# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 26529f38-1800-5ad3-9e98-1fff115a8ddf
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.05.2024 D-3013/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3013-2021_2024-05-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3013/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Walter Lang, Yanick Felley,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…) 1975, 

Camerun,   

patrocinato dalla lic. iur. Elisabetta Luda,  

Consultorio giuridico di SOS Ticino,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

autorità inferiore. 

 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 28 maggio 2021. 

 

 

 

D-3013/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______ (di seguito: l’interessato, il richiedente, il ricorrente, 

l’insorgente), cittadino camerunense, padre di una figlia nata il (…) 2009 

ed ora residente in Francia con la madre, sua ex compagna, è giunto 

illegalmente in Svizzera in provenienza dalla Francia il 15 novembre 2019 

ed altrettanto illegalmente ha vissuto – a suo dire – per un anno a Basilea 

da degli amici, depositando il 6 ottobre 2020 una domanda d’asilo (cfr. atti 

della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: atto SEM] n. 16/9). Al 

momento del deposito della domanda d’asilo egli ha prodotto l’originale del 

proprio passaporto (scaduto il 15 febbraio 2018). 

A.b  

A.b.a Il richiedente era già noto alle autorità svizzere, avendo commesso 

ripetute infrazioni (furto, violazione di domicilio, impedimenti di atti 

dell’autorità, entrate e soggiorni illegali in Svizzera) ed essendo stato 

oggetto di ripetute sanzioni (pecuniarie e privative di liberta [cfr. estratto 

casellario giudiziario]) oltre che di divieti di entrata per un periodo compreso 

fra il 7 novembre 2015 e il 7 novembre 2022 (provvedimenti per altro 

sottoposti al vaglio del Tribunale amministrativo federale nell’ambito delle 

procedure C-7275/2015, F-3043/2016, F-6581/2017, F-2828/2019). Egli 

era inoltre noto alle autorità francesi, che nel 2011 avevano emesso un 

mandato d’arresto nei suoi confronti, con l’accusa di lesioni semplici, 

trascuranza degli obblighi di mantenimento e falsità in certificati. Nel 2011 

avrebbe sottratto la figlia minorenne alla sorveglianza di una struttura di 

accoglienza per minori francese (nella quale sarebbe stata posta su 

decisione delle autorità) e l’avrebbe condotta in Camerun; eventi per i quali 

è stato emanato un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti  

(cfr. atti SEM 27/4). 

A.b.b Con decisione del 3 giugno 2015 la SEM aveva inoltre respinto una 

prima domanda d’asilo presentata il 23 marzo 2015, avendo l’interessato 

gravemente violato il proprio dovere di cooperazione e manifestando quindi 

un disinteresse a proseguire la procedura d’asilo. Egli aveva infatti 

interrotto anzitempo l’audizione sui motivi d’asilo (non volendo rispondere 

alle domande tendenti a chiarire le modalità e le tempistiche del suo viaggio 

dal Camerun alla Svizzera) ed aveva lasciato senza preavviso il Centro 

federale d’asilo a cui era stato attribuito.  

A.c A seguito della prima audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM 42/11), 

con provvedimento del 15 dicembre 2020 la SEM ha deciso di trattare la 

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domanda d’asilo in procedura ampliata ed ha assegnato il richiedente al 

Canton Ticino (cfr. atto SEM n. 51/2, 53/1). 

A.d Riguardo ai motivi d'asilo, l’interessato ha dichiarato nelle audizioni del 

30 novembre 2020 e del 6 maggio 2021 (atti SEM n. 42/11 [in seguito: 

verbale 1], 75/22 [in seguito: verbale 2]), di essere nato a Yaoundé, dove 

ha vissuto fino all’età di diciannove anni. Dal 1994 egli avrebbe risieduto 

per alcuni anni in Ucraina a studiare lingue, per poi trasferirsi a Londra per 

frequentare l’università e per lavorare. Da gennaio 1998 avrebbe vissuto 

alcuni mesi in Francia per poi trasferirsi in aprile 1998 a Ginevra, dove vi 

sarebbe rimasto per circa quattordici anni, dapprima con un permesso da 

studente, in seguito lavorando presso l’ONU. Nel 2012 l’interessato 

avrebbe fatto ritorno in Camerun, dove sarebbe rimasto a lavorare circa 

due anni a Yaoundé. In questo periodo egli avrebbe intrapreso una 

relazione clandestina di circa sei mesi, tra maggio e ottobre 2013, con il 

signor B._______ che era impiegato presso l’ufficio del presidente del 

Camerun. Quest’ultimo avrebbe iniziato a chiedergli del denaro per 

finanziare un suo progetto immobiliare e a fronte del rifiuto dell’interessato 

lo avrebbe ricattato, minacciandolo di rivelare la sua omosessualità. Egli 

avrebbe quindi interrotto la relazione e si sarebbe nascosto fino a gennaio 

2015, momento in cui sarebbe tornato in Svizzera e dove avrebbe chiesto 

asilo nel mese di marzo 2015 (cfr. consid. A.b.b). A seguito del rigetto della 

domanda d’asilo egli avrebbe continuato a soggiornare illegalmente in 

Svizzera fino a novembre 2019. Durante questo periodo egli avrebbe 

inviato in almeno tre occasioni dei soldi in Patria a scopo benefico. All'inizio 

del mese di novembre 2019 egli avrebbe deciso di fare nuovamente ritorno 

in Camerun, al fine di avviare una propria attività. Egli si sarebbe installato 

a Buea, nel nord-ovest del Paese, ignorando tuttavia la grave situazione 

d’instabilità e guerra civile vigente nelle province anglofone. A causa del 

coprifuoco in cui versava la città e soprattutto temendo per la propria vita, 

egli si sarebbe nascosto per circa tre settimane, vivendo rinchiuso in casa 

uscendo solo per delle rapide commissioni. Egli temeva, da un lato, di 

essere arrestato dalle autorità governative che avrebbero potuto 

considerarlo un mercenario con risorse finanziarie destinate ad assistere 

economicamente i ribelli, dall’altro, di essere sequestrato dai ribelli ai fini di 

ottenere un riscatto; egli infine temeva di incontrare nuovamente il signor 

B._______. Per tali ragioni egli sarebbe quindi espatriato definitivamente 

alla fine del mese di novembre 2019 utilizzando un passaporto falso che 

egli aveva comprato a Yaoundé. Passando dalla Francia egli sarebbe 

quindi giunto illegalmente in Svizzera ed altrettanto illegalmente avrebbe 

vissuto per un anno a Basilea da degli amici, depositando soltanto il 6 

ottobre 2020 domanda d’asilo. Dopo il suo espatrio, l’interessato avrebbe 

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saputo da dei vicini di casa, che tre persone a lui vicine sarebbero state 

arrestate all’inizio del 2020 e che, a seguito degli interrogatori e delle 

torture, avrebbero fatto il suo nome alla polizia camerunense, riferendo 

delle sue preferenze sessuali e del sostegno finanziario alla resistenza. A 

seguito di queste deposizioni, le autorità gli avrebbero revocato la 

cittadinanza camerunense. A suffragio delle proprie affermazioni 

l’interessato ha prodotto copia di due transazioni bancarie, risalenti al 2018, 

in favore di un destinatario in Camerun e di cui egli era il mittente, copia di 

due transazioni bancarie risalenti al 2019 eseguite e destinate da/a 

persone residenti in Camerun, infine copia dei documenti di identità delle 

tre persone a lui vicine interrogate e arrestate (cfr. MdP 1-3). 

B.  

Con decisione del 28 maggio 2021, notificata al ricorrente il 31 maggio 

2021, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la succitata 

domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del ricorrente dalla 

Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile l'esecuzione dell'allontanamento (cfr. atto SEM n. 81/12, 83/1). 

C.  

C.a Contro la suddetta decisione il 30 giugno 2021, l’interessato ha 

presentato ricorso dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

Tribunale, TAF), chiedendone l’annullamento e in via principale il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo, in via 

subordinata l’ammissione provvisoria in Svizzera. L’insorgente ha quindi 

chiesto la concessione dell’assistenza giudiziaria parziale, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo (doc. TAF 1). 

Con complemento al ricorso del 5 agosto 2021, l’insorgente ha prodotto 

copia del provvedimento con cui il Ministero della giustizia del Camerun ha 

statuito nei suoi confronti la revoca della cittadinanza camerunense (doc. 

TAF 2). 

C.b Con decisione incidentale del 26 gennaio 2022 il giudice dell’istruzione 

ha invitato il ricorrente a trasmettere il nuovo mezzo di prova in originale 

(doc. TAF 4). Richiesta a cui questi ha dato seguito il 7 febbraio 2022 (doc. 

TAF 5). 

C.c Con decisione incidentale dell’11 ottobre 2023 il giudice dell’istruzione 

ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria parziale (doc. TAF 7).  

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C.d Con risposta del 9 novembre 2023, l’autorità inferiore ha ribadito le 

proprie conclusioni ed ha chiesto il respingimento del ricorso (doc. TAF 10). 

C.e Con replica del 1° dicembre 2023 e duplica del 21 dicembre 2023 le 

parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle proprie antitetiche 

posizioni (doc. TAF 13, 14). 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire in merito a 

suddetto ricorso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 

48 cpv. 1 lett. a-c PA). Egli è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma (art. 52 cpv. 

1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 2 LAsi) previsti dalla legge. Occorre 

pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).  

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Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre tiene conto della situazione del Paese d'origine dell'insorgente e 

degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo il 

deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 2008/4 

consid. 5.4). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato le allegazioni del 

ricorrente non sufficientemente motivate, contraddittorie, povere di dettagli 

e di concretezza su alcuni punti essenziali, di modo che gli eventi addotti 

parrebbero non essere stati vissuti personalmente da quest’ultimo. 

L’autorità inferiore ha contestato in particolare al ricorrente di non essere 

stato in grado di spiegare chi esattamente lo considerasse un mercenario, 

rispettivamente una fonte di finanziamento per la resistenza e su quali basi 

egli avesse maturato la convinzione di essere considerato come tale. A 

nulla sarebbe servita la possibilità concessa a più riprese di esporre 

liberamente i fatti invocati, così come le domande poste dall’auditrice alle 

quali l’interessato ha sempre risposto in maniera generale ed evasiva. 

Altrettanto generica e stereotipata, a mente della SEM, è pure la 

dichiarazione di aver vissuto nascosto durante il mese di novembre 2019. 

Nonostante numerosi tentativi di fare maggiore chiarezza in sede di 

audizione, l’interessato non è riuscito a rendere maggiormente verosimile 

il suo vissuto da recluso, non sapendo dettagliare, concretizzare, né 

tantomeno circostanziare tale esperienza, né ha saputo spiegare in 

maniera credibile che cosa esattamente l’avrebbe spinto ad agire in tal 

modo. La SEM ha infatti ritenuto non verosimili i problemi che il ricorrente 

sostiene di aver avuto nel 2013 con il signor B._______. D’altro canto, a 

fronte di quanto narrato dal ricorrente, se quest’ultimo fosse davvero stato 

sulle sue tracce avrebbe senz’altro avuto a disposizione tutti i mezzi 

necessari per trovarlo rapidamente, così come se fosse stato ricercato 

dalle autorità governative, cosa che tuttavia non è accaduta. L’incapacità 

dell’interessato di descrivere le circostanze che avrebbero indotto le 

autorità camerunensi a ricercarlo dopo il suo espatrio per le sue preferenze 

sessuali e per i pagamenti effettuati in favore del Camerun, nonché il 

disinteresse dimostrato per tale vicenda, non è giustificabile secondo la 

SEM, a fronte della gravità delle accuse che gli vengono mosse 

(finanziamento al terrorismo) e delle conseguenze addotte (revoca della 

cittadinanza camerunense). Egli non ha infatti saputo fornire alcun 

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dettaglio concreto, utile e rilevante riguardo al contenuto della 

conversazione avuta con le persone che gli avrebbero riferito dell’arresto 

dei suoi tre amici, ma si è limitato a fornire risposte evasive e stereotipate 

che non danno l’impressione che tale evento abbia davvero avuto luogo. 

Anche le allegazioni relative alla pretesa revoca della cittadinanza 

camerunense sono state ritenute inverosimili dalla SEM, che si dice 

innanzitutto sorpresa dal disinteresse dell’insorgente riguardo a tutto ciò 

che lo riguarderebbe in prima persona e che non ha saputo minimamente 

chiarire da dove traesse la certezza che tale misura fosse stata emanata. 

Nel complesso, tenendo conto delle capacità linguistiche dell’interessato, 

ampiamente dimostrate nell’esporre il lavoro svolto presso l’ONU, la SEM 

ritiene che le dichiarazioni in merito ai suoi motivi d’asilo non abbiano la 

qualità che ci si potrebbe aspettare se egli avesse effettivamente vissuto 

gli eventi narrati nelle circostanze allegate.  

Da ultimo l’autorità inferiore ha ritenuto esigibile il rinvio in Camerun 

dell’interessato, conto tenuto che quest’ultimo è giovane e celibe, ha 

vissuto fino a 19 anni a Yaoundé, dove vi ha fatto ritorno anche fra il 2012 

e il 2015, e dove potrebbe stabilirsi anche in futuro considerato che parla 

perfettamente il francese. Grazie alle sue competenze professionali nulla 

gli impedirebbe di trovare un lavoro adeguato, anche in assenza di una rete 

famigliare. Circostanza avvalorata anche dal fatto che nel 2019 egli aveva 

pensato di avviare un’attività a Buea, dove non aveva nessun famigliare, 

dimostrando quindi di essere una persona dinamica che può tornare in 

Patria.  

3.2 In sede ricorsuale, l'insorgente si prevale essenzialmente di un 

accertamento inesatto ed incompleto dei fatti da parte dell'autorità inferiore. 

Concretamente, egli considera il proprio racconto sia nel complesso che 

nei singoli eventi addotti coerente e convincente e perfettamente plausibile 

con la situazione di instabilità politica e sociale vigente nel suo Paese. Al 

riguardo egli prende posizione sulle specifiche allegazioni reputate non 

verosimili dall’amministrazione, ripercorrendo, citando e commentando 

quanto dichiarato in sede di audizione sugli specifici punti essenziali. 

Ritenuta la verosimiglianza delle proprie allegazioni, il ricorrente ritiene 

quindi che al momento dell’espatrio avesse senza dubbio un fondato timore 

di subire seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, per lui esistenti in Camerun 

sia a causa della sua omosessualità sia a causa del trattamento riservato 

dalle autorità a chi è sospettato di avere dei legami con i separatisti. Infine 

egli ritiene che sussistano degli elementi non considerati con la debita 

attenzione dalla SEM che rendono inesigibile l’esecuzione 

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dell’allontanamento verso il Camerun, in particolare il fatto di essere affetto 

da HIV e ai pregiudizi che aleggiano attorno a questa malattia in Patria. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono considerati rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri 

segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile. Occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della 

condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

4.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, né introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

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nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

5.  

5.1 Nella fattispecie, occorre concordare con la SEM sul fatto che le 

allegazioni del ricorrente non sono sufficientemente motivate, difettando di 

concretezza e precisione su alcuni punti essenziali e risultando 

contradditorie e poco plausibili su altri. Le motivazioni addotte nella 

decisione impugnata, già esposte sopra, non verranno ulteriormente 

analizzate in questa sede, ma sono pienamente condivisibili e vanno 

interamente confermate. 

5.2 Oltre alle considerazioni già esposte dalla SEM si rilevano qui di 

seguito ulteriori elementi di inverosimiglianza, già di per sé sufficienti a 

minare la credibilità delle allegazioni dell’insorgente. 

5.2.1 A mente di questo Tribunale il racconto del ricorrente appare poco 

verosimile e incoerente laddove sostiene di aver deciso nel novembre 2019 

di fare ritorno in Camerun – nonostante anni di permanenza in Europa 

(come attestano le numerose infrazioni figuranti sull’estratto del suo 

casellario giudiziario), la presenza di una figlia residente in Francia e dopo 

aver asserito di essere fuggito nel 2015 temendo le persecuzioni del signor 

B._______ – nel solo intento di “mettere in piedi un affare”, senza per altro 

sapere ancora esattamente se entrare nel business immobiliare o aprire 

un supermercato (verbale 1, D57-58). Al netto del fatto che appare 

alquanto singolare la scelta di possibili attività da avviare in loco, ritenuto 

che la compravendita immobiliare e la distribuzione alimentare non hanno 

nulla in comune, il ricorrente non ha fornito alcuna spiegazione utile a 

sostanziare minimamente tale allegazione: come avrebbe avviato l’attività, 

come l’avrebbe finanziata, con che contatti sul posto, sulla base di quali 

obbiettivi aziendali o di quali indagini di mercato, ecc..  

In tale contesto, il ricorrente non risulta pertanto credibile quando sostiene 

di avere scoperto solo all’arrivo a Buea della situazione di tensione vigente 

nella regione (verbale 1, D40). È contrario ad ogni logica dell’agire e ad 

ogni principio di buon senso recarsi in un Paese per avviare un’attività 

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commerciale ed investire del denaro senza aver prima fatto una minima 

ricerca sulla situazione economica e sociale vigente in loco. L’asserto del 

ricorrente è inoltre in aperta contraddizione con le dichiarazioni riguardanti 

i soldi inviati in Camerun. Egli infatti sostiene di aver fatto pervenire sin dal 

2017 degli aiuti economici a delle associazioni locali, poiché conscio della 

situazione politica vigente in Camerun, disastrosa per gli anglofoni, 

desiderando “aiutare la popolazione che soffriva a causa della guerra 

civile” (cfr. verbale 2, D54). D’altro canto, una rapida ricerca online 

permette facilmente di scoprire che non soltanto Buea si trova nel bel 

mezzo dei territori del nord-ovest del Camerun in cui, dal 2017, è scoppiata 

la guerra civile, ma è pure stata dichiarata capitale della Repubblica 

federale di Ambazonia da parte dei secessionisti anglofoni (cfr. 

https://en.wikipedia.org/wiki/Ambazonia; 

https://en.wikipedia.org/wiki/Buea). Quando l’insorgente sostiene di essere 

rientrato nel Paese senza sapere cosa stesse succedendo a Buea e di 

essere stato sorpreso e sopraffatto dagli eventi, oltre a non essere 

credibile, sembra quindi essere in malafede. 

Il ricorrente si contraddice nuovamente laddove afferma in un primo 

momento che nella zona anglofona vige “un blocco per cui nessuno può 

uscire e nessuno può entrare” (cfr. verbale 1, D17), per poi sostenere che 

quando è rientrato nel Paese egli è andato ad abitare a Buea che si trova 

proprio nella parte anglofona (vebale 1, D23-28). Non soltanto lui avrebbe 

potuto liberamente entrare, installarsi a Buea e dopo tre settimane 

andarsene nuovamente, egli avrebbe potuto inoltre recarsi liberamente a 

Yaoundé per procurarsi il passaporto fasullo che avrebbe poi usato per 

espatriare (cfr. verbale 2, D105), ciò che appare piuttosto irrealistico.  

Vi è inoltre una discrepanza fra la data d’arrivo in Svizzera – che in 

occasione del rilevamento dei dati era stata fatta risalire al 15 novembre 

2019 (cfr. atto SEM n. 16/9, D5) – e le vicende che hanno portato il 

ricorrente a lasciare il proprio Paese – che secondo le sue dichiarazioni si 

sarebbero svolte per tre settimane e nel corso del mese di novembre 2019 

e che lo avrebbero condotto ad espatriare all’ultima settimana del mese 

(cfr. verbale 1, D40-45). Né una né l’altra versione, per altro, corrispondono 

a quanto emerge dal sistema automatico d’identificazione delle impronte 

digitali gestito da Fedpol (AFIS), stante il quale in data 11 novembre 2019 

il ricorrente è stato sottoposto a Basilea città a un controllo dattiloscopico 

(cfr. atti SEM n. 7/3, 10/3). 

In definitiva, nelle modalità, nelle tempistiche e per gli scopi addotti, non è 

verosimile che il ricorrente sia rientrato in Camerun in novembre 2019. 

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5.2.2 A mente del Tribunale, neppure sono credibili le dichiarazioni relative 

ai problemi avuti nel 2013 a seguito del tentativo di estorsione perpetrato 

dal signor B._______. Si rileva innanzitutto che di tale relazione e dei 

problemi che ne erano scaturiti – a suo dire alla base della decisione di 

lasciare il Paese nel 2015 – l’insorgente non aveva fatto minimamente 

accenno in occasione della prima domanda d’asilo del 23 marzo 2015. Egli 

ne ha parlato per la prima volta nella procedura che ci occupa, precisando 

che tali vicende sono alla base di uno dei due motivi d’asilo da lui invocati 

(cfr. verbale 1, D17).  

Riguardo al signor B._______ il ricorrente non fornisce alcun dettaglio 

fisico, comportamentale, anagrafico che permetta di caratterizzare 

minimamente tale persona, limitandosi ad asserire che questi fosse in una 

posizione privilegiata per poterlo ricattare. L’insorgente ha sostenuto che 

quest’ultimo lavorasse per l’ufficio della presidenza del Camerun (cfr. 

verbale 2, D33), sostenendo che fosse molto importante poiché viaggiava 

tanto con il presidente (cfr. verbale 2, D39), ipotizzando infine che si 

occupasse della sicurezza e che lavorasse per i servizi segreti (cfr. verbale 

2 D40). Tutto ciò senza averne alcuna certezza, considerato che egli 

stesso ammette di non avere mai parlato con quest’ultimo del suo lavoro e 

che avrebbe fatto le sue deduzioni avendolo visto entrare nell’edificio 

governativo con un badge (cfr. verbale 2 D39). Ora, quand’anche si 

ammettesse che il signor B._______ abbia effettivamente rivestito una 

posizione di potere e di alto rilievo in seno al governo, appare alquanto 

singolare che per finanziare il proprio progetto egli si sia rivolto proprio al 

ricorrente anziché ad imprenditori nella sfera d’influenza 

dell’amministrazione o ad altri alti funzionari, che senz’altro disponevano di 

maggiori fondi propri, di maggiore influenza e di maggiori capacità 

creditizie. D’altro canto, se davvero il signor B._______ avesse rivestito il 

ruolo che gli viene attribuito, quest’ultimo avrebbe potuto con facilità 

appurare quali fossero le reali capacità economiche del ricorrente e 

rendersi conto che quest’ultimo non disponeva dell’importo richiesto. A tal 

proposito, appare alquanto singolare, se non inverosimile, che il ricorrente 

neppure sapesse (né si fosse informato successivamente) a quanto 

ammontassero 32 milioni di franchi CFA (pari a ca. CHF 50'000.-) che gli 

sarebbero stati chiesti dal signor B._______ (cfr. verbale 2, D35), dando 

così l’impressione che la questione non lo riguardasse personalmente.  

Ad ogni modo, le asserzioni del ricorrente riguardo alla relazione avuta con 

quest’uomo sono estremamente vaghe, prive di qualsiasi dettaglio o 

accenno di coinvolgimento emotivo, al pari di quelle relative ai motivi che 

hanno portato alla rottura di tale rapporto (cfr. verbale 2, D33). A seguito di 

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Pagina 12 

un tradimento della fiducia come quello raccontato dal ricorrente, da parte 

di una persona con cui si ha condiviso l’intimità, ci si potrebbe attendere un 

racconto più dettagliato ed emozionale. Nel caso concreto, invece, le 

allegazioni riguardo al ricatto che è seguìto al rifiuto di ottemperare alla 

richiesta di denaro appare oltremodo stereotipato e superficiale e non 

hanno l’intensità che ci si potrebbe aspettare se egli avesse effettivamente 

vissuto un tale avvenimento nelle circostanze riferite. L’insorgente si 

contraddice inoltre laddove afferma, in un primo momento, che le minacce 

e i ricatti sono subentrati soltanto dopo che lui aveva deciso d’interrompere 

la relazione con il signor B._______ durata circa sei mesi (cfr. verbale 2, 

D33, D37), mentre in seguito egli sostiene che le richieste di soldi e i ricatti 

siano iniziati già durante la relazione, dopo circa quattro mesi dal suo inizio 

e che nonostante ciò essa è continuata ancora per alcuni mesi, fino al 

momento in cui egli se n’è andato (cfr. verbale 2, D37-38, 46).   

Il racconto dell’insorgente non convince neppure laddove sostiene di 

temere le rappresaglie e le persecuzioni del signor B._______, il quale – a 

suo dire – disporrebbe di potere, risorse e mezzi che gli avrebbero 

permesso di trovarlo e perseguitarlo ancora sei anni dopo, nel 2019, 

allorquando si trovava a Buea. Se tale fosse il caso, è alquanto inverosimile 

che nell’ottobre 2013, al termine della relazione e dopo essere stato 

ricattato, egli si sia semplicemente trasferito altrove, cambiando casa, ma 

continuando a lavorare in Camerun fino a gennaio 2015 (cfr. verbale 2, 

D41-51). Se tale fosse il caso, l’idea del ricorrente di ritornare nel proprio 

Paese per avviare un’attività imprenditoriale, seppur in un’altra regione, 

sarebbe contraria ad ogni logica dell’agire. Invitato a chiarire tale 

circostanza, nuovamente il ricorrente si è limitato a fornire risposte vaghe 

e poco plausibili (cfr. verbale 1, D68-71). 

A fronte delle circostanze presentate, le modalità e il contenuto del ricatto 

riferito dal ricorrente non paiono maggiormente verosimili. Su tale aspetto 

centrale, su cui ci si potrebbe aspettare un’esposizione emotiva, precisa e 

dettagliata, le dichiarazioni del ricorrente sono estremamente vaghe e 

povere di dettagli. Egli si è limitato ad asserire che per minacciarlo il signor 

B._______ faceva dei riferimenti non troppo celati alla legislazione 

camerunense che sanziona le relazioni omosessuali. Egli non ha tuttavia 

spiegato come il signor B._______ avrebbe potuto denunciarlo, senza 

rischiare di essere a sua volta coinvolto, a livello penale, professionale e 

reputazionale. Volendo credere che il signor B._______ rivestisse davvero 

la posizione che gli attribuisce il ricorrente, è poco plausibile che 

quest’ultimo fosse disposto a mettere tutto in gioco soltanto per perpetrare 

una rappresaglia nei confronti del ricorrente. Nulla agli atti consente d’altra 

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Pagina 13 

parte di ritenere che tanto nel 2013, al momento del rifiuto del 

finanziamento, quanto nel 2019, al momento del preteso rientro nel Paese, 

la minaccia sarebbe stata effettivamente concretizzata e l’omosessualità 

del ricorrente denunciata alle autorità camerunensi.  

5.2.3 Altrettanto inverosimile è il fatto che il ricorrente potesse essere 

percepito dalle autorità camerunensi come un sostenitore della causa 

separatista o come un mercenario.  

In aggiunta alle valutazioni interamente condivisibili esposte dalla SEM, a 

cui si rimanda, si rileva che a supporto di tale circostanza il ricorrente ha 

prodotto unicamente due ricevute di pagamento di cui lui era il mittente, 

per due transazioni pari a € 228.- e € 400.-, avvenute il 30 ottobre e il 3 

novembre 2018, in favore di due donne residenti in Camerun (cfr. MdP 1). 

Nonostante il ricorrente asserisca che tali versamenti fossero fatti a scopo 

di beneficienza, come “un aiuto” (cfr. verbale 2, D54), non è dato sapere 

chi fossero le beneficiarie, se avessero un ruolo (e se del caso quale) in 

associazioni a carattere umanitario e quale fosse la destinazione o lo scopo 

degli importi versati. Per quel che è dato sapere a questo Tribunale, tali 

versamenti potrebbero anche essere consecutivi all’acquisto di merci o 

servizi da parte dell’interessato. Ad ogni modo, si tratta di importi talmente 

esigui da non avere alcuna rilevanza nel contesto della causa 

secessionista della parte anglofona del Camerun. Ragione per cui il 

ricorrente non può seriamente pretendere di essere visto come un 

sostenitore dei ribelli sulla base di tali versamenti. 

Per quanto concerne le altre due ricevute di pagamento prodotte (cfr. MdP 

2), si osserva che i due pagamenti interni in valuta locale oltre a non 

riportare il nome del ricorrente (né come mittente, né come beneficiario), 

sono stati eseguiti il 3 ottobre 2019, ossia in un momento in cui, secondo 

la sua stessa ricostruzione degli eventi, egli era ancora lontano dal 

Camerun. Invitato a chiarire tale circostanza, l’interessato ha sostenuto di 

aver affidato dei soldi a C._______, una non meglio precisata donna 

incontrata in un non meglio specificato momento in Europa, affinché questa 

facesse dei versamenti in favore di associazioni in Camerun, in modo da 

evitare di dover pagare le commissioni per i bonifici all’estero (cfr. verbale 

2, D56-61). Ora, quand’anche si volesse dare credito a tale affermazione 

– non verificabile e comunque poco plausibile – non si vede come le 

autorità camerunensi possano oggettivamente metterlo in relazione con tali 

pagamenti e ritenerlo un finanziatore dei ribelli, considerato che dagli atti 

neppure emerge che la suddetta C._______ sia un’attivista per la 

secessione, o che sia stata interrogata ed abbia fatto il suo nome. 

D-3013/2021 

Pagina 14 

5.3  

5.3.1 Alla luce di quanto esposto sopra e in assenza di altri elementi di 

rilievo, non è quindi affatto credibile che al ricorrente sia stata tolta la 

cittadinanza con l’accusa di “terrorismo e apologia della sovversione”.  

5.3.2 Innanzitutto, non convince il racconto delle pretese deposizioni che i 

tre amici dell’interessato, D._______, E._______ e F._______, avrebbero 

rilesciato a seguito del loro arresto. Questo Tribunale rileva che nel 

complesso le dichiarazioni rese dal ricorrente su questo evento si 

esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate 

dal benché minimo elemento di seria consistenza (cfr. verbale 2, D124-

137). In particolare, quanto raccontato non è frutto di una testimonianza 

diretta delle persone coinvolte, ma di racconti di seconda o terza mano. 

L’arresto dei tre amici, avvenuto nel 2020 e il contenuto delle loro 

deposizioni, sarebbe infatti stato narrato al ricorrente nel 2021, in 

circostanze non chiare, da due non meglio precisati vicini, G._______ e 

H._______, che a loro volta avrebbero appreso della sorte degli arrestati 

tramite le famiglie di quest’ultimi e dei loro avvocati (cfr. verbale 2, D116-

121, D125). Invitato a fare maggiore chiarezza sui motivi per cui il suo 

nome sarebbe emerso nel corso delle deposizioni dei tre amici, il ricorrente 

non ha saputo fornire alcuna spiegazione plausibile, ammettendo altresì di 

sospettare che i vicini non fossero a conoscenza di tutti i dettagli (cfr. 

verbale 2, D131). Le indicazioni fornite appaiono piuttosto generiche e 

stereotipate e a ben vedere non vi è alcun elemento, come per esempio un 

provvedimento giudiziario, che permetta di ritenere verosimile l’arresto dei 

tre amici e le circostanze addotte, conto tenuto che la produzione di copia 

dei documenti di identità di D._______, E._______ e F._______ (cfr. MdP 

3), non è suscettibile di dimostrare alcunché.  

Per quanto poi concerne la perdita della cittadinanza, l'insorgente si è 

limitato a pure congetture, non fondate su alcun indizio oggettivo, con 

riferimento ai fatti evocati. Egli afferma infatti di aver capito che gli fosse 

stata tolta la nazionalità per il solo fatto che l’autorità preposta gli aveva 

comunicato telefonicamente che non poteva rinnovare la carta d’identità 

online, ma che avrebbe dovuto recarsi di persona allo sportello. A dire del 

ricorrente questo sarebbe stato un espediente per attirarlo e poterlo più 

facilmente arrestare, ragione per cui non avrebbe chiesto nulla 

all’operatore con cui era al telefono (cfr. verbale 2, D132-137). A sostegno 

delle proprie supposizioni, in sede ricorsuale l’interessato ha prodotto un 

provvedimento del Ministero della giustizia del Camerun statuente la 

revoca della cittadinanza camerunense nei suoi confronti (doc. TAF 2), 

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Pagina 15 

sulla cui attendibilità occorre tuttavia esprimere alcune riserve, per le 

ragioni che seguono. 

5.3.3 La legge che regola la nazionalità in Camerun è la "Loi n° 1968-LF-3 

du 11 juin 1968, Portant code de la nationalité camerounaise" (cfr. 

https://www.refworld.org/docid/3ae6b4d734.html). Gli articoli da 31 a 35 

riguardano la revoca della cittadinanza camerunese.  

Giusta l’art. 31, un camerunese maggiorenne può perdere la nazionalità 

nel caso in cui: a) acquisisce o mantiene volontariamente una cittadinanza 

straniera; b) esercita il diritto di rinunciare alla cittadinanza camerunese in 

conformità alle disposizioni della presente legge; c) pur ricoprendo un 

incarico in un servizio pubblico di un'organizzazione internazionale o 

straniera, lo mantiene nonostante l'ingiunzione di dimettersi fatta dal 

governo del Camerun. L’art. 32 riguarda unicamente le donne camerunesi 

che sposano uno straniero. Infine l’art. 34 si rivolge agli stranieri che hanno 

acquisito la nazionalità camerunese, che possono esserne privati per 

decreto se: a) è stato condannato per un atto qualificato come crimine o 

delitto contro la sicurezza interna o esterna dello Stato; b) se ha commesso 

atti pregiudizievoli per gli interessi dello Stato del Camerun.  

Ora, le fonti disponibili relative alla perdita della nazionalità camerunese, 

trattano soprattutto della questione della doppia nazionalità. Sebbene il 

possesso della doppia cittadinanza non sia legalmente consentito ai 

cittadini camerunesi, dal lato pratico tale disposizione non è strettamente 

osservata, dal momento che la perdita automatica della nazionalità 

camerunese deve essere provata da un accertamento giudiziario. In 

assenza di tale prova, coloro che hanno la doppia cittadinanza camerunese 

e straniera possono continuare a godere illegalmente dei diritti dei 

camerunensi con un'unica cittadinanza (cfr. pag. 8, Rapporto dell'Istituto 

Universitario Europeo: https://cadmus.eui.eu/bitstream/handle/1814/ 

71404/RSCAS_GLOBALCIT_CR_2021_13.pdf). Nel caso concreto, il 

ricorrente, non ha mai asserito, né risulta dagli atti avere una doppia 

nazionalità che condurrebbe alla perdita della sua nazionalità camerunese. 

Del resto, i reati contro la sicurezza dello Stato di cui lui sostiene essere 

accusato da parte delle autorità del Camerun, non sarebbero comunque 

suscettibili di portare alla revoca della sua nazionalità, dal momento che 

questa gli è stata attribuita alla nascita, e una tale misura vale unicamente 

per coloro che la nazionalità camerunese l’hanno acquisita in seguito.  

5.3.4 Alla luce di quanto appena esposto, dei più che concreti dubbi 

emergono riguardo all’autenticità del provvedimento del Ministero della 

D-3013/2021 

Pagina 16 

giustizia del Camerun statuente la revoca della cittadinanza camerunense 

prodotto dal ricorrente. Dalle fonti consultate emerge infatti che in 

Camerun, a causa della corruzione diffusa a tutti i livelli e in tutti i settori 

pubblici e privati, sono facilmente disponibili documenti falsi e certificati 

autentici falsificati (cfr. https://media.frag-den-staat.de/files/ 

foi/758362/2022-09-02-lagebericht-asyl-kamerun-ocr.pdf; https:// 

www.state.gov/reports/2022-country-reports-on-human-rights-practices/ 

cameroon/; https://bti-project.org/fileadmin/api/content/en/downloads/ 

reports/country_report_2022_CMR.pdf). Oltre ai passaporti, di cui il 

ricorrente stesso sostiene di aver fatto uso (cfr. verbale 2, D103-107) e ai 

visti falsi, di cui si sono avvalsi migliaia di camerunesi per viaggiare ad 

esempio verso Stati Uniti (cfr. https://www.voanews.com/a/ 

visa-fraud-a-threat-to-cameroonians-applying-for-travel-to-the-us/ 

2767095.html) e Belgio (cfr. https://theguardianpostcameroon.com/ 

post/1210/en/over-1-000-cameroonians-seeking-asylum-in-belgium-within 

-six), la contraffazione dei documenti tocca gli ambiti più disparati, come ad 

esempio i certificati di studio per poter accedere all’accademia di polizia 

(cfr. https://mimimefoinfos.com/1000-student-gendarmes-dismissed-for-

possession-of-fake-documents/) ed è perpetrata da gang dedite alla 

produzione di documenti falsi (https://cameroonnewsagency.com/fake-

document-production-gang-dismantled/). Per le ragioni evocate, questo 

Tribunale non ritiene pertanto necessario attardarsi ulteriormente ad 

esaminare l’adempimento delle esigenze formali che la summenzionata 

legge prevede debbano rivestire gli atti ufficiali relativi alla perdita e 

all’acquisizione della nazionalità camerunese (cfr. art. 36-40). 

6.  

In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non 

soddisfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi. 

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

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Pagina 17 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata.  

8.  

8.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa deve essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento 

di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 

44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).  

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

8.2 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente, non essendoci in particolare dal profilo dell'esigibilità della 

misura, degli ostacoli personali che si opporrebbero all'esecuzione della 

stessa. 

Nel gravame il ricorrente avversa anche tale assunto. 

8.3 Ora, siccome il ricorrente è in misura d'intraprendere ogni passo 

necessario presso la competente rappresentanza del suo paese d'origine 

in vista dell'ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 

LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12) non risultano impedimenti sotto 

l'aspetto della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 

LStrI). 

8.4 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 18 

all'esecuzione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte 

europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola 

possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di 

insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione 

non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti 

all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri motivi che 

permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di 

essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti 

contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare 

l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso il Camerun è 

dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di considerare 

l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di 

essere esposto, nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito ai sensi 

dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

8.5 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

8.5.1 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 19 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

l'insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 

dell'esecuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale 

vigente attualmente in Camerun, da un lato, e della sua situazione 

personale, dall'altro. 

8.5.2 Nella fattispecie, il Camerun sta attualmente affrontando un 

aggravamento delle tensioni politiche e interetniche. Tuttavia, non si trova 

in una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che 

consenta di presumere fin dall'inizio - a prescindere dalle circostanze del 

caso in questione - che tutti i cittadini camerunesi siano in pericolo effettivo 

(ex pluris sentenza del Tribunale D-1752/2020 del 23 agosto 2022). 

8.5.3 Dagli atti all'inserto non risulta inoltre alcun elemento dal quale si 

possa desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente 

implicherebbe una sua messa in pericolo concreta. 

Il richiedente è un uomo camerunese di quasi cinquant’anni, celibe, che 

non risulta farsi carico di particolari responsabilità familiari. Egli ha vissuto 

fino a 19 anni a Yaoundé, dove vi è ritornato fra il 2012 e il 2015, parla 

fluentemente francese e inglese ed ha delle minime conoscenze di tedesco 

ed ha una formazione superiore (cfr. atto SEM n. 16/9), ha svolto numerosi 

lavori in Patria e all’estero e sebbene non abbia più alcun famigliare in 

Camerun a fronte delle esperienze e delle competenze di cui dispone è 

lecito ritenere che potrebbe insediarsi senza eccessive difficoltà a Yaoundé 

una volta rientrato nel paese.  

In merito al suo stato di salute, il ricorrente ha affermato di stare 

generalmente bene (cfr. verbale 1, D4; verbale 2, D4-5). Pur avendo 

asserito sin dal deposito della domanda d’asilo di essere affetto dal virus 

dell’immunodeficienza umana (HIV), nel corso di tutte le visite mediche egli 

ha sempre rifiutato di sottoporsi a un prelievo ematico volto ad accertare la 

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Pagina 20 

malattia e a controllare la carica virale al fine di predisporre l’adeguata 

terapia (cfr. atti SEM n. 17/2, 18/2, 23/2, 24/2, 31/2, 32/2, 39/7, 59/2). Al 

netto di tale constatazione l’insorgente ha dichiarato di essere affetto dal 

virus sin dal 2016 e di seguire in Svizzera il trattamento che prendeva 

anche in Camerun (cfr. verbale 1, D6-10). Quanto alle problematiche di 

depressione egli ha riferito di non prendere antidepressivi, ma di limitarsi 

l’esercizio fisico (cfr. verbale 1, D11-12). A mente di questo Tribunale la 

SEM non avrebbe dovuto svolgere ulteriori indagini in merito alla situazione 

medica del ricorrente considerato l'obbligo di collaborazione che incombe 

a quest'ultimo, per di più rappresentato (art. 8 cpv. 1 LAsi). In definitiva, nel 

suo fascicolo non figurano elementi che permettano di ritenere che egli 

soffra di una malattia grave ai sensi della giurisprudenza di questo 

Tribunale (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.3-7.10; 2011/50 consid. 8.1-8.3) e 

suscettibile di mettere in pericolo la sua vita o la sua salute a breve termine 

in caso di suo ritorno in Camerun (cfr. sentenze del TAF F-4478/2016 del 

29 gennaio 2018, consid. 6.3; E-5506/2017 del 22 dicembre 2017, pp. 7). 

Non essendovi indicazioni di vulnerabilità individuale i presupposti positivi 

per un reinserimento del ricorrente in patria risultano senz’altro dati. 

Tantopiù che nel quadro dell’aiuto al rientro egli avrebbe l’opportunità di 

chiedere una scorta dei medicinali di cui egli fa eventualmente uso in 

Svizzera, di ricevere assistenza medica nel corso del viaggio di ritorno e di 

ottenere un aiuto concreto alla ricollocazione. 

Per il resto, il ricorrente ha contestato solo in modo generico i motivi 

invocati dalla SEM per dimostrare l'esigibilità dell'esecuzione del suo 

allontanamento, ai quali si può rinviare pienamente, in quanto 

sufficientemente pertinenti. 

8.5.4 L'esecuzione dell'allontanamento appare pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

8.6 Ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è possibile, 

ammissibile e ragionevolmente esigibile. Di conseguenza, anche sotto 

questo aspetto, la decisione dell'autorità inferiore dev'essere confermata. 

9.  

In definitiva, non violando il diritto federale e stabilendo i fatti rilevanti in 

modo corretto e completo (art. 106 cpv. 1 LAsi) la decisione impugnata va 

confermata. Il ricorso dev’essere pertanto interamente respinto. 

10.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

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soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciononostante, avendo il Tribunale, con 

decisione incidentale dell’11 ottobre 2023, accolto l'istanza di assistenza 

giudiziaria giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, non sono riscosse le spese 

processuali. 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Luca Rossi 

 

 

 

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