# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b807726-5091-5145-a2f4-d0fe3afaaf62
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.04.2021 D-440/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-440-2021_2021-04-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-440/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Claudia Cotting-Schalch (presidente del collegio),  

Camilla Mariéthoz Wyssen, Walter Lang,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dall’avv. Yasar Ravi, Avvocato,  

istante,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Revisione (asilo ed allontanamento);  

Sentenza del Tribunale amministrativo federale D-4085/2018 

del 30 novembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-440/2021 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino srilankese, di etnia tamil, con ultimo domicilio a 

B._______, nel distretto di C._______ (Provincia del […]), ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera il (…) marzo 2016 (cfr. atti A1/2; A3/12, 

p.to 1.08 seg., pag. 3 e p.to 2.01 seg., pag. 4; A17/25, D14 segg., pag. 3). 

B.  

Il (…) marzo 2016 si è tenuto con il succitato un verbale di rilevamento dei 

suoi dati personali (cfr. atto A3/12; di seguito: verbale 1), rispettivamente è 

stato questionato in particolare circa i suoi motivi d’asilo durante il colloquio 

del (…) maggio 2018 (cfr. atto A17/25; di seguito: verbale 2). Nel corso 

degli stessi il richiedente asilo ha dichiarato, per quanto qui di rilievo, di 

essere espatriato dallo Sri Lanka illegalmente, e per via aerea, il (…), verso 

il D._______ (cfr. verbale 1, p.to 5.01 seg., pag. 6; rispettivamente 

E._______, cfr. verbale 2, D10 segg., pag. 3). La partenza dal Paese 

d’origine sarebbe stata ingenerata dal fatto che, dopo essere riuscito a 

liberare il padre di prigione tramite il versamento di una somma di denaro 

nell’(…) (o […] secondo le versioni ed i documenti presentati) del (…), egli 

avrebbe iniziato ad avere dei problemi sia con i (…) codetenuti assieme al 

padre, che non sarebbero invece stati scarcerati, che con agenti di polizia, 

membri del CID (acronimo in inglese per: “Criminal Investigation 

Department”) e familiari dei (...) detenuti succitati. Invero, i primi, avrebbero 

voluto che l’interessato provvedesse al loro rilascio, come sarebbe riuscito 

per il padre versando del denaro, minacciandolo di conseguenze nei suoi 

confronti e di riportare il padre in prigione. Le minacce sarebbero avvenute 

telefonicamente da parte di uno dei codetenuti, e per il tramite di agenti di 

polizia, membri del CID, militari e familiari dei primi, che si sarebbero recati 

a casa sua. Affiliati del CID lo avrebbero anche convocato almeno una (…) 

di volte a voce o per iscritto, a presentarsi ad una stazione di polizia in un 

certo giorno ed orario, con un pretesto, con lo scopo però infine di 

interrogarlo riguardo ai motivi per i quali egli non avrebbe ancora 

provveduto alla liberazione delle (...) persone incarcerate assieme al padre. 

In due di queste occasioni, nel (…) del (…) ed il (…) o (…), egli sarebbe 

pure stato picchiato (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.; verbale 2, D101 

segg., pag. 13). È a seguito del secondo episodio, che egli avrebbe deciso 

di espatriare (cfr. verbale 2, D54, pag. 7). Altrimenti, non vi sarebbe stata 

alcuna violenza perpetrata nei suoi confronti da parte dei diversi 

intervenenti presso casa sua. Per tali problematiche egli non si sarebbe 

mai indirizzato alla polizia, né denunciato i fatti, in quanto (…) dei 

codetenuti sarebbero stati (…). Il richiedente ha narrato che il padre 

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avrebbe avuto dei legami con le LTTE (acronimo in inglese per: “Liberation 

Tigers of Tamil Eelam”), allorché egli sarebbe stato giovane, mentre che lui 

non avrebbe avuto nessun legame con le stesse, né avuto alcuna 

problematica con le autorità a parte quanto sopra evidenziato (cfr. verbale 

1, p.to 7.01, pag. 8). Ha inoltre affermato che un ulteriore motivo che lo 

avrebbe indotto all’espatrio sarebbe stato quello di non avere alcuna 

possibilità in patria di trovare un posto di lavoro, a causa dell’iscrizione sul 

libretto di famiglia, ove risulterebbe che il padre è stato arrestato (cfr. 

verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D55 segg., pag. 8). Dopo il suo 

espatrio avrebbe appreso che le ricerche nei suoi confronti sarebbero 

proseguite al domicilio, con visite da una a due volte al mese da parte di 

membri del CID, e sarebbero cessate soltanto (…) mesi prima la seconda 

audizione, allorché sarebbero venuti a conoscenza che egli si troverebbe 

in Svizzera (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 4 seg.). Alla fine della seconda 

audizione, egli ha riferito che a causa della manifestazione a cui avrebbe 

partecipato a F._______ il (…), in ricordo delle vittime della guerra civile 

srilankese, egli riterrebbe che degli agenti del CID lo avrebbero collegato 

con le LTTE, poiché una fotografia della stessa ove egli vi sarebbe 

raffigurato, sarebbe apparsa su un sito srilankese (cfr. verbale 2, D178 

segg., pag. 22). In caso di un suo rientro in patria, egli temerebbe per la 

sua vita, oppure di essere imprigionato dalle persone che lo cercherebbero 

(cfr. verbale 2, D198, pag. 23). 

C.  

Per mezzo della decisione dell’11 giugno 2018, la SEM non ha riconosciuto 

la qualità di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua domanda d’asilo, 

pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e 

l’esecuzione del precitato provvedimento.  

Nella sua decisione, l’autorità inferiore ha segnatamente sostenuto che le 

allegazioni dell’interessato riguardo il fatto che egli fosse stato collegato al 

gruppo LTTE da membri del CID fossero da considerare inverosimili. 

Inoltre, l’evenienza che egli sia stato messo sotto pressione sia dai 

prigionieri incarcerati con il padre, che da membri del CID, autorità di polizia 

e militari, nonché parenti delle persone incarcerate, non avrebbe avuto 

quale origine uno dei motivi esaustivamente previsti dall’art. 3 LAsi 

(RS 142.31). Non ci sarebbero neppure elementi concreti che determinino 

con certezza che vi sia una correlazione tra le sue difficoltà nell’ambito 

lavorativo e l’incarcerazione passata del padre, non essendo peraltro tale 

limitazione neppure ingenerata da uno dei motivi ex art. 3 LAsi. Dagli atti 

non sarebbero neppure emersi degli elementi dai quali si potrebbe dedurre 

che, in caso di ritorno in Sri Lanka, egli potrebbe attirare l’attenzione delle 

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autorità del suo Paese d’origine ed essere quindi l’oggetto, in un prossimo 

futuro e con un’elevata probabilità, di persecuzioni rilevanti in materia 

d’asilo. Infine, a fronte sia della situazione presente in Sri Lanka che 

riguardo alle minacce da lui fatte valere – le quali sarebbero da qualificare 

quali persecuzioni di terzi e contro le quali egli non avrebbe reso verosimile 

di non poter richiedere protezione alle autorità del suo Paese d’origine – 

nonché non essendoci nel suo caso specifico degli ostacoli personali 

all’esecuzione del suo allontanamento, l’autorità inferiore ha ritenuto che la 

medesima misura fosse ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

D.  

Con ricorso datato 13 luglio 2018, l’interessato è insorto contro il 

summenzionato provvedimento al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale). Con il gravame e gli ulteriori scritti successivi, 

l’insorgente ha soprattutto evidenziato come le ripetute persecuzioni da lui 

subite in patria sarebbero dettate dalla sua presunta appartenenza al 

gruppo LTTE oltreché dall’incarcerazione di suo padre, evenienze che egli 

avrebbe reso verosimili. Non potrebbe essere imputato a sfavore del 

ricorrente, come invece sostenuto a torto nella decisione impugnata, la 

circostanza che egli abbia segnalato le pressioni del CID a seguito della 

convinzione che il medesimo fosse legato alle LTTE alla fine dell’audizione 

sui motivi. Questo in quanto, non soltanto le pressioni verso di lui da parte 

di membri del CID sarebbero aumentate, ma anche poiché le sue 

dichiarazioni in merito chiare, univoche e coerenti, sarebbero verosimili. A 

mente sua, e contrariamente a quanto sostenuto nella decisione avversata 

dall’autorità inferiore, le misure persecutorie rivolte contro di lui 

rientrerebbero quindi in quanto disposto all’art. 3 cpv. 1 LAsi. Inoltre, data 

la convinzione di membri del CID che l’interessato sia affiliato alle LTTE, 

egli rischierebbe di subire seri pregiudizi in caso di un suo rientro in patria. 

A causa di tale rischio, come pure poiché contrario all’art. 5 LAsi, il suo 

rinvio in Sri Lanka sarebbe inammissibile. Infine, il ricorrente sarebbe 

perfettamente integrato in Svizzera. Pertanto, visti questi ultimi elementi, 

se la sua domanda d’asilo non venisse accolta, subordinatamente gli 

dovrebbe essere concessa l’ammissione provvisoria. 

E.  

Il Tribunale, con sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020, ha respinto 

il succitato ricorso. In primo luogo (cfr. consid. 5 della precitata sentenza) il 

Tribunale ha ritenuto che il ricorrente non abbia reso verosimile che dei 

membri del CID lo considerino legato al gruppo LTTE, in quanto le sue 

dichiarazioni in merito, oltreché contraddittorie sarebbero pure tardive, 

poiché apparse soltanto alla fine della seconda audizione. Inoltre, a 

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differenza di quanto sostenuto nel gravame, le visite al suo domicilio da 

parte di affiliati del CID, si sarebbero sempre più diradate dopo la 

manifestazione, fino a cessare completamente. Neppure i documenti 

prodotti dal ricorrente sarebbero atti a corroborare la verosimiglianza dei 

suoi asserti in merito. In secondo luogo (cfr. consid. 6 della succitata 

sentenza), le persecuzioni di cui il ricorrente sarebbe stato oggetto da parte 

delle (…) persone incarcerate con il padre dell’insorgente come pure da 

parte dei loro famigliari, non sarebbero riconducibili ad uno dei motivi ex 

art. 3 LAsi, ma piuttosto dettate dal fatto che egli sarebbe riuscito a 

raccogliere una somma di denaro sufficiente per liberare il genitore, e da 

ciò essi dedurrebbero che il ricorrente sarebbe pure in grado di ottenere la 

liberazione delle altre (…) persone ancora in carcere, ciò che esigerebbero 

da costui. Oltracciò, poiché i suoi persecutori avrebbero cessato le loro 

visite al domicilio del ricorrente, sarebbe dimostrativo del fatto che essi 

avrebbero perso ogni interesse nei confronti del medesimo e desistito dai 

loro intenti. Quindi, non vi sarebbe più alcuna attualità, né a maggior 

ragione futura, nella minaccia. Inoltre, la stessa avrebbe comunque 

carattere locale, per cui egli ed i suoi famigliari potrebbero sottrarvisi 

trasferendosi in un’altra parte dello Sri Lanka. Proseguendo nell’analisi, il 

Tribunale ha ritenuto che le difficoltà dichiarate dall’insorgente nel trovare 

un impiego, non costituirebbero delle misure d’intensità sufficiente da 

rappresentare un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. consid. 6.4). 

Il profilo del ricorrente non sarebbe dipoi di particolare rischio (cfr. 

consid. 7). In particolare, riguardo alla manifestazione in Svizzera alla 

quale egli avrebbe preso parte, il Tribunale, dopo aver rammentato che ha 

ritenuto inverosimile che le autorità srilankesi considerino il ricorrente 

legato al gruppo LTTE, ha sottolineato che il ricorrente vi avrebbe 

unicamente partecipato, senza svolgere alcun ruolo di primo piano 

suscettibile di attirare su di sé in maniera sfavorevole l’attenzione delle 

autorità del suo Paese d’origine. Anche volendo ammettere che le autorità 

srilankesi siano venute a conoscenza della sua partecipazione a suddetta 

manifestazione, non vi sarebbe nessun motivo di credere che il suo nome 

figuri su una “Stop List” o una “Watch List” utilizzate all’aeroporto di 

Colombo, sulle quali sono indicati i nomi delle persone suscettibili di avere 

una relazione con le LTTE. Infine, il Tribunale ha considerata l’esecuzione 

dell’insorgente come ammissibile ed esigibile – sia rispetto alla situazione 

vigente in Sri Lanka che riguardo alla situazione specifica del ricorrente – 

nonché possibile (cfr. consid. 10-14 della sentenza D-4085/2018). 

F.  

F.a Con missiva del 1° febbraio 2021, la SEM ha trasmesso al Tribunale, 

in applicazione dell’art. 8 cpv. 1 PA, la domanda presentata dall’interessato 

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il 21 gennaio 2021 – e completata con ulteriore scritto del 28 gennaio 2021 

– ritenendo che la medesima verterebbe essenzialmente su dei mezzi di 

prova anteriori alla sentenza del Tribunale del 30 novembre 2020 – in casu: 

due denunce della madre del richiedente datate rispettivamente (…) (cfr. 

documento rubricato dal richiedente sub doc. B) e (…) (cfr. sub doc. F); 

copie a colori di documentazione fotografica (cfr. sub doc. D); la 

dichiarazione del richiedente estratta dall’(…) del (…) (cfr. sub doc. E); la 

citazione del (…) della stazione di polizia di B._______ (cfr. sub doc. H), i 

“Message Form” del (…) e del (…) (cfr. sub doc. I); ove il caso con le 

relative traduzioni; nonché diversi estratti di giornali srilankesi, non tradotti 

(cfr. sub doc. K) – e quindi sarebbe costitutiva di motivi di revisione. 

Apparirebbero invece costitutivi di una domanda di riesame o di una nuova 

domanda d’asilo, per i quali verrebbero valutati invece in prima istanza, 

unicamente i seguenti documenti annessi alla domanda, ovvero: il 

“Message Form” della stazione di polizia di B._______ del (…) (cfr. 

documento rubricato dal richiedente sub doc. I); la dichiarazione del (…) 

del “(…)” ([…]) di G._______ (di cui al documento rubricato dal richiedente 

sub doc. C) e la dichiarazione del (…) del parlamentare del distretto di 

C._______ (…) (cfr. sub doc. G). In merito invece al CD presentato (cfr. 

documento rubricato dal richiedente quale doc. J), la SEM ha rilevato che 

il file risulterebbe danneggiato prima di essere stato registrato sul supporto 

prodotto, e pertanto non potrebbe essere visionato. Nella precitata 

domanda, il richiedente ha essenzialmente sostenuto che la 

documentazione presentata dimostrerebbe inequivocabilmente come 

quanto riferito dal medesimo nel corso della procedura d’asilo ordinaria 

corrispondesse a realtà e che in caso di ritorno in patria egli rischierebbe 

di essere oggetto di gravi persecuzioni in quanto membro del gruppo LTTE. 

Egli, se dovesse rientrare in Sri Lanka, verrebbe difatti immediatamente 

arrestato, in quanto ricercato dalla polizia srilankese. Ha quindi richiesto 

alla SEM di incamerare la domanda di riesame, concedendo inoltre l’effetto 

sospensivo. Con il complemento del 28 gennaio 2021, il richiedente ha 

presentato ulteriore documentazione inerente il suo contratto di lavoro ed i 

relativi certificati salariali per il periodo (…) (cfr. sub doc. L), nonché il 

precedente contratto di lavoro e le buste paga per il periodo lavorativo dal 

(…) al (…) (cfr. sub doc. M), a sostegno della sua avvenuta elevata 

integrazione in Svizzera. 

F.b Per il tramite dello scritto del 3 febbraio 2021 (cfr. atto SEM n. […]-5/3 

e documenti nell’incarto N), il richiedente ha inoltrato nuovamente il CD di 

cui al doc. J all’autorità inferiore, rilevando che il medesimo supporto 

conterrebbe due file datati (…) perfettamente visionabili tramite 

l’applicazione “Windows”, quindi posteriori alla data di emanazione della 

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sentenza del Tribunale. Pertanto, per questo motivo, il CD sarebbe stato 

trasmesso per competenza alla SEM. Contestualmente ha pure richiesto 

la sospensione del termine di partenza emesso nei confronti del richiedente 

dalla succitata autorità. 

G.  

Il 9 febbraio 2021, il Tribunale ha sospeso l’esecuzione dell’allontanamento 

dell’insorgente a titolo di misura supercautelare (cfr. risultanze 

processuali). 

H.  

H.a Con decisione incidentale del 22 febbraio 2021, la giudice istruttrice in 

carica dell’incarto, ha dapprima constatato che la richiesta indirizzata alla 

SEM dall’interessato con scritto del 21 gennaio 2021 e poi completata con 

missive del 28 gennaio 2021 rispettivamente del 3 febbraio 2021, sarebbe 

stata trattata dal Tribunale quale istanza di revisione. Ha inoltre offerto la 

possibilità all’istante di ritirare la medesima entro un termine di sette giorni 

dalla notifica della decisione incidentale o, in caso contrario, lo ha invitato 

a regolarizzare la sua domanda ai sensi dei considerandi entro il medesimo 

termine. Su pena d’inammissibilità dell’istanza di revisione, l’istante è stato 

vieppiù invitato a versare un anticipo di CHF 1'500.– a copertura delle 

presumibili spese processuali entro il 9 marzo 2021. Infine il Tribunale ha 

chiesto al medesimo, entro lo stesso termine precitato, di inoltrare la 

traduzione della documentazione prodotta sub doc. K, con la comminatoria 

che statuirà sulla base degli atti rispettivamente non entrerà nel merito della 

precitata documentazione, in caso contrario.  

H.b L’istante ha corrisposto l’anticipo richiesto tempestivamente, con 

valuta all’8 marzo 2021 (cfr. risultanze processuali). 

H.c Il 1° marzo 2021 (cfr. risultanze processuali) l’istante ha inoltrato al 

Tribunale un atto intitolato “istanza di revisione”, concludendo in via 

principale all’accoglimento della medesima con la conseguenza che la 

sentenza del Tribunale del 30 novembre 2020 sia annullata ed all’istante 

sia riconosciuta la qualità di rifugiato; nonché subordinatamente 

all’annullamento della sentenza precitata ed alla concessione 

dell’ammissione provvisoria all’istante. Quest’ultimo motiva la precitata 

istanza, sostenendo che della documentazione prodotta, malgrado 

antecedente la data di emanazione della sentenza del Tribunale  

D-4085/2018 del 30 novembre 2020, egli ne sarebbe entrato in possesso 

soltanto nel mese di gennaio 2021. Pertanto, dal profilo della tempestività, 

la domanda ossequierebbe le condizioni poste all’art. 124 cpv. 1 lett. d 

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della legge sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110). In relazione al merito, 

l’istante considera dapprima come i documenti presentati dimostrerebbero 

l’esatto contrario di quanto avrebbe constatato nella sua sentenza il 

Tribunale in relazione all’inverosimiglianza dei legami dell’istante con il 

gruppo LTTE, nonché riguardo al diradarsi delle visite e dei controlli presso 

la sua abitazione da parte del CID. In particolare, le dichiarazioni 

presentate dalla madre del richiedente e da quest’ultimo (cfr. sub doc. B, 

doc. F e doc. E), dimostrerebbero che degli individui avrebbero continuato 

in passato e continuerebbero tutt’ora a presentarsi presso i famigliari 

dell’istante, terrorizzandoli e cercando di carpire delle informazioni su di lui 

ed ove egli si trovi. Oltracciò, la denuncia dell’istante (cfr. sub doc. E), 

proverebbe che i medesimi individui lo avrebbero perseguitato, 

“appostandosi presso la sua abitazione ed aggredendolo”. A differenza poi 

di quanto sostenuto nella sentenza dal Tribunale, l’istante continuerebbe 

pure ad essere oggetto di ricerche anche da parte del CID – come sarebbe 

dimostrato dai documenti H e I presentati – a causa della sua 

partecipazione a diverse manifestazioni, come si evincerebbe dalla diversa 

documentazione fotografica annessa all’istanza (cfr. sub. doc. D), come 

pure da quella già prodotta nella procedura d’asilo ordinaria. Ciò in quanto, 

per le autorità srilankesi tale partecipazione, rappresenterebbe un 

comportamento illegale. Per finire, gli articoli di giornale di cui al doc. K – 

non tradotti – tratterebbero tutti della stessa tematica, ovverossia che la 

manifestazione per la commemorazione degli eroi LTTE nei distretti di 

H._______ e di I._______ sarebbe illegale, come pure la sua 

partecipazione. Sulla scorta di tale documentazione, l’istante conclude che 

la medesima sconfesserebbe in modo lampante quanto ritenuto dal 

Tribunale nella sua sentenza, e proverebbe invece il contrario, ovvero che 

l’istante sarebbe tutt’ora ricercato da membri del CID ed in caso di rientro 

in patria egli correrebbe dei concreti rischi di persecuzione. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti verranno ripresi nei considerandi qualora 

risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto la 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

2.  

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2.1 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista 

la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 LTF), 

passano in giudicato il giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su 

rimando degli art. 6 LAsi, 37 LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per 

pronunciarsi in merito alle domande di revisione interposte contro le proprie 

sentenze (cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1). 

2.2 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per 

analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo 

federale. Altresì, in virtù dell’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il 

miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile 

l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che 

dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, 

la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del 

ricorso. 

2.3 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata 

se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti 

rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel 

procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla 

sentenza. A norma dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di revisione 

fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90 giorni dalla 

scoperta del motivo di revisione. 

2.4 La domanda di revisione costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile 

di essere esercitato nei confronti di una sentenza del Tribunale cresciuta in 

giudicato. Se l’istanza viene accolta, la crescita in giudicato della sentenza 

impugnata viene soppressa e la fattispecie dovrà nuovamente essere 

giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di 

revisione, solo se uno dei motivi di revisione enunciati agli  

art. 121–123 LTF è invocato. Così, l’istante deve prevalersi di uno dei 

motivi legali o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al 

contrario, la questione di sapere se un motivo di revisione esiste 

effettivamente non attiene all’esame dell’ammissibilità dell’istanza ma al 

merito (cfr. sentenze del Tribunale federale 2F.24/2019 

dell’11 novembre 2019 consid. 3 e 2F.4/2014 del 20 marzo 2014 

consid. 2.1). In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio 

di diritto straordinario suscettibile d’essere esercitato solo a severe 

condizioni, non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è 

chiesta la revisione. Attraverso la procedura di revisione non è possibile 

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sollevare censure che sarebbero dovute essere formulate nella precedente 

procedura o riproporre critiche sulle quali il Tribunale si è già pronunciato 

(cfr. sentenze del Tribunale federale 1F.19/2018 del 9 agosto 2018 

consid. 1.3, 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 1.2). La revisione non è 

inoltre data per correggere presunti errori giuridici (cfr. DTF 96 I 279 

consid. 3 pag. 280; sentenze del Tribunale federale 1F.27/2018 del 

29 ottobre 2019, 2F.20/2012 del 25 settembre 2012 consid. 2.1). 

2.5 Ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere 

domandata se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a 

conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha 

potuto addurre nel procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di 

prova posteriori alla sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47;  

134 IV 48 consid. 2.1 pag. 50 con riferimenti ivi citati). La possibilità di 

revisione si limita così ai cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai 

mezzi di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr.  

DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2 e 5.2.3; 2013/22 consid. 3‒13; 

sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del 16 giugno 2020 

consid. 3.2 e 3.3). 

2.6 Su questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che 

si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano 

ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al 

ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla 

scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272 

consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per ammettere 

un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale  

D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4.3.2). Inoltre i fatti devono 

essere rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla 

base della sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione 

di un apprezzamento giuridico corretto (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1F.19/2018 consid. 3.2). 

2.7 Per quanto concerne i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già 

esistere al momento della pronuncia della sentenza emessa nella 

procedura ordinaria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto 

essere introdotti in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza 

del Tribunale federale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22 

consid. 13). Inoltre, i mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti 

nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel 

procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati, 

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Pagina 11 

a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i 

nuovi mezzi di prova sono destinati a provare dei fatti sostenuti in 

precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in 

grado di invocarli in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 

8C.43/2012 del 7 settembre 2012 consid. 11.1). Una prova è considerata 

concludente quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse 

stato a conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale 

federale 9F.14/2010 del 16 marzo 2011 consid. 2).  

2.8 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di 

avvalersi di eventuali veri nova. Infatti, allorquando il richiedente miri ad 

una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o 

di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di seconda 

istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo all’istituto 

del riesame rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il Tribunale 

si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 2013/22 

consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler 

[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren 

[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA; cfr. anche art. 111b LAsi). 

3.  

Per i motivi che seguono, nel caso in parola, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti ai sensi dell’art. 127 LTF. 

4.  

4.1 Nella presente disamina, l’istante nella sua domanda del 

21 gennaio 2021, completata con scritti del 28 gennaio 2021 e del 

3 febbraio 2021, e regolarizzata, su richiesta del Tribunale, con istanza del 

1° marzo 2021, si prevale essenzialmente di mezzi di prova (cfr. sub 

doc. B, doc. E, doc. F, doc. H, doc. I [per quanto concerne le convocazioni 

datate {…} e {…}], doc. K, doc. L e doc. M) e di motivazioni, che sarebbero 

anteriori all’emissione della sentenza del Tribunale D-4085/2018 del 

30 novembre 2020. Poiché gli stessi risultano essere costitutivi di un 

potenziale motivo di revisione ex art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, in tal senso, ed 

in relazione esclusivamente ai documenti sopra citati, il Tribunale se ne 

investe dappresso. Il Tribunale giunge pertanto alla conclusione che 

l’istanza gli è stata trasmessa a ragione dalla SEM in applicazione 

dell’art. 8 cpv. 1 PA, come già peraltro concluso nella sua decisione 

incidentale del 22 febbraio 2021 (cfr. anche supra lett. H.a). 

4.2 Al contrario, per quanto attiene la documentazione fotografica prodotta 

dall’insorgente sub doc. D, nonché le sue argomentazioni in merito 

D-440/2021 

Pagina 12 

contenute nell’istanza, circa la partecipazione dello stesso a diverse 

manifestazioni a causa delle quali le autorità srilankesi lo collegherebbero 

al gruppo LTTE, non possono essere esaminate dal Tribunale, in quanto 

ritenute inammissibili. Invero, né dall’istanza né dalla documentazione 

fotografica – a parte una copia di una fotografia che pare analoga a quella 

presentata nel contesto della procedura ordinaria e che è già stata oggetto 

di disamina da parte dello scrivente Tribunale (cfr. consid. 5, 6.3 e 7 della 

sentenza D-4085/2018) – è dato a sapere con certezza quando egli 

avrebbe partecipato a tali manifestazioni a F._______, e pertanto se i 

medesimi argomenti rispettino il termine di 90 giorni dalla loro scoperta ex 

art. 124 lett. d LTF (cfr. supra consid. 2.2). Se tuttavia, come appare 

implicitamente dalle considerazioni contenute nell’istanza, l’interessato 

intende ribadire la sua presenza alla manifestazione di F._______ del (…), 

in ricordo delle vittime della guerra civile srilankese, così come proposto in 

procedura ordinaria, oltreché rappresentare palesemente della 

documentazione e delle evenienze intempestive dal profilo formale, 

neppure si evince minimamente nell’istanza perché egli non avrebbe 

potuto invocare tali fatti e produrre i mezzi di prova, se li stimava utili, già 

nel quadro della succitata procedura ordinaria. Per di più, tali circostanze 

sono già stata esaminate dal Tribunale, nella medesima forma critica (cfr. 

consid. 5, 6.3 e 7 della sentenza D-4085/2018), e pertanto non possono 

nuovamente dar luogo a pronuncia da parte della medesima autorità 

giudicante (cfr. supra consid. 2.2).  

4.3 Concernente invece l’ulteriore documentazione presentata 

dall’interessato con la sua domanda del 21 gennaio 2021, e meglio il 

doc. C, il doc. G, la citazione del (…) (cfr. sub doc. I), come pure i due video 

che sarebbero contenuti nel doc. J datati (…) – che alla stessa stregua di 

quanto già segnalato dalla SEM nel suo scritto al Tribunale del 

1° febbraio 2021, il Tribunale non è riuscito a visionare, neppure con il 

programma Windows come comunicato nella sua missiva alla SEM del 

3 febbraio 2021 dall’istante –, poiché successivi alla sentenza del 

Tribunale del 30 novembre 2020, esulano dalla competenza della scrivente 

autorità. Come a ragione considerato dall’autorità inferiore nel suo scritto 

del 1° febbraio 2021, costei appare essersi già investita degli stessi – e 

delle relative argomentazioni proposte in merito dall’istante – ed il Tribunale 

può pertanto rinunciare alla trasmissione alla SEM della domanda 

dell’istante per la trattazione di tali motivi residuali (cfr. anche 

DTAF 2013/22 consid. 3-13). 

5.  

Ora, fatte tali debite premesse, con riferimento ai motivi di revisione 

D-440/2021 

Pagina 13 

delimitati ai sensi di quanto precede, occorre dappresso esaminare se le 

condizioni per ammettere l’istanza siano adempiute o meno. 

5.1 In primo luogo si rileva che, in ordine alla supposta dichiarazione della 

madre dell’istante del (…) (cfr. sub doc. B), come pure alla denuncia 

dell’istante datata (…) (cfr. sub doc. E), nonché alle convocazioni di polizia 

di cui al doc. I datate rispettivamente (…) e (…), seppure l’interessato 

riferisca nell’istanza di esserne venuto in possesso soltanto nel mese di 

gennaio 2021; tuttavia non è dato a sapere con certezza il momento in cui 

egli avrebbe scoperto la loro esistenza, né come egli se li sarebbe 

concretamente procurati. Pertanto, non si può determinare se la 

presentazione di tale documentazione, e le argomentazioni afferenti la 

stessa, rispettino effettivamente il termine di 90 giorni dalla loro scoperta in 

virtù dell’art. 124 lett. d LTF. Nonostante ciò, appare doveroso sottolineare 

che, riguardo alla denuncia del (…), lui non poteva esserne all’oscuro fino 

al gennaio 2021, avendola egli presentata personalmente – anche 

secondo le sue stesse asserzioni – in polizia. Non si spiega quindi 

minimamente, né nell’istanza è fatto accenno in merito, perché l’istante 

produca soltanto in fase di revisione tale mezzo di prova ed allegazioni, a 

distanza di ben (…) anni dalla data di tale presunta denuncia, allorché 

sarebbero potuti essere invocati, se l’istante li stimava utili, già nel quadro 

della procedura ordinaria. Ad uguale conclusione si giunge per la 

dichiarazione della madre e le convocazioni di polizia succitate, poiché non 

è dato comprendere il motivo per il quale l’istante le abbia prodotte soltanto 

nella presente procedura straordinaria, allorquando le stesse con le 

correlate asserzioni, sarebbero potute e dovute essere invocate già 

nell’ambito della procedura ordinaria. Tale conclusione è maggiormente 

supportata dall’evenienza che l’interessato, già nella predetta, aveva 

prodotto delle convocazioni analoghe di polizia, nonché era in contatto 

assiduamente con i famigliari in Sri Lanka, anche con la madre, e pertanto 

tali evenienze non potevano essergli sconosciute sino al gennaio del 2021. 

Per quanto poi attiene più specificatamente la convocazione del (…), 

l’istante non ha fornito alcuna traduzione, né l’ha mai menzionata nei 

diversi suoi scritti d’istanza, e quindi il Tribunale può ben partire dal 

presupposto che esuli dalla presente disamina, rispettivamente sia 

inammissibile quale mezzo di prova. Per di più il fatto di produrre la 

succitata documentazione soltanto in questa sede, peraltro senza 

sostanziarla con argomentazioni circostanziate riguardo alle tempistiche e 

modalità di scoperta, instilla dei forti dubbi nel Tribunale che gli stessi siano 

stati fabbricati meramente ai fini di causa, per supportare gli argomenti 

dell’istante che non era riuscito a rendere credibili rispettivamente non 

erano stati ritenuti rilevanti ai sensi dell’asilo dal Tribunale nella sua 

D-440/2021 

Pagina 14 

sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020. Tale conclusione sarà 

maggiormente sostenuta da quanto verrà considerato in merito dappresso 

(cfr. infra consid. 5.2). Tuttavia, anche ritenuta una presentazione tardiva 

dei suddetti documenti e delle argomentazioni relative i medesimi, 

occorrerà comunque, in conformità con la giurisprudenza dell’allora 

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo, esaminare la questione 

appurando se, nella fattispecie, vi sia un rischio avverato di persecuzione 

o di trattamenti disumani ostativi all’esecuzione dell’allontanamento 

dell’istante. Risulta invero possibile, sia in materia di revisione che di 

riesame, rimettere in causa una sentenza (o decisione nel caso di riesame) 

entrata in forza di cosa giudicata, malgrado l’invocazione tardiva di nuovi 

elementi, se questi ultimi rilevano manifestamente da un rischio fondato di 

persecuzione o di trattamento inumano che facciano apparire l’esecuzione 

dell’allontanamento come contrario al diritto internazionale dal profilo 

dell’ammissibilità della misura (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4 in fine; 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 9 consid. 7; cfr. anche fra le altre le 

sentenze del Tribunale D-3608/2019 del 14 settembre 2019, D-811/2019 

del 3 febbraio 2021 consid. 4). Rischio di persecuzione che è stato 

sollevato nell’istanza di revisione del 1° marzo 2021 dall’istante. In tale 

delimitata ottica, il Tribunale analizzerà quindi di seguito (cfr. infra 

consid. 5.2) tale documentazione e asserti proposti in merito dall’istante, 

ad esclusione della convocazione del (…) come sopra già considerato. 

5.2 In secondo luogo, si considera come la denuncia della madre datata 

(…) (cfr. sub doc. B), riguardi degli eventi che sarebbero occorsi addirittura 

– secondo la traduzione – il (…). Nella stessa si evidenzia come l’istante 

sarebbe unicamente stato avvicinato da una persona sconosciuta e nello 

stesso giorno si sarebbero presentate al domicilio famigliare (…) individui, 

dicendo di essere dell’esercito, che avrebbero chiesto alla madre dove 

fosse il figlio. Oltreché riguardare delle circostanze del tutto fumose, e mai 

accennate dall’istante nel corso della precedente procedura ordinaria, la 

stessa denuncia contiene pure delle contraddizioni lampanti con quanto 

affermato dal succitato durante i suoi verbali d’audizione. Invero egli ha 

sostenuto che le sue problematiche, anche con i militari, sarebbero iniziate 

soltanto dopo la liberazione del padre, avvenuta il (…) (cfr. verbale 1, p.to 

7.01, pag. 8) rispettivamente il (…) (cfr. verbale 2, D7, pag. 3 e mezzo di 

prova n. 1 prodotto in tale contesto), e non invece precedentemente come 

desumibile dalla denuncia della madre. Inoltre egli non ha mai allegato, a 

differenza di quanto sostenuto nella denuncia prodotta, di essersi trasferito 

a casa di un parente per timore di tali azioni, essendo egli sempre rimasto 

presso il domicilio famigliare sino a poco prima del suo espatrio avvenuto 

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Pagina 15 

nel (…) del (…) (cfr. verbale 1, p.to 2.01 seg., pag. 4 seg.; p.to 5.01 segg., 

pag. 6 seg.; verbale 2, D10 segg., pag. 3). All’evidenza quindi, appare che 

tale mezzo di prova sia stato fabbricato per compiacenza e non sostanzia 

né rende verosimile in alcun modo che l’istante possa essere esposto a 

concrete e serie persecuzioni in caso di un suo rientro nel paese d’origine. 

A medesimo giudizio si giunge pure per quanto concerne la denuncia 

dell’istante del (…) (cfr. sub doc. E). Lo stesso documento risulta difatti 

essere incoerente con le asserzioni rilasciate nei verbali d’audizione 

dall’istante, in quanto quest’ultimo ha sempre sostenuto di non essersi mai 

indirizzato alle autorità di polizia per esporre le sue problematiche o 

denunciare le stesse (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D79, 

pag. 10). Inoltre, le dichiarazioni contenute nella denuncia, stridono 

fortemente con quanto allegato dall’interessato nel corso della procedura 

ordinaria. Invero nella prima non soltanto la data di liberazione del padre di 

prigione (il […]) non coincide con le asserzioni dell’insorgente (cfr. verbale 

1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D7, pag. 3), bensì egli riferisce pure nella 

denuncia di aver consegnato dei soldi su richiesta anche ad autorità di 

polizia e civili, come anche militari, evenienza di cui invece non si trova 

nessuna traccia nelle allegazioni dell’istante proposte in procedura 

ordinaria. A differenza poi di quanto sostenuto nell’istanza di revisione che: 

“Tali individui lo stavano perseguitando, appostandosi presso la sua 

abitazione e aggradendolo” (cfr. p.to 7, pag. 5 dell’istanza del 

1° marzo 2021), come vi sarebbe descritto anche nella denuncia; nel corso 

della procedura ordinaria, l’istante stesso aveva riferito che le persone che 

si sarebbero presentate a casa sua si sarebbero sempre comportate 

pacificamente, senza esercitare su di lui alcun tipo di violenza (cfr. verbale 

2, D101 segg., pag. 13). Anche tale mezzo di prova, non è quindi atto a 

sostenere in alcun modo, a differenza di quanto sostenuto nella sua istanza 

dall’interessato, un diverso giudizio da parte del Tribunale riguardo a quello 

già espresso in merito nella sentenza del 30 novembre 2020 circa 

l’assenza di timori di persecuzioni per l’istante nel caso di un suo rientro 

nel Paese d’origine. Per quanto poi concerne la supposta convocazione 

della stazione di polizia di B._______ del (…), in aggiunta a quanto già 

sopra evidenziato in merito, occorre rimarcare che la medesima riporta 

unicamente come l’interessato dovrebbe presentarsi per un interrogatorio 

all’ufficio (…) l’(…), alle ore (…), per essere interrogato. Nulla quindi v’è 

detto riguardo al motivo di tale interrogatorio, né men che meno si evince 

dalla medesima convocazione che egli sarebbe stato posto in relazione 

con le LTTE. Peraltro non appare comprensibile come l’istante possa avere 

interessato nuovamente le autorità del suo Paese d’origine, dopo che ogni 

ricerca nei suoi confronti era addirittura cessata da parte delle medesime 

già dalla fine dell’anno (…), dopo essere venute a conoscenza che lui si 

D-440/2021 

Pagina 16 

trovava in Svizzera (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 4). Appare quindi 

sorprendente che le medesime, che saprebbero secondo l’interessato che 

egli si trova all’estero, dopo anni di disinteresse nei suoi confronti e senza 

alcuna apparente motivazione, si occupino nuovamente dello stesso, il 

quale non presenta alcun profilo di particolare rilievo, come già motivato 

nella sua sentenza del 30 novembre 2020 dal Tribunale. Uguale 

conclusione ed argomentazioni valgono mutatis mutandis per quanto 

concerne la convocazione del (…) del (…) (cfr. sub doc. H), sulla quale il 

Tribunale non si attarderà quindi oltre, per evitare inutili ridondanze.  

5.3 Proseguendo nell’analisi, anche l’ulteriore dichiarazione della madre 

dell’istante del (…) (cfr. sub doc. F) appare essere un documento prodotto 

ai fini unicamente della causa. Invero la stessa non cita in particolare alcun 

periodo nelle quali le ricerche al domicilio dell’interessato sarebbero state 

perpetrate da persone sconosciute, e non è atta in alcun modo a 

sostanziare gli asserti dell’istante che egli sarebbe tutt’ora ricercato dalle 

autorità del suo Paese d’origine, poiché collegato con le LTTE. Per quanto 

poi attiene gli estratti di giornale originale e le copie (cfr. sub doc. K), dei 

quali l’istante malgrado richiesta esplicita del Tribunale in merito non ha 

prodotto alcuna traduzione certificata, non appaiono contenere elementi di 

rilievo che lo riguardino personalmente, né men che meno sostanziano le 

sue affermazioni di essere stato collegato dalle autorità del suo Paese alle 

LTTE, e quindi per questo ricercato, poiché avrebbe partecipato a delle 

manifestazioni in Svizzera. Peraltro queste ultime, da sue stesse 

asserzioni, sarebbero state in ricordo delle vittime della guerra civile in Sri 

Lanka e non per commemorare gli eroi LTTE – peraltro con le quali egli ha 

sempre negato aver avuto un qualsivoglia legame (cfr. verbale 1, p.to 7.01, 

pag. 8) – come invece evincibile dal generico riassunto presente 

nell’istanza in rapporto agli articoli di giornale presentati con la stessa, ed 

egli sarebbe stato fotografato soltanto nell’ambito di un’unica 

manifestazione (cfr. verbale 2, D178 segg., pag. 21). Partecipazione che è 

già stata riconosciuta come irrilevante ai sensi dell’asilo dal Tribunale nella 

sua sentenza del 30 novembre 2020, e sulla quale non verrà quindi 

ritornato sopra, essendo che l’istante non apporta alcun fatto nuovo e 

rilevante per far giungere lo scrivente Tribunale ad un apprezzamento 

differente rispetto alla predetta sentenza.  

5.4 Infine, in relazione agli sforzi d’integrazione forniti dall’interessato in 

Svizzera ed alla documentazione inerente gli stessi (cfr. sub doc. L e 

doc. M), questi non sono all’evidenza di alcuna utilità per far giungere il 

Tribunale a differente conclusione rispetto alla sentenza contestata. 

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Pagina 17 

Pertanto, tale documentazione e asserti, non risultano d’alcuna rilevanza 

nella presente procedura.  

5.5 Alla luce di quanto precede, i succitati mezzi di prova così come 

l’insieme delle allegazioni dell’istante relativamente a questi ultimi, non 

sono atti ad ammettere la revisione. Invero, essi non fondano alcun rischio 

verosimile, serio e concreto per l’istante di essere esposto, in caso di un 

suo rientro in Sri Lanka, ad un trattamento vietato dal diritto internazionale 

e che sarebbe pertanto contrario all’esecuzione del suo allontanamento. 

Rispettivamente, egli non è riuscito nell’intento di dimostrare i presunti 

legami che le autorità del suo Paese d’origine gli imputerebbero con le 

LTTE e le ricerche e convocazioni derivanti da parte delle medesime, e 

quindi ad ottenere un diverso apprezzamento rispetto alla questione della 

qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo di cui alla sentenza del 

Tribunale del 30 novembre 2020. 

6.  

Di conseguenza, dal momento che i nuovi fatti e prove, ammissibili per via 

di revisione, non sono di natura tale da modificare la fattispecie alla base 

della sentenza contestata, conducendo il Tribunale ad un giudizio diverso 

in funzione di un nuovo apprezzamento giuridico, l’istanza di revisione della 

sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020, va quindi respinta, nella 

misura della sua ricevibilità. 

7.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'500.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico dell’istante (art. 37 LTAF; 

63 cpv. 1 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese di medesimo importo versato dall’istante l’8 marzo 2021. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-440/2021 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ricevibile, l’istanza di revisione, presentata il 21 gennaio 2021 

e completata con scritti del 28 gennaio 2021, 3 febbraio 2021 e 

1° marzo 2021, è respinta. 

2.  

Le spese processuali di CHF 1'500.– sono poste a carico dell’istante, e 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato 

l’8 marzo 2021. 

3.  

Questa sentenza è comunicata all’istante, alla SEM e all’autorità cantonale 

competente. 

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: