# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 42be117c-fa54-5a97-8d13-0ea3bdee0bc1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.05.2020 32.2019.139
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-139_2020-05-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2019.139

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  25 maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 luglio 2019 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 giugno 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1986, dapprima
attiva come cameriera/ausiliaria di pulizie e, poi, in qualità di
massaggiatrice in proprio, nel 2009 ha presentato una domanda di prestazioni AI
per adulti a seguito dell’insorgenza di una malattia degenerativa alla vista
(retinite pigmentosa) (doc. 2)

 

                                         L’Ufficio AI ha
riconosciuto all’assicurata diverse prestazioni, quali il diritto a dei mezzi
ausiliari (docc. 27, 125, 139, 145); il diritto a misure professionali (doc.
90); il diritto ad una mezza rendita di invalidità, attribuitale con decisione
del 21 aprile 2016 (doc. 136) dopo un precedente rifiuto, oggetto della
decisione dell’8 settembre 2011 (doc. 40), e, da ultimo, il diritto al
contributo di assistenza accordato con decisione del 26 agosto 2019 (doc. 206).

 

                               1.2.   A fine dicembre 2014,
l’assicurata ha presentato una domanda volta all’attribuzione di un assegno per
gradi invalidi dell’AI (AGI), indicando di necessitare dell’aiuto di terzi per
l’atto di “spostarsi” all’esterno e per il mantenimento dei contatti sociali
(doc. 80).

 

                                         Con decisione del 30
settembre 2015, l’Ufficio AI, ritenute adempiute le condizioni di visus per
determinare una grave ipovisione, ha attribuito all’assicurata, in applicazione
dell’art. 37 cpv. 3 lett. d OAI, un AGI di grado lieve a partire dal 1°
novembre 2014 (doc. 94).

 

                               1.3.   In data 12 dicembre 2018,
l’allora rappresentante dell’assicurata, __________, viste le indicazioni
riguardo all’aiuto prestato da terzi per gli atti quotidiani della vita
riportate nel formulario di domanda per la concessione di un contributo di
assistenza, ha presentato una richiesta di revisione dell’assegno grandi
invalidi (doc. 168).

 

                                         Con progetto di decisione
del 26 febbraio 2019 (doc. 179), poi confermato con decisione del 14 giugno
2019, l’Ufficio AI ha stabilito che l’assicurata continuava ad avere diritto ad
un AGI di grado lieve, in applicazione della cifra marginale 8065 CIGI (doc.
A2).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 29
luglio 2019 l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, è insorta contro tale
decisione, chiedendone l’annullamento e il rinvio degli atti
all’amministrazione affinché proceda ad un complemento istruttorio prima di
emettere una nuova decisione. 

 

                                         La rappresentante
dell’insorgente ha, in sostanza, contestato il fatto che l’amministrazione
abbia emesso la propria decisione senza previamente svolgere un’inchiesta a
domicilio atta a valutare se, a causa del suo danno sensoriale, l’assicurata,
oltre all’aiuto per mantenere i contatti con l’ambiente – circostanza
incontestata - necessiti pure di aiuto per il compimento degli altri atti della
vita, come da ella sostenuto. 

                                         La rappresentante legale
ha, infatti, evidenziato che l’interessata abbisogna di aiuto per lo
svolgimento di 4 atti della vita quotidiana (vestirsi/svestirsi, mangiare,
igiene personale, spostarsi fuori casa), come, del resto, pure attestato
dall’oftalmologo curante, certificando che la stessa “non è in grado di
svolgere neanche le azioni della normale vita quotidiana in maniera
indipendente”.

 

                                         Secondo la rappresentante
dell’insorgente, il modo di procedere dell’amministrazione non appare
condivisibile, avendo dato per scontato che una persona affetta da grave
ipovisione, come l’interessata, in assenza di altre patologie, necessiti di
aiuto esclusivamente per mantenere i contatti sociali e spostarsi fuori casa,
ciò che dà diritto unicamente ad un AGI di grado lieve.

 

                                         A suo modo di vedere
l’automatismo applicato dall’amministrazione non può avere valore assoluto,
posto che anche le persone cieche o gravemente ipovedenti possono avere
diritto, se ne ricorrono le condizioni – ciò che deve essere adeguatamente verificato
- ad un assegno per grandi invalidi di grado medio o elevato.

 

                                         Per tali motivi, a fronte
di una istruttoria carente, la rappresentante dell’interessata ha chiesto che
l’incarto venga rinviato all’amministrazione affinché predisponga un accertamento
a domicilio che chiarisca le reali necessità di aiuto dell’assicurata (doc. I).

 

                               1.5.   Con la risposta di causa,
l’Ufficio AI, sottolineato come l’assicurata non sia affetta da un nuovo danno
alla salute oltre alla grave ipovisione, ha chiesto la reiezione del ricorso e
la conferma della decisione impugnata, con argomenti di cui si dirà, per quanto
di interesse, nei considerandi in diritto (doc. VI).

 

                               1.6.   In data 17 ottobre 2019 la
rappresentante dell’insorgente ha ribadito che il fatto che una persona sia
ipovedente non può escludere, a priori, che la stessa possa avere diritto ad un
AGI anche di grado medio o elevato. 

                                         Ella ha, inoltre,
osservato che una valutazione a domicilio è necessaria anche alla luce della
supervisione nello svolgimento degli atti quotidiani della quale abbisogna
l’assicurata, come accennato dall’amministrazione nella risposta di causa (doc.
X).

 

                               1.7.   Con osservazioni del 5
novembre 2019 l’Ufficio AI ha ribadito la propria posizione, confermando il
diritto per l’assicurata di beneficiare di un AGI di grado lieve, in assenza di
nuovi danni alla salute giustificanti limiti effettivi nello svolgimento degli
atti quotidiani (doc. XII).

 

                                         Tali considerazioni
dell’amministrazione sono state trasmesse all’assicurata (doc. XIII), per
conoscenza.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione a sapere se l’assicurata abbia diritto di continuare a beneficiare di
un assegno per grandi invalidi (AGI) dell’AI di grado lieve, come stabilito
dall’Ufficio AI all’esito della procedura di revisione, oppure di un grado
superiore, come da ella preteso.

 

                                         Secondo l'art. 9 LPGA -
che ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (DTF 133 V 450) - è
considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla salute, ha bisogno
in modo permanente dell'aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per
compiere gli atti ordinari della vita.

 

                                         La giurisprudenza ha
precisato che l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come
aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell'assicurato durante il
compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la
persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto
senza l'espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico
dell'assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del
4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).

 

                                         Gli atti ordinari della
vita sono i seguenti (DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF 117 V 146 consid. 2):

 

- vestirsi/svestirsi

- alzarsi/sedersi/coricarsi

- mangiare

                                         - provvedere all'igiene
personale (cura del corpo)

                                          -
andare al gabinetto (fare i propri bisogni)

                                         - spostarsi (in casa e
all'esterno) e stabilire contatti sociali.

 

Per atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con
l'ambiente la giurisprudenza ha precisato che bisogna intendere il
comportamento normale all'interno della società così come richiesto
dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146, 105 V 52, 104 V 127).

                               2.2.   L’art. 42 cpv. 1 LAI prevede che
l’assicurato grande invalido (art. 9 LPGA) con domicilio e dimora abituale
(art. 13 LPGA) in Svizzera ha diritto a un assegno per grandi invalidi.

La grande invalidità può essere di grado elevato, medio o lieve
(art. 42 cpv. 2 LAI).

                                         Giusta l’art. 42 cpv. 3
LAI, è considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute
vive a casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato
nell’organizzazione della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno
alla salute psichica ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno
unicamente di essere accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della
realtà quotidiana è considerato grande invalido di grado lieve.

 

L'art. 37 cpv. 1 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata
di grado elevato se l'assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il
caso quando necessita dell'aiuto regolare e notevole di terzi per compiere
tutti gli atti ordinari della vita e il suo stato richiede inoltre cure
permanenti o una sorveglianza personale.

 

Per il capoverso 2 dell’art. 37 OAI, la grande invalidità è di grado
medio se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:

 

                                         a. di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,

                                         b. di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di una sorveglianza personale permanente,

                                         c. di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà
quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.

 

                                         Infine, l'art. 37 cpv. 3
OAI stabilisce che la grande invalidità è di grado lieve se
l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:

 

a. è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole,
all'aiuto di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita;

b. necessita di una sorveglianza personale permanente;

c. necessita, in modo durevole, di cure particolarmente
impegnative, richieste dalla sua infermità;

d. a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave
infermità fisica, può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente
grazie a servizi di terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure

e. è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante
nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38.

 

                                         Secondo la cifra marginale
no. 8064 CIGI (Circolare sull’invalidità e la grande invalidità, nella versione
valida dal 1° gennaio 2015) le condizioni di cui all’art. 37 cpv. 3 lett. d OAI
sono adempiute:

- per ciechi e ipovedenti gravi (N. 8065); 

- per bambini gravemente audiolesi che per stabilire il
con-tatto con il mondo circostante hanno bisogno dell’aiuto notevole di terzi
(N. 8067); 

- nel caso degli invalidi fisici che per la gravità
dell’infermità corporale non sono in grado di spostarsi a una certa distanza
dall’abitazione, pur utilizzando la carrozzella, senza l’aiuto di terzi.

 

                                         La cifra marginale no.
8065 CIGI stabilisce che:

 

" Per ciechi
e ipovedenti gravi (RCC 1982 pag. 254): si può ammettere l’esistenza di una
grave ipovisione se l’acuità visiva da lontano dopo correzione è inferiore su
ambo i lati a 0,2 o se esiste una limitazione del campo visivo a 10 gradi dal
centro su ambo i lati (20 gradi di diametro orizzontale; misurazione del campo
visivo: Goldmann-Permiter mira III/4). Se sono contemporaneamente presenti una
diminuzione dell’acuità visiva e una limitazione del campo visivo senza che
vengano raggiunti i valori limite, si può ammettere l’esistenza di una grave
ipovisione se queste affezioni hanno gli stessi effetti di una diminuzione
dell’acuità visiva o di una limitazione del campo visivo che raggiungono i
valori citati (RCC 1982 pag. 254). Ciò vale anche per altre affezioni che colpiscono
il campo visivo (p. es. deficienze settoriali o falciformi, emianopsie, scotoma
centrale.”

 

A norma dell'art. 38 cpv. 1 OAI, esiste un bisogno di
accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art.
42 cpv. 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in
un'istituzione e a causa di un danno alla salute:

 

a. non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento di una
terza persona;

b. non può compiere le attività della vita quotidiana e
intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di una terza persona;
oppure

c. rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.

 

Per l'art. 38 cpv. 3 OAI, nel testo in vigore dal 1° gennaio 2015,
è considerato unicamente l'accompagnamento nell'organizzazione della realtà
quotidiana che è regolare e necessario in relazione a una delle situazioni di
cui al capoverso 1.

Fra queste non rientrano in particolare le attività di
rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle misure di protezione degli
adulti conformemente agli articoli 390-398 del Codice civile.

 

Secondo l’art. 42 cpv. 4 LAI, l’assegno per grandi invalidi è
accordato al più presto dalla nascita e al più tardi fino alla fine del mese in
cui l’assicurato ha fatto uso del diritto al godimento anticipato della rendita
secondo l’articolo 40 capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l’età di
pensionamento. L’inizio del diritto è retto, a partire dal compimento del primo
anno di età, dall’articolo 29 capoverso 1.

 

Va qui rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il
TF ha precisato che contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI,
l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato
dall'art. 29 cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia,
l'art. 28 cpv. 1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.

 

Giusta l’art. 42ter cpv. 1 LAI il grado personale di grande
invalidità è determinante per stabilire l'importo dell'assegno per grandi
invalidi: l’assegno mensile in caso di grande invalidità di grado elevato
ammonta all’80%, in caso di grande invalidità di grado medio al 50% e in
caso di grande invalidità di grado lieve al 20% dell’importo massimo
della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS.
L'assegno per gli assicurati minorenni è calcolato sotto forma di
importo giornaliero.

 

                               2.3.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). 

                                         Per l’art. 17 cpv. 2 LPGA
ogni altra prestazione durevole accordata in virtù di una disposizione
formalmente passata in giudicato è, d’ufficio o su richiesta, aumentata,
diminuita o soppressa se le condizioni che l’hanno giustificata hanno subito
una notevole modificazione.

 

                               2.4.   Nel caso di specie, si tratta
di verificare se, rispetto alla decisione del 30 settembre 2015, cresciuta in
giudicato, con la quale l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurata un AGI di
grado lieve a partire dal 1° novembre 2014, in applicazione dell’art. 37 cpv. 3
lett. d OAI (doc. 94), le condizioni dell’interessata siano rimaste immutate,
come stabilito dall’amministrazione, o siano, invece, peggiorate, come da ella
sostenuto.

 

                                         Con la decisione impugnata
l’amministrazione ha confermato il diritto per l’assicurata di beneficiare di
un AGI di grado lieve - e non di grado superiore - in considerazione del fatto
che la stessa non presenta altre patologie oltre a quella oftalmologica, la
quale le ha già dato diritto ad un AGI di grado lieve in virtù dell’art. 37
cpv. 3 lett. d OAI e cifra marginale 8065 CIGI.

                                         Tale parere si fonda
sull’annotazione del 10 maggio 2019 del SMR, secondo la quale non vi sono nuovi
elementi clinici giustificanti una diversa valutazione del caso (cfr. doc.
197).

 

                                         Di parere opposto
l’assicurata, la quale ha, invece, fatto valere un peggioramento delle proprie
condizioni di salute, le quali rendono, ora – diversamente da quanto succedeva
al momento della presentazione della domanda di AGI nel 2014 e della relativa
decisione del 2015 - necessario un aiuto da parte di terzi più esteso rispetto
a quello già riconosciutole con l’attribuzione di un AGI di grado lieve, che
avrebbe dovuto essere investigato da parte dell’amministrazione attraverso
un’inchiesta a domicilio.

                                         Secondo la rappresentante
dell’assicurata la motivazione fornita dall’Ufficio AI per negare un aumento
del grado di grande invalidità – vale a dire il fatto che ella non sia affetta
da un nuovo danno alla salute giustificante maggiori limitazioni nello
svolgimento degli atti quotidiani – non può bastare per escludere, tout
court, un aumento del grado di AGI spettante all’interessata, senza nemmeno
procedere ad ulteriori accertamenti. Ella ha, difatti, sottolineato come anche
una persona gravemente ipovedente o cieca possa necessitare di aiuto regolare e
notevole di terzi per lo svolgimento degli atti ordinari della vita, oltre che
per il mantenimento dei contatti sociali e gli spostamenti, ciò che, se
accertato dall’inchiesta a domicilio, giustificherebbe un AGI di grado
superiore rispetto a quello lieve. Per tali ragioni, a suo modo di vedere, a
fronte delle difficoltà messe in rilievo dall’assicurata e comprovate dal suo
specialista curante, l’amministrazione avrebbe dovuto esperire la necessaria
inchiesta a domicilio volta a chiarire la situazione.

 

                               2.5.   Chiamato a pronunciarsi,
questo Tribunale, valutata l’intera documentazione all’incarto, ritiene di non
potere, con la necessaria tranquillità, senza che prima vengano svolti
ulteriori complementi istruttori, confermare la decisione impugnata.

 

                                         Questo in quanto, come
meglio verrà esposto qui di seguito, esistono numerosi indizi atti a sollevare
per lo meno lievi dubbi riguardo all’effettiva autonomia dell’assicurata nello
svolgimento di tutti gli atti ordinari della vita, circostanza che necessita,
dunque, di essere approfondita per il tramite dell’apposito strumento
predisposto a tal fine, vale a dire l’inchiesta a domicilio. 

                                         Solo attraverso tale
accertamento, svolto da un’assistente sociale, persona qualificata per poter
dettagliatamente valutare l’espletamento di ogni singolo atto ordinario della
vita, sarà possibile chiarire quali siano le reali necessità di aiuto, diretto
o indiretto, dell’assicurata negli atti ordinari della vita diversi dallo
spostarsi fuori casa (già considerato al momento dell’attribuzione del diritto
all’AGI).

 

                                         Al riguardo, va infatti
evidenziato che secondo l’art. 69 cpv. 2 OAI l’Ufficio AI esamina le condizioni
assicurative, fra l’altro, mediante l’esecuzione di sopralluoghi.

                                         Secondo la giurisprudenza,
ribadita ancora nella sentenza STF 9C_98/2020 dell’8 aprile 2020, consid. 2.3.,
un rapporto d’inchiesta circa la grande invalidità (art. 9 LPGA) o la necessità
di cure deve adempiere i seguenti criteri. L’estensore dell’inchiesta deve
essere una persona qualificata, che conosca il contesto in cui la persona
bisognosa di cura vive, nonché le affezioni (diagnosi) e limitazioni mediche e
le necessità di cura. In caso di elementi poco chiari riguardo ai disturbi
fisici o psichici e/o sui loro effetti sulla vita quotidiana, l’estensore
dell’inchiesta non ha solo la possibilità, ma l’obbligo di interpellare gli
specialisti medici. Nel rapporto devono essere contenute le indicazioni
ricevute dall’assicurato e, se è il caso, le opinioni divergenti delle parti
coinvolte nell’inchiesta. Il testo del relativo rapporto deve essere inoltre
plausibile, dettagliato e motivato in merito ai singoli provvedimenti di cura
ed assistenza da prendere in considerazione e inoltre deve corrispondere alle
indicazioni acquisite in loco. Se ciò è il caso, allora il rapporto d’inchiesta
acquisisce valore probatorio pieno (DTF 130 V 61 consid. 6.1 e 6.2; DTF 140 V
543 consid. 3.2.1. con riferimenti).

 

                                         Nella fattispecie
concreta, il TCA rileva, innanzitutto, come, dal profilo medico, il dr. __________,
spec. FMH in oftalmologia e oftalmochirurgia, nel referto del 3 maggio 2019,
abbia chiaramente attestato che le condizioni di salute dell’assicurata,
affetta da retinite pigmentosa, “si sono aggravate negli ultimi mesi per cui non
riesce più a gestire neanche le azioni della normale vita quotidiana in maniera
indipendente. Si richiede quindi che sia aumentato il grado di invalidità
già presente per un peggioramento dello stato di salute” (referto allegato al
doc. 193, corsivo della redattrice).

 

                                         Inoltre, la necessità di
far capo in maniera regolare e notevole all’aiuto di terzi per lo svolgimento
degli atti quotidiani della vita è stata chiaramente indicata dall’assicurata
anche nell’ambito della richiesta di attribuzione di un contributo di
assistenza presentata in data 11 dicembre 2018. 

                                         A quel momento, infatti,
l’assicurata, rispondendo alla domanda volta ad accertare se necessitasse
regolarmente di aiuto e cure da parte di terzi dovute alla sua disabilità, ha
affermato “sì, quotidianamente, 9 ore al giorno”. 

                                         Esprimendosi, poi, a
proposito del proprio bisogno di aiuto nel “compimento degli atti ordinari
della vita”, contrassegnando la casella corrispondente al grado di gravità del
bisogno - compreso in una forbice tra grado 0 (è autonomo/a (eventualmente con
mezzi ausiliari) e non ha bisogno di aiuto”), grado 1 (può fare quasi tutto da
solo/a, ma ha bisogno occasionalmente di aiuto), grado 2 (può effettuare
l’attività in parte da solo/a, per varie azioni ha bisogno di aiuto oppure ha costantemente
bisogno di indicazioni e controllo), grado 3 (ha bisogno di molto aiuto, ma ha
un minimo di autonomia) e grado 4 (non riesce a fare nulla autonomamente e ha
bisogno di un aiuto diretto completo o di indicazioni e controllo costanti) –
ella ha indicato:

-       “vestirsi/svestirsi”:
“può effettuare l’attività in parte da solo/a, per varie azioni ha bisogno di
aiuto oppure ha costantemente bisogno di indicazioni e controllo”;

-       “alzarsi/sedersi/sdraiarsi/spostarsi
in casa”: “è autonomo/a (eventualmente con mezzi ausiliari) e non ha bisogno di
aiuto”;

-       “mangiare:
versare da bere, servirsi, ecc., portare il cibo alla bocca”: “può effettuare
l’attività in parte da solo/a, per varie azioni ha bisogno di aiuto oppure ha
costantemente bisogno di indicazioni e controllo”;

-       “cura
del corpo: entrare e uscire dalla vasca da bagno, fare la doccia, lavare i
denti/capelli, tagliare le unghie”: “può effettuare l’attività in parte da
solo/a, per varie azioni ha bisogno di aiuto oppure ha costantemente bisogno di
indicazioni e controllo”;

-       “espletare
i bisogni corporali”: “è autonomo/a (eventualmente con mezzi ausiliari) e non
ha bisogno di aiuto”. (Doc. 169)

 

                                         In calce a tale
specchietto, quali ulteriori osservazioni a giustificazione del suo bisogno di
aiuto, l’assicurata ha indicato che “sono autonoma nella maggior parte degli
atti di vita quotidiana, ma necessito di un costante aiuto indiretto.
Per esempio mio marito sceglie per me i vestiti, controlla che siano puliti,
adatti alla stagione e ben abbinati. Per quanto riguarda il mangiare mio marito
mi versa da bere, taglia il cibo per me. Mio marito mi indica dove sedermi e se
vi sono dei pericoli. Per quanto riguarda la cura del corpo, il marito
controlla se sono pulita, se mi sono risciacquata bene i capelli ecc.” (cfr. doc.
169, corsivo della redattrice).

 

                                         Ancora, nelle osservazioni
del 4 aprile 2019 inoltrate per contestare il progetto di decisione con la
quale l’Ufficio AI ha confermato l’attribuzione di un AGI di grado lieve, la
rappresentante legale ha evidenziato come l’interessata abbia delle difficoltà
nella scelta dei vestiti nonché nella verifica che gli stessi siano stati
indossati correttamente, come pure di aiuto diretto e indiretto per gli atti
del mangiare e dell’igiene personale. A giustificazione di tale accresciuto
bisogno di aiuto negli atti della vita, quali il vestirsi/svestirsi, mangiare e
lavarsi/igiene personale, rispetto alla situazione precedente il peggioramento
della vista – allorquando le era stato assegnato un AGI di grado lieve in
considerazione della necessità di aiuto per spostarsi fuori casa e mantenere i
contatti sociali – la rappresentante dell’insorgente ha rilevato come
l’assicurata non sia cieca dalla nascita, ma abbia progressivamente perso anche
“gli ultimi resti di vista che le permettevano ancora di orientarsi e
gestirsi in modo più o meno autonomo, molto velocemente. Ciò non le ha
permesso di adattarsi alla nuova situazione e di eventualmente sviluppare
strategie per svolgere in modo autonomo tutti gli atti della vita” (cfr.
doc. 183, corsivo della redattrice).

 

                                         Alla luce di tutti questi
elementi, il TCA non condivide la scelta dell’amministrazione di escludere a
priori, senza approfondire il tema tramite un’inchiesta a domicilio – che, come
visto, sopra rappresenta lo strumento apposito a tal fine - se l’assicurata
possa abbisognare di aiuto anche per il compimento degli altri atti ordinari
della vita oltre a quello dello spostarsi fuori casa, trincerandosi dietro alla
motivazione che l’interessata non ha sviluppato un nuovo danno alla salute tale
da determinare limiti effettivi nello svolgimento degli atti quotidiani, con
necessità di aiuto regolare e notevole da parte di terzi.

 

                                         La necessità di compiere
l’accertamento domiciliare richiesto in sede ricorsuale appare tanto più
indispensabile, considerato che l’amministrazione stessa, nella risposta di
causa, pur continuando a ribadire la correttezza del grado lieve di AGI già
riconosciuto, ha ammesso che in occasione dell’accertamento attuato per il
contributo di assistenza “è stata verificata una situazione analoga ad una
supervisione con riferimento agli atti ordinari della vita” (cfr. doc. VI,
corsivo della redattrice).

                                         Ora, come giustamente
rilevato dalla rappresentante dell’interessata, la supervisione cui ha fatto
cenno l’amministrazione sembrerebbe dimostrare la necessità per l’interessata
di ricorrere ad un aiuto indiretto da parte di terzi per svolgere
determinate azioni quotidiane, ciò che appunto va verificato.

 

                                         Al riguardo, posto che, secondo
la giurisprudenza, l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia
come aiuto diretto di terzi, che come sorveglianza dell'assicurato durante il
compimento degli atti ordinari rilevanti della vita (cosiddetto aiuto indiretto;
DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149),
questo Tribunale ritiene che la questione debba necessariamente essere
approfondita prima di potere emettere una decisione.

 

                               2.6.   Nella DTF 137 V 210 il TF ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore
per un complemento istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze
ha già avuto modo di rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché ha ritenuto che
vi erano accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitavano di
un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen”; cfr STCA
32.2015.82 del 6 giugno 2016) o perché vi erano delle carenze negli
accertamenti svolti dall’amministrazione (“Eine Rückweisung an die IV-Stelle
bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer
bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem
kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine
Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”; cfr. STCA 32.2015.82
del 6 giugno 2016).

 

Rilevato come, per le ragioni già
diffusamente esposte al considerando 2.5., ci troviamo di fronte ad un
accertamento dei fatti lacunoso, si giustifica il rinvio degli atti
all’amministrazione affinché predisponga
un’inchiesta domiciliare, al fine di accertare quali siano gli effettivi
bisogni di aiuto dell’assicurata nel compimento degli atti ordinari della vita.

 

                                         Quindi, in esito a tali
complementi istruttori, l’amministrazione si pronuncerà nuovamente sul diritto
all’AGI dell’assicurata, fermo restando la continuazione del diritto ad almeno
un AGI di grado lieve, non contestato. 

 

                               2.7.   Secondo l'art. 29 cpv. 2
Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7
aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-vanno poste a carico
delle dell’Ufficio AI.

 

                               2.8.   Nel caso di specie, inoltre,
visto l’esito del ricorso (il rinvio con esito aperto equivale a piena
vittoria: STF 8C_859/2018 del 26 novembre 2018 consid. 5 con rinvio a DTF 137 V
210 consid. 7.1 pag. 271 con riferimento), la ricorrente, rappresentata dalla RA
1, ha diritto all’importo di fr. 2’000.- a titolo di ripetibili da mettere a
carico dell’Ufficio AI (STFA H 19/06 del 14 febbraio 2007; DTF 126 V 12 consid.
2; DTF 122 V 278; DTF 118 V 139).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

§ La decisione del 14 giugno 2019 è annullata e gli atti rinviati
all’amministrazione affinché proceda conformemente ai considerandi e si
pronunci nuovamente sul diritto all’AGI dell’assicurata, fermo restando il
diritto di continuare a beneficiare per lo meno di un AGI di grado lieve, non
contestato.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale
verserà alla ricorrente fr. 2’000.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa se
dovuta).

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti