# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba17001a-970e-5cc6-82ae-7c610f7fcba2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.01.2014 38.2013.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2013-40_2014-01-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2013.40

   

  DC/gm

  	
  Lugano

  15 gennaio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 luglio 2013 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20 giugno
  2013 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 20 giugno 2013 la Sezione del lavoro, confermando
la precedente decisione del 19 febbraio 2013 (cfr. doc. 10), ha stabilito che RI 1 non ha diritto alle indennità di disoccupazione
a far tempo dal 1° gennaio 2013, poiché egli non ha la residenza in Svizzera ai
sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, bensì in __________ (cfr. Doc. A). 

 

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso
al TCA nel quale il suo patrocinatore ha postulato l’annullamento del
provvedimento impugnato e il riconoscimento delle prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         Egli
sostiene in particolare che RI 1 “abita effettivamente a __________
all’indirizzo comunicato” e di avere ricorso contro la decisione di revoca del
permesso di dimora.

 

                                         Il rappresentante
dell’assicurato chiede inoltre al TCA di concedere il beneficio del gratuito
patrocinio e dell’assistenza giudiziaria e postula la sospensione della causa
fino alla decisione sul ricorso relativo alla revoca del permesso di dimora
(cfr. Doc. I).

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 4 settembre 2013 la Sezione del lavoro ha chiesto la reiezione del
ricorso, ribadendo che l’assicurato non ha la sua residenza in Svizzera.
Secondo l’amministrazione non è necessario sospendere la causa (cfr. Doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   L’assicurato ha chiesto al
TCA di sospendere la causa in attesa dell’esito del ricorso da lui inoltrato
contro la revoca del permesso di dimora.

 

                                         Per costante
giurisprudenza federale, la sospensione della procedura davanti al giudice
delle assicurazioni sociali osta al principio di celerità dedotto dall'art. 29
cpv. 1 Cost. fed. ed è ammessa solo eccezionalmente, e in particolare se si
tratta di attendere il giudizio di un'altra autorità che permetterebbe di
statuire su una questione decisiva. Il giudice adito dispone di un certo
margine di apprezzamento nel ponderare gli interessi delle parti, fermo
restando però che nei casi limite l'esigenza di celerità prevale sugli altri
interessi (cfr. STF 9C_679/2009 del 3 maggio 2010; STF U 286/05 del 31 gennaio
2007; DTF 130 V 90; DTF 119 II 386 consid. 1b pag. 388; RSAS 2007 pag. 73
consid. 4.1 [B 143/05]).

 

                                         La
richiesta di sospensione della causa diviene priva d'oggetto con l'emanazione
del presente giudizio (cfr. STF 9C_679/2009 del 3 maggio 2010; STCA 38.2013.41
del 12 settembre 2013).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della vertenza è la questione di sapere se l’assicurato abbia diritto oppure no
a delle prestazioni da parte dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         Uno dei
presupposti da adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione
contro la disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c
LADI).

 

                                          In
una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e
riportata integralmente da Cattaneo (cfr. "Les
mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno, pag.
422-424), il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito che
determinante, nel contesto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, è l'esistenza non
di un domicilio civile in Svizzera bensì della residenza effettiva (cfr. DTF
115 V 448-449).

                                         Così, nel
caso che era chiamata a giudicare, la nostra Massima istanza giudiziaria ha
stabilito che un cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in
Francia, ma risiedeva a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1
lett. c LADI (cfr. D. Cattaneo, op. cit., p. 424, no 685).

 

                                         Questo
Tribunale, in una sentenza AD 79/93 dell'8 giugno 1993, confermata dal TFA con
giudizio C 130/93 del 16 novembre 1993, ha invece negato il diritto alle indennità di disoccupazione ad una lavoratrice frontaliera che non risiedeva in
Svizzera.

 

                                         In
un'ulteriore sentenza del 6 settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il
TFA, oltre a richiamare i criteri e i principi applicabili all'interpretazione
di un accordo internazionale, ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata
intorno all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola l'art. 20 lett. a della
Convenzione n. 168 dell'organizzazione internazionale del lavoro (OIL)
concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro la disoccupazione
del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore per la Svizzera dal
17 ottobre 1991).

 

                                         Contestualmente
il TFA ha pure ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina
il diritto all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in
Svizzera, così come all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di
farne, durante questo tempo, il centro delle proprie relazioni.

                                         Nel caso
che era chiamata a giudicare, l'Alta Corte, accogliendo il ricorso e rinviando
gli atti all'amministrazione cantonale, ha poi concluso che:

 

" 
(…) Orbene, per attestare la sua effettiva
residenza in Svizzera il ricorrente rileva in particolare di avere avuto a
disposizione una camera presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di
lavoro. A comprova di quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre
1996 di quest'ultimo, da cui si evince che l'interessato, quale dipendente
della ditta L. SA, abitava durante tutto l'anno nel "Personalhaus".
Per contro, nulla si rileva per quanto concerne il periodo dopo il
licenziamento.

In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia
documento attestante una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per
consentire al giudice di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento
d'istruttoria. (…)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)

 

                                         In una
sentenza 8C_270/2007 del 7 dicembre 2007 l’Alta Corte ha evidenziato quanto
segue:

 

" 
(…)

2.

2.1 Gemäss Art. 8 Abs. 1 lit. c AVIG setzt der
Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung u.a. voraus, dass der Versicherte in der
Schweiz wohnt. Der Begriff des Wohnens in der Schweiz ist nicht im Sinne des
zivilrechtlichen Wohnsitzes (Art. 23 ff. ZGB) zu verstehen, sondern setzt den
gewöhnlichen Aufenthalt in der Schweiz voraus; verlangt werden der tatsächliche
Aufenthalt in der Schweiz und die Absicht, diesen Aufenthalt während einer
gewissen Zeit aufrechtzuerhalten und hier in dieser Zeit auch den Schwerpunkt
der Lebensbeziehungen zu haben (BGE 125 V 465 E. 2a S. 467, 115 V 448 E. 1b S. 449). Daran hat das auf den 1.
Januar 2003 in Kraft getretene ATSG nichts geändert, weil der in Art. 13 Abs. 1
ATSG umschriebene Wohnsitzbegriff auf die Arbeitslosenversicherung nicht
Anwendung findet. Eine ausdrückliche Abweichung von Art. 13 ATSG sieht Art. 12
AVIG zwar lediglich für die in der Schweiz wohnenden Ausländer vor. Mangels
eines gegenteiligen gesetzgeberischen Willens hat die bisherige Praxis jedoch
auch im Rahmen der Anspruchsvoraussetzung von Art. 8 Abs. 1 lit. c AVIG
weiterhin Geltung (Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Soziale Sicherheit, 2. Auflage, Basel
2007, S. 2233 Rz 181; Ueli Kieser, ATSG-Kommentar, Zürich/Basel/Genf 2003, Rz
18 zu Art. 13).

 

2.2 Nach der Rechtsprechung setzt das Wohnen in
der Schweiz im Sinne von Art. 8 Abs. 1 lit. c AVIG nicht einen ununterbrochenen
tatsächlichen Aufenthalt im Inland voraus. Es genügt der gewöhnliche Aufenthalt
in der Schweiz. Das Fortdauern des gewöhnlichen Aufenthalts in der Schweiz
setzt aber unter anderem voraus, dass trotz Unterbrüchen des tatsächlichen
Aufenthalts weiterhin eine enge Verbindung mit der hiesigen Arbeitswelt besteht
(Urteile C 153/03 vom 22. September 2003 und C 183/99 vom 30. November 1999).
Im Urteil C 290/03 vom 6. März 2006 (SVR 2006 ALV Nr. 24 S. 82) stellte das
Eidgenössische Versicherungsgericht (heute Bundesgericht) fest, dass die
Anspruchsvoraussetzung des Wohnens in der Schweiz auch während eines durch die Ausübung
einer Erwerbstätigkeit im Ausland bedingten Auslandaufenthaltes erfüllt sein
kann.“

 

                                         In
una sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in SVR 2012 ALV Nr. 5,
l’Alta Corte ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in Svizzera,
rilevando:

 

" 
(…)

3.

3.1 Le droit à l'indemnité de chômage suppose, selon
l'art. 8 al. 1 let. c LACI, la résidence effective en Suisse, ainsi que
l'intention de conserver cette résidence pendant un certain temps et d'en
faire, durant cette période, le centre de ses relations personnelles (ATF 133 V 169 consid. 3 p. 172; 125 V 465 consid. 2a p. 466; 115 V 448 consid. 1b p. 449). (…)

 

3.3 (…) Il convient donc, préalablement, de trancher
le point de savoir si l'intimé remplissait ou non la condition prévue par
l'art. 8 al. 1 let. c LACI.

A ce propos, il y a lieu de constater que l'intimé,
même s'il logeait une partie de la semaine en Suisse, comme il l'affirme,
résidait tout de même la plupart du temps en France, où il avait loué
successivement plusieurs appartements à partir de l'année 2000. Il a vécu sans
discontinuer en France voisine avec ses trois enfants, dont il avait la garde
et sur lesquels il exerçait l'autorité parentale. Les trois enfants y étaient
régulièrement scolarisés (cf. sur l'importance dans ce contexte du rôle de
l'établissement de la famille, arrêt 4C.4/2005 du 16 juin 2005 consid. 4.1
publié in : SJ 2005 I p. 501). Par ailleurs, l'intimé bénéficiait en France de
diverses prestations sociales (revenu minimum d'insertion, allocation de
soutien familial, aide au logement), ce qui supposait nécessairement une
résidence dans ce pays. Il disposait certes d'un pied-à-terre à Genève dans
lequel toutefois, en raison de ses dimensions modestes, il ne pouvait
visiblement pas accueillir sa famille. A un contrôleur de la CAF qui s'était
interrogé en juillet 2002 sur la résidence effective de l'intéressé, celui-ci a
déclaré qu'il conservait une adresse en Suisse pour bénéficier de la qualité de
résident sur territoire helvétique (déclaration relatée par la CAF dans sa
télécopie du 23 octobre 2008). Il signifiait par là clairement que ce seul
intérêt justifiait le maintien d'un point d'attache en Suisse. Au regard de
l'ensemble des circonstances, il ne fait dès lors pas de doute que le centre de
ses intérêts personnels se trouvait en France. Par conséquent, il n'avait pas
droit aux prestations de l'assurance-chômage en application de la législation
interne suisse. (…)“

 

 

                                         Al
risultato opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza 8C_658/2012 del
15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un permesso di domicilio
(tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento occupato dai suoi
genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi effetti personali. Il Tribunale federale si è così espresso:

 

" 
5.2 Trotz offenkundig erheblicher Zweifel am
konkreten Aufenthaltsort des Versicherten hat die
Vorinstanz mit Blick auf Art. 8 Abs. 1 lit. c AVIG und die einschlägige
Rechtsprechung (vgl. E. 3 hievor) ohne Verletzung von Bundesrecht zutreffend
erkannt, dass der tatsächliche Lebensmittelpunkt des Beschwerdegegners im
fraglichen Zeitraum angesichts der polizeilich gemeldeten Wohnadresse, des
tatsächlichen Aufenthaltes des Versicherten anlässlich des nicht
vorangemeldeten Kontrollbesuches sowie des von September bis 6. November 2011 in der Firma L.________ ausgeübten Zwischenverdienstes auch unter Berücksichtigung der übrigen
Umstände (vgl. auch E. 4.2 hievor) nach wie vor im Raum Y.________ lag und
demzufolge jedenfalls das Anspruchserfordernis von Art. 8 Abs. 1 lit. c AVIG
auch ab 2. September 2011 - entgegen der Kasse - erfüllt war. Nachdem auch die
Eltern und die Schwester des Beschwerdegegners schriftlich dessen amtlich
verzeichnete Wohnadresse in der elterlichen Wohnung an der Adresse Z.________
in Y.________ bestätigten, hat das kantonale Gericht in zulässiger
antizipierter Beweiswürdigung und insbesondere ohne Verletzung des
Untersuchungsgrundsatzes (Art. 61 lit. c ATSG) auf die Befragung weiterer
Auskunftspersonen und die Durchführung der beantragten mündlichen Verhandlung
verzichtet, zumal die Beschwerdeführerin weder geltend macht noch entsprechende
Anhaltspunkte ersichtlich sind, dass der Versicherte ab 2. September 2011
seinen Lebensmittelpunkt weg von seiner Wohnadresse an der Adresse Z.________
in Y.________ ins Ausland verlegt hätte. Der Anspruch auf rechtliches Gehör im
Sinne von Art. 29 Abs. 2 BV schliesst es nicht aus, dass das Gericht das
Beweisverfahren schliesst, wenn es aufgrund bereits abgenommener Beweise seine
Überzeugung gebildet hat und ohne Willkür in vorweggenommener Beweiswürdigung
annehmen kann, dass seine Überzeugung durch weitere Beweiserhebungen nicht
geändert würde (BGE 124 I 208 E.
4a S. 211; 131 I 153 E. 3
S. 157).”

 

                                2.3.   La
Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nella Circolare concernente l’indennità
di disoccupazione (Circolare ID), modificata nel luglio 2013 conformemente a
quanto figura nella Prassi LADI, ha indicato che: 

 

" 
RISIEDERE IN SVIZZERA

Art. 8 cpv. 1 lett. c e 12 LADI

 

             Principio ê

 

B135
    Per aver diritto all’indennità di disoccupazione,
l’assicurato deve risiedere in Svizzera.

             Egli
deve soddisfare questo presupposto non soltanto all’apertura del termine
quadro, ma anche durante tutto il periodo in cui percepisce l’indennità
giornaliera.

             Nozione di “risiedere in
svizzera” ê

 

B136
    Secondo la giurisprudenza costante,
l’espressione "risiedere in Svizzera" non ha esattamente la stessa
accezione della nozione di domicilio definita agli articoli 23 segg. del CC. La
nozione di residenza in Svizzera, condizione del diritto all’indennità, non va quindi
intesa nel senso del diritto civile ma secondo l’accezione fornita dalla giurisprudenza,
ossia di dimora abituale. (Decisione del TFA del 6 marzo 2006, C 290/03).

 

             Questa
nozione si applica sia ai cittadini svizzeri sia a quelli stranieri, indipendentemente
dal loro permesso di soggiorno. 

             

             Il
riconoscimento della dimora abituale in Svizzera è subordinato a tre
condizioni:

             ●   risiedere effettivamente in Svizzera;

             ●   avere l’intenzione di continuare a risiedervi; e

             ●   avervi contemporaneamente il centro delle proprie relazioni
personali.

 

 

             Residenza e idoneità al
collocamento ê

 

B137     Gli stranieri senza permesso di domicilio devono inoltre essere
titolari di un permesso di soggiorno valido che li autorizzi a esercitare
un’attività lucrativa. Se il permesso è scaduto, questa condizione non è più
adempiuta, anche se di fatto continuano a risiedere in Svizzera. Una deroga a
tale regola si impone se il cittadino straniero ne ha chiesto il rinnovo entro
i termini stabiliti e può aspettarsi di ottenerlo se trova un’occupazione
adeguata. La cassa di disoccupazione deve informarsi a tal fine presso le
autorità cantonali preposte al mercato di lavoro e presso le autorità di
polizia degli stranieri.

 

             L’autorizzazione
a esercitare un’attività lucrativa condiziona altresì l’idoneità al collocamento
dei cittadini stranieri senza permesso di domicilio (Prassi LADI ID B230 segg.
e Circolare ID 883 E15).

 

             Þ Giurisprudenza

 

             8C_479/2011
del 10.2.2012 (dottorando russo: il permesso di lavoro determina il soggiorno in
Svizzera)

 

 

             Residenza e reperibilità (cfr.
Prassi LADI ID B342) ê

 

B138     Un soggiorno non autorizzato all’estero implica la negazione
del diritto alle indennità per tutta la durata del soggiorno stesso, anche se
l’assicurato resta facilmente reperibile ed è in grado di rientrare rapidamente
in Svizzera nel caso di un’assegnazione.

 

             Valutazione
dell’esistenza della residenza effettiva in Svizzera ê

 

B139     Si constata che la mobilità della popolazione si è al giorno
d’oggi notevolmente accresciuta e che l’attestato rilasciato dal Comune, come
pure l’esistenza di un permesso di soggiorno o di domicilio, non costituiscono
più una garanzia di residenza effettiva in Svizzera. In caso di dubbio, spetta
alle autorità esecutive eseguire i controlli necessari in tal senso.

 

B140
    Infatti, per essere considerati «residenti in
Svizzera» ai sensi  della LADI non basta possedere una cassetta delle lettere o
pagare le imposte in una determinata località. Le autorità esecutive
presteranno quindi attenzione in particolare agli elementi seguenti:

             ●   cambiamento dell’indirizzo estero a favore di uno in Svizzera al
momento del licenziamento o subito prima dell’inizio della disoccupazione;

             ●   indirizzo presso terzi;

             ●   indicazione nella lettera di candidatura di un numero di telefono o
di un indirizzo all’estero come indirizzo di contatto.

 

B141     Se la cassa appura uno degli elementi di cui sopra, deve effettuare
gli accertamenti necessari. Spetta tuttavia all’assicurato rendere attendibile
o provare la sua residenza effettiva in Svizzera, e questo con tutti i mezzi a
sua disposizione (fatture dell’elettricità, contratto di locazione, ecc.).

 

             Se
la cassa, dopo aver ascoltato l’assicurato, ha dei dubbi giustificati circa la
residenza di quest’ultimo in Svizzera, deve sollecitare l’intervento della
polizia o dei servizi cantonali competenti nell’ambito dell’assistenza
amministrativa (art. 32 LPGA).

 

             Þ   Esempi

                    Un
assicurato che soddisfa l’obbligo di controllo in Svizzera pur avendo il centro
delle proprie relazioni personali in Francia non ha diritto all’ID. I motivi
per cui, ad esempio, l’assicurato ha acquistato un appartamento in Francia o
per cui sua moglie non ha potuto stabilirsi in Svizzera sono irrilevanti; non è
determinante nemmeno il luogo nel quale l’assicurato paga le imposte o adempie
altri obblighi civici.

                    Uno
straniero titolare di un permesso di domicilio che si reca in Svizzera
unicamente per adempiere l’obbligo di controllo, ma che dimora per il tempo
rimanente presso la sua famiglia in Italia non ha diritto all’indennità di
disoccupazione. Non vi ha diritto nemmeno se fornisce la prova che ha una
possibilità di pernottamento in Svizzera. Il centro delle sue relazioni
personali resta presso la moglie e i figli all’estero. A tale proposito, il
fatto che egli abbia il domicilio fiscale in Svizzera è irrilevante.

 

                    Þ Giurisprudenza

                         -    8C_791/2011 del 31.8.2012 (coppia
francese con diversi alloggi in Francia e in Svizzera)

                         -    8C_658/2012 del 15.2.2013 (residenza
accettata, nonostante l’assicurato dormisse su un materasso sistemato nel salotto
di un appartamento di tre locali in cui vivevano i suoi genitori e sua sorella
e intrattenesse le sue relazioni personali altrove) 

                         -    8C_777/2010 del 20.6.2011 (soggiorno
in Svizzera non riconosciuto, poiché l’assicurato, nonostante trascorresse alcune
sere a settimana a Ginevra, viveva di fatto in Francia con i suoi figli, dove
questi ultimi erano anche scolarizzati)”

 

                                         Nella Circolare relativa
alle ripercussioni dei Regolamenti (CE) 883/2004 e 987/2009 sull’assicurazione
contro la disoccupazione (Circ. ID 883), in vigore dal 1° aprile 2012, la SECO
ha invece stabilito che:

 

" 
(…)

Momento di acquisizione e durata dello status di lavoratore
frontaliero

 

A34   Lo
status di lavoratore frontaliero deve essere acquisito prima dell’insorgere (di
fatto) della disoccupazione. Colui che, nel corso della sua ultima attività
subordinata, trasferisce la propria residenza in un altro Stato membro e in
seguito non rientra più nello Stato di occupazione per esercitarvi l’attività
iniziale, non è un lavoratore frontaliero. 

 

         Costituiscono
un’eccezione i lavoratori che durante un periodo di inattività nel corso
dell’ultima attività subordinata (malattia, ferie, ecc.) trasferiscono la
propria residenza in un altro Stato membro per motivi familiari e in seguito
non tornano più nello Stato di occupazione per esercitarvi la propria attività;
essi rientrano nella categoria dei falsi lavoratori frontalieri. Ciò è
giustificato dal fatto che grazie al ricongiungimento familiare hanno da subito
uno stretto legame – principalmente personale – con il Paese nel quale si sono
stabiliti e in cui risiedono. 

 

A35   Un
trasferimento durante un periodo di disoccupazione non conferisce lo status di
lavoratore frontaliero.

 

A36   La
durata dello status di lavoratore frontaliero o il pendolarismo tipico dei
lavoratori frontalieri è, in linea di principio, irrilevante. Vanno tuttavia
considerati con una certa attenzione i casi in cui un cambio
di residenza avviene poco prima dell’insorgere della disoccupazione: è
determinante stabilire, ricorrendo al n. marg. A76, se si tratta di una nuova
residenza o soltanto di una nuova dimora. 

 

(…)

 

RESIDENZA 

Art. 1 lett. j RB; Art.
11 RA 

 

Definizione 

 

A76  Per residenza si intende il luogo
in cui una persona risiede abitualmente. 

 

A77  La nozione di residenza si
contrappone a quella di dimora definita all’articolo 1 lettera k RB, intesa
come residenza temporanea. La residenza deve dunque essere distinta da un
eventuale luogo di dimora (residenza secondaria nel caso di lavoratori
frontalieri). 

 

A78  Anche il concetto di residenza in
Svizzera secondo l’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI presuppone la
residenza abituale in Svizzera e non è da intendersi nel senso di domicilio
secondo il diritto civile. 

 

         Le nozioni di «residenza» secondo l’articolo 1 lettera j RB
e di «risiedere in Svizzera» secondo l’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI
corrispondono in larga misura. 

 

 

         Importanza della residenza 

 

A79  La nozione di residenza è di
fondamentale importanza per la determinazione della legislazione applicabile
(capitolo D). 

         Per i disoccupati che hanno vissuto in uno Stato diverso da
quello competente (lavoratori frontalieri), l’articolo 65 RB fissa norme
particolari che derogano dal principio della competenza dello Stato dell’ultima
attività. La determinazione della residenza e quindi la valutazione della
condizione di lavoratore frontaliero diventa di importanza fondamentale nel
quadro della determinazione della competenza nel settore dell'AD (D12 segg.). 

 

 

Presupposto: Stato di attività = Stato di
residenza 

 

A80  Poiché la determinazione della
competenza dello Stato di residenza secondo l’articolo 65 RB costituisce
un’eccezione al principio della competenza dello Stato dell’ultima attività,
tale eccezione non deve essere applicata, tramite un’interpretazione troppo
ampia della nozione di residenza, a tutti i lavoratori migranti occupati in uno
Stato membro che continuano ad avere una famiglia che risiede in un altro Stato
membro 14. 

 

A81  La decisione U2 stabilisce che non
sarebbe accettabile il fatto che, estendendo eccessivamente il concetto di
«residenza», il campo di applicazione dell’articolo 65 RB venisse ampliato fino
a includervi tutte le persone che esercitano abbastanza stabilmente un’attività
subordinata o autonoma in uno Stato membro, lasciando le loro famiglie nel
Paese di origine. 

 

A82  In generale si presuppone che i
disoccupati che non vengono contemplati nella decisione U2 e che al termine
dell’attività in un altro Stato membro rientrano in Svizzera, avevano quale
luogo di dimora abituale (residenza) il luogo in cui lavoravano e, di
conseguenza, non possano appellarsi allo status di falsi lavoratori frontalieri
per rivendicare il diritto alle prestazioni. 

 

A83  Vale il presupposto che i
lavoratori risiedono nel luogo in cui hanno un impiego fisso. 

 

         Determinazione della residenza 

 

A84  La determinazione della residenza
quale luogo di dimora abituale non avviene solamente in base a criteri formali
(certificato di domicilio, ecc.). La persona deve essere interrogata in merito
al luogo di residenza sulla base dei seguenti criteri: pendolarismo, rientro
settimanale, ecc. La determinazione della residenza compete alla cassa. 

 

A85  Conformemente all’articolo 11 RA,
che si basa sulla legislazione finora in vigore, i seguenti fattori (lista non
esaustiva) vanno valutati complessivamente: 

 

         • durata e continuità della presenza nel territorio dello
Stato membro in oggetto: frequenti rientri anche al di fuori delle ferie (tempo
libero) oppure il mantenimento di relazioni sociali e professionali (ad es. presso
un’associazione) indicano il mantenimento della residenza in Svizzera. Per
constatare il mantenimento della residenza in Svizzera, è inoltre determinante
un ridotto numero di relazioni con lo Stato di occupazione o dell'attività
autonoma; 

 

         • situazione della persona in oggetto,
inclusi 

 

           • il
tipo e le caratteristiche della o delle attività svolte, e in particolare il
luogo ove solitamente si svolge tale attività, la stabilità dell'attività e la
durata di ogni contratto di lavoro. È inoltre da valutare se lo scopo e la
durata dell’assenza, nonché il tipo di attività subordinata o autonoma
intrapresa in un altro Stato membro, lasciano concludere che il ritorno in
Svizzera fosse pianificato. 

 

             Indicano
ad esempio unicamente una dimora temporanea all’estero (e quindi il
mantenimento della residenza in Svizzera) i seguenti elementi: 

             a)  l’attività
all’estero perseguiva principalmente lo scopo del perfezionamento professionale
o del miglioramento delle competenze linguistiche; 

             b)  l’attività
all’estero aveva fin dall’inizio uno scopo ben definito (ad es. scambio
accademico); 

             c)  l’attività era limitata fin dall’inizio a un
determinato periodo. 

 

           • la
situazione familiare e i legami familiari: lasciare la famiglia, i propri
mobili, nonché continuare ad essere iscritti nel comune di residenza indica il
mantenimento della residenza in Svizzera. Un cambio di residenza per
ricongiungimento familiare porta invece a un immediato cambiamento del centro
degli interessi vitali;

 

           • lo svolgimento di un’attività non
remunerata; 

 

           • nel caso degli studenti, la fonte di
reddito; 

 

           • la
situazione abitativa della persona, in particolare la sua durata: conservare un
appartamento in Svizzera indica un mantenimento della residenza in Svizzera
durante il soggiorno all’estero, se prima di partire la persona ha vissuto a
lungo nello stesso posto ed era ben integrata; 

           • lo
Stato membro nel quale si considera che la persona abbia il domicilio fiscale. 

 

         Se l’esame non porta ad alcun risultato definitivo, è
determinante la volontà della persona in base a una valutazione della
situazione in generale, considerando anche i motivi che l’hanno indotta a
trasferirsi. 

 

 

         Þ Esempio 

 

             Un
lavoratore accetta un’attività subordinata in un altro Stato membro e vive in
un alloggio messo a disposizione dal datore di lavoro. La sua residenza
principale e la sua famiglia, dalla quale torna regolarmente, continuano ad
essere in Svizzera. Il modo in cui vive mostra che durante l’attività
subordinata all’estero il centro degli interessi vitali continuava a essere la
Svizzera. 

 

Mancato accordo fra Stati sul luogo di
residenza 

 

A86  Per stabilire il luogo di residenza
di una persona gli Stati interessati devono collaborare e, in caso di
controversie, considerare tutti i criteri determinanti per trovare un
accordo17. 

 

A87  Se gli Stati non riescono a trovare
un accordo in merito alla residenza e quindi in merito alla competenza per il
versamento delle prestazioni, si applica l’articolo 6 RA. Tale articolo, al
paragrafo 1, definisce le competenze per l’erogazione provvisoria di
prestazioni.”

 

                                         Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012
consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434
consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181). 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata
nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 132
V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF
131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a;
STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e
riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c,
pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                         

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992
pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233
consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a;
vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in
RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution
fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527;
Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e
Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza
2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive,
ha ricordato che:

 

" 
Simili atti servono a favorire un'applicazione
uniforme del diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno
forza di legge e non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né
vincolano gli amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non
significa tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste
ultime verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del
testo di legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono
un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più
specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza
amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i presupposti di
legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata
prestazione (DTF
133 II 305 consid. 8.1; 133
V 394 consid. 3.3; 130
V 163 consid. 4.3.1; 128
I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.4.   Nella
presente fattispecie dagli atti dell’incarto emerge che l’assicurato, nato nel
1963, dopo avere prestato la propria attività lucrativa per datori di lavoro __________
in __________, dal 1° gennaio 2004 al 31 dicembre 2012 ha lavorato quale ricercatore di laboratorio per la ditta __________ di __________ (cfr. Doc.
4/2).

                                         Egli era al beneficio di un
permesso di lavoro quale frontaliero (permesso G; cfr. Doc. 4/12).

                                         Il 25 settembre 2012
l’azienda ha disdetto il contratto di lavoro per il 31 dicembre 2012.

                                         Il 30 novembre 2012 RI 1 ha
inoltrato una richiesta al fine di ottenere un permesso di dimora (permesso B)
che gli è effettivamente stato rilasciato (cfr. Doc. 4/1).

                                         Il 5 febbraio 2013
l’Ufficio della migrazione ha tuttavia revocato tale permesso in quanto esso
era stato rilasciato senza che l’assicurato avesse annunciato che, al momento
della domanda, il contratto di lavoro era già stato disdetto (cfr. Doc. 14). 

                                         Contro questa decisione
l’assicurato ha in seguito inoltrato un ricorso al Consiglio di Stato (cfr.
Doc. 9).

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi questo Tribunale, ritiene che, a ragione, in considerazione innanzitutto
delle modalità del tutto inabituali con le quali è stato inizialmente fatto
modificare lo statuto da lavoratore frontaliero a lavoratore dimorante, dopo il
licenziamento la Sezione del lavoro ha ritenuto che dal 1° gennaio 2013
l’assicurato non aveva trasferito la residenza in Svizzera secondo i criteri
posti dalla giurisprudenza e dalla prassi amministrativa (cfr. consid. 2.1.,
consid. 2.2, STCA 38.2013.35 del 4 settembre 2013).

 

                                         Questa soluzione è
confermata dagli elementi raccolti dalla Sezione del lavoro, in particolare
dopo l’audizione dell’assicurato avvenuta il 14 febbraio 2013 (cfr. Doc. D), e
così riassunti nella decisione su opposizione:

 

" 
(…)

-   sua
moglie risiede con la figlia in __________ ad __________ (__________), nella
casa della di lei proprietà;

 

-   sua
figlia, nata l’11 ottobre 2000, frequenta la seconda classe della scuola media
statale dello stesso comune;

 

-   egli
è detentore di un veicolo immatricolato ed assicurato in responsabilità civile
in __________;

 

-   egli non risultava iscritto all’AIRE al
momento della citata udienza;

 

-   egli
risiedeva ad __________ (__________) durante il suo periodo lavorativo presso
la __________ e che ha cambiato residenza poco prima dell’insorgere della
disoccupazione;

 

-   egli,
sebbene afferma di essere residente a __________, ha scelto la Cassa
disoccupazione __________ di __________, a suo dire per motivi pratici, avendo
lavorato vari anni nel __________ ed essendo le sue ricerche di lavoro
concentrate soprattutto in quella zona, sebbene egli dichiari altresì di
volersi trovare vicino a due potenziali posti lavoro nel Sopraceneri (__________,
__________), nel caso venisse assunto;

 

-   egli
indica di vivere quale ospite a __________ (via __________) nell’appartamento
di 3 ½ locali della signora __________, titolare del relativo contratto di
affitto, alla quale non versa nessun affitto, in quanto ella sarebbe una sua
conoscente, avendo loro degli amici in comune;

 

-   egli,
sebbene indichi quale suo indirizzo dalla fine di novembre 2012 l’appartamento
precitato, non ha apposto il suo nome sulla buca lettere sino ad inizio
febbraio 2013, ovvero solo dopo la surriferita comunicazione 21 gennaio 2013
dell’URC;

 

-   egli
dichiara di non essere membro di società, o altri enti con o senza scopo di
lucro e di non essere abbonato a giornali o riviste (in Svizzera), né di avere
un collegamento internet a __________, in quanto avrebbe fatto ricorso a quelli
gratuiti (WI-FI) nei vari locali;

-   secondo
il rapporto di Polizia __________ 5 marzo 2013, in occasione dei controlli effettuati dalla medesima specialmente la sera nella fascia oraria
tra le ore 20.15 e 21.15 nonché una domenica mattina, l’opponente non è mai
stato trovato nel surriferito appartamento, dove all’intero della sua camera da
letto sono stati notati pochissimi suoi effetti personali. (…)” (doc. A6)

 

                                         Dal Rapporto
della Polizia comunale di __________ del 5 marzo 2013 emerge quanto segue:

 

" 
Come richiestoci dall’Ufficio controllo abitanti
di __________, dal 18 gennaio 2013, data in cui sono stati richiesti dei
controlli per stabilire se il signor RI 1 vive stabilmente in via __________,
abbiamo eseguito alcuni controlli nell’appartamento, luogo in cui non è mai
stato trovato. Puntualmente la signora __________ ci riferiva che il signor RI
1 era assente per il fatto che stava cercando un posto di lavoro oppure era
assente perché appena uscito di casa.

 

Dalla verifica eseguita all’interno della camera
da letto abbiamo notato pochissimi effetti personali appartenenti al succitato.

 

I nostri controlli si sono concentrati
specialmente la sera, nella fascia oraria tra le ore 20.15/21.15. Si è pure
effettuato un controllo la mattina di domenica 3 febbraio 2013, presente
unicamente la signora __________ che ci riferiva che il signor RI 1 era uscito
presto.

 

Telefonicamente in due occasioni il signor RI 1
ci riferiva di trovarsi nel __________ alla ricerca di un posto di lavoro. Una
volta l’abbiamo chiamato noi, la seconda ci ha contattato lui.

 

Non siamo a conoscenza se possiede una vettura
per spostarsi comunque non risultano veicoli immatricolati con targhe svizzere
intestate suo nome.” (Doc. 8)

 

                                         Nella sua
opposizione del 18 marzo 2013 l’assicurato ha in particolare sottolineato
quanto segue:

 

" 
(…)

Negli ultimi anni ho trascorso, di fatto, molto
più tempo in Svizzera che in __________, compiendo tutte quelle pratiche
quotidiane quali acquisti, attività sportive, partecipazione ad eventi,
rapporti interpersonali, facendone insomma il centro attorno al quale gravano i
miei interessi personali e della mia famiglia. Famiglia che condivide il mio
desiderio di inserirmi pienamente in Svizzera e si è mostrata d’accordo con me
nella mia decisione di iniziare a trasferirmi a __________ al fine di agevolare
la mia intenzione di trovare una solida posizione lavorativa, tale da
permettermi di portarla qui con me. Abbiamo deciso di non spostarci subito
tutti insieme anche per permettere a nostra figlia di terminare agevolmente
l’anno scolastico in corso, ma lei stessa sta immaginando il suo futuro in
Ticino (vorremmo iscriverla alla scuola agraria di __________). I miei
interessi, dunque, sono più che mai centrati sulla Svizzera. (…)” (cfr. 7)

 

                                         In simili
condizioni questo Tribunale, anche volendo ammettere che l’assicurato risieda
in Svizzera (e prevalentemente a __________ presso la signora __________, cfr.
doc. 4/5; su questo aspetto vedi tuttavia il Rapporto della Polizia comunale di
__________) e malgrado l’affiliazione del ricorrente ad una cassa malati
svizzera dal 1° dicembre 2012 (cfr. Doc. 2), deve concludere che a ragione
nella decisione su opposizione del 20 giugno 2013 la Sezione del lavoro ha
stabilito che il presupposto dell’art. 8 cpv.1 lett. c LADI in relazione con
l’art. 12 LADI, così come definito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.1) e dalla  prassi amministrativa (cfr. consid. 2.2), non è in concreto
realizzato (cfr. al riguardo STF 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in
SVR 2012 ALV N. 5; STF 8C_270/2007 del 7 dicembre 2007; DTF 125 V 465; STCA
38.2013.37 dell’11 novembre 2013; STCA 38.2012.76 del 3 ottobre 2013, STCA
38.2012.51 del 30 settembre 2013; STCA 38.2013.35 del 4 settembre 2013; STCA
38.2011.12 del 22 giugno 2011; STCA 38.2011.10 del 16 giugno 2011).

 

                                         Può così restare
aperta la questione relativa all’esistenza di una  valida autorizzazione a
lavorare ai sensi dell’art. 8 cpv.1 lett. f LADI in relazione con l’art. 15
LADI (idoneità al collocamento, cfr. la direttiva B137 al consid. 2.2).

 

                               2.5.   Deve ancora
essere verificato se il ricorrente può essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (cfr. doc. I pag. 4).

 

                                         In primo
luogo, va evidenziato che la procedura davanti al TCA in materia di
assicurazione contro la disoccupazione è per principio gratuita (cfr. art. 29
cpv. 1 Lptca).

 

                                         In
secondo luogo, secondo l’art. 28 cpv. 2 Lptca la disciplina della difesa
d’ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sul patrocinio
d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria.

 

                                         L'art. 2
della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG) - del
15 marzo 2011, in vigore dal 1° gennaio 2011 (cfr. BU n. 22/2011 del 13 maggio
2011 pag. 263-264) - prevede:

 

" 
L’assistenza giudiziaria garantisce a chi non
dispone dei mezzi per assumersi gli oneri della procedura o le spese di
patrocinio la possibilità di tutelare i suoi diritti davanti alle autorità
giudiziarie e amministrative.” 

 

                                         Inoltre
giusta l’art. 3 cpv. 1 LAG l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti).

 

                                         Occorre
qui ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale
che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad avvocato patentato (cfr.
STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; STFA 2 marzo 2005, I 447/04, consid. 4.2
citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e DTF 132 V 206 consid. 5.1.4; per quanto
riguarda un avvocato non impiegato presso un’organizzazione riconosciuta di
utilità pubblica e non iscritto in un albo cfr. DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 =
SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181). 

 

                                         Non
essendo il ricorrente patrocinato da un avvocato, l’assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio, va negata già per questo motivo.

 

                                         Va peraltro sottolineato
che la richiesta avrebbe in caso dovuto essere respinta in quanto il
procedimento non aveva possibilità di esito favorevole ai sensi della
giurisprudenza (cfr. STCA 42.2012.9 del 24 ottobre 2012).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è
respinta.  

 

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti