# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9be9055-31a2-5df6-b7df-9c54c7300b37
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.04.2005 32.2004.106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-106_2005-04-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.106

   

  BS/td

  	
  Lugano

  14 aprile
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice
  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26
  ottobre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1,
classe, 1953, nel settembre 2000 ha costituito una ditta individuale attiva
nella fornitura di hardware e software (doc. AI 5). Precedentemente egli è
stato disoccupato.

A seguito di un incidente stradale occorsogli il 15 settembre 2000, che gli ha
procurato una distorsione cervicale per colpo di frusta, egli non ha potuto
avviare la prospettata attività a titolo indipendente.

Nel mese di ottobre 2001 l’assicurato ha inoltrato una domanda di prestazioni
AI per adulti (doc. AI 1).

Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
eseguita dalla Clinica di riabilitazione __________ di __________, l’Ufficio AI
con decisione 10 settembre 2004 – che ha reso privo d’oggetto il ricorso 9
luglio 2004 per denegata giustizia inoltrato dall’assicurato al TCA (cfr. STCA
23 settembre 2004, inc. 32.2004.53; doc. AI 50) - ha negato un diritto a
prestazioni per i seguenti motivi:

 

" 
Esito degli accertamenti:

 

Preso atto della documentazione medico-economica
acquisita agli atti AI si rileva che l'assicurato malgrado il danno alla salute
risulta essere abile all'80% in attività confacenti che rispettano le
limitazioni imposte dallo stato di salute.

 

Per quanto attiene al reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire in assenza del danno alla salute, si rileva quanto
segue.

Nel corso del 2000 l'interessato ha creato una
ditta individuale. Il mese successivo ha subito l'infortunio.

L'attività non è quindi mai stata avviata. Nessun
elemento agli atti permette di stabilire se ed in quale misura l'impresa si
sarebbe sviluppata.

Il reddito di riferimento ha quindi dovuto essere
stabilito sulla base dei dati statistici editi dall'Ufficio federale di
statistica, riferiti ad attività semplici e ripetitive. Per l'anno 2001 detto
reddito ammonta a fr. 51'637.--. Da notare comunque che questo reddito risulta
di gran lunga superiore  a quelli conseguiti dall'assicurato negli anni che hanno
proceduto l'insorgenza del danno alla salute.

 

Il reddito da invalido è stato stabilito sulla
base dello stesso dato statistico. Il medesimo tuttavia è stato ridotto del 20%
al fine di considerare le limitazioni medico teoriche stabilite dal perito nello
svolgimento di attività adeguate, e di un ulteriore 20% al fine di considerare
quei fattori che nella fattispecie sono suscettibili d'influenzare il salario
(in particolare l'età e l'impiego a rendimento ridotto).

 

Dal confronto del reddito conseguibile in assenza
del danno alla salute e, il reddito conseguibile attualmente in attività
confacenti pari a fr. 33'048.-- annui ne risulta una perdita di guadagno e
relativo grado di invalidità del 36%.

 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%,
il diritto alla rendita non esiste." (Doc. 52)

 

                                         Il 6
ottobre 2004 RI 1 ha presentato un tempestivo atto di opposizione con cui ha in
particolare contestato la valutazione del suo discapito economico e sostenuto
la determinazione di un grado d’invalidità del 75% (doc. AI 51).

                               1.2.   Con
decisione 26 ottobre 2004 l’Ufficio AI ha respinto l’opposizione e confermato
il diniego di prestazioni.

Confermando la valutazione peritale, mediante la quale l’assicurato è stato
ritenuto abile all’80% in attività confacenti al suo stato di salute,
l’amministrazione ha illustrato in dettaglio la determinazione dei redditi di
riferimento dal cui raffronto è risultato una grado d’invalidità pari al 36%,
non conferente il diritto a prestazioni assicurative (doc. AI 55).

                                        

                               1.3.   Contro la
succitata decisione amministrativa RI 1,  rappresentato dal RA 1, ha presentato
un tempestivo ricorso con cui ha chiesto l’erogazione di una rendita intera
d’invalidità.

In sostanza egli sostiene che le sue condizioni di salute non gli permettono un
reinserimento nel mercato del lavoro, facendo inoltre presente come il grado
d’invalidità del 35% determinato dall’Ufficio AI non corrisponda alle
conclusioni mediche.

Delle singole argomentazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi
di diritto. 

                               1.4.   Con risposta
di causa l’amministrazione, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso.

 

                                         

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza
(ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° gennaio
2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato alcune
modifiche legislative anche in ambito AI.

Al riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid.
4°). Per quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di
disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466
consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione
per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002. 

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una rendita intera.

                                         Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l'art. 8 della LPGA (che ha sostituito
l'art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

                                         70 %, a
tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40 %.

Va pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990,
pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21
consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives
et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Nell’evenienza
concreta, il ricorrente è stato esaminato dal dr. __________ della Clinica di __________.

Dal relativo rapporto 18 febbraio 2003 risulta che la perizia è stata eseguita
sulla base di un approfondito esame clinico e neuropsicologico, tenendo conto della
documentazione medica e radiologica raccolta dall’Ufficio AI.

Dopo aver riassunto la documentazione medica agli atti, esposto una dettagliata
anamnesi e descritto lo status soggettivo ed oggettivo del peritando, il dr. __________
ha posto la diagnosi di sindrome cervico-cefalica e cervico brachiale destra,
nonché lievi disturbi neuropsicologici secondari alla sindrome dolorifica
cronica in stato dopo trauma cervicale indiretto del 15 settembre 2000 (doc. AI
19).

Riguardo alle limitazioni fisiche presenti nell’assicurato ed in merito alla
capacità lavorativa nell’attuale professione, il perito ha rilevato:

 

"  2.2
   Esatta descrizione delle funzioni intatte e delle capacità di 

         carico

 

Le funzioni motorie e intellettuali sono, ad
eccezione di quelle già definite (vedi diagnosi, vedi risposta 2.1) intatte.
Intellettualmente il paziente può svolgere un lavoro abbastanza impegnativo, se
ha a disposizione pause sufficienti (vedi neuropsicologia). Fisicamente può
lavorare, ma non portare pesi superiori ai 10 kg o fare un lavoro che obbliga
spesso ad impiegare le braccia ad un'altezza superiore alla testa. La posizione
eretta può essere tenuta senza problemi, il cammino non è disturbato.

 

2.3    L'attività attuale è ancora
praticabile?

 

Penso di no. L'attenzione sostenuta necessaria
per lavorare al computer è disturbata. Questo lavoro permette troppo pochi
cambiamenti di posizione del corpo. La posizione fissa della testa sicuramente
può peggiorare la sintomatologia. Il ritmo di lavoro, penso, deve essere
abbastanza alto, ciò che non può essere offerto dal paziente.

 

2.4    Se sì, in quale misura (ore al giorno)?

-

 

2.5    È presente inoltre una diminuzione
della capacità di lavoro?

La diminuzione della capacità di lavoro nell'attività
è difficile da definire, lavorando il paziente indipendentemente e in un campo
in cui le prestazioni non facile da definire quantitativamente senza poter
esaminare esempi di compiti ricevuti e compiti risolti, considerando i
parametri qualità e quantità in assoluto e in funzione del tempo usato per
raggiungere gli scopi. Penso però che si possa postulare una incapacità del
60%." (Doc. AI 19)

                                         In merito
ad un piano reintegrativo, il dr. __________ ha precisato:

 

" 
1.1    Se sì, la preghiamo di descrivere il
piano di riabilitazione

Io penso che si dovrebbe tentare di sostenere
l'assicurato nella ricerca di un lavoro. Penso che si debba pianificare una
occupazione inizialmente al 50%, poi la percentuale é da adattare
all'evoluzione clinica. Vedi risposta alla domanda 3.1.

La possibilità teorica di un aumento della
capacità lavorativa dall'iniziale 50% a un valore superiore consiste, ma mi
sembra poco probabile. Penso che sarebbe già un successo poter tenere il
livello del 50%." (Doc. AI 19)

 

                                         Per quel
che concerne invece l’abilità in altre professioni, il perito ha evidenziato
quanto segue:

 

" 
3.      L'assicurato è in grado di svolgere
altre attività?

3.1    Se sì, a quali esigenze deve rispondere
il posto di lavoro dal punto di vista medico e di che cosa si deve tenere
soprattutto conto nel caso di un'altra attività?

Sì, penso che l'assicurato è in grado di svolgere
un'altra attività. L'attività è già stata indirettamente descritta rispondendo
alle domande precedenti. Deve trattarsi di una attività con una parte dominata
dall'attività fisica, una parte amministrativa breve può essere pure
considerata. Il lavoro non deve essere troppo pesante, dovrebbe essere variato,
con possibilità di inserire pause. Non deve essere un lavoro da svolgere sotto
pressione di tempo, ma dare la possibilità di adattare le prestazioni alla
situazione clinica momentanea. Può essere un'attività in stazione eretta, anche
richiedente tratti fatti a piedi. Da evitare sono posizioni monotone e invariate
della testa. Trasporto di pesi sopra i 10 kg è da evitare.

 

3.2    In che misura si possono svolgere
attività consone alla 

         menomazione (ore al giorno)?

Dapprima, in un lavoro consono alla menomazione,
4 ore al giorno.

 

3.3    È presente inoltre una riduzione della
capacità di lavoro?

Sì, penso che anche in un lavoro consono alla
menomazione sussista una incapacità lavorativa: la stimo sia del 40%. I motivi
sono legati alle diagnosi poste e alle conseguenze che esse hanno sulle
possibilità lavorative (a livello fisico e neuropsicologico) dell'assicurato.

 

3.4    Se sì, in che misura?

Vedi 3.2." (Doc. AI 19)

                                         Interpellato
dal dr. __________, medico responsabile del Servizio medico regionale dell’AI
(SMR), in merito ad una valutazione della capacità lavorativa medico teorica
anche in un’attività di tipo amministrativo semplice (senza implicazioni di continua
attenzione), ripetitiva e/o simile a quelle che figurano nel curriculm
professionale dell’assicurato, con scritto 25 agosto 2004 il dr. __________ ha
così risposto:

 

" 
Mi baso sulle mie considerazioni esposte nella
perizia del 18.02.2003. Posso esprimermi ulteriormente in merito alla
incapacità lavorativa nel modo seguente:

 

-   in un lavoro di tipo amministrativo relativamente semplice,
adattato ai limiti del paziente descritti nella perizia, il paziente è abile al
lavoro all'80%.

-   anche in un lavoro semplice, ripetitivo, che dal punto di vista
fisico rispetti le limitazioni descritte nella perizia, il paziente è abile al
lavoro all'80%.

-   in un lavoro di informatico non progettuale, ma di routine, che
non richiede un alto livello di attenzione nell'unità di tempo, dunque che è
fattibile anche considerando le limitazioni a livello neuropsicologico, il
paziente è abile al lavoro al 50%.

-   l'incapacità lavorativa nel campo informatico a livello massimo,
dove una attenzione sostenuta è richiesta per lungo tempo, come pure una
posizione del corpo statica per un tempo relativamente lungo, il paziente -
come già descritto nella perizia -, è abile al lavoro al 40%." (Doc. AI
45)

                                         Alla
succitata perizia, l’assicurato oppone il certificato 22 novembre 2004 del suo
medico curante:

 

" 
Diagnosi:        sindrome cervico-cefalica e
cervico-brachiale a dx, lievi 

disturbi
neuropsicologici in stato dopo distorsione cervicale il 15.09.2000

 

Il paziente accusa un'esacerbazione della
sintomatologia dolorosa e funzionale negli ultimi due mesi, soprattutto a
livello cervico-brachiale a dx. Perde ripetutamente gli oggetti dalla mano
dx." (Doc. D)

 

                                         Orbene,
tale atto stringato e poco circostanziato non permette di discostarsi dalle
conclusioni contenute nel referto peritale che risulta essere approfondito,
completo, privo di contraddizioni ed allestito da uno specialista.

A proposito di perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 125 V 353 consid. 3b/bb; 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

Per quel che riguarda il medico di fiducia, invece, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio,
egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), cfr. Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

 

                               2.5.   A seguito della perizia 18 febbraio 2003, con rapporto 22
marzo 2004 il consulente in integrazione ha fornito la seguente valutazione
economica:

 

" 
Prognosi

Il signor RI 1, attraverso il suo curriculum,
dimostra di essere una persona che è stata capace di adattarsi a molti
cambiamenti professionali. Di conseguenza si può presupporre che un'ulteriore
modifica non dovrebbe essere troppo problematica. Il problema maggiore che
influenza la ricerca di un'attività esigibile è legata ai problemi ben
illustrati negli atti medici di cefalee, disturbi della memoria e di
concentrazione. Il signor RI 1 crede molto nella sua attività professionale
attuale. Il danno alla salute ha però fortemente compromesso le sue possibilità
di svolgere ancora questo lavoro e ha avuto delle gravi ripercussioni
economiche. In fatti, malgrado la motivazione, non riesce a mantenere
un'attività intellettuale per più di 2 ore. Questo riduce ulteriormente la
capacità lavorativa medico-teorica del 50%. Inoltre, il fatto di non poter
restare a lungo seduto e di avere difficoltà di concentrazione preclude
comunque attività amministrative o di produzione. Ricordo che deve anche
effettuare delle pause all'interno della già limitata attività indicata dalla
capacità medico-teorica. Anche una riformazione professionale o anche solo dei
corsi, sono un obbiettivo poco realistico perché bisogna tenere conto delle
difficoltà a mantenere l'attenzione e la concentrazione.

La limitazione della funzionalità del braccio destro
e la limitazione della rotazione della testa sono condizionanti in quanto non
può portare pesi superiori a 10 kg o fare un lavoro che obbliga spesso ad
impiegare le braccia ad un'altezza superiore alla testa.

Concludendo, in presenza delle limitazioni fisiche
e intellettuali non ritengo il signor RI 1 reintegrabile nel normale ciclo
produttivo. L'obbiettivo di trovare un'attività che lo motivi e preservi le sue
competenze è senz'altro da mantenere. Questo potrebbe però essere raggiunto
tramite le sue competenze informatiche e gestendo lui stesso il poco di
attività che si sentirebbe di fare." (Doc. AI 33)

                                         Interpellato
nuovamente dall’Ufficio AI, il consulente ha confermato il suo giudizio
riguardo alla non integrabilità nel mondo lavorativo dell’assicurato. Con
rapporto 24 marzo 2004 egli ha fra l’altro evidenziato:

 

" 
La mia precedente conclusione di non
reintegrabilità, non esclude la capacità di fornire una prestazione lavorativa.
Quest'ultima non è però possibile in un normale mercato del lavoro supposto in
equilibrio tra domanda e offerta ma è da considerare come occasione sporadica e
fortunata.

Dal punto di vista prettamente fisico, il carico
massimo di 10 kg, il non avere limitazioni nella posizione eretta e il poter
percorrere tratti a piedi, non è particolarmente invalidante. Se però, si
aggiungono le limitazioni di poter gestire l'attività lavorativa in base al
quadro clinico momentaneo, l'inserimento di pause, evitare situazioni di
stress, il quadro generale cambia.

Nel colloquio del 21 gennaio, l'assicurato ha
fornito una versione soggettiva della sua situazione che ben coincide con
quanto attestato dagli atti medici. Con questo tipo di danno alla salute, le
conseguenze sono spesso molto diverse da persona a persona. Specialmente la
gestione dello stress, la stabilità a fornire una prestazione lavorativa anche
parziale, sono fattori molto soggettivi. L'assicurato avrebbe anche potuto
affermare di poter ancora lavorare.

L'instabilità è invece emersa in modo chiaro e
questo è un fattore invalidante per una reintegrazione professionale.

Il fatto di gestire la quotidianità lavorativa in
funzione del quadro clinico, è possibile laddove la persona ha libera scelta di
ritmi e tempo di lavoro. Tuttavia, questo sottintende che il lavoro che viene
interrotto o ha subito un rallentamento, va comunque recuperato.

Questo è possibile se poi si è in grado di
fornire una prestazione piena. Nel normale ciclo produttivo, con un tempo di
lavoro incostante e senza la garanzia di recuperare gli eventuali ritardi,
questo non è praticabile. Lo potrebbe essere unicamente se fosse legato a una
situazione eccezionale e limitata nel tempo. A questo riguardo, ricordo che i
medici hanno avuto una prognosi dove il 50% sarebbe già un successo e con
possibili peggioramenti.

 

Come il dr. __________, sono anch'io del parere
che è importante che l'assicurato mantenga un minimo di capacità lavorativa.
Atti reintegrativi non ritengo di proporne. I tests avvenuti alla clinica __________
hanno già fornito sufficienti elementi di valutazione. Se non ci fossero le
limitazioni che mi fanno escludere anche le attività fisiche, si sarebbe potuto
attuare un periodo di osservazione presso un centro specialistico. Di
conseguenza, con queste limitazioni fisiche e intellettuali non posso che
confermare di non riuscire a configurare attività ragionevolmente esigibili.

L'auspicata attività che permetta di non perdere
ulteriormente la capacità lavorativa va intesa come occasione sporadica e
fortunata." (Doc. AI 43)

 

                               2.6.   Occorre
pertanto esaminare se il danno alla salute di cui l’assicurato è affetto,
nonché le relative limitazioni peritalmente accertate, permettono di
individuare una capacità lavorativa residua così come sostenuto dall’Ufficio
AI, ma non dal consulente in integrazione professionale.

Nel referto peritale il dr. __________ ha ritenuto che l’assicurato può
svolgere una professione diversa da quella abitualmente esercitata di
programmatore - non medicalmente pienamente esigibile soprattutto per motivi
neurologici -, segnatamente un’attività con una componente fisica e
amministrativa, quest’ultima senza ritmi serrati e con possibilità di fare
delle pause. Dal punto di vista ergonomico, a mente del perito, l’assicurato
deve evitare lavori che necessitano il sollevamento di pesi maggiori di 10
chili, posizioni monotone e statiche della testa, il tutto con un’abilità
lavorativa del 60%.

Nel citato complemento peritale del 25 agosto 2004 il dr. __________ ha meglio precisato
la succitata valutazione:

 

" 
Mi baso sulle mie considerazioni esposte nella
perizia del 18.02.2003. Posso esprimermi ulteriormente in merito alla
incapacità lavorativa nel modo seguente:

 

-   in un lavoro di tipo amministrativo relativamente semplice,
adattato ai limiti del paziente descritti nella perizia, il paziente è abile al
lavoro all'80%.

-   anche in un lavoro semplice, ripetitivo, che dal punto di vista
fisico rispetti le limitazioni descritte nella perizia, il paziente è abile al
lavoro all'80%.

-   in un lavoro di informatico non progettuale, ma di routine, che
non richiede un alto livello di attenzione nell'unità di tempo, dunque che è
fattibile anche considerando le limitazioni a livello neuropsicologico, il
paziente è abile al lavoro al 50%.

-   l'incapacità lavorativa nel campo informatico a livello massimo,
dove una attenzione sostenuta è richiesta per lungo tempo, come pure una
posizione del corpo statica per un tempo relativamente lungo, il paziente -
come già descritto nella perizia -, è abile al lavoro al 40%." (Doc. AI
45)

                                         Va qui
ricordato che, ai fini
dell'accertamento dell'invalidità, ci si deve quindi fondare su un mercato del
lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio
tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, op
cit. pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 pag. 347). 

                                         Ciò
non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente
limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se
il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica
di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, 3a edizione, Berna 2003, pag. 124).

Vero che spetta all’orientatore/consulente in
integrazione professionale stabilire, in base alle informazioni del medico
riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora
concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, op. cit., pag. 228,
Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995,
pag. 201).

                                         Tuttavia,
da un attento esame degli atti di causa questo TCA non può che concludere,
diversamente da quanto sostenuto dal consulente, che l’assicurato può essere
considerato integrabile in attività lucrative adeguate nonostante i limiti funzionali
– invero di modesta entità - pertinentemente ed esaurientemente descritti nella
succitata perizia neurologica.

Al riguardo può essere fatto riferimento al settore dell’industria, in cui
possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e di controllo, oppure al campo
dei servizi, attività che non comportano aggravi fisici, con possibilità di
cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). 

Va poi evidenziato che, come risulta dal suo curriculum, il ricorrente ha
dimostrato di possedere una variegata esperienza professionale, anche nel campo
industriale (cfr. perizia pag. 2).

Del resto, lo stesso consulente nel rapporto 10 agosto 2004 ha ammesso che la
limitazioni fisiche non sono particolarmente invalidanti. Vero che egli ha
sottolineato che l’inserimento di pause, l’evitare situazioni di stress modifica,
se non addirittura complica, il quadro integrativo. Ma è altrettanto vero che,
secondo costante giurisprudenza del TFA, anche in attività a tempo pieno con
ridotto rendimento, dovuto ad interruzioni per modificare la posizione, vi è
una possibilità integrativa in un mercato equilibrato del lavoro (STFA inedita
del 22 ottobre 1998 nella causa H, I 127/97; dell’8 agosto 2001 nella causa K,
I 539/00 citate nella STFA 20 novembre 2001 in re C, I 716/00, consid. 2b).

Infine, secondo questa Corte le difficoltà di concentrazione e di memoria
evidenziate dalla valutazione neuropsicologica non costituiscono un rilevante
impedimento per l’espletazione di semplici lavori amministrativi, così come del
resto attestato dallo stesso perito nel suo complemento del 25 agosto 2004
(doc. AI 45).

                                         

                               2.7.   Al fine di
determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario dell’art. 16
LPGA (cfr. consid. 2.3), occorre porre in confronto il reddito che l'assicurato
avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello risultante
dalle attività leggere ripetitive non qualificate esigibili all’80% (reddito da
invalido).

Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento dell'inizio
dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che l'amministrazione deve
considerare inoltre eventuali rilevanti modifiche dei redditi di riferimento
intervenuti sino all'emanazione della decisione contestata (cfr. consid. 2.3).

Nel caso in esame, l'eventuale diritto alla rendita decorrerebbe dal 1° settembre
2001 (l’inizio dell'inabilità lavorativa al 100% nella propria attività risale
infatti all’incidente occorso nel settembre 2000, cfr. perizia), indi per cui
il raffronto dei redditi è da far risalire a quell’anno.

                               2.8.   Riguardo al
raffronto dei redditi, determinante per la determinazione dell’invalidità, va
rilevato che, conformemente alla giurisprudenza, per accertare il reddito senza
l'invalidità è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza
preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa
G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag.
100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il
reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile.

Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire
tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze
personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione
di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi
concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure
RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). 

Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari
che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b ,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

Se nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che l’assicurato
avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, allora si può ricorrere a dati
ottenuti da valori statistici e d’esperienza (cfr. Pratique VSI 1999 pag. 248
consid. 3b; cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I
56/02).  

Per quel che concerne invece la determinazione del reddito di un indipendente,
si deve tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e
del genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione
economica e dell’andamento della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima
dell’insorgere dell’invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito
medio o il risultato d’esercizio di aziende simili possono fungere da base per
valutare il reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende
non può tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza
invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del
reddito che non proviene dall’attività personale dell’assicurato, come il
good-will, l’interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito
attribuibile alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 pag. 432; cfr.
Valterio op. cit., pag. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten,
Zurigo 1997 pag. 65 e il marginale 3030 della Circolare sull’invalidità e la
grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) edita dall’UFAS,
nella versione in vigore dal 1° gennaio 2000). 

 

                                         Nel caso concreto,
dal momento che l’assicurato non ha potuto sviluppare la sua attività indipendente
a causa dell’incidente, avvenuto subito dopo l’iscrizione della ditta
individuale (un bilancio, rispettivamente un conto economico non è stato di
conseguenza allestito), l’Ufficio AI ha determinato il reddito da valido in
base ai dati statistici editi dall’Ufficio federale di statistica riferiti ad
attività semplici e ripetitive.

Tale modo di procedere non è corretto.

Dal momento che l’assicurato, prima dell’infortunio, aveva fondato una ditta
individuale nel campo informatico (__________) e che il 23 agosto 2000 egli
aveva stipulato un contratto quinquennale con una ditta spagnola (__________)
per la gestione del sito internet per un compenso trimestrale di USS 57'000,
con tanto di pena convenzionale in caso di inadempienza contrattuale, è molto verosimile
che, senza il danno alla salute, egli avrebbe continuato a svolgere l’attività
di informatico (doc. AI 53).

Per questo motivo, il dato statistico riferito ad attività semplici e ripetitive
non appare conforme.

Vero che, come indicato nella decisione 10 settembre 2004, negli anni
precedenti l’insorgenza del danno alla salute il ricorrente non ha in realtà percepito
fr. 51'637 determinati dall’amministrazione (cfr. estratti fiscali, sub doc. AI
55), ma è altrettanto vero che il reddito senza l'invalidità corrisponde a
quanto, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, l’assicurato
guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse
sano. 

                               2.9.   Per quel che
concerne il reddito da invalido, va precisato che lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto guadagno, in
particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha intrapreso una
attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a
quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere
ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale
di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro  (Pratiche VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

 

                                         In applicazione dei succitati criteri, nella
sentenza pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 21 questo Tribunale ha precisato che, conformemente ai dati
statistici salariali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica (L'enquête
suisse sur la structure des salaires 1998, tabella TA 13), il salario ipotetico
nel 1998 conseguibile in attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno nel
Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che
possono, come detto, arrivare al massimo al 25%, riportato su 41,9 ore,
ammonterebbe a fr. 45'390.--  nel settore privato (rispettivamente fr.
47'929.-- nel settore pubblico e privato) per gli uomini e a fr. 33'587.-- (rispettivamente
fr. 33'725.--) per le donne.

 

                                         Per quanto riguarda l'applicazione di
suddetti dati statistici, rilevasi per inciso che il TFA ha ritenuto non
criticabile l’utilizzo della citata tabella TA 13, che si riferisce ai salari
statistici presenti nelle grandi regioni della Svizzera, al posto di quella
relativa ai valori nazionali (tabella TA 1) (STFA non pubblicata del 13 giugno
2003 in re G., I 475/01, consid. 4.4; del 10 agosto 2001 in re. R., I 474/00,
consid. 3c/aa; del 27 marzo 2000 in re P., I 218/99, consid. 3c e del 28 aprile
1999 in re T., I 446/98, consid. 4c. Vedi anche STFA inedita 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.4, in cui l’Alto Tribunale ha lasciato
aperta la questione a sapere se devono essere applicati i valori regionali
oppure quelli nazionali).

                                         Conformemente ai dati statistici salariali (valore
mediano) relativi al 2000, il salario ipotetico conseguibile in attività
semplice e ripetitiva esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e
prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, riportato su 41,8 ore (La vie économique 9/2004, Tabella B9.2), nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.--
(fr. 4027 : 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x
41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13 privato), mentre che nel settore privato
e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4123: 40 x 41,8 x 12) per gli
uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13
privato e pubblico).

 

                                         Per il 2001
la situazione à la seguente. 

                                         Il reddito da invalido stabilito per il 2000,
riportato su 41,7 ore (La Vie économique 9/2004, Tabella B9.2) ed adeguato in base all’indice dei salari nominali (La vie économique
9/2004, tabella B10.3, p. 87), ammonta nel 2001 a fr. 51'626.-- ([50'498 : 41.8
x 41.7] x 1902 : 1856).

 

                                         Nel caso
concreto, considerata una capacità
lavorativa dell’80% in suddette attività adeguate, si
giunge ad un reddito di fr. 41'300 (80% di fr. 51'626). Tenuto conto
inoltre della riduzione di rendimento del 20% stabilita
dal consulente in integrazione (doc. AI 43), il reddito da valido ammonta a fr.
33'040.

In conclusione, visto quanto riportato nel considerando precedente, gli atti
sono rinviati all'amministrazione affinché proceda ad un’inchiesta economica
volta ad accertare l’ammontare del reddito che un informatico indipendente avrebbe
potuto conseguire nel 2002, tenendo conto delle condizioni personali e
professionali dell’assicurato.

Dopo di che, essa determinerà il grado d’incapacità al guadagno prendendo in
considerazioni il reddito da invalido esposto sopra. 

L'Ufficio AI dovrà infine considerare le eventuali modifiche dei redditi di
riferimento sino al momento della decisione contestata nella misura in cui
questi possano incidere sul diritto alla rendita (cfr. consid. 2.3). 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                              1.-   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                     § Gli
atti sono rinviati all’Ufficio AI perché proceda conformemente ai considerandi.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         L’amministrazione
verserà al ricorrente fr. 600.-- di ripetibili 

                                         (IVA
inclusa).

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti