# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c5f7582-d270-5195-97d3-d24ebddb2c75
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-01-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.01.2019 D-7373/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7373-2018_2019-01-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7373/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  g e n n a i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Albania, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 20 dicembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-7373/2018 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato congiuntamente al 

presunto marito B._______ in data 31 ottobre 2018 in Svizzera, 

i verbali d'audizione del 15 novembre 2018 (di seguito: verbale 1) e del 

10 dicembre 2018 (di seguito: verbale 2); 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) del 

20 dicembre 2018, notificata il medesimo giorno (cfr. atto A17/1), con la 

quale la SEM ha respinto la domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti 

(art. 40 LAsi [RS 142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento della 

richiedente dalla Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento 

medesimo siccome lecita, esigibile e possibile ed ha inoltre indicato che il 

Consiglio federale ha designato l'Albania come Stato esente da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, 

il ricorso del 27 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 28 dicembre 2018) presentato dall'interessata congiuntamente 

alla compagno B._______ contro detta decisione, con il quale ha concluso 

anzitutto alla congiunzione della causa con quella di B._______, in seguito 

all'annullamento della decisione impugnata e alla concessione dell'asilo in 

Svizzera, in subordine, alla restituzione degli atti all'istanza inferiore per un 

nuovo esame; alla concessione dell'ammissione provvisoria; altresì ella ha 

presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili; 

l'incarto originale della SEM, pervenuto a codesto Tribunale il 

3 gennaio 2019, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che la richiedente ha dichiarato di essere cittadina albanese e di avere 

lasciato il paese a seguito di problemi avuti con i famigliari a causa della 

sua relazione con B._______, di etnia rom e di diversi anni più grande di 

lei e con il quale si sarebbe sposata il 7 aprile 2017; che in particolare, ella 

sarebbe stata sottoposta a pressioni ed entrambi avrebbero inoltre ricevuto 

diverse telefonate minatorie (cfr. verbale 1, pag. 10 seg.; verbale 2, D16), 

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che l'Albania 

rientra tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi dell'art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi, ha considerato che nel caso concreto non vi sarebbero 

indizi che potrebbero capovolgere la presunzione confutabile dell'assenza 

di persecuzione,  

che invero, la SEM ha reputato che l'interessata non avrebbe reso 

verosimile né di aver avuto una relazione con B._______, né di averlo 

sposato e neppure di essere stata sottoposta a pressione; che invero, le 

sue allegazioni risulterebbero vaghe e contraddittorie, in particolare in 

merito alla durata della relazione, alle circostanze del primo incontro, alle 

modalità in cui la relazione sarebbe stata scoperta dai famigliari, come pure 

in merito alle generalità con cui si sarebbe sposata, 

che la SEM ha dappoi ritenuto che il racconto della richiedente, oltre ad 

essere inverosimile, non sarebbe neppure rilevante; che invero, ella non 

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avrebbe sporto ufficiale denuncia per le pressioni subite e non avrebbe 

dunque reso verosimile che lo Stato albanese non vorrebbe e non sarebbe 

in grado di fornire protezione, 

che nel ricorso, l'insorgente, unitamente al compagno, chiede anzitutto la 

congiunzione delle loro cause per motivi di economia processuale, 

essendo loro sposati ed essendo i loro motivi d'asilo essenzialmente 

identici,  

che in seguito, ella contesta la valutazione dell'autorità inferiore e 

considera che la specificità dei loro motivi d'asilo sarebbero tali da 

richiedere quantomeno maggiori approfondimenti, 

che i motivi d'asilo dovrebbero essere considerati rilevanti e verosimili e la 

presunzione di relativa sicurezza dell'Albania non sarebbe sufficiente per 

escludere una valutazione dettagliata del loro bisogno di protezione; che 

essi sarebbero infatti stati esposti e sarebbero ancora esposti a rischi 

gravissimi per la loro vita, 

che inizialmente il Tribunale rileva che di principio ogni decisione 

dell'autorità di prime cure è indipendentemente impugnabile; che tuttavia, 

qualora le decisioni avversate concernono fatti di uguale o simile natura e 

pongono gli stessi o simili termini di diritto, si giustifica la congiunzione delle 

cause e la pronuncia di una sola sentenza per un motivo di economia 

processuale (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungs-gericht, 2a ed. 2013, n. 3.17), 

che nel caso in disamina, pur concernendo fatti di simile natura – per i 

motivi qui di seguito – risultano esservi seri dubbi quanto al matrimonio ed 

alla relazione stessa tra la ricorrente ed B._______, 

che pertanto, la richiesta di congiunzione delle cause è respinta,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi),  

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi),  

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che la qualità di rifugiato è resa verosimile quando l'autorità la ritiene data 

con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),  

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che, su punti importanti, 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi), 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi), 

che, stando alle sue dichiarazioni, la richiedente è cittadina albanese; che 

il Consiglio federale ha inserito l'Albania nel novero dei paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, stato: giugno 2014); 

che la ricorrente non ha presentato argomenti o prove suscettibili di 

giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata 

decisione, 

che le allegazioni decisive in materia d'asilo si esauriscono infatti in 

affermazioni contraddittorie e non corroborate da alcun elemento di prova, 

che, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il Tribunale ritiene 

che le dichiarazioni della ricorrente riguardo ai suoi motivi d'asilo siano 

manifestamente inverosimili, 

che ella ha infatti ha fornito dichiarazioni contraddittorie in merito all'inizio 

della relazione con B._______ ed al momento in cui hanno iniziato a 

convivere; che l'insorgente ha in un primo tempo indicato di aver 

conosciuto B._______ – che lei conosceva con l'identità di C._______ – ad 

aprile o maggio 2014 e di aver iniziato a convivere a fine 2014 (cfr. 

verbale 1, pag. 4), salvo poi in seguito indicare di averlo conosciuto tra 

luglio e agosto del 2015 e di aver iniziato la convivenza a fine di quell'anno, 

per poi contraddirsi nuovamente ed allegare di aver deciso di convivere 

pochi giorni dopo essersi conosciuti, rispettivamente dopo un mese (cfr. 

verbale 2, D23, D25, D34, D44, D47); che su questo punto, le dichiarazioni 

del compagno risultano parimenti incongruenti; che egli ha infatti collocato 

l'inizio della convivenza ad novembre, rispettivamente dicembre 2017 (cfr. 

dossier N […], atti E10/15 pag. 11 e E15/17, D117), 

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che per quel che riguarda le minacce telefoniche, la ricorrente ha dapprima 

asserito di essere stata minacciata – così come il compagno – per 

all'incirca tre mesi, l'ultima volta nel dicembre 2017; che per questo motivo 

hanno dovuto annullare i numeri telefonici (cfr. verbale 1, pag. 9), salvo poi 

allegare incongruentemente che il compagno è stato minacciato per tutto 

l'anno seguente l'interruzione di gravidanza – avvenuta a dicembre 2017 – 

e che soltanto lei ha cambiato numero di telefono (cfr. verbale 2, D75, 

D126), 

che anche per quanto riguarda le denunce fatte alla polizia le allegazioni 

risultano contrastanti; che la ricorrente ha allegato di essersi rivolta alle 

autorità nel novembre 2017 e una seconda volta a fine settembre 2018 (cfr. 

verbale 1, pag. 9), ma di aver ritirato la denuncia in entrambi i casi nella 

speranza che la situazione si risolvesse pacificamente; che 

contrariamente, in seguito ha dichiarato di essersi rivolta due volte alle 

autorità per denunciare le minacce, l'ultima volta tra settembre e dicembre 

2017 (cfr. verbale 2, D116, D118), 

che infine, per quel che riguarda il matrimonio con il compagno, lo scrivente 

Tribunale dubita fortemente che esso sia avvenuto; che innanzitutto, né la 

ricorrente né il compagno hanno fornito un documento attestante tale 

unione; che in secondo luogo, le dichiarazioni dell'interessata in merito 

sono quantomeno incongruenti; che invero, nel corso della prima audizione 

ella ha asserito che sul certificato di matrimonio gli sposi risultavano con 

l'identità di D._______ e di C._______ (cfr. verbale 1, pag. 3); che invece, 

nell'audizione seguente, l'insorgente ha dichiarato che le loro generalità 

registrate erano A._______ e C._______ (cfr. verbale 2, D86), 

che per il resto si rimanda a quanto osservato dalla SEM nella decisione 

impugnata, 

che nemmeno quanto addotto nel ricorso può indurre il Tribunale a una 

diversa valutazione, 

che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni del 

richiedente non adempiono alle condizioni di verosimiglianza ai sensi 

dell'art. 7 LAsi, 

che inoltre, come a giusto titolo rilevato dall'autorità inferiore nella 

decisione impugnata, ella non ha presentato regolare denuncia per le 

minacce e pressioni ricevute; che pertanto non vi sono motivi di ritenere 

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che lo Stato albanese non voglia e non sia in grado di fornire eventuale 

protezione, 

che pertanto, è a giusto titolo che la SEM ha respinta la sua domanda 

d'asilo, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la Segreteria di 

Stato pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 LStrI (RS 142.20) giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione 

dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l'insorgente ha considerato l'esecuzione 

dell'allontanamento non ragionevolmente esigibile, 

che anche agli occhi del Tribunale, non vi sono elementi ostativi 

all'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente verso l'Albania, 

che anzitutto la ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

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che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi, 

che nel paese d'origine non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale (art. 83 cpv. 4 LStrI in 

relazione all'art. 44 LAsi), 

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l'Albania nella 

lista dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora 

si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodiche verifiche 

giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che neppure dalla situazione personale della ricorrente, vi sono indizi per 

ritenere una messa in pericolo concreta, 

che inoltre ella non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di 

salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria senza che da 

un esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in 

Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi 

riferimenti), 

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento,  

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12), 

che di conseguenza anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la 

querelata decisione va confermata, 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte,  

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

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(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF), 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: