# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 84a794fc-f824-51cf-8eae-86185272510a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.03.2022 A-1732/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-1732-2021_2022-03-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 3  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Annie Rochat Pauchard, Alexander Misic,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______,  

2. B._______,  

entrambi patrocinati dall’avv. Rosa Maria Cappa,  

Gaggini & Partners, Via Serafino Balestra 2,  

casella postale 6412, 6901 Lugano,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II 

Reparto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collate-

rali – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità 

richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale 

delle contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in 

materia fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra 

la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie 

imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul 

reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in 

combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in 

vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 

2016 2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 

sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di 

seguito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a X._______. La tipologia d’imposta interessata è 

l’imposta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di D._______;  
b) la stabile organizzazione di C._______;  
c) E._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del Gruppo C._______, come peraltro 
emerso anche sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel 
mettere a disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo 
estere cui fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari 
(creazione di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero 
l’anonimato del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di 
agevolare la detenzione all’estero di asset in completa violazione delle 
disposizioni normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di C._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Y._______, nell’ambito di un procedimento penale 
accesso per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità 
amministrativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina 
la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a C._______ (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale C._______ ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di C._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del Gruppo 
C._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del Gruppo C._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.a.(4), e meglio: 

« […] i dati concernenti 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), dove i 
codici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con 
denominazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio italiano 
nel campo “MIS_Dom_Name” […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

«[…]  

a) per i conti bancari: 

 i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

 il tipo di relazione bancaria;  

 la data della chiusura del conto;  

 la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

 i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

 il tipo di relazione bancaria;  

 la data di chiusura del conto;  

 la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 

 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca C._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a 

ricorrere in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda. 

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca C._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

In particolare, la società B._______ – titolare di un conto, di cui la signora 

A._______ è l’avente diritto economico – è stata informata al riguardo dalla 

predetta banca con lettera del febbraio 2020.  

B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del 24 marzo 2020 (FF 2020 

2210), l’AFC ha anch’essa informato le persone interessate e legittimate a 

ricorrere della procedura di assistenza amministrativa pendente e delle 

parti essenziali del contenuto della domanda di assistenza amministrativa. 

Le persone interessate e legittimate a ricorrere sono state invitate a 

indicare all’AFC entro 20 giorni il loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, 

o a designare un rappresentante autorizzato a ricevere notificazioni in 

Svizzera o in Italia. Sempre nella citata pubblicazione, l’AFC ha altresì 

indicato alle persone interessate la possibilità di optare per la procedura 

semplificata, comunicando loro che, in caso di mancata adesione a tale 

procedura, la stessa avrebbe emesso una decisione finale per ogni singola 

persona interessata, rispettivamente legittimata a ricorrere. 

B.d Con scritto 28 settembre 2020, la società B._______ e la signora 

A._______ – per il tramite del loro patrocinatore e dopo avere avuto 

accesso agli atti dell’incarto trasmessogli dall’AFC il 7° settembre 2020 – 

si sono opposti alla trasmissione delle informazioni all’autorità richiedente 

italiana. 

B.e Con due decisioni finali distinte del 10 marzo 2021, di contenuto 

identico, l’AFC ha accolto la domanda di assistenza amministrativa italiana 

del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub 3.a.(4) per quanto concerne la 

società B._______ e la signora A._______, concedendo l’assistenza 

amministrativa all’autorità richiedente italiana.  

 

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C.  

C.a Avverso le due predette decisioni finali, la signora A._______ (di 

seguito: ricorrente 1) e la società B._______ (di seguito: ricorrente 2) – per 

il tramite del loro patrocinatore – hanno inoltrato separatamente ricorso 

12 aprile 2021 dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Protestando 

tasse, spese e ripetibili, le ricorrenti postulano in ordine la congiunzione 

delle due procedure parallele A-1732/2021 (ricorrente 1) e A-1733/2021 

(ricorrente 2). Sempre protestando tasse, spese e ripetibili, le ricorrenti 

postulano in via principale il suo annullamento e che all’autorità richiedente 

italiana non venga accordata alcuna assistenza amministrativa né 

trasmesso alcun documento e/o informazione relativi alla relazione 

bancaria presso la banca C._______, per quanto le concerne. In via 

subordinata – sempre protestando tasse, spese e ripetibili – le ricorrenti 

postulano il suo annullamento e che gli atti vengano rinviati all’AFC affinché 

quest’ultima pronunci una nuova decisione finale, previa richiesta 

all’autorità richiedente italiana di accertare di nuovo e in maniera completa, 

ai sensi dei considerandi, la fattispecie soggiacente alla sua domanda 

10 luglio 2017. In via ancora più subordinata – sempre protestando tasse, 

spese e ripetibili – le ricorrenti postulano l’accoglimento del loro ricorso e 

che all’autorità richiedente italiana venga concessa l’assistenza 

amministrativa per quanto le concerne, unicamente per il periodo 

compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016. 

C.b Con risposta 20 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato la reiezione dei due ricorsi. 

D.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge 

federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

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Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a 

contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni 

generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su 

chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che 

la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-

ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi 

ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze 

assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di 

assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento 

ch’effettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la mede-

sima, sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionon-

dimeno, nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per 

contenuto, l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta 

tenuto conto della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne 

la presente procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(4) di 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è 

chiaramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi 

della giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT 

in combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 

146 II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la 

distinzione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 In concreto, nei loro rispettivi ricorsi, le ricorrenti postulano in ordine la 

congiunzione delle due cause parallele A-1732/2021 e A-1733/2021 

(cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 5).  

A tal proposito, il Tribunale rileva innanzitutto che, giusta l’art. 24 della 

legge federale del 4 dicembre 1947 della procedura civile federale (PC, 

RS 273) in combinato disposto con l’art. 4 PA, è possibile riunire in un’unica 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

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procedura più ricorsi che presentano una stretta unità di contenuto relativa 

ai fatti e in cui vengono poste le medesime questioni giuridiche 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesver-

waltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 3.17). Tale soluzione corrisponde al 

principio dell’economia procedurale, è nell’interesse di tutte le parti 

(cfr. DTF 131 V 224 consid. 1; 128 V 126 consid. 1) e permette di evitare la 

pronuncia di decisioni contrarie o incoerenti (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-847/2018 del 12 aprile 2018 consid. 2.1). 

Ciò posto, il Tribunale constata che, nel caso in disamina, l’autorità inferiore 

ha emanato per la stessa procedura 631.1-2017-IT-0004-0440-005148 

due decisioni finali distinte nei confronti delle ricorrenti, di contenuto 

identico e datate 10 marzo 2021. In particolare, nel rubrum delle due 

predette decisioni finali figurano entrambe le ricorrenti, quali persone 

interessate dalla domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017. In tale contesto, le ricorrenti hanno presentato, per il tramite 

dello stesso patrocinatore, un atto di ricorso separato avverso la decisione 

finale ad esse indirizzata, invocando essenzialmente gli stessi motivi di 

ricorso. Ora, la fattispecie alla base delle due procedure di ricorso parallele 

A-1732/2021 e A-1733/2021 è indubbiamente la medesima. In tali circo-

stanze, per economia di procedura e nell’interesse delle ricorrenti, appare 

qui giustificato procedere alla congiunzione delle due cause parallele 

A-1732/2021 e A-1733/2021 e all’emanazione di un unico giudizio, così 

come postulato dalle ricorrenti.  

1.4 I due ricorsi sono stati interposto nel rispetto delle esigenze di 

contenuto e di forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 

PA). Pacifica è la legittimazione ricorsuale delle ricorrenti (cfr. art. 48 PA; 

art. 19 cpv. 2 LAAF). I due ricorsi sono ricevibili in ordine e vanno pertanto 

esaminati nel merito. 

1.5 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii).  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 10 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Le ricorrenti censurano innanzitutto una grave violazione del loro diritto di 

essere sentite in correlazione con la motivazione della decisione impugna-

ta, dal momento che l’autorità inferiore non avrebbe considerato, neppure 

marginalmente, gli argomenti e le censure da loro sollevate con scritto 

28 settembre 2020 (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 14-15, 45, ecc.). 

Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal 

Tribunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, 

di principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 11 

3.1  

3.1.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o 

nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere 

posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, 

ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.1; A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.1.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. 

Conformemente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di 

prova offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia 

costituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non 

potrebbero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque 

rinunciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto 

di essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 

consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 3.1.2; A-2845/2020 del 19 luglio 2021 consid. 2.3 con rinvii;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

3.1.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenze 

del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.3; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.1.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 12 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tutta-

via rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di una 

violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte lesa. 

Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in presenza 

di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione impugnata 

e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera formalità 

e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incompatibile 

con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.4; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.2 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni finali 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana (cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.2). 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nelle due 

decisioni impugnate l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione delle ricorrenti, i motivi 

per i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità 

richiedente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assi-

stenza amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motiva-

zione standardizzata non pregiudica tuttavia il loro diritto di essere sentite. 

Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giustificato 

nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa – gli 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 13 

argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nelle due decisioni impu-

gnate risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le 

censure sollevate dalle ricorrenti con scritto 28 settembre 2020 non sono 

state da lei considerare come decisive. Nella fattispecie, tale è segnata-

mente il caso per gli argomenti che rispondono alle censure circa la 

sospetta provenienza illecita dei dati all’origine della domanda e la que-

stione inerente alla necessità di indagare al riguardo (cfr. decisioni 

impugnate, consid. 6), il mancato adempimento dei requisiti formali alla 

base dell’ammissibilità della domanda (cfr. decisioni impugnate, consid. 3), 

l’assenza di rilevanza verosimile e la violazione del divieto della fishing 

expedition (cfr. decisioni impugnate, consid. 4), le restrizioni allo scambio 

di informazioni, quale l’ordine pubblico e il segreto bancario (cfr. decisioni 

impugnate, consid. 5) nonché il mancato rispetto del principio della 

sussidiarietà e della specialità (cfr. decisioni impugnate, considd. 7 e 8), 

ecc. In particolare, circa le censure relative all’asserito domicilio in uno 

Stato terzo e alla pertinenza del codice domicilio italiano « 111 », l’autorità 

inferiore si è espressa al consid. 4.6 delle due decisioni impugnate.  

In altri termini, da un esame delle due decisioni impugnate, risulta ch’esse 

sono sufficientemente motivate affinché le ricorrenti possano compren-

derne la portata e contestarle con cognizione di causa, così come richiesto 

dal diritto di essere sentito (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio), ciò che 

peraltro esse hanno fatto. Con i due ricorsi 12 aprile 2021, le ricorrenti 

hanno potuto infatti contestare pienamente in questa sede dette decisioni, 

indicando i motivi per cui ritengono la domanda di assistenza ammini-

strativa italiana come inammissibile, rispettivamente perché i loro dati non 

dovrebbero essere trasmessi all’autorità richiedente italiana. 

Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del loro 

diritto di essere sentite in rapporto alla motivazione standardizzata delle 

due decisioni impugnate – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – 

va comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.1.4 

del presente giudizio), dal momento che le ricorrenti hanno potuto esporre 

nuovamente le loro censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per 

quanto necessario, nel contesto del presente giudizio.  

Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio sono le due decisioni finali del 

10 marzo 2021 dell’autorità inferiore, di contenuto identico, con cui 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 14 

quest’ultima ha accolto la domanda collettiva del 10 luglio 2017 di assi-

stenza amministrativa in materia fiscale inoltrata dall’autorità richiedente 

italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, per quanto concerne le qui 

ricorrenti. In tale contesto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami-

nare l’ammissibilità della predetta domanda, sia dal punto di vista formale 

che da quello materiale, alla luce delle puntuali censure sollevate dalle 

ricorrenti. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi appli-

cabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudizio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC 

OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito 

(cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un 

Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare 

le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio 

CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa 

in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione 

Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in 

materia di imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; 

cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la 

CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono 

essere qui considerati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia 

la CDI CH-IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 

Cost. Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I 

e II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le 

disposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle 

domande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che 

si riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 

2015 o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 

23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 

5631, 5637; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.1.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e 

riguardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 15 

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze 

formali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio 

CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali 

dello Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità 

fiscali dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni 

secondo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il 

contenuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto 

a fornire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo 

sussidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta 

lista è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma 

scrupolosamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni 

sufficienti a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda 

(cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2;  

A-2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati 

contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per appli-

care le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministra-

zione o l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi 

natura o denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro 

suddivisioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista 

non sia contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – 

ovvero, la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio 

d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 16 

10 maggio 2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 

consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la 

trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di 

pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI 

CH-IT; DTF 144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 

e 2.4 [che evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato 

richiedente e Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » 

può essere soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente 

(identificato con il nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità 

di contribuenti (identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 

del Protocollo aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un 

controllo della plausibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un 

rapporto tra la fattispecie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente 

la presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 

consid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 con-

sid. 4.4.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento 

della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che 

le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.3).  

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 17 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe-

ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1 con 

rinvii). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe-

dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o 

entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. 

L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con 

altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-

dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-

mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-

manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-

vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, 

un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di 

identificazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una 

domanda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 

considd. 4.4 e 4.5 con rinvii; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 4.3.2). 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 18 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di 

assistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone 

interessate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-

vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: 

Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, 

descrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto 

fiscale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 

consid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 19 

consid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve 

essere accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di 

una lista potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero 

di conto, i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole 

persone, bensì in generale alle persone appartenenti a questo gruppo 

(cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle 

circostanze, il modo in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della 

lista può costituire anche un indizio del fatto che i titolari del conto non 

hanno adempiuto i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 

sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 20 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a 

dover menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione 

fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non 

sarebbe infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, 

poiché proprio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richie-

sto, lo Stato richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 

142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità 

richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono 

manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 

4.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-

zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c 

LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-

mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati 

effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento 

delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la 

violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 

consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della 

buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con 

le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in 

Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26 

MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito 

dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi 

che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in 

particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 21 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti-

vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; 

cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e 

la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.4.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.4 con 

rinvii). 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-

mazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che forni-

sce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146 

I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Svizzera 

può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accordo 

di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità (cfr. [tra 

le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.5;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 22 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 23 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come 

residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di 

quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione 

della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che 

non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza 

amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). 

Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini-

strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que-

stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 

par. 1 in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati 

dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi 

contribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato 

richiesto non è quello di statuire lei stessa nell’ambito della procedura di 

assistenza amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si 

limita a verificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso 

lo Stato richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Conven-

zione applicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145 

II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020 

del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costellazione in cui il Tribunale 

federale accetta che la Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento 

fiscale utilizzato dallo Stato richiedente è il caso in cui la persona 

interessata è soggetta a un’imposizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 

II 161). In questa situazione di potenziale doppia imposizione, la Svizzera 

può verificare che il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato 

richiedente corrisponda a uno dei criteri di determinazione del domicilio 

fiscale contenuti nella CDI in essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente. 

Ad esempio, se la qui ricorrente fosse stata assoggettata all’imposizione 

illimitata in Svizzera – ciò che non è qui il caso –, l’AFC avrebbe allora 

dovuto verificare che il criterio di assoggettamento fiscale si trovi all’art. 4 

CDI CH-IT e che l’imposizione in Italia non porti quindi a un risultato 

« contrario alla Convenzione » ai sensi dell’art. 27 par. 1 in fine CDI CH-IT 

(cfr. parimenti DTF 142 II 161 consid. 2.2.2). Questo problema specifico 

non si pone quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara 

di essere residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenza del TF 

2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 24 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta 

anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato 

richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con 

quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere 

conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione 

illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato 

richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza 

permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 

consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al 

contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le 

autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon-

do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se 

del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le 

regole di determinazione della residenza fiscale internazionale previste 

dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso 

alla procedura amichevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; sentenze del TAF A-1730/2021 del 

7 marzo 2022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 

con rinvii). 

5.  

Stabiliti i principi applicabili, preliminarmente si impone l’esame della com-

petenza della GdF quale autorità richiedente italiana, tale questione essen-

do stata espressamente sollevata dalle ricorrenti. 

5.1 Più nel dettaglio, le ricorrenti contestano che la GdF rappresenti per 

l’Italia l’autorità richiedente competente per l’inoltro della domanda in 

oggetto, punto su cui l’autorità inferiore non si sarebbe peraltro espressa 

nella decisione impugnata. Esse indicano infatti che, giusta l’art. 3 par. 1 

lett. g CDI CH-IT, l’autorità competente designata per l’Italia sarebbe il 

Ministero delle finanze. Poiché le due decisioni impugnate non 

indicherebbe né la fonte né la base legale dalla quale si evincerebbe la 

competenza della GdF, quest’ultima risulterebbe incompetente, sicché già 

per tale motivo la domanda sarebbe irricevibile (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, 

punti 18-19). 

5.2 In proposito, il Tribunale rileva come lo stesso abbia già avuto modo di 

esaminare e di confermare la competenza della GdF, quale autorità italiana 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 25 

competente ai sensi dell’art. 3 par. 1 lett. g CDI CH-IT, trattandosi di 

un’unità sottostante al Ministero delle Finanze, abilitata da quest’ultimo ad 

occuparsi dello scambio d’informazioni in materia fiscale e a presentare 

domande di assistenza amministrativa in sua vece, così come risultante 

dal rapporto del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di 

informazioni a fini fiscali dell’OCSE, denominato « Global Forum on 

Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes: Italy 2017 

(Second Round): Peer Review Report on the Exchange of Information on 

Request » (cfr. sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 4.1; parimenti sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 5.2). Nella misura in cui gli argomenti delle ricorrenti non sono tali 

da rimettere in discussione quanto precede, la loro censura va qui respinta.  

6.  

Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di 

assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una 

domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto liste di 

numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre-

sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammis-

sibilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo 

aggiuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

6.1  

6.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca C._______, 

contenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7). 

Secondo le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla 

base dei numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la 

predetta banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client 

Identification Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri 

consentono alla banca C._______ di identificare le persone interessate in 

modo univoco e inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il 

primo requisito della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.  

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.a.(4) concernente 707 rapporti finanziari, dove i codici C.I.F. risultano 

riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denominazione di società 

o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo 

« MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribuzione di un codice domicilio 

« 111 » riferito all’Italia. A prescindere dal ben fondato del criterio del 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 26 

domicilio su cui si statuirà in un secondo momento (cfr. considd. 7.2.4 e 

7.3.2 del presente giudizio), dal profilo meramente formale le indicazioni 

fornite dall’autorità richiedente italiana nella lista appaiono sufficienti per 

identificare le persone interessate. 

6.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di 

corrispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente 

italiana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) 

ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 

31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore 

scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 

(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il 

periodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli 

anni 2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 

2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione 

dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro 

versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve 

ritenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni 

fornite dalla domanda sono sufficienti.  

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che – come 

peraltro sollevato dalle ricorrenti (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 23) – il 

periodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla 

impedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con-

forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò 

quand’anche la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla 

vieta infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda 

nel corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di 

estendere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in 

disamina, ciò è quanto avvenuto. 

6.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si 

osserva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il 

periodo fiscale interessato (cfr. consid. 6.1.2 del presente giudizio), la 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 27 

descrizione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, 

sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla 

GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).  

6.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale 

ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti 

necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai 

soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali 

e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi 

commesse […] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine 

della riscossione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, 

punto 11), così come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione 

è sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano – contrariamente a quanto ritenuto dalle ricorrenti – non 

permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato indicato in maniera 

sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione dello scopo fiscale della 

domanda. Non è importante per lo Stato richiesto sapere quale articolo 

preciso di quale legge specifica sarà eventualmente applicabile dopo che 

le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità richiesta non è in grado 

di controllare l’esattezza della base giuridica della legge straniera. Ciò che 

è importante è determinare perché o come l’informazione richiesta è in 

linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. Pertanto, nel caso in 

questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, di una base giuridica 

italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo scopo fiscale era altrimenti 

ampiamente descritto nella domanda. L’indicazione fornita nel caso in 

disamina sembra essere sufficiente alla luce dei requisiti formali della CDI 

CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto anche conto della presun-

zione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. consid. 4.4.1 del pre-

sente giudizio), si deve partire dal presupposto che quanto da lui indicato 

è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, ciò che non è qui il caso.  

6.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca C._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è 

neppure contestata dalla ricorrente. 

6.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 28 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(4), risulta ammissibile. Le censure sollevate dalle ricorrenti al 

riguardo (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 22-23) – che non occorre evocare 

qui in dettaglio, il Tribunale avendovi già risposto al consid. 6.1 – non sono 

tali da inficiare tali conclusioni, sicché vanno respinte in toto. 

7.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dalle ricorrenti. 

7.1  

7.1.1 Le ricorrenti ritengono che la domanda di assistenza amministrativa 

italiana del 10 luglio 2017 lederebbe il principio della buona fede, sotto vari 

aspetti. Da un lato, la fattispecie e le dichiarazioni della GdF sarebbero 

manifestamente erronee e lacunose, ciò che sarebbe comprovato dal fatto 

che la domanda toccherebbe anche cittadini italiani non domiciliati/residen-

ti in Italia, così come rilevato e comunicato all’autorità inferiore il 31 gennaio 

2020 dalla banca C._______. Tali persone avrebbero dovuto essere 

escluse dalla domanda. Per gli stessi motivi, si sarebbe pure confrontati ad 

un palese abuso di diritto (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 42-43). D’altro 

lato, la domanda si fonderebbe su dati di origine illecita. Più nel dettaglio, 

stando alla fattispecie descritta nella domanda, i dati bancari dei cittadini 

italiani sarebbero stati raccolti a seguito di provvedimenti coercitivi eseguiti 

dal Reparto della GdF nell’ambito di indagini di polizia giudiziaria nel con-

testo del procedimento penale aperto nei confronti della banca C._______. 

A mente delle ricorrenti, poiché i dati così raccolti in Italia sarebbero alla 

base della domanda, l’autorità richiedente italiana avrebbe dovuto 

comprovare all’AFC la liceità delle misure coercitive adottate dalle autorità 

italiane per ottenere tali dati e la loro conformità con il diritto italiano, ciò 

che però non avrebbe fatto. In tale contesto, esse ritengono allarmante il 

fatto che in una filiale italiana della banca C._______ fossero presenti 

documenti relativi a relazioni bancarie svizzere e che documenti informatici 

riguardanti i clienti siano stati acquisiti mediante il supporto stesso della 

banca, senza che quest’ultima sia mai stata autorizzata dalla clientela inte-

ressata – ivi comprese le ricorrenti – a procedere a tale estrapolazione. Nei 

confronti delle ricorrenti, la banca depositaria della documentazione 

avrebbe dunque commesso un’infrazione equivalente alla violazione del 

segreto bancario ex art. 47 della legge federale dell’8 novembre 1934 sulle 

banche e le casse di risparmio (LBCR, RS 952.0). Poiché per una viola-

zione dell’art. 47 LBCR sarebbe decisivo il coinvolgimento di una banca 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 29 

assoggettata alla LBCR e che ciò sarebbe qui il caso – visto che la deten-

trice delle informazioni indicata nella domanda è la banca C._______ in 

Svizzera – andrebbe ritenuta la sussistenza di un reato effettivamente 

punibile secondo il diritto svizzero. Lo stesso varrebbe nel caso in cui si 

dovesse ritenere che i dati siano stati rinvenuti in una succursale italiana 

del Gruppo C._______. In effetti, posto che i dati rinvenuti in Italia non 

potrebbero che all’origine essere stati sottratti illecitamente dalla sede o da 

una succursale svizzera della banca – le relazioni bancarie interessate es-

sendo state aperte in Svizzera –, la competenza territoriale dell’autorità di 

perseguimento penale svizzera sarebbe comunque data. Tale conclusione 

sarebbe pure confermata dal Messaggio CDI CH-IT, secondo cui la 

Svizzera si è impegnata a non concedere l’assistenza all’Italia nel caso di 

domande fondate su dati di origine illecita (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, 

punti 33, 44-45). 

7.1.2 Al riguardo, il Tribunale ricorda innanzitutto come la questione della 

sussistenza di eventuale comportamento costitutivo di una violazione del 

principio della buona fede ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF vada esaminata 

nel singolo caso. Ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, lo 

Stato richiedente viola il principio della buona fede allorquando non rispetta 

un’eventuale impegno a non utilizzare dati provenienti da atti effettiva-

mente punibili secondo il diritto svizzero e inoltra comunque una domanda 

che presenta un nesso causale diretto o indiretto con tali dati o nel caso in 

cui è provato ch’esso ha acquistato dei dati acquisiti illegalmente per 

fondare la sua domanda (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio).  

7.1.3 Nello specifico, l’autorità richiedente italiana non si è mai impegnata 

a non inoltrare una domanda fondata su dei dati ottenuti illegalmente. In 

assenza di un tale impegno, il semplice fatto che la domanda si fondi su 

dati eventualmente rubati non basta, a lui solo, a ritenere la sussistenza di 

un comportamento dello Stato richiedente contrario alla buona fede. Il fatto 

che, come traspare dal Messaggio CDI CH-IT relativo all’art. I del 

Protocollo di modifica concernente l’art. 27 CDI CH-IT (cfr. Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636), la Svizzera si sia impegnata a non concedere 

l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia se la domanda di 

assistenza si basa su dati ottenuti illegalmente, non è, in questo contesto, 

decisivo. In effetti, ai sensi della giurisprudenza dell’Alta Corte, nell’esame 

dell’ammissibilità di una domanda, è innanzitutto decisivo se lo Stato 

richiedente si sia o meno impegnato a non presentare una domanda 

fondata su dei dati rubati (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio). Altra è la 

questione a sapere se il divieto previsto dal diritto svizzero all’art. 7 lett. c 

LAAF, che è stato ricordato all’Italia al momento della negoziazione del 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 30 

Protocollo di modifica, debba avere una qualche rilevanza nel caso in 

questione. Questa questione sarà trattata ai considd. 7.1.6 e 7.1.7 del 

presente giudizio. 

7.1.4 Ciò premesso, per quanto attiene all’origine dei dati alla base della 

domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità 

richiedente italiana ha in sostanza indicato quanto segue. A seguito di una 

verifica fiscale presso la stabile organizzazione di D._______, la stabile 

organizzazione di C._______ e E._______, la GdF avrebbe potuto 

constatare l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta della 

banca C._______, volta all’occultamento della reale situazione 

patrimoniale di numerosi contribuenti italiani. Detta verifica fiscale si sareb-

be conclusa mediante il versamento all’Erario italiano di una somma pari a 

circa 101 milioni di euro. In parallelo, la GdF avrebbe effettuato indagini di 

polizia giudiziaria delegate alla Procura della Repubblica di Y._______, 

nell’ambito di un procedimento penale accesso per l’ipotesi di riciclaggio 

quale presupposto per la responsabilità amministrativa delle società ed enti 

ex D.Igs. n. 231 del 2001. Tale procedimento penale, previa richiesta di 

patteggiamento, si sarebbe concluso con una sentenza di condanna per il 

predetto reato, a seguito del quale la banca C._______ avrebbe versato la 

somma complessiva di 8.5 milioni di euro (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, 

punto 1). Sarebbe in tale contesto, ovvero nell’ambito delle citate attività di 

verifica e di polizia giudiziaria, che la GdF avrebbe acquisito, anche « […] 

mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology di C._______, 

documenti informatici nella disponibilità dei dipendenti delle società sub 1. 

e relativi a 18'126 posizioni (sostanzialmente distinte tra polizze 

assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima parte 

italiani […] ». Con l’ausilio delle banche dati in uso all’Amministrazione 

finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul territorio 

nazionale, nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad aggregare i 

dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, la GdF avrebbe infine 

potuto individuare otto liste di numeri di conto bancario, di polizza 

assicurativa e altri numeri, per i quali ha ritenuto la sussistenza di un 

sospetto di non adempimento degli obblighi fiscali verso l’Erario italiano 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 2; parimenti fatti sub. lett. A.b). 

L’8 novembre 2018, la GdF ha poi ribadito quanto segue, circa l’origine dei 

dati (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, punto 1): 

« […] Therefore, please note that the information requested in our previous 

letter is based on data acquired from the ltalian offices of companies belonging 

to the "C._______ Group", in the framework of criminal proceedings that, 

following a plea bargaining request, resulted in a judgement of conviction under 

Legislative Decree no. 231 of 2001, pronounced against the mentioned Swiss 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 31 

institute concerning the predicate crime of the laundering of proceeds deriving 

from the commission of tax crimes.  

In summary, within the framework of fiscal and judicial police investigations 

conducted by the Guardia di Finanza Economic-Financial Police Unit in 

Y._______ into companies of the C._______ Group, computerised 

documentation available to the employees of the Swiss Group was obtained, 

also through the assistance of personnel of the C._______ Information 

Technology, regarding 18,126 positions (basically divided between insurance 

policies and other financial relations) opened by subjects, predominantly ltalian, 

for an underlying capital of € 18,221,354,346.00 […] ». 

Da quanto precede risulta che i dati alla base della domanda – ovvero le 

otto liste di numeri di conto e/o di polizze assicurative – sono stati verosimil-

mente acquisiti dalla GdF nell’ambito delle verifiche fiscali e delle inchieste 

penali effettuate sul territorio italiano nei confronti del Gruppo di 

C._______, rispettivamente della banca C._______. Più concretamente, 

sarebbe stato il « personale dell’Information Technology di C._______ » a 

fornirle i dati informatici contenuti nei computer dei dipendenti del Gruppo 

di C._______ in Italia. Detto in altri termini, questi dati sembrerebbero 

essere stati acquisiti dalla GdF sul territorio italiano.  

7.1.5 Ora, vero è che la domanda non fornisce informazioni cronologiche 

né circa le verifiche fiscali e le indagini penali esperite sul territorio italiano, 

né circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di conti bancari otte-

nute in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a quando esse rimon-

tino precisamente. A lei sola, tale imprecisione non è tuttavia sufficiente a 

mettere in dubbio la veridicità e l’attendibilità delle informazioni fornite 

dall’autorità richiedente italiana, non essendoci agli atti indizi lascianti pen-

sare che quanto da lei indicato sia manifestamente erroneo o, ancora 

peggio, ch’essa abbia in malafede dichiarato il falso. Tanto più che, come 

giustamente segnalato dalla stessa GdF nella sua domanda, la vicenda 

alla sua base – e meglio lo scandalo dell’occultamento della reale situazio-

ne patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani, clienti della 

banca C._______, all’Erario italiano – e l’origine italiana di dette liste sono 

un fatto notorio emerso pure sugli organi di stampa nazionali italiani 

(cfr. p.es. gli articoli seguenti: FiscoEquo, Maxi-riciclaggio da 14 miliardi: 

C._______ indagata a Y._______, 19.03.2016, < https://www.fiscoequo.it/ 

maxi-riciclaggio-da-14-miliardi-credit-suisse-indagata-a-milano/ >, consul-

tato il 09.03.2022; L’Espresso, C._______ indagata per frode miliardaria: 

agli atti il « manuale del perfetto evasore », 09.03.2016, < https://espresso. 

repubblica.it/inchieste/2016/03/09/news/credit-suisse-indagata-per-frode-

miliardaria-agli-atti-il-manuale-del-perfetto-evasore-1.253375/ >, consulta-

to il 20.12.2021; Il Sole 24 ore, C._______ indagata a Y._______: nel 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 32 

mirino 14 miliardi finiti all’estero con finte polizze vita, 09.03.2021, 

< https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-03-09/soldi-corren-

tisti-all-estero-credit-suisse-indagata-milano-122708.shtml?Uuid=ACeJqo 

kC&_st=true >, consultato il 09.03.2022). In tale contesto, tenuto altresì 

conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. con-

sid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto che le 

informazioni fornite dalla GdF sono corrette. Peraltro, sempre tenuto conto 

della presunzione della buona fede dello Stato richiedente, il Tribunale non 

ha alcun motivo di dubitare della legalità delle misure adottate dalla GdF 

alla base dell’ottenimento dei dati consegnatoli dal « personale dell’Infor-

mation Technology di C._______ ».  

7.1.6 Vero è che, oggettivamente, il fatto che i dati bancari svizzeri si 

trovino sul territorio italiano potrebbe costituire una violazione dell’art. 47 

LBCR, cioè una violazione del segreto bancario svizzero. Tuttavia, nessun 

procedimento penale è stato aperto in Svizzera per questi fatti, tantomeno 

è stata emessa una condanna in Svizzera. Di conseguenza, non si può 

ammettere che, senza questi elementi, ci sia stato un atto illecito in 

Svizzera ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6, 

parimenti consid. 4.4.3 del presente giudizio). Inoltre, nulla è dato di sapere 

circa il nesso di causalità tra questi fatti e l’avvenuta acquisizione di dati in 

Italia. 

7.1.7 Quand’anche si dovesse poi ritenere tale acquisizione come illecita – 

ciò che non è però verosimilmente qui il caso – tale evenienza non sarebbe 

ancora sufficiente per ritenere che i dati siano stati acquisiti in maniera 

illecita a seguito di un reato ai sensi del diritto svizzero. Per l’applicazione 

dell’art. 7 lett. c LAAF a seguito ad una violazione del segreto bancario ex 

art. 47 LBCR – così come invocato dalle ricorrenti – è infatti decisivo il 

coinvolgimento di una banca assoggettata alla LBCR, ciò che però non 

risulta essere qui il caso, dal momento che le banche coinvolte che hanno 

fornito i dati sono per l’appunto tutte ubicate in Italia e non ricadono sotto 

l’applicazione della LBCR. Le succursali estere delle banche svizzere non 

sono di fatto assoggettate alla LBCR (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.6.1). 

Poco importa dunque sapere se le banche in Italia che hanno fornito i dati 

all’autorità richiedente italiana siano o meno delle succursali estere della 

banca C._______ in Svizzera. In ogni caso, come sancito poc’anzi 

(cfr. consid. 7.1.5 del presente giudizio), nulla permette di mettere in dubbio 

la veridicità delle dichiarazioni della GdF e di ritenere ch’essa abbia invero 

ottenuto i dati direttamente dalla banca C._______ in Svizzera e non da un 

istituto in Italia. Per una tale trasmissione, la GdF avrebbe se del caso 

dovuto passare per il tramite dell’assistenza giudiziaria, ciò che non 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 33 

sembra però essere qui il caso. Di riflesso, nulla lascia poi pensare che la 

banca in Svizzera avrebbe in qualche modo trasmesso i dati all’Italia, vio-

lando il segreto bancario dei suoi clienti. Il fatto che in alcuni casi l’indica-

zione del domicilio italiano nelle predette liste possa poi essersi avverato 

erroneo per talune delle persone interessate, così come rilevato dalla ban-

ca C._______ in data 31 gennaio 2020 (cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC, 

pag. 4), non è tale né da far dubitare della buona fede dell’autorità richie-

dente italiana, né da far ritenere ch’essa abbia commesso un abuso di 

diritto. Peraltro, non va dimenticato che dallo Stato richiedente non è possi-

bile esigere che l’esposizione fornita sia priva di lacune o totalmente priva 

di contraddizioni, dal momento che proprio con le informazioni ed i docu-

menti richiesti lo stesso cerca di chiarire punti rimasti all’oscuro (cfr. con-

sid. 4.4.1 del presente giudizio).  

7.1.8 In tale situazione, il fatto che l’autorità inferiore abbia o meno indaga-

to ulteriormente circa il carattere illecito o meno dei dati alla base della 

domanda di assistenza italiana non ha poi qui alcuna influenza, dal mo-

mento che un tale accertamento non appare in ogni caso come necessario, 

in assenza di seri indizi in tal senso. Le regole di procedura previste dalla 

LAAF non impongono infatti allo Stato richiesto né di procedere lui stesso 

a delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. consid. 4.4.2 del presente giudizio). 

7.1.9 In definitiva, non è possibile ritenere che la domanda in oggetto si 

fondi direttamente su dati ottenuti illegalmente, i dati alla sua base essendo 

stati rinvenuti durante le indagini penali in Italia. Non è neppure possibile 

ritenere che l’autorità richiedente italiana abbia acquisito dei dati acquisiti 

illegalmente ai sensi del diritto svizzero per fondare la propria domanda. 

Ne consegue che non è qui ravvisabile alcun caso di applicazione dell’art. 7 

lett. c LAAF, sicché si deve ritenere che la domanda in oggetto non è 

fondata su dati rubati ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale. 

Le censure delle ricorrenti al riguardo vanno pertanto respinte. 

7.2  

7.2.1 Le ricorrenti censurano poi che la domanda di assistenza amministra-

tiva italiana del 10 luglio 2017 sia una fishing expedition, in quanto non 

adempirebbe ai requisiti posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale. 

Più nel dettaglio, le ricorrenti ritengono innanzitutto la descrizione del 

gruppo nonché quella dei fatti e delle circostanze soggiacenti alla domanda 

come gravemente lacunose e non idonee a fondare un obbligo fiscale in 

Italia, rispettivamente il sospetto di reato fiscale. Esse contestano la 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 34 

rilevanza del criterio della nazionalità/cittadinanza italiana dei soggetti 

interessati contenuto nelle liste, come rilevato dalla stessa AFC in data 

27 marzo 2018. Analogo discorso varrebbe per il criterio del domicilio 

italiano « 111 » attribuito nelle liste ai soggetti interessati che invero – come 

nel loro caso – sarebbero domiciliati/avrebbero la loro sede in uno Stato 

terzo. Tenuto conto poi dell’indicazione data il 31 gennaio 2020 dalla banca 

C._______, secondo cui per talune persone indicate nelle liste della GdF 

(ricorrenti incluse) non sarebbe ravvisabile alcun nesso con l’Italia, esse 

ritengono tali liste come non attendibili e lacunose. Per quanto concerne il 

sospetto di reato, esse sottolineano che nella domanda si leggerebbe che 

i dati riguarderebbero presunti contribuenti italiani, e meglio 

« 18'126 posizioni accese da soggetti in massima parte italiani », di cui 

3'927 posizioni per le quali la GdF sarebbe riuscita ad identificare i relativi 

titolari contribuenti italiani e avviato dei controlli fiscali e 9'953 posizioni per 

le quali i titolari e/o i beneficiari economici non sarebbero invece stati 

identificati compiutamente. Poiché le 3'297 posizioni oggetto di verifiche 

fiscali – di cui peraltro non si conoscerebbe l’esito – corrisponderebbero ad 

appena il 18% del totale di ben 18'126 posizioni, tale campione non 

sarebbe sufficientemente significativo per far sorgere il sospetto di reati 

fiscali per tutte le rimanenti posizioni, quali le ben 2'857 (ricorrenti incluse) 

oggetto della domanda. Concludere come avrebbero fatto l’autorità 

richiedente italiana e l’autorità inferiore, per un concreto sospetto reato di 

evasione fiscale per l’82% delle restanti posizioni sarebbe dunque 

arbitrario e semplicistico (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 33).  

La domanda non fornirebbe poi una spiegazione sufficiente della legge 

fiscale applicabile, la stessa limitandosi ad una vaga menzione a « presu-

mibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e /o ai fini degli obblighi di moni-

toraggio previsti dal D.L. nr. 167/90 ». Neppure nei suoi successivi scritti la 

GdF avrebbe apportato chiarimenti al riguardo. A loro avviso, la GdF non 

avrebbe saputo indicare il diritto fiscale che sospettava essere violato 

perché, per sua stessa ammissione, la domanda avrebbe avuto quale sco-

po di permettere alle autorità italiane di identificare compiutamente i possi-

bili contribuenti per poi verificare, in un secondo momento, se la loro situa-

zione fiscale fosse in regola. Di conseguenza, ci si troverebbe confrontati 

con una domanda presentata a scopo di imposizione del tutto sprovvista di 

sospetti di evasione e di qualsiasi voglia collegamento con un procedimen-

to fiscale in corso e pertanto inammissibile. Peraltro, come già evidenziato 

dall’AFC, esse ritengono che dalla semplice detenzione di un conto 

corrente bancario all’estero non sarebbe possibile dedurre che vi sia stata 

una condotta di evasione fiscale, tant’è che la domanda non fornirebbe dei 

sospetti concreti di un comportamento lesivo delle normative fiscali in Italia 

A-1732/2021 e A-1733/2021 

Pagina 35 

da parte delle persone interessate. Il procedimento penale aperto nei con-

fronti della banca C._______ non muterebbe poi questa circostanza. Infatti, 

già negli scritti 27 marzo 2018 e 9 aprile 2019 l’autorità inferiore avrebbe 

qualificato come assolutamente illegittima la deduzione secondo cui dal 

momento che società riconducibili al gruppo bancario sarebbero state 

oggetto di alcuni procedimenti penali e amministrativi in Italia, allora pure i 

suoi clienti avrebbero posto in essere condotte di evasione fiscale. Di fatto, 

le uniche circostanze allegate dalla GdF riguarderebbero il comportamento 

illecito del detentore delle informazioni, non ascrivibile automaticamente ai 

clienti della banca. Non vi sarebbero pertanto sospetti concreti di reati né 

in termini generali né nello specifico periodo temporale oggetto della 

domanda (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 34).  

Per finire le informazioni richieste non sarebbero idonee a portare all’adem-

pimento degli obblighi dei contribuenti appartenenti al gruppo. Nel loro caso 

caso, la ricorrente 1 essendo domiciliata in Sud Africa già dagli anni 90 e 

la ricorrente 2 avendo la propria sede nel Principato del Liechtenstein 

anch’essa già dagli anni 90, rispettivamente già al momento dell’apertura 

del conto bancario e durante il periodo oggetto della domanda, la 

trasmissione delle informazioni alla GdF non muterebbe in alcun modo la 

sua situazione nei confronti dell’erario italiano, verso il quale ella non 

sarebbe debitrice e non avrebbe dunque alcun obbligo fiscale (cfr. ricorsi 

12 aprile 2021, punto 35). 

7.2.2 Nel caso concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami-

nare se la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 

– che per inciso è una domanda collettiva – adempie ai requisiti posti dalla 

giurisprudenza del Tribunale federale per la distinzione tra una domanda 

collettiva ammissibile e la fishing expedition, tenuto altresì conto delle pun-

tuali censure delle ricorrenti esposte poc’anzi. Più concretamente si tratta 

di verificare se la predetta domanda (1) contiene una descrizione detta-

gliata del gruppo di contribuenti interessato, descrivendo i fatti e le circo-

stanze che hanno portato alla richiesta d’informazioni; (2) spiega la legge 

fiscale applicabile, indicando perché vi sono mot