# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bab463e6-fbb1-5067-a537-5ba2efa367c0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.03.2010 11.2010.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-4_2010-03-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.4

  	
  Lugano,

  29 marzo 2010/rs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Pontarolo, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa
n.468.2002/R.121.2009 (protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali,
Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  RI 1 

  (patrocinata da PA 1)

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale 1, Chiasso 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

                                         per
quanto riguarda l'istituzione di una curatela in favore del figlio

 

                                         G__________
(2009);

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 21 dicembre 2009 presentato da RI 1 contro la decisione emessa il
4 dicembre 2009 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello medesimo (recte: ricorso) nella misura in
cui è diretto contro il rifiuto dell'assistenza giudiziaria da parte dell'Autorità
di vigilanza sulle tutele;

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   L'8 agosto 2009 RI 1 (1987) ha dato alla luce un bambino, G__________.
Invitata il 20 agosto 2009 dalla Commissione tutoria regionale 1 a far riconoscere il figlio dal padre entro 30 giorni e a stipulare con quest'ultimo un
contratto di mantenimento, in difetto di che sarebbe stato designato al
minorenne un curatore (art. 309 cpv. 1 CC), essa ha risposto il 25 settembre 2009 che intendeva lasciare al suo ex compagno (di cui non
intendeva rivelare il nome) “il
tempo e la possibilità di risolversi spontaneamente ad assumere la propria
responsabilità”. Davanti alla
Commissione tutoria regionale, che l'ha convocata a un'

                                         udien­za del 14 ottobre 2009, essa ha ribadito tale intendimento e
il 22 ottobre 2009 ha chiesto alla Commissione medesima di lasciarle tempo fino al 30 aprile 2010; decorso infruttuoso quel
termine, essa avrebbe promosso azione di paternità e di mantenimento.

 

                                  B.   La
Commissione tutoria regionale ha reputato che la nomina di un curatore non impedisse
ad RI 1 di perseguire il riconoscimento del figlio nelle vie amichevoli, sicché
con decisione del 17 novembre 2009 ha istituito una curatela al minorenne, designando in qualità di curatore PI 1, capufficio dei
servizi e delle attività sociali del Comune di __________, incaricato di far
accertare il rapporto di filiazione, di far sottoscrivere al padre del bambino
una convenzione di mantenimento e di far regolare eventualmente le relazioni
personali tra genitore e figlio. Contro tale decisione RI 1 è insorta il 27
novembre 2009 all'Autorità di vigilanza sulle tutele, che statuendo il 4
dicembre 2009 ha respinto il ricorso e ha posto la tassa di giustizia con le
spese (fr. 100.– complessivi) a carico dell'interessata. La richiesta di
assistenza giudiziaria presentata da RI 1 è stata respinta.

 

                                  C.   Il 21
dicembre 2009 RI 1 ha presentato appello a questa Camera per ottenere che,
conferitole il beneficio dell'assistenza giudiziaria, la decisione
dell'Autorità di vigilanza sulle 

                                         tutele
sia riformata nel senso di annullare la decisione presa il 17 novembre
2009 dalla Commissione tutoria regionale e di accordarle il beneficio
dell'assistenza giudiziaria anche in sede di ricorso. Constatato che nel
memoriale essa annunciava di voler convenire in giudizio il padre del bambino
se entro la fine di febbraio del 2010 costui non avesse riconosciuto il figlio,
il presidente della Camera ha assegnato all'appellante il 1° marzo 2010 un
termine di dieci giorni per documentare se nel frattempo G__________ fosse
stato riconosciuto dal padre o, in caso contrario, per comprovare l'avvio di
un'azione di paternità e di mantenimento. 

 

                                  D.   RI 1 ha comunicato alla
Camera l'11 marzo 2010 di avere promosso causa l'8 mar­zo 2010 contro __________
davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, postulando il riconoscimento
del figlio e il versamento di un contributo alimentare retroattivo dal 1°
agosto 2009. Il presidente della Camera ha trasmesso l'informazione il 15 marzo
2010 alla Commissione tutoria regionale, invitandola a valutare se nelle
circostanze descritte la curatela si giustificasse ancora. Con decisione del 18
marzo 2010, la Commissione tutoria regionale ha revocato il provvedimento.

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull'appello
contro l'istituzione della curatela

 

                                   1.   L'appello è manifestamente divenuto privo d'oggetto al momento in
cui la Commissione tutoria regionale ha revocato la curatela al minorenne. In
tale misura la causa va quindi stralciata dai ruoli (art. 351 cpv. 1 CPC). Rimane
da decidere chi debba sopportare la tassa di giustizia e le spese (fr. 100.–
complessivi) fissate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele. Ora, trattandosi
di statuire sugli oneri processuali di un contenzioso amministrativo divenuto senza
oggetto o senza interesse giuridico, l'autorità valuta – sommariamente – quale
sarebbe stato il presumibile esito del procedimento se questo non andasse tolto
dai ruoli (Bovay, Procédure
administrative, Berna 2000, pag. 459 in fondo con richiamo alla nota 2040; cfr.
DTF 118 Ia 494 consid. 4, 111 Ib 191 consid. 7a). Identico principio vale nel
caso di un appello divenuto senza oggetto o senza interesse giuridico, in
applicazione analogica dell'art. 72 della procedura civile federale: in simili evenienze
il tribunale dichiara il processo terminato e sta­tuisce con motivazione
sommaria sulle spese, valutando quale probabilità di buon 

                                         esito avrebbe verosimilmente avuto l'appello se la causa non risultasse
superata dagli eventi (RtiD I-2004 pag. 488 in alto con rinvii).

 

                                   2.   In
concreto l'appellante non contestava la prassi invalsa a livello nazionale,
secondo cui l'autorità tutoria deve nominare un curatore al figlio che non sia
riconosciuto spontaneamente dal padre entro un mese dal momento in cui l'autorità
stessa giunga a conoscenza del caso (Breitschmid
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª
edizione, n. 5 ad art. 309 con richiami). RI 1 rimproverava all'autorità
tutoria – in sintesi – di non avere prorogato quel termine e di non averle
lasciato tempo fino al 28 febbraio 2010 per cercare di convincere il padre del
bambino a eseguire il riconoscimento, evitando nell'interesse del figlio che la
questione divenisse oggetto di un processo civile. In realtà la doglianza sarebbe
stata destinata all'insuccesso, già a un sommario esame. Certo, il termine di
un mese consolidatosi nella prassi non è improrogabile: la dottrina evoca la
possibilità di differirlo, ad esempio, ove occorra reperire docu­menti
all'estero oppure ove i genitori si intendano in tal senso con l'autorità tutoria
(loc. cit.). Per tacere del fatto però che nel caso spe­cifico non si scorgono 

                                         estremi
del genere, quando la Commissio­ne tutoria regionale ha istituito la curatela
al figlio, il 17 novembre 2009, l'interessata 

                                         aveva già
fruito di tre mesi per far riflettere il padre del bambino (il primo avvertimento
della Commissione risaliva al 20 agosto 2009). Non poteva dolersi dunque di essere
stata messa indebitamente alle strette.

 

                                         Si
aggiunga che nella lettera del 22 ottobre 2009 inviata alla Commissione tutoria
regionale RI 1 postulava una protrazione del noto termine fino al 30 aprile
2010 (poi limitata al 28 febbraio 2010 nel ricorso all'Autorità di vigilanza
sulle tutele) non sulla scorta di una prognosi particolare o di ragioni oggettive,
ma perché essa aveva fissato quel termine – secondo lei congruo – al padre del
bam­bino per procedere spontaneamente al riconoscimento. Quanto al ricorso
davanti all'Autorità di vigilanza (pressoché identico all'appello), esso non
conteneva giustificazioni ulteriori. Si fondava genericamente sull'interesse
del figlio a ottenere un riconoscimento volontario da parte del padre. Se non
che, così ragionando, il termine di un mese sarebbe praticamente dilazionabile
a semplice richiesta, mentre l'art. 309 cpv. 1 CC impone all'autorità
tutoria di nominare un curatore al bambino “tosto che sia informata del parto”. Essa non deve quindi agire con precipitazione, ma nemmeno può rinviare il proprio
intervento di mesi e mesi.

 

                                         Ne segue
che le ragioni addotte nell'appello mancavano di verosimile consistenza, tanto
più che in definitiva RI 1 ha dovuto convenire __________ in giudizio. Tutto
ciò senza dimenticare che, comunque fosse, la nomina di un curatore al figlio
non impediva all'interessata di continuare fino al 28 febbraio 2010 i suoi
sforzi di persuasione nei confronti del padre del bambino (men che meno ove si
pensi che la Commissione tutoria regionale ne ignorava il nome e non avrebbe
potuto procedere subito contro di lui). Non fosse divenuto senza oggetto, quindi,
l'appello sarebbe stato respinto con una plausibilità che rasenta la certezza.
Gli oneri processuali maturati davanti all'Autorità di vigilanza sulle tutele (fr.
100.–) rimangono dunque a carico della ricorrente.

 

                                   II.   Sul
ricorso contro il rifiuto dell'assistenza giudiziaria

 

                                   3.   Contro il rifiuto totale o parziale dell'assistenza giudiziaria
il richiedente può adire entro 15 giorni (art. 35 cpv. 4 Lag) “l'autorità di
seconda istanza”, ovvero l'autorità gerarchicamente superiore (messaggio del
Consiglio di Stato n. 5123, del 22 maggio 2001, commento all'art. 35 in fine).
Tempestivo, sotto questo profilo il ricorso in esa­me è pertanto ricevibile.

 

                                   4.   L'autorità
di vigilanza sulle tutele ha negato ad RI 1 il beneficio dell'assistenza giudiziaria
perché il ricorso appariva privo di fondamento sin dall'inizio, tanto da non essere
stato nemmeno notificato alla Commissione tutoria regionale per osservazioni
(art. 44 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e
curatele, RL 4.1.2.2). L'interessata eccepisce che nel caso precipuo “l'ingerenza dell'autorità è importante e
tocca un aspetto importante della per­sonalità dell'appellante, che deve poter
far valere i propri diritti impugnando decisioni che non li rispettano” (appello, pag. 7 a metà). Quest'ultima argomentazione cade nel vuoto già per la circostanza che, come si è visto, la
decisione presa della Commissione tutoria regionale il 17 novembre 2009 era
conforme all'art. 309 cpv. 1 CC. Quanto alla facoltà di ricorrere in difesa dei
propri diritti, essa non è senza limiti. L'art. 14 lett. a Lag ricorda esplicitamente
che “l'assistenza giudiziaria
non è concessa se la procedura per la persona richiedente non presenta
probabilità di esito favorevole”, quand'anche la
persona richiedente versi in gravi ristrettezze. In concreto il ricorso di RI 1
appariva effettivamente destituito sin dall'inizio di ogni possibilità di
successo. Anche su questo punto la decisione dell'Autorità di vigilanza sulle
tutele resiste dunque alla critica.

 

                                  III.   Sugli
oneri processuali e l'assistenza giudiziaria in appello

 

                                   5.   Gli
oneri di appello, la sorte del quale era – come si è visto – segnata, vanno addebitati
all'insorgente (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre non si pone problema di
ripetibili, il memoriale non essendo stato intimato per osservazioni. La tassa
di giustizia ad ogni modo va adeguatamente ridotta, il processo terminando in
appello senza sentenza (art. 21 LTG per analogia). Non si prelevano tasse né
spese, invece, per il ricorso in materia di assistenza giudiziaria, la cui
procedura è di regola gratuita (art. 4 cpv. 2 Lag), salvo casi di temerarietà
estranei alla fattispecie. Circa la richiesta di assistenza giudiziaria in questa
sede, essa va respinta già per il fatto che l'appello – invero dilatorio – appariva privo di fondamento sin dall'inizio
(art. 14 cpv. 1 lett. a Lag).

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                   6.   In merito ai rimedi giuridici esperibili
contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), l'istituzione
di una curatela può formare oggetto di ricorso in materia civile (art.
72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF), per sua indole, senza riguardo a questioni di
valore. La decisione sull'assistenza giudiziaria, di natura incidentale,
segue la via giudiziaria dell'azione principale (art.
51 cpv. 1 lett. c LTF).

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui non è divenuto senza oggetto, l'appello è respinto
e il dispositivo n. 3 della decisione impugnata è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia ridotta        fr. 200.–

                                         b)
spese                                      fr.   50.–

                                                                                              fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Il ricorso
in materia di assistenza giudiziaria è respinto e il dispositivo n. 2 della decisione
impugnata è confermato.

 

                                   4.   Non si
riscuotono tasse o spese per tale ricorso.

 

                                   5.   La
richiesta di assistenza giudiziaria in appello è respinta.

 

                                   6.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –
  Commissione tutoria regionale 1, Chiasso.

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art.
100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.