# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 761c6558-9ef3-5065-8bdf-c8576cb3b170
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2001.285
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-285_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00285

   

  	
  Lugano

  IN_DATA_DECISIONE

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Paolo Bianchi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  9 agosto 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ patr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 26 giugno 2001, no. 3036, del Consiglio
  di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione
  7 dicembre 2000 con cui il municipio di __________ si è rifiutato di posare
  una canalizzazione per favorire il deflusso delle acque di superficie
  provenienti dalla part. no. __________ RF, di proprietà di __________; 

   

  

 

viste le risposte:

-    25 agosto 2001 di
__________; 

-    28 agosto 2001 della
__________; 

-    28 agosto 2001 del
Consiglio di Stato; 

-    11 settembre 2001 del
municipio di __________; 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che
__________, qui resistente, è proprietario di un immobile nel nucleo di
__________ (part. no. __________ RF) separato dall'abitazione del ricorrente
__________ (part. no. __________ RF) da un camminamento pubblico largo ca. 1,80
ml; 

 

 

che nel 1984 sul mapp. __________ RF, a
confine con il viottolo, è stato eretto un muretto alto 70/80 cm e lungo circa
un metro, destinato a sostituire un cancello preesistente, chiudendo il passaggio;

 

 

che al piede del muretto è stato realizzato
un foro di 3 cm di diametro allo scopo di evacuare le acque meteoriche provenienti
da un piccolo cortile e da una tettoia, di superficie complessiva 17 mq, che in
precedenza defluivano in modo naturale attraverso il cancello;

 

 

che sin dall'edificazione del manufatto, a
più riprese ed a vari livelli, giungendo fino al Tribunale federale, il qui
ricorrente si è lamentato per presunti disagi patiti a seguito di tale
intervento edilizio, che convoglierebbe acqua e immondizia verso la sua cantina,
ubicata dirimpetto;  

 

 

che, a seguito di ulteriori doglianze, il 5
ottobre 2000 il municipio ha esperito un sopralluogo, al termine del quale il
patrocinatore dell'insorgente ha proposto la posa di una tubatura di pochi
metri lungo il sentiero comunale, onde convogliare l'acqua più a valle rispetto
alla porta della cantina del suo assistito;  

 

 

che, sciolte in un secondo tempo le proprie
riserve, il ricorrente ha rigettato la suddetta proposta transattiva e preteso
che il vicino venga astretto ad allacciarsi alla canalizzazione comunale; 

 

 

                                         che,
preso atto di tale attitudine, con decisione formale 7 dicembre 2000,
sollecitata dall'insorgente stesso, il municipio di __________ si è rifiutato
di procedere alla posa della canalizzazione lungo il viottolo, siccome i costi
dell'intervento sarebbero sproporzionati per rapporto al disagio arrecato al
vicinato; 

 

 

che, esperito a propria volta un
sopralluogo, con giudizio 26 giugno 2001 il Consiglio di Stato ha confermato la
suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da
__________; 

 

 

che, esclusa la possibilità di smaltire le
acque meteoriche per infiltrazione o mediante immissione in acque superficiali,
il Governo, considerata la configurazione dei luoghi, la spese stimata e
l'incomodo lamentato, ha ritenuto inesigibile la realizzazione dell'opera richiesta
dal ricorrente; 

 

 

che contro il predetto giudicato governativo
il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo che sia annullato e sia fatto ordine al vicino di raccordare alla
rete fognaria le acque di scolo della sua proprietà;  

 

 

che, prodotte svariate fotografie a presunta
illustrazione degli inconvenienti patiti, l'insorgente contesta i costi stimati
di allacciamento e l'impossibilità di realizzare un pozzo perdente, adduce che
dovrebbe valere anche per il vicino l'obbligo di allacciamento a lui stesso
imposto anni addietro e si riserva di adire il giudice civile per far cessare
la turbativa; 

 

 

che all'accoglimento del gravame, oltre al
Consiglio di Stato, che non formula osservazioni, si sono opposti __________,
la Sezione della protezione dell'aria e dell'acqua (SPAA) e il municipio di
____________________, contestando succintamente le tesi del ricorrente con
argomenti che, se del caso, verranno ripresi nel seguito;   

Considerato,                  in
diritto

 

                                         che la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 124 lett. a
LALIA e 208 cpv. 1 LOC), la legittimazione attiva dell'insorgente certa (art.
209 lett. a LOC) e il ricorso tempestivo (art. 213 cpv. 2 LOC): il gravame è
dunque ricevibile in ordine; 

 

 

che esso può inoltre venir deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm): la ripetizione del
sopralluogo già esperito sia dal municipio che dal Consiglio di Stato non
appare infatti atta a procurare la conoscenza di nuovi elementi di rilievo per
il giudizio, tanto più che la situazione dei luoghi è ben nota a questo Tribunale,
già interessato a più riprese da vertenze tra le parti;

 

 

che già nell'ormai lontano 1986 il Tribunale
cantonale amministrativo ha ritenuto conforme al diritto edilizio, sia dal
profilo formale che materiale, la realizzazione del controverso muretto e del
foro praticatovi per la fuoriuscita delle acque (cfr. STA 30.9.1986, inc. DP
140/86);  

 

 

che v'è pertanto da chiedersi se tale
decisione possa essere rimessa in discussione in questa sede, atteso che
l'insorgente, nonostante gli anni trascorsi, non solleva nuove argomentazioni
né adduce circostanze di fatto o modifiche legislative che imporrebbero un
riesame della situazione;    

 

 

che la questione può ad ogni modo rimanere
indecisa, dal momento che il ricorso andrebbe comunque respinto nel merito per
i motivi esposti di seguito;  

 

 

che, come qualsiasi provvedimento
amministrativo, anche l'obbligo di allacciamento alle canalizzazioni, oltre che
fondato su una base legale e sorretto da un interesse pubblico, deve rispettare
il principio di proporzionalità, secondo cui, in particolare,  deve sussistere
un rapporto ragionevole tra il risultato auspicato e le restrizioni imposte
agli interessati (cfr., per tutti, Scolari, Diritto amministrativo, Parte
generale, N. 171);     

 

 

che, in concreto, a tutti i proprietari di
edifici ubicati entro il perimetro del piano generale delle canalizzazioni
(PGC) era stato a suo tempo imposto l'obbligo di allacciamento alle stesse, in
ossequio ai disposti dell'art. 18 dell'ora abrogata Legge federale contro
l'inquinamento delle acque (LIA) e dell'art. 44 della relativa legge cantonale
d'applicazione (LALIA); 

 

 

che, al pari della proprietà
dell'insorgente, anche quella del resistente, preesistente alla posa delle
canalizzazioni, è stata raccordata in più punti alla rete fognaria, tuttora a
sistema misto, raccogliendo sia le acque luride che l'acqua proveniente dai pluviali
del tetto; 

 

 

che, per contro, l'acqua proveniente dagli
spazi esterni della part. no. __________ RF defluisce ancora oggi sul sentiero
comunale e, raccolta mediante i pozzetti presenti lungo la via, viene immessa
nelle canalizzazioni pubbliche, come avviene in parecchi altri casi nel nucleo;

 

 

che lo smaltimento delle suddette acque non
può avvenire mediante infiltrazione o immissione in un'acqua superficiale, come
prescritto dall'art. 7 cpv. 2 della vigente Legge federale sulla protezione
delle acque (LPAc), da un lato per ragioni di ordine idrogeologico (cfr.
perizia del dr. __________, agli atti) e, d'altro lato, per l'assenza di corsi
d'acqua nelle immediate vicinanze; 

 

 

che tale acqua è essenzialmente di origine
meteorica, apparendo irrilevante la quantità riversata nel viottolo alterata,
tra l'altro solo leggermente, siccome utilizzata per la pulizia del piazzale; 

 

che, come confermano anche le minuscole
dimensioni del canale di evacuazione, il volume dell'acqua convogliata sul
suolo pubblico è inoltre assai modesto, data l'esigua superficie di raccolta,
pari a circa 17 mq; 

 

 

che non v'è motivo di dubitare della stima
effettuata nel corso del sopralluogo esperito dal Consiglio di Stato dall'ing.
__________, dell'ufficio delle canalizzazioni della SPAA, secondo cui l'allacciamento
diretto dei suddetti spazi esterni alla rete delle canalizzazioni comporterebbe
una spesa approssimativa di fr. 20'000.--;   

 

 

che nemmeno lasciando improvvisamente libero
corso all'acqua accumulatasi sul piazzale per l'artificiosa occlusione del foro
di scolo, il rigagnolo che si forma sul sentiero lambisce la proprietà del ricorrente; 

 

 

che le fotografie prodotte da quest'ultimo,
stando alle quali l'acqua scaricata sul viottolo seguirebbe un percorso assai
singolare, invadendo la sua cantina, non possono certo sovvertire le risultanze
di un sopralluogo ufficiale esperito alla presenza di tutte le parti interessate; 

 

 

che, sulla scorta delle considerazioni che
precedono, non può che essere condiviso il giudizio dell'istanza inferiore,
secondo cui i costi del provvedimento preteso dal ricorrente si rivelano in definitiva
sproporzionati per rapporto all'interesse pubblico perseguito e ai suoi stessi
interessi privati di vicino;  

 

 

che il ricorso deve, di conseguenza, essere
respinto; 

 

 

che la tassa di giustizia e le spese seguono
la soccombenza (art. 28 PAmm), mentre non vengono assegnate ripetibili, non
essendo il resistente patrocinato da un avvocato iscritto all'albo (art. 31
PAmm);  

Per questi motivi,

visti gli art. 7 LPAc; 18 LIA; 44 LALIA; 208, 209, 213
LOC; 3, 18, 28, 31, 60 e 61 PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.  

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 800.--, sono a carico del ricorrente. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale di Losanna nel
termine di 30 giorni dall'intimazione.                       

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario