# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 95c199e7-8df9-51c7-8041-8d65c0386ebe
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.07.2005 36.2004.147
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2004-147_2005-07-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2004.147

   

  cs

  	
  Lugano

  21 luglio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano
  Ranzanici

  
	
   

  
						

 

	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 ottobre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24
  settembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1 è assicurata obbligatoriamente contro le malattie presso CO 1, dove beneficia
pure di un’assicurazione facoltativa d’indennità giornaliera in caso di
malattia che prevede il versamento di una prestazione di fr. 40.— al giorno,
dopo un periodo di attesa di 360 giorni.

 

                                         In
data 20 aprile 2000 l’assicurata ha trasmesso alla Cassa malati un certificato
medico tramite il quale veniva confermata un’inabilità lavorativa del 100% dal
2 aprile 1998 al 29 marzo 2000.

 

                                         Il
7 giugno 2000 l’assicuratore ha comunicato all’interessata che, a causa
dell’avviso tardivo, non era possibile una verifica dell’inabilità lavorativa e
di conseguenza ogni diritto a prestazioni veniva a cadere. Successivamente CO 1
ha invitato l’interessata ad annunciare il suo caso all’AI per chiarire la
questione di un eventuale sovraindennizzo. L’interessata, per il tramite del
suo legale, Dr. __________, il 20 agosto 2000 ha informato l’assicuratore di
non ritenere utile un annuncio all’AI.

 

                                  B.   In
data 15 ottobre 2003 l’avv. __________, nuovo rappresentante dell’assicurata,
si è rivolto alla Cassa malati, chiedendo la stipulazione di una transazione
extragiudiziale in applicazione dell’art. 50 LPGA. 

 

                                         Il
23 dicembre 2003 l’assicuratore ha informato RI 1 che, pur ritenendo necessario
l’annuncio all’AI e pur considerando tardiva la notifica della malattia, era
disponibile a versare dal 28 marzo 1999 al 29 marzo 2000 un’indennità
giornaliera di fr. 10.— al giorno, corrispondente all’importo normalmente
riconosciuto ad una persona senza attività lucrativa in caso d’inabilità
lavorativa completa, per un ammontare complessivo di fr. 3'680.

 

                                  C.   Il
3 marzo 2004 il legale ha chiesto all’assicuratore l’emanazione di una decisione
formale. Con decisione del 30 marzo 2004 la Cassa ha rifiutato l’erogazione
delle prestazioni pattuite.

 

                                         Tramite
decisione su opposizione del 24 settembre 2004 l’assicuratore ha confermato il
rifiuto di versare ulteriori prestazioni, rilevando in particolare che, prima
di ammalarsi, l’interessata non svolgeva alcuna attività lucrativa.  

 

                                         Contro
la predetta decisione è tempestivamente insorta l’assicurata con un ricorso in
tedesco, successivamente tradotto, cui è stata annessa memoria dell’avv. RA 1,
nuova legale dell’insorgente.

 

                                         Con
risposta del 19 gennaio 2005 l’assicuratore propone di respingere il ricorso
con motivazioni che, se necessario, saranno riprese in seguito.

                                         Pendente
causa il TCA ha proceduto a numerosi accertamenti ed ha sentito, quale teste,
una dipendente dell’assicuratore. Delle risultanze si dirà, laddove necessario,
in corso di motivazione.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1. 
 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                   2.   Con
il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato diverse modifiche
della LAMal.

 

                                         Da
un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003, IV nr.
25 pag. 76 consid. 1.2; cfr. DTF 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b;
STFA del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04; STFA del 9 gennaio 2003
nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella
causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P.,
H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).

                                         Per
contro, le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie,
trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; cfr.
DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a).

 

                                         In
concreto l’insorgente chiede il pagamento di indennità giornaliere per gli anni
dal 1998 al 2000. Le decisioni (formale e su opposizione) sono state emanate
nel corso del 2004. 

                                         Per
cui, mentre per quanto concerne l'aspetto procedurale trovano applicazione le
norme della LPGA e le relative modifiche apportate alla LAMal, alla richiesta
di pagamento di indennità giornaliere per gli anni dal 1998 al 2000 vanno
applicate le vecchie norme. 

 

                                         nel
merito

 

                                   3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se l’insorgente ha diritto ad indennità
di perdita di guadagno in caso di malattia per il periodo 2.4.1998 – 29.3.2000.
In particolare occorre  stabilire se l’interessata ha annunciato
tempestivamente il proprio stato di salute all’assicuratore e se, in tal caso,
la cassa malati è tenuta a corrispondere le prestazioni richieste,  eventualmente
in che misura.

 

                                   4.   Le
persone domiciliate in Svizzera o che vi esercitano un'attività lucrativa e
aventi compiuto i 15 anni ma non ancora i 65 anni possono stipulare
un'assicurazione d'indennità giornaliera con un assicuratore ai sensi dell'art.
68 LAMal (art. 67 cpv. 1 LAMal). Gli assicuratori stabiliscono l'ammontare
dell'indennità giornaliera assicurata d'intesa con gli stipulanti
l'assicurazione (art. 72 cpv. 1 LAMal). Il diritto all'indennità giornaliera è
dato qualora la capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta di almeno la
metà (art. 72 cpv. 2 LAMal). In caso di incapacità lavorativa parziale è pagata
una corrispondente indennità giornaliera ridotta (art. 72 cpv. 4 LAMal).

 

                                         Il
fatto di essere assicurato per un'indennità giornaliera di un determinato
importo e di avere pagato i relativi premi non conferisce ancora il diritto al
versamento della somma assicurata in caso di incapacità lavorativa (DTF 110 V
322 consid. 5, 105 V 196; RAMI 2000 no. KV 137 pag. 355
consid. 3c, 1987 no. K 742 pag. 275 consid. 1, 1986 no. K 702 pag. 464 consid. 2a; Eugster, Zum Leistungsrecht der
Taggeldversicherung nach KVG, in: LAMal-KVG, Recueil de travaux en l'honneur de
la Société suisse de droit des assurances, Losanna 1997, pag. 539). Occorre infatti ancora che l'assicurato subisca una perdita di
guadagno in misura tale da giustificare il pagamento dell'importo assicurato
(RAMI 2000 no. KV 137 pag. 355 consid. 3c, 1998 no. KV 43 pag. 421 consid. 2a).
In caso di sovrindennizzo, le prestazioni assicurate possono essere ridotte
conformemente agli art. 78 cpv. 2 LAMal e 122 OAMal.

 

                                         Sotto
il suo titolo marginale "Coordinamento con l'assicurazione contro la
disoccupazione", l'art. 73 cpv. 1 LAMal dispone che ai disoccupati colpiti
da una incapacità lavorativa superiore al 50% è pagata l'intera indennità
giornaliera. Stando a tale titolo marginale e alla regolamentazione di
coordinamento corrispondente prevista dall'art. 28 LADI, il diritto a una
indennità giornaliera secondo l'art. 73 LAMal risulta strettamente legato al
fatto che, se non fosse malato, l'assicurato potrebbe pretendere indennità di
disoccupazione ai sensi della LADI (o anche solo di diritto cantonale; SVR 1998
KV no. 4 pag. 10). L'idea alla base di questa regolamentazione è la seguente:
subisce una perdita di guadagno a carico dell'assicurazione d'indennità
giornaliera in caso di malattia la persona che, di principio, avrebbe diritto a
indennità di disoccupazione ma che, a seguito di una malattia, è temporaneamente
inidonea al collocamento e non può di conseguenza percepire una simile
indennità (RAMI 1998 no. KV 43 pag. 422 consid. 3a con i riferimenti).

 

                                         Nondimeno,
una persona disoccupata può subire una perdita di guadagno conferente il
diritto a un'indennità giornaliera dell'assicurazione malattia anche se non può
pretendere un'indennità di disoccupazione ai sensi della LADI (oppure di una
indennità di disoccupazione di diritto cantonale). Ciò si verifica tuttavia
soltanto se si può ritenere, con un grado di verosimiglianza preponderante,
che, senza malattia, l'assicurato eserciterebbe un'attività lucrativa.
Conformemente alla massima inquisitoria (la cui portata è limitata dall'obbligo
dell'assicurato di collaborare all'istruzione della causa; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrechts, 3a ed., pagg. 445 e 489),
compete all'amministrazione e, in caso di ricorso, al giudice esaminare tale
eventualità. Secondo giurisprudenza l'amministrazione e il giudice devono a tal
proposito distinguere due ipotesi. Se una persona assicurata perde il proprio
posto in seguito a disdetta in un momento in cui risulta già essere incapace al
lavoro a causa di malattia, vale la presunzione che l'interessato - come
durante il periodo precedente la sopravvenienza del danno alla salute -
eserciterebbe un'attività lucrativa se non fosse malato. In tale eventualità il
diritto a un'indennità giornaliera può essere negato soltanto in presenza di
indizi concreti suscettibili di fare concludere, con un grado di
verosimiglianza preponderante, che l'assicurato non eserciterebbe attività
lucrativa nemmeno senza il danno alla salute (DTF 102 V 83; RAMI 1998 no. KV
43 pag. 422 consid. 3b, 1994 no. K 932 pag. 65 consid. 3). Per contro, nell'evenienza in cui l'assicurato si ammala dopo
essere divenuto disoccupato, vale la presunzione contraria, ossia che
l'interessato anche senza malattia avrebbe continuato a non esercitare una
simile attività. Tale presunzione può tuttavia essere rovesciata se si può
ammettere, secondo un grado di verosimiglianza preponderante, che l'assicurato,
senza la malattia, avrebbe iniziato a lavorare in un posto ben definito (RAMI
1998 no. KV 43 pag. 423 consid. 3b; SVR 1998 KV no. 4 pag. 9 consid. 3b). A tal
proposito, il Tribunale federale delle assicurazioni ha recentemente avuto modo
di rilevare che l'esistenza di un intervallo di tempo non indifferente (in
concreto: 1 anno e 10 mesi) tra il momento in cui l'interessato avrebbe potuto
intraprendere o riprendere un'attività adeguata e la comparsa del danno alla salute
è piuttosto di natura tale da rafforzare la presunzione contraria all'esercizio
di un'attività ben definita in assenza di malattia (sentenza dell'8 gennaio
2004 nella causa T., K 16/03, consid. 3.2.3). Con sentenza del 4 maggio 2004
nella causa S. (inc. K 146/03), il TFA ha ribadito la propria giurisprudenza.

 

                                   5.   La
causa ha, in primis, per oggetto la questione a sapere se l’assicuratore può
rifiutare le prestazioni pattuite per il presunto ritardo nell'avviso della
malattia.

 

                                         Il
__________ di CO 1 (di seguito CGA) prevede, all’art. __________, che formano
la base di questa assicurazione le disposizioni della legge federale
sull’assicurazione malattie del 18 marzo 1994 (LAMal) e le relative norme
esecutive. Per l’art. __________ CGA l’indennità giornaliera assicurata viene
accordata in caso di completa incapacità lavorativa certificata dal medico. In
caso d’incapacità lavorativa parziale certificata dal medico di almeno il 50%,
l’indennità giornaliera viene accordata in proporzione al grado dell’incapacità
lavorativa. E’ mantenuta la protezione assicurativa per la capacità lavorativa
residua. Giusta l’art. __________ CGA il diritto ad indennità giornaliere
inizia dopo la decorrenza del termine d’attesa concordato, però al più presto
cinque giorni prima del primo trattamento medico. L’art. __________ CGA prevede
che il termine di attesa è calcolato per ogni evento assicurativo
separatamente. Restano riservate le ricadute secondo l’art. __________. Per
l’art. __________ CGA se l’assicurato si ammala o subisce un infortunio è
tenuto a presentare all’assicuratore il certificato medico sull’incapacità
di lavoro entro 5 giorni, in caso di soggiorno all’estero entro quattordici
giorni. In caso di ritardo ingiustificato della notifica, il diritto alle
prestazioni assicurate inizia dal momento della ricezione della notifica (art. __________
CGA). L’art. __________ CGA prevede che non vengono accordate prestazioni
d’indennità giornaliera per il periodo prima della ritardata notifica
dell’incapacità lavorativa.

 

                                   6.   In
concreto, l’assicuratore ha rifiutato il pagamento dell’indennità giornaliera
innanzitutto perché l’interessata ha trasmesso il certificato medico relativo
al periodo di malattia dal 2 aprile 1998 al 29 marzo 2000 solo in data 20
aprile 2000, violando in questo modo le chiare ed incontestate disposizioni
delle CGA, ed in particolare l’art. __________. L’interessata sostiene invece
di aver tempestivamente notificato la propria malattia all’assicuratore il
quale gli avrebbe comunicato che il certificato medico avrebbe potuto essere
trasmesso in un secondo tempo, al termine della sua malattia.

 

                                         Malgrado
il richiamo dalla Cassa e dalla ricorrente di tutta la documentazione in loro
possesso e l’audizione di una dipendente della resistente, che l’insorgente aveva
identificato quale persona che avrebbe fornito informazioni circa la procedura da
seguire in caso di malattia, non è stato reso verosimile che la cassa avrebbe
indicato alla ricorrente di non necessitare immediatamente dei certificati
medici atti a stabilire la sua malattia. In particolare la funzionaria della
Cassa, sentita alla presenza delle parti, non si è ricordata di aver parlato
con l’insorgente né, tantomeno, di averle fornito indicazioni contrarie a
quanto previsto dalle CGA del contratto assicurativo (doc. XXII).

 

                                         Giova
qui ricordare che la procedura in materia di assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio (STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA
del 31 maggio 2001 nella causa C., I 83/01; STFA del 13 marzo 2001 nella causa
P., U 429/00; Untersuchungsgrundsatz, SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a;
AHI Praxis 1994 pag. 212; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). E’ dunque
compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti
giuridicamente rilevanti. Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma
trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (DTF 125 V 195
consid. 2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992
pag. 113; MEYER, “Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler Juristische
Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales
fédérales et la procédure cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise
(RJN) 1984 pag. 16; KURMANN, 

                                         “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz”
in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5
segg.). Questo obbligo comprende in particolare quello
di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare,
nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove
dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò
esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (SVR
1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF
117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in:
"Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali", Lugano 1993,
pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in particolare:
DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e LOCHER,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo
rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der
Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt
werden kann”.

 

                                         L'obbligo
di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione
delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui
l'onere della prova incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e
del conseguente fardello in caso di mancata prova.

 

                                         L'art.
8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol
dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve
fornirne la prova. A livello cantonale, l'art. 183 CPC, cui rimanda l'art. 23
della Legge di procedura per le cause davanti al TCA (LPTCA), riprende per
intero il testo federale e ciò nell'ottica della verosimiglianza preponderante
valida nelle assicurazioni sociali secondo la consolidata giurisprudenza più
sopra richiamata.

 

                                         Secondo
il TFA (sentenza 18 settembre 2001 nella causa B., K 202/00, cons. 3b):

 

"  (…) Celui-ci comprend en particulier l'obligation
de ces dernières d'apporter, dans la mesure où cela peut être raisonnablement
exigé d'elles, les preuves commandées par la nature du litige et des faits
invoqués, faute de quoi elles risquent de devoir supporter les conséquences de
l'absence de preuves (ATF 125 V 195 consid. 2; VSI 1994, p. 220 consid. 4; comp.
ATF 125 III 238 consid. 4a à propos de l'art. 274d al. 3 CO). Car si le
principe inquisitoire dispense les parties de l'obligation de prouver, il ne
les libère pas du fardeau de la preuve: en cas d'absence de preuve, c'est à la
partie qui voulait en déduire un droit d'en supporter les conséquences (ATF 117
V 264 consid. 3), sauf si l'impossibilité de prouver un fait peut être imputée
à l'adverse partie (ATF 124 V 375 consid. 3; RAMA 1999 n° U 344, p. 418 consid.
3). Au demeurant, il n'existe pas, en droit des assurances sociales, un
principe selon lequel l'administration ou le juge devrait statuer, dans le
doute, en faveur de l'assuré (RAMA 1999 n° U 349, p. 478 consid. 2b; DTA 1998 n° 48, p. 284). (…)."

 

                                   7.   Nel
caso di specie l'istruttoria di causa non ha reso verosimile che la ricorrente
abbia informato l’assicuratore, entro il termine previsto dalle CGA, della sua
completa inabilità lavorativa, né di aver ricevuto informazioni errate. 

 

                                         L’assicurata
infatti ha presentato una documentazione da cui emerge unicamente che ha usufruito,
nel corso del 1998, di una psicoterapia, che è stata rimborsata dall’assicuratore.
Ciò non significa ancora che l’insorgente, in quel periodo, fosse inabile al
lavoro. 

 

                                         Nemmeno
la “Kostengutsprache” per il ricovero presso una clinica da metà dicembre 1998
a metà gennaio 1999 (doc. C1) e la successiva diatriba circa le effettive
prestazioni effettuate dal nosocomio, può essere d’aiuto all’insorgente. 

                                         Infatti,
da una parte manca comunque un certificato medico attestante l’inabilità
lavorativa completa della ricorrente nel periodo in esame, come richiesto dalle
CGA, d’altra parte il ricovero comprova unicamente che durante la degenza
(circa metà dicembre 1998 – metà gennaio 1999) l’insorgente era naturalmente
impossibilitata ad esercitare un’attività lucrativa, ma nulla dice sul periodo
successivo alla sua dimissione dall’ospedale. Considerato che il periodo di
carenza è di 360 giorni, anche se durante quel mese l’assicurata fosse stata
incapace al lavoro, non avrebbe comunque diritto ad alcuna prestazione. 

 

                                         Del
resto dagli atti, malgrado le asserzioni in senso contrario dell’insorgente,
non emerge che l’assicurata si sia occupata, perlomeno dopo il periodo di
carenza, ossia nel mese di aprile 1999, di informarsi sul motivo per il quale l’assicuratore
non avesse ancora provveduto a versare quanto pattuito. 

                                         Solo
nel mese di aprile 2000 l’interessata ha fornito alla Cassa un certificato
medico attestante l’inabilità totale al lavoro. In precedenza non ha invece
trasmesso nessun certificato attestante l’inabilità lavorativa e neppure si è
interessata del versamento delle eventuali indennità pattuite. 

                                         Neppure
dall’audizione della dipendente della Cassa, indicata dalla stessa insorgente
quale persona che l’avrebbe rassicurata circa la procedura da seguire, emergono
elementi a favore della tesi ricorsuale. Va a questo proposito
evidenziato come con scritto 20 giugno 2000 l’insorgente aveva detto all’assicuratore
che la funzionaria l’avrebbe informata “dass ich Taggeldversichert sei, mit sogenanntem
aufgeschobenem Leistungsbeginn und ich die Krankenmeldung eigentlich erst nach
dieser Aufschubzeit machen müsste.” e che “keiner der Mitarbeiter
verlangte während dieser Zeitraum ein Artzzeugnis als Beweis, sondern, diese
darauf angesprochenen erklärten mir, dass ich bei Krankheitsende der CO 1 ein
Arztzeugnis mit den genauen Daten versehen, zusenden solle.“  (doc.
P) Questa circostanza non ha trovato conferma nella testimonianza della
dipendente della Cassa. Inoltre, come emerge dagli atti, il periodo di carenza
è scaduto il 29 marzo 1999, ma nessun certificato medico attestante
un’inabilità lavorativa è stato trasmesso nei mesi successivi, malgrado le
asserite numerose telefonate. Per circa un anno (fino al 29 marzo 2000), l’interessata,
se inabile al lavoro, avrebbe avuto diritto alle indennità giornaliere, ma non
risultano reclami presso l’assicuratore per il mancato versamento delle
prestazioni.

 

                                         L'assenza
di prova della notifica della malattia e l'assenza di prova di trasmissione di
certificato medico o di dispensa a sua trasmissione deve essere sopportata
dalla ricorrente.

 

                                         In
queste condizioni il Tribunale non può che confermare che la notifica
dell’inabilità lavorativa trasmessa in data 20 aprile 2000 per il periodo 2
aprile 1998 – 29 marzo 2000 è manifestamente tardiva, non rispettando il
termine previsto dall’art. __________ CGA.

 

                                   8.   Va
pertanto esaminato se il tardivo annuncio della malattia autorizza la cassa a
rifiutare ogni e qualsiasi indennità giornaliera. Come visto l’art. __________
CGA impone all’assicurato di notificare ogni malattia entro 5 giorni; in caso
contrario la Cassa non versa prestazioni retroattive (cfr. art. __________
CGA).

 

                                         Con
sentenza del 20 giugno 2001, pubblicata in DTF 127 V 154, il TFA ha stabilito
che gli assicuratori possono, nei loro statuti o regolamenti, predisporre
sanzioni nel caso di annuncio tardivo di un’incapacità di lavoro. Queste
sanzioni devono tuttavia essere proporzionate. In particolare un ritardo che
non è imputabile a una colpa o una negligenza dell’assicurato non deve
comportare una sanzione. Nel caso giudicato dal TFA le CGA dell’assicuratore
prevedevano una sanzione in caso di ritardo superiore ai 6 giorni nella
notifica della malattia e l’assicurata, senza alcun motivo scusabile, aveva
informato la cassa l’11 dicembre 1998 di un’incapacità di lavoro intervenuta il
6 ottobre 1998. Successivamente (28 dicembre 1998) è stata segnalata un’altra
incapacità di lavoro che era iniziata il 1. agosto 1998. L’Alta Corte, costatato
che non vi erano, in quel caso, motivi scusabili, ha concluso affermando che “de
près de cinq mois, le retard de la recourante n’est par conséquent pas excusable
et justifie une sanction (…)”. 

 

                                         In
una successiva sentenza del 28 agosto 2002, pubblicata in DTF
129 V 51, il TFA ha stabilito che, nell’ambito dell’assicurazione facoltativa
d’indennità giornaliera, in caso di comunicazione tardiva dovuta a motivi
scusabili, gli statuti e i regolamenti delle casse possono limitare il
versamento di indennità giornaliere al massimo per il mezz’anno che precede il
giorno della comunicazione.

                                         Nel
caso che il TFA era chiamato a giudicare le CGA dell’assicuratore prevedevano
che, se la comunicazione era tardiva, le prestazioni venivano versate solo dal
giorno della notifica della malattia. Tuttavia, in caso di “wichtiger entschuldbarer
Gründe”  l’inizio delle prestazioni era limitato ai sei mesi precedenti la
comunicazione. L’Alta Corte ha in particolare rammentato che “in einem späteren
Urteil (K. vom 9. Oktober 2001, K 70/01) hat das
Gericht die Rechtsprechung sodann erneut dahin gehend zusammengefasst, dass die
Kassen befugt seien, ihre Leistungen bis zum Zeitpunkt der ordnungsgemässen
Meldung zu verweigern, wenn von der versicherten Person die rechtzeitige Meldung
vernünftigerweise verlangt werden könne.“

 

                                         Infine
il TFA ha rammentato che queste norme vengono introdotte degli assicuratori
anche per permettere loro un controllo accurato delle condizioni di salute
della persona interessata. Controllo che risulta difficile se la malattia o
l’infortunio non vengono annunciati tempestivamente.

 

                                         Nel
caso di specie l’assicurata ha notificato la propria malattia iniziata il 2 aprile
1998 e terminata il 29 marzo 2000 solo il 20 aprile 2000, ossia ben oltre il
termine di 5 giorni previsto dalle CGA. La signora RI 1 non ha sostenuto e,
conseguentemente neppure reso verosimile, che durante questo lasso di tempo non
fosse in grado di gestire convenientemente i suoi affari o farsi adeguatamente
rappresentare. In queste condizioni, alla luce della giurisprudenza applicabile
in concreto e sopra riportata, l’assicuratore, a ragione, ha negato ogni
prestazione. Può pertanto rimanere indecisa la questione a sapere se l’insorgente,
al momento dell’inizio della malattia, disponeva di concrete offerte di lavoro,
poiché comunque l’annuncio della patologia è tardivo e pregiudica ogni diritto
ad eventuali indennità. In  queste condizioni tutte le prove atte a stabilire quest’ultima
circostanza risultano superflue poiché ininfluenti ai fini del presente
giudizio.

 

                                         In
particolare l’insorgente, con scritto 31 gennaio 2005 (doc. XIII), oltre a
produrre numerosa documentazione, ha chiesto l’edizione dell’intero incarto
dell’assicuratore, che la Cassa ha prodotto su ingiunzione del TCA e dal quale
risulta che gran parte della documentazione di quel periodo (prodotta dalla
ricorrente) non è stata tenuta dall’assicuratore. La ricorrente ha postulato l’audizione
della dipendente della Cassa che ha avuto contatti con l’insorgente, avvenuta
il 19 aprile 2005, nonché la sua audizione sulle ricerche di lavoro e le usanze
nella ricerca di lavoro per posti nella direzione di cliniche, ciò che è
avvenuto contestualmente all’audizione della teste. Queste prove comunque,
visti i motivi che portano il TCA a respingere il ricorso, appaiono superflue.

 

                                         Con
scritto 16 giugno 2005 (doc. XXVIII) l’insorgente, sempre nell’ambito del
tentativo di comprovare l’avvenuta ricerca di concrete offerte di lavoro, ha
proposto l’eventuale contatto con l’istituto di formazione presso il quale ha
frequentato un corso di management, l’eventuale contatto con il __________ per
ulteriori informazioni circa il suo periodo di disoccupazione affermando
comunque, che “si ritiene pertanto che l’istruttoria possa considerarsi
chiusa”.

 

                                         Queste
ultime prove, come già sottolineato in precedenza, concernono la questione a
sapere se l’interessata ha avuto concrete offerte di lavoro e la loro
assunzione risulta comunque superflua poiché il ricorso va respinto per altri
motivi.

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
pag. 212 n. 450, KÖLZ/HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; GYGI,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5 giugno
2003 nella causa V.C. e R.G., H 268/01 e 269/01; STFA del 13 maggio 2003 nella
causa T.T.C. SA, H 218/01; DTF 122 II 469 consid. 4a;
DTF 122 III 223 consid. 3c, DTF 120 Ib 229 consid. 2b; DTF 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una
violazione del diritto di essere sentito (SVR 2001 IV n. 10 pag. 28 consid. 2b; riguardo al previgente art. 4 vCost. fed, ora art. 29 cpv. 2 Cost.
fed.: DTF 124 V 94 consid. 4b; DTF 122 V 162 consid. 1d; DTF 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, considerato come la presente causa abbia potuto essere decisa sulla
scorta degli atti già a disposizione di questo TCA, lo stesso rinuncia
all'assunzione di ulteriori prove.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti