# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 60a19bad-e326-50e5-b4d2-eb5e9d1f5c61
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 20.02.1998 90.1997.132
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1997-132_1998-02-20.html

## Full Text

Incarto n.

  90.97.00132

  	
  Lugano

  20 febbraio 1998

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliere

  	
  Tito Ponti

  

 

visto
il ricorso del 1 ottobre 1997 di

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 27 agosto 1997 del Consiglio di Stato
  che approva la revisione parziale del PR di __________ e l’attribuzione dei
  gradi di sensibilità al rumore

  

 

                                         viste le osservazioni 17
novembre 1997 del Consiglio di Stato e 12 dicembre 1997 del Municipio di
__________,

 

                                         letti
ed esaminati gli atti,

 

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

r
i t e n u t o

 

in
fatto

 

                                   a.   __________
__________ é proprietario dei fondo n. __________RFD di __________, situato il
località “__________ __________ ”, immediatamente a monte del vecchio nucleo di
__________. Il mappale, che misura complessivamente 2116 mq, é situato su un
ripido declivio che scende dai margini del bosco.

 

                                  b.   Il PR di __________ é
stato approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione del 4 ottobre 1988. In
seguito é stato oggetto di alcune varianti approvate il 2 luglio 1991 e 16
luglio 1996.

                                         Nella sua seduta del 18 dicembre
1995 il Consiglio comunale ha approvato la revisione parziale del PR, che
comporta numerose modifiche al piano delle zone, a quello del paesaggio, a
quello del traffico e delle aree AP/EP, come pure l’attribuzione dei gradi di
sensibilità al rumore su tutto il comprensorio comunale. La particella n.
__________risulta attribuita, come già precedentemente, alla zona agricola.

 

                                   c.   Contro questa scelta
pianificatoria __________ __________ é insorto innanzi al Consiglio di Stato.
Egli chiede l’inclusione della porzione inferiore del suo fondo in zona
edificabile (ca. 600 mq), dal momento che lo stesso non avrebbe alcun valore
dal profilo agricolo ed é prossimo alla zona del nucleo di __________
densamente edificata e già urbanizzata. Contesta inoltre i dati sulla
contenibilità del PR presentati nel Rapporto di pianificazione.

 

                                  d.   Con decisione 27
agosto 1997 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione parziale del PR di
__________ e respinto il ricorso interposto dal sig. __________.

                                         L’autorità governativa
giudica infatti che l’inserimento nel perimetro edificabile di parte del fondo
n. __________si scontra con la necessità di assicurare un corretto
dimensionamento delle zone edificabili di PR e il mantenimento di sufficienti
superfici agricole.

 

                                   e.   Dissentendo da tale
decisione il già ricorrente é insorto davanti al TPT chiedendone
l’annullamento.

                                         A sostegno delle sue
domande ha riproposto, in sostanza, le allegazioni del ricorso di primo grado. 

 

                                    f.   Nelle rispettive
osservazioni Consiglio di Stato e Municipio di __________ auspicano la
reiezione dell’impugnativa senza formulare particolari osservazioni.

 

                                  g.   In data 27 gennaio
1998 é stato esperito il sopralluogo in contraddittorio. All’occasione le parti
si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, rinunciando al
dibattimento finale.

 

 

 

 

c
o n s i d e r a t o

 

in
diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c).

                                         Ciò premesso, il ricorso,
intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, é tempestivo. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

 

                                   2.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte
pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con
l’autonomia  riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3
LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire
il proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne il diritto
di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di vigilanza esso veglia
affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e segnatamente i
principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si conformi alla
pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art. 6 LPT) e si
armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e regionale. Se il PR
presentatogli per approvazione non risponde a questi requisiti o appare per
altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo rinvia sui punti difformi
ordinando al Comune di procedere alle necessarie varianti oppure modifica il
piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà,  eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv. 3
lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il
ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 

 

                                   3.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo
sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli
insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo
al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati
secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà
aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire
molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di
esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter
essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461
consid. 5a).

 

                                   4.   Nel
sistema della LPT il processo pianificatorio si svolge in 3 tappe: pianificazione
direttrice, pianificazione dell’utilizzazione e procedura del permesso di
costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di
cui ogni parte adempie una specifica funzione. Due sono principalmente gli
strumenti della pianificazione del territorio: il PD e il Piano di
utilizzazione comunale, in Ticino detto PR.

                                         Il PD, che vincola solo le
autorità (art. 22 LPT) e non (direttamente) i privati, è lo strumento
strategico per eccellenza a livello cantonale. E' in questo piano che si
stabiliscono le grandi linee dell’organizzazione e dello sviluppo del
territorio e si garantisce il coordinamento: “delle pianificazioni cantonali,
di queste con quelle federali, dei Cantoni e delle Regioni limitrofe e delle
pianificazioni regionali e comunali tra di loro“ (art. 12 lett. b LALPT). Il PD
è costituito, giusta l'art. 14 LALPT, da obiettivi pianificatori cantonali, che
definiscono il modello di organizzazione del territorio e stabiliscono gli indirizzi
cantonali delle singole politiche settoriali di incidenza territoriale e da
schede di coordinamento e rappresentazioni grafiche. Le due ultime indicano
come sono coordinate le attività d'incidenza territoriale e precisano se si
tratta di dati acquisiti, risultati intermedi o informazioni preliminari.

                                         Il PR è invece il classico
strumento di pianificazione territoriale a livello comunale. La sua funzione
principale è di disciplinare l’uso del territorio. Questo dev’essere suddiviso,
giusta l’art. 14 LPT, almeno nella zona edificabile (art. 15), agricola (art.
16) e protetta (art. 17); con facoltà per il diritto cantonale di prevederne
altre (art. 18 LPT). Il tutto in conformità col PD (art. 6 e 26 LPT), tenuto
conto dei presumibili bisogni di sviluppo per i prossimi quindici anni e
compatibilmente con le possibilità finanziarie del comune (art. 24 LALPT).

                                         Infine,
il permesso di costruzione non è uno strumento pianificatorio vero e proprio,
ma, in quanto subordinato alla conformità con la zona di PR (art. 22 LPT), è lo
strumento attraverso il quale il PR trova concreta attuazione.

 

                                   5.   A
norma dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei
all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari
all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.

                                         L’art. 15 LPT pone le
condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in
linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, a priori.

                                         Non basta, per converso,
che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,
perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può
infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia
all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e
paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità.

                                         Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente
adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se
rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato
e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).
In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di
vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in
una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia
448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid. 5b, 118 Ib 344 segg. consid.
4a). 

 

                                         Tranne, dunque, nella
misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un
terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno
relativizzati.

                                         Si consideri inoltre che
per la loro funzione eminentemente pianificatoria i criteri da essi enunciati
possono solo riferirsi a interi comparti e non a singole particelle; essi
intervengono in una prospettiva generale, d’ordine superiore che li rende
inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni isolati.

 

                               5.1.   L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua attribuzione a zona
edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3
LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e
conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT), consentire una
razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un
sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato
dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a e b LPT). Deve inoltre
tener adeguatamente conto delle necessità delle infrastrutture pubbliche (DTF
114 Ia 251 consid. 5c).

 

                                5.2   Per stabilire se un
terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle costruzioni già
esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture
presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e
privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in
considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un
insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un
minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non
una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. 

                                         Si terrà conto che l’art.
3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della
popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della
concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco
di terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la
creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF 116 Ia 336 segg.
consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).

                                         Va tuttavia considerato
che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri
dell’art. 15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve
cioè a escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che
incontrovertibilmente non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si
dovrà procedere a ponderazione (DTF 113 Ia 450 segg. consid. 4 d).

 

                                5.3   Il requisito più
delicato è quello della prevedibile necessità di usare determinati fondi per
l’edificazione nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare
il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione
demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i
prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del
piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul
rapporto tra superfici costruite e rimaste libere  all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.

                                         Una volta fatto il
raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se la
prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale federale ha
giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli abitanti nel
termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere
quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da contenere il
doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato
l’eccessivo schematismo di simili formule.

                                         Pure qui si riterrà
violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è
eccessivamente dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non
ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve
tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato,
commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la
ponderazione generale di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al
territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

 

                                   6.   Nel caso di specie è innanzitutto necessario esaminare la
questione generale della contenibilità teorica del PR (art. 15 lett. b LPT),
la sua eccedenza costituendo uno dei motivi principali dell’esclusione del
fondo n. __________dalla zona edificabile.

Il requisito della preesistente ampia edificazione (art. 15 lett. a LPT) sarà
esaminato di seguito.

                               6.1.   Dal Rapporto
pianificatorio allegato (pag. 20) si evince che la contenibilità teorica del
nuovo PR indica quale limite 3.150 unità insediative, di cui 1850
abitanti, 1100 posti-lavoro e 250 posti-turismo. Ora, a fine 1995 la
popolazione residente risultava di 1030 abitanti, i posti lavoro 800 e i
posti turismo 50.

                                         Se ne deduce che al
momento attuale esiste una riserva di 820 unità abitative, corrispondente, nei
10-15 anni di cui all’art. 15 LPT, ad un possibile aumento del 80% della
popolazione rispetto a quella attuale. Medesimo discorso vale per le unità
insediative (termine che comprende oltre agli abitanti anche i posti-lavoro e i
posti-turismo) : attualmente stimate in 1880, dispongono di una riserva teorica
di ben 1270 unità (+69%). 

                                         Si noti che il calcolo
della contenibilità é stato effettuato assumendo due diverse ipotesi di lavoro,
che hanno però dato risultati convergenti; la prima tiene infatti conto di
tutte le aree edificabili (cfr. allegato 6.1. del Rapporto), la seconda
unicamente del potenziale residuo delle aree inedificate (Allegato 6.2.).

                                         Interessanti anche i dati
che si ricavano dal compendio dell’urbanizzazione, riportati nell’allegato A1
del Rapporto di pianificazione. A fine 1992, le zone residenziali previste dal
PR misuravano 35,8 ettari, di cui solo 19,1 edificati (pari al 53%) e 16,6 non
edificati (47%); includendo le zone artigianali e le zone AP/EP, i terreni non
ancora edificati risultavano ca. il 42% del totale. Ora, malgrado siano passati
alcuni anni da questa valutazione, risulta chiaro che a __________ vi é ancora
una larga disponibilità di terreni edificabili e che il potenziale edificatorio
é ben lungi dall’essere esaurito. 

                                         Alla luce di quanto
precede l’inserimento, ancorché parziale, in zona edificabile del discusso
particellare non risponde al presumibile fabbisogno, nei prossimi 10-15 anni,
di terreni idonei alla costruzione, ai sensi dell’art. 15 lett. b) LPT. La zona
prevista dal PR basta ampiamente allo scopo. 

                                         Di fronte ad un’ampia
contenibilità lo stretto mantenimento del nucleo nei limiti dell’attuale
perimetro, con una netta separazione dalla zona collinare, é perfettamente
sostenibile.

                                         L’edificazione potrebbe
infatti difficilmente essere estesa al fondo litigioso senza doverla allargare
all’intero comparto (ad. es. al confinante fondo n. __________ RFD) in
contrasto coi precetti degli art. 3 cpv. 1 e 15 lett. b) LPT.

                                         Invano il ricorrente
stigmatizza che i dati sulla contenibilità sarebbero falsati dal cosiddetto
fenomeno della “tesaurizzazione dei terreni”. E’ questo un fenomeno conosciuto
in quasi tutti i comuni del Cantone, e, lo si conviene, particolarmente odioso
nei confronti di quei proprietari che si vedono esclusi dalla zona edificabile.
Purtuttavia la delimitazione delle aree edificabili deve essere condotta sulla
base di seri ed obbiettivi criteri pianificatori (ed in primo luogo quelli
dettati dall’art. 15 LPT) e non può tenere conto che in modestissima misura dei
rapporti di proprietà esistenti. D’altronde, risulterebbe obbiettivamente
impossibile pianificare in base alla volontà o meno di costruire espressa dai
singoli proprietari dei fondi; ne risulterebbe senz’altro una dispersione delle
aree edificabili (ed edificate) su gran parte del territorio comunale (a mo’ di
“pelle di leopardo”) in insanabile contrasto con fondamentali precetti della
LPT quali l’uso parsimonioso del territorio e la netta separazione tra area
edificabile e non.

 

                               6.2.   Anche il presupposto
di una preesistente ampia edificazione, di cui all’art 15 lett. a LPT, non è in
concreto adempiuto. Il comparto che si estende dal limite superiore del nucleo,
a monte della strada di servizio SS5, sino all’orlo del bosco risulta infatti
ancora in gran parte libero da costruzioni. Dal profilo eminentemente
pianificatorio, si osserva come proprio questa stradina di servizio che si
collega al nucleo, con tratta prevalentemente pedonale, definisce in modo
chiaro il limite della zona edificabile a valle della stessa. Per questo stesso
motivo, il Consiglio di Stato non ha approvato l’inserimento in zona
edificabile dei f.n. __________e __________RFD, posti nelle immediate vicinanze
del fondo dell’insorgente a monte della citata strada SS5, sui quali sorgono
delle abitazioni costruite negli anni ‘70 prima dell’entrata in vigore del PR
(cfr. cons. 3.2.2. della risoluzione impugnata). 

                                   7.   La risoluzione
governativa é decisamente contestata dall’insorgente laddove sostiene che il
fondo litigioso é idoneo alla viticoltura e allo sfalcio e quindi senz’altro
meritevole di essere inserito in zona agricola.

 

                                         Ai sensi dell’art. 16 LPT
le zone agricole comprendono i terreni idonei all’utilizzazione agricola o
all’orticoltura e i terreni che, nell’interesse generale, devono essere
utilizzati dall’agricoltura, con l’avvertenza che, per quanto possibile, devono
essere delimitate ampie superfici contigue.

                                         Va tenuto presente che i
terreni agricoli hanno subito una drastica riduzione negli anni addietro, il
che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli
superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità
dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento
alimentare del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree
impregiudicate per le prossime generazioni e infine alla protezione del
paesaggio. 

                                         Come rileva il Tribunale
federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano l’ambito
meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del mercato
immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La zona agricola  è
l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a
contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere anche aree
mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di
essere conservate. Questa funzione protettiva non può essere svolta dalle zone
di protezione dell’art. 17 LPT, poiché in linea di principio queste tutelano
solo i paesaggi “particolarmente belli”. Di conseguenza la protezione di
paesaggi “normali” può unicamente farsi attribuendoli a zone agricole (sentenza
4.6.1993 della I. Corte di diritto pubblico, ZBl, Band 95 1994 pag. 133 seg.,
trad. libera). E’ in effetti innegabile che l'uso agricolo del suolo è uno dei
fattori che maggiormente determinano le fattezze di un paesaggio (DTF 113 Ia
200). Non a caso, nel porre il rispetto del paesaggio tra i principi
pianificatori fondamentali,  l’art. 3 cpv. 2 LPT precisa alla lett. a) che a
questo fine occorre “mantenere per l’agricoltura superfici coltive idonee.” 

 

                               7.2.   Non può far dubbio che
l’interesse agricolo del fondo in questione è, per posizione, morfologia,
insolazione e struttura del sottosuolo, limitato, potendo servire unicamente
allo sfalcio e a un po’ di pastorizia (il ricorrente ha precisato che vi fa
pascolare alcune pecore al solo scopo di tenerlo libero da rovi). Va tuttavia
tenuto presente il valore paesaggistico della zona, che con la sua verde
pendice costituisce un’area di “stacco” tra la parte alta del nucleo e il
sovrastante bosco.

                                         Inserirvi una serie di
costruzioni non potrebbe che offendere, banalizzandolo, il paesaggio e
incrementare perdipiù quella disseminazione insediativa che il PR di __________
si propone invece di arginare in ossequio ai principi fondamentali del diritto
pianificatorio federale (vedi, ad esempio, la proposta di densificazione delle
aree residenziali). 

                                         L’interesse del
proprietario a edificare il suo fondo, non può, per quanto comprensibile,
contrapporsi con successo all’interesse pubblico di preservare la funzione
agricola e con essa paesaggistica del comprensorio. Interesse che integra
quello, altrettanto importante. di assicurare un corretto dimensionamento della
zona edificabile.

                                         Giustamente, quindi, il
Consiglio di Stato ha approvato l’inserimento in zona agricola del fondo in
discussione.

 

                                   8.   Risulta chiaramente
dalle pregresse considerazioni che la discussa soluzione pianificatoria è
conforme al diritto e risponde ad un interesse pubblico preponderante.

                                         Il provvedimento rispetta
inoltre il principio della proporzionalità e infatti non è fuori misura per
rapporto allo scopo perseguito, è adeguato a conseguirlo e non potrebbe essere
sostituito con successo da altro meno incisivo (DTF 117 Ia 318, 115 Ia 376). 

                                         Il mancato inserimento in
zona edificabile della part. __________e la sua assegnazione alla zona agricola
non viola di conseguenza il precetto costituzionale della garanzia della
proprietà.

                                         Il Comune ha rettamente
agito nella sfera della sua autonomia, senza eccedere il potere di apprezzamento
che gli compete e dunque il Consiglio di Stato ha giustamente approvato su
questo punto il PR.

                                         Il TPT, che, lo si
ricorda, non ha il sindacato di opportunità e che ad ogni modo non può
sostituire una soluzione del Comune oggettivamente sostenibile con un’altra che
ritenga preferibile, non può che riconoscere la legittimità della risoluzione
qui impugnata.

 

Per
questi motivi,

viste
le normative alla fattispecie applicabili,

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   Il ricorrente é condannato
al pagamento delle tasse di giudizio e 

delle spese per complessivi fr. 400.-- (quattrocento).

                                   3.   Intimazione:                  -
__________ __________, __________ 

                                       - Municipio di ______

                                       - Consiglio di Stato, ___________

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             ___________

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario