# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53090779-1f29-50e5-ac87-ca5b62963692
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-11-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.11.2014 A-3574/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3574-2013_2014-11-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-3574/2013 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 8  n o v e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Pascal Mollard, Salome Zimmermann,  

cancelliera Sara Friedli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______,  

rappresentata da …,  

 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Divisione principale dell'imposta sul valore aggiunto, 

Schwarztorstrasse 50, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Periodi fiscali dal 1° trimestre 2010 al 4° trimestre 2010 

(aliquota saldo; imposta sull'acquisto). 

 

 

A-3574/2013 

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Fatti: 

A.  

La A._______, in X._______, è la succursale straniera della società 

madre B._______ con sede a Y._______ (…). Essa ha per scopo ogni 

attività finanziaria e fiduciaria, in particolare la consulenza, assistenza, 

gestione ed amministrazione di patrimoni e di investimenti per conto di 

terzi, la negoziazione di investimenti in valute e in altri strumenti 

finanziari, operazioni di cambio anche sul mercato internazionale delle 

valute (cfr. relativo estratto del Registro di commercio). Detta succursale 

è iscritta quale contribuente IVA presso l'Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) dal 1° aprile 2004. 

B.  

Il 4 maggio 2004 la Divisione delle Contribuzioni del Cantone Ticino, 

Ufficio tassazione delle persone giuridiche (di seguito: autorità cantonale) 

ha indicato alla contribuente che la stessa sarebbe stata imposta quale 

società ausiliaria con il trattamento fiscale da lei indicato con scritto 

25 marzo 2004, segnatamente con l'abbattimento forfettario dell'utile 

lordo nella misura del 70% ai sensi dell'art. 93 della legge tributaria del 

Cantone Ticino del 21 giugno 1994 (LT, RL 10.2.1.1). 

C.  

Il 22 settembre 2004, la contribuente ha ottenuto dall'AFC l'autorizzazione 

di applicare l'aliquota saldo del 6 % con effetto a far tempo dal 1° aprile 

2004, così come da lei postulato nella dichiarazione d'adesione del 

15 marzo 2004. Sottoscrivendo la predetta dichiarazione, essa si è 

impegnata ad attenersi a quanto previsto dalla legislazione in materia di 

IVA nonché dall'opuscolo « Aliquote saldo » e ha preso atto di poter 

passare al metodo effettivo al più presto dopo 5 anni civili completi. 

D.  

In data 5, 6 e 15 dicembre 2011, l'AFC ha esperito un controllo presso la 

contribuente dal quale sono emerse alcune irregolarità per i periodi fiscali 

dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2010. Le irregolarità constatate per i 

periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 sono oggetto 

della procedura parallela A-3558/2013, di modo che la presente causa 

porta soltanto sulle irregolarità constate per i periodi fiscali dal 1° gennaio 

2010 al 31 dicembre 2010. 

E.  

Con scritto 19 dicembre 2011, la contribuente ha chiesto all'AFC di 

modificare a partire dal 1° gennaio 2011 l'allestimento del rendiconto IVA 

A-3574/2013 

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e di passare al metodo ordinario trimestrale. Prendendo atto della 

predetta richiesta, con scritto 23 dicembre 2011, l'AFC le ha indicato che 

a partire dal 1° gennaio 2012 essa sarebbe stata tenuta a dichiarare 

l'imposta secondo il metodo effettivo con deduzione dell'imposta 

precedente per la durata di almeno 3 anni. 

F.  

A seguito del predetto controllo, l'AFC ha provveduto, per i periodi fiscali 

dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010, ad una ripresa fiscale 

dell'importo complessivo di 107'236 franchi oltre accessori per il tramite 

dell'avviso di tassazione n. […] del 9 febbraio 2012, da lei designato 

quale decisione. Nell'Allegato principale al predetto avviso di tassazione 

essa ha precisato che l'importo di 107'236 franchi corrisponde alla 

somma (1) tra l'importo di 4'224.80 franchi relativo alla cifra d'affari 

imponibile non dichiarata o dichiarata erroneamente e (2) l'importo di 

103'011.40 franchi relativo all'imposta sull'acquisto per l'ottenimento di 

prestazioni di servizi dall'estero, così come dettagliato nell'Allegato A. 

L'AFC ha peraltro indicato alla contribuente la possibilità di presentare 

reclamo contro il predetto atto entro 30 giorni dalla sua notificazione. 

G.  

Con scritto 9 marzo 2012, la contribuente – per il tramite della sua rappre-

sentante – ha presentato reclamo contro l'avviso di tassazione n. […] del 

9 febbraio 2012. In sunto essa ha contestato (a) la differenza IVA a favore 

dell'AFC pari a 103'011.40 franchi, relativa all'imposta sull'acquisto, 

nonché (b) la comunicazione dell'AFC del 23 dicembre 2011 – malgrado 

non sia oggetto della decisione impugnata – che le impedirebbe il 

passaggio al metodo effettivo a partire dal 1° gennaio 2011. Essa ha per-

tanto postulato che (a) venga annullata la differenza IVA a favore dell'AFC 

pari a 103'011.40 franchi, che (b) venga di conseguenza modificato il 

predetto avviso di tassazione, che (c) venga stabilito il passaggio al 

metodo di rendiconto effettivo a partire dal 1° gennaio 2011; in subordine 

che venga accettato il passaggio al metodo di rendiconto effettivo a 

partire dal 31 dicembre 2011, qualora il reclamo relativo al punto (a) 

estenda il trattamento fiscale (il non assoggettamento dell'ottenimento di 

prestazioni di servizi dall'estero) anche al periodo fiscale 2011; che (d) 

essa venga sentita qualora il reclamo non venga integralmente accolto. 

H.  

Con decisione 17 maggio 2013 designata quale "decisione su reclamo", 

l'AFC ha respinto il reclamo 9 marzo 2012, confermando in particolare la 

ripresa d'imposta dell'importo di 107'236 franchi oltre accessori, ritenendo 

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che la contribuente avrebbe ottenuto delle prestazioni di servizi da 

un'impresa estera soggette all'imposta sull'acquisto. In sunto, essa ha 

ritenuto che sarebbe la contribuente stessa ad aver chiesto il proprio 

assoggettamento, in quanto avrebbe saputo che, essendo a beneficio di 

una tassazione quale ausiliaria a livello cantonale, in cui il costo estero 

per apprezzamento le sarebbe stato riconosciuto forfetariamente nella 

misura del 70% dell'utile lordo, essa doveva assoggettare tali pagamenti 

per l'acquisto le prestazioni di servizi di imprese estere (art. 45 cpv. 1 

lett. a della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l'imposta sul 

valore aggiunto [LIVA, RS 641.20]) beneficiando al contempo del conse-

guente diritto alla deduzione dell'imposta precedente. In simili circostan-

ze, essa ha dunque ritenuto che s'imponeva quindi di riconoscere ai 

pagamenti forfettari la qualità di costi. Dalla contabilità della contribuente 

ciò risulterebbe chiaramente, di modo che detti importi andrebbero im-

posti all'imposta sull'acquisto. La stessa non è tuttavia entrata nel merito 

delle censure concernenti l'aliquota saldo (quali la richiesta di poter 

allestire i rendiconti secondo il metodo effettivo, con effetto retroattivo) in 

quanto non oggetto dell'avviso di tassazione impugnato. 

I.  

Avverso la predetta decisione, A._______, in X._______ (di seguito: 

ricorrente) – sempre per il tramite della sua rappresentante – si aggrava 

ora dinanzi al Tribunale amministrativo federale con ricorso 20 giugno 

2013. La ricorrente postula l'accoglimento del ricorso, e meglio: che (1) i 

disposti no. 1 e 2 della decisione impugnata vengano annullati, che (2) 

eventualmente l'imposta ancora dovuta venga ridotta da 103'011.40 fran-

chi a 73'584.05 franchi, che (3) subeventualmente la pratica venga 

rinviata all'AFC per stabilire in dettaglio l'aliquota saldo effettivamente 

applicabile e definire l'imposta dovuta e che (4) tutte le tasse, spese e 

ripetibili vengano messe a carico dello Stato. In sunto, essa contesta la 

sua imponibilità all'IVA e l'ottenimento di prestazioni di servizi da parte 

della sua sede estera, come pure l'applicabilità della cosiddetta « prassi 

fifty-fifty », censurando la violazione del principio della legalità, poiché 

difetterebbe la base fattuale e legale giustificante una siffatta ripresa 

fiscale da parte dell'AFC. Essa contesta inoltre l'applicazione del metodo 

dell'aliquota saldo al suo caso. 

J.  

Con scritto 8 agosto 2013, l'AFC ha rinunciato a presentare delle 

osservazioni rimandando lo scrivente Tribunale a quanto già indicato 

nella propria decisione. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa ha poi 

postulato il rigetto integrale del ricorso. 

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K.  

Nell'ambito della procedura parallela A-3558/2013 a quella in oggetto, con 

decisione incidentale 27 novembre 2013, lo scrivente Tribunale ha invita-

to l'autorità inferiore a produrre la Circolare n. 9 del 19 dicembre 2001 

della Divisione principale DPB, nonché della propria Comunicazione della 

prassi del 18 aprile 2002, aggiornata al 20 novembre 2002, su cui essa si 

è fondata per applicare la « prassi fifty-fifty ». 

L.  

Sempre nell'ambito della procedura parallela A-3558/2013, una volta 

ricevuti i predetti documenti, con scritto 30 gennaio 2014, la ricorrente ha 

poi avuto l'occasione di esprimersi in proposito. Dal canto suo, con scritto 

5 marzo 2014 l'autorità inferiore ha rinunciato a presentare ulteriori osser-

vazioni. 

M.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 della PA, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF, riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In 

particolare, le decisioni finali rese dall'AFC in materia d'IVA possono 

essere contestate dinanzi ad esso conformemente all'art. 33 lett. d LTAF. 

La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA, 

in quanto la LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). 

1.2 Ciò indicato, in merito alla competenza funzionale dello scrivente 

Tribunale nella presente vertenza, è doveroso precisare quanto segue. 

1.2.1 Giusta l'art. 83 cpv. 1 LIVA, il cui diritto procedurale è applicabile ai 

casi già pendenti al momento della sua entrata in vigore (cfr. al riguardo, 

consid. 3 che segue), le decisioni dell'AFC sono impugnabili con reclamo 

entro 30 giorni dalla notificazione. Ne discende che il contribuente – nella 

misura in cui inoltra un reclamo – dispone di norma del diritto a che l'AFC 

esamini due volte il suo caso e emani due decisioni successive al 

riguardo (la seconda con esigenze di forma più elevate; cfr. [tra le tante] 

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sentenze del TAF A-2534/2012 del 30 ottobre 2013 consid. 1.2.1 con 

rinvii; A-2276/2012 del 29 ottobre 2013 consid. 1.2.1 con rinvii). 

1.2.2 In concreto, l'AFC ha notificato alla ricorrente l'avviso di tassazione 

del 9 febbraio 2012. Essa ha qualificato detto atto di "decisione" e ha 

dunque indicato alla ricorrente ch'essa disponeva di un termine di 

30 giorni per presentare un reclamo. Quest'ultima ha dunque contestato 

la predetta decisione con scritto 9 marzo 2012. Su detta base, la 

decisione qui impugnata è stata emanata il 17 maggio 2013 dall'AFC, la 

quale l'ha qualificata di « decisione su reclamo ». 

Sennonché, in base alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo 

federale, un avviso di tassazione in quanto tale non costituisce una 

decisione. In circostanze normali, siffatto modo di procedere dell'AFC non 

è conforme alla LIVA (cfr. sentenza del TAF A-707/2013 del 25 luglio 2013 

consid. 4, confermata dal TF con DTF 140 II 202). Lo scritto 9 marzo 

2012 non costituisce pertanto un reclamo ai sensi dell'art. 83 LIVA, bensì 

una richiesta di emanazione di una prima decisione di merito (cfr. art. 82 

cpv. 1 lett. c LIVA) e, conseguentemente, la decisione 17 maggio 2013 

dell'AFC non può essere qualificata di decisione su reclamo. 

Cionondimeno, l'atto qui impugnato, che rappresentanza senza ombra di 

dubbio una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, è motivato in dettaglio. Dal 

momento che la ricorrente l'ha deferita direttamente e senza riserve al 

Tribunale amministrativo federale, si deve presumere ch'essa abbia 

accettato, perlomeno implicitamente, di essere stata privata della proce-

dura di reclamo in quanto tale, consentendo a che il suo ricorso venga 

trattato quale ricorso « omisso medio », in applicazione per analogia 

dell'art. 83 cpv. 4 LIVA (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2534/2012 

del 30 ottobre 2013 consid. 1.2.2 con rinvii; A-2276/2012 del 29 ottobre 

2013 consid. 1.2.2 con rinvii; A-707/2013 del 25 luglio 2013 consid. 1.2.3, 

confermata dal TF con DTF 140 II 202). Lo scrivente Tribunale è dunque 

competente per statuire nella presente vertenza. 

1.3 Per quanto attiene alla legittimazione ricorsuale della ricorrente – 

destinataria della decisione qui impugnata e avente dunque di principio 

un interesse a che la stessa venga annullata ai sensi dell'art. 48 cpv. 1 PA 

– occorre precisare quanto segue.  

1.3.1 Per costante giurisprudenza, la succursale – nonostante la certa 

autonomia di cui dispone e la sua iscrizione nel registro di commercio 

svizzero – è priva di esistenza giuridica propria e non ha pertanto la 

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capacità di essere parte (cfr. sentenze del TF 4A_473 del 22 dicembre 

2011 consid. 2.2; 4P.146/2005 del 10 ottobre 2005 consid. 5.2.2; DTF 120 

III 11 consid. 1a; sentenze del TAF A-6381/2012 del 3 giugno 2014 

consid. 1.2 con rinvii; A-2015/2009 del 16 febbraio 2012 consid. 1.3; A-

1521/2006 del 5 giugno 2007 consid. 2.1; JAEGGI/MOLINO, L'imposta sul 

valore aggiunto nelle prestazioni di servizi transfrontaliere tra la casa 

madre e succursale, in: Rivista di diritto amministrativo e tributario 

ticinese [RDAT] 2005 II pag. 641 segg., pag. 644; LOMBARDINI/CLE-

METSON, in: Commentaire romand, Code des obligations II, 2008, n. 7 ad 

art. 641 CC con rinvii). La succursale costituisce solo parte di un'impresa 

e per questo motivo non ha un'esistenza giuridica autonoma dalla stessa: 

in altri termini, ne è parte integrante. Di fatto, i suoi attivi e i suoi debiti 

appartengono alla sua sede (cfr. LOMBARDINI/CLEMETSON, op. cit., n. 7 

seg. ad art. 641 CO con rinvii; JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 644). Ne 

discende che la stessa non dispone di principio della legittimazione ricor-

suale. Nondimeno, la giurisprudenza le concede la possibilità di interveni-

re in una procedura giudiziaria in nome della società principale, in virtù di 

un potere di rappresentanza speciale (cfr. sentenza del TF 4P.146/2005 

del 10 ottobre 2005 consid. 5.2.2 con rinvio). Ciò è segnatamente il caso, 

allorquando il potere di rappresentanza traspare dalle circostanze con-

crete del caso (cfr. sentenze del TAF A-2015/2009 del 16 febbraio 2012 

consid. 1.3; A-1521/2006 del 5 giugno 2007 consid. 2.1 con rinvii). 

1.3.2 In concreto, dall'estratto del registro di commercio svizzero della 

società ricorrente risulta che la stessa è la succursale straniera della 

società madre B._______, con sede principale a Y._______ (…). Di 

principio, la stessa non dispone pertanto della legittimazione ricorsuale 

(cfr. consid. 1.3.1 del presente giudizio).  

Orbene, in casu, viste le circostanze particolari in cui ci si trova, si può 

partire dal presupposto che la succursale straniera in territorio svizzero – 

che in ambito IVA, a determinate condizioni, va considerata come un'enti-

tà distinta dalla sua sede estera e dunque un soggetto fiscale indipenden-

te (cfr. consid. 5 del presente giudizio) – contestando la sussistenza di 

prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero, e meglio da parte 

della sua società madre B._______, con sede principale a X.______ (…), 

abbia di fatto agito in nome e per conto di quest'ultima, di modo che 

risulta legittimata a presentare il presente gravame (cfr. sentenza del TAF 

A-6381/2012 del 3 giugno 2014 consid. 1.2 con rinvii). Per motivi 

meramente di ordine pratico, nel presente giudizio la predetta succursale 

continuerà ad essere designata dallo scrivente Tribunale con il termine di 

« ricorrente ». 

A-3574/2013 

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1.4 Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste 

dalla legge (art. 52 PA). Visto quanto precede, il ricorso è ricevibile in 

ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l'accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) e l'inadegua-

tezza (art. 49 lett. c PA; cfr. ANDRÉ MOSER ET AL., Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2
a
 ed. 2013, n. 2.149; ULRICH HÄFELIN ET AL., 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 6
a
 ed. 2010, n. 1758 segg.).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi 

addotti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 

2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3
a
 ed. 2011, 

no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell'applica-

zione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l'autorità competente 

procede difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina 

altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino 

indizi in tal senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; 

DTAF 2007/27 consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle 

censure ("Rügeprinzip") l'autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le 

censure che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente 

dalla constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza 

sostanziate (cfr. MOSER ET AL., op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non 

è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle 

parti di collaborare all'istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 

consid. 2b). Il dovere processuale di collaborazione concernente in 

particolare il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio 

interesse, comprende, in particolare, l'obbligo di portare le prove 

necessarie, d'informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria 

richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare 

le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Stante l'art. 61 cpv. 1 PA, l'autorità di ricorso decide la causa o 

eccezionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all'autorità inferiore. 

Anche se la procedura di ricorso è retta in maniera generale dal principio 

della massima inquisitoria, non spetta tuttavia alle autorità di ricorso 

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Pagina 9 

ricostruire la fattispecie determinante per la decisione (cfr. sentenza del 

TAF A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 2.2 con rinvii; decisione 

della Commissione federale di ricorso in materia di contribuzioni del 

21 giugno 2004 in: Giurisprudenza delle autorità amministrative della 

Confederazione [GAAC] 68.156 consid. 3bb). Nel contesto della proce-

dura di ricorso si tratta piuttosto di esaminare la fattispecie così come è 

stata stabilita dall’autorità inferiore e, nel caso particolare, di confermarla 

o di completarla. In principio, allorquando l'autorità ammette interamente 

o in parte il ricorso, essa statuisce sul medesimo affare (decisione di 

natura riformatoria; art. 61 cpv. 1 PA ab initio). Eccezionalmente, sussiste 

anche la possibilità di rinviare la causa all'autorità inferiore con istruzioni 

imperative, affinché renda una nuova decisione (decisione di natura 

cassatoria; art. 61 cpv. 1 PA in fine). Siffatto rinvio si giustifica segnata-

mente nel caso in cui altri elementi relativi alla fattispecie devono essere 

constatati e che la procedura di amministrazione delle prove risulta 

essere troppo gravosa (cfr. sentenze del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 

2013 consid. 2.2 con rinvii; A-1362/2006 del 30 maggio 2007 consid. 1.3). 

In una simile evenienza si intende salvaguardare il principio della doppia 

istanza di giudizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente contestare 

questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi, ciò che sarebbe 

escluso se lo scrivente Tribunale statuirebbe (cfr. al riguardo, la già citata 

GAAC 68.156 consid. 3bb con rinvii). Anche se lo scrivente Tribunale è 

competente per procedere a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare la 

fattispecie, è preferibile infine che sia l'autorità inferiore, peraltro la più 

prossima in materia, a pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è invece 

indispensabile allorquando appare che la fattispecie determinante è stata 

manifestamente constatata in maniera inesatta o incompleta e che 

conseguentemente, ciò configura una grave violazione dell'art. 49 

lett. b PA. In simili casi, una decisione di natura riformatoria emanata dallo 

scrivente Tribunale non entra più in linea di conto (cfr. sentenza del TAF 

A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 2.2 con rinvii; MOSER ET AL., op. 

cit., n. 2.191, n. 3.197 e segg.). 

3.  

La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l'art. 113 LIVA, 

le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d'esecuzione 

rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante 

la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in 

esame concerne i periodi fiscali dal 1° trimestre 2010 al 4° trimestre 2010 

– ossia dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 – alla stessa risulta 

dunque applicabile materialmente e formalmente la LIVA. 

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4.  

Nel caso in disamina, in sunto e come già anticipato sub lett. i, la 

ricorrente contesta (i) la sua imponibilità all'IVA, indicando di non essere 

un soggetto fiscale distinto dalla società estera (principio dell'unità 

d'impresa). La stessa nega poi (ii) la sussistenza di prestazioni di servizi 

dall'estero, opponendosi alla conseguente ripresa d'imposta sull'acquisto 

e all'applicazione della cosiddetta « prassi fifty-fifty » al suo caso, censu-

rando l'assenza di base legale e fattuale (violazione principio della 

legalità). In fine, essa ritiene che (iii) l'applicazione del metodo 

dell'aliquota saldo avrebbe degli effetti non adeguati alla sua situazione 

particolare di cui non si sarebbe tenuto conto, di modo che il calcolo 

effettivo del carico fiscale andrebbe rivisto. In alternativa, essa postula la 

rinuncia con effetto al 1° gennaio 2004 all'applicazione del metodo saldo. 

5.  

Visti i quesiti posti dalla ricorrente, occorre innanzitutto chiarire se una 

succursale possa essere qualificata di soggetto fiscale distinto dalla sede 

della società estera e dunque essere imposta all'IVA.  

5.1 Se – come visto in ingresso (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio) –

dal punto di vista meramente processuale una succursale non dispone 

della personalità giuridica e dunque della legittimazione ricorsuale neces-

saria per stare in giudizio, altra è invece la sua situazione in ambito IVA.  

5.2 Per l'IVA la qualità di soggetto passivo d'imposta non dipende dalla 

forma giuridica dell'impresa, potendo essere assoggettate persino impre-

se senza personalità giuridica. Decisivo è piuttosto il genere di attività 

svolta e la capacità di compiere in maniera indipendente un'attività com-

merciale o professionale (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 655 segg.; 

RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la valeur 

ajoutée, 2000, pag. 103).  

5.3 Secondo il principio dell'entità distinta (« Trennungsprinzip »), in 

materia IVA, una collettività di persone (di diritto civile, commerciale o 

pubblico) o un stabilimento d'impresa costituisce un'entità distinta dai suoi 

membri (o dai suoi soci) o dalla società di cui fa parte dal momento in cui 

la collaborazione si manifesta verso l'esterno e che fornisce delle presta-

zioni in proprio nome (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 653; RIVIER/RO-

CHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 104 seg.). Nel caso contrario, essa è 

assoggettata all'IVA quale soggetto unico, ancorché sia organizzata in 

settori d'attività indipendenti e differenti. In base al principio dell'unità 

d'impresa, pertanto, gli uffici, le officine, le succursali, ecc. di un unico 

A-3574/2013 

Pagina 11 

soggetto economico formano un'unità aziendale e costituiscono un solo 

soggetto d'imposta. Le cifre d'affari realizzate tra le varie componenti 

aziendali costituiscono pertanto delle operazioni interne non imponibili 

all'IVA (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 655 segg.; MOLLARD ET AL., op. 

cit., pag. 431 n. 51 segg.) 

5.4 Per quanto attiene in particolare alle prestazioni transfrontaliere, la 

prassi dell'AFC in vigore sotto l'egida della legge federale del 2 settembre 

1999 concernente l'imposta sul valore aggiunto (vLIVA, RU 2000 1300) 

ha sancito che uno ho più stabilimenti d'impresa non vengono considerati 

come un'unità aziendale, bensì ciascuno come soggetto fiscale indipen-

dente. Di conseguenza, lo scambio transfrontaliero di prestazioni fra uno 

stabilimento d'impresa e la sede della società deve essere trattato come 

una cifra d'affari realizzata con terzi (cfr. Promemoria n. 6, « Prestazioni di 

servizi transfrontaliere », versione valevole dal 1° gennaio 2001 al 31 di-

cembre 2007, nonché versione valevole dal 1° gennaio 2008 al 31 dicem-

bre 2009, cifra 1.5 lett. b). In presenza di una prestazione di servizi tran-

sfrontaliera tra uno stabilimento d'impresa svizzero e la sua sede estera 

(o tra la sede svizzera e lo stabilimento d'impresa estero) occorre pertan-

to esaminare caso per caso se si tratta di un'operazione imponibile e se è 

data la territorialità in Svizzera (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 652). 

Tale prassi fiscale, annoverata dallo scrivente Tribunale a più riprese 

(cfr. [tra le tante] DTAF 2008/39 consid. 4.1.1 seg. con i numerosi rinvii), è 

stata ripresa dall'attuale legislazione IVA, la quale mediante l'art. 10 cpv. 3 

LIVA ha creato la base legale per la stessa (cfr. Messaggio del Consiglio 

federale del 25 giugno 2008 concernente la semplificazione dell'imposta 

sul valore aggiunto [di seguito: Messaggio IVA] FF 2008 6033, pag. 6098; 

cfr. Info IVA 02, « Assoggettamento », valida dal 1° gennaio 2010 al 

31 dicembre 2010, pag. 9). In tali circostanze, non vi è ragione di scostar-

si dalla predetta prassi. 

5.5 Giusta l'art. 10 cpv. 3 LIVA, la sede in territorio svizzero nonché tutti 

gli stabilimenti d'impresa in territorio svizzero costituiscono insieme un 

soggetto fiscale. L'art. 7 dell'ordinanza del 27 novembre 2009 concer-

nente l'imposta sul valore aggiunto [OIVA, RS 641.201] precisa che sono 

parimenti considerati un unico soggetto fiscale indipendente tutti gli 

stabilimenti d'impresa in territorio svizzero di un'impresa estera. In virtù 

dell'art. 5 OIVA, per stabilimento d'impresa s'intende una sede fissa di 

affari o di lavoro dove si svolge, in tutto o in parte, l'attività di un'impresa. 

Sono considerati stabilimenti d'impresa segnatamente le succursali, le 

officine, i laboratori, gli uffici di acquisto o di vendita, le rappresentanze 

permanenti, le miniere e ogni altro luogo di estrazione di risorse naturali, i 

A-3574/2013 

Pagina 12 

cantieri di costruzione o di montaggio la cui durata è di almeno 12 mesi, i 

fondi adibiti a scopi agricoli, pastorizi o forestali. Non sono considerati 

stabilimenti d'impresa segnatamente depositi utilizzati esclusivamente a 

scopo di distribuzione, i mezzi di trasporto utilizzati conformemente al loro 

scopo originario, gli uffici d’informazione, di rappresentanza o pubblicitari 

di imprese autorizzate esclusivamente a svolgere le relative attività 

ausiliarie (cfr. Info IVA 02, « Assoggettamento », valida dal 1° gennaio 

2010 al 31 dicembre 2010, pag. 9; sopracitati Promemoria n. 6, cifra 1.4; 

RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 106).  

5.6 Da quanto precede discende che, di principio, la succursale in 

oggetto va qualificata quale stabilimento d'impresa, che nelle operazioni 

transfrontaliere va considerata come un soggetto fiscale distinto dalla 

sede estera ed è pertanto una contribuente IVA distinta da quest'ultima. In 

concreto, il principio dell'unità aziendale non risulta pertanto applicabile, 

di modo che la censura corrispondente della ricorrente va qui respinta. 

6.  

Ciò appurato, vanno ora esaminate le censure concernenti l'imposta 

sull'acquisto in rapporto all'ottenimento di prestazioni servizi da imprese 

con sede all'estero e la loro imponibilità all'IVA (cfr. consid. 6.6 che 

segue), nonché quelle riguardanti l'applicazione del metodo dell'aliquota 

saldo (cfr. consid. 6.7 che segue). A tal fine, verranno dapprima richiamati 

i principi ivi applicabili (cfr. considd. 6.1 – 6.5 che seguono). 

6.1  

6.1.1 Giusta l'art. 1 cpv. 2 lett. b LIVA, la Confederazione riscuote a titolo 

d'imposta sul valore aggiunto un'imposta sull'acquisto di prestazioni di 

imprese con sede all'estero da parte di destinatari che si trovano sul 

territorio svizzero (imposta sull'acquisto).  

6.1.2 Giusta l'art. 45 cpv. 1 LIVA, soggiacciono all'imposta sull'acquisto 

(lett. a) le prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero non iscritte 

nel registro dei contribuenti, purché il luogo della prestazione ai sensi 

dell'art. 8 cpv. 1 LIVA si trovi sul territorio svizzero; (lett. b) l'importazione 

di supporti di dati senza valore di mercato con le prestazioni di servizi e i 

diritti ivi contenuti (art. 52 cpv. 2 LIVA); (lett. c) le forniture sul territorio 

svizzero da parte di imprese con sede all'estero non iscritte nel registro 

dei contribuenti, purché tali forniture non soggiacciano all'imposta sull'im-

portazione. L'art. 45 cpv. 2 LIVA precisa che è assoggettato all'imposta 

sull'acquisto per le prestazioni di cui all'art. 45 cpv. 1 LIVA il destinatario 

delle stesse sul territorio svizzero, sempre che (lett. a) sia assoggettato 

A-3574/2013 

Pagina 13 

all'imposta ai sensi dell'art. 10 LIVA o (lett. b) acquisti nell'anno civile simili 

prestazioni per più di 10'000 franchi e, nei casi di cui all'art. 45 cpv. 1 

lett. c LIVA, sia stato previamente informato per scritto dall'autorità 

competente riguardo all'assoggettamento all'imposta sull'acquisto. 

6.1.3 L'imposta sull'acquisto secondo gli art. 45 – 49 LIVA ha sostituito 

l'ottenimento di prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero 

disciplinato dalla vLIVA (cfr. Info IVA concernente la transizione 01, vale-

vole dal 1° gennaio 2010, pag. 55 cifra 3.1; Messaggio IVA, FF 2008 

6033, pag. 6133; IVO P. BAUMGARTNER ET AL., Vom alten zum neuen 

Mehrwertsteuergesetz, 2010, pag. 277 n. 4).  

In proposito, si apre una piccola parentesi per ricordare che sotto l'egida 

del vecchio regime IVA esisteva una prassi fiscale sviluppata dall'AFC 

secondo cui nella definizione di « prestazione di servizi da imprese con 

sede all'estero » ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA rientravano anche i costi 

per apprezzamento riconosciuti forfetariamente (50% dell'utile lordo) nella 

cosiddetta « prassi fifty-fifty » (o « prassi 50:50 »), così come risultante 

dalla Circolare n. 9 del 19 dicembre 2001 (« Prassi in materia d'imposta 

preventiva e d'imposta federale diretta ») della Divisione principale impo-

sta federale diretta, imposta preventiva, tasse di bollo (di seguito: Divisio-

ne principale DPB), poi ripresa dalla Divisione principale dell'IVA con la 

comunicazione della prassi del 18 aprile 2002 (« Impatto sull'IVA della 

prassi fifty-fifty, o prassi 50:50 ») e l'aggiornamento del 20 novembre 

2002. Tale prassi, abrogata dalla Divisione principale DPB con Circolare 

n. 9 del 22 giugno 2005 (« Prova della giustificazione economica dei costi 

nell'ambito di affari conclusi estero su estero »), è rimasta in vigore 

soltanto per gli accordi stipulati prima della sua entrata in vigore, ma solo 

fino al 31 dicembre 2008 e nella misura in cui i relativi esercizi commer-

ciali terminavano prima del 1° gennaio 2009 (cfr. sentenza del TAF A-

1596/2006 del 2 aprile 2009 consid. 5.3.1; MOLLARD ET AL., op. cit., 

pag. 537 n. 417). A partire dal 1° gennaio 2009 la « prassi fifty-fifty » ha 

dunque smesso di esplicare definitivamente degli effetti in ambito IVA, di 

modo che la stessa risulta inapplicabile sotto il regime della LIVA. 

6.2  

6.2.1 Benché l'art. 1 cpv. 2 lett. b LIVA non preveda più espressamente la 

necessità di un'operazione effettuata a titolo oneroso perché la stessa sia 

imponibile all'imposta sull'acquisto – così come era espressamente pre-

visto dall'art. 5 vLIVA per le prestazioni transfrontaliere – tale presupposto 

sussiste anche sotto il nuovo regime IVA (cfr. ALOIS CAMENZIND ET AL., 

Handbuch zum Mehrwertsteuergesetz [MWSTG], 3
a
 ed. 2012, n. 2091). 

A-3574/2013 

Pagina 14 

Per costante giurisprudenza un'operazione ha carattere oneroso, (a) 

qualora i partecipanti all'operazione siano in un rapporto di fornitore e 

d'acquirente, (b) la prestazione è fornita in cambio di una contropresta-

zione e (c) esiste un legame economico diretto tra la prestazione e la 

controprestazione (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-201/2012 del 

20 febbraio 2013 consid. 3.3 con rinvii). 

6.2.1.1 L'esistenza di un'operazione a titolo oneroso, presuppone dunque 

la sussistenza di almeno due persone: un fornitore (il prestatore) e un 

acquirente (il destinatario; cfr. MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 214 seg. 

n. 166-168; [tra le tante] sentenza del TAF A-201/2012 del 20 febbraio 

2013 consid. 3.3.1 con rinvii).  

6.2.1.2 L'esistenza di un'operazione a titolo oneroso, richiede altresì la 

sussistenza di uno scambio tra una prestazione e una controprestazione. 

Nella misura in cui vi è controprestazione, l'operazione rientra nel campo 

d'applicazione della LIVA. Solo lo scambio di prestazioni permette di 

concludere all'esistenza di un'operazione imponibile (cfr. [tra le tante] 

sentenza del TAF A-201/2012 del 20 febbraio 2013 consid. 3.3.2 con i 

numerosi rinvii).  

La prestazione è definita dall'art. 3 lett. c LIVA come la concessione a 

terzi di un valore economico destinato al consumo nell'aspettativa di una 

controprestazione; sono prestazioni anche quelle che avvengono in virtù 

di una legge o su ordine di un'autorità. La controprestazione – definita 

dall'art. 3 lett. f LIVA, quale valore patrimoniale che il destinatario, o un 

terzo in sua vece, impiega per ottenere in cambio una prestazione – non 

solo costituisce una delle condizioni dell'esistenza dell'operazione IVA, 

ma anche la base di calcolo dell'imposta (cfr. art. 24 cpv. 1 LIVA applica-

bile all'imposta sull'acquisto in virtù del rinvio dell'art. 46 LIVA; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-201/2012 del 20 febbraio 2013 consid. 3.3.2 

con rinvii; MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 173 n. 21).  

6.2.1.3 Un tale scambio presuppone inoltre l'esistenza di un legame eco-

nomico (e non necessariamente giuridico) diretto tra la prestazione e la 

controprestazione ("innerlich wirtschaftlich verknüpft"). La prestazione e la 

controprestazione devono essere dunque direttamente legate dallo scopo 

stesso dell'operazione realizzata. Tale è il caso, quando vi è un rapporto 

di causalità tra la prestazione e la controprestazione, ovvero quando l'una 

non esisterebbe senza l'altra (cfr. DTF 132 II 353 consid. 4.1; 126 II 443 

consid. 6a; sentenza del TF 2C_506/2007 del 13 febbraio 2008 con-

sid. 3.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-201/2012 del 20 febbraio 2013 

A-3574/2013 

Pagina 15 

consid. 3.3.3 con rinvii; MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 173 n. 20 e 

pag. 215 n. 171 e segg.). Detto legame non presuppone per contro 

imperativamente la sussistenza di un rapporto contrattuale, essendo 

determinanti nella sua valutazione, non già i criteri derivanti dal diritto 

civile, bensì i criteri economici e fattuali alla base del potenziale scambio 

di prestazioni (cfr. DTF 126 II 249 consid. 4a). Il predetto legame 

economico diretto va apprezzato in primis dal punto di vista del destina-

tario, in conformità alla concezione dell'IVA quale imposta sul consumo 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-201/2012 del 20 febbraio 2013 

consid. 3.3.3 con rinvii). 

6.3  

6.3.1 Giusta l'art. 37 cpv. 1 LIVA, nella sua versione in vigore nei periodi 

fiscali dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 (cfr. RU 2009 5203), il 

contribuente che realizza una cifra d'affari annua proveniente da pre-

stazioni imponibili pari o inferiore a 5'000'000 franchi e che deve pagare 

nel medesimo periodo imposte pari o inferiori a 100'000 franchi – ora 

5'020'000 franchi, rispettivamente 109'000 franchi secondo l'attuale 

art. 37 cpv. 1 LIVA entrato in vigore il 1° gennaio 2011 (cfr. RU 2010 2055) 

– calcolate in base all'aliquota saldo determinante nei suoi confronti, può 

allestire il rendiconto secondo il metodo delle aliquote saldo (cfr. sentenza 

del TAF A-5126/2012 del 1° ottobre 2013 consid. 2.2.1.1). Giusta l'art. 37 

cpv. 2 LIVA, in caso di applicazione del metodo dell'aliquota saldo, il 

credito fiscale è stabilito moltiplicando il totale di tutte le controprestazioni 

imponibili realizzate in un periodo di rendiconto, comprese le imposte, per 

l'aliquota saldo autorizzata dall'AFC. Secondo l'art. 37 cpv. 3 LIVA, le 

aliquote saldo tengono conto della quota dell'imposta precedente usuale 

per il settore. Sono fissate dall'AFC previa consultazione delle associa-

zioni dei settori interessati; il Controllo federale delle finanze verifica rego-

larmente l'adeguatezza delle aliquote saldo.  

6.3.2 In virtù dell'art. 37 cpv. 4 LIVA, il contribuente che intende allestire il 

suo rendiconto applicando il metodo delle aliquote saldo deve farne 

richiesta all'AFC e applicare tale metodo durante almeno un periodo 

fiscale. Se sceglie il metodo di rendiconto effettivo, il contribuente può 

passare al metodo delle aliquote saldo soltanto dopo tre anni. La modifica 

del metodo di rendiconto può essere effettuata soltanto all'inizio di un 

periodo fiscale. Al riguardo, l'art. 81 cpv. 1 OIVA precisa che i contribuenti 

che intendono passare dal metodo delle aliquote saldo al metodo di 

rendiconto effettivo devono notificarlo per scritto all’AFC entro 60 giorni 

dall'inizio del periodo fiscale a partire dal quale ha luogo il passaggio. In 

caso di notifica tardiva il passaggio ha luogo all’inizio del periodo fiscale 

A-3574/2013 

Pagina 16 

successivo (cfr. Info IVA 12, « Aliquote saldo », valido dal 1° gennaio 

2010 al 31 dicembre 2010, pag. 13 segg. cifre 2.1.1, 2.2.2 e 3.2.2). 

6.3.3 Il sistema di rendiconto secondo il metodo dell'aliquota saldo ha 

unicamente per scopo quello di facilitare dal profilo amministrativo – e 

non finanziario – l'allestimento dei rendiconti d'imposta alle piccole e 

medie imprese: secondo la volontà del legislatore federale tale metodo 

non deve quindi procurare vantaggi o svantaggi fiscali al contribuente ma 

serve soltanto ad alleggerire gli oneri burocratici a carico dei contribuenti 

(cfr. sentenza del TF 2A.518/2002 del 7 agosto 2003 consid. 3.2 con 

rinvii; sentenze del TAF A-5126/2012 del 1° ottobre 2013 considd. 2.2.1.1 

e 2.2.1.4 con rinvii; A-1591/2006 del 10 settembre 2008 consid. 5.3 con 

rinvii). Sotto l'egida della vLIVA l'Alta Corte ha sancito che per evitare il 

verificarsi di abusi che rischierebbero di trasformare il metodo di calcolo 

in parola da strumento di facilitazione del carico amministrativo in 

strumento di ottimizzazione dell'imposta, appare giustificato impedire che 

al termine di ogni periodo fiscale i contribuenti possano scegliere se 

essere tassati per il passato secondo il metodo di conteggio ordinario 

dell'imposta o in base al sistema delle aliquote saldo, a dipendenza di ciò 

che per loro risulta a conti fatti più vantaggioso. Tale circostanza giustifica 

di escludere in linea di principio che questi ultimi possano chiedere una 

revoca con effetto retroattivo del metodo di rendiconto forfettario al quale 

avevano deliberatamente aderito (cfr. sentenza del TF 2A.518/2002 del 

7 agosto 2003 consid. 3.2; DTF 126 II 443 consid. 9; NICOLAS SCHALLER 

ET AL., TVA annotée, 2005, pag. 265 con rinvii). Non sussistendo dei 

motivi per discostarsi dalla predetta prassi, la stessa va applicata anche 

sotto l'egida dell'attuale legislazione IVA, così come già riconosciuto dallo 

scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-5126/2012 del 1° ottobre 

2013 considd. 2.2.1.4 con rinvii). 

6.4 Per costante giurisprudenza – nell'esame di una potenziale operazio-

ne IVA – la registrazione contabile di una prestazione può essere un 

indizio per una qualificazione ai sensi dell'IVA, ma non è tuttavia in grado 

di cambiare la realtà economica dei fatti. Decisivo non è il punto di vista 

contabile, bensì quello economico (cfr. sentenza del TAF A-6182/2012 del 

27 agosto 2013 consid. 3.5 con rinvii, confermata dal TF con sentenza 

2C_896/2013 del 17 marzo 2014). Ciò indicato, in assenza di lacune 

sostanziali o d'irregolarità formali atte a mettere in dubbio la credibilità 

della contabilità del contribuente, come pure in assenza di una divergen-

za manifesta ed importante tra i risultati allibrati e lo stato reale di fatto, le 

autorità fiscali devono attenersi alla presunzione d'esattezza di cui fruisce 

tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3 riguardante le imposte 

A-3574/2013 

Pagina 17 

dirette; DTF 106 Ib 311 considd. 3c e 3d; la già citata sentenza del TAF A-

6182/2012 consid. 3.5; MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 819 n. 60). In 

definitiva, è una lettura complessiva delle prove (dati contabili e altri 

documenti) a dover portare, dal punto di vista economico, all'ammissione 

di uno scambio di prestazioni a titolo oneroso (cfr. sentenza del TF 

2C_896/2013 del 17 marzo 2014 consid. 5.3.3). 

6.5 In ambito IVA, la dichiarazione e il pagamento dell'imposta avvengono 

secondo il principio dell'autotassazione, il quale implica che il contribuen-

te è tenuto a dichiarare spontaneamente l'imposta e l'imposta precedente 

all'AFC (cfr. art. 66 segg. LIVA; sentenza del TAF A-5126/2012 del 1° otto-

bre 2013 consid. 2.1 con rinvii). In virtù di detto principio, spetta altresì al 

contribuente constatare il proprio assoggettamento, determinare la base 

dell'imposizione, calcolare e versare in seguito l'imposta dovuta per un 

determinato periodo di rendiconto nel termine prescritto dalla legge. Egli 

stabilisce l'importo del credito fiscale ed è quindi il solo responsabile del 

completo ed esatto assoggettamento delle sue operazioni imponibili e del 

calcolo corretto dell'imposta precedente. La tassazione è considerata 

conclusa, quando il contribuente consegna all'AFC il rendiconto IVA 

debitamente compilato (cfr. RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 167; 

MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 650 n. 203; [tra le tante] sentenza del TAF 

A-5615/2012 del 29 agosto 2013 consid. 4.1.6 con rinvii). In virtù del suo 

obbligo d'informare il contribuente di qualsiasi nuova prassi che non sia di 

carattere esclusivamente interno (cfr. art. 65 cpv. 3 LIVA), l'AFC ha 

redatto delle istruzioni all'attenzione, nella forma di direttive, di circolari e 

opuscoli informativi. In base al principio dell'autotassazione, le conse-

guenze delle scelte operate da un contribuente in ambito IVA sono 

reputate come a lui note. Egli non può appellarsi all'ignoranza delle 

istruzioni emanate dall'AFC o del fatto che quest'ultima non ha attirato la 

sua attenzione su un punto preciso ivi figurante (cfr. RIVIER/ROCHAT 

PAUCHARD, op. cit., pag. 11 e pag. 167). 

6.6 Ciò sancito, per quanto attiene alle censure relative all'imposta 

sull'acquisto in rapporto all'ottenimento di prestazioni di servizi da 

imprese estere, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue. 

6.6.1  

6.6.1.1 Nella decisione impugnata e dopo avere esposto le basi legali 

applicabili, l'autorità inferiore è partita dal presupposto che, poiché a 

livello cantonale la ricorrente beneficia di una tassazione quale di società 

ausiliaria, in cui il costo estero per apprezzamento le è stato riconosciuto 

forfetariamente nella misura del 70% dell'utile lordo, la stessa sapeva di 

A-3574/2013 

Pagina 18 

dover assoggettare tali pagamenti per l'acquisto di prestazioni di servizi di 

imprese estere (art. 45 cpv. 1 lett. a LIVA) beneficiando nel contempo del 

conseguente diritto alla deduzione dell'imposta precedente. In simili circo-

stanze, essa ha sancito che ai pagamenti forfetari andava riconosciuta la 

qualità di costi. Inoltre, a prescindere dello statuto ottenuto dall'autorità 

cantonale, essa ritiene che ciò troverebbe conferma nella contabilità della 

ricorrente, ove gli importi da lei versati alla propria sede sarebbero stati 

contabilizzati quali costi nel « Conto 300000 COMMISSIONI ». La forza 

probante della sua contabilità la vincolerebbe in virtù della presunzione di 

correttezza della contabilità. In assenza di giustificazioni, le commissioni 

versate alla propria sede così come risultano dalla sua contabilità e 

riconosciute forfetariamente dall'autorità cantonale quale copertura dei 

costi, dovrebbero dunque essere imposte all'imposta sull'acquisto di 

prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero. 

6.6.1.2 In completo disaccordo con quanto precede, la ricorrente indica 

che le riprese effettuate dall'autorità inferiore riguarderebbero delle parti 

di utili attribuite come « precipuum » alla sua sede all'estero e non degli 

oneri (controprestazioni) per delle prestazioni di servizi ricevute da 

quest'ultima imponibili all'IVA. In proposito, essa ritiene che l'AFC non 

avrebbe fornito nessuna prova che potrebbe confermare il contrario. 

Operando le riprese qui contestate, senza fornire la relativa base fattuale 

e legale, essa avrebbe violato in modo palese il principio della legalità. 

A sostegno della sua posizione, essa spiega di aver chiesto ed ottenuto 

dall'autorità cantonale, di essere trattata come società ausiliaria ai sensi 

dell'art. 28 cpv. 3 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'armoniz-

zazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID, RS 

642.14), con la conseguenza che il 70% dell'utile (dopo deduzione dei 

costi amministrativi intercorsi in Svizzera) viene attributo alla sede 

all'estero, mentre il 30% dell'utile rimanente viene imposto in Svizzera. 

Con questa formula, essa ritiene che sarebbe stato semplicemente 

stabilito il calcolo di ripartizione internazionale dell'utile tra la sede 

principale e la succursale della B:______. Per mostrare nel rendiconto 

della succursale l'utile effettivamente soggetto a tassazione, la quota 

dell'utile del 70% attribuita alla sede sarebbe stata trattata come un costo. 

Non essendoci voci appropriate nel programma contabile utilizzato, essa 

avrebbe dunque provveduto a registrare le attribuzioni alla sede nel conto 

« 300000 Commissioni ».Si tratterebbe pertanto di un trattamento formale 

volto soltanto alla messa in evidenza della quota di utile tassabile in 

Svizzera, tant'è che per queste operazioni non vi sarebbe alcuna pezza 

giustificativa. 

A-3574/2013 

Pagina 19 

Essa ritiene altresì che l'autorità inferiore avrebbe applicato a torto la 

cosiddetta « prassi fifty-fifty » ai periodi fiscali dal 1° gennaio 2010 al 

31 dicembre 2010 – come nel caso parallelo di cui all'incarto A-3558/2013 

concernente i periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 – 

riprendendo integralmente la valutazione effettuata sulla base della Co-

municazione del 18 aprile 2002 dell'AFC, aggiornata al 20 novembre 

2002, senza tuttavia fare alcun riferimento alla stessa. Peraltro, l'autorità 

cantonale le avrebbe concesso una quota di utile tassati fuori Svizzera 

del 70% e non il riconoscimento di spese forfettarie pari al 50% come 

nella predetta prassi. Anche questo mostrerebbe che l'autorità cantonale 

non avrebbe qualificato la fattispecie come un caso soggetto alla « prassi 

fifty-fifty ». In ogni caso essa indica di non essere mai stata dell'avviso 

che detta prassi trovasse applicazione alla sua situazione, rispettivamen-

te non era cosciente del fatto che questa prassi avrebbe potuto essere 

applicata al suo caso di ripartizione internazionale. Se si ammettesse il 

contrario, allora la ripresa d'imposta andrebbe fatta sul 50% dell'utile 

attribuito alla sede e non sul 70%, in quanto detta prassi indica che è 

soltanto il 50% dell'utile lordo a valere come prestazione di servizi da 

parte della sede estera. Ne discende che le riprese andrebbero allora 

ridotte al 50% come definito nella prassi dell'AFC. 

6.6.2 Viste le argomentazioni contrastanti delle parti, di fatto si tratta di 

chiarire da un lato se il caso della ricorrente ricada sotto l'applicazione 

della cosiddetta « prassi fifty-fifty » a cui essa fa riferimento e d'altro canto 

se le prestazioni ricevute dalla sede estera costituiscono delle prestazioni 

di servizi a imprese con sede all'estero soggette all'imposta sull'acquisto 

ai sensi dell'art. 45 cpv. 1 lett. a LIVA, così come sancito dall'autorità 

inferiore. 

6.6.2.1 In proposito, lo scrivente Tribunale rileva innanzitutto che dagli atti 

dell'incarto risulta che la qui ricorrente beneficia a livello cantonale di un 

trattamento fiscale particolare quale società ausiliaria giusta l'art. 93 LT e 

l'art. 28 cpv. 3 LAID, così come accordatole dall'autorità cantonale, con 

scritto 4 maggio 2004, facente riferimento per quanto attiene all'entità del 

trattamento fiscale a quanto indicato nello scritto 25 marzo 2004 della 

ricorrente (cfr. doc. 7 prodotto da quest'ultima). Secondo i termini pattuiti, 

il 70% dell'utile conseguito viene attribuito alla sede all'estero (« […] il 

70% deve essere pagato all'estero […] »), mentre il 30% dell'utile 

rimanente viene invece imposto in Svizzera (« […] per il calcolo dell'impo-

nibile dalla cifra d'affari andranno dedotte le spese amministrative 

svizzere e tale risultato sarà poi imponibile al 30% […] »). Nel caso in 

esame, si è dunque in presenza di un accordo « 70/30 ». 

A-3574/2013 

Pagina 20 

6.6.2.2 Tenuto conto di quanto suesposto, poiché la Circolare n. 9 del 

19 dicembre 2001 della Divisione principale DPB prevede espressamente 

l'applicazione della « prassi fifty-fifty » al caso della società ausiliaria, 

nulla materialmente si oppone di per sé ad una sua applicazione anche 

alla ricorrente, succursale di una società estera, avente concluso un 

accordo fiscale con analogo contenuto a quanto previsto dalla predetta 

prassi (70% utile lordo attribuito alla sede estera, anziché 50% come 

nella « prassi fifty-fifty »). Sennonché la « prassi fifty-fifty » è stata abro-

gata formalmente con Circolare n. 9 del 22 giugno 2005 della Divisione 

principale DPB ed è formalmente applicabile solamente agli accordi 

conclusi allorquando essa era in vigore, ma limitatamente alle operazioni 

IVA concluse sino al 31 dicembre 2008 (cfr. consid. 6.1.3 del presente 

giudizio). Ne discende che, se di principio la « prassi fifty-fifty » si rivela 

potenzialmente applicabile all'accordo fiscale concluso il 4 maggio 2004 

dalla ricorrente con le autorità cantonali ticinesi (ovvero durante il suo 

periodo di validità), tuttavia non lo è per i periodi fiscali dal 1° gennaio 

2010 al 31 dicembre 2010. Di conseguenza, all'utile lordo attribuito alla 

sede estera non può essere riconosciuta la qualità di costi e dunque di 

prestazioni di servizi da imprese con sede estera soggette all'imposta 

sull'acquisto, in applicazione di una prassi che non esplica di fatto alcun 

effetto per i periodi fiscali in oggetto. 

6.6.2.3 Ciò posto, come visto (cfr. consid. 6.6.1.1 del presente giudizio), 

l'autorità inferiore giustifica la ripresa fiscale partendo dal presupposto 

che la ricorrente, chiedendo il proprio assoggettamento ed essendo a be-

neficio di una tassazione quale ausiliaria a livello cantonale, in cui il costo 

estero per apprezzamento le sarebbe stato riconosciuto nella misura del 

70% dell'utile lordo, sapeva di dover assoggettare tali pagamenti per 

l'acquisto di prestazioni di servizi di imprese estere. Su detta base essa 

ha dedotto che ai pagamenti forfettari andava riconosciuta la qualità di 

costi. Sennonché così facendo, anche senza nominarla in quanto tale, di 

fatto essa non fa che riprendere la presunzione sviluppata sotto l'egida 

della « prassi fifty-fifty » e applicarla ai periodi fiscali dal 1° gennaio 2010 

al 31 dicembre 2010. Tale circostanza risulta chiaramente dall'Allegato A 

all'avviso di tassazione n. […] del 9 febbraio 2012, ove l'AFC ha indicato 

in riferimento al conto « 300000 Commissioni » e ai versamenti effettuati 

alla sede estera secondo l'accordo con l'autorità cantonale « 70/30 » 

quanto segue: « **
)
 trattamento fiscale come a suo tempo previsto per le 

società ausiliarie (vedi comunicazione della prassi del 18 aprile e del 

20 novembre 2002 » (cfr. citato allegato annesso al doc. 3 dell'incarto 

prodotto dall'AFC [di seguito: inc. AFC). Se è vero che all'epoca del suo 

assoggettamento la ricorrente poteva e doveva conoscere gli effetti della 

A-3574/2013 

Pagina 21 

« prassi fifty-fifty » sui suoi versamenti alla sede estera, vero è anche che 

l'AFC non può prescindere dal considerare che per i periodi in oggetto 

detta prassi è tuttavia inapplicabile. Per giustificare la ripresa fiscale, deve 

sussistere uno scambio di prestazioni (cfr. consid. 6.2.1 del presente 

giudizio), ciò che l'AFC non ha ancora dimostrato a sufficienza, non 

risultando agli atti la prova che quanto versato dalla ricorrente alla sua 

sede estera avrebbe un qualsiasi legame con una prestazione fornita da 

quest'ultima. Che poi dalla contabilità della ricorrente risulti come 

quest'ultima abbia versato degli importi alla propria sede estera 

utilizzando il « Conto 300000 COMMISSIONI » (cfr. atti di cui al doc. 3 

dell'inc. AFC), di per sé non basta per desumere la sussistenza di uno 

scambio di prestazioni imponibile all'IVA. 

6.6.2.4 In definitiva, si deve dunque concludere che l'autorità inferiore, 

considerando applicabile la « prassi fifty-fifty » alla ricorrente e rinuncian-

do – di conseguenza – ad un esame più approfondito della sussistenza 

dei presupposti per l'ammissione di uno scambio di prestazioni imponibile 

all'imposta sull'acquisto ai sensi dell'art. 45 cpv. 1 lett. a LIVA, è partita da 

un falso presupposto. In tali circostanze, la causa deve essere rinviata 

all'autorità inferiore affinché la stessa provveda all'istruzione della causa, 

tenuto conto dell'inapplicabilità della « prassi fifty-fifty » – segnatamente 

all'accertamento dell'esistenza di un tale scambio di prestazioni – ed 

emani successivamente una nuova decisione (cfr. art. 61 cpv. 1 PA; 

parimenti, consid. 2.2 del presente giudizio).  

Alla luce di quanto precede, su questo punto il ricorso va pertanto accolto 

e la decisione annullata. 

6.7 Riguardo invece alle censure sull'allestimento dei rendiconti secondo 

il metodo dell'aliquota saldo, lo scrivente Tribunale osserva quanto segue. 

6.7.1  

6.7.1.1 Nella decisione impugnata, l'autorità inferiore non è entrata nel 

merito delle censure sollevate avverso la comunicazione della Divisione 

Riscossione dell'AFC del 23 maggio 2011 negante alla ricorrente il diritto 

all'allestimento dei rendiconti secondo il metodo effettivo con effetto 

retroattivo dal 1° gennaio 2011, in quanto non oggetto della decisione da 

lei esaminata su reclamo. Per quanto attiene alle regole per l'applicazione 

dell'aliquota saldo esposte in maniera esaustiva negli opuscoli informativi, 

essa ritiene che in virtù del principio dell'autotassazione le stesse devono 

essere note alla ricorrente. Essa ha pertanto considerata quest'ultima 

quale unica responsabile di ciò che definisce « una clamorosa svista » e 

A-3574/2013 

Pagina 22 

che deve perciò sopportare le conseguenze derivanti da una situazione 

che lei stessa avrebbe creato postulando l'allestimento dei rendiconti 

secondo il metodo dell'aliquota saldo. 

6.7.1.2 Dal canto suo, la ricorrente contesta nuovamente in sede ricor-

suale l'applicazione del metodo dell'aliquota saldo, invocando di un errore 

di valutazione in quanto inconsapevole che l'AFC potesse applicarle le 

regole della prassi « fifty-fifty » al suo caso particolare. La scelta di questo 

metodo si rivelerebbe come un errore di grande portata e una clamorosa 

svista con conseguenze sproporzionate. A suo avviso, partendo dal pre-

supposto che il 70% attribuiti alla sede corrispondono a delle prestazioni 

ottenute dall'estero, allora ci si dovrebbe domandare se l'aliquota saldo a 

lei applicata è adeguata. Essa ritiene infatti che le verrebbe applicata 

l'aliquota massima che partirebbe dall'ipotesi di un plusvalore molto alto, 

allorquando essa raggiungerebbe costantemente un plusvalore molto più 

basso rispetto a quello di imprese di consulenza finanziaria esclusiva-

mente indigene, circostanza di cui l'AFC non avrebbe tenuto conto. A suo 

avviso, visto che il plusvalore da lei raggiungibile ammonterebbe al 30% 

di quello ipotizzabile sulla base della cifra d'affari, l'aliquota dovrebbe 

essere così ridotta del 70% e ammontare all'1.8% (invece del 6%) rispetti-

vamente al l'1.9% (invece del 6.4%). Per quanto attiene il calcolo effettivo 

del carico fiscale, la questione sarebbe da rimandare all'autorità inferiore 

per stabilire in dettaglio l'aliquota applicabile e definire l'imposta dovuta. 

In alternativa, essa postula che gli venga concesso di rinunciare con 

effetto retroattivo al 1° gennaio 2004 all'applicazione del metodo saldo. 

6.7.2  

6.7.2.1 In proposito, come giustamente sancito dall'autorità inferiore, lo 

scrivente Tribunale non può che rilevare come la decisione impugnata 

non porti sul rifiuto da parte dell'autorità competente del ritorno all'aliquota 

effettiva con effetto retroattivo – lui oggetto dello scritto 23 dicembre 2011 

dell'AFC (cfr. doc. A allegato al doc. 4 dell'inc. AFC) – bensì unicamente 

sulla ripresa fiscale in rapporto alle prestazioni di servizi a società con 

sede all'estero. La richiesta di applicazione retroattiva del metodo 

dell'aliquota effettiva – peraltro non attuabile secondo la legislazione IVA 

(cfr. consid. 6.3.3 del presente giudizio) – è pertanto qui irricevibile. 

Analogo discorso vale per quanto attiene la contestazione dell'ammontare 

dell'aliquota saldo applicabile al suo caso, dal momento che la ricorrente 

solleva tale censura per la prima volta soltanto in sede ricorsuale. 

6.7.2.2 Ad ogni modo, lo scrivente Tribunale non può fare a meno di 

rilevare come sia la succursale stessa ad aver accettato di essere impo-

A-3574/2013 

Pagina 23 

sta ad un'aliquota saldo pari al 6% nell'apposito formulario da lei sotto-

scritto il 15 marzo 2004 (cfr. doc. 2 dell'inc. AFC; attualmente aliquota 

saldo del 6.4%). Contestarne ora l'adeguatezza a motivo che avrebbe 

ignorato l'applicabilità della « prassi fifty-fifty » alla propria situazione – 

prassi che, come visto (cfr. consid. 6.6.2.2 del presente giudizio) non è 

tuttavia applicabile ai periodi fiscali in oggetto – e le relative conseguen-

ze, allorquando nel proprio reclamo aveva indicato che « […] Ciò che è 

sicuramente determinante è che la contribuente ha chiesto immediata-

mente l'assoggettamento IVA al momento della sua iscrizione a RC, 

proprio in conformità alla LIVA e soprattutto alla prassi in vigore 

("comunicazione della prassi, "impatto sull'IVA della prassi 50:50" del 

18 aprile 2002 e aggiornamento del 20 novembre 2002") […] » (cfr. doc. 4 

dell'inc. AFC, pag. 2) risulta piuttosto contraddittorio e partendo, poco 

credibile. Peraltro, come giustamente rilevato dall'autorità inferiore, in 

virtù del principio di autotassazione la ricorrente non può appellarsi 

all'ignoranza delle istruzioni emanate dall'AFC e alle conseguenze della 

loro applicazione al suo caso particolare (cfr. consid. 6.5 del presente 

giudizio). Poiché lo scopo del metodo dell'aliquota saldo non è quello di 

alleggerire l'onere fiscale del contribuente, bensì unicamente di semplifi-

care la gestione della contabilità (cfr. consid. 6.3.3 del presente giudizio), 

le considerazioni di ordine economico avanzate dalla ricorrente per libe-

rarsi dell'aliquota saldo a lei applicata non entrano qui in linea di conto. 

7.  

Visto quanto precede, nella misura in cui è ricevibile (cfr. consid. 6.7.2 del 

presente giudizio), il ricorso è parzialmente accolto conformemente al 

consid. 6.6.2.4, ai sensi del quale la causa è rinviata all'autorità inferiore 

affinché emani una nuova decisione, provvedendo all'istruzione della 

causa e all'esame della sussistenza di uno scambio di prestazioni per i 

periodi fiscali dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 (cfr. art. 61 

cpv. 1 PA). Per il resto il ricorso deve invece essere respinto. 

8.  

8.1 Visto l'esito della lite che vede la ricorrente in parte soccombente, 

giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura – ridotte di conseguenza 

– sono poste a carico di quest'ultima (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispe-

cie esse sono stabilite in 2'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che 

verrà detratto dall'anticipo spese di 5'500 franchi versato dalla ricorrente 

l'8 luglio 2013. L'importo rimanente di 3'500 franchi le verrà restituito, ad 

A-3574/2013 

Pagina 24 

avvenuta crescita in giudicato del presente giudizio, previa indicazione 

delle coordinate bancarie o postali ove effettuare il versamento.  

8.2 L'autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può 

d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente una indennità per le spese 

indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato (cfr. art. 64 

cpv. 1 PA). Giusta l'art. 7 cpv. 2 TS-TAF, se la parte vince solo parzial-

mente, le spese ripetibili sono ridotte in proporzione. Ciò indicato, vista la 

complessità della causa e degli allegati di merito, si giustifica altresì 

l'assegnazione alla ricorrente di un importo pari 3'000 franchi a titolo di 

indennità di ripetibili, importo posto a carico dell'autorità inferiore. 

(il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

  

A-3574/2013 

Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Nella misura in cui è ricevibile, il ricorso è parzialmente accolto conforme-

mente al consid. 6.6.2.4, ai sensi del quale la causa è rinviata all'autorità 

inferiore affinché provveda alla sua istruzione – tenuto conto delle 

indicazioni dello scrivente Tribunale – ed emani in seguito una nuova 

decisione. Per il resto il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di 2'000 franchi sono poste a carico della ricorrente 

e detratte dall'anticipo spese di 5'500 franchi da lei versato a suo tempo. 

L'importo rimanente di 3'500 franchi le verrà restituito, alla crescita in giu-

dicato del presente giudizio, previa indicazione delle coordinate bancarie 

o postali ove effettuare il versamento. 

3.  

L'autorità inferiore corrisponderà alla ricorrente l'importo di 3'000 franchi a 

titolo di indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. **** / Rim; atto giudiziario) 

 

(i rimedi giuridici sono indicati alla pagina seguente) 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

  

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Pagina 26 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine 

di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). 

Gli atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. 

La decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i docu-

menti indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: