# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 586cdc11-24ce-5cf9-a489-c5562e98a577
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.09.2011 52.2011.224
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2011-224_2011-09-23.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2011.224

   

  	
  Lugano

  23 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo
  Cassina, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 16 maggio 2011 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 20 aprile 2011 (n. 2403) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 18 febbraio 2011 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione della popolazione, in materia di revoca di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    1° giugno 2011 della
Sezione della popolazione;

-    7  giugno 2011 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino camerunense RI 1 (1974) è entrato illegalmente in Svizzera il 21
febbraio 2002, richiedendo l'asilo sotto false generalità e identificandosi
quale __________ (1983). La domanda è stata respinta, in ultima istanza, dalla
Commissione di ricorso in materia d'asilo (CRA) il 5 giugno 2003. Tra ricorsi e
domande di riesame, l'esecuzione del suo allontanamento dalla Svizzera è stato successivamente
prorogata o sospesa.

Il 20 dicembre 2004, il ricorrente si è
sposato a __________ con la cittadina elvetica C__________ (1969) e, a seguito
del matrimonio, è stato posto al beneficio di un permesso di dimora annuale, in
seguito regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 19 dicembre 2011.

 

 

                                  B.   a. Con
sentenza 15 settembre 2010, la Corte delle assise criminali ha condannato - tra
gli altri - RI 1, il quale si trovava in carcere dal 3 dicembre 2009, alla pena
detentiva di 2 anni e 9 mesi, di cui 2 anni sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, per
ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli
stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121).

Il giorno successivo, l'interessato è stato
liberato condizionalmente.

 

b. Preso atto di questa sentenza penale, il
18 febbraio 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni ha revocato il permesso di dimora a RI 1 per motivi di ordine pubblico,
fissandogli un termine con scadenza il 15 aprile successivo per lasciare il
territorio svizzero. La decisione è stata resa sulla base degli art. 61 cpv. 1
lett. c, 62 lett. b, 66 cpv. 1 e 2, 96 della legge federale sugli stranieri del
16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20).

 

 

                                  C.   Con
giudizio 20 aprile 2011, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi
fossero gli estremi per revocargli il permesso di dimora in virtù dei motivi
addotti dal dipartimento e ha considerato la decisione impugnata conforme al
principio della proporzionalità.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento.

Il ricorrente contesta di essere una
minaccia attuale per l'ordine pubblico elvetico, rilevando come la pena sia
stata in parte sospesa condizionalmente con un periodo di prova e come i suoi
reati siano stati commessi perché a quel momento non aveva una piena attività
lavorativa. Ritiene in ogni caso la decisione di revoca contraria al principio
della proporzionalità, in quanto vive in Svizzera dal 2002, la sua relazione
con la moglie è solida e non si può pretendere che essa lo segua in Camerun per
poter continuare la loro vita coniugale. Allontanandolo ora dalla Svizzera, non
si farebbe quindi altro che lacerare il loro vincolo matrimoniale. Per questo
motivo, sarebbe più equo ammonirlo.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame si oppongono sia la Sezione della
popolazione che il Consiglio di Stato, quest'ultimo con argomenti di cui si
dirà eventualmente in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della
presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla
legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998
(LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1
della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm;
RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

                                   2.   Giusta
l'art. 42 LStr, in relazione con gli art. 50 e 51 LStr, il coniuge straniero di
un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di
dimora, a condizione - tra le altre cose - che non sussista nessun motivo di
revoca giusta l'art. 62 LStr. Secondo quest'ultima disposizione, il
permesso di dimora può essere revocato - tra l'altro - se lo straniero è stato
condannato a una pena detentiva di lunga durata (lett. b) oppure se ha violato in modo rilevante o ripetutamente o espone a
pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all’estero o
costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera (c).

Per giurisprudenza, una pena detentiva - sospesa o da espiare
- è di lunga durata se è stata pronunciata per più di un anno (DTF 135 II 377
consid. 4.2 pag. 379 segg.; STF 2C_515/2009 del 27 gennaio 2010 consid. 2.1).

L'art. 80 cpv. 1 lett. a dell'ordinanza sull'ammissione,
il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201) dispone
che una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici è per contro
data, in caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle
autorità. Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, soggiunge
il capoverso 2 della medesima norma, se sussistono indizi concreti che il
soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità
a una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici.

 

 

                                   3.   Come
accennato in narrativa, con sentenza 15 settembre 2010 la Corte delle assise
criminali ha condannato - tra gli altri - RI 1 alla pena detentiva di 2 anni e
9 mesi per ripetuta infrazione aggravata alla LStup.

Ritenuto che è stato condannato a una
pena privativa di libertà della durata di oltre un anno, il ricorrente adempie già
i requisiti per la revoca previsti all'art. 62 lett. b LStr, motivo
per cui non è necessario esaminare se il suo comportamento sia tale da legittimare un provvedimento di revoca del suo permesso di dimora
anche sulla base della lett. c della medesima disposizione.

 

 

                                   4.   A questo
punto occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dalla
Sezione della popolazione.

 

4.1. Una decisione di revoca di un
permesso di dimora o di domicilio si giustifica infatti soltanto se rispetta il
principio della proporzionalità. In sostanza, occorre tener conto della gravità
della colpa, del tempo trascorso dal compimento di eventuali reati, della
durata del soggiorno in Svizzera e degli svantaggi incombenti sullo straniero e
sulla sua famiglia in caso di allontanamento (DTF 129 II 215 consid. 3.3 pag.
217; STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 2). Se un'autorizzazione di soggiorno
è revocata perché è stato commesso un reato, il primo criterio per valutare la
gravità della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi è
costituito dalla condanna inflitta in sede penale. Conformemente alla
giurisprudenza sviluppata in base al diritto previgente, per ammettere la
revoca di un permesso di dimora o di domicilio devono essere poste esigenze
tanto più elevate quanto più lungo è il tempo vissuto in Svizzera (DTF 130 II
176 consid. 4.4.2 pag. 190 segg.; 125 II 521 consid. 2b). Se
un provvedimento si giustifica ma risulta inadeguato alle circostanze, alla
persona interessata può essere rivolto un ammonimento, con la comminazione di tale
provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStr).

 

Nel caso in cui - come nella fattispecie -
il provvedimento preso abbia ripercussioni sulla vita privata e familiare ai
sensi dell'art. 8 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101), che a
determinate condizioni consente a un cittadino straniero di opporsi all'eventuale
separazione dalla famiglia, occorre inoltre procedere ad un esame della
proporzionalità anche nell'ottica di questa norma. In questo senso, va tenuto conto della gravità del reato commesso, del comportamento
tenuto nel frattempo, del luogo d'origine dello straniero, nonché della sua
situazione familiare. Vanno inoltre considerati la durata del rapporto
matrimoniale, come pure altri elementi (nascita ed età di eventuali figli, conoscenza
da parte del coniuge della possibilità che, a causa dei delitti commessi, la
coppia non avrebbe eventualmente potuto vivere in Svizzera). Di rilievo sono
infine gli svantaggi che deriverebbero al partner o agli eventuali figli dal
fatto di dover, se del caso, seguire lo straniero all'estero (DTF 135 II 377
consid. 4.3.).

 

 

 

4.2.

4.2.1. RI 1 ha iniziato a delinquere dopo circa 3 anni dalla celebrazione delle
nozze. Come detto, dal febbraio 2008 al 3 dicembre 2009, momento del suo
arresto, egli ha venduto complessivamente 606 grammi di cocaina. La Corte delle assise criminali ha considerato grave la colpa commessa
dall'insorgente, tanto da condannarlo per ripetuta infrazione aggravata alla LStup siccome riferita a un quantitativo di cocaina che sapeva o
doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie
persone. Ora, i reati in materia di stupefacenti non
vanno sottovalutati, dal momento che toccano un settore particolarmente
sensibile dell'ordine pubblico. Rappresentano infatti un pericolo serio e
concreto per un interesse fondamentale della società, come la lotta al traffico
di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per un bene giuridico
essenziale quale la salute pubblica. La protezione della collettività di fronte
allo sviluppo del mercato della droga costituisce quindi un interesse pubblico
preponderante che giustifica di principio l'allontanamento dalla Svizzera degli
stranieri coinvolti in tali traffici, i quali devono pertanto attendersi provvedimenti
di questo tipo (DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 consid. 2c; STF
2A.7/2004 del 2 agosto 2004, consid. 5.1). Il Tribunale penale ha rilevato come
il ricorrente, pur non essendo consumatore di stupefacenti, sia passato "in
età più che adulta a spacciare cocaina per puro scopo di lucro"
(consid. 9, pag. 40), dandosi al "turpe commercio" e questo benché
vivesse in Svizzera "in situazione privilegiata, tanto dal profilo
amministrativo dei permessi quanto da quello affettivo" grazie al suo
matrimonio con una cittadina elvetica. "Invece di cogliere tale
opportunità per migliorare la" sua "integrazione",
egli ne ha "abusato per delinquere nello spregevole campo del commercio
di stupefacenti" (consid. 9, pag. 41). Eloquente è pure il fatto che
egli si è organizzato in modo tale che, "non spacciando per strada a
chicchessia, ha "potuto condurre a lungo il" suo "business
prima di essere" scoperto (consid. 9, pag. 41): non era "uno
spacciatore al minuto, di strada. In realtà egli (...) vendeva ad
acquirenti selezionati" (consid. 7, pag. 36). Va pure osservato che l'attività
delittuosa per la quale egli è stato condannato si è protratta per circa 2 anni,
che egli ha iniziato a fare delle ammissioni solo dopo oltre un mese dal suo
arresto (consid. 4, pag. 22) e che ha riconosciuto di avere acquistato 400 grammi di cocaina solo durante il dibattimento in aula e dopo ripetute reticenze (consid. 5 pag.
26 e 7 pag. 35).

L'insorgente pone in evidenza che in parte (2
anni) la sua pena è stata sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 4
anni. Sennonché, come ha già avuto modo di considerare il Tribunale federale, tale
circostanza non impedisce la revoca del permesso (DTF 135 II 377 consid. 4.2; STF
2C_100/2010 del 19 luglio 2010, consid. 3.3 con rinvii). Nemmeno l'atteggiamento
tenuto durante la detenzione, come del resto il fatto che una persona venga
rilasciata condizionalmente, permetterebbe ancora di concludere che il soggetto
in questione non costituisca più un pericolo per la società (DTF 130 II 176 consid.
4.3.3; STF 2C_542/2009 del 15 dicembre 2009 consid. 3.3 con rinvii). Il giudice
penale considera in effetti primariamente la situazione personale del
condannato e le sue possibilità di risocializzazione, mentre l'autorità
amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblici (DTF
129 II 215 consid. 3.2; STF 2C_475/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.2.2 e
2A.582/2006 del 26 febbraio 2007 consid. 3.6). Tanto più che l'azione
delittuosa del ricorrente non è lontana nel tempo ed è cessata soltanto a seguito dell'intervento
degli inquirenti. Il fatto inoltre che egli avrebbe
delinquito perché si trovava senza una piena attività lucrativa, non permette
certo di minimizzare il suo comportamento. Il suo modus operandi dimostra
piuttosto che egli non vuole o non è in grado di adattarsi
all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita. Infine, l'argomento
secondo cui egli era incensurato (sentenza penale, consid. 9 pag. 42), non va
nuovamente considerato nel presente giudizio, poiché di tale aspetto è già
stato tenuto conto nella commisurazione della pena inflittagli (STF 2A.468/2000
del 16 marzo 2001, consid. 4a).

 

4.2.2. RI 1 è
entrato illegalmente in Svizzera nel 2002 quale richiedente l'asilo. Va
osservato che egli aveva depositato la relativa domanda sotto false generalità
e che a partire dalla reiezione definitiva della medesima, avvenuta il 5 giugno
 2003, ha continuato a risiedere nel nostro Paese o in maniera irregolare (non
avendo prodotto i documenti necessari per la sua partenza e questo sebbene ne
fosse in possesso) o a seguito dell'effetto sospensivo accordatogli dalla CRA
nell'ambito della sua domanda di riesame della decisione di diniego dell'asilo.
È soltanto dal gennaio 2005, a seguito del matrimonio con una cittadina elvetica, che è al beneficio di un permesso di
dimora ordinario. Tenuto anche conto che dal 18 febbraio 2011, giorno in cui il
dipartimento gli ha revocato il permesso, la sua presenza è tollerata in attesa
di una decisione definitiva riguardo alla sua autorizzazione, il suo soggiorno
nel nostro Paese non può quindi essere considerato ancora di lunga durata.

 

4.2.3. In Svizzera, il ricorrente è stato
attivo professionalmente. D'altra parte, però, da quando è al beneficio di un
permesso di dimora ordinario, egli non ha mai avuto un'attività lavorativa stabile
e a tempo pieno. Dopo essere stato impiegato a tempo parziale in qualità di lavapiatti
fino al marzo 2008, è rimasto disoccupato fino al luglio 2009, quando ha
ritrovato lavoro come aiuto cucina: dapprima e fino alla fine di ottobre, al
100%; in seguito e fino al momento del suo arresto avvenuto il 3 dicembre 2009,
al 60% (sentenza penale, consid. 2, pag. 20). Dopo essere stato liberato condizionalmente,
dal dicembre 2010 egli ha lavorato a fasi alterne come ausiliario magazziniere,
successivamente, in qualità di operaio di pulizie e operaio per i traslochi.
Dal 1° marzo 2011, è impiegato come lavapentole-aiuto cucina presso un hotel di
__________ (doc. E prodotto dinnanzi al Consiglio di Stato: attestato 25
febbraio 2011 della __________ SA; doc. E versato in questa sede: contratto di
incarico 26 novembre 2010 della __________ SA). Da quanto precede, non si può
quindi ritenere che egli sia perfettamente integrato nel tessuto sociale
elvetico, nemmeno dal profilo lavorativo.

 

4.2.4. Bisogna anche considerare che egli è
ancora relativamente giovane, avendo solo 37 anni, e che in Camerun ha vissuto
i primi 27 anni della sua vita, dove ha frequentato tutte le scuole e i primi 2
anni di università e svolto la professione di contabile (sentenza penale,
consid. 2 pag. 19). Del resto, nel suo Paese d'origine egli ha ancora altri
famigliari (materni e paterni) e oltre 20 fratelli, con i quali ha mantenuto
contatti regolari (sentenza penale, consid. 2 pag. 20). Un suo rientro in Camerun,
di cui conosce la lingua e la cultura ed ha già avuto modo di recarsi ancora per
la vacanze (nel 2006), appare quindi tutto sommato esigibile. Anche le sue
diverse esperienze lavorative maturate in Svizzera potranno senz'altro essergli
utili per potersi reinserire professionalmente. Del resto, le difficoltà
di adattamento che egli dovrà affrontare una volta giunto in patria sono
aspetti del tutto normali che toccano la maggior parte dei cittadini stranieri
costretti a rientrare nel proprio Paese d'origine dopo un prolungato soggiorno
all'estero.

 

4.2.5. Meno scontata, nell'ottica dell'esame
della proporzionalità del provvedimento, appare invece la definizione del
pregiudizio che la moglie C__________ subirebbe con l'allontanamento del ricorrente,
con il quale è sposata dal dicembre 2004. Non è infatti dato di vedere come
essa possa trasferirsi in Camerun, dove non ha mai vissuto. Il solo fatto che
non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera, non
costituisce tuttavia un motivo sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 120
Ib 129 consid. 4a; cfr. anche DTF 122 II 1 consid. 2). Come ha considerato il
Consiglio di Stato (ad G.2, pag. 9), tale conseguenza è unicamente ascrivibile
al grave comportamento tenuto dall'interessato il quale, dopo circa 3 anni di
matrimonio, ha commesso un reato talmente grave, per di più unicamente per fini
di lucro, da renderlo indesiderato in Svizzera. Ritenuto che sussistono motivi
di ordine e di sicurezza pubblici atti a giustificare la revoca del permesso di
dimora al ricorrente, questi deve in ogni caso sopportare le conseguenze del
suo comportamento.

 

4.3. In conclusione, un'attenta ponderazione
di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il
provvedimento adottato dall'autorità inferiore anche sotto il profilo dell'art.
8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare, come pure
dell'art. 13 Cost., di analoga portata. Giova infatti ricordare che giusta
l'art. 8 n. 2 CEDU, un'ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della
vita privata e familiare è ammissibile se è prevista dalla legge e se
costituisce una misura che, in una società democratica, è necessaria, tra
l'altro, per la protezione dell'ordine pubblico e per la prevenzione dei reati
(cfr. DTF 119 Ib 90 consid. 4b; 118 Ib 161 consid. d). Orbene, la revoca del permesso
di dimora al ricorrente persegue tali fini e scaturisce da una corretta
ponderazione tra l'interesse dello straniero a risiedere in Svizzera e
l'interesse pubblico contrario.

 

 

                                   5.   In
siffatte circostanze, la Sezione della popolazione non ha pertanto disatteso le
disposizioni legali applicabili. Inoltre la decisione censurata non procede da
un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva
all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell'adeguatezza della misura adottata, per cui la medesima, benché severa,
dev'essere confermata. Un semplice ammonimento non può quindi trovare applicazione
nella presente fattispecie.

 

 

                                   6.   Stante
quanto precede, il ricorso va integralmente respinto. La tassa di giustizia e
le spese seguono la soccombenza (art. 28 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 62 e 96 LStr; 80 OASA; 8 CEDU; 13
Cost.; 10 lett. a LALPS; art. 3, 18, 28, 43, 46, 60 e 61 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa e
le spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, già anticipate nella misura
di fr. 500.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario