# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c7d61f9-e57c-5eb8-8690-ce681f84e5e4
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-03-02
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 02.03.2004 S 2003 168
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2003-168_2004-03-02.pdf

## Full Text

S 03 168

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 2 marzo 2004

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente partecipazione ad un corso

1. …, 1972, studiava giurisprudenza in … e veniva assunta - prima a titolo di 

prova e poi con un impiego al 70% dal gennaio 2000 al febbraio 2002 - da uno 

studio legale di Brusio in qualità di collaboratrice e capo segretaria. Dal 1. 

marzo 2002, l’assicurata faceva valere il diritto all’indennità di disoccupazione, 

per un salario mensile assicurato di fr. 2'076.-, e entro il mese di settembre 

2003 beneficiava del numero massimo di 400 indennità giornaliere alle quali 

aveva diritto. Durante il periodo della disoccupazione, dal 30 ottobre 2002 al 

28 febbraio 2003, la disoccupata seguiva un corso di tedesco a carico 

dell’assicurazione contro la disoccupazione e frequentava in seguito due corsi 

di informatica, dal 13 marzo al 23 luglio il primo e dal 19 agosto al 24 settembre 

2003 il secondo, i cui costi andavano solo in parte (40%) a carico 

dell’assicurazione svizzera, avendo luogo le lezioni in Italia. Dal 1. giugno al 

29 agosto 2003, l’assicurata prendeva inoltre parte ad un programma 

occupazionale. 

2. Il 24 agosto 2003, l’assicurata formulava domanda per poter seguire dei corsi 

privati di lingua inglese presso un’insegnante di Tirano dall’11 agosto al 26 

settembre 2003. La richiesta veniva respinta con decisione 29 luglio 2003. A 

motivo del rifiuto, l’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni 

(UCIAML) adduceva di non poter approvare misure di aggiornamento 

professionale generale e di non considerare il provvedimento proprio ad 

accrescere l’idoneità al collocamento dell’interessata, dopo che la stessa 

avrebbe poi già frequentato un corso di lingua tedesca e due di informatica. 

L’UCIAML considerava pure poco propizio il periodo scelto, essendo la 

petente impegnata in un programma occupazionale e avendo luogo nello 

stesso periodo il secondo corso d’informatica. 

3. Nell’opposizione presentata il 16 agosto 2003, … considerava che - in qualità 

di giurista e comunque anche per altre attività - delle buone conoscenze della 

lingua inglese le avrebbero facilitato la ricerca di un lavoro e avrebbero inoltre 

semplificato lo studio informatico in atto. Con decisione 4 novembre 2003, 

l’opposizione veniva respinta. In sostanza, le possibilità per l’istante di trovare 

un posto in qualità di giurista venivano ritenute estremamente esigue, per cui 

la conoscenza della lingua inglese non era reputata migliorare sensibilmente 

le possibilità di collocamento della petente. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 4 

dicembre 2003, … chiedeva il riconoscimento delle legali prestazioni 

assicurative per i costi derivanti dalla frequenza del corso d’inglese, 

adducendo essenzialmente gli stessi motivi già fatti valere in sede di 

opposizione. A mente dell’istante, nella propria decisione su opposizione, 

l’UCIAML avrebbe omesso di considerare che delle seppure sommarie 

conoscenze della lingua inglese le avrebbero indubbiamente facilitato 

l’inserimento sul mercato del lavoro in pressoché tutte le attività che sarebbe 

disposta ad accettare (segretaria, telefonista, impiegata, cameriera ecc.). 

5. Nella propria risposta di causa, l’UCIAML chiedeva la non entrata nel merito 

sul ricorso o eventualmente la sua reiezione. Per l’ufficio convenuto non 

sarebbe dato entrare nel merito del ricorso dopo che il corso avrebbe già avuto 

luogo e avendo attualmente la ricorrente esaurito il diritto a prestazioni 

assicurative. Ma anche materialmente le richieste sarebbero infondate, non 

permettendo l’ulteriore formazione di incrementare in modo sostanziale 

l’idoneità al collocamento della ricorrente. Delle semplici supposizioni, come 

quelle formulate nel ricorso, sarebbero lungi dal comprovare l’adeguatezza 

della misura pretesa e il corrispondente diritto della petente all’ottenimento 

della prestazione richiesta. 

6. Replicando, la ricorrente criticava aspramente l’ufficio convenuto per aver 

redatto la presa di posizione sul ricorso in lingua tedesca e invocava a questo 

proposito una violazione del suo diritto di audizione. Nel merito, l’istante si 

riconfermava essenzialmente nelle sue precedenti allegazioni e proposte. Dal 

canto suo, l’UCIAML rinunciava a duplicare. 

Considerando in diritto:

1. a) Formalmente, l’UCIAML oppone alla ricorrente l’assenza di un interesse alla 

controversia. La censura non merita protezione. Anche se il corso dall’11 

agosto al 26 settembre 2003 non potrà più essere frequentato dall’interessata, 

avendo già avuto luogo, la ricorrente mantiene comunque un interesse a 

sapere se il rifiuto di assumere i costi di tale misura sia lecito o meno. Del 

resto tale problematica si presenta sempre quando è in discussione una 

tematica come quella in oggetto, giacché colei che partecipa ad un 

provvedimento inerente al mercato del lavoro, come quello in parola, deve 

presentare la domanda di consenso al più tardi dieci giorni prima dall’inizio del 

provvedimento (cfr. art. 81 cpv. 1 prima frase dell’ordinanza su l’assicurazione 

obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per insolvenza (OADI) e 

anche il formulario riguardante la domanda di consenso per la frequentazione 

di un corso). Se dal momento che il provvedimento ha avuto luogo non 

dovesse più essere possibile adire le vie legali, tali decisioni sarebbero de 

facto non più impugnabili, ciò che non può evidentemente essere stata la 

volontà del legislatore. Per gli stessi motivi, anche l’esaurimento del diritto a 

prestazioni d’indennità giornaliera non si oppone alla definizione della 

questione riguardante la liceità della decisione presa. 

b) La ricorrente pretende che la presa di posizione dell’ufficio convenuto, redatta 

in lingua tedesca, violi il suo diritto di essere sentita. Tale censura potrebbe 

essere motivata qualora alla ricorrente non fosse stato possibile eruire i motivi 

contenuti nella presa di posizione e potersi conseguentemente difendere 

dovutamente. L’atto di replica, nel quale la ricorrente controbatte punto per 

punto a tutte le allegazioni di controparte, dimostra però palesemente il 

contrario, por cui non è dato concludere ad una violazione del diritto di 

audizione. In qualità di autorità amministrativa cantonale, l’ufficio convenuto è 

tenuto a corrispondere con una parte che parla la lingua italiana in italiano. 

Questo principio è stato nell’evenienza debitamente ossequiato per quanto 

riguarda la corrispondenza intercorsa in precedenza e in particolare per la 

decisione e la decisione su opposizione. Il fatto che la presa di posizione sul 

ricorso sia stata redatta in lingua tedesca non può stupire, dopo che la 

ricorrente ha seguito un corso di tedesco a carico della stessa assicurazione 

contro la disoccupazione e non appare censurabile, anche considerato che gli 

argomenti addotti in risposta al ricorso erano già noti alla ricorrente dalle due 

precedenti decisioni.

c) Sempre dal profilo formale, l’istante critica il preteso continuo cambiamento 

della motivazione per rifiutare la prestazione richiesta. Anche questa censura 

non può essere sentita. Sul formulario per la richiesta di consenso del 24 luglio 

2003, la ricorrente adduceva a motivo della propria domanda “la conoscenza 

di una lingua straniera ed in particolar modo dell’inglese accresce la mia 

collocabilità (ad es. nel settore alberghiero od in un ufficio che intrattiene 

rapporti con l’estero)”. A questa indicazione di carattere generale seguiva la 

motivazione contenuta nella decisione del 29 luglio 2003, a sapere che 

aggiornamenti professionali generali o istruzioni fondamentali non 

rientrerebbero nelle prestazioni indennizzabili da parte dell’assicurazione 

contro la disoccupazione. Era poi l’istante stessa che nell’opposizione del 16 

agosto 2003 adduceva come nuovo argomento la necessità di conoscere 

l’inglese per “approfondire i miei studi con l’analisi anche di testi giuridici (ed 

es. Common law, della Corte Europea di Giustizia ecc.)”. Per questo 

nell’opposizione l’argomentazione principale riguardava propriamente la 

necessità di un corso d’inglese per una giurista. Determinanti nell’evenienza, 

per quanto verrà detto in seguito, sono comunque le argomentazioni relative 

al miglioramento delle possibilità di collocamento della ricorrente sul mercato 

del lavoro, nell’ambito di tale motivo di rifiuto una pluralità di motivazioni è 

ammissibile, per quanto queste sostengano la tesi principale avanzata da 

controparte. Il fatto poi di aver aggiunto che il periodo scelto era pure poco 

propizio, essendo in atto il corso d’informatica, non può neppure essere 

criticato, anche se attualmente l’argomento non è più stato riprodotto. Un 

corso informatico da dei buoni risultati se le partecipanti possono pure 

debitamente esercitarsi sulle nozioni apprese. Il fatto di seguire 

parallelamente più corsi potrebbe in effetti compromettere i risultati e gli 

obiettivi che si vogliono raggiungere. 

2. a) Giusta l’art. 1 cpv. 2 della legge federale su l’assicurazione contro la 

disoccupazione e l’indennità per insolvenza (LADI), la legge si prefigge di 

prevenire la disoccupazione imminente e di combattere quella esistente con 

provvedimenti inerenti al mercato del lavoro a favore delle persone assicurate. 

Fanno parte di queste misure preventive anche le prestazioni di cui agli art. 

59ss. LADI. L’assicurazione contro la disoccupazione promuove mediante 

prestazioni finanziarie la riqualificazione, il perfezionamento o la 

reintegrazione di assicurate, il cui collocamento è impossibile o 

considerevolmente intralciato per motivi inerenti al mercato del lavoro. La 

riqualificazione, il perfezionamento o la reintegrazione devono migliorare 

l’idoneità al collocamento (art. 59 cpv. 1 e 3 LADI; DLA 1985 no. 23, 1986 ni. 

16 e 36 e 1987 no. 12). Le lavoratrici che frequentano un corso di 

riqualificazione, di perfezionamento o di reintegrazione possono pretendere 

prestazioni dall’assicurazione contro la disoccupazione se sono disoccupate, 

o direttamente minacciate da disoccupazione, e non può essere loro 

assegnata un’occupazione adeguata (art. 60 cpv. 1 lett. a LADI; DTF 112 V 

398 cons. 1a e DLA 1993/1994 no. 6 cons. 1 e riferimenti). 

b) Secondo la legge e la giurisprudenza, deve trattarsi di una riqualificazione o 

di un perfezionamento professionale (DTF 108 V 163 e 111 V 271) e non di 

una formazione di base (DTF 111 V 400) o comunque di un perfezionamento 

professionale generale che sarebbe comunque stato effettuato dall’assicurata 

anche senza disoccupazione o minaccia di disoccupazione. Compiti della 

riqualificazione e del perfezionamento professionale sono propriamente quelli 

di combattere o prevenire la disoccupazione mediante eventuali misure 

d’integrazione professionale. Queste misure sono volte a permettere 

all’assicurata di adattarsi al progresso tecnico o industriale o a incrementare 

certe conoscenze professionali, forse troppo settoriali, in modo tale da poterle 

sfruttare meglio sul mercato del lavoro. Tali misure devono permettere di 

migliorare le possibilità di collocamento sul mercato del lavoro e non di 

conseguire un miglioramento sul piano economico e formativo. Non è sempre 

facile distinguere tra la formazione di base o il perfezionamento professionale 

in generale e le misure che possono invece essere assunte dall’assicurazione 

contro la disoccupazione a titolo di riqualificazione, perfezionamento o 

reintegrazione professionale. Spesso infatti una misura può rivestire ambedue 

i caratteri, per cui risulta decisiva la questione di sapere quale sia l’aspetto 

che nel caso concreto sia predominante. Si tratterà generalmente di una 

formazione di base, qualora l’assicurata avrebbe probabilmente frequentato il 

corso anche se non fosse rimasta disoccupata o se la durata della formazione 

si protrae per un lungo periodo (DTF 111 V 276 cons. 2d). Per le assicurate 

con poca esperienza professionale, non è dato applicare un metro troppo 

severo nell’esame volto ad appurare se il provvedimento previsto debba 

essere considerato ancora come parte integrante della formazione di base 

(DLA 1993/1994 no. 39). In termini temporali, l’accertamento dei presupposti 

ha luogo in modo prospettivo, dal momento in cui è depositata la domanda 

(DTF 112 V 398 cons. 1a). 

3. a) Nel caso in esame, la ricorrente è di professione giurista e, pur dichiarandosi 

disposta ad assumere anche altri impieghi, sarebbe ben contenta di essere 

assunta in tale qualità. Per quanto riguarda la professione appresa, va in 

questa sede condiviso il parere dell’ufficio convenuto. Avendo studiato 

giurisprudenza in Italia, le possibilità per la ricorrente di trovare in Svizzera un 

posto come giurista sono alquanto ridotte. Lo studio riguarda, infatti, due 

ordinamenti giuridici distinti che, pur presentando analogie, non possono 

comunque essere considerati uguali. In Svizzera poi lo studio del diritto 

presuppone la conoscenza delle lingue tedesche e/o francese, non esistendo 

una facoltà in lingua italiana. Per poter anche solo documentarsi su delle 

problematiche di diritto Svizzero è pertanto indispensabile che l’istante abbia 

delle conoscenze della lingua tedesca o francese. Per questo motivo, la presa 

a carico del corso di tedesco per una giurista può in quest’ottica apparire 

giustificato. Per contro, delle conoscenze della lingua inglese non possono 

essere considerate accrescere in modo sostanziale la possibilità di 

collocamento di una giurista. Il fatto che la ricorrente abbia lavorato per due 

anni presso uno studio legale come collaboratrice e capo segretaria non fa 

del resto che confermare questa tesi, giacché non corrisponde al normale 

curriculum di una giurista svolgere attività di capo segretaria. In questo senso 

è praticamente escluso che delle minime conoscenze della lingua inglese 

possano incrementare le già praticamente inesistenti possibilità di assunzione 

della ricorrente come giurista. 

b) Anche se non si può negare che l’approfondimento delle conoscenze 

linguistiche possa essere, in determinate circostanze, professionalmente 

vantaggioso, il vantaggio puramente teorico dal profilo dell’idoneità al 

collocamento, ma poco probabile nel caso concreto, non può soddisfare le 

esigenze poste dall’art. 59 LADI (DLA 1985 no. 23). Eccezioni sono possibili 

laddove esista una chiara indicazione del mercato del lavoro (p. es. vedi il 

caso citato in DAS 1996 no. 58 riguardante il Cantone Ticino per corso di 

tedesco a favore di  una commessa in una località a forte affluenza turistica). 

Questa non è però la situazione del caso in parola. Anche per le altre attività, 

che l’istante si dichiara disposta ad assumere, il rifiuto decretato merita 

conferma. L’istante considera che in generale la conoscenza della lingua 

inglese faciliti le assunzioni nel settore alberghiero e commerciale e che tali 

nozioni le avrebbe meglio permesso di seguire il corso di informatica tenutosi 

durante l’estate del 2003. L’argomentazione, per quanto attiene al corso 

d’informatica, non merita protezione. Attualmente innumerevoli professioni 

richiedono l’impiego del computer e pertanto delle basilari nozioni di 

informatica. Tali corsi per un impiego informatico a livello d’ufficio 

(elaborazione dei testi, tabelle, posta elettronica ecc.) non presuppongono 

delle conoscenze della lingua inglese, anche perché i programmi esistono in 

versione italiana. Il fatto che nel campo informatico molte nozioni restino in 

inglese non lascia comunque assurgere la conoscenza di questa lingua a 

presupposto indispensabile per la frequentazione del corso.

c) L’istante reputa che in qualità di centralinista o segretaria d’albergo la lingua 

inglese sia indispensabile. La tesi come tale merita protezione. Determinante 

è però che il collocamento dell’assicurata sia altrimenti impossibile o 

considerevolmente intralciato (cfr. DLA 1985 no. 21). Il genere di attività 

ventilato dalla ricorrente non si rivela però indicato per una persona che non 

dispone già di una relativa formazione specifica e che conosce solo la lingua 

italiana e con le prime nozioni del tedesco. Come si evince dal profilo richiesto, 

per una segretaria d’albergo veniva richiesta la conoscenza delle lingue 

inglese, francese, italiano e tedesco. L’istante non può pertanto pretendere 

che questa candidatura dimostri che l’inglese le darebbe migliori possibilità 

d’impiego. Le sue conoscenze linguistiche sono nel caso concreto da 

considerare non corrispondere al profilo richiesto, non solo per l’inglese ma in 

generale. Le stesse considerazioni si impongono per un lavoro come quello 

della centralinista, dove le conoscenze delle lingue straniere sono 

presupposto indispensabile. Avendo come conoscenza linguistica di base 

l’italiano, la ricorrente non può pretendere di essere idonea per quelle attività 

che richiedono la conoscenza di due o tre lingue straniere e tanto meno che 

l’assicurazione contro la disoccupazione possa essere tenuta a sopportare i 

costi di una tale formazione. In questi settori, dove la pluralità delle 

conoscenze linguistiche è presupposto per l’impiego, anche il fatto di disporre 

di rudimentali conoscenze di una specifica lingua straniera non accresce le 

possibilità di collocamento della candidata, restando tali conoscenze 

insufficienti in altre lingue. Nel settore commerciale invece, la richiesta della 

lingua inglese non è una condizione d’assunzione per la maggior parte degli 

impieghi. Il fatto che sull’arco di due anni l’istante alleghi una specifica 

richiesta di lavoro per la quale venivano pretese il tedesco e l’inglese non 

permette di concludere che in detto settore l’inglese accresca sensibilmente 

le possibilità di assunzione. Esistono certamente uffici e ditte che richiedono 

la padronanza della lingua inglese, ma tale qualifica non può essere 

considerata una chiara indicazione del mercato del lavoro, ma va considerata 

come un requisito preteso sporadicamente e non pertanto atto ad 

incrementare la collocabilità dell’istante. Ne discende che la decisione di 

rifiutare alla ricorrente l’assunzione dei costi per il corso d’inglese merita 

protezione e il ricorso deve essere respinto. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.