# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ff2ca95d-0c89-5d5e-b783-ada7ab97ac16
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-03-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 11.03.2024 ZK1 2024 2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2024-2_2024-03-11.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Sentenza dell'11 marzo 2024 

N. d'incarto ZK1 24 2

Istanza Prima Camera civile

Composizione Richter, presidente
Cavegn e Moses
Bensbih, attuaria

Parti A._____
appellante
patrocinato dall'avv. Cesare Lepori
Studio legale e notarile, Via Parco 2, CP 1803, 6501 Bellinzona

contro

B._____
appellata
patrocinata dall'avv. Chiara Foletta
Mattei & Partners Studio legale SA, Via Dogana 2, CP 2747, 6501 
Bellinzona

Oggetto provisio ad litem

Atto impugnato decisione del Tribunale regionale Moesa, giudice unico, del 
15.12.2023 (n. d'incarto 135.2023.223).

Comunicazione 13 marzo 2024

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Ritenuto in fatto:

A. In esito all'istanza a protezione dell'unione coniugale, con domanda di 
adozione di provvedimenti cautelari e supercautelari – e con richiesta di una 
provisio ad litem di CHF 10'000.00 o, subordinatamente, del conferimento del 
gratuito patrocinio – presentata il 7 agosto 2023 da B._____ nei confronti del 
marito A._____, con decisione del 9 agosto 2023 il Tribunale regionale Moesa ha 
respinto l'istanza di adozione di provvedimenti supercautelari, convocando le parti 
a un'udienza indetta per il 24 agosto 2023 per il dibattimento. 

B. In occasione della citata udienza, le parti sono addivenute a un accordo 
provvisorio, omologato in via provvisoria dal presidente del Tribunale regionale. In 
sostanza, secondo tale accordo i coniugi sono stati autorizzati a vivere separati, 
l'abitazione coniugale è stata assegnata in uso esclusivo alla moglie con relative 
spese a carico del marito, i quattro figli sono stati affidati alla madre, con autorità 
parentale congiunta e diritto di visita paterno, è stato ordinato al padre di versare i 
premi di cassa malati per moglie e figli per l'anno 2023, nonché un contributo 
alimentare provvisorio per moglie e figli di CHF 4'000.00 mensili, assegni familiari 
compresi, così come le spese straordinarie per i figli. Sempre in occasione 
dell'udienza del 24 agosto 2023, il giudice di prime cure ha, fra le altre cose, 
assegnato un termine di 30 giorni al marito per trasmettere la documentazione 
attestante la sua situazione reddituale e patrimoniale attuale nonché il suo 
fabbisogno. Tale termine, prorogato, è scaduto infruttuoso.

C. Successivamente, nell'ambito di un'altra procedura separata 
(inc. n. 135.23.223), in data 15 dicembre 2023 il presidente del Tribunale regionale 
ha statuito sull'istanza di provvigione ad litem della moglie, accogliendola e 
condannando il marito a versarle CHF 10'000.00. 

D. Avverso tale decisione, in data 28 dicembre 2023 (data del timbro postale) 
A._____ (in seguito: appellante) ha presentato appello al Tribunale cantonale, 
chiedendo di annullare la decisione impugnata e di rinviare la causa al Tribunale 
regionale perché istruisca la richiesta di provvisio ad litem e statuisca di nuovo. Il 
tutto con protesta di tasse, spese e ripetibili. 

E. L'appellante ha tempestivamente versato l'anticipo delle spese di 
CHF 2'000.00, richiestogli dal Tribunale cantonale con decreto del 4 gennaio 
2024. 

F. In data 15 gennaio 2024 (data del timbro postale), B._____ (in seguito: 
appellata) ha inoltrato delle osservazioni all'appello rispettivamente la risposta 

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all'appello, postulando la reiezione del gravame, con protesta di tasse, spese e 
ripetibili per almeno CHF 3'000.00.

G. Con scritto del 18 gennaio 2024, il Tribunale cantonale ha trasmesso per 
conoscenza all'appellante le osservazioni dell'appellata, informandolo del fatto che 
non fosse previsto un ulteriore scambio di scritti.

H. Sono stati acquisiti gli atti della procedura di prima istanza. La causa è ma-
tura per il giudizio. 

Considerando in diritto:

1.1. Una decisione in materia di provvigione ad litem, emanata in procedura 
sommaria giusta gli artt. 271 segg., è appellabile se il valore litigioso raggiunge 
almeno CHF 10'000.00 secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione 
impugnata (art. 308 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 CPC). In concreto il valore litigioso rag-
giunge l'importo testé menzionato, ritenuto come l'ultima domanda dell'appellata 
nella procedura davanti al Tribunale regionale chiedeva la condanna della contro-
parte al pagamento di una provvisio ad litem di CHF 10'000.00. 

1.2. L'appello, scritto e motivato, deve essere proposto al Tribunale cantonale 
dei Grigioni, quale autorità giudiziaria superiore ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 LACPC 
(CSC 320.100), entro 10 giorni dalla notificazione della decisione motivata 
(art. 314 cpv. 1 CPC). Circa la tempestività del rimedio giuridico, si osserva che in 
concreto la decisione impugnata è pervenuta all'appellante il 18 dicembre 2023 
(act. TR I.1 [135.23.223] con tracciamento postale). Inoltrato il 28 dicembre 2023, 
l'appello in esame è pertanto tempestivo, così come sono tempestive le osserva-
zioni del 15 gennaio 2024 dell'appellata. Si può dunque entrare nel merito dell'ap-
pello ammesso che questo sia sufficientemente motivato (in merito all'esigenze di 
motivazione della censura relativa alla violazione del diritto di essere sentito si rin-
via a quanto esposto in appresso, cfr. infra consid. 3.6). 

1.3. Competente per statuire in merito a questo caso è la Prima Camera civile 
del Tribunale cantonale (art. 7 cpv. 1 LACPC [CSC 320.100]; art. 6 cpv. 1 lett. a 
OOTC [CSC 173.100]).

1.4. Dal profilo formale, occorre inoltre osservare che con l'impugnativa 
l'appellante formula un petito cassatorio, chiedendo di annullare la decisione 
impugnata e di rinviare la causa al Tribunale regionale affinché statuisca di nuovo 
(act. A.1 petito n. 1). A tal proposito valga quanto segue. 

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1.4.1. L'atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda 
ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L'appello deve inoltre essere 
provvisto delle richieste di giudizio (domande o conclusioni), ossia quanto 
l'interessato intende ottenere dal tribunale. Una richiesta di giudizio va quindi 
formulata in modo che, dandosi un suo accoglimento, la decisione possa essere 
pronunciata ed eseguita senza la necessità di ulteriori chiarimenti (DTF 137 III 617 
consid. 4.2 seg.; TF 5A_775/2018 del 15.4.2019 consid. 3.4). Un appello senza 
richieste di giudizio può rivelarsi eccezionalmente ammissibile se dalla sua 
motivazione si evince senza equivoco a che cosa mira l'appellante (cfr. 
DTF 137 III 617 consid. 6.2). Di principio l'appello ha natura riformatoria. Giusta 
l'art. 318 cpv. 1 lett. c CPC l'autorità giudiziaria superiore può rinviare la causa alla 
giurisdizione inferiore se non è stata giudicata una parte essenziale dell'azione 
(cifra 1), oppure se i fatti devono essere completati in punti essenziali (cifra 2). Si 
tratta di una disposizione potestativa, spetta pertanto all'autorità superiore decide-
re secondo sua discrezione se emettere una decisione cassatoria o riformatoria. 
Le parti non hanno quindi un diritto all'emissione di una decisione di rinvio. Quale 
mezzo di impugnazione di natura riformatoria l'appello deve di principio contenere 
delle richieste di riforma del giudizio (cfr. TF 4A_129/2019 del 25.7.2019 con-
sid. 1.2.2 seg., nella quale è tuttavia stata lasciata aperta la questione a sapere se 
in determinati casi eccezionali una domanda cassatoria può essere sufficiente; cfr. 
anche TC GR ZK1 19 31 dell'11.10.2019 consid. 1.3.4). Una semplice richiesta di 
annullamento della decisione impugnata con contestuale rinvio della causa 
all'istanza inferiore – senza però formulare alcuna domanda di merito – può 
essere sufficiente solo se l'istanza di ricorso non può far altro che cassare la 
decisione, non essendo la causa matura per il giudizio. L'ammissibilità del petito 
va valutata secondo le censure sollevate. Nel caso in cui il ricorrente censuri la 
violazione del suo diritto di essere sentito è ad esempio sufficiente la formulazione 
di un petito cassatorio (TF 5A_485/2016 del 19.12.2016 consid. 2).

1.4.2. Ora, come visto, nella propria domanda d'appello l'appellante si è limitato a 
postulare la cassazione della decisione impugnata e il rinvio degli atti alla prima 
istanza per nuova decisione (act. A.1 petito n. 1). Ciò posto, egli rimprovera al giu-
dice di prime cure di aver applicato in modo errato l'art. 253 CPC e di aver quindi 
violato il suo diritto di essere sentito in merito alla richiesta di provvigione ad litem 
della moglie (act. A.1, 4). In linea di principio, in tale costellazione l'accoglimento 
dell'appello potrebbe condurre unicamente a una decisione di cassazione (cfr. in-
fra consid. 3.4 seg.). Pertanto, sulla scorta della citata giurisprudenza, la 
formulazione di un petito cassatorio, come in concreto, è eccezionalmente suffi-
ciente. 

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2. Nella decisione impugnata, il presidente del Tribunale regionale ha, basan-
dosi su quanto prodotto dalla moglie, ritenuto che nel caso specifico la richiesta di 
provvigione ad litem meritasse accoglimento, non avendo il marito dato seguito al 
termine impartitogli di 30 giorni all'udienza del 24 agosto 2023, poi prorogato, per 
la produzione della documentazione attestante la sua situazione reddituale e pa-
trimoniale attuale, nonché il suo fabbisogno (act. B.1). 

3. L'appellante rimprovera al giudice di prime cure di aver applicato in modo 
errato il diritto, in particolare quanto disposto dall'art. 253 CPC, violando così il suo 
diritto di essere sentito in merito alla richiesta di provvigione ad litem della moglie 
(act. A.1, 4). Il Tribunale regionale non avrebbe infatti dato la possibilità all'appel-
lante di presentare né oralmente, né per iscritto delle osservazioni alla citata ri-
chiesta di provvigione ad litem (act. A.1, 4). Secondo l'appellante, durante l'udien-
za del 24 agosto 2023 indetta dal presidente del Tribunale regionale tra le parti 
non avrebbe avuto luogo alcuna discussione in merito a tale aspetto (act. A.1, 4). 

Dal canto suo, l'appellata sostiene in sostanza che in occasione della citata udien-
za il marito non avrebbe contestato le pretese da lei avanzate – e rese più che 
verosimili – e non avrebbe prodotto alcuna documentazione (act. A.2, IV.5). L'ap-
pellante avrebbe inoltre lasciato scadere infruttuoso il termine di 30 giorni imparti-
togli dal giudice di prime cure in sede di udienza per la trasmissione della docu-
mentazione aggiornata riguardo alla sua situazione economica, violando così il 
suo obbligo di cooperazione (act. A.2, IV.6). In siffatte circostanze, la violazione 
del diritto di essere sentito di cui si prevale l'appellante sarebbe abusiva (act. A.2, 
IV.10). Egli avrebbe pure violato il suo onere di motivazione, limitandosi a invocare 
in sede di appello la violazione del diritto di essere sentito, senza però esporre gli 
argomenti che avrebbe fatto valere in corso di procedura e la loro pertinenza 
(act. A.2, IV.12). Lo scopo dell'appello inoltrato dal marito sarebbe quindi quello di 
ritardare la procedura (act. A.2, IV.14). 

3.1. La provvigione ad litem è l'obbligo, per un coniuge, di corrispondere 
pendente causa una somma di denaro all'altro coniuge sprovvisto di mezzi 
sufficienti per sostenere le spese del processo. Tale obbligo discende dal dovere 
coniugale di mantenimento giusta l'art. 163 cpv. 1 CC e dal dovere coniugale di 
mutua assistenza ex art. 159 cpv. 3 CC (DTF 148 III 21 consid. 3.1 con riferimento 
alla DTF 146 III 203 consid. 6.3; 142 III 36 consid. 2.3). Il conferimento del gratuito 
patrocinio in una causa di stato è condizionato all'impossibilità di riscuotere dal 
coniuge un'adeguata provvigione ad litem (Denise Weingart, provisio ad litem – 
Der Prozesskostenvorschuss für eherechtliche Verfahren, in: Markus/Hrubesch-
Millauer/Rodriguez [edit.], Zivilprozess und Vollstreckung national und international 

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– Schnittstellen und Vergleiche, Festschrift für Jolanta Kren Kostkiewicz, Berna 
2018, pag. 677 segg.). La provvigione ad litem è una pretesa di carattere 
sostanziale derivante dal diritto di famiglia (DTF 148 III 21 consid. 3.1). Lo 
stanziamento di una provvigione ad litem presuppone che il coniuge richiedente 
non disponga di mezzi propri – o non ne possa disporre in tempo utile – per 
finanziare un'adeguata condotta processuale senza compromettere il suo debito 
mantenimento, e che l'altro coniuge sia in grado di fornire tale sussidio, che il 
processo non appaia manifestamente privo sin dall'inizio di esito favorevole o che 
la condotta processuale dell'istante non sembri temeraria. Vanno applicati i principi 
sviluppati in materia di concessione di gratuito patrocinio (Weingart, op. cit., 
pag. 682 segg. con riferimenti.; TC GR ZK1 22 122 del 16.3.2023 consid. 1 segg.). 
Una richiesta di provvigione ad litem è una misura cautelare ed è trattata con il rito 
sommario dell'art. 271 CPC (Weingart, op. cit., pag. 680 seg.; cfr. anche TC GR 
ZK1 18 150 del 12.11.2019 consid. 1.5, 7.1 riguardo alla prassi del Tribunale 
cantonale in merito all'ammissibilità di misure cautelari nei procedimenti in materia 
di protezione dell'unione coniugale in contrasto con la prassi zurighese [possibilità 
di stanziamento di una provvigione ad litem solo con la decisione finale]). In 
procedura sommaria se l'istanza non risulta inammissibile o infondata, il giudice dà 
modo alla controparte di presentare oralmente o per scritto le proprie osservazioni 
(art. 253 CPC). In linea di principio, dopo aver sentito le parti una prima volta in via 
orale o scritta, il giudice non deve ordinare un secondo scambio di allegati scritti 
né convocare le parti a un'(ulteriore) udienza, né le parti lo possono esigere, e ciò 
per precisa volontà del legislatore (DTF 146 III 241 consid. 3.1). 

3.2. Nella presente fattispecie, come visto in precedenza (cfr. supra lett. A 
segg.), con decisione del 9 agosto 2023 il Tribunale regionale Moesa ha respinto 
l'istanza di adozione di provvedimenti supercautelari dell'appellata e ha convocato 
le parti all'udienza del 24 agosto 2023 (act. TR I.1 [135.23.149]; act. TR III.1 
[135.23.149]). Al marito è quindi stata notificata l'istanza del 7 agosto 2023 della 
moglie unitamente alla suddetta decisione (act. TR III.1 [135.23.149]). Per quanto 
riguarda l'udienza del 24 agosto 2023, si osserva anzitutto che il titolo del verbale 
della stessa riporta l'indicazione "dibattimento, art. 228 segg. CPC" (act. TR IV 1 
[135.23.149]). Dopo aver elencato le persone presenti all'udienza, il verbale agli 
atti indica che "Dopo discussione le parti giungono al seguente accordo 
provvisorio", riportando poi tutti i punti della transazione relativa ai vari aspetti della 
vita separata delle parti (cfr. supra lett. B; act. TR IV.1 [135.23.149]). Al termine 
del verbale, il presidente del Tribunale regionale ha inoltre emesso un'ordinanza, 
con la quale ha omologato in via provvisoria il citato accordo, ha assegnato un 
termine di 30 giorni al marito per trasmettere "la documentazione attestante la sua 

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situazione reddituale e patrimoniale attuale nonché il suo fabbisogno" e ha 
disposto l'audizione dei quattro figli delle parti da parte del Consultorio familiare di 
C._____ (act. TR IV.1 [135.23.149]). 

Successivamente, con scritto del 22 settembre 2023, il rappresentante legale 
dell'appellante ha chiesto la concessione di una proroga di almeno ulteriori 
30 giorni al termine assegnatogli per la produzione della documentazione relativa 
alla sua situazione economica (act. TR V.1 [135.23.149]). Con ordinanza del 
29 settembre 2023, il presidente del Tribunale regionale ha concesso al marito un 
ulteriore termine scadente il 27 ottobre 2023 (act. TR V.2 [135.23.149]). Con 
scritto del 27 ottobre 2023, il rappresentante legale dell'appellante ha comunicato 
al giudice di prime cure di non aver potuto incontrare l'appellante in tale data a 
causa di un infortunio occorso a un figlio e che quindi avrebbe trasmesso la 
documentazione richiesta la settimana seguente (act. TR V.6 [135.23.149]). In 
data 6 dicembre 2023, il rappresentante legale dell'appellata ha, fra le altre cose, 
chiesto la continuazione della procedura con l'emanazione della decisione 
cautelare sulla base della documentazione agli atti o, in alternativa, con la 
convocazione delle parti in tempi brevi a un'udienza (act. TR V.7 [135.23.149]). 
Ciò in ragione del fatto che, nonostante il termine impartito e le proroghe 
concesse, il marito non avrebbe mai trasmesso la documentazione richiesta e che 
nel frattempo egli starebbe dissimulando la propria sostanza e i propri redditi per 
evitare di pagare un contributo di mantenimento (act. TR V.7 [135.23.149]). Tra il 
Tribunale regionale e le parti, è seguita anche della corrispondenza riguardo ad 
aspetti legati alle relazioni con i figli e ai contributi (act. TR V.3-5 [135.23.149]). 
Tutto quanto precede è avvenuto nell'ambito della procedura sommaria di misure 
a protezione dell'unione coniugale avviata con l'istanza della moglie del 7 agosto 
2023 (inc. n. 135.23.149).

Successivamente, nell'ambito di un'altra procedura separata (inc. n. 135.23.223), 
con decisione del 15 dicembre 2023 il presidente del Tribunale regionale ha 
statuito sull'istanza di provvigione ad litem della moglie, accogliendola e 
condannando il marito a versarle CHF 10'000.00 (act. B.1; act. TR 1.1 
[135.23.223]). Come visto (cfr. supra consid. 2), nella decisione impugnata il 
giudice di prime cure si è fondato in particolare sul fatto che, nonostante al marito 
fosse stato impartito un termine all'udienza del 24 agosto 2023, poi prorogato, per 
la produzione della documentazione attestante la sua situazione reddituale e pa-
trimoniale attuale nonché il suo fabbisogno, egli non vi avrebbe dato alcun seguito, 
senza così dimostrare l'asserita impossibilità a versare alla moglie una provvigione 
ad litem (act. B.1; act. TR 1.1 [135.23.223]). 

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Ora, per quanto riguarda l'istanza di provisio ad litem della moglie, nonostante il 
titolo del verbale dell'udienza del 24 agosto 2023 faccia riferimento agli artt. 228 
segg. CPC (act. TR IV.1 [135.23.149]), dagli atti non emerge che durante tale 
udienza l'appellante abbia avuto la possibilità di esporre una sua formale arringa 
nel senso di sue osservazioni orali ex art. 253 CPC, né che vi abbia rinunciato. 
Stando a quanto risulta dal verbale, in occasione dell'udienza del 24 agosto 2023 
le parti hanno discusso unicamente del loro accordo provvisorio (act. TR IV.1 
[135.23.149]). Inoltre, dagli atti neppure emerge che sia stato impartito un termine 
all'appellante per presentare delle sue osservazioni scritte giusta l'art. 253 CPC. A 
ciò nulla muta il fatto che, dopo l'udienza e la conclusione dell'accordo provvisorio 
relativo ai vari aspetti della vita separata delle parti, il presidente del Tribunale 
regionale abbia assegnato un termine all'appellante per la trasmissione della 
"documentazione attestante la sua situazione reddituale e patrimoniale attuale 
nonché il suo fabbisogno" (act. TR IV.1 [135.23.149]). Infatti, tale richiesta non può 
essere equiparata alla formale possibilità di presa di posizione nel merito della 
questione. A maggior ragione ritenuto come, stando agli atti, il termine per la 
produzione di documenti è stato assegnato nel contesto dei contributi alimentari 
fissati provvisoriamente nell'accordo tra le parti ("[…] ritenuto che per stabilire la 
questione dei contributi in via "definitiva" verrà esperita l'istruttoria […]", 
act. TR IV.1 [135.23.149]). Nel verbale non viene invece fatta alcuna menzione 
sulla questione della provvigione ad litem, neppure nell'accordo provvisorio 
concluso tra le parti, né nella successiva ordinanza del presidente del Tribunale 
regionale (act. TR IV.1 [135.23.149]). Solo una frase di un passaggio contenuto 
nella decisione impugnata lascerebbe intendere che l'appellante si sarebbe 
espresso in merito alla provvigione ad litem nel corso delle discussioni del 
24 agosto 2023 relative all'accordo provvisorio ("[…] e della mancata presentazio-
ne da parte del marito della documentazione che avrebbe dovuto – a suo dire – 
dimostrare la sua impossibilità a versare alla moglie una provvigione ad litem […]", 
act. B.1; act. TR 1.1, pag. 3 [135.23.223]). Ciò premesso, in assenza di 
osservazioni scritte, rispettivamente di osservazioni presentate oralmente e 
verbalizzate in occasione dell'udienza del 24 agosto 2023, la frase contenuta nella 
decisione impugnata nulla muta alle circostanze. Se all'appellante fosse stata data 
la possibilità di esporre una sua formale arringa, o se egli vi avesse rinunciato, ciò 
sarebbe stato verbalizzato. Non si può pertanto ritenere che sulla questione della 
provvigione ad litem si sia tenuta un'udienza in cui l'appellante si è espressa sulla 
relativa istanza. 

3.3. Ciò posto, è evidente che dal canto suo l'appellante ha violato il suo obbligo 
di cooperazione nell'ambito della procedura di protezione dell'unione coniugale 

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dinanzi al Tribunale regionale. Nello specifico, come visto, nonostante all'appellan-
te sia stato assegnato un primo termine di 30 giorni per trasmettere la documenta-
zione relativa alla sua situazione economica in occasione dell'udienza del 24 ago-
sto 2023 (act. TR IV.1 [135.23.149]), poi prorogato con ordinanza del 
29 settembre 2023 sino al 27 ottobre 2023 (act. TR V.1-2 [135.23.149]), egli ha 
comunicato al Tribunale regionale che avrebbe prodotto quanto richiesto oltre il 
termine (act. TR V.6 [135.23.149]), senza in ogni caso procedere in tal senso. Al-
trettanto evidente è che la documentazione che l'appellante non ha prodotto dopo 
l'udienza del 24 agosto 2023 è connessa alla questione della provvigione ad litem 
(condizione della capacità contributiva del marito). Tuttavia, tali circostanze nulla 
mutano al fatto che all'appellante – quale parte soccombente nel procedimento 
relativo alla provisio ad litem – avrebbe dovuto essere garantita la facoltà di 
esprimersi conformemente alle norme procedurali in merito alla relativa richiesta 
della moglie almeno una volta (e ciò non solo nel contesto di discussioni non ver-
balizzate riguardanti l'accordo tra le parti). La mancata produzione della documen-
tazione richiesta non costituisce (ancora) un abuso di diritto, tale da far venir meno 
il diritto fondamentale ad almeno una (formale) possibilità di presa di posizione ai 
sensi dell'art. 253 CPC. Ciò a maggior ragione, lo si ribadisce, considerato come 
tale documentazione è stata richiesta principalmente per stabilire i contributi di 
mantenimento in via definitiva (autorizzazione degli stessi nell'ambito della massi-
ma ufficiale e della massima inquisitoria illimitata). In siffatte circostanze, nono-
stante la violazione del suo obbligo di cooperazione, a ragione l'appellante si duole 
di una violazione dell'art. 253 CPC e del suo diritto di essere sentito. Ne discende 
che la procedura di prima istanza in merito allo stanziamento di una provvigione 
ad litem alla moglie non era ancora matura per il giudizio. 

3.4. Il diritto delle parti di essere sentite ha natura formale, sicché una sua viola-
zione comporta l'annullamento della decisione impugnata. Una disattenzione di 
tale diritto non dipende quindi dalla fondatezza della decisione impugnata, poco 
importa che in esito al contraddittorio il giudice di prime cure possa eventualmente 
statuire nello stesso modo (DTF 142 II 218 consid. 2.8.1). In linea di principio, la 
decisione lesiva del diritto di essere sentito incorre nell'annullamento e nel rinvio al 
tribunale di prima istanza per nuova decisione, garantendo i diritti procedurali del 
ricorrente (DTF 137 I 195 consid. 2.7). In via eccezionale, una violazione del diritto 
d'essere sentito può essere sanata dall'autorità di ricorso. Presupposto per tale 
procedere è che l'autorità di ricorso abbia lo stesso potere di cognizione (applica-
zione del diritto e accertamento dei fatti) dell'istanza precedente e che alla perso-
na interessata venga garantita la facoltà di esprimersi. Tuttavia, in caso di viola-
zione grave del diritto d'essere sentito, la rinuncia al rinvio della causa all'istanza 

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precedente per nuova decisione entra in linea di conto solo se ciò comporterebbe 
un rallentamento della procedura e quindi inutili ritardi incompatibili con l'interesse 
(paragonabile a quello di essere sentito) della parte a una decisione favorevole 
(DTF 137 I 195 consid. 2.3.2 con rivii). Ad ogni modo, sanare una violazione del 
diritto di essere sentito dovrebbe rimanere l'eccezione, non dovrebbe comportare 
alcun pregiudizio irreparabile per la persona interessata e non dovrebbe condurre 
a un risultato che non sarebbe stato possibile ottenere rispettando la procedura. 
Vista l'importanza dei diritti procedurali, l'istanza precedente non dovrebbe 
speculare sul fatto che la violazione venga sanata (cfr. Gerold Steinmann, in: 
Ehrenzeller/Schindler/Schweizer/Vallender [edit.], Die schweizerische 
Bundesverfassung, St. Galler Kommentar, 3a ed., San Gallo 2014, n 59 ad art. 29 
Cost.). 

3.5. Ora, la decisione finale relativa alla provisio ad litem è stata emanata prima 
che all'appellante fosse stata data la possibilità formale di esporre delle 
osservazioni ai sensi dell'art. 253 CPC. Al marito non è dunque stata data la 
possibilità di esprimersi formalmente almeno una volta in merito alla richiesta di 
provisio ad litem formulata dalla moglie. Considerato il diritto fondamentale del 
convenuto in procedura sommaria di esprimersi almeno una volta prima che 
venga presa una decisione in suo sfavore, non si può ritenere nella fattispecie che 
la violazione del diritto di essere sentito non abbia influito sull'esito della 
procedura. La violazione dell'obbligo di cooperazione dell'appellante in procedura 
di primo grado non è stata tale da poter rinunciare a una sua richiesta di presa di 
posizione solo per tale motivo. Per sanare la violazione del diritto di essere sentito, 
nel caso di specie non basterebbe compiere un atto processuale delle parti – co-
me ad esempio la concessione del diritto di replica o del diritto di visione degli atti 
– ma andrebbe rivalutata l'intera vertenza tenendo conto di una prima presa di 
posizione del marito, a cui seguirebbe poi il diritto di replica e di duplica. In siffatte 
circostanze, la procedura d'appello equivarrebbe a una ripetizione della procedura 
di prima istanza, o al suo (per la prima volta) svolgimento integrale, ciò che non è 
lo scopo della procedura d'appello (cfr. PTC 2016 n. 4 consid. 2b.cc con rinvii). 
Già solo per questo motivo, la retrocessione della causa al primo giudice non co-
stituisce un rallentamento della procedura. Inoltre, l'appellante verrebbe privata in 
modo inammissibile di un grado di giudizio. In linea di principio, le parti hanno 
invece diritto alle vie di ricorso (DTF 137 I 195 consid. 2.7). Pertanto, nel caso di 
specie, la violazione del diritto di essere sentito non può essere sanata nella pre-
sente procedura d'appello, nonostante il pieno potere di cognizione di questa Ca-
mera, sicché la decisione impugnata dev'essere annullata e la causa rinviata all'-

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istanza precedente per nuovo giudizio. Ciò a prescindere dal fatto che in procedu-
ra sommaria viga il principio di celerità.

3.6. Non portano a diversa conclusione le argomentazioni dell'appellata. Infatti 
dagli atti, in particolare dal verbale dell'udienza del 24 agosto 2023, non risulta che 
in tale occasione l'appellante abbia avuto la possibilità di esporre una sua arringa 
– ossia sue osservazioni (formale presa di posizione) – all'istanza di provvigione 
ad litem dell'appellata (cfr. supra consid. 3.2). A tal proposito si ribadisce che 
l'assegnazione all'appellante del termine per la produzione di documentazione 
attestante la sua situazione reddituale e patrimoniale attuale nonché il suo 
fabbisogno non può sostituire la possibilità per l'appellante di presentare delle 
osservazioni, contrariamente a quanto asserito dall'appellata (act. A.2, IV.5 e 11). 
Per quanto riguarda poi l'obiezione dell'appellata relativa all'abuso di diritto 
(act. A.2, IV.10), essa non può essere condivisa in ragione di tutto quanto già 
ampiamente esposto ai considerandi precedenti (cfr. supra consid. 3.1 segg.). 
Infine, secondo l'appellata l'impugnativa andrebbe respinta perché nell'appello il 
marito "non indica quali sarebbero i motivi che avrebbe potuto sollevare davanti al 
giudice di primo grado" (act. A.2, IV.12 seg.), tale tesi non può essere seguita. 
Vero è che il diritto di essere sentito non è fine a sé stesso, a prescindere dalla 
sua natura formale non sussiste alcun interesse degno di protezione all'annulla-
mento della decisione impugnata se la violazione di tale diritto non avrebbe alcuna 
influenza sull'esito della procedura (TF 5A_120/2019 del 21.8.2019 consid. 2). In 
caso contrario, sussisterebbe il rischio che il rinvio della causa all'istanza prece-
dente unicamente per la violazione del diritto di essere sentito causi un 
rallentamento della procedura e quindi inutili ritardi (cfr. supra consid. 3.4). Ne 
discende che, di principio, affinché la censura di violazione del diritto di essere 
sentito possa essere accolta la parte interessata deve indicare nei motivi d'appello 
quali argomenti avrebbe addotto in procedura di prima istanza se le fosse stato 
concesso tale diritto e in che misura tali argomenti sarebbero stati rilevanti per la 
procedura (TF 5A_561/2018 del 14.12.2018 consid. 2.3). Tuttavia, questa 
giurisprudenza non può però essere applicata a qualsiasi fattispecie di violazione 
del diritto di essere sentito senza considerare la costellazione del caso concreto. 
Nell'evenienza, la tesi dell'appellata sarebbe rilevante solo se la violazione del 
diritto di essere sentito potesse essere sanata dall'istanza d'appello, e il rinvio del-
la causa comportasse un rallentamento della procedura in contrasto con il princi-
pio di celerità. Ciò che nella fattispecie non può essere stabilito prima dell'accer-
tamento dei fatti conformemente alle norme di procedura. Il marito non può quindi 
essere svantaggiato per non aver indicato in sede d'appello i motivi che avrebbe 
addotto dinanzi al giudice di prime cure (cfr. supra consid. 1.4 segg. in merito all'-

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ammissibilità in via eccezionale delle domande cassatorie in appello). Nulla giova 
peraltro alla moglie appellarsi alla sentenza del Tribunale federale, TF 
5A_699/2017 del 24.10.2017 consid. 3.1.1. La fattispecie trattata in tale sentenza 
riguardava l'asserita mancata considerazione da parte dell'istanza precedente di 
una presa di posizione nell'ambito del diritto di replica incondizionato (replica 
spontanea), nonostante l'allegato di replica in questione fosse stato trasmesso alle 
parti in causa. In tale sentenza il Tribunale federale ha inoltre rammentato che, per 
quanto riguarda l'onere di motivare la decisione, il giudice non è tenuto a prendere 
posizione su ogni singolo argomento formulato negli allegati dalle parti, potendo 
invece limitarsi a esaminare le questioni giuridicamente decisive per la decisione 
(fra tante DTF 133 III 439 consid. 3.3 con rinvii), come ha senz'altro fatto l'istanza 
precedente in tale fattispecie. Nella sentenza, TF 5A_699/2017 del 24.10.2017, il 
Tribunale federale ha dunque ritenuto che per poter accogliere la censura di 
violazione del diritto di essere sentito il ricorrente avrebbe dovuto spiegare in che 
modo tale violazione, e meglio la mancata considerazione della sua replica 
spontanea, avrebbe influenzato l'esito della procedura. Ora, alla luce di quanto 
esposto sinora, la sentenza del Tribunale federale di cui si vale l'appellata non le è 
di alcun ausilio. 

4. Tenuto conto di tutto quanto precede, l'appello deve essere accolto, la 
decisione del Tribunale regionale del 15 dicembre 2023 dev'essere annullata e la 
causa rinviata al Tribunale regionale perché statuisca nuovamente sulla richiesta 
di provvigione ad litem e, in via subordinata, di gratuito patrocinio formulata 
dall'appellata, concedendo prima all'appellante la possibilità di presentare 
oralmente o per scritto le proprie osservazioni in merito a tale questione. 

5.1. A seguito di tale esito della procedura, sulla base dell'art 106 cpv. 1 CPC, le 
spese giudiziarie sono poste a carico dell'appellata. Vero è che l'accoglimento 
dell'appello è basato su un errore procedurale da parte della prima istanza, altret-
tanto vero è però che l'appellata ha postulato la reiezione dell'appello, nella misura 
in cui fosse ricevibile (act. A.2 petito n. 1), opponendosi così all'annullamento di 
tale decisione e risultando quindi soccombente. Tenuto conto di quanto precede 
non vi è quindi motivo di prescindere dai principi di ripartizione delle spese giudi-
ziarie. Questo vale a maggior ragione se si considera che l'appellata si è espressa 
dettagliatamente sulla questione, argomentando che il diritto di essere sentito dell-
'appellante non sarebbe stato violato (cfr. act. A.2; cfr. TC GR ZK1 21 103 del 
9.2.2022 consid. 5). 

5.2. La tassa di giustizia è fissata e ripartita d'ufficio (art. 105 cpv. 1 CPC). Giu-
sta l'art. 9 cpv. 1 OECC (CSC 320.210), il Tribunale cantonale riscuote una tassa 

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di giustizia in procedure d'appello compresa tra CHF 1'000.00 e CHF 30'000.00. In 
considerazione di tutti gli elementi, segnatamente del dispendio temporale cagio-
nato, si giustifica fissare la tassa di giustizia in CHF 1'500.00. Tale tassa di giusti-
zia è posta a carico dell'appellata ed è in tale misura compensata con l'anticipo 
delle spese di CHF 2'000.00 versato dall'appellante (act. D.2). L'appellata è per-
tanto tenuta a rifondere direttamente CHF 1'5000.00 all'appellante e il Tribunale 
cantonale dei Grigioni restituirà all'appellante l'importo restante di CHF 500.00. 

5.3. Il Tribunale cantonale stabilisce d'ufficio e discrezionalmente le ripetibili, ove 
le medesime siano state protestate (art. 105 cpv. 2 e art. 96 CPC; art. 2 cpv. 1 
OOA [CSC 310.250]; DTF 139 III 334 consid. 4.3). L'appellante nel proprio appello 
ha protestato le ripetibili (act. A.1 petito n. 2), senza presentare tuttavia una nota 
d'onorario. In concreto si ritiene adeguato fissare le ripetibili discrezionalmente in 
CHF 600.00 (IVA e spese incluse). L'appellata è quindi tenuta a corrispondere il 
predetto importo all'appellante (cfr. TC GR ZK1 21 103 del 9.2.2022 consid. 5).

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La Prima Camera civile pronuncia:

1. L'appello è accolto e la decisione impugnata del 15 dicembre 2023 del 
Tribunale regionale Moesa è annullata.

2. La causa è rinviata al Tribunale regionale Moesa per il completamento della 
procedura e per nuova decisione ai sensi dei considerandi.

3. La tassa di giustizia per la procedura d'appello di CHF 1'500.00 è posta a 
carico di B._____ ed è compensata con l'anticipo delle spese di 
CHF 2'000.00 versato da A._____. B._____ è tenuta a rifondere 
direttamente CHF 1'500.00 a A._____. Il Tribunale cantonale dei Grigioni 
restituirà a A._____ l'importo restante, di CHF 500.00. 

4. B._____ è tenuta a versare a A._____ CHF 600.00 (IVA e spese incluse) a 
titolo di spese ripetibili per la procedura d'appello.

5. Contro questa decisione con un valore litigioso inferiore a CHF 30'000.00 
può essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 
cpv. 2 lett. a LTF, se la controversia concerne una questione di diritto di 
importanza fondamentale. Altrimenti è dato il ricorso sussidiario in materia 
costituzionale ai sensi degli artt. 113 segg. LTF. In entrambi i casi il rimedio 
legale è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per scritto 
entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel 
modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto al 
ricorso, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 
29 segg., 72 segg., 90 segg. e 113 segg. LTF.

6. Comunicazione a: