# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 074d79b1-5c5d-58e9-92f8-2646cfd0abe4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-12-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 19.12.1997 11.1997.50
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-50_1997-12-19.html

## Full Text

Incarto n..

  11.97.00050

  	
  Lugano

  19 dicembre 1997/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baranovic

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________.__________ (cambiamento di cognome)
della Divisione degli interni quale Ufficio di vigilanza sullo stato civile,
promossa con istanza del 23 settembre 1996 da 

 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, __________,
  per sé e in rappresentanza di 

  __________
  __________ (1989), __________ 

  (patrocinate
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ (__________);

  

 

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti di
questione:     1.   Se deve essere accolto l’appello del 9 aprile 1997
presentato da __________ __________ contro la decisione emessa il 14 marzo 1997
dalla Divisione degli interni quale Ufficio di vigilanza sullo stato civile;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e ripetibili

 

Ritenuto

 

in fatto :                   A.   __________ __________
(1967) e __________ __________ (1966) si sono sposati a __________ il
__________ 1989. La moglie aveva già una figlia, __________ __________ (1984),
avuta da una precedente relazione. Dal matrimonio è poi nata __________ (1989).

 

                                  B.   Con sentenza del 4
febbraio 1994 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato il
divorzio tra i coniugi __________, omologando la convenzione sulle conseguenze
accessorie da loro stipulata. Tale accordo prevedeva l’affidamento di
__________ alla madre e riservava il diritto di visita al padre, che si
impegnava a corrispondere alla figlia un contributo alimentare di fr. 500.–
mensili.

 

                                  C.   Il 9 gennaio 1996
__________ __________ __________ ha introdotto, per sé e in rappresentanza
della figlia __________ __________, un’azione di modifica della sentenza di
divorzio davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, chiedendo la
soppressione del diritto di visita del padre. Con sentenza del 12 dicembre 1996
il Pretore ha confermato il diritto di visita, da esercitare nondimeno sotto sorveglianza.

 

                                  D.   Il 23 settembre 1996
__________ __________ __________ ha chiesto alla Divisione degli interni quale
Ufficio di vigilanza sullo stato civile, per sé e in rappresentanza della
figlia __________ __________, il cambiamento del loro cognome da __________
__________, rispettivamente __________, in __________, in modo da uniformare il
cognome della famiglia. __________ __________ si è opposto al cambiamento di
cognome della figlia. Statuendo il 14 marzo 1997, la Divisione degli interni ha
autorizzato il cambiamento di cognome delle richiedenti da __________
__________ __________ in __________ __________ e da __________ __________ in
__________ __________.

 

                                  E.   __________ __________
è insorto contro la decisione relativa al cambiamento di nome della figlia con
un appello del 9 aprile 1997 in cui postula la riforma della decisione
impugnata nel senso di respingere l’istanza 23 settembre 1996. Nelle sue osservazioni
del 9 giugno 1997 __________ __________, rappresentata dalla madre, propone di
respingere l’appello.

 

                                  F.   La giudice delegata
della Camera ha acquisito agli atti i rapporti allestiti il 17 aprile e il 2
settembre 1997 dall’allora curatrice della bambina, contenuti nell’incarto pretorile
relativo alla modifica del diritto di visita. Le parti hanno avuto
l’opportunità di prendere posizione sugli stessi. 

 

Considerando

 

in diritto :                 1.   La prima Camera civile del
Tribunale d’appello è competente per statuire sui ricorsi relativi a decisioni
di modifiche di cognome secondo l’art. 30 cpv. 1 CC (legge del 30 settembre
1996 sull’adeguamento della legislazione cantonale nei settori del diritto
tutorio, dello stato civile, delle fondazioni e del prestito a pegno all’art. 6
CEDU, in vigore dal 1° marzo 1997: BU 97 pag. 47, art. 15a e 15 cpv. 2 della
legge di applicazione e complemento). L’appello in esame è pertanto ricevibile.

                                      

                                   2.   I documenti
presentati per la prima volta in appello sono ricevibili. L’art. 423a cpv. 2
CPC stabilisce, in deroga al divieto dell’ art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, che
nelle azioni trattate in prima sede da autorità amministrative è data alle
parti la facoltà di presentare “nuove allegazioni e nuove prove”. Ciò vale a
maggior ragione per quanto riguarda le relazioni fra genitori e figli
minorenni, che sono rette per diritto federale dal principio inquisitorio
illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c, 119 II 203 consid. 1; Cocchi/ Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese annotato, Lugano 1993, nota 10 ad art. 96 e nota 1 ad art.
321). I documenti nuovi prodotti dall’appellante con il gravame sono perciò
ammissibili.

 

                                   3.   Il governo del
Cantone di domicilio può, per motivi gravi, concedere a una persona il
cambiamento del proprio nome (art. 30 cpv. 1 CC). Il padre ha diritto di
esprimersi sul cambiamento di nome dei figli, anche se il suo consenso non è
necessario (DTF 105 Ia 281, DTF 97 I 621). In concreto l’Ufficio di vigilanza
sullo stato civile ha ravvisato “motivi gravi” nell’esigenza di uniformare il
cognome all’interno della famiglia, composta di __________ __________ con le
figlie __________ e __________. Ha autorizzato quest’ultima, pertanto, ad
assumere il nuovo cognome della madre, che a sua volta è stata autorizzata a
riprendere il cognome da nubile. Nella sua decisione l’autorità amministrativa
ha preso atto che il padre si opponeva al cambiamento di cognome per quanto
riguardava la figlia __________, ma ha ritenuto che ciò non era di rilievo
poiché l’opponente non faceva valere “cause suscettibili di impedire per
principio l’accoglimento dell’istanza in oggetto, quali un imminente nuovo
matrimonio dell’ex moglie, il fatto che la figlia sia male elevata dalla madre
o la circostanza secondo cui egli starebbe per ottenere l’affidamento di
__________ ". Nell’appello l’interessato censura tali considerazioni,
adducendo che la richiesta di uniformare i cognomi della famiglia in cui vive
la bambina sarebbe un’esigenza della madre, non della figlia, e che in ogni
caso il prossimo matrimonio dell’ex moglie renderebbe inutile il cambiamento,
l’ex moglie essendo destinata in ogni modo a mutare cognome nuovamente.

 

                                   4.   Il Tribunale
federale ha già avuto modo di stabilire che l’art. 30 cpv. 1 CC può essere
legittimamente applicato per uniformare il cognome all’interno di una famiglia,
poiché è nell’interesse del bambino portare lo stesso cognome di chi esercita
di fatto il ruolo di genitore, in modo da evitare al minorenne disagi sociali
(DTF 110 II 433, 109 II 177). Tale giurisprudenza è stata criticata dalla
maggioranza degli autori (GEISER, Die
neuere Namensänderungspraxis des schweizerischen Bundesgerichts, in: REC
61/1993 pag. 379 e 382; STETTLER, Le nom,
le droit de cité et le domicile de l’enfant à la suite de diverses réformes
législatives, in RDT 42/1987 pag. 85 seg.; HEGNAUER
in: Berner Kommentar, note 88 segg. ad art. 270 CC). Tenuto conto
dell’evoluzione del nucleo familiare e del giudizio sociale verso le famiglie
monoparentali, i concubini e i divorziati, non si può più affermare infatti –
oggi come oggi – che la differenza di cognome tra i membri di una stessa
famiglia possa arrecare svantaggi sociali. Ciò induce a interpretare i
"motivi gravi" all’art. 30 cpv. 1 CC in senso più restrittivo. In
effetti il Tribunale federale ha seguito tale evoluzione, precisando
recentemente che per cambiare il cognome di un figlio nato fuori dal matrimonio
non è più sufficiente dimostrare l’esistenza di un concubinato durevole fra i
genitori, ma occorre indicare concretamente in che misura il fatto di portare
il nome della madre provoca al figlio svantaggi sociali tali da poter essere
presi in considerazione come motivi gravi per un cambiamento di cognome ai
sensi dell’art. 30 cpv. 1 CC (DTF 121 III 145). 

 

                                   5.   Anche secondo la
dottrina il principio dell’unità del cognome non basta più, da solo, per
giustificare un cambiamento a norma dell’ art. 30 cpv. 1 CC. Altri fattori
vanno ponderati, come la stabilità della nuova famiglia, l’età del minorenne
richiedente, il legame che lo unisce al genitore che si oppone al cambiamento,
come pure l’eventuale conflitto di interessi tra il rappresentante del minorenne
e il minorenne stesso (Rolf HÄFLINGER, Die
Namens-änderung nach Art. 30 ZGB, Zurigo 1996, pag. 249 seg.). La funzione di
individualizzazione e il principio d’immutabilità del cognome, del resto,
assumono maggior peso per gli adulti che per i bambini (DTF 117 II 6).
L’autorità amministrativa deve verificare compiutamente la situazione familiare
del minorenne (HÄFLINGER, op. cit., p. 251) e appurare qual è il suo reale interesse,
che non sempre corrisponde a quello del genitore cui compete l’autorità
parentale e che ha presentato la domanda di cambiamento di cognome (Hegnauer, op. cit., n. 71 e 73 ad art.
270 CC; ). Nel caso di figli di genitori divorziati, per esempio, il fatto che
il minorenne non viva con il genitore di cui porta il nome non giustifica, in assenza
di altri elementi, un cambiamento del cognome (Hegnauer, op. cot., n. 73 ad art. 270 CC).

 

                                   6.   Nella fattispecie la
situazione familiare di __________ deve essere esaminata in modo approfondito
alla luce dei criteri indicati dalla dottrina e giurisprudenza. La bambina è
nata nel 1989 e un cambiamento di cognome è ancora prospettabile, anche se essendo
in età scolastica essa ha iniziato lo sviluppo di rapporti sociali propri. I
genitori si sono separati di fatto nel 1991 e dopo il loro divorzio, avvenuto
nel 1994, la figlia ha avuto con il padre relazioni personali difficili e
frammentarie. Il diritto di visita è stato esercitato sotto la vigilanza di un
curatore dall’ottobre 1994 al maggio 1995 e in seguito è stato interrotto.
Nell’ambito dell’azione di modifica della sentenza di divorzio promossa nel
gennaio 1996 da madre e figlia, intesa alla soppressione del diritto di visita
paterno, il Pretore ha deciso il 12 dicembre 1996 di consentire una ripresa del
diritto di visita (doc. 10). Il tentativo non sembra avere avuto buon esito,
tanto che la curatrice ha invitato il Pretore a sospendere l’esercizio del
diritto per un anno e a disporre una psicoterapia per la bambina, necessaria
per “elaborare la figura paterna” (inc. DI.96.01278, referto del 2 settembre
1997). I rapporti della bambina con il padre, che essa per altro conosce come
tale e identifica correttamente, sono quindi molto labili. 

 

                                         Dato quanto precede si può
ragionevolmente ritenere che, nelle particolarità del caso specifico,
l’interesse della bambina a conservare il cognome di nascita non è
preponderante rispetto a quello di adeguare il cognome a quello della madre e
della sorella maggiore, con cui vive e con le quali forma un nucleo familiare
stabile dal 1992. L’appellante sostiene che l’ex moglie avrebbe l’intenzione di
contrarre un nuovo matrimonio, ma tale affermazione non è stata resa verosimile
e non vi sono concrete indicazioni al riguardo. Se ciò dovesse verificarsi in
futuro, ad ogni modo, la madre potrebbe mantenere l’unità del cognome familiare
optando con il nuovo marito per il proprio cognome come cognome coniugale (art.
30 cpv. 2 CC). Se ne conclude, in ultima analisi, che nella fattispecie la
decisione di autorizzare il cambiamento di cognome resiste alla critica e
merita conferma.

 

                                   7.   Gli oneri del
presente giudizio sono a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che
dovrà inoltre rifondere alle controparti un’adeguata indennità per ripetibili
di appello.

 

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia :             1.   L’appello è respinto e la
decisione impugnata confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali consistenti in :

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 200.-

                                         b) spese                         fr.
  50.-

                                                                                fr.
250.-

                                         sono
posti a carico di __________ __________, che rifonderà a __________ __________
e __________ __________ l’importo complessivo di fr. 400.– per ripetibili di
appello.

 

                                   3.   Intimazione a :

                                         – __________ __________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Sezione degli enti locali, Ufficio di vigilanza sullo stato civile, Bellinzona.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria