# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b28a7404-85ce-553d-97a9-ec652658680b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.10.2018 32.2017.216
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-216_2018-10-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.216

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  23 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 dicembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 novembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

                                         

                               1.1.   RI
1, nata nel 1970, da ultimo attiva quale ausiliaria di pulizie, con decisione
del 20 giugno 2007 era stata messa al beneficio di un quarto di rendita di invalidità
a far tempo dal 1. marzo 2006, considerata un’abilità del 60% in attività
leggere con un conseguente grado di invalidità del 42%. La prestazione è stata
in seguito confermata a seguito di revisioni avviate nell’aprile 2010 e nel
maggio 2013 (doc. AI 43, 56), L’amministrazione non è invece entrata nel merito
di una domanda di revisione presentata dall’assicurata nel dicembre 2014 (doc.
AI 71).

 

                               1.2.   Nel
luglio 2016 l'assicurata ha chiesto la revisione della prestazione facendo
valere un peggioramento delle condizioni di salute a seguito dell’impianto della
protesi all’anca sinistra (doc. AI 83).

                                         Esperiti
i necessari accertamenti medici, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura
del SAM, ritenuto come lo stato di salute avesse subito un peggioramento
transitorio nel periodo dal gennaio 2015 sino a gennaio 2017, momento a partire
dal quale era ripristinata la capacità lavorativa del 60% in attività leggere
adeguate, con progetto di decisione del 24 agosto 2017 l’Ufficio AI ha quindi
attributo all’assicurata una rendita intera dal 1. luglio 2016 (vale a dire dal
primo giorno del mese di ricezione della domanda di revisione secondo l’art.
88bis cpv. 1 OAI) al 31 marzo 2017 e in seguito nuovamente un quarto di rendita
(doc. AI 116). 

                                         L’assicurata
ha inoltrato nuova documentazione medica che l’amministrazione ha sottoposto al
SAM, sulla base delle cui osservazioni è quindi stato confermato il progetto
mediante decisione del 21 novembre 2017(doc. AI 129). . 

 

                               1.3.   Contro
tale provvedimento l’assicurata ha interposto ricorso, producendo nuove
certificazioni mediche e postulando una rivalutazione del grado di invalidità. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame, confermando
la valutazione medica posta alla base del provvedimento impugnato. 

 

                               1.5.   In data 15 febbraio,
5 marzo e 25 maggio 2018 la ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione sanitaria,
la quale è stata sottoposta all’amministrazione, la quale ha osservato che la
stessa non permetteva di discostarsi dalle conclusioni della decisione censurata.

 

 

considerato                    in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015;
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita intera anche
dopo il 31 marzo 2017, in luogo del quarto di prestazione concesso
dall’amministrazione a far tempo da questa data. Non è invece controversa
l’attribuzio-ne di una prestazione intera nel periodo dal 1. luglio 2016 al 31
marzo 2017.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht,
Band XIV, Soziale Sicher-heit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito
da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli
ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a piè pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V
30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 379).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni,
non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv.
2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che
la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi
è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 1 lett. a OAI prevede che nel caso sia l’as-sicurato a chiedere la
revisione, l’aumento della rendita, dell’assegno per grandi invalidi o del
contributo per l’assi-stenza avviene al più presto a partire dal
mese in cui la domanda è stata inoltrata, mentre che se la revisione ha luogo
d'ufficio, a partire dal mese in cui è stata prevista.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla
data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è
causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

                                         Sia
peraltro osservato che per costante giurisprudenza quando
l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo
periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo,
devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni
amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143). 

 

                               2.5.   Un
danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004,
consid. 3.2).

 

                                         In
particolare, secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme da
dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo
può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista
psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa
da parte dell’assicurato.

                                         Nella
DTF 130 V 352 (confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF
9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio
2010), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso
la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali
criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata
(DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03
consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P.,  I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 p. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: Schaffhauser/Schlauri
[editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, p. 76 segg. e 80
segg.).

                                         L’Alta
Corte, nella DTF 131 V 49, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità. Pertanto, se
le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole
discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

                                         Questa
giurisprudenza è stata estesa anche al caso della fibromialgia (STFA I 873/05
del 19 maggio 2006) e, nella DTF 137 V 64, oltre ad estenderla anche
all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi
privi di sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed
eziologico, l’Alta si è così espressa:

 

" 
(…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen
entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des
invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70),
dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S.
150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Ver-letzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)" (DTF 137 V 64, consid.
4.2, pag. 68)

 

                                         Va
qui evidenziato che il TF, nella STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata
in DTF 141 V 281, ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle
affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato
stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch) stabilendo in sostanza che la
capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i
fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del
caso particolare e senza risultati predefiniti. L’Alta Corte ha in particolare
stabilito che la presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente
essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

                                         Infine,
val la pena ancora precisare che per la giurisprudenza affinché un esame medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.6.
  Nell’ambito della prima assegnazione della prestazione l’am-ministrazione si
era essenzialmente basata su una perizia reumatologica fatta eseguire dal dr. __________,
reumatologo, per il quale, per le diagnosi di “Sindrome lombo-vertebrale
cronica su discopatia L5-S1 e stato dopo microdiscectomia di un’ernia discale
lussata lateralmente a sx nell’aprile 2005, con insufficienza segmentale e
sofferenza articolare posteriore prevalente a dx; assenza di segni radicolari
irritativi o deficitari, lieve scompenso statico su raccorciamento dell’arto inferiore
sx di 1 cm” (doc. AI 14), l’assicurata era da considerare abile nella
misura del 50% nella sua attività lavorativa e del 60% in un’attività leggera
adeguata (cfr. anche il rapporto del SMR del 31 gennaio 2007, doc. AI 18). Queste
conclusioni sono state in seguito confermate nell’ambito delle revisioni
eseguite nel 2010, 2013 e 2015. 

                                         Ricevuta
nel luglio 2016 nuova documentazione medica dall’assicurata attestante
un’intercorrente inabilità lavorativa completa a seguito di un intervento di
impianto di una protesi all’anca sinistra, l’amministrazione è entrata nel merito
della richiesta di revisione e, dopo aver interpellato i curanti, ha ordinato
una perizia a cura del Servizio Accertamento Medico. Dalla perizia pluridisciplinare
del SAM del 14 luglio 2017, risulta che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni
specialistiche, di natura psichiatrica (dr. __________), neurologica (dr. __________)
e reumatologica (dr. __________). Sulla base delle risultanze dei singoli
consulti specialistici ambulatoriali svoltisi sull’arco di cinque giorni presso
il centro d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" 
5.1 Diagnosi con influenza sulla
capacità lavorativa:

Sindrome lombo-vertebrale con componente spondilogena
su alterazioni degenerative plurisegmentali in stato dopo intervento chirurgico
di discectomia L5-51 a sin, per ernia discale L5-51 sin. l'11.04.2005. 

 

Periartropatia dell'anca sin, in stato dopo intervento
chirurgico di posa di una protesi totale dell'anca sin. l’11.07.2016 per coxa
vara a sin, sintomatica su coxa vara bilaterale nonché displasia congenita
delle anche bilaterali e esiti di osteotomia femorale bilaterale all'età di 1
anno. 

 

Fibromialgia di tipo primario. 

 

Agorafobia con attacchi di panico (1CD-10 F40.1).

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

Sindrome cervicovertebrale su alterazioni degenerative
plurisegmentali. 

Coxartrosi a destra su displasia congenita dell'anca
destra e osteotomia femorale all'età di 16 mesi.” (doc. AI 108/325)

 

                                         Visti
tutti gli atti medici raccolti, dopo attenta valutazione degli esami esperiti e
dei consulti specialistici, i periti hanno concluso che nell’ attività da
ultimo esercitata quale ausiliaria di pulizie la capacità medico-teorica era da
considerare nulla. Hanno quindi espresso la seguente valutazione circa le conseguenze
sulla capacità lavorativa e d’integrazione:

 

" 
8.1 Capacità di lavoro
nell'attività abituale 

 

8.1.1 A quali deficit funzionali è dovuta un'eventuale
riduzione della capacità lavorativa? 

Conseguenze sull'attuale capacità lavorativa derivano dalle
patologie descritte in ambito reumatologico e psichiatrico, mentre invece come
descritto nei capitoli precedenti, dal punto di vista neurologico vi è una
capacità lavorativa piena in qualunque attività. 

Dal punto di vista reumatologico il nostro consulente
con ripercussione sulla capacità lavorativa descrive una sindrome
lombovertebrale con componente spondilogena su alterazioni degenerative
plurisegmentali in stato dopo intervento chirurgico di discectomia L5-S1 a sin,
in aprile 2005, una periartropatia dell'anca sin. in stato dopo intervento
chirurgico di posa di una protesi totale dell'anca sin. l'11.7.2016 su coxa
vara bilaterale, nonché displasia congenita delle anche bilaterali ed esiti di
osteotomia femorale bilaterale all'età di un anno e una fibromialgia di tipo
primario. Sulla base di queste patologie valgono le limitazioni funzionali
determinate dal collega reumatologo Dr. med. __________ nella sua perizia del
18.12.2006 per quanto riguarda la colonna vertebrale. L'A. è limitata in attività
lavorative pesanti con carico superiore ai 7,5-10 kg. E limitata nell'eseguire
frequenti flessioni o torsioni del tronco. Limitata nel mantenere delle
posizioni statiche prolungate sia in posizione seduta per più di un'ora che in
posizione in piedi senza cambiare appoggio per 20-30 min., cambiando appoggio
per un'ora. Per quanto riguarda la problematica dell'anca sin. vi sono attualmente
delle limitazioni se deve camminare per un tragitto superiore al chilometro o
se deve inginocchiarsi. Per l'aspetto fibromialgico vi è una certa limitazione
determinata dalla stanchezza cronica e dall'affaticamento rapido. Per quanto
riguarda l'ultima attività professionale svolta di ausiliaria di pulizie, il
nostro consulente ritiene l'A. inabile al lavoro nella forma completa a partire
da agosto 2015. 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente
pone la diagnosi di agorafobia con attacchi di panico: avendo un carattere
pervasivo la sintomatologia psichica riconducibile all'agorafobia con meccanismi
di evitamento delle condizioni sociali che potrebbero fungere da fattori di
innesco delle crisi ansiose parossistiche risulta di portata tale da comportare
un grado di incapacità lavorativa attualmente del 30%. La diminuzione della
capacità lavorativa è giustificata dal fatto che i disturbi psichici accusati
dall'A. sono di portata tale da ridurre la sua capacità di porsi in un ambito
sociale con la necessaria forza di resistenza e questo a causa della bassa
tolleranza allo stress, della ridotta tenuta e della riduzione delle capacità
cognitive. 

 

8.1.2 Indicare la capacità lavorativa per l'attività
abituale, in percentuale oppure in ore al giorno: 0%. 

(…)

 

8.1.3 Facendo riferimento all'anamnesi, da quando (mese
e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito nell'attività abituale può
essere considerata valida? 

Sulla base di quanto descritto dal consulente in
psichiatria (che riprende quanto attestato dallo psichiatra curante dell'A. Dr.
med. __________ di __________ nel rapporto del 24.3.2017) vi è un'incapacità
lavorativa in qualunque attività nella misura del 100% dal 27.1.2015, del 70%
dall'1.4.2015, del 50% dall'1.5.2015 e nella misura del 30% dall'1.6.2015 in
poi. Tenendo in considerazione anche quanto descritto dal consulente in
reumatologia vi è globalmente un'incapacità lavorativa totale nell'attività da
ultimo svolta a decorrere da agosto 2015 fino ad oggi e continua, mantra in
un'attività adatta allo stato di salute vi è una capacità lavorativa globale
nella misura del 60% da agosto 2015, un'incapacità lavorativa totale da luglio
2016 (per l'intervento chirurgico di posa di una protesi totale dell'anca sin,
in data 11.7.2016) e nuovamente una capacità lavorativa in attività adatta
nella misura del 60% da gennaio 2017 fino a oggi e continua. 

 

9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE 

9.1 Capacità di lavoro in un'attività adeguata 

 

9.1.1 Quali
caratteristiche medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata? (nel
caso di una malattia fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza limitazioni
e se vi
sia un'eventuale difficoltà in lavori di precisione). 

 

Dal punto di vista reumatologico come descritto dal
nostro consulente valgono le limitazioni funzionali determinate dal collega
reumatologo Dr. med. __________ nella sua perizia del 18.12.2006 per quanto
riguarda la colonna vertebrale. L'A. limitata in attività lavorative pesanti
con carico superiore ai 7,5-10 kg. È limitata nell'eseguire frequenti flessioni
o torsioni del tronco. Limitata nel mantenere delle posizioni statiche
prolungate sia in posizione seduta per più di un'ora che in posizione in piedi
senza cambiare appoggio per 20-30 min., cambiando appoggio per un'ora. Per
quanto riguarda la problematica dell'anca sin. vi sono attualmente delle
limitazioni se deve camminare per un tragitto superiore al chilometro o se deve
inginocchiarsi. Per l'aspetto fibromialgico vi è una certa limitazione determinata
dalla stanchezza cronica e dall'affaticamento rapido. Per quanto riguarda
un'attività lavorativa adatta che tenga in considerazione le limitazioni funzionali
sopraelencate, il nostro consulente ritiene l'A. abile al lavoro nella forma
dell'80%. Vi è un'incapacità lavorativa anche per quanto riguarda un'attività
lavorativa adatta nella forma del 20% da riferire a una riduzione del
rendimento per la necessità di pause più frequenti e prolungate. 

Come già descritto nei capitoli precedenti, dal punto
di vista neurologico vi è una capacità lavorativa piena in qualunque attività,
mentre dal punto di vista psichiatrico vi è una capacità lavorativa nella misura
del 70% in qualunque attività lucrativa. Come anche descritto dal consulente in
reumatologia, si ritiene che l'incapacità lavorativa descritta in ambito
reumatologico vada in parte sommata con quella in ambito psichiatrico, in
quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa
comportano delle limitazioni funzionali e di rendimento che parzialmente si
sovrappongono. 

 

9.1.2 Indicare la capacità lavorativa per attività
adeguata, in percentuale oppure in ore al giorno. 

Tenendo in considerazione quanto descritto al punto
9.1.1, globalmente nella misura del 60%. 

 

9.1.2.1 Se la capacità lavorativa è stata espressa in
percentuale, indicare se tale percentuale va intesa come tempo di presenza
oppure come rendimento globalmente ridotto nell'arco dell'intera giornata
lavorativa. 

Va inteso come riduzione del rendimento sull'arco di
un'intera giornata lavorativa. 

(….)

9.1.3 Facendo
riferimento all'anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità lavorativa
indicata dal perito nell'attività adeguata pub essere
considerata valida? 

Sulla base di quanto descritto dal
consulente in psichiatria (che riprende quanto
attestato dallo psichiatra curante dell'A. Dr.
med. __________ di __________ nel
rapporto del 24.3.2017) vi è un'incapacità lavorativa in qualunque
attività nella misura del 100% dal
27.1.2015, del 70% dall'1.4.2015, del 50% dall'1.5.2015
e nella misura del 30% dall'1.6.2015 in poi. Tenendo in considerazione anche quanto descritto dal consulente in reumatologia vi
è globalmente un'incapacità lavorativa totale nell'attività da ultimo svolta a decorrere da
agosto 2015 fino ad oggi e continua, mentre in un'attività adatta allo stato di salute vi è una
capacità lavorativa globale nella misura del
60% da agosto 2015, un'incapacità
lavorativa totale da luglio 2016 (per l'intervento chirurgico di posa di una protesi
totale dell'anca sin, in data 11.7.2016) e nuovamente una capacità lavorativa in attività adatta
nella misura del 60% da gennaio 2017 fino a oggi e continua. (…)” (doc. AI 108/329-335)

 

                                         Le
conclusioni della perizia sono state fatte integralmente proprie dal medico SMR
nel rapporto finale del 7 agosto 2017, nel quale ha quindi concluso per
un’inabilità lavorativa nell’attività abituale del 100% dal gennaio 2015, del
70% dall’aprile 2015, del 50% dal maggio 2015, del 30% dal giugno 2015 e quindi
nuovamente del 100% da agosto 2015. In un’attività adeguata invece l’incapacità
lavorativa era completa dal gennaio 2015, del 70% dall’aprile 2015, del 50% dal
maggio 2015, del 30% dal giugno 2015, del 40% dall’agosto 2015, nuovamente del
100% dall’11 luglio 2016 e quindi stabilmente del 40% dal gennaio 2017 (doc. AI
113). Contestualmente alle osservazioni al progetto di decisione del 24 agosto
2017, l’assicurata ne ha contestato le conclusioni ritenendo di essere inabile
in misura maggiore. Ha prodotto nuova documentazione medica, segnatamente dei
certificati d’inabilità lavorativa totale del dr. __________, dei sanitari
della Clinica di __________ attestanti inabilità dal 9 al 16 maggio 2017 e infine
certificazioni rese dall’Ospedale __________ di __________ in relazione a
consulti neurologici effettuati il 23 agosto e 6 dicembre 2016, ortopedici il 5
luglio, 13 settembre e 16 novembre 2016, 24 gennaio, 16 maggio, 8 agosto e 12
settembre 2017 (doc. AI 123).

                                         

                                         Tali
atti sono stati sottoposti al medico SMR, il quale, nell’annotazione del 3
ottobre 2017, ne ha predisposto l’invio al SAM (doc. AI 125), il quale con complemento
peritale del 8 novembre 2017, corredato dai relativi rapporti dei consulenti
dr. __________ e dr. __________, ha concluso affermando che “sulla base di
quanto descritto sopra dai consulenti la nuova documentazione prodotta non
apporta elementi tali da modificare le conclusioni della perizia medica
interdisciplinare del 14.7.2017 effettuata presso il SAM di __________”
(doc. AI 127; cfr. in esteso al consid. 2.8.2). 

                                         L’Ufficio
AI, viste tali risultanze mediche, con decisione del 21 novembre 2017 ha confermato
il progetto motivando:

 

" 
(…)

Decidiamo pertanto: 

• A decorrere dal 01.07.2016 (primo giorno del mese di
ricezione della domanda di prestazioni Al secondo l'art. 88bis, cpv. 1 0AI) lei
ha diritto ad una rendita intera (grado Al del 100%). 

• Dal 01.04.2017 (miglioramento della capacità di
guadagno secondo l'art. 88a, cpv.1 0AI) lei ha diritto nuovamente ad una 1/4
rendita (grado d'invalidità del 43%). 

 

Esito degli accertamenti: 

Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria,
segnatamente sotto il profilo medico-teorico, ed in particolare dalla perizia
pluridisciplinare effettuata il 13 Marzo, nonché 5, 6, 12 e 26 Aprile 2017
presso il Servizio Accertamento Medico di Bellinzona, risulta giustificato
riconoscere che a decorrere dal 27.01.2015 il suo stato di salute sia
peggiorato in qualsiasi attività lavorativa e più precisamente: 

 

In attività abituale 

50% dal Marzo 2005 

100% dal 27.01.2015 al 31.03.2015

70% dal 01.04.2015 al 30.04.2015

50% dal 01.05.2015 al 31.05.2015

30% dal 01.06.2015 al 31.07.2015

100% dal 01.08.2015 e continua

In attività adeguata alle limitazioni funzionali  

40% dal marzo 2005

100% dal 27.01.2015 al 31.03.2015

70% dal 01.04.2015 al 30.04.2015

50% dal 01.05.2015 al 31.05.2015

30% dal 01.06.2015 al 31.07.2015

40% dal 01.08.2015 al 10.07.2016

100% dal 11.07.2016 al 31.12.2016

40% dal 01.01.2017 e continua

(tutte le percentuali sono da intendersi come presenza
a tempo pieno con riduzione di rendimento)

 

Qui di seguito viene illustrato il metodo utilizzato
per calcolare il grado d'invalidità: 

Riconoscendo che il confronto dei redditi sarebbe
dovuto avvenire nell'anno 2016 e 2017, non avendo i dati statistici aggiornati,
si è effettuato il calcolo per l'anno 2015. 

 

Periodo dal 11.07.2016 al 31.12.2016 

Lei è stata considerata totalmente inabile al lavoro in
qualsiasi attività e pertanto il suo grado d'invalidità era del 100%. 

Periodo dal 01.01.2017 a tutt'oggi 

Reddito da valido: 

Aggiornamento statistico del reddito del 2005 al 2015 e
risulta essere di Fr. 45'884.-. 

Reddito da invalido - tabelle RSS: 

A seguito della sentenza del TCA del 12 giugno 2006 e
delle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale Federale delle
assicurazioni è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabelle
TA13) che erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi
che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei
valori nazionali (tabelle TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabelle
elaborata dall'Ufficio federale di Statistica lei nel 2015 avrebbe potuto
realizzare un salario mensile di Fr. 4'331.80 (attività semplici e ripetitive,
valore mediano). 

Riportando questo dato su 41.7 ore esso ammonta a Fr.
54'191.10 per l'intero anno. 

Considerando un'attività al 60% ed effettuando una
riduzione totale del 20% per attività leggere e per altri fattori di riduzione,
ne deriva un reddito da invalido di fr. 26'011.75. 

 

Grado di invalidità 

(45'884 — 26'011.75) x 100 = 43% 

         45'884 

Lei presenta quindi una capacità di guadagno residua
del 57% ed un grado d'invalidità del 43%. 

 

Osservazioni al progetto d'assegnazione di rendita del
24.08.2017: 

In data 20.09.2017 abbiamo ricevuto delle osservazioni
al progetto del 24.08.2017, contestandolo dal punto di vista medico, allegando
diversi certificati medici del Dr. __________, Dr. __________, Dr. __________,
Dr. __________, Dr. __________ e del Servizio __________ di __________. 

Abbiamo sottoposto le osservazioni al nostro Servizio
Medico Regionale (SMR), il quale ha mandato le osservazioni direttamente al
Servizio Accertamento Medico (SAM). Concludono dicendo che: La nuova
documentazione medica inviata in questa fase d'osservazioni al progetto non
permette di modificare quanto già agli atti ed incluso nel Rapporto finale SMR
del 07.08.2017, dopo valutazione pluridisciplinare al SAM. 

Si conferma quindi il progetto d'assegnazione di
rendita del 24.08.2017. 

Reintegrazione 

Attualmente non sono previsti provvedimenti di
reintegrazione. 

Una nuova verifica della situazione medica, personale e
lavorativa non escluderà, se sarà indicata, l'adozione di provvedimenti reintegrativi
con lo scopo di migliorare la capacità al guadagno.” (doc. AI 129)

 

                                         In
sede di ricorso la ricorrente ha contestato la valutazione medica
dell’amministrazione e ha prodotto ulteriore documentazione che attesterebbe a
suo dire un maggior grado di inabilità lavorativa (cfr. in esteso al consid. 2.8.2).

 

                               2.7.   Per
poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso)
deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag.
261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto
riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag.
389).

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160 consid.
1c).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di Accertamento
Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha
rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una
perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti
dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio delle perizie
SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della
parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure
giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea
(consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre
ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo
(assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e
rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e
3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         In
una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56,
pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici
regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un
rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato
redatto senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…) Per il nuovo art. 59 cpv. 2bis
LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in
concreto, i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per
valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la
capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo
6 LPGA - ad esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete
in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne
le decisioni in ambito medico nei singoli casi.

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari
del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14
luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti). (…)”
(consid. 2 della STF 9C-524/2010)

                                                       

                                         Tuttavia,
nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla
concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile
fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con
riferimenti, in particolare, alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo
di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15
gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla
luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante
attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
9C_757/2016 del 10 febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012;
8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc); Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che
il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008, consid. 5.3). Per quanto riguarda la nuova giurisprudenza in materia di
accertamento delle affezioni psichiche si rinvia a quanto già esposto al
consid. 2.5, ove peraltro si ribadisca che con sentenza 9C_845/2016 del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle
pronunzie 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid.
3.5.1., ha ribadito che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale. 

 

                               2.8.   Ritornando
al caso concreto, dopo attento esame della documentazione medica agli atti,
questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute dell’interessata è
stato accuratamente vagliato prima dell’emissione della decisione impugnata,
non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale del SAM, da
considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali ricordati al considerando precedente. Questo per i motivi che
seguono.

 

                            2.8.1.   Dal
fascicolo risulta che il SAM ha considerato tutta la documentazione medica agli
atti e ha precisato debitamente le ragioni per le quali se l’assicurata andava
considerata inabile nell’attività di ausiliaria di pulizie, in un’attività
leggera ed adeguata era invece da ritenere abile nella misura del 60%
dall’agosto 2015, inabile nel periodo da luglio a fine dicembre 2016 (a motivo
dell’intervento all’anca dell’11 luglio 2016) e nuovamente abile al 60% da
gennaio 2017. 

                                         Come
meglio si vedrà nel seguito, tale valutazione non è stata validamente messa in
dubbio da altro medico specialista.

 

                                         In
effetti, per quanto riguarda l’aspetto psichiatrico, l’assicura-ta è
stata valutata dal dr. __________, psichiatra, il quale, dopo aver descritto
l'anamnesi e le constatazioni obiettive sul piano psicopatologico, ha rilevato
che l’assicurata manifestava da anni una problematica psichica legata a delle
severe fobie di allontanarsi dal proprio domicilio che era ormai diventato
l'unico luogo dove si sente sicura. Assillata dalla paura di trovarsi a disagio
psichicamente stando a stretto contatto con la gente, ha quindi sempre più
evitato di uscire da casa. Tutto ben considerato lo specialista ha posto la
diagnosi di “agorafobia con attacchi di panico” e ha valutato l'attuale
grado di capacità lavorativa, dal punto di vista psichiatrico, nella misura del
70% in qualunque attività lavorativa. 

                                         A
tale valutazione, tratta sulla base di un approfondito esame clinico, che non
ha tralasciato alcun elemento di rilievo, si deve aderire senza riserve. Il dr.
__________, infatti, chiamato a stabilire la capacità lavorativa della
ricorrente, dopo averla visitata, eseguiti gli esami più appropriati e studiata
la documentazione agli atti, ha descritto nei particolari l’anamnesi e l’esame
psichico ed ha risposto alle questioni poste dall’AI, che tengono conto degli
indicatori standard posti dal Tribunale federale nella sentenza 9C_492/2014 del
3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V 281 (cfr. pag. 461-462 incarto AI) ed
estesa con una sentenza del 30 novembre 2017 a tutte le malattie psichiche
(cfr. DTF 143 V 409). 

                                         Sul
piano reumatologico, il dr. __________, effettuato un approfondito
status clinico e valutata la documentazione radiologica, presa conoscenza anche
della precedente valutazione del collega reumatologo dr. __________ del 18
dicembre 2006 (il quale aveva considerato quali diagnosi principali con ripercussione
sulla capacità lavorativa una sindrome lombo-vertebrale cronica su una
discopatia L5-S1 e uno stato dopo microdiscectomia di un'ernia discale lussata
lateralmente a sinistra, considerando l’assicurata inabile al lavoro nella forma
del 50% nell'ultima attività professionale svolta e anche in un'attività
lavorativa leggera) ha rilevato che in seguito il decorso era stato
caratterizzato da una certa stabilizzazione per quanto riguardava i disturbi
della colonna lombare. In effetti l'assicurata non aveva più avuto particolari
apprezzamenti dal 2006 fino al 2016. Vi era invece un peggioramento delle condizioni
psichiche. Nel luglio del 2016 si è quindi giunti alla posa di una protesi
totale dell'anca sinistra per una coxartrosi su coxa vara sinistra sintomatica
su una displasia congenita dell'anca e uno stato dopo osteotomia femorale
all'età di 16 mesi. Il perito ha quindi riferito che “il decorso
post-operatorio è stato caratterizzato da un miglioramento dei disturbi a
livello dell'inguine ma da una persistente, ancora attuale, di dolori
periarticolari in particolar modo nella zona cicatriziale e al gluteo sinistro
dove vengono descritte delle insufficienze muscolari del muscolo gluteo su una
ipotonotrofia del muscolo grande. Il decorso è comunque da considerarsi
lentamente ma progredientemente favorevole.” Lo specialista ha quindi rilevato
che la paziente riusciva ora a camminare senza stampelle, con solo una leggerissima
zoppia. Del resto l'esame clinico permetteva di escludere un’insufficienza
gluteale importante, considerato come il test di Trendelenburg era negativo e
la muscolatura gluteale poteva in ogni modo essere ben contratta all'esame
clinico. La mobilità dell'anca sinistra era in ogni modo attualmente migliore
rispetto a quella destra, la quale presentava una coxartrosi nell'ambito di una
displasia e uno stato dopo osteotomia femorale all'età di 16 mesi. L'assicurata
non lamentava comunque, per quanto riguardava l'anca destra, particolari
dolori. Quanto alla colonna lombare, era presente una sindrome lombo-vertebrale
come per altro già descritta dal dr. __________. Tutto ben considerato il
decorso era quindi da considerare stazionario se non tendente addirittura a un
certo miglioramento per la stabilità del reperto. Vi erano alla RM delle
alterazioni degenerative plurisegmentali, ma non segni di tipo compressivo o
irritativo né dal punto di vista clinico né dal punto di vista radiologico. Il
perito ha pure riferito che le due valutazioni neurochirurgiche eseguite non
avevano evidenziato alcuna necessità di intervenire sulla colonna vertebrale. Il
quadro clinico era quindi dominato dalla presenza di una fibromialgia di tipo
primario. 

                                         In
conclusione secondo il perito dal punto di vista reumatologico la capacità
lavorativa era nulla nell'attività da ultimo esercitata, ma dell'80% in
un'attività adatta e come casalinga. Da queste approfondite considerazioni e
conclusioni questo giudice non ha motivo di scostarsi. 

                                         

                                         Per
quanto riferito alla sfera neurologica, il dr. __________, dopo aver
descritto nel dettaglio l'anamnesi e lo stato clinico neurologico, ha osservato
che l’assicurata presentava da oltre 15 anni dolori al cingolo scapolare
bilateralmente, nel 2005 era stata operata per ernia discale L5/S1 a sinistra.
I dolori hanno quindi avuto un'evoluzione cronica sia in sede cervicale che
lombare. Vi erano inoltre anche dolori nella regione dell'anca sinistra dove era
stata operata con impianto di protesi. L'esame neurologico risultava tuttavia praticamente
normale: non si trovavano deficit motori o sensitivi e i riflessi osteotendinei
erano ben evocabili a tutti gli arti. Dalla documentazione radiologica emergevano
in effetti alterazioni degenerative diffuse vertebrodiscali in sede cervicale e
lombare, con piccole protrusioni discali, ma non compressioni radicolari.
Clinicamente non si trovavano neppure elementi indicativi di un danno delle
strutture nervose centrali o periferiche, in particolare non indizi per una
patologia radicolare. Secondo lo specialista quindi, i dolori presentati dalla
paziente e i suoi sintomi in generale non erano spiegati da una patologia neurologica
specifica. Di conseguenza, sul piano neurologico, l’assicurata era da
considerare abile al lavoro al 100%. Anche tali conclusioni, che peraltro la
ricorrente nemmeno censura, sono convincenti e non prestano il fianco a critica
alcuna. 

 

                                         Alla
luce di tali dettagliati consulti specialistici, il SAM ha concluso che la capacità
lavorativa medico-teorica dell’assicurata nell’attività lavorativa precedentemente
esercitata era da con-siderare nulla dall’agosto 2015 e questo a causa delle problematiche
psichiatriche e reumatologiche. Per quanto riferito invece ad un’attività
leggera ed adeguata, rispettosa delle limitazioni poste dal perito reumatologo,
la capacità lavorativa era da considerare del 60% da agosto 2015 e nulla nel
periodo dal luglio 2016 (per l’intervento chirurgico di posa di una protesi
totale all’anca sinistra l’11 luglio 2016) a gennaio 2017, momento dal quale
bisognava considerare una ripresa della capacità lavorativa del 60%. Esprimendosi
sulla tipologia di attività adeguata, per la quale la capacità lavorativa era
del 60%, il SAM ha concluso che la stessa doveva rispettare i limiti funzionali
posti dal consulente in reumatologia. Valevano segnatamente le limitazioni
funzionali già determinate dal collega dr. ___________ nella perizia del 18
dicembre 2006 per quanto riguardava la colonna vertebrale. In sostanza l’assicu-rata
era da considerare “limitata in attività lavorative pesanti con carico
superiore ai 7,5-10 kg. È limitata nell'eseguire frequenti flessioni o torsioni
del tronco. Limitata nel mantenere delle posizioni statiche prolungate sia in
posizione seduta per più di un'ora che in posizione in piedi senza cambiare
appoggio per 20-30 min., cambiando appoggio per un'ora. Per quanto riguarda la
problematica dell'anca sin. vi sono attualmente delle limitazioni se deve
camminare per un tragitto superiore al chilometro o se deve inginocchiarsi”
(doc. AI 108 pag. 332).

                                         Considerato
come nell’ambito della prima assegnazione della rendita a far tempo dal 1.
marzo 2006 l’amministrazione si era basata sulla perizia reumatologica fatta
eseguire dal dr. __________ e, quindi, concluso per una abilità del 50% nella
sua attività lavorativa e del 60% in un’attività leggera adeguata (cfr. anche
le conclusioni del SMR del 31 gennaio 2007, doc. AI 18), secondo il SAM andava
ammesso un certo peggioramento, non solo considerando il periodo di inabilità
lavorativa totale dal luglio al dicembre 2016, ma anche ritenuto come
nell’attività precedentemente esercitata non era più data abilità residua. Per
contro, in un’attività leggera ed adeguata, fatta eccezione per il periodo dal
luglio al dicembre 2016, la capacità lavorativa era rimasta invariata al 60%.

                                         Questo
TCA, alla luce delle considerazioni sopra esposte, deve confermare le
valutazioni peritali.

                                         

                            2.8.2.   A
tali conclusioni, che peraltro sono state confermate anche dal medico SMR nel
rapporto finale del 7 agosto 2017 (doc. AI 113), si deve aderire, ritenuto che,
come verrà illustrato nel prosieguo, la valutazione SAM non è stata smentita da
altra documentazione medico-specialistica attestante nuove affezioni o una
diversa valenza delle patologie diagnosticate o, ancora, un peggioramento
successivo alla perizia e entro la data della decisione contestata, ritenuto
che per costante giurisprudenza
il giudice delle assicurazioni sociali si basa di regola sui fatti che si sono
realizzati fino al momento del provvedimento contestato (DTF 132 V 220
consid. 3.1.1).

 

                                         Dalle
ben motivate conclusioni della perizia SAM non è in effetti possibile scostarsi
sulla base delle certificazioni del dr. __________, dei sanitari della Clinica
di __________ e di quelli del servizio di neurologia e ortopedia dell’Ospedale __________
di __________ prodotte in fase di osservazioni (cfr. doc. AI 122). Le stesse sono
state in effetti sottoposte al SAM, il quale, con complemento del 8 novembre
2017, ha concluso che le stesse non permettevano di giustificare una differente
valutazione dell’esigibilità rispetto a quanto già concluso nella perizia del 14
luglio 2017. Il SAM, facendo proprie le considerazioni degli specialisti dr. __________
e dr. __________, ha in effetti affermato:

 

" 
Egregio collega, 

in riferimento alla perizia medica interdisciplinare
del 14.7.2017 effettuata presso il SAM di Bellinzona, il Servizio Medico
Regionale, nell'ambito delle osservazioni al progetto di decisione dell'Ufficio
Al del Canton Ticino ci ha inviato le osservazioni dell'A, con l'allegata
documentazione medica (rapporti medici del servizio di chirurgia-ortopedia
dell'Ospedale __________ di __________, sede __________ del 20.7.2016,
15.9.2016, 17.11.2016, 26.1.2017, 19.5.2017, 9.8.2017, 13.9.2017; rapporti
medici del servizio di neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________,
sede __________ del 30.8.2016 e 27.12.2016; rapporto d'uscita della Clinica di __________
di __________ del 9.5.2017 con relativo certificato medico di incapacità
lavorativa; certificato medico di incapacità lavorativa del servizio di
chirurgia-ortopedia dell'Ospedale __________ di __________, sede __________ del
16.5.2017; certificato medico del Dr. med. __________, specialista FMH chirurgia
a __________ del 14.6.2017 e 25.8.2017; lettera dell'A. all'Ufficio Al del
Canton Ticino del 19.9.2017), chiedendo di esprimersi in merito. Abbiamo
pertanto messo a disposizione la documentazione inviata ai nostri consulenti
Dr. med. __________, specialista FMH reumatologia a __________ e Dr. med. __________,
specialista FMH neurologia a __________ che con i loro rapporti del 13.9.2017
rispettivamente 23.10.2017 ci hanno fatto pervenire la loro presa di posizione
che riportiamo integralmente e con cui ci allineiamo.

Il Dr. med. __________ nel suo rapporto del 13.9.2017
scrive:

 

" Ho valutato attentamente quanto segnalato dai
colleghi che hanno visto l'assicurata in quest'ultimo periodo, in particolar
modo il rapporto della clinica riabilitativa di __________ del 09. 05.201 7 e il rapporto del Dr. __________ del 13.
09.201 7.

Per quanto riguarda le valutazioni cliniche e le
diagnosi, non ho alcuna osservazione da porre.

Per quanto riguarda l'incapacità lavorativa è
sicuramente indicata un'incapacità del 100% per tutte le attività professionali
nel periodo di degenza presso la clinica __________ di __________ dal 12. 04.2017 al 16. 05.2017 come certificato dai
colleghi. Altrimenti non vedo qui
altre modifiche da porre a quanto determinato nella mia valutazione peritale del 06. 04.2017 in vostro possesso.

Non si modificano le limitazioni funzionali e le
capacità lavorative da me determinate." 

 

Il Dr. med. __________ nel suo rapporto del 23.10.2017
scrive:

 

" In riferimento alla valutazione della Signora
RI 1, ho preso atto della nuova documentazione medica pervenuta.

Ricordo che ho esaminato dal punto di vista neurologico
la paziente il 6 aprile 2017 nell'ambito di una perizia pluridisciplinare,
giungendo alle diagnosi in ambito neurologico di: stato da intervento di
discectomia L5/Sl a sinistra (2005) senza residui radicolari, inoltre sindrome
lombo-vertebrale e cervicale cronica, senza deficit neurologici associati di
tipo radicolare. 

Non vi erano diagnosi di competenza neurologica che
avessero un influsso sulla capacità lavorativa. La nuova documentazione
pervenuta consiste innanzitutto in sette valutazioni da parte del Servizio di
Chirurgia e ortopedia dell'Ospedale __________ di __________ tra il 20 luglio
2016 e il 13 settembre 201 7, tutte concernenti una coxartrosi vara bilaterale
più sintomatica a sinistra, senza nuovi elementi per quel che riguarda gli
aspetti neurologici. Vi sono inoltre due valutazioni del Servizio di
Neurochirurgia dell’ospedale __________ di __________ del 30 agosto e 27
dicembre 2016 con diagnosi di cervicalgie e lombalgie croniche multifattoriali:
si conferma anche a questi esami l'assenza di segni per neuro-compressione e
non vengono descritti anche in questo caso deficit di origine neurologica. Infine
risulta che l'.A. è stata ricoverata presso la Clinica di __________ dal
12.04.2017 al 9.5.2017 per riabilitazione funzionale per sintomatologia
dolorosa multifattoriale e pluridistrettuale: anche in questo caso non sono
descritti nuovi elementi concernenti gli aspetti neurologici.

Vi sono anche due certificati del Dott. __________,
specialista FMH chirurgia, che certifica una incapacità lavorativa del 100%
riferendosi principalmente agli aspetti ortopedici e psichiatrici.

La nuova documentazione non porta dunque elementi
ulteriori per quel che riguarda gli aspetti di competenza neurologica. Di
conseguenza dal punto di vista neurologico posso confermare la valutazione
precedente del 7 aprile 2017."

 

In conclusione, sulla base di quanto descritto sopra
dai consulenti, la nuova documentazione prodotta non apporta elementi tali da
modificare le conclusioni della perizia medica interdisciplinare del 14.7.2017
effettuata presso il SAM di Bellinzona.” (doc. AI 127)

 

                                         Ora,
tali allegazioni, ben motivate ed espresse dagli specialisti che avevano già accuratamente
valutato l’assicurata, che prendono attenta posizione sulle – peraltro assai
scarne e im-motivate – allegazioni del curante e degli altri sanitari e sono
state integralmente avallate e condivise anche dal medico SMR (cfr. Annotazione
del 13 novembre 2017, doc. AI 128), appaiono convincenti e meritano di essere
confermate senza riserve. 

                                         

                                         Non
permettono di dipartirsi dalle conclusioni del SAM nemmeno le certificazioni
prodotte in sede ricorsuale, molte delle quali peraltro già facenti parte della
documentazione valutata dal SAM nel complemento peritale. 

                                         Quanto
in particolare alle nuove stringate certificazioni del dr. __________ del 4
dicembre 2017 e 13 febbraio 2018, le stesse si limitano ad attestare
un’inabilità completa senza specificare per quale diagnosi e quale motivo, e
non contengono alcun elemento che non sia già stato considerato dal SAM (doc.
A7, IX/2). 

 

                                         Né
del resto il fatto che l’assicurata abbia dovuto, il 12 febbraio 2018, rivolgersi
al Pronto soccorso per una caduta permette di ammettere una modifica delle
circostanze approfondite nell’ambito della perizia SAM. A prescindere infatti
dal fatto che il certificato di dimissione dal Pronto soccorso della Clinica __________
del 12 febbraio 2018 è posteriore alla data della decisione qui contestata (mentre
che, come detto, per costante
giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali si basa di regola sui
fatti che si sono realizzati fino al momento del provvedimento contestato; DTF
132 V 220 consid. 3.1.1, 130 V 138 consid. 2; cfr. in proposito anche al
consid. 2.8.3), lo stesso non apporta comunque alcun elemento che possa
modificare le conclusioni sopracitate, limitandosi ad attestare una
consultazione a causa di una caduta, senza peraltro porre alcuna diagnosi
significativa. 

                                         Da
tale documentazione non risulta dunque una sostanziale modifica dello stato di
salute rispetto alla valutazione in ambito SAM. 

                                         

                                         Ribadite
altresì le considerazioni generali che si impongono sul tema dell’attendibilità
delle certificazioni dei medici di fiducia (anche se specialisti; cfr.
STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001; cfr. consid. 2.7; sia pure evidenziato che
il TF, nella STF 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, ha rilevato che “(…) il
fatto che il medico curante la segua da più tempo non è un criterio ritenuto dalla
giurisprudenza per apprezzare il valore probatorio di un rapporto valetudinario
(cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 352 con riferimenti). Al contrario, la
prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la necessaria
prudenza l'avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami che essi
hanno con il paziente (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), per cui, secondo
esperienza co-mune, il medico curante tende generalmente, in caso di dubbio, a
pronunciarsi in favore del proprio paziente in ragione del rapporto di fiducia
che lo unisce a quest'ultimo. (…)” (STF 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017,
consid. 4.2)) le certificazioni prodotte dai medici curanti
dell’insorgente non consentono pertanto di dipartirsi dalle conclusioni del SAM
e del SMR che si sono espressi in modo coerente e privo di contraddizioni. 

                                         

                                         Nel
ricorso la ricorrente manifesta la sua contrarietà, ritenendo di essere inabile
in misura maggiore del 40%, limitandosi in sostanza ad un dissenso puramente
soggettivo, ma non indica chiaramente in che modo e in che misura le conclusioni
tratte dal SAM, nella perizia e nel complemento peritale, sarebbero errate. Riservato
anche quanto verrà detto in seguito in merito agli ulteriori certificati
prodotti (cfr. consid. 2.8.3), i mezzi di prova prodotti sono documenti già
agli atti e quindi già oggetto di puntuale valutazione del SAM, oppure
certificazioni che non contengono elementi che permettano anche solo di
ipotizzare una modifica rilevante della situazione approfonditamente peritata
nell’ambito della valutazione SAM.

                                         All’assicurata
va del resto ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione
comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare - ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Così
stanti le cose, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti
contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno
dell'assicurata sino all’ema-nazione del querelato provvedimento, senza che si
renda necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti (valutazione anticipata delle prove, fra le tante
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 p. 429 e riferimenti; anche DTF 135 V
465). 

                                         

                                         Pertanto,
visto quanto sopra, ritenuta la perizia SAM del 14 luglio 2017 - la quale
rispecchia tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza
(cfr. consid. 2.7) e alla quale va quindi attribuita piena forza probante -, e
il complemento del 8 novembre 2017 così come gli affidabili pareri dei medici
del SMR (sul valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR cfr. la STFA I 938/05 del 24 agosto 2006; cfr. anche sopra al
consid. 2.7) e non essendo provato un peggioramento duraturo e incidente sulla
capacità lavorativa, intervenuto prima della decisione contestata del 21 novembre
2017 (la quale delimita, come detto, il potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali,
cfr. DTF 132 V 220 consid. 3.1.1), il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360;
DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati) che l’assicurata va
considerata inabile in misura totale nella sua attività lavorativa a far tempo
dall’ago-sto 2015, ma abile nella misura del 60% in un’attività leggera
adeguata, fatta eccezione per il periodo dall’11 luglio al 31 dicembre 2017 in
cui l’idoneità lavorativa era da considerare nulla in ogni attività a motivo
dell’intervento di posa della protesi all’anca. Le conclusioni in
merito alla capacità lavorativa della decisione contestata vanno quindi confermate.

                                         Sia
peraltro in questa sede richiamato altresì l'obbligo che incombe all'assicurata
di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute
(DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57, 551 e
572).

                                                                                                                                

                            2.8.3.   Quanto
infine alla successiva documentazione medica prodotta in causa, la stessa
riferisce di un intervento chirurgico subito il 13 aprile 2018 per l’impianto di
una protesi totale all’anca destra (certificati d’inabilità lavorativa dal 12
aprile al 28 giugno 2018 resi il 30 aprile e 25 maggio 2018 dal dr. __________,
chirurgo ortopedico; scritti del medesimo medico al dr. __________ del 28
febbraio 2018 e alla curante del 3 maggio 2018, rapporto operatorio del 19
aprile 2018) e non apporta alcun nuovo elemento clinico per una diversa valutazione
della fattispecie. 

                                         In
effetti, come con pertinenza affermato dall’UAI nello scritto del 9 marzo 2018
(doc. XV), tale documentazione si riferisce ad un’inabilità lavorativa, peraltro
transitoria, conseguente all’intervento chirurgico eseguito il 13 aprile 2018,
e quindi successivo alla data della resa della decisione contestata, rilevato
altresì come l’intervento sia stato con ogni evidenza susseguente alla caduta del
12 febbraio 2018, nella quale la ricorrente aveva riportato un trauma all’anca
destra documentato dal rapporto del pronto soccorso della Clinica di __________
allegato quale doc. IX/1. In proposito va ricordato che in occasione della perizia
eseguita per il SAM, nella sua valutazione del 6 aprile 2017 il dr. __________
aveva evidenziato come malgrado all’anca destra vi fosse una coxartrosi
nell'ambito di una displasia dell'anca, oltre a uno stato dopo osteotomia
femorale all'età di 16 mesi, l'assicurata non lamentava a quell’epoca comunque
particolari dolori per cui non vi era necessità di intervenire (doc. AI 108 p.
349).

                                         A
tal riguardo occorre nuovamente ricordare che per costante giurisprudenza il
giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base
alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è
stata resa, in casu il 21 novembre 2017. I fatti accaduti posteriormente e che
hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo
atto amministrativo (fra le tante cfr. DTF 130 V 138). Rettamente nelle
osservazioni 9 marzo 2018 l’Ufficio AI (XV) ha pertanto evidenziato sostanzialmente
che l’eventuale peggioramento delle condizioni dell’assicura-ta, segnatamente
in relazione all’anca destra, rispettivamente gli eventuali relativi effetti
sulla sua capacità lavorativa, potranno essere valutati in sede di revisione –
domanda che l’assicurata potrà se del caso nuovamente inoltrare con allegata la
pertinente documentazione medica – a condizione che le modifiche delle
condizioni di salute con conseguente peggioramento della capacità di guadagno
perdurino per oltre tre mesi ai sensi dell’art. 88a cpv. 2 OAI. 

                                         

                               2.9.
  Per quel che concerne l’aspetto economico - che in concreto è rimasto incontestato
- l’Ufficio AI ha proceduto a determinare il conseguente grado di invalidità come
è stato esposto per esteso al considerando 2.6. 

                                         Tale
valutazione merita di essere avallata.

 

                                         Per
quanto riguarda il salario da valida l’amministrazione ha proceduto
correttamente ad aggiornare al 2015 il reddito che l’assicurata avrebbe
percepito esercitando la sua abituale attività lavorativa (cfr. questionario
del datore di lavoro del 4 aprile 2006 e rapporto del consulente in integrazione
del 23 marzo 2007, doc. AI 5, 22; cfr. per l’aggiornamento doc. AI 118), fissandolo
in fr. 45'884. 

                                         Quanto
al reddito da invalida, l’UAI si è a ragione fondato sui dati
statistici, e meglio utilizzando i dati salariali evinti dalla tabella TA1
elaborata dall'Ufficio federale di statistica riferita al settore privato
svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore
privato, cfr. RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.),
prendendo quindi in considerazione un importo di fr. 54’191.--
conseguibile nel 2015 svolgendo un’attività semplice e ripetitiva. 

                                         Stante
quindi, per il periodo successivo al gennaio 2017, una capacità lavorativa del 60%
in un’attività adeguata, ed effettuando un’ulteriore riduzione del 20% per
considerare la necessità di effettuare attività leggere e altri fattori di
riduzione, il reddito da invalida è stato fissato in fr. 26'011.75.-. 

 

                                         Ritenuto
pertanto un reddito ipotetico da valida, come detto, di fr. 45'884.-- e da invalida di fr. 26'011.75.--, ne
discende un grado d’invalidità del 43% ([45'884 - 26'011]
x 100 : 45'884 = 43%) che, per quanto riferito al periodo successivo al 1 gennaio
2017, conferisce pertanto (nuovamente) il diritto ad un quarto di rendita d’invalidità
(cfr. consid. 2.3).

                                         Sia
detto a titolo abbondanziale che il risultato non cambierebbe nemmeno volendo
aggiornare i dati salariali al 2017. 

 

                             2.10.   In
simili circostanze, visto quanto precede, è a ragione che l’Ufficio AI, dati i
presupposti per procedere ad una revisione della prestazione ai sensi dell’art.
17 LAI in considerazione del peggioramento subentrato dal gennaio 2015, ha
modificato il diritto alla rendita sostituendo il quarto di prestazione con una
rendita intera, ma limitatamente al periodo dal 1. luglio 2016 (primo giorno
del mese di ricezione della domanda di prestazioni; art. 88bis cpv. 1 OAI) al
1. aprile 2017 (ovvero tre mesi dopo il ripristino della capacità lavorativa
del 60% in un’attività adeguata; cfr. art. 88a cpv. 1 OAI; cfr. al consid. 2.4),
momento a partire dal quale l’insorgente ha nuovamente diritto ad un quarto di
rendita.

                                         Ne
consegue che la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
                  

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata
fra 200.-  e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese, per fr. 500.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese di causa, per complessivi fr.
500.--, vanno poste a carico dell'assicurata.

                                      

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti