# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78a1851e-b549-53e3-a040-17cc5d44cd47
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 08.04.2013 80.2013.71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2013-71_2013-04-08.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2013.71

  80.2013.72

  	
  Lugano

  8 aprile 2013

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Rocco Filippini, vicecancelliere

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 22 febbraio 2013 contro la decisione del
  23 gennaio 2013 in materia di IC e IFD 2011.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1,
nato nel 1955, celibe, svolge l’attività indipendente di agricoltore.

                                         Nella
dichiarazione fiscale per l’anno 2011, il contribuente dichiarava un reddito da
attività lucrativa indipendente di complessivi fr. 23'331.–.

 

 

                                  B.   Notificandogli
la tassazione IC/IFD 2011, con decisione del 5 settembre 2012, l’Ufficio di
tassazione di Biasca commisurava il reddito dell’attività indipendente in fr.
30'000.–. Nelle proprie motivazioni, l’autorità adduceva che i valori erano
stati rettificati “sulla base degli elementi noti all’autorità fiscale, delle indicazioni
fornite dal contribuente o dei coefficienti d’utile medio validi per aziende
del ramo e facenti parte della realtà locale”.

 

 

                                  C.   Il
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 18 settembre
2012, contestando la rettifica del valore del reddito da attività indipendente
effettuata dall’autorità di tassazione. Egli sottolineava che i dati da lui
dichiarati, indipendentemente dai coefficienti d’utile medio per le aziende del
ramo, rispecchiavano la sua reale situazione economica.

                                         L’Ufficio
di tassazione, con decisione del 23 gennaio 2013, accoglieva parzialmente il
reclamo del contribuente, commisurando il reddito da attività indipendente in
fr. 29'000.–. Nella motivazione allegata l’autorità indicava unicamente che il
reclamo era parzialmente ammesso.

 

 

                                  D.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 puntualizza di non
concordare con i dati accertati su reclamo e ribadisce che quelli dichiarati
corrispondono alla reale situazione, provenendo il suo reddito esclusivamente
dal settore agricolo e beneficiando dei sussidi concessi dal Cantone.

                                         Nelle
proprie osservazioni, l’Ufficio di tassazione propone di respingere il reclamo,
sottolineando di avere già diminuito il reddito da attività indipendente di fr.
1’000.–, pur confermando la ripresa effettuata in sede d’accertamento per
carenza di disponibilità finanziaria.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta
l’art. 17 cpv. 1 LT, di uguale tenore dell’art. 18 cpv. 1 LIFD, sono imponibili
quali reddito da attività indipendente tutti i proventi dall’esercizio di
un’impresa commerciale, industriale, artigianale, agricola o forestale, da una
libera professione e da ogni altra attività lucrativa indipendente.

                                         In base
agli art. 26 LT e 27 LIFD, dal medesimo sono deducibili le spese aziendali e
professionali giustificate, tra cui rientrano, fra le altre, gli ammortamenti e
gli accantonamenti secondo gli art. 27 e 28 LT, rispettivamente gli art. 28 e
29 LIFD.

 

 

 

                                         1.2.

                                         Nella
procedura fiscale vige la massima ufficiale e il principio inquisitorio.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti
fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte
le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere
in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,
Berger, Voraussetzungen und
Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura
fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo
l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione
determinano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto
determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è imposto
l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed
esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la
situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione TF 2A.502/2005 del 2 febbraio
2006, in: StR 61 p. 442).

 

                                         1.3.

                                         Di
principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8
CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che
l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o
aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei
fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133
II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

                                         La
descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non
lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie
o comportamenti ostruzionistici (Schär,
Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p.
435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in
maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione,
possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo
fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per
motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il
suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non
può essere pretesa (Zweifel, in:
Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol.
I/2b, 2ª ediz. Basilea 2008, n.
29 ad art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti).

                                         In
definitiva, la massima ufficiale e il principio inquisitorio trovano i loro
limiti nel dovere di collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione
oggettiva dell’onere probatorio (Zweifel,
op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD, p. 263; Althaus-Houriet,
in: Yersin/Noël [a cura di], Impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 4 ad art.
123 LIFD, p. 1196).

 

                                         1.4.

                                         Secondo
gli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, l’autorità di tassazione esegue
la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il
contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali
oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per
mancanza di documenti attendibili. A tal fine, può tener conto di coefficienti
sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente.

                                         Pur
avendo ritenuto che la dichiarazione effettuata dal ricorrente non fosse
corretta, l’autorità di tassazione ha rinunciato ad una vera e propria tassazione
d’ufficio, che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi
limitato il diritto di reclamo da parte del contribuente (obbligo di
motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3). Come ha stabilito la giurisprudenza
del Tribunale federale, tuttavia, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non
impedisce all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in
base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova
(sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid.
3).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nel caso
in esame, l’autorità di tassazione, ritenendo che le dichiarazioni fornite dal
ricorrente non rispecchiavano l’effettiva situazione contributiva, ha determinato
il suo reddito ricorrendo al calcolo del dispendio. Nella decisione impugnata,
l’Ufficio di tassazione ha dunque definito il reddito da attività indipendente
in complessivi fr. 29'000.–, procedendo al confronto fra le entrate e le uscite
del contribuente, dal quale emergeva un ammanco di, rispettivamente, fr. 7'545.–
e fr. 17'322.– (calcolo eseguito dapprima senza considerare il conto __________
non dichiarato negli anni precedenti e poi tenendo conto di quest’ultimo).

 

                                         2.2.

                                         L’autorità
di tassazione ha allestito il seguente calcolo delle entrate e delle uscite per
l’anno 2011 (dispendio senza conto __________), che oltretutto non ha nemmeno
sottoposto al ricorrente per eventuali osservazioni:

 

 

 

	
   

  	
  Entrate

  	
  Uscite

  
	
  Attivi:

  	
   

  	
   

  
	
  titoli, capitali e numerario

  	
   

  	
  6’575

  
	
  sostanza aziendale

  	
  733 

  	
   

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Proventi:

  	
   

  	
   

  
	
  redditi da attività
  indipendente

  	
  23’331

  	
   

  
	
  reddito titoli e capitali
  dedotta IP

  	
  37

  	
   

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Oneri:

  	
   

  	
   

  
	
  oneri assicurativi

  	
   

  	
  6’185

  
	
  spese immobili

  	
   

  	
  1’500

  
	
  imposte 

  	
   

  	
  2’986

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  minimo vitale

  	
   

  	
  14’400

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Totale entrate/uscite

  	
  24’101

  	
  31’646

  
	
  Ammanco annuo

  	
  7’545

  	
   

  

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Ora,
l’insorgente ribadisce che il suo reddito proviene unicamente dal settore agricolo
e che i dati dichiarati corrispondono al vero. Né con il ricorso del 22
febbraio 2013, né tanto meno con il successivo scritto del 4 marzo 2013,
soddisfa tuttavia i presupposti di legge secondo l’art. 227 cpv. 2 LT, in cui
viene richiesto a quest’ultimo di indicare nell’atto di ricorso una concisa
esposizione dei fatti a sostegno, l’indicazione dei mezzi di prova, una breve
motivazione e le sue proposte conclusive.

                                         D’altra
parte, non può nemmeno passare inosservato che l’autorità di tassazione non ha minimamente
spiegato, nella decisione impugnata, in base a quali considerazioni ha respinto
il reclamo con cui il contribuente contestava l’aumento del reddito da attività
indipendente. Essa si è limitata ad affermare che il reclamo era parzialmente
ammesso.

 

                                         3.2.

                                         Detto
questo, si deve ricordare che, adita dal contribuente con reclamo, l’autorità
di tassazione prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta
(art. 208 cpv. 1 prima frase LT; art. 135 cpv. 1 prima frase LIFD) e la decisione
deve essere motivata (art. 208 cpv. 2 LT e art. 135 cpv. 2 prima frase LIFD; Agner/ Jung/Steinmann, Kommentar zum
Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422). Per giurisprudenza
costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: pertanto, di regola,
la sua violazione comporta l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada
vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (STF del 5 luglio 1994 in re S.P.; DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109
con relativi riferimenti).

                                         L’art. 29
Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi
sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni,
riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque
essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i
motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e
pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del
giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza
superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1;
inoltre STF del 5 dicembre 1990 in re A.W).

Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su
tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può limitarsi a prendere
posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione
di merito (cfr. DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, cons. 3a; DTF 105 Ib
248/9, cons. 2a; DTF 101 Ia 3; STF dell’8 gennaio 1987 in re S. McL, cons. 3; sent. CDT n. 381 del 30 luglio 1981 in re St.; Imboden/Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, vol. I, n. 85 B III a, p. 535; Känzig/Behnisch, Direkte Bundessteuer, 2ª ediz., vol. III,
Basilea 1992, p. 249).

                                         La motivazione
deve dunque consistere nell’esposizione della fattispecie ed in una motivazione
giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione:
solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo
ricorso e l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (Känzig/Behnisch, op. cit., p. 249;
inoltre sentenza CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004 n.19t).

 

                                         3.3.

                                         Nella
fattispecie, la motivazione della decisione impugnata è manifestamente inadeguata
ai requisiti legali indicati, non pronunciandosi del tutto sulla questione
dell’aumento del reddito da attività indipendente. Inoltre, il calcolo del
dispendio effettuato dall’autorità fiscale non risulta essere stato sottoposto
al contribuente perché potesse presentare le proprie osservazioni.

                                         Con
questo modo di agire, l’Ufficio di tassazione ha messo il contribuente nella situazione
di non poter fare altro che inoltrare un ricorso lacunoso dal punto di vista
procedurale.

 

                                   4.   La
decisione impugnata deve pertanto essere annullata e gli atti rinviati
all’Ufficio di tassazione, perché adotti una nuova decisione motivata.

                                         Visto
l’esito del gravame, non si prelevano tassa di giustizia e spese processuali.

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   La
decisione su reclamo del 23 gennaio 2013 è annullata e gli atti sono rinviati
all’Ufficio di tassazione di Biasca per una nuova decisione motivata.

 

 

                                   2.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.

 

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).

 

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -;

  -;

  -;

  -.

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: