# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b71627e5-c695-5a91-a972-6b8c2839e568
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.04.2022 D-6352/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6352-2019_2022-04-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6352/2019 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  a p r i l e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Barbara Balmelli, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______,  

nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dall’avv. Giulia Togni,  

(…)  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 30 ottobre 2019 / N (…). 

 

 

 

D-6352/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) ottobre 2016 l’interessato, asserito cittadino srilankese, ha deposi-

tato una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1/2). 

B.  

Il richiedente asilo è stato sentito nell’ambito di un verbale sulle generalità 

in data (…) ottobre 2016 (cfr. atto A5/12; di seguito: verbale 1), allorché il 

(…) marzo 2018 rispettivamente il (…) maggio 2021 ha svolto un’audi-

zione relativa in particolare i suoi motivi d’asilo (cfr. atto A11/31; di seguito: 

verbale 2). 

Durante i medesimi colloqui l’interessato ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di essere nato a B._______ (sita nell’omonimo di-

stretto, nella Provincia del […] dello Sri Lanka) e di avervi vissuto sino al 

(…), trasferendosi poi fino al (…) a C._______. Nel (…) egli sarebbe stato 

detenuto per un periodo dalle autorità del suo Paese d’origine, in quanto 

sospettato di avere dei legami con le LTTE (acronimo in inglese per: “Libe-

ration Tigers of Tamil Eelam”). Grazie anche all’interessamento del (…) (di 

seguito: […]), egli sarebbe stato liberato, in mancanza di prove, senza con-

dizioni. In seguito avrebbe abitato sino al (…) a D._______ (ubicata 

nell’omonimo distretto, nella Provincia […] dello Sri Lanka), ove avrebbe 

anche incontrato e sposato la moglie nel (…) del (…). In seguito, poiché la 

situazione nel Paese si sarebbe modificata, avrebbe fatto rientro a 

B._______ presso l’abitazione paterna. Nella (…) di B._______ avrebbe 

intrapreso l’attività lavorativa quale (…) e come (…), nel (…) appartenente 

al (…), che si occupa della (…). Nel (…), durante una manifestazione di 

protesta organizzata dopo (…) nei pressi del domicilio famigliare, un 

gruppo di partecipanti si sarebbe rifugiato nella casa paterna allorché i mi-

litari avrebbero aperto il fuoco contro i manifestanti. Alcuni militari e poli-

ziotti sarebbero stati colpiti dai loro stessi lacrimogeni, ed avrebbero chie-

sto alla sua famiglia dell’acqua per potersi lavare il viso, ciò che loro avreb-

bero ottemperato. Mentre gli stessi stavano compiendo le abluzioni, uno 

dei manifestanti che aveva trovato riparo presso la loro abitazione, si sa-

rebbe affacciato dalla porta principale e, vistolo, i militari avrebbero com-

preso che loro ospitavano dei manifestanti ed avrebbero fatto uscire, pic-

chiato ed arrestato (…) di questi ultimi. I restanti partecipanti alla manife-

stazione che avrebbero trovato riparo al loro domicilio, onde evitare la cat-

tura, sarebbero stati fatti uscire dalla sua famiglia dalla porta sul retro della 

casa. Nel mentre, un gruppo di militari avrebbe fatto irruzione nel loro do-

micilio ed avrebbero picchiato l’interessato ed alcuni suoi famigliari ed in 

D-6352/2019 

Pagina 3 

seguito perquisito la casa. Osservando le molte biciclette e motoveicoli par-

cheggiate nell’abitazione, i membri delle autorità avrebbero richiesto spie-

gazioni delle stesse, e loro avrebbero risposto che si trattava delle loro e di 

quelle dei manifestanti. I poliziotti avrebbero chiesto loro di presentarsi il 

giorno (…) al posto di polizia di B._______, ciò che l’interessato assieme 

ai due fratelli minori ed al padre avrebbero ottemperato, e nell’ambito del 

quale avrebbero spiegato ciò che sarebbe avvenuto il giorno precedente. 

Il giorno successivo, degli agenti del TID (acronimo in inglese per: “Terrorist 

Investigation Department”) si sarebbero presentati alla casa paterna con i 

(…) manifestanti arrestati ed avrebbero chiesto a questi ultimi se conosces-

sero la sua famiglia, ottenendone una risposta negativa. I membri del TID 

avrebbero intimato loro di presentarsi nell’ufficio del TID a B._______, ove 

avrebbero dichiarato di non aver nulla a che vedere con la manifestazione. 

Si sarebbero dovuti presentare per (…) volte per essere interrogati presso 

gli uffici del TID, ove li avrebbero malmenati, ed accusati di aver organiz-

zato la manifestazione nonché di voler ricreare le LTTE. L’interessato ed il 

fratello sarebbero stati incolpati di avere dei legami con le LTTE a causa 

del loro trascorso detentivo nel (…). Essi si sarebbero rifiutati di sottoscri-

vere dei documenti che avrebbero sostanziato le accuse a loro rivolte. 

Dopo l’ultimo interrogatorio, che sarebbe avvenuto nel (…) del (…), egli 

avrebbe riparato per timore nuovamente a D._______ presso la moglie, 

dove avrebbe vissuto per (…) indisturbato. (…) dopo tale ultimo interroga-

torio, degli agenti del TID si sarebbero presentati al domicilio paterno chie-

dendo di lui e dei fratelli, al che il padre avrebbe risposto che si sarebbero 

recati a C._______ a cercare delle (…). Avrebbero pertanto riconvocato ed 

interrogato nuovamente il padre, anche richiedendo ai (…) manifestanti ar-

restati se conoscevano quest’ultimo. In seguito nessuno si sarebbe più pre-

sentato al domicilio paterno alla loro ricerca. Nel (…) un suo cugino (…) 

sarebbe rimasto ucciso in un incidente della circolazione a B._______, che 

l’interessato sospetta fosse stato provocato intenzionalmente da membri 

del TID. Il (…), il richiedente sarebbe espatriato dallo Sri Lanka dall’aero-

porto di C._______, per via aerea, verso la E._______, con scalo in 

F._______. Da lì, avrebbe in seguito proseguito fino in Svizzera, dapprima 

a bordo di un’imbarcazione e poi con una vettura. Dopo il suo espatrio, dai 

genitori avrebbe appreso che degli agenti del TID si sarebbero presentati 

alcune volte presso il loro domicilio, chiedendo di lui e dei fratelli e dicendo 

che si dovevano presentare presso i loro uffici al loro ritorno. 

A sostegno delle sue allegazioni, il richiedente ha presentato: la sua carta 

d’identità originale (cfr. atto A17, mezzo di prova n. 1; cfr. anche verbale 2, 

D7, pag. 2 seg.); l’attestazione di detenzione del (…) del (…) con busta (cfr. 

atto A12, mezzo di prova n. 1); due pagine del giornale G._______ del (…) 

D-6352/2019 

Pagina 4 

in lingua straniera (cfr. atto A12, mezzo di prova n. 2; cfr. anche verbale 2, 

D21 seg., pag. 4); un CD (il cui contenuto è stato trasposto in una pennetta 

USB contenente un filmato [cfr. atto A12, mezzo di prova n. 3]); la tradu-

zione in inglese del certificato di morte del cugino (…) (cfr. atto A12, mezzo 

di prova n. 4; cfr. anche verbale 2, D36 segg., pag. 5 seg.); il certificato di 

decesso del cugino (…) in lingua straniera con traduzione in inglese (cfr. 

atto A12, mezzo di prova n. 5; cfr. anche verbale 2, D41, pag. 6); copia 

della documentazione attestante la proprietà della casa paterna in lingua 

straniera (cfr. atto A12, mezzo di prova n. 6; cfr. anche verbale 2, D172, 

pag. 21); la carta di famiglia (cfr. atto A12, mezzo di prova n. 7; cfr. anche 

verbale 2, D172, pag. 21); la carta d’elettore dell’interessato (cfr. atto A12, 

mezzo di prova n. 8; cfr. anche verbale 2, D172, pag. 21 seg.); la dichiara-

zione del pastore della chiesa (…) a B._______ in lingua inglese del (…) 

(cfr. atto A12, mezzo di prova n. 9; cfr. anche verbale 2, D172, pag. 22); 

due fotografie che rappresenterebbero il portone d’entrata della casa pa-

terna (cfr. atto A12, mezzo di prova n. 10, doc. 11-12; cfr. anche verbale 2, 

D172, pag. 22); fotografie rappresentanti membri famigliari dell’interessato 

(cfr. atto A12, mezzo di prova n. 10, doc. 13–20; cfr. anche verbale 2, D172 

seg., pag. 22); la copia certificata conforme all’originale del certificato di 

nascita del figlio dell’interessato H._______ (cfr. atto A12, mezzo di prova 

n. 11; cfr. anche verbale 2, D173, pag. 22); nonché copia della registra-

zione del matrimonio dell’interessato (cfr. atto A12, mezzo di prova n. 12). 

C.  

Con decisione del 30 ottobre 2019, la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, 

ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il suo al-

lontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della predetta misura, siccome 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

D.  

Per il tramite del plico raccomandato del 2 dicembre 2019 (cfr. risultanze 

processuali), l’interessato è insorto avverso la succitata decisione al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando a titolo 

principale l’annullamento del provvedimento impugnato ed il riconosci-

mento della qualità di rifugiato. A titolo subordinato, ha chiesto che la deci-

sione della SEM sia annullata e che egli venga ammesso provvisoriamente 

su suolo elvetico. Il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

E.  

Per mezzo della decisione incidentale del 4 dicembre 2019, il giudice 

dell’istruzione ha autorizzato l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino a 

D-6352/2019 

Pagina 5 

conclusione della procedura, invitandolo parimenti a versare un anticipo 

sulle presumibili spese processuali di CHF 750.– entro il 19 dicem-

bre 2019.  

Il ricorrente ha corrisposto tempestivamente l’anticipo richiesto il 12 dicem-

bre 2019 (cfr. risultanze processuali). 

F.  

F.a Con scritto del 30 novembre 2020, il ricorrente ha prodotto quali ulte-

riori mezzi di prova due scritti non datati. Il primo è una dichiarazione ma-

noscritta in lingua straniera con traduzione in inglese del (…) di B._______ 

(rubricata dal ricorrente sub doc. C); mentre che il secondo trattasi di una 

dichiarazione in inglese sottoscritta dal sedicente (…), (…) I._______ (ru-

bricata dall’insorgente sub doc. D). A mente del ricorrente, le stesse con-

fermerebbero che la sua vita sarebbe gravemente in pericolo nel caso di 

un rientro in patria, in quanto egli sarebbe nel mirino del TID e prima del 

suo espatrio sarebbe stato oggetto di gravi sevizie. 

F.b Ad ulteriore riprova di quanto sopra, tramite un ulteriore scritto sponta-

neo del 21 dicembre 2020, l’insorgente, oltre che annettere nuovamente la 

dichiarazione in copia del (…) del (…) attestante il periodo di detenzione 

(cfr. sub doc. E), già prodotta in originale dinnanzi all’autorità inferiore (cfr. 

supra lett. B), ha allegato altra documentazione, e meglio: la traduzione in 

italiano della dichiarazione già trasmessa del (…) di B._______ (cfr. sub 

doc. F); la traduzione in italiano della dichiarazione già inviata del (…) 

I._______ (cfr. sub doc. G); la dichiarazione datata (…) e relativa tradu-

zione in inglese (cfr. sub doc. H); la dichiarazione datata (…) e relativa tra-

duzione in inglese, concernente l’incidente che sarebbe avvenuto al cugino 

il (…) (cfr. sub doc. I); nonché la dichiarazione del padre (recte: madre) del 

ricorrente e relativa traduzione in inglese del (…) (cfr. sub doc. J).  

G.  

Con risposta al ricorso datata 21 dicembre 2020 e completata, su invito del 

Tribunale con ordinanza del 31 dicembre 2020, l’11 gennaio 2021; pren-

dendo dapprima posizione su alcuni punti sollevati nello stesso, la SEM ha 

chiesto il respingimento del gravame, riconfermandosi per il resto nei con-

siderandi esposti nella decisione avversata. 

H.  

Tramite la sua replica dell’11 febbraio 2021, il ricorrente si è attardato sulla 

contestazione delle asserzioni dell’autorità inferiore riguardo all’attendibilità 

dei documenti presentati. 

D-6352/2019 

Pagina 6 

I.  

Per mezzo della sua duplica del 25 febbraio 2021, l’autorità pregressa ha 

sostanzialmente ribadito la sua posizione. 

J.  

Da ultimo, il 17 marzo 2021, il ricorrente ha inoltrato la sua triplica. 

Quest’ultima è stata trasmessa dal Tribunale per conoscenza alla SEM con 

ordinanza del 19 marzo 2021, dove si è pure decretata la chiusura di prin-

cipio dello scambio di scritti. 

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-

minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). 

Posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati nella 

presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr alla 

LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione. 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto, egli è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

D-6352/2019 

Pagina 7 

I requisitivi relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

3.1 Nel suo provvedimento, l’autorità resistente ha in primo luogo denotato 

come i tre interrogatori del TID non sarebbero stati resi verosimili dall’in-

sorgente. Invero, in particolare riguardo all’ultimo interrogatorio che sa-

rebbe durato (…) ore, le sue dichiarazioni sarebbero state vaghe e poco 

particolareggiate per risultare credibili. Altresì, nell’audizione sui motivi 

d’asilo egli non avrebbe più citato l’evenienza che durante tali colloqui sa-

rebbe stato picchiato, allorché invece è quanto avrebbe asserito nel corso 

dell’audizione sulle generalità, circostanza che ne avvalorerebbe ancor di 

più l’inverosimiglianza delle sue dichiarazioni in merito. In secondo luogo, 

la tesi esposta dall’insorgente in merito al fatto che la morte del cugino sia 

imputabile al TID, poiché il veicolo che avrebbe investito il medesimo sa-

rebbe stato (…), secondo la presunta testimonianza di persone presenti 

sul luogo dei fatti, non potrebbe essere seguita. Tale ragionamento, si fon-

derebbe difatti su mere allegazioni di parte, non supportante da alcun ele-

mento concreto. Inoltre, il ricorrente non avrebbe comunque saputo sostan-

ziare dei collegamenti tra il decesso del cugino e le ragioni che l’avrebbero 

indotto all’espatrio ed a chiedere l’asilo in Svizzera. L’insorgente non 

avrebbe neppure reso verosimile che nel suo Paese le autorità sospettino 

o lo accusino di avere dei legami con le LTTE, poiché le sue dichiarazioni 

sarebbero fondate unicamente su delle supposizioni molto fragili e non cir-

costanziate. Invero, dopo il suo arresto nel (…), egli non avrebbe riscon-

trato più alcuna problematica con le autorità srilankesi, e questo sino al 

giorno della manifestazione, ove però non è mai stato accusato formal-

mente. Anche il padre, rimasto in patria, non sarebbe più stato arrestato od 

accusato. Altresì, da sue stesse allegazioni, l’insorgente non sarebbe mai 

stato attivo politicamente nel suo Paese d’origine. Da ultimo, la SEM ha 

D-6352/2019 

Pagina 8 

constatato che il ricorrente non sarebbe stato coerente nelle sue dichiara-

zioni circa la tempistica trascorsa dalla manifestazione al suo trasferimento 

a D._______. In conclusione, l’autorità sindacata ha quindi ritenuto come 

le dichiarazioni dell’interessato non fossero verosimili ai sensi dell’art. 7 

LAsi. 

Dal profilo dell’esecuzione, l’autorità inferiore ha ritenuto l’allontanamento 

dell’insorgente ammissibile – in particolare, dagli atti, non sussisterebbero 

indizi per ritenere che, in caso di ritorno in Sri Lanka, l’interessato rischie-

rebbe di essere esposto concretamente ad una pena o ad un trattamento 

proscritti dall’art. 3 CEDU – esigibile, sia dal punto di vista della situazione 

del Paese d’origine che da quello personale, e possibile. 

3.2 Dal canto suo, nel ricorso, l’insorgente ritiene dal lato formale come la 

SEM non gli avrebbe dato la possibilità di esprimersi prima dell’emana-

zione della decisione avversata, violando di conseguenza il suo diritto di 

essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101). Dal profilo 

materiale, l’interessato contesta dapprima che la descrizione degli interro-

gatori da lui adempiuta nel corso delle audizioni sia stata vaga. Aggiunge 

inoltre in merito come gli appartenenti al TID presenti avrebbero insistito in 

modo particolare per conoscere dove si trovassero gli altri membri delle 

LTTE ed allorché loro rispondevano che non avrebbero fatto parte della 

medesima organizzazione, sarebbero stati picchiati ed in seguito nuova-

mente interrogati. Dinamica che, ad avviso degli affiliati del TID, avrebbe 

indotto gli stessi interrogati a parlare. Il ricorrente ha inoltre sottolineato 

come anche nel verbale inerente i suoi motivi d’asilo egli avrebbe indicato, 

a differenza di quanto sostenuto dalla SEM, di essere stato picchiato nel 

corso dei suoi interrogatori. Peraltro, poiché egli avrebbe subito delle vio-

lenze, ciò avrebbe avuto un impatto diretto sul contenuto delle dichiarazioni 

rese, come sarebbe riconosciuto da dottrina e giurisprudenza. Infatti, trat-

tandosi di traumi importanti, non si potrebbe pretendere che egli li esterni 

con facilità, in quanto ogni volta rivivrebbe tali momenti terribili. A mente del 

ricorrente, sussisterebbe nel suo caso un giustificato timore di essere per-

seguitato nuovamente dalle autorità srilankesi in caso di un suo ritorno in 

patria. In un passo successivo, il ricorrente sostiene inoltre come la tesi 

secondo la quale la morte del cugino sia imputabile al TID, poiché il veicolo 

che avrebbe investito il cugino sarebbe stato (…), sia da ritenere verosi-

mile, al contrario di quanto rimarcato nella decisione avversata. In propo-

sito, egli ha addotto che si impegnerà a produrre delle dichiarazioni che 

confermerebbero quanto descritto. Proseguendo, l’insorgente asserisce 

come il TID lo accuserebbe di avere dei legami stretti con le LTTE, e per 

D-6352/2019 

Pagina 9 

questo lo avrebbero continuato a cercare presso il domicilio famigliare a 

B._______ anche dopo la sua partenza, ciò che verrà confermato con di-

chiarazioni di parenti e vicini che intende produrre in causa. Le continue 

persecuzioni rivolte dal TID verso il ricorrente sarebbero quindi ascrivibili 

in modo centrale alla sua appartenenza politica. L’interessato ritiene inoltre 

di essere stato coerente nelle dichiarazioni rese in merito al lasso di tempo 

trascorso tra la manifestazione ed il trasferimento a D._______, in quanto 

avrebbe sempre asserito essere avvenuto dopo la manifestazione, confer-

mando trattarsi di un periodo di (…) o (…). Peraltro tra le due audizioni 

sarebbero trascorsi quasi due anni, ciò che avrebbe reso più difficoltoso 

ricostruire tale circostanza. Ad ogni modo, egli non comprenderebbe per 

quale motivo, a mente della SEM, il momento della partenza verso 

D._______ sarebbe di fondamentale importanza. 

In ogni caso, il ricorrente rileva come il suo allontanamento non possa es-

sere eseguito, in quanto inammissibile. Invero, le violenze che egli avrebbe 

subito in patria renderebbero applicabile al suo caso l’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

Altresì, in caso di rimpatrio, egli rischierebbe di subire nuovamente perse-

cuzioni da parte del TID, a causa della sua presunta appartenenza alle 

LTTE. La SEM avrebbe sorvolato completamente su tale aspetto, che 

avrebbe invece un ruolo fondamentale nell’esame dell’ammissibilità dell’al-

lontanamento dell’insorgente. Infine egli sottolinea di essersi integrato su 

suolo elvetico, essendovi presente da oltre (…) anni. Pertanto egli si trove-

rebbe in gravi difficoltà in caso di rientro nel suo paese d’origine. 

3.3 Nella sua risposta, l’autorità inferiore denota dapprima come né dalle 

audizioni, né dagli atti risulterebbe che l’insorgente abbia vissuto dei traumi 

così come allegato nel ricorso. Altresì, riguardo al supposto coinvolgimento 

del TID nell’incidente della circolazione che avrebbe investito il cugino 

dell’insorgente, nel gravame non verrebbe fornita alcuna delucidazione 

supplementare atta a fondarlo. A tal proposito, inoltre, nessuno dei mezzi 

di prova prodotti con lo scritto del 30 novembre 2020 supporterebbe tale 

tesi. Sorprenderebbe inoltre l’asserzione della rappresentante legale pre-

sente nel ricorso, ove ha addotto che l’appartenenza politica dell’insor-

gente sarebbe il problema centrale delle continue persecuzioni del mede-

simo, in quanto nel corso delle audizioni lo stesso avrebbe dichiarato per 

ben due volte di non aver mai svolto attività politiche in patria, né che sa-

rebbe membro di un partito o schierato in favore di uno di essi. Prose-

guendo nell’analisi, la SEM rileva come le asserzioni rilasciate dall’insor-

gente relative alla sua fuga sarebbe invero essenziali per stabilire la vero-

simiglianza del nesso causale temporale tra la presunta persecuzione e 

l’espatrio. Apparirebbe poco credibile che il ricorrente, il quale temerebbe 

D-6352/2019 

Pagina 10 

la stessa sorte toccata al cugino in caso di rientro in Sri Lanka, abbia aspet-

tato quasi (…) dopo la morte di suo cugino nonché l’ultimo interrogatorio 

del TID prima di espatriare. Per quanto attiene poi le dichiarazioni presen-

tate quali mezzi di prova con lo scritto del 30 novembre 2020, il contenuto 

delle stesse si limiterebbe ad assunti generici, vaghi e non circostanziati e 

pertanto rappresenterebbero delle mere allegazioni di parte, inverosimili. 

Ad uguale conclusione la SEM giunge concernente i mezzi di prova pre-

sentati dal ricorrente con scritto del 21 dicembre 2020. Infine, poiché l’inte-

ressato avrebbe avuto la possibilità di esprimersi nel corso di due audizioni 

prima della notificazione della decisione avversata, non risulterebbe chiaro 

all’autorità pregressa, in che modo il diritto di essere sentito dell’insorgente 

sarebbe stato violato. 

3.4 Con la sua replica, il ricorrente censura dapprima quanto sostenuto 

dalla SEM in relazione ai mezzi di prova presentati. Invero, sia l’attestato 

di detenzione del (…), che i documenti prodotti sub doc. F e doc. G, sareb-

bero stati stilati il primo da un’organizzazione indipendente ed imparziale 

ed i secondi da persone agenti nella loro veste ufficiale e non legate all’in-

sorgente. Pertanto tali documenti non potrebbero essere ritenuti di parte, 

come invece concluso dalla SEM. Per quanto attiene poi i documenti da 

doc. H a doc. J, gli stessi si limiterebbero a riportare delle testimonianze 

dirette di quanto sarebbe occorso all’interessato e dei rischi che egli corre-

rebbe in caso di rimpatrio. Alla luce di tali elementi, la rappresentante legale 

osserva come ritenere che tutta la documentazione prodotta sia di parte e 

quindi inattendibile sarebbe scorretto. Ciò in quanto porrebbe l’insorgente 

in una posizione di dimostrazione dei suoi asserti impossibile. Al contrario 

di quanto ritenuto dalla SEM, i documenti prodotti attesterebbero inequivo-

cabilmente dei rischi che l’insorgente correrebbe in caso di rimpatrio da 

parte del TID. 

3.5 L’autorità resistente, per il tramite della sua duplica, osserva in primo 

luogo come il contenuto dell’attestato del (…), non sarebbe in alcun modo 

atto a rendere verosimili le asserzioni fornite dal ricorrente a sostegno dei 

suoi motivi d’espatrio, avvenuto ben (…) anni dopo la detenzione subita nel 

(…). Oltretutto, come da lui dichiarato, nel (…) sarebbe stato rilasciato per 

mancanza di prove, e ciò sosterrebbe l’assenza di un nesso causale tra la 

succitata detenzione e la partenza dal Paese d’origine avvenuta nel (…). 

In secondo luogo, la SEM ribadisce l’inconsistenza dei mezzi di prova pro-

dotti in fase ricorsuale dall’insorgente. Fra l’altro egli avrebbe avuto ampio 

e libero modo di esprimersi nel corso delle audizioni da lui sostenute. A 

differenza quindi di quanto asserito dal ricorrente, non sarebbe l’inattendi-

bilità dei mezzi di prova che avrebbe fondato la decisione negativa, bensì 

D-6352/2019 

Pagina 11 

le dichiarazioni rese da quest’ultimo, che sono state ritenute dall’autorità 

inferiore vaghe, non sostanziate e contraddittorie. 

3.6 Infine nelle osservazioni di triplica, l’insorgente riafferma che la docu-

mentazione prodotta permetterebbe di supportare e confermare le dichia-

razioni da lui rese nel corso di procedura in relazione al fatto di essere nel 

mirino del TID. 

4.  

4.1 A titolo preliminare, occorre pronunciarsi sulla censura formale del ri-

corrente circa la pretesa violazione del suo diritto di essere sentito secondo 

l’art. 29 cpv. 2 Cost. da parte dell’autorità sindacata, poiché potrebbe con-

durre alla cassazione della stessa (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5). 

4.2 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango fondamentale 

disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l’interessato di 

consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne 

l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.  

DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; art. 26 e seg. PA). La 

portata della facoltà di esprimersi non può essere determinata in maniera 

generale ma dev’essere definita sulla base degli interessi concretamente 

in gioco. Il concetto a monte è che alla parte in causa debba essere con-

cessa la facoltà di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera effi-

cace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo esem-

plificativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 

consid. 6.2). Il diritto di essere sentito si riferisce soprattutto alla constata-

zione dei fatti. Il diritto delle parti di essere interpellate su delle questioni 

giuridiche, è invece riconosciuto in modo restrittivo, allorché l’autorità inte-

ressata intende fondarsi su delle norme legali delle quali la loro presa in 

considerazione non poteva essere ragionevolmente prevista dalle parti; 

quando la situazione giuridica è mutata o nel caso in cui esiste un potere 

di apprezzamento particolarmente ampio (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 

con riferimenti ivi citati). Il diritto di essere sentito, non porta poi in principio 

sulla decisione progettata (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori rife-

rimenti menzionati; DTF 132 II 257 consid. 4.2). In tal senso, l’autorità non 

dovrà sottoporre anticipatamente alle parti, per presa di posizione, il ragio-

namento che essa intende adottare. Tuttavia, allorché prevede di fondare 

la sua decisione su una norma o un motivo giuridico non invocato nella 

procedura anteriore e della quale nessuna delle parti in presenza se ne è 

prevalsa e non poteva valutarne la pertinenza, il diritto di essere sentito, 

D-6352/2019 

Pagina 12 

implica di dare all’interessato la possibilità di determinarsi su tale punto in 

questione (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti citati). 

4.3 Nella fattispecie, l’insorgente ha potuto esprimersi, nel corso delle au-

dizioni svolte dall’autorità inferiore, riguardo tutti i punti significativi relativi 

alla sua domanda d’asilo, esponendo anche le sue considerazioni in merito 

alle questioni contestategli dall’autorità inferiore. Inoltre, né durante la pro-

cedura istruttoria dinnanzi all’autorità sindacata, né nel provvedimento im-

pugnato, v’è stato il concretizzarsi di norme legali impensabili ed impreviste 

per il ricorrente. Dunque, anche considerando la giurisprudenza sopra re-

ferenziata, l’insorgente misconosce la portata del diritto di essere sentito, 

nella misura in cui ritiene che l’autorità inferiore avrebbe dovuto sottoporgli, 

anticipatamente e per presa di posizione, la decisione prospettata. Peraltro 

l’insorgente ha potuto, con piena cognizione di causa, impugnare la deci-

sione avversata dinanzi allo scrivente Tribunale, che in merito alla verosi-

miglianza ed alla rilevanza dei motivi d’asilo del ricorrente ha pieno potere 

d’apprezzamento. In tal senso, anche fosse ritenuta una violazione del di-

ritto di essere sentito del predetto, la stessa risulterebbe essere stata sa-

nata in questa sede (cfr. in merito anche la sentenza del Tribunale  

D-6151/2018 del 31 luglio 2020 consid. 3.2 e 3.3).  

Ne discende che la censura formale risulta malfondata e deve quindi es-

sere respinta. 

5.  

Venendo ora al merito, occorre dapprima analizzare se, come allegato 

dall’insorgente, egli ha reso verosimili i suoi motivi d’asilo. 

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

D-6352/2019 

Pagina 13 

5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti 

allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili 

e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili 

di molteplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di 

una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non 

possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì ne-

cessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, 

quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati 

(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in 

maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-

cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra 

scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-

zione. Non è in ogni caso indispensabile che le allegazioni del richiedente 

l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’au-

torità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune afferma-

zioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, 

ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, 

da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella 

fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

5.3 Nella presente disamina il Tribunale ritiene, anche volendo considerare 

le giustificazioni addotte nell’ambito della procedura ricorsuale dall’insor-

gente, che le dichiarazioni rese da quest’ultimo lascino effettivamente sor-

gere legittimi dubbi quanto alla credibilità degli eventi che lo avrebbero 

spinto alla partenza dal suo paese d’origine, in quanto caratterizzate da 

elementi incongruenti, generici, illogici e poco plausibili. 

5.3.1 Anzitutto, la dinamica di come e quanti manifestanti sarebbero stati 

visti ed arrestati da parte dei militari e poliziotti presso il suo domicilio, non 

appare essere combaciante nelle versioni rese dall’insorgente nelle due 

audizioni. Se difatti nella prima audizione egli ha riportato che gli apparte-

nenti alle autorità srilankesi avrebbero fatto uscire dalla loro casa i giovani 

D-6352/2019 

Pagina 14 

e li avrebbero picchiati, allorché lui ed i suoi famigliari avrebbero portato ai 

primi dell’acqua per lavarsi il viso; alcuni sarebbero stati portati via e lui e 

suoi famigliari sarebbero stati picchiati (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7). 

Nel corso della seconda audizione egli ha invece sostenuto dapprima che 

soltanto dopo che un manifestante si sarebbe affacciato dalla porta di casa, 

i militari avrebbero compreso che loro ospitavano delle persone e che 

avrebbero fatto uscire tutti dalla casa e cominciato a batterli (cfr. verbale 2, 

D90, pag. 11), e poco più avanti invece affermando trattarsi in realtà di sol-

tanto (…) dei manifestanti che sarebbero stati visti e fatti uscire dagli agenti 

presenti, mentre che gli altri sarebbero stati fatti uscire dalla porta sul retro 

della casa (cfr. verbale 2, D90, pag. 11). È soltanto poi alla rilettura, che il 

ricorrente ha corretto le prime affermazioni rese, sostenendo trattarsi in 

realtà di solamente (…) persone, e non tutti, che sarebbero state fatte 

uscire fuori e che gli agenti avrebbero picchiato (cfr. verbale 2, D90, 

pag. 11). Tuttavia, anche di come si sarebbe svolto l’arresto di tali (…) ma-

nifestanti, appare essere incoerente, in quanto poco dopo l’insorgente ha 

affermato che sono state queste (…) persone ad uscire spontaneamente 

dall’abitazione – quindi non fatte uscire dagli agenti come nelle dichiara-

zioni sino ad allora rese – e addirittura alla (…) i militari avrebbero posto 

un quesito, prima di trascinarle all’esterno, in strada (cfr. verbale 2, D119, 

pag. 15). Inoltre, se dapprima egli ha riferito che i manifestanti sarebbero 

penetrati nelle case che si trovavano ai due lati della strada (cfr. verbale 2, 

D104, pag. 13), sorprendentemente in seguito ha riferito soltanto di una 

persona che sarebbe entrata in un (…), senza indicare o nominare altre 

abitazioni (cfr. verbale 2, D110, pag. 14). Tali discrepanze non sono appia-

nate neppure dai mezzi di prova prodotti. Il mezzo di prova n. 3, ovvero il 

filmato che rappresenterebbe la scena dell’arrivo di agenti davanti ad un 

portone di una casa senza numero, non è atto a portare chiarezza alle in-

congruenze sopra rimarcate, anzi ne aggiunge di ulteriori. Difatti, in parti-

colare il portone filmato nel video risulta essere molto simile a quello raffi-

gurato in fotografia ai n. 18 e n. 19, mentre che invece le fotografie presen-

tate dall’insorgente di cui ai n. 11 e n. 12, sia per il tipo di cancello, che per 

la presenza invece di un numero apposto a fianco ad esso (n. […]), risulta 

essere dissimile da quanto invece visibile nel video di cui al mezzo di prova 

n. 3. Per quanto concerne poi i mezzi di prova n. 6, n. 8 e n. 10 indicano 

unicamente il n. (…) come indirizzo dell’insorgente, rispettivamente come 

proprietà paterna, e non sono in grado di supportare in alcun modo i suoi 

asserti.  

5.3.2 Anche riguardo agli interrogatori che egli ed altri membri famigliari 

avrebbero subito da parte del TID, vi sono diversi elementi nelle sue dichia-

D-6352/2019 

Pagina 15 

razioni che ne rendono poco credibile l’accaduto e quanto sarebbe suc-

cesso in seguito agli stessi. A tal proposito, occorre tuttavia d’un canto sot-

tolineare come a ragione la rappresentante legale dell’insorgente ha con-

testato che il ricorrente non abbia più asserito di essere stato battuto 

nell’audizione sui motivi d’asilo, come invece motivato nella decisione av-

versata, essendo che in realtà egli ha menzionato che durante gli interro-

gatori sarebbero stati picchiati (cfr. verbale 2, D90, pag. 11 in fine). D’altro 

canto, incoerenze sono dapprima da rilevare nel momento in cui il ricor-

rente ha dichiarato di essere partito da B._______ per D._______. Se d’un 

lato egli ha riferito di essere stato questionato da ultimo nel (…) del (…) 

(cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), e che avrebbe trascorso gli ultimi (…) a 

D._______ (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4); d’altro lato, nel corso della 

seconda audizione, egli ha invece asserito aver vissuto a D._______ l’(…) 

trascorso in patria prima dell’espatrio (cfr. verbale 2, D42, pag. 6). La giu-

stificazione addotta dall’insorgente, allorché gli è stato richiesto di spiegare 

l’incongruenza, ovvero che si sarebbe sbagliato nel corso della prima au-

dizione (cfr. verbale 2, D197, pag. 24), non risulta in alcun modo convin-

cente. Peraltro, come a ragione evidenziato dalla SEM nella decisione av-

versata, il tempo che egli ha dichiarato che sarebbe trascorso dalla mani-

festazione al suo trasferimento a D._______, di (…) o (…) (cfr. verbale 2, 

D102, pag. 13), e successivamente, interrogato in merito, confermando in-

vece trattarsi di (…) o (…) dopo la manifestazione (cfr. verbale 2, D198, 

pag. 24), ciò che è stato pure riconfermato nel gravame; non appare in 

alcun modo combaciante con le tempistiche nelle quali sarebbero avvenuti 

gli interrogatori, allorché egli era ancora residente a B._______ (cfr. verbale 

2, D123 segg., pag. 15 seg.). Gli asserti a tal proposito forniti nel ricorso, 

non risultano in alcun modo chiarificatori di tali incongruenze, in quanto il 

solo trascorrere del tempo tra un’audizione e l’altra di poco più di due anni, 

non può assurgere a scusante di dichiarazioni così differenti tra loro, non-

ché rilasciate anche nel corso della medesima audizione. Inoltre se in un 

primo tempo ha affermato che gli agenti del TID, nel corso dell’ultimo inter-

rogatorio, gli avrebbero riferito che di lì a (…) o (…) lo avrebbero convocato 

nuovamente, che lui sarebbe partito immantinente a D._______ e che (…) 

più tardi i membri del TID si sarebbero recati al domicilio paterno (cfr. ver-

bale 2, D90, pag. 12); successivamente, e senza alcuna spiegazione, in-

vece egli ha riferito di essere partito per D._______ circa (…) o (…) (cfr. 

verbale 2, D130, pag. 16), quindi non subito dopo l’ultimo interrogatorio, e 

secondo la prima versione resa egli si sarebbe dovuto trovare ancora al 

domicilio paterno quando i membri del TID sarebbero ritornati a chiedere 

di lui. Peraltro, se nel corso della seconda audizione, tenutasi il 

(…) marzo 2018 su precisa domanda di quali fossero le nuove dal suo 

paese d’origine, il ricorrente ha affermato che i genitori gli avrebbero riferito 

D-6352/2019 

Pagina 16 

che delle persone continuerebbero a giungere al loro domicilio (cfr. verbale 

2, D73, pag. 9); in un secondo momento ha invece addotto che si sarebbe 

trattato di due o tre visite da parte di membri del TID dopo il suo arrivo in 

Svizzera, di cui l’ultima sarebbe avvenuta nel (…) (cfr. verbale 2, D163 

segg., pag. 19). In modo contraddittorio, ha fornito in seguito una terza ver-

sione, riferendo che dopo la sua partenza dal paese d’origine si sarebbe 

trattato di un’unica visita da parte del TID (cfr. verbale 2, D200, pag. 25). 

La giustificazione fornita dal ricorrente per spiegare tale incoerenza (cfr. 

verbale 2, D201, pag. 25), non risulta in alcun modo esplicativa della 

stessa, anzi apporta ancora maggiore ambiguità ai suoi asserti. Non può 

inoltre essere seguita la tesi ricorsuale, allorché l’insorgente riconduce la 

vaghezza delle dichiarazioni rese per descrivere gli interrogatori del TID, 

alle violenze che avrebbe subito. Invero, come segnalato rettamente 

dall’autorità inferiore nella sua risposta, il ricorrente non ha mai dichiarato 

nel corso delle audizioni né vi sono presenti elementi nelle predette né agli 

atti che facciano concludere che l’insorgente abbia subito dei traumi parti-

colari nel corso di tali interrogatori, a parte asserire di essere stato pic-

chiato. Nei verbali d’audizione, appare invece come la descrizione di questi 

ultimi sia stata molto superficiale, sbrigativa e stereotipata (cfr. verbale 2, 

D90, pag. 11; D129 segg., pag. 16), e questo anche dopo che il ricorrente 

è stato invitato a descrivere in dettaglio i medesimi ed in particolare l’ultimo, 

che sarebbe durato addirittura (…) (cfr. verbale 2, D129 segg., pag. 16). A 

tal proposito, la rappresentante legale nel gravame apporta una dinamica 

degli interrogatori, come pure asserisce in particolare che il ricorrente ed i 

famigliari dello stesso sarebbero stati interrogati ove si trovassero gli altri 

membri delle LTTE (cfr. p.to 12, pag. 5 seg. del ricorso), che tuttavia il ri-

corrente non ha mai addotto in corso di audizione. Ciò che invece che ap-

portare maggiore credibilità agli stessi, ne mina ancora più la medesima. 

5.3.3 Illogica, appare inoltre essere la conclusione alla quale il ricorrente 

giunge in proposito al decesso del cugino. Invero, a ragione l’autorità infe-

riore ritiene come l’unica evenienza allegata dall’insorgente a favore della 

tesi che sarebbero stati dei membri del TID ad investire il cugino, poiché 

soltanto gli affiliati del CID (acronimo in inglese per: “Criminal Investigation 

Department”) e del TID potrebbero condurre in Sri Lanka dei veicoli (…) 

(cfr. verbale 2, D149, pag. 18), non possa assurgere – in assenza di ulte-

riori elementi sostanziati e concreti non presenti agli atti – a dimostrazione 

dell’imputabilità di tale azione al TID. Ancor meno verosimile risulta poi es-

sere la deduzione dell’insorgente che il decesso del cugino sarebbe stato 

legato alle imputazioni mosse dal TID a suo carico (cfr. verbale 2, D148, 

pag. 18), in quanto se fossero realmente stati interessati al ricorrente, ai 

suoi fratelli ed a suo padre; avrebbero senz’altro agito diversamente, 

D-6352/2019 

Pagina 17 

avendo avuto più di un’occasione per trattenere i medesimi dopo averli in-

terrogati – ed invece facendoli sempre ripartire – e lasciando vivere in par-

ticolare il ricorrente indisturbato per (…) dopo l’ultimo interrogatorio. Non 

soccorrono la credibilità delle tesi dell’insorgente, neppure i mezzi di prova 

inoltrati dal medesimo in merito. Invero, l’articolo di giornale presentato ri-

guarda (…) che sarebbero stati uccisi, ma di cui il ricorrente non rende 

verosimile, né vi sono degli indizi consistenti in tal senso, che essi abbiano 

una qualunque relazione con i fatti da lui narrati circa la morte del cugino, 

come invece sostenuto dall’insorgente in audizione (cfr. verbale 2, D21 

seg., pag. 4; cfr. anche atto A12, mezzo di prova n. 2). All’evidenza, nem-

meno il certificato di decesso del cugino prodotto agli atti (cfr. atto A12, 

mezzo di prova n. 4; cfr. verbale 2, D36 segg., pag. 5 seg.), è in grado di 

rendere credibili le tesi surriferite dell’insorgente circa il decesso del cugino. 

Per quanto poi attiene la dichiarazione manoscritta del (…) riportante delle 

firme di asserite persone che avrebbero visto l’incidente in cui il predetto 

sarebbe stato vittima prodotta in fase ricorsuale dall’insorgente (cfr. sub 

doc. I), anche se le dichiarazioni in essa contenute fossero ritenute verosi-

mili, non supporterebbero le suddette argomentazioni dell’interessato. In-

vero nello stesso scritto v’è unicamente riferito in particolare come un van 

che sarebbe giunto ad elevata velocità e che non avrebbe avuto delle tar-

ghe, avrebbe investito un giovane in (…), che al loro sopraggiungere in 

soccorso avrebbero constatato essere deceduto. Non vi sono però dei ri-

ferimenti maggiormente concreti e dettagliati circa l’autore o gli autori del 

reato, che sarebbero rimasti sconosciuti, né dalla descrizione può essere 

infierito alcunché riguardo al medesimo/ai medesimi ed al suo/loro mo-

vente. 

5.3.4 Anche dal profilo della plausibilità, vi sono diverse affermazioni rese 

dall’insorgente che appaiono essere, anche tenuto conto del contesto sri-

lankese, poco credibili. In primo luogo, sorprende che il ricorrente, dato che 

sarebbe dovuto essere nuovamente questionato dal TID dopo l’ultimo in-

terrogatorio, nonché che membri dello stesso avrebbero chiesto dove lui si 

trovasse, abbia potuto vivere indisturbato a D._______ nel corso di (…), 

senza che le autorità non lo cercassero mai a tale indirizzo. Ciò che appare 

poco realistico, se realmente le autorità del suo paese d’origine, avessero 

ritenuto che egli avesse organizzato la manifestazione e voluto incorag-

giare la restaurazione delle LTTE (cfr. verbale 2, D90, pag. 11; D129, 

pag. 16). Invero, non è credibile che egli via abbia potuto trascorre un pe-

riodo così lungo senza problemi, poiché nessuno sarebbe stato a cono-

scenza di dove vivesse e che il suo indirizzo ufficiale era registrato a 

B._______ come da lui affermato (cfr. verbale 2, D145 seg., pag. 18); al-

lorché risultava il domicilio ufficiale della moglie e dei suoi figli, come pure 

D-6352/2019 

Pagina 18 

dove egli avrebbe vissuto anche in precedenza per un periodo di svariati 

anni e secondo le sue stesse affermazioni sarebbe stato obbligato a regi-

strarvisi (cfr. verbale 2, D196, pag. 24). Pertanto, se realmente le autorità 

del suo paese d’origine fossero state interessate a lui, lo avrebbero senz’al-

tro ricercato anche presso tale abitazione. Per di più, il padre del ricorrente, 

il quale era stato anche da ultimo interrogato dal TID (cfr. verbale 2, D90, 

pag. 12), non è stato più né interrogato, né ha subito arresti (cfr. verbale 2, 

D90, pag. 12; D189, pag. 24), malgrado sia rimasto a vivere nell’abitazione 

precedente ed anche a lui fossero state mosse da parte degli agenti le 

medesime accuse che all’insorgente. Non convince in alcun modo la spie-

gazione fornita in audizione dall’interessato in proposito, allorché afferma 

che il padre all’epoca era anziano e che l’autorità srilankese voleva soprat-

tutto eliminare dei giovani tamil (cfr. verbale 2, D150 seg., pag. 18). In se-

condo luogo, stupisce non poco l’agire dei membri del TID che, se effetti-

vamente ritenevano il ricorrente ed i famigliari fautori dell’organizzazione 

della manifestazione come pure di voler far risorgere le LTTE, non li ab-

biano trattenuti dopo i vari interrogatori – fra l’altro la modalità degli stessi, 

in particolare di interrogarli sempre assieme e non per lo meno anche se-

paratamente, denota un agire poco congruente, segnatamente per delle 

accuse di tale portata – lasciandoli partire soltanto poiché essi non avreb-

bero sottoscritto dei documenti (cfr. verbale 2, D129 segg., pag. 16).  

5.3.5 Riassumendo, il ricorrente non è riuscito nell’intento di rendere vero-

simili i suoi asserti riguardo a come si sarebbero svolti i fatti che avrebbero 

condotto lui ed i famigliari ad essere interrogati dapprima dagli agenti di 

polizia e poi da membri del TID, come pure le accuse che avrebbero rivolto 

questi ultimi nei loro confronti, nonché le ricerche successive che avreb-

bero svolto i medesimi presso il domicilio parentale. Non ha inoltre neppure 

reso credibile un nesso materiale tra quanto gli sarebbe occorso in prece-

denza alla sua partenza per D._______ nel (…) del (…), il decesso del 

cugino, e la sua partenza dal Paese d’origine. Peraltro quest’ultima sa-

rebbe stata pianificata, secondo gli stessi asserti dell’insorgente, sola-

mente dopo il decesso del cugino (cfr. verbale 2, D90, pag. 12; D153, 

pag. 18), a distanza di circa (…) dal medesimo e da più di (…) dalla mani-

festazione, ciò che rende ancora maggiormente fondante la conclusione 

che il ricorrente non nutrisse alcun timore di subire delle persecuzioni rile-

vanti da parte delle autorità srilankesi. 

5.3.6 Il risultato al quale il Tribunale giunge attinente le asserzioni dell’in-

sorgente, non viene scalfito neanche dagli altri mezzi di prova presentati 

dall’insorgente a supporto delle stesse, e non già discussi nei considerandi 

precedenti. Segnatamente, per quanto attiene le dichiarazioni del (…) di 

D-6352/2019 

Pagina 19 

B._______ (cfr. sub doc. C e doc. F), del (…) (cfr. sub doc. D e doc. G), 

queste ultime del resto non datate, nonché dal manoscritto del (…) attri-

buito ai vicini di casa dell’insorgente (cfr. sub doc. H), in quanto molto ge-

nerici rispetto alle persecuzioni che il ricorrente ed i suoi famigliari avreb-

bero subito da parte del TID e non apportanti alcun elemento concreto e 

sostanziato che ne dimostrino o per lo meno ne rendano verosimile l’au-

tenticità, appaiono essere stati confezionati unicamente per i bisogni della 

causa. Lo scritto sub doc. H è stato peraltro prodotto in copia, ciò che ne 

fa dubitare ulteriormente della sua autenticità. Essi rientrano inoltre nel no-

vero di documenti di compiacenza e risultano pertanto privi di ogni valore 

probatorio (cfr. sentenza del Tribunale D-3/2019 del 27 novembre 2020 

con ulteriore riferimento citato). Stessa conclusione vale anche per quanto 

concerne il manoscritto datato (…) (cfr. sub doc. J), che dalla lettura del 

medesimo sarebbe attribuibile alla madre dell’insorgente (e non come er-

roneamente indicato nello scritto del 21 dicembre 2020 al padre del mede-

simo), lo stesso è stato prodotto soltanto in copia, ciò che ne fa dubitare 

della sua autenticità, ma pure in diversi punti risulta essere discordante con 

le asserzioni rese dal ricorrente. In particolare, nel medesimo vengono ri-

portate continue pressioni, maltrattamenti, avvertimenti e minacce alla vita 

ai famigliari rimasti in patria; ciò che l’insorgente non ha mai addotto. Le 

asserzioni a supporto dei medesimi mezzi di prova presentate in fase ricor-

suale dalla rappresentante dell’insorgente, non sono atte a modificare la 

predetta conclusione del Tribunale. Da ultimo, in relazione al certificato del 

(…) che attesta della detenzione del medesimo nel (…), la quale si osserva 

non viene messa in dubbio da questo Tribunale, come neppure è stato il 

caso dell’autorità inferiore, non apporta alcun ulteriore elemento che renda 

verosimili e plausibili le persecuzioni che l’insorgente avrebbe avuto, a di-

stanza di quasi (…) anni trascorsi indisturbato e senza aver riscontrato al-

cuna problematica con le autorità del suo paese d’origine legata alla stessa 

(cfr. verbale 1, p.to 7.03, pag. 8; verbale 2, D99, pag. 13) – peraltro dalla 

quale sarebbe stato liberato senza alcuna condizione e per mancanza di 

prove (cfr. verbale 2, D98, pag. 13; D142, pag. 17). Gli ulteriori documenti 

presentati dall’insorgente in corso di procedura (cfr. sub mezzi di prova 

n. 1, n. 8 e n. 12) sono tesi ad attestare le generalità del ricorrente e dei 

suoi famigliari, rispettivamente i legami con i medesimi, e non sono all’evi-

denza pertinenti per rendere verosimili quanto narrato dall’insorgente a mo-

tivo del suo espatrio. Il Tribunale non intende quindi attardarsi oltre sugli 

stessi. 

5.4 Visto quanto precede, in una valutazione complessiva e d’insieme delle 

allegazioni del ricorrente e dei mezzi di prova da lui presentati, l’intera sua 

narrazione delle persecuzioni incorse da parte delle autorità del suo Paese 

D-6352/2019 

Pagina 20 

d’origine e che l’avrebbero indotto all’espatrio definitivo, non risulta essere 

verosimile giusta l’art. 7 LAsi. Per il che, il ricorso in materia di concessione 

dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va in merito a tale 

punto in questione confermata. 

6.  

6.1 L’insorgente non può neppure vedersi riconoscere la qualità di rifu-

giato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei motivi insorti dopo 

la fuga. Difatti, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri 

Lanka, il ricorrente non risulta aver più interessato la giustizia srilankese 

dal (…), ovvero da ben prima la fine delle ostilità tra il governo di C._______ 

e le LTTE (avvenuta nel maggio del 2009), ed inoltre dalle accuse rivoltegli 

nel (…) e per il quale ha sofferto un periodo detentivo, risulta essere stato 

liberato senza alcuna condizione o conseguenza ulteriore (cfr. verbale 1, 

p.to 7.03, pag. 8; verbale 2, D96 segg., pag. 13), visto anche come le alle-

gazioni fondanti i suoi motivi d’asilo siano state giudicate inverosimili. Per-

tanto, non si ritiene che egli possa essere stato registrato nella “Stop List” 

dalle autorità srilankesi (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-

1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2). Date le sue al-

legazioni inverosimili in merito, e quanto ritenuto in precedenza circa la de-

tenzione sofferta nel (…), egli non appare nemmeno essere una persona 

suscettibile di essere considerata dalle autorità srilankesi come dotata di 

una volontà e di una capacità di ravvivare il conflitto etnico in Sri Lanka (cfr. 

sentenze del Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; E-350/2017 del 

3 ottobre 2018 consid. 4.3), avendo in particolare asserito di non avere mai 

svolto delle attività politiche né in Sri Lanka né dal suo arrivo in Svizzera, 

come neppure di essere mai stato appartenente alle LTTE (cfr. verbale 1, 

p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D92 segg., pag. 12). In buona sostanza, non 

appare che l’insorgente possa essere percepito come una minaccia per 

l’unità e la coesione nazionale (cfr. anche in merito la sentenza del Tribu-

nale E-350/2017 consid. 4.4). Le sole circostanze di essere di etnia tamil, 

di aver lasciato il suo paese d’origine, come pure di aver introdotto una 

domanda d’asilo all’estero, la durata del suo soggiorno all’estero, come 

pure la sua provenienza dalla Provincia (…) e la sua età anagrafica (cfr. 

sentenza E-1866/2015 consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di ri-

schio così leggeri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per 

destare i sospetti delle autorità srilankesi (cfr. anche a tal proposito fra le 

tante la sentenza del Tribunale E-2941/2019 del 3 novembre 2021 con-

sid. 6.4). Tali fattori confermano tutt’al più che egli possa essere interrogato 

dalle predette al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo 

di rappresaglie da parte delle stesse (cfr. la sentenza E-1866/2015 preci-

tata consid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale  

D-6352/2019 

Pagina 21 

E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubbli-

cata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esemplificativo le 

sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2, D-4791/2020 del 

19 ottobre 2020 consid. 7.1). Ciò non permette quindi di riconoscere, in 

capo al ricorrente, il rischio di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi 

in caso di un suo ritorno in patria. Non sono infine ravvisabili ulteriori ele-

menti all’incarto, od apportati dal ricorrente in fase ricorsuale, che rendano 

verosimile che lui possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a 

causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e 

che egli debba pertanto temere di subire, per tale ragione, delle persecu-

zioni rilevanti in materia d’asilo (cfr. anche in tal senso la sentenza del Tri-

bunale E-6312/2019 del 5 agosto 2021 consid. 5.2.2).  

6.2 Alla luce di quanto sopra, ne discende quindi che il ricorrente non può 

prevalersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo avve-

nire e secondo un’elevata probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga. 

Pertanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è 

da confermare il giudizio negativo esposto nella decisione impugnata. 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-

tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

8.  

8.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di 

non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-

sione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

8.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-

coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

D-6352/2019 

Pagina 22 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-

colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento in cui si sta-

tuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

9.  

9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in par-

ticolare l’art. 3 CEDU (RS 0.101) o l’art. 3 della Convenzione contro la tor-

tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni pre-

suppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo 

straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, 

a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esi-

stenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 con-

sid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ri-

corso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 

consid. 14b lett. ee). 

9.2 Nella presente disamina, il Tribunale rileva come il ricorrente non è riu-

scito a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere 

esposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni 

inverosimili ed irrilevanti. Pertanto, a differenza di quanto argomentato nel 

gravame dall’insorgente, l’art. 5 cpv. 1 LAsi, non trova applicazione nella 

sua fattispecie. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono ravvi-

sabili né all’incarto né apportati nella procedura ricorsuale dall’insorgente 

– il quale si riferisce esclusivamente nella stessa alle sue allegazioni già 

ritenute sopra inverosimili ed irrilevanti ai fini della concessione dell’asilo – 

degli elementi che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, 

che quest’ultimo possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento 

vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, o ancora dall’art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30). Segnatamente, egli non ha stabilito di avere un profilo di una 

persona che possa concretamente interessare le autorità srilankesi, né a 

fortiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere espo-

sto in patria, ad un trattamento contrario ai disposti summenzionati (cfr. 

sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: CorteEDU] 

D-6352/2019 

Pagina 23 

[Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/66, 

§§125 e 129 con relativi riferimenti). 

9.3 Per il resto, la situazione generale dei diritti umani in Sri Lanka non è 

ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile l’esecu-

zione dell’allontanamento dell’insorgente. La stessa CorteEDU ha affron-

tato ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa 

presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati 

da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. sentenze della CorteEDU, 

R.J. contro Francia, del 19 settembre 2013, 10466/11; E.G. contro Gran 

Bretagna, del 31 maggio 2011, 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 

20 gennaio 2011, 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, 

54705/08). Altresì, la recente evoluzione congiunturale susseguente 

all’elezione alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa, non permette di rite-

nere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di patire atti 

pregiudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giu-

gno 2020 consid. 6.1). Né nel gravame, né agli atti di causa, si evincono 

poi degli elementi per ritenere che lo stato valetudinario del ricorrente, il 

quale del resto ha riferito di essere in buona salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, 

pag. 8; verbale 2, D168, pag. 21), risulti ostativo all’ammissibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. sentenze della CorteEDU 

N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche  

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2 e 2011/9 consid. 7.1). 

9.4 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri 

Lanka, sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi. 

10.  

10.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

10.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

D-6352/2019 

Pagina 24 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 con rinvii). 

10.3 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil 

ed il governo di C._______ nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una 

situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga 

l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 13.1). In particolare, 

il Tribunale ha stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento risulta ragio-

nevolmente esigibile in tutta la provincia del (…) – dal quale il ricorrente è 

originario, essendo proveniente dalla (…) di B._______, dove da ultimo 

risultava pure essere domiciliato nel suo Paese d’origine (cfr. verbale 2, 

D146, pag. 18) – qualora i criteri individuali usuali di esigibilità siano dati. 

Devono quindi sussistere una solida rete familiare o sociale, così come la 

possibilità di accedere ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla 

copertura dei bisogni elementari (cfr. sentenza E-1866/2015 con-

sid. 13.3.3; ad eccezione della regione di J._______ – per quest’ultima re-

gione cfr. la sentenza di riferimento del Tribunale D-3619/2016 del 16 otto-

bre 2017, in particolare consid. 9.5). Inoltre, malgrado gli avvicendamenti 

politici e sociali intervenuti recentemente in Sri Lanka, anche rispetto al 

quesito inerente l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in 

particolare di etnia tamil, l’analisi già effettuata dal Tribunale nella sua sen-

tenza di riferimento E-1866/2015 summenzionata, risulta essere tutt’ora at-

tuale, e ciò anche susseguentemente alle elezioni parlamentari del 5 ago-

sto 2020 (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-5610/2017 del 25 no-

vembre 2021 consid. 9.3.1 con ulteriori riferimenti citati). 

10.4 All’occorrenza, il ricorrente proviene dalla provincia del (…), è gio-

vane, gode di un buono stato di salute e dispone di una formazione scola-

stica nonché di una solida esperienza lavorativa nell’ambito dell’attività (…) 

quale (…) e (…) (cfr. verbale 2, D75 segg., pag. 9). Non di meno, egli di-

spone di una solida rete sociale in loco e di un’abitazione famigliare (cfr. 

D-6352/2019 

Pagina 25 

verbale 2, D45, pag. 6). Di conseguenza, non vi sono motivi per dubitare 

che l’interessato si reintegrerà nel suo Paese d’origine senza particolari 

difficoltà.  

10.5 Infine, in relazione all’integrazione dell’interessato, visto il tempo tra-

scorso dal suo arrivo in Svizzera, la stessa non è determinante nella pre-

sente procedura. Invero, il grado d’integrazione su suolo elvetico non co-

stituisce un criterio giustificante la pronuncia dell’ammissione provvisoria 

ai sensi dell’art. 83 LStrI, in particolare del suo cpv. 4 (cfr. DTAF 2009/52 

consid. 10.3).  

10.6 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente, è pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI 

in relazione con l’art. 44 LAsi). 

11.  

In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il pro-

filo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricor-

rente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile per il rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il resto, 

l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta alla pandemia da co-

ronavirus (detto anche Covid-19), non risulta ostativa all’esecuzione dell’al-

lontanamento (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale  

D-5610/2017 consid. 9.4 e D-4495/2019 del 17 novembre 2021 con-

sid. 12.2). 

12.  

Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento è quindi da rite-

nere come ammissibile, esigibile e possibile. In specie, la pronuncia di 

un’ammissione provvisoria non entra pertanto in considerazione (cfr. 

art. 83 cpv. 1-4 LStrI). 

13.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate 

D-6352/2019 

Pagina 26 

sull’anticipo spese versato il 12 dicembre 2019 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6352/2019 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 12 dicem-

bre 2019. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: