# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a53de13-9d9d-5e76-bf27-30b285d870a1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.03.2006 32.2005.110
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-110_2006-03-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.110

   

  FS

  	
  Lugano

  28 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 giugno 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 giugno
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il
29 agosto 2002, RI 1, nato nel __________, attivo quale benzinaio fino al 30
agosto 2002, ha presentato la sua sesta richiesta di prestazioni AI per adulti
in quanto affetto da “cervicale / dolori e crampi e mancanza di forza al
braccio sinistro” (doc. AI 71). Le precedenti richieste sono state così evase:

                                         -  decisione 5 gennaio 1978
che ha riconosciuto all’assicurato una rendita AI per un grado del 69% dal 1°
novembre 1976 al 30 novembre 1977 (doc. AI 30);

                                         -  decisione 12 luglio 1990
che ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera per un grado d’invalidità
al 100% dal 1° gennaio 1989 al 31 ottobre 1989 (doc AI 41);

                                         -  decisione 18 gennaio
1995 che ha riconosciuto all’assicurato una mezza rendita AI per un grado d’invalidità
del 50% dal 1° luglio 1994 al 31 dicembre 1994 (doc. AI 49);

                                         -  decisione
16 marzo 1995 con la quale l’Ufficio AI non è entrato nel merito di una nuova
domanda (doc. AI 51);

                                         -  decisione 3 aprile 2000
che ha respinto un’ulteriore domanda di prestazioni (doc. AI 70).

 

                                         Disposti
i necessari accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia
multidisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’AI (SAM), con
decisione 13 settembre 2004 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato una
mezza rendita dal 1° luglio 2003 ritenuto un grado d’invalidità del 53%.

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato tramite l’RA 1 – il quale ha
prodotto una perizia medica 1° ottobre 2004 del Dr. __________ e chiesto il
riconoscimento di una rendita intera (doc. AI 104) – con decisione su
opposizione  2 giugno 2005 l’Ufficio AI ha respinto l’impugnativa e riformato la
decisione riconoscendo un grado di invalidità del 50%.

                                         L’Ufficio
AI ha, in particolare, puntualizzato che:

 

"  (…)

Ora,
alla luce di quanto suesposto, se il danno alla salute non è tale – come in
casu – da imporre un cambiamento di professione, di regola, il giudizio
sull’incapacità al guadagno non esprimerà valori superiori all’incapacità
lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto
l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica
ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno
della medesima proporzione (RAMI 1993 U 168, pag. 100; DTF 114 V 313 consid.
3b).

 

L’assicurato
ha pertanto diritto ad una mezza rendita d’invalidità a decorrere dal 1° luglio
2003 (dopo un anno ininterrotto di attesa ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI),
essendo il proprio grado invalidante pari allo 50%.

La
decisione impugnata va pertanto corretta e riformata nel modo seguente: il
grado d’invalidità dell’assicurato in questione non è pari al 53% bensì al 50%.

Ad
ogni modo, si fa notare come nel caso in esame il Signor RI 1 avrebbe comunque
e sempre diritto alla mezza rendita d’invalidità (sia con un grado Ai pari al
50% che con un grado AI del 53%).

(…).”
(doc. B)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA, l’assicurato, sempre rappresentato dall’RA 1, contesta
la valutazione peritale posta alla base della decisione amministrativa e, con
particolare riferimento ad un recente certificato del proprio medico curante,
prodotto agli atti ed attestante una totale incapacità al lavoro, chiede un
riesame del caso da parte dell’Ufficio AI.

 

                               1.4.   Nella
sua risposta del 13 luglio 2005 l’Ufficio AI ha ribadito la richiesta di
reiezione del ricorso producendo le annotazioni del Dr. __________ del SMR che,
tra l’altro, ha rilevato:

 

"  (…)

In
sede d’opposizione il curante dr. __________ inviava rapporto dal quale non si
poteva evincere alcun elemento clinico che potesse far sospettare la necessità
di valutazione medico-teorica differente.

 

Attualmente,
a sostegno del ricorso, viene prodotta una perizia del dr. __________. In tale
atto sono contenuti dati conosciuti (diagnosi e disturbi lamentati), dati già
oggettivati e valutati (difficoltà di concentrazione e di decisione), dati
patofisiologici non del tutto plausibili (affaticamento e sensazioni di
svenimento imputati all’aneurisma dell’aorta, piuttosto che allo psichismo).
Anche in questo documento non è possibile intravedere un’evoluzione clinica e/o
della capacità lavorativa.

Si
sa che la patologia degenerativa del rachide è suscettibile di evoluzione
negativa, per cui è meritevole di controlli; si sa pure che l’aneurisma
dell’aorta può evolvere in senso negativo, per cui, anche in questo caso i
controlli semestrali o annuali, sono indicati. Nel caso di peggioramento
dell’una o dell’altra patologia, oppure di entrambe si assisterà a una
diminuzione della CL che sarà da valutare sia per la durata che in
considerazione delle opzioni terapeutiche adottate. Per quanto riguarda la
patologia psichiatrica, attualmente oggetto di cura relativamente blanda, la
prognosi resta aperta, e si considererà pure la sua evoluzione rispettivamente
per la terapia adeguata che si impone.

 

In
conclusione, dai documenti presentati sia in fase di opposizione che di
ricorso, non si evidenziano elementi che possano fare valutare, dal lato medico-teorico,
una diversa situazione clinica o valetudinaria.” (doc. III/Bis)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause
davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella
causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella
causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa
H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio
2003.

                                         Dal
1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2004, dispone che le disposizioni della LPGA sono
applicabili all’assicurazione per l’invalidità (art. 1°-26bis e 28-70) sempre che la legge non
preveda espressamente una deroga.

 

                                         L’introduzione
della LPGA non ha tuttavia portato alcuna modifica sostanziale per quel che
concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di
incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei
redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni
durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla
giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

                                         -  un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e

                                         -  la
conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI)
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid.
2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nel
confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC
1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit,
pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage,
pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va infine rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche
dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di
invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel
merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (cfr. art. 17
cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8;
Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invaliden-rentenrevisionen,
in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen
des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198).

                                         La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette
a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P.
pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116
consid. 3 b, 105 V 30).

                                         Affinché
sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le
condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica,
tale da influire sulla perdita di guadagno.

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In
ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente
alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è
effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta
sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38
consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid.
4);

 

                               2.5.   Nel
caso concreto, a seguito della nuova domanda di prestazioni, l’Ufficio AI ha
incaricato il SAM di esperire una perizia multidisciplinare.

Dal referto 17 marzo 2004 (doc. AI 94) risulta che i periti, dopo aver esposto
dettagliatamente l’anamnesi, nonché le constatazioni obiettive, hanno fatto
capo a quattro consultazioni specialistiche esterne: di natura psichiatrica,
ortopedica, neurologica ed cardiologica. Sulla base delle risultanze dei
singoli consulti e del soggiorno del ricorrente presso il citato centro di
accertamento, gli esperti del SAM hanno posto la seguente diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Importante
evoluzione ansiosodepressiva in soggetto con disturbo di personalità
passivo-dipendente.

 

Sindrome
cervicobrachialgica sin. a carattere cronico, su

 

-         
osteocondrosi cervicale
C3-4 e C5-6, in minor misura C6-7;

-         
protrusioni discali ed
esiti da ernie discali cervicali, senza sicuri segni per conflitto
discoradicolare attualmente in atto.

 

Modica
artrosi femororotulea ds. in

 

-         
esiti da trauma in
patella bipartita.

 

Tendopatia
dei tendini rotatori alla spalla sin.

 

5.2.     Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa

 

Cardiomiopatia
valvolare, con

 

-         
bicuspidia aortica e
leggera insufficienza;

-         
aneurisma dell’aorta
ascendente, con diametro massimo di 49 mm;

-         
leggera ipertensione
arteriosa trattata;

-         
FRCV: famigliarità.

 

Esiti
da contusione – distorsione della caviglia sin. (doc. AI 94, pag. 15 e 16)

 

 

                            2.5.1.   Dal
punto di vista psichico l’assicurato è stata visitata dal dr. __________
FMH in psichiatria e psicoterapeuta, il quale ha diagnosticato una importante
evoluzione ansioso-depressiva (ICD10-F41.2) in un soggetto con disturbo della
personalità passivo-dipendente (F60.7), concludendo per un’inabilità lavorativa
psichiatrica del 50% (cfr. rapporto 14 febbraio 2004, sub doc. AI 94).

 

                            2.5.2.   Con
rapporto 9 marzo 2004 il dr. __________, FMH chirurgia ortopedica, diagnosticando
le affezioni invalidanti riportate sopra, riguardo alla capacità lavorativa nella
professione abituale ha concluso come segue:

 

"  Per motivi ortopedici, nell’attività lavorativa di
benzinaio, la capacità lavorativa raggiunge il 70%. Si giustifica la riduzione
della capacità nella misura del 30%, con le alterazioni degenerative di una
certa importanza della colonna vertebrale cervicale, in particolare con stenosi
del recesso lat. C5 e C6 a sin. La forza del braccio sin. appare discretamente
diminuita. Dal punto di vista puramente ortopedico un’incapacità lavorativa
completa, come benzinaio non si giustifica.”

(cfr.
rapporto del 9 marzo 2004, pag. 5, sub. doc. AI 94)

 

                                         Lo
stesso specialista, rispondendo alla domanda volta a sapere se l’attività da
ultimo svolta dall’assicurato è ancora praticabile dal punto di vista
ortopedico, ha risposto che “(…) l’attività da ultimo svolta dall’A. è ancora
praticabile, dal punto di vista ortopedico, nella misura del 70% al massimo
(…).” (cfr. rapporto del 9 marzo 2004, pag. 5, sub. doc. AI 94).

 

                            2.5.3.   L’aspetto
neurologico è stato invece vagliato dal dr. __________, Capo Servizio di
Neurologia di __________, il quale, mediante rapporto 16 febbraio 2004, ha
segnatamente evidenziato, per quel che concerne la capacità lavorativa, che:

 

"  clinicamente si può certamente ammettere che
quest’assicurato soffra di cervicobrachialgie sinistre recidivanti le quali
però non sono correlate direttamente all’esame attuale a delle anomalie
oggettive di tipo neuroradiologico (MRI) oppure eletrofisiologico (ANMG
orientativo).

Quet’ultima
investigazione d’altra parte non mette in evidenza elementi “confondenti”
quali, ad esempio, una neuropatia del n. mediano al tunnel carpale (che del
resto è poco lecito sospettare clinicamente).

All’esame
clinico tuttavia viene rilevata una particolare suscettibilità alla
ripercussione del n. ulnare al gomito la quale potrebbe marcare una neuropatia
a questo livello (non apparente all’esame ENG), problematica che richiede
comunque misure di tipo conservativo.

 

Dal
punto di vista neurologico ritengo quindi che, per quel che riguarda
strettamente le cervico-brachialgie, l’assicurato sia incapacitato sul piano
lavorativo in una misura non superiore al 30%.”

(cfr.
rapporto del 16 febbraio 2004, pag. 2, sub. doc. AI 94)

 

                            2.5.4.   L’aspetto
cardiologico è stato vagliato dal dr. __________, Capo Servizio di Cardiologia
ed Angiologia di __________, il quale, nel suo rapporto 27 febbraio 2004, posta
la diagnosi di bicuspida aortica con leggera insufficienza e aneurisma
dell’aorta ascendente con diametro massimo di 49 mm., ha evidenziato che “(…)
l’attitudine è attualmente conservativa. In caso di aneurisma dell’aorta con
bicuspidia l’indicazione operatoria è data da un diametro superiore ai 50 mm.
Va quindi regolarmente seguito sia per l’aneurisma che per l’insufficienza
aortica (ecocardiografia ogni 6-12 mesi) (…)” e, rispondendo alla domanda volta
a sapere in che misura l’assicurato potrà svolgere attività consone alle sue
menomazioni, ha osservato che “(…) nella sua attività di benzinaio e cassiere
che implica sforzi fisici generalmente leggeri o moderati il paziente è dal
lato cardiologico teoricamente abile al 100%. Risulta invece inabile per
attività professionali che implicano ripetutamente sforzi fisici importanti e
sostenuti in particolare isometrici. (…)” (cfr. rapporto 27 febbraio 2004, pag.
2 e 3, sub. doc. AI 94).

 

                            2.5.5.   Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, inclusi quindi i quattro succitati
referti specialistici, dopo un’attenta valutazione globale, i periti del SAM
hanno concluso come segue:

 

"  7   VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL’ATTUALE
CAPACITA’

     LAVORATIVA

 

L’attuale
grado di capacità lavorativa medico – teorica globale dell’A., nella sua
attività di benzinaio, è valutabile nella misura del 50%, come argomentato
sopra (s’intende, con ciò, un’attività sull’arco di un’intera giornata
lavorativa con tuttavia ridotto rendimento e limitazioni funzionali).

 

8   CONSEGUENZE SULLA CAPACITA’ LAVORATIVA

 

Si
evidenziano prevalentemente a livello psicologico e mentale, come argomentato
nel capitolo “discussione”. Si tratta, come già detto, di un soggetto
scarsamente dotato in quanto ad acume intellettivo, slancio vitale, capacità di
adattamento, autonomia sul lavoro ed abilità pratiche; è in quest’ambito che
dobbiamo considerare retrospettivamente la sua storia lavorativa caratterizzata
da discontinuità, periodi anche lunghi di assenza o mancanza di un posto di
lavoro, in attività di tipo semplice e svolte presso diversi datori di lavoro.

Recentemente,
tuttavia, due eventi stressanti hanno a nostro avviso destabilizzato il già
precario equilibrio della personalità di quest’A. (la morte della madre e la
fine dell’ultimo rapporto di lavoro, avvenuto con probabili implicazioni nella
sfera valoriale dell’A., che sarebbe stato accusato, a suo avviso
ingiustamente, di disonestà da parte del datore di lavoro).

 

Le
attuali condizioni psicopatologiche dell’A., la sua povertà caratteriale, le
evidenti insicurezze di base, argomentano a nostro avviso una riduzione della
capacità lavorativa nelle misura del 50%.

Intendiamo,
con ciò, un chiaro ridotto rendimento sul lavoro, una certa inaffidabilità,
discontinuità e mancanza d’autonomia nel riempire il mansionario richiesto.

 

Le
conseguenze, invece, a livello fisico (apparato locomotorio, si riferiscono ai
disturbi in relazione alle alterazioni degenerative del rachide cervicale, che
presentano una lenta progressione dopo il 2000, con in particolare una stenosi
del recesso lat. a livello C5-6, senza tuttavia attualmente evidenti segni per
un conflitto discoradicolare, ma con tuttavia una forza discretamente diminuita
a livello del braccio si. Per queste ragioni riteniamo che nell’attività di
benzinaio la capacità lavorativa dell’A. sia valutabile nella misura del 70%.

 

Dagli
atti in nostro possesso, e da quanto espresso dall’A., possiamo affermare che
la limitazione dello stato valetudinario sopra indicato esista da metà luglio
2002 (vedi atti del 18.10.2001, del 19.11.2002 e del 14.04.2003).

Da
allora lo sviluppo della limitazione della capacità lavorativa non ha
presentato cambiamenti; se da un lato l’A. non ha più ripreso alcun’attività
lucrativa, dal punto di vista prettamente medico - teorico riteniamo possibile
una capacità lavorativa nella misura del 50%, come descritto sopra.

 

La
prognosi futura dipenderà dall’evoluzione delle turbe degenerative e delle note
stenosi dei recessi lat. a livello cervicale sin., le quali potrebbero
lentamente accentuarsi.

 

9.  CONSEGUENZE SULLA CAPACITA’ D’INTEGRAZIONE

 

In
considerazione degli aspetti psicopatologici e della sfavorevole evoluzione
delle capacità valetudinarie di quest’A., non riteniamo possibile ora
effettuare provvedimenti d’integrazione, che avrebbero eventualmente potuto
essere applicati circa tre anni fa, in occasione della prima richiesta di
prestazioni AI dell’A. Non ci è dato di sapere quali siano stati i motivi per
non entrare in materia presso un A. poco più che ventenne.

 

Attualmente
non riteniamo neppure possibile migliorare il grado valetudinario descritto
sopra, né con misure ortopediche e nemmeno psicoterapeutiche.

 

Va
invece precisato che dal lato terapeutico è essenziale che l’A. continui la
presa a carico specialistica presso il collega dr. __________, verso il quale
egli nutre fiducia, e che gli permette di coinvolgere la moglie nel processo di
cura.

 

Come
già descritto sopra, riteniamo che il peritando sia in grado di svolgere
l’attività precedentemente svolta nella misura del 50%.

Potrebbe
essere in grado di svolgere anche altre attività, purché siano fisicamente
medio – leggere, di carattere più manuale, ev. con mansioni di controllo.
L’attività non dovrà inoltre pretendere capacità di adattamento; dovrà essere
caratterizzata da compiti abitudinari, di routine, e inoltre nell’ambito di una
ditta che si mostri particolarmente poco esigente e disponibile nei confronti
dell’A. stesso.” (doc. AI 94, pag. 18-19)

 

                               2.6.   Va
ricordato che affinché un rapporto
medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in
maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid.
3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA
del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01, consid. 3.4
e STFA del 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01, consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla
base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile
1998 nella causa B., I 569/97, consid. 2b; STFA del 28 novembre 1996 nella
causa F., U 113/96, consid. 2b; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR
1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte
in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110
consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb); STFA del 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03,
consid. 5).

 

Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01, consid. 3.4; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3a)cc); Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore
ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul
carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124;
STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del
23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di far proprie
le conclusioni cui sono pervenuti i periti del SAM, i quali hanno compiutamente
valutato le differenti affezioni di cui l’assicurato è portatore, mediante
l’ausilio di quattro consultazioni specialistiche, giungendo a conclusioni
logiche e motivate in merito alla ridotta (50%) capacità al lavoro nella sua
precedente professione svolta di benzinaio.

 

                                         Vero
che nel suo referto 1° ottobre 2004 il medico curante dell’assicurato ha
osservato che:

 

"  (…) Purtroppo nonostante di tutte queste terapie lo
stato psicologico del paziente non si è migliorato in nessun modo anzi è
peggiorato in tal modo, che il paziente oggi giorno deve essere dichiarato al
100% invalido per qualsiasi tipo di lavoro e quindi beneficiare di una rendita
completa del 100% e non del 53% come stato stabilito da parte periziale
pluridisciplinare AI nello scritto del 17.03.2004. Da menzionare che già il
perito psichiatrico __________ durante il suo consulto del 14.02.2004 ha
stabilito una capacità lavorativa solo dal lato psichiatrico del 50% che
secondo me conoscendo bene il paziente assolutamente non è sufficiente (secondo
il calcolo del perito Dr. __________ risultano quindi solo il 3% di incapacità
lavorativa per arrivare al 53% in totale concernente i problemi ortopedici,
reumatologici che anche loro sono molto importanti e secondo il mio calcolo
sono da quantificare del 50%-60% con quindi una percentuale teorico totale di
incapacità lavorativa del 150% e quindi del 100% reale.

 

Per
quanto concerne i problemi reumatologici/ortopedici il paziente soffre di una
sindrome cervicoradicolare sensibile e algica a livello C6 a sx su ernia
discale C5/6 con compressione della radice C6 a sx nel suo forame coniugatorio.
Si è sviluppata un’artrofia muscolare C6 con un'astenia importante di tutto il
braccio sx per il non uso. I dolori sopra descritti sono cronici però intensi e
diminuiscono chiaramente la capacità lavorativa per lavori eseguiti con due
mani del circa 50% anche per attività leggera.

Sussiste
inoltre un’artrosi femoro-patellare a dx che causa una gonalgia appena che il
paziente si sforza facendo passeggiate e facendo le scale.

Inoltre
da menzionare che esiste un’aneurisma aortica toracica di dimensioni 4.7 cm del
diametro e un'ipertensione arteriosa controllato con Reniten mite, che ha come
conseguenza che lavori fisici pesanti dovranno essere evitati. (…).” (doc. AI
104 C)

 

                                         Ma
è altrettanto vero che quanto certificato non è sufficiente per mettere in
discussione le risultanze peritali.

                                         Il
medico curante non ha d’altronde preso in considerazione elementi o circostanze
che non siano già stati analizzati dai periti del SAM e non ha fornito una
soddisfacente spiegazione che avvalori la sua tesi, concludendo semplicemente
che “(…) quindi richiedo di revisionare in questo senso
la capacità lavorativa rispettivamente il grado dell’invalidità del Sig. RI 1
che valutando tutta la sua situazione medica non può essere diverso che una
rendita del 100% (…)” (doc. AI 104 C).

                                         Per
il resto, non vi sono validi motivi che possano mettere in dubbio la
valutazione globale sull’incapacità lavorativa fornita dal SAM. Al riguardo va
segnalato che in una sentenza del 4 settembre 2001, pubblicata in RDAT I 2002
pag. 485 seg. e confermata nella STFA del 19 agosto 2005 nella causa D. (I
606/03), il TFA ha stabilito che per determinare il grado d’inabilità
lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie non si devono
semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo ad un
giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti
gli esperti interessati. L'Alta Corte ha inoltre osservato che la questione a
sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e se del caso in
quale misura è una problematica squisitamente medica, che di principio il
giudice non rimette in discussione. Nel caso in esame, dunque, i periti hanno
ritenuto di non dover sommare le singole incapacità lavorative osservando
riguardo alle conseguenze sulla capacità lavorativa che “(…) si evidenziano
prevalentemente a livello psicologico e mentale (…)” (doc. AI 94, pag. 18).

 

                                         Per
gli stessi motivi anche il referto 22 giugno 2006 del dr. __________, FMH
medicina generale (che conosce il paziente dal mese di maggio 2005 e l’ha
visitato tre volte), non è sufficiente per mettere in discussione la perizia
del SAM.

                                         Infatti
anche questo certificato pone l’accento su aspetti già approfonditamente
esaminati dagli specialisti del SAM, limitandosi a concludere in maniera
generica che lo stato di salute dell’assicurato “(…) si presenta peggiorato e
secondo il mio giudizio è da ritenere inabile a qualsiasi lavoro in modo totale
(100%) (…).” (doc. C).

 

                                         L’incapacità
lavorativa globale attestata dal SAM è quindi frutto di un’attenta valutazione
medica che non presta fianco a critica alcuna. Né il ricorrente ha saputo
portare validi elementi di natura medica atti a mettere perlomeno in dubbio l’esito
della perizia.

 

                                         In
conclusione, tenuto conto della dettagliata e completa perizia del SAM, fondata
sulle altrettante esaurienti valutazioni specialistiche, a cui va dato valore
probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), è giustificato ritenere, per lo meno
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante valido nel settore
delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 195; DTF 121 V 208 consid. 6b; DTF
115 V 142 consid. 8b) che RI 1 presenta un’incapacità al lavoro, e di riflesso
al guadagno, del 50%.

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione su opposizione contestata merita dunque conferma
mentre il ricorso deve essere respinto.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti