# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dafec1cf-b49f-53b9-9ed1-6c87f4261553
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 29.04.2014 S 2013 155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2013-155_2014-04-29.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 155

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dalla giudice Moser e dal 

presidente Meisser, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 29 aprile 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

rappresentato dal Sindacato UNIA, 

ricorrente

contro

Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni, 

convenuto

concernente diritto all'indennità LADI

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1. Il cittadino italiano A._____, 1971, sposato e padre di quattro figli lavorava 

dal 1993 in Svizzera come sondatore per diverse ditte. Dal 25 gennaio 

2000, egli beneficia di un permesso di soggiorno C e risulta risiedere 

presso quello che allora era il Comune di O.1._____, nella frazione di 

O.2._____ (ora Comune di O.3._____), mentre la famiglia è da sempre 

rimasta a O.4._____ in O.5._____. In data 3 aprile 2013, l'assicurato si 

annunciava alla disoccupazione e il 13 luglio 2013 era vittima di un 

incidente in Italia. Venuto a conoscenza del fatto che l'assicurato si 

trovava in Italia, il 24 luglio 2013, l'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e 

lavoro dei Grigioni (UCIAML) chiedeva al disoccupato maggiori ragguagli 

sulle sue condizioni di dimora, essendo la residenza in Svizzera una 

condizione del diritto a prestazioni. Nello scritto del 2 agosto 2013, 

A._____ esponeva la propria situazione di lavoro, che lo obbligava a dei 

continui e irregolari spostamenti in tutta la Svizzera. Tali assenze dalla 

O.3._____ avrebbero del resto condizionato la decisione di chiedere il 

permesso di soggiorno anziché lavorare in qualità di semplice frontaliere 

e di rinunciare al trasferimento della famiglia in Svizzera per lasciarla in 

Italia, dove la stessa avrebbe potuto far capo a tutto il parentado. 

2. Per non aver saputo produrre le necessarie prove a conferma di un 

soggiorno effettivo in Svizzera, il 26 agosto 2013, l'Ufficio per l'industria, 

arti e mestieri e lavoro dei Grigioni (UCIAML) negava a A._____ il diritto 

all'indennità di disoccupazione non considerandolo, a seguito della sua 

mancata residenza in Svizzera, idoneo al collocamento. Tale decisione 

veniva confermata in sede di opposizione mediante il provvedimento del 

18 novembre 2013.

3. Nel tempestivo ricorso del 16 dicembre 2013, A._____ chiedeva 

l'annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento dell'idoneità 

al collocamento dal 3 aprile 2013. Dal 2001 l'istante lavorerebbe in qualità 

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di sondatore e disporrebbe di un permesso di soggiorno in Svizzera. In 

Italia si sarebbe iscritto all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero 

(A.I.R.E.). Poiché il lavoro richiederebbe una grande flessibilità e dei 

continui spostamenti sui diversi cantieri, sarebbe difficile riuscire ad 

istaurare dei veri contatti sociali. In ogni caso, in O.3._____ l'istante si 

sarebbe volontariamente annunciato per far parte del corpo pompieri, 

eserciterebbe i propri diritti politici a livello comunale, sarebbe iscritto ad 

un sindacato svizzero e ne seguirebbe le attività nei Grigioni e in Ticino, 

aiuterebbe il forestale nella cura del bosco e acquisterebbe regolarmente 

nel negozio di alimentari vicino al suo luogo di residenza. Del resto anche 

il giorno dell'infortunio in Italia egli avrebbe avuto un appuntamento di 

lavoro a O.5._____ con un responsabile di una ditta Svizzera, fatto a 

conoscenze del suo collocatore di O.6._____. Avendo poi un cellulare e 

un laptop con allacciamento ad internet, non avrebbe alcuna necessità di 

disporre di un telefono fisso presso la stanza affittata in Svizzera, la cui 

pigione comprenderebbe poi sia i costi per il consumo di acqua che di 

elettricità. Sarebbe parimenti obbligatoriamente assicurato alla cassa 

malati e se la sua famiglia non vivrebbe in Svizzera ciò sarebbe 

unicamente imputabile al suo particolare tipo di lavoro. Per il resto l'istante 

sarebbe integrato in Svizzera e reputa di soddisfare le condizioni per aver 

diritto all'indennità di disoccupazione.

4. Nella propria presa di posizione, l'UCIAML postulava la reiezione del 

ricorso. L'assicurato risiederebbe in Italia e non avrebbe annunciato tale 

fatto al proprio collocatore. In base ai dati raccolti in seguito non sarebbe 

dato concludere che il centro delle relazioni personali dell'istante sia la 

Svizzera. In effetti la famiglia dell'assicurato vivrebbe in Italia e sarebbe in 

detto paese che l'istante trascorrerebbe il tempo durante il quale è 

disoccupato, come confermerebbe anche l'infortunio subito. Se 

effettivamente l'istante volesse fare della Svizzera il centro dei propri 

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interessi e delle proprie relazioni personali, lo stesso non esiterebbe a 

chiedere il trasferimento di tutta la sua famiglia in Svizzera. Per il resto, 

una licenza di condurre internazionale o l'appartenenza ad un sindacato 

internazionale non confermerebbero certo le tesi di ricorso.

5. Replicando, l'istante ribadiva il proprio punto di vista, mentre l'UCIAML 

rinunciava a duplicare.  

Considerando in diritto:

1. Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la 

Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi 

Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC) e in 

particolare il suo Allegato II (RS 0.142.112.681), regolante il 

coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (DTF 133 V 173 cons. 4.1, 

130 V 146 cons. 3, 128 V 315). Questo accordo è stato sostituito dal 1. 

aprile 2012 con il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di 

sicurezza sociale (Regolamento di base, RB), modificato dal 

Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 16 settembre 2009 (Regolamento di applicazione, RA; RS 

0.831.109.268.1). A questo proposito la Segreteria di Stato per l'economia 

(SECO) ha emanato la Circolare relativa alle ripercussioni dei 

Regolamenti (CE) 883/2004 e 987/2009 (recte:988/2009) 

sull’assicurazione contro la disoccupazione (Circ. ID 883). 

2. Ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. c della legge federale sull'assicurazione 

obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza (LADI; 

RS 837.0), l'assicurato ha diritto all'indennità di disoccupazione se risiede 

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in Svizzera. Giusta la Circ. ID 883, per residenza si intende il luogo in cui 

una persona risiede abitualmente (Circ. ID 883 margine A76). La nozione 

di residenza, in quanto luogo in cui una persona risiede abitualmente, di 

cui all'art. 1 lett. j RB si contrappone a quella di dimora di cui all’art. 1 lett. 

k RB, che va intesa come la residenza temporanea. Anche il concetto di 

residenza in Svizzera secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI presuppone la 

residenza abituale in Svizzera e non è da intendersi nel senso di domicilio 

secondo il diritto civile. Le nozioni di «residenza» secondo l’art. 1 lett. j RB 

e di «risiedere in Svizzera» secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI 

corrispondono in larga misura (Circ. ID 883 marginale A78). Poiché la 

determinazione della competenza dello Stato di residenza secondo l’art. 

65 RB costituisce un’eccezione al principio della competenza dello Stato 

dell’ultima attività, tale eccezione non deve essere applicata, tramite 

un’interpretazione troppo ampia della nozione di residenza, a tutti i 

lavoratori migranti occupati in uno Stato membro che continuano ad avere 

una famiglia che risiede in un altro Stato membro (Circ. ID 883 marginale 

A80). Secondo la giurisprudenza, l’espressione «risiedere in Svizzera» 

non ha esattamente la stessa accezione della nozione di domicilio definita 

agli art. 23 ss. del Codice civile svizzero (CC; RS 210). La nozione di 

residenza in Svizzera non va quindi intesa nel senso del diritto civile ma 

secondo l’accezione fornita dalla giurisprudenza, ossia di dimora abituale 

(sentenza del Tribunale federale C 290/03 del 6 marzo 2006). Il 

riconoscimento della dimora abituale in Svizzera è subordinato alla 

residenza effettiva in Svizzera, all'intenzione di continuare a risiedere in 

Svizzera e di fare contemporaneamente della Svizzera il centro delle 

proprie relazioni personali (vedi Prassi LADI ID marginale 136). In ragione 

del presupposto che una persona è ritenuta aver vissuto nello Stato in cui 

ha lavorato, in caso di disoccupazione completa la persona in questione 

ha diritto alle prestazioni dello Stato dell’ultima attività se si mette a 

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disposizione degli uffici del lavoro di tale Stato (art. 65 cifra 2 terzo 

periodo in combinato disposto con la cifra 5 RB).

3. a) Nell'evenienza in oggetto, l'assicurato è sposato e padre di quattro figli 

che vivono ed hanno sempre vissuto in Italia. In O.3._____ egli ha preso 

in affitto una camera. Per quanto riguarda l'attività lavorativa, il ricorrente 

è da una ventina d'anni in Svizzera in qualità di sondatore/perforatore. 

Questa speciale attività richiede dei continui spostamenti in tutte le parti 

della Svizzera e cambiamenti di datore di lavoro, con soggiorni obbligati di 

alcuni giorni, più settimane o mesi nei posti più disparati, a seconda delle 

necessità di cantiere. A causa delle importanti distanze tra i diversi 

cantieri e il confine italiano che gli interventi di lavoro richiedono, durante 

l'esercizio della propria attività al ricorrente non è possibile rientrare 

presso la propria famiglia in Italia ogni giorno. Di conseguenza non può 

neppure usufruire di un semplice permesso per frontalieri. Attualmente 

egli è posto al beneficio di un permesso di domicilio C e il luogo di 

residenza è in O.3._____. A seguito dei continui spostamenti per motivi di 

lavoro l'assicurato ha rinunciato alla possibilità di trasferire la famiglia in 

Svizzera ed egli utilizza la camera in O.3._____ a seconda delle esigenze 

di lavoro e in considerazione dei rientri in Italia, presso la sua famiglia.

b) Per l'UCIAML, già il fatto di avere la famiglia in Italia e di essersi trovato 

nel paese d'origine durante la disoccupazione confermerebbe l'assenza di 

una residenza in Svizzera durante il periodo di disoccupazione qui 

determinante e quindi l'assicurato non sarebbe collocabile. La pretesa 

non tiene però sufficiente conto delle particolarità del caso in esame. 

Come è stato detto, l'attività di sondatore non permette all'istante di 

lavorare e rientrare ogni sera presso la propria famiglia, 

indipendentemente dal luogo di soggiorno della stessa. Pertanto in una 

simile situazione, il fatto di avere la famiglia in Italia non depone 

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necessariamente per l'assenza di legami con la Svizzera e quindi di una 

residenza in detto paese, giacché l'impiego dell'istante non gli 

permetterebbe comunque di restare presso la propria famiglia neppure se 

la stessa vivesse in Svizzera, almeno durante parte del tempo di lavoro. 

Per questo il fatto che la famiglia dell'istante non si sia mai trasferita in 

Svizzera è da imputare al particolare tipo di lavoro dell'assicurato e non 

ad una deliberata volontà di mantenere il centro delle proprie relazioni 

familiari in Italia. Del resto, il Tribunale amministrativo ha già stabilito che 

il concetto di residenza giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non esclude a 

priori i beneficiari di un permesso C dal diritto all'indennità di 

disoccupazione, malgrado la permanenza della famiglia all'estero (vedi 

decisione 193/96 e riferimenti). 

c) L'incidente occorso in Italia nel luglio 2013 dimostrerebbe poi, per la parte 

convenuta, la permanenza, non autorizzata dagli organi incaricati della 

disoccupazione, dell'assicurato all'estero anche durante il periodo qui 

determinante della disoccupazione. Dal canto suo il ricorrente sostiene 

che il giorno dell'incidente si trovava in Italia propriamente per incontrare il 

responsabile di una ditta Svizzera in vista di un possibile impiego e che 

questo fatto era perfettamente a conoscenza del proprio collocatore in 

Svizzera, rappresentando tale incontro una prova degli sforzi intrapresi 

dall'assicurato per cercare lavoro. L'affermazione, con i nominativi della 

persona contattata e della ditta in questione, non è stata smentita 

dall'ufficio convenuto. In ogni caso che l'assicurato abbia anche strette 

relazioni con la Svizzera è indubbio. Sono infatti una ventina d'anni che 

egli lavora in Svizzera, dove ha regolarmente affittato una camera, paga 

le imposte, ha immatricolata la propria autovettura, è obbligatoriamente 

assicurato alla cassa malati, è iscritto nel catalogo dei votanti comunali e 

aveva fatta domanda nel 2008 per entrare a far parte del corpo pompieri. 

Giusta l'attestazione del 17 settembre 2013, il ricorrente si recherebbe al 

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negozio di alimentari del paese per fare acquisti, soprattutto durante i fine 

settimana e "ultimamente passa per la spesa con più frequenza". Anche 

un amico confermerebbe di intrattenere dei buoni contatti con l'assicurato, 

col quale andrebbe a funghi, in montagna e farebbe dei lavoretti anche 

durante i fine settimana. Nel corso del mese di giugno 2013, quindi 

durante il periodo di disoccupazione, l'assicurato è stato inoltre 

temporaneamente impiegato a O.7._____, dove ha frequentato la mensa 

della ditta e pernottato per quindici volte. Come poi giustamente addotto 

nel ricorso, oggigiorno, il fatto di non avere un allacciamento telefonico 

fisso presso l'abitazione in Svizzera non può più essere considerato un 

indizio a favore della mancanza di legami con detto luogo, giacché il 

possesso di un cellulare o di un PC portatile con connessione wireless 

permette ad ognuno di soddisfare le proprie esigenze in materia di 

reperibilità e di comunicazione. Infine, l'assicurato è iscritto A.I.R.E., ciò 

che non gli permette di esercitare un'attività lucrativa in Italia, elemento 

quindi che costituisce almeno un indizio a favore di ben più intensi legami 

di lavoro con la Svizzera che con l'Italia. Sarebbe pertanto nella concreta 

evenienza riduttivo considerare che l'istante si trovi in Italia durante il 

periodo di disoccupazione e non soddisfi pertanto la condizione della 

residenza in Svizzera. Tale questione può comunque nell'evenienza 

rimanere aperta in quanto il ricorso va accolto anche in virtù della 

disposizioni del RB. 

4. a) Come è stato esposto in precedenza, in applicazione del RB lo Stato di 

occupazione è considerato essere anche lo stato di residenza. Per i 

disoccupati che hanno vissuto in uno Stato diverso da quello competente 

(lavoratori frontalieri), l’art. 65 RB fissa norme particolari che derogano al 

principio della competenza dello Stato dell’ultima attività, anche se detti 

lavoratori hanno ora la possibilità di porsi alternativamente a disposizione 

anche degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale hanno 

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esercitato la loro ultima attività subordinata o autonoma. Poiché la 

determinazione della competenza dello Stato di residenza secondo l’art. 

65 RB costituisce un’eccezione al principio della competenza dello Stato 

dell’ultima attività, tale eccezione non deve essere applicata, tramite 

un’interpretazione troppo ampia della nozione di residenza, a tutti i 

lavoratori migranti occupati in uno Stato membro che continuano ad avere 

una famiglia che risiede in un altro Stato membro. Sarebbe infatti 

inaccettabile che, estendendo eccessivamente il concetto di «residenza», 

il campo di applicazione dell’art. 65 RB venisse ampliato fino a includervi 

tutte le persone che esercitano abbastanza stabilmente un’attività 

subordinata o autonoma in uno Stato membro, lasciando le loro famiglie 

nel Paese di origine (Circ. ID 883 marginale A80 ss.). L'eccezione al 

presupposto della residenza vale sia per i frontalieri che per i cosiddetti 

falsi lavoratori frontalieri. Anche questi ultimi se hanno un’attività 

subordinata in Svizzera ma sono residenti all’estero possono far valere il 

proprio diritto all’indennità giornaliera in Svizzera in virtù della facoltà di 

scelta concessa all’art. 65 RB (Circ. ID 883 marginale A88). Per 

l’esercizio di tale facoltà si presuppone unicamente che la persona si 

metta a disposizione del servizio pubblico di collocamento dello Stato nel 

quale richiede le prestazioni. Sono competenti gli organi esecutivi (URC, 

cassa) del territorio nel quale si trovava il luogo di dimora della persona in 

oggetto (Circ. ID 883 marginale A89). Il requisito della residenza in 

Svizzera secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI decade quindi per lavoratori 

falsi frontalieri che fanno valere il diritto all’indennità in Svizzera. Tali 

persone devono soddisfare le prescrizioni di controllo in Svizzera; 

l'autorità cantonale decide nel singolo caso se le prescrizioni debbano 

prevedere il mantenimento del luogo di dimora in Svizzera (Circ. ID 883 

marginale A92). È considerato falso lavoratore frontaliero colui che è 

attivo professionalmente in uno Stato e risiede in un altro Stato nel quale 

non torna almeno una volta la settimana. Per rientrare nella categoria di 

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veri lavoratori frontalieri, a questi lavoratori manca il requisito dello 

spostamento giornaliero o settimanale tipico dei pendolari (vedi Circ. ID 

883 marginale A29).

b) La nuova soluzione contenuta all'art. 65 RB è la concretizzazione della 

giurisprudenza richiamata dal Tribunale federale nella sentenza 133 V 

169 cons. 5-10 con speciale riferimento alla pronuncia della Corte di 

giustizia della Comunità europea nel caso Miethe (sentenza della CGCE 

del 12 giugno 1986 nella causa 1/85, Miethe, Racc. 1986 pag. 1837, 

punto 16 ss.). In detto giudizio, la CGCE era tenuta a pronunciarsi in 

merito ad alcune domande d'interpretazione dell'art. 71 n. 1 del 

regolamento n. 1408/71 sottopostole dal Bundessozialgericht tedesco in 

relazione alla situazione di un cittadino tedesco (Horst Miethe) che aveva 

sempre lavorato e vissuto in Germania. Quest'ultimo pur continuando a 

lavorare come rappresentante di commercio per una ditta tedesca ad 

Aquisgrana, si era trasferito, insieme alla moglie, in Belgio per permettere 

ai loro figli, che frequentavano un collegio belga, di tornare a casa ogni 

sera. Miethe, oltre a essere rimasto iscritto nei registri di polizia tedeschi, 

aveva conservato in Germania, presso la suocera, un ufficio e una 

possibilità di pernottamento. Dopo aver stabilito che l'art. 71 n. 1 del 

regolamento n. 1408/71 lasciava al lavoratore subordinato diverso dal 

lavoratore frontaliero (ossia il frontaliero "non vero"), un diritto di opzione 

tra le prestazioni dello Stato d'impiego e quelle dello Stato di residenza, il 

Tribunale federale precisava che tale opzione poteva essere esercitata 

dal frontaliero "non vero" mettendosi a disposizione degli uffici del lavoro 

dello Stato dell'ultima occupazione oppure degli uffici del lavoro del luogo 

di residenza (lett. b). In tali condizioni, il lavoratore era reputato poter 

scegliere tra il regime di prestazioni di disoccupazione dello Stato della 

sua ultima occupazione e quello dello Stato di residenza, onde permettere 

al lavoratore di beneficiare delle migliori possibilità di reinserimento 

professionale (DTF 133 V 177 cons. 6.2 e riferimenti). Questa soluzione 

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teneva conto del fatto che il regolamento n. 1408/71 mirasse a garantire 

al lavoratore migrante le prestazioni di disoccupazione nelle condizioni più 

favorevoli alla ricerca di una nuova occupazione. Decisiva era reputata la 

questione di sapere in quale Stato la persona interessata disponesse 

delle migliori possibilità di reintegrazione professionale. Per essere 

considerato un lavoratore ai sensi della giurisprudenza Miethe, la persona 

interessata doveva comunque conservare, cumulativamente, legami 

personali e professionali stretti nello Stato d'impiego. Indizi a sostegno 

dell'esistenza di simili legami personali erano ritenuti ad esempio la 

presenza di un secondo domicilio nello Stato d'impiego, la partecipazione 

alla vita sociale in tale Stato, il fatto che l'ultima professione appresa 

potesse essere esercitata soprattutto nello Stato dell'ultimo impiego o che 

la persona assicurata vi lavorasse già da svariati anni (vedi sul tema DTF 

133 V 181 cons. 10). 

c) Nell'evenienza in oggetto, l'assicurato svolge un tipo di attività che lo 

costringe a continui spostamenti che gli rendono impossibile un rientro 

giornaliero o regolare sia presso la famiglia in Italia che presso il suo 

comune di domicilio in Svizzera. Egli può quindi essere equiparato ad un 

lavoratore frontaliero non vero in base alla giurisprudenza sopra citata, 

indipendentemente dal fatto che non abbia la stessa qualifica ai sensi del 

diritto della polizia degli stranieri (DTF 133 V 176 cons. 6.1.). L'assicurato 

ha dal 1993 sempre lavorato Svizzera. Durante questi 21 anni di attività 

egli è stato alle dipendenze di più datori di lavoro, ha seguito dei corsi 

specifici di perforatore, come capo cantiere e di tedesco. Dal 2000 è in 

possesso di un permesso di domicilio e come già evocato in precedenza 

ha degli indubbi legami personali e di lavoro anche con il suo comune di 

domicilio in Svizzera. È in queste condizioni evidente che il centro 

dell'attività professionale dell'istante sia la Svizzera e che in detto paese 

siano date le maggiori possibilità di reinserimento professionale. Per 

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questo l'assicurato va considerato esonerato dall'obbligo di residenza in 

Svizzera anche sotto questo punto di vista. 

5. Per quanto esposto in precedenza, l'istante non è tenuto a soddisfare il 

requisito della residenza in Svizzera secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI. 

Conseguentemente, il ricorso è accolto e gli atti sono rinviati all'UCIAML 

per l'esame delle ulteriori condizioni del diritto e la presa di una nuova 

decisione in merito all'indennità di disoccupazione. Giusta l’art. 61 cpv. 1 

lett. a LPGA, la procedura è gratuita. Il ricorrente che vince la causa e che 

si è avvalso della collaborazione di un rappresentante legale ha diritto alla 

rifusione delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA ). Davanti al Tribunale 

amministrativo le organizzazioni di autoaiuto e le assicurazioni di 

protezione giuridica hanno diritto attualmente ad un’indennità oraria di fr. 

160.-- (PTA 2010 no. 32). Lo stesso vale per la rappresentanza tramite 

sindacato (sentenze del Tribunale federale 8C_517/2012 del 1. novembre 

2012 e 8C_824/2007 del 15 maggio 2008), per quanto gli allegati di 

ricorso vengano redatti da un avvocato o da una persona che dispone di 

analoghe qualifiche per rappresentare l'assicurato, come ad esempio una 

giurista (DTF 122 V 279 cons. 3e e sentenza del Tribunale federale I 

752/05 del 27 giugno 2006 cons. 6). In base alla nota d'onorario allegata, 

il dispendio di tempo ammonta nell'evenienza a quattro ore, per cui 

l'istante ha diritto da un'indennità di parte di fr. 640.--.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Gli atti vengono 

ritornati all'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni per la 

presa di una nuova decisione nel senso dei considerandi. 

2. La procedura è gratuita.

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3. Il Cantone dei Grigioni (Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro) 

versa a A._____ fr. 640.-- a titolo di ripetibili.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]