# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 67e3da5e-5965-5f38-a669-bfcfa171aad9
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-26
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Sonstige Kammern 26.08.2003 PZ 2003 96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_999_PZ-2003-96_2003-08-26.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

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Rif.: Coira, 26 agosto 2003 Comunicata per iscritto il: 
PZ 03 96

Ordinanza
Presidenza del Tribunale cantonale

Presidente Brunner, attuario Crameri.

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Visto il ricorso

di B., ricorrente, rappresentato dall’avv. lic. iur. Ilario Bondolfi, casella postale 74, 
Reichsgasse 71, 7002 Coira,

contro

il decreto del Presidente del Circolo di Poschiavo del 4 luglio 2003, comunicato il 5 
luglio 2003, nella causa di A., opponente al ricorso, rappresentato dall’avv. lic. iur. 
Piercarlo Plozza, Via Santa Maria, 7742 Poschiavo, contro il ricorrente, 

concernente immissioni eccessive,

è risultato:

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A. A. è proprietario delle due case d’abitazione site sulle particelle ni. xxx. e 
zzz. a C., su territorio del Comune di Poschiavo. A B. appartiene il fienile ubicato 
sulla particella yyy., che si trova tra i due fondi di A.. Il fienile è contiguo alle due 
case d’abitazione. Il confine a nord e a sud di questo stabile è segnato dai muri 
tagliafuoco.

Il 16 giugno 2003 A., per il tramite del suo rappresentante, ha adito il Presi-
dente del Circolo di Poschiavo ed ha messo a verbale che fosse ordinato a B. di 
astenersi da immissioni di odori insopportabili causate dall’essiccazione artificiale 
del fieno nel fienile. Segnatamente ha chiesto, come si evince dall’istanza del 19 
giugno 2003, che sia emanato un precetto giudiziario provvisorio, che vieti al vicino 
di depositare ulteriore fieno non essiccato nel fienile, rispettivamente che gli inter-
dica di attivare l’essiccatoio a partire dal momento dal quale il fieno allora giacente 
possa essere considerato essiccato.

B. In presenza dell’istante e dell’opponente, il Presidente di circolo ha espe-
rito un primo sopralluogo il 16 giugno 2003 ed un secondo il 18 giugno 2003. Colle 
osservazioni del 25 giugno 2003 l’opponente ha postulato la reiezione della richie-
sta. Con precetto giudiziario del 4 luglio 2003 il Presidente di circolo ha accolto 
l’istanza ed ha vietato a B., sotto la comminatoria dell’art. 292 CP, di usare l’essic-
catore nel fienile posto fra le due case dell’istante.

C. Contro questo precetto giudiziario B. s’è aggravato al Presidente del Tri-
bunale cantonale dei Grigioni con ricorso del 15 luglio 2003. Ha chiesto, con prote-
sta di spese e ripetibili, che esso sia annullato e che al ricorso venga conferito l’ef-
fetto sospensivo.

Il Presidente di circolo ha rinunciato a prendere posizione. A. ha proposto 
che il ricorso e la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo siano respinti.

D. Con ordinanza della Presidenza del Tribunale cantonale del 14 agosto 
2003, comunicata il 20 agosto 2003, al ricorso è stato conferito l’effetto sospensivo. 

La Presidenza del Tribunale cantonale considera :

1. Ai sensi dell’art. 152 CPC contro decreti del presidente di circolo emanati 
mediante precetto giudiziario si può presentare ricorso al Presidente del Tribunale 
cantonale entro 10 giorni dalla comunicazione. Il ricorso inoltrato il 15 luglio 2003 

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contro il precetto giudiziario del Presidente del Circolo di Poschiavo del 4 luglio 
2003, comunicato il giorno seguente e ricevuto l’8 luglio 2003, è tempestivo e di 
conseguenza ricevibile in ordine.

2. È accertato che il fienile di B. (particella no. yyy.) e le case d’abitazione di 
A. sono ubicate nel centro di C.. La casa sulla particella no. xxx., a nord del fienile, 
è bifamiliare. In quella sulla particella no. zzz., a sud del fienile, vi sono pure due 
appartamenti più dei vani adibiti a magazzino. Dagli scritti processuali risulta che 
fino a due anni or sono la casa a nord della particella no. yyy. era pure un fienile, 
che è stato trasformato in casa d’abitazione.

Il Presidente di circolo ha accolto l’istanza di precetto giudiziario ed ha vietato 
a B. d’usare l’essiccatore nel suo fienile. A motivo ha addotto che i rilievi di due 
sopralluoghi, in particolare del secondo, quando l’essicatore era in esercizio, gli ave-
vano permesso di costatare che le immissioni provenienti dal fienile, almeno per la 
casa a sud, andavano considerate eccessive. Infatti già nella tromba delle scale 
aveva percepito un agro odore, che nel ripostiglio al primo piano, attiguo al muro 
tagliafuoco, era risultato più forte ed insopportabile.

3. Anzitutto è da rilevare che il ricorrente cade invero in palese errore rite-
nendo che l’istanza del 19 giugno 2003, con cui A. ha chiesto al Presidente di circolo 
di decretare il divieto di depositare fieno non essiccato nel fienile, rispettivamente di 
usare l’essiccatoio, sia intempestiva, poichè le immissioni erano già note da due 
anni. 

Conformemente all’art. 929 cpv. 2 CC l’azione si prescrive in un anno che 
comincia a decorrere dalla turbativa, anche se il possessore ha avuto più tardi co-
noscenza del fatto e del suo autore. Il termine di decadenza comincia a decorrere 
dall’inizio della turbativa, anche se si tratta di una turbativa permanente. Uno stato 
permanente è da ammettere se la turbativa è emessa da un impianto, anche se 
questo è in esercizio unicamente di giorno e non di notte. Trattasi per contro di 
turbative che si ripetono successivamente e non costituiscono un’unità, il termine di 
decadenza comincia a decorrere di nuovo con ogni turbativa. Giornalmente nuova 
è reputata p. es. la turbativa del vetturino del carro del latte che ogni giorno si reca 
dai clienti, fa rumore e turba la quiete ed il riposo mattutino (Stark, Berner Kommen-
tar zum ZGB, terza ed., Berna 2001, n. 13 all’art. 929). È quindi lecito inferire che la 
turbativa che si ripete ogni anno d’estate, stando al ricorrente per un mese, stando 
all’opponente al ricorso per tre mesi, sia annualmente nuova ed ogni volta decorra 

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di nuovo il termine di decadenza. Di conseguenza l’istanza del 19 giugno 2003 va 
ritenuta tempestiva.

4. Ai sensi dell’art. 684 cpv. 1 CC ognuno, usando del diritto di proprietà e 
specialmente esercitando sul suo fondo un’industria, è obbligato di astenersi da ogni 
eccesso pregiudizievole alla proprietà del vicino. Vi è eccesso quando un’immis-
sione provoca, direttamente o indirettamente, un danno. Vietate sono in ispecie le 
evaporazioni moleste, che sono di danno al vicino e non sono giustificate dalla si-
tuazione e destinazione del fondo o dall’uso locale (art. 684 cpv 2 CC). Se non che 
eccesso non v’è solo quando l’immissione provoca un danno, ma anche quando 
essa è sgradevole (Meier-Hayoz, Berner Kommentar zum ZGB, terza ed., Berna 
1973, n. 96 all’art. 684). L’art. 684 CC stabilisce unicamente le massime del diritto 
in materia di immissioni e lascia al giudice un ampio potere discrezionale onde dar-
gli la possibilità di considerare debitamente le particolari circostanze di ogni singola 
fattispecie. Conformemente all’art. 4 CC egli deve cercare una soluzione adeguata 
al concreto caso. Non solo l’esame delle premesse, segnatamente dell’eccessività 
di un’immissione, sottostà al suo ampio potere d’ap-prezzamento, ma anche la di-
sposizione dell’adeguato provvedimento nel caso che l’immissione è ritenuta ecces-
siva (Honsell/Vogt/Geiser, Basler Kommentar zum ZGB II, seconda ed., Basilea 
2003, n. 8 all’art. 684). Tuttavia anche questa considerazione delle particolarità del 
singolo caso ha i suoi limiti. Così il giudice non può già ammettere l’eccessività 
dell’immissione, se è convinto che essa è eccessiva per l’attore, ma soltanto se 
questa è eccessiva per ognuno che si trova nella situazione del soggetto interessato 
(Meier-Hayoz, op. cit., n. 64 seg. all’art. 684). L’intensità dell’immissione determi-
nante per fissare il limite tra immissione eccessiva o tollerabile non è quindi decisa 
secondo criteri soggettivi, ma oggettivi. Ciò significa, da un canto, che il giudice non 
è completamente libero, ma che deve obiettivamente soppesare gli interessi. Egli 
non può fondarsi sul sentimento speciale personale dell’utente del fondo. Alla base 
del suo giudizio deve invece mettere l’impressione di un uomo normale che si trova 
nella stessa situazione. Dall’altro, oggettività non significa che per la questione di 
sapere se v’è eccesso si possa ricorrere ad una misura generale. L’art. 684 cpv. 2 
CC obbliga esplicitamente ad osservare la situazione e destinazione dei fondi non-
chè l’uso locale. Già questi criteri possono aver di caso in caso un’impronta com-
pletamente differente. Di peso possono inoltre essere anche altre circostanze indi-
viduali. Determinanti per il giudizio sono in fin dei conti i concreti interessi nel singolo 
caso (Meier-Hayoz, op. cit., n. 86 segg. all’art. 684). 

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Incombe quindi al giudice di valutare la turbativa fondandosi su criteri ogget-
tivi nonchè sull’insieme delle circostanze e ponderando gli interessi in gioco. Di-
pende l’inammissibilità dell’immissione dall’uso locale nonchè dalla situazione e de-
stinazione dei fondi, è espresso che devono essere considerati la situazione locale 
(rurale, urbana) ed il carattere particolare del quartiere (residenziale, aziendale, mi-
sto). La destinazione è il carattere individuale dei fondi. È perciò importante se le 
immissioni sono provocate da una stalla o da una casa d’abitazione ed invadono 
una casa d’abitazione o una stalla. Determinante è anche l’uso dei locali invasi dalle 
immissioni. Rumori costatati in un garage non sono valutati alla stessa stregua di 
quelli provocati in un vano d’abitazione. Nell’apprezzare la situazione è più il carat-
tere dei dintorni di peso. D’importanza è se i fondi si trovano in una zona rurale o 
abitativa (Meier-Hayoz, op. cit., n. 98 segg. all’art. 684). L’ordinamento delle zone 
non determina la destinazione dei fondi e l’uso locale ai sensi dell’art. 684 cpv. 2 
CC, poichè è solo un indizio per lo sviluppo futuro. Per il giudizio dell’ammissibilità 
o inammissibilità di immissioni il concetto pianificato, espresso nell’ordinamento 
delle zone, è irrilevante, poichè va considerata la situazione realmente esistente 
(Meier-Hayoz, op. cit., n.112 segg. all’art. 684). È un’immissio-ne percepita come 
normale nella zona in questione, è lecito inferire che essa è giustificata dall’uso lo-
cale. Questo può nascere o può essere modificato se gli abitanti di una zona tolle-
rano a lungo certe immissioni, poichè le trovano sopportabili e adeguate alla situa-
zione locale. Tuttavia nell’ammettere che sia così sorto un uso locale è da imporsi 
un certo riserbo. La rassegnazione di proprietari che tollerano le immissioni non è 
atta ad eliminare l’illiceità delle stesse (Meier-Hayoz, op. cit., n.103 seg. all’art. 684). 
L’effetto dell’uso locale è regolarmente la prevenzione nel senso che il singolo deve 
rassegnarsi, cioè sottoporre il suo interesse a quello dei vicini. Chi s’insedia in un 
quartiere industriale o in un villaggio di contadini deve tollerare delle evaporazioni 
moleste. L’uso locale vieta almeno certe immissioni eccessive. Prescindendo dal 
fatto che il vicino non può invocare l’art. 684 CC se v’è un certo aumento delle im-
missioni a causa di un normalmente prevedibile ampliamento di un’azienda, l’ob-
bligo di tollerarlo non s’estende senz’altro anche ad aumenti che eccedono la misura 
avuta nella zona (Meier-Hayoz, op. cit., n.140 seg. all’art. 684).

5. Ogni immissione eccessiva al fondo di un vicino a norma dell’art. 684 CC 
è costitutiva anche di una turbativa del possesso secondo l’art. 928 CC. Pure il tur-
bamento del possesso da un atto illecito è quindi vietato se a causa della sua inten-
sità non è più tollerabile. La delimitazione del diritto sostanziale è determinante an-
che per la turbativa del possesso. Unicamente immissioni eccessive ai sensi dell’art. 
684 CC sono quindi reputate turbamenti giusta l’art. 928 CC (Stark, op. cit., n. 45 

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delle avvertenze preliminari agli art. 926-929; Honsell/Vogt/Geiser, op. cit., n. 9 
prima degli art. 926-929). Per la protezione del possesso il soggetto interessato ha 
a disposizione l’azione di manutenzione (art. 928 CC) e l’istanza di precetto giudi-
ziario (art. 145 CPC). La procedura di precetto giudiziario è una procedura somma-
ria (art. 137 cifra 14 CPC). Per questa fanno stato le norme sulla procedura accele-
rata colla riserva che quali mezzi di prova sono ammessi unicamente documenti, 
informazioni scritte, sopralluoghi e deposizioni della parte. Altri mezzi probatori ven-
gono accettati soltanto se l’attore non può essere rinviato alla procedura ordinaria 
oppure se essi non ritardano di molto la procedura (art. 138 cifra 4 CPC). Ne viene 
che se può essere intentata l’azione di manutenzione audizioni di testimoni e con-
sultazioni di periti nella procedura di precetto giudiziario non sono ammesse. Dato 
però che, come è stato esposto, l’intensità dell’immis-sione determinante per fissare 
il limite tra immissione eccessiva o tollerabile dev’essere decisa secondo criteri og-
gettivi, vale a dire che il giudice alla base del suo giudizio deve mettere l’impressione 
di un uomo normale che si trova nella stessa situazione dell’istante, l’audizione di 
diversi testi si rivela indispensabile. V’è quindi da chiedersi se il giudice di precetto 
giudiziario, che non può far capo alla prova testimoniale, sia autorizzato ad emanare 
dei divieti definitivi. Certo, l’art. 146 cifra 1 CPC dispone, senza possibilità di equi-
voci, che il precetto giudiziario è ammesso per proteggere un possesso minacciato 
e fa riferimento all’art. 928 CC, quindi da al giudice la competenza di ordinare la 
cessazione della turbativa. Conformemente alla natura della procedura di precetto 
giudiziario ciò può però soltanto significare che per il tramite d’un immediato decreto 
devono essere impedite manifeste violazioni di diritto. Di conseguenza nella proce-
dura di precetto giudiziario divieti sono ammessi di massima unicamente dirimpetto 
a situazioni liquide (cfr. DTF 118 II 302).

6. Nel concreto caso il Presidente di circolo ha ritenuto che le immissioni pro-
venienti dal fienile, almeno per la casa a sud, erano eccessive. A suo dire già nella 
tromba delle scale ha percepito un agro odore, che nel ripostiglio al primo piano, 
attiguo al muro tagliafuoco, è risultato più forte ed insopportabile. Questa costata-
zione fatta durante il sopralluogo basa però unicamente sulla sua propria perce-
zione e di conseguenza non basta per stabilire l’impressione dell’uomo normale, 
tanto più che egli sia nella casa a sud sia in quella a nord del fienile di B. ha percepito 
il tipico odore del fieno in fase di essiccazione artificiale, ma in quella l’ha ritenuto 
eccessivo, in questa invece tollerabile, sebbene la situazione sia la stessa. Infatti le 
due case d’abitazione sono contigue al fienile, separate da questo non da uno spa-
zio libero, ma unicamente dai due muri tagliafuoco. A ciò s’aggiunge che il giudice 
precedente non ha chiarito gli ulteriori criteri dell’eccessività delle immissioni. 

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Dall’impugnato decreto si desume che il fienile è ubicato nel centro di C., ma non è 
dato di sapere se le immissioni possano essere giustificate dal fatto che nella stessa 
zona si trovano altre aziende agricole i cui proprietari fanno capo allo stesso metodo 
d’essiccazione del fieno come il ricorrente. Inoltre non è stato verificato quando il 
ricorrente ha introdotto questo nuovo metodo d’essiccazione del fieno. Nelle osser-
vazioni l’opponente al ricorso fa valere che ciò è stato fatto verso la fine degli anni 
90. V’è quindi da chiedersi, anche se è da imporsi un certo riserbo, se non sia sorto 
un uso locale, poichè finora le immissioni sono state tollerate. Il ricorrente pretende 
addirittura che il vicino risiede da più di 20 anni nella casa contigua al suo fienile e 
non s’è mai lamentato. L’opponente al ricorso sostiene invece che già a suo tempo 
ha censurato l’insopportabile situazione e che il ricorrente gli ha promesso di prov-
vedere ad isolare internamente i vecchi muri del fienile. Questa contingenza di fatto 
è contestata dalla controparte, ma è di rilievo, poichè mostra che se le immissioni 
fossero oggettivamente eccessive all’imposto incondizionato divieto d’usare l’essic-
catore potrebbe essere opposto un altro provvedimento più proporzionato. Dal que-
relato decreto non può nemmeno esser desunto quanto durano le pretese immis-
sioni. Stando al ricorrente il disagio da loro provocato è limitato ad un mese all’anno: 
da metà giugno a metà luglio, l’opponente al ricorso pretende per contro che la 
turbativa dura durante tutta la stagione estiva. Infine non sono stati sufficientemente 
ponderati gli interessi in gioco d’ambedue le parti, che come è stato esposto, sono 
in fin dei conti determinanti per il giudizio. L’interesse dell’opponente al ricorso ad 
un inturbato possesso rispettivamente ad un’inturbata proprietà è indubbiamente 
degno di protezione, ma lo stesso vale anche per l’interesse all’attività agricola del 
ricorrente. Nella ponderazione di questi interessi l’uno non deve prevalere sull’altro. 
Il Presidente di circolo ha concluso che il provvedimento da lui imposto non impediva 
a B. d’usare il fienile a scopo agricolo e che ivi poteva depositare fieno essiccato 
all’aperto oppure imballato. Non ha però considerato se per il ricorrente le proposte 
soluzioni erano esigibili o inesigibili.

Ne viene che nell’evenienza concreta non è stato sufficientemente accertato 
se le immissioni sono eccessive, malgrado il Presidente di circolo nell’ambito dei 
mezzi di prova ammessi, possa procedere d’ufficio agli accertamenti (art. 138 cifra 
4 cpv. 2 CPC). Il parere soggettivo del giudice precedente, l’omessa chiarificazione 
di tutte le circostanze del caso e soprattutto l’omessa ponderazione degli interessi 
in gioco lasciano dei dubbi alla pretesa eccessività della turbativa e, se lo fosse, alla 
necessità di un assoluto divieto d’usare l’essiccatore. In simili circostanze il ricorso 
deve essere accolto, l’impugnato decreto annullato e la causa rinviata al Presidente 
di circolo per nuova decisione.

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7. L’esito della procedura di ricorso comporta l’addossamento dei costi di 
questo procedimento all’opponente al ricorso, che inoltre rifonde al ricorrente 
un’equa indennità a titolo di ripetibili.

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La Presidenza del Tribunale cantonale ordina :

1. Il ricorso è accolto, l’impugnato decreto annullato e la causa rinviata al Pre-
sidente del Circolo di Poschiavo per nuova decisione.

2. I costi della procedura di ricorso, consistenti nella tassa di giustizia di fr. 
1'000.-- ed in quella di scritturazione di fr. 135.--, quindi dell’importo totale di 
fr. 1'135.-- vanno a carico dell’opponente al ricorso, che paga al ricorrente 
un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 500.--.

3. Comunicazione a:

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Per la Presidenza del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente L'Attuario