# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c03e79b-cd07-504c-8c4d-7de072709949
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.10.2008 C-2173/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-2173-2007_2008-10-28.pdf

## Full Text

Corte II I
C-2173/2007

{T 0/2}

Sentenza del 28 ottobre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Ruth Beutler, Bernard Vaudan, 
cancelliere Graziano Mordasini. 

A._______,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Domanda di riesame di una decisione di divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-2173/2007

Fatti:

A.
A._______, cittadino italiano nato il..., ha beneficiato dal 1° dicembre 
1989  di  un  permesso  di  lavoro  per  confinanti  (permesso  G) 
regolarmente rinnovato.

B.
Con sentenza del 9 dicembre 2003, non impugnata e quindi cresciuta 
in  giudicato,  la  presidente  della  Corte  delle  Assise  correzionali  di 
Locarno  ha  riconosciuto  A._______  autore  colpevole  di  infrazione 
aggravata alla legge federale del  3 ottobre 1951 sugli  stupefacenti  e 
sulle  sostanze  psicotrope  (LStup,  RS  812.121),  condannandolo  alla 
pena di quattordici mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per 
un periodo di prova di due anni.

C.
Con  decisione  del  25 marzo  2004,  la  Sezione  dei  permessi  e 
dell'immigrazione  di  Bellinzona  (di  seguito:  SPI)  ha  revocato  il 
permesso di lavoro per frontalieri dell'interessato.

In data 27 aprile 2004, il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone 
Ticino  (di  seguito:  CdS)  ha  respinto  il  ricorso  interposto  il  5 aprile 
precedente da A._______, per il tramite del suo patrocinatore, avverso 
la suddetta decisione.

D.
Con  decisione  del  24 giugno  2004,  notificata  il  5 luglio  seguente, 
l'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha pronunciato nei confronti 
di  A._______  un  divieto  d'entrata  valido  fino  al  23 giugno  2014 
motivato come segue:

"Straniero  il  cui  comportamento  ha  dato  adito  a  lagnanze  (infrazione 

aggravata alla LF sugli stupefacenti). Straniero indesiderabile".

L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricorso.

E.
In data 22 giugno 2004 (recte 22 luglio 2004), l'interessato è insorto 
avverso  la  succitata  decisione  dinanzi  al  Dipartimento  federale  di 
giustizia e polizia (DFGP) postulandone l'annullamento.

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Con decisione del 7 novembre 2005, il DFGP ha parzialmente accolto 
il  suddetto ricorso,  limitando al  23 giugno 2009 la  durata  del  divieto 
d'entrata pronunciato nei confronti del ricorrente. 

F.
In  data  9 dicembre  2006,  A._______  ha  inoltrato  presso  l'UFM 
un'istanza di riesame della decisione del 24 giugno 2004. L'interessato 
ha in particolare rilevato come, dopo la chiusura dell'attività che aveva 
portato  alla  sua  condanna,  si  fosse  occupato  dell'importazione  in 
Svizzera  di  prodotti  tecnologici,  consulenza  nell'ambito  informatico 
bancario e di eventi a carattere tecnologico, sottolineando l'importanza 
di poter contattare di persona università, enti ed aziende elvetiche al 
fine di  potere presentare i  loro prodotti  durante eventi  organizzati  in 
Italia.

G.
Con  decisione  del  13 febbraio  2007,  l'UFM  ha  respinto  la  suddetta 
domanda di riesame.

L'autorità  di  prime  cure  ha  in  particolare  rilevato  come  i  motivi  di 
carattere economico e professionale addotti da A._______ non fossero 
tali  da considerare che il  suo interesse privato a recarsi  in Svizzera 
prevalga sull'interesse pubblico al mantenimento del provvedimento in 
atto  nei  suoi  confronti.  Essa  ha  inoltre  affermato  che  la  presenza 
dell'interessato  sul  territorio  della  Confederazione  costituirebbe  una 
minaccia potenziale, effettiva e di gravità tale da incidere sull'ordine e 
la sicurezza pubblici nazionali, sottolineando infine come un rischio di 
recidiva non potesse essere totalmente escluso.

H.
In  data  19 marzo  2007,  l'interessato  è  insorto  avverso  la  suddetta 
decisione. A  sostegno  del  proprio  gravame egli  ha  affermato  come, 
all'epoca dei fatti che avevano condotto alla sua condanna, regnasse 
in  Ticino  una  mancanza  di  chiarezza  quo  al  commercio  di  canapa, 
generalmente tollerato, fatto questo di cui avevano debitamente tenuto 
conto le autorità penali rinunciando a pronunciare un'espulsione dalla 
Svizzera  nei  suoi  confronti.  Egli  ha  ribadito  l'importanza  per  la  sua 
attività  professionale  di  potere  instaurare  dei  rapporti  personali  con 
aziende elvetiche, prodotto un estratto immacolato del suo casellario 
giudiziale  italiano  e  chiesto  la  sua  audizione  davanti  allo  scrivente 
Tribunale.

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I.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  18 giugno  2007,  l'UFM  ha  postulato  la  reiezione  del  gravame. 
L'autorità di prime cure ha ripreso le argomentazioni sviluppate nella 
sua  decisione  del  13 febbraio  2007,  precisando  che  la  situazione 
dell'interessato  non si  è  modificata  in  modo tale  da giustificare  una 
valutazione diversa della fattispecie.

J.
Invitato  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata,  con  replica  del  16 luglio  2007,  A._______  ha  ribadito  il 
percorso  professionale  compiuto  posteriormente  alla  sua  condanna 
penale,  l'anomala situazione esistente al  momento dei  fatti  in  Ticino 
quo  al  vendita  di  canapa  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale 
6S.56/2006 del 15 giugno 2006), sottolineando infine come l'autorità di 
prime  cure  non  avesse  tenuto  sufficientemente  conto  della  sua 
situazione  personale  (frontaliere  dal  1989  al  2004),  ma  unicamente 
della condanna penale pronunciata nei suoi confronti.

K.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del 
15 agosto 2007, l'UFM ha affermato che in casu non sono stati addotti 
motivi  o fatti  rilevanti  che sino allora non erano noti,  tali  da rivestire 
un'importanza  determinante  per  la  procedura  e  atti  a  giustificare  il 
riesame della decisione di divieto d'entrata in oggetto.

L.
Completando l'istruttoria, con scritto del 9 settembre 2008 il Tribunale 
amministrativo federale (di seguito: il  Tribunale o il TAF) ha invitato il 
ricorrente  ad  informarlo  in  merito  alla  sua  situazione  professionale 
posteriore al ricorso, nonché a produrre un estratto aggiornato del suo 
casellario giudiziale italiano.

M.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  scritto  del  2 ottobre  2008, 
l'interessato  ha prodotto  l'estratto  di  salario  relativo all'attività  svolta 
nel giugno 2008, una dichiarazione del proprio attuale datore di lavoro, 
nonché un estratto aggiornato del suo casellario giudiziale italiano.

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Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli 
art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate,  conformemente all'art. 20 cpv. 1 della  legge federale del 
26 marzo  1931  concernente  la  dimora  e  il  domicilio  degli  stranieri 
(LDDS, CS 1 117) dinanzi al TAF. 

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1°  gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con  la  cifra  I  del  suo allegato),  e  di  alcune  ordinanze d'esecuzione 
quali,  in  particolare,  in  virtù  dell'art. 39 dell'ordinanza del  24 ottobre 
2007 concernente la procedura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, 
RS  142.204)  nonché  dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007 
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201), 
l'ordinanza  d'esecuzione  del  1° marzo  1949  della  legge  federale 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (ODDS, RU 1949 I 
233),  l'ordinanza  del  14 gennaio  1998  concernente  l'entrata  e  la 
notificazione  degli  stranieri  (OEnS,  RU 1998  194)  e  l'ordinanza  del 
6 ottobre  1986  che  limita  l'effettivo  degli  stranieri  (OLS,  RU  1986 
1791).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di legge (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). Ciò è il caso nella 
presente fattispecie; il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile. 

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

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Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
A._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Preliminarmente  si  rileva  che  nel  suo  ricorso  del  19 marzo  2007  il 
ricorrente ha chiesto la sua audizione davanti al TAF.

A  questo  titolo  giova  rilevare  che  la  procedura  innanzi  al  Tribunale 
avviene  di  regola  per  iscritto  (cfr.  Giurisprudenza  delle  autorità 
amministrative  della  Confederazione  [GAAC]  56.5;  FRITZ GYGI, 
Bundesverwaltungsrechtspflege, Berna, 1983, pag. 65 e 70). Infatti, la 
procedura  amministrativa  prevede  un'audizione  di  testimoni  solo  a 
titolo sussidiario (art. 14 cpv. 1 PA [cfr. DTF 130 II 169, consid. 2.3.3]), 
ed è quindi  solo in  presenza di  circostanze del tutto  eccezionali,  ed 
allorquando una tale misura risulta indispensabile per la constatazione 
dei fatti rilevanti nella fattispecie, che si procede ad un'audizione orale 
e personale di testi.

In casu, il Tribunale ritiene che gli elementi pertinenti della causa sono 
stati  accertati in modo appropriato e non necessitano quindi di alcun 
complemento di  istruttoria. L'autorità  è infatti  abilitata a mettere fine 
all'istruttoria  allorquando  le  prove  prodotte  le  hanno  permesso  di 
formare  la  propria  convinzione  e  che,  procedendo  in  maniera  non 
arbitraria  ad  un  apprezzamento  anticipato  delle  prove  che  le  sono 
proposte  ulteriormente,  essa  ha  la  certezza  che  queste  ultime  non 
potrebbero  condurlo  a  modificare  la  sua  opinione  (DTF  131  I  153 
consid. 3; 130 III 734 consid. 2.2.3; 130 II 425 consid. 2.1; GAAC 69.78 
consid. 5a).

Non  è  quindi  dato  seguito  alla  richiesta  di  audizione  personale 
formulata da A._______.

5.
La domanda di riesame, richiesta non sottoposta ad esigenze formali o 
di  termine,  presentata  ad  un'autorità  amministrativa  in  vista  di  una 

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riconsiderazione di una decisione emanata da quest'ultima e che ha 
acquisito  forza di  cosa giudicata,  non è espressamente contemplata 
dalla PA (cfr. DTF 109 Ib 246 consid. 4a; GAAC 63.45 consid. 3a e 
riferimenti  ivi  citati;  ANDRÉ GRISEL,  Traité  de droit  administratif,  vol.  II, 
Neuchâtel  1984,  p. 947),  ma è  stata  tuttavia  dedotta  dall'art. 66  PA, 
dagli  art. 8  e  29  cpv. 2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione  svizzera  del  18 aprile  1999  (Cst,  RS  101),  nonché 
dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

Codesta  procedura,  la  quale  costituisce  un  rimedio  giuridico 
straordinario,  non  deve  comunque  essere  il  mezzo  per  aggirare  i 
termini di ricorso o continuare a rimettere in discussione una decisione 
cresciuta in giudicato (cfr. DTF 127 I 133 consid. 6, 120 Ib 42 consid. 
2b;  GAAC  67.109,  63.45  consid.  3a  in  fine;  sentenza  del  Tribunale 
federale 2A.20/2004 del  7 aprile  2004;  GRISEL,  op. cit.,  p. 948). Essa 
non dovrebbe inoltre avere quale scopo quello di eliminare un errore di 
diritto (cfr. DTF 111 Ib 209 consid. 1; GAAC 55.2), di beneficiare di una 
nuova interpretazione o di  una nuova prassi o ancora di ottenere un 
nuovo  apprezzamento  di  fatti  già  conosciuti  al  momento  della 
procedura ordinaria (cfr. DTF 98 Ia 568 consid. 5b; GAAC 53.4 consid. 
4 e 53.14 consid. 4; BLAISE KNAPP, Précis de droit administratif, Basilea 
e Francoforte sul Meno, 1991, p. 276). Nella misura in cui la domanda 
di  riesame  costituisce  un  rimedio  giuridico  straordinario,  l'autorità 
amministrativa  è  tenuta  ad  occuparsene  unicamente  a  certe 
condizioni.

In  presenza  di  una  decisione  su  ricorso  sul  merito  inerente  la 
decisione  di  cui  è  chiesto  il  riesame,  se  il  richiedente  si  prevale  di 
elementi di fatto o di diritto già esistenti al momento della procedura di 
ricorso  diretta  contro  la  decisione  di  cui  è  chiesto  il  riesame,  la 
domanda dell'interessato deve essere esaminata nel contesto di una 
revisione (cfr. art. 66-68 PA, rispettivamente art. 121- 128 LTF) la cui 
cognizione  appartiene  alla  competenza  esclusiva  dell'autorità  di 
ricorso che si è pronunciata in ultima analisi sul merito della fattispecie 
(cfr.  GAAC  60.37  consid.  1c  ;  URSINA BEERLI-BONORAND,  Die 
ausserordentlichen  Rechtsmittel  in  der  Verwaltungsrechtspflege  des 
Bundes und der Kantone, Zurigo 1985, p. 59ss; GYGI, op. cit., p. 234). 
In questa stessa situazione, se il richiedente si prevale di una modifica 
delle circostanze intervenuta posteriormente alla decisione su ricorso 
nel merito, la sua richiesta costituisce una domanda di riesame, la cui 
competenza appartiene all'autorità di prima istanza (cfr. ibidem).

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La  domanda  di  riesame  presuppone  che  i  motivi  fatti  valere  a  suo 
sostegno siano importanti, vale a dire tali da influenzare - a seguito di 
un  apprezzamento  giuridico  corretto  -  l'esito  della  contestazione  e, 
quindi,  di  comportare  una  modifica  a  favore  dell'interessato  della 
decisione di cui ha chiesto il riesame. In altre parole, è necessario che 
i nuovi fatti o la modifica delle circostanze siano decisivi e che i mezzi 
di prova offerti siano propri ad accertarli (cfr. DTF 122 II 17 consid. 3, 
110 V 138 consid. 2 ; sentenza del Tribunale federale 2A.304/2002 del 
16 agosto 2002 consid. 4.3 ; GAAC 63.45 consid. 3a, 55.2 et 55.40 ; 
GRISEL,  op. cit.,  p. 944  ;  KNAPP,  op. cit.,  p. 276;  GYGI,  op. cit.,  p. 262 
segg.;  JEAN-FRANÇOIS POUDRET,  Commentaire  de  la  loi  fédérale 
d'organisation judiciaire, vol. V, Berna 1992, p. 18 ch. 5.3, p. 27 cap. 
2.2.2 et p. 32 cap. 2.3.2).

6.
A._______  ha  affermato  che  dal  momento  della  sua  condanna  da 
parte delle autorità penali ticinesi nel dicembre 2003 egli ha dimostrato 
un  completo  recupero  professionale,  sottolineando  poi  come  il 
Tribunale  federale  avesse  riconosciuto  l'esistenza  di  una  situazione 
anomala in Ticino al  momento dei fatti  imputatigli  per quanto attiene 
alla vendita di canapa (cfr. sentenza del Tribunale federale 6S.56/2006 
del 15 giugno 2006). Nella misura in cui questi elementi sono, almeno 
in  parte,  posteriori  alla  decisione  su  ricorso  emanata  dal  DFGP  il 
7 novembre 2005 e che le circostanze si sono nel frattempo modificate 
in  maniera rilevante,  è a giusto titolo  che l'autorità  di  prime cure ha 
ritenuto  la  richiesta  del  9 dicembre  2006  come  una  domanda  di 
riesame della sua precedente decisione di divieto d'entrata in Svizzera 
ed  è  entrata  in  materia  sulla  stessa  (per  quanto  attiene  la 
delimitazione  tra  la  competenza  dell'autorità  di  prima  istanza  in 
materia  di  riesame  e  quella  dell'autorità  di  ricorso  in  materia  di 
revisione:  cfr.  Giurisprudenza  e  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n° 21 consid. 1/b-c 
p. 202 segg e riferimenti ivi citati).

7.
L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 
indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 
degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 
dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a  frase 

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LDDS). Fintanto che vale questo divieto, lo straniero non potrà varcare 
il  confine,  senza il  permesso esplicito  dell'autorità  che l'ha emanato 
(art. 13 cpv. 1 3a frase LDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 LDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo di controllo, destinato ad impedire che uno straniero, la 
cui  presenza  in  Svizzera  è  stata  ritenuta  indesiderata,  vi  ritorni 
all'insaputa dell'autorità (cfr. GAAC 63.38 consid. 13; 63.1 consid. 12a 
e  riferimenti  ivi  citati).  Il  divieto  d'entrata  è  infatti  una  misura  di 
sicurezza il cui scopo è quello di prevenire un probabile perturbamento 
dell'ordine  pubblico  e  della  pubblica  sicurezza  e  non  di  punire  un 
determinato comportamento.

8.
L'art. 13 LDDS è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione 
europea e ai  loro familiari  solo se l'Accordo bilaterale del  21 giugno 
1999 tra la Comunità Europea ed i suoi Stati membri da una parte, e la 
Confederazione  Svizzera,  dall'altra,  in  materia  di  libera  circolazione 
delle persone (ALC, RS 0.142.112.681) non dispone altrimenti (cfr. art. 
1 let. a LDDS). A._______ è cittadino italiano. Di conseguenza nella 
valutazione  della  presente  causa  è  necessario  tenere  conto  anche 
delle disposizioni dell'ALC.

8.1 Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con l'art. 3 
ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa 
semplice  presentazione  di  una  carta  d'identità  o  di  un  passaporto 
validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo.  Come  l'insieme  delle  prerogative  conferite  dall'Accordo, 
questo  diritto  può  essere  limitato  soltanto  da  misure  giustificate  da 
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi 
dell'art.  5  cpv. 1  dell'Allegato  I  ALC. Queste  nozioni  devono  essere 
definite  ed  interpretate  alla  luce  della  direttiva  64/221/CEE  e  della 
giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee 
(CGCE)  anteriore  alla  firma  dell'ALC  (art.  5  cpv. 2  allegato  I  ALC, 
combinato con l'art. 16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 
1 consid. 3.6.1.).

8.2 Conformemente  alla  giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia,  le 
limitazioni  al  principio della  libera circolazione delle  persone devono 
essere  interpretate  in  maniera restrittiva. Ne consegue che possono 

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essere adottati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della 
pubblica sicurezza unicamente nel caso in cui si deve ammettere che 
l'interessato  costituisce  per  lo  Stato  d'accoglienza  una  minaccia 
potenziale,  effettiva  e  di  gravità  tale  da  incidere  su  un  interesse 
fondamentale della società (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 
consid. 3.4.1., 129 II 215 consid. 7.3.; sentenze del Tribunale federale 
2A.39/2006 del 31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le 
sentenze  della  CGCE del  27 ottobre  1977,  Bouchereau,  30/77,  Rac. 
1977,  pag. 1999,  punti  33-35  del  19 gennaio  1999,  Calfa,  C-348/96, 
Rac. 1999, pag. 1-11, punti 23 e 25).

8.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 
3 par 1 della direttiva 64/221). Ciò esclude delle valutazioni sommarie 
fondate unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola 
esistenza  di  condanne  penali  non  può  automaticamente  giustificare 
l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE).  Una  condanna  penale  anteriore  sarà  quindi 
determinante unicamente se dalle circostanze che l'hanno determinata 
emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid. 3.4.1 e sentenza del 
Tribunale  federale  2C_378/2007  del  14 gennaio  2008).  Le  autorità 
nazionali devono procedere ad un'apprezzamento specifico, effettuato 
sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, 
i  quali  non  coincidono  necessariamente  con  gli  apprezzamenti 
all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime possono 
essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in cui si 
sono verificate lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso 
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia 
per  l'ordine  pubblico  (DTF  130  II  citato  consid.  3.4.1;  129  II  citato 
consid.  7.1.  e  7.4.;  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_375/2007 
dell'8 novembre  2007  consid.  3.2;  sentenza  della  CGCE  del 
26 febbraio  1975,  Bonsignore,  67/74,  Rac.  1975,  punti  6-7  e  le 
sentenze citate Bouchereau, punti 27-28; Calfa, punto 24).

8.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è tuttavia 
subordinata  alla  condizione  che  sia  stabilito  con  certezza  che  la 
persona soggetta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove 
infrazioni  penali.  Al  contrario,  sarebbe sproporzionato  esigere  che  il 

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rischio  di  recidiva  sia  nullo  per  rinunciare  all'adozione  di  tale 
provvedimento.  Tenuto  conto  dell'importanza  che  riveste  il  principio 
della  libera  circolazione  delle  persone  questo  rischio  non  deve  in 
realtà essere ammesso troppo facilmente. È necessario procedere ad 
un  apprezzamento  che  tenga in  considerazione le  circostanze della 
fattispecie  e,  in  particolare,  della  natura  e  dell'importanza  del  bene 
giuridico  minacciato,  così  come  della  gravità  della  violazione  che 
potrebbe  esservi  arrecata;  più  la  potenziale  infrazione  rischia  di 
compromettere  un  interesse  della  collettività  particolarmente 
importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto alla plausibilità di 
un'eventuale  recidiva  (cfr.  DTF  130  II  493  consid.  3.3;  130  II  citato 
consid.  4.3.1;  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_375/2007 
dell'8 novembre 2007 consid. 3.3).

9.
Con  sentenza  del  9 dicembre  2003,  la  presidente  della  Corte  delle 
Assise  correzionali  di  Locarno  ha  riconosciuto  A._______  autore 
colpevole di infrazione aggravata alla LStup, condannandolo alla pena 
di  quattordici  mesi  di  detenzione  sospesa  condizionalmente  per  un 
periodo di  prova di  due anni. In  particolare  gli  è  stato contestato di 
avere,  a  B._______,  C._______,  D._______  e  in  altre  località,  nel 
periodo compreso fra l'inizio  del  1998 ed il  9 dicembre 1999,  senza 
essere  autorizzato,  agendo  per  mestiere  quale  titolare  di  negozi  di 
canapaio  e  realizzando  una  grossa  cifra  d'affari,  previo  acquisto, 
venduto al dettaglio diverse decine di kg di marijuana confezionata in 
sacchetti, nonché alcuni talleri di hashish.

9.1 Per quanto  attiene il  fatto  che nella  suddetta sentenza l'autorità 
giudiziaria  ha  previsto  la  sospensione  condizionale  della  pena 
detentiva, nonché la mancata pronuncia di un'espulsione penale, giova 
rammentare che, a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità 
amministrativa non è vincolata dalle considerazioni del giudice penale, 
in quanto essa non persegue il medesimo scopo dell'autorità penale e 
gli  interessi  che è chiamata a salvaguardare possono differire. Nella 
misura in cui l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri 
non  persegue  il  medesimo scopo  dell'autorità  penale  e  gli  interessi 
che è chiamata a salvaguardare possono essere differenti, essa valuta 
sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla Svizzera di uno 
straniero resosi colpevole di un reato sia necessaria e opportuna. In 
effetti, se da un lato il giudice penale è tenuto a decidere in funzione 
della  migliore  prognosi  di  risocializzazione,  dall'altro  l'autorità 

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amministrativa  si  prefigge  di  proteggere  la  sicurezza  e  l'ordine 
pubblico (cfr. DTF 129 II citato consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata). 
Di transenna, l'eventuale adozione giusta l'art. 55 del Codice penale 
svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0), testo in vigore fino al 
31 dicembre  2006,  della  pena  accessoria  dell'espulsione  dalla 
Svizzera, sarebbe decaduta il 1° gennaio 2007, in seguito all'entrata in 
vigore della legge federale del 13 dicembre 2002 che modifica la parte 
generale  del  Codice  penale  (RU 2006 3459; cfr. art.  388  cpv. 2 CP 
nonché le disposizioni finali della modifica del 13 dicembre 2002, n. 1 
cpv. 2).

9.2 Il  ricorrente si è reso colpevole di reati  in un campo - quello del 
traffico  di  sostanze  stupefacenti  -  particolarmente  delicato 
dell'ordinamento  giuridico  svizzero  e  ove la  prassi  è  molto  rigorosa 
(cfr.  DTF  125  II  521  consid.  4a/aa;  122  II  433  consid.  2c).  Il 
comportamento  assunto  dall'interessato  rappresenta  pertanto  un 
pericolo  serio  per  un interesse fondamentale  della  società,  come la 
lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per 
un bene giuridico essenziale quale la salute pubblica. In altre parole, 
la protezione della collettività di fronte allo sviluppo del mercato della 
droga,  anche  non  pesante,  costituisce  indubbiamente  un  interesse 
pubblico  preponderante  che  giustifica  di  principio  l'allontanamento 
dalla Svizzera degli  stranieri  coinvolti  in tali  traffici  (cfr. sentenze del 
Tribunale  federale  2A.175/2004  del  7 dicembre  2004  consid.  6.4  e 
2C_375/2007 dell'8 novembre 2007 consid. 4.1).

Al momento dell'adozione del divieto d'entrata in oggetto, nonché della 
decisione  su  ricorso  del  7 novembre  2005,  l'autorità  di  prime  cure, 
rispettivamente il DFGP, hanno ritenuto che questo provvedimento era 
giustificato  per  dei  motivi  di  ordine  e  di  sicurezza  pubblici.  Così 
facendo,  le  suddette  autorità  hanno  dunque  applicato  in  modo 
appropriato  i  principi  della  regolamentazione  comunitaria  e  della 
giurisprudenza  della  CGCE  concernente  la  gravità,  la  realtà  e 
l'attualità  della  minaccia  che  il  ricorrente  rappresentava  per  la 
sicurezza e l'ordine pubblici.

9.3 La  decisione  su  riesame  deve  riferirsi  a  delle  circostanze 
modificatesi  successivamente  alla  decisione  su  ricorso  emanata  dal 
DFGP in data 7 novembre 2005. Nella fattispecie giova rilevare come 
gli  atti  delittuosi  che  hanno  portato  alla  condanna  di  A._______ 
risalgono al  biennio  1998 -  1999,  quindi  circa  cinque anni  e  mezzo 

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prima  dell'emanazione  della  decisione  di  divieto  d'entrata  nei  suoi 
confronti.  Da  allora  l'interessato  ha  fatto  prova  di  una  durevole 
reintegrazione  professionale,  distanziandosi  completamente 
dall'ambiente  della  canapa  ed  ha  tenuto  un  comportamento 
ineccepibile, non dando più adito a lagnanza alcuna (cfr. estratto del 
casellario  giudiziale  italiano del  23 settembre 2008). Dalle  risultanze 
agli  atti  si  evince  inoltre  che  il  giudice  penale  ha  riconosciuto  ad 
A._______  delle  circostanze  attenuanti,  formulando  una  prognosi 
positiva  nei  suoi  confronti.  In  particolare,  esso  ha  rinunciato  ad 
adottare  la  pena accessoria  dell'espulsione nei  suoi  confronti,  come 
invece  proposta  dal  Procuratore  Pubblico  per  un  periodo  di  cinque 
anni,  e,  tenuto  conto  della  vita  anteriore  e  del  carattere 
dell'interessato, ha sospeso condizionalmente per un periodo di prova 
di  due  anni  la  pena  detentiva,  concessione  alla  quale  non  si  era 
peraltro opposta l'accusa.

Alla  luce  di  quanto  esposto,  i  presupposti  per  una  restrizione  al 
principio della libera circolazione non sono più adempiuti. Nonostante 
le infrazioni alla LStup commesse A._______ non rappresenta più una 
minaccia  effettiva,  attuale  e  sufficientemente  grave  ad  un  interesse 
fondamentale della società, tale da legittimare una misura per motivi di 
ordine  pubblico  giusta  l'art.  5  Allegato  I  ALC  (cfr.  sentenza  del 
Tribunale federale 2C_378/2007 del 14 gennaio 2008), di modo che il 
divieto d'entrata pronunciato nei suoi confronti può essere tolto a far 
data dalla pronuncia della presente sentenza.

10.
Ne discende che il ricorso deve essere accolto, nel senso che il divieto 
d'entrata  pronunciato  in  data  24 giugno  2004  dall'UFM deve essere 
tolto con effetto immediato. L'autorità di prime cure è quindi invitata a 
fare  eseguire  le  necessarie  modifiche  al  sistema  di  ricerca 
informatizzato di polizia (RIPOL). 

11.
Visto l'esito della procedura, non si prelevano spese processuali (art. 
63 cpv. 1 PA).

Benchè  soccombente,  all'autorità  inferiore  non  è  messa  a  carico 
nessuna spesa processuale (art. 63 cpv. 2 PA).

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12.
Nella misura in cui  l'interessato non è patrocinato da un mandatario 
professionale e che la presente procedura non gli ha occasionato delle 
spese indispensabili  e  relativamente  elevate,  nella  fattispecie non si 
giustifica l'assegnazione di indennità (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 
l'art. 7 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi. 

2.
Il  divieto  d'entrata  pronunciato  dall'UFM  in  data  24 giugno  2004  è 
annullato con effetto dalla pronuncia della presente sentenza.

3.
L'UFM farà apportare le necessarie modifiche al RIPOL.

4.
Non  si  prelevano  spese  processuali.  L'anticipo  spese  di  Fr. 800.-, 
versato in data 10 maggio 2007, è restituito al ricorrente.

5.
Non si assegnano ripetibili.

6.
Comunicazione a: 

- ricorrente  (Atto  giudiziario;  allegato:  foglio  di  informazione  per  il 
rimborso)

- autorità inferiore (incarto 2 106 272 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini 

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Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione:

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