# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a0e9bc45-47ba-5640-a120-767245946668
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 02.06.2017 14.2015.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2015-8_2017-06-02.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2015.8

  RINVIO TF

  	
  Lugano

  2 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
  d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo nella causa OR.2012.21 (opposizione per non
ritorno a miglior fortuna, procedura ordinaria) della Pretura della
giurisdizione di Locarno-Campagna promossa con istanza 10 settembre 2012 dalla

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dagli PA 1

   PA
  2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  (PA
  3)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sull’appello 12 gennaio 2015 presentato da AP
1 contro la decisione emessa il 26 novembre 2014 dal Pretore della
Giurisdizione di Locarno-Campagna;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 22 febbraio 2012 dall’Ufficio
esecuzione e fallimenti (UEF) di Locarno l’AP 1 procede contro AO 1, titolare
della ditta individuale PI 1, attiva nella vendita di calzature e pelletteria,
per l’incasso di fr. 62'311.–, indicando quale titolo di credito l’“Attestato carenza beni in seguito a fallimento n.
19152 emesso il 26.10.94 di fr. 62'311.– dall’Ufficio esecuzioni di __________.
Contratto di prestito n. 01-412364 III del 19.09.1989”. 

                            B.  Al
precetto esecutivo l’escusso ha interposto opposizione, eccependo di non essere
ritornato a miglior fortuna. Il 27 febbraio 2012 l’UEF di Locarno ha trasmesso
il precetto esecutivo con la relativa opposizione alla Pretura della Giurisdizione
di Locarno-Campagna perché statuisse sulla sua ammissibilità.

                             C.  Con
decisione del 17 agosto 2012 il Pretore aggiunto ha ammesso l’opposizione di
non ritorno a miglior fortuna proposta dal­l’escusso.

                             D.  Il
10 settembre 2012 l’AP 1 ha presentato azione di accertamento del ritorno a
miglior fortuna (art. 265a cpv. 4 LEF), chiedendo che il Pretore accerti
che il convenuto è ritornato a miglior fortuna e che rigetti in via definitiva
l’opposi­­zione interposta al precetto esecutivo n. __________.

                             E.  Chiusa
l’istruttoria il 2 luglio 2013, nel corso della quale sono stati sentiti tre
testi e assunti diversi documenti, le parti hanno rinunciato al dibattimento
finale e si sono confermate nelle rispettive domande nelle loro conclusioni
scritte del 24 e 25 settembre 2013.

                             F.  Statuendo
con decisione del 26 novembre 2014, il Pretore ha respinto la petizione e ha
confermato in via definitiva l’opposizione per mancato ritorno a miglior
fortuna interposta da AO 1, ponendo a carico dell’AP 1 le spese processuali di
fr. 2'055.– e un’indennità per ripetibili di fr. 7'000.– a favore del
convenuto.

                            G.  Contro
la sentenza appena citata l’AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del
12 gennaio 2015 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento della petizione,
e in via subordinata l’annullamento e la retrocessione degli atti al Pretore,
affinché accerti l’entità del ritorno a miglior fortuna del convenuto. Nelle
sue osservazioni del 9 febbraio 2015, AO 1 ha chiesto di respingere l’appello.

                            H.  Con
sentenza del 20 gennaio 2017 (inc. 5A_834/2015) il Tribunale federale ha
annullato la decisione del 13 settembre 2015 con cui questa Camera aveva
dichiarato l’appello irricevibile siccome tardivo e posto le spese processuali
di fr. 3'500.– a carico dell’appellante, tenuta a rifondere alla
controparte fr. 5'000.– per ripetibili, e le ha rinviato la causa per
nuovo giudizio.

 

 

Considerando

in diritto:              1.  La
sentenza impugnata – emanata in materia di accertamento del ritorno a miglior
fortuna in procedura ordinaria senza preventiva esecuzione (art. 265a
cpv. 4 e 198 lett. e n. 7 CPC LEF) – è una decisione finale di prima istanza,
contro cui è dato il rimedio dell’appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG), sempre che il valore litigioso secondo l’ultima
conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga fr. 10'000.– (art. 308
cpv. 2 CPC; RtiD 2012 II 893 seg. n. 53c [massima]). Nel caso di specie il valore
litigioso è pari all’importo del credito posto in esecuzione (sentenza del
Tribunale federale 5A_21/2010 del 19 aprile 2010, consid. 1.2; Eric Muster, Le retour à meilleure fortune:
un état des lieux, BlSchK 2013 pagg. 15-16), ovvero di fr. 62'311.–,
sicché sotto questo aspetto, l’appello è senz’altro ricevibile. La
legittimazione dell’appellante deriva dalla sua qualità di attrice nella
procedura di prima istanza.

                           1.1  Pronunciata
in procedura ordinaria senza obbligo di conciliazione (art. 198 lett. e n. 7
CPC), la sentenza è appellabile entro trenta giorni dalla notificazione (art.
311 cpv. 1 CPC). In concreto, il Tribunale federale ha stabilito che l’appello
proposto lunedì 12 gennaio 2015 avverso la decisione impugnata notificata al­l’attrice
il 27 novembre 2014 è tempestivo, poiché il termine di ricorso è rimasto
sospeso durante le ferie natalizie (ovvero dal 18 dicembre 2014 al 2 gennaio
2015 incluso) in virtù dell’art. 145 cpv. 1 lett. c CPC (sentenza 5A_834/2015
del 20 gennaio 2017), l’art. 63 LEF non essendo applicabile al termine in
questione, contrariamente a quanto deciso da questa Camera nella sentenza del
13 settembre 2015. L’appello è pertanto ricevibile e de­v’essere trattato nel
merito.

                          1.2.  Con
l’appello possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
errato dei fatti (art. 310 CPC), fermo restando che mutazioni dell’azione,
allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi sono ammessi nei limiti stabiliti
dall’art. 317 CPC. I requisiti di motivazione che discendono dall’art.
311 cpv. 1 CPC impongono all’appellante di spiegare perché la sentenza impugnata
sarebbe erronea e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF
138 III 375, consid. 4.3.1).

                             2.  Il
creditore che procede sulla scorta di un attestato di carenza di beni dopo il
fallimento (o per l’incasso di un credito sorto prima del fallimento, art. 267
LEF) può promuovere una nuova esecuzione solo se il debitore è ritornato a miglior
fortuna (art. 265 cpv. 2 LEF). Con questo termine, che non è definito nella
legge (DTF 135 III 425 consid. 2.1; Muster,
op. cit., pag. 5), si deve intendere la nuova sostanza netta del debitore, la
quale è data non soltanto quando il debitore ha concretamente capitalizzato i
suoi nuovi redditi, ma anche quando, grazie a essi, gli sarebbe stato possibile
procedere alla loro capitalizzazione. In questo senso, e al fine d’impedire che
il debitore dilapidi le sue entrate a scapito dei creditori eccependo che, formalmente,
non dispone di nuova sostanza, costituiscono nuovo patrimonio, e sono dunque
pignorabili, non soltanto i beni di cui il debitore è proprietario e dispone
giuridicamente, ma anche quelli di cui dispone economicamente (FF 1991 III pag.
113). La soglia del ritorno a miglior fortuna corrisponde all’importo che
permette al debitore non solo di condurre uno stile di vita confacente alla sua
situazione, ma anche di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1).

 

                                  In
caso di opposizione per non ritorno a miglior fortuna, il giudice del luogo
d’esecuzione statuisce in procedura sommaria se ammettere l’opposizione (art.
251 lett. d CPC). Incombe all’e­­scusso esporre la propria situazione economica
e patrimoniale e rendere verosimile di non essere ritornato a miglior fortuna
(art. 265a cpv. 2 LEF). La parte soccombente può quindi promuovere azione
di contestazione (ove sia il debitore) o di accertamento del ritorno a miglior
fortuna (ove sia, come nel caso concreto, il creditore) in procedura ordinaria
(sopra consid. 1) davanti al giudice dell’esecuzione entro venti giorni dalla
comunicazione della decisione sull’opposizione (art. 265a cpv. 4 LEF). A
prescindere da chi assuma il ruolo della parte attrice, il creditore deve
provare che il debitore è ritornato a miglior fortuna (DTF 131 I 28 consid.
2.1) dimostrando l’esistenza e il valore degli attivi di cui questi dispone
giuridicamente o economicamente, mentre spetta al debitore di comprovare il proprio fabbisogno (sentenza del Tribunale
federale 5A_21/2010 del 19 aprile 2010, consid. 2.3; Vock/ Müller,
SchKG-Klagen nach der Schweizerischen ZPO, 2012, pag. 105
ad 11; Fürstenberger,
Einrede des mangelnden und Feststellung neuen
Vermögens nach revidiertem Schuldbetrei­bungs- und Konkursgesetz, 1999,
pagg. 112 seg.). Il periodo determinante per questa valutazione è di regola
l’anno precedente l’inoltro dell’esecuzione
(Fürstenberger, op. cit., pag. 23;
Mus­ter, op. cit., pag. 6).

                             3.  Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto
comprovato con documenti il fabbisogno famigliare minimo di fr. 3'590.–
fatto valere dal convenuto nella procedura
sommaria dell’art. 265a cpv. 1 LEF, composto del minimo
esistenziale per coniugi secondo la Circolare di questa Camera sulle modalità
di calcolo del minimo d’esistenza agli effetti del diritto esecutivo in
conformità dell’art. 93 LEF, di fr. 1'700.–, del canone di locazione e
delle spese accessorie di fr. 1'180.–, dei premi della cassa malati di
fr. 583.– e dell’assicurazione privata di responsabilità civile di
fr. 12.– e degli oneri fiscali ricorrenti di fr. 115.–. A tale
importo il primo giudice ha sommato fr. 13.– mensili per la tassa rifiuti,
fr. 240.– mensili per l’uso privato del veicolo e, come preconizzato da
dottrina e giurisprudenza, il 50% dell’importo base del minimo esistenziale
LEF, ossia fr. 850.–, così da permettere al convenuto di mantenere non
solo lo stretto necessario ma anche un certo agio, giungendo in fin dei conti a
un totale di fr. 4'693.– mensili, arrotondati a fr. 4'700.–,
sufficiente a garantire al convenuto un tenore di vita dignitoso e adeguato
alla sua situazione.

 

                                  Contrariamente
a quanto sostenuto dall’attrice, il Pretore ha ritenuto che la “riserva su scorte” di fr. 60'000.–
figurante nel bilancio del 2011 dell’impresa del convenuto non è arbitraria né
abusiva. In effetti, le scarpe delle precedenti stagioni rimaste invendute sono
notevolmente scese di valore col passare del tempo e della moda, sicché il
valore di alienazione è oramai inferiore al prezzo di acquisto. A mente del
primo giudice, che si è fondato sulla testimonianza del fiduciario del
convenuto, una rettifica di valore di fr. 60'000.– su delle scorte di
prodotti di fr. 125'000.– (pari al 48%) è ammissibile siccome conforme
agli art. 669 vCO (in vigore prima del gennaio del 2013) e 960a cpv. 3 e
4 CO, e inferiore alla svalutazione del 99% ammessa fiscalmente.

 

                                  Il
Pretore ha invece ritenuto corrette le allegazioni dell’attrice secondo cui nei
costi aziendali alle voci “materiale ufficio”, “vetrine, decorazioni, esposizioni”, “spese di rappresentanza” sono stati inseriti costi privati che
nulla hanno a che fare con l’impresa, quali spese alimentari, effetti
personali, vestiti o assicurazioni pri­vate, stimabili in almeno
fr. 11'000.–. Per contro i costi d’acquisto
di vini per fr. 675.– costituiscono spese di rappresentanza plausibili
(omaggi alla clientela), come pure le spese di circa fr. 5'500.– relative
a cene o pranzi in ristoranti di __________. Per
quanto riguarda i costi del veicolo –
egli ha rilevato – una “quota di consumo proprio”
del 20% è già stata dedotta dai costi dell’impresa, sicché per il resto
si può presumere che l’autovettura venga utilizzata per scopi aziendali.
L’utile dell’impresa risulta pertanto essere di fr. 48'275.91
(fr. 37'275.91 + 11'000.–), corrispondente a circa fr. 4'023.–
mensili, che non raggiungono il limite di fr. 4'700.– stabilito dal
Pretore perché il convenuto possa essere considerare tornato a miglior fortuna.
A ciò non muterebbe l’aggiunta della pigione di fr. 466.– mensili per un
secondo appartamento preso in affitto dal debitore per la suocera, ora defunta,
nello stabile in cui egli vive con la moglie, senza contare che per il
magistrato appare verosimile che le pigioni siano state assunte dalla suocera
mediante pagamenti in contanti ai coniugi __________. Non sono di rilievo ai
fini del giudizio, secondo il primo giudice, né l’“improvvida” locazione
di un posto barca per fr. 250.– annui, giacché il convenuto non risulta
disporre di un natante né il fatto ch’egli sia stato visto alla guida di una
Mercedes Classe A, non essendo provato ch’egli ne sia proprietario.

                             4.  Nell’appello
l’attrice ritiene anzitutto inadeguato e contrario alla giurisprudenza del
Tribunale federale aggiungere al fabbisogno allargato già calcolato dal Pretore
in fr. 3'843.– mensili un supplemento del 50% dell’importo base, specie
perché AO 1 non ha postulato un simile calcolo né ha motivato l’aumento.

 

                           4.1  Per
permettere al debitore di risollevarsi dal proprio fallimento e di ricostruirsi
una nuova esistenza, ristabilendosi sul piano economico e sociale senza essere
costantemente sottoposto all’as­­sillo di esecuzioni avviate da creditori
rimasti insoddisfatti nel suo fallimento (Muster,
op. cit., pagg. 2, 5), si considera ritornato a miglior fortuna il debitore che
ha ricostituito la sua situazione finanziaria
e che dispone di una fortuna netta, pari a un’eccedenza dei nuovi attivi
acquisiti dopo il fallimento rispetto ai nuovi passivi (DTF 135 III 425 seg. consid. 2.1; sentenza del
Tribunale federale 5A_650/2013 del 19 novembre 2013 consid. 2.3; Näf
in: SchKG, Kurzkommentar, 2a
ed. 2014, n. 7 ad art. 265 LEF; Muster, op. cit., pag. 5; Vock/Müller, op. cit., pag. 96 ad 3; Huber in: Basler
Kommentar, SchKG II, 2a ed. 2010, n. 14 ad art. 265 LEF; Jean­din in: Commentaire romand, Poursuite et
faillite, 2005, n. 23 ad art. 265 LEF). In
quest’ottica la soglia del ritorno a miglior fortuna corrisponde all’importo
che permette al debitore non solo di condurre uno stile di vita confacente alla
sua situazione, ma anche di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1). Lo stile
di vita confacente deve essere determinato in ogni singolo caso, in base alla situazione
personale del debitore al momento dell’esecuzione in corso e non alla sua
situazione al termine della procedura di fallimento.

 

                           4.2  Per
determinare tale tenore di vita occorre innanzitutto riferirsi al minimo vitale
dell’art. 93 LEF, al quale si aggiungono le spese incomprimibili (imposte) e
abituali (quali le spese di acquisto e manutenzione di un veicolo, di un
televisore, di un telefono, di un ordinatore, alcune assicurazioni private),
oltre a un determinato supplemento (cosiddetto “sociale”) tale da garantirgli
un tenore di vita adeguato alla sua situazione, che a dipendenza dei cantoni
varia tra il 50 e il 100% del minimo esistenziale di base (DTF 129 III 389 consid. 5.1.3; 135 III 426 consid. 2.1; Bauer in: Basler Kommentar, SchKG,
Ergänzungsband zur 2. Auflage 2017, n. 1/b ad art. 265a LEF, con rif.; Näf, op. cit., n. 8 ad art. 265; Muster, op. cit. pag. 6). Tutto quello che supera quest’importo complessivo può
essere destinato ai precedenti creditori. La sua quantificazione
spetta al giudice, il quale deve valutare, in ogni singolo caso, a quali
condizioni il debitore può condurre una vita conforme alle sue condizioni e
rifarsi una vita risparmiando (DTF 135 III 426 consid. 2.1; Jeandin, op. cit., n. 26 ad art. 265; Huber, op. cit., n. 22 ad art. 265; Fürstenberger, op. cit., pagg. 21 seg.).
Il giudice gode di un ampio potere d’apprezzamento (Muster, op. cit., pag. 1; Kren Kostkiewicz, Schuldbetreibungs- & Konkurs­recht, 2a
ed. 2014, n. 1463). È però arbitrario applicare la maggiorazione alla
totalità delle poste del minimo vitale allargato (DTF 129 III 390 consid. 5.2.2).

 

                           4.3  Nella
fattispecie in esame, il Pretore ha determinato il minimo vitale allargato del
debitore e della moglie in fr. 3'843.– mensili,
aggiungendo al fabbisogno minimo esposto nella procedura som­maria, pari a fr. 3'590.–
(minimo di base fr. 1'700.–, canone di locazione e spese accessorie fr. 1'180.–,
premi della cassa malati fr. 583.–, assicurazione privata di
responsabilità civile fr. 12.– e oneri fiscali ricorrenti fr. 115.–),
la tassa rifiuti di fr. 13.– e i costi d’uso privato del veicolo di fr. 240.–,
oltre al 50% dell’importo base del minimo esistenziale LEF, ossia fr. 850.–,
ottenendo così un limite mensile di fr. 4'693.– arrotondato a fr. 4'700.–.

 

                             a)  In
prima sede, AO 1 non ha quantificato la soglia del ritorno a miglior fortuna,
limitandosi a sostenere, con riferimento alla giurisprudenza, che oltre al
minimo vitale secondo l’art. 93 LEF dev’essere computato un “certo supplemento”, nella sua situazione
inferiore alla differenza tra tale minimo (da lui determinato in
fr. 3'590.–) e la media dei suoi redditi sull’arco dei due ultimi anni,
valutato in fr. 3'750.– mensili (risposta, ad 12 e 20-24). Come sia da
definire precisamente il minimo esistenziale (allargato) e il supplemento è una
questione giuridica, che il giudice risolve d’ufficio (art. 57 CPC). E nel caso
in rassegna, l’appellan­­te non pretende per avventura che le spese prese in
considerazione dal primo giudice non rientrino nel fabbisogno allargato del debitore
né che non siano comprovate.

 

                            b)  Contrariamente
a quanto allega poi l’appellante, il calcolo del Pretore non “stride” con la giurisprudenza del
Tribunale federale, la quale ammette, come già ricordato (sopra consid. 4.2),
il principio di una maggiorazione del solo minimo vitale di base oltre
all’aggiunta delle imposte e delle spese usuali (minimo detto allargato), che
deve permettere al debitore di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1). E
adottando un fattore di maggiorazione, del 50%, che si situa nella parte bassa
della fascia di oscillazione osservata nelle diverse prassi cantonali (sopra
consid. 4.2), il primo giudice non ha di certo ecceduto l’ampio potere d’apprez­­zamento
riconosciutogli (sopra consid. 4.2). Certo, il debitore non ha motivato l’aumento ottenuto, ma visto che gli oneri riconosciuti
dal Pretore in più del minimo vitale giusta l’art. 93 LEF (oneri fiscali
ricorrenti, tassa rifiuti e costi d’uso privato
del veicolo) non appaiono particolarmente generosi (ammontano a complessivi
fr. 368.–), la maggiorazione del 50% è ammissibile (v. Muster, op. cit., pag. 8 ad iii; Bohnet, Actions civiles, 2014, pag. 1448,
n. 23 ad § 132).

 

                             c)  Quanto a un’eventuale partecipazione della moglie
alle spese del­l’unione coniugale, non risulta dagli atti che la
consorte consegua un reddito proprio né l’appellante, su cui grava l’onere di
provare le entrate del debitore o della sua famiglia (sopra consid. 2), ha dimostrato che sia il caso. La soglia del
ritorno a miglior fortuna stabilita dal Pretore in fr. 4'700.– resiste
dunque alla critica.

                             5.  Sul piano degli attivi, l’appellante ribadisce che
il valore dello stock di calzature e borsette del debitore dev’essere
conteggiato almeno per il suo prezzo d’acquisto (di fr. 125'000.–) senza
deduzione della “riserva su scorte”
di fr. 60'000.– operata dal Pretore, se non per il suo valore commerciale
di fr. 187'500.– tenuto conto del margine del 50%-60% conseguibile in
un’attività come quella del convenuto. Ammortamenti e rettifiche di valore, e a
maggior ragione riserve latenti, non possono a suo parere essere presi in
considerazione nel calcolo del ritorno a miglior fortuna, il cui carattere
economico implica di conteggiare tutti gli attivi reali senza “escamotages” contabili. Specialmente in un
caso come quello in esame in cui il primo giudice ha giustificato la rettifica
del valore dello stock fondandosi sulla testimonianza del fiduciario del
debitore, che non è esperto di moda ed è l’autore della contabilità “farlocca” della ditta del convenuto, anche
criticata dallo stesso Pretore, che ha accertato deduzioni infondate per almeno
fr. 11'’000.–. L’appellante contesta infine che lo stock sia eccessivo e
l’attività “destinata alla chiusura”,
dato che il convenuto ha raddoppiato la sua superficie commerciale. A suo
parere, il valore dello stock, di almeno fr. 125'000.–, supera i debiti
aziendali veri accertati in fr. 75'000.–.

 

                           5.1  Tra
gli attivi del bilancio al 31 dicembre 2011 della PI 1 figura una posta “scorta prodotti” iscritta per fr. 125'000.–,
sulla quale è stata apportata una correzione di valore di fr. 60'000.–
denominata “riserva su scorte”
(doc. G). Dall’interrogatorio d’TE 1, fiduciario che si occupa della chiusura
contabile e delle dichiarazioni fiscali della ditta individuale del convenuto,
è emerso che una parte importante dello stock di scarpe, il cui prezzo d’acquisto
ammonta complessivamente a fr. 125'000.–, è obsoleto e di bassa rotazione
trattandosi di modelli fuori moda oppure di numeri che non si vendono
facilmente. In quest’ottica a mente del teste è più che giustificata la
rettifica di valore del 48% registrata in contabilità, già solo se si tiene
conto che a livello fiscale per le collezioni più vecchie di un anno è
accettato un ammortamento del 99% e che le scarpe delle precedenti stagioni rimaste
invendute scendono di valore col passare del tempo e della moda, sicché il valore
di alienazione è oramai inferiore al prezzo di acquisto (verbale del 2 luglio
2013, act. VI).

 

                           5.2  Non
si disconosce che le qualifiche professionali del teste, la sua indipendenza
dal debitore, suo cliente, e la sua affidabilità non sono fuori dubbio. Lo
stesso Pretore ha infatti accertato la registrazione nella contabilità chiusa e
revisionata dal teste di costi privati estranei all’attività aziendale per ben
fr. 11'000.– (sentenza impugnata, pag. 9 in alto). Rimane il fatto che
secondo l’espe­­rienza comune il valore commerciale delle merci scema con il
passare del tempo, e segnatamente con il passare delle stagioni per quanto
attiene a calzature e borsette. Di tale ovvietà il legislatore ha tenuto conto
autorizzando la rettifica del valore delle scorte di merci portate a bilancio
(art. 669 vCO, 960c CO). Simili rettifiche
non costituiscono quindi un “escamotage” contabile, ben­sì un’esigenza
volta a garantire il rispetto del principio di verità (art. 959 vCO) o di
affidabilità della contabilità (art. 958 cpv. 1 e 958c cpv. 1 n. 3 CO).
Anche il Tribunale federale l’ha riconosciuto in una sentenza del 1955 (DTF 81
III 122), ammettendo che il valore di scarpe da donna si azzerassero in sette
anni, durata sicuramente inferiore ai giorni nostri. Nulla muta al proposito la
qualifica tecnicamente errata di tale rettifica di valore quale “riserva latente” (in sede di risposta) o “ammortamento” (in sede di osservazioni
all’appello), poiché lo scopo e la legittimità della “riserva su scorte” sono, come visto, evidenti.

 

                                  Ora,
l’appellante non ha dimostrato che le scarpe in stock a fine del 2011 fossero
state tutte acquistate quello stesso anno né che il loro valore commerciale
effettivo corrispondesse al loro prezzo d’acquisto o di costo come presunto
dalla legge (art. 666 cpv. 1 vCO e 960a cpv. 1 CO), e ancora meno che si
possa computare un margine di guadagno del 50%-60% prima dell’effettiva vendita
della merce (ciò che vietano le norme appena citate). D’altron­de egli non può
legittimamente scindere l’allegazione del teste in merito al prezzo d’acquisto
delle scarpe da quella sul loro valore residuo a fine del 2011 e neppure, in
modo surrettizio, porre in evidenza la sua affermazione secondo cui il tipo di
scarpe vendute da AO 1, “del costo di fr. 700.–-/800.–-
non dovrebbe subire grande
diminuzione di valore da un anno all’altro”, senza riportare la fine
della sua frase (“ma la realtà è diversa
poiché il numero di potenziali clienti ad __________ è comunque troppo esiguo”,
act VI pag. 3). In assenza di altri elementi concreti e oggettivi oltre a
questa testimonianza, non si può considerare che il Pretore abbia oltrepassato
i limiti dell’ampio potere che gli compete
nell’ambito della quantificazione della fortuna netta del debitore
(sopra consid. 4.2) nel valutare le scorte di merci in fr. 60'000.– come
iscritto a bilancio, confermato dal teste TE 1 e accertato fiscalmente (doc. H
posizione 29.2 corrispondente all’attivo riportato a bilancio, doc. G).
Spettava semmai all’appellante dimostrare, per esempio mediante una perizia,
che il valore corretto delle scorte effettive era superiore a quello netto
figurante nel bilancio (v. sopra consid. 2), trattandosi di una questione di
valutazione degli attivi del debitore e non – come erratamente scritto dalla
procedente nell’appello (n. 35) – di costi. Anche su questo punto l’ap­­pello
si avvera infondato.

 6.  Relativamente
alla questione dei costi aziendali, l’AP 1 ritiene insufficiente la stima “a spanne” del Pretore, il quale ha valutato
in “almeno” fr. 11'000.– i
costi privati inseriti nei conti aziendali, senza esaminare compiutamente la
contabilità del convenuto né le puntuali censure dell’attrice. Visto la natura
ordinaria della procedura, non bastava secondo l’appellante che le spese
esposte fossero semplicemente plausibili, ma spettava al debitore l’onere di
dimostrare il loro carattere professionale o aziendale. A parere dell’attrice,
i costi sostenuti dall’escusso e che nulla hanno a che vedere con l’attività
aziendale nel 2011 assommano a fr. 24'778.60 (fr. 1'033.30 alla voce “materiale ufficio”, fr. 4'179.30 per “vetrine, decorazioni, esposizioni”,
fr. 7'909.55 per “spese di rappresentanza”
e fr. 11'656.45 per “altre spese”),
oltre alle spese del veicolo intestato alla moglie (fr. 11'458.– dedotta una
“quota di consumo proprio” del 20%,
v. doc. G terzo foglio, quinta fino alla decima voce).

 

                           6.1  Per
quanto attiene a quest’ultima posizione, non si può seriamente negare che un
veicolo sia necessario all’attività aziendale. E contrariamente a quanto allega
l’appellante (ad n. 54), poco importa a chi esso è formalmente intestato. La
moglie, del resto, collabora alla gestione del negozio (v. la sua audizione del
2 luglio 2013). Le spese fisse sono quindi giustamente state computate nelle
spese professionali. Quanto alle spese variabili, una quota di consumo proprio
del 20% del totale dei costi fissi e variabili è stata detratta dai costi
aziendali (doc. G terzo foglio decima voce). Non v’è motivo di dubitare che la
rimanenza riguardi costi variabili imputabili all’attività professionale. E in
assenza di contestazione del dato contabile in prima sede (v. le conclusioni
dell’attrice, n. 18), il Pretore non aveva motivo di chiedere al convenuto di
sostanziarlo (art. 150 cpv. 1 CPC). L’apprezzamen­­to del primo giudice resiste
pertanto alla critica.

 

                           6.2  In
merito ai costi di fr. 7'311.40 per “telefono,
fax e internet” (doc. G terzo foglio quindicesima voce),
l’appellante li reputa ingiustificati e fa carico al Pretore e al convenuto di
non averli spiegati (appello, n. 55). Sennonché essa ammette, alla stregua del
Pretore, che il numero di telefono connesso all’abbonamento “Vivo Casa” è
quello del negozio. E in prima sede l’attrice si era limitata a censurare una
chiamata fatta dal cellulare del convenuto “estero
su estero” e il costo dell’abbonamento “Vivo Casa” concluso con la
Swisscom dall’ottobre del 2011 al costo fisso di fr. 99.– mensili (conclusioni,
n. 15-16). Orbene, pur volendo detrarre il
costo della chiamata incriminata (fr. 284.–) e quello dei tre mesi
d’abbonamento (fr. 297.–) – ancorché la sua conclusione abbia verosimilmente
permesso di ridurre le spese aziendali di telefono e d’internet – le spese di telecomunicazioni ammonterebbero ancora a
fr. 6'730.40. E come ci si appresta a dimostrare, il peso finanziario
di queste censure non sarebbe sufficiente a ribaltare la decisione impugnata.

 

                           6.3  In
effetti, anche se tutte le altre doglianze dell’appellante relative ai costi
aziendali venissero integralmente accolte, i costi privati da depennare dai conti
aziendali salirebbero dai fr. 11'000.– stimati dal Pretore a
fr. 18'048.20 (fr. 24'778.60 ./. fr. 6'730.40). L’u­­tile aziendale andrebbe così rivalutato da
fr. 37'275.91 (doc. G terzo foglio) a fr. 55'324.11
(fr. 37'275.91 + fr. 18'048.20), pari a un reddito mensile di
fr. 4'610.34 comunque inferiore alla soglia del ritorno a miglior fortuna,
stabilito in fr. 4'700.– mensili (sopra consid. 4.3/c). Sia come sia,
l’appello è dunque votato all’insuc­­cesso.

                             7.  L’appellante
rimprovera ancora al Pretore di avere “glissato
sul posto barca” e chiede d’inserire il prezzo della locazione nell’“agio mensile” del convenuto, siccome egli
avrebbe sperperato mezzi finanziari a scapito dei suoi creditori (appello, n.
58 e 7). Non si disconosce, invero, che la nozione di nuova fortuna non comprende
solo i nuovi redditi effettivamente capitalizzati, ma anche quelli dissipati
durante l’anno che precede l’avvio dell’esecuzio­­ne, ove il debitore avrebbe
avuto modo di capitalizzarli (DTF 99 Ia 19 consid. 3/b; RVJ 1996, 300 consid.
3/a con rinvii, sopra consid. 2). Nel caso concreto, l’appellante perde però di
vista che la “tassa natanti” di
fr. 250.– in questione (apparentemente una
tantum) è stata registrata il 3 aprile 2011 nel conto privato (n.
2850, conclusioni, n. 17), fa parte della somma di fr. 50'144.05 dedotta
dai passivi e rientra di conseguenza nel reddito annuo di fr. 55'324.11
determinato in precedenza, di cui già si è detto essere inferiore alla soglia
del ritorno a miglior fortuna (sopra consid. 6.3). In altre parole, la spesa è
stata pagata con mezzi aziendali già presi in considerazione nella valutazione
degli attivi del debitore. E non spetta al giudice sindacare sull’utilizzo dei
redditi non considerati nuovi: non può ad esempio vietare al debitore di ridurre
le proprie spese di vitto per permettersi di comprare biglietti della lotteria.
Anche su questo punto l’appello cade nel vuoto.

                             8.  Solleva infine l’appellante nuovamente la
questione delle spese relative all’appartamento occupato dalla suocera
del convenuto dal maggio del 2007 sino al febbraio del 2014. A suo parere
quest’ultimo non ha provato che tutte le pigioni, di fr. 466.– mensili,
siano state pagate o rimborsate dalla suocera medesima. Chiede che le stesse
siano aggiunte ai redditi del debitore (appello, n. 62-70). L’appellante,
tuttavia, non allega – e ancora meno prova, come gli incombeva (sopra consid. 2
in fondo) – che le pigioni per ipotesi non corrisposte dalla suocera sono state
pagate dal convenuto con redditi diversi da quelli dichiarati e registrati
nella contabilità aziendale. Anzi, dai conti del 2011 si evince che le pigioni
maturate nell’anno precedente all’inoltro del­l’esecuzione sono state
registrate nel conto privato (n. 2850). Vale pertanto quanto già precisato in
merito alla “tassa natanti” (sopra
consid. 7): il pagamento dell’affitto della suocera, se non fosse stato
rimborsato da lei, rientrerebbe comunque nella somma, pari a fr. 4'700.–
mensili, lasciata a disposizione del convenuto. Neppure su questo punto
l’appello merita accoglimento.

                             9.  In
conclusione, l’appellante sottolinea il carattere poco trasparente e poco
affidabile della situazione finanziaria presentata dal convenuto, macchiata da
diverse irregolarità contabili, in particolare a causa della mancata
registrazione nel bilancio di un credito di fr. 100'000.–. Quest’ultima
allegazione risulta nuova e pertanto irricevibile (sopra consid. 1.2).
Verosimilmente l’appellante allude con ciò alla testimonianza della moglie del
convenuto, secondo cui i coniugi hanno incaricato in Italia un avvocato di far
valere una pretesa di risarcimento di fr. 100'000.– contro un fornitore
per causa della consegna di merce difettosa, ma tale circostanza non è stata
allegata nelle conclusioni del 25 settembre 2013 e il Pretore, giustamente, non
l’ha menzionata nella sentenza impugnata. Ad ogni modo, l’appellante non ha provato
che il convenuto possa ottenere effettivamente dal fornitore italiano un risarcimento netto di fr. 100'000.–. Per
quanto riguarda le altre pretese irregolarità contabili, non sono di rilievo
per il giudizio odierno (sopra consid. 6.3). Che lo possano essere dal profilo
penale non consente comunque di presumere che il convenuto sia tornato a
miglior fortuna. In definitiva, l’appello dev’essere respinto.

                           10.  La
tassa del presente giudizio e le ripetibili seguono la totale soccombenza dell’appellante
(art. 106 cpv. 1 CPC). La domanda di concessione del gratuito patrocinio
formulata AO 1 con le osservazioni all’appello diventa così senza oggetto,
poiché non sussistano motivi – né il richiedente ne avanza alcuno – di temere nel senso dell’art. 122 cpv. 2 CPC che le
ripetibili non possano o non potranno presumibilmente essere riscosse presso la
controparte, che fa parte di un noto e affermato gruppo internazionale di
società di recupero crediti e d’informazioni commerciali.

                           11.  Circa i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 62'311.– (sopra consid. 1), raggiunge la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   L’appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

                             2.  La
tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 3'500.–
relative al presente giudizio, già anticipate dall’appel­­lante, sono poste a
suo carico. Essa rifonderà a AO 1 fr. 3'500.– per ripetibili.

                             3.  La
domanda di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio formulata da AO 1 è
dichiarata senza oggetto.

                             4.  Notificazione
a:

	
   

  	
  –;

  –.

  

 

                                  Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Cam­pagna.

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 Il vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).