# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 20f7b344-47f7-5ae8-9f2b-0e5ccb0ca659
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.09.2003 11.2003.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-93_2003-09-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.93

  	
  Lugano

  22 settembre 2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.______
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con istanza del 21 maggio 2003 da

 

	
   

  	
  __________ nata _________ ora in __________ __________ 

  (attualmente patrocinata dall'avv. __________
  __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________  __________ -__________; 

   

  

giudicando
ora sull'istanza di ricusazione presentata il 4
luglio 2003 dal convenuto nei confronti del Pretore; 

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolta l'istanza di ricusazione;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ (1940) e __________ __________ (1941) si sono
sposati ad __________ -__________ il ____________________ 1964. Dal matrimonio
è nato __________ (1967). Il 21 maggio 2003 __________ __________ si è rivolta
al Pretore del Distretto di Bellinzona con un'istanza di misure a pro­tezione
dell'unione coniugale, chiedendo di essere autorizza­ta a sospendere la
comunione domestica e sollecitando un contributo alimen­tare di fr. 5750.–
mensili per sé dal 21 maggio 2003. Con decreto cautelare del 27 maggio 2003
emanato senza contraddittorio il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere
separati e ha imposto al marito un contributo alimentare di fr. 4000.– mensili
dal 1° giugno 2003. All'udienza del 16 giugno 2003, indetta per la discussione,
__________ __________ ha confermato le sue pretese. __________ __________ non
si è costituito in giudizio. Il 30 giugno 2003, su richiesta della moglie, il
Pretore ha ordinato senza contraddittorio alla Banca __________ __________ di
trattenere da un conto intestato al marito fr. 4000.– mensili riversandoli a
direttamente all'interessata. Il 4 luglio successivo la banca ha comunicato al
Pretore di non po­ter dar seguito all'ordine poiché il conto presentava un
saldo negativo. 

 

                                  B.   Il 4
luglio 2003 è giunto alla Pretura il seguente fax, firmato da __________
__________:

                                         Al Pretore di Bellinzona

                                         ieri
pomeriggio, persone a me vicine per professione mi hanno dato gli estremi
materiali di una sua decisione “supercautelativa” conseguente al fatto che io,
dopo tante remore ed inascoltati consigli e per seguire unicamente un certo
stile comportamentale, avevo posto fine alla facoltà di indebiti prelievi di
soldi, ripetuti ed in vari posti e che, fatto
non rilevante, mi hanno costituito debitore verso terzo ed a mia insaputa.

                                         Insomma e la
cosa e era nota anche a Lei, il fatto che io ponessi fine e che venissi
indebitato presso terzi, ho sollecitato una misura supercautelativa che, con
ironia e tanto, ma tanto buonumore, si potrebbe interpretare come opposizione
alla mia opposizione di farmi saccheggiare e la cosa appare almeno inaudita.

                                         Io, di questa
faccenda mi sono volutamente disinteressato siccome non metto conto di
discutere davanti a stupidi, magari costituiti in Autorità, 40 anni di vita
coniugale la quale assume importanza ben maggiore del vil denaro. Lo faccia
chi, in definitiva, ha dimostrato e dimostra di avere un prezzo, come tante.
Ma, io giammai e nemmeno di fronte a ogni e qualsiasi provvedimento, metto
conto di discutere i trascorsi fatti di 40 anni di gioia, di affetti, di dolore
e tormenti, siccome i sentimenti non si banalizzano nelle botteghe e
sollecitati dai mercanti voltagabbana.

                                         Resta il
fatto che io non accetto la sua
decisione siccome lei ha voluto an­cora una volta ignorare la gravissima
inimicizia esistente e da anni nei miei riguardi e la mia vita è costellata da
vicende inquietanti e tali da far na­scere legittimo sospetto a che il pretore
di bellinzona sia un incapace, un irresponsabile ed un impudente.

                                         Sia ben
chiaro potrei riferirmi alla vicende che mi opponevano al Comune di __________
/__________ ove è stata negata giustizia e le modalità della Giustizia (ed
anche lì c'erano evidenti ragioni di ricusa, solo che la gente fosse rigorosa
anche con sé stessa), non parlo della vicenda __________ ove, persino
raccogliendo testimonianze false ed omettendo di raccoglierne altre, è stata
elaborata una risoluzione che spalancava le porte agli atti ricorsuali. Insomma
non parlo nemmeno degli inganni voluti nella vicenda CS che alla fine mi hanno
visto soccombente.

                                         Ma parlo di
un episodio nell'ambito del dramma professionale da me vissuto per dieci anni
per la vicenda __________ e che poteva finire due anni prima, se lei non avesse
tenuto per 8 mesi un mio dossier nei suoi tiretti e, cagionando danno in tutti
i sensi.

                                         Le ricordo
che lei giustificò la cosa dicendo, davanti a terzi che non aveva fatto nulla
per difendere i miei interessi e poco dopo, la famosa affermazione stando alla
quale nulla venne fatto anche perché mancava giurisprudenza, cosa inaudita
siccome sarebbe come pretendere che la giurisprudenza pre­ceda i fatti della vita portati in giudizio.

                                         Il
cattodeficientismo ticinese non consente, magari di analizzare queste perle.

                                         Sono fatti
questi e ragioni che mi hanno indotto a scrivere ripetutamente che in ogni atto che mi riguarda lei deve ricusarsi
siccome per inaudito e ripe­tuto comportamento pare che lei viva solo per
arrecarmi danno materia­le e morale.

                                         E, sia
chiaro, in comunicazione forse ineccepibile formalmente ma per sempre
comunicazione/richiesta il chiedevo ancora una volta che lei si ricusasse.

                                         Sia chiaro,
se lei non riconosce in tutti i fatti denunciati chiarissima inimicizia ed il
segno della sua vocazione alla vessazione nei miei riguardi, vuol dire ed a
maggior ragione che lei si ostina ad esercitare “giustizia” nei miei riguardi
solo per spirito di vendetta e basta.

                                         Del resto e
glielo ricordo lei appartiene alla razza padrona dei __________ di __________,
ossia di coloro che spostavano nottetempo i termini per il raggruppamento dei
terreni, ai danni di una povera, giovane vedova con due bimbi. Tanto non
potevano fiatare.

                                         Io non
accetto la sua risoluzione data la sua disonestà sempre manifestata nei miei
riguardi e che avrebbero invocato in ogni contrada Svizzera la ricusa da parte
del giudice.

                                         Le chiedo di
avere un sussulto di dignità, la quale è cosa dettata dall'orgoglio e non dalla
volontà di genuflettersi come sono soliti fare gli imbecilli, magari e persino
davanti ai grossi nomi dell'avvocatura, persino televisiva.

                                         Mi leggono in
copia in vari, e son convinto (me lo consenta) che sotto sotto approvano il mio
intervento anche se taluni la proteggono, per motivi che a me non interessano.

                                         La saluto ed
attendo

                                         (segue la
firma)

 

                                  C.   L'8
luglio 2003 il Pretore ha fissato a __________ __________ un termine di 5
giorni per esprimersi sulla domanda di ricusa. Con la medesima ordinanza egli
ha sospeso la causa e ha demandato al Segretario assessore la conduzione del procedimento
cautelare. __________ __________ ha comunicato di non condividere i motivi di
ricusa. Il Pretore ha trasmesso il 10 luglio 2003 gli atti alla Camera civile
di appello con un suo memoriale di osservazioni in cui dichiara di non
ravvisare alcun motivo di ricusazione nei suoi confronti.

 

                                  D.   Con
ordinanza del 23 luglio 2003 il giudice delegato di questa Camera ha convocato
le parti all'udienza del 3 settembre 2003 per discutere l'istanza di ricusa,
precisando che se nessuno fosse comparso la decisione sarebbe seguita sulla
base degli atti. Il contraddittorio del 3 settembre 2003 è andato deserto.
Nulla osta pertanto all'emanazione del giudizio.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
cognizione dei motivi di ricusazione e di esclusione del Pretore spetta alla Camera
civile di appello (art. 30 cpv. 1 CPC). La decisione è pronunciata con decreto
in camera di consiglio e non può essere impugnata (art. 30 cpv. 3 CPC). Ora, le
parti possono ricusare il giudice, oltre che nei casi di esclusione, qualora
sussista grave inimicizia tra il giudice stesso e una delle parti o qualora si
diano – più in generale – “gravi ragioni” (art. 27 CPC). In concreto nemmeno
l'interessato allude, per avventura, a ipote­tiche causa di esclusione (art. 26
CPC). Egli non accetta la decisione del Pretore poiché questi “ha voluto ancora
una volta ignorare la grave inimicizia esistente da anni nei miei riguardi”.
Inoltre egli menziona taluni precedenti giudicati dal Pretore, rimproverando a
quest'ultimo inattività in una lite che opponeva l'istante medesimo alla Banca
__________ __________. L'unico motivo di ricusazione invocato si rifà per­tanto,
in sostanza, a un'ostilità personale tra __________ __________ e il Pretore.

 

                                   2.   La
ricusazione ha carattere eccezionale (DTF 116 Ia 14 consid. 4, 115 Ia 172 consid.
3). Appurarne i presupposti significa verificare se, dal profilo oggettivo, il
giudice ricusato offra le garanzie necessarie per escludere legittimi dubbi di
parzialità. A tal fine vanno considerati anche aspetti d'ordine funzionale e
organizzativo, non senza trascurare le apparenze (DTF 126 I 169 consid. 2a con
rinvii, 120 Ia 187 consid. 2b, 117 Ia 410 consid. 2a). Che certi atteggiamenti
di un magistrato possano essere avvertiti dal ricusante come espressioni di
parzialità poco importa. Decisivo è chiarire se tali impressioni soggettive
appaiano anche oggettiva­mente fondate (DTF 116 Ia 137 consid. 2a e 2b).
Semplici dissapori tra il giudice e una parte non giustificano del resto una ricusa
del magistrato, a meno che denotino una riconoscibile prevenzione (RDAT 1976
pag. 62). Per legittimare una ricusa non basta nemmeno un'antipatia, ancorché
dichiarata, ma occorre un'avversione marcata, grave e profonda (Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, Berna 1990, vol. I, n. 4.2 ad art. 23). Per di più,
l'avversione dev'essere quella del magistrato verso la parte e non viceversa,
poiché lo scopo dell'istituto è quello di assicurare alla parte un giudice
imparziale, non quella di conferire alla parte il diritto di scegliere il
magistrato che più le aggrada. Né il fatto di denunciare un giudice basta – di
per sé – per motivare una ricusa (DTF inedita del 29 marzo 1999 in re R.; Egli, La garantie du juge indépendant
et impartial dans la jurisprudence récente, in: RJN 1990 pag. 25). A minor
ragione vi è motivo di ricusa ove una parte si limiti ad adombrare sospetti
(I CCA, sentenza del 4 novembre 1999 in re O., consid. 3, massima pubblicata
in: Rep. 1999 pag. 234).

 

                                   3.   Nella
fattispecie l'interessato non indica episodi specifici suscettibili di denotare
una concreta inimicizia del Pretore nei suoi riguardi. È vero che la ripetuta
pronuncia di decisioni sfavorevoli può destare nel soccombente una soggettiva
parvenza di prevenzione, ma il solo fatto che un giudice abbia dato torto più
vol­te a una parte non è sufficiente per sostanziare una ricusa (DTF 117 Ia 327
in basso con riferimenti). Fra le attribuzioni di un tribunale rientra anche
quella di dirimere contese delicate e complesse. Decisioni prese da un
magistrato nell'ambito del normale assolvimento del proprio ufficio non sono
idonee, da sé sole, a dimostrare prevenzione, neppure ove si rivelino erronee.
Eventuali errori vanno censurati con i mezzi di impugnazione offerti
dall'ordinamento giuridico (DTF 116 Ia 20 consid. 5b con rinvio). Solo sbagli
particolarmente grossolani o ripetuti, tali da configurare violazioni gravi dei
doveri di funzione, possono destare oggettivi sospetti di parzialità. Né spetta
al giudice della ricusazione esaminare la conduzione della causa; rimediare a
vizi di procedura o a errori di merito tocca – come detto – all'autorità di
ricorso (DTF 116 Ia 138 consid. 3a con richiamo).          

 

                                   4.   Per quanto riguarda la causa in esame, il Pretore ha ordinato
senza contraddittorio a una banca di trattenere da un conto intestato al marito
fr. 4000.– mensili e di riversarli alla moglie. Ora, tra i provvedimenti a protezione
dell'unione coniugale che il giudice può adottare vi è anche quello di
ingiungere ai debitori di un coniuge inadempiente di eseguire i pagamenti – in
tutto o in par­te – nelle mani dell'altro (art. 177 CC). Certo, l'emanazione di
mi­sure senza contraddittorio deve limitarsi a casi chiari (Cocchi/ Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, nota 905 ad art. 379 CPC). Inoltre la diffida ai
debitori deve rispettare il principio di proporzionalità. Essa non si
giustifica, ad esempio, per un semplice ritardo (Schwenzer in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000,
n. 2 ad art. 132 CC). In concreto però l'interessata ha addotto nell'istanza
(pag. 1 in fine) elementi tali da legittimare un intervento urgente. L'istante
inoltre è stato espressamente avvertito della possibilità di sollecitare la
revoca del provvedimento (art. 379 cpv. 2 CPC). Sapere se nel caso specifico il
giudice abbia statuito a ragione inaudita parte non è per altro oggetto del
giudizio odierno. 

                                                                                                                         

                                   5.   Quanto
ad altri procedimenti che hanno coinvolto l'istante, l'esito di tali giudizi
non adombra alcun elemento atto a far ritenere il magistrato prevenuto agli
occhi di una persona ragionevole (sul criterio: Poudret, op. cit., ad art. 23 n. 5.1 e 2, pag. 123). 

 

                                         a)  Per
quanto concerne la vertenza contro il Comune di __________ -__________, con
sentenza del 5 maggio 1999 il Pretore ha respinto una petizione presentata il 5
febbraio 1998 da __________ __________ volta ad accertare l'esistenza di
dilazioni per il pagamento di imposte comunali (inc.
__________.__________.__________). La decisione è stata confermata dalla
seconda Camera civile del Tribunale d'appello con sentenza del 21 luglio 1999
(inc. __________.__________.__________). Nella procedura esecutiva promossa
dall'ente pubblico, poi, il Pretore neppure si è occupato della questione, la
decisione di rigetto dell'opposizione essendo stata emessa dal Segretario assessore
(inc. __________.__________.__________). Mal si intravede di conseguenza una
qualsivoglia prevenzione da parte del primo giudice.

 

                                         b)  Quanto
a un'azione promossa il 22 maggio 1998 da __________ __________ contro
__________ __________o, con sentenza del 9 agosto 2000 il Pretore ha respinto
la petizione (inc. __________.__________.__________). Il 3 maggio 2001 la
seconda Camera civile ha accolto un appello dell'attore e ha riformato la
sentenza (inc. __________.__________.__________). Ciò non basta a comprovare
prevenzione. Della successiva procedura esecutiva avviata da __________
__________, il Pretore non si è occupato (inc.
__________.__________.__________), la sentenza del 15 gennaio 2002 sul rigetto
dell'opposizione essendo stata presa dal Segretario assessore. Non si comprende
dunque perché il pronunciato in questione lasci trasparire parzialità nei confronti
dell'istante.

 

                                         c)  Il
Pretore, infine, non si è occupato nemmeno della procedura cautelare promossa
dall'istante il 27 marzo 1997 contro il __________ __________, tant'è che il
successivo decreto del 28 set­tem­bre 1998 è stato emesso ancora una volta dal
Segretario assessore (__________.__________.__________). La causa di merito
intentata dalla banca si è conclusa poi per transazione (inc.
__________.__________.__________). Per quale motivo l'operato del Pretore
adombrerebbe prevenzione ed ostilità nei confronti dell'istante non è dato dunque
di capire.

 

                                   7.   Quanto
alla “vicenda __________ ”, l'istante rimprovera inoperosità al Pretore, rilevando
che la lite “poteva finire almeno due anni prima se lei non avesse tenuto per 8
mesi un mio dossier nei suoi tiretti e cagionando danno in tutti i sensi”.

 

                                         a)  Con
petizione del l'8 febbraio 1993 __________ __________ ha convenuto la Banca
__________ __________ per ottenere il pagamento di 

                                              fr.
40 000.–. Dopo la replica del 9 settembre 1994 non sono più avvenuti atti processuali
fino al 21 gennaio 1999, quando è stata assegnato alla convenuta un ultimo
termine per presentare la duplica. Il 23 marzo 1999, su richiesta dell'attore,
il Pretore ha sospeso la causa (inc. __________.__________.__________). Nel
frattempo, il 15 giugno 1993, l'attore ha introdotto una seconda petizione
contro la banca, postulando questa volta il versamento di fr. 76 100.–. La
procedura è stata sospesa il 28 settembre 1994 su richiesta dell'attore e,
riattivata il 21 gennaio 1999, è stata nuovamente sospesa il 23 marzo 1999,
sempre su richiesta dell'attore (inc. __________.__________.__________). Il 30
giugno 2000 l'attore ha per finire dichiarato di ritirare le petizioni, sicché
il 14 luglio 2000 il Pretore ha emesso il decreto di stralcio. 

 

                                         b)  Dall'istanza
non è invero dato di capire con precisione a che cosa si riferisca il biasimo
al Pretore. Si può presumere tuttavia che esso riguardi il seguito di un
memoriale del 28 gennaio 1998 che l'attore ha trasmesso al primo giudice il 5 novembre
1998 per “truffa assicurativa e previdenziale, a carico dello Stato, della
Confederazione e di Ente privato” (inc. __________.__________.__________,
fascicolo “corrispondenza”). Dal carteggio risulta che in un primo tempo, il 13
novembre 1998, l'interessato ha criticato il Pretore per non avere applicato
l'art. 181 CPP (ovvero per non avere fatto rapporto al Procuratore pubblico di
quanto denunciato nello scritto) e per non avere considerato l'allegato “una forma
di petizione”. Il 21 gennaio 2001, dopo alcuni tentativi intrapresi per
risolvere il contenzioso (lettere del 6 novembre, 22 dicembre 1998 e 11 gennaio
1999), il Pretore ha comunicato a __________ __________ di non poter
considerare il memoriale alla stregua di una petizione per carenza di requisiti
formali. L'interessato ha protestato il 24 gennaio 1999, lamentando nuovamente
la mancata trasmissione dell'esposto al Procuratore pubblico. L'indomani il
Pretore ha inviato l'atto al Ministero pubblico. Il 1° febbraio 1999 il
Procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in relazione a una
denuncia presentata il 17 gennaio 1999 da __________ __________ e contenente,
tra l'altro, le medesime accuse figuranti nell'esposto inviato al Pretore.

 

                                         c)  La
presunta passività di un magistrato non è necessariamen­te segno di prevenzione
e va censurata con i rimedi previsti dall'ordinamento giuridico (Rep. 1997 pag.
289 n. 95). Ammesso e non concesso che nella fattispecie il Pretore dovesse far
seguire subito il noto memoriale al Procuratore pubblico e invitare immediatamente
l'istante a conformare lo scritto ai requisiti di una petizione, ciò non
significa ancora che il primo giudice abbia procrastinato il corso della
procedura per nuocere all'attore. Anzi, il Pretore ha dimostrato notevole tolleranza,
sforzandosi di promuovere un'intesa tra le parti. Inoltre egli ha dato seguito
alle continue interpellazioni di __________ __________, ancorché estranee alle
norme di procedura. Si aggiunga che il 28 gennaio 1999 l'istante si era
finanche scusato con il magistrato “per essere incorso in errore, e meglio in
una dimenticanza sul com'eravamo rimasti d'accordo il 2.12.1998. In effetti
dopo questa data il suo atteggiamento è stato ineccepibile nei miei riguardi ed
io so che se prima lei non ha agito nell'ambito dell'art. 181 – ossia d'ufficio
– lo è stato, almeno presumo, per riguardo nei miei confronti. Solo di quelli.”
Il comportamento del Pretore non denota quindi parzialità.

 

                                   8.   Dato
quanto precede, non si ravvisano in concreto giudizi o atti processuali che dimostrerebbero
sbagli particolarmente grossolani o ripetuti del Pretore, tali da configurare
violazioni gravi dei doveri di funzione e destare oggettiva parvenza di parzialità.
L'istante può avere avvertito come errate o discriminanti decisioni a lui
sfavorevoli e può essere soggettivamente convinto di avere subìto
un'ingiustizia, ma tale sua personale convinzione non trova riscontro in fatti
oggettivi. Né egli non deve interpretare ogni decisione dell'autorità che non
risponda alle sue aspettative come un atto di prevenzione o di personale
ostilità. Tanto meno egli ha il diritto di reagire con espressioni offensive e
lesive dell'onorabilità del giudice, il quale può far capo non solo all'art. 68
cpv. 1 e 2 CPC, ma anche sporgere querela all'autorità penale. Né una parte può
prevalersi delle sue stesse intemperanze verbali o scritte per ottenere la
ricusa di un magistrato. Come si è detto, alla ricusa si deve far capo con
riserbo, per non sovvertire inutilmente l'ordine giurisdizionale (Rep. 1983
pag. 319).

 

                                   9.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non è
il caso di attribuire ripetibili a __________ __________, che per redigere le
osservazioni non ha dovuto ricorrere all'assistenza di un legale, né ha partecipato
all'udienza davanti a questa Camera.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'istanza
di ricusazione è respinta.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 150.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico dell'istante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –;

  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria