# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 276c03a6-2a61-5af2-9df8-767c2e4be87c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.04.2010 30.2009.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2009-45_2010-04-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2009.45 30.2010.11

   

  TB

  	
  Lugano

  19 aprile
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 novembre 2009
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12
  novembre 2009 emanata da

  
	
   

   

   

   

  chiamata in causa:

  	
  Cassa CO 1
  

   

   

  PI 1, (vedi
  inc. 30.2010.11)

   

   

   

  in materia di contributi AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   RI
1, 1943, pensionato, in precedenza esercitante un'attività lucrativa salariata, il 25 agosto 2009 (doc. 6) ha
compilato il Questionario per l'affiliazione degli indipendenti, chiedendo di essere affiliato in
detta categoria dal 1° settembre 2009 come consulente industriale a tempo
parziale, con un utile netto annuo previsto di Fr. 20'000.-.

                                  B.   Con
decisione dell'8 ottobre 2009
(doc. A2) la Cassa CO 1 ha respinto la predetta richiesta di affiliazione,
ritenendo l'assicurato
dipendente di PI 1. Con decisione di pari data (doc. 4), la Cassa ha avvertito il
datore di lavoro che le retribuzioni versate fanno parte del salario
determinante e quindi che deve trattenere gli oneri sociali e riversarli alla
Cassa.

 

                                  C.   Il
1° novembre 2009 (doc. A3) l'assicurato
ha interposto opposizione contro il rifiuto d'affiliazione come indipendente. Il 12 novembre 2009 (doc. A1) l'amministrazione ha confermato il provvedimento
impugnato con una decisione su opposizione, affermando che l'opponente lavora per un unico committente -
la ditta PI 1 -, è legato ad un accordo di consulenza, non sopporta il rischio
economico tipico dell'imprenditore,
è retribuito con uno stipendio orario di Fr. 50.-, gli è riconosciuto un
rimborso spese per eventuali trasferte ed infine è sottoposto a via gerarchica
sia disciplinare sia funzionale ad una persona designata dalla ditta, a cui
risponde anche delle sue attività.

 

                                  D.   RI
1 ha presentato ricorso il 27 novembre 2009 (doc. I) contestando lo statuto di
dipendente. Dopo avere esposto il suo profilo professionale, egli ha indicato
di svolgere due distinti mandati a livello europeo ed internazionale nel suo
campo professionale. Per l'attività
esercitata per PI 1 ha trasformato un locale del suo appartamento in ufficio di
lavoro ed ha fatto stampare dei biglietti da visita da consegnare ai mandanti
e/o ai loro clienti. Allestisce inoltre una distinta del lavoro svolto ed una
fattura per ogni incarico, che trasmette alla persona nominata dal mandante per
le necessarie verifiche e ne sorveglia il pagamento dell'importo fatturato entro i termini stabiliti.

 

                                  E.   Con
risposta del 7 dicembre 2009 (doc. IV) la Cassa di compensazione ha proposto la
reiezione del ricorso, ribadendo il rifiuto dell'affiliazione come indipendente.

 

L'11 dicembre 2009 (doc. VI) il ricorrente ha preso posizione sulla
risposta dell'amministrazione,
contestandola dettagliatamente con argomentazioni di cui si dirà nelle
motivazioni che seguono.

 

Sulla scorta di queste
osservazioni, il 15 dicembre 2009 (doc. VIII) la Cassa si è riconfermata nella
propria risposta di causa.

 

                                  F.   Con
decreto del 21 dicembre 2009 (doc. IX) il Tribunale ha chiamato in causa la ditta
PI 1 quale parte interessata che, benché invitata, non ha formulato
osservazioni sulla vertenza.

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

 

nel merito

 

                                   2.   Sono
assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione
per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro
domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).

A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli
assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività
lucrativa.

In applicazione dell'art. 4 cpv. 1
LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono
calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa
dipendente e indipendente.

Secondo l'art. 5 cpv.
2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a
dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.

I contributi AVS degli assicurati
esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto
di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art.
9 cpv. 1 LAVS). Il reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente è
stabilito deducendo dal reddito lordo le spese generali necessarie per
conseguire il reddito lordo (art. 9 cpv. 2 lett. a LAVS).

 

Per l'art. 10 LPGA, è
considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario
determinante secondo la pertinente legge.

L'art. 12 LPGA prevede
che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito
dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere
contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro
dipendente (cpv. 2).

 

Per quanto concerne la
qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale Federale) ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti,
la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato
a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi
per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente
o indipendente (STFA H 322/03 dell'11 marzo 2005; STFA H 31/04 del 21 marzo 2005).

In particolare,
insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo
statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).

 

                                   3.   Di
principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5
LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto
concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio
può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che
l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro,
il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.

Questi princìpi non
comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita
economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è
necessario lasciare alla prassi delle Autorità amministrative e alla prudenza
dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di
fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente
dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il
rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni
diverse (STFA H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V
171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid.
2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali
sono gli elementi predominanti nel caso concreto (STFA H 59/00 del 18 settembre
2000).

 

                                   4.   Secondo
la giurisprudenza del TFA (ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284
consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri caratteristici di un'attività indipendente sono ad
esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall'assicurato, utilizzo
di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI
1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando,
indipendentemente dal risultato dell'attività, le spese generali incorse sono sopportate dall'assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d,
RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un'attività lucrativa
indipendente è l'esercizio, a
nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per
altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse
(RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare
dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva
di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).

 

Si è in presenza di un'attività dipendente quando le
caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l'assicurato fornisce un lavoro entro un
termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e,
durante l'attività svolta, è
integrato nell'azienda di quest'ultimo, e non può praticamente esercitare
un'altra attività lucrativa (Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.; Vischer, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1,
pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono
indizi in questo senso l'esistenza
di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito,
come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag.
176). Il rischio economico dell'assicurato, in questo caso, risiede nella
dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126
consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel
fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli
si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo
impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).

 

Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante
per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per
quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla
qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (STCA del 13 marzo 2008, 30.2007.76; STCA del 1° febbraio 2008, 30.2008.20; Pratique VSI 1993 pag.
242 segg.; Greber/Duc/Scartazzini,
Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse
et survivants (LAVS), N. 149 ad art. 9 LAVS, pag. 313).

 

In una sentenza pubblicata in Pratique
VSI 2001 pag. 55, alla pag. 63 il TFA ha precisato:

 

"  (…) Il est vrai que, selon la jurisprudence, la
qualification fiscale du revenu ne constitue qu'un indice, d'une certaine
importance certes, qui doit être apprécié en fonction de l'ensemble des conditions
économiques (ATF 122 V 289 = VSI 1997 p. 105 consid. 5d et les références
citées). Une harmonisation de l'application du droit commande toutefois,
notamment dans les cas douteux, de ne pas s'écarter sans nécessité de
l'appréciation fiscale. (…)."

                                   5.   La nostra Massima Istanza ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato
come dipendente o indipendente non è conseguenza del fatto, puramente formale,
della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale
dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un
assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come
tale non lo qualifica definitivamente, poiché lo scopo principale dell'affiliazione
è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di
qualificarne lo statuto professionale definitivamente.

 

Solo la natura di tale
attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è
determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a
priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente,
eserciti un'attività di natura dipendente (STFA del 24 febbraio 1989 nella
causa D. SA; Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).

 

Per questi motivi, un
assicurato può essere qualificato simultaneamente come salariato per un lavoro
e indipendente per un altro lavoro. In questi casi per ogni reddito bisogna
esaminare se proviene da un'attività
dipendente o no (Pratique VSI 1995 pag. 145 consid. 5a; DTF 104 V 127).

 

                                   6.   Nella più recente giurisprudenza, l'Alta corte ha avuto modo di rammentare che occorre tenere presente
che la circostanza che un assicurato, all'avvio di una nuova attività
indipendente, svolga un lavoro principalmente per un solo grande cliente, è usuale, la conquista di nuovi clienti potendo per contro avvenire
a poco a poco con il passare del tempo (STF H 149/06 + H 155/06 del 24 gennaio 2008, consid. 7.3; STF H
194/05 del 19 marzo 2007, consid. 7.1, nonché STF H 155/04 del 1° febbraio
2005, consid. 4.3).

 

L'Alta corte ha inoltre affermato che il
processo, in atto ormai da anni, del mutamento economico e sociale impone un
cambiamento radicale e celere del modo di agire e pensare un'attività lavorativa indipendente. Asserire
che la regolarità nel pagamento e nel quantum sia sintomo di dipendenza
significa fondare il proprio convincimento su stereotipi preconcetti e avulsi
dalla complessa realtà economica (STF H 82/05 del 30 gennaio 2007, consid.
4.3).

 

Per quanto concerne l'investimento, poco importante, in mezzi
propri, il Tribunale federale ha già evidenziato che per natura certe attività,
in particolare nel settore dei servizi, non necessitano di investimenti
importanti. In tali casi, ai fini della qualifica dello statuto, va quindi
posto l'accento sul criterio
della dipendenza organizzativo-lavorativa e non su quello del rischio aziendale
(Pratique VSI 2001 pag. 55 consid. 6b pag. 60 con riferimenti; citata STF H
194/05, consid. 5.2).

 

Infine, vanno
considerate anche le esigenze di coordinazione di cui occorre tenere conto in
relazione ad assicurati che esercitano contemporaneamente diverse attività
lavorative per diversi o per il medesimo mandante o datore di lavoro (DTF 123 V
161 consid. 4a pag. 167; citata STF H 194/05, consid. 7.4). Se possibile va
infatti evitato che diverse attività per il medesimo mandante o datore di
lavoro, rispettivamente che la medesima attività per diversi mandanti o datori
di lavoro, vengano qualificate in maniera differente, in parte a titolo
dipendente ed in parte a titolo indipendente (DTF 119 V 161 consid. 3b pag.
164; citata sentenza H 194/05, consid. 7.4, STF H 12/04 del 17 febbraio 2005,
consid. 3 e 4.2.3 con riferimenti).

 

                                   7.   L'art. 11 LPGA considera datore di lavoro chi
impiega salariati.

 

Giusta l'art. 12 cpv.
1 LAVS, è considerato datore di lavoro chiunque paghi, a persone
obbligatoriamente assicurate, una retribuzione giusta l'art. 5 capoverso 2
LAVS. Sono tenuti al pagamento dei contributi tutti i datori di lavoro che
hanno uno stabilimento d'impresa in Svizzera o che, nella loro economia domestica,
impiegano personale di servizio obbligatoriamente assicurato (cpv. 2). È
riservata l'esenzione dall'obbligo di pagare i contributi in virtù di
convenzioni internazionali o di consuetudini stabilite dal diritto delle genti
(cpv. 3).

 

Il datore di lavoro è
la persona per la quale il salariato esegue un lavoro, su retribuzione, in una
situazione dipendente e per un tempo determinato o indeterminato (Direttive
UFAS sulla riscossione dei contributi (DRC), N. 1001). In generale il datore di
lavoro è la persona che paga il salario determinante al salariato (art. 12 cpv.
1 LAVS). Si considera salario determinante secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS
qualsiasi retribuzione di un lavoro dipendente fornito per un tempo determinato
o indeterminato (Direttive UFAS sul salario determinante (DSD), N. 1001).

La LAVS presume che la
persona che paga dei salari è un datore di lavoro (Greber/Duc/Scartazzini, op. cit., pag. 364, n. 4 ad art. 12
LAVS).

 

                                   8.   Nel
caso di specie, alla luce della documentazione agli atti e della sopra citata
giurisprudenza, la decisione della Cassa di compensazione di ritenere RI 1 quale
dipendente di PI 1 va tutelata, poiché gli elementi a favore di un'attività salariata sono nettamente
predominanti rispetto a quelli che potrebbero far propendere per un'attività
indipendente.

 

Negli ultimi anni
prima del pensionamento, il ricorrente è stato alle dipendenze della ditta __________
di __________ (doc. 6). Un anno dopo l'ottenimento della rendita di vecchiaia, il 10 settembre 2009 (doc.
5) l'assicurato ha sottoscritto
un accordo di consulenza con PI 1, valido dal 1° settembre 2009.

Questo accordo,
stilato su due pagine, regola dettagliatamente l'inizio e la durata dell'accordo, l'onorario
ed il rimborso spese, come pure le assicurazioni e l'ambito
di attività del consulente.

 

Il contratto di
collaborazione in esame, agli atti, ha una durata indeterminata e prevede che
il lavoratore svolga la sua attività di consulenza due o tre pomeriggi alla settimana.

Già queste condizioni sono
un indizio per ammettere un rapporto di subordinazione del consulente nei
confronti della succitata società. Le parti hanno infatti voluto vincolarsi per
un tempo indeterminato, così pure definire modalità e tempo dell’attività di
una nei confronti dell'altra.
Ciò si riscontra in particolare laddove gli interventi del lavoratore devono
durare ogni volta quattro ore ed è stato indicato come esempio l'orario di lavoro dalle 13.30 alle 17.30.

 

Dal profilo della
retribuzione, il contratto prevede che "l'onorario"
per le prestazioni del consulente è di Fr. 50.- all'ora, lordi ed omnicomprensivi, per un conteggio minimo di 15 minuti.
Ogni mese l'assicurato deve
rendere conto alla ditta del lavoro svolto come pure del tempo impiegato per
ogni suo intervento. In sostanza, quindi, è tenuto ad allestire mensilmente un
rendiconto sotto forma di tabella di impiego del tempo (time sheet), messogli
a disposizione in formato elettronico dalla ditta. In particolare, il consulente
deve indicare la data dell'intervento,
l'orario d'inizio e di fine dello stesso con relativa
durata quotidiana dell'intervento,
nonché una breve descrizione delle attività svolte.

La contabilizzazione
delle prestazioni svolte è dunque meticolosa e deve seguire un determinato
schema voluto e adottato all'interno
della ditta. Il lavoratore non è libero nella fatturazione.

Il capitolo 3 prevede,
oltre al forfait orario, che il consulente ha diritto, per eventuali trasferte di
lavoro, ad un rimborso spese. Esso è computato sulla base di un regolamento
interno della ditta relativo alle spese generali, regolamento che l'assicurato ha ricevuto al momento della
firma dell'accordo ed al quale
si deve dunque attenere. Comunque, sia le spese relative a queste trasferte sia
eventuali spese di rappresentanza differenti dalle previsioni del regolamento
interno, devono essere preventivamente approvate per conto della ditta da una
determinata persona.

Anche in tale
evenienza, dunque, l'assicurato
non è autonomo nella determinazione né delle prestazioni stesse da fatturare, né
delle spese sostenute e nemmeno nella modalità di fatturazione della propria
attività al committente dei lavori. In effetti, oltre a dovere seguire un
determinato schema di fatturazione, è tenuto addirittura ad ottenere il
beneplacito della ditta per le spese di trasferta e di rappresentanza a cui ha
fatto fronte nell'esercizio
della sua attività a favore della nota società, ciò che esula chiaramente da un
normale contratto di mandato ex art. 402 CO.

 

Le parti contrattuali hanno
inoltre concordato una fatturazione a scadenza mensile, ossia il consulente
deve contabilizzare ogni mese alla ditta le proprie prestazioni e le eventuali spese
avute, accompagnando la fattura dal time sheet compilato dall'assicurato. Se, da un lato, è vero che il
mandatario è obbligato, ad ogni richiesta del mandante, a rendere conto del suo
operato (art. 400 cpv. 1 CO), d'altro lato va tuttavia evidenziato che nemmeno questa distinta può
essere autonomamente allestita dal consulente e presentata come tale a PI 1,
poiché essa deve essere dapprima controfirmata per approvazione dalla succitata
persona di riferimento. Inoltre, la richiesta di rimborso delle spese – già
preventivamente convalidata dalla predetta persona - deve però poi essere
corredata da tutta la documentazione e dai relativi giustificativi, così come
previsto (sempre) dal regolamento interno della società e non per libera
contrattazione delle parti.

 

Secondo il capitolo 4,
il lavoratore si assume "tutti gli adempimenti formali e del pagamento
dei contributi di legge a suo carico. Le assicurazioni per malattia e infortuni
sono a carico del consulente.". Queste condizioni non significano
ancora, evidentemente, che il consulente debba a tutti gli effetti essere
qualificato come indipendente. Come visto, gli accordi, le dichiarazioni delle
parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato
a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi
per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente
o indipendente.

Ciò che è determinante
è la natura dell'attività
svolta, in specie, dal ricorrente nei confronti della parte chiamata in causa.

 

Il capitolo
successivo, l'ultimo, definisce
l'ambito di attività del
consulente, specificando che egli è sottoposto in via gerarchica, sia dal
profilo disciplinare sia per quello funzionale, ad una determinata persona all'interno della ditta, a cui deve anche rispondere
delle sue attività.

Questa circostanza
sottolinea ulteriormente il rapporto di subordinazione alla base del contratto
di collaborazione fra l'assicurato
e la società chiamata in causa. In effetti, questo elemento è di fondamentale
importanza, giacché significa che il ricorrente viene parificato ad un normale
lavoratore dipendente che sottostà agli ordini, alle direttive di un superiore
non solo dal lato funzionale – come visto, il consulente non si limita, come è
giusto che sia nell'ambito di
un contratto di mandato, a sottoporre al mandante il resoconto mensile delle sue
prestazioni, ma deve preventivamente sottoporlo all'approvazione di
una terza persona, così come la richiesta del rimborso delle spese di trasferta
e di rappresentanza -, bensì addirittura anche da quello disciplinare.

Questi elementi
contrattuali non sono certo tipici di un'attività lucrativa esercitata da un imprenditore indipendente,
notoriamente libero ed autonomo nell'esecuzione dei suoi mandati, seppure nel rispetto, ovviamente, delle
volontà del committente riguardo al lavoro da svolgere e che, a tal fine, può
ricevere istruzioni dal mandante per la trattazione dell'affare e, in tal caso, non può disattenderle
(art. 397 cpv. 1 CO).

Infatti, non solo il
ricorrente riceve istruzioni riguardo all'organizzazione della sua attività ed alle modalità di fatturarla, ma
è anche subordinato a terzi gerarchicamente dal profilo disciplinare, alla stessa
stregua di un normale dipendente della società.

 

Il contratto suddivide
i compiti del ricorrente in due fasi.

La prima fase prevede
la presa di conoscenza tecnica dei prodotti della ditta e la partecipazione al
processo di monitoraggio della qualità di produzione e del grado di
soddisfazione della clientela.

La seconda fase
contempla lo studio dei problemi rilevati, l'elaborazione ed il monitoraggio insieme alle persone indicate delle
misure correttive e preventive; l'elaborazione di un concreto piano di sviluppo dei processi e dei
prodotti con specifico riferimento ai tempi di implementazione in relazione
alle priorità ed ai risultati attesi.

Le incombenze del
ricorrente sono dunque state dettagliatamente stabilite dal committente.

Nell'esecuzione di questi suoi compiti, il
consulente è obbligato ad operare nel rispetto dell'equilibrio dell'organizzazione
della ditta, a tutelare gli interessi e l'immagine della SA anche nei confronti di terze parti con le quali
dovesse venire in contatto nell'ambito della sua attività, a non divulgare all'esterno informazioni di alcun tipo relative
alla ditta di cui verrà a conoscenza, ad astenersi da collaborazioni con altre
ditte operanti in concorrenza diretta ed indiretta con la ditta e tale obbligo
si estende ad un periodo di 12 mesi successivamente alla data in cui ha avuto
termine il rapporto di consulenza con la ditta.

Al lavoratore si
chiede dunque di "confondersi" con i dipendenti della ditta, dovendone
tutelare gli interessi e promuoverne il buon nome verso terzi. 

Soprattutto, però, al
consulente è fatto divieto di concorrenza durante il rapporto di lavoro ed alla
fine dello stesso, proprio come nell'ambito di un contratto di lavoro fra
salariato e datore di lavoro (art. 321a cpv. 3 CO: Durante il rapporto di
lavoro, il lavoratore non può eseguire lavoro rimunerato per conto di un terzo
nella misura in cui leda il dovere di fedeltà verso il datore di lavoro, segnatamente
facendogli concorrenza; art. 321a cpv. 4 CO: Durante il rapporto di lavoro, il
lavoratore non può utilizzare né rilevare fatti di natura confidenziale,
segnatamente i segreti di fabbricazione e di affari, di cui ha avuto conoscenza
al servizio del datore di lavoro; egli è tenuto al segreto anche dopo la fine
del rapporto di lavoro nella misura in cui la tutela degli interessi legittimi
del datore di lavoro lo esiga).

 

Infine, il lavoratore
risponde del proprio operato solo per il caso di dolo o colpa grave.

 

Visto quanto esposto, dall'analisi dell'accordo di consulenza fra il ricorrente e la società chiamata in
causa, d'avviso di questo Tribunale,
si ha una situazione tipica di un rapporto di dipendenza.

 

                                   9.   Nelle
sue osservazioni dell'11 dicembre
2009 (doc. VI), l'insorgente ha
ripreso i singoli elementi caratteristici dell'attività indipendente, contestualizzandoli alla sua situazione
personale.

 

Ha quindi affermato
che agisce verso l'esterno con
la propria ragione sociale quale consulente per la gestione di produzione,
qualità e sicurezza e che rilascia fatture direttamente a proprio nome,
assumendosene il rischio d'incasso.
Ha anche fatto stampare biglietti da visita che consegna ai mandanti e/o loro
clienti.

Tuttavia, a comprova
di ciò, l'assicurato non ha
prodotto copia né della carta intestata e di questi biglietti da visita né di
alcune fatture che ha finora emesso nei confronti dei suoi committenti.

 

Ha inoltre dichiarato
di assumersi il rischio economico tipico dell'imprenditore, siccome ha trasformato a proprie spese un locale del
suo appartamento di abitazione in un ufficio.

Al riguardo, il TCA osserva che l'indicazione
generica che l'assicurato utilizza quale ufficio quello ricavato nella sua
abitazione, oltre a non essere stata provata (ciò che sarebbe stato possibile
ed agevole per il ricorrente), appare insufficiente per ammettere che egli abbia sopportato un rischio particolare legato all'esercizio
della sua attività di consulente industriale (Pratique VSI 1995 pag. 27 segg.; Greber/Duc/Scartazzini, op. cit., pag.
167, ad art. 5 LAVS n. 56; STCA del 13 gennaio 2009, 30.2008.45-46; STCA del 25 ottobre 2007, 30.2006.44).

 

Per quanto concerne l'investimento in mezzi propri per la creazione
della sua ditta individuale e quindi anche della trasformazione della sua
abitazione, va osservato che non è dato sapere quanto sia costato tutto ciò (computer,
telefono cellulare, ristrutturazione dell'abitazione, ecc.).

Al riguardo, va
rammentato che il Tribunale federale ha già evidenziato che per natura certe
attività, in particolare nel settore dei servizi, non necessitano di
investimenti importanti. In tali casi, ai fini della qualifica dello statuto,
va quindi posto l'accento sul
criterio della dipendenza organizzativo-lavorativa e non su quello del rischio
aziendale (Pratique VSI 2001 pag. 55 consid. 6b pag. 60 con riferimenti; citata
STF H 194/05, consid. 5.2).

 

In merito alla facoltà
degli indipendenti di organizzare liberamente la propria azienda, il ricorrente
ha affermato che anch'egli si
determina personalmente su come e quando lavorare e poi si organizza di
conseguenza.

Questa affermazione,
però, come visto, stride con il contratto che ha sottoscritto con PI 1, laddove
egli è vincolato alla società per due-tre pomeriggi alla settimana ed ogni
intervento deve essere della durata di quattro ore. Anche dal profilo
organizzativo l'assicurato deve
attenersi alle direttive della società, che gli impongono un determinato metodo
di conteggio delle proprie prestazioni e di promuovere gli interessi e l'immagine della ditta, come pure lo limitano
nella sua facoltà di muoversi professionalmente come meglio crede, dovendo
sottostare gerarchicamente ad una persona appartenente alla ditta.

Non agisce, dunque,
come un normale consulente esterno.

È vero che l'insorgente lavora per più mandanti (tre),
ma non va dimenticato che un indipendente può essere contemporaneamente anche
un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (art. 12 cpv. 2
LPGA).

Qualificarlo ora come
dipendente di PI 1 non implica comunque, va ribadito, che eventuali suoi
rapporti con altri committenti debbano essere qualificati nel medesimo modo.
Come visto, infatti, un assicurato può essere qualificato
quale dipendente per un'attività ed indipendente per un'altra. Un assicurato
può pure trovarsi simultaneamente in condizione d'indipendente e di dipendente
nei confronti di una stessa persona (STFA del 24 febbraio 1989 nella
causa D. SA; STCA del 3 luglio 2001, Inc. n. 30.2001.57; cfr. Pratique VSI 1993
pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165; DTF 105 V 113).

Fondamentale è che ogni
singolo rapporto lavorativo deve essere esaminato distintamente ed
indipendentemente dagli altri, come in concreto.

Nessun ostacolo impedisce dunque all'assicurato
di poter essere affiliato come indipendente nei confronti di terzi quale consulente
per la gestione di produzione, qualità e sicurezza e come dipendente, per la
medesima professione, quando è al servizio della società qui chiamata in causa.

 

Quanto al rischio d'incasso delle proprie fatture emesse, l'interessato evidenzia che deve sorvegliare
che i pagamenti dei suoi onorari avvengano nei termini prestabiliti. Egli
afferma che qualora un cliente/mandante non dovesse pagare o dovesse fallire,
deve sopportare il rischio della perdita dell'incasso.

 

Nell'espletamento
della sua attività l'assicurato
non emette fatture destinate ai beneficiari finali delle sue prestazioni,
appaltanti rispettivamente, mandanti dei lavori, per un pagamento diretto. Da
quanto desumibile dagli atti, il consulente industriale si rivolge unicamente e
direttamente a PI 1, che gli commissiona l'esecuzione di opere a favore di
clienti che trattano però solo con la società.

Quindi, obbligata alle
prestazioni nei confronti del ricorrente è soltanto la predetta società e non i
di lei clienti finali, che per contro non hanno un rapporto giuridico diretto
con il collaboratore.

 

Non va poi dimenticata
la rimunerazione di Fr. 50.- lordi all'ora, omnicomprensiva, concordata fra le parti.

In queste circostanze,
fatturando sempre le proprie prestazioni alla ditta chiamata in causa - che peraltro
deve prima passarle al vaglio ed accettarle per potere versare il dovuto al
consulente -, anche se ha svolto il lavoro per un terzo committente, l'insorgente non incorre in alcun rischio di
perdita, poiché ha pattuito il versamento di una somma oraria indipendentemente
da quanto la ditta fatturerà realmente ai terzi per le sue prestazioni.

L'interessato gode però anche del rimborso
delle spese sopportate, quali il riconoscimento delle spese di trasferta e
delle spese di rappresentanza, fermo restando, anche in tal caso, l'approvazione preventiva da parte di un dipendente
della società.

 

Questo fa sì che
nell'eseguire la propria attività per conto della citata società l'assicurato
non corra alcun rischio particolare legato al suo lavoro e nemmeno debba accollarsi
un rischio economico nel senso di rischio di perdita nel non riuscire ad incassare
quanto fatturato (Pratique VSI 1995 pagg. 27 seg.; Greber/ Duc/Scartazzini, op. cit., pag. 167, n. 56 ad art. 5
LAVS), nella misura in cui è la stessa ditta – e non i terzi committenti – che regola
direttamente i propri impegni con il suo consulente.

 

Il datore di lavoro si
assume pertanto il rischio economico, mentre il ricorrente, non agendo a
proprio nome e per proprio conto, non si assume alcun rischio particolare verso
terzi.

Tale circostanza
indica dunque l'assenza di un rischio d'incasso verso la committenza della
ditta individuale.

 

Non va poi dimenticato
che l'eventualità che PI 1 possa non versare al suo collaboratore gli importi che
egli le fattura, porrebbe l'insorgente
nella medesima posizione di un lavoratore dipendente che non riceve quanto
pattuito con il proprio datore di lavoro. Da ciò discende che il rischio
economico che l'interessato sopporta è praticamente nullo e di conseguenza non
analogo a quello di un imprenditore indipendente (Pratique VSI 1995 pagg. 27
seg.; Greber/Duc/Scartazzini, op.
cit., pag. 167, n. 56 ad art. 5 LAVS). Non si può quindi sostenere che egli si
assuma una perdita di guadagno tipica di un lavoratore indipendente.

 

                                10.   Gli
altri elementi, sollevati dal ricorrente a comprova della qualifica della sua attività
di consulente quale indipendente, non sono decisivi per la determinazione dei
rapporti con la ditta in esame.

 

A fronte
principalmente di un chiaro rapporto di subordinazione sia sotto l'aspetto organizzativo
sia dal profilo degli obblighi a cui è tenuto nei confronti della ditta ricorrente,
ma anche dell'assenza, come visto, di un rischio economico e d'incasso nei confronti
della clientela, le motivazioni date dall'insorgente che ha affermato che agisce sotto la propria
responsabilità, che lavora a casa propria e non fa quindi capo alle
infrastrutture del mandante, hanno un'incidenza nettamente inferiore e non sono
sufficienti per qualificarlo come persona esercitante attività lucrativa indipendente.

 

In effetti, malgrado l'insorgente si annunci ogni volta alla
ricezione per farsi accompagnare dalla persona incaricata dal mandante per
riceverlo e che agisca di propria iniziativa, concordata in anticipo con il
rispettivo responsabile, questi elementi passano in secondo piano di fronte
alla circostanza che egli non si assume per contro direttamente e personalmente
alcun rischio aziendale ed economico tipico di ogni imprenditore (STFA H
320/01 del 29 dicembre 2003), neppure nel senso di rischio di
perdita nel non riuscire ad incassare quanto fatturato.

Il rapporto
instauratosi tra il consulente e la ditta qui chiamata in causa è quindi tale
da costituire un vero e proprio legame di collaborazione dipendente e non certo
di collaborazione esterna.

 

                                11.   Considerate
tutte le circostanze evidenziate, le tesi ricorsuali non possono essere
seguite. I diversi elementi risultanti dal caso concreto indicano che si è in
presenza, in materia di obbligo contributivo alle assicurazioni sociali, di un
rapporto di dipendenza fra RI 1 e la società PI 1. Le caratteristiche di
un'attività salariata sono infatti predominanti rispetto alle ragioni di
affiliare l'assicurato come un imprenditore
autonomo quando lavora per la summenzionata ditta.

 

Di conseguenza, la
decisione su opposizione della Cassa che ha rifiutato di affiliare l'assicurato come indipendente dal 1° settembre
2009 quando lavora per la società qui parte in causa, è corretta e deve
essere confermata.

 

Il ricorso deve così
essere respinto.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio Zocchetti