# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 37fdccb3-8963-5f50-a519-cfcf96f33beb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.09.2009 32.2009.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-101_2009-09-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.101

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  30 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 maggio 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3 aprile
  2009 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1967, precedentemente attiva in qualità di collaboratrice scientifica
presso la __________ (50%) e casalinga (50%), in data 3 settembre 2004 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita),
segnalando di essere affetta da “diabete tipo I dal maggio 2003, sindrome
ansiose depressive reattive” (doc. AI 2-1/5).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia ad opera
dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (doc. AI 20-1) l’UAI, con
decisione del 30 marzo 2006, ha respinto la richiesta di prestazioni in quanto
“dall’esame della documentazione acquisita agli atti non viene evidenziata
nessuna patologia che possa essere ritenuta responsabile di una riduzione della
capacità lavorativa in qualsiasi ambito” (doc. AI 24-1). 

 

                               1.3.   Con
opposizione del 27 aprile 2006 (doc. AI 26-1), poi completata in data 5 maggio
2006 (doc. AI 28-1), l’assicurata ha fornito una dettagliata descrizione
dell’evoluzione della propria patologia e delle difficoltà sociali e
professionali da essa provocate. Ella ha contestato la decisione
dell’amministrazione di non riconoscerle una riduzione della capacità
lavorativa per le patologie di cui soffre. Durante il colloquio del 10 maggio
2006 presso l’UAI l’opponente ha confermato le proprie motivazioni (doc. AI
29-1).

 

                                         Con
scritto del 21 giugno 2006 (doc. AI 34-2) l’assicurata ha contestato il rapporto
medico del 2 febbraio 2005 del SMR (doc. AI 14-1) e la perizia psichiatrica
dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (doc. AI 34-2). Ella ha poi
prodotto il certificato medico del 23 giugno 2006 del Dr. __________ (doc. AI
34-4). 

 

                               1.4.   Il 12 luglio
2006 l’UAI ha interpellato l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale in
merito alle conseguenze dei disturbi sull’attività attuale della ricorrente (doc.
AI 37-1) e il medico curante Dr. __________ circa l’evoluzione clinica della
paziente (doc. AI 38-1).

 

                                         Il Dr. __________
ha fornito la propria presa di posizione il 19 luglio 2006 (doc. AI 39-1),
mentre l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale ha risposto il 19 luglio
2006 (doc. AI 42-1).

 

                               1.5.   Esperita un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI
45-1), l’UAI con decisione su opposizione del 3 aprile 2009 ha parzialmente accolto l’opposizione e riformato la prima decisione nel senso che a RI 1 è
attribuita una mezza rendita d’invalidità (grado 59%) limitatamente al periodo
compreso tra il 1° settembre 2004 e il 31 dicembre 2005, negando in seguito il
diritto a prestazioni. Per il periodo posteriore al mese di agosto 2007 gli
atti sono ritornati all’UAI per determinare l’evoluzione della capacità
lavorativa (doc. AI 49-5).

 

                               1.6.   Contro
questa decisione è insorta l’assicurata con un tempestivo ricorso al TCA contestando,
per il periodo da settembre 2003 a settembre 2004 (inteso come 2005, in quanto l’amministrazione ha erroneamente indicato il 2004 nella decisione impugnata), il
grado d’invalidità come casalinga, mentre per il periodo da ottobre 2005 a gennaio 2007 ella ha contestato sia il grado d’invalidità nell’attività di salariata, sia quello
nelle mansioni di casalinga (doc. I).

 

                               1.7.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sull’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica del 27 ottobre 2006 ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione del gravame (doc. IV)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die versicherte
Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im Umfang ihrer
noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste erwerbliche
Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine
Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie
Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von
einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im
erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint
vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen
ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten
Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer,
auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist
schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei
Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al
riguardo la giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 
vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter
Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9
wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs-
und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten
Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative
gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato
avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V
195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente
pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M;
Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht
im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.8.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen
der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133
ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un
fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf
Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.9.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania,
la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99;
STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC
1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
"(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)" (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                             2.10.   Nella
decisione su opposizione del 3 aprile 2009 l’UAI ha attribuito all’assicurata
una mezza rendita d’invalidità dal 1° settembre 2004 al 31 dicembre 2005,
sopprimendo poi questa prestazione a partire dal 1° gennaio 2006, ritenuto che
dal mese di ottobre 2005 a gennaio 2007 ella risulta inabile al 40% con un
grado d’invalidità del 20% per la parte salariata, mentre per la quota parte di
casalinga la limitazione è del 18,5% con un grado d’invalidità del 9,25% e, dal
confronto dei redditi, in applicazione del metodo misto di calcolo, risulta un
grado d’invalidità del 29,25%, che non dà diritto ad una rendita.

                                      

                                         Mentre
per il periodo da febbraio 2007 e per i sei mesi successivi l’assicurata è
considerata casalinga a tempo pieno con un grado d’invalidità del 19% (doc. AI
53-9).

                                         Il TCA è,
quindi, chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6.,
2.7., 2.8., se l’UAI ha correttamente o meno negato la rendita a RI 1 a far
tempo dal 1° gennaio 2006.

 

                             2.11.   L’UAI, al
fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata ha
affidato all’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale il mandato di esperire
una perizia psichiatrica.

 

                                         Il medico
psichiatra aggiunto Dr. __________ e il medico assistente Dr.ssa __________ nel
referto dell’8 febbraio 2006, dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, i
dati soggettivi e le constatazioni obiettive, hanno posto la seguente diagnosi
e valutazione:

 

" 
(…)

4. DIAGNOSI

 

4.1 Diagnosi con ripercussioni sulle capacità
di lavoro

 

L'esame psichiatrico confortato dai rilievi
anamnestici appresi dagli atti e dalla peritanda, ci hanno consentito di
individuare un quadro clinico riferibile ad una:

 

·          
Sindrome da disadattamento con disturbo prevalente
di altri aspetti emozionali (ICD 10; F 43.23).

 

·          
Reazione depressiva prolungata (ICD10 F 43.21)

 

·          
Storia personale di malattia specifica (ICD10 Z
86) 

 

Esistenti da quando? 

Dal maggio 2003

 

4.2 Diagnosi senza ripercussioni sulla
capacità di lavoro

Diabete mellito tipo 1

 

Esistenti da quando?

 

Dal maggio 2003.

 

5. VALUTAZIONE E PROGNOSI 

Trattasi di una paziente 38enne che ha lamentato
un primo episodio di sovraccarico gestionale all'epoca della prima gravidanza
nel 1997. Affronta correttamente la situazione e dal 1999 riduce spontaneamente
il suo lavoro al 50‑60% per dedicarsi alla famiglia. 

 

Nel 2001, in concomitanza con la seconda gravidanza ed il diabete gestazionale insorto dopo quest'ultima, la paziente ha
ancora un transitorio periodo di malessere superato con il sostegno del medico
curante.

 

Quando, nel maggio 2003, viene scoperto un diabete
di tipo 1, che necessita di trattamento insulinico associato con controlli
giornalieri della glicemia, subentra uno stato di disagio psichico più marcato,
descritto dal medico curante come reazione ansioso‑depressiva con
inabilità lavorativa completa dal settembre 2003.

 

Sempre in cura dal medico curante, tale stato è
stato affrontato con colloqui di sostegno e un blando trattamento
antidepressivo con Jarsin (prodotto fitoterapico) per un periodo di 6 mesi,
successivamente sospeso d'accordo con il curante. Altri trattamenti
psicofarmacologici proposti sono stati abbandonati per il presentarsi di
effetti avversi non meglio descritti.

 

Dalla documentazione messa a disposizione
(rapporto SMR del 2.2.2005), risulta che la patologia organica non incide sulla
capacità lavorativa, e non giustifica nessuna inabilità in un'attività leggera
al 50%. Un'eventuale inabilità viene ricondotta prioritariamente alla
problematica psichiatrica.

 

Nella valutazione psichiatrica osserviamo che è
senz'altro presente una reazione psicologica alla notizia della malattia
fisica. Essa risponde ad una scarsa accettazione di una menomazione, e
accettazione ancor minore per le necessità di riorganizzare la propria
quotidianità con una responsabilità maggiore rispetto alla cura di sé e quindi
la necessità di integrare una serie di limitazioni. Benché ella abbia appreso
le nuove abitudini mostra ancora una sofferenza per la perdita del Sè ideale,
poco coscientizzato e che si esprime attraverso poco gestibili esplosioni di
pianto. Il fatto che nel passato la madre abbia sofferto dello stesso disturbo,
e che all'epoca ella si fosse attivata nelle cure della genitrice, comporta un
carico emotivo accessorio ma rilevante. Una persistenza nella mancata
elaborazione di tale lutto, potrebbe condurre ad una situazione di
cronicizzazione depressiva, così come il mantenimento in uno stato di totale
incapacità lavorativa. Proponiamo un graduale reinserimento nell'attuale posto
di lavoro con una verifica del rendimento. Un trattamento specialistico psichiatrico
e psicoterapico è opportuno. Inoltre una rivalutazione peritale fra un anno.

 

B. CONSEGUENZE SULLA CAPACITA DI LAVORO

 

1. MENOMAZIONI (QUALITATIVE E QUANTITATIVE)
DOVUTE Al DISTURBI CONSTATATI.

 

1.1 a livello
psicologico mentale

 

Sulla base della nostra valutazione, al momento,
la peritanda appare in grado di svolgere un'attività lucrativa nonostante ella
descriva una certa sofferenza di tipo cognitivo: infatti, in caso di valori
glicemici alti, ella lamenta testa pesante e mancanza di concentrazione, mentre
in caso di abbassamento della glicemia, avverte debolezza associata ad "un
cerchio alla testa".

 

A livello psichiatrico presenta una sindrome da
disadattamento con prevalente labilità emozionale, ed una reazione depressiva
mascherata. Di certo ella è risultata impegnata con il proprio medico curante
nel tentativo di controllare un diabete piuttosto instabile, fattore che ha
prodotto per mesi un sovraccarico da affrontare pragmaticamente con attivazione
nel processo di cura. A ciò si è aggiunto un cambiamento delle proprie
condizioni fisiche, della struttura organizzativa della giornata a cui la
peritanda non appare ancora adattata. Appare esservi un'accettazione solo
parziale della menomazione, che si riflette in un'amplificazione del vissuto di
disabilità. L'autostima della peritanda nei confronti delle proprie capacità
professionali appare fortemente diminuita, vi è il timore di sbagliare ed
un'insufficiente capacità di assumersi responsabilità. 

 

1.2 a livello
fisico

 

In base all'incarto la peritanda non presenta
menomazioni tali da limitare la capacità lavorativa.

 

1.3 nell'ambito sociale

 

In base alle constatazioni obiettive e ai dati
soggettivi non sussiste una compromissione delle capacità relazionali della
peritanda. Viene tuttavia riferito un cambiamento delle abitudini con
riorganizzazione di varie attività sociali, e limitazioni all'attività fisica,
lo sport, lo sci.

 

 

2. CONSEGUENZE DEI DISTURBI SULL'ATTIVITA
ATTUALE

 

2.1 Come si ripercuotono i disturbi
sull'attività attuale dell'assicurato? 

In una ridotta concentrazione, incapacità a
riorganizzare le proprie mansioni in vista di una ripresa lavorativa parziale,
timore di non effettuare un lavoro di buona qualità.

 

2.2 L'attività
attuale è ancora praticabile?

 

Sì. Con adeguata supervisione e supporto da
organizzare in collaborazione col datore di lavoro.

 

2.3 Se si, in quale misura (ore al giorno)

 

Inizialmente al 30%, con progressivo aumento al
50% (attività lucrativa). Non vi è inabilità nelle mansioni di casalinga,

 

2.4 È constatabile una diminuzione della
capacità di lavoro?

 

Sì. 

 

2.5 Se si, in che misura?

 

Attualmente consideriamo un'inabilità al 20%,
migliorabile con provvedimenti di reintegrazione sul posto di lavoro.

 

2.6 Da quando esiste una limitazione della
capacità di lavoro provata a livello medico di almeno 20%? 

 

Dal 2003.

 

2.7 Quale è stato
da allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro? 

La peritanda non ha più ripreso l'attività
lavorativa che esercitava a tempo parziale. Non è stato segnalato un ulteriore
peggioramento.

 

3. L'AMBIENTE
DI LAVORO DELL'ASSICURATO È IN GRADO DI SOPPORTARE I DISTURBI PSICHICI?

Sì.

 

 

C. CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' D'INTEGRAZIONE

 

1.   È POSSIBILE EFFETTUARE PROVVEDIMENTI          D'INTEGRAZIONE?
VE NE SONO IN CORSO? NE SONO                           PREVISTI?

 

E' possibile ma non
sono stati previsti. Da organizzare con il __________.

 

1.1 Se sì, La preghiamo di descrivere il piano
di riabilitazione, in         special modo per quanto riguarda: 

 

·        
L'abitudine al processo lavorativo:

 

           Progressiva reintroduzione al lavoro in termini temporali
onde facilitare un riadattamento organizzativo (cura personale e familiare),
organizzazione delle fasi di lavoro secondo step discussi con il responsabile,
verifica costante su punti specifici delle difficoltà lavorative (cosa non
riesco a fare? Perché?)

                                                                               

·        
L'esercizio di capacità sociali di base:

 

           Nessun provvedimento.

 

·        
L'utilizzo delle risorse disponibili:

 

           Riconoscimento delle proprie capacità,
possibilità di effettuare          le cure per il proprio diabete in adeguato
spazio privato sul      posto di lavoro.

 

      Se no, La preghiamo di darcene ragione

 

 

 

2.   È POSSIBILE MIGLIORARE LA CAPACITÀ DI LAVORO SUL            POSTO DI LAVORO ATTUALE?

 

2.1 Se sì, con quali ragionevoli provvedimenti
(p.e.        provvedimenti medici)?

 

      Un trattamento specialistico psichiatrico e
psicoterapico potrebbe          migliorare la capacità lavorativa
dell'assicurata. Se possibile   consigliamo la reintegrazione nel posto di
lavoro attuale.

 

2.2 Secondo Lei che effetti hanno questi
provvedimenti sulla  capacità di lavoro?

 

      Restituire dignità specifica alle capacità
lavorative ancora           disponibili, evitando la generalizzazione sulle
proprie capacità e         valore attualmente portata dalla peritanda come
risposta al                                    proprio disagio.

 

 

3.   L'ASSICURATO È IN GRADO DI SVOLGERE ATRE
ATTIVITA?

 

3.1 Se sì, a quali esigenze deve rispondere al
posto di lavoro e di      che cosa bisogna tenere soprattutto conto nel caso di
       un'altra attività (esigenze nei confronti delle persone cui si fa                       riferimento,
clima di lavoro ecc.)?

 

      La peritanda svolge un'attività altamente
qualificata.

      La menomazione maggiore documentabile
consiste in una ridotta         capacità di concentrazione.

      Per le attività di casalinga è abile. Così
per ogni attività che non  richieda un elevato livello di concentrazione.

 

3.2 In che misura si possono svolgere attività
consone alle      menomazioni (ore al giorno)?

 

3.3 E constatabile una riduzione della
capacità di lavoro?

 

3.4 Se sì, in che misura?

 

3.5 Qualora non siano possibili altre
attività: per quali motivi?

 

D. OSSERVAZIONI, ALTRE DOMANDE

(…)” (doc. AI 20-5/11)

 

                             2.12.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto
concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice
non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui
compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze
specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.
Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio
la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,
altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108
consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.13.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, appurato come l’assicurata svolgesse l’attività di
collaboratrice scientifica presso la __________ l’ha considerata salariata
nella misura del 50% e casalinga per il restante 50%, applicando il metodo
misto.

 

                                         Questa suddivisione merita
conferma. La stessa si fonda sul questionario del datore di lavoro, dal quale
emerge un orario di 4 ore e 12 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana
(doc. AI 9-1), e sull’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica, dove la ricorrente ha risposto che se non fosse
intervenuto il danno alla salute ella eserciterebbe un’attività lucrativa nella
misura del 50% (doc. AI 45-2).

 

                                         La ricorrente non
ha inoltre mai contestato tale ripartizione.

 

                             2.14.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio il referto peritale dell’8
febbraio 2006 dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale e la valutazione
medica del SMR, da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti
i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica, nella perizia dell’8 febbraio
2006 del medico psichiatra aggiunto Dr. __________ e del medico assistente
Dr.ssa __________ viene posta la diagnosi di “Sindrome
da disadattamento con disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (ICD 10;
F 43.23). Reazione depressiva prolungata (ICD10 F 43.21). Storia personale di
malattia specifica (ICD10 Z 86)” (doc. AI 20-5).

 

                                         I periti hanno
ritenuto che l’attività attuale è ancora praticabile inizialmente al 30%, con
progressivo aumento al 50%, mentre nelle mansioni di casalinga l’insorgente è
considerata abile in misura piena (doc. AI 20-8).

 

                                         Interpellati
dall’Ufficio AI, in merito alle conseguenze dei disturbi sull’attività attuale
(pto. 2.3 della perizia), i periti hanno precisato quanto segue:

 

“In quanto la paziente già lavorava al 50%, prima
della perizia in oggetto, secondo noi dovrebbe iniziare un’integrazione
professionale graduale al 30% che corrisponde a due ore e mezzo al giorno per
un periodo di tre mesi. Dopo questo periodo, a seconda del decorso, andrà
valutato un ulteriore aumento delle ore di lavoro” (doc. AI 42-1).

 

Questa valutazione peritale può essere fatta
propria dal TCA. Essa non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Il
certificato medico del 23 giugno 2006 del Dr. __________, FMH in medicina
generale e medicina manuale (SAMM), non permette a questa Corte una diversa
valutazione della fattispecie. Il medico curante, peraltro generalista, prende
posizione in particolare sul diabete mellito tipo 1, di cui soffre la
ricorrente, ritenendo che lo stesso non sia stato adeguatamente valutato in
sede medica. A suo dire le ipoglicemie, particolarmente quelle notturne,
causano un disequilibrio della salute. Il diabete mellito tipo 1 ha causato la sindrome depressiva reattiva e provocherebbe una diminuzione del rendimento per
l’attività finora svolta e per le mansioni di casalinga. Secondo il Dr. __________
“la totale incapacità lavorativa, visto l’andamento del diabete, è
assolutamente giustificata…” (doc. AI 34-5).

 

                                         La
patologia di tipo diabetico è stata tuttavia, indagata dal medico curante Dr.
__________, spec. FMH in diabetologia / endocrinologia, che nel referto del 19
luglio 2006 ha chiaramente indicato che “…il diabete mellito di tipo 1 della
paziente summenzionata al mio avviso non giustifica una incapacità
lavorativa. In Svizzera ci sono numerosi pazienti diabetici di tipo 1, ben
integrati nei processi di lavoro! Non è la malattia in sè, ma le sue tristi
complicanze (retinopatia, neuropatia, nefropatia, cardiopatia) che possono
limitare la sua capacità lavorativa, ma la nostra paziente per fortuna non
ne ha di queste.” (doc. AI 39-1, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo di
tale patologia, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal Dr.
__________, le cui conclusioni possono essere fatte proprie dal TCA.

                                         Nel
rapporto medico del 7 agosto 2006 del Dr. __________ del SMR viene ripresa la
diagnosi principale di sindrome da disadattamento con
disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (F 43.23). Reazione depressiva
prolungata (F 43.21) e storia personale di malattia specifica (Z 86), mentre
come ulteriore diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa viene
indicato il diabete mellito tipo 1 e la gravidanza con termine al 28.1.2007
(doc. AI 43-1).

                                      

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa viene indicata un’abilità lavorativa del
30% (2 ½ ore al giorno) dall’ottobre 2005, mentre per il periodo precedente,
l’assicurata è ritenuta inabile in misura completa (100%).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dell’Organizzazione sociopsichiatrica
cantonale i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza
(cfr. consid. 2.12.), alla stessa può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a far tempo dal mese di settembre 2003 l’assicurata è inabile al 100%, mentre a
partire dall’ottobre 2005, l’abilità è del 30% nell’attività precedentemente
svolta di collaboratrice scientifica.

 

                                         Nel
rapporto finale del 3 aprile 2009 la consulente in integrazione professionale
ha precisato che l’attività abituale risulta essere quella che permette
all’assicurata di sfruttare al meglio la sua capacità di guadagno residua (doc.
AI 50-2).

 

                             2.15.   Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si
occupano dell’economia domestica: nel rapporto del 27 ottobre 2006 l’assistente
sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 18,5% (cfr. doc. AI 45-7).

 

                             2.16.   Come è già
stato anticipato ai consid. 2.3.; 2.4., l'invalidità delle persone che si
occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è
stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora
accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una
persona sana.

                                         Secondo
le regole stabilite dalla prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122ss
nelle Direttive UFAS sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1°
gennaio del 1990. 

 

                                         In
particolare la cifra 2124 prevede:

                                      

" 
in occasione dell'esame dell'impedimento -
dovuto all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia
domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti
prima dell'insorgere dell'invalidità.

In primo luogo si deve tuttavia esaminare se
l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di
lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."

 

 

                                         La cifra
2122 prevede che:

 

" 
Quale regola generale si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva.

 

 

  Lavori                                                        Economia
senza figli e senza        membri di famiglia che                                              richiedono
cure

                                                                                 %

  1.    
Conduzione dell'economia

        domestica, (pianificazione,

        organizzazione del lavoro,

        controllo                                                             5

  2.    
Spese e acquisti diversi                                   10

  3.    
Alimentazione (preparazione 

        dei pasti, lavori di pulizia

        della cucina)                                                    40

  4.    
Pulizia dell'appartamento                                 10

  5.    
Bucato, pulizia dei vestiti,

        confezione e trasformazione

        degli abiti, (cucito, maglia, 

        uncinetto)                                                         10

  6.    
Cura dei figli e di altri membri 

        della famiglia                                                    ---

  7.    
Diversi (cura di terzi, cura 

        delle piante e degli 

        animali, giardinaggio)                                        5

 

  8.    
Altre attività (p. es. aiuto alla 

        famiglia stessa, attività di utilità

        pubblica, perfezionamento,

        creazione artistica, attività 

        superiore alla media nella 

        confezione e nella trasformazione

        dei vestiti).                                                        20"

 

                                         In
Pratique VSI 1997 pag. 299ss, l'UFAS ha precisato di aver emesso delle
direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla
grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli
Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona
attiva nell'economia domestica su casi differenti (cifre 2127ss.).

                                         In una
sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. (pubblicata in Pratique VSI 1997
pag. 298ss) il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economia domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Inoltre
nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra
3097), ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche
sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere
stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori di una
persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica (pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare,
  pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere,
  curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere
  il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il
  giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre
alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la
propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione
di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia,
nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la
sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell'invalidità, della diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito
domestico."

 

In una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000, l'Alta Corte ha nuovamente confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo
dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività
domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni
nelle circostanze concrete.

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235
consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G.,
consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93
consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

 

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità
di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144
consid. 5).

 

Nella già citata DTF 128 V 93, il TFA, a
proposito del valore probatorio di un rapporto d'inchiesta dell'ufficio AI, ha
rilevato:

 

" 
(…)

    4.- Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene
Abklärung an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der örtlichen
und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner gestellten
Diagnosen sich ergebenden Beeinträchti-gungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare
Fehleinschätzun-gen vorliegen. 

Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des
Anhörungsverfahrens das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit
gegeben wird, sich zu den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl.-generell-
BGE 125 V 404 Erw. 3, bie Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im
Bereich der Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4.
September 2001, I 175/01)."

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio
1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

 

                             2.17.   Come detto,
l’Ufficio AI ha incaricato l’assistente sociale di esperire un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica sfociata nel
rapporto del 27 ottobre 2006 (cfr. doc. 45-1 e segg.) dal seguente tenore:

 

" 
(...)

5.   ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti
dovuti all'invalidità

 

5.1 Conduzione dell'economia domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  5
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  20%

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  1
  %

  

 

La signora RI 1 riferisce di incontrare molte
difficoltà nell'organizzazione delle giornate. Di fronte a più impegni risente
uno stress eccessivo, non è in grado di suddividere e svolgere i lavori e viene
facilmente sopraffatta dall'ansia. "Se ho troppe cose da fare, vado in tilt.”
Descrive uno stress fisico e mentale, e spiega la necessità della
collaborazione dei marito nel garantire una conduzione adeguata dell'economia
domestica. Ricorda più volte come le situazioni di stress fisico o mentale
possano influire negativamente sui valori glicemici e sull'evoluzione della
malattia.

 

Come ha già ben descritto nella lettera di
opposizione del 5 maggio 2006, l'assicurata ha dovuto adattare il suo stile di
vita per evitare l'insorgere di complicanze conseguenti al diabete mellito di
tipo l. Medicalmente, sono oggettivati dei limiti funzionali di ordine psichico
nel far fronte ad attività organizzative, tuttavia non riconosciuti in ambito
casalingo. L'assicurata stessa nega, nel corso del colloquio, impedimenti nell'assolvere
pratiche amministrative o nel controllo delle necessità.

 

Nondimeno, in considerazione delle difficoltà di
concentrazione e del plausibile maggior affaticamento dovuto al danno alla
salute, valuto una diminuzione del rendimento medio annua del 20%.

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  35%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  20 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  7%

  

 

 

La signora RI 1 spiega che il solo pensiero di
prevedere cosa cucinare è motivo di stress. Per questo motivo, almeno due volte
alla settimana la madre le prepara dei pasti che lei deve poi solo riscaldare.
Abitualmente non riceve nessun aiuto, ma afferma di assolvere il compito
culinario con molta fatica, in particolare se durante la giornata sono previsti
altri impegni.

 

Dispone di una lavastoviglie, e dopo il pranzo si
incarica della pulizia dei piatti e del riordino del locale. Alla sera divide
il compito con il marito, e i piccoli figlioletti aiutano a sparecchiare la
tavola. Svolge le periodiche pulizie di fino degli elettrodomestici o del
locale con difficoltà, spesso rimandandole, e quando si sente troppo
sovraccaricata riceve la collaborazione del marito che l'aiuta durante i fine settimana.

 

Lo specialista dottor __________, che rileva come
“numerosi pazienti diabetici di tipo 1 siano ben intergrati nei processi di
lavoro”, non giustifica alcun limite funzionale dovuto alla patologia diabetica
di cui l'assicurata soffre, pur ricordando, la necessità di attenersi ad alcune
regole fondamentali. Né la lettura della perizia psichiatrica permette di
sostenere impedimenti oggettivi nell'ambito considerato.

 

Tuttavia, i frequenti malesseri e la conseguente
necessità di riposo dovuti alla malattia, permettono di valutare una
diminuzione del rendimento del 20%.

 

 

5.3 Pulizia
dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  15%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  30 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  4,5
  %

  

 

La signora RI 1 afferma di occuparsi regolarmente
dei quotidiani lavori di pulizia dell'appartamento, comunque spesso interrotti
a causa degli improvvisi cali di zuccheri nel sangue che le causano un'intensa
debolezza. Anche in questo ambito, il danno alla salute le ha imposto una
completa riorganizzazione dell'attività e una diminuzione dei ritmi e del
rendimento. Talvolta lascia i figlioletti alla suocera, in modo di potersi
dedicare con maggior tranquillità alle mansioni domestiche. I lavori più
impegnativi vengono sempre suddivisi con altre persone, per esempio la mamma o
il marito, non disponendo della sufficiente resistenza fisica per portarli a
termine da sola. Ribadisce nuovamente che situazioni di sovraccarico fisico o
di stress mentale possono determinare un aggravamento del suo stato di salute.

 

L'assicurata descrive un rendimento
compromesso dal facile affaticamento, il disagio ad adattarsi a nuovi ritmi e
l'impossibilità di garantire l'efficienza sempre dimostrata. Segnala inoltre difficoltà
organizzative e la necessità di sostegno nei lavori più pesanti, motivi per i
quali l'intervento di terzi sarebbe indispensabile.

 

Gli elementi medici all'incarto non sostengono
un’incapacità lavorativa. Tuttavia, in ragione dell’importante fatica espressa
e del minor rendimento valuto una percentuale di impedimenti del 30%.

 

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  10 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  1
  %

  

 

La signora RI 1 è automunita, ed effettua
personalmente le spese di prima necessità. Le spese settimanali, al contrario,
sono sempre state fatte in collaborazione con il marito che, tramite il suo
lavoro, ha stabilito contatti con venditori all'ingrosso o produttori.
Provvedono pertanto abitualmente all'acquisto di importanti riserve alimentari,
per esempio di carne, rivolgendosi direttamente all'allevatore.

 

Afferma di compilare personalmente la lista della
spesa e di avere un adeguato controllo di ogni necessità.

 

Non incontra difficoltà nell'assolvere le
pratiche amministrative.

 

In questo ambito, il danno alla salute non ha
portato alcun cambiamento nelle abitudini famigliari. Tuttavia, in
considerazione della fatica più volte dichiarata nell'assolvere i compiti
quotidiani, valuto una percentuale di impedimenti del 10%,

 

 

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  15%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  20 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  3
  %

  

 

 

Il locale lavanderia si trova nello scantinato.
La signora RI 1 si occupa del bucato e stende ogni singolo capo senza ricorrere
all'aiuto di terzi. Non si incarica invece più dello stiro, un'attività che
definisce “eccessiva”. Gli indumenti vengono stirati dalla madre,
alla quale l'assicurata li porta regolarmente. In questo modo ho un minor
affaticamento mentale, una cosa in meno alla quale pensare." Per
praticità, talvolta effettua il bucato direttamente nella casa materna.

 

Non si è mai dedicata a lavori di maglia o
cucito.

 

Ancora una volta, le difficoltà descritte
dall’assicurata non trovano un sostegno medico. La signora RI 1 potrebbe
inoltre distribuire il carico di lavoro sull'arco della settimana mantenendo in
tal modo una completa autonomia. In considerazione di un minor rendimento giustificato dal rallentamento del lavoro,
valuto una percentuale di impedimenti del 20%.

 

5.6 Cura dei bambini e di altri membri della
famiglia

 

	
  compresa
  educazione, attività comuni, compiti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  20%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  10 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  2
  %

  

 

L'assicurata è mamma di due bambini di nove e
cinque anni. L'impegno richiesto dalla loro cura è spesso faticoso, e asserisce
di aver bisogno di molta tranquillità per poterli seguire adeguatamente. Se si
sente sovraccaricata da troppi impegni diventa facilmente nervosa. Nel limite
dei possibile si organizza in modo da dare loro priorità rispetto ad altre
mansioni, e talvolta li può lasciare dalla suocera in modo di potersi dedicare
alle attività domestiche nel rispetto dei propri ritmi. È cosciente che con
l'arrivo del terzo figlio la spossatezza sarà maggiore, ma spera nel sostegno
dei famigliari.

 

La signora RI 1 non segnala difficoltà
relazionali con i figli, né impedimenti nell'assolvere i compiti educativi o
seguirli nelle attività scolastiche. Il facile affaticamento dichiarato,
giustificato dall’instabilità dei valori glicemici, permette di valutare una
percentuale di impedimenti del 10%.

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utilità pubblica,
  creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato 

  	
   

   

   

  importanza
  assegnata

  	
   

   

   

   

  0
  %

  	
   

   

   

  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   

   

   

  0
  %

  	
   

   

   

  percentuale
  di invalidità

  	
   

   

   

   

  0
  %

  

 

-.-

 

	
   

  Valutazione
  dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale
  delle attività

  	
   

  100
  %

  	
   

  percentuale
  di invalidità 

  	
   

  18,5 %

  

 

■    Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità,
l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia domestica?

                                Indicare
il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di
lavoro per settimana e salario orario versato.

 

I famigliari

6.   GRADO ATTUALE DEGLI IMPEDIMENTI

 

	
  attività

  	
  ripartizione

  	
  Impedimento

  	
  GRADO D'INVALIDITÀ

  
	
  salariata

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  casalinga

  	
   

  	
   

  	
                
  

  
	
  TOTALE

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

 

Da quando il danno alla salute ha avuto
ripercussioni sulla capacità al lavoro?

 

Dal mese di settembre 2003." (Doc. AI 45/4-7)

 

                             2.18.   Sulla base
degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha
quindi stabilito una limitazione complessiva del 18.5%. 

                                         Valutando
i singoli impedimenti, con motivazioni pertinenti, la responsabile ha tenuto
conto delle dichiarazioni dell’assicurata in merito alle limitazioni ad
eseguire talune mansioni domestiche.

                                         

                                         Va
innanzitutto rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata
correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica.

                                         D’altra
parte, esaminate singolarmente le valutazioni dell’assi-stente sociale circa
gli impedimenti dovuti all’invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano
ravvisabili elementi che consentano di mettere in dubbio l’attendibilità della
valutazione operata dall’assistente sociale, la quale non appare arbitraria e
risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti e in particolare
alle indicazioni fornite dall’assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta
domiciliare, le quali risultano infatti del tutto attendibili. Inoltre, é da
ritenere che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni
domestiche siano del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti
accertati in sede medica.  

 

                                         Nella
fattispecie, già è stato detto che per quanto riguarda l’aspetto medico, la
perizia dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale e il SMR hanno
compiutamente valutato il danno alla salute lamentato dall’assicurata sulla
base di accertamenti approfonditi e completi (sul valore probatorio di rapporti
medici cfr. in particolare DTF 125 V 352 consid. 3a con riferimenti, 123 V 176,
122 V 161; cfr. consid. 2.10.).

                                         Per
quanto d’altro canto riguarda la valutazione operata dall'assistente sociale,
giova anzitutto rilevare che, posta la conformità ai succitati parametri delle
percentuali di ripartizione applicate in concreto con riferimento alle singole
mansioni componenti l'attività domestica, nei casi come quello in esame occorre
tenere conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti
dall'obbligo di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione
coniugale consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163
CC; Pratique VSI 1996 pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu permette
senz'altro di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento
evidenziate con riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e
sforzo fisico, le quali tengono giustamente conto della parziale collaborazione
del marito della ricorrente, che risultano peraltro giustificate anche alla
luce delle suevocate risultanze mediche. 

 

                                         A tal
proposito va nuovamente attirata l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per
l’assicurato di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale
delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di
tale obbligo anche le persone occupate nell’economia domestica devono
contribuire, di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile,
al miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio
le incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura
usuale secondo le particolari circostanze (RCC 1984 p. 143 consid. 5; precitate
sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00).

Alla luce delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le
circostante concrete, questo TCA non può che ritenere adeguato il grado
d'invalidità dell'assicurata quale casalinga stabilito dall'UAI sulla base
dell'accertamento domiciliare. 

 

                             2.19.   Ne
discende che l’assicurata presentava, per la quota parte di
salariata (50%), a partire dal mese di settembre 2003 al settembre 2005 (l’UAI
ha erroneamente indicato il 2004) un’incapacità lavorativa del 100%, mentre dal
mese di ottobre 2005 a gennaio 2007 del 30%, e non del 40% come erroneamente
indicato dall’Ufficio AI, mentre per la quota parte di casalinga (50%) del
18,5% dal mese di settembre 2003 fino a gennaio 2007. Dal mese di febbraio 2007
l’assicurata è invece ritenuta casalinga a tempo pieno (cfr. inchiesta
economica del 27 ottobre 2007, doc. AI 45-7).

 

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è
arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato
inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                             2.20.   Per quanto
concerne il periodo dal mese di settembre 2003 al mese di settembre 2005,
viste le quote parti tra attività salariata e mansioni casalinghe stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
è del 59,25% (50 X 100% + 50 X 18,5%), in applicazione del metodo misto, ossia
un grado d’invalidità che permette la concessione di una mezza rendita dal 1°
settembre 2004.

 

                                         Per il
periodo da ottobre 2005 a gennaio 2007, viste le quote parti tra
attività salariata e mansioni casalinghe stabilite dall’amministrazione, il
grado di invalidità globale è invece del 24,25% (50 X 30% + 50 X 18,5%), in
applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che non permette la
concessione di una rendita.

 

                                         Dal
mese di febbraio 2007 e per sei mesi successivi l’assicurata è considerata
casalinga in misura completa (100%). Ella aveva infatti dichiarato che il terzo
figlio sarebbe nato nel mese di gennaio 2007 e dopo il parto avrebbe chiesto un
congedo di sei mesi (doc. AI 45-2). 

                                         Ne
discende che il grado d’invalidità del 19%, stabilito nell’ambito
dell’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica del 27
ottobre 2006, non permette la concessione di una rendita d’invalidità.

 

                                         Per il
periodo posteriore al mese di agosto 2007 l’UAI procederà ad ulteriori
accertamenti volti a determinare l’evoluzione della capacità lavorativa (doc.
AI 53-9).

 

                                         La
decisione dell’UAI nel suo risultato va quindi confermata.

 

                             2.21.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per CHF 200.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.

                                         

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti