# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4748aeb-e17b-5cc1-9713-20f0f193d401
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-08-05
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 05.08.2021 RR.2021.109
**Docket/Reference:** RR.2021.109
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2021-109_2021-08-05

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Liechtenstein. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Liechtenstein. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Liechtenstein. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Liechtenstein. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 5 agosto 2021 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Giorgio Bomio-Giovanascini e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Paride Destefani 

 

   

Parti  1. A. SA,  

 

2. B. ESTABLISHMENT 

 

entrambe rappresentate dall'avv. Filippo Ferrari e dal 

MLaw Nicola Orelli,  

 

Ricorrenti 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al 

Liechtenstein 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  
 

Numero dell ’ incarto: RR.2021.109-110 

Procedura secondaria:  

 

- 2 - 

 

 

Fatti: 

A. Il 29 e 30 aprile 2020, il Fürstliches Landgericht di Vaduz (Principato del Liech-

tenstein) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria 

internazionale (atti 1 e 2, incarto del Ministero pubblico del Cantone Ticino, in 

seguito: MP-TI), completata dagli scritti del 27 agosto 2020 e del 4 febbraio 

2021 (atti 3 e 6, incarto MP-TI), nell’ambito di un procedimento penale avviato 

nei confronti di C. AG (ex D. AG) e dei suoi membri di direzione e/o del consiglio 

di amministrazione, passati e/o presenti, E., F., G. e H., segnatamente per i 

reati di amministrazione infedele (“Untreue”; art. 153 CP/FL) e riciclaggio 

(“Geldwäscherei”; art. 165 CP/FL). In sostanza, le autorità estere sospettano 

che gli imputati, attraverso la società A. SA a loro riconducibile, abbiano con-

cluso l’acquisto di un terreno (mappale no. 1, Z. – catasto no. 2) per l’importo di 

fr. 9.7 Mio, grazie segnatamente al mutuo di fr. 3 Mio senza garanzia concesso 

dalla banca I., della quale – all’epoca dei fatti – E. e H. erano l’uno vicepresi-

dente temporaneo del consiglio di amministrazione, e l’altro impiegato presso il 

dipartimento crediti. Gli imputati avrebbero in seguito rivenduto tale terreno alla 

società J. AG per complessivi fr. 22 Mio, di cui fr. 11 Mio sarebbero stati imme-

diatamente versati alla società A. SA, della quale F. era l’unico membro del 

consiglio d’amministrazione. Questi fondi sarebbero stati tuttavia riversati agli 

azionisti di A. SA senza restituzione del prestito di fr. 3 Mio ricevuto dalla banca 

I. Si sarebbe invece persa la traccia dei restanti fr. 11 Mio, risultanti dalla com-

pravendita, i quali sarebbero dovuti confluire nelle casse della società C. AG 

per il suo ruolo di promotrice del progetto immobiliare (v. atto 1, incarto MP-TI). 

Con la loro rogatoria, le autorità del Principato hanno postulato, tra l’altro, 

l’acquisizione cartacea o elettronica della documentazione concernente le 

seguenti relazioni bancarie: n. 3 intestata alla società A. SA e n. 4 intestata alla 

società A. SA o alla società B. ESTABLISHMENT presso la banca K. È stato 

inoltre richiesto il sequestro di entrambe le relazioni bancarie per una durata di 

almeno due anni (v. atti 1, 3 e 6, incarto MP-TI). 

 

 

B. Mediante decisione di entrata in materia del 15 febbraio 2021, e successiva 

estensione e ordine di perquisizione e sequestro del 16 febbraio 2021, il MP-TI 

– al quale l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecu-

zione della rogatoria (v. atto 2, incarto MP-TI) – è entrato in materia sulla do-

manda presentata dall'autorità del Principato del Liechtenstein, ordinando, tra 

l'altro, l'edizione della documentazione di cui sopra, per il periodo dal 20 dicem-

bre 2018 al 16 febbraio 2018, rispettivamente alla chiusura delle relazioni ban-

carie n. 3 e n. 4 nonché il sequestro di ogni avere in essere sulle suddette rela-

zioni (v. atti 7, 8 e 9 incarto MP-TI).  

Questi atti sono stati notificati all’Ufficio federale di giustizia, alla banca K., a E., 

a F., a G. e a H. (v. atti 7, 8, 9, incarto MP-TI). 

 

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C. Con scritto del 25 febbraio 2021, la banca K. ha inoltrato al MP-TI diversa do-

cumentazione bancaria, tra cui quella concernente le relazioni n. 3 intestata a 

A.SA e n. 4 intestata a B. ESTABLISHMENT (v. atto 10, incarto MP-TI). 

 

 

D. Con decisione di chiusura del 6 maggio 2021, il MP-TI ha ordinato la trasmis-

sione alle autorità estere della documentazione bancaria concernente le rela-

zioni di cui sopra (v. act. 1.2). 

La summenzionata decisione è stata notificata all’Ufficio federale di giustizia, 

alla banca K., a E., a F., a G. e a H. (v. act. 1.2, pag. 8). 

 

 

E. Il 4 giugno 2021, A. SA e B. ESTABLISHMENT hanno interposto ricorso dinanzi 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale contro la summen-

zionata decisione, postulandone l’annullamento (v. act. 1, pag. 3) e produ-

cendo, tra l’altro, la documentazione relativa al prestito intercorso tra la società 

A. SA e la banca I., così come un documento illustrante il funzionamento del 

fondo d’investimento L. (v. act. 1.3, 1.4 e 1.5). 

 

 

F. Con osservazioni del 25 giugno 2021, trasmesse alle altre parti per conoscenza 

(v. act. 9), il MP-TI e l’UFG hanno postulato la reiezione del ricorso (v. act. 7 e 

8). 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 

 

  

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Diritto: 

1. 

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di 

assistenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti 

(art. 25 cpv. 1 legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale 

[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge 

federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Principato del Liech-

tenstein e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione 

europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 

in vigore il 20 marzo 1967 per la Svizzera e il 26 gennaio 1970 per il Liechten-

stein (CEAG; RS 0.351.1), così come dal Secondo Protocollo addizionale alla 

Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale entrato in 

vigore il 1° febbraio 2005 per la Svizzera e il 1° gennaio 2021 per il Liechtenstein 

(PAII CEAG; 0.351.12). Di rilievo per la fattispecie sono altresì gli art. 48 e segg. 

della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

(CAS; non pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblica-

zione Internet della Confederazione alla voce "Raccolta dei testi giuridici riguar-

danti gli accordi bilaterali"). In concreto si applicano anche la Convenzione sul 

riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a 

Strasburgo l'8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

Svizzera ed il 1° marzo 2001 per il Principato del Liechtenstein (CRic; 

RS 0.311.53), nonché la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione 

(in seguito: UNCAC), conclusa il 31 ottobre 2003 ed entrata in vigore per la 

Svizzera il 24 ottobre 2009 e il 7 agosto 2010 per il Liechtenstein (RS 0.311.56), 

in particolare l'art. 46 richiamati gli art. 14 e 23. Alle questioni che il prevalente 

diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o 

implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assi-

stenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applica la 

legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; v. DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 

IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-

sid. 3.1; cfr. anche art. 54 CPP). Il principio di favore vale anche nell'applica-

zione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS; art. 39 

n. 3 CRic). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (v. DTF 145 IV 294 

consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

  

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1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 

segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 

 

1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 6 maggio 2021, 

il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 

Nella misura in cui A. SA è titolare della relazione n. 3 presso la banca K. e B. 

ESTABLISHMENT è titolare della relazione n. 4 presso la medesima banca, 

esse sono legittimate a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 

2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. Le ricorrenti censurano innanzitutto la violazione del loro diritto di essere sen-

tite (art. 29 cpv. 2 Cost.) nella misura in cui il MP-TI, prima di emanare la deci-

sione impugnata, non le avrebbe invitate a determinarsi sull’utilità della docu-

mentazione litigiosa per il procedimento estero, né le avrebbe proposto di col-

laborare alla cernita della stessa. Cernita che secondo le ricorrenti non sa-

rebbe altresì avvenuta (act. 1, pag. 16 e seg.). 

 

2.1 Giusta l’art. 80m AIMP l’autorità d’esecuzione e l’autorità di ricorso notificano le 

loro decisioni all’avente diritto abitante in Svizzera (lett. a) e all’avente diritto 

residente all’estero, se ha eletto domicilio in Svizzera (lett. b). L’autorità d’ese-

cuzione non è obbligata a notificare le proprie decisioni all’estero (v. art. 80m 

AIMP; art. 9 OAIMP; sentenza del Tribunale federale 1C_184/2017 del 5 aprile 

2017 consid. 1.4). 

 

2.2 In concreto, sebbene le ricorrenti non censurino direttamente nel loro ricorso 

una violazione dell’obbligo di notificazione, occorre comunque rilevare che il 

MP-TI ha notificato le decisioni di entrata in materia e di chiusura unicamente 

all’Ufficio federale di giustizia, alla banca K., a E., a F., a G. e a H. Il MP-TI non 

ha dunque notificato tali atti direttamente alle ricorrenti (cfr. supra Fatti B e D). 

 

2.3 Sulla scorta della giurisprudenza sopracitata, per quel che riguarda la ricorrente 

B. ESTABLISHMENT, la quale è domiciliata all’estero, gli atti del 15 e 16 feb-

braio 2021 (v. atti 7, 8 e 9 incarto MP-TI), così come la decisione di chiusura del 

6 maggio 2021 (v. act. 1.2) sono stati correttamente notificati alla banca K. Il 

lasso di tempo tra la decisione di entrata in materia del 15 febbraio 2021 e tra 

quella di chiusura del 6 maggio 2021 è senz’altro risultato sufficiente per per-

mettere a B. ESTABLISHMENT di essere informata dalla banca K. della roga-

toria, al fine di permetterle di eleggere domicilio ed esercitare tempestivamente 

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i propri diritti, compreso il diritto di ricorso riconosciuto dall'art. 80h lett. b AIMP 

e dall'art. 9a lett. a OAIMP (v. DTF 136 IV 16 consid. 2.2). 

 

2.4 Per quel che concerne l’altra ricorrente, ovvero A. SA, essa ha sede in Svizzera 

(v. act. 1). Dall’incarto non risulta che il MP-TI le abbia notificato direttamente i 

propri atti, contrariamente a quanto previsto dalla lettera dell’art. 80m cpv. 1 lett. 

a AIMP. Tuttavia, quest’omissione non implica necessariamente l'accoglimento 

del ricorso. 

 

2.4.1 Secondo la giurisprudenza, una persona a cui un atto non è stato notificato ma 

del quale è comunque venuta a conoscenza, deve rapidamente interpellare 

l’autorità. Secondo il principio della buona fede (v. art. 5 cpv. 3 Cost.), l'interes-

sato deve agire entro un termine ragionevole non appena viene a conoscenza, 

in qualsiasi modo, della procedura o dell’atto che intende impugnare e non può 

semplicemente attendere in maniera passiva confidando nell’eventuale facoltà 

di invocare in seguito un vizio d forma (v. DTF 122 I 97 consid. 3 a/aa; sentenze 

del Tribunale federale 2C_954/2015 del 13 febbraio 2017 consid. 8; 

8C_130/2014 del 22 gennaio 2015 consid. 2.3.2; 9C_202/2014 dell'11 luglio 

2014 consid. 4.2; 8C_188/2007 del 4 marzo 2008 consid. 4.1). 

2.4.2 Nella fattispecie, dalla documentazione agli atti si evince che l’avente diritto 

economico del conto litigioso della società A. SA è la società C. AG. Gli azionisti 

di maggioranza di C. AG sono E. e F., i quali risultano essere l’attuale, rispetti-

vamente il precedente amministratore unico della società A. SA. 

In queste circostanze, anche se alla ricorrente non sono state notificate diretta-

mente le decisioni del MP-TI, si deve comunque ammettere che, in un modo o 

nell'altro, essa ne era a conoscenza, perlomeno per il tramite dell’attuale ammi-

nistratore unico in quanto organo della ricorrente stessa. Ne consegue che gli 

atti del 15 e 16 febbraio 2021 (v. atti 7, 8 e 9 incarto MP-TI) e la decisione di 

chiusura del 6 maggio 2021 (v. act. 1.2) vanno considerati notificati sia ai sum-

menzionati E. e F. che alla A. SA, cosa che peraltro, giustamente, quest’ultima 

non mette in discussione nel suo atto ricorsuale. Trattandosi della logica pre-

messa delle censure in ambito di diritto di essere sentiti, la questione andava 

tuttavia analizzata, non mancando di sottolineare il fatto che una notifica con-

forme all’art. 80m cpv. 1 lett. a AIMP era di principio necessaria e che le autorità 

d’esecuzione non possono a priori partire dal presupposto che vi possa essere 

identità tra organi societari e persone fisiche coinvolte, omettendo una notifica 

separata alla persona giuridica interessata.  

2.5 Per quel che attiene alla censura riguardante la cernita documentale, l'autorità 

di esecuzione, dopo aver concesso al detentore della documentazione la pos-

sibilità di addurre i motivi che si opporrebbero alla trasmissione di determinati 

atti e la facoltà di partecipare alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare 

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accuratamente la decisione di chiusura (v. DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). 

Essa non potrebbe infatti ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmis-

sione dei documenti, delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri 

(v. DTF 127 II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 

consid. 14a pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione 

che, in assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (cfr. 

art. 80c AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve impartire alle 

persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per 

addurre, riguardo a ogni singolo documento, gli argomenti che si opporrebbero 

alla consegna. Questo affinché esse possano esercitare in maniera concreta 

ed effettiva il loro diritto di essere sentite (v. art. 30 cpv. 1 PA), secondo modalità 

di collaborazione comunque rispettose del principio della buona fede (art. 5 

cpv. 3 Cost.; KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY, in: Waldmann/Weissenberger, 

Praxiskommentar VwVG, 2a ediz. 2016, n. 54 ad art. 12). 

 

La cernita deve aver luogo anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (v. 

DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche 

DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire interna-

tionale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 484, 723-724; DE PREUX, L'entraide 

internationale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment d'argent, in 

SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34), pur precisando che nel caso di documentazione 

bancaria, come nel caso in esame, conviene trasmettere alle autorità estere 

tutti i documenti in relazione con il contesto fattuale sospetto indicato nella ri-

chiesta d’assistenza (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 

30 luglio 2014 consid. 2.2.1). Quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene infatti che neces-

sitino di regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da 

chiarire quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 

consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c; 121 II 241 consid. 3b e 3c; sentenze del 

Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 

del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2).  

Il diritto di essere sentito, ancorato all'art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretizzato 

nell'ambito dell'assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA ri-

chiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di natura 

formale (v. DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; ALBERTINI, 

Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsver-

fahren des modernen Staates, 2000, pag. 449 con rinvii). Una violazione di que-

sto diritto fondamentale da parte dell'autorità d'esecuzione non comporta co-

munque automaticamente l'accoglimento del gravame e l'annullamento della 

decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la dottrina, una violazione 

del diritto di essere sentito può essere sanata se la persona toccata ottiene la 

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possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso, la quale, 

come nella fattispecie la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

dispone del medesimo potere d'esame dell'autorità d'esecuzione stessa (v. 

DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008; 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008 consid. 1.3; 1A.54/2004 del 30 aprile 

2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; TPF 2007 57; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). 

2.6 Nella fattispecie, contravvenendo alla giurisprudenza e alle disposizioni citate, 

l’autorità d’esecuzione ha dapprima statuito sull’entrata in materia e poi sulla 

chiusura della procedura rogatoriale, senza fissare termini per presentare even-

tuali motivi che si opporrebbero alla trasmissione in questione e senza proporre 

la partecipazione alla cernita documentale. 

 

Tuttavia, come già indicato (v. supra consid. 2.3 e 2.4), il lasso di tempo tra la 

decisione di entrata in materia del 15 febbraio 2021 e quella di chiusura del 

6 maggio 2021 – le quali indicano in maniera dettagliata la documentazione og-

getto della rogatoria e il risultato della cernita documentale effettuata dal MP-TI 

(v. act. 1.2, pag. 6 e seg.; atto 7, incarto MP-TI) – è senz’altro risultato sufficiente 

per permettere alle ricorrenti di essere informate delle summenzionate decisioni 

e manifestarsi presso il MP-TI. La persona toccata da una misura d’assistenza 

non può infatti accontentarsi di assumere un’attitudine passiva: quando sa che 

delle misure di assistenza sono state adottate e che una decisione di trasmis-

sione è imminente, in ossequio al principio della buona fede, deve intervenire 

immediatamente presso l’autorità d’esecuzione, cercare di conoscere gli atti di 

cui è prevista la trasmissione e indicare precisamente quali di questi non do-

vrebbero essere trasmessi e per quali motivi, con pena di non poter sollevare 

obiezioni nel prosieguo del procedimento (v. in particolare DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007 con-

sid. 3.2, con rinvii; LUDWICZAK GLASSEY, Entraide judiciaire internationale en 

matière pénale, 2018, n. 447). Constatata in concreto l’attitudine passiva delle 

ricorrenti, le quali erano da considerarsi a conoscenza della procedura rogato-

riale in corso (v. supra consid. 2.3 e 2.4) e nonostante ciò sono rimaste inattive, 

la censura legata alla violazione del diritto di essere sentiti andrebbe già di per 

sé disattesa. In ogni caso, disponendo questa autorità di un pieno potere cogni-

tivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57) e avendo avuto le ricorrenti la possibilità 

di esprimersi compiutamente in sede ricorsuale sugli atti oggetto della decisione 

impugnata, un’eventuale violazione del predetto diritto sarebbe stata comunque 

sanata dalla presente procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del 

Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.2 e 2.3; 

1A.160/2003 del 10 settembre 2003 consid. 2.1-2.3). 

 

 

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3. Le ricorrenti censurano altresì la violazione dell’obbligo di motivazione (art. 29 

cpv. 2 Cost.), nella misura in cui dalle decisioni del MP-TI e dalla documenta-

zione rogatoriale non sarebbe “desumibile chi sia sospettato della commissione 

di quale reato e nei confronti di quale soggetto o entità giuridica sarebbe stato 

presuntamene commesso” (act. 1, pag. 8). Per le ricorrenti “non si può com-

prendere contro chi sarebbero indirizzati i sospetti della commissione di quali 

reati, così come non è chiaro contro chi sarebbero stati presuntamente com-

messi” (act. 1, pag. 15). Inoltre, per le ricorrenti la domanda di assistenza e le 

sue integrazioni sarebbero silenti rispetto alla società B. ESTABLISHMENT, li-

mitandosi l’autorità rogante a richiedere il sequestro del conto a lei intestato e 

la trasmissione dei documenti bancari relativi (act. 1, pag. 16). 

 

3.1 L'obbligo di motivazione, derivante a sua volta dal diritto di essere sentiti (art. 29 

cpv. 2 Cost.), prevede che l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i 

motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di 

porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del 

provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione presso un'istanza 

superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 

consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2; 117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampia-

mente ALBERTINI, op. cit., pag. 400 e segg., con altri rinvii giurisprudenziali). 

L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli 

argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separatamente su ogni conclusione 

che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni decisive 

per l'esito del litigio (v. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2; 

134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b; sentenza del 

Tribunale federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 3.2.1). 

 

Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 CRic e 28 

AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui emana 

e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo oggetto, 

il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile precisi e com-

pleti, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, presentando al-

tresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato 

di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza (v. DTF 129 II 

97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 con-

sid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). In questo ambito, non si può tuttavia pre-

tendere dallo Stato richiedente la presentazione di un esposto dei fatti total-

mente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo scopo della rogatoria è 

proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fattispecie oggetto d’indagine 

all’estero, ferma restando la necessità di poter verificare che le condizioni per 

la concessione dell’assistenza siano date e in che misura essa sia possibile (v. 

DTF 117 Ib 64 consid. 5c, con giurisprudenza citata). Ciò non implica per lo 

Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello 

- 10 - 

 

 

di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, 

per permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissi-

bile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 

125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si 

scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le la-

cune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (v. DTF 142 IV 

250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 con-

sid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1). 

L’esame della colpevolezza è riservato al giudice estero del merito, per cui non 

compete a quello svizzero dell’assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 

576 consid. 3; v. anche sentenza del Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 di-

cembre 2011 consid. 1.5). 

3.2 Nel caso concreto, si rileva innanzitutto che la domanda d’assistenza del 29 e 

30 aprile 2020 (e i suoi relativi complementi) adempie a tutti questi criteri. Essa 

è scritta, proviene dal Fürstliches Landgericht di Vaduz (Principato del Liech-

tenstein), indica (atto 1, pag. 1, incarto MP-TI) come indagati al centro dell’in-

chiesta C. AG (ex D. AG) e i suoi membri di direzione e/o del consiglio di am-

ministrazione, passati e/o presenti, E., F., G. e H., segnatamente per i reati di 

amministrazione infedele (art. 153 CP/FL) e riciclaggio (art. 165 CP/FL). Oc-

corre aggiungere a quanto già esposto (cfr. supra Fatti A; anche infra consid. 

4.2) che l’autorità rogante ha indicato che dall’operazione di compravendita del 

terreno a Z. con la società J. AG, la società A. SA avrebbe ricevuto solamente 

fr. 11 Mio come pagamento immediato e che degli altri 11 Mio del prezzo di 

vendita si sarebbe persa traccia (v. atto 1, pag. 3, incarto MP-TI). Per l’autorità 

estera sussiste il sospetto che la società A. SA abbia trasmesso fr. 11 Mio a 

terzi ignoti immediatamente dopo averli ricevuti, distribuendoli verosimilmente 

ai propri azionisti, senza soddisfare i propri obblighi nei confronti dei propri de-

bitori, tra cui la banca I. I fondi presunti illeciti, sarebbero quindi transitati dalle 

relazioni bancarie n. 3 intestata a A. SA e n. 4 intestata a B. ESTABLISHMENT 

(v. atto 10, incarto MP-TI), relazioni bancarie già identificate dall’autorità rogante 

nell’ambito della sua inchiesta penale. Tutti i dirigenti della società A. SA avreb-

bero successivamente rassegnato le proprie dimissioni, complicando in questo 

modo il recupero del credito da parte della summenzionata banca (atto 1, pag. 

2 e segg., atto 3, incarto MP-TI). 

 

Come indicato precedentemente, l’autorità rogante non aveva bisogno di indi-

care esattamente a quale imputato sia contestato quale reato e contro chi 

quest’ultimo sia stato commesso. Per adempiere l’obbligo di motivazione, è suf-

ficiente esporre le ragioni per cui si sospetta la commissione di una fattispecie 

illecita, cosa che l’autorità estera ha fatto. Saranno proprio i documenti richiesti 

- 11 - 

 

 

che consentiranno poi all’autorità rogante il chiarimento dei punti oscuri relativi 

ai fatti oggetto d’indagine all’estero. 

3.3 Quest’ultima considerazione vale altresì per la criticata motivazione della deci-

sione impugnata. Il MP-TI ha spiegato le ragioni della trasmissione dei docu-

menti litigiosi, affermando, segnatamente, come quest’ultimi siano “di utilità po-

tenziale per far progredire il procedimento penale estero, trattandosi di una re-

lazione bancaria già identificata dall’Autorità rogante nell’ambito della sua in-

chiesta.[…]I suddetti elementi di fatto, corroborati dalla rilevante entità dei fondi 

movimentati sulla relazione in questione, richiedono ulteriori approfondimenti, 

motivo per cui l’Autorità richiedente deve essere messa nella condizione di ac-

quisire ed esaminare compiutamente la documentazione bancaria richiesta per 

ricostruire i flussi di denaro”. Il MP-TI aveva altresì aggiunto come “appare evi-

dente e giustificabile, in base alle evidenti esigenze dell’inchiesta estera, che 

l’Autorità rogante voglia ricostruire l’origine, come pure la destinazione dei fondi 

affluiti sulla relazione bancaria, oggetto della presente decisione, nonché i re-

troscena delle operazioni eseguite sulle stesse e i documenti bancari oggetto 

della presente decisione costituiscono quindi senza dubbio un mezzo di prova 

potenzialmente utile (secondo il principio dell’utilità potenziale a far progredire 

l’inchiesta estera). […] quando le autorità estere chiedono informazioni su conti 

bancari nell’ambito di procedimenti penali per reati patrimoniali, come nel caso 

di specie, esse necessitano di regola di tutti i documenti, poiché devono poter 

individuare il titolare giuridico ed economico dei conti eventualmente foraggiati 

con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche possano es-

sere ricollegati […].Si tratta anche di una maniera di procedere necessaria, se 

del caso, ad accertare anche l’estraneità delle persone interessate […]” 

(act. 1.2, pag. 4 e segg.). Con la motivazione della propria decisione qui ripor-

tata, il MP-TI ha ossequiato i principi giurisprudenziali sopraesposti. Non v'è 

dunque dubbio che gli elementi contenuti sia nella domanda d’assistenza, sia 

nella decisione impugnata, siano stati sufficienti per permettere alle ricorrenti di 

comprenderne la portata e di interporre ricorso, ciò che è peraltro dimostrato 

dal ben articolato e dettagliato atto ricorsuale inoltrato alla presente autorità. Le 

precedenti censure devono quindi essere disattese. 

 

3.4 È anche da respingere la censura riguardante la presunta estraneità di B. 

ESTABLISHMENT L’autorità rogante ha indicato richiedere il sequestro e la tra-

smissione dei documenti bancari riguardanti la relazione bancaria n. 4 intestata 

a B. ESTABLISHMENT o a A. SA, così come il divieto di disporre di questa 

relazione fino a un importo di fr. 3 Mio (atto 2, pag. 7, incarto MP-TI). Si evince 

chiaramente da tali indicazioni, così come dagli atti interposti, che l’autorità ro-

gante sospetta che una parte dei fondi derivanti dalla compravendita, segnata-

mente l’importo del prestito non rimborsato alla banca I, siano confluiti sulla re-

lazione bancaria no. 4.Contrariamente all'accenno ricorsuale, tra le richieste di 

- 12 - 

 

 

misure d'assistenza e l'oggetto del procedimento penale estero sussiste una 

relazione sufficiente, ritenuto che la società ricorrente B. ESTABLISHMENT, 

come sospettato dall'autorità richiedente, può essere stata usata per transazioni 

sospette (v. DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73; 122 II 

367 consid. 2c). L’obbligo di motivazione è quindi soddisfatto e spetterà all’au-

torità rogante accertare, se del caso, l’estraneità di B. ESTABLISHMENT al pro-

cedimento penale in corso. 

 

 

4. Le insorgenti contestano infine l’adempimento del principio della doppia punibi-

lità (act. 1, pag. 8 e segg.) relativamente ai reati ritenuti dall’autorità d’esecu-

zione dopo un esame prima facie (art. 138, 165 e 305bis CP), ai fini di dimostrare 

che i fatti esposti nella domanda d’assistenza non costituiscono materia penale 

ma unicamente civilistica, “dovendo quindi la questione essere risolta nelle ad-

dette sedi” (v. act. 1, pag. 15).  

4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-

cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva 

formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-

prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 866). Nel diritto interno, 

tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Nell'esame della doppia puni-

bilità l'autorità svizzera non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella do-

manda d’assistenza (v. DTF 134 IV 156 consid. 4.4), tranne nei casi di errori, 

lacune o contraddizioni evidenti e immediatamente determinabili (v. DTF 118 Ib 

111 consid. 5b; 115 Ib 68 consid. 3b/bb). Lo stesso principio vale per quanto 

riguarda l'esame delle norme penali menzionate (v. DTF 124 II 184 consid. 4). 

Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono 

procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda 

di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del diritto sviz-

zero, ma semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti 

addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero 

punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il 

diritto svizzero va determinata senza tenere conto delle particolari forme di 

colpa e condizioni di punibilità da questo previste (v. DTF 124 II 184 con-

sid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3c/bb; 

112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). Il reato in questione può essere previsto 

dal Codice penale o dal diritto penale accessorio (v. LUDWICZAK GLASSEY, 

op. cit., n. 70). L'esame della punibilità comprende gli elementi costitutivi ogget-

tivi del reato, ad esclusione delle condizioni particolari del diritto svizzero in ma-

teria di colpevolezza e di repressione (v. DTF 112 Ib 594 consid. 11bb). Ne 

consegue che le condizioni obiettive di punibilità, come pure determinate forme 

d'intenzione, non devono essere prese in considerazione nell'esame del requi-

sito della punibilità bilaterale. Questi elementi devono essere ignorati quando si 

- 13 - 

 

 

valuta la punibilità di una fattispecie secondo il diritto svizzero (v. DTF 145 IV 

294 consid. 2.2 e 5; 142 IV 250 consid. 5; 116 Ib 89 consid. 3c/bb). I fatti incri-

minati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toc-

cate, dalla medesima qualificazione giuridica o essere sanzionati dalla stessa 

pena (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente dall'ambito estra-

dizionale, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condizione della 

doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie (v. sentenza 

del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii). Non 

è quindi necessario esaminare ulteriormente se anche le condizioni di altri reati 

potrebbero essere soddisfatte (v. DTF 129 II 462 consid. 4.6). 

 

In base al principio iura novit curia la Corte dei reclami penali del Tribunale pe-

nale federale applica d'ufficio il diritto e non è vincolata in nessun caso dai motivi 

del ricorso (v. art. 62 cpv. 4 PA). Essa può accogliere o respingere un ricorso 

anche per motivi diversi rispetto a quelli invocati o su cui si è fondata l'autorità 

precedente (v. DTF 133 II 249 consid. 1.4.1; sentenza del Tribunale federale 

2C_1037/2016 del 24 agosto 2017 consid. 2.1; sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2017.247 del 29 novembre 2017 consid. 1.4 e 3; cosiddetta «sosti-

tuzione dei motivi»). 

4.2 In concreto, l’esposto dei fatti delle autorità estere merita di essere esaminato, 

oltre che sotto il profilo del reato di cui all’art. 165 CP, cui fa riferimento l’autorità 

precedente, anche sotto quello dell’amministrazione infedele giusta l’art. 158 

CP. 

 

4.2.1 Si rende colpevole di amministrazione infedele chiunque, obbligato per legge, 

mandato ufficiale o negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a 

sorvegliarne la gestione, mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette 

che ciò avvenga (art. 158 n. 1 cpv. 1 CP). L'amministrazione infedele è aggra-

vata se l'autore ha agito per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto 

(art. 158 n. 1 cpv. 3 CP), laddove per profitto s'intende ogni vantaggio patrimo-

niale (v. sentenza del Tribunale federale 6B_494/2015 del 25 maggio 2016 con-

sid. 2.5.1). Sotto il profilo oggettivo la fattispecie presuppone una posizione di 

gestore dell'autore, una violazione di un obbligo scaturente da tale posizione e 

un danno derivante da tale violazione. Gestore è colui che dispone di una suf-

ficiente indipendenza e di un potere di disposizione autonomo su tutto o parte 

del patrimonio che è chiamato ad amministrare (v. DTF 129 IV 124 consid. 3.1 

pag. 126; 123 IV 17 consid. 3b; sentenza del Tribunale federale 6B_1058/2015 

del 12 aprile 2016 consid. 4). La giurisprudenza riconosce al direttore o all’am-

ministratore di una società la qualità di gestore (v. sentenza del Tribunale fede-

rale 6B_787/2016 del 2 maggio 2017 consid. 2). L'autore deve violare i doveri 

connessi alla sua posizione di gestore (v. DTF 123 IV 17 consid. 3c). Con i suoi 

- 14 - 

 

 

atti o le sue omissioni, deve dunque contravvenire agli obblighi che gli incom-

bono in virtù del dovere di amministrare e tutelare gli interessi pecuniari altrui 

(v. sentenza del Tribunale federale 6B_845/2014 del 16 marzo 2015 con-

sid. 3.2). Si considera danno un'effettiva lesione del patrimonio consistente in 

una diminuzione degli attivi, in un aumento dei passivi, in un mancato aumento 

degli attivi oppure in una mancata diminuzione dei passivi. Sussiste un danno 

anche in presenza di una messa in pericolo del patrimonio tale da comportare 

una riduzione del suo valore economico. Ciò è il caso qualora, nell'ambito 

dell'allestimento diligente del bilancio, occorra procedere a rettificazioni di va-

lore o ad accantonamenti. Un danno temporaneo o provvisorio è sufficiente 

(v. DTF 129 IV 124 consid. 3.1; 123 IV 17 consid. 3d; sentenza del Tribunale 

federale 6B_1058/2015 del 12 aprile 2016 consid. 4). 

In merito ai reati di amministrazione infedele (art. 158 CP) e appropriazione in-

debita (art. 138 CP), si osserva che il Tribunale federale ha già avuto modo di 

considerare che anche nella forma di una SA unipersonale, la società anonima 

è titolare autonoma del suo patrimonio, che costituisce sia verso l'esterno sia 

per ciascun organo societario un patrimonio altrui. La SA unipersonale è una 

persona distinta anche per il suo azionista unico. Il patrimonio della società è 

pertanto patrimonio altrui rispetto a quello dell’azionista (v. DTF 141 IV 104). 

4.2.2 Ai sensi dell’art. 165 CP, il debitore che, in un modo non previsto nell’articolo 

164, a causa di una cattiva gestione, in particolare a causa di un’insufficiente 

dotazione di capitale, spese sproporzionate, speculazioni avventate, crediti 

concessi o utilizzati con leggerezza, svendita di valori patrimoniali, grave negli-

genza nell’esercizio della sua professione o nell’amministrazione dei suoi beni, 

cagiona o aggrava il proprio eccessivo indebitamento, cagiona la propria insol-

venza o aggrava la sua situazione conoscendo la propria insolvenza, è punito, 

se viene dichiarato il suo fallimento o se viene rilasciato contro di lui un attestato 

di carenza di beni, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena 

pecuniaria. 

L'autore della cattiva gestione può essere unicamente il debitore. Se il debitore 

è una persona giuridica, il reato è imputato alla persona fisica che agisce in 

qualità di organo o membro di un organo della stessa. L'art. 165 CP menziona 

quale atto di cattiva gestione segnatamente le spese sproporzionate, le specu-

lazioni avventate e crediti concessi o utilizzati con leggerezza. Secondo la giu-

risprudenza, le spese possono risultare sproporzionate alla luce delle risorse 

del debitore o della scarsa giustificazione commerciale (v. sentenze del Tribu-

nale federale 6B_949/2014 del 6 marzo 2017 consid. 4; 6B_765/2011 del 

24 maggio 2012 consid. 2.1.1). Sussiste invece grave negligenza nell'esercizio 

della professione in caso di inosservanza delle disposizioni legali relative alla 

gestione dell'impresa, in particolare in caso di violazione dei doveri incombenti 

- 15 - 

 

 

al consiglio di amministrazione di una società anonima (v. sentenze del Tribu-

nale federale 6B_949/2014 del 6 marzo 2017 consid. 4; 6B_492/2009 del 

18 gennaio 2010 consid. 2.2, 6S.1/2006 del 21 marzo 2006 consid. 8.1). Se-

condo l'art. 716a cpv. 1 CO, tra le attribuzioni inalienabili del consiglio di ammi-

nistrazione figurano, oltre alla nomina e alla revoca delle persone incaricate 

della gestione (n. 4), l'alta vigilanza sulle stesse, in particolare per quanto con-

cerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni 

(n. 5). Se l'art. 716a cpv. 1 n. 5 CO non fonda un obbligo generale dei membri 

del consiglio di amministrazione di controllare costantemente la legalità delle 

attività della società, impone loro di intervenire ove abbiano conoscenza della 

commissione di atti illeciti (v. sentenza del Tribunale federale 6P.164/2006 del 

29 dicembre 2006 consid. 11.2). Giusta l'art. 717 cpv. 1 CO, gli amministratori 

sono tenuti ad adempiere i loro compiti con ogni diligenza e a salvaguardare 

secondo buona fede gli interessi della società. Questo dovere di fedeltà obbliga 

i membri del consiglio di amministrazione a improntare il loro comportamento 

all'interesse della società e a relegare, se del caso, in secondo piano i loro propri 

interessi. In presenza di un conflitto di interessi, l'amministratore interessato 

deve prendere i provvedimenti adeguati affinché gli interessi della società siano 

presi in debita considerazione (v. DTF 130 III 213 consid. 2.2.2; sentenza del 

Tribunale federale 6P.168/2006 del 29 dicembre 2006 consid. 9.3.1). Perché 

sia penalmente rilevante la cattiva gestione deve cagionare o aggravare un ec-

cessivo indebitamento. La nozione di eccessivo indebitamento corrisponde alla 

situazione descritta dall'art. 725 cpv. 2 CO e sussiste laddove i debiti sociali non 

sono più coperti né stimando i beni secondo il valore d'esercizio, né stimandoli 

secondo il valore di alienazione, in altre parole laddove i passivi eccedono gli 

attivi. Non è necessario che gli atti o le omissioni rimproverate al debitore siano 

la causa unica o diretta dell'eccessivo indebitamento. È infatti sufficiente che 

abbiano contribuito alla sua apparizione o al suo aggravamento e che siano 

idonei, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della 

vita, a cagionare o favorire un simile risultato (v. sentenze del Tribunale federale 

6B_949/2014 del 6 marzo 2017 consid. 4; 6B_765/2011 del 24 maggio 2012 

consid. 2.2.1). 

4.2.3 Nella fattispecie, occorre innanzitutto rilevare che alla luce delle considerazioni 

giurisprudenziali sovraesposte (supra consid. 4.1), la condizione obiettiva di pu-

nibilità dell’art. 165 CP, riguardante l’esistenza di una dichiarazione di fallimento 

e/o del rilascio di un attestato di carenza di beni (cfr. DTF 144 IV 52 consid. 7.3; 

sentenza del Tribunale federale 6B_1269/2017 del 16 gennaio 2019 consid. 

3.1) non è di rilievo ai fini dell’esame della doppia punibilità (v. più specificata-

mente DTF 116 Ib 89 consid. 3c/bb; 109 Ib 326 consid. 3c). Ne consegue che, 

già a questo stadio, le relative censure delle ricorrenti (v. act. 1, pag. 14) non 

meritano ulteriore disamina. 

- 16 - 

 

 

4.2.4 Ribadito che non tocca al giudice dell’assistenza acclarare i fatti descritti in ro-

gatoria, né tantomeno statuire sulle accuse formulate dall’autorità rogante nei 

confronti degli indagati, va anzitutto preso atto che E. era membro del consiglio 

di amministrazione della banca I. mentre H. vi lavorava nel dipartimento crediti 

all’epoca in cui venne accordato il prestito a A. SA (v. atto 1, incarto MP-TI; cfr. 

supra Fatti A e consid. 3.2). Essi avevano quindi una posizione di gestori del 

patrimonio della banca I. ai sensi dell’art. 158 CP. Risulta poi dalla domanda 

d’assistenza che i due, e in modo particolare E., abbiano avuto un ruolo decisivo 

nella concessione di un finanziamento – senza garanzie – alla A. SA, condotta 

che potrebbe effettivamente costituire una violazione dei propri doveri ex art. 

158 n. 1 CP, a maggior ragione in considerazione degli intrecci economici e 

giuridici esistenti fra E. stesso, la C. AG e la A. SA. In questa situazione di con-

flitto di interessi vi è il sospetto che E. abbia anteposto i propri interessi personali 

a discapito di quelli della banca cagionando un evidente danno al patrimonio di 

quest’ultima, visto che il mutuo di 3 milioni di franchi inspiegabilmente concesso 

senza garanzia risulta riversato agli azionisti di A. SA in maniera palesemente 

contraria alla sua destinazione originale e rendendo ben difficile se non impos-

sibile una sua restituzione. Di fronte ad un simile quadro indiziario non è certo 

possibile liquidare la vertenza come una mera causa civile come sostenuto dalle 

ricorrenti. Prima facie il reato di amministrazione infedele ex art. 158 CP entra 

quindi pacificamente in considerazione e non è quindi necessario esaminare 

l’ipotesi della cattiva gestione ex art. 165 CP.  

4.2.5 Considerazioni analoghe possono essere fatte anche per rapporto alla A. SA. 

F. era infatti l’amministratore unico di quest’ultima nel momento in cui la società 

ha versato a terzi la somma di fr. 11 Mio ricevuti in pagamento dalla J. AG per 

l’acquisto del terreno a Z. (v. supra Fatti A e consid. 3.2). Il fatto di trasferire la 

somma di fr. 11 Mio dal patrimonio di una persona giuridica a quello di persone 

fisiche, verosimilmente azioniste della stessa, senza ragioni di natura econo-

mico-aziendale, integra già di per sé il reato di amministrazione infedele visto 

che il patrimonio della società è patrimonio altrui rispetto a quello degli azionisti 

(v. DTF 141 IV 104 consid. 3.2). La ricorrente resta inoltre debitrice della banca 

I. per il mutuo ricevuto e l’unico conto di cui parrebbe essere stata titolare risulta 

chiuso. Vi è dunque il fondato sospetto, che dovrà essere comunque approfon-

dito dall’autorità rogante, che non abbia più attivi sufficienti per onorare il proprio 

debito, per cui nel suo caso è ipotizzabile anche una cattiva gestione ex art. 165 

CP. Il requisito della doppia punibilità è dunque adempiuto anche sotto quest’ul-

timo profilo. 

4.3 Con mente ai dubbi sollevati dalle ricorrenti riguardanti le clausole d’utilizzo dei 

fondi prestati alla società A. SA e la loro supposta provenienza dal fondo L. così 

come quelli riguardanti l’assenza di garanzia fornita dalla banca I., essi risultano 

inconferenti in quanto riguardano il merito della causa penale estera e sono 

quindi di competenza esclusiva delle autorità penali estere. Così come sarà di 

- 17 - 

 

 

competenza estera determinare se i comportamenti incriminati costituiscano ef-

fettivamente dei reati penali. Saranno proprio i documenti bancari richiesti a 

permettere al giudice estero di fare luce sui vari aspetti delle fattispecie in 

esame. 

 

4.4 Da quanto sopra discende che vi sono sufficienti elementi per ammettere la 

doppia punibilità sia sotto il profilo dell’art. 158 CP che dell’art. 165 CP. Anche 

tale censura va quindi disattesa e non risulta pertanto necessario chinarsi sulle 

ulteriori argomentazioni delle ricorrenti in merito agli art. 138 CP e 305bis CP. 

 

 

5. In definitiva, la decisione impugnata va confermata e il gravame integralmente 

respinto. 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia, 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e 

le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è 

complessivamente fissata nella fattispecie a fr. 6'000.–, a carico delle ricorrenti 

in solido; essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 6'000.– è messa a carico delle ricorrenti in solido. 

Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 

Bellinzona, il 5 agosto 2021 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Filippo Ferrari e MLaw Nicola Orelli  

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).