# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1eecfae1-d133-508b-bde1-2bc120c7c5a1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.09.2018 52.2017.273
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2017-273_2018-09-04.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2017.273

   

  	
  Lugano

  4 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara
  Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 14 maggio 2017 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

  patrocinato
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione del 12 aprile 2017 (n. 1708) del Consiglio di Stato che respinge l'impugnativa
  presentata dall'insorgente contro la risoluzione del 27 luglio 2016 con cui
  il Municipio di Brusino Arsizio gli ha negato la licenza edilizia a
  posteriori per la ricostruzione di un edificio abitativo (part. __________);

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   a. RI 1, qui
ricorrente, è proprietario di un terreno (part. __________) situato a Brusino
Arsizio, nella cintura compresa tra il lago e
la strada cantonale, assegnata alla zona residenziale a lago (RL). Nella prima
metà del secolo scorso, sul terreno era stata eretta una casa d'abitazione ("__________"),
strutturata su due piani fuori terra (oltre a un livello cantina,
parzialmente interrato). Lo stabile, preesistente all'introduzione del piano
regolatore comunale (PR), presentava diversi momenti di contrasto con quello vigente,
in particolare dal profilo dell'altezza massima e della distanza dalla strada. 

b. Con domanda di costruzione del 26 settembre 2014, l'insorgente ha chiesto al
Municipio il permesso di ristrutturare il suddetto edificio, ricavando all'interno
del suo volume - mediante abbassamento delle solette - tre piani abitabili
destinati a 3 appartamenti (in aggiunta al piano cantina). Il progetto
prevedeva in particolare di mantenere i muri perimetrali esistenti (in pietra e
cotto), creando nuove aperture sui vari livelli e in particolare una serie di
nuovi ampi balconi sul fronte lago (N-O). In base ai piani, sul lato N-E doveva
essere aggiunto un nuovo corpo in calcestruzzo (per le scale e l'ascensore d'accesso
alle singole unità), mentre su quello opposto (S-O) eliminato un vecchio
manufatto (tipo rimessa per barche). Era inoltre previsto il rifacimento del
tetto esistente (ma con una minor inclinazione). 

c. Raccolto l'avviso favorevole (n. 91209) dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 20
maggio 2015, cresciuta in giudicato, il Municipio ha rilasciato al ricorrente
il permesso richiesto. 

 

 

B.   a. Dopo aver
constatato che, difformemente dai piani approvati, l'edificio era stato
pressoché interamente demolito - inclusi i muri perimetrali, in fase di ricostruzione - il 5 ottobre 2015 il Municipio
ha ordinato l'immediata sospensione dei lavori. Esperito un sopralluogo in
contraddittorio, il successivo 16 ottobre l'Esecutivo comunale ha confermato il
fermo lavori, ingiungendo al ricorrente di presentare una domanda di
costruzione in sanatoria. Tale provvedimento è rimasto incontestato. 

b. Con domanda di costruzione del 29 ottobre 2015 ("variante parzialmente
a posteriori"), RI 1 ha quindi chiesto al Municipio di poter demolire e
ricostruire l'edificio preesistente, ampliandolo con il citato corpo scale. I
piani di progetto ricalcano essenzialmente quelli precedenti, con la differenza
sostanziale che, oltre al rifacimento del volume interno (solette, pareti,
scale, ecc.), prevedono la ricostruzione
integrale dei muri perimetrali, che sono stati demoliti. Tale intervento,
secondo la relazione tecnica, si sarebbe reso necessario poiché le
murature esistenti si sarebbero rivelate poco stabili e di scarsa qualità. 

c. Nel termine di pubblicazione, la domanda non ha suscitato opposizioni. In
seguito, i Servizi generali hanno emesso il loro avviso favorevole (n. 95560). 

d. Con decisione del 27 luglio 2016, il Municipio ha infine risolto di negare
il permesso richiesto. L'autorità ha ritenuto che, con la sua intera
demolizione, la casa non potesse più beneficiare della garanzia delle
situazioni acquisite e che, quale nuova costruzione, non potesse essere
autorizzata già per la sua altezza (più di m 8.50), ben superiore a quella
massima prescritta (m 5.50). Ha inoltre riscontrato un ammanco di SUL e una
distanza insufficiente dalla strada cantonale. 

 

 

C.   Con giudizio del 12
aprile 2017, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso interposto dall'insorgente
avverso il diniego della licenza, che ha confermato.

Puntualizzato l'oggetto del contendere e disattesa una critica di denegata
giustizia per il ritardo accumulato dall'Esecutivo comunale nell'evadere la
domanda a posteriori, il Governo ha ritenuto che il progetto in questione
travalicasse i limiti degli interventi ammessi dagli art. 66 della legge sullo
sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100) e 86 del relativo
regolamento del 20 dicembre 2011 (RLst; RL 701.110) per gli edifici al
beneficio della tutela delle situazioni acquisite. Ha poi concluso che il nuovo
stabile non potesse essere autorizzato per gli stessi motivi indicati dal
Municipio. 

 

 

D.   Avverso il predetto
giudizio, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo che sia annullato e che gli sia rilasciata la licenza edilizia
postulata. 

Ripercorsi i fatti, il ricorrente ribadisce anzitutto le ragioni di sicurezza
che avrebbero reso necessaria la sostituzione dei muri perimetrali. Afferma poi
che il progetto in questione sarebbe identico a quello originario approvato.
Essendo l'edificio esistente protetto dalla garanzia delle situazioni
acquisite, l'intervento andrebbe autorizzato in applicazione degli art. 66 LST
e 86 RLst: l'identità di __________ sarebbe infatti preservata (fisionomia,
volume, destinazione, ecc.). Non si tratterebbe di una costruzione nuova. Anche
il Dipartimento del territorio, rilasciando l'autorizzazione per intervenire
nello spazio riservato alle acque del lago, non l'avrebbe a suo dire
considerata tale. 

E.   All'accoglimento dell'impugnativa
si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni. 

L'Ufficio delle domande di costruzione si rimette al giudizio del Tribunale. Il
Municipio postula dal canto suo il rigetto dell'impugnativa, con motivazioni di
cui si dirà, per quanto occorre, più avanti. 

F.    Con la replica,
l'insorgente si è essenzialmente riconfermato nelle sue tesi e domande di
giudizio. Le altre parti hanno rinunciato a duplicare. 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la
legittimazione attiva del ricorrente, personalmente e direttamente toccato dal
giudizio, di cui è destinatario (art. 21 cpv.
2 LE; art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24
settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1
LPAmm), è dunque ricevibile in ordine.

1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
25 cpv. 1 LPAmm). La situazione dei luoghi e dello stabile controverso emerge in modo sufficientemente chiaro
dalle fotografie e dai piani agli atti. Il sopralluogo, unitamente alle altre
prove (testimoni, interrogatorio formale, perizia, ecc.) genericamente
sollecitate dal ricorrente, non appaiono idonei a portare ulteriori elementi
rilevanti ai fini della presente decisione. 

 

 

2.    2.1. Secondo l'art. 66 cpv. 1 LST - riconducibile
alla garanzia costituzionale della proprietà, intesa come tutela delle
situazioni acquisite - è permessa la conservazione e la manutenzione di
costruzioni esistenti in contrasto col nuovo diritto. Queste costruzioni
possono inoltre essere trasformate (cd. Erweiterungsgarantie) a
condizione che il contrasto col nuovo diritto non pregiudichi in modo
apprezzabile l'interesse pubblico e quello dei vicini (cfr. art. 66 cpv. 2
lett. a LST). Secondo l'art. 86 cpv. 3 RLst, nel caso di costruzioni non
conformi ad altre norme edilizie (ossia per le quali il contrasto col nuovo
diritto non è da ricondurre alla conformità
di zona; cfr. art. 66 cpv. 2 lett. b LST e 86 cpv. 2 RLst), il municipio
può autorizzare la trasformazione se: (a) non incide sull'aspetto esterno o sui
contenuti della costruzione, alterandone l'identità in misura significativa o
comunque tale da consolidare i momenti di contrasto con il nuovo diritto; (b)
il contrasto col nuovo diritto non pregiudica sensibilmente la funzionalità
della zona e l'interesse dei vicini. Queste norme hanno ripreso la disciplina ed i principi sviluppati in base
all'art. 39 del regolamento di applicazione della legge edilizia del 9 dicembre
1992 (RLE; RL 705.110), abrogato a far tempo dal 2 aprile 2013 (BU 2013,
147; cfr. messaggio n. 6309 sul disegno di legge sullo sviluppo territoriale
del 9 dicembre 2009, ad art. 65), che permetteva non soltanto di mantenere le
opere edilizie legittimamente realizzate, venute a trovarsi in contrasto con il
diritto entrato in vigore in epoca successiva, ma anche di autorizzare trasformazioni
di una certa importanza, purché non sostanziali, se il contrasto col nuovo diritto
non pregiudicava in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini
(cfr. al riguardo e sul concetto di "trasformazione sostanziale":
RtiD II-2011 n. 16 consid. 3.2 con rinvii; RDAT II-1994 n. 46 consid. 3.2). Per dottrina e costante giurisprudenza,
gli art. 66 LST e 86 cpv. 3 RLst, al pari del vecchio art. 39 RLE, non
consentono la demolizione e ricostruzione di un'opera in contrasto con le nuove
prescrizioni; un'opera distrutta e ricostruita non si distingue in effetti da
una nuova opera (cfr. Adelio Scolari,
Commentario, Cadenazzo 1996, annotazioni preliminari agli art 70/71 LALPT, n.
508; RDAT II-1994 n. 45, II-1998 n. 19 consid. 2.3; STA 52.2016.62 del 16
dicembre 2016 consid. 4.2, 52.2013.199 del 16 settembre 2014 consid. 4.2,
52.2011.561-562 del 29 novembre 2012 consid. 2.2 e 3.2). Con la demolizione di una costruzione viene del resto meno la
necessità della tutela dei valori in essa durevolmente incorporati, che cede il
passo al prevalente interesse pubblico alla tempestiva applicazione del nuovo
diritto (cfr. Scolari, op. cit.,
annotazioni preliminari agli art. 70/71 LALPT, n. 508; cfr. inoltre, Konrad Willi, Die Besitzstandsgarantie
für vorschriftswidrige Bauten und Anlagen innerhalb der Bauzone, Zurigo 2003, pag.
45).   

2.2. In concreto, è assodato che con la
licenza edilizia del 20 maggio 2015 il ricorrente era stato autorizzato a
ristrutturare e ampliare la sua villa esistente (al beneficio della tutela
delle situazioni acquisite), così come indicato in narrativa. La legittimità di
questo permesso, per certi versi generoso nella misura in cui non si limitava ad autorizzarne la trasformazione
interna, ma anche a modificare in modo apprezzabile la sua fisionomia
esterna (soprattutto sul fronte lago e verso N-E; cfr. i relativi prospetti),
esula dai limiti del presente giudizio. 

L'insorgente non si è tuttavia attenuto a
questo permesso. Nel corso dei lavori ha demolito interamente lo
stabile, con tutti i muri perimetrali, che ha dapprima sostituito al piano
cantina e poi - sino al fermo lavori - ai livelli superiori (cfr. relazione
tecnica del 29 ottobre 2015). Neppure il ricorrente lo nega. Eloquenti sono del
resto le fotografie (doc. A) prodotte dal Municipio davanti al Governo, da cui emerge in particolare la
successiva ricostruzione delle nuove murature in cotto (fatto salvo un piccolo
angolo di facciata originaria al primo piano, supportato da tralicci di legno e
mantenuto ad hoc nella sua posizione originale, cfr. foto doc. A). 

2.3. A seguito di questo drastico intervento, non v'è anzitutto chi non veda
come l'insorgente non possa più dedurre alcunché dalla prima licenza edilizia.
I due progetti non sono affatto identici. La nuova domanda ben si distingue
infatti da quella precedente, in particolare dal profilo qualitativo (cfr. anche
Scolari, op. cit., ad art. 16 LE,
n. 895): diversa è segnatamente la natura e tipologia d'intervento, non più in
alcun modo riconducibile a una ristrutturazione con ampliamento, ma a una vera
e propria demolizione e ricostruzione di un intero stabile (con ampliamento).
Con la ra-

satura al suolo dei muri perimetrali (in aggiunta alla sventratura interna),
della villa non è in pratica rimasto alcunché. Motivo, questo, che peraltro già da solo rendeva
imprescindibile la presentazione di una nuova domanda di costruzione (cfr. art.
4 lett. a RLE; cfr. anche STA 52.2016.63 del 25 luglio 2017 consid. 3). 

2.4. Ferme queste premesse, certo è che il progetto litigioso non può essere
autorizzato, così come dedotto dalle precedenti istanze. La demolizione e ricostruzione
di un edificio, come visto, travalica manifestamente i limiti delle
trasformazioni ammesse dagli art. 66 LST e 86 RLst. L'edificio in esame è
quindi da considerare alla stregua di una nuova costruzione e non di un'opera
che beneficia della garanzia costituzionale della proprietà, intesa come tutela
delle situazioni acquisite. In quanto tale, deve rispettare il nuovo ordinamento
giuridico. Non esiste alcun diritto acquisito all'utilizzazione dei fondi
secondo il diritto anteriore (cfr. Scolari,
op. cit., annotazioni preliminari agli art. 70/71 LALPT, n. 508). 

Privi di rilievo sono i motivi di sicurezza (scarsa stabilità e qualità dei
materiali) che hanno indotto il ricorrente a demolire inopinatamente la
struttura perimetrale della villa (cfr. STA 52.2016.62 citata consid. 4.2).
Spettava in effetti a lui, quale proprietario dell'edificio, assicurarsi per
tempo della fattibilità a regola d'arte dell'intervento prospettato (ad es.
valutando già in sede di progettazione se i
muri di facciata fossero in grado di sopportare il carico delle nuove
solette di cemento tra i piani). 

Nulla può infine dedurre l'insorgente dall'avviso cantonale, dal quale non
risulta peraltro che l'autorità dipartimentale abbia in qualche modo trattato la villa demolita e ricostruita alla stregua di
un edificio (ancora) al beneficio della tutela delle situazioni acquisite.

Ne discende che il nuovo stabile in discussione, al pari di ogni altra nuova
opera, deve rispettare i parametri fissati dal vigente PR e ogni altra norma di
diritto pubblico concretamente applicabile. 

2.5. Posto che è pacifico come il nuovo edificio progettato non rispetti
manifestamente l'altezza massima di zona (m 5.50), né l'indice di sfruttamento
massimo (0.4) prescritti (cfr. art. 60 cpv. 5 delle norme di attuazione del
piano regolatore di Brusino Arsizio; NAPR) e neppure la distanza minima (m 4)
dalla strada cantonale (art. 18 NAPR), così come indicato dal Municipio (cfr.
decisione del 27 luglio 2016, ad 2, 3 e 4), il diniego della licenza non può
che essere confermato anche da questo Tribunale. 

3.    3.1. Sulla base
delle considerazioni che precedono, il ricorso deve di conseguenza essere
respinto. 

3.2. La tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è posta a carico del
ricorrente, secondo soccombenza. L'insorgente è inoltre tenuto a rifondere al
Comune, assistito da un legale, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili
(art. 49 cpv. 1 e 2 LPAmm). 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'800.-, già anticipata dal ricorrente, resta interamente a
suo carico. L'insorgente è tenuto a rifondere al Comune di Brusino Arsizio fr.
1'500.- a titolo di ripetibili per questa sede.  

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     La
vicecancelliera