# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c151988-442a-5dd5-92e9-984754f5a117
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 23.03.2010 S 2009 184
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2009-184_2010-03-23.pdf

## Full Text

S 09 184

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 23 marzo 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni complementari

1. …, 1946, vive separata dal marito invalido dal 1995 e fino alla soppressione 

legale delle rendite complementari, dal 1. gennaio 2008, beneficiava di un tale 

tipo di prestazioni in concomitanza alla rendita d’invalidità del marito. Dopo 

averne fatta richiesta, dal 1. giugno 2008 l’assicurata era posta al beneficio di 

una rendita di vecchiaia anticipata e il 15 luglio 2008 veniva fatta domanda in 

vista dell’ottenimento di prestazioni complementari. Con decisione 21 

novembre 2008, l’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, 

Cassa di compensazione AVS (qui di seguito cassa di compensazione), 

rifiutava a … il diritto a prestazioni complementari alla rendita AVS, per 

un’eccedenza delle entrate di fr. 31'027. Nelle entrate complessive pari a fr. 

82'647.-- alla petente sarebbero infatti stati computati anche fr. 36'000.-- di 

alimenti dovutile dal marito ... Conto la decisione di rifiuto, l’interessata 

interponeva opposizione. In evasione all’opposizione presentata, la cassa di 

compensazione invitava allora l’interessata a voler formulare domanda di 

prestazioni complementari da parte del marito dell’opponente. 

2. Il 27 febbraio 2009, la cassa di compensazione definiva il diritto di … alla 

prestazione complementare. Nel calcolo operato le uscite, tra le quali 

venivano calcolati anche i fr. 36'000.--  a favore della moglie, superavano le 

entrate e l’assicurato aveva diritto ad una prestazione complementare mensile 

accanto alla rendita d’invalidità di fr. 3'154.-- a far stato dal 1. giugno al 31 

dicembre 2008 e di fr. 2'938.-- mensili dal 1. gennaio 2009. Il 7 aprile 2009 

l’istante veniva formalmente sollecitato dalla cassa di compensazione ad 

intraprendere un’azione legale in riduzione del contributo alimentare, con la 

comminatoria di una soppressione o riduzione delle prestazioni dal 31 luglio 

2009 in caso d’inattività, essendo nell’impossibilità di far fronte ad un simile 

onere tenuto conto dell’esiguità delle proprie entrate. In seguito il Tribunale 

distrettuale … approvava una convenzione che riduceva dal 1. settembre 

2009 la prestazione mensile a favore di … a fr. 1'900.--. Dal giugno 2009, la 

cassa di compensazione sospendeva il versamento della prestazione e 

stabiliva che a partire dal 1. agosto 2009 … avesse diritto ad una prestazione 

mensile di soli fr. 305.--, sulla base di un contributo di mantenimento mensile 

a favore della moglie di fr. 316.--. La tempestiva opposizione interposta contro 

la decurtazione della prestazione complementare veniva respinta con 

decisione 28 ottobre 2009. Per la cassa di compensazione, in considerazione 

delle esigue entrate di … pari complessivamente a fr. 2'425.-- mensili non 

sarebbe esigibile che la corresponsione di un contributo di mantenimento di 

fr. 175.-- (entità delle entrate che supererebbe il minimo vitale) o al massimo 

di fr. 316.-- (ammanco per raggiungere il minimo vitale della moglie pari a fr. 

456.-- sommato all’eccedenza rispetto al minimo vitale del marito di fr. 175.-- 

e diviso due).

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 30 

novembre 2009, … chiedeva il riconoscimento di una prestazione sulla base 

di un contributo alimentare di fr. 3'000.-- per il mese d’agosto 2009 e di fr. 

1'900.--- dal 1. settembre 2009. Qualora il ricorso fosse respinto, l’istante 

chiedeva di giudicare il diritto di … alla prestazione complementare a partire 

dall’agosto 2009. Nel calcolo della prestazione complementare andrebbe 

tenuto in considerazione l’importo di fr. 1'900.-- che il richiedente dovrebbe 

alla moglie in virtù della modifica della convenzione alimentare approvata in 

sede giudiziaria il 17 settembre 2009. Tale riduzione di un terzo della 

prestazione sarebbe stata omologata in sede giudiziaria su espressa richiesta 

della cassa di compensazione e il nuovo contributo dovrebbe pertanto venir 

integralmente computato nelle uscite del ricorrente.

4. In data 9 dicembre 2009, la cassa di compensazione rinviava integralmente a 

quanto esposto nel provvedimento impugnato, nella lettera accompagnatoria 

del 3 settembre 2009 e nella decisione su opposizione. Nel complemento del 

23 dicembre 2009, la parte convenuta procedeva a titolo provvisorio al calcolo 

del diritto alla prestazione complementare di …, in considerazione di un 

contributo alimentare mensile di fr. 316.--, come risulterebbe in caso di 

reiezione del ricorso. In tal caso, la moglie del ricorrente deterrebbe un diritto 

ad una prestazione complementare per un importo di fr. 284.-- dal 1. agosto 

2009. Qualora invece il ricorso fosse accolto, la moglie dell’istante non 

deterrebbe alcun diritto alla prestazione, mentre il ricorrente avrebbe diritto ad 

una prestazione di fr. 1'889.-- comprendenti il contributo riconosciuto 

attualmente di fr. 305.-- e il contributo di mantenimento legale di fr. 1'900.--, 

deduzione fatta dell’importo stabilito dalla convenuta come contributo di 

mantenimento e reputato adeguato alla situazione del richiedente pari a fr. 

316.--. Il calcolo dimostrerebbe come in tale situazione, il ricorrente 

verserebbe a scapito delle prestazioni complementari un importo di 

mantenimento decisamente superiore alle proprie capacità economiche. 

5. Nell’ambito del secondo scambio di scritti processuali, al calcolo proposto 

dalla cassa di compensazione in merito al diritto alla prestazione di … veniva 

dall’istante proposto un diverso conteggio, giusta il quale sussisterebbe un 

diritto per la moglie ad una prestazione mensile di fr. 624.--. In ogni caso, il 

ricorrente si riconfermava nelle proprie precedenti allegazioni e proposte. Dal 

canto suo, la cassa di compensazione riteneva doveroso limitare l’oggetto 

litigioso all’importo della prestazione complementare del marito e non anche 

a quello della moglie. 

Considerando in diritto:

1. Come giustamente precisato in sede di ricorso da parte della cassa di 

compensazione, può essere oggetto di ricorso solo il provvedimento 

impugnato riguardante il calcolo della prestazione dell’istante. Mentre non 

spetta al Tribunale amministrativo statuire, qualora il ricorso dovesse essere 

respinto, sull’ammontare del diritto alla prestazione complementare della 

moglie del ricorrente, il cui diritto a partire dal 1. agosto 2009, epoca della 

decurtazione della prestazione al marito giusta la comminatoria di cui alla 

lettera del 7 aprile 2009, non viene dalla convenuta sostanzialmente messo 

in dubbio (vedi presa di posizione del 23 dicembre 2009). 

2. a) In virtù delle nuove disposizioni della legge federale sulle prestazioni 

complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità 

(LPC) in vigore dal 1. gennaio 2008, hanno diritto a prestazioni complementari 

le persone domiciliate e dimoranti abitualmente in Svizzera se ricevono una 

rendita d’invalidità (art. 4 cpv. 1 lett. a LPC). L'importo della prestazione 

complementare annua è pari alla quota delle spese riconosciute che eccede i 

redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC). L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera 

esaustivamente i redditi computabili, fra i quali vi sono i proventi e i beni a cui 

l'assicurato ha rinunciato (lett. g). In principio, per il calcolo della prestazione 

complementare vengono presi in considerazione solo quegli attivi che 

l'assicurato ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza restrizioni 

(AHI Praxis 1995 pag. 166 cons. 2a; RDAT I 1992 pag. 154; RCC 1984 pag. 

189). Di conseguenza, è rilevante la circostanza che l'interessato non dispone 

dei mezzi necessari per fare fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo 

che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355). Tale principio è tuttavia 

sottoposto a dei limiti. Segnatamente, non è applicabile nell'ipotesi in cui 

l'assicurato ha rinunciato in tutto o in parte a dei beni (a dei redditi o a parti di 

sostanza) senza esserne giuridicamente obbligato e senza controprestazione 

adeguata, oppure quando dispone di un diritto a determinate entrate o a una 

determinata sostanza, ma non ne fa tuttavia uso o non fa valere le sue pretese 

(DTF 123 V 37 cons. 1, 121 V 205 cons. 4a, 117 V 289; DAS 2007 PC no. 6, 

2003 PC no. 4 cons. 2 e 2003 PC no. 1 cons. 1a e 2001 PC no. 5 cons. 1b).). 

L’attuale art. 11 cpv. 1 lett. g LPC riprende testualmente il concetto espresso 

sotto il vecchio diritto all’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC, per cui la relativa prassi è 

applicabile anche alla nuova norma. 

b) Lo scopo principale delle prestazioni complementari è quello di garantire 

un’adeguata copertura del fabbisogno vitale. Infatti, fondandosi sull'art. 112 

cpv. 2 lett. b CF, l'Assemblea federale ha adottato il nuovo art. 112a CF 

specifico per le prestazioni complementari. Giusta l'art. 112a CF, la 

Confederazione ed i Cantoni versano prestazioni complementari a persone il 

cui fabbisogno vitale non è coperto dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e 

invalidità (cpv. 1) e la legge stabilisce l'entità delle prestazioni complementari 

nonché i compiti e le competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2). In 

effetti, la LPC persegue lo scopo di garantire un "reddito minimo" per far fronte 

ai "fabbisogni vitali" (RCC 1992, pag. 346). Questa nozione è più ampia 

rispetto al "minimo vitale" disciplinato dal diritto esecutivo (art. 93 LEF). La 

LPC contiene dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone anziane 

e invalide (DTF 113 V 285, RCC 1991 pag. 145, 1989 pag. 606, 1986 pag. 

143; RDAT 1991-II pagg. 447 ss., nota 12 e pag. 460 nota 83). 

c) Per quanto riguarda la specifica problematica del caso in oggetto, la questione 

è già stata decisa dall’allora Tribunale federale delle assicurazioni (RCC 1991, 

pag. 143) e dallo stesso Tribunale amministrativo (STA S 05 138). Se 

l’assicurato versa pensioni alimentari del diritto di famiglia manifestamente 

troppo elevate in rapporto alle sue possibilità finanziarie e le prospettive di 

successo in una procedura di modifica di diritto civile sono assodate, le 

condizioni di rinuncia ai sensi dell’art. 11 cpv. 1 lett. g LPC sono adempite se 

il pretendente, dopo la scadenza del termine fissatogli con indicazioni delle 

conseguenze nel caso d’omissione, desiste dal promuovere un’azione legale 

che gli era possibile. Lo stesso principio vale per le spese riconosciute di cui 

fanno parte le pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia di cui 

all’art. 10 cpv. 3 lett. c LPC. Anche qui non possono essere dedotte delle 

spese di mantenimento – benché stabilite in sede giudiziaria - il cui 

ammontare può essere corrisposto solo grazie al fatto che il debitore sia 

beneficiario di una prestazione complementare (vedi sulla questione Müller, 

Rechtsprechung zu den EL, ELG, note 289 ss. e 513 ss.). 

3. a) Nell’evenienza, l’assicurato disponeva nel 2009 di entrate dalla rendita 

d’invalidità e dalla previdenza professionale per un ammontare di fr. 17’617 

annui a cui vanno aggiunte le indennità giornaliere della cassa di 

disoccupazione per fr. 11'486. L’ammontare complessivo mensile è pertanto 

di fr. 2'425.--. E’ in queste condizioni evidente che il marito non era in grado 

di far fronte ad un contributo di mantenimento di fr. 3'000.--  a favore della 

moglie. Per questo il 7 aprile 2009 l’istante veniva sollecitato ad intraprendere 

un’azione legale in riduzione del contributo, con la comminatoria di una 

soppressione o riduzione delle prestazione dal 31 luglio 2009 in caso 

d’inattività. A seguito di tale sollecito, veniva elaborata una convenzione tra le 

parti che inizialmente prevedeva una riduzione del contributo a fr. 2'120.--. 

Poiché la cassa di compensazione decideva allora di stabilire la prestazione 

a fr. 316.-- e ne informava l’avente diritto agli inizi di settembre 2009, il 17 

settembre 2009 il tribunale distrettuale competente omologava una 

convenzione che prevedeva la riduzione della pensione alimentare per la 

moglie dell’assicurato a fr. 1'900.--. Per la cassa convenuta la riduzione non 

terrebbe però conto delle possibilità finanziarie del debitore e le parti 

sarebbero con il loro modo di agire contravvenute al loro obbligo di 

collaborare. In effetti, che un contributo di fr. 1’900.-- sia sempre ancora 

eccessivo per le possibilità economiche del ricorrente è evidente, giacché egli 

avrebbe in tale evenienza ancora a disposizione fr. 525.- mensili per il proprio 

fabbisogno, ciò che non coprirebbe neppure il minimo vitale. All’epoca della 

richiesta di riduzione della prestazione alimentare, e al più tardi dopo la 

decisione dell’8 settembre 2009, l’assicurato era al corrente che da parte della 

cassa di compensazione veniva ritenuto adeguato alle sue possibilità 

economiche un contributo di fr. 316.--. Avendo richiesta una riduzione del 

contributo per un ammontare a cui non è assolutamente in grado di far fronte, 

l’istante è chiaramente contravvenuto ai propri obblighi di collaborazione. 

b) La pretesa stando alla quale l’azione sarebbe stata intentata con successo in 

considerazione della riduzione della pensione alimentare del 36% non può 

essere udita. Per far fronte ai propri obblighi di collaborazione l’istante era 

tenuto a richiedere una riduzione che tenesse conto delle sue effettive 

possibilità economiche, ciò che non ha manifestamente fatto, 

indipendentemente dal fatto di sapere di quale entità sia in realtà la riduzione. 

Come si evince anche dal verbale d’udienza del 10 settembre 2009, la 

prestazione era stata essenzialmente calcolata in base ai fabbisogni della 

moglie e non era stata presa in alcuna considerazione la capacità finanziaria 

del debitore della prestazione. Nella sua richiesta di riduzione, l’istante 

avrebbe in effetti perorato un risultato ben diverso da quanto il suo obbligo di 

collaborare richiedeva e da quello che era stato il motivo essenziale che aveva 

spinto la cassa di compensazione a pretendere la riduzione del contributo. 

Per questo l’azione in riduzione intentata è ai fini del giudizio irrilevante. 

Rinunciando a perorare quanto era suo diritto l’istante deve lasciarsi opporre 

il calcolo di una prestazione alimentare giusta i parametri applicati dalla 

convenuta e per un ammontare mensile di fr. 316.-- a favore della moglie.

c) Del resto il calcolo della prestazione come proposto dalla convenuta permette 

chiaramente di stabilire che, grazie ad un esito favorevole del ricorso, il 

contributo di mantenimento che l’istante sarebbe tenuto a versare alla moglie 

avverrebbe praticamente interamente a scapito delle prestazioni 

complementari, indipendentemente dal fabbisogno effettivo della diretta 

interessata, ciò che non può manifestamente corrispondere alla volontà del 

legislatore giusta quanto esposto in precedenza al considerando 2b sugli 

scopi di un tale tipo di prestazione. Infatti, giusta la tesi di ricorso, l’istante 

deterrebbe un diritto ad una prestazione complementare dal settembre 2009 

di fr. 1889.--, rispetto agli attuali fr. 305.--. Sommando tale importo al diritto 

della moglie, che in caso di reiezione del ricorso sarebbe quantificabile a fr. 

284.--, ne deriva un diritto complessivo dei due coniugi a prestazioni 

complementari per un importo di fr. 589.--, anziché i perorati fr. 1889.--.

4. In conclusione, il ricorso è da respingere e meritano conferma la decisione su 

opposizione e i provvedimenti a suo fondamento. Giusta l’art. 61 lett. a LPGA, 

la procedura è gratuita. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.