# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d3c2fd6b-5430-5be8-abf9-4c7633c9afc7
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-03
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Sonstige Kammern 03.11.2010 ERZ 2010 210
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_999_ERZ-2010-210_2010-11-03.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 03 novembre 2010 Comunicata per iscritto il:
ERZ 10 210

Sentenza
Giudice unico in materie civili

Presidenza Brunner
Attuario Rogantini

Nel ricorso civile

di X.A., richiedente e ricorrente, patrocinata dall’avv. lic. iur. Fabrizio Keller, San 
Roc, 6537 Grono, 

contro

la sentenza della Presidente f. f. del Tribunale distrettuale Moesa del 14 settembre 
2010, comunicata lo stesso giorno, in re della richiedente e ricorrente contro Y.A., 
richiedente e resistente, patrocinato dall’avv. lic. iur. Daniele Jörg, Via Bossi 12, 
6901 Lugano,

concernente misure a protezione dell'unione coniugale (assegnazione 
dell’abitazione coniugale)

è risultato:

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I. Fattispecie

A. I coniugi X.A. sono sposati dal _ e sono genitori di due figlie oggi 
maggiorenni e sposate (doc. 2.2/3). 

B. Il 1° marzo 2009 la moglie X.A. si trasferì in un appartamento a B. da lei 
preso in affitto con contratto del 20 febbraio 2009 (doc. di parte ricorrente 01/2). Vi 
trasferì in stessa data pure la sua attività indipendente e con questa anche gli 
allacciamenti di telecomunicazione, ordinando un nuovo numero per il marito 
rimasto nell’abitazione coniugale di C. (doc. 2.4).

C. Con istanza di assunzione di misure di protezione dell’unione coniugale del 
12 maggio 2009 Y.A. chiese che lui e sua moglie siano autorizzati a vivere 
separati e che venga pronunciata la separazione dei beni a far tempo dal 1° marzo 
2009. Postulò inoltre che l’abitazione coniugale di C. venga assegnata in uso a lui, 
dovendone assumere ogni costo e spesa, e che la moglie sia condannata a 
restituire le tre chiavi dell’abitazione coniugale e a versare un contributo di 
mantenimento mensile di fr. 9'650.– a partire dal mese di marzo 2009 (doc. 1.1).

D. X.A. non si oppose né alla richiesta di autorizzazione di vita separata né 
alla separazione dei beni, chiese però che l’abitazione coniugale sia assegnata in 
uso a lei e di non dover versare alcun contributo alimentare al marito (doc. 1.2).

E. Mediante sentenza di misura a protezione dell’unione coniugale del 14 
settembre 2010 la Presidente f. f. del Tribunale distrettuale Moesa autorizzò le 
parti a vivere separate e dichiarò la separazione dei beni, entrambe le misure a far 
tempo dal 1° marzo 2009. L’abitazione coniugale di C. fu assegnata in uso al 
marito Y.A., dovendone questi assumere ogni costo e spesa. Inoltre fu 
condannata la moglie a pagare l’importo mensile di fr. 2'305.– a titolo di contributo 
di mantenimento per il marito a partire dal mese di gennaio 2010. I costi della 
procedura furono messi a carico delle parti a ragione di metà ciascuna e le 
ripetibili furono dichiarate compensate.

F. Con ricorso del 5 ottobre 2010 X.A. chiede che l’abitazione coniugale sia 
assegnata in uso a lei e che i costi di procedura vengano distribuiti a ragione di 1/5 
a suo carico e di 4/5 a carico del marito, dovendole questi versare l’importo di fr. 
3'500.– a titolo di ripetibili. Il contributo di mantenimento quindi non è oggetto della 
presente procedura. In linea di massima si tratta bensì solamente di statuire 
sull’assegnazione dell’abitazione coniugale e – in caso dovesse prevalere la 
ricorrente – di ripartire diversamente le spese giudiziarie.

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G. Y.A. chiede la reiezione del ricorso, protestando spese e ripetibili. L’autorità 
precedente non ha presentato osservazioni.

II. Considerandi

1. Giusta l’art. 8 cifra 11 della Legge d’introduzione al Codice civile svizzero 
del 12 giugno 1994 (LICC; CSC 210.100) il presidente del tribunale distrettuale è 
competente per le misure di protezione dell’unione coniugale ai sensi degli artt. 
172 a 180 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 (CC; RS 210). Contro 
le sue decisioni in quest’ambito è dato il ricorso al giudice unico del Tribunale 
cantonale (art. 12 cpv. 1 LICC). Secondo l’art. 12 cpv. 3 LICC la procedura è 
disciplinata dalle disposizioni sulla procedura di ricorso ai sensi degli artt. 232 
segg. del Codice di procedura civile del Cantone dei Grigioni del 1° dicembre 1985 
(CPC-GR; CSC 320.000). Al contrario di quanto prevedono queste norme, però, 
nei ricorsi ai sensi dell’art. 12 LICC il giudice unico in questi casi è libero nella 
valutazione delle prove e conseguentemente dispone di una cognizione libera e 
illimitata (PTC 2004 n. 23 consid. 3.c, 2002 n. 44 consid. c). È ammesso 
presentare ulteriori documenti anche nella procedura di ricorso purché questi 
fossero stati ammissibili in procedura di prima istanza (PTC 1992 n. 63 consid. 
1.b). Vanno quindi considerati come facenti parte integrante dell’incarto anche i 
documenti inoltrati dalle parti nel corso della procedura di ricorso (doc. di parte 
ricorrente 01/2, 01/3, 01/4, e doc. di parte resistente 04/1 e 04/2). 

Il ricorso essendo debitamente motivato e tempestivo rispetta i requisiti formali 
giusta l’art. 233 CPC-GR ed è quindi ricevibile in ordine. 

2. Resta da statuire soltanto sulla questione dell’assegnazione dell’abitazione 
coniugale giusta l’art. 176 cpv. 1 cifra 2 CC. Secondo la dottrina il giudice delle 
misure di protezione dell’unione coniugale dispone di un ampio potere 
d’apprezzamento in quest’ambito (v. fra altri Schwander, Basler Kommentar zum 
Zivilgesetzbuch I, 3a ed., Basilea 2006, art. 176 n. 7 seg.). Di conseguenza – e 
nonostante la cognizione libera e illimitata del Tribunale cantonale in tali casi – 
nella procedura di ricorso l’opportunità di un eventuale intervento dell’istanza di 
ricorso nell’apprezzamento fatto dal giudice di merito va valutata con una certa 
ritenzione. Va verificato infatti innanzitutto se la decisione del giudice di merito 
rientra nel potere d’apprezzamento a sua disposizione oppure se lo eccede. Come 
risulterà dai seguenti considerandi nel presente caso il potere d’apprezzamento è 
stato certamente rispettato nella procedura di prima istanza.

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3. Dapprima va ricordato che nel presente stato dei fatti (misure di protezione 
dell’unione coniugale) non si tratta di un’assegnazione definitiva dell’abitazione 
coniugale (sentenza del Tribunale federale 5A_766/2008 del 4 febbraio 2009 
consid. 4.3; v. pure DTF 133 III 393 consid. 5.1). Una tale va effettuata soltanto 
qualora si dovesse arrivare alla liquidazione del regime dei beni fra i coniugi 
nell’ambito di una procedura di divorzio. Se invece i coniugi tornano a convivere, 
le misure di protezione ordinate per la vita separata decadono, eccetto la 
separazione dei beni e le misure di protezione dei figli (art. 179 cpv. 2 CC).

4. Quanto ai criteri da considerare per decidere sull’assegnazione 
dell’abitazione coniugale il Tribunale federale ha stabilito che la decisione va 
orientata innanzitutto all’utilità dell’abitazione per i singoli coniugi. Qualora non 
dovesse essere possibile stabilire con chiarezza a quale dei coniugi sia più utile 
l’appartamento, spetta al coniuge al quale in vista di tutte le circostanze appare più 
ragionevole imporlo di lasciare l’abitazione (sentenza del Tribunale federale 
5A_766/2008 del 4 febbraio 2009 consid. 3.1). Per quanto concerne la valutazione 
concreta dell’utilità va rilevato in prima linea l’interesse e il benessere dei figli di 
crescere in un ambiente a loro noto e familiare come pure il fatto che il coniuge 
senza figli avrà di regola meno difficoltà a trovare una nuova abitazione. Altri criteri 
primari sono i motivi di salute, ad esempio se uno dei coniugi è particolarmente 
fragile oppure invalido, e i motivi di necessità dell’abitazione coniugale per 
l’esercizio della propria attività professionale. Gli interessi affettivi fungono da 
criterio a titolo sussidiario ed è soltanto se i criteri primari non conducono ad un 
risultato sufficientemente chiaro che possono essere presi in considerazione 
anche i diritti reali quali la proprietà o eccezionalmente pure l’utilità economica 
dell’abitazione (5A_766/2008 consid. 3.2; v. anche Schwander, Basler Kommentar 
zum Zivilgesetzbuch I, 3a ed., Basilea 2006, art. 176 n. 7 seg.).

5. Nel presente caso siccome le figlie dei coniugi in questione sono già da 
tempo indipendenti il primo criterio non è applicabile di partenza. La ricorrente 
adduce però – come già dinanzi alla prima istanza – che la casa a C. sarebbe più 
utile a lei siccome svolgerebbe un’attività indipendente e necessiterebbe quindi di 
un ufficio con accesso separato dall’abitazione e pienamente equipaggiato 
(allacciamenti di telecomunicazione ecc.). Rispetto all’appartamento da lei preso in 
affitto a B., la casa a C. sarebbe più adatta dato che disporrebbe di un piano 
seminterrato con accesso dall’esterno senza dover passare dall’abitazione privata. 
In questo locale vi sarebbe inoltre tutto l’equipaggiamento necessario. Per di più, 
la ricorrente è dell’avviso che sarebbe da tenere conto del legame affettivo con la 
casa e con C. e ritiene a riguardo che, al contrario di lei, il marito non ne dispone 

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affatto, essendosi trasferito a C. e avendo dimostrato di avere una vita sociale al di 
fuori di C.. Infine secondo la ricorrente andrebbe pure precisato che l’abitazione 
coniugale si troverebbe sul terreno di famiglia che gli sarebbe stato ceduto quale 
anticipo a futura eredità dalla madre e che la costruzione sarebbe stata finanziata 
per gran parte con dei suoi beni propri (fra l’altro con fr. 150'000.– che il padre 
avrebbe versato sul conto costruzione negli anni _ e _).

5.1 Passa inosservato nell’argomentazione della ricorrente in prima linea il fatto 
che i criteri enunciati sopra sviluppati dalla giurisprudenza per l’assegnazione 
dell’abitazione si riferiscono al momento della dissoluzione della vita comune, 
quindi al momento in cui vi è contesa su chi debba lasciare l’abitazione coniugale. 
La situazione giuridica si presenta completamente diversa qualora una delle parti 
abbia già abbandonato l’abitazione comune e voglia ritornarci. In questo contesto 
si esige comunque un abbandono relativamente definitivo (a tempo 
indeterminato), con tanto di locazione di un nuovo appartamento e arredamento di 
quest’ultimo, e non di un mero abbandono temporaneo in attesa della decisione 
del giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale, sia causa d’un grande 
e acuto litigio sia per altri motivi importanti (ad esempio violenza domestica).

5.2 Nella presente fattispecie X.A. aveva evidentemente pianificato la sua 
partenza dall’abitazione coniugale da diverso tempo; questa quindi non è 
avvenuta in modo spontaneo. Quest’interpretazione dei fatti è sostenuta fra l’altro 
anche dagli scritti del 9 gennaio 2009 (doc. di parte resistente 04/1) e del 17 
febbraio 2009 (doc. di parte resistente 04/2), in cui X.A. annunciava esplicitamente 
di stabilirsi altrove e di lasciare la casa al marito. È inoltre palese che l’abbandono 
della casa a C. sia avvenuto in modo definitivo e a tempo indeterminato, dato fra 
l’altro che X.A. ha preso in affitto un grande appartamento a 4 ½ locali a B. già il 
20 febbraio 2009, firmando un contratto di locazione a durata indeterminata a 
decorrere dal 1° marzo 2009 (doc. di parte ricorrente 01/2) e trasferendo la sua 
attività professionale da indipendente in detto appartamento, compresi anche tutti 
gli allacciamenti telefonici, fax e internet (doc. 2.4). 

Lei stessa non si è impegnata ad ottenere una decisione istituzionale quanto 
all’assegnazione dell’abitazione coniugale. È, infatti, stato il marito a chiederla per 
sé con istanza del 12 maggio 2009 (doc. 1.1), due mesi e mezzo dopo la partenza 
della ricorrente. La moglie ha formulato una richiesta simile soltanto nella sua 
risposta del 23 giugno 2009 (doc. 1.2). Tuttavia nella deposizione fatta in 
occasione dell’interrogatorio giudiziale d’udienza del 4 maggio 2010 dinanzi alla 
Presidente f. f. del Tribunale distrettuale Moesa X.A. dichiarò esplicitamente di 

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lavorare solo circa il 20% a casa e di non aver ancora deciso se fare ritorno in 
quella casa, dimostrandosi quindi assai insicura quanto alla necessità e alla 
volontà di ritornare a stare a C.. In queste circostanze appare evidente che la sua 
partenza dall’abitazione comune entro il 1° marzo 2009 era intesa a lunga durata, 
cioè perlomeno fino a che la situazione fra i coniugi non si sia chiarita 
definitivamente (divorzio o eventualmente ripresa della vita comune) oppure che 
altri importanti motivi non avrebbero causato un cambiamento di opinione.

5.3 Di conseguenza un coniuge che lascia l’appartamento comune e si 
stabilisce durevolmente altrove senza che vi sia un forte bisogno, ovvero senza 
che sia intervenuta dimostrabilmente e improvvisamente una situazione assai 
insopportabile fra i coniugi, deve potersi basare su dei nuovi motivi più che 
pertinenti per far sì che la sua richiesta d’assegnazione dell’abitazione coniugale 
possa avere delle minime possibilità di successo. Nella fattispecie però tali motivi 
non sono rilevabili in nessun modo.

5.4 Ammettendo pure per ipotesi che l’abitazione coniugale a C. sia 
effettivamente più adatta alla ricorrente per svolgere (una piccola) parte della sua 
attività indipendente che l’appartamento da 4 ½ locali da lei preso in affitto a B. 
senza accesso separato ad un ufficio designato a tali attività professionali, questo 
eventuale svantaggio era già consaputo al giorno del suo trasloco il 1° marzo 
2009. X.A. però non ha chiesto immediatamente e di propria iniziativa alla 
presidenza del Tribunale distrettuale Moesa di assegnarle la casa coniugale, 
bensì ha preferito trasferire le sue attività professionali a B. in un appartamento da 
lei preso appositamente in affitto. Il suo netto cambiamento d’idee non può quindi 
essere giustificato con le eventuali migliori condizioni di lavoro nell’ambito della 
inoltre relativamente ristretta sua attività indipendente.

5.5 Y.A. beneficia di una rendita AI quale invalido al 100%. Stante esso a pochi 
mesi dall’età di pensionamento, l’istanza precedente non ha stimato opportuno 
imputargli un salario ipotetico. La Presidente f. f. del Tribunale distrettuale Moesa 
ha quindi giudicato che Y.A. non sia attualmente in grado di esercitare un lavoro. 
Dato che l’invalidità è da considerare quale criterio primario nell’assegnazione 
dell’abitazione coniugale durante il periodo di separazione, questo fatto è quindi 
certamente da ritenere a suo favore. Per di più va riconosciuto che per lui sarebbe 
indubbiamente più difficile trovare una nuova abitazione. Pure da questo punto di 
vista quindi la sentenza impugnata non è da criticare.

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5.6 I legami di diritti reali e di fatto in rapporto all’immobile coniugale sono di 
importanza secondaria nella prima e meramente temporanea assegnazione e non 
sono affatto nuovi rispetto alla procedura di prima istanza. Anche questo 
argomento quindi non è pertinente.

5.7 Per quanto concerne infine i suoi sollevati legami con C., considerati più 
stretti di quelli del marito, va precisato che vive anch’esso a C. dal 1971, quindi da 
ben quasi 40 anni (doc. 2.1). Volendo per ipotesi pure ammettere che X.A. 
disporrebbe effettivamente di legami più forti con il paese e con l’abitazione 
coniugale, all’inizio del 2009 ciò avrebbe appunto dovuto spingerla ancor più a 
inoltrare lei stessa presso la presidenza del Tribunale distrettuale Moesa 
un’istanza tendente a delle misure di protezione dell’unione coniugale quanto 
innanzitutto all’assegnazione dell’abitazione. La ricorrente invece non l’ha fatto e 
ha preferito piuttosto trasferirsi durevolmente a B.. A questo punto il suo 
argomento – pur volendolo ammettere – non avrebbe quindi nessun peso.

5.8 Dagli atti non sono infine rilevabili altri motivi pertinenti a favore di 
un’assegnazione in uso dell’abitazione coniugale alla moglie pur in questo 
momento.

6. Per questi motivi il ricorso va respinto.

7. Considerando quanto precede non è rilevabile nessun motivo per 
modificare la ripartizione dei costi di procedura di prima istanza come effettuata 
dalla giudice di prime cure. Questa ripartizione si rivela del tutto giustificata, dato 
che secondo la prassi nelle procedure di diritto matrimoniale di prima istanza i 
costi non vanno ripartiti in base alla mera soccombenza numerica.

8. I costi della procedura di ricorso seguono peraltro la soccombenza e vanno 
quindi a carico della ricorrente (art. 122 CPC-GR).

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III. Il giudice unico in materie civili giudica

1. Il ricorso è respinto.

2. I costi della procedura di ricorso, composti dalla tassa di giustizia di 
fr. 1'500.– e quella di scritturazione di fr. 128.–, quindi di complessivi 
fr. 1'628.–, vanno a carico della ricorrente, con l’obbligo di versare al 
resistente l’indennità di fr. 1'000.– (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

3. Contro questa decisione con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.— può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72, 74 cpv. 2 
lett. a della Legge sul Tribunale federale (LTF) al Tribunale federale, 1000 
Losanna 14, se la controversia concerne una questione di diritto di 
importanza fondamentale. Altrimenti è dato il ricorso sussidiario in materia 
costituzionale ai sensi degli artt. 113 segg. LTF. Nei due casi il rimedio 
legale è da inoltrare al Tribunale federale per iscritto entro 30 giorni dalla 
notificazione della decisione col testo integrale nel modo prescritto dagli 
artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la 
procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: