# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba373739-5d69-58bf-ae34-65d7a716f343
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-21
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 21.02.2006 SB 2005 32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SB-2005-32_2006-02-21.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 01/21 febbraio 2006 Comunicata per iscritto il: 
SB 05 32/33 (non comunicata oralmente)

(Eine gegen diesen Entscheid erhobene staatsrechtliche Beschwerde hat 
das Bundesgericht mit Urteil vom 07. Dezember 2006 (6P.121/2006) 
gegenstandslos abgeschrieben, die Nichtigkeitsbeschwerde hat das 
Bundesgericht mit Urteil vom 07. Dezember 2006 (6S.261/2006) 
gutgeheissen.)

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Presidenza Presidente Brunner
Giudici Vital e Möhr
Attuario Crameri

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Visti gli appelli penali

di A., accusato ed appellante, rappresentato dall’avv. lic. iur. Ilario Bondolfi, casella 
postale 74, Poststrasse 43, 7002 Coira,

e

di R., accusato ed appellante, rappresentato dall’avv. lic. iur. Roberto A. Keller, 
Casa la Grida, 6535 Roveredo,

contro

la sentenza della Commissione del Tribunale distrettuale Bernina del 7 aprile 2005, 
comunicata il 28 luglio 2005, nella causa contro gli accusati ed appellanti,

concernente omicidio colposo,

è risultato:

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A. 1. A. è cresciuto a B. e a C. in seno alla famiglia composta dai genitori, 
da una sorella e due fratelli in condizioni ordinate. A D. ha frequentato la scuola 
elementare e secondaria. Indi ha assolto dapprima con successo il tirocinio di 
disegnatore edile presso l’Ufficio d’architettura E., F., poi l’apprendistato di muratore 
presso la G. AG, F., ottenendo il relativo diploma. Dopo aver lavorato alcuni anni 
presso uno studio d’ingegneria a H., ha conseguito il diploma di perito edile della 
scuola edile di I.. In seguito era per tre anni alle dipendenze di J., K.. Nel 1978 è 
stato assunto quale direttore dei lavori dall’ufficio d’architettura L., F.; dal 1979 al 
1986 era associato a tale ufficio. Nel 1986 ha aperto uno studio di direzione dei 
lavori a F.. Nel 1990 s’è messo in società con M.; insieme hanno ritirato uno studio 
d’architettura a N.. Da alcuni anni questo studio è la O. SA con sede a D.. Per l’anno 
2003 A. è stato imposto provvisoriamente per un reddito di fr. 65'500.--. Per sua 
asserzione è proprietario della casa paterna a C., su cui grava un’ipoteca di circa fr. 
450'000.--.

Nel 1980 A. s’è sposato con P., dopo sei anni ha divorziato. Nel 1990 s’è 
unito in matrimonio con Q.. Non ha figli.

A. gode di una buona reputazione.

2. R. è cresciuto a S. in seno alla famiglia con i genitori, due sorelle e 
due fratelli in condizioni ordinate. Ivi ha frequentato la scuola elementare, media e 
professionale, ottenendo il diploma di capo muratore. Inizialmente svolgeva 
un’attività edile in proprio. Dal 1986 lavora in Svizzera come capo muratore. Dal 
1993 è alle dipendenze della T. SA, U.. A suo dire percepisce un salario mensile 
netto di circa fr. 5'000.-- e non ha debiti. 

Nel 1983 R. s’è sposato con V.. È padre di due figli ed una figlia.

R. gode di una buona reputazione. 

B. Con decreto del 6 luglio 2004 la Procura pubblica dei Grigioni ha 
messo A. e R. in stato d’accusa per omicidio colposo ai sensi dell’art. 117 CP dinanzi 
alla Commissione del Tribunale del Distretto Bernina. L’atto d’accusa si fonda sulla 
seguente fattispecie:

“Negli anni 2001 – 2003 l’Ospedale di D. fu ristrutturato e ampliato. La 
progettazione, la direzione lavori come pure il coordinamento degli stessi 
furono assegnati alla ditta di architettura O. SA di D.. A., comproprietario di 
detta ditta, era responsabile per l’esecuzione di tutti i lavori assegnati alle 
varie imprese. La struttura nuova del complesso ospedaliero consiste in una 

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parte centrale, alle cui estremità nord, est e ovest sono annessi tre settori a 
forma di torri. Ognuna di queste torri esterne, eseguite in calcestruzzo 
armato, presenta alle estremità tre rientranze di ca. 2 x 2 metri. Il 22 luglio 
2002, ultimati già cinque angoli, si doveva procedere alla posa dell’armatura 
dell’angolo no. 3 della torre 2.

La procedura dei lavori per il definitivo rivestimento esterno delle torri in 
calcestruzzo armato a vista era il seguente:

1. Costruzione della struttura portante interna in calcestruzzo compresa la 
costruzione dei ponteggi delle facciate a norme SUVA.

2. Ponteggio delle facciate per l’esecuzione prevista eseguito con delle 
mensole interne.

3. Applicazione sugli angoli dell’isolazione termica eseguita dai ponteggi 
esterni.

4. Posa dell’armatura per l’esecuzione dei muri in calcestruzzo armato a 
vista.

5. Costruzione dei casseri esterni e getto.

Onde poter eseguire il lavoro di cui ai punti 4 e 5, vale a dire la posa 
dell’armatura citata, era necessario allontanare le mensole interne dei 
ponteggi. Di conseguenza, lo spazio tra la facciata e il ponteggio misurava 
ora 75 cm, invece dei normali 30 cm a norme SUVA; detta situazione 
eccezionale sussisteva, tuttavia, solo temporaneamente, vale a dire per 
alcune ore. Tale procedura era la stessa adottata per l’esecuzione anche 
degli angoli precedentemente eseguiti. Nell’ambito delle sedute settimanali 
indette dalla direzione lavori, le persone che svolgevano dei lavori nel 
complesso ospedaliero, risp. i loro superiori erano informati anticipatamente 
in merito.

Venerdì, 19 luglio 2002, pure W., impresario e responsabile per i lavori di 
copritetto presso il cantiere Ospedale, fu reso attento dei lavori che si 
sarebbero svolti la settimana successiva. Nel corso della mattinata del 19 
luglio 2002, questi aveva pure preso parte - assieme ai due accusati - al 
sopralluogo tenutosi sul tetto dell’ospedale. A seguito di tale incontro era 
stata discussa in modo dettagliato la procedura, risp. l’esecuzione degli 
angoli delle facciate. Lunedì mattina, 22 luglio 2002, W. salì sul tetto 
portandosi fino al quinto piano dell’impalcatura, utilizzando la scala dei 
ponteggi sul lato ovest dell’edificio della torre 2. Per raggiungere il tetto, 
tuttavia, non passò dalla parte dove erano state volutamente posate le lastre 
di isolazione - per facilitare l’accesso in quel punto sul tetto dove era 
necessario superare un bordo di ca. 50 cm di altezza - ma si recò presso 
l’angolo nord della torre sud-ovest e passò tra i pacchi contenenti materiale 
isolante, passando per un varco di una larghezza di 48 cm. Stando alle 
deposizioni dei testi, tutti i collaboratori della ditta W. usufruivano di tale 
passaggio, in quanto - prima della posa dei pacchi di isolazione - era più 
comodo, evitando in tal modo di dover passare per il parapetto.

Poco prima di mezzogiorno, gli operai della ditta T. SA/X. S.p.a., sotto la 
direzione e su indicazioni del capo cantiere R., iniziarono a togliere le lastre 
del ponteggio e le rispettive mensole dagli angoli rientranti sulla parte nord-
ovest della torre 2 per assicurarsi l’apertura e poter calare così la rete 
metallica con la gru e terminare in questo modo i lavori di armatura 
dell’angolo in questione. Dopo la pausa di mezzogiorno i lavori proseguirono. 
All’accesso dell’impalcatura in questione non fu apposta alcuna struttura di 

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sbarramento, limitandosi a smontare la parte iniziale della scala. In questo 
modo si creò un vano di 1.10 - 1.40 metri. Poco dopo le ore 14.00 W. fu visto 
uscire dal box/magazzino della sua ditta a pianoterra e salire sul ponteggio 
della torre 2. Attimi dopo egli cadeva da un’altezza di circa dieci metri 
dall’impalcatura più alta/angolo del tetto tra la parete e il ponteggio, 
riportando ferite mortali.”

Con complemento dell’atto d’accusa del 6 luglio 2004 la Procura pubblica ha 
proposto che gli accusati siano dichiarati colpevoli conformemente al decreto 
d’accusa e che siano condannati a multe di fr. 1'000.-- (A.) nonché di fr. 700.-- (R.), 
da cancellare anticipatamente dal casellario giudiziale dopo un periodo di prova di 
un anno. 

C. Con sentenza del 7 aprile 2005, comunicata il 28 luglio 2005, la 
Commissione del Tribunale distrettuale Bernina ha giudicato:

“1. L’istanza di aggiornamento di R. viene respinta.

2. A. e R. sono dichiarati colpevoli di omicidio colposo ai sensi dell’art. 117 
CP.

3. Di conseguenza sono condannati
a) A. ad una multa di CHF 1'000.00
b) R. ad una multa di CHF 700.00.

4. La cancellazione anticipata della multa dal casellario giudiziale svizzero 
viene concessa trascorso un periodo di prova di un anno.

5. Le spese della presente procedura ammontano a CHF 10'817.40 (spese 
di istruttoria Procura pubblica dei Grigioni CHF 6'317.40, tassa di 
giudizio CHF 4'500.00) e sono a carico di A. e R. in ragione della metà, 
cioè CHF 5'408.70 ciascuno. A questo importo va aggiunta la multa di 
CHF 1'000.00 per A. e di CHF 700.00 per R..

6. (Rimedio legale).

7. (Comunicazione).

D. Il 18 e 19 agosto 2005 i condannati si sono appellati contro questo 
giudizio alla Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni. A. ha chiesto:

“1. La sentenza venga annullata e A. venga prosciolto dall’accusa di 
omicidio colposo ai sensi dell’art. 117 CP.

2. Venga ordinato un dibattimento d’appello.

3. Vengano sentiti quali testi i collaboratori (perlomeno tre) del Consorzio 
Ospedale, composto dalla T. SA, U., e dalla X. S.p.a., Y., che hanno 
operato alla posa dell’armatura sugli angoli delle torri del complesso 
ospedaliero antecedenti a quello no. 3 della torre 2 e vengano sentiti in 
merito al modus operandi attuato per questa fase di lavoro sugli angoli 
precedenti.
Vengano sentiti inoltre quali testi:

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• Z., 
• AA.

4. Con protesta di spese, tasse e ripetibili.”

R. ha postulato:

“A. Formalmente
1. In virtù dell’art. 144 cpv. 1 LGP è indetto un dibattimento orale.
2. Nel quadro del dibattimento orale, all’appellante è concesso di 

esibire la ricostruzione in scala 1:1 dell’angolo della torre da cui è 
caduta la vittima W..

B. Materialmente
a) In via principale

1. L’appello è accolto e l’impugnata sentenza è integralmente 
cassata.

2. In virtù dell’art. 145 cpv. 3 LGP gli atti vengono ritornati alla 
Commissione del Tribunale distrettuale Bernina, 
rispettivamente alla Procura pubblica dei Grigioni per 
completazione dell’istruttoria e per l’emanazione di un nuovo 
atto d’accu-sa.

3. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili di prima e 
seconda istanza.

b) In via eventuale

1. L’appello è accolto e i dispositivi no. 2, 3b, 4 e 5 dell’impu-
gnata sentenza sono cassati.
1.1 Per conseguenza, R., U., è prosciolto da ogni accusa.

2. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili di prima e 
seconda istanza.”

La Commissione del Tribunale distrettuale ha proposto la reiezione degli 
appelli. La Procura pubblica ha rinunciato ad una presa di posizione.

Con scritto del 27 settembre 2005 il Presidente del Tribunale cantonale ha 
disposto le audizioni dei testi Z. e AA., richieste da A.. Le escussioni hanno avuto 
luogo il 14 novembre 2005 per il tramite del Giudice istruttore di N..

Al dibattimento orale del 1° febbraio 2006 sono presenti gli appellanti ed i loro 
difensori di fiducia. R. ritira il suo petito di merito principale.

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La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1. Ai sensi dell’art. 141 cpv. 1 LGP contro le sentenze delle commissioni 
dei tribunali distrettuali il condannato può proporre appello alla Commissione del 
Tribunale cantonale dei Grigioni. L’appello dev’essere inoltrato entro 20 giorni dalla 
comunicazione scritta dell’impugnato giudizio; esso va motivato e devono essere 
indicati i vizi della sentenza di prima istanza e se il giudizio è impugnato totalmente 
o soltanto parzialmente (art. 142 cpv. 1 LGP). L’appello di A. del 18 agosto 2005 e 
quello di R. del giorno seguente sono tempestivi e motivati. Essi adempiono quindi 
gli anzidetti presupposti, sicchè sono ricevibili in ordine.

2. Nell’ambito della procedura d’appello la cognizione della 
Commissione del Tribunale cantonale è libera ed illimitata; anche con riguardo 
all’esercizio del potere discrezionale essa non è legata alla sentenza dell’istanza 
precedente (art. 146 cpv. 1 LGP). Tuttavia di massima l’esame dell’impugnato 
giudizio è limitato ai petiti d’appello (Padrutt, Kommentar zur Strafprozessordnung 
des Kantons Graubünden, 2. Aufl. Chur 1996, art. 146 cifra 1 seg. con riferimenti).

3. Nell’ordine A. chiede che siano sentiti almeno tre operai della T. SA/X. 
S.p.a., che hanno operato alla posa dell’armatura agli angoli delle torri, ma non si 
intravede che utilità potrebbe realmente avere l’escussione degli stessi. L’inserto 
della causa include già i concordanti verbali degli interrogatori di diversi dipendenti 
della T. SA, da cui si desume come veniva svolto il lavoro agli angoli delle torri e 
che misure di sicurezza erano state prese (atti 4.16, 4.17, 4.18 e 4.28).

4. La Commissione del Tribunale del Distretto Bernina ha ritenuto A. e 
R. colpevoli di omicidio colposo ai sensi dell’art. 117 CP. Essa ha considerato che 
ambedue erano responsabili della sicurezza del cantiere e che quindi si trovavano 
in posizioni di garante. Da esse sgorgavano per loro obblighi particolari di diligenza, 
fondati nella fattispecie sulle disposizioni dell’ordinanza sulla sicurezza e la prote-
zione della salute dei lavoratori nei lavori di costruzione (ordinanza sui lavori di co-
struzione, OLCostr, RS 832.311.141). Essi non avevano preso i provvedimenti ne-
cessari e ragionevoli, che in virtù delle loro posizioni avrebbero dovuto adottare per 
garantire la protezione della vita e della salute dei lavoratori. Per giustificarsi d’aver 
trascurato i propri obblighi di diligenza non potevano richiamarsi al comportamento 
della vittima, anche se questa aveva disatteso il pericolo.

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Coll’appello A. fa valere che la posizione di garante e la prevedibilità 
dell’evento, le due premesse principali per essere ritenuto colpevole di omicidio col-
poso, non sono adempite. A suo dire i provvedimenti onde evitare delle cadute dal 
ponteggio sono stati presi, ma non sono stati imposti. Dell’imposizione delle misure 
di sicurezza lui non era però responsabile. Inoltre è del parere che il comportamento 
della vittima è stata una concausa, che ha interrotto il nesso di causalità adeguata 
tra l’omessa imposizione dei provvedimenti di sicurezza e l’infortunio mortale. 
Quest’ultimo punto di vista è condiviso da R.. 

5. Per l’art. 117 CP commette omicidio colposo ed è punito con la deten-
zione o la multa, chiunque cagiona per negligenza la morte di alcuno. Secondo l’art. 
18 cpv. 3 CP agisce per negligenza chi, per un’imprevidenza colpevole, non ha 
scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto e l’impre-
videnza è colpevole se l’agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto 
secondo le circostanze e le sue condizioni personali, in specie secondo le sue co-
noscenze, la sua esperienza e la sua capacità. Per ammettere la negligenza occorre 
quindi che l’agente, facendo uso della diligenza che s’imponeva oggettivamente e 
che da lui poteva soggettivamente essere pretesa, sia stato in grado di prevedere 
o d’impedire l’evento di cui gli è fatto carico quale conseguenza del suo agire. Se 
delle norme speciali, segnatamente di sicurezza e di prevenzione di incidenti, esi-
gono un determinato comportamento, la diligenza da osservare dipende in primo 
luogo da queste prescrizioni (DTF 130 IV 7 cons. 3.2 seg., 127 IV 34 cons. 2a, 121 
IV 14 con riferimenti).

Condizione di fondo della violazione dell’obbligo di diligenza e quindi della 
responsabilità colposa è la prevedibilità dell’evento. L’art. 18 cpv. 3 CP non esige 
tuttavia che l’agente abbia potuto prevedere l’esatto svolgimento quale effetto del 
suo agire; è sufficiente che egli fosse in grado di prevedere la possibilità che l’evento 
avesse luogo, ossia il semplice pericolo di un tale evento come conseguenza del 
suo comportamento. È perciò da chiedersi se l’agente avrebbe potuto e dovuto pre-
vedere rispettivamente riconoscere il pericolo per la vittima. Per la risposta a questa 
domanda si applica il criterio della causalità adeguata. Secondo questo un determi-
nato fatto costituisce la causa naturale di un certo risultato (quando ne è la “conditio 
sine qua non” oppure quando, in assenza di tale fatto, non ci si può nemmeno im-
maginare il risultato) e nel contempo (quindi cumulativamente) è atto, secondo il 
corso normale delle cose e la comune esperienza, a cagionare o favorire detto ri-
sultato. La causalità adeguata va negata unicamente se circostanze del tutto straor-
dinarie, p. es. la colpa concorrente della vittima rispettivamente di terzi oppure difetti 

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di materiale o di costruzione, subentrano quale non prevedibile e talmente grave 
concausa, che si rivela la causa più probabile e più immediata dell’evento e fa così 
passare in secondo piano tutti gli altri fattori concausali, in particolare il comporta-
mento dell’agente (Rehberg/Donatsch, Straf-recht I, 7. Aufl. Zürich 2001, pag. 296; 
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, 3. Aufl. Bern 2005, § 9 n. 32; Trechsel, 
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2. Aufl. Zürich 1997, art. 18 n. 
27; Schubarth, Kommentar zum schweizerischen Strafrecht, Bern 1982, art. 117 n. 
13;DTF 131 IV 145 cons. 5.1 e 5.2; 130 IV 7 cons. 3.2; 127 IV 62 cons. 2d, con 
riferimenti).

Questi principi valgono anche per il delitto omissivo improprio. Poiché sia 
dato tale delitto occorre che l'agente si trovi in una posizione di responsabilità com-
portante un obbligo di diligenza e che l'omissione sia in relazione causale con 
l'evento. Per accertare l’esistenza di questo nesso causale si deve far capo a un 
ragionamento ipotetico e chiedersi, applicando i concetti generali della causalità na-
turale e della causalità adeguata, se il compimento dell'atto omesso avrebbe con un 
alto grado di probabilità evitato la realizzazione dell'evento e se l’omissione era in 
nesso di causalità adeguata con l’evento insorto (sentenza del Tribunale federale 
6S. 41/2005, relativa all’imposizione dell’obbligo di portare l’elmetto protettivo; DTF 
117 IV 130 cons. 2a; 116 IV 182 cons. 4, ambedue con riferimenti).

6. a) Nel concreto caso la negligenza è fondata sulla violazione delle dispo-
sizioni dell’ordinanza sui lavori di costruzione. Ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 OLCostr i 
lavori di costruzione devono essere pianificati in modo che il rischio di infortuni o di 
danni alla salute sia possibilmente minimo e che i provvedimenti di sicurezza ne-
cessari, segnatamente anche se sono utilizzati dispositivi e apparecchi tecnici, pos-
sano essere rispettati. Protezioni laterali sono da installare in punti non protetti con 
un’altezza di caduta di più di 2 m (art. 15 cpv. 1 OLCostr). La distanza tra le mensole 
del ponteggio e la facciata non può in nessun caso superare i 30 cm. Se ciò non è 
possibile, devono essere presi ulteriori provvedimenti onde evitare delle cadute (art. 
44 cpv. 2 OLCostr).

La condanna per omicidio colposo esige d’altra parte che sia dimostrato il 
nesso causale adeguato tra il non ossequio delle norme di sicurezza e l’evento mor-
tale e, secondo la giurisprudenza, tale rapporto è da negare solo se altre cause 
concomitanti costituiscono circostanze così eccezionali da non poter esser previste 
(DTF 122 IV 17 cons. 2c, 122 IV 310, 115 IV 102).

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b) Non v’è dubbio che gli appellanti - A. quale direttore dei lavori e R. 
quale capocantiere - erano competenti per la sicurezza dei lavori di costruzione, nel 
senso che il primo era responsabile della sicurezza di tutte le attività sul cantiere, 
mentre che il secondo era responsabile della sicurezza delle attività di muratura (art. 
4 cpv. 1 OLCostr). Come tali essi avevano l’obbligo di rispettare e far rispettare le 
disposizioni dell’anzidetta ordinanza. La conclusione a cui è giunta l’istanza prece-
dente è del tutto corretta. A nulla vale argomentare - come fa A. - che non aveva 
posizione di garante e non era responsabile dell’imposizione dei provvedimenti di 
sicurezza. L’obbligo di osservare e far osservare le norme di sicurezza incombe a 
chi dirige lavori di costruzione e come direttore non può quindi negare la sua posi-
zione di garante (Gauch/Tercier, Das Architektenrecht, 3. Aufl. Freiburg 1995, n 
1812 seg.). Questo obbligo giuridico scaturisce in primo luogo dagli art. 15 cpv. 1 e 
44 cpv. 2 OLCostr, ma anche dal fatto che il direttore dei lavori contribuisce a creare 
la situazione di pericolo necessitante le misure atte a scongiurarlo.

c) Il lavoro d’armatura nell’angolo no. 3 della torre no. 2 richiedeva il pre-
cedente smontaggio delle mensole interne del ponteggio. Di conseguenza nell’an-
golo la distanza tra il ponteggio e la facciata dell’edificio non era più di al massimo 
30 cm, ma di 75 cm. Questa circostanza esigeva delle precauzioni onde evitare 
delle cadute (art. 44 cpv. 2 OLCostr). A. contesta di non aver preso i provvedimenti 
necessari. A suo dire il ponteggio rimaneva privo delle mensole interne al massimo 
per alcune ore, durante le quali la sicurezza era garantita dagli operai che ponevano 
la rete metallica e che quindi ostruivano l’accesso all’angolo ai non addetti a questo 
lavoro. 

Gli operai, in particolare quelli alle dipendenze della T. SA, che il 22 luglio 
2002, il giorno dell’infortunio, dovevano fissare l’armatura nell’angolo della torre ma-
nifestamente non sono stati orientati che questo lavoro doveva essere fatto imme-
diatamente dopo lo smontaggio delle mensole interne del ponteggio. Il gruista AB., 
che doveva calare la rete metallica nell’angolo, ha deposto di non aver ricevuto l’or-
dine di rendere attento chicchessia, che non poteva accedere all’angolo durante 
tale lavoro. Inoltre che gli era impossibile sorvegliare tale accesso, ubicato sul lato 
ovest dell’edificio, poiché lui si trovava sul lato sud (atto 4.18). AC. ha dichiarato che 
le mensole erano state allontanate già prima dell’inizio del lavoro pomeridiano (atto 
4.16). AD. ha esposto che dopo il pranzo gli era stato ordinato di smontare le men-
sole, ma che aveva iniziato a toglierle già prima di mezzogiorno, poiché sapeva che 
doveva eseguire questo lavoro. L’incarico di sbarrare l’accesso all’angolo non 
l’aveva ricevuto (atto 4.17).

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A A., come pure a R., che a questo proposito non solleva delle censure, sog-
gettivamente era palese che privare il ponteggio delle mensole interne era fonte di 
un rilevante pericolo di cadute, in particolare se a ciò non seguiva immediatamente 
il lavoro d’armatura nell’angolo. Ciònonostante essi hanno tralasciato di orientare 
gli operai ed inoltre d’imporre loro, con la dovuta determinatezza, di levare le men-
sole unicamente in presenza degli operai addetti alla posa della rete metallica. Il 19 
luglio 2002 W. ha partecipato alla seduta della direzione dei lavori per la prima volta. 
Il 22 luglio 2002 egli ed i suoi operai hanno iniziato i lavori di copertura, isolazione 
ed impermeabilizzazione del tetto. Per accedervi salivano dalle scalette esterne del 
ponteggio sul lato ovest dell’edificio e superavano l’orlo del tetto proprio nell’angolo 
no. 3 della torre no. 2. Che la vittima sia stata orientata che a causa del lavoro 
d’armatura non poteva più salire sul ponteggio con certezza non è dato di sapere. 
Nel verbale delle sedute della direzione dei lavori del 19 e 26 luglio 2002, che è 
stato redatto il 30 luglio 2002, non è per niente descritto che ciò sia stato fatto (atto 
1.14). AE., lattoniere alle dipendenze della vittima, ha deposto di non essere stato 
informato che le mensole del ponteggio venivano tolte (atto 4.15). Sulla scorta di 
questi accertamenti dev’essere concluso, come correttamente hanno ritenuto i giu-
dici precedenti, che la causa dell’infortunio risiede nell’omissione degli appellanti. 
Se essi non fossero venuti meno ai loro obblighi di previdenza ed avessero ordinato 
ed imposto di non lasciare incustodito il ponteggio scoperto, l’incidente, con sicu-
rezza, non si sarebbe verificato. E nemmeno si sarebbe verificato, con grande pro-
babilità, se essi avessero disposto altre misure di sicurezza, quale lo sbarramento 
del ponteggio sul lato ovest dell’edificio, che è stato reputato indispensabile da parte 
del perito AF. (atto 4.24) e che è stato ordinato dopo che era accaduto l’infortunio 
(atto 4.3.1). Che questa precauzione avrebbe impedito la posa della rete metallica 
è un argomento che non può esser messo in causa. Le sbarre poste a sinistra e a 
destra dell’angolo del ponteggio, come si evince dalla documentazione fotografica, 
non sarebbero state d’intralcio al lavoro nell’angolo. 

d) Contrariamente al parere di A. e R. il comportamento di W. non ha 
interrotto il nesso causale adeguato tra la loro omissione e l’incidente. Certo, per 
portarsi sul tetto la vittima è salita sul ponteggio scoperto nell’angolo. Ma in quel 
momento gli operai addetti al lavoro d’armatura, che dovevano ostruirgli l’accesso, 
non c’erano e il passaggio non era sbarrato. Il comportamento della vittima non 
costituisce quindi una circostanza talmente eccezionale da non poter esser prevista 
e da far apparire interrotto il nesso causale adeguato tra la negligenza degli appel-
lanti e la morte della vittima a seguito della caduta. Anzi, il nesso causale adeguato 
non può essere negato, proprio in virtù dell’assenza di qualsiasi provvedimento volto 

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a garantire la sicurezza del lavoro. Infatti come spesso simili incidenti professionali 
sono la conseguenza di un’interazione, ossia di una negligenza del responsabile 
della sicurezza dei lavori e di una leggerezza o di una disattenzione della vittima. 
Ma ciò non basta per interrompere il rapporto di causalità adeguata. In effetti l’infor-
tunio non è da attribuire alla vittima perché è salita sul ponteggio privo delle mensole 
interne nell’angolo, ma perché il ponteggio è stato scoperto ed i responsabili della 
sicurezza non hanno preso delle precauzioni. Coloro che detengono la responsabi-
lità della sicurezza dei lavori devono prendere le necessarie misure di prevenzione 
d’incidenti proprio per evitare che disattenzioni (purtroppo inevitabili), dovuti magari 
a una falsa sicurezza acquisita con l’abitudine, si tramutino in incidenti del lavoro. 
Questo è lo scopo delle misure di sicurezza che devono essere sempre prese dai 
responsabili della sicurezza e non quello di proteggere chi non commette errori. Se 
gli appellanti avessero disposto ed imposto le necessarie misure di sicurezza, con 
alto grado di probabilità avrebbero escluso il pericolo. La disattenzione della vittima 
non avrebbe avuto come conseguenza il grave infortunio.

e) Per i motivi suesposti a ragione A. e R. sono stati riconosciuti colpevoli 
di omicidio colposo ai sensi dell’art. 117 CP per aver omesso di osservare e far 
osservare le disposizioni degli artt. 3 cpv. 1, 15 cpv. 1 e 44 cpv. 2 OLCostr. 

7. Quanto alla commisurazione delle pene la Commissione del Tribunale 
cantonale, il cui apprezzamento non può non essere condizionato dai motivi risul-
tanti dalla sentenza di primo grado, ritiene adeguata tanto la multa di fr. 1'000.-- 
inflitta a A., quanto quella di fr. 700.-- inflitta a R.. Esse tengono conto della tragica 
conseguenza della negligenza dei condannati e del fatto che per impedire l’accesso 
all’angolo hanno fatto togliere la scaletta inferiore del ponteggio. Inoltre considerano 
la buona reputazione, la situazione finanziaria (art. 48 CP) e, con riguardo al diffe-
rente grado di responsabilità dei condannati, la necessità di non creare disparità di 
trattamento.

8. In simili circostanze gli appelli si rivelano infondati e devono essere 
respinti. Le spese di procedura seguono la soccombenza (art. 60 cpv. 1 LGP).

12

La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. Gli appelli sono respinti.

2. I costi della procedura d’appello di fr. 2'000.-- vanno a carico degli appellanti 
in ragione della metà cadauno.

3. Avverso questa sentenza, se vien fatta valere la violazione del diritto fede-
rale, può esser interposto ricorso per cassazione alla Corte di cassazione del 
Tribunale federale. Questo è da inoltrare al Tribunale federale entro 30 giorni 
della ricezione della sentenza completa nel modo prescritto dall'art. 273 della 
Legge federale sulla procedura penale (PP). Per la legittimazione al ricorso 
e gli ulteriori presupposti del ricorso per cassazione fanno stato gli art. 268 
segg. PP.

4. Comunicazione a:

__________

Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente L'Attuario