# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e7dd707-1e87-5ca4-8dca-e95a25fa49fc
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.11.2010 RR.2010.189
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2010-189_2010-11-04.pdf

## Full Text

Sentenza del 4 novembre 2010 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., rappresentato dall'avv. Matteo Pedrazzini,  
Ricorrente 

 
   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  
Controparte 

 
   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2010.189 

 

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Fatti: 

A. Il 26 aprile 2010 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di 
Milano ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria 
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A. per titolo di 
corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 CP italiano). 
L'indagato avrebbe incassato somme di denaro a titolo di compenso per 
aver procurato commesse pubbliche a società italiane, nonché utilizzato 
quest'ultime per corrompere pubblici ufficiali al fine di favorire società italia-
ne nell'aggiudicazione di gare pubbliche. Con la sua domanda di assisten-
za l'autorità rogante ha postulato la perquisizione ed il sequestro dei conti 
correnti denominati "1" e "2" presso la Banca B. di Lugano. 

 
 
B. Mediante decisione del 10 giugno 2010, il Ministero pubblico del Cantone 

Ticino è entrato in materia sulla domanda presentata dall'autorità italiana 
ordinando l'identificazione ed il sequestro delle relazioni di cui A. è o è stato 
titolare, avente diritto di firma e/o beneficiario economico presso Banca B., 
a Lugano, denominate "1" e "2".  

 
 
C. Con decisione di chiusura del 26 luglio 2010 l'autorità d'esecuzione ha ac-

colto la rogatoria, ordinando la trasmissione all'autorità rogante della docu-
mentazione acquisita presso Banca B. concernente la relazione n. 1.  

 
 

D. Il 26 agosto 2010 A. ha interposto ricorso contro la suddetta decisione di-
nanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postu-
lando, principalmente, la reiezione della domanda di assistenza italiana 
nonché l'annullamento della decisione impugnata e, sussidiariamente, l'an-
nullamento della decisione impugnata, limitando la trasmissione ai soli e-
stratti bancari relativi agli anni 2008-2010.  

 
A conclusione delle loro osservazioni del 10 e 24 settembre 2010 il Ministe-
ro pubblico ticinese risp. l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) han-
no postulato la reiezione del gravame.  

 
 

E. Con memoriale di replica dell'8 ottobre 2010, trasmesso per conoscenza al 
Ministero pubblico ticinese e all'UFG, il ricorrente si è riconfermato nelle 
conclusioni espresse in sede ricorsuale. 

 
 
 Diritto: 

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1.  
1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale 

del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento 
(RS 173.710) il primo grado di giurisdizione ricorsuale in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale compete alla II Corte dei reclami penali. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo che completa e agevola l'applicazione 
della CEAG del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 
mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero) nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 
segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 
giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul 
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, con-
clusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 
1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). 
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosid-
detto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza in-
ternazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), uni-
tamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, 
art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 123 II 134 
consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'appli-
cazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS). 
È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 
123 II 595 consid. 7c). 

 
1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di chiu-

sura dell'autorità federale d'esecuzione (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). La 
legittimazione di A., titolare del conto oggetto della criticata misura d'assi-
stenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 
consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).  

 
 
2. Il ricorrente sostiene che la richiesta di assistenza è vaga, confusa e con-

traddittoria. 
 
2.1 Gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic e 28 AIMP esigono in sostanza che la do-

manda di assistenza indichi il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuri-

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dica dei reati, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al 
fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condi-
zioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b 
pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c pag. 88). In questo ambito, 
non si può tuttavia pretendere dallo Stato richiedente la presentazione di un 
esposto dei fatti totalmente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo 
scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fat-
tispecie oggetto d'indagine all'estero, fermo restando che la verifica delle 
condizioni per la concessione dell'assistenza deve rimanere possibile 
(v. DTF 117 Ib 64 consid. 5c, con giurisprudenza citata). Ciò non implica 
per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma 
solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i 
propri sospetti, in modo tale da escludere che sussista un'inammissibile ri-
cerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 
125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della col-
pevolezza è riservato al giudice straniero del merito, non a quello svizzero 
dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3). 

 
2.2 Nella sua rogatoria l'autorità italiana afferma che il procedimento a carico 

del ricorrente è nato in seguito a elementi emersi nel corso di precedenti 
indagini per riciclaggio ed associazione a delinquere a carico di altre per-
sone, tra le quali C., amministratore della fiduciaria svizzera D. SA. Tale 
società avrebbe intrattenuto rapporti con il ricorrente. Sulla base delle di-
chiarazioni rese da C., confermate sia dalla coindagata E. che dalla docu-
mentazione esaminata dalla Guardia di Finanza, è emerso che la D. SA ha 
messo a disposizione del ricorrente la società ungherese F. Ktf per la con-
clusione di contratti fittizi con le società italiane G. S.r.l., H. S.r.l., I. S.r.l., J. 
S.r.l. e K. S.p.A., tutte operanti nel settore delle commesse pubbliche. In 
base a tali contratti F. Ktf avrebbe emesso fatture fittizie a fronte delle quali 
le società italiane avrebbero provveduto a trasferire somme di denaro in 
Ungheria. L'organizzazione della D. SA avrebbe poi fatto trasferire dette 
somme su un conto della Banca L. a Ginevra e quindi fatto consegnare il 
denaro in contanti allo stesso ricorrente in Italia. Quest'ultimo avrebbe riferi-
to a C. che si trattava dei compensi per aver procurato commesse pubbli-
che alle società italiane, in particolare servizi verso le Poste Italiane. Se-
condo quanto riferito da C., il ricorrente avrebbe dichiarato porsi come cer-
niera tra il mondo politico ed il mondo imprenditoriale ritenendo redditizia 
questa attività. Nel 2008 il ricorrente è stato nominato Responsabile Rela-
zioni Istituzionali della Camera dei deputati. Sarebbe emerso in particolare 
che egli avrebbe ricevuto circa EUR 400'000.- dal gruppo K., attraverso 
quattro movimenti finanziari estero su estero, provenienti da compagnie e-
stere ricollegabili al gruppo K.: EUR 100'000.- circa dalla M. Ltd; EUR 
97'500.- da N. Corp.; EUR 78'000.- dalla società O.; EUR 125'000.- da P. 
Limited. Tali bonifici in favore della F. Ktf sarebbero stati privi di documen-

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tazione di supporto (ad es. fatture). Il ricorrente avrebbe riferito a C. che si 
sarebbe trattato del compenso per aver favorito la K. nell'assegnazione di 
lavori a Roma e nella zona di Lecco. In conclusione, questi pagamenti, so-
prattutto quelli ricevuti dalla K. attraverso strutture off-shore estero su este-
ro, apparirebbero retribuzioni non dovute, finalizzate alla corruzione di pub-
blici ufficiali. Sulla base degli elementi acquisiti, è stata effettuata una per-
quisizione presso l'ufficio del ricorrente a Roma, in occasione della quale è 
stata rinvenuta una lettera indirizzata al dott. Q. presso la Banca B. a Lu-
gano, con cui veniva disposto un bonifico di EUR 90'000.- a favore del con-
to denominato n. 2 da prelevare dal conto denominato n. 1 di pertinenza 
del ricorrente.  

 
Orbene, da quanto precede emerge chiaramente che l'esposto dei fatti pre-
sentato dall'autorità rogante non è né vago né contraddittorio, ma al contra-
rio permette all'autorità rogata di valutare in maniera esaustiva il contenuto 
della procedura penale all'estero, ragione per cui la censura del ricorrente 
va respinta. 

 
 
3. L'insorgente censura la violazione del principio della proporzionalità per  

avere il Ministero pubblico ticinese ordinato la trasmissione di documenti ir-
rilevanti per il procedimento estero. La rogatoria italiana costituirebbe in re-
altà una ricerca indiscriminata di prove. 

 
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 
251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 
21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la do-
manda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee 
a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 con-
sid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddet-
ta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclu-
sa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il pro-
cedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 
consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta 
fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca gene-
rale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza 
che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 

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II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo genere di inchieste non è con-
sentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della 
specialità che di quello della proporzionalità (PETER POPP, Grundzüge der 
internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, pag. 280 n. 414 e 
pag. 204 e seg. n. 309). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è 
inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 
Ib 257 consid. 5c), o ancora peggio andare alla ricerca di eventuali reati 
mediante indagini "a strascico" che non nascono da una concreta notitia 
criminis. 

 
3.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione di cui l'autorità 

rogata ha disposto la trasmissione è certamente data. Oltre a quanto già 
esposto in precedenza (v. supra consid. 2.2), va sottolineato che il ricorren-
te è indagato in Italia per corruzione, sia per aver procurato commesse 
pubbliche a società italiane che per aver utilizzato le stesse società per cor-
rompere pubblici ufficiali al fine di favorire società italiane nell'aggiudicazio-
ne di gare pubbliche. L'analisi dei conti a lui riconducibili è in questo ambito 
chiaramente giustificata. Inoltre, le ipotesi investigative italiane poggiano, 
oltre che su documentazione già acquisita dalla Guardia di Finanza, su due 
testimonianze, quelle di C. e di E., allegate alla rogatoria stessa. Tali ele-
menti risultano certamente sufficienti per accordare assistenza all'autorità 
rogante. Per quanto concerne la documentazione bancaria, data la natura 
dei reati ipotizzati, essa risulta necessaria nella sua totalità. Come retta-
mente rilevato dall'autorità d'esecuzione, la documentazione non può esse-
re circoscritta al periodo che va dal 2008 in poi, visto che le ipotesi di reato 
non si limitano soltanto a fatti legati all'attività di responsabile delle relazioni 
istituzionali della Camera dei deputati, ma si estendono alla violazione dei 
doveri di funzione di terzi funzionari pubblici. Quando le autorità estere 
chiedono informazioni su conti bancari allo scopo di ricostruire il flusso di 
fondi di sospetta origine criminale, la natura stessa di dette inchieste rende 
verosimile la necessità di acquisire l'integralità della documentazione ban-
caria. Ciò perché gli inquirenti debbono poter individuare il titolare giuridico 
ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale 
provento del reato. La trasmissione dell'intera documentazione potrà evita-
re altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF  136 IV 82 
consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 
1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera 
di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità del-
l'interessato (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 
1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 
2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 
consid. 4.1). Costatata la sufficiente relazione tra le misure d'assistenza ri-
chieste e l'oggetto del procedimento penale estero, spetterà al giudice este-

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ro del merito valutare se dalla documentazione sequestrata emerge in con-
creto una connessione penalmente rilevante tra i fatti perseguiti all'estero 
ed il conto oggetto della decisione impugnata. Risulta comunque evidente 
che l'autorità rogante non si sta assolutamente muovendo a caso nella ri-
cerca di materiale probatorio, soprattutto se, come nella fattispecie, con la 
domanda di assistenza essa sollecita l'invio di documentazione concernen-
te un conto intestato al ricorrente. Visto tutto quanto precede, vi è da con-
cludere che la domanda di assistenza estera non costituisce una fishing 
expedition e la trasmissione della documentazione litigiosa non viola il prin-
cipio della proporzionalità. 

 
 
4. In conclusione, il ricorso va respinto. Le spese seguono la soccombenza 

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 
dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 30 lett. b LTPF). La tassa 
di giustizia è calcolata giusta l’art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 
sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32), ri-
chiamato l'art. 63 cpv. 5 PA, ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-- a ca-
rico del ricorrente; essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-
perta dall'anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, 8 novembre 2010  
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Matteo Pedrazzini 
- Ministero pubblico del Cantone Ticino 
- Ufficio federale di giustizia 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).  
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso 
particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente 
laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il 
procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).