# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 08ac8f62-97f5-5717-a52b-f10f1ba1e90b
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-07-30
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 30.07.2015 RR.2015.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2015-65_2015-07-30.pdf

## Full Text

Sentenza del 30 luglio 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Roy Garré e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentata dall'avv. Mario Postizzi,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP)  

e sequestro (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.65 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

A. Il 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di 

Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria 

nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., 

A., F. ed altri per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, eva-

sione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e 

riciclaggio. In sostanza, l'autorità rogante afferma che D. e F., presunti 

esponenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbe-

ro rilevato e gestito svariate società operanti nel settore edile, tra cui G. 

S.r.l., H. S.r.l. e I. S.r.l. omettendo, almeno in parte, di dichiararne i redditi 

al fisco, nonché occultandone le scritture contabili al fine di impedire la veri-

fica dei loro reali profitti, evadendo quindi il fisco. Essi avrebbero in seguito 

formalmente ceduto l'amministrazione di tali società ad ignari ed improbabili 

imprenditori, rimanendone tuttavia, di fatto, gli effettivi ed incontrastati do-

mini per quanto riguarda la loro conduzione, depredandone poi il patrimo-

nio sociale mediante prelevamenti di ingenti somme di denaro in contante o 

tramite assegni circolari dai conti correnti bancari, così da svuotarne le 

casse, lasciando le strutture societarie completamente vuote, senza alcuna 

risorsa economica per far fronte alle ingenti pretese dell'Erario e di altri cre-

ditori. A. e E., risp. moglie e cognato di F., avvalendosi di due cittadini sviz-

zeri, ossia B. e C., avrebbero riciclato i proventi delle distrazioni in questio-

ne (v. rogatoria pag. 14). Con la domanda di assistenza, l'autorità rogante 

ha, tra l'altro, postulato l'identificazione ed il sequestro, con la relativa do-

cumentazione, delle relazioni bancarie riconducibili ad A. presso istituti di 

credito svizzeri, segnatamente banca J. (banca assorbita nel 2012 da ban-

ca K.) (v. incarto RR.2015.66, act. 8.1 pag. 6 e seg.).  

 

 

B. Mediante decisioni del 6 marzo 2014 il Ministero pubblico della Confedera-

zione (in seguito: MPC), autorità alla quale l'Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, è entrato in materia 

sulla domanda presentata dall'autorità italiana, ordinando quanto richiesto 

dallo Stato richiedente (v. incarto RR.2015.66, act. 8.2 e 8.3). 

 

 

C. Il 28 gennaio 2015 il MPC ha emanato una decisione di chiusura, mediante 

la quale ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente della documen-

tazione relativa al conto n. 1 presso la banca K. intestato a A., conferman-

done il blocco (v. act. 8.1). 

 

 

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D. Il 26 febbraio 2015 A. ha interposto ricorso contro la suddetta decisione di-

nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando 

l'annullamento della stessa, con revoca immediata del sequestro.  

 

A conclusione delle loro osservazioni del 26 marzo e 16 aprile 2015 l'UFG 

risp. il MPC hanno postulato la reiezione del ricorso (v. act. 7 e 8).  

 

 

E. Con replica del 12 maggio 2015, trasmessa all'UFG e al MPC per cono-

scenza, la ricorrente ha ribadito le conclusioni espresse in sede di ricorso 

(v. act. 11). 

 

 

F. Mediante lettera del 5 giugno 2015 l'avv. L. ha comunicato di non patroci-

nare più la ricorrente nell'ambito della presente procedura (v. act. 14). 

L'8 giugno 2015 l'avv. Mario Postizzi ha comunicato di essere stato incari-

cato di tutelare gli interessi della ricorrente, allegando la relativa procura (v. 

act. 13). 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei 

reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria interna-

zionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-

ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 

in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 

(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che 

completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 

in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo 

italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 

segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 

14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel 

fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 

2014). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la 

ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Stra-

sburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

- 4 - 
 
 

Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle que-

stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non 

regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto 

principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza interna-

zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente 

alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 

Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 

135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-

cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto 

internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura 

dell’autorità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli 

art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La ricorrente è titolare della relazione 

bancaria oggetto della decisione impugnata ed è di conseguenza legittima-

ta a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 

5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 con-

sid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. La ricorrente sostiene innanzitutto che la rogatoria italiana debba essere 

dichiarata inammissibile giacché manifestamente generica e lacunosa nel 

suo esposto fattuale. 

 

2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 

CRic e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'uffi-

cio da cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento 

penale, il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il 

più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il proce-

dimento penale, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al 

fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condi-

zioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b 

pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c). In questo ambito, non si 

può tuttavia pretendere dallo Stato richiedente la presentazione di un espo-

sto dei fatti totalmente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo scopo 

della rogatoria è proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fattispecie 

oggetto d'indagine all'estero, fermo restando che la verifica delle condizioni 

per la concessione dell'assistenza deve rimanere possibile (v. DTF 117 Ib 

64 consid. 5c, con giurisprudenza citata). Lo Stato richiedente non deve 

provare la commissione del reato, ma esporre in modo sufficiente le circo-

stanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto 

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http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-111
http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64
http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64
http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64

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di verificare che la rogatoria non costituisca un'inammissibile ricerca indi-

scriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 

consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della colpevolezza è riserva-

to al giudice straniero del merito e non compete a quello svizzero dell'assi-

stenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del Tri-

bunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5). 

 

2.2 La richiesta di assistenza del 6 marzo 2014 indica con sufficiente chiarezza 

i motivi alla base della stessa. In particolare, le autorità inquirenti italiane 

hanno evidenziato come del denaro di presunta origine illecita nella dispo-

nibilità di D. sia transitato su un conto presso la banca M., a San Marino, in-

testato a E., fratello della ricorrente, per poi essere versato su un conto in-

testato alla società N. Ltd con sede a Majuro (Isole Marshall) e recapito a 

Locarno, giungendo infine sul conto oggetto della presente procedura. Più 

precisamente, il 9 maggio 2011, EUR 1'005'000.-- sarebbero stati trasferiti 

da un conto intestato a E. ad un conto intestato alla N. Ltd. Gli atti relativi a 

quest'ultimo conto evidenzierebbero tre prelevamenti in contante effettuati 

nel medesimo periodo: EUR 300'000.-- il 27 maggio 2011, EUR 300'000.-- 

il 30 maggio 2011 ed EUR 370'000.-- il 31 maggio 2011, per un totale di 

EUR 970'000.--. Dalla documentazione bancaria oggetto della decisione 

impugnata emergono depositi in contante, avvenuti tra il 27 ed il 31 maggio 

2011, per un importo di EUR 970'000.-- (v. incarto RR.2015.66, act. 8.1 

pag. 11 e segg.). In sostanza, le risultanze investigative indurrebbero ad 

ipotizzare che la ricorrente abbia utilizzato il conto litigioso per riciclare de-

naro proveniente dalle distrazioni fraudolente di D. ai danni del patrimonio 

di varie società operanti nel settore edile (v. anche supra, in fatto, lett. A). 

Visto quanto precede e alla luce dei sopracitati principi giurisprudenziali, 

l'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria in esame adempie chiaramente 

le esigenze legali richieste. Per questi motivi, la relativa censura della ricor-

rente non può trovare accoglimento. 

 

 

3. L'insorgente contesta la competenza territoriale della Procura della Repub-

blica presso il Tribunale ordinario di Brescia per presentare la rogatoria og-

getto della presente procedura. A suo dire, l'autorità d'esecuzione avrebbe 

infatti misconosciuto gli effetti della sentenza 25 marzo 2014 della Terza 

Sezione penale del Tribunale di Brescia, la quale avrebbe stabilito l'incom-

petenza della suddetta Procura in favore dell'autorità giudiziaria di Bergamo 

con riguardo al reato di riciclaggio, ossia l'unico reato per il quale la predet-

ta sarebbe perseguita in Italia. 

 

3.1 La concessione di assistenza in materia penale presuppone la competenza 

repressiva dello Stato richiedente (v. anche art. 1 n. 1 CEAG); la decisione 

sulla propria competenza spetta di principio allo Stato rogante e può essere 

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http://links.weblaw.ch/DTF-125-II-65
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-367
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http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-576
http://links.weblaw.ch/1C_562/2011

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respinta soltanto nei casi in cui le autorità giudiziarie di quest'ultimo risultino 

manifestamente incompetenti a procedere, ovvero se la loro competenza 

viene fondata in maniera arbitraria (DTF 126 II 212 consid. 6; TPF 2013 97 

consid. 5.2). Se alla Svizzera viene presentata una rogatoria ossequiante le 

condizioni legali dell'assistenza, l'autorità d'esecuzione non è chiamata a 

valutare decisioni interne allo Stato estero, relative al foro competente per 

perseguire e invocare i reati in esame. Inoltre, di principio, fintanto che la 

domanda di assistenza non è stata ritirata, alla medesima occorre dare se-

guito (v. sentenza del Tribunale federale 1C_559/2009 dell'11 febbraio 

2010, consid. 1 con rinvii). 

 

3.2 In concreto, la Procura di Brescia ha presentato la sua rogatoria relativa al 

procedimento da lei condotto in Italia il 6 marzo 2014 (v. fatti lett. A). In se-

guito, con sentenza del 25 marzo 2014, il Tribunale di Brescia ha deciso di 

trasferire alle autorità inquirenti di Bergamo la competenza per perseguire i 

fatti di riciclaggio legati al suddetto procedimento (v. act. 1.2 pag. 13). Ora, 

nessuna comunicazione è giunta alle autorità svizzere circa una modifica 

od un ritiro delle richieste formulate dalle autorità di Brescia nella loro roga-

toria del 6 marzo 2014, né le autorità inquirenti di Bergamo hanno presen-

tato una nuova rogatoria in relazione ai fatti di riciclaggio contestati agli in-

dagati toccati da tale capo d'accusa. Il MPC non può che dedurne che nulla 

è mutato per quanto attiene alla rogatoria del 6 marzo 2014. In realtà, la 

sentenza italiana di cui sopra, che non tocca alle autorità svizzere interpre-

tare e che non intacca la competenza repressiva in quanto tale delle autori-

tà italiane nel loro insieme, non esime l'autorità elvetica dal dare seguito, 

nella misura in cui sono ossequiate le regole dell'assistenza, alle richieste 

italiane, anche perché la documentazione litigiosa trasmessa alle autorità di 

Brescia potrà senz'altro essere inoltrata da quest'ultime a quelle di Berga-

mo. Occorre infine ricordare che la Procura di Brescia è rimasta comunque 

competente per perseguire tutti gli altri reati oggetto del procedimento pe-

nale da lei condotto. La documentazione litigiosa potrebbe essere utile per 

acclarare anche altri fatti oggetto d'indagine. In definitiva, anche tale censu-

ra va quindi respinta. 

 

 

4. La ricorrente sostiene che la domanda di assistenza italiana tende, in ma-

niera generalizzata e con ricerca esplorativa e indiscriminata di prove in ur-

to con il principio della proporzionalità, ad ottenere informazioni su relazioni 

bancarie a lei intestate che nulla avrebbero a che vedere con il procedi-

mento estero. 

 

4.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-

ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 

- 7 - 
 
 

Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-

tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-

to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 

principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 

251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 

dell'11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-

sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo 

del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 

121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità 

estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti 

come quello qui in esame, esse necessitano di regola di tutti i relativi do-

cumenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico 

dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali 

persone o entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze 

del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settem-

bre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza 

del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. an-

che DTF 130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione 

potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 

IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 

1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera 

di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle 

persone interessate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale 

federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 

20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007,  

consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 

27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi 

limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 

122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la 

cosiddetta "fishing expedition", la quale è definita dalla giurisprudenza una 

ricerca generale ed indiscriminata di mezzi di prova volta a fondare un so-

spetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello 

stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa e rinvii). Questo genere di inchieste 

non è consentito in ambito di assistenza giudiziaria internazionale sia alla 

luce del principio della proporzionalità che di quello della specialità. Tale di-

vieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a ca-

saccio nella raccolta delle prove (DTF 113 I 257 consid. 5c), il che non sa-

rebbe nemmeno conciliabile con le stesse funzioni di base dell'assistenza 

internazionale in materia penale (v. DONATSCH/HEIMGARTNER/MEYER/SIMO- 

http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F120-IB-251%3Ait&number_of_ranks=0#page251
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F120-IB-251%3Ait&number_of_ranks=0#page251
http://links.weblaw.ch/DTF-120-IB-251
http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2008.154
http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2007.18
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http://links.weblaw.ch/DTF-125-II-65

- 8 - 
 
 

NEK, Internationale Rechtshilfe, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2015, pag. 

93 e seg.). 

 

4.2 Ora, il legame del conto della ricorrente con i fatti e le persone oggetto del 

procedimento italiano è già stato evidenziato in precedenza (v. supra con-

sid. 2.2). Non si può di certo affermare quindi che la ricorrente, indagata 

all'estero, ed il conto litigioso siano estranei ai fatti oggetto d'indagine. La 

documentazione oggetto della decisione impugnata presenta un'utilità po-

tenziale evidente, potendo essa permettere di ricostruire i flussi di denaro 

che l'autorità italiana ritiene provenire dalle presunte distrazioni commesse 

a danno di società gestite dalla criminalità organizzata. 

 

 Costatata la sufficiente relazione tra la misura d'assistenza richiesta e l'og-

getto del procedimento penale italiano, spetterà al giudice estero del merito 

valutare se dalla documentazione sequestrata emerge in concreto una 

connessione penalmente rilevante tra i fatti perseguiti all'estero ed il conto 

oggetto della decisione impugnata. Non è infatti competenza dell'autorità 

rogata, rispettivamente del giudice adito su ricorso in ambito di assistenza, 

sostituirsi al giudice penale straniero e pronunciarsi sulla sostanza delle 

ipotesi di reato formulate dagli inquirenti (v. DTF 132 II 81 consid. 2.1; 122 

II 373 consid. 1c; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 60 consid. 5a e rinvii). Visto 

quanto esposto, vi è da concludere che la domanda di assistenza estera 

non costituisce una "fishing expedition" e la trasmissione della documenta-

zione litigiosa non viola il principio della proporzionalità. 

 

 

5. Con il suo gravame la ricorrente postula inoltre lo sblocco del suo conto, 

motivandolo col fatto che in Italia il Giudice per le indagini preliminari del 

Tribunale di Bergamo avrebbe disposto, in ragione della netta sproporzione 

tra il valore dei beni vincolati e la somma da sequestrare di 

EUR 3'264'882.--, la modifica del sequestro preventivo pronunciato in data 

25 febbraio 2014 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale 

di Brescia. L'autorità italiana avrebbe quindi limitato a taluni beni di com-

pendio della ricorrente la misura cautelare del sequestro, sbloccando diver-

si immobili. 

 

 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria in-

ternazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve veri-

ficare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con 

i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per 

rapporto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale 

federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). Ebbene, visto 

quanto esposto nei precedenti considerandi (v. supra consid. 2.2 e 4.2), è 

senz'altro possibile affermare che esistono elementi sufficienti per confer-

http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-373
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-373
http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-215
http://links.weblaw.ch/DTF-109-IB-60

- 9 - 
 
 

mare il sequestro contestato. Toccherà poi all'autorità estera esaminare il 

contenuto della documentazione di cui è stata ordinata la trasmissione e 

accertare l'eventuale provenienza illecita dei fondi sequestrati. Dovessero i 

valori in questione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali, essi 

potrebbero fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'a-

vente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e 

segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 

3). La decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ber-

gamo nulla muta a tali considerazioni (v. act. 1.4). Da una parte, le autorità 

estere non hanno modificato le loro richieste presentate con rogatoria del 

6 marzo 2014; dall'altra, l'importo sequestrato – che occorre ricordare può 

essere il provento diretto delle presunte distrazioni a danno delle società 

sopramenzionate (v. fatti lett. A) –, ammontante a EUR 252'309.-- al mo-

mento dell'adozione della misura, è chiaramente inferiore all'importo men-

zionato in rogatoria relativo all'importo complessivo delle presunte distra-

zioni, ossia EUR 3'264'882.--. Non si può peraltro nemmeno escludere che 

le autorità italiane abbiano proceduto al dissequestro di cui sopra, e che il 

Pubblico ministero sia stato d'accordo con tale misura, anche alla luce dei 

beni sequestrati in Svizzera. In definitiva, il sequestro litigioso deve essere 

mantenuto di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed ese-

cutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comuni-

cato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 

AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e 

seg. CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi 

(DTF 126 II 462 consid. 5e). La ricorrente non ha peraltro sostanziato nes-

sun pregiudizio economico cagionato dal sequestro. Anche da questo pun-

to di vista il blocco in questione non presenta alcun elemento di spropor-

zionalità. Ne consegue che il sequestro va confermato e la relativa censura 

respinta. 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale 

sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] ri-

chiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giu-

sta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili 

e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.--; essa è coperta dall’anticipo delle 

spese già versato. 

 

 

- 10 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 31 luglio 2015  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Mario Postizzi 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 
LTF).