# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c42894e1-84ff-5c2c-83c4-39563c225434
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.11.2021 D-4641/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4641-2021_2021-11-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4641/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Chiara Piras (presidente del collegio),  

Fulvio Haefeli, Simon Thurnheer,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dall'avv. Michela Gentile,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM dell'11 ottobre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4641/2021 

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Fatti: 

A.   

A.a A._______, cittadino afgano di etnia hazara, ha depositato una do-

manda d'asilo in Svizzera il 24 luglio 2021 pretendendosi minorenne.  

A.b Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

"EURODAC" il richiedente l'asilo aveva già depositato due domande d'asilo 

pregresse in Grecia e in Slovenia rispettivamente il 28 maggio 2019 ed il 

22 luglio 2021.  

A.c Il 17 agosto 2021 il richiedente asilo è stato sentito quale minore non 

accompagnato nell'ambito di una prima audizione durante la quale l'auto-

rità inferiore gli ha posto questioni sulle sue generalità, in merito alla sua 

provenienza e circa il viaggio che lo ha condotto in Svizzera (cfr. atto SEM 

[…]- 17/11). Nel corso di tale audizione, la SEM ha informato il richiedente 

della possibile competenza della Slovenia per il trattamento della sua do-

manda d'asilo in base al regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gaz-

zetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di 

seguito: Regolamento Dublino III) – concedendogli contestualmente il di-

ritto di essere sentito in merito – e prospettato una possibile non entrata 

nel merito della sua domanda in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della 

legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). L'interessato ha 

espresso la sua volontà di non tornare in Slovenia.  

A.d In seguito alla pretesa minore età del richiedente, il 19 agosto 2021 la 

SEM ha incaricato il Centro (…) dello svolgimento di una perizia per deter-

minare l'età del richiedente l’asilo. Le risultanze della medesima, inoltrate 

all'autorità di prima istanza il 16 settembre 2021 e basate su di un esame 

clinico e su referti radiologici (panoramica dentaria, radiografia standard 

della mano sinistra e tomografia delle articolazioni sterno clavicolari) svolti 

il (…) agosto 2021, hanno stabilito che l'età probabile di A._______ sa-

rebbe situata tra 20 e 24 anni, mentre l'età minima sarebbe di 18.05 anni. 

Di conseguenza non sarebbe possibile che egli sarebbe minorenne e po-

trebbe essere esclusa la data di nascita dichiarata (ovvero il […]; cfr. 

atto SEM 23/14).  

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A.e Il 22 settembre 2021 la SEM ha informato il richiedente delle risultanze 

della perizia medica del 16 settembre 2021 concedendogli il diritto di es-

sere sentito al riguardo, così come la possibilità di esprimersi in merito ai 

dubbi della SEM circa l'identità addotta, come pure alla modifica prevista 

dei dati del sistema d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC).  

A.f Il 23 settembre 2021 la SEM ha concesso alla rappresentante legale 

una proroga fino al 28 settembre 2021 per l'inoltro del parere al diritto di 

essere sentito. 

A.g Il medesimo giorno, la suddetta autorità ha inoltrato alle competenti 

autorità slovene una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata 

sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III. Alla richiesta è stata alle-

gata la perizia medica.  

A.h La rappresentante legale dell'interessato ha inoltrato le proprie osser-

vazioni in merito al diritto di essere sentito il 28 settembre 2021. 

A.i Le autorità slovene, il 4 ottobre 2021, hanno accolto la richiesta di ri-

presa in carico dell'interessato in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. b Re-

golamento Dublino III. 

B.  

Con decisione dell'11 ottobre 2021, notificata il 15 ottobre 2021 (cfr. atto 

SEM 37/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d'a-

silo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, pronunciando nel contempo il 

trasferimento dell'interessato verso la Slovenia. 

C.  

Il 22 ottobre 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 25 otto-

bre 2021) il richiedente è insorto contro la decisione della SEM dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando, an-

zitutto la restituzione (recte concessione) dell'effetto sospensivo al ricorso 

e la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione della decisione; in 

via principale, l'annullamento della decisione avversata e la restituzione 

degli atti alla SEM per il completamento dell'istruttoria; con contestuale ri-

chiesta di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione 

dal versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo, con prote-

state tasse e spese.  

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Pagina 4 

D.  

Con misure supercautelari del 25 ottobre 2021 il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

2.3 Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

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4.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1 

LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi il Tri-

bunale può rinunciare allo scambio degli scritti. 

5.  

5.1 Nella propria decisione, l'autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto 

che il richiedente non avesse reso verosimile la sua asserita minore età. 

Egli non avrebbe, infatti, fornito alcun documento di identità e non sarebbe 

stato in grado di dare riferimenti temporali né elementi che permettereb-

bero di rendere verosimile la data di nascita dichiarata. A ciò si aggiunge-

rebbero i risultati dell'esame medico al quale il richiedente sarebbe stato 

sottoposto il (…) agosto 2021. I risultati della perizia indicherebbero invero 

che la sua età probabile sarebbe tra i 20 e i 24 anni, mentre la sua età 

minima sarebbe di 18.05 anni. Pertanto, si potrebbe escludere la sua data 

di nascita dichiarata, ovvero il (…). Per quanto riguarda il valore probatorio 

della perizia, la SEM ha rilevato che conformemente alla giurisprudenza 

del Tribunale, i risultati avrebbero un indizio molto forte di maggiore età, 

trattandosi di uno scenario che vede una delle due età minime inferiore alla 

soglia dei 18 anni. I risultati peritali permetterebbero inoltre di effettuare 

un'analisi della verosimiglianza della data di nascita dichiarata. Dagli stessi 

si potrebbe escludere che egli avrebbe avuto (…) al momento della perizia 

e che fosse stato minorenne. Considerati gli elementi summenzionati, il 

richiedente sarebbe pertanto stato ritenuto maggiorenne per il seguito della 

procedura. In risposta a quanto espresso dall'interessato nell'ambito del 

diritto di essere sentito, la SEM ha rilevato che a riguardo della metodologia 

applicata dalla perizia, i dati da utilizzare nell'ambito dell'accrescimento cla-

vicolare sarebbero quelli della clavicola che avrebbe raggiunto la fase di 

sviluppo più avanzata. Secondo il concetto dell'età minima, non sarebbe 

pertinente fare la media dei dati osservati per le due clavicole, perché la 

persona non potrebbe essere più giovane dell'età minima definita dalla 

fase raggiunta dalla clavicola, che ha raggiunto lo stadio più avanzato.  

Proseguendo nell'analisi, l'autorità inferiore ha ritenuto data – in virtù della 

domanda d'asilo ivi depositata dal richiedente, oltreché dell'accettazione 

alla sua ripresa in carico – la competenza della Slovenia per la trattazione 

della domanda d'asilo. Accettando la richiesta, le autorità slovene avreb-

bero dunque riconosciuto l'analisi della SEM in merito alla sua maggiore 

età. In seguito, l'autorità inferiore ha ritenuto che il desiderio dell'interessato 

di rimanere in Svizzera non influenzerebbe la determinazione dello Stato 

membro competente. Proseguendo nell'analisi, la SEM ha considerato che 

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in Slovenia – Stato che applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale (di seguito: direttiva procedura), la direttiva 2011/95/UE del 

Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull'attri-

buzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di 

protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le per-

sone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul 

contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 

20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione) nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza) – non sussisterebbero carenze si-

stemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti ai sensi 

dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. Conseguentemente, non vi sus-

sisterebbero elementi concreti che indicherebbero che la Slovenia non ri-

spetterebbe i suoi obblighi internazionali e che le procedure di asilo e di 

allontanamento non sarebbero attuate correttamente. In caso di trasferi-

mento verso il predetto Stato membro, si potrebbe così partire dal presup-

posto che il richiedente non sarebbe esposto a serie violazioni dei diritti 

dell'uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e art. 3 Convenzione del 

4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 

fondamentali (CEDU, RS 0.101), che non verrebbe a trovarsi in una situa-

zione esistenziale difficile, o ancora che non sarebbe rinviato nel suo 

Paese d'origine o di provenienza senza che la sua domanda d'asilo venga 

esaminata in violazione del principio di non-respingimento. Non esistereb-

bero, altresì, motivi che imporrebbero di esaminare la domanda d'asilo in 

Svizzera in applicazione dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Prose-

guendo nell'analisi, la SEM ha ritenuto che l'applicazione della clausola di 

sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, 

RS 142.311) non sarebbe neppure giustificata nella fattispecie. Egli non 

avrebbe, infatti, problemi di salute. La SEM non è dunque entrata nel merito 

della domanda d'asilo del richiedente.  

5.2 Con la sua impugnativa, l'insorgente avversa le conclusioni a cui è 

giunta l'autorità inferiore, in particolare per quanto riguarda l'età. Le incoe-

renze ritenute dalla SEM rispetto alla data di nascita dichiarata, risultereb-

bero segnatamente confutate dalla lettura degli atti. La valutazione dell'au-

torità inferiore non sarebbe accurata, il ricorrente sarebbe infatti analfa-

beta, avrebbe spiegato in diverse occasioni di non conoscere il calendario 

gregoriano ed un suo amico avrebbe compilato il foglio dei dati personali. 

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L'insorgente sarebbe poi stato molto coerente durante l'audizione nel ri-

spondere senza esitazioni alle numerose domande dell'autorità di prime 

cure. La SEM avrebbe dunque interpretato solo gli elementi a sfavore della 

minore età, senza tenere conto di quelli preponderanti a favore della 

stessa. Il ricorrente avrebbe poi dichiarato che in Slovenia sarebbe stato 

collocato in un centro per minori ed il documento sloveno fornito riporte-

rebbe la data di nascita del (…) – pur essendo leggermente diversa da 

quella corretta e ribadita – ciò che costituirebbe un indizio a supporto della 

minore età. L'autorità inferiore non avrebbe neppure chiesto alcuna infor-

mazione alle autorità slovene. La valutazione dell'età parrebbe fondarsi ef-

fettivamente solo sull'esito della perizia.  

L'insorgente confuta poi l'esito della perizia per diversi motivi. Innanzitutto, 

la radiografia della mano sinistra fornirebbe un'età minima tra i 16.1 anni 

secondo degli studi più recenti e i 19 anni secondo gli studi meno recenti. 

Su questo punto non sarebbe comprensibile il motivo per il quale dovrebbe 

far stato la valutazione più sfavorevole al minore. Dall'altro lato, l'esito della 

perizia non costituirebbe un indizio forte in favore della maggiore età, già 

per la circostanza che vi sarebbero due età minime tra loro chiaramente 

divergenti tra l'esame dei denti (18.5 anni) e l'esame delle articolazioni 

sterno clavicolari (17.6 anni). Le ultime due stime non parrebbero poi facil-

mente sovrapponibili. Per quanto riguarda la valutazione dell'accresci-

mento clavicolare, risulterebbe esserci stato un cambiamento sul piano 

metodologico poiché si sarebbe preso come riferimento il lato con il mag-

gior accrescimento e non l'età basata sulla media dei due lati. Ciò sarebbe 

pure in contrasto con i principi alla base dello schema di valutazione den-

taria dove sarebbero presi quali riferimenti i dati inferiore, conformemente 

alla logica "in dubio pro puer". L'età minima secondo la perizia, di 18.05 

anni, sarebbe appena superiore alla maggiore età. Qualora si fosse tenuto 

conto del dato inferiore di accrescimento clavicolare, il risultato sarebbe 

considerevolmente inferiore e l'età minima al di sotto della soglia dei 18 

anni. I campioni statistici di riferimento corrisponderebbero a campioni di 

popolazione molto diversi da quelli d'appartenenza dell'interessato, ciò che 

costituirebbe un ulteriore elemento a sfavore del presunto minore. L'auto-

rità inferiore, non avrebbe dunque potuto escludere che il ricorrente fosse 

minorenne.  

Il ricorrente solleva poi un'anomalia procedurale nella richiesta di ripresa in 

carico trasmessa alla Slovenia già il 23 settembre 2021, ossia prima della 

modifica dei dati SIMIC – avvenuta il 28 settembre 2021 dopo l'inoltro del 

diritto di essere sentito – e quindi prima che l'insorgente fosse considerato 

"maggiorenne". La SEM non avrebbe informato le autorità slovene che la 

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procedura di valutazione dell'età era ancora pendente. Sarebbe da chie-

dersi, dunque, se l'autorità inferiore non avrebbe dovuto attendere il 28 set-

tembre 2021 per trasmettere la richiesta alle autorità slovene. Una richiesta 

posteriore al 26 settembre 2021 avrebbe tuttavia oltrepassato il termine di 

due mesi per la presentazione della domanda, con conseguente passaggio 

della competenza per l'esame della domanda d'asilo alla Svizzera.  

L'insorgente rileva in seguito che la SEM non avrebbe approfondito la que-

stione dei maltrattamenti subiti in Grecia, Macedonia e Croazia. Nel corso 

del colloquio di notifica della decisione impugnata il ricorrente avrebbe in-

formato la rappresentante legale di essere stato picchiato anche dalle au-

torità slovene e di essere stato respinto in Croazia. Le condizioni di vita dei 

richiedenti l'asilo in Slovenia sarebbero poi da tempo oggetto di analisi e 

forti critiche da parte di numerosi organismi internazionali. Diversi rapporti 

avrebbero evidenziato che in molti casi le autorità di polizia non avrebbero 

accolto le richieste di asilo ed avrebbero respinto i migranti in Croazia. In 

tali condizioni, il ricorrente rischierebbe, altresì, un rinvio in Afghanistan. 

Omettendo di approfondire in modo sufficiente la questione dei respingi-

menti in Slovenia e le condizioni dei richiedenti l'asilo in tale Paese e l'età 

del ricorrente, la SEM avrebbe violato il diritto federale e il suo obbligo di 

stabilire in maniera completa i fatti giuridicamente rilevanti in virtù 

dell'art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi.  

6.  

6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

6.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale che nell’ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La valutazione operata dalla 

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SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e 

riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo 

(cfr. tra le tante sentenze del Tribunale F-6783/2018 del 10 dicembre 2018 

e E-6725/2015 del 4 giungo 2018). 

7.  

7.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. André MOSER/MI-

CHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesver-

waltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/

2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 

2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica in 

ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal mo-

mento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari al 

giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

7.2 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento 

completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-

tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica 

dell’art. 8 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 (CC, RS 210). 

Le stesse hanno, infatti, portata allorquando le misure istruttorie necessarie 

non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti (cfr. sentenze del Tri-

bunale D-3567/2019 consid. 5.3, D-5091/2019 dell’8 ottobre 2019 con-

sid. 6.3 e A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2; THIERRY TANQUE-

REL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1563). Su tali presuppo-

sti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta a sopportare 

le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di grado ridotto, 

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dell’assenza di verosimiglianza (cfr. DTF 138 V 222 consid. 6, 133 V 216 

consid. 5.5, 133 V 205 consid. 5.5; DTAF 2008/24 consid. 7.2; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit, n. 3.150).  

7.3 Per quanto concerne la minore età, è al richiedente l’asilo che incombe 

l’onere della prova al riguardo (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2004 n. 30 con-

sid. 5.1 pag. 208, 2001 n. 22 consid. 3 pag. 180 e seg., GICRA 2000 n. 19 

consid. 8b pag. 188, sentenze del Tribunale D-3567/2019 5.4,  

E-4768/2017 del 4 luglio 2019, consid. 3.1 MATTHIEU CORBAZ, La détermi-

nation de l’âge du requérant d’asile, in : Actualité du droit des étrangers, 

Jurisprudence et analyses, vol. II, 2015, pag. 31 e seg.). In presenza di un 

accertamento dei fatti esaustivo e corretto (cfr. supra consid. 5.1), se la 

valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-

ressato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le 

conseguenze, venendo conseguentemente considerato maggiorenne (cfr. 

GICRA 2001 n. 23 consid. 6c pag. 187, sentenze del Tribunale  

D-5091/2019 dell’8 ottobre 2019 consid. 6.3 e E-4768/2017 consid. 3.1).  

7.4  Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-

diziale sulla questione (cfr. DTAF 2011/23 consid. 5, DTAF 2009/54 consid. 

4.1, GICRA 2004 n. 30 consid. 5.3 pag. 109, sentenze del Tribunale D-

3567/2019 consid. 5.5, E-5386/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 4.3.1). 

Per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui do-

cumenti d’identità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle 

audizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel paese 

d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico 

(cfr. sentenze del Tribunale E-5386/2019 precitata, D-858/2019 del 26 feb-

braio 2019, E-7324/2018 del 15 gennaio 2019). Se necessario ordina una 

perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in 

relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2; sentenza 

del Tribunale F-5354/2018 del 27 settembre 2018). Una volta esperita 

l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli elementi 

in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. supra consid. 5.1-5.4 e 

riferimenti citati). 

7.5 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età for-

niscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per 

stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-

proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-

grafia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un 

esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano 

D-4641/2021 

Pagina 11 

non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-

giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però 

tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con 

la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La 

consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi 

dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo 

influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno clavicolare e l’esame 

dello sviluppo dentale, possono, invece, a seconda del risultato, condurre 

ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qua-

lora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni, 

v’è da ritenere un indizio molto forte di maggiore età. Se da uno solo degli 

esami in parola risulti un’età minima superiore a 18 anni ma i rispettivi in-

tervalli tra età minima e massima si attestino su valori equivalenti, la mag-

giore età permane altamente probabile. La stessa è invece solo debol-

mente probabile se, con una sola età minima superiore a 18 anni, non vi è 

sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza di una spiegazione me-

dica plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi sono poi ulteriori 

casistiche nelle quali le risultanze della tomografia sterno clavicolare e 

dell’esame dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto deboli rispet-

tivamente nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, quanto più gli 

accertamenti medici costituiscono un indizio a favore della maggiore età, 

tanto meno è necessario procedere ad un apprezzamento generale delle 

prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2 e riferimenti citati).  

7.6 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità prepo-

ste si effettua in applicazione delle norme processuali usuali (cfr. DTAF 

2018 VI/3 consid. 4.2.3). L’elemento determinate per giudicare del valore 

probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine né la sua designa-

zione come rapporto o come perizia (GICRA 2002 n. 18 consid. 4). Gli ac-

certamenti medici volti a determinare l’età rientrano nelle informazioni 

scritte ai sensi dell’art. 49 della Legge di procedura civile federale (PCF, 

RS 283), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al 

libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e art. 19 PA). Tuttavia, dal 

momento che i riscontri in essi contenuti sono resi da una persona con 

conoscenze specifiche, ci si può scostare dai medesimi solo in presenza 

di indizi concreti atti a metterne in dubbio l’affidabilità (cfr. sentenza del Tri-

bunale D-3567/2019 consid. 5.7; per maggiori sviluppi GICRA 2004 n. 31 

consid. 5-6; DTF 122 V 157). 

8.  

8.1 Ora, nella presente fattispecie, dall'esame odontostomatologico è risul-

tata un'età minima di 18.5 anni, mentre dalla tomografia sterno clavicolare 

D-4641/2021 

Pagina 12 

è risultata un'età minima di 17.6 anni (cfr. atto 21/10 pag. 4). Per questo 

motivo, conformemente alla giurisprudenza (DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2) 

e contrariamente a quanto ritenuto dall'insorgente in sede ricorsuale, è ne-

cessario verificare se i rispettivi intervalli tra età minima ed età massima si 

sovrappongono o meno. Dalla panoramica dentaria è risultato un intervallo 

che si situa tra i 18.5 anni ed i 22.4 anni, con un'età media di 20.5 anni. 

D'altro canto l'esame sterno clavicolare riporta unicamente l'età minima – 

come detto 17.6 anni – e l'età media, ovvero di 21.7 anni. Quand'anche 

tale esame non riporti l'età massima, anche considerate l'età minima e l'età 

media, contrariamente a quanto allegato in sede ricorsuale, risulta chiara-

mente che tale intervallo si sovrappone con l'intervallo dell'esame odonto-

stomatologico (18.5-22.4 anni). Di conseguenza, come stabilito dalla giuri-

sprudenza, la perizia costituisce un forte indizio di maggiore età, per il che 

risulta essere tanto meno necessario procedere ad un apprezzamento ge-

nerale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). 

Per quanto concerne la radiografia della mano sinistra, dalla quale risulte-

rebbero due differenti età minime a seconda degli studi utilizzati, vi è modo 

di rilevare tale esame non permette di determinare in modo attendibile se 

una persona ha raggiunto o meno la maggiore età. La radiografia della 

mano viene regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere 

con la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale 

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). Di conseguenza, non appare esserci 

stato alcun pregiudizio nei confronti del ricorrente.  

Infine, per ciò che riguarda l'età minima ritenuta nell'esame sterno clavico-

lare, per evitare ripetizioni, si rinvia alle pertinenti considerazioni dell'auto-

rità inferiore. Il Tribunale rileva altresì a titolo abbondanziale che quand'an-

che si volesse considerare la clavicola che ha raggiunto lo stadio di svi-

luppo meno avanzato (e dunque ritenere lo stadio 3a invece del 3b), i risul-

tati della perizia costituirebbero comunque un forte indizio di maggiore età. 

Infatti si sarebbe sempre confrontati con un'età minima superiore ai 18 anni 

(18.5 anni per l'esame odontostomatologico) ed un'età minima inferiore ai 

18 anni, ovvero tra i 16.4 e i 17.5 anni, con un'età media di 19 anni ed una 

deviazione standard di 1.1 anni (cfr. sentenze del Tribunale D-3975/2021 

del 13 settembre 2021 consid. 8.4.1 e E-2241/2021 del 30 giugno 2021 

consid. 8.5.1), mentre i due intervalli anche in questo caso si sovrappor-

rebbero. 

8.2 Altresì, dagli atti non traspare che le esigenze formali minime prescritte 

dalla giurisprudenza non siano in casu state rispettate. Il rapporto non è, 

D-4641/2021 

Pagina 13 

infatti, contraddittorio e si riferisce direttamente alla persona dell’insor-

gente. Lo stesso è ben motivato e tiene in debita considerazione l’anam-

nesi dell’interessato. 

8.3 È altresì vero che l’insorgente non ha depositato alcun documento atto 

a comprovare o quantomeno a rendere verosimile l’asserita minore età. 

Del resto, anche le affermazioni in merito alla sua data di nascita così come 

al percorso scolastico non risultano sufficientemente dettagliate e a tratti 

contraddittorie. Il ricorrente ha fornito tre date di nascita in due calendari 

diversi. Sul foglio dei dati personali egli ha indicato il (…), mentre le guardie 

di confine hanno trascritto il (…) ed infine nell'ambito della prima audizione 

RMNA ha riferito la data del (…) (nel calendario persiano, ciò che corri-

sponde al […] nel calendario gregoriano). Interrogato in merito alle incon-

gruenze in corso di audizione, l'insorgente ha risposto di non conoscere il 

calendario gregoriano e di avere dunque copiato sul foglio dei dati perso-

nali la data riportata dai documenti sloveni (cfr. atto SEM 17/11, pag. 3). 

Reso attento al fatto che il documento sloveno consegnato riporterebbe il 

(…) egli ha reiterato di non conoscere le date del calendario gregoriano. 

Tale spiegazione non appare convincente poiché non giustifica le due di-

verse date fornite. Dall'altra parte, non risulta comprensibile il motivo per il 

quale, non conoscendo il calendario gregoriano egli abbia scritto la sua 

data di nascita in questo calendario, invece di indicarla nel calendario per-

siano da lui conosciuto come avrebbe fatto in Grecia ed in Slovenia 

(cfr. atto SEM 17/11, pag. 3). Altresì, singolari risultano pure le allegazioni 

in merito alle età dei fratelli: il ricorrente ha saputo, infatti, riferire l'età di 

ognuno di loro – grazie allo zio che gliele avrebbe insegnate – senza tutta-

via conoscere alcun anno di nascita o averle riportate in alcun documento 

(cfr. atto SEM 17/11, pag. 6). Ed inoltre, il fatto che egli abbia dichiarato di 

aver copiato la data dai documenti sloveni è in netta contraddizione con le 

asserzioni fatte alla SEM poco dopo, quando ha dichiarato di essere anal-

fabeta e che il foglio dei dati personali l'avrebbe compilato un amico 

(cfr. atto SEM 17/11, pag. 3 e 5). Tale affermazione risulta poco credibile 

anche perché è in contrasto al fatto che sia stata crociata la casella con la 

menzione "rempli par le requérant" (cfr. atto SEM 3/3) e al fatto che sia 

stato rilevato che il ricorrente viaggiava solo (cfr. atto SEM 2/1). In seguito, 

poco sostanziate risultano anche le allegazioni del ricorrente in merito alla, 

presunta, mancata scolarizzazione. Invero, egli ha laconicamente asserito 

che non sarebbe potuto andare a scuola perché il padre non glielo avrebbe 

permesso e avrebbe voluto che lo aiutasse come venditore nel negozio di 

alimentari (cfr. atto SEM 17/11, pag. 5). Infine, risultano pure contradditorie 

le dichiarazioni dell'insorgente in merito alle lingue conosciute. In sede di 

audizione egli ha riferito di non conoscere altre lingue oltre al (…). Mentre 

D-4641/2021 

Pagina 14 

dal verbale delle guardie di confine risulta che egli capisce e parla anche 

l'inglese (cfr. atto SEM 1/13).  

8.4 In seguito, vi è modo pure di rilevare che il fatto che il ricorrente in Slo-

venia sia stato considerato minorenne e collocato in un centro per minori 

non costituisce un indizio a favore dell'asserita minore età. Invero, non vi 

sono informazioni quanto ad una perizia o analisi effettuata dalle autorità 

slovene in merito.  

8.5 In definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha 

ritenuto che l’interessato non sia riuscito a rendere verosimile di essere 

minorenne al momento della registrazione della sua domanda d’asilo in 

Svizzera. Pertanto, non risulta esserci spazio per un'applicazione del prin-

cipio "in dubio pro puer" citato in sede ricorsuale (cfr. a questo proposito la 

sentenza del Tribunale D-4143/2021 del 29 settembre 2021 consid. 6.2 e 

relativi riferimenti). 

9.  

9.1 Chiarito questo aspetto, occorre ora determinare se l'autorità inferiore 

non sia a giusto titolo entrata nel merito della domanda d'asilo presentata 

dall'insorgente, ritenendo la Slovenia competente per l'analisi della do-

manda.  

9.2 Prima di applicare l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

9.3 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

D-4641/2021 

Pagina 15 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

riferimenti citati).  

9.4 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea del 18 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. Qualora 

non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro de-

signato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la 

domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione diventa lo Stato membro competente.  

9.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d'esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

10.  

10.1 Nel caso in rassegna, vista la richiesta di ripresa in carico fondata 

sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino nonché l'espressa accetta-

zione della medesima da parte delle autorità di tale Paese (cfr. supra 

lett. A.g e A.i), la competenza della Slovenia per la trattazione della proce-

dura d'asilo e di allontanamento del richiedente, risulta di principio essere 

data. 

10.2 Per ciò che è della richiesta effettuata dalla SEM alle autorità slovene, 

ancor prima di aver formalmente cambiato la data di nascita del ricorrente 

vi è modo di rilevare quanto segue. Il termine di due mesi per presentare 

una richiesta di ripresa in carico veniva a scadere il 26 settembre 2021 

(art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III). Inizialmente, la SEM aveva con-

cesso fino al 24 settembre 2021 al ricorrente per prendere posizione in me-

rito alla minore età. Tale termine è stato però prorogato, su richiesta della 

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Pagina 16 

rappresentante legale, fino al 28 settembre 2021 (cfr. atto SEM 29/1). Di 

conseguenza, non si poteva pretendere che l'autorità inferiore non salva-

guardasse il termine per presentare la domanda di ripresa in carico e di-

ventasse dunque automaticamente competente per l'esame della do-

manda d'asilo, in attesa del diritto di essere sentito. Invero, la SEM avrebbe 

sempre potuto (e dovuto), in un secondo tempo, entrare nel merito della 

domanda d'asilo se avesse ritenuto minorenne il richiedente. Di conse-

guenza, su questo punto non sono riscontrabili irregolarità. 

11.  

11.1 Occorre ora determinare se la SEM è incorsa in un accertamento in-

completo dei fatti determinanti quo alla procedura di asilo e di accoglienza 

dei richiedenti in Slovenia, come censurato dall'insorgente in sede ricor-

suale. A suo dire, l'autorità inferiore avrebbe mancato di approfondire gli 

allegati maltrattamenti e i respingimenti tra Slovenia, Croazia, Macedonia 

e Grecia. 

 

11.2 Nel caso in disamina, gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai 

quali i respingimenti (illegali) dell'insorgente fungono da discriminante si 

esaurisce nella questione di sapere se il suo trasferimento possa o meno 

configurare una violazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino 

III). 

11.3 Anzitutto per ciò che è dei presunti maltrattamenti e respingimenti ef-

fettuati dalle autorità croate, macedoni e greche, gli stessi non risultano 

giuridicamente rilevanti nella fattispecie in quanto non sono oggetto della 

presente procedura, trattandosi di un trasferimento verso la Slovenia. Di 

conseguenza la SEM non aveva ad accertare nulla su questo punto. 

11.4 In seguito, per quanto riguarda i presunti respingimenti illegali e mal-

trattamenti da parte delle autorità slovene, vi è modo di ritenere che al mo-

mento dell'emissione della decisione impugnata, dall'incarto la situazione 

risultava sufficientemente acclarata. Invero, nel corso dell'audizione il ricor-

rente ha potuto esprimersi in merito e riferire i motivi per i quali non vor-

rebbe fare ritorno in Slovenia. Di conseguenza, non risulta chiaro quali ul-

teriori approfondimenti avrebbe dovuto intraprendere la SEM, dal momento 

che l'insorgente ha sollevato soltanto in sede ricorsuale il fatto che sia stato 

maltrattato dalle autorità slovene e che sia stato respinto in Croazia 

(cfr. atto SEM 17/11, pag. 10). Tali dichiarazioni non risultano per di più né 

dettagliate né circostanziate. 

D-4641/2021 

Pagina 17 

11.5 Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il complesso 

fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del trasferi-

mento dell'interessato in Slovenia nel contesto di un procedimento Dublino, 

di modo che, nulla può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non 

ha violato il principio inquisitorio. 

12.  

12.1 Passando ora all'analisi della procedura di asilo e di accoglienza dei 

richiedenti in Slovenia, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano 

carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o 

degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2ª frase Re-

golamento Dublino III). 

 

12.2 La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, la 

Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti l'asilo, in partico-

lare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura 

giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo (cfr. direttiva accoglienza; fra le tante, sentenza del Tribunale 

F-663/2020 del 18 febbraio 2020). 

12.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

12.4 Orbene, nel caso di specie, il Tribunale rileva anzitutto, che le dichia-

razioni circa le minacce ricevute dall'insorgente di respingimento in Croazia 

se non avesse richiesto protezione non sono in grado di sovvertire la giuri-

sprudenza testé enucleata. Egli infatti, ha avuto accesso alla procedura 

d'asilo. Parimenti, neppure dal rapporto di Refugee Rights Europe denomi-

nato "Push-backs and Rights Violations at Europe's Borders", allegato al 

ricorso, né dagli altri rapporti di organismi internazionali richiamati in sede 

ricorsuale, è possibile desumere circostanze suscettibili di confutare la 

D-4641/2021 

Pagina 18 

summenzionata presunzione. Gli stessi affrontano infatti la cosiddetta pro-

blematica dei respingimenti delle persone che entrano illegalmente in Slo-

venia e vengono fermate e rinviate alla frontiera con la Croazia, impedendo 

loro di depositare una domanda d'asilo e le conseguenti violazioni dei loro 

diritti umani. Ebbene, viene da sé che il ricorrente non rientri in questa ca-

tegoria, avendo potuto avviare un procedimento volto all'ottenimento dell'a-

silo in Slovenia, come del resto confermato dalle autorità del Paese mede-

simo. Per il resto, anche prendendo in considerazione le ulteriori argomen-

tazioni articolate nel gravame dal ricorrente, nulla permette di ritenere l'e-

sistenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle 

norme comunitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all'inserto non 

è possibile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che 

il trasferimento in Slovenia esporrebbe effettivamente il ricorrente al rischio 

di vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva 

accoglienza (cfr. tra le altre D-5884/2020 del 2 dicembre 2020 con-

sid. 10.2). Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili 

motivi per i quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il prin-

cipio di non-respingimento rinviando l'insorgente in un Paese dove la sua 

vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei 

motivi menzionati all'art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere 

costretto a recarsi in un Paese di tal genere. 

12.5 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione 

dell'art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

13.  

13.1 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III ("clausola di sovra-

nità"), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato mem-

bro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete.  

13.2 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

D-4641/2021 

Pagina 19 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-

tari, e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 consid. 4.4). 

13.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

14.  

14.1 Nel caso in disamina, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili 

di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia. 

Egli non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva procedura. Inoltre, l'in-

sorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile 

di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi 

obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, integrità cor-

porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe 

di essere respinto in un tale paese. Infine, agli atti non figurano elementi 

tali da indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione 

esporrebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento mi-

nimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva 

accoglienza. Ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale 

violazione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto 

dinanzi alle autorità dello Stato in questione. 

14.2 In seguito, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ri-

tenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprez-

zamento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla 

luce degli atti all'inserto e delle circostanze del caso di specie, la decisione 

D-4641/2021 

Pagina 20 

risulta essere sostenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto 

di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della 

proporzionalità. Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero ap-

prezzamento a quello della SEM (cfr. supra consid. 11.2).  

14.3 Pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III.  

14.4 Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Slovenia è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III. 

15.  

Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è 

entrata nel merito della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Slovenia conformemente all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non pos-

siede un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta 

le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del tra-

sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 Legge federale sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2). 

16.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata. 

17.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 25 ottobre 2021 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA).  

D-4641/2021 

Pagina 21 

18.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di restitu-

zione (recte concessione) dell'effetto sospensivo, così come di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese proces-

suali, sono divenute senza oggetto. 

19.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali al momento dell'inoltro 

del gravame d'acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e consi-

derato che sulla base delle circostanze del caso di specie si può conclu-

dere allo stato d'indigenza senza ulteriori accertamenti, v'è luogo di acco-

gliere l'istanza di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal paga-

mento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

 

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4641/2021 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta.      

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

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