# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5eaf7540-eb2f-59f3-9451-1c22071da0e5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.11.2014 32.2013.204
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-204_2014-11-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.204

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  10 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 novembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 ottobre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel 1952, già attiva come ausiliaria di pulizie e in seguito quale
venditrice, nel dicembre 2004 ha presentato una prima domanda di prestazioni AI
per adulti, respinta con decisione 18 dicembre 2006 in assenza di un grado di invalidità rilevante (doc. AI 43). Il 23 novembre 2012 l’assicurata ha
presentato una seconda domanda, adducendo svariati problemi osteomuscolari
(doc. AI 50, 54).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 22 ottobre 2013
(preavvisata l’8 luglio 2013) l’Uffi-cio AI ha respinto la domanda di
prestazioni ritenendo l’assi-curata inabile in ogni attività al 100% dal 24 maggio
2012 e al 50% dal 1. luglio 2012, ma nuovamente abile in misura completa in
attività leggere adeguate dal 13 dicembre 2012 con una conseguente grado di
invalidità nullo.

 

                               1.3.   Patrocinata
dall’avv. RA 1, l’assicurata ha inoltrato il presente ricorso, postulando
l’annullamento della succitata decisione ed il riconoscimento almeno di una
mezza rendita o, subordinatamente, di provvedimenti professionali. Contesta in
sostanza la valutazione medico-teorica della capacità lavorativa e il calcolo
del grado di invalidità. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, interpellato il medico SMR, ha chiesto la
reiezione del ricorso, confermando in sostanza la decisione impugnata (doc.
IV).  

                                         

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è l’eventuale diritto alla rendita. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).                             

 

                               2.4.   Qualora
l'amministrazione entra nel merito di una nuova domanda di prestazioni, essa
deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare
verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso ap-plicherà,
per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv.
1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauser/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p.
15; DTF 117 V 198). 

                                         Giusta
l’art. 17 LPGA, se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce
una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa
sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA. La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto
nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le
conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato
rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349
consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390
consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

 

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale
vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione
formale iniziale (intesa come ultima decisione cresciuta in giudicato che si
fonda su un esame materiale del diritto alla rendita) con quelli esistenti
nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un
provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è
rilevante (cfr. STF I 465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF 133 V 108; DTF
125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio,
op. cit., p. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG,
Zurigo 1997, p. 258).

                                         

                               2.5.   Nel
caso in esame, l'assicurata soffre da anni di vari dolori a livello osteomuscolare
che sono già stati oggetto di esame in occasione di una prima domanda di
prestazioni presentata nel dicembre 2004 e, quindi, di una perizia eseguita il
2 maggio 2006 dal dr. __________. In quell’occasione lo specialista in reumatologia
aveva concluso per le diagnosi di Sindrome toraco Iombovertebrale in minime alterazioni
degenerative della colonna lombare (spondilosi in particolare anteriore
D12-L2), disturbi statici del rachide /decondizionamento muscolare, periartropatia
omeroscapolare a destra in esito da intervento alla spalla destra, epicondilopatia
omeroulnare a destra, periartropatia dell'anca sinistra, metatarsalgia a
sinistra in piedi piatti bilaterali con incipienti alluci valghi con artrosi
metatarsofalangea sintomatica a sinistra e obesità. Per quanto riguardava le
conseguenze sulla capacità lavorativa il dr. __________ concludeva che in
un’attività leggera adatta e rispettosa delle elencate limitazioni funzionali
l’assicurata era da considerare pienamente abile dal 9 luglio 2004, con la
cessazione dell’attività come ausiliaria di pulizie per la __________, attività
nella quale era da considerare abile al lavoro sull'arco di una giornata
lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 20 %. Anche come casalinga
l’abilità era completa, ma con una diminuzione del rendimento del 10-20 % (doc.
54/37+39).

                                         Un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (considerato
come l’assicurata fosse a quell’epoca da considerare salariata all’80%)
eseguita il 3 luglio 2006 aveva concluso per una limitazione complessiva del 26%
(doc. AI 37). Interpellato il consulente professionale, mediante decisione del
18 dicembre 2006 l’Ufficio AI ha quindi respinto la domanda di prestazioni
considerato un grado di invalidità complessivo del 5.2 % (doc. AI 43).     

                                         

                                         Nel
novembre 2012 l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni (doc.
AI 50). Esaminate le certificazioni mediche allestite dal medico curante dr. __________
(per il quale l’interessata - a dipendenza delle diagnosi di artrosi assiale e
periferica, stato dopo frattura del capitato nell’agosto 2012 e operazione alla
spalla destra nel 2003, sindrome di attrito subacrominiale residua - era da
considerare inabile come venditrice nella misura del 100% dal 24 maggio al 30
giugno 2012 e in seguito del 50%; cfr. rapporto medico del 10 gennaio 2013,
doc. AI 54-4) ed interpellato il medico SMR (doc. AI 58), l’amministrazione ha fatto
eseguire una nuova valutazione dal dr. __________, il quale nella perizia del 17
marzo 2013 ha posto le seguenti diagnosi invalidanti:

 

" 
(…)

Sindrome panvertebrale prevalentemente
toracolombospondilogena cronica in

     -     Alterazioni degenerative della colonna
lombare (discopatie plurisegmentali accentuate tra D12/L2, spondilartrosi
L4-S1, cisti sinoviale su spondilartrosi L5/S1 con sviluppo intraforaminaie a
destra a contatto con la radice di L5 a destra, spondilosi iperostotica)

     -     Disturbi statici del rachide (ipercifosi
della dorsale alta con protrazione del capo, scoliosi sinistroconvessa dorsale)

     -     Decondizionamento e sbilancio muscolare

     -     Obesità (peso 88 kg / statura 152,5 cm)

Periartropatia omeroscapolare con sintomatologia di
attrito a destra in

     -     Esiti da intervento di stabilizzazione
anteriore della spalla destra, per impingement ventrale, su lesione parziale
del sovraspinato e lesione del labbro ventrale, il 4.12,2003

Tenovaginite De Quervain a destra

Esiti da frattura non dislocata consolidata del
capitato alla TAC del polso destro del 13.12.2012

Poliartrosi delle dita

Coxartrosi debuttante a destra

     -     Periartropatie delle anche bilaterali

Gonartrosi attivata in varo a destra con rottura del
menisco mediale

Metatarsalgie bilaterali in <4j|

     -     Piedi piatti bilaterali

     -     Artrosi metatarsofalangea bilaterale 

     -     Obesità (peso 88 kg / statura 152,5 cm). (…)" (doc. AI 65/13-14)

 

                                         E
concluso quanto segue:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un'attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale e di
carico residua, descritta nell'allegato; le restrizioni funzionali riguardanti
la mano destra, verranno a cadere una volta guarita la patologia descritta al
tendine estensore del pollice destro.

 

In un lavoro pienamente rispecchiante i limiti
funzionali e di carico menzionati nell'allegato, quindi adatto allo stato di
salute, giudico l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata
lavorativa normale di 8 - 9 ore, con un rendimento massimo del 100 %, a
decorrere dal 13.12.2012, allorché la TAC del polso destro evidenziava un
consolidamento della frattura non dislocata dell'osso capitato.

L'assicurata a decorrere dal 25.8.2010, ha iniziato a
lavorare come impiegata di vendita al 50 %, in un negozio di abbigliamento per
bambini e mercerie, durante 4,5 ore al giorno; stando ad uno scritto del medico
curante del 10.1.2013, in questa attività si occupa soprattutto della mansione
di vendita, mentre la gestione del magazzino e degli scafali viene eseguita da
altre commesse; tenendo conto dei limiti funzionali e di carico attualmente
presenti, giudico l'assicurata, sempre a partire dal 13.12.2012, in qualità di venditrice
con queste mansioni, abile al lavoro sull'arco delle ore lavorative previste,
ma con una diminuzione del rendimento del 50 %, una volta guarita la
tenovaginite De Quervain alla mano destra, l'assicurata potrà riprendere il suo
lavoro come impiegata di vendita sull'arco delle ore lavorative previste dal
contratto, ma con una diminuzione del rendimento del 20 %, a seguito dei
restanti limiti funzionali e di carico dettati dalle patologie presenti alle
altre articolazioni rispettivamente al rachide; quest'ultima diminuzione del
rendimento in qualità di venditrice, è pure applicabile, qualora l'assicurata
svolgesse questo lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8 - 9
ore.

In qualità di casalinga, giudico l'assicurata
attualmente abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa abituale, ma
con una diminuzione del rendimento di 1/3; una volta guarita la tenovaginite De
Quervain a destra, la diminuzione del rendimento come casalinga viene da me quantificata
del 20 %. (…)" (doc. AI 65/14)

 

                                         Nel
rapporto finale 22 maggio 2013 il medico SMR dr. __________ ha fatto proprie le
conclusioni peritali (doc. AI 66). 

                                         L’amministrazione
ha quindi interpellato la consulente IP, alla luce del cui rapporto, con
progetto di decisione dell’8 luglio 2013, ha ritenuto giustificata, sia nella sua abituale professione di venditrice che in qualsivoglia attività lucrativa,
un'incapacità lavorativa del 100% dal 24 maggio al 30 giugno 2012 e del 50% in
seguito, ma a far tempo dal 13 dicembre 2012 (con il consolidamento della
frattura del polso destro), una ritrovata piena capacità lavorativa in attività
lavorative adeguate con un conseguente grado di invalidità nullo (doc. AI 70).

 

                                         L'assicurata
ha prodotto una certificazione 15 luglio 2013 del dr. __________ (corredata da reperti
radiologici) affermante:

 

" 
(…)

Le alterazioni degenerative vanno infatti lentamente
peggiorando non sono sicuramente regressive.

Le patologìe dì cui soffre la paziente sono infatti ad
andamento cronico e vi è da aspettarsi piuttosto un peggioramento che un
miglioramento.

Non appena entrerò in possesso della perizia eseguita
dal Dr. __________ mi farò premura di inviare un ulteriore scritto con le
ulteriori osservazioni basate sulla perizia. Segnalo inoltre che come da ultimo
rapporto del Dr. __________ datosi un aumento ulteriore degli anticorpi
antinucleari, il 22.3.13 è stata introdotta una terapia di base con Placnil 200
mg 1x1 al giorno in quanto gli anticorpi antinucleari su cellule epatiche erano
diventati positivi nuovamente in risalita da 1:1280,

Il tentativo di terapia non ha sortito alcun effetto in
quanto i dolori non sono per nulla regrediti e l'esame del 24.6.13 il tìtolo
anticorpale era addirittura salito a 1:2560. Dopo accordo telefonico con il Dr.
__________ si è deciso di interrompere tale medicazione. Nello stesso periodo
la VES e la CRP si sono mantenute invariate ai limiti superiori della norma. A
titolo di completezza per il dossier Al allego la sonografia del ginocchio dx
eseguita a due riprese e l'andamento degli anticorpi anti nucleari recente.
(doc. AI 73)

 

                                                      Il 12 luglio 2013 il dr. __________, internista,
ha riferito al dr. __________ :

 

(…)

COMMENTO: la
situazione rimane globalmente invariata rispetto al mio precedente rapporto del
10.2012. Persistono disturbi ai ginocchio destro con limitazione funzionale per
l'estensione massima e moderato versamento nell'ambito di una poliartrosi
assiale e periferica.

Il trattamento con Plaquenll iniziato dal 22.03,2013
non ha provocato variazioni della situazione per cui, in assenza di indizi per
attività autoimmunopatica è stato sospeso in data 11.07.2013.

Sono comunque necessari controlli regolari 2-3 volte
all'anno dello stato urinario alla ricerca di una proteinuria e la misura della
pressione arteriosa. È inoltre presente la nota artrosi delle dita. Il peso è
ulteriormente aumentato, persistono (leggermente meno spiccati) disturbi fibromialgici.
Riscontro di nuovo Se turbe statiche dei piedi e alluce rigido bilaterale.

Anche i parametri bioumorali infiammatori non mostrano
segni di attività infiammatoria. Un controllo degli antidnDNA è indicato.

(…)

Incapacità lavorativa: tenendo conto dei disturbi procurati dal problema in
particolare al ginocchio destro con sintomi a far le scale o al porto di pesi
con sensazione di cedimento, per l'attività di venditrice in un negozio di
abbigliamento e merceria, un'incapacità lavorativa del 50% appare attualmente
giustificata.

Altro:

     ·    lascio al Dr. __________ di
valutare, a dipendenza dall'evoluzione delle alterazioni al ginocchio (artrosi
+ meniscopatia), l'indicazione ad un intervento chirurgico artroscopico di
toilette articolare + meniscectomia oppure, a dipendenza dall'evoluzione
radiologica (rx attuali non a disposizione) di protesi del ginocchio. Ricordo
che la paziente preferisce evitare ulteriori evacuazioni/infiltrazioni articolari.

     ·    Anche la limitazione
funzionale della spalla sinistra con impingement residuo rappresenta una
limitazione funzionale che contribuisce alla riduzione delle capacità lavorativa
attuale.

Parimenti da rivalutare un'eventuale
pseudoartrosi/artrosi secondaria a livello del capitato in stato dopo frattura
(trama 08.2012).

     ·    Un calo ponderale è comunque
Importante." (doc. AI 73/1+6)

 

                                         Il
6 agosto 2013 il dr. __________ ha preannunciato un consulto dal dr. __________,
ortopedico, e ulteriormente descritto le concrete mansioni svolte
dall’assicurata durante la sua attività di venditrice sottolineando le
difficoltà incontrate che “si localizzano attualmente non tanto alle spalle
e alla mano destra come puntualizzato dal dr. __________ nella perizia, bensì
alle ginocchia e con dolori di periatropatia alle anche bilateralente e al
passaggio toracolombare” (doc. AI 77). È pure stato prodotto  un rapporto 11
settembre 2013 del dr. __________ (doc. AI 83).

 

                                         Esaminata
tale documentazione, il medico SMR dr. __________ ha ritenuto che la stessa non
apportava nessun nuovo elemento clinico (doc. Al 85). Di conseguenza, mediante
decisione 22 ottobre 2013, l'Ufficio Al ha respinto la domanda (doc. Al 86).

                                         Col
ricorso l'assicurata produce un’ulteriore certificazione 17 novembre 2013
del dr. __________ che afferma:

 

" 
ho preso visione della decisione
datata 22.10.2013 che nega alla paziente qualsiasi diritto a provvedimenti
dell'AI sia sottoforma di rendita che a provvedimenti professionali. Dai vostro
scritto si rileva che manca ancora una lettera che trovate in coppia, scritta
dal Dr. __________ il quale suggeriva appunto nell'ambito della rivalutazione
Al di tener conto delle differenti problematiche presentate nei vari livelli in
cui si manifestano le alterazioni degenerative sino a qui diagnosticata. Nel
frattempo si è potuto a differenza da quanto scritto dal Dr. __________,
constatare dopo 2 sospensioni del medicamento Plaquenil  un peggioramento
clinico dei dolori, la prima volta sospendendo il medicamento il 10.07.13 e riprendendolo
il 23.09/13 e ora a una nuova sospensione attuata dalla paziente sua sponte il
15.10.13 per dar modo al chiropratico che la segue di rilevare meno i dolori di
maggiore dolenzia. Anche il chiropratico infatti ha notato un miglioramento dei
dolori che gli indicavano il quadro clinico e d'accordo con la paziente ha così
deciso di sospendere il medicamento dì base portando così a una nuova
recrudescenza dei dolori. Il 15.10/13 la paziente sempre d'accordo con il chiropratico
ha sospeso anche l'assunzione d'Artrotec può aver contribuito anche questo alla
recrudescenza dei dolori. A mio avviso rimane quindi sempre aperta la
possibilità che vi sia una qualche malattia auto immune oltre ai problemi degenerativi
pluridistrettuali lamentati e documentati dai medici.

Per quanto riguarda invece l'affermazione che la
paziente sia impiegabile in lavori più leggeri, qualsiasi altro tipo mi sembra
quanto modo irrealistica, prima di tutto per l'età della paziente, che al rende
poco attrattiva per un datore di lavoro che deve istruirla da zero nella nuova
funzione. Secondariamente perché il lavoro attualmente eseguito non è tra i più
pesanti dai lato fisico, benché si debba spostare avanti e indietro nel negozio
anche facendo delle scale, ma con la sua formazione entrerebbe in linea di
conto sempre comunque un lavoro di vendita da svolgere prevalentemente in
piedi, non mi sembra possibile impiegarla come donna delle pulizie anche al 50%
perché in questo caso il lavoro sarebbe più pesante dal lato fisico. Un lavoro
seduto, come ricezioni sta telefonista o come cassiera in un super mercato non
sarebbe auspicabile a causa della difficoltà di mantenere a lungo la posizione
seduta a causa dei dolori ai rachide lombare. Mi chiedo quindi come si possa
affermare che la paziente sia teoricamente abile in lavori leggeri dì qualsiasi
genere. Lascio all'Avvocato RA 1 che mi legge in copia, d'argomentare meglio da
questo lato.

Egli vi farà pervenire anche le sue osservazioni per
quanto riguarda i calcoli finanziari." (doc. A2)

 

                               2.6.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; I 462/05 del 25 aprile 2007, U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio
2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 p. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; I
462/05 del 25 aprile 2007).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Per quel
che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a/cc);
Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230).

                                         Va inoltre ricordato che se vi sono dei
rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008, I 462/05
del 25 aprile 2007).

                                         

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124
del 27 settembre 2001; DTF 130 V 352). 

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore
probatorio di rapporti medici e le STF 8C_426/2011 del 29 settembre 2011,
9C_87/2011 del 1. settembre 2011 e 9C_120/2011 del 25 luglio 2011 per quanto
riguarda le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale, questo
Tribunale non intravede ragioni per mettere in dubbio le approfondite e
convincenti valutazioni del dr. __________ e del SMR.  Essi hanno in effetti
debitamente considerato e approfondito le affezioni invalidanti di cui
l’assicurata è portatrice ed hanno proceduto, dopo un’attenta analisi dei dati
oggettivi e soggettivi, ad una convincente valutazione circa la residua capacità
lavorativa, giungendo ad una conclusione univoca che stabilisce un’inabilità
lavorativa in ogni attività dal 24 maggio al 1. luglio 2012, del 50% dal 1.
luglio 2012, ma comunque, a partire dal 13 dicembre 2012, con l’accertato
avvenuto consolidamento della frattura al polso, una capacità lavorativa
completa in attività leggere adeguate, che segnatamente evitino la manipolazione
di oggetti pesanti, il mantenimento in posizione eretta per lungo tempo, gli
spostamenti o il camminare per lunghi tragitti, su scale o ponteggi (doc. AI 65).
Nell’attività di venditrice, sempre dal 13 dicembre 2012, e una volta guarita
la tenovaginite De Quervain alla mano destra, l'assicurata avrebbe potuto riprendere
a lavorare anche a tempo pieno, ma con una diminuzione del rendimento del 20 %,
a motivo dei restanti limiti funzionali e di carico (doc. AI 65/14). Hanno quindi concluso che dal punto di vista
medico non vi era stata una rilevante modifica delle condizioni di salute,
rispettivamente della capacità lavorativa, rispetto alla decisione con la quale
era stata respinta la domanda di prestazioni nel dicembre 2006 (doc. AI 43). 

                                         Nella
sua perizia in effetti il dr. __________, specialista in reumatologia che
conosce bene l’assicurata per averla già peritata nel 2006, valutato il materiale
radiografico, confermate le diagnosi citate al consid. 2.5, ha con pertinenza
rilevato che la colonna lombare permaneva libera alla flessione attiva, l'estensione
lombare passiva pure libera. Malgrado una progressiva diminuzione della
mobilità lombare in lateroflessione e un decondizionamento del corsetto muscolare
addominale e lombare, erano comunque assenti deficit lombo radicolari. Con
riferimento ai dolori lamentati dall’assicurata alla spalla, già in occasione
della precedente valutazione nel 2006, il perito ha osservato che in ogni modo le
spalle bilaterali apparivano libere ai movimenti passivi, pur con arco dolente
terminale destro, test resistivi per le cuffie rotatorie ben tenuti ed
indolori. Anche i gomiti, malgrado i dolori denunciati dall’assicurata, si presentavano
con mobilità passiva normale ed indolore. Per quel che concerneva il trauma
alla mano destra subito nel mese di agosto 2012, ha attestato un quadro clinico di una tenovaginite De Quervain  e un quadro compatibile con una
frattura non dislocata consolidata del capitato e una piccola lesione sclerosante
compatibile con un osteoma del navicolare, senza valore patologico. Quanto agli
arti inferiori e ai dolori trocanterici femorali bilaterali, ha osservato come
comunque era presente una mobilità passiva coxofemorale bilaterale libera. Inoltre,
benché l'ampiezza escursoria passiva delle ginocchia era diminuita, gli esami
eseguiti non avevano dimostrato un versamento articolare bilaterale nè cisti di
Baker. Ricordati anche i lamentati dolori ai piedi, il perito ha rilevato che l'attuale
valutazione peritale non aveva potuto riconfermare la presenza di una sindrome
fibromialgica generalizzata, documentata durante l'ultima valutazione reumatologica
specialistica dal reumatologo curante del settembre 2012, il quale evidenziava
14 su 18 punti fibromialgici positivi. L'attuale esame clinico non aveva potuto
rivelare nemmeno sinoviti alle articolazioni delle estremità superiori ed inferiori,
mentre andava confermato l’evidente sovrappeso. A dipendenza di questo quadro
diagnostico, ha quindi concluso che l’assicurata, in un lavoro adatto, tenente cioè
conto della capacità funzionale e di carico residua, era da ritenere abile al
lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale, con un rendimento massimo
del 100 %, a decorrere dal 13 dicembre 2012, con l’accertato consolidamento
della frattura al polso destro (doc. AI 65/14).

                                         Dette
conclusioni sono state adeguatamente valutate e quindi confermate dal medico
SMR dr. __________ (cfr. il rapporto finale del 22 maggio 2013, doc. AI 66).

 

                                         Né
del resto l’insorgente ha prodotto, nel corso della procedura amministrativa o
in questa sede, documentazione medica idonea a contraddire la succitata
concludente valutazione specialistica rispettivamente a sostenere e a comprovare
un successivo peggioramento delle sue condizioni.

                                         In
particolare, con riferimento ai certificati del dr. __________, ribadite le considerazioni
che si impongono sulle certificazioni rese dai medici di fiducia (anche se
specialisti; cfr. STF 9C-949/2010 del 5 luglio 2011, STFA U 202/01 del 7
dicembre 2001; cfr. consid. 2.6), la differente valutazione del curante in
punto all’esigibilità dell’attività precedentemente svolta è peraltro
spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento
piuttosto che di perizia: cfr. STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011) e in ogni
modo non è  manifestamente suscettibile di modificare le conclusioni dell’ammi-nistrazione
che si fondano, come detto, su un parere specialistico, non da ultimo anche considerando
come il dr. __________ è internista e quindi non specialista della materia che
qui interessa. In particolare le sue certificazioni costituiscono essenzialmente
una valutazione diversa della capacità lavorativa dell’assicurata, basata
comunque sostanzialmente sulle stesse diagnosi. Inoltre il dr. __________ non
motiva le ragioni per cui a suo dire le patologie di cui soffre l’assicurata
motiverebbero un grado di inabilità maggiore di quello attestato dal perito
reumatologo né sostanzia critiche alle conclusioni peritali. Per quanto poi
riguarda l’evoluzione degli anticorpi anti nucleari su cellule epatiche (cfr.
doc. AI 73-1), tale problematica non appare suscettibile al momento di motivare
un’inabilità lavorativa, circostanza questa che del resto nemmeno il curante
sostiene. Né appare di rilievo la descrizione delle incombenze affidate
all’assicurata durante lo svolgimento del suo lavoro di venditrice, considerato
come sia tutt’al più compito del consulente professionale individuare le
attività lavorative più rispettose delle limitazioni descritte dal perito,
posta l’attestata capacità lavorativa in attività leggere idonee. Del resto, va
osservato che il curante si limita in sostanza a pronunciarsi sulla capacità
lavorativa nel mestiere di venditrice, non invece su quella in attività leggere
adeguate rispettose delle limitazioni da osservare (doc. A7).

                                         Neppure
il certificato del dr. __________ del 17 novembre 2013 (doc. AI 91) permette di
modificare le conclusioni dell’ammini-strazione, lo stesso riferendo di un
peggioramento dei dolori a motivo della sospensione attuata dalla paziente sua
sponte di un medicamento. Neanche l’evocata possibile esistenza di una malattia
autoimmune può modificare l’esito della presente lite,  non solo perché una
simile affezione non risulta (ancora) essere stata diagnosticata, ma
soprattutto poiché ai fini di eventuali prestazioni AI non è determinante
l’esistenza di una malattia, ma piuttosto le conseguenze di un’affezione sulla
capacità lavorativa. Infine, per quanto riguarda le critiche alle conclusioni
dell’amministrazione circa l’effettiva attuabilità e reperibilità di un lavoro
leggero per l’attrice, vista anche la sua età, la censura non ha ragione di
essere, ribadito come il compito del medico sia quello di pronunciarsi dal lato
strettamente medico, le valutazioni relative agli aspetti professionali essendo
semmai per contro di competenza del consulente professionale. 

 

                                         Non
permette di scostarsi dalle conclusioni dell’Ufficio AI - basate come detto su
concordanti pareri medici ai quali va conferita piena forza probatoria – neanche
il certificato del dr. __________ del 12 luglio 2013, nel quale l’internista ha
in sostanza confermato la stabilità della situazione rispetto alla precedente
visita dell’ottobre 2012, con disturbi al ginocchio destro, artrosi delle dita,
sovrappeso in crescita, turbe statiche dei piedi e alluce rigido bilaterale,
ritenuto tuttavia come i parametri bioumorali infiammatori non mostrino segni
di attività infiammatoria (doc. AI 73-5). Del resto, le sue valutazioni sulla
capacità lavorativa, a suo dire del 50%, sono essenzialmente riferite all’attività
lavorativa di venditrice da ultimo esercitata e primariamente ai disturbi al ginocchio
destro (oltre che alla spalla sinistra) “con sintomi a far le scale o al porto
di pesi con sensazione di cedimento, per l'attività di venditrice in un negozio
di abbigliamento e merceria”, e non possono quindi giustificare di dipartirsi
dalle conclusioni del dr. __________ che ha rettamente evidenziato l’esistenza
di attività lavorative leggere più idonee alle limitazioni di cui soffre
l’assicurata. 

                                         Nemmeno
infine il rapporto del dr. __________ dell’11 settembre 2013, interpellato per
la problematica al ginocchio, consente diverse conclusioni (doc. AI 83).
L’ortopedico infatti, confermate sostanzialmente le note diagnosi, riferisce di
una situazione “moderata” per quanto riguarda la problematica ortopedica
delle estremità inferiori, poco sintomatica della coxartrosi bilaterale, oltre
a un “un classico peggioramento progressivo artrosico del ginocchio dx”
(trattandosi di “gonartrosi progressiva, ma classica”). Per il ginocchio,
lo specialista ha sottolineato l’esistenza di opzioni terapeutiche “valide”,
quali antinfiammatori, mantenimento della mobilità, delle attività di movimento
e di elasticizzazione senza impatti al suolo, eventualmente infiltrativi,
compresa l’assunzione del Plaquenil con il quale la paziente ha notato un
influsso positivo. Quanto al consiglio del
dr. __________ di procedere ad una valutazione che tenga conto delle “differenti
problematiche presentate dalla paziente a livello pluri-segmentale””,
questo Tribunale si limita ad osservare che la valutazione del dr. __________ è
stata estremamente dettagliata avendo incluso tutte le varie problematiche
reumatologiche/ortopediche, spalla inclusa.

 

                                         Del
resto anche i medici SMR, esaminate tali certificazioni, nelle annotazioni del
30 settembre e 27 novembre 2013 (doc. AI 85 e IV), hanno confermato le
conclusioni peritali e escluso la presenza di elementi nuovi. In proposito si
osservi come per la giurisprudenza di norma una valutazione sulla base dei soli
atti medici è possibile se il SMR dispone, come in concreto, di sufficienti
elementi risultanti da altri accertamenti personali (nel caso di una perizia
cfr. STF 9C_376/2007 del 13 giugno 2008). In una decisione
del 24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), il TFA ha inoltre evidenziato il
valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in
caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio
necessario procedere ad una nuova perizia. 

 

                                         Ribadite
nuovamente le considerazioni che si impongono sulle certificazioni rese dai
medici di fiducia (anche se specialisti; cfr. STF 9C-949/2010 del 5 luglio
2011, STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001; cfr. consid. 2.5), le certificazioni
mediche prodotte dalla ricorrente non apportano quindi nuovi elementi suscettibili
di modificare le conclusioni dell’amministrazione rispettivamente si stabilire
con chiarezza un rilevante peggioramento dello stato di salute intervenuto
successivamente alla perizia del dr. __________ e prima della decisione impugnata. 
 

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
agli atti, che hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato di salute
dell’insorgente e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp.. 57, 551 e 572), il TCA ritiene
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati), che a partire dal 13 dicembre 2012, con l’accertato
avvenuto consolidamento della frattura al polso, l’assicurata deve essere considerata
abile in attività leggere adeguate, che segnatamente evitino
la manipolazione di oggetti pesanti, il mantenimento in posizione eretta per
lungo tempo, gli spostamenti o il camminare per lunghi tragitti, su scale o
ponteggi (doc. AI 65).

                                         Richiamato il citato obbligo di ridurre il danno, non si può esimersi
dall’osservare come sia il dr. __________ sia il dr. __________   abbiano sottolineato
la necessità per la ricorrente di correggere il sovrappeso corporeo, “che
porta ad un sovraccarico del passaggio lombosacrale, rispettivamente delle
articolazioni alle articolazioni inferiori, in parte presentanti uno sviluppo
artrosico che continuerà à progredire, qualora l'assicurata non verrà
sottoposta ad una riduzione del peso corporeo” (doc. AI 65, 73-5). 

 

                                         Infine,
con riferimento al possibile futuro peggioramento delle condizioni paventato
dai curanti, a prescindere dal fatto che potranno allora se del caso essere approntate
eventuali adeguate misure terapeutiche (quali l'uso di infiltrazioni o un approccio
chirurgico, segnatamente con rimpianto protesico; doc. AI 73, 83), occorre
sottolineare che il provvedimento in oggetto si pronuncia sulla situazione in
essere fino al momento determinante della resa della decisione stessa, la quale
delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4). Il
presente giudizio non pregiudica per contro eventuali diritti della ricorrente
nei confronti dell’AI insorti in epoca successiva alla data decisiva del
provvedimento in lite, ritenuto come in caso di peggioramento delle sue
condizioni avrà la facoltà di presentare una nuova domanda di prestazioni, adducendo
una rilevante modifica della situazione valetudinaria ed allegando la
pertinente documentazione medica relativa ad eventuali nuovi o maggiori
disturbi che potrebbero influire sul grado di inabilità.

                                          

                                         D’altra
parte, va ricordato che se da un lato la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altro si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c).

                                         Il
dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑ le
prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Inoltre,
quando l'istruttoria da effettuare
d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove (valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, p. 47 n. 63, Gygi,
Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2a ed., p. 274, si veda pure DTF 122 II consid.
469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost.
(STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid. 5.4; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V
162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti).

                                         Ora,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
sufficienti per valutare l'inabilità lavorativa dell'assicurata sino all'emanazione
del querelato provvedimento, senza che si renda necessario l'esperimento di ulteriori
accertamenti. D’altra parte, come detto, la ricorrente non ha fornito, né in
sede amministrativa né in questa sede, documentazione medica che contraddica le
menzionate certificazioni agli atti e che possa in qualche modo attestare la presenza
di altre patologie rilevanti o una diversa valenza invalidante delle affezioni
di cui è portatrice oppure l’intervento di un peggioramento dello
stato di salute rilevante (DTF 130 V
140, 129 V 4). 

                                         

                               2.8.   Per quel che
concerne l’aspetto economico, l’amministrazione ha evidenziato la possibilità
per l’assicurata di trovare, in un mercato adeguato del lavoro, attività
alternative compatibili con le limitazioni funzionali descritte dal reumatologo,
prendendo in considerazione, come verrà detto nel prosieguo, quale reddito da
invalida i salari statistici e stabilendo l’assenza di una perdita di
guadagno.  

 

                            2.8.1.   Innanzitutto,
nella misura in cui la ricorrente sembrerebbe contestare la valutazione medica
in merito alla capacità lavorativa residua in attività adeguate, tale censura
va respinta. In effetti, al riguardo, va rilevato che la contestazione relativa
alla capacità lavorativa dell’assicurata dal punto di vista medico non ha
nessuna ragione d’essere, ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid.
2.7), le sue condizioni di salute sono state accuratamente e dettagliatamente
valutate.

                                         Quanto
alla concreta reperibilità sul mercato del lavoro di attività ancora esigibili,
la consulente IP ha formulato le seguenti considerazioni nel suo rapporto del
21 giugno 2013:

 

" 
(…)

 

	
  Attività esigibili – senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Per quanto
  riguarda la definizione delle attività esigibili si confronta il profilo
  delle residue abilità del soggetto (esame di funzionalità fìsica) con i!
  profilo dei requisiti (= esigenze) che caratterizzano i posti dì lavoro
  presenti sul mercato nei vari settori economici.

   

  Partendo
  dalle limitazioni medico-teoriche e tenendo conto della configurazione della
  realtà economica del Cantone Ticino, si può ritenere che (pur tenendo conto
  delle componenti riduttive) in situazione di equilibrio il mercato del lavoro
  accessibile sia ancora apprezzabilmente esteso.

   

  L'A
  potrebbe essere integrata sul mercato dei lavoro supposto in equilibrio, in
  attività leggere, poco qualificate e confacenti con il danno alla salute, in
  particolare nel mercato occupazionale riservato a personale femminile non
  qualificato o semi qualificato (RCC 1989 p. 331 consid. 4a) in cui vi è una
  sufficiente offerta di posti di lavoro. Ci si riferisce ad esempio al settore
  dell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo,
  che non comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare frequentemente
  posizione (RCC 1980 p. 482 consid. 2). Esempi di altre attività esigibili
  senza formazione;

   

  - addetto/a
  alla vendita dì carburanti e altri prodotti in stazioni combinate del tipo
  servisol, con compiti essenzialmente d'incasso;

  - operaio/a
  ausiliario/a in lavori leggeri non qualificati (addetti al controllo, imballaggio,
  etichettatura, spedizioni, ausiliari) nelle cinque categorie presenti nel
  campo dell'abbigliamento, della confezione, della maglieria e simili;

  - operaio/a
  nell'industria farmaceutica (controlli, condizionamento);

  - impacchettatore/trice, imballatore/trice e simili
  (MM)

   

  

 

	
  Calcolo CGR
  – senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Sulla base del confronto dei redditi effettuato in
  sede amministrativa si determina un grado d'invalidità dello 0%.

   

  

 

	
  Proposte formative (eventuali) o di chiusura del caso 

  
	
   

  Considerati tutti gii elementi
  che l'esame del caso ha messo in luce, non ritengo che la residua capacità di
  guadagno possa essere apprezzabilmente migliorata mediante provvedimenti
  reintegrativi di ordine professionale.

   

  L'assicurata sta svolgendo
  l'attività abituale di venditrice nella misura del 50% e si prevede che nei
  prossimi mesi possa ulteriormente incrementare la CL fino ali'80%.

   

  Alla luce di quanto emerso sopra ritengo conclusa la
  lavorazione della pratica.

   

  

 

(doc. AI 68/2-3)

                                         

                                         L’insorgente
contesta in sostanza la presenza di tali attività alternative. Vista la
sua età ed il danno alla salute non ritiene di essere integrabile in altri
ambiti lavorativi al di fuori di quello di venditrice. Inoltre, ritiene del
tutto teorica la possibilità di trovare attività come quelle menzionate dalla
consulente IP.  

                                         

                                         Orbene,
innanzitutto va nuovamente
richiamato il principio generale per il quale all'assicurato incombe l'obbligo
di diminuire il danno: in virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze di una sua invalidità, segnatamente mettendo a
profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario in una nuova
professione (DTF 123 V 233, 117 V 278 e 400, 113 V 28; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, 1999, pp. 57, 551 e 572). 

                                         In
concreto, a ragione l’amministrazione ha evidenziato che esiste
un ventaglio relativamente ampio di professioni possibili che non richiedono
necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione
professionale (cfr. pure la STF U 463/00 del 28 ottobre 2003, consid. 3.3). Il
TF ha peraltro già ripetutamente statuito che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; Pratique VSI 1998 p. 296; cfr.
anche STFA I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta segnatamente del
mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o semi qualificato (RCC
1989 p. 331), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni. Nella
fattispecie, a prescindere
dalle professioni indicate a titolo esemplificativo dalla consulente professionale,
l’assicurata può ragionevolmente sfruttare la sua residua capacità lavorativa
in quei settori d’attività accessibili a lavoratrici non
qualificate, con mansioni semplici e ripetitive, senza la necessità di
sollevare pesi. Ad esempio va menzionato il settore dell’industria, in cui
possono essere eseguite attività di controllo e di sorveglianza, fisicamente
assai leggere e con la possibilità di cambiare frequentemente la posizione, oppure
quello dei servizi dove vi sono mansioni che non presuppongono
particolari attitudini intellettuali e che non comportano aggravi fisici
e possono essere svolte prevalentemente in posizione seduta (per es. attività
d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la
possibilità anche di variare frequentemente la postura (cfr. pure
la STF U 463/00 del 28 ottobre 2003, consid. 3.3). La consulente ha
anche menzionato attività come addetta alla vendita dì carburanti
e altri prodotti in stazioni combinate del tipo servisol, con compiti
essenzialmente d'incasso, operaia ausiliaria in lavori leggeri non qualificati
(addetta al controllo, imballaggio, etichettatura, spedizioni, ausiliari) nelle
cinque categorie presenti nel campo dell'abbigliamento, della confezione, della
maglieria e simili, operaio/a nell'industria farmaceutica (controlli, condizionamento)
o impacchettatrice.

                                         A
ciò si aggiunge che, tramite la riduzione del reddito riconosciuta dalla giurisprudenza
(DTF 126 V 75) - in concreto ammessa nella misura generosa del 15%; cfr. al
consid. 2.8.3 - si tiene conto delle particolari limitazioni riconducibili al
danno alla salute ("leidensbedingte Einschränkung", DTF 129 V
472 consid. 4.2.3 p. 481 con riferimenti, STF I 418/06 del 24 settembre 2007,
consid. 4.3).

                                         

                                         Vero
che in casu, l’assicurata ha svolto la professione di ausiliaria di pulizie per
diversi anni per poi riciclarsi, dal novembre 2007 (doc. AI 62), quale venditrice,
ma è altrettanto vero che le sue limitazioni, essenzialmente di natura 
reumatologica - che le impediscono di svolgere quei lavori che richiedono il
frequente trasporto di pesi oltre i 10 chili, spostamenti prolungati e sulle
scale, il prolungato mantenimento della posizione eretta/seduta, che le
impongono di cambiare frequentemente la postura e che rendono difficili lavori
di precisione o che comportano la manipolazione di oggetti pesanti - non inficiano
lo svolgimento di tutte le succitate attività che non necessitano una
particolare qualifica o riqualifica.

                                         A
questo proposito il fatto che il dr. __________ abbia sostanzialmente ritenuto improbabile
l’acquisizione di nuove mansioni professionali (doc. AI 91-1) non appare
rilevante, considerato come a disposizione dell’assicurata restano diverse
possibilità professionali che non presuppongono l’acquisizione di particolari
nuove conoscenze. A titolo abbondanziale va detto che l’esistenza delle
necessarie risorse di adattamento per una nuova attività sembrerebbe del resto
anche attestata dal fatto che l’assicurata ha intrapreso una nuova attività quale
venditrice nel novembre 2007 (doc. AI 62), a 55 anni.

                                         

                            2.8.2.   D’altra
parte per quel che concerne il fattore età va detto che la circostanza che
l’assicurata è nata nel 1952 ed è quindi, dal punto di vista professionale, da
considerare in età avanzata, non permette di non ritenere ragionevolmente
esigibile che ella possa mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa,
ciò che è in linea con la giurisprudenza del TF.

 

                                         In
effetti, il TFA ha avuto modo di precisare che quando si tratta di valutare
l’invalidità di un assicurato prossimo all’età del pensionamento, occorre procedere
ad un’analisi globale della situazione e domandarsi se, realisticamente, questo
assicurato è in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato del lavoro.
Quindi, indipendentemente dall’esame della condizione relativa al summenzionato
obbligo di ridurre il danno, occorre stabilire se in concreto un potenziale
datore di lavoro consentirebbe oggettivamente ad assumere l’assicura-to, tenuto
conto delle attività da esso ancora esigibili a causa delle sue affezioni,
dell’eventuale adattamento del posto di lavoro, della sua esperienza
professionale e della sua situazione sociale, delle sue capacità di adeguarsi
ad un nuovo impiego, del salario e dei contributi padronali da versare alla
previdenza professionale come pure della prevedibile durata del rapporto di
lavoro (DTF 138 V 457; STFA I 401/01 del 4 aprile 2002; I 617/02 del 10 marzo
2003; I 462/02 del 26 maggio 2003 = SVR 2003 IV Nr. 35, p. 107; I 376/05 del 5
agosto 2005; I 293/05 del 17 luglio 2006; I 831/05 del 21 agosto 2006; I 304/06
del 22 gennaio 2007). 

 

                                         In
particolare in una sentenza del 21 agosto 2006 nella causa S. (I 831/05),
l’Alta Corte ha ritenuto che un’assicurata 61enne, considerata ancora abile
nella misura del 50% nella sua e in altre attività leggere adeguate, fosse realisticamente
ancora in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato. Il TF ha tra
l’altro sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

4.2 Nach Einschätzung der Gutachter der MEDAS ist die
zum Zeitpunkt des Einspracheentscheides 61-jährige Versicherte sowohl in der
zuletzt ausgeübten als auch in jeder anderen vergleichbaren körperlich leichten
bis mittelschweren Tätigkeit (ohne Tragen von Lasten über 8 kg und ohne Überkopfarbeiten) im Umfang von 50 % arbeitsfähig. Davon abgesehen, dass ein Umstellungs-
oder Einarbeitungsaufwand nicht zwingend anfällt, da die bisherige Tätigkeit
weiterhin hälftig zumutbar ist, geht aus dem Bericht der BEFAS vom 12. Juni
2003 auch nicht hervor, der Beschwerdeführerin fehle es an der erforderlichen
Anpassungsfähigkeit, um allenfalls andere als die bisher ausgeführten (Hilfs-)
Tätigkeiten zu bewältigen. Zwar weist die Versicherte zu Recht darauf hin, dass
sowohl ihr Alter als auch die Arbeitsmarktlage ihre Chancen, eine neue Stelle
zu finden, schmälern. Indessen schränken die dargelegten persönlichen und beruflichen
Gegebenheiten ihre Möglichkeiten nicht derart ein, dass es ihr unmöglich wäre,
auf dem hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt eine Arbeitsstelle zu finden
bzw. sie auf das nicht realistische Entgegenkommen eines durchschnittlichen
Arbeitgebers angewiesen wäre (vgl. das bereits zitierte Urteil B. vom 5. August 2005, I 376/05; Erw. 3.1.2 hievor).

(…)” (STFA del 21 agosto 2006 nella causa S., I 831/05)

 

                                         In
un’altra sentenza del 17 luglio 2006 (I 293/05), l’Alta Corte ha ritenuto ancora
ragionevolmente esigibile pretendere che un’assicurata, 59enne al momento in
cui ha recuperato una capacità lavorativa residua del 100% in attività
adeguate, riprendesse un’attività lavorativa rispettosa dei suoi limiti funzionali,
evidenziando che ella aveva ancora a disposizione quasi 5 anni di attività
prima di poter beneficiare di una rendita di vecchiaia.

                                         Ancora,
in una pronuncia del 22 giugno 2007 (I 359/2006), il Tribunale federale,
confermando la decisione del 10 marzo 2006 del TCA (cfr. inc. 32.2005.100), ha
ritenuto esigibile lo sfruttamento della residua capacità (del 100%) sul
mercato equilibrato del lavoro da parte di un assicurato, 58enne al momento
della decisione dell’amministrazione, dato che, dal profilo dell’età, non erano
realizzate le condizioni per ammettere una totale incapacità di guadagno per
mancanza di possibilità reale di sfruttarne la residua capacità.

                                         Di
analogo tenore anche la STF 9C 124/2010 concernente un assicurato di 61 anni e
mezzo al momento della decisione. Con tale pronuncia il TF, annullando il
giudizio cantonale che aveva ritenuto che la residua capacità lavorativa
dell’assicu-rato non era più sfruttabile sul mercato del lavoro, ha ritenuto
esigibile  lo sfruttamento della residua capacità sul mercato equilibrato del lavoro
sottolineando come il fattore dell’età    avanzata costituisce essenzialmente
“solo” uno dei diversi fattori personali che influiscono sulle concrete
opportunità professionali. Ai fini dell’esame della sfruttabilità assume un
ruolo rilevante la capacità lavorativa residua, ritenuto come la possibilità di
prestare ancora un’attività a tempo pieno, pur in considerazione di determinate
limitazioni funzionali (segnatamente con riferimento alle attività pesanti o
alla posizione da osservare durante il lavoro) gioca un ruolo importante
nell’esame della reintegrabilità dell’assicurato. (cfr. anche la STF I 376/ 05
del 5 agosto 2005 concernente un assicurato di 60 anni; STF I 819/04 del 27
maggio 2005 58 anni). 

                                         Tale
giurisprudenza è stata anche confermata nella STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008
(assicurato di 59 anni), nella STF I 336/03 dell’8 gennaio 2004 (di 58 anni) e
nella STF I 246/02 del 7 novembre 2003 riguardante un assicurato di 58 anni e
10 mesi. Per quanto riguarda la giurisprudenza del TCA si citino la STCA
32.2012.77 concernente un assicurato 59 enne, le STCA 32.2007.312 e 32.2006.66
riguardanti un assicurato di 59 rispettivamente 60 anni (cfr. anche la STF del 22 gennaio 2007 nella causa S., I 304/06:  nel caso di un
assicurato di 60 anni totalmente inabile nella sua precedente attività di
saldatore ma abile a svolgere nel corso di un’intera giornata un’attività leggera
adeguata con una flessione del rendimento del 30% (per problemi reumatologici e
cardiologici), lo ha ritenuto realisticamente ancora in grado di reperire
un impiego sul mercato equilibrato sviluppando). 

                                         Ancora,
nella STF del 30 agosto 2007 nella causa S., I 500/06, il TF ha osservato:

 

" 
(…)

4.4 Va infine ricordato che l'assenza di un'occupazione
lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le
particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età
o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una
rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a
una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di
fornire prestazioni (DTF 107 V 17 consid. 2c pag. 21; VSI 1999 pag. 246 consid.
1 pag. 247; l'inesigibilità, anche per questioni di età, ad intraprendere una nuova
attività è stata [eccezionalmente] ritenuta nel caso di un'assicurata [al
momento della decisione amministrativa in lite] 61enne, la quale, a due anni
dalla pensione, aveva dovuto cessare la precedente attività di parrucchiera,
svolta per 40 anni, a causa di una situazione allergica, che le consentiva di
lavorare solo in ambiente asettico [sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 462/02, pubblicata in SVR 2003 IV no. 35 pag. 107]; cfr. per
contro, analogamente al caso di specie, le sentenze del Tribunale federale
delle assicurazioni I 831/05 del 21 agosto 2006, consid. 4.2, e I 293/05 del 17
luglio 2006, consid. 5.2.2, nelle quali tale inesigibilità è stata negata).
(…)” 

(STF del 30 agosto 2007 nella causa S., I 500/06)

                                         

                                         Infine
l’Alta Corte, in una sentenza del 10 marzo 2003 nella causa S. (I 617/02), ha
per contro considerato irrealistico, per un assicurato di 61 anni e mezzo,
riuscire a sfruttare la sua residua e parziale capacità lavorativa in attività
adeguate, considerato come l’assicurato non disponeva della sufficiente
capacità di adattamento e poteva essere occupato solo a tempo parziale e con la
necessità di fare delle pause.

                                         Analogamente
ha concluso con riferimento a due assicurati di 61 anni ritenendo per loro non
data la possibilità di realizzare la capacità lavorativa residua del 50% (STF I
617/ 02 del 10 marzo 2003 e 9C-437/2008 del 19 marzo 2009). Analogamente ha
concluso il TCA in un caso concernente un assicurato 64enne, senza formazione
professionale e abile al 50% in attività leggere (STCA 32.2007.50 del 12
febbraio 2008).  

                                         Per
contro il TCA in una sentenza del 29 settembre 2014 ha considerato che l’assicurata, di 61 anni al momento della decisione amministrativa, attiva a
tempo parziale quale ausiliaria di pulizie, poteva mettere a frutto la sua residua
capacità lavorativa del 60% in attività leggere adeguate (STCA 32.2013.157).  

 

                                         Va
segnalato infine che, precisando la giurisprudenza, in una pronuncia del 25
ottobre 2012 la Corte federale ha statuito che il momento in cui la questione
della messa a profitto della capacità lavorativa (residua) sul
mercato del lavoro generale ed equilibrato di un assicurato in età
avanzata deve essere esaminata è quello in cui è stato accertato che
l’esercizio di un’attività lucrativa (parziale o completa) è ragionevolmente
esigibile dal punto di vista medico (DTF 138 V 457).  

 

Nel caso che
ci occupa, dagli atti risulta che l’assicurata è nata il 25 aprile 1952 e che
quindi aveva quasi 61 anni al momento in cui la sua capacità lavorativa residua
del 100% in un’attività leggera adeguata è stata definita dal punto di vista
medico, vale a dire nel marzo 2013 (perizia del dr. __________ del 17 marzo
2013, doc. AI 65, e valutazione conclusiva del  del dr. __________ del SMR del
22 maggio 2013, doc. AI 66; cfr. la precitata DTF 138 V 457). 

 

                                         Professionalmente
risulta che la ricorrente, dopo le scuole dell’obbligo, ha svolto la
professione di ausiliaria di pulizie per diversi anni e dal novembre 2007 (doc.
AI 62) lavora come venditrice.  

                                         A
ragione l’amministrazione ha ritenuto che non è dunque possibile, neanche avuto
riguardo alla sua età e conformemente alla suesposta giurisprudenza, concludere
che la capacità residua non sia economicamente più sfruttabile in un mercato
equilibrato del lavoro. Va in proposito considerato che l’assicurata mantiene,
nelle attività leggere esigibili, una capacità lavorativa completa; inoltre ella
deve osservare tutto sommato modeste limitazioni nello svolgimento di una nuova
attività, ciò che rende senz’altro praticabile il suo reinserimento in una
nuova attività. 

                                         Sulla
base di queste considerazioni a ragione quindi l’Ufficio AI, sulla base della
valutazione della consulente professionale, ossia di persona con esperienza in
ambito integrativo, ha ritenuto che il mercato del lavoro offra sufficienti
possibilità di impiego per la ricorrente. Si osservi peraltro che sebbene l’insorgente,
al momento (determinante secondo la citata DTF 138 V 457) della valutazione
della sua capacità lavorativa residua avesse quasi 61 anni, ciò non toglie che le
restano ancora diversi anni di attività (cfr. le STFA I 401/01 del 4
aprile 2002 e I 617/02 del 10 marzo 2003 e I 462/02 del 26 maggio 2003). Non
a caso, con rapporto 21 giugno 2013 la  funzionaria incaricata, partendo
dall’esigibilità lavorativa in attività leggere non qualificate, ha proceduto
al raffronto dei redditi di cui si dirà nel prossimo considerando (doc. AI 68).

                                                                                                                         

                            2.8.3.   Riguardo alla determinazione del grado d’invalidità, al fine di determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario
dell’art. 16 LPGA (cfr. consid. 2.3), occorre porre in confronto il reddito che
l'assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla salute (reddito da valida)
con quello risultante dalle attività esigibili nonostante l’invalidità (reddito
da invalida). L’Ufficio AI ha quindi rettamente
raffrontato il reddito dall’attività di ausiliaria di pulizie (rispettivamente
di venditrice) (reddito da valida) con il reddito ipotetico evinto dai dati
statistici salariali (reddito da invalida).

 

L’amministrazione
ha quindi quantificato il salario da valida computando il reddito percepibile
quale venditrice a tempo pieno  nel 2011 di fr. 36’500.--, conformemente a
quanto dichiarato dall’ultimo datore di lavoro (doc. AI 62-3). Tale dato non è
stato contestato. 

                                         In
merito al calcolo del reddito ipotetico da invalido, conformemente
alla giurisprudenza, come si evince dalla decisione impugnata,
l’amministrazione l’ha stabilito computando il reddito statistico conseguibile nel 2011 in un’attività semplice e ripetitiva, pari a fr. 53'357.55.--, utilizzando i dati salariali forniti dalla
tabella TA1 (anno 2010) elaborata dall'Ufficio federale di statistica e
relativa ad una professione che presuppone qualifiche inferiori, in un’attività semplice e ripetitiva, nel settore
privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.).

                                         L’Ufficio
AI ha poi tenuto conto di una riduzione del reddito per circostanze personali
(segnatamente per la necessità di effettuare lavori leggeri e per svantaggi
salariali derivanti da contingenze particolari) del 4% e del 10%. In relazione
a tale riduzione operata sul
reddito statistico, deve
essere osservato che la giurisprudenza di questo Tribunale (cfr. STCA
del 31 gennaio 2013, 32.2012.36, confermata dal TF mediante pronuncia del 26
agosto 2013, 9C-179/2013; cfr. anche STCA 32.2012.265 del 11 giugno 2013) ha
osservato che l’Alta Corte ha sempre avallato oppure determinato autonomamente
delle riduzioni percentuali del reddito ipotetico da invalido comprese fra il
5% e il 25%, ma comunque sempre quantificate in un multiplo di 5 e che le graduazioni
tra un massimo e un minimo dei valori di riduzione per ogni singola eventualità
adottate dall’Ufficio AI del Canton Ticino non trovano conferma nella
giurisprudenza federale. 

                                         In
concreto dunque, ritenuto che l’Ufficio AI ha considerato fattori di riduzione
del 4% e 10%, per quanto esposto la riduzione dovrebbe ammontare complessivamente
al 15% (5 + 10) ottenendo quindi un reddito da invalido di fr. 45'353.90 (53'357.55.-- meno il 15%). 

                                         Deve
essere osservato che le riduzioni del 10% e 4% sono frutto di una, seppur non
particolarmente dettagliata, valutazione da parte della consulente datata 12
giugno 2013 (doc. AI 67), a cui va prestata adesione. In effetti, va considerato
che l’assicurata può svolgere attività leggere al 100%, che le limitazioni
concernono “solo” determinate mansioni pesanti, che per lo svolgimento di attività
semplici e ripetitive non è necessaria una formazione superiore, motivo per cui
ulteriori riduzioni del reddito da invalida non sono giustificate.

                                         

                                         Dal
raffronto tra il reddito da valida di fr. 36’500.-- ed il reddito da invalida di fr. 45'353.90 manifestamente non risulta alcun tasso d’invalidità
(36’500 - 45'353.90 x 100 : 36’500).

                                         Anche
ammettendo una riduzione globale massima del 25%, l’assicurata non raggiunge comunque
un tasso di invalidità [36’500 – 40’018
x 100 : 36’500].

                                         Alla
medesima conclusione, inoltre, si giungerebbe con ogni verosimiglianza anche
volendo aggiornare i redditi di riferimento fino al 2013, anno della resa dell’atto
contestato. 

 

Nella
risposta di causa l’amministrazione ha osservato che l’esito della vertenza non
muterebbe nemmeno volendo considerare, come variante più favorevole alla
ricorrente, quale reddito da valida il salario precedentemente percepito quale
ausiliaria di pulizia e preso a fondamento nella precedente decisione del
dicembre 2006 (doc. AI 43). In questa ipotesi occorrerebbe partire da un
salario da valida di fr. 39'646.25 quale reddito percepibile a tempo pieno nel
2005 (fr. 31'717.-- all’80%, doc. AI 40-3), pari a fr. 43'566.- aggiornato al
2012 (doc. IV). Quale reddito ipotetico da invalida andrebbe quindi considerato
il medesimo citato reddito statistico conseguibile nel 2010 in un’attività semplice e ripetitiva, di fr. 52'728.--, utilizzando i dati salariali forniti dalla tabella TA1 (anno
2010), pari a fr. 53'681 aggiornato al 2012; considerando poi la riduzione
complessiva del reddito del 15%, si otterrebbe un reddito da invalida di fr.
45'629 (53'681.-- meno il 15%). 

                                         Dal
raffronto tra il reddito da valida di fr. 43’566.-- ed il reddito da invalida di fr. 45'629.-- non
risulta alcun tasso d’invalidità (43'566 - 45'629 x 100 : 43'566).

                                         Anche
ammettendo una riduzione globale massima del 25%, dal raffronto tra i
due redditi risulterebbe un tasso d’invalidità non pensionabile del 7.6% (43’566 - 40'261 x 100 : 43’566).

 

                                         A
fronte di un’abilità lavorativa comunque completa in un’atti-vità adeguata, a
ragione, quindi, l’amministrazione ha concluso per l’assenza di un grado di
invalidità conferente il diritto ad una rendita di invalidità.

 

                               2.9.   Per quanto riguarda eventuali provvedimenti professionali,
segnatamente una riqualifica professionale, l’art. 17 cpv. 1 LAI prevede che l’assicurato
ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua
invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al
guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale.
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo
e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid.
2b; AHV Praxis 1997 p. 80 consid. 1b). Secondo l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di
formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al
termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività
lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità (cfr.
anche Pratique VSI 2000 p. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110
consid. 2a; 122 V 79 consid. 3b/bb).

 

                                         Nella
specie gli stessi non entrano in considerazione, considerato come in base al
provvedimento querelato l’assicurata non subisce una perdita di guadagno di
almeno il 20%. Inoltre la consulente IP ha, come detto, osservato che sul
mercato del lavoro esistono attività leggere, poco qualificate e
confacenti con il danno alla salute dell’assicurata che non richiedono una
particolare formazione, per cui la stessa è direttamente integrabile nel
circuito lavorativo (doc. AI 68-3). 

                                         

                                         In queste
circostanze, dunque, la decisione impugnata va confermata e il gravame
respinto.   

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese di complessivi fr. 500.--sono poste a carico
del ricorrente. 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.          

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                       Fabio
Zocchetti