# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c535475-24c6-53d3-9be5-33d9b2016c82
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-06-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 29.06.2009 R 2009 3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2009-3_2009-06-29.pdf

## Full Text

R 09 3

5a Camera  

SENTENZA
del 29 giugno 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia

1. … ed il fratello … sono i due proprietari per piani della particella no. 994, 

sopraedificata con l’albergo … che … gestisce personalmente. Sulla contigua 

particella no. 1377, di proprietà di …, è ubicata una casa plurifamiliare, il cui 

muro a sud-ovest è in comune con l’adiacente albergo. Ambedue le particelle 

site sul territorio del Comune di … in località … sono assegnate alla zona 

nucleo e sono oggetto di una convenzione di diritto privato che garantisce 

reciprocamente ed entro determinati limiti ai rispettivi proprietari il diritto di 

costruire senza l’ossequio delle distanze dal fondo vicino. Il 13 aprile 2007, 

…, il marito … e … introducevano formale domanda di costruzione per la 

demolizione dell’attuale albergo e la sostituzione di questo con una nuova 

costruzione comprensiva di ristorante, sette camere d’albergo e circa tredici 

appartamenti in proprietà per piani. Inizialmente, era prevista anche la 

costruzione di un parcheggio sotterraneo sulla particella no. 1258 di …, situata 

sull’altro lato della strada. 

2. Contro il progetto di costruzione si opponeva, accanto ad un altro proprietario, 

anche la vicina … mediante le opposizioni del 23 agosto e dell’8 settembre 

2007. In quest’ultimo scritto all’autorità comunale, l’opponente dichiarava di 

non più contestare il superamento dell’altezza massima legale del previsto 

fabbricato, ma il suo inserimento estetico nel quadro paesaggistico locale. 

Dopo il completamento degli atti e la rinuncia a voler edificare il posteggio 

sotterraneo sulla particella dirimpetto no. 1258, in data 29 novembre 2008 ai 

committenti veniva concessa la licenza edilizia, munita di diversi oneri e 

condizioni e parallelamente venivano rigettate le due opposizioni interposte 

dai vicini.  

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 23 

gennaio 2009, … chiedeva l’annullamento della licenza edilizia rilasciata. Per 

la ricorrente il progetto composto da più elementi di forma cubitale, dalla forma 

scarna e in materiali particolari contrasterebbe con il quadro architettonico 

locale, caratterizzato da insediamenti di tipo tradizionale, con tetti a due falde 

e copertura in piode. Non sarebbe del resto la prima volta che i cittadini del 

comune si vedrebbero costretti ad insorgere contro un progetto edilizio 

deturpante, ma ritenuto meritevole di approvazione da parte dell’autorità 

edilizia. Anche il valore della consulenza edilizia andrebbe relativizzato, 

trattandosi dell’opinione di professionisti sempre propensi a sostenersi l’un 

l’altro e a ritenere quindi degna di approvazione qualsiasi tipo di proposta. 

Nella concreta fattispecie poi, un’autorizzazione dovrebbe essere esclusa, 

poiché per la zona nucleo la legislazione comunale imporrebbe la scelta di 

forme e materiali conformi a quelli circostanti. In ogni caso un futuro intervento 

allo stabile della ricorrente rischierebbe di collidere quanto a stile e materiali 

con la prevista costruzione. Per questo motivo, prima del rilascio di 

qualsivoglia licenza edilizia l’autorità avrebbe dovuto portare a termine una 

procedura di piano delle strutture di quartiere.

4. Nella propria presa di posizione il Comune di … postulava la reiezione del 

ricorso. Le regole comunali sull’insediamento delle costruzioni, ad eccezione 

della disposizione sulla struttura del tetto, riprenderebbero i principi del diritto 

cantonale e non avrebbero pertanto valenza propria. Benché la particella in 

oggetto sia ubicata in zona nucleo, l’attuale albergo e la prevista costruzione 

sarebbero in una zona periferica, per cui il concetto d’insediamento nel quadro 

circostante non potrebbe essere tenuto in considerazione, trovandosi nei 

dintorni solo l’attigua costruzione della ricorrente. Da anni poi, l’attuale albergo 

sarebbe stato ampliato, completato e modificato in modo tale da non 

presentare più una struttura degna di conservazione. Come però 

dimostrerebbe anche il modello di costruzione, il progetto si conformerebbe 

allo stabile dell’istante. La costruzione verrebbe poi anche ad inserirsi in modo 

armonioso nel quadro paesaggistico locale, essendo prevista l’edificazione di 

un’imponente costruzione ai piedi del retrostante massiccio. Scopo delle 

disposizioni sull’estetica non sarebbe certo il mantenimento o la riproduzione 

poco conforme di quella che vorrebbe essere intesa come la tipica casa 

engadinese o bregagliotta. La conciliabilità del moderno progetto di 

costruzione sarebbe poi stata ampiamente illustrata anche dal consulente 

edile del comune, nonostante la zona nucleo non preveda imperativamente la 

necessità di ricorrere al parere di detto esperto. Infine, poiché la zona in 

oggetto comprenderebbe solo le due particelle edificate della ricorrente e della 

privata convenuta, non sarebbe ravvisabile oggettivamente alcuna necessità 

di indire una procedura di piano delle strutture del quartiere. Le possibilità 

edificatorie della ricorrente, qualora decidesse di sostituite l’esistente 

costruzione con una nuova casa d’abitazione, non verrebbero sminuite dal 

progetto contestato nell’ambito del presente ricorso.  

5. Il 4 marzo 2009 anche … perorava la reiezione del ricorso. Le censure 

riguardanti l’estetica della prevista costruzione rappresenterebbero un 

semplice sfogo personale dell’istante avverso un determinato tipo di 

architettura, sostenuto invece dal parere di esperti, senza però alcun tentativo 

di circostanziare le stesse o di esporre in che misura e per quali motivi la 

costruzione prevista non avrebbe potuto essere approvata. Il data 1. luglio 

2008, il sovrano comunale avrebbe poi accolto una modifica dell’ordinamento 

edilizio comunale e pertanto concesso alla committente il diritto di erigere una 

costruzione oltre quella che era l’altezza massima del fabbricato previsto per 

la zona nucleo. Con il rilascio di tale autorizzazione speciale sulla base del 

concreto progetto presentato, i cittadini avrebbero pertanto anche 

indirettamente approvato il genere di moderna costruzione in oggetto, alla 

quale non verrebbero del resto ad opporsi interessi pubblici preponderanti. 

Anche le reticenze espresse dall’istante in merito ad un’eventuale futura 

diversa edificazione della propria costruzione non troverebbero alcuna 

giustificazione. L’attuale casa della ricorrente avrebbe pure un tetto piano e 

non rispecchierebbe in alcun modo quella che vorrebbe essere definita come 

la tipica costruzione locale. … conoscerebbe poi diversi edifici di carattere 

decisamente moderno che esulerebbero dai classici canoni della casa col 

tetto a due falde e la copertura in piode.  

6. In data 2 aprile 2009, il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo a ... 

In detta sede ognuna delle parti coinvolte nel presente procedimento aveva 

ancora modo di esporre verbalmente il proprio punto di vista. Al sopralluogo 

potevano essere inoltre visionati i piani originali delle facciate del progetto e il 

modello della costruzione. Su quanto visto e sentito in detta sede, si dirà, per 

quanto utile al fine del giudizio, nelle considerazioni di merito che fanno 

seguito. 

Considerando in diritto:

1. Formalmente la ricorrente contesta la legittimazione dei richiedenti la licenza 

di costruzione. Dal profilo materiale, l’istante considera che il progetto 

approvato non sia conciliabile con le disposizioni in materia di estetica delle 

costruzioni e che l’intervento avrebbe comunque previamente richiesto l’avvio 

di una procedura di piano delle strutture di quartiere. Non è per contro in 

questa sede più oggetto del contenzioso il superamento dell’altezza massima 

della costruzione, dopo l’approvazione della relativa modifica da parte del 

sovrano comunale e l’espressa rinuncia della ricorrente a prevalersi di tale 

censura, giusta quanto comunicato all’autorità comunale in data 8 settembre 

2007. 

2. a) Non è contestato che il fondo oggetto di domanda di costruzione è di proprietà 

di una comunione di proprietari per piani composta dalla privata convenuta in 

ricorso, che detiene complessivamente 915/1000, e dal fratello di questa, la 

cui quota è di 85/1000. Dei due proprietari per piani, la domanda di 

costruzione del 13 aprile 2007 era stata sottoscritta solo dalla privata 

convenuta in ricorso. Giusta l’art. 89 cpv. 3 della legge cantonale sulla 

pianificazione del territorio (LPTC), se la committente non è proprietaria del 

terreno edificabile, la domanda di costruzione va controfirmata dalla 

proprietaria. L’art. 98 cpv. 2 della legge edilizia comunale (LE) riprende lo 

stesso principio e sancisce che la domanda di costruzione deve essere 

firmata dalla proprietaria, dal committente e dal progettista. Sulla base di tale 

normativa, la ricorrente non può però dedurre alcun diritto a proprio favore. 

L’eventuale vizio formale non ha nell’evenienza alcuna incidenza sulla validità 

della licenza edilizia rilasciata, giacché in ogni caso l’altro proprietario ha dato 

alla sorella, il 19 agosto 2008, regolare procura per intraprendere tutti i passi 

necessari in vista della demolizione e domanda di nuova costruzione sul fondo 

no. 994, compresa la possibilità di adire le vie legali (vedi sulla questione 

anche STA R 08 8 e 12). L’eventuale vizio va pertanto considerato in ogni 

caso sanato. Nell’ambito del presente procedimento ha espressamente preso 

posizione sul ricorso solo uno dei due proprietari per piani del fondo da 

edificare anche se il fratello della privata convenuta ha sottoscritto una 

procura generale a favore della sorella. Per questo motivo nell’ambito della 

presente vertenza, viene espressamente fatto riferimento a questa sola 

proprietaria in qualità di privata convenuta in ricorso. 

b) Il fatto che anche il proprietario del fondo sito sull’altro lato della strada avesse 

pure sottoscritto la domanda di costruzione è da ricondurre alle particolarità 

del primo progetto presentato. Allora, infatti, i posteggi sotterranei 

dell’esercizio pubblico erano previsti sull’altro lato della strada, ovvero sulla 

particella no. 1258. … aveva pertanto pure debitamente sottoscritto la 

domanda di costruzione in qualità di proprietario. Avendo la committenza in 

seguito rinunciato ad edificare i posteggi sotterranei sulla particella dirimpetto, 

il proprietario di detto fondo non è attualmente più interessato al procedimento 

o toccato dallo stesso. 

3. a) Il 1. novembre 2005 sono entrate in vigore la LPTC e la relativa ordinanza di 

applicazione (OPTC). In termini di diritto transitorio, le disposizioni 

direttamente applicabili della nuova legge, quali le norme edilizie cantonali di 

cui agli art. 72 - 84 della LPTC, hanno la precedenza su prescrizioni comunali 

divergenti, riservate le prescrizioni in genere più severe dei comuni (art. 107 

cpv. 2 LPTC). Per quanto riguarda la strutturazione, l’art. 73 LPTC prevede 

che insediamenti, costruzioni ed impianti, devono essere costruiti ed inseriti 

nell’ambiente e nel paesaggio secondo le regole dell’arte di costruire, in modo 

tale da creare un buon effetto generale (cpv. 1). Per il comune convenuto 

questo disposto di diritto materiale direttamente applicabile non lascerebbe 

più alcun margine per una normativa comunale al riguardo. Nell’ottica dell’art. 

107 cpv. 2 LPTC la tesi non si rivela del tutto corretta, essendo in genere 

possibile per i comuni prevedere delle prescrizioni più severe. In questo 

senso, nella misura in cui la normativa comunale dovesse effettivamente 

rivelarsi più severa in materia di struttura delle costruzioni di quanto lo sia la 

disposizione materiale della LPTC, il progetto sarebbe tenuto all’ossequio 

dell’una e dell’altra disposizione. Giusta l’art. 19 LE, gli edifici e gli impianti 

devono essere architettonicamente ben strutturati e inseriti nelle 

caratteristiche locali e nel paesaggio (cifra 1). Non sono ammesse nuove 

costruzioni in contrasto con le caratteristiche estetico-architettoniche della 

relativa zona (cifra 4). Ai sensi dell’art. 36 LE, nella zona nucleo, le aree con 

obbligo di copertura in piode in stile tradizionale sono stabilite nei relativi piani 

generali delle strutture. Per le zone senza obbligo di copertura del tetto in 

piode i tetti devono tenere conto della struttura del nucleo (cifra 5 prima e 

ultima frase). La consulenza architettonica è obbligatoria ed a spese della 

committenza. Si raccomanda di consultare l’ufficio tecnico comunale prima di 

inoltrare il progetto definitivo (cifra 6). Per la ricorrente, poiché il diritto 

comunale prevederebbe una normativa più restrittiva di quanto contemplato 

dal diritto cantonale, nell’ottica dell’art. 19 LE la costruzione non avrebbe 

potuto essere approvata. 

b) Per quanto riguarda l’aspetto formale, l’autorità edilizia ha sottoposto la 

domanda di costruzione al consulente edile e come da questi ribadito (vedi 

relazione dell’8 settembre 2008) l’intero progetto è stato progressivamente 

elaborato e discusso in accordo con l’autorità edilizia comunale e con il 

consulente edile. In questo senso, le reciproche esigenze sono state 

puntualmente tenute in considerazione, come del resto la continua e 

successiva elaborazione del progetto indirettamente conferma. 

c) Dal punto di vista della struttura della costruzione, giusta il diritto cantonale, il 

progetto deve essere costruito ed inserito nell’ambiente e nel paesaggio 

secondo le regole dell’arte di costruire, in modo tale da creare un buon effetto 

generale e, per il diritto comunale, lo stesso deve essere architettonicamente 

ben strutturato e inserito nelle caratteristiche locali e nel paesaggio e non può 

contrastare le caratteristiche estetico-architettoniche della relativa zona. I 

presupposti delle due disposizioni sono praticamente gli stessi per quanto 

riguarda la validità dell’aspetto architettonico e la norma d’inserimento nel 

paesaggio, per contro il diritto comunale contiene un elemento più restrittivo 

nella misura in cui non ammette nuove costruzioni in contrasto con le 

caratteristiche estetico-architettoniche della relativa zona. Per il resto, la zona 

in oggetto non sottostà all’esigenza del tetto in piode giusta quanto previsto 

all’art. 36 LE, ma la sola esigenza posta a questo proposito è che il tetto tenga 

conto della struttura del nucleo. 

4. a) Le particelle della ricorrente e della privata convenuta in ricorso sono ubicate 

in zona nucleo. Questo particolare tipo di zona è caratterizzato - nella località 

qui in discussione – essenzialmente dalle costruzioni site sulle due particelle 

ni. 1377 e 994, non essendo i fondi direttamente confinanti con queste 

proprietà edificati. In altri termini, la zona nucleo qui in discussione è costituita 

dal complesso edilizio (albergo) che si intende abbattere e dalla casa con 

diversi appartamenti della ricorrente. Altri edifici nelle vicinanze - a meno di 

un centinaio di metri circa - non ve ne sono a parte due villette tra i boschi 

poco visibili e comunque ubicate ad una distanza che non permette di stabilire 

un contatto diretto con le due costruzioni qui in oggetto. Il nucleo in parola si 

limita pertanto al complesso edilizio della privata convenuta in ricorso ed a 

quello dell’istante. La costruzione di quest’ultima è di forma irregolare e 

raffigurabile come un rettangolo regolare sul fondo al quale sono stati aggiunti 

due altri elementi rettangolari di minori dimensioni lungo il lato anteriore, 

elementi che nel loro complesso danno una facciata principale costituita da 

tre segmenti posti su tre diverse profondità. Il tetto è piano e con un leggero 

spiovente. La facciata principale parallela alla strada cantonale presenta delle 

ampie aperture al piano terra, mentre le finestre al primo e secondo piano 

sono di forme diverse, che variano dalla portafinestra che dà sulle quattro 

terrazze, alle altre finestre più grandi di due diverse dimensioni ed alle 

finestrelle decisamente più piccole. La costruzione che dovrebbe essere 

demolita presenta uno stabile principale col tetto a due falde non in piode. Alla 

facciata principale è stato aggiunto a pianterreno un corpo di forma 

rettangolare e sul retro la costruzione riprende lo stile dello stabile sito sulla 

particella contigua della ricorrente. Infine, a destra, rispetto alla facciata 

principale dell’albergo é stata eretta una costruzione moderna in elementi tipo 

mattonelle bianche, con una corona di piccole aperture di forma quadrata 

lungo la sua parte superiore. Nel suo complesso l’architettura che caratterizza 

l’edificazione di zona si presenta alquanto eterogenea in termini di forme e 

stile. Per i colori, domina il bianco delle facciate in calcestruzzo e in mattonelle, 

anche se i contorni delle finestre dell’edificio principale sono di colore rosso 

scuro. In termini paesaggistici, il nucleo è posto ai piedi della retrostante 

montagna ed è inserito in un complesso roccioso soprattutto lungo il lato 

rivolto verso ... 

b) Come giustamente rilevato anche dai responsabili tecnici del progetto nella 

relazione del 2 marzo 2009, lo sviluppo edilizio della frazione di … è avvenuto 

in primo luogo lungo la strada cantonale che tramite l’omonimo passo unisce 

… alla ... In questo senso, la frazione manca di un nucleo compatto che 

raffiguri il cuore degli insediamenti. Anche le costruzioni sono alquanto 

differenziate e variano dagli imponenti alberghi come il “…”, lo “…” o il “…” 

alle villette tradizionali e lo stile delle costruzioni spazia dalla costruzione in 

calcestruzzo a quella in sasso o con elementi in legno. Non è pertanto 

sbagliato affermare che la posizione a cuscinetto che geograficamente … 

assume tra … e la …, si traduca anche nella struttura e nei materiali della 

sostanza edilizia, che riprendono elementi tipici dell’imponente casa … con 

facciate in calcestruzzo ed elementi della tipica casa …, ben più piccola e in 

sasso. In questo senso, la struttura del particolare nucleo qui in discussione 

non può essere intesa nel senso che viene tradizionalmente dato a tale tipo 

di zona, in assenza appunto di diretti elementi di riferimento nel senso di 

costruzioni. La norma d’inserimento è stata in queste condizioni giustamente 

giudicata in larga misura anche in base alle caratteristiche e particolarità 

morfologiche del sito, tenendo presente la predominanza dell’elemento 

roccioso e della montagna retrostante.

c) Il progetto prevede la sostituzione di tutti gli attuali impianti siti sulla particella 

no. 994 (prima fotografia) con un blocco in cemento lavato di sette lati 

irregolari (seconda fotografia). …

La forma del tetto, dello stesso materiale delle pareti, sarebbe pure irregolare 

anche se una buona parte della copertura farebbe parte di un segmento 

obliquo che dà alla costruzione un certo dinamismo e che richiama la naturale 

inclinazione dell’apice della retrostante montagna rispetto al punto 

perpendicolare alla strada cantonale. Di primo acchito, la forma della 

costruzione ed i materiali con i quali si intende ricoprire la facciata (cemento 

lavato con la messa in risalto di sassi dalla grandezza massima di un pugno) 

richiamano un grosso masso ovvero un monolito. Come esposto dal 

consulente edile comunale nella relazione dell’8 settembre 2008, in mancanza 

di punti di riferimento, la nuova costruzione è stata intesa come un monolito 

che dialoga con il sito ed in particolare con gli elementi naturali presenti, quali 

il pendio retrostante e la montagna. Da quanto si è visto anche in sede di 

sopralluogo, l’ubicazione della costruzione deve essere considerata adattarsi 

alquanto bene con il quadro paesaggistico circostante, dove predominano la 

roccia, il bosco e la montagna. Come si vede dal fotomontaggio contenuto 

nello studio effettuato dai progettisti, la sostituzione complessiva delle diverse 

infrastrutture sul fondo no. 994 con il monolito in oggetto crea senza dubbio 

un quadro decisamente più armonioso con il paesaggio che l’attuale 

edificazione. 

d) Per quanto riguarda la validità architettonica del progetto come tale, questa è 

stata a chiare lettere confermata dal consulente edile nella propria relazione 

dell’8 settembre 2008. La ricorrente contesta tali conclusioni adducendo il 

carattere estremamente moderno dell’edificio e la sua completa estraneità ai 

canoni edilizi della zona. Per quanto riguarda la costruzione come tale, la 

valutazione fatta dalla ricorrente è di carattere ampiamente soggettivo, senza 

che vengano addotti dei concreti motivi a sostegno della poca validità 

architettonica del progetto. Il semplice fatto che opere di tipo moderno trovino 

un ampio consenso tra gli operatori dello stesso ramo non comprova in alcun 

modo la censurabilità architettonica della costruzione al vaglio del consulente 

edile e dell’autorità edilizia. Il fatto poi che il sovrano comunale abbia 

approvato in sede assembleare un ordinamento d’eccezione per quanto 

riguarda l’altezza massima del fabbricato in zona nucleo - onde consentire la 

realizzazione del progetto in parola - lascia supporre che la modernità dello 

stabile goda di un ben più ampio consenso tra la popolazione, di quanto 

sembrerebbe trasparire dalle contrarie considerazioni fatte dell’istante nel 

proprio ricorso. Resta però da stabilire se tale modernità contrasta 

effettivamente con lo stile e l’architettura della zona nucleo. 

e) Come è già stato esposto in precedenza, l’edificio ed i rispettivi impianti vicini 

che si intendono demolire rappresentano l’aspetto principale della sostanza 

edilizia della zona. In altri termini, attualmente la casa della ricorrente ha una 

funzione e un aspetto secondario rispetto a quella della privata convenuta e 

tale caratteristica verrà mantenuta anche in futuro. E’ pertanto del tutto 

comprensibile che la nuova costruzione non possa essere reputata attingere 

ai canoni della vicina casa dell’istante per ottenere un inserimento 

architettonico armonico, se si considera che nel suo insieme anche la casa 

della ricorrente è del tutto atipica e andava all’epoca della sua edificazione 

considerata come una casa in stile decisamente diverso dai canoni della zona 

sia per il tetto piatto sia per la forma irregolare del perimetro esterno. Del resto, 

la ricorrente non pretende neppure che il progetto debba adattarsi allo stile 

della propria abitazione, ma considera indispensabile operare con un tetto a 

due falde e una copertura in piode. Come però è già stato esposto in 

precedenza, la zona in oggetto non sottostà all’esigenza del tetto in piode 

giusta quanto previsto all’art. 36 LE. Importante è che il tetto tenga conto della 

struttura del nucleo. In questo senso la pretesa formulata dalla ricorrente in 

merito alla necessità di erigere un tetto a due falde e in piode non trova alcuna 

conferma nella struttura edilizia circostante e contrasta con il carattere 

dell’edificio più prossimo con un tetto piatto. Anche se poi sparse lungo la 

piana vi sono case con il tetto a due falde, il dominante albergo … non si 

attiene a questi canoni. In termini d’inserimento è in queste circostanze dato 

concludere che a quello che un tempo era un edificio di carattere moderno 

(quello dell’istante) viene affiancata una costruzione dello stesso carattere 

anche se con un riferimento al termine moderno decisamente più recente. 

Considerata la particolarità del sito e la sua ubicazione a se stante, risulta 

difficile chiamare a termine di paragone gli stabili sparsi in zona, non 

essendoci alcun nesso spaziale diretto tra questi e il complesso edilizio in 

oggetto che potrebbe ricondurre al concetto di nucleo o di caratteristiche dalla 

zona. Per questo giudice, considerata la particolarità dell’ubicazione in 

oggetto, il progetto anche se atipico, non può essere considerato contrastare 

con lo stile e l’architettura della zona nucleo, in assenza di concreti elementi 

di riferimento. Questo era del resto anche il parere del consulente edile, il 

quale riteneva che l’interpretazione favorevole al progetto potesse valere solo 

per il particolare sito in oggetto e non per la zona nucleo in generale. 

5. a) Giusta l’art. 51 LPTC, il piano di quartiere disciplina nel dettaglio la struttura e 

l’urbanizzazione delle zone edificabili con pianificazione consecutiva o di altri 

territori parziali della zona edificabile. Esso è composto anche dal piano delle 

strutture di quartiere che stabilisce l’inserimento di costruzioni e impianti 

nonché le superfici da mantenere libere e può contenere disposizioni più 

ampie quanto alle volumetrie, la loro utilizzazione e strutturazione (art. 52 cpv. 

2 LPTC e vedi a livello comunale gli art. 77 e 79 LE). Per l’istante, prima del 

rilascio della licenza edilizia, spettava all’autorità edilizia dare avvio ad una 

procedura di piano delle strutture del quartiere, onde garantire anche le 

possibili future possibilità edificatorie del fondo dell’istante, restando queste 

fortemente influenzate dall’assetto architettonico della costruzione adiacente. 

b) Come è stato giustamente ricordato anche dal comune convenuto, la zona in 

oggetto comprende le due particelle già sopraedificate e perfettamente 

urbanizzate della ricorrente e della privata convenuta in ricorso. Già in termini 

di dimensioni e di necessità edilizie non si giustifica pertanto l’avvio di una 

procedura di piano di quartiere. Per la sola edificazione del progetto di 

costruzione oggetto del presente ricorso non è contestato che non vi sia 

alcuna necessità di procedere ad una pianificazione di quartiere. La ricorrente 

giustifica invece la richiesta sulla base delle proprie eventuali future necessità. 

Tali interessi della proprietà vicina non possono giustificare l’avvio di una 

procedura di piano di quartiere ed alla definizione delle strutture del quartiere 

quando non appare neppure al momento attuale probabile un intervento 

edilizio sul vicino stabile. Ne consegue che anche questa richiesta non merita 

protezione e deve essere respinta. 

6. In conclusione, il ricorso deve essere respinto e viene in questa sede 

confermata la licenza edilizia rilasciata. L’esito della controversia giustifica 

l’accollamento delle spese occasionate dal presente procedimento alla parte 

ricorrente. Giusta l’art. 78 LGA, la parte soccombente viene di regola obbligata 

a rimborsare alla parte vincente tutte le spese necessarie causate dalla 

procedura (cpv. 1). Ai comuni invece non vengono di regola assegnate 

ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali (cpv. 

2). La privata convenuta ha pertanto diritto alla rifusione delle ripetibili giusta 

la nota d’onorario introdotta dal patrocinatore in data 2 aprile 2009 e relativa 

ad un importo di fr. 3'569.30.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 5'000.--

- e le spese di cancelleria di fr.    352.--

totale fr. 5'352.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. … versa a … fr. 3'569.30 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.