# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c386d20e-546b-50c6-8a02-3ab3dd1dd95f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.06.2001 31.2001.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2001-1_2001-06-22.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2001.00001

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  22 giugno 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla STFA di rinvio del 22
dicembre 2000 nella causa promossa con petizione ex art. 52 LAVS dell'11 marzo
1998 __________della 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
  in relazione
  alla fallita 

  	
  __________

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con sentenza
9 agosto 1999 il TCA, statuendo a Giudice unico, ha accolto le petizioni ex
art. 52 LAVS dell'11 marzo e 4 maggio 1998 inoltrate della Cassa di
compensazione __________ e condannato __________,  __________, __________ e
__________ al risarcimento di fr. 96'680,30 per i contributi paritetici non
versati dalla __________ (inc. __________).

Contro il giudizio cantonale __________ i, __________ e __________, per il
tramite dei loro rappresentanti, sono insorti presso il TFA. Il gravame dei
primi due è stato poi dichiarato inammissibile a seguito del mancato versamento
dell'anticipo richiesto (STFA inedite dell'8 febbraio 2000, H 305/99 e H
303/99).

                               1.2.   Con sentenza
del 22 dicembre 2000 (ricevuta dal TCA il 23 gennaio 2001) il TFA ha accolto il
ricorso di __________, ritenendo innanzitutto che la vertenza è stata a torto
decisa a Giudice unico, poiché: 

 

" 
(…)

la particolare natura dell'azione di risarcimento
dei danni giusta l'art. 52 LAVS, ma anche, in concreto, i mezzi di prova
richiamati nella risposta del convenuto in sede cantonale (testi,
interrogatorio formale, perizia, edizione documenti dall'ufficio fallimenti e
dalle banche), erano elementi tali da far apparire d'acchito, sulla base degli
atti disponibili, che si fosse ben lungi dall'ipotesi del caso di scarsa
rilevanza, così come inteso dal legislatore cantonale. (…)",

(STFA di rinvio 22.12.200, H 304/99, pag. 8).

Inoltre, l'Alto tribunale ha ravvisato una violazione del diritto di essere
sentito in relazione alla mancata assunzione di mezzi di prova elencati dal
ricorrente durante la procedura cantonale poiché:

 

" 
(…)

Non è infatti dato a divedere per quali motivi in
prima sede non siano stati assunti i mezzi di prova richiesti e non sia stato
indicato perché se ne prescindeva. La pronunzia impugnata nulla dice a tale
proposito, né sussistono elementi tali da poter inferire che vi sia stato un
corretto apprezzamento anticipato delle prove (…)"

(STFA di rinvio 22.12.200, H 304/99, pag. 9)

 

                                         Pertanto
il TFA ha disposto che:

 

"I.   (..) il ricorso di diritto amministrativo è accolto nel
senso che, annullato il giudizio querelato 9 agosto 1999 nella misura in cui
concerne le pretese nei confronti del ricorrente per il danno addebitabile al
mancato pagamento dei contributi di diritto federale, gli atti sono rinviati al
Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino perché proceda a complemento
d'istruttoria e renda, per quel che attiene al predetto punto, una nuova
pronunzia, conformemente ai considerandi  (…)" (STFA di rinvio 22.12.200,
H 304/99, pag. 10)

 

Il presente giudizio si
riferisce quindi unicamente alla richiesta di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
avanzata dalla Cassa nei confronti di __________ in relazione ai contributi
paritetici non versati dalla __________.

 

                              1.3.   La
__________ è stata iscritta a registro di commercio il __________ 1987. 

__________ è stato presidente del Cda, con diritto di firma individuale, dal 5
ottobre 1992 fino alle dimissioni presentate il 30 giugno 1997. Il consiglio di
amministrazione era inoltre composto dai membri __________ e __________,
entrambi con firma collettiva a due, mentre __________ è diventato amministratore
unico dal 30 luglio 1997. 

                                       La
società è stata affiliata alla Cassa di compensazione __________, quale datore
di lavoro, fino al 31 dicembre 1996. Dal 1° gennaio 1997 si è poi affiliata
alla Cassa __________.

                                                                                 

                                       Con
decreti del 19 settembre 1997 (FUSC __________ 1997) e 20 ottobre 1997 (FUSC
del __________ 1997) della Pretura di __________ è stato aperto il fallimento
della società, rispettivamente decisa la sospensione della procedura.

                                       La
procedura di fallimento è tuttavia continuata, in via sommaria ex art. 231 LEF,
avendo un creditore anticipato le relative spese (FUSC del __________ 1997).

                                       Di
conseguenza la Cassa ha insinuato il suo credito di complessivi fr. 178’996,10
relativi a contributi AVS/AI/IPG/AD/AF 1996 e premi LPP degli anni 1996 e 1997
non versati dalla fallita, di cui fr. 96’680,30 relativi ai contributi
paritetici (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         A seguito
di una conversazione telefonica del 6 marzo 1998 con un funzionario dell’UEF di
__________, la Cassa è venuta a conoscenza di non poter ricevere alcun
dividendo (doc. _).

 

                               1.4.   Costatato di
aver subito un danno, il 23 gennaio 1998 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr.
179’772,90 relativi ai contributi paritetici e premi LPP non versati dalla
__________, con vincolo di solidarietà con gli altri amministratori della
società. 

 

                               1.5.   Essendosi
__________ tempestivamente opposto alla decisione di risarcimento, con
petizione 11 marzo 1998 la Cassa ha chiesto al TCA di condannarlo al versamento
di fr. 96’680,30 per i contributi paritetici non versati dalla __________
relativi al 1996.

                                         Con
riferimento all’opposizione, l’attrice ha in particolare osservato che:

 

"  3.2.

  La fallita ha
dedotto i contributi sociali dagli stipendi dei suoi salariati, ma non li ha
versati. Secondo la giurisdizione suddetta questo fatto va valutato come
negligenza grave da attribuire ai convenuti, sempreché non esistano punti di
riferimento che confermino la legalità o l'innocenza delle suddette persone.
Questi motivi di discolpa devono essere fatti valere nella procedura di
opposizione (BGE 108 V 187).

 

a)   __________
dichiara nella sua opposizione soprattutto quanto segue (act. 9):

      « L'amministrazione
come la gestione della __________ è sempre stata effettuata direttamente...
dalla __________, rispettivamente dai sigg. __________ e __________. Tutti i
documenti e gli atti relativi alla __________... sono stati firmati dai signori
__________ e __________, salvo qualche rara eccezione... La legge, permettendo
la delega di tutti i compiti dell'amministrazione non inclusi... al nuovo art.
716a CO, riduce la responsabilità del Consiglio di amministrazione. .. La
delega legittima ad un altro organo ha quindi l'effetto di ridurre la responsabilità
di chi delega alle tre classiche diligenze, ossia alla "cura in eligendo,
istruendo e custodiendo..." Con il nuovo diritto azionario viene stabilito
anche nel rapporto esterno una solidarietà differenziata... Ogni responsabile
solidale può quindi far valere ... gli argomenti previsti dagli art. 43 e 44
CO.»

 

Non possiamo
accettare gli argomenti di __________. Il modo di pagamento della fallita si
mostrava durante tutto l'anno 1996 molto irregolarmente: ogni fattura doveva
essere sollecitata e messa in esecuzione. In caso di necessità possiamo pure
presentare prove per questa irregolarità nei pagamenti per l'anno 1995. Il
convenuto non può statuire che egli aveva sempre adempiuto al suo dovere di
sorveglianza, altrimenti avrebbe dovuto sapere di queste irregolarità. Inoltre
tutti i precetti esecutivi e altri atti dell'Ufficio di fallimento erano
indirizzati al convenuto (vedi per es. act. 13 e 14, altri documenti possono
essere presentati). Doveva perciò essere sul corrente dei ritardi e non può pretendere
che i signori __________ e __________ erano all'altezza dei compiti a loro
affidati. In altre parole non può aver rispettato l'art. 716a CO, cioè la
sorveglianza suprema sulle persone incaricate della gestione degli affari.
Doveva piuttosto conoscere la situazione della fallita e avrebbe dovuto
prendere delle misure adatte e agire in modo che il nostro danno non sarebbe
avvenuto. Il suo comportamento deve essere considerato colpevole."

 

                               1.6.   __________,
rappresentato dall’avv. __________, con risposta 30 marzo 1998 ha postulato la
reiezione della petizione, protestando spese, tasse e ripetibili.

                                         In
ordine, egli solleva cautelativamente l’eccezione di nullità della decisione e
della petizione per mancata e/o sufficiente legittimazione della persona che le
ha sottoscritte.

                                         Nel
merito, il convenuto ritiene l'azione di risarcimento danni prematura poiché,
da una parte, l’informazione ricevuta dall’UEF di __________ non è sufficiente
per permettere all’attrice di constatare di aver subito un danno; dall'altra,
la Cassa può farsi cedere dalla massa fallimentare dei crediti societari a
copertura della sua pretesa. 

__________ ritiene inoltre perento il credito risarcitorio, poiché
l'amministrazione ha avuto conoscenza di aver subito un danno già nel corso dei
primi mesi del 1996 allorquando la società non riusciva più a versare i
contributi.

                                         Egli
contesta inoltre l’ammontare del danno in quanto non  sufficientemente
comprovato e dettagliato.

                                         Per ciò
che concerne il suo ruolo all’interno della società, __________ sostiene che
l’amministrazione e la gestione della __________ era stata effettuata
direttamente dai signori __________, __________, __________, __________ e dal
1.01.1996 dalla __________, a seguito di un mandato amministrativo speciale.     

                                         Pertanto,
il convenuto è del parere che non gli si possa imputare alcuna negligenza,
poiché: 

 

"  La
diligenza richiesta dalle circostanze nello scegliere e nell'istruire le
persone in questione, qui sopra menzionate, non può essere messa in
discussione. Precisato peraltro che il qui convenuto non aveva manifestamente
il potere d'imporre alla società una volontà diversa in quanto la scelta e
l'istruzione degli altri membri del Consiglio di amministrazione nonché la
relativa assunzione avveniva per volontà del signor __________, il quale era
"a capo" dell'intero gruppo di società sopraccitato. 

  Non v'è chi non veda
come dette persone erano comunque qualificate e a conoscenza della necessità di
far fronte al pagamento dei premi AVS avendo sempre fatto fronte alle
prescrizioni di quest'ultima normativa negli anni precedenti. Essi erano quindi
all'altezza dei compiti a loro affidati e ne conoscevano le incombenze.

Resta pertanto da valutare se il qui convenuto
nella sua veste di presidente del Consiglio di amministrazione ha semmai
mancato al proprio dovere di sorveglianza restando inattivo. Potendo
quest'ultimo dimostrare di aver richiesto informazioni complementari e reso
attenti gli altri membri del Consiglio di amministrazione, nonché i direttori,
e l'Ufficio di revisione, seppur marginalmente al di fuori delle proprie
competenze, circa le prescrizioni della LAVS, allora egli non potrà essere
tenuto civilmente responsabile per il danno patito dalla Cassa di compensazione
__________."(risposta pag. 16/17 inc. __________).

 

                               1.7.   Con replica
12 giugno 1998 la Cassa ha prodotto della documentazione inerente la
regolamentazione del diritto di firma e l’ammontare del danno subito, per poi
prendere posizione in merito alle contestazioni sollevate dal convenuto (doc. _
inc. __________).

__________ ha replicato il  7 settembre 1998 (doc. _ inc. __________).

 

                               1.8.   Con
decisione incidentale del 25 febbraio 1999 l'allora Giudice delegata ha
respinto la richieste di sospensione della procedura presentata dal convenuto
(doc. _ inc. __________)

 

                               1.9.   Interpellata
del TCA, con lettera del 31 maggio 1999 la Cassa ha prodotto della
documentazione inerente il conteggio dei contributi non versati dalla società,
poi trasmessa per conoscenza ai convenuti (doc. _ inc. __________).

                                         Con
scritto del 16 luglio 1999 __________ ha presentato delle osservazioni in
merito (doc. _ inc. __________).

In data 9 agosto 1999 il TCA ha poi emesso la sentenza contestata. 

 

                             1.10.   Siccome nel
ricorso di diritto amministrativo al TFA __________ ha allegato un piano di
rateazione per il pagamento dei contributi datato 28 gennaio 1997, con lettera
6 febbraio 2001 il TCA ha chiesto alla Cassa delle informazioni in merito (doc.
_ inc. __________).

                                         In
risposta, l'amministrazione ha segnatamente rilevato che il piano rateale
allegato si riferiva ai contributi dovuti dalla ditta individuale __________,
rilevando comunque che un simile piano è stato concesso anche alla __________
ed ha prodotto della documentazione (lettera 22 febbraio 2001 doc. _ inc. __________).

                                         Su
richiesta del TCA, con scritto 23 marzo 2001 il convenuto ha preso posizione in
merito a quanto affermato dall'attrice, formulando delle contestazioni (doc. _)
che hanno reso necessario un complemento istruttorio presso la Cassa (doc. _
inc. __________). 

                                         Con
lettera 19 aprile 2001 l'attrice ha dato seguito a quanto richiesto dal TCA
(doc. _ inc. __________). 

                                         Il 3
maggio 2001 il convenuto ha presentato le proprie osservazioni al succitato
scritto dell'amministrazione (doc. _ inc. __________).

 

 

                                         in
diritto

                                         In ordine.

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è sapere se __________ deve risarcire alla Cassa fr. 96'680,30 a
seguito dei contributi paritetici non soluti dalla __________.

Innanzitutto nella precedente procedura giudiziaria il convenuto ha sollevato a
titolo cautelativo l’eccezione di nullità della petizione per mancata e/ o
sufficiente sottoscrizione di persona legittimata. 

                                         In
particolare, egli ha rilevato come la decisione di risarcimento sia stata
sottoscritta dal gerente della Cassa, sig. __________, e dalla responsabile del
reparto legale, Dr. iur. __________, mentre la petizione unicamente da
quest’ultima.

                                         Il
convenuto ha anche osservato che dagli atti non risultava che la Dr. iur.
__________ fosse autorizzata a sottoscrivere, a titolo individuale, in nome e
per conto della Cassa di compensazione __________. 

Trattandosi di un presupposto processuale, __________ ha chiesto al TCA di
verificare il diritto di firma in vigore presso l'amministrazione. 

 

                                         Dal
verbale 5/1996 del 29 ottobre 1996 risulta che il comitato della Cassa di
compensazione __________ ha conferito alla Dr. iur __________, responsabile del
settore giuridico, il diritto di firma individuale per tale settore e quindi
anche per le petizioni di risarcimento danni, ma non per le transazioni
finanziarie (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         È pure
vero che nel regolamento del diritto di firma datato 12 febbraio 1998 le azioni
di risarcimento danni e le petizioni devono essere firmate collettivamente. Ma
è altrettanto vero che il diritto di firma individuale conferito alla Dr. iur.
__________ nel 1996 è rimasto invariato ( cfr. “Grundsatz: Der
Kassenvorstand hat gemäss Protokoll 5/1996 vom 29.10.1996 beschlossen, für den
Bereich “Rechtsdienst” Einzelunterschrift zu erteilen. Die Verantwortliche für
den Rechtsdienstil zeichnet nicht für finanzielle Einzelunterschrift”, doc.
_ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         Deve
essere pertanto concluso che la Dr. iur. __________ è legittimamente
autorizzata a rappresentare la Cassa attrice (sia che firmi singolarmente che
congiuntamente al gerente, cfr. anche il cartoncino firme doc. _ allegato al
doc. _ inc. __________).

                                         L'eccezione
sollevata dal convenuto deve pertanto essere  respinta. 

Nel merito

                               2.2.   Secondo
l'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da esso causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti). 

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).

 

                               2.3.   __________
sostiene che il diritto di chiedere il risarcimento del danno è perento.

                                         Va
rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al risarcimento dei
danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante
una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in
ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati.
Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di termini di
perenzione, che vengono considerati d’ufficio.

                                         D’altra
parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso
dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non
permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di
risarcimento (DTF 121 III 388 consid. 3a e b; 119 V 92  con riferimenti cfr.
anche DTF 121 V pag. 240).

                                         Il TFA ha
altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in
cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto
giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento
che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la
procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384
consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti).

                                         Decisiva
per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data
d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne
viene effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das
Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem
Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998).

                                         Quando il
danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai
sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a
conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la
giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a
chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce
sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce
o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella
liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono
applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono (DTF 121 III 388
consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti, cfr. anche DTF 126 V 444
consid. 3a).

                                         La
conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere
già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente
allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento,
in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà
distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze
viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti
da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare
l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504
consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima
assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121
V 240 consid. 3c/aa).

                                         Tuttavia
può accadere che la conoscenza del danno può avvenire dopo il
deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo
degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili
devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non
può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V
196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).

 

                                         In
particolare, in un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno
coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115
cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento. 

                                         Da quel
momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988
pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant
que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in
RCC 1991 pag. 405 in fine).

                                         Tuttavia
ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni
provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del
danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di
vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed
attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le
circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun
ricavo (RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).

 

                               2.4.   Nella
fattispecie in esame, l’8 settembre 1997 la Cassa ha ricevuto degli
attestati carenza di beni datati 5 settembre 1997 per i contributi 1996 (doc.
_, _ allegati alla petizione inc. __________). In quel momento la Cassa ha così
avuto conoscenza di aver subito un danno e da tale data decorre il termine di
perenzione di un anno (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag.
135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des
Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

                                         La
circostanza, non contestata, che dal 1995 la __________ è stata in mora con il
pagamento dei contributi non permette di  anticipare il momento della
conoscenza del danno.

                                         Solo
l’attestato di carenza beni definitivo certifica infatti  l’insolvibilità del
datore di lavoro e conseguentemente attesta che la Cassa non può più richiedere
il pagamento dei contributi paritetici secondo la procedura ordinaria dell’art.
14 LAVS.

                                         Ritenuto
che la decisione di risarcimento è state intimata entro l’anno dalla notifica
dei menzionati attestati, la stessa è tempestiva.

                                         Ne
discende che il credito risarcitorio non è perento.

                                         

                                         Del resto
la procedura che ci concerne, contrariamente a quanto sostenuto dal convenuto,
non è da ritenere prematura, anche se la Cassa al momento di intimare la
decisioni di risarcimento non conosceva l’esatta entità del danno, visto che il
fallimento della __________ non era ancora chiuso.

                                         A
prescindere dal fatto che, come visto, l’insolvibilità della __________ è stata
palesata dal rilascio degli attestati di carenza, in data 6 marzo 1998 il
competente Ufficio esecuzioni e fallimenti ha confermato telefonicamente
all'amministrazione che gli attivi della fallita erano praticamente nulli (doc.
_), per cui la Cassa non avrebbe ricevuto alcun dividendo e, di conseguenza, il
danno subito sarebbe stato totale.

Indipendentemente da questo va peraltro rilevato che, secondo la giurisprudenza
del TFA, se la cassa di compensazione non può determinare esattamente il danno,
nemmeno in modo approssimativo, la decisione di risarcimento dovrà recare un
importo tale da obbligare i responsabili (nei limiti di responsabilità di ogni
singolo interessato) al pagamento della totalità dell’ammontare dei contributi
di cui la cassa è stata privata; in caso di pagamento nell’ambito del
fallimento, l’amministrazione dovrà cedere il relativo dividendo (DTF 113 V 180
consid. 3b = RCC 1987 pag. 607 consid. 3b; DTF 116 V 76 consid. 3b con
riferimenti = RCC 1990 pag. 417 consid. 3b).

                                         Infine,
va rilevato che la cassa di compensazione non può farsi cedere dalla massa dei
creditori delle pretese ex art. 260 LEF prima di iniziare una procedura risarcimento
danni (cfr. RCC 1983 consid. 8 pag. 477).

 

                               2.5.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore
di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La
responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances
sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in:
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s).

 

                               2.6.   Nel caso che
ci concerne, rettamente il convenuto rileva che spetta all’amministrazione di
documentare il danno subito mediante estratti, salari, fatture, estratti conto
ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b),

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95). 

 

                               2.7.   Nella
fattispecie in esame la Cassa ha prodotto la distinta salari relativa agli anni
1995 (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________) e 1996 (doc. _ allegato al
doc. _ inc. __________), il conguaglio per il 1996 (doc._ allegato al doc. _
inc. __________), la decisione sui contributi arretrati dovuti a seguito della
revisione del 7/9 aprile 1994 (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         L’attrice
ha anche prodotto un estratto contabile inerente i contributi paritetici e i
premi LPP dovuti dalla __________ (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         Ora,
rettamente il convenuto ha rilevato che i contributi per la previdenza
professionale non possono essere inclusi nel danno (cfr. SVR 1997 AVS Nr. 128,
pag. 389), come erroneamente indicato dalla Cassa nella decisione di
risarcimento.

La petizione in oggetto tiene conto di questo aspetto.

Interpellata dal TCA, con lettera del 31 maggio 1999 (doc. _ inc. __________)
l’amministrazione ha finalmente allestito un conteggio dettagliato del danno
richiesto. Da questo conteggio risulta che fr. 69’144,05 derivano dai
contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF rimasti scoperti relativi agli acconti
febbraio, giugno - dicembre 1996, fr. 3’946,85 di spese di esecuzione ed
interessi di mora  e fr. 23’589,40 di contributi arretrati richiesti a seguito
delle revisione effettuata dal 7 al 9 aprile 1997, il tutto per complessivi fr.
96'680,30.

                                         __________
ritiene tuttavia che la Cassa non abbia considerato alcuni versamenti fatti
dalla società, in particolare un versamento di fr. 20’000.-- effettuato all’UEF
di __________ il 22 maggio 1997 che ha permesso di ottenere dal citato ufficio
una dilazione di pagamento con conseguente differimento della vendita degli
attivi pignorati (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

                                         Dal
citato estratto contabile si distinguono chiaramente i contributi paritetici
dai premi del secondo pilastro (registrati con la voce “contributi PVP”) per
cui si può evincere la destinazione dei versamenti effettuati dalla società. 

                                         Per
quanto riguarda la registrazione dei contributi la Cassa ha spiegato che la
prima colonna si riferisce al periodo dell’acconto (gli acconti della
__________ erano fissati mensilmente) ed al conguaglio di fine anno, la seconda
colonna alla data di registrazione della fatture, la terza alla causale di
registrazione, la quarta al “dare” e la quinta all’”avere”, la sesta al saldo
intermedio dopo ogni operazione contabile e la settima al saldo per ogni periodo
di contribuzione (doc. _ inc. __________)

                                         Inoltre
si può evincere  la destinazione dei singoli versamenti effettuati dalla
società contabilizzati sotto la voce “versamenti anticip. __________ ”. 

In particolare il menzionato versamento di fr. 20’000.-- è stato registrato al
30 maggio 1997, di cui  fr. 3’878,70 a saldo dell’acconto di gennaio 1996; fr.
251,30 accreditati per l’acconto di febbraio 1996 e fr. 15’870.-- a saldo
dell'acconto di maggio 1996 (cfr. doc. _ inc. __________oppure estratto contabile
in doc. _ allegato alla petizione). 

                                         Gli
accrediti cui __________ ha fatto riferimento nello scritto del 16 luglio 1999
(doc. _ inc. __________) sono stati invece computati per gli arretrati dei
premi LPP (cfr. estratto in doc. _ allegato alla petizione inc. __________).

                                         Infine,
la Cassa ha prodotto la decisione 20 maggio 1997 su tassazione d'ufficio
concernente i contributi arretrati (1992 - 1996) richiesti a seguito della
revisione del 7/9 aprile 1997, decisione cresciuta in giudicato (doc. _ allegato
al doc. _ inc. __________). 

In queste circostanze l'attrice ha dunque provato il danno richiesto con la
petizione in oggetto. 

                               2.8.   Nelle
osservazioni 23 marzo 2001 il convenuto sostiene nuovamente come la Cassa abbia
arbitrariamente computato il versamento di fr. 20'000.-- fatto all'UEF di
__________ a saldo dei premi LPP , quando tale versamento si riferiva alle
esecuzioni relative ai contributi AVS.  (doc. _ inc. __________).

Egli ritiene inoltre di non dovere rispondere dei contributi arretrati di fr.
23'589.-- richiesti dopo la revisione 7-9 aprile 1997 in quanto le operazioni
di risanamento della società erano già in corso e non tenevano conto di tale
importo che comunque non gli era noto. Inoltre il convenuto sostiene che era
legittimato a credere che sino alla revisione i conteggi trasmessi erano stati
accettati dalla Cassa (doc. _  inc. __________).

Infine, __________ sostiene di non essere in chiaro se l'accredito fatto il 17
febbraio 1997 di fr. 10'518.--, di cui la Cassa ha riferimento nello scritto 22
febbraio 2001, sia stato effettivamente computato per i contributi AVS.

Per quel che concerne il versamento di fr. 20'000.-- del 22 maggio 1997, come
visto al considerando precedente, questo è stato computato per i contributi
AVS. 

Del resto, nello scritto 19 aprile 2001 la Cassa ha evidenziato come tale
importo sia servito per la dilazione concessa il 22 maggio 1997 dall'UEF di
__________ inerenti le esecuzioni per i contributi di gennaio, febbraio,
aprile, maggio e giugno 1996, ciò che ha permesso il differimento della domanda
di vendita 12 maggio 1997 (doc. _ ad _ e _ inc. __________ e relativa
documentazione allegata).

Riguardo ai contributi arretrati di fr. 23’589.-- richiesti a seguito della
revisione occorre innanzitutto rilevare che il convenuto non poteva ritenere
che i conteggi inviati alla Cassa fossero corretti. Infatti, l'art. 68 cpv. 2
LAVS prevede l'obbligo delle casse di compensazione di controllare se i datori
di lavoro hanno correttamente applicato le disposizioni legali relative ai
contributi. Conformemente all'art. 163 OAVS il controllo da parte del revisore
della Cassa si estende dunque a tutti i documenti che sono necessari per la
verifica. Pertanto, solo dopo tale verifica il datore di lavoro può ritenere
come corrette le notifiche di salario fatte alla Cassa. 

Nel caso in esame, dalla revisione di aprile (7/9 aprile 1997) sono risultate
delle differenze salariali per cui la Cassa, mediante decisione 20 maggio 1997
su tassazione d'ufficio (ex art. 38 OAVS) ha chiesto i contributi arretrati
(cfr. doc. _allegato al doc. _ inc. __________) da versare sicuramente entro il
30 giugno 1997, giorno in cui le dimissioni dal CdA del convenuto sono divenute
effettive.

Dal momento che la società non ha dato seguito al richiamo di pagamento, la
Cassa, dopo le citate dimissioni, l'ha poi precettata. Questi contributi
arretrati (1992 -1996) sono tuttavia computabili al convenuto perché si
riferiscono ad un periodo  in cui egli era nel CdA e perché sono divenuti
esigibili prima che questi si dimettesse. Se poi il convenuto è tenuto a
risarcirli, questo verrà esaminato nei prossimi considerandi allorquando si
tratterà di valutare la responsabilità ex art. 52 LAVS. 

Per quel che concerne l'accredito di fr. 10'518.-- occorre precisare che in
realtà si tratta di contributi contabilizzati in eccesso, così come risulta dal
conguaglio finale del 1996 (cfr. doc. _ allegato al doc. _ , come pure la
risposta 4 dello scritto 22 febbraio 2001 sub doc. _ inc. __________). Tale
importo è stato poi registrato nell'estratto contabile  il 17 febbraio 1997 e
dedotto dall'acconto di gennaio 1996 (cfr. doc. _ allegato alla petizione inc.
__________). 

In altre parole si tratta di un'operazione contabile a seguito del conguaglio
del 1996  (avvenuto il 14 febbraio 1997) e questo in applicazione alla
procedura di fissazione degli acconti secondo la procedura forfetaria ex art.
34 cpv. 3 OAVS (cfr. in merito Pratique VSI 1993 pag. 172 s). 

                                         Infine,
diversamente da quanto sostenuto dal convenuto nello scritto 3 maggio 2001
(doc. _ inc. __________), la __________ versava degli acconti mensili (ne sono
la comprova gli estratti conto, le esecuzioni forzate) e non trimestrali, come
faceva invece la __________.

Dal momento che __________ si è dimesso con effetto 30 giugno 1997 (cfr. anche
verbale 23 giugno 1997 del CdA) rettamente la Cassa ha fatto valere un danno di
fr. 96’680,30.

                                         

Ora, con lettera 19 aprile 2001 la Cassa ha comunicato di aver ricevuto dai
convenuti __________ e __________ complessivamente fr. 9'500.-- quale
risarcimento a seguito della STCA 9 agosto 1999 (doc. _ punto _ inc.
__________).

Ne consegue che il valore di causa è aggiornato a fr. 87'180.30.

 

                                         Occorre
ora esaminare se i motivi di discolpa invocati da __________ sono idonei a
liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                               2.9.   Va
innanzitutto ricordato che per definizione, il danno considerato dall'art. 52
LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti
che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di
versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). 

Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono in primo luogo quelle
contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in
particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo
degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei
contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono
queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS;
cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                             2.10.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                             2.11.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, Winterthur 1989 p. 53). Nel
caso di una società anonima si debbono porre esigenze molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b; Locher, op. cit., p. 144 N 14).

 

                             2.12.   __________
sostiene di non aver avuto alcun potere d'influenza nella __________, la cui
amministrazione e gestione è stata affidata direttamente ad __________,
__________, __________ e dal 1.01.1996 alla __________, a seguito di un mandato
amministrativo speciale. Egli sostiene parimenti di poter dimostrare di aver
richiesto informazioni in merito agli oneri sociali e reso attenti gli altri
membri del CdA, nonché i direttori, e l'Ufficio di revisione, circa le
prescrizioni LAVS.

Occorre innanzitutto precisare che l’organo di una società anonima deve
prestare particolare attenzione alla scelta del personale al quale affida la
gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligiendo), alle
istruzioni che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in
custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi
vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991,
pag. 165).

                                         Inoltre,
ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni membro Infatti ad ogni
amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta
vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto
concerne l’osservanza delle legge, dello statuto, dei regolamenti e delle
istruzioni “.

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non
pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del 29
agosto 1997 in re G.M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les
développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991,
pag. 165). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie
dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
paritetici rimangono impagati (cfr. STFA inedita del 21.12.1993 in re M.T.S. e
STFA inedita del 15.12.1993 in re L.N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl.
del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di
amministrazione sarà ritenuto responsabile del danno. 

                                         Non è
quindi sufficiente asserire di essere membro del CdA con funzioni
puramente tecniche (STFA del 27 marzo 2000 non pubblicata nella causa V.G e
R.N, H 272/99, consid. 3c) e con la prospettiva di ricevere dei lavori (RDAT
1998 I pag. 286s) per non incorrere in nessuna responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         Questo
principio è stato anche ribadito per esteso dal TCA in una sentenza non
pubblicata del 6 agosto 1998 in re M.B., inc. __________, dove un
amministratore, al quale erano state esclusivamente affidate competenze tecniche,
è stato ritenuto responsabile del danno subito dalla Cassa poiché non aveva
ottemperato al suo obbligo di vigilanza e di diligenza prescritto dalla legge.

 

                             2.13.   Nel caso in
esame, e riprendendo il primo argomento sollevato dal convenuto, va detto che la
delega gestionale non esonerava __________, con formazione di fiduciario, 
dall’avere una visione globale sulle questioni essenziali della società (cfr.
consid. 2.12).

Quale presidente del CdA, con diritto di firma individuale (carica che
ha ricoperto per quasi cinque anni) egli doveva sapere del suo specifico dovere
di vigilare affinché i contributi fossero versati regolarmente.

                                         Va
comunque rilevato che fino al mese di giugno 1997 il convenuto è stato
presidente del CdA, sempre con diritto di firma individuale, della società
__________ alla quale la __________ ha conferito il 1° gennaio 1996 un mandato
amministrativo speciale (cfr. doc _ al doc. _ inc. __________). Tale mandato,
sottoscritto da __________ per conto della __________ A, riguardava unicamente "ogni
procedura di incasso e/o in ogni contenzioso esistente e futuro tra la
__________ e terzi" (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

Del resto, che il convenuto, malgrado la delega, conoscesse la critica
situazione economica della società lo dimostra il tenore della disdetta del
rapporto di lavoro da lui firmata il 26 settembre 1996 ed indirizzata al
direttore __________. Tale disdetta era principalmente dovuta dalla
razionalizzazione dei costi operata dalla società (cfr. doc. _ allegato al doc.
_ inc. __________).

                                         Inoltre,
durante la riunione del CdA tenutasi il 23 giugno 1997, __________ aveva
comunicato “che a causa dei gravi motivi economici causati dalla forte
recessione con perdite negli anni 1995 e 1996 e con il peggioramento verificatosi
nel primo semestre 1997, la situazione finanziaria e gestionale della società è
da considerarsi deficitaria",  informando i presenti dello scoperto di
oneri sociali per circa fr. 80’000.--, e questo nonostante le misure di
risanamento intraprese, quali la  riduzione degli oneri per affitto, la
riduzione del personale e dei costi fissi. 

È quindi a causa della catastrofica situazione economica che il convenuto,
durante la citata riunione, ha rassegnato le dimissioni da Presidente del CdA
con effetto dal 30 giugno 1997 (doc. _ allegato alla replica 12 giugno 1998
doc. _ inc. __________).

                                         A sua
discolpa egli sostiene inoltre di avere reso attenti gli altri membri del CdA,
i direttori e l'Ufficio di revisione sull'obbligo di versamento degli oneri
sociali, sottolineando di non avere i mezzi necessari per poter determinare la
volontà della società affinché i contributi fossero pagati. 

Questa circostanza non è comunque idonea a liberarlo dalla responsabilità ex
art. 52 LAVS.

Innanzitutto va sottolineato che già nel 1995 la società è entrata in
mora col relativo pagamento, lasciando scoperti gran parte dei contributi del
1996. 

Inoltre, come visto, __________ conosceva bene la situazione economica della
società. Egli si è dimesso a giugno del 1997, pur sapendo del suo limitato
potere d'azione nella società e del debito contributivo che sussisteva già da
lungo tempo.

                                         Ora,
secondo la giurisprudenza del TFA, l’amministratore, se intende limitare i
rischi connessi alla sua funzione, deve invece rassegnare le dimissioni quando
accerta che non dispone di potere decisionale (cfr. DTF 123 V 173 consid. 3a e
STFA dell’8 giugno 1998 non pubblicata in re G.S., L.S e R.S., H
213/219/243/96).

Al proposito, va rilevato che in una sentenza non pubblicata del 18 luglio 1995
in re R.G ( H 84/94), il TFA ha liberato da una responsabilità ex art. 52 LAVS
un amministratore, il quale, dopo che le sue sollecitazione a versare i
contributi erano rimaste inascoltate dal presidente del CdA, si era
immediamente dimesso. In particolare, l'Alta Corte ha rilevato quanto segue:

 

" 
(…)

Invero questi, membro del consiglio di amministrazione della A.
SA, e contabile di formazione, doveva essere con­sapevole degli obblighi
rigorosi che incombono all'ammini­stratore, e in particolare dei doveri che
impongono il tem­pestivo versamento dei contributi sociali.

Tuttavia, non si può dimenticare che la società è sta­ta fondata
solo nell'agosto 1990 (iscrizione a giornale il 21 agosto e pubblicazione sul
FUSC il 30 agosto), e che es­sa comprendeva pochi dipendenti. Risulta che nella
società medesima, era il presidente del consiglio di amministrazio­ne, e lui
solo, a fruire del diritto di firma individuale, gli altri due amministratori,
G. e Z., potevano ­firmare solo congiuntamente con il presidente o con altro
membro del consiglio di amministrazione. Gli ordini di pa­gamento, anche dei
contributi paritetici, venivano prepara­ti da R. G., come confermato dalla
deposizione del­la teste G. R., e sottoposti a R., che però si rifiutava di
firmarli.

Le dimissioni di G., il quale ha ricoperto la carica di membro del
consiglio d'amministrazione per ne­anche sei mesi, sono state assai
immediate (sottolineatura della redazione). Risulta che, non appena egli
s'era reso conto che gli importi dovuti non venivano pagati, s'è preoccupato
seriamente e, dopo ina­scoltate sollecitazioni, ha lasciato la società (a
inizio febbraio 1991), nove mesi prima della dichiarazione di fallimento, e
cioè quando i contributi ancora avrebbero potuto venir pagati. Si ricorda
infine che, come si desume

dalla stessa petizione della Cassa, la società era entrata in mora
con il pagamento dei contributi "a partire dal 1° marzo 1991 ... e dovette
essere diffidata". Prima d'allora non c'è stata alcuna intimazione per il
pagamento dei contributi e per il regolamento dei conti, ai sensi dell'art. 37
OAVS. (…)"

In un'altra sentenza l'Alta Corte non ha liberato dalla responsabilità, fondata
sull'art. 52 LAVS, un semplice operaio della società per la quale era
amministratore con diritto di firma collettivo (cfr. STFA inedita del 30
dicembre 1997 nella causa V.B. (H 66/96). Dopo aver ricordato gli obblighi di
vigilanza e controllo, il TFA ha rilevato che:                                                                         

 

" 
...

Né il ricorrente può liberarsi adducendo
che dell'amministrazione della ditta non si occupava egli stesso, semplice
operaio, ma il gruppo X. 

V.B. era organo della O. SA e gli
spettavano quindi gli obblighi di vigilanza e controllo, di cui si è detto.
D'altra parte, l'affermazione dell'interessato, secondo cui egli non curava la
gestione - fatto, di per sé, non decisivo e comunque inidoneo a escludere la
responsabilità - è contraddetta dalle lettere a lui inviate alla Cassa di
compensazione il 9 aprile, 17 giugno e 19 ottobre 1993, ove si adducono i gravi
problemi d'incasso della società e si chiede una proroga del termine per
riversare i contributi.

L'interessato non ha provato l'esistenza di
motivi seri e oggettivi, che gli avrebbero reso impossibile lo svolgimento
della funzione d'amministratore della società. Non sono quindi dati i requisiti
per un'eventuale discolpa dalla responsabilità fondata sull'art 52 lavs. 

Il fatto, addotto nel gravame, che dietro
la O. SA ci fosse il gruppo X. ad assicurarne la gestione non discolpa il
ricorrente. Il dovere di diligenza e controllo dell'andamento della società non
sfuggiva a V.B. 

Egli non prova che, nonostante gli
esigibili sforzi di conoscere lo stato della ditta di cui era come
amministratore responsabile, la conoscenza degli atti gli sarebbe stata
sottratta."                      

                                                                               

                             2.14.   Quale
ulteriore motivo di discolpa, con duplica del 7 settembre 1998 (doc. _ inc.
__________ pag. 8) __________ ha fatto valere quanto segue:

                                         

"  Non
appena venuti a conoscenza della reale gravità della situazione in seno
all’interno del Gruppo __________, tanto l’Ufficio __________ quanto il qui
convenuto hanno invitato i responsabili a sottoporre la problematica di tutto
il Gruppo allo scrivente studio legale alfine di trovare una soluzione di
risanamento. Ciò avveniva già nel 1996. A quell’epoca era infatti ancora
ipotizzabile un risanamento il quale sarebbe tuttavia dipeso dalle
disponibilità al dialogo dei diversi istituti bancari i quali vennero convocati
a più riprese per esaminare le possibilità di salvataggio del Gruppo. 

  Vi sono stati
diversi incontri che hanno portato a far esperire un rapporto richiesto dagli
stessi istituti bancari alla __________ nella persona del signor __________. Fu
solo in seguito di questo rapporto presentato nel maggio 1997 e della
conseguente decisione del Pool delle banche di non concedere ulteriori facilitazioni
per il salvataggio del Gruppo __________ che il qui convenuto inoltrò nel
giugno 1997 le proprie dimissioni dal Consiglio di Amministrazione”.

 

                                         Orbene,
va ricordato che in una fattispecie concreta sussiste l’obbligo di risarcire il
danno soltanto nella misura in cui non esiste alcuna circostanza atta a
giustificare il comportamento del datore di lavoro o che esclude l’intenzione e
la negligenza grave. 

                                         È quindi
concepibile che un datore di lavoro che ha cagionato un danno a una Cassa, malgrado
una violazione delle prescrizioni dell’AVS, non è tenuto al risarcimento dello
stesso.

                                         Ciò è il
caso quando, date le circostanze, l’inosservanza di prescrizioni appare
legittima e non colposa (DTF 108 V 186 consid. 1b; 193 consid. 2b; RCC 1985 p.
603 consid. 2, 647 consid. 3a). È quindi possibile che, procrastinando il
pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare
l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di
liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
tuttavia che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e
oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro
un termine ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b RCC 1985 p.
604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Kunz,
op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit,  pag. 7).

                             2.15.   Dalla
documentazione prodotta dal convenuto risulta in effetti che il 28 novembre
1996 l’avv. __________, incaricato da __________ (titolare economico del
"Gruppo __________ " di cui anche la __________ faceva parte), aveva
convocato per il 18 dicembre 1996 i rappresentati degli istituti bancari per
una discussione in vista di un eventuale risanamento del gruppo.

Alla riunione [rinviata per lutto al 9 gennaio 1997 (doc. _ allegato alla
duplica 7 settembre 1998 doc. _ inc. __________)] ha partecipato anche
__________ “che cura l’aspetto contabile-commerciale- fiscale delle aziende
facenti capo al gruppo __________a” (doc. _ allegato alla duplica 7 settembre
1998 doc. _ inc. __________). 

Come si evince dalla lettera 27 febbraio 1997 dell'avv. __________ al
__________, sostanzialmente il risanamento dipendeva dalla disponibilità del
consorzio di banche a concedere nuovi crediti (almeno fr. 800'000.--) nonché il
trapasso dei debiti aziendali del Gruppo ai debiti garantiti da diritti di
pegno immobiliare e dalla concessione di un tasso d'interesse inferiore al 4%.
Quale contropartita vi era la realizzazione delle partecipazioni immobiliari di
__________ (cfr. doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

Prima di prendere una decisione in merito, a diverse riprese le banche hanno
comunque chiesto della documentazione ed un esame approfondito della situazione
economica delle diverse società appartenenti al Gruppo da parte della società
fiduciaria __________. Sulla base del rapporto steso dalla menzionata
fiduciaria, che non intravvedeva alcuna possibilità di continuazione
dell'attuale struttura del Gruppo senza un abbandono extragiudiziario dei
debiti societari o un differimento del fallimento, (doc. _ allegato al doc. _
pag. 5 inc. __________), a fine maggio 1997 le banche hanno poi rinunciato a
partecipare al salvataggio economico (cfr. ad esempio doc. _ allegato al doc. _
inc. __________). 

Orbene, conformemente ai principi generali disciplinanti la valutazione dei
motivi di discolpa o di giustificazione ai sensi della giurisprudenza citati al
considerando 2.13., in una recente sentenza non pubblicata del 13 dicembre 2000
in re W. C. (H 124/00 + H125/00) il TFA ha stabilito che non è determinante
sapere se un risanamento è stato proposto tempestivamente o i motivi per cui
non è stato accettato.

Determinante è invece accertare se il datore di lavoro aveva seri e oggettivi
motivi per ritenere che, in caso di non pagamento temporaneo degli oneri
sociali, esistevano delle prospettive per un imminente risanamento che avrebbe
permesso di poter solvere i contributi entro un termine ragionevole. 

A tal proposito nella citata sentenza l'Alto tribunale ha rilevato che: 

 

" 
Für die Beurteilung, ob Exkulpations- oder
Rechtfertigungsgründe im Sinne der Rechtsprechung bestehen, ist entgegen der
Auffassung der Beschwerdeführer nicht entscheidend, ob rechtzeitig
Sanierungsbemühungen stattfanden und aus welchen Gründen diese scheiterten,
sondern ob ernsthafte und objektive Gründe zur Annahme berechtigten, dass -bei
vorübergehender Nichtbezahlung der Sozialversicherungsbeiträge - Aussicht auf
baldige Sanierung des Unternehmens bestand und deshalb damit gerechnet werden
durfte, dass die Forderung der Ausgleichkasse innert nützlicher Frist beglichen
werden könnten" (STFA citata, consid. 5b H 124/00 + H125/00).

In quella fattispecie il TFA non ha riscontrato validi motivi di discolpa, in
quanto la diminuzione della cifra di affari, la crisi economica del settore
edile, come pure l'ammontare del debito contributivo societario (fr. 51'981,45)
non permettevano di concludere per una illiquidità passeggera che avrebbe
permesso di solvere i contributi entro un lasso di tempo ragionevole.

Inoltre, secondo l'Alto tribunale, il fatto che il risanamento poteva essere
portato a termine solo tramite un ulteriore indebitamento e che la società
avesse diversi arretrati da pagare (in casu premi LAINF e tasse) non erano
circostanze idonee a far ritenere che il mancato versamento temporaneo dei
contributi fosse oggettivamente indispensabile per la buon riuscita del
salvataggio economico ("Angesichts der Höhe der bestehenden
Verbindlichkeiten und der eingegangenen Risiken konnte von der vorübergehenden
Nichtbezahlung der Beiträge objektiv keine für die Rettung der Gesellschaft
ausschlaggebende Wirkung erwartet werden, was Exkulpations- oder
Rechtfertigungsgründe im Sinne der Rechtsprechung ausschliesst" cfr. STFA
citata, consid. 5a).

                             2.16.   Nella
fattispecie in esame, a prescindere dal fatto che nella lettera 3 giugno 1997
la stessa __________ ha ritenuto il prospettato risanamento come tardivo (… abbiamo
fatto del nostro meglio nonostante la situazione sia stata trascinata purtroppo
da parecchio tempo, doc. _ allegato al doc. _ inc. __________), dal
rapporto della stessa fiduciaria risulta in particolare che la ditta __________
al 31.12.1996 non aveva il capitale aziendale coperto da attivi e che la ditta
individuale __________ - che nell'operazione di salvataggio avrebbe dovuto
sostenere lo sforzo maggiore (cfr. al riguardo doc. _ allegato al doc.
__________ inc. __________) - , aveva chiuso l'esercizio 1996 con una perdita
di fr. 1'233'355 e un capitale proprio negativo di fr. 2'665'849 (doc. _
allegato al doc._ inc. __________).

Inoltre, l'elevato ammontare del debito contributivo, l'altrettanto consistente
scoperto di premi LPP e la concessione di un importante ulteriore credito, non
potevano far ritenere che il non versamento del debito contributivo fosse una
condizione indispensabile per poter realizzare il risanamento societario. 

Nello scritto 23 marzo 2001 il convenuto ha ribadito che non è corretto
sostenere che gli sforzi per risolvere i problemi di liquidità siano iniziati
solo a fine 1996 in quanto le misure di risparmio erano iniziate già in
precedenza (doc. _ inc. __________); tali sforzi sono stati del resto elencati
durante la riunione del CdA del 23 giugno 1997 e riportati al consid. 2.13.

Determinante è comunque valutare se quelle misure potevano far ragionevolmente
ritenere solvibili, entro un termine ragionevole, i contributi arretrati.

Fatto sta che dal 1995, anno in cui sono iniziati i primi problemi
finanziari (cfr. verbale 23 giugno 1997 del CdA in doc. _ allegato al doc. _
inc. __________), la Cassa ha iniziato a diffidare la società. Ora, l'aver
procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e averlo
irrimediabilmente differito a partire dal 1995, è segno di una negligenza non
indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità degli
amministratori, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella conduzione e
nel controllo della società.

                                         Non
saldati sono rimasti i contributi relativi agli acconti di febbraio, giugno -
dicembre 1996, per cui il mancato pagamento è da considerare cronico.

Va al riguardo ricordato che il TFA ha considerato tale il mancato pagamento
dei contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G.G;
cfr. anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa M.V,  in cui il mancato pagamento
è durato all’incirca dieci mesi).                                      

                                         L'Alta
Corte ha per contro ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di
tre mesi se tuttavia precedentemente erano stati versati regolarmente (DTF 121
V 243).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA inedita
del 27 giugno 1994 in re M.A.). 

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

In concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di
verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il
pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito (DTF
108 V 188).

In queste circostanze __________ dovrà pertanto risarcire il danno subìto dalla
Cassa. 

Va infine detto che la responsabilità differenziata a seconda del grado di
colpa di ogni singolo amministratore così come prescritto dall'art. 759 cpv. 1
CO, invocata dal convenuto, non è applicabile in un procedimento ex art. 52
LAVS, dove, per definizione, il danno da risarcire è causato da colpa
intenzionale o per negligenza grave (cfr. Pratique VSI 1996 pag. 309
consid. 3c). Ciò vale anche per la riduzione ai sensi dell’art. 44 cpv. 2 CO,
visto che è parimenti esclusa in caso di negligenza grave (cfr. Nussbaumer, AJP
1996, pag. 1082 e i riferimenti di dottrina alla nota 129, nonché la sua
critica in merito; cfr. anche STCA inedita 3 novembre 1998 in re A.R. e R.R.
consid. 2.14, inc. __________, cresciuta in giudicato).

 

                             2.17.   Occorre ora
esaminare le eventuali conseguenze della dilazione 28 gennaio 1997 (doc. _
allegato al doc. _  inc. __________), per i contributi del 1996 concessa dalla
Cassa alla __________, sulla valutazione della responsabilità ex art. 52 LAVS
del convenuto. 

                                         In una
sentenza del 30 giugno 1998, pubblicata in DTF 124 V 253 s, il TFA ha infatti
precisato che:

 

" 
Al fine di valutare se gli organi responsabili
abbiano soddisfatto al dovere di diligenza loro incombente in tema d'obbligo
del datore di lavoro di pagare i contributi, occorre prendere in
considerazione, fra l'altro, un accordo concluso con la cassa di compensazione
che prevede una proroga dei termini di pagamento con piano d'ammortamento, ciò
nella misura in cui simile accordo modifichi a favore dei debitori dei
contributi i termini di pagamento usuali " (DTF 124 V 253s).

 

                                         In quel
caso, la Cassa aveva accordato un piano di ammortamento in cui erano stati
prorogati gli usuali termini di pagamento dei contributi, senza tuttavia aver
previsto l'immediato versamento del primo pagamento come previsto dall'art. 38
bis OAVS. Tale piano non è mai divenuto esecutivo in quanto, antecedentemente
alla scadenza della prima rata, la società è fallita. L’Alto Tribunale ha
scagionato l’amministratore unico poiché non aveva riscontrato l’esistenza di
fatti che avessero escluso a priori il rispetto della dilazione, tant’è che al
momento della richiesta vi erano delle realistiche possibilità di risanamento
della società (DTF 124 V 255 consid. 4).

                             2.18.   Nell'evenienza
concreta, il 28 gennaio 1997 la Cassa ha approvato la liquidazione dei
contributi arretrati del 1996 in sei rate mensili; il primo versamento doveva
avvenire entro il 31 gennaio 1997, l'ultimo entro il 30 giugno 1997.

Interpellata in merito ai motivi della concessione della dilazione, nello
scritto 22 febbraio 2001 la Cassa, dopo aver ricordato che in precedenza aveva
rifiutato due volte la richiesta della società di sospendere le procedura
esecutive in corso, ha spiegato che:

 

" 
(…)

Il 21 gennaio 1997 la ditta __________ si rivolse
a noi con una proposta concreta di versarci dei pagamenti mensili di fr.
26'800.-- a partire dal mese di gennaio 1997 (act. 7, valido solo per la ditta
__________; per la ditta __________ vedi piano del 28 gennaio 1997 mandatoci
con decisione del 6 febbraio 2001). La ditta __________ nel frattempo non era
più affiliata alla nostra Cassa di Compensazione AVS, ma era rimasta soltanto
membro della nostra istituzione __________ (relativa ai premi LPP ndr)

Così lo scoperto nei nostri confronti non poteva
più aumentare. Inoltre, la proposta di pagare il debito in 6 rate era adeguata.
Siamo pure stati informati telefonicamente sui contatti con le banche e sugli
sforzi di risanamento veramente in atto. Poiché la ditta __________, fino a
quel momento aveva fatto fronte ai suoi impegni nei nostri confronti, abbiamo
acconsentito al piano rateale. In genere, se la domanda di pagamenti rateali ci
perviene per la prima volta, le rate vengono autorizzate dopo aver verificato
adeguatamente la situazione. : (…)" (Doc. _, inc. __________)

 

                                         Circa
l'esito di questa dilazione, la Cassa ha poi precisato:

 

" 
4.

Il 17 febbraio 1997 al conto della ditta
__________ poteva essere accreditato un bonifico risultante dal conteggio
finale del 1996 di fr. 10'518.-- (vedi annotazione sull'act. 2 e act. 17). La
ditta __________ non ha fatto dei pagamenti rateali, in altre parole non si è
attenuta al piano rateale e questo è diventato obsoleto già nel febbraio 1997.
Neanche i contributi correnti __________ furono pagati.

Secondo il sollecito gli atti di esecuzioni sono
di nuovo ripresi.

 

 

4.1.

Per i contributi correnti della __________
l'incasso si è svolto normalmente, cioè i contributi non versati dal gennaio
1997 sono stati sollecitati e in seguito inclusi nell'esecuzione. Rinviamo alla
documentazione d'incasso qui allegata (quale esempio act. 8 - 10).

 

4.2.

Per i contributi scaduti e contenuti nel piano
rateale abbiamo attivato le domande di realizzo che erano state ritirate (act.
11) rispettivamente abbiamo continuato gli altri atti di incasso (quale esempio
act. 12 e 13). Prima di intraprendere questi passi, abbiamo avuto contatto
telefonico con la ditta __________, poiché i pagamenti rateali non ci
pervenivano. Da parte della ditta seguirono estese affermazioni con
l'indicazione che il risanamento "sarebbe davanti alla porta, soltanto un
po' di pazienza". Il 9 aprile 1997 avvenne il controllo finale presso la fallita
__________ (act. 14). Ne risultò pure un saldo di fr. 23'362.70 per contributi
non calcolati negli anni 1992 - 1996. A partire da questa data non potevamo più
credere alle affermazioni. Come già spiegato, abbiamo continuato la procedura
di incasso già introdotta."

(Doc. _, inc. __________)

 

                                         Quindi,
la Cassa ha avvallato il piano di ammortamento poiché il debito contributivo
non poteva aumentare (dal 1° gennaio 1997 l'affiliazione della __________
presso l'attrice era infatti cessata e per quell'anno la società non doveva
versare dei contributi). Inoltre l'amministrazione è stata informata degli
sforzi per attuare il risanamento. Di conseguenza, il 28 gennaio 1997 l'attrice
ha ritirato i pignoramenti (doc. _ allegato al doc. _ inc. __________).

Orbene, il solo fatto che la Cassa abbia acconsentito alla dilazione non è
sufficiente affinché assurga a motivo di discolpa.

La __________ non ha infatti provveduto al primo versamento che avrebbe dovuto
eseguire entro pochi giorni dalla concessione della dilazione, tantomeno ha
rispettato le successive scadenze rateali, per cui la Cassa ha riattivato le
procedure esecutive.

Deve essere rilevato che, diversamente dalla fattispecie di cui al DTF 124 V
253s, dove il datore di lavoro aveva concluso un accordo con una società estera
al fine di procurasi liquidità e quindi reso realistico il rispetto del piano
di ammortamento dei contributi, nell'evenienza concreta al momento della
richiesta di dilazione non vi era l'avvallo delle banche creditrici al
risanamento del Gruppo __________, risanamento in seguito non realizzatosi. A
quel momento si era solamente allo stadio di trattative e questo diversamente
da quanto riportato nello scritto 21 gennaio 1997, in cui la __________ aveva
giustificato la richiesta di dilazione con il raggiungimento di un accordo "
con il "pool" di banche a cui fa capo l'azienda, per il pagamento
rateale degli arretrati che si sono accumulati durante l'anno 1996 e per i
quali avete avviato delle procedure di incasso " (doc. _ allegato al
doc. _ inc. __________). 

In una sentenza del 15 ottobre 1998, pubblicata in Pratique VSI 1999 pag. 26, 
il TFA aveva scagionato un amministratore perché la ditta, al fine di far
fronte al proprio debito contributivo, si era regolarmente rivolta alla Cassa
per chiedere delle dilazioni di pagamento, peraltro sempre concesse. Nel caso
in esame, invece, sin dal 1995 la __________ ha avuto problemi con il pagamento
dei contributi, costringendo la Cassa ad iniziare diverse procedure esecutive
sfociate in attestati di carenza beni. 

Per completezza va infine rilevato che la dilazione ex art. 123 LEF concessa il
22 maggio 1997 dall'UEF di __________, a seguito del già menzionato versamento
di fr. 20'000.-- (cfr. consid. 2.8) non rientra nella presente valutazione
della colpa del datore di lavoro. Da una parte perché la dilazione è stata
accordata da un'autorità pubblica sulla base di criteri diversi da quelli della
Cassa, dall'altra il versamento è stato eseguito per differire la domanda di
vendita 12 maggio 1997 (doc. _ ad 1 e 2 inc. __________e relativa
documentazione allegata), il cui ricavato non è stato comunque sufficiente per
coprire integralmente il credito insinuato dall'attrice (cfr. ACB 8 settembre
1997 di cui al consid. 2.4).

In conclusione, visto quanto esposto sopra, i fatti che hanno indotto alla
concessione della dilazione non permettono di concludere per l'esistenza di
validi motivi di discolpa ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. 2.17)

Ne segue che __________ deve rispondere del danno subito dalla Cassa di fr.
87'180.30 invece dei fr. 96’680,30 chiesti con la petizione 11 marzo 1998. Come
visto al consid. 2.8, il danno è diminuito a seguito del versamento fatto da
__________ e __________ dopo la resa del primo giudizio del 9 agosto 1999. Di
conseguenza, limitatamente all'importo versato la presente vertenza diverrebbe
priva di oggetto. 

Tuttavia questa circostanza non consente l'assegnazione di ripetibili.

Infatti, secondo costante giurisprudenza, se una procedura giudiziaria diviene
priva di oggetto vi è una pretesa di diritto federale alle ripetibili solo se
le circostanze processuali lo giustificano (cfr. DTF 110 V 57 consid. 2a, cfr.
Locher, op. cit., pag. 395, N. 71, Ch. Zünd, Kommentar zum Gesetz über das
Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, Zurigo 1999, 

§ 34 n. 9, pag. 243). 

Nella fattispecie in esame, visto che il versamento non ha influito sulla
responsabilità ex art. 52 LAVS di __________, non sussiste un diritto a
ripetibili parziali.

                                        

                             2.19.   Con l'atto di
risposta __________ ha chiesto l'assunzione di diversi mezzi di prova:
documenti, testi, interrogatorio formale, perizia, richiamo dall'UEF di
__________ dell'incarto relativo al fallimento della __________.

Egli ha chiesto il richiamo dalla Cassa di tutti i formulari, i conteggi, gli
estratti conto relativi agli accrediti ricevuti dalla CM __________ e dalla
__________ per i contributi paritetici di ques'utlima; l'edizione dalle banche
della società degli estratti conto della società fallita relativamente ai
versamenti effettuati alla __________, nonché i documenti di apertura del conto
con relativo cartoncino degli aventi diritto di firma (doc. _ pag. 5 inc.
__________).

                                         Con
scritto 7 settembre 1998 __________ ha specificato la richiesta d'audizione
testimoniale dell'avv. __________, e del signor __________ della __________
(doc. _ inc. __________). 

Va innanzitutto precisato che, per quanto riguarda in generale la richiesta di
assumere prove, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29
cpv. 2 nuova CF [al quale si applica, senza eccezione alcuna, la
giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 4 CF (cfr. STFA del 9
maggio 2000 nella causa I., I 278/99 e DTF 126 V 130)], è
utile precisare che sono tuttavia ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti; Locher, op. cit., § 53 N 24, pag. 344).

                                         Quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità
di determinati fatti deve essere considerata predomi­nante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove. Un tale modo di
procedere non lede il diritto di essere sentito (DTF 122 V 162 consid. 1d, 119
V 344 consid. 3c con riferimenti). 

Nel caso in esame, la voluminosa documentazione acquisita durante l'istruttoria
è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non
ritiene necessario assumere altre prove. 

In particolare non è necessario richiamare dall'UEF l'incarto della società
poiché la documentazione agli atti è stata sufficiente per accertare la
questione della perenzione dell'azione di risarcimento. Inoltre, la Cassa ha
prodotto gli atti relativi alle diverse esecuzioni forzate promosse nei
confronti della __________. 

Per quel che concerne la documentazione da richiedere all'attrice, va rilevato
che la stessa è stata prodotta durante la istruttoria.

Non è parimenti necessario richiamare gli estratti bancari dal momento che nei
conteggi forniti dalla Cassa sono stati indicati tutti i versamenti eseguiti
dalla fallita. Spettava piuttosto al convenuto produrre la controprova.

Lo stesso dicasi per l'assunzione della documentazione atta ad accertare il
diritto di firma sui conti bancari, visto che al convenuto spettava comunque
l'obbligo di vigilanza sul pagamento dei contributi. Del resto, dai conteggi
della Cassa risulta che la maggioranza dei pagamenti sono stati registrati come
"versamenti __________ " e quindi via conto corrente postale. 

L'audizione dell'avv. __________ e del signor __________ della __________ è da
ritenere superflua. Lo scambio di corrispondenza tra il legale e le banche,
come pure il rapporto della __________, documentazione allegata agli atti, sono
sufficienti per poter accertare i fatti in relazione alle trattative per il
risanamento del Gruppo.

                                         Ininfluente
ai fini della presente giudizio appare inoltre l'allestimento di una perizia. A
prescindere dal fatto che il convenuto non ha specificato il motivo di tale
richiesta, la situazione economica del "Gruppo __________ " è
comunque facilmente rilevabile dal citato rapporto della __________.

Va infine rilevato che il giudice
cantonale deve di principio ordinare un dibattimento pubblico ai sensi
dell'art. 6 n.1 CEDU qualora ne sia stata richiesta l'organizzazione. Tale
obbligo presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di una parte, mentre
semplici domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione
personale o di interrogatorio di parti o di testimoni non bastano per creare un
simile obbligo (DTF 122 V 55 consid. 3a).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione, nella misura in cui non è priva di oggetto, è accolta. 

                                         § __________
è condannato a versare alla Cassa di compensazione __________ fr. 87'180.30 per
i contributi paritetici non versati dalla __________.

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                 3.-   Comunicazione
alle parti, nonché ai cointeressati __________, __________ e __________ i quali
possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna,
entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti