# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a8f5660c-da8d-5a92-96bd-6f78c349ad12
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.11.2017 42.2017.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2017-47_2017-11-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  42.2017.47

   

  KE/sc

  	
  Lugano

  20 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Kathrin Erne, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 settembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 21 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, 6501
  Bellinzona 

   

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione del 22 agosto
2017, l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (in seguito: USSI) ha
stabilito che non si giustificava il versamento di una prestazione
assistenziale a RI 1 in quanto risulta che egli non ha realmente il proprio
domicilio a __________ considerata l’accertata assenza da quel Comune per la
maggior parte del tempo e la sua presenza a __________ presso la signora __________
(cfr. doc. 222).

 

                               1.2.   A seguito del reclamo interposto
da RI 1 (cfr. doc. 408), l’USSI, il 21 settembre 2017, ha emanato una decisione
su reclamo con cui ha confermato il precedente provvedimento del 22 agosto 2017,
ossia il diniego delle prestazioni assistenziali ordinarie.

 

                                         L’amministrazione ha in
particolare rilevato:

 

" (…) Ai
sensi della Legge sull’assistenza il suo domicilio assistenziale non è stato
ritenuto nei fatti individuabile a __________, in quanto l’assenza quasi totale
constatata presso l’appartamento di __________ portano ad escludere il suo
effettivo centro degli interessi in tale Comune. Contemporaneamente è stata
constatata la sua regolare presenza a __________ presso la signora __________
con la quale l’interessato intrattiene da vari anni una relazione e quindi
risulta una convivenza che continua. La convivenza non richiede necessariamente
di abitare nella medesima casa.

 

Si evidenzia che, secondo la giurisprudenza, è decisiva l’intenzione
deducibile dalle circostanze esterne e meglio la risposta alla domanda se si
può dedurre dall’insieme delle circostanze che l’interessato ha fatto del luogo
in oggetto - nel caso qui in esame il Ticino - il centro delle proprie
relazioni personali (cfr. DTF 111 Ia 113, 113 Ia 465).

 

In assenza del domicilio assistenziale non vi è diritto ad una
prestazione ordinaria di assistenza.

 

In concreto, se il domicilio formale del reclamante è a __________,
tuttavia, in base alle numerose assenze dal domicilio segnalate all’USSI e alla
constatazione di assenza quasi totale constatata, risulta che l’interessato di
fatto non risiede in tale Comune dove non può quindi essere riconosciuto il suo
effettivo domicilio assistenziale (che richiede la presenza).

 

Risulta, per contro, una sua duratura relazione e convivenza con
la signora __________. Come chiarito dall’USSI all’interessato in occasione del
verbale 16.8.2017, affinché potesse essere emessa una decisione di assistenza
con il necessario calcolo completo del diritto all’assistenza per il signor RI
1 è necessaria una domanda congiunta di assistenza con la signora __________.

 

L’interessato non ha comunque inoltrato una tale domanda e
l’amministrazione ha quindi rifiutato il diritto all’assistenza.

 

Con il suo comportamento, il reclamante ha impedito la
determinazione della sua prestazione di assistenza. Da parte
dell’amministrazione era stato informato che in assenza della giusta richiesta
non sarebbe attribuita la prestazione di assistenza. Egli ha in sostanza rifiutato
di fornire i dati richiesti e necessari per poter stabilire il suo diritto alla
prestazione assistenziale.” (cfr. doc. A)

 

                               1.3.   Contro la decisione su
reclamo del 21 settembre 2017 RI 1, rappresentato da RA 1, ha interposto
ricorso al TCA, chiedendo l’accoglimento del ricorso, l’annullamento della
decisione su reclamo del 21 settembre 2017 e la concessione di prestazioni
assistenziali a decorrere dal 1° settembre 2017.

 

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale l’insorgente ha segnatamente addotto di non convivere con la
signora __________.

                                         Egli ha indicato di essere
domiciliato a __________ dal 1° settembre 2016. Durante il mese di dicembre
2016 è stato ricoverato presso l’Ospedale __________ di __________. Inoltre dal
2 agosto 2017 si trova in cura presso la Dr.ssa med. __________, FMH
Psichiatria e psicoterapia S.I.T.C.C. a __________ per un trattamento
psichiatrico e psicoterapeutico. A sostegno di ciò ha allegato il certificato
medico del 20 settembre 2017 (cfr. doc. A4).

                                         A causa della sua malattia
il ricorrente ha indicato di avere passato qualche notte a __________ ove può
contare su un sostegno in caso di disagio. D’altra parte, anche la signora __________
ha problemi di salute e pertanto possono aiutarsi a vicenda.

                                         L’insorgente ritiene di
avere il domicilio / dimora assistenziale a __________ ove ha pure l’intenzione
di stabilirvisi durevolmente. Pertanto egli sostiene di avere pieno diritto
alle prestazioni assistenziali e nel contempo diritto di visitare chi vuole e
muoversi liberamente.

                                         Il ricorrente, infine, ha
asserito di trovarsi in una situazione drammatica, sprovvisto di mezzi
finanziari (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   Con risposta del 9 ottobre
2017, l’USSI ha proposto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   La parte ricorrente, il 16
ottobre 2017 ha presentato ulteriori mezzi di prova, fra cui il contratto di
locazione dell’ente locato a __________ e l’iscrizione nel catalogo civico a __________
(cfr. doc. V, A4/1 e A5).

 

                               1.6.   I doc. V con gli allegati
(A4/1 e A5) è stato inviato per conoscenza all’USSI (cfr. doc. VI).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se correttamente o meno l’USSI ha negato a RI 1 il diritto
alle prestazioni assistenziali.

                                         Più specificatamente, deve
essere verificato se ai fini del diritto alle prestazioni assistenziali
l’insorgente debba essere considerato domiciliato a __________ oppure no.

 

                                         La garanzia costituzionale
del diritto al minimo vitale (art. 12 Cost. fed.; 13 Cost/TI) costituisce la
base del sostegno sociale regolamentato nelle leggi cantonali in materia di
assistenza sociale (in proposito vedi l’art. 3 della Legge federale sulla
competenza ad assistere le persone nel bisogno, Legge federale sull’assistenza,
LAS).

 

                                         L’intervento
della pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino dalla Legge
sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971 (Las). 

                                         Tale
normativa è stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Gran
Consiglio il 3 dicembre 2002 (cfr. FU 99/2002 del 10 dicembre 2002 pag. 8289
segg.) e sono entrate in vigore il 1° febbraio 2003.

 

                                         Questi
cambiamenti sono stati resi necessari dalla Legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali (Laps), adottata dal Parlamento il 26
giugno 2002 (cfr. FU 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) ed entrata in
vigore anch’essa il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003).

 

                                         Il 1°
ottobre 2006 sono, peraltro, entrate in vigore alcune ulteriori modifiche della
Las e della Laps (cfr. BU 44/2006 del 29 settembre 2006 pag. 385-386; BU
40/2006 del 8 settembre 2006 pag. 313-317).

 

                                         L'art.
1 Las stabilisce che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei
diritti della persona, all'attribuzione delle prestazioni sociali stabilite
dalla legislazione federale o cantonale e, in particolare, all'assistenza di
quanti stanno per cadere o siano caduti nel bisogno (cpv. 1).

                                         Le
prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire l'inserimento sociale e
professionale dei beneficiari (cpv. 2).

 

                               2.2.   Ai sensi dell’art. 115 della
Costituzione federale, relativo all’assistenza agli indigenti:

 

" Gli indigenti sono assistiti dal loro Cantone di domicilio. 

La Confederazione disciplina le eccezioni e le competenze.”

 

                                         L’art. 5 Las, relativo al
titolare del diritto alle prestazioni assistenziali, prevede che:

 

" 1Hanno diritto ai provvedimenti e alle
prestazioni della presente legge le persone con domicilio o dimora
assistenziale nel Cantone.

2Le persone con sola
dimora assistenziale hanno per principio diritto unicamente a prestazioni o
aiuti immediati.

3Sono riservate le
disposizioni del diritto federale e dei trattati internazionali.”

 

                                         Secondo l’art. 6 Las,
relativo alle eccezioni:

 

" 1Il Consiglio
di Stato disciplina la determinazione, la concessione, la limitazione e la
procedura delle prestazioni assistenziali concesse a

a) richiedenti l’asilo e

b) persone bisognose di protezione non titolari di un permesso di
dimora.

2Nello
stabilire tali criteri il Consiglio di Stato fa riferimento alle disposizioni
federali sul rimborso ai Cantoni delle spese cagionate da queste persone.

3II
Consiglio di Stato può affidare, mediante la stipulazione di contratti di
prestazione, la gestione di queste prestazioni ad enti assistenziali pubblici o
privati.”

 

                                         Giusta l’art. 10 Las, poi:

 

" Il
domicilio e la dimora sono determinati dagli articoli da 4
 a 11 della legge federale sulla competenza ad assistere le persone nel
bisogno, del 24 giugno 1977."

 

                                         L’art.
4 LAS, relativo al domicilio assistenziale, sancisce che:

 

"
1 La persona nel bisogno è domiciliata giusta la
presente legge (domicilio assistenziale) nel Cantone in cui dimora con
l’intenzione di stabilirvisi. Questo è denominato Cantone di domicilio.

 

2 L’annuncio
alla polizia degli abitanti, per gli stranieri il rilascio di un permesso di
presenza, si ha per costituzione di domicilio salva la prova che la dimora è
cominciata già prima o soltanto più tardi o è di natura provvisoria.”

 

                                         Ex
art. 9 LAS:

 

" 
1 Il domicilio assistenziale termina con la partenza del
Cantone.

2 In caso di dubbio, la partenza si reputa
avvenuta il giorno in cui fu annunciata alla polizia degli abitanti.

3 L’entrata
in un ospizio, in un ospedale o in un altro istituto e, se si tratta di un
maggiorenne o di un interdetto, il collocamento in una famiglia deciso da
un’autorità o da un organo tutelare non pongono termine al domicilio
assistenziale.

 

                                         L’art.
11 LAS definisce la dimora, e meglio:

 

"
1 Dimora giusta la presente legge significa effettiva
presenza in un Cantone; questo è denominato Cantone di dimora.

2 Se
una persona manifestamente bisognosa d’aiuto, segnatamente a seguito di
malattia o infortunio, è stata trasportata in un altro Cantone su ordine del
medico o dell’autorità, il Cantone da cui è stato dato l’ordine di trasporto è
considerato Cantone di dimora.”

 

                                         La LAS distingue tra
lassistenza di cittadini svizzeri (art. 12-19) e l’assistenza di stranieri
(art. 20-23).

 

                                         Relativamente, in particolare,
all’assistenza di cittadini svizzeri l’art. 12 LAS prevede:

 

" 1 L'assistenza dei cittadini svizzeri incombe al Cantone di domicilio.

2 Se la persona nel bisogno non ha domicilio assistenziale,
l'assistenza incombe al Cantone di dimora. 

3 Il Cantone designa l'ente pubblico tenuto all'assistenza e la competente
autorità assistenziale.”

 

                                         Giusta l’art. 13 cpv. 1 LAS riguardante i casi d’urgenza:

 

" Se un
cittadino svizzero abbisogna di aiuto immediato fuori del Cantone di domicilio,
il Cantone di dimora è tenuto ad assisterlo.”

 

                               2.3.   L’art. 23 CC enuncia che:

 

"
Il domicilio di una
persona è nel luogo dove essa dimora con l’intenzione di stabilirvisi
durevolmente. (cpv. 1)

 

Nessuno può avere contemporaneamente il suo
domicilio in più luoghi. (cpv. 2)

 

Questa disposizione non si applica al
domicilio d’affari. (cpv. 3)”

 

                                         La nozione di domicilio
presuppone la realizzazione di due condizioni cumulative: la prima, oggettiva,
di residenza effettiva, e la seconda, soggettiva, dell'intenzione di stabilirsi
durevolmente. Quest'ultima condizione è tuttavia unicamente di rilievo nella
misura in cui risulta riconoscibile. Determinante è il luogo in cui si trova il
centro degli interessi. Quest'ultimo si trova abitualmente nel luogo di
abitazione, vale a dire dove si dorme, si trascorre il tempo libero, dove si
trovano gli effetti personali, dove solitamente esiste un allacciamento
telefonico e un recapito postale. L'intenzione, riconoscibile all'esterno, deve
essere orientata nel senso di una residenza durevole. Tuttavia, l'intenzione di
lasciare più tardi un luogo, non esclude la possibilità di stabilirvi il
domicilio. Valore indiziario per la risoluzione della questione rivestono
l'annuncio e il deposito dei documenti, l'esercizio dei diritti politici, il
pagamento delle imposte, eventuali autorizzazioni di polizia degli stranieri
ecc. (cfr. STF C 101/04 del 9 maggio 2007, pubblicata parzialmente in DTF 133 V
367; DTF 127 V 237 consid. 1 pag. 238; 125 V 76 consid. 2a pag. 77 con
riferimenti; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni P
21/04 dell'8 agosto 2005, consid. 4.1.1, pubblicata in SVR 2006 EL no. 7 pag.
25).

 

                                         In proposito al cambiamento di
domicilio o dimora l’art. 24 CC enuncia che:

 

"
Il domicilio di una
persona, stabilito che sia, continua a sussistere fino a che essa non ne abbia
acquistato un altro. (cpv. 1)

Si considera come domicilio di una persona il
luogo dove dimora, quando non possa essere provato un domicilio precedente o
quando essa abbia abbandonato il suo domicilio all’estero senza averne
stabilito un altro nella Svizzera. (cpv. 2)”

 

                                         In una sentenza 9C_293/2013
del 12 agosto 2013 il Tribunale federale, pronunciandosi in relazione a un caso
di conflitto negativo di competenza territoriale tra il Tribunale cantonale
delle assicurazioni del Cantone San Gallo e il Tribunale cantonale delle
assicurazioni del Canton Turgovia in ambito dell’assicurazione contro le
malattie, ha ribadito i principi appena esposti ed ha ricordato che:

 

"
(…)

2.2. Der Wohnsitz einer Person bestimmt sich nach den Artikeln 23-26 des
Zivilgesetzbuches (Art. 13 Abs. 1 ATSG). Der Wohnsitz einer Person befindet
sich an dem Ort, wo sie sich mit der Absicht dauernden Verbleibens aufhält.
Niemand kann an mehreren Orten zugleich seinen Wohnsitz haben (Art. 23 Abs. 1
und 2 ZGB). Der einmal begründete Wohnsitz einer Person bleibt bestehen bis zum
Erwerb eines neuen Wohnsitzes (Art. 24 Abs. 1 ZGB). Wo eine Person ihren
Wohnsitz hat, beurteilt sich nicht in erster Linie nach deren inneren Willen,
sondern nach den objektiven Umständen. Entscheidend ist mit anderen Worten, ob
die Person den Ort, an dem sie weilt, in einer für Dritte, insbesondere auch
für Behörden und Ämter erkennbaren Weise zum Mittelpunkt ihrer Lebensinteressen
gemacht hat oder zu machen beabsichtigt. Verlässt eine Person ihren Wohnsitz,
darf nicht leichthin angenommen werden, sie habe am neuen Aufenthaltsort einen
Wohnsitz begründet; ein entsprechender Wille muss sich deutlich manifestiert
haben (Urteil 5A_733/2012 vom 16. November 2012 E. 2.1; ZAK 1990 S. 247, H 57/89 E. 3a; BGE 99 V 106 E. 2
S. 108).“

 

                                         In
proposito cfr. anche STF 9C_283/2015 dell’ 11 settembre 2015, pubblicata in DTF
141 V 530.

 

                               2.4.   Dal Messaggio per una legge sulla competenza ad assistere le persone
nel bisogno del 17 novembre 1976 del Consiglio federale, in FF 1976 III 1197
segg. emerge segnatamente che:

 

 

"
(…)

Questo capitolo del disegno di legge determina
dove la persona nel bisogno ha il proprio domicilio assistenziale. (…) La nozione
di domicilio accolta nel disegno concorda ampiamente con quella concordataria
la quale, dal canto suo, corrisponde di norma a quella del Codice civile (art.
23). (…) Giusta l’art. 4 capoverso 2 del disegno, “l’annuncio alla polizia
degli abitanti” o, per gli stranieri – cui la legge deve parimenti applicarsi –
il rilascio di un’autorizzazione di presenza, fonda la presunzione che il
titolare dell’autorizzazione ha costruito un domicilio assistenziale. La
presunzione può essere infirmata non solo con la prova che la dimora è
cominciata già prima o successivamente, ma anche che la dimora non è, secondo
la legge, idonea alla costituzione del domicilio, sia per la mancanza
dell’intenzione di stabilirvisi (art. 4 cpv. 1) sia perché escluso secondo gli
articoli 5 a 8.

 

Analogamente alla disposizione del concordato
concernente l’assistenza nel luogo di domicilio, l’articolo 5 del disegno
dispone che l’entrata in una casa di cura o in un istituto, volontaria o no,
esclude la costituzione o il cambiamento del domicilio assistenziale. (…)

L’art. 11 definisce la nozione di «dimora» e
di «Cantone di dimora».

È dimorante colui che si trova effettivamente sul
territorio cantonale anche se non
possiede alcuna conferma di domicilio o, se straniero, un'autorizzazione di presenza
e non è dunque né «domiciliato» né «dimorante» a tenore delle disposizioni sul
domicilio e la dimora degli svizzeri e degli stranieri. È dimorante a tenore
del disegno segnatamente anche chi si trova in un Cantone semplicemente per
motivi di transito.

 

(…)

 

23 Assistenza di cittadini svizzeri

 

231 Competenza

231.1 In genere (art. 12)

L'articolo 12 riprende il principio costituzionale secondo cui
l'assistenza in Svizzera di cittadini svizzeri bisognosi incombe al Cantone di
domicilio e non più al Cantone di origine. Simultaneamente, il capoverso 2 (n.d.r.:
cpv. 3 dal 1°.7.1992; cfr. FF 1990 I 68) specifica che la legge federale
non intende immischiarsi nell'ordinamento delle competenze all'interno dei
Cantoni; è infatti la legislazione cantonale che determina quale ente pubblico
e quali autorità sono competenti nel Cantone di domicilio.

L'ulteriore disciplina concordataria è considerata, nel disegno di
legge, come ovvia derivazione del principio di domicilio: l'indigente soggiace
esclusivamente alla legislazione assistenziale del Cantone di domicilio; natura
e entità dell'assistenza sono rette dalle prescrizioni e dai principi del luogo
di domicilio.

(…)

 

231.2 Casi d'urgenza (art. 13)

L'articolo 13 del disegno si occupa dei casi di urgenza, ossia
dell'assistenza immediata a cittadini svizzeri che abbisognano improvvisamente
d'aiuto in Svizzera, sia quando si trovano fuori del Cantone di domicilio sia
quando non siano domiciliati in Svizzera (svizzeri all'estero e persone senza
domicilio fisso). Per costoro, il disegno dichiara competente il Cantone di
dimora, tuttavia unicamente quanto all'aiuto indifferibile. Per l'aiuto non urgente,
l'interessato deve rivolgersi all'autorità del luogo di domicilio.

Quanto agli svizzeri all'estero che soggiornano momentaneamente in
Svizzera la competenza spetta al Cantone di dimora. Per l'aiuto ulteriore essi,
ritornati all'estero, dovranno però rivolgersi alla competente rappresentanza svizzera
nel luogo di domicilio. I girovaghi senza domicilio fisso hanno unicamente diritto
all'aiuto in caso di urgenza.

Quando occorre un aiuto ulteriore (per es. cura ospedaliera) ma
esso non debba necessariamente essere prestato nel luogo di dimora, i Cantoni
interessati possono disporre che la persona nel bisogno ritorni al suo domicilio
ovvero, se non è domiciliata in Svizzera, che sia trasferita nel Cantone di origine.
È chiaro che ciò può avvenire soltanto per gravi motivi e di regola soltanto
d'intesa con l'assistito.

Nel corso della procedura di consultazione, la costituzionalità di
questa possibilità di trasferimento è stata messa in dubbio riguardo alla
libertà di domicilio. Queste apprensioni hanno una certa giustificazione. Caso
per caso, si dovrà pertanto disaminare se il trasferimento dell'assistito sia
conforme alla Costituzione. Per altro, la persona nel bisogno non potrà,
appellandosi per così dire abusivamente alla libertà di domicilio, esigere di essere
curata a piacimento in un determinato ospedale.

Invece di riprendersi l'assistito, i Cantoni di domicilio o di
origine possono proporre a quello di dimora, sempreché sia in grado di farlo,
di prestare a loro spese la necessaria ma non più urgente assistenza ulteriore.”

 

                                         Nel Messaggio concernente
la revisione della legge federale sulla competenza ad assistere le persone nel bisogno
del 22 novembre 1989, pubblicato in FF 1990 I 46 segg., il Consiglio federale
ha rilevato:

 

" 22
Assistenza di cittadini svizzeri

221 Competenza

 

Nel titolo relativo all’assistenza dei cittadini svizzeri (art.
12-19), occorre procedere a modificazioni di principio relative all'aiuto alle
persone nel bisogno che non hanno domicilio assistenziale.

 

 

221.1 Principio (art. 12)

 

II capoverso 1 dell'articolo 12 riprende il principio
costituzionale secondo cui l'assistenza di cittadini svizzeri incombe al Cantone
di domicilio.

Il capoverso 2 disciplina la competenza del Cantone di dimora per
le persone nel bisogno prive di domicilio assistenziale. L'aiuto del Cantone di
dimora dovrà, in questi casi, essere completo e non più limitarsi al minimo
indispensabile, vale a dire all'aiuto immediato così come definito
nell'articolo 13 vigente. Questo nuovo disciplinamento è soprattutto destinato
ai drogati e alle persone colpite da AIDS dacché hanno bisogno molto di più di
un semplice aiuto immediato.

Durante la procedura di consultazione si è insistito a più riprese
su questi problemi che concernono essenzialmente i Cantoni con grandi
agglomerati (Zurigo e San Gallo). Considerato che l'avamprogetto non teneva
conto di questa situazione, la Commissione ha cercato nuovamente di migliorare
il disciplinamento vigente e ha discusso tre soluzioni:

-   la creazione di un domicilio assistenziale fittizio;

-   una definizione
differenziata dell'aiuto immediato previsto nell'articolo 13;

-   una chiara
responsabilità del Cantone di dimora per le persone prive di domicilio assistenziale.

Il nostro Collegio sostiene quest'ultima soluzione, che è anche
quella scelta dalla Commissione. II Cantone di dimora potrà così prevedere
adeguati provvedimenti di sostegno e di assistenza senza preoccuparsi della
loro durata.

Nella procedura di consultazione sette Cantoni e due associazioni
professionali avevano proposto una soluzione simile in considerazione del fatto
che, da un canto, si sarebbero in tal modo potuti ridurre gli oneri
amministrativi e, dall'altro, che le autorità del Cantone d'origine non
conoscono in generale le persone nel bisogno.

 

221.2 Casi d'urgenza (art. 13)

 

Conformemente al nuovo disposto dell'articolo 12, l'assistenza per
casi d'urgenza, prevista nell'articolo 13, sarà accordata soltanto alle persone
nel bisogno che hanno un domicilio assistenziale. È stato pertanto radiato nel
capoverso 2 il passaggio, d'altronde non più accettabile dal punto di vista
costituzionale, secondo cui il Cantone di dimora, non appena prestato l'aiuto
immediato, può provvedere a far trasferire l'interessato nel Cantone d'origine.
Peraltro, spetterà al Cantone che presta l'aiuto decidere cosa intende per
aiuto immediato.

Lo stesso dicasi per l'aiuto agli stranieri previsto negli
articoli 20 e 21 della legge.”

 

                                         Inoltre in dottrina Thomet (cfr. W. Thomet, “Commentaire concernant la
Loi fédérale sur la compétence en matière d’assistance des personnes dans le
besoin, 2. ed., Zurich 1994, n. 95-97 e 107-108) in merito all’art. 4 LAS
sottolinea che:

 

"
(…)

Au centre de la disposition sur le domicile se
trouve la notion d'«habiter», en allemand «wohnen», que l'on retrouve dans le
terme allemand correspondant «Wohnsitz». Le domicile d'assistance d'une
personne dans le besoin se trouve, sous réserve des exceptions mentionnées aux
art. 5 à 7 LAS, dans le canton «où elle réside avec l'intention de s'y
établir». Cette formulation empruntée au texte de l'art. 23 CC signifie que le
domicile se trouve là où une personne s'est effectivement établie et installée
de manière reconnaissable pour des tiers, en d'autres termes là où - selon
l'expression du Tribunal fédéral - elle a son «centre de vie»; en bref: là où
elle «habite» ou elle est «domiciliée» (cf. ATF 113 la 465; 108 la 254 et les
références). La notion de domicile au sens de l'art. 4 LAS s'est largement
inspirée de celle du droit civil (art. 23 CC; voir Message I p. 1239; ZöF 1982
p. 44). Pour répondre à la question de savoir si un domicile d'assistance a été
constitué ou non, au sens de la LAS, on peut donc se référer en grande partie à
la doctrine et à la jurisprudence relatives à la notion de domicile en droit
civil (ZöF 1978 p. 181; voir en particulier Bûcher, n°l à 54 ad art. 23 CC;
Schnyder/Murer, n° 28 à 65 ad art. 376 CC; Tuor/Schnyder, p. 78 à 80; Pedrazzini/Oberholzer,
p. 104 à 108; Riemer, p. 33 à 38 et la jurisprudence citée).

 

L'art. 4 LAS dispose que le domicile d'une
personne se situe dans le canton où elle réside avec l'intention de s'y
établir. Cette définition contient à la fois un élément objectif (la résidence)
et un élément subjectif (l'intention de s'établir), les deux étant toutefois
indissociablement liés (cf. ZöF 1982 p. 45). Ces deux éléments constitutifs ne
sauraient cependant faire oublier le fait qu'en dernier lieu, il s'agit
toujours de déterminer le centre de vie d'une personne ou, en autres termes, le
lieu où se concentrent ses relations personnelles (cf. Bucher, n° 1 à 3 ad art.
23 CC; Pedrazzini/Oberholzer, p. 106). Par résidence, il faut entendre le fait
de séjourner effectivement en un endroit (ou un canton) déterminé. En règle
générale la présence physique est indispensable tant pour la constitution que
pour le maintien du domicile (cf. cependant n° 146). Cela résulte également de
1 art. 9 LAS, qui prévoit qu'une personne qui «quitte» son canton de domicile
perd le domicile d'assistance qu'elle avait jusqu’alors. La durée et les
modalités du séjour ne sont pas déterminantes, (Egger, n° 20 ad art. 23 CC;
Bucher n° 18 ad art 23 CC; ZöF 1982 p. 45). En principe, même un séjour de courte
durée peut constituer un domicile (cf. ATF 491193; Egger, n° 26 ad art. 23 CC);
en revanche, un séjour qui s'étendrait sur une plus longue durée mais qui, au
regard de sa nature et de son but, s'avérerait provisoire (art. 4 al. 2 LAS) ne
saurait constituer un domicile (cf. n° 102; Pedrazzini/Oberholzer, p. 107).

 

On peut affirmer qu'une personne a l'intention
de s'établir lorsqu’elle entend séjourner dans un endroit défini pour une
période indéterminée et que cette intention est réalisable (cf. ZVW1957 p. 49
ss; Schnyder/Murer. n° 55 ad art. 376 CC). Le fait que cette intention se
modifie par la suite est sans importance (cf. ZVW 1966, p. 23ss), De même,
l'intention de quitter ultérieurement l'endroit ou 1 on s'est installé
n'empêche pas la constitution d'un domicile. Le seul critère décisif est le
suivant: l'intention ne doit pas porter sur un séjour purement provisoire;
seule compte la volonté «de séjourner en un lieu déterminé jusqu'à ce qu'un
changement soit dicte par des circonstances qui, lors de la constitution du
domicile, n’étaient pas prévisibles, du moins pas avec précision» (ATF 69 I
12,491193; Bucher, n° 22 ad art. 23 CC). Les motifs qui ont conduit une
personne à établir ou à abandonner son centre de vie en un endroit déterminé ne
sont pas décisifs (cf. ATF 69 II 277; ZVW 1966 p. 23 ; ZVW 1966 p.
91 ; ZöF 1982 p. 45 ; RSJ 1980 p. 137 ss). L’intention de s’établir
durablement correspond à un processus interne qui ne se perçoit
qu'indirectement. Aussi faut-il prendre en compte tous les éléments qui se
rapportent à l'organisation externe des relations personnelles, en particulier
le fait que la personne entretient des relations étroites avec un lieu où sa
famille ou ses parents ont déjà leur centre de vie.

 

(…)

 

Le domicile d'un étranger en Suisse est
indépendant tant de l’existence que du genre de l’autorisation délivrée par la
police des étrangers (cf. ATF 89 II 113 ss ; Bucher, n. 25 et 38 ad art.
23 CC).

L’art. 4 al. 2 LAS ne contredit en rien ce
principe. Cette disposition dit seulement que, lors de la délivrance d'une
autorisation de résidence pour étranger, la constitution d'un domicile est
présumée, à moins que l'on puisse prouver que le séjour a commencé plus tôt ou
plus tard ou encore qu'il n'est que provisoire. Il faut donc examiner dans chaque
cas si les deux éléments constitutifs d’un domicile sont réalisés, à savoir le
séjour de fait et l’intention de s’établir durablement.

 

Dans ce sens, le fait d'être au bénéfice d'une
autorisation de résidence délivrée par la police des étrangers ne peut servir
que d’indice en faveur de l’existence d’un domicile. Toutefois, selon le type
d’autorisation délivré, la présomption en faveur de la constitution d’ un
domicile peut être plus ou moins forte. Le séjour de fait d’étrangers au
bénéfice d'une autorisation d'établissement ou de séjour permet de conclure à
l'existence d'une intention de s'établir durablement et par conséquence d’un
domicile.

 

(…)

 

En résumé et en suivant l'exemple du
commentaire Schnyder/Murer, on peut considérer comme indices en faveur de la
constitution d’un domicile, les circonstances suivantes (étant précisé que tous
ces éléments doivent être appréciés dans leur ensemble, mais ne doivent pas
nécessairement se présenter cumulativement: cf. n 46a à 5a ad art. 376 CC;
Egger, n. 19 ad art. 23 CC; Bûcher, n. 14 ad art. 23 CC):

-   les circonstances entourant
la constitution du séjour et l'intention subjective de s'établir durablement,
étant rappelé qu'il faut apprécier de manière critique les déclarations
postérieures de la personne en cause
(cf. ZVW 1961 p. 111, 113)

-   la prolongation d'un séjour
d'une personne instable ou incapable de discernement (en pratique l'on exige
souvent une durée de six mois ou plus; une durée inférieure peut toutefois
suffire si d'autres éléments plaident en faveur de la stabilité; cf. ég. ATF 92
I 221). 

-   la déclaration d'arrivée, le
dépôt du certificat d'origine, le règlement des impôts, l'exercice des droits
politiques (ATF 92 I 221; 97 II 6 et les références; 102 IV 164; ATF du 15 mars
 1978 in ZVW 1979 p. 35); il faut toutefois relever que même si ces quatre
éléments se présentent cumulativement, ils ne sauraient empêcher la
constitution d'un domicile dans un autre lieu (cf. Egger, n. 20 ad art. 23 CC;
Bûcher, n. 18 ad art. 23 CC; n° 99/100).

-   l'exercice d'une activité
lucrative cumulée avec un séjour de fait.

-   la location d'une maison,
d'un appartement ou d'une chambre et le fait d'y être installé, éventuellement
le séjour dans une pension (cf. Egger, n. 20 ad art. 23 CC; Bûcher, n. 18 ad
art. 23 CC). 

-   l'impression subjective de
«se sentir à la maison» ainsi que les relations personnelles entretenues dans
le lieu même avec la parenté et les connaissances (ATF du 28.9.1972 in ZVW 1975
p 111).

-   l'existence antérieure du
centre de vie au lieu où la personne se rétablit (ATF du 28.9.1972 in ZVW 1975
p. 111) ou retourne régulièrement en période de crise (ZVW 1973 p. 35).

-   l'abandon du domicile
antérieur (cf. art. 9 LAS) ou le défaut de tout lien avec celui-ci (ZVW 1973 p.
35).

-   le séjour effectif, en d'autres termes, le
fait d'habiter. (...)”

 

                               2.5.   Da
quanto sopra esposto risulta che nel caso in cui si tratti di assistere un
cittadino svizzero, ai sensi della Legge federale sull’assistenza - LAS (cfr.
consid. 2.2.) - è competente il Cantone di domicilio (cfr. art. 12 cpv. 1 LAS),
ossia il Cantone in cui risiede con l’intenzione di stabilirvisi (cfr. art. 4
cpv. 1 LAS; consid. 2.3.; 2.4.).

 

                                         Qualora
per contro un cittadino svizzero sia privo di domicilio assistenziale,
competente è il Cantone di dimora (cfr. art. 12 cpv. 2 LAS). Quale dimora vale
la presenza effettiva in un Cantone (cfr. art. 11 cpv. 1 LAS).

                                         L'aiuto del Cantone di
dimora dovrà, in questi casi, essere completo e non limitarsi al minimo
indispensabile, vale a dire all'aiuto immediato che sarà accordato dal Cantone
di dimora giusta l'articolo 13 LAS alle persone nel bisogno che hanno un
domicilio assistenziale ma che si trovano fuori del Cantone di domicilio.

 

                                        Con giudizio 8C_223/2010
del 5 luglio 2010 il TF si è pronunciato al riguardo del domicilio di
assistenza (“Unterstützungswohnsitz”) di un tossicodipendente, cittadino
svizzero, che soggiornava in vari Comuni presso conoscenti:

 

" (…)

Der unterstützungsrechtliche Wohnsitz gemäss Art. 4 ZUG ist dem
zivilrechtlichen (vgl. Art. 23 Abs. 1 ZGB) angeglichen: Der Wohnsitz befindet
sich dort, wo jemand sich mit der Absicht dauernden Verbleibens aufhält. Da
sich diese Absicht nach der Rechtsprechung in äusserlich erkennbaren Umständen
verwirklichen muss, gilt als Wohnsitz einer Person der Ort, an dem sich
faktisch der Mittelpunkt ihrere Lebensinteressen befindet. Den so verstandenen
Lebensmittelpunkt kann einen Person aber grundsätzlich nur in einer bestimmten
Gemeinde haben, nicht in einem Kanton als solchem. Auch dem
Unterstützungswohnsitz gemäss Art. 4 ZUG liegt - begriffsimmanent - eine
räumliche und persönliche Beziehung einer Person zu einer bestimmten Gemeinde
zu Grunde; dass das Gesetz, seinem Zweck entsprechend, dem Wortlaut nach an den
“Kanton” bzw. “Wohnkanton” anknüpft, vermag daran nichts zu ändern.
Dementsprechend verliert eine Person ihren bisherigen Unterstützungswohnsitz
nicht nur, wenn sie aus dem “Wohnkanton” wegzieht (Art. 9 Abs. 1 ZUG), sondern
auch denn, wenn sie aus dem Ort wegzieht, zu dem sie bis dahin die
wohnsitzbegründenden räumlichen und persönlichen Beziehungen hatte. Solange die
betreffende Person weder in einem anderen Kanton noch im bisherigen Wohnkanton
einen neuen Wohnsitz begründet, besitzt sie in der Regel keinen
Unterstützungswohnsitz mehr. Das Zuständigkeitsgesetz kennt nämlich im
Gegensatz zum Zivilrecht (vgl. Art. 24 ZGB) den fiktiven Wohnsitz nicht. Der
bisherige Wohnkanton wird gegebenenfalls zum Aufenthaltskanton (vgl. Art. 11
ZUG) und als solcher unterstützungspflichtig (Art. 12 Abs. 2 ZUG; vgl. Zum
Ganzen Urteil 2A.420/1999 vom 2. Mai 2000 E.4b sowie Urteil
2A.345/2002 vom 9. Mai 2003 E.2.1 und Urteil 2A.253/2003 vom 23. September
2003 E.2).”

 

                                         Al riguardo cfr. STF
2A.485/2005 del 17 gennaio 2006; STF 2A.253/2003 del 23 settembre 2003.

                                         Per quanto concerne, invece,
l’assistenza di stranieri cfr. STF 8C_852/2008 del 25 febbraio 2009 consid. 2 e
3.1; STCA 42.2014.7 del 25 agosto 2014 (il ricorso al TF contro questo giudizio
è stato ritenuto inammissibile con sentenza 8C_648/2014 del 15 giugno 2015, in
quanto non è stato versato l’anticipo spese); STCA 42.2016.32 dell’ 8 febbraio
2017 (il ricorso al TF contro questo giudizio è stato ritenuto inammissibile
con sentenza 8C_190/2017 del 28 agosto 2017, in quanto non è stato versato
l’anticipo spese).

 

                               2.6.   Nella presente evenienza dalle
carte processuali si evince che RI 1 (nato il __________ 1963 a IT-__________ e
attinente di __________) e __________ (nata il __________ 1972, cittadina
italiana; beneficiaria di una rendita AI e della prestazione complementare) sono
arrivati nel Comune di __________ il 1° marzo 2014 (cfr. doc. 88 e 89).

 

                                         Dopo avere esaurito il
diritto alle indennità di disoccupazione RI 1 ha chiesto l’assegnazione di
prestazioni assistenziali (cfr. doc. 48 e 218). Con decisione del 29 maggio
2015 è stata concessa per la prima volta una prestazione ordinaria per l’unità
di riferimento composta da RI 1, quale responsabile, e __________, quale
convivente, a decorrere dal 1° febbraio 2015 fino al 31 agosto 2015 (cfr. doc.
335 - 339).

 

                                         Dalla carte processuali
emerge poi che, RI 1 e __________ hanno continuato a beneficiare delle
prestazioni assistenziali fino al 31 agosto 2016 (cfr. doc. 333, 329, 321, 310,
306).

 

                                         Dal 1° settembre 2016 il
ricorrente è domiciliato a __________ ove si è annunciato il 25 luglio 2016 (cfr.
doc. 50). Conseguentemente, con richiesta di rinnovo delle prestazioni
assistenziali del 31 agosto 2016, egli ha chiesto l’assegnazione di prestazioni
assistenziale come persona singola per sé stesso (cfr. doc. 297).

 

                                         Il ricorrente ha poi
continuato a beneficiare delle prestazioni assistenziali ordinarie (cfr. doc.
295, 285, 277, 266, 254, 244, 235).

 

                                         Dal 31 gennaio al 9
febbraio 2017 l’insorgente è stato degente presso l’Ospedale __________ di __________
ed era inabile al lavoro nella misura del 100% fino al 15 febbraio 2017 (cfr.
doc. 264). Dal 2 agosto 2017 egli è in cura presso la Dr.ssa med. __________,
FMH Psichiatria e psicoterapia S.I.T.C.C., la quale ha attestato che RI 1 è
affetto da diabete mellito tipo 2, da ipertensione arteriosa, da una epatopatia
e da disturbi nervosi (cfr. doc. A4).

 

                                         L’USSI, essendosi accorto
che dall’estratto bancario trasmesso da RI 1 risultava che praticamente tutti i
prelevamenti e buona parte dei pagamenti venivano effettuati a __________, ha chiesto
alla Polizia comunale di __________ di procedere ad un controllo per la durata
di 2-3 mesi alfine di valutare se RI 1 risieda effettivamente a __________
(cfr. doc. 27 e 28).

 

                                         Con scritto del 30 maggio
2017 la Polizia comunale di __________ ha risposto alla richiesta:

 

" (…) Abbiamo
monitorato la situazione del Signor RI 1.

Praticamente il RI 1 non si trova quasi mai al proprio domicilio.

Situazione confermata anche dal proprietario e vicini di casa.

Inoltre la vettura non è stata mai avvistata, mentre la buca
lettere viene svuotata di tanto in tanto (ogni 4 giorni circa).

Riguardo al consumo di corrente non è altro ma continuo, molto
probabilmente dovuto ai frigoriferi, congelatori ecc…

Da parte nostra e da parta di un vicino si sospetta che il RI 1
abbia un’abitazione in Italia, per lo più dalle nostre banche dati dovrebbe
avere un contatto con __________ (n.d.r.: la sua figlia) 18.07.2004
domiciliata a __________.

Inoltre nel mese di Gennaio 2017 a detta dei vicini il RI 1 si
trovava in ospedale.” (cfr. doc. 29)

 

                                         A questo rapporto è stato
allegato il rapporto giornaliero per il periodo da venerdì 3 marzo 2017 a
lunedì 29 maggio 2017(cfr. doc. 31-35).

 

                                         L’USSI ha inoltre
incaricato il Comune di __________ di effettuare delle verifiche puntuali circa
la presenza di RI 1 presso il domicilio di __________ a __________ (cfr. doc.
24).

 

                                         Il 7 luglio 2017 è stato
poi trasmesso il rapporto di servizio redatto il 5 luglio da parte della
Polizia comunale di __________ (cfr. doc. 14). Da queste rapporto risulta:

 

" (…) I
controlli si sono svolti sull’arco delle 24 ore e per sette giorni alla
settimana, veniva controllata la vettura del RI 1 una __________ targata __________,
la stessa era parcheggiata nell’autorimessa al parcheggio nr. 4 Il primo
controllo si è svolto il 29 maggio mentre l’ultimo il primo luglio 2017.

 

In totale sono stati svolti 28 controlli di cui 10 in cui il
veicolo era presente mentre i restanti 18 il veicolo non era presente.

 

Da parte nostra avevamo preso contatto con la fiduciaria che
amministra il palazzo in cui abita la signora __________.

 

Dalle informazioni raccolte, emergeva che l’appartamento è
intestato a RI 1, inoltre sono a conoscenza che nello stesso stabile abita
insieme alla __________.” (cfr. doc. 16)

 

                                         Il 16 agosto 2017 il ricorrente
è stato convocato per un colloquio nell’ambito dell’esame della sua pratica di
assistenza (cfr. 234). Dal verbale redatto in tale sede risulta:

 

" (…) Dai
dati in nostro possesso risulta che effettua sempre dei prelevamenti a __________,
il suo domicilio precedente. Sono stati attivati dei controlli sia a __________
che a __________. Dai rapporti di polizia emerge che il signor RI 1 non è mai a
__________ ma risiede a __________.

 

Il signor RI 1 sostiene che va spesso a __________ perché ha degli
amici e per aiutare la sua ex compagna che conosce da 8 anni. La signora __________
ha dei problemi di salute e lui l’aiuta regolarmente 3/4 giorni alla settimana
(fa la spesa, le prepara da mangiare, …). Il signor RI 1 sostiene di dormire
3/4 notti a Losone. Le altre notti le passa dalla signora __________ o da
un’altra amica.

 

Secondo il nostro ufficio non si tratta di una situazione di aiuto
di una conoscente per motivi di salute, bensì una lunga e stabile relazione con
un legame costante e un importante sostegno. Ricordiamo che secondo la
giurisprudenza, la convivenza non richiede necessariamente di vivere nella
stessa abitazione.

 

Senza una domanda congiunta tra il signor RI 1 e la signora __________
non è possibile stabilire una corretta decisione di assistenza” (cfr. doc. 11 e
12).

 

                                         Il 21 agosto 2017 RI 1 ha
chiesto il rinnovo delle prestazioni assistenziali, le quali con decisione del
22 agosto 2017 gli sono state negate in quanto l’USSI ha ritenuto che il centro
degli interessi del ricorrente non era nel Comune di __________ (cfr. consid.
1.1.; doc. 222, 225 - 227).

 

                                         RI 1, nel reclamo, ha
dichiarato che risiede a __________ e che la signora __________ lascerà il suo
domicilio il 1° novembre 2017 a __________. Quindi non potrebbe più andare a __________
per trovarla (cfr. doc. 408).

 

                                         Nel ricorso l’insorgente
ha in buona sostanza sottolineato di non avere un rapporto di convivenza
stabile con __________ e di essere domiciliato a __________ dal 1° settembre
2016 con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (cfr. doc. I; consid. 1.3.).

 

                               2.7.   Chiamato a pronunciarsi in
merito alla presente fattispecie il TCA rileva innanzitutto che l’insorgente il
25 luglio 2016 ha annunciato la sua partenza dal Comune di __________ e lo
stesso giorno si è annunciato presso l’Ufficio del controllo abitanti del
Comune di __________ indicando il 1° settembre 2016 quale data di arrivo (cfr.
doc. 50 e 51). Egli è anche iscritto nel catalogo civico del Comune di __________
con il diritto di voto a partire del 1° settembre 2016 in materia federale, con
diritto di voto a partire del 6 settembre 2016 in materia cantonale e con
diritto di voto a partire dal 1° dicembre 2016 in materia comunale (cfr. doc.
A5). Egli dispone inoltre di un contratto di locazione per un’abitazione con due
locali in __________ a __________ a partire dal 1° settembre 2016 per una
pigione mensile ammontante a fr. 850.-- mensili (cfr. doc. A4/1).

 

                                         Come visto sopra, l’annuncio alla polizia degli abitanti fonda la presunzione che il
titolare ha costruito un domicilio assistenziale. Tuttavia questa presunzione
può essere infirmata con la prova che la dimora non è, secondo la legge, idonea
alla costituzione del domicilio per la mancanza dell’intenzione di stabilirvisi
(cfr. consid. 2.4.). D’altronde, l'annuncio e il deposito dei documenti e l'esercizio
dei diritti politici hanno solo valore indiziario per la risoluzione della
questione (cfr. consid. 2.3.).

 

                                         Il TCA evidenzia che dagli
estratti conto presso __________ del ricorrente relativi ai mesi da quando egli
indica di avere il domicilio a Losone, e meglio da inizio settembre 2016 fino
ad agosto 2017 si evince che molti prelevamenti e molti acquisti pagati tramite
la carta Maestro sono stati effettuati a __________, __________ e __________, e
meglio il 7, il 12, il 13, il 15, il 16 e il 26 settembre, il 5 e il 17
ottobre, il 9, l’11, il 15, il 23 e il 30 novembre, il 7 e il 23 dicembre 2016,
il 6, il 10 gennaio, il 7, l’8, il 10, il 13, il 14 febbraio, il 2 e il 6
marzo, l’8, il 9, il 10, il 12 maggio, il 7, il 12 giugno, l’11 e il 12 luglio,
il 7, il 14 e il 16 agosto 2017 (cfr. doc. 228, 229, 242, 251, 252, 261,
273-275, 292 e 293) Si rileva inoltre che il ricorrente, nel periodo in
questione, ha prelevato solo una volta a __________, e meglio il 5 aprile 2017
(cfr. doc. 251).

 

                                         Dal rapporto giornaliero
della Polizia comunale di __________, effettuato sull’arco di tre mesi, e
meglio dal 3 marzo fino al 29 maggio 2017, risulta che il ricorrente non si
trovava quasi mai presso la sua abitazione in __________ a __________ (cfr.
doc. 29). Durante il mese di marzo 2017 gli agenti hanno effettuato dieci
controlli durante giorni ed orari diversi presso l’appartamento
dell’insorgente. In nove casi non era presente e in un caso hanno solo annotato
che bisognerà stabilire con precisione quale appartamento occupa, senza indicare
se era presente o meno. In occasione del controllo del 9 marzo 2017 la
proprietaria dell’appartamento locato dall’insorgente, __________, ha affermato
che l’interessato viene visto molto raramente (cfr. doc. 31 e 32).
Durante il mese di aprile 2017 sono stati effettuati tre controlli, e meglio
l’11 aprile e il 15 aprile, uno la mattina e uno il pomeriggio. Il ricorrente
non era mai presente presso il suo appartamento (cfr. doc. 33).

                                         Durante il mese di maggio
2017 sono stati effettuati sette controlli. In sei casi il ricorrente non era
presente, mentre durante il controllo del 10 maggio 2017 gli agenti l’hanno
visto arrivare con la sua autovettura (cfr. doc. 33 e 34).

                                         In conclusione gli agenti
hanno trovato l’insorgente solo una volta presso il suo appartamento a __________
nell’arco di tre mesi avendo effettuato 20 controlli in orari e giorni diversi.

 

                               2.8.   Alla luce di tutto quanto
esposto, attentamente esaminati i documenti agli atti, questa Corte ritiene che
il modo di procedere dell’amministrazione che ha rifiutato a RI 1 il rinnovo
delle prestazioni assistenziali ordinarie richiesto il 21 agosto 2017 debba
essere tutelato.

 

                                         In effetti dagli elementi
di fatto relativi al caso di specie emerge che il ricorrente, in applicazione
dell’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle
assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF 9C_316/2013 del 25
febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C:911/2010
del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177
consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2
pag. 195), non ha il proprio domicilio assistenziale ai sensi degli art. 5 cpv.
1, 10 Las e 4 cpv. 1 LAS (cfr. consid. 2.2.) a __________.

 

                                         Del resto, dalla
documentazione agli atti risulta che l’insorgente si trova spesso presso __________
a __________ dove si era annunciato all’Ufficio controllo abitanti, indicando
l’indirizzo della signora citata, dal marzo 2014 fino all’agosto 2016 (cfr.
doc. 88 e 89).

                                         Inoltre dal rapporto del
30 maggio 2017 della Polizia comunale di __________ emerge quanto segue:

 

" (…) Da parte
nostra e da parte di un vicino si sospetta che il RI 1 abbia un’abitazione in
Italia, per lo più dalle nostre banche dati dovrebbe avere un contatto con __________
__________.2004 domiciliata a __________. (…)” (cfr. doc. 29).

 

                                         Al riguardo va osservato
che __________ è la figlia dell’insorgente (cfr. doc. 44 e 87).

 

                                         La decisione su reclamo
del 21 settembre 2017 impugnata deve, di conseguenza, essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti