# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1206d677-2deb-5020-88ea-2a3375fefd9e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.10.2018 11.2016.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2016-93_2018-10-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2016.93

  	
  Lugano

  15 ottobre 2018/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2015.4 (divorzio
su richiesta unilaterale, poi
su richiesta comune con accordo parziale)
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud promossa con petizione del 13 febbraio 2015
da

 

	
   

  	
   AO
  1  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AP
  1  

  (patrocinato
  dall'avv.  PA 1 ),

  

 

giudicando sull'appello
del 14 settembre 2016 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore
il 20 luglio 2016, come pure sulle richieste di gratuito patrocinio presentate dall'appellante il 31 agosto
2018 e da AO 1 il 3 settembre 2018;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1962) e AO 1 (1969)
si sono sposati a __________ il 13 ottobre 1993. Dal matrimonio sono nate A__________,
il 15 luglio 1996, e V__________, il 30 maggio 2002. Il marito è stato
direttore, azionista (per un quarto del capitale sociale) e membro del
consiglio di amministrazione della A__________ SA di __________, ditta attiva nella
gestione patrimoniale, dichiarata fallita il 14 dicembre 2017. La moglie, di formazione parrucchiera, non ha
esercitato attività lucrativa durante la vita in comune.
I coniugi vivono separati dal 1° agosto 2011, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione
coniugale (un appartamento in proprietà dei suoceri a __________) per trasferirsi
con le figlie in un appartamento a __________.

 

                                  B.   In esito a una procedura a tutela dell'unione coniugale introdotta
il 28 giugno 2011 da AO 1, con sentenza del
2 ottobre 2012 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha
autorizzato i coniugi a vivere separati, ha affidato le figlie alla madre regolando
il diritto di visita paterno e ha obbligato AP 1 a versare contributi alimentari
varianti da fr. 2694.55 a fr. 3744.55 mensili per la moglie, da fr. 1273.80 a fr.1340.– mensili per V__________
e da fr. 1656.60 a fr. 1790.– mensili per A__________ (assegni familiari
compresi), oltre alla retta della scuola privata seguita da A__________ (inc. SO.2011.432).
Un appello presentato dalla moglie contro tale sentenza è
stato stralciato dal ruolo il 26 ottobre 2012 da questa Camera
per desistenza (inc. 11.2012.121).

 

                                  C.   Il 13 febbraio
2015 AO 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore, postulando
l'affidamento della figlia V__________ con esercizio esclusivo dell'autorità
parentale (riservato il diritto di visita paterno),
un contributo alimentare per sé di fr. 5000.– mensili indicizzati e uno
per V__________ di fr. 2000.– mensili indicizzati (assegni familiari compresi).
In liquidazione del regime dei beni essa ha rivendicato la metà del mobilio
dell'abitazione coniugale, taluni beni mobili (suppellettili, vestiti, collezioni),
compresi ‟i gioielli e l'orologio marca __________ regalatile dai di lei genitoriˮ,
come pure un'imprecisata somma in liquidazione del ‟terzo pilastroˮ finanziato
dal marito in costanza di matrimonio, il tutto con la comminatoria dell'art. 292
CP e di una multa disciplinare di fr. 1000.– per ogni giorno d'inadempimento.
Infine essa ha sollecitato la suddivisione a metà dell'avere previdenziale
accumulato dal marito durante il matrimonio.

 

                                  D.   All'udienza di conciliazione del 24 aprile 2015 AP 1 ha aderito
al principio del divorzio, ma non alle altre richieste, salvo intendersi con la
moglie a proposto dell'autorità parentale congiunta su V__________. Contestualmente
il Pretore gli ha assegnato un termine di 30 giorni per presentare il memoriale
di risposta. In un allegato del 21 agosto 2015 AP 1 ha offerto un
contributo alimentare di fr. 1790.– mensili per la figlia sino alla maggiore
età (assegni familiari compresi), ma ha rifiutato ogni contributo alla moglie.
In liquidazione del regime dei beni egli aderito all'attribuzione alla moglie (quali
beni propri) di un elenco di oggetti (indicati in verde), sempre che si
trovassero ancora nell'appartamento coniugale al momento della separazione e
non fossero già stati ritirati, proponendo la suddivisione tra i coniugi di una
lista di articoli (indicati in rosso, come acquisti), ad eccezione di bicchieri
in cristallo ch'egli rivendicava come beni propri. Egli ha chiesto inoltre un
indennizzo di fr. 27 094.36 per
la partecipazione agli ulteriori acquisti della moglie (un conto bancario, un
anello di diamanti e un orologio __________) e ha consentito al riparto a metà
della prestazione d'uscita da lui maturata presso il suo istituto di previdenza. Nei successivi allegati di
replica, del 25 settembre 2015, e di duplica, del 30 novembre 2015, le
parti hanno mantenuto le rispettive posizioni.

 

                                  E.   Alle prime arringhe del
25 febbraio 2016 i coniugi hanno notificato prove. L'istruttoria è iniziata
quello stesso giorno e si è chiusa l'8 aprile 2016. Alle arringhe finali
le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale
del 5 maggio 2016 l'attrice ha riaffermato le richieste di giudizio iniziali, salvo
ricondurre a fr. 1922.– mensili (oltre assegni familiari) l'ammontare del contributo alimentare per la figlia
e precisare in fr. 118 521.– la pretesa in liquidazione del ‟terzo pilastroˮ
del marito. Nel proprio allegato del 10 maggio 2016 AP 1 ha ribadito il suo
punto di vista.

 

                                  F.   Statuendo con
sentenza del 20 luglio 2016, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato
V__________ alla madre con esercizio congiunto dell'autorità parentale
(riservato il diritto di visita paterno) e ha condannato AP 1 a versare un contributo alimentare per la moglie di fr. 3805.–
mensili fino ai 16 anni della figlia, di 

fr. 3830.– mensili fino alla maggiore età o al
termine della formazione di lei, di fr. 4200.– mensili fino al
pensionamento di lui e di fr. 1905.– mensili fino al pensionamento dell'attrice
come pure un contributo alimentare indicizzato per la figlia di fr. 1875.–
mensili fino al 16° compleanno e di fr. 1825.– mensili (oltre
agli assegni familiari) fino alla maggiore età o al termine della formazione.
In liquidazione del regime dei beni il Pretore ha ordinato al marito di consegnare
alla moglie gli oggetti che essa aveva elencato, e in particolare ‟i gioielli di cui al doc. EE e l'orologio
marca __________ regalatole dai genitoriˮ,
gli ha riconosciuto la proprietà sui bicchieri di cristallo e in liquidazione
del ‟terzo pilastroˮ lo ha condannato a corrispondere alla stessa fr. 118 521.– con interessi al 5% dal passaggio in
giudicato della sentenza. Per il resto il Pretore ha stabilito in fr. 183 912.05 l'importo che l'istituto di
previdenza del convenuto avrebbe dovuto trasferire alla moglie. Le spese
processuali, con una tassa di giustizia di fr. 10 000.–, sono state poste per due quinti a carico del­l'attrice
e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla moglie fr. 4000.–
per ripetibili ridotte.

 

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello
del 14 settembre 2016 per ottenere la riduzione del contributo alimentare per la moglie a fr. 1582.20 men­sili (o in
subordine a fr. 2396.10 mensili) fino al 16° compleanno della figlia, la
soppressione di tale contributo (o in subordine la sua riduzione a fr. 696.10
mensili) fino alla maggiore età o al termine
della formazione scolastica o professionale di V__________, come pure la limitazione
del medesimo a fr. 232.20 mensili
(o in subordine a fr. 1046.10 mensili) fino al pensionamento della moglie. In
liquidazione del regime dei beni egli si oppone alla riconsegna dei gioielli “di
cui al doc. EE” e dell'orologio __________, che neppure possiederebbe, e chiede
che l'importo riconosciuto alla moglie in liquidazione del ‟terzo pilastroˮ
sia versato su un conto di previdenza intestato a lei. Infine egli postula l'addebito
delle spese processuali di primo grado per sei decimi alla moglie e per il resto
a lui medesimo, con obbligo per AO 1 di rifondergli fr. 3000.– a titolo
di ripetibili. Nelle sue osservazioni
del 14 novembre 2016 l'attrice propone di respingere l'appello.

 

                                  H.   Il 20 giugno 2017 AP
1 ha comunicato di trovarsi in detenzione preventiva per reati di natura
finanziaria. Considerata la modifica della situazione, la conseguente perdita
del lavoro e il venir meno di ogni reddito, egli ha instato per un riesame
degli effetti accessori del divorzio, riservandosi di completare gli atti. Il
giudice delegato di questa Camera ha impartito così alle parti, il 19 luglio
2018, un termine di 30 giorni per aggiornare i dati sui loro redditi e
fabbisogni. Entrambe hanno ottemperato all'ingiunzione il 31 agosto e il 3
settembre 2018, sollecitando il beneficio del gratuito patrocinio.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le sentenze di
divorzio sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1
CPC), sempre che – ove rimangano in discussione mere controversie patrimoniali
– il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciu­ta nella decisione impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'entità
e la durata dei contributi alimentari in discussione davanti al Pretore. Quanto
alla tempestività dell'appello, la decisio­ne impugnata è pervenuta al
patrocinatore del convenuto il 21 luglio 2016 (tracciamento degli invii n. 98.__________).
Il termine di ricorso è rimasto sospeso tuttavia dal 15 luglio al
15 agosto 2016 (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC). Introdotto il 14 settembre
2016, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   L'appellante unisce
al proprio memoriale una lettera del 9 novembre 2011 (doc. U). Il documento si
trova già agli atti, di modo che la sua produzione è superflua. Non fa dubbio
invece la proponibilità dei documenti nuovi presentati dalle parti in esito al­l'aggiornamento
ordinato da questa Camera dopo la carcerazione del marito dal 27 aprile al 15
dicembre 2017. Sulla loro rilevanza ai fini del giudizio si dirà in appresso. 

 

                                   3.   Litigiosi rimangono,
in appello, la liquidazione del regime dei beni e il contributo alimentare per
la moglie. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in
giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315 cpv. 1 CPC). Ciò premesso,
le controversie legate allo scioglimento del regime matrimoniale vanno esaminate
prima delle questioni inerenti ai contributi alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD
I-2005 pag. 778 n. 57c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2016.135 del 17
settembre 2018 consid. 3). Occorre procedere così a tale stregua.

 

I.    Sulla
liquidazione del regime dei beni

 

                                   4.   Il
Pretore ha ricordato anzitutto che il momento decisivo per l'accertamento dei
beni da liquidare è quello della presentazione dell'azione di divorzio (art.
204 cpv. 2 CC). Ha esaminato quindi la richiesta della moglie, che pretendeva
la restituzione di una serie di oggetti da lei ritenuti beni propri. Al
riguardo egli ha appurato che il marito non si opponeva alla consegna degli
oggetti indicati in verde sulla lista del doc. U, né alla restituzione di una
lampada in ottone. Quanto alla rivendicazione dei gioielli elencati nel doc. EE,
invece, per il primo giudice AP 1 non ne ha contestato tempestivamente l'esistenza,
limitandosi a considerarli acquisti, senza però motivare simile tesi né esprimersi
sul­l'as­sunto della moglie, che li riteneva donazioni di lui. Ne ha desunto, il
primo giudice, che quei gioielli sono beni propri della moglie e le vanno
restituiti, compreso l'orologio __________ che le era
stato donato dai genitori prima del matrimonio, nel 1989 (sentenza impugnata,
pag. 9).

 

                                         a)   Per
quel che è dei gioielli, l'appellante fa valere di avere spiegato nel memoriale
di risposta, con richiamo al doc. 4 (recte: doc. U), di non esserne in
possesso e di averli acquistati, comunque sia, per collocamento di capitali. A
torto il primo giudice gli avrebbe contestato dunque una carenza allegatoria.
Ciò premesso – egli prosegue – spettava alla moglie dimostrare la proprietà dei
gioielli come beni propri e il di lui possesso, circostanza ch'egli ha sempre
negato. L'attrice si sarebbe limitata invece a produrre un elenco di oggetti che
il Pretore ha ritenuto sufficiente, trascurando che i gioielli, di evidente
valore, non potevano presumersi regalati, ma andavano considerati un
investimento. Di conseguenza – prosegue il convenuto – il
primo giudice avrebbe dovuto respingere la consegna dei gioielli pretesa
dall'attrice, come ha respinto per insufficienza di prove la pretesa di
lui volta a inserire negli acquisti della moglie un anello di diamanti e un orologio
__________. Trattandosi dell'orologio __________,
il convenuto rileva che esso faceva parte dei gioielli menzionati nel doc. U ed
egli ne aveva subito contestato il possesso nel memoriale di risposta. La
moglie non avendo dimostrato il contrario, come le incombeva, non vi sarebbe perciò
nulla da restituire.

 

                                         b)   Le
parti devono allegare i fatti su cui poggiano le loro doman­de e indicare i
mezzi di prova (art. 55 cpv. 1 CPC). La riserva dell'art. 55 cpv. 2 CPC (principio
inquisitorio) non si applica alla liquidazione del regime dei beni, retta dal
principio dispo­sitivo (art. 277 cpv. 2 CPC). Requisiti formali identici a
quelli della petizione valgono per la risposta (art. 222 cpv. 2 CPC). L'obbligo
di addurre e sostanziare i fatti dipende – da un lato – dalla norma invocata e –
dall'altro – dalla condotta processuale della controparte (DTF 127 III 668 consid.
2b; più recentemente: sentenza del Tribunale federale 4A_453/2017 del 12 luglio
2018, consid. 2.2). In concreto la pretesa dell'attrice si fonda sull'art. 205
cpv. 1 CC, giusta il quale ai fini della liquidazione del regime dei beni ciascun
coniuge riprende i suoi beni che si trovano in possesso dell'altro. Per quanto
attiene invece alla condotta processuale, l'onere di allegazione non impone a
una parte di prevenire ogni possibile obiezione avversaria. Eventuali
contestazioni devono essere formulate in modo tale che la controparte sappia
quale singola allegazione debba dimostrare. Il grado di specificazione di un'allegazione
determina il grado di specificazione di una contestazione. Quanto più
circostanziata è un'esposizione dei fatti, tanto più dettagliata dev'essere la
contestazione. Anche se il grado di specificazione di una contestazione è inferiore
a quanto si richiede per un'allegazione, essa non può essere generica e deve
mettere chiaramente in causa la veridicità di una determinata allegazione (DTF
141 III 433 consid. 2.6 con rinvii; più recentemente: sentenza del Tribunale
federale 4A_553/2017 del 26 febbraio 2018, consid. 4.2).

                                         c)   Ciò
posto, l'onere di allegazione e di specificazione va osservato per principio
nei memoriali di causa. Di regola un rimando globale agli inserti del processo non
basta, giacché non spetta al giudice né alla controparte ricavare da tali
inserti l'esposizione dei fatti o passare questi ultimi al vaglio per individuare
elementi utili. Non che un rinvio a un determinato atto non possa, eccezionalmente,
soddisfare gli obblighi di specificazione. Anche in tal caso, però, i fatti devono
essere addotti nei loro tratti o contorni essenziali nei memoriali di causa.
Non basta che negli inserti figurino in qualche forma le informazioni richieste.
Il rimando nell'allegato di causa deve menzionare uno specifico atto e da tale
rimando devono evincersi chiaramente gli elementi dell'inserto che assurgono ad
allegazione di parte (sentenza del Tribunale
federale 4A_443/2017 del 30 aprile 2018, consid. 2.2.1 e 2.2.2).

 

                                         d)   Nel
caso in esame sarà anche vero, come ha accertato il Pretore, che AP 1 non ha
contestato l'esistenza dei gioielli indicati nel doc. EE. Non ne ha però
riconosciuto il possesso. E su tal punto l'onere della prova incombeva al­l'attrice.
Sta di fatto che nella petizione AO 1 aveva precisato che i gioielli e l'orologio
__________ si trovavano ‟in cassaforte presso l'ufficio
(del marito) di via __________ a __________ˮ (pag. 8). Di fronte a tale puntuale
allegazione il convenuto si è limitato a rinviare ‟circa i gioielliˮ
a ‟quanto richiesto nello scritto doc. 4ˮ (risposta, pag. 7). Per
tacere dell'erroneo riferimento al doc. 4, che non ha avuto conseguenze perché
all'attrice era noto il doc. U, un simile rinvio non poteva reputarsi sufficiente
per contestare il possesso. Sia come sia, nel memoriale
di replica l'attrice ha riaffermato che il luogo di deposito dei beni rivendicati
era l'ufficio del marito a __________ (pag.
7) e nella duplica del 30 novembre 2015 il convenuto si è limitato a contestare
genericamente l'affermazione. Il che non bastava, poiché di fronte a un'allegazione
precisa egli doveva contrapporre un'allegazione altrettanto sostanziata. E
siccome – per quanto testé illustrato – AP 1 non ha debitamente contestato il
possesso dei beni, quest'ultimo non andava neppure dimostrato (art. 150 cpv. 1
CPC). Al riguardo l'appello manca perciò di consistenza.

 

                                         e)   Altrettanto
vale per la doglianza secondo cui i gioielli sarebbero stati acquistati dall'appellante
a titolo di collocamento di capitali e non potevano presumersi regalati né, di
riflesso, costituire beni propri della moglie. AP 1 pretende di avere contestato
l'opposta affermazione della moglie richiamando il doc. U. Il semplice rinvio
al documento non bastava tuttavia per integrare la contestazione. Del resto, quand'anche
ciò fosse, l'appellante trascura che l'attrice ha precisato nella replica come
i gioielli elencati nel doc. EE fossero ‟classici regali per occasioni
quali complean­ni, Natale e anniversari, destinati pertanto all'uso esclusivoˮ
(pag. 7). E nella duplica il convenuto ha omesso del tutto, una volta di più, di
prendere posizione sull'allegazione, accomodandosi di una contestazione
generica e, come tale, insufficiente. Al proposito l'accertamento del Pretore
resiste quindi alla critica.

 

                                         f)    Invano
l'appellante sembra ravvisare poi una disparità di trattamento nel fatto che il
Pretore ha ritenuto non comprovata l'esistenza di un anello di diamanti e dell'orologio
__________ ch'egli chiedeva di inserire negli
acquisti della moglie. Al riguardo il primo giudice ha accertato che la moglie
aveva debitamente contestato la richiesta di lui (sentenza impugnata, pag. 10).
Ora, AP 1 non discute ciò. Le situazioni essendo diverse, non può farsi
questione di disparità di trattamento. La censura cade dunque nel vuoto.

 

                                   5.   Il Pretore ha
disposto il riparto a metà del valore di riscatto (complessivi fr. 237 042.–) di cinque polizze sulla vita (A__________
n. C9__________, P__________ n. 05__________, P__________ n. 07__________, P__________
n. 06__________ e S__________ n. 96__________) intestate al marito e inserite
nei suoi acquisti (sentenza impugnata, pag. 10; fascicolo documenti richiamati
I). Citando dottrina e l'art. 4 cpv. 3 OPP 3, l'appellante fa valere che una
liquidazione in contanti del “terzo pilastro” può avvenire soltanto con il
consenso del coniuge debitore, in difetto di che il coniuge creditore può
pretendere unicamente il trasferimento al proprio istituto di previdenza della
quota che gli spetta dal “terzo pilastro” dell'altro. Egli sottolinea di
essersi “sempre opposto alla ripartizione delle prestazioni delle polizze” e di
non avere mai consentito a un eventuale versamento in capitale del loro valore
di riscatto. Onde la richiesta di trasferire la metà di tale valore a un
istituto di previdenza designato dalla moglie.

 

                                         a)   Le
polizze della previdenza vincolata (“pilastro 3a”) sono liquidate nel quadro
dello scioglimento del regime dei beni,  come le assicurazioni ordinarie (“pilastro
3b”), attribuendo il loro valore di riscatto o il loro valore equivalente (valore
di trasferimento giusta l'art. 4 cpv. 3 OPP 3 o valore di liquidazione convenzionale)
alla massa di beni che ha finanziato i premi (DTF 137 III 339
consid. 2.1.1; I CCA, sentenza inc. 11.2012.53 del 14 ottobre 2014,
consid. 8b con riferimenti). In con­creto è pacifico che il valore di riscatto delle cinque polizze è stato finanziato con
acquisti del marito e dev'essere attribuito perciò a tale massa. 

 

                                         b)   L'art.
4 cpv. 3 OPP 3 invocato dall'appellante stabilisce che in caso di scioglimento
del regime matrimoniale per cause diverse dal decesso, tutti o parte dei
diritti alle prestazioni di vecchiaia possono essere ceduti dall'intestatario
della previdenza al coniuge o essere assegnati a quest'ultimo dal giudice. Esso
dispone inoltre che, fatto salvo l'art. 3, l'istituto del­l'intestatario della
previdenza deve versare l'importo da trasferire all'istituto indicato dal
coniuge o a un istituto di previdenza nel senso dell'art. 1 cpv 1. La norma concede una modalità supplementare d'esecuzione del credito di partecipazione
al beneficio dell'unione coniugale costituito da risparmi o da un'assicurazione
di previdenza vincolata. Il principio rimane quello, però, del versamento in
contanti (DTF 137 III 343 consid. 3.2.4; I CCA, sentenza
inc. 11.2010.99 del 3 settembre 2013, consid. 7). 

 

                                                La
norma di cui si vale l'appellante si applica unicamente alle polizze della
previdenza vincolata (“pilastro 3a”), ovvero a quelle per cui le somme
risparmiate sotto forma di “terzo pilastro” possono essere recuperate – di regola
– al più presto cinque anni prima dell'età ordinaria di pensionamento (Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les
effets du mariage, 3ª edizione, pag. 618 n. 1023). Essa non vale invece per le assicurazioni della previdenza libera (“pilastro 3b”; Aebi-Müller, Säulen 3a und 3b in der Scheidung, in: Rumo-Jungo/
Pichonnaz [curatori], Berufliche und freiwillige Vorsorge in der Scheidung, 5.
Symposium zum Familienrecht der Universität Freiburg, 2010, pag. 83). Nella
fattispecie le polizze del convenuto riguardo alle quali il Pretore ha disposto
il riparto riguardano – tranne una (la polizza A__________ n. C9__________),
su cui si tornerà in appresso – la previdenza libera (fascicolo richiamato doc.
I). E in un caso (polizza S__________ n. __________) l'assicurazione è finanche
scaduta, come ha rilevato il Pretore, il 1° ottobre 2016. Un trasferimento su
un conto di previdenza della moglie risulta quindi, anche sotto questo profilo,
inattuabile (Aebi-Müller, op.
cit., pag. 92).

 

                                         c)   Per
quel che è della polizza A__________ appena menzionata (“pilastro 3a”), non v'è
ragione invece per non dar seguito alla richiesta del convenuto. L'art. 4 cpv.
3 OPP 3 è stato emanato per mitigare il divieto di cessione dei diritti alle prestazioni
di vecchiaia delle polizze della previdenza vincolata. Il
legislatore ha ampliato in tal modo lo spettro dei mezzi finanziari a
disposizione del coniuge debitore, pur mantenendo – come detto – il principio
del pagamento in contanti del credito di partecipazione all'aumento. Il
Tribunale federale ne ha desunto che il giudice non può imporre all'assicurato il
trasferimento dei suoi diritti ove questi intenda estinguere il debito facendo
capo a liquidità sufficiente, purché ne faccia richiesta (DTF 137 III 343
consid. 3.2.4). 

 

                                               Nel
caso in esame la situazione è opposta, l'assicurato medesimo chiedendo, dopo
avere escluso in prima sede ogni liquidazione del “terzo pilastro”, che la
divisione – di per sé non più contestata – avvenga mediante il trasferimento di
parte delle sue pretese all'istituto indicato dalla moglie e non in contanti. L'attrice
obietta (osservazioni, pag. 8) che dinanzi al Pretore AP 1 si è limitato a
contestare la liquidazio­ne delle polizze del “terzo pilastro” argomentando ch'egli
non pagava più i premi (risposta, pag. 7) e rimproverandole di
non avere dimostrato la pretesa (memoriale conclusivo, pag. 4). Sta di
fatto che in prima sede egli si è opposto a ogni pagamento. Nulla gli impediva
pertanto di limitare in appello la contestazione alle modalità di pagamento
invocate dall'attrice e ammesse dal Pretore. Tanto meno ove si consideri ch'egli
reputa la decisione impugnata contraria alla legge (art. 57 CPC).

 

                                               Come
fa notare l'appellante, in una sentenza del 17 gennaio 2008 (pubblicata in
FamPra.ch 2008 pag. 179 e citata da Deschenaux/Steinauer/Baddeley,
op. cit., pag. 484 nota 69) l'Obergericht del Canton Lucerna ha già
avuto modo di rilevare che l'istituto di previdenza di un assicurato non può lasciare
nella libera disponibilità del coniuge beneficiario l'importo da trasferire, a
meno che non ricorra l'ipotesi – estranea alla fattispecie – di un pagamento
anticipato nel senso dell'art. 3 OPP 3. Se i coniugi destinano di comune
accordo le somme litigiose alla previdenza vincolata, essi rinunciano anche
alla possibilità di disporne liberamente finché si verifichi l'evento
assicurato. Né si giustifica che un coniuge possa fruire liberamente, dopo il
divorzio, di una parte della previdenza vincolata dell'altro, mentre siffatta
possibilità è preclusa a quest'ultimo. Ne segue che un assicurato non può essere
obbligato a versare in contanti all'altro coniuge la metà del valore di
riscatto di una polizza sulla vita 3a. Se egli non vi consente, l'assicuratore
può solo versare la relativa quota su un fondo di previdenza intestato all'altro
coniuge (FamPra.ch 2008 pag. 180 seg.).

 

                                               L'orientamento
testé riassunto è condiviso anche dalla dottrina (Aebi-Müller, op. cit., pag. 96; Geiser, Die Säule 3a kann im Scheidungsverfahren aufgeteilt
werden, in: ZBJV 133/1997 pag. 145; Maillard,
Le divorce et ses effets acces­soires sous l'angle fiscal in:
Fountoulakis/Jungo [curatrici], Patrimoine de la famille, entretien, régimes
matrimoniaux, deuxième pilier et aspects fiscaux, Symposium zum Familienrecht der Universität Freiburg,
2016, pag. 201; Wolf/Genna,
Zwanzig Jahre neues Ehegüterrecht – Wo stehen wir? in: Rumo-Jungo/Pichonnaz
[curatori], Scheidungsrecht: Aktuelle Probleme und Reformbedarf, Symposium zum
Familienrecht der Universität Freiburg, 2008, pag. 142). Tutto induce pertanto a
scostarsi, in concreto, dal principio del pagamento in contanti per la polizza
in rassegna. Pagamento che il Pretore non poteva ordinare senza il consenso del
marito e che, per di più, nelle circostanze attuali neppure sarebbe nell'interesse
dell'attrice, giacché il marito si trova ormai – circostanza non contestata – sprovvisto
di liquidità (lettera del 31 agosto 2018, agli atti). Anche in ragione di ciò
il richiamo dell'attrice alla sentenza di questa Camera inc. 11.2010.99 si
rivela pertanto infruttuoso.

 

                                         d)   Ne
discende che, mentre la liquidazione in contanti delle polizze
della previdenza libera (“pilastro 3b”) può essere confermata per l'importo
di fr. 73 632.– (fr. 237 042.– [non contestato] meno fr. 89 778.– [valore di riscatto, non contestato,
della polizza A__________], diviso due), il riparto della polizza della
previdenza vincolata A__________ n. C9__________ dev'essere rifor­mato nel
senso che la metà del valore di riscatto di tale assicurazione (fr. 44 889.–) va trasferita dall'A__________ SA su un
conto di previdenza indicato a AO 1 e a lei intestato. Entro tali limiti l'appello
merita accoglimento.

 

II.   Sul
contributo di mantenimento per la moglie

 

                                   6.   Nella sentenza impugnata il Pretore ha ravvisato un matrimonio
di lunga durata (quasi 23 anni, di cui quasi 18 di vita in comune), dal quale
sono nate due figlie, ciò che ha influito concretamente sulla situazione delle
parti, conferendo loro il diritto di conservare il tenore di vita sostenuto
durante la comunione domestica. Ciò posto, il primo giudice ha determinato quel
livello di vita facendo capo alle risultanze della procedura a protezione dell'unione
coniugale. Da essa egli ha evinto entrate
complessive di fr. 11 627.75 mensili, un
fabbisogno familiare di fr. 8500.– mensili e un margine disponibile di fr.
3130.– mensili che, sommati al fabbisogno individuale, determinavano il
tenore di vita dei coniugi (sentenza impugnata, pag.
15 seg.).

 

Il Pretore ha calcolato poi il
reddito del marito in fr. 11 631.40 mensili a fronte di un fabbisogno
minimo di fr. 4429.45.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione e spese accessorie fr. 1500.–, premio della cassa
malati fr. 482.20, imposta di circolazione fr. 50.–, assicurazione dell'automobile
fr. 306.45, assicurazione
dell'economia domestica e assicurazione RC privata fr. 90.80, onere fiscale fr. 800.–:
loc. cit., pag. 18). Dopo il pensionamento di lui, previsto nell'agosto del
2027, il primo giudice ha stimato un reddito netto di fr. 5406.05 mensili complessivi
per rapporto a un fabbisogno minimo rivalutato in fr. 3500.– mensili per
il venir meno delle spese d'automobile, 

non più necessarie, e la diminuzione
del carico fiscale (loc. cit., pag. 20).

 

Quanto alla moglie, il Pretore
ha accertato un reddito potenziale di fr. 1700.– mensili per un'attività a metà
tempo come parrucchiera e un fabbisogno minimo di fr. 3986.30.– mensili fino
alla maggiore età della figlia V__________ o fino al termine del percorso
formativo di quest'ultima (minimo esistenziale del diritto esecutivo per
genitore affidatario fr. 1350.–, pigione e spese accessorie fr. 1000.– [già
dedotta la quota di un terzo compresa nel fabbisogno in denaro di V__________],
premio della cassa malati fr. 600.10, posteggio fr. 120.–, leasing dell'automobile
fr. 438.55, imposta di circolazione fr. 19.–, assicurazione dell'automobile fr. 126.55,
assicurazione dell'economia
domestica e assicurazione RC privata fr. 32.10, onere fiscale fr. 300.–). Dopo di allora
egli ha portato tale fabbisogno a fr. 4336.30 mensili per l'adeguamento del
minimo esistenziale del diritto esecutivo a fr. 1200.– mensili e il venir meno della
quota della pigione nel fabbisogno della figlia (sentenza impugnata, pag. 19).

 

Relativamente al fabbisogno in
denaro di V__________, infine, il Pretore lo ha determinato sulla scorta delle
raccomandazioni pubblicate dal­l'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Cantone Zurigo in fr. 1875.– mensili fino al 16° compleanno e
in fr. 1825.– mensili fino alla maggiore età o
al termine della formazione scolastica o professionale, adattando il costo dell'alloggio e quello
per cura e educazione (fornite in natura dalla madre) alla situazione effettiva
e togliendo l'assegno familiare (fr. 200.–
men­sili fino ai 16 anni e fr. 250.– mensili in seguito
(sentenza impugnata, pag. 18).

 

Posto ciò, il primo giudice ha fissato
un contributo alimentare per V__________ di
fr. 1875.– mensili fino al 16° compleanno e di fr. 1825.– mensili dopo di allora, fino alla maggiore età o fino
al termine della formazione, come
pure un contributo di mantenimento per la moglie di fr. 3806.60 mensili
fino ai 16 anni di V__________, di fr. 3831.60 mensili fino alla maggiore età di
V__________ o fino al termine del relativo percorso formativo, di fr. 4201.30
mensili fino al pensionamento del marito e di fr. 1906.05 mensili fino al
pensionamento della moglie. Nessun contributo è stato stabilito invece dopo di
allora (sentenza impugnata, pag. 21).

 

                                   7.   I criteri che
presiedono allo stanziamento di un contributo alimentare per l'ex coniuge dopo
il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare
(art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati riassunti dal Pretore e diffusamente illustrati
da questa Camera (RtiD I-2014 pag. 734 consid. 4b con riferimenti). Nella
prospettiva dell'attuale giudizio basti ricordare che un contributo alimentare
è dovuto se il matrimonio ha influito in modo concreto sulla situazione finanziaria
del coniuge richiedente. Ciò è il caso, di regola, quando il matrimonio è
durato a lungo o quando dal matrimonio sono nati figli comuni (esempi di matrimoni
con e senza influsso concreto sulla situazione finanziaria del richiedente in: Hausheer/Spycher, Handbuch des Unter­haltsrechts,
2ª edizione, pag. 236 n. 05.14 e pag. 238 n. 05.16). 

 

                                         Per definire il contributo
alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con influsso concreto
sulla sua situazione finanziaria si procede così in tre tappe (DTF 141 III 469
consid. 3.1 con rinvii). In primo luogo si determina il debito mantenimento
dopo avere accertato il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la
comunione domestica, livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto
possibile anche in seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una
lunga separazione (oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita
sostenuto durante la separazione. Secondariamente si esamina in che misura ogni
coniuge possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena
descritto. In terzo luogo, sempre che in esito alla seconda tappa il coniuge
richiedente non risulti poter finanziare da sé il proprio mantenimento oppure
ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente la
capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al principio della solidarietà postmatrimoniale (RtiD
II-2013 pag. 788 n. 3c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.43 del
17 settembre 2018, consid. 6).

 

                                   8.   Per quanto attiene
al primo stadio del ragionamento illustrato dianzi, è pacifico che nella fattispecie il matrimonio, di lunga durata, ha
influito concretamente sulla situazione finanziaria di AO 1. Per quel che è del
livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica, l'appellante
obietta che spettava alla moglie allegarlo e dimostrarlo, ciò che essa non
avrebbe fatto, limitandosi a invocare genericamente un tenore di vita tale da
giustificare un contributo alimentare di fr. 5000.– mensili. Né il semplice
richiamo al reddito e alla sostanza di lui dimostra – secondo l'appellante – il
tenore di vita raggiunto durante il matrimonio. Per il resto, mai la moglie si
sarebbe riferita ai conteggi della procedura a tutela dell'unione coniugale, di
modo che il Pretore non poteva tenerne conto d'ufficio. Comunque sia – prosegue
l'appellante – il calcolo del primo giudice è errato poiché trascura un fatto
essenziale, ovvero che il margine disponibile di cui i coniugi potevano fruire
durante la comunione domestica si doveva alla circostanza di non dover pagare una
pigione e di poter abitare gratuitamente in un appartamento dei genitori. Non sussistendo
garanzia che in futuro i coniugi avrebbero beneficiato di tale privilegio, la
disponibilità della coppia non poteva eccedere (una volta dedotto un costo dell'alloggio
di almeno 

fr. 1500.– mensili) fr. 1627.75 mensili (sentenza impugnata, pag. 7 seg.).

 

                                   9.   Gli accertamenti del
primo giudice e le obiezioni dell'appellante sono superati dalla nuova
situazione che si è venuta a creare dopo l'arresto di AP 1 e i quasi otto mesi
di carcerazione preventiva da lui sofferti. Come si è visto (consid. 7), il
mantenimento del tenore di vita che i coniugi avevano raggiunto durante la comunione
domestica si giustifica unicamente ove ciò sia ancora possibile. Si tratta di
un limite superiore del “debito mantenimento”. Se i mezzi a disposizione sono
insufficienti per garantire tale continuità, entrambi i coniugi vanno chiamati
equitativamente a sopportarne le conseguenze, fermo restando che in tal caso il
creditore del contributo ha diritto a un tenore di vita analogo a quello del
debitore e in ogni caso almeno al proprio fabbisogno minimo (DTF 140 III 488
consid. 3.3, 127 III 70 consid. 2c con richia­mi). Nella fattispecie
l'appellante fa valere, in esito al­l'aggiornamento istruttorio ordinato da
questa Camera, di avere perso il lavoro e di essere sprovvisto di reddito e di sostanza
(lettera del 31 agosto 2018). L'attrice non contesta ciò. Sapere quale fosse in
condizioni del genere il tenore di vita precedente e se il Pretore potesse desumere
quel tenore di vita dalla procedura a tutela dell'unione coniugale risulta
ormai senza interesse pratico. Tutto quanto l'attrice può vedersi riconoscere, in
applicazione degli art. 129 cpv. 3 CC e 282 CPC, è di conseguenza la copertura
del fabbisogno minimo.

 

                                10.   Per quel che attiene al fabbisogno minimo di AO 1, l'appellante
chiede di ridurlo a fr. 3282.20 mensili fino alla maggiore età di V__________ e
a fr. 3632.20 dopo di allora, sopprimendo le spese d'automobile, di cui l'interessata
non ha dimostrato la necessità a scopo professionale. Se nell'ambito della
procedura a tutela dell'unione coniugale la spesa era stata ammessa dal Pretore
per consentire all'attrice di recarsi al lavoro, l'esborso più non si
giustifica, poiché attualmente l'interessata non svolge un'attività lavorativa.
E quand'anche l'attrice esercitasse la professione di parrucchiera – prosegue
il convenuto – l'esercizio di tale professione non richiederebbe l'uso dell'automobile,
ma sarebbe possibile anche facendo capo ai mezzi pubblici, simile attività potendo
essere praticata in orari d'ufficio.

 

                                         Una volta ancora le
obiezioni di AP 1 appaiono per lo più superate dagli eventi. Dandosi una
situazione di ammanco nel bilancio familiare, infatti, i costi d'automobile
vanno sostituiti dal costo di un abbonamento ai mezzi pubblici, sempre che le
trasferte siano necessarie (RtiD I-2010 pag. 699 n. 20c con richiami; I CCA,
sentenza inc. 11.2017.111 del 22 maggio 2018, consid. 3a). In concreto è
pacifico che le parti non dispongono di risorse sufficienti per sopperire all'intero
fabbisogno familiare (sopra, consid. 9; sotto, consid. 11c). Non soccorrono
così le condizioni per riconoscere all'attrice spese d'automobile, le quali vanno
sostituite con il costo di un abbonamento ai mezzi pubblici, non potendosi pretendere
che l'interessata consegua un reddito da attività lucrativa (sotto, consid. 11)
se non le si riconosce il costo delle trasferte dal domicilio al posto di
lavoro. Al fabbisogno minimo ammesso dal convenuto (fr. 3283.20 mensili) va
aggiunto così il costo di un abbonamento “arcobaleno” ai mezzi pubblici per almeno
due zone. E siccome l'attrice non espone un fabbisogno minimo più elevato di fr.
3326.80 mensili (lettera del 3 settembre 2018), si giustifica di fissare il
fabbisogno minimo di lei in quest'ultimo importo (art. 58 cpv. 1 CPC).

 

                                11.   Ciò posto, si tratta
di verificare se e in che misura la moglie sia in grado di sopperire alla copertura
del proprio fabbisogno minimo (secondo stadio del noto ragionamento). Il
Pretore ha accertato che l'attrice lavora come parrucchiera su chiamata,
ricordando che nella decisione a tutela dell'unione coniugale le aveva ascritto
un reddito potenziale di soli fr. 900.– mensili nella prospettiva ch'essa aumentasse
il grado d'occupazione al 50%, una volta seguiti gli aggiornamenti professionali.
Nel frattempo però – ha soggiunto il primo giudice – sono trascorsi quattro
anni e all'interessata, che non denota particolari problemi di salute né ha
comprovato infruttuose ricerche d'impiego, va ormai imputato, senza più periodi
di adattamento, un reddito a metà tempo stimato in fr. 1700.– mensili, in linea
con i parametri salariali di categoria. Il Pretore ha rinunciato invece a
imporle un'estensione dell'attività al 100%, giacché al compimento dei 16 anni
di V__________ (nel maggio del 2018) l'attrice avrebbe avuto 49 anni e un tale
incremento non risultava più esigibile, né il convenuto aveva recato alcuna prova
atta a vincere tale presunzione (sentenza impugnata, pag. 17).

 

                                         a)   L'appellante
fa valere che il limite d'età di 45 anni cui si riferisce il Pretore impedisce
se mai a una parte di intraprendere un'attività lucrativa, ma non di estenderla,
per quest'ultima il limite essendo di 50 anni. A parte ciò – egli assevera – il
discrimine dell'età vale al momento della separazione dei coniugi e non al
compimento dei 16 anni del figlio cadetto. E siccome – egli prosegue – le parti
si sono separate quando l'attrice aveva 42 anni, nulla osta a imputarle un
reddito di fr. 3400.– mensili per un'attività a tempo pieno dal maggio del
2018 (16 anni di V__________).

 

                                         b)   L'estensione
dell'attività lucrativa da parte di AO 1 non può, di per sé, prescindere dall'età
(49 anni) di lei al compimento dei 16 anni di V__________ (il 30 maggio 2002) e
fondarsi unicamente sull'età dell'attrice al momento della separazione (42
anni), come crede l'appellante (sui criteri di esigibilità sviluppati dal Tribunale federale: sentenza 5A_384/2018
del 21 settembre 2018, consid. 4.7.6 e 4.8.2). D'altra parte si conviene con il
convenuto che la più recente giurisprudenza tende ad ammettere, almeno per
certe professioni, l'esigibilità di una ripresa del­l'attività lucrativa fino
ai 50 anni e a portare il limite per una sua estensione anche oltre (sentenza
del Tribunale federale 5A_319/2016 del 27 gennaio 2017, pubblicata in:
FamPra.ch 2017 pag. 553, consid. 4.2 con riferimenti). Né si trascura che la
situazione di ammanco in cui versa ora la famiglia e lo stato di salute
sostanzialmente buono della moglie concorrano a legittimare il maggior grado
d'occupazione prospettato dal­l'appellante (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2;
cfr. pure sentenza 5A_454/2017 del 17 maggio 2018, consid. 6.1.2.1 con rinvii).

 

                                         c)  Nelle
circostanze descritte toccava quindi all'attrice – e non al convenuto –
sovvertire la citata presunzione e rendere almeno verosimile che, pur dando
prova di zelo, essa non avrebbe potuto estendere l'attività lucrativa a metà
tempo, tenuto cal­colo dell'età, della formazione professionale e dello stato
di salute, oltre che della situazione sul mer­cato del lavoro (DTF 143 III 237
consid. 3.2, 137 III 120 consid. 2.3, 109 consid. 4.2.2.2; analogamente: RtiD
I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami). Se non che,
come ha sottolineato il Pretore, AO 1 si è limitata a dichiarare in prima sede di
“non essere in grado di riprendere un'attività lavorativa, essendo stata troppo
tempo inattiva, né di poter conseguire il reddito ipotetico a suo tempo
imputatole”, omettendo completamente di documentare “gli asseriti innumerevoli
tentativi di trovare un'occupazione” (sentenza impugnata, pag. 17). Che
l'interessata percepisca ora, dal 1° agosto 2018, prestazioni assistenziali
(decisione del 31 luglio 2018 dell'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento: doc. 5 di appello) nulla muta, l'erogazione di tali sussidi non
sostituendo, da sé sola, l'obbligo, che le incombeva, di dimostrare gli sforzi
intrapresi per reperire un impiego a tempo pieno (cfr. I CCA, sentenza
inc. 11.2015.82 dell'8 settembre 2016, consid. 7a a 7e).

 

                                         d)  Ne
segue che, si fosse debitamente attivata nell'ottobre del 2012 per reperire (o
per svolgere a titolo indipendente) un'attività a metà tempo, nel maggio del 2018
AO 1 sarebbe potuta passare a un'attività a tempo pieno e guadagnare fr. 3400.–
mensili, in linea con le previsioni del contratto collettivo nazionale di
categoria, dichiarato di obbligatorietà generale dal Consiglio federale (FF
2018 pag. 797 segg.). Questo prescrive, come ha accertato il Pretore, un minimo
di base di fr. 3800.– lordi mensili per un lavoratore qualificato nel primo
anno di servizio. L'attrice non discute tale dato, 

                                              ma
invoca la possibilità di una riduzione in conformità agli art. 40.3 e 40.4
del contratto collettivo per la lunga assenza dal mercato del lavoro e la sua
obsoleta formazione (osservazioni al­l'appello, pag. 6). Non quantifica tuttavia
la pretesa riduzione. A parte ciò, essa trascura che la possibilità contemplata
dagli art. 40.3 e 40.4 riguarda il caso – estraneo alla fattispecie – in cui il
datore di lavoro concordi con un ex apprendista una riduzione di fr. 400.–
mensili al massimo per i mesi in cui non sia stato possibile raggiungere un
fatturato di fr. 9500.– mensili. Per il resto, il riferimento al salario minimo
del primo anno di servizio tiene già conto della lunga assenza dal mondo del
lavoro.

 

                                         e)  All'attrice
mancano così, in definitiva, fr. 1625.– mensili (arrotondati) per sopperire al
proprio debito mantenimento fino al 30 aprile 2018. Dopo di allora, essa
dev'essere ritenuta in grado di conseguire un reddito a tempo pieno di fr.
3400.– mensili che le consente di finanziare il proprio fabbisogno minimo di
fr. 3325.– mensili (arrotondati).

 

                                12.   Quanto alla capacità contributiva
di AP 1 (terzo stadio del ripetuto ragionamento), l'appellante – come detto – è
stato posto in detenzione preventiva dal 27 aprile al 15 dicembre 2017 per presunti
reati finanziari. Il 31 agosto 2018 egli ha comunicato di essere in attesa
degli sviluppi del procedimento penale, di avere perso nel frattempo il lavoro
per la A__________ SA, fallita il 14 dicembre 2017, di non avere più alcuna
entrata né sostanza, di essere totalmente a carico dalla madre e di trovarsi
sommerso da debiti e procedure esecutive, come si evince da un estratto delle
esecuzioni pendenti il 14 agosto 2018 (doc. 5 di appello). Richiamato il suo fabbisogno
minimo del diritto esecutivo, “fatta eccezione per le poste riferite all'autovettura”,
egli ha precisato in fr. 641.70 mensili il premio attuale della cassa malati
(doc. 7 di appello). Dal canto suo l'attrice non contesta simili allegazioni.

 

                                         Alla luce di quanto
precede è manifesto che il convenuto non è più in grado di sopperire al proprio
debito mantenimento (sopra, consid. 6, non contestato) né, tanto meno, di contribuire
al fabbisogno minimo dell'attrice. Neppure si giustifica di imputargli un
reddito ipotetico, dovendosi ormai presumere, tenuto conto del­l'età (56 anni) e
soprattutto della situazione personale (senza lavoro e in attesa di processo
per presunti reati commessi nel­l'esercizio della professione), che costui non ha
più la ragionevole ed effettiva possibilità di recuperare una capacità lucrativa
sufficiente. Già per un soggetto ultracinquantenne, sia pure in buona salute,
si impone difatti particolare cautela nel pronosticare una possibile integrazione
quale dipendente, anche per la concorrenza dovuta nel Ticino all'ampia
disponibilità di manodopera frontaliera, più giovane, flessibile e con minori pretese
salariali (I CCA, sentenze inc. 11.2015.92 del 22 settembre 2017, consid.
7e e 11.2015.3 del 28 febbraio 2017, consid. 6c con rinvii). Per un soggetto
ultracinquantenne in attesa di processo a causa di reati perpetrati
nell'esercizio della professione poi, nonostante la presunzione di innocenza,
le possibilità d'impiego appaiono puramente aleatorie. Anche al riguardo la
sentenza impugnata risulta ormai superata dagli eventi.

 

                                13.   Per quel che è della
prevedibile evoluzione della situazione economica delle parti, il Pretore ha
formulato un pronostico fondato sull'ipotesi che non sopraggiungessero
mutamenti nella capacità lucrativa di AP 1 fino al pensionamento ordinario (agosto
del 2027). Sulla scorta di tale presupposto egli ha stimato una rendita AVS di fr.
2350.– mensili e una rendita LPP di fr.
2012.50 mensili, cui ha aggiunto un consumo di sostanza per complessivi fr. 235 675.–, idoneo ad assicurare
un reddito di altri fr. 1043.55 mensili, per un'entrata complessiva di
fr. 5406.05 mensili. A fronte di ciò il primo giudice ha calcolato un
fabbisogno minimo di fr. 3500.– mensili, onde un
margine disponibile di fr. 1906.05 mensili (sentenza impugnata, pag. 20). Il
problema è che, vista la situazione economica radicalmente mutata del convenuto,
tale prognosi non è più realistica. Né, in difetto di dati più precisi che
spettava alle parti recare, a maggior ragione dopo l'aggiornamento disposto il
19 luglio 2018, è possibile formulare previsioni attendibili per il futuro.

 

                                14.   Nelle
condizioni illustrate il contributo alimentare fissato dal Pretore andrebbe interamente
soppresso, riservando all'attrice la possibilità di chiedere un contributo di mantenimento di fr. 1625.–
mensili (consid. 11c) ove la situazione finanziaria dell'ex marito dovesse
migliorare (art. 129 cpv. 3 CC). L'appellante si è limitato tuttavia, nella sua
richiesta di giudizio (che non ha modificato neppure dopo avere documentato le
mutate circostanze), a postulare la
riduzione del contributo alimentare litigioso a fr. 1582.20 mensili fino
ai 16 anni di V__________, la soppressione del medesimo fino alla maggiore età
o al termine del percorso formativo della figlia e la sua riattivazione per fr.
232.20 mensili in seguito, fino al pensionamento della moglie. 

 

                                         Ora, per quel che è dei
contributi alimentari dovuti fino al passaggio in giudicato della presente
sentenza, la richiesta è senza oggetto. Fino al passaggio in giudicato dell'intera
sentenza di divorzio, infatti, il contributo alimentare per un ex coniuge
continua a essere disciplinato dall'assetto provvisionale o – come in concreto
– da quanto ha stabilito a suo tempo il giudice delle misure a tutela dell'unione
coniugale. Di regola, il contributo alimentare fondato sull'art. 125 cpv. 1 CC decorre,
pertanto, solo dopo di allora (RtiD I-2015 pag. 872 n. 8c). Certo, in circostanze particolari l'art. 126
cpv. 1 CC consente al giudice del divorzio di far decorrere un contributo
alimentare dell'art. 125 cpv. 1 CC già prima del passaggio in giudicato dell'intera
sentenza (“forza di giudicato parziale”: DTF 142 III 194 consid. 5.3; RtiD
I-2015 pag. 873 consid. 5; I CCA, sentenza inc. 11.2017.31 del 29 maggio 2018
consid. 3), seppure uno o più dispositivi sugli effetti del divorzio siano
impugnati. Nel caso in esame, tuttavia, la formulazione della sentenza impugnata
(dispositivo n. 1.6: “dalla crescita in giudicato, eventualmente parziale, del
presente pronunciato”), ripresa dall'appellante (pag. 2), non consente siffatta
conclusione, dalla motivazione dovendosi dedurre che il Pretore si riferisce al
passaggio in giudicato del solo pronunciato relativo al contributo alimentare
(loc. cit., pag. 12).

 

                                         Per quanto attiene ai
contributi successivi, invece, non v'è motivo per non dar seguito alla
richiesta dell'appellante, questa Camera non potendo aggiudicare in una causa retta
– come in concreto – dal principio dispositivo, meno di quanto riconosciuto
dalla controparte (art. 58 cpv. 1 CPC).

 

III.  Sulle
spese processuali e le ripetibili

 

                                15.   Le spese dell'attuale giudizio seguono la vicendevole soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC). L'appellante soccombe sulla restituzione dei gioielli e
dell'orologio __________ (consid. 4), come pure sulla liquidazione del “pilastro
3b”, mentre ottiene causa vinta sulle modalità di scioglimento del “pilastro 3a”
(consid. 5), così come sulla soppressione o riduzione del contributo alimentare
per la moglie (consid. 12 e 14). Su quest'ultimo punto, tuttavia, la decisione
si deve anche alla sopravvenuta modifica radicale della situazione economica di
lui, sulla quale l'attrice non ha avuto influsso. Nel complesso quindi, senza
dimenticare che la causa verte sul diritto di famiglia (art. 107 cpv. 1 lett. c
CPC), si giustifica di porre equitativamente le spese a carico delle parti in
ragione di metà ciascuno e di compensare le ripetibili.

 

                                         L'esito dell'attuale
giudizio impone anche una modifica del dispo­sitivo sulle spese di prima sede (ripartite
per tre quinti a carico di AP 1 e per il resto a carico di AO 1) e le
ripetibili (fr. 3000.– a carico del convenuto), che segue identica sorte. Il
Pretore ha dovuto statuire infatti anche sul contributo alimentare per la
figlia, che l'attrice rivendicava in fr. 1922.– mensili (oltre assegni familiari: sopra, lett. E) e che il padre
limitava a fr. 1790.– mensili (assegni familiari compresi) fino alla maggiore età (sopra, lett. D). Inoltre
l'interessato si opponeva integralmente alla liquidazione del “terzo
pilastro” (sopra, consid. 5) e – almeno in parte – alla riconsegna degli
oggetti elencati dalla moglie (consid. 4), come pure a ogni contributo
alimentare per l'attrice ch'essa rivendicava in fr. 5000.– mensili vita natural
durante.

IV. Sulle
richieste di gratuito patrocinio 

 

                                16.   L'appellante sollecita
il gratuito patrocinio davanti a questa Camera, anche se il certificato municipale
accluso alla lettera del 31 agosto 2018, privo del timbro, non datato e
apparentemente firmato dal solo richiedente, è destinato alla Pretura della
giurisdizione di Mendrisio Sud (doc. 6 di appello). Per quel che riguarda l'esenzione
dalle spese processuali, la richiesta è senza oggetto, giacché tali spese sono
già state da lui anticipate (Rüegg/Rüegg
in: Basler Kommentar, ZPO, 3ª edizione, n. 5 ad art. 118; Huber in:
Brunner/Gas­ser/Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, 2ª edizione,
n. 11 ad art. 119; Trezzini in: Commentario
pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 1, 2ª edizione,
n. 37 ad art. 119).

 

                                         Per quel che è dei costi
di patrocinio, la richiesta di assistenza giudiziaria copre unicamente – come
di regola – il periodo successivo alla sua introduzione, non ravvisandosi in
concreto eccezioni nel senso del­l'art. 119 cpv. 4 CPC. Contestualmente al­l'introduzione
della richiesta il legale di AP 1 ha aggiornato, su invito di questa Camera, la
situazione economica del patrocinato e prodotto la documentazione per l'ottenimento
del beneficio. L'indigenza del­l'interessato, contro il quale pendono
esecuzioni per circa fr. 2 000 0000.– (doc. 5 di appello), appare verosimile. Né
poteva dirsi sin dall'inizio sprovvisto di possibilità di successo l'appello da
lui introdotto (art. 117 lett. b CPC). Ora, un avvocato sollecito e
speditivo avrebbe verosimilmente profuso nell'assolvimento del complemento del
31 agosto 2018 di un'ora di lavoro (retribuita fr. 180.–: art. 4 cpv. 1 del
regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza
giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili: RL 178.310), cui si può
aggiungere una mezz'ora per le prestazioni accessorie (telefonate, comunicazioni),
le spese fisse (10%) e l'IVA. L'indennità di patrocinio va stabilita così in
complessivi fr. 300.–. Entro tali limiti la richiesta di gratuito patrocinio va
accolta.

 

                                17.   Il gratuito patrocinio
postulato da AO 1 davanti a questa Camera il 3 settembre 2018 merita a sua
volta accoglimento. Al beneficio della pubblica assistenza e priva di sostanza
fruibile, l'attrice versa in gravi ristrettezze (art. 117 lett. a CPC). Il
complemento istruttorio a essa richiesto è stato ordinato inoltre da questa Camera,
fermo restando che non soccorrono eccezioni per concedere il beneficio con
effetto retroattivo (art. 119 cpv. 4 CPC). L'onorario del patrocinatore,
stabilito in base all'art. 4 cpv. 1 del noto regolamento, tiene conto
delle prestazioni eseguite per il complemento del 3 settembre 2018, che vanno
retribuite in ugual misura di quelle riconosciute al legale della controparte. 

 

V.  Sui rimedi giuridici a livello federale

 

                                18.   Circa i rimedi
esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge ampiamente
la soglia di fr. 30 000.– ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   Nella misura in cui non è
divenuto privo di oggetto, l'appello è parzialmente accolto, nel senso che la
sentenza impugnata è riformata come segue: 

1.6      AP 1 è condannato a versare in via anticipata a AO 1,
entro il 5 di ogni mese, un contributo alimentare di fr. 230.– mensili dal
termine del percorso scolastico o professionale della figlia V__________ fino
al pensionamento di AO 1.

1.8.3   In liquidazione della polizza di
“terzo pilastro 3a” (“Assicurazione sulla vita mista” n. C9__________,
intestata a AP 1) l'A__________ SA trasferirà su un conto di previdenza indicato
da AO 1 la somma di fr. 44 889.– con interessi al 5% dal passaggio in giudicato
del presente dispositivo.

           In liquidazione delle polizze
di “terzo pilastro 3b” (P__________ n. 05__________, P__________ n. 07__________,
P__________ n. 06__________ e S__________ n. 96__________) AP 1 è
condannato a versare a AO 1 fr. 73 632.– con interessi al 5% dal passaggio in giudicato
del presente dispositivo.

2.        La tassa di giustizia, di fr.
10 000.–, e le spese sono poste a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   II.   Le
spese di appello di fr. 7000.–, da anticipare da AP 1, sono poste a carico delle
parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                  III.   AP
1 è ammesso al beneficio del gratuito patrocinio in appello da parte dell'avv. PA
1 per le prestazioni eseguite il 31 agosto 2018. Lo Stato del Cantone Ticino
verserà per lui al patrocinatore d'ufficio un'indennità di fr. 300.–.

 

                                 IV.   AO
1 è ammessa al beneficio del gratuito patrocinio in appello da parte dell'avv. PA
2 per le prestazioni eseguite il 3 settembre 2018. Lo Stato del Cantone Ticino
verserà per lei al patrocinatore d'ufficio un'indennità di fr. 300.–.

 

                                  V.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.   ; 

  – avv.   ; 

                                      –  
  

      (in
  estratto, dispositivo n. I/1.8.3, dopo il passaggio in giudicato); 

  – Stato del Cantone Ticino, Ufficio
  dell'incasso e delle pene alternative, Bellinzona (consid. 16 e 17 e
  dispositivi II, III e IV).

  

Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

Per la prima Camera civile del
Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale
federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti
l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).