# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6399c369-1300-5fd2-a6ad-76b9885cbc4a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.05.2020 D-6802/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6802-2018_2020-05-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6802/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 8  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Simon Thurnheer, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…),  

Afghanistan,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 29 ottobre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-6802/2018 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino afghano di etnia tagica, proveniente da C._______, 

Distretto di Khan Abad, Provincia di Kunduz, è cresciuto – dopo essere 

rimasto orfano – con uno zio il quale l'avrebbe venduto ad un signore di 

nome D._______. Questo l'avrebbe a sua volta rivenduto all'età di otto anni 

ad un signore influente che si faceva chiamare il "Comandante". Nel 2016 

egli è espatriato ed il 4 novembre 2017 ha depositato una domanda d'asilo 

in Svizzera (cfr. verbale d'audizione sulle generalità del 20 novembre 2017, 

atto A6/10, di seguito: verbale 1).  

B.  

Sentito approfonditamente sui suoi motivi d'asilo il 17 settembre 2018, il 

richiedente ha allegato che dopo essere stato venduto al Comandante co-

stui avrebbe abusato sessualmente di lui e l'avrebbe costretto a travestirsi 

da donna ed a ballare per altri uomini. Verso l'età di quattordici anni sa-

rebbe riuscito a fuggire a Kabul dove avrebbe lavorato presso un sarto per 

due anni. A Kabul sarebbe stato ritrovato dal "Comandante", sequestrato e 

trattenuto in una cella per parecchi mesi. Dopodiché sarebbe riuscito a 

scappare insieme ad altri ragazzi (cfr. verbale d'audizione sui motivi d'asilo 

del 17 settembre 2018, atto A21/24, di seguito: verbale 2, Q49 segg., Q90 

segg.). 

A sostengo della sua domanda d'asilo egli ha fornito: 

– la copia della sua Taskera; 

– un rapporto medico del Centromedico di E._______ del 10 settem-

bre 2018,  

– un referto del Centro di radiologia di E._______ del 25 aprile 2018 ine-

rente un'ecotomografia della caviglia destra ed un RM cerebrale, 

– un referto medico del Centromedico di E._______, servizio di Neurolo-

gia del 27 aprile 2018 inerente ad un elettroencefalogramma. 

C.  

Con decisione del 29 ottobre 2018, notificata il 31 ottobre 2018 (cfr. 

atto 25/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-

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spinto la domanda d'asilo del richiedente, pronunciato il suo allontana-

mento dalla Svizzera ammettendolo tuttavia provvisoriamente per inesigi-

bilità dell'esecuzione dell'allontanamento.  

D.  

Il 30 novembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

3 dicembre 2018) l'interessato è insorto contro la summenzionata deci-

sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendo in via principale l'annullamento della decisione im-

pugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, ed in via subordinata, la restituzione degli atti alla SEM per una 

nuova decisione. Altresì, egli ha presentato una domanda di assistenza 

giudiziaria nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo con protestate spese e ripetibili. 

E.  

Con decisione incidentale del 14 dicembre 2018, notificata il 17 dicem-

bre 2018 (cfr. risultanze processuali), il Tribunale ha invitato il ricorrente a 

sottoscrivere in originale l'atto ricorsuale entro un termine di sette giorni 

dalla notificazione della decisione incidentale con comminatoria d'irricevi-

bilità in caso di decorso infruttuoso del termine. Il 19 dicembre 2108 egli ha 

tempestivamente regolarizzato il gravame.  

F.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 30 gennaio 2019, ha esentato il 

ricorrente dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali, riservandosi di decidere in merito alla domanda di assistenza 

giudiziaria in prosieguo di procedura, ed ha invitato la SEM ad inoltrare una 

risposta al ricorso. 

G.  

Con osservazioni del 7 febbraio 2019 la SEM ha rinviato ai considerandi 

della decisione impugnata confermandoli pienamente ed ha considerato 

che il ricorso non contiene elementi nuovi suscettibili di indurre una diversa 

valutazione. Lo scritto è stato trasmesso per informazione al ricorrente. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.  

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi, cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è 

vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata la SEM ha innanzitutto ritenuto inverosimili 

i motivi d'asilo dell'interessato inerenti alle due fughe dal Comandante. Le 

allegazioni non sarebbero infatti sufficientemente motivate, il racconto della 

prima fuga sarebbe inconsistente e superficiale. Egli non sarebbe poi riu-

scito a fornire delle dichiarazioni precise e dettagliate circa le intenzioni del 

Comandante dopo il sequestro a Kabul. Anche le circostanze della se-

conda fuga non sarebbero convincenti data la facilità con cui egli sarebbe 

riuscito ad evadere. Infine, sarebbero emerse delle importanti incon-

gruenze temporali della storia fornita nel corso di procedura. Per quanto 

riguarda invece la parte del racconto dell'interessato antecedente la fuga a 

Kabul – ed in particolare gli abusi, i maltrattamenti e l'obbligo a cui egli era 

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sottoposto di travestirsi da donna e ballare per degli uomini – la SEM ha 

considerato che seppur verosimili le allegazioni non sarebbero rilevanti in 

materia d'asilo. L'autorità inferiore ha in particolare rilevato che il timore del 

richiedente di essere nuovamente costretto a ballare per altri uomini qua-

lora dovesse far ritorno in Afghanistan non sarebbe fondato. Questa pratica 

(chiamata anche di "Bacha bazi") concernerebbe di regola soltanto dei gio-

vani adolescenti. Dal momento che egli avrebbe nel frattempo raggiunto la 

maggiore età non avrebbe di principio da temere di subire nuovamente una 

tale sorte. Di conseguenza, sul piano oggettivo il suo timore non sarebbe 

fondato dal momento che non riposerebbe su nessun elemento concreto 

che lascerebbe presupporre che delle misure determinanti ai sensi 

dell'art. 3 LAsi potrebbero verificarsi con elevata probabilità e in un futuro 

prossimo.  

3.2 Con ricorso l'insorgente contesta le valutazioni dell'autorità inferiore. 

Da un lato, egli ritiene in particolare che per quanto riguarda la prima fuga 

dal Comandate gli eventi si sarebbero svolti proprio come li avrebbe rac-

contati ed egli non avrebbe avuto ulteriori spiegazioni da fornire. Andrebbe 

poi tenuto conto della sua giovane età ai momenti dei fatti. Dall'altro lato, 

l'insorgente ritiene la motivazione della SEM in merito all'assenza di un ti-

more fondato di subire persecuzioni future poiché sarebbe divenuto mag-

giorenne contraddittoria. Sembrerebbe che da una parte l'autorità inferiore 

avrebbe ritenuto inverosimili i maltrattamenti subiti da parte del Coman-

dante mentre dall'altra avrebbe ritenuto che non vi sarebbero persecuzioni 

future data la sua maggiore età.  

3.3 La SEM, con risposta al ricorso, ha rilevato che contrariamente a 

quanto sostenuto in sede ricorsuale, non si ravvedrebbe una contraddi-

zione nell'argomentazione della decisione impugnata. Infatti sarebbe stata 

ritenuta inverosimile soltanto la parte di storia inerente le due fughe dal 

Comandante. Pertanto, l'analisi sulla presenza di timori fondati in caso di 

ritorno in Afghanistan sarebbe stata fatta solamente in relazione alla pratica 

di Bacha bazi subita dal ricorrente in età adolescenziale.  

4.  

Preliminarmente, essendo stato posto il ricorrente al beneficio dell'ammis-

sione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento con 

decisione del 29 ottobre 2018 e non avendo censurato la pronuncia dell'al-

lontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere 

esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d'asilo. 

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5.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

5.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

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sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-

lativi riferimenti). 

6.  

È innanzitutto d'uopo determinare se le allegazioni del ricorrente circa le 

due fughe dalla prigionia del Comandante adempiano le condizioni di ve-

rosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi.   

6.1 Come a giusto titolo fatto dalla SEM nella decisione impugnata, tali di-

chiarazioni non sono sufficientemente dettagliate. In primo luogo, la descri-

zione dell'insorgente del cosiddetto "Comandante" si distingue per la sua 

pochezza di particolari e di informazioni (cfr. verbale 2, Q90, Q97-Q98). 

L'insussistenza della descrizione appare quanto più sorprendente tenuto 

conto dei diversi anni trascorsi dal ricorrente presso costui nonché il ruolo 

importante che questi ha avuto nella vita dell'interessato. In secondo luogo, 

risulta altresì sorprendente la facilità con cui egli sia riuscito ad evadere 

dalla prigionia del Comandante e l'impulsività di tali decisioni. In entrambi i 

casi egli non sembra infatti né essersi preparato in alcun modo alla fuga e 

non sembra neppure aver incontrato alcuna difficolta. Segnatamente, per 

quanto riguarda la prima evasione, alla richiesta di descriverla in modo pre-

ciso l'insorgente ha risposto in modo vago e stereotipato. Egli non è infatti 

stato in grado di riferire che cosa l'avesse spinto a scappare proprio quel 

giorno, così come non è riuscito a fornire una spiegazione plausibile in me-

rito al fatto che si fosse trovato completamente solo (cfr. verbale 2, Q53-

Q54, Q90, Q134-Q138). Parimenti poco dettagliate risultano le sue dichia-

razioni in merito al ritrovamento da parte del Comandante a Kabul – una 

città di più di 3 milioni di abitanti – ed il seguente periodo di prigionia. L'in-

sorgente ha laconicamente affermato di essere stato ritrovato – senza tut-

tavia spiegare come – e di essere stato imprigionato in un luogo scono-

sciuto (cfr. verbale 2, Q68-Q73, Q90). La descrizione del tempo passato in 

cella risulta parimenti stereotipata. Egli si è infatti limitato ad affermare di 

essere stato rinchiuso e di non aver fatto nulla, di ricevere del pane e 

dell'acqua e di venire regolarmente picchiato (cfr. verbale 2, Q90, Q145 

segg.). Tuttavia, il ricorrente non ha saputo circostanziare ulteriormente gli 

episodi di maltrattamento. Infine, anche l'affermazione secondo cui il Co-

mandante avrebbe voluto farlo lavorare come contrabbandiere e per que-

sto motivo l'avrebbe imprigionato non è sufficientemente dettagliata. Egli 

infatti, si è limitato a dire di essere stato imprigionato per questo motivo, 

ma di non aver ricevuto nessun tipo di formazione al riguardo e di essersi 

semplicemente rifiutato di farlo (cfr. verbale 2, Q149-Q152). 

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6.2 In seguito, le dichiarazioni del ricorrente presentato diverse contraddi-

zioni, in particolare per quel che riguarda questi ultimi mesi di imprigiona-

mento. Da una parte egli ha asserito di essere fuggito con molta difficoltà 

in tre o quattro (cfr. verbale 2, Q90), salvo poi affermare nel corso della 

medesima audizione di essere stati cinque fuggitivi e di essere riusciti ad 

uscire semplicemente dalla finestra della cella la quale non era né chiusa 

né custodita (cfr. verbale 2, Q153 segg.). Per finire, delle importanti incon-

gruenze – che l'interessato non è stato in grado di giustificare – risultano 

anche circa gli elementi temporali (cfr. verbale 2, Q175-Q184). 

6.3 Alla luce delle suesposte considerazioni dunque il racconto dell'insor-

gente in merito alle due fughe non può essere considerato in preponde-

ranza verosimile.  

7.  

Occorre ora determinare se le ulteriori allegazioni del ricorrente siano rile-

vanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. In particolare, verranno analizzati i maltratta-

menti, gli abusi sessuali subiti dall'interessato tra gli otto ed i quattordici 

anni circa da parte del Comandante, così come l'obbligo di doversi trave-

stire da donna e ballare per altri uomini ed il rischio di essere nuovamente 

vittima ti tali sevizie.  

7.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente 

dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto 

per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-

cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta pro-

babilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

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Pagina 9 

7.2 Va innanzitutto rilevato che il Tribunale, al pari della SEM, riconosce la 

verosimiglianza degli avvenimenti descritti dal ricorrente. I fatti invocati 

dall'insorgente rientrano invero nel contesto delle pratiche di abuso ses-

suale commesse nei confronti di giovani ragazzi e note come "Bacha Bazi". 

Sebbene proibita dalla legge afghana, questa forma di sfruttamento ses-

suale dei ragazzi è ancora relativamente diffusa e tollerata dalla popola-

zione e dalle autorità. Questi abusi coinvolgono di solito giovani adole-

scenti, generalmente di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, per lo più pro-

venienti da ambienti svantaggiati. Gli abusatori godono ancora di una certa 

impunità. Queste pratiche possono avere conseguenze fisiologiche, psico-

logiche e sociali significative per le vittime (cfr. sentenza del Tribunale  

E-7611/2016 del 13 febbraio 2018 consid. 3.3.3 e relativi riferimenti non-

ché consid. 4.3; confermata dalla più recente sentenza E-7216/2018 del 

29 aprile 2020 consid. 3.4; così come nel caso in disamina, la documenta-

zione medica fornita dall'interessato).  

7.3 Ciò detto, il Tribunale rammenta in secondo luogo che secondo giuri-

sprudenza costante l'asilo non viene concesso come risarcimento per dei 

pregiudizi subiti, ma bensì qualora la necessità di ottenere protezione risulti 

tuttora comprovata. In altre parole, il riconoscimento dello statuto di rifu-

giato ai sensi dell'art. 3 LAsi e, se del caso, la concessione dell'asilo di-

pende dall'attuale necessità di protezione, in relazione alla situazione esi-

stente al momento della decisione. 

7.3.1 Nella fattispecie il Tribunale considera che, pur non volendo in alcun 

modo minimizzare gli eventi traumatici vissuti dal ricorrente prima di la-

sciare il suo Paese d'origine, il suo bisogno di protezione non sia più at-

tuale. Per quanto riguarda infatti il rischio che il richiedente possa nuova-

mente cadere nelle mani del suo aggressore, come rilevato precedente-

mente (cfr. supra consid. 7.2 e relativi riferimenti), la pratica di Bacha Bazi 

riguarda in genere giovani ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 15 anni. 

Nel caso in disamina tuttavia, il richiedente è nel frattempo diventato mag-

giorenne. Pertanto, in considerazione della sua età e soprattutto del sua 

attuale aspetto fisico, egli in linea di principio non è più suscettibile di es-

sere sottoposto a tali pratiche. Di conseguenza, sul piano oggettivo, il ti-

more dell'insorgente di subire delle persecuzioni non è più fondato, poiché 

non è basato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un 

futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell'art. 3 LAsi. Vista l'inverosimiglianza (cfr. supra consid. 6) delle 

allegazioni concernenti la prima fuga ed il seguente imprigionamento da 

parte del cosiddetto Comandante, non vi sono indizi che permettano di ri-

tenere che il ricorrente rischierebbe di essere ritrovato dal suo aggressore 

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Pagina 10 

in caso di rientro in Afghanistan e di essere nuovamente sottoposto alla 

pratica di Bacha Bazi.  

7.3.2 In conclusione, quand'anche sul piano soggettivo l'insorgente, in con-

siderazione del suo passato, possa temere di essere nuovamente perse-

guitato, il timore di una futura persecuzione deve basarsi essenzialmente 

su un elemento oggettivo. Il solo elemento soggettivo non è infatti suffi-

ciente per concludere, nella fattispecie, che tale timore sia fondato ai sensi 

dell'art. 3 LAsi (cfr. per ulteriori esempi E-7216/2018 consid. 3.6 e sentenza 

del Tribunale E-4640/2017 del 27 dicembre 2017 consid. 3.2.3).  

7.4 Alla luce delle suesposte considerazioni, i motivi d'asilo dell'insorgente 

non adempiono dunque le condizioni di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

8.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali al momento dell'inoltro del gravame sprovviste di possibilità di esito 

favorevole e potendo partire dal presupposto che l'insorgente sia indigente, 

v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-6802/2018 

Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: