# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 29206609-ec80-57fe-b791-a278298233e4
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.11.2018 RR.2018.236
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2018-236_2018-11-13.pdf

## Full Text

Sentenza del 13 novembre 2018 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Giorgio Bomio-Giovanascini, Presidente, 

Roy Garré e Cornelia Cova,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dagli avv. Guido E. Urbach e Sergio 

S. Biaggi, 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

ad Israele 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2018.236 

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 Fatti: 

A. Il 30 gennaio 2017 la Procura di Gerusalemme presso il Ministero di giustizia 

israeliano ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria 

nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di A. per i reati di 

corruzione (art. 290 CP/israeliano), truffa e amministrazione infedele (art. 425, 

284 e 415 CP/israeliano) nonché riciclaggio di denaro (art. 3 [a] legge sul rici-

claggio di denaro, 5760-2000). In sostanza, il predetto, nella sua qualità di di-

rettore della divisione "B." della società C. Ltd società di trasporto pubblica 

israeliana, avrebbe ricevuto delle tangenti per un importo complessivo di circa 

un milione di euro da parte della società tedesca D. GmbH al fine di favorire 

illegalmente le attività commerciali tra le due società. I presunti versamenti ille-

citi sarebbero stati predisposti attraverso l'intermediazione di diverse società ti-

tolari di relazioni bancarie aperte presso istituti bancari svizzeri (v. act. 1.3).  

 

Con la sua domanda di assistenza l’autorità rogante ha chiesto, tra l'altro, l’ac-

quisizione della documentazione concernente la relazione n. 1 presso la banca 

E. (ora banca F.), intestata a A. (v. act. 3 pag. 7 e seg.).  

 

 

B. Mediante decisione del 10 aprile 2017 il Ministero pubblico della Confedera-

zione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) 

ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda 

presentata dall’autorità israeliana, precisando che le misure di esecuzione sa-

rebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 4.4).  

 

Il medesimo giorno il MPC ha ordinato alla banca F. di trasmettergli la docu-

mentazione bancaria concernente la relazione con il codice IBAN no. 1 nonché 

altre relazioni riconducibili a A. (v. act. 7.1, rubrica 5 incarto MPC).  

 

 

C. Con decisione di chiusura del 16 luglio 2018 l’autorità d’esecuzione ha accolto 

la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di svariata do-

cumentazione riguardante le relazioni n. 1 e n. 2 presso la banca F., entrambe 

intestate a A. (v. act. 1.2). 

 

 

D. Il 15 agosto 2018 A. ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte dei re-

clami penali del Tribunale penale federale chiedendo l'annullamento della 

stessa, con conseguente rifiuto di dare seguito alla misura rogatoriale richiesta. 

A titolo subordinato, egli chiede che la decisione in questione venga annullata 

e che la causa sia rinviata al MPC affinché decida di trasmettere unicamente la 

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documentazione relativa al conto con codice IBAN (corretto) n. 1 a lui intestato 

(v. act. 1). 

 

 

E. Con scritto del 20 agosto 2018, il ricorrente ha chiesto che la procedura dinanzi 

a questo Tribunale venga condotta in lingua tedesca (v. act. 4). 

 

 

F. Con scritto del 10 settembre 2018 il MPC ha chiesto di respingere sia la sud-

detta richiesta del 20 agosto 2018, sia il ricorso, in via principale e subordinata 

(v. act. 7). Con osservazioni del medesimo giorno, l'UFG ha chiesto che la de-

cisione impugnata venga tutelata (v. act. 9). Entrambi gli scritti sono stati tra-

smessi al ricorrente per conoscenza (v. act. 10).  

 

 

G. Con replica spontanea del 21 settembre 2018, trasmessa al MPC e all'UFG per 

conoscenza (v. act. 14), il ricorrente conferma le conclusioni espresse in sede 

ricorsuale nonché la richiesta del 20 agosto 2018 (v. act. 13 e lett. E). 

 

 

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la 

Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria 

internazionale. 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra Israele e la Confedera-

zione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di assistenza 

giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 26 dicembre 

1967 per Israele ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 0.351.1) e dal 

Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell'8 novembre 2011, entrato in vi-

gore il 1° luglio 2006 per Israele e il 1° febbraio 2005 per la Confederazione 

Svizzera (RS 0.351.12). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto prin-

cipio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in 

materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa 

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ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 142 IV 250 consid. 3; 

140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). È fatto 

salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 

consid. 7c). 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-

les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-

derando. 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-

corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Il 

ricorrente è titolare delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impugnate 

ed è di conseguenza legittimato a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a 

lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 

II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. Dopo aver ricevuto un invito a versare un anticipo delle spese e un avviso di 

ricorso in lingua italiana da questo Tribunale, il ricorrente, con scritto del 20 ago-

sto 2018 (v. act. 4), ha chiesto che la presente procedura fosse condotta in 

lingua tedesca. Egli ha inoltre censurato il fatto che la decisione impugnata 

fosse stata redatta in italiano, visto che i contatti precedenti con il MPC si sa-

rebbero svolti in tedesco. 

 

 Per quanto riguarda la procedura dinanzi a questa Corte, si rileva che, benché 

il ricorso sia redatto in lingua tedesca, in virtù dell'art. 33a cpv. 2 PA la presente 

sentenza viene emessa nella lingua della decisione impugnata, ossia l’italiano. 

Non vi sono di fatti particolari ragioni per scostarsi da questa regola esplicita-

mente prevista dalla legge di procedura qui applicabile. Per quanto attiene alla 

redazione in italiano della decisione impugnata, la relativa censura, presentata 

solo il 20 agosto 2018 (v. act. 4), ossia susseguentemente al ricorso, risulta 

tardiva e quindi inammissibile. Ma fosse anche stata ammissibile, essa sarebbe 

stata da respingere, dato che, malgrado lo scambio di corrispondenza in lingua 

tedesca, intervenuto verosimilmente soltanto per facilitare il compito del patro-

cinatore del ricorrente, era chiaro sin dall'inizio che la lingua della procedura 

rogatoriale era l'italiano, ciò che è attestato sia dalla decisione di entrata nel 

merito del 10 aprile 2017, già redatta in italiano (v. act. 4.4), sia dallo scritto del 

MPC del 5 febbraio 2018, molto esplicito in tal senso, trasmesso al ricorrente 

(v. act. 7.1, rubrica 14 incarto MPC; "Darüber hinaus, möchten wir Sie darauf 

aufmerksam machen, dass die Amtssprache des vorliegenden Rechtshilfever-

fahrens Italienisch ist"). Come si evince dal contenuto stesso del ricorso, non vi 

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è altresì nessun motivo per ritenere che il patrocinatore del ricorrente non sia 

stato in grado di comprendere la decisione impugnata sia in fatto che in diritto 

e in ogni caso secondo la giurisprudenza del Tribunale federale da un avvocato 

attivo nel nostro Paese è lecito pretendere che abbia perlomeno competenze 

recettive relative alle lingue ufficiali svizzere (v. sentenza del Tribunale federale 

1A.235/2003 dell'8 gennaio 2004 consid. 1). 

 

 

3. Il ricorrente sostiene che la decisione impugnata violi il principio della propor-

zionalità, nella misura in cui il MPC ha deciso di trasmettere documentazione 

non richiesta dall'autorità rogante. Il fatto di aver richiesto alla banca F. docu-

mentazione, oggetto della decisione impugnata, riguardante altri eventuali conti 

riconducibili al ricorrente costituirebbe una fishing expedition. 

 

3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 139 

II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367 

consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 del 26 maggio 

2017 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste 

nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedi-

mento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle auto-

rità richiedenti (sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.146 del 4 ago-

sto 2017 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pro-

nunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi 

in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-

sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se 

il principio della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 

consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 

2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le informazioni ri-

chieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 

consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inoltre, da consolidata 

prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi pa-

trimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell’integralità 

della relativa documentazione bancaria, in modo tale da chiarire quali siano le 

persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 

consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 

1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 feb-

braio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 consid. 2.1). In 

base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del 

giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui 

la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova 

certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 

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258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 

consid. 7.1). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è 

definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di 

prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi con-

creti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). 

Questo modo di procedere non è consentito in ambito di assistenza internazio-

nale sia alla luce del principio della specialità che di quello della proporzionalità. 

Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a 

casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c). 

 

 Il principio della proporzionalità impedisce all’autorità rogata di agire "ultra pe-

tita", ovvero di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente, 

concedendo allo Stato rogante un’assistenza maggiore di quella richiesta 

(DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4; 115 Ib 373 consid. 7). Secondo 

la giurisprudenza questo non impedisce tuttavia di interpretare la commissione 

rogatoria nel senso che ragionevolmente le si può attribuire, se del caso in ma-

niera ampia, a condizione che tutte le condizioni per concedere l'assistenza 

siano comunque adempiute; si evita così che lo Stato estero sia costretto a 

presentare domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3; sentenza del 

Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007 consid. 2.3), creando il 

rischio di passaggi a vuoto in contrasto con l’obbligo di celerità giusta l’art. 17a 

AIMP. Alle predette condizioni possono quindi essere trasmessi delle informa-

zioni e dei documenti non espressamente menzionati nella domanda di assi-

stenza (TPF 2009 161 consid. 5.2; sentenze del Tribunale penale federale 

RR.2010.39 del 28 aprile 2010 consid. 5.1, e RR.2010.8 del 16 aprile 2010 con-

sid. 2.2) ed incombe alla persona toccata dalla misura dimostrare in maniera 

chiara e precisa perché i documenti e le informazioni in questione vanno oltre il 

senso che si può ragionevolmente attribuire alla domanda rogatoriale, rispetti-

vamente non presentano nessun interesse per la procedura estera. 

 

3.2 In concreto, come già rilevato in precedenza (v. Fatti lett. A), il ricorrente è ac-

cusato di aver intascato tangenti al fine di favorire D. GmbH nella fornitura di 

telai a C. Ltd, impresa di trasporti pubblica, denaro oggetto poi di svariate ope-

razioni tese a celarne la provenienza criminale. Dinanzi a questo tipo di reati, 

l'identificazione e l'analisi di tutti i conti bancari riconducibili all'imputato risulta 

molto importante e la relativa documentazione ha un'utilità potenziale indubbia. 

L'autorità rogante deve infatti avere la possibilità di analizzare tutti i flussi di 

denaro ad essi legati. In questo senso, il fatto che il MPC abbia chiesto alla 

banca F. di trasmettergli la documentazione di tutte le relazioni legate al ricor-

rente non presta il fianco a critiche, anche per evitare perdite di tempo derivanti 

da domande di assistenza complementari. Per tacere comunque del fatto che il 

MPC ha già potuto identificare transazioni sospette intervenute sulle due rela-

zioni oggetto della decisione impugnata concernenti somme di denaro la cui 

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entità mal si concilierebbe con la situazione del ricorrente in quanto ex dipen-

dente statale, ora pensionato (v. act. 1.2 pag. 5 e seg.). 

 

Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-

zione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 

fatti oggetto della procedura penale israeliana e detta documentazione. Alla 

luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è 

potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta 

il principio della proporzionalità e non costituisce un caso di fishing expedition. 

 

 

4. In definitiva, la decisione impugnata va confermata e il gravame integralmente 

respinto. 

 

 

5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 5’000.–; essa è coperta dall'anticipo delle spese già 

versato.  

 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La domanda di condurre la procedura in lingua tedesca è respinta nella misura 

della sua ammissibilità. 

2. Il ricorso è respinto 

3. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è posta a carico del ricorrente. Essa è coperta 

dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, il 13 novembre 2018 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:   Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Guido E. Urbach e Sergio S. Biaggi  

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).