# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99165de1-b208-5090-b77f-0da2e84232a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.05.2017 15.2016.107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2016-107_2017-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2016.107

  	
  Lugano

  3 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo sul ricorso 18 ottobre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Mendrisio nelle
esecuzioni n. (600)__________, __________, __________ e __________ promosse nei
confronti della ricorrente da

 

	
   

  	
  PI 1, __________

   

  

ritenuto

 

in fatto:                A.  Su domande di esecuzione presentate da PI
1, tra il 2009 e il 2016 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Mendrisio ha emesso
nei confronti della RI 1 dieci precetti esecutivi, il cui
contenuto viene riassunto per comodità nella seguente tabella:

 

	
   

  	
  N. esecuzione

  	
  Data
  emissione

  	
  Importo in fr.

  	
  Causa/titolo del credito

  
	
  1

  	
  __________

  	
  14.07.2009

  	
  13'959.–

  più accessori

  	
  10% indennità di malattia 01.12.2006-

  31.12.2007

  
	
  2

  	
  __________

  	
  14.07.2009

  	
  102'973.60

  più accessori

  	
  Stipendio dal 21.04.2008 al 31.03.2009

  
	
  3

  	
  __________

  	
  14.07.2009

  	
  32'712.15

  più accessori

  	
  Indennità di malattia 01.01.2008-20.04.2008, gg. 110

  
	
   

  	
  N. esecuzione

  	
  Data
  emissione

  	
  Importo in fr.

  	
  Causa/titolo del credito

  
	
  4

  	
  __________

  	
  03.08.2009

  	
  53'300.–

  più accessori

  	
  Bonus 8% su utili 2002-03-04-05

  
	
  5

  	
  __________

  	
  10.09.2009

  	
  150'000.–

  più accessori

  	
  Commissioni 2001-2002-2003-2004-

  2005-2006. Secondo accordo scritto del 

  20.12.2004 – distinta stipendi annui per 

  2005 approvati dal CdA

  
	
  6

  	
  __________

  	
  28.06.2010

  	
  1)  14'473.65

  2)    9'918.–

  3)      500.–

  più accessori

  	
  1-2)Liquidazione parziale delle sequele
  contrattuali secondo conteggio del 01.06.2010.

  3)  Spese PE.

  
	
  7

  	
  __________

  	
  20.02.2015

  	
  37'817.75 

  più accessori

  	
  Bonus parziale 8% su utili (PE __________ del
  05.08.2009)

  
	
  8

  	
  __________

  	
  24.02.2015

  	
  53'311.05

  più accessori

  	
  Bonus arretrati 8% (rif. PE __________ e __________)
  – Lettera del 26.01.2015 a avv. __________

  
	
  9

  	
  __________

  	
  01.07.2015

  	
  448'740.– più accessori

  	
  Differenza stipendi contratto firmato in novembre
  2005 e conteggio definitivo del 23 marzo 2015 per allestimento Due Diligence
  2002-2003-2004-2005-2006-2007-2008 per __________ + avv. __________. Richiamo
  precedenti precetti di esecuzione ora raggruppati

  
	
  10

  	
  __________

  	
  06.09.2016

  	
  327'686.–

  più accessori

  	
  Differenza stipendio + differenza indennità di
  malattia, secondo conteggio dettagliato già trasmesso alla RI 1

  

 

                            B.  A
tutti e dieci i precetti esecutivi (PE) la RI 1 ha interposto opposizione. PI 1
non ne ha mai chiesto formalmente il rigetto salvo nella nona esecuzione (n. 2042124), ma la sua istanza è stata respinta con decisione 9 ottobre
2015 del Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Egli ha però promosso
due azioni di merito contro la RI 1 che vertevano almeno in parte sulle pretese
dedotte nelle altre nove esecuzioni, entrambe respinte dal medesimo Pretore con
sentenze del 15 marzo 2011 e del 14 settembre 2012. Ora,
soltanto le quattro esecuzioni più recenti (n. __________,
__________, __________ e __________)
figurano ancora nel registro delle esecuzioni consultabile da terzi.

 

                            C.  Con ricorso del 18 ottobre 2016, la RI 1
chiede di ordinare all’UE di Mendrisio di annotare nel suo registro la nullità di quelle ultime quattro esecuzioni e di
procedere alla loro cancellazione, e d’impartire all’escusso un termine di 10 giorni per consegnare all’Ufficio gli esemplari
originali per il creditore dei PE affinché vengano distrutti.

 

                            D.  Con
osservazioni 31 ottobre 2016 PI 1 si è opposto al ricorso, mentre l’UE si è
rimesso al giudizio della Camera.

                            E.  Con
memoriale del 5 dicembre 2016 la RI 1 ha ribadito le proprie richieste, mentre PI
1 nelle sue osservazioni del 21 dicembre 2016 vi si è nuovamente opposto.

 

Considerato

 

in diritto:              1.  I quattro PE impugnati sono stati notificati alla ricorrente il 25
febbraio 2015 (i due primi), il 6 luglio 2015 e il 7 settembre 2016. Il ricorso
al vaglio si rivela quindi evidentemente intempestivo (art. 17 cpv. 2 LEF). L’autorità
di vigilanza – nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti (CEF)
del Tribunale d’ap­­pello (art. 3 LPR) – deve nondimeno accertare d’ufficio l’eventua­­le
nullità dei provvedimenti esecutivi portati a sua conoscenza (art. 22 cpv. 1
LEF), segnatamente quando sono manifestamente abusivi (sentenze del Tribunale
federale 5A_533/2016 del 7 settembre 2016 consid. 6.2 e della CEF 15.2015.2 del
24 giugno 2016 consid. 6.1), come preteso dalla ricorrente nella fattispecie, e
ciò pure nei casi in cui il carattere manifesto dell’abuso diventa riconoscibile solo in sede di ricorso (DTF 140 III 484 consid. 2.4; sentenza
CEF 15.2014.103/124 del 12 febbraio 2015, consid. 6.1).
Per la stessa ragione devono essere assunti agli atti anche il memoriale del 5
dicembre 2016 della RI 1 e le relative osservazioni del 21 dicembre 2016 di PI
1, così come i documenti allegati (v. Thomas Engler,
Die nichtige Betreibung, ZZZ 2016, pag. 46 ad III).

 

                             2.  La
ricorrente si duole che PI 1 abbia leso la sua immagine avviando
sistematicamente contro di lei diverse procedure esecutive e danneggiando
gravemente la sua credibilità economica a fronte degli
elevati importi posti in esecuzione. A mente della ricorrente l’alto numero
delle esecuzioni promosse da PI 1, 10 in soli 7 anni, è già un chiaro indizio
dell’abusi­­vità delle procedure inoltrate con il solo scopo di danneggiarla.
Gli importi sproporzionati delle varie procedure, assommanti a complessivi fr. 867'554.80,
rappresentano a suo dire un ulteriore segno di abuso. Anche il carattere
confuso e totalmente privo di fondamento dei titoli di credito indicati nei precetti
comprovano secondo la ricorrente il carattere manifestamente abusivo degli
stessi. Ne darebbe prova il contenuto polemico e vessatorio degli atti di
causa, dal quale traspare tutto il risentimento e la voglia di rivalsa di PI 1
nei confronti della sua ex datrice di lavoro, che lo spingono ad avviare
continue procedure esecutive nei suoi confronti per prestazioni che peraltro
risultano oramai prescritte, siccome il rapporto di lavoro tra le parti è
cessato nel 2006 (art. 128 cifra 3 CO) e l’invio di precetti esecutivi privi di
fondamento non può interrompere il decorso del termine di prescrizione.

 

                                  Per
quanto riguarda più specificamente le quattro esecuzioni contestate tutt’ora
pendenti, essa rileva che costituiscono un non meglio comprensibile richiamo e
raggruppamento dei PE emessi in precedenza e riguardano pertanto pretese su cui
è già stato parzialmente deciso nelle procedure avviate nel corso degli anni da PI 1. Sono inoltre a suo giudizio chiaramente
mos­se da un desiderio di vendetta, vista la relazione
temporale con le esecuzioni legittime avviate da parte sua dalla stessa
ricorrente: mentre il 12 gennaio 2015 la RI 1 ha fatto spiccare il PE n. __________ nei confronti di PI 1, soltanto
un mese, rispettivamente cinque mesi dopo, egli ha promosso le ese­cuzioni n. (600)__________, (600) __________ e __________; d’altronde il PE n.
__________ è poi stato emesso contro la ricorrente solo 20 giorni dopo la
notifica ad PI 1 del pignoramento provvisorio del 20 luglio 2016.

 

                                  Nel
complemento di ricorso del 5 dicembre 2016, la RI 1 espone nuovi elementi che a
suo dire attestano chiaramente il carattere abusivo delle procedure esecutive
avviate da PI 1: il fatto ch’egli abbia promosso nei suoi confronti due istanze
di fallimento, di cui una è già stata respinta a causa della mancata
presentazione di una comminatoria di fallimento, il carattere “confuso e incomprensibile” dei crediti da lui vantati in tale contesto, il tentativo di riproporre pretese già
respinte nel merito e il carattere gravemente offensivo delle sue istanze, in
cui egli l’accusa di truffa e di appropriazione indebita d’indennità malattia.

 

                             3.  Da
parte sua PI 1 ribadisce di avere diritto a ricevere dalla ricorrente la parte
delle indennità perdita di guadagno percepite dalla CSS Assicurazione
indebitamente trattenuta dall’ex datrice di lavoro, pari a fr. 327'686.–,
e si oppone alla cancellazione delle ultime quattro esecuzioni, a suo parere “sempre attuali”,
siccome le opposizioni interposte dalla ricorrente non sarebbero valide, sicché
“dovranno avere il loro corso
davanti all’Autorità Giudiziaria adita”. Nel suo
scritto del 21 dicembre 2016, PI 1 contesta poi gli argomenti esposti dalla RI
1 nel complemento di ricorso dettagliando la propria pretesa.

 

                             4.  La
legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF) permette l’inoltro di
una procedura esecutiva senza che il procedente abbia a dimostrare l’esistenza
della propria pretesa. Un precetto esecutivo può essere fatto spiccare contro
chiunque, indipendentemente dalla reale esistenza del credito (sentenza 5A.476/2008 del 7 agosto 2009 consid. 4.1; DTF
113 III 2 consid. 2/b; 125 III 149 consid. 2/a). Non spetta né all’ufficio
d’esecu­­zione né all’autorità di vigilanza di decidere sulla fondatezza della
pretesa dedotta in esecuzione (DTF 140 III 483 consid. 2.3.1). Tuttavia, è
nulla l’esecuzione manifestamente abusiva, ossia che
persegue scopi che non hanno la minima relazione con l’istituto dell’esecuzione,
in specie per angariare deliberatamente l’escus­­so o per frivolezza (sentenza 5A.476/2008 precitata, consid. 4.2; DTF
115 III 21, consid. 3/b; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 36 ad art. 8a
LEF). L’ufficio d’esecuzione non può – e non deve – sostituirsi al giudice,
potendo intervenire solo in casi “del tutto eccezionali”, senza facoltà d’indagare
sull’origine del credito (DTF 115 III 21, consid. 3/b e
3/c) e neppure su presunti tentativi dell’escusso di porre il proprio
patrimonio al riparo di pignoramenti con atti revocabili giusta gli art. 285
segg. LEF (sentenza del Tribunale federale 5A_471/2013 del 17 marzo 2014,
consid. 3.2.2).

 

                                  Per il
fatto che il precetto esecutivo viene emesso senza esame della pretesa dedotta
in esecuzione e che l’escusso dispone di mezzi di diritto per difendere i
propri interessi (art. 85, 85a e 86 LEF; azione di accertamento dell’inesistenza
di un credito: DTF 125 III 149 ss.), l’abuso di diritto
manifesto (art. 2 cpv. 2 CC) è praticamente escluso (DTF 113 III 4 e 102 III
5), a meno che il creditore persegua in modo evidente altri fini che non l’incasso
di un credito, ad esempio quando promuova
diverse esecuzioni fon­date sulla stessa causale e per importi elevati
senza mai chiedere il rigetto dell’opposizione né l’accertamento giudiziario
del cre­dito, porti offesa al credito o alla reputazione dell’escusso per mezzo
di ripetute esecuzioni vessatorie oppure riconosca, davanti all’ufficio d’esecuzione o all’escusso stesso, che non sta pro­cedendo
nei confronti del vero debitore (sentenza del Tribunale federale 5A_595/2012
del 24 ottobre 2012; SJ 2013 I 190, consid. 4). È pure abusivo l’avvio di un’esecuzione
che contraddice le aspettative che l’escusso poteva legittimamente fondare sul comportamento adottato in precedenza dall’escutente
(venire con­tra factum proprium, DTF 140 III 483 consid.
2.3.2-2.3.3). La censura di abuso di diritto è pertanto ricevibile qualora sia
diretta contro l’uso stesso dei mezzi offerti dal diritto esecutivo e non
contro la pretesa litigiosa in sé (sentenza del Tribunale federale 5A_768/2014 del
2 novembre 2015 consid. 4.3.2; BlSchK 2012, 173, consid. 3.1; SJ 2013 I 190,
consid. 4; sentenza della CEF 15.2016.68/69 del 19 settembre
2016, consid. 4).

 

                             5.  Nel
caso in rassegna, tutte e dieci le esecuzioni promosse da PI 1 nei confronti
dell’ex datrice di lavoro RI 1 tra il 2009 e il 2016 si fondano in un modo o
nell’altro sul contratto di
lavoro che legava le parti (v. sopra ad A). Egli non ha mai chiesto il rigetto
di nessuna delle dieci opposizioni interposte dalla società, tranne di quella
interposta alla nona esecuzione, per di più senza successo (v. sentenza 9
ottobre 2015 del Pretore aggiunto della Giurisdizione di Mendrisio-Nord, doc. V
accluso al ricorso).

 

                           5.1  Certo, PI 1 ha promosso due
azioni creditorie nel 2009 e nel 2011 per ottenere il pagamento di una piccola
parte delle sue pretese, senza peraltro chiedere il rigetto delle opposizioni
interposte nelle esecuzioni da lui avviate in precedenza. Nella
prima causa egli postulava il versamento di fr. 51'586.80 a titolo di salario
per il periodo dal 9 aprile 2008 al 31 marzo 2009 (doc. E consid. 4), ciò che corrisponde pressappoco
alla causale del secondo PE (“Stipendio dal 21.04.2008 al 31.03.2009”), emesso il 14 luglio 2009 per fr. 102'973.60
(doc. F). Nella seconda causa, avviata il 4 luglio 2011,
egli chiedeva fr. 38'518.35 a titolo di bonus e commissione per il 2004
(doc. I consid. 2, 7 e 8), ciò che corrisponde in minima parte al credito di fr. 53'300.–
dedotto nella quarta esecuzione avviata il 3 agosto 2009 per l’incasso dei bonus
degli anni dal 2002 al 2005, e alla pretesa di fr. 150'000.– fatta valere
il 10 settembre 2009 con la quinta esecuzione per l’incasso delle commissioni
relative agli anni dal 2001 al 2006. Il problema è che entrambe le petizioni sono state respinte dal Pretore
della Giurisdizione di Mendrisio-Nord con sentenze del 15 marzo 2011 (inc.
OA.2009.113, doc. E) e del 14 settembre 2012 (inc. OR.2011.9, doc. I), ormai passate
in giudicato, siccome l’ap­­pello da lui inoltrato contro la seconda decisione è
stato respinto (doc. L) e il suo ricorso al Tribunale federale dichiarato
inammissibile (doc. M). E ciò nonostante, egli ha successivamente promosso le
quattro nuove esecuzioni di cui la ricorrente chiede la cancellazione, volte sì
all’incasso anche di altre pretese di quelle già respinte, ma sempre senz’alcuna
verifica giudiziaria.

 

                           5.2  In
effetti, la settima esecuzione è la replica della quarta esecuzione e l’ottava
la ripetizione della quinta, giacché le causali indicate sul settimo e sull’ottavo
PE si riferiscono esplicitamente, il settimo al numero della quarta esecuzione
(doc. S) e l’ottavo al numero della quinta (doc. T). Vero è che secondo la
giurisprudenza l’avvio di una seconda esecuzione per lo stesso credito non
basta in sé a prospettare un atto illecito (DTF 115 III 23 consid. 3/d; 26 I
516). Sennonché nel caso specifico l’escutente, dopo essersi visto respingere
nel merito la sua domanda volta al pagamento di un bonus e
di una commissione per il 2004, ha nondimeno promosso due
nuove esecuzioni – appunto la settima e l’ottava – per le stesse pretese (oltre
ai bonus e alle commissioni di altri anni) e ne ha poi lasciato nuovamente
scadere il termine di perenzione (art. 88 cpv. 2 LEF) senza chiedere il rigetto
dell’opposizione. Manifestamente abusivo, tale comportamento non merita
protezione (art. 2 cpv. 2 CC), siccome in realtà PI 1 così non cerca tanto di
ottenere lealmente dalla ricorrente il pagamento dei crediti che pretende di
avere nei suoi confronti, quanto piuttosto di speculare su un suo scoramento o
su una sua disattenzione per riuscire a incassare qualcosa senza avere fatto
accertare giudizialmente i pretesi propri diritti quand’anche siano sempre
stati contestati dalla RI 1.

 

                           5.3  Anche
la nona esecuzione pare la ripetizione di precedenti esecuzioni, poiché nella
causale del PE PI 1 ha indicato trattarsi di “richiamo precedenti precetti di esecuzione ora
raggruppati” (doc. U). Egli ha sì, in questo unico
caso, tentato di far rigettare l’opposizione interposta dalla ricorrente, ma
senza successo (v. sentenza 9 ottobre 2015 del Pretore aggiunto della Giurisdizione
di Mendrisio-Nord, doc. V). Il 15 settembre 2016 egli ha poi promosso
abusivamente una prima istanza di fallimento fondandosi sul medesimo credito
(doc. 4 accluso alle osservazioni 31 ottobre 2016, prodotto dalla ricorrente
quale doc. EE con la replica 5 dicembre 2016), che il Pretore della
Giurisdizione di Men­drisio-Nord ha respinto con sentenza del 25 novembre 2016
(inc. OA.2016.570, doc. FF). Che fosse un’iniziativa temeraria risulta già dal
fatto che al momento del suo avvio la nona esecuzione era ancora sospesa da
opposizione (art. 78 cpv. 1 LEF) e poco dopo (nell’ottobre del 2016) si è
estinta per perenzione, sicché PI 1 non è stato ovviamente in grado di produrre
alcuna comminatoria di fallimento. Senza neppure aspettare la decisione sulla
sua prima istanza, egli ne ha poco dopo, il 15 novembre 2016, presentato una
seconda intesa a ottenere il fallimento della RI 1 senza
preventiva esecuzione (doc. GG). Poiché
nessuno dei presupposti dell’art. 190 LEF era adem­piuto, il Pretore l’ha respinta con sentenza del 24
gennaio 2017 (inc. SO.2016.761), poi confermata da questa Camera (sentenza
14.2017.17 del 13 marzo 2017). Tale ingiustificato e vano
accanimento costituisce un palese abuso degli strumenti giuridici messi a
disposizione dal diritto esecutivo.

 

                           5.4  Non
pago di tutto ciò, il 16 settembre 2016 PI 1 aveva inoltrato la decima
esecuzione, che secondo le sue stesse allegazioni verte su una parte delle
pretese fatte valere con la nona esecuzione (cfr. osservazioni 31 ottobre
2016 al ricorso, ad 6, e duplica del 21 dicembre 2016, pagg. 1-2), e pertanto
anche su crediti già dedotti in esecuzioni precedenti (v. sopra consid. 7).
Ora, né nelle sue osservazioni del 31 ottobre né in quelle del 21 dicembre 2016
egli spiega perché ha promosso così tante esecuzioni e perché non ha ancora
inoltrato un’azione creditoria per l’insieme delle pretese da lui fondate sul
contratto di lavoro che lo legava alla controparte. In siffatte circostanze,
pare ovvio che il vero scopo di PI 1 non sia (più) tanto quello di far valere
legittimi diritti quanto quello di angariare deliberatamente l’ex datrice
di lavoro.

 

                           5.5  In sintesi, PI 1 ha promosso tra il 2015 e il 2016 quattro esecuzioni per pretese in parte già respinte nel merito e in parte già
dedotte in sei precedenti esecuzioni, e di quelle quattro esecuzioni ne ha
lasciato (finora) estinguersi tre per perenzione senza nulla tentare per
proseguirle, se non presentare in modo alquanto temerario un’istanza di rigetto
provvisorio dell’op­­posizione e due istanze di fallimento destinate d’acchito
all’insuc­­cesso. Tutto ciò dimostra all’evidenza un esercizio ricorrentemente
abusivo dell’istituto dell’esecuzione, che non merita protezione (art. 2 cpv. 2
CC). Le quattro ultime esecuzioni vanno pertanto dichiarate nulle e la loro
nullità menzionata nel registro delle esecuzioni in modo da evitare che
continuino a essere comunicate a terzi (art. 8a cpv. 3 n. 1 LEF). Ciò
non impedisce ad PI 1 di promuovere una nuova esecuzione per crediti fondati
sul contratto di lavoro, ma essa potrà essere considerata non abusiva solo se al
momento del suo inoltro il credito sarà accertato in una sentenza definitiva o
in una transazione giudiziale o stragiudiziale.

 

                             6.  Risulta
invece irricevibile la domanda della ricorrente volta a obbligare PI 1 a
consegnare gli originali dei precetti esecutivi dichiarati nulli in vista della
loro distruzione, poiché non è motivata e non è comunque dato di capire quale
sia l’interesse concreto di una simile misura.

 

                             7.  Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano
indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:            1.  Nella misura in cui
è ricevibile, il ricorso è parzialmente accolto e di conseguenza sono dichiarate nulle le esecuzioni n. __________, __________, __________ e __________ dell’Ufficio d’esecuzione
di Men­drisio e la loro nullità è menzionata nel
registro delle esecuzioni.

 

                             2.  Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Mendrisio.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                 Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.