# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fc43c213-7e68-517f-b0e8-bcc2daf5d275
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 25.06.2013 9.2013.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-19_2013-06-25.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2013.19

  	
  Lugano

  25 giugno 2013

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Romeo

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone il

 

	
   

  	
  Comune
  di C__________, 

  rappr.
  da RA 1, 

   

  all’allora

   

  Commissione
  tutoria regionale __________, __________

   

  per quanto riguarda il
  procedimento aperto in favore di PI 1 (2000) e PI 2 (2002), figli di PI 3,
  ora in B__________, figli suoi e di PI 4, ora in B__________

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul ricorso (ora
reclamo) dell’11 luglio 2011 presentato dal Comune di C__________ contro la
decisione emessa il 24 giugno 2011 dall’allora Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1
(2000) e PI 2 (2002) sono figli di PI 4 e PI 3. I genitori
sono divorziati dal 20 agosto 2009.

 

                                  B.   A
seguito di comportamenti reprensibili della madre, con decisione supercautelare
del 22 ottobre 2010, l’allora Commissione tutoria regionale __________ (in seguito
Commissione tutoria) l'ha privata della custodia parentale sui figli, ha collocato
quest’ultimi presso la nonna materna concedendo ai genitori ampi diritti di
visita e ha incaricato l’Ufficio delle famiglie e dei minorenni di esperire
“una verifica socioambientale”. La medesima autorità (confermando la decisione
supercautelare in data 27 ottobre 2010) ha poi ha conferito anche un mandato a
S__________ B__________, psicologo e psicoterapeuta, di eseguire una valutazione
del nucleo familiare e di rispondere in particolare ad alcuni quesiti puntuali.

 

                                  C.   Mediante
risoluzione del 27 ottobre 2010 la Commissione tutoria ha concesso il beneficio
dell’assistenza giudiziaria a PI 3 sia per gli oneri di giustizia sia per il
patrocinio legale.

 

                                  D.   Il 6
dicembre 2010 il perito S__________ B__________ ha consegnato il suo referto
unitamente alla nota d’onorario di fr. 3’900.–. Esaminata la perizia, con decisione
del 22 dicembre 2010, la Commissione tutoria ha revocato la privazione della custodia
parentale.

 

                                  E.   Il 14
marzo 2011 la stessa autorità tutoria ha posto a carico del Comune di C__________,
luogo di domicilio dei minori, la nota dello psicologo. Contro questa decisione
il Comune di C__________ è insorto con reclamo il 25 marzo
2011 all'Autorità di vigilanza sulle tutele (in seguito Autorità di vigilanza).
Statuendo il 24 giugno 2011, l'Autorità di vigilanza ha parzialmente accolto
l'impugnativa “così come ai considerandi”.

 

                                  F.   L’11
luglio 2011 il Comune di C__________ si è rivolto alla prima Camera civile del
Tribunale d'appello con un ricorso, nel quale ha chiesto di annullare la decisione poc'anzi menzionata, sostenendo
che i costi della perizia debbano essere posti a carico dell’assistenza
sociale.

 

                                  G.   Il 20
luglio 2011 il Presidente della prima Camera civile ha invitato l’allora Commissione
tutoria regionale a esprimersi sul ricorso e a comunicare se PI 4 fosse stato
avvertito nel 2010 del fatto che la perizia ordinata sarebbe stata posta parzialmente
a suo carico, se fosse stato informato della possibilità di chiedere il beneficio
dell’assistenza giudiziaria e, dandosi il caso, perché egli avrebbe rinunciato
a tale facoltà.

 

                                  H.   Nelle
sue osservazioni del 13 settembre 2011 l’allora Commissione tutoria ha proposto
di respingere il ricorso.

 

                                    I.   In data 1° gennaio 2013, il gravame in oggetto è stato trasmesso per
competenza alla Camera di protezione.

 

                                  L.   Quest’ultima ha
acquisito agli atti le notifiche di tassazione di PI 4 e PI 3 e si è rivolta
all’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI), al fine di sapere
se essi beneficiassero di prestazioni sociali; in seguito ha comunicato l’esito
al reclamante, il quale ha preso atto della mancanza di
assunzione dei costi in oggetto da parte del suddetto Ufficio e ha osservato
che a suo avviso gli stessi dovrebbero essere a carico dell’assicurazione
malattia; ha altresì ribadito che non vi è alcuna connessione con il padre, che
dovrebbe assumersi gli oneri dei figli.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Fino al 31 dicembre
2012 le decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza erano impugnabili alla
prima Camera civile del Tribunale d’appello con ricorso entro 30 giorni dalla
notificazione (art. 48 LTut).

La decisione contestata è stata spedita il 24
giugno 2011 con invio raccomandato; il gravame presentato il 12 luglio 2011,
era quindi tempestivo e da considerare ricevibile.

 

                                   2.   Con l'entrata in
vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del Codice civile (in materia di
protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione), i procedimenti
pendenti sono continuati dalla nuova autorità competente; si applica il nuovo
diritto di procedura (art. 14a cpv. 1 e 2 Tit. Fin. CC).

                                         L'autorità giudiziaria di
reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello (art. 2
cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami
contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione, già Commissioni
tutorie regionali (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni
(art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC) e, per analogia –
in assenza di una norma transitoria specifica (BSK Erw.Schutz- Reusser, art.
14a Tit. Fin. CC, n. 12) – contro le decisioni emanate dall'Autorità di
vigilanza sulle tutele nella veste di autorità amministrativa di ricorso a
norma del precedente diritto procedurale.

                                         Quanto alla procedura
applicabile, nella misura in cui non sia già regolata dagli art. 450 segg. CC,
si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso davanti al
Tribunale cantonale amministrativo (art. 74b LPAmm) [cfr. Messaggio del Consiglio
di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della Ltut, pag.
8]. Il Comune, toccato dalla decisione impugnata, è senz'altro legittimato a
ricorrere.

 

                                   3.   Nella decisione
impugnata l'Autorità di vigilanza ha ricordato che le spese peritali non sono
spese della misura tutoria - che sono incluse nel mantenimento dei genitori -
ma costi procedurali estranei “al concetto di mantenimento” e che, pertanto,
seguono l'esito della procedura. Così – ha soggiunto l'Autorità di vigilanza –
se la procedura si conclude con l'emanazione di misure a protezione del figlio,
le spese vanno a carico di quest'ultimo e per esso a carico dei genitori per i
loro doveri d'assistenza. Se, invece, la procedura a protezione del figlio si
conclude senza che l'autorità tutoria adotti misure concrete, per contro, le
spese di procedura non possono essere addebitate ai figli né ai genitori, salvo
che questi o i figli le abbiano provocate con un comportamento reprensibile.
L'autorità ha constatato che nel caso concreto una procedura era stata avviata
da un comportamento reprensibile dei genitori. Così, anche in assenza di una
misura in favore dei figli, i costi peritali andavano accollati ai figli e per
essi ai genitori.

                                         Ciò posto, secondo
l'Autorità di vigilanza, siccome la madre aveva ottenuto l'assistenza
giudiziaria già davanti alla Commissione tutoria, la sua parte – di un mezzo –
era a carico dello Stato. Diverso invece il caso del padre che non aveva formulato
analoga richiesta, sicché la parte di un mezzo, a suo carico, siccome indigente,
andava accollata al Comune di C__________, in quanto Comune di domicilio; ciò
in virtù degli art. 17 e 19 della Legge sull'organizzazione e la procedura in
materia di tutele e curatele come pure dell'art. 3 cpv. 3 del relativo regolamento.

 

                                   4.   Il Comune reclamante
anzitutto afferma di non criticare il modo di operare della Commissione tutoria.
Egli sostiene che PI 4 non ha mai vissuto a C__________ giacché a mente sua
sarebbe “fantasioso” che il Comune di domicilio non sia chiamato a pagare un onere
di una sua cittadina (PI 3, essendo al beneficio dell’assistenza giudiziaria),
ma gli sia addebitato un onere che dovrebbe assumere una persona senza rapporti
con il Comune stesso (PI 4). Egli soggiunge che non esiste una base legale per
accollare i costi della perizia al Comune, le spese peritali essendo definite
tra le spese di mantenimento devono essere poste a carico dei genitori o di chi
provvede al loro sostentamento ovvero l'assistenza sociale. Il Comune di C__________
chiede dunque di annullare la fattura inerente ai costi della perizia psichiatrica.

 

                                   5.   Come detto sopra
(cons. 1), questo giudice è competente ad evadere i reclami contro le decisioni
delle Autorità regionali di protezione, già Commissioni tutorie regionali (art.
48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione
con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC) e contro le decisioni emanate dall'Autorità
di vigilanza sulle tutele nella veste di autorità amministrativa di ricorso a
norma del precedente diritto procedurale. Nella misura in cui la fattispecie si
è conclusa con l'emanazione di una misura di protezione a favore di minori, la
competenza è chiaramente data anche se litigioso è unicamente l'addebito e la
ripartizione delle spese procedurali.

 

                                   6.   Riguardo
alle spese occasionate da una procedura a protezione dei figli va rammentato
che detti costi non rientrano negli oneri di mantenimento a carico dei genitori
(art. 276 cpv. 1 CC), ma seguono l'esito della procedura medesima e vanno
addebitati ai figli, sempre che il procedimento si concluda con l'emanazione di
misure protettrici. In tal caso i genitori devono sì farsi carico dei costi, ma
non in forza dei loro doveri di mantenimento, bensì in virtù dei loro doveri
generali di assistenza nei confronti dei figli (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c).

                                         Se la procedura a
protezione dei figli si conclude senza che l'autorità di protezione adotti
misure concrete, per contro, le spese di procedura non possono essere addebitate
ai figli né ai genitori, fatta eccezione per l’eventualità in cui i genitori o
i figli le abbiano provocate con un comportamento reprensibile (RtiD I-2008 pag.
1010 n. 15c, consid. 6 non pubblicato).

 

                                         Ora, ove i genitori non
abbiano mezzi sufficienti, dansosene gli estremi, essi possono instare per il
beneficio dell'assistenza giudiziaria, sempre che l'autorità di protezione
informi compiutamente le parti – non patrocinate – dell'eventualità che i costi
peritali possano ricadere su di loro (DTF 130 I 182, cons. 3),
una richiesta di assistenza giudiziaria non avendo effetto retroattivo (Rep. 1994 pag. 385; RDAT I-1996 pag. 306). 

 

                                   7.   Dagli accertamenti
svolti dalla scrivente Camera è emerso che solo la madre era al beneficio di
prestazioni assistenziali (cfr. lettera USSI del 28 marzo 2013). Il padre
invece è ignoto agli uffici preposti alla loro erogazione e anzi ha avuto sia
per il 2010 sia per il 2011 un reddito da attività dipendente.

 

                                   8.   In concreto, PI 3,
ha ottenuto il beneficio dell’assistenza giudiziaria, sicché le argomentazioni
del reclamante inerenti alla parte dei costi da accollare a quest'ultima cadono
nel vuoto.

                                         La procedura aperta dalla
Commissione tutoria si è conclusa con la revoca della misura a protezione dei
figli presa in precedenza; di principio non sarebbe possibile attribuire costi
a loro o ai genitori.

                                         Tuttavia - come accertato
dall'allora Autorità di vigilanza - la procedura era giustificata da
comportamenti reprensibili della madre, sicché tasse e spese procedurali
avrebbero dovuto essere poste a carico dei genitori.

La scrivente Camera evidenzia che
trattandosi di costi procedurali essi potrebbero essere posti anche interamente
a carico di uno soltanto dei genitori, se giustificato dalle circostanze.

Si rileva che gli scritti dell’autorità di
primo grado nulla accennano al riguardo.

 

                                         Il padre invece non ha
postulato il beneficio dell’assistenza giudiziaria; del resto avendo un reddito
ed essendogli state addebitate delle imposte, è dubbio che egli l’avrebbe
ottenuto.

 

                                         Ad ogni modo prima di
imputare i costi al Comune di domicilio, l’autorità di prime cure avrebbe
dovuto accertare la situazione finanziaria del padre ed eventualmente
addebitargli direttamente una parte di costi, riservata la possibilità di ritenere
che la causa della procedura di protezione fosse ascrivibile soltanto alla madre.

 

                                         Di conseguenza la
decisione del 14 marzo 2011 deve essere annullata.

 

                                         Gli atti vanno ritornati
all’Autorità di protezione di __________, che dovrà valutare nuovamente la
fattispecie sulla base di queste considerazioni (in particolare le condizioni
economiche del padre e l’eventuale integrale responsabilità della madre).

Ritenuto che i genitori non sono stati
coinvolti nella presente procedura, l’autorità di primo grado dovrà statuire
nuovamente con debito coinvolgimento dei genitori, ciò che evita altresì di privarli
di un grado giurisdizionale.

                                         Difatti il padre non
potrebbe vedersi addebitare dei costi senza esserne prima stato messo al
corrente (nel carteggio non figurano risoluzioni che ripartiscano i costi
peritali nei confronti dei genitori).

                                         Dal canto suo la madre –
che potrebbe essere tenuta al versamento dell’intera somma se il suo
comportamento fosse considerato come la causa (reprensibile) della procedura a
favore dei minori – avrebbe la copertura dei costi da parte dell'assistenza
giudiziaria. Sarebbe tuttavia debitrice verso lo Stato, che – dandosene il caso
– avrebbe diritto di recuperare la somma intera presso di lei (art. 6 LAG in
relazione con l'art. 123 cpv. 2 CPC).

 

                                   9.   Abbondanzialmente si
osserva che la critica del reclamante circa l’assenza di connessione tra il
reclamante ed il padre è infondata, poiché i costi sono stati posti a carico
del Comune di C__________ in quanto domicilio dei minori. Il fatto che il padre
sia domiciliato in un altro Comune nulla muta alla fattispecie.

 

                                         In merito alle
osservazioni dell’autorità di primo grado, che sostiene che il Delegato
comunale nulla ha eccepito riguardo alla situazione patrimoniale della famiglia
__________, si segnala che spetta all'autorità informare il cittadino – soprattutto
se non patrocinato – sui propri diritti, ove appena si consideri che l'art. 7
cpv. 1 lett. a RTut (in vigore all’epoca dei fatti) prevedeva proprio l'onere
per la Commissione tutoria di “assistere e consigliare gli utenti
nell'ambito dell'applicazione del diritto tutorio” (ora l'art. 7 cpv. 1
lett. a ROPMA stabilisce che: “È inoltre competente per aiutare e assistere
gli utenti nell’ambito dell’applicazione del diritto di protezione del minore e
dell’adulto”). L'autorità non deve dunque attendere in modo passivo
informazioni da parte del delegato comunale. Certo, quest'ultimo è membro dell'autorità
di protezione (art. 7 cpv. 1 LTut, ora art. 7 cpv. 1 LPMA), cui spettano
compiti specifici (art. 11 Ltut, ora art. 11 LPMA), ma non può essergli
addebitata la mancata informazione inerente all'assistenza giudiziaria.

                                         Ciò vale a maggior ragione
ove si pensi che i Delegati non sono presenti a tutte le udienze e quindi non
possono partecipare sempre attivamente alle stesse, di conseguenza non sono nemmeno
a conoscenza di tutto il contenuto delle discussioni, dato che non tutti i
dettagli sono inseriti nel verbale, come potrebbe essere il caso del tema
dell’assistenza giudiziaria.

                                         Rispettivamente - se
solitamente il Comune di domicilio è a conoscenza quantomeno a grandi linee
delle condizioni finanziarie dei suoi cittadini, attraverso il prelevamento o l’assenza
di imposte a loro carico - il Delegato del Comune di C__________ non poteva
essere a conoscenza della situazione economica di una persona che non vi è
domiciliata, come è il caso di PI 4 nella fattispecie concreta (abitante allora
a B__________).

 

                                         Così, decisa a fare
sentire PI 1 e PI 2 da uno specialista, la la Commissione tutoria avrebbe
dovuto richiedere un preventivo di spesa, sapendo che i costi avrebbero potuto
ricadere – come detto – sui genitori e dare loro la possibilità di postulare
tempestivamente l'assistenza giudiziaria, informandoli compiutamente al riguardo.
Ciò posto, in concreto, il comportamento della Commissione tutoria non è stato
ineccepibile.

 

                                         Quanto alla tesi circa
l’assunzione dei costi in oggetto da parte dell’assicurazione malattia,
quest’ultima ha già rifiutato l’assunzione degli stessi in altri casi di minori
nelle medesime condizioni del caso di specie, ciò che è già stato indicato al reclamante
nello scritto 14 marzo 2011 inviatogli dalla Commissione tutoria.

 

                                10.   Ne discende che il
reclamo va accolto – anche se per motivi diversi da quelli in esso addotti – e la
decisione 14 marzo 2011 della Commissione tutoria va annullata.

 

                                         L’autorità di primo grado
provvederà a statuire nuovamente sui costi della perizia con debito
coinvolgimento dei genitori, come indicato sopra (consid. 8).

 

                                11.   Gli oneri del giudizio
odierno seguono la soccombenza (art. 28 cpv. 1 lett. b LPamm). Munita di
autonomia amministrativa (art. 16 e 17 LTut, ora art. 16 e 17 LPMA), la Commissione tutoria regionale, ora Autorità regionale di protezione, va tenuta così a rifondere
al reclamante un'equa indennità per ripetibili (cfr. RtiD II-2011 n. 14c pag.
692 consid. 3; cfr. anche: sentenza ICCA del 15 giugno 2011, inc. 11.2011.12,
consid. 3).

 

                                12.   Quanto ai rimedi
giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio è ammissibile il ricorso in
materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) senza riguardo a questioni di
valore, ma non per quanto attiene all'addebito dei costi procedurali (fr. 1950.–),
il cui valore non raggiunge la soglia di fr. 30’000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   Il reclamo è
accolto; di conseguenza:

 

1.1.    la
decisione 14 marzo 2011 dell'allora Commissione tutoria regionale __________ è
annullata; 

 

1.2.    l’autorità
di primo grado procederà come indicato nei considerandi.

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia              fr. 200.–

                                         b) spese                                 fr.  
50.–

                                                                                         fr.
250.–

 

                                         sono posti a carico dell'Autorità
regionale di protezione __________, che rifonderà al reclamante fr. 250.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –

  –

   

  

                                         Comunicazione:

                                         –

                                         –

 

 

 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.