# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** df44a72c-d07e-5345-b01f-17b2cf73810f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-03-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 15.03.2001 17.2000.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-43_2001-03-15.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2000.00043

  	
  Lugano

  15 marzo 2001/kc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte
  di cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini,
  presidente, 

  G.A. Bernasconi e Cometta

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta,
  cancelliere

  

 

 

 

sedente per statuire
sul ricorso per cassazione del 17 ottobre 2000 presentato da

 

 

	
   

  	
  ____________,  

   

  (patrocinato
  dall'avv. __________)  

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  sentenza emanata il 6 settembre 2000 dalla Corte delle assise criminali in Lugano nei suoi confronti;

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:      1. Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione;

                                          2. Il giudizio sulle
spese.

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      Nella primavera del 1995 ____________ e ____________ hanno deciso di
introdursi nell'abitazione di ____________ (allora ottantenne) e di
____________ (allora ottantaseienne), al primo piano di uno stabile a
____________ in cui si trovava, al pianterreno, il ristorante “____________” da
costoro gestito. Essi intendevano appropriarsi di valori considerevoli, non
dichiarati al fisco, custoditi nell'appartamento occupato dai due anziani, che
essi avevano conosciuto, come muratori, durante lavori di sistemazione dell'edificio
commissionati dal proprietario ____________. In vista del colpo i due hanno
ingaggiato ____________ e ____________. Ritrovatosi sul posto la sera del 6
aprile 1995, il quartetto ha poi progettato di perpetrare il colpo la sera del
10 aprile successivo. Non fidandosi più di ____________, ____________ ha fatto
capo al conoscente ____________, che per finire ha accettato di partecipare all'azione,
da anticipare all'insaputa di ____________ nella notte fra l'8 e il 9 aprile
1995.

 

                                B.      Verso la mezzanotte ____________, ____________, ____________ e
____________ si sono incontrati in una pizzeria di ____________ (Varese). Con
due automobili, l'una guidata da ____________ e l'altra da ____________, essi
hanno raggiunto il Gambarogno. Giunti nei pressi di ____________, dove
____________ ha posteggiato il suo veicolo, i quattro hanno proseguito sull'automobile
guidata da ____________. Posteggiata più avanti anche tale vettura, essi si
sono avvicinati allo stabile a piedi. ____________, ____________ e ____________
hanno quindi atteso che ____________, il quale conosceva gli ingressi
dell'abitazione, si affacciasse a un balconcino sul retro della casa, dopo avere
aperto una porta finestra. Con il volto coperto, i tre sono così penetrati
nell'appartamento, dove hanno affrontato ____________, che nel frattempo si era
destato e che stava per sorprenderli. ____________ lo ha afferrato per il braccio
e gli ha tappato la bocca, ____________ e ____________ lo hanno gettato su un
letto, gli hanno legato le mani dietro la schiena con nastro adesivo e gli
hanno avvolto sul viso una fodera di piumino, assicurandola con lo stesso
nastro. ____________, ____________ e ____________ hanno poi raggiunto la camera
dove dormiva ____________. Colta di sorpresa, l'anziana ha tentato di urlare.
____________ le ha però chiuso la bocca con una mano, procurandosi nella
colluttazione un graffio alla guancia sinistra.

 

                                C.      Quanto
è accaduto in seguito ha formato oggetto di versioni contrastanti. ____________
ha sostenuto di avere preso paura e di avere lasciato subito l'appartamento,
dirigendosi a piedi lungo la ferrovia sino a raggiungere l'automobile di
____________. ____________ e ____________ hanno affermato invece, in un primo
momento, di avere dato man forte ad ____________ nella camera da letto. Mentre
____________ e ____________ tenevano ferma la donna, ____________ le ha
applicato nastro adesivo sul volto, girandolo più volte attorno al capo. In un
secondo tempo ____________ ha poi tentato di ritrattare, salvo ricredersi di lì
a breve. Anche ____________ ha raccontato a sua volta versioni diverse,
coinvolgendo persino – falsamente – ____________: ha sostenuto che ____________
se n'era andato dopo che la vittima, legata, s'era messa a urlare, asserendo
per finire che ____________ non l'aveva nemmeno aiutato a legare l'anziana,
essendosi dato alla fuga proprio mentre egli era intento a quell'operazione,
aiutato da ____________.

 

                                D.      ____________ è riuscito a liberarsi dopo che gli autori avevano
lasciato l'appartamento con un bottino di circa fr. 4'000.–. Raggiunta la
camera dell'amica, egli l'ha soccorsa levandole il bavaglio di nastro adesivo.
____________ tuttavia era già deceduta per asfissia meccanica violenta in
seguito all'occlusione delle vie respiratorie causata dal nastro adesivo. ____________
è poi stato arrestato in Italia unitamente ai correi il 6 maggio 1995, ma è
stato scarcerato per un vizio di forma il 19 maggio successivo dal Tribunale di
Varese. Resosi latitante, egli è stato arrestato nuovamente in Germania il 4
luglio 1998 in seguito a un ordine di arresto internazionale con richiesta di
estradizione spiccato dall'Italia. Se non che, tale domanda è stata respinta
dalle autorità tedesche. In forza di un'analoga istanza da parte della
Svizzera, ____________ è stato posto in carcere estradizionale il 19 novembre
1998 ed è infine stato consegnato alla Svizzera il 2 marzo 1999. 

 

                                E.      Con sentenza del 18 luglio 1996 la Corte di assise di Varese ha
riconosciuto ____________, ____________, ____________ e ____________ (in
contumacia) autori colpevoli di rapina aggravata e omicidio intenzionale,
condannando i primi tre a 25 anni di reclusione e ____________ a 24 anni di
reclusione, oltre al pagamento di una multa (act. 34). Con sentenza del 14
marzo 1997 pronunciata dalla Corte d'appello la pena a carico di ____________ è
stata ridotta a 17 anni di reclusione. La Corte di cassazione, adita dal
condannato, ha rinviato gli atti a un'altra Corte d'appello per la
ricommisurazione della pena. Constatato il legittimo impedimento a comparire di
____________, quest'ultima non lo ha giudicato. 

 

                                F.      Con sentenza del 6 settembre 2000 la Corte delle assise criminali in
Lugano ha riconosciuto ____________ autore colpevole di rapina aggravata nei
confronti di ____________ e ____________, siccome commessa dimostrando
particolare pericolosità, come pure autore colpevole di omicidio intenzionale
per avere concorso a cagionare durante l'esecuzione della rapina la morte di
____________. In applicazione della pena, essa lo ha condannato a 11 anni di
reclusione (computato il carcere preventivo sofferto) e all'espulsione
(effettiva) dalla Svizzera per 15 anni. 

 

                                G.      Contro la sentenza appena citata ____________ ha inoltrato il 6
settembre 2000 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di
revisione penale. Nei motivi del gravame, presentati il 17 ottobre successivo,
egli chiede di essere prosciolto dall'imputazione di omicidio intenzionale, con
conseguente riduzione della pena privativa della libertà e del periodo di
espulsione; in subordine egli postula, comunque sia, una riduzione della pena
privativa della libertà e dell'espulsione. Nelle sue osservazioni del 27
ottobre 2000 il Procuratore pubblico propone di respingere il ricorso. 

 

Considerando

 

in diritto:               1.      Il ricorrente si duole anzitutto di un arbitrario accertamento dei
fatti posti a fondamento della condanna per omicidio intenzionale (art. 288
cpv. 1 lett. c CPP). Arbitrario non significa tuttavia discutibile,
contestabile o finanche erroneo, bensì manifestamente insostenibile o in aperto
contrasto con gli atti (DTF 126 I 170 consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a, 124 I
208 consid. 4a). Per motivare una censura di arbitrio non basta quindi
criticare la decisione impugnata, né contrapporle una propria versione dei
fatti, per quanto essa appaia preferibile. Occorre invece spiegare per quale
ragione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sarebbero
manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con gli atti o
contraddicano in modo urtante il sentimento di giustizia e dell'equità (DTF 125
II 10 consid. 3a, 124 I 86 consid. 2a, 123 I consid. 4a, 122 I61 consid. 3a).
Secondo giurisprudenza, inoltre, una sentenza incorre nell'annullamento quando
essa è arbitraria non solo nella motivazione, ma anche nel risultato (DTF 125
II 129 consid. 5b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I 208 consid. 4a, 122 I 253
consid. 6c con rinvii).

 

                                2.      Il ricorrente contesta anzitutto l'accertamento della Corte di assise,
secondo cui egli – nella versione a lui più favorevole – si sarebbe dato alla
fuga non subito dopo avere aggredito ____________, ma quando ____________ e
____________ erano già all'opera per neutralizzare la vittima. Ricordati gli
indizi sui quali la prima Corte ha fondato il proprio convincimento (le
dichiarazioni rese da ____________ e ____________ agli inquirenti italiani poco
dopo l'arresto), egli rimprovera ai primi giudici di essere caduti in arbitrio
non accertando che egli ha, invece, lasciato l'appartamento prima che i correi
legassero e imbavagliassero la donna con nastro adesivo. A suo giudizio la
Corte di merito avrebbe arbitrariamente trascurato le successive ritrattazioni
e precisazioni apportate dai correi nel seguito del procedimento, che lo
scagionano. Senza errare manifestamente, egli conclude, la Corte di assise non
poteva perciò stabilire i fatti facendo capo per altro a una via di mezzo tra
quanto da lui sostenuto e tra quanto riferito dai coautori.

 

                                          a)     Pur
accertando che il ricorrente ha lasciato l'appartamento prima dei correi, i
primi giudici hanno escluso che egli se ne sia andato subito dopo avere aggredito
l'anziana. Nell'ipotesi più favorevole, ha soggiunto la Corte, egli si è dato alla
fuga quando ____________ e ____________ già stavano applicando alla vittima il
nastro adesivo (sentenza, pag. 23 con riferimento a pag. 20 segg.). Nel suo
verbale istruttorio del 16 giugno 1995 – essa ha rilevato – ____________ ha
riferito che ____________ ha messo il nastro sulla bocca della donna mentre lui
e il ricorrente la tenevano immobilizzata, ammettendo quindi che il ricorrente
era presente durante l'intera fase dell'operazione (sentenza, pag. 23). Rifiutatosi
di rilasciare qualsiasi dichiarazione al dibattimento italiano, nel verbale
rogatoriale del 2 dicembre 1999 ____________ – sempre secondo la Corte di
assise – ha in un primo momento tentato di scagionare il prevenuto; posto però
di fronte alle precise rivelazioni rese nel verbale del 16 giugno 1995, per
finire egli ha confermato la prima versione (sentenza, pag. 23 con riferimento
ad act. 125, pag. 5–7). Anche ____________, ha soggiunto la Corte, in un primo
tempo ha ricordato gli eventi nello stesso modo, riferendo nel verbale del 2
novembre 1995 che il ricorrente aveva partecipato all'immobilizzazione della
vittima dall'inizio alla fine (sentenza, pag. 24). Successivamente egli ha
cambiato più volte versione, coinvolgendo persino (falsamente) ____________ e
tentando di far credere che il prevenuto fosse fuggito prima (pag. 24 con
riferimento al verbale del 23 novembre 1995 e al dibattimento in Italia).
____________, che fungeva da “palo” e che sarebbe entrato nell'appartamento
senza attendere il via libera (dopo essere stato visto da ____________
transitare nel corridoio mentre ____________ stava imbavagliando e legando la
vittima), non ha visto però il ricorrente allontanarsi (sentenza, pag. 25).

 

                                          b)    In sintesi la
Corte di merito ha quindi accertato che il ricorrente ha aggredito la vittima
per primo, tappandole la bocca, afferrandola per un braccio e consegnandola a
____________ e ____________, quest'ultimo munito del nastro adesivo. Ha pure
accertato che l'imputato si era reso conto che la vittima opponeva resistenza,
sicché occorreva un'azione più decisa. Rilevato che egli aveva ancora in mente
il modo in cui ____________ era stato trattato e constatato il nervosismo dei
correi, oltre alla loro imperizia, la prima Corte ha ritenuto per finire che
l'imputato aveva capito – anzi, ha ammesso di avere capito – quanto stava succedendo,
tanto da indurlo a chiedere a ____________, ancorché più tardi, se essi avevano
prestato attenzione, riferendosi evidentemente all'imbavagliamento (sentenza,
pag. 29).  

 

                                          c)     Di fronte alle precise dichiarazioni di ____________ e
____________ nei verbali citati dalla sentenza di assise, ci si potrebbe
finanche chiedere se la Corte di merito avesse motivo per sfumare gli
accertamenti sui tempi e i modi in cui l'imputato aveva partecipato
all'imbavagliamento di ____________. Essa avrebbe anche potuto accertare che il
ricorrente aveva cooperato all'operazione dall'inizio alla fine, come hanno riferito
____________ (verbali del 15 giugno 1995 e del 2 dicembre 1995) e ____________
(verbale del 2 novembre 1999). Del resto il ricorrente non dimostra lontanamente
perché sarebbe arbitrario credere alle prime dichiarazioni rese dai correi
sulla sua effettiva partecipazione. Con argomenti appellatori egli ribadisce
che ____________ e ____________ hanno poi cambiato versione. Inoltre egli
insiste nel puntualizzare il senso da attribuire a determinate loro
affermazioni, in particolare a quelle compromettenti di ____________ (finanche
intenzionato a scrivere un libro sulla vicenda), frutto a suo dire di
rassegnazione. Ma ciò non basta per motivare un ricorso fondato sul divieto
dell'arbitrio, in cui non è sufficiente prospettare una versione dei fatti
finanche preferibile, ma occorre spiegare perché la Corte di merito è caduta in
arbitrio. Formulato come atto di appello, su questo punto il ricorso va perciò
dichiarato inammissibile. Si ricordi, per di più, che ____________ ha ammesso
la possibilità di essere stato visto attraverso uno specchio posto fuori dalla
stanza, accreditando così la versione di ____________, il quale ha detto
appunto che mentre la vittima stava per essere imbavagliata (con l'aiuto del
ricorrente), in uno specchio egli aveva notato ____________ transitare nel
corridoio. Inoltre lo stesso ____________ ha ammesso la possibilità di essersi
recato in cucina, e al momento di fuggire il ricorrente – stando alla sua
versione – ha sentito rumori provenire proprio dalla cucina. Non è quindi
verosimile che egli si sia dileguato prima, tanto meno se si pensa che
____________, pur fungendo da “palo”, non lo aveva visto allontanarsi.   

 

                                          d)    Sia come sia,
accertando che il ricorrente ha abbandonato il luogo del crimine quando i
correi già stavano per legare e imbavagliare la vittima, la Corte di assise è
giunta a una conclusione esente da arbitrio. Legittimamente i primi giudici
potevano infatti desumere che il ricorrente aveva avuto il tempo di constatare
che i correi stavano agendo con determinazione nei confronti dell'anziana,
avvolgendole ripetutamente il capo con nastro adesivo, non solo sulla base dei
verbali dei correi (riportati nella sentenza), ma anche sulla base delle
dichiarazioni dell'imputato medesimo. Non appena raggiunto dai compagni dopo la
rapina, in effetti, il ricorrente ha domandato subito a ____________ se si
fosse prestata la debita attenzione al modo in cui era stata legata la donna,
biasimandolo per il comportamento tenuto nei confronti di ____________, al
quale egli aveva dovuto liberare il naso perché potesse almeno respirare. Visto
che l'interlocutore non reagiva, egli ha dubitato che i correi avessero
esagerato e ha chiesto di nuovo se fossero stati attenti (sentenza, pag. 26 con
riferimento al verbale PP act. 88). La prima Corte ha pure ricordato che lo
stesso imputato ha chiarito a che cosa alludesse quando aveva confidato agli
inquirenti di avere avuto un “totale cedimento psicologico” al momento di
lasciare la casa (verbale del 19 settembre 1999, pag. 7, act. 113), spiegando
che gli era come caduto un muro davanti dopo avere “capito realmente cosa stava
succedendo” (act. 113, pag. 7). Come ha precisato poi al dibattimento, egli si
era reso conto che ____________ e ____________ stavano compiendo un atto
assurdo, vergognoso, assolutamente contrario ai suoi principi (sentenza, pag.
22). Tant'è che egli aveva già cominciato a esitare dopo avere visto in che
modo era stato immobilizzato ____________ (sentenza, pag. 22), sostendo di
averlo parzialmente liberato del nastro adesivo (pag. 29–30). 

 

                                          e)     Ciò posto,
non può essere considerato arbitrario l'accertamento, secondo cui il ricorrente
è fuggito quando l'immobilizzazione e l'imbavagliamento di ____________ erano
ormai in atto. Né le ulteriori argomentazioni del ricorrente, per altro di
chiara connotazione appellatoria, consentono di definire insostenibile la
sentenza impugnata. Quanto alla deduzione dei primi giudici, per i quali il
ricorrente non poteva non prendere in considerazione l'esito tragico dell'azione
cui egli stesso aveva dato avvio (sentenza, pag. 29), essa non presta il fianco
alla critica. Data la sua posizione di garante per la situazione di grave pericolo
che aveva contribuito a creare (sentenza, pag. 29), il ricorrente non può giovarsi
dal fatto di essere fuggito nel corso della rapina. Constatata l'imperizia e il
nervosismo dei correi, la pericolosità del nastro adesivo quando era stato
imbavagliato ____________, egli non ha fatto alcunché per distogliere i correi
dal criminoso proposito, ma si è limitanto a darsi alla fuga. Comportandosi in
tal modo, anch'egli deve rispondere perciò del fatale epilogo, come hanno spiegato
i primi giudici, alle cui pertinenti considerazioni si rinvia (sentenza, pag.
29–30).

 

                                3.      Il ricorrente insorge contro il ruolo di garante attribuitogli nella
sentenza impugnata, asserendo di non avere contribuito a creare alcun pericolo,
non avendo partecipato all'immobilizzazione della vittima. Egli dimentica però
che la prima Corte non gli ha fatto carico di avere personalmente partecipato a
tale azione (ciò  che per altro ____________ e ____________ avevano inizialmente
dichiarato), ma di avere lasciato l'anziana donna alla mercé dei correi,
consapevole – avendolo potuto constatare – che per impedirle di gridare costoro
stavano usando le maniere forti (sentenza, pag. 23). Pure al proposito il
ricorso è destinato perciò all'insuccesso.

 

                                4.      Il ricorrente assevera che la prima Corte non ha ravvisato una
situazione di pericolo nell'immobilizzazione di ____________. Al momento in cui
i correi hanno imbavagliato la donna egli poteva quindi contare sul fatto che
le cose sarebbero andate lisce. In realtà, l'argomentazione cade nel vuoto. A
prescindere dal fatto che la Corte di assise non ha affatto relativizzato
l'azione criminosa contro ____________, la situazione non era la stessa, poiché
– stando ai vincolanti accertamenti contenuti nella sentenza impugnata –
____________ aveva opposto resistenza, costringendo gli autori a fare uso delle
maniere forti. Inoltre l'azione si stava svolgendo in un crescendo di tensione
a causa del progressivo nervosismo e dell'imperizia dei correi (sentenza, pag.
29). D'altro canto, il ricorrente medesimo ha ammesso di avere intuito i rischi
insiti nell'uso di nastro adesivo verso le vittime, sostenendo – senza essere
creduto (sentenza, pag. 19) – di avere tolto dalla bocca e dal naso di
____________ il pericoloso bavaglio. Certo, egli assevera che nei confronti di
____________ i correi hanno comunque agito diversamente, avvolgendo alla vittima
tutto il capo. Nel verbale del 27 luglio 1999 (act. 88) egli stesso aveva
riferito però di avere insistentemente domandato a ____________ – una volta che
questi lo aveva raggiunto dopo la rapina – se avessero fatto attenzione, visto
il modo in cui era stato legato e imbavagliato ____________. Egli si sentiva
perciò insicuro per l'imperizia dei correi. Non poteva dunque presumere che nei
confronti di ____________ le cose andassero meglio. Anche su questo punto il ricorso
si dimostra perciò inconsistente.

 

                                5.      Il ricorrente fa valere che alla condanna per omicidio intenzionale
osta, comunque sia, il principio in dubio pro reo, poiché un'oggettiva
valutazione delle prove lascia seri dubbi sulla sua colpevolezza. Ora, precetto
in questione, discendente dalla presunzione d'innocenza garantita dagli art. 6
par. 2 CEDU e 32 cpv. 1 Cost.), ha duplice portata: come norma sulla valutazione
delle prove esso fa sì che il giudice non possa dichiararsi convinto di una
fattispecie più sfavorevole all'imputato quando un apprezzamento oggettivo
delle risultanze istruttorie nel loro complesso lasci sussistere dubbi
insopprimibili sulla colpevolezza; come norma sull'onere della prova fa
carico alla Stato di dimostrare la colpevolezza dell'accusato, nel senso che
non spetta a quest'ultimo dimostrare la propria innocenza (DTF inedita del 25
settembre 200 in re S. consid. 2b; cfr. anche DTF120 Ia 36 consid. 2c con
riferimenti di dottrina). Nel caso in esame il ricorrente invoca la massima in
dubio pro reo come norma sulla valutazione delle prove. Questa non impone
però che le risultanze istruttorie inducano a un assoluto convincimento di
colpevolezza, giacché dubbi teorici sono sempre possibili. Esige semplicemente
che il giudice rinunci a condannare l'imputato se una valutazione oggettiva
delle prove lasci dubbi rilevanti sulla colpevolezza. Ciò non esclude, ad ogni
buon conto, che il giudice possa avere legittime ragioni oggettive per ritenere
perfettamente sostenibile una soluzione piuttosto che un'altra, apparentemente
sostenibile anch'essa, ma meno verosimile (DTF inedita del 25 settembre 2000 in
re S., consid. 2b).

 

                                          Nel
caso specifico la Corte di assise non ha condannato il ricorrente quantunque un
apprezzamento non arbitrario delle risultanze istruttorie nel loro complesso
lasciasse oggettivamente sussistere dubbi sulla sua colpevolezza. Le iniziali
confessioni dei correi, le preoccupazioni manifestate dal ricorrente a
____________ subito dopo la rapina e le ammissioni dello stesso ricorrente, che
al dibattimento ha dichiarato di avere capito che ____________ e ____________
stavano agendo in modo assurdo (sentenza, pag. 22), sono indizi chiari e
convergenti, che consentono deduzioni logiche e rigorose. Anche per quel che è
del principio in dubio pro reo l'impugnativa del ricorrente manca perciò
di fondatezza. 

 

                                6.      Il ricorrente si duole, a parte tutto quanto precede, dell'entità
della pena irrogatagli, definita arbitrariamente severa.

 

                                          a)     Il giudice
commisura la pena alla colpa del reo tenendo conto dei motivi a delinquere,
della vita anteriore e delle condizioni personali di lui (art. 63 CP). La
gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A
tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze
esterne, intensità del proposito (determinazione) o della negligenza, risultato
ottenuto, assenza di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito,
ruolo in seno a una banda, recidiva, difficoltà personali o psicologiche e così
via. Per quanto riguarda l'autore, in particolare, occorre considerare la sua
situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione
seguita, l'integrazione sociale, egli eventuali precedenti e la reputazione in
genere. Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea
di conto, compresa la collaborazione con gli inquirenti e la volontà di
andamento (DTF 124 IV 47 consid. 2 d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e
116 IV 289 consid. 2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento con casi
analoghi hanno invece una portata relativa (DTF 124 IV 47 consid. 2c), mentre
esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di second'ordine (DTF
118 IV 350 consid. 2g).

 

                                          b)    Nella commisurazione della pena il giudice di merito fruisce di
ampia autonomia quando valuta l'importanza di ogni singolo fattore. Egli deve
indicare perciò quale peso attribuisce ai vari elementi considerati, non
necessariamente in cifre o percentuali, ma in modo che l'autorità di ricorso
possa – pur rispettando la sua latitudine di apprezzamento – seguire il suo
ragionamento e controllare l'applicazione della legge (Queloz, Commentaire de la jurisprudence du Tribunal fédéral
en matière de fixation et de motivation de la peine, in: RPS 116/1996 pag. 136
segg.). Sapere se la pena risponda a tali esigenze e rientri nei limiti
edittali è una questione di diritto, che va quindi esaminata liberamente dalla
Corte di cassazione e di revisione penale; nella commisurazione della pena, per
contro, questa Corte interviene solo – come il Tribunale federale – ove il
giudice di merito sia stato esageratamente severo o esageratamente mite, al
punto da cadere nell'eccesso o nell'abuso del potere di apprezzamento (DTF 123
IV 152 consid. 2a con richiami).

 

                                          c)     Nella fattispecie
la Corte di assise ha inflitto all'imputato 11 anni di reclusione rilevando
anzitutto l'estrema gravità del reato. Una rapina a due anziani, soli e in
piena notte nella loro abitazione, i quali vengono sorpresi nel sonno da tre uomini
mascherati, che li aggrediscono, li legano e le imbavagliano causa già di per
sé un trauma. Nel caso specifico poi il crimine aveva cagionato l'orribile
morte per asfissia di una vittima. Per di più, ha rilevato la Corte, l'imputato
ha agito per lucro in una situazione esistenziale sì disagevole, ma per nulla
drammatica. Come circostanze attenuanti, la prima Corte ha comunque
riconosciuto che la morte dell'anziana vittima si è rivelata un imprevisto,
ancorché colpevole, e non era stata direttamente voluta, che inoltre la responsabilità
del ricorrente per il tragico evento è di carattere omissivo e che la sua fuga
era conseguente a una crisi di coscienza. A favore del prevenuto i primi
giudici hanno considerato altresì l'incensuratezza e il fatto che, nonostante
la latitanza, egli aveva continuato a condurre una vita corretta. Per quanto
gravissimo, l'atto criminale può dunque essere considerato un “unicum”
(sentenza, pag. 30 e 31).  

 

                                          d)    Ricordate le
circostanze attenuanti, in particolare il fatto che per finire egli ha compiuto
unicamente un reato per omissione, il ricorrente reputa eccessivamente severa
la condanna irrogatagli se raffrontata a pene pronunciate dalle Corti ticinesi
negli ultimi 25 anni per reati di rapina aggravata e omicidio, tanto più – egli
sostiene – che mancano riferimenti di giurisprudenza in casi di omicidio per
omissione. Insiste perciò nel far valere che la Corte di assise avrebbe dovuto
considerare maggiormente le circostanze attenuanti; sarebbe infatti arbitrario
– egli spiega – condannarlo per omicidio commesso per omissione alla stessa
pena inflitta dalle nostre Corti per omicidi commessi con un'azione diretta,
come nei casi __________ e __________. 

 

aa)   Il principio della parità di
trattamento nella commisurazione della pena può essere invocato solo nelle rare
ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art. 63 CP diano
luogo a un'obiettiva disuguaglianza; il confronto tra imputati o con processi
analoghi suole invece essere infruttuoso, ogni caso dovendo essere giudicato in
base alle sue individualità oggettive e soggettive (DTF 123 IV 150; Corboz, La motivation de la peine, in:
ZBJV 131/1995 pag. 12 seg.; cfr. anche DTF 124 IV 47 consid. 2c). Ne segue che
in materia di parità di trattamento la Corte di cassazione e di revisione
penale interviene solo – come il Tribunale federale – quando il giudice del
merito abbia ecceduto o abusato del suo potere di apprezzamento, dando luogo a
una disparità flagrante (DTF inedita del 6 marzo 1998 in re M., consid. 4b in fine).

 

bb)  Limitandosi a richiamare precedenti
giurisprudenziali con riferimento alla natura dei crimini, il ricorrente non
dimostra ancora dove risiederebbe la pretesa disparità di trattamento né, in
particolare, per quali ragioni la Corte di assise avrebbe abusato del proprio
potere di apprezzamento pronunciando una condanna a 11 anni di reclusione per i
reati di rapina aggravata (art. 140 n. 3 CP) e di omicidio intenzionale (art.
111 CP) commessi nei modi e nelle circostanze illustrate nella sentenza
impugnata. Carente di motivazione, il ricorso sfugge su questo punto a un esame
di merito e va perciò  dichiarato inammissibile.

 

cc)   Per quanto riguarda la critica
alla prima Corte di non avere considerato appieno le circostanze attenuanti da
essa medesima riconosciute, si può convenire che la pena inflitta al ricorrente
è severa. Nessuno degli autori aveva previsto nel piano d'azione la morte di
una delle vittime e il ricorrente non ha materialmente partecipato all'azione
rivelatasi fatale per ____________. Fuggendo mentre i correi stavano legando e
imbavagliando la vittima egli non poteva tuttavia ignorare le conseguenze del
crimine. D'altro lato egli non poteva nemmeno confidare sull'indulgenza della
Corte di assise (né si sono dimostrati indulgenti i giudici italiani verso gli
altri correi), ove si consideri che le persone aggredite, legate e imbavagliate
a scopo di rapina in piena notte erano due persone anziane (una ottantenne,
l'altra ottantaseienne) e perciò particolarmente vulnerabili. In condizioni del
genere la mancanza di scrupoli degli autori risulta evidente. Nel suo esito la
condanna a 11 anni di reclusione non costituisce pertanto la risultante di un
eccesso o di un abuso del potere di apprezzamento.

 

                                7.      Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 CPP).

 

Per questi motivi,

 

visto sulle spese
l'art. 39 lett. d LTG,

 

 

pronuncia:           1.      Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                2.      Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr. 1'400.–

                                          b)
spese                         fr.    100.–

                                                                                 fr.
1'500.–

                                          sono
posti a carico del ricorrente.

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –   ____________,
c/o Penitenziario cantonale, 6904 Lugano;

                                          –   avv.
_____________;

                                          –   Procuratore
pubblico avv. _____________;

                                          –   Corte
delle assise criminali di Lugano;

                                          –   Comando
della polizia cantonale, 6501 Bellinzona;

                                          –   Dipartimento
delle istituzioni, Casellario, 6501 Bellinzona;

                                          –   Dipartimento
delle istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238, 6807
Taverne;

                                          –   Ufficio
cantonale degli stranieri, 6501 Bellinzona;

                                          –   Direzione
del penitenziario cantonale, 6904 Lugano;

                                          –   Ministero
pubblico della Confederazione, 3003 Berna.

 

 

la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                            Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B.: L’indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.