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**Case Identifier:** 721e839b-5d1d-5e1c-b4bb-c16062728698
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-03-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.03.2016 D-1403/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1403-2016_2016-03-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1403/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  m a r z o  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Gabriela Freihofer, Gérald Bovier, 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…) e la figlia 

C._______, nata il (…), 

Gambia, 

rappresentato dal Signor Rosario Mastrosimone, 

Antenna Profughi, 

ricorrenti, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 23 febbraio 2016 / N (…). 

 

 

 

D-1403/2016 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______, cittadino gambiano, ha depositato domanda d'asilo in 

Svizzera il 30 ottobre 2015. Il 3 settembre 2015 e il 7 settembre 2015 lo 

stesso aveva depositato domanda d'asilo in Italia (cfr. verbale di audizione 

del 27 novembre 2015 di A._______ [di seguito: verbale/A._______], 

pagg. 1 e 4). 

In occasione del diritto di essere sentito in vista dell'applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), l'interessato ha indicato di non 

voler tornare in Italia in quanto ivi la moglie non avrebbe ricevuto le cure 

mediche necessarie (cfr. verbale/A._______, pag. 7). 

A.b La moglie B._______, cittadina gambiana, ha depositato domanda di 

asilo in Svizzera il 30 ottobre 2015. Il 3 settembre 2015 e il 

7 settembre 2015 la stessa aveva depositato domanda d'asilo in Italia  

(cfr. verbale di audizione del 27 novembre 2015 di B._______ [di seguito: 

verbale/B._______], pagg. 1 e 4). 

In occasione del diritto di essere sentito in vista dell'applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, l'interessata ha indicato di non voler tornare 

in Italia in quanto ivi non si vivrebbe bene (cfr. verbale/B._______, pag. 7). 

A.c Il (…) B._______ ha dato alla luce C._______. 

B.  

Con decisione del 23 febbraio 2016, notificata ai richiedenti in data 

26 febbraio 2016 (cfr. risultanze processuali), la Segreteria di Stato della 

migrazione (di seguito: SEM) non è entrata nel merito delle succitate 

domande d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato 

il trasferimento degli interessati verso l'Italia. 

C.  

In data 4 marzo 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

7 marzo 2016) gli interessati sono insorti contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

chiedendo l'accoglimento del ricorso e la trasmissione degli atti all'autorità 

inferiore per un completamento dell'istruttoria. Altresì hanno richiesto la 

concessione dell'effetto sospensivo come pure dell'assistenza giudiziaria, 

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nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del 

relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili. 

D.  

Il 9 marzo 2016 l'incarto originale della SEM è entrato al Tribunale. 

E.  

Il Tribunale, con provvedimento del 9 marzo 2016, ha sospeso 

provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 

LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

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cpv. 1 LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti. 

4.  

Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.1. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III). Se in base a questo esame è individuato un altro 

Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM 

pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, 

di ripresa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione. 

4.2. Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

Ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento 

verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III o verso 

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il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo Stato 

membro competente. 

4.3. Lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III). 

4.4. Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete. 

5.  

Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che i ricorrenti hanno inoltrato domanda d'asilo in Italia a due riprese il 

3 settembre 2015 e il 7 settembre 2015 (cfr. atti A4/1 e A9/1). Tale 

circostanza è stata inoltre confermata dai ricorrenti stessi  

(cfr. verbale/A._______, pag. 4 e verbale/B._______, pag. 4). 

Il 21 dicembre 2015, la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

giusta l'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III due richieste di ripresa 

in carico (cfr. atti A26/7 e A28/7). Tuttavia queste autorità, non avendo 

risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine previsto all'art. 25 

par. 1 Regolamento Dublino III, hanno tacitamente riconosciuto la propria 

competenza nella trattazione delle domande d'asilo in questione (art. 25 

par. 2 Regolamento Dublino III). 

Avendo riconosciuto la propria competenza nella trattazione delle 

domande d'asilo in questione e non avendo i ricorrenti contestato né di aver 

depositato una domanda d'asilo in Italia, né che questo Stato sia 

competente per trattare la loro domanda (cfr. verbale/A._______, pagg. 4 

e 7 e verbale/B._______, pagg. 4 e 7), l'Italia è, in casu, competente. Si 

rammenti dipoi che uno Stato membro al quale è stata presentata una 

nuova domanda d'asilo non può più rimettere in discussione, riferendosi ai 

criteri definiti al capo III del Regolamento Dublino III, la responsabilità di 

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uno Stato membro sollecitato anteriormente che ha accettato una richiesta 

di ripresa in carico (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2). 

Di conseguenza la competenza dell'Italia è data. 

6.  

Quo alla procedura d'asilo e di accoglienza dei richiedenti in Italia, il 

Tribunale ha più volte ribadito che non vi sono fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

secondo comma Regolamento Dublino III). L'Italia è legata alla CartaUE e 

firmataria della CEDU, della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo 

aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le 

disposizioni. La CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12 § 114 ha peraltro espressamente indicato che 

la situazione attuale dell'Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09. 

Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della loro domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione  

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]). Tali direttive abrogano e 

sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE (art. 53 direttiva procedura) e 

2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con effetto dal 21 luglio 2015; le 

stesse possono essere invocate a partire da tale data dai singoli dinanzi ai 

giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove quest'ultimo non abbia 

recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o non l'abbia recepita 

correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 24 novembre 2011 C-468/10 

e C-469/10, ASNEF e FECEMD/Administración del Estado punto 51). 

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Conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione dell'art. 3 

par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

7.  

7.1. I ricorrenti contestano esclusivamente la questione delle garanzie, a 

loro dire, insufficienti ottenute dalla SEM in vista del loro trasferimento 

verso l'Italia giacché appartenenti ad un gruppo vulnerabile. Con tale 

argomento i ricorrenti si riferiscono implicitamente alla clausola di sovranità 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausole discrezionali) 

rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a 

questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità. Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda (cfr. DTAF 2015/9). 

7.2. Sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di persone 

vulnerabili in Italia questo Tribunale si è pronunciato con DTAF 2015/4, 

riprendendo quanto stabilito nella sentenza Tarakhel § 122, secondo cui la 

Svizzera non può procedere al trasferimento di famiglie qualora non 

ottenga garanzie individuali dall'Italia circa la presa in carico adeguata 

conforme all'età dei fanciulli ed alla preservazione dell'unità della famiglia. 

In assenza di tali garanzie individuali da parte dell'Italia vi sarebbe un 

rischio di violazione dell'art. 3 CEDU. Come ritenuto nella citata sentenza 

del Tribunale, le garanzie individuali richieste dalla CorteEDU all'Italia circa 

l'alloggio di minori conformemente ai diritti del fanciullo ed al rispetto 

dell'unità della famiglia non è una questione inerente alle modalità di 

trasferimento bensì costituisce un presupposto materiale di ammissibilità 

dello stesso, in conformità al diritto internazionale. In quanto tale deve poter 

essere sottoposta al controllo del Tribunale. L'autorità preposta al 

trasferimento deve essere in possesso di garanzie individuali e concrete, 

che facciano riferimento al nome ed all'età degli interessati; assumendosi 

il compito di assicurarsi, presso le autorità italiane, che al loro arrivo in Italia 

i richiedenti saranno accolti in strutture e condizioni adatte all'età dei 

bambini e nel rispetto del principio dell'unità della famiglia. Garanzie 

astratte e generali preliminari alla decisione della SEM, come pure 

garanzie specifiche ed individuali al momento del trasferimento, non sono 

né sufficienti, né ritenute conformi alla giurisprudenza sopracitata. 

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7.3. Nella decisione impugnata la SEM ha indicato che sebbene l'Italia 

abbia accettato la sua competenza tacitamente, il 13 gennaio 2016 le 

autorità italiane avrebbero esplicitamente accettato la loro competenza, 

avendo indentificato chiaramente gli interessati quali membri di una e unica 

famiglia comprendente una bambina in tenera età e beneficiari di un 

alloggio consono del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati 

(SPRAR). Infatti il 2 febbraio 2015, l'Italia avrebbe trasmesso agli Stati 

membri una prima presa di posizione con la quale confermerebbe che ogni 

nucleo famigliare con figli minorenni trasferito in Italia sarà alloggiato in 

modo congiunto e in una struttura conforme all'età dei bambini. Dipoi il 

Prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento delle libertà civili e 

dell'immigrazione avrebbe, il 15 aprile 2015, indirizzato un messaggio 

elettronico alla Commissione europea trasmettendo un elenco di progetti 

territoriali d'accoglienza, aderente a SPRAR, in seno ai quali sarebbero 

stati riservati dei posti di accoglienza ai nuclei famigliari con figli minorenni 

trasferiti in Italia in applicazione del Regolamento Dublino III. Con circolare 

dell'8 giugno 2015 l'elenco dei progetti SPRAR sarebbe stato trasmesso 

agli Stati membri. Le autorità avrebbero precisato che i progetti SPRAR 

sono interventi di "accoglienza integrata" continuativi nel tempo che, oltre 

a vitto e alloggio, prevedono misure di informazione, accompagnamento, 

assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali 

e famigliari di inserimento socio economico, anche specifici per minori. 

Inoltre con la sentenza D-4394/2015 del 27 luglio 2015, il Tribunale 

avrebbe concluso che la lista SPRAR della suddetta circolare costituirebbe 

già di per sé la garanzia che l'Italia assicurerà un alloggio consono alla 

famiglia qui ricorrente nel rispetto dell'unità famigliare. Infine, in data 

15 febbraio 2016 le autorità italiane avrebbero trasmesso a tutti gli Stati 

membri una versione aggiornata della lista dei progetti SPRAR riservati alle 

famiglie. 

In conclusione la SEM ritiene avere ottenuto la garanzia individuale e 

sufficientemente concreta che al momento del trasferimento degli 

interessati in Italia, gli stessi saranno ospitati in una struttura conforme 

all'età del figlio e nel rispetto dell'unità famigliare. 

7.4. Nel loro ricorso gli insorgenti hanno lamentato la mancanza di garanzie 

individuali e concrete. In primo luogo, l'autorità inferiore si fonderebbe sulle 

circolari emesse dalle autorità italiane, le quali tuttavia secondo la Suprema 

Corte di Cassazione italiana non sarebbero atti normativi, bensì strumenti 

di comunicazione formale. I giudici della CorteEDU nella sentenza Tarakhel 

§ 121 avrebbero già ritenuto a suo tempo insufficiente la rassicurazione 

formulata dall'Italia circa l'accoglienza di famiglie nei progetti SPRAR. 

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D'altro canto il Tribunale stesso nella sentenza D-5979/2015 (recte:  

E-5979/2015) del 1° ottobre 2015 avrebbe concluso che le circolari e la 

comunicazione del Prefetto non soddisfano le condizioni poste dalla 

CorteEDU. Altresì la lista dei progetti SPRAR della circolare del 

15 febbraio 2016 evidenzierebbe una drastica riduzione dei posti 

disponibili. Nella fattispecie gli insorgenti sarebbero rinviati con volo diretto 

a Milano Malpensa allorquando gli stessi sarebbero registrati a D._______, 

nella Regione Lombardia. Difatti nella comunicazione del 13 gennaio 2016 

le autorità italiane non fornirebbero alcuna indicazione sul luogo esatto in 

cui i ricorrenti sarebbero eventualmente alloggiati, tenuto conto non di 

meno che nella nuova lista dei progetti SPRAR non vi sarebbe alcun 

alloggio previsto in tutta la Lombardia. Tale comunicazione sarebbe 

dunque standardizzata e non corrisponderebbe alle prescrizioni della 

CorteEDU. Pertanto la mancata individuazione concreta del centro di 

accoglienza della famiglia interessata implicherebbe l'impossibilità 

assoluta di una valutazione dell'adeguatezza delle condizioni 

d'accoglienza nel caso concreto e quindi renderebbe conseguentemente 

impossibile un accertamento preliminare soddisfacente dell'inesistenza di 

un rischio di violazione dell'art. 3 CEDU. La lista dei centri SPRAR 

aggiornata nel febbraio 2016 – la quale corrisponderebbe all'esigenza di 

potere disporre d'informazioni attuali a fronte del notevole tempo trascorso 

dalla trasmissione della lista precedente – non costituirebbe una garanzia 

sufficiente, bensì un fattore di ulteriore preoccupazione in ragione della 

drastica riduzione dei posti disponibili. Nell'ipotesi che i posti riservati nella 

lista aggiornata dei progetti SPRAR fossero effettivamente disponibili al 

15 febbraio 2016 e nell'ipotesi che la distribuzione frammentata di tali posti 

non leda l'effettiva possibilità di alloggiare nello stesso luogo le singole 

famiglie senza separarle, occorrerebbe riconoscere che il numero di posti 

è esiguo in rapporto al numero di riammissioni quotidiane verso l'Italia da 

parte di tutti gli Stati membri. La circostanza, nella fattispecie, dell'assenza 

nella lista aggiornata di un progetto SPRAR in Lombardia e la riammissione 

dei ricorrenti tramite Milano Malpensa costituirebbe un ulteriore e decisivo 

elemento che si opporrebbe al loro trasferimento in Italia. 

Di conseguenza la SEM non avrebbe ottenuto garanzie individualizzate e 

concrete sull'effettività delle condizioni di accoglienza dei ricorrenti in Italia. 

8.  

Sulla scorta dei considerandi che precedono, il Tribunale ritiene che la SEM 

ha ottenuto dall'Italia garanzie individuali sufficienti da poter escludere un 

rischio di violazione dell'art. 3 CEDU. 

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Innanzitutto il Tribunale constata che i ricorrenti sono stati riconosciuti dalle 

autorità italiane, seppur unicamente in seguito all'accettazione tacita, come 

nucleo famigliare (cfr. atto A37/1). Nella comunicazione di riammissione 

del 13 gennaio 2016 sono state riportate inoltre le generalità precise degli 

stessi come pure il grado di parentela e le loro date di nascita. Tale 

riammissione menziona esplicitamente che la famiglia sarà alloggiata 

conformemente alla circolare dell'8 giugno 2015. Infine è indicato che il 

nucleo famigliare si deve recare all'aeroporto Malpensa e presentarsi 

all'Ufficio di Polizia di Frontiera (cfr. ibidem). 

La circolare dell'8 giugno 2015 del Ministero dell'Interno (Dipartimento per 

le libertà civili e l'immigrazione, Direzione centrale dei servizi civili per 

l'immigrazione e l'asilo, Unità Dublino) intitolata Dublin Regulation 

Nr. 604/2013 Guarantees for vulnerable cases; familiy groups with minors 

si riferisce espressamente ai centri di accoglienza SPRAR e ne allega una 

lista dettagliata. Il Servizio centrale dello SPRAR è stato istituito dal 

Ministero dell'Interno ed affidato con convenzione all'Associazione 

nazionale dei comuni italiani (ANCI). A sua volta ANCI, per l'attuazione 

delle attività, si avvale del supporto della Fondazione Cittalia. La missione 

del Servizio centrale è quello di ricoprire il suolo di coordinamento e 

consulenza verso servizi speciali di accoglienza, attivati nell'ambito del 

Sistema di protezione e dedicati alle persone appartenenti alle cosiddette 

categorie più vulnerabili, quali minori non accompagnati, disabili anche 

temporanei, soggetti che richiedono assistenza domiciliare, sanitaria, 

specialistica e prolungata, anziani e vittime di torture e di violenze. 

Nonostante il nucleo famigliare con minore a carico non rientri nelle 

categorie vulnerabili testé elencate, il Tribunale non ha motivo di credere 

che tali centri di accoglienza non siano adatti oppure in grado di accogliere 

la famiglia nucleare con minore a carico. 

La lista stilata degli alloggi dello SPRAR per famiglie Dublino 

conformemente alla sentenza Tarakhel è di per sé già una fondamentale 

garanzia da parte dell'Italia di garantire un alloggio consono al nucleo 

famigliare con minore a carico. Il Tribunale non ha pertanto indizi concreti 

per dubitare che l'Italia, nonostante l'importante flusso migratorio che 

caratterizza il Paese, non sia in grado di accogliere la famiglia nucleare 

garantendo un alloggio adeguato all'età del fanciullo ed alla preservazione 

dell'unità della famiglia. 

Altresì con la nuova circolare del 15 febbraio 2016 l'Italia ha trasmesso a 

tutti gli Stati membri una versione aggiornata della lista dei progetti SPRAR 

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riservati alle famiglie. Ciò dimostra che l'Italia è impegnata 

continuativamente a provvedere alloggi consoni alle famiglie. 

Pertanto l'allegazione ricorsuale secondo la quale la circolare, quale atto 

giuridico, non sarebbe atto a garantire le garanzie sufficienti non trova 

fondamento poiché è invece sufficiente stabilire che l'Italia, Stato di diritto, 

si è impegnata e si impegna a garantire un alloggio consono alle famiglie 

da accogliere giusta il Regolamento Dublino III. La menzione della 

sentenza del TAF E-5979/2015 del 1° ottobre 2015 non soccorre gli 

insorgenti poiché, contrariamente a quanto da loro indicato, la sentenza 

non conclude che le circolari e la comunicazione del Prefetto non 

soddisfano le condizioni poste dalla CorteEDU, bensì conclude all'assenza 

di garanzie concrete ed individuali poiché l'Italia in quella fattispecie non 

aveva fornito le garanzie individuali tramite la comunicazione di 

riammissione. Nello stesso senso quindi l'ulteriore allegazione ricorsuale 

secondo cui non vi sarebbero dei progetti SPRAR in Lombardia atti ad 

accogliere gli insorgenti non implica un rischio di violazione dell'art. 3 

CEDU poiché le autorità italiane potrebbero trovare un alloggio consono 

pure al di fuori di tale Regione. Per le autorità svizzere d'asilo è sufficiente 

escludere un rischio di violazione dell'art. 3 CEDU: conoscere il nome del 

centro SPRAR nel quale alloggeranno i ricorrenti non implica dunque un 

rischio di violazione dell'art. 3 CEDU avendo l'Italia, nella presente 

fattispecie, fornito sufficienti garanzie di garantire un alloggio adeguato 

all'età della bambina ed alla preservazione dell'unità della famiglia 

conformemente alla sentenza Tarakhel. 

In sunto, avendo la SEM verificato che l'Italia ha a) riconosciuto, nella 

comunicazione di riammissione, i ricorrenti come famiglia nucleare 

indicandone le precise generalità e le date di nascita di ciascuno e b) 

riservato degli alloggi in seno al progetto SPRAR consoni alla 

preservazione dell'unità della famiglia come pure all'età del fanciullo, il 

Tribunale parte dal principio che l'Italia ha fornito sufficienti garanzie 

individuali così da poter escludere una violazione dell'art. 3 CEDU. 

In conclusione non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione della clausola di sovranità 

da parte della Svizzera, l'Italia è competente per l'esame della domanda 

d'asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a 

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riprenderli in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 

29 Regolamento Dublino III. 

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata in materia della domanda 

di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 

LAsi, posto che gli stessi non possiedono un'autorizzazione di soggiorno in 

Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non vi è più luogo 

di esaminare in maniera distinta le questioni relative all'esistenza di un 

impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 

4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), dal momento che detti motivi sono 

indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una 

procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2). 

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata: le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte. 

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è divenuta senza oggetto. 

11.  

Con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 

9 marzo 2016 sono revocate. 

12.  

12.1. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto. 

12.2. Ritenute infine le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

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Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 9 marzo 2016 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

4.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: