# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6ae54d0-879f-5411-9656-bdc02eca44f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-04-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.04.1996 52.1995.511
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-511_1996-04-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00511

  DP 243/95

  cm

  	
  Lugano

  9 aprile 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  18 settembre 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 17 agosto 1995 con cui il Dipartimento delle opere sociali ha
  pronunciato l'ammonimento giusta l'art. 59 cpv. 2 della legge sanitaria nei
  confronti dell'insorgente;

  

 

 

vista la risposta 3 novembre 1995 del
Dipartimento delle opere sociali;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) A seguito di denuncia 1
giugno 1992 di __________, il 26 maggio 1995 la commissione di vigilanza
sanitaria (CVS) ha trasmesso al dipartimento delle opere sociali (DOS), per il
tramite della sezione sanitaria, il seguente preavviso, fondato sull'art. 59
cpv. 3 della legge sanitaria del 18 aprile 1989 (LSan):

 

"1. Nel corso del 1991 la gravidanza della signora
__________ viene seguita dal medico dr. __________ il quale predispone normali
visite di controllo ad intervalli di un mese. Il 13 maggio viene effettuata una
di queste visite di controllo: la gravidanza prosegue bene e la paziente non
lamenta alcun disturbo. La prossima visita di controllo è fissata per il 18
giugno 1991.

  Il 26 maggio, una domenica, la paziente accusa
palpitazioni cardiache e vomito.

  Poiché i disturbi non scompaiono, il giorno dopo decide di
recarsi dal medico nonostante fosse ancora lontano il termine della prevista
visita di controllo. Il 27 maggio, lunedì mattina, senza appuntamento, si
presenta presso lo studio dove espone personalmente al medico i disturbi
accusati il giorno precedente. Il ginecologo non procede ad alcun esame,
segnatamente misurazione della pressione o analisi delle urine, ma la congeda
frettolosamente dicendole che probabilmente si tratta di un disturbo
passeggero.

  Una settimana dopo i disturbi si ripresentano, a quelli
già provati si aggiunge l'insonnia, senso di svenimento e sintomi di freddo. La
paziente si reca il giorno stesso dal medico, anche questa volta senza esser
annunciata. Il dr. __________ la vede velocemente nel suo ufficio ma, dopo aver
sentito di cosa si tratta, non esegue, né fa eseguire, alcun esame, neppure la
misurazione della pressione. La paziente gli comunica di non riuscire a dormire
la notte e il medico le dà una confezione di Valium. Poiché la situazione non
migliora la signora __________, di professione insegnante, resta a casa dalla
scuola per tre giorni e quindi si reca dal medico nuovamente per il certificato
di assenza. E' il 6 giugno. Anche in questa occasione viene ricevuta in gran
fretta dal medico. La paziente fa presente che i sintomi sono sempre gli stessi,
palpitazioni cardiache, vomito, insonnia. Il medico le consiglia di stare a
casa e riposarsi, ma non effettua nessun controllo. La paziente ritiene però
suo dovere, considerata l'imminente fine dell'anno scolastico, presentarsi al
lavoro in quell'ultima settimana anche se non si sente affatto bene.

  A questo proposito va sottolineato che, all'occasione
della sua audizione davanti a questa commissione, il medico non ricorda queste
tre visite senza appuntamento. Egli contesta che la paziente si sia presentata
nel suo studio al di fuori delle date previste per i controlli mensili. Le
visite non sono iscritte nella cartella sanitaria.

  Quest'ultima appare tuttavia tanto lacunosa da non
costituire un indizio né a favore, né contro. Va rilevato come nel caso in
esame é stato quindi comunque disatteso l'obbligo di compilare la cartella
sanitaria dovutamente, ai sensi dell'art. 67 LS.

 

  2. Infine la signora __________ si presenta per la visita
di controllo fissata per il 18.6. Il controllo effettuato permette subito la
diagnosi di una grave toxicosi con ipertensione e albuminuria. Il dr.
__________ predispone immediatamente l'ospedalizzazione della paziente in
__________. Verso sera del giorno dopo, il 19.6., viene constatata una grave
sofferenza fetale e il dr. __________ effettua la sera stessa un taglio
cesareo.

 

  3. Le condizioni del bambino, nato quindi prematuro a 30
settimane, sono gravi al punto da rendere necessario il suo trasporto alla
Clinica universitaria del __________ di __________. La diagnosi dei medici
__________ e __________ è indubbiamente infausta: al piccolo __________ viene
diagnosticata "Bronchopulmonale Dylapsie mit
nicht fixierter pulmonal-arterieller Hypertonie, nach Hyaliner Membranenkrankheit,
offener Ductus Botalli, Pneumothorax li" (rapp. del __________ del
4.11.1991). Il decorso ospedaliero non lascia alcuna speranza:

  "Ab mitte Juli zeigte __________ rez. schwere Bronchospasmusepisoden mit
whs hypoxämie-bedingten Bradykardien bis Asystolien. Klinisch und aufgrund des Echokardiogramms
bestand der Verdacht auf eine pulmonale-arterielle Hypertonie mit
Herzinsuffizienz, (...) die am 19.10 nachgewiesen werden konnte. Angesichts
dieses sehr schweren Verlaufes wurde im Einverständnis mit den Eltern auf
weitere supportive Massnahmen verzichtet
(rapp. cit.)." D'accordo con i genitori il bambino viene estubato e
muore il __________.

 

  4. Le condizioni del bambino, e quindi il suo decesso,
sono verosimilmente da ascrivere alla gestosi della madre, sopraggiunta tra la
ventiseiesima e la trentesima settimana di gravidanza. La situazione di grave
sofferenza fetale del bambino ha poi motivato il ginecologo ad effettuare un
parto cesareo prematuro a 30 settimane.

  Purtroppo la grave situazione neonatale non ha più potuto
essere recuperata nonostante i mesi trascorsi al reparto di cure intense della
Clinica Universitaria di __________.

  La questione che si pone é quindi quella di una eventuale
responsabilità del medico, non già in merito decesso del piccolo, ma deve
essere posto il quesito se vi sia stata negligenza da parte del medico
denunciato nel non aver individuato per tempo la gestosi.

  Quando il dr. __________ ha effettuato l'ultimo controllo
il 18.6. la gestosi era già molto grave, mentre egli afferma che non esisteva
alcun problema al controllo precedente, il 13.5. La paziente afferma (denuncia
del 1.6.1992 e deposizione davanti a questa commissione del 7.12.1994) che nel
lasso di tempo tra i due controlli mensili si è recata ben tre volte nello
studio medico. Vi si è recata, senza aspettare il controllo mensile che era
fissato per il 18.6., proprio perché stava male. Il medico, all'occasione della
sua audizione ha dichiarato di non ricordare di aver visto la paziente in
quelle date, e cioè il 27.5, il 3.6 e il 6.6. In realtà, almeno il 6.6. egli
deve aver visto la paziente poiché ha pur sottoscritto di suo pugno un
certificato con il quale giustificava l'assenza dal lavoro. Appare quanto mai improbabile
che la paziente si sia fatta certificare l'assenza di tre giorni senza dedurre
proprio nessun motivo. Non vi sono quindi ragioni di dubitare che si sia presentata
dal medico e che gli abbia comunicato i propri disturbi. Certo é che il medico
non ha predisposto alcun controllo. Altrettanto verosimile che la paziente
potesse avere qualche disturbo, poiché stava sviluppando quella che al
controllo del 18.6. si è rivelata infine come una grave toxicosi con le
conseguenze descritte.

  Se il medico avesse predisposto un minimo controllo anche
quando la paziente si è presentata, pur senza appuntamento, presso il suo
studio il 27.5., il 3.6 e il 6.6. avrebbe potuto senza alcuna difficoltà
diagnosticare la presenza di una gestosi con un certo anticipo.

  Naturalmente non può dimostrarsi con assoluta certezza che
il decorso per quanto concerne il piccolo __________ sarebbe stato diverso. Ma
non é questo il punto in discussione. Questa commissione ritiene infatti che,
indipendentemente dalle conseguenze, il medico abbia agito negligentemente nei
confronti della paziente negandole la dovuta attenzione. Nelle tre occasioni 
in cui la paziente si é presentata presso il suo studio egli avrebbe dovuto
considerare più seriamente i sintomi lamentati e predisporre almeno normali e
semplici controlli quali la misurazione della pressione e l'analisi delle
urine. Questi esami gli avrebbero permesso di capire che i sintomi lamentati
dalla paziente erano attribuibili ad una gestosi in atto. Che il medico abbia
sottovaluta i disturbi descritti dalla paziente, prescrivendole semplicemente
un tranquillante rappresenta indubbiamente una negligenza."

 

La CVS ha proposto che nei confronti del dr. med. __________
fosse pronunciato un ammonimento ai sensi dell'art. 59 cpv. 2 LSan.

 

b) Facendo proprio il preavviso della CVS, con decisione 17
agosto 1995 il DOS ha quindi pronunciato un ammonimento nei confronti
dell'insorgente.

 

 

                                  B.   a) Con ricorso 18 settembre
1995 il dr. med. __________ é insorto avverso la menzionata pronuncia
dipartimentale innanzi a questo Tribunale, al quale ha domandato in via
principale di dichiararla nulla ed in via subordinata di annullarla, se del
caso retrocedendo gli atti al DOS per un nuovo giudizio.

 

Il ricorrente eccepisce in primo luogo una violazione del suo
diritto di essere sentito. Con scritto 7 febbraio 1995 la CVS ha richiesto alla
denunciante una precisa descrizione dei disturbi avvertiti nel periodo compreso
tra il 27 maggio ed il 6 giugno 1991, ottenendo una risposta scritta il 28
febbraio successivo. La CVS ha tuttavia omesso di sottoporgli quel documento
per presa di posizione.

 

Il ricorrente si duole in secondo luogo di un accertamento inesatto
dei fatti rilevanti. A questo riguardo egli afferma anzitutto che,
contrariamente a quanto indicato nel preavviso della CVS, secondo cui - in
occasione della sua audizione - aveva dichiarato di non ricordare di aver
incontrato la paziente alle date 27 maggio, 3 e 6 giugno 1991, egli ha ammesso
che tra il 13 maggio ed il 18 giugno 1991 la denunciante si era presentata una
prima volta senza appuntamento nel suo studio, accusando disturbi di insonnia,
per i quali si era limitato a prescrivere del Valium, ed inoltre il 6 giugno
1991, quando gli aveva sollecitato il rilascio di un certificato di inabilità
al lavoro per il periodo 3/6 giugno: richiesta alla quale egli acconsentì,
stilando il documento. Il ricorrente rimprovera indi alla CVS di aver
semplicemente accreditato le indicazioni fornitele dalla denunciante quo ai sintomi
avvertiti durante il periodo 27 maggio/6 giugno 1991 (palpitazioni cardiache,
vomito, insonnia, vuoti di memoria, senso di svenimento, sintomi di freddo),
scartando invece quanto da egli riferito (solo stato di insonnia, che non é una
manifestazione patologica della tossiemia gravidica) senza premurarsi di svolgere
ulteriori indagini né dando ragione di quell'assunto.

 

In terzo luogo il ricorrente chiede una verifica delle
modalità con le quali la CVS ha deliberato sul noto preavviso.

 

Il ricorrente afferma da ultimo di non essersi reso colpevole
di alcuna negligenza, nemmeno lieve, nello svolgimento del suo mandato
professionale: al più ha semplicemente omesso di registrare nella cartella
sanitaria la prescrizione del Valium.

 

b) Il Con risposta 3 novembre 1995 il DOS ha postulato la reiezione
del gravame.

 

c) Con scritto 14 novembre 1994 il ricorrente, che aveva
potuto prendere visione degli atti depositati dal DOS presso il Tribunale e ne
aveva scoperti taluni che non aveva potuto consultare quando si era recato
presso quell'autorità per allestire il ricorso, ha eccepito la nullità dei
verbali di audizione sua (del 16 giugno 1993) e della denunciante (del 7
dicembre 1994) per il motivo che si trattava di semplici annotazioni
manoscritte della presidente della CVS, non sottoscritte da nessuno.

 

d) Con scritto 10 gennaio 1996 il giudice delegato ha indi
chiesto lumi alla presidente della CVS sulle modalità con cui questa ha
deliberato sul preavviso alla base della decisione impugnata: sulla relativa
risposta, del giorno successivo, il ricorrente ha potuto prendere posizione il
20 febbraio u.s.

 

e) Per il rimanente il giudice delegato ha pure promosso una
procedura di verifica della tempestività del gravame. Circa le relative
risultanze, note al ricorrente che anzi ha fornito la documentazione essenziale
a tale scopo, si dirà, per quanto necessario, nel seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La competenza del
Tribunale é data (art. 59 cpv. 4 LSan). La legittimazione del ricorrente é
inoltre certa (art. 43 PAmm). Circa la tempestività del gravame il Tribunale
considera quanto segue.

 

1.2. Il termine per presentare ricorso al Tribunale amministrativo
contro una decisione del DOS fondata sull'art. 59 cpv. 2 LSan é di 15 giorni (art.
59 cpv. 4 LSan). Come risulta dagli accertamenti esperiti dal Tribunale, la
decisione impugnata é stata spedita con invio raccomandato il giorno 18 agosto
1995 dall'ufficio postale di __________ ed é giunta all'ufficio postale di
__________ il 22 agosto successivo. Il ricorrente era tuttavia assente in ferie
a quella data ed aveva impartito un ordine di trattenere il corriere
all'ufficio postale di __________ per il periodo 30 luglio/30 agosto 1995.
L'invio raccomandato contenente la decisione 17 agosto 1995 é quindi stato
consegnato al ricorrente, ancora sprovvisto di patrocinatore, solo il giorno 1
settembre 1995.

 

1.3. Secondo la costante giurisprudenza del Tribunale
federale, una decisione spedita per lettera raccomandata é notificata al
destinatario nel momento della consegna effettiva oppure, se l'invio non é
recapitato a domicilio né ritirato alla posta, l'ultimo dei sette giorni utili
durante i quali rimane depositato presso l'ufficio conformemente all'art. 169
cpv.1 lett. d) ed e) dell'ordinanza (1) della legge sul servizio delle poste.
L'ordine di trattenere la corrispondenza non comporta dunque, in principio, una
proroga della (data di) notifica di un invio raccomandato (da ultimo RDAT
I-1995 N. 15 consid. 2b, 3b e rinvii). Il menzionato principio vale, a
condizione che le leggi cantonali di procedura non contengano disposizioni
contrarie (com'é senz'altro il caso per la procedura amministrativa ticinese;
cfr. DTF 113 Ib 89, consid. 2b), sia per le intimazioni eseguite a norma del
diritto federale che per quelle effettuate giusta il diritto cantonale (RDAT
cit., loc. cit.). Bisogna tuttavia derogare a questo principio quando, avuto
riguardo alle circostanze del singolo caso, il destinatario della decisione non
possa aspettarsi la sua notifica con una certa verosimiglianza (DTF 115 Ia 15, consid.
3a, 17 seg., consid. 3b; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, ad art. 32, n. 1.3.6. seg. e rinvii; Rhinow/Krähenmann, Verwaltungsrechtsprechung,
Ergänzungsband, Nr. 91 B I a).

 

1.4. Alla luce degli insegnamenti appena esposti la decisione
17 agosto 1995, giunta all'ufficio postale di __________ il 22 agosto 1995,
deve in principio essere considerata come intimata il 29 agosto successivo. Il
termine di 15 giorni per presentare ricorso innanzi a questo Tribunale é dunque
spirato il giorno 13 settembre 1995. Il gravame, che reca la data del 18
settembre 1995, dovrebbe pertanto essere dichiarato irricevibile poiché
tardivo. Il Tribunale ritiene tuttavia di doversi scostare da questa conclusione
nel concreto caso, poiché il ricorrente non poteva invero attendersi la
notifica della decisione impugnata. Dopo aver presentato le sue osservazioni
sulla denuncia alle date 6 aprile e 7 maggio 1993 ed essere stato sentito dalla
CVS il 16 giugno successivo, egli non ha infatti più avuto notizia del
procedimento disciplinare fino alla notifica della decisione del DOS. Avuto riguardo
al relativamente lungo tempo trascorso, egli poteva pertanto legittimamente
ritenere che il procedimento fosse stato archiviato; l'art. 8 del regolamento
della CVS, del 27 ottobre 1992, prescrive del resto che la procedura innanzi a
questa autorità é semplice e spedita. Inoltre - e questa circostanza assume
rilievo decisivo nella fattispecie - contrariamente a quanto dispone l'art. 10
del regolamento della CVS, quest'ultima non gli aveva trasmesso copia del
preavviso licenziato il 26 maggio 1995 al DOS, ove proponeva l'adozione della
misura dell'ammonimento che gli é poi stato inflitta, impedendo di fatto al
ricorrente di adottare le necessarie misure atte a salvaguardare i suoi
diritti, vuoi designando un avvocato, vuoi convenendo con il DOS che non questo
non procedesse all'intimazione dell'eventuale decisione sanzionatoria durante
il periodo 30 luglio/30 agosto 1995. La data di intimazione della decisione 17
agosto 1995 deve di conseguenza essere fatta coincidere con il giorno della sua
notifica effettiva, ossia il 1 settembre 1995. Ne discende la tempestività del
gravame 18 settembre 1995.

 

 

                                   2.   Nel nostro Cantone
l'esercizio di una professione sanitaria, tale quella di medico, é subordinata
al rilascio di un'autorizzazione da parte del DOS (art. 54, 55 cpv. 1 LSan).
Una volta rilasciata, l'autorizzazione può essere revocata per un tempo determinato
od indeterminato se le condizioni previste per la sua concessione non sono più
soddisfatte (art. 59 cpv. 1 lett. a LSan). Identico provvedimento può essere
adottato nel caso in cui l'operatore sanitario si renda colpevole di grave
negligenza, azioni immorali, rilascio di certificati falsi, ripetuta
inosservanza dei doveri professionali, continuate gravi violazioni delle
disposizioni di legge, nonché delle norme deontologiche (art. 59 cpv. 2 lett. b
LSan). Nei casi di lieve entità può invece essere pronunciato l'ammonimento (art.
59 cpv. 2 lett. b ultima frase LSan). La revoca dell'autorizzazione di cui all'art.
59 cpv. 2 lett. b LSan e l'ammonimento ex art. 59 cpv. 2 ultima frase LSan
configurano delle sanzioni disciplinari: trattasi infatti di misure volte a
salvaguardare l'efficienza e la reputazione degli operatori sanitari, così come
l'affidamento che il pubblico ripone negli stessi. Le sanzioni disciplinari
devono in particolare rispettare il principio della proporzionalità: esse
devono dunque essere adeguatamente commisurate alla gravità oggettiva della
violazione ed al grado di colpa del singolo trasgressore (cfr. riassuntivamente
a STA inedita 24 agosto 1995 in re dr. X., consid. 3).

 

 

                                   3.   3.1. Il ricorrente
eccepisce in primo luogo una violazione del suo diritto di essere sentito. Con
scritto 7 febbraio 1995 la CVS ha richiesto alla denunciante una precisa
descrizione dei disturbi avvertiti nel periodo compreso tra il 27 maggio ed il 6
giugno 1991, ottenendo una risposta scritta il 28 febbraio successivo. La CVS
ha tuttavia omesso di sottoporgli quel documento per presa di posizione.

 

3.2. Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 4 Cost.
include segnatamente il diritto del cittadino di potersi esprimere sugli
elementi rilevanti prima che venga presa una decisione che tocca la sua
posizione giuridica, la facoltà di produrre prove pertinenti, di prendere
conoscenza dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove essenziali
od almeno di potersi esprimere sul risultato dell'istruttoria, quando questo
può influire sulla decisione che sarà adottata dall'autorità (DTF 119 Ia 139 consid.
consid. 2d e rinvii). Il diritto di essere sentito costituisce una garanzia di
natura formale: la sua violazione comporta l'annullamento della decisione
impugnata, indipendentemente dalle possibilità di esito favorevole del ricorso
(DTF cit. 138, consid. 2b). La costante prassi del Tribunale federale considera
tuttavia sanata la lesione del menzionato diritto quando l'interessato ha avuto
la possibilità di esprimersi in sede di ricorso innanzi ad un'autorità munita
di piena cognizione (DTF 118 Ib 120 seg. consid. 4b e rinvii; RDAT 1982 N. 30
pag. 68, consid. 2b): ciò é senz'altro il caso per il Tribunale amministrativo
chiamato a statuire su di un ricorso avverso una sanzione disciplinare (art. 70
cpv. 1 PAmm). La censura ricorsuale deve pertanto essere disattesa.

 

 

                                   4.   4.1. Il ricorrente si duole
in secondo luogo di un accertamento inesatto dei fatti rilevanti. A questo
riguardo egli afferma anzitutto che, contrariamente a quanto indicato nel
preavviso della CVS, secondo cui - in occasione della sua audizione - aveva dichiarato
di non ricordare di aver incontrato la paziente alle date 27 maggio, 3 e 6
giugno 1991, egli ha ammesso che tra il 13 maggio ed il 18 giugno 1991 la denunciante
si era presentata una prima volta senza appuntamento nel suo studio, accusando
disturbi di insonnia, per i quali si era limitato a prescrivere del Valium, ed
inoltre il 6 giugno 1991, quando aveva sollecitato il rilascio di un
certificato di inabilità al lavoro per il periodo 3/6 giugno: richiesta alla
quale egli acconsentì, stilando il documento. Il ricorrente rimprovera indi
alla CVS di aver semplicemente accreditato le indicazioni fornitele dalla
denunciante quo ai sintomi avvertiti durante il periodo 27 maggio/6 giugno 1991
(palpitazioni cardiache, vomito, insonnia, vuoti di memoria, senso di
svenimento, sintomi di freddo), scartando invece quanto da egli riferito (solo
stato di insonnia, che non é una manifestazione patologica della tossiemia gravidica)
senza premurarsi di svolgere ulteriori indagini, né dando ragione di quell'assunto.

 

Con scritto 14 novembre 1994 il ricorrente, che aveva
frattanto potuto prendere visione degli atti depositati dal DOS presso il
Tribunale e ne aveva scoperti taluni che non aveva potuto consultare quando si
era recato presso quell'autorità per allestire il ricorso, ha inoltre eccepito
la nullità dei verbali di audizione sua (del 16 giugno 1993) e della
denunciante (del 7 dicembre 1994) per il motivo che si trattava di semplici
annotazioni della presidente della CVS, non sottoscritte da nessuno.

 

4.2. Lo scritto 14 novembre 1995 deve innanzitutto essere
stralciato dagli atti. In effetti, giusta l'art. 49 cpv. 3 PAmm in sede di
ricorso davanti al Tribunale amministrativo un ulteriore scambio di allegati
può avere luogo solo eccezionalmente, previa autorizzazione dell'autorità. Ora,
il ricorrente non si é premurato di raccogliere preventivamente detta
autorizzazione prima di insinuare quelle nuove censure. Ad ogni buon conto é
necessario rilevare che il preavviso della CVS, e di riflesso la decisione
impugnata, possono essere senz'altro già dedotti dalla documentazione scritta
agli atti: alle audizioni della denunciate e del denunciato, consegnate in
alcune pagine di appunti manoscritti della presidente della CVS (che non
possono di tutta evidenza essere qualificati di verbale ai sensi dell'art. 18
cpv. 2 PAmm), non spetta pertanto la qualifica di prova essenziale ai fini
dell'irrogazione della sanzione disciplinare avversata.

 

4.3. Deve inoltre essere disatteso l'asserito accertamento inesatto
dei fatti rilevanti da parte della CVS (art. 18 cpv. 1, 70 cpv. 2 PAmm). Non si
vede infatti in che modo questa avrebbe potuto meglio chiarire, segnatamente
estendendo le indagini presso i medici che hanno avuto in cura la denunciante
subito dopo il parto prematuro, quale delle due versioni dei fatti sottopostele
dai diretti interessati - i soli che potessero fornire simili informazioni - 
corrispondesse a realtà. La denunciante ha infatti sempre dichiarato di essersi
recata tre volte nello studio del ricorrente i giorni 27 maggio, 3 e 6 giugno
1991 (cfr. denuncia 1 giugno 1992, lettera 12 maggio 1993 alla sezione
sanitaria) lamentando "gravi disturbi" (denuncia citata), sottoforma
di palpitazioni cardiache, vomito, insonnia, vuoti di memoria, senso di
svenimento, sintomi di freddo (lettera 28 febbraio 1995 alla presidente della
CVS), mentre che il ricorrente ha affermato di ricordare dapprima solo il
colloquio, di data incerta, a seguito del quale egli prescrisse alla paziente
del Valium motivo di un'asserita insonnia (cfr. osservazioni 6 aprile 1993 alla
sezione sanitaria del DOS) ed in seguito anche quello del 6 giugno 1991, ove la
paziente gli chiese il rilascio di un certificato medico per giustificare
l'assenza dal posto di lavoro per il periodo 3/6 giugno medesimo (cfr. scritto
7 maggio 1993 al medico cantonale). Il problema costituito dalle divergenti
versioni dei fatti era semmai quello della loro valutazione (art. 18 cpv. 1 PAmm).
La CVS, seguita dal DOS, ha accreditato l'esposizione degli accadimenti più
coerente, e pertanto più convincente, tale quella fornitale dalla paziente.
Ora, il Tribunale non ha motivo di scostarsi da quell'assunto, sia perché la
paziente - che, contrariamente al medico, non era oltretutto oggetto di
procedimento disciplinare - ben più agevolmente di questo, che procedeva alla
visita di parecchie clienti nel corso di un solo giorno, poteva ricordare i
singoli episodi, sia perché é poco credibile che una paziente vada addirittura
tre volte dal medico nello spazio di 10 giorni per fargli parte di una semplice
insonnia, per la quale le erano oltretutto frattanto stati prescritti dei
calmanti, tanto meno dopo essersi assentata dal lavoro per quattro giorni
consecutivi.

 

 

                                   5.   In terzo luogo il
ricorrente chiede una verifica delle modalità con le quali la CVS ha deliberato
sul noto preavviso. A questo proposito con scritto 10 gennaio 1996 il giudice
delegato ha indi chiesto i necessari lumi alla presidente della CVS. La
relativa risposta, del giorno successivo, sulla quale il ricorrente ha potuto
prendere posizione il 20 febbraio u.s. ed al cui contenuto il Tribunale rinvia,
appare sufficiente per questo per concludere alla validità del preavviso 26
maggio 1995.

 

 

                                   6.   Il ricorrente chiede, da
ultimo, l'annullamento nel merito della sanzione inflittagli. Anche a questo
riguardo non può essere seguito. Stante infatti la credibilità dell'esposizione
dei fatti fornita dalla denunciante, ben si può ammettere - come hanno fatto
tanto la CVS quanto il DOS - che il ricorrente, messo al corrente di sintomi
quali palpitazioni cardiache, vomito, insonnia, vuoti di memoria, senso di
svenimento, sintomi di freddo, avrebbe dovuto predisporre per lo meno dei
minimi controlli dello stato di salute della gestante, quali ad esempio la
misurazione della pressione e l'analisi delle urine. Egli stesso ammette nel
ricorso che in presenza di quei sintomi "avrebbe senz'altro esaminato
la paziente secondo le regole dell'arte, dedicandole tutto il tempo e
l'attenzione necessari e disponendo appropriato trattamento" (pagina
8, cifra 8 in fine). Invano egli eccepisce ancora, a suo scarico, che "la
dottrina medica univocamente riconosce che la tossicosi si instaura sempre in
modo improvviso, in poche ore" (ricorso, pagina 6 in initio, cifra 7)
per confutare la conclusione cui é addivenuta la CVS, secondo cui predisponendo
i necessari controlli già alle date in cui la paziente si era presentata nel
suo studio senza appuntamento egli "avrebbe potuto diagnosticare la
presenza di una gestosi con un certo anticipo" (preavviso 26 maggio
1995, pagina 4). La violazione dei doveri professionali del ricorrente si é
infatti già perfezionata attraverso l'omissione di predisporre i menzionati
controlli, indipendentemente dall'esito cui questi avrebbero potuto condurre.
La verifica della bontà della conclusione dedotta dalla CVS non appare pertanto
necessaria. Il rimprovero mosso al ricorrente di avere disatteso i propri
doveri professionali deve essere confermato e, con esso, la decisione impugnata
del DOS, che ha classificato detta disattenzione tra i casi di lieve entità,
infliggendo un semplice ammonimento: sanzione senz'altro rispettosa del
principio della proporzionalità.

 

 

                                   7.   La tassa di giudizio é
posta a carico del ricorrente (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 54, 55, 59 LSan, il regolamento della CVS, 18, 28, 43, 70 PAmm

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   La tassa di giustizia, di
fr. 1'000.--, é posta a carico del ricorrente.

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario