# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4353bc9f-49bd-5d7a-8188-f0e5913d4837
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.06.2017 32.2016.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-63_2017-06-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.63

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  19 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 giugno 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 maggio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1974, cittadino
della Repubblica Dominicana, coniugato con una cittadina italiana con domicilio
in Svizzera, titolare di un permesso di dimora B (cfr. doc. 6 incarto AI), nell’aprile
2015 ha chiesto, per il tramite dell’Unione centrale svizzera per il bene dei
ciechi (UCBC), di essere posto al beneficio di un assegno per grandi invalidi a
seguito della sua patologia agli occhi (doc. 1 incarto AI). 

 

                                         Raccolta la documentazione
pertinente, sottoposta la fattispecie all’esame da parte dell’UFAS – la cui
presa di posizione è del 27 gennaio 2016 (doc. AI 13) – con decisione 13 maggio
2016, preavvisata il 16 marzo 2016, l’Ufficio AI ha respinto la domanda di
prestazioni in quanto l’assicurato, essendo entrato in Svizzera già con il
danno alla salute, non adempie alle condizioni di cui all’art. 6 cpv. 2 LAI (un
anno di contribuzione minima o 10 anni di residenza ininterrotta in Svizzera).

                                         L’amministrazione ha
inoltre rilevato:

 

" (…)

Tramite l'UCBC il Signor RI 1 invoca di essere considerato alla
stregua di un cittadino svizzero poiché familiare di una persona soggetta
all'Accordo sulla libera circolazione (ALC) e, pertanto, di poter beneficiare
di una parità di trattamento con i cittadini svizzeri con il conseguente
diritto alla prestazione. 

 

La sua richiesta è stata pertanto inoltrata all'Ufficio federale
delle assicurazioni sociali (UFAS) per una formale presa di posizione in
merito: 

 

"                                     Un
cittadino della Repubblica Dominicana affetto dagli stessi danni alla
salute del Signor RI 1 che, come nel suo caso, avessero provocato l'insorgere
di un'invalidità prima che trasferisse il suo domicilio e la sua dimora abituale
in Svizzera non beneficerebbe di un AGI per il semplice fatto di aver sposato
una cittadina svizzera, nata, cresciuta e vissuta sempre in Svizzera. 

 

Pur ammettendo che il Signor RI 1
possa prevalersi dello statuto di familiare di una persona sottoposta all'ALC,
la parità di trattamento con i cittadini svizzeri che si trovano nella sua
medesima situazione non può che condurre a negargli II diritto a un AGI poiché,
in quanto cittadino di uno Stato non convenzionato, egli non soddisfa le
condizioni richieste dall'art. 6 cpv. 2 LAI, condizioni che rimarrebbero
imputabili anche qualora avesse sposato una cittadina svizzera." (incarto
AI pag. 51)

 

                               1.2.   Contro la succitata decisione
è tempestivamente insorto al TCA l’assicurato, per il tramite della RA 1, postulando
il riconoscimento di un assegno per grandi invalidi di grado elevato dal 1°
agosto 2014. Con riferimento agli artt. 2 ALC e 4 del Regolamento (CE) 883/2004
egli ritiene, quale familiare (marito) di una persona con la cittadinanza di
uno stato membro dell’Unione Europea (cittadina italiana), di poter beneficiare
della parità di trattamento con i cittadini svizzeri, motivo per cui l’art. 6
cpv. 2 LAI non è applicabile. 

                                         Rileva in particolare che
l’elemento transfrontaliero è in casu dato dal solo fatto che il familiare possiede
la nazionalità di uno Stato membro differente da quello dello Stato in cui
risiede. 

                                         Egli ha chiesto di essere
posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. 

 

                               1.3.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI chiede invece la reiezione del ricorso. Rinviando alla presa di
posizione dell’UFAS, l’amministrazione sostiene che non è dato il nesso
transfrontaliero e quindi il ricorrente non può fare valere una parità di trattamento
nel senso degli ALC “in quanto la moglie dell’assicurato è sì cittadina
italiana ma è nata (nel 1957) in Svizzera ed è sempre stata domiciliata in
Svizzera, in quanto al beneficio, sin dalla nascita, di un permesso C. Ella di
fatto non è mai stata domiciliata al di fuori della Svizzera e di conseguenza
non ha mai fatto propriamente uso del suo diritto di spostarsi liberamente
(cfr. DTF 141 V 521 del 14.09.2015), di conseguenza la fattispecie non presenta
una connotazione transfrontaliera” (doc. IV pag. 2).

 

                               1.4.   Il 22 agosto 2016 l’assicurato
ha ribadito di potersi richiamare alla parità di trattamento.

 

                               1.5.   Con osservazioni 16 settembre
2016 l’Ufficio AI, confermando dal punto vista medico l’esistenza di una grande
invalidità di grado elevato, ha nuovamente sostenuto l’assenza delle condizioni
assicurative. 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’assicurato, cittadino dominicano, coniugato con una cittadina
italiana residente in Svizzera dalla nascita, in virtù degli accordi
bilaterali, può invocare la parità di trattamento con i cittadini svizzeri e di
conseguenza avere diritto ad un assegno per grandi invalidi senza dover
adempiere ai requisiti di durata contributiva minima o di residenza minima in
Svizzera stabiliti dall’art. 6 cpv. 2 LAI. 

 

                               2.2.   L’art. 42 LAI, nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2004 applicabile alla fattispecie in esame, stabilisce
che gli assicurati con domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera,
se sono grandi invalidi (art. 9 LPGA), hanno diritto a un assegno per grandi
invalidi (cpv. 1); che si distingue tra grande invalidità di grado elevato,
medio o lieve (cpv. 2); che è considerato grande invalido anche chi a causa di
un danno alla salute vive a casa e necessita in modo permanente di essere
accompagnato nell’organizzazione della realtà quotidiana (chi soffre unicamente
di un danno alla salute psichica ha diritto almeno a un quarto di rendita,
mentre chi ha bisogno unicamente di essere accompagnato in modo permanente
nell’organizzazione della realtà quotidiana è considerato grande invalido di
grado lieve) (cpv. 3).

 

                                         Secondo
l'art. 6 cpv. 2 LAI, il diritto di un cittadino straniero a una prestazione è
subordinato al fatto che, all'insorgere dell’invalidità, siano stati pagati i
contributi almeno per un anno intero (tre anni per una rendita d’invalidità:
cfr. art. 36 cpv. 1 LAI) oppure che l'interessato abbia risieduto
ininterrottamente in Svizzera per dieci anni. 

 

                                         Ad eccezione
dei casi in cui l’assicurato è cittadino di uno Stato non convenzionato (art. 6
cpv. 2 LAI), la legge non subordina l’attribuzione di un assegno per grandi
invalidi, contrariamente a quanto avviene con la rendita d’invalidità (art. 36
cpv. 1 LAI), ad una durata minima di contribuzione al momento dell’insorgenza
dell’invalidità (STF 9C__1042/2008 del 23 luglio 2009 consid. 3.1; Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG,
2014, ad art. 42-42ter n. 3 in fine, pag. 491). 

 

                               2.3.   Nel
caso in esame l’assicurato, cittadino dominicano, entrato in Svizzera
nell’agosto 2014, dalla nascita è sordo bilateralmente e soffre di un grave
handicap visivo (sindrome di Usher tipo 1B), così come risulta dai certificati dell’oftalmologo
curante, dr. __________, del 14 aprile 2015 (pag. 32 incarto AI) e del 24
agosto 2016 prodotto pendente causa (doc. C).

 

                                         Non contestato è che dal
solo punto di vista medico con simili affezioni l’assicurato presenta una
grande invalidità di grado elevato conformemente ai marginali 8065 e 8065 CIGI,
nella versione in vigore dal 1° gennio 2015, così come del resto accertato
nelle annotazioni 15 settembre 2016 del SMR (XII/1).

 

                                         Siccome all’insorgere
della grande invalidità egli non aveva versato un anno di contributi né aveva
risieduto in Svizzera per almeno 10 anni, così come prescritto dall’at. 6 cpv. 2
LAI, l’Ufficio AI ha negato il riconoscimento dell’assegno per grandi invalidi.

 

                                         Con il presente ricorso
l’assicurato sostiene invece che, avendo sposato una cittadina italiana (quindi
di uno stato firmatario degli accordi bilaterali), può avvalersi del diritto alla
parità di trattamento (art. 2 ALC e art. 4 Regolamento (CE) 883/2004) e pertanto
beneficiare dell’assegno per grandi invalidi pur non adempiendo alle condizioni
di cui all’art. 6 cpv. 2 LAI.

 

                               2.4.   In merito ai rapporti con il
diritto europeo, l’art. 80a LAI, nella versione in vigore sino al 31 dicembre
2016, dispone:

 

" 1 Per
le persone designate nell'articolo 2 del regolamento n. 1408/71 e in relazione
con le prestazioni previste nell'articolo 4 di questo regolamento, purché siano
comprese nel campo d'applicazione della presente legge, sono applicabili anche:

 

a.   l'Accordo
del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone, nella versione dei Protocolli del 26 ottobre 2004 e del 27 maggio 2008
relativi all'estensione dell'Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità
europea, il suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro
versione aggiornata;

 

b.   la
Convenzione del 4 gennaio 1960 istitutiva dell'Associazione europea di libero
scambio, nella versione dell'Accordo di emendamento del 21 giugno 2001, il suo
allegato K, l'appendice 2 dell'allegato K e i regolamenti n. 1408/71 e n.
574/72 nella loro versione aggiornata.

 

2
Laddove le disposizioni della presente legge fanno uso dell’espressione «Stati
membri della Comunità Europea», questa espressione è riferita agli Stati cui è
applicabile l’Accordo di cui al capoverso 1 lettera a”.

 

Dal 1° giugno 2002 è entrato in vigore l"Accordo
tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la
Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone" (RS 0.142.112.681, di seguito: ALC) e in particolare il suo
Allegato II che disciplina il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale
(DTF 130 V 147 consid. 3 con riferimenti).

Giusta l'art. 1 cpv. 1 dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base
dell'art. 8 ALC
e facente parte integrante dello stesso (art. 15 ALC), in unione con la sezione
A di tale allegato, le parti contraenti applicano nell'ambito delle loro
relazioni in particolare il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14
giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai
lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si
spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come pure il Regolamento
(CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che stabilisce le modalità di
applicazione del Regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo all'applicazione dei
regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e
ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (RS
0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. Entrambi i regolamenti sono
stati, sostituiti con effetto dal 1° aprile 2012, dal Regolamento (CE) n.
883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (RS 0.831.109.268.1; in seguito
Regolamento n. 883/2004) e le disposizioni d’applicazione contenute nel
Regolamento (CE) n. 987/2009 (RS 0.31.109.268.11) in vigore sino al 31 dicembre
2014 

                                         Questi regolamenti sono
stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 in vigore per la Svizzera dal 1° gennaio 2015 (RS
0831.109.268; in seguito Regolamento n. 465/2012). 

 

                               2.5.   Per quel che concerne l’ambito
temporale del diritto convenzionale, oltre all’ALC l’assicurato ritiene
applicabile il Regolamento n. 883/204, entrato in vigore per la Svizzera il 1°
aprile 2012, avendo chiesto l’erogazione dell’assegno grandi invalidi con
effetto retroattivo dal 1° agosto 2014. 

                                         Ci si può chiedere se non
sia invece applicabile anche il succitato regolamento nella versione modificata
dal Regolamento n. 465/2012, entrato in vigore per il nostro paese il 1°
gennaio 2015, visto che la domanda è stata inoltrata il 22 aprile 2015 e che la
decisione contestata risale al 1° settembre 2016. Tale quesito può rimanere
irrisolto in quanto, come si vedrà, il Regolamento n. 465/2012 non ha
modificato le disposizioni del Regolamento n. 883/2004 concernenti la presente
vertenza (su questo punto cfr. STF 9C_307/2016 del 29 marzo 2017 consid. 6.3
della quale si parlerà più diffusamente nel prosieguo).

 

                               2.6.   Dal punto di vista materiale
(ratione materiae), rettamente l’assicurato fa presente che l’assegno di grandi
invalidi rientra in uno dei rischi enunciati all’art. 3 cifra 1 Regolamento n. 883/2004
(tale articolo è rimasto invariato dal Regolamento n. 465/2012) e precisamente
al rischio malattia di cui alla lettera a di tale articolo. 

                                         A tal riguardo va ricordato
sotto l’egida del Regolamento (CEE) n. 1408/71 (art. 4 nr. 1) l’assegno
grandi invalidi si rapportava al rischio di malattia (cfr. DTF 132 V 423
consid. 6.3.2).

 

                               2.7.   Per quanto attiene al campo
di applicazione personale (ratione personae) affinché l'ALC e il Regolamento n.
883/2004 si applichino al ricorrente, cittadino dominicano coniugato con una
cittadina di nazionalità italiana (cfr. a tal riguardo l'art. 1 cpv. 2 Allegato
II ALC e l'art. 2 cpv. 1 Regolamento n. 883/2004, quest’ultimo non modificato
dal Regolamento n. 465/2012), devono essere date da un lato le condizioni della
nazionalità o dello status familiare e d'altro lato l'elemento transfrontaliero
(cfr. STF 9C_307/2016 del 29 marzo 2017 consid. 8.1 con citazione di dottrina;
STCA 32.2015.6 del 22 marzo 2016 consid. 2.9).

 

                            2.7.1.   Pacifico è che il ricorrente, di nazionalità dominicana, ancorché
residente in Svizzera, non può invocare l'ALC e il
Regolamento n. 883/2004, che generalmente non si applicano a cittadini di Stati
terzi (cfr. DTF 141 V 524 consid. 4.3.1 in fine).

                                        Va poi fatto
presente che la Svizzera non ha ratificato il Regolamento (UE) n. 1231/2010 del
24 novembre 2010 che estende l'applicazione del Regolamento n. 883/2004 e del
Regolamento n. 987/2009 ai cittadini di paesi terzi cui tali regolamenti non
siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità (cfr. DTF 141 V 524
consid. 4.3. in fine e riferimenti dottrinali citati in STF 9C_307/2016 del 29
marzo 2017 consid. 8.2.1.).

 

                            2.7.2.   Occorre
esaminare se l’insorgente può fare valere un diritto in qualità di familiare di
una cittadina di uno Stato membro.

                                         A tal
proposito, dando una risposta positiva a tale quesito, nella STF citata del 29
marzo 2017 (di prossima pubblicazione) – trattasi di una controversia ticinese
(cfr. STCA 33.2015.5 del 22 marzo 2016 confermata dall’Alta Corte) in cui
occorreva esaminare il diritto di una cittadina dominicana, coniugata con un
cittadino di doppia nazionalità (svizzera e italiana) e residente in Svizzera,
ad una prestazione complementare solo a motivo della rendita d’invalidità
percepita (senza quindi il requisito del soggiorno minimo di 10 anni in
Svizzera come da art. 5 cpv. 1 LPC, previsto per cittadini stranieri che non
fanno parti di Stati con i quali la Svizzera ha concluso una convenzione sulla
sicurezza sociale) – l’Alta Corte aveva stabilito quanto segue:

 

" La ricorrente può invece far valere un diritto in qualità di familiare
di un cittadino di uno Stato membro (cfr. art. 2 cpv. 1 Regolamento n.
883/2004; il Regolamento n. 465/2012 non prevede alcuna modifica in tale
ambito). Nessuna condizione di nazionalità è necessaria per un membro della
famiglia per chiedere l'applicazione dell'ALC (cfr. DTF
139 V 393 consid. 4.1 in fine pag. 396 con riferimenti). In quanto
moglie di un cittadino italiano, la condizione dello status familiare è
pertanto adempiuta. Si rileva altresì in tale contesto come la distinzione tra
diritti propri del membro della famiglia e diritti derivati (cfr. consid. 7.2)
non svolga alcun ruolo, considerato quanto previsto dalla giurisprudenza
europea cui la nostra prassi interna si è in seguito indirizzata. In effetti,
se in un primo tempo la giurisprudenza europea operava una netta distinzione
tra diritti propri e derivati con la conseguenza che i membri della famiglia di
un lavoratore migrante potevano pretendere in tale contesto solo i diritti
derivati, escludendo cioè i diritti propri (cfr. DTF
139 V 393 consid. 5.2.1 in fine pag. 397), successivamente la
giurisprudenza ha ammesso che i membri della famiglia di un lavoratore migrante
potevano invocare direttamente il principio di parità di trattamento previsto
nel Regolamento (art. 3 n. 1 Regolamento n. 1408/71 e art. 4 Regolamento n.
883/2004; cfr. DTF
139 V 393 consid. 5.2.2 pag. 397) anche per i loro diritti propri. La
Corte di giustizia dell'UE (CGUE) ha dedotto infine un principio generale
secondo cui i membri della famiglia di un lavoratore migrante dispongono del
diritto a un trattamento uguale in relazione a tutte le prestazioni che, per
loro natura, non sono dovute esclusivamente al lavoratore, come per esempio le
prestazioni di disoccupazione (DTF
139 V 393 consid. 5.2.2 pag. 397). Il diritto alle PC non essendo
legato alla qualità di lavoratore, nulla osta a che la ricorrente possa
beneficiare delle PC (cfr. SPIEGEL, op. cit., n. 18 ad art. 2 del Regolamento
(CE) n. 883/2004), sempre che l'altra condizione (cfr. consid. 8.3) sia data.”
(Sottolineatura del redattore, STF citata consid. 8.2.2; va qui fatto presente
che la condizione di cui al consid. 8.3 della STF si riferisce al nesso
transfrontaliere, n.d.r.). 

 

                                         Quindi, ritenuto come
l’assegno grandi invalidi non sia legato allo statuto di lavoratore (cfr.
Bernhard Spiegel, in: Europäisches Sozialrecht, Maximilian Fuchs
[Hrsg], 6a ed. 2013, n. 18 ad art. 2 del Regolamento (CE) n. 883/2004; cfr.
anche DTF 141 V 521 consid. 4.4), l’insorgente può
richiedere tale prestazione a condizione che sia dato anche il requisito del
nesso transfrontaliero.

 

                               2.8.   

                            2.8.1.   In merito al nesso
transfrontaliero, nella citata STF del 29 marzo 2017 l’Alta Corte aveva
precisato: 

 

" (…) il nesso transfrontaliero è indispensabile per
l'applicazione dell'ALC. Per giurisprudenza costante della CGUE, le
disposizioni europee sulla coordinazione dei sistemi di sicurezza sociale non
possono essere applicate alle attività che non presentano alcun nesso di
collegamento con una qualsiasi delle situazioni contemplate dal diritto
dell'Unione e i cui elementi rilevanti restino in complesso confinati all'interno
di un unico Stato membro (tra le altre, sentenze C-434/09 del 5 maggio 2011
nella causa McCarthy, punto 45, e C-95/99 a 98/99 e C-180/99 dell'11 ottobre
2001 nella causa Khalil et aliud, punto 69; v. anche DTF 141 V 521
consid. 4.3.2 pag. 525). Il carattere transfrontaliero è in particolare dato
quando una persona, una fattispecie o una richiesta presenta un rapporto
giuridico in relazione con più stati dell'UE: in questo ambito entrano in
considerazione il luogo di residenza o di lavoro, oppure la nazionalità
(BERNHARD SPIEGEL, op. cit., n. 15). (cfr. STF citata consid. 8.3.1.).”

                                      

                                         Il TF aveva poi esaminato
se la sola doppia nazionalità del marito della ricorrente (svizzera, ossia
dello Stato di residenza ed italiana, di uno Stato dell’UE) – il quale, secondo
gli accertamenti del TCA, non aveva mai esercitato il suo diritto alla libera
circolazione (nato in Svizzera, non aveva risieduto né lavorato in un altro
stato Stato membro dell’UE e quindi non è stato assoggettato a
un'altra legislazione di uno Stato membro in relazione a periodi d'attività
lucrativa o di contributi alle assicurazioni sociali) - fosse sufficiente per
adempiere al nesso transfrontaliero.

 

                                         Su tale questione, l’Alta
Corte aveva rilevato:

 

" Alla domanda di sapere se l'ALC è applicabile in caso di doppia
nazionalità il Tribunale federale ha lasciato la questione aperta per molto
tempo (cfr. DTF 130 II 176
consid. 2.3 pag. 179 con riferimenti), rispondendo affermativamente nella DTF 135 II 369
consid. 2 pag. 372 in cui è stato indicato che la sola cittadinanza di uno
Stato contraente era sufficiente per invocare l'applicazione dell'ALC. Nelle
successive sentenze, cfr. per esempio 2C_1071/2013 del 6 giugno 2014 consid.
3.3 con rinvii e 2C_195/2011 del 17 ottobre 2011 consid. 1.1 con rinvii, il TF
aveva ammesso in principio l'applicazione dell'ALC per i cittadini stranieri
che si avvalevano della doppia nazionalità, senza però esaminare
preliminarmente se gli stessi avessero o meno esercitato il loro diritto alla
libera circolazione. In tali sentenze, il TF aveva tuttavia lasciato aperta la
questione se la prassi dovesse essere cambiata alla luce della nuova
giurisprudenza della CGUE (cfr. sentenza C-434/09 del 5 maggio 2011 nella causa
McCarthy), secondo cui il solo possesso della cittadinanza di uno Stato
dell'UE non è sufficiente per applicare l'art. 21 del Trattato sul
funzionamento dell'Unione europea (e per analogia l'ALC) in assenza di un
elemento transfrontaliero, ossia in caso di non esercizio del proprio diritto
di libera circolazione nel territorio degli Stati membri. Il Tribunale
federale ha infine risolto la questione nella sentenza 2C_284/2016 del 20
gennaio 2017 (destinata a pubblicazione), rilevando che non vi sono motivi seri
che si oppongono a che ci s'ispiri ai principi stabiliti nella sentenza europea
per l'applicazione dell'ALC (cfr. consid. 3.4 e seg. in particolare 3.9) (cfr.
STF citata consid. 3.3.2; sottolineatura del redattore).”

 

                                         Nel
caso esaminato il TF aveva quindi deciso “…. anche nel caso concreto non vi
sono ragioni che ostacolino questa Corte dall'orientarsi su quanto concluso
nella precitata sentenza 2C_284/2016 e negare quindi nella fattispecie
l'esistenza di un nesso transfrontaliero. È vero che la sentenza C-434/09 punti
46-48 ha riservato la situazione in cui l'applicazione delle misure di diritto
interno (in casu il periodo di carenza di 10 anni dell'art. 5 cpv. 1 LPC) hanno
l'effetto di privare un cittadino del godimento effettivo del nucleo essenziale
dei diritti conferiti allo status di cittadino dell'UE, ovvero l'effetto di
ostacolare l'esercizio del suo diritto a circolare e soggiornare liberamente
nel territorio degli Stati membri. Tuttavia, nella fattispecie, queste ipotesi
non sono realizzate. Da una parte, il marito della ricorrente non ha mai
esercitato il suo diritto alla libera circolazione. Dall'altra, la ricorrente
non è privata di alcun diritto rispetto a una persona che si troverebbe nella
sua stessa situazione ma sposata con un cittadino in possesso della sola
cittadinanza svizzera. Infatti, il cittadino di uno stato terzo non ha diritto
alle PC prima dello scadere del termine di 10 anni indipendentemente dal fatto
che il suo coniuge sia cittadino dell'UE o svizzero.” (STF citata consid.
8.3.3.2).

 

                                         Pertanto,
l’Alta Corte aveva concluso che “… il solo possesso della nazionalità
italiana del marito della ricorrente non è di per sé sufficiente per invocare
l'applicazione dell'ALC, non avendo quest'ultimo mai esercitato il diritto alla
libera circolazione e dunque non vi è alcun diritto alle PC per la ricorrente
deducibile dall'ALC.” (STF citata consid. 8.3.3.3).

 

                            2.8.2.   Ritornando al caso
concreto, dagli atti risulta che la moglie dell’assicurato, cittadina italiana,
è nata ed è sempre vissuta in Svizzera (dalla nascita è titolare di un permesso
di domicilio C cfr. estratto movpop in XIV; cfr. pure la lettera 8 ottobre 2015
dell’Ufficio AI all’UFAS e risposta di quest’ultimo datata 7 gennaio 2016 in
doc. 9 e 13 incarto AI), motivo per cui essa non ha mai esercitato il diritto
alla libera circolazione.

                                         Va poi fatto
presente che il ricorrente, rispetto ad una persona nella sua stessa
situazione, non verrebbe privato di alcun diritto, poiché il cittadino di uno
Stato terzo ha diritto ad un assegno per grandi invalidi se adempie al minimo
contributivo di un anno o ai 10 anni di residenza ininterrotta in Svizzera per
dieci anni così come previsto dall’art. 6 cpv. 2 LAI, indipendentemente che il
suo coniuge sia cittadino dell’UE o svizzero. 

 

                                         Di
conseguenza, in allineamento alla più volte citata STF del 23 marzo 2017, per
il solo possesso della nazionalità italiana della moglie l’assicurato non può
prevalersi dell’ALC e dei suoi regolamenti di applicazione per invocare la clausola
di parità di trattamento per fondare un suo diritto all’assegno per grandi
invalidi.

                                         Non
adempiendo ad uno dei due requisiti di cui all’art. 6 cpv. 2 LAI, a ragione
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazione in oggetto.

                                         Ne consegue
che la decisione contestata va confermata, mentre il ricorso è da respingere.

 

                               2.9.   Giusta
l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/ 2009 del 7
aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente, il quale
ha tuttavia chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio. 

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia
sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in
vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso
doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza
giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del
diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base
del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta
al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, p.
626).

                                         A norma dell’art. 3 cpv. 1
Lag, nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si
estende all’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle
tasse e spese processuali (e all’ammissione al gratuito patrocinio).

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria (in casu senza gratuito
patrocinio) sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno e se il
processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a,
372 consid. 5b e riferimenti).

                                         

                                         Nella presente fattispecie
lo stato d’indigenza del ricorrente, senza reddito e senza sostanza, è
documentato dal fatto che sua moglie, titolare di una rendita d’invalidità, ha
diritto ad una prestazione complementare mensile, dal 1° gennaio 2016, di fr. 2'151.--
a copertura del fabbisogno della coppia, così come da decisione 16 dicembre
2015 della Cassa cantonale di compensazione (doc. A5), rinnovata per il 2017
con decisione 10 dicembre 2016 (XV/1). 

                                         Il ricorrente non possiede
inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un patrocinatore appare giustificato.

                                         Infine, di
primo acchito il ricorso non pareva essere considerato manifestamente privo di
fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella
fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell’assistenza
giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito patrocinio va quindi
concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione
economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f
LPGA; sentenza 32.2011.202 del 16 maggio 2012; STFA del 15 luglio 2003, I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002, U 234/00, consid. 5a, parzialmente
pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6). 

 

                                         Ne consegue che l’insorgente
è per il momento esonerato dal pagamento delle spese processuali che sarebbero
a suo carico nella misura della rispettiva soccombenza in lite (STF I 885/06
del 20 giugno 2007).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza di assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono a carico del ricorrente. A seguito dell’esonero dal pagamento
delle spese di giustizia, esse sono per il momento assunte dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti