# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 26a3ae24-c135-5e3a-a981-673060e153a4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-06-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.06.2018 D-780/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-780-2017_2018-06-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-780/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  g i u g n o  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

François Badoud, Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dal Sig. Rosario Mastrosimone,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 9 gennaio 2017 / N (…). 

 

 

 

D-780/2017 

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Fatti:  

A.  

A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia Hazara e confessione sciita, è 

nato e cresciuto nel villaggio di B._______ nel distretto di Jaghori (Ghazni). 

Quest’ultimo, dopo aver frequentato undici classi di scuola e successiva-

mente appreso il mestiere di tessitore, sarebbe stato impiegato, dal 2011 

al 2014, quale traduttore dalla NATO (per il tramite della missione ISAF; 

International Security Assistance Force) dapprima nel centro nazionale di 

istruzione della polizia afghana (National Police Training Center; NPTC) 

situato nella confinante provincia di Vardak ed in seguito presso lo Special 

Police Training Center. Dopo aver vissuto per qualche tempo nella cittadina 

di C._______, nel distretto di Qarabagh, egli sarebbe quindi espatriato ille-

galmente giungendo in Svizzera nell’estate del 2015 transitando da diversi 

paesi terzi. Il 29 luglio 2017 egli ha depositato una domanda d’asilo presso 

il Centro di registrazione e di procedura di Kreuzlingen (cfr. atto A7, pag. 2 

e segg.). 

A.b Sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di essere espatriato a causa dei timori di subire atti 

pregiudizievoli per via del suo impiego come traduttore. A suo dire, in Af-

ghanistan, coloro che collaborano con le forze NATO sarebbero visti come 

infedeli, specialmente se di etnia Hazara e come tali rischierebbero di su-

bire ripercussioni segnatamente per mano dei Talebani. A riprova di ciò, 

l’interessato ha asserito che molti suoi colleghi sarebbero stati uccisi pro-

prio dal gruppo fondamentalista. Avendo inoltre l’interessato adottato uno 

stile di vita occidentale, segnatamente bevendo alcool, egli avrebbe attirato 

l’attenzione degli abitanti del luogo e di alcuni membri corrotti dello stesso 

corpo di polizia. In un’occasione egli sarebbe anche stato insultato per que-

ste stesse ragioni. Per di più, un giorno, un collega del richiedente asilo 

avrebbe suo malgrado lasciato cadere tra le mani dei Talebani una fotogra-

fia che lo ritraeva nell’ambito delle sue mansioni. A partire da quel mo-

mento, i rischi per la sua incolumità sarebbero aumentati per il che, egli 

sarebbe stato estremamente cauto negli spostamenti rimanendo presso-

ché integralmente presso il centro di addestramento. Dopo il ritiro del con-

tingente ISAF dal paese, il ricorrente, che, a differenza di molti colleghi, 

non sarebbe riuscito a raggiungere un paese nato nell’ambito di un pro-

gramma di ricollocamento agevolato per ex collaboratori, avrebbe tentato 

di installarsi a C._______ facendo affidamento sul fatto di non essere co-

nosciuto. Egli avrebbe finito però per trovarsi ancor più nelle vicinanze delle 

zone controllate dai Talebani, ovvero maggiormente in pericolo (cfr. atto 

A15, pag. 2 e segg.). 

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A.c A sostegno della sua domanda d’asilo, il richiedente ha versato agli 

diverse fotografie che lo ritraggono nell’ambito di situazioni di lavoro per il 

conto dell’ISAF, alcuni certificati di lavoro nonché copia del badge a lui as-

segnato. 

B.  

Con decisione del 9 gennaio 2017, notificata all’interessato l’11 gennaio 

2017 (cfr. atto A21), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestual-

mente il suo allontanamento. L’autorità di prime cure ha tuttavia ritenuto 

inesigibile l’esecuzione dello stesso, da cui la contestuale ammissione 

provvisoria in Svizzera. 

C.  

Il 6 febbraio 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato) l’interessato è insorto 

contro detta decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) postulando il riconoscimento dello statuto di 

rifugiato e la concessione dell’asilo. Ha altresì presentato, con protestate 

spese e ripetibili, una richiesta volta ad essere esentato dal versamento 

dell’anticipo a copertura delle presunte spese processuali. 

D.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 10 maggio 2017, ha esentato il 

ricorrente dal versamento dell’anticipo spese, trasmettendo nel contempo 

un esemplare del gravame e dei relativi allegati alla SEM. 

E.  

L’autorità inferiore, con scritto del 23 maggio 2017, ha inoltrato al Tribunale 

la propria risposta al ricorso. 

F.  

Con osservazioni dell’8 giugno 2017 il ricorrente si è espresso in replica. 

G.  

Il 13 luglio 2017 l’autorità intimata ha confermato le precedenti considera-

zioni. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

  

D-780/2017 

Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. L’UFM rientra 

tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 9 gennaio 2017 e non avendo egli 

censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa 

sede risulta essere esclusivamente la questione del riconoscimento dello 

statuto di rifugiato e della concessione dell’asilo. 

 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prime cure ha considerato che il 

ricorrente non vanterebbe alcun timore futuro di subire delle persecuzioni 

nel suo paese d’origine. Invero, dopo aver smesso di lavorare per l’ISAF 

nel 2014, egli sarebbe rimasto nel paese per ulteriori due o tre mesi. La 

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Pagina 5 

madre risiederebbe inoltre tuttora in Afghanistan senza subire ripercus-

sioni. Oltracciò, in quasi tre anni di lavoro nessuno sarebbe venuto a cer-

carlo nonostante il suo impiego fosse di dominio pubblico. Da ultimo, i 

mezzi di prova prodotti attesterebbero unicamente la collaborazione del ri-

corrente con le forze NATO senza tuttavia dimostrare alcuna esposizione 

a pericolo. 

4.2 Nel proprio gravame il ricorrente, dopo aver richiamato e precisato i 

fatti esposti in corso di procedura, avversa la valutazione dell’autorità di 

prime cure. A suo dire, egli avrebbe invero asserito che una volta cessata 

l’attività per conto dell’ISAF, si sarebbe trasferito recandosi in un altro vil-

laggio con la madre e non uscendo praticamente più di casa per motivi di 

sicurezza. Per di più, anche dopo il suo espatrio quest’ultima avrebbe man-

tenuto un comportamento molto discreto. Inoltre, gli abitanti di B._______ 

si sarebbero convinti che il ricorrente e la madre avrebbero riparato negli 

stati uniti come i colleghi interpreti. Ciò detto, nonostante la SEM abbia 

considerato che nei tre anni precedenti nessuno avrebbe proferito minacce 

nei suoi confronti, andrebbe quantomeno tenuto debitamente conto del 

fatto ch’egli avrebbe dichiarato essere stato insultato dalla gente del villag-

gio. Oltracciò, egli avrebbe anche allegato che nel 2013, durante un tragitto 

in auto, lui ed alcuni colleghi sarebbero stati attaccati. Per le medesime 

ragioni, il fatto che dopo l’espatrio egli non avrebbe fatto l’oggetto di ricer-

che da parte dei Talebani non sarebbe decisivo. Il ricorrente non avrebbe 

del resto avuto alcun contatto diretto con la madre dopo la sua partenza. 

Da ultimo, quanto ai mezzi di prova prodotti, sarebbe necessario consta-

tare che la SEM non avrebbe messo in discussione la sua collaborazione 

con l’ISAF. Ora, risulterebbe che i Talebani interverrebbero con estrema 

violenza nei confronti dei collaboratori del governo e delle forze estere im-

pegnate in Afghanistan. Il ricorrente, peraltro di etnia hazara, sarebbe per-

tanto esposto a causa dalla sua prolungata collaborazione con le forze 

NATO. In tale contesto egli cita quindi le linee guida dell’Alto commissariato 

delle Nazioni Unite per i rifugiati, secondo il cui tenore vi sarebbero da in-

ventariare diversi casi di assassinii di civili afghani che avrebbero collabo-

rato con le forze di sicurezza straniere (in particolare di ex interpreti le cui 

esecuzioni sarebbero stimate in diverse centinaia). A sostegno del suo gra-

vame, il ricorrente produce un’ulteriore dichiarazione di D._______, uffi-

ciale di collegamento dell’ISAF presso il NPTC, in favore di un suo collega 

interprete e laddove è tra le altre cose riportato come parte delle numero-

sissime reclute avrebbero rilasciato informazioni sugli afgani alle dipen-

denze dell’ISAF presso la popolazione locale così come l’episodio del ri-

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trovamento della fotografia, seppur senza espresso riferimento al nomina-

tivo dell’insorgente. Altresì, egli adduce un dossier fotografico riguardante 

il suo impiego presso il campo di addestramento. 

4.3 Nell’ambito della propria risposta al gravame l’autorità intimata si è so-

stanzialmente limitata a riconfermarsi nella propria posizione. La SEM ha 

quantomeno rilevato come il solo fatto di aver subito degli insulti non an-

drebbe considerato quale indice di eventuali persecuzioni da parte dei Ta-

lebani. Allo stesso modo, l’attacco subito nell’ambito dello spostamento vei-

colare non si accomunerebbe con una persecuzione mirata nei suoi con-

fronti. Il solo fatto che il ricorrente sia stato impiegato dalle forze ISAF non 

sarebbe invero motivo sufficiente per ammettere ch’egli possa divenire pre-

sto o tardi un bersaglio dei Talebani. In realtà, il ricorrente non avrebbe 

allegato alcun elemento concreto a riprova di un interesse concreto del 

gruppo fondamentalista nei suoi confronti. Questi non avrebbero in effetti 

mai tentato di agire contro la sua persona durante la sua collaborazione né 

tantomeno manifestato una tale intenzione. Nemmeno i nuovi mezzi di 

prova prodotti giustificherebbero una diversa valutazione. 

4.4 In sede di replica, il ricorrente ha ribadito la necessità di riconoscere in 

specie la presenza di un timore fondato, segnatamente sulla base del suo 

ruolo di collaboratore dell’ISAF, delle informazioni note e verificabili circa 

gli atti di violenza perpetrati nei confronti di persone con mansioni analoghe 

nonché delle minacce di cui lui stesso avrebbe già fatto l’oggetto. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 

LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima 

residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se 

l’autorità la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 

LAsi). 

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5.2 Nel caso in esame l’autorità di prime cure non ha posto in discussione 

le allegazioni dell’interessato sotto il profilo della verosimiglianza. Lo stesso 

Tribunale, alla luce delle allegazioni del ricorrente e dei mezzi di prova pro-

dotti, non ritiene vi siano elementi per dubitare della veridicità della ver-

sione da lui fornita. Perché il gravame possa essere evaso, resta ora da 

determinare se il ricorrente sia effettivamente in misura di avvalersi di una 

fattispecie rilevante in materia d’asilo. 

5.3 A tal riguardo, occorre rammentare come il Tribunale tenga conto della 

situazione nel Paese d’origine dell’insorgente e degli elementi che si pre-

sentano al momento della sentenza, prendendo quindi in considerazione 

l’evoluzione della situazione avvenuta dopo il deposito della domanda 

d’asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6). 

5.4 In relazione a ciò, si noti che il fondato timore di esposizione a seri 

pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione 

un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento 

soggettivo. Sarà riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 

DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecendenti degli interessati, segnatamente dell’esistenza di 

persecuzioni anteriori, nonché della loro appartenenza a una razza, a un 

gruppo religioso, sociale o politico, che li espongono maggiormente a un 

fondato timore di future persecuzioni. Infatti, coloro che sono già stati 

vittima di persecuzione hanno dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di coloro che ne sono 

l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni 

ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

5.5 Senza riguardo per la situazione personale dell’insorgente, va inoltre 

rilevato come nel contesto afghano, per le persone aventi legami con le 

forze ISAF, vi sia in genere da riconoscere un rischio accresciuto di espo-

sizione ad atti pregiudizievoli. Infatti, secondo diverse fonti, gli afghani che 

vengono visti con regolarità presso le basi militari ed i centri di addestra-

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mento e che lavorano in stretta collaborazione con le forze militari stra-

niere, corrono un pericolo particolarmente elevato di venir presi di mira da 

gruppi radicali – segnatamente dai Talebani. Per quest’ultimi, i musulmani 

impiegati da coloro che ritengono siano degli infedeli occupanti abusiva-

mente la loro terra sono infatti visti alla stregua di traditori da punire seve-

ramente. Su tali presupposti, i fatti di sangue aventi quali vittime dei colla-

boratori delle forze ISAF sarebbero moltissimi. Per quanto riguarda più 

nello specifico gli interpreti impiegati dalla forze militari estere, alcune fonti 

riferiscono addirittura di migliaia di ferimenti e di diverse centinaia di assas-

sinii ad opera dei Talebani e di altri gruppi fondamentalisti di estrazione 

pasthun (cfr. sentenza del Tribunale E-117/2016 del 31 ottobre 2017 con-

sid. 7.3 e riferimenti citati; UNHCR Eligibility Guidelines for Assessing the 

International Protection Needs of Asylum-Seekers from Afghanistan, 16 

aprile 2016, pagg. 37 e segg.). 

5.6 Per maggiore completezza è inoltre d’uopo rammentare che la provin-

cia di Ghazni è risultata molto colpita da tutti in conflitti che hanno marto-

riato l’Afghanistan. Già durante il regime comunista, la popolazione si 

venne a trovare nel bel mezzo delle ostilità tra le forze governative e le 

varie fazioni di mujahiddin. A seguito dell’affermazione dei Talebani nella 

seconda metà degli anni ‘90, la regione risultò poi tra le più toccate 

dall’oscurantismo religioso e dalle violazioni sistematiche dei diritti umani 

da essi messe in atto. Nonostante un provvisorio miglioramento facente 

seguito all’intervento della coalizione internazionale nei primi anni 2000, la 

situazione, sul finire della decade mutò nuovamente in peggio. Per quanto 

riguarda in particolare il distretto di Qarabagh, fonti indipendenti riporta-

vano, nel 2010-2011, che seppur formalmente integrato nel territorio go-

vernativo, i territori abitati dall’etnia pasthun erano in prevalenza controllati 

dai Talebani o quantomeno vi era una forte presenza di quest’ultimi. Come 

già avvenuto negli anni ‘90, il controllo da parte di tale gruppo veniva eser-

citato, direttamente o indirettamente, per mezzo della paura e dell’intimida-

zione (cfr. sentenza del Tribunale D-424/2015 del 20 dicembre 2016 con-

sid. 6.2 e riferimenti citati). 

5.7 Ora, alla luce delle già esposte considerazioni, è indubbio che si possa 

partire dal presupposto che il ricorrente, in quanto ex-interprete di etnia 

hazara al soldo dell’ISAF e proveniente da una regione con una forte pre-

senza di gruppi fondamentalisti, pur senza potersi avvalere di persecuzioni 

anteriori, possa vantare un fondato timore di subire atti pregiudizievoli rile-

vanti in caso di ritorno in patria. Visti i pregressi riguardanti i colleghi e le 

succitate evidenze quanto all’agire dei Talebani, non si può invero dubitare 

che qualsiasi persona ragionevole posta in una situazione comparabile a 

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quella del ricorrente avrebbe avuto giustificate apprensioni relativamente 

ad un rientro in Afghanistan nelle attuali circostanze sotto il profilo securi-

tario. Sul piano soggettivo siffatto timore è del resto a maggior ragione giu-

stificato dal fatto che le sue mansioni e la sua vicinanza con le forze ISAF 

fossero ormai di dominio pubblico, segnatamente a seguito dello smarri-

mento della fotografia che lo ritraeva e della fuga di notizie imputabile alle 

stesse reclute. Negli stessi termini, da un punto di vista oggettivo, vi sono 

concreti e sufficienti indizi che fanno apparire, in un futuro prossimo l’av-

vento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi come altamente probabile, 

segnatamente alla luce del grande numero di eventi di questa natura aventi 

regolarmente luogo nella regione esaminata. Ciò detto, il rischio di subire 

atti pregiudizievoli non può essere escluso, come pare volerlo intendere 

l’autorità intimata, sulla sola base del fatto che il ricorrente non abbia in-

contrato particolari problematiche nei mesi antecedenti all’espatrio. Egli ha 

infatti a più riprese asserito aver adottato un comportamento estremamente 

discreto mei due o tre mesi in questione; comportamento che non può però 

essergli ragionevolmente imposto in futuro nelle circostanze del caso di 

specie e che comunque non lo pone efficacemente al riparo dai rischi men-

zionati. Allo stesso modo, l’argomento secondo il quale non vi sarebbe al-

cun rischio in ragione del fatto che il ricorrente, durante il periodo di impiego 

presso l’ISAF, non avrebbe subito ripercussioni è da considerarsi fuor-

viante. Come si evince dalle sue dichiarazioni, sino alla partenza delle 

truppe straniere egli sarebbe pressoché sempre rimasto presso il campo 

di addestramento, ovvero sotto la protezione diretta delle forze NATO. 

5.8 Non essendo tuttavia nel caso che ci occupa le persecuzioni imputabili 

allo stato in quanto tale ma ad un’entità quasi-statale che esercita un potere 

di fatto limitatamente ad alcune zone del paese d’origine (cfr. sulla nozione 

GICRA 2000 n° 2 e GICRA 1997 n° 14), occorre ancora, perché lo statuto 

di rifugiato possa essere riconosciuto, che il ricorrente non sia in misura di 

ottenere una protezione adeguata in un’altra regione dell’Afghanistan. In-

vero, secondo la teoria della protezione ("Schutztheorie"; precisata nella 

sentenza di principio DTAF 2011/51), il riconoscimento della qualità di rifu-

giato non dipende dall’autore della persecuzione, ma dalla possibilità di 

ottenere, nel proprio Stato di origine, una protezione adeguata contro tale 

persecuzione. Ciò nonostante, secondo la giurisprudenza, la qualità di ri-

fugiato non può essere negata alla persona che ha subito una persecu-

zione in una parte del Paese (o abbia il fondato timore di subirla), per il 

motivo che disporrebbe di un’alternativa di protezione interna in un’altra 

parte del Paese, se si trovasse, nel luogo della protezione interna, in una 

situazione di minaccia esistenziale (cfr. DTAF 2011/51 consid. 8). In tal 

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senso, è necessario che l’alternativa di protezione interna sia realistica-

mente attuabile e che ci si possa ragionevolmente attendere dalla persona 

interessata ch’ella vi faccia ricorso. In altre parole, va fatta applicazione 

della nozione di inesigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. DTAF 

2011/51 consid. 8.5.2-8.5.3). 

 

5.9 Nel caso che ci riguarda, la SEM, con decisione del 9 gennaio 2017, 

ha posto il ricorrente al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento. Pertanto, le condizioni per il rico-

noscimento dell’esistenza di un’alternativa di protezione interna in un’altra 

parte del Paese non sono da considerarsi date.  

6.  

Ne viene pertanto che al ricorrente vada riconosciuta la qualità di rifugiato 

ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non risultando inoltre elementi che giustifichino 

un’esclusione ai sensi dell’art. 53 LAsi, quest’ultimo è parimenti da porre al 

beneficio dell’asilo. Il ricorso è quindi accolto. La decisione impugnata è 

annullata e all’autorità inferiore è richiesto di accordare l’asilo in Svizzera 

al ricorrente (art. 49 LAsi). 

7.  

7.1 Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63 

cpv. 1 seg. PA). 

7.2 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in 

parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per 

le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte 

vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili de-

vono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

7.3 Nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per 

spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 850.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA com-

presi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

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Pagina 11 

8.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 9 gennaio 2017 è annullata.  

2.  

Al ricorrente è riconosciuta la qualità di rifugiato. Di conseguenza, la SEM 

è invitata ad accordare l’asilo all’insorgente. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La SEM rifonderà al ricorrente complessivamente CHF 850.– a titolo di 

spese ripetibili.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

 

 

 

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: