# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0ae41b84-7c4b-55bd-be55-1bbcc17b09ff
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-29
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 29.07.2002 14.2002.00008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2002-00008_2002-07-29.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2002.00008

  	
  Lugano

  29 luglio
  2002/

  JC/fc/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta,
  presidente, 

  Pellegrini e Rusca

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo nella causa a procedura sommaria di cui
all’inc.OS.2000.36 della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza
dell'istanza di sequestro del 7 novembre 2000 di

 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

   

  

 

e dell'opposizione formulata il 27 novembre
2000 da

 

                                         __________,

                                          

 al decreto di sequestro 8 novembre 2000 emanato dalla Pretore di
Lugano, Sezione 5,

 

opposizione accolta dalla stessa Pretore,
che con decisione 14 gennaio 2002 ha cosi statuito:

 

                                         “1.    L’opposizione è ammessa e di conseguenza il
sequestro no. __________ decretato da questa Pretura su istanza 7/8 novembre
2000 della signora __________ è annullato.

 

                                          2.    L’istanza 27 novembre 2000 di prestazione di una garanzia di fr.
300'000.-- presentata da __________), è respinta.

                                         

                                          3.    La
tassa di giustizia e le spese per fr. 450.-- sono poste a carico
dell’istante/opponente, con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 4'800.-- a
titolo di indennità.

 

                                          4.    omissis.”

 

decisione impugnata da __________, che con
appello 25 gennaio 2002 chiede venga giudicato:

 

                                         “IN VIA PRINCIPALE

 

                                         “1.   L’appello è accolto.

                                                 §
  La decisione della Pretura del Distretto di Lugano sezione 5 (inc.
OS.2000.36) è annullata.

                                          

                                          2.
   È confermato il sequestro N. __________.

 

                                          3.    Protestate
spese e ripetibili.

 

                                          IN
VIA SUBORDINATA

 

                                         2.     L’appello
è parzialmente accolto.

                                                 §
  Di conseguenza il dispositivo n. 3 della decisione 14 gennaio 2002 del
Pretore del distretto di Lugano, Sezione 5, è così riformato:

 

                                                 3.   La
tassa di giustizia e le spese per complessivi Fr. 450.--, da anticipare
dall’istante/opponente, sono poste a suo carico ½ e per ½ sono poste a carico
della parte sequestrante, compensate le indennità.”

 

Viste le osservazioni 4 marzo 2002 di
__________

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
tre prime istanze del 13 aprile 1999, __________ domiciliata in __________ ha
richiesto nei confronti di __________ (in seguito __________), società con sede
a __________, nonché contro la società __________ (in seguito __________),
__________), qui parte appellata, e __________, quali condebitori solidali, il
sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF di diversi beni, fino a concorrenza di un
credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997.

                                         L'istante
sosteneva – come pare sostenere tutt’oggi – di essere la beneficiaria esclusiva
del __________ (in seguito __________), progettato e costituito dalla società
__________ (in seguito __________ e per essa da__________. __________, su
mandato dell'istante, la quale aveva pure dato mandato ad __________ di fungere
da "settlor", ossia conferente dei beni messi a disposizione del
trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare il capitale sociale della
società __________ (in seguito __________ con sede alle __________. Quale
"trustee", ossia amministratore del trust e proprietario – fiduciario
a detta dell'istante – dei beni messi a disposizione, veniva designata
__________ Al termine di un'operazione di "sicurizzazione",
organizzata da __________ consistente nella creazione di diverse società con
sede in __________ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e
nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società inglesi a
__________, il valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo
__________, a Lit. 27,7 Mia. 

                                         Il 14
luglio 1997, __________ e la società __________ (in seguito __________),
società a detta dell'istante pure controllata da __________, firmavano un
contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan")
concesso da __________, che ammontava originariamente a Lit. 2'336'888'000 (recte
2'336'880.000). La garanzia consisteva in particolare in titoli di __________ e
beni controllati attraverso le società "partecipate" – cioè di cui
quest'ultima era azionista – (complessivamente stimati, "prudenzialmente",
in almeno Lit. 27,7 Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un
impegno da parte dell'istante di farsi carico personalmente del debito. Le
clausole del contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite
dal pegno si estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività
o le obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse
aver ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o
altrimenti. Fondandosi sulla cessione a __________ di crediti di __________
contro __________ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr.
3,6 mio, __________ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in
particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory
notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.

                                         Oltre che
a far valere pretese risarcitorie per atto illecito ai sensi degli art. 41 ss.
CO contro i tre pretesi condebitori, __________ affermava di aver subito un
danno contrattuale derivante, per quel che concerne __________, dalla cattiva
esecuzione del suo mandato di fatto quale consulente, e per quel che concerne
le altre due convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le
legavano all'istante. Ad __________ in particolare, l’istante rimproverava una
violazione del mandato di conferimento di beni al __________, in quanto non
avrebbe adempiuto le condizioni necessarie perché la ditta __________ (in
seguito “__________, altro trustee previsto dallo statuto del __________,
accettasse l'incarico di (co-)trustee, permettendo così a__________. __________
di prendere il controllo dell'intera struttura del trust; __________ allegava
inoltre che __________ avrebbe partecipato a non meglio definiti
"maneggi" del__________. __________ suscettibili di condurre ad una
dispersione dei beni immessi nel __________

                                         L'istante
stimava il suo danno equivalente al controvalore dei titoli conferiti al trust
al momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr.
2'728'620.--, al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.

 

 

                                  B.   Il
14 aprile 1999, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ordinava il sequestro come
richiesto da __________ e imponeva a quest'ultima la prestazione di una
garanzia bancaria, o di un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò che
fu fatto in data 11 maggio 1999.

 

 

                                  C.   L’opposizione
di __________ al sequestro veniva poi accolta dalla medesima Pretore con
decisione 9 agosto 1999.

                                         In
sostanza la prima giudice riteneva che il credito non era stato
sufficientemente reso verosimile, non risultando dalla copiosa documentazione
prodotta l'esistenza di qualsivoglia atto illecito o violazione contrattuale da
parte di __________ ai danni di __________ bensì l'adempimento puntuale e
diligente del mandato conferitole da quest'ultima, che gliene avrebbe peraltro
dato scarico. La sequestrante non avrebbe inoltre subito alcun danno,

                                         l'esame
approfondito e puntuale della documentazione prodotta inducendo piuttosto a
credere che l'istante avesse fatto capo alla procedura di sequestro per
rientrare in possesso di beni volontariamente e irrevocabilmente conferiti al
__________, per mezzo di una costruzione giuridica il cui principale scopo
sarebbe quello di sottrarre ad eventuali creditori i beni del debitore.

                                         La
Pretore rilevava inoltre l’assenza di un legame sufficiente con la Svizzera e
quindi della causa del sequestro invocata dall’istante, nonché il fatto che i
beni depositati da __________ presso la __________ apparivano appartenere a
terzi.

 

 

                                  D.   Con
sentenza 10 aprile 2000 (inc. 14.1999.82), questa Camera accoglieva
parzialmente l’appello interposto da __________ (come pure quelli diretti
contro __________ e __________), a concorrenza (in ogni vertenza) dell’importo
di fr. 1'700'000.-- invece dei fr. 2'728'620.-- richiesti. 

                                         In
sostanza, il credito vantato da __________ contro __________ veniva
riconosciuto verosimile per il motivo che quest’ultima appariva corresponsabile
con __________ ed __________ del danno causato all’istante con la firma del
contratto di pegno tra __________ e __________ (cfr. cons. 5.4a aa e cc), in
quanto non risultava dagli atti che PTC fosse mai stata messa in condizione di
partecipare alla gestione effettiva del trust, in particolare di opporsi alla
conclusione del contratto di pegno (cons. 5.4b).

                                         Il danno
veniva però riconosciuto solo per la differenza tra il credito vantato da
__________ (fr. 3,63 milioni) e l'importo del prestito (fr. 1'939617.--), cioè
circa fr. 1'700'000.-- (cons. 3.2b).

 

 

                                  E.   Con
una seconda istanza del 7 novembre 2000, __________ ha chiesto nei confronti di
__________ a concorrenza di fr. 700'000.-- il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4
LEF di due assegni bancari emessi __________ all’ordine di __________, l’uno
per un importo pari a Lit. 930'738'965 e l’altro per un importo pari a Lit.
712'439’000. L’istante si fonda sulla “pretesa residua” in seguito alla
precedente procedura di sequestro terminata con la sentenza 10 aprile 2000 di
questa Camera.

 

 

                                  F.   Dopo aver ordinato quest’ultimo sequestro come richiesto il 7
novembre 2000, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha accolto
l’opposizione di __________ con sentenza 14 gennaio 2002.

                                         In
sintesi, la prima giudice ha ritenuto che la questione della verosimiglianza
del credito fatto valere da __________ era già stata oggetto di approfondito esame
da parte di questa Camera che l’aveva ammessa limitatamente a fr. 1'700'000.--
e che con la nuova istanza, fondata sul medesimo complesso di fatti, l’istante
non aveva addotto nova suscettibili di indurre a conclusioni diverse. La
giudice ha inoltre ribadito che l’istante, in quanto aveva sottoscritto il
contratto di mutuo nella sua doppia qualità di unica beneficiaria del
__________ e di direttore del __________. (__________), era ora malvenuta a
rimproverare a __________ e di riflesso a __________ di non aver diligentemente
svolto il proprio compito di trustee, conclusione alla quale era peraltro
giunta la II Camera civile del Tribunale di appello nella sua sentenza 26
ottobre 2000. Inoltre, a mente della Pretore, __________ ha puntualmente
eseguito il proprio mandato, non spettandole, sulla scorta del “trust
agreement”, alcun altro compito di sorveglianza relativo al completamento del
progetto di “sicurizzazione”. Anche il comportamento di __________ non sarebbe
illecito, in quanto sempre avallato da __________. Infine, __________, allo
stadio attuale, non patirebbe alcun danno, ritenuto che nulla è stato da lei
rimborsato a __________ per il mutuo ricevuto.

                                         La
Pretore ha invece ritenuto realizzate le altre due condizioni del sequestro
(causa del sequestro e appartenenza dei beni alla debitrice sequestrata).

                                         Visto
l’esito della procedura, l’istanza di prestazione di una garanzia di fr.
300'000.-- è stata respinta.

 

 

                                  G.   Con
appello 25 gennaio 2002, __________ chiede la conferma del sequestro predisposto
contro __________ e critica in via subordinata la ripartizione delle spese ed
indennità tra le parti, che non tiene conto della soccombenza di __________
sulla questione della garanzia. 

                                         L’appellante
rileva anzitutto come la struttura posta in essere da parte di __________
differisca profondamente rispetto a quella prospettatale originariamente, in
particolare in merito alle reali prerogative di controllo della struttura del
trust, che contrariamente a quanto assicuratole non risultano mai esserle state
garantite. Tale discrepanza sarebbe inoltre stata accuratamente dissimulata
agli occhi di quest’ultima, che avrebbe quindi proceduto a disposizioni
patrimoniali – segnatamente la sottoscrizione del contratto di pegno – sulla
base di un’errata convinzione generata in lei dalla falsa rappresentazione dei
fatti operata e alimentata nel tempo da __________. Di questo __________
sarebbe responsabile in quanto sarebbe controllata da __________, di modo che
l’indipendenza formale dei due soggetti di diritto dovrebbe essere ignorata in
applicazione del principio del Durchgriff (cfr. punti 9.11b e 13.3
dell’appello). L’appellante accenna inoltre nuovamente alla responsabilità di
__________ nella mancata designazione di __________ quale secondo trustee (cfr.
punto 12.1 ad p. 16).

                                         In punto
alla tassa di giustizia e alle indennità, l’appellante ha criticato la sentenza
pretorile a motivo che non tiene conto della totale soccombenza di __________
sulla questione della garanzia, concludendo per una ripartizione a metà della
tassa di giustizia, compensate le indennità.

                                         

 

                                  H.   Nelle
sue osservazioni, __________ eccepisce innanzitutto il mancato ossequio
dell’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, in quanto non sarebbe dato di capire con
chiarezza quali siano i rimproveri concreti mossi alla decisione impugnata.

                                         Pur
professando la propria estraneità al progetto di “sicurizzazione”, l’appellata
cita dettagliatamente diversi passi del rapporto del ragioniere __________
(doc. DD), commissionato dal Pubblico Ministero di __________ su ordine del
Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) __________ nella procedura penale
italiana a carico di __________, che a suo parere dimostrano che non vi sono
divergenze tra il progetto di __________ e la realizzazione del medesimo.
__________ nega inoltre l’esistenza di un’identità sostanziale tra sé stessa e
__________.

                                         L’appellata
allega poi due fatti nuovi:

                                         ·    la sentenza
26 ottobre 2000 della II Camera civile del Tribunale d’appello (doc. W), la
quale respinge il gravame di __________ contro la decisione del Pretore che
rigetta in via provvisionale il blocco, richiesto dalla medesima, di tutti i
titoli, assegni e cambiali a suo tempo colpiti da sequestro penale nell’ambito
di una procedura riguardante sostanzialmente la medesima fattispecie in
oggetto.

                                         ·    la sentenza
16 ottobre 2000 della Supreme Court of England & Wales (doc. LL), che
condanna __________ a versare a __________ la somma di £ 1'969'359.72.

                                         Nella
prima sentenza, la II CCA ha ritenuto inverosimili le malversazioni
rimproverate da __________ a __________, a motivo che l’art. 12 del contratto
di trust esclude esplicitamente ai trustees di interferire nella gestione delle
società possedute dal trust, e anche perché __________ ha comunque
controfirmato a garanzia il contratto di pegno accanto a __________ a titolo
personale e quale beneficiaria del trust. __________, il contratto sarebbe del
resto venuto a conoscenza dei trustees solo dopo la sua conclusione. Inoltre,
__________, nella sua qualità di __________, unico organo abilitato a vigilare
sull’operato dei trustees, avrebbe sottoscritto un altro contratto di pegno, un
anno dopo (il 24 luglio 1998), mettendo in pegno i medesimi titoli e
aggiungendone altri. L’entità del debito di __________ non lievitò da Lit.
2.336.000.000 (il 16 luglio 1997) a fr. 3'660'000.-- (il 24 luglio 1998) per il
semplice passaggio di tempo, o per acquisto di crediti __________, bensì perché
__________ erogò nuovi fondi a favore di __________ nel periodo intercorrente
tra le due date.

                                         Tale tesi
è d’altronde confermata dalla sentenza 16 ottobre 2000 della Supreme Court of
England & Wales.

                                         __________
ha inoltre contestato l’adempimento del presupposto dell’esistenza di beni
appartenenti al debitore e evidenziato come __________ non avesse provato la
necessità di un ulteriore sequestro.

                                         Sulla
questione della tassa di giustizia e delle indennità, la parte appellata ha
sottolineato il carattere accessorio della garanzia e il fatto che la prima
giudice aveva non respinto bensì dichiarata decaduta l’istanza di prestazione
di garanzia.

 

                                    I.   Con
istanza 10 giugno 2002, __________ ha chiesto la restituzione in intero (art.
138 s. CPC) per produrre tre ulteriori documenti (RRR, SSS e TTT). Visto il suo
esito (cfr. infra cons. 1.5e), tale istanza non è stata notificata alla
controparte (cfr. art. 313bis CPC per analogia, per rinvio dell’art. 25 LALEF).

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Questioni procedurali

 

                               1.1.   Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per
la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5
cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è
retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio. 

 

                               1.2.   Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base
dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente
verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni
appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art.
271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di
sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno
una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio
nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame
puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve
permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non
bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal
creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto
le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter
già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée,
collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e
rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans
la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR
1996/I, p. 253, n. 32).

 

                               1.3.   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF),
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione
esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) – se
alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del
sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente
verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di
verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del
creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans
Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998,
Vol. III, n. 38 ad art. 278).

 

                               1.4.   La nuova decisione
(sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser, op. cit., n. 44-45
ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti
all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel
Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello
(art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore
inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per
cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore
deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle
parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono
avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in
relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore –
e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza
necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in
caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha
confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato,
riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/
Gasser, op. cit., n.
74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).

 

                               1.5.   

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Dispositionsma­xime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur
et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss.
con rif.; Yvonne Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e
decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in
actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante
("Beweismittel­beschrän­­­­kung"), salvo che il fatto allegato sia
stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts,
7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79
s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio [14.2002.6], cons.
1.5a).

                                         Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les
procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85
ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                  b)   I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che
in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato
riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni
non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.

 

                                  c)   Quando
una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà
spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura
sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad
elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma
dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti – ad esempio
l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna – o autori neutri. In caso
di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

 

                                  d)   Vi è
verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni
cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d): 

                                         1)   vi
è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e
40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art.
272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                         2)   dall’esame
degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti
per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la
probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto;
detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche
altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere
inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti
diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

 

                                         Per
garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal
sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal
profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale
raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata
quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle
condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron,
BlSchK 1995, p. 132; Piégai,
op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato
potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che
l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del
sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés
et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP,
Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).

 

                                  e)   Secondo
l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso
contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la
giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons.
1.5.e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.

                                         Per
evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di
ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli
allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3). Per lo stesso
principio, non è ammessa in procedura sommaria in materia di esecuzione e
fallimento la restituzione in intero (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3],
cons. 3; 3 maggio 2001 [14.01.10], cons. 1.5c). L’istanza 10 giugno 2002 di
__________ va quindi respinta.

 

 

                                   2.   Condizioni
materiali per la concessione del sequestro

                                         Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro viene concesso dal giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile
l'esistenza:

                                           1. del
credito;

                                           2. di
una causa di sequestro;

                                           3. di
beni appartenenti al debitore.

 

 

                                   3.   Sull'esistenza
e l'esigibilità dell'asserito credito

                                         La sentenza 10 aprile 2000 di questa Camera riferita al
precedente sequestro diretto contro __________ inc. 14.99.82), che comunque ha
autorità di cosa giudicata solo nell’ambito della precedente procedura (cfr. Walter
A. Stoffel, Basler Kommentar zum
SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 54 ad art. 272), deve essere
riesaminata alla luce delle allegazioni e documenti nuovi delle parti.

 

                               3.1.   Vanno
esaminati anzitutto i nova della parte appellata, in quanto quelli
dell’appellante diventeranno pertinenti solo se verrà confutata la
verosimiglianza stabilita nella sentenza 10 aprile 2000. A questo proposito, si
rileva che le allegazioni della parte appellata non preventivamente discusse
nell’atto di appello sono da considerare ammesse da __________, che non ha
presentato contro-osservazioni (cfr. cons. 1.5a).

 

                                  a)   Secondo
__________ l’entità del debito di __________ non aumentò da Lit. 2.336.000.000
(il 16 luglio 1997) a fr. 3'660'000.-- (il 24 luglio 1998) per il semplice
passaggio di tempo, o per acquisto di crediti __________, bensì perché
__________ erogò nuovi fondi a favore di __________ nel periodo intercorrente
tra le due date.

                                         A
prescindere dal fatto che queste sono allegazioni nuove fondate su documenti
nuovi (doc. FF, LL, OO, PPP, QQQ) non portati a conoscenza di questa Camera
nella prima procedura, occorre prendere atto che la giustificazione della
composizione dell’importo di fr. 3,6 milioni non è stata contestata da
__________ Il credito di quest’ultima appare quindi ormai inverosimile in base
agli elementi agli atti: anche volendo ammettere che l’appellante riuscisse a
far constatare la nullità del contratto di mutuo (cfr. cons. 3.6c della
sentenza CEF del 10 aprile 2000), le somme prestate da __________ a __________
oltre la perdita riferita ai mancati interessi, dovrebbero comunque essere
restituite dalla seconda alla prima a titolo di indebito arricchimento. Vero è
che si potrebbe discutere l’utilizzazione delle somme che sembrano essere
servite in gran parte per pagare compensi di __________ (cfr. segnatamente il
rapporto del __________, doc. DD, p. 63-64 e 65 i.f.), in particolare
nell’ambito della cosiddetta “supersicurizzazione”. Tale argomento non è però
stato discusso da __________ sede di appello. 

 

                                  b)   Contrariamente
a quanto stabilito da questa Camera nell’ambito della prima procedura, appare
quindi che l’intera pretesa di __________ è giustificata.

 

                               3.2.   Rimangono
da esaminare i nova dell’appellante.

 

                                         __________,
in parte in base a nuovi documenti (ad. es. doc. AS-BH, DD-DF), fa valere come
la struttura posta in essere da parte di __________ differisca profondamente
rispetto a quella prospettatale originariamente, in particolare in merito alle
reali prerogative di controllo della struttura del trust, che contrariamente a
quanto assicuratole non risultano mai esserle state garantite. Tale discrepanza
sarebbe inoltre stata accuratamente dissimulata agli occhi di quest’ultima.
__________ risponderebbe del relativo danno in quanto controllata da__________.

 

                                  a)   Si
tratta sicuramente di una nuova causa del credito vantato rispetto a quella
ritenuta verosimile da questa Camera nella precedente procedura. È tuttavia
formalmente ammissibile nell’ambito della presente procedura, anche poiché solo
la controparte (debitore), l’importo (massimo) del credito, la causa del
sequestro e i beni da sequestrare sono secondo la giurisprudenza di questa
Camera presupposti del decreto di sequestro che non possono essere mutati in
corso di procedimento (cfr. CEF 15 settembre 2002 [14.00.60], cons.
4.2).

                                         

                                  b)   Per
sostanziare la propria tesi, l’appellante si fonda in parte sul rapporto del
__________ (doc. DD) nell’ambito della procedura penale promossa in Italia
contro __________. Siffatto rapporto non è tuttavia del tutto favorevole a
__________, ma certo nemmeno a __________, come lo dimostrano i passi citati
dalle parti (cfr. appello, ad n. 10; osservazioni, ad n. 2), contraddittori fra
di loro quando sono, come nella fattispecie, isolati dall’insieme. In sintesi,
il __________ evidenzia in realtà come il problema sia essenzialmente legato al
quantum del beneficio del progetto di “sicurizzazione”, in quanto il patrimonio
facente capo a __________, dopo aver subito un onere di oltre 6 miliardi tra
compensi, interessi, oneri e tasse, e aver prodotto un finanziamento di 1,1
miliardi di lire, è ora indisponibile (doc. DD, p. 65), ed è oggetto di azioni
civili e di istanze di fallimento da parte degli stessi consulenti ed enti che
hanno fornito la prestazione costata a __________ oltre 6 miliardi di lire
complessivamente (p. 66). Tuttavia, il fatto che sembrano esistere molti
elementi per impostare diverse cause civili (p. 73) non giustifica ancora il
sequestro di cui l’appellante chiede la conferma in questa sede. In effetti,
mancano gli elementi necessari per quantificare l’eventuale danno, che comunque
non è più quello preso in considerazione da questa Camera nella precedente
procedura di sequestro. La differenza tra quanto erogato da __________ e quanto
richiesto nell’”escrow” (cfr. sentenza CEF 10 aprile 2000, cons. 5.4a aa) non
appare in particolare essere composta solo di compensi a favore di __________
poiché almeno 1,1 miliardi di lire sono stati utilizzati per erogare prestiti
ad __________ e ad __________ e 1 miliardo di lire è finito nella seconda “supersicurizzazione”
(operazione Cedis-Commercial) (cfr. rapporto __________, doc. DD, p. 59 e 47).
D’altronde__________, in sede di appello, non ha discusso la questione dei
compensi dovuti a __________ né l’impiego degli importi prestati da __________
(apparentemente per la cosiddetta “supersicurizzazione”, cfr. rapporto
__________, doc. DD, p. 27 ss. e 46 s.). 

 

                                  c)   Quanto
alla questione della perdita di controllo del trust, si potrebbe discutere se
la stessa è dovuta essenzialmente alla volontaria costituzione in pegno da
parte dell’appellante di tutti i beni del trust a garanzia del mutuo concesso
da __________ (cfr. doc. DD, p. 67), oppure ad una difformità di realizzazione
del progetto di “sicurizzazione”, nel senso che i mandatari di quest’ultimo
avrebbero mantenuto nel loro possesso le azioni di classe “A” delle società
facenti parte del trust quale mezzo di pressione su __________ Comunque sia,
anche per ottenere un finanziamento da parte di un istituto bancario serio, la
sequestrante avrebbe in ogni caso dovuto fornire delle garanzie reali (cfr.
doc. DD, p. 65) e successivamente rimborsare i prestiti concessi alla scadenza.
L’appellante non ha d’altronde reso verosimile come sia costituito il danno di
cui ella sembra ritenersi vittima. Non è contestato che tutti i titoli immessi
nel trust esistono tuttora. Anche volendo seguire la tesi dell’appellante (cfr.
appello ad n. 11) – a dire il vero implicita e appena abbozzata – ed ammettere,
ciò che non è suffragato da indizi concreti, che le azioni di classe “A” siano
in mano di __________ o di __________, non appare urtante che essi facciano
valere una specie di diritto di ritenzione a garanzia delle loro parcelle
(anche se in modo spietato, cfr. doc. AS-BH), pagate grazie ai fondi erogati da
__________ e non esplicitamente contestate dall’appellante. Va infine ricordato
che __________ potrebbe recuperare l’intero controllo del trust pagando gli
importi – a questo stadio della procedura da considerare non contestati – fatti
valere da __________.

 

                                  d)   Non
si possono invero nascondere dubbi sulla qualità e l’idoneità della consulenza
fornita da __________ e __________ (cfr. doc. DD, p. 41 e 73), che sembra
essere servita più a generare onorari a favore dei mandatari che a garantire
gli interessi della mandante. Quest’ultima non ha tuttavia portato indizi
concreti ed oggettivi tali da poter permettere di definire e quantificare il
suo asserito danno. Non è nemmeno dato di sapere l’importo globale degli
onorari versati ai mandatari del progetto di “sicurizzazione” e la parte che si
potrebbe considerare non dovuta. 

 

                               3.3.   In conclusione, __________ non ha reso verosimile di disporre di un
credito di fr. 700'000.-- contro __________                            

                                         

 

 

                                   4.   Visto
quanto precede, un esame degli altri presupposti del sequestro si rivela
superfluo.

 

 

 

 

                                   5.   Attribuzione
delle spese ed indennità in prima sede

                                          La
tassa di giustizia e le indennità, la cui entità non è messa in discussione da
parte dell’appellante, seguono il grado di soccombenza (cfr. per la tassa di
giustizia: art. 49 cpv. 2 OTLEF [implicito; cfr. pure art. 148 CPC per rinvio
dell’art. 25 LALEF]; per le indennità: art. 62 cpv. 1 OTLEF).

                                         Nel caso
di specie, l’appellante chiede che la tassa di giustizia sia ripartita metà per
parte, compensate le indennità, per il fatto che __________ sarebbe risultata
soccombente in prima sede sulla questione della garanzia, in una misura
complessiva non inferiore a 6/10 (a dire il vero la garanzia richiesta era di
fr. 300'000.-- a fronte del credito di fr. 700'000.-- fatto valere dalla
sequestrante). Orbene, __________ aveva concluso in sede di opposizione per la
prestazione di una garanzia solo a titolo subordinato, “nella denegata ipotesi
in cui la presente opposizione non fosse accolta” (cfr. opposizione 27 novembre
2000, p. 34 ad 14, e dispositivo II, p. 38), ragione per la quale la Pretore,
giustamente, non ha imposto a __________ la prestazione di un’ulteriore
garanzia (cfr. cons. 7.1 della sentenza impugnata, p. 17). __________ risulta quindi
aver ottenuto interamente ragione in prima sede, poiché la sua istanza di
prestazione di garanzia era da considerare non avvenuta; tecnicamente, essa
sarebbe dovuta essere radiata dai ruoli per carenza di gravamen e non respinta.
La decisione pretorile sulle spese ed indennità deve pertanto essere
confermata.

 

 

                                   6.   L’appello
25 gennaio 2002 __________ va quindi respinto.

                                         La tassa
di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

 

 

Richiamati
gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,

 

 

pronuncia:           

 

 

                                  1.   L’appello
25 gennaio 2002 __________), è respinto.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 675.--, già anticipata
dall’appellante, resta a suo carico, la quale rifonderà a __________, fr.
5’000.-- a titolo di indennità.

                                      

                                   3.   Intimazione
a:

                                         -
__________

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario