# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 521c6a4b-3b0c-5af5-8262-63a711010099
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-07-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 25.07.1996 11.1995.108
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-108_1996-07-25.html

## Full Text

Incarto n..

  11.95.00108

  	
  Lugano

  25 luglio 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Pellegrini (quest’ultimo in sostituzione 

  del
  giudice Giani, astenutosi)

   

  
						

 

	
  segretaria:

  	
  Gianinazzi,
  vicecancelliera

  

sedente per statuire
nella causa n. __________ (azione di accertamento della proprietà) della
Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna, promossa con petizione 25
febbraio 1972 da

 

	
   

  	
  __________, __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

	
   

  	
  __________
  e __________ __________, 

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione : 

                                   1.   Se deve essere accolta
l’appellazione 29 dicembre 1989 di __________ __________ contro la sentenza
emanata il 30 novembre 1989 del Pretore della giurisdizione di
Locarno-Campagna; 

                                   2.   Il giudizio su spese e
ripetibili.

 

Ritenuto

 

In fatto:

                                  A.   __________ ha
acquistato nel 1956 le particelle n. __________e __________ RFP di __________
__________ (doc. L) dalla __________ __________, che a sua volta le aveva
comperate nel 1951 dalla Comunione ereditaria __________ (doc. E). Nell’ambito
della nuova misurazione catastale del Comune di __________ __________o, il
perito unico avv. __________ __________, statuendo sui reclami della __________
-__________ e della Repubblica e Cantone del Ticino, con decisione 20 luglio
1971 (notificata alle parti il 30 gennaio 1972) ha attribuito allo Stato la
proprietà di una striscia di terreno lungo il lago, corrispondente alle
precedenti particelle n. __________e __________della vecchia mappa, che è stata
inserita nella nuova particella n. __________, proprietà dello Stato. La camera
di decantazione in disuso, posta sulla particella n. __________è stata inserita
come subalterno f nella particella n. __________3, rimasta di proprietà della
__________, così che forma un’inclusione nella particella n. __________ (cfr.
situazione catastale del 19 luglio 1993).

                                  B.   Con petizione 25
febbraio 1972 la __________, la cui ragione sociale nel frattempo era divenuta
__________ (doc. Q), ha chiesto al Pretore delle giurisdizione di Locarno-Campagna
che fosse accertata la sua proprietà sulle particelle n. __________e __________
di __________ __________, di complessivi 4360 m2. Essa sostiene che
tali fondi sono sempre stati di proprietà privata e trapassati come tali,
nonostante la loro natura di terreni semiproduttivi e dopo aver contestato
l’applicabilità dell’art. 664 CC ed aver escluso che i fondi siano da
considerarsi riva bianca di proprietà del demanio pubblico, solleva in via
subordinata la prescrizione acquisitiva.

                                  C.   Alla petizione si
è opposto il Cantone Ticino nella risposta 14 aprile 1972, contestando che i
fondi litigiosi possano essere oggetto di proprietà privata. Gli stessi sono
stati oggetto di uso pubblico da tempo immemorabile, motivo per cui la demarcazione
nell’ambito della nuova mappa catastale risponde ad un preciso dovere dello
Stato. Il Cantone del Ticino censura poi le argomentazioni in diritto
dell’attrice, rilevando che la legislazione cantonale ticinese sulle acque
pubbliche rispetta i limiti imposti dall’ordinamento federale. Da ultimo esso
osserva che l’attrice non può avvalersi della prescrizione acquisitiva,
l’acquisto essendo avvenuto in regime di registro fondiario provvisorio,
sprovvisto di valore probatorio, e ribadisce che la qualità del fondo, l’uso
pubblico immemorabile e l’esistenza di un antico muro di cinta fra fondo
coltivo e fondo non coltivo sono indizi determinanti che depongono a favore
dell’appartenenza dei fondi contestati al demanio pubblico.

                                         Con la replica 8 maggio
1972 e la duplica 6 giugno 1972 le parti hanno sostanzialmente ribadito le
proprie argomentazioni, esprimendosi sulla proprietà del terreno su cui sorge
una camera di decantazione ora fuori uso.

                                  D.   In seguito
all’entrata in vigore della Legge sul demanio pubblico il 1° luglio 1987, il
Pretore ha ordinato un ulteriore scambio di allegati. La parte convenuta ha
presentato il proprio allegato suppletorio il 18 aprile 1988 e rileva che alla
causa civile pendente si applica la nuova legge in virtù dei principi del
diritto amministrativo. A sua volta l’attrice si è espressa il 14 settembre
1989, e avvalendosi del parere espresso l’11 settembre 1989 dal prof.
__________ __________ in una perizia da lei commissionata, sostiene che la
proprietà privata non può essere incamerata dallo Stato senza indennità, e che
è decisivo accertare se la proprietà è stata acquisita prima dell’entrata in
vigore della nuova legge, qualificata di demagogica e ritenuta sprovvista di effetto
retroattivo.

                                         Conclusa l’istruttoria,
le parti hanno presentato le rispettive conclusioni, l’attrice in data 24
ottobre 1989 e la convenuta il 25 ottobre 1989, riaffermando le rispettive
domande di giudizio.

                                  E.   Con sentenza 30
novembre 1989 il Pretore ha respinto la petizione e ha posto a carico
dell’attrice le spese, compresa una tassa di giustizia di fr. 1’000.–, con
l’obbligo di rifondere alla controparte un’indennità per ripetibili di fr.
2’000.–. Il primo giudice ha in sostanza condiviso l’opinione del perito unico
avv. __________ e, dopo aver accertato che i fondi oggetto della lite sono da
considerarsi terreno non coltivabile ai sensi dell’art. 664 CC e __________
__________ ai sensi della legislazione cantonale, ha ammesso
l’applicabilità della Legge sul demanio pubblico entrata in vigore il 1° luglio
1987 alle cause pendenti, concludendo nel senso che i terreni sono sempre stati
parte del demanio pubblico.

                                  F.   __________ ha
interposto appello il 29 dicembre 1989, proponendo in riforma della sentenza
pretorile l’accoglimento integrale della petizione. Essa ribadisce che i terreni
attribuiti al demanio pubblico dal perito unico sono stati acquisiti alla
proprietà privata da tempo immemorabile e critica l’esposizione dei fatti della
sentenza pretorile, che a suo avviso presenta una grave lacuna, non tenendo
conto dell’esistenza della mappa comunale e dei trapassi della proprietà da
privato a privato. Sviluppa poi argomentazioni sulle proprie tesi di diritto
che saranno riprese, per quanto necessario nei considerandi.

                                  G.   Nelle osservazioni
7 giugno 1991 l’appellata propone la reiezione dell’appello e la conferma del
giudizio pretorile.

                                  H.   La giudice
delegata ha completato l’istruttoria facendo allestire il 19 luglio 1993 dallo
studio d’ingegneria __________ __________ e partners, geometra ufficiale, una
planimetria delle particelle n. __________e __________di __________ __________,
con il rilievo dei limiti del Lago __________. In data 10 giugno 1994 la Camera
ha proceduto a un sopralluogo in presenza delle parti. Le parti, che hanno
rinunciato a essere citate per un dibattimento finale, hanno potuto esprimersi
sul verbale di sopralluogo e sulle fotografie.

Considerato

In diritto:

                                   1.   Occorre
preliminarmente rilevare che la lite ha per oggetto unicamente la proprietà
della riva lacustre, ossia la proprietà della striscia di terreno e della
spiaggia indicate nella vecchia mappa come particelle n. __________e __________
(doc. C; allegato 1A incarto richiamato IV, perizia espropriativa), conglobate
poi in sede di misurazione catastale nella nuova particella n. 318, proprietà
dello Stato a conclusione della procedura di ricorso davanti al perito unico.
La camera di decantazione in disuso, compresa originariamente nella particella
n. __________ (cfr. la mappa doc. C e la nuova misurazione catastale 19 luglio
1993), è stata trasferita come subalterno f nella particella n. 313, rimasta di
proprietà dell’attrice. La qualità di demanio pubblico del lago stesso, per
contro, è incontestata.

                                         L’inusitata durata
della procedura giudiziaria, avviata con la petizione del 25 febbraio 1972, non
ha alcun rapporto con le necessità dell’istruttoria, che si è in sostanza
limitata a riprendere quanto già fatto dal perito unico, ma scaturisce dalle
continue sospensioni della procedura in vista di trattative fra le parti per
una composizione amichevole e stragiudiziaria della vertenza. In particolare la
procedura è rimasta sospesa dal 1977 al 1985, periodo durante il quale la
Repubblica e Cantone del Ticino ha intrapreso i lavori legislativi che hanno
portato all’entrata in vigore, il 1° luglio 1987, della legge sul demanio
pubblico del 18 marzo 1986 (RU __________). Nonostante la sospensione della procedura
anche in appello, dal gennaio 1990 al giugno 1991, le parti non sono riuscite a
trovare un accordo e gli sforzi profusi dalla Camera a tal fine sono rimasti
vani.

                                   2.   Nella sentenza
impugnata il Pretore ha dapprima esaminato alla luce del sopralluogo e delle
altre risultanze istruttorie la qualifica giuridica della superficie
rivendicata, giungendo alla conclusione che tutta la superficie compresa tra le
acque del lago e il muro di sostegno delimitante le particelle n. __________ e
__________dal fondo n. __________ (ora particella n. __________) era da
considerare terreno improprio alla coltivazione ai sensi dell’art. 664 CC.
Secondo il Pretore alla vertenza è applicabile la legge cantonale sul demanio
pubblico, entrata in vigore il 1° luglio 1987, poiché dagli scopi di tale legge
emerge la chiara volontà del legislatore di applicare immediatamente le nuove
normative anche a situazioni litigiose non ancora decise dal giudice. Ora, la
nuova legge sul demanio pubblico vieta in modo assoluto qualsiasi proprietà
privata sulle rive dei laghi, la cui estensione giunge fino al massimo
spostamento delle acque alle piene ordinarie, ivi compresa la fascia di terreno
priva di vegetazione permanente o con vegetazione acquatica (art. 4 cpv. 2
LDP). Infine il Pretore ha escluso la possibilità per l’attrice di prevalersi
della prova del contrario riservata dall’art. 664 cpv. 2 CC, tale facoltà
essendo destinata al mantenimento delle opere eseguite o sporgenti sul demanio
pubblico, a esclusione della proprietà sul fondo del demanio. 

                                   3.   L’appellante
censura in primo luogo l’esposizione dei fatti contenuta nella sentenza, che
ritiene incompleta e fuorviante. Anche se si volesse seguire l’opinione
dell’appellante sulla sentenza pretorile, invero succinta nella descrizione dei
fatti rilevanti per la soluzione del caso concreto, tuttavia, l’eventuale vizio
sarebbe sanato dall’appello. L’attrice ha infatti potuto far valere le proprie
ragioni davanti alla Camera civile di appello, che è munita di pieno potere
cognitivo in fatto e in diritto (cfr. DTF 116 Ia 95 in fondo, Rep. 1988 348
consid. 2; Anastasi, Il sistema
dei mezzi di impugnazione del codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981,
pag. 75 in fine).

                                   4.   Le particelle n.
__________e __________di __________ __________, contese fra le parti, sono
situate sulle sponde del Lago __________. Esse figuravano nella vecchia mappa
del comune di __________ __________, che risale al 1860-1870, come risulta
dalla deposizione resa dall’ing. __________ il 21 ottobre 1969 (verbale 14
dell’incarto richiamato III; doc. C). A detta del teste lo stato di
conservazione della mappa era pessimo, ma ciò non aveva necessariamente
influenza sulla sua precisione, che egli ha definito nella norma anche se era
difficile valutarne il grado di esattezza. Agli atti figurano le volture catastali
rilasciate dal comune di __________ __________, attestanti i trapassi di
proprietà relativi alle particelle n. 99 e 100, vuoi per successione, vuoi per
compravendita sin dal 1897 (estratto delle volture catastali, doc. H, L). Da
tali documenti emerge che nel 1897 __________ __________ era proprietario delle
particelle n. __________e __________. I fondi contestati sono poi stati
trapassati nel 1904 a __________ __________, nel 1916 sono pervenuti per
successione ereditaria ad __________ __________, __________ __________ e
__________ __________; le particelle sono poi state vendute nel 1938 ai coniugi
__________ e __________ __________ e sono state trapassate per successione nel
1951 alla Comunione ereditaria __________, che poco dopo le ha vendute alla
__________. Nel 1956, infine, la __________ __________ li ha venduti
all’attrice (doc. L). Non risulta che i registri comunali di __________
__________ fossero inaffidabili, lacunosi o tenuti in modo incompleto. Il
convenuto stesso, pur negando a questi strumenti ogni valore probatorio
richiamandosi alla giurisprudenza cantonale in materia (precedente la sentenza
pubblicata in: Rep __________pag. 173), non ha indicato manchevolezze concrete
dei registri comunali (cfr. risposta pag. 4 e 5). La circostanza che i trapassi
di proprietà relativi alle particelle n. __________e __________siano stati
riportati in modo completo e dettagliato sin dal 1897 lascia anzi ritenere che
la mappa fosse sufficientemente precisa e affidabile. L’inaffidabilità della
mappa, evocata dall’ing. __________ e sulla quale si è fondato il perito unico,
concerneva del resto solo la parte alta del comune, non la zona in riva al lago
oggetto della presente vertenza.

                                         Nei
registri censuari comunali le particelle litigiose n. __________e
__________erano così indicate: “particella __________in di __________ riva lago
improduttiva di 200 m2, particella 100 in di __________ riva lago
semiproduttiva di 4160 m2” (doc. I, estratto censuario 26 gennaio
1956). Nel corso del sopralluogo eseguito dal perito unico nel 1969 (incarto
richiamato II, con 21 fotografie), ripreso integralmente dal Pretore, era stato
constatato che 

                                         “lungo il confine tra la part. __________e la part.
__________corre un vecchio muro di sostegno dell’altezza variabile tra m 1 -
1,80. Il muro è composto da vecchie pietre irregolari non squadrate e in
qualche parte è anche cadente. Fa eccezione il muro che delimita il pozzo di decantazione
nei pressi del torrente __________, che è di costruzione relativamente recente.
Il vecchio muro di sostegno è sormontato da una vecchia cinta di filo spinato
in più punti demolita e in cattivo stato. Il terreno sostenuto dal vecchio muro
è un prato vignato ben coltivato. Tra il vecchio muro e il lago esiste una
striscia di terreno che, verso est (abitato di __________) è larga oggi circa
3-4 m. e si prolunga poi verso ovest con graduale maggior larghezza fino a
raggiungere la larghezza di 10 m circa, allargandosi poi maggiormente in
prossimità della foce del detto torrente, come indicato sopra. Nella parte
verso il lago il terreno è ricoperto da sabbia e ghiaietto, con qualche mazzo
di erba acquatica. Contro il vecchio muro vi è dello sterpame e piccoli
arbusti, in mezzo al quale sorge anche qualche pianta d’alto fusto, in
particolare pioppi. I pioppi sono più numerosi nei pressi della foce suddetta.”

                                         Dal momento che il
primo giudice si è limitato a richiamare, per la sentenza emessa nel 1989, i
dati del sopralluogo eseguito oltre venti anni prima, la Camera ha ritenuto
opportuno eseguire d’ufficio un’ispezione in conformità ai combinati articoli
322 lett. a e 88 lett. a CPC. Il sopralluogo è stato esperito in
contraddittorio il 10 giugno 1994 e in tale occasione sono state scattate 27 fotografie
(busta gialla __________), secondo l’ordine indicato nella planimetria allegata
al verbale. La situazione di fatto non è sostanzialmente mutata dal 1969 al
1994, a eccezione della striscia di terreno che componeva la vecchia particella
__________, sulla quale l’ente pubblico ha costruito una passeggiata a lago,
che costeggia il fabbricato scolastico (fotografie 1 e 2). Tale fondo, così
come descritto dal perito unico e illustrato dalle fotografie agli atti
(incarto richiamato II), corrisponde con precisione alla descrizione riportata
nell’estratto censuario, ossia alla riva del lago improduttiva ”ricoperta di
sabbia e ghiaietto con qualche mazzo di erba acquatica” (verbale di sopralluogo
del 1969). Non si può quindi sostenere seriamente che tale terreno possa essere
coltivabile. L’espressione “terreni non coltivabili” contenuta nell’art. 664
cpv. 2 CC non si riferisce alla volontà del proprietario ma alla natura stessa
del fondo, tanto che la dottrina - concretamente - vi annovera il terreno
improprio alla coltura (Steinauer,
Les droits réels, vol. II, 2a ed., Berna, 1994, n. 1529 e 1530; Meyer-Hayoz, Berner Kommentar, 3a
ed., 1965, n. 148 e 149 ad art. 664; cfr. anche il caso analogo deciso in Rep.
1983 22 consid. 3a). Diverso è il caso per la particella n. __________0, già
menzionata negli estratti censuari come “riva lago semiproduttiva” (doc. I). In
occasione del sopralluogo, infatti, si è potuto constatare che in vicinanza del
muro di sostegno che divide le particelle contese dal fondo n.
__________dell’attrice, al di fuori del passo usato dai pedoni, cresce l’erba
(fotografie n. 15 e 25). Non tutta la superficie della vecchia particella n.
__________può quindi essere considerata improduttiva ai sensi dell’art. 664 CC.
Né si può considerare il vecchio muro che corre tra le attuali particelle n.
__________e __________come un segno inequivocabile di confine fra la proprietà
privata e il demanio pubblico, come reputa il primo giudice. Infatti già nel
sopralluogo esperito nel 1969 dal perito unico era emerso che il muro in
questione era un muro di sostegno (come ammette il convenuto nelle osservazioni
all’appello). D’altro canto, in precedenza il manufatto si trovava sul confine
che correva lungo le particelle n. __________e __________e le delimitava dalle
particelle n. __________e __________ (doc. C), catalogate nei registri
comunali. Il muro svolgeva quindi il ruolo di segno di confine tra diverse
proprietà private, oltre che di muro di sostegno. Come che sia, il quesito di
sapere quale porzione della particella n. __________costituisca riva bianca può
rimanere indeciso, come si vedrà in seguito. 

                                   5.   L’appellante
sostiene di aver provato che i fondi contestati sono soggetti alla proprietà
privata, contrariamente alla presunzione posta dall'art. 664 cpv. 2 CC, essendo
intervenuta la prescrizione acquisitiva in base all’art. 928 del codice civile
ticinese del 15 novembre 1882, prima ancora dell’entrata in vigore del codice
civile svizzero nel 1912. Essa riafferma, in modo invero confuso, e a tratti
inutilmente polemico, che la prova della proprietà privata è data
dall’esistenza di numeri di mappa distinti per ogni fondo, dall’iscrizione
nelle vecchie mappe, dalla prescrizione acquisitiva e sostiene che la fattispecie
è analoga a quella decisa nel caso Z. (Rep. 1983 pag. 22), che ha portato poi
alla modifica della Legge sul demanio pubblico entrata in vigore il 1° luglio
1987. L’appellante ritiene che la nuova legge sul demanio pubblico, adottata
nel dichiarato scopo di vincere la causa in esame, sia anticostituzionale e non
possa essere applicata retroattivamente, come ammesso invece dal primo giudice.

                                   6.   A norma dell’art.
664 CC, le cose senza padrone e quelle di dominio pubblico sono soggette alla
sovranità dello Stato in cui si trovano (cpv. 1). Non sono soggetti alla
proprietà privata, salvo prova del contrario, le acque pubbliche e i terreni
non coltivabili (cpv. 2). Il diritto cantonale emana le necessarie disposizioni
circa l’occupazione delle terre senza padrone e il godimento e l’uso delle cose
di dominio pubblico (cpv. 3). 

                                         Nel diritto cantonale
ticinese, come ammette esplicitamente lo Stato nelle osservazioni all’appello
(pag. 3), prima dell’entrata in vigore della Legge sulle rive dei laghi del 9
ottobre 1952 la proprietà privata sulle rive del lago era possibile (cfr. Messaggio
n. __________del 17 aprile 1984 sulla Legge sul demanio pubblico, pubblicato
in: Verbali del Gran Consiglio, sessione autunnale 1985 vol. 3, pag. 1753;
parere __________ del 5 novembre 1982 ivi citato, pag. 3; Rep. 1974 327 consid.
2). Determinante in concreto è quindi sapere se le particelle contestate siano
state acquisite alla proprietà privata prima del 1952, come afferma l’attrice.

                                   7.   L’appellante si
prevale dell’iscrizione nei pubblici registri (doc. H, L) e del pagamento dei
pubblici tributi per la proprietà fondiaria (doc. M, doc. N decisione
dell’Ufficio cantonale di stima del 4 marzo 1959). Lo Stato non contesta di
aver percepito per anni le imposte sulla sostanza fondiaria relative ai fondi
contestati. Sostiene però che per consolidata giurisprudenza cantonale le
iscrizioni, imprecise e poco affidabili, non sono sufficienti nel registro
fondiario provvisorio per fondare la prova della proprietà privata. La
giurisprudenza cantonale in materia è tuttavia più sfumata. La Camera civile
del Tribunale d’appello ha invero deciso a più riprese che le iscrizioni nelle
mappe comunali e nei registri censuari esistenti prima del 1912 (entrata in vigore
del codice civile svizzero) non valgono a stabilire la proprietà di un
immobile, essendo meramente destinati a un accertamento fiscale della proprietà
(Rep. 1982 383; 1981 179; 1917 620). Essa ha però ammesso che in difetto di
prove contrarie la mappa e i registri censuari costituiscono un serio indizio
di proprietà (Rep. 1920 627) anche se tale “lievissima” presunzione può essere
infirmata da presunzioni o prove contrarie (Rep. 1931 183; 1963 26, 1984 73).
In particolare è stato riconosciuto come proprietario di un fondo colui che
risultava iscritto nel registro fondiario provvisorio come proprietario in
seguito a una serie di regolari trapassi (per successione, per compravendita o
donazione) iniziatasi all’inizio del secolo (Rep. 1985 310 consid. 3)

                                  a)   Non è contestato
che a __________ __________ vige il registro fondiario provvisorio. A tale
registro sono attribuiti tutti gli effetti del registro fondiario (federale)
per ciò che concerne la nascita, la trasmissione, le modificazioni e
l’estinzione dei diritti reali (art. 16 della legge generale ticinese sul
registro fondiario del 2 febbraio 1933). In altri termini, anche il registro
fondiario provvisorio risponde alle esigenze dell’art. 48 cpv. 1 e 2 tit. fin.
CC (cfr. per una dettagliata analisi del problema: Rep. 1993 173 consid. 3).
Esso esplica tutti gli effetti del registro fondiario definitivo, salvo per
quel che concerne la protezione del terzo di buona fede (art. 973 cpv. 1 CC; Deschenaux, Le registre foncier, TDPS
V/II, 2, Friburgo 1983, § 3 III 2 pag. 37 e 38; Paul Piotet, L’usucapion d’une propriété ou d’une servitude
et le registre foncier in: ZBGR 1994 pag. 65 segg., pag. 68 in alto). Nel
registro fondiario provvisorio, quindi, la proprietà può essere acquisita non
mediante la prescrizione acquisitiva straordinaria (DTF 116 II 269 consid. 3,
114 II 318; Rep. 1993 173) ma con quella ordinaria prevista dall'art. 661 CC (Deschenaux, loc. cit; Paul Piotet, loc. cit.).

                                  b)   Contrariamente a
quanto adduce l’appellante, non è possibile in concreto determinare se sia
intervenuta la prescrizione acquisitiva trentennale sulla base del diritto
civile ticinese, possibile anche nei confronti dello Stato (cfr. sentenza della
I CCA del 15 giugno 1981 nella causa Z. c. Stato del Cantone Ticino, consid.
2.2). Le volture catastali agli atti partono solo dal 1897 (doc. L, H), di modo
che al momento dell’entrata in vigore del codice civile svizzero il termine
trentennale non era ancora decorso, come osserva a giusta ragione lo Stato. Non
è tuttavia escluso, contrariamente a quanto sembrano ritenere le parti e il
primo giudice, che sia intervenuta la prescrizione acquisitiva sulla base del
Codice civile svizzero entrato in vigore nel 1912. 

                                         L’acquisizione della
proprietà per prescrizione ordinaria è ammissibile ove taluno sia indebitamente
iscritto quale proprietario e abbia posseduto il fondo in buona fede,
pacificamente e senza interruzione per dieci anni (art. 661 CC), ritenuto che colui
che vuol far valere la prescrizione acquisitiva ha diritto di prevalersi del
possesso del suo autore (art. 941 CC; Steinauer,
op. cit. n. 1580g). Nella fattispecie nel 1912 figurava iscritto nei pubblici
registri come proprietario __________ __________ (volture catastali, doc. G,
L). Nel 1916 gli subentrarono, per successione, __________ __________,
__________ __________ e __________ __________. Nel 1938 i fondi sono stati
venduti ai coniugi __________ e __________ __________, nel 1951 sono stati
trapassati per successione alla Comunione ereditaria __________ e nello stesso
anno sono stati venduti alla __________ __________, che li ha infine a sua
volta ceduti nel 1956 all’appellante. Nessuno ha contestato che tutte queste
persone abbiano posseduto pacificamente e in buona fede le particelle n.
__________e __________di __________ __________ o che difettino in concreto gli
altri requisiti posti dall'art. 661 CC (cfr. Steinauer,
op. cit., n. 1580a - 1580h), né dagli atti emergono indizi o elementi in tal
senso. Verosimilmente già nel 1922 erano adempiute perciò le premesse della
prescrizione acquisitiva ordinaria, ogni successivo proprietario di buona fede
potendo invocare il possesso del suo predecessore in diritto (art. 941 CC). Al
momento in cui gli eredi __________ hanno venduto le particelle n. 99 e 100,
quindi, essi erano di pieno diritto proprietari dei fondi per effetto stesso
della decorrenza del termine di dieci anni previsto dall'art. 661 CC.

                                  c)   Il Pretore è
partito dal presupposto che nel Codice civile svizzero i beni
appartenenti al dominio pubblico non sono soggetti alla prescrizione
acquisitiva. Tale parere trova conforto solo in una parte della dottrina e
nella giurisprudenza più remota. Sul tema, controverso, gli autori sono divisi:
alcuni escludono la possibilità di acquisire la proprietà di beni del dominio
pubblico (Haab/Simonius/Scherrer/Zobl,
Commentario, n. 6 ad art. 661/63; Meyer-Hayoz,
op. cit., n. 145 ad art. 664), altri la ammettono con riserve (Liver, SPR, V/1, § 24.2a pag. 149). Gli
autori più recenti non escludono tuttavia tale possibilità (Denis Piotet, Prescriptions extinctive
ou acquisitive touchant aux droits réels, Berna 1992, pag. 83 seg., n. 107 e
108; Simonius/Sutter,
Schweizerisches Immobiliarsachenrecht, Basilea e Frankfurt am Main, 1995, vol.
1, § 10, n. 100). Nella sua più aggiornata giurisprudenza il Tribunale federale
ha lasciato il quesito indeciso, ma contrariamente alla sua prassi precedente
(DTF 97 II 25) non ha più escluso in modo categorico la prescrizione
acquisitiva su beni del dominio pubblico (DTF 113 II 241 consid. 6). 

                                         Il quesito, comunque lo
si abbia a risolvere, si rivela però ininfluente per la soluzione del caso
concreto e può rimanere indeciso. Infatti è incontestato che nel 1922 le rive
dei laghi ticinesi potevano legittimamente essere di proprietà privata (cfr.
consid. 6) e non rientravano, di principio, nella nozione di beni di dominio
pubblico. Solo con la legge ticinese sulla delimitazione delle acque pubbliche
e delle rive dei laghi del 9 ottobre 1952 (LRL 1952), è stato introdotto il
principio della proprietà pubblica delle rive, come a più riprese riaffermato
dall’appellato. Prima di quest’ultima data non vi era presunzione di proprietà
pubblica delle rive e nulla si opponeva alla prescrizione acquisitiva ordinaria.
Il fatto che gli abitanti del luogo si recassero occasionalmente sulle rive per
stendere le reti e lavare la canapa (deposizioni __________ e __________ del 21
ottobre 1969) senza incontrare opposizioni da parte dei proprietari iscritti
nei registri, ancora non dimostra che i fondi fossero di pubblico dominio. A
prescindere dal fatto che i testi non hanno potuto dare indicazioni concrete
sui limiti di tempo e di spazio (profondità della riva, frequenza di accesso
ecc.) di tale uso, prima del 1952 vi era nel Ticino la radicata opinione che le
rive dei laghi fossero suscettibili di proprietà privata (sentenza della I CCA
nella causa Z. c. Stato del Cantone Ticino del 15 giugno 1981, consid. 2.1) e
il semplice fatto di consentire l’accesso alle acque del lago non implica di
per sé la rinuncia all’esercizio delle facoltà di proprietario (cfr. per analogia
l’art. 699 cpv. 1 CC relativo all’accesso ai boschi). Se ne deve quindi
concludere che la proprietà dei fondi n. __________e __________di __________
__________ è stata acquisita per prescrizione ordinaria al più presto nel 1922,
ma in ogni caso anteriormente al 1952 (Steinauer,
op. cit., n. 1581). Può di conseguenza rimanere indeciso il quesito di sapere
se la prescrizione ordinaria sia possibile in Ticino sulle rive dei laghi dopo
il 1952. Non è neppure necessario, ai fini del giudizio, esaminare quali siano
gli effetti della legge sul demanio pubblico entrata in vigore il 1° luglio
1987. Tale legge è stata invero adottata nel dichiarato scopo di vincere la
causa promossa dall’attrice, come si evince dal relativo messaggio (pag. 1753).
Al momento della sua entrata in vigore, però, i beni immobiliari litigiosi
erano già proprietà dell’attrice, di modo che lo Stato ne può diventare
proprietario solo facendo uso del diritto di espropriazione mediante indennità,
nel rispetto della garanzia costituzionale della proprietà (art. 22ter Cost.). 

                                         L’appello merita dunque
accoglimento, essendo accertato che i fondi n. __________e __________sono
proprietà dell’attrice e non dello Stato.

                                   8.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono quindi a carico
del convenuto, che rifonderà all’attrice un’equa indennità per ripetibili.
Visto l’esito del gravame deve essere modificato anche il dispositivo pretorile
sulla ripartizione della tassa di giustizia e delle spese, che devono essere
sopportate dal convenuto, al quale incomberà la rifusione delle ripetibili alla
controparte. L’ammontare delle tassa di giustizia e delle ripetibili di prima
sede non è per contro stato oggetto di appello e valgono quindi gli importi
stabiliti dal Pretore.

Per i quali motivi,

vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

pronuncia:

                                    I.   L’appello è
accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

 

                                         1.   La
petizione è accolta ed è accertata la proprietà della parte attrice sulle                         particelle
n. __________e __________ RFP del Comune di __________ __________ (ora facenti        parte
del nuovo fondo n. 313)

                                         2.   La
tassa di giustizia di fr. 1000.– e le spese sono a carico dello Stato del            Cantone
Ticino, che rifonderà all’attrice l’importo di fr. 2’000.– per ripeti   bili.

                                   II.   Gli oneri
processuali del presente giudizio, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia                                           fr.        500.–

                                         b)
spese di misurazione                                   fr.     2735,50

                                         c)
trasferte                                                          fr.          90.–

                                         d)
spese                                                              fr.        100.–

                                                                                                                     fr.
...3’425,50.........

                                         sono a carico dello
Stato del Cantone Ticino, che rifonderà a __________ l’importo di fr. 2’000.–
per ripetibili di appello.

 

                                  III.   Intimazione a::

                                     -   avv.
__________, __________

                                     -   avv.
__________, __________

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna. 

 

 

 

Per la prima Camera civile
del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria