# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9f0e2ad6-5533-56aa-b149-5a5c1fabf4eb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 25.07.2019 80.2018.233
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-233_2019-07-25.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2018.233

  80.2018.234

  	
  Lugano

  25 luglio 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI 1  

   RI 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 27 ottobre 2018 contro la decisione del 10 ottobre 2018 in materia di IC
  e IFD 2016.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1 e la moglie RI 2
dichiaravano, per il periodo fiscale 2016, un reddito di fr. 563.- da attività
indipendente esercitata dal marito (che svolgeva la professione di architetto),
nonché rendite AVS per fr. 19'968.- ciascuno e fr. 11'800.- derivanti da valore
locativo e affitti (quantificati in rispettivi fr. 7'000.- e fr. 4'800.-).
Facevano inoltre valere deduzioni per complessivi fr. 26'094.-, così ripartite:
fr. 14'800.- quali oneri assicurativi e interessi di capitali a risparmio, fr.
6'950.- di spese di gestione e di manutenzione di immobili, fr. 4'344.- quali
interessi passivi privati. Per quanto concerneva la sostanza immobiliare i
contribuenti dichiaravano una sostanza imponibile complessiva di fr. 167'780.-:
titoli e capitali per un corrispettivo di fr. 761.-, sostanza immobiliare per
fr. 549'019.-. I debiti venivano indicati in fr. 322'000.- e la deduzione per coniugati
in fr. 60'000.-.

 

 

                                  B.   Con decisione del
25.10.2017 l’Ufficio di tassazione di __________ (di seguito UT) accertava, per
il periodo fiscale 2016, un reddito imponibile complessivo di fr. 38'000.- per
l’IC e di fr. 45'300.- per l’IFD. La sostanza, ai soli fini IC, veniva
commisurata in fr. 329'000.-. Rispetto ai dati dichiarati dai contribuenti
l’autorità resistente modificava nei redditi, da fr. 11'800.- a fr. 22'572.- la
posizione “valore locativo/affitti”: per il valore locativo l’UT indicava di
aver preso come riferimento i valori già considerati nel periodo precedente.
Stesso discorso anche per la quota parte dei redditi immobiliari e della
sostanza “eredi fu __________”. 

                                         Nelle deduzioni,
relativamente agli oneri assicurativi e agli interessi di capitali a risparmio,
l’autorità resistente, che aveva ridotto l’importo riconosciuto, spiegava di essersi
basata, anche per questo dato, su quanto concesso per il periodo fiscale 2015.

 

 

                                  C.   Con reclamo del
29.11.2017, i coniugi RI 1 si aggravavano contro la decisione di tassazione
IC/IFD 2016. In primo luogo, i reclamanti contestavano il reddito dell’attività
indipendente del marito, sostenendo che l’autorità fiscale fosse solita
aumentare sistematicamente le cifre dichiarate. I contribuenti censuravano
anche il calcolo del valore locativo/affitti dell’abitazione nella quale
vivevano a __________, argomentando di aver sempre dichiarato, tra il 2004 ed
il 2015 complessivi fr. 11'800.- annui. Nel 2006 l’autorità fiscale aveva
aumentato l’importo del 25%, portandolo a fr. 14'800.- annui, per poi
aumentarlo ancora, dal 2007 in poi, a fr. 15'000.- annui. L’incremento di
valore sarebbe stato privo di qualsiasi giustificazione pratica: secondo i
reclamanti, il confronto del valore dell’immobile con i canoni locatizi normali
nella zona non sarebbe stato opportuno, in quanto la casa era priva di
qualsiasi comfort e non aveva subito degli interventi edili. La ripresa
integrale, negli affitti, dell’importo di fr. 4'000.- per la locazione dei
locali destinati allo studio di architettura sarebbe stata spropositata: si
tratterebbe di spazi accessori privi di servizi particolari e sfruttati
direttamente dal proprietario. Gli insorgenti chiedevano che venisse esperito
un sopralluogo. In merito alle proprietà detenute in comunione ereditaria da
parte di RI 2, precisavano che erano state dichiarate nella sostanza
immobiliare ma che nel 2014 non avevano generato alcun reddito, ma unicamente
spese. Relativamente alla riduzione degli oneri assicurativi, i coniugi RI 1 ritenevano
le spiegazioni addotte dall’autorità fiscale ingiustificate. In particolare
sostenevano che: “(...) la scelta di coperture assicurative con elevato
importo di franchigia non deve esserci penalizzante: gli importi di dette
franchigie e le partecipazioni ai costi devono essere riconosciute”.
Chiedevano che tutto il capitolo “deduzioni” fosse rivisto. Anche per quanto
concerneva la quota esente per beneficiari AVS, i contribuenti lamentavano che
l’UT avesse riconosciuto quale deduzione unicamente l’importo di fr. 3'000.- rispetto
ai fr. 5'000.- richiesti. Da ultimo contestavano integralmente l’accertamento
dei valori relativi alla sostanza: le argomentazioni addotte erano, a loro dire,
prive di qualsivoglia giustificazione.

 

 

                                  D.   Con decisione del
10.10.2018, l’autorità fiscale accoglieva parzialmente il reclamo, commisurando
il reddito imponibile in fr. 34'400.- per l’IC e fr. 45'300.- per l’IFD e la
sostanza imponibile in fr. 329'000.-. L’UT spiegava che, relativamente al
reddito da attività indipendente non era stata operata alcuna modifica rispetto
ai dati dichiarati: le censure sollevate in sede di reclamo non avevano
pertanto alcun fondamento. In merito alla questione del valore locativo
l’autorità fiscale precisava che era stato considerato l’importo di fr.
10'200.-, valore già imposto anche nei periodi fiscali precedenti: l’importo in
questione corrispondeva al 65% della pigione di mercato per gli spazi
utilizzati quali abitazione primaria (pigione di fr. 1'300.- mensili).
L’importo sarebbe stato congruo, ritenuto come l’immobile in questione sarebbe stato
suddiviso in due appartamenti, di rispettivi 162 e 25 mq, utilizzati rispettivamente
quali abitazione primaria ed ufficio. Per lo spazio più piccolo, utilizzato per
lo studio di architettura, l’autorità fiscale stabiliva fr. 4'800.- quale
pigione, sulla base dei rendiconti dell’attività indipendente del contribuente.

                                         In relazione al valore di
sostanza e di reddito delle proprietà di __________, detenute per 1/5 da RI 2
quale partecipante alla __________, l’autorità fiscale rilevava che al
31.12.2016 la CE era proprietaria di vari immobili, per un valore di stima complessivo
di fr. 810'874.-. Dalla documentazione presentata dagli altri coeredi erano
stati estrapolati i seguenti dati: ricavi da pigioni per fr. 36'918.-, entrate
da titoli per fr. 21.-, spese di manutenzione deducibili per fr. 14'495.- ed
interessi passivi per fr. 8'395.-. Il reddito netto era pertanto stato valutato
in fr. 14'049.- di cui 1/5, e meglio fr. 2'180.-, doveva essere imposto nella
tassazione della coerede RI 2 in applicazione dell’art. 9 LT. La censura
relativa agli oneri assicurativi, seppur non documentata, veniva accolta, accettando
integralmente la deduzione richiesta per fr. 14'800.- anziché fr. 12'200.-. La
quota esente per beneficiari AVS veniva aumentata da fr. 3'000.- a fr. 4'000.-.

 

 

                                  E.   Con tempestivo
ricorso del 26/29.10.2018 i coniugi RI 1 insorgono contro la decisione di
tassazione dopo reclamo IC/IFD 2016. Lamentano preliminarmente l’accertamento
operato da parte dell’autorità fiscale in relazione alla determinazione del
valore locativo dell’immobile di proprietà di __________ a __________ (mapp. __________
RFD __________).

                                         Censurano poi l’operato
dell’Ufficio di tassazione laddove, per i dati inerenti la CE, si sarebbe
attenuto a quanto trasmesso in forma “anonima” da altri coeredi. La CE non
avrebbe alcun rappresentante e non sarebbe pertanto dato sapere chi abbia
inviato al fisco i dati inerenti la CE. Le informazioni in questione sarebbero tutto
fuorché “dati accertati”: si baserebbero infatti su elementi del tutto infondati.
Confrontando le dichiarazioni fiscali e le relative decisioni fiscali degli
anni 2011, 2012 e 2013 i contribuenti si sarebbero avveduti, per il mapp. __________
RFD __________, che le spese di gestione non sarebbero state riprese nei debiti
privati e che inoltre il debito privato di fr. 220'000.-, vantato a decorrere
da fine 2002 dalla coerede __________ nei confronti della madre __________ ed
iscritto a Registro fondiario, non aveva trovato riscontro nelle dichiarazioni
fiscali di quest’ultima alla quale è subentrata la CE. Ritengono che la documentazione
prodotta dall’UT inerente gli immobili di proprietà della CE sia “esigua”:
mancherebbero dettagli di conti, che sarebbero invece stati presenti nei
periodi fiscali precedenti. 

                                         I coniugi RI 1 lamentano
poi la violazione del loro diritto di essere sentiti: l’UT avrebbe infatti
negato loro il “sacrosanto diritto costituzionale di essere sentiti”. Neppure
sarebbe corretta la conclusione dell’UT laddove, in relazione alla CE, indica
la presenza di dissidi tra coeredi: RI 2 non sarebbe in disaccordo con nessun
membro della CE, ma sarebbe semplicemente stata tenuta all’oscuro di tutte le
implicazioni finanziarie.

                                         I reclamanti concludono chiedendo
di accogliere il ricorso e di poter essere sentiti dall’autorità.

 

 

                                  F.   Con osservazioni
5/6.11.2018 l’UT di __________ si riconferma nella propria decisione su
reclamo.

 

 

                                  G.   Il 29.3.2019 si è
tenuta presso l’UT di __________ un’udienza alla quale hanno partecipato i
ricorrenti e l’autorità fiscale. In tale occasione gli insorgenti hanno avuto
modo di spiegare nuovamente la complessa situazione esistente all’interno della
comunione ereditaria cui fa parte la moglie. Precisano che nel frattempo,
l’immobile appartenente alla CE è stato venduto (nel mese di maggio del 2017) e
dopo la divisione del ricavo a RI 1 sarebbero spettati unicamente fr. 1'000.-, non
ancora incassati. I ricorrenti sono dell’avviso che (non) sarebbe corretto
dover pagare le imposte sui redditi generati dall’immobile nei precedenti
periodi fiscali. L’autorità fiscale ha dal canto suo ribadito che, dopo la
morte della madre, i redditi degli immobili sono stati divisi per un quinto
ciascuno fra gli eredi ai fini delle rispettive tassazioni. I ricorrenti,
censurano anche il valore locativo della casa di __________: precisano di aver
presentato un ricorso presso il Tribunale delle espropriazioni. Ad ogni modo ritengono
che il valore locativo ritenuto da parte dell’autorità fiscale sia eccessivo.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Per quanto concerne
il calcolo del reddito imponibile, i ricorrenti contestano la commisurazione
del valore locativo e delle pigioni legati, rispettivamente, alla loro casa di
abitazione a __________ (in cui pure si trova lo studio di architettura del marito)
e agli immobili di __________ di proprietà, nel periodo fiscale qui dedotto in
giudizio, della CE di cui fa parte RI 2. Rilevano poi che l’UT avrebbe negato
loro il diritto di essere sentiti.

 

 

                                   2.   Violazione del
diritto di essere sentiti

 

                                         2.1.

                                         I ricorrenti censurano
preliminarmente una violazione del loro diritto di essere sentiti. In
particolar modo l’UT avrebbe negato loro il “sacrosanto diritto
costituzionale di essere sentiti”.

 

                                         2.2.

                                         Gli articoli 208 cpv. 1 LT
e 135 cpv. 1 LIFD stabiliscono che, nella procedura di reclamo contro una
decisione di tassazione ordinaria, l’autorità di tassazione prende la sua
decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta e che essa può determinare
nuovamente tutti gli elementi imponibili e, sentito il contribuente, modificare
la tassazione anche a svantaggio del medesimo. Né la legge tributaria cantonale
né la legge federale sull’imposta federale diretta attribuiscono dunque al
contribuente il diritto di essere convocato e sentito personalmente prima di
una decisione su reclamo. Né una simile garanzia discende dall’art. 29 cpv. 2
Cost., poiché secondo il Tribunale federale la garanzia costituzionale del
diritto di essere sentito in un procedimento amministrativo non implica il
diritto di essere sentito oralmente (DTF 122 I 464 consid. 4c e giurisprudenza
citata). 

                                         Come ha ricordato il Tribunale
federale, ciò vale in modo particolare nell’ambito di procedimenti di massa,
estesi alla totalità dei cittadini, come le procedure di tassazione per le
imposte dirette (cfr. pure l’art. 126 cpv. 2 LIFD secondo cui [solo] l’autorità
di tassazione può esigere che siano fornite informazioni anche oralmente;
sentenza del 14 dicembre 2006 n. 2A.438/2006 consid. 3.2).

 

                                         2.3.

                                         Nella
fattispecie, l’Ufficio di tassazione non era pertanto tenuto a convocare i
reclamanti prima di adottare una decisione. Un’eventuale violazione del diritto
di essere sentito sarebbe comunque stata sanata nella procedura di ricorso,
visto che le parti sono state convocate in udienza da questa Camera.

 

 

                          3.     Valore
locativo del mapp. ____________________ (abitazione)

 

                                         3.1.

                                         Secondo gli art. 20 cpv. 1
lett. b LT e 21 cpv. 1 lett. b LIFD, è imponibile quale
reddito della sostanza immobiliare il valore locativo di immobili o di parti di
essi che il contribuente ha a disposizione per uso proprio in forza del suo
diritto di proprietà o di un usufrutto ottenuto a titolo gratuito. L’art. 21 cpv. 2 LIFD
precisa, infatti, che il valore locativo viene stabilito tenendo conto delle
condizioni locali usuali e dell’utilizzazione effettiva dell’abitazione al
domicilio del contribuente.

                                         Il riferimento alle
condizioni locali usuali sta a significare che determinante per l’IFD rimane il
valore di mercato reperibile, che deve essere stabilito in via comparativa
tenendo conto anche delle vecchie abitazioni e quindi non necessariamente il
canone di locazione massimo conseguibile (Agner/Jung/Steinmann,
Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, p. 92; v. anche DTF 124 I
152 = ASA 68 p. 773 = StE 1998 A 23.1 n. 1; DTF 123 II 15 = ASA 66 p. 563 = RF
52/1998 p. 190 = StE 1997 A 21.11 n. 41).

 

                                         3.2.

                                         La legge
federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni
obbliga i cantoni ad assoggettare all’imposta sul reddito il valore locativo
(in virtù del combinato disposto dell’art. 2 cpv. 1 lett. a e dell’art.
7 cpv. 1 LAID), ma non contiene ulteriori disposizioni relative alle sue modalità
di accertamento, lasciando in tal modo ai cantoni un certo margine. In relazione
alla questione in che misura il valore locativo possa scendere rispetto al
valore di mercato, l’art. 7 cpv. 1 LAID non pone pertanto alcun altro limite se
non quelli che derivano dagli articoli 8 cpv. 1 e 127 cpv. 2 Cost. fed. (DTF
125 I 65 consid. 2b p. 67; DTF 124 I 145 consid. 3 p. 152 ss.). L’Alta Corte ha
stabilito che il valore locativo può essere inferiore al valore di mercato (DTF
124 I 145, consid. 4d p. 156; cfr. sentenza TF 2C_757/2015 dell’8.12.2016,
consid. 2), precisando poi che il 60% del valore di mercato rappresenta il
limite inferiore che è ancora conforme al principio costituzionale dell’uguaglianza (art. 8 cpv. 1 Cost. fed.).

 

                                         3.3.

                                         Per quanto qui di
interesse, l’art. 20 cpv. 2 LT precisa che il valore locativo, tenuto conto
della promozione dell’accesso alla proprietà e della previdenza personale, è
stabilito al 60 - 70 per cento del valore di mercato delle pigioni e che per il
suo calcolo è possibile considerare in modo adeguato il valore della stima ufficiale.

 

 

                                   4.   4.1. 

                                         Per quanto riguarda le
modalità di determinazione del valore locativo, secondo l’art. 1 del decreto
esecutivo del 15 dicembre 2015 concernente l’imposizione delle persone fisiche
valido per il periodo fiscale 2016 (RL 10.2.2.1.4), esso corrisponde al valore
di mercato della pigione per immobili dello stesso genere nella medesima
posizione (cpv. 1). Il valore locativo delle abitazioni primarie corrisponde
mediamente al 60-70% del valore di mercato della pigione; in mancanza di altri
elementi utili al suo calcolo, esso corrisponde, di regola, al 90% del valore
di reddito determinato dall’Ufficio di stima nella decisione di stima (cpv. 2).

 

                                         4.2.

                                         In una sentenza di principio
risalente al 9 maggio 2008 (CDT n. 80.2007.173, in: RtiD II-2008 n. 3t), questa
Camera ha esaminato nel dettaglio la nuova prassi, già applicata a partire dal
periodo fiscale 2006, sulla base di una circolare della Divisione
delle contribuzioni, concludendo per la sua illegalità.

                                         In primo luogo, il Canton
Ticino non rientra nel novero dei cantoni in cui i valori locativi sono
“accertati individualmente” nella procedura di stima ufficiale degli immobili.
Ciò presupporrebbe infatti che la legge sulla stima ufficiale prevedesse
espressamente l’accertamento individuale non solo del valore di stima in sé ma
anche del valore locativo dell’immobile, come avviene, per esempio, nel Canton
Argovia oppure Svitto. La sola circostanza che dalla decisione dell’Ufficio
stima si possa ricavare anche il valore di reddito non significa invece che
essa accerti anche il valore locativo dell’immobile, ove si pensi appena che l’autorità di cosa giudicata non si estende in linea di principio
ai motivi di una decisione ma solo al dispositivo.

                                         D’altra
parte, anche volendo sostenere che la decisione dell’Ufficio stima, nella
misura in cui accerta il valore di reddito, non passa in giudicato scaduto il
termine per impugnarla dinanzi allo stesso Ufficio, ugualmente non vi sarebbero
le condizioni perché tale valore possa essere riesaminato nell’ambito di una
procedura di reclamo prima, e di ricorso poi, contro la decisione di tassazione
dell’imposta sul reddito. In primo luogo, nel rispetto delle regole sull’onere
probatorio, non si può pretendere che sia il contribuente a portare la prova
dell’inesattezza del valore locativo indicato nella decisione in questione.
Quindi, si dovrebbe stabilire a chi competa l’eventuale esame dei reclami e dei
ricorsi contro il valore locativo. Contrariamente alla soluzione adottata nel
Canton Berna, in cui l’autorità competente per l’accertamento della stima
ufficiale, da una parte, e per la tassazione dell’imposta sul reddito,
dall’altra, è sempre l’autorità di tassazione, in Ticino le competenti autorità
ed i successivi rimedi giuridici non si identificano: la stima ufficiale è di
pertinenza dell’Ufficio stima, mentre l’accertamento dell’imposta sul reddito è
attribuito agli uffici circondariali di tassazione, così come la decisione
sulla stima è impugnabile dapprima dinanzi allo stesso Ufficio
stima e poi al Tribunale di espropriazione, mentre la decisione
di tassazione dell’imposta sul reddito è suscettibile di reclamo all’Ufficio
di tassazione e di ricorso alla Camera di diritto tributario. Inoltre, perché
si possa entrare nel merito di un reclamo o di un ricorso, dovrebbe essere
disponibile una decisione motivata, cioè una decisione in cui l’autorità di
stima indichi in quale modo ha intrapreso l’accertamento del valore locativo,
in modo da consentire al contribuente di valutare se contestarlo o meno. Le
decisioni dell’Ufficio stima si limitano invece ad indicare il reddito (presunto
o dichiarato), il tasso di capitalizzazione ed il valore di reddito che ne
deriva, senza aggiungere ulteriori precisazioni.

                                         A titolo abbondanziale,
questa Camera ha infine sollevato i propri dubbi in merito alla circostanza che
il valore di reddito – ma anche il 90% del valore di reddito – accertato nel
quadro della procedura di stima ufficiale corrisponda effettivamente al 60-70%
del valore medio delle pigioni di mercato (cfr. anche CDT n. 80.2006.173 del 21
dicembre 2006; 80.2007.18 del 9 marzo 2007).

 

                                         4.3.

                                         Nel caso che qui ci occupa
l’autorità fiscale avrebbe utilizzato il “metodo comparativo” per stabilire l’importo
relativo al valore locativo (valore di mercato della pigione). In effetti,
nella decisione su reclamo vengono precisati gli elementi presi in considerazione:

·       
la casa è suddivisa in due appartamenti rispettivamente di 162
mq, quello occupato dai coniugi __________, e di 25 mq quello utilizzato per
l’attività indipendente del marito;

·       
il valore locativo di fr. 10'200.- (per l’appartamento occupato
dai contribuenti) è stato determinato applicando la percentuale del 65% ad una
pigione mensile stabilita utilizzando i valori di mercato, di fr. 1'300.-; 

·       
“la pigione di riferimento calcolata per l’appartamento primario
pari a poco meno di fr. 100.- al metro quadro per l’agglomerato di __________ è
ritenuta prudenziale (...)”;

·       
tale valore era stato imposto già nei periodi fiscali precedenti.

 

                                         4.4.

                                         L’AFC ha emanato delle
informazioni fiscali (edite dalla Conferenza svizzera delle imposte), nel marzo
del 2015, proprio in relazione all’imposizione del valore locativo. In merito
al calcolo del valore locativo, nel documento si indica (a pagina 9, punto 4.1,
“Le principe du loyer comparable”) che i valori locativi sono generalmente calcolabili
grazie al metodo comparativo: e meglio il paragone con altri appartamenti simili,
ceduti in locazione. Il valore dell’utilizzo proprio corrisponderà di principio
alla pigione che un terzo dovrebbe pagare nelle medesime circostanze per un immobile
della stessa natura e che presenti le medesime caratteristiche (stessa
situazione, medesima vetustà dell’immobile e numero di locali, nonché disposizione
e superficie). 

                                         Difficilmente è possibile
trovare, nel vicinato, immobili locati della stessa natura e della stessa
grandezza. Unicamente per gli immobili strutturati in proprietà per piani è
possibile riferirsi a valori che sono direttamente paragonabili, come anche per
gli appartamenti abitati dallo stesso proprietario nel suo immobile locativo. Tuttavia,
sempre dalle Informazioni fiscali sul valore locativo, emerge che, nei casi di abitazioni
familiari non è possibile stabilire dei valori direttamente comparabili. Per
questa tipologia di alloggi, i valori devono essere determinati secondo criteri
di calcolo oggettivi. In tal senso si distinguono – di principio – due metodi
per il calcolo dei valori locativi, il metodo lordo e quello netto. Il metodo
lordo prevale in Svizzera. 

                                         Già nelle “Direttive per
determinare il valore locativo delle case di abitazione occupate dal
proprietario del 25.3.1969” (in ASA vol. 38, p. 121 ss.), l’AFC ha sviluppato
più sistemi di calcolo relativi alla stima del valore locativo secondo il
metodo lordo. I metodi in questione vengono brevemente illustrati ai punti 4.3.
delle Informazioni fiscali sul valore locativo (v. in particolare p. 10 e 11):
e meglio il metodo comparativo, il metodo della determinazione del valore
locativo sulla base di stime cantonali degli immobili, il metodo della
procedura di stima individuale (ogni immobile viene valutato in maniera
separata in funzione di determinati criteri ad esso relativi) e i casi speciali
(ad. es. tipo ville lussuose, ville d’artista occupate dai loro proprietari).

 

                                         4.5.

                                         Ora, nel caso che qui ci
occupa l’Autorità di tassazione – per determinare il valore locativo – si è
riferita, invero in maniera del tutto generica, a valori di mercato dei quali
non si ha tuttavia alcun riscontro agli atti. L’UT si è pure riferito al “principio
del calcolo prudenziale” al metro quadro secondo i criteri validi per
l’agglomerato di __________. A parte il fatto che a questa Camera, in assenza
di dati concreti effettivamente comparabili, non è noto quale possa essere
l’affitto di mercato nella zona, si rileva che, in violazione del diritto di
essere sentiti dei contribuenti, non viene spesa una parola sul metodo di
calcolo utilizzato e sui fattori che sarebbero stati presi in considerazione
per addivenire al valore locativo di fr. 10'200.-. In questa situazione, è
preclusa a questa Camera, come anche agli stessi ricorrenti, la facoltà di
potersi determinare in merito alla congruità di tale importo imposto come
reddito immobiliare.

                                         Ne discende che, in merito
alla determinazione del valore locativo, la decisione deve essere annullata e gli
atti devono essere rinviati all’autorità di tassazione per una nuova decisione,
con la quale siano precisati i criteri adottati per la determinazione del
valore locativo.

 

 

                                   5.   Reddito locativo del
mapp. __________ RFD __________ (parte adibita a
studio di architettura)

 

                                         5.1.

                                         Giusta gli art. 21 cpv. 1
lett. a LIFD e 20 cpv. 1 lett. a LT è imponibile il reddito da
sostanza immobiliare, segnatamente i proventi dalla locazione, dall’affitto,
dall’usufrutto o da altro godimento.

                                         

                                         5.2.

                                         Quale ulteriore reddito
immobiliare l’autorità fiscale ha imposto fr. 4'800.- relativi alla locazione
degli spazi di __________, utilizzati per lo studio di architettura, indicati
nella “contabilità” presentata RI 1. Ora l’autorità fiscale, in applicazione
degli art. 21 cpv. 1 lett. a LIFD e 20 cpv. 1 lett. a LT ha correttamente
ripreso nei redditi immobiliari tale dato, dichiarato dagli stessi contribuenti
nel rendiconto dell’attività lucrativa indipendente del marito quale “affitto”
per lo studio di architettura.

 

 

                                   6.   Valore di stima del
mapp. __________ RFD __________ ai fini dell’imposta sulla sostanza

 

                                         6.1.

                                         Gli insorgenti censurano –
per quanto attiene all’imposta sulla sostanza – anche la correttezza del valore
di stima del mapp. __________ RFD __________.

                                         Giusta l’art. 42 cpv. 1 LT
(nella versione in vigore nel periodo fiscale 2016) gli immobili e i loro
accessori sono imposti per il valore di stima ufficiale.

 

                                         6.2.

                                         Dal punto di vista
procedurale, la valutazione della sostanza immobiliare è indipendente da quella
di tassazione. A tal riguardo, l'art. 26 della legge cantonale sulla stima
ufficiale della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (LSt; RL 215.600)
precisa che il Consiglio di Stato decide la revisione generale ed i successivi
aggiornamenti delle stime dei fondi. Quale autorità preposta a tali operazioni
è designato l'Ufficio cantonale di stima (art. 27 LSt in relazione con l'art.
16 cpv. 1 del regolamento ad essa relativo [RL 215.610]).

                                         Il valore di stima è
calcolato nel quadro di revisioni generali che hanno luogo ogni 20 anni (art. 6
LSt). Nel periodo che intercorre fra due revisioni generali, i valori ufficiali
di stima sono oggetto di aggiornamenti intermedi, secondo cicli quadriennali
(art. 7 LStr). Inoltre, vi sono situazioni che conducono ad "aggiornamenti
particolari", come la nuova costruzione o la riattazione, nonché la modifica
del piano regolatore (art. 8 cpv. 1 LSt). In questi casi, la nuova stima è
eseguita fondandosi sui fattori generali d'incidenza di cui all'art. 19 vigenti
al momento dell'ultima revisione generale o dell'ultimo aggiornamento
intermedio ed entra in vigore con decreto del Consiglio di Stato (art. 8 cpv. 2
LSt). Revisioni eccezionali possono essere invece intraprese quando le
condizioni di base per la valutazione dei beni immobili dovessero subire dei
mutamenti essenziali e permanenti (art. 9 LSt) (cfr. anche la sentenza del TF
2C_422/2016 del 13 settembre 2017 consid. 3.2).

 

                                         6.3.

                                         Ora, sta di fatto che l’UT
si è limitato a riprendere il valore di stima dell’immobile, peraltro
dichiarato già dai contribuenti ed evincibile dal catastrino fiscale del Comune
di __________. I ricorrenti non attestano e neppure provano che il valore di
stima del mapp. __________ RFD __________ sia diverso rispetto a quello
accertato da parte dell’autorità fiscale. In particolare, con decisione del
Consiglio di Stato del 26.9.2018 (rif. 4467 cl 1), è stata respinta l’istanza
del 23.8.2017 presentata da RI 1 intesa ad ottenere la modifica straordinaria
del valore di stima del mapp. __________ RFD __________. A titolo abbondanziale
si rileva inoltre che dal 1°.1.2017 l’importo del valore di stima è stato
aggiornato a fr. 302'554.-. Tale decisione, confermata in sede di ricorso, è
cresciuta in giudicato.

                                         Motivo per cui, in merito
al valore di stima della sostanza immobiliare di cui al mapp. __________ RFD __________,
la decisione merita piena tutela.

 

 

                                   7.   Elementi imponibili
relativi alla partecipazione nella CE __________                                        

 

                                         7.1. 

                                         I contribuenti si dolgono
pure della circostanza secondo cui i dati fiscali relativi agli elementi di
reddito e di sostanza della CE di cui fa parte RI 1 sarebbero stati accertati
sulla base di quanto ricevuto in forma “anonima” da altri coeredi, ritenuto
come: “(...) non si trova traccia nei documenti ricevuti di ogni e qualsiasi
firma nei vari formulati tipo Modulo 20 per intenderci”.

                                         I coniugi RI 1 indicavano
di aver comunque ricevuto la documentazione inerente i periodi fiscali
2011-2013 (relativa alla madre della ricorrente). Dal confronto di questi tre
periodi fiscali i ricorrenti avrebbero notato un aumento delle spese di
gestione legate all’immobile di cui al mapp. __________ RFD __________. I
ricorrenti, in merito al periodo fiscale 2016, ritengono la documentazione prodotta
da parte dell’UT di __________ scarsa: mancherebbero i dettagli dei conti,
presenti invece negli allegati degli anni precedenti. Spiegano poi di essere
entrati in possesso della documentazione inerente la tassazione sugli utili
immobiliari relativi alla vendita del mapp. __________ RFD __________: la parte
spettante a RI 1 sarebbe davvero minima per rapporto al carico fiscale legato
alla CE nei vari periodi fiscali.

                                         7.2.

                                         Non avendo personalità
giuridica, le comunioni ereditarie non possono essere soggetti fiscali per le
imposte dirette. Gli art. 10 cpv. 1 LIFD ed art. 9 cpv. 1 LT, di uguale tenore,
prevedono che il reddito delle comunioni ereditarie, ed a livello cantonale
anche la sostanza, sono aggiunti agli elementi imponibili dei singoli eredi.

                                         Le predette norme fiscali
si limitano tuttavia a stabilire chi è soggetto d’imposta su reddito e sostanza
di beni appartenenti a comunioni ereditarie, ma non contengono direttamente
disposizioni in merito all’individuazione della sostanza e dei redditi
imponibili presso i singoli eredi. Il Tribunale Federale ha precisato che
l’art. 10 LIFD prevede l’assoggettamento degli eredi, ma che per determinare la
misura dell’assoggettamento prevista da tale norma fiscale occorre rifarsi al
diritto civile, e segnatamente alle quote ereditarie previste dalle pertinenti
disposizioni legali o testamentarie, riferite quindi a tutta la successione, e
non ai singoli beni in successione. Determinante nello stabilire gli obblighi
fiscali dei singoli eredi sono quindi le quote ereditarie, o interessenze, e
non i singoli beni di pertinenza della comunione ereditaria (cfr. sentenza TF
del 18 dicembre 2008, 2C_46/2008, consid. 2.3.1; DTF 118 Ia
41, consid. 3; v. anche Behnisch/Opel,
Die steuerrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahr 2008, in: ZBJV
145/2009, pag. 505).

 

                                         7.3.

                                         Secondo gli art. 128 LIFD
e 201 LT i soci, i comproprietari e i proprietari in comune devono, a
richiesta, fornire alle autorità fiscali informazioni sul loro rapporto di
diritto con il contribuente, in particolare sulla sua quota, i suoi diritti e i
suoi redditi. La particolarità di questa norma è che i terzi aventi l’obbligo
d’informare devono fornire direttamente alle autorità fiscali le indicazioni
che vengono richieste loro (a differenza per esempio dell’art. 127 LIFD in cui
in prima battuta ci si deve rivolgere al contribuente stesso, cfr. Zweifel / Hunziker, in: Zweifel/Beusch
[a cura di], Kommentar zum DBG, 3a ediz., Basilea 2017, n. 1 ad art.
128 LIFD).

 

                                         7.4.

                                         7.4.1.

                                         Ora, sicuramente agli
insorgenti non poteva sfuggire il fatto che, dalla morte della madre di RI 2,
quest’ultima faceva parte della comunione ereditaria fu __________. Gli
insorgenti non negano che RI 2 avesse una quota ereditaria di 1/5 della
comunione ereditaria. Tuttavia i contribuenti hanno omesso di inserire, nella
loro dichiarazione fiscale la quota parte di sostanza e dei redditi relativi
alla summenzionata CE, come previsto espressamente dagli art. 9 LT e 10 LIFD.

                                         Non appare perciò insolito
che l’autorità fiscale si sia basata sui dati relativi alla CE presentati dagli
altri coeredi per stabilire la quota parte (1/5) della sostanza e del reddito
da imporre nella partita fiscale dei qui insorgenti. D’altronde spettava ai
coniugi __________ compilare il modulo della dichiarazione in modo veritiero e
completo e trasmetterlo – con gli allegati prescritti – all’autorità competente
(cfr. art. 124 cpv. 2 LIFD). 

                                         Il fatto che, RI 2 non
abbia, a suo dire, incassato alcunché di quanto le sarebbe spettato, a seguito
della partecipazione nella comunione ereditaria, non la esentava dal dichiarare
la quota parte dei redditi e della sostanza a lei riconducibili. Il fatto che
abbia rinunciato a incassare quanto le spettava non influenza infatti il suo
debito fiscale.

 

                                         7.4.2.

                                         I coniugi RI 1 e RI 1
lamentano anche che l’UT non avrebbe compiutamente tenuto in considerazione i
debiti privati della CE. Ora anche per quanto attiene ai debiti della CE,
l’autorità fiscale si è basata sulla documentazione fornita dai coeredi. Secondo
un consolidato principio, è il contribuente ad avere l’onere della prova per
tutti quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso
l’erario (sentenza del Tribunale federale n. 2A.438/2006 del 14 dicembre 2006,
in: RtiD I-2007 n.13t, consid. 3.2; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa; sentenza del
Tribunale federale n. 2A.209/2005 del 3 novembre 2005, in: RtiD I-2006 n. 11t,
consid. 4.1). Di conseguenza nella fattispecie spettava ai ricorrenti
dimostrare l’esistenza di un debito superiore a quanto dichiarato dai coeredi,
o quantomeno sostanziare compiutamente per quale ragione tale dato non fosse
corretto.

 

 

                                   8.   Il ricorso è parzialmente
accolto ai sensi dei considerandi. Le spese e la tassa di giustizia vengono
poste in ragione di 1/3 a carico dei ricorrenti, parzialmente soccombenti. Ai
coniugi RI 1, non patrocinati, non vengono assegnate ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su reclamo è annullata e l’autorità fiscale dovrà
procedere nuovamente alla determinazione del valore locativo degli spazi
utilizzati dai contribuenti quale abitazione primaria al mapp. __________ RFD __________.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.    200.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    300.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti nella misura di 1/3 (fr. 100.–).

 

                                   3.   Ai ricorrenti, non
patrocinati, non si assegnano ripetibili.

 

                                   4.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: