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**Case Identifier:** 298b79c6-7fd8-5a2e-b76f-8d0225123a02
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.09.2023 D-4981/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4981-2023_2023-09-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4981/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Aileen Truttmann, Simon Thurnheer,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Marianna Cascini,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 7 settembre 2023. 

 

 

 

D-4981/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, dichiaratosi minorenne, ha presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) maggio 2023, a seguito della sua entrata illegale 

su suolo elvetico registrata dalle (…) il (…). 

A.b Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema europeo “Eu-

rodac”, del (…) maggio 2023, è risultato che il richiedente aveva presen-

tato delle pregresse domande d’asilo in E._______ il (…) ed in Austria il 

(…). 

A.c L’8 maggio 2023, l’interessato ha sottoscritto la procura per il mandato 

alla rappresentanza legale, che riporta segnatamente la data di nascita del 

(…), data già precedentemente dichiarata. Per il tramite della sua rappre-

sentante legale, egli ha inoltrato alla SEM, datato 11 maggio 2023, il “For-

mulario di triage Afghanistan”. 

A.d Il (…) maggio 2023, il richiedente l’asilo è stato sentito nell’ambito di 

un verbale relativo alla prima audizione per richiedenti minorenni non ac-

compagnati (di seguito: verbale o audizione RMNA). In tale contesto, egli 

è stato in particolare questionato in merito all’età dichiarata, alle sue rela-

zioni famigliari, al suo viaggio d’espatrio, al suo stato di salute, nonché circa 

i suoi motivi d’asilo e le eventuali circostanze che si opporrebbero ad un 

suo ritorno in Austria, rispettivamente in E._______, nel qual caso uno di 

questi ultimi Stati fosse ritenuto competente per la trattazione della sua do-

manda d’asilo. A supporto dei suoi asserti, il richiedente l’asilo ha presen-

tato, in copia: la sua taskara (dossier della SEM N […], mezzi di prova [di 

seguito: MdP] n. 1 e n. 2); la sua tessera del registro di nascita (cfr. MdP 

n. 3); il certificato di nascita (cfr. MdP n. 4); la lettera di affido del richiedente 

allo zio F._______ (cfr. MdP n. 5); la dichiarazione dei vicini di casa, del 

rappresentante del villaggio, delle barbe bianche e del mullah della mo-

schea, circa l’affido del richiedente allo zio F._______ (cfr. MdP n. 6); lo 

scritto di conferma della madre del richiedente circa l’affido di quest’ultimo 

allo zio F._______ (cfr. MdP n. 7) ed il passaporto dello zio F._______ (cfr. 

MdP n. 8). 

A.e Il 4 luglio 2023, l’autorità svizzera preposta ha presentato alle sue 

omologhe austriache e (…), una domanda di ripresa in carico del richie-

dente, sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

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degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: RD III), chiedendo anche ad entrambe l’identità con 

la quale l’interessato si è presentato nei rispettivi Paesi. 

A.f Con rapporto peritale datato (…) luglio 2023, il (…) ([…]), ha presen-

tato, su mandato della SEM del 23 giugno 2023, i risultati e le sue conclu-

sioni relativi agli esami medici esperiti il (…) e tesi alla determinazione 

dell’età del richiedente. 

A.g La E._______, ha risposto negativamente alla richiesta di ripresa in 

carico in data 7 luglio 2023, indicando essere l’Austria lo Stato membro 

competente per l’esame della domanda d’asilo dell’interessato, nonché se-

gnalando come presso di loro quest’ultimo è stato registrato con l’identità 

di G._______, nato il (…). A seguito di tali risultanze, la SEM ha trasmesso 

all’Austria, con messaggio elettronico del 7 luglio 2023, sia la risposta ne-

gativa ricevuta dalle autorità (…), sia la perizia medico-legale. L’Austria, in 

data 13 luglio 2023, ha accettato la ripresa in carico del richiedente fon-

dandosi sull’art. 20 par. 5 RD III, indicando come il medesimo sia registrato 

nel loro Paese con l’identità di C._______, nato il (…). 

A.h Per mezzo dello scritto del 14 luglio 2023, l’autorità inferiore ha con-

cesso all’interessato il diritto di esprimersi in merito alla conclusione di rite-

nere la sua minore età inverosimile, e conseguentemente di voler modifi-

care la sua data di nascita nel Sistema d’informazione centrale sulla migra-

zione (SIMIC) al (…). Il richiedente ha preso posizione sulle medesime 

conclusioni, con osservazioni del 18 luglio 2023. A cui è seguita la muta-

zione dei dati SIMIC, in data 24 luglio 2023, da parte della SEM.  

A.i Tramite la missiva del 31 luglio 2023, la rappresentante legale del ri-

chiedente, ha proposto alla SEM di rinunciare ad una decisione di non en-

trata nel merito e di allontanamento dell’interessato e di valutare l’applica-

zione della clausola di sovranità, in particolare per motivi umanitari desu-

mibili della situazione familiare particolare del caso di specie, ovvero la re-

lazione che lo legherebbe allo zio F._______ ed alla famiglia di quest’ul-

timo, pure loro oggetto di una procedura d’asilo (cfr. dossier della SEM N 

[…]). Al medesimo scritto, è stato allegato uno scritto del 25 luglio 2023, 

dello zio dell’interessato, F._______, non sottoscritto. Con missive del 

16 agosto 2023 rispettivamente del 22 agosto 2023, l’interessato ha tra-

smesso alla SEM il suo certificato di affidamento allo zio F._______, in co-

pia ed in originale (cfr. MdP n. 9 e n. 10). 

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B.  

Con decisione del 7 settembre 2023, notificata il giorno successivo (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-61/1), la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo dell’interessato giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento 

del medesimo verso l’Austria ed esecuzione della predetta misura, nonché 

osservando che un eventuale ricorso contro la decisione non ha effetto so-

spensivo. 

C.  

Tramite il ricorso del 15 settembre 2023 (cfr. risultanze processuali), l’in-

sorgente ha impugnato il suddetto provvedimento dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste procedurali ten-

denti d’un canto alla sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in 

via supercautelare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e 

d’altro canto, all’accoglimento dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. Nel merito, egli ha postulato, a titolo principale, l’annullamento 

della decisione avversata e l’esame della sua domanda d’asilo in una pro-

cedura nazionale in Svizzera; ed a titolo subordinato, il rinvio degli atti alla 

SEM per complemento istruttorio. 

Al ricorso è stato allegato il foglio di informazioni mediche (detto anche 

“F2”) del 12 settembre 2023, nel frattempo pure assunto agli atti della SEM 

(cfr. n. 63/2). 

D.  

Il Tribunale, il 19 settembre 2023, ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente quale misura supercautelare. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel 

merito del gravame. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

A titolo preliminare, il Tribunale osserva come le censure sollevate dall’in-

sorgente circa una valutazione parziale da parte dell’autorità inferiore degli 

elementi a favore ed a sfavore della sua minore età, come pure non dando 

rilevanza alle generalità da lui fornite in Austria ed in E._______, si confon-

dano con il merito, ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento svolto 

dall’autorità inferiore in specie. In quanto tali, verranno quindi trattate di 

seguito. Tuttavia, occorre già evidenziare che, al contrario di quanto soste-

nuto nel ricorso, l’autorità inferiore ha elencato le contestazioni presentate 

dalla rappresentante legale dell’insorgente con scritto del 18 luglio 2023 e 

preso puntualmente posizione in merito nell’ambito della decisione avver-

sata (cfr. p.to II, pag. 6 segg.). Inoltre, da una mera lettura della predetta, 

si evince come la SEM abbia tenuto adeguatamente conto nel suo apprez-

zamento di tutti i documenti presentati dal ricorrente (cfr. p.ti I/1, I/5 e I/15 

della decisione avversata), motivando anche per quali motivi gli stessi non 

dimostrassero né la data di nascita asserita dall’insorgente, né fossero ri-

levanti per la determinazione dello Stato membro competente e per l’appli-

cazione dell’art. 8 CEDU (cfr. p.to II, pag. 7 segg. della decisione impu-

gnata). In merito a ciò, si osserva altresì che l’autorità inferiore ha dato 

piena possibilità al ricorrente di esprimersi durante l’audizione RMNA, ri-

guardo ai documenti che potessero provare la sua minore età (cfr. n. 19/11, 

p.to 4.02 segg., pag. 7). Nel predetto contesto, egli si è inoltre potuto espri-

mere in rapporto alle relazioni familiari ed al suo vissuto in patria (cfr. 

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ibidem, p.to 1.16.04 segg., pag. 4 segg.). Circa i medesimi elementi, l’in-

sorgente ha pure avuto modo di esporre le sue argomentazioni, nel suo 

scritto del 31 luglio 2023 (cfr. n. 48/3), come pure in quelli successivi del 

16 agosto 2023 rispettivamente del 22 agosto 2023 (cfr. n. 51/1 e 53/1). 

Non si può quindi seguire la censura esposta dal ricorrente rispetto a tali 

questioni (cfr. p.to 4, pag. 8 del ricorso). Peraltro, il fatto che la SEM abbia 

riconosciuto soltanto un valore probatorio ridotto alla taskara – per le con-

siderazioni sufficientemente motivate e chiare presenti nel provvedimento 

impugnato – come pure che non abbia dato rilevanza ad alcuni elementi 

nell’incarto, segnatamente il fatto che le autorità austriache e (…) lo avreb-

bero registrato quale minorenne, e quindi che non abbia neppure istruito 

maggiormente tale punto, non risulta essere lesivo del principio inquisitorio 

che si imponeva all’autorità inferiore (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), bensì 

deriva dal suo potere di apprezzamento.  

Ne discende quindi che l’autorità inferiore non ha violato il suo obbligo di 

stabilire in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 

cpv. 1 lett. b LAsi), e quindi neppure la massima inquisitoria, nonché il di-

ritto di essere sentito (cfr. per il suo contenuto la sentenza del Tribunale  

D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1) dell’insorgente è stato piena-

mente da essa rispettato. Di conseguenza, le censure mosse al provvedi-

mento impugnato in tal senso, risultano essere infondate e vanno quindi in 

toto respinte. 

5.  

5.1 Qualora la questione della minore età dell’interessato sia oggetto di di-

sputa (cfr. per la questione la DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 e relativi riferi-

menti), si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, essendo il 

medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 LAsi) sia 

nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della 

domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III). Per quanto concerne la minore età, è 

al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al riguardo. In pre-

senza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la valutazione 

globale degli atti di causa (si veda in merito la DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e 

rif. cit. e consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.) non permette di ritenere 

che l’interessato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumer-

sene le conseguenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. ivi cit.). 

5.2 Tornando alla presente disamina, dall’esame odontostomatologico è ri-

sultata quale conclusione – fondata sui denti del giudizio presenti (denti 

n. 18, 28, 38 e 48) – un’età media di 20,5 anni. Seppure come indicato nel 

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ricorso, risulti vero che le predette conclusioni peritali espongano unica-

mente l’età media del ricorrente e non un’età minima, quest’ultima può es-

sere estrapolata analizzando più in dettaglio la tabella dei risultati inerenti 

ai diversi metodi di stima dell’età utilizzati dal medico-perito per la prece-

dente valutazione. Invero, dalla predetta possono essere rilevate sia le età 

minime (di cui l’età inferiore è di 18,11 secondo i metodi Mincer e coll. per 

i denti n. 18 e 28), nonché pure le età massime (di cui l’età superiore mas-

sima è di 26,4 anni secondo il metodo Kahl e Schwarze per il dente n. 38). 

Dalla tomografia sterno-clavicolare è risultata invece un’età minima di 19 

anni ed un’età media di 23,6 anni, con una deviazione standard di 2,6 anni 

(cfr. n. 34/11, pag. 4 segg.). Alla luce di quanto precede, ed in conformità 

con la giurisprudenza del Tribunale espressa nella DTAF 2018 VI/3 con-

sid. 4.2, dato che in entrambe le valutazioni le età minime si attestano al di 

sopra dei 18 anni, si può ritenere che tali risultati costituiscano un indizio 

molto forte di maggiore età dell’interessato. A fronte dei predetti risultati, 

non è quindi necessario valutare se gli intervalli di età si sovrappongano, e 

risulta inoltre essere tanto meno necessario procedere ad un apprezza-

mento generale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). Tale conclu-

sione non viene neppure scalfita dalle argomentazioni presentate nel ri-

corso. Difatti, nella casistica in cui rientra la fattispecie, la circostanza che 

i campioni utilizzati dai medici-periti non fossero riferibili alla popolazione 

afghana, risultano privi di rilevanza, come già più volte considerato nella 

giurisprudenza dello scrivente Tribunale in proposito (cfr. DTAF 2018 VI/3 

consid. 4.3; tra le altre la sentenza del Tribunale D-3947/2022 del 20 set-

tembre 2022 consid. 5.4.3). Fra l’altro il ricorrente non apporta alcun ele-

mento atto a fondare la sua tesi che gli studi utilizzati dai medici-periti non 

siano tutt’ora attuali (cfr. p.to 3, pag. 6 del ricorso). Inoltre, dagli atti, non 

traspare come le esigenze formali prescritte dalla giurisprudenza non siano 

state nel caso in parola rispettate. Il rapporto peritale non risulta difatti es-

sere contraddittorio e si riferisce direttamente alla persona dell’insorgente. 

È inoltre sufficientemente motivato e tiene in debita considerazione l’anam-

nesi dell’interessato. 

5.3 Sulla scorta delle considerazioni sopra ritenute, resta quindi soltanto 

un ridotto margine di apprezzamento delle ulteriori prove presenti agli atti, 

essendo l’esito degli accertamenti medici che attestano della maggiore età 

dell’insorgente, in concreto, particolarmente concludente.  

Dapprima, se è corretto che l’insorgente è stato coerente circa i suoi asserti 

riguardo all’età dichiarata dinnanzi alle autorità elvetiche, tuttavia non si 

può seguire l’insorgente laddove ritiene che la stessa sia stata comprovata 

anche dai mezzi di prova da lui consegnati. Invero, gli stessi, non soltanto 

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non sono equiparabili a dei documenti di viaggio o di legittimazione ex 

art. 1a lett. b e lett. c dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-

durali (RS 142.311, OAsi 1), come ritenuto correttamente anche dalla SEM 

nella decisione avversata (cfr. p.to II/pag. 7), ma quelli indicanti degli ele-

menti circa l’età del ricorrente, sono stati presentati soltanto in copia (cfr. 

MdP n. 1-4), e quindi può essere loro riconosciuto soltanto un valore pro-

batorio ridotto, non essendo possibile verificarne l’autenticità e non po-

tendo essere esclusa una loro manipolazione o falsificazione (cfr. per 

quanto attiene alla giurisprudenza costante del Tribunale in rapporto al va-

lore probatorio di una taskara, la DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 e rif. cit.). In 

proposito, risulta perlomeno singolare che l’unico documento prodotto in 

originale dall’insorgente, ovvero il certificato d’affido allo zio F._______ (cfr. 

MdP n. 10), non presenti alcuna data di nascita o età dell’insorgente. Sulla 

scorta poi di quanto osservato dall’autorità inferiore nel provvedimento im-

pugnato (cfr. p.to II, pag. 4) ed al contrario di quanto ritenuto dall’insorgente 

nel suo ricorso (cfr. p.to 1, pag. 5), il Tribunale non ritiene plausibile che in 

Austria ed in E._______, le autorità preposte, basandosi soltanto sulle af-

fermazioni rese dal ricorrente in audizione RMNA, lo abbiano registrato con 

delle date precise, e che non corrispondano ad alcun criterio, per esempio 

rispetto alla presentazione della sua domanda d’asilo in tali Paesi. Le 

stesse date di nascita registrate nei suddetti Paesi e quella dichiarata in 

Svizzera dal ricorrente, a parte che per l’anno di nascita, risultano tra loro 

fortemente discrepanti. Anche per quanto riguarda le generalità del suo 

nome e cognome nei diversi Stati, essi si differenziano sostanzialmente. 

Tali elementi, in mancanza di ogni spiegazione plausibile da parte del ricor-

rente in merito, fanno planare il dubbio che questi abbia dichiarato, nei vari 

Stati in cui ha presentato una domanda d’asilo, delle date di nascita diverse 

adattandole al bisogno, di modo da risultare sempre poco sotto la maggiore 

età. Al contrario poi di quanto sostenuto da egli nel suo ricorso, non si in-

travvede in alcun modo dalla lettura del suo verbale RMNA (cfr. n. 19/11), 

che egli sia incorso in qualsivoglia difficoltà di comprensione dei quesiti a 

lui postigli dalla funzionaria incaricata della SEM, essendo peraltro rilevato 

in merito come il richiedente risulti ben scolarizzato rispetto alla maggior 

parte dei suoi concittadini, avendo frequentato (…) anni di scuola, nonché 

parlando, oltre al dari, anche il (…), l’(…) ed un po’ d’(…) (cfr. n. 19/11, p.to 

1.17.03 seg., pag. 4 seg.), nonché avendo dato delle indicazioni, anche 

molto precise, riguardo ad alcuni avvenimenti del suo trascorso e del suo 

viaggio d’espatrio. 

5.4 Nelle surriferite circostanze, anche il Tribunale, in un’attenta valuta-

zione globale di tutti gli elementi evincibili all’incarto ed in presenza di una 

fattispecie giuridica sufficientemente completa e corretta, ritiene che 

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l’insorgente – al quale incombeva l’onere della prova in merito (cfr. supra 

consid. 5.1), non è stato in grado di rendere verosimile la sua minore età 

al momento dell’inoltro della sua domanda d’asilo in Svizzera. Pertanto, 

egli deve assumersene le conseguenze, ovvero che venga considerato 

maggiorenne in conformità alla giurisprudenza summenzionata (cfr. supra 

consid. 5.1), nonché che le disposizioni normative relative ai minorenni non 

gli siano applicabili, e quindi che egli non possa avvalersene. Ciò posto, 

non v’è quindi spazio per un’applicazione del principio “in dubio pro minor” 

a cui si riferisce il ricorrente nella sua impugnativa (cfr. p.to 3, pag. 7) in 

rapporto all’art. 3 CDF (cfr. a tal proposito la sentenza del Tribunale  

D-4143/2021 del 29 settembre 2021 consid. 6.2 con ulteriore riferimento 

citato), né del principio dell’interesse superiore del fanciullo (cfr. ricorso, 

p.to 2, pag. 6, nonché p.to 3, pag. 7). 

6.  

6.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. La 

determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III). 

6.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato 

che l’interessato aveva già depositato delle domande d’asilo precedenti a 

quella in Svizzera, segnatamente in Austria il (…) (cfr. n. 5/2 e 6/1). Circo-

stanze che sono state confermate anche dall’insorgente (cfr. n. 19/11, p.to 

2.06, pag. 6). Su tali presupposti, la SEM ha presentato alle autorità au-

striache e (…), il 4 luglio 2023, una domanda di ripresa in carico dell’inte-

ressato fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 27/5 e 30/5). Dopo la 

risposta negativa dalla E._______ (cfr. n. 36/1), in data 13 luglio 2023, 

quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, le autorità austriache 

hanno accettato la ripresa in carico dell’insorgente sulla base dell’art. 20 

par. 5 RD III (cfr. n. 39/2). A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti all’in-

carto non attestano in alcun modo che l’interessato avrebbe lasciato il ter-

ritorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto un 

titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, si giustifica 

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di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III nella fattispecie, in conformità 

con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte di 

giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle 

cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche la sentenza del 

Tribunale D-4402/2023 del 28 agosto 2023 consid. 6.2 con ulteriori rif. cit.). 

Inoltre il Tribunale osserva che, come già motivato a giusta ragione dalla 

SEM nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 8), le dichiarazioni dell’in-

sorgente rese nel corso del verbale RMNA per opporsi al suo trasferimento 

in Austria, ovvero che la Svizzera sarebbe stata la sua meta, risultano es-

sere ininfluenti per la determinazione dello Stato membro competente per 

la trattazione della sua domanda d’asilo. Da ultimo, a differenza di quanto 

sostenuto nel gravame (cfr. pag. 4 e p.to 3, pag. 6), la SEM non era tenuta 

in alcun modo ad attendere la risposta al diritto di essere sentito del ricor-

rente, prima di richiedere la ripresa in carico dello stesso da parte delle 

autorità austriache e (…), avendo peraltro indicato correttamente nelle me-

desime che il richiedente ha asserito di essere un minore non accompa-

gnato, nato il (…) e che degli esami al fine della determinazione della sua 

età erano ancora in corso (cfr. n. 27/5 e 30/5). 

L’Austria è quindi tenuta, in principio, a riprendere in carico l’insorgente, al 

fine di portare a termine il procedimento di determinazione dello Stato 

membro competente. 

6.3 Neppure le censure sollevate in sede ricorsuale sono atte ad inficiare 

la predetta conclusione. 

6.3.1 Dapprima, circa la presenza degli zii e dei cugini del ricorrente in 

Svizzera, che ad un esame d’ufficio degli atti agli incarti, si trovano a degli 

stadi differenti della loro procedura d’asilo (cfr. dossier della SEM N […], N 

[…] e N […]), tale circostanza non risulta pertinente ai fini della determina-

zione dello Stato membro competente a trattare la domanda d’asilo del ri-

corrente. Difatti, essendo il ricorrente stato ritenuto maggiorenne, i predetti 

parenti del medesimo, non risultano essere membri della sua famiglia ai 

sensi dell’art. 2 lett. g RD III. Per i medesimi motivi, anche le disposizioni 

di cui agli art. 8-12 RD III non sono quindi applicabili in specie, ed il ricor-

rente non può dunque neppure prevalersi validamente dell’applicazione 

dell’art. 6 par. 1 RD III (cfr. ricorso, p.to 6, pag. 9 del ricorso). 

6.3.2  

6.3.2.1 Tuttavia il ricorrente, nel suo gravame, chiede di essere incluso 

nella procedura d’asilo della famiglia affidataria dello zio F._______, visto 

il forte legame esistente con la medesima. Nel suo caso sarebbe difatti 

D-4981/2023 

Pagina 11 

“psicologicamente insopportabile” di separarsi nuovamente dalla sua fami-

glia affidataria, come sarebbe pure confermato dall’F2 del 12 settem-

bre 2023. Anche nel suo verbale RMNA, egli riferisce di opporsi ad un suo 

ritorno in Austria, in quanto vorrebbe vivere con il cugino in Svizzera (cfr. 

n. 19/11, p.to 8.01, pag. 9). Così facendo, egli si prevale, indirettamente, 

dell’applicazione dell’art. 8 CEDU, norma che garantisce la protezione 

della vita famigliare, le cui condizioni di applicazione possono essere rav-

vicinate a quelle dell’art. 16 par. 1 RD III, la quale deve pure essere consi-

derata quale criterio di determinazione dello Stato membro competente 

(cfr. sentenza del Tribunale F-25/2023 del 9 gennaio 2023 consid. 5.1 e 5.2 

con ulteriori rif. cit., F-4726/2020 del 30 settembre 2020 consid. 4.2.1). 

6.3.2.2 La giurisprudenza del Tribunale federale ritiene che per poter invo-

care il diritto al rispetto della vita famigliare protetto dall’art. 8 CEDU, lo 

straniero non soltanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed 

effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima ab-

bia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera (cfr.  

DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata), nonché che all’in-

teressato non è possibile, rispettivamente non sarebbe ragionevolmente 

possibile, proseguire la sua vita famigliare altrove (cfr. DTF 143 I 21 con-

sid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). Secondo la giurispru-

denza, le relazioni famigliari protette dall’art. 8 par. 1 CEDU, sono anzitutto 

i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli minorenni che coabitano. In una 

tale circostanza una relazione stretta ed effettiva è presunta (cfr.  

DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Non di meno, le relazioni 

tra maggiorenni (in particolare genitori e figli) possono eccezionalmente 

essere considerate quando tra i famigliari esiste un particolare rapporto di 

dipendenza come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un 

handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del Tribunale E-3704/2022 del 

27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 maggio 2022 con-

sid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche considerando l’art. 16 

par. 1 RD III. Dalla formulazione di quest’ultima norma si evince peraltro 

che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza di problemi di sa-

lute di una gravità che richiede un’assistenza significativa nella vita quoti-

diana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o anche di un’assi-

stenza o di un’attenzione permanente che solo un parente stretto è in grado 

di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Pertanto, la mera ne-

cessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico, non è tale da sta-

bilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5; sen-

tenza del Tribunale D-2168/2021 del 12 aprile 2023 consid. 6.4 con ulte-

riore rif. cit.). 

D-4981/2023 

Pagina 12 

6.3.2.3 Ora, venendo alla presente disamina, essendo il ricorrente stato 

ritenuto maggiorenne (cfr. supra consid. 5), ed anche volendo far astra-

zione della condizione di presenza assicurata o duratura in Svizzera – che 

non tutti i parenti dell’insorgente presenti su suolo elvetico adempiono – 

egli non prova né con i suoi asserti né con la documentazione agli atti, che 

vi sia un particolare rapporto di dipendenza con i medesimi ai sensi della 

giurisprudenza succitata. Invero, non è evincibile né dagli asserti da lui pro-

posti in corso di procedura dinnanzi all’autorità inferiore (cfr. n. 19/11, p.to 

2.01 segg., pag. 5 segg.; 43/4; 48/3 e 49/2), né men che meno dal suo 

stato di salute o da quello dei suoi parenti, che essi necessitino di essere 

assistiti in modo importante o siano oggetto di cure permanenti nella loro 

vita quotidiana che solo un parente stretto sarebbe in grado di offrire loro. 

Invero, dall’incarto dell’insorgente, a parte una cefalea tensiva, curata con 

trattamento farmacologico (cfr. n. 59/2) ed una diagnosi di episodio depres-

sivo di media gravità (cfr. n. 63/2) – quest’ultima sopraggiunta successiva-

mente all’emissione della decisione avversata – non vi sono agli atti, o se-

gnalate dall’insorgente con il ricorso, ulteriori patologie non già completa-

mente curate (cfr. n. 16/2, 21/3, 25/2 e 26/2). Per quanto possa essere 

comprensibile che il ricorrente non voglia separarsi in particolare dalla fa-

miglia con la quale ha vissuto buona parte della sua vita in Afghanistan, il 

cui attaccamento affettivo lo si ritrova anche agli atti (cfr. n. 19/11, p.to 8.01 

seg., pag. 9 seg.; 43/4; 48/3; 49/2 e 63/2), tuttavia il ricorrente non ha pre-

sentato alcuna prova concreta, né è deducibile dagli atti agli incarti, che sia 

in grado di dimostrare che il suo trasferimento possa pregiudicare la propria 

salute o quella dei parenti a causa di un particolare legame di dipendenza 

che si sarebbe instaurato, ai sensi della giurisprudenza sopra citata. Al ri-

guardo, si rimarca in particolar modo, come egli abbia intrapreso il viaggio, 

in parte, soltanto con la presenza di un cugino minorenne, e che è rimasto 

separato in particolare dalla famiglia dello zio F._______, per almeno circa 

(…). 

6.3.2.4 Pertanto, il ricorrente, non può prevalersi validamente dell’applica-

zione dell’art. 8 par. 1 CEDU – né men che meno dell’art. 16 par. 1 RD III – 

per opporsi ad un suo trasferimento verso l’Austria. In tal senso, non v’era 

quindi alcun obbligo per la SEM d’includere il ricorrente nella procedura 

d’asilo della famiglia dello zio F._______. 

7.  

Proseguendo nella disamina, il Tribunale ritiene, secondo giurisprudenza 

costante, che in Austria non vi siano fondati motivi per ritenere che sussi-

stano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

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Pagina 13 

RD III; cfr. anche tra le altre le sentenze del Tribunale F-4532/2023 del 

28 agosto 2023 consid. 5, F-4295/2023 del 14 agosto 2023 consid. 4). 

L’insorgente, nel suo gravame, non ha peraltro sollevato nulla in merito. Si 

osserva inoltre in proposito che il ricorrente, al di là di un generico asserto 

di essere stato trattato male e picchiato nei Paesi in cui avrebbe soggior-

nato precedentemente al suo arrivo in Svizzera (cfr. n. 19/11, p.to 8.01, 

pag. 9), non ha apportato alcun indizio concreto e sostanziato che il preci-

tato Stato membro, non si atterrebbe ai suoi obblighi internazionali rinvian-

dolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbe se-

riamente minacciata o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale 

Paese, in violazione del principio del divieto di respingimento, rispettiva-

mente che egli rischierebbe di essere vittima, in Austria, di trattamenti con-

trari alle disposizioni delle Convenzioni internazionali alle quali pure il pre-

detto Stato è parte. Egli non ha neppure apportato alcun indizio che possa 

far ritenere che l’Austria abbia violato o violerebbe in futuro le disposizioni 

delle direttive 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale e 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-

mento e della revoca dello status di protezione internazionale. Conseguen-

temente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel 

caso di specie. 

8.  

Ritenuto poi quanto già sopra considerato al riguardo del suo legame con 

i famigliari presenti in Svizzera e del suo stato di salute, il ricorrente non ha 

fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la 

sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, in caso di esecuzione del suo tra-

sferimento in Austria. Di conseguenza, non sussiste quindi alcun motivo 

per l’applicazione da parte della Svizzera della “clausola di sovranità” pre-

vista all’art. 17 par. 1 RD III. 

Nelle surriferite circostanze, non traspaiono neppure elementi per ritenere 

che, in specie, l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al 

diritto il suo potere d’apprezzamento in rapporto a dei motivi umanitari così 

come sancito dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, l’Austria è competente per la ripresa in carico del ri-

corrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

D-4981/2023 

Pagina 14 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conforme-

mente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le istanze dell’insorgente 

tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e 

d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese pro-

cessuali, risultano divenute senza oggetto. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

13.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 19 settembre 2023 

decadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: 

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-4981/2023 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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