# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 57ab151b-f79c-5cba-ae03-0aa0cfbe2d4f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 05.09.2019 80.2018.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-38_2019-09-05.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2018.38

  80.2018.39

  	
  Lugano

  5 settembre 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

  rappr.
  da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 23 febbraio 2018 contro le decisioni del 25.1.2018 in materia di IC/IFD
  2011-2012.

  

 

 

 

Fatti

 

 

A.    La RI 1RI 1
(già __________, __________, __________), iscritta a registro di commercio dal
28.4.2008 aveva come scopo, sino al 18.6.2012, la gestione patrimoniale e la
consulenza finanziaria per clientela di ogni tipo, nonché ogni altra attività
atta a perseguire lo scopo sociale. Dal 18.6.2012 in poi, scopo della società è
divenuta l’analisi e la ricerca finanziaria, la consulenza e i servizi
finanziari anche relativi a risk management e compliance e ogni altra
prestazione di servizi, essendo esclusa ogni attività di gestione patrimoniale
per conto terzi. La società può acquisire beni mobili e immobili in Svizzera e
all’estero e aprire succursali in Svizzera e all’estero (www.zefix.ch, sito
consultato il 31.7.2019).

 

 

                                  B.   LaRI 1, il 9.5.2008
aveva presentato all’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari
(FINMA) un’istanza per l’ottenimento di un’autorizzazione come gestore
patrimoniale di investimenti collettivi di capitale ai sensi dell’art. 13 della
Legge federale del 23 giugno 2006 sugli investimenti collettivi di capitale
(LICol; RS 951.31). La RI 1 era stata costituita “(…) con lo scopo di
richiedere tale autorizzazione e dedicarsi all’attività di gestione di
investimenti collettivi di capitale. I piani della società prevedevano che RI 1
avrebbe dovuto assumere la gestione di Motus SICAV e, in un secondo momento,
occuparsi anche della gestione patrimoniale della clientela individuale”
(decisione FINMA 7.6.2012 in re __________ e RI 1, pag. 7). Con decisione
provvisionale del 28.7.2011 gli avvocati __________ e __________ sono stati
incaricati dell’inchiesta ai sensi dell’art. 36 Legge federale del 22 giugno
2007 concernente l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari
(LFINMA; RS 956.1) con il compito di svolgere delle verifiche a proposito del
perimetro di consolidamento del __________ e dell’attività svolta (decisione
FINMA, pag. 9). Con decisione del 7.6.2012 la FINMA ha stabilito come RI 1 non
avesse fornito la garanzia di un’attività irreprensibile e ha imposto il
divieto di svolgere attività soggette all’obbligo di autorizzazione. Per quanto
concerne la __________ è stata inoltre sancita la sua immediata liquidazione.

 

 

                                  C.   a. Periodo fiscale
2011

                                         Per il periodo fiscale
2011 la RI 1 presentava la propria dichiarazione fiscale il 24/25.9.2012
facendo valere una perdita di fr. – 174'500.- ed un capitale proprio imponibile
di fr. 600’000.-.

 

                                         b. Periodo fiscale 2012                                             

                                         Per il periodo fiscale
2012 la RI 1 presentava la propria dichiarazione fiscale il 24/30.9.2013
facendo valere una perdita d’esercizio di fr. – 388'443.- ed un capitale
proprio imponibile di fr. 600'000.-.         

 

 

                                  D.   L’UTPG dava mandato
all’Ispettorato fiscale di eseguire una verifica di RI 1 per i periodi fiscali
2011 e 2012. L’Ufficio preposto consegnava il proprio rapporto in data
11.2.2015.

 

 

                                  E.   a. Periodo fiscale
2011

                                         Con decisione
dell’11.6.2015 l’autorità fiscale accertava l’utile imponibile complessivo in
fr. 3'388'200.- sia per l’IC che per l’IFD ed il capitale imponibile in fr.
600'000.-.                                                       

                                         In
particolare, per rapporto ai dati dichiarati, l’UTPG, basandosi sulla verifica
da parte dell’Ispettorato fiscale modificava come segue gli elementi imponibili
della contribuente:

	
   

  	
  Risultato d’esercizio

  	
  - 174'500

  
	
  +

  	
  Ammortamenti non ammessi

  	
   

  
	
   

  	
  Ammortamenti su immobilizzazioni immateriali 

  	
  44'050

  
	
  +

  	
  Costi non ammessi

  	
   

  
	
   

  	
  Contributo a __________ (__________)

  	
  3'000

  
	
  +

  	
  Distribuzioni dissimulate di utile e prestazioni a
  prezzi di favore  

  	
   

  
	
   

  	
  Cifra d’affari insufficiente per gestione
  patrimoniale

  	
  3'388'089

  
	
   

  	
  Cifra d’affari insufficiente per risk management e altri
  servizi

  	
  97'500

  
	
   

  	
  Quota privata dei veicoli privati utilizzati da __________
  

  	
  9'368

  
	
   

  	
  Quota privata dei veicoli privati utilizzati da __________

  	
  5'754

  
	
   

  	
  Quota privata dei telefoni aziendali

  	
  15'000

  
	
   

  	
  Risultato imponibile

  	
  3'388'261

  

                                         Da
ultimo, nella decisione veniva indicato che la posizione a bilancio relativa
alle “immobilizzazioni immateriali” comprendeva l’importo di fr. 117'615.-, che
sarebbero in realtà onorari fatturati dallo Studio legale e notarile __________
che non sarebbero di competenza di __________ in liquidazione, bensì di __________.
Motivo per cui non veniva ammesso l’ammortamento di fr. 44'050.- contabilizzato
su tale posizione. Sull’importo residuo di fr. 73'565.- veniva costituita una
riserva negativa tassata, la quale avrebbe comportato il mancato riconoscimento
degli ammortamenti futuri.

 

                                         b. Periodo fiscale 2012

                                         Sulla
base della verifica dell’Ispettorato fiscale, l’UTPG accertava un utile
imponibile di fr. 985'968.- ed un capitale imponibile di fr. 600'000.-. In
particolare l’autorità resistente modificava come segue i dati imponibili della
ricorrente:

	
   

  	
  Risultato d’esercizio

  	
  - 388’443

  
	
  +

  	
  Ammortamenti non ammessi

  	
   

  
	
   

  	
  Ammortamenti su immobilizzazioni immateriali 

  	
  73’565

  
	
  +

  	
  Distribuzioni dissimulate di utile e prestazioni a prezzi
  di favore  

  	
   

  
	
   

  	
  Cifra d’affari insufficiente per gestione
  patrimoniale

  	
  1'173'224

  
	
   

  	
  Cifra d’affari insufficiente per risk management e
  altri servizi

  	
  97'500

  
	
   

  	
  Quota privata dei veicoli privati utilizzati da __________
  

  	
  9'368

  
	
   

  	
  Quota privata dei veicoli privati utilizzati da __________

  	
  5'754

  
	
   

  	
  Quota privata dei telefoni aziendali

  	
  15'000

  
	
   

  	
  Risultato imponibile

  	
  985'968

  

 

 

                                  F.   a. Periodo fiscale 2011                                      

                                         Con reclamo 16/17.6.2015,
la RI 1RI 1, rappresentata da __________ (liquidatrice), contestava le riprese
nell’utile operate da parte dell’autorità fiscale. In particolare, per quanto
atteneva alla “cifra d’affari insufficiente per gestione patrimoniale”, la
contribuente indicava che la motivazione, oltre ad essere “scarna”, non
suffragata da altre spiegazioni, era riferita ad un’attività che la società non
aveva mai svolto. In merito alla “cifra d’affari insufficiente per risk
management e altri servizi”, per fr. 97'500.-, la reclamante precisava che la
società aveva negoziato a valori di mercato i contratti con terze parti per i
servizi di risk management e di consulenza svolti. Nella decisione non veniva
per il resto spesa una parola in merito a tale modifica. RI 1 contestava anche
il fatto di aver assunto costi di pertinenza di __________, sostenendo che tale
affermazione, sulla base delle informazioni in possesso alla liquidatrice, non
appariva corretta. __________ avrebbe fornito prestazioni sia per RI 1 sia per __________,
che si erano divise i costi, nella misura comunicata dallo studio legale citato,
incaricato dalla FINMA. Da ultimo contestati erano pure altri costi non ammessi
e/o distribuzioni dissimulate di utili (e meglio prestazioni a prezzi di
favore) per un totale di fr. 33'122.-.

 

                                         b. Periodo fiscale 2012

                                         Con reclamo 23/24.6.2015
la RI 1RI 1, sempre rappresentata dalla liquidatrice RA 1, contestava pure la
notifica di tassazione per il 2012, ponendo l’accento sulla ripresa di fr.
1'173'224.- in relazione alla “cifra d’affari insufficiente per gestione
patrimoniale”, nonché di fr. 97'500.- relativi al reintegro ritenuto a causa di
una “cifra d’affari insufficiente per risk management e altri servizi”.
Analogamente al reclamo presentato per il periodo fiscale 2011, contestava di
aver assunto dei costi di pertinenza di __________. Da ultimo venivano
censurati i costi non ammessi e/o distribuzioni dissimulate di utili (e meglio
prestazioni a prezzi di favore) per un totale di fr. 30'122.-.

 

 

                                  G.   Il 20.10.2017 si
svolgeva un incontro tra i rappresentanti della ricorrente, l’UTPG e l’Ispettorato
fiscale in relazione ai reclami presentati contro le decisioni di tassazione
IC/IFD 2011 e 2012. A seguito della discussione, con scritto 17.11.2017, l’UTPG
si rivolgeva alla RA 1, chiedendo di voler fornire, entro il 10.12.2017: conti
e schede contabili per i periodi 2011 e 2012 di (a) __________; (b) __________;
(c) __________ Inoltre, per queste società, l’autorità resistente chiedeva la
produzione della documentazione bancaria completa comprensiva degli estratti
conto dettagliati, tutti gli avvisi di addebito e accredito dal 1° gennaio al
31 dicembre. In calce alla missiva veniva inoltre specificato che, qualora la
documentazione richiesta non fosse stata trasmessa entro il termine fissato, la
decisione su reclamo sarebbe stata confermata ad eccezione della posizione “CA
insufficiente”, ricalcolata con un saggio dell’1.5% sul NAV medio del fondo. La
cifra d’affari insufficiente ripresa sarebbe pertanto ammontata, per il 2011 a
fr. 1'576'515.- e per il 2012 in fr. 538'043.-. L’utile imponibile IC/IFD sarebbe
stato stabilito per il 2011 in fr. 1'576'687.- e per il 2012 in fr. 350'787.-. Veniva
inoltre specificato che il nuovo saggio era stato ottenuto dopo “(…) attenta
valutazione dei singoli prospetti del fondo; lo stesso è stato applicato al NAV
medio annuo (Eur 155 Mio nel 2011 e Eur 125 Mio ca. per i 5 mesi del 2012) con
una riduzione forfettaria del 5% per spese generali”. Per quanto concerne
la ripresa per “Risk Management e altri servizi”, questa non era stata
oggetto di un contratto e di una specifica rimunerazione, motivo per cui veniva
considerata prudenzialmente un’unità a tempo pieno del valore di fr. 75'000.-
con un margine del 30% da rifatturare. Anche per quanto riguardava i “vantaggi
auto”, l’autorità resistente indicava di essersi basata sui parametri usuali
indicati dall’AFC. In relazione ai vantaggi telefonici era stato ripreso il 50%
del costo allibrato. Da ultimo veniva specificato che il contributo a __________
era stato ripreso poiché l’ente in questione non era esentato fiscalmente in
Svizzera.

 

 

                                  H.   a. Periodo fiscale 2011                                      

                                         Con decisione su reclamo
del 25.1.2018, l’UTPG confermava la modifica della decisione di tassazione,
secondo quanto preannunciato con lo scritto del 17.11.2017. L’autorità
resistente indicava che, dalla documentazione raccolta da parte
dell’Ispettorato fiscale, era emerso quanto segue, in relazione alla
contribuente: “(…) l’unico cliente della stessa è __________, Lux, di cui __________
si definisce l’anima. RI 1 fornisce a __________ servizi di consulenza e di
investimenti per il comparto denominato __________, servizi di marketing e
promozione della SICAV indirizzati al mercato __________, l’allestimento di
facts sheets, attività di risk management, consulenza in securities lending e
servizi amministrativi di supporto”. Sulla base dei dati estrapolati dal
Rapporto e della decisione della FINMA l’autorità fiscale era giunta alla
conclusione che il fondo __________ aveva beneficiato di una serie di
prestazioni di servizio da parte della RI 1 (di cui era l’unico cliente).
Inoltre __________, oltre ad essere il dominus della RI 1, era anche il perno di
tutta la struttura. Nella decisione veniva indicato anche che “(…) i
proventi del fondo __________ sono stati fatti transitare da società che non
hanno praticamente svolto alcuna prestazione (o solo parziale) e fatti
confluire su società domiciliate in Paesi a bassa (o inesistente) fiscalità
riconducibili a persone vicine alla contribuente, le quali non erano in grado
di svolgere le prestazioni di servizio in quanto prive di struttura (uffici e
personale). Si è pertanto concluso che l’attività è stata interamente svolta
dal personale di RI 1, la quale – rinunciando alla corretta rimunerazione per i
servizi resi – ha effettuato una distribuzione dissimulata di utile in favore
dei propri azionisti e/o persone vicine (…)”. Per il resto, e meglio per la
ripresa per i costi di risk management, per il costo degli onorari dello Studio__________
nell’ambito della procedura FINMA, per l’utilizzo dei telefoni aziendali a
scopo privato effettuato dai signori __________ e da __________, per la quota
privata dei veicoli aziendali messi a disposizione ai dipendenti __________ e __________,
nonché per il versamento al __________, veniva riconfermato il contenuto dello
scritto del 17.11.2017, ritenuto come la reclamante non avesse presentato
l’ulteriore documentazione richiesta.

 

                                         b. Periodo fiscale 2012

                                         Con decisione su reclamo
del 25.1.2018, l’UTPG riproponeva le medesime argomentazioni esposte per il
periodo fiscale precedente e si riconfermava nel contenuto dello scritto del
17.11.2017. In assenza di ulteriore documentazione l’autorità resistente commisurava
l’utile imponibile in fr. 350'787.- ed il capitale imponibile in fr. 600'000.-
(veniva modificata unicamente la posizione inerente la cifra d’affari
insufficiente tenendo conto di un tasso del 1.5% sul NAV medio del fondo,
anziché il precedente 2.5%).

 

 

                                    I.   Con due distinti
ricorsi – dal pressoché identico tenore - entrambi del 23/26.2.2018, la RI 1,
rappresentata da RA 1 insorge contro la decisione su reclamo IC/IFD 2011 e
2012. Nell’esposto ricorsuale vengono censurate le riprese sulla cifra d’affari
mancante, legata alla gestione patrimoniale, e quella legata all’utilizzo a
scopo privato dei telefoni aziendali. 

                                         Contrariamente a quanto
indicato dall’autorità fiscale, la RI 1 indica di non aver svolto alcuna
attività di gestione del Fondo __________, né tantomeno di aver espletato tutte
le attività delegate dalla Direzione del Fondo a __________.

                                         Più precisamente, in
relazione alla prima contestazione, la ricorrente precisa che l’incaricato
FINMA avrebbe accertato che la direzione del fondo __________ non era
localizzata in Svizzera. Non sarebbe pertanto possibile affermare che la RI 1
abbia mai esercitato la direzione del fondo ai sensi degli art. 28 LICol. 

                                         Nei periodi fiscali dedotti
in giudizio, il ruolo di Investment Manager del __________ sarebbe stato
ricoperto dalla __________, __________. Questa società non era correlata alla RI
1 e, per questa attività, la ricorrente riteneva che fosse stata pagata dalla
Direzione del Fondo. L’UTPG non sarebbe riuscita a stabilire una correlazione
tra il dominus di __________, e meglio __________, e la RI 1: in effetti nel
periodo di riferimento quest’ultimo non era né amministratore, né dipendente né
azionista della RI 1. In questo senso la ricorrente afferma che gli atti non
permetterebbero di ritenere che la RI 1 abbia sostanzialmente svolto tutte le
attività formalmente affidate a __________. La ricorrente, citando una sentenza
del Tribunale federale (inc. 2C_272/2011 del 5.12.2011) indica che non si vede
quale vantaggio avrebbero ottenuto gli azionisti di RI 1 nell’arricchire __________,
società nella quale non avrebbero alcuna interessenza. L’UTPG non avrebbe dimostrato
in maniera oggettiva «(…) sulla base di uno schema chiaro e condivisibile, in
quale misura e per quali motivi tale remunerazione avrebbe dovuto essere
superiore; ha semplicemente asserito che “l’attività è stata interamente svolta
da personale di RI 1” attribuendo ad RI 1 tutte le commissioni pagate dal
Fondo, incluse quelle che indubbiamente sono invece servite per remunerare
l’attività di società terze indipendenti quali __________, __________,
distributori e anche __________».

                                         In relazione alla seconda
contestazione, e meglio l’utilizzo a scopo privato dei telefoni aziendali, si
indica che sarebbe da tempo prassi delle autorità fiscali cantonali e federali
“(…) accettare i costi di telefonia mobile riferibili a dipendenti come
costi deducibili non da segnalare nel certificato di salario come “vantaggio in
natura”.

 

 

                                  L.   Con osservazioni
23.3.2018, l’UTPG chiede che i ricorsi vengano respinti e che le decisioni su
reclamo vengano confermate. In particolar modo l’autorità resistente ritiene
che __________, contrariamente alla tesi sostenuta, sia persona vicina alla RI
1 Già nella decisione su reclamo, si rimandava al Rapporto FINMA dal quale si
poteva evincere questa circostanza. In particolare sarebbe emersa l’influenza
economica di quest’ultimo sulle sorti societarie della RI 1 (cfr. pag. 21 e 22
del Rapporto FINMA). Dal documento FINMA risulta inoltre come __________ sia
perfino stato definito “perno centrale” nel gestire i diversi rapporti
intrasocietari che riguardavano direttamente la contribuente (cfr. pag. 23
Rapporto FINMA).

                                         Per quanto concerne invece
la ripresa della “totalità delle commissioni generate dal fondo” nell’utile della
RI 1, l’UTPG, riallacciandosi al contenuto delle pag. 67-68 del Rapporto FINMA,
indica che la rimunerazione derivante dall’attività di consulenza negli
investimenti dà diritto al 100% delle management fees. Tale diritto è
stato concesso o attribuito per intero a __________, __________, tuttavia dal
punto di vista materiale quest’ultima società non ha strutture o personale
proprio, come emerge dal rapporto FINMA. In questo senso __________ sarebbe
stata interposta a scopi puramente fiscali, come esposto in sede di reclamo: “(…)
tramite l’interposizione della società __________, __________ è non solo in
grado di controllare i sub-advisor del fondo ma anche di canalizzare a
condizioni fiscali vantaggiose verso se stesso ed i suoi soci una parte
cospicua dei ricavi generati dall’attività del fondo” (cfr. anche pag. 23
del rapporto FINMA).

                                         L’UTPG indica pertanto che
dietro a __________, quale azionista ed amministratore vi è __________; dietro
a __________ (subadvisor) vi erano __________ (azionista al 30% di __________),
__________ (azionista del 30% di __________ e azionista/dipendente della RI 1),
__________ (azionista al 20% di __________ e azionista/dipendente di RI 1 e __________
(azionista al 20% di __________ e azionista/dipendente di RI 1). A titolo
completivo l’UTPG rilevava che, seppur non di pertinenza dei periodi fiscali
impugnati, solo nel periodo 2009/2010 __________ aveva versato a __________
1.93 Mio di Euro a titolo di sub-advisory fees. Anche __________ non
disporrebbe di uffici e personale propri (pag. 10-11 del Rapporto FINMA).
L’autorità fiscale precisa che, domandandosi chi abbia effettuato fisicamente e
materialmente prestazioni di consulenza agli investimenti che danno diritto
all’incasso totale della management fee citata al punto precedente, la
risposta si trova analizzando la struttura amministrativa ed il personale
presente nella RI 1 “(…) premesso che il rapporto di vicinanza tra __________
è inequivocabilmente dato” (osservazioni 23.3.2018, pag. 4). Sempre l’UTPG
rileva che __________ era azionista di __________ e, unitamente a __________, __________
e __________i (dipendenti ed azionisti della RI 1), era pure detentore delle
quote societarie di __________. L’autorità resistente indica che appare
quantomeno insolita la necessità di avvalersi di società estere per prestazioni
di consulenza agli investimenti, pagando cospicue somme ad una società priva di
struttura, avente sede nel __________ (ossia una società di comodo), quando la RI
1 già poteva contare sulle persone di riferimento che erano poi le medesime
figure che fungevano da subadvisor. L’UTPG conclude sostenendo che sia
poco verosimile, in un reale rapporto tra terzi, che una persona giuridica
rinunci a percepire delle importanti remunerazioni per consulenza avendone
svolto integralmente il lavoro tramite le sue persone di riferimento ed il suo
personale. Secondo l’autorità fiscale è corretto concludere che il diritto
all’intera rimunerazione dell’attività di consulenza agli investimenti spetti
alla contribuente presso la quale erano accorpate tutte le competenze personali
e decisionali.

                                         Da ultimo, l’UTPG, in
relazione alla quota privata dei telefoni aziendali, propone di stralciare la
ripresa, indicando che ad ogni modo, laddove ravvisato, un eventuale utilizzo
privato dei telefoni aziendali deve essere oggetto di ripresa.

 

 

                                  M.   Le osservazioni
dell’UTPG sono state trasmesse il 26.3.2018 ad RA 1, la quale non ha replicato.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nel caso che qui ci
occupa, secondo l’autorità fiscale, RI 1, non avrebbe contabilizzato una parte
della cifra d’affari legata alle prestazioni da lei fornite sia in qualità di
gestore del fondo __________ __________ (__________) che in qualità di
direzione del medesimo: queste funzioni le sarebbero state subdelegate da parte
della __________ (__________). L’UTPG ritiene che si sia in presenza di una
distribuzione dissimulata di utile a favore di azionisti/ persone vicine alla
contribuente. Per giungere a tale conclusione, l’autorità resistente si è
basata sul Rapporto degli incaricati d’inchiesta per conto dell’Autorità
federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) del 4.10.2011, sulla
decisione della FINMA del 7.6.2012 con la quale è stata, tra le altre cose,
negata la possibilità ad RI 1 (RI 1) di operare quale gestore patrimoniale di
investimenti collettivi di capitale ai sensi dell’art. 13 LICol, e sul Rapporto
dell’Ispettorato fiscale dell’11.2.2015.

                                         Di parere avverso la
ricorrente, che nega di aver svolto una qualsivoglia funzione direttiva o di
gestione del fondo __________ e che quindi vi sia stata alcuna distribuzione
dissimulata di utile.

 

                                         1.2.

                                         Secondo l’art. 57 LIFD
l’imposta sull’utile ha per oggetto l’utile netto. Di medesimo tenore l’art. 66
LT.

 

                                         1.3.

                                         Gli articoli 58 cpv. 1
LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle
persone giuridiche, che

                                         1
Costituiscono utile netto imponibile: 

a.    
il saldo del conto profitti e
perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente; 

b.    
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare: 

      -    ...[omissis]... 

      -    le
distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non
giustificate dall'uso commerciale. 

                                         Quanto
all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 19 cpv. 1 LT e 20 cpv. 1
LIFD prevedono da parte loro che 

1 Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare,
segnatamente: 

c.    
i dividendi, le quote di utili, le
eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro
provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni
gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.). 

                                         1.4.

                                         Secondo la giurisprudenza, vi è distribuzione
dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente le quattro condizioni
seguenti: 

                                         1)  la
società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente; 

                                         2)
 tale prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina; 

                                         3)
 tale prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;

                                         4)
 la sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che
gli organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio
che concedevano

                                         (sentenza TF 2C_11/2018 del 10.12.2018, consid. 7.2.; DTF 131 II 593 consid. 5; 119 Ib 116
consid. 2; 115 Ib 238).

 

                                         1.5.

                                         Quali
prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni
dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a
determinati proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina,
con una corrispondente riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel
conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene
definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (Gewinnvorwegnahme;
cfr. Bernardoni/Bortolotto, La fiscalità dell'azienda nel nuovo diritto federale
e cantonale ticinese, Mendrisio 2010, p. 432). Essa sussiste per l’appunto
quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza,
che vengono così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando
quest’ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un
terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid.
6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 pag. 660, consid. 2.2;
sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).

 

                                         1.6.

                                         1.6.1.

                                         Nelle procedure fiscali
vige il principio inquisitorio. Nell’ambito delle procedure relative alle
imposte dirette, l’autorità di tassazione deve accertare i fatti d’ufficio. Il
contribuente è tuttavia tenuto a prestare ampia collaborazione
nell’accertamento dei fatti. Deve fare tutto il necessario per consentire una
tassazione completa e esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e 42 cpv. 1 LAID; art.
200 cpv. 1 LT). Le autorità fiscali e giudiziarie devono sottoporre i fatti
giuridicamente rilevanti che sono stati raccolti ad un (libero) apprezzamento
delle prove (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale n. 2C_605/2015 del
5.11.2015 consid. 2.3.1 e 2.3.2 con riferimenti).

                                         Di principio, il grado di
prova richiesto è quello della prova piena, che presuppone che il tribunale non
abbia più seri dubbi circa l’esistenza dei fatti addotti oppure che gli
eventuali dubbi residui appaiano trascurabili. Il grado di verosimiglianza
richiesto è tale che non si deve più ragionevolmente contare con la possibilità
del contrario. Il grado di prova della verosimiglianza preponderante
rappresenta per contro un’attenuazione della prova e non è sufficiente per la
prova piena (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.2 con riferimenti). 

                                         Se, nonostante la
collaborazione conforme ai suoi obblighi da parte del contribuente, dopo l’apprezzamento
delle prove gli elementi imponibili non possono essere accertati e gli stessi
non devono essere stabiliti per apprezzamento, trovano applicazione anche nel
diritto tributario le regole che concernono la ripartizione oggettiva
dell’onere della prova secondo l’art. 8 CC. L’autorità fiscale è dunque tenuta
a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale,
mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad
escludere o a ridurre il debito verso l’erario (sentenza n. 2C_605/2015 citata,
consid. 2.3.3 con riferimenti; cfr. anche Locher,
Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 27 ss. all’introduzione agli
articoli 122 ss. LIFD, p. 399 ss.).

 

                                         1.6.2.

                                         Nell’ambito delle
prestazioni valutabili in denaro le autorità fiscali devono apportare la prova
che la società ha fornito una prestazione e che non ha ottenuto una
controprestazione oppure una controprestazione sufficiente. Se le prove
raccolte dall’autorità fiscale forniscono indizi a sufficienza che rivelano
l’esistenza di una tale sproporzione, spetta allora al contribuente stabilire
l’esattezza delle sue affermazioni contrarie. Una volta che un fatto è dato per
acquisito, la questione dell’onere della prova non si pone più (sentenza TF
2C_11/2018 del 10.12.2018, consid. 6.2; TF 2C_333/2017 del 12.4.2018 consid.
4.1.).

 

 

                                   2.   Prestazione senza
controprestazione corrispondente 

 

                                         2.1.

                                         Si tratta pertanto di
verificare se nel caso di specie siano adempiute le condizioni per ritenere
data, nel caso di specie, una distribuzione dissimulata di utile.

 

                                        2.2. 

                                         Nella decisione del
7.6.2012 della FINMA si può leggere, in merito alla contribuente che,
costituita dapprima con la ragione sociale RI 1, era stata fondata a __________
il 28.4.2008 (il cambio del nome era anche stato deciso come misura per “suffragare
maggiormente l’indipendenza di RI 1” da __________, cfr. decisione FINMA
pag. 2). Scopo sociale della stessa era la gestione patrimoniale e la
consulenza finanziaria per clientela di ogni tipo, nonché ogni altra attività
atta a perseguire lo scopo sociale. Al momento della costituzione, il CdA era
composto da __________ (Presidente), __________ (Vice Presidente), __________
(membro), __________ (membro), __________ (membro) e __________ (membro). 

 

                                         2.3.

                                         La relazione della
ricorrente con __________ (società d’investimento a capitale variabile di
diritto ____________________, il cui CdA era composto da __________ [in veste
di Presidente], __________ [anche membro di __________] e __________ [attivo
anche presso __________]) è spiegata nella decisione FINMA, come peraltro ben
rilevato pure dall’autorità fiscale. 

                                         In particolare, a pagina 6
della decisione viene indicato che, secondo le informazioni ricevute da parte
della stessa RI 1, la società avrebbe dovuto dedicarsi in un primo momento alla
gestione di __________ ed in seguito proporsi anche come gestore di clientela
privata. La RI 1, secondo i prospetti informativi, sarebbe sub-advisor
di __________, unitamente ad altre società. Advisor del fondo è la __________,
una società di tipo holding di diritto __________, che è detenuta al
100% da __________ (pag. 3 decisione FINMA).

 

                                         2.4.

                                         Sempre dalla decisione della
FINMA (pag. 10) emerge che l’unico cliente dRI 1 è “(…) __________ di cui __________
si definisce l’anima (…). RI 1 fornisce a __________ servizi di consulenza
negli investimenti per il comparto denominato __________, servizi di marketing
e di promozione della SICAV indirizzati al mercato __________, l’allestimento
di fact sheets mensili, attività di risk management, consulenza nel securities
lending e servizi amministrativi di supporto”.

 

                                         2.5.

                                         Dal
Rapporto dell’Ispettorato fiscale dell’11.2.2015 emerge come __________, oltre
ad essere dominus della RI 1, fosse pure il perno di tutta la struttura
con due rami di attività distinti ma interconnesse tra loro. Per ogni ramo di
attività __________ si era attorniato di soci in parte comuni ed in parte
distinti. In particolare, con riferimento alla RI 1, dal documento in questione
emerge come “(…) tramite l’interposizione della società __________, __________
è non solo in grado di controllare i sub-advisor del fondo ma anche di
canalizzare a condizioni fiscali vantaggiose verso sé stesso ed i suoi soci una
parte cospicua dei ricavi generati dall’attività del fondo” (pag. 10 del
Rapporto IF). L’Ispettorato fiscale ha potuto ricostruire come, tramite una
serie di contratti e deleghe, l’accordo principale il “Management Company
Services Agreement” del 13.7.2009 concluso tra __________ e __________ che
regolava i servizi di gestione patrimoniale, servizi amministrativi e servizi
di marketing/distribuzione e vendita sia stato interamente delegato. In
particolare la __________ ha delegato la gestione patrimoniale il 13.7.2009 tramite
subdelega a __________ __________. __________ ha a sua volta delegato lo stesso
giorno la gestione patrimoniale a __________, società senza spazi e personale
proprio (come costatato pure dalla FINMA, cfr. pag. 12 della decisione). Sulla
base dell’analisi della FINMA è emerso che __________ non svolge alcuna
attività e pertanto nessuna gestione patrimoniale. La __________, secondo i
conti annuali “(…) ristorna tutte le fees incassate, di cui solo il 24% tramite
__________, alla contribuente (0.6% su 2.5%). Il direttore di __________,
secondo i conti annuali è __________. Motivo per cui, secondo quanto emerso dai
dati e dagli atti visionati, l’Ispettorato fiscale addiveniva alla seguente
conclusione (Rapporto dell’Ispettorato fiscale dell’11.2.2015, pag. 12): 

                                         “È infatti appurato che tramite l’interposizione
della società __________, __________ è non solo in grado di controllare i sub-advisor
del fondo ma anche di canalizzare a condizioni fiscali vantaggiose verso sé
stesso ed i suoi soci una parte cospicua dei ricavi generati dall’attività del
fondo (…).

                                         Poiché
vi sono società estere la cui identità di beneficiari economici è perfetta rispetto
a dipendente e decision maker (__________) di tutta la struttura, possiamo
affermare da un punto di vista fiscale quanto riscontrato è di natura elusiva.
Gli utili derivanti dall’attività di gestione patrimoniale sono infatti
generati in Svizzera ma sfuggono ampiamente all’imposizione sulla base delle
strutture riscontrate. La remunerazione di cui beneficia la contribuente è
palesemente insufficiente: essa è unicamente tarata per fornire alla
contribuente il minimo dei mezzi finanziari sufficienti a fare funzionare
l’intera struttura e a pagare gli stipendi previsti. Infatti le società estere
oggetto di discussione non dispongono di strutture e spazi e personale proprio.
Dal momento che la gestione patrimoniale è effettivamente svolta dalla contribuente
essa è manifestamente impoverita rispetto ai servizi erogati. Ad essa competono
tutte le management fees incassate dalla __________. Poiché le due
società appena citate sono considerate vuote di spazi e di personale e che __________
aveva delegato tutta la gestione patrimoniale alla __________, anch’essa vuota,
la quale ha successivamente delegato la gestione patrimoniale alla __________,
ne discende quanto segue: 

                                         -   nella
misura in cui tutte le management fees incassate non sono state pagate
alla contribuente, risulta una distribuzione dissimulata di utile in capo alla
contribuente con conseguente imposizione dei beneficiati (compreso __________)
a titolo di prestazione valutabile in denaro; 

                                         -   quanto
appena affermato vale in ogni caso per il 2011 ed i primi 5 mesi del 2012. In
seguito tutti i dipendenti cardine della contribuente sono passati alla “__________”,
__________, svolgendo ora lì la gestione patrimoniale.    

                                         2.6.

                                         La ricorrente, nel proprio
gravame, ritiene come non sia possibile sostenere che la RI 1 abbia svolto
sostanzialmente tutte le attività di gestione del fondo. In particolare ricorda
che secondo gli Incaricati FINMA, la direzione del Fondo non era localizzata in
Svizzera. Nel periodo di riferimento il ruolo di Investment Manager del
Fondo __________ era ricoperto dalla società __________ di __________, società
“pacificamente non correlata ad __________, che per la sua attività è stata
sicuramente remunerata dalla Direzione del Fondo”.

 

                                         2.7.

                                         Ora, la posizione dei
ricorrenti non trova riscontro negli atti: come visto, emerge in maniera solida
dall’incarto (in particolare con riferimento alle pagine 67-68 del Rapporto
FINMA) che __________, alla quale erano state subdelegate le funzioni di
gestore patrimoniale del fondo __________ da parte della __________, ha a sua
volta, nel medesimo giorno, e meglio il 13.7.2009, concluso un contratto di
consulenza negli investimenti – per tutti i comparti del fondo – con la società
__________. In virtù di questo contratto, la __________ riconosce alla __________
un onorario (retrocessione) pari al 100% delle management fees percepite
dal fondo, nonché al 100% delle performance fees dovute. Motivo per cui,
gli incaricati di inchiesta della FINMA hanno concluso che __________ non ha
svolto alcuna attività di gestione patrimoniale propriamente detta: questa
società si è limitata a “(…) trattare ed eseguire i “consigli” applicando le
sue procedure (…)” (Rapporto FINMA, pag. 69).

                                         Ora, venendo alla __________,
la stessa non ha strutture o personale proprio (cfr. pag. 8 del Rapporto FINMA),
motivo per cui ha concluso contratti (di sub-consulenza) con una rete di sub-advisor,
tra i quali ritroviamo anche la contribuente oltre che __________ (cfr. pag. 70
Rapporto FINMA). I servizi amministrativi e la tenuta di registro sono stati
subdelegati alla __________. Per quanto concerne le funzioni di marketing, di
distribuzione e di vendita le stesse sono state in gran parte effettuate da
parte di __________ (pag. 70-71 del Rapporto FINMA) e per la rimanente parte
direttamente da __________. 

 

                                         2.8.

                                         Visto il numero di funzioni
svolte in concreto da parte della RI 1 a favore delle società che avevano
ottenuto contrattualmente la gestione del fondo (ma che erano prive sia di
personale che di spazi), l’autorità fiscale ha giustamente aggiunto parte della
cifra d’affari mancante e relativa alle funzioni svolte – al lato pratico – da
parte della RI 1__________ che nel periodo fiscale 2011 faceva valere una
perdita d’esercizio di fr. 174'500.- e nel 2012 di fr. 388'443.-, all’utile
della contribuente.

 

 

                                   3.   Prestazione
concessa ad un azionista o a una persona vicina 

 

                                  3.1.

                                         Nel caso che
qui ci occupa, come visto sopra, per il tramite di una serie di subdeleghe, la
gestione del fondo __________, affidata a __________, è stata poi svolta - in
concreto - dalla qui contribuente.

 

                                         3.2.

                                         Come visto
in precedenza e come già dettagliatamente emerge dal Rapporto degli incaricati
FINMA e dell’Ispettorato fiscale vi è una stretta interconnessione tra le
società a cui è stata delegata la gestione di __________ e per appunto il
fondo: perno centrale di tutto il meccanismo è __________. In particolare, a
pag. 23 del Rapporto FINMA viene espressamente indicato: “(…) tramite
l’interposizione della società __________, __________ è non solo in grado di
controllare i sub-advisor del fondo ma anche di canalizzare a condizioni
fiscali vantaggiose verso sé stesso ed i suoi soci una parte cospicua dei
ricavi generati dall’attività del fondo”. 

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

                                         In merito
alla persona di __________ basti rilevare che questi era: Presidente del CdA
della __________, azionista unico e amministratore unico di __________,
azionista di __________. In relazione alla sua posizione nella RI 1 si rileva
pure che questi è uscito dalla compagine azionaria di RI 1 con effetto al 31
luglio 2009 e non fa più parte del CdA di questa società dall’autunno dello
stesso anno. Nondimeno, sempre dal Rapporto FINMA emerge come __________
eserciti un’influenza importante sulle sorti della società RI 1: “(…). Tale
potere gli deriva principalmente dal fatto che RI 1 ha un unico “cliente” e
cioè il fondo __________, di cui __________ è una figura centrale, anzi
l’anima, come lui stesso ha affermato. Infatti, nella struttura che governa e
amministra il fondo __________ __________ riveste importanti funzioni: è
Presidente del Consiglio d’amministrazione della __________ ed è azionista
unico e amministratore unico della __________, società che in sostanza
controlla il flusso dei redditi generati dal fondo” (pag. 20-21 Rapporto
FINMA). Nel rapporto viene espressamente indicato che il potere decisionale di __________
nei confronti della RI 1 non era millantato ma che si trattava di una facoltà
decisionale vera, così come del resto confermato proprio da quest’ultimo anche
agli incaricati FINMA (decisione FINMA pag. 10). A titolo di esempio si citano
due e-mail, posteriori alla sua uscita dalla società, dai quali ciò traspare.
In tal senso, la RI 1 aveva continuato a pagare a __________ i voli su __________,
anche a seguito delle dimissioni di questi dal CdA (cfr. pag. 19 del Rapporto
FINMA).

                                         Nella prima
comunicazione e-mail del 15.7.2010, __________, indirizzandosi a __________,
con copia a __________, __________ e __________ (tutti questi sono azionisti della
RI 1, cfr. decisione FINMA pag. 3) scrive (dopo che verosimilmente gli era
stato chiesto di non più includere __________ nelle comunicazioni di posta
elettronica):

                                         “__________ invece continuerò ad includerlo
nelle comunicazioni relative alla __________ perché, tralasciando gli aspetti
formali che potete raccontare a FINMA e revisori, di fatto sappiamo tutti
esattamente quale sia il suo ruolo ed il suo peso specifico in __________”.

                                         In
un’ulteriore comunicazione e-mail del 28 luglio 2011, ore 7:46 (qualche ora
prima dell’intervento degli incaricati d’inchiesta FINMA), __________, nella
sua funzione di Presidente della __________, scrive a __________, Presidente
del CdA RI 1: 

                                         “Al Presidente della RI 1, La informo che
il Direttore della RI 1 __________ mi ha comunicato che nella giornata odierna
rassegnerà le dimissioni (sic). Vorrei conoscere come intende riorganizzare la
società in quanto è mia intenzione valutare attentamente il cambio, nell’ambito
del prospetto della Sicav, della RI 1 con un altro soggetto che ricopra il
ruolo di consulente. (…)”.

 

                                         3.3.2.

                                         Non va inoltre dimenticato
che, nei periodi fiscali di riferimento, alle dipendenze della RI 1 vi era pure
__________(cfr. pag. 16 del Rapporto dell’Ispettorato fiscale; cfr. banca dati
www.movpop.ti.ch). A proposito di quest’ultimo, risulta essere attualmente
impiegato presso la __________, __________, che gestisce il fondo __________
(che in precedenza altro non era che __________; cfr. https://__________l,
sito consultato il 26.8.2019).

 

 

                                         3.3.3.

                                         __________ (di cui __________
è azionista e amministratore) sia chiaramente una persona giuridica vicina alla
__________, proprio per il tramite di __________ (risultato il vero dominus di __________),
e che questa non disponesse né di spazi propri né di personale, permette di
concludere che la __________ non avrebbe mai effettuato tutte le prestazioni
subdelegate da parte di __________, senza pretendere un’adeguata rimunerazione
(ossia tutto il compenso spettante a quest’ultima società per svolgere le
mansioni gestionali del fondo), se non con il motivo che i servizi resi erano
effettuati a favore di una persona vicina.

                                         Emerge in maniera non
equivoca anche dal Rapporto della FINMA questa vicinanza, alla quale la
ricorrente non ha saputo dare, tramite supporto probatorio, alcuna diversa
lettura (in merito anche Danon,
in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire romand, 2a ed.,
Basilea 2017, n. 202-206; inoltre sentenza TF 2C_11/2018 del 10.12.2018 consid.
7.6-7.7).

                                         Ad ogni modo, come giustamente
indicato dall’UTPG, il Tribunale federale ha affermato che non è necessaria la
prova diretta del fatto che il beneficiario della prestazione sia un azionista
o una persona vicina. Ciò può essere presunto, nel caso in cui non sia
possibile trovare alcuna altra spiegazione dello svolgimento dell’operazione
insolita e questa conclusione si imponga (cfr. p. es. la sentenza 2C_1082/2013
e 2C_1083/2013 del 14 gennaio 2015 consid. 6.4 e riferimenti).

 

 

                                   4.   Commisurazione
della prestazione valutabile in denaro

 

                                         4.1.

                                         In caso di distribuzione
dissimulata di utili, occorre poi quantificare la ripresa da effettuare ai fini
del calcolo dell’utile imponibile. La constatazione di una sproporzione tra la
prestazione della società e la contropartita dell’azionista implica la
determinazione del valore economico reale della prestazione fornita, che va
posto a confronto con le condizioni pattuite. Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, il valore economico reale è di principio costituito dal
prezzo che sarebbe disposto a pagare un terzo qualunque per lo stesso servizio
su di un mercato libero ed aperto (sentenze
2C_11/2018 del 10.12.2018 consid. 7.3; 2C_876/2012 del 3.4.2014, consid. 5.4;
2C_788/2010 del 18.5.2011 consid. 4.1; 2C_275/2010 del 24.8.2010 consid. 3.1; DTF
107 Ib 325 consid. 3c; sentenza del Tribunale federale del 26 novembre 2003 n.
2A.39/2003, in: RDAF 2004 II 60, consid. 2.2 e 3.3). Questo criterio non può
però venir trasposto come tale agli oneri che una società anonima si assume per
le spese private degli azionisti, come per i costi legati ad oggetti
patrimoniali che servono esclusivamente al loro mantenimento o al loro diletto,
acquistati dalla società senza essere destinati alla sua attività aziendale. In
assenza di comportamento conforme alle regole di mercato, non è infatti possibile
riferirsi a prezzi effettivi di paragone. Occorre piuttosto basarsi su di una
controprestazione che permetta alla società di coprire i costi sopportati e di
conseguire un utile adeguato (sentenza del Tribunale federale del 13 giugno
2005 n. 2P.250/2004, in: RtiD II-2005 n. 10t).

 

                                         4.2.

                                         L’Ispettorato fiscale, ha
calcolato in fr. 3'388'089.- la cifra da reintegrare nell’utile della società
per il periodo fiscale 2011 ed in fr. 1'173'224.- quella relativa al 2012. In
particolare, l’autorità fiscale è giunta a tali importi considerando: “(…)
la media del NAV giornaliero (AUM), la percentuale di spettanza della
contribuente (2.5% è lo stesso saggio incamerato __________)” (Rapporto,
pag. 13).

 

                                         4.3.

                                         A seguito di un’audizione
tenutasi tra i rappresentanti della contribuente e le autorità fiscali, __________,
relativamente al tasso percentuale del 2.5% indicato nella decisione, precisava
(cfr. decisioni su reclamo del 25.1.2018, p. 4): “(…) i singoli comparti
remuneravano le management company con un tasso effettivo del 1.5% e che il
tasso di remunerazione utilizzato dall’autorità fiscale (2.5%) – benché
figurasse sui prospetti d’emissione dei singoli comparti come remunerazione
possibile massima (“up to”, “fino a”), - non è in realtà mai stato raggiunto”.

 

                                         4.4.

                                         4.4.1.

                                         Come visto, ritenuto come
gli elementi agli atti indichino in maniera chiara che le prestazioni che
avrebbe dovuto svolgere __________ sono invece state effettuate dalla RI 1 (che
tra l’altro viene segnalato come “advisor del fondo” unitamente alla
stessa RI 1, cfr. prospetto di __________, allegato 2 al ricorso) è giustificato
riprendere nell’utile della contribuente il medesimo compenso percepito da __________
per i servizi resi da quest’ultima.

 

                                         4.4.2.

                                         Gli incaricati FINMA, nel
loro Rapporto indicavano a tale proposito (cfr. pag. 8): “__________ è
attiva nel settore finanziario svolgendo (…) un’attività di consulente per gli
investimenti per tutti i comparti del fondo __________. In tale ambito __________
percepisce dalla società incaricata della gestione patrimoniale (__________, __________)
il 100% delle management fees ed il 100% delle performance fees, dedotta la
quota riconosciuta ai distributori __________”.

                                      

                                         4.4.3.

                                         In sostanza, l’autorità
fiscale, basandosi anche sul Rapporto dell’Ispettorato della FINMA (pag. 8), ha
ritenuto giustificato riprendere lo stesso saggio percentuale (ossia il 2.5.%)
ricevuto da __________ ed applicarlo al valore dell’attivo netto (NAV) del
fondo __________. La percentuale del 2.5% è stata prevista nel contratto
denominato Management Company Services Agreement concluso il 13.7.2009
tra la __________ e la società __________ (che è poi stata subdelegata a __________,
cfr. pag. 67 in calce). Alle pagine 66-67 del Rapporto degli incaricati FINMA
emerge che il tasso massimale per le management fees era del 25%, per le
performance fees sino ad un massimo del 20% dell’aumento del valore
netto delle azioni di ciascun comparto interessato. Sempre dal documento in
questione emerge pure come gli incaricati di inchiesta avessero chiesto a __________
di voler produrre una lista aggiornata delle management fees applicate
in concreto. Il documento consegnato, si legge nel Rapporto: “(…) è datato
gennaio 2010 e non corrisponde alla situazione aggiornata al 14 aprile 2011,
approvata in una circular resolution RA 1 rinvenuta dagli incaricati d’inchiesta.
(…) Si segnala che __________ – al quale era stato richiesto di consegnare
tutte le decisioni del Consiglio d’amministrazione della RI 1 – non ha
trasmesso tale documento agli incaricati d’inchiesta”.

 

                                         4.5.

                                         Durante l’incontro
tenutosi tra l’autorità fiscale e i rappresentanti della ricorrente, come
visto, è stato deciso che fosse corretto applicare la percentuale dell’1.5% sul
NAV medio del fondo. In particolare, la RA 1 ha precisato che il saggio
massimale del 2.5% non era mai stato raggiunto. 

                                         Proprio per poter
stabilire la corretta rimunerazione della contribuente, l’autorità fiscale, in
data 17.11.2017 si era rivolta ad __________ al fine di poter ottenere conti e
schede contabili, per i periodi 2011 e 2012 di __________, __________, __________.
Era stato inoltre chiesto di voler produrre la documentazione bancaria
completa, comprensiva degli estratti conto dettagliati, degli avvisi di
addebito e di accredito.

                                         Alla richiesta in
questione, non veniva dato alcun seguito.

 

                                         4.6.

                                         4.6.1.

                                         Ora ritenuta
l’interconnessione di tutte queste società – come dimostrato dagli incaricati
FINMA (cfr. ad esempio pag. 7 del relativo Rapporto) – non avrebbe dovuto
affatto costituire una “missione impossibile” la produzione di quanto richiesto
alla contribuente per chiarire la sua corretta rimunerazione in riferimento ai
servizi resi nell'ambito del fondo __________ Stando così le cose, l’autorità
fiscale si è mostrata finanche generosa ad accettare – senza peraltro esigere
alcuna prova da parte della ricorrente – l’applicazione della percentuale del
1.5% al NAV.

                                         

                                         4.6.2.

                                         Del resto, a
fronte dei sufficienti indizi raccolti dall’autorità fiscale, che palesavano
l’esistenza della sproporzione tra i servizi resi dalla contribuente e la
rimunerazione ricevuta per gli stessi, le spettava stabilire l’esattezza delle
sue affermazioni contrarie, secondo l’onere della prova.

 

 

                                   5.   Carattere
riconoscibile della distribuzione dissimulata di utile

 

                                         5.1.

                                         Per quanto concerne le due
ultime condizioni che devono essere riunite per ritenere l’esistenza di una
distribuzione dissimulata di utile, e meglio il fatto che la prestazione
non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni e che la sproporzione
tra prestazione e controprestazione era palese al punto che gli organi della
società avrebbero dovuto rendersi conto del vantaggio che concedevano, si
rileva quanto segue.

 

                                         5.2.

                                         Secondo la
giurisprudenza il carattere riconoscibile della distribuzione dissimulata di
utile è presunto se la disproporzione tra le prestazioni è manifesta (sentenza
TF 2C_11/2018 del 10.12.2018, consid. 7.8.).

 

                                         5.3.

                                         Nel caso che
qui ci occupa, senza voler nuovamente esporre quanto riscontrato nei relativi
Rapporti dell’Ispettorato fiscale e della FINMA (compresa la decisione), emerge
in maniera chiara che RI 1 non avrebbe mai accettato – in un rapporto tra terzi
indipendenti – di svolgere di fatto la gestione del fondo, che era stata
delegata ad altri formalmente, percependo unicamente una minima parte delle relative
fees. Evidentemente, l’esistenza di una commistione di persone,
azionisti e organi societari, tra le società coinvolte nella gestione del fondo
d’investimento RI 1, fa sì che fosse perfettamente chiaro a tutte le entità
coinvolte il meccanismo di subdeleghe ed il relativo pagamento delle
prestazioni. Di fatto, così come rilevato anche dall’Ispettorato fiscale e
dagli incaricati della FINMA, emerge una sovrapposizione di società all’unico
scopo di eludere il corretto pagamento delle imposte e di far confluire una parte
cospicua dei ricavi generati dal fondo verso __________ ed i suoi soci (pag. 10
Rapporto dell’Ispettorato fiscale e pag. 23 Rapporto FINMA). 

 

                                         5.4.

                                         Motivo per
cui l’autorità ha correttamente ritenuto l’esistenza di una distribuzione
dissimulata di utile, comprovandone anche l’ampiezza. Per sua parte la
ricorrente, contravvenendo all’onere probatorio che le incombeva, non è
riuscita a stabilire uno scenario diverso da quello solidamente documentato da
parte dell’autorità fiscale.

 

 

                                6.   Ripresa
per l’uso privato dei telefoni aziendali

 

                                      6.1.

                                         Nel proprio ricorso,
l’insorgente si aggrava anche contro la ripresa legata alla quota parte privata
delle spese per l’utilizzazione dei telefoni aziendali. In particolare, facendo
riferimento alla prassi di autorità fiscali cantonali e federali, sostiene che sarebbe
usuale accettare i costi di telefonia mobile riferibili a dipendenti come costi
deducibili da non segnalare nel certificato di salario.

 

                                         6.2.

                                         Nelle proprie decisioni,
l’autorità resistente ritiene che __________, __________ e __________ abbiano
beneficiato di un vantaggio economico per l’uso privato dei telefoni cellulari
aziendali, quantificato in fr. 5'000.- ciascuno.

                                         In sede di osservazioni
23.3.2018 al ricorso, l’autorità fiscale ha proposto, dopo ulteriore
valutazione, di stralciare tale ripresa.

 

                                         6.3.

                                         Nel Rapporto
dell’Ispettorato fiscale, in relazione alla quota parte privata dell’utilizzo
dei telefoni aziendali viene indicato:

                                         “Riscontriamo 2 numeri telefonici fissi “ISDN
Business” e 15 numeri di Natel con fatturazione prima presso Swisscom e in
seguito presso Sunrise (cambiamento di compagnia effettuato solo per alcuni
abbonamenti Natel il 07.02.2012). Si decide di aggiungere i seguenti vantaggi
economici per uso privato del telefono/internet mobile: __________ CHF 5'000
(residente in __________), __________ CHF 5'000 (residente in __________), __________
CHF 5'000 (…)”.

 

                                         6.4.

                                         Nello scritto del
17.11.2017 veniva in particolar modo indicato, per quanto attiene al vantaggio
relativo all’utilizzo privato dei telefoni: “In relazione ai vantaggi
telefonici, alla stregua dei numeri di cellulari rilevati (15), abbiamo ripreso
forfettariamente il 50% del costo allibrato”.

 

                                         6.5.

                                         La giustificazione
commerciale di una spesa dipende dal suo contesto. In sostanza, di fronte ad
una prestazione della società all’azionista o ad una persona vicina, per
stabilire se vi è una distribuzione dissimulata di utili bisogna chiedersi se
tale prestazione sia stata fornita per motivi prettamente commerciali oppure in
considerazione del rapporto di partecipazione nella società del beneficiario. L’utilità
ed il successo economico dell’impegno assunto dalla società non sono di per sé
stessi decisivi. Occorre comunque che la spesa in questione sia realisticamente
funzionale all’attività aziendale ed ai relativi scopi di profitto. Ciò va
valutato sulla base degli usuali doveri di diligenza di un prudente
amministratore societario (sentenza del Tribunale federale del 13 giugno 2005
n. 2P.250/2004, in: RtiD II-2005 n. 10t).

 

                                         6.6.

                                         Il carattere commerciale
di una spesa è un elemento che concorre ad escludere o ridurre il debito verso
l’erario. Secondo la regola generale, l’onere della prova al riguardo spetta
quindi al contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa). 

                                         Appartiene invece al fisco
dimostrare l’esistenza di una prestazione valutabile in denaro a favore degli
azionisti. Non spetta d’altra parte all’autorità fiscale valutare l’opportunità
di una spesa dal punto di vista della politica societaria, sostituendo il
proprio apprezzamento a quello della direzione aziendale. La società
contribuente deve comunque dimostrare che le prestazioni da lei effettuate sono
giustificate dal profilo commerciale. Il fisco può in tal modo accertare che
tali prestazioni non sono dettate da stretti legami personali o economici tra
la società ed il beneficiario (DTF 119 Ib 431 consid. 2c; DTF 2A.204/1997 del
26 maggio 1999, in: ASA 68 p. 746, consid. 2b).

                                         6.7.

                                         Quando la distribuzione
anticipata di utili si manifesta nella forma dell’uso di mezzi della società
per scopi privati (auto, telefono, riscaldamento ecc.) o del prelevamento di
beni dalla società da parte dell’azionista, la valutazione della prestazione
avviene con gli stessi criteri che valgono per le aziende personali (Bernardoni/Bortolotto, op. cit., p. 433;
Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 2ª ediz., Zurigo 2009, n. 129 ad art. 58 LIFD, p. 741;
v. anche p. es. la sentenza CDT n. 80.2003.95 dell’8 settembre 2003; inoltre
sentenza del Tribunale federale del 4 luglio 2013 n. 6B_755/2012 consid.
2.4.1).

 

                                         6.8.

                                         Nel caso che qui ci
occupa, dal rapporto dell’Ispettorato fiscale emerge, in relazione ai costi per
telefoni, la somma di fr. 29'253.- per il 2011 e di fr. 30'746.- per il 2012.
Ora la ricorrente non giustifica l’ammontare di tale spesa, ritenuto come, per
il periodo fiscale 2011, poteva contare su una media annua di 8 dipendenti, mentre
che nel 2012 l’unico dipendente presente tutto l’anno era __________ mentre che
per il resto si poteva contare su una media di 6 dipendenti (con alcuni mesi
tra maggio e settembre 2012 che ve ne erano unicamente 2; cfr. Rapporto
dell’Ispettorato fiscale, pag. 16).

 

                                         6.9.

                                         L’autorità fiscale, dopo
aver correttamente rilevato un’anomalia nell’avere a disposizione un numero
così elevato di utenze telefoniche ha giustamente concluso che i costi esposti
non fossero commercialmente giustificati. Da parte sua, la ricorrente non ha
speso una parola in merito a tali costi né ha indicato per quali ragioni fosse
necessario disporre di così tante utenze di telefonia mobile. Motivo per cui si
deve concludere che la ricorrente ha disatteso l’onere della prova che le
incombeva, impedendo in tal modo all’autorità fiscale di poter accertare che tali
prestazioni non siano dettate dagli stretti legami personali o economici tra la
società ed il beneficiario.

 

 

                                   7.   Il ricorso è
respinto. Di conseguenza le decisioni su reclamo IC/IFD 2011 – 2012 sono
confermate. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della
ricorrente, soccombente.

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di giustizia
di                                 fr.  7’000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    500.–

                                         per un totale di                                                      fr. 7’500.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: