# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** db342ab8-48f9-5825-a0cb-6ad2afef9dab
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-09-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.09.2011 D-3601/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3601-2009_2011-09-06.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

Corte IV
D­3601/2009

Sen t e n z a   d e l   6   s e t t emb r e   2 0 1 1

Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 
Thomas Wespi, Fulvio Haefeli;
cancelliere Carlo Monti.

Parti A._______, nato il (…), 
B._______, nata il (…), e i figli 
C._______, nata il (…), e 
D._______, nato il (…), Turchia, 
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna, 
autorità inferiore.

Oggetto Asilo ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 4 maggio 2009 / N […].

D­3601/2009

Pagina 2

Fatti:

A. 
A._______,  cittadino  turco  di  etnia  curda,  è  nato  a  E._______  nella 
provincia di F._______ (Turchia) dove ha vissuto dalla nascita fino al suo 
espatrio  in  data  9  aprile  1995  (cfr.  verbale  d'audizione  del  31  maggio 
1995  [di  seguito:  verbale  1],  pag.  5).  Il  15 maggio  1995,  ha  presentato 
una prima domanda d'asilo in Svizzera.

B. 
Con  decisione  del  23  febbraio  1996,  l'allora Ufficio  federale  dei  rifugiati 
(UFR; attualmente: Ufficio federale della migrazione [UFM]) ha respinto la 
succitata  domanda  d'asilo  pronunciando  contestualmente 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento medesimo, siccome  lecita, esigibile e possibile. Tale 
decisione  è  cresciuta  in  giudicato  senza  essere  stata  impugnata.  Il  19 
aprile 1996, l'interessato è scomparso.

C. 
In  data  14  settembre  1998,  il  richiedente  ha  presentato  una  seconda 
domanda d'asilo.

D. 
Con  decisione  del  23  settembre  1998,  l'UFR  non  è  entrato  nel  merito 
della  sua seconda domanda d'asilo per  inganno dell'autorità  sull'identità 
ai sensi dell'art. 16 cpv. 1 lett. b dell'abrogata legge sull'asilo del 5 ottobre 
1979 (LA, RU 1980 1718). Tale decisione è cresciuta in giudicato senza 
essere  stata  impugnata.  Il  23  settembre  1998,  è  stata  comunicata  la 
nuova scomparsa del richiedente.

E. 
In  data  17  marzo  2009,  l'interessato,  accompagnato  da  sua  moglie, 
anch'ella  originaria  di  E._______,  e  dalla  loro  figlia,  ha  presentato  una 
terza domanda d'asilo.

Interrogato sui motivi d'asilo, egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto 
è  qui  di  rilievo,  di  essere  stato  il  cofondatore  del  partito  della  società 
democratica  (Demokratik  Toplum  Partisi  [DTP])  nella  regione  di 
E._______ e che, dalla sua  fondazione nel 2005, era vice­presidente di 
tale  partito  fino  al  suo  espatrio.  In  questa  funzione  avrebbe  sostenuto  i 

D­3601/2009

Pagina 3

guerriglieri  del  Partito  dei  Lavoratori  del  Kurdistan  (Partîya  Karkerén 
Kurdîstan [PKK]) fornendo loro le provvigioni che chiedevano. Per questo 
motivo  sarebbe  spesso  stato  insultato  da  poliziotti  in  borghese  che 
incontrava  per  caso  in  strada.  Inoltre,  la  sua  famiglia  avrebbe  ricevuto 
regolarmente delle telefonate con minacce di morte da parte della polizia 
a causa del sostegno ai guerriglieri. All'inizio del mese di febbraio 2009, al 
richiedente  sarebbe  stato  chiesto  di  scattare  delle  fotografie  di  un 
guerrigliero  del  PKK  per  una  carta  d'identità.  Dopo  averlo  fatto, 
l'interessato  avrebbe  ricevuto  tale  documento  di  viaggio  tramite  un 
corriere e l'avrebbe poi consegnato, in una busta con il suo nome, ad una 
famiglia, dove tale combattente sarebbe venuto a prenderla. All'inizio del 
mese  di  marzo  2009,  il  responsabile  del  DTP  di  G._______  avrebbe 
convocato  il  richiedente  e  gli  avrebbe  comunicato  che  la  persona  in 
questione  sarebbe  stata  arrestata  a  H._______  e  gli  ha  consigliato  di 
espatriare  per  non  essere  arrestato  a  sua  volta.  L'interessato  avrebbe 
quindi  deciso  di  espatriare  assieme  alla  sua  famiglia  (cfr.  verbale 
d'audizione di A._______ del 1° aprile 2009 [di seguito: verbale 2], pagg. 
8 segg.; verbale d'audizione di A._______ del 21 aprile 2009 [di seguito: 
verbale 3], pag. 5).

La richiedente ha dichiarato di essere espatriata per i motivi di suo marito. 
Inoltre,  avrebbe  regolarmente  risposto  alle  ripetute  telefonate minatorie. 
Nel 2001,  le  forze dell'ordine  turche avrebbero  fatto  irruzione nella casa 
dei suoi genitori, dove viveva all'epoca, picchiando lei, suo fratello e suo 
padre.  Tutti  e  tre  sarebbero  stati  portati  in  carcere  per  aver  sostenuto  i 
guerriglieri  del  PKK.  Dopo  una  settimana,  l'interessata  e  suo  fratello 
sarebbero stati rilasciati mentre il genitore dopo alcuni mesi (cfr. verbale 
d'audizione  del  1°  aprile  2009  di  B._______  [di  seguito:  verbale  4], 
pagg. 5  seg.;  verbale  d'audizione  del  21  aprile  2009  di  B._______  [di 
seguito: verbale 5], pagg. 3 segg.).

A  sostegno  della  loro  domanda  d'asilo,  i  richiedenti  hanno  depositato  i 
seguenti documenti:

 l'edizione  8­16  ottobre  2007  del  giornale  "Devrimci  Demokrasi" 
dove  il  richiedente  afferma  di  essere  rappresentato  sulla  foto  in 
prima pagina;

 un articolo del giornale  "Hürriyet" del 15 aprile 2009 nel quale vi 
sarebbe scritto che il governo sorveglia la corrispondenza del DTP 
e che diversi membri e dirigenti di tale partito sono stati arrestati;

D­3601/2009

Pagina 4

 un mandato d'arresto del padre della richiedente del 6 luglio 2001;

 una richiesta per il noleggio di una sala per organizzare una festa 
in data 5 febbraio 2007 a E._______ firmata dal richiedente e dal 
presidente del DTP di E._______.

F. 
Con  decisione  del  4  maggio  2009,  notificata  al  richiedente  in  data  5 
maggio  2009  (cfr.  act.  UFM  C  22/1),  l'UFM  ha  respinto  la  succitata 
domanda  d'asilo  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  degli 
interessati  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la 
Turchia, siccome lecita, esigibile e possibile.

G. 
In  data  4  giugno 2009  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato  del  4  giugno 
2009; data d'entrata: 5 giugno 2009), i richiedenti sono insorti contro detta 
decisione  con  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di 
seguito:  il  Tribunale)  chiedendo,  in  via  principale,  l'annullamento  della 
decisione  impugnata  e  la  concessione  dell'asilo  ed,  in  via  sussidiaria, 
l'ammissione  provvisoria  come  pure  il  rinvio  dell'incarto  all'autorità 
inferiore  per  un  approfondimento  e  una  nuova  valutazione  della 
fattispecie. Essi hanno altresì chiesto la conferma dell'effetto sospensivo 
ed  hanno  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal  versamento 
dell'anticipo  a  copertura  delle  presunte  spese  processuali;  il  tutto  con 
protesta di spese e ripetibili.

A sostegno del gravame, hanno depositato i seguenti documenti:

 una  copia  della  procura  del  loro  rappresentante  del  14  maggio 
2009 (allegato 1);

 una  copia  di  una  decisione  dell'UFR  del  7  novembre  1997 
concernente il fratello di A._______, I._______ (allegato 2);

 un  certificato  di  domanda  d'adesione  al  DTP  del  19  luglio  2006 
con relativa traduzione in italiano (allegato 3).

H. 
Il Tribunale, con decisione incidentale del 10 giugno 2009, ha rinunciato, 
ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari,  a  chiedere  ai  ricorrenti  il 
versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali 
ed  ha  confermato  loro  l'effetto  sospensivo.  Il  medesimo  giorno  e  per 

D­3601/2009

Pagina 5

mezzo dello stesso provvedimento, il Tribunale ha altresì invitato l'UFM a 
presentare una risposta al ricorso entro il 13 luglio 2009.

I. 
Con  risposta  del  9  luglio  2009,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del 
gravame.

J. 
Il  21  agosto  2009  (cfr.  plico  raccomandato;  data  d'entrata:  24  agosto 
2009), gli insorgenti hanno presentato l'atto di replica.

K. 
Il 20 aprile 2010, la sezione della popolazione del Canton Ticino ha reso 
attento l'UFM della nascita del figlio dei ricorrenti, D._______, in data (…). 
Detto Ufficio ha poi trasmesso tale scritto a codesto Tribunale in data 23 
aprile 2010 (data d'entrata: 23 aprile 2010).

L. 
Ulteriori  fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti  verranno  ripresi 
nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:

1. 
Le  procedure  in  materia  d'asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  sulla 
procedura amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, RS 172.021),  dalla 
legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  (LTAF, 
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 
RS 173.110),  in  quanto  la  legge  federale  sull'asilo  del  26 giugno 1998 
(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art. 32  LTAF,  il  Tribunale,  in 
virtù  dell'art. 31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi 
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 
sono  particolarmente  toccati  dalla  decisione  impugnata  e  vantano  un 

D­3601/2009

Pagina 6

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a­c PA); sono pertanto legittimati ad aggravarsi 
contro di essa.

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 
contenuto degli atti di ricorso (art. 50 e 52 PA) sono soddisfatti.

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.

2. 
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 
federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente 
rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è 
vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 
giuridiche della decisione  impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 
(cfr. DTAF 2009/57  consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit  administratif,  vol. II, 
3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).

3. 
La  Svizzera,  su  domanda,  accorda  asilo  ai  rifugiati  secondo  le 
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende  la protezione e  lo 
statuto  accordati  a  persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di 
rifugiati. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 
LAsi,  sono  rifugiati  le  persone  che,  nel  paese  d'origine  o  d'ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  d'essere 
esposte a tali pregiudizi.

Sono  pregiudizi  seri  segnatamente  l'esposizione  a  pericolo  della  vita, 
dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure che comportano una 
pressione  psichica  insopportabile  (art. 3  cpv. 2  LAsi).  Occorre  altresì 
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 
cpv. 2 2ª frase LAsi).

Il  fondato  timore  d'esposizione  a  seri  pregiudizi,  come  stabilito  all'art. 3 
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 
con  la  situazione  reale,  ed  un  elemento  soggettivo.  Sarà  riconosciuto 
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in 
tutta  verosimiglianza  e  in  un  futuro  prossimo,  ad  una  persecuzione 
(cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 

D­3601/2009

Pagina 7

ricorso  in materia  d'asilo  [GICRA]  1998  n.  20  consid.  8a,  GICRA  1997 
n. 10  consid. 6  con  la  giurisprudenza  e  la  dottrina  citata).  Sul  piano 
soggettivo, deve essere  tenuto conto degli antecendenti dell'interessato, 
segnatamente  dell'esistenza  di  persecuzioni  anteriori,  nonché  della  sua 
appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che 
lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. 
Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 
che ne è  l'oggetto  per  la  prima volta  (cfr. GICRA 1998 n.  20  consid.  7, 
GICRA 1994 n. 24, GICRA 1993 n. 11). Sul piano oggettivo,  tale  timore 
deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, 
in  un  futuro  prossimo  e  secondo  un'alta  probabilità,  l'avvento  di  seri 
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi,  indizi che 
indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un 
futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n. 1 consid. 6, GICRA 1993 
n. 21, GICRA 1993 n. 11; MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers, 
Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de 
renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.).

A  tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o 
per  lo meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  La  qualità  di 
rifugiato è resa verosimile se l'autorità  la ritiene data con una probabilità 
preponderante  (art. 7  cpv. 2  LAsi).  Sono  inverosimili  in  particolare  le 
allegazioni  che  su  punti  importanti  sono  troppo  poco  fondate  o 
contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo 
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).

In  altre  parole,  per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei 
summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un 
richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di 
convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla 
possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. 
GICRA  1993  n.  21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè 
resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili 
di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o  più  verosimile),  e  concordanti,  o 
meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. 
Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  d'una 
valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole 
allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio 
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, 
contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni 

D­3601/2009

Pagina 8

dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1, GICRA 1995 
n. 23).

4. 
4.1. Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i 
motivi  d'asilo  degli  interessati  quali  non  sufficientemente  motivati, 
inattendibili,  inverosimili  come  pure  non  pertinenti  in  materia  d'asilo.  In 
particolare,  A._______  essendosi  dichiarato  cofondatore  del  DTP  nel 
2005, non sarebbe stato in grado di fornire delle indicazioni più evidenti a 
proposito di detto partito, segnatamente della struttura, del medesimo sia 
a livello locale, dove egli avrebbe effettivamente svolto la sua attività, che 
a livello nazionale. Egli avrebbe dichiarato che nel DTP della sua regione 
opererebbero  il  presidente  e  il  vice­presidente,  senza  presentare 
alcun'altra  forma strutturale. Quo al DTP nazionale,  il  ricorrente avrebbe 
semplicemente  indicato unicamente che  la sede principale si  troverebbe 
a L._______, di cui  tra  l'altro non conoscerebbe nemmeno l'indirizzo, e  i 
diversi  bracci  regionali  come  il  suo  di  E._______.  Inoltre,  non  sarebbe 
stato capace di rispondere esaustivamente alle domande a proposito del 
modo  in cui  il DTP di E._______ sarebbe stato  fondato, nonostante egli 
sia  stato  uno  dei  cofondatori.  Peraltro,  il  richiedente  non  conoscerebbe 
neanche  la  forma  giuridica  che  sarebbe  stata  scelta  per  tale  partito. 
Oltracciò,  non  consocerebbe  nemmeno  i  fatti  noti  attorno  al  partito  in 
questione. Infatti, l'insorgente non avrebbe saputo con quali mezzi formali 
il  governo  turco  avrebbe  tentato  di  giustificare  una  procedura  di  divieto 
del DTP. Per quel che concerne il giornale esibito quale mezzo di prova 
dove  il  ricorrente  afferma  di  essere  rappresentato  sulla  foto  in  prima 
pagina,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  tale  fotografia  non 
permetterebbe  in  nessun modo  di  riconoscerlo.  Per  questo motivo,  tale 
mezzo di prova non sarebbe in grado di dimostrare la sua appartenenza 
a tale partito.  Inoltre, nella seconda audizione, avrebbe dichiarato che la 
persona  per  la  quale  avrebbe  contribuito  a  fornire  una  carta  d'identità, 
sarebbe  stata  arrestata  dopo  aver  fatto  scoppiare  una  bomba  a 
H._______. Qualche istante dopo, nella stessa audizione, egli si sarebbe 
corretto  allegando  che  la  persona  sarebbe  stata  fermata  dalle  autorità 
durante  i  preparativi  dell'attentato.  In  ogni  caso,  l'affermazione  secondo 
cui  tale  individuo sarebbe stato preso dalle autorità statali nell'ambito di 
un  attentato,  non  sarebbe  stato  l'oggetto  delle  sue  dichiarazioni  nella 
prima  audizione.  Peraltro,  non  sarebbe  stato  in  grado  di  fornire  alcuna 
spiegazione  plausibile  per  la  quale  sarebbe  stato  proprio  lui  stesso  a 
dover scattare una foto di un guerrigliero del PKK. Per quel che riguarda 
B._______, ella avrebbe affermato, nella prima audizione, di aver ricevuto 
una  moltitudine  di  telefonate  minatorie,  di  aver  avuto  molta  paura  e  di 

D­3601/2009

Pagina 9

aver  tentato  di  convincere  suo  marito  a  sporgere  denuncia  presso  la 
Procura.  Invece,  nella  seconda audizione,  l'interessata  non avrebbe più 
menzionato  né  le  chiamate  telefoniche,  né  le  minacce.  Soltanto  in 
seguito, ella le avrebbe accennate in modo totalmente accessorio. Inoltre, 
nella  prima  audizione,  avrebbe  dichiarato  che  le  autorità  in  loco 
avrebbero perquisito la sua dimora dopo il suo matrimonio, per poi, nella 
seconda audizione, allegare che tali perquisizioni avrebbero avuto fine al 
momento  delle  nozze.  Pertanto,  le  dichiarazioni  dei  richiedenti  non 
soddisferebbero  le  condizioni  richieste  per  il  riconoscimento  della 
verosimiglianza giusta  l'art. 7 LAsi. Quo all'asserito arresto nel 2001 nel 
quale  sarebbe  stata  picchiata  la  richiedente,  l'UFM  ha  considerato  che 
non  vi  sarebbe  più  un  legame  causale  di  carattere  temporale  tra 
l'accaduto  e  l'espatrio  nel  2009.  Oltracciò,  nella  seconda  audizione, 
l'interessata ha dichiarato di non aver subito alcun torto durante il fermo. 
In  tale ambito,  l'autorità  inferiore ha pure rilevato che un'angheria subita 
otto  anni  prima  dell'espatrio  non  potrebbe  obbiettivamente  essere 
considerata come idonea per diventare un rischio concreto di successive 
persecuzioni  per  l'interessata.  Peraltro,  queste  dichiarazioni  non 
sarebbero  pertinenti  e  non  soddisferebbero  le  condizioni  richieste  per  il 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  previste  dall'art.  3  LAsi.  Infine, 
l'UFM ha osservato che l'allontanamento in Turchia sarebbe ammissibile, 
esigibile come pure possibile.

4.2.  Nel  ricorso,  i  ricorrenti  hanno  contestato  l'inverosimiglianza 
evidenziata dall'UFM. In particolare,  l'insorgente sarebbe sempre riuscito 
a  fornire  tutte  le  informazioni  più  importanti  circa  il  partito.  Inoltre,  sulla 
sua appartenenza al DTP non vi potrebbero essere dei dubbi,  in quanto 
ha allegato alla memoria ricorsuale il certificato di domanda di adesione a 
cui  egli  avrebbe  fatto  riferimento  nella  seconda  audizione.  Quo  al 
racconto circa l'arresto del guerrigliero del PKK, egli sostiene che ciò che 
l'avrebbe spinto a  fuggire  sarebbe  il  fatto  che  tale  combattente  sarebbe 
stato arrestato, con il rischio che potesse nominarlo. Per il resto, sarebbe 
un  elemento  di  secondo  piano  il  fatto  di  sapere  se  sia  stato  fermato 
perché ha commesso un attentato, perché lo stava progettando o perché 
doveva  svolgere una  campagna elettorale.  Inoltre,  la  ricorrente avrebbe 
menzionato le telefonate minatorie anche nella seconda audizione e non 
l'avrebbe fatto in maniera accessoria come sostiene l'UFM. In tale ambito, 
sarebbe  logico  che  la  stessa  farebbe  riferimento  a  tali  telefonate  solo 
nella seconda parte dell'audizione, in quanto nella prima parte sarebbero 
stati  tematizzati gli eventi del 2001, ossia il  fermo di una settimana. Quo 
al racconto delle perquisizioni, ella non avrebbe mai specificato che erano 
delle  perquisizioni  domiciliari.  Inoltre,  le  misure  subite  dai  ricorrenti 

D­3601/2009

Pagina 10

comporterebbero  una  pressione  psichica  insopportabile,  le  quali 
sarebbero  legate  ad  una  persecuzione  riflessa.  A._______  avrebbe 
altresì  ricordato  che  suo  fratello  I._______  avrebbe  ottenuto  l'asilo  in 
Svizzera. Tale allegazione sarebbe confermata dalla decisione dell'allora 
UFR allegata al gravame. Infine, ha dichiarato che anche un'altra sorella, 
M._______, potrebbe essere rifugiata.

4.3. Nella risposta al  ricorso,  l'UFM ha rinviato ai considerandi della sua 
decisione  ed  ha  proposto  la  reiezione  del  ricorso. Detto Ufficio  ha  pure 
rilevato  che  le allegazioni  degli  insorgenti  rese nel  corso delle  rispettive 
audizioni non conterrebbero alcun elemento per cui si potrebbe creare un 
collegamento  con  i  fatti  avvenuti  al  fratello  in  questione.  L'autorità 
inferiore ha, inoltre, osservato che il fratello I._______ avrebbe depositato 
la  sua  domanda  d'asilo  in  Svizzera  nel  1995  e  gli  sarebbe  stato  dato 
l'asilo nel 1997. Vi sarebbe quindi un ampio  intervallo  trascorso da quel 
periodo  fino  al  deposito  della  domanda  d'asilo  dei  ricorrenti  e  non  vi 
sarebbe alcuna allegazione legata ai problemi del fratello. Non vi sarebbe 
quindi un legame tra gli elementi all'origine della concessione della qualità 
di rifugiato del fratello e i motivi degli insorgenti. Pertanto, non gioverebbe 
valutare la presenza di un'eventuale persecuzione riflessa.

4.4. Nell'atto  di  replica  i  ricorrenti  sostengono,  secondo  il  senso  e  per 
quanto è qui di  rilievo, che, al di  là delle  loro allegazioni, gli elementi di 
una  persecuzione  riflessa  sarebbero  oggettivamente  determinabili. 
Sarebbe, infatti, risaputo che nei confronti di membri di famiglie di attivisti 
politici le autorità turche farebbero spesso ricorso a rappresaglie, le quali 
potrebbero  costituire  una  persecuzione  riflessa  rilevante  ai  sensi 
dell'art. 3  LAsi.  Inoltre,  tra  il  1993  e  il  1994,  il  fratello  di  A._______ 
avrebbe militato tra i combattenti per la causa curda. In questo contesto e 
sull'esempio  del  fratello,  il  ricorrente  avrebbe  maturato  una  forte 
convinzione politica che l'avrebbe indotto ad impegnarsi politicamente per 
la causa dei curdi. Pertanto, apparirebbe legittimo sollevare la questione 
di  un'eventuale  persecuzione  riflessa  sulla  quale  la  decisione  dell'UFM 
sorvolerebbe.  Per  il  resto,  gli  insorgenti  hanno  poi  rimandato  alle 
conclusioni già avanzate in sede di ricorso.

5. 
5.1. Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità 
inferiore  nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  determinanti  in 
materia d'asilo rese dai ricorrenti s'esauriscono in generiche ed imprecise 
affermazioni.

D­3601/2009

Pagina 11

In particolare, questo Tribunale tiene a sottolineare che gli insorgenti non 
hanno  saputo  fornire  indicazioni  precise  sui  fatti  addotti  a  sostegno  dei 
motivi presentati a fondamento della loro domanda d'asilo, ragione per cui 
v'è motivo di concludere alla loro inverosimiglianza.

Innanzitutto,  quo  all'asserita  funzione  di  vice  presidente  del  DTP,  va 
rilevato  che  il  ricorrente  ha  presentato  un  certificato  di  domanda 
d'adesione  al  DTP  del  19  luglio  2006  come  semplice  membro. 
L'esibizione  di  tale  documento  è  palesemente  contraddittorio  con  le 
allegazioni  fornite  in  sede  d'audizione.  Infatti,  nella  prima  audizione,  ha 
dichiarato di aver iniziato a far attivamente politica per il DTP a partire dal 
2005,  di  essere  stato  cofondatore dell'antenna del DTP di E._______ e 
che  nello  stesso  anno 
avrebbe pure rivestito il ruolo di vice presidente (cfr. verbale 2, pagg. 3 e 
9; verbale 3, pagg. 5 e 9). Peraltro, il documento fornito non risulta essere 
stato firmato dal ricorrente e costituisce una semplice richiesta d'adesione 
e  non  un  attestato  che  certifica  la  sua  effettiva  adesione  al  DTP.  Ciò 
posto,  codesto  Tribunale  non  può  che  concludere  all'inverosimiglianza 
della sua appartenenza a tale partito.

Da quanto precede,  il Tribunale osserva che,  ritenuta  l'inverosimiglianza 
della sua adesione al DTP, anche i racconti circa la collaborazione con il 
PKK, le relative angherie subite da parte delle autorità statali turche come 
pure i fatti in merito alla carta d'identità del combattente del PKK, perdono 
ogni  fondamento  per  il  che  devono  essere  considerati  inverosimili.  Di 
conseguenza, codesto Tribunale può esimersi da un esame delle ulteriori 
contraddizioni  in  merito  e  rimandare  alle  considerazioni  dell'UFM  per 
evitare ulteriori ripetizioni.

5.2.  Quanto  all'asserita  questione  della  persecuzione  riflessa,  codesto 
Tribunale  ricorda  anzitutto  che  in  Turchia,  indipendentemente  dalle 
recenti  riforme  legislative  effettuate  nell'ottica  di  un'adesione  all'UE 
(Unione  europea)  e  nonostante  nel  codice  penale  turco  non  esista  la 
responsabilità  penale  estesa  alla  famiglia,  non  può  essere  escluso  il 
rischio  di  rappresaglie  statali  contro  membri  della  famiglia  di  presunti 
attivisti  del  PKK  –  rispettivamente  di movimenti  che  ne  hanno  preso  la 
successione – o di  attivisti  curdi  di  altri  gruppi  considerati  separatisti,  in 
particolare  nelle  province  del  sud  e  dell'est.  Tali  rappresaglie  sono 
rilevanti nell'ottica della persecuzione riflessa ai sensi dell'art. 3 LAsi. Lo 
scopo  di  una  persecuzione  riflessa  può  consistere  nel  punire  l'intera 
famiglia  per  le  azioni  di  un  singolo  membro,  giacché  sospettato  di 
condividere  le opinioni politiche ed  i  fini, oppure per  intimidirli  e diffidarli 

D­3601/2009

Pagina 12

dall'approssimarsi  ad  organizzazioni  o  attività  politiche  illegali.  Peraltro, 
secondo  le  informazioni  a  disposizione  di  codesto  Tribunale,  non  si 
possono escludere delle rappresaglie contro membri della stessa famiglia 
di  un  ricercato,  neppure  se  il  medesimo  si  trova  all'estero  e  le  autorità 
statali  ne  sono  al  corrente.  La  probabilità  di  diventare  vittima  di  una 
persecuzione  riflessa  è  data  segnatamente  quando  viene  ricercato  un 
membro  della  famiglia  in  fuga  e  le  autorità  hanno motivo  di  presumere 
che  un  altro  componente  della  famiglia  abbia  un  contatto  stretto  con  il 
ricercato.  Questa  probabilità  aumenta,  se  la  vittima  stessa  di  una 
persecuzione riflessa è impegnata politicamente. In tale contesto, oltre al 
grado  di  parentela,  va  considerata  la  dimensione  delle  attività  politiche 
della vittima di una persecuzione riflessa ed  il grado di  importanza delle 
stesse  come  pure  i  precedenti  eventi  con  la  polizia  e  le  autorità 
giudiziarie. Il rischio di eventuali rappresaglie contro i membri della stessa 
famiglia  è  da  considerarsi  ancora  attuale.  Detto  rischio  deve  tuttavia 
essere  analizzato  di  caso  in  caso  (cfr.  sentenze  del  Tribunale 
amministrativo  federale  D­8783/2007  del  25 maggio 2010  consid.  7.2, 
D­3483/2006  del  2 ottobre 2009  consid. 7.2,  D­3484/2006  del  2 ottobre 
2009  consid.  7.2,  E­3681/2006  del  30 luglio 2009  consid.  3.2.1,  GICRA 
2005 n. 21 consid. 10, GICRA 1994 n. 5 e n. 17, GICRA 1993 n. 6).

Nella  fattispecie,  codesto  Tribunale  constata  che  non  vi  sono  elementi 
concreti  e  fondati  che  i  ricorrenti  siano  stati  oggetto  di  persecuzioni 
riflesse  e  che  possano  avere  un  timore  fondato  di  essere  esposti  a 
persecuzioni future, segnatamente per il fatto che il fratello di A._______, 
I._______, avrebbe combattuto per la causa curda nel 1993 e 1994.

Si  ricorda anzitutto che detto parente ha ottenuto  l'asilo  in Svizzera con 
decisione dell'allora UFR in data 7 novembre 1997. In tale ambito si rileva 
che  il  ricorrente ha già  fatto valere una persecuzione  riflessa durante  la 
prima  procedura  d'asilo  (cfr.  verbale  1,  pag.  4) ma  che  nella  decisione 
dell'UFR del 23 febbraio 1996 è stato ritenuto inverosimile il suo racconto 
e  quindi  respinta  la  sua domanda d'asilo. Poi,  nella  seconda procedura 
d'asilo,  egli  non  ha  più  invocato  una  persecuzione  riflessa,  bensì  ha 
asserito di aver  combattuto  come guerrigliero ed ha altresì dichiarato di 
essere rientrato nonché di aver vissuto a E._______ dal 1995 all'inizio del 
1998  dopo  la  conclusione  della  prima  procedura  d'asilo  (cfr.  verbale 
d'audizione  del  18  settembre  1998  [di  seguito:  verbale  6],  pag.  1;  cfr. 
verbale d'audizione sul diritto di  essere sentito  in merito all'applicazione 
dell'art 16 cpv. 1 LA [di seguito: verbale 7], pag. 1). Nell'attuale procedura 
d'asilo,  egli  ha  allegato  di  essere  tornato  in  patria  dopo  la  precedente 
procedura  d'asilo  nel  2000  o  nel  2001  soggiornandovi  fino  al  9  marzo 

D­3601/2009

Pagina 13

2009 (cfr. verbale 2, pagg. 2 e 10).  Inoltre, ha addirittura asserito di non 
aver atteso l'esito della sua seconda domanda d'asilo, poiché sapeva che 
sarebbe stata respinta (cfr. verbale 2, pag. 2). Inoltre, non solo è rientrato 
volontariamente  in patria, ma si è recato dapprima a G._______ e poi a 
E._______  (cfr.  ibidem).  Tale  comportamento  è  un  evidente  indizio  per 
codesto  Tribunale  per  ritenere  che  egli  non  ha  mai  subito,  né  avuto  il 
timore  di  essere  esposto  ad  una  persecuzione  riflessa  in  loco.  Ha  poi 
nuovamente invocato la persecuzione riflessa ma solo in sede di ricorso. 
Peraltro, non ha sostanziato alcunché  in merito  limitandosi ad affermare 
nell'atto di replica che suo fratello "militava tra i combattenti per la causa 
curda  tra  il  1993  e  il  1994"  (cfr.  replica,  pag.  1).  Anche  per  quel  che 
riguarda una sua sorella che avrebbe ottenuto l'asilo in Svizzera, egli non 
ha minimamente  corroborato  per  quale  ragione  ella  abbia  ottenuto  tale 
statuto  e  in  che  misura  egli  debba  temere  di  essere  vittima  di  una 
persecuzione riflessa al suo ritorno in patria. Alla luce di quanto precede, 
codesto  Tribunale  ritiene  che  l'allegata  persecuzione  riflessa  è 
inverosimile.

Inoltre, quo al  timore della  ricorrente di subire delle persecuzioni  in  loco 
da  parte  delle  autorità  statali  a  causa  degli  eventi  verificatesi  nel  2001, 
codesto  Tribunale  rileva  che  non  è  determinante  unicamente  come  il 
richiedente  l'asilo  sia  stato  colpito  soggettivamente  dalle  persecuzioni 
allegate.  E'  invece  decisivo  se  al  momento  dell'espatrio  anche  da  un 
punto  di  vista  oggettivo  esista  ancora  un  pericolo  che  le  persecuzioni 
subite  si  ripetano  e  dunque  esista  ancora  un  bisogno  di  protezione  al 
momento dell'espatrio (cfr. GICRA 2000 n. 2 consid. 8b­c pagg. 20 segg., 
GICRA 1998 n. 4 consid. 5d pag. 27). Un limite temporale, prefissato per 
stabilire  quando  il  nesso  causale  sia  da  ritenersi  interrotto,  non  si  può 
determinare  a  priori,  da  ponderare  vi  sono  anche  eventuali  motivi 
oggettivi  e  soggettivi  plausibili  che  abbiano  impedito  un  espatrio 
anticipato (cfr. GICRA 2000 n. 17 pagg. 157 segg.). Nondimeno, dottrina 
e prassi  in materia di asilo  fanno riferimento ad un  lasso  temporale  tra  i 
sei ed i 12 mesi, dopo i quali il nesso causale di regola viene a mancare 
(cfr.  DTAF  2009/51  consid.  4.2.5;  MARIO  GATTIKER,  Das  Asyl­  und 
Wegweisungsverfahren,  3ª  ed.,  Berna  1999,  pag.  76;  ALBERTO 
ACHERMANN/CHRISTINA HAUSAMMANN,  Handbuch  des  Asylrechts,  2ª  ed., 
Berna/Stoccarda  1991,  pag.  107;  WALTER  KÄLIN,  Grundriss  des 
Asylverfahrens, Basilea e Francoforte sul Meno 1990, pag. 128; SAMUEL 
WERENFELS,  Der  Begriff  des  Flüchtlings  im  schweizerischen  Asylrecht, 
Berna 1987, pag. 295).

D­3601/2009

Pagina 14

Nella  fattispecie, si osserva che non v'è più alcun nesso  temporale  tra  i 
fatti del 2001 ed il suo espatrio. Non v'è quindi ragione di ritenere che tali 
persecuzioni  siano  rilevanti  nella  presente  procedura  d'asilo.  Tutt'al  più, 
ella stessa ha affermato che, dopo gli avvenimenti del 2001, non avrebbe 
più subito nessuna aggressione da parte delle autorità statali (cfr. verbale 
4,  pag.  6). Ciò  posto,  codesto  Tribunale  può  esimersi,  anche  in  questo 
punto,  da  un  esame  delle  ulteriori  contraddizioni  in  merito  e  rimandare 
alle considerazioni dell'UFM per evitare ulteriori ripetizioni. Premesso ciò, 
questa allegazione è da ritenere irrilevante in materia d'asilo.

In  considerazione  di  quanto  precede,  sulla  base  di  una  valutazione 
globale delle allegazioni presentate, codesto Tribunale  ritiene che  l'UFM 
ha  rettamente  considerato  i  motivi  presentati  dei  ricorrenti  come 
inverosimili,  irrilevanti  e  non  realizzanti  le  condizioni  della  qualità  di 
rifugiato previste dall'art. 3 LAsi.

Ne  consegue  che  sul  punto  di  questione  dell'asilo  il  ricorso,  non merita 
tutela e la decisione impugnata va confermata.

6. 
Se respinge  la domanda d'asilo o non entra nel merito,  l'Ufficio  federale 
pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne  ordina 
l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 
cpv. 1 LAsi).

I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 
dovuto astenersi dal pronunciare  l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 
cpv. 1  e  2  nonché  44  cpv. 1  LAsi  come  pure  art. 32  dell'ordinanza 1 
sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto 1999  [Oasi 1, 
RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9).

Codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare l'allontanamento.

7. 
Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento,  l'art. 83  della 
legge  federale  sugli  stranieri  del  16 dicembre 2005  (LStr,  RS 142.20) 
prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv. 3),  esigibile  (cpv. 4)  e 
possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste condizioni, 
l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione  provvisoria  (cfr.  art. 83  cpv. 1 
LStr).

D­3601/2009

Pagina 15

7.1. La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi, 
non si esaurisce nella massima del divieto di  respingimento. Anche altri 
impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi 
all'esecuzione del rimpatrio in particolare l'art. 3 della Convenzione per la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la 
tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS 0.105).  L'applicazione  di  tali 
disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni 
per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  paese  verso  il 
quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  detti  articoli.  Spetta 
all'interessato di rendere plausibile  l'esistenza di siffatte serie e concrete 
ragioni (cfr. GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee, GICRA 1995 n. 23).

Nella  misura  in  cui  codesto  Tribunale  ha  confermato  la  decisione 
dell'UFM  relativa  alla  domanda  d'asilo  dei  ricorrenti,  quest'ultimi  non 
possono prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 LAsi), 
generalmente  riconosciuto  nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico 
ed  espressamente  enunciato  all'art. 33  della  Convenzione  sullo  statuto 
dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30).

Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 
internazionale nonché della LAsi.

7.2.  Giusta  l'art. 83  cpv. 4  LStr,  al  quale  rinvia  l'art. 44  cpv. 2  LAsi, 
l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello 
Stato  d'origine  o  di  provenienza,  lo  straniero  venisse  a  trovarsi 
concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra 
civile, violenza generalizzata o emergenza medica.

7.2.1. La prima disposizione citata si applica principalmente ai  "réfugiés 
de  la  violence",  ovvero  agli  stranieri  che  non  adempiono  le  condizioni 
della qualità di  rifugiato,  poiché non sono personalmente perseguiti, ma 
che  fuggono  da  situazioni  di  guerra,  di  guerra  civile  o  di  violenza 
generalizzata.  Essa  vale  anche  nei  confronti  delle  persone  per  le  quali 
l'allontanamento  comporterebbe  un  pericolo  concreto,  in  particolare 
perché  esse  non  potrebbero  più  ricevere  le  cure  del  quale  esse  hanno 
bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere 
durevolmente  e  irrimediabilmente  in  stato  di  totale  indigenza  e  pertanto 
esposte  alla  fame,  ad  una  degradazione  grave  del  loro  stato  di  salute, 
all'invalidità o persino la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche 

D­3601/2009

Pagina 16

che  costituiscono  l'ordinaria  quotidianità  d'una  regione,  in  particolare  la 
penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono 
sufficienti,  in  sé,  a  concretizzare  una  tale  esposizione  al  pericolo. 
L'autorità  alla  quale  incombe  la  decisione  deve  dunque,  in  ogni  singolo 
caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si 
troverebbe  lo  straniero  in  questione  nel  suo  paese  dopo  l'esecuzione 
dell'allontanamento  con  l'interesse  pubblico  militante  a  favore  del  suo 
allontanamento dalla Svizzera (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1).

7.2.2. Si tratta, dunque, d'esaminare con riferimento ai criteri suesposti se 
gli  insorgenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 
dell'esecuzione  del  loro  allontanamento,  tenuto  conto  della  situazione 
generale  vigente  attualmente  in  Turchia,  da  un  lato,  e  della  loro 
situazione personale, dall'altro.

Nella  circostanza,  codesto  Tribunale  non  può  ammettere  che  la 
situazione  attuale  prevalente  in  Turchia  è  in  sé  costitutiva  d'un 
impedimento alla reintegrazione dei ricorrenti. È notorio infatti che questo 
Paese non conosce una situazione di guerra, di guerra civile o di violenza 
generalizzata.

Quanto alla situazione personale degli insorgenti, si rileva che essi hanno 
una discreta formazione (cfr. verbale 4, pag. 2; verbale d'audizione del 23 
giungo  1995  [di  seguito:  verbale  8],  pag.  4)  e  di  un'esperienza 
professionale  quale  contadina  (cfr.  verbale  4,  pag.  2)  rispettivamente 
come  contadino  e  panettiere  (cfr.  verbale  2,  pag.  3;  verbale  7,  pag.  4). 
Inoltre,  i  ricorrenti  dispongono  di  una  fitta  rete  familiare  in  patria, 
segnatamente  la  madre,  una  zia  materna,  una  sorella,  due  fratelli,  la 
prima figlia di A._______ (cfr. verbale 2, pagg. 4 seg.) nonché i genitori, 
due fratelli ed una sorella di B._______ (cfr. verbale 4, pag. 3).

Infine,  i  ricorrenti  non  hanno,  nelle  loro  allegazioni  ricorsuali,  preteso  di 
soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare un'ammissione 
provissoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio 
degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza  in 
Svizzera per motivi medici.

7.2.3.  In  siffatte  circostanze,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto 
siccome  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole 
con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  i  ricorrenti  d'un  adeguato 
reinserimento sociale nel loro Paese d'origine.

D­3601/2009

Pagina 17

Pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  deve  essere 
considerata ragionevolmente esigibile.

7.3.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento  (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 2 
LStr). I ricorrenti, usando della dovuta diligenza, potranno procurarsi ogni 
documento  necessario  al  rimpatrio  (cfr.  DTAF  2008/34  consid.  12 
pagg. 513­515).

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

7.4.  Sulla  scorta  delle  considerazioni  che  precedono,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ammissibile,  ragionevolmente esigibile e possibile. 
Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.

8. 
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 
federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento;  l'autorità di prime 
cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 
rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che 
il ricorso va respinto.

9. 
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF 600.–,  che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti  (art. 63 
cpv. 1  e  5  PA  nonché  art. 3  lett. b  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 
spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale 
del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).

10. 
La presente decisione non concerne persone contro  le quali è pendente 
una  domanda  d’estradizione  presentata  dallo  Stato  che  hanno 
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 
con  ricorso  in  materia  di  diritto  pubblico  dinanzi  al  Tribunale  federale 
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).

La pronuncia è quindi definitiva.

(dispositivo alla pagina seguente)

D­3601/2009

Pagina 18

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le  spese  processuali,  di CHF 600.–,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione 
della presente sentenza.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  ai  ricorrenti,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente.

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione: