# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4ed908d-2732-508c-bdef-a4c022b9d618
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 15.04.2013 17.2012.177
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-177_2013-04-15.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.177

  	
  Locarno

  15 aprile 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dalla Sezione della circolazione

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 28 novembre 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1

   

   

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 22 novembre 2012 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

richiamata la dichiarazione di appello 13
dicembre 2012;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa 12040/810 del 4 maggio 2012 la Sezione della circolazione ha ritenuto AP 1 autore colpevole di infrazione alle norme della
circolazione per avere, il 7 febbraio 2012, a __________, alla guida dell’autovettura, in una strada a due corsie, circolato su quella di sinistra e, senza
prestare la dovuta attenzione, essersi spostato sulla corsia di destra entrando
in collisione con un veicolo che circolava regolarmente su questa corsia.

La Sezione della circolazione ne ha, pertanto, proposto la condanna alla multa
di fr. 200.- (da sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena
detentiva di 2 giorni), oltre che al pagamento delle tasse e spese di giustizia per complessivi
fr. 120.-.

AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione contro il decreto di accusa.

                                  B.   Dopo il dibattimento, con sentenza del 22 novembre 2012, il
presidente della Pretura penale ha confermato l’imputazione e la multa
contenute nel decreto d’accusa, accollando al condannato gli oneri processuali
di complessivi fr. 720.-.

                                  C.   In data 28 novembre 2012, AP 1 ha presentato annuncio di appello contro
la sentenza pretorile che ha confermato, il 13 dicembre 2012, con dichiarazione
scritta d’appello in cui ha postulato il suo proscioglimento da ogni accusa,
con protesta di tasse, spese e ripetibili della sede di appello.

                                  D.   In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in
particolare, che la sentenza di primo grado concerne unicamente
contravvenzioni, con ordinanza 14 dicembre 2012, la presidente di questa Corte
ha informato le parti che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta
ed ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per la presentazione di una
motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP), termine poi prorogato, su richiesta
dell’appellante, al 21 gennaio 2013.

Il relativo allegato è stato inoltrato dall’appellante in quest’ultima data.

                                  E.   In merito alla motivazione presentata dall’appellante, la Sezione della circolazione, con scritto 25 gennaio 2013, ha dichiarato di non avere osservazioni da formulare, mentre la Pretura penale, con scritto 30 gennaio 2013, ha precisato di confermare la condanna a prescindere dal fatto, evidenziato in appello, che il
veicolo che ha colliso con quello del multato provenisse da una corsia
riservata ai bus.

Con scritto 5 febbraio 2013 AP 1 ha ribadito la richiesta di proscioglimento da
ogni accusa.

 

 

Considerando

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la
procedura dibattimentale di primo grado concerneva esclusivamente
contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere unicamente che la
sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è
manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non possono
essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto per
quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al diritto
federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini,
in Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398,
n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand,
Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag.
1777; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767 e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un accertamento
fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione del diritto.
La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione d’arbitrio
elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9 Cost. (Mini, in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler
Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768) secondo cui un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice misconosce
manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza
valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile
di modificare l’esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto
ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo
insostenibile (DTF 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag.
560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149
consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF dell’8 agosto 2011, inc.
6B_312/2011). Il giudice non incorre, invece, in arbitrio quando le sue
conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili nel risultato
(DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57
consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e
sentenze citate).

Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP, l’accertamento dei fatti è censurabile
anche se fondato su una violazione del diritto.

Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da quella dell’avamprogetto) il
legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle norme procedurali e
andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-Ti che indicava come
motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, in op. cit. ad art.
398, n. 23, pag. 743). Altri autori hanno, al proposito, evidenziato come
l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,
durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti
all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione
dell’onere probatorio (Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 29,
pag. 1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,
infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i
fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar,
ad art. 398, n. 13, pag. 768).

 

                                         Risultanze
dell’inchiesta

 

2.Sulla dinamica dell’incidente, AP 1,
interrogato dalla polizia cantonale il 7 febbraio 2012, ha dichiarato quanto segue:

“
(...) Giunto poco prima
del semaforo dell'intersezione di Via __________ con Via __________, decidevo
per il cambiamento di corsia sulla destra per percorrere Via __________ in
direzione di __________.

Voglio precisare che il semaforo era verde e i veicoli erano in
movimento. Dopo aver valutato con attenzione la possibilità di
cambiare corsia e visto il fatto che vi era sufficiente spazio, azionavo
l'indicatore di direzione e compivo la manovra di svolta a destra sulla corsia
direzione __________.

Immesso sulla corsia e trovandomi ancora
leggermente di traverso, i veicoli davanti a me frenavano al semaforo rosso.

A mia volta, per evitare di tamponare
l'automobile che mi precedeva frenavo fermandomi.

In questo frangente sentivo un colpo da tergo e a
seguito di ciò capivo di essere stato tamponato.

(…)

D: Nell’immettersi sulla corsia di destra il
conducente che l’ha tamponata le aveva fatto qualche cenno o altro che le
comunicasse che lasciava la precedenza?

R: No

Preciso nuovamente che vi era sufficiente spazio
per la mia manovra. Manovra che ho compiuto a ca 3-4 km/h.

D: Come mai non si trovava già nella corsia
direzione di __________?

R: Perché prima dell’intersezione la corsia è
riservata ai bus.

D: Quanto spazio vi era tra la macchina del
secondo protagonista e l’auto che lo precedeva?

R: Circa 5 metri.”

(verbale
d'interrogatorio PS 07.02.2012 AP 1, pag. 2 e 3 in inc. Sez. circolazione doc. 1).

 

 

                                         L’appellante,
nelle osservazioni 30 marzo 2012 presentate alla Sezione della circolazione ha
ripercorso i fatti come segue:

 

“      stavo
circolando sulla corsia di sinistra perché alla mia destra c'era la corsia del
bus. In prossimità della fine della corsia stessa, ho fatto la preselezione
verso destra in modo corretto seguendo il
codice della circolazione. La corsia di destra era libera in quanto non
sopraggiungevano altre vetture e di conseguenza mi sono immesso. In un lasso di
tempo molto breve, il semaforo è diventato rosso, le vetture davanti a me hanno
frenato bruscamente e mi sono fermato anch'io. Dopodiché l'autovettura Fiat 16 targata mi ha tamponato in quanto procedeva ad alta velocità e quindi non è riuscita
a frenare in tempo”

(osservazioni 30.03.2012 AP 1 in inc. Sez. circolazione doc. 3).

 

In occasione
del dibattimento di primo grado AP 1 ha ripercorso i fatti come segue:

 

“
Prima di effettuare lo spostamento dalla corsia
di sinistra a quella di destra ho controllato se vi era traffico provenire
sulla corsia di destra. Dal momento che non sopraggiungeva nessuno ho inserito
l’indicatore di direzione, ho guardato un’altra volta a destra e poi mi sono
spostato. Quando nel verbale di polizia ho detto di avere valutato con
attenzione la possibilità di cambiare corsia ho pure detto che vi era
sufficiente spazio per lo spostamento; con ciò intendevo dire che davanti a me
sulla corsia di destra vi era sufficiente spazio per potermi portare su detta
corsia.”

(verbale
d’interrogatorio PS 22.11.2012 AP 1, allegato al verbale del dibattimento).

AW, coprotagonista dell’incidente, ha descritto
alla polizia la collisione come segue:

Giunto in prossimità del semaforo
dell’intersezione di Via __________ con Via __________ notavo che davanti a me
vi erano due automobili in movimento poiché quest’ultimo era verde. Voglio
precisare che mi trovavo ad una distanza di quattro metri dall’auto che mi
precedeva.

Improvvisamente mi trovavo la via di marcia
ostruita da una vettura che, dalla corsia che porta al centro si spostava sulla
mia, dopo aver azionato l’indicatore di direzione. La macchina che precedeva il
secondo protagonista frenava bruscamente in quanto il segnale luminoso è
passato dal verde al rosso. Di conseguenza anche AP 1 arrestava la sua marcia
repentinamente tanto che la mia pronta reazione non ha impedito l’urto. Voglio
precisare che il secondo protagonista non si era ancora completamente inserito
sulla mia corsia ma si trovava leggermente di traverso al momento del sinistro.
(…)

D: Lei ha fatto qualche cenno al secondo
protagonista che avrebbe potuto indurlo a credere che voleva concedergli la
precedenza?

R: Assolutamente no.

D: È sicuro che vi erano 3-4 metri tra la sua auto e quella del secondo protagonista?

R: Non sono sicuro ma più o meno la distanza era
quella.

D: A che velocità andava?

R: Circa 10 km/h questo perché è entrato in funzione l’ABS.”

(verbale
d'interrogatorio PS 09.02.2012 AW, pag. 2 e 3 in inc. Sez. circolazione doc. 1).

 

                                         Presunta
violazione dei diritti della difesa

 

                                   3.   Nel suo gravame AP 1 si lamenta, preliminarmente, di non aver potuto
disporre, in vista del dibattimento di primo grado, del tempo sufficiente per
conoscere gli atti formanti l’incarto e preparare adeguatamente la difesa e
invoca l’applicazione dell’art. 6 cifra 3 lett. b e c CEDU, dell’art. 14 n. 3
lett. b Patto ONU II e dell’art. 29 cpv. 1 Cost..

                                         In
particolare, per l’appellante a torto il primo giudice gli ha negato la sua
richiesta 12 novembre 2012 di differimento del dibattimento previsto per il 22
novembre 2012 nonostante il suo difensore avesse assunto il mandato solo da
pochi giorni e non potesse parteciparvi a causa di un altro impegno
precedentemente assunto presso il Ministero pubblico (motivazione d’appello,
pto 1., pag. 2-3).

                               3.1.   Al riguardo, basta rilevare che il presidente della Pretura penale
ha comunicato a AP 1 la data del dibattimento fissato per il 22 novembre 2012
alle ore 15.30 con citazione 24 settembre 2012. L’appellante, come
correttamente sancito dal primo giudice, aveva ampio margine di tempo per
rivolgersi tempestivamente ad un avvocato a tutela dei propri interessi.
Ciononostante, egli ha ritenuto di attendere la prossimità dell’udienza per
conferire mandato ad un patrocinatore, per di più non disponibile per la data
del processo.

Ritenuto
quanto sopra, il mancato rinvio del dibattimento deciso dal presidente della
Pretura penale non viola alcuna garanzia procedurale, segnatamente quella di un
equo processo consacrata dall’art. 6 CEDU. 

L’appello
deve, pertanto, su questo punto essere disatteso.

 

                                 4.      AP
1 sostiene, sempre in ordine, che il primo giudice ha violato i diritti
della difesa, in particolare il diritto dell’imputato di essere sentito e
meglio di potere assumere le prove a suo discarico sancito all’art. 6 cifra 3
lett. d CEDU, eseguendo, in tal modo, un accertamento dei fatti manifestamente
inesatto.

                                          L’appellante
sostiene, in particolare, che il primo giudice ha rifiutato in modo arbitrario
di sentire come testimone AX su circostanze non emergenti dai verbali di
polizia quali la posizione dei protagonisti al momento della collisione, la presenza
del coprotagonista AW sulla corsia di destra in direzione di Trevano e
l’esecuzione da parte di quest’ultimo di una corretta manovra di preselezione. Secondo
l’appellante, ciò deve comportare l’annullamento della sentenza impugnata
(motivazione d’appello, pto 2., pag. 3-4).

 

                           4.1. a)   Il
diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall’art. 29 cpv. 2 Cost. e
dall’art. 6 cifra 3 lett. d CEDU, assicura, tra l’altro, la facoltà di offrire
formalmente e tempestivamente mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne
l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di esprimersi sulle
relative risultanze, nella misura in cui essi possano influire sulla decisione
(STF del 30 giugno 2011 inc. 6B_871/2010 consid. 2.1; STF del 1° maggio 2009
inc. 4A.153/2009, consid. 4.1. e riferimenti; STF del 23 maggio 2008 inc.
6B.570/2007 consid. 5.1.; STF del 13 aprile 2005 inc. 2P.20/2005 consid. 3.2. e
riferimenti; DTF 135 II 286 consid. 5.1; 131 I 153 consid. 3; 126 I 15 consid.
2a/aa; 124 I 49 consid. 3a; 124 I 241 consid. 2; 115 Ia 8 consid. 2b pag. 11
con citazioni).

 

                                  b)   Il
diritto di essere sentito non impedisce tuttavia all’autorità di procedere ad
un apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che non
potrebbero condurla a modificare la sua opinione. Al riguardo, il Tribunale
federale ha avuto modo di stabilire che, se, di principio, l’imputato ha
diritto all’assunzione delle prove offerte, l’autorità può procedere ad un
apprezzamento anticipato di tali prove e rifiutarle nella misura in cui le
ritenga irrilevanti, inutili o inidonee a dimostrare i fatti pertinenti o a
modificare la convinzione del giudice (STF del 30 giugno 2011 inc. 6B_871/2010
consid. 2.1; STF del 23 maggio 2008 inc. 6B.570/2007 consid. 5.1., DTF 131 I
153 consid. 3; 125 I 135 consid. 6c; 124 I 208 consid. 4a, 122 II 464 consid.
4a, 120 Ib 224 consid. 2b). Nell’ambito di questa valutazione, l’autorità
dispone di un vasto margine di apprezzamento (STF del 30 giugno 2011 inc.
6B_871/2010 consid. 2.1).

                                          In
questo senso, l’apprezzamento anticipato delle prove non viola la
garanzia di un equo processo consacrata dall’art. 6 CEDU (Miehsler/Vogler in:
Internationaler Kommentar zur Europäischen Menschenrechtskonvention, nota 367
ad art. 6 con rimandi; CCRP, sentenza del 10 settembre 2002 in re D., consid. 7.2; del 23 agosto 1999 in re R., consid. 1b; del 23 agosto 1999 in re G., consid. 2.1. con riferimenti).

 

                               4.2.   Nel
caso di specie, il rifiuto della prova richiesta da AP 1 è legittimo in quanto
avvenuto nell’esercizio dell’ampio potere di apprezzamento di cui il giudice dispone.

L’audizione dibattimentale del teste AX postulata
dall’insorgente non era, del resto, necessaria per ricostruire i fatti
pertinenti ai fini del giudizio: per il loro accertamento sussiste, infatti,
già agli atti un quadro probatorio sufficiente. Non si ravvede, pertanto,
alcuna violazione del diritto di essere sentito dell’appellante, la cui
posizione è stata chiarita dalle autorità acquisendo i necessari elementi a
carico e a discarico ed a cui è stato garantito di potersi esprimere sulle
relative risultanze.

                                          Anche su questo
punto, l’appello deve quindi essere respinto.

 

                                   5.   Nel merito, AP 1 contesta gli accertamenti fattuali posti a base del
giudizio di primo grado ed invoca la sua assoluzione in applicazione del
principio in dubio pro reo.

 

                               5.1.   Per il primo giudice, l’imputato spostandosi sulla corsia di destra
ha tentato di inserirsi “in modo repentino e avventato in uno spazio
insufficiente”, senza verificare se il conducente che sopraggiungeva avesse
compreso le sue intenzioni, entrando così in collisione con lui.

A detta del
primo giudice, l’imputato ha dato versioni discordanti sul luogo del suo
spostamento sulla corsia di destra. Il giorno dell’incidente, egli ha infatti “situato
la manovra poco prima del semaforo, come emerge dalla documentazione
fotografica di cui al rapporto di polizia”. Questa descrizione dei fatti,
continua il pretore, confermata sia dal coprotagonista AW che dal teste AQ, è
stata, in seguito, modificata dall’appellante dichiarando dapprima che la
manovra avrebbe avuto luogo “in prossimità della fine” della corsia dei
bus (osservazioni 30.03.2012 AP 1), e poi “70 metri prima dell’impianto semaforico” (istruttoria dibattimentale). Per il
primo giudice, “anche qualora la collisione fosse avvenuta laddove sostiene
l’appellante, e non più avanti” resta immutata la sua responsabilità penale
(osservazioni 30.01.2013 pretore, pag. 2).

Anche sulla
dinamica dell’incidente, secondo il primo giudice, l’appellante ha dato
differenti versioni. Egli ha dapprima dichiarato alla polizia “che tra
l’auto del co-protagonista e quella davanti vi erano circa 5 metri, confermando la presenza del veicolo sopraggiungente da tergo” per poi asserire che “la
corsia di destra era libera in quanto non sopraggiungevano altre vetture”.
A detta del pretore, la prima versione, ed in particolare l’esiguità dello
spazio in cui si è immesso l’appellante, sarebbe confermata dal co-protagonista
AW che ha situato il proprio veicolo a “quattro metri dall’auto che lo precedeva”.
Il primo giudice ricorda, poi, che secondo il teste AQ “l’imputato avrebbe
tagliato la strada al veicolo che lo precedeva”. Del resto, la seconda
versione fornita dall’appellante volta a negare il sopraggiungere di auto sulla
corsia di destra è, a detta del pretore, smentita dal teste AX secondo cui “l’imputato
veniva tamponato dall’auto che lo seguiva”.

 

                           5.2. a)   Per
l’appellante, il giudice di prime cure ha accertato in modo manifestamente
inesatto dove è avvenuto l’incidente, situando la collisione in un punto più
ravvicinato ai semafori posti all’intersezione con via Trevano rispetto a
quello indicato da lui e dal teste AX, ovvero subito dopo la linea continua
gialla che in via Sonvico delimita la corsia di destra riservata ai bus. Per
l’insorgente, invero, il quadro probatorio in atti, in assenza di distanze
oggettivabili, “non chiarisce assolutamente dove si collochi esattamente il
luogo della collisione” (motivazione d’appello, pag. pto 4. pag. 5-6).

 

                                  b)   Per
l’insorgente, il primo giudice ha accertato arbitrariamente anche la dinamica
dell’incidente. In particolare, egli contesta l’accertamento pretorile secondo
cui avrebbe compiuto una manovra di spostamento sulla corsia di destra senza
avere uno spazio sufficiente nonché in modo subitaneo e avventato. AP 1, in
particolare, precisa che questa errata ricostruzione dei fatti non può essere supportata
con la contraddittoria e inesatta testimonianza di AQ. Vero è, invece -
continua l’insorgente - ch’egli dopo aver “considerato che vi era sufficiente
spazio ha azionato l’indicatore di direzione (fatto, quest’ultimo, confermato a
verbale anche dallo stesso AW) compiendo poi, ad una velocità molto ridotta, la
manovra di svolta” (motivazione d’appello, pto. 3. pag. 3-4).

 

                               5.3.   Nell’accertamento
dei fatti e nella valutazione delle prove - di cui deve dare conto in sentenza
con una congrua motivazione (STF del 10 maggio 2010, inc. 6B_10/2010) - il
giudice continua, come sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a
disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia
28 consid. 1b; STF del 30 marzo 2007, inc. 6P.218/2006).

Per motivare l’arbitrio in tale valutazione, non è sufficiente criticare la
decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei
fatti, per quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia. È, invece,
necessario dimostrare il motivo per cui la valutazione delle prove fatta dal
primo giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con
gli atti, si fonda su una svista manifesta, contraddice in modo urtante il
sentimento di equità e di giustizia (DTF 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid.
3.1; 132 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa
unilateralmente su talune prove ad esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28
consid. 2b; 112 Ia 369 consid. 3).

In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire che un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice ha
manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di prova oppure ha
omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova idonea ad influire
sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha tratto dal materiale
probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1.).

 

                                  a)   Sulla censura relativa all’accertamento del luogo dell’incidente, si
osserva che la prima istanza ha condannato AP 1 in ragione della sua specifica
manovra di spostamento dalla corsia di sinistra a quella di destra. Ciò a
prescindere dal punto esatto in cui è avvenuta la collisione, irrilevante
essendo al riguardo la questione di sapere dove essa sia avvenuta. In entrambe
le ipotesi che entrano in considerazione, l’urto è avvenuto su una parte della
carreggiata con due corsie di marcia. Ne discende che, nella misura in cui è
volta a rilevare un accertamento arbitrario sul luogo dell’incidente, la
censura è irricevibile e peraltro, come si vedrà, ininfluente ai fini del
giudizio.

                                  b)   In merito alla dinamica dei fatti, AP 1 ritiene che non si possa,
pena l’arbitrio, dedurre dal materiale probatorio che il suo spostamento sulla
corsia di destra sia avvenuto in uno “spazio insufficiente” ed in modo “repentino
e avventato”.

A torto. Invero,
l’esiguità dello spazio in cui si è inserita l’autovettura dell’appellante è
ampiamente suffragata dagli atti.

Lo stesso
appellante ha, infatti, stimato lo spazio tra l’automobile del coprotagonista AW
e l’auto che lo precedeva in “5 metri” (verbale d’interrogatorio PS
07.02.2012 AP 1, pag. 3 in inc. Sez. circolazione doc. 1). AW dal canto suo ha dichiarato
che si trovava a una distanza di “4 metri” dall’auto che lo precedeva. Ora, stando alla descrizione di AX (conoscente dell’appellante), la
circolazione in quel momento era intensa - “molto traffico” - e AP 1
procedeva a “15/20 km/h” (verbale d’interrogatorio PS 04.03.2012 AX,
pag. 3 in inc. Sez. circolazione doc. 1). 

In queste
condizioni, la tesi del primo giudice secondo cui lo spazio sulla destra
dell’appellante era del tutto insufficiente per un cambiamento di corsia non
può dirsi insostenibile. 

 

Nemmeno è
insostenibile l’accertamento operato dal primo giudice secondo cui la manovra è
stata repentina e avventata. Infatti, è senza arbitrio che egli ha dedotto la
natura di tale manovra dalla valutazione complessiva delle dichiarazioni rese
da AW e AQ:

 

“
Improvvisamente mi
trovavo la via di marcia ostruita da una vettura che, dalla corsia che porta al
centro si spostava sulla mia, dopo aver azionato l’indicatore di direzione.”

(verbale
d’interrogatorio PS 09.02.2012 AW, pag. 2 in inc. Sez. circolazione doc. 1);

 

“
ho notato un’automobile che dalla corsia che
porta al centro si è spostata senza prestare particolare attenzione su quella
in direzione di __________ (cioè ha lasciato la corsia di sinistra per
immettersi su quella di destra), tagliando la strada al veicolo che mi
precedeva (…) AW, visto l’improvviso cambiamento di direzione da parte di AP 1,
non ha potuto arrestare la sua marcia al fine di impedirne l’urto”

(verbale
d’interrogatorio PS 20.02.2012 AQ, pag. 2 in inc. Sez. circolazione doc. 1).

 

Stralciata, da
quest’ultima dichiarazione, la parte relativa al “senza prestare particolare
attenzione” - trattandosi di un giudizio e non del riferimento di un fatto (cfr.
Piquerez/Macaluso, Procédure pénale suisse, 3a ed., Zurigo 2011, ad § 56, n.
1033, pag. 359; Bernasconi e altri, in Commentario CPP,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 163, n. 4, pag. 333) - rimane utilizzabile,
senza che a ciò possa essere mosso rimprovero, quanto riferito dal teste su “l’improvviso cambiamento di direzione da parte di AP
1” per sostenere e suffragare, come ha fatto il primo giudice, l’analoga
dichiarazione di AW (“improvvisamente mi trovavo la via di marcia ostruita”).

 

Visto quanto
sopra, l’appello è, su questo punto, da respingere.

 

                                   6.   In
diritto, l’appellante sostiene di non aver violato alcuna norma della LCStr
poiché, a suo dire, non esiste prova alcuna della sua disattenzione che, di
contro, va rimproverata al coprotagonista AW”in quanto distratto dall’uso
del telefonino che teneva in mano” al momento dell’incidente mentre
circolava “a velocità sostenuta” su una corsia “riservata ai bus”.

 

                               6.1.   Per
il primo giudice AP 1, non prestando sufficiente attenzione o, quanto meno, non
valutando con la dovuta cautela la situazione del traffico, ha eseguito una
manovra che è lesiva in particolare dell’art. 44 cpv. 1 LCStr nonché dell’art.
31 cpv. 1 LCStr, indipendentemente da eventuali colpe del coprotagonista.

                               6.2.   Giusta
l’art. 90 cifra 1 LCStr è punito con la multa chiunque contravviene alle norme
della circolazione contenute nella presente legge o nelle prescrizioni
d’esecuzione del Consiglio federale. Tale disposto, di natura astratta e
generale, deve essere completato con l’indicazione delle norme della
circolazione in concreto violate (DTF del 24 novembre 2003, inc. 6S.392/2003
consid. 2.1, DTF 100 IV 71 consid. 1).

A norma dell’art. 44 cpv. 1 LCStr sulle strade suddivise in
diverse corsie, il conducente può abbandonare quella che percorre, solo se non
ostacola la circolazione.

Il conducente
deve costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da potersi conformare ai
suoi doveri di prudenza (art. 31 cpv. 1 LCStr).

Ciascuno,
nella circolazione, deve comportarsi in modo da non essere di ostacolo né di
pericolo per coloro che usano la strada conformemente alle norme stabilite
(art. 26 cpv. 1 LCStr).

 

                           6.3. a)   Non
v’è dubbio che, ritenuto come il primo giudice abbia accertato senza arbitrio
che AP 1 si è spostato dalla propria corsia in modo tale da ostacolare l’utente
proveniente da tergo sulla corsia di destra, l’appellante si è reso colpevole
di una violazione dell’obbligo impostogli dall’art. 44 cpv. 1 LCStr. Questa
norma regola il diritto di precedenza (“Vortrittsregel” in DTF 6B_573/2010 del
05.11.2010 consid. 3.1.1; Philippe Weissenberger, Kommentar zum
Strassenverkehrsgesetz, Bundesgerichtspraxis, Zurigo 2011, ad art. 44 LCStr,
n.1, pag. 310) e trova applicazione a prescindere dal fatto che chi la lede sia
incorso in una disattenzione o in un imprudente valutazione del traffico. Con
la sua manovra, l’appellante non ha rispettato la precedenza che doveva
concedere all’utente già presente sulla corsia di destra, ponendolo in
pericolo. Con la dovuta attenzione e padroneggiando il veicolo con una manovra
appropriata, l’insorgente (art. 31 cpv. 1 LCStr) avrebbe verosimilmente evitato
il sinistro. Ininfluente ai fini del giudizio è la circostanza che l’appellante
abbia attivato l’indicatore di direzione, non svincolandolo la segnalazione
dall’obbligo di usare la necessaria prudenza (art. 39 cpv. 2 LCStr). In effetti,
ogni modifica della direzione di marcia crea un pericolo supplementare che
impone a chi la esegue di adottare una prudenza accresciuta, diligenza che in
concreto è mancata.

 

                                  b)   In
questo ambito è malvenuto, inoltre, AP 1 nel sostenere che confidasse nel fatto
che nessuna auto provenisse alla sua destra dalla corsia riservata agli
autobus. Innanzitutto, ciò stride con quanto da lui stesso dichiarato in sede
di dibattimento:

 

“
Non sono in grado di dire da dove provenissero i
veicoli che poi si sono fermati sulla corsia di destra; verosimilmente
sopraggiungevano dalla corsia riservata ai bus come accade regolarmente per
quanto di mia conoscenza.”

(verbale
d’interrogatorio PS 22.11.2012 AP 1, allegato al verbale del dibattimento).

 

Conoscendo il
diffuso utilizzo scorretto della corsia dei bus, l’appellante non poteva
partire dall’assunto che da essa non provenissero automobili. In ogni caso,
resta il fatto che quella corsia necessita di particolare attenzione potendo
essere percorsa dagli autobus.

                                         È pur
vero che dall’art. 26 cpv. 1 LCStr si evince che ogni utente della strada che
si comporta in maniera corretta può a sua volta confidare nel comportamento
corretto degli altri utenti, nella misura in cui non vi siano indizi per
ritenere il contrario (DTF 125 IV 83 consid. 2b; 124 IV 81 consid. 2b). Ma
questo principio, qualora si volesse ipotizzare una condotta scorretta del
coprotagonista AW, non può in alcun modo venire interpretato dall’appellante
come autorizzazione a violare le norme della circolazione stradale.

                                         Giova
ricordare, nella misura in cui l’insorgente rimprovera al coprotagonista di
essere il solo responsabile dell’incidente, che in materia penale ognuno
risponde delle proprie azioni od omissioni. 

                                         Non si
giustifica, pertanto, di entrare nel merito della censura ricorsuale secondo
cui il coprotagonista dell’incidente AW non viaggiava regolarmente. Si osserva,
al riguardo, che se anche fosse così (in altre parole, se fosse errato quanto
stabilito dal primo giudice nel dispositivo del giudizio impugnato ovvero che AW
“circolava regolarmente” al momento della collisione, circostanza,
invero, non deducibile dagli atti), il comportamento antigiuridico altrui non
discrimina né attenua la responsabilità per una violazione di prescrizioni
imputabile a propria colpa. Non esiste, infatti, in ambito penale compensazione
delle colpe (STF 6S.431/2006 del 12.12.2006; Philippe Weissenberger, op. cit.,
ad art. 26 LCStr, n.10, pag. 157) che avrebbero semmai rilevanza in ambito
giusprivatistico: la ripartizione delle responsabilità per il pregiudizio
cagionato dal sinistro sarebbe, infatti, questione da sollevare eventualmente
in altra sede giurisdizionale, qualora dovesse sorgere una controversia civile
in merito.

 

                                   c.   Tutto
ciò considerato, la condotta di AP 1 configura pacificamente una violazione
degli art. 44 cpv. 1 e 31 cpv. 1 LCStr, che va sanzionata quale contravvenzione
alle norme della circolazione giusta l’art. 90 cifra 1 LCStr.

 

                                   7.   Quanto
alla commisurazione della pena, non oggetto di specifica contestazione, si
osserva che nessun appunto può essere mosso alla multa di fr. 200.- inflitta
all’appellante dal presidente della Pretura penale.

Essa - oltre a situarsi ampiamente nei limiti del
quadro edittale (cfr. art. 106 cpv. 1 CP) - è certamente ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti
dagli art. 47 e 106 cpv. 3 CP.

 

                                   8.   Di
conseguenza, la sentenza impugnata è confermata. Gli oneri processuali di
seconda sede seguono la soccombenza e sono posti a carico dell’appellante (art.
428 cpv. 1 CPP). Non si assegnano ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      398 e segg.
CPP,

26 cpv. 1, 31 cpv. 1, 34 cpv. 4, 44 cpv. 1, 90 cifra 1 LCStr,

3 cpv. 1, 8 cpv. 1 ONC,

                                         47 e 106
CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto.

Di conseguenza:

 

1.1.     AP 1 è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione per essersi, circolando alla
guida dell’autovettura in data 7 febbraio 2012, in territorio di __________ su una strada a due corsie, spostato dalla corsia di sinistra in
quella di destra senza prestare la dovuta attenzione e andando, così, a
collidere con un veicolo che circolava su questa corsia.

 

                               1.2.   AP 1 è condannato alla multa di fr. 200.- (duecento).

 

                            1.2.1.   In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è
fissata in 2 (due) giorni (art. 106 cpv. 2 CP).

 

                               1.3.   Gli oneri processuali del procedimento di primo grado, per
complessivi fr. 720.-, sono posti a carico dell’appellante.

 

 

 

 

 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            500.-

-  altri disborsi                            fr.            100.-

                                                     fr.            600.-

 

sono posti a carico dell’appellante.

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -  

  -  

  -  

  

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                                                                                                         

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.