# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 02dc9c1e-eb02-5add-a497-6c85eeb3a66f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.08.2017 35.2017.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-4_2017-08-24.html

## Full Text

Incarto
  n.

  35.2017.4

   

  mm

  	
  Lugano

  24 agosto 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 gennaio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 novembre 2016 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 23 gennaio 2015, l’__________
dott.ssa RI 1, titolare di uno studio medico e accreditata presso la Clinica __________
di __________, ha annunciato alla CO 1 l’insorgenza di una malattia
professionale consistente in intensi dolori al braccio sinistro e al gomito con
disestesie soprattutto al versante radiale del gomito sinistro (cfr. doc. 23). 

                                         Con certificato del 21
settembre 2015, il dott. __________ ha attestato che l’assicurata soffre di una
discartrosi C5-C7, con conflitto radicolare C6-C7 sinistra (cfr. doc. 12). 

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 12 settembre 2016,
l’amministrazione ha negato che la problematica interessante il rachide
cervicale costituisse una malattia professionale ai sensi dell’art. 9 cpv. 1
LAINF (doc. 4).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 3), in data 21
novembre 2016, l’assicuratore ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 1). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 9
gennaio 2017, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto, in via
principale, che venga accertato che i disturbi alla salute annunciati
costituiscono una malattia professionale e, in via subordinata, il
rinvio degli atti alla CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione. 

                                         A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali, l’insorgente fa valere in sostanza che alla valutazione
enunciata dal dott. __________, sulla quale l’amministrazione ha fondato la
propria decisione di rifiuto, andrebbe riconosciuto un valore probatorio minore
rispetto a quello da attribuire ai rapporti agli atti del medico curante
specialista (doc. 12 e L), la cui tesi troverebbe peraltro conferma nella
letteratura medica in materia (cfr. doc. I). 

 

                               1.4.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

 

                               1.5.   In data 10 febbraio 2017,
l’insorgente ha chiesto l’edizione dello scambio di corrispondenza che la CO 1
ha avuto con il dott. __________ (o con altri medici) e delle relative note
interne, nonché l’audizione testimoniale del consulente medico appena citato
(cfr. doc. V).

 

                                         L’amministrazione si è
espressa al riguardo il 14 marzo 2017 (doc. X + allegato).

 

                               1.6.   In corso di causa, questo
Tribunale ha invitato la patrocinatrice dell’assicurata a pronunciarsi in
merito alla giurisprudenza secondo la quale il riconoscimento di un’affezione
fuori lista quale malattia professionale secondo il cpv. 2 dell’art. 9 LAINF,
“… dipende dall’esistenza di prove epidemiologiche dimostranti che la frequenza
dell’affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria professionale
determinata che per la popolazione in generale.” (doc. XII). 

 

                                         La risposta dell’avv. RA 1
è pervenuta il 2 giugno 2017 (doc. XVI + allegati). 

 

                                         L’assicuratore resistente ha
preso posizione in proposito in data 26 giugno 2017 (doc. XVIII). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare
l’assunzione a titolo di malattia professionale dei disturbi interessanti il
rachide cervicale di cui soffre l’assicurata, oppure no. 

 

                               2.2.   Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF,
sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da
sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività
professionale.

                                         Fondandosi sulla delega di
competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio
federale ha allestito, nell'allegato 1 all'OAINF, l'elenco esaustivo delle
sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati
lavori dall'altro.

                                         Il rapporto di causalità
fra l'attività professionale e la malattia, oltre a essere adeguato, deve
essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve
essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a
causare l'affezione.

                                         Secondo la giurisprudenza,
l'esigenza di un nesso preponderante è data quando la malattia è determinata
per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco
oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata
causata in ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V
200 consid. 2a; RAMI 2000 U 398, p. 333 ss. consid. 3, RAMI
1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.).

 

                               2.3.   Il
cpv. 2 dell'art. 9 LAINF recita che sono, pure, considerate malattie
professionali le altre malattie di cui è provato siano state causate
esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività
professionale.

 

                                         La legge prevede, dunque,
che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le
altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto
esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene
soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività
professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid. 2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V
109 consid. 3; RAMI 1991 p. 318ss., consid. 5a; Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 68).

                                         Il TFA ha, poi, ancora
stabilito che ciò presume che, epidemiologicamente, la frequenza dell'affezione
in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria professionale
determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183 consid. 4c e
riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U 408, p. 407,
RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid. 3a; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

                                         Nella sentenza di cui alla
DTF 126 V 183, l’Alta Corte ha inoltre precisato che sapere se un'affezione
configura una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 LAINF è in primo
luogo una questione di prove in un caso concreto. Tuttavia, qualora in base ai
dati forniti dalla scienza medica emerga, a dipendenza della particolare natura
di una determinata affezione, che non può essere provato che essa sia
riconducibile all'esercizio di un'attività professionale, non è consentito
fornire la prova di una causalità qualificata in un'evenienza concreta giusta l'art. 9 cpv. 2 LAINF.

 

                                         L’Alta
Corte ha ancora ribadito questi principi in una sentenza 8C_73/2017 del 6
luglio 2017 consid. 2.2, rilevando in particolare quanto segue:

 

" (…).

Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2
UVG ist grundsätzlich in jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die
geforderte stark überwiegende (mehr als 75%ige) bis ausschliessliche berufliche
Verursachung vorliegt (BGE 126 V 183 E. 4b S. 189). Angesichts
des empirischen Charakters der medizinischen Wissenschaft (BGE 126 V 183 E. 4c S. 189) spielt es
indessen für den Beweis im Einzelfall eine entscheidende Rolle, ob und
inwieweit die Medizin, je nach ihrem Wissensstand in der fraglichen Disziplin,
über die Genese einer Krankheit im Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch)
nicht zu geben vermag. Wenn aufgrund medizinischer Forschungsergebnisse ein
Erfahrungswert dafür besteht, dass eine berufsbedingte Entstehung eines
bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht nachgewiesen werden kann, dann
schliesst dies den (positiven) Beweis auf qualifizierte Ursächlichkeit im
Einzelfall aus. Oder mit anderen Worten: Sofern der Nachweis eines
qualifizierten (zumindest stark überwiegenden [Anteil von mindestens 75 %])
Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein nicht geleistet
werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit in der
Gesamtbevölkerung, welche es ausschliesst, dass die eine bestimmte versicherte
Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von einem Leiden
betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die Anerkennung im
Einzelfall aus. Sind anderseits die allgemeinen medizinischen Erkenntnisse mit
dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis ausschliesslichen)
Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche Tätigkeit vereinbar,
besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des qualifizierten
Kausalzusammenhanges im Einzelfall (BGE 126 V 183 E. 4c S. 189 f.; Urteil
8C_507/2015 vom 6. Januar 2016 E. 2.2).“

 

                               2.4.   Dalla decisione su
opposizione impugnata si evince che l’istituto assicuratore resistente per
negare la propria responsabilità ha sostenuto che “…, la problematica
presentata dall’assicurata non è causata con la verosimiglianza nettamente
preponderante richiesta dall’esercizio dell’attività professionale, ma al
massimo favorita dalla stessa.” (doc. 1, p. 3). 

 

                                         La decisione della CO 1 risulta
fondata sulla valutazione chirurgica (“Chirurgische Beurteilung”) 6
giugno 2016 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia, attivo presso la __________
dell’__________. 

                                         Questo il suo tenore:

 

" (…).

Zum natürlichem Kausalzusammenhang zwischen beruflicher Tätigkeit
und zervikalen Diskushernien existiert eine Fülle von medizinischen und
epidemiologischen Daten. Es besteht eine Evidenz dafür, dass das Tragen von
schweren Lasten auf der Schulter infolge der damit verbundenen Zwangshaltung
der Halswirbelsäule nach vielen Jahren zu Ursache von degenerativen
Veränderungen und Diskushernien an der Halswirbelsäule werden kann. Alleine die
Haltung des Kopfes in einer bestimmten Position kann jedoch nicht zu Ursache
einer zervikalen Diskushernie werden.

 

In der Liste der schädigenden Stoffe und der arbeitsbedingten
Erkrankungen nach Artikel 14 der Verordnung im Anhang 1 UVV ist die zervikale
Diskushernie nicht als eine arbeitsbedingte Erkrankung im Sinne von Art. 9 Abs.
1 UVG aufgeführt. Eine Beurteilung nach Art. 9 Abs 1 UVG
scheidet somit vorliegend aus. Damit eine Erkrankung nach den Bestimmungen des
Art. 9 Abs. 2 UVG als eine Berufskrankheit anerkannt werden kann, muss es
überwiegend wahrscheinlich sein, dass die berufliche Tätigkeit zu mindestens
75% die Ursache der Erkrankung darstellt. 

 

Das Anforderungsprofil einer ärztlichen Tätigkeit
im Fachbereich __________ ist bekannt. Keine der dabei auftretenden
Belastungen kann für sich alleine oder kumulativ zur stark überwiegenden
Ursache einer Diskushernie im Bereich der Halswirbelsäule werden.” (allegato
al doc. 9 – il corsivo è del redattore) 

 

                                         D’altro canto, agli atti
figurano le certificazioni del medico curante specialista della ricorrente,
dott. __________, spec. FMH in ortopedia e traumatologia, direttore del
Servizio di chirurgia vertebrale presso l’Istituto ortopedico __________ di __________, il quale ha espresso una diversa valutazione
dell’eziologia dei disturbi cervicali di cui è affetta la paziente. 

 

                                         In effetti, con rapporto
del 21 settembre 2015, egli ha segnatamente affermato di trovare “… probabile
che la genesi di tale patologia possa essere messa in relazione all’attività
lavorativa, consistita in eseguire interventi al naso e orecchio dal 1992 i
quali richiedono mantenere una posizione inclinata del collo sul microscopio o
sulle ottiche, oppure in anteflessione estrema per 60-90’ ogni volta, con
considerevole forzatura della posizione relativa dei corpi vertebrali, che a
mio parere hanno potuto influire sostanzialmente nell’anomala insorgenza
dell’eccessiva degenerazione discale (in rapporto alla sua età) riscontrata.”
(doc. 12). 

 

                                         Lo stesso medico curante
specialista, con referto del 9 gennaio 2017, ha puntualizzato alcune delle
considerazioni espresse nel frattempo dal dott. __________, rilevando in
particolare quanto segue: 

 

" (…).

1. La diagnosi
precisa della paziente non è di “ernia discale cervicale, radicolopatie
compressive”, bensì di discartrosi C5-C6 e C6-C7 con compressione radicolare.

 

2. La paziente
non presenta in anamnesi recente o remota episodi di trauma, sovraccarico
assiale, sollevamento di grandi pesi, esposizione a vibrazioni che possano
essere chiamati in causa come agenti eziologici principali di questa anormale e
precoce degenerazione discale.

 

3. La paziente è
stata esposta a posizioni forzate in flessione e torsione-lateroflessione del
collo per lunghi tempi e per un periodo pluridecennale nello svolgimento delle
mansioni proprie del suo lavoro.

 

4. La scarsità
di dati in letteratura riguardo al ruolo di tali posizioni forzate della
colonna cervicale nella genesi di patologia degenerativa del rachide non
dimostra in alcun modo che tali posizioni non costituiscano una causa
probabile. La ragione dell’assenza in letteratura di tali dati va interpretata
piuttosto come dovuta alla rarità di attività quali quella descritta sopra, e
per tale motivo dati epidemiologici non possono facilmente essere ottenuti.

 

5. In contesti
ben più frequenti quale la scoliosi lombare, è un dato di fatto che il carico
asimmetrico con forze anomale di compressione lombare asimmetrica per lunghi
periodi conduce ad un elevato rischio di degenerazione dei segmenti discali
interessati intorno alla 5° o 6° decade della vita.

 

6. Meno
importante, la mia specialità non è reumatologia bensì ortopedia e traumatologia
dell’apparato locomotore. Infatti, il caso in questione non riguarda patologia
reumatologica.

 

In conclusione, posso affermare che con ogni probabilità la
patologia discale precoce lamentata dalla Dr.ssa RI 1 è dovuta in più del 75%
allo svolgimento pluridecennale dell’attività come chirurgo dell’orecchio naso
e gola.” (doc. L – il corsivo è del redattore)

 

                                         Così invitata dal
Tribunale, la rappresentante dell’assicurata ha prodotto una serie di studi
epidemiologici internazionali, in base ai quali, a suo avviso, risulterebbe dimostrato
“… come la frequenza dell’affezione discartrosi con radicolopatia cervicale,
esattamente la stessa riscontrata nella dr. med. __________ (sinistra C5-C6 e
C6-C7) sia almeno 4 volte più alta nei professionisti che assumono posture con
– posizioni in consultazione a braccia sopra i 60° in inclinazione dalla
posizione di riposo, - posizione in attività chirurgica con testa flessa e
ruotata oltre i 30°, che nella popolazione in generale. Dagli studi qui
riportati, emerge inoltre come probabile che anche queste affezioni rientrino
tra la lista delle malattie professionali, proprio perché altamente frequenti e
i numeri di annunci alle assicurazioni stanno vertiginosamente aumentando.”
(doc. XVI + allegati). 

 

                                         Prendendo posizione in
proposito, la patrocinatrice della CO 1 si è limitata a riconfermarsi “… nella
risposta di causa corrispondente alla giurisprudenza ed alla pratica
attualmente in vigore, ritenendo chiara e conclusiva la presa di posizione del __________
della __________.” (doc. XVIII). 

 

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo
incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF
104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989,
p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e
consid. 4.7, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle
assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da
medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che
non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della
correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta
Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti
dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono
legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni
all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla
procedure di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a
condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio
l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.6.   Nel caso
di specie, tutto ben considerato, questa Corte non ritiene che l’apprezzamento
6 giugno 2016 del dott. __________, sul quale l’amministrazione ha fondato la
decisione su opposizione impugnata, possa servire da base per decidere, con
piena cognizione di causa, in merito all’origine professionale (o meno) della
patologia cervicale di cui è affetta l’insorgente. 

 

                                         Da una parte, il documento
in questione non adempie, già di per sé, i presupposti giurisprudenziali
affinché a un rapporto medico possa essere attribuito pieno valore probatorio. 

                                         Esso appare infatti come il
frutto di un apprezzamento piuttosto superficiale della fattispecie. In questo
senso, significativo è ad esempio il fatto che il dott. __________ abbia
fondato la propria valutazione sulla diagnosi di ernia discale (che presuppone
la rottura del disco intervertebrale), quando invece, così come ha precisato
il dott. __________ (cfr. doc. L), l’assicurata è portatrice “soltanto” di una
protusione discale in un contesto degenerativo (discartrosi). In queste
condizioni, ci si può quindi legittimamente chiedere quale pertinenza possa
avere la sua affermazione secondo la quale la semplice postura del capo in una
determinata posizione non può essere causa di un’ernia discale cervicale.

                                         Esso non risulta neppure sufficientemente
motivato, se è vero che l’essenziale dell’analisi espressa dal sanitario
consultato dall’amministrazione è condensata in appena tre righe, con le quali
egli ha affermato che le sollecitazioni che la professione di
otorinolaringoiatra comporta a livello cervicale, non sono adeguate a causare
un’ernia del disco (cfr. allegato al doc. L, p. 2). 

 

                                         Dall’altra, secondo il
TCA, il contenuto delle certificazioni agli atti del medico curante
dell’insorgente, specialista proprio nella materia che qui interessa, è atto a
generare dei dubbi circa la fondatezza dell’apprezzamento enunciato dal dott. __________,
almeno nella misura in cui egli sostiene esservi, nel caso concreto, un nesso
causale nettamente preponderante tra la nota patologia cervicale e l’attività
professionale dell’assicurata (cfr. doc. L: “… la patologia discale precoce
lamentata dalla Dr.ssa RI 1 è dovuta in più del 75% allo svolgimento
pluridecennale dell’attività come chirurgo dell’__________.”). 

 

                               2.7.   In una sentenza di principio
9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi
il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in
quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio.

                                         Il TF ha, al riguardo,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…).

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das Problem,
inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die Wahl
haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit diese
eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen
Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung
delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren
multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick
auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche
funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der
Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im
Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG;
vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei,
derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat,
bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts
fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der
bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die
betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend
reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine
Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt
hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher
vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen
Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das
Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S.
151 E. 3.5, 9C_85/2009).” (DTF 137 V 263-265)

 

                                         In
una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque successiva a quella
pubblicata in DTF 137 V 210 -, emanata in materia di assicurazione contro gli
infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF
135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di
rapporti allestiti da medici di fiducia, il giudice (cantonale) è libero
di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare
gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo
la procedura di cui all’art. 44 LPGA:

 

" Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein
Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine
Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).” (STF 8C_59/2011
consid. 5.2)

 

                                         Nella presente
fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio
degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF
135 V 465), per il fatto che essa ha fondato la decisione impugnata
esclusivamente sul parere del proprio consulente medico (per un caso
analogo, si veda la STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2). 

 

                                         Per le ragioni già esposte al considerando 2.6., si
giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata e
il rinvio degli atti all’assicuratore resistente affinché disponga un approfondimento
peritale esterno (art. 44 LPGA) volto a chiarire se i disturbi interessanti
il rachide cervicale – una discartrosi con compressione radicolare – sono
imputabili all’attività in questione, dapprima da un profilo epidemiologico, in
seguito, se necessario, nel caso concreto, il tutto alla luce dei principi
giurisprudenziali relativi all’art. 9 cpv. 2 LAINF (cfr. supra, consid.
2.3.). Sulla scorta delle relative risultanze, la CO 1 sarà poi
chiamata a pronunciarsi di nuovo circa il proprio obbligo a prestazioni
mediante l’emanazione di una decisione formale.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

                                         §    La decisione su
opposizione impugnata è annullata. 

                                         §§ Gli
atti sono rinviati alla CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione. 

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1 verserà
all’assicurata l’importo di fr. 2’500 a titolo d’indennità per ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti