# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 792f7b00-a37a-5833-94f3-98a686093230
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-11-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 06.11.1995 11.1995.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-63_1995-11-06.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00063

  	
  Lugano

  6 novembre 1995

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

   

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nelle cause n. ______ ord. e 18 spec. (misure cautelari in procedura di stato) della Pretura
della giurisdizione di Mendrisio Nord promosse con istanza del 25 ottobre 1991 rispettivamente con
petizione del 30 giugno 1992  da

 

	
   

  	
  __________, nata __________, __________o

  (patrocinata
  dall’avv. __________, __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________),  

   

  

 

e
ora sul decreto cautelare del 1° aprile 1994 con cui il Pretore ha
statuito sull’assetto provvisionale dei coniugi;

 

esaminati
gli atti,

 

posti
i seguenti

 

punti
di questione:

 

                                   1.   Se dev’essere accolta l’appellazione del 15 aprile
1994 presentata da __________ contro il decreto cautelare emesso il 1° aprile
1994 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;

 

                                   2.   Se dev’essere accolta l’istanza di ammissione al
beneficio dell’assistenza giudiziaria formulata il 15 aprile 1994
dall’appellante;

 

                                   3.   Se dev’essere accolta l’appellazione adesiva del 25
aprile 1994 di __________ contro il medesimo decreto cautelare;

 

                                   4.   Se dev’essere accolta l’istanza di ammissione al
beneficio dell’assistenza giudiziaria formulata il 5 maggio 1994
dall’appellante adesiva;

 

                                   5.   Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in
fatto:

 

                                  A.   __________
(1950) e __________ (1953), si sono sposati a __________ il __________ luglio
1972. Dal matrimonio sono nati i figli __________ (1974), __________ (8
settembre 1979) e __________ (20 novembre 1981). Il marito, dapprima indipendente,
dal 1° maggio 1992 lavora per la __________ di __________ quale capomontatore,
mentre la moglie è titolare di un salone di parrucchiera a __________.

 

                                  B.   Il
3 settembre 1991 __________ ha instato per il tentativo di conciliazione, che
ha avuto luogo senza successo il 2 dicembre successivo. Nel frattempo, il 25
ottobre 1991, la moglie ha presentato un’istanza per l’adozione di misure
provvisionali tendente tra l’altro, a ottenere un contributo alimentare di fr.
7’178.– mensili per sé e i figli e una provvigione ad litem di fr.
10’000.–. All’udienza del 2 dicembre 1991, indetta per la discussione,
l’istante ha ridotto a fr. 6’725.35 la richiesta di contributo alimentare, alla
quale si è opposto il marito, il quale ha offerto un contributo di fr. 1’900.–
per i figli. Le parti hanno inoltre postulato un ulteriore scambio di allegati
scritti, richiesta accolta dal Pretore. Con decreto supercautelare di medesima
data il Pretore ha fissato in fr. 4’000.– mensili (fr. 1’670.– per moglie e
figlie e fr. 2’330.– per il pagamento degli oneri ipotecari gravanti la dimora
coniugale) il contributo alimentare. Nei successivi allegati scritti, l’ultimo
presentato il 12 maggio 1992, le parti hanno mantenuto le proprie domande.

 

                                  C.   Il
24 gennaio 1992 __________ ha presentato una nuova istanza  con la quale ha
postulato la condanna del marito al pagamento delle rate scadute e di quelle
future relative a un mutuo contratto presso il __________ di __________.
All’udienza dell’ 11 febbraio 1992 la moglie ha presentato un’ulteriore istanza
tendente alla condanna del marito al pagamento degli interessi ipotecari
semestrali dovuti alla Banca __________ di __________ per un importo di fr.
13’820.20. Il marito si è opposto a entrambe le istanze. Con decreto
supercautelare del 5 febbraio 1992 il Pretore ha ordinato a __________ di
versare fr. 13’820.20 alla __________ di __________. Il 17 marzo 1993 il marito
ha postulato la revoca del decreto supercautelare del 5 marzo 1992.

 

                                         Il
30 giugno 1992 __________ ha introdotto la petizione di divorzio (inc.
__________ord.). L’istruttoria del procedimento di merito non è ancora iniziata.

 

                                  D.   Il
7 luglio 1992 la moglie ha chiesto che al datore di lavoro del marito fosse
ordinata una trattenuta di stipendio per il noto ammontare di fr. 4’000.–
mensili. Il Pretore ha accolto la richiesta senza contraddittorio il 9 luglio
successivo. Il marito ha postulato il 15 luglio 1992 la revoca del
provvedimento e all’udienza del 21 luglio 1992, indetta per discutere la revoca,
ha mantenuto la propria conclusione. Lo stesso 21 luglio 1992 il Pretore,
sempre in via supercautelare, ha “modificato” il decreto del 2 dicembre 1991
sul contributo a carico del marito, riducendolo a fr. 3’500.– mensili.
Statuendo il 24 luglio 1992 sulla trattenuta salariale, il Pretore ha
confermato il provvedimento per l’ammontare di fr. 3’500.– mensili. Con
sentenza del 1° luglio 1993 la prima Camera Civile del Tribunale di appello, ha
dichiarato nullo per carenza di motivazione il decreto del 24 luglio 1992 (inc.
__________/__________).

 

                                  E.   Nel
frattempo, il 14 luglio successivo, il marito ha postulato la soppressione del
contributo per la moglie e la riduzione a fr. 1’400.– del contributo per i
figli.

 

                                         All’udienza
del 16 dicembre 1992, nuovamente indetta per la discussione dell’istanza
introdotta dalla moglie il 25 ottobre 1991, quest’ultima ha confermato le
proprie richieste, alle quali si è opposto il marito, il quale ha nondimeno
offerto un contributo di fr. 2’300.–, di cui fr. 1’440.– per i figli e fr.
860.– per la moglie. Il Pretore, statuendo nuovamente in via supercautelare, ha
fissato in fr. 2’800.– il contributo a favore della moglie e dei figli.

 

                                         Il
16 luglio 1993 __________ ha chiesto la riduzione a fr. 937.50 del contributo
dovuto alla moglie e ai figli. All’udienza del 15 settembre 1993, indetta per
la discussione dell’istanza del 16 luglio 1993, il marito ha confermato la
propria richiesta di riduzione, alla quale si è opposta la moglie.

 

                                         Il
17 agosto 1993 la moglie ha nuovamente postulato la trattenuta di stipendio per
l’ammontare di fr. 3’500.–, richiesta accolta il 23 agosto 1993 dal segretario
assessore. Il 1° settembre successivo il marito ne ha chiesto la revoca.

 

                                  F.   Esperita
l’istruttoria, all’udienza del 20 ottobre 1993 le parti hanno rinunciato alla discussione
finale, facendosi autorizzare dal giudice a presentare un memoriale conclusivo.
Nel proprio esposto del 3 dicembre 1993 il marito ha offerto un contributo di
fr. 450.– per il figlio __________ e di fr. 525.– per la figlia __________,
negando un qualsiasi contributo a favore della moglie. Egli ha mantenuto
inoltre la sua opposizione alle istanze presentate dalla moglie il 24 gennaio e
l’1 febbraio 1992. Nel suo memoriale del 21 febbraio 1994 la moglie ha chiesto
un contributo per sé e per i figli di fr. 3’500.– e il riconoscimento di una
provvigione ad litem di fr. 15’000.–.

 

                                  G.   Statuendo
il 1° aprile 1994 sulle istanze del 25 ottobre 1991, del 24 gennaio 1992,
dell’11 febbraio 1992 e del 16 luglio 1992, il Pretore ha imposto a __________
un contributo mensile di fr. 3’557.65 (fr. 1’642.65 per la moglie, fr. 775.–
per __________ e fr. 570.– ciascuno per __________ e __________) dal 1° novembre
1991 al 30 aprile 1992, di fr. 3’295.20 (fr. 1’905.20 per la moglie e fr. 695.–
ciascuno per __________ e __________) dal 1° maggio 1992 al 31 dicembre 1992,
di fr. 2’744.50 (fr. 1’354.50.– per la moglie e fr. 695.– ciascuno per
__________ e __________) per il 1993 e di fr. 1’944.70 (fr. 554.70 per la moglie
e fr. 695.– ciascuno per __________ e __________) per il 1994, respingendo
tutte le altre domande. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 400.– sono
state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                  H.   Contro
il decreto appena citato __________ è insorto con un appello del 15 aprile 1994
inteso a ottenere che il contributo alimentare sia fissato in fr. 1’666.15 (fr.
666.15 per la moglie, fr. 300.– per __________ e fr. 350.– ciascuno per
__________ e __________a) dal 1° novembre 1991 al 31 dicembre 1992, in fr.
1’000.– (fr. 300.– per __________ e fr. 350.– ciascuno per __________ e
__________) dal 1° gennaio 1992 al 30 aprile 1992, in fr. 2’300.– (fr. 910.–
per la moglie e fr. 695.– ciascuno per __________ e __________) dal 1° maggio 1992
al 30 giugno 1993 e in fr. 1’390.– ( fr. 695.– ciascuno per __________ e
__________) dal 1° luglio 1993. Egli ha postulato inoltre il riconoscimento
dell’importo di fr. 6’000.– per ripetibili di prima sede. L’appellante ha
chiesto infine di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio. Con istanza di interpretazione presentata alla Pretura
__________ ha chiesto poi la delucidazione del dispositivo n. 3, relativo alla
reiezione di tutte le altre domande.

 

                                         L’appello
introdotto da __________ il 25 aprile 1994 contro il medesimo decreto è stato
dichiarato irricevibile da questa Camera il 29 aprile successivo.

 

                                    I.   Nelle
sue osservazioni del 25 aprile 1994 __________ postula il rigetto del gravame e
con appello adesivo insta perché il contributo mensile a suo favore sia
aumentato a fr. 2’000.– indicizzati  e quello dei figli a fr. 775.– per
__________ fino alla maggiore età, e a fr. 650.– indicizzati per __________ e
__________a. Essa chiede inoltre che il marito sia tenuto a versare alla
__________ fr. 2’330.– a copertura degli oneri ipotecari e a corrisponderle una
provvigione ad litem di fr. 10’000.–.  __________ si è pronunciato il 19
maggio 1994 per la reiezione dell’appello adesivo.

 

                                  L.
  Con decreto del 6 ottobre 1995 il Pretore ha respinto la domanda
d’interpretazione formulata dall’appellante principale.

 

Considerando

 

in
diritto:

 

I.
Sull’appello principale

 

                                   1.
  Le misure provvisionali di cui
all’art. 145 cpv. 2 CC sono emanate con la procedura sommaria (art. 376 cpv. 2
lett. d CPC). In questa procedura non è data facoltà di replica e duplica
scritta. Essa prevede un contraddittorio, intendendosi con ciò la discussione
finale, indetta dopo l’eventuale assunzione delle prove (Rep. __________ 280
consid. 1 con riferimenti). A tale udienza le parti possono essere autorizzate
a produrre un riassunto scritto delle loro allegazioni, da annettere al verbale
(art. 119bis cpv. 2 CPC). Né le parti né il giudice possono adottare tuttavia
un modo di procedere diverso da quello stabilito dalla legge (art. 101 CPC). Se
le parti rinunciano alla discussione finale, non può essere autorizzata nemmeno
la presentazione di riassunti scritti, giacché non vi è alcun verbale di
udienza. La replica 24 dicembre 1991, la duplica 12 maggio 1992, nonché i
memoriali presentati dalle parti il 3 dicembre 1993 e il 21 febbraio 1994 sono
quindi irriti. Dato ch’essi sono stati inoltrati con l’assenso del Pretore, si
può rinunciare per questa volta a sanzionare l’irregolarità di procedura. Le
parti sono avvertite tuttavia che non potranno più contare su analoga
provvidenza.

 

                                         Il
modo di procedere irrito seguito dal primo giudice e dalle parti, infatti,
stravolge il concetto di procedura sommaria, che per sua essenza è orale e
immediata e dovrebbe concludersi in breve tempo. L’introduzione di un doppio
scambio di allegati scritti, con assegnazione di un termine per la loro
presentazione, ha comportato in concreto un notevole rallentamento della
procedura e un accavallarsi di istanze, di decisioni supercautelari e
cautelari, di richieste di modifica, del tutto sproporzionato all’oggettiva
complessità della vertenza. Oltre a ciò, i documenti prodotti dalla moglie con
il memoriale conclusivo devono essere stralciati dal fascicolo processuale, poiché
inammissibili. Per l’art. 365 cpv. 2 CPC, applicabile per il rinvio
dell’art.379 cpv. 5 CPC, il Pretore può consentire a un’ulteriore produzione
dei documenti solo se la loro concludenza dovesse risultare da successivi atti
della lite. Ciò che non è il caso nella fattispecie, i documenti  riferendosi a
nuovi fatti intervenuti dopo la chiusura dell’istruttoria cautelare. Nella
misura in cui questi fatti possono avere un’incidenza sull’ammontare del
contributo alimentare, essi potranno, se mai, essere fatti valere nell’ambito
di una domanda di modifica dello stesso.

 

                                   2.   L’appellante ritiene che il decreto impugnato debba
essere dichiarato nullo, essendo il Pretore incorso in un errore essenziale di
procedura decidendo una lite di cui ha avuto una conoscenza parziale. Egli
rileva dipoi che l’alternanza tra il Pretore e  il Segretario assessore nella
conduzione delle udienze ha comportato l’evasione parziale delle domande
processuali, una valutazione erronea delle entrate e della fissazione dei
periodo determinanti per il calcolo del contributo e il mancato richiamo di documenti
richiesti. L’appellante ravvisa infine una violazione dell’art. 11 cpv.1 della
Legge organica giudiziaria, sostenendo che solo il giudice che ha assistito
alla discussione finale della causa può deliberare sulla stessa.
L’argomentazione non può essere condivisa.

 

                                         Per
l’art. 11 cpv. 1 LOG in caso di impedimento legale o di assenza il Pretore è sostituito
dal Segretario assessore. Dal 16 marzo 1993 il Segretario assessore sostituisce
inoltre il Pretore su richiesta e sotto la responsabilità di quest’ultimo
quando lo esige il funzionamento della Pretura (art. 11 cpv. 2 LOG). Dal fascicolo
processuale risulta che le udienze di contraddittorio relative alle istanze qui
in esame tenutesi prima del 26 aprile 1993 sono state tutte condotte dal
Pretore (udienze del 2 dicembre 1991 e del 16 dicembre 1992 relative
all’istanza 25 ottobre 1991 e udienza del 11 febbraio 1992 per la discussione
delle istanze 24 gennaio 1992 e 11 febbraio 1992). Solamente l’udienza del 15
settembre 1993 relativa all’istanza del 16 luglio 1993 è stata condotta dal
Segretario assessore, il quale ha inoltre presieduto l’ultima udienza del 20
ottobre 1993. In questo senso non risulta alcuna violazione di carattere
procedurale, il Segretario assessore essendo intervenuto unicamente dopo la
citata riforma legislativa.

 

                                         È
vero che in una procedura orale, come è appunto quella cautelare, la persona
che statuisce deve essere quella che è stata presente all’udienza di
discussione, pena la nullità della decisione (Rep. __________312;
__________380; RDAT __________II pag. 35 consid. 4a). Ora considerato che, come
visto in precedenza (consid. 1) per discussione deve intendersi la discussione
finale, indetta dopo l’eventuale assunzione delle prove e che nel caso concreto
le parti, all’udienza del 20 ottobre 1993, hanno rinunciato alla discussione
finale, l’appellante non può dolersi del fatto che il decreto in questione sia
stato emanato dal Pretore, titolare della competenza giurisdizionale autonoma. 

 

                                   3.   Neppure
può essere accolta l’eccezione di nullità del decreto avanzata dall’appellante
a motivo che il Pretore non ha assunto agli atti la contabilità della moglie e
gli estratti bancari di conti bancari intestati alla stessa, benché queste prove
fossero state richieste. È ben vero che nella fattispecie il Pretore non ha assunto
tali prove, ma simile modo di agire non è criticabile, se solo si tiene conto
del fatto che all’udienza del 20 ottobre 1993 le parti hanno ritenuto conclusa
l’istruttoria cautelare e si sono viste assegnare un termine per presentare le
rispettive conclusioni. Il patrocinatore dell’appellante ha sottoscritto il
verbale senza nulla eccepire in merito all’istruttoria e nel memoriale scritto
non ha formulato critiche in proposito, motivo per cui a ragione il giudice
poteva ragionevolmente presumere che egli non avesse più interesse
all’assunzione di queste prove. Che la procedura sia retta dal principio
inquisitorio non è del tutto esatto: la determinazione del contributo alimentare
per la moglie, a differenza del diritto di filiazione ove vige la massima
ufficiale, è retta dalla massima dispositiva e dal principio attitatorio (Rep.
__________ 129 con riferimenti) sicché incombe alla parti allegare e provare i
fatti su cui fondano le loro pretese. Nel caso concreto la richiesta di
edizione di documenti da parte del marito era mirata a provare il reddito della
moglie e di conseguenza il contributo alimentare a suo favore (risposta 2
dicembre 1991 pag. 3 e 4). Il Pretore ha invitato il 16 dicembre 1992 la moglie
a produrre tale documentazione senza ottenere riscontro. In queste circostanze
spettava al marito stesso farsi parte diligente e censurare la mancanza di tale
documentazione dal fascicolo processuale. Non avendolo fatto e avendo, per di
più, sottoscritto il verbale del 20 ottobre 1993, egli ha dimostrato di rinunciare,
per atti concludenti, all’assunzione di tali prove, di modo che, pur mancando
agli atti una decisione del primo giudice, non si ravvisano motivi di nullità.

 

                                         Del
resto l’appellante, avendo rinunciato al dibattimento finale, non può in questa
sede dolersi del fatto che la controparte nel memoriale scritto abbia invocato
fatti nuovi. Le sue contestazioni sono pertanto tardive.

                                      

                                   4.   L’appellante
censura anzitutto la determinazione del proprio reddito mensile, accertato dal
primo giudice in fr. 5’762.30 per il periodo dal 1° novembre 1991 al 31 dicembre
1992, in fr. 5’411.50 nel 1993 e in fr. 4’081.70 a partire dal 1° gennaio 1994.
Egli fa valere di aver percepito in realtà fr. 5’523.55 per il periodo dal 1°
novembre 1991 al 31 dicembre 1991, di non aver guadagnato alcunché dal 1°
gennaio al 30 aprile 1992, e di aver ricevuto fr. 4’756.90 per il periodo dal
1° maggio 1992 al 30 giugno 1993 e fr. 4’081.70 a partire da quest’ultima data.

 

                                         Contrariamente
all’assunto dell’appellante (appello pag. 8), per calcolare il reddito del
marito, il Pretore ha proceduto a suddividere per le varie mensilità i totali
annuali figuranti nei conteggi di stipendio rilasciati della __________
(fascicolo richiami inc. 18 spec.). In queste condizioni non risulta alcuna
violazione dell’obbligo sancito dall’art. 285 cpv. 2 lett. e CPC, il decreto impugnato
essendo sufficientemente motivato (decreto pag. 4, 3° capoverso). 

 

                                  a)   L’appellante
critica l’accertamento operato dal Pretore, che ha fissato in fr. 5’762.30 il
suo reddito per il periodo dal 1° novembre al 31 dicembre 1991. Dal fascicolo
processuale risulta che l’appellante è stato titolare di una ditta individuale
sino al 30 aprile 1992. In caso di reddito da attività indipendente non fa
stato il guadagno conseguito al momento del giudizio, bensì quello medio
ricavato sull’arco di più anni (Spühler/Frei-Maurer,
Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, n. 149 ad art. 145 CC). In concreto gli
unici dati disponibili sono quelli del 1987/88 (doc. A inc. 18 spec.) e quelli
del 1991 (doc. 9 pag. 2) da cui risulta che al 31 dicembre 1991 l’utile
aziendale ammontava a fr. 66’285.85. Certo, nel corso del suo interrogatorio formale
il marito ha dichiarato di percepire fr. 100’000.– netti annuali (cfr. verbale
13 ottobre 1993 risposta n. 2, pag. 2: act: XIV), ma la notoria persistente
crisi legata al ristagno economico del settore edile rende attendibile una
diminuzione del reddito aziendale rispetto al 1988. Può per contro destare
qualche perplessità la mancanza di una corretta contabilità, con conseguente
ricostruzione a posteriori a opera del fiduciario __________ __________, ma
agli atti non figura alcun elemento che possa corroborare la tesi della moglie
secondo la quale il marito avrebbe inteso “costruire una propria situazione
finanziaria tale da indurre il Giudice a assegnare un contributo alimentare
sempre più modesto” (osservazioni pag. 3). Ne discende che in difetto di
indicazioni più precise il reddito del marito al momento dell’introduzione
della causa può essere fissato in fr. 5’523.–.

 

                                  b)   Non
può per contro essere seguita la tesi dell’appellante secondo la quale per il periodo
dal 1° gennaio al 30 aprile 1992, non avendo percepito alcunché, non gli si deve
calcolare un reddito.  È appena il caso di ricordare che decisivo per la
fissazione dei contributi alimentari di mantenimento non è il reddito
effettivo, bensì quello che un coniuge ha la ragionevole possibilità di conseguire
(DTF 117 II 17 consid. 1b). È possibile che durante questi quattro mesi egli
non abbia percepito alcunché, ma semplici oscillazioni di reddito dovute a
contingenze transitorie non sono decisive ai fini del un giudizio (per di più
sommario) sul contributo alimentare. Ciò posto, il reddito del marito per il
periodo dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992 deve rimanere fissato in fr.
5’523.–.

 

                                  c)
  Il marito afferma inoltre che il suo reddito dal 1° maggio 1992 al 30 giugno
1993 ammonta a fr. 4’756.90. Che a partire dal 1° maggio 1992 egli sia stato
assunto dalla __________ quale capomontatore è fuori dubbio. Dai certificati di
salario richiamati dalla ditta in questione risulta che nel 1992  l’appellante
ha percepito un salario mensile di fr. 4’757.– (salario netto, comprensivo
degli assegni familiari, meno rimborsi vari più altre deduzioni),
corrispondente a quanto percepito nei mesi di maggio e giugno 1992 (doc. 18
inc. 18 spec.). In merito alle spese di trasferta va rilevato che le indennità
versate dal datore di lavoro al dipendente per il rimborso delle spese
professionali non possono essere considerate come reddito ai fini del
contributo alimentare se, e nella misura in cui, coprono spese affrontate
nell’interesse del datore di lavoro stesso (Bräm/Hasenböhler,
Zürcher Kommentar, Zurigo 1993, n. 72 ad art. 163 CC). Il computo di un reddito
fittizio può entrare in linea di conto solo se l’indennità per il rimborso
spese è senza alcun rapporto con spese effettive professionali. Nel caso
concreto risulta che l’appellante, quando deve recarsi a Zurigo, riceve dalla
datrice di lavoro indennità per il vitto e l’alloggio (teste __________
__________, verbale 2 marzo 1993 pag. 3, inc. __________ act. __________), pari
a fr. 415.– mensili nel 1992 e a fr. 437.– mensili nel 1993 (doc. I richiamato).
Le spese professionali addotte dal dipendente giustificano, da un sommario
esame, un’indennità di simile entità. Esse non devono quindi essere aggiunte al
reddito mensile, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice. Contrariamente
all’assunto dell’appellante (appello pag. 8 punto 8.4; doc. 13 inc.
__________), il suo reddito nel 1993 e nel 1994 non è diminuito. Dai conteggi
di stipendio prodotti dalla datrice di lavoro, risulta che il salario lordo è
passato bensì da fr. 5’000.– nel 1992 a fr. 5’213.– nel 1993 e a fr. 5’250.–
nel 1994, circostanza che è stata pure confermata da __________ __________
(verbale 2 marzo 1993 pag. 3 in alto). Quest’ultimo ha pure dichiarato che lo
stipendio dell’appellante è stato ridotto del 20% dal mese di luglio 1993 (cfr.
verbali 20 ottobre 1993, pag. 2), ma tale affermazione, smentita dai conteggi
di stipendio, non è comunque decisiva, poiché diminuzioni di reddito dovute a
contingenze transitorie non possono essere considerate ai fini di un giudizio
come quello in esame. In tali condizioni il reddito mensile netto del marito
può essere fissato in fr. 4’871.– nel 1993 e in fr. 4’913.– nel 1994 (cfr. conteggio
salario nel fascicolo richiami, inc. 18 spec.).

 

                                   5.   L’appellante
chiede che il contributo a favore dei figli sia ridotto a fr. 300.– per
__________ e a fr. 350.– ciascuno per __________ e __________ per il periodo
dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992, e, a partire da questa data a fr. 695.–
(assegni familiari compresi) unicamente per __________ e __________.

 

                                         Il
Pretore, sulla base delle raccomandazioni edite dall’Ufficio della gioventù del
Canton Zurigo, ha fissato i contributi dei figli in fr. 775.– per __________ e
in fr. 570.– per __________ e __________ dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992
e in fr. 695.– (comprensivi degli assegni familiari) dal 1° maggio 1992 per
__________ e __________. L’appellante non spende una parola per motivare la
prospettata riduzione del contributo a favore dei figli, ciò che rende il
gravame irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5 CPC). Il principio
inquisitorio imposto dal diritto federale in materia di filiazione è destinato
infatti, e in primo luogo, a tutelare gli interessi del minorenne, non del
genitore. Trattandosi di fissare i contributi di mantenimento - mera questione
patrimoniale - l’intervento del giudice a tutela del genitore è limitato ai
casi in cui l’offerta del genitore al figlio è manifestamente eccessiva o
sproporzionata (DTF dell’11 marzo 1993 in re C., consid. 2b). Se non ricorrono
tali estremi il giudice non è abilitato a ridurre un contributo alimentare di
mantenimento. In concreto la somma destinata al figlio, calcolata dal Pretore
in applicazione delle note raccomandazioni e corrispondente al fabbisogno medio
in denaro per ragazzi dell’età dei fratelli __________, non appare affatto
eccessiva o sproporzionata. In assenza di una valida - ovvero motivata -
censura dell’obbligato, questa Camera non può quindi ridurre l’importo fissato
dal primo giudice. In proposito l’appello sfugge a un esame di merito. Si
aggiunga del resto che se la riduzione è chiesta a motivo della mancata riscossione
di un reddito da parte del padre la censura sarebbe comunque infondata. Come si
è visto in precedenza, decisivo per la fissazione dei contributi alimentari di
mantenimento non è il reddito effettivo, bensì quello che un coniuge ha la
ragionevole possibilità di conseguire (DTF 117 II 17 consid, 1b). Nel caso in
esame non risulta che il padre fosse nell’impossibilità oggettiva di percepire
un reddito, ragione per cui non si giustifica di ridurre il contributo
solamente per una temporanea diminuzione guadagno.

 

                                   6.   L’appellante
chiede dipoi che il contributo alimentare a favore della moglie sia fissato in
fr. 666.15 per il periodo dal 1° novembre al 31 dicembre 1991 e in fr. 910.–
per il periodo dal 1° maggio 1992 al 30 giugno 1993, ritenuto che per gli altri
periodi egli dev’essere esonerato da qualsiasi obbligo contributivo.

 

                                  a)
  In merito ai contributi dovuti tra coniugi, giova preliminarmente rilevare
che la metodica di calcolo è stabilita dal diritto federale e va applicata
d’ufficio (DTF 114 II 31 consid. 7 e 8). Si procede dapprima alla
determinazione del fabbisogno di tutta la famiglia, prendendo come punto di
partenza per le necessità dei coniugi i minimi esistenziali fissati secondo i
principi validi in materia esecutiva (DTF 114 II 304; SJ 1992 380). Le spese
per l’elettricità, la luce, il telefono e simili (ad esempio l’abbonamento TV
via cavo) non rientrano nella nozione di supplemento ai minimi esecutivi (I CCA
28.12.1992 in re S./S.; cfr. Tabella dei minimi di esistenza agli effetti del
diritto esecutivo, edita dalla CEF). Nel fabbisogno minimo va inoltre tenuto
conto dei rispettivi oneri fiscali per il corrente periodo d’imposta e dei premi
d’assicurazione relativi alla copertura di rischi d’interesse per l’intera
comunione domestica (DTF 114 II 393; Hausheer/Reusser/Geiser,
Kommentar zum Eherecht, n. 11 ad art. 163 CC). L’onere fiscale, in assenza di
dati attendibili può essere prudentemente stimato, non essendo compito
dell’autorità giudiziaria, in procedura sommaria, procedere al suo calcolo.
L’eccedenza che ne dovesse risultare dopo aver dedotto dal reddito complessivo
della famiglia la somma dei fabbisogni dei coniugi e dei figli va ripartita tra
i coniugi, in linea di principio, in ragione di metà ciascuno (DTF 119 II 319;
114 II 31 consid. 7; Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit.. n. 26 ad art. 176 CC).

 

                                  b)   I rispettivi  fabbisogni devono essere corretti
d’ufficio stralciando tutto quanto non rientra nella definizione di fabbisogno
dianzi citata, ossia la posta relativa all’acqua, luce e telefono stimata in
fr. 280.– per la moglie e in fr. 150.– per il marito.

 

                                  c)
  Quanto al suo fabbisogno, l’appellante ritiene che lo stesso debba essere
fissato in fr. 3’180.–, rispettivamente fr. 3’265.– a partire dal 1° gennaio
1994, il Pretore non avendo considerato l’onere di fr. 500.– per il leasing di
un’autovettura. L’argomentazione è priva di consistenza. A prescindere dalla
circostanza che non risulta la necessità da parte dell’appellante di far uso di
un’autovettura per scopi professionali, visto che le trasferte a Zurigo sono
effettuate con un veicolo messo a disposizione dalla datrice di lavoro (teste
__________ __________, verbale 2 marzo 1993 pag. 3 in fondo), agli atti non
figura nulla che permetta di riconoscere tale pretesa. La sentenza di questa
Camera citata dall’appellante si riferiva all’uso per motivi professionali
dell’autovettura, ciò che non risulta essere il caso nella fattispecie.Va
infine rilevato che nel computo degli oneri fiscali devono essere considerate
le imposte correnti e non le imposte arretrate, che sono considerate alla
stregua degli altri debiti (Rep. __________ __________). E siccome il
mantenimento della famiglia è prioritario rispetto ai debiti coniugali, tali
debiti possono essere inclusi nel fabbisogno (mensile) solo in quanto i membri
della famiglia si vedano assicurato il rispettivo fabbisogno (Spühler/Frei-Maurer, op. cit. n. 162 ad
art. 145). Tenuto conto che in concreto il fabbisogno minimo della famiglia non
è garantito, tali arretrati non possono essere inseriti nel fabbisogno del marito.

 

                                  d)
  Nella misura in cui è chiesta la riduzione del fabbisogno della moglie per
tenere conto della partecipazione del figlio Pierre alle spese dell’economia
domestica (appello pag. 13 punto d), la censura è provvista di buon diritto. I
genitori possono esigere dal figlio (minorenne) che ritrae un provento dal
proprio lavoro e che vive con essi in economia domestica un adeguato contributo
per il suo mantenimento (art. 323 cpv. 2 CC). Identico principio vale per il
figlio maggiorenne (I CCA sentenza del 20 dicembre 1994 in re F./F.; sentenza
del 29 dicembre 1989 in re P./P.;
Bräm/Hasenböhler, op. cit. n. 188 A. III ad art. 163). Nella fattispecie
risulta che __________ dal mese di maggio 1992 è alle dipendenze della
__________ di __________a, ove consegue un reddito lordo di fr. 2’200.– (doc.
19 inc. 18 spec.) aumentato a fr. 2’900.– nel 1993 (deposizione __________
__________ del 2 marzo 1993).  L’entità del contributo esigibile dal figlio
dipende dalle circostanze concrete e potrà essere considerato solo parzialmente
nelle entrate del genitore convivente - in particolare quale partecipazione
alla pigione e alle spese accessorie - la differenza essendo da ritenere come
controprestazione per cure in natura, segnatamente per il vitto ( I CCA
sentenza del 13 marzo 1990 in re B./B., citata in Rep. 1991 362 n. 74). Nella
fattispecie si giustifica pertanto di dedurre la posta relativa all’alloggio di
ulteriori fr. 190.– (pari alla quota per locazione prevista dalle note raccomandazioni
zurighesi per i figli da 16 a 20 anni).

 

                                         In
mancanza dell’indicazione dei motivi per cui il fabbisogno della moglie
dev’essere ulteriormente ridotto, il gravame è irricevibile (art. 309 cpv.2
lett. f e cpv. 5 CPC), il semplice rinvio alle conclusioni non essendo
sufficiente. Il fabbisogno della moglie, come visto in precedenza (consid. 6b),
deve essere in ogni caso corretto d’ufficio.

 

                                  e)
  In conclusione il fabbisogno mensile del marito è valutato in fr. 2’560.–
(minimo del diritto esecutivo fr. 940.–, locazione fr. 1’200.–, cassa malati
fr. 200.–, assicurazioni fr. 100.–, onere fiscale fr. 120.–), aumentato a fr.
2’755.– dal 1° gennaio 1994 (per tener conto dell’aumento del minimo vitale e
dell’onere fiscale).

 

                                         Quello
della moglie, con lo stralcio relativo alla posta acqua, luce e telefono, è
fissato in fr. 3’078.– per il periodo dal 1° novembre 1991 al 31 dicembre 1992,
in fr. 2’327.– per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 1993 e in fr.
2’252.– a partire dal 1° gennaio 1994.

 

                                   7.   L’appellante
si duole del fatto che la moglie non sfrutti appieno le sue possibilità lucrative
e rimprovera al Pretore di averle imputato un reddito mensile di fr. 1’400.–,
pari a quello conseguito negli anni 1987/88. Egli assevera che essa è in grado
di percepire mensilmente almeno fr. 2’800.–.

 

                                  a)   La giurisprudenza ha già avuto modo di precisare
che, cessata la comunione domestica, ogni coniuge ha il diritto di conservare -
in linea di principio e per quanto le condizioni finanziarie della famiglia lo
permettono - il tenore di vita precedente (DTF 114 II 26). D’altro lato quel
tenore di vita costituisce anche il limite superiore per il cui mantenimento un
coniuge può chiedere contributi all’altro (DTF 118 II 376 consid. 20b; 115 II
424 consid. 3), la moglie non avendo più una pretesa legale a essere di
principio esentata dall’obbligo di assolvere un’attività lavorativa prestando
il suo contributo con il governo della casa. In caso di separazione o di
divorzio, il coniuge che non aveva sino ad allora esercitato un’attività
lucrativa o che l’aveva esercitata solo in misura limitata, può infatti essere
tenuto, a seconda delle circostanze (in particolare dell’età, della formazione
professionale, dello stato di salute, del ruolo svolto in precedenza
nell’ambito familiare e della durata del matrimonio) a riprendere o a estendere
la propria attività lavorativa. Un tale obbligo può segnatamente intervenire
nel caso in cui il reddito del coniuge che già svolge un’attività lucrativa non
è sufficiente a coprire le spese supplementari derivanti da due economie
domestiche distinte (DTF 114 II 302 consid. 3a). 

 

                                  b)
  In concreto la moglie è proprietaria di un salone di parrucchiera a __________
che occupa almeno due operaie e un’apprendista (testi __________ __________ e
__________ __________). Dal fascicolo processuale è unicamente risultato che
essa nel 1987/88 ha dichiarato un reddito annuo di fr. 17’000.– (fr. 1’416.–
mensili). Dopo la separazione di fatto l’attuale reddito del marito non
consente più di coprire il fabbisogno delle due nuove economie domestiche,
ragione per cui la moglie è tenuta a aumentare la sua attività lavorativa.
Certo la moglie ha addotto problemi di salute, al punto da risultare
integralmente inabile al lavoro dal mese di settembre 1993 (doc. F e G inc. n.
__________). Se non che, come visto in precedenza (consid. 1), questi
documenti, prodotti con il memoriale del 21 febbraio 1994 sono inammissibili e
pertanto non possono essere presi in considerazione. In ogni modo, quand’anche
si volesse prescindere da questa circostanza, l’argomentazione non avrebbe
miglior esito. Tenuto conto dei vari periodi di contribuzione, essa doveva
estendere maggiormente la sua attività nel periodo dal 1° novembre 1991 al 31
dicembre 1992 (fr. 2’030.–, rispettivamente fr. 2’272.–), ossia prima
dell’eventuale inabilità lavorativa. A partire da quest’ultima data il reddito
sufficiente per coprire l’ammanco risulta essere di fr. 1’406.– nel 1993 e di
fr. 1’484.– nel 1994, importi leggermente superiori a quelli ammessi dal primo
giudice e non espressamente contestati dall’interessata. Ne discende che, pur
con le cautele del caso, essa deve in ogni caso rivedere la struttura della sua
attività in maniera da poter contribuire a colmare l’ammanco mensile per gli
anni 1991 e 1992. Non è infatti pensabile che, in qualità di titolare del salone,
possa permettersi di guadagnare meno di un’operaia diplomata che  percepisce al
primo anno fr. 2’209.– mensili netti (teste __________).

 

                                   8.   Esaurite
le risorse finanziarie dei coniugi (ridotto cioè il marito debitore dei
contributi a vivere sostanzialmente con il fabbisogno minimo), rimane da
determinare la spettanza della moglie. Il calcolo è il seguente:

 

                                         Periodo
dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992:

                                         -
reddito del marito: fr. 5’523.–

                                         -
reddito della moglie: fr. 2’030.–

                                         -
fabbisogno minimo del marito: fr. 2’560.–

                                         -
fabbisogno minimo della moglie: fr. 3’078.–

                                         -
fabbisogno complessivo in denaro dei figli: fr. 1’915.–

                                         Spettanza
della moglie: 3’078.– ./. 2’030.– = fr. 1’048.–

 

                                         Periodo
dal 1° maggio 1992 al 31 dicembre 1992:

                                         -
reddito del marito: fr. 4’756.–

                                         -
reddito della moglie: fr. 2’272.–

                                         -
fabbisogno minimo del marito: fr. 2’560.–

                                         -
fabbisogno minimo della moglie: fr. 3’078.–

                                         -
fabbisogno complessivo in denaro dei figli: fr. 1’390.–

                                         Spettanza
della moglie: 3’078.– ./. 2’272.– = fr. 806.–. Tenuto conto dell’offerta del
marito (domanda 2c, appello pag. 2) il contributo per questo periodo è fissato
in fr. 910.–.

 

                                         Periodo
dal 1° gennaio al 31 dicembre 1993:

                                         -
reddito del marito: fr. 4’871.–

                                         -
reddito della moglie: fr. 1’406.–

                                         -
fabbisogno minimo del marito: fr. 2’560.–

                                         -
fabbisogno minimo della moglie: fr. 2’327.–

                                         -
fabbisogno complessivo in denaro dei figli: fr. 1’390.–

                                         Spettanza
della moglie: 2’327.– ./. 1’406.– = fr. 921.–.

 

                                         Periodo
dal 1° gennaio 1994:

                                         -
reddito del marito: fr. 4’913.–

                                         -
reddito della moglie: fr. 1’484.–

                                         -
fabbisogno minimo del marito: fr. 2’755.–

                                         -
fabbisogno minimo della moglie: fr. 2’252.–

                                         -
fabbisogno complessivo in denaro dei figli: fr. 1’390.–

                                         Spettanza
della moglie: 2’252.– ./. 1’484.– = fr. 768.–.

 

                                         L’appello
deve pertanto essere accolto entro questi limiti.

 

                                   9.   L’appellante
si duole di un diniego di giustizia, il Pretore non avendo motivato il rigetto
delle istanze presentate dalla moglie e tendenti all’obbligo per il marito di assumere
le rate scoperte per il debito presso il __________ (istanza del 24 gennaio
1992) come pure di pagare fr. 13’820.20 alla Banca __________ per interessi ipotecari
scoperti (istanza del 11 febbraio 1992). Nella fattispecie le istanze
presentate dalla moglie sono diventate senza interesse poiché superate dagli
eventi, i debiti in questione essendo stati pagati con il provento della
vendita dell’abitazione coniugale (decreto pag. 11; doc. 28 inc. __________,
osservazioni all’appello adesivo pag. 6). Ciò posto, non è ravvisabile una
violazione all’art. 285 cpv. 2 lett. e CPC. Nel caso concreto all’udienza
dell’11 febbraio 1992 l’appellante si è opposto alle istanze avversarie,
conclusioni mantenute anche nel memoriale del 3 dicembre 1993. Orbene
considerato che in sostanza il pronunciato pretorile non gli  procura uno
svantaggio, il marito non è legittimato a ricorrere contro il dispositivo come
tale (Anastasi, Il sistema dei
mezzi d’impugnazione del codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag.
129-130). 

                                         Diversa
la questione relativa agli oneri processuali delle istanze in esame che sarà però
trattata di seguito. 

 

II.
Sull’appello adesivo

 

                                10.   L’appellante
adesiva critica sia il reddito del marito accertato dal Pretore, sia
l’ammontare del proprio fabbisogno, sia il contributo per i figli. Il marito
obietta che l’appello adesivo non è ricevibile poiché essa avrebbe dovuto
appellare autonomamente, in via principale, il dispositivo relativo al
contributo alimentare a suo favore. Egli ritiene inoltre che il gravame debba
essere dichiarato irricevibile nella misura in cui è diretto contro il
dispositivo con cui il Pretore ha respinto tutte le altre richieste della
moglie.

 

                                  a)
  L’appello adesivo è ricevibile. La giurisprudenza ammette che un appello
adesivo possa riferirsi anche a dispositivi non impugnati con l’appello
principale, nel solco della prassi federale e di quella di altri Cantoni (Cocchi/Trezzini, CPC annotato, Lugano
1993, n. 3 ad art. 314). 

 

                                  b)
  Il marito si prevale della massima secondo cui un appello adesivo è
ricevibile solo qualora il primo giudice abbia respinto parzialmente le
domande dello stesso appellante adesivo, non quando le abbia respinte
integralmente (Rep. ____________________). A prescindere dal fatto però che v’è
da interrogarsi sulla legittimità di tale principio, non confortato dal alcun
riferimento dottrinale e giurisprudenziale, nella fattispecie la moglie si è
vista respingere parzialmente e non interamente la sua richiesta di contributo
alimentare.

 

                                11.   Sostiene
l’appellante adesiva che il reddito del marito va stimano in almeno fr.
10’000.– mensili, pari a quello indicato dallo stesso nel 1990 (doc. 1 inc. 18
spec.). Essa chiede pertanto che il contributo a suo favore sia aumentato a fr.
2’000.– mensili indicizzati, e che quello dei figli sia fissato in fr. 775.–
fino al 1° giugno 1992 per __________e, e in fr. 700.– per __________ e
__________, oltre a fr. 2’330.– da versare alla Banca __________ a copertura
degli interessi ipotecari sino al 31 dicembre 1992.

 

                                         L’assunto,
così come motivato, non può essere condiviso. Che il reddito del marito
superasse originariamente i fr. 100’000.– annui (doc. 1 inc. 18 spec.) non è
contestato, ma la notoria congiuntura economica che ha colpito il settore edile
rende tutt’altro che inattendibile una diminuzione degli stipendi rispetto al
1987. Certo può destare qualche perplessità la circostanza che
dall’introduzione della causa il reddito del marito si sia ridotto di circa il
15%, ma dal fascicolo processuale non risulta che tale riduzione sia abusiva,
ossia che egli abbia rinunciato di sua volontà a un reddito che poteva
effettivamente conseguire (Spühler/Frei-Maurer,
op. cit. n. 141 ad art. 145). Il teste __________ ha riferito che la situazione
della ditta __________ nel 1991 era fallimentare al punto da consigliare la
cessazione dell’attività. Egli ha inoltre dichiarato che durante i primi mesi
del 1992 gli operai della ditta hanno beneficiato di un’indennità di disoccupazione
parziale (verbale 2 marzo 1993). Anche il teste __________ ha confermato le
difficoltà della ditta __________ (“non vi era lavoro tant’è che tutti i
dipendenti dal Natale 1991 al 9 marzo 1992 non hanno più lavorato”),
sottolineando di essere stato in disoccupazione nei primi mesi del 1992
(verbale 12 maggio 1992 pag. 3). Orbene se da un canto il diritto di scegliere
liberamente una professione trova il suo limite nel dovere di provvedere alla
famiglia (DTF 114 IV 124), dall’altro non si può concludere che il marito abbia
preferito optare per un’altra scelta professionale al fine di nascondere i suoi
effettivi redditi (appello adesivo pag. 9). È possibile che i rapporti tra il
marito e la __________ non siano solamente quelli indicati dall’amministratore
della società (verbale 2 marzo 1993; interrogatorio formale del marito risposta
n. 12), ma le argomentazioni della moglie (appello adesivo pag. 9-13), basate
su una personale interpretazione dei fatti e delle testimonianze agli atti, non
sono sorrette da elementi in grado di corroborare eventuali sospetti. Ciò posto
il reddito del marito dev’essere fissato, come visto in precedenza (consid. 4)
in fr. 5’523.– per il periodo dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992, in fr.
4’757.– fino al 31 dicembre 1992, in fr. 4’871.– nel 1993 e in fr. 4’913.– nel
1994.

 

                                         Ci
si potrebbe invero chiedere se per la valutazione del reddito del marito non ci
si dovesse fondare su quello medio conseguito sull’arco degli ultimi anni (cfr.
consid. 4a). La questione può rimanere indecisa, poiché nell’ambito di un
procedimento cautelare il giudice statuisce a mero titolo provvisorio,
valutando in base alla verosimiglianza gli elementi in suo possesso (DTF 118 II
377 consid. 3; Rep. ____________________consid. 1); egli apprezza pertanto
sommariamente i dati a disposizione limitandosi all’apparenza. Nella
fattispecie, agli atti vi è unicamente la dichiarazione fiscale relativa agli anni
1989/90, fondata sui redditi conseguiti nel 1987/88 (doc. 1), donde
l’impossibilità di attuare una media attendibile.

 

                                12.   Le
argomentazioni dell’appellante adesiva sul reddito imputabile a lei medesima
devono essere respinte. Come si è visto in precedenza (consid. 7b), quand’anche
si volesse tener conto della sua inabilità lavorativa dal mese di settembre
1993, il reddito da lei conseguito a partire da questa data non è stato
contestato (osservazioni pag. 8), ragione per cui non vi è motivo di rivederlo.
Si aggiunga infine che l’insorgenza di debiti gravanti la sua attività
commerciale, in mancanza di qualsiasi riscontro probatorio, non è stata
sufficientemente resa verosimile. 

 

                                13.   Le
rimanenti rivendicazioni dell’appellante adesiva, che chiede di aumentare il
suo fabbisogno di fr. 100.– per tenere conto di spese diverse legate alla casa,
di fr. 250.– per le spese dovute per lo studio del figlio, di fr. 300.– per la
retta del figlio __________, di fr. 300.– di spese mediche, di fr. 682.– per un
debito contratto presso la __________, di fr. 668.– per il leasing di
un’autovettura e di rivalutare il contributo per ogni figlio da 695.– mensili a
fr. 700.–  non possono, come che sia, comportare un aumento dei contributi
richiesti. Già in base ai fabbisogni ammessi in precedenza (consid. 7e) non
rimane in effetti alcun apprezzabile margine di incremento, di modo che l’esito
del giudizio non muterebbe nemmeno se le rivendicazioni dell’interessata
fossero accolte. Si aumentasse in concreto il fabbisogno della moglie, e di
conseguenza quello della famiglia, oltre quanto consentono i limiti (trascurabili)
dell’eccedenza, di cui metà spetta già alla moglie, si creerebbe manifestamente
un ammanco. Ora, la più recente giurisprudenza del Tribunale federale ha specificato
che il coniuge debitore di contributi alimentari non può essere privato del suo
fabbisogno minimo, indispensabile alla sua sussistenza (DTF del 18 aprile 1995
in re H.-M.; SJ 1995 pag. 615, consid. 3b; SJZ 1995 292). In altri termini,
quand’anche nella fattispecie si aumentasse il fabbisogno della moglie,
l’ammanco mensile non potrebbe essere posto a carico del marito, già ridotto a
vivere con il minimo di esistenza. Le rivendicazioni dell’appellante adesiva
potranno acquisire rilevanza giuridica qualora i redditi dei coniugi dovessero
aumentare o i fabbisogni diminuire. Ma ciò non è il caso oggi, nella situazione
finanziaria in cui versa la famiglia. Del resto in mancanza di qualsiasi
elemento di prova, alcune delle poste rivendicate non sarebbero state, in ogni
caso, riconosciute.

 

                                         Si
aggiunga infine che, contrariamente all’assunto dell’appellante adesiva (pag.
4), gli oneri ipotecari gravanti l’abitazione coniugale sono stati considerati
nell’ambito della determinazione del fabbisogno della moglie per il periodo dal
1° novembre 1991 al 31 dicembre 1992 (decreto pag. 6), ragione per cui essi
sono compresi nel contributo alimentare a lei assegnato.

 

                                14.   L’indicizzazione
di contributi alimentari in sede provvisionale non è opportuna già per il fatto
che le somme in questione possono essere modificate nel caso di mutate
circostanze (Spühler/Frei-Maurer,
op. cit. n. 128 ad art. 145). La clausola dell’adeguamento al rincaro si
giustifica nondimeno, qualora la causa di stato appaia relativamente lunga e si
possa presumere che il reddito del debitore segua l’evoluzione dei prezzi al consumo
(v. DTF 115 II 312 consid. 1). In concreto il processo di divorzio si
preannuncia di lunga durata, ove appena si consideri che l’istruttoria
dell’azione di merito non è ancora iniziata e che già l’attuale procedimento
cautelare ha richiesto tempi di evasione notevoli. Come si è visto in
precedenza, inoltre, il reddito del marito (consid. 4b) è passato da fr.
5’000.-- nel 1992 a 

                                         fr.
5’213.-- nel 1993 e a fr. 5’250.-- nel 1994, ciò che giustifica, in via del
tutto eccezionale di ancorare, nella fattispecie, il contributo mensile per la
moglie e i figli all’indice nazionale dei prezzi al consumo. Dandosi il caso,
il marito potrà chiedere la soppressione (parziale e totale) dello scatto
annuale di cui beneficia automaticamente il contributo nella misura in cui
dimostrerà che il suo reddito non ha fruito del rincaro.

 

                                         Vista
la situazione patrimoniale del marito, la richiesta di provvigione ad litem
formulata dall’appellante adesiva non può essere accolta.

 

III.
Sulle spese e le ripetibili

 

                                15.   In
merito agli oneri processuali della prima sede, il Pretore li ha suddivisi per
metà, senza motivare tale decisione. Ci si potrebbe invero chiedere se tale
ripartizione sia giustificata, tenuto conto del fatto che le istanze del 24
gennaio e dell’11 febbraio 1992 sono state dichiarate senza oggetto (decreto
pag. 11). Ove una lite diventi priva d’oggetto e di interesse giuridico per le
parti, il pronunciato sulle spese e le ripetibili avviene applicando per 
analogia l’art. 72 della Procedura civile federale (I CCA sentenza del 12
ottobre 1989 in re G./G.): il tribunale, udite le parti ma senza ulteriore
dibattimento, dichiara il processo terminato e statuisce con motivazione sommaria
sulle spese, “tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del
motivo che termina la lite”. Ai fini del giudizio sulle spese e le ripetibili,
importa esaminare sommariamente quale possibilità di buon esito avrebbe avuto
la procedura pendente se la lite non fosse diventata senza oggetto o senza
interesse (DTF 111 Ib 191 consid. 7a). 

 

                                  a)   Nel
caso concreto con istanza del 24 gennaio 1992 la moglie ha chiesto che fosse
ordinato al marito di versare al __________ di __________ le rate scadute di un
debito di fr. 30’000.– contratto dai coniugi per le necessità della ditta del
marito. Questi si è opposto all’istanza, adducendo trattarsi di un debito
coniugale.

                                         L’istruttoria
non ha permesso di definire la causale del debito, ricondotta da un canto al
pagamento per imposte e acquisti (deposizione __________ del 12 maggio 1992), e
d’altro canto al pagamento di rate ipotecarie (interrogatorio formale
__________ del 13 ottobre 1993, risposta 3.1). Resta la circostanza che debitore
principale era il marito, il quale si era assunto l’onere di rimborsare il
citato debito (deposizione __________), circostanza per altro ammessa anche
dall’appellante (interrogatorio formale risposta n. 3.2). Certo il teste ha
indicato che la moglie era debitrice solidale del mutuo, ma ciò nulla muta alla
sostanza, ritenuto che il marito aveva sino ad allora fatto fronte personalmente
al pagamento dello stesso. Le altre motivazioni da lui addotte, in particolare
le sue difficoltà finanziarie, non avrebbero condotto a diverso risultato
ragione per cui, verosimilmente, l’istanza presentata dalla moglie sarebbe
stata accolta, con spese e ripetibili a carico del resistente.

 

                                  b)   L’11 febbraio 1992 la moglie ha chiesto al Pretore
che il marito fosse obbligato a versare gli interessi ipotecari dovuti alla
__________ di __________ per un semestre, pari a complessivi fr. 13’820.20. Il
marito ha contestato tale domanda, rilevando di aver versato, conformemente al
decreto del 2 dicembre 1991 l’importo di fr. 2’230.– a copertura degli interessi
correnti. Considerato l’obbligo del marito di far fronte al pagamento di questo
onere, l’istanza sarebbe verosimilmente stata accolta. Il fatto che
successivamente all’introduzione dell’istanza 11 febbraio 1992 della moglie,
motivata con il timore di una disdetta del mutuo ipotecario da parte della
banca creditrice (cfr. doc. A e C, inc. n. 18 spec.), quest’ultima abbia
manifestato la disponibilità ad attendere l’eventuale vendita dell’immobile
prima di procedere nei confronti dei coniugi __________ (doc. A, inc. n. 18
spec.) nulla toglie alla circostanza che la domanda cautelare della moglie
appariva provvista di buon esito al momento della sua presentazione. Si
aggiunga infine che neppure le precarie condizioni finanziarie del marito
avrebbero condotto a un risultato diverso, debitore della prestazione essendo
quest’ultimo, cui incombeva l’onere di pagare l’importo in questione. In queste
circostanze l’istanza sarebbe stata verosimilmente accolta con spese e ripetibili
a carico del marito.

 

                                  c)
  Ciò posto, non si giustifica una modifica degli oneri processuali di prima
sede, la soccombenza delle parti potendo essere ritenuta uguale. L’appello
principale va respinto su questo punto.

 

                                16.   In
questa sede, visto l’esito dell’appello principale, che ha condotto a una
riduzione del contributo alimentare a favore della moglie da fr. 1’642.65
mensili a fr. 1’048.– per il periodo dal 1° novembre 1991 al 30 aprile 1992, da
fr. 1’905.20 a fr. 910.– mensili dal 1° maggio 1992 al 31 dicembre 1992, e da
fr. 1’354.50 mensili a fr. 921.–  per il 1993, ma alla reiezione delle altre
domande, si giustifica di porre a carico dell’appellante principale un quarto
delle spese, la rimanenza dovendo essere posta a carico della moglie, tenuta a
rifondere alla controparte un’equa indennità per ripetibili ridotte. L’appello
adesivo, parzialmente accolto, ma in misura minima (aumento del contributo
alimentare a favore della moglie da fr. 554.70 mensili a fr. 768.– per il 1994,
rigetto dell’aumento dei contributi per i figli e della provvigione ad
litem), legittima la suddivisione degli oneri processuali in tre quarti a
carico dell’appellante adesiva, con l’obbligo di rifondere alla controparte
un’adeguata indennità per ripetibili ridotte e in un quarto a carico
dell’appellante.

 

                                17.   Entrambe
le parti hanno postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con il
beneficio del gratuito patrocinio (art. 159 CPC). Tenuto conto della rispettiva
situazione finanziaria, del fatto che gli appelli presentavano probabilità di
esito favorevole, almeno parziale, e della verosimile impossibilità di
incassare l’indennità per ripetibili, è opportuno porre sin d’ora entrambe le
parti al beneficio dell’assistenza giudiziaria. Nella tassazione dell’onorario
del patrocinatore d’ufficio della moglie si terrà conto nondimeno della
parziale infondatezza dell’appello adesivo.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:

 

                                   1.   L’appello principale è parzialmente accolto e il
decreto impugnato è così riformato:

 

                                         II.   __________ è tenuto a versare alla moglie
__________ nata __________i, anticipatamente ogni mese,

                                              a)
dal 1.11.91 al 30.4.92

                                              fr.
1’048.– per il di lei mantenimento

                                              fr    
775.– per il figlio __________ (AG compresi)

                                              fr.   
570.– ciascuno per i figli __________ e __________ (AG compresi);

 

                                              b)
dal 1.5.92 al 31.12.92

                                              fr.  
910.– per il di lei mantenimento

                                              fr.  
695.– ciascuno per i figli __________ e __________ (AG compresi);

 

                                              c)
dal 1.1.93 al 31.12.93

                                              fr.  
921.– per il di lei mantenimento

                                              fr.  
695.– ciascuno per i figli __________ e __________ (AG compresi);

 

                                   2.   __________ è ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con il gratuito patrocinio dell’avv. __________.

 

                                   3.   Gli oneri processuali dell’appello principale,
consistenti  in:

                                         a)
tassa di giustizia                                  fr.      350.–

                                         b)
spese                                                    fr.        50.–

                                                                                                            fr.      400.–

 

                                         sono
posti a carico di __________, e per esso a carico dello Stato, per 1/4 e di
__________, e per essa a carico dello Stato, per 3/4, la quale rifonderà alla
controparte l’importo di fr. 700.– per ripetibili ridotte di appello.

 

                                   4.   L’appello adesivo è parzialmente accolto e il decreto
impugnato è così riformato:

  

                                         “II.
d) dal 1.1.94

                                         fr. 
768.– per il di lei mantenimento

                                         fr. 
695.– ciascuno per i figli __________ e __________ (AG compresi);

                                         Il
contributo è ancorato all’indice nazionale dei prezzi al consumo (gennaio 1994)
ed è adeguato di anno in anno, la prima volta a decorrere dal 1° gennaio 1995”.

                                         Per il resto il decreto
rimane invariato.

 

                                   5.   __________ è ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con il gratuito patrocinio dell’avv. __________.

 

                                   6.   Gli oneri processuali dell’appello adesivo,
consistenti  in:

                                         a)
tassa di giustizia                                  fr.      300.–

                                         b)
spese                                                    fr.        50.–

                                                                                                            fr.      350.–

 

                                         sono
posti a carico di __________, e per essa a carico dello Stato, per 3/4 e per di
__________, e per esso a carico dello Stato, per 1/4. L’appellante adesiva
rifonderà alla controparte l’importo di fr. 500.– per ripetibili ridotte di
appello.

 

                                   7.   Intimazione a: 

                                         -
avv. __________, __________;

                                         -
avv. __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria