# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 82af20a6-c518-554b-8ea8-6d311608c227
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 17.03.2016 9.2015.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2015-181_2016-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2015.181

  	
  Lugano

  17 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  	 

	
  Franco
  Lardelli

  	 

	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  	 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Mecca

  
							

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

   

  e
  a

   

  CO
  2 

  patr.
  da: PR 2 

   

  e
  a

   

  PI
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

  

 

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda il collocamento di PI 1 presso il Centro educativo per
  minorenni __________,

  

 

giudicando
sul reclamo del 26 ottobre 2015 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 27 luglio 2015 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

in fatto

                                  A.   PI 1 è nata il 2008
dalla relazione fra CO 2 e RE 1.

                                         La Commissione tutoria
regionale __________ ha iniziato ad occuparsi della minore sin dalla nascita,
in ragione OMISSIS. Già nel novembre 2008 CO 2 e RE 1 sono infatti stati
privati della custodia parentale su PI 1 e, con decisione del 7 maggio 2010, la
minore è stata collocata presso una famiglia affidataria, __________ e __________.

 

                                  B.   Con decisione del 6
aprile 2011 la Commissione tutoria regionale __________ – che ha assunto la
pratica in questione a seguito del trasferimento di domicilio di CO 2 – ha
istituito in favore di PI 1 una curatela educativa ai sensi dell'art. 308 CC.
Al curatore è stato affidato il compito di aiutare e consigliare i genitori, nonché
di stabilire un calendario per i diritti di visita della minore con i genitori
e le altre persone coinvolte. Dopo due avvicendamenti, a partire dal 2 febbraio
2015, con decisione 26 gennaio 2015 dell’Autorità regionale di protezione __________
(in seguito, Autorità di protezione) è stata nominata quale curatrice la
signora AC 1.

 

                                  C.   A seguito della
richiesta urgente formulata dall'Ufficio dell'aiuto e della protezione (UAP) di
__________ con istanza 24/26 settembre 2014, con decisione supercautelare
del 26 settembre 2014 il presidente supplente dell’Autorità di protezione ha disposto
con effetto dal 27 settembre 2014 la revoca del collocamento di PI 1 presso la
famiglia affidataria di __________ e __________ e il suo collocamento presso la
nuova famiglia affidataria di __________ e __________.

 

                                  D.   Con
comunicazione congiunta del 23 ottobre 2014, consegnata il 7 novembre seguente
all’Autorità di protezione __________, ora Autorità di protezione __________
(in seguito Autorità di protezione), nel frattempo subentrata alla Commissione
tutoria, CO 2 e RE 1 hanno dichiarato di voler esercitare in comune l’autorità
parentale sulla figlia.

 

                                  E.   Con decisione del 14
novembre 2014 l'Autorità di protezione ha confermato, in via cautelare, la
revoca del collocamento di PI 1 presso la famiglia affidataria __________ e il
collocamento presso la nuova famiglia affidataria __________. Ha inoltre
conferito al Servizio medico psicologico (SMP) di __________ il mandato di
effettuare una valutazione psicodiagnostica approfondita di PI 1 e ha respinto
le richieste delle parti tese ad ottenere la sospensione della frequenza di PI
1 dalla Scuola dell’Infanzia di __________ e il ripristino della frequenza
della Scuola dell’Infanzia di __________.

                                         L’Autorità di protezione
ha poi respinto la richiesta di RE 1 concernente il ripristino delle relazioni
personali con PI 1 (in quanto non erano mai state sospese) e ha sospeso
un’analoga richiesta da parte di AC 2 e __________ (rispettivamente, zia e
nonna paterna di PI 1).

 

                                  F.   Con reclamo del 27
novembre 2014 (inc. 9.2014.200) __________ e __________ sono insorti a questa
Camera contro suddetta decisione, chiedendo il ricollocamento di PI 1 presso di
loro.

                                         Con gravame separato, di
pari data (inc. 9.2014.201), anche RE 1 e AC 2 si sono aggravati alla Camera di
protezione avverso tale decisione, postulandone l’annullamento e il rinvio
degli atti all’Autorità di protezione, affinché venisse completata
l’istruttoria, deciso il ricollocamento di PI 1 presso la famiglia affidataria __________
(in alternativa, presso la zia AC 2) e disciplinate le relazioni personali con
la zia e la nonna paterna. Tali reclami sono stati respinti da questa Camera con
sentenza del 27 marzo 2015, confermata poi dal Tribunale federale che ha
giudicato irricevibile il reclamo interposto da RE 1 e AC 2 (STF dell’8 maggio
2015, inc. 5A_362/2015).

 

                                  G.   Con decisione
presidenziale del 3 dicembre 2014, questa Camera ha designato l’avv. RA 1 quale
curatrice di rappresentanza di PI 1 nelle procedure pendenti; anche l’Autorità
di protezione, con risoluzione n. 89/2014 del 5 dicembre 2014, ha proceduto in tal senso.

 

                                  H.   A seguito dei
problemi insorti nell’ambito del collocamento di PI 1 presso la famiglia
affidataria __________, con decisione del 19 dicembre 2014 l’Autorità di protezione
ha, in via cautelare, revocato tale affido e collocato PI 1 presso il Centro
educativo per minorenni (CEM) __________. L’Autorità di protezione ha affidato
all’UAP il compito di organizzare il trasferimento di PI 1 garantendo le necessarie
misure di accompagnamento della minore. Quale misura opportuna, ha inoltre
confermato l’avvio dell’inserimento di PI 1 in internato settimanale presso il
Centro Psico-educativo (CPE) di __________ per una presa a carico terapeutica intensiva.
In seguito, quale ulteriore misura opportuna, ha limitato l’autorità parentale
dei genitori di PI 1 (CO 2 e RE 1) in relazione all’eventuale interruzione (o
diversa estensione) della presa a carico di PI 1 presso il CPE come pure in relazione
all’eventuale avvio di una terapia farmacologica per PI 1. L’Autorità di protezione
ha in seguito dato ordine alla curatrice di adoperarsi affinché venissero
riprese le relazioni personali con il padre di PI 1, vietando ogni contatto tra
PI 1 e la famiglia __________ e definendo i diritti di visita con la zia AC 2.

 

                                         I signori RE 1 e AC 2 sono
insorti contro quest’ultima decisione con reclamo 2 febbraio 2015. Essi non
hanno contestato né la revoca dell’affido presso la famiglia __________ né il
collocamento presso il CEM __________ con l’inserimento in internato settimanale
presso il Centro Psico-educativo, né i compiti affidati all’UAP, bensì hanno
censurato la limitazione della loro autorità parentale.

 

                                         Il predetto reclamo è
stato parzialmente accolto mediante sentenza 9 luglio 2015 della scrivente
Camera, che ha modificato la decisione impugnata nel senso che non veniva
ordinata nessuna terapia farmacologica in favore della minore, siccome ritenuta
prematura da parte di tutte le persone coinvolte nella relativa procedura.

 

                                   I.    In occasione
dell’incontro presso l’Autorità di protezione tenutosi il 2 giugno 2015, i
genitori sono stati informati sull’andamento del collocamento presso il CEM __________
e il Centro Psico-educativo. Sia il padre che la madre si sono dichiarati
d’accordo con l’interruzione della presa a carico notturna presso il Centro
Psico-educativo. Il padre ha inoltre chiesto di sottoporre PI 1 ad un’ulteriore
perizia al fine di chiarire il suo stato psichico in relazione ai vissuti
contestati durante l’affido presso la prima famiglia affidataria. L’Autorità di
protezione ha infine informato i partecipanti di essere intenzionata a confermare
il collocamento di PI 1 presso il CEM __________ assegnando ai genitori un
termine per esprimersi al riguardo.

 

                                   L.   Con scritto 26/30
giugno 2015 la madre ha comunicato il suo preavviso favorevole alla conferma
del collocamento di PI 1 presso il CEM __________, chiedendo che la medesima
fosse però limitata nel tempo ossia condizionata ad un riesame a scadenze regolari.

                                         Il padre, con
scritto 30 giugno 2015, ha invece espresso preavviso negativo a tale conferma,
ritenendola prematura in quanto era, a suo dire, necessario approfondire lo
stato di PI 1 con una nuova perizia psico-diagnostica in relazione al presunto
trauma vissuto presso la famiglia affidataria __________, come pure valutare
l’eventualità di un affido di PI 1 presso la zia paterna AC 2.

 

                                   M.  In data 4 agosto 2015
l’Autorità di protezione ha intimato alle parti per osservazioni il rapporto di
valutazione pedopsichiatrica del 30 giugno 2015 e il rapporto del Centro
Psico-educativo del 21 luglio 2015. Con osservazioni 20 agosto 2015 il padre ha
ribadito la sua richiesta di sottoporre PI 1 ad una valutazione
psico-diagnostica presso il Centro __________, ciò nell’ambito della sua presa
a carico individuale.

 

                                   N.  Con decisione 27
luglio/22 settembre 2015 l’Autorità di protezione ha: respinto la richiesta del
padre di far esperire una perizia su PI 1 (dispositivo 1); confermato il
collocamento presso il CEM __________ (dispositivo 2); confermato l’Ufficio
dell’aiuto e della protezione, Settore famiglie e minorenni, quale coordinatore
del progetto (dispositivo 3); accolto la domanda di gratuito patrocinio del
signor RE 1 (dispositivo 4).

 

                                   O.  Contro quest’ultima
decisione si è aggravato il signor RE 1 con reclamo del 26 ottobre 2015,
chiedendo l’annullamento dei primi tre dispositivi con la completazione
dell’istruttoria da parte dell’Autorità di protezione, domandando nuovamente una
perizia psichiatrica a favore di PI 1.

 

                                   P.  Con osservazioni 13
novembre 2015 la curatrice educativa di PI 1, signora AC 1 ha comunicato di
condividere la posizione dell’Autorità di protezione secondo cui il
collocamento presso il CEM __________ sarebbe l’unico collocamento conveniente
per PI 1.

 

                                   Q.  Con osservazioni 13
novembre 2015 l’Autorità di protezione si è riconfermata nella decisione
impugnata, aggiungendo che la richiesta di perizia del padre esulerebbe dalla
procedura di collocamento presso il CEM __________, poiché andrebbe unicamente
ad accertare eventuali traumi subiti da PI 1 a seguito dell’interruzione
dell’affidamento presso la prima famiglia affidataria. Inoltre, l’Autorità di
protezione ha confermato al padre l’esercizio dell’autorità parentale
(congiuntamente alla madre) su PI 1 e quindi la competenza di ricorrere ad uno
specialista per una presa a carico individuale della minore, così come la
scelta dello specialista. Ha pure rilevato che queste ultime questioni
esulerebbero dalla procedura in oggetto. L’affido di PI 1 alla zia paterna, a
mente dell’Autorità di protezione, non entrerebbe ancora in considerazione siccome
la medesima non disporrebbe della necessaria autorizzazione.

 

                                   R.  Con replica 15
dicembre 2015 il reclamante si è riconfermato nel reclamo postulando il suo
accoglimento.

 

                                   S.  Con scritto 18
gennaio 2015 l’Autorità di protezione ha comunicato di rinunciare a presentare
un allegato di duplica.

 

                                   T.  Sulla base del rapporto
10/16 dicembre 2015 della curatrice educativa, con decisione 20 gennaio 2016 l’Autorità
di protezione ha conferito mandato alla lic. Psi. __________, per una presa a
carico individuale di PI 1. Quest’ultima decisione non è stata impugnata ed è
pertanto cresciuta in giudicato.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

1.   L’autorità giudiziaria di
reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale d’appello [art. 2
cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del
minore e dell’adulto (LPAM)], che giudica, nella composizione a giudice unico,
i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione in materia
di provvedimenti cautelari (art. 48 lett. f n. 9 LOG). Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso davanti al
Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n.
6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8). Per le
procedure di reclamo presentate contro le decisioni emanate dalle Autorità di
Protezione dopo il 1° marzo 2014 trovano applicazione le disposizioni della
nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPAmm), in particolare
l’art. 99 LPAmm.

 

                                   2.   Il reclamante chiede
che vengano annullati i dispositivi n. 1 (reiezione della richiesta di perizia
psichiatrica a favore di PI 1), n. 2 (conferma del collocamento di PI 1 presso
il CEM __________) e n. 3 (conferma dell’UAP, Settore famiglie e minorenni,
quale coordinatore del progetto) della decisione impugnata.

 

2.1.  Reiezione della
richiesta di far esperire una perizia psichiatrica su PI 1

 

Secondo l’art. 446 CC, applicabile per
analogia al diritto di protezione dei minori (art. 314 cpv. 1 CC), l’autorità
di protezione esamina d’ufficio i fatti, ossia è tenuta ad intervenire
d’ufficio in favore dei minori, senza formalità (massima ufficiale) e – senza
richieste esplicite da parte di uno o l’altro genitore – a chiarire di propria
iniziativa i fatti alla base delle pretese (principio inquisitorio illimitato),
a valutare liberamente le prove raccolte secondo il proprio convincimento e a sentire
il minorenne prima di prendere misure che lo riguardano (Epiney Colombo, Il cittadino e
l’autorità tutoria, p. 103). 

L’autorità di protezione raccoglie le
informazioni occorrenti e assume le prove necessarie. Può incaricare degli
accertamenti una persona o un servizio idonei. Se necessario ordina che uno
specialista effettui una perizia (art. 446 cpv. 2 CC).

 

L’autorità di protezione non è vincolata
dalle conclusioni delle persone che partecipano al procedimento (art. 446 cpv.
3 CC). Di conseguenza, vigendo la massima ufficiale, le richieste delle parti
non hanno nessun effetto vincolante per l’autorità di protezione, principio questo
fondamentale ai fini dell’adempimento dello scopo del diritto di protezione del
minore, ossia la salvaguardia del bene del minorenne (BSK Erwachsenenschutz, Auer/Marti, art. 446 CC no. 34).

 

In concreto, l’Autorità di protezione ha
respinto la richiesta del signor RE 1 di sottoporre PI 1 ad una nuova perizia
psichiatrica, rilevando che quest’ultima esulerebbe dalla presente procedura
avente quale oggetto il collocamento presso il CEM __________ e che sarebbe
unicamente volto ad accertare eventuali traumi che PI 1 potrebbe aver subito a
seguito dell’interruzione dell’affidamento presso la famiglia __________.
L’Autorità di protezione ha concluso di disporre di elementi sufficienti per
determinarsi nel merito del collocamento conveniente di PI 1.

 

Quest’ultima motivazione dell’Autorità di
protezione non appare fuori luogo. La decisione in esame ha infatti soprattutto
per oggetto la conferma del collocamento di PI 1 presso il CEM __________, mentre
la revoca dell’affidamento di PI 1 presso la famiglia __________ è già stata
esaminata nell’ambito delle procedure di reclamo precedenti (inc. 9.2014.200 e
inc. 9.2014.201), le cui decisioni sono cresciute in giudicato. Di conseguenza,
le relative censure del reclamante non possono essere trattate in questa sede e
sono da respingere.

 

È vero che il trasferimento di PI 1 dalla
famiglia __________ alla famiglia __________ e poi al CEM __________ hanno
costituito degli eventi molto incisivi nella vita di PI 1, influenzando indubbiamente
il suo stato psichico in modo importante. Proprio per tale ragione PI 1 è
sempre stata, fino ad oggi, affiancata e assistita strettamente da una vasta rete
di specialisti e operatori. È fondamentale che PI 1 possa elaborare i suoi
vissuti legati a questi eventi e circostanze. Le terapie psicologiche
attualmente in atto sono destinate proprio a tale scopo.

 

Non si vede quale valore probatorio
apporterebbe una nuova perizia psichiatrica su PI 1 nell’ambito della presente
procedura, siccome agli atti risultano già diversi rapporti e valutazioni,
anche recenti, sullo stato psichico della minore (perizia pedopsichiatrica,
rapporto del Centro psico-educativo di __________ così come i rapporti del CEM __________
e della curatrice educativa). In particolare è stata esperita una valutazione
pedopsichiatrica da parte del Servizio medico-psicologico in data 15 e 22
giugno 2015 e quindi poco più di mezz’anno fa (rapporto datato 30 giugno 2015).
Per altro, quest’ultima valutazione si esprime chiaramente in merito al collocamento
di PI 1 presso l’Istituto. Il materiale probatorio a disposizione dell’Autorità
di protezione risulta pertanto più che sufficiente al fine di poter decidere in
merito al collocamento di PI 1 presso il CEM __________. Sapere che cosa PI 1
abbia vissuto durante il primo affido presso la famiglia __________ e quali
siano oggi i suoi eventuali disagi legati a quest’esperienza non è di rilievo
ai fini della conferma del collocamento presso il CEM __________. Per contro, è
fondamentale accertare che l’attuale collocamento corrisponde all’accudimento
più adeguato e idoneo per PI 1, ciò che ha potuto essere constatato mediante le
verifiche sino ad ora effettuate. È quindi a giusto titolo che l’Autorità di
protezione ha respinto la richiesta del padre di sottoporre PI 1 ad
un’ulteriore perizia psichiatrica.

 

Peraltro, a motivo dell’assai delicata
situazione in cui si trova, PI 1 viene continuamente sostenuta da un’importante
rete composta da più operatori e specialisti che la seguono strettamente (la
curatrice educativa e quella di rappresentanza, gli educatori del CEM __________
e del Centro Psico-educativo, i terapeuti del Servizio medico-psicologico e di
recente anche la lic. Psi. __________ nell’ambito della presa a carico
terapeutica individuale). Negli ultimi mesi, PI 1 si è dovuta confrontare con
una grande cerchia di persone in occasione di esami, terapie, audizioni e
incontri vari. Vista poi la recente riacquisizione di serenità e fiducia
osservata nella minore, è importante salvaguardare l’attuale stabilità senza
l’imposizione di nuovi esami e perizie. Ad ogni modo, eventuali disagi e problemi
di PI 1 potranno comunque essere osservati ed esaminati in occasione della
presa a carico terapeutica individuale già definita e in corso presso la lic.
Psi. __________.

 

Nella misura in cui mira all’allestimento
di una perizia psichiatrica su PI 1 il reclamo va di conseguenza respinto e la
decisione impugnata confermata.

 

                               2.2.   Conferma del
collocamento di PI 1 presso il CEM __________

Giusta l’art. 307 cpv. 1 CC, se il bene del
figlio è minacciato e i genitori non vi rimediano o non sono in grado di
rimediarvi, l’autorità di protezione dei minori ordina le misure opportune per
la protezione del figlio.

 

L’autorità di protezione dei minori vi è
parimenti tenuta riguardo ai figli collocati presso genitori affilianti o
viventi altrimenti fuori della comunione domestica dei genitori (art. 307 cpv.
2 CC).

 

L’art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il
figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l’autorità di
protezione deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si
trova, e ricoverarlo convenientemente.

 

Il diritto di custodia (droit de garde,
rechtliche Obhut) comprende infatti il diritto di determinare il luogo
di dimora e le modalità relative alla cura del figlio e appartiene ai genitori
(eventualmente al tutore del minore), essendo una componente dell’autorità
parentale (DTF 128 III 9 consid. 4a; BSK ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC n. 1; CR CC
I, Meier, ad art. 310 CC n. 1). Dall’entrata
in vigore della revisione del diritto sull’autorità parentale, il 1° luglio
2014, tale nozione è stata sostituita dal termine, più preciso, di “diritto di
determinare il luogo di dimora del figlio” (droit de déterminer le lieu de
résidence, Aufenthaltsbestimmungsrechts; cfr. titolo marginale
dell’art. 310 CC; Meier/Stettler,
Droit de filiation, n. 1291 pag. 847).

 

La misura di privazione della custodia
parentale consiste dunque nel togliere ai genitori il diritto di determinare il
luogo di residenza e le modalità di cura del figlio, e nel collocare in modo
adeguato il minorenne presso terzi o un istituto (Meier/Stettler, Droit de filiation, n. 1291-1292 pag. 847).
Nel caso i genitori vengano privati di tale diritto, la sua titolarità passa
all’Autorità di protezione, che decidendone il collocamento, determina quindi
il luogo di dimora del minore (DTF 128 III 9, consid. 4a; BSK
ZGB I, Breitschmid, ad art. 310 CC
n. 6; CR CC I, Meier, ad art. 310
n. 7). Tale collocamento deve essere, secondo la norma, “conveniente” (approprié;
angemessen): esso deve dunque corrispondente alla personalità e ai
bisogni del minore (Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, n. 27.41 pag. 215; BSK ZGB I, Breitschmid; ad art. 310 CC n. 9;
Sentenza CDP del 30 luglio 2014, inc. 9.2014.76, consid. 5). I criteri da
prendere in considerazione sono in particolare l’età del bambino, la sua
personalità, i suoi bisogni educativi o, più in generale, i bisogni relativi
alla sua presa a carico, la stabilità e la continuità del suo ambiente di vita,
l’opinione dei genitori, e le relazioni di prossimità del bambino (v. più
diffusamente, CR CC I, Meier, ad
art. 310 n. 22). Decidendo il collocamento del minore, l’Autorità di protezione
non trasferisce il diritto di custodia – di cui rimane titolare – ma unicamente
la custodia di fatto del minore (faktische Obhut, garde de fait;
cfr. DTF 128 III 9 consid. 4a e il commento di Stettler, Garde de fait et droit
de garde, in ZVW 2002, pag. 236 e seg.; CR CC I, Vez, ad art. 300 n. 1). Tale nozione comprende la cura
quotidiana del figlio e l’esercizio dei diritti e dei doveri legati a tali cure
e all’educazione quotidiana (per una distinzione schematica fra i concetti e
una comparazione della terminologia prima e dopo il 1° luglio 2014, si rinvia
alla tavola sinottica dell’Ufficio federale di giustizia denominata “Autorità
parentale, custodia e cura del figlio”, cfr.
https://www.bj.admin.ch/bj/it/home/gesellschaft/gesetzgebung/archiv/elterlichesorge.html).

 

Qualora il collocamento del minore non
risulti più confacente alla personalità e ai bisogni del minore, l’Autorità di
protezione dovrà modificare la sua decisione in applicazione dell’art. 313 CC,
secondo cui la modifica delle circostanze comporta l’adattamento delle misure
di protezione alla nuova situazione (BSK ZGB I, Breitschmid,
ad art. 310 CC n. 9; CR CC I, Meier,
ad art. 310 n. 22). Non entra invece in considerazione un’ulteriore decisione
di ritiro della custodia parentale (rectius: di ritiro del diritto di
determinare il luogo di dimora del figlio) ai sensi dell’art. 310 cpv. 1 CC,
nella misura in cui, come visto, tale diritto è rimasto all’Autorità di
protezione e non è stato delegato ai terzi presso cui il minore è collocato per
decisione dell’autorità (detentori di una semplice custodia di fatto).

 

Conformemente al principio di sussidiarietà
sancito nell’art. 21 della Legge per le famiglie, il minorenne può essere
affidato a terzi se privo di un ambiente familiare idoneo a garantire il suo
sviluppo e benessere. Se le condizioni di affidamento sono adempiute, lo stesso
avviene prioritariamente presso famiglie affidatarie (cpv. 2). L’affidamento in
centri educativi è possibile in mancanza di valide alternative presso famiglie
affidatarie o nel caso in cui siano necessarie cure e prestazioni educative
specialistiche altrimenti non assicurabili tramite affidamento familiare (cpv.
3).

 

In concreto, il reclamante
critica la conferma del collocamento di PI 1 presso il CEM __________,
adducendo che lo stesso sarebbe prematuro in quanto si sarebbe dovuto prima
valutare un eventuale ritorno di PI 1 presso la famiglia __________,
rispettivamente un affido alla zia paterna AC 2.

 

Dagli atti si evince
chiaramente che il collocamento più conveniente e adeguato di PI 1 è –
attualmente – presso il CEM __________. Mediante la valutazione pedopsichiatrica
del 30 giugno 2015 i medici specialisti hanno costatato un miglioramento nel quadro
clinico di PI 1 e ritengono che quest’ultimo sia legato al contesto più stabile
e rassicurante presso l’istituto, che PI 1 sembra percepire come “protettivo“.
Inoltre, dal rapporto 12 agosto 2015 del CEM __________ risulta che l’attuale
assetto globale di vita ed evolutivo di PI 1 è sereno e rassicurante.

 

Di fronte ai non pochi
cambiamenti di collocamento a cui è stata esposta PI 1 negli ultimi anni (Casa __________,
affidamento presso la famiglia __________, affidamento presso la famiglia __________
e infine l’attuale collocamento recente presso il CEM __________) è
indispensabile e prioritario poter ora garantire alla minore una continuità e
stabilità, senza esporla nuovamente a modifiche della sua situazione abitativa.
Tenuto conto che PI 1 si è finalmente incamminata verso l’auspicabile serenità
ed equilibrio, non si può che confermare il collocamento attualmente in atto.
Del resto, è proprio in ossequio dell’art. 21 cpv. 3 della Legge per le
famiglie che si è optato per l’attuale collocamento presso il CEM __________ ed
è anche la ragione per la quale occorre mantenerlo. Difatti, non vi sono valide
alternative presso famiglie affidatarie, anche perché sono necessarie cure e prestazioni
educative specialistiche che il CEM, a differenza di una famiglia affidataria,
può assicurare.

Di particolare rilievo è poi
la constatazione fatta dagli operatori del CEM __________ di una nuova apertura
di PI 1 verso l’elaborazione del suo passato. Il sostegno di specialisti di cui
la minore usufruisce all’interno dell’istituto potrà garantire a questa apertura
un seguito certamente professionale e adeguato. Tutto ciò conferma ulteriormente
la validità del collocamento di PI 1 presso il CEM __________.

 

Un riaffidamento di PI 1 alla
famiglia __________ non è, a giusta ragione, stato considerato dall’Autorità di
protezione. Quanto ritenuto dall’Autorità di protezione secondo cui “l’esistenza
di OMISSIS non permette di ritenere conveniente e adeguato il
collocamento della minore presso la famiglia __________” è certamente
condivisibile. Lo stato psichico di PI 1 risulta per altro ancora troppo
fragile per poter considerare una simile soluzione, tantè che anche solo
l’organizzazione di un eventuale primo contatto con la famiglia __________ è
già oggetto di una complessa valutazione coinvolgente tutti i componenti della
rete. 

Come rettamente evidenziato
dall’Autorità di protezione nella lettera 3 novembre 2015 alla curatrice
educativa, l’ultimo contatto con detta famiglia è ormai lontano nel tempo (settembre
2014). Risulta di conseguenza necessario approfondire – facendo capo ad uno
specialista – l’opportunità di un simile contatto. Ritenuto che già questo primo
contatto tra PI 1 e la famiglia __________ sta richiedendo degli accertamenti
terapeutici mirati, è palese che un riaffidamento della minore è, almeno attualmente,
da escludere. Il desiderio che PI 1 sembra avere recentemente espresso di
incontrare i signori __________ in occasione di un diritto di visita presso la
signora AC 2, può, se del caso, essere preso in considerazione nell’ambito
della valutazione dell’opportunità del menzionato primo incontro, ma almeno per
ora non nell’ottica di un riaffidamento.

 

Attualmente, neppure un
affidamento di PI 1 alla zia paterna AC 2 può entrare in considerazione, in
quanto prematuro. La signora AC 2 non dispone infatti ancora della necessaria
autorizzazione da parte dell’UAP (art. 65 del Regolamento della Legge per le
famiglie). Anche qualora l’autorizzazione dovesse essere ottenuta, l’affidamento
dovrà in ogni caso essere preventivamente approfondito dalla rete che si occupa
di PI 1, onde accertare se PI 1 sia o meno pronta ad entrare in un nuovo contesto
famigliare, segnatamente nella propria famiglia. Nel frattempo, in attesa che
le circostanze della minore lo permettano, è necessario confermare il
collocamento presso il CEM __________.

 

A titolo abbondanziale,
occorre osservare che lo scambio di corrispondenza tra la signora AC 2 e l’UAP,
rispettivamente il Dipartimento della sanità e della socialità, ricevuto in
copia per conoscenza dalla scrivente Camera, non è di rilevanza ai fini del
presente giudizio in quanto esula dall’oggetto della decisione impugnata. La questione
relativa a un eventuale affidamento di PI 1 alla signora AC 2 sarà sicuramente
oggetto di futuri accertamenti educativi e terapeutici e potrà semmai essere
anche oggetto di un nuovo progetto educativo così come di una futura decisione
da parte dell’Autorità di protezione.

 

Ritenuto che lo stato attuale
di PI 1 richiede manifestamente un contesto istituzionale, il collocamento
presso il CEM __________ appare l’unica soluzione abitativa conveniente per PI
1 in quanto corrisponde al meglio ai suoi bisogni.

 

Va ribadito che la situazione
di PI 1 è monitorata costantemente e riesaminata periodicamente. È proprio a
norma dell’art. 61 cpv.4 del Regolamento della Legge per le famiglie, che, a
scadenze regolari, l’andamento del progetto educativo deve essere verificato per
rapporto agli obiettivi stabiliti e, se del caso, modificato secondo
l’evoluzione delle circostanze. Non appena vi saranno i presupposti per
reinserire PI 1 in un contesto famigliare (ciò che potrà essere accertato
mediante la cura terapeutica individuale e gli altri sostegni educativi a
favore della minore), l’Autorità di protezione si adopererà in tal senso.

 

                                2.3.   Conferma
dell’UAP, Settore famiglie e minorenni, quale coordinatore del progetto

 

A norma dell’art. 23 della Legge per le
famiglie (RL 6.4.2.1) per ogni affidamento l’unità amministrativa competente o
l’autorità di protezione o giudiziaria che ha ordinato l’affidamento, il responsabile
del centro educativo o la famiglia affidataria in collaborazione con il detentore
dell’autorità parentale, elaborano e applicano il progetto educativo di
affidamento (cpv. 1); il regolamento stabilisce il contenuto, le modalità di
applicazione e di verifica (cpv. 2).

L’art. 55 del Regolamento per le famiglie
(RL 6.4.2.1.1), stabilisce poi le modalità d’intervento dell’Ufficio dell’aiuto
e dalla protezione (UAP) a tutela dei minori (cpv. 3) e indica segnatamente
che, nei casi di affidamento di minorenni presso terzi, l’UAP può attivare e
coordinare direttamente gli enti e i servizi pubblici e privati necessari per
l’esecuzione dei compiti strettamente funzionali a fronteggiare i bisogni delle
famiglie e dei minorenni (cpv. 4).

L’art. 61 del Regolamento per le famiglie
precisa che nel quadro di un affidamento del minorenne a terzi il progetto
d’intervento ai sensi dell’art. 55 è definito progetto educativo (cpv. 1); nel
progetto educativo vengono esposti, partendo dall’esito della valutazione del
bisogno: a) i dati anagrafici e l’anamnesi sociale del minorenne e della sua
famiglia; b) i dati anagrafici e le prestazioni che vengono offerte dalla
famiglia affidataria o dal Centro educativo; c) i motivi e gli obiettivi
dell’affidamento relativi al minorenne e alla sua famiglia; d) la prevedibile durata
dell’affidamento; e) il piano di lavoro, le relative competenze e i tempi di attuazione;
f) l’eventuale collaborazione con le autorità di protezione e giudiziarie o con
altri servizi specialistici (cpv. 2); la responsabilità dell’elaborazione dei
punti da a) a f) è dell’UAP o dell’autorità giudiziaria o di protezione (cpv.
3); a scadenze regolari l’andamento del progetto educativo rispetto agli obiettivi
stabiliti deve essere verificato e, se del caso, modificato secondo
l’evoluzione delle circostanze (cpv. 4).

 

Nel caso in esame il progetto educativo che
aveva portato all’inserimento di PI 1 nella famiglia affidataria __________ era
stato elaborato dall’allora Ufficio delle famiglie e dei minorenni (UFaM). Revocato
tale collocamento, e anche il successivo presso la famiglia __________, con
decisione 19 dicembre 2014 l’Autorità di protezione, ha collocato PI 1 presso
il CEM __________, lasciando all’UAP il compito di organizzare il trasferimento
della minore e di elaborare e coordinare il progetto educativo (dispositivo n.
1§ “l’Ufficio dell’aiuto e della protezione, Settore famiglie e minorenni, __________
organizzerà il trasferimento di PI 1 garantendo le necessarie misure di
accompagnamento”).

Va detto che a norma delle disposizioni
sopramenzionate, nell’ambito dell’adozione delle misure di protezione di sua
competenza, l’Autorità di protezione avrebbe potuto assumere la responsabilità
dell’elaborazione del progetto educativo coordinandone poi personalmente l’esecuzione.
Non è stato il caso e la decisione che ha affidato tali compiti all’UAP in
coincidenza con il trasferimento di PI 1 a Casa __________ è cresciuta in
giudicato senza modifiche su tale punto.

Ci si può chiedere se, essendo stato
confermato il collocamento di PI 1 presso il CEM __________, la conferma
dell’UAP quale coordinatore del progetto – per altro neppure oggetto di esame e
di critiche da parte di chicchessia in sede di udienza ARP del 2 giugno 2016 o
nelle successive prese di posizione delle parti – non assuma in vero carattere
dichiaratorio.

La questione può restare indecisa perché,
comunque, se è pure vero che l’operato dell’UAP in relazione a questa
fattispecie è stato oggetto in passato di critiche da parte di questo giudice,
va detto che – come evidenziato sopra (consid. 2.2) – le attuali misure condotte
sotto l’egida del medesimo Servizio stanno dando buoni risultati. Non vi è
dunque motivo per modificare tale mandato, assegnato a un Ufficio al quale le
norme di legge demandano tra l’altro la fornitura delle prestazioni di servizio
sociale individuale di cui all’art. 16 della Legge sulle famiglie e in
particolare il compito di autorizzare gli affidamenti familiari ai sensi della
legislazione federale (cfr. art. 3 Regolamento per le famiglie).

 

Le critiche del reclamante in relazione
alla conferma dell’UAP quale coordinatore del progetto cadono dunque nel vuoto.

 

                                         È opportuno, per finire, ribadire
che le critiche sollevate della signora AC 2 nei confronti dell’UAP e del
Dipartimento della sanità e della socialità – con scritti inviati agli enti
menzionati e trasmessi in copia a questo giudice – non sono di rilievo in
quanto sollevate dopo l’emanazione della decisione impugnata e soprattutto da
una persona che non è parte nella presente procedura.

 

                                   3.   Visto l’esito del
gravame, la richiesta di rimandare l’incarto “ad altra Autorità regionale di
protezione risulta priva d’oggetto.

 

                                   4.   Nel suo reclamo l’insorgente ha postulato di essere
messo a beneficio dell’assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio. Ai sensi
dell’art. 117 CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al
gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la
cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett. b). 

                                         Nel
caso specifico, l’indigenza del reclamante è dimostrata. Il gravame difettava però sin dal principio la
probabilità di esito favorevole, ritenuta la palese infondatezza degli
argomenti sollevati. Di conseguenza, la domanda di ammissione al beneficio
dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio va respinta.

 

                                   5.   Tasse e spese di
giustizia seguono la soccombenza. 

 Esse
sono pertanto messe a carico del signor RE 1 nella misura in cui risulta
soccombente. Non vengono assegnate ripetibili.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

1.Il
reclamo è respinto.

 

2.Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                          a) tassa di
giustizia                fr. 300.–

                                          b) spese                                   fr.
100.–

                                                                                           fr.
400.–

 

                             sono
posti a carico di RE 1. Non si assegnano ripetibili.

 

3.L’istanza
di RE 1 tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  

 

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         -

                                         -

- 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.