# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea88c42d-9cde-50fb-b77f-5ee50d65a8f2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.02.2025 D-6195/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6195-2024_2025-02-25.pdf

## Full Text

D i s p o s i -
t i v o  

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6195/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Roswitha Petry;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A.________, nata il (…), 

ricorrente 1, 

B.________, nato il (…), 

ricorrente 2, 

C.________, nata il (…), 

ricorrente 3, 

D.________, nata il (…), 

ricorrente 4, 

Turchia,   

tutti patrocinati dalla MLaw Elisabetta Luda,  

SOS Ticino Consultorio Giuridico, (…),  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 29 agosto 2024 / N (…). 

 

 

D-6195/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che i ricorrenti hanno depositato in Svizzera il 13 no-

vembre 2022,  

l’assegnazione alla procedura ampliata avvenuta il 16 maggio 2023,  

i verbali delle audizioni approfondite sui motivi d’asilo svolte secondo l’art. 

29 LAsi (RS 142.31) il 16 e 17 aprile 2024,  

la decisione del 29 agosto 2024, notificata il giorno successivo, con la quale 

la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: la SEM) non ha ricono-

sciuto agli interessati la qualità di rifugiati, ha respinto la domanda d'asilo 

e pronunciato il loro allontanamento, concedendo tuttavia l’ammissione 

provvisoria in Svizzera in ragione dell’inammissibilità di tale misura,  

il ricorso del 30 settembre 2024 presentato al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale), con cui gli interessati postulano implicita-

mente l’annullamento della decisione succitata e il riconoscimento della 

qualità di rifugiati unitamente alla concessione dell’asilo in Svizzera; sul 

piano procedurale, viene altresì presentata un’istanza di assistenza giudi-

ziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e 

dal relativo anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con protesta di spese e 

ripetibili,  

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura (cfr. mezzi di prova SEM 

[di seguito: mdp SEM] n. 1-32),  

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi e 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c nonché 

52 cpv. 1 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,  

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che, in materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure 

ammissibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. art. 62 cpv. 4 PA; 

2014/1 consid. 2; DTAF 2014/26 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto 

degli stranieri, resta censurabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA), 

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di una seconda giudice; che, in tal 

caso, la sentenza è motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e cum 

111a cpv. 2 LAsi),  

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che poiché i ricorrenti sono stati posti al beneficio dell’ammissione provvi-

soria in Svizzera, l’oggetto del contendere risulta esclusivamente il ricono-

scimento dello statuto di rifugiati, la concessione dell’asilo e la pronuncia 

del loro allontanamento,  

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati 

a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; ch’esso in-

clude il diritto di risiedere in Svizzera (cfr. art. 2 LAsi),  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile; che oc-

corre inoltre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuta come rifugiata la per-

sona che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento og-

gettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposta, in tutta verosi-

miglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 

consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, occorre quindi 

considerare gli antecedenti della persona, segnatamente l’esistenza di per-

secuzioni anteriori, nonché la sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

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religioso, sociale o politico, che la espongono maggiormente ad un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, la persona che è già stata vittima 

di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato rispetto ad una che ne è l’oggetto per la 

prima volta; che sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato 

su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo 

e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi; che non sono pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di per-

secuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lon-

tano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con riferimenti),  

che la ricorrente 1, di etnia curda e originaria di E.________ (distretto di 

F.________ a G.________), ha sostanzialmente addotto di essersi iscritta 

al Partito Democratico dei Popoli (in turco Halkların Demokratik Partisi, di 

seguito: HDP) nel 2014, all’interno del quale si sarebbe occupata della pre-

parazione del cibo per le attività, senza tuttavia ricoprire un “ruolo impor-

tante” (cfr. atto SEM n. […]-47/16 D50); che, in particolare, il 10 ottobre 

2022 avrebbe ricevuto una chiamata dal capo del quartiere, il quale 

l’avrebbe informata che la polizia avrebbe fatto irruzione nelle ore succes-

sive presso la sua abitazione per cercarla; che, di fronte a tale notizia, sa-

rebbe quindi fuggita in un altro villaggio insieme ai suoi figli; che il 12 otto-

bre successivo, suo cognato si sarebbe inoltre recato nel distretto di 

H.________ per verificare se vi fosse a suo carico un mandato di accom-

pagnamento coattivo o un divieto d’espatrio; che posta l’assenza di riscon-

tri, il 29 ottobre 2022 l’interessata sarebbe quindi espatriata con i figli 

dall’aeroporto di Istanbul al fine di sfuggire alla persecuzione dello Stato; 

che una volta giunta in Svizzera, sarebbe venuta a conoscenza del fatto 

che le autorità turche si sarebbero recate presso casa sua per arrestarla; 

che il suo avvocato turco l’avrebbe successivamente informata dell’aper-

tura di un’inchiesta penale per i reati di insulto al presidente e propaganda 

ad un organizzazione terroristica in ragione delle sue condivisioni effettuate 

sui social media; che nell’ambito di tale procedimento penale sarebbe stato 

pronunciato un mandato di accompagnamento coattivo ai fini dell’interro-

gatorio; che, in caso di rimpatrio, ella teme quindi di essere catturata ed 

arrestata (cfr. atto SEM n. 47/16),  

che i figli minori (ricorrenti 2-4) hanno sostanzialmente addotto di aver su-

bìto discriminazioni nel contesto scolastico a causa della loro apparte-

nenza etnica (cfr. atti SEM n. 48/5, 49/7 e 50/7); che, in particolare, la ri-

corrente 3 avrebbe anche tentato il suicidio in ragione del contesto discri-

minatorio succitato (cfr. atto SEM n. 50/7 D19),  

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che nella decisione impugnata, la SEM ritiene anzitutto che i pregiudizi le-

gati alle discriminazioni patite dai ricorrenti in ragione della loro etnia non 

siano rilevanti ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, in quanto 

non raggiungerebbero un’intensità superiore alle difficoltà alle quali può es-

sere esposta la maggior parte della popolazione curda in Turchia; che i 

documenti giudiziari versati agli atti non conterrebbero inoltre alcuna carat-

teristica di sicurezza verificabile e, taluni (cfr. mdp SEM n. 10-12), si limite-

rebbero a contenuti standard; che le inchieste penali aperte nei confronti 

della ricorrente 1, nell’ambito delle quali sarebbe stato pronunciato un man-

dato di accompagnamento coattivo, non sarebbero rilevanti ai sensi 

dell’art. 3 LAsi; che, infatti, le autorità penali turche non avrebbero intra-

preso alcuna azione legale; che dal profilo temporale, le pubblicazioni Fa-

cebook alla base delle inchieste penali sarebbero inoltre strettamente le-

gate all’espatrio, poiché riconducibili ai giorni precedenti a quest’ultimo e 

direttamente posteriori all’arrivo in Svizzera; che tali circostanze dimostre-

rebbero quindi che l’interessata avrebbe deliberatamente posto le basi fat-

tuali per l’avvio di un’inchiesta penale in Turchia al fine di ottenere asilo in 

Svizzera; che a fronte delle pubblicazioni effettuate – che illustrerebbero 

anche dei soldati armati dell’ala militare Unità di Protezione Popolare (in 

turco Yekîneyên Parastina Gel, YPG) – il perseguimento penale in oggetto 

sarebbe comunque legittimo in base allo Stato di diritto; che si potrebbe 

inoltre escludere un rischio di maltrattamenti o torture durante l’esecuzione 

del mandato di accompagnamento pronunciato nei confronti dell’insor-

gente 1; che, infine, le attività svolte da quest’ultima all’interno dell’HDP 

non rifletterebbero un profilo politico di rilievo tale da giustificare il timore di 

una misura di persecuzione futura determinante per l’asilo,   

che nel gravame, i ricorrenti rimproverano tuttavia alla SEM di non aver 

“inquadrato correttamente la fattispecie” (cfr. ricorso, pag. 3); che, in parti-

colare, non sarebbe “corretto giudicare un sistema inaffidabile per quanto 

riguarda i mezzi di prova” e, nel contempo, ritenerlo “equo per quanto ri-

guarda una procedura giudiziaria per reati politici” (idem pag. 5); che, in 

questo senso, sarebbe irrilevante il fatto che le autorità turche non abbiano 

ancora intentato un’azione legale; che non si potrebbe parimenti escludere 

che l’interessata verrà condannata penalmente e che, nonostante il man-

dato di accompagnamento sia stato emesso solo per l’interrogatorio, lo 

stesso possa sfociare in un fermo prolungato; che, inoltre, le persone ac-

cusate in Turchia di fare propaganda all’organizzazione terroristica, sareb-

bero generalmente esposte al rischio di subire maltrattamenti; che la SEM 

non avrebbe altresì considerato che l’attività politica della ricorrente 1 sui 

social media – rientranti nell’alveo della libertà di espressione – sarebbe 

cominciata ben prima dell’espatrio; che, infine, il comportamento adottato  

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una volta ricevuta la notizia dell’imminente intervento di polizia nell’ottobre 

2022 sarebbe “del tutto logico” poiché, in quel momento, avrebbe ragione-

volmente potuto dedurre che “le sue attività sono diventate foriere di rischi” 

(idem pag. 5),  

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono modificare le corrette conclusioni dell’autorità inferiore,  

che, anzitutto, le ragioni dell’espatrio si rivelano particolarmente illogiche, 

posto in particolare che, fino ad allora, l’insorgente non ha mai interessato 

le autorità turche nonostante effettuasse delle condivisioni a sfondo politico 

già dal 2020 (cfr. atto SEM n. 47/16 D33-32); che, pertanto, non è ragione-

vole ammettere che la sola notizia ricevuta dal capo del quartiere nell’otto-

bre 2022 costituisca un concreto timore di persecuzione a fronte del quale 

non restava altra soluzione che la fuga dal Paese; che, del resto, il rapporto 

di polizia alla base dell’inchiesta penale riguardante la ricorrente 1 è stato 

allestito dopo l’arrivo degli insorgenti in Svizzera, ciò che corrobora ulte-

riormente l’assenza di motivi oggettivi di persecuzione al momento 

dell’espatrio (idem D85; mdp SEM n. 4); che per costante giurisprudenza, 

il semplice fatto di apprendere da terzi di essere ricercati non è inoltre suf-

ficiente per fondare un timore oggettivo di persecuzione futura in caso di 

rientro in patria (cfr. ex pluris sentenze del TAF D-1333/2023 del 27 marzo 

2024 consid. 7.3.4; D-2142/2022 del 24 maggio 2022 consid. 4.2.2), 

che, ad ogni buon conto, come correttamente concluso dalla SEM, le in-

chieste penali in parola non risultano pertinenti per la qualità di rifugiata 

(cfr. decisione avversata, pagg. 7-9), 

che nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 novembre 

2024, il Tribunale ha infatti trattato la rilevanza delle procedure penali tur-

che avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale 

turco [Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di 

un’organizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge antiterrori-

smo turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo) – come nella 

presente fattispecie – stabilendo che il semplice fatto che siano pendenti 

delle inchieste presso il ministero pubblico turco per i reati succitati, anche 

in combinazione tra loro, non costituisce un fondato timore di subire, con 

verosimiglianza preponderante, delle persecuzioni in un prossimo futuro ai 

sensi dell’art. 3 LAsi (sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 

consid. 8.8 [sentenza di riferimento]),  

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che, pertanto, le inchieste penali che riguardano la ricorrente 1 non sono 

di principio rilevanti per il riconoscimento della qualità di rifugiata, posto in 

particolare che il ministero pubblico turco non ha ancora intrapreso alcuna 

azione legale (cfr. mdp SEM n. 4-12), 

che, in ogni caso, affinché tali procedure assumano una rilevanza per 

l’asilo, sarebbe necessario che, cumulativamente, il ministero pubblico pro-

muova formalmente l’accusa, che il tribunale turco competente apra una 

procedura giudiziaria poiché reputa fondato l’atto d’accusa, che la persona 

imputata venga condannata con probabilità preponderante in un prossimo 

futuro, che la condanna si fondi su un motivo di persecuzione ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi e che, infine, tale condanna comporti una pena d’in-

tensità rilevante per la qualità di rifugiato sotto il profilo dell’art. 3 cpv. 2 LAsi 

(cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.2 [sentenza di riferimento succitata]),  

che negli ultimi anni, soltanto il 10% delle inchieste penali per il reato di 

insulto al Presidente hanno portato ad una condanna e che, per quanto 

attiene al reato di propaganda per organizzazione terroristica, tale percen-

tuale è leggermente inferiore (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.4.4); 

che per determinare se le azioni o le dichiarazioni del richiedente (in parti-

colare sui social media) sono suscettibili di comportare una persecuzione 

illegittima per uno Stato di diritto e, nel contempo, rilevante per la qualità di 

rifugiato, occorre procedere ad un esame individuale tenendo conto di tutte 

le specifiche circostanze del caso concreto (idem consid. 8.6.4); che, infine, 

non sussistono valide ragioni per ammettere che, in maniera generale, le 

persone oggetto di tali procedure d’inchiesta e penali debbano temere un 

politmalus in senso assoluto o relativo, nel senso di una pena sproporzio-

natamente severa oppure comportante la tortura o trattamenti disumani e 

degradanti (per la rilevanza di un procedimento penale ai fini del riconosci-

mento della qualità di rifugiato, cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6.2; 2014/28 

consid. 8.3.1; 2013/25 consid. 5.1; Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 34 con-

sid. 3 e 4); che per definire la sussistenza di un politmalus o di motivi com-

provanti il rischio di una pena detentiva più lunga, occorre quindi procedere 

ad un esame del caso concreto considerando, in particolare, la presenza 

di fattori di rischio come i precedenti penali della persona interessata e il 

suo eventuale profilo politico di rilievo; che nel caso di reati commessi sui 

social media, anche le circostanze in cui vengono effettuate le corrispon-

denti pubblicazioni possono fornire indicazioni rilevanti in questo senso (cfr. 

sentenza E-4103/2024 consid. 8.7), 

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che, ciò posto, occorre quindi confermare la valutazione giuridica dell’au-

torità inferiore, rilevando anzitutto che la ricorrente 1 è incensurata e che il 

ministero pubblico non ha ancora intrapreso alcuna azione legale; che l’in-

teressata non presenta altresì un profilo politico di rilevo, poiché si è limitata 

a condividere su Facebook – ottenendo un esiguo riscontro – dei video e 

delle fotografie tratte da altre fonti, aggiungendo talvolta dei brevi commenti 

(cfr. atto SEM n. 47/16 D31-32, D36-39 e D42; mdp SEM n. 4); che, inoltre, 

come ammesso dall’interessata, il suo ruolo all’interno dell’HDP non assu-

meva alcuna importanza sul piano politico, ciò che rafforza la discrepanza 

tra l’immagine di oppositrice che cerca di proiettare – insistendo sulle pre-

sunte implicazioni delle inchieste penali – e la realtà della sua effettiva par-

tecipazione politica (cfr. atto SEM n. 47/16 D50); che, ad ogni buon conto, 

la natura delle pubblicazioni è tale da giustificare l’apertura di un’indagine 

penale legittima in Turchia; che, infatti, dal rapporto di polizia del 15 no-

vembre 2022 (mdp SEM n. 4) e dal rapporto d’indagine del 6 novembre 

2023 (mdp SEM n. 30) emerge che l’insorgente ha diffuso anche delle im-

magini di soldati armati dell’YPG – fatto non contestato nel gravame – su-

scitando così il dubbio che possa approvare le azioni violente di tale gruppo 

militare e, di riflesso, legittimare un’inchiesta per determinare la sussi-

stenza dei reati in oggetto secondo il diritto penale interno (cfr. ex pluris 

sentenze del TAF E-4103/2024 consid. 9.3; D-5491/2023 del 24 ottobre 

2024 consid. 4.2.3; E-6820/2023 del 31 gennaio 2024 consid. 5.3.1),  

che, infine, le pretese discriminazioni che gli insorgenti avrebbero patito in 

a causa della loro etnia curda – in particolare le vessazioni in ambito sco-

lastico (cfr. atti SEM n. 48/5, 49/7 e 50/7) – non si distinguono notevolmente 

dai generali problemi sociali che le persone della stessa appartenenza et-

nica riscontrano quotidianamente; che per invalsa giurisprudenza, la mera 

appartenenza all’etnia curda non giustifica peraltro il riconoscimento di fon-

dati timori di esposizione a persecuzioni rilevanti (cfr. ex pluris sentenze 

TAF D-2722/2024 del 3 giugno 2024 pag. 7; E-6187/2023 del 13 febbraio 

2024 pag. 9; D-4237/2023 dell’11 ottobre 2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 

giugno 2023 consid. 5.4 e riferimenti), 

che, per il resto, conviene rinviare ai corretti accertamenti e alle motivazioni 

indicate nella decisione impugnata, alla quale può essere prestata ade-

sione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA),  

che, visto quanto precede, i motivi addotti dagli interessati non risultano 

determinanti ai sensi dell’art. 3 LAsi,  

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che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiati e la con-

cessione dell'asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia di norma l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 

44 LAsi); che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la 

SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Sviz-

zera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 

2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1); che, pertanto, il Tribunale è 

tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento,  

che, in esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale o 

in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi); che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata 

confermata,  

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto,  

che la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), va inoltre respinta poi-

ché le richieste di giudizio erano sprovviste di probabilità di esito favore-

vole,  

che, di conseguenza, va pure respinta l’istanza di concessione del gratuito 

patrocinio (cfr. art. 102m cpv. 1 LAsi), 

che, visto l’esito della causa, le spese processuali di CHF 750.– sono poste 

a carico dei ricorrenti soccombenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. 

a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]),  

che la presente sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è respinta. 

3.  

La domanda di gratuito patrocinio è respinta.  

 

4.  

Le spese processuali di CHF 750.- sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: