# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f46799a4-28a3-5af7-bacf-7728a79710b3
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-26
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 26.06.2018 R 2017 88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2017-88_2018-06-26.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN

DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 17 88

5a Camera 

presidenza Racioppi
giudici Meisser, Audétat 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 26 giugno 2018

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____ SA,

rappresentata dall'Avvocato lic. iur. Roberto A. Keller,

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Filippo Gianoni,

convenuto

concernente licenzia edilizia

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1. In data 23 febbraio 2017, la A._____ SA introduceva domanda di 

costruzione per l'edificazione di un nuovo capannone sul fondo no. 1024 

sul territorio del Comune di X._____, in zona industriale 2. Il 31 marzo 

2017, l'autorità comunale chiedeva alla committente di voler meglio 

specificare particolari aspetti dell'attività prevista, dell'utilizzazione esterna 

dell'area e delle finalità dell'autolavaggio progettato. L'11 aprile 2017 la 

A._____ SA dava seguito alla richiesta, adducendo essenzialmente di 

prevedere di scortecciare e/o di passare al tornio tronchi d'albero per poi 

farne degli assi, listoni, fontane, tavoli per l'esterno ecc. o semplicemente 

legna da ardere. Esternamente era previsto il deposito del materiale grezzo 

nonché della legna già tagliata e la zona autolavaggio era intesa ripulire 

previamente i tronchi d'albero prima della loro lavorazione con macchine 

da taglio.

2. Con decisione 25/28 settembre 2017 la licenza di costruzione veniva 

rifiutata con la motivazione che lo scopo della richiedente - così come 

risulterebbe dall'iscrizione a registro di commercio - non si conformerebbe 

alla funzione prevista per la zona di utilizzazione che ammetterebbe solo 

costruzioni destinate alla produzione artigianale e industriale leggera. 

3. Il 27 ottobre 2017 la A._____ SA adiva il Tribunale amministrativo 

chiedendo l'annullamento dell'impugnativa e, in via principale, che gli atti 

venissero ritornati al comune convenuto per nuova decisione che 

contemplasse il rilascio della licenza di costruzione o, eventualmente, che 

la domanda di costruzione venisse accolta e rilasciata la licenza di 

costruzione richiesta. Per la ricorrente la motivazione addotta per rifiutare 

il rilascio della licenza edilizia costituirebbe già un formale diniego di 

giustizia, dopo che l'autorità edilizia non sarebbe neppure entrata 

materialmente nel merito della stessa, malgrado le delucidazioni fornite 

dall'istante in sede di istruttoria. Sarebbe poi insostenibile e contrario al 

principio della buona fede, rifiutare la licenza edilizia con la motivazione 

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addotta dal comune, motivazione comunque insostenibile anche 

materialmente. 

4. Nella risposta di causa del 19 novembre 2017, il Comune di X._____ 

postulava la reiezione del ricorso, ribadendo la non conformità alla zona di 

utilizzazione dell'attività svolta dall'istante sia per quanto riguarderebbe lo 

scopo iscritto a registro di commercio sia considerando il tipo di attività che 

la ditta intenderebbe concretamene svolgere sul posto. 

5. Nell'ambito del secondo scambio di scritti processuali, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte. Queste verranno riprese, per quanto utile ai fini del giudizio, nella 

considerazioni di merito che seguono.

Considerando in diritto:

1. La controversia verte materialmente sulla liceità del rifiuto decretato dal 

comune convenuto di rilasciare all'istante la licenza di costruzione. 

Formalmente, l'istante adduce un diniego di giustizia e un atteggiamento 

contrario alle regole della buona fede.

2.1. Secondo la prassi del Tribunale federale (sentenza 1P.253/2004 del 20 

aprile 2005 cons. 3.1 e riferimenti), nel caso di denegata giustizia, l'autorità 

competente rimane del tutto inattiva o esamina l'istanza in modo 

insufficiente (DTF 135 I 6 cons. 2.1, 117 Ia 116 cons. 3a, 114 V 147 cons. 

3a e riferimenti ivi menzionati); in quello di ritardata giustizia essa non si 

pronuncia entro un termine adeguato (DTF 107 Ib 160 cons. 3b e c; 

sentenza 1P.315/2001 del 20 giugno 2001, cons. 2), tenuto conto della 

natura dell'affare nonché dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 

164 cons. 3b e riferimenti). Alla luce di tali elementi la presente fattispecie 

non ricade propriamente nel diniego di giustizia, avendo l'autorità statuito 

sulla domanda di costruzione respingendola. Il fatto che l'autorità, pur 

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avendo chiesto spiegazioni in merito alla concreta attività della 

committenza abbia poi emanata una decisione prendendo a motivo del 

rifiuto tutt'altri argomenti e senza prendere posizione sulle osservazioni 

fornite dell'istante, potrebbe invece configurare nella concreta situazione 

più una violazione del diritto di audizione ed in particolare del dovere 

dell'autorità di motivare le proprie decisioni. 

2.2. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito - esplicitamente 

disciplinato all'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale (Cost.; RS 101) - 

deve in particolare essere dedotto il diritto dell'interessata di esprimersi su 

tutti i punti essenziali di un procedimento prima della resa di una decisione 

sfavorevole nei suoi confronti (DTF 133 I 277 cons. 3. 1, 126 I 16 cons. 

2a/aa, 124 I 51 cons. 3a), di fornire prove riguardanti i fatti suscettibili di 

influire sul provvedimento, di poter prendere visione dell'incarto, di 

partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di 

determinarsi in proposito (DTF 132 V 370 cons. 3. 1 e riferimenti). Dal diritto 

di audizione va dedotto anche il diritto ad una decisione motivata. 

L'esigenza di una motivazione è rispettata non appena l'interessata possa, 

attraverso la decisione o sulla scorta di altri elementi della causa a lei noti, 

rendersi conto sufficientemente delle ragioni che stanno alla base della 

decisione (DTF 123 I 34 cons. 2c, 122 IV 8 cons. 2c). Per contro, la prassi 

non esige che l'autorità debba prendere posizione su tutti gli argomenti 

sollevati (DTF 121 I 57 cons. 2c e riferimenti), ma basta che si limiti alle 

questioni rilevanti ed essenziali (DTF 133 I 277 cons. 3.1; 129 I 235 cons. 

3.2; 126 I 102 cons. 2b e 124 V 181 cons. 1a e riferimenti). In definitiva, 

l'insieme dei motivi deve permettere all'interessata di afferrare le ragioni a 

fondamento del provvedimento per poterlo eventualmente deferire, con 

piena cognizione di causa, all'istanza superiore (DTF 136 I 236 cons. 5.2, 

134 I 88 cons. 4.1, 124 II 146 cons. 2a, 121 I 57 cons. 2c e 119 Ia cons. 

4d). In quanto garanzia costituzionale di natura formale, la violazione del 

diritto di audizione implica l'annullamento della decisione impugnata, 

indipendentemente dalle possibilità di successo di fondo del ricorso (DTF 

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137 I 195 cons. 2.2, 135 I 187 cons. 2.2 e rinvii nonché 121 I 330 cons. 2a). 

Anche però in caso di violazione del diritto di audizione un sanamento del 

vizio è possibile. Conformemente alla consolidata prassi sviluppata dal 

Tribunale amministrativo a questo riguardo (PTA 1996 no. 107 e 1997 no. 

7), se la ricorrente ha avuto la possibilità di proporre i propri argomenti 

davanti ad un'istanza che gode di piena cognizione, se la lesione in 

questione è da qualificarsi come non grave e se dal ritorno degli atti 

all'autorità inferiore non è dato attendersi altro che un semplice dispendio 

procedurale fine a se stesso, il vizio va considerato sanabile in questa sede 

(DTF 137 I 195 cons. 2.3.2, 136 V 117 cons. 4.2.2.2 nonché 133 I 201 cons. 

2.2 e sentenze del Tribunale amministrativo S 16 122, R 14 113 e 158). 

2.3. Sulla questione della conformità alla zona la committente era stata sentita. 

Nello scritto dell'istante all'attenzione dell'autorità edilizia dell'11 aprile 2017 

veniva esposta nel dettaglio il genere di lavori che la ditta intendeva 

effettuare nel capannone e a quale scopo venisse destinata l'area esterna 

circostante l'edificio. Nella decisione di rifiuto qui deferita a giudizio, 

l'autorità comunale ha scelto come motivo per negare la licenza edilizia 

un'argomentazione non ventilata in precedenza e la stessa autorità non ha 

minimamente preso concretamente posizione sul perché l'attività che la 

ditta indicava di voler svolgere non si conformasse alla normativa 

comunale. Questa palese mancanza di concretizzazione dei motivi del 

rifiuto, con il semplice riferimento allo scopo indicato a registro di 

commercio della ditta, costituisce una violazione del diritto di audizione. 

Come espressamente riconosciuto anche dal ricorrente stesso, la 

motivazione del rifiuto in relazione all'attività che la ditta intende svolgere 

concretamente è stata fornita per la prima volta in sede di ricorso e 

nell'ambito del secondo scambio di scritti processuali, l'istante ha potuto 

determinarsi sulla motivazione invocata. Nell'ottica del diritto di audizione, 

godendo il Tribunale amministrativo di una cognizione piena, il vizio 

procedurale può allora essere ritenuto sanato, anche considerato che 

l'istante stesso non pretende l'annullamento del provvedimento già per 

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questo fatto. Nell'evenienza poi, da un ritorno degli atti all'autorità comunale 

per l'eventuale sanamento del vizio non sarebbe neppure dato attendersi 

un diverso giudizio per cui l'annullamento del provvedimento impugnato per 

questo motivo costituirebbe un inutile raggiro procedurale. 

2.4. Come accennato dall'istante, la decisione in parola lascia qualche 

perplessità anche nell'ottica del principio della buona fede. Detto principio, 

ancorato all'art. 9 CF - applicabile a tutto l'ambito dell'attività dello Stato - 

conferisce ad ogni individuo la facoltà di esigere che l'autorità statale si 

conformi alle sue promesse e sia coerente nei propri comportamenti, 

evitando di contraddirsi o di deludere la fiducia da essa ragionevolmente 

suscitata (DTF 131 II 627 cons. 6.1, 130 I 26 cons. 8.1, 125 I 219 cons. 2c, 

122 II 123 cons. 3b/cc e 121 I 181 cons. 2a). Nella fattispecie in parola, se 

l'autorità edilizia riteneva che il progetto di costruzione non fosse già fin 

dall'inizio conforme alla funzione della zona di utilizzazione è inspiegabile 

l'atteggiamento assunto successivamente. La richiesta di ulteriore 

documentazione per dirimere tale questione era datata 31 marzo 2017 e 

da parte della committente la questione veniva evasa l'11 aprile 2017. Dal 

mese di aprile 2017 pertanto l'autorità aveva a disposizione gli elementi 

necessari per operare una prima verifica in termini di conformità alla zona 

del progetto presentato. Nel corso del mese di maggio 2017, l'autorità 

comunale faceva invece proseguire la pratica all'ufficio cantonale per 

l'industria, arti e mestieri e lavoro, il quale in data 16 maggio 2017 

approvava a determinate condizioni il progetto. Il 18 maggio 2017 veniva 

pure rilasciata l'autorizzazione da parte della polizia del fuoco e il 10 agosto 

2017 veniva autorizzata dell'ufficio cantonale per la natura e l'ambiente 

l'evacuazione delle acque di scarico del piazzale di lavaggio. Nell'ottica 

della buona fede, tutta la richiesta di simili autorizzazioni e le spese a 

queste correlate dopo che il comune considerava il progetto non conforme 

alla funzione prevista per la zona di utilizzazione non ha molto senso. 

Nessuna delle prese di posizione degli uffici cantonali ha giustificato il rifiuto 

deciso. Senza voler discutere oltre la questione sollevata solo di transenna 

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nel ricorso è comunque bene ricordare all'autorità edilizia che qualora il 

progetto sia già manifestamente non approvabile in base alla normativa 

comunale non trova giustificazione l'ulteriore verifica dello stesso o il 

rilascio di autorizzazioni da parte di altre autorità. 

3.1. Secondo l'art. 22 cpv. 2 lett. a della legge federale sulla pianificazione del 

territorio (LPT; RS 700), l'autorizzazione a costruire edifici o impianti è 

rilasciata solo se essi sono conformi alla funzione prevista per la zona di 

utilizzazione. In virtù del diritto federale, il compito di differenziare la zona 

edificabile incombe al diritto cantonale e quindi agli enti pubblici incaricati 

della pianificazione locale. Spetta quindi alle autorità incaricate di compiti 

pianificatori stabilire l'utilizzazione dello spazio disponibile all'interno della 

zona edificabile, secondo i bisogni della collettività. Rientrano in tale facoltà 

sia la competenza di stabilire l'intensità dell'utilizzazione consentita sia 

quella di descrivere i tipi di utilizzazione. A questo riguardo, il comune 

convenuto goda di autonomia tutelabile nell'interpretazione delle norme 

edilizie comunali (cfr. DTF 128 I 3 cons. 2a e b con riferimenti). All'interno 

delle zone edificabili sussiste però un diritto al rilascio della licenza edilizia 

per quanto il progetto di costruzione sia conforme alla zona di utilizzazione 

e alle altre disposizioni edilizie (sentenze del Tribunale federale 

1A.116/2002 del 17 novembre 2003 cons. 4.3, 1A.140/2003 del 18 marzo 

2004 cons. 3.3, 1A.136/2003 del 4 novembre 2004 cons. 4.3, 1A.18/2004 

del 15 marzo 2005 cons. 4).

3.2. Il fondo che l'istante intende sopraedificare è sito in zona industriale 2. 

Giusta l'art. 25 della legge edilizia (LE), la zona industriale è suddivisa in 

"zona industriale 1" e in "zona industriale 2". E' permessa la costruzione di 

edifici destinati alla produzione artigianale e industriale leggera; sono 

escluse costruzioni a scopo residenziale, fatta eccezione per le abitazioni 

destinate al personale di sorveglianza necessario (cpv. 1). Eventuali 

depositi esterni di materiale e mezzi necessari all’attività dell’azienda vanno 

organizzati in modo ordinato e devono essere autorizzati separatamente 

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dall’autorità edilizia (cpv. 2). La LE non precisa cosa vada inteso per zona 

artigianale ed in particolare per zona industriale leggera. Giusta lo schema 

delle zone di cui all'art. 15 LE, la zona industriale 2 si distingue dalla zona 

industriale 1 quanto al maggior indice di edificabilità (IE dello 5.0 rispetto al 

3.0), alla maggior altezza che possono avere i fabbricati (15+z m invece di 

7+z m), alla maggior distanza da confine richiesta (6 m anziché 4 m) e da 

edifici (12 m anziché 8 m). Per contro il grado di sensibilità (GS) è III per 

ambedue le zone, giusta i disposti dell'ordinanza federale sull'inquinamento 

fonico (OIF; RS 814.41). In generale, il grado di sensibilità I si applica alla 

zona di ricreazione, II all'abitazione, III alla zona d'abitazione e artigianato 

e IV alla zona industriale. Dalle indicazioni contenute nella LE, non è dato 

operare distinzioni utili ai fini della presente vertenza per quanto riguarda 

la funzione prevista per la zona di utilizzazione tra le zone industriali 1 e 2 

anche se vi sono differenze nelle rispettive possibilità di sfruttamento. Dal 

GS è però dato concludere che tutta la zona industriale in oggetto non 

intenda permettere l'insediamento di ditte particolarmente modeste con un 

GS del IV (da qui la probabile scelta del termine industria leggera). 

3.3. Giusta la motivazione addotta dal comune convenuto per rifiutare la licenza 

edilizia, il progetto di costruzione non sarebbe conforme alla funzione di 

zona in quanto lo scopo iscritto a registro di commercio della ditta non si 

concilierebbe con le attività della zona artigianale e industriale leggera. Nel 

caso concreto lo scopo della ditta è "la consulenza, lo sviluppo, la 

realizzazione e la commercializzazione di sistemi e componenti di 

sicurezza nonché di ancoraggi per sbarramenti e consolidamento di pareti 

rocciose e altri tipi di pareti e di pendii, la pulizia e lo sgombero di pareti 

rocciose in generale e di quelle pericolanti in particolare, la posa di 

ancoraggi e di sistemi di premunizione di tutti i tipi di terreno, il taglio di 

alberi e la commercializzazione di legname in genere; la società può inoltre 

partecipare ad altre società e aprire filiali e succursali in Svizzera e 

all'estero." Giusta le indicazioni fornite dall'istante nell'aprile 2017 su 

richiesta dell'autorità comunale, nel capannone oggetto della domanda di 

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costruzione la committente prevede di "istallare una macchina per la 

scortecciatura e tornitura di legname tondo in modo particolare per la 

lavorazione di pali di castano, robinia e abete. Sarà pure istallata una 

macchina spaccalegna per la realizzazione di legname da ardere 

combinata. Questa particolare macchina è in grado di produrre, iniziando 

dal tronco di 4 m, qualsiasi misura e pezzatura di legname destinato alla 

combustione domestica. Prevediamo pure l'istallazione di una segheria 

mobile per la realizzazione di legname per l'edilizia quali travi, travetti, 

listoni di ogni genere, fontane e tavoli per l'esterno". Quanto all'utilizzazione 

della superficie esterna coperta la ditta specificava "Prevediamo 

principalmente dei depositi di legname grezzo e lavorato. Il concetto 

prevede il trasporto presso le macchine di lavorazione del legname grezzo. 

La fase di produzione inizia con la lavorazione del legname interno dello 

stabilimento. Il legname lavorato viene quindi depositato nella zona coperta 

esterna in attesa di essere venduto". Quanto al previsto autolavaggio, la 

committente precisava "La zona autolavaggio è stata concepita 

principalmente per il lavaggio del legname prima di essere introdotto nella 

segheria mobile. In particolare questo legname deve essere pulito in 

quanto le attrezzature di taglio di questa macchina sono particolarmente 

sensibili alla sporcizia, in particolare alla terra e alla ghiaia. Lo spazio di 

lavaggio è stato pure concepito per la pulizia occasionale di trattori e di 

macchinari che vengono utilizzati per la realizzazione del legname in 

bosco". 

3.4. Da questa descrizione del processo lavorativo e della gestione degli 

impianti sembrerebbe che l'attività che la ditta intende esercitare sul fondo 

in questione corrisponda in parte a uno degli scopi della persona giuridica. 

Concretamente nello scopo "taglio di alberi e la commercializzazione di 

legname in genere" è, infatti, lecito intendere il procacciarsi tronchi d'albero 

per farne legname nel senso di legna da ardere, travi e tralicci. Come è poi 

notorio, lo scopo iscritto a registro fondiario di una società ha quale obiettivo 

la pubblicità dell'attività in relazione ai poteri di rappresentanza e alla 

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responsabilità degli organi dalla persona giuridica. Generalmente detto 

scopo è definito con accezioni non troppo rigide (onde permettere di coprire 

un certo spettro di attività senza la necessità di continuamente apportare 

modifiche allo scopo della società) e la sfera di attività non è statica, nel 

senso che può essere ampliata o ridotta col passare del tempo e 

l'evoluzione della ditta (vedi sul tema P. JUNG in: Zürcher Kommentar, Die 

Aktiengesellschaft, 2a edizione, Zurigo 2016, nota 61 segg. agli art. 620-

659b CO). In ogni caso lo scopo della società così come risulta 

dall'iscrizione a registro di commercio non è determinante nel senso 

preteso dall'autorità edilizia per giudicare della conformità alla zona 

dell'attività svolta da una richiedente la licenza edilizia. Decisivo ai fini del 

presente giudizio è che nell'ambito dell'esame della domanda di 

costruzione vada considerata l'attività effettivamente esercitata dalla ditta 

sul fondo e non quella che potrebbe essere ricollegata allo scopo aziendale 

sulla base dell'iscrizione a registro di commercio. Tale principio è stato del 

resto ribadito dal Tribunale federale in una recente sentenza che vedeva 

coinvolto il comune convenuto e che doveva quindi essere 

necessariamente nota alla parte convenuta prima del rilascio della 

presente decisione di rifiutare la licenza edilizia. Nella decisione 

1C_324/2016 del 14 marzo 2017, intimata il 24 marzo successivo, al 

considerando 3.3 secondo paragrafo, la Corte federale osservava che 

"L'accenno ricorsuale secondo cui dal registro di commercio risulta che la 

B.________ SA è attiva anche nel campo della produzione di miscele 

stradali, di inerti e di riciclati è ininfluente, decisivo essendo il fatto che tali 

attività non sono esercitate sul fondo in esame." Ne consegue che 

l'argomentazione addotta nel giudizio impugnato e stando alla quale le 

attività svolte dalla ricorrente, come risulta dall'iscrizione a registro di 

commercio, non adempirebbero manifestamente i requisiti posti dell'art. 25 

cpv. 1 LE va censurata. Nella descrizione dell'attività fornita dalla ditta il 

fatto che la committente fosse attiva anche nell'ambito della consulenza, lo 

sviluppo, la realizzazione e la commercializzazione di sistemi di sicurezza, 

ancoraggi, consolidamento di pareti rocciose ecc. è del tutto irrilevante ai 

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fini del giudizio, non essendo il genere di attività che la richiedente la 

licenza di costruzione intende esercitare nel capannone progettato in zona 

artigianale e industriale leggera. Pertanto la presa in considerazione di tali 

elementi da parte dell'autorità edilizia risulta arbitraria. La conformità alla 

zona dell'istante va analizzata in base all'attività concretamente prevista e 

questa risulta dalla descrizione fornita su richiesta dell'autorità edilizia dalla 

committente nell'aprile 2017.  

3.5. Come si è detto, la LE non definisce meglio la zona e non specifica quali 

siano le aziende conformi alla zona artigianale e industriale leggera. In 

base alla definizione della zona artigianale e industriale leggera fornita 

nell'ambito di un precedente procedimento davanti al Tribunale 

amministrativo, il comune ha posto quale criterio principale, per autorizzare 

insediamenti nella zona, quello della presenza di un'attività di produzione 

leggera, nel senso che l'attività produttiva non dovrebbe comportare 

emissioni particolari (vedi sentenza del Tribunale amministrativo R 15 70 

cons. 3a). Il criterio della potenziale molestia astratta dell'attività aziendale 

viene spesso impiegato per la delimitazione di quella che viene definita 

zona artigianale da quella industriale (vedi sul tema P. Henni, Planungs-, 

Bau- und Besondere Umweltschutzrecht, Berna 2008, pag. 165 seg. e 

riferimenti e cfr. anche P. HETTICH/L. MATHIS, in: FHB Öffentliches Baurecht, 

Zurigo-Basilea-Ginevra 2016, marginale 3.28 segg.). Nella sentenza 

1C_581/2008 del 18 maggio 2009, il Tribunale federale riferendosi alle 

attività proprie di una zona industriale leggera precisava "Si tratta al 

riguardo di quelle attività del settore secondario che generano effetti limitati 

sull'ambiente e, analogamente alle attività artigianali, possono coesistere 

con attività lavorative commerciali o di servizio." 

3.6. Nel caso in oggetto, dalla descrizione dell'attività fornita dalla ricorrente il 

Tribunale non intravvede motivi oggettivi per negarle la conformità alla zona 

artigianale e industriale leggera. La committente intende lavorare dei 

tronchi di albero per farne eventuali fontane, tavoli, travi, pali, tralicci o 

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legna da ardere. Vi è quindi la lavorazione del prodotto, essenzialmente 

indigeno, e la produzione di determinati beni a carattere artigianale (fontane 

e tavoli) e commerciale (travi e legna da ardere). Come nessuno sembra 

pretenderlo, non vi sono neppure da attendersi particolari emissioni e per 

la questione dell'autolavaggio (vedi comunque cons. 3.7) è agli atti 

l'autorizzazione dalla sede cantonale per quanto ha tratto all'evacuazione 

delle acque. Contrariamente all'assunto di risposta al ricorso, il fatto che 

uno dei macchinari all'interno del capannone sia stato definito di carattere 

mobile nulla toglie alla compatibilità alla funzione di zona dell'attività 

esercitata. La giurisprudenza citata in sede di risposta al ricorso per 

giustificare il rifiuto deciso non può trovare applicazione analoga 

nell'evenienza in oggetto. Nel giudizio 1C-291/2010 del 1. ottobre 2010 

veniva rifiutata la conformità alla zona residenziale semi-estensiva R3 

dell'ampliamento di uno stabilimento per la fabbricazione di componenti di 

micromeccanica di precisione. In detta vertenza la ricorrente insisteva sul 

carattere commerciale della vendita del prodotto per ritenerlo conforme alla 

zona residenziale, ma tale argomentazione veniva rigettata sia dall'istanza 

cantonale che da quella federale. Anche la sentenza 1C_324/2016 del 14 

marzo 2017 non giova alla causa in oggetto. In detto giudizio veniva rifiutata 

la conformità alla zona industriale 2 del comune convenuto di una ditta di 

pavimentazione stradale, che intendeva semplicemente utilizzare gli spazi 

di un'altra ditta quale magazzino, senza alcuna produzione propria. Nella 

fattispecie, giusta la descrizione dell'attività fatta dalla committente, non è 

per il Tribunale amministrativo dato concludere per quali motivi l'attività 

svolta dalla ditta non possa essere considerata conforme alla funzione della 

zona artigianale o industriale leggera. Su tale questione il ricorso va 

pertanto accolto. 

3.7. Alcune considerazioni particolari merita poi il previsto autolavaggio che di 

primo acchito non appare, se visto come impianto a se stante, conforme 

alla funzione di zona nel senso inteso dal comune, ovvero come attività 

produttiva. In generale però, un simile impianto è già stato dal Tribunale 

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federale considerato conforme alla zona residenziale/artigianale (sentenza 

1A.199/2000 del 5 giugno 2001), mentre tale conformità veniva in seguito 

giudicata in modo differente nelle diverse sedi cantonali, non da ultimo in 

considerazione della possibilità di usufruire di un tale impianto anche 

durante i fine settimana (vedi le decisioni VGE III 2007 del 29 agosto 2007 

del Canton Svitto; decisione del Tribunale amministrativo del Canton 

Argovia del 30 marzo 2005 nella vertenza H. e cointeressati contro 

Consiglio di Stato e la decisione del 19 giugno 2006 della direzione delle 

costruzioni, trasporti e dell'energia del Canton Berna [RA no. 11127-01] 

riguardante la conformità alla zona artigianale GS III di un simile impianto). 

Nel caso in oggetto, concretamente, su questo preciso impianto, non 

vengono fatte osservazioni. Di per sé un autolavaggio potrebbe sembrare 

estraneo all'attività che la ditta intende esercitare. Considerate però le 

motivazioni fornite nell'aprile 2017, la questione va meglio giudicata da 

parte dell'autorità edilizia. Il giudizio sulla conformità alla zona di un tale 

impianto dovrà allora considerare se esso sia o meno in stretta relazione 

con l'attività produttiva della ditta. Se l'impianto dovesse servire, come 

preteso, al lavaggio dei tronchi sporchi di terra e ghiaia prima della loro 

lavorazione, la sua conformità alla zona potrebbe essere ammessa. Per 

contro, un impianto volto al lavaggio non di tronchi di alberi ma di 

macchinari e quindi non strettamene correlata all'attività produttiva 

dell'istane potrebbe non essere conforme alla funzione della zona in 

oggetto. L'esame di tale questione va allora lasciato all'autorità comunale, 

anche considerato che la licenza edilizia può essere correlata dalle 

necessarie condizioni onde evitare un utilizzo dell'infrastruttura non 

conforme alla funzione di zona o, qualora fossero da attendersi delle 

emissioni, oltre i normali orari di lavoro. 

4.1. In considerazione di quanto esposto in precedenza i motivi opposti 

all'istante per rifiutarle la licenza di costruzione non sono difendibili. In 

questa sede viene accertata la conformità alla zona dell'attività che la 

committente intende esercitare sulla particella in oggetto. Di conseguenza, 

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il ricorso viene accolto e gli atti rinviati al comune convenuto affinché 

proceda al rilascio della licena di costruzione, eventualmente apponendovi 

le dovute condizioni, nel senso espresso nei considerandi. L'esito della 

controversia giustifica l'accollamento dei costi occasionati dal presente 

procedimento alla parte soccombente, ovvero al comune convenuto giusta 

quanto stabilito all'art. 73 cpv. 1 della legge sulla giustizia amministrativa 

(LGA; CSC 370.100). 

4.2. In conformità all'art. 78 cpv. 1, il comune convenuto è pure tenuto a 

rifondere all'istante, che si è avvalso della collaborazione di un 

patrocinatore legale, le spese necessarie causate dalla procedura. Giusta 

la nota d'onorario del 22 gennaio 2018, il legale fa valere un dispendio di 

tempo di 15 ore e 30 minuti alla tariffa oraria di fr. 270.-- nonché la trasferta 

di fr. 5.-- le spese generali di fr. 676.-- e quelle telefoniche di fr. 5.--, i 

disborsi postali di fr. 35.20 e le spese per i fax e e-mail di fr. 2.--. Un accordo 

sull'onorario non è però stato presentato. In considerazione di quanto 

deciso in questa sede (vedi le decisioni del Tribunale amministrativo U 16 

92 e R 17 16), la tariffa oraria va in questi casi ridotta applicando un tasso 

orario medio giusta l'art. 3 cpv. 1 dell'ordinanza sulla determinazione 

dell'onorario degli avvocati (OOA; CSC 310.250) pari a fr. 240.--. Oltre a 

ciò, la somma delle spese generali fatturate non è distinta non può essere 

presa in considerazione nell'entità pretesa. In generale, l'entità delle spese 

complessive viene stabilita al 3 % dell'onorario. Quanto al dispendio di 

tempo, la nota d'onorario non contiene alcuna esposizione dettagliata, ma 

si limita ad indicare il periodo tra giugno e dicembre 2017, mentre la 

decisione è stata prolata a fine settembre 2017. Si impone allora una 

riduzione del tempo dedicato alla pratica che questo Giudice reputa essere, 

tenendo in considerazione la poca complessità della materia, la mole degli 

allegati di ricorso nonché il doppio scambio di scritti, di 10 ore. Per questo 

l'indennità dovuta a titolo di ripetibili ammonta complessivamente a fr. 

2'472.-- (fr. 240.-- x 10 + fr. 72.--). La ricorrente, quale parte al procedimento 

tenuta già di per sé a corrispondere l’imposta sul valore aggiunto e che 

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quindi può di regola dedurre dal proprio rendiconto d’imposta, quale 

imposta precedente, l’imposta sul valore aggiunto corrisposta in base 

all’onorario fatturato dall’avvocato non ha diritto all'IVA. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e il rifiuto di concessione della licenza edilizia del 25/28 

settembre 2017 è annullato. Gli atti vengono rinviati al comune di X._____ 

per il rilascio della licenza di costruzione nel senso dei considerandi che 

precedono. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 3'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 320.--

totale fr. 3'320.--

il cui importo sarà versato dal Comune di X._____ entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Il Comune di X._____ versa alla A._____ SA fr. 2'272.-- a titolo di ripetibili

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]