# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71923543-7926-548f-8359-386eb4a51b9b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-04-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.04.2006 35.2005.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-73_2006-04-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.73

   

  rs/td

  	
  Lugano

  20 aprile
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 8 giugno
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 15 luglio
2002 RI 1 - allora dipendente della __________ in qualità di manovale e,
perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 - è scivolato
da un ponteggio ed è caduto a terra appoggiando i polsi (cfr. Fascicolo atti n.
2 doc. 1).

                                         Egli ha
riportato la frattura del terzo medio scafoideo sia del polso destro che del
polso sinistro (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 10).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha regolarmente
versato le prestazioni di legge.

                               1.2.   Il 3
dicembre 2002 l’assicurato si è sottoposto, presso il __________ di __________,
al risanamento della pseudo-artrosi scafoidea a sinistra e il 18 marzo 2003 a
destra (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 25, 29, 42, 44).

 

                                         Il 16
marzo 2004 il Prof. Dr. med. __________, specialista in chirurgia ortopedica,
che ha eseguito gli interventi appena menzionati, ha proceduto all’asportazione
del materiale di osteosintesi al polso destro, nonché alla resezione del
processo stiloideo radiale e l’asportazione di osteofiti marginali dell’osso
scafoideo (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 103).

 

                                         Il
tentativo di riprendere il lavoro presso la __________, seppur collaborando per
quel tanto che gli era possibile, è fallito sia precedentemente all’operazione
del 16 marzo 2004, e meglio nel mese di novembre 2003 (cfr. Fascicolo atti n. 2
doc. 79), che successivamente, ossia nel mese di maggio 2004 (cfr. Fascicolo
atti n. 2 doc. 106).

 

                               1.3.   RI 1, il 26
agosto 2004, ha subito un nuovo infortunio, più precisamente è scivolato,
fratturandosi la clavicola destra, mentre stava cercando funghi non lontano da
casa (cfr. Fascicolo atti n. 1).

 

                                         L’CO 1 ha
assunto anche questo caso (cfr. Fascicolo atti n. 1).

 

                                         In
relazione esclusivamente a questo evento traumatico l’assicurato ha ritrovato
la completa abilità lavorativa a decorrere dal 1° dicembre 2004 (cfr. Fascicolo
atti n. 2 doc. 133).

 

                               1.4.   L’assicurazione
invalidità, alla fine del 2004, non ha riconosciuto ad RI 1 il diritto a una
riqualifica professionale (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 124, 133).

                                         Con
decisione del 26 gennaio 2005 l’Ufficio AI per gli assicurati residenti
all’estero ha in ogni caso assegnato all’assicurato una rendita intera di invalidità
limitata nel tempo, ossia dal 1° luglio 2003 al 30 settembre 2004 (cfr. Fascicolo
atti n. 2 doc. 149).

 

                               1.5.   Alla
chiusura del caso relativo al sinistro del mese di luglio 2002, l’CO 1, con
decisione formale dell’11 marzo 2005, ha posto l’assicurato al beneficio di una
rendita di invalidità del 21% a decorrere dal 1° dicembre 2004 e di
un’indennità per menomazione dell’integrità del 7.5% (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc.
161).

 

                                         Contro
tale provvedimento il RA 1, per conto di RI 1, il 29 marzo 2005 ha interposto
opposizione, allegando tre rapporti medici del 2 febbraio 2004, 7 maggio 2004 e
24 febbraio 2005 allestiti dal Dr. med. __________, spec. FMH in medicina
interna, (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 163). 

                                         A
complemento dell’opposizione il rappresentante dell’assicurato, il 20 aprile
2005, ha trasmesso all’Istituto assicuratore una relazione medica del 18 aprile
2005 del Dott. __________, medico chirurgo, spec. in chirurgia plastica e
ricostruttiva, dirigente medico in chirurgia plastica e della mano presso
l’Ospedale __________ di __________ (I) (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 165).

 

                                         L’CO 1,
con decisione su opposizione dell’8 giugno 2005, ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. A1).

 

                               1.6.   Con ricorso
del 9 settembre 2005 l’assicurato, sempre rappresentato dal RA 1, ha chiesto la
concessione di una rendita di invalidità con grado pari al 30% e un’IMI del
12%. All’impugnativa è stato annesso un ulteriore rapporto medico del Dr. med. __________
del 25 agosto 2005 (cfr. doc. A3).

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali l’interessato ha addotto:

 

" 
(…)

L’assicurato RI 1 ha
svolto la propria attività retribuita in Svizzera con qualifica di muratore. In
data 15/07/2002 il nostro assistito subisce un infortunio con frattura traversa
del III medio dello scafoide destro e sinistro.

 

Nonostante i forti dolori
ai polsi, l'interessato ha proseguito a lavorare per circa due mesi, fino a
quando i dolori hanno reso insostenibile l'attività lavorativa.

 

Si rivolse al proprio
medico curante il quale fece sostenere delle radiografie delle mani, dove
apparivano segni visibili di fratture. Una successiva TAC ai polsi diagnosticò
la frattura di entrambi gli scafoidi.

 

La CO 1 si prese carico le
cure e la perdita della capacità di guadagno, in particolare venne deciso di
intervenire chirurgicamente ad entrambi i polsi, il primo intervento avvenne il
04/12/2002, mentre il secondo il 17/03/2003, entrambi a __________.

 

Purtroppo i due interventi
non hanno potuto migliorare la situazione, infatti il nostro assistito è stato
sottoposto a due ulteriori interventi, il primo a ottobre 2003, il secondo a
marzo 2004, in quanto da esami radiografici era stata evidenziata una frattura
consolidata, tuttavia con consolidamento era soltanto parziale.

 

Attualmente il nostro
assistito presenta alla mano sinistra un marcato dolore alla digitopressione
nella zona carpica, deficit funzionale della mobilità flessione/estensione
30-0-45°, flessione ulnare/radiale 20-0-12°. Anche alla mano destra presenta
dolore intenso alla palpazione della zona radio-carpica e su tutto il polso.
Deficit funzionale alla flesso/estensione 30-0-45° gradi, alla flessione
ulnare/radiale 20-0-20° gradi (perizia dott. __________ del 25/08/2005,
allegata).

 

CONSIDERANDI

 

Condividiamo pienamente
quanto attestato dal medico __________ CO 1 in merito alla totale incapacità
lavorativa nel settore dell'edilizia.

 

Per contro riteniamo che
anche in attività medio-leggere sono presenti importanti limitazioni come
evidenziato dal dottor __________ nella propria perizia, infatti l'opponente ha
tentato con impegno una ripresa dell'attività lavorativa in attività più
leggere, come ad esempio aiuto elettricista, autista addetto alle consegne,
pulitore in un autolavaggio, riscontrando comunque una chiara limitazione della
capacità di guadagno in tali professioni, variabile tra il 30% ed il 50%,
rispetto ad una persona senza problemi di salute.

 

Sarebbero di conseguenza
unicamente esigibili attività lavorative leggere che non comportino la
necessità di sollevare pesi superiori ai 10-20 kg., oppure che richiedano
particolare uso delle mani.

 

Alla luce di quanto sopra
esposto riteniamo alquanto improbabile una valutazione teorica di una capacità
di guadagno pari a Fr. 44'701, come invece attestato dall'assicurazione CO 1.

 

In considerazione delle
importanti limitazioni fisiche, è nostra convinzione che il nostro assistito
possa aspirare ad un guadagno medio-teorico non superiore a 40'000." (Doc.
I)

 

                               1.7.   L’CO 1,
prima di redigere la risposta di causa, ha nuovamente sottoposto il caso al
proprio servizio medico (cfr. doc. III). Il Dr. med. __________ si è
pronunciato in merito il 28 settembre 2005 (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 167).

 

                                         L’assicuratore
LAINF, in risposta, ha poi postulato l’integrale reiezione del ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
doc. V).

 

                               1.8.   Il
rappresentante dell’assicurato, l’8 novembre 2005, ha formulato alcune
osservazioni e ha inviato della documentazione, peraltro già agli atti (cfr.
doc. VII, B1, B2).

 

                               1.9.   L’CO 1 si è
pronunciato in merito con scritto del 24 novembre 2005 (cfr. doc. IX), che è
stato trasmesso per conoscenza al RA 1 (cfr. doc. X).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L’oggetto
della lite è circoscritto all’entità della rendita di invalidità,
rispettivamente dell’indennità per menomazione dell’integrità, spettanti
all’assicurato.

 

                               2.3.   Il 1° giugno
2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione
Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri,
dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in
particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale
(art. 8 ALC).

 

                                         L'ALC si
applica alla presente fattispecie, visto che l’evento infortunistico è avvenuto
il 15 luglio 2002 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo
2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5).

                                         I
presupposti materiali per stabilire il grado di invalidità e dell’IMI si
determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero. 

                                         Infatti,
anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n.
1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai
loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1
cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio
2005 nella causa D., U 271/03, consid. 1.3.). Così, in virtù dell'art. 53 del
Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un
infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato
competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova
l'istituzione competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate
dall'istituzione competente secondo le disposizioni della legislazione di tale
Stato come se l'interessato risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, RI 1 era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è
l’CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento determinante, ad
esercitare esclusivamente un'attività subordinata in territorio elvetico ed
essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale Stato (art. 13
n. 2 lett. a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U
76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero per la determinazione del grado
dell’invalidità e della menomazione dell’integrità presentate dal ricorrente.

 

                               2.4.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Per
quanto attiene al diritto materiale, il giudice delle assicurazioni sociali,
dal profilo temporale, applica di principio le relative norme in vigore al
momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF
130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid.
1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno 2004 nella causa L., H 6/04;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
su opposizione contestata (cfr. STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U
417/04, consid. 1.1.; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366 consid.
1b; qui: il 7 dicembre 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza sono
delle prestazioni (rendita di invalidità e IMI) il cui diritto è insorto nel
mese di dicembre 2004, ossia posteriormente al 31 dicembre 2002, tornano
applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1°
gennaio 2003.

 

                               2.5.   Rendita
di invalidità

 

                            2.5.1.   Definizione
dell'invalidità

 

                                         Giusta
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

                                         Due sono
dunque di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale adeguato (fattore causale).

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci per giunta un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.5.2.   Commisurazione
dell'invalidità

 

                                         Giacché
il danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione
causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la
seconda.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b). 

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

"  Se a
causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo
l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente
dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti per valutare il grado d'in­validità
i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di una danno
alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.5.3.   Nella
presente fattispecie, la questione relativa alla valutazione medica
dell'esigibilità lavorativa è oggetto di contestazione fra le parti.

 

                                         Da un
canto, l’assicuratore LAINF convenuto - fondandosi essenzialmente sulle
risultanze della visita medica __________ del 16 giugno 2004 eseguita dal Dr.
med. __________, spec. FMH in chirurgia (cfr. Fascicolo atti n. 2: doc. 114) -
ha dichiarato l’assicurato in grado di svolgere sull’arco dell’intera giornata
e con rendimento normale un’attività più leggera rispetto a quella originaria
di manovale nel settore dell’edilizia.

 

                                         D’altro
canto, il ricorrente sostiene, con riferimento alle attestazioni del Dr. med. __________,
spec. FMH in medicina interna, e del Dott. __________, medico chirurgo, spec.
in chirurgia plastica e ricostruttiva, dirigente medico in chirurgia plastica e
della mano presso l’Ospedale __________ di __________ (__________), che il
danno alla salute dovuto all’infortunio del 2002 gli impedirebbe di svolgere al
100% anche un’attività medio-leggera e che sarebbero unicamente esigibili
attività lavorative leggere che non comportino il sollevamento di pesi
superiori ai 10-20 kg oppure un particolare uso delle mani (cfr. doc. I).

 

                                         Dapprima
occorre evidenziare che il decorso post-infortunistico è stato caratterizzato
da persistenti disturbi ai due polsi.

                                         L’assicurato
è conseguentemente stato sottoposto al risanamento della pseudo-artrosi
scafoidea a sinistra il 3 dicembre 2002 e a destra il 18 marzo 2003. 

                                         Tali
interventi sono stati eseguiti dal Prof. Dr. med. __________, specialista in
chirurgia ortopedica presso il __________ di __________ (cfr. Fascicolo atti n.
2 doc. 25, 29, 42, 44).

                                         Durante
il controllo del 14 gennaio 2004 lo specialista ha constatato che, nonostante
la pseudo-artrosi scafoidea bilaterale si fosse consolidata, l’assicurato
accusava ancora dolori al polso destro, la cui mobilità era effettivamente
ancora limitata. La funzione dell’articolazione della mano sinistra era, per
contro, adeguata. Il Prof. Dr. med. __________, pertanto, pur sottolineando una
certa discrepanza fra i disturbi soggettivamente lamentati e i reperti
oggettivi, ha proposto un’ulteriore operazione alla mano destra (cfr. Fascicolo
atti n. 2 doc. 90).

                                         Il 16
marzo 2004 il medico ha, così, proceduto all’asportazione del materiale di
osteosintesi al polso destro, nonché alla resezione del processo stiloideo
radiale e all’asportazione di osteofiti marginali dell’osso scafoideo (cfr.
Fascicolo atti n. 2 doc. 103).

                                         Dal
certificato medico intermedio LAINF del 15 aprile 2004, compilato dal Prof. Dr.
med. __________, emerge che il 1° aprile 2004, allorché lo specialista ha controllato
l’insorgente al quale sono stati tolti i punti dell’intervento del 16 marzo
2004, le cicatrici non erano irritate e dal profilo radiologico lo scafoide era
completamente ricostruito (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 104).

 

                                         Il 6
maggio 2004 il ricorrente ha consultato a titolo privato il Dr. med. __________,
peraltro già interpellato alla fine del mese di gennaio 2004. Il medico ha, in
particolare, osservato:

 

" 
(…)

Clinicamente la situazione
relativa al polso sin. è sovrapponibile a quanto potei constatare in occasione
della precedente visita del 30.01.2004.

 

Per quanto riguarda il
polso dx. attualmente le cicatrici sono calme, vi è stato sicuramente un
miglioramento per quanto riguarda la flessione ulnare/radiale, attualmente
30-0-20°; pure leggermente diminuito il dolore alla palpazione nella zona della
tabacchiera.

Attualmente la forza di
prensione delle mani è praticamente simmetrica con paziente in grado di
comprimere il manicotto del manometro a ca. 170 mm Hg sia a dx. che a sin. (per
paragone ho potuto comprimere il manicotto a 300 mm Hg con la mia mano dx.).

 

Ho avuto un colloquio
telefonico col Prof. __________ a __________, informandolo della visita odierna
e dell'insuccesso della ripresa lavorativa al 50%. Egli propone dunque una
nuova visita del medico __________ della CO 1 al fine di meglio valutare la
capacità lavorativa attuale nella professione di muratore e valutare anche la
prospettiva di un provvedimento di riqualifica professionale.

Personalmente ritengo
alquanto improbabile che il sig. RI 1 possa continuare a lavorare, a praticare
un lavoro che richieda importanti e continui sforzi alle mani. Mi sembrerebbe
dunque appropriato un cambio di professione." (Fascicolo atti n. 2 Doc.
109)

 

                                         Il 30 gennaio
2004 il Dr. med. __________, relativamente al polso sinistro, aveva constatato
una mobilità in flesso/estensione 68-0-55°, uno spiccato dolore alla palpazione
nella zona della tabacchiera e assenza di tumefazione. La forza di prensione
della mano sinistra con manicotto del manometro era di 120 mm (per paragone il
medico ha potuto comprimere il manicotto 220 MM Hg con la mano sinistra;
Fascicolo atti n. 2 doc. 98).

 

                                         Dal
rapporto attinente alla visita __________ del 16 giugno 2004, allestito dal Dr.
med. __________, relativamente alla valutazione dello stato di salute dei polsi
dell’assicurato e dell’esigibilità del lavoro, si evince:

 

" 
(…)

In occasione della visita
odierna documentiamo un completo raggio di mobilità al polso sinistro,
nessun segno di miotrofia muscolare, nessuna reazione tendinitica o
epicondilitica, nessuna reazione antalgica, nemmeno al carico.

Questo combacia con la
consolidazione completa della frattura scafoidea sinistra, avvenuta senza
posizione viziosa e senza nota artrosica secondaria.

 

Da questa parte non è
indicata l'AMO.

Il tutto collimava anche
con la forza bruta normale all'arto superiore sinistro (di 44 kp).

 

In merito al polso destro,
allo stato presente documentiamo un deficit d'estensione e flessione di 15°,
mentre rimangono simmetriche la duzione radiale e ulnare.

Anche da questa parte sono
assenti dei segni miatrofici, tendinitici o epicondilitici.

La forza bruta massima a
destra è diminuita nella misura del 15% rispetto al lato opposto. Nessuna
differenza è invece costatabile alla presa di pinza (pollice-indice 11 kp a
destra e a sinistra). Una reazione antalgica viene provocata ai gradi estremi
sia dell'estensione sia flessione del polso destro.

L'assicurato tuttavia
riesce ad alzare dei pesi/mattoni fino al peso complessivo di 8 kg, fino
all'altezza di 90 cm con al mano destra sola.

L'assicurato allo stato
attuale non necessita più di ulteriori cure specifiche, né dei controlli
medici. 

 

Per dei lavori gravosi, il
signor RI 1 può ricorrere ad una polsiera adatta (rilasciata una rispettiva
ricetta).

 

L'assicurato viene
dichiarato abile al lavoro nella misura massima possibile,
dall'1.7.2004, per cui sarà preciso il nostro servizio competente.

 

 

ESIGIBILITÀ DI LAVORO

 

Le considerazioni seguenti
non tengono conto dei fattori psico-sociali e socio-economici, come scolarità,
motivazione, situazione sul mercato di lavoro.

 

Per le conseguenze dirette
dell'infortunio del 15.7.2002, l'assicurato non è più idoneo a svolgere in
misura normale le mansioni pesanti di manovale in edilizia.

Il signor RI 1 invece può
lavorare nella misura del 100%, sull'arco di tutta la giornata, senza pause
supplementari, quindi con rendimento del 100%, rispettando le limitazioni
sottostanti.

L'assicurato può sollevare
e portare, impiegando ambedue le braccia, dei pesi di 25 kg al massimo, fino
all'altezza dei fianchi (fino a 10 kg oltre l'altezza del petto).

Può lavorare sopra la
testa, utilizzare degli strumenti di precisione.

Nessuna limitazione quindi
per quanto riguarda la precisione dei movimenti delle dita.

L'assicurato può lavorare
in piedi, inginocchiato, accovacciato, con la schiena chinata, anche in modo
duraturo.

Può camminare per lunghi
tragitti, anche su del terreno accidentato.

Può salire le scale, anche
a pioli.

Può lavorare su delle impalcature.

Può stare in equilibrio e
guidare normalmente i mezzi motorizzati (categoria B).

L'assicurato non è più
idoneo a lavorare con la pala, mazza, picco, demolitore pneumatico (di grande
dimensione). Può utilizzare attrezzature da elettricista (cacciavite, pinze e
simili)." (Fascicolo atti n. 2 Doc. 114)

 

                                         Il 16
giugno 2004 sono state pure effettuate, presso l’Istituto Radiologico __________
di __________, delle radiografie ai polsi del ricorrente che hanno messo in
luce, per quanto concerne il polso destro, un contenuto minerale comparabile a
quello delle ossa circostanti senza visualizzazione di focolai di
demineralizzazione. Al riguardo il Dr. med. __________ ha indicato un’evoluzione
favorevole. 

                                         In
relazione al polso sinistro, è stato riscontrato uno stato dopo frattura e
osteosintesi della navicolare con vite in sito e l’avanzamento della
consolidazione (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 116).

 

                                         Il 24
febbraio 2005 l’assicurato è stato nuovamente visitato dal Dr. med. __________,
il quale si è così espresso:

 

" 
(…)

A poco più di trenta mesi
dall'infortunio il signor RI 1 presenta sempre algie ad entrambi i polsi, di
intensità più o meno simmetrica avente un carattere chiaramente meccanico, non
presenti in condizioni di riposo. Egli non è più in grado naturalmente di
svolgere lavori che richiedano un impegno fisico moderato a elevato, può
teoricamente svolgere lavori che richiedono un impegno fisico leggero a
moderato, ma non in modo continuo.

Clinicamente vi è una
limitazione della funzionalità di grado lieve a moderato delle articolazioni di
entrambi i polsi, più pronunciata leggermente a destra. Vi è pure una lieve
limitazione nella forza di prensione di entrambe le mani.

Il problema principale è
costituito dal fatto che anche per una tipologia di lavoro più congrua allo
stato di salute, egli non è in grado di assicurare un rendimento costante e
continuativo causa sopraggiungere di algia ad entrambe i polsi che lo
costringono a sospendere momentaneamente l'attività lavorativa." (Fascicolo
atti n. 2 doc. 163)

 

                                         Il
ricorrente, a seguito della decisione formale dell’11 marzo 2005 con cui gli è
stata assegnata una rendita di invalidità del 21% (cfr. Fascicolo atti n. 2
doc. 161), ha consultato il Dott. __________, chirurgo plastico e della mano
presso l’Ospedale __________ di __________ (__________).

                                         Dal
relativo referto del 18 aprile 2005 emerge:

 

" 
(…)

In seguito alla visita da
me effettuata il sig. RI 1 presenta postumi di trauma contusivo polso
bilaterale con frattura dello scafoide carpale bilaterale evoluta in
pseudoartrosi e che ha necessitato di un intervento chirurgico sempre
bilateralmente, insorto in seguito ad incidente sul lavoro.

Attualmente presenta sindromi
dolorose residue locali, limitazione della mobilità articolare con rigidità
postuma ed anchilosi articolari, nonché esiti cicatriziali multipli artuali.

Residuano dolore al polso
bilaterale con limitazione funzionale ed articolare, nonché dolore e sindrome
algo-disfunzionale a livello delle anche bilateralmente in sede di prelievo
osseo eseguito durante intervento chirurgico; tali sintomi appaiono molto
limitanti, in particolare per ciò che concerne il carpo, poiché essendo il
paziente un lavoratore manuale è costretto nella sua attività all'utilizzo
costante delle mani che sono sottoposte anche a sforzi importanti e prolungati,
pratica nella quale incontra soggettive ed oggettive difficoltà, pertanto tali
postumi appaiono maggiormente invalidanti rispetto alla norma.

 

Il paziente presenta
inoltre una riduzione della capacità lavorativa generica, in generale, e della
capacità lavorativa specifica, in particolare, pari al 30%, essendo il paziente
un muratore, quindi costretto nella sua attività lavorativa ad una serie di
attività manuali, anche intense e faticose, pratica nella quale riscontra oggettive
difficoltà visti i deficit residui di movimenti del polso bilateralmente,
associati a dolore locale, nonché presenta evidenti difficoltà a rimanere a
lungo in posizione eretta, situazione molto spesso necessaria nel suo lavoro, a
causa di persistente dolore con instabilità conseguente alle anche
bilateralmente." (Fascicolo atti n. 2 doc. 165=doc. B2)

 

                                         Con il
ricorso avverso la decisione su opposizione dell’8 giugno 2005, che ha
confermato il contenuto del primo provvedimento emesso dall’CO 1 nel mese di
marzo 2005 (cfr. doc. A1), è stato, inoltre, trasmesso un rapporto del 25
agosto 2005 del Dr. med. __________.

                                         Il medico
ha precisato:

 

" 
(…)

Paziente in discreto stato
generale, afebbrile.

Stato locale mano
sinistra: marcato dolore alla digitopressione nella zona carpica, in
particolare dello scafoide. Deficit funzionale della mobilità,
flessione/estensione 30-0-45°, flessione ulnare/radiale 20-0-12°.

Spiccato dolore anche alla
palpazione della zona tabacchiera. Tinnel e Phalen negativi.

Stato locale mano destra:
dolore intenso alla palpazione dell'articolazione radio-carpica, e praticamente
di tutta la zona del polso. Deficit funzionale alla flesso/estensione 30-0-45°
gradi, alla flessione ulnare/radiale 20-0-20°.

 

Nel complesso deficit
funzionali leggermente peggiorati rispetto a precedente visita del 24.02.2005.

 

Discussione:

Il signor RI 1 presenta dunque
algie croniche a carico di entrambi i polsi in seguito a postumi di trauma con
fratture di entrambi le ossa scafoidi con evoluzione in pseudo-artrosi,
necessitanti ad entrambi gli arti superiori di intervento di stabilizzazione
della pseudo-artrosi.

Il signor RI 1 presenta
una importante limitazione funzionale ad entrambi gli arti superiori che
condizionano in maniera importante la sua capacità lavorativa. Un lavoro come
quello precedente svolto di muratore o altri lavori che necessitano di un
impegno fisico moderato a importante sono praticamente esclusi. Egli ha provato
con abnegazione a svolgere altri lavori come quello di aiuto-elettricista, autista
addetto alle consegne (di furgone), pulitore in autolavaggio, nelle quali ha
comunque una chiara limitazione valutabile tra il 30% e il 50%.

Delle attività lavorative
congrue con il suo stato di salute potrei ad esempio indicare quella di
benzinaio, custode con eventualmente mansioni in leggeri lavori di
manutenzione, cassiere, postino, tuttavia con limitazione di 10-20 kg per
quanto riguarda il trasporto di pesi. È auspicabile a mio avviso un
provvedimento professionale per un cambio di professione." (Doc. A3)

 

                                         L’CO 1 ha
sottoposto tale documento al Dr. med. __________, il quale il 28 settembre 2005
ha rilasciato il seguente apprezzamento medico:

 

" 
(…)

Effettivamente salta all'occhio una lampante
differenza fra i risultati del 16.6.2004 e del 25.8.2005, visto che in
occasione dell'esame di __________ non abbiamo più riscontrato alcun postumo
invalidante oggettivo a livello del polso sinistro, nemmeno una reazione
antalgica sotto carico/mobilizzazione attiva e passiva del polso.

Segnatamente risultano normali sia la mobilità
sia il quadro radiologico e la forza bruta, al polso si­nistro.

Non è quindi comprensibile il giudizio di algie croniche di "entrambi i
polsi" né "l'importante limita­zione funzionale ad entrambi
gli arti superiori".

Dal rapporto del dott. __________ traspare
chiaramente che nella sua valutazione dell'esigibilità di la­voro si è basato
principalmente sui disturbi soggettivi, risp. le indicazioni anamnestiche.

Il compito di un perito invece è di stabilire che
cosa effettivamente è esigibile da un assicurato e non solo che
cosa desidererebbe il cliente.

Il dott. __________ giudica una limitazione per
l'alzare dei pesi fra 10 e 20 kg senza ulteriore motiva­zione e senza aver
fatto delle misurazioni al riguardo.

 

Nel nostro rapporto (basato su una visita
complessiva di quasi mezza giornata) è stato ben specifica­to che l'assicurato
può alzare dei pesi fino a 25 kg al massimo, fino all'altezza dei fianchi,
impiegan­do ambedue le braccia, invece fino a 10 kg per il livello oltre
l'altezza del petto. Simili differenziazioni mancano dal dott. __________,
benché necessarie, in quanto i dati devono esse­re applicabili alla
descrizione dei posti di lavoro, proposti in seguito da parte
dell'amministrazione. Anche a tale riguardo, purtroppo il dott. __________
rimane completamente silente, risp. non si pro­nuncia sulle specifiche attività
elencate (nel documento 151, e sicuramente a disposizione del medi­co).

 

In base ai nostri risultati clinici e
strumentali, pure quantificati, del 16.6.2004, l'assicurato può svol­gere il
mestiere di magazziniere-fattorino delle officine meccaniche (__________), nella misura del 100%.

Lo stesso vale per l'attività di cassiere del
negozio __________, come al __________.

Anche per il posto di service-man del garage d'auto
(__________di __________), sono applicabili tutti i criteri dell'assicurato, in
modo da poter rendere in misura normale.

Questo include anche il lavaggio delle
automobili.

 

Il signor RI 1 potrebbe essere impiegato anche
quale operaio di fabbrica (__________), risp. per preparazione, assemblaggio,
verniciatura e montaggio di mobili in metallo per uffici, in quanto rispettati
tutti i limiti di sforzo/peso.

In sintesi l'RA 1 postula delle residuali
patologie, nemmeno sostenute da parte del dott. __________. Quest'ultimo fa
elenco di una serie di mestieri, senza aver esaminato e tanto meno
quantificato le prestazioni fisiche del signor RI 1 e senza entrare nei
presupposti formulati dalla CO 1 (DPL), che costituiscono la base della rendita d'invalidità stabilita
(l'1.12.2004).

 

In sintesi la nuova documentazione prodotta dal RA
1 non modifica il contenuto della decisione su opposizione dell'8.6.2005,
segnatamente non cambia il tenore dell'esigibilità di lavoro e di riflesso
l'idoneità per tutti i mestieri elencati dettagliatamente dalla __________ (documento 151)." (Fascicolo atti n. 2
Doc. 167)

 

                                         Secondo
la costante giurisprudenza del TFA, l'autorità giudicante deve limitare l'esame
del caso alla situazione effettiva che si presenta all'epoca in cui è stata resa
la decisione su opposizione impugnata (fra le tante: STFA del 22 aprile 2005
nella causa S., U 417/04, consid. 1.1.; DTF 130 V 138; Pratique VSI 2003 pag.
282; STFA del 3 dicembre 2001 nella causa R., I 490/00; STFA del 9 ottobre 2001
nella causa C., U 213/01; STFA del 12 aprile 2001 nella causa M., I 561/00;
STFA del 22 febbraio 2001 nella causa J., I 30/99; DLA 2000 pag. 74; DTF 121 V
102; STFA del 6 dicembre 1991 in re C., pag. 5, non pubblicata; RCC 1989 pag.
123 consid. 3b; DTF 116 V 248 consid. 1a; DTF 112 V 93
consid. 3; DTF 109 V 179 consid. 1; DTF107 V 5 consid.
4a; DTF 105 V 141 consid. 1b), ritenuto che fatti verificatisi ulteriormente
possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione
anteriore alla decisione stessa (cfr. STFA 20 aprile 2005, nella causa C. R:, K
154/03, consid. 1.2.; RAMI 2001 pag. 101; STFA del 17 gennaio 2003 nella causa
A., I 134/02; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 31
maggio 2001 nella causa C., I 83/01; STFA 17 febbraio 1994 in re P., non
pubblicata, STFA 5 gennaio 1993 in re W. Schw., non pubblicata; STFA 1° marzo
1993 in re F., non pubblicata).

                                         Eccezionalmente,
il giudice può anche tener conto, per motivi d'economia procedurale, dei fatti
intervenuti posteriormente, a condizione che questi ultimi siano stabiliti in
modo sufficientemente preciso (RCC 1980 pag. 263) e siano suscettibili di
influenzare il giudizio (cfr. DTF 130 V 138; RCC 1989 pag. 123 consid. 3b, RCC
1974 pag. 192 consid. 4, RCC 1970 pag. 582 consid. 3; STCA 10 gennaio 1996
nella causa G.R. consid. 2.6.). 

 

                                         Nel caso
di specie le valutazioni mediche del 25 agosto 2005 e del 28 settembre 2005
formulate dal Dr. med. __________, rispettivamente dal Dr. med. __________ sono
posteriori all'emissione della decisione su opposizione impugnata. Esse,
tuttavia, sono state prodotte con l'intento di acclarare lo stato di salute dei
polsi dell’assicurato e la sua capacità lavorativa in relazione all’infortunio
del luglio 2002. La situazione del ricorrente non era del resto cambiata rispetto
al periodo antecedente l’8 giugno 2005. Pertanto tali documenti sono rilevanti
ai fini del presente giudizio. Essi sono suscettibili di mettere in evidenza
elementi di accertamento retrospettivo della situazione antecedente alla decisione
su opposizione (cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella causa L., U 299/02).

 

                            2.5.4.   Con il
proprio ricorso l’assicurato, adducendo che egli non può svolgere un lavoro che
richieda un impegno fisico anche medio-leggero, in particolare il sollevamento
di pesi superiori ai 10-20 kg, oppure un particolare uso delle mani, mette in
dubbio la fondatezza delle conclusioni a cui è pervenuto il medico __________,
Dr. med. __________ nel mese di giugno 2004, poi confermate dallo stesso medico
nel mese di settembre 2005, e ciò con riferimento alla documentazione medica
fornita dal medesimo, segnatamente ai referti dei dottori Dr. med. __________ e
__________ (cfr. doc. I, VII).

 

                                         In tale
contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza, in un
procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V
209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la
nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto valore probante, a
condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di
per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi
che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(cfr. anche Pratique VSI 2001 p. 108 segg.).

                                         In questo
contesto, il TFA ha peraltro precisato che i pareri redatti dai medici
dell'INSAI hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente
in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA
del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella
causa A., U 49/95).

 

                                         Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         A
proposito delle perizie di parte, in DTF 125 V 351, il TFA ha comunque
rilevato:

 

" 
dd) Was Parteigutachten anbelangt, rechtfertigt
der Umstand allein, dass eine ärztliche Stellungnahme von einer Partei
eingeholt und in das Verfahren eingebracht wird, nicht Zweifel an ihrem
Beweiswert (ZAK 1986 S. 189 Erw. 2a in fine)." (DTF
125 V 353)

 

(…)

 

  c) Wie bereits erwähnt (Erw. 3b/dd), enthält
auch ein Parteigutachten Äusserungen eines Sachverständigen, welche zur
Feststellung eines medizinischen Sachverhalts beweismässig beitragen können.
Daraus folgt indessen nicht, dass ein solches Gutachten den gleichen Rang wie
ein vom Gericht oder von einem Unfallversicherer nach dem vorgegebenen Verfahrensrecht
eingeholtes Gutachten besitzt. Es verpflichtet indessen - wie jede
substanziiert vorgetragene Einwendung gegen ein solches Gutachten - den
Richter, den von der Rechtsprechung aufgestellten Richtlinien für die
Beweiswürdigung folgend, zu prüfen, ob es in rechtserheblichen Fragen die
Auffassungen und Schlussfolgerungen des vom Gericht oder vom Unfallversicherer
förmlich bestellten Gutachters derart zu erschüttern vermag, dass davon
abzuweichen ist." (DTF 125 V 354)

 

                                         Al
riguardo cfr. pure Pratique VSI 2001 pag. 106 segg.

 

                            2.5.5.   In concreto,
attentamente esaminati gli atti di causa, il TCA ritiene che l’opinione del Dr.
med. __________, il quale, tenuto conto dei postumi ai polsi dell’infortunio
del 15 luglio 2002, ha considerato l’assicurato totalmente abile in un’attività
leggera che non implichi il sollevamento di pesi superiori a 25 kg fino
all’altezza dei fianchi e a 10 Kg oltre il petto, né l’utilizzo di una pala, mazza,
picco o demolitore pneumatico di grande dimensione - non è, per contro, stata
accertata alcuna limitazione per quanto riguarda la precisione dei movimenti
delle dita, il lavorare in piedi, inginocchiato, accovacciato, con la schiena
chinata, il camminare per lunghi tragitti anche su terreno accidentato, infine
il salire le scale o lavorare su impalcature (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc.
114) -, possa validamente costituire da supporto probatorio al giudizio che ora
lo occupa, senza che si riveli necessario procedere a ulteriori atti
istruttori.

                                          

                                         I
rapporti del 16 giugno 2004 e 28 settembre 2005 del Dr. med. __________ (cfr.
Fascicolo atti n. 2 doc. 114, 167; consid. 2.5.3.) non contengono
contraddizioni e presentano tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza
affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza
probante: in particolare, egli ha espresso la sua valutazione in modo chiaro,
motivato e convincente, dopo aver proceduto ad un esame approfondito del caso,
e meglio fondandosi sullo studio del dossier dell’assicurato, su un esame del
paziente che è stato accuratamente visitato il 16 giugno 2004 e sui referti
radiologici.

 

                                         Il parere
del medico __________ corrisponde, del resto, essenzialmente a quanto ventilato
nel mese di gennaio 2004 dal Prof. Dr. med. __________, che ha operato tre
volte l’insorgente (cfr. consid. 2.5.3.). Lo specialista aveva indicato che
successivamente all’intervento del marzo 2004 l’CO 1 avrebbe potuto valutare la
capacità lavorativa dell’assicurato e, nel caso in cui non avesse più potuto
svolgere l’attività di muratore, si sarebbe dovuta considerare un’attività più
leggera (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 90, 104).

 

                                         La tesi difesa dal Dr.
med. __________, nel mese di febbraio 2004, ossia che anche
nel caso di un lavoro adeguato allo stato di salute del ricorrente, questi non sarebbe
stato in grado di assicurare un rendimento costante e continuativo a causa del
sopraggiungere a entrambi i polsi di algia tale da costringerlo a sospendere
momentaneamente l’attività lavorativa (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 163), non
convince. 

                                         In primo
luogo, tale valutazione è stata espressa precedentemente all’intervento al
polso destro del marzo 2004 (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 102; consid.
2.5.3.).

                                         In
secondo luogo, lo stesso medico, il 25 agosto 2005, da un lato, ha indicato che
per l’assicurato è escluso l’esercizio del lavoro di muratore svolto in
precedenza, come pure di altre attività che necessitano di un impegno fisico da
moderato a importante e, in particolare ha specificato che in impieghi quali
l’aiuto elettricista, l’autista addetto alle consegne, il pulitore di
autolavaggio, che l’insorgente ha peraltro provato a svolgere, presenta una limitazione
del 30-50%. Dall’altro il dottor __________ ha però elencato in modo preciso, a
titolo esemplificativo, alcune professioni adeguate alle condizioni
dell’assicurato, come benzinaio, custode con mansioni leggere, cassiere,
postino. In proposito il sanitario ha unicamente indicato la limitazione del
trasporto di pesi a 10-20 kg, senza tuttavia segnalare per queste occupazioni
alcuna riduzione dell’abilità lavorativa (cfr. doc. A3).

 

                                         Al
riguardo va poi rilevato che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente
stabilito che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr.
STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un
valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al
suo paziente (cfr. RAMI
2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V
161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Nemmeno il parere espresso dal Dott. __________ è suscettibile di scalfire
il valore probante della valutazione del medico __________.

                                         In
effetti il Dott. __________ ha asserito che l’insorgente presenta “… una
riduzione della capacità lavorativa generica, in generale, e della capacità
lavorativa specifica, in particolare, pari al 30%” (cfr. Fascicolo atti n.
2 doc. 165=doc. B2). 

                                         Per
quanto riguarda la riduzione della capacità lavorativa specifica, il medico ha spiegato
che la stessa si riferisce alla professione di muratore intensa e faticosa
svolta dall’assicurato prima del sinistro del 2002. Questa affermazione è in perfetta
concordanza con quanto valutato dal Dr. med. __________, il quale ha
espressamente indicato che l’assicurato non è più idoneo a svolgere in misura
normale le mansioni pesanti di manovale nell’edilizia (cfr. Fascicolo atti n. 2
doc. 114).

                                         Relativamente,
invece, alla diminuzione dell’abilità lavorativa generica, il Dott. __________
non ha specificato cosa intenda per “generica”. Mai comunque egli ha
indicato un’inabilità parziale in attività leggere.

 

                                         D’altronde,
riguardo alla possibilità per l'assicurato di esercitare un'attività adeguata
alle sue condizioni di salute, è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno
giudicato in fattispecie analoghe, riguardanti assicurati anch'essi con
problematiche agli arti superiori.

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza del 7 agosto 2001 nella
causa K., U 240/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali
all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori
manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra,
nonché il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg, e pertanto ritenuto
praticamente monco di una mano:

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht erfolgreich
beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und
Überwachungsfunktionen eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321
Erw. 3b am Ende)."

                                         (STFA succitata, consid. 3b)

 

                                         In una
sentenza dell'11 settembre 2000 nella causa C.-F., inc. 35.1997.23 -
integralmente confermata dal TFA con sentenza dell'8 maggio 2002, U 449/00 - il
TCA ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che,
secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata
praticamente inutilizzabile, ad eccezione per delle prese a tre dita senza
forza. 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 febbraio 2003 nella causa P.-G., U 329/01 e U 330/01,
l'Alta Corte federale ha pure giudicato reintegrabile professionalmente,
un'assicurata, vittima di un grave politrauma, che, secondo l'avviso dei
medici, poteva ancora esercitare un'attività da svolgere in posizione
prevalentemente seduta e non comportante il sollevare, rispettivamente il trasportare
pesi anche solo relativamente importanti, così come l'utilizzo dell'arto
superiore destro in mansioni da eseguire al di sopra dell'orizzontale:

 

" 
(…).

La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in re W., I 401/01, consid. 4c). Si
tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale femminile non
qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una
sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in
cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare frequentemente
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna pure
considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente presumibile
buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR 1995 UV no.
35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4 aprile 2002 in re
W. consid. 4a-d). 

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285 consid. 3)." 

                                         (STFA
succitata, consid. 4.7)

 

                                         Infine,
in una sentenza del 14 aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2002.88, questa
Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere dal profilo
dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di sorveglianza, un
assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante deficit funzionale e
ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione attiva 100°,
abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo fino all'altezza
del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in corrispondenza
del territorio di innervazione del nervo ascellare", il medico di fiducia
dell'assicuratore aveva ritenuto, citiamo: "… limitato nelle attività
lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro al di sopra
della vita, scostato al tronco, così come nei movimenti di rotazione. Limitato
l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e contundenti.
Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente, sollevamento di pesi
solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo l'arto superiore destro
accostato al tronco" (cfr. STCA succitata, consid. 2.6.). 

 

                                         Il TCA
non ignora le difficoltà che presenta il mercato del lavoro svizzero. Tuttavia,
ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo
dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per
valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA 10 settembre 1998 nella
causa S. inedita; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p. 96; SVR 1995 UV
35 p. 106 consid. 5b e riferimenti). 

                                         Se,
malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non é
reperibile in concreto, questo é dovuto alla congiuntura del momento, per la
quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né
assicurazione contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a
rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332
consid. 3b, P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1995, p. 83). In tale
ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la disoccupazione.

                                         In questo
senso, è irrilevante il fatto che le ricerche di lavoro compiute dal ricorrente
(cfr. doc. C 1 – C 21) non siano state coronate da successo. 

 

                                         Parimenti
estranei all'invalidità sono l'età e la mancanza di formazione
dell'interessato, fattori che, di per sé, non possono influire sulla sua
determinazione. Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha, in
effetti, stabilito che l'assicurazione per l'invalidità - ma lo stesso vale
anche per l'assicurazione infortuni - non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (cfr. STFA del 9 maggio 2001 nella causa D., I 147/01 e del 2 dicembre 2002
nella causa C., U 388/01).

 

                                         Questa
Corte rileva infine che se è vero che il mercato del lavoro accessibile agli
assicurati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale è in
generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (cfr.
RCC 1989, p. 331 consid. 4a)), è altrettanto vero che nell'industria e
nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più
spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e
sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid.
3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3). 

                                         Anche in
questo ambito, vi sono delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari,
così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

 

                                         In simili
condizioni, il TCA deve concludere che, da un lato, l'assicurato non può più
svolgere la sua originaria professione di manovale edile, ma, dall'altro, è
totalmente abile in attività a lui confacenti.

 

                            2.5.6.   Il reddito
da non invalido è stato determinato dall'Istituto assicuratore
convenuto sulla base di informazioni direttamente raccolte presso l'ex datore
di lavoro dell'assicurato, __________ (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 143, 151,
153).

                                         L’insorgente
avrebbe guadagnato, nel 2004 (cfr., a questo pro-posito, DTF 128 V 174 = RAMI
2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse rimasto vittima dell’infortunio del
mese di luglio 2002, un importo annuo di fr. 56’858.10, così come indicato
dall'CO 1 nella decisione formale dell’11 marzo 2005 e nella decisione su
opposizione dell’8 giugno 2005 (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 161; A1). 

 

                                         Tale
importo non è stato contestato dall’assicurato.

 

                            2.5.7.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V
75ss. e in DTF 129 V 472ss..

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione
è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una
deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento: 

 

" 
(…).

Weil die Invaliditätsbemessung aufgrund
hypothetischer Vergleichseinkommen und unter Berücksichtigung des in Betracht
fallenden (ausgeglichenen) allgemeinen Arbeitsmarktes zu erfolgen hat, müssen
die DAP auch im konkreten Einzelfall repräsentativ sein. Es genügt daher nicht,
wenn lediglich ein einziger oder einige wenige zumutbare Arbeitsplätze
angegeben werden, weil es sich dabei sowohl hinsichtlich der Tätigkeit als auch
des bezahlten Lohnes um Sonder- oder Ausnahmefälle handeln kann. Unbeachtlich
ist, ob der Arbeitsplatz frei oder besetzt ist, weil die Invaliditätsbemessung
auf der Fiktion eines ausgeglichenen Arbeitsmarktes beruht (BGE110

V 276 Erw. 4b; AHI 1998 S. 291 Erw. 3b). Wenn die Vorinstanz eine Mindestzahl
von fünf zumutbaren Arbeitsplätzen voraussetzt, so erscheint dies in
quantitativer Hinsicht in der Regel als genügend. Im Hinblick auf die
geforderte Repräsentativität der DAP-Profile und der daraus abgeleiteten
Lohnangaben hat der Unfallversicherer im Sinne einer qualitativen Anforderung
jedoch, zusätzlich zur Auflage von mindestens fünf DAP-Blättern, Angaben zu
machen über die Gesamtzahl der aufgrund der gegebenen Behinderung in
Fragekommenden dokumentierten Arbeitsplätze, über den Höchst- und den
Tiefstlohn sowie über den Durchschnittslohn der dem jeweils verwendeten
Behinderungsprofil entsprechenden Gruppe. Damit wird auch die Überprüfung des
Auswahlermessens hinreichend ermöglicht, und zwar in dem Sinne, dass die
Kenntnis der dem verwendeten Behinderungsprofil entsprechenden Gesamtzahl
behinderungsbedingt in Frage kommender Arbeitsplätze sowie des Höchst-, Tiefst-
und Durchschnittslohnes im Bereich des Suchergebnisses eine zuverlässige
Beurteilung der von der SUVA verwendeten DAP-Löhne hinsichtlich ihrer
Repräsentativität erlaubt. Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass die
SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

(DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606),
nonché D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                            2.5.8.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le
più recenti, STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile
2002 nella causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli
assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre
2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n.
35 - successivamente confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA
del 17 aprile 2001 nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) -
sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale
di statistica, dottor __________, ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

 

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires
1996" pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di lavoratore
dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non discriminare
gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124

V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I.

(I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa K.
W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des Beschwerdegegners
(Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999
«Bassi salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle
condizioni  sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati
aggiornati sui livelli salariali nel nostro Cantone:

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per quell'anno,
eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi
regioni) si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera,
schema che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»."

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de salaires
entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se référer, pour
les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux salaires des
hommes. Il n'est pas question de se baser sur une valeur moyenne entre les
salaires des femmes et des hommes (…)."

(STCA succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B.

(inc. n. 35.2003.6), il TCA ha inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto
il principio della priorità dei dati statistici nazionali rispetto a quelli
regionali - in alcune sue pronunzie ha confermato il reddito da invalido
fissato sulla base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente
pubblicata in DTF 128

V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile l'applicazione dei dati
relativi alla regione "Svizzera orientale" (TA 13), siccome più
favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale

(cfr. consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische
Versicherungsgericht grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht,
ist vorliegend auch nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der
Beschwerdeführerin die tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde
gelegt worden sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato

(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00,

consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non
criticabile applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione
alle grandi regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I
474/00, del 27 marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in
re T. consid. 4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01, consid. 4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03,

consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                            2.5.9.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che in attività leggere che l'assicurato
sarebbe in grado di esercitare, e meglio l’operaio di fabbrica-cucitura presso
la __________ di __________, l’operaio magazziniere-fattorino presso la __________
di __________, il cassiere di negozio __________ presso __________ di __________,
il serviceman presso il __________ di __________ e l’operaio di fabbrica presso
la __________ di __________, i dipendenti di tali ditte percepivano in media,
nel 2004, un reddito annuo pari a fr. 44'700.80 (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 151).

                                         Alla luce
della giurisprudenza di cui alla DTF 129 V 472ss., le cinque DPL
prodotte in causa sono numericamente sufficienti 

                                         D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza evocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che
entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati
dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al Fascicolo atti n. 2 doc. 151 si
evince che i posti di lavoro che entrano in considerazione sono 49, che i
salari minimo e massimo ammontano, rispettivamente, a fr. 27’300.-- e a fr.
60'762.--, e infine che quello medio è di fr. 42'445.--. 

 

                                         Da quanto
precede, risulta che il reddito da invalido considerato dall’CO 1 (fr.
44'700.80) è soltanto leggermente superiore a questa media, e meglio di circa
il 5% (fr. 42'445.--), ragione per cui esso è rappresentativo. 

 

                                         L'Alta
Corte, in una sentenza del 27 gennaio 2005 nella causa C., U 42/04, ha
rilevato:

 

" 
4.3 La CNA a comparé le revenu sans invalidité de
71'500 fr. - non contesté -  à un revenu d'invalide de l'ordre de 45'000 fr.,
montant correspondant à la moyenne des salaires ressortant de cinq DPT
n'exigeant que des travaux légers et le port de charges légères (comprises
entre 5 et 10 kilos). Certes, la CNA n'a pas communiqué à l'assuré le nombre
total des postes de travail pouvant entrer en considération d'après le type de
handicap, ainsi que le salaire le plus haut, le salaire le plus bas et le
salaire moyen du groupe auquel il est fait référence. Cependant, de son côté,
l'assuré n'a pas soulevé d'objections quant au choix et à la représentativité
de ces DPT durant la procédure d'opposition, comme l'exige la jurisprudence
(ATF 129

V 472 s.). Quoi qu'il en soit, si l'on compare le revenu sans invalidité avec
le revenu d'invalide ressortant des données statistiques de l'Enquête suisse
sur la structure des salaires (ESS) et que l'on admet même un taux de réduction
maximal de 25 % (ATF 126 V 75;

RAMA 2002 n° U 467 p. 513 consid. 3b), la fixation à 37 % du taux d'invalidité
par la CNA n'apparaît ni contraire au droit ni inappropriée."

 

                                         Nel caso in esame il ricorrente ha implicitamente contestato la
scelta delle DPL prese in considerazione dall’assicuratore LAINF convenuto,
ritenendo alquanto improbabile una valutazione della propria capacità di
guadagno di fr. 44'700.-- annui. Egli sostiene che, alla luce delle sue
importanti limitazioni fisiche, sarebbe più corretto tener conto di un guadagno
medio-teorico non superiore a fr. 40'000.-- annui (cfr. doc. I).

 

                                         Tuttavia
da una puntuale analisi delle DPL agli atti risulta che le occupazioni in
questione sono delle attività leggere. Esse corrispondono, quindi, alla
capacità lavorativa dell’assicurato (cfr. consid. 2.5.5.). Più precisamente le
relative caratteristiche di esercizio coincidono, non solo con l’esigibilità
del lavoro descritta dal Dr. med. __________ (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc.
114; consid. 2.5.3.; 2.5.5.), ma perlopiù anche con le dichiarazioni
dell’insorgente circa ciò che è in grado di compiere, ovvero attività leggere
che non comportino il sollevamento di pesi superiori a 10-20 kg o l’uso
particolare delle mani (cfr. doc. I). 

                                         Infatti l’occupazione
di operaio di fabbrica-cucitura presso la __________ implica il sollevare e
portare fino all’altezza dei fianchi spesso pesi molto leggeri - fino a 5 kg -,
di rado pesi leggeri tra 5 e 10 kg e mai pesi superiori ai 10 kg. Inoltre è
previsto l’uso unicamente di attrezzi leggeri/di precisione. 

                                         Come
magazziniere fattorino presso la __________ vanno sollevati e portati fino ai
fianchi talvolta pesi tra 5 e 10 kg e di rado pesi tra 10 e 25 kg; oltre
l’altezza del torace talvolta pesi fino a 5 kg, di rado superiori ai 5 kg; non
è previsto il maneggiare attrezzi. Il cassiere presso __________ comporta il
sollevare e trasportare fino all’altezza dei fianchi spesso pesi fino a 5 kg, talvolta
di 5-10 kg e mai di peso superiore. Non si devono utilizzare attrezzi. Quale
serviceman presso il Garage __________ è necessario sollevare fino ai fianchi di
rado pesi fino a 5 kg e tra 5 e 10 kg, talvolta pesi tra 10 e 25 kg e mai pesi
superiori; oltre il torace talvolta pesi fino a 5 kg. Vengono altresì usati talvolta
attrezzi leggeri/di precisione, di rado medi e pesanti/poco precisi. Infine
l’impiego di operaio di fabbrica presso la __________ implica il sollevamento e
il trasporto fino all’altezza dei fianchi talvolta di pesi fino a 10 kg e di
rado fino a 25 kg, oltre all’utilizzo, in relazione all’attività di
verniciatura e montaggio dei mobili, spesso di attrezzi leggeri/di precisione e
di rado medi, pesanti/poco precisi (cfr. Fascicolo atti n. 2 doc. 151).

 

                                         Pertanto
la censura relativa alla scelta delle DPL si rivela infondata. 

 

                                         In simili
condizioni, occorre concludere che, in casu, il reddito da invalido è
stato fissato validamente sulla base delle DPL (per alcuni casi analoghi, cfr.
STCA del 19 ottobre 2005 nella causa J., 35.2005.34; STCA del 12 settembre 2005
nella causa C.,

inc. 35.2004.89).

                                         Del
resto, come verrà più dettagliatamente esposto in seguito (cfr. consid. 2.5.11.),
anche volendo per ipotesi procedere al raffronto dei redditi facendo capo ai
dati statistici, il tasso di invalidità del 21% determinato dall’CO 1
utilizzando le DPL si rileva appropriato.

                          2.5.10.   Dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2004 (cfr., a quest’ultimo proposito, DTF
128 V 174 = RAMI 2002

U 467, p. 511ss.), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente
dalla tabella TA13, afferente ai dati ticinesi, conformemente alla prassi di
questa Corte, secondo cui la priorità deve essere attribuita ai valori
statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello nazionale, cfr.
consid. 2.5.8.), il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato ticinese (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’250.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2006, p. 94), esso ammonta a

fr. 4.420.-- mensili oppure a fr. 53'040.-- per l'intero anno

(fr. 4.420.-- x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr.
STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B.,

U 274/98, p. 5 consid. 3a).

 

                          2.5.11.   In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben,
Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15
kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit
Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen
Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird
von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

 

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer
Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der
Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau
4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl.
Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8),
auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch
dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt.”

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione
del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15 % wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata)
non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori
ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha
applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e
ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et
des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garant