# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cab5e2b4-8e53-5a98-89d8-4bd21c6a1a3e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 17.06.2014 17.2013.160
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-160_2014-06-17.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.160

  	
  Locarno

  17 giugno 2014/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di
  appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Michela Rossi, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio dell’11 giugno 2013 da

 

	
   

  	
  AP 1

  rappr. dall’avv. Daniel Ponti, 6901 Lugano

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi confronti l’11 giugno
  2013 dalla Pretura penale di Bellinzona (motivazione scritta intimata il 26
  luglio 2013)

  	 

 

richiamata la dichiarazione di appello 7 agosto 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che                  con decreto di accusa n.
1983/2012, il procuratore pubblico ha riconosciuto AP 1 autrice colpevole di:

 

                                         favoreggiamento,
per avere, a __________ negli uffici della polizia cantonale in data 30 marzo
2011, tentato di sottrarre a procedimento penale il figlio __________ - che si era
reso autore di un tentato furto a __________ la notte precedente - dichiarando
che l’automobile Peugeot 206, targata __________, vista alle ore 22.30/22.45 da
due testimoni allontanarsi dal luogo del reato, era nelle medesime circostanze
di tempo in suo possesso, essendosi recata in Italia verso le 21.00 con
un’amica utilizzando la suddetta vettura ed essendo rientrata verso le 23.30;

 

                                         furto di poca
entità, per avere a __________ in data 3 febbraio 2012, per procacciarsi un
indebito profitto e al fine di appropriarsene, sottratto a danno del negozio __________
un articolo di abbigliamento del valore di fr. 34.90 (refurtiva recuperata e in
seguito pagata dall’imputata);

 

                                         Il procuratore pubblico ha
proposto la condanna di AP 1 alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da
fr. 30.- cadauna (corrispondenti a complessivi fr. 1’200.-), sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, alla multa di fr. 100.- e
al pagamento di tasse e spese. Il procuratore pubblico ha, inoltre, proposto il
prolungamento di un anno del periodo di prova della sospensione condizionale
della pena che era stata inflitta a AP 1 con DA 22 giugno 2011.

 

                                         Con sentenza dell’11
giugno 2013, statuendo sull’opposizione tempestivamente interposta da AP 1, il
presidente della Pretura penale ha confermato l’imputazione contenuta nel
decreto d’accusa, ma ha ridotto la pena proposta dalla pubblica accusa,
condannando la qui appellante alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere
da fr. 30.- cadauna (corrispondenti a complessivi fr. 900.-), sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, alla multa di fr. 100.- e
al pagamento di tasse e spese giudiziarie. 

                                         Il prolungamento di un
anno del periodo di prova della sospensione condizione relativa alla precedente
condanna è stato confermato dal primo giudice.

 

 

preso atto che             contro la sentenza del presidente
della Pretura penale, AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre
appello. 

 

                                         Dopo aver ricevuto la
motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 7 agosto
2013, l’appellante ha precisato di impugnare i punti 1.1 e 2. del dispositivo
della sentenza di prime cure, postulando il suo proscioglimento dal reato di
favoreggiamento e l’esenzione dal pagamento di spese e tasse di giudizio. Non
ha, invece, contestato l’imputazione di furto di poca entità, chiedendo che la
pena sia limitata alla multa di fr. 100.-.

                                         L’appellante ha, inoltre,
presentato un’istanza probatoria che è stata respinta con decreto 11 marzo
2014.

esperito                         il pubblico dibattimento il
23 maggio 2014, durante il quale l’appellante ha chiesto di essere prosciolta
dalla condanna per favoreggiamento, non essendo adempiuti i presupposti
oggettivi e soggettivi del reato. In subordine, l’appellante ha chiesto di
essere mandata esente da pena, considerata la stretta relazione tra madre e
figlio. Per quanto attiene al furto di lieve entità, ella ha chiesto una pena
lieve, vista la scarsa gravità del reato.

 

 

ritenuto

Potere cognitivo della Corte d’appello penale e principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   1.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In
particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del
diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata
o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

                                         L'appellante può limitare
il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di prima istanza
(art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la
giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il principio
soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore
dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai
punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San
Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

                                         Giusta l’art. 398 cpv. 2
CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir
d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati -
il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto
su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.

                                         Sulla questione della
cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che
l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate
ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad
individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma
deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che
sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (DTF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in
DTF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto
esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno
2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766; DTF 6B_404/2012 del 21
gennaio 2013, consid. 2.2). 

 

                                   2.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

                                         In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi
(Rep. 1990, pag. 353 con richiami, 1980, pag. 405, consid. 4b).

                                         L’indizio, per consolidata
dottrina e giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può
trarre, dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente
logico e preciso sulla base di una loro valutazione d’insieme, una conclusione
circa la sussistenza o non del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a edizione, Basilea 2005, § 59 n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956,
pag. 416 ss.).

                                         In assenza di prove
tranquillanti e sicure, si può, dunque, fondare un giudizio di condanna
soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente
nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose così da far
concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può
essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis in
Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in DTF 6P.37/2003 del
7 maggio 2003, consid. 2.2).

 

                                   3.   Giusta l’art. 10
cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che
trae dall’intero procedimento (Bernasconi, op. cit., Commentario CPP, ad art.
10, n. 15 e 16, pag. 48, e n. 23, pag. 49; Schmid, op. cit., Praxiskommentar,
ad art. 10, n. 4 e 5, 23; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand, Code de procédure
pénale, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, 70-72; DTF 133 I 33, consid. 2.1;
117 Ia 401, consid. 1c.bb; DTF 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; DTF 6B_10/2010
del 10 maggio 2010; DTF 6B_936/2010 del 28 giugno 2011; Piquerez, Traité de
procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, 2a ed., § 100, n. 744,
pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., § 54, n. 3, pag. 245; Hofer, op.
cit., Basler Kommentar StPO, ad art. 10, n. 58, pag. 170).

                                         Nell’accertamento dei
fatti e nella valutazione delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con
una congrua motivazione (DTF 6B_10/2010 del 10 maggio 2010) - il giudice
continua, dunque, come sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a
disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8, consid. 2.1; 118 Ia
28, consid. 1b; DTF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007).

 

                                         Il principio della
presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, DTF 6B.230/2008 del 13 maggio 2008, consid. 2.1; DTF 1P.20/2002 del 19
aprile 2002, consid. 3.2; DTF 127 I 38, consid. 2a, pag. 41; 124 IV 86, consid.
2a, pag. 88; 120 Ia 31, consid. 4b, pag. 40). In questi casi - così come
ricordato dall’art 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione
più favorevole all’imputato.

                                         Il precetto non impone,
tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento.
Semplici dubbi astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto
collegato a vicende umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non
sono sufficienti ad imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo  (DTF
127 I 38, consid. 2a; 124 IV 86, consid. 2a; 120 Ia 31, consid. 2c; DTF
6B_369/2011 del 29 luglio 2011, consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009,
consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009, consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13
giugno 2008, consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008, consid. 2.1;
1P.121/2007 del 5 marzo 2008, consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007, consid.
3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002, consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del
1. settembre 2011, consid. 10.3.e, nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011, consid.
3.3; Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid,
Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13,
n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, op. cit., Basler Kommentar StPO, ad art. 10,
n. 82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010,
ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art.
10, n. 9, pag. 97; Verniory, op. cit., Commentaire romand CPP, ad art. 10, n.
19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).

                                         L’accusata e i
suoi precedenti penali

 

                               4.a.   AP 1, cittadina
italiana nata il __________ a __________, beneficiaria di una rendita AI, è
sposata con __________, che all’epoca dei fatti stava espiando una pena
privativa della libertà per ripetuti reati contro il patrimonio e contro la
libertà personale, nonché reati di comune pericolo  e
violazione della Legge federale sulle armi e contravvenzione alla Legge
federale sugli stupefacenti (CCRP 12 agosto 2005, inc. n. 17.2005.34 e
17.2005.35).

                                         Da questo matrimonio non
sono nati figli.  Da un precedente matrimonio, AP
 1 ha avuto un figlio, __________, nato il __________, macellaio in
disoccupazione.

 

                                  b.   A carico di AP 1 vi
sono le seguenti condanne:

                                         -  sentenza
1.7.2005 della Pretura penale: condanna a 5 giorni di arresto, sospesi
condizionalmente, per contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, 

                                         -  DA
22.6.2009: condanna alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere da fr.
30.-, sospesa per il periodo di prova di due anni, e alla multa di fr. 500.-
per contravvenzione alla LF sugli stupefacenti e violazione della LF sugli
stranieri per incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale. 

 

 

                                         L’inchiesta

 

                              5. a.   Secondo il rapporto di inchiesta della polizia giudiziaria 24 ottobre 2011, attorno alle
ore 22.45 del 29 marzo 2011, il custode del distributore __________ di via __________
a __________ ha allertato la polizia poiché, udito dei rumori provenienti dallo
stabile dell’ufficio cambio, guardando dal balcone della sua abitazione aveva
visto un uomo incappucciato allontanarsi in tutta fretta dal retro dell’ufficio
cambio, per raggiungere un complice che era al volante di un veicolo Peugeot
206 di colore nero. 

                                         Accortosi di essere stato
visto, l’individuo incappucciato ha tentato invano di togliere la targa al
veicolo, per poi aprire il baule e gettarvisi dentro, gridando al conducente di
allontanarsi. L’automobile con a bordo i due uomini è, quindi, partita
velocemente in direzione di __________ (rapporto di inchiesta 24 ottobre 2011,
pag. 3; verbali interrogatorio __________ e __________ 30 marzo 2011).

 

                                         Grazie al numero di targa
(__________) annotato dal custode, gli inquirenti sono risaliti a AP 1,
intestataria del veicolo.

 

                                         In seguito, sempre la sera
del 29 marzo 2011, le guardie di confine hanno notato la medesima autovettura
in via __________ a __________, parcheggiata nel posteggio del bar __________,
situato di fronte all’appartamento di AP 1. 

                                         Alle ore 23.36, le guardie
hanno, poi, visto l’appellante uscire dalla propria abitazione, attraversare la
strada e spostare la vettura nel parcheggio sotterraneo della palazzina in cui
abita (rapporto di inchiesta 24 ottobre 2011, pag. 3 e 5).

 

                                  b.   Nella notte, AP 1 è
stata interrogata dalla polizia.

                                         Nel
verbale relativo a tale audizione, si legge che la donna è stata “interrogata
in qualità di persona informata sui fatti (art. 178 CPP) nell’ambito del
procedimento a carico di ignoto/i, per titolo di furto tentato e
favoreggiamento”

 

                                         Durante l’interrogatorio
(iniziato alle 01.40 del 30.3.2011), gli inquirenti hanno chiesto alla donna di
giustificare il proprio impiego del tempo, in particolare di indicare dove lei
avesse trascorso la serata e, poi, di precisare se vi fossero dei testi in
grado di confermare che lei, all’ora del tentato furto, fosse davvero dove
aveva dichiarato di essere.

                                         Alla donna gli inquirenti
hanno, inoltre, posto domande volte a verificare se lei avesse dato, quella
sera, la chiave della vettura a terzi. 

                                         Nel corso
dell’interrogatorio, alla donna è stato, prima, fatto prendere atto che, verso
le 22.45, “due testimoni hanno visto due persone, apparentemente di sesso maschile,
allontanarsi furtivamente” (AI3 pag. 2) a bordo della sua autovettura. Poi
che i testi, “poco prima di vedere i due individui darsi alla fuga (…),
hanno udito dei forti colpi provenienti dall’ufficio cambio” (AI3 pag. 3 in alto). In seguito, é stato fatto prendere atto che, più tardi,  “alle ore 23.36 due agenti
del corpo Guardie di confine l’hanno notata” (AI3 pag. 3 in basso) spostare l’autovettura da un parcheggio esterno al garage. 

                                         Ogni volta, alla
donna è stato chiesto di dare spiegazioni.

                                         Gli inquirenti non hanno
chiesto nulla alla donna in relazione al figlio.

                                         Non
risulta nemmeno che essi le abbiano detto che il figlio fosse sospettato di
essere fra gli autori del tentato furto.

 

                                         All’inizio
dell’interrogatorio, la donna ha chiesto di essere assistita da un avvocato. 

                                         L’avv. DI 1 - rintracciato
dagli agenti fra gli avvocati di picchetto - è intervenuto alle 3.05.

 

                                   c.   Alla prima domanda
rivoltale - intesa a verificare come avesse trascorso la serata - AP 1 ha risposto di essersi recata, in Italia, con un’amica, che la trasferta era avvenuta con la sua
autovettura e che erano rientrate in Svizzera verso le 23.30 per poi
trascorrere la serata in un bar (verbale interrogatorio 30 marzo 2011, pag. 2).

                                         Poi, la donna ha
modificato - sui tempi dei suoi spostamenti - la dichiarazione resa poco prima,
affermando di essere rientrata in Svizzera già alle ore 22.45 e di essersi
subito recata nel bar __________. Agli inquirenti che le chiedevano se vi fosse
qualcuno in grado di confermare tale circostanza, la donna ha indicato che i
due camerieri del locale e una ragazza avrebbero potuto testimoniare che,
all’ora in cui i testi avevano visto la sua vettura allontanarsi dal
distributore, lei era effettivamente nel bar.

                                         Agli agenti che le
chiedevano di determinarsi sullo spostamento della vettura, la donna ha
confermato di averlo fatto precisando, però, di non essere salita
nell’appartamento.

 

                                  d.   Il 28 aprile 2011, interrogata
dalla polizia, __________, l’amica con cui l’appellante aveva trascorso la
serata, confermando, per il resto, le dichiarazioni dell’amica, l’ha sconfessata
sulla questione della vettura utilizzata per la trasferta in Italia: 

 

“ (…) A Varese ci
siamo recati con la mia auto.“ (PS __________ 28 aprile 2011, pag. 2).

 

                                   e.   Nuovamente sentita
il 17 maggio 2011, AP 1, pur ribadendo che, per la trasferta in Italia la sera
del 29 marzo 2011, era stata usata la sua autovettura, ha precisato che essa
era stata lasciata al valico del Gaggiolo e che, da lì, aveva proseguito sulla
vettura dell’amica (verbale interrogatorio 17 maggio 2011, pag. 2 e 3).

 

                                    f.   Solo l’anno
successivo, il 23 marzo 2012, sentita dal procuratore pubblico, AP 1 ha ammesso di non avere detto la verità sull’utilizzo della vettura poiché, effettivamente, la sera
del 29.3.2011, la trasferta in Italia era avvenuta con l’automobile di __________.
Ha, tuttavia, precisato di avere mentito per non creare guai all’amica, guardia
carceraria in un penitenziario:

 

“ In merito a
questi fatti (quelli della notte 29-30 marzo 2011, ndr) di cui ho un buon
ricordo posso dire che effettivamente in Italia sono andata con la macchina di __________.
La mia macchina è rimasta sul piazzale del Bar __________ a partire da quando __________
è passata a prendermi per andare a cena in Italia. Erano circa le 21:00, ovvero
un po’ più tardi del solito. Finora ho dichiarato che sono andata in Italia con
la mia macchina perché volevo coprire __________ dato che lei è guardia
carceraria e so che il fatto che ci frequentiamo le crea qualche problema sul
posto di lavoro.” (PP 23 marzo 2012, pag. 2 e 3). 

 

                                  g.   __________ è stato
sentito dalla polizia la prima volta il 4 luglio 2011. 

                                         In
quell’occasione è stato sentito come persona informata sui fatti (PIF).

                                         E’
stato interrogato una seconda volta, come imputato, il 15 settembre 2011.

                                         Il
ragazzo ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in relazione all’episodio del
29 marzo 2011. 

                                         Nonostante
le negazioni di __________, in data 23.4.2012, il PP ha emanato nei suoi
confronti un DA in cui lo dichiarava autore colpevole, fra l’altro, di tentato
furto e guida senza essere titolare della licenza e ne proponeva la condanna
alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 30.-, sospesa
condizionalmente per 2 anni, e alla multa di fr. 100.-.

                                         Il
ragazzo ha presentato opposizione che, però, è stata dichiarata tardiva con sentenza
25 luglio 2012 della Pretura penale (inc. 81.2012.207).

                                         Il
DA è, così, passato in giudicato.

 

                                  h.   Con decreto di accusa
di uguale data, il procuratore pubblico ha dichiarato AP 1 autrice colpevole -
oltre che di furto di poca entità, per aver sottratto il 3 febbraio 2012 un
capo di abbigliamento a danno del negozio __________ di __________ - di
favoreggiamento per avere “a __________ negli uffici della Polizia cantonale
in data 30 marzo 2011, tentato di sottrarre a procedimento penale il figlio __________
che si era reso autore di un tentato furto commesso a __________ la notte
precedente, (…) dichiarando che la vettura Peugeot 206, di colore nero,
targata __________, vista alle ore 22:30/22:45 da due testimoni allontanarsi
dal luogo del reato (…) era nelle circostanze di tempo indicate dai due
testimoni in suo possesso in quanto verso le 21:00 si era recata in Italia con
un’amica rientrando verso le 23:30 utilizzando la suddetta Peugeot 206 di sua
proprietà” (DA 23.4.2012).

 

                                         Avverso tale decreto,
l’imputata ha interposto tempestiva opposizione che, come visto, è stata
respinta dal primo giudice con sentenza 11 giugno 2013.

 

 

                                         Appello

 

                                   6.   L’appellante chiede
il suo proscioglimento dalla condanna per favoreggiamento sostenendo, dapprima,
che, nonostante fosse una bugia, quanto dichiarato il 30.3.2011 non può essere
costitutivo di reato ritenuto che, in quell’occasione, al di là
dell’annotazione a verbale, lei era materialmente interrogata in qualità di
accusata.

                                         Inoltre, in via
abbondanziale, l’appellante ha sostenuto che, la sera del 30 marzo, non sapeva
neppure che il figlio fosse sospettato di essere fra gli autori del tentato
furto.

 

                                   7.   Giusta l’art. 305 CP
– che protegge l’amministrazione della giustizia penale – chiunque sottrae una
persona ad atti di procedimento penale o all’esecuzione di una pena o di una
delle misure previste negli art. 59–61, 63 e 64 CP, è punito con una pena
detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (cpv. 1). 

                                         È parimenti punibile chi
sottrae ad atti di procedimento penale estero o all’esecuzione all’estero di
una pena detentiva o di una misura ai sensi degli art. 59–61, 63 o 64 CP una
persona perseguita o condannata all’estero per un crimine menzionato nell’art.
101 CP (cpv. 1bis). 

                                         Se fra il colpevole e la
persona favoreggiata esistono relazioni così strette da rendere scusabile la
sua condotta, il giudice può prescindere da ogni pena (cpv. 2). 

 

                                         La nozione di “sottrazione
ad atti di procedimento penale” presuppone che l’autore abbia impedito almeno
per un certo periodo di tempo un’azione dell’autorità nel corso di un
procedimento penale: l’art. 305 CP é un reato di evento e non di sola messa in
pericolo (Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 4a
ed., p. 461; DTF 106 IV 189 consid. 2.c; 117 IV 467 consid. 3;
DTF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1; Cassani, Commentaire du droit
pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, Vol. 9: Crimes ou délits
contre l'administration de la justice, Berna 1996, n. 10 ad art. 305 CP;
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht BT II, Straftaten gegen
Gemeininteressen, § 55 n. 9). 

                                         Tale impedimento si
realizza, ad esempio, quando una misura coercitiva del diritto processuale quale
l’arresto è ritardata per colpa dell’azione dell’autore (DTF 106 IV 189 consid.
2c; 104 IV 186 consid. 1b; 103 IV 98 consid. 1). Entrano, poi, in
considerazione, fra gli altri, la dissimulazione di mezzi di prova, la modifica
della situazione di fatto o una descrizione inveritiera di tale situazione, il
nascondere o il trasportare in altro luogo o il sostenere finanziariamente la
persona ricercata e latitante o, anche, l’espiare una pena al posto di un altro
(DTF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1; DTF 6B_334/2007 dell’11
ottobre 2007, consid. 8.1.; Stratenwerth, op. cit., § 55 n. 10;
Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 461 e seg.; Cassani, op. cit., n. 15 ad art.
305 CP; Trechsel/Affolter-Eijsten, Schweizerisches Strafgesetzbuch,
Praxiskommentar, Zurigo/S.Gallo 2013, n. 7-9 ad art. 305 CP; Corboz, Les
infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2010, n. 28 ad art. 305 CP).

                                         Perché l’art. 305 CP possa
trovare applicazione, deve essere dimostrato che l’autore del reato (o il
sospetto autore) è stato sottratto per un certo lasso di tempo all’azione della
polizia a seguito del comportamento dell’autore (DTF 129 IV 138 consid. 2.1;
117 IV 467 consid. 3; 106 IV 189 consid. 2.c; Corboz, op. cit., n. 26 ad art.
305 CP; Cassani, op. cit., n. 13-14 ad art. 305 CP; Donatsch/Wohlers, op. cit.,
pag. 461; Delnon/Rüdy, Basler Kommentar, Stafrecht II, 3a ed., n. 22 ad art.
305 CP). E’, infatti, necessario che l’autore con il suo comportamento causi –
anche solo temporaneamente – un aggravio delle indagini o del perseguimento
della persona sospettata (Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 461). Un semplice
atto di assistenza, che turba il procedimento solo in modo passeggero o in
maniera insignificante non è dunque sufficiente (DTF 6B_471/2009 del 24 luglio
2009, consid. 2.1). 

 

                                         Non importa, infine, se al
momento del favoreggiamento non sia ancora stata avviata una procedura penale o
che nessun procedimento venga mai aperto (Corboz, op. cit., n. 16 ad art. 305
CP e rinvii; Cassani, op. cit., n. 10 ad art. 305 CP; Delnon/Rüdy, op. cit., n.
18 ad art. 305 CP; CCRP del 15 dicembre 2005, inc. 17.2003.49, consid. 5a). L’atto
illecito consiste, infatti, nel rendere difficoltosa o nel rallentare
l’attività delle autorità inquirenti (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 5 ad art. 305
CP). Affinché il reato di favoreggiamento sia adempiuto non è, invero, nemmeno
necessario che il reato a monte sia stato effettivamente commesso: siccome il
bene tutelato dalla norma è la ricerca della verità, secondo giurisprudenza e
dottrina maggioritaria, la colpevolezza del favoreggiato è irrilevante (DTF 69
IV 118, p. 120; 99 IV 266, consid. II.2; 101 IV 314, consid. 2; 104 IV 238,
consid. 1.e; Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 460, con riferimenti; Cassani,
op. cit., n. 6 ad art. 305 CP; Trechsel/Affolter-Eijsten, op. cit., n. 2 ad
art. 305 CP; Delnon/Rüdy, op. cit., n. 26 ad art. 305 CP; Corboz, op. cit., n.
12 ad art. 305 CP; contra Stratenwerth, op. cit., § 55 n. 6).

                                         L’atto, ad ogni modo, deve
essere rivolto a beneficio di una terza persona: il favoreggiamento di sé
stessi non è punibile (Stratenwerth, op. cit., § 55 n. 12, con riferimenti a
DTF 73 IV 237 consid. 1, 96 IV 155 consid. I.6, 115 IV 230 consid. 1, 118 IV
254 consid. 5; Cassani op. cit., n. 24 ad art. 305 CP; Donatsch/Wohlers, op.
cit., pag. 467 e seg.). Ciò vale perfino nel caso in cui l’autofavoreggiamento va
inevitabilmente a vantaggio altresì di un terzo (Stratenwerth, op. cit., § 55
n. 12; Cassani op. cit., n. 26 ad art. 305 CP, con riferimenti a DTF 101 IV 314
consid. 2, 102 IV 29 consid. 1). In particolare chi, nell’ottica dell’autorità
inquirente, entra in considerazione quale autore o correo del reato a monte,
non può commettere favoreggiamento (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 11 ad art. 305 CP).

 

                                         Dal profilo soggettivo il
reato di favoreggiamento è realizzato se l’autore ha agito intenzionalmente,
essendo sufficiente il dolo eventuale (DTF 99 IV 266, consid. II.4).
Un’intenzione particolare non è richiesta: è sufficiente che l’autore sapesse
che il suo comportamento era adeguato ad evitare oppure ritardare la cattura o
il perseguimento da parte delle autorità della persona favoreggiata
(Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 385). Inoltre l’autore doveva sapere che il
favoreggiato rischiava seriamente di essere perseguito penalmente (Delnon/Rüdy,
op. cit., n. 7), senza dover conoscere precisamente quali reati gli fossero
contestati (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 29).

 

                              8. a.   Nel caso di specie, è fuor di dubbio che l’appellante ha mentito durante il primo
interrogatorio di polizia (la notte tra il 29 e il 30 marzo 2011), dichiarando
di essersi recata oltre confine con la propria vettura.

 

                                         La stessa
appellante lo ha ammesso:

“ Confermo che in
occasione del primo interrogatorio non ho detto la verità in merito all’uso del
veicolo” (verbale interrogatorio 11 giugno 2013; cfr., inoltre, PP 23 marzo
2012);

                                         Che, in quell’occasione,
ella abbia detto il falso è, poi, confermato dalle altre evidenze probatorie, e
meglio dalle testimonianze 

                                         -  di
__________, secondo cui, per la trasferta in Italia, non avevano usato la
vettura di AP 1;

                                         -  di
__________ e __________, che hanno visto i due uomini al distributore __________
di __________ fuggire a bordo del veicolo intestato all’appellante;

 

 

                                  b.   La questione
fondamentale cui occorre dare risposta è quella a sapere quale fosse, dal
profilo del CPP, lo statuto della signora AP 1 al momento del suo
interrogatorio ad opera della polizia il 30 marzo 2011.

                                         Il fatto che, formalmente,
AP 1 sia stata sentita come PIF è irrilevante (cfr. Macaluso, op. cit.,
Commentaire romand CPP, ad art. 111, n. 4 e segg.; Moreillon/Parein-Reymond,
Petit commentaire CPP, Basilea 2013, ad art. 111 n. 5; Piquerez, Traité de
procédure pénale suisse, 2a ed., §66 n. 461, 463 e segg.).

                                         È, infatti, considerato
imputato (“prévenu”, “beschuldigte Person”) chiunque è indiziato (“soupçonné”,
“verdächtigt”), incolpato (“prevenu”, “beschuldigt”) o accusato (“accusé”,
“angeklagt”) di un reato, in particolare, da parte di un’autorità penale, in un
atto procedurale.

                                         È, dunque, imputato, in
sostanza ed in estrema sintesi, colui nei cui confronti è manifestato in atti
concreti di un’autorità penale il sospetto di avere partecipato, a titolo
principale od accessorio, alla realizzazione di un’infrazione (Macaluso, op.
cit., Commentaire romand CPP, ad art. 111, n. 4 e 10; Moreillon/Parein-Reymond,
op. cit., Petit commentaire CPP, ad art. 111 n. 5; Piquerez, op. cit., §66 n.
461).

                                         L’acquisizione dello
statuto di imputato non dipende, dunque, da un’indicazione formale
dell’autorità, sufficiente essendo che la persona sia fatta oggetto, da parte
dell’autorità penale, di atti istruttori. Pertanto, a dipendenza delle
circostanze, lo statuto di imputato può essere dato già nel corso del primo
interrogatorio di polizia (Macaluso, op. cit., Commentaire romand CPP, ad art. 111,
n. 11).

 

                                         In concreto, emerge dal
contenuto dell’interrogatorio che AP 1, il 30 marzo 2011, è stata sentita come
imputata, e meglio come sospettata di un reato.

                                         E’ chiaro - perché è
l’unica lettura possibile del contenuto del verbale 30.3.2011 - che, per gli
inquirenti, le informazioni in loro possesso a quel momento indicavano che la
signora AP 1 potesse essersi, in qualche modo, resa colpevole di un reato
penale in relazione al tentato furto ai danni del distributore: o come
partecipante al reato principale (ciò che era indiziato dall’utilizzo della sua
vettura) o come favoreggiatore (ciò che, se la prima ipotesi non si fosse
rivelata fondata, era indiziata dallo spostamento della vettura dal parcheggio
al garage coperto).

                                         Ed è evidentemente per
verificare tali indizi che gli agenti hanno interrogato la signora AP 1.

                                         In effetti, come visto,
tutte le domande degli inquirenti erano volte ad accertare, da un lato, dove
fosse la donna al momento del tentato furto e, dall’altro, a chiarire la
questione dello spostamento della vettura dal parcheggio esterno al garage. 

                                         Ma non solo. 

                                         All’inizio del verbale è
stato indicato esplicitamente che il procedimento, nel cui ambito la donna era
sentita, era stato, appunto, avviato per “titolo di furto tentato e
favoreggiamento”.

                                         E, infine, significativo
nel senso appena indicato è il fatto che gli inquirenti hanno convocato - e si
era nel pieno della notte - un avvocato (art. 129 e seg. CPP).

                                         In queste condizioni, è
manifesto che l’appellante è stata sentita come imputata ai sensi dell’art. 111
CPP.

 

                                   c.   A titolo
abbondanziale, si osserva, poi, come, durante l’interrogatorio più volte
citato, non solo gli inquirenti non hanno informato l’interrogata di (pretesi)
sospetti a carico del figlio __________, ma nemmeno ne hanno mai fatto il nome
(che è stato citato solo una volta dall’interrogata stessa, cfr. verbale
interrogatorio 30 marzo 2011, pag. 3 in fondo).

                                         È,
del resto, verosimile pensare che, a quel momento, gli inquirenti non avessero
nemmeno pensato al ragazzo, ritenuto come gli unici elementi in loro possesso
portassero soltanto alla donna (che è stata, peraltro, la sola ad essere
interrogata quella notte).

 

                                  d.   In queste
circostanze, forza è concludere, in applicazione di quanto indicato al consid.
7, che l’appellante non poteva rendersi colpevole del reato di favoreggiamento,
essendo ella interrogata in relazione ad ipotesi di reato che la coinvolgevano
personalmente.

 

                                   9.   Ritenuto che
l’imputazione di furto di poca entità non è contestata dall’appellante, la
multa di fr. 100.- inflitta dal primo giudice, merita conferma, siccome
ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti dagli art. 47, 106  e
172ter CP, nonché equivalente a quanto postulato dalla stessa appellante (cfr.
dichiarazione di appello 7 agosto 2013).

 

                                         Tassazione della nota
d’onorario

 

                                10.   La nota d’onorario
dell’avv. DI 1 è apparsa giustificata e viene pertanto approvata così come
esposta, ad eccezione dei dispendi relativi alle telefonate con i familiari
dell’appellante, non necessarie allo svolgimento della difesa penale.

 

                                         Tassa di
giustizia e spese

 

                                11.   Visto l’esito
dell’appello, le tasse e le spese del giudizio di primo grado sono poste a
carico di AP 1 limitatamente a fr. 550.-.

                                         La tassa e le spese
di appello sono poste a carico dello Stato. 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      80, 132, 135, 348 e segg., 379
e segg., 398 e segg., 408 CPP,

                                         34 e segg., 106, 139,
172ter, 305 CP,

                                         nonché, sulle spese, gli
art. 426, 428 CPP e la LTG,

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è accolto.

                                         Di conseguenza, ricordato
che, in assenza di impugnazione, tutti i dispositivi della sentenza 11 giugno
2013 della Pretura penale sono passati in giudicato, ad eccezione dei
dispositivi n. 1.1 e 2.:

 

                               1.1.   AP 1 è prosciolta
dall’imputazione di favoreggiamento. 

 

                               1.2.   In relazione al furto
di poca entità, AP 1 è condannata alla multa di fr. 100.-.

 

                               1.3.   Gli oneri processuali
di prima istanza sono posti a carico dell’appellante per fr. 550.-, mentre
l’importo restante pari a fr. 400.- è a carico dello Stato.

 

                                   2.   La nota
professionale dell’avv. DI 1, è approvata per:

 

-  onorario                                   fr.     5'755.00           

-  spese                                       fr.        553.60

-  IVA (8% dal 1.1.2011)           fr.        504.70

Totale                                          fr.     6'813.30

 

                                         a carico dello Stato (voce
contabile 117.023).

                               2.1.   Contro questa
decisione è dato reclamo entro 10 giorni dalla notificazione al Tribunale penale
federale, 6501 Bellinzona.

 

                               2.2.   La richiesta di
pagamento deve essere inviata, da parte del patrocinatore, all’Ufficio
dell’incasso e delle pene alternative della Divisione della giustizia, Via
Naravazz 1, 6808 Torricella-Taverne, allegando l’originale del presente dispositivo
e la nota d’onorario.

 

                               2.3.   AP 1 è tenuta a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino la nota d’onorario del suo
patrocinatore d’ufficio non appena le sue condizioni glielo permetteranno.

 

                                   3.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.           800.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1'000.-

 

                                         sono posti a carico dello
Stato.

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -   

  -   

  -   

  

 

                                   5.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero pubblico
  SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.