# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3934db11-c447-5506-b718-25cf7837995b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-06-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.06.2016 D-1087/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1087-2014_2016-06-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1087/2014 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  g i u g n o  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Bendicht Tellenbach, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea, alias 

B._______, nata il (…), 

Sudan,  

rappresentata dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza allontanamento);  

decisione dell'UFM del 31 gennaio 2014 / N (…). 

 

D-1087/2014 

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Fatti: 

A.  

L'interessata, cittadina eritrea di etnia tigrina e di religione ortodossa, è nata 

ad C._______ (Eritrea) dove avrebbe vissuto fino al 2001. Dal 2001 al 2003 

per motivi di studio avrebbe abitato a D._______ (Eritrea) e nel 2004 si 

sarebbe trasferita ad Asmara fino all'ottobre 2011. In febbraio 2012 

sarebbe espatriata in Sudan, dove avrebbe soggiornato per cinque mesi 

prima di partire in aereo in direzione di E._______ (Italia). Il 5 agosto 2012 

è entrata in Svizzera e il medesimo giorno ha depositato la domanda d'asilo 

in oggetto. 

B.  

Sentita sui motivi d'asilo, la richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere stata arrestata e trattenuta dal 1° al 

24 giugno 2011 dalle autorità eritree venute a cercare il compagno (cfr. 

verbale d'audizione sulle generalità del 10 agosto 2012 [di seguito: 

verbale 1], pag. 7; verbale d'audizione sui motivi d'asilo del 

20 gennaio 2014 [di seguito: verbale 2], D8, pag. 3). Inoltre, nel 2007, 

l’interessata aveva stipulato un accordo con il suo superiore militare che le 

avrebbe permesso – in cambio di 1'000 nakfa – di lavorare presso una 

fabbrica parallelamente al servizio militare (cfr. verbale 1, pagg. 4 e 7). Di 

conseguenza, mentre si trovava in carcere, il suo superiore avrebbe 

denunciato la medesima poiché non svolgeva il servizio militare (cfr. 

ibidem). Per evitare di venire nuovamente arrestata per avere esercitato 

un’attività in concomitanza al servizio militare, il padre si sarebbe poi 

portato garante della multa di 50'000 nakfa che avrebbe dovuto pagare (cfr. 

ibidem). Per questi motivi, nel 2012, la richiedente sarebbe partita alla volta 

del Sudan e della Svizzera.  

A sostegno della sua domanda d'asilo la richiedente ha prodotto l’originale 

della sua carta d'identità eritrea e di una tessera militare, nonché copia 

della traduzione del certificato di nascita, di un certificato di lavoro, del 

diploma di elettricista e della pagella scolastica per l'ottenimento del 

diploma di elettricista. 

C.  

Con decisione del 31 gennaio 2014, notificata all'interessata in data 

4 febbraio 2014 (cfr. atto A28/1), l'Ufficio federale della migrazione (UFM, 

ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM) ha respinto la succitata 

domanda d'asilo – riconoscendo tuttavia alla richiedente la qualità di 

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rifugiato – ha pronunciato contestualmente il suo allontanamento e l'ha 

posta al beneficio dell'ammissione provvisoria in Svizzera. 

D.  

In data 3 marzo 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

4 marzo 2014), l'interessata è insorta contro la summenzionata decisione 

dell'UFM dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) ed ha chiesto in via principale l'annullamento della decisione 

impugnata e la concessione dell'asilo e in via subordinata la trasmissione 

degli atti di causa all'autorità inferiore per una nuova decisione. Ha altresì 

presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle 

presunte spese processuali con protestate spese e ripetibili.  

E.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 28 agosto 2014, ha esentato la 

ricorrente dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali ed ha invitato l'UFM a presentare una risposta al ricorso.  

F.  

Con osservazioni del 12 settembre 2014 – trasmesse alla ricorrente con 

possibilità di esprimersi in merito – l'UFM ha confermato la decisione 

impugnata considerando che in sede di ricorso non sarebbero stati addotti 

fatti o mezzi di prova che permetterebbero di modificare il suo 

apprezzamento ed ha proposto la reiezione del gravame. 

G.  

Con replica del 7 ottobre 2014 la ricorrente ha confermato le conclusioni 

presentate in sede ricorsuale senza aggiungere ulteriori osservazioni. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra 

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tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell'art. 5 PA.  

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Preliminarmente il Tribunale ricorda che il 1° febbraio 2014 è entrata in 

vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea federale 

della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo del 

26 giugno 1998. Giusta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica 

del 14 dicembre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento 

dell'entrata in vigore della modifica sono rette dal nuovo diritto, fatti salvi i 

cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie. 

In casu, non essendo i cpv. 2-4 delle disposizioni transitorie applicabili alla 

fattispecie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al momento 

dell'entrata in vigore della modifica della LAsi, codesto Tribunale applica il 

nuovo diritto. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo,  

la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto  

di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di  

diritto degli stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA  

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

4.  

Innanzitutto il Tribunale osserva che, essendo stata riconosciuta la qualità 

di rifugiato alla ricorrente per motivi soggettivi insorti dopo la fuga ed 

essendo stata posta al beneficio dell'ammissione provvisoria con decisione 

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del 31 gennaio 2014, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto 

essere esclusivamente la questione della concessione dell'asilo per motivi 

originari, nonché la pronuncia dell'allontanamento.  

5.  

5.1 Nella decisione impugnata l'UFM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo dell'interessata come inverosimili poiché divergenti ed 

incompatibili con l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire. 

Sarebbero innanzitutto divergenti le dichiarazioni concernenti il suo 

arresto: avrebbe infatti inizialmente affermato di essere stata arrestata in 

occasione della seconda visita della polizia per poi invece affermare che la 

polizia si sarebbe presentata a casa sua unicamente una volta ed in 

occasione di tale visita sarebbe stata arrestata. Incongruenti sarebbero 

anche le allegazioni concernenti la durata dell'arresto: una volta avrebbe 

dichiarato di essere stata trattenuta per due settimane, mentre nel corso 

della seconda audizione avrebbe affermato di essere stata imprigionata dal 

1° al 24 giugno. Raffrontata in merito a tale divergenza non avrebbe saputo 

fornire una spiegazione attendibile. Infine, senza una spiegazione 

plausibile, sarebbero pure contraddittorie le sue dichiarazioni circa la 

detenzione: ella avrebbe invero affermato di essere stata interrogata 

durante la detenzione, per poi smentire tali affermazioni precisando che 

non le sarebbe stata rivolta nessuna domanda.  

Le allegazioni dell'interessata sarebbero poi incompatibili con l'esperienza 

generale di vita o la logica dell'agire: sarebbero poco attendibili le 

dichiarazioni dell'interessata quo all'assoluta mancanza di notizie dopo la 

scomparsa del compagno. Ella non avrebbe intrapreso nulla per informarsi 

in merito al destino del compagno e non avrebbe neppure tentato di 

mettersi in contatto con i di lui famigliari, ciò che a dire dell'autorità inferiore 

sarebbe scarsamente attendibile. La giustificazione fornita, ovvero che lei 

aveva altri problemi, non sarebbe pertinente, considerando appunto che i 

suoi problemi sarebbero sorti a causa del compagno e considerando che, 

dopo la sua scomparsa, ella avrebbe continuato a lavorare normalmente 

senza ulteriori problemi per vari mesi.  

Le dichiarazioni della richiedente non soddisferebbero pertanto le 

condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. L'autorità inferiore ha 

comunque riconosciuto la qualità di rifugiato all'interessata per motivi 

soggettivi insorti dopo la fuga – escludendola però dalla concessione 

dell'asilo – a seguito dell'uscita illegale dal Paese ed essendo in età di 

prestare servizio militare obbligatorio. L'UFM ha poi pronunciato 

l'allontanamento della richiedente, mettendola tuttavia al beneficio 

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dell'ammissione provvisoria in Svizzera per inammissibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento in ossequio all'art. 5 cpv. 1 LAsi. 

5.2 Aggravandosi contro la decisione dell'UFM, l'insorgente ha rilevato che 

la divergenza in merito al numero di visite della polizia non potrebbe essere 

ritenuta una divergenza relativa a punti essenziali del suo racconto tale da 

mettere in discussione la verosimiglianza delle sue allegazioni. Il punto 

essenziale, non contestato nella decisione impugnata, costituirebbe la 

diserzione dell'interessata poiché non svolgeva più un'attività per conto 

dell'esercito. Per quanto attiene alla durata dell'incarcerazione subita, 

quand'anche ella avesse dichiarato che sarebbe stata incarcerata per due 

settimane, in entrambe le audizioni avrebbe dichiarato di essere rimasta in 

carcere dal 1° al 24 giugno 2011, pertanto non si tratterebbe di una 

contraddizione in senso stretto, ma semmai di un'errata quantificazione in 

settimane. Infine, neppure la contraddizione sull'aver subito o meno degli 

interrogatori in carcere costituirebbe un'incongruenza su punti essenziali 

del racconto. Per quanto attiene all'incompatibilità del comportamento 

dell'interessata con l'esperienza generale o con la logica dell'agire, ovvero 

non aver assunto informazioni in merito alla scomparsa del compagno, ella 

avrebbe fornito delle spiegazioni convincenti in merito. Invero, la ricorrente 

sarebbe stata arrestata proprio perché le autorità militari ricercavano il suo 

compagno e ciò sarebbe compatibile con l'esperienza generale poiché 

sarebbe quanto avverrebbe in Eritrea in queste circostanze. Di 

conseguenza, dal punto di vista della ricorrente sarebbe logico non cercare 

notizie inerenti al compagno dato che avrebbe rischiato una nuova 

detenzione a seguito della denuncia del suo capo in quanto svolgeva delle 

attività lavorative in una fabbrica e ciò al di fuori del servizio militare. 

Soltanto una volta espatriata, quando non correva più nessun rischio 

avrebbe potuto assumere delle informazioni sulla sorte del compagno. Le 

allegazioni della ricorrente sarebbero dunque da considerarsi verosimili e 

pertanto oltre alla qualità di rifugiato, le si dovrebbe concedere asilo in 

Svizzera. 

5.3 Con osservazioni del 12 settembre 2014 l'UFM ha confermato la 

decisione impugnata ed ha in particolare osservato che ogni problema 

lavorativo dell'interessata sarebbe iniziato a causa dell'arresto subito in 

quanto il compagno era ricercato dalle autorità militari. Tuttavia, tale arresto 

sarebbe stato giudicato inverosimile e conseguentemente, risulterebbe 

inverosimile ogni problematica relazionabile con le attività lavorative della 

ricorrente e soprattutto la sua attività per il militare e l'allegata diserzione.  

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5.4 Con replica del 7 ottobre 2014 la ricorrente ha confermato le 

conclusioni presentate in sede ricorsuale senza aggiungere ulteriori 

osservazioni. 

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali 

pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 

2ª frase LAsi). Non sono rifugiati le persone che sono esposte a seri 

pregiudizi o hanno fondato timore di esservi esposte per aver rifiutato di 

prestare servizio militare o per aver disertato (art. 3 cpv. 3 LAsi), è fatto 

salvo il rispetto della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 

rifugiati (art. 3 cpv. 3 LAsi in fine).  

L'adozione di tale art. 3 cpv. 3 LAsi non ha modificato la situazione giuridica 

e la prassi sinora seguita riguardo alle persone che motivano una domanda 

d'asilo con il rifiuto di servire o la diserzione nel loro paese d'origine rimane 

valida. Siffatti motivi non sono di per sé sufficienti a fondare la qualità di 

rifugiato, a meno che ne risulti una persecuzione ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 

LAsi. In altri termini, in virtù dei motivi menzionati in questa disposizione, 

alla persona interessata deve essere riconosciuta la qualità di rifugiato 

soltanto se in seguito alla sua renitenza o diserzione deve temere un 

trattamento che comporta seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. 

DTAF 2015/3, consid. 4.3‒4.5 e 5). 

Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettivamente 

fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari (cfr. 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d'asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto è 

presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se 

la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 

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consid. 4.10 pag. 40). In merito all'obbligo di leva, la giurisprudenza 

considera che in Eritrea le pene previste per renitenti e disertori sono 

sproporzionatamente severe e sono pertanto da considerare come 

motivate politicamente ("malus assoluto", GICRA 2006 n. 3 consid. 4.8 

pag. 37 seg.). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 con relativi riferimenti). 

7.  

Questo Tribunale ritiene che, come rettamente considerato dall'autorità 

inferiore nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive in materia 

d'asilo rese dall'insorgente sono inverosimili poiché si esauriscono in 

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affermazioni contraddittorie, imprecise e non corroborate da elementi 

consistenti, in sostanza per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso. 

La ricorrente in sede ricorsuale non ha inoltre presentato argomenti o prove 

suscettibili di giustificare una diversa valutazione.  

7.1 Nella fattispecie, le dichiarazioni dell’insorgente circa l’incarcerazione 

non adempiono le condizioni di verosimiglianza in ossequio all’art. 7 LAsi. 

In primo luogo, risultano contraddittorie le allegazioni della ricorrente 

inerenti alle modalità in cui è stata arrestata. Ella ha infatti allegato in un 

primo tempo che i militari sono venuti a cercarla due volte al suo domicilio, 

una volta l'hanno soltanto interrogata, mentre la seconda volta l'hanno 

arrestata (cfr. verbale 1, pag. 7). Nel corso dell’audizione federale invece, 

ha affermato che i militari l'hanno cercata una volta soltanto, ha negato di 

aver detto di essere stata contattata due volte ed ha dichiarato di non 

sentirsi molto bene e di sentirsi stressata (cfr. verbale 2, D8, pagg. 2-3, 

D65-D66, pag. 8). In relazione a questo punto, va rilevato che conoscere e 

riferire il numero esatto di volte in cui si è stati cercati dalle autorità, 

contrariamente a quanto allegato in sede ricorsuale, costituisce un punto 

fondamentale per il giudizio sulla verosimiglianza dei motivi d’asilo 

dell’insorgente. Difatti, i problemi allegati dall’interessata sono iniziati 

proprio con la visita delle autorità eritree.   

In secondo luogo, il racconto stesso dell'incarcerazione appare 

contraddittorio, privo di fondamento, poco sostanziato e succinto. 

L’insorgente ha inizialmente dichiarato che durante la detenzione non le 

era successo nulla di rilevante e che le avevano soltanto posto alcune 

domande in merito al compagno scomparso (cfr. verbale 1, pag. 7). Al 

contrario, ha successivamente affermato che non le era stata posta alcuna 

domanda durante la detenzione (cfr. verbale 2, D57, pag. 7) e non è 

neppure stata in grado di indicare quale fosse lo scopo della detenzione 

(cfr. verbale 2, D57, pag. 7, D62, pag. 8). Su questo punto va pure deserta 

la censura ricorsuale secondo cui le contraddizioni non verterebbero su 

punti essenziali del racconto, poiché il fatto di sapere se è stata interrogata 

o meno nel corso della detenzione è un elemento sostanziale per l’esame 

della verosimiglianza della detenzione stessa. Le allegazioni sono poi prive 

di dettagli personali e stereotipate. Difatti, interrogata in merito alle 

condizioni della sua detenzione non ha saputo fornire alcun dettaglio di 

rilievo che permetta allo scrivente Tribunale di ritenere che abbia davvero 

subito l'avvenimento descritto. Ella si è limitata ad affermare che c'erano 

delle persone che entravano e altre che uscivano e che era stata messa in 

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un carcere che poteva essere una fabbrica non finita (cfr. verbale 2, D59, 

pag. 7). 

Infine, appare poco logico e attendibile che la ricorrente – una volta 

rilasciata dopo essere stata arrestata a causa della scomparsa del 

compagno – non abbia chiesto informazioni ai di lui genitori (cfr. verbale 2, 

D34, D39, pag. 5). L'insorgente non ha nemmeno fornito una spiegazione 

convincente al riguardo, affermando di pensare a se stessa e di avere 

paura di peggiorare la sua situazione (cfr. verbale 2, D40-D41, pag. 6) e 

non ha saputo dire se i genitori siano anche stati ricercati dai militari dopo 

la scomparsa di loro figlio (cfr. verbale 2, D35, pag. 5, D46, pag. 6).  

7.2 Per quanto attiene alla denuncia fatta dal suo capo militare ai suoi 

superiori per aver svolto un impiego non autorizzato in una fabbrica ed alla 

multa che le era stata comminata, il Tribunale rileva quanto segue: avendo 

l'interessata allegato che ogni problema lavorativo aveva preso inizio a 

causa dell’arresto subito, le problematiche relazionabili alle attività 

lavorative risultano di conseguenza già di per sé inverosimili essendo stati 

ritenuti inverosimili l’arresto e la consecutiva detenzione (cfr. consid. 7.1).  

Tuttavia, anche indipendentemente dall'inverosimiglianza dell'arresto e 

della detenzione, le allegazioni circa la denuncia e la multa sono 

contraddittorie e prive di fondamento. Invero, ella ha dapprima affermato 

che il suo capo militare l’aveva denunciato ai suoi superiori con una lettera 

nel quale indicava che ella non si trovava più al servizio militare, bensì 

lavorava per una fabbrica privata (cfr. verbale 2, D8, pag. 3). L’interessata 

era venuta a conoscenza della denuncia unicamente dopo il suo rilascio 

quando aveva richiesto al suo capo lo stipendio ed egli l’aveva informata 

di rivolgersi ai superiori (cfr. ibidem). Rivoltasi ai superiori, questi l’avevano 

informata che avendo smesso di lavorare per i militari non aveva diritto al 

suo salario e doveva per di più pagare una multa di 50'000 nakfa (cfr. 

ibidem). Tuttavia successivamente, oltre ad aver dichiarato che sono stati 

i superiori a chiamarla e non è stata lei a rivolgersi direttamente a loro (cfr. 

verbale 2, D75, pag. 9), ha anche incongruentemente riferito che in 

quell'occasione le è stato chiesto, come riferito dal suo superiore diretto, 

per quale motivo svolgeva un doppio impiego (cfr. verbale 2, D79, pag. 9). 

Dalle sue dichiarazioni, non è pertanto chiaro se le autorità militari 

credevano che ella avesse smesso di effettuare il servizio militare oppure 

se credevano che ella svolgeva effettivamente un altro impiego in 

concomitanza al servizio militare.  

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Anche il calcolo dell'importo della multa da pagare appare poco chiaro, 

l'insorgente ha dichiarato una volta che era calcolato in base al tempo 

lavorato per la fabbrica privata (cfr. verbale 1, pag.7; verbale 2, D8, pag. 3), 

per poi negare che l'importo fosse stato calcolato proporzionalmente e dire 

di non sapere in funzione di che cosa fosse stato determinato (cfr. 

verbale 2, D26-D-28, pagg. 6-7).  

Pare infine poco credibile e contrario alla logica che la ricorrente sia andata 

avanti a lavorare contemporaneamente per la fabbrica privata e per il 

militare dopo essere stata denunciata per avere effettuato un’attività 

illegale (cfr. verbale 2, D80, pag. 9). 

Di conseguenza, l'insorgente non ha né reso verosimile di essere stata 

denunciata né di aver avuto i contatti allegati con le autorità militari.  

7.3 Per quanto concerne la fine dell’attività militare, l’interessata ha poi 

omesso di menzionare in sede d'audizione sommaria qualsiasi problema 

avuto in relazione al suo presunto abbandono dell'attività militare (cfr. 

verbale 1, pagg. 7-8). Nel corso dell’audizione federale ha in un primo 

tempo dichiarato che le autorità militari non l'hanno cercata dopo aver 

lasciato il servizio militare (cfr. verbale 2, D82, pag. 9), per poi rettificare 

subito dopo che le autorità l’avevano ricercata dopo il suo espatrio, ossia 

più di quattro mesi dopo la fine di tale attività (cfr. verbale 2, D83, pag. 9). 

Ragione per cui, questo Tribunale ritiene che l'interessata non abbia reso 

verosimile di essere stata al servizio militare al momento dell’espatrio, per 

il che, un'eventuale diserzione può essere nella fattispecie esclusa.  

7.4 Pertanto, l'interessata ha verosimilmente lasciato il suo Paese d'origine 

per altri motivi da quelli addotti e neppure i mezzi di prova forniti a sostengo 

sono atti a giustificare una diversa valutazione della fattispecie, poiché non 

permettono di provare la verosimiglianza dei motivi d'asilo dell'insorgente 

ed in particolare di ritenere che abbia disertato. Il certificato di lavoro attesta 

infatti unicamente che la ricorrente ha lavorato in una fabbrica privata, 

mentre la carta militare attesta che la stessa è stata chiamata al servizio 

militare, ma non che si trovava ancora al servizio militare attivo al momento 

dell’espatrio.   

7.5 In conclusione, visto tutto quanto sopra, lo scrivente Tribunale rileva 

che l'UFM ha rettamente ritenuto le dichiarazioni dell'insorgente circa i 

motivi d'asilo a titolo originario non soddisfacenti le condizioni di 

verosimiglianza, per il che, sul punto di questione dell'asilo a titolo 

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originario, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata.  

8.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronuncia, di 

norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene però 

conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento, 

il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

9.  

Di conseguenza, l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

10.  

La ricorrente, patrocinata, quand’anche motivando la richiesta sulla base 

dell’art. 65 cpv. 1 PA, conclude all’esonero dell’anticipo delle presunte 

spese processuali, conclusione peraltro già evasa con decisione 

incidentale del 28 agosto 2014 e che diverrebbe, in ogni caso, con 

l’emanazione della presente sentenza priva d’oggetto. Visto l'esito della 

procedura di ricorso, le spese processuali di CHF 600.–, che seguono la 

soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

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Pagina 13 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di 

spedizione della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

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