# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 36d28edc-285e-5bac-8348-6e9aac6d4a0b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.02.2021 D-1907/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1907-2020_2021-02-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1907/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Claudia Cotting-Schalch, Walter Lang,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dalla Signora Cinzia Chirayil, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); 

decisione della SEM del 26 marzo 2020 / N (…). 

 

 

 

D-1907/2020 

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Fatti: 

A. 

A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia pashtun e confessione sunnita, 

nato nella provincia di D._______, distretto E._______, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il 6 novembre 2019, dopo aver lasciato l’Af-

ghanistan nel (…) del 2019 ed essere entrato illegalmente in Svizzera il 5 

novembre 2019 (cfr. atto […]-10/9 [in seguito: verbale 1], pag. 5, punto 5). 

L’11 novembre 2019 egli ha conferito mandato di patrocinio a Caritas Sviz-

zera nell’ambito della procedura d’asilo avviata con la summenzionata do-

manda (cfr. atto 9/1).  

A.b Sentito sui motivi d’asilo con una prima audizione ex art. 26 cpv. 3 LAsi 

del 14 febbraio 2020 (cfr. atto […]-22/24 [in seguito: verbale 2]) nonché per 

il tramite di una seconda audizione indetta in data 13 marzo 2020 secondo 

i dettami dell’art. 29 LAsi (cfr. atto […]-26/14 [in seguito: verbale 3]), il ri-

chiedente l’asilo ha riferito, in sostanza e per quanto è qui di rilievo, di es-

sere stato impiegato dal (…) al (…) 2018 presso l’Organizzazione non go-

vernativa (ONG) “(…)”, per la quale egli avrebbe funto da autista e mecca-

nico (cfr. verbale 2, pag. 8, D72 e segg.). L’esercizio di tale mansione, 

avrebbe attirato pressioni e minacce da parte dei talebani, desiderosi di 

ottenerne i servigi. In tal senso, dopo essersi visto recapitare una lettera 

minatoria e temendo per la propria incolumità, A._______ avrebbe deciso 

di interrompere la collaborazione con la menzionata organizzazione (cfr. 

verbale 2, pag. 21, D192 e segg.). Ciò malgrado, i talebani lo avrebbero 

rapito e condotto in un covo ove gli sarebbero state inflitte percosse fisiche. 

Queste sarebbero continuate durante diverse ore, sino all’intervento delle 

forze armate afgane, che lo avrebbero liberato e ricoverato presso la clinica 

di F._______. 

Una volta dimesso dal nosocomio, egli si sarebbe rifugiato a G._______, 

risiedendo presso l’abitazione della sorella sino all’espatrio (cfr. verbale 2, 

pag. 6, D42). Sennonché, quando egli era ormai giunto in Turchia in dire-

zione dell’Europa, i talebani lo avrebbero cercato presso il suo domicilio in 

Afghanistan, aggredendo la sua famiglia e causando l’interruzione della 

gravidanza della moglie incinta (cfr. verbale 2, pag. 15, D131-D145). 

A.c Onde avvalorare la sua versione dei fatti, l’interessato ha segnata-

mente versato agli atti della procedura di prima istanza il seguente carteg-

gio: 

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– tre atti medici F2 rispettivamente del 22 novembre 2019, del 4 dicembre 

2019 e del 18 dicembre 2019, concernenti lo stato di salute del richie-

dente; 

– della documentazione medica relativa allo stato di salute della moglie 

del richiedente; 

– i certificati di matrimonio del richiedente; 

– i documenti d’identificazione concernenti l’intero nucleo famigliare del 

richiedente; 

– la sua patente di guida afgana; 

– la lettera minatoria indirizzata dai talebani all’attenzione del richiedente 

nonché una denuncia del richiedente; 

– diversi tesserini attestanti la collaborazione con l’ONG “(…)”, 

– delle fotografie ritraenti il richiedente con dei collaboratori dell’ONG 

“(…)”, 

– Due certificati di lavoro rilasciati dall’ONG “(…)”. 

B. 

B.a Con il progetto di decisione, la Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) ha prospettato il respingimento della domanda d’asilo. A 

mente della medesima, le allegazioni dell’interessato non soddisferebbero 

le condizioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi, in quanto contrad-

dittorie, insufficientemente motivate oltre che addotte tardivamente. 

B.b Anzitutto, nel corso dell’audizione tenutasi in data 14 febbraio 2020 

(cfr. verbale 2) il richiedente avrebbe riferito che già prima dell’asserito ra-

pimento, i talebani gli avrebbero proposto un salario in cambio delle sue 

prestazioni quale autista. Nondimeno, egli avrebbe modificato tale versione 

iniziale dei fatti durante l’audizione del 13 marzo 2020 (cfr. verbale 3), af-

fermando che tale offerta si sarebbe concretizzata unicamente nel mentre 

del sequestro. Interrogato su tale punto, egli si sarebbe limitato a confer-

mare la versione secondo la quale si sarebbe visto offrire un salario unica-

mente quando sottoposto a sevizie. Vieppiù, da un raffronto delle dichiara-

zioni rilasciate nell’ambito delle rispettive audizioni si evincerebbe un’in-

congruenza anche in merito ai supposti contatti intercorsi con i talebani. 

Egli avrebbe in un primo tempo raccontato di essere stato avvicinato da 

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quest’ultimi ancor prima di ricevere la lettera intimidatoria, per poi però so-

stenere che le oppressioni sarebbero cominciate con la consegna del mes-

saggio minatorio e più precisamente con il sequestro. Confrontato con tale 

divergenza, A._______ avrebbe narrato che i suoi persecutori si sarebbero 

recati al suo domicilio due volte prima di rapirlo in una terza occasione. Non 

da ultimo, anche l’asserzione secondo cui le persecuzioni sarebbero state 

cagionate dal solo rifiuto di operare quale autista per i talebani sarebbe 

discrepante con le dichiarazioni rilasciate in precedenza, ai sensi delle 

quali le oppressioni sarebbero state motivate anche dall’intenzione di inter-

rompere la collaborazione con l’ONG. 

Oltremodo, il ricorrente conoscerebbe solo vagamente il contenuto del 

messaggio minatorio, il quale sarebbe perdipiù facilmente falsificabile, ciò 

che ne pregiudicherebbe il valore probatorio. 

B.c A ciò, si aggiungerebbe infine il fatto che l’interessato avrebbe riferito 

solamente durante l’audizione del 13 marzo 2020 (cfr. verbale 3), dell’in-

tenzione dei talebani di impiegarlo quale autista dinamitardo. Ne consegui-

rebbe dunque la tardività e la strumentalizzazione di tale allegazione. 

B.d La SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di considerare 

verosimili gli eventi esposti. La medesima ha tuttavia ritenuto inesigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento del richiedente l’asilo, da cui la conte-

stuale ammissione provvisoria in Svizzera. 

C.  

Il 25 marzo 2020, per il tramite della sua patrocinatrice, A._______ ha tra-

smesso alla SEM un parere sulla bozza di decisione negativa, confutan-

done le valutazioni. 

In particolare, l’esposto del ricorrente sarebbe compatibile con il suo anal-

fabetismo e la sua totale assenza d’istruzione. In questo senso, anche la 

conoscenza approssimativa del contenuto della missiva recapitatagli dai 

talebani – a suo dire autentica – sarebbe da ricondurre alla sua condizione 

personale. Oltracciò, l’autorità inferiore non avrebbe debitamente valutato 

l’esistenza di un timore fondato discendente dalla collaborazione con 

un’ONG internazionale attiva in Afghanistan, a maggior ragione se consi-

derate le asserite aggressioni che A._______ e la sua famiglia avrebbero 

subito prima e dopo l’espatrio dell’insorgente. 

 

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D.  

Con decisione del 26 marzo 2020, notificata all’interessato in medesima 

data (cfr. atto […]-35/1), l’autorità di prima istanza non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, 

pronunciando nel contempo il suo allontanamento. L’autorità in parola ha 

tuttavia ritenuto inesigibile l’esecuzione di detto provvedimento, da cui la 

contestuale ammissione provvisoria. 

E.  

Il 6 aprile 2020, l’interessato è insorto contro detta decisione dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l’an-

nullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di ri-

fugiato e la concessione dell’asilo; in subordine la ritrasmissione degli atti 

alla SEM per un complemento istruttorio; contestualmente e con protesta 

di tasse e spese, di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudizia-

ria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del 

relativo anticipo. 

F.  

Con scritto del 25 novembre 2020 (cfr. risultanze processuali; data d’en-

trata: 26 novembre 2020), il ricorrente ha proposto un complemento all’im-

pugnativa del 6 aprile 2020. Per mezzo di quest’ultimo, egli ha comunicato 

al Tribunale nuovi fatti, ai sensi dei quali i talebani si sarebbero nuovamente 

recati presso il suo domicilio in Afghanistan, aggredendo la famiglia. A se-

guito di tale episodio, la moglie dell’interessato sarebbe stata ospedaliz-

zata per due giorni. Orbene, a mente di A._______, tale evenienza si col-

locherebbe in una logica di continuità rispetto a quanto precedentemente 

allegato. Il medesimo ha quindi ribadito i timori di persecuzione nel suo 

Paese d’origine.  

G.  

Da ultimo, per il tramite della missiva del 22 gennaio 2021 (cfr. risultanze 

processuali; data d’entrata: 25 gennaio 2021), l’insorgente ha aggiornato il 

Tribunale in merito alle problematiche psicologiche che affliggerebbero il 

suo stato di salute. In proposito, onde avvalorare le proprie asserzioni, egli 

ha rimesso allo scrivente copia dei certificati medici del 15 gennaio 2021 − 

redatto dal Dr. med. H._______ − rispettivamente del 19 gennaio 2021, 

redatto dal Dr. med. I._______.   

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

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nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né da motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-

nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-

petente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 

cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del corretto e com-

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pleto accertamento della fattispecie, procurarsi la documentazione neces-

saria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridiche ed ammi-

nistrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 con-

sid. 5). V’è un accertamento inesatto quando la decisione si fonda su fatti 

incorretti e non conformi agli atti, e un accertamento incompleto quando 

non è tenuto conto di tutte le circostanze giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 

2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfah-

ren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 

369 segg.). In tale contesto il Tribunale è tenuto ad effettuare d’ufficio un 

esteso controllo delle circostanze di fatto ritenute nella decisione avversata 

(art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.188). 

Qualora in sede ricorsuale vengano identificate delle carenze, la decisione 

va annullata ed il caso retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che 

questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, sentenza del Tribunale 

D-5328/2019 del 24 ottobre 2019 consid. 5.4). 

5.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclu-

sivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda di asilo ed 

il mancato riconoscimento della qualità di rifugiato. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifu-

giato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta 

l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ul-

tima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-

tano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pres-

sione psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure si-

stematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e 

dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono 

un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del 

sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato 

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persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa 

situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 

consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

6.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

7.  

7.1 Nella querelata decisione, la SEM ha ritenuto che le allegazioni dell’in-

teressato circa i motivi di asilo sarebbero irrilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

7.1.1 Anzitutto, a mente dell’autorità di prima istanza, le proposte dei tale-

bani miravano ad assicurarsi le prestazioni di A._______. Il reclutamento 

dell’insorgente sarebbe quindi stato un impiego retribuito, motivato dalle 

sue capacità professionali. Inoltre, l’asserito rapimento sarebbe avvenuto 

quando la collaborazione fra l’ONG e il richiedente era già stata risolta, 

ragion per cui le attenzioni dei talebani non avrebbero avuto altra motiva-

zione se non le competenze lavorative del ricorrente. Del resto, secondo la 

SEM gli autisti fuori servizio non sarebbero particolarmente a rischio una 

volta interrotti i legami con un’ONG, evenienza che in concreto sarebbe 

oltretutto rafforzata dal fatto ch’egli non avrebbe ricoperto un ruolo di parti-

colare interesse strategico in seno all’associazione. Questa valutazione sa-

rebbe peraltro comprovata dal rapporto ventennale, durante il quale l’inte-

ressato non avrebbe mai lamentato interazioni con i talebani. Non da ul-

timo, il richiedente non apparterrebbe neppure ad una minoranza etnico-

religiosa. 

Ferme tali premesse, l’autorità inferiore ha considerato che le persecuzioni 

allegate dal richiedente non sarebbero cagionate da uno dei motivi esau-

stivamente enumerati all’art. 3 LAsi, ma piuttosto da atti di criminalità co-

mune, ciò che ne determinerebbe l’irrilevanza in materia d’asilo.  

7.1.2 Nel prosieguo della decisione impugnata, l’autorità in parola ha poi 

ponderato le censure allegate nel summenzionato parere del 25 marzo 

2020. In merito, ha osservato che le argomentazioni ivi enucleate, non es-

sendo state sufficientemente articolate, non sarebbero suscettibili di con-

durre a diversa valutazione nel caso di specie. 

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Conseguentemente, alla luce delle considerazioni di cui sopra, l’autorità di 

prima istanza non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed 

ha respinto la sua domanda d’asilo. 

7.2 Con il gravame, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l’insor-

gente ha contestato tali conclusioni. 

7.2.1 Anzitutto, posta la complessità del caso in rassegna, l’autorità infe-

riore avrebbe erroneamente evaso la domanda d’asilo del richiedente as-

segnandola alla procedura celere anziché ampliata. D’altro canto, l’autorità 

in parola avrebbe nettamente oltrepassato i termini previsti dall’art. 26 

cpv. 1 LAsi e dall’art. 37 cpv. 2 LAsi, giacché avrebbe impiegato cento 

giorni per indire l’audizione sui motivi d’asilo, oltre a necessitare ulteriori 

quarantuno giorni per procedere con un’audizione complementare ed 

emettere la decisione impugnata. Vieppiù, la motivazione esposta dall’au-

torità inferiore peccherebbe di chiarezza e completezza. In questo senso, 

pur esimendosi dal pronunciarsi definitivamente in merito alla verosimi-

glianza in materia d’asilo, la SEM avrebbe alluso ad elementi di inverosi-

miglianza inficianti le allegazioni del ricorrente; così facendo, quest’ultima 

avrebbe adottato un ragionamento logico-argomentativo di difficile com-

prensione. Difatti, l’assenza di una sufficiente motivazione su tale punto, 

impedirebbe l’impugnazione della decisione in piena conoscenza di causa, 

così che l’oggetto del gravame andrebbe delimitato alla rilevanza delle al-

legazioni in materia d’asilo. Invero, tale procedere suggerirebbe piuttosto 

l’ammissione della verosimiglianza di quanto narrato, tanto più se conside-

rato che il progetto di decisione si ancorava esclusivamente all’inverosimi-

glianza ex art. 7 LAsi (cfr. memoriale ricorsuale, punto 8-11). 

Oltretutto, l’autorità inferiore avrebbe omesso di pronunciarsi quanto alla 

pertinenza e al valore probatorio di numerosi mezzi di prova prodotti dal 

ricorrente (cfr. memoriale ricorsuale, punto 5). Ne discenderebbe, che la 

decisione della SEM sarebbe viziata da una violazione del diritto di essere 

sentito dell’insorgente e del suo diritto di difendersi, oltre che essere fon-

data su un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti determinanti 

(cfr. memoriale ricorsuale, punto 7). 

7.2.2 Con il ricorso, l’interessato avversa altresì le ponderazioni della SEM 

circa l’irrilevanza dei suoi motivi d’asilo. A suo dire, questa avrebbe sotto-

valutato il rischio di persecuzioni future derivanti dall’attività lavorativa eser-

citata per l’ONG, giacché i riferimenti citati nella sindacata decisione, im-

porrebbero in realtà di tenere conto delle particolari circostanze del caso 

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Pagina 10 

concreto (cfr. memoriale ricorsuale, punto 14). Su tali presupposti, il ricor-

rente osserva di essere stato oggetto di un interesse persecutorio da parte 

dei talebani in due occasioni prima del rapimento, e che questo sia rimasto 

immutato malgrado il suo espatrio, essendosi i medesimi recati presso il 

suo domicilio aggredendo i suoi famigliari (cfr. memoriale ricorsuale, punto 

14). Del resto, con la lettera minatoria i talebani gli avrebbero rimproverato 

di essere un infedele, oltre ad avergli intimato di interrompere il lavoro 

svolto per l’ONG e di recarsi dai medesimi. 

Ne conseguirebbe, che la decisione della SEM sarebbe viziata da una vio-

lazione del diritto di essere sentito dell’interessato, oltre che essere fondata 

su un accertamento incompleto dei fatti determinanti. 

8.  

Ora, nel caso in rassegna va anzitutto evidenziato che, pur essendo il Tri-

bunale conscio del fatto che la scelta del tipo di procedura di prima istanza 

incomba unicamente alla SEM (cfr. DTAF 2017 VI/3 consid. 9.2.3), vi sa-

rebbe da valutare l’idoneità della trattazione del caso in rassegna secondo 

i dettami della procedura celere, dacché statuendo in data 26 marzo 2020, 

la SEM ha impiegato oltre 140 giorni per dare seguito alla succitata do-

manda d’asilo. Tuttavia, conto tenuto delle considerazioni che seguono, già 

di per sé determinanti l’annullamento della decisione avversata, la que-

stione può qui rimanere inevasa. 

9.  

Alla luce delle valutazioni e delle motivazioni contenute nel progetto di de-

cisione − sostanzialmente discordanti da quelle formulate nel provvedi-

mento impugnato, essendo le prime ancorate all’art. 7 LAsi anziché 

all’art. 3 LAsi − il Tribunale ritiene giudizioso esaminare preliminarmente il 

procedere dell’autorità inferiore, ed in particolare l’eventuale espletazione 

dei suoi obblighi procedurali conformemente ai dettami delle norme di 

legge in vigore. 

10.  

10.1 L’art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1, RS 142.311]) − intitolato 

a margine “Procedura celere” − recita quanto segue: 

  Al termine della fase preparatoria inizia la procedura celere. Nel 

suo contesto sono espletate in particolare le seguenti fasi proce-

durali: 

a. preparazione dell’audizione sui motivi d’asilo; 

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b. audizione sui motivi d’asilo o concessione del diritto di essere 

sentiti; 

c. eventuale ulteriore parere del rappresentante legale; 

d. smistamento: proseguimento della procedura celere o pas-

saggio alla procedura ampliata; 

e. stesura della bozza della decisione sull’asilo; 

f. parere del rappresentante legale in merito alla bozza di deci-

sione negativa sull’asilo; 

g. redazione finale della decisione sull’asilo; 

h. notificazione della decisione sull’asilo. 

10.2 In specie, ferme le premesse che precedono (cfr. supra consid. 9), v’è 

in primo luogo da chiedersi se tali fasi procedurali, ed in particolare il parere 

del rappresentante legale alla bozza di decisione negativa sull’asilo 

(cfr. art. 20c lett. f dell’Ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1, RS 142.311]), costi-

tuiscano dei passaggi imprescindibili della procedura celere ai sensi 

dell’art. 26c LAsi.  

10.2.1 Orbene, con il Messaggio del 3 settembre 2014 concernente la mo-

difica della legge sull’asilo, il Consiglio federale si è chinato su tale punto, 

evidenziando la vincolatività delle suesposte fasi procedurali e, segnata-

mente, sottolineando l’utilità del parere alla bozza di decisione negativa, 

suscettibile di sgravare la procedura di ricorso (FF 2014 6917, 6940 e 

6981). 

10.2.2 Per sovrabbondanza, come già a suo tempo rilevato dallo scrivente 

Tribunale, la formulazione dell’art. 20c OAsi 1 corrisponde in tutte le lingue 

ufficiali al testo di cui all’art. 17 cpv. 2 dell’Ordinanza sullo svolgimento di 

fasi di test relative alle misure di accelerazione nel settore dell’asilo (OTest, 

RS 142.318.1) (cfr. sentenza del Tribunale E-6885/2017 del 20 marzo 2019 

consid. 5.3.6). Sicché, le ponderazioni articolate in merito alla seconda 

hanno motivo di essere parimenti ritenute, mutatis mutandis, per la prima. 

Ebbene, da un’interpretazione sistematica dell’art. 17 cpv. 2 lett. f OTest, il 

Tribunale ha dedotto come la facoltà di esprimersi con un parere circa il 

progetto di decisione negativa della SEM, sia una fase procedurale obbli-

gatoria (cfr. sentenza del Tribunale E-6885/2017 del 20 marzo 2019 con-

sid. 6.5.1), così come lo è del resto la redazione della stessa bozza di de-

cisione sull’asilo. La necessità di tale passo procedurale è stata inoltre con-

fermata dall’esaustiva interpretazione teleologica operata dal Tribunale 

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nella medesima sentenza, alla cui disamina si rinvia (cfr. sentenza del Tri-

bunale E-6885/2017 del 20 marzo 2019 consid. 6.6.1 e 6.6.2 con riferimenti 

ivi citati). In definitiva, il diritto di commentare il progetto di decisione – oltre 

a tutelare l'interesse dei richiedenti l’asilo – si iscrive nell’interesse della 

SEM e, più in generale, nella ricerca di maggiore efficienza ed economia 

procedurale volute con la recente revisione della legge sull’asilo (cfr. sen-

tenza del Tribunale E-6885/2017 del 20 marzo 2019 consid. 6.6.3 e 6.9 con 

riferimenti ivi citati; FF 2014 6917, 6981). 

10.3 Pertanto, alla luce delle considerazioni che precedono e con riguardo 

al caso in esame, il Tribunale ritiene che la SEM, enucleando nella bozza 

di decisione delle valutazioni fondamentalmente difformi da quanto in se-

guito articolato nella decisione sull’asilo, ed attribuendo al ricorrente la fa-

coltà di pronunciarsi con un parere unicamente in merito alle prime, abbia 

di fatto privato il ricorrente di una fase procedurale imperativa, ciò che co-

stituisce una violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente (cfr. sen-

tenza del Tribunale E-6885/2017 del 20 marzo 2019 consid. 6.9.1).  

11.  

11.1 A tal proposito, va rammentato che la violazione del diritto di essere 

sentito, ritenuta la natura formale dello stesso, implica, di principio, l’annul-

lamento della decisione impugnata a prescindere dalle possibilità di suc-

cesso nel merito (DTF 132 V 387 consid. 5.1; 127 V 431 consid. 3d). Se-

condo la prassi del Tribunale federale, tuttavia, una violazione del diritto di 

essere sentito può essere sanata nell’ambito di una procedura di ricorso 

qualora l’autorità adita goda dello stesso potere di esame di quella deci-

dente (DTF 137 129 I 129 consid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 

consid. 2d pag. 138). La riparazione del vizio deve però, segnatamente in 

presenza di gravi violazioni, rimanere l’eccezione, non fosse altro perché 

la concessione successiva del diritto di essere sentito costituisce sovente 

solo un surrogato imperfetto (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 136 V 117 con-

sid. 4.2.2.2; 135 I 279 consid. 2.6.1). Una riparazione entra inoltre in con-

siderazione solo se la persona interessata non abbia a subire pregiudizio 

dalla concessione successiva, rispettivamente dalla sanatoria. In nessun 

caso, comunque, può essere ammesso che l’autorità pervenga ad un risul-

tato che non avrebbe mai ottenuto procedendo in modo corretto (DTF 129 

I 129 consid. 2.2.3 pag. 135). 

11.2 Orbene, venendo alla presente disamina, e ritenute le valutazioni di 

cui sopra (cfr. supra consid. 10.2.1 e 10.2.2), è indubbio che l’art. 20c lett. f 

OAsi 1 vada inteso quale norma imperativa con natura atta a salvaguar-

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Pagina 13 

dare le garanzie costituzionali del richiedente l’asilo nell’ambito della pro-

cedura celere. Conseguentemente, sanare tale vizio in questa sede equi-

varrebbe a privare indebitamente l’interessato di una fase procedurale im-

prescindibile. Oltretutto, tale violazione – posta l’importanza della norma-

tiva trasgredita – raggiunge un certo grado di gravità, così che in specie v’è 

da escludere una sanatoria. 

11.3 Pertanto, già solo per i motivi che precedono, il ricorso deve essere 

accolto. 

12.  

12.1 Da ultimo, è doveroso rammentare che nell’ambito di un’analisi del 

Paese dal punto di vista della sicurezza e della situazione umanitaria, il 

Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, già 

critica, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo (cfr. sentenza del 

Tribunale D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 pubblicata come sentenza di 

riferimento). In tale contesto, non è chiaro se le forze di sicurezza siano o 

meno in misura di fornire protezione contro i gruppi di insorti armati attivi 

nel paese (cfr. sentenza D-2112/2017 del 19 gennaio 2019 consid. 5.2). È 

inoltre incontestabile che vi siano da riconoscere alcune categorie di per-

sone particolarmente esposte al rischio di subire persecuzioni rilevanti in 

materia d’asilo (cfr. sentenze del Tribunale D-780/2017 del 13 giugno 2018, 

consid. 5.5, D-3846/2017 del 19 marzo 2018, consid. 3.3, e D-2112/2017 

del 19 gennaio 2019 consid. 5.2). Si tratta invero di coloro che sono consi-

derati, a torto o a ragione, vicini al governo o alla coalizione internazionale 

(cfr. sentenza del Tribunale E-4258/2016 del 20 dicembre 2017, con-

sid. 5.3.2; UNHCR Eligibility Guidelines for Assessing the International Pro-

tection Needs of Asylum-Seekers from Afghanistan, 30 agosto 2018, pag. 

39 e segg.), degli stessi membri delle forze di sicurezza e delle milizie filo-

governative (cfr. Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo, Informazione sui 

Paesi di origine, Afghanistan 12.2017, pag. 27 e seg.), come pure di colla-

boratori di imprese internazionali od ONG (cfr. sentenza del Tribunale D-

3402/2017 del 14 dicembre 2017 consid. 6.3). Queste categorie di persone 

possono prevalersi, sul piano oggettivo e a determinate condizioni, di un 

fondato timore di essere esposte, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del 

Tribunale E-4942/2016 del 3 luglio 2018 consid. 4.2; sulla nozione 

cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).  

12.2 Conseguentemente, posta la potenziale rilevanza in materia d’asilo 

dell’asserita collaborazione con l’ONG in parola, si giustifica una verifica 

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Pagina 14 

approfondita dei mezzi di prova prodotti ed una nuova analisi delle allega-

zioni dell’insorgente sotto il profilo della verosimiglianza.  

Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 26 marzo 2020 è 

annullata. Gli atti di causa sono trasmessi all’autorità intimata (art. 61 cpv. 1 

PA) affinché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), 

a pronunciare una nuova decisione rispettosa degli obblighi procedurali ai 

sensi dei considerandi della presente sentenza, eventualmente dopo ulte-

riori misure d’istruzione. L’autorità intimata è invitata inoltre a determinare 

se il ricorrente abbia o meno collaborato con l’ONG “(…)” e ciò tenendo in 

debita considerazione la documentazione da lui prodotta. Nell’affermativa, 

occorrerà poi valutare se l’insorgente possa o meno avvalersi di un timore 

fondato di essere esposto a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Qualora 

l’autorità di prima istanza non dovesse ritenere adempiuti i criteri per il ri-

conoscimento dello statuto di rifugiato, essa sottoporrà il progetto di deci-

sione negativa al ricorrente, conformemente ai propri obblighi procedurali 

(cfr. supra consid. 10 e 11). 

Su tali presupposti, il Tribunale può esimersi dal dirimere le restanti cen-

sure. 

14.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA) e la domanda di assistenza giudiziaria è da considerarsi 

priva d’oggetto. Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite in-

dennità ripetibili quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale 

designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi. 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

   

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 26 marzo 2020 è annullata 

e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento dell’istruttoria e 

la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi.   

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non sono attribuite indennità ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

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