# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b060fe6a-b3d0-5b45-b52c-1b30847b8c50
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.11.2010 39.2010.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2010-3_2010-11-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2010.3

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  10 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 marzo 2010 di

 

	
   

  	
  1.  RI 1   

  2.  RI 2   

  tutti rappr.
  da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

   

   

   

   

   

  in relazione al caso:

  	
  Cassa CO 1,   

   

  in materia di assegni di famiglia

   

   

   

  PI 1,  

  rappr. da: RA 2,  

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 18
novembre 2008 RI 1 ha inviato alla Cassa CO 1 uno scritto del seguente tenore:

 

" 
(…)

Con la presente vi chiedo di voler immediatamente
interrompere il versamento dell'assegno familiare che la mia ex moglie sta
ricevendo indebitamente da gennaio 2008.

Come potete infatti vedere dalla sentenza
allegata, dall'8 gennaio 2008, mia figlia RI 2 è stata affidata a me e vive con
me a __________. La mia ex moglie ha un diritto di visita subordinato alla
volontà della figlia di incontrarla.

 

Da gennaio 2008 non è più andata nemmeno una
notte a dormire con sua mamma, che non contribuisce più in nessun modo al suo
mantenimento.

 

In base all'art. 5 della Legge cantonale degli
assegni familiari, rispettivamente all'art.3 del  Regolamento di applicazione,
vi chiedo quindi di provvedere da subito (novembre 2008) al pagamento diretto
dell'assegno sul mio conto CCP 65-270018-5." (Doc. C)

 

                               1.2.   Con
decisione su opposizione del 22 febbraio 2010 la Cassa CO 1, per il tramite
dell'Ufficio stipendi e assicurazioni del personale della __________, ha
confermato la decisione dell'11 gennaio 2010 (cfr. Doc. I) con la quale ha
rifiutato di versare gli assegni familiari direttamente a RI 1, rilevando:

 

" 
In risposta alla sua lettera del 9 febbraio
scorso (indirizzata alla nostra Cassa di compensazio­ne e girataci per
competenza), ribadiamo nuovamente quanto già dichiarato nel nostro scritto
dell'11 gennaio scorso e cioè che secondo l'art. 7 della LAFam, il diritto agli
assegni familiari spetta innanzitutto alla persona che esercita un'attività
lucrativa, per cui alla signora PI 1; essendo il signor RI 1 a beneficio di una rendita d'invalidità.

 

Confermiamo pertanto che senza una modifica
dell'assetto (Decreto della Pretura) non pos­siamo cambiare il destinatario del
pagamento degli assegni famigliari.

 

Precisiamo inoltre che le affermazioni attribuite
al signor __________ nel suo scritto del 9 febbraio 2010 sono totalmente
soggettive e non hanno alcun fondamento di veridicità." (Doc. A)

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione del 21 febbraio 2010, RI 1 ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.

                                         Il suo
patrocinatore chiede, in via principale, di versare direttamente gli assegni
all'assicurato, in subordine alla figlia RI 2, a far data dal gennaio 2008 e al riguardo osserva:

 

" 
(…)

Ø   con allegato decreto 3 luglio 2008 la Pretura di __________ ha omologato
la convenzione tra la signora PI 1 e il signor RI 1 secondo la quale la figlia
RI 2 è affidata per le cure e l'educazione al padre RI 1. Detto altrimenti,
comprovato che la figlia RI 2 abita con il padre RI 1 a far data 8 gennaio 2008 (doc. J);

Ø   la signora PI 1 non intrattiene alcuna relazione con la figlia RI
2;

 

 

 

Ø   la signora PI 1 non provvede in alcun modo al sostentamento della figlia, non si
fa carico di nessun impegno economico (e non economico) relativo alla di lei
figlia;

Ø   la signora PI 1 trattiene e utilizza per sé medesima, da sempre,
gli assegni per figlia a lei erogati, senza mai averli versati e/o impiegati a
favore della figlia RI 2, né tanto meno riversati al padre RI 1, che si occupa
da solo della figlia.

 

(…)

 

22. A
fronte della documentazione qui ancora allegata, alla luce del fatto che la
madre non ha mai versato gli assegni per figli a chi realmente si occupa della
di lei figlia e che gli stessi vengono utilizzati ad altro fine non pertinente,
comprovato altresì che la figlia, che non intrattiene più alcuna relazione con
la madre, abita presso il padre, la Cassa __________ non è legittimata a negare
l'autorizzazione al versamento
degli assegni per figli direttamente alla beneficiaria, per il tramite del
signor RI 1, unica ed effettiva persona che si prende cura della bambina RI 2.

 

23. Di
converso, proprio nell'ottica di una corretta applicazione della vigente
legislazione, specificatamente dell'art. 9 LAFam, qualora gli assegni per figli
non siano impiegati debitamente, la Cassa CO 1 deve autorizzare il versamento
alla terza persona, a meno che l'avente diritto alle allocazioni non provi che
abbia proceduto ai versamenti a tempo e per l'intero ammontare o che gli stessi
siano stati utilizzati a compensare un onere finanziario della figlia, la
qualcosa evidentemente non è data, poiché mai avvenuta!

 

24. Il
succitato disposto si prefigge proprio di garantire che gli assegni familiari
siano effettivamente destinati al mantenimento del figlio. A tale fine, è reso possibile il versamento a un terzo (da Rapporto
complementare della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del
Consiglio nazionale, ad art. 9 LAFam).

 

25. Di
siffatte considerazioni, in applicazione dell'art. 9 LAFam, a codesta lodevole
Corte si chiede il versamento dell'assegno per figli direttamente alla figlia,
unica e legale beneficiaria del medesimo, per il tramite dello stesso RI 1, in modo tale da permettere che il medesimo venga finalmente impiegato allo scopo prefisso e
conformemente ai dettami di legge e non altrimenti.

 

26. Per
quanto attiene gli assegni indebitamente riscossi dalla madre, signora PI 1,
specificatamente da gennaio 2008 data a partire dalla quale la madre non si è
più assunta nessuna spesa di mantenimento o quant'altro riguardante la figlia RI
2, si chiede che gli stessi vengano restituiti e riversati alla legittima
beneficiaria. (…)" (Doc. I)

 

                               1.4.   Il 21 aprile
(in lingua tedesca, cfr. Doc. VI e Doc. VII) e il 3 maggio 2010 (in lingua
italiana) la Cassa CO 1 ha trasmesso al TCA la seguente risposta di causa:

 

" 
(…)

L'estratto del verbale dell'11 maggio 2000 conferma che la figlia RI 2 vive
presso la madre e che al padre è stato concesso il diritto di visita. Siccome
il padre gode di una rendita Al e quindi non ha diritto agli assegni familiari,
abbiamo versato tali assegni alla signora CO 1 tramite il datore di lavoro __________.

 

In un recente accordo tra RI 1 e PI 1 del 10
giugno 2008 si dichiara che ora la figlia RI 2 vive presso il padre. Dal
punto di vista finanziario è stato deciso di versare al padre la rendita per i
figli Al. Non è stato fatto invece alcun riferimento agli assegni familiari.

 

Abbiamo provveduto a comunicare alla madre di RI
2 che gli assegni familiari vanno utilizzati per il mantenimento della figlia.
Abbiamo anche chiesto alla signora PI 1 di farci pervenire una comunicazione
scritta sull'effettivo utilizzo degli assegni familiari. Tuttavia, la signora PI
1 e il suo avvocato si rifiutano di inviarci tale conferma. Per ulteriori
dettagli a riguardo è possibile consultare lo scambio di e-mail tra il datore
di lavoro __________ e la nostra cassa di compensazione familiare.

 

In qualità di beneficiario di rendita Al, il
signor RI 1 non ha potuto richiedere nessun assegno e la signora PI 1 rimane
quindi l'unica ad usufruire delle indennità. Questa è stata la nostra
decisione. Tuttavia, non siamo a conoscenza delle misure adottate dalla signora
PI 1 per il mantenimento di sua figlia.

 

Abbiamo deciso quindi di bloccare i versamenti
delle indennità familiari alla signora PI 1 a partire dal 31 marzo 2010 finché non sarà deciso chi sarà il beneficiario delle stesse indennità.

 

In allegato trovate i diversi documenti." (Doc. XII)

 

                               1.5.   Il 29 aprile
2010 il Presidente del TCA ha ordinato la chiamata in causa di PI 1,
assegnandole un termine di 15 giorni per esaminare l'intero incarto e per
formulare osservazioni (cfr. Doc. XI).

 

                                         Il 12
maggio 2010 il patrocinatore di PI 1 si è così espresso:

 

" 
(…)

A nome e per conto della
signora PI 1, comunico che la stessa é sempre stata dell'idea che questo
assegno fosse a favore della figlia RI 2.

 

Tuttavia non era d'accordo di trasmetterlo nelle
mani dell'ex marito; tant'è che gli accordi presi avevano previsto il regime
attualmente in vigore.

 

Purtroppo il padre è riuscito a plagiare la
figlia al punto che, non solo ella vive con il padre, ma non vuole più vedere
la mamma.

 

La mia cliente accetterebbe che RI 2 stia con RI 1, a condizione però di beneficiare regolarmente del diritto di visita. Così facendo, la figlia
potrebbe ricevere l'importo dell'assegno.

 

Alla signora PI 1 interessa solo il bene della
figlia, mentre che all'ex marito interessano solo i soldi, al punto che non si
accorge del male che procura a una figlia che oggi detesta (per influenza
paterna) la madre.

 

La resistente voleva poter puntualizzare questi
fatti, rimettendosi al giudizio di questo Tribunale.

E' vero che non é questa la sede per far valere
il diritto di visita e per richiedere le eventuali misure per la tutela dei
minori (che siamo convinti siano necessarie), ma era giusto rendere edotto questo Tribunale dei motivi
per cui si é giunti a questo punto." (Doc. XIII)

 

                                         Al
proposito la Cassa CO 1 il 25 aprile 2010 ha rilevato:

 

" 
(…)

·  Non facciamo
alcun commento sulla lettera dello studio legale notarile __________ del 12
maggio 2010.

 

·  Dal momento
che manca a tutt'oggi la documentazione necessaria per un cambiamento del
concorso di diritto, un eventuale cambiamento avverrà al più presto nell'aprile
2010." (Doc. XV)

 

                               1.6.   Il 29 maggio
2010 il rappresentante di RI 1 e RI 2 ha inviato uno scritto al TCA nel quale sottolinea in particolare:

 

" 
(…)

2.
  A prescindere dallo
sconcertante comportamento della madre, ciò che emerge e che maggiormente
lascia interdetti risulta essere l'atteggiamento della stessa CC CO 1, la
quale, benché fosse a conoscenza della reale situazione di fatto già a far data
dal 18 novembre 2008 e più volte sollecitata a valutare la questione, nulla ha
mai intrapreso al fine di ossequiare i propri obblighi a tutela della
beneficiaria degli AF, la piccola RI 2, in antitesi con le norme in vigore.

 

3.
  Solo una volta interposto ricorso presso questo lodevole Tribunale, la CC CO
1 si è realmente attivata (cfr. scambio di e-mail tra datore di
lavoro e CC CO 1 in cui si richiede solo in data 31 marzo 2010 la prova del
riversamento degli AF al signor RI 1 da parte della signora PI 1) al fine di chiedere e reperire quelle
informazioni atte a permettere un'attenta analisi della fattispecie,
conseguentemente a determinarsi circa il reale indebito impiego degli AF
erogati alla madre che ne faceva uso e consumo a suo piacimento e per sé
medesima a discapito della di lei figlia.

 

4.
  Mal riposta e quindi ovviamente contestata risulta quindi ora la speranza da
parte della CC CO 1 di limitarsi ad una eventuale erogazione degli AF a favore
di RI 2 direttamente nelle mani del padre RI 1 solo a partire dal mese di
aprile 2010.

 

5.
  La CC CO 1, contravvenendo ai propri obblighi di accertamento, deve rifondere
a RI 1, in rappresentanza della figlia RI 2, nonché unica persona che realmente
si prende cura della piccola, anche l'ammontare di tutti gli assegni
indebitamente erogati alla signora PI 1 negli anni in questione.

 

6.
  D'altronde, sin da subito era pacifico come la figlia abitasse con il padre,
il quale si occupa(va) e provvede(va) - nonostante i limitatissimi mezzi
finanziari a sua disposizione - da solo della figlia; altrettanto inconfutabile
il fatto che la madre signora PI 1 non vede(va) e non si occupa(va) in alcun
modo della bambina e che gli AF percepiti da gennaio 2008 venivano dalla stessa
utilizzati non a favore di RI 2.

 

7.
  Alla luce dei fatti, specificatamente di cotanta imperizia e negligenza
manifestata della stessa cassa erogatrice CO 1, a fronte delle molteplici richieste da parte di RI 2 e del padre RI 1 presentate a tutela dei
propri giustificati interessi,
mai l'adagio "chi paga male paga due volte", appare più
indicato! (…)" (Doc. XVII)

 

                                         Il 19
agosto 2010 il rappresentante di PI 1 ha rinunciato a formulare ulteriori osservazioni (cfr. doc. XXIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   L'art. 7
della legge federale sugli assegni familiari, (LAFam) del 26 marzo 2006 (in
vigore dal 1° giugno 2009), relativo al concorso di diritti, stabilisce che:

 

" 
1Qualora più persone abbiano diritto agli assegni familiari per lo
stesso figlio in virtù di una regolamentazione federale o cantonale, il diritto
spetta, nell'ordine, a:

a.   la persona che esercita un'attività
lucrativa;

 

b.
  la persona che ha l'autorità parentale o che l'aveva fino alla maggiore età
del figlio;

 

c.   la
persona presso la quale il figlio vive prevalentemente o è prevalentemente
vissuto fino alla maggiore età;

 

d.
  la persona cui è applicabile l'ordinamento degli assegni familiari nel Can­tone
di domicilio del figlio;

 

e.   la persona con il reddito più elevato
sottoposto all'AVS.

2Se i diritti
agli assegni familiari del primo e del secondo avente diritto sono retti da ordinamenti di due diversi Cantoni, il
secondo avente diritto ha diritto all'importo calcolato secondo l'aliquota
legale minima applicabile nel suo Cantone, se maggiore di quella dell'altro."

 

                                         L'art. 9, dedicato al
"versamento a terzi" precisa invece che:

 

" 
1Qualora gli
assegni familiari non siano impiegati per provvedere alle necessità della
persona cui sono destinati, quest'ultima o il suo rappresentante legale può esi­gere
che gli assegni le siano versati, in deroga all'articolo 20 capoverso 1 LPGA,
anche se essa non dipende dall'assistenza pubblica o privata.

 

2Su richiesta
motivata, l'assegno di formazione può essere versato direttamente al figlio
maggiorenne, in deroga all'articolo 20 capoverso 1
LPGA."

 

                                         La
Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale, nel
suo Rapporto complementare dell'8 settembre 2004 sull' "Iniziativa
parlamentare / Prestazioni familiari" (cfr. FF 2004 p. 6101) ha così
commentato questa norma:

 

" 
Questa disposizione si prefigge di garantire che
gli assegni familiari siano effettiva­mente destinati al mantenimento del
figlio. A tal fine, è reso possibile il versamento a un terzo (la persona o
l'autorità che provvede al figlio oppure al figlio maggioren­ne medesimo).

 

A questo riguardo si stabilisce una deroga alla
LPGA: l'articolo 20 capoverso 1 LPGA consente infatti il versamento a terzi
solo se il figlio dipende dall'assistenza pubblica o privata. Questa condizione
non è prevista da alcuna legge cantonale e nemmeno pare opportuna la sua
introduzione. Il testo proposto corrisponde all'attuale versione dell'articolo
14 capoverso 3 LAF.

 

In determinati casi, gli assegni per i giovani in
formazione possono essere versati direttamente ai figli maggiorenni. Tale
soluzione appare indicata soprattutto se sussiste una tensione tra gli
interessati oppure se i titolari dell'obbligo di manteni­mento non provvedono
alle rispettive prestazioni." (FF 2004 p. 6123)

 

                                         L'Ufficio
federale delle assicurazioni sociali (UFAS) nelle Direttive concernenti la
legge federale sugli assegni familiari (DAFam), nella versione del 1° aprile 2010, a pag. 23, marginale 246 a proposito dell'art. 9 della legge prevede che:

 

	
   

  

" 
La persona che auspica il versamento a terzi
deve presentare una domanda alla CAF che corrisponde gli assegni familiari,
indicandone il motivo.

 

Esempio:

L'ex marito di una donna senza attività lucrativa
non riversa a quest'ultima gli assegni per il figlio avuto in comune.

 

Il mancato versamento degli assegni familiari
alla persona che si occupa del figlio deve essere plausibilmente dimostrato, ad
esempio con:

-   un documento in cui il servizio incaricato dell'incasso degli
alimenti conferma che i contributi di mantenimento per il figlio non sono
versati per tempo e/o sono inferiori all'importo do­vuto;

-   estratti conto da cui risulta che i pagamenti
non sono effettuati

    per tempo e/o sono inferiori all'importo
dovuto.

Se il mancato pagamento è dimostrato in modo
plausibile, biso­gna autorizzare il versamento a terzi, a meno che la persona
avente diritto agli assegni non dimostri che negli ultimi sei mesi ha versato
per tempo l'intero importo dovuto. Si veda anche il N. 104.3."

 

                                         Dal canto loro, U. Kieser e M. Reichmith, in "Bundesgesetz über
die Familienlagen". Ed. Dike Verlag AG, Zurigo-San
Gallo 2010, a proposito dell'art. 9 LFAmm., rilevano in particolare quanto
segue:

 

" 
d) Ergebnis: Voraussetzung für die Auszahlung der
Familienzulage an Dritte bildet es, dass die Familienzulagen nicht «für die Bedürfnisse» verwendet wer­den. Um das Vorliegen
dieser Voraussetzung zu klären,
ist zunächst zu bestimmen, auf
die Bedürfnisse welcher Person
abzustellen ist. Dabei kann es sich entweder direkt um das Kind handeln
(Anwendungsfall: Der verheiratete Vater verwendet die Familienzulage
ausschliesslich für eigene Bedürfnisse) oder um eine Drittperson (Anwendungsfall:
Der nicht verheiratete Vater ver­wendet die Familienzulage nicht dazu, sie der
Mutter, welche die elterliche Sorge hat, zuzuwenden). In der Folge ist zu klären, ob die Familienzulage so verwendet
wird, dass sie die massgebenden «Bedürfnisse» nicht deckt. Dabei ist zu berücksichtigen, dass die Bedürfnisse nicht zwingend in einer Unterhalts­deckung bestehen müssen, sondern dass gegebenenfalls auch
andere Bedürfnis­se zu berücksichtigen sind; freilich werden die
Unterhaltsbedürfnisse dort im
Vordergrund stehen, wo es sich um Familienzulagen handelt, welche ergänzend zu Unterhaltsbeiträgen hinzutreten
(dazu Art. 8 FamZG).

 

(…)

 

Die für die Ausrichtung der Familienzulagen zuständige Familienausgleichs­kasse klärt ab, ob die Voraussetzungen für eine Auszahlung an die (Antrag stel­lende) Drittperson erfüllt sind. Sie hat mithin zu entscheiden, ob
die tatsäch­liche Verwendung
der Familienzulagen die «Bedürfnisse»
dieser Person ver­letzt. Bejaht sie dies, ist die Familienzulage der
betreffenden Drittperson auszu­richten. In
verfahrensrechtlicher Hinsicht gilt das Untersuchungsprinzip (dazu Art. 43 ATSG); es ist der
anspruchsberechtigten Person das rechtliche Gehör zu gewähren (dazu
Art. 42 ATSG); die Familienausgleichskasse hat eine Ver­fügung zu
erlassen (Art. 49 ATSG; zur Parteistellung der anspruchsberechtig­ten Person vgl. Art. 34 ATSG; vgl. allgemein KIESER 2009a, Art. 20 N 16 ff.).

Zu erinnern ist daran, dass eine Drittauszahlung
der Familienzulage allenfalls bestehende Meldepflichten nicht aufhebt
(dazu Art. 1 N 76 ff.). Besondere Schwierigkeiten
entstehen im Übrigen, wenn nach
einer erfolgten Drittauszahlung eine Rückerstattung
einer (zu Unrecht bezogenen) Familienzulage erfol­gen muss (vgl. dazu Art. 25 ATSG
sowie Art. 1 N 72 ff.)." (pag. 174-175)

 

                               2.2.   La Legge cantonale sugli
assegni di famiglia dell'11 giugno 1996, nella versione modificata il 26 giugno
 2002, in vigore dal 1° gennaio 2003, e abrogata con l'entrata in vigore il 1°
gennaio 2008 della Legge cantonale sugli assegni di famiglia del 18 dicembre
2008 (cfr. art. 7 e art. 78), conteneva un articolo 5 cpv. 1 secondo cui il
pagamento può essere fatto a chi cura il figlio a richiesta motivata.

                                         L'art. 3 del Regolamento
della legge sugli assegni di famiglia (Reg.LAF) aveva il seguente tenore:

 

" 
1Chi si occupa della cura del figlio presenta
una richiesta scritta alla Cassa per gli assegni familiari presso la quale è
affiliato il datore di lavoro del titolare del diritto. 

Se entrambi i genitori sono titolari del diritto,
la richiesta è inoltrata alle rispettive Casse per gli assegni familiari.

 

2La Cassa per gli assegni familiari accerta se la
richiesta di versamento a terzi è sufficientemente motivata. Se la richiesta è inoltrata a due Casse differenti, esse si
accorda­no sulla concessione del versamento a terzi.

 

3Il versamento
può in ogni caso essere richiesto soltanto per assegni non ancora pagati. 

Esso avviene al più presto a decorrere dal mese
seguente alla richiesta."

 

                               2.3.   Nella presente fattispecie il
TCA è chiamato a stabilire, se in applicazione dell'art. 9 cpv. 1 LAFam, RI 1 ha il diritto di ottenere il versamento dell'assegno per la figlia RI 2. Quest'ultima è nata il 20
agosto 1997 (cfr. Doc. 2) per cui l'art. 9 cpv. 2 LAFam non entra in
considerazione.

 

                                         Dagli atti dell'incarto si
rileva innanzitutto che il 3 luglio 2008 il Pretore del Distretto di __________
ha omologato una transazione giudiziale, del seguente tenore:

 

" 
Premesso che:

 

 

A.   Con
sentenza del 19 agosto 2002, codesto Pretore dichiarava sciolto per divorzio il
matrimonio contratto tra le parti in data 16 maggio 1997, e nel contempo
omologava la convenzione tra gli stessi sottoscritta (doc
A e inc. __________ della Pretura di __________).

 

B.
  Nella predetta pronuncia (doc. A) le parti stabilivano che la figlia RI 2 sarebbe
stata affidata alla madre (§ 2.2.), e che l'autorità parentale sarebbe stata
esercitata in comune.

 

C.  Con
transazione giudiziaria del 12.7.2006 (doc. B), le parti hanno modificato la
sentenza di divorzio (inc. di questa Pretura n. DI.2005.19) riguardante
l'assetto contributivo a favore della figlia, nel senso che quale contributo
alimentare per la figlia la madre avrebbe percepito la rendita completiva Al,
mentre al padre rimaneva la rendita per figli erogata dal secondo pilastro.

 

D.
 Con petizione del 15 gennaio 2008 (inc. OA.2008.12) il padre postulava
l'attribuzione della custodia della figlia RI 2, la quale vive presso di lui
dal giorno 8 gennaio 2008;

 

E.   Le Parti intendono ora comporre bonalmente
la vertenza; 

 

si conviene quanto segue:

 

1.   La convenzione di divorzio, è così
modificata: 

 

      2.2.

 

      La figlia RI 2 è affidata per le cure e
l'educazione al padre.

 

      2.4

 

Alla madre è
riservato il più ampio diritto di visita sulla figlia RI 2, da esercitarsi
secondo accordi diretti con il padre, ritenuto che in caso di mancato accordo
varrà il seguente assetto, tenendo conto dei desideri di RI 2:

      -    un fine settimana ogni 15 giorni, dal venerdì sera dopo
le lezioni scolastiche alla domenica sera alle ore 18.00;

      -    tre settimane durante le vacanze estive;

      -    cinque giorni a Natale e Pasqua, inclusa alternativamente
la festività.

 

      2.5.

 

In considerazione
della sua attuale situazione finanziaria la madre non versa un contributo
alimentare, mentre al padre spetta il diritto di ricevere la rendita completiva
Al per figli (a partire dal gennaio 2008) e le rendita per figli che già
percepisce dalla __________.

 

2.
  L'autorità parentale rimane congiunta conformemente alla clausola 2.3 della
convenzione.

 

3.
  Con la presente pattuizione il padre potrà chiedere all'ufficio competente
che la rendita completiva per figli venga a lui direttamente versata.

 

4.
  La presente transazione verrà sottoposta al Pretore per omologazione. La
causa pendente verrà stralciata dai ruoli e le ripetibili saranno compensate.
Le spese, riservata la concessione dell'assistenza giudiziaria, rimarranno a
carico delle parti in misura della metà ciascuna."
(Doc. 4)

 

                                         Da questa transazione
emerge dunque in particolare che la custodia di RI 2 è stata attribuita al
padre, presso il quale la figlia vive dall'8 gennaio 2008, che la madre non
versa alcun contributo alimentare e che il padre ha il diritto di ottenere
anche la rendita completiva per figli dall'AI.

 

                                         Dalla documentazione agli
atti risulta inoltre che il 31 marzo 2010 la Cassa CO 1, mediante un messaggio
di posta elettronica, ha invitato il responsabile degli stipendi e delle
assicurazioni del personale della __________ a contattare PI 1 chiedendole di
comprovare (mediante un ordine bancario o postale) che versa regolarmente l'assegno
familiare al padre di RI 2. 

                                         PI 1 avrebbe affermato
verbalmente a __________ di non avere mai versato gli assegni di famiglia al
padre di RI 2, rifiutandosi tuttavia di confermarlo per iscritto, dopo essersi
consultata con il suo avvocato (cfr. Doc. 8).

                                         Nel suo scritto del 29
maggio 2010 il patrocinatore della parte interessata ha sostanzialmente
confermato che PI 1 non ha versato l'assegno (cfr. consid. 1.6.: "tuttavia
non era d'accordo di trasmetterlo nella mani dell'ex marito"; "la mia
cliente accetterebbe che RI 2 stia con RI 1, a condizione però di beneficiare del diritto di visita. Così facendo, la figlia potrebbe ricevere l'importo
dell'assegno"). 

 

                                         Alla luce di tutti questi
elementi il TCA deve concludere che sono dati in concreto i presupposti per
ordinare il versamento a RI 1 dell'assegno per la figlia RI 2 ai sensi
dell'art. 9 LAFam (cfr. consid. 2.2).

                                         È peraltro evidente, come
ammesso pure dal patrocinatore di PI 1 (cfr. consid. 1.5), che non è questa la
sede per regolare eventuali problemi insorti a proposito del diritto di visita
della madre.

                                         L'unica questione qui di
rilievo è di fare in modo che l'assegno di famiglia venga destinato allo scopo
per il quale viene versato, cioè il sostentamento della figlia RI 2 (cfr. art.
2 LAFam: "Gli assegni familiari sono prestazioni in denaro, uniche o
periodiche, versate per compensare parzialmente l'onere finanziario
rappresentato da uno o più figli.").

                                         Con il ricorso viene
postulato il versamento dell'assegno di famiglia a RI 1 dal gennaio 2008.

                                         In realtà il padre di RI 2 ha inoltrato la domanda alla Cassa di compensazione AVS il 18 novembre 2008. Ora, alla luce delle
disposizioni di diritto cantonale a quel momento in vigore, egli ha diritto al
versamento dell'assegno dal 1° dicembre 2008 (cfr. consid. 2.2).

                                         In questo senso il ricorso
è parzialmente accolto.

 

                                         Esula invece dalla
presente vertenza la questione di un'eventuale restituzione degli assegni già
ricevuti da PI 1.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é parzialmente accolto e la decisione su reclamo del 22 febbraio 2010 è
annullata.

                                         § RI
 1 ha diritto al versamento dell'assegno di famiglia per la figlia RI 2 dal 1°
dicembre 2008.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La Cassa CO
1 verserà a RI 1 fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti