# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 25a5d9d2-a015-5717-b4a8-c452ba56ecc6
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 09.12.2008 R 2008 73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2008-73_2008-12-09.pdf

## Full Text

R 08 73
4a Camera

SENTENZA
del 9 dicembre 2008

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente domanda di costruzione (EFZ)

1. … è proprietario sul Monte …, sull’altro territorio del Comune di …, della 

particella prativa no. 1343 di 1.2 ha. Il terreno viene coltivato da un fittavolo 

che … aiuta durante la fienagione. Negli anni passati il fondo era sopredificato 

con una cascina che serviva da deposito per il fieno e da dormitorio per i 

lavoratori agricoli impegnati sul monte durante l’estate. Il 3 luglio 2005, … 

presentava domanda per edifici e impianti fuori dalle zone edificabili (EFZ) per 

la trasformazione della cascina in una casa di vacanza. Il progetto prevedeva 

la completa demolizione dell’attuale costruzione e l’erezione di una casetta a 

due piani con cucina abitabile e bagno al piano inferiore nonché due camere 

da letto al piano superiore. Nelle intenzioni del richiedente era il mantenimento 

per quanto possibile delle misure esterne dell’edificio e la riutilizzazione dei 

materiali da costruzione originariamente impiegati. Il Comune di … faceva 

proseguire la domanda con parere favorevole. Il 7 agosto 2006, al progetto si 

opponeva …, proprietaria delle adiacenti particelle ni. 1318 e 1341, fondi in 

passato di proprietà della famiglia del ricorrente e ora sopraedificati con due 

case di vacanza. Nella propria opposizione, la vicina sosteneva, allegando la 

documentazione fotografica, che l’edificio esistente sarebbe stato eretto 

illegalmente, essendoci stato al suo posto solo un diroccato. Poiché le 

verifiche effettuate da parte della competente autorità cantonale avrebbero 

confermato la versione dell’opponente, in data 5 settembre 2006, l’Ufficio per 

lo sviluppo del territorio dei Grigioni (UST) invitava il comune a voler esigere 

dal richiedente la presentazione di una domanda di costruzione a posteriori 

per i lavori di costruzione effettuati. Il 16 dicembre 2006 … ritirava la domanda 

di costruzione per la casa di vacanza. Con il ritiro della domanda di 

costruzione, il 29 gennaio 2007, il Comune di … stralciava dai ruoli 

l’opposizione di ...

2. Sempre il 16 dicembre 2006, … presentava una nuova domanda per 

l’autorizzazione a posteriori a svolgere i lavori edilizi effettuati nel 2004 e nel 

2005. Nella domanda presentata il richiedente non specificava quali fossero 

stati gli interventi edilizi effettuati in precedenza. Rispetto alla situazione 

attuale, sarebbe comunque sua intenzione munire lo stabile agricolo di due 

finestre lungo le facciate sud ed est e costruire un nuovo camino. Attualmente, 

l’edificio è una costruzione in muratura a secco di un solo piano con tetto a 

due falde ricoperto in lamiera ondulata. La parte superiore del muro 

perimetrale rivolto a valle è in legno. L’unica apertura di rilievo è costituita dalla 

porta d’entrata a due ante. Per il resto la luce filtra attraverso le assi di legno 

della facciata rivolta a valle. All’interno, la costruzione è un monolocale, con 

pavimento essenzialmente in terra battuta e con un soppalco - per dormire 

occasionalmente - in legno (cosiddetto “panisc”), raggiungibile con una scala 

a pioli. Nell’angolo ovest è visibile una traccia di camino. Come in precedenza, 

l’autorità faceva proseguire il progetto presentato con parere favorevole. 

Nuovamente, la vicina … si opponeva al rilascio di un permesso di costruzione 

per gli stessi motivi già invocati in precedenza. 

3. Con decisione 31 luglio 2008, l’UST non accordava il permesso di costruzione 

per la demolizione e la ricostruzione o il rinnovamento dell’edificio. Per quanto 

riguardava invece i lavori non autorizzati e già eseguiti, l’UST invitava il 

comune di … ad avviare la procedura di ripristino dello stato legale. La 

costruzione in oggetto non sarebbe giustificata da motivi agricoli, non 

potrebbe essere considerata ad ubicazione vincolata e lo stato del precedente 

rudere non darebbe alcun diritto al proprietario di ottenere un permesso 

d’eccezione in base alla garanzia dei diritti acquisiti. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 12 

settembre 2008, … chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato. 

Per l’istante gli elementi essenziali dell’edificio come le fondamenta e parte 

dei muri perimetrali sarebbero da sempre esistiti. Mediante poi dei mirati lavori 

di manutenzione sarebbe stato possibile con il passare del tempo rimettere in 

sesto i muri ed il tetto. La precedente esistenza di un edificio sarebbe del resto 

confermata anche dalla planimetria ufficiale del 6 giugno 2006. Per questo 

anche il cambiamento di destinazione richiesto dal petente andrebbe 

autorizzato. 

5. Nella propria presa di posizione, l’UST concludeva alla reiezione del ricorso. 

Non sarebbe contestato che in precedenza sulla particella in oggetto fosse 

ubicato uno stabile, come attesterebbe anche la documentazione fotografica 

degli anni passati. Determinante sarebbe però lo stato della costruzione al 

momento dell’esecuzione dei lavori da parte del ricorrente. Nel 2003 della 

precedente costruzione non sarebbe rimasta che parte dei muri perimetrali e 

pertanto un diritto alla ricostruzione non entrerebbe in considerazione. Che i 

lavori eseguiti dal ricorrente possano essere qualificati come dei semplici 

lavori di manutenzione sarebbe poi escluso: al momento dell’intervento 

edilizio lo stabile non sarebbe evidentemente più stato utilizzabile 

conformemente alla sua destinazione. 

6. Senza prendere direttamente materialmente posizione sul ricorso, il Comune 

di … sottolineava l’importanza di ristrutturare le rovine sui maggesi, non 

essendo tali insediamenti più indispensabili ad un ceto agricolo che andrebbe 

sempre più diminuendo. La rimessa in sesto di questi stabili agricoli sarebbe 

auspicabile a testimonianza dei tempi passati e come segno tangibile degli 

adeguamenti e dell’evoluzione intervenuti in questi ultimi decenni. 

7. In data 20 novembre 2008, il Tribunale amministrativo esperiva un 

sopralluogo a …. In detta occasione ognuna delle parti aveva ancora una volta 

modo di esporre verbalmente il proprio punto di vista. Sulle risultanze del 

sopralluogo si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di 

merito che fanno seguito. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte in primo luogo sulla questione si sapere se l’intervento 

eseguito dall’istante durante gli anni 2004 e 2005 possa essere autorizzato in 

sanatoria. Nella negativa è escluso che l’edificio possa essere ulteriormente 

modificato con la creazione di due nuove finestre e di un camino già in virtù 

del diritto federale. L’art. 24c cpv. 2 della legge federale sulla pianificazione 

territoriale (LPT) prevede infatti che possano essere rinnovati, trasformati 

parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, solo quegli edifici che 

siano stati eretti o modificati legalmente. 

2. Ai sensi dell’art. 22 cpv. 2 lett. a LPT, una licenza edilizia può essere rilasciata 

unicamente se la costruzione progettata è conforme alla funzione prevista per 

la zona di utilizzazione e se il fondo è urbanizzato. Giusta la vigente 

pianificazione locale, la particella no. 1343 si trova sull’altro territorio 

comunale, il quale giusta l’art. 41 della legge cantonale sulla pianificazione 

territoriale (LPTC) comprende il territorio improduttivo e quelle superfici, la cui 

utilizzazione di base non è ancora stata stabilita (cpv. 1). In questa zona non 

sono ammessi edifici e impianti che potrebbero pregiudicare un futuro scopo 

della zona. Al comune non devono derivare spese a causa dell’approvazione 

di progetti di costruzione ammissibili. Non esiste alcun diritto di allacciamento 

agli impianti di urbanizzazione pubblici (cpv. 2). Non essendo pertanto ancora 

definito lo scopo di zona è chiaro che per il progetto in parola non è ammesso 

parlare di conformità alla zona e che pertanto un’autorizzazione in base all’art. 

22 LPT non entra in considerazione. 

3. a) In base all'art. 24 LPT, fuori delle zone edificabili possono essere 

eccezionalmente rilasciate autorizzazioni per la costruzione o il cambiamento 

di destinazione di edifici o impianti non conformi alla funzione prevista per la 

zona di utilizzazione soltanto se la loro destinazione esige un’ubicazione fuori 

della zona edificabile e non vi si oppongono interessi preponderanti. I due 

requisiti devono essere adempiuti cumulativamente (DTF 124 II 252 cons. 4, 

123 II 256 cons. 5). Il requisito dell’ubicazione vincolata ha carattere oggettivo 

e alla realizzazione di tale presupposto devono essere poste esigenze severe. 

Occorre pertanto che sia necessario costruire l'edificio o l'impianto fuori della 

zona edificabile per motivi tecnici, d'esercizio o di conformazione del terreno. 

Il vincolo può anche essere negativo, imposto dall'esclusione di ogni altra 

ubicazione in zona edificabile (DTF 129 II 63 cons. 3.1). L'adempimento del 

secondo requisito di cui all'art. 24 LPT presuppone l'assenza di interessi 

preponderanti che si oppongano all'autorizzazione sollecitata. Il criterio che 

presiede alla valutazione degli opposti interessi in gioco ruota attorno alle 

finalità ed ai principi della pianificazione del territorio giusta gli art. 1 e 3 LPT 

(DTF 117 Ib 28 cons. 3, 114 Ib 268 cons. 3b); in particolare quelli miranti a 

proteggere le basi naturali della vita, ad integrare nel paesaggio gli impianti 

ed a conservare i siti naturali (art. 1 cpv. 2 lett. a, 3 cpv. 2 lett. b/d LPT). 

b) Per progetti riguardanti casette di vacanza un’autorizzazione per costruzioni 

ad ubicazione vincolata giusta l’art. 24 LPT è esclusa (DTF 113 Ib 219 cons. 

3). In principio, tali insediamenti vanno edificati nelle zone edificabili e non 

fuori da queste. Non esiste nell'evenienza un bisogno oggettivamente fondato 

per l'erezione di una costruzione in un determinato luogo. Le case d'abitazione 

devono essere assegnate alla zona edilizia. Per le possibilità di alloggio per 

coloro che collaborano nel campo dell’agricoltura, il Tribunale federale ha 

ammessa la necessità di una costruzione ad ubicazione vincolata, se la 

coltivazione richiede una prolungata permanenza sul posto e la superficie 

coltivabile è ubicata lontano dall'area edificabile (DTF 108 Ib 133 cons. 2; 103 

Ib 112 cons. 2b; 102 Ib 70 cons. 5b, 79). Nello stesso senso si è pure espressa 

la giurisprudenza del Tribunale amministrativo (PTA 1985 no. 28; 1984 no. 

38, 1982 no. 32; 1981 no. 46). Nell’evenienza, il ricorrente non pretende 

neppure di svolgere attività agricola riconosciuta, ma aiuta semplicemente il 

fittavolo a falciare il fieno. Lo stabile non è indispensabile per depositare la 

ridotta quantità di fieno falciato e la creazione di una possibilità di alloggio per 

lavoratori agricoli di un fondo di tali ridotte dimensioni è parimenti esclusa, non 

richiedendo certo l’attività agricola in oggetto una prolungata permanenza sul 

posto.

4. a) Se la costruzione progettata non risulta conforme alla funzione prevista per la 

zona di utilizzazione, una licenza edilizia può essere concessa, ai sensi 

dell’art. 24c LPT. Giusta questo disposto, fuori dalle zone edificabili, gli edifici 

e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione, ma non più conformi alla 

destinazione della zona, sono in principio protetti nella loro situazione di fatto 

(cpv. 1). Tali edifici possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, 

ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati 

legalmente. In ogni caso è fatta salva la compatibilità con le importanti 

esigenze della pianificazione territoriale (cpv. 2). Come il Tribunale federale 

ha già più volte precisato, le opere in rovina, mature per la demolizione, non 

godono della protezione della situazione acquisita offerta dall’art. 24c LPT. 

Infatti, tale garanzia, il cui scopo è la salvaguardia degli investimenti, cade 

allorché la durata di vita di un edificio o di un impianto è trascorsa. Ciò si 

avvera quando il valore investito in una costruzione non è stato tutelato con 

periodiche manutenzioni o adeguamenti alle nuove esigenze, in altre parole 

quando da un profilo tecnico, la costruzione è divenuta suscettibile di 

demolizione (sentenza del Tribunale federale del 6 luglio 1992 1A.182/1991 e 

riferimenti nonché RDAT II-1999 N. 58).  

b) Nell’evenienza occorre stabilire se gli interventi eseguiti allo stabile durante il 

2004 e il 2005 avrebbero potuto essere autorizzati a garanzia dei diritti 

acquisiti. Come non è neppure controverso, parte del precedente stabile 

agricolo è con il tempo crollato, come ad esempio tutto il tetto e la parte 

superiore dei muri perimetrali, in particolare di quello rivolto a valle. Il muro 

perimetrale a monte era rimasto invece in gran parte conservato. Giusta la 

prassi del Tribunale federale, l’assenza di un solo muro perimetrale non 

permette di escludere che un fienile possa ancora essere utilizzato per 

mettere al riparo dalle intemperie il fieno (sentenza del Tribunale federale del 

6 luglio 1992 1A.182/1991). Evidentemente però uno stabile senza tetto e con 

una parte dei muri perimetrali andati in rovina non può più fungere da fienile 

e neppure da dormitorio per la notte durante l’estate ad un’altezza di circa 

2'000 s.l.m.. Dalla ripresa fotografica aerea agli atti, risalente al 2003, dello 

stabile in parola sono chiaramente ravvisabili i quattro muri perimetrali. L’area 

interna al perimetro costituito dai muri perimetrali è verde alla stessa identica 

stregua del prato circostante. Ciò dimostra che il crollo del tetto non era stato 

imminente e che gli originari materiali impiegati per la copertura del tetto erano 

da tempo stati allontanati o che nel frattempo su queste macerie era cresciuta 

l’erba. In ogni caso, il rilievo fotografico riprende unicamente quello che può 

essere definito un diroccato. La documentazione fotografica agli atti prodotta 

dalla vicina non fa poi che confermare questa versione. Quello che rimaneva 

della precedente costruzione non può in nessun modo essere considerato 

ancora utilizzabile conformemente alla sua destinazione. 

c) Per il ricorrente, il fatto che la planimetria ufficiale del 6 giugno 2006 mettesse 

in evidenza la costruzione del ricorrente come tutte le altre circostanti 

comproverebbe il perdurare - nonostante il degrado - di una struttura definibile 

come edificio. La tesi non merita protezione. In primo luogo tale planimetria 

era stata effettuata sulla base delle riprese aeree del 1957 e 1963, epoca alla 

quale la costruzione esisteva incontestatamente ancora come si vede anche 

dalla riproduzione fotografica. Poi i piani sono stati modificati soltanto in 

seguito a dei significativi cambiamenti e non regolarmente. Il fatto che una 

costruzione cada in rovina non trova generalmente alcun riscontro immediato 

su di una planimetria ufficiale. E’ vero che il piano del 2006 indica le due 

casette di vacanza erette agli inizi degli anni ’80, probabilmente poiché dopo 

questi due interventi era stata necessaria una modifica del piano. Ciò non 

comprova però un intenzionale aggiornamento materiale del piano per quanto 

riguarda gli altri stabili. Del resto se tali aggiornamenti dovessero essere fatti 

regolarmente come vorrebbe l’istante, sarebbe del tutto ovvio che la 

costruzione dell’istante figurasse come stabile nel 2006, poiché a quell’epoca 

i lavori qui in discussione erano già stati eseguiti. Basti a questo proposito 

ancora rilevare che la questione qui determinante non è quella di sapere se si 

fosse conservato un edificio con il passare degli anni, ma se questo edificio 

fosse ancora utilizzabile conformemente alla sua destinazione.

d) Che i lavori eseguiti dall’istante negli anni 2004 e 2005 siano stati dei semplici 

lavori di manutenzione è insostenibile. Nell’evenienza, l’edificio era crollato e 

la ricostruzione di quasi tutto il muro perimetrale a valle, ora in parte in legno, 

di buona parte dei muri perimetrali a est e ovest e del tetto, ora in lamiera, non 

permette di parlare di semplici lavori di manutenzione. Dottrina e 

giurisprudenza in materia edilizia hanno sviscerato i criteri distintivi delle 

singole attività edificatorie, segnatamente la distinzione tra ricostruzione, 

trasformazione e rinnovazione (Adelio Scolari, Commentario, Bellinzona 

1996, p. 331 ss., nota 642 ss.). Ricostruzione significa non solo costruire 

un’opera al posto di una demolita o distrutta da eventi naturali, ma anche 

sostituire elementi principali di un’opera esistenti con altri elementi simili, 

lasciando sussistere soltanto alcune parti secondarie dell’opera preesistente, 

ad esempio soltanto i muri perimetrali, nel rispetto del volume, della 

destinazione e dell’ubicazione dell’edificio demolito (Scolari, op. cit., nota 643 

con riferimenti). Questa è anche la prassi del Tribunale amministrativo. La 

completa sostituzione della copertura del tetto era da questo Giudice stata 

qualificata almeno come un lavoro di rinnovo e non solo di manutenzione, 

giacché per opere di manutenzione si intendono degli interventi edilizi di 

portata modesta come la sostituzione di alcune tegole, lavori di tinteggiatura 

ecc., mentre la sostituzione della copertura del tetto - anche in considerazione 

della portata che la struttura riveste in virtù della sua funzione per l’intero 

edificio - costituisce un intervento incisivo che cade sotto la categoria dei 

rinnovi (vedi PTA 2000 no. 59). Nell’evenienza non si tratta poi della 

sostituzione del tetto esistente, ma del suo completo rifacimento con altri 

materiali, della ricostruzione di parte dei muri perimetrali e della posa di una 

porta a due ante. Ne consegue che i lavori eseguiti non possono certo cadere 

sotto la nozione di manutenzione e verosimilmente neppure sotto quella di 

rinnovo, giacché l’istante ha in realtà ricostruito lo stabile partendo da un 

diroccato. 

e) Contrariamente a quella che sembra essere la tesi del ricorrente, anche se 

egli avesse seguito la regolare procedura di licenza edilizia nel 2004 il risultato 

del caso concreto sarebbe lo stesso. Il diroccato sul suo fondo non avrebbe 

anche allora permesso il rilascio di un’autorizzazione a ricostruire l’edificio. E’ 

pertanto ai fini del giudizio sulla liceità o meno dei lavori eseguiti pure 

ininfluente la questione di sapere se in precedenza la costruzione fosse stata 

utilizzata a dei fini abitativi o meno, fatto del resto neppure contestatao 

dall’autorità cantonale, giacché l’attuale legislazione in materia di 

pianificazione ammette a determinate condizioni la possibilità di un 

cambiamento di destinazione di edifici agricoli esistenti. Per quanto esposto 

in precedenza è quindi a giusta ragione che all’istante non è stata rilasciata 

una licenza edilizia in sanatoria poiché la ricostruzione è avvenuta in contrasto 

con la legislazione federale in materia di pianificazione.

5. a) Giustamente, la pratica è stata trasmessa all’autorità comunale per il ripristino 

dello stato legale. Infatti, in base all’art. 94 LPTC, il rilascio e l’attuazione di 

decisioni di ripristino competono all’autorità edilizia comunale. In caso di stati 

illegali al di fuori delle zone edificabili l’autorità EFZ adotta le misure 

necessarie, qualora l’autorità edilizia comunale rimanga inattiva nonostante 

l’invito del Cantone (cpv. 2). Se l’autorità competente, per motivi di 

proporzionalità o di buona fede, deve parzialmente o totalmente prescindere 

dall’ordinare provvedimenti di ripristino, emana una decisione che tollera lo 

stato illegale (cpv. 4). 

b) Obiter dicendo è comunque utile in questa sede, come del resto già accennato 

in sede di sopralluogo, proporre alcune osservazioni sulla questione che verrà 

a porsi nell’ambito della procedura di ripristino quanto ai motivi di 

proporzionalità che potrebbero giustificare una decisione di tolleranza dello 

stato illegale. Come si è visto anche in sede di sopralluogo la ricostruzione 

effettuata ha essenzialmente ripreso i vecchi materiali per l’erezione dei muri 

in sasso a secco, che sono stati innalzati dove necessario e per quanto 

possibile conformemente al disegno originale. Anche dopo la sostituzione di 

parte della parete a valle con assi di legno e dopo la posa del tetto in lamiere 

sono state rispettate le dimensioni e la forma dell’iniziale fabbricato. L’attuale 

costruzione del ricorrente si situa lungo quella che un tempo era la vecchia 

mulattiera e fa parte di una successione di sette edifici, inizialmente anche in 

parte connessi tra loro quanto a funzionalità (lo stabile del ricorrente come 

fienile con quella che era a suo tempo la soprastante cascina). In questo 

senso, la ricostruzione in questione non contrasta né con il carattere della 

zona né con il paesaggio circostante di cui era parte integrante. Come si è 

visto, le immediate adiacenze con la strada pubblica garantiscono già allo 

stato attuale la perfetta viabilità del deposito per attrezzi agricoli. La posizione 

di quello che era il diroccato, alcuni metri a monte della strada pubblica 

avrebbe potuto invece costituire un certo pericolo per la via pubblica a causa 

della possibile caduta di sassi a seguito di forti piogge o di spostamenti della 

coltre nevosa. Attualmente la costruzione non ha finestre, ha una 

pavimentazione essenzialmente in terra naturale e non è allacciata alla rete 

dell’acqua potabile. Non disponendo di un allacciamento al vicino acquedotto 

e non avendo a disposizione alcuna comune infrastruttura che potrebbe 

rendere abitabile il “ripostiglio”, lo stabile va considerato avere un ridotto 

impatto sull’ambiente circostante. La zona non è poi del tutto incontaminata 

dal profilo delle infrastrutture se si pensa che la condotta dell’acqua e il relativo 

serbatoio sono stati edificati in modo tuttora visibile a pochi metri dall’edificio. 

Considerato che si tratta in fin dei conti di un semplice ripostiglio per mezzi 

agricoli, che verrebbe utilizzato eventualmente per trascorrere saltuariamente 

la notte durante l’estate e tenuto conto delle particolarità del caso in oggetto, 

specialmente del limitato impatto ambientale che la costruzione comporta, 

questo Giudice ritiene doveroso in questa sede ricordare all’autorità comunale 

la possibilità di emanare una decisione di tolleranza malgrado l’illiceità degli 

interventi eseguiti nel 2004 e 2005 qualora un simile provvedimento si 

imponga per motivi di proporzionalità. 

6. In conclusione il ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA, nella 

procedura di ricorso la parte soccombente deve di regola assumersi le spese 

e viene obbligata in base all’art. 78 LGA a rimborsare alla parte vincente tutte 

le spese necessarie causate dalla procedura (cpv. 1). Ai comuni e al Cantone 

invece non vengono di regola assegnate ripetibili, se vincono la causa 

nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali (cpv. 2). Nell’evenienza in esame, 

nel calcolo dell’indennità dovuta a titolo di ripetibili questo Giudice tiene 

debitamente in considerazione il fatto che la privata convenuta che vince la 

causa non ha preso posizione scritta sul ricorso ed ha assunto un 

patrocinatore legale per la procedura davanti al Tribunale amministrativo solo 

per il sopralluogo.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 374.--

totale fr. 1'874.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. … versa a … fr. 500.00 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.