# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f6482722-be6f-594f-b359-4a8ecd2e69d6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.05.2013 33.2012.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2012-19_2013-05-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  33.2012.19

   

  TB

  	
  Lugano

  27 maggio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 novembre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 ottobre
  2012 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione -
  Ufficio delle prestazioni, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   __________,
nata nel 1917 e deceduta il 2 giugno 2011 (doc. C), è stata al beneficio delle
prestazioni complementari (almeno) dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011 (doc.
G).

 

                               1.2.   Poco prima
del suo decesso è emersa della sostanza (soldi) non dichiarata (doc. D) e, per
questo motivo, l'assicurata è stata oggetto di una procedura speciale fiscale
di recupero d'imposta.

Il 30 agosto 2012 (doc. E) la nipote e unica
erede dell'assicurata (doc. C), RI 1, ha informato subito la Cassa di
compensazione dell'esistenza di questa sostanza, e meglio non appena ha
ricevuto la decisione dell'autorità fiscale del 29 agosto 2012 (doc. F)
portante sul recupero di imposta 2001-2009 ammontante a Fr. 1'788,95, interessi
di ritardo compresi.

 

                               1.3.   Con
decisione del 7 settembre 2012 (doc. G) la Cassa cantonale di compensazione ha
emesso nei confronti di __________, in virtù dell'art. 25 LPGA, un ordine di
restituzione di Fr. 28'566.- per prestazioni complementari indebitamente
percepite dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011. Inizialmente la Cassa ha ritenuto
giustificato applicare il termine di perenzione di 15 anni (artt. 10, 97 cpv. 1
lett. b e 146 CP) anziché di 5 anni, reputando che il suo credito derivi da un
atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine più lungo.
Pertanto, l'intero importo versato all'assicurata (Fr. 28'566.-) deve essere
restituito, mentre la questione della buona fede va risolta in un secondo
momento.

 

                               1.4.   L'opposizione
dell'assicurata del 20 settembre 2012 (doc. H) è stata respinta con decisione
su opposizione del 29 ottobre 2012 (doc. B). La Cassa di compensazione ha
confermato che in virtù dell'art. 24 OPC-AVS/AI vige l'obbligo di informare la
Cassa in merito a modifiche personali e materiali dell'assicurato. Tale obbligo
si estende anche ai terzi e quindi anche alla persona che aiutava l'assicurata
nelle incombenze amministrative, seppure non sia chiaro se questa persona,
anch'essa deceduta, abbia informato l'autorità del capitale emerso. Ad ogni
buon conto, non è sufficiente informare un'amministrazione (l'autorità fiscale)
non coinvolta nella procedura. Sebbene non sia possibile attribuire una colpa
alla nipote dell'assicurata, la stessa, unica erede, è comunque responsabile
personalmente della restituzione delle prestazioni versate, che possono essere
recuperate fino a 10 anni in virtù del termine di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA
trattandosi di una sottrazione di imposta, atto punibile penalmente.

Va dunque confermata la restituzione dell'importo
preteso.

 

                               1.5.   Con ricorso
del 16 novembre 2012 (doc. I) RI 1, sempre patrocinata dall'avv. RA 1, ha
chiesto che la pretesa della Cassa di compensazione sia limitata ai cinque anni
di perenzione previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA e che questo termine decorra
dal 7 settembre 2012.

La ricorrente ha osservato di essersi impegnata
per le pratiche amministrative della nonna poco prima che ella morisse, poiché
il figlio se ne era occupato fino alla sua morte (marzo 2011).

L'assicurata si limitava quindi a sottoscrivere
tutto quanto il figlio le sottoponeva e quindi va supposto che sia stato per
mano dello stesso figlio che il conto di risparmio non sia stato dichiarato
all'autorità fiscale e, conseguentemente, neppure alla Cassa.

Tuttavia, non appena la ricorrente si è accorta
della sostanza non dichiarata, ha avvertito l'autorità fiscale e, una volta
giunta la decisione di recupero d'imposta, anche la Cassa per le PC.

Quanto al prolungamento del termine di perenzione
da 5 a 10 anni, l'insorgente ha rilevato che mancano sia i presupposti
oggettivi sia soggettivi per il compimento del reato di truffa, sia perché lei
stessa non ha omesso alcunché, sia perché né alla nonna né al figlio, entrambi
defunti, possono ora essere imputati dei reati penali. Inoltre, va rilevato che
l'assicurata è stata (solo) oggetto di una semplice procedura amministrativa di
recupero delle imposte sottratte, senza avvio di una procedura penale, poiché
nessun reato penale può essere ipotizzato.

Infine, l'insorgente ha rilevato che il suo caso
diverge da quello già deciso dal TCA (33.2006.7), a cui la Cassa l'ha
apparentata.

 

                               1.6.   Il 29
novembre 2012 (doc. III) l'amministrazione ha proposto di respingere il
ricorso, ribadendo la non responsabilità della ricorrente nella procedura di
restituzione, ma visto che è l'unica erede dell'assicurata la stessa si deve
assumere l'onere di restituire le prestazioni indebitamente percepite dalla
nonna.

 

Il TCA ha interpellato l'Ufficio delle procedure
speciali (doc. V), delle cui risposte (doc. VII) si dirà per quanto necessario.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la restituzione delle prestazioni complementari indebitamente
percepite dalla defunta assicurata __________ dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno
2011, pari a Fr. 28'566.-, e chiesti alla ricorrente quale sua unica erede.

 

                               2.2.   Per l'art.
24 OPC-AVS/AI, la persona che ha diritto o il suo rappresentante legale o, nel
caso, il terzo o l'autorità a cui è versata la prestazione complementare, deve
comunicare senza ritardo all'organo cantonale competente per le prestazioni
complementari ogni mutamento delle condizioni personali ed ogni variazione
importante della situazione materiale del beneficiario delle prestazioni.
Questo obbligo di informare vale anche per le modifiche che riguardano i membri
della famiglia dell'avente diritto.

L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le
prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione
non deve essere chiesta se l'interessato
era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Il diritto di esigere la restituzione si estingue
dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più
tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da
un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest'ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

 

L'art. 3 cpv. 1 OPGA
prevede che l'ammontare della
restituzione è stabilito mediante decisione.

 

Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle
assicurazioni sociali, la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola,
che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione
processuale della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state
versate (DTF 126 V 42 cons. 2b).

 

                               2.3.   Per l'art.
53 cpv. 1 LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate
in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o
l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di
prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è
provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole
importanza.

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va dunque
distinta la revisione processuale delle decisioni amministrative.

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito
che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al
diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K 147/03 del 12
marzo 2004 = DTF 130 V 318).

 

Per analogia con la revisione processuale delle
decisioni emanate dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a
procedere alla revisione di una decisione formalmente cresciuta in giudicato
quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con
rinvii; STFA C 191/02 del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

Kieser, in ATSG-Kommentar, 2a ed., Zurigo 2009, a pag. 682, n. 47 ad art. 53, a proposito dell'art. 53 cpv. 3 LPGA, precisa:

 

" 
b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodifizierte
Regelung galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche
Darstellung derselben Schlauri,
176 ff.; vgl. zudem SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.2), welche ihre Gültigkeit
auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält. Insbesondere
steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden Beschwerdeverfahrens
ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägungs-voraussetzungen (insbesondere
ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid zurückzukommen
(vgl. BGE 107 V 192). Beinhaltet eine solche lite pendente erlassene Verfügung
eine Schlechterstellung, stellt die entsprechende Verfügung lediglich einen
Antrag an das Gericht dar, und es bleibt der Partei die Möglichkeit offen (auf
welche sie hinzuweisen ist), das Rechtsmittel zurückzuziehen (vgl. BGE 127 V
234; zur Kritik von Schlauri,
173 ff.; an diesem Entscheid vgl. SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.3). Entspricht
die Wiedererwägung sonst nicht dem im Beschwerdeverfahren gestellten Antrag,
kommt sie bloss einem Antrag an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im
Übrigen wird bei einer entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren
gegenstandlos (vgl. ATSG-Kommentar, Art. 61 N 87). Allerdings ist es nach der
Rechtsprechung dem Versicherungsträger nicht benommen, eine im
Gerichtsverfahren vorgenommene Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV
Nr. 20)."

 

La nozione di fatti o mezzi di prova nuovi si apprezza allo stesso
modo in caso di revisione (processuale) di una decisione amministrativa (art.
53 cpv. 1 LPGA), di revisione di un giudizio cantonale (art. 61 lett. i LPGA) o
di revisione di una sentenza fondata sull'art. 137 lett. b OG (Plädoyer 2007/1
pag. 62 [sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 642/04 del 6
dicembre 2005]).

Sono nuovi ai sensi di queste disposizioni solo i fatti già
esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che non erano stati allegati
poiché non ancora noti nonostante tutta la diligenza del caso; i fatti
verificatisi dopo la fine del processo, e comunque dopo il momento in cui,
secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora essere addotti, non
vanno invece considerati e non possono quindi fondare una domanda di revisione
(DTF 121 IV 317 consid. 2 pag. 321; 118 II 199 consid. 5 pag.
204; 110 V 138 consid. 2 pag. 141; 108 V 170 consid. 1 pag. 171; Elisabeth Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas Geiser/Peter Münch [a cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea e
Francoforte 1998, n. 8.21; René
A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B
I c, pag. 132). I fatti nuovi devono inoltre essere rilevanti, vale a
dire devono essere di natura tale da modificare la fattispecie alla base della
sentenza contestata e da condurre a un giudizio diverso in funzione di un
apprezzamento giuridico corretto. Per quanto concerne i nuovi mezzi di prova,
gli stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la
revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento precedente, che
tuttavia non avevano potuto venir provati, a discapito del richiedente (DTF 127
V 353 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti
sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere
stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere
considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il
giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella
procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva
solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non
basta pertanto che in una nuova perizia siano apprezzati in modo diverso i
fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che il
fondamento della pronunzia impugnata presentava difetti oggettivi. Per giustificare
la revisione di una sentenza non basta che, dalla fattispecie conosciuta al
momento dell'emanazione della pronunzia principale, il perito tragga,
ulteriormente, conclusioni diverse da quelle del tribunale. Neppure costituisce
motivo di revisione il semplice fatto che il tribunale potrebbe aver mal
interpretato fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale. L'apprezzamento
inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della
carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 353 consid.
5b pag. 358, 110 V 138 consid. 2 pag. 141, 291 consid. 2a pag. 293, 108 V 170
consid. 1 pag. 171; cfr. pure DTF 118 II 199 consid. 5 pag. 205).

 

L'amministrazione può riconsiderare
una decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità giudiziaria
non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio errata e la
sua rettifica rivesta un'importanza
notevole. Questi principi sono pure applicabili nel caso in cui delle
prestazioni siano state accordate senza essere state oggetto di una decisione
formale se il loro versamento ha comunque validamente esplicato effetti
giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid. 4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF
126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11 febbraio 2004). Una decisione è
stata ad esempio considerata senza dubbio errata a seguito di calcolo illegale
di una rendita, in conseguenza ad una valutazione errata dell'invalidità per
l'applicazione errata di principi fondamentali (DTF 119 V 483 consid. 3; DTF
110 V 179).

L'irregolarità deve
essere manifesta. Il Tribunale federale ha precisato (STF 8C_883/2008
del 31 marzo 2009, consid. 4.1.2):

 

" 
In particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui
esame presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi loro
aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce
della situazione di fatto e di diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul
carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni per procedere a una
riconsiderazione non sono date (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008,
consid. 3.1 con riferimenti)."

 

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
(STF 9C_862/2010 del 18 gennaio 2012; STF 9C_1061/2010 del 7 luglio
2011, consid. 6.1), la riconsiderazione non è tuttavia ammissibile se la
decisione è stata oggetto di controllo giudiziale nel merito (DTF 127 V 466
consid. 2c).

 

Per determinare se è possibile riconsiderare una
decisione in quanto manifestamente erronea, occorre fondarsi sulla situazione
giuridica esistente al momento della sua pronuncia, prendendo in considerazione
la prassi allora in vigore (DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti),
tenuto conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non
giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115
V 308 consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per
evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di
riesaminare liberamente i presupposti del diritto a prestazioni di lunga
durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare non vi è
inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende
dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo
margine di apprezzamento riguardo a certi aspetti o elementi, e se la decisione
iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto.
Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale,
non è possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28
febbraio 2008 consid. 3.1 con riferimenti).

 

Occorre inoltre precisare che il Tribunale non può obbligare l'amministrazione
ad entrare nel merito di una tale richiesta, come è del resto espressamente
previsto all'art. 53 LPGA, poiché non esiste un diritto alla riconsiderazione
di una decisione cresciuta in giudicato (STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008,
consid. 3.1; STF U 403/06 del 9 ottobre 2007, consid. 8; DTF 133 V 50 consid.
4.1 pag. 52, 127 V 466 consid. 2c; 106 V 78 consid. 2 pag. 79). Secondo la
dottrina tuttavia la decisione di procedere o meno in tal senso deve rispettare
il principio dell'uguaglianza di trattamento e non essere arbitraria (Kieser, ATSG-Kommentar, 2003, n. 22 ad art.
53).

 

L'amministrazione non è tenuta a riconsiderare una decisione,
poiché essa ha unicamente la facoltà di procedere a un simile riesame nella
misura in cui sono soddisfatte determinate condizioni; per contro né l'assicurato
né il giudice possono obbligarla a un tale passo (STF 8C_257/2011 del 14 giugno
2011, consid. 4; STF 8C_302/2007 del 4 agosto 2008, consid. 3; STF H 223/06 del
17 gennaio 2008, consid. 5; citata STF U 403/06, consid. 8; STF I 309/06 del 20
aprile 2007, consid. 3; DTF 133 V 50 consid. 4.1).

 

Nella menzionata DTF 133 V 50, al considerando 4.2.2 il Tribunale
federale ha pure statuito che una decisione con cui l'amministrazione rifiuta
di entrare nel merito di una domanda di riesame non è impugnabile tramite la
procedura di opposizione, in quanto una domanda di riconsiderazione può essere
in ogni caso ripresentata in ogni tempo (citata STF U 403/06, consid.8).

 

                               2.4.   In concreto,
con decisione formale del 7 settembre 2012 (doc. G) la Cassa cantonale di
compensazione, evidenziando l'obbligo di collaborare spettante all'assicurata
in virtù dell'art. 28 LPGA, ha osservato che, tramite lo scritto del 30 agosto
2012 (doc. E) dell' avv. RA 1 che rappresenta la ricorrente, è venuta a sapere
che la defunta assicurata possedeva della sostanza mai dichiarata.

Alla luce di questa sostanza (ca. Fr. 200'000.-),
l'autorità fiscale ha avviato una procedura speciale atta al recupero d'imposta
(doc. VII), sfociata nella decisione del 29 agosto 2012 (doc. F) che prevede il
pagamento di Fr. 1'574.- a titolo di arretrati di imposta dal 2001 al 2009, a cui si sono aggiunti gli interessi di ritardo (Fr. 309,30).

 

La restituzione di prestazioni complementari si
imporrebbe quindi a seguito della scoperta di questa sostanza appartenente all'assicurata,
annunciata però solo poco prima che morisse, nel giugno 2011 (doc. D), con la
compilazione della dichiarazione d'imposta IC/IFD 2010 e con l'aiuto della
ricorrente. Secondo la Cassa cantonale di compensazione, l'assicurata avrebbe
indebitamente così beneficiato di prestazioni complementari dal 1° gennaio 2001
al 30 giugno 2011.

A fronte di detta
sostanza, l'amministrazione ha quindi ricalcolato il diritto alle prestazioni
complementari dell'interessata nel periodo dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno
2011.

 

Constatato un indebito versamento giusta l'art. 25 LPGA, l'amministrazione ha chiesto
all'assicurata la restituzione della somma di Fr. 28'566.-, corrispondente alla
differenza fra le PC incassate dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011 e le prestazioni
complementari di diritto nel medesimo lasso di tempo (Fr. 0.-).

 

Nel proprio ricorso la ricorrente ha riconosciuto
che l'assicurata ha indebitamente ricevuto tali prestazioni complementari, ma
ne ha ammesso un obbligo di restituzione soltanto per gli ultimi cinque anni a
decorrere dal momento in cui l'esistenza di questa sostanza è stata comunicata
alla Cassa di compensazione, ossia a contare, a ritroso, dal 7 settembre 2012.
La ricorrente ha quindi contestato il termine indicato dalla Cassa, non ravvisando
la necessità di far capo alla prescrizione penale (art. 25 cpv. 2 LPGA) non
essendoci stato alcun reato penale.

 

                               2.5.   Va
innanzitutto rammentato che la Cassa di compensazione, avendo rilevato un caso
di indebita percezione di prestazioni da parte dell'assicurata, era tenuta ad
emanare una decisione di restituzione, essendo adempiuti entrambi i presupposti
dell'art. 53 LPGA per il riesame delle precedenti decisioni formali di concessione
delle prestazioni complementari.

 

Da un lato, infatti, le passate decisioni formali
di concessione di una prestazione complementare dal 1° gennaio 2001 in poi sono (diventate) manifestamente errate per il periodo dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno
2011.

Esse sono infatti contrarie alla legislazione in
materia di PC, che impone che l'importo della prestazione complementare annua è
pari alla quota delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art.
9 cpv. 1 LPC). Fra i redditi computabili v'è il consumo di sostanza di 1/10
(art. 11 cpv. 1 lett. c LPC). Ora, poiché dal 2001 è emersa della sostanza mai
dichiarata di circa Fr. 200'000.-, in virtù dell'art. 24 OPC-AVS/AI
l'assicurata era tenuta ad informare la Cassa cantonale di compensazione di
questa sua sostanza, essendo determinante per stabilire, insieme alle spese
riconosciute, il suo diritto alle PC.

Ne discende che la Cassa di compensazione ha
indebitamente versato all'assicurata delle prestazioni complementari dal 2001
fino al momento del suo decesso nel 2011 che, per contro, non dovevano esserle
riconosciute.

D'altro lato, il riesame delle decisioni alla
base della concessione delle PC all'assicurata riveste un'importanza notevole, poiché hanno per
oggetto una prestazione periodica (DTF 119 V 475 consid. 1c; STF 9C_795/2009
del 21 giugno 2010, consid. 2.3).

 

La richiesta di restituzione delle prestazioni
complementari versate a __________ è quindi formalmente giustificata.

 

Occorre dunque verificare la lamentela della
ricorrente, debitrice verso la Cassa in quanto unica erede dell'assicurata (art.
2 cpv. 1 lett. a OPGA, N. 4610.01 e N. 4610.02 DPC), in merito alla
correttezza, dal profilo giuridico, del principio della restituzione retroattivamente
fino al 1° gennaio 2001 in virtù dell'esistenza di un atto punibile penalmente
che prevede una prescrizione più lunga, che l'amministrazione ha qualificato
nella sottrazione d'imposta.

 

                               2.6.   In primo
luogo, quale presupposto per verificare se l'obbligo di restituzione è dato, v'è il termine relativo di prescrizione di un anno, a proposito del
quale la nostra Massima istanza ha stabilito che i termini dell'art. 25 cpv. 2 LPGA (art. 47 vLAVS),
contrariamente al tenore letterale della norma, costituiscono un termine di
perenzione (DTF 133 V 579 consid. 4.1; DTF 127 V 484;
DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119 V 431 consid. 3a; Kieser,
Bundesgesetz über die Alters- und Hinterlassenen-versicherung, Zurigo 1996,
pag. 192; Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed., 2009, pag. 100).

 

I termini di perenzione non possono essere né
interrotti né sospesi e devono essere applicati d'ufficio (DTF 111 V 135 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, N. 36-37, pag. 59-60 e N.
12-13, pag. 311-312).

Per giurisprudenza costante, i termini sono salvaguardati se prima
del loro scadere è stata emessa una decisione formale e se la medesima è stata
correttamente notificata alla persona che deve restituire le prestazioni (DTF
119 V 434; Kieser, op. cit., n. 30
ad art. 25, pag. 286).

 

Nelle recenti sentenze del 15 gennaio 2013
(9C_744/2012 consid. 6.2), del 29 gennaio 2013 (8C_918/2012) e del 19 marzo
2013 (9C_925/2012), il Tribunale federale ha ricordato che il termine annuo di
perenzione comincia normalmente a decorrere nel momento in cui
l'amministrazione, usando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile e
avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti
giustificanti la restituzione (DTF 119 V 431 consid. 3a pag. 433; 110 V 304).
Ciò si verifica quando l'amministrazione dispone di tutti gli elementi decisivi
nel caso concreto dalla cui conoscenza risulti di principio e nel suo ammontare
l'obbligo di restituzione di una determinata persona (DTF 111 V 14 consid. 3
pag. 17). Il termine annuo di perenzione comincia in ogni caso a decorrere non
appena dagli atti emerge direttamente l'irregolarità della corresponsione delle
prestazioni (consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008 KV n.
4 pag. 11 [K 70/06]; cfr. pure sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid.
4.1.1). Questo Tribunale ha inoltre pure avuto modo di precisare (come
ricorda la STF 8C_64/2011 del 7 novembre 2011) che a prescindere da una
eventuale violazione del principio inquisitorio, il termine annuo di perenzione
di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA non può cominciare a decorrere prima che le
prestazioni siano state decise ed erogate (SVR 2010 EL Nr. 12
[9C_795/2009]). Secondo giurisprudenza, questo termine viene
salvaguardato con la resa del progetto di liquidazione del caso (DTF 133 V 579 consid. 4.3.1; 119 V 431 consid. 3c; SVR 2011 IV Nr.
52 [8C_699/2010] consid. 2). Ancora, è utile osservare
che secondo un principio posto dalla giurisprudenza, in presenza di un errore
dell'amministrazione occorre di regola un secondo motivo - nel senso di una presa
di coscienza dell'errato versamento delle prestazioni sulla base di un
ulteriore indizio - per fondare il momento della conoscenza ragionevolmente
esigibile dell'azione di restituzione (DTF
110 V 306 seg.). Infine, se per l'accertamento e
l'esame del diritto alla restituzione è necessaria la collaborazione tra più
unità amministrative incaricate dell'attuazione dell'assicurazione, la
conoscenza anche di una sola di esse è sufficiente a fare decorrere i termini (DTF
112 V 180 consid. 4c; RCC 1989 pag. 558). Tuttavia, la conoscenza di
un'autorità incompetente non è sufficiente in tal senso (cfr. STF 9C_276/2012
del 14 dicembre 2012 consid. 5.1 destinata alla pubblicazione nella Raccolta
ufficiale).

 

Nel caso concreto, questo Tribunale evidenzia che
la condizione del termine di perenzione di un anno (art. 25 cpv. 2 LPGA) per
pretendere la restituzione di prestazioni indebitamente percepite è stata
pienamente adempiuta. Infatti, la Cassa ha saputo soltanto il 30 agosto
2012 (doc. E) che sin dal 2001 __________ possedeva della sostanza di Fr.
200'000.-. È stato infatti l'avv. RA 1, che assiste la ricorrente nelle
pratiche concernenti la nonna, che le ha trasmesso la decisione del 29 agosto
2012 (doc. F) della Divisione delle contribuzioni per il recupero di imposta
per gli anni 2001-2009, emessa a seguito della mancata dichiarazione di tutta
la sostanza e dei relativi redditi.

Mediante questa comunicazione spontanea, l'insorgente ha invitato
la Cassa ad esaminare la situazione dell'assicurata e, se del caso, a procedere
con un recupero delle prestazioni complementari versate indebitamente in
passato all'assicurata.

 

Dato che la decisione formale di restituzione che ne è seguita è
stata emanata il 7 settembre 2012 (doc. G), è quindi evidente che l'anno di
perenzione relativa è stato rispettato.

 

                               2.7.   Va ora verificato quale
termine di prescrizione si deve applicare.

Da una parte, la Cassa di compensazione ha adottato il termine più
lungo di quello dell'art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA, poiché il suo credito
deriverebbe da un atto punibile - la sottrazione d'imposta - per il quale il
diritto fiscale penale prevede un termine di prescrizione più lungo.

D'altra parte, la ricorrente chiede che, non essendovi stata la
concretizzazione di alcun reato penale - visto che si è trattato di una
autodenuncia (doc. VII) e che la persona è deceduta e non può più quindi essere
oggetto di una procedura penale -, si applichi la regola generale del termine
di prescrizione di 5 anni di cui all'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA.

 

Riguardo ai termini di prescrizione penale più lunghi, Carigiet/ Koch (Ergänzungsleistungen zur
AHV/IV, Supplemento 2000, pag. 60 e op. cit., 2a ed. 2009, pag. 101) affermano,
riferendosi all'art. 25 cpv. 2 LPGA e basandosi sulla DTF 113 V 256 consid. 4,
che l'esistenza di un atto punibile è chiaramente data quando sussiste una
corrispondente sentenza penale. Se essa non esiste, allora spetta alla Cassa di
compensazione esaminare pregiudizialmente se il credito di restituzione derivi
da un atto punibile penalmente. In tal caso, va ammesso un atto illecito
soltanto quando esso è provato. Devono perciò essere poste le stesse esigenze
in materia di prova come in un procedimento penale. Pertanto, la
verosimiglianza preponderante valida nelle assicurazioni
sociali non è (più) sufficiente (DTF 113 V 256 consid. 4a:
"Bei selbständiger Beurteilung des Straftatbestandes durch die
AHV-Behörden darf aber eine strafbare Handlung nur bejaht werden, wenn sie
bewiesen ist. Dabei müssen an den Beweis die gleichen Anforderungen gestellt
werden wie in einem Strafverfahren. Der im Sozialversicherungsrecht sonst
übliche Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit genügt nicht. Die
Kassenleiter sind verpflichtet, strafbare Handlungen im Sinne von Art. 87 ff.
AHVG der zuständigen kantonalen Instanz anzuzeigen (Art. 201 AHVV). Unterbleibt
eine solche Anzeige, so bestehen erhebliche Zweifel am Vorliegen einer
strafbaren Handlung, es sei denn, die Unterlassung der Anzeige qualifiziere
sich klar als pflichtwidrig. Auf jeden Fall hat die Kasse, die sich auf die
strafrechtliche Verjährungsfrist beruft, Aktenmaterial zu produzieren, welches
das strafbare Verhalten hinreichend ausweist (vgl. EVGE 1957 S. 51 und 198).".
In particolare, deve essere comprovato che l'obbligo di informazione è
stato violato.

 

Di uguale parere Kieser,
ATSG-Kommentar, 2009, pag. 364 n. 42 ad art. 25, dove al riguardo afferma:

 

" 
c) Vorbehalten sind längere strafrechtliche
Fristen. Dabei ist gegebenenfalls durch den Versicherungsträger
vorfrageweise zu entscheiden, ob eine strafbare Handlung vorliegt (vgl. dazu *Kieser, Verwaltungsverfahren, N 519),
wobei aber der entsprechenden Entscheidfindung des Versicherungsträgers klare
Grenzen gesetzt sind (vgl. BGE 113 V 260). Es ist davon auszugehen, dass auch
eine längere strafrechtliche Frist nicht mit der Wirkung unterbrochen werden
kann, dass sie in der Folge erneut zu laufen beginnen würde (zum Ausschluss der
Unterbrechung N 38; vgl. im Übrigen auch BGE 127 III 541 f.)."

 

Nella DTF 118 V 193, al considerando 4a l'Alta Corte ha ribadito
questi concetti giurisprudenziali (DTF 113 V 256) e ha inoltre precisato quanto
segue:

 

" 
(…) Pour décider si le dommage dérive d'un acte
punissable soumis par les lois pénales à une prescription de plus longue durée,
le juge des assurances sociales, à l'instar du juge civil, doit appliquer, à
titre incident, les règles du droit pénal (ATF 113 V 258 consid. 4a, 112 II 188 consid. II/2b). Il est cependant lié par une
condamnation pénale, de même que par un prononcé libératoire constatant
l'absence d'acte punissable; la décision pénale suspendant la procédure ne lie
le juge civil (ou des assurances sociales) que si elle est assortie des mêmes
effets qu'un jugement quant à son caractère définitif (ATF 106 II 216). Par
ailleurs, un acte punissable au sens de l'art. 82 al. 2 RAVS suppose,
comme dans le cas de l'art. 60 al. 2 CO, la réunion des éléments tant
objectifs que subjectifs de l'infraction (ATF 113 V 259 consid. 4a, ATF 106 II
217 sv.).

 

La jurisprudence a encore précisé que, en l'absence
d'un jugement pénal, et lorsque des indices permettent de supposer qu'un acte
punissable a été commis, les autorités de l'AVS doivent en établir l'existence
si elles entendent se prévaloir de l'art. 82 al. 2 RAVS (ATF 113 V 258
consid. 4; RCC 1991 p. 385, consid. 7a non publié aux ATF 117 V 131). (…)"

 

Anche nella recente DTF 138 V 74 (9C_131/2011, SVR
2012 EL Nr. 7) riguardante la restituzione di prestazioni di assicurazioni
sociali indebitamente riscosse e l'applicazione del termine di prescrizione più
lungo previsto dal diritto penale, ai considerandi 6.1 e 7 l'Alta Corte ha ribadito che le esigenze costituzionali relative alla valutazione delle prove nella
procedura penale valgono pure nell'ambito della procedura giudiziaria in
materia di restituzione di prestazioni di assicurazioni sociali quando si tratti
di verificare, a titolo preliminare, se il diritto di chiedere la restituzione
derivi da un reato per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo di quelli stabiliti dall'art. 25 cpv. 2 prima frase
LPGA.

 

                               2.8.   Secondo l'art. 31 cpv. 1 LPC,
è punito con una pena pecuniaria fino a 180 aliquote
giornaliere, sempre che non sia dato un crimine o un delitto per cui il Codice
penale commina una pena più grave, chiunque:

a) mediante indicazioni inesatte o incomplete o
in qualsiasi altro modo, ottiene indebitamente da un Cantone o da una
istituzione di utilità pubblica, per sé o per altri, una prestazione in virtù
della presente legge;

b) mediante indicazioni inesatte o incomplete o
in qualsiasi altro modo, ottiene illecitamente un sussidio in virtù della
presente legge;

c) viola l'obbligo del segreto oppure,
nell'applicazione della presente legge, abusa della sua posizione ufficiale o
professionale, a danno di terzi o a suo vantaggio;

d) non ottempera all'obbligo di comunicazione che
gli incombe (art. 31 cpv. 1 LPGA).

Per l'art. 31 cpv. 2 LPC, è punito con la multa fino a Fr.
5'000.-, sempre che non sia data una fattispecie descritta nel cpv. 1,
chiunque:

a) violando l'obbligo che gli incombe, fornisce scientemente
informazioni inesatte o rifiuta di dare informazioni,

b) si oppone ad un controllo ordinato dall'autorità competente o
in qualsiasi altro modo lo impedisce.

 

Il reato dell'art. 31 cpv. 1 LPC consiste nell'ottenere il
pagamento di prestazioni complementari con indicazioni ingannevoli su fatti
importanti o in altri modi, sebbene le condizioni legali per una prestazione
rispettivamente per il pagamento in quella misura non siano oggettivamente
date. I principi generali del diritto amministrativo vanno garantiti dalla
disposizione penale cosicché le prestazioni complementari siano versate
soltanto alle persone che adempiono le condizioni legali (DTF 138 V 74 consid. 5.1: "Mit der
Strafbestimmung soll namentlich mit Blick auf die begrenzten finanziellen
Mittel der öffentlichen Haushalte, den zielgerichteten und effizienten Einsatz
dieser Mittel sowie auf die allgemeinen Grundsätze des Verwaltungsrechts
sichergestellt werden, dass Ergänzungsleistungen nur an Personen ausbezahlt
werden, welche die gesetzlichen Voraussetzungen erfüllen und auf finanzielle
Hilfe angewiesen sind. Schutzzweck der Norm sind die
rechtmässige, möglichst effiziente und rechtsgleiche Durchführung des
Versicherungszweiges der Ergänzungsleistungen sowie Treu und Glauben im Verkehr
zwischen Behörden und Leistungen beanspruchenden Personen (BGE 131 IV 83 E. 2.1.1 S. 87 f.)."). 

 

L'enunciato dell'art. 31 cpv. 1 LPC si perfeziona
formalmente con il primo pagamento delle prestazioni complementari. In quel
momento, tutti gli elementi oggettivi e soggettivi sono realizzati.

 

L'azione penale di cui all'art. 31 cpv. 1 LPC si prescrive in 7
anni (art. 97 cpv. 1 lett. c CP), visto che la sanzione prevista da questa
norma è una pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere. Pertanto, non si tratta
né di un reato per il quale è comminata la pena detentiva a vita, per il quale
l'azione penale si prescrive in 30 anni (art. 90 cpv. 1 lett. a CP), né di un
reato per il quale è comminata una pena detentiva superiore a tre anni e quindi
l'azione penale si prescrive in 15 anni (art. 90 cpv. 1 lett. b CP).

 

La prescrizione decorre dal giorno in cui l'autore ha commesso il
reato (art. 98 lett. a CP).

 

L'eccezione prevista dall'art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA mira
ad armonizzare le regole del diritto delle assicurazioni sociali e del diritto
penale nell'ambito della prescrizione. Deve essere evitato che la
rivendicazione secondo il diritto delle assicurazioni sociali decada, prima che
inizi la prescrizione dell'azione penale, poiché sarebbe insoddisfacente se
l'autore potesse certo ancora essere punito penalmente, mentre la restituzione
di prestazioni sociali indebitamente ricevute non potesse però più essere
richiesta (DTF 138 V 74 consid. 5.2: "Es soll
vermieden werden, dass der sozialversicherungsrechtliche Anspruch verwirkt,
bevor die Verfolgungsverjährung des Strafrechts eintritt; denn es erschiene
unbefriedigend, wenn der Täter zwar noch bestraft werden könnte, die
Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen aber nicht mehr verlangt
werden dürfte. Dieser ratio legis wird entsprochen, wenn für den Beginn der längeren strafrechtlichen Verjährungsfrist auf die
entsprechende strafrechtliche Regelung - hier aArt. 71 lit. a StGB - abgestellt
wird vgl. BGE 126 III 382 E. 4a/bb S. 383; BGE 113 V 256 E. 4a S. 258; BGE 111
V 172 E. 4a S. 175; Urteil K 70/06 vom 30. Juli 2007 E. 6.6, nicht publ. in:
BGE 133 V 579, aber in: SVR 2008 KV Nr. 4 S. 11).".

Nel citato caso giudicato il 19 dicembre 2011 dal Tribunale
federale (DTF 138 V 74 consid. 5.2), la firma sul formulario per la richiesta
delle PC è stata posta l'11 giugno 2003 e le decisioni di restituzione sono
state emesse dalla Cassa il 23 febbraio 2009 rispettivamente il 2 luglio 2009.

Pertanto, ritenuto che non erano ancora trascorsi sette anni tra i
due momenti topici, la nostra Massima istanza ha osservato che tutte le
prestazioni indebitamente ricevute potrebbero essere completamente chieste in
restituzione, se ci si basasse su questo più lungo termine penale di
prescrizione. Contrariamente all'opinione del ricorrente, non influiva in alcun
modo né il fatto che la sentenza dell'istanza precedente fosse giunta dopo la
decorrenza del termine di 7 anni di prescrizione (20 dicembre 2010), né che era
subentrata la prescrizione dell'azione penale. Determinante per la tutela del
termine di prescrizione è infatti l'emanazione della decisione di restituzione
e la sua notifica alla persona interessata dal provvedimento.

 

                               2.9.   Nella fattispecie, è
indubbio, e tantomeno non è contestato dalla ricorrente vista la denuncia
spontanea della nonna nella sua dichiarazione d'imposta IC/IFD 2010, che sin
(almeno) dall'anno 2000 __________ non ha comunicato all'autorità fiscale, e
nemmeno alla Cassa di compensazione quando ha postulato le prestazioni
complementari, di possedere dei libretti di risparmio con capitali ammontanti a
poco più di Fr. 200'000.-.

 

D'avviso del Tribunale che, come detto, alla stessa stregua della
Cassa di compensazione è qui chiamato a stabilire con certezza - la
verosimiglianza non è qui più sufficiente (DTF 138 V 74, DTF 113 V 256) - se vi
sia stato un atto illecito punibile penalmente, si deve pertanto indubbiamente rimproverare
all'assicurata una violazione dell'obbligo di avvisare ed informare la Cassa (STF
9C_112/2011 del 5 agosto 2011).

 

Si pone nondimeno la questione a sapere se l'assicurata avrebbe potuto
essere perseguita penalmente.

 

Dalla documentazione agli atti discende ed è incontestato che gli
elementi oggettivi del reato penale di cui all'art. 31 cpv. 1 LPC sono
realizzati. Infatti, i dati incompleti inseriti a suo tempo nel formulario di
richiesta delle prestazioni complementari riguardo alla sostanza mobile posseduta
(libretti di risparmio) ed ai relativi redditi (interessi), hanno indotto la
Cassa cantonale di compensazione a concedere ed a versare all'assicurata le
prestazioni complementari, alle quali invece ella non aveva diritto.

 

Litigioso è invece sapere se l'assicurata abbia intenzionalmente,
ossia consapevolmente e volontariamente (art. 12 cpv. 2 CP), perseguito
l'ottenimento delle prestazioni complementari.

 

Secondo la ricorrente, sarebbe infatti stato il figlio
dell'assicurata ad occuparsi della richiesta di prestazioni complementari,
lasciando all'assicurata il compito soltanto di firmare l'apposita domanda
(doc. I punto 2: "Infatti, la signora __________ non era minimamente in
grado di occuparsi delle proprie pratiche amministrative, per le quali si
affidava interamente al figlio. Da parte sua si limitava, durante il periodo di
tempo in cui delle sue questioni amministrative si occupava il figlio __________,
semplicemente a sottoscrivere tutto quanto quest'ultimo le sottoponeva.".
Ed ancora al punto 3: "(…) è stato proprio per mano del signor __________
che la defunta __________ non ha mai dichiarato al fisco un proprio conto di
risparmio per un importo di ca. Fr. 200'000.-, rispettivamente i relativi
redditi provenienti da detto importo. Da quanto si può arguire pertanto anche
la richiesta di prestazioni complementari, a suo tempo inoltrata per conto
della defunta __________, è stata predisposta dal figlio __________, mentre la
defunta __________ era totalmente ignara al proposito.").

 

Ad ogni buon conto, dalle affermazioni dell'insorgente, risulta
che l'interessata era al corrente che una gran parte della sua sostanza non
veniva (appositamente) dichiarata alle competenti autorità amministrative,
tanto che "(…) era già stata lei stessa [ndr: la nipote] a
convincere la defunta a fare la denuncia spontanea al fisco." (doc. I punto 8). Va poi rilevato come, pur
considerando l'età avanzata e la delega al figlio delle questioni fiscali, la
signora __________ – sottoscrivendo le sue dichiarazioni fiscali incomplete e
facilmente rilevabili come tali – si è assunta la responsabilità anche penale
di detta omissione e le conseguenze che si sono riverberate sulla PC.

 

D'avviso di questo Tribunale, va qui ammesso con sufficiente
certezza che l'assicurata fosse cosciente della incompletezza delle indicazioni
fornite nel formulario di richiesta di prestazioni complementari. Apponendovi comunque
la propria firma, ha perlomeno accettato l'eventualità che le fossero
riconosciute delle prestazioni complementari alle quali non aveva diritto (DTF
138 V 74 consid. 8.4).

Ne discende che i presupposti dell'art. 31 cpv. 1 LPC sono stati
adempiuti.

 

                             2.10.   Occorre esaminare se, come ritenuto
nella STCA 33.2006.7 del 17 luglio 2007, siano adempiuti in concreto i
presupposti affinché sia dato un crimine o un delitto per cui il Codice penale
commina una pena più grave, quale una truffa ex art. 146 CP.

 

Giusta l'art. 146 CP, si rende colpevole di
truffa chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, inganna
con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure
ne conferma subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti
pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui.

 

Come ricordato nella STF 6B_189/2012 del 5 luglio 2012, la truffa
può essere ammessa nel momento in cui il beneficiario di PC omette, nonostante
il suo obbligo legale di farlo, di informare correttamente l'assicurazione
sociale e quest'ultima si trova in una situazione in cui può scoprire la verità
soltanto molto difficilmente.

 

"  (…)

2.

Le recourant considère ensuite que ses agissements
au détriment de l'aide sociale sont constitutifs d'une contravention au sens de
l'art. 73 de la loi cantonale sur l'action sociale (LASoc) et non pas
d'escroquerie (art. 146 CP). En retenant ce chef de condamnation pour le motif
qu'il a laissé croire aux services sociaux qu'il était en passe d'obtenir un
emploi alors qu'il travaillait déjà et qu'il les a ainsi dissuadés de procéder
à des vérifications, les magistrats cantonaux n'ont pas méconnu le droit fédéral,
dès lors que l'escroquerie peut être admise dès le moment où le bénéficiaire
omet de renseigner correctement l'assurance sociale, dans une situation où
celle-ci ne peut que très difficilement déceler la réalité (ATF 127 IV 163)."
(…)

 

La recente STF 6B_542/2012 del 10 gennaio 2013 riprende la citata DTF
127 IV 163, in cui il Tribunale federale aveva stabilito che il
procacciamento indebito di prestazioni complementari
dell'assicurazione sociale è costitutivo di truffa e non solo di violazione delle norme penali previste dalla LPC, l'inganno astuto essendo
compiuto mediante "atto concludente". L'inganno astuto è
adempiuto allorquando il beneficiario delle prestazioni dell'assicurazione
concesse esclusivamente alle persone indigenti si limita a dar seguito alla
domanda dell'autorità competente di produrre, nell'ambito del riesame della sua
situazione economica, un determinato estratto conto, benché egli possieda una
fortuna non trascurabile su un altro conto, mai dichiarato. Al considerando 1.2,
la summenzionata sentenza 6B_542/2012 ha inoltre ricordato che informazioni
incomplete di un beneficiario dell'assistenza sociale, che danno luogo ad un
errato quadro complessivo della situazione rispettivamente che lo avvalorano, equivalgono
ad un depistaggio attivo mediante atti concludenti (DTF 131 IV 83 consid. 2.2 in fine).

 

                             2.11.   Dovendo giudicare sulla
domanda della Cassa volta alla restituzione di prestazioni versate
indebitamente alla nonna della ricorrente, il TCA deve esaminare, a titolo
pregiudiziale, se le circostanze corrispondenti ad un reato penale siano
adempiute e, pertanto, se un termine di prescrizione più lungo che i termini
relativi e assoluti previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA sia applicabile in specie
(STF 8C_592/2007 del 20 agosto 2008, consid. 5.3).

 

Nel giudizio 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012, la nostra Massima
istanza ha ritenuto che la Cassa di compensazione non era stata negligente
nell'accertare i redditi e la sostanza dell'assicurato al momento della
richiesta di prestazioni complementari. Stanti le numerose domande di
prestazioni complementari e l'atteggiamento dell'interessato nei confronti degli
avvisi relativi all'obbligo di informazione, niente avrebbe permesso alla Cassa
di scoprire la considerevole modifica della sostanza dell'assicurato - che ha ereditato
oltre 6 milioni di franchi dal fratello deceduto - e che ha giocoforza comportato
la richiesta di restituzione di oltre Fr. 200'000.- per prestazioni
indebitamente percepite.

 

" 
(…)

6.

L'argumentation de l'administration est fondée. On
ne saurait effectivement lui reprocher d'avoir fait preuve de négligence
puisque, selon la jurisprudence correctement citée par les premiers juges,
celle-ci avait satisfait à son obligation d'établir la situation financière de
l'assuré (revenus, fortune, dépenses) lors de la détermination initiale du
droit aux prestations et que, par la suite, compte tenu du nombre de demandes
de prestations complémentaires et du comportement de l'intimé vis-à-vis des
nombreux rappels concernant l'obligation de renseigner, absolument rien ne lui
permettait d'envisager la modification considérable survenue dans la situation
financière de l'assuré. L'acte attaqué doit donc être annulé sur ce point. La
cause doit être retournée à la juridiction cantonale pour qu'elle examine si
les autres conditions d'application de l'art. 146 CP relatif à l'escroquerie
sont réalisées, dans la mesure où ses brèves considérations à ce sujet ne
permettent pas de le comprendre (cf. jugement cantonal, p. 8, consid. 4c,
premier paragraphe), ou si d'autres infractions prévues par les art. 31 LPC ou
16 aLPC à l'instar du cas traité dans l'ATF 9C_131/2011 du 19 décembre 2011
entrent en ligne de compte et, cas échéant, pour qu'elle applique le délai de
prescription plus long relatif à l'infraction pénale éventuellement retenue.".

In concreto, dall'esame degli atti risulta che poiché l'assicurata
non ha dichiarato della sostanza mobile ed i redditi di questa sostanza alla
Cassa di compensazione - a differenza del caso esposto nella DTF 138 V 74, in cui l'autorità fiscale era a conoscenza che l'assicurato riceveva una rendita d'invalidità
dalla previdenza professionale e la sua omissione è stata compiuta (solo) nei
confronti delle prestazioni complementari, ma bastava semplicemente richiamare
la notifica di tassazione per scoprire l'omissione di questo reddito -,
quest'ultima non poteva o poteva solo difficilmente scoprire (stante il segreto
bancario) che __________ possedeva, in realtà, un patrimonio (nascosto) di
oltre Fr. 200'000.- e che, quindi, il diritto alle prestazioni complementari
avrebbe sin da subito dovuto esserle negato stante un'eccedenza di entrate.

In assenza di indizi concreti, dato che negli ultimi dieci anni
l'assicurata non aveva mai accennato all'esistenza di tale sostanza né con la richiesta
di prestazioni complementari né tanto meno ciò risultava dalle sue notifiche di
tassazione e visto che questo capitale è emerso soltanto nel 2011 nell'ambito
dell'autodenuncia all'autorità fiscale da parte dell'interessata medesima, per
la Cassa risultava dunque impossibile venire a conoscenza della effettiva
consistenza del patrimonio dell'assicurata.

In tali circostanze, va dunque ammesso che l'assicurata non solo
ha ingannato l'amministrazione cantonale, ma l'ha anche fatto con astuzia
violando gravemente un suo obbligo di informare.

 

Quali altri elementi costitutivi oggettivi della truffa (Corboz, Les infractions en droit suisse,
vol. I, 2002, pagg. 300-310 ad art. 146 CP) va annoverato l'errore, nel
senso che la vittima è stata tratta in errore, ossia si è fatta una falsa
rappresentazione della realtà sulla scorta dei dati che l'interessata le ha
fornito e quindi ha creduto che l'assicurata fosse indigente e necessitasse di
prestazioni complementari.

 

È pure necessario che vi sia un atto pregiudizievole agli
interessi pecuniari della vittima, ciò che qui è indubbiamente dato, visto
che la Cassa di compensazione è stata chiamata a versare alla richiedente delle
prestazioni complementari.

 

Inoltre, dissimulando la sua reale condizione economica, la nonna
dell'insorgente si è procacciata un indebito profitto sotto forma di
prestazioni complementari e quindi ha arrecato danno al patrimonio della
Confederazione e dei Cantoni (art. 146 cpv. 1 CP), che sono chiamati a versarle
le prestazioni complementari in quanto persona bisognosa che ne ha fatto
richiesta.

 

Infine, va ammesso un rapporto di causalità tra i diversi
elementi evocati, l'inganno astuto deve causare l'errore, l'errore deve causare
l'atto pregiudizievole che a sua volta cagiona il danno (DTF 115 IV 32). Ci
vuole quindi un legame tra l'inganno e il danno (DTF 120 IV 135), ossia
l'inganno astuto deve motivare l'atto che danneggia il patrimonio, in concreto
assolutamente presente.

 

Quali elementi soggettivi della truffa, vanno indicati l'intenzione
e lo scopo dell'indebito arricchimento. L'autore deve agire allo scopo
di procurarsi o di procurare a un terzo un arricchimento indebito. Il reato è
commesso quando sopraggiunge il danno. Non è necessario che ci sia un
arricchimento (DTF 119 IV 214).

Da quanto precede discende, dunque, che i presupposti legali e
giurisprudenziali per qualificare il comportamento adottato dall'assicurata
quale truffa ex art. 146 cpv. 1 CP sono, secondo il TCA, interamente dati.

In conclusione, quindi, la truffa deve essere ammessa, giacché
l'interessata ha omesso di informare correttamente la Cassa di compensazione
sull'esistenza di tutta la sua sostanza e l'amministrazione si è trovata
in una situazione in cui non poteva scoprire la verità se non solo molto
difficilmente.

 

                             2.12.   Stante quanto esposto, per la
restituzione delle prestazioni percepite indebitamente dall'assicurata sarebbe certo
determinante il termine di prescrizione penale più lungo (art. 25 cpv. 2 2a
frase LPGA), ovvero per il reato penale della truffa il termine di prescrizione
è, oggi, di 15 anni ex art. 97 cpv. 1 lett. b CP (Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed.,
2009, pag. 102).

 

Il 20 agosto 2008 (STF 8C_592/2007) il Tribunale federale si è
occupato di un assicurato che ha chiesto ed ottenuto nel 1999 e nel 2004 delle
indennità giornaliere in caso di disoccupazione indicando che il suo domicilio
era in Svizzera, mentre a seguito di un'inchiesta penale è emerso che
l'interessato sin dal 1999 abitava in Francia, malgrado il domicilio ufficiale fosse
nel nostro Paese. La Cassa di disoccupazione gli ha quindi negato ulteriori
prestazioni e gli ha chiesto in restituzione quanto versato fino a quel
momento.

Inoltre, essa ha sporto denuncia penale perché l'assicurato ha
fornito false indicazioni per potere ottenere indebitamente delle prestazioni
dall'assicurazione contro la disoccupazione, sebbene non adempisse la
condizione del domicilio in Svizzera.

Prima di esaminare nel dettaglio questa circostanza, l'Alta Corte
ha precisato che affinché il termine di prescrizione più lungo previsto dal
diritto penale si applichi, non è necessario che l'autore del reato sia stato
condannato (DTF 118 V 193 consid. 4a pag. 197, 113 V 256 consid. 4a pag. 258;
cfr. anche DTF 122 III 225 consid. 4 pag. 226).

Nel caso di specie, il giudice di prima istanza non era dunque
necessariamente tenuto ad attendere che un giudizio penale fosse reso nei
confronti del ricorrente, anche se il giudice avrebbe potuto scegliere di
sospendere la procedura nell'attesa dell'esito del procedimento penale (cfr. consid.
5.3).

 

" 
(…)

5.4

5.4.1 En l'occurrence, l'application de l'art. 105
LACI entre en considération. D'après cette disposition, celui qui, par des
indications fausses ou incomplètes, ou de toute autre manière, aura obtenu pour
lui-même ou pour autrui des prestations de l'assurance auxquelles il n'avait
pas droit sera puni de l'emprisonnement pour six mois au plus ou d'une amende
de 30 000 fr. au plus (20 000 fr. au plus, selon la teneur de l'art. 105 LACI
en vigueur jusqu'au 30 juin 2003; RO 1982 p. 2184, 2003 p. 1728), à moins qu'il
ne s'agisse d'un crime ou d'un délit frappé d'une peine plus élevée par le code
pénal.

 

L'application de l'art. 146 al. 1 CP (escroquerie)
est également envisageable. Cette disposition prévoit une peine privative de
liberté de cinq ans au plus ou une peine pécuniaire à l'encontre de celui qui,
dans le dessein de se procurer ou de procurer à un tiers un enrichissement
illégitime, aura astucieusement induit en erreur une personne par des
affirmations fallacieuses ou par la dissimulation de faits vrais, ou l'aura
astucieusement confortée dans son erreur et aura de la sorte déterminé la
victime à des actes préjudiciables à ses intérêts pécuniaires ou à ceux d'un
tiers." (…).

 

In quest'ultimo caso giudicato dal Tribunale federale, l'assicurato
aveva ricevuto delle prestazioni dall'assicurazione contro la disoccupazione
nel periodo dal 28 ottobre 1999 al 27 ottobre 2001 e dal 1° febbraio 2004 al 31
marzo 2006, per un totale di Fr. 127'314,80.

Per quanto concerne il primo periodo, l'Alta Corte ha rilevato che
a quel momento l'attuale art. 97 cpv. 1 CP non era ancora in vigore e che la
prescrizione dei reati era regolata dall'art. 70 vCP ("5.4.2 L'art. 97 al. 1 CP, dans sa teneur
actuelle, à laquelle se sont référés les premiers juges, n'était pas encore en
vigueur à l'époque du premier délai-cadre d'indemnisation pendant lequel des
prestations litigieuses ont été versées au recourant (du 28 octobre 1999 au 27
octobre 2001). A l'époque, la prescription de l'action pénale était régie par
l'art. 70 aCP (dans sa teneur en vigueur jusqu'au 1er octobre 2002; aRS p. 214;
RO 1994 p. 2290, 2002 p. 2993 et 2996). Cette disposition prévoyait un délai de
prescription de 20 ans si l'infraction était passible de la réclusion à vie, de
dix ans si elle était passible de l'emprisonnement pour plus de trois ans ou de
la réclusion, et de cinq ans si elle était passible d'une autre peine. Le délai
de prescription de l'action pénale pour une infraction telle que décrite à
l'art. 105 LACI était donc de cinq ans - et non de sept ans - à l'époque du
premier des deux délai-cadres pendant lesquels le recourant a perçu les
prestations litigieuses. Il était de 10 ans pour une infraction à l'art. 146
al. 1 CP.").

 

Riportando queste considerazioni al caso concreto, va ricordato che
le prestazioni complementari che sono state indebitamente versate a __________ decorrono
dal 1° gennaio 2001, quando, quindi, vigeva ancora il vecchio ordinamento
penale ed i termini di prescrizione erano più corti rispetto alle nuove norme
entrate in vigore il 1° ottobre 2002.

In tal caso, va dunque fatto riferimento al principio della lex
mitior (art. 389 CP) applicabile in diritto penale, che comporta che i
nuovi termini di prescrizione sono applicabili anche ai reati commessi prima
dell'entrata in vigore della nuova legge, ma solo se sono più favorevoli all'autore
del reato, ciò che è qui il caso.

 

Nella già citata STF 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012, oggetto del
contendere era la correttezza di un ordine di restituzione di prestazioni
versate dal gennaio 2001 al luglio 2010 (ossia quando l'amministrazione
cantonale si è accorta dell'indebito versamento), tenuto conto che era dal 1992
che l'assicurato beneficiava di PC. L'Alta Corte ha rinviato gli atti affinché
fosse esaminato se erano dati i presupposti per una truffa secondo l'art. 146
CP oppure altri reati penali previsti dall'art. 31 LPC, riconoscendo (implicitamente)
che il termine di prescrizione di dieci anni invocato dall'istanza inferiore
nel caso della truffa fosse corretto (cfr. considd. 5 e 6).

 

Lo stesso termine di prescrizione di dieci anni è
stato ammesso nella STF 9C_674/2011 del 3 agosto 2012 al considerando 4.2  in
un'analoga situazione.

 

Per contro, giacché gli ordini di restituzione emessi
nel 2009 concernevano le prestazioni complementari versate al ricorrente dal
dicembre 2003 in poi, nella summenzionata DTF 138 V 74 il termine di
prescrizione dell'azione penale applicabile all'art. 31 cpv. 1 LPC è stato
fissato in sette anni (art. 70 cpv. 1 lett. c vCP valido fino al 31 dicembre
2006, rispettivamente art. 97 cpv. 1 lett. c ed art. 389 CP nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2007). Inoltre, poiché le decisioni di restituzione sono
state emanate meno di sette anni dopo la sottoscrizione della domanda di
prestazioni complementari (giugno 2003), tutte le prestazioni indebitamente
versate potevano essere integralmente richieste sulla base del termine di
prescrizione penale più lungo (cfr. considd. 5.2 e 9).

 

Stanti le argomentazioni appena esposte, ritenuto che, in specie,
la Cassa di compensazione ha iniziato a versare all'assicurata le prestazioni
complementari il 1° gennaio 2001 e quindi che il termine di prescrizione
dell'azione penale, del reato di truffa giusta l'art. 146 cpv. 1 CP era, all'epoca
dei fatti, di 10 anni a buon diritto la Cassa cantonale di compensazione, in
quest'ultimo caso, potrebbe chiedere la restituzione di tutte le
prestazioni complementari versate all'assicurata negli ultimi dieci anni.

 

                             2.13.   Va ancora rilevato che la
Cassa cantonale di compensazione ha fondato il termine decennale della
prescrizione della sua pretesa di restituzione di PC sull'art. 175 LIFD e sull'art.
258 cpv. 1 LT, considerando il reato commesso dall'assicurata di natura fiscale
(la sottrazione d'imposta).

 

La questione dell'applicabilità in concreto di tale lunga
prescrizione per questa contravvenzione non va approfondita in concreto.

Infatti, con la legge del 20 marzo 2008, il Parlamento federale ha
approvato una modifica della LIFD, entrata in vigore il 1° gennaio 2010, per
cui ha previsto l'esenzione di pena in caso di autodenuncia a fronte di una
sottrazione d'imposta (art. 175 cpv. 3 e 4 LIFD). La norma impone una
collaborazione attiva del contribuente per l'accertamento dei fatti ed il pagamento
del dovuto.

La norma cantonale dell'art. 258 LT segue pedissequamente quella
federale (su questi aspetti, Marco
Bernasconi e Donatella Ferrari: Le nuove norme relative alla
semplificazione del ricupero di imposta in caso di successione e
all'introduzione dell'autodenuncia esente da pena, in RTiD I-2008 pag. 487
segg.).

 

Ma le due norme citate non prescindono esclusivamente dall'infliggere
una multa, ma anche "dall'aprire un procedimento penale" se adempiute
le condizioni.

Tale rinuncia a livello fiscale rende, d'avviso di questo
Tribunale, comunque inapplicabile, nel contesto dell'art. 25 cpv. 2 LPGA, la
prescrizione voluta con la LT e la LIFD per la sottrazione fiscale.

 

La ratio della prescrizione più lunga dell'art. 25 cpv. 2 LPGA,
ossia quella di un parallelismo tra il diritto delle assicurazioni sociali ed
il diritto penale/fiscale, non sarebbe concretizzata a fronte di una rinuncia a
procedere da parte della competente autorità fiscale di persecuzione.

 

                             2.14.   In merito all'applicazione
della suindicata perenzione di dieci anni in caso di truffa ex art. 146 cpv. 1 CP,
il TCA evidenzia che, a differenza del caso giudicato in DTF 138 V 74, in specie l'assicurata che ha indebitamente percepito le prestazioni complementari dal 1° gennaio
2001 al 30 giugno 2011, è venuta a mancare il 2 giugno 2011 (doc. 8).

 

L'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA prescrive che sono tenuti alla
restituzione il beneficiario della prestazione indebitamente concessa o i suoi
eredi. Stante il decesso di __________, dal profilo delle assicurazioni sociali
debitrice dell'obbligo di restituzione è quindi diventata la ricorrente, sua unica
erede (doc. 8).

 

A questo proposito, con sentenza P 32/06 del 14 novembre 2006, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni si era così pronunciato riguardo all'obbligo di
restituzione da parte di un coniuge di prestazioni di cui ha beneficiato
illegalmente l'altro coniuge, deceduto:

 

" 
(…)

3.3 Le recourant soutient que la créance en
remboursement de l'intimée - qui serait née avec la décision de restitution le
10 mai 2004, soit après le décès de la bénéficiaire - ne pourrait entrer dans
la masse successorale, faute d'avoir existé à l'ouverture de la succession.

Cet argument n'apparaît pas fondé au regard de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, selon laquelle la dette de
la personne tenue à restitution passe aux héritiers - sauf répudiation de la
succession - au décès de cette dernière (ATF 105 V 82 consid. 3, 96 V 73
consid. 1), même lorsque l'administration n'a pas fait valoir la créance en
restitution du vivant de la personne tenue à restitution (ATF 129 V 70
consid. 3 et l'arrêt cité). En effet, les droits et les obligations pécuniaires
du de cujus qui ressortissent au droit public sont transmis aux héritiers avec
le reste de son patrimoine; par conséquent, la dette en restitution du
défunt devient une dette personnelle des héritiers. L'obligation de restitution
du de cujus passe aux héritiers (à condition qu'ils acceptent la succession)
même lorsqu'elle n'a pas encore fait l'objet d'une décision; il suffit pour
cela que la dette découle d'un rapport de droit que l'assuré a créé de son
vivant. En vertu du principe de l'universalité de la succession, les
héritiers peuvent, même dans ce cas, être recherchés personnellement (RCC 1959
p. 402 consid. 2, 1970 p. 578 consid. 1). 

 

Dès lors que la créance en restitution porte sur des
prestations versées (en trop) à la bénéficiaire pour la période allant d'août
2001 à décembre 2003 et relève d'un rapport de droit créé du vivant de
celle-ci, l'obligation de restitution a passé au recourant, même si la décision
y relative n'a été prise qu'après le décès de son épouse." (…)  (la
sottolineatura è della redattrice)

 

Anche la summenzionata DTF 138 V 74, al considerando 6.1, a
proposito della necessità, per la Cassa di compensazione rispettivamente per il
giudice delle assicurazioni sociali, in ambito di restituzione di prestazioni
versate indebitamente, di fondarsi su una sentenza penale o, in suo assenza, di
dovere esaminare pregiudizialmente se la restituzione si fonda su un atto
punibile e quindi l'autore sarebbe condannato penalmente, ricorda che
determinante è l'esistenza di un atto oggettivamente punibile penalmente, che la
persona tenuta alla restituzione abbia commesso l'atto punibile penalmente e che
essa stessa adempia ai presupposti soggettivi di punibilità ("Erforderlich
ist, dass eine objektiv strafbare Handlung vorliegt und dass die auf
Rückerstattung belangte Person die strafbare Handlung begangen hat und die
subjektiven Strafbarkeitsvoraussetzungen erfüllt (vgl. BGE 118 V 193 E. 4a S. 197 f.; 113 V 256 E. 4a S. 258 f.; Urteil K 70/06 vom 30. Juli
2007 E. 6.2 und 6.4, nicht publ. in: BGE 133 V 579, aber in: SVR 2008 KV Nr. 4
S. 11)").

 

La morte della persona perseguita o perseguibile penalmente estingue
l'azione pubblica tendente alla sanzione del comportamento.

 

L'esistenza o la realizzazione di una causa di estinzione
dell'azione pubblica, come per ogni azione intentata in giustizia, costituisce
un ostacolo che impedisce in modo permanente e definitivo di intentare delle
azioni e di adire l'autorità competente o, se l'autorità penale è già stata
sollecitata, che impone di terminare l'azione pubblica (Piquerez, op. cit., pag. 592. N. 2719).

 

La concretizzazione di questo principio ha
portato il legislatore a stabilire che il pubblico ministero emana un
decreto di non luogo a procedere, se vi sono degli impedimenti a procedere
(art. 310 cpv. 1 lett. b CPP) rispettivamente dispone l'abbandono totale o
parziale del procedimento, se non possono definitivamente essere adempiuti
presupposti processuali o sono intervenuti impedimenti a procedere (art. 319
cpv. 1 lett. d CPP). Questi motivi comprendono, ad esempio, il mancato rispetto
dei termini di querela, la prescrizione, il decesso dell'imputato, l'incapacità
processuale durevole (Bernasconi/Galliani/Marcellini/Meli/
Mini/Noseda, Codice svizzero di procedura penale, Commentario, 2010,
pag. 612 N. 8 ad art. 319 cpv. 1 lett. d CPP, Niggli/Heer/Wiprächtiger,
Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2011, N. 15 ad art. 319).

 

In particolare, dunque, la morte della persona perseguita comporta
l'estinzione dell'azione pubblica, poiché il principio della personalità
delle pene vieta di perseguire penalmente gli eredi del delinquente defunto
(Piquerez, op.
cit., pag. 592 N. 2720). Di conseguenza, l'azione pubblica non
può più essere esercitata e, se è già stata avviata, essa non può più essere
continuata (Piquerez, Précis de
procédure pénale suisse, 1994, pag. 328 N. 1698; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., pag. 423 N. 7).

Fondandosi su questo principio, la Corte europea ha condannato la
Svizzera in due occasioni per avere inflitto una sanzione penale agli eredi per
una frode fiscale commessa dal de cujus (A.P., M.P. e T.P. contro Svizzera e
E.L., R.L. e J.O.-L. contro Svizzera del 29 agosto 1997, n. 45, Rec. 1997-V,
pag. 1477 e 1509). In questi giudizi, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha
affermato che esiste una regola fondamentale del diritto penale, secondo cui la
responsabilità penale non sopravvive all'autore del reato penale. 

 

Nel medesimo senso la sentenza 6B_459/2008 del 20 maggio 2009.

 

Ancora recentemente il Tribunale federale ha confermato questa conclusione,
affermando che "il decesso dell'opponente comporta lo stralcio della
causa, non essendo più dati gli estremi per procedere penalmente nei suoi
confronti" (STF 1B_701/2012 del 30 aprile 2013).

 

Infine, questo Tribunale rileva che, come per la LPC e la LPGA, in
ambito di responsabilità civile secondo la legge federale sulla circolazione
stradale, l'art. 83 cpv. 1 2a frase LCStr prevede che se l'azione di
risarcimento o di riparazione derivante da infortuni cagionati da veicoli a
motore, velocipedi o mezzi simili a veicoli deriva da
un reato per il quale la legislazione penale stabilisce una prescrizione più
lunga, questa è applicabile anche all'azione civile.

 

Pertanto, questa norma va interpretata conformemente alla giurisprudenza
sviluppata in relazione all'art. 60 cpv. 2 CO, il cui tenore è identico. La
regola dell'estensione della prescrizione ha per scopo di armonizzare la
prescrizione del diritto civile con quella del diritto penale. Affinché l'art. 60
cpv. 2 CO sia applicabile, il comportamento all'origine del danno deve
adempiere gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi di un atto punibile
secondo il diritto cantonale o federale. Il giudice civile applicherà le regole
del diritto penale; egli è tuttavia vincolato da una condanna penale, da una
sentenza liberatoria che constata l'assenza di un atto punibile o da una
decisione di sospensione della procedura penale assortita degli stessi effetti di
un giudizio quanto al suo carattere definitivo. L'applicazione della
prescrizione penale più lunga suppone anche che il reato sia in relazione di
causalità naturale ed adeguata con il danno che dà luogo all'azione civile (DTF 136 III 502 al considerando 6.1).

 

Inoltre, sempre a proposito della prescrizione penale più lunga in
ambito di LCStr, la sentenza 4D_80/2007 del 9 aprile 2008 si è
così espressa:

 

" 
(…)

2.2.1 La prescription des actions en
dommages-intérêts et en réparation du tort moral qui découlent d'accidents
causés par des véhicules automobiles ou des cycles est réglée par l'art. 83 al.
1 LCR (RS 741.01). En vertu de cette disposition, lesdites actions se
prescrivent par deux ans à partir du jour où le lésé a eu connaissance du
dommage et de la personne qui en est responsable, mais en tout cas par dix ans
dès le jour de l'accident; toutefois, si les dommages-intérêts dérivent d'un
acte punissable soumis par les lois pénales à une prescription de plus longue
durée, cette prescription de plus longue durée s'applique à l'action civile.
L'art. 83 al. 1, 2e phrase, LCR doit être interprété conformément à la
jurisprudence développée en relation avec l'art. 60 al. 2 CO, dont la teneur
est identique (cf. ATF 131 III 430 consid. 1.2). La prescription de plus longue
durée du droit pénal s'applique aussi à l'action directe du lésé, prévue par
l'art. 65 al. 1 LCR, contre l'assureur en responsabilité civile (ATF 125 III
339 consid. 3b; 112 II 79 consid. 3; cf. ATF 122 III 225 consid. 5).

 

2.2.2 Pour que la prescription de plus longue
durée du droit pénal soit applicable, il faut que l'acte comme tel soit
objectivement punissable et qu'il puisse être attribué au défendeur (ATF
112 II 172 consid. II/2b p. 188; 106 II 213 consid. 4a). Le juge civil
appliquera, à titre incident, les règles du droit pénal; il est toutefois lié
par une condamnation pénale, par un prononcé libératoire constatant l'absence
d'acte punissable ou par une décision de suspension de la procédure pénale
assortie des mêmes effets qu'un jugement quant à son caractère définitif (ATF
122 III 225 consid. 4; 118 V 195 consid. 4a; 111 II 429 consid. I/2d p.
440; 106 II 213 consid. 3). L'application de la prescription
pénale plus longue suppose aussi que l'infraction visée soit en relation de
causalité naturelle et adéquate avec le préjudice donnant lieu à l'action
civile (ATF 127 III 538 consid. 4b; 122 III 5 consid. 2c et les références
citées). Il faut de plus que le bien juridique lésé entre dans le cercle des
biens protégés par la norme pénale considérée (ATF 122 III 5 consid. 2c; 71 II
147 consid. 7b; Brehm, Berner Kommentar, Band VI/1/3/1, 1998, n. 67 ad art. 60
CO et les références citées)." (…) (l'evidenziatura è della redattrice)

 

                             2.15.   Riportando le summenzionate
considerazioni al caso di specie, __________ è la sola ed unica responsabile
dal profilo penale del reato che le ha permesso di ottenere, a torto, delle
prestazioni complementari dal 2001 al 2011.

Tuttavia, l'autrice delle infrazioni di cui all'art. 146 cpv. 1
CP, è deceduta. Di conseguenza, l'azione penale nei suoi confronti, neppure
aperta, non è possibile ed è estinta.

 

L'insorgente, da parte sua, non ha commesso alcun reato. 

In virtù delle argomentazioni esposte, d'avviso del Tribunale, non
è pertanto possibile estendere all'erede i termini della perenzione penale che
sarebbe stata applicata all'assicurata.

 

Come visto, infatti, il termine più lungo della prescrizione
penale può unicamente essere adottato nei confronti dell'autore dell'atto
punibile, dunque non anche esteso alla nipote per il solo fatto che essa ha
ereditato, alla morte dell'assicurata, i crediti ed i debiti della defunta
parente (art. 560 cpv. 2 CC; citata STFA P 32/06 consid. 3.3).

 

In conclusione, la prescrizione penale più lunga derivante
dall'art. 146 cpv. 1 CP in relazione con l'art. 25 cpv. 2 2a frase LPGA, non
può essere estesa anche all'insorgente, siccome non è possibile attribuirle un
atto oggettivamente e soggettivamente punibile penalmente che è stato commesso
da terzi e per il fatto che una decisione formale nei confronti dell'assicurata
tesa alla restituzione delle rendite PC versate non è stata emanata prima della
morte della stessa.

 

In queste circostanze, va ritenuto il termine di perenzione
generale di cinque anni di cui all'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA.

Non va dimenticato che il debito della defunta di restituire le
prestazioni indebitamente percepite diventa un debito personale degli eredi e, di
conseguenza, l'obbligo di restituzione del de cujus passa agli eredi (citata
STFA P 32/06 consid. 3.3) in virtù dell'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA.

Per contro, l'estensione del termine di prescrizione se v'è un
reato per il quale la legislazione penale stabilisce una prescrizione più lunga,
non può dunque entrare in linea di conto.

 

 

 

Ne discende, dunque, che il termine assoluto di perenzione del
credito della Cassa di compensazione è fissato in cinque anni e va
calcolato conformemente alle regole ordinarie dell'art. 25 cpv. 2 LPGA.
L'obbligo di restituzione delle prestazioni può essere fatto valere
retroattivamente di cinque anni dal settembre 2012, ossia da quando la Cassa di
compensazione, venuta a conoscenza dei fatti giustificanti la restituzione, ha
emesso la decisione formale di restituzione delle prestazioni indebitamente
ricevute dall'assicurata (DTF 138 V 74 consid. 5.2), e non dal giugno 2011 come
ritenuto nella decisione impugnata.

Ciò porta ad ammettere la perenzione di una parte delle pretese
dell'amministrazione (citata STF 8C_592/2007 consid. 5.4.4).

 

                             2.16.   Da quanto precede risulta
dunque che la decisione impugnata deve essere annullata ed il ricorso va integralmente
accolto, con rinvio degli atti alla Cassa di compensazione per l'emanazione di
una nuova decisione di restituzione di prestazioni indebitamente ricevute conformandosi
a quanto esposto.

 

Visto l'esito del ricorso e siccome è patrocinata da un legale
(art. 61 lett. g LPGA), alla ricorrente sono attribuite ripetibili.

 

Di conseguenza, si prescinde pure dal sentire l'insorgente e di
indire quindi una pubblica udienza come richiesto (doc. I), siccome superflua
ai fini della soluzione della controversia.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

 

                                         § La
decisione impugnata è annullata e gli atti vanno rinviati alla Cassa cantonale di
compensazione, affinché emani una nuova decisione che tenga conto delle
considerazioni esposte.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa di compensazione verserà alla ricorrente
l'importo di Fr. 2'000.- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare
quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve
motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti