# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 655aea7b-f104-53c8-b6a5-1c2e5ec216cd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.02.2006 32.2005.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-83_2006-02-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.83

   

  CR/DC/sc

  	
  Lugano

  20 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 31 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 28 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
mese di aprile 2003 RI 1, nato nel __________, di professione
autista e macchinista edile, ha presentato una richiesta di prestazioni
AI per adulti in quanto affetto da “sindrome cervicale e lombosacrale e da
fibromialgia generalizzata invalidante” (cfr. doc. AI 1).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare presso il SAM di Bellinzona
(cfr. doc. AI 13), con decisione 25 gennaio 2005 l’UAI ha riconosciuto
all’assicurato una rendita intera d’invalidità dal 1° luglio 2003 al 31 maggio
2004 per un grado d’invalidità del 100% (cfr. doc. AI 27) e un quarto di rendita
a partire dal 1° giugno 2004 per un grado d’invalidità del 40% (cfr. doc. AI
26).

 

                               1.2.   A seguito dell’opposizione
fatta inoltrare dall’assicurato, con decisione su opposizione del 28 aprile 2005 l'UAI ha confermato la precedente decisione, osservando in particolare:

 

" 
(...)

7.
  Nella fattispecie l'amministrazione ha definito, tramite la perizia
pluridisciplinare del Servizio Accertamento Medico dell'Al del 22.03.2004, che
l'assicurato ha una capacità lavorativa del 60% come autista e macchinista (presenza
durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto) e in ogni altra attività da
marzo 2004 e specificato che la patologia psichiatrica è preponderante
sull'influsso della capacità lavorativa, mentre dal profilo reumatologico
l'assicurato risulta essere totalmente abile al lavoro.

 

8.
  Successivamente alla perizia del SAM, il Dr. __________ ha inoltrato
all'amministrazione il referto medico 14.09.2004, nel quale ha indicato di
avere seguito l'assicurato con cure ambulatoriali e semistazionarie dal maggio
2004 e di averlo rivisto il 31.08.2004, segnalando una sintomatologia
praticamente rimasta invariata. Il Dr. __________ indica che dopo i trattamenti
intrapresi non ha osservato dei sostanziali miglioramenti sintomatici del
paziente e che considera l'assicurato inabile al lavoro nella misura superiore
al 90%.

 

9.
  II referto del Dr. __________ è stato sottoposto per competenza all'esame del
Servizio Accertamento Medico dell'AI (SAM), il quale ha avuto modo di
riesaminare nuovamente la valutazione psichiatrica e globale posta a
conclusione della perizia pluridisciplinare. L'esito di tale giudizio ha
tuttavia messo in luce l'assenza di elementi particolari atti ad imporre
all'amministrazione una valutazione diversa rispetto a quella apprezzata
precedentemente in maniera approfondita. Infatti per quanto concerne l'aspetto
psichico, non risulta esservi un peggioramento dello stato di salute
dell'assicurato, e la valutazione posta di inabilità lavorativa al 90% non è
supportata da elementi oggettivi, pertanto non inficia le risultanze emerse
dalla perizia eseguita in fase istruttoria. Per quanto concerne invece il
certificato medico 25.02.2005 del Dr. __________, si rileva che il medesimo non
può essere preso in considerazione ai fini della presente valutazione in quanto
del tutto generico e non sufficientemente circostanziato, pertanto non è atto a
modificare le conclusioni alle quali l'amministrazione è giunta.

 

10.
                                                                         Ritenute
le considerazioni sopraesposte, considerato comunque che l'assicurato non
dimostra con un grado di verosimiglianza preponderante un peggioramento del suo
stato di salute e che la perizia pluridisciplinare ha valutato compiutamente le
patologie reumatologiche e psichiche, emerge chiaramente che le motivazioni
fornite in fase di opposizione non sono atte a modificare le conclusioni alle
quali l'Ufficio AI è giunto. Ritenuto che la perizia pluridisciplinare SAM
assolve i criteri giurisprudenziali sviluppati in materia (perizia concludente,
compiutamente motivata, di per sé scevra di contraddizioni e priva di indizi
che facciano dubitare della sua attendibilità), lo scrivente Ufficio conferma
integralmente le risultanze emerse dalla medesima, a cui va attribuito pieno
valore probatorio.

 

11.
                                                                         In
considerazione del fatto che l'assicurato ha svolto, presso la ditta __________
di __________ dal 1989, attività in qualità di uomo tuttofare (autista,
macchinista, lavori vari) e tenuto conto della capacità lavorativa definita
dalle risultanze peritali al 60% in ogni attività, di riflesso ne consegue un'incapacità
al guadagno di pari grado. Al riguardo si rileva che la giurisprudenza federale
ha sì più volte confermato il principio che nella determinazione
dell'invalidità non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre sempre
basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. Ciò nondimeno, se il danno
alla salute non è tale - come in casu - da imporre un cambiamento di
professione, di regola, il giudizio sull'incapacità al guadagno non esprimerà
valori superiori all'incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché
si suppone che esplicando tutto l'impegno professionale che la restante
capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l'assicurato
esprime una capacità di guadagno delle medesima proporzione (RAMI 1993 U 168,
p. 100; DTF 114 V 313).

 

      (…)

 

12.
                                                                         A
titolo abbondanziale l'opponente segnala che il reddito ipotetico da valido
realizzabile dall'assicurato nel 2002 nella sua precedente professione sarebbe
stato di fr. 59'657.-.

 

Preliminarmente si
osserva che detto importo risulta essere notevolmente superiore alle
retribuzioni precedentemente percepite dall'assicurato e non dimostrato con
verosimiglianza preponderante; in seguito va rilevato che il grado d'invalidità
dedotto non avrebbe comunque consentito all'assicurato di beneficiare di un
diritto a rendita diverso rispetto a quello concesso dall'amministrazione
(infatti raffrontando, a titolo abbondanziale, l'importo che l'assicurato
avrebbe potuto percepire prima del danno alla salute con quello determinato a
seguito del danno invalidante in applicazione delle statistiche RSS per
attività non qualificate (4° rango e 2° quartile), ne risulterebbe comunque un
grado del 47%). 

Pertanto il diritto
al quarto di rendita verrebbe ad ogni modo confermato.

 

Ritenute quindi le
considerazioni precedentemente esposte, l'Ufficio AI non può che confermare la
decisione impugnata." 

(Doc. AI 36)

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso al TCA
l'assicurato, rappresentato dall’RA 1, ha ribadito quanto chiesto in sede di
opposizione rivendicando il diritto ad una rendita intera d’invalidità anche
dopo il 31 maggio 2004:

 

"  (...)

3. In data 17 febbraio 2005 abbiamo inoltrato un'opposizione
cautelare alla decisione AI che abbiamo poi dettagliatamente motivato il 2
marzo 2005. 

La nostra
opposizione si basava sulla discordante valutazione medica della residua
capacità lavorativa del nostro rappresentato.

Il Dr. __________,
specialista in psichiatria e psicoterapia che ha avuto in cura l'assicurato,
sostiene che, a seguito dei disturbi psichici, possa essere ritenuto inabile al
lavoro nella misura superiore al 90 %. Il Dr. __________, medico curante
dell'assicurato, condivide la posizione del Dr. __________ e ritiene inoltre
che per le problematiche reumatologiche si possa ritenere un'inabilità del 50
%. 

Nell'opposizione
avevamo evidenziato come il parere del Dr. __________ era stato inviato all'AI
il 14 settembre 2004 e come non sia stato oggetto di un ulteriore
approfondimento visti i pareri nettamente discordanti con la perizia eseguita
dal Dr. __________.

 

Nell'opposizione
avevamo pure contestato il calcolo del reddito che il nostro rappresentato
avrebbe potuto realizzare senza l'invalidità.

 

Nella decisione su
opposizione l'AI si è limitata a rilevare che aveva sottoposto all'esame del
Servizio Accertamento Medico il referto del Dr. __________, che ha confermato
l'apprezzamento fatto nella perizia pluridisciplinare; ha ritenuto troppo
generica la valutazione del dr. __________ e non ha preso in considerazione la
contestazione del reddito ipotetico da valido poiché non dimostrato.

 

4. Nel presente ricorso non possiamo che ribadire quanto già
sostenuto nell'opposizione.

La valutazione
pluridisciplinare dell'AI, per quanto riguarda la patologia psichiatrica, è
stata fatta sulla base di una valutazione del Dr. __________ che ha visto
l'assicurato unicamente una volta, il 3.3.2004. Il Dr. __________ ha seguito
l'assicurato per lungo tempo e crediamo quindi che la sua valutazione si basi
su un'approfondita conoscenza dei disturbi dei quali soffre l'assicurato.
Riteniamo quindi che si possa contestare quanto affermato dall'AI nella
decisione su opposizione, quando indica che il referto del Dr. __________ non
portava elementi "atti ad imporre all'amministrazione una
valutazione diversa rispetto a quella apprezzata precedentemente in maniera
approfondita".

È pure utile
osservare che lo stesso Dr. __________ aveva indicato nella sua perizia che "Terapeuticamente
è consigliabile una ripresa delle consultazioni psichiatriche al fine di
limitare la progressione della sintomatologia ansiosa".

Il nostro
rappresentato ha, in effetti, seguito delle cure presso il Dr. __________ dal
mese di maggio del 2004.

 

Abbiamo nuovamente
richiesto al Dr. __________ una sua valutazione sulla capacità lavorativa del
nostro rappresentato. Dall'allegato rapporto del 30 maggio 2005 il Dr. __________
rileva nuovamente come l'assicurato debba essere considerato inabile al lavoro
in misura totale nella sua precedente attività.

Il parere del dr. __________
ha sicuramente valore probatorio considerato che si tratta di uno specialista
in materia che ha seguito il nostro rappresentato per lungo tempo. Crediamo
quindi che la perizia del SAM, che si basa su un parere di un medico che ha
visto l'assicurato solo una volta, sia, sotto questo punto di vista, più
debole. Per tale motivo chiediamo che il nostro rappresentato sia sottoposto da
una perizia esterna neutra.

 

5. L'AI contesta pure la nostra valutazione
del reddito che l'assicurato avrebbe potuto realizzare da valido, osservando
che lo stesso risulta notevolmente superiore alle retribuzioni precedentemente
percepite e che non è stato dimostrato.

Questa osservazioni
ci stupisce poiché sarebbe stato sufficiente verificare il "questionario
del datore di lavoro" del 22.5.2003, presente nell'incarto AI, per
verificare come nel 2003 l'assicurato
percepiva un salario orario di fr. 26.55. Nel 2002 il salario orario era di fr.
26.--. Nell'anno precedente l'inabilità al lavoro, il 2001, il nostro
rappresentato ha percepito un salario di fr. 54'640.--, lavorando unicamente da
febbraio a dicembre, aggiungendo una mensilità raggiungiamo tranquillamente il
salario da noi calcolato.

Partendo da un
salario orario di fr. 26.--, sulla base delle disposizione contrattuali vigenti
nel settore del granito, si ottiene, per il 2002, un salario annuo di fr.
59'657.- (fr. 26.- x 176.5 ore mensili x 13 mesi).

 

6. Sulla base di quanto indicato in precedenza risulta quindi
giustificata la concessione di una rendita intera AI anche dopo il 31.5.2004,
ritenuto che il nostro rappresentato ha un grado di invalidità superiore al 70
%." (Doc. I)

 

 

                               1.4.   Nella risposta di causa l’Ufficio
AI, confermando il contenuto della decisione su opposizione, ha chiesto la
reiezione del ricorso:

 

" 
(…)

In fase di ricorso il ricorrente ha prodotto un
ulteriore referto medico 30.05.2005 del Dr. __________, che è stato sottoposto
all'esame del Servizio medico regionale dell'AI (SMR). In base all'annotazione
medica emessa dal SMR, allegata alla presente risposta, si conferma la capacità
lavorativa al 60% dell'assicurato in ogni attività lucrativa.

 

Per quanto concerne il reddito ipotetico da sano,
si rileva che pur adottando il reddito indicato dal ricorrente di fr. 59'657.-,
dal raffronto dei redditi emerge un grado d'invalidità del 47% che conferma il
diritto al quarto di rendita dell'assicurato." (Doc. III)

 

                               1.5.   Con scritto 8 luglio 2005 il
rappresentante dell’assicurato ha osservato:

 

" 
(...)

Nella risposta di causa l'ufficio Al riconferma
sostanzialmente il fatto che il nostro rappresentato ha una capacità lavorativa
del 60% in ogni attività lucrativa; quindi anche nella sua precedente attività
d'autista di veicoli di cantiere. Questa posizione è sostenuta dalle
annotazioni del Dr. __________, del servizio medico AI, che ritiene come il
rapporto del Dr. __________, del 30.5.2005, non porti elementi atti a
modificare la loro precedente posizione.

 

Abbiamo quindi chiesto al Dr. __________ di
esprimersi sulla posizione del Dr. __________.

Lo specialista in psichiatria e psicoterapia
riconferma in sostanza la sua valutazione di una totale incapacità lavorativa
del nostro rappresentato nella precedente attività d'autista di veicoli di
cantiere indicando anche come, nella particolare situazione psicologica del suo
paziente, non sia possibile assumersi il rischio di permettergli di svolgere
ancora quest'attività per questioni di sicurezza. Questo elemento ci sembra
anche non irrilevante.

 

Si tratta quindi di chiarire la residua capacità
lavorativa in un'attività confacente. La perizia SAM sotto questo aspetto è
carente e sarebbe quindi opportuno, come già chiesto nell'atto ricorsuale, di
far effettuare una perizia esterna neutra.

 

Per quanto concerne la quantificazione del
salario che il nostro rappresentato avrebbe potuto svolgere nella sua
precedente attività, prendiamo atto che l'Ufficio AI non contesta la nostra
quantificazione in fr. 59'657.00.

 

Ribadiamo pertanto che il nostro rappresentato
debba poter beneficiare di una rendita intera AI anche dopo il 31.3.2004."
(Doc. VII)

 

 

                               1.6.   In data 25 luglio 2005 e 4
agosto 2005 l’Ufficio AI (cfr. doc. IX) e il rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. XI) hanno inoltrato ulteriori osservazioni.

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’assicurato ha diritto o no ad una rendita intera d’invalidità anche dopo
il 31 maggio 2004.

 

                                         Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA;

RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25

consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso sono applicabili le
disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.

                                         Dal 1°
gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                                         Il TFA ha
precisato che i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) formulati dalla LPGA
corrispondono alle nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza
nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità (DTF 130 V 343).

 

 

                               2.2.   Per costante giurisprudenza
quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un
certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo
successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di
decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR
2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27
dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa
F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24
febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T.,
I 299/03). 

 

 

                               2.3.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.”

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.4.   In una sentenza
del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag.
64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e
della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révi­sion en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzun­gen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfi­gur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffau­ser/
Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung,
Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les experti­ses du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépen­dants
[F60.7] en 2002). Les con­clusions des expertises sont divergentes, en
revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la
capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syn­drome
somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la
personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale
importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de
reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la
fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au mo­tif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépen­dants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé men­tale
importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'apprécia­tion
précédente - et fondée sur un même état de fait - des ex­perts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démon­trer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère
probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et
comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur
le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une
révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'em­porte sur la procédure de révi­sion. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut con­firmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en prin­cipe justifier
une reconsidéra­tion (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accor­dé une rente d'invalidité au mépris du
principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31
janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait
être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles
dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs
aspects ou de leurs élé­ments, et que la décision paraît admissible compte tenu
de la si­tuation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01],
consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'ad­ministration a recueilli l'experti­se du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjec­tifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investi­gations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concer­ne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critè­res
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les cri­tiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne suffisent
pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on
l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que
les uns, à la différence des autres, considèrent que l'as­sociation d'un
trouble somato­forme douloureux à une person­nalité aux traits dépendants n'a
pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de
nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au re­courant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumiè­re exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour fai­re
apparaître comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner
une expertise. 

On ne peut pas non plus affir­mer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconn­aissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003,
pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile.
Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può,
nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che
il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In
quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.6.   In una sentenza del 12 marzo
2004 nella causa N. (I 683/03), pubblicata in DTF 130 V 352, l’Alta Corte ha
precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme
provoca un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra
sentenza del 23 aprile 2004 nella causa N. (I 404/03), nella quale il TFA si è
così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di
una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale). Secondo giurisprudenza,
ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente
non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione
duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai
sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo
2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo
principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da
dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro
oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165;
VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000
pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali
non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare
un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv.1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti
in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così
valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione
lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c).” (cfr. al
riguardo D. Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di attualità, in RTiD
I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29)

 

                               2.7.   Conformemente
ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni
sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233
consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551
e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve
intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona
interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne
l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori
circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il
luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.8.   Nella fattispecie,
l’assicurato è stato degente presso l’Ospedale __________ dal 7 agosto 2002 al
6 settembre 2002. 

 

                                         Nel rapporto 27 settembre
2002 al Dr. __________ il Caposervizio di riabilitazione, posta la diagnosi di
sindrome cervicale e lombosacrale su spondilosi e spondilartrosi (M54.5) e di sindrome da somatizzazione (F45.1), ha osservato di ritenere difficile un reinserimento professionale nell'attività lavorativa
precedente, consigliando di rivalutare la problematica e prevedere, in accordo
con lo psichiatra che lo segue (Dr. __________), un'eventuale nuova attività
professionale tramite riconversione Al (cfr. doc. 6d).

                                         L’assicurato è poi stato
visitato in data 21 ottobre 2002 dal Dr. Med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia. 

 

                                         Nel suo rapporto medico
indirizzato alla Dr.ssa __________, FMH in medicina generale, lo specialista ha
rilevato in particolare:

 

" 
(…)

DIAGNOSI

Disturbo da dolore cronico.

 

CONCLUSIONE

E' difficile dopo un solo colloquio mettere in
evidenza una psicopatologia particolare.

Ho però l'impressione che il suo disturbo da
dolore cronico sia inseribile in un contesto nevrotico da disturbo conversivo.

 

A questo proposito sarebbe necessario effettuare
un'investigazione psicodiagnostica più approfondita ed eventualmente
un'osservazione in un ambito occupazionale semi-­stazionario.

 

Per quanto riguarda l'aspetto psicofarmacologico
non vedo attualmente indicati ulteriori provvedimenti a quelli già intrapresi
(Seropram 20 mg 1-0-0-0 e Tranxilium 10 mg 0-0-0­1) anche perché non penso che
l'approccio psicofarmacologico potrà migliorare sostanzialmente la sua
sintomatologia.

 

Non ho a disposizione il rapporto del neurologo
Dr. med. __________ di __________.

Se però il paziente non presenta un'affezione né
ortopedica, né reumatologica, né neurologica in grado di convalidare
obiettivamente le sue lamentele soggettive, potrei proporre un trattamento
composto da terapie di rilassamento, terapia occupazionale con osservazioni
attitudinali, colloqui psicoterapeutici e approccio psicocorporeo." (Doc.
6e)

 

Nel “rapporto medico” 7 gennaio 2003 inviato al medico fiduciario
della Cassa malati __________ la Dr.ssa Med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, ha osservato:

 

" 
Diagnosi primaria

Disturbi di somatizzazione con disturbo da dolore
cronico. 

 

Ev. diagnosi secondarie

===

 

Decorso della malattia

Il paziente ha iniziato il 07.10.2002 un
trattamento semistazionario a carattere ansiolitico, antidepressivo, di
rilassamento, accompagnato da psicofarmacoterapia e colloqui psicoterapeutici.

Attualmente la sua situazione è ancora
stazionaria.

 

Stato attuale

Cfr. punto precedente.

Terapie in corso

Trattamento semistazionario con
psicofarmacoterapia, colloqui psicoterapeutici, terapie di rilassamento ergo- e
socioterapia.

-   farmacologia (posologia)

    ===

-   sedute di psicoterapia (frequenza)

    ===

 

Prognosi

Ancora incerta.

 

Quali motivi impediscono all'assicurato di
svolgere la normale attività lavorativa

Il persistere della sua sintomatologia non gli
permette una prosecuzione della sua abituale attività lavorativa.

 

Si prevede una ripresa parziale o totale della
capacità lavorativa? Se sì, da quando e in che misura?

Per ora non è ancora possibile rispondere a
questo quesito.

Il paziente necessita d'ulteriori cure
psichiatriche e psicoterapeutiche.

 

Ev. osservazioni

=== " (Doc. 8c)

 

Nell’Allegato al rapporto medico AI per la valutazione della capacità
d’integrazione e del diritto alla rendita 23 maggio 2003, la Dr.ssa Med. __________, FMH in medicina generale, ha osservato:

 

"  (...)

1.   Domande sull'attività attuale (non lavora)

 

 

1.1.                                                                     Che
conseguenze ha il disturbo alla salute sull'attuale attività?                       

      Gli è
impossibile gestire i macchinari da cantiere.

 

1.2.                                                                     È
ancora proponibile l'attività attuale?                                                                                      

      Eventualmente

      Se sì per quanto tempo? (ore al giorno).          

      Ev. a tempo parziale

 

1.3.                                                                     Esiste
inoltre una diminuzione del rendimento?                                                    

      Sì

      Se sì in che misura?                                 

      Inabile al lavoro dal 12.7.03

 

2.   Domande su possibili provvedimenti d'integrazione

 

2.1.                                                                     Si
può migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale o nel campo di
attività attuale?   

      No

      Se sì,
con quali ragionevoli provvedimenti?

 

      Come si
ripercuotono questi provvedimenti sulla capacità di lavoro?

 

2.2.                                                                     L'assicurato
è in grado di svolgere altre attività? 

      Sì

      Se sì da
quando?

      Di che
tipo di attività di potrebbe trattare?

      Lavoro
senza mezzi ed attrezzi da cantiere, non autista – non scavatore

      Di che
cosa bisognerebbe tener particolarmente conto?

      In
quale misura (ore al giorno) queste attività possono essere svolte? 

      Al 100 %

 

2.3.Per questi
limiti di tempo vi è un rendimento ridotto?

      Sì

      Se sì in
che misura

      Attualmente
al 100%

 

3.   Proposte,
altre domande. (Doc. AI 6)

 

(...)

 

Risposte alle domande del formulario:

Rapporto medico per valutare il diritto alle
prestazioni per adulti: Provvedimenti professionali

 

Diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa:

S. cervicale e lombosacrale su spondilosi e
spondilatrosi (da almeno 5 anni progressivo) Disturbo da dolore somatoforme
persistente ICD IO F 45.4 e ICD I0Z60

 

Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa:

 

 

B.                                  Incapacità lavorativa
medicalmente giustificata del 20% almeno, per l'ultima attività esercitata
quale

100% dal 12.7.'02 al tuttora.” (Doc. AI 7)

 

                                         L’amministrazione
ha quindi incaricato il SAM di eseguire una perizia pluridisciplinare.

                                         Nel
dettagliato referto 22 marzo 2004 i periti, sulla base delle risultanze degli
atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti presso
il SAM, hanno posto la diagnosi di “sindrome da dolore cronico somatoforme
in un A. con struttura di personalità ansiofobica; cervicalgia; toracolombalgie
e disturbi lombosacrali su alterazioni degenerative discrete in particolare
L3-L5, osteocondrosi L3-L4 e spondilolisi L3-L4 e in minor misura L4-L5;
cefalee dal carattere soprattutto tensivo, associate a possibile componente
vascolare di tipo emicranico” (cfr. doc. AI 13 pag. 9).

 

                                         In merito
alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno sottolineato quanto
segue:

 

" 
(...)

7    VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

L'A. presenta una capacità lavorativa del 60%
come autista e macchinista (presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento
ridotto).

 

 

8    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Preponderante la patologia psichiatrica che ha un
influsso sulla capacità lavorativa dell'A.. Dal profilo reumatologico l'A. é
totalmente abile al lavoro.

L'A. presenta una capacità lavorativa del 60%
(presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto) come autista e
macchinista edile. La riduzione della capacità lavorativa é dovuta a uno
scompenso ansioso, meccanismi di evitamento e isolamento sociale. Valutiamo la
capacità lavorativa del 60% a partire dal marzo 2004 (soggiorno presso il SAM e
continua).

In base agli atti a nostra disposizione e alla
storia clinica si può ipotizzare una capacità lavorativa dello 0% come autista,
macchinista edile e in qualsiasi tipo di attività dal luglio 2002 (inizio della
prolungata incapacità lavorativa) sino a fine febbraio 2004.

 

Si consiglia una presa a carico di tipo
psichiatrico per non peggiorare la situazione. È pure possibile che grazie alle
cure psichiatriche, la capacità lavorativa dell'A. possa migliorare fino a
raggiungere una capacità lavorativa totale nelle sopraccitate attività.

 

 

9    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

L'A. presenta una capacità lavorativa del 60% e
in qualsiasi tipo di attività (presenza durante tutto il giorno, ma con
rendimento ridotto) a partire dal marzo 2004 e continua.

 

Precedentemente fa stato quello che abbiamo
citato al nostro precedente punto. È possibile che la capacità lavorativa
dell'A. migliori e possa raggiungere il 100% seguendo delle cure psichiatriche.
(...)" (Doc. AI 13, pag. 10-11)

 

Nella procedura d’opposizione l'assicurato ha
opposto alla perizia del SAM il rapporto redatto in data 14 settembre
2004 dal Dr. Med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia e suo medico curante, del seguente tenore:

 

" 
Su segnalazione del Dr. med. __________ ho
seguito il paziente a margine per cure ambulatoriali e semi stazionarie dal
maggio del 2004.

 

Ho rivisto il signor RI 1 in data 31.08.2004 e la
sua sintomatologia è praticamente rimasta invariata.

 

Egli continua ad accusare dolori dorsali, dolori
cefalgici, un persistente senso di confusione e di vertigini.

 

OSSERVAZIONI PSICHIATRICHE

Si tratta di una persona ritirata su se stessa
che vive praticamente una situazione algica in tutti i livelli del corpo.

 

È lucido, orientato nel tempo e nello spazio. Ha
un corso del pensiero rallentato. È di difficile interpretazione se i suoi
disturbi somatici possono essere di origine delirante o dispercettiva.

 

L'umore di base è nettamente diminuito. Vive solo
e non ha alcuna attività extra lavorativa.

 

Ha delle ideazioni autoclastiche poiché si sente
inutile sia per la sua famiglia sia socialmente.

 

 

PROCEDERE TERAPEUTICO

Abbiamo intrapreso con il signor RI 1 delle
terapie di rilassamento, dei colloqui psicoterapeutici, dell'ergo e della socio
terapia, della psicofarmacoterapia senza alcun successo.

 

II suo medico curante si è pure attivato per
trovare all'assicurato un reinserimento se non proprio lavorativo perlomeno sociale.

 

Dopo tutti i trattamenti intrapresi sia a livello
somatico sia psichiatrico non abbiamo osservato dei sostanziali miglioramenti
sintomatici del paziente. Penso però che sia difficile reinserire il signor RI
1 in un processo lavorativo adatto alle sue competenze intellettive e di
esperienza. L'autostima che l'assicurato ha di se stesso è negativa. Non
ritengo indicata una prosecuzione nella presa a carico psichiatrica semi
stazionaria o ambulatoriale. Prevedo per lui unicamente un nuovo tentativo psicofarmacologico
con Saroten retard 50 mg, 1 past. alla sera associato ai medicamenti
analgesici.

 

DIAGNOSI

Disturbo conversivo con somatizzazione
nell'ambito di una sindrome da disadattamento cronico.

Considero l'assicurato comunque inabile al lavoro
nella misura superiore al 90% e non penso che tramite dei provvedimenti
reintegrativi o psichiatrici ulteriori queste competenze potranno essere
migliorate." (Doc. AI 22)

 

In data 25 febbraio 2005 il Dr. Med. __________, specialista FMH
in medicina generale, ha certificato che:

 

"  (...)

Il paziente presenta le seguenti patologie:

    ●   sindrome lombovertebrale cronica

    ●   sindrome depressiva reattiva

    ●   sindrome. da dolore cronico

 

Osservazioni:

    ●   la
problematica reumatologica a carico della colonna lombare è stata giudicata di
livello insufficiente a generare il diritto di una rendita (a mio parere una
percentuale del 50% di incapacità sarebbe attribuibile a questa patologia)

    ●   la
situazione psichiatrica costituita da una sindrome depressiva nata su di una
sindrome del dolore cronico costituisce probabilmente la percentuale maggiore della
incapacità lavorativa (Io psichiatra dr. __________ che lo segue ed il medico
curante sottoscritto ritengono tale patologia da considerarsi invalidante
attorno al 90%).

 

Come al solito quanto valutato dalla Al risulta
essere decisamente discordante con il parere del curante." (Doc. AI 30a)

 

A seguito del certificato medico del Dr. __________, l’Ufficio AI
ha preso nuovamente contatto con il SAM, chiedendo ai periti di indicare se tale certificazione è atta ad inficiare la valutazione
della capacità lavorativa dell'assicurato espressa nella perizia
pluridisciplinare (capacità lavorativa del 60% in qualsiasi tipo di attività),
oppure se vengono confermate dette risultanze peritali (cfr. doc. AI 34).

 

Con scritto 15 aprile 2005 il Dr. __________ del
SAM ha risposto:

 

" 
Nel certificato medico del dr. __________ del
14.09.2004 non si parla di peggioramento. Se abbiamo ben capito la presa a
carico, iniziata dopo il soggiorno presso il SAM, é durata solo alcuni mesi.
Nella valutazione della capacità lavorativa il dr. __________ porta anche
motivi non medici (esperienza).

 

A nostro parere il certificato dello specialista
non inficia la valutazione SAM e confermiamo le conclusioni espresse ai nostri
punti 7 - 8 - 9 - 10 della perizia redatta dal nostro servizio il 22.03.2004."
(Doc. AI 35)

 

                                         Sulla base della perizia
SAM, l’amministrazione ha quindi deciso l'attribuzione di una rendita intera
d'invalidità a favore dell’assicurato dal 1° luglio 2003 al 31 maggio 2004 e di
un quarto di rendita a partire dal 1° giugno 2004.

In sede ricorsuale l’assicurato ha contestato la decisione
dell’amministrazione che lo ritiene abile al 60% a partire dal marzo 2004,
fondando le proprie pretese su quanto certificato in data 30 maggio 2005 dal
Dr. __________:

 

" 
Ho seguito in collaborazione con il dr. __________
il paziente a margine e questo sin dall'ottobre 2002. Già allora egli accusava
dei dolori dorsali e cervicali che secondo lui avevano una relazione con la sua
attività lavorativa. Per circa quindici anni egli lavorava presso una cava in
qualità di macchinista. Durante il corso dell'estate del 2002 i suoi dolori
erano aumentati al punto tale da dover interrompere la sua attività lavorativa.
Si sentiva ansioso aveva difficoltà di sonno e questo anche a causa di acufeni
bilaterali, accusava vertigini e non osava più mettersi alla guida di un
automezzo edile. Avevo poi scritto al dr. __________ proponendogli una terapia
che non ha avuto alcun successo. Ho rivisto poi il paziente in data 14.05.2004.
Egli mi descriveva una sintomatologia caratterizzata da algie alla schiena alle
cervicali e non trovava più un equilibrio personale, accusava disturbi di
sonno. Stava effettuando delle cure fisioterapiche.

A quel momento ho deciso di intraprendere una
cura semistazionaria di rilassamento allo scopo di distoglierlo dai suoi
persistenti disturbi algici e per aiutarlo a ristrutturare un suo futuro.
Questo trattamento si è concluso alla fine di ottobre del 2004 purtroppo senza
successo. Ho poi rivisto il signor RI 1 sia nel mese di novembre sia nel mese
di dicembre del 2004 con una sintomatologia del tutto invariata.

Ho prescritto al paziente anche una
psicofarmacoterapia antidepressiva e ansiolitica sempre senza avere dei
riscontri positivi.

Le terapie semi stazionarie proposte a livello di
rilassamento erano molto composite da svariate tecniche, respiratori uditivi,
interventi fisioterapeutici dolci e questo sempre nell'obiettivo di rilassare
la muscolatura del signor RI 1. Purtroppo tutti questi interventi non hanno
avuto successo la sua sintomatologia non era nemmeno migliorata tramite i
colloqui psicoterapeutici effettuati.

 

In conclusione
ritengo che il signor RI 1 presenta sì una sintomatologia psicopatologica che
però è reattiva alla sua sindrome da dolore cronico.

Con questi disturbi non lo vedo in grado di
condurre un veicolo edile con sicurezza e senza mettere in pericolo la vita
altrui.

Penso che sia indicato al limite reinserire il
paziente in un lavoro molto più leggero opera questa che può essere effettuata
tramite l'Al.

Considero l'assicurato inabile al lavoro nella
misura del 100% come macchinista di mezzi edili (guida di packer e di camion
ecc,).

Naturalmente non posso escludere che il signor RI
1 possa reinserirsi in un'attività professionale più consona ai suoi problemi
algici e anche alla sua formazione scolastica e culturale." (Doc. A2)

 

Con “Annotazioni del medico” 13 giugno 2005 il Dr. __________ ha
osservato:

 

" 
Mi permetto non riassumere gli atti medici
dell'incarto, riassunti nella perizia SAM. Per contro segnalo i documenti prodotti
successivamente.

 

Rapporto del dr. __________ per l'Al del
15.09.04: dal lato dell'oggettività non si possono rilevare elementi differenti
da quelli valutati precedentemente (SAM). Si osserva che né il SAM né il dr. __________
commentano la teatralità costatata in precedenza. La valutazione di IL non
appare motivata.

 

Lettera del dr. __________, allegata all'atto
d'opposizione datata 25.02.05: afferma che la patologia somatica dovrebbe
portare al riconoscimento di IL 50%. Non vi sono osservazioni dirette, elementi
oggettivi, motivazioni. Confrontato con quanto esaminato dai reumatologi che si
sono seguiti nel tempo, tale affermazione non trova alcun riscontro.

Per quanto riguarda la patologia della sfera
psichica fa riferimento al rapporto del dr. __________ appena citato, senza
alcuna ulteriore osservazione.

 

Rapporto del dr. __________ per il patrocinatore
dell'assicurato, del 30.05.05: in questo documento riassume l’iter
diagnostico-terapeutico e conclude con un'IL del 100% quale conducente di veicoli
edili (da cantiere); riferisce di pensare che sia indicato reinserire il
paziente in un lavoro più leggero (ev. come misura integrativa AI) e più sotto
"non posso escludere" che possa inserirsi in un'attività più consona
ai suoi problemi algici ed anche alla sua formazione professionale e culturale.

Si può commentare che dai due rapporti del dr. __________,
oltre che non essere dissimili, anche se con molto meno particolarità rispetto
alla valutazione SAM, non vi sia discordanza diagnostica. Le discrepanze vanno
imputate alla valutazione di IL, ma come si vede proprio dai rapporti del dr. __________,
lo specialista lima la propria valutazione di IL, immettendo anche elementi a
favore di una ripresa di CL. Resta da discutere se
"l'improponibilità" per il ritorno alla guida di veicoli da cantiere
sia giustificata. Ora si considera che una diminuzione della CL, per motivi
psichiatrici è stata ammessa (vedi SAM: tempo normale - rendimento ridotto),
che, se disciplinato, il paziente dovrebbe assumerne psicofarmaci e che la
struttura "di personalità" (non nel senso di disturbo di pers. sec.
ICD-10) fa dubitare della disciplina in merito alle esigenze di sicurezza,
crediamo che questa costituisca un elemento di pericolo.

Si può però confermare che l'abilità del 60% per
tutte le altre attività sia proponibile ed esigibile. 

Osserviamo infine che la valutazione di IL del
100% per il periodo luglio 2002- febbraio 2004 trova giustificazione soltanto
nel fatto che questa era stata certificata, ma non trova riscontri oggettivi a
sostegno di tale ipotesi (perizia SAM pag. 11 cap. 8 riga 7-9), eccetto per i
periodi di degenza nei vari istituti per accertamenti e cure." (Doc. III
bis)

 

In data 4 luglio 2005 il Dr. __________ ha redatto il seguente
commento alla presa di posizione del Dr. __________:

 

" 
(...)

Al cpv. 2 il dr. __________ fa rilevare che non
vi sono elementi differenti fra il mio rapporto del 15.09.04 e gli aspetti
osservati presso il SAM. Egli fa pure rilevare che né il sottoscritto né la
perizia del SAM "commentano la teatralità costatata in precedenza".

A questo proposito voglio far rilevare che non so
che cosa il signor __________ intenda per teatralità a livello di ICD 10. Si
tratta di un disturbo fittizio allo scopo di poter beneficiare di interventi
medico assicurativi? O si tratta di una manifestazione specifica, generalmente
contenuta nel tempo di disturbi funzionali.

Nel cpv. 4 il dr. __________ fa riferimento al
mio rapporto del 30.05.2005: in effetti posso dire che nonostante l'iter
diagnostico terapeutico prolungato la situazione sintomatica del paziente non
era migliorata; la sua sintomatologia algica osservata e costatata per un
prolungato periodo di terapie non si è per nulla modificata. La sua insicurezza
e la sua instabilità mi hanno portato alla conclusione di un'inabilità
lavorativa al 100% in qualità di conducente di veicoli edili. La mia
"limatura" rispetto al rapporto precedente aveva lo scopo di offrire
ai nuovi uffici dell'AI la possibilità di sottoporre il paziente ad esami valetudinari
specifici in attività più leggere tenendo naturalmente conto della sua scarsa
formazione scolastica della sua patologia psicosomatica e delle prospettive
reinseritive future.

 

E' vero che ho rilevato nel mio scritto che le
possibilità reinseritive in un'attività professionale più consona ai suoi
problemi algici sono limitate dalla sua formazione scolastica e culturale.

lo non so cosa effettivamente questo nuovo
servizio dell'assicurazione invalidità possa offrire al signor RI 1.

Mi sembra semplicistico concludere che il signor RI
1 presenta un'incapacità lavorativa totale mentre delle nuove persone con
formazione non medica ma collocativa potrebbero suggerire dei provvedimenti
reinseritivi.

Mai e poi mai considererò a medio termine il
signor RI 1 abile al lavoro come conducente di autoveicoli edili; un incidente
in questo contesto potrebbe avere delle conseguenze irreparabili e il medico
curante dovrebbe assumerne una parte di responsabilità.

 

E' chiaro che ci troviamo sempre su un sentiero
scivoloso. In questo senso abbiamo diversi esempi:

    -
   la persona affetta da crisi epilettiche può o non può guidare un
autoveicolo? Nessuno ci dice quando e se avrà una nuova crisi. 

    -
   La persona affetta da una coronorapatia può o non può guidare un autoveicolo
pesante? In caso di incidente chi si assumerà le responsabilità assicurative? 

    -
   L'ultracinquantenne affetto da una sindrome vertiginosa cerebellare o ORL
può o non può salire su un'impalcatura per svolgere la sua attività di pittore?

    -
   Il medico affetto da un disturbo fobico, ossessivo o psicotico paranoide
(disturbi diagnosticati) può o non può svolgere la sua attività lavorativa?

 

In tutto quanto sopraccitato vorrei ben capire
dove si colloca attualmente l'AI e questo poiché tutti noi sappiamo che se un
paziente non sarà accettato dall'AI dovrà entrare in disoccupazione oppure
all'assistenza pubblica e questo se non ha stipulato un contratto assicurativo
indennità perdita di salario.

 

Mi permetto quindi la seguente osservazione (e
non si tratta solo di una presa di posizione personale nei confronti
dell'assicurato ma di un'osservazione generale): ogni ente assicurativo tende
ad enucleare i propri principi se si assiste ad un irrigidimento delle
compenetrazioni.

 

Penso che sia ora che le autorità federali
cantonali e comunali si assumano in modo coordinato le prestazioni fornibili ad
una persona in difficoltà socio economiche sia per motivi di salute sia per
motivi di disoccupazione sia per problemi assistenziali. In fondo saranno
sempre i lavoratori e i datori di lavoro che dovranno finanziare questi
servizi. E' l'assenza di concordanza fra queste istanze assicurative che mi
hanno portato a scrivere in modo esaustivo questa mia presa di posizione. Il
fatto che vi siano molti assicurati al beneficio di una rendita Al in modo non
giustificato indica piuttosto l'assenza di mezzi reintegrativi professionali a
sbocco professionale sicuro. Non mi si può certamente chiedere, come mi è
capitato, se un paziente, affetto da una polipatologia fisica e psichica, può o
non può essere reintegrato come pescatore professionale nel Verbano! O se un
paziente truffaldino da molti anni potrebbe effettuare la professione di
carrozziere, oppure ancora se un impiegato di banca con tanto di formazione
commerciale potrebbe essere inserito come giardiniere. A questo proposito
potrei solo rispondere allora inserite il signor RI 1 all'interno di una banca
in qualità dirigenziale poiché si tratta di un lavoro leggero che non affatica
troppo il suo scheletro e che non mette a repentaglio la vita altrui ma
unicamente le finanze!" (Doc. VII B)

 

Il Dr. __________ in data 25 luglio 2005 ha replicato:

 

" 
Prendo atto del commento del dr. __________,
psichiatria FMH, riguardante le osservazioni del sottoscritto del 13.06.05.

Poiché qualche punto della mia nota non sembrava
trasparente, mi permetto di aggiungere qualche riga di spiegazione, seguendo il
"aster" delle osservazioni del collega:

 

    1.
 "la teatralità", è evidente che non si tratta di diagnosi clinica,
quindi non apparirà mai nell'ICD-10, ma del modo di presentarsi/apparire del
soggetto; può avere molteplici significati, quali elemento appellativo, modo
d'espressione culturale, sintomo d'aggravamento, altro. Si tratta dunque di
elemento che va valutato alla stessa stregua di altri, quali, ad esempio, la
mimica, la gestualità, la partecipazione emotiva.

 

    2.
 Per quanto concerne la capacità lavorativa nella funzione di conduttore di
macchine edili, non mi sono espresso per le seguenti ragioni, dal lato delle
competenze questa sarebbe esigibile, dal lato della sicurezza, non mi posso
esprimere perché non è delucidato di quali veicoli/macchine si tratti e perché
non è descritto come tale attività sia svolta (occasionalmente, regolarmente,
sull'arco di una giornata intera, collegata con altre funzioni nel settore
edile).

 

Visto quanto sopra, e letto il commento del dr. __________
si deve ammettere che in fondo non vi è stato fraintendimento per la questione
medica.

 

Tutti gli altri punti sollevati, che meritano
certo un'ampia informazione del corpo medico sulle problematiche concernenti
l'Al, in particolare sulla componente "danno alla salute", non hanno
caratteristiche cliniche, ma sociali e politiche che non posso affrontare in
questa sede." (Doc. IXbis)

 

                               2.9.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a;
DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato
rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il
l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel
senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110
consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità
dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.
95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C., I
355/03, consid. 5).

 

Per quel che riguarda i
rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di
fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Inoltre, nella sentenza
del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie
le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha
descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul
carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Nel caso di specie, secondo la
perizia SAM 22 marzo 2004, l’assicurato non presenta dal punto di vista
reumatologico nessuna incapacità lavorativa nella sua professione di autista e
macchinista edile (cfr. in particolare consulto reumatologico Dr. __________).
Importanza preponderante riveste per contro la diagnosi psichiatrica di
sindrome da dolore somatoforme persistente in soggetto con struttura di
personalità ansiofobica (cfr. in particolare consulto psichiatrico Dr. __________).

                                         A mente dei periti del SAM
l’assicurato a causa della problematica psichiatrica è stato inabile al 100%
nella sua professione di macchinista edile e in qualsiasi attività dal luglio
2002 fino a fine febbraio 2004, mentre è da ritenere inabile al 40% a partire
da marzo 2004 nella sua professione e in qualsiasi tipo di attività (cfr. doc.
AI 13). 

                                         Di diverso avviso il
curante, Dr. __________, secondo il quale l’assicurato a causa delle patologie
psichiatriche è da ritenere inabile al 100% nella sua professione di
macchinista edile (cfr. doc. AI 22, doc. I A2 e doc. VII B).

 

Il TCA constata che l’Ufficio AI, sulla base della perizia del SAM
22 marzo 2004, con un’unica decisione ha attribuito all’assicurato una rendita
intera d’invalidità dal 1° luglio 2003 fino al 31 maggio 2004, importo poi
ridotto ad un quarto di rendita per un grado di abilità lavorativa del 60% a
partire dal 1° giugno 2004.

Conformemente alla giurisprudenza federale citata sono dunque
applicabili i principi relativi alla revisione delle decisioni amministrative
(cfr. consid. 2.2. – 2.4.).

 

Per quel che concerne le condizioni di salute dell’assicurato, il
TCA ritiene che, dal profilo psichiatrico, lo stato di salute dell’assicurato non
è migliorato nel corso del tempo, ma è rimasto invariato, come più volte
indicato dallo specialista curante, Dr. __________ (cfr. doc. AI 22, doc. A2, doc.
VII B).

 

                                         In esito
ad un approfondito esame dello stato di salute dell'assicurato, nel referto 14
settembre 2004 il Dr. __________, dopo aver indicato di avere in cura
l’assicurato fin dal 2002, di averlo seguito con cure ambulatoriali e
semistazionarie dal maggio 2004 e di averlo rivisto il 31 agosto 2004, ha diagnosticato un disturbo
conversivo con somatizzazione nell’ambito di una sindrome da disadattamento cronico,
segnalando una patologia praticamente rimasta invariata e concludendo per una
incapacità lavorativa superiore al 90% (cfr. doc. AI
22). 

 

                                         Lo
specialista ha ben evidenziato che i trattamenti intrapresi, consistenti in
cure ambulatoriali e semistazionarie dal maggio 2004 comprendenti terapie di
rilassamento, colloqui psicoterapeutici, ergoterapia, socioterapia e
psicofarmacoterapia, non hanno avuto successo e non hanno portato sostanziali
miglioramenti sintomatici del paziente. Dello stesso parere il Dr. __________,
medico curante dell’assicurato (cfr. doc. AI 30a).

                                         Nel
successivo certificato 30 maggio 2005 il Dr. __________ ha indicato di avere
intrapreso con il paziente delle cure semistazionarie di rilassamento allo scopo di distoglierlo dai suoi persistenti disturbi algici e
per aiutarlo a ristrutturare un suo futuro, conclusesi
a fine ottobre 2004 senza successo, di avere rivisto l’assicurato sia nel mese di novembre sia nel mese di dicembre del 2004 con una
sintomatologia del tutto invariata e di avergli pure prescritto una
psicofarmacoterapia antidepressiva e ansiolitica, unitamente a dei colloqui
psicoterapeutici, senza tuttavia avere dei riscontri positivi (cfr. doc. I A2). Lo specialista ha quindi concluso che l’assicurato, affetto da sintomatologia
psicopatologica reattiva alla sua sindrome da dolore cronico, non è in grado di
condurre un veicolo edile con sicurezza e senza mettere in pericolo la vita
altrui ed è pertanto inabile al 100% nella sua professione di macchinista di
mezzi edili (guida di packer e di camion) (cfr. doc. I A2).

Infine, nello scritto 4 luglio 2005 il Dr. __________
ha ribadito che “nonostante l'iter diagnostico-terapeutico prolungato, la
situazione sintomatica del paziente non era migliorata e che la sintomatologia
algica osservata e costatata per un prolungato periodo di terapie non si è per
nulla modificata” (cfr. doc. VII B).

Lo specialista ha nuovamente confermato di
ritenere l’assicurato inabile al 100% nella sua professione di macchinista
edile, affermando che “mai e poi mai considererò a medio termine il signor RI
1 abile al lavoro come conducente di autoveicoli edili: un incidente in questo
contesto potrebbe avere delle conseguenze irreparabili e il medico curante
dovrebbe assumerne una parte di responsabilità” (cfr. doc. VII B).

 

                                         Le
diagnosi dello specialista curante non contrastano con quanto ritenuto dai
periti del SAM in sede peritale, se non per quanto concerne la percentuale di
inabilità lavorativa dell’assicurato. Il perito, Dr. __________, FMH in psichiatria
e psicoterapia incaricato di effettuare una valutazione psichiatrica, difatti,
dopo aver illustrato l’anamnesi ed aver proceduto all’esame psichico, ha
indicato che l’assicurato “caratterialmente appare come una persona timorosa
e sottomessa caratterizzata da qualche tratto fobico e deviante”, con una “situazione
psicologica peggiorata a partire dal 2002 quando per motivi riconducibili allo
stato di salute non è più riuscito a mantenere un rendimento lavorativo
paragonabile a prima incappando nelle ire del datore di lavoro: da quel momento
la sintomatologia algica a carico dell’apparato locomotorio e l’attitudine
ansioso-fobica hanno proceduto di pari passo determinando un’incapacità
lavorativa totale”. Il perito ha quindi diagnosticato una “sindrome da
dolore cronico somatoforme (ICD 10-F45.4) in un soggetto con struttura di
personalità ansioso-fobica”, valutando poi un’incapacità lavorativa
psichiatrica dell’assicurato pari al 40% e precisando che “terapeuticamente
è consigliabile una ripresa delle consultazioni psichiatriche al fine di
limitare la progressione della sintomatologia ansiosa” (cfr. doc. AI 13a).

 

Visto quanto precede, questo TCA ritiene di dover dare maggior
credito alle valutazioni specialistiche espresse in
maniera approfondita e motivata dal Dr. __________. Di
conseguenza, lo stato di salute dell’assicurato al momento in cui è stata
ridotta la rendita (e cioè dal 1° giugno 2004) era rimasto invariato. La
revisione della rendita non può dunque avere luogo per questo motivo.

 

Dal profilo economico il TCA condivide la conclusione del Dr. __________
secondo cui l’assicurato è inabile al lavoro nella sua precedente professione
di macchinista edile.

 

D’altra parte questo Tribunale constata che lo stesso specialista
in psichiatria ha indicato di non potere escludere che
l’assicurato possa reinserirsi in un’attività professionale più consona ai suoi
problemi algici e alla sua formazione scolastica e culturale, senza esprimersi
in merito all’eventuale capacità lavorativa residua dell’assicurato in tali
occupazioni. Il Dr. __________ ha inoltre rilevato di ritenere “semplicistico
concludere che il signor RI 1 presenta un’incapacità lavorativa totale, mentre
delle nuove persone con formazione non medica ma collocativa potrebbero
suggerire dei provvedimenti reinseritivi” (cfr. doc. VII B).

 

Non è quindi escluso che la situazione sia migliorata dal profilo
economico in misura tale da giustificare una riduzione della rendita intera. Al
riguardo mancano tuttavia nell’incarto sufficienti approfondimenti. Gli atti
devono dunque essere rinviati all’amministrazione affinché accerti in che misura l’assicurato sia in grado di svolgere altre attività
adeguate, tenendo conto degli impedimenti derivanti dalla sindrome da dolore
somatoforme in soggetto con struttura ansiofobica di cui è affetto. Sulla base
di questi dati l’UAI potrà stabilire se vi è effettivamente stata una riduzione
rilevante del grado di invalidità.

 

Se non dovesse essere il caso, l’amministrazione dovrà pure
esaminare se sono dati o no i presupposti per una riconsiderazione della decisione
impugnata.

Infatti dal rapporto dei periti del SAM del 22 marzo 2004 risulta
che “in base agli atti a nostra disposizione e alla storia
clinica si può ipotizzare una capacità lavorativa dello 0% come autista, macchinista
edile e in qualsiasi tipo di attività dal luglio 2002 (inizio della prolungata
incapacità lavorativa) sino a fine febbraio 2004”, senza
ulteriori motivazioni. 

Inoltre e soprattutto, lo stesso Dr. __________,
nella sua nota del 13 giugno 2005 (cfr. doc. III bis),
ha indicato che “la valutazione di IL del 100% per il
periodo luglio 2002-febbraio 2004 trova giustificazione soltanto nel fatto che
questa era stata certificata, ma non trova riscontri oggettivi a sostegno di
tale ipotesi (perizia SAM pag. 11 cap. 8 riga 7-9), eccetto per i periodi di
degenza nei vari istituti per accertamenti e cure."
(riguardo ai criteri per poter procedere ad una riconsiderazione, cfr. consid.
2.4.).

 

 

In conclusione, la decisione impugnata va
annullata e gli atti rinviati all’amministrazione affinché proceda ad una nuova
valutazione del caso (verificando pure in che misura trova applicazione la
giurisprudenza del TFA sulla sindrome da dolore somatoforme, cfr. consid. 2.6.)
secondo quanto appena esposto.

 

 

                             2.11.   Di regola, le
ripetibili sono assegnate al ricorrente vincente in causa e rappresentato da
un'organizzazione sindacale (DTF 122 V 278; STFA non pubblicata dell'8 luglio
1997 nella causa D., I 73/96; STFA non pubblicata 3 febbraio 1998 nella causa
P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30 settembre 1998 nella causa R., I 462/97
e STFA non pubblicata del 13 gennaio 2000 nella causa K., U 284/99 circa il
diritto a ripetibili della persona cognita in materia) anche in assenza di una
esplicita richiesta (DTF 118 V 139).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza citata e visto l'esito del ricorso l'UAI
verserà all'assicurato, rappresentato dall’RA 1, fr. 1'000.-- di ripetibili
(art. 61 LPGA).

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto.

                                         §    La
decisione su opposizione 28 aprile 2005 è annullata.

                                         §§                                                                            L’incarto
è rinviato all’amministrazione affinché renda un nuovo provvedimento dopo
l’espletamento degli accertamenti conformemente al consid. 2.10.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         L’UAI
verserà all’assicurato fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

                                      

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti