# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9212d9ad-a5e2-5f5b-8dd5-55769f92ddbc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.10.2003 11.2003.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-111_2003-10-15.html

## Full Text

Incarto no

  11.2003.111

  	
  Lugano

  15 ottobre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.__ (rapporti
di vicinato: piantagioni) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna
promossa con istanza del 26 novembre 2001 da

 

	
   

  	
  __________ _______ 

  ________  _______ 

  ________  __________ 

  (patrocinati dall' ______ 
  _______) 

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  __________ _________________

  __________ ____________________ 

  (patrocinati dall;

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 4 settembre 2003 presen­tato da __________ __________ e
__________ __________ __________ contro la sentenza emessa il 16 luglio 2003
dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________, __________ e __________ __________ sono
comproprietari (rispettivamente per un mezzo, un quarto e un quarto) della
particella n. __________RFD di __________ __________ (541 m²). Sulle contigue
particelle 

                                         n.
__________ (4738 m²) e __________ (315 m²), proprietà di __________ __________
e __________ __________ __________ in ragione di metà ciascuno, sorgono alberi
d'alto fusto e piante di bambù che seguono il confine lungo il fondo n.
__________. Con istanza del 26 novembre 2001 __________, __________ e
__________ __________ hanno chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno
Campagna che fosse ordinato a __________ __________ e __________ __________
__________ di allontanare la siepe di bambù a 50 cm dal confine, riducendone
l'altezza a 1.25 m, di eliminare quelle piante le cui radici già avevano
raggiunto il loro giardino, di adot­tare provvedimenti affinché ciò non avesse
a ripetersi e di rimuovere tutti gli alberi d'alto fusto a meno di 8 m dal
confine, come pure qualsiasi altro albero che cagioni loro danni.

 

                                  B.   Alla
discussione del 17 giugno 2002 gli istanti hanno ribadito le proprie richieste,
mentre __________ __________ e __________ __________ __________ hanno chiesto
di respingere l'istanza. Chiusa l'istrut­toria, le parti hanno confermato le rispettive
domande nei rispettivi memoriali conclusivi. Statuendo con sentenza del 16
luglio 2003, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza, nel senso che ha
fissato ai convenuti un termine di 60 giorni dal passaggio in giudicato del
dispositivo per estirpare tutti i bambù esistenti sul fondo n. __________entro
la fascia di 8 m dal confine con la particella n. __________, togliendo i rizomi
e i germogli che invadevano quest'ultima. Le spese di fr. 2559.30, con una
tassa di giustizia di fr. 500.–, sono state poste a carico delle parti in
ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                  C.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ e __________ __________
__________ sono insorti con un appello del 4 settembre 2003 nel quale chiedono
che l'istanza sia respinta o quanto meno, in subordine, che l'ingiunzione di
eliminare le piante riguardi unicamente quelle d'età inferiore ai dieci anni.
L'appello non ha formato oggetto di intimazione.

                                         

Considerando

 

in diritto:                  1.   Quando l'appellabilità di una sentenza dipende dal valore delle
domande, questo è determinato dalle conclusioni prese dall'appellante
nell'ultimo atto di causa davanti al giudice di primo grado (art. 15 CPC).
Nelle cause relative a rapporti di vicinato il valore litigioso è quello che i
diritti controversi hanno per il fondo dominante, rispettivamente quello
corrispondente alla svalutazio­ne del fondo serviente se essa è maggiore (art.
9 cpv. 3 CPC; cfr. anche Poudret,
Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990,
n. 9.5 ad art. 36, pag. 284). In concreto __________, __________ e __________
__________ si sono limitati a indicare nella loro istanza un valore litigioso
“inferiore a fr. 8000.–” (pag. 1). Nella sentenza il Pretore lo ha poi fissato
“in via equitativa” in fr. 7000.– (sentenza impugnata, consid. 8). Con
l'appello i convenuti contestano tale valore, sostenendo che viste le opere
ordinate dal Pretore e quelle proposte dal perito “la valutazione in fr. 7000.–
del valore di causa appare estremamente ottimistica, e ben si giustifica quindi
considerare il valore delle domande di controparte in oltre fr. 8000.–”. Sapere
se ciò sia il caso può in realtà rimanere indeciso, dato che – come si
constaterà oltre – l'appello si rivela in ogni modo destinato all'insuccesso.  

 

                                   2.   Litigiosa
in questa sede è la rimozione dei bambù e dei relativi rizomi ordinata dal
Pretore. L'art. 155 LAC vieta di piantare o di lasciar crescere alberi d'alto
fusto non fruttiferi, così come roveri, castagni e noci, se non alla distanza
di 8 m da abitazioni, orti, giardini e vigne, e di 6 m da al­tri fabbricati e
fondi coltivi. Qualora le piante siano state allocate o lasciate crescere a una
distanza inferiore, il vicino deve nondi­meno tollerarle senza indennità se non
ha fatto opposizione entro il termine di dieci anni (art. 160 LAC). Ora, il
bambù rientra senza dubbio tra le piante d'alto fusto non fruttifere (Jacomella/Lucchini, I rapporti di
vicinato nel Can­tone __________, __________ 1996, pag. 137; Rep. 1997 pag.
143). Le considerazioni circa la natura dei bambù, che a mente degli appellanti
sarebbero di natura erbacea sicché la loro età andreb­be stabilita tenendo
conto non della singola pianta, ma della macchia intera, nulla mutano. È vero
che i bambù appartengono alla famiglia delle graminacee ed è altrettanto vero
che molte graminacee sono piante erbacee. Il bambù tuttavia è un arbusto, e
come tale rientra nella tipologia delle piante arboree e non di quelle erbacee.
Le speciose argomentazioni dell'appellante cadono dunque nel vuoto.

 

                                   3.   Giusta
l'art. 8 CC, ripreso dall'art. 183 CPC, chi vuol dedurre il suo diritto da una
circostanza di fatto da lui asserita, deve recarne la prova. Pertanto, chi
accampa il diritto di mantenere alberi piantati o cresciuti in violazione delle
norme sulle distanze da confine deve dimostrare la tolleranza decennale da
parte del vicino (Scolari, Commentario
sulla legge d'applicazione e complemen­to del CC, Cadenazzo 1996, pag. 674 n.
1500 ad art. 160 LAC; Cocchi/Trezzini, CPC
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 23 ad art. 183 CPC; Rep. 1982 pag. 109
seg.). In concreto incombeva di conseguenza agli appellanti provare che i bambù
in questione hanno almeno 10 anni. Dall'istruttoria non risulta però una
circostanza del genere, come gli stessi convenuti hanno riconosciuto davanti al
Pretore (conclusioni pag.7-8 ) e come essi ammettono ancora in questa sede
(pag. 9, punto 2.3). L'appello andrebbe dunque respinto già per questa ragione.

 

                                   4.   Gli
appellanti si dolgono che la perizia disposta dal Pretore sia stata esperita
modificandone i termini e postulano la riassunzione della prova in appello. Se
non che, davanti al Pretore essi non avevano sollecitato perizia di sorta, ma
essa era stata sollecitata dagli istanti tant’è che il Pretore l'aveva ammessa
con ordinanza del 17 giugno 2002, assegnando agli istanti medesimi un termine
per presentare i quesiti e versare un anticipo di fr. 2000.– in garanzia delle
spese presunte. Ricevuti i quesiti e la controdomanda dei convenuti, il primo
giudice aveva nominato come perito l'ing. __________ __________ di __________o,
il quale, così richiesto, aveva allestito un preventivo di fr. 8500.–.
Giudicati eccessivi i costi, gli istanti avevano proposto di discutere la
questione con il perito, soggiungendo che non avrebbero pagato l'ulteriore
anticipo di fr. 6500.–. Il Pre­tore ha quindi invitato le parti “a concordare
un altro modo di procedere meno costoso direttamente con il perito” (lettera
del 17 ottobre 2002).I convenuti vi si erano opposti, sottolineando che il
rifiuto di prestare l'anticipo poteva interpretarsi solo come rinuncia alla perizia.
Anzi, avevano precisato che si sarebbero attenuti “a quanto deciso in prima
battuta dalla Pretura, con tutti i rischi che potrebbero derivare loro in caso
di soccombenza. Essi non sono pertanto disposti a modificare i quesiti peritali
così come richiesto dalla controparte e, qualora questa persistesse nel non
pagare l'anticipo, essi richiedono che la prova peritale venga stralciata”.
Preso atto di ciò, gli istanti avevano invitato il Pretore a “valutare la
possibilità di assegnare la perizia ad un perito meno caro” (lettera del 25
ottobre 2002). E il Pretore aveva nomina­to __________ __________ di __________
(ordinanza del­l'8 novembre 2002). Questi, preventivata la spesa in fr. 1680.–
e ricevuta conferma del mandato, ha allestito la perizia. Il 23 gennaio 2003
entrambe le parti avevano poi chiesto la delucidazione orale del referto,
avvenuta l'11 marzo 2003.

 

                                   5.   Da
quanto precede risulta chiaramente che il Pretore, accertati i costi
preventivati dal primo perito, ha designato un nuovo perito, meno oneroso. Gli
ha sottoposto ad ogni modo i quesiti delle parti, senza correzioni né
limitazioni. La richiesta degli appellanti volta a far assumere in appello una
nuova perizia “come originariamente ordinato” non trova quindi spazio. Avessero
ritenuto insufficiente la perizia ordinata dal Pretore, i convenuti avrebbero
dovuto censurare il referto in sede di delucidazione orale (art. 252 cpv. 2
CPC). Nulla impediva loro a quel momento, invece di limitarsi a generiche
domande, di postulare un complemento del referto o finanche la designazione di
un nuovo perito (cfr. Rep. 1991 pag. 485). Certo, gli interessati lamentano
altresì di non essere stati consultati sulle spese della prova peritale. Essi dimenticano
tuttavia di essersi non solo opposti alla perizia (foss'anche semplificata), ma
di avere postulato espressamente lo stralcio della prova ove la controparte non
ne avesse anticipato le spese (lettera del 22 ottobre 2002). Il Pretore non
aveva quindi motivo per invitarli ad anticipare essi medesimi le spese del referto.
Invano poi essi evocano l'art. 322 lett. a CPC, secondo cui la Camera civile di
appello può ordinare d'ufficio l'assunzione di prove utili per la formazione
del proprio convincimento. Tale norma, in effetti, non è destinata a supplire
negligenze probatorie (Cocchi/ Trezzini,
op. cit., n. 1 ad art. 322 CPC; Rep. 1982 pag. 110), né questa Camera
deve corroborare il proprio convincimento.

 

                                   6.   Si
aggiunga che, in concreto, il referto non denota incoerenza (come asseriscono
gli appellanti), ma se mai imprecisione. Il perito ha attribuito infatti al
sottobosco di bambù proveniente dai rizomi un'età superiore ai cinque anni, ma
inferiore ai dieci (pag. 5; verbale dell'11 marzo 2003, pag. 2). Egli non ha
mancato invero di rilevare che taluni “alto­fu­sti” hanno più di dieci anni 
(loc. cit.). Se non che, nelle condizioni descritte incombeva ai convenuti
esigere che il perito indicasse puntualmente di quali “alto-fusti” si
trattasse. In mancanza di ciò, mal si comprende come questa Camera potrebbe
ingiungere ai convenuti – come essi prospettano in subordine – la rimozione
delle sole piante che hanno meno di dieci anni.

                                         

                                   7.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CC), mentre
non si giustifica di assegnare ripetibili agli istanti, cui l'appello non è
stato intimato e non ha causato costi presumibili.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 200.–

                                         b) spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico degli appellanti in solido. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  – avv. __________ __________, __________; 

  – avv. __________ __________, __________.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria