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**Case Identifier:** 3393a75c-489b-5698-8dd9-c292c4087a3d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-08-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.08.2019 D-4010/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4010-2019_2019-08-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4010/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  a g o s t o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Gabriela Freihofer, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 29 luglio 2019 / N (…). 

 

 

 

D-4010/2019 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 25 aprile 

2019, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 3 maggio 2019 (cfr. atto 

[…] 10/6) al colloquio Dublino del 9 maggio 2019 (cfr. atto […] 14/2) ed alle 

audizioni del 16 luglio 2019 (cfr. atto […] 42/23) e del 23 luglio 2019 (cfr. 

atto […] 46/9), 

la bozza di decisione negativa sull’asilo del 25 luglio 2019 ed il parere al 

riguardo del rappresentante legale, 

la decisione della SEM del 29 luglio 2019 (notificata il giorno medesimo) 

per il cui tramite detta autorità ha respinto la domanda d’asilo dell’interes-

sato pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera non-

ché l’esecuzione dello stesso siccome lecita, esigibile e possibile, 

il ricorso del 7 agosto 2019 (recte: 8 agosto 2019) con cui l’interessato ha 

postulato l’annullamento della decisione impugnata e la concessione 

dell’asilo in Svizzera; in subordine di essere ammesso provvisoriamente 

per inammissibilità ed inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; il 

tutto con contestuale domanda di assistenza giudiziaria e protesta di spese 

e ripetibili, 

la copia di un articolo di giornale in lingua straniera allegato al ricorso, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il 

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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-

c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che l’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil nato e cresciuto a 

Jaffna, ha ricondotto il suo espatrio ad alcune problematiche derivanti dai 

presunti legami dei genitori con il gruppo secessionista denominato “Tigri 

per la liberazione della patria Tamil” (comunemente conosciuto con l’acro-

nimo LTTE); che quest’ultimi, nel 2007, lo avrebbero affidato ai nonni ma-

terni disinteressandosi di lui; che nel dicembre 2014, dopo che lo zio 

avrebbe subito alcune minacce per causa sua, egli si sarebbe trasferito da 

altri famigliari nella capitale Colombo, salvo poi dover tornare a Jaffna 

nell’agosto 2015, in quanto la sua presenza – che avrebbe implicato ricor-

renti richieste di informazioni sul suo conto da parte di terzi – sarebbe stata 

dannosa per le attività commerciali dei parenti; che nella primavera del 

2017 tre persone, che l’insorgente ritiene essere esponenti del gruppo pa-

ramilitare “Special Task Force (STF)”, lo avrebbero prelevato presso il do-

micilio della nonna e condotto in un luogo a lui sconosciuto detenendolo 

per cinque giorni; che durante la reclusione egli sarebbe stato interrogato 

in merito ai genitori ed avrebbe subito maltrattamenti; che dopo essere 

stato rilasciato, avrebbe appreso che alcune persone si sarebbero recate 

presso il suo posto di lavoro per chiedere di lui, cosa che lo avrebbe co-

stretto ad abbandonare la sua attività; che alcuni mesi dopo, nel settembre 

2018, l’insorgente sarebbe stato contattato per un incarico di montaggio 

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video; che una volta giunto nel luogo in cui avrebbe dovuto incontrare il 

cliente, sarebbe sopraggiunto un furgone dal quale sarebbe scesa una per-

sona che gli avrebbe chiesto s’egli fosse il figlio di Sivanesan; che a seguito 

della sua risposta affermativa, l’insorgente sarebbe stato invitato a salire 

sul veicolo; che dopo un richiesta di spiegazioni, il ricorrente sarebbe stato 

strattonato per poi darsi alla fuga; che in seguito egli avrebbe ricevuto un’ul-

teriore telefonata da parte del committente, per il cui tramite questi lo infor-

mava di essere stato a sua volta minacciato, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici 

interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica 

interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono 

essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì 

necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in 

particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le 

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allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; che al 

contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli 

eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha considerato inverosi-

mile il fatto che i genitori dell’insorgente fossero membri delle LTTE nonché 

le vicissitudini da lui vissute a causa di tale circostanza; che il suo racconto 

al riguardo sarebbe stato estremamente vago e poco dettagliato; che il ri-

corrente avrebbe esposto la propria biografia in modo poco chiaro e incon-

sistente; che non avrebbe saputo riferire nulla in merito alla sua infanzia, 

cosa del tutto inusuale dal momento che avrebbe vissuto con i genitori sino 

ai 9/10 anni e poco compatibile con le sue stesse affermazioni circa il fatto 

che in quel periodo non sarebbe stato felice stando sempre da solo in 

stanza a guardare la tv; che le informazioni fornite relativamente ai genitori 

sarebbero altresì povere di dettagli concreti, non avendo l’insorgente la mi-

nima idea di cosa questi facessero nella vita, ne tantomeno quale fosse il 

loro legame con le LTTE; che si tratterebbe difatti di informazioni raccolte 

per "sentito dire" prevalentemente dalla nonna; che oltremodo, il ricorrente 

si sarebbe pure contraddetto sul momento preciso nel quale sarebbe ve-

nuto a sapere del legame dei suoi genitori con le LTTE; che in buona so-

stanza, dal suo esposto non si evincerebbe nessuna informazione chiara 

relativamente all’appartenenza dei suoi genitori al gruppo citato; che l’in-

sorgente si sarebbe infatti limitato a ribadire, anche dopo molteplici do-

mande, di non sapere nulla su di loro, esternando espressamente la sua 

reticenza a riferire in merito, cosa che lascerebbe trasparire un inspiegabile 

disinteressamento quanto alle sorti dei medesimi; che del resto, anche le 

allegazioni in merito alle minacce subite dallo zio ed alle ulteriori problema-

tiche avvenute a Colombo sarebbero prive di indicazioni concrete, non sa-

pendo il ricorrente nulla di quanto successo ed ignorando l’identità dei ra-

pitori, cosa che dimostrerebbe ulteriormente il suo disinteresse per la que-

stione; che nemmeno i presunti eventi vissuti personalmente dall’interes-

sato sarebbero stati esposti in maniera convincente; che l’episodio risa-

lente al 2017, sarebbe stato spiegato in maniera stereotipata; che l’insor-

gente non avrebbe saputo illustrare nulla di concreto in merito al tragitto 

sino al luogo di detenzione, al decorrere dei giorni nel medesimo e circa lo 

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svolgimento degli interrogatori; che nonostante sarebbe stato invitato a in-

cludere il maggior numero di elementi possibili, l’interessato avrebbe di-

chiarato unicamente che gli sarebbe stato chiesto di dire la verità sui suoi 

genitori, altrimenti avrebbero aperto un incarico a suo carico e di preferire 

dimenticare detta esperienza; che pure scarne sarebbero le indicazioni in 

merito al momento del suo rilascio, del viaggio di ritorno e dell’arrivo a casa 

nonché circa l’identità dei rapitori; che lo stesso varrebbe per le presunte 

ricerche presso il suo posto di lavoro, relativamente alle quali egli nem-

meno sarebbe stato in misura di identificare gli autori; che da ultimo, pure 

le circostanze del tentato rapimento sarebbero state oggetto di un’illustra-

zione poco convincente ed impersonale; che il solo fatto che l’insorgente 

abbia accettato di incontrarsi a tarda sera con uno sconosciuto mal si spo-

serebbe col fatto ch’egli temeva per la sua sicurezza; che d’altro canto, 

l’interessato non avrebbe indicato elementi particolari dell’evento, spie-

gando sbrigativamente che la persona in questione gli avrebbe chiesto se 

fosse il figlio di Sivanesan, invitandolo a salire sul veicolo; che parrebbe 

oltremodo strano che l’insorgente si sia riuscito a liberare così facilmente 

da tale individuo, da lui stesso descritto di corporatura robusta, 

che con ricorso, l’insorgente avversa tale valutazione; che verosimiglianza 

e coerenza andrebbero considerate da un punto di vista globale; che quo 

all’assenza di indicazioni sulla vita con i genitori, sarebbe necessario ram-

mentare che a seguito di grandi traumi o grandi dolori, la mente tenderebbe 

a rimuovere, così come confermato dalla letteratura scientifica; che peral-

tro, dopo la prima audizione, il ricorrente avrebbe richiesto informazioni più 

concrete in ossequio al suo obbligo di collaborare; che i suoi parenti avreb-

bero fornito all’insorgente solo poche informazioni in merito ai genitori pro-

prio allo scopo di proteggerlo; che l’unica certezza sarebbe che quest’ultimi 

facessero parte delle LTTE; che riguardo al rapimento, avendo l’insorgente 

dichiarato di essere stato bendato nel tragitto, sarebbe ovvio ch’egli non 

sia stato in misura di descrivere alcunché al riguardo; che altresì, per 

quanto concerne le ricerche sul luogo di impiego, egli ribadisce aver ripor-

tato tutto quanto riferitogli dal datore di lavoro; che del resto, iI secondo 

tentativo di rapimento sarebbe stato velocissimo e pertanto di difficile ri-

membranza; che egli contestualizza quindi l’articolo di giornale in lingua 

straniera allegato al gravame e che, a suo dire, parlerebbe in questi termini 

del rapimento di suo zio: “a Putalam ieri è stato rapito il Signor Sivalogana-

dem di 30 anni che lavorava in una business station. II rapitore è arrivato 

in un furgone", 

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che il Tribunale non ritiene che le motivazioni contenute nel gravame siano 

tali da rimettere in discussione l’oculata analisi dell’autorità di prima 

istanza, alla quale risulta anzitutto giudizioso rinviare anche in questa sede, 

che è infatti indubbio che la versione proposta in corso di procedura dall’in-

sorgente sia insufficientemente sostanziata in ogni suo aspetto, sia esso 

riferibile ad elementi biografici o alle presunte vicissitudini che lo avrebbero 

condotto all’espatrio (cfr. supra pag. 5-6); che oltremodo, le contraddizioni 

rilevate dalla SEM non lasciano spazio per un’interpretazione diversa da 

quella del tentativo di avvalersi di circostanze non realmente prodottesi; 

che è infatti inconcepibile che il richiedente asilo abbia in un primo mo-

mento posto l’accento sul fatto di aver appreso del legame dei genitori con 

le LTTE solo successivamente all’arresto del 2017 (cfr. atto […] 42/23, D47 

e D60) allorché, di seguito, ha affermato di esserne stato al corrente già 

nel 2014 (cfr. atto [...] 46/9, D10 e seg.); che a ciò si aggiunge l’ulteriore 

inconciliabilità tra il fatto di non ricordare nulla del periodo vissuto con i 

genitori (cfr. atto [...] 42/23, D61 e D62) e le successive asserzioni a pro-

posito delle attività ludiche svolte nel corso di tale periodo (cfr. atto [...] 

42/23, D67 e D69), 

che tali rimarchevoli indizi di inverosimiglianza non possono essere certo 

imputati, come sembra volerlo l’insorgente, a fenomeni dissociativi peraltro 

non attestati dagli atti e nemmeno sensati, visto che i presunti eventi trau-

matici avrebbero avuto luogo in un secondo momento; che il fatto che i 

parenti avrebbero omesso di renderlo partecipe dell’integralità della vi-

cenda per proteggerlo non giustifica d’altro canto il suo completo disinte-

resse per gli avvenimenti da lui stesso eretti a fondamento della domanda 

d’asilo; che altresì, quand’anche bendato, l’interessato avrebbe potuto ri-

ferire in merito al tragitto sulla base di altre percezioni sensoriali; che oltre-

modo, egli non può imputare la mancanza di denotazioni concrete a terze 

persone, quali il datore di lavoro o i famigliari, posta l’assenza di qualsivo-

glia suo sforzo teso alla ricerca di maggiori dettagli; che da ultimo, il conte-

nuto dell’estratto giornalistico, così come proposto nella breve traduzione 

integrata nell’allegato ricorsuale, non permette di addivenire ad un diverso 

esito, dal momento che non contiene alcun accenno agli autori dell’atto in 

questione, 

che in definitiva, si può partire dall’assunto che la versione dell’insorgente 

non ossequi ai succitati criteri di verisimiglianza, 

che altresì, come rettamente segnalato dalla SEM e nonostante le consi-

derazioni contenute nel gravame, non sono identificabili in specie ulteriori 

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fattori di rischio che permettano di considerare che l’insorgente possa es-

sere esposto a pregiudizi in caso di rientro in patria (cfr. decisione avver-

sata, pt. 2), 

che si rammenti infatti che la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito 

di una domanda d’asilo all’estero non sono elementi sufficienti per giustifi-

care un timore fondato di essere esposto a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 

3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come sentenza 

di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6),  

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale la stessa 

dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto, appel-

landosi in particolare alla crisi istituzionale che avrebbe toccato il paese tra 

la fine di ottobre e la metà dicembre del 2018, 

che ad ogni modo, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu ele-

menti ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso lo Sri 

Lanka, 

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che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì non vi 

sono indizi – non avendo egli reso verosimile di essere effettivamente in 

pericolo nel suo Paese – per ritenere che l’interessato possa essere espo-

sto ad un rischio personale, concreto e serio di trattamenti proibiti in rela-

zione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che anche nel contesto della diaspora Tamil non 

basta infatti una semplice possibilità di subire trattamenti inumani o degra-

danti per ammettere l’inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

(cfr. sentenza E-5110/2016 del 6 gennaio 2018 consid. 10.4), 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che inoltre, vista la cessazione delle ostilità tra i separatisti Tamil ed il go-

verno di Colombo, non si può concludere che nel paese viga attualmente 

una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coin-

volga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. 

sentenza E-1866/2015 consid. 13.1),  

che la crisi istituzionale che ha avuto luogo nel terzo trimestre del 2018 non 

modifica tale assunto, essendosi la situazione stabilizzata (cfr. sentenza 

del Tribunale D-2807/2018 del 7 maggio 2019 consid. 9.5), 

che nella già citata E-1866/2015 il Tribunale ha altresì proceduto all’attua-

lizzazione della giurisprudenza pubblicata in DTAF 2011/24 confermando 

che l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile in tutta la 

provincia Settentrionale ad eccezione della regione del Vanni (per la re-

gione del Vanni cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016 del 16 otto-

bre 2017) qualora i criteri individuali dell’esigibilità siano dati (in particolare 

l’esistenza di una solida rete familiare o sociale, così come la possibilità di 

accedere ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura 

dei bisogni elementari [cfr. consid. 13.3.3]), 

che in specie, il ricorrente proviene dal distretto di Jaffna, nella provincia 

Settentrionale, e non vi è da dubitare quanto al fatto che egli (come del 

resto non contestato in sede ricorsuale) adempia ai suddetti requisiti; che 

infatti, l’insorgente può contare sulla presenza di un’ampia rete famigliare 

nella provincia e su di una pluriennale esperienza professionale corrobo-

rata da formazione scolastica (cfr. cfr. atto [...] 42/23, pag. 9), 

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che inoltre, l’interessato gode di buona salute e non ha preteso nel gra-

vame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua 

ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 con-

sid. 9.3.2), 

che in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento 

del ricorrente è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-

petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: