# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 852043e5-24cd-5a9e-8b76-4ef875aa94f9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.01.2023 A-6411/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6411-2020_2023-01-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-6411/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3 1  g e n n a i o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Keita Mutombo, Emilia Antonioni Luftensteiner, 

Cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Edy Salmina,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d'informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
Assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Re-

parto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali – 

autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richie-

dente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia 

fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Con-

federazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposi-

zioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito 

e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato 

disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 

13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 

2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla 

reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di se-

guito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a X._______. La tipologia d’imposta interessata è 

l’imposta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di C._______;  
b) la stabile organizzazione di D._______;  
c) E._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del Gruppo B._______, come peraltro emerso 
anche sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere 
a disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui 
fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione 
di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato 
del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la 
detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 
normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Y._______, nell’ambito di un procedimento penale 
accesso per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità 
amministrativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina 
la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a B._______ (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._______ ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di B._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del Gruppo 
B._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del Gruppo B._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.a.(3), e meglio: 

« […] ai dati concernenti 2'857 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), di cui 
si conosce l’intestazione nominativa (cognome e nome), riconducibili a persone 
fisiche il cui domicilio in Italia è espressamente riportato nel campo 
“MIS_Dom_Name” […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

«[…]  

a) per i conti bancari: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data della chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data di chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 

 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a ri-

correre in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda. 

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

In particolare, il signor A._______ – titolare di uno dei conti interessati dalla 

domanda – è stato informato al riguardo dalla predetta banca con lettera 

del 27 febbraio 2020. 

B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del 24 marzo 2020 (FF 2020 

2210), l’AFC ha anch’essa informato le persone interessate e legittimate a 

ricorrere della procedura di assistenza amministrativa pendente e delle 

parti essenziali del contenuto della domanda di assistenza amministrativa. 

Le persone interessate e legittimate a ricorrere sono state invitate a indi-

care all’AFC entro 20 giorni il loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, o 

a designare un rappresentante autorizzato a ricevere notificazioni in Sviz-

zera o in Italia. Sempre nella citata pubblicazione, l’AFC ha altresì indicato 

alle persone interessate la possibilità di optare per la procedura semplifi-

cata, comunicando loro che, in caso di mancata adesione a tale procedura, 

la stessa avrebbe emesso una decisione finale per ogni singola persona 

interessata, rispettivamente legittimata a ricorrere. 

B.d Nel rispetto del suo diritto di essere sentito, con presa di posizione del 

25 settembre 2020, il signor A._______ – per il tramite del suo patrocina-

tore e dopo avere avuto accesso agli atti dell’incarto – si è opposto alla 

trasmissione delle informazioni all’autorità richiedente italiana. 

B.e Con decisione finale dell’18 novembre 2020 (data del timbro postale), 

l’AFC ha accolto la domanda di assistenza amministrativa italiana del  

10 luglio 2017 fondata sulla lista sub 3.a.(3) per quanto concerne il signor 

A._______ concedendo l’assistenza amministrativa all’autorità richiedente 

italiana. 

C.  

C.a Avverso la predetta decisione finale, il signor A._______ (di seguito: il 

ricorrente o l’insorgente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato 

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ricorso il 17 dicembre 2020 dinnanzi al Tribunale amministrativo federale. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, il ricorrente postula l’accoglimento in-

tegrale del suo ricorso e l’annullamento della decisione dell’autorità infe-

riore del 18 novembre 2020, di modo che all’autorità richiedente italiana 

non venga accordata l’assistenza amministrativa né trasmesso alcun do-

cumento e/o informazione relativi alla relazione bancaria presso la banca 

B._______ per quanto lo concerne. 

C.b Con risposta 21 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato la reiezione del ricorso, riconfermando le proprie argomentazioni 

già esposte con decisione 18 novembre 2020. 

C.c Con replica del 4 ottobre 2021, l’insorgente si è riconfermato essen-

zialmente nelle proprie conclusioni del ricorso 17 dicembre 2020. 

C.d Con sentenza di principio (« pilota ») A-1730/2021 del 7 marzo 2022, 

il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di una persona 

interessata dalla domanda collettiva italiana di assistenza amministrativa 

in materia fiscale del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub. 3.a.(3). In 

estrema sintesi, il Tribunale ha confermato l’ammissibilità della succitata 

domanda collettiva italiana e la conseguente trasmissibilità delle informa-

zioni richieste all’autorità richiedente italiana. Tale sentenza non e poi stata 

impugnata dinanzi al Tribunale federale ed è pertanto cresciuta in giudi-

cato. 

C.e A seguito della crescita in giudicato della precitata sentenza di princi-

pio, il Tribunale amministrativo federale ha ripreso l’esame delle restanti 

procedure interessate dalla predetta domanda collettiva italiana. Più con-

cretamente, ha invitato i ricorrenti interessati a voler indicare se essi – alla 

luce della sua sentenza di principio A-1730/2021 del 7 marzo 2022 – desi-

deravano o meno mantenere il loro ricorso, precisando che, in caso di man-

cata presa di posizione nel termine impartito, sarebbe partito dal presup-

posto che desideravano mantenerlo. 

C.f In data 13 giugno 2022, il ricorrente ha comunicato voler mantenere il 

proprio ricorso.  

D.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio 

  

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Pagina 8 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-

corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge fede-

rale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazionale in 

materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contra-

rio). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni ge-

nerali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su 

chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che 

la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-

ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi 

ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze 

assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di 

assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento ch’ef-

fettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la medesima, 

sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionondimeno, 

nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per contenuto, 

l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta tenuto conto 

della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne la presente 

procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(3) di 

2'587 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è chia-

ramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi della 

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giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT in 

combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 146 

II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la distin-

zione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.4 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii). 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

3.  

3.1 Nel suo gravame il ricorrente censura una grave violazione del suo di-

ritto di essere sentito in correlazione con la motivazione della decisione 

impugnata (cfr. ricorso del 17 dicembre 2020, pt. 6-8). Essa sarebbe infatti 

a suo dire ampia e generica, nonché uguale per tutte le decisioni emanate 

dall’AFC nell’ambito della domanda di assistenza amministrativa italiana. 

L’autorità inferiore non avrebbe quindi considerato gli argomenti e le cen-

sure da esso sollevate con presa di posizione 25 settembre 2020. La deci-

sione impugnata farebbe infatti riferimento al suo caso specifico solamente 

in punto di dispositivo. Procedendo in tale maniera, l’autorità inferiore 

avrebbe quindi violato il suo diritto di essere sentito ex art. 29 Cost., più 

precisamente nel suo corollario che garantisce il diritto a una motivazione 

sufficiente. Neppure la risposta dell’autorità inferiore del 21 agosto 2020, 

in merito all’addotta violazione del suo diritto di essere sentito, sarebbe a 

mente del ricorrente soddisfacente. Infatti a suo dire in tale risposta, l’AFC 

avrebbe indicato – a torto – che le censure sollevate dal qui ricorrente – 

esposte nella propria presa di posizione del 25 settembre 2020 – sareb-

bero da essa state prese in considerazione nella decisione finale. Dal canto 

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suo, l’autorità inferiore sostiene invece aver indicato nella propria decisione 

dove tali censure sarebbero state trattate (cfr. risposta del 21 agosto 2021, 

pt. 2.2 e 2.3). L’insorgente conclude sostenendo che solamente in sede di 

risposta l’autorità inferiore avrebbe affrontato in modo specifico – non fa-

cendo uso di considerazioni generiche e standardizzate – le censure da lui 

sollevate (cfr. replica del 4 ottobre 2021, pt. 2.2 e 2.3). 

Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal Tribu-

nale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, di 

principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

3.2  

3.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’al-

tro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posi-

zione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma 

può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.2.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. Confor-

memente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di prova 

offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia co-

stituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potreb-

bero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque rinun-

ciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto di 

essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60  

A-6411/2020 

Pagina 11 

consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-2845/2020 del 19 luglio 2021 

consid. 2.3 con rinvii; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

3.2.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenza 

del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.2.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può es-

sere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tut-

tavia rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di 

una violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte 

lesa. Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in pre-

senza di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione im-

pugnata e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera 

formalità e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incom-

patibile con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza 

(cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.3 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata della decisione finale 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana. 

A-6411/2020 

Pagina 12 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella de-

cisione impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il suo diritto di essere sentito. Nono-

stante l’uso di paragrafi standardizzati – che appare giustificato nel conte-

sto di un’amministrazione che emana decisioni di massa – gli argomenti 

giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impugnata – e suc-

cessivamente in sede di risposta – risultano chiari e permettono di com-

prendere le ragioni per cui le censure sollevate dal ricorrente con scritto del 

25 settembre 2020 non sono state da essa considerate come decisive. 

Nella fattispecie, tale è segnatamente il caso per gli argomenti che rispon-

dono alle censure circa il mancato rispetto del principio della sussidiarietà 

(cfr. decisione impugnata, considd. 7 e 8), l’asserito domicilio in uno Stato 

diverso dall’Italia e alla pertinenza del codice domicilio italiano « 111 » 

(cfr. decisione impugnata, consid. 4.6), ecc.  

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta che la stessa 

è sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la 

portata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal di-

ritto di essere sentito (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio), ciò che pe-

raltro egli ha fatto. Con ricorso 17 dicembre 2020, il ricorrente ha potuto 

infatti contestare pienamente in questa sede detta decisione, indicando i 

motivi per cui ritiene la domanda di assistenza amministrativa italiana come 

inammissibile, rispettivamente perché i suoi dati non dovrebbero essere 

trasmessi all’autorità richiedente italiana. 

Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del suo 

diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata della 

decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – va 

comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.1.4 del 

presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuova-

mente le sue censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per quanto 

necessario, nel contesto del presente giudizio.  

Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 

A-6411/2020 

Pagina 13 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 18 novem-

bre 2020 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda 

collettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale 

inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, 

per quanto concerne il qui ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si 

tratta essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda, 

sia dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle pun-

tuali censure sollevate dal ricorrente. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi ap-

plicabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudi-

zio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC 

OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito 

(cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un Pro-

tocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le 

doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio CDI 

CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa in me-

rito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione Svizzera 

e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in materia di 

imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; cfr. DTF 143 

II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la CDI CH-IT e il 

Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono essere qui consi-

derati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia la CDI CH-IT che 

il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 Cost. Nella loro ver-

sione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II del Protocollo 

di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le disposizioni del 

Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle domande di informa-

zioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti 

e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa 

data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 

2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637; sentenza 

del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

A-6411/2020 

Pagina 14 

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e ri-

guardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze for-

mali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello 

Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali 

dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni se-

condo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il conte-

nuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a for-

nire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sus-

sidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista 

è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupo-

losamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni sufficienti 

a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF 144 II 

206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenza del  

TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati con-

traenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per applicare 

le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministrazione o 

l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o 

denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivi-

sioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista non sia 

contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero, 

la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

A-6411/2020 

Pagina 15 

aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informa-

zioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la tra-

smissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza 

per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 

144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che 

evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e 

Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere 

soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il 

nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti 

(identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plau-

sibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la fatti-

specie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione 

della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 

142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con 

rinvii). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento 

della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che 

le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.3). 

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

A-6411/2020 

Pagina 16 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe-

ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 4.2.2.1 con rinvii). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expedi-

tion » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o en-

trambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. L’iden-

tificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con altre 

modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richiedente 

(cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-

mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-

manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-

vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, 

un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identi-

ficazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una do-

manda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 4.4 e 4.5 con rinvii). 

A-6411/2020 

Pagina 17 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di as-

sistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone in-

teressate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404  

consid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre se-

guenti criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax 

Convention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di se-

guito: Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150  

consid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, de-

scrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2). 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto fi-

scale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 con-

A-6411/2020 

Pagina 18 

sid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 con-

sid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere 

accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista 

potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, 

i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì 

in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo 

in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire 

anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a do-

ver menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione fornita 

A-6411/2020 

Pagina 19 

sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe 

infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poiché pro-

prio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, lo Stato 

richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161 

consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenza del  

TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità 

richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono 

manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 

4.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su infor-

mazioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 

lett. c LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle 

domande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei 

reati effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempi-

mento delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si pre-

sume la violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 

II 202 consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio 

della buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione 

con le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti 

in Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de 

l’art. 26 MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’am-

bito dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspet-

tarsi che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, 

in particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

A-6411/2020 

Pagina 20 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effet-

tivamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; 

cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e 

la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.3; A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 4.2.4 con rinvii). 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-

formazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-

nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-

cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

A-6411/2020 

Pagina 21 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come re-

sidente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’al-

tro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della re-

sidenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non 

A-6411/2020 

Pagina 22 

deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza am-

ministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). Al-

lorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza amministra-

tiva è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la questione 

della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 par. 1 

in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati dallo 

Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi con-

tribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato richiesto 

non è quello di statuire lei stessa nell’ambito della procedura di assistenza 

amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si limita a ve-

rificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso lo Stato 

richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Convenzione ap-

plicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020 del 

24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costellazione in cui il Tribunale fe-

derale accetta che la Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento fiscale 

utilizzato dallo Stato richiedente è il caso in cui la persona interessata è 

soggetta a un’imposizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In 

questa situazione di potenziale doppia imposizione, la Svizzera può verifi-

care che il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richie-

dente corrisponda a uno dei criteri di determinazione del domicilio fiscale 

contenuti nella CDI in essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente. Ad 

esempio, se il qui ricorrente fosse stato assoggettata all’imposizione illimi-

tata in Svizzera – ciò che non è qui il caso –, l’AFC avrebbe allora dovuto 

verificare che il criterio di assoggettamento fiscale si trovi all’art. 4 CDI CH-

IT e che l’imposizione in Italia non porti quindi a un risultato « contrario alla 

Convenzione » ai sensi dell’art. 27 par. 1 in fine CDI CH-IT (cfr. parimenti 

DTF 142 II 161 consid. 2.2.2). Questo problema specifico non si pone 

quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere 

residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenza del TF 2C_953/2020 del 

24 novembre 2021 consid. 3.6). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta 

anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato 

richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con 

A-6411/2020 

Pagina 23 

quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere 

conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione 

illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato 

richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza 

permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 

consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al 

contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le 

autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon-

do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se 

del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le 

regole di determinazione della residenza fiscale internazionale previste 

dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso 

alla procedura amichevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.9 con rinvii). 

5.  

Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la 

domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di 

fatto è una domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto 

liste di numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 

del presente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua am-

missibilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo ag-

giuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

5.1  

5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._______, con-

tenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7). Secondo 

le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla base dei 

numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la predetta 

banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client Identification 

Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri consentono alla 

banca B._______ di identificare le persone interessate in modo univoco e 

inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il primo requisito 

della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.  

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.a.(3) concernente 2'857 rapporti finanziari relativi a persone fisiche, 

identificate mediante il nominativo (cognome e nome) e l’indicazione del 

A-6411/2020 

Pagina 24 

domicilio in Italia nel campo « MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribu-

zione di un codice domicilio « 111 » riferito all’Italia. A prescindere dal ben 

fondato del criterio del domicilio su cui si statuirà in un secondo momento, 

dal profilo meramente formale le indicazioni fornite dall’autorità richiedente 

italiana nella lista appaiono sufficienti per identificare le persone interes-

sate. 

5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di cor-

rispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente ita-

liana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) 

ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 

31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore 

scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 

(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il pe-

riodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli anni 

2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 

2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione 

dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro 

versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve ri-

tenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni 

fornite dalla domanda sono sufficienti.  

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il pe-

riodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla im-

pedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con-

forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-

che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta 

infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel 

corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-

dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in disa-

mina, ciò è quanto avvenuto. 

5.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si os-

serva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. La descrizione 

A-6411/2020 

Pagina 25 

delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, sub lett. A.d, a 

cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla GdF in data 

25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC). 

5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale ri-

cognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti neces-

sari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti 

coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini 

degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi commesse 

[…] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della riscos-

sione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 11), così 

come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione è sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato 

indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione 

dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto 

sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente 

applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità 

richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della 

legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-

mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. 

Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, 

di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo 

scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-

zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei 

requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto 

anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

che quanto da lui indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, 

ciò che non è qui il caso.  

5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca B._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

A-6411/2020 

Pagina 26 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(3), risulta ammissibile.  

6.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente. 

6.1  

6.1.1 Il ricorrente censura innanzitutto l’assenza di rilevanza verosimile ex 

art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT delle informazioni richieste con domanda di assi-

stenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 per i seguenti motivi (cfr. 

ricorso del 17 dicembre 2020, pt. 9-16). Egli sostiene che durante il periodo 

interessato dalla domanda non era – e non lo sarebbe tutt’ora, già a partire 

dal 2014 – domiciliato in Italia, bensì in Svizzera. Tale circostanza sarebbe 

peraltro nota alle autorità italiane, dal momento che il 6 febbraio 2015, il 

ricorrente avrebbe provveduto all’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani 

all’estero (AIRE). Gli allegati quali il Permesso B (Doc. D), la certificazione 

del comune di Bizzarone dell’11 settembre 2020 (Doc. E) e le dichiarazioni 

di imposta (Doc. F-I) prodotti dal ricorrente confermerebbero anch’essi 

come egli risiederebbe in Svizzera. Per questo motivo, il ricorrente contesta 

l’analogia fatta con la giurisprudenza dello scrivente Tribunale citata 

dall’autorità inferiore nella decisione del 17 novembre 2020 (sentenza del 

TAF-1562/2018 del 3 agosto 2020 consid. 4) poiché essa concernerebbe 

– a suo dire – una fattispecie diversa dal caso qui in esame. Più precisa-

mente l’insorgente, per tutto il periodo interessato dalla domanda, non sa-

rebbe stato fiscalmente residente in un « paese terzo » – come è il caso 

oggetto della citata giurisprudenza – bensì in Svizzera, paese richiesto 

nella presente procedura di assistenza amministrativa. In tal senso, sa-

rebbe dunque possibile per lo stato richiesto verificare dove egli sarebbe 

fiscalmente residente. Il ricorrente contesta anche l’analogia fatta con altre 

due sentenze del Tribunale federale, entrambe riportate dall’autorità infe-

riore nella propria decisione del 17 novembre 2020 (DTF 145 II 119 e 

DTF 142 II 161), poiché esse si riferirebbero ugualmente a una fattispecie 

diversa dal caso qui in esame. In tali sentenze infatti, la questione del do-

micilio fiscale sarebbe stata controversa, contrariamente al caso specifico, 

dove il domicilio fiscale del ricorrente sarebbe chiaramente stabilito in Sviz-

zera. A mente dell’insorgente, le dichiarazioni d’imposta allegate (Doc. L-

N) dimostrerebbero poi come il conto oggetto della trasmissione delle in-

formazioni sarebbe stato regolarmente dichiarato al fisco elvetico. Essendo 

tale conto illimitatamente imposto nel cantone Ticino già a partire dal 2014, 

A-6411/2020 

Pagina 27 

le informazioni richieste non sarebbero pertanto di interesse per l’autorità 

italiana e questo a maggior ragione tenuto conto di come la domanda di 

assistenza amministrativa italiana concerne il periodo fiscale dal 23 feb-

braio 2015 al 31 dicembre 2017. Alle appena esposte argomentazioni del 

ricorrente, l’autorità inferiore ha affermato in sede di risposta che, poiché 

all’apertura del conto bancario oggetto della presente procedura assisten-

ziale il ricorrente risiedeva in Italia, appare senz’altro corretto che a tale 

intestazione sia stata attribuita il codice di domicilio « 111 » corrispondente 

all’Italia e che « l’attribuzione di un determinato codice di domicilio non si-

gnifica necessariamente che un legame sussista con l’Italia » (cfr. risposta 

del 21 agosto 2021, pt. 2.2). Sempre in sede di risposta, l’autorità inferiore 

ha anche affermato che non è da considerarsi pregiudizievole ai fini della 

trasmissione delle informazioni il fatto che non si conosca il periodo esatto 

al quale risalgono le liste oggetto della domanda italiana (cfr. risposta del 

21 agosto 2021, pt. 2). In sede di replica, il ricorrente ha contestato tale 

affermazione, sostenendo come dichiarando ciò l’autorità inferiore sarebbe 

andata « ultra petita » (cfr. replica del 4 ottobre 2021, pt. 2.4). 

6.1.2 Nel caso concreto, per il Tribunale si tratta quindi in sostanza di sta-

bilire se, tenuto conto degli elementi sollevati dal ricorrente relativi all’as-

senza di domicilio in Italia, viene meno la rilevanza verosimile, segnata-

mente del codice domicilio italiano e delle liste allegate alla domanda di 

assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017. Su tale questione il 

Tribunale ha già avuto modo di pronunciarsi nell’ambito di una domanda 

collettiva francese anch’essa fondante l’assoggettamento fiscale sul crite-

rio del codice domicilio, giungendo alla conclusione che ciò non è il caso e 

che quindi la rilevanza verosimile è anche in questo caso data (cfr. [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3). 

Per quanto qui necessario, il Tribunale rileva che nello specifico i codici di 

domicilio italiano che figurano nelle liste costituiscono dei criteri sufficienti 

per ritenere le persone interessate come imponibili in Italia nel periodo in 

esame. In tali circostanze, tenuto altresì conto del fatto che è appurato che 

il qui ricorrente figura con un codice di domicilio italiano « 111 » nella lista 

sub. 3.a.(3) allegata alla domanda italiana in oggetto, si deve dunque rite-

nere che il criterio di assoggettamento fiscale invocato dallo Stato richie-

dente italiano nello specifico, ossia quello del domicilio, sia apparente-

mente plausibile (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti sentenza del TAF A-1761/2021 

del 2 dicembre 2021 consid. 6.1.3). Ciò a maggior ragione se si considera 

che nel caso della domanda italiana il codice domicilio si è rilevato corretto 

per le 3'297 posizioni rinvenute nell’ambito delle indagini finora condotte 

A-6411/2020 

Pagina 28 

dall’autorità richiedente italiana, così come giustamente rilevato dall’auto-

rità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6). 

 

6.1.3 Ciò sancito, la questione di sapere se il criterio del domicilio concorra 

con un criterio d’assoggettamento fiscale in Svizzera, paese in cui il ricor-

rente sostiene di essere domiciliato fiscalmente nel periodo interessato 

dalla domanda, non deve invece essere esaminata dal qui Tribunale. La 

determinazione del domicilio fiscale è infatti una questione materiale che 

non deve essere trattata dalla Svizzera allo stadio della procedura di assi-

stenza amministrativa (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.6). Da un lato, la Sviz-

zera non dispone infatti né dei mezzi materiali, né della competenza for-

male per statuire sul conflitto di residenza allorquando riceve una domanda 

di assistenza: essendosi sempre limitata a assoggettare la persona inte-

ressata, la Svizzera non ha mai dovuto preoccuparsi del luogo di domicilio 

fiscale a livello internazionale, non disponendo quindi degli elementi ne-

cessari per statuire in merito a tale conflitto (cfr. DTF 142 II 161  

consid. 2.2.2). D’altra parte, spetta alla persona interessata dalla domanda 

di assistenza amministrativa e che contesta il suo assoggettamento fiscale 

nello Stato richiedente far valere dinanzi alle competenti autorità di tale 

Stato la sussistenza di un domicilio in un altro Stato (cfr. DTF 145 II 112). 

In questo caso, la doppia imposizione potrà se caso essere evitata dalle 

regole di determinazione del domicilio fiscale internazionale previste nelle 

convenzioni applicabili tra gli Stati interessati (cfr. DTF 142 II 218 consid. 

3.7). Che la persona interessata sia poi assoggettata a un’imposizione illi-

mitata in Svizzera, nemmeno preclude automaticamente la domanda di as-

sistenza amministrativa (cfr. DTF 142 II 218 consid. 7.3). 

Il Tribunale osserva poi che l’autorità richiedente italiana ha indicato nella 

domanda di assistenza amministrativa del 10 luglio 2017 i motivi per cui 

ritiene che il ricorrente sia interessato dalla precitata domanda, facendo in 

particolare riferimento al criterio di assoggettamento fiscale del codice di 

domicilio italiano. Come visto, la domanda italiana rispetta tutte le condi-

zioni formali imposte dall’art. 27 CDI CH-IT e dalla lett. ebis n. 3 del Proto-

collo aggiuntivo e in particolare il requisito della « rilevanza verosimile ». 

Ne consegue quindi che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, 

l’eventuale sussistenza di un domicilio in Svizzera non inficia la validità del 

criterio del codice di domicilio italiano e la rilevanza verosimile dalle infor-

mazioni richieste dall’autorità richiedente italiana. Che dalle informazioni 

richieste possa poi eventualmente risultare un domicilio diverso da quello 

italiano indicato dalla GdF, non comporta automaticamente l’assenza di ri-

levanza verosimile di tali informazioni. Ora, dal momento che il ricorrente 

figura sulla lista sub. 3.a.(3) con un codice di domicilio italiano spetterà – 

A-6411/2020 

Pagina 29 

se del caso – a quest’ultimo fare valere dinanzi alle competenti autorità 

italiane la sussistenza di un domicilio in Svizzera. 

Per quanto concerne invece l’argomentazione del ricorrente, secondo la 

quale la domanda di assistenza amministrativa italiana non lo concerne-

rebbe e questo tenuto conto di come egli risiederebbe già a partire 2014 in 

Svizzera, paese nel quale sarebbe illimitatamente assoggettato (cfr. ricorso 

del 17 dicembre 2020, pt. 9, 10 e 12), il Tribunale osserva quanto segue. 

Come giustamente rilevato dall’autorità inferiore, non è pregiudizievole ai 

fini della prevista trasmissione il fatto che non si sia a conoscenza degli 

anni ai quali risalgano effettivamente le liste rinvenute e sulle quali si fonda 

la domanda italiana. Ben emerge infatti dalla descrizione dei fatti che l’au-

torità richiedente italiana richiede informazioni al fine di stabilire se le per-

sone individuate tramite le liste – che hanno detenuto o detengono tutt’ora 

un conto presso la banca B._______ – durante il periodo interessato dalla 

richiesta italiana abbiano o meno adempiuto ai loro obblighi fiscali. Quanto 

appena esposto è in linea con la giurisprudenza del Tribunale federale se-

condo la quale lo Stato richiedente non è tenuto a presentare un sospetto 

concreto per ogni periodo di tempo interessato dalla richiesta (cfr. deci-

sione del TF 2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017 consid. 6.4). Generalmente 

poi, i fatti alla base di una richiesta si riferiscono a periodi d’imposta passati, 

mentre il periodo di richiesta è limitato dal campo di applicazione temporale 

della relativa CDI o dalla prescrizione dello Stato richiedente (cfr. decisione 

del TF 2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017 consid. 6.4). 

Visto quanto precede, le censure sollevate dal ricorrente circa l’assenza 

della verosimile rilevanza, del suo domicilio nello stato richiedente e delle 

informazioni relative al periodo al quale risalgono le liste oggetto della do-

manda di assistenza, non sono tali da inficiare la validità del criterio del 

codice di domicilio italiano e la rilevanza verosimile delle informazioni ri-

chieste. 

6.2  

6.2.1 Successivamente il ricorrente censura la violazione del principio della 

sussidiarietà ai sensi della lettera ebis n. 1 del protocollo aggiuntivo poiché 

egli ritiene che lo stato richiedente non avrebbe utilizzato tutti i mezzi interni 

abitualmente disponibili per ottenere le informazioni richieste prima di ricor-

rere alla procedura assistenziale (cfr. ricorso del 17 dicembre 2020, pt. 17-

22). L’insorgente lamenta il fatto che le sue generalità erano già note 

all’Erario italiano, come dimostrato dalla domanda di assistenza ammini-

strativa italiana del 10 luglio 2017, e che quindi all’Italia sarebbe bastato 

A-6411/2020 

Pagina 30 

« interrogare la sua abituale anagrafe (civile e/o tributaria) » al fine di veri-

ficare la sua situazione fiscale e questo senza rendere necessario il coin-

volgimento di un altro Stato. Egli non ritiene infatti credibile che la GdF non 

disponga dei dati relativi a una persona di cui conosce le generalità. Il ri-

corrente afferma quindi che l’Italia non solo non avrebbe in alcun modo 

esaurito le fonti abituali di informazione interne, ma non avrebbe nemmeno 

messo in atto le misure attendibili per ottenere le informazioni richieste. In 

sede di replica e con riferimento a tale censura, il ricorrente ha citato la 

giurisprudenza del Tribunale federale relativa al modo in cui le autorità sviz-

zere dovrebbero operare al fine di verificare il rispetto del principio di sus-

sidiarietà da parte dell’autorità richiedente, concludendo che l’autorità infe-

riore, nel caso specifico, non avrebbe agito in tal senso (cfr. replica del 4 ot-

tobre 2021, pt. 2.6 e segg.). 

6.2.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nella domanda di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana ab-

bia precisato di avere esaurito tutte le fonti interne abituali d’informazione 

e meglio « […] sono state esaurite le fonti d’informazione usuali previste 

dalla procedura fiscale interna […] ». Interpellata al riguardo dall’AFC in 

data 27 marzo 2018, tale evenienza è stata ribadita dalla GdF anche con 

scritto 8 novembre 2018 « […] As already specified, for all the positions 

requested, we have in advance exhausted all the possibilities available in 

our national system […] », «[…] We preliminarily reiterate that the lists at-

tached to the assistance request made to the Swiss authorities only report 

financial positions for which we were unable to proceed to their unequivocal 

identification by employing all the tools available to the national tax admin-

istration […] » (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC). Ora, da un esame della do-

manda, tali dichiarazioni appaiono plausibili. In effetti, risulta che la GdF 

non si è semplicemente basata sui dati acquisiti presso la banca nell’am-

bito dell’inchiesta penale e dei controlli fiscali, relativi alle 18'126 posizioni, 

ma sia andata oltre. Di fatto, prima di inoltrare la propria domanda, l’autorità 

richiedente italiana ha infatti rielaborato queste 18'126 posizioni con tutti i 

mezzi interni d’indagine «[…] con l’ausilio delle banche dati a disposizione 

dell’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 

disponibili sul territorio nazionale nonché le specifiche attività di analisi fi-

nalizzate ad aggregare i dati […] ». In tal modo, essa ha individuato i con-

tribuenti italiani in relazione a 3'297 posizioni per le quali le indagini sono 

già state completate o sono ancora in corso a livello nazionale, rispettiva-

mente 2'441 posizioni relative ai clienti italiani che molto probabilmente si 

sono avvalsi dei servizi degli intermediari operanti in Italia, esclusi dunque 

dalla domanda d’informazioni. Per le 9'953 posizioni restanti e per le quali 

la GdF necessita la cooperazione della Svizzera, questa ha dichiarato «[…] 

A-6411/2020 

Pagina 31 

utilizzando le consuete fonti d’informazione previste dalla procedura fiscale 

interna […] », essa non è invece riuscita ad «[…] identificare compiuta-

mente ed inequivocabilmente i titolari e/o beneficiari effettivi […] ». In tal 

senso quindi, delle 18'126 posizioni figuranti sulle liste, solo 9'953 posizioni 

sono effettivamente interessate dalla domanda di assistenza in oggetto. 

Ciò è stato chiaramente possibile grazie alle verifiche effettuate dalla GdF, 

le quali che hanno permesso di escludere circa il 45% delle posizioni figu-

ranti nelle otto liste.  

A ciò si aggiunge che agli atti nulla permette di dubitare della veridicità delle 

dichiarazioni dell’autorità richiedente e ritenere quindi che questa avrebbe 

violato in qualche modo il principio della sussidiarietà. Agli atti non vi sono 

nemmeno indizi che lascino trasparire lacune o contraddizioni palesi nelle 

dichiarazioni della GdF, sicché – in virtù del principio dell’affidamento – le 

stesse vanno ritenute come sufficienti a comprovare il rispetto del principio 

della sussidiarietà (cfr. sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 5.5.2). Del resto, non va dimenticato che una verifica esaustiva del 

rispetto di tale principio da parte dello Stato richiesto è difficilmente attua-

bile essendo lo stesso limitato nel suo esame.  

Nulla muta a tale conclusione la censura del ricorrente secondo cui « co-

noscendo le generalità di un soggetto basta infatti allo Stato richiedente, 

per verificarne la situazione fiscale, interrogare la sua abituale anagrafe 

(civile e/o, appunto, tributaria) ». Se da un lato non si può escludere che la 

GdF abbia effettuato tale controllo, d’altra parte quand’anche non l’avesse 

effettuato tale evenienza non sarebbe sufficiente per ritenere la GdF abbia 

violato il principio della sussidiarietà. Nulla impedisce infatti all’autorità ri-

chiedente italiana di verificare la veridicità delle informazioni in suo pos-

sesso – segnatamente la sussistenza di un domicilio italiano – attivando il 

canale dell’assistenza amministrativa in materia fiscale. Ora, è proprio per 

completare le informazioni in suo possesso, ch’essa ha chiesto delle infor-

mazioni alla Svizzera.  

Il Tribunale sottolinea infine che anche se l’autorità richiedente italiana co-

nosce le generalità della persona interessata, può essere certa della com-

pletezza delle informazioni dichiarate da questa persona solo attraverso 

una richiesta di assistenza amministrativa in materia fiscale internazionale. 

In caso contrario, essa non è in grado di determinare se il suo contribuente 

interessato abbia o meno dichiarato correttamente tutti i suoi redditi nello 

stato richiedente. 

A-6411/2020 

Pagina 32 

Tenuto conto di quanto sopra, risulta che, contrariamente a quanto soste-

nuto dal ricorrente, l’autorità inferiore ha ben verificato nel limite delle sue 

possibilità e nel limite dei mezzi a sua disposizione il rispetto del principio 

della sussidiarietà da parte dell’autorità richiedente, giungendo a giusto ti-

tolo alla conclusione che questa ha chiaramente rispettato tale principio. 

La censura del ricorrente va pertanto respinta. 

6.3  

6.3.1 L’insorgente contesta infine la sussistenza di indizi sufficienti per rite-

nere che egli, in quanto contribuente interessato dalla domanda e appar-

tenente al gruppo, non avrebbe adempiuto ai suoi obblighi fiscali nello stato 

richiedente (cfr. ricorso del 17 dicembre 2020, pt. 23-27). A suo avviso in-

fatti, la decisione impugnata riassumerebbe in maniera generica le ragioni 

avanzate dall’autorità estera per giustificare il ragionevole sospetto di ille-

cito fiscale nello Stato richiedente. La decisione dell’autorità inferiore non 

indicherebbe infatti in maniera precisa quale specifico sospetto dimostre-

rebbe che il qui ricorrente non avrebbe adempiuto ai suoi obblighi fiscali 

nel paese richiedente. Ciò sarebbe in particolare dovuto al fatto che la de-

cisione impugnata riporterebbe una motivazione generica e standardiz-

zata, la quale non gli permetterebbe di comprendere le ragioni per cui l’au-

torità inferiore ha ritenuto come ragionevole il sospetto di illecito fiscale nei 

suoi confronti. 

6.3.2 A tal proposito, il Tribunale osserva che la domanda di assistenza 

italiana oggetto del presente procedimento indica che nell’ambito di deter-

minate verifiche fiscali è stata constatata l’esistenza in Italia di una stabile 

organizzazione occulta di B._______. Il procedimento amministrativo tribu-

tario si è poi concluso con il versamento all’Erario italiano di una somma di 

circa 101 milioni di euro. Le società appartenenti al Gruppo B._______ 

avrebbero agito proattivamente nel mettere a disposizione dei propri clienti 

veicoli societari o finanziari al fine di agevolare la detenzione all’estero di 

assets in completa violazione delle disposizioni normative tributarie e di 

quelle sul monitoraggio fiscale italiane. Parallelamente a tali controlli fiscali, 

la GdF ha altresì effettuato delle indagini di polizia giudiziaria nell’ambito di 

un procedimento penale, nel quale ha potuto appurare responsabilità spe-

cifiche in capo alla banca B._______ – principale società del Gruppo 

B._______ – per aver omesso di adottare ed efficacemente attuare modelli 

di organizzazione e gestione idonei ad evitare la commissione del reato di 

riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa. Tale procedimento si è con-

cluso con una sentenza di condanna, previa richiesta di patteggiamento, 

per il presupposto di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa, a seguito 

A-6411/2020 

Pagina 33 

del quale la banca B._______ ha versato 8.5 milioni di euro all’Erario ita-

liano.  

È in tale contesto che sono emerse le otto liste relative a 18'126 posizioni 

presso la banca B._______, aperte prevalentemente da soggetti italiani e 

ottenute mediante l’ausilio del « personale dell’Information Technology di 

B._______ », per le quali la GdF ha ritenuto un sospetto di pratiche di eva-

sione fiscale verso l’Erario italiano. Ora, ai sensi della giurisprudenza del 

Tribunale federale, le circostanze secondo cui tali liste sono state rinvenute 

nell’ambito di un procedimento penale nei confronti della banca B._______ 

costituiscono un indizio del fatto che i titolari dei conti non hanno rispettato 

i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150  

consid. 6.2.2 e 6.2.6; consid. 4.3.3 del presente giudizio). 

6.3.3 Ciò premesso, se è vero che il comportamento della banca 

B._______ non è automaticamente ascrivibile ai suoi clienti e dunque alle 

persone figuranti sulle liste, è pur vero che non è neppure possibile esclu-

dere automaticamente un loro coinvolgimento perlomeno indiretto nella vi-

cenda a livello fiscale. Nel stabilire se il sospetto di evasione fiscale 

espresso dalla GdF sia plausibile o meno, va tenuto conto dell’insieme 

delle circostanze (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). Ora, tenuto con-

to dei risultati delle verifiche fiscali, secondo cui è stata appurata l’esistenza 

di una stabile organizzazione occulta di B._______ in Italia nonché di pra-

tiche di evasione fiscale coinvolgenti gli stessi clienti della banca, il so-

spetto espresso dalla GdF nei loro confronti appare legittimo, soprattutto 

tenuto conto degli elementi seguenti. 

Dalla domanda emerge che per 3'297 di queste 18'126 posizioni la GdF ha 

potuto identificare compiutamente i contribuenti italiani titolari di polizze e 

rapporti finanziari, contro i quali sono stati avviate delle procedure, conclu-

sesi con il versamento all’Erario italiano di 172'969'761,31 euro a titolo di 

imposte, sanzioni e interessi. Altre 2'441 posizioni sono state escluse dalla 

domanda, sicché le informazioni sono richieste per 9'953 posizioni, per le 

quali la GdF non è riuscita ad individuare in maniera completa e univoca il 

titolare e/o l’avente diritto economico. Nella misura in cui per 3'297 posi-

zioni la GdF ha accertato i suoi sospetti di evasione fiscale nei confronti di 

contribuenti italiani, vi sono sufficienti motivi per ritenere il sospetto 

espresso per le 9'953 posizioni come plausibile, in quanto in linea con la 

recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 146 II 150  

considd. 6.2.5 e 6.2.6). Più concretamente, nel caso di una domanda col-

lettiva francese fondata anch’essa su delle liste rinvenute nell’ambito di un 

procedimento penale, il Tribunale federale ha infatti avuto modo di sancire 

A-6411/2020 

Pagina 34 

che i primi risultati delle inchieste condotte dall’autorità richiedente fran-

cese nei confronti di un 1/3 dei nominativi appartenenti alla lista A, secondo 

cui è stata appurata la violazione degli obblighi fiscali per circa la metà di 

essi, era sufficiente a fondare il sospetto di violazione degli obblighi fiscali 

per le altre due liste B e C legate alla lista A. 

Per quanto detto, si deve ritenere che la domanda fornisce elementi suffi-

cientemente concreti per sospettare che le persone che si trovano dietro le 

liste a cui viene attribuito un codice di domicilio italiano – nello specifico, la 

lista sub 3.a.(3) – abbiano agito in violazione del diritto fiscale italiano.  

Per quanto riguarda poi la conclusione del ricorrente, secondo cui l’autorità 

inferiore si sarebbe limitata ad una motivazione generica e standardizzata 

anche in merito al requisito del sospetto di reato, il Tribunale fa presente 

che ha già avuto modo di pronunciarsi su tale censura (cfr. consid. 3 del 

presente giudizio), giungendo alla conclusione che la motivazione dell’au-

torità inferiore, seppur generica e standardizzata, espone i motivi per cui 

ritiene che la domanda di assistenza amministrativa italiana vada accolta 

senza portare pregiudizio al diritto di essere sentito del ricorrente. Per ciò 

che concerne la motivazione dell’autorità inferiore in merito al requisito di 

sospetto di reato, il Tribunale fa presente che l’autorità inferiore, come visto 

(cfr. consid. 3 del presente giudizio), ha fornito e spiegato sufficientemente, 

seppur in maniera generica e standardizzata, gli elementi concreti – già 

presentati dall’autorità richiedente italiana – per ritenere che anche il ricor-

rente, a cui viene attribuito un codice di domicilio italiano, ha agito in viola-

zione del diritto fiscale. La censura di quest’ultimo poi non è tale da inficiare 

le motivazioni relative al criterio di ragionevole sospetto esposte dapprima 

dall’autorità richiedente italiana e in seguito dall’autorità inferiore. Infatti, nel 

suo gravame, l’insorgente si limita a sostenere che l’autorità inferiore, 

esponendo in maniera generica e standardizzata la propria motivazione, 

non spiega nello specifico come mai anche l’insorgente è sospettato di non 

aver adempiuto ai propri obblighi fiscali. Ora, dal momento che, come visto, 

la motivazione dell’autorità inferiore spiega sufficientemente i motivi per i 

quali è a giusto titolo che il ricorrente è sospettato di non aver adempiuto 

ai propri obblighi fiscali e non spiegando per quali ragioni il criterio di ragio-

nevole sospetto non sarebbe nel suo caso specifico adempiuto, ne conse-

gue che le argomentazioni sollevate dal ricorrente non sono tali da inficiare 

la motivazione dell’autorità inferiore in merito all’esistenza di ragionevoli 

sospetti in merito al non avvenuto adempimento degli obblighi fiscali del 

ricorrente. 

A-6411/2020 

Pagina 35 

Per quanto detto, ne consegue che la censura del ricorrente va qui re-

spinta. 

6.4 In conclusione, alla luce dei considerandi che precedono, si deve rite-

nere che la domanda collettiva di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(3), soddisfa tutti i 

requisiti materiali alla base della sua ammissibilità, sicché risulta qui am-

missibile anche dal profilo materiale. 

7.  

In definitiva, visto quanto precede, il ricorso del ricorrente va qui integral-

mente respinto. 

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui parte integralmente soc-

combente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi da esso versato a suo tempo, alla cre-

scita in giudicato del presente giudizio. Non vi sono poi i presupposti per 

l’assegnazione al ricorrente di un’indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 

cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario). 

8.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa in-

ternazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-

suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile 

soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o 

se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi 

dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-

petente a determinare il rispetto di tali condizioni.  

A-6411/2020 

Pagina 36 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di 5'000 franchi, sono poste a carico del ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà dedotto 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi versato dal ricorrente. 

3.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all'autorità inferiore. 

 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Raphaël Gani Simone Aldi 

 

 

 

 

 

A-6411/2020 

Pagina 37 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell'art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie 

siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua 

ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova