# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0b7d31db-66a9-592f-9772-2ccae5a66bf8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-10-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.10.2021 D-1460/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1460-2018_2021-10-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1460/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  o t t o b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Grégory Sauder, Walter Lang,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

con la moglie 

B._______, nata (…), 

ed il figlio 

C._______, nato il (…), 

Siria,   

tutti patrocinati dall'avv. Michael Steiner,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 6 febbraio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-1460/2018 

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Fatti: 

A.  

Gli interessati, cittadini siriani di etnia aramaica e religione cristiana origi-

nari di Aleppo, hanno depositato una domanda d'asilo in Svizzera il 1° di-

cembre del 2015 dopo aver lasciato il loro paese d'origine nel novembre 

dello stesso anno (cfr. verbali d'audizione del 9 dicembre 2015, atto A10 

[relativo a A._______] pag. 4 e 7 e atto A11 [relativo a B._______] pag. 4 

e 6). 

B.  

B.a In corso di procedura A._______ ha addotto di essere stato minacciato 

sia dal governo, sia dai terroristi (cfr. verbale d'audizione del 1° mag-

gio 2017, atto A22, Q41). Segnatamente, i terroristi – forse dell'esercito li-

bero siriano (FSA) – lo avrebbero minacciato telefonicamente al fine di ot-

tenere informazioni sul cugino, il quale possedeva una ditta farmaceutica 

ed era fuggito all'estero lasciando le chiavi della ditta all'interessato 

(cfr. atto A22, Q42, Q48, Q51, Q53). In seguito, il richiedente avrebbe rife-

rito di essere stato invitato dall'esercito regolare siriano a prendere le armi 

per difendere il quartiere in cui egli viveva nell'attacco dell'aprile 2013 da 

parte dei terroristi. L'interessato non avrebbe tuttavia dato seguito alla ri-

chiesta e sarebbe fuggito con la famiglia da dei parenti per una decina di 

giorni (cfr. atto A22, Q66). Da quel momento egli sarebbe stato guardato 

male dai soldati e nel 2015, durante i funerali di un martire, un soldato 

avrebbe sparato nella sua direzione. Per questi motivi e per la situazione 

d'insicurezza causata dalla guerra egli avrebbe deciso di espatriare con la 

moglie ed il figlio (cfr. atto A22, Q64, Q68, Q71). 

B.b La moglie B._______ ha dal canto suo addotto di essere stata impie-

gata quale funzionaria statale presso la (…) di Aleppo e di essere stata 

obbligata a recarsi al lavoro anche in caso di ostilità (cfr. verbale d'audi-

zione dell'8 maggio 2017, atto A26, Q42). Nel 2015 ella sarebbe infine riu-

scita ad ottenere un congedo grazie al quale sarebbe riuscita ad espatriare 

legalmente dalla Siria. Tuttavia, non essendo l'interessata ritornata al suo 

posto di lavoro al termine del congedo sarebbe stata licenziata ed il suo 

dossier sarebbe stato trasmesso agli affari legali per il seguito della proce-

dura nei suoi confronti. Per questo motivo ella sarebbe ora considerata 

un'oppositrice al regime (cfr. atto A26, Q10-Q11, Q21, Q29-Q30, Q55). La 

richiedente ha poi riferito delle minacce subite dal marito quando lavorava 

per la ditta farmaceutica del cugino (atto A26, Q50-Q53) e dell'episodio 

dell'aprile 2013 in cui il consorte sarebbe stato invitato dalle "milizie civili" 

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Shabiha a prendere le armi per difendere il quartiere dall'attacco dei terro-

risti (cfr. atto A26, Q40-Q41, Q49, Q54). Altresì, tali milizie avrebbero per-

quisito il loro appartamento a varie riprese per cercare armi e giovani che 

potessero svolgere il servizio militare (cfr. atto A26, Q57-Q58). Infine, l'in-

teressata ha allegato di essere espatriata a causa della guerra e per ga-

rantire un futuro migliore al figlio (cfr. atto A26, Q48, Q56-Q57).  

C.  

La Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) con decisione del 

6 febbraio 2018, notificata il 7 febbraio 2018 (cfr. atto A30) ha respinto la 

domanda d'asilo degli interessati, pronunciato il loro allontanamento dalla 

Svizzera mettendoli tuttavia al beneficio dell'ammissione provvisoria per 

inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. 

D.  

Con ricorso del 9 marzo 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 12 marzo 2018), gli interessati sono insorti dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione della SEM ed hanno concluso all'annullamento della decisione 

impugnata ed al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla conces-

sione dell'asilo, in via subordinata al solo riconoscimento della qualità di 

rifugiato ed in via ancora più subordinata alla trasmissione degli atti all'i-

stanza inferiore per complemento dell'istruttoria. Infine essi hanno presen-

tato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protestate 

tasse e spese. 

In allegato essi hanno prodotto la decisione del 29 gennaio 2018 di acco-

glimento della prestazione assistenziale con validità dal 1° febbraio 2018 

al 31 dicembre 2018. 

E.  

Con scritto del 21 novembre 2018 gli insorgenti hanno trasmesso l'atte-

stato di partecipazione ad un corso di italiano del 14 settembre 2018 e l'at-

testato di riconoscimento del diploma da parte di (…) del 9 novembre 2018. 

F.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 13 dicembre 2018, ha accolto la 

domanda di assistenza giudiziaria ed ha trasmesso alla SEM un esemplare 

del ricorso e dello scritto del 21 novembre 2018 e concesso la possibilità 

di esprimersi in merito. 

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Pagina 4 

G.  

Il 29 gennaio 2019 l'autorità inferiore ha trasmesso al Tribunale le sue os-

servazioni al riguardo.  

H.  

Con scritto spontaneo del 4 settembre 2020 gli insorgenti hanno trasmesso 

la fotografia di una sentenza del 27 luglio 2017 in lingua straniera riguar-

dante la ricorrente. Il 29 settembre 2020 essi hanno prodotto il medesimo 

documento in forma di copia autenticata.  

I.  

Con decisione incidentale del 5 ottobre 2020 il Tribunale ha impartito agli 

insorgenti un termine per presentare la traduzione in una lingua ufficiale 

svizzera del suddetto documento, per spiegare i motivi per i quali il mezzo 

di prova è stato prodotto soltanto ora e per illustrare la rilevanza del mede-

simo per il gravame. 

J.  

Il 13 ottobre 2020 i ricorrenti hanno ottemperato alla richiesta del Tribunale 

trasmettendo la traduzione in lingua tedesca della sentenza del tribunale 

penale di prima istanza di Aleppo del 27 luglio 2017 e della decisione 

n. 4607 del direttore generale della (…) di Aleppo, già agli atti della SEM 

(atto A23, mezzo di prova n. 11) e le buste d'invio DHL. Essi hanno quindi 

fornito alcune informazioni sulle modalità di ottenimento della sentenza.  

K.  

Con ordinanza del 16 ottobre 2020 il Tribunale ha trasmesso all'autorità in-

feriore gli scritti – in copia – degli insorgenti del 4 settembre 2020 e del 

13 ottobre 2020 e dei rispettivi allegati; una copia dello scritto del 29 set-

tembre 2020 e la copia autenticata della sentenza (in originale), nonché 

copia dei dettagli dell'invio DHL. La SEM è stata invitata a presentare delle 

osservazioni in merito.  

L.  

Il 30 ottobre 2020 l'autorità inferiore ha presentato le proprie osservazioni 

in merito al summenzionato mezzo di prova. 

M.  

I ricorrenti hanno replicato con scritto del 23 novembre 2020 ed hanno al-

legato un link internet in merito a un servizio televisivo nel quale essi sa-

rebbero stati intervistati. 

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N.  

Il 15 dicembre 2020 l'autorità inferiore ha nuovamente preso posizione. 

O.  

Il 12 gennaio 2021 gli insorgenti hanno fatto pervenire delle ulteriori osser-

vazioni al Tribunale. Allo scritto essi hanno allegato una lettera esplicativa 

del ricorrente medesimo in lingua inglese in merito alle modalità di otteni-

mento dei documenti, una dichiarazione del 17 dicembre 2020 del capo 

dell'ufficio amministrativo di Aleppo per l'esecuzione delle sentenze penali 

con traduzione in tedesco. Tale dichiarazione è stata poi trasmessa in ori-

ginale al Tribunale, unitamente alla busta d'invio DHL dalla Siria con scritto 

del 25 gennaio 2021. 

P.  

Il 13 gennaio 2021, i ricorrenti hanno prodotto la copia della traduzione cor-

retta della sentenza del 27 luglio 2017 e la fotografia dell'art. 364bis del 

codice penale siriano. Il 19 gennaio 2021 essi hanno fornito la traduzione 

in originale.   

Q.  

Con scritto del 2 febbraio 2021 la SEM non ha presentato ulteriori osser-

vazioni. 

R.  

Con scritto spontaneo dell'11 febbraio 2021 gli insorgenti si sono nuova-

mente rivolti al Tribunale allegando una lettera del ricorrente medesimo in 

lingua inglese.  

S.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

In data 1° marzo 2019 è entrata in vigore la revisione parziale della LAsi 

(RU 2016 3101). In applicazione delle disposizioni transitorie, la presente 

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procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA.  

2.  

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

4.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento con decisione del 6 febbraio 2018 e non avendo essi 

censurato la pronuncia dell'allontanamento, oggetto del litigio in questa 

sede risulta essere esclusivamente il riconoscimento dello statuto di rifu-

giato e la concessione dell'asilo. 

5.  

5.1 Nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto non rilevanti i motivi d'a-

silo fatti valere dai richiedenti. In particolare, per quanto concerne 

A._______, l'autorità inferiore ha ritenuto interrotto il legame materiale e 

temporale tra le minacce subite nel 2012 e l'espatrio avvenuto a novembre 

2015. Invero, una volta consegnate alla segretaria le chiavi della ditta del 

cugino presso la quale egli era impiegato, non sarebbe più stato minacciato 

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dai terroristi. Per quanto riguarda invece gli avvenimenti dell'aprile 2013 – 

segnatamente l'attacco al quartiere di residenza dell'interessato e della fa-

miglia da parte dei terroristi – sarebbe da ascrivere alla situazione di guerra 

presente in Siria. Altresì, se le autorità avessero voluto agire nei confronti 

dell'insorgente poiché non avrebbe prestato aiuto all'esercito siriano nell'at-

tacco, non si sarebbero limitate ad osservarlo per più di due anni e atten-

dere fino al mese di giugno 2015 per sparare nella sua direzione durante il 

funerale di un martire. Invero, davanti a casa dell'interessato vi era un 

punto di controllo dell'esercito. Inoltre, dopo questo episodio, all'interessato 

non sarebbe accaduto più nulla ed egli avrebbe potuto espatriare legal-

mente a novembre dello stesso anno. Infine, le dimissioni inoltrate nel 1997 

dal richiedente dalla sua funzione all'ospedale psichiatrico di Aleppo, non 

configurerebbero una misura di persecuzione esercitata nei suoi confronti 

dalle autorità siriane per un motivo dell'art. 3 LAsi, oltretutto il legame di 

causalità temporale tra l'avvenimento e l'espatrio sarebbe interrotto.  

Per quel che attiene invece i motivi d'asilo di B._______, l'autorità inferiore 

ha ritenuto che le perquisizioni subite tra il 2013 e il 2014 dai "miliziani civili" 

Shabiha così come il fatto che ella nonostante le offensive avrebbe dovuto 

lo stesso recarsi al lavoro non sarebbero determinanti in materia d'asilo 

poiché sarebbero una conseguenza della guerra. In seguito, la SEM non 

ha ritenuto rilevante il fatto che la richiedente non abbia fatto ritorno al suo 

posto di lavoro dopo il congedo ricevuto e sia stata di conseguenza licen-

ziata ed ilo suo fascicolo sia stato trasmesso agli affari legali per il seguito 

della procedura nei suoi confronti. Invero, in principio, dopo tre mesi di as-

senza, lo Stato siriano aprirebbe una procedura penale nei confronti 

dell'impiegato che ha lasciato il suo posto di lavoro senza autorizzazione. 

La pena sarebbe compresa tra una pena pecuniaria ed una pena privativa 

di libertà. Nella pratica, gli impiegati verrebbero tuttavia sanzionati con delle 

pene pecuniarie. Nel caso in cui sono constatati altri atti reprensibili, il cu-

mulo delle mancanze potrebbe condurre ad una pena privativa di libertà. 

Ciò non sarebbe tuttavia il caso nella fattispecie. Di conseguenza le misure 

adottate dalle autorità siriane in caso di assenza dal posto di lavoro non 

potrebbero essere ritenute una persecuzione statale, ma costituirebbero 

invece delle misure legittime.  

Infine, la SEM ha ritenuto non adeguati i mezzi di prova depositati dagli 

interessati. 

Le stesse considerazioni sono state ritenute valide anche per il figlio mino-

renne incluso nella procedura d'asilo.  

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5.2 In sede ricorsuale gli insorgenti censurano anzitutto delle violazioni del 

diritto di essere sentito, dell'obbligo di stabilire i fatti giuridicamente rilevanti 

in maniera corretta e completa e delle disposizioni legali. Segnatamente, 

l'autorità inferiore avrebbe violato il loro diritto di essere sentiti poiché non 

avrebbe né menzionato né apprezzato giuridicamente diversi elementi da 

loro allegati come la presenza di parenti in Svizzera, la loro religione ed 

etnia, il fatto che il figlio non potesse uscire di casa per il pericolo all'inte-

grità fisica ed alla sua vita. Per quanto riguarda la situazione specifica della 

ricorrente, la SEM non avrebbe tenuto conto in maniera corretta del fatto 

che ella non avrebbe potuto lasciare il territorio siriano senza autorizza-

zione di sicurezza e l'autorizzazione ricevuta sarebbe stata rilasciata per la 

Turchia ed il Libano e non per l'Europa. Di conseguenza, il suo comporta-

mento verrebbe considerato dalle autorità siriane come opposizione al re-

gime e nei suoi confronti sarebbe stato aperto un procedimento penale.  

Per ciò che riguarda invece il ricorrente, la SEM non avrebbe menzionato 

che a giugno 2015 un soldato avrebbe intenzionalmente sparato un colpo 

nei suoi confronti e che egli sarebbe stato minacciato sia dai terroristi sia 

dal governo.  

Infine, i mezzi di prova non sarebbero stati praticamente apprezzati e la 

loro traduzione sarebbe incompleta. A dire degli insorgenti non sarebbe in-

fatti chiaro come sarebbe avvenuta la traduzione nel corso dell'audizione. 

Segnatamente farebbe difetto la firma del traduttore.  

La violazione del diritto di essere sentiti degli insorgenti costituirebbe al 

contempo una violazione dell'obbligo di stabilire in maniera completa e cor-

retta i fatti giuridicamente rilevanti. Per quanto riguarda tuttavia quest'ul-

tima censura in particolare i ricorrenti rilevano che la SEM avrebbe dovuto 

effettuare ulteriori misure istruttorie e segnatamente svolgere un'ulteriore 

audizione. Altresì, l'insorgente nel corso della prima audizione non sarebbe 

stata interrogata sui motivi d'asilo, mentre l'audizione sui motivi sarebbe 

stata per entrambi effettuata soltanto un anno e mezzo dopo la domanda 

d'asilo. Infine, essi ribadiscono nuovamente l'avvenuta traduzione soltanto 

parziale dei mezzi di prova e richiedono, se la decisione non dovesse ve-

nire annullata, un termine suppletorio per produrre le traduzioni.  

Qualora la decisione non dovesse venire annullata, per quanto riguarda 

l'asserita violazione delle disposizioni legali, segnatamente dell'art. 3 LAsi 

e dell'art. 9 Cost., i ricorrenti ritengono che i mezzi di prova forniti si riferi-

rebbero concretamente ai motivi d'asilo esposti e sarebbero dunque ine-

renti alla rilevanza. Essi ritengono in seguito che le persecuzioni al loro 

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domicilio da parte dei miliziani Shabiha costituirebbero una persecuzione 

mirata nei loro confronti e non sarebbero da ascrivere al contesto generale 

di guerra. La SEM non avrebbe inoltre tenuto conto del fatto che le autorità 

e gli Shabiha avrebbero reagito più duramente nei confronti degli insorgenti 

– a causa della loro etnia e religione – che nei confronti di arabi musulmani. 

Ad Aleppo infatti, la soglia per poter ritenere una persecuzione dei cristiani 

dovrebbe essere fissata molto più in basso rispetto ad altre regioni. Di con-

seguenza, essi adempirebbero le condizioni per essere riconosciuti quali 

rifugiati a causa di questo "malus religioso".  

In seguito, le minacce telefoniche ricevute dall'insorgente sarebbero state 

di un'intensità tale da aver portato l'interessato a non uscire più di casa. Le 

minacce sarebbero state attuali ed intense anche al momento dell'espatrio. 

In seguito, essi ritengono che l'attacco dell'aprile 2013 da parte dei terroristi 

sarebbe stato mirato poiché sarebbe risaputo che in quel quartiere vive-

vano molti cristiani. Lo stesso varrebbe per il tentativo di reclutamento for-

zato, risulterebbe infatti chiaro che il rifiuto di prendere le armi da parte del 

ricorrente e le conseguenti persecuzioni sarebbero rilevanti in materia d'a-

silo. Il ricorrente sarebbe infatti sospettato di essere un oppositore e nel 

2015 gli avrebbero sparato. A ciò sarebbe altresì necessario tenere conto 

degli avvenimenti del 1997, quando egli si sarebbe rifiutato di falsificare 

delle fatture ed avrebbe lasciato il suo impiego dopo un solo giorno presso 

l'ospedale psichiatrico di Aleppo. Andrebbe dunque ritenuto il profilo di op-

positore del ricorrente nel suo insieme.  

Per quanto concerne invece la ricorrente, andrebbe ritenuto il fatto che un 

procedimento penale sarebbe stato aperto nei suoi confronti non avendo 

fatto ritorno al suo posto di lavoro al termine del congedo ricevuto. In par-

ticolare, ella rischierebbe di venire condannata ad una pena privativa di 

libertà e di essere considerata un'oppositrice al regime. La pena non sa-

rebbe poi da considerarsi legittima dal momento che servirebbe a far pres-

sione su persone critiche al regime in particolare in caso di espatrio. 

Quand'anche la pena dovesse essere considerata legittima, andrebbe im-

perativamente tenuto conto del malus religioso e politico, anche conside-

rato il profilo del marito. Di conseguenza, ella rischierebbe una persecu-

zione rilevante in materia d'asilo.  

5.3 Negli scambi scritti susseguenti al ricorso, l'autorità inferiore rileva a più 

riprese che non vi sarebbero motivi atti a modificare la sua posizione. Per 

ciò che concerne in particolare la sentenza del 27 luglio 2017, l'autorità ri-

tiene più che sorprendente il fatto che i ricorrenti non siano stati in misura 

di produrre l'originale della sentenza e abbiano atteso più di tre anni prima 

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di depositare una fotocopia autenticata. Altresì si sarebbe già saputo che 

una procedura giudiziaria era stata aperta nei confronti dell'insorgente. 

Inoltre, la fotografia e la copia autenticata della sentenza presenterebbero 

delle divergenze. A questo proposito sarebbe poi conosciuto l'ampio feno-

meno di corruzione e contraffazione di documenti siriani. Infine, la giuri-

sprudenza avrebbe stabilito che, in pratica, per il mancato rispetto del ter-

mine di ritorno al lavoro verrebbero regolarmente concesse delle amnistie 

annuali e invece della pena detentiva verrebbe inflitta una multa. Nel caso 

in disamina, la ricorrente non ricopriva poi una posizione di leader all'in-

terno di un istituto statale e non potrebbe dunque essere considerata come 

un'oppositrice al regime (cfr. osservazioni della SEM del 30 ottobre 2020). 

Con osservazioni seguenti l'autorità inferiore rileva che secondo la sen-

tenza siriana del 27 luglio 2017 la ricorrente sarebbe stata condannata ai 

sensi dell'art. 364 del Codice penale siriano a una pena di detenzione di 

tre anni nonché a una multa. Tuttavia tale disposizione prevedrebbe una 

pena massima di un anno di detenzione (cfr. osservazioni della SEM del 

15 dicembre 2020).  

5.4 Gli insorgenti d'altro canto nelle varie prese di posizione contestano le 

suesposte argomentazioni della SEM. Anzitutto, essi ritengono che l'auto-

rità inferiore avrebbe considerato in maniera arbitraria che la sentenza del 

tribunale penale di Aleppo fosse contraffatta. Per quanto riguarda la tardi-

vità nella produzione del mezzo di prova essi avrebbero spiegato in ma-

niera dettagliata che il documento era in banca classificato ed era difficile 

averne accesso, la ricorrente avrebbe infatti a più riprese contattato la sua 

ex collega per ottenere informazioni. Altresì la situazione ad Aleppo non 

avrebbe permesso la sua produzione prima. Sarebbe poi peraltro normale 

che la copia autenticata presenterebbe delle differenze rispetto alla foto-

grafia del documento, la certificazione sarebbe infatti presente sul docu-

mento e lo stesso sarebbe dunque originale. Contrariamente a quanto rile-

vato dalla SEM poi, la ricorrente non rischierebbe soltanto una pena pecu-

niaria, ma bensì ella sarebbe stata condannata a tre anni di detenzione e 

la condanna sarebbe definitiva, segnatamente, un'amnistia non sarebbe 

possibile. Sarebbe inoltre assurdo ritenere che la ricorrente non sarebbe 

vista come oppositrice al regime. I ricorrenti rilevano in seguito che l'auto-

rità inferiore avrebbe dovuto produrre il documento interno sulla quale si 

sarebbe basata per la sua presa di posizione, così come il link internet 

segnalato, il quale non funzionerebbe. Dal servizio televisivo in cui essi 

sarebbero stati intervistati emergerebbe poi la loro eccellente integrazione 

in Svizzera. 

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Negli scritti successivi, gli insorgenti reiterano la richiesta di annullare la 

decisione impugnata e la necessità di effettuare una nuova audizione, al 

fine di fare chiarezza sui documenti prodotti. Essi hanno pure allegato una 

lettera redatta dall'insorgente medesimo per spiegare in maniera detta-

gliata come avrebbe ottenuto i documenti. Essi rilevano inoltre che il nome 

della ricorrente sarebbe registrato nella banca dati siriana così come nei 

posti di frontiera. In seguito, gli insorgenti ritengono che la SEM avrebbe 

omesso di effettuare dei chiarimenti concreti inerenti all'autenticità del do-

cumento nonostante il numeroso materiale comparativo a disposizione. Le 

asserzioni in merito al contenuto sarebbero da considerare arbitrarie, in-

vero l'autorità inferiore per fare le proprie considerazioni si sarebbe erro-

neamente basata sull'art. 364 del codice penale siriano, mentre la sen-

tenza di condanna farebbe riferimento all'art. 364bis. 

6.  

I ricorrenti censurano in primo luogo una violazione del loro diritto di essere 

sentiti nella forma di una carente motivazione del provvedimento impu-

gnato. In particolare la SEM non avrebbe né menzionato né tenuto conto 

della loro etnia, della loro religione e del fatto che in Svizzera ci fossero dei 

loro parenti. Inoltre, i mezzi di prova forniti in prima sede sarebbero stati 

tradotti in maniera incompleta.   

6.1 Considerato come uno degli aspetti della nozione generale di processo 

equo ai sensi dell'art. 29 Cost. e ancorato, per quanto concerne la proce-

dura amministrativa federale, all'art. 29 PA e segg., il diritto di essere sen-

tito, non ha come solo obiettivo di stabilire correttamente i fatti ed assicu-

rare in tal senso la qualità della decisione, bensì pure il diritto, indissociabile 

dalla personalità e dalla dignità umana, di garantire ad un individuo la par-

tecipazione alla presa di decisione che lo concerne (cfr. DTAF 2011/22 

consid. 5 con referenze citate). Tale garanzia comprende in particolare il 

diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su 

punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare alla stessa e di po-

tersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire 

sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; 

DTAF 2013/23 consid. 6.1.1).  

6.2 L'obbligo per l'autorità di motivare la sua decisione è corollario fonda-

mentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA). 

Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all'autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 

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Pagina 12 

2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). 

Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito 

ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle 

sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). 

Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, almeno bre-

vemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da consen-

tire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in piena cono-

scenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 con-

sid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale federale 

2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

6.3 Ebbene, nella presente fattispecie mal si comprende quali siano gli 

aspetti essenziali che l'autorità inferiore avrebbe tralasciato. In primo luogo, 

si deve constatare che nel provvedimento sindacato la SEM ha rettamente 

evidenziato i motivi alla base della sua valutazione circa l'irrilevanza dei 

motivi d'asilo. Altresì, vi è modo di rilevare che dall'argomentazione del me-

moriale ricorsuale si evince peraltro che gli insorgenti si siano resi conto 

della portata del provvedimento impugnandolo in piena conoscenza di 

causa. D'altro canto, per ciò che riguarda la mancata menzione della reli-

gione dei ricorrenti, nel corso delle audizioni essi non hanno mai fatto va-

lere che i problemi avuti in Siria siano da ascrivere, rispettivamente ricon-

durre, alla loro religione cristiana. Dalle loro allegazioni non risulta deduci-

bile che essi abbiano avuto tali problemi in ragione della loro confessione. 

Ad ogni buon conto, il Tribunale ha già avuto modo di stabilire in una sen-

tenza pubblicata quale sentenza di riferimento che non è riconoscibile una 

persecuzione collettiva dei cristiani ad Aleppo da parte del regime (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale D-5884/2015 del 13 aprile 2017 consid. 6 

e per ulteriori dettagli infra consid. 9.1.2). In seguito, per quanto riguarda la 

mancata menzione della presenza di parenti in Svizzera, mal si comprende 

come tale circostanza sia determinante nella presente procedura non 

avendo i ricorrenti fatto valere nulla a proposito. Inoltre, non può essere 

dato seguito all'argomentazione degli insorgenti secondo cui la SEM non 

avrebbe menzionato il fatto che l'insorgente sarebbe stato minacciato dal 

governo e dai terroristi e che a giugno 2015 un soldato avrebbe sparato 

nella sua direzione. Invero, tutti questi punti sono stati trattati nella deci-

sione impugnata (cfr. decisione SEM del 6 febbraio 2018, pag. 2, pagg. 4 

e 5). Infine, per quanto riguarda invece i mezzi di prova, la censura ricor-

suale appare del tutto generale. Gli insorgenti non hanno infatti specificato 

su quali punti le traduzioni fossero lacunose. Giusta l'art. 8 LAsi, l'autorità 

può esigere dal richiedente asilo che faccia tradurre in una lingua ufficiale 

svizzera i documenti redatti in una lingua straniera. Nonostante la formula-

zione potestativa, quando i mezzi di prova in questione risultano utili per il 

D-1460/2018 

Pagina 13 

giudizio, l'autorità è tenuta a richiedere la traduzione o a tradurre essa 

stessa i documenti in questione in ossequio al principio inquisitorio (cfr. art. 

33a cpv. 4 PA; PATRICA EGLI, in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxi-

skommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 29 ad art. 33a). Ora, in casu risulta che 

le traduzioni dei mezzi di prova sono state effettuate nel corso dell'audi-

zione e dunque con l'ausilio dell'interprete il quale ha firmato il verbale, così 

come l'insorgente (cfr. atto A26, Q4 segg.). La censura risulta pertanto in-

fondata.  

7.  

7.1 Gli insorgenti lamentano in seguito un accertamento inesatto ed incom-

pleto della fattispecie. In particolare, la SEM avrebbe omesso di interrogare 

la ricorrente sui motivi d'asilo nel corso della prima audizione, inoltre l'au-

dizione sui motivi sarebbe stata effettuata solo un anno e mezzo dopo l'au-

dizione sulle generalità. Altresì, l'autorità inferiore non avrebbe né menzio-

nato né capito che il comportamento della richiedente in particolare il fatto 

che ella avrebbe ricevuto un permesso per espatriare, ma soltanto in Li-

bano e Turchia e non per l'Europa ed il fatto che il suo nome sarebbe stato 

comunicato ai posti di frontiera dopo che ella non avrebbe reintegrato la 

sua posizione al termine del congedo.  

7.2  

7.2.1 Nelle procedure d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente deve procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. ANDRÉ MOSER/MI-

CHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesver-

waltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-

3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica 

in ogni caso l'automatica retrocessione degli atti all'autorità inferiore, dal 

momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari 

D-1460/2018 

Pagina 14 

al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

7.2.2 La determinazione dei fatti e l'applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. PATRICK L. KRAUSKOPF/KATRIN EMME-

NEGGER/FABIO BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommen-

tar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per 

la decisione; che l'autorità è convinta siano già stati provati o che si presu-

mono veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di 

indagini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 

29 ad art. 12 PA). Onde circoscrivere l'ampiezza dell'accertamento d'ufficio 

nel corso del procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione 

delle risultanze probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 

2008/24 consid. 7.2). Allorquando l'autorità reputa chiare le circostanze di 

fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria 

convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).  

7.3 Nel caso in disamina, innanzitutto il Tribunale rileva che nel corso 

dell'audizione sulle generalità la SEM non ha l'obbligo di sentire i richiedenti 

sui motivi d'asilo. Invero, il v.art. 26 cpv. 2 LAsi stabilisce che nel corso della 

fase preparatoria l'autorità inferiore può interrogare i richiedenti l'asilo sulla 

loro identità, sull'itinerario del viaggio e sommariamente sui motivi per cui 

hanno lasciato il Paese. Tale disposizione è potestativa. D'altra parte, mal 

si comprende il motivo per il quale la SEM avrebbe violato il principio inqui-

sitorio effettuando l'audizione sui motivi un anno e mezzo dopo l'audizione 

sulle generalità. Parimenti, anche per i motivi che seguiranno, non è riscon-

trabile il motivo per il quale l'autorità inferiore avrebbe dovuto effettuare 

un'ulteriore audizione dei ricorrenti. Essi hanno infatti potuto esprimersi in 

maniera completa e dettagliata nel corso dell'audizione sui motivi d'asilo 

(cfr. atti A22 e A26). Gli insorgenti non hanno peraltro contestato la com-

pletezza delle suddette audizioni, né riferito in quali punti precisi la SEM 

avrebbe dovuto effettuare ulteriori istruzioni. Altresì l'autorità inferiore ha 

ben ritenuto che l'interessata, impiegata statale, non ha fatto ritorno al suo 

posto di lavoro dopo la fine del congedo. Ciò che in realtà i richiedenti con-

testano è l'apprezzamento giuridico della situazione effettuato dall'istanza 

D-1460/2018 

Pagina 15 

inferiore, ciò che non risulta essere una questione formale da trattare pre-

liminarmente.  

7.4 Alla luce di quanto sopra, non risulta che la SEM, con la decisione im-

pugnata, sia venuta meno al suo obbligo di stabilire in maniera corretta e 

completa i fatti giuridicamente rilevanti, per il che la censura va respinta.  

8.  

È ora d'uopo determinare se i motivi d'asilo allegati dagli insorgenti sono 

rilevanti in materia d'asilo.  

8.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

8.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre te-

nere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

8.3 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 

cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-

tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-

denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere 

direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo. 

8.4 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

D-1460/2018 

Pagina 16 

8.5  

8.5.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sog-

gettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segna-

tamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

8.5.2 Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l'esistenza di mi-

nacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve inter-

correre un nesso causale. Quest'ultimo è da considerarsi decaduto, in re-

gola generale, allorquando tra l'ultima persecuzione subita e l'espatrio è 

trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurispru-

denza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando 

la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle perse-

cuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 2009/51 consid. 4.2.5). Il nesso 

di causalità fa parimenti difetto se, al momento dell'espatrio, il fondato ti-

more di essere perseguitato sia originato da cause che non siano ricondu-

cibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss 

des Asylverfahrens, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del 

Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 

9.  

9.1 Per quanto riguarda innanzitutto i motivi d'asilo fatti valere da 

A._______ il Tribunale ritiene quanto segue.  

9.1.1 Per ciò che attiene alle minacce subite da parte dei terroristi durante 

il Ramadan 2012 per essere stato il responsabile della ditta del cugino 

D-1460/2018 

Pagina 17 

mentre questi si trovava in Libano, si rileva che non può essere seguita la 

motivazione dei ricorrenti secondo cui tali minacce sarebbero state attuali 

ed intense anche al momento dell'espatrio. Invero, l'insorgente ha dichia-

rato che una volta consegnate le chiavi alla segretaria, egli non avrebbe 

ricevuto più alcuna minaccia (cfr. atto A22, Q61-Q62). Di conseguenza, è 

pure à giusto titolo che la SEM ha considerato interrotto il legame di cau-

salità materiale e temporale tra le minacce e l'espatrio, avvenuto a novem-

bre 2015.  

9.1.2 In secondo luogo, non può essere seguita la tesi secondo cui da una 

parte l'attacco avvenuto nell'aprile 2013 al quartiere di Aleppo nel quale 

vivevano gli insorgenti fosse indirizzato nei loro confronti poiché i terroristi 

avrebbero saputo che in quel quartiere vivevano molti cristiani. D'altra parte 

gli insorgenti allegano che le autorità siriane e le milizie civili Shabiha 

avrebbero reagito più duramente nei loro confronti che nei confronti degli 

arabi musulmani. Ora, considerato il fatto che il Tribunale tiene conto della 

situazione nel paese d'origine dell'insorgente e degli elementi che si pre-

sentano al momento della sentenza, prendendo quindi in considerazione 

l'evoluzione della situazione avvenuta dopo il deposito della domanda d'a-

silo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6) occorre partire dal presupposto che il 

luogo d’origine dei ricorrenti sia ad oggi saldamente nelle mani del regime 

siriano e dei suoi alleati. Per scrupolo di completezza e considerato il suc-

citato svolgersi degli eventi, quandanche si volesse ugualmente prendere 

in considerazione il periodo di tempo antecedente alla riconquista dell’inte-

gralità della città da parte delle forze governative, non si potrebbe comun-

que concludere che la zona analizzata durante lo svolgersi dei combatti-

menti ad Aleppo sia stata sotto il concreto e durevole controllo di entità 

jihadiste (cfr. D-5884/2015 consid. 6.8). Altresì, il Tribunale ha ritenuto che 

non vi sono elementi per riconoscere una persecuzione collettiva per motivi 

religiosi ad opera del regime siriano. Per il resto, non esercitando attual-

mente le altre fazioni in campo alcun controllo sul luogo di provenienza dei 

ricorrenti, non occorre, nel caso che ci riguarda, esaminare l’esistenza di 

eventuali persecuzioni collettive ad opera di quest’ultime (cfr. D-5884/2014 

consid. 6.9). Per il che, tale motivo d'asilo non risulta essere rilevante nella 

fattispecie.   

9.1.3 In seguito, per quanto riguarda la richiesta dei soldati dell'esercito re-

golare di prendere le armi e di aiutarli a difendere il quartiere nell'attacco 

dell'aprile 2013 (cfr. atto A22, Q64), va rilevato anzitutto che la richiesta 

non era una richiesta ufficiale di entrare a far parte dell'esercito, ma bensì 

soltanto una richiesta di aiuto in un momento specifico. Inoltre, nei confronti 

dell'insorgente – il quale non avrebbe dato seguito alla richiesta – sono 

D-1460/2018 

Pagina 18 

state esercitate delle pressioni che non raggiungono la soglia di intensità 

per poter essere considerate delle persecuzioni ai sensi dell'art. 3 LAsi. A 

dire del ricorrente invero, a seguito del rifiuto egli sarebbe stato guardato 

male dai soldati, tuttavia non avrebbe subito nulla di rilevante (cfr. atto A22, 

Q68). Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, non vi sono infatti 

elementi che permettono di ritenere che l'episodio dello sparo nei suoi con-

fronti al funerale di un martire avvenuto a giungo 2015, sia effettivamente 

legato al suo rifiuto di prendere le armi. Ciò risulta essere una supposizione 

dell'interessato. Altresì, risulterebbe poco comprensibile il motivo per il 

quale le milizie per ben due anni non avrebbero intrapreso nulla nei con-

fronti del ricorrente, pur passando egli ogni giorno davanti al punto di con-

trollo dell'esercito regolare (cfr. atto A22, Q68). D'altra parte comunque, il 

rischio non risulterebbe più attuale dal momento che essendo la città di 

Aleppo nelle mani del regime, non vi è più ragione di dover prendere le 

armi e respingere l'opposizione. 

9.1.4 Altresì, alla luce degli atti di causa, non vi sono elementi per conside-

rare che il ricorrente sia stato identificato dal regime siriano quale opposi-

tore al regime. Il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che sin dallo scop-

pio del conflitto nel marzo 2011, le forze di sicurezza siriane intervengono 

con estrema brutalità nei confronti dei veri o anche solo presunti oppositori 

del governo. Se identificate come tali, le persone che hanno partecipato a 

manifestazioni di critica verso il regime hanno di principio ragione di temere 

trattamenti configuranti una persecuzione determinante ai sensi dell'art. 3 

LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.2.1 e sentenza di riferimento del TAF D-

5779/2013 del 25 febbraio 2015 consid. 5.7.2). In tal senso, perché la rile-

vanza possa essere ritenuta, occorre che il ricorrente renda verosimile non 

solo la semplice partecipazione alle manifestazioni ma anche la sua con-

seguente identificazione da parte delle forze di sicurezza siriane quale op-

positore politico (cfr. tra le tante sentenze del TAF E-5154/2015 del 

5 aprile 2017 consid. 4.5, E-7437/2016 del 16 gennaio 2017 consid. 3.1). 

Si può inoltre partire dal presupposto che in assenza di ulteriori elementi di 

esposizione sociale o di background politico, il semplice fatto di aver preso 

parte ad una o più dimostrazioni pubbliche non permetta di concludere ad 

una verosimile identificazione con conseguente rilevanza in materia d'asilo 

(cfr. sentenza del Tribunale E-7437/2016 consid. 3.1 e E-395/2015 del 

28 settembre 2016 consid. 6.3). Nel caso in disamina, l'insorgente ha di-

chiarato di non aver effettuato alcuna attività politica, non ha riferito di aver 

partecipato a manifestazioni, né sono identificabili altri elementi di esposi-

zione sociale (cfr. atto A22, Q40). Pertanto, contrariamente a quanto rite-

nuto in sede ricorsuale, gli avvenimenti del 1997 – ovvero il fatto che egli 

si sia dimesso dal suo incarico all'ospedale psichiatrico di Aleppo dopo un 

D-1460/2018 

Pagina 19 

solo giorno per essersi rifiutato di falsificare delle fatture – oltre che essere 

ben antecedenti la guerra, non costituiscono un evento sufficiente per rite-

nere che egli sia stato identificato quale oppositore. Invero, tale dimissione 

non ha avuto conseguenze di alcun tipo per l'interessato.   

9.2 Passando ora ai motivi d'asilo di B._______, in particolare per quanto 

concerne il timore di subire persecuzioni a causa dell’abbandono del posto 

di lavoro nel settore pubblico, situazione che potrebbe configurare un mo-

tivo soggettivo insorto dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi, DTAF 2009/28 consid. 

7.1), va innanzitutto constatato che detta casistica può effettivamente es-

sere costitutiva di un’infrazione secondo le normative siriane e dar così 

luogo alla comminazione di una multa o di una pena detentiva (cfr. sen-

tenza del Tribunale D-2265/2017 del 2 luglio 2019 consid. 11.3). Ciò non-

dimeno, la giurisprudenza, già espressasi più volte al soggetto, in assenza 

di una pregressa catalogazione del dipendente quale oppositore o di una 

sua attitudine reprensibile durante il servizio, non riconosce una rilevanza 

in materia d’asilo ad eventuali procedimenti penali avviati per tali motivi né 

tantomeno ai consequenziali sanzionamenti (cfr. tra le tante la sentenza 

del Tribunale D-6615/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 8.5 e relativi riferi-

menti). In specie, la ricorrente non ha alcun background famigliare (cfr. su-

pra consid. 9.1.4 per quanto riguarda il marito) e personale quale antago-

nista del regime. Invero ella, in qualità di dipendente della (…), aveva do-

vuto aderire al partito Baath, ma non aveva svolto mai alcuna azione par-

ticolare (cfr. atto 26, Q47). Non risulta inoltre dagli atti che durante la sua 

attività presso la (…) di Aleppo ella abbia avuto problematiche disciplinari 

di sorta. Pertanto, nemmeno la condanna avanzata dalla richiedente asilo 

(cfr. sentenza del tribunale penale di prima istanza di Aleppo del 27 lu-

glio 2017) risulta motivata da una causa pertinente in materia e come tale 

non è atta a legittimare il riconoscimento dello statuto di rifugiato. La stessa 

potrebbe semmai aver una portata nell’ambito della valutazione circa il ri-

schio di violazione dell’art. 3 CEDU, questione che non si pone in concreto 

vista l’alternatività dei casi di ammissione provvisoria previsti dall’art. 83 

LStrI. 

9.3 Infine, i ricorrenti hanno indicato di essere espatriati a causa della si-

tuazione di insicurezza causata dalla guerra in Siria e delle conseguenze 

indirette da essa derivanti. In particolare, il figlio, C._______, a causa della 

guerra non poteva uscire di casa. D'altra parte, le "milizie civili" Shabiha 

che sostenevano il governo, avrebbero perquisito a più riprese il loro domi-

cilio tra il 2013 ed il 2014 al fine di trovare armi e giovani che erano in grado 

di effettuare il servizio militare (cfr. atto A26, Q48, Q57-Q58). Ora, come 

correttamente ritenuto dall'autorità di prime cure e come d'altronde non 

D-1460/2018 

Pagina 20 

contestato dagli interessati, per costante giurisprudenza i pregiudizi subiti 

dalla popolazione civile vittima delle conseguenze indirette e ordinarie di 

atti di guerra non sono rilevanti ai sensi dell'asilo, in quanto non dettati dalla 

volontà di persecuzione mirata per uno dei motivi previsti all'art. 3 LAsi (cfr. 

DTAF 2008/12 consid. 7; GICRA 1998 n. 17 consid. 4c, bb).  

10.  

In virtù di quanto sopra esposto, l’autorità inferiore ha a giusto titolo omesso 

di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere asilo ai ricorrenti. Il ri-

corso non merita dunque tutela e la decisione impugnata, che non viola il 

diritto federale né è costitutiva di un abuso del potere d’apprezzamento o 

di un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, 

va confermata. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciononostante, avendo il Tribunale, con deci-

sione incidentale del 13 dicembre 2018, accolto l’istanza di assistenza giu-

diziaria giusta l’art. 65 cpv. 1 PA, non sono riscosse le spese processuali. 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbandona-

to in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1460/2018 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: