# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 51fd4fe9-e55a-5ab7-858a-56b5eeb8c05f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 30.07.2008 12.2007.174
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2007-174_2008-07-30.html

## Full Text

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  Incarto n.

  12.2007.174

  	
  Lugano

  30 luglio
  2008/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2004.34 della Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 2 - promossa con petizione 19 gennaio 2004 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (rappr. da RA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (rappr. da RA 1)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento
di fr. 13'975.- oltre interessi ed accessori, domanda avversata dalla
controparte;

 

ed ora sull’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata
dal convenuto con la risposta, che il Pretore con sentenza 26 giugno 2007 ha
ammesso, respingendo con ciò la petizione;

 

appellante l'attrice con atto di appello 23 agosto 2007, con cui
chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere l’eccezione e
di rinviare con ciò gli atti alla Pretura per la continuazione della causa, il
tutto protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre il convenuto con osservazioni 24 settembre 2007 postula la
reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

ritenuto

 

in fatto e in diritto:

 

                                1.      Nel
maggio 2000 AP 1 è stata incaricata dall’arch. AO 1 di allestire, in lingua tedesca,
i capitolati d’appalto per l’impianto sanitario e di riscaldamento di una villa
in ristrutturazione sita sul mappale n. __________ di __________, il tutto
sulla base di una precedente offerta (doc. A) che prevedeva una mercede complessiva
di fr. 13'000.- più IVA. Consegnati i capitolati in questione (doc. E, B), essa
il 10 novembre 2000 (doc. F) ha trasmesso all’architetto la relativa fattura,
di fr. 13'975.-, che tuttavia, nonostante i solleciti, è rimasta impagata.

 

                                2.      Con
la petizione in rassegna AP 1, rievocati i fatti rilevanti, ha chiesto la
condanna dell’arch. AO 1 al pagamento di fr. 13'975.- oltre interessi ed
accessori.

                                          Il
convenuto si è opposto alla petizione, eccependo tra l’altro la sua carente
legittimazione passiva. Egli, in sostanza, pretende di non aver agito a titolo
personale, bensì in rappresentanza dei proprietari dell’immobile, R__________ e
G__________ __________, ciò che era o comunque avrebbe dovuto essere noto alla
controparte.

 

                                3.      Dopo
aver limitato l’udienza preliminare e l’istruttoria all’esame dell’eccezione
(art. 181 CPC), il Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha concluso per la
sua fondatezza ed ha pertanto respinto la petizione. Il giudice di prime cure ha
da una parte rilevato che il convenuto disponeva del necessario potere di rappresentanza,
essendo stato incaricato dai proprietari dell’immobile della progettazione e
della direzione lavori della ristrutturazione, con facoltà di rappresentanza
dei committenti nei confronti degli artigiani e fornitori (doc. 2). D’altra
parte, varie circostanze permettevano di ritenere che la convenuta era stata
messa al corrente del fatto che costui agiva per conto di terzi: la qualifica
professionale del convenuto era in effetti nota all’attrice, che doveva con ciò
tener conto del fatto che di regola un architetto agisce per conto di terzi;
l’immobile oggetto dei lavori si trovava nel Canton __________, come evidenziato
dalla stessa attrice in vari documenti (doc. A, D, E), ciò che costituiva un
ulteriore elemento che doveva indurla a ritenere che il convenuto agisse per
conto di terzi; i due capitolati d’appalto erano stati redatti in lingua
tedesca, ciò che non era sicuramente usuale qualora si avesse a che fare con un
committente ticinese; ma rilevante era soprattutto il fatto che all’attrice era
stato comunicato che il convenuto lavorava “per una famiglia d’oltralpe” (teste
B__________ __________), che la stessa attrice nel capitolato d’appalto di cui
al doc. B aveva chiaramente indicato quale committente la “Fam. A__________ __________
K__________” e che un esplicito riferimento a una “Villa Fam. A__________ K__________
/__________” era pure contenuto nella fattura (doc. F).

 

                                4.      Con
l’appello che qui ci occupa l’attrice chiede di riformare il querelato giudizio
nel senso di respingere l’eccezione di carenza di legittimazione passiva e di
rinviare con ciò gli atti alla Pretura per la continuazione della causa. Il
fatto che il contratto di cui al doc. 2, che per altro poteva benissimo configurare
un contratto di appalto generale, non fosse stato portato a sua conoscenza, escludeva
innanzitutto che il convenuto disponesse del necessario potere di
rappresentanza. Per il resto, non era stato assolutamente provato che essa nelle
particolari circostanze dovesse sapere che il convenuto agiva per conto dei
proprietari, per altro all’oscuro di ogni sua iniziativa, ed al contrario vari
indizi facevano ritenere che costui avesse agito a titolo personale: l’appalto
era in effetti stato conferito direttamente dal convenuto e non dai proprietari;
il teste B__________ __________ aveva dichiarato di non essere sicuro se
durante il colloquio in cui era stato conferito l’incarico fosse emerso in maniera
esplicita il nome della famiglia committente; essa non aveva avuto alcun
contatto diretto con i proprietari ed anzi il convenuto le aveva esplicitamente
vietato di prendere contatto con loro; i capitolati allestiti non dovevano riportare,
sempre su richiesta del convenuto, alcuna indicazione riferita alla ditta attrice;
oltremodo significativo era pure il fatto che i capitolati fossero stati
allestiti in lingua tedesca e l’offerta in italiano; il convenuto non aveva
eccepito l’offerta e la fattura a lui intestate, chiedendo di reintestarle;
egli neppure aveva eccepito la sua qualità di debitore nell’ambito delle procedure
esecutive e di rigetto dell’opposizione; l’eccezione, sollevata solo in sede di
risposta, era così tardiva; irrilevante era infine l’indicazione del numero del
mappale in vari documenti, la stessa avendo unicamente lo scopo di individuare
l’oggetto, come pure il fatto che l’immobile si trovasse nel Canton __________
e che il convenuto eseguisse le proprie prestazioni per un immobile di terzi.

 

                                5.      Delle
osservazioni con cui il convenuto postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.

 

                                6.      La
legittimazione delle parti al processo deve essere esaminata d’ufficio dal
giudice (DTF 108 II 216 consid. 1, 114 II 345 consid. 3d, 126 III 59 consid.
1). Questo principio vale tuttavia soltanto per l’applicazione del diritto e
non per le circostanze di fatto (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI App., n. 339 ad art. 181, con richiamo alla decisione del TF del 6
luglio 2004 4C.198/2004, pubblicata in: Droit du bail 2005 p. 13). La legittimazione
passiva, ossia la posizione della parte convenuta per rapporto al diritto fatto
valere in causa nei suoi confronti, non rappresenta un presupposto processuale
ma è invece un elemento del diritto sostanziale, che impone un giudizio di
merito emanato dal giudice sulla base dei fatti allegati dalle parti ed
accertati. Determinare la legittimazione passiva di una parte significa
stabilire contro chi si deve far valere in giudizio, in proprio nome, una
determinata pretesa in qualità di suo titolare (DTF 125 II 82 consid. 1a; decisione
del TF del 2 giugno 2003 5C.243/2002; II CCA 25 ottobre 2005, inc. n.
12.2005.137). In tema di azioni contrattuali, ossia di pretese derivanti
dall’esistenza di un determinato contratto, si ritiene che la legittimazione
passiva sia data qualora la parte convenuta sia parte del contratto in base al
quale l’attore procede (Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 23 ad art. 181; II CCA 4 giugno 2007 inc. n. 12.2005.174, 11
gennaio 2008 inc. n. 12.2007.104, 7 febbraio 2008 inc. n. 12.2007.29).

 

                                7.      In
base alla legge, vi è rappresentanza diretta ai sensi dell'art. 32 cpv. 1 e 2 CO
quando il rappresentante agisce in nome del rappresentato e, cumulativamente,
quando esiste una procura del rappresentato al rappresentante. Agire in nome
del rappresentato significa che il rappresentante deve far sì che la
controparte riconosca che egli intende far nascere nel rappresentato e non in
sé stesso gli effetti del negozio giuridico. Ciò può avvenire in modo
esplicito, per il tramite di una comunicazione diretta, oppure quando la
volontà di agire come rappresentante è desumibile dalle circostanze o dovrebbe
esserlo per un partner contrattuale in buona fede, di modo che l'effetto della
rappresentanza si verifica ugualmente. Se questo sia il caso dev'essere
giudicato in base al comportamento del rappresentante e della controparte
contrattuale e secondo il principio dell'affidamento, badando in particolare a
ciò che per la controparte era riconoscibile al momento della stipulazione
(art. 32 cpv. 2 CO; art. 18 CO; DTF 90 II 289 consid. 1b; Zäch, Berner Kommentar, N. 45 ad art.
32 CO). 

                                          Conformemente
all’art. 8 CC, l’onere della prova in ordine all’esistenza di una rappresentanza
diretta incombe alla parte che intende prevalersi degli effetti dell’art. 32
CO, per cui nelle cause - come quella in esame - promosse dal terzo contro il
rappresentante, spetta a quest’ultimo l’onere di provare di aver concluso il
contratto  in nome del rappresentato e non in nome proprio (Zäch, op. cit., N. 185 ad art. 32 CO; Watter,
Basler Kommentar, 3ª ed., N.
34 ad art. 32 CO; Kummer, Berner
Kommentar, N. 229 seg. ad art. 8 CC;
Bucher, Schweizerisches OR, Allgemeiner Teil, 2ª ed., p. 646 seg.; Engel, Traité des obligations en droit
suisse, 2ª ed., p. 386; Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 60 ad art. 183; SJZ 1986 p. 230; decisione del TF del 20 agosto
2004 4C.154/2004 consid. 2.2.2; II CCA 22 dicembre 1993 inc.
88/93, 4 agosto 2005 inc. n. 12.2004.75, 2 novembre 2005 inc. n. 12.2005.60, 5
maggio 2006 inc. n. 12.2006.95, 4 giugno 2007 inc. n. 12.2005.174).

 

                              7.1      Nel
caso di specie il Pretore, esprimendosi dapprima in merito al conferimento di
una procura al convenuto, ha ritenuto che la stessa fosse senz’altro data, visto
e considerato che quest’ultimo ed i proprietari dell’immobile avevano a suo
tempo sottoscritto il contratto di cui al doc. 2, il quale prevedeva
espressamente, al punto 4.1, la facoltà di rappresentanza dei committenti nei
confronti degli artigiani e fornitori. In questa sede l’attrice non contesta
che la clausola contrattuale evocata dal giudice di prime cure non possa essere
intesa in tal senso - tant’è che G__________ A__________, sentita in sede
testimoniale, ha riferito di aver stupidamente conferito eccessiva libertà di
manovra al convenuto (p. 5) - ma ritiene che il contratto in questione, che per
altro poteva benissimo configurare un contratto di appalto generale, non poteva
esserle opposto non essendo stato portato a sua conoscenza. Le censure sono
infondate. Il fatto che il contratto non sia mai stato portato a conoscenza
dell’attrice non toglie in effetti validità alla procura in esso contenuta.
Quanto all’altra tesi, secondo cui il contratto in questione potrebbe benissimo
configurare un contratto di appalto generale, la stessa, oltre che irricevibile
- siccome formulata per la prima volta solo in questa sede (art. 321 cpv. 1
lett. b CPC) -, è del tutto inconsistente, atteso che dal tenore del contratto,
ed in particolare dal suo punto 1, si evince chiaramente che il convenuto
avrebbe dovuto occuparsi di tutt’altre prestazioni e meglio solo della
progettazione e della direzione lavori della ristrutturazione. Per il resto,
poco importa se i proprietari dell’immobile abbiano riferito di non essere a
conoscenza dell’incarico che il convenuto aveva conferito all’attrice (cfr. le
testimonianze di R__________ e G__________ A__________).

 

                              7.2      L’attrice,
riferendosi al secondo requisito per l’applicazione dell’art. 32 CO, ritiene in
ogni caso che non sarebbe stato dimostrato che essa nelle particolari
circostanze dovesse sapere che il convenuto agiva per conto dei proprietari ed
al contrario vari indizi facevano ritenere che costui avesse agito a titolo
personale. Non è così. Innanzitutto si osserva che le circostanze che, a suo
dire, permetterebbero di concludere in tal senso sono perlopiù irricevibili ai
sensi dell’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC (si pensi al fatto che il teste B__________
__________ abbia dichiarato di non essere sicuro se durante il colloquio in cui
era stato conferito l’incarico fosse emerso in maniera esplicita il nome della
famiglia committente, al fatto che il convenuto avesse esplicitamente vietato
all’attrice di prendere contatto con i proprietari, al fatto che il convenuto
non avesse eccepito l’offerta e la fattura a lui intestate chiedendone la reintestazione,
o ancora al fatto che i capitolati fossero stati allestiti in lingua tedesca e
l’offerta in italiano) e comunque prive di rilevanza (si pensi al fatto che l’incarico
sia stato conferito direttamente dal convenuto e non dai proprietari, al fatto
che il teste B__________ __________ abbia dichiarato di non essere sicuro se
durante il già citato colloquio fosse emerso il nome della famiglia committente,
al fatto che l’attrice non avesse avuto alcun contatto diretto con i
proprietari, al fatto che i capitolati allestiti non dovessero riportare alcuna
indicazione riferita alla ditta attrice, al fatto che il convenuto non avesse
eccepito l’offerta a lui intestata chiedendone la reintestazione, o ancora al
fatto che i capitolati fossero stati allestiti in lingua tedesca e l’offerta in
italiano), non provate (si pensi al fatto che il convenuto avesse vietato all’attrice
di prendere contatto con i proprietari e di riportare sui capitolati
indicazioni riferite alla ditta attrice), o addirittura smentite
dall’istruttoria (si pensi al fatto, contraddetto dal doc. H e 5 [ove il convenuto aveva evocato l’esigenza di vistare la fattura,
prima di trasmetterla ai clienti per il pagamento], che
il convenuto non avesse eccepito la fattura a lui intestata ed al fatto,
contraddetto dai doc. 7, che il convenuto non avesse eccepito la sua qualità di
debitore già nell’ambito della procedura di rigetto dell’opposizione dal che la
tardività dell’eccezione). Per il resto, l’attrice, pur avendo contestato, perlopiù
in modo generico, alcune delle circostanze che a detta del Pretore imponevano
di concludere contrariamente alla sua tesi, non ha però messo in discussione
gli accertamenti, ritenuti rilevanti dal primo giudice, secondo cui essa era stata
informata che il convenuto lavorava “per una famiglia d’oltralpe” e soprattutto
quello secondo cui nel capitolato d’appalto di cui al doc. B lei stessa -
ovviamente così informata in precedenza - aveva indicato quale committente dei
futuri lavori la “Fam. A__________ __________ K__________”, circostanze, queste,
che di per sé giustificavano e giustificano di negare al convenuto la
legittimazione passiva. Ma, a prescindere da quanto precede, tale conclusione
si sarebbe imposta anche per un’altra ragione. Nel settore della costruzione esiste
in effetti una presunzione naturale che un architetto, specialmente se incaricato
della progettazione e della direzione dei lavori, agisca in nome altrui (Schwager, Die Vollmacht des
Architekten, in: Gauch/Tercier,
Le droit de l’architecte, 3ª
ed., n. 799) e, allorché questi si rivolge o fa un’ordinazione all’indirizzo di
un imprenditore, si deve pertanto inferire, fatte salve circostanze o indizi
contrari, in concreto - come detto - inesistenti, che egli agisca come
mandatario, il cui comportamento è opponibile direttamente al mandante come se
fosse il proprio (SJ 1988 26 consid. 2; decisione del TF del 15 maggio 2000
4C.57/1999 consid. 4; II CCA 30 agosto 2006 inc. n. 12.2005.170).

 

                                8.      Ne
discende la reiezione del gravame, ritenuto che la tassa di giustizia, le spese
e le ripetibili della procedura d’appello, calcolate sulla base di un valore
litigioso di fr. 13'975.-, seguono la soccombenza (art. 148
CPC).

 

Per
i quali motivi,

richiamati
gli art. 148 CPC e la TG

 

dichiara e pronuncia

 

                                  I.      L’appello 23 agosto 2007 di AP 1 è respinto. 

 

                                 II.      Le spese della procedura d’appello consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr.    350.-

                                          b)
spese                         fr.      50.-

                                          Totale                             fr.   
400.-

                                          da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere
alla parte appellata fr. 600.- per ripetibili.

 

                                III.      Intimazione:

	
   

  	
  -;

  -.

   

  

                                          Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                          Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un
valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2
LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,
117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).