# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 26a53e0c-4098-5c88-b9e0-f6b15378dad1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-12-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 18.12.2000 INC.1995.42104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1995-42104_2000-12-18.html

## Full Text

nN. 421.95.4 L                                                            Lugano,
18 dicembre 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 22 ottobre 1998 da

 

 

__________

(patrocinato dall’avv. __________)

 

 

contro la decisione 12 ottobre
1998 del Procuratore pubblico avv. __________, che ha respinto
complementi di prova nel procedimento pendente contro il reclamante per titolo
di tentata truffa, ricettazione e falsità in documenti;

 

 

viste le osservazioni 2 novembre
1998 del magistrato inquirente e 6 novembre 1998 della parte civile __________
(patrocinata dall'avv. __________), concordemente concludenti per la reiezione
del reclamo;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.

 

Il 16 maggio 1995 l’__________
presentò denuncia penale contro ignoti, per titolo di furto, appropriazione
indebita e truffa, spiegando che alcuni giorni prima una persona, risultata poi
essere il reclamante, si era presentata 

alla Banca __________, con cinque assegni di fr. 2 Mio., della allora
__________, per un importo complessivo di fr. 10 Mio. Gli assegni sarebbero
stati emessi dalla __________ a favore di una non meglio precisata __________.
Secondo la denuncia, __________ aveva chiesto di verificare se gli assegni
erano in ordine per poi, verosimilmente, incassarli. A detta della denunciante,
gli assegni facevano parte di un blocchetto di 20 pezzi, scomparsi dagli uffici
di __________ agli inizi di settembre dell’anno precedente e le firme dei
dirigenti dell’__________, apposte sugli stessi, erano falsificate. La
denunciante chiese quindi il sequestro degli assegni, già provvisoriamente
bloccati dalla Banca __________.

Da precisare che l’avente diritto
economico della __________, fondata a Vaduz il 30 gennaio 1995, risultò essere
l’accusato che aprì un conto presso la Banca __________ il 10 maggio 1995 (doc.
_4 dell'inc. MP 3017/95, con allegati), quindi in stretta correlazione
temporale con l’operazione oggetto dell’inchiesta.

 

 

 

2.

 

 

Il 18 maggio 1995 l’allora
Procuratrice pubblica avv. __________, arrestò __________ con contestuale
promozione dell’accusa per titolo di tentata truffa e ricettazione, per aver
detenuto, a scopo di incasso, gli assegni sequestrati.

L’accusato ha spiegato di aver
ricevuto gli assegni da due cittadini italiani, a lui noti solo per nome (tali
__________ e __________), che poi sono risultati essere __________ e __________
entrambi residenti nella zona di Roma. Essi gli avrebbero riferito di aver
ricevuto il suo nominativo da funzionari della Banca __________ (__________e
__________), istituto con il quale egli aveva avuto rapporti di lavoro. In un
primo incontro, avvenuto in un bar di Roma, essi avrebbero incaricato
__________ di incassare gli assegni che poi gli consegnarono a Lugano.

Il reclamante è stato infine
liberato in data 23 giugno 1995, dietro versamento di una cauzione di fr.
50'000 

 

 

 

3.

 

 

Con l’inizio del 1998 il
procedimento è stato assunto dal Procuratore pubblico avv. __________, il
quale, dopo una serie di accertamenti (in particolare l’interrogatorio del 17
marzo 1998 dell’accusato. con contestuale estensione 

dell’accusa al reato di falsità in documenti), ha proceduto al deposito degli
atti in data 14 settembre 1998 (doc. _), con termine poi prorogato al 9 ottobre
1998 (doc. _), quando l’accusato ha presentato istanza di complemento
d’inchiesta, di cui si dirà nel seguito essendo del tutto analoga al gravame
oggetto della presente decisione.

 

Con decisione 12 ottobre 1998, il
magistrato inquirente ha respinto l’istanza rilevando come la fattispecie
imputabile a __________ fosse chiaramente riscontrabile dagli atti a
disposizione nell’incarto. 

 

 

 

4.

 

 

Con tempestivo reclamo 22 ottobre
1998 (e prodotto da parte legittimata, come richiesto dagli art. 280 segg. CPP,
per cui è data la sua ricevibilità in ordine) __________ critica la reiezione
da parte del magistrato inquirente della sua domanda di complemento istruttorio
per una serie di ragioni.

Innanzitutto la decisione si
avvera insufficientemente motivata, scaturendo da una superficiale conoscenza
dell’incarto da parte del magistrato inquirente subentrante. A tale proposito
l’accusato formula una richiesta in ordine, affinché codesto giudice richieda
preliminarmente una motivazione più dettagliata da parte del magistrato
inquirente: tale richiesta, ancorché di dubbia validità procedurale, risulta
superata dagli eventi, e quindi priva d’oggetto, avendo il Procuratore pubblico
fornito, nelle sue osservazioni 2 novembre 1998, esaurienti spiegazioni, come
si dirà nel prosieguo. Il reclamante esprime poi varie critiche al rifiuto del
complemento istruttorio, critiche che verranno riprese più sotto per quanto
necessarie al presente giudizio.

Si osserva in ogni modo che le
censure di merito contenute nel reclamo e tendenti ad un’interpretazione più
favorevole delle azioni imputate a __________, sono da considerare come un
inammissibile anticipo dell’arringa difensiva e sono pertanto irricevibili in
questa sede. Stesso destino d’irricevibilità, nel contesto del presente reclamo
contro il rifiuto di un complemento istruttorio, spetta alla censura di non
aver promosso l’accusa per ricettazione contro __________ e __________.

__________ ripropone infine gli
stessi accertamenti probatori richiesti con la sua istanza, accertamenti che
verranno discussi nel dettaglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5.

 

 

Il Procuratore pubblico, nelle
sue osservazioni 2 novembre 1998, si è riconfermato nel suo rifiuto al
complemento istruttorio richiesto, esponendo una serie di ragioni che, dopo
verifica da parte di codesto giudice, vanno protette alla luce delle
considerazioni che seguiranno.

Da parte sua la parte civile
__________, con allegato 6 novembre 1998, ha osservato come il vero intento del
reclamante sarebbe stato quello di ritardare il giudizio, essendo chiara la
fattispecie inquisita, che viene succintamente analizzata.

 

 

 

6.

 

 

Per meritare di venire assunte,
le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP),
o anche in altro momento dell’istruttoria (art. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP),
devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazioni e presupposti: esse
devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in
diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
quindi avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato d’accusa o abbandono, sino a, se del caso, quelle del
giudice di merito; le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. REP 1998 nr.122; già in
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

Se, in particolare per
l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto di
essere sentito (v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für 

beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6
CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3.
Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321)
“wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten”.
Di conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito
rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1,).

 

 

 

7.

 

 

Giova dapprima si rilevare come
nel caso concreto vi siano numerosi elementi indizianti, pesanti e
sufficientemente chiariti negli atti depositati dal magistrato inquirente,
circa la commissione di atti di rilevanza penale da parte di __________.

In particolare i verbali di
interrogatorio di __________, letti unitamente alle deposizioni per rogatoria
di __________ e __________, forniscono importanti elementi a sostegno delle
tesi accusatorie:

 

-        
__________ già in data 18 maggio 1995 (ore 11.50) nel suo
interrogatorio davanti alla Procuratrice pubblica aveva dichiarato:

 

“effettivamente
ho consegnato i cinque assegni della __________ ed emessi dalla __________ alla
Banca __________ il 10 maggio 1995. Mi sono presentato in banca e di persona li
ho consegnati al direttore signor __________. Era mia intenzione chiedere
informazioni sulla qualità della società __________. E` vero che conosco la
società __________ che è nota in tutta Europa. Però l’__________ che aveva
emesso gli assegni in oggetto poteva anche essere un’altra __________
differente da quella nota in tutto il Mondo”.

 

Quindi già
__________ aveva dubbi sulla validità degli assegni e aveva preferito procedere
in due fasi. Trova qui chiara smentita la tesi del reclamo secondo l’accusato
non abbia mai negoziato l’assegni, dal momento che gli stessi sarebbero stati
portati in banca unicamente dalla segretaria del avv. __________.

 

-        
Le modalità di tutta l’operazione sono più che sospette: non si
capisce come i beneficiari, ancorché asseritamente ad alto livello, dovessero
ricorrere a ben due gradi di intermediari per incassare degli assegni a loro
favore. Le ragioni di nascondere i proventi al fisco italiano appaiono
inconsistenti, se si pensa che in ogni caso sia la __________, quale emissaria,
che la  

__________, quale trattaria, sono società con sede al di fuori del territorio
italiano, con possibilità quindi di incassare un assegno svizzero senza
problemi.

 

-        
Del resto i due intermediari __________ e __________, che
consegnarono gli assegni a Lugano senza che __________ conoscesse la loro
identità, non avevano alcuna garanzia giuridica, da parte del reclamante, circa
l’effettiva trasmissione dei grossi importi di denaro incassati a favore degli
effettivi beneficiari finali.

 

-        
Inoltre __________ ebbe ad affermare (verbale di interrogatorio
dinnanzi al Procuratore pubblico del 17 marzo 1998, pag. 5):

 

“dai
colloqui telefonici che essi [__________e __________, n.d.r.] avevano
con quelli che mi sembravano i beneficiari dell’operazione, mi sembrò di capire
che loro stessi avevano firmato gli assegni, anche se questo è poi risultato un
falso.”

 

Questa
dichiarazione, a prescindere da ambiguità interpretative grammaticali, risulta
molto significativa quanto alla consapevolezza dell’accusato dell’irregolarità
dell’affare prospettatogli.

 

-        
L’elevata entità della commissione, il 10% riferito ad importi
milionari, è altro significativo elemento a carico, ritenuta la semplicità
dell’operazione di messa all’incasso. 

 

-        
Da rilevare infine che gli assegni non erano ancora stati
compilati; tant’è che gli stessi sono stati poi emessi all’ordine della
__________, società costituita, secondo il reclamante, per altre finalità, mai
concretizzatesi né mai comunque specificate. Unica attività, per così dire,
dell’Anstalt è stata l’apertura della relazione bancaria presso la Banca
__________ in data 10 maggio 1998, quindi, e come già osservato, in stretta
concomitanza con le operazioni di messa all’incasso degli assegni.

 

 

Da tutti questi elementi risulta
come le giustificazioni fornite da __________ non siano per nulla lineari,
contrariamente a quanto asserito nel reclamo. 

La consapevolezza dell’accusato
circa la provenienza più che dubbia degli assegni appare altamente verosimile.
Le sue manifeste contraddizioni, a carattere indiziante, fanno risultare come
nessuno dei complementi richiesti sia necessario e utile nell’ottica della
giurisprudenza e dottrina appena riassunte. 

E` quindi per mero scrupolo di
completezza che si passa alla disanima delle singole richieste di accertamenti
probatori supplementari.

 

 

 

 

 

 

 

8.

 

 

Le prove proposte, e qui in
discussione, sono sì di massima correlate con l’oggetto del procedimento, anche
se a volte indirettamente, tuttavia - come si andrà di seguito a specificare -
le stesse non appaiono di rilievo né di pertinenza, o per indifferenza rispetto
alle imputazioni, o per carenza di novità nel contesto di quanto acquisito.

In altre parole gli accertamenti
probatori proposti non servono a determinare il giudizio nelle competenze del
Procuratore pubblico, per cui prevale il principio della loro eventuale
assunzione al dibattimento.

Di seguito vengono comunque
esaminate le singole richieste di accertamenti probatori:

 

 

a)        Interrogatorio del Dr. __________, della __________, del
signor __________ della __________, ora __________, di __________, e del signor
__________ del servizio giuridico __________, ora __________ 

 

La prova viene proposta affinché
vengano forniti ragguagli circa le modalità del blocco degli assegni.

Come rettamente evidenziato dal
magistrato inquirente nelle sue osservazioni la circostanza della sussistenza
del blocco non è mai stata messa in discussione, ragion per cui l’accertamento
diviene irrilevante. 

Per quanto attiene alla
valutazione dell’eventuale reato impossibile nei confronti del reclamante
giusta l’art. 23 CP, che in punto alla commisurazione della pena prevede
l’attenuazione facoltativa, trattasi di chiara competenza del giudice del
merito, quindi estranea al presente giudizio.

 

 

b)        Acquisizione agli atti della sentenza del
Bezirksgericht __________ a carico di __________ e __________

 

Secondo il reclamante la sentenza
dovrebbe chiarire meglio “l’intera vicenda degli assegni”. Tale mezzo di
prova appare del tutto irrilevante ritenuto che gli atti illustrano chiaramente
che le firme apposte sugli assegni sono state falsificate (v. perizia
calligrafica della polizia cantonale di __________ del 1° novembre 1995). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

c)        Edizione
di atti dalla Bezirksanwaltschaft di __________ a carico di __________ e di
__________. 

 

__________ è stato oggetto di
accertamenti in quanto sospettato di aver rubato gli assegni dall’ufficio di
__________.

Anche questo accertamento non
appare in alcun modo idoneo a sovvertire l’esito delle prove acquisite e cioè
che il reclamante si è presentato in banca allo scopo di incassare degli
assegni, la cui provenienza ed autenticità dovevano perlomeno far destare in
lui dei seri dubbi.

 

 

d)        Interrogatorio, in contraddittorio con
__________, di __________, __________ e __________

 

Già si è detto
dell’irricevibilità della censura del reclamante chiedente la formalizzazione
dell’accusa nei confronti di queste persone. 

Anche la valutazione nel merito
dell’auspicato accertamento probatorio non può che essere negativa: gli
elementi di fatto a carico di __________ sono stati sufficientemente chiariti,
come riassunti nel considerando precedente. Inoltre, come rettamente rilevato
dal magistrato inquirente, le deposizioni delle varie persone coinvolte sono
sostanzialmente concordanti. Del resto, a norma dell’art. 26 CP, ogni
compartecipe risponde individualmente per ogni reato addebitatogli.

 

 

e)        Interrogatorio di __________ in contraddittorio
__________.

 

Per questa richiesta valga, mutatis
mutandis, quanto appena illustrato.

 

 

 

9.

 

 

Il reclamo si rivela quindi del
tutto infondato e viene pertanto integralmente respinto con la presente
decisione definitiva: tassa e spese di giudizio (art. 39 lett. f TG), nonché
ripetibili, contenute vista la brevità delle osservazioni della parte civile
(art. 9 cpv. 6 CPP), sono a carico del reclamante, ritenuta la sua completa
soccombenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 450 - e le spese di 50.- sono a carico del
reclamante.

 

 

3.     
Il reclamante verserà fr. 150.- alla __________, a titolo di ripetibili.

 

 

4.     
Intimazione:

-       
avv. __________ per sé e per __________ (con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente e della parte civile); 

-       
PP avv. __________, Sede (con copia delle osservazioni della
parte civile e l’incarto MP 3017/95 di ritorno);

-       
Studio legale __________ (con
copia delle osservazioni del magistrato inquirente).

 

 

 

 

 

 

                                                                                        giudice
__________