari per una somma equivalente, assegni che non sono
tuttavia mai stati emessi né tantomeno giunti al legale dell’ACP, il quale
avrebbe a sua volta dovuto consegnarli, per conto di __________, a __________.
Ciò malgrado IM 1, ancora il 14 dicembre 2012, dopo le conferme in tal senso
già espresse all’ACP, abbia assicurato, direttamente o per il tramite di
persone da lui incaricate, nello specifico __________, che gli assegni sarebbero
stati immediatamente disponibili presso Banca __________, salvo poi rimandare
la consegna dei medesimi ai giorni successivi, asserendo di non aver ricevuto
il corrispondente, previo bonifico sul proprio conto corrente postale, consegna
che, come anticipato, mai ha avuto luogo.

 

 

                            3.1.1.   Posizione
dell’imputato

 

Giova rilevare d’entrata che IM 1 non si mai presentato agli
interrogatori per i quali era stato di volta in volta citato dal PP. Alle date
in cui ciò doveva avvenire, erano però presenti, salvo in un’occasione, i
difensori del medesimo, vale a dire l’avv. __________ sino al 23 maggio 2013,
cui è poi subentrato l’avv. __________ (dapprima in qualità di difensore di
fiducia e dal 20 novembre 2015 quale difensore d’ufficio, cfr. AI 124). In tre
occasioni IM 1 ha però presentato, per il tramite dei medesimi, una propria
memoria scritta. 

 

 

                            3.1.2.   Primo memoriale scritto 

 

                                  a)   In occasione della mancata
presenza dell’imputato all’interrogatorio del 6 maggio 2013, questi, per il
tramite del proprio difensore, ha fatto sapere al PP di non aver compreso che
l’interrogatorio fosse mantenuto, ritenuto che nel frattempo erano in corso
trattative, non andate a buon fine, con la controparte. L’avv. __________ ha
prodotto uno scritto del proprio patrocinato in cui il medesimo ha preso
parzialmente posizione sulle accuse mossegli e confermato la propria intenzione
di restituire quanto bonficatogli dall’ACP nel dicembre 2012.

Al momento in cui si era previsto di interrogare IM 1, i beni
sequestrati, in particolare le relazioni presso __________, intestate
all’imputato, a __________ e a __________, nonché presso __________,
ammontavano a complessivi CHF 267'000.00 circa. Di tali beni il PP ha chiesto a
verbale il dissequestro a favore dell’ACP, ciò che, con scritto del 13 maggio
2013, l’imputato ha accettato.

Contestualmente, e meglio come risulta dal verbale di incontro, il
PP ha disposto il sequestro nelle mani del possessore con divieto di disporne
del veicolo Audi Q3 asseritamente acquistato dall’imputato con parte del denaro
bonificatogli da ACPR 1 e meglio CHF 57'700.00 (cfr. AI 33).

In data 14 maggio 2013 il PP ha chiesto il conseguente trasferimento
degli attivi presenti sui conti posti sotto sequestro a beneficio delle
relazioni bancarie di pertinenza dello studio legale del patrocinatore dell’ACP,
ciò per complessivi CHF 266’897.45 ed euro 562.85 (cfr. AI 43 e 44). 

Al succitato veicolo, parimenti oggetto di ordine di sequestro
(cfr. AI 35), nonché intestato alla __________, risulterà nel corso delle
indagini essere stato acquisito a parziale compensazione di un suo credito da __________,
__________, il quale riferirà, per il tramite del proprio legale, che la
vettura è stata sequestrata a __________ nel dicembre 2014. __________, allo
scopo di evitare una lunga procedura culminante con la liberazione della
vettura a suo favore, ha proposto all’ACP per il tramite del proprio legale, un
versamento di CHF 15'000.00, nonché l’assunzione a proprio carico delle spese
di deposito, di sdoganamento, di esportazione e di immatricolazione sul
territorio italiano (cfr. AI 101). ACPR 1 ha fatto sapere per il tramite del
proprio patrocinatore di non accettare la proposta, chiedendo il mantenimento
del sequestro ai fini della confisca (cfr. AI 102). Ulteriori dettagli in merito
all’Audi Q3 verranno esposti, per quanto necessario, nei consideranti che
seguono.

 

                                  b)   Tornando alla mancata
comparizione dell’imputato all’interrogatorio del 6 maggio 2013, si rileva che
con scritto 5 maggio 2013 prodotto al PP il giorno seguente, IM 1 ha in
particolare dichiarato quanto segue: 

 

"
(…) rappresento la mia totale disponibilità alla restituzione a ACPR
1 della somma che lo stesso mi ha bonificato, o del suo equivalente, con gli
interessi, le spese e gli altri accessori, così come avevo già promesso in un
atto da me firmato in unico originale e in possesso del commercialista __________
(…). Tale restituzione viene garantita e attuata mediante il trasferimento da
parte di una società, nella quale sono soci miei familiari, di un immobili ben
conosciuto da controparte e del valore accertato di Euro 1.500.000.” 

(allegato ad AI 33).

 

In allegato alla succitata comunicazione, IM 1 ha prodotto una
serie di documenti che attesterebbero delle connessioni tra l’operazione ACPR 1-IM
1 e l’affare detto __________, società della quale era interessato, come meglio
verrà illustrato in seguito, ad acquisire delle quote. 

In realtà, tali documenti non comprovano alcun collegamento tra le
due azioni; ne risulta, semmai, la richiesta rivolta da __________ all’imputato
di restituire quanto ricevuto da ACPR 1 prima di investire nell’operazione __________
(cfr. allegati ad AI 33).

 

 

                            3.1.3.   Secondo memoriale scritto 

 

Citato a comparire per essere interrogato in data 13 maggio 2013, IM
1 non si è nuovamente presentato, esponendo le motivazioni della propria
mancata comparsa in un nuovo memoriale consegnato dall’avv. __________ al PP.
Nel dettaglio, l’imputato si è detto impossibilitato a presenziare
all’interrogatorio poiché impegnato a sottoscrivere garanzie in forma notarile
a beneficio dell’ACP. 

Nella memoria scritta 13 maggio 2013, l’imputato ha avanzato
propri problemi di salute, e meglio una patologia cardio-respiratoria, per poi
confermare, come anticipato dal suo legale innanzi al PP, di essere impegnato
in Italia per sottoscrivere i succitati atti notarili e da ultimo indicare i
dettagli delle trattative in corso con la controparte, specificando di non
poter accettare quanto proposto in ragione dell’asserita manifesta
sproporzionalità economica e contrattuale fra quanto dovuto e quanto
richiestogli. Nella propria memoria, IM 1 ha dichiarato altresì che darà “immediatamente
le opportune garanzie di restituzione a ACPR 1 di quanto egli mi ha corrisposto
– e su questo sarò chiarissimo con documenti ed atti certi da me stipulati,
anche unilateralmente, a partire da lunedì” (cfr. all. ad AI 41, p. 4),
documenti poi mai prodotti. 

 

Egli ha quindi proseguito la propria esposizione come segue: 

 

"
Devo inoltre chiarire che non ho indotto nessuno a bonificare
somme in mio favore in quanto l’iniziativa non è stata mia. Le somme sono state
usate non a mio profitto personale, ma per impieghi delle società. 

(…) sono approdato allo studio del dott. __________
per antichi rapporti con il padre. (…) dopo i fatti ho appreso che il __________,
e con altri, in Italia è coinvolto in procedimenti per frodi contro lo Stato.
(…)

ACPR 1 mi è stato presentato da __________ come
persona facoltosa, interessata a partecipare con me ad operazioni in Svizzera e
in Italia, e questo doveva essere era l’inizio di un proficuo rapporto
imprenditoriale. Questo rapporto doveva nascere con la costituzione di una
provvista e con correlativi impegni da parte mia. 

A __________, avevo detto che volevo essere
certo della persona che mi versava il denaro, ed egli mi disse che era persona
serissima e che tutto era a posto. 

Anche il ACPR 1 è oggetto di procedimenti
penali in Italia ed è residente in __________ dal dicembre 2012. (ndr ACPR 1 ha
dichiarato di essere residente in __________ dal gennaio 2013, VI PP 6.10.2015,
p. 2, AI 133) 

(…) Nel giugno 2012 il dott. __________ mi
ha proposto di acquistare le quote di una società denominata __________ (…). Mi
ha presentato l’amministratore __________, uomo di sua fiducia. In attesa di
perfezionare la vendita, prevista entro il 28 febbraio 2013. Contemporaneamente
egli mi sottopose e firmò (in proprio o con __________) per mio conto altre
proposte. 

Il 2 dicembre 2012 il dott. __________ mi
telefona e chiede di incontrarlo a __________ urgentemente. All’incontro mi
dice che, per concludere una vantaggiosa transazione di una società di cui è
interessato, deve versare alla __________ di __________ la somma di circa euro
1.425.000 per una società denominata __________ di proprietà del figlio di ACPR
1 __________, ed amministrata dalla moglie. (ndr nel terzo ed ultimo memoriale
l’imputato dichiarerà di essere venuto a conoscenza solo in una fase più avanzata
delle trattive che la __________ era riconducibile alla famiglia dell’AP)

Egli mi prospettava un finanziamento
immediatamente disponibile per le mie iniziative mediante un bonifico su un mio
conto in Svizzera, dove sono residente a __________. Gli domando se ci sono
problemi ed egli mi risponde che si tratta di una cosa sua e di un suo socio
facoltoso, che poi mi presentò come ACPR 1 (…).

Per parte mia, io avrei dovuto provvedere
con mezzi finanziari miei a pagare la transazione con __________. Gli dissi che
ero interessato perché non potevo rifiutarmi in quanto mi interessava
concludere con lui per la questione della __________. (ndr nuovamente non si
comprende quale sia il legame con l’affare __________)

Il 14 dicembre, mentre mi trovo a __________,
(ndr si noti che in quest’occasione IM 1 tralascia completamente il previo
incontro con l’AP, i termini dell’accordo intercorso ed il fatto che il suo
collaboratore, __________, fosse contestualmente, su suo incarico, a __________,
unitamente a __________ e all’avv. __________, il quale attendeva l’emissione
degli assegni per consegnarli a __________ per conto della __________) mi
telefona __________ e mi chiede se può procedere all’operazione. Io gli faccio
osservare che siamo al 14 e che la scadenza del pagamento era prevista per il
15 che è un sabato e che francamente non ci pensavo più (teste presente il
dottor __________) (ndr __________, interrogato dal PP in data 6 maggio 2013,
non si è espresso sui fatti del 14 dicembre 2012 e non ha quindi potuto confermare
né smentire le asserzioni dell’imputato, benché, come risulta dal primo verbale
dell’AP, egli fosse effettivamente presente). 

Subito dopo mi chiama il ACPR 1 sul
cellulare e mi dice che ha dato disposizione ad un certo __________ della banca
__________ di __________ e me ne fornisce il numero di telefono, il quale è
stato autorizzato da ACPR 1 a consegnarmi la copia del bonifico. Mi aggiunge
che il termine per la transazione con la __________ non è essenziale e di fare
comunque al più presto l’operazione (teste presente il dottor __________).

Vengo poi contattato dall’ufficio legale di
__________ e precisamente dall’avv. __________ che mi chiede una cronistoria delle
mie relazioni con l’istituto. 

Il mio collaboratore __________ si presenta
presso __________ e gli viene detto dai funzionari avvocati __________ e __________
che io, o mie società, non rappresento nessuno e che non intendono accettare il
mio pagamento in quanto è __________ il loro debitore.

Espongo la situazione al dott. __________,
ex funzionario __________, che conosco da molti anni, e gli chiedo come mai la
Banca ha un atteggiamento così di chiusura, e questi mi dice di stare attento
perché le persone che gli ho riferito sarebbero molto chiacchierate e che
l’operazione è a rischio. A quel punto sono costretto a fermare tutto per i
dubbi ed i sospetti che mi derivano da queste informazioni. 

"
“Certamente devo restituire la somma, tanto più che il 24
dicembre avevo firmato con il dott. __________ a __________ in unico originale
un riconoscimento di debito, con l’impegno di concordare il rientro, qualora
entro 90 giorni non vi fosse stato un mio pagamento. La natura di questo
impegno attesta la natura civilistica della vicenda.” 

(all. ad AI 42, p. 4-8).

 

Mediante comunicazione parimenti del 13 maggio 2013, IM 1 ha accettato
il dissequestro degli averi sequestrati dal PP a favore dell’ACP (cfr. all. ad
AI 42). 

 

In merito alle trattative svolte dai legali italiani, delle quali
l’imputato ha dato atto nella memoria consegnata al PP il 13 maggio 2013, per
completezza, va detto che nel resoconto allestito dall’avv. __________ il 17
maggio 2013 quo all’effettiva consistenza economica di quanto offerto da IM 1,
è emersa la debolezza delle garanzie promesse (cfr. all. ad AI 46), debolezza
che l’imputato contesterà, senza che si sia tuttavia mai giunti ad una
soluzione o ad una formalizzazione di quanto offerto in favore dell’ACP. Ma
tant’è.

 

 

                            3.1.4.   Terzo memoriale

 

Per il tramite del proprio legale, IM 1 ha trasmesso agli
inquirenti un ulteriore memoriale, in data 18 luglio 2013, aggiungendo quanto
segue alle proprie precedenti dichiarazioni: 

 

"
(…) Nel giugno 2012 il dott. __________ mi ha proposto di
acquistare la totalità della quote di una società denominata __________ (…). Le
trattative, sempre portate avanti dal dott. __________, sono durate alcuni
mesi, giungendo poi a buon fine, tanto che si giunse il 21 dicembre 2012 ad una
dichiarazione di intenti in cui si prevedeva il perfezionamento della cessione
entro il 28 febbraio 2013 al prezzo concordato di euro 100.000,00 (…).

Il 2 dicembre 2012 il dott. __________ mi
ha telefonato, chiedendomi di incontrarlo a __________.

All’incontro mi ha detto che doveva versare
alla __________ di __________ una somma di euro 1.425.000,00 per chiudere una
transazione di una società di suo interesse.

In particolare i soci di questa società
avevano ampie disponibilità all’estero ma dovevano reperire fondi in Italia ove
erano sprovvisti di liquidita, lasciandomi peraltro ben comprendere che i
soggetti in questione si trovavano nell’impossibilità di compiere un
trasferimento di fondi diretto. (ndr. nella dichiarazione 13 maggio 2013
l’imputato aveva dichiarato che in questo momento delle trattative sapeva che
la società in questione era riconducibile alla famiglia ACPR 1)

Mi ha dunque prospettato un finanziamento
immediatamente disponibile in Svizzera a fronte del quale avrei poi dovuto
effettuare il pagamento alla __________ di __________, detto pagamento sarebbe
dovuto avvenire in tempi brevi tuttavia negoziabili (ndr l’imputato è l’unico a
riferire della negoziabilità del termine per adempiere al saldo del debito
contratto da __________ nei confronti di __________) con l’istituto di credito
con il quale peraltro da trent’anni ho eccellenti rapporti.” 

(all. ad AI 72, p. 1-2).

 

Si rileva che a questo punto del terzo memoriale appare un
elemento mai sollevato prima dell’imputato, e meglio il fatto che lo stesso
avesse da subito fatto presente, fra gli altri, anche a ACPR 1, di essere
momentaneamente sprovvisto di liquidità, circostanza che egli asserisce essere
peraltro già nota a __________, come dimostrerebbe una mail prodotta in
allegato alla memoria in questione (cfr. doc. 2 allegato al presente rapporto)
e sulla quale il commercialista si è, come si vedrà in seguito, ampiamente
espresso. 

IM 1 ha infatti proseguito il proprio memoriale ribadendo più
volte la propria mancanza di liquidità come segue: 

 

"
Come __________ ben sapeva io mi trovavo ad essere titolare di un
ampio patrimonio, ma in situazione di momentanea illiquidità cui peraltro
potevo agevolmente far fronte in Italia e con assai maggiori difficoltà in
Svizzera ove pure avevo in corso importanti affare con relative scadenze
finanziarie.

Occorre ribadire il dott. __________
era perfettamente a
conoscenza del fatto
che in quel momento,
pur vantando crediti certi ed esigibili, non avevo alcuna liquidità ed ero anzi alla ricerca di finanziamenti utili a concludere alcune transazioni in Svizzera (…). 

(…) Per far ciò avrei in ogni caso necessitato di un
certo lasso di tempo 

Dopo qualche giorno ho
nuovamente incontrato il dott. __________ nel suo
studio di __________, ove era presente __________, che già conoscevo per
l'operazione __________, unitamente ad altre due persone,
presentatemi come ACPR 1 e __________. 

Solo in quel momento ho preso che la persona interessata all'operazione con __________ era proprio il Sig. ACPR 1.

Il sig. __________ mi disse
essere un fiduciario e amico di
ACPR 1 da oltre cinquant'anni e di averlo aiutato a
stabilirsi in __________. 

Il ACPR 1 (…) mi disse che
conosceva le mie attività e che
era disponibile a investire in un'operazione immobiliare che ho tutt'ora in corso in Svizzera (…). 

In
quella sede mi hanno consegnato una lettera __________
in cui erano descritte le modalità dell'operazione (…). Poiché in quella lettera
si diceva che il pagamento doveva avvenire entro il
15.12.2012, gli ho fatto presente che l'indicato temine
era per me impossibile da
rispettare poiché, non avendo
liquidità, come fin da subito
indicato al __________, mi sarei dovuto attivare per reperire la provvista
necessaria. Mi confermarono che il termine non era essenziale e poteva essere differito, anche avvalendomi dei miei
buoni rapporti con l'Istituto. (ndr agli atti non risulta nessuna dichiarazione in tal senso da
parte degli altri soggetti interrogati)

Su
loro richiesta ho dunque comunicato le mie coordinate bancarie presso la __________ di __________. Il ACPR 1 aveva peraltro urgenza di definire l'operazione poiché doveva rientrare
in __________ immediatamente e ritenne opportuno di predisporre il pagato in modo da evidenziare che io avevo la necessaria disponibilità così agevolando le inevitabili trattative con la __________ per il differimento
del termine.

Tengo
a precisare di non aver fornito alcuna garanzia sulle mie disponibilità liquide in Italia anche perché, come ampliamente noto al dott. __________,
in quel periodo proprio non ne avevo, pur potendo rimediare a questa mia difficoltà.

Il 14 dicembre, mentre mi trovano a __________, mi hanno telefonato il dott. __________ e il sig. ACPR 1,
confermandomi l'accredito: in
particolare il ACPR 1 mi disse di
aver dato disposizione ad un certo
__________ della banca __________ di __________ di consegnarmi copia del
bonifico. Mi ha anche nuovamente
ribadito che il termine per
saldare la __________ non era
essenziale e che, pertanto, avrei avuto il tempo necessario per
organizzarmi.

Dopo aver ricevuto dal Sig. __________ il
documento attestante l'avvenuto accredito, mi sono recato presso __________,
accompagnato dal mio consulente
(dott. __________). In quella sede
il dott. __________ mi ha chiesto di comunicare formalmente la causale dell'accredito. 

Non
sapendo come comportami ho chiamato il dott. __________ il quale mi ha messo in contatto telefonico con ACPR 1 che già si trovava in __________. Ho detto al ACPR 1 che, viste le difficoltà, forse era meglio annullare l'operazione.

ACPR 1 ha però insistito, autorizzandomi a dichiarare che l'accredito era riferito a un finanziamento alla mia società svizzera (__________).

Ho
dunque fornito a __________ le
giustificazioni richieste (come suggerite dal ACPR 1) accompagnate da una lettera di presentazione redatta dallo studio __________ (ndr
tale documentazione non risulta tuttavia essere tra gli allegati all’AI 72, con
il che si tratta di semplici allegazioni di parte).

Ricevuto l'accredito, ho
utilizzato gran parte della somma per finanziare le mie
attività, adempiendo ad impegni
precedentemente assunti. Impegni che erano certamente noti al dott. __________.

Mi sono dunque attivato per effettuare il versamento alla __________
e, a tal
fine, su indicazione di ACPR 1, ho immediatamente contattato l'avv. __________ di __________ (T. __________) che mi ha fornito i riferimenti delle persone con cui mi sarei dovuto mettere in contatto per eseguire la transazione:
dott. __________ (direttore della __________ di __________ — T__________) e avv. __________
(legale della __________ di __________ — __________).

In
data 24.12.2012, quando avevo già
incassato la somma messa a mia disposizione dal
Sig. ACPR 1, considerati i tempi
necessari per reperire la provvista necessaria a saldare la __________, il dott. __________ mi chiese di sottoscrivere un riconoscimento di debito in cui era stabilito che avrei tentato di eseguire l'operazione in
Italia e che, nel caso in cui non vi fossi riuscito, entro 90 gg. avremmo dovuto stabilire un piano di rientro. 

Ho
immediatamente sottoscritto tale
documento lasciandolo in unica
copia nelle mani del dott. __________ come da lui preteso per motivi di riservatezza (…). 

In data 28.12.12, ho chiesto a un mio collaboratore,
rag. __________, di recarsi presso la sede della __________ di __________ (__________) per prendere contatto con
l'avv. __________ e riferirgli che ero pronto a trattare i termini del
saldo del debito della __________. 

Il
rag. __________ si è effettivamente recato presso la citata sede della __________ dove ha incontrato l'avv. __________, presente anche l'avv. __________ (altro legale di __________).
Entrambi gli hanno però chiaramente detto che la Banca non avrebbe
accettato alcun versamento proveniente da soggetti terzi rispetto al loro debitore e cioè la
società __________ (…). Non solo.
Trascorsa appena un'ora, __________ ha inviato una formale comunicazione con cui veniva risolta la
transazione con la __________, rendendo con
ciò vano ogni ulteriore tentativo di adempiere al mio impegno
(…).

Per
cercare di risolvere il problema
mi sono messo in contatto con il dott. __________, ex funzionario di __________ che conosco da molti anni,
chiedendogli spiegazioni sul motivo che aveva indotto
la Banca a
rifiutare il mio versamento.

Il dott. __________ mi disse
che l'atteggiamento della Banca era del tutto normale alla luce delle normative oggi vigenti che non
consentono alle banche di svolgere
transazioni finanziarie senza comprendere le ragioni economiche. (…) Il dott. __________ (…) Ha anche aggiunto che, nonostante la lettera di revoca inviata
dalla Banca, il versamento alla __________ poteva ancora essere eseguito. (ndr
ciò non trova riscontro o conferma né nelle dichiarazioni degli altri soggetti
assunte a verbale, né nella documentazione agli atti)

(…) privato della
possibilità di disporre a breve di liquidità, ma consapevole
della necessità di far fronte al mio debito, ho manifestato l'intenzione di dare corso al riconoscimento di debito
rilasciato al dott. __________ il 24.12.2012, che prevedeva la predisposizione di un piano di rientro. 

In
quest'ottica mi sono anche, ma
inutilmente, offerto di cedere al ACPR 1 un
prestigioso immobile sito in __________, il cui valore copriva
abbondantemente la somma
consegnata. 

(…)

Contestualmente il prezzo di cessione della società __________ — quella
che mi era stata offerta a 100.000
euro — è inspiegabilmente lievitato a 500.000 euro (…). (ndr ancora non si comprende quale
sia il collegamento tra i due affari)

A
questo punto mi viene quasi il
sospetto che il dott. __________ mi abbia allettato con l'affare __________ al solo scopo di indurmi ad effettuare un'operazione di sospetta legittimità.

Ciò anche perché, nella
corrispondenza intercorsa, il dott. __________ da un lato afferma che le due vicende (cessione __________ e
restituzione al ACPR 1) non sono legate, ma poi aggiunge che comunque la cessione __________ (e perdippiù al nuovo esorbitante prezzo) potrà essere
affrontata solo dopo che il ACPR 1
sarà stato soddisfatto (…).

(…) Non nego affatto di dover
restituire la somma a suo tempo concessami, a tal fine ho autorizzato l'avvocato __________ di __________ di consentire il trasferimento alla
parte querelante di quanto a me
sequestrato nel presente procedimento nonché di trattare la chiusura
stragiudiziale della vertenza in
tempi brevi.” 

(all. ad AI 72).

 

In merito al fatto che la __________ non avrebbe voluto trattare
il rientro di quanto dovuto, peraltro ad oltre dieci giorni da quanto ciò
avrebbe dovuto avvenire, con soggetti estranei ad __________, IM 1 ha prodotto
una dichiarazione privata di __________, posteriore allo svolgersi dei fatti, e
meglio datata 26 giugno 2013 (allegato 2 al presente verbale).

 

 

Né l’imputato né il suo, nuovo, difensore sono comparsi
all’interrogatorio previsto per il 28 maggio 2013 (cfr. AI 53), ciò che ha
indotto il PP ad emettere il giorno stesso un mandato di cattura nei confronti
di IM 1 (cfr. AI 54), mandato che è stato prorogato in data 10 marzo 2015 (cfr.
AI 104) e il 15 marzo 2017 (cfr. doc. TPC 4).

 

 

                            3.1.5.   Verbali
di interrogatorio dell’accusatore privato

 

 

                                  a)   Sentito dal PP il 29 aprile
2013 in qualità di accusatore privato, ACPR 1 ha confermato lo svolgersi dei
fatti come descritto nella denuncia 9 aprile 2013. Egli si è quindi espresso
come segue sulla figura e sul ruolo avuto nell’operazione da IM 1: 

 

"
__________, mio commercialista da una decina d’anni (…) è persona
di mia fiducia. Non ho mai avuto e non ho tuttora motivo di dubitare sulla sua
buona fede nell’ambito della sua proposta di affidarmi a IM 1 per questa
operazione. (…) __________, introducendomi IM 1, mi disse che era un
imprenditore che aveva costruito moltissimo su __________ e che in passato
aveva anche avuto dei guai giudiziari, con riferimento a un buco presso la
Cassa di risparmio di __________. Mi disse che ora la sua situazione era
assolutamente regolare e affidabile. Mi disse che era residente in Svizzera e
che presso il suo studio erano domiciliate alcuno società che erano
assolutamente sane. (…) ai primi di dicembre 2012 ho dunque incontrato IM 1
presso l’ufficio di __________ di __________. IM 1 mi ha confermato la
fattibilità dell’operazione. Mi ha assicurato di avere già la disponibilità
equivalente presso una sua banca italiana, mi sembra la __________ (Casso di
risparmio di __________). Il conto era intestato ad una sua società
immobiliare, mi sembra trattasi della __________. Per la forma, in caso di
necessità, la __________ avrebbe dichiarato che questi fondi erano stati messi
a disposizione della __________ come finanziamento. Mi ha detto che il giorno
14 dicembre 2012 avrebbe già avuto in mano gli assegni circolari già emessi dalla
sua banca e li avrebbe consegnati all’avv. __________ in banca, a momento della
conferma dell’avvenuto trasferimento sul suo conto svizzero dell’equivalente.
(…)

Contrariamente agli accordi, il 14 dicembre
2012, data in cui doveva avvenire lo scambio e imperativamente il pagamento da __________
a __________, IM 1 non si presentò a __________, presso Banca __________, dove
aveva appuntamento con l’avv. __________, mio rappresentante, per consegnargli
gli assegni. Al telefono disse a __________ e a __________, e poi anche a me,
che doveva imperativamente essere a __________ al momento del bonifico sul suo
conto __________ della somma. Disse a __________ di recarsi presso lo studio di
un suo collaboratore, tale __________, assieme al quale si sarebbe dovuto
recare in Banca __________ per ritirare gli assegni circolari. Nel frattempo IM
1 si era recato presso la mia banca svizzera, __________, con un suo
collaboratore dal nome straniero, e aveva parlato con il dottor __________, mio
consulente, confermandogli quando da me già anticipatogli, ossia di effettuare
il bonifico a favore del suo c.c.p. Dovendo concludere l’operazione in
giornata, ho dato la mia autorizzazione a procedere in questo modo. Il bonifico
da __________ al c.c.p. di IM 1 è stato effettuato. L’avv. __________ è rimasto
tutto il giorno presso lo studio di __________ ma alla fine non è stato
possibile recarsi in banca per ritirare gli assegni. (…) io non ho partecipato
in prima persona agli avvenimenti di quella giornata, ma solo telefonicamente,
in quanto mi stavo recando a __________ per far rientro in __________.

A seguito di questo inadempimento da parte
di IM 1, per il tramite di __________ e __________ ho cercato di recuperare i
miei soldi. Con una serie infinita di scuse e giustificazioni infondate e
rinvii, IM 1 ha sempre posticipato. Ha comunque riconosciuto di dovermi dei
soldi (…)”

(VI PP 29.04.2013, p. 2-4, AI 21).

 

 

                                  b)   Risentito dal PP in data 6
ottobre 2015, ACPR 1 ha dichiarato quanto segue in merito alla disponibilità di
liquidità, in Italia, di IM 1: 

 

"
(…) mi precisò che lui aveva la disponibilità dei fondi in
questione presso Banca __________ a __________; (…) ricordo che affermò di
avere la disponibilità. (…) Premetto che IM 1 era persona nota a __________
nell’ambito imprenditoriale. (…) le informazioni da me assunte sono quelle
provenienti dal mio commercialista __________, che all’epoca era anche il
commercialista di IM 1. In particolare, segnalandomelo come una persona
potenzialmente interessata per il finanziamento in questione, mi disse che IM 1
aveva domiciliate presso il suo studio (di __________) società immobiliari che
detenevano immobili, peraltro non gravate da ipoteche. In sostanza __________
mi ha rassicurato circa la capienza finanziaria di IM 1.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 3-4, AI 113). 

 

Alla domanda dell’avv. __________, già patrocinatore
dell’accusato, volta a sapere se egli avesse effettuato ricerche in merito
all’immediata disponibilità di liquidità da parte dell’imputato, l’ACP ha
dichiarato quanto segue: 

 

"
No, non ho effettuato ricerche specifiche su questo punto. Come
detto __________ mi aveva rassicurato che IM 1 aveva comunque capienza
patrimoniale tale da fornire garanzia del suo adempimento; come si dice a __________
era una persona “che aveva da perdere” nel senso che avendo un patrimonio è
aggredibile.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 113). 

 

In merito allo svolgersi della triangolazione, ACPR 1 ha
sottolineato che “(…) l’operazione era intesa come contemporanea. In tempo
reale, appena ricevuto il bonifico sul conto svizzero, IM 1 doveva consegnare in
Italia gli assegni per un valore equivalente.” (VI PP 6.10.2015, p. 4, AI
113), aggiungendo che gli assegni in questione sarebbero stati presi in
consegna dall’avv. __________ e dal dott. __________, circostanza che trova
piena conferma nei verbali di quest’ultimi. 

 

Alla domanda volta a sapere quando e come egli avrebbe saputo il
motivo della mancata consegna degli assegni, ACPR 1 ha riferito: 

 

"
Quel giorno io ero in contatto telefonico con __________ e __________.
Sono stato aggiornato sui vari passaggi. A fine giornata, dopo che avevo
eseguito il bonifico sul conto di IM 1 e dopo varie comunicazioni di IM 1 a __________
e __________, sostanzialmente accampanti giustificazioni per il fatto che non
poteva ancora consegnare gli assegni in quanto doveva ancora constatare
l’avvenuto accredito sul suo conto svizzero, __________ e __________ mi hanno
dovuto comunicare di avere lasciato l’ufficio presso il quale si trovavano
senza avere ancora ricevuto gli assegni.” aggiungendo che nei giorni successivi
“(…) IM 1 ha sempre addotto delle giustificazioni che a mio modo di vedere, a
posteriori, definirei delle sciocchezze.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 113).

 

L’ACP ha quindi dichiarato che nessun professionista che lo
assisteva gli aveva mai segnalato, prima del 14 dicembre 2012, che la __________
avrebbe potuto avere delle riserve a recepire il pagamento così come pensato,
ossia da un soggetto terzo. In particolare ha rilevato che “gli accordi con __________
erano che il debito poteva essere saldato via bonifico a via assegni circolari
non trasferibili intestati a __________, da depositarsi presso una delle sue
filiali. L’identità della persona che emetteva gli assegni non è stato oggetto
di discussione o di indicazioni particolari da parte della banca” (VI PP
6.10.2015, p. 5, AI 113).

 

In merito alle sue conoscenze relative ai rapporti intercorrenti
tra IM 1 e __________, ACPR 1 ha dichiarato: 

 

"
Premetto che IM 1 vantava conoscenze altolocate in __________
.ricordo che mi è stato riferito, non so se da IM 1 o da __________, che IM 1
aveva parlato con sue conoscenze in __________ dell’operazione “__________”, o
meglio del pagamento che la __________ avrebbe dovuto fare entro il 15 dicembre
2012. Non mi è stato però riferito il tenero della discussione e il grado di
approfondimento della tematica che vi è stata.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 6 AI 113). 

 

Di grande interesse, a fronte dell’indicazione contraria
rilasciata dall’imputato, è la dichiarazione di ACPR 1 in merito alla
possibilità di posticipare la data entro cui doveva essere saldato il debito
che __________ aveva contratto nei confronti di __________, e meglio che “(…)
avevo chiesto di spostare la scadenza al 31 dicembre 2012, proroga rifiutatami”
(VI PP 6.10.2015, p. 2, AI 113).

 

                            3.1.6.   Le
testimonianze

 

                         3.1.6.1.   __________

 

                                  a)   Sentito in qualità di
testimone dal PP in data 29 aprile 2013, l’avv. __________ ha in particolare
riferito quanto segue in merito ai fatti del 14 dicembre 2012 ed ai pregressi
accordi intercorsi tra ACPR 1 e IM 1: 

 

"
(…) ho accompagnato ACPR 1 ad un incontro con IM 1 agli inizi di
dicembre 2012 presso lo studio __________ a __________. In sostanza IM 1
confermò di poter consegnare sin da subito assegni circolari per l’importo in
questione (Euro 1.425 milioni), tratti da un suo conto personale o un conto di
una sua società, la __________, a favore della __________, per saldare il
debito __________. E ciò a fronte del versamento del corrispettivo su un suo
conto svizzero. IM 1 in cambio non voleva nulla, in particolare non commissioni
o altro; lui aveva già un interesse allo spostamento di sue provviste
dall’Italia alla Svizzera. (…) nei giorni successivi, il 10 o l’11 dicembre
2012, ho incontrato IM 1 a __________, per accordarmi sui dettagli. Mi
presentò, in un bar, un suo collaboratore, tale geometra __________. Mi disse
che il 14 dicembre lui non sarebbe stato presente, ma avrei incontrato __________
che mi avrebbe consegnato gli assegni una volta avuta la conferma del bonifico
sul suo c.c.p. svizzero. Ci accordammo per incontrarci presso la sede della
banca di IM 1, la __________, sede di __________. Preciso che IM 1 decise di
utilizzare il suo conto personale per fare emettere questi assegni e non quello
della società __________. Anche in quell’occasione mi confermò che aveva la
provvista necessaria e aveva già dato l’ordine per fare emettere gli assegni.
L’organizzazione dell’operazione mi è sembrata assolutamente congrua e non ha
destato alcuna perplessità in me. (…)

Il 14 dicembre 2012 __________ mi telefonò
dicendomi che l’appuntamento era presso un ufficio in Via __________ a __________.
Mi incontrati in Via __________ con __________ e __________. L’ufficio era di
una società ma in questo momento non ricordo il nome. Lì ci fu detto da __________
che IM 1 gli aveva dato disposizioni per andare a ritirare gli assegni solo
dopo che egli avrebbe avuto la conferma, a __________, dell’accredito del suo
c.c.p. In sostanza ciò costituiva una modifica degli accordi. Vi furono
comunque varie telefonate tra noi, IM 1 e ACPR 1. Infine, anche sulla base
della fiducia che si era instaurata, delle rassicurazioni orali date e ribadite
e della volontà di rispettare il termine con __________, ACPR 1 confermò di
procedere e diede l’ordine alla sua banca di bonificare sul conto c.c.p. di IM
1. Contrariamente a quanto appena dettoci, però non ci furono consegnati gli
assegni. In sostanza IM 1 non diede l’ok a __________ per accompagnarci in
banca, adducendo di non aver ancora avuto conferma del bonifico. In seguito,
nei giorni seguenti, vi furono ulteriori scuse e giustificazioni per
giustificare il mancato rispetto del termine. (…) ricordo che io suggerii di
ottenere da IM 1 almeno un riconoscimento di debito (…)IM 1, mentre continuava
ad accampare scuse nei confronti di ACPR 1, intraprese anche delle iniziative verso
__________ per cercare di ottenere un rinvio del termine per il pagamento da
parte di __________, ma senza risultati concreti. (…) Mi sono sentito ingannato
e mi sono rimproverato di esserci cascato, ma devo dire che IM 1 si è davvero
venduto estremamente bene, mettendo sul tavolo una serie di conoscenze, affari
in corso e affari già conclusi che portava a fargli fiducia.” 

(VI PP 29.04.2013, p. 2-3, AI 22).

 

 

                                  b)   Risentito dal PP il 6
ottobre 2015, lo stesso avv. __________ ha riferito di aver seguito
personalmente le trattive portate avanti dalle parti al fine di un componimento
bonale della vertenza, riferendo che IM 1 non è mai andato oltre ad una
dichiarazione orale di disponibilità. 

Egli ha pure indicato che in merito all’operazione del 14 dicembre
2012 “Non si è formalizzato per iscritto alcun contratto. La questione è
stata discussa e pensato soprattutto dal profilo contabile. Ricordo che l’idea
era di far figurare l’entrata in __________ come finanziamento di terzi. Questo
terzo avrebbe in seguito rinunciato al suo credito verso __________ a fronte
della rinuncia di un credito equivalente che ACPR 1 vantava nei confronti del
terzo. (…) era stata valutata la possibilità che il terzo (IM 1 o chi per esso)
cedesse il credito verso la __________ a ACPR 1.

(…) ricordo tuttavia che IM 1 disse di avere già a disposizione
immediata questa cifra, presso Banca __________.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 114).

 

Quanto alla persona di IM 1, sempre l’avv. __________: 

 

"
Ho avuto l’impressione di un imprenditore facoltoso. Lui ha
spiegato che, a seguito di vecchi e superati problemi giudiziari, non
utilizzava crediti bancari per la sua attività imprenditoriale (…). Per tale
motivo faceva capo a liquidità nelle sue disponibilità per la sua attività. Ciò
spiegava anche l’immediata disponibilità della cifra di rilievo in oggetto.
Rilevo che fu chiesto esplicitamente a IM 1 di quanti giorni avesse bisogno per
ottenere l’emissione di assegni in questione, e lui precisò che la
disponibilità era immediata. (…) Al più tardi mi fu detto al momento
dell’incontro.” 

(VI PP 6.10.2015, p. 4. AI 114)

 

In merito allo svolgersi dei fatti del 14 dicembre 2012, l’avv. __________
ha confermato le sue precedenti dichiarazioni, precisando quanto segue: 

 

"
Arrivati all’incontro __________ ci disse che gli assegni non
erano ancora stati emessi ma che l’ordine di emissione era già stato dato per
scritto alla direttrice della Banca __________. Ci disse che IM 1 preferiva non
fare emettere questi assegni fintanto che non avesse avuto conferma dell’accredito,
in quanto l’emissione è costosa e un eventuale annullamento per nostra
inadempienza avrebbe comportato dei costi. Ci disse tuttavia che non appena IM
1, che si trovava all’uopo a __________, avesse avuto conferma dell’avvenuto
accredito sul suo conto, avrebbe dato immediata conferma alla direttrice di
Banca __________ che avrebbe emesso gli assegni che mi sarebbero stati
consegnati nel giro di pochissimo tempo, il giorno stesso e naturalmente in
tempo utile per la consegna a __________. (…) non ricordo se mi fu fatto il
nome della direttrice di Banca __________ che avrebbe recepito queste
istruzioni. (…) Ricordo però che __________ mi parlò di una donna. (…) io non
vidi personalmente le asserite istruzioni scritte circa l’emissione degli assegni
in questione. Io chiesi a __________ se aveva copia di queste istruzioni ma mi
disse di non averle. (…) né io né __________ pretendemmo di conferire con la
direttrice in questione, per verificare l’esistenza delle asserite istruzioni.”

(VI PP 6.10.2015, p. 5, AI 114).

 

In merito a chi avesse deciso di proseguire comunque l’operazione,
nonostante le nuove modalità proposte da IM 1, l’avv. __________ ha dichiarato
che fu “ACPR 1. Preciso che ricevuta la notizia delle nuove modalità pretese
da IM 1, __________ lo ha contattato telefonicamente, per chiedere spiegazioni
di questo modifica che evidentemente riduceva le garanzie per ACPR 1. Mi ha
riferito che IM 1 lo ha rassicurato circa il fatto che gli assegni sarebbero
stati emessi immediatamente dopo la conferma del bonifico. Ho comunicato
telefonicamente a ACPR 1 questa modifica delle condizioni dello scambio. Lui ha
parlato al telefono direttamente con IM 1. Mi ha quindi comunicato di avere
accettato questo nuova modalità e di avere dunque già dato l’ordine alla banca
svizzera per il pagamento. Mi ha chiesto di procedere nei miei incombenti,
ossia di ritirare gli assegni e portarli a __________. (…) Ricevemmo quindi,
non so dire esattamente a che ora, ma sarà stata indicativamente l’una, una
pima chiamata di IM 1, che comunicava di essere in fila in banca per verificare
l’avvenuto accredito sul suo conto. In seguito, direi verso le due e mezza-tre,
IM 1 chiamò __________ e gli comunicò che quel giorno non avrebbe potuto
verificare l’accredito e che dunque non avrebbe autorizzato l’emissione degli
assegni. Il tutto doveva essere dunque rinviato da quel venerdì al lunedì
successivo. (…) Devo dire che io alla fine di quello giornata non avevo ancora
pensato a un’ipotesi di truffa, anche se le giustificazioni addotte per la
mancata consegna quel giorno degli assegni mi sembravano poco credibili. (…)
Aggiungo che venerdì 14 dicembre 2012, mentre mi trovavo presso gli uffici di IM
1, ho ricevuto diverse telefonate dai funzionari della __________ che stavano
aspettando gli assegni in questione. La consegna era evidentemente stata
preannunciata, in considerazione dell’importanza dell’operazione. Dopo aver già
lasciato gli uffici di IM 1, e dunque nel secondo pomeriggio, ho ricevuto una
telefonata del legale esterno di __________. Mi ha sostanzialmente contestato
di non aver ossequiato gli accordo e che il termine per la transazione era
scaduto. Mi ha anche detto che tale IM 1, a lui sconosciuto, aveva telefonato a
__________ (ufficio legale) facendo riferimento al versamento da loro atteso da
parte di __________, chiedendo di pazientare. Mi disse che né lui né i
funzionari di __________ che avevano ricevuto questa telefonata sapevano chi
fosse questo IM 1, ma che comunque non vi era la possibilità di rinviare il
termine concesso. Nella loro ottica questa telefonata doveva evidentemente
apparire come un tentativo di __________ per ottenere una proroga sul termine.”

(VI PP 6.10.2015, p. 6, AI 114).

 

 

                         3.1.6.2.   __________

 

                                  a)   Interrogato in qualità di
testimone il 29 aprile 2013, __________ ha in particolare dichiarato quanto
segue quo agli affari di IM 1:

 

"
(…) IM 1 ha (…) domiciliato presso la mia sede alcune società
immobiliari a lui riconducibili. Per queste società io (…) tenevo la
contabilità. Devo dire che queste società detenevano diversi immobili, senza
alcun carico ipotecario. (…) nel corso della frequentazione, ho avuto modo di
costatare di persona che si faceva assistere dai migliori professionisti nelle
zone in cui lavorava. Sulla base di questa conoscenza, delle sue frequentazioni
professionali e della constatazione che egli disponeva di ingenti valori
immobiliari, io lo ritenevo un professionista assolutamente affidabile. (…) le
società immobiliari riconducibili a IM 1 a me note non sono direttamente tenute
da lui, ma da parenti, prestanomi (ad esempio __________) o, per il tramite di
una fiduciaria italiana, dalla società svizzera __________. Sono comunque certo
del fatto che queste società siano tutte a lui riconducibili (…)” 

(VI PP 29.04.2013, p. 2-3, AI 23). 

 

Giova rilevare che nel corso del secondo interrogatorio cui sarà
sottoposto, a conferma di quanto detto in merito al fatto che ADE di tutta una
serie di società era IM 1, __________ produrrà un organigramma, dal quale
risultano, tra le altre, le società, come si evince dalla documentazione
bancaria sequestrata, a beneficio delle quali l’imputato ha distratto i valori
patrimoniali versatigli dall’ACP per saldare il debito della __________ nei
confronti della __________. 

 

Quanto alla presentazione di IM 1 a ACPR 1 ed ai fatti del 14
dicembre 2012, __________ ha così proseguito il proprio verbale di
interrogatorio: 

 

"
(…) nell’ambito dell’operazione __________, visto che per
questioni di riservatezza ACPR 1 preferiva non bonificare i soldi dovuti a __________
direttamente dal suo conto in Svizzera, ho pensato di chiedere al mio cliente IM
1, residente in Svizzera e con, a mio modo di vedere all’epoca, ampie
disponibilità, se era interessato ad un’operazione di compensazione. Gliela
proposi e lui si disse subito d’accordo. Ci incontrammo quindi agli inizi di
dicembre 2012 nel mio studio con IM 1, ACPR 1 e __________ e trovammo l’accordo
nei termini ben descritti nella denuncia. 

Il 14 dicembre 2012, giorno in cui
bisognava concludere l’affare, il suo rappresentante a __________, __________,
colui che doveva fisicamente consegnare a me e a __________ gli assegni, ci
chiese di recarci non in banca (__________), ma presso gli uffici di una
società riconducibile a IM 1 (ufficialmente alla figlia, la __________, in Via __________
a __________). Qui __________ ci rassicurò sul fatto che gli assegni fossero
pronti. Ci disse che aveva personalmente parlato con il direttore della banca __________
e aveva disposto dei tagli da euro 100'000.00, anziché da euro 200'000.00 come
suggerito dal direttore. (…) ci disse esplicitamente che gli assegni erano
pronti. Utilizzò proprio queste parole. (…) per me era chiaro che gli assegni
erano pronti per essere ritirati in banca.” 

(VI PP 29.04.2013, p. 3, AI 23). 

 

Il teste ha quindi confermato quanto già riferito dall’ACP e
dall’avv. __________ in merito al succedersi degli eventi del 14 dicembre 2012.

Egli ha inoltre indicato di aver fatto sottoscrivere, in data 24
dicembre 2012, un riconoscimento di debito a IM 1, confermando le dichiarazioni
rese in tal senso dall’avv. __________, nel quale quest’ultimo confermava
sostanzialmente i motivi per cui ricevette l’accredito in Svizzera. Il
documento venne firmato da IM 1 alla presenza dello stesso commercialista, il
quale, in merito ad eventuali contorni nella vicenda del trasferimento dei
valori patrimoniali dalla Svizzera all’Italia del 14 dicembre 2012, ha aggiunto
che “confermo e ribadisco che i soldi bonificati da ACPR 1 a IM 1 hanno
quale unica giustificazione il pagamento __________. ACPR 1 non ha alcun tipo
di interesse o affare con IM 1. In particolare. (…) è del tutto estraneo
all’affare __________” (cfr. VI PP 29.04.2013, p. 4, AI 23).

 

Va evidenziato, a conferma della mancanza di legami tra i due
affari, che dal riconoscimento di debito citato e sottoscritto da IM 1 non
emerge nessuna correlazione con l’operazione __________ (cfr. doc. 3 all. ad AI
1).

 

 

                                  b)   Risentito il 30 aprile 2013,
__________ ha completato le proprie dichiarazioni del giorno precedente,
indicando agli inquirenti quali erano le principali società riconducibili a IM
1, producendo l’organigramma succitato, consegnatogli personalmente
dall’imputato stesso (cfr. VI PP 30.04.2013, p. 2-3, AI 27).

 

 

                                   c)   Risentito dal PP in data 6
ottobre 2015, __________ ha dichiarato che IM 1 aveva sempre puntualmente saldato
tutte le sue note sino al 14 dicembre 2012, data a decorrere dalla quale
l’imputato non ha più corrisposto nulla, maturando nei suoi confronti uno
scoperto compreso tra i 10'000.00 ed i 15'000.00 Euro. Egli ha aggiunto che
conosceva l’imputato poiché questi gli era stato introdotto dal padre quale
importante commerciante di prodotti petroliferi, che disponeva di un grande
patrimonio, detenuto per il tramite di società a lui riconducibili. 

 

Il teste ha poi contestualizzato il tenore della propria mail di
data 23 ottobre 2012, inerente un sollecito di pagamento di euro 1'500.00 per
la pubblicazione dei bilanci si società riconducibili all’imputato affermando,
in particolare, in merito al fatto che IM 1 gli avrebbe chiesto di aspettare
perché “doveva fare cassa”, ha precisato che tale espressione riguardava
il fatto che l’imputato gli aveva appena pagato una nota spese di un certo
rilievo. __________ non ha quindi dedotto la pretesa mancanza di liquidità del
proprio cliente dalla frase in questione, quanto semmai una richiesta di
attendere la corresponsione di un ulteriore pagamento a fronte del recente
saldo di una nota di onorario ingente. L’imputato, reso edotto del fatto che le
spese di pubblicazione dei bilanci non potevano essere anticipate dal
commercialista, avrebbe infatti corrisposto il relativo importo l’indomani. 

 

In merito alla liquidità a disposizione dell’imputato, __________
ha quindi ripercorso gli affari trattati dal proprio cliente in prossimità del
dicembre 2012 e discussi con l’avvocato __________ di quest’ultimo, tale __________,
dall’ottenimento di un credito di circa mezzo milione di euro, all’interesse
all’acquisto di un immobile del valore di 90 milioni di Euro, e di una società
per complessivi Euro 600’000-650'000.00, elementi che non hanno fatto altro che
rafforzare le sue convinzioni sulla solidità economica dell’imputato, tanto da
dichiarare a ACPR 1 che per, IM 1, avrebbe addirittura garantito lui (cfr. VI
PP 6.10.2015, p. 3-4, AI 115). 

 

Ha poi aggiunto:

 

"
IM 1 mi confermò questa sua disponibilità presso Banca __________
di __________. Mi disse che il ritardo nella sua esecuzione era dovuto al fatto
che i suoi fondi erano investiti in titoli e aveva bisogno i tempi tecnici per
disinvestirli. Mi rassicurò sul fatto che, a difetto dell’utilizzo dei suoi
beni presso Banca __________, avrebbe utilizzato quanto ricevuto da ACPR 1 sul
conto svizzero, dicendomi che non aveva toccato quel denaro (ricordo mi disse
che i soldi erano “bloccati” sul conto postale che li aveva ricevuti per gli
usuali accertamenti anti riciclaggio). (…) IM 1 mi rassicurò sulla rapida
restituzione (…) rassicurava che la soluzione era imminente” 

(VI PP 6.10.2015, p. 5, AI 115).

 

Tutto quanto sopra conferma il fatto che __________ non aveva
dubbi sulla solidità finanziaria dell’imputato e sull’immediata disponibilità
di liquidità da parte di quest’ultimo. 

 

                                  d)   Relativamente ai fatti del
14 dicembre 2012, __________ ha dichiarato, precisando ciò che aveva riferito
in occasione del primo verbale di interrogatorio, ossia: 

 

"
Quel giorno ci siamo recati con __________ presso gli uffici
della __________, una società di IM 1, come concordato con IM 1. Abbiamo
incontrato il factotum di IM 1, il suo braccio destro, __________. In quell’occasione
__________ ci ha detto che gli assegni erano pronti. Ci disse anche che il
taglio era di euro 100'000.00 cadauno. In nostra presenza fece una telefonata,
dicen