# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e81f3d46-50a3-5103-9424-9f7d1053f0ed
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.05.2017 32.2016.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-86_2017-05-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.86

   

  PC/DC/sc

  	
  Lugano

  15 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 agosto 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 giugno 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata il __________
1957, da ultimo attiva al 50% quale laboratorista presso l'__________ e per il
restante tempo quale casalinga, pre-pensionata dal 1° luglio 2015 (pag. 181
incarto AI), divorziata e madre di tre figli (nati nel 1979, nel 1991 e nel 2000),
su richiesta di intervento tempestivo del 25 aprile 2014 del medico __________
del __________ (pag. 1-4 incarto AI), il 13 maggio 2014 ha inoltrato una
domanda di prestazioni dell’AI (pag. 6-16 incarto AI).

                               1.2.   Dopo avere acquisito gli atti
medici ritenuti necessari - tra cui, in particolare, la perizia
pluridisciplinare del SAM dell'8 settembre 2015 relativa all'aspetto
reumatologico, oncologico e psichiatrico (pag. 107-168 incarto AI), il rapporto
finale del 10 settembre 2015 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 176-179
incarto AI) - ed aver fatto esperire il 1° dicembre 2015 dall'assistente sociale,
__________, un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica (pag. 183-190 incarto AI), le cui conclusioni sono state confermate
il 17 dicembre 2015 dal medico SMR, dr. med. __________, specialista FMH in
psichiatria e psicoterapia (pag. 192 incarto AI), l’UAI con decisione del 22
giugno 2016 (pag. 238-240 incarto AI) - previo preavviso mediante progetto del 18
gennaio 2016 (pag. 193-195 incarto AI) e dopo aver raccolto il complemento del
17 giugno 2016 del SAM, in particolare, della dr. med. __________, medico
chirurgo e specialista FMH in psichiatria (pag. 224-236 incarto AI), le cui
conclusioni sono state avvallate il 20 giugno 2016 dal medico SMR, dr. med. __________
(pag. 237 incarto AI) - ha respinto la richiesta di prestazioni
dell'assicurata, poiché ella, in applicazione del metodo misto (avendolo
ritenuto salariata al 50% e casalinga al 50%), presenta un grado d'invalidità
del 23% e, quindi, non pensionabile.

 

                               1.3.   RI 1, rappresentata dalla RA
1 di __________, è insorta al TCA contro la predetta decisione, chiedendo, in
via principale, di essere posta al beneficio di una rendita d’invalidità intera
dal 1° novembre 2014 e, in via subordinata, il rinvio degli "atti per
completamento e/o per ulteriori accertamenti" all'UAI (doc. I, pag. 25
e 26).

 

                                         La patrocinatrice
dell'insorgente contesta innanzitutto la valutazione medica operata
dall'amministrazione, in particolare l'inizio dell'inabilità lavorativa a
partire dal 26 novembre 2013 rispettivamente l'inizio dell'inabilità lavorativa
del 70% a decorrere dal 12 marzo 2014 stabilite dai periti dal SAM,
segnatamente dalla dr. med. __________. A questo proposito ribadisce, anche in
questa sede, che la sua cliente presentava uno stato valetudinario precario già
almeno dall'età di 17 anni - dove vi sono state le prime prese a carico
psichiatriche (da parte del Servizio medico psicologico di __________) - con
l'esordio di uno stato depressivo cronico, che è andato via via peggiorando nel
tempo (in modo drastico, successivamente alla nascita del 2° e del 3° figlio),
e che le ha comportato, insieme alle diagnosi reumatologiche ed oncologiche
aggiuntesi nel frattempo, uno scompenso completo, impedendole dal 26 novembre
2013 di riprendere qualsivoglia attività lavorativa.

                                         Secondariamente la
rappresentante dell'interessata critica l'applicazione del metodo misto visto
che lo stato valetudinario precario già conclamato in giovane età, ha
comportato per la sua cliente la scelta obbligata, anche se verosimilmente
inizialmente inconscia, dell'attività quale laboratorista medico al 50% invece
che un'attività lavorativa al 100% come aveva invece svolto in precedenza (dal
1974 al 1977, svolgendo il periodo di apprendistato presso l'Ospedale __________
di __________). 

A suffragio delle proprie argomentazioni produce il rapporto medico del 21
luglio 2016 del dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia, specialista che ha in cura la sua assistita da svariati anni
ormai (doc. A3).   

In ogni caso, la patrocinatrice dell'assicurata sottolinea che il metodo
applicato dall'amministrazione è contrario sia agli art. 8, 13 cpv. 1 primo
periodo e 9 Cost. fed. sia all'art. 14 CEDU combinato con l'art. 8 CEDU, così
come stabilito dalla sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 della Corte europea
dei diritti dell'uomo nella causa Di Trizio contro Svizzera, in una fattispecie
analoga a quella in disamina.

Dovendosi necessariamente applicare al caso di specie il metodo generale del
raffronto dei redditi ex art. 28a cpv. 1 LAI, a fronte di un reddito da valido
di fr. 75'889.20 annui per il 2014 e di un reddito da invalido con una capacità
lavorativa del 30% nella sua attività lavorativa precedente di fr. 22'766.75
annui o di fr. 17'698.90 annui secondo la tabella TA1 2012 (valore mediano donne,
livello di competenza 2, aggiornato al 2014), si giunge ad un grado di
invalidità del 70% rispettivamente del 76% che danno ambedue diritto ad una
rendita intera di invalidità (ex art. 28 cpv. 2 LAI) dal 1° novembre 2014.

Da ultimo, la patrocinatrice dell'insorgente chiede che la sua assistita sia
posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. A
questo proposito produce il certificato municipale per l’ammissione
all'assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (doc. A4-A15). 

 

                               1.4.   Con risposta di causa del 22
settembre 2016 (doc. IV), l’UAI propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di
motivazione, confermando la correttezza della decisione del 22 giugno 2016,
puntualizzando che il rapporto medico del 21 luglio 2016 del dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, "non apporta elementi
clinici in grado di modificare le conclusioni peritali, osservando lo stesso
medico una situazione analoga a quella precedente già verificata dai periti del
SAM".

 

                               1.5.   In data 26 settembre 2016 il
TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali
altri mezzi di prova (doc. V).

 

                               1.6.   Il 6 ottobre 2016 la
patrocinatrice dell'insorgente si è riconfermata, soffermandosi su alcuni
punti, nelle proprie tesi e domande, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI).

A suffragio delle proprie argomentazioni richiama la decisione n. IV
2014/37 del 19 luglio 2016 del Tribunale cantonale delle assicurazioni del
Canton San Gallo, il quale al considerando 4.1 ha ritenuto che il reddito da
valido di un'assicurata che lavorava quale segretaria al 50% (e, quindi, in una
fattispecie analoga alla presente) dovesse essere calcolato prendendo in
considerazione il salario da lei percepito quale segretaria al 100%.

Dal momento che la precitata sentenza cantonale è stata impugnata, la
rappresentante della ricorrente ha chiesto al TCA "di voler giudicare
come richiesto nel petitum del ricorso, eventualmente attendendo le motivazioni
del Tribunale federale in merito ad un cambiamento o ad una conferma
giurisprudenziale dell'applicazione del metodo misto".                

                               1.7.   In data 7 ottobre 2016 il TCA
ha assegnato all'UAI un termine di 10 giorni per presentare osservazioni
scritte in merito al doc. VI (doc. VII).

 

                               1.8.   In data 21 ottobre 2016 (doc.
VIII), l’UAI si è riconfermato nella richiesta di reiezione del gravame, "rinviando
integralmente al contenuto della risposta di causa del 22 settembre 2016"
e ribadendo la correttezza della decisione del 22 giugno 2016. 

Questo scritto è stato trasmesso alla rappresentante della ricorrente il
25 ottobre 2016, per conoscenza (doc. IX).

 

                               1.9.   In data 3 aprile 2017 il TCA
ha assegnato all'UAI un termine scadente il 14 aprile 2017 per sottoporre il
certificato medico del 21 luglio 2016 dello psichiatra curante (doc. A3) alla
perita del SAM e per presentare osservazioni scritte in merito al precitato
rapporto medico (doc. X).

 

                             1.10.   Dopo aver chiesto (doc. XI) ed
ottenuto una proroga del termine (doc. XII), in data 19 aprile 2017 (doc. XIV),
l’UAI si è riconfermato nella richiesta di reiezione del gravame, sulla base
dello scritto del 18 aprile 2017 del SAM, comprendente la presa di posizione
del 14 aprile 2017 della perita psichiatra del SAM (doc. 3), con argomentazioni
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto. 

                                        

                             1.11.   In data 21 aprile 2017 il TCA
ha assegnato alla patrocinatrice dell'assicurata un termine scadente il 3
maggio 2017 per presentare osservazioni scritte in merito ai doc. X, XI, XII e
XIII+1-2 (doc. XIV).

 

                             1.12.   Il 3 maggio 2017 la
patrocinatrice dell'insorgente si è riconfermata, soffermandosi su alcuni punti
(in particolare, ribadendo che l'inabilità lavorativa del 70% per motivi
psichiatrici attestata dalla perita del SAM a decorrere dal novembre 2013, in
corrispondenza con la diagnosi di carcinoma mammario, nei complementi peritali
dell'8 giugno 2016 e del 14 aprile 2017 è, a suo avviso, "in completa
antitesi con quanto inizialmente sostenuto nel referto peritale 11 giugno 2015
(doc. 44, pag. 142 e seg. nell'incarto AI), ovvero che: "L'A. descrive
un'inibizione della carica vitale e dell'energia a suo dire da sempre presente.
L'energia e l'iniziativa vengono avvertite come "frenate o bloccate",
l'A. vorrebbe fare, però dal punto di vista della carica vitale e dell'energia
non riesce, e questo a mio parere la ragione della sua attività lavorativa
al 50% nel corso degli anni" (cfr. doc. 44, pag. 149 nell'incarto AI,
sottolineatura della scrivente)"), nelle proprie tesi e domande, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto (doc. XV).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se a ragione oppure no l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni di RI 1.

Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con
invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.2.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di un’attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete
all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR
1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si
distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o
altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge
collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.3.   Nel caso in cui, invece,
l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato esercita un'attività lucrativa
a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge,
l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d'invalidità nei due ambiti.

                                         Questo metodo di graduazione
dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una
volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito
professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo
l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che
oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai
sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al
31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione
esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga
consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del
metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51).

                                         Chiamata a pronunciarsi in
un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli
assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale senza
consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni consuete,
l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che “(…)
la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di confronto dei
redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività lucrativa a tempo
parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni
consuete, deve essere precisata nel senso che la limitazione nell'ambito
lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso ipotetico d'attività
lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale (consid. 7.
(…)” (regesto della DTV 142 V 290).

 

                                         Nella sentenza 7186_09 del
2 febbraio 2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera – divenuta
definitiva a seguito del rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte della Grande
Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, della richiesta avanzata
dalla Svizzera di un riesame della stessa –, la seconda sezione della
Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie
in cui il TF aveva confermato la soppressione del diritto alla rendita nel caso
di un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con l’applicazione del
metodo misto non raggiungeva più un grado d’invalidità pensionabile (STF
9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro 3)
che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che non
va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 6
CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8
CEDU preso da solo.

                                         La Corte europea – ricordato
che non incombe a lei di annullare e/o abrogare delle disposizioni di diritto
interno riconosciute contrarie alla CEDU e che le sue sentenze hanno essenzialmente
un carattere declaratorio – ha precisato che la Svizzera può scegliere
liberamente, nella misura in cui queste soluzioni siano compatibili con le
conclusioni di questo giudizio, in quale maniera conformarsi all’art. 46 CEDU
evidenziando che, avuto riguardo all’insieme delle circostanze e al principio
della sicurezza del diritto, la violazione della CEDU ravvisata nel caso
esaminato non esige che si rimettano in discussione gli atti o le situazioni
giuridiche analoghe stabilite precedentemente a questa sentenza (sul tema vedi
pure la STCA 32.2015.66 del 17 marzo 2016).

 

                                         Nella STF 9F_8/2016 del 20
dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I 50, il TF ha dovuto pronunciarsi sulla
domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 20 luglio 2008 a seguito della
succitata sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 della Corte europea dei diritti
dell’uomo.

                                         La nostra Massima istanza – analizzati i presupposti per poter
procedere ad una revisione di una sentenza del TF per violazione della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo ai sensi dell’art. 122 LTF e esposte
le motivazioni per le quali è stato ritenuto violato l’art. 14 (Divieto di
discriminazione) in combinato disposto con l’art. 8 (Diritto al rispetto della
vita privata e familiare) della CEDU (cfr. i consid. 1, 2 e 3 della STF
9F_8/2016 del 20 dicembre 2016) –
ha evidenziato che la pronuncia della Corte europea concerneva un’assicurata
che, al beneficio del diritto ad una rendita quale salariata al 100%, si è
vista in seguito negare il diritto alle prestazioni solo perché, ritenuta la
nascita dei figli e la conseguente riduzione del grado di occupazione, è stata
considerata una lavoratrice a tempo parziale con mansioni consuete (conduzione
di un’economia domestica).

                                         Questo nuovo status,
motivo di revisione, ha avuto come conseguenza il cambiamento del metodo da
applicare per il calcolo del grado d’invalidità – dal metodo ordinario
del confronto dei redditi (valido nei casi di assicurati con un’occupazione a
tempo pieno) si è passati al metodo misto (valido nei casi di attività a tempo
parziale e svolgimento di mansioni consuete) – che, nel caso concreto,
ha portato alla soppressione della rendita in via di revisione rispettivamente
alla limitazione temporale del diritto alla rendita riconosciuta con effetto
retroattivo.

                                         Il TF ha perciò concluso
che vi è una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le
scelte (rientranti nella sfera di protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla
persona assicurata costituiscono la sola causa del cambiamento di status
e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo di calcolo del grado
d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione della rendita in via di
revisione rispettivamente la limitazione temporale del diritto alla rendita
riconosciuta con effetto retroattivo (“(…) Als
Verletzung von Art. 14 in Verbindung mit Art. 8 EMRK ist demnach zu betrachten,
wenn die von der versicherten Person getroffenen, in den Schutzbereich des Art.
8 EMRK fallenden Dispositionen - die Geburt von Kindern und die damit (hypothetisch)
verbundene teilweise Aufgabe der Erwerbstätigkeit - die einzige Grundlage des
Statuswechsels bilden und aus der Änderung der Invaliditätsbemessungs-methode
(Anwendbarkeit der gemischten statt der Einkommensvergleichsmethode) die
revisionsweise Aufhebung der Invalidenrente (bzw. die Befristung der
rückwirkend zugesprochenen Rente) resultiert. (…)”
(STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016, consid. 4.1)).

                                         In una tale costellazione,
allorquando questa è riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e
meglio al passaggio da assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di
assicurato attivo parzialmente con mansioni consuete, per ristabilire uno stato
conforme alla CEDU bisogna rinunciare alla soppressione della rendita ai sensi
dell’art. 17 LPGA.

                                         Il TF ha pertanto concluso
che in questo caso la soppressione del diritto ad una rendita non è
conforme alla CEDU.

                                         Per la ricorrente ciò ha
significato che il diritto alla mezza rendita andava ripristinato anche dopo il
31 agosto 2004.

                                         La nostra Massima istanza –
rilevato che le precedenti considerazioni portavano all’accoglimento della
domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008 e rinviando alla
Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016 dell’UFAS – ha infine
specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della Grande Camera della Corte
europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della costellazione descritta al
considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del metodo misto: “(…) Es bleibt darauf hinzuweisen, dass das EGMR-Urteil vom 2. Februar 2016
unter der geltenden Rechtslage nichts daran ändert, dass die gemischte Methode
in Fällen, welche ausserhalb der in E. 4.1 beschriebenen Konstellation (vgl.
IV-Rundschreiben Nr. 355 des BSV vom 31. Oktober 2016) liegen, weiterhin
Anwendung finden kann. Zu denken ist beispielsweise an eine versicherte Person,
deren Statusfestsetzung als Teilerwerbstätige mit einem Aufgabenbereich nicht
familiär bedingt ist (Urteile 9C_179/2016 vom 11. August 2016 E. 5 und
9C_650/2015 vom 11. August 2016 E. 5.5), oder an die erstmalige Rentenzusprache
an eine während des ganzen massgebenden Beurteilungszeitraums als
teilerwerbstätig mit Aufgabenbereich zu qualifizierende versicherte Person (in
diesem Sinne auch Urteil 8C_633/2015 vom 12. Februar 2016 E. 4.3). (…)”
(STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016, consid. 4.4). 

                                         

Con sentenza 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017, pubblicata in DTF 143 I 60, il
TF ha confermato il contenuto della sentenza 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016,
pubblicata in DTF 143 I 50, aggiungendo che essa non si applica solo nel caso
di soppressione di una rendita in caso di revisione allorquando questa è
riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da
assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo
parzialmente con mansioni consuete, ma anche nel caso di riduzione della
prestazione in caso di revisione (consid. 3.3.3: “Wie im Sachverhalt, der dem Urteil des EGMR vom 2. Februar 2016
zugrunde lag, sprechen auch im Falle der Beschwerdeführerin allein familiäre
Gründe (die Geburt eines Kindes und die damit einhergehende Reduktion des
Erwerbspensums) für den erwähnten Statuswechsel und führt auch bei ihr die neu
anstelle des Einkommensvergleichs angewendete gemischte Methode zu einem tieferen
Invaliditätsgrad. Die beiden Fälle unterscheiden sich lediglich insofern, als
es im bereits entschiedenen um eine revisionsweise Rentenaufhebung ging (neu
ermittelter Invaliditätsgrad von weniger als 40 %) und hier - weil der neu
ermittelte Invaliditätsgrad (43.7 % gemäss angefochtenem Entscheid) über der
anspruchserheblichen Schwelle von 40 % (Art. 28 Abs. 2 IVG) liegt - eine
revisionsweise Rentenherabsetzung in Frage steht. Dabei handelt es sich um
einen rein quantitativen Unterschied. Das im Urteil 9F_8/2016 vom 20. Dezember
2016 zur revisionsweisen Rentenaufhebung  bei allein familiär bedingtem
Statuswechsel von "vollerwerbstätig" zu "teilerwerbstätig
mit Aufgabenbereich" Gesagte verliert deswegen nicht seine Gültigkeit
(vgl. in diesem Sinne wohl auch IV-Rundschreiben Nr. 355 des BSV vom 31. Oktober 2016)”).

Il TCA, in una sentenza 32.2016.39 del 9 marzo 2017, ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" La
soluzione contenuta nella Lettera circolare N° 355 del 31 ottobre 2016
dell’UFAS e fatta propria dal Tribunale federale (cfr. STF 9F_8/2016 del 20
dicembre 2016 consid. 4.4; STF 9C_473/2016 del 25 gennaio 2017 consid. 4) è
insoddisfacente (cfr. al riguardo STCA 32.2015.170 del 16 novembre 2016 consid.
2.13).

Essa non tiene conto delle numerose critiche formulate dalla
grande maggioranza della dottrina nei confronti della più recente
giurisprudenza federale (cfr. sentenza Di Trizio n. 71) concernente
l’applicazione del metodo misto, in particolare quella relativa alla fissazione
del grado d’invalidità per la parte salariata (sul tema cfr. DTF 137 V 334
consid. 5.1 pag. 341; U. Kieser, “Gemischte Methode: ein Blick
auf die bisherige Rechtsprechung” in HAVE 2016 pag. 471 seg. (474); A. Mengis, “IV: Mutloser Entscheid des Brundesgerichts” in
plädoyer 1/17 pag. 12 seg. (in particolare pag. 17 : “(…) weil sie den
Teilzeitfaktor doppelt berücksichtigt und deshalb zu tieferen
Invaliditätsgraden führt”); Procap, “Le Tribunal fédéral corrige son arrêt sur
le travail à temps partiel”. Comunicato del 15 febbraio 2017; D.
Cattaneo, “Novità legislative e giurisprudenziali in materia di assicurazioni
sociali” in RtiD II-2016 pag. 325 seg. (345-348)) e crea nuove disuguaglianze
di trattamento tra chi è vittima di un evento invalidante prima di avere avuto
dei figli e chi invece ne è colpito dopo avere già avuto dei figli (ed avere a
quel momento già ridotto la propria attività lucrativa salariata per dedicarsi
alla famiglia; sul tema cfr. sentenza Di Trizio n. 62, n. 80, n. 88, n. 89 e n.
96-102).

Sta dunque al Consiglio federale o al Parlamento risolvere
adeguatamente il problema (cfr. STCA 32.2015.170 del 16 novembre 2016 consid.
2.14 in fine; A. Mengis, art. cit. pag. 17; U. Kieser, art. cit. pag. 473; A.
S. Dupont, “Arrêt Di Trizio c. Suisse - une appréciation” in HAVE 2016 pag. 463
seg. (479)), come peraltro sottolineato dallo stesso Tribunale federale già nel
2011 (cfr. DTF 137 V 334 consid. 7.2 pag. 351 e sentenza Di Trizio n. 99)."

 

                                         In una sentenza
9C_525/2016 del 15 marzo 2017 il Tribunale federale ha sottolineato come l'UFAS
medesimo nella direttiva n. 355 del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il
Consiglio federale sta cercando di trovare una soluzione adeguata al problema
(consid. 4.2.2: “Im
IV-Rundschreiben Nr. 355 des BSV vom 31. Oktober 2016 wird das weitere Vorgehen
nach dem Urteil des EGMR vom 2. Februar 2016, soweit nicht eine "'Di
Trizio' ähnliche Ausgangslage" vorliegt, was namentlich einen familiär
bedingten Grund für die Reduktion der Arbeitszeit voraussetzt, wie folgt
umschrieben: "Wie der Bundesrat bereits in seinem Bericht [vom 1. Juli
2015 (Beantwortung des Postulates Jans [12.3960 "Schlechterstellung von
Teilerwerbstätigen bei der Invalidenversicherung"])] festgehalten hat,
kann eine Verbesserung für teilerwerbstätige Personen mit einem entsprechend
angepassten Berechnungsmodell realisiert werden. Der Bundesrat beabsichtigt
nun, ein solches Berechnungsmodell für die gemischte Methode einzuführen. Bis
zum Inkrafttreten dieser neuen, generell-abstrakten Regelung wird es im
Hinblick auf eine einheitliche und rechtsgleiche Behandlung der Versicherten
notwendig sein, dass das bisherige Recht soweit als möglich weiterhin zur
Anwendung gelangt. Dementsprechend ist beispielsweise bei einer erstmaligen
Rentenzusprache bei einer Person, die bereits vor der Rentenprüfung einer
Teilerwerbstätigkeit nachgegangen ist, das bisherige Recht und das bisherige
Berechnungsmodell der gemischten Methode anzuwenden". 

Das Bundesgericht ist in den bisherigen nach
Eintritt der Rechtskraft des Urteils des EGMR in Sachen Di Trizio gegen die
Schweiz (7186/09) vom 2. Februar 2016 gefällten Entscheiden im Sinne des
IV-Rundschreibens Nr. 355 vom 31. Oktober 2016, welches den Charakter einer
Verwaltungsweisung (zu deren Verbindlichkeit für die
Sozialversicherungsgerichte: BGE 136 V 16 E. 5.1.2 in fine S. 20 und 133 V 257 E. 3.2 S. 258) hat,
vorgegangen (vgl. etwa Urteile 9C_473/2016 vom 25. Januar 2017, 9C_514/2016 und
9C_399/2016, je vom 18. Januar 2017 sowie 9C_179/2016 vom 11. August 2016). Es
besteht kein Anlass, es vorliegend anders zu halten (zu den Voraussetzungen für
eine Praxisänderung BGE 141 II 297 E. 5.5.1 S. 303; 137 V 417 E. 2.2.2 S. 422; je mit Hinweisen). Insofern kann die
vorinstanzlich bestätigte Invaliditätsbemessung der Beschwerdegegnerin nicht
als bundesrechtswidrig bezeichnet werden)”).

 

                               2.4.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno
un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se
l'assicurato che non esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una
in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve
essere attribuita all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del
danno alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non
hanno subìto modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da
considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le
condizioni finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione
professionale, le affinità e la personalità dell'assicurato. A nessuno di
questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio
nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato
esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di
una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V
195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e
la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtssprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 60-62 e Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

                                         Questa valutazione deve ugualmente
prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurato che, in quanto
fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi esterni (STF
9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006,
consid. 4.1.).

                                         Va ancora rilevato che il
metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120
V 150; Meyer/Reichmuth, op. cit., pagg. 312-313; Blanc, op. cit., pag. 190-191).

 

                               2.5.   Nel caso di specie,
l’amministrazione ha considerato l’assicurata salariata al 50% e casalinga al
50%. Tale ripartizione è contestata dalla rappresentante della ricorrente. Ella
ritiene che la sua cliente debba essere ritenuta salariata al
100%, avendo lavorato sempre al 50% a causa del danno alla salute. Lo
stato valetudinario precario già conclamato in giovane età, ha difatti
comportato per la sua assistita la scelta obbligata, anche se verosimilmente
inizialmente inconscia, dell'attività quale laboratorista medico al 50% invece
che un'attività lavorativa al 100% come aveva invece svolto in precedenza (dal
1974 al 1977, svolgendo il periodo di apprendistato presso l'Ospedale __________
di __________). 

Per suffragare tale asserzione la legale dell'assicurata richiama il rapporto medico
del 2 luglio 2014 del dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia, specialista che ha in cura la sua assistita dal 2005, giusta il
quale "la paziente ha sempre lavorato al 50%, probabilmente
inconsciamente consapevole di non esserne in grado al 100%. Attualmente non
appare più avere le risorse psichiche sufficienti a recuperare neanche la
precedente percentuale lavorativa ed appare stabilmente inabile al 100%"
(incarto AI, pag. 64); il rapporto medico del 16 febbraio
2016 del medesimo specialista del seguente tenore: "Confermo che con
grande verosimiglianza le problematiche psichiatriche da cui la paziente è
affetta hanno avuto un ruolo rilevante, anche se non consapevole, nella scelta
di lavorare al 50%. Ricordo che l'instabilità emotiva del disturbo borderline
di personalità comporta grandi difficoltà nell'adattamento alla vita quotidiana
che la paziente con grande volontà e tenacia ha cercato di perseguire in tutta
la sua vita. L'equilibrio ha sempre avuto delle caratteristiche di precarietà e
la diagnosi di carcinoma maligno ha avuto un effetto destrutturante non più
recuperabile. Anche la dr.ssa __________, nel paragrafo relativo al
"Referto psichico", afferma che la ragione della sua attività al 50%
possa essere collegata alla "inibizione della carica vitale e
dell'energia", quindi a cause psichiatriche di tipo depressivo"
(incarto AI, pag. 210-212) e, da ultimo, il rapporto
medico del 21 luglio 2016 del medesimo specialista del seguente tenore: "Ritengo
che la signora RI 1 abbia scelto di lavorare al 50% a causa delle problematiche
psichiche, ma è evidente che, in mancanza di una documentazione medica, questa
rappresenti una mia opinione, che però ritengo coerente con la storia clinica,
come che ho argomentato nei precedenti rapporti" (doc. A3).   

Dal canto suo l'UAI fonda la correttezza della propria decisione
di considerare l'assicurata salariata solo al 50% sul parere della dr.ssa
med. __________, medico chirurgo e specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,
che ha visitato la ricorrente il 16 e 30 aprile e 7 maggio 2015 nell'ambito
della perizia pluridisciplinare dell'8 settembre 2015 del SAM (incarto AI, pag.
107 e ss.). In quell'occasione, nel "referto psichico", la perita
aveva osservato che "l'A. descrive un'inibizione della carica vitale e
dell'energia a suo dire da sempre presente. L'energia e l'iniziativa vengono
avvertite come "frenate o bloccate", L'A. vorrebbe fare, però dal
punto di vista della carica vitale e dell'energia non riesce, e questo a mio
parere la ragione della sua attività lavorativa al 50% nel corso degli anni"
(incarto AI, pag. 149.). Nel complemento peritale dell'8 giugno 2016 la medesima
specialista ha puntualizzato quanto segue "Attività lavorativa al
50%: ritrovo quest'affermazione del
dr. __________, nel suo rapporto medico del 2 luglio 2014, "la paziente ha
sempre lavorato al 50% probabilmente inconsciamente consapevole di non
essere in grado al 100%" : inconsciamente consapevole ? o è inconscio o è
consapevolezza, comunque ininfluente sulla mia valutazione attuale delle sue
capacità lavorativa , tra l'altro inferiore al 50%, ho attestato una incapacità
lavorativa al 70% proprio perchè ho considerato tutti gli aspetti
sintomatologici , personologici ed etipatogenetici”. (incarto AI,
pag. 235; n.d.r.: solo il corsivo è della redattrice).

 

                                         Interpellata dall'UAI su
richiesta di questo Tribunale (doc. X), il 14 aprile 2017 la perita del SAM ha
puntualizzato quanto segue: 

 

" la
documentazione medica dal profilo psichiatrico è assente dopo il 5.2006 e fino
a novembre 2012. Ritengo pertanto molto difficile poter esprimermi sulla capacità
lavorativa dell'A. in relazione a questo periodo e tanto più a periodi
antecedenti che risalgono agli anni '80 (inizio dell'attività lavorativa nella
misura del 50%). Il collega Dr. __________ per un periodo certifica un periodo
di IL del 100% nell'atto del 29.11 .2012 per un periodo di 4-8 settimane e poi successivamente
lo stesso curante attesta nuovamente un'lL del 100% nell'autunno del 2014.
Dagli atti a nostra disposizione egli non ha mai certificato un'lL parziale
dall'inizio della sua presa a carico dal 28.2.2005. Posso evidenziare che l'A.
nel periodo in cui ha scelto di lavorare al 50% ha portato avanti la conduzione
della sua vita relazionale-famigliare, con tre figli, che non ha abbandonato,
ha continuato ad occuparsene, e a tutt'ora con l'ultimogenito. Ha sostenuto
relazioni da lei descritte come o conflittuali o disfunzionali che comportano
la necessità di energia psichica per affrontarle e per prendere le decisioni in
merito ad una soluzione per il proprio benessere psichico e quello dei figli,
che come ripeto non ha mai abbandonato o trascurato. Nel passato ha portato
avanti alcune sue passioni quale i lavoretti manuali, il seguire gli incontri
della lega del cancro a __________, andare alle conferenze, come al momento dei
miei colloqui, continua ad occuparsi di astrologia che è una delle sue grandi
passioni e segue anche l'arte-terapia. Per fare ciò, oltre che capacità
psichica si ha bisogno anche di tempo. Per finire si era candidata alle
elezioni comunali con relativa campagna elettorale nel momento delle mie visite."

                                         Il 3 maggio 2017 la patrocinatrice
dell'insorgente – che a tutt'oggi non ha più prodotto ulteriori rapporti medici
dello psichiatra curante - ha ribadito la tesi giusta la quale l'inabilità
lavorativa del 70% per motivi psichiatrici attestata dalla perita del SAM a
decorrere dal novembre 2013, in corrispondenza con la diagnosi di carcinoma
mammario, nei complementi peritali dell'8 giugno 2016 e del 14 aprile 2017 è, a
suo avviso, "in completa antitesi con quanto inizialmente sostenuto nel
referto peritale 11 giugno 2015 (…), ovvero che: "L'A. descrive
un'inibizione della carica vitale e dell'energia a suo dire da sempre presente.
L'energia e l'iniziativa vengono avvertite come "frenate o bloccate",
l'A. vorrebbe fare, però dal punto di vista della carica vitale e dell'energia
non riesce, e questo a mio parere la ragione della sua attività lavorativa
al 50% nel corso degli anni" (cfr. doc. 44, pag. 149 nell'incarto AI,
sottolineatura della scrivente)" (doc. XV).

 

                                         Chiamato ora
a pronunciarsi il TCA rileva innanzitutto che su questo punto la patrocinatrice
dell'assicurata non può essere seguita, visto che la perita del SAM ha
attestato l'inabilità lavorativa del 70% per motivi psichiatrici a
decorrere dal novembre 2013 (e non precedentemente a tale data), in
corrispondenza con la diagnosi di carcinoma mammario, già nel rapporto peritale
dell'11 giugno 2015 per poi puntualizzare - in modo circostanziato, motivato e
convincente - nei complementi peritali dell'8 giugno 2016 e del 14 aprile 2017
i motivi per i quali non condivideva la tesi giusta la quale l'assicurata
avrebbe scelto di lavorare al 50% per motivi medici. In simili circostanze non è possibile giungere ad altra conclusione fondandosi su una frase
estrapolata dalla perizia in questione. Tanto più che l'inabilità del 70% a
decorrere dal novembre 2013 2013 (e non precedentemente a tale data) è
stata avallata pure dagli altri medici del SAM nel rapporto peritale in
questione e nei successivi complementi del 17 giugno 2016 e del 18 aprile 2017
e dal medico SMR nel rapporto finale del 10 settembre 2015 e del 20 giugno 2016
e deve confermata in questa sede, in assenza di documentazione medica
specialistica atta a sollevare dubbi in merito alla fedefacenza della stessa
(non potendo essere considerati tali i rapporti medici dello psichiatra curante
agli atti) come si vedrà meglio al consid. 2.9.

 

                                         Il TCA
osserva inoltre che dalle tavole processuali emerge che l'insorgente - dopo aver lavorato al 100% dal 1974 al 1977
all'Ospedale __________ come apprendista laboratorista medica al 100% - si è
sposata nel 1978, anno a decorrere dal quale ha iniziato a lavorare come
laboratorista medica al 50% presso il dr. med. __________ di __________. Dopo
la nascita nel 1979 della sua primogenita (__________, __________1979), RI 1 ha
continuato a lavorare al 50% presso il precitato medico.

Dopo essersi separata nel 1984, a decorrere dal 1986 RI 1 ha continuato a
lavorare quale laboratorista ma a tempo pieno (50% dal dr. med. __________ a __________
e 50% presso l’__________ a __________) sino al 1988, anno in cui il matrimonio
è stato sciolto per divorzio. Nella relativa sentenza del 29 marzo 1988, il
Pretore del Distretto di __________, ha stabilito, tra l'altro, quanto segue: 

 

" (…) 1.1.
Come per il passato la figlia passerà due giorni la settimana presso la madre.
1.2. Alla madre spetta il più ampio diritto di visita, in caso di disaccordo: -
un week-end ogni 15 giorni;- tre settimane consecutive durante le vacanze
estive. 2. Al mantenimento della figlia provvederà il padre, la madre non è
tenuta al versamento di alcun contributo alimentare. 3. La signora __________
rinuncia a ogni contributo alimentare ex art. 152 e 152 CC. (…)"

 

                                         Dal 1988 al 1997 RI 1 ha
lavorato come laboratorista all'Ospedale __________ con percentuali variabili
al 70% e 40%. Nel frattempo nel 1991 è nato il suo secondogenito (__________, __________1991).
L'assicurata ha convissuto circa uno-due anni con il padre di __________,
conosciuto tra il 1988 ed il 1989, rimanendo insieme a lui in tutto per ca.
sette-otto anni. A far tempo dal 1997 ella ha iniziato a lavorare al 50%,
sempre in qualità di laboratorista, presso il __________, dapprima a __________
e, a far tempo dal 2006, a __________.

Nel 2000 è nato il suo terzogenito (__________, __________2000). L'assicurata
ha convissuto con il padre di __________, conosciuto nel 1997, sino al 2003,
anno in cui si sono separati. Il terzogenito vive una settimana con
l'assicurata ed una settimana con il padre. Nel 2013 è sopraggiunto il danno di
salute che ne ha provocato un'incapacità lavorativa duratura, come si vedrà
meglio al considerando 2.9. Assente dal lavoro per malattia in modo continuato
dal 27 novembre 2013, l'assicurata ha potuto beneficiare del pre-pensionamento
a decorrere dal 1° luglio 2015 (cfr. incarto AI, pag. 21-26; 28-31; 108,
115-116, 119 e 181). 

 

                                         Alla luce di quanto appena
esposto, la suddivisione operata dall'UAI (salariata al 50% e casalinga al 50%)
deve dunque essere confermata dal TCA. 

                                         Da
quanto precede emerge infatti chiaramente che l'assicurata ha scelto di lavorare
a tempo parziale (50%) compatibilmente con le esigenze derivanti dalla
necessità di conduzione della propria vita familiare. Tale decisione non è
dettata da motivi medici. Del resto RI 1 durante il suo percorso professionale
(e, successivamente, all'apprendistato del 1974-1977) ha dimostrato di essere
in grado di lavorare anche in percentuali superiori al 50%, scegliendo di
svolgere l'attività di laboratorista a tempo pieno dal 1986 al 1988 (50% dal
dr. med. __________ a __________ e 50% presso l'__________ a __________) e sino
al 70% (dal 70% al 40% presso l'Ospedale __________) dal 1988 al 1997 (da
notare che __________ è nato il __________1991). A decorrere dal 1997
(allorquando __________, che comunque viveva soprattutto col padre in base alla
sentenza di divorzio del 1988, era diventata maggiorenne e __________, che
viveva con l'assicurata, aveva 6 anni) la percentuale lavorativa dell'insorgente
si è consolidata al 50% per poi cristallizzarsi come tale con l'arrivo del
terzogenito __________ (nato il __________2000), che al momento del
trasferimento del __________ da __________ a __________ avvenuto nel marzo 2003,
aveva circa 2 anni e 1/2. Neppure vi è motivo di ritenere che al momento
dell'insorgere del danno alla salute, nel 2013, l'assicurata (i cui figli a suo
carico avevano allora 22 anni - __________ - e 13 anni - __________ - ed erano ambedue
ancora agli studi) avrebbe lavorato in una percentuale superiore al 50%. Non
può essere seguita la rappresentante dell'insorgente laddove sostiene che la
sua assistita, senza il danno alla salute, avrebbe "esercitato
un'attività lavorativa al 100%, proprio perchè madre sola di due figli allora
ancora entrambi minorenni ed a suo carico, e senz'altro aumentato il pensum
lavorativo a partire dalla maggiore età del secondo figlio, spinta anche
soltanto da motivi meramente finanziari (perdendo ogni supporto di contributi
alimentari anche da parte del padre del figlio minore)" (cfr. pag. 4
scritto del 4 maggio 2017 al TCA).

                                         Il danno alla salute è infatti
insorto nel 2013 (cfr. consid. 2.9). Nonostante i figli non fossero
evidentemente più in tenera età, non risulta che l'assicurata si sia iscritta in
disoccupazione come persona occupata al 50% alla ricerca di un posto di lavoro
a tempo parziale (> al 50%) o pieno (100%). Né tantomeno la rappresentante
legale della ricorrente pretende il contrario. Ciò trova peraltro conferma pure
nel fatto che, nell'ambito dell'inchiesta economica per le persone che si
occupano dell'economia domestica del 1° dicembre 2015, l'assicurata ha
dichiarato che avrebbe mantenuto l'impiego a metà tempo se non fosse
intervenuto il danno alla salute. In considerazione di quanto precede non può
quindi essere seguita la rappresentante dell'assicurata, secondo la quale la
sua assistita "al quesito dell'assistente sociale durante l'inchiesta
economica, ha risposto che avrebbe mantenuto l'impiego a metà tempo, ma che con
verosimiglianza preponderante, poiché già trovandosi in uno stato di danno alla
salute al momento della risposta, avrebbe aumentato il pensum lavorativo al
100%" (cfr. doc. VI, pag. 3).

                                         In tali
circostanze non permette di giungere a una conclusione differente
neppure il precitato rapporto medico del 21 luglio 2016 dello psichiatra
curante (dal 2005), la cui opinione - che, come puntualizzato dallo stesso
specialista, non è suffragata da documentazione medica (cfr. rapporto medico
del 21 luglio 2016; doc. A3) - non è, peraltro, condivisa neppure dalla perita
del SAM (cfr. predetti complementi peritali dell'8 giugno 2016 e del 14 aprile
2017) e dagli altri medici del SAM nei complementi del 17 giugno 2016 e del 18
aprile 2017 e dal medico SMR nel rapporto del 20 giugno 2016.

 

                                         Questo Tribunale ritiene
dunque dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido
nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2
e i riferimenti ivi citati), che l'insorgente ha lavorato a tempo parziale,
segnatamente al 50% in modo costante per lo meno dal 1997, per scelta propria e
non per motivi medici e avrebbe continuato a lavorare part time (50%)
anche negli anni successivi al 2013.

 

                                         A giusta ragione l'UAI ha
dunque considerato RI 1 salariata a tempo parziale (50%).

 

                                         Considerato che nella
fattispecie concreta si tratta di statuire su una decisione con la quale è
stato negato il diritto ad una rendita nell’ambito di una prima domanda, non
trattandosi quindi di una costellazione come quella descritta nelle STF
9F_8/2016 del 20 dicembre 2016 e STF 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017,
conformemente alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.3), nulla
osta all’applicazione del metodo misto.

 

                                         In uno scritto del 6
ottobre 2016 la rappresentante della ricorrente ha chiesto di voler "eventualmente"
attendere una decisione del Tribunale federale "in merito ad un
cambiamento o ad una conferma giurisprudenziale dell'applicazione del metodo
misto" sulla base della decisione n. IV 2014/37 del 19 luglio 2016 del
Tribunale cantonale delle assicurazioni del Canton San Gallo

(doc. p.to C a pag. 4 del doc. VI). Ora, con sentenza
9C_552/2016 del 9 marzo 2017, l'Alta Corte, dopo aver rilevato che "Der Anwendbarkeit der gemischten Methode
der Invaliditätsbemessung auf den hier zu beurteilenden Sachverhalt steht somit
auch das EGMR-Urteil Di Trizio gegen die Schweiz vom 2. Februar 2016 (7186/09)
grundsätzlich nicht entgegen" (consid. 4.3), ha
accolto il ricorso presentato dall'UAI del Cantone San Gallo ed annullato la
decisione impugnata "soweit
darin angeordnet wird, dass die IV-Stelle des Kantons St. Gallen den Invaliditätsgrad
der Versicherten im Rahmen ihrer neuen Verfügung nicht anhand der gemischten
Methode, sondern mittels Einkommensvergleichs zu ermitteln hat".   

 

                               2.6.   In
concreto, dal profilo medico, l'UAI si è fondato sulla perizia
pluridisciplinare psichiatrica, reumatologica e oncologica allestita l'8
settembre 2015 dal SAM (pag. 107-168 incarto AI).

In tale ambito i medici del SAM, dopo aver elencato gli atti ed esposto
dettagliatamente l'anamnesi (familiare, personale-sociale, professionale,
patologica e sistemica), le constatazioni soggettive ed obiettive, e i reperti
esami (segnatamente di laboratorio: ematologico, chimico, screening tiroideo,
urine), hanno sottoposto l'assicurata ad un consulto psichiatrico (dr.ssa. med.
__________), ad un consulto reumatologico (dr. med. __________) e ad un
consulto oncologico (dr. med. __________).

 

Globalmente, nel rapporto peritale dell'8 settembre 2015, i medici del SAM,
sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali
della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la
seguente:

 

"
 5      DIAGNOSI

 

                                            5.1   Diagnosi
con influenza sulla capacità lavorativa:

Disturbo borderline di personalità (ICD-10 F 60.03). 

                                            Episodio
depressivo lieve ricorrente (ICD-10 F 33.0)

5.2   Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

Carcinoma duttale invasivo G2
della mammella sin. stadio pT1b psent NO, operato il 3.12.2013 a mezzo di
tumorectomia, con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia
endocrina adjuvante. 

Disturbo di panico con agorafobia (ICD-10 F 40.01).

Periartropatia omeroscapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con
leggera sintomatologia di impingement. 

Tendenza ad un reumatismo delle parti molli.

Carenza di vitamina D.

Ipotensione nota. 

Noto colon spastico. 

Note cistiti recidivanti.

Stato dopo due eradicazione di Helicobacter pylori con epigastralgie
recidivanti.

Nota ernia iatale.

Stato dopo due episodi di candidosi esofagea. " (pag. 127 e 128 incarto
AI; il corsivo è della redattrice).

 

                                         Nel medesimo rapporto
peritale i medici del SAM hanno inoltre evidenziato quanto segue:

 

" Patologia
psichiatrica

(…) l'A. è stata visitata dalla nostra consulente Dr.ssa med. __________
che ha avuto con l'A. tre colloqui in data 16 e 30.4 e 7.5.2015 della durata
rispettivamente di 110, 50 e 49 minuti. La consulente descrive (…) l'esame
clinico, l'anamnesi psicofarmacologica, esegue degli approfondimenti testali
somministrando all'A. la Dissociatine Experience Scale (DES) ed il questionario
CECA-Q. Descrive (…), la terapia psichiatria attuale (…). Elenca le diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa di disturbo borderline di personalità (F
60.3), episodio depressivo lieve ricorrente (F 33.0) e le diagnosi senza
influsso sulla capacità lavorativa di: disturbo di panico con agorafobia (F
40.01). I criteri principali per cui riferisce la diagnosi sopra riportata sono
legati alla mancata integrazione della personalità, (…) che ha portato allo
sviluppo di un disturbo borderline con tutte le fragilità conseguenti, che
hanno impedito di affrontare gli eventi di una vita in modo funzionale, da
ultimo il tumore, con un'incapacità di essere resiliente e venir quindi
travolta dalla sua fragilità psichica, nonostante che a parere della consulente
l'A. possieda una certa caparbietà nel voler superare tutte queste sue
incapacità, ma da ultimo ne è stata travolta. Ritiene che l'A. come laborantine
medica possegga ancora una capacità lavorativa residua del 30% da limitazione
funzionale psichiatrica. (…). Dal suo punto di vista esiste una riduzione della
capacità lavorativa sin dal novembre 2013, in corrispondenza della diagnosi di
carcinome mammario con lo sviluppo di una sindrome da disadattamento, reazione
mista ansioso-depressiva, sindrome da attacchi di panico (F 41.0) con
agorafobia (F 40.0) (…) un'evoluzione fluttuante, imprevedibile (tipico delle
personalità bordeline). La prognosi a medio-lungo termine è difficile da
evidenziare ma si potrebbe preventivare una prognosi stazionaria con forse una
possibilità di miglioramento o peggioramento a seconda del decorso della
malattia tumorale e del mantenimento della presa in carico psicoterapeutica.
Sarebbe utile rivedere l'A. tra dodici diciotto mesi per valutare il decorso.
Secondo la consulente la diminuzione della capacità lavorativa nell'attività
sinora svolta, legata elle limitazioni funzionali che ha ritrovato, quale
l'estrema affaticabilità, la fragilità psichica con cadute depressive, la
difficoltà nella "tenuta" nelle relazioni con gli altri, la
reattività e l'imprevedibilità delle reazioni anche ad eventi
"normali", le difficoltà di esecuzione dei compiti determinate
probabilmente dai fenomeni di tipo "dissociativo", per citare i più
evidenti comportamenti che ne limitano le capacità lavorative. L'A. deve continuare
la presa in carico psichiatrica e continuare la psicoterapia
cognitivo-comportamentale già in atto, e secondo la consulente, sarebbe utile
un tentativo terapeutico integrativo con EMDR che potrebbe portare un ulteriore
aiuto al lavoro terapeutico in atto. Questo tipo di integrazione
psicoterapeutica potrebbe determinare quell'integrazione della personalità in
cui e in atto, secondo la consulente, una dissociazione strutturale e quindi
poter migliorare lo stato di salute psico-fisico e la capacità lavorativa. Al
momento attuale, viste le condizioni psichiche dell'A., non pensa si possano
effettuare provvedimenti integrativi professionali e/o di riformazione
professionali. (…).

 

Patologia reumatologica

(…) l'A. è stata valutata dal nostro consulente in reumatologia
. Dr. med. __________ che (…) pone le diagnosi senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa di periartropatia omeroscapolare tendinopatica alle spalle
bilateralmente con leggera sintomatologia di impingement. Tendenza ad un
reumatismo delle parti molli. (…). L'assicurata (…) nel novembre del 2013, ha
sviluppato dei dolori diffusi all'apparato muscolo-scheletrico, con comunque
soprattutto una localizzazione alle spalle (…). Non vi sono alle indagini
cliniche e radiologiche segni per una lesione della cuffia dei rotatori o per
una problematica di borsite sub-acromiale, ma piuttosto una problematica di
tipo tendinopatica.  Il quadro clinico alle spalle è da mettere anche in
relazione, secondo il consulente, con una tendenza ad un reumatismo delle
parti molli con la presenza di diversi tender points necessari per la diagnosi
ed un quadro di disturbi funzionali che ben si associano alla diagnosi di una
fibromialgia di tipo primario. Non vi sono sinoviti, non vi sono sospetti per
una malattia di tipo reumatico a carattere infiammatorio o sistemica. Le
indagini radiologiche effettuate per quanto riguarda i dolori alla colonna
lombare e per i disturbi alle spalle, non hanno mostrato patologie di rilievo,
fatto questo che sottolinea la presenza prevalentemente di disturbi nell'ambito
di un reumatismo delle parti molli. Tenendo in considerazione quindi questi
aspetti, ritiene che dal punto di vista reumatologico, l'assicurata non
presenti delle limitazioni funzionali nell'attività lavorativa svolta di laborantine,
in particolar modo presso l'__________ di __________ e __________, quale ultima
attività professionale svolta. Essa lavorava nella forma del 50%. Il consulente
giudica comunque che nemmeno in un'attività lavorativa svolta al 100% in questo
tipo di lavoro, vi siano delle limitazioni funzionai e quindi un'incapacità
lavorativa. Anche per quante riguarda l'attività di casalinga, la ritengo abile
al lavoro, per quanta riguarda l'aspetto reumatologico, da sempre nella forma
completa.

 

Patologia oncologica

(…) l'A. è stata valutata dal nostro consulente in oncologia
Dr. med. __________. L'A. è stata trattata per un carcinoma duttale invasivo G2
della mammella sinistra stadia pT1b osent NO, operato il 03.12.2013 a mezzo di
tumorectomia, con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia
endocrina adjuvante (…). La diagnosi oncologica non ha a mio modo di vedere
influsso sulla capacità lavorativa. Dal punto di vista strettamente oncologico
la capacità lavorativa non è compromessa, teoricamente al 100% (prima della
problematica oncologica la paziente lavorava al 50%). (…). La prognosi (…)
estremamente buona, verosimilmente superiore al 90%. (…). In linea teorica il
potenziale di integrazione professionale è integro per quanto attiene alla
problematica oncologica, più difficilmente vedo spazi di manovra rispetto alle
altre problematiche di natura psichiatrica e reumatologica, per i quali il Dr.
med. __________ non si può esprimere (…)." (pag. 130-134 incarto AI;
n.d.r.: il corsivo è della redattrice)

 

                                         Quanto alla capacità
lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata
abile al lavoro, nell'attività da ultimo esercitata come laboratorista, nella
misura del 30% (tempo di presenza ridotto (limite funzionale); riduzione in ore
con rendimento pieno; eventuali pause sono già state conteggiate),
puntualizzando che i deficit funzionali sono dovuti a patologia psichiatrica e sottolineando
che "L'A. risulta incapace al lavoro in
maniera totale a partire dal 26.11.2013 quando smette di lavorare a causa della
diagnosi e degli accertamenti relativi alla scoperta della patologia
oncologica. Questa incapacità totale è valida sino all'11.3.2014 quando l'A.
termina le cure oncologiche acute (terapia chirurgica e radioterapia). A partire
dal 12.3.2014 vale una capacità lavorativa residua del 30% inteso come limite
funzionale dovuto prevalentemente a patologia psichiatrica." (pag. 134
e 135 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale in un'attività
adeguata, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella
misura del 30% (tempo di presenza a rendimento pieno, senza ulteriori riduzioni
del rendimento, senza ulteriori pause supplementari), puntualizzando che "L'A. risulta inabile al 100% dal 26.11.2013 in
qualsiasi attività, a partire dal 12.3.2014 risulta abile al 30% in modo
continuativo" (pag. 135 e 136
incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

I medici del SAM hanno inoltre ritenuto l’assicurata "inabile in ambito domestico dal 26.11.2013
all'11.3.2014. Nuovamente abile al 100% a partire dal 12.3.2014 in modo
continuativo"(pag. 136 incarto
AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

Da ultimo, ha osservato che sarebbe stato "utile rivedere l'A. tra 12-18 mesi per valutare il
decorso sul piano psichiatrico (eventualmente oncologico)" (pag. 137 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della
redattrice).

Nel rapporto finale del 10 settembre 2015 il medico dell'SMR (dr.
med. __________) ha posto la diagnosi principale con influsso sulla
capacità lavorativa di "Disturbo borderline di personalità (ICD 10:
F60.03)", l'ulteriore diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di "Episodio depressivo lieve ricorrente (ICD 10: F33.0)"
e le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di "Carcinoma duttale invasivo G2 della mammella sin.
stadio pT1b psent NO, operato il 3.12.2013 a mezzo di tumorectomia, con
successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia endocrina adjuvante. 

Disturbo di panico con agorafobia (ICD-10 F 40.01). Periartropatia
omeroscapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con leggera
sintomatologia di impingement. Tendenza ad un reumatismo delle parti molli. Carenza
di vitamina D. Ipotensione nota. Noto colon spastico. 

Note cistiti recidivanti. Stato dopo due eradicazione di Helicobacter pylori
con epigastralgie recidivanti. Nota ernia iatale. Stato dopo due episodi di
candidosi esofagea", riprendendo
integralmente i periodi di incapacità lavorativa ed i limiti funzionali derivanti
dal danno psichico indicati nella perizia del SAM
(pag. 176 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

 

Il 16 febbraio 2016 il dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, specialista che ha in cura la
sua assistita dal 2005, ha osservato quanto segue: 

 

" (…) non
vi sono nuovi dati anamnestici emersi dal marzo 2005, data dell'ultimo
rapporto. La paziente presenta una patologia psichiatrica ad andamento ciclico,
per cui vi sono stati periodi di migliore compenso alternati a periodi di
aggravamento in cui la patologia depressiva e l'instabilità emotiva sono
apparsi nettamente più marcati. (…). Confermo le diagnosi poste nei miei
rapporti medici all'IAS del 2.7.2014 e del 10.3.2015, diagnosi che si sono
consolidate durante i 10 anni in cui ho seguito la paziente. Per quanto attiene
alle differenze rispetto alle diagnosi espresse dalla dr.ssa med. __________
nel suo rapporto peritale del 10 giugno 2015 riporto le seguenti
considerazioni. Le diagnosi di disturbo di personalità borderline e disturbo di
personalità emotivamente instabile sono coincidenti ed hanno un identico codice
ICD.10. La dr.ssa __________ diagnostica un "episodio depressivo lieve ricorrente"
utilizzando il codice ICD 10: F 33.0. Per essere precisi, il codice utilizzato
corrisponde alla diagnosi "sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale lieve". Come riferito nel paragrafo 1.2. "Referto
psichico" della perizia, la valutazione riferisce agli ultimi 15 giorni. La
depressione è una malattia ad andamento tipicamente ciclico, per cui non
sorprende che la collega possa aver osservato la paziente in un momento di
minore gravità dell'episodio depressivo. La mia osservazione decennale, invece,
attesta numerosi episodi di gravità perlomeno media. Secondo il manuale ICD 10,
un episodio depressivo lieve presenta 4 dei sintomi citati,
mentre un episodio medio ne presenta 6. È del tutto evidente come la
valutazione della gravità di un episodio depressivo possa variare a seconda del
momento di osservazione della paziente. Non concordo, invece, con la
valutazione della assenza di influsso sulla capacità lavorativa del disturbo da
panico con agorafobia. Numerosi medici, in vari rapporti, affermano che la
paziente presenta una "personalità fragile" che è generalmente un
modo non specialistico di rilevare l'instabilità emotiva, in questo caso legata
al disturbo di personalità borderline (una condizione strutturale presente sin
dall'adolescenza). In considerazione di ciò, la paziente ha dovuto impiegare
una elevata quantità di "energie psichiche" per adattarsi alle
richieste dell'ambiente, decisamente maggiori di quelle delle altre persone.
L'impossibilità di recarsi autonomamente al lavoro a causa degli attacchi di
panico, ha comportato la necessità di attivarsi nel cercare aiuto e sostegno,
in particolare da colleghi che la conducessero alla sede di lavoro, con
l'evidente condizione stressante di dipendere da loro e dalla loro
disponibilità. Pertanto, seppur parzialmente, va considerato anche il disturbo
di panico come influente sulla riduzione della capacità lavorativa. (…).
Confermo che la paziente non presenta realisticamente nessuna capacità
lavorativa e che pertanto vada considerata inabile al 100%. Dalla lettura del
rapporto peritale non mi appare chiaro come si giunga a valutare nel 30% la
capacità di lavoro residua. Innanzitutto, non è una valutazione del 30%
in "qualsiasi attività lavorativa" poiché al paragrafo 9.1.1 della
perizia SAM si precisa che l'ambiente di lavoro dovrebbe essere in grado di
"reggere le caratteristiche personologiche dell'A. non facili nel
mantenere le relazioni, su un piano di tolleranza". In altre parole,
dovrebbe essere un ambiente di lavoro in grado di sopportare l'instabilità
emotiva della paziente, le ricadute prevedibili essendo la paziente affetta da
una depressione ricorrente, tollerare le difficoltà nelle relazioni con i
colleghi di lavoro, in particolare le interpretazioni persecutorie della
paziente. Chiunque esprimerebbe dei seri dubbi sulla reale esistenza di un
ambiente di Iavoro siffatto. La dr.ssa med. __________ "presume" una
capacità lavorativa del 30% come laborantine medica, ma nel questionario per il
datore del 4.6.2014 (perizia SAM) il __________ afferma che considerate le esigenze
soprattutto psichiche di cui sopra e lo stato psicofisico della collaboratrice
non vi sono attività che potrebbero essere svolte al momento", quindi
valuta la propria dipendente come completamente inabile al lavoro che svolgeva
precedentemente. Infine, la descrizione delle limitazioni funzionali riportata
dalla dr.ssa med. __________ nel suo rapporto peritale sono da me condivise e non
mi pare che Iascino margine a un residuo di capacità lavorativa. (…). Confermo
le valutazioni prognostiche riportate nei precedenti rapporti medici
all'IAS" (pag. 210-212 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della
redattrice).

 

                                         L' 8 giugno
2016 la dr.ssa med. __________, perita del SAM, ha fornito dettagliate puntualizzazioni
precisando innanzitutto che l'assicurata è stata vista per ben tre volte in
colloqui durati rispettivamente 110 , 50 e 49 minuti e che ha pure svolto degli
approfondimenti diagnostici (esame clinico secondo AMDP 8-System; Dissociative
Experience Scale - DES - ed il Questionario CECA-Q). 

                                         La perita ha poi sottolineato
su quali basi ha formulato la sua diagnosi: 

 

" (…) La
diagnosi che ne deduco deve essere fondata e per tale scopo utilizzo i criteri
diagnostici attuali delle classificazioni DSM equiparata a ICD. ( pag 16 6.2
delle linee guida per la qualità delle perizie psichiatriche nell'assicurazione
federale per l'invalidità -SSPP). Ora nel 2014 è stata pubblicata l'ultima
versione del DSM-V ( manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali-Raffaello Cortina Editore) utilizzato da tutti gli psichiatri nel mondo
per poter arrivare a diagnosi univoche ; 11CD-10 è uno standard di
classificazione per gli studi statistici ed epidemiologici, nonché valido
strumento di gestione di salute e igiene pubblica di tutte le categorie delle
malattie, in cui vi è una parte dedicata alle malattie mentali , pubblicato nel
1990 e applicata dal 1994. lo preferisco utilizzare il DSM-V , ritenendolo più
completo e più chiarificatore nei suoi criteri diagnostici e decisamente più
aggiornato dell1CD -10 , ponendo poi le due classificazioni in equivalenza. Per
essere ulteriormente precisa riporto la definizione ed il codice DSM-V
296.31 Disturbo depressivo maggiore ricorrente, che equivale al Disturbo
depressivo ricorrente, episodio lieve in atto, delI'CD-10 -GM 2014 : F 33.0,
che viene definito come un disturbo caratterizzato da ripetuti episodi di
depressione , con episodi lieve in atto, come in F.32.0 (presenti due o tre
sintomi. lI paziente è in genere sofferente a causa di essi, ma è in grado di
continuare la maggior parte delle sue attività abituali) e senza anamnesi positive
per episodi maniacali (pag. 193). E' ciò che ho riscontrato al momento delle
mie visite. l'A era anche in lista, nel periodo dei miei incontri, come
candidata alle elezioni, si occupava da tempo delle sue passioni , quali l'arteterapia,
l'astrologia e seguiva tutte le attività proposte dalla lega del Cancro, va
alle conferenze, senza problemi. Mi risulta quindi molto difficile pensare ad
una inabilità lavorativa per motivi psichiatrici al 100% per quest'A. ,
pensando anche ai miei pazienti psicotici gravi, compensati, che hanno una loro
attività lavorativa. Non solo, ma tutte queste attività sono effettuate in un
ambito relazionale, che l'A. regge benissimo, anzi traendone piacere (e questa
persona è depressa?). Vero è che la valutazione della gravità di un episodio
depressivo possa variare a seconda del momento dell'osservazione della
paziente, ma mi permetto di sottolineare che la percentuale che ho assegnato
aII'A. del 70% di incapacità lavorativa , è una valutazione che di solito
assegno a depressioni medio/gravi conclamate e croniche, sicuramente non
ricorrenti e lievi, ritengo di essere stata molto generosa nella mia
valutazione, e poi come si leggerà più avanti, non è solo sulla depressione
(poco significativa a tal fine) che mi soffermo , ma principalmente sul
disturbo di personalità per la valutazione dell'incapacità lavorativa"
(pag. 231 incarto AI; n.d.r.: solo il corsivo è della redattrice).

 

                                         Le considerazioni della
dr.ssa med. __________, riprese integralmente dal SAM nel complemento del 17
giugno 2016 (pag. 224-230 incarto AI), sono state confermate nell'annotazione
del 20 giugno 2016 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 237 incarto AI).

Il 21 luglio 2016 il dr. med. __________, specialista
curante, ha osservato quanto segue: 

 

" (…) L'andamento
clinico degli ultimi mesi è stato analogo a quello precedente con instabilità
emotiva, periodi di calo dell'umore, difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali,
tendenza agli atteggiamenti rivendicativi. Per quanto riguarda la presa di
posizione del SAM, basata sulla documentazione della dr.ssa med. __________
appare molto precisa e dettagliata, ma (…) Non è chiaro come si giunga a
valutare nel 30% la residua capacità lavorativa, dopo aver descritto nel
dettaglio le problematiche psichiatriche e i deficit funzionali ad esse
collegati. Graduare la capacità lavorativa per patologie psichiatriche è
certamente difficile in assenza di criteri oggettivi o perlomeno di accordo
della comunità scientifica. A maggior ragione, in queste situazioni, la
valutazione di un significativo residuo di capacità lavorativa andrebbe
argomentata in maniera chiara, tenendo anche presente la reale possibilità di
utilizzo di questa capacità in una concreta attività. (…)" (doc. A3)

 

                                         Il 14 aprile 2017 la
perita del SAM ha puntualizzato quanto segue:

 

" (…) Il
collega Dr. __________ per un periodo certifica un periodo di IL del 100%
nell'atto del 29.11.2012 per un periodo di 4-8 settimane e poi successivamente
lo stesso curante attesta nuovamente un'lL del 100% nell'autunno del 2014.
Dagli atti a nostra disposizione egli non ha mai certificato un'lL parziale
dall'inizio della sua presa a carico dal 28.2.2005. Posso evidenziare che l'A.
nel periodo in cui ha scelto di lavorare al 50% ha portato avanti la conduzione
della sua vita relazionale-famigliare, con tre figli, che non ha abbandonato,
ha continuato ad occuparsene, e a tutt'ora con l'ultimogenito. Ha sostenuto
relazioni da lei descritte come o conflittuali o disfunzionali che comportano
la necessità di energia psichica per affrontarle e per prendere le decisioni in
merito ad una soluzione per il proprio benessere psichico e quello dei figli,
che come ripeto non ha mai abbandonato o trascurato. Nel passato ha portato
avanti alcune sue passioni quale i lavoretti manuali, il seguire gli incontri
della lega del cancro a Lugano, andare alle conferenze, come al momento dei miei
colloqui, continua ad occuparsi di astrologia che è una delle sue grandi
passioni e segue anche l'arte-terapia. Per fare ciò, oltre che capacità psichica
si ha bisogno anche di tempo. Per finire si era candidata alle elezioni
comunali con relativa campagna elettorale nel momento delle mie visite. Confermo
pertanto che, a mio parere ha ridotto le sue capacità lavorative, come da me
attestato al 70%, dal punto di vista psichico, solo dopo novembre 2013, in
corrispondenza della diagnosi di carcinoma mammario e non precedentemente. (…)"

 

                                         Le osservazioni della
dr.ssa med. __________ sono state confermate integralmente dal SAM nel
complemento del 18 aprile 2017 (doc. XIII).

 

                               2.7.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228
seg.).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì
il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il
Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.
iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11
febbraio 2010. L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che
l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso
perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità
svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie è di per sé
conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte
il Tribunale federale ha riconosciuto il principio giusta il quale, in caso di
divergenze, l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione
incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al
Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della
giurisprudenza secondo DTF 132 V 93), precisando nel contempo che alla persona
assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura
(ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446). L'Alta Corte ha
inoltre puntualizzato che, in caso di accertata necessità di ulteriori
chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo
devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e
4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95
consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i
cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Questi principi sono stati confermati da TFA anche nella sentenza 9C_120/2011
del 25 luglio 2011 al consid. 4.1).

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

Infine va ricordato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V
294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta (cfr. in questo senso anche la STF 9C_815/2012 del
12 dicembre 2012 consid. 3 e le citate DTF 131 V 49 e 130 V 396) e pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e
l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La
prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati
criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi
su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

                               2.8.   Per quanto riguarda in particolare
l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito
che esso può portare ad un’invalidità se è di gravità tale da non poter
praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa
sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29
settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;
STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno
alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che
un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

 

                                         In una sentenza I 770/03
del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere
confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa giurisprudenza è
poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF 137 V 64
sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

                                         In una sentenza
9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il Tribunale federale
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni
psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato
stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro deve essere
valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi
possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                               2.9.   Nella concreta fattispecie,
chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è
stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui
impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo
TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal
SAM (segnatamente la perizia dell'8 settembre 2015 ed i relativi complementi
del 17 giugno 2016 e del 18 aprile 2017), da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati, e fatta propria dall'UAI.

 

                            2.9.1.   Per quanto riguarda la
patologia reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte del dr. med. __________, spec. FMH in reumatologia e
riabilitazione, il quale nel rapporto del 12 maggio 2015 ha posto unicamente le
diagnosi reumatologiche senza influsso sulla capacità lavorativa di “periartropatia
omero-scapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con leggera
sintomatologia di impingement; tendenza ad un reumatismo delle parti molli”
(pag. 164 incarto AI).

 

Il perito ha ritenuto che "dal punto di vista reumatologico,
l'assicurata non presenti delle limitazioni funzionali nell'attività lavorativa
svolta di laborantine, in particolar modo presso l'__________ di __________ e __________,
quale ultima attività professionale svolta. Essa lavorava nella forma del 50%.
Ritengo comunque che nemmeno in un'attività lavorativa svolta al 100% in questo
tipo di lavoro, vi siano delle limitazioni funzionali e quindi un'incapacità
lavorativa. Anche per quanto riguarda l'attività di casalinga, la ritengo abile
al lavoro, per quanto riguarda l'aspetto reumatologico, da sempre nella forma
completa" (pag. 165 incarto AI).

Il TCA non ha ragioni per scostarsi da questa valutazione.

Tanto più che neppure la rappresentante della ricorrente pretende il contrario.

                                                                                 

                            2.9.2.   Per quanto riguarda la
patologia oncologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione specialistica
da parte del dr. med. __________, Viceprimario di oncologia medica dell'__________,
il quale nel rapporto del 15 giugno 2015 - dopo aver rilevato che la paziente
era "stata trattata per un carcinoma duttale invasivo G2 della mammella
sinistra stadio pT1b Psent NO, operato il 03.12.2013 a mezzo di tumorectomia,
con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia endocrina
adiuvante" e che, a suo modo di vedere, la diagnosi oncologica non
aveva influsso sulla capacità lavorativa - ha puntualizzato che "dal
punto di vista strettamente oncologico la capacità lavorativa non è
compromessa, teoricamente al 100% (prima della problematica oncologica la
paziente lavorava al 50%)" (pag. 166 incarto AI).

 

Il TCA non ha ragioni per scostarsi da questa valutazione. 

Tanto più che neppure la rappresentante della ricorrente pretende il contrario.

 

                            2.9.3.   Dal punto di vista
psichiatrico, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione specialistica
da parte della dr.ssa med. __________, medico chirurgo e specialista FMH in
psichiatria, la quale nel rapporto dell'11 giugno 2015 ha posto la diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di "ICD-10 F 60.03 disturbo
borderline di personalità; ICD-10 F 33.0 episodio depressivo lieve ricorrente"
e la diagnosi senza influsso sulla capacità di "disturbo di
panico con agorafobia".

La perita del SAM, ha analizzato compiutamente lo stato psichico della
ricorrente nel corso di 3 colloqui che hanno avuto luogo il 16 e 30 aprile ed
il 7 maggio 2015 e sono durati rispettivamente 110, 50 e 49 minuti. 

In particolare, la specialista ha eseguito un esame clinico secondo AMDP
8-System (con raccolta anamnestica, referto psichico "periodo di
valutazione (in giorni) ultimi 15 giorni e confermato nel 2° e nel 3° colloquio"
e referto somatico), degli approfondimenti testali, somministrando
all'assicurata la Dissociative Experience Scale (DES) ed il Questionario
CECA-Q, ed ha riportato anche l'anamnesi psicofarmacologica, ed il trattamento
psichiatrico in corso.

Dopo aver descritto "attività ed abitudini" ("L'A. si
sveglia tra le 9:00 e le 11:00 del mattino, a seconda di come ha riposato
durante la notte (se deve occuparsi del figlio e deve preparargli la colazione
si sveglia presto ma poi in genere torna a letto). Si alza, beve un caffè latte
ed esegue la sua igiene personale. Verso le 11:30-12:00 pranza con il figlio.
Dopodiché esce di casa e si reca in genere alla __________ per fare gli
acquisti della giornata (per quanta riguarda la birra prende quanto consuma
giornalmente). Il pomeriggio sistema un po' la casa ed eventualmente si reca
agli appuntamenti previsti. Se è stanca guarda la TV e si riposa, ma senza
dormire. Alle 16:30-17:00 in genere arriva uno dei figli e si occupa di lui.
Solitamente va a correre verso le 20:30-21:30 per ca. 15 min., ma non tutte le
sere. Cena verso le 18:00, ma mangia anche qualcosa dopo aver fatto sport.
Resta sveglia in genere oltre le 24:00 e si corica verso la 1:00 di notte. Per
dormire assume lo Stilnox e si addormenta subito, ma poi si sveglia almeno una
volta verso le 4:00 e ogni tanto presenta un attacco di panico. Qualche volte
fatica a riaddormentarsi e quindi assume un'altra pastiglia di Stilnox. Ritiene
di dover dormire almeno sei-sette ore per star bene durante la giornata e compiere
le sue normali attività."), la perita del SAM ha riportato le
proprie costatazioni del seguente tenore: 

"(…) Dall'età di 17 anni ad oggi è stata
seguita da psichiatri, psicologici, psicoterapeuti, tra cui la Dr.ssa med. __________
terapeuta breve strategica, che io conosco, ma con la quale non ha concluso la
terapia (anche perché quando si ä in presenza di traumi multipli in età
infantile la terapia breve strategica non è indicata e non ottiene risultati),
probabilmente per questo motivo la dott.ssa Milanese non ha continuato la
terapia. Riferisce anche di avere seguito una terapia di gruppo una decida di
anni fa. Ha anche assunto terapie psicofarmacologiche ma con nulla compliance,
a suo dire per gli immediati effetti collaterali, praticamente dopo la prima
somministrazione ad 1/4 del dosaggio veniva subito abbandonata. Nello
scritto che mi ha consegnato mi cita anche le varie soluzioni alternative di
cura quale lo yoga, agopuntura, omeopatia, il pendolo, la cromoterapia, ma con
scarso o nullo risultato nel tempo. Positivo invece a suo dire la ginnastica in
palestra, specialmente per la stanchezza cronica. Per quanto riguarda il
questionario CECA non è riuscita a compilarlo perchè troppo doloroso il
rievocare gli eventi della sua infanzia. Confermo ciò che scrive il collega Dr.
med. __________ che "da qualsiasi argomento si parla I'A. torna sempre
alle sue difficoltà relazionali ed affettive mostrandosi in difficoltà
nell'affrontare le problematiche della vite concreta", mentre non ritrovo
un'ideazione ossessiva di carattere ipocondriaco ma molto probabilmente perché
l'A. era polarizzata su quello che sono le sue condizioni attuali appunto
relazioni affettive con il compagno, con i figli, con gli altri poi si è
in periodo di campagna elettorale e dato che si ä iscritta nelle liste dei
verdi era tutta concentrata su questa nuova avventura. Per quanto riguarda la
deflessione del tono dell'umore l'A. riferisce di stare un pochino meglio e che
si sono ridotti anche i disturbi da attacchi di panico, anche se deve essere
sempre accompagnata in auto. Nonostante l'A. abbia una considerazione negativa
di sé, che si evince dalle frasi "sono fragile, sono insicura", non
le impedisce di portare avanti alcune sue passioni quale i lavoretti manuali,
il seguire gli incontri della lega del cancro a __________, va alle conferenze,
si occupa di astrologia che è una delle sue grandi passioni e segue anche
l'arteterapia. Ad aggiun