# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** daeff838-f1e5-5e16-b129-3acbeb2c1143
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.12.2014 35.2013.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2013-90_2014-12-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2013.90

   

  mm

  	
  Lugano

  11 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 dicembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 25 ottobre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 13 aprile 2012, RI 1,
a quel momento al beneficio delle prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione e assicurato contro gli infortuni presso l’CO 1, ha subito un
trauma distorsivo al piede destro nel scendere dal marciapiede. 

                                         La diagnosi formulata dal
dott. é stata di “trauma distorsivo del piede destro, contusione del V raggio”
(doc. 19). 

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge. 

 

                                         Da notare che, nel corso
del mese di settembre 2011, l’assicurato aveva riportato una distorsione alla
caviglia sinistra, dopo essere inciampato in un cordolo e appoggiato
male il piede. Egli aveva ritrovato una piena capacità lavorativa dal 2 gennaio
2012 (doc. 55, p. 1). 

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 13 maggio 2013,
l’assicuratore ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a
decorrere dal 1° maggio 2013, posto che, da quella data in poi, i disturbi
denunciati dall’assicurato non si sarebbero più trovati in relazione causale
con l’evento dell’aprile 2012 (doc. 74).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 85 e doc. 93),
in data 25 ottobre 2013, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 103). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 4
dicembre 2013, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto, in via
preliminare, l’allestimento di una perizia medica a livello universitario e,
nel merito, la condanna dell’CO 1 a ripristinare il diritto a prestazioni a far
tempo dal 1° maggio 2013.

                                         A sostegno delle proprie
richieste ricorsuali, l’insorgente mette in dubbio che ai rapporti del medico __________
possa essere attribuito pieno valore probatorio, e ciò in base alle seguenti
considerazioni:

 

" (…). 

va ribadito che, come di regola, la decisione in esame si basa
sulle valutazioni del proprio medico dr. __________.

A mente del ricorrente le sue considerazioni sono superficiali e
lacunose.

In tal senso va sottolineato quanto segue:

 

-   dallo
scritto 9 luglio 2013 del medico curante dr. __________ emerge che il paziente
oltre a lamentarsi sempre per dolori in particolare al piede destro e agli arti
inferiori, presenta dolori anche alla colonna vertebrale lombare, e che da un
esame angiologico eseguito non sono risultati problemi di natura vascolare;

 

-   dal rapporto
26 settembre 2013 del dr. __________ del Servizio di chirurgia e ortopedia
dell’__________ di __________, emerge che la situazione del signor RI 1 non é
“chiara”, e che tale specialista ha chiesto un’opinione da parte dei colleghi
della neurologia e di uno specialista in reumatologia;

 

-   dal rapporto
25 ottobre 2013 del dr. __________ del Servizio di neurologia dell’__________
di __________ risulta che i disturbi lamentati dal ricorrente non hanno “una
causa neurologica”;

 

-   dal rapporto
18 ottobre 2013 del reumatologo dr. __________ si evince che i dolori accusati
dall’assicurato “non sono da vedere in relazione ad una malattia reumatica
infiammatoria” anche perché egli accusa “dolori meccanici, cronicizzati
iniziati con degli eventi traumatici …”.

 

In sostanza appare evidente che soltanto il medico __________
della CO 1 ha delle certezze!

Gli altri specialisti consultati hanno escluso malattie vascolari,
reumatologiche e/o neurologiche, e lo specialista in chirurgia ed ortopedia ha
chiaramente affermato che la situazione del signor RI 1 non é chiara. 

Il dr. __________ si é pure permesso di dare per certo che
un’esostosi di Haglund é da ritenersi una malattia, quando notoriamente può
avere origine traumatica.

A titolo abbondanziale si noti che il dr. __________ é
specializzato in chirurgia generale e in quella della mano, ma non ha altre
competenze specialistiche.”

                                         (doc. I)

 

                               1.4.   L’assicuratore convenuto, in
risposta, ha chiesto che il ricorso venga respinto con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto litigioso é la
questione di sapere se l’assicuratore LAINF era legittimato a porre fine al
versamento delle proprie prestazioni a decorrere dal 1° maggio 2013, oppure no.

 

                               2.2.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegna­zione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi un sensi­bile
migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano
a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si
può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew,
Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al momento
dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro canto, nella misura
in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.3.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   Dalle carte processuali si evince che la decisione mediante la
quale l’CO 1 ha posto termine alle proprie prestazioni a contare dal 1° maggio
2013, é fondata essenzialmente sull’opinione espressa al riguardo dal
dott. __________, spec. FMH in chirurgia generale e della mano (cfr. doc. 103,
p. 5).

 

                                         In
effetti, il medico __________ appena citato si é pronunciato, una prima volta,
sull’eziologia dei disturbi localizzati alle caviglie, in occasione della
visita di controllo del 16 aprile 2013:

 

" (…).

si ricorda che l’assicurato al momento dell’infortunio del
13.04.2012 era iscritto alla cassa disoccupazione __________ di __________.
Attività abituale di manovale edile. Non ha più ripreso l’attività lavorativa.
Sulla valutazione di tutti gli atti e in base alle risultanze della visita
medico-clinica odierna, si può passare ora all’estinzione del nesso causale in
particolare con l’infortunio del 13.04.2012 al piede-caviglia destra. Anche per
la problematica alla caviglia sinistra dopo l’infortunio del 01.09.2011.”

                                         (doc. 69, p. 5)

 

                                         Preso atto della
certificazione 9 luglio 2013 del dott. __________, la quale faceva stato della
persistenza di dolori al piede destro che avevano finito per scompensare anche
la colonna vertebrale (cfr. doc. 86), in data 9 agosto 2013, il dott. __________
ha formulato le seguenti considerazioni:

 

" (…).

si ricorda uno stato da trauma distorsivo della tibiotarsica
avvenuto l’1.09.2011, radiologicamente nessuna frattura. Era stata decisa una
ripresa dell’attività lavorativa al 100% a partire dal 02.01.2012. Si ricorda
l’infortunio del 13.04.2012, scendendo dal marciapiede l’assicurato aveva messo
male il piede e caviglia destra, si ricorda l’esame RM del piede/caviglia
destra con e senza mezzo di contrasto del 12.07.2012, in particolare nessuna
frattura, non evidenti rotture tendinee o legamentose. Si poteva presumere sia dal
punto di vista anamnestico che clinico la regressione della problematica al
piede/caviglia destra, tendine di Achille destro nello spazio di circa 2-4
mesi. In base alla mia visita __________ del 16.04.2013 cito ancora le diagnosi
non di pertinenza CO 1 con una esostosi di Haglund con calcificazione
all’inserzione dei tendini di Achille sia alla caviglia destra che sinistra.
Questa patologia é considerata una malattia, con disturbo congenito di
ossificazione a livello del calcagno presente bilateralmente nel nostro
assicurato e che favorisce lo sviluppo di tendinite del tendine di Achille
anche senza trauma. Pure non di pertinenza CO 1 i problemi alla colonna
vertebrale lombare e lombosacrale, nessun trauma diretto a questo livello,
erano state rilevate patologie discolegamentarie senza frattura e senza
relazione con i due infortuni. Il nesso causale fra la problematica della
colonna vertebrale lombare e gli infortuni, specialmente al piede e caviglia
destra ma anche sinistra, non é data. Come detto gli esami strumentali non
hanno rilevato patologie maggiori nella regione dei piedi/caviglie in
particolar modo a destra, la patologia alla colonna vertebrale lombare e
lombosacrale é preesistente, di solito vi é una accentuazione dei dolori a
questo livello su accorciamento di almeno 5 cm di una delle due estremità inferiori ciò che non é il caso presso il nostro assicurato.”

                                         (doc. 89, p. 3)

 

                                         Nel corso del mese di
settembre 2013, RI 1 ha consultato il dott. __________, Capo-clinica presso
l’Unità di traumatologia e ortopedia dell’Ospedale regionale di __________ (__________).

                                         Lo specialista appena
citato ha posto la diagnosi di dolori di origine non chiara alle caviglie
bilaterali con/per esiti di distorsione caviglia sinistra nel settembre 2011
con attualmente tenosinovite del peroneo, del tibiale posteriore e del flessore
lungo dell’alluce ed esostosi di Haglund con tendinopatia al tendine d’Achille
piede destro con esiti di distorsione caviglia destra nell’aprile 2012. 

                                         In quell’occasione, egli
ha riscontrato un’estensione della sintomatologia, motivo per cui ha disposto
l’esecuzione di accertamenti reumatologici e neurologici (doc. 96). 

 

                                         Con apprezzamento del 17
ottobre 2013, il dott. __________ si é in sostanza riconfermato nelle sue
precedenti valutazioni. In particolare, per quanto riguarda i disturbi alle
estremità inferiori, egli ha osservato che “la tenosinovite dei tendini
peronei, del tibiale posteriore e del flessore lungo dell’alluce descritti
nell’esame RM dell’articolazione tibiotarsica del 19.08.2013 non sono
conseguenze dell’infortunio menzionato. Si ribadiscono ancora le diagnosi non
di pertinenza CO 1 con esostosi di Haglund con calcificazioni all’inserzione
dei tendini di Achille sia alla caviglia destra che sinistra. Ripeto che questa
patologia é considerata una malattia con disturbo congenito di ossificazione a
livello del calcagno presente bilateralmente nel nostro assicurato favorisce
problemi a livello dei tendini di Achille anche senza trauma con diramazione
dei dolori alla gambe e ai piedi.” (cfr. doc. 101, p. 2). 

 

                                         Sempre nell’ottobre 2013 ha avuto luogo un consulto reumatologico presso il dott. __________, spec. FMH in reumatologia.

                                         Per quanto qui
d’interesse, questo sanitario ha dichiarato che “… i dolori accusati alle caviglie
bilaterali in presenza di un’esostosi di Haglund dalle due parti, di una
tenosinovite dei peronei, del tibiale posteriore e del flessore lungo
dell’alluce a sinistra, non sono da vedere in relazione ad una malattia
reumatica infiammatoria, per esempio nel contesto di una spondiloartropatia;
in primo luogo il nostro paziente accusa dolori meccanici, cronicizzati
iniziati con degli eventi traumatici, rimasti fortunatamente senza chiaro impatto
strutturale sulle caviglie.” (doc. 102, p. 4 - il corsivo é del redattore).

 

                                         L’aspetto neurologico é
stato indagato dal Servizio di neurologia dell’Ospedale regionale di __________.

                                         Con referto del 25 ottobre
2013, i sanitari hanno attestato che i dolori risentiti dal ricorrente non
erano spiegabili da quel profilo (cfr. doc. 104, p. 2: “Il disturbo lamentato
dal paziente non riconosce una causa neurologica.”). 

 

                               2.6.   Secondo la giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i
mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la
documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto
sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra
loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle
prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto
che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia
completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga
conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in
piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto
(cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la Corte federale ha stabilito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel che riguarda le perizie
allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha pure
loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi
concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del
10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista alcun dubbio a
proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti.
Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                               2.7.   Nella concreta evenienza, il
medico __________ dell’CO 1 ha dunque negato che i disturbi al rachide
lombo-sacrale come pure quelli alle estremità inferiori, addebitabili alla
presenza di una esostosi di Haglund bilaterale e alla relativa infiammazione
del tendine d’Achille, costituiscono una conseguenza naturale degli eventi traumatici
assicurati.

 

                                         Chiamato a pronunciarsi su
una questione di carattere medico, attentamente vagliata la documentazione
medica presente all'inserto, questo Tribunale ritiene che non ricorrano validi
motivi per mettere in dubbio le conclusioni a cui é giunto il dott. __________.

 

                                         Trattandosi dei disturbi
lombo-sacrali, il TCA rileva innanzitutto che la schiena non é rimasta
coinvolta negli infortuni in discussione, ciò che gli consente di escludere a
priori l’esistenza di un nesso causale diretto (cfr., del resto, il doc.
89, p. 3: “Pure non di pertinenza CO 1 i problemi alla colonna vertebrale
lombare e lombosacrale, nessun trauma diretto a questo livello, erano
state rilevate patologie discolegamentarie senza frattura e senza relazione con
i due infortuni.” - il corsivo é del redattore). 

 

                                         Si pone invece la
questione di sapere se i disturbi in questione costituiscono una conseguenza indiretta
dei sinistri, nel senso che essi sono il risultato di una deambulazione viziata
provocata dal danno alle estremità inferiori. 

 

                                         Questa Corte ha già avuto
modo in passato di pronunciarsi su questa problematica, facendo capo a perizie
specialistiche. 

                                         Ad esempio, nella causa
sfociata nella sentenza 35.1999.92-93 del 4 maggio 2000, i periti giudiziari, i
dottori P. Heini e M. Weber, a quell’epoca Primari presso la Clinica di
chirurgia ortopedica dell'Ospedale universitario di Berna, avevavo spiegato che
solo in casi eccezionali lo zoppicare può condurre a un sovraccarico del
rachide:

 

" Kann der Sachverstädige bestätigen, dass es eine übliche und
geläufige Erscheinung ist. Also als klinisch anerkannte Tatsache, dass ein
körperlicher Schaden an einem unteren Beinteil, wie im Fall T., im Laufe der
Jahre zu degenerativen Pathologien, mit Invaliditätsfolgen, im Beckenbereich
bzw. in der Wirbelsäule führt?

 

Nein, ein Hinken
führt nicht zu einer Überlastung der Wirbelsäule, solange keine schweren
Deformationen vorliegen. Schwere Deformationen sind Veränderungen mit einer
Beinlängendifferenz von > 5 cm oder einer Situation bei Hüftarthrodese, oder
einer Muskelschwäche wie sie beispielsweise nach einer Poliomyelitis zu
beobachten ist. Zudem müssen die Veränderungen sehr lange einwirken bis sie
symptomatisch werden. Bei Herr T. ist die Deformation/Beeinträchtigung des
Gangbildes mässig, die Dauer eher kurz und bildgebend sind keine über die
Altersnorm hinausgehende Veränderungen der Wirbelsäule feststellbar." 

                                         (perizia
7.3.2000 della Clinica di chirurgia ortopedica dell'Inselspital di Berna, p.
8s.)

 

                                         Tali
principi sono stati costantemente confermati in successive pronunzie (cfr. STCA
35.2011.22 del 20 marzo 2012 consid. 2.3.3., 35.2006.93 del 26 luglio 2007
consid. 2.3.3., 35.2007.33 del 27 giugno 2007 consid. 2.5., 35.2006.73 del 14
giugno 2007 consid. 2.13., 35.2004.100 del 9 marzo 2005 consid. 2.8. e
35.2001.79 del 25 febbraio 2002 consid. 2.5.2.2., confermata dal TFA con
sentenza U 122/02 del 28 maggio 2004 consid. 4.1, pubblicata in RtiD
II-2004 n. 62). 

 

                                         In una recente vertenza, confrontato
con una perizia di parte che metteva in dubbio la fondatezza della valutazione
espressa a suo tempo dai dottori Heini e Weber, il TCA ha disposto
l’allestimento di una perizia giudiziaria a cura del PD dott. __________ __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia.

                                         Chiamato segnatamente a
precisare se condividesse o meno il parere degli specialisti bernesi, l’esperto
giudiziario ha dichiarato che i principi sviluppati da questi ultimi sono
pienamente condivisibili (“Das angeführte Zitat ist aus klinischer Erfahrung
gut nachvollziebar”) (cfr. STCA 35.2013.63 del 4 dicembre 2014 consid.
2.2.4.). 

 

                                         Il caso di RI 1 non
rientra fra quelli limite enumerati dai dottori Heini e Weber. 

                                         Da un lato, dalla
documentazione agli atti non risulta che l'assicurato presenti una dismetria
degli arti inferiori. 

                                         Dall'altro, i disturbi in
sede lombo-sacrale sono apparsi, al più tardi, nel corso dell’inverno 2013 (al
riguardo, si veda il referto afferente alla RMN lombare del 6 marzo 2013, da
cui risulta che a quel momento l’insorgente presentava una lombosciatalgia
bilaterale - doc. 58). Al proposito, va sottolineato che nella fattispecie di
cui alla STCA 35.1999.92-93, la sindrome lombare era insorta circa 8 anni
dopo l'evento traumatico che aveva interessato il piede destro. 

 

                                         In simili condizioni, é
dunque a ragione che l’amministrazione ha negato la propria responsabilità a
proposito dei disturbi lombosacrali denunciati dell’assicurato.

 

                               2.8.   Trattandosi invece dei disturbi
che interessano le estremità inferiori, per quanto riguarda il piede destro,
il TCA constata che la tesi del medico __________ secondo la quale l’assicurato
soffre di un’infiammazione del tendine di Achille provocata dalla esostosi di
Haglund (cfr. doc. 101: “… questa patologia [la esostosi di Haglund] é considerata
una malattia con disturbo congenito di ossificazione a livello del calcagno
presente bilateralmente nel nostro assicurato favorisce problemi a livello dei
tendini di Achille anche senza trauma con diramazione dei dolori alla gambe e
ai piedi.”), trova conferma nel rapporto 22 ottobre 2012 dell’Unità di
traumatologia e ortopedia dell’__________. In effetti, preso atto che la RMN
del piede destro del 12 luglio 2012 aveva evidenziato un edema nella zona
dell’inserzione del tendine di Achille e che le radiografie convenzionali avevano
messo in luce la presenza di una esostosi di Haglund con calcificazione
all’inserzione del tendine di Achille, il dott. __________ aveva concluso che
“l’esostosi di Haglund in combinazione con un raccorciamento del tendine
d’Achille e una tendinopatia all’inserzione sono la causa dei dolori
avvertiti dal paziente.” (doc. 33 - il corsivo é del redattore; in questo
senso, si veda pure il rapporto di uscita 22 marzo 2013 della Clinica __________
di __________ [doc. 64, p. 1], in cui figura la diagnosi principale di
“esostosi di Haglund con tendinopatia al tendine di Achille piede destro”, nonché
la certificazione 21 giugno 2013 dell’ortopedico dott. __________ [doc. 82], il
quale ha diagnosticato una ossificazione del tendine di Achille in presenza di
una esostosi di Haglund). 

 

                                         Con la propria
impugnativa, l’assicurato sostiene che sarebbe notorio che l’esostosi di
Haglund possa avere anche un’origine traumatica (cfr. doc. I, p. 3). 

                                         Questa Corte non può
condividere l’affermazione del ricorrente. 

                                         In primo luogo, occorre osservare
che agli atti non figura alcuna certificazione specialistica che attesti
l’eziologia infortunistica dell’affezione di cui é portatore Mirko Botica. 

                                         D’altro canto, i risultati
di una ricerca sul web avvalorano la tesi del dott. __________, ovvero che
l’esostosi di Haglund ha un’origine congenita e si trova sovente in relazione
con un’infiammazione della borsa sinoviale e del tendine di Achille (cfr., ad
esempio, www.arzt-auskunft.de/Lexica: “Ein Fersensporn (Kalkaneussporn) kann
sich nicht nur unterhalb der Ferse (sog. plantarer Fersensporn) bilden, sondern
(seltener) auch als Knochenerhebung am seitlichen Rand des Fersenbeins
(kalkaneus) am Ansatz der Achillessehne auftreten. Ein solcher
oberer oder dorsaler Fersensporn heisst auch Haglund-Ferse oder
Haglund-Exostose (eine Exostose ist ein knöcherner Auswuchs). Die Haglund-Ferse
ist angeboren und nicht zwingend mit Beschwerden verbunden. Tragen die
Betroffenen falsche Schuhe und belasten sie die Ferse falsch oder übermässig,
kann diese Dauerreizung beim oberen Fersensporn jedoch zu Entzündungen und
Fersenschmerzen führen. Häufig steht diese Form von Kalkaneussporn in
Verbindung mit einem entzündlichen Schleimbeutel und einer Entzündung der
Achillessehne.“ - il corsivo é del redattore; si vedano pure i siti www.lakeviewhealth.org/upload/docs/HaglundsDeformity.pdf
e www.chirurgiapiede.info). 

 

                                         È vero che, a margine del consulto del 18 settembre 2013, il dott. __________
ha rimesso in discussione la sua precedente diagnosi, dopo aver constatato che,
rispetto al passato, i disturbi non erano più ben circoscritti a livello
dell’esostosi di Haglund del piede destro, ma si erano diffusi, interessando
anche metà della gamba destra, il piede sinistro, la spalla sinistra, il polso
sinistro e la colonna lombare. Con referto del 26 settembre 2013, malgrado la
RMN del piede sinistro del 19 agosto 2013 avesse evidenziato una tenosinovite
dei peronei, del tibiale posteriore e del flessore lungo dell’alluce (patologia
alla quale il dott. __________ ha comunque negato l’eziologia traumatica - cfr.
doc. 101, p. 2, senza peraltro essere smentito), il medico curante specialista ha
in effetti affermato di non ritenere chiara la situazione, ragione per la quale
ha ritenuto necessari degli approfondimenti reumatologici e neurologici (cfr.
doc. 96), che non hanno tuttavia fornito una valida spiegazione per i disturbi
denunciati da RI 1 alle estremità inferiori (cfr. doc. 102 e 104). 

 

                                         Secondo il
TCA, anche nel caso in cui la sintomatologia accusata dal ricorrente non
dovesse correlare con un danno alla salute oggettivabile, in particolare con l’esostosi
di Haglund e con la relativa infiammazione dei tendini di Achille (contrariamente
dunque a quanto sostenuto dal medico di circondario dell’CO 1), l’esito della
vertenza non sarebbe comunque quello da lui auspicato, e ciò per le ragioni che
seguono. 

                                         La
più recente giurisprudenza federale applica la prassi relativa all’evoluzione
psichica abnorme conseguente a infortunio nei casi in cui l’esistenza
dei disturbi denunciati dalla persona assicurata é sì stata attestata da medici
specialisti, ma non oggettivata mediante accertamenti strumentali e radiologici
scientificamente riconosciuti. Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di
postumi organici oggettivabili non esclude a priori l’esistenza di un
nesso di causalità naturale con l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012
UV n. 5 p. 17ss. consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). L’esame della
causalità naturale viene però momentaneamente sospeso, per procedere a un esame
particolare dell’adeguatezza del nesso causale. Se da tale esame emerge non
essere dato il necessario nesso di causalità adeguata, si può rinunciare a
esperire ulteriori indagini sulla questione della causalità naturale tra
l’infortunio e i disturbi lamentati (DTF 135 V 465 consid. 5.1). 

 

                                         Nella
concreta evenienza, nell’ipotesi evocata in precedenza, occorrerebbe dunque
procedere a un esame particolare dell’adeguatezza del nesso causale, alla luce
della giurisprudenza sull’evoluzione psichica abnorme conseguente a
infortunio (cfr. DTF 115 V 133). 

 

                                         Ora, dagli atti di causa risulta
che gli infortuni occorsi a RI 1 hanno avuto una dinamica simile, nel senso che
in entrambi i casi egli é semplicemente inciampato, appoggiando poi in malo
modo il piede interessato (cfr. il consid. 1.1.). 

 

                                         Alla luce di quanto
precede - ritenuto che, secondo la giurisprudenza, comuni
cadute o scivolate vanno qualificate quali infortuni leggeri (DTF 115 V 139 consid. 6a; cfr. anche RAMI
1992 U 154, p. 246, riguardante una caduta durante una partita di calcio) - i sinistri
occorsi all’assicurato andrebbero senz’altro classificati fra gli infortuni
leggeri o insignificanti, di modo che l’adeguatezza del nesso di causalità potrebbe
essere negata a priori (cfr. RAMI 1992 U 154, p. 248s.). 

 

                               2.9.   In esito a
tutte le considerazioni che precedono, occorre ritienere accertato,
perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante,
caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid.
2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che, alla data di chiusura del caso, l’insorgente
non presentava più sequele degli infortuni assicurati, di modo che
l’amministrazione era legittimata a interrompere il proprio obbligo a
prestazioni a partire dal 1° maggio 2013.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti