# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 293c800c-d70a-5d97-8469-0db6b78e2120
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-10-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 16.10.2001 52.2000.212
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-212_2001-10-16.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00212

   

  	
  Lugano

  16 ottobre
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Michele Patuzzo, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 14 settembre 2000 della

 

 

	
   

  	
  Comunione ereditaria __________

  rappr. da: __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 30 agosto 2000 del Consiglio di Stato,
  no. 3352, che ha respinto l'impugnativa presentata dagli insorgenti avverso
  la decisione 9 settembre 1999 con cui il municipio di __________ ha negato
  della licenza edilizia per la riattazione e trasformazione in grotto pubblico
  dell'edificio esistente sulla part. __________ RFD;

  

 

 

viste le risposte:

-      3 ottobre 2000 del
Consiglio di Stato;

-    24 ottobre 2000 del
Municipio di __________.

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 6 luglio
1999 la CE composta dai signori __________, __________ e __________,
rappresentata da __________, ha chiesto al municipio di __________ il permesso
di riattare e trasformare in grotto pubblico un edificio situato in località
__________ (part. __________ RFD sub A), fuori della zona edificabile. La
domanda descriveva l'intervento come "riattazione di edificio abitativo
esistente, con caratteristiche di abitazione secondaria destinata all'affitto".

 

 

                                  B.   Il
Dipartimento del Territorio si è opposto al rilascio della licenza edilizia,
ritenendo l'intervento contrario agli art. 24 LPT nonché 71, 72 e 75 LALPT, in
quanto il progettato cambiamento di destinazione da abitazione a esercizio
pubblico equivarrebbe ad una trasformazione totale inammissibile ai sensi della
legislazione federale per l'utilizzazione dei sedimi ubicati fuori dalle zone
edificabili. In particolare, i grotti dovrebbero situarsi in zona edificabile,
non essendo opere ad ubicazione vincolata. L'Ufficio canalizzazioni ha invece
approvato i piani per quanto di sua competenza, esplicitamente riservate le
disposizioni vigenti in materia di esercizi pubblici, di competenza di altro
Dipartimento.

 

 

                                  C.   Il 9
settembre 1999 il municipio di __________ conformemente all'art. 7 RE ha negato
il rilascio della licenza edilizia per queste stesse ragioni oltre che per il
fatto che l'intervento sarebbe stato in contrasto con l'art. 31 NAPR,
applicabile alla zona residua, che rinvia agli art. 22 e 24 LPT.

 

 

                                  D.   La
ricorrente ha impugnato detta decisione davanti al Consiglio di Stato
sostenendo che il prospettato intervento, che lascerebbe inalterata la
volumetria dell'edificio, permetterebbe la continuazione della precedente
attività commerciale di emporio per la vendita di articoli di frontiera e di
bibite, comprendente l'abitazione per i gestori. L'apertura del grotto non
avrebbe ingenerato nuove ripercussioni sull'utilizzazione dello stabile e
sull'ambiente in urto con interessi pubblici o privati preponderanti. Il DT si
è opposto al gravame ribadendo che l'importanza della ristrutturazione la
rendeva comunque equiparabile ad una trasformazione totale. Il Municipio da parte
sua ha contestato che si possa ritenere preesistente un'attività cessata da
30/40 anni, rilevando che il progetto avrebbe un'incidenza sull'ambiente sia
per lo smaltimento delle acque luride, siccome la grande distanza dal limite
del PGC impedisce l'allacciamento alla rete delle canalizzazioni e pertanto è
progettato un allacciamento alla fossa di chiarificazione esistente con pozzo
perdente alla quale già oggi sono allacciati altri stabili abitativi dei
ricorrenti, sia per l'accesso veicolare (il progetto prevede un posteggio per
16 automobili), che dovrebbe avvenire su una strada comunale in ghiaia che il
PR in revisione classifica quale strada agricola e quindi non idonea al
transito di veicoli "normali", per la cui sistemazione il Municipio
non intende assumersi oneri.

 

 

                                  E.   Il
Consiglio di Stato ha respinto il gravame ritenendo il progettato intervento un
cambiamento di destinazione paragonabile ad una trasformazione totale in quanto
l'edificio non è stato utilizzato per un lasso di tempo importante (almeno 30
anni) e lo stesso verrebbe adibito ad un'attività (esercizio pubblico) ben
diversa per clientela, frequenza, orari e prestazioni da quella svolta in precedenza
(spaccio per articoli di frontiera). Pertanto il progetto risulta inammissibile
ai sensi dell'art. 24 cpv. 1 LPT, perché l'ubicazione non è vincolata e perché
il progetto si trova in contrasto con interessi preponderanti legati alla
protezione della natura e del paesaggio ed alla necessità di salvaguardare il
più possibile l'integrità del territorio e la sua pianificazione. In
particolare la prospettata trasformazione comporterebbe a livello di smaltimento
delle acque luride un carico ambientale di gran lunga superiore a quello occasionato
dalla precedente attività commerciale, e la mancanza di allacciamento alla rete
fognaria comunale obbligherebbe a realizzare un pozzo perdente, in contrasto
con l'art. 19 LPT e 6 LF sulla protezione delle acque (LPAc).

 

 

 

 

                                  F.   Contro la
predetta decisione la CE insorge ora davanti a questo Tribunale, riprendendo i
propri argomenti e chiedendo il rilascio della licenza. A suo dire il prospettato
intervento non costituirebbe una trasformazione totale dello stabile, la cui
precedente destinazione, a differenza di quanto figura a sommarione e ritenuto
dal DT, non era solo quella di abitazione dei gerenti bensì anche quella di
emporio per la vendita di articoli di frontiera e bibite destinati all'asporto
o al consumo sul posto. Questa destinazione, esauritasi per ragioni
congiunturali portando alla chiusura dell'esercizio e all'abbandono
dell'abitazione, avrebbe a suo tempo garantito una valida sopravvivenza
economica, grazie all'importante afflusso di clientela. La trasformazione in
grotto non comporterebbe pertanto un maggior carico ambientale e di traffico rispetto
alla primitiva destinazione. Al contrario costituirebbe la continuazione di una
attività commerciale preesistente, sempre basata sulla vendita e lo smercio di
prodotti tipici a cavallo della frontiera, limitandosi ad adeguarla alle mutate
condizioni socioeconomiche, e consentendo parallelamente il recupero ed il risanamento
di un edificio di inizio secolo altrimenti destinato al degrado, con un impatto
paesaggisticamente negativo. Il mantenimento delle caratteristiche commerciali
e della struttura edilizia, unitamente al rispetto della volumetria
dell'edificio, escluderebbero che si tratti di trasformazione totale ai sensi
degli art. 24 LPT e 71 segg. LALPT. In ogni caso, l'intervento dovrebbe essere
ammesso se la ristrutturazione fosse unicamente destinata a riprendere la
precedente attività commerciale di vendita e spaccio con consumo sul posto di
prodotti. Pertanto l'estensione di tale attività a grotto non comporterebbe
modifiche sostanziali e né genererebbe nuove ripercussioni sull'utilizzo dello
stabile e sull'ambiente in contrasto con interessi pubblici o privati preponderanti,
tanto meno per l'evacuazione delle acque per le quali già esiste una adeguata
fossa biologica con pozzo di dispersione del tipo usualmente utilizzato per gli
edifici fuori zona edificabile. Del resto sarebbe usuale che i grotti siano
situati fuori zona edificabile, come risulta anche dalla definizione della
LEsPub, benché pochi comuni prevedano un'apposita zona nei loro piani regolatori.
L'insorgente chiede infine di esperire un sopralluogo.

 

 

                                  G.   Il
Consiglio di Stato ed il municipio postulano la reiezione del gravame
riconfermandosi negli argomenti addotti in precedenza. L'autorità comunale in
particolare censura l'impatto ambientale negativo del traffico indotto che si troverebbe
a transitare su una strada classificata dal PR in fase di approvazione quale
strada agricola.

 

 

                                  H.   Chiamate a
prendere posizione sul nuovo diritto federale entrato in vigore il 1. settembre
2000 per gli edifici ed impianti fuori zona edificabile, le parti non hanno sollevato
ulteriori argomenti.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente
e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 21 LE, 43 e 46 PAmm. Il
ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli
atti, comprensivi di documentazione fotografica, senza procedere all'esperimento
del sopralluogo richiesto dalla ricorrente, non suscettibile di procurare a
questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti per il giudizio
(art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Di
principio, l'autorizzazione a costruire o trasformare edifici o impianti può essere
rilasciata soltanto se essi sono conformi alla funzione prevista dal piano regolatore
per la zona di utilizzazione (principio della conformità di zona, art. 22 cpv.
2 lett. a LPT) e se il fondo è urbanizzato (art. 22 cpv. 2 lett. b LPT).

 

2.2. Un fondo è urbanizzato se, ai fini
della prevista utilizzazione, vi è accesso sufficiente e le necessarie condotte
d’acqua, d’energia e d’evacuazione dei liquami arrivano così vicine da rendere
possibile un raccordo senza dispendio rilevante. Le zone edificabili sono
equipaggiate dall’ente pubblico nei termini previsti dal programma di urbanizzazione.
Il diritto cantonale disciplina i contributi dei proprietari fondiari. Se
l’ente pubblico non urbanizza le zone edificabili nei termini previsti, deve
permettere ai proprietari fondiari di provvedere da sé all’urbanizzazione dei
fondi secondo i piani approvati dall’ente pubblico oppure di anticipare le
spese d’urbanizzazione giusta il diritto cantonale (art. 19 LPT).

 

2.3. Nel caso in esame gli interventi in
discussione verrebbero realizzati su un terreno appartenente alla zona residua,
priva di destinazione specifica: in estrema sintesi, un'area che per situazione,
dimensione, natura del suolo ecc. non si presta con evidenza a nessuna delle
utilizzazioni normali previste dalla LPT (cfr. Lucchini, Compendio giuridico
per l'edilizia, CFPG vol. 4, 1999, pag. 278 seg. e citazioni). Giusta l'art. 31
NAPR di __________, la zona residua comprende tutto il territorio non definito
come zona edificabile nel piano delle zone, ad eccezione dell'area boschiva, e
per l'edificazione in tale zona valgono le condizioni degli art. 22 e 24 della
Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT) e l'art. 9 e seguenti
del Decreto Esecutivo sull'ordinamento provvisorio in materia di pianificazione
del territorio (DELPT, nel frattempo abrogato e sostituito dalla LALPT; v.
Scolari, Commentario, n. 16-17 e 525). Non rispondendo alla funzione assegnata
alla zona di situazione, che è per l'appunto priva di funzione specifica, gli
interventi non possono di principio beneficiare di un permesso ordinario
(DFGP/UFPT, Commento alla LPT, n. 15 e 16 ad art. 18; RDAT I-1996 no. 24).

 

 

                                   3.   3.1. Il 1.
settembre 2000 è entrata in vigore la modifica della legge sulla pianificazione
del territorio del 20 marzo 1998 (nLPT) e la nuova Ordinanza sulla
pianificazione del territorio del 28 giugno 2000 (nOPT). Giusta l'art. 52 nOPT
le procedure pendenti al momento dell'entrata in vigore della nuova
legislazione sono giudicate secondo il nuovo diritto. Le procedure ricorsuali
pendenti sono però portate a termine secondo il diritto previgente, nella
misura in cui il nuovo diritto non sia più favorevole al richiedente.
Circostanza questa che va esaminata in concreto.

 

3.2. In deroga al principio della conformità
di zona, sancito dall'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT, fuori delle zone edificabili
possono eccezionalmente essere rilasciate autorizzazioni per la costruzione o
il cambiamento di destinazione di edifici non conformi alla funzione prevista
per la zona di utilizzazione, soltanto se la loro destinazione esige
un'ubicazione fuori della zona edificabile (lett. a) e se non vi si oppongono
interessi preponderanti (lett. b). I due requisiti devono essere adempiuti
cumulativamente (art. 24 nLPT, identico all'art. 24 cpv. 1 vLPT, mentre dal 1
settembre 2000 è stata abrogata la norma dell'art. 24 cpv. 2 vLPT giusta il
quale il diritto cantonale poteva permettere la rinnovazione, trasformazione
parziale o ricostruzione di edifici ed impianti in quanto compatibili con le
importanti esigenze della pianificazione territoriale, situazioni ormai
regolate dagli art. 24a segg. e spec. 24c nLPT, senza modifiche sostanziali
della regolamentazione).

Il requisito dell'ubicazione vincolata ha
carattere oggettivo ed è soddisfatto se l'edificio o l'impianto dev'essere
realizzato fuori dal territorio edificabile per motivi d'ordine tecnico, o
inerenti all'esercizio, o relativi alla natura del terreno. Il vincolo può essere
positivo ed essere dettato dall'esigenza di una determinata ubicazione, oppure
negativo ed essere imposto dall'esclusione di ogni altra ubicazione (cfr. DTF
114 Ib 186 seg. e rinvii). Solo la funzione oggettiva dell'opera progettata può
giustificare la concessione di una deroga. Non per contro la destinazione dichiarata
dall'istante.

 

3.3. Il progetto in rassegna non può
beneficiare di un'autorizzazione retta dall'art. 24 LPT, poiché non soddisfa il
requisito della ubicazione vincolata. La gestione di un grotto non è
un'attività direttamente connessa all'utilizzazione del suolo. Nulla impedisce
invero di aprire un tale esercizio pubblico in fabbricati situati all'interno
della zona edificabile. Tutto considerato non è dato di ravvisare nella
fattispecie un'effettiva esigenza di realizzare un nuovo grotto fuori della
zona edificabile (DTF 112 Ib 407 consid. 6; Bandli, Bauen ausserhalb der
Bauzonen, N. 205 seg.). Il progetto non è quindi ammissibile ai sensi dell'art.
24 LPT già per la mancanza del requisito dell'ubicazione vincolata, senza che
sia necessario esaminare se in questo contesto vi si oppongano interessi
preponderanti.

 

 

                                   4.   4.1.
Giusta l'art. 24 cpv. 2 vLPT, applicabile alla presente procedura nella misura
in cui più favorevole al ricorrente (art. 52 OPT), il diritto cantonale può
autorizzare la rinnovazione, la trasformazione parziale o la ricostruzione di
edifici o di impianti esistenti in contrasto con la funzione prevista per la
zona di utilizzazione, in quanto compatibili con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale. Il concetto di "trasformazione parziale"
comprende solo ampliamenti o cambiamenti di destinazione di piccola entità, che
non sovvertono l'identità dell'opera preesistente (Bandli, op. cit., n. 251 e
rinvii).

 

4.2. L'art. 71 LALPT prevede in deroga al
principio dell'art. 22  LPT che per il cambiamento di destinazione, la
rinnovazione o la trasformazione di edifici fuori delle zone edificabili e non
conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione, può essere
rilasciata l’autorizzazione dopo un esame di interesse generale se, oltre ad
essere adempiute le condizioni specifiche degli art. 72 a 76 LALPT, il fondo è
sufficientemente urbanizzato e non vi si oppongono interessi preponderanti.
L'art. 73 LALPT stabilisce che i casi particolari di interventi edilizi su
edifici situati fuori delle zone edificabili, finalizzati a cambiamenti anche
totali di destinazione, sono regolati dalla legislazione federale. Riguardo gli
edifici siti fuori zona edificabile, una rinnovazione può essere autorizzata
solo se compatibile con le importanti esigenze della pianificazione
territoriale (art. 74 LALPT) ed una trasformazione parziale una tantum
può essere eccezionalmente autorizzata se indispensabile per la continuazione
dell’utilizzazione attuale e compatibile con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale (art. 75 LALPT).

 

4.3. Fondandosi sull'art. 24 cpv. 2 vLPT il
legislatore cantonale ha così ammesso la possibilità di autorizzare in via
eccezionale la trasformazione di edifici non conformi alla funzione prevista
per la zona di utilizzazione in cui sono ubicati, a condizione che l'intervento
risulti indispensabile per la continuazione dell'uso attuale e compatibile con
le importanti esigenze della pianificazione territoriale. In concreto è
evidente che il progetto in rassegna non può costituire un semplice
rinnovamento ma comporta una trasformazione dell'immobile. Per beneficiare di
un'eccezione fondata sugli art. 24 cpv. 2 vLPT e 75 LALPT, l'intervento dev'essere
contenuto sia dal profilo qualitativo, sia dal profilo quantitativo. Non deve
insomma alterare in modo significativo l'identità della costruzione originaria.
Scopo delle facilitazioni rette dall'art. 24 cpv. 2 vLPT è infatti soltanto
quello di permettere la conservazione della sostanza edilizia esistente fuori
della zona edificabile (Commento alla LPT, ad art. 24 n. 29; Aemisegger, Leitfaden
zum RPG, pag. 95; Bandli, op. cit., n. 240 seg.; RDAT II-1995, n. 39; DTF 107
Ib 240; DTF 110 Ib 143; DTF 112 Ib 97). Interventi di maggiore entità ricadono
sotto l'art. 24 cpv. 1 LPT (DTF 110 Ib 143 consid. 3b).

 

4.4. L'immobile dei ricorrenti, fuori zona
edificabile, si configura come una costruzione abbandonata da decenni, che
nella domanda di costruzione e sul sommarione è indicata come abitazione,
mentre dall'incarto sembrerebbe almeno in parte essere stato uno spaccio per
articoli di frontiera. Dal punto di vista strettamente edile, il progetto
potrebbe essere assimilato ad un ampliamento dell'edificio esistente. Da questo
profilo, il rilascio di un'autorizzazione fondata sugli art. 24 cpv. 2 vLPT e
75 LALPT non sarebbe di principio escluso. Una simile autorizzazione entra
tuttavia in considerazione soltanto nella misura in cui l’ampliamento (a) non
alteri in misura significativa l’identità della costruzione esistente, (b)
risulti indispensabile per la continuazione dell’utilizzazione attuale
dell'edificio e (c) appaia compatibile con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale. Orbene, dal profilo del divieto di alterazione
dell’identità della costruzione esistente, si potrebbe, al limite, anche ammettere
che l’ampliamento non stravolga in misura eccessiva l’aspetto architettonico della
casa dei ricorrenti. Tuttavia il cambiamento di destinazione implicato dalla creazione
di un esercizio pubblico in luogo e vece di un semplice punto vendita è di importanza
tale da escludere che l'edificio mantenga la propria identità, indipendentemente
dalla questione a sapere se ed in che misura fosse a suo tempo utilizzato come
spaccio rispettivamente abitazione. Ne discende che in base all'art. 24 cpv. 2
vLPT la domanda di costruzione non può essere accolta così com’è stata presentata.

 

 

 

                                   5.   5.1.
Bisogna a questo punto esaminare se gli art. 24a a 24d nLPT, in vigore dal 1.
settembre 2000 e che escludono l'applicabilità delle norme cantonali in merito,
siano applicabili alla fattispecie, vale a dire se siano più favorevoli al
ricorrente rispetto al vecchio diritto (art. 52 OPT).

 

5.2. Quando il cambiamento di destinazione
di un edificio o di un impianto fuori delle zone edificabili non necessita
lavori di trasformazione ai sensi dell’art. 22 cpv. 1 LPT, l’autorizzazione eccezionale
è rilasciata, con riserva in caso di mutate condizioni, se non ne deriva alcuna
nuova ripercussione sul territorio, sull’urbanizzazione e sull’ambiente, ed
esso non contravviene ad alcun altro atto normativo federale (art. 24a LPT). La
trasformazione può essere sostanziale, quando è importante ed altera la
costruzione nella sua fisionomia, nel suo volume, nella superficie dei piani,
nell'aspetto esterno o nella destinazione d'uso, oppure può essere parziale,
quando riveste un carattere secondario e lascia sostanzialmente immutati
volume, aspetto e destinazione dell'opera edilizia, oltre a non generare nuove
ripercussioni sull'uso del suolo, sulle opere d'urbanizzazione e sull'ambiente
(già in tal senso Scolari, Commentario, n. 645 segg.). Il progetto in esame
costituisce a non averne dubbio una trasformazione sostanziale, sia perché
implica un cambiamento di destinazione con la creazione di un esercizio
pubblico, sia per la significativa ristrutturazione interna dell'edificio, ciò
che esclude in ogni caso l'applicabilità dell'art. 24a LPT.

 

5.3. Il diritto cantonale può autorizzare il
cambiamento totale di destinazione di edifici ed impianti degni di protezione
solo se essi sono stati sottoposti a protezione dall'autorità competente e la
loro conservazione a lungo termine non può essere assicurata in altro modo, e
comunque purché siano rispettate determinate condizioni (art. 24d cpv. 2 e 3
LPT). In concreto l'edificio non è stato posto sotto protezione dall'autorità,
per cui questa norma non torna applicabile alla fattispecie. Parimenti inapplicabile
risulta l'art. 24b LPT, che regola le aziende accessorie agricole, con cui l'edificio
in parola non ha nulla a che fare.

 

 

5.4. Fuori delle zone edificabili, gli
edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione ma non più
conformi alla destinazione di zona sono per principio protetti nella propria
situazione di fatto; con l'autorizzazione dell'autorità essi possono essere rinnovati,
trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano
stati eretti o modificati legalmente e fatta salva la compatibilità con le importanti
esigenze della pianificazione territoriale (art. 24c LPT). L'edificio in
questione è antecedente all'entrata in vigore della LPT (1.1.1980) e della
prima legislazione federale sulla protezione delle acque (1.7.1972) e, essendo
assegnato ad una zona residua, non può per definizione essere conforme ad una
destinazione di zona che non è definita; dalle fotografie in atti sembra
inoltre che la sua struttura portante sia sufficientemente solida per
consentirne ancora l'utilizzazione primitiva: l'art. 24c nLPT è pertanto di
principio applicabile. Giusta l'art. 42 OPT, una trasformazione può quindi
essere ammessa se l'identità dell'edificio viene conservata nei tratti essenziali
rispetto alla data di modifica della situazione pianificatoria, senza che vadano
più considerate le utilizzazioni abbandonate a partire da tale data (USTE,
Nuovo diritto della pianificazione del territorio, febbraio 2001, n.3.2). In concreto
non occorre tuttavia stabilire se l'utilizzo dell'edificio sia stato
abbandonato prima o dopo la data determinante ai sensi del disposto sopra
citato, dato che la domanda di costruzione in rassegna comporta tuttavia e comunque
(come già indicato quo all'art. 24 cpv. 2 vLPT ) un notevole cambiamento di
destinazione del fondo, passando, nella migliore delle ipotesi per la
ricorrente, da un utilizzo commerciale ed abitativo ad uno quale esercizio
pubblico, sicuramente di maggiore impatto sul territorio per numero e tipologia
di utenti nonché per intensità di utilizzo, ciò che esclude che la costruzione
mantenga la propria identità (anche a ragione delle accresciute immissioni;
cfr. USTE, op. cit., n. 3.5 segg.). La questione di sapere se perlomeno la precedente
destinazione di spaccio, peraltro già abbandonata da decenni, possa essere
ripristinata può quindi essere lasciata irrisolta siccome ininfluente
sull'esito della presente procedura. Infatti il progetto in esame prevede
trasformazioni ben più radicali di quelle necessarie per una riapertura dello
spaccio, e poco conciliabili con tale utilizzo (numero dei servizi, esistenza e
posizione della cucina, ecc.…), per cui dovrebbe essere radicalmente ripensato,
e non può essere reso conforme al diritto dall'autorità amministrativa tramite
semplici modifiche di progetto in ossequio al principio di proporzionalità.

 

5.5. Pertanto neppure gli art. 24a - 24d LPT
consentono di concedere la licenza edilizia in rassegna per mancanza dei necessari
presupposti di legge.

 

 

                                   6.   Dato che
la primitiva destinazione dell'edificio non era solo di abitazione ma anche di
spaccio, l'ammissibilità del rinnovamento, dei cambiamenti di destinazione e degli
ampliamenti di edifici utilizzati a scopi commerciali eretti legalmente prima
della modifica legislativa determinante ai sensi dell'art. 24c LPT che li ha
resi non conformi alla destinazione di zona va infine esaminata anche alla luce
degli art. 37a LPT e 43 OPT, che in quanto lex specialis escludono
l'applicazione dell'art. 24c LPT (USTE, op. cit. n. 5.7 segg.). Giusta l'art.
43 cpv. 1 OPT, tali interventi possono essere autorizzati se, cumulativamente,
l'edificio era stato edificato legalmente, non insorgono nuove implicazioni
rilevanti sul territorio e sull'ambiente, non vi si oppongono atti legislativi
federali, non occorre più che una leggera estensione dell'urbanizzazione
esistente, i costi d'infrastruttura sono a carico del proprietario e non vi si
oppongono interessi preponderanti della pianificazione del territorio. Giusta
questa norma ed alle condizioni cumulative appena citate, possono in questo
ambito venire autorizzati (con determinati vincoli di ampliamento) anche dei
cambiamenti totali di destinazione. Come il Tribunale Federale ha già avuto
modo di giudicare in passato, la trasformazione di un fabbricato residenziale
in un piccolo grotto ed il susseguente mutato uso dell'edificio costituiscono
interventi idonei a riflettersi sulle infrastrutture nonché, più generalmente,
sull’ambiente (per immissioni, traffico, accessi, posteggi, consumo di acqua
potabile ed evacuazione delle acque luride) poiché implicano un notevole
incremento dell’intensità dell’utilizzazione, anche in assenza di modificazioni
del fabbricato come tale (RDAT 47/1984). Mutatis mutandis, anche nel caso in
rassegna, benché solo parte del fabbricato originario fosse destinata all'abitazione
e la rimanenza già avesse carattere commerciale, bisogna considerare che il
fatto che l'accesso al fondo sia garantito da una semplice strada agricola
sterrata rende ai giorni nostri impensabile un regolare e significativo
transito di clientela nel caso esistesse un semplice spaccio di articoli di
frontiera, dato che i disagi dell'accesso avrebbero un effetto deterrente per
chi acquista cioccolato o sigarette e dispone di molte analoghe possibilità
lungo una vicina strada asfaltata. Tanto più che in prossimità di uno spaccio,
vale a dire un negozio che vende merce al minuto, specialmente generi
alimentari, senza prevedere posti a sedere, ben difficilmente gli acquirenti si
fermerebbero per un lasso di tempo significativo, per cui i disagi di accesso
avrebbero una durata predominante rispetto al tempo che essi spenderebbero
nella struttura commerciale.

Al contrario con la realizzazione di un
grotto si richiamerebbe indubbiamente un significativo flusso di veicoli, dato
che la scarsa comodità dell'accesso passerebbe in secondo luogo rispetto all'esercizio
pubblico che ne costituirebbe la meta per un tempo certamente più esteso; si
otterrebbe la permanenza in loco di un numero maggiore di persone, per periodi
più prolungati, e con un impatto ambientale ben più intenso. Basti pensare al
consumo di acqua ed elettricità, alla produzione di rifiuti, alle esalazioni di
cucina ed alle acque luride da evacuare, tutti elementi che per uno spaccio
sono quantitativamente insignificanti rispetto a quelli causati da un esercizio
pubblico, dove gli avventori quale attività principale si trattengono e consumano
cibo e bibite per un lasso di tempo prolungato con tutto ciò che questo comporta.
Visto che si passerebbe quindi da una situazione di limitata clientela essenzialmente
di transito, che effettua brevi soste per acquisti di merce sostanzialmente da
asporto, ad una situazione di clientela che viene a sostare durevolmente ed a
mangiare e bere sul posto con tutte le necessità connesse, appare chiaro che la
creazione del grotto causerebbe nuove implicazioni rilevanti sul territorio, e
pertanto risulta inammissibile anche ai sensi dell'art. 43 OPT, senza che sia
necessario esaminare se siano riunite le altre condizioni di applicabilità di
tale disposto.

 

 

                                   7.   Stante
quanto sopra l'intervento in rassegna non può essere autorizzato. Dal momento
che il progetto in esame non verte sul ripristino dell'asserita destinazione originale
dell'edificio, ma chiede di autorizzare un nuovo utilizzo dello stesso, non è necessario
esaminare l'argomento della tutela delle situazioni acquisite e della conservazione
del patrimonio immobiliare altrimenti destinato alla rovina, e non è nemmeno
possibile in ossequio al principio della proporzionalità modificare
semplicemente la domanda per renderla conforme al diritto.

 

 

                                   8.   Per quanto
sopra esposto il ricorso deve essere respinto. Tasse e spese seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 29 Cost.; 6 LPAc; 19, 22, 24 segg. e
rel., 37a LPT; 42, 43, 52 OPT; 67 e 71 segg. LALPT; 3, 21 LE; 2, 7 RLE; 1 segg.
PAmm; 31 NAPR di __________;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giudizio e le spese, per complessivi fr. 800.--, sono poste a carico della
comunione ereditaria ricorrente, e meglio a carico dei coeredi elencati al
consid. A, con vincolo di solidarietà.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario