# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bff5fd7b-8fe9-5fe2-984c-a955b3f6b247
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.04.2010 D-2360/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2360-2010_2010-04-20.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2360/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 0  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Afganistan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento 
(Dublino); decisione dell'UFM del 31 marzo 2010 / 
N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2360/2010

Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera in data 
25  dicembre  2009,  in  cui  ha  allegato  di  essere  originario 
dell'Afganistan e di essere espatriato nel (...) verso l'B._______, dove 
vi sarebbe rimasto fino all'(...) quando sarebbe partito, al fine di poter 
esaudire  il  suo  desiderio  di  studiare,  verso  l'Europa,  transitando 
attraverso  la  Grecia,  Serbia,  Macedonia,  Ungheria,  Austria  e  l'Italia, 
fino a giungere in Svizzera, 

il  confronto  dattiloscopico,  effettuato  dall'UFM  con  il  registro 
EURODAC in data (...), dal quale è emerso che  l'interessato era già  
stato controllato in  Ungheria  in  data (...)  (recte: [...],  cfr. atto  A19/1) 
(EURODAC 1),  dove  ha  deposto  una  domanda  d'asilo,  nonché  in 
Grecia dove era già stato registrato in data (...) (EURODAC 3; cfr. atto 
A7/2), 

il verbale d'audizione dell'11 gennaio 2010 (di seguito: verbale 1), 

il  diritto  di  essere  sentito  concessogli  in  data  20  gennaio  2010 
(di seguito:  verbale  2)  in  merito  ad  un'eventuale  evasione  della  sua 
domanda d'asilo tramite decisione di  non entrata nel merito ai  sensi 
dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 
RS  142.31),  nell'ambito  del  quale,  da  un  lato,  il  ricorrente  ha 
riconosciuto di essere stato in Grecia ed in Ungheria, affermando che 
in detti Paesi non avrebbe ottenuto né mezzi finanziari o materiali per 
vivere,  né  le  cure  di  cui  necessiterebbe,  dall'altro  ha  ammesso  di 
essere stato in Austria e in Italia, dichiarando per contro che in merito  
a quest'ultimi non vi sarebbero dei motivi specifici per cui non potrebbe 
esservi allontanato (cfr. atto A14/3),  

la  richiesta  di  ammissione  dell'interessato  del  25 gennaio  2010 
(cfr. atto  A18/5)  inoltrata  alle  autorità  ungheresi  dall'UFM secondo il 
Regolamento  (CE)  n. 343/2003  del  18 febbraio 2003  (GU  L 50  del 
25 febbraio 2003, di seguito: Regolamento Dublino), 

l'accordo del (...) delle autorità ungheresi, le quali hanno dichiarato la  
loro competenza per l'esame della procedura d'asilo nella fattispecie, 
in applicazione dell'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino (cfr. atto 
A26-27/1), 

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l'istituzione  di  una  curatela  di  rappresentanza  personale  ordinata  in 
data 8 marzo 2010 in favore dell'interessato, in quanto è stato ritenuto 
essere minorenne dall'UFM, 

la  decisione  dell'UFM  del  31  marzo  2010  (notificata  al  tutore 
dell'interessato  il  1°  aprile  2010;  cfr.  risultanze  processuali)  di  non 
entrata  nel  merito  ai  sensi  dell'art.  34 cpv. 2 lett. d  LAsi, nella  quale 
codesto  Ufficio  ha  pronunciato  l'allontanamento  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento dell'interessato verso l'Ungheria ed ha constatato 
che  un  eventuale  ricorso  non  avrebbe  avuto  effetto  sospensivo  in 
applicazione dell'art. 107a LAsi, 

il ricorso in originale inoltrato dall'insorgente il 9 aprile 2010 via fax e  
per raccomandata dinanzi al  Tribunale amministrativo federale (TAF), 
pervenuto  al  Giudice  incaricato  dell'istruzione  il  medesimo  giorno 
(ricevuto per fax alle ore 09:10 circa), mediante il quale l'insorgente ha 
chiesto  la  restituzione  dell'effetto  sospensivo,  l'annullamento  della 
decisione  impugnata  ed  ha  presentato  altresì  una  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali,

la  richiesta  immediata  del  TAF  dell'incarto  dell'UFM  relativo  alla 
procedura di prima istanza (cfr. risultanze processuali), 

l'ordinanza  del  12 aprile  2010  di  sospensione  in  via  supercautelare 
dell'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente giusta l'art. 56 della 
legge federale sulla  procedura amministrativa del  20 dicembre 1968 
(PA, RS 172.021), 

l'ottenimento  da  parte  del  TAF  in  data  13  aprile  2010  dell'incarto 
originale dell'UFM,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul 
Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  (LTAF,  RS 

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173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni ai sensi 
dell'art. 5 PA prese dall'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art.  33 lett. d 
LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che,  in  particolare,  essendo  stata  la  decisione  notificata  il  
1° aprile 2010 al  ricorrente (cfr. risultanze processuali)  ed essendo il 
5 aprile 2010  un  giorno  festivo  riconosciuto  nel  Canton  Ticino  e  a 
livello nazionale, il ricorso presentato il 9 aprile 2010 è tempestivo, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6  LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed  il  ricorso  presentato  in  tale  lingua;  che,  pertanto,  la  presente 
sentenza va redatta in italiano, 

che, il  TAF esamina liberamente il  diritto federale, l'accertamento dei 
fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle 
parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della decisione impugnata 
(v. sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

che, giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, di norma non si entra nel merito  
di una domanda d'asilo se il  richiedente può partire alla volta di uno 
Stato  terzo  cui  compete,  in  virtù  di  un  trattato  internazionale, 
l'esecuzione della procedura d'asilo e d'allontanamento, 

che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  che  –  essendo 
emerso dal riscontro dattiloscopico che il richiedente avrebbe chiesto 
asilo  politico  il  (...)  (recte:  il  [...])  in  Ungheria  –  detto  Paese  è 
competente per trattare la sua domanda d'asilo, in virtù dell'"Accordo 
del  26  ottobre  2004  tra  la  Confederazione  Svizzera  e  la  Comunità 
europea  relativo  ai  criteri  e  ai  meccanismi  che  permettono  di 

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determinare lo Stato competente per l'esame di una domanda di asilo 
introdotta  in  uno  degli  Stati  membri  o  in  Svizzera"  (ADD, 
RS 0.142.392.68), così come dell'"Accordo del 17 dicembre 2004 tra la 
Confederazione  Svizzera,  la  Repubblica  d'Islanda  e  il  Regno  di 
Norvegia  sull'attuazione,  l'applicazione  e  lo  sviluppo  dell'acquis  di 
Schengen nonché sui criteri e i meccanismi per determinare lo Stato 
competente  per  l'esame  di  una  domanda  di  asilo  presentata  in 
Svizzera, in Islanda o in  Norvegia" (RS 0.362.32); che, inoltre, detto 
Ufficio  ha  constatato  che  l'Ungheria,  in  data  (...),  ha  accettato 
l'ammissione  del  richiedente  e  che,  quindi,  l'allontanamento  del 
richiedente deve essere eseguito entro il (...), salvo eventuali eccezioni 
ai sensi dell'art. 20 cpv. 1 lett. d Regolamento Dublino; che, peraltro, 
l'UFM ha  considerato  che  le  motivazioni,  espresse  dal  ricorrente  in 
occasione dell'audizione del 20 gennaio 2010, circa l'assenza di cibo e 
assistenza in Ungheria o la necessità di cure a causa dei reumatismi  
di cui soffrirebbe, non costituiscono un ostacolo all'allontanamento del 
medesimo in Ungheria, ritenuto che detto Paese è uno Stato di diritto 
con istituzioni  democratiche stabili,  che assicura  il  rispetto  dei  diritti 
dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali,  dispone  di  strutture  idonee 
all'accoglimento  di  minori  ed  è  in  grado  di  provveddere  a  eventuali  
cure del richiedente, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  fatto  valere  –  oltre  alla  restituzione 
dell'effetto sospensivo al ricorso – che il Paese di primo ingresso nello 
spazio Dublino, quindi competente per trattare la domanda d'asilo del 
medesimo,  sarebbe  la  Grecia  e  non  l'Ungheria  in  applicazione  dei 
criteri  indicati  al  capo  III  del  Regolamento  Dublino;  che,  inoltre, 
secondo  l'art.  6  Regolamento  Dublino,  se  il  richiedente  l'asilo  è  un 
minorenne non accompagnato,  in  assenza di  un suo familiare in  un 
altro  Stato,  sarebbe  competente  per  l'esame  della  sua  domanda 
d'asilo  lo  Stato  membro  in  cui  il  minore  ha  presentato  la  domanda 
d'asilo;  che,  nel  suo  caso,  il  ricorrente  sostiene  di  non  aver  mai 
manifestato  la  volontà  di  chiedere  asilo  in  Ungheria,  sebbene 
risulterebbe che avrebbe presentato una domanda in tal senso in detto 
Paese il (...), ragione per cui non sarebbe l'Ungheria, bensì la Svizzera 
ad  essere  competente  per  trattare  la  sua  domanda  d'asilo,  in  virtù 
dell'art.  6  Regolamento  Dublino;  che,  in  conclusione,  la  decisione 
impugnata  sarebbe  stata  resa  in  violazione  del  diritto  federale  e 
andrebbe quindi annullata, 

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che,  in  virtù  dell'ADD  –  al  quale  la  Svizzera  ha  aderito  il  
12 dicembre 2008 – l'UFM esamina la competenza per il trattamento di 
una domanda d’asilo giusta i criteri previsti dal Regolamento Dublino, 
che stabiliscono i criteri e i meccanismi che permettono di determinare 
lo Stato competente per l'esame di una domanda di asilo introdotta in 
uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo (cfr. gli art. 1 
e 29a cpv. 1 dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a 
questioni  procedurali  [OAsi  1,  RS  142.311];  MATHIAS HERMANN,  Das 
Dublin System, Eine Analyse der europäischen Regelungen über die 
Zuständigkeit  der  Staaten  zur  Prüfung  von  Asylanträgen  unter 
besonderer  Berücksichtigung  der  Assoziation  der  Schweiz,  Zurigo, 
Basilea e Ginevra 2008, pag. 193 e segg.),

che,  se  da  tale  esame,  effettuato  sulla  base  dei  criteri  definiti  al 
capo III (cfr. dall'art. 5 all'art. 14) del Regolamento Dublino, risulta che 
il trattamento della domanda d’asilo compete ad un altro Stato, l’UFM 
emana  una  decisione  di  non  entrata  nel  merito,  dopo  che  lo  Stato 
richiesto  ha  accettato  la  presa  o  ripresa  in  carico  del  richiedente 
l’asilo, 

che, conformemente all'art. 5 cpv. 1 Regolamento Dublino, i criteri per 
la  determinazione  dello  Stato  membro  competente  si  applicano 
nell'ordine nel quale sono definiti al capo III del Regolamento Dublino;  
che, giusta il cpv. 2 della predetta norma, il primo criterio stabilisce che 
la determinazione dello Stato membro competente in applicazione di 
tali  criteri  avviene  sulla  base  della  situazione  al  momento  in  cui  il  
richiedente asilo ha presentato domanda di asilo per la prima volta in 
uno Stato membro, 

che,  inoltre,  conformemente  all'art.  6  Regolamento  Dublino,  se  il 
richiedente l'asilo è un minorenne non accompagnato, è competente 
per l'esame della domanda di asilo lo Stato membro nel quale si trova 
legalmente un suo familiare,  purché ciò sia nel  miglior  interesse del 
minore; che, per contro, in mancanza di un familiare, è competente lo 
stato membro in cui il minore ha presentato la domanda d'asilo, 

che,  giusta  l'art.  16  cpv. 1  Regolamento  Dublino,  lo  Stato  membro 
competente per l’esame di una domanda d’asilo è tenuto a riprendere 
in carico, alle condizioni di cui all’art. 20, il cittadino di un paese terzo 
del quale ha respinto la domanda e che si trova nel territorio di un altro 
Stato membro senza esserne stato autorizzato, 

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che, in deroga ai  criteri  di  competenza sopraesposti,  ciascuno Stato 
membro  può  esaminare  una  domanda  d'asilo  presentata  da  un 
cittadino di un paese terzo, anche se tale esame non gli  compete in  
base  ai  criteri  stabiliti  (cfr.  clausola  di  sovranità  stabilita  al  cpv.  2 
dell'art.  3  Regolamento  Dublino  e  la  clausola  umanitaria  prevista 
all'art. 15 del citato regolamento, nonché l'art. 29a cpv. 3 OAsi), 

che,  nella  fattispecie, secondo  quanto  emerso  dal  riscontro 
dattiloscopico con il registro EURODAC, il richiedente ha chiesto asilo 
politico il 30 novembre 2009 in Ungheria, 

che, sulla base di tali informazioni, nonché in applicazione dell'accordo 
ADD,  così  come  dell'"Accordo  del  17 dicembre 2004  tra  la 
Confederazione  Svizzera,  la  Repubblica  d'Islanda  e  il  Regno  di 
Norvegia  sull'attuazione,  l'applicazione  e  lo  sviluppo  dell'acquis  di 
Schengen nonché sui criteri e i meccanismi per determinare lo Stato 
competente  per  l'esame  di  una  domanda  di  asilo  presentata  in 
Svizzera, in Islanda o in Norvegia" (RS 0.362.32), l'UFM ha inoltrato il  
25  gennaio  2010  la  richiesta  di  ammissione  dell'interessato  alle 
autorità ungheresi, 

che l'Ungheria, in data (...), ha accettato espressamente l'ammissione 
del  richiedente  ed  ha  disposto  che  l'allontanamento  del  richiedente 
deve  essere  eseguito  entro  il  (...),  come  ha  constatato  l'autorità 
inferiore, 

che,  inoltre,  non  risulta  dagli  atti  di  causa  che il  ricorrente,  ritenuto 
minorenne,  abbia  un  familiare  che  si  trova  legalemente  in  un  altro 
Stato membro, 

che, pertanto, l'Ungheria è manifestamente il  Paese competente per 
trattare la domanda d'asilo del ricorrente, come ha rettamente ritenuto 
l'UFM, 

che, in siffatte circostanze, la questione a sapere se l'insorgente può 
prevalersi  della  violazione  delle  norme  del  Regolamento  Dublino 
(carattere "self-executing") può rimanere indecisa, 

che,  ad  ogni  modo,  le  dichiarazioni  e  le  allegazioni  ricorsuali 
dell'insorgente,  secondo  cui  avrebbe  firmato  dei  fogli  in  Ungheria 
senza  sapere  se  avrebbe  depositato  una  domanda  d'asilo 
(cfr. verbale 1  pagg. 6-7)  e,  di  conseguenza,  non  avrebbe  mai 

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manifestato  la  volontà  di  chiedere  asilo  in  Ungheria  (cfr.  ricorso 
pag. 3), costituiscono delle semplici affermazioni di parte, che non si 
fondano su alcun elemento oggettivo; che, d'altronde, il  ricorrente ha 
reso  versioni  contraddittorie  nel  corso  della  procedura,  dichiarando 
"ho  chiesto  asilo  firmando  dei  documenti.  Non  volevo  dormire  nei 
boschi." (cfr. verbale 2 pag. 1), 

che l'Ungheria è firmataria della Convenzione sullo statuto dei rifugiati 
del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30) e del Protocollo aggiuntivo del  
31  gennaio  1967  (Prot.,  RS  0.142.31),  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101),  così  come  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  e 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105)  e  ne 
applica le disposizioni; che, nell’ambito della cooperazione prevista da 
Dublino,  lo  Stato  membro  responsabile  dell’esame  di  una  domanda 
d’asilo  è  tenuto  a  condurre  la  procedura  d’asilo  nel  rispetto  delle 
disposizioni della suddette Convenzioni, 

che  l'Ungheria  ha  altresì  ratificato  la  Convenzione  sui  diritti  del  
fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107),

che, in caso di  allontanamento verso l'Ungheria, le autorità elvetiche 
possono partire  dal  principio  che le  regole  imperative  imposte  dalle 
precitate  Convenzioni,  tra  cui  altresì  il  principio  del  divieto  di 
respingimento  consacrato  all'art.  33  Conv.  e  all'art.  5  LAsi,  sono 
rispettate;  che  incombe  di  conseguenza  al  richiedente  l'asilo 
d'invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione 
personale,

che,  secondo la  più  recente  giurisprudenza del  TAF, non vi  è  alcun 
indizio  che  l'Ungheria  violi  gli  obblighi  sopraccitati  dettati  dal  diritto  
pubblico  internazionale  o  che  le  condizioni  di  soggiorno  nell'ambito 
della  procedura  d'asilo  espongano  i  richiedenti  l'asilo  a  condizioni 
contrarie  alle  summenzionate  Convenzioni  (cfr. fra le  tante sentenza 
del  TAF  del  19  aprile  2010  D-2397/2010,  del  7 aprile 2010 
D- 1825/2010  e  del  16  ottobre  2009  D-6316/2009);  che,  d'altronde, 
essendo  l'Ungheria  uno  Stato  di  diritto,  incombe  all'insorgente 
prevalersi dei rimedi di diritto in questo Stato, per far sí che tali norme 
siano applicate regolarmente (cfr. sentenza del TAF del 7 aprile 2010 
D-1825/2010), 

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che, in siffatte circostanze, come ritenuto dall'UFM, non soccorrono il 
ricorrente  le  considerazioni  –  espresse  in  occasione  del  diritto  di 
essere  sentito  in  merito  ad  un  eventuale  allontanamento  verso 
l'Ungheria – secondo cui in detto Paese non gli sarebbe offerto cibo, 
assistenza e le cure necessaire (cfr. verbale 2 pag. 2), 

che,  pertanto,  non  sussistono  indizi  fondati  che  in  Ungheria  siano 
violati i diritti garantiti dalla CEDU; che, di conseguenza, l'esecuzione 
dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  l'Ungheria  nell'ambito  del 
Regolamento Dublino è ammissibile, 

che, in considerazione di tutto quanto suesposto, l'UFM non è entrato 
rettamente nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 
lett. d LAsi, 

che,  di  conseguenza,  in  materia di  non entrata nel  merito,  il  ricorso 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata, 

che la  non entrata nel  merito  di  una domanda d'asilo  ha,  di  norma, 
come conseguenza,  la  pronuncia  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 1 
LAsi); che, nella fattispecie, il ricorrente non adempie le condizioni in  
virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare 
l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 cpv. 1 LAsi, 
nonché art. 32 OAsi 1), 

che,  nel  quadro  di  una  procedura  Dublino,  l'esame  dell'esecuzione 
dell'allontanamento, dal profilo dell'ammissibilità e della possibilità,  è 
da  considerarsi  già  effettuato  per  i  motivi  esposti  nei  paragrafi 
precedenti,  in  relazione all'esame della  decisione di  non entrata nel 
merito  ai  sensi  dell'art.  34  cpv.  2  lett.  d  LAsi;  che,  pertanto,  la 
questione  relativa  al  divieto  di  respingimento  a  catena,  così  come 
quella  relativa  ad  un  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  vietati 
secondo l'art.  3  CEDU o l'art. 3  Conv. tortura,  non deve più  essere 
riesaminata, 

che, inoltre, l'esame dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 
nelle  procedure  Dublino  non sottostà  più  all'art.  83  cpv. 1 e  4  della 
Legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), 
bensì rientra unicamente nell'esame della decisione di non entrata nel  
merito,  laddove  le  autorità  elvetiche  si  ritengono  competenti  per  la 
trattazione della domanda d'asilo in ragione della clausola di sovranità 

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("Selbsteintrittrechts")  oppure in  ragione della  clausola umanitaria  ai 
sensi dell'art. 15 Regolamento Dublino, laddove i membri della famiglia 
del richiedente si trovano in altri Stati membri, 

che,  in  tale  contesto,  l'UFM  ha  rettamente  ritenuto  l'esecuzione 
dell'allontanamento del ricorrente verso l'Ungheria come ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
dell'autorità inferiore va confermata, 

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi)  dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  richiesta  di 
restituzione dell'effetto sospensivo è divenuta priva d'oggetto, 

che,  per  la  medesima  ragione,  la  domanda  d'esenzione  dal 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto. 

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- patrocinatore  del  ricorrente  (Raccomandata;  allegato: bollettino  di 
versamento)

- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 
interno; in copia)

- C._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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