# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4471da65-a442-5024-9937-1a04a407c6fc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.09.2017 35.2017.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-69_2017-09-27.html

## Full Text

Incarto
  n.

  35.2017.69

   

  mm

  	
  Lugano

  27 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 giugno 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 maggio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 11 giugno 2015, ,la __________ di __________ ha annunciato alla CO 1
che la propria dipendente __________, assistente di cura, era affetta da
malattia professionale (allergia ai prodotti usati in struttura - cfr. doc.
52). 

                                         Il dott. __________ ha
certificato un’incapacità al lavoro del 100% a decorrere dal 4 giugno 2015
(doc. 54). 

                                         Da parte sua, il
dermatologo dott. __________ ha diagnosticato la presenza di una neurodermatite
in atopico polisensibilizzato (cfr. doc. 43). 

 

                                1.2   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 10 febbraio 2016,
l’amministrazione ha negato l’adempimento dei presupposti per ammettere
l’esistenza di una malattia professionale ai sensi dell’art. 9 LAINF (doc. 18).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 15), in data 15 maggio
2017, l’assicuratore ha in sostanza confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 3). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 12
giugno 2017, RI 1, sempre rappresentata dall’RA 1, ha chiesto, in via
principale, che la CO 1 venga condannata a riconoscerle le prestazioni
legali per malattia professionale e, in via subordinata, il rinvio degli
atti all’istituto assicuratore per complemento istruttorio e nuova decisione,
argomentando in particolare quanto segue:

 

" (…) Come
risulta dagli atti medici prodotti dai curanti della nostra assistita,
quest’ultima presenta delle importanti allergie a delle sostanze contenute nei
prodotti utilizzati nel settore delle cure, presenti anche presso le strutture
dell’ultimo datore di lavoro.

 

Nel dettaglio, come da documentazione prodotta, la signora RI 1 è
risultata positiva alle seguenti sostanze:

 

- Nichel solfato;

- Resina p terbutilfenolformaldeide;

- Dermatofagoidi;

- Timesoral;

- 2-Hydeoxy-ethil metacrylato;

- Profumi mix + + sorbitan sequioleato;

- Isotiazolinoni (kathon CG);

- Folmaldeide;

- Polyvidon-lod;

- Softaman.

 

Preliminarmente si osserva che, parere già espresso dal Dr. __________
come da doc. T, “i test epicutanei della paziente hanno presentato delle
sensibilizzazioni di tipo IV a formaldeide, metilisotiazolinone, Polyvidon-lod
e Softaman, allergeni presenti unicamente in ospedali e case anziani e non a
casa sua”.

 

L’esposizione in ambito professionale a questi tipi di sostanze è
data e non può certo essere negata.

 

In aggiunta, il nichel solfato, è un elemento comunemente presente
in detergenti e detersivi, tutti prodotti d’uso quotidiano in strutture di
cura. 

Si segnala che tra le mansioni svolte dalla signora RI 1, in
qualità di assistente di cura, vi era anche quella di igienizzare le camere
della strutture, nonché di aiutare gli ospiti nella loro igiene personale,
attività queste eseguite molto frequentemente e a cadenza giornaliera.

 

Il timesoral è utilizzato come conservante in molti prodotti
farmaceutici, soprattutto di uso ospedaliero. Anche in questo caso, è evidente
che la signora RI 1 è stata esposta a questo tipo di sostanza quotidianamente nel
corso di tutta la sua carriera professionale nel settore delle cure presso
ospedali e case per anziani. Ricordiamo che l’assicurata è stata attiva in tale
settore per oltre 20 anni. 

 

Le considerazioni appena espresse valgono anche per l’esposizione
a tutte le altre sostanze a cui è risultata positiva l’assicurata.

 

(…).

 

Venendo a quanto contemplato dall’Allegato 1 OAINF, si evince che
diverse sostanze allergizzanti per la signora compaiono in tale elenco, tra cui
formaldeide, gli etili e i metili (2-Hydeoxy-ethil metacrylato e
metilisotiazolinone). 

 

Ne discende quindi che l’esposizione professionale continuativa e
prolungata con questo tipo di sostanze è indubbiamente dato, motivo per cui i
requisiti previsti dall’art. 9 cpv. 1 LAINF, a nostro giudizio, sono assolti,
in quanto dette sostanze fanno parte di numerosissimi prodotti che vengono
usati quotidianamente in tutte le strutture di cura medica.” (doc. I)

 

                               1.4.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

 

                               1.5.   In data 21 agosto 2017, il
patrocinatore dell’assicurata ha prodotto ulteriore documentazione medica e si
è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (doc. VII + allegato). 

 

                                         L’amministrazione si è
pronunciata al riguardo il 31 agosto 2017 (cfr. doc. IX). 

 

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare
l’assunzione a titolo di malattia professionale dei disturbi dermatologici di
cui soffre l’assicurata, oppure no. 

 

                               2.3.   Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF,
sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da
sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività professionale.

                                         Fondandosi sulla delega di
competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio
federale ha allestito, nell'allegato 1 all'OAINF, l'elenco esaustivo delle
sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati
lavori dall'altro.

                                         Il rapporto di causalità
fra l'attività professionale e la malattia, oltre a essere adeguato, deve
essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve
essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a
causare l'affezione.

                                         Secondo la giurisprudenza,
l'esigenza di un nesso preponderante è data quando la malattia è determinata
per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco
oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata
causata in ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V
200 consid. 2a; RAMI 2000 U 398, p. 333 ss. consid. 3, RAMI
1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.).

 

                               2.4.   Il
cpv. 2 dell'art. 9 LAINF recita che sono, pure, considerate malattie
professionali le altre malattie di cui è provato siano state causate
esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività
professionale.

 

                                         La legge prevede, dunque,
che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le
altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto
esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene
soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività
professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid. 2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V 109
consid. 3; RAMI 1991 p. 318ss., consid. 5a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 68).

                                         Il TFA ha, poi, ancora
stabilito che ciò presume che, epidemiologicamente, la frequenza dell'affezione
in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria professionale
determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183 consid. 4c e
riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U 408, p. 407,
RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid. 3a; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

                                         Nella sentenza di cui alla
DTF 126 V 183, l’Alta Corte ha inoltre precisato che sapere se un'affezione
configura una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 LAINF è in primo
luogo una questione di prove in un caso concreto. Tuttavia, qualora in base ai
dati forniti dalla scienza medica emerga, a dipendenza della particolare natura
di una determinata affezione, che non può essere provato che essa sia
riconducibile all'esercizio di un'attività professionale, non è consentito
fornire la prova di una causalità qualificata in un'evenienza concreta giusta l'art. 9 cpv. 2 LAINF.

 

                                         L’Alta
Corte ha ancora ribadito questi principi in una sentenza 8C_73/2017 del 6
luglio 2017 consid. 2.2, rilevando in particolare quanto segue:

 

" (…).

Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2
UVG ist grundsätzlich in jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die
geforderte stark überwiegende (mehr als 75%ige) bis ausschliessliche berufliche
Verursachung vorliegt (BGE 126 V 183 E. 4b S. 189). Angesichts
des empirischen Charakters der medizinischen Wissenschaft (BGE 126 V 183 E. 4c S. 189) spielt es
indessen für den Beweis im Einzelfall eine entscheidende Rolle, ob und inwieweit
die Medizin, je nach ihrem Wissensstand in der fraglichen Disziplin, über die
Genese einer Krankheit im Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch) nicht zu
geben vermag. Wenn aufgrund medizinischer Forschungsergebnisse ein
Erfahrungswert dafür besteht, dass eine berufsbedingte Entstehung eines
bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht nachgewiesen werden kann, dann
schliesst dies den (positiven) Beweis auf qualifizierte Ursächlichkeit im
Einzelfall aus. Oder mit anderen Worten: Sofern der Nachweis eines
qualifizierten (zumindest stark überwiegenden [Anteil von mindestens 75 %])
Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein nicht geleistet
werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit in der
Gesamtbevölkerung, welche es ausschliesst, dass die eine bestimmte versicherte
Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von einem Leiden
betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die Anerkennung im
Einzelfall aus. Sind anderseits die allgemeinen medizinischen Erkenntnisse mit
dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis ausschliesslichen)
Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche Tätigkeit vereinbar,
besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des qualifizierten
Kausalzusammenhanges im Einzelfall (BGE 126 V 183 E. 4c S. 189 f.; Urteil
8C_507/2015 vom 6. Januar 2016 E. 2.2).“

 

                               2.5.   Dalla decisione su
opposizione impugnata si evince che l’istituto assicuratore resistente per
negare la propria responsabilità ha fatto essenzialmente capo al parere del
proprio medico fiduciario, dott. __________, spec. FMH in medicina generale,
secondo il quale le allergie legate a certe sostanze (formaldeide, timerosal,
ecc.), concernono dei prodotti universali. Il nickel è parimenti il metallo più
presente nell’ambiente in generale. Pertanto, a suo avviso, la prevalenza
professionale, trattandosi oltretutto di una persona esercitante l’attività
assicurata soltanto nella misura del 40%, non raggiunge il 50% richiesto dalla
legge (cfr. doc. 3, p. 5 e doc. 4). 

 

                                         Agli atti figurano,
segnatamente, i rapporti del dott. __________, Caposervizio di allergologia e
immunologia clinica presso l’Ospedale __________ di __________.

                                         Dal suo referto del 19
settembre 2016 si apprende che egli ha indagato l’assicurata durante il periodo
5 agosto – 16 settembre 2016 e che ha diagnosticato la presenza di una
dermatite atopica di probabile origine multifattoriale su componente
tossica-irritativa quando lavora a seguito dell’utilizzo di sostanze a pH acido
e basico e componente allergica da contatto su sensibilizzazione di tipo
tardivo a formaldeide, metilisotiazolinone, polyvidon-lod e softaman, di una
rinocongiuntivite allergica stagionale su sensibilizzazione di tipo I ai
pollini di graminacee, segale e piantaggine, di una sensibilizzazione di tipo I
all’epitelio di cane e di una possibile intolleranza all’istamina con
peggioramento del prurito cutaneo. In quella medesima sede, lo specialista ha
quindi riferito che la ricorrente “… lamenta una dermatite atopica con
probabile componente tossico-irritativa ed allergica da contatto, che dipende
dalla presenza o meno sul posto di lavoro. Le sensibilizzazioni tardive
spiegano il motivo per cui la paziente lamenta disturbi sempre il giorno
successivo al lavoro. Attualmente la paziente non lavora ed è pressoché
asintomatica tranne che per i suoi disturbi di rinocongiuntivite stagionale.
(…). Invio quindi copia di questa lettera anche al medico di fiducia della CO 1,
chiedendo di riesaminare il caso, in quanto ritengo che vi siano tutti i motivi
per riaprire un caso di infortunio professionale.” (doc. Q). 

 

                                         Con rapporto del 6 giugno
2017, lo stesso dott. __________ ha formulato alcune osservazioni a proposito del
contenuto della decisione su opposizione impugnata: 

 

" (…) Al
punto 2.4 il rapporto [recte: la decisione su opposizione, n.d.r.] cita “un
evento unico e, conseguentemente, un semplice rapporto di simultaneità non è
sufficiente. Infine, nella misura in cui la prova di una nozione di causalità
qualificata non risulti riferita dal profilo medico in modo generale,
l’ammissione della malattia professionale è esclusa”. Risposta: non ritengo si
tratti di un evento unico e simultaneo, bensì ripetuto su più mesi e durante e
dopo il lavoro in casa per anziani e confermato anche dalle visite presso il
medico curante Dr. __________, che ha certificato alla paziente un’inabilità
lavorativa del 100% per malattia professionale. In caso di dubbio la causalità
va dimostrata e ritengo quindi necessario approfondire il caso con un test di
riesposizione controllato della paziente all’ambiente lavorativo ed ai prodotti
utilizzati durante il lavoro (____________). Tale test di provocazione va
eseguito sotto stretto controllo medico e monitorato nei giorni precedenti e
successivi al test con visite presso un medico specialista FMH in dermatologia.

 

Al punto 2.5 il rapporto menziona che “sembra che sia intralciata
dai molteplici sintomi esclusivamente nell’attività d’assistente di cura,
mentre non risultano limiti nella capacità lavorativa svolta a titolo
indipendente”. Nota: questa frase, espressa dal medico della CO 1 e non dalla
paziente, conferma il rapporto temporale fra l’esposizione della paziente agli
allergeni in casa per anziani e la comparsa dei disturbi cutanei, escludendo
una possibile causa legata all’attività secondaria a titolo indipendente. 

 

Si continua affermando che “risulta pure, dai vari rapporti
medici, che nonostante l’interruzione del lavoro a decorrere dal 04.06.2015 i
sintomi si siano solo leggermente attenuati ma non siano mai completamente
scomparsi”. Risposta: la paziente ha mostrato un chiaro miglioramento e
controllo dei disturbi della dermatite solo dopo l’interruzione dell’attività
lavorativa presso la __________ di __________. La signora RI 1 soffre di una
dermatite atopica sottogiacente che necessita di trattamenti continui e
quotidiani con creme emollienti e cortisoniche.

 

Nel rapporto si afferma che “la Sig.ra RI 1 soffre di allergia a
molteplici sostanze che non risultano maggiormente presenti nel suo ambito
professionale rispetto a quanto accada generalmente in ogni ambiente”.
Risposta: i test epicutanei della paziente hanno presentato delle
sensibilizzazioni di tipo IV a formaldeide, metilisotiazolinone, Polyvidon-lod
e Softaman, allergeni presenti unicamente in Ospedali e case per anziani e non
a casa sua. 

 

Infine nella lettera si esprime ”un nesso di causalità esclusivo o
preponderante con l’attività professionale non è accertato”. Risposta: come
riferito in precedenza il nesso di causalità va accertato con un test di
esposizione controllato, esame che fino ad ora non è mai stato eseguito.” (doc.
T)

 

                                         In sede di risposta di
causa, l’amministrazione ha segnatamente rilevato che “le dermatosi
professionali nel settore delle case di cura sono frequenti e la loro
collocazione predilige le mani. Uno studio danese del 2012 indica che l’eczema
delle mani nel personale di cura è 2 volte più importante che nella popolazione
in generale. Tuttavia, nella fattispecie, i disturbi sono apparsi come sintomi
quali forti accessi improvvisi di nausea, giramenti di testa e un malessere
generale. Inoltre, l’eczema è apparso sul viso, sul collo e la scollatura ma ha
risparmiato le mani.” (doc. III). 

 

                                         Queste le osservazioni
espresse al riguardo dal dott. __________:

 

" (…) Nel
mio rapporto del 19 settembre 2016 menzionavo che la paziente era colpita dagli
eczemi ed arrossamenti non soltanto alla zona del viso e decolleté ma
soprattutto mani e braccia. Perché invece nel punto 3 si dice che le mani erano
risparmiate?

 

Nell’ambito di allergie da contatto è noto che i fumi esalati
dagli allergeni possano causare, se inalati, disturbi di rinite, rinorrea e
tosse fino a giramenti di testa e malessere generalizzato. Inoltre il fatto di
toccarsi il viso e il collo con le mani sul luogo di lavoro contribuisce al
trasporto degli allergeni dalle mani ed altre zone del corpo.

 

Il test “Gold standard” per valutare se i disturbi della paziente
sono causati dalle allergie diagnosticate è un test di esposizione controllata
agli allergeni incriminati sul luogo di lavoro. Secondo le mie informazioni
questo test non è mai stato eseguito, ragione per la quale non è possibile
escludere questa ipotesi.” (doc. U)

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e
consid. 4.7, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle
assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da
medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che
non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della
correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta
Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti
dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono
legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Trattandosi
invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni
all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla
procedure di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a
condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio
l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.7.   Chiamato
a pronunciarsi nel caso di specie, questo Tribunale non ritiene che il
referto agli atti del dott. __________, medico generalista, possa
senz’altro costituire da valido supporto
probatorio al presente giudizio. 

 

                                         Il TCA constata che, in
base alle risultanze dei testi allergologici a cui è stata sottoposta,
l’assicurata è risultata allergica, in particolare, alla formaldeide (inserita,
così come il nichelio, a titolo di sostanza nociva ai sensi dell’art. 9 cpv. 1
LAINF, nell’elenco di cui all’Allegato 1 all’OAINF), al metilisotiazolinone, al
Polyvidon-lod e al Softaman, sostanze, rispettivamente prodotti che, a detta
del medico curante specialista, sarebbero presenti esclusivamente in ospedali
e case per anziani, dunque sul posto di lavoro dell’insorgente (cfr. doc. T). 

                                         Da parte sua, il
fiduciario dell’assicuratore convenuto ha invece sostenuto che taluni allergeni,
quali la formaldeide o il thimerosal, sarebbero contenuti in prodotti universali,
utilizzati anche al di fuori dell’ambito lavorativo, di modo che non si
potrebbe parlare di un nesso causale preponderante, rispettivamente nettamente
preponderante, con l’attività professionale assicurata (cfr. doc. 4). 

 

                                         In questo contesto, deve
essere sottolineato che l’amministrazione non ha compiuto il benché minimo
accertamento, quale ad esempio un’inchiesta sul luogo di lavoro, volto a verificare
se e, eventualmente, con quel frequenza la ricorrente è stata esposta professionalmente
alle sostanze/prodotti a cui è risultata allergica. 

 

                                         Il TCA
ritiene quindi che la circostanza appena evocata, unitamente alle
considerazioni contenute nelle certificazioni dell’allergologo dott. __________,
siano atte a creare dei dubbi circa la fondatezza della valutazione espressa
dal dott. __________, sulla cui base l’amministrazione ha fondato la decisione
su opposizione impugnata (cfr. DTF 139 V 225 consid. 5.2).

 

                                         Esso
non è quindi in grado di derimere, con la necessaria tranquillità, la presente
vertenza sulla base della sola documentazione a disposizione.

 

                                         Stante ciò, gli atti vanno
retrocessi alla CO 1 affinché disponga gli accertamenti necessari a determinare
se e, eventualmente, in quale misura RI 1 è stata professionalmente esposta
agli allergeni individuati. Nel caso in cui dovesse essere dimostrata
l’esposizione, l’istituto assicuratore dovrebbe ordinare una perizia
specialistica in merito alla questione di sapere se i disturbi cutanei
denunciati dalla ricorrente sono o meno riconducibili al contatto con queste
sostanze. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata. 

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi alla CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione.                

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La CO 1 verserà
all’assicurata l’importo di fr. 800.- (IVA inclusa) a titolo d’indennità per
ripetibili. 

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti