# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cf58263d-6e46-5797-bfd5-948385a88201
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.09.2011 32.2011.77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-77_2011-09-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.77

   

  TB

  	
  Lugano

  29 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell'8 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'8 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   Il
2 settembre 2008 (doc. 1) RI 1, nato nel 1961, ha chiesto prestazioni AI per adulti a seguito di problemi di salute di carattere fisico e
psichico, che dal 2005 l'hanno reso inabile al lavoro.

 

                                  B.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici e a fine
giugno-inizio luglio 2009 (doc. 26) il Servizio Accertamento Medico ha esperito
una perizia pluridisciplinare in ambito infettivologico, psichiatrico,
reumatologico e neurologico, che ha dato luogo al rapporto del 28 agosto 2009
(doc. 29), secondo cui la capacità lavorativa medico-teorica globale nell'attività
di aiuto cuoco ed uomo tuttofare nella ristorazione era del 70% da inizio
giugno 2005. In un lavoro adatto al suo stato di salute, che tenga conto di
limitazioni funzionali, l'assicurato era abile al 100%, sempre dal 1° giugno
2005.

Nel rapporto finale
dell'11 febbraio 2010 (doc. 36) il consulente in integrazione professionale,
considerato che l'assicurato poteva lavorare al 100% in attività adeguate
leggere (nell'ambito industriale, nella vendita di carburanti e nel settore
della logistica), ma dal 2005 non svolgeva più un'attività lavorativa, si è
basato sulle tabelle statistiche per il dato di riferimento per il salario da
valido del 2008 (Fr. 46'985.-). Ritenuta una riduzione dell'8% per attività
leggera, il consulente ha stabilito in Fr. 55'181.- il salario da invalido, per
ottenere quindi un grado d'invalidità nullo.

Sulla scorta di tale
rapporto, l'Ufficio AI ha emesso il progetto di decisione del 9 marzo 2010
(doc. 38), che rifiutava la rendita.

 

                                  C.   Le
osservazioni dell'assicurato dell'8 aprile 2010 con cui ha chiesto l'erezione
di una nuova perizia al SAM (doc. 40), unitamente al certificato del suo medico
curante che il 24 marzo 2010 (doc. 39) ha attestato un netto peggioramento
dello stato di salute generale e psichiatrico dell'interessato, sono stati
sottoposti al Servizio Medico Regionale dell'Ufficio AI (docc. 55 e 56) e sulla
base delle sue conclusioni (doc. 59) l'UAI ha reso la decisione dell'8 febbraio
2011 (doc. A), con cui ha respinto la richiesta di prestazioni essendo nullo il
grado d'invalidità.

 

                                  D.   Con
ricorso dell'8 marzo 2011 (doc. I) l'assicurato, rappresentato dall'avv. RA 1, ha
chiesto di annullare la decisione e di rinviare gli atti all'amministrazione
per procedere con una nuova perizia specialistica in ambito psichiatrico.

A dire del ricorrente,
la decisione impugnata dovrebbe essere annullata in primo luogo per motivi
formali, ossia per violazione del suo diritto d'essere sentito. Egli ritiene
che il parere del suo psichiatra curante, che ha contraddetto la perizia specialistica
fatta eseguire dal SAM, non sia stato considerato dall'UAI nella sua decisione.
L'amministrazione non ha infatti tenuto conto delle limitazioni funzionali
derivanti dalla patologia psichica evidenziate dallo psichiatra curante, il
quale ha invece reso un parere specialistico rispondente ai dettami
giurisprudenziali in materia.

In secondo luogo, l'assicurato
ha evidenziato come la perizia eseguita dal medico interpellato dall'Ufficio
AI, peraltro non in possesso di un titolo FMH in psichiatria, farebbe dubitare della
sua attendibilità, siccome eseguita dopo un consulto di soli 5 minuti e poiché non
espone l'anamnesi dettagliata dell'assicurato.

L'insorgente ha
inoltre contestato di essere in grado, viste le sue limitazioni fisiche e
psichiche, di conseguire il reddito da valido ritenuto dall'UAI. Ad ogni buon
conto, egli ha osservato che quand'anche vi fosse la possibilità di sfruttare una
capacità lavorativa residua, ciò presuppone l'adozione di provvedimenti
integrativi quali la riqualifica professionale, che gli è stata invece negata.

 

                                  E.   Con
risposta del 15 aprile 2011 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha confermato
la validità della perizia pluridisciplinare eseguita dal SAM, ritenendo che sia
giunta a conclusioni logiche e coerenti e si sia basata su accertamenti
approfonditi svolti da specialisti. L'amministrazione ha evidenziato che stanti
le osservazioni dell'assicurato, l'UAI ha interpellato i suoi medici curanti, i
cui risultati sono stati sottoposti all'esame dell'SMR, che ha confermato il
quadro clinico accertato con la perizia SAM del 2009.

L'Ufficio AI ha
inoltre precisato che il Tribunale federale ha stabilito che non è necessario
che un medico disponga del titolo FMH, ma che abbia una specializzazione nel
settore interessato.

Per quanto concerne la
mancata riqualifica professionale, l'UAI ha ricordato che il Servizio
integrazione professionale, sulla scorta delle conclusioni mediche del SAM, ha risolto
che visto che il grado AI era nullo, non erano attuabili misure d'ordine professionale,
mentre è stato reputato utile un aiuto al collocamento.

 

L'insorgente non ha
prodotto nuovi mezzi di prova (doc. VI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF 8C_855/2010
dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del
7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

                                   2.   Il
ricorrente ha innanzitutto fatto valere una violazione del suo diritto d'essere
sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. fed.), nella misura in cui l'amministrazione, per
l'emanazione della decisione impugnata, ha indicato di avere effettuato nuovi
accertamenti medici, ma della cui esistenza l'assicurato nutre forti dubbi
(doc. I punto 3).

Inoltre, d'avviso dell'interessato
l'Ufficio AI non avrebbe tenuto conto del certificato del dottor __________,
suo psichiatra curante, che ha confutato il referto peritale della dottoressa __________
(recte: __________) del Servizio Accertamento Medico. In tal modo,
secondo il ricorrente, l'Ufficio AI avrebbe "leso il diritto dell'assicurato
di addurre prove e di ottenere che queste vengano considerate, rispettivamente
ha leso il suo diritto a una decisione motivata." (doc. I punto 4).

Infine, l'insorgente ha
contestato che l'UAI non abbia dato seguito alla sua richiesta di erigere una
nuova perizia (doc. I punto 4).

 

Il diritto di essere
sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., è una garanzia costituzionale di
natura formale, la cui violazione implica di massima l'annullamento della decisione
impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (DTF 135
I 187 consid. 2.2). Tale garanzia comprende il diritto per l'interessato di
consultare l'incarto, di offrire e di esigere l'assunzione di mezzi probatori
purché siano pertinenti e riguardino punti rilevanti per il giudizio, di
partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella
misura in cui possano influire sulla decisione (STF 9C_734/2010 del 18 maggio
2011 consid. 4.1; DTF 135 I 187 consid. 2.2; STF 9C_961/2009 del 17 gennaio
2011, consid. 2; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578
consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1
vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16
consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). In
sostanza, il medesimo, quale diritto di partecipazione al procedimento,
comprende tutte quelle facoltà che devono essere riconosciute a una parte affinché
possa efficacemente far valere la sua posizione nella procedura (DTF 135 II 286 consid.
5.1 pag. 293 e richiami). Esso comprende altresì l'obbligo per l'autorità di
motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e
di poterlo impugnare con cognizione di causa e, dall'altro, di permettere all'autorità
di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa
tuttavia che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte a influire sulla decisione (citata
STF 9C_734/2010 consid. 4.1; DTF 134 I 83 consid.
4.1 pag. 88 e rinvii).

 

Nella fattispecie, in
merito alla censura del ricorrente secondo cui l'Ufficio AI non avrebbe in
realtà messo in atto ulteriori accertamenti medici a seguito delle sue osservazioni
al progetto di decisione dell'8 aprile 2010 (doc. 40) e del certificato del medico
curante dottor __________ inviato il 24 marzo 2010 (doc. 39), la stessa va
respinta.

In effetti, dalla
documentazione prodotta dall'amministrazione risulta chiaramente come quest'ultima
abbia disposto di interpellare il precitato medico chiedendogli di precisare in
cosa consisteva l'accennato peggioramento dello stato di salute dell'assicurato,
quali le cure intraprese ed i consulti eseguiti e previsti (docc. 44 e 45).

Inoltre, l'Ufficio AI (docc.
44 e 47) ha pure predisposto degli accertamenti presso il dottor __________,
menzionato sia dal medico curante generalista __________, sia dall'assicurato
medesimo nelle sue osservazioni.

Ma non solo. Vista la
comunicazione dell'interessato del 12 giugno 2010 (doc. 46) che avvisava l'UAI
che per motivi personali aveva cambiato lo psichiatra, il 6 luglio 2010 (doc.
48) l'amministrazione ha interpellato quindi anche il dr. med. __________, con
invito a compilare l'apposito rapporto medico allegato (doc. 50).

 

Alla luce di ciò, non
si può certo concludere che l'Ufficio assicurazione invalidità sia rimasto
inattivo alle (seppure stringate) osservazioni dell'assicurato ma, anzi, che ha
effettivamente eseguito una serie di accertamenti medici. Su questo punto,
quindi, la censura del ricorrente deve essere respinta.

 

Ora, con riferimento
al rapporto del 15 luglio 2010 (doc. 50) del (nuovo) medico psichiatra che l'insorgente
ritiene non sia stato preso in considerazione dall'amministrazione nell'emanazione
della decisione impugnata, questo Tribunale rileva, come visto, che l'obbligo
di motivare le decisioni ha per scopo di porre la persona interessata nelle
condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione e di
poterla impugnare con cognizione di causa. Ciò non significa però che l'autorità
sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni
addotte.

Se, quindi, nella
decisione impugnata l'amministrazione non ha menzionato espressamente il
certificato del dr. med. __________, ciò non vuole ancora dire che essa non l'abbia
effettivamente preso in considerazione nell'ambito dell'esame dello stato di
salute dell'interessato.

In effetti, dagli atti
risulta che il rapporto del 19 luglio 2010 dello psichiatra curante è stato invero
recepito dall'Ufficio AI (doc. 54) tanto che, di conseguenza, esso ha
predisposto una nuova valutazione psichiatrica da parte della dr.ssa __________
dell'SMR (doc. 55), la quale ha ampiamente considerato il parere del collega nel
suo referto (doc. 56), giungendo però ad un'altra conclusione.

 

Una decisione diversa da
parte dell'UAI, per il tramite del SAM dapprima e del consulente in
integrazione poi, non significa che il rapporto del medico curante dell'assicurato
non sia stato preso in considerazione. Tuttavia, il diritto di un assicurato di
fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento che l'amministrazione
prenderà non comporta comunque ancora di avere la certezza che l'autorità amministrativa
o giudiziaria accoglierà (per intero o anche parzialmente) le rimostranze della
parte interessata palesate tramite, in questo caso, un parere medico, ma
soltanto che essa le dovrà analizzare e valutare per potere giungere alla
propria decisione.

 

Ed è ciò che l'Ufficio
AI ha fatto nel caso concreto.

 

Infine, il ricorrente
si è lamentato che l'amministrazione non abbia dato seguito alla sua richiesta
di erigere una nuova perizia, ritenendo questo rifiuto come incomprensibile.

 

Alla stessa stregua
che per la censura appena analizzata, va qui evidenziato che l'amministrazione,
qualora ritenga già sufficienti i mezzi di prova raccolti pendente la procedura
amministrativa, in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle prove
è legittimata a trarre le proprie conclusioni sulla scorta della documentazione
già in suo possesso, senza che debba forzatamente procedere ad ulteriori accertamenti
che non modificherebbero la sua presa di posizione.

 

Nella fattispecie, l'Ufficio
AI ha ritenuto che le conclusioni a cui sono giunti i periti del SAM fossero
logiche e convincenti, motivo per cui non ha reputato necessario esperire una
nuova perizia in ambito psichiatrico.

 

Conformemente alla
costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione
o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a
ed., pag. 274; cfr. anche STFA H 103/01 dell'11 gennaio 2002; DTF 122 II 469 consid.
4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e
riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto
di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. (e in precedenza
dall'art. 4 vCost. fed.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V
344 consid. 3c).

 

In tali condizioni, non vi è spazio per
una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente.

Va del resto
evidenziato come l'assicurato ha ancora potuto far valere le sue ragioni
innanzi ad un'autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come l'istanza
precedente.

Per cui, in ogni caso,
l'eventuale violazione del diritto di essere sentito è stata comunque sanata in
questa sede, dove l'insorgente ha nuovamente ribadito le sue motivazioni e
prodotto ulteriore documentazione (cfr. sentenza 9C_738/2007 del 29 agosto
2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 127 V 431).

 

Il TCA può pertanto
entrare nel merito del ricorso.

 

 

nel merito

 

                                   3.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Ufficio AI ha agito correttamente negando il diritto al ricorrente
ad una rendita AI, visto un grado d'invalidità nullo.

La contestazione
riguarda soltanto l'aspetto
psichiatrico ritenuto ininfluente dall'Ufficio AI, mentre i problemi somatici sono indiscussi.

 

                                   4.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

L'art. 28 cpv. 2 LAI,
in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se
sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nella DTF 107 V 21
consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità
non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di
una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche,
non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid.
5).

Nel confronto dei
redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita (e non della decisione) ed i redditi da valido e
da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).

 

                                   5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003,
pag. 128).

Nella STFA del 29 settembre 1998 (I
148/98), consid. 3b, l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe
ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto
è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai
fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno
alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o
meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto
domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa
non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a,
pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze
ivi citate).".

Secondo la giurisprudenza del TFA
siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello
sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999, I 441/99;
STFA del 29 settembre 1998, I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

Nella sentenza del 4
luglio 2007 (I 384/06), il Tribunale federale ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi
espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema
di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.;
cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del
13 luglio 2006, consid. 4).”.

 

                                   6.   Nel caso in esame, nel rapporto medico del
13 febbraio 2009 (doc. 30) la dr.ssa __________ dell'SMR, FMH in medicina generale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici dell'SMR,
cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), poste da un lato le diagnosi principali di sindrome
cervicovertebrale, cervicocefale e cervicobrachiale a sinistra su alterazioni
degenerative plurisegmentali con discopatia C4/C5, C5/C6, C7/Th1, spondilartrosi
e uncartrosi; sindrome lombo vertebrale con componente spondilogena,
prevalentemente alla gamba sinistra su discopatie L3/L4 e L4/L5, e d'altro lato
le diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa quali, fra le altre
patologie, la sindrome somatoforme da dolore persistente ed il disturbo di personalità
misto (complessivamente compensato), ha ritenuto l'assicurato inabile al lavoro
al 30% dal giugno 2005 per l'attività di meccanico d'auto, mentre abile al 100%
in attività adeguate che rispettino i limiti stabiliti dai periti del Servizio
Accertamento Medico.

Il medico SMR ha concluso il rapporto rilevando
quanto segue:

 

"  L'assicurato è stato sottoposto a perizia SAM con
valutazione infettivologica, psichiatrica, neurologica e reumatologica.

I
disturbi che determinano una riduzione della CL sono quelli che interessano il
sistema muscolo-scheletrico. Lo stato di salute non ha subito sostanziali
cambiamenti dal 2005 e la prognosi valetudinaria a medio termine risulta
stazionaria dal punto di vista reumatologico.

Utile in
futuro, secondo il perito psichiatra, una presa a carico per il monitoraggio e
la prevenzione di eventuali ricadute tossiche o peggioramenti del disturbo di
personalità.".

 

Secondo l'assicurato, il perito
psichiatra non ha ben valutato la sua situazione, ossia non ha considerato il
suo stato reale di salute.

A sostegno della
fondatezza della sua affermazione, il ricorrente ha prodotto il certificato del
15 luglio 2010 (doc. C) del dr. med. __________, suo psichiatra, che ha illustrato
un quadro differente da quello esposto dalla dr.ssa __________ del SAM, anch'ella
psichiatra, ma senza titolo FMH.

 

                                   7.   A
seguito della domanda di prestazioni AI del 2 settembre 2008 (doc. 1), l'amministrazione
ha immediatamente provveduto ad interpellare i medici che hanno avuto in cura l'interessato
e ha poi sottoposto l'intera documentazione raccolta all'attenzione della dr.ssa
med. __________, FMH medicina generale, attiva presso il Servizio Medico
Regionale. Quest'ultima, ritenuto che non erano chiari né lo stato di salute né
i limiti funzionali e la capacità lavorativa in attività precedentemente svolte
ed in attività adeguate, il 7 aprile 2009 (doc. 21) ha ritenuto indispensabile
far eseguire una perizia pluridisciplinare.

 

L'assicurato è stato
visitato dai periti sull'arco di più giorni ed il 28 agosto 2009 (doc. 29) è
stata resa la perizia pluridisciplinare.

 

Detta perizia
riferisce della patologia infettivologica, che è stata indagata ulteriormente
durante i giorni in cui è avvenuta la perizia SAM. Dal 1999 l'assicurato presentava il virus dell'epatite C, che è stato curato dal dicembre 2001 al giugno
2002. Nel 2008 il medico curante ha certificato la guarigione dell'epatite
virale C. Gli esami eseguiti dal SAM nell'estate 2009 hanno dimostrato una
normale funzionalità epatica in stato dopo trattamento combinato di un'epatite
virale C con azzeramento della viremia. Pertanto, anche i periti interpellati
dall'UAI hanno affermato che l'epatopatia cronica dovuta al virus dell'epatite
C era guarita. Di conseguenza, sul piano infettivologico non v'erano
limitazioni dello stato valetudinario dell'assicurato.

 

Nel rapporto peritale
del 3 luglio 2009 (doc. 29-33) il dr. med. __________, specialista FMH neurologia,
ha indicato di avere visitato l'interessato quello stesso giorno.

L'esperto ha esposto sia
i dati anamnestici focalizzando sugli aspetti neurologici, sia risultati
dell'esame neurologico che egli stesso ha realizzato.

La diagnosi posta era
di cervicalgie e lombalgie croniche su alterazioni statico-degenerative del
rachide.

Nella sua valutazione,
l'esperto ha evidenziato l'assenza di una sindrome cervico-vertebrale o di
segni di sofferenza midollare o radicolare cervicale; in particolare, non ha
messo in evidenza alcun deficit sensitivo-motorio concernente la radice C7 ed
il riflesso tricipitale sinistro era vivace. Egli ha indicato anche l'assenza
di una sindrome lombo-vertebrale, nessun segno radicolare irritativo o
tantomeno deficitario dei membri inferiori. V'era invece un'ipestesia
soggettiva funzionale dell'arto inferiore sinistro, senza delimitazione
topografica. Entrambe le gambe non presentavano un deficit motorio, né una
asimmetria dei riflessi. Nessun problema a livello dei nervi cranici, nessun
segno di ipertensione intracranica, nessun deficit neuropsicologico.

Pertanto, dal punto di
vista strettamente neurologico l'assicurato non presentava nessun grado di
incapacità lavorativa in qualsiasi professione. Lo specialista ha evidenziato
che le patologie degenerative, sia cervicale sia lombo-sacrale, erano presenti da
anni e non gli avevano impedito di lavorare fino a quando è stato licenziato.

Infine, il perito ha evidenziato
l'aspetto estetico (abbronzato ed atletico) dell'assicurato, che non presentava
segni di contratture muscolari, asimmetrie né alterazioni posturali.

 

L'11 luglio 2009 la
dr.ssa __________, medico chirurgo specialista in psichiatria, ha avuto un
colloquio con l'assicurato, a seguito del quale il 15 luglio 2009 ha steso il suo rapporto peritale sulla patologia psichiatrica (doc. 29-21).

Esso tiene conto della
documentazione messa a sua disposizione e dell'esame clinico che la specialista
ha effettuato. Per l'anamnesi familiare, personale clinica e lavorativa, la
psichiatra ha rinviato all'esposizione già effettuata dal dr. med. __________
nell'ambito della redazione della perizia pluridisciplinare, seppure con il
diretto interessato abbia comunque ripercorso questi aspetti. La dottoressa ha
invece esposto nel suo parere l'anamnesi personale e patologica (ha sofferto di
importanti carenze sul piano affettivo sin da piccolo, essendo stato affidato
ad una zia in __________ mentre i genitori vivevano in Svizzera, ciò che l'ha
poi portato nell'adolescenza ad entrare progressivamente nel mondo delle
sostanze stupefacenti diventandone dipendente per una decina d'anni), così pure
i dati clinici soggettivi dell'assicurato (difetto di forza negli arti
superiori ed inferiori, dolori a livello cervicale con irradiazioni fino al
pollice della mano sinistra, dolori in sede lombare con irradiazione fino ai piedi).

Dal maggio 2009
assumeva Zoloft una volta al giorno, mentre nel 2005 pare sia stato preso a
carico dal Servizio psicosociale comunale di __________, ma da sempre è
reticente a terapie in ambito psichiatrico o psicologico.

 

 

Quanto allo status
psichico, l'esperta ha descritto un assicurato superficiale e vago sull'argomento
dell'uso di sostanze, mentre a più riprese interpretativo rispetto ai lavori
effettuati ed ai problemi con i relativi datori di lavoro. Ha dimostrato un
pensiero superficiale, concreto, non dispercezioni in atto; l'esame della
realtà era complessivamente mantenuto, ma era labile, l'umore era non
francamente orientato, poteva manifestare rapidi ed apparentemente immotivati
episodi di deflessione; manifestava ansia sub- cronica che probabilmente, come
il suo quadro umorale, in passato ha motivato il ricorso alle sostanze ed all'alcol
a scopo automedicativo; dal profilo cognitivo, nessun insight.

La scarsa continuità
nel lavoro e nei rapporti, i temi di abuso anche alcolico, una certa tendenza a
repentine modifiche dell'umore e la labilità emotiva apparivano compatibili con
un disturbo di personalità misto (con note borderline).

Pertanto, la diagnosi
era di sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10, F 45,4) e di disturbo di personalità misto (complessivamente compensato) (ICD 10, F 61,0).

Nelle sue conclusioni,
la specialista ha rilevato come l'interessato non lavori più dal 2003, ma che
complessivamente era più stabile e regolato forse anche grazie alla presenza
del figlio nato nel 2007, che temeva di perdere se non fosse stato attento ed
adeguato. Pareva, inoltre, che l'assicurato non assumesse alcolici in modo improprio
né sostanze. In conclusione, a quel momento il quadro psichiatrico non comportava
alcuna percentuale di incapacità lavorativa: egli era abile al lavoro al 100%
in qualsiasi attività teoricamente esigibile, nel rispetto del quadro complessivo
psico-fisico, dell'età e del suo livello culturale.

Rispondendo ai quesiti
posti, la dottoressa ha indicato che l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato
era complessivamente stabile: la prognosi, a quel momento, non sembrava negativa.
Quanto alle possibilità terapeutiche atte a migliorare la capacità lavorativa,
ella ha affermato che non ve n'erano, mentre ha reputato utile una presa a
carico per il monitoraggio e la prevenzione di eventuali ricadute tossiche o
peggioramenti del disturbo di personalità. Per questo motivo, non ha ritenuto
utile la messa in campo di provvedimenti di integrazione professionale, anche
se non v'erano elementi che li sconsigliassero.

 

Infine, il 17 agosto
2009 (doc. 29-25) il dr. med. __________, FMH reumatologia e riabilitazione,
sulla scorta degli atti messigli a disposizione, delle dichiarazioni dell'interessato
stesso, delle sue constatazioni cliniche avvenute durante la visita personale
del 15 luglio 2009 e delle radiografie portate dall'assicurato, ha reso il proprio
referto sulla patologia reumatologica.

Il perito ha esposto l'anamnesi
familiare, personale remota, sociale dell'assicurato, focalizzando sugli
aspetti puramente muscolo-scheletrici. Egli ha poi descritto i disturbi
soggettivi attuali, quali disturbi alla colonna cervicale cronici e
persistenti, associati a dei mal di testa che irradiavano dalla colonna
cervicale lungo la zona occipitale fino alla zona parietale a sinistra più che
a destra e che si presentavano un giorno alla settimana, talvolta associati a
nausea. I disturbi irradianti lungo il braccio sinistro erano nel frattempo
regrediti, in particolare la sintomatologia irritativa cervico-radicolare
descritta dal neurologo, mentre talvolta risentiva ancora dei dolori alla
muscolatura degli avambracci bilateralmente. Non aveva formicolii alle dita
delle mani, la forza era mantenuta. La messa in moto alla mattina era piuttosto
rallentata ed associata anche ad una stanchezza e ad una svogliatezza. Durante
il giorno il dolore a livello cervicale era sostanzialmente stabile. L'assicurato
ha inoltre segnalato dei disturbi intensi e frequenti nella zona della colonna
toracale ed interscapolare sul lato destro, mentre alla colonna lombare i dolori
erano quasi sempre presenti, in particolare in posizione seduta dopo 30 minuti.
La deambulazione era associata a dei disturbi alle ginocchia, nel salire e
scendere le scale; la gamba sinistra aveva dei formicolii a carattere diffuso;
dolori nel piegare la colonna vertebrale; dolori a rimanere fermo in piedi,
perciò doveva continuare a cambiare appoggio e muoversi; impossibile andare in
bicicletta, mentre riusciva ad alzare sei bottiglie d'acqua minerale, ma poi ne
risentiva per 2-3 giorni soprattutto alla colonna cervicale.

Lo specialista ha poi
descritto lo stato reumatologico oggettivo, dove la mobilità della colonna cervicale
era leggermente ridotta (1/3) in tutte le direzioni senza tuttavia sostanziali
limitazioni, v'erano zone d'irritazione e tendomioghelosi a carattere altalenante
alla colonna toracale, in particolar modo paravertebrale interscapolare sul lato
destro, leggera scoliosi destro-convessa con tendenza ipercifotica. Buona mobilità
della colonna toracale con dolori alla palpazione alla muscolatura
paravertebrale nella zona interscapolare a destra. Buona mobilità della colonna
lombare con dolori nella fase finale della flessione soprattutto al rialzarsi
dalla posizione flessa in avanti ed all'estensione. Segnalato una sintomatologia
dolorosa prevalentemente di tipo tendomioghelotico anche a livello dell'estremità
inferiore sinistra ed al passaggio lombosacrale. V'erano poi dolori nella zona
delle ginocchia bilateralmente con dolori muscolari alla muscolatura del
quadricipite ed al ligamento patellare nella sua parte prossimale. Non sinoviti
o gonfiori articolari, non versamenti alle ginocchia, non segni per lesioni
ligamentari o meniscali.

Dopo la descrizione
degli esami radiologici eseguiti negli anni precedenti, il perito ha esposto le
diagnosi di sindrome cervico-vertebrale, cervico-cefale e cervico-brachiale a
sinistra su alterazioni degenerative pluri-segmentali con discopatia C4/C5,
C5/C6, C7/Th1 e spondilartrosi e uncartrosi; sindrome lombo-vertebrale con
componente spondilogena prevalentemente alla gamba sinistra su discopatie L3/L4
e L4/L5.

Nella sua valutazione,
il reumatologo ha affermato che determinanti per le limitazioni funzionali erano
prevalentemente le patologie alla colonna cervicale e in minor misura quelle a
livello lombare. L'assicurato era limitato in attività lavorative particolarmente
pesanti e poco ergonomiche per la colonna vertebrale.

V'erano limitazioni
nell'alzare dei pesi superiori ai 10kg ripetutamente fino all'altezza del corpo
e ripetutamente 5kg sopra l'orizzontale. L'interessato era limitato in lavori
in cui doveva ripetutamente piegare la colonna vertebrale in avanti, tenere
delle posizioni statiche per un lungo periodo sia in posizione seduta che in
posizione in piedi fermo. Egli era pure limitato in attività lavorative da
svolgere con la colonna vertebrale flessa sia nella zona cervicale che toracale
o con movimenti ripetitivi di torsione e rotazione della cervicale e della
colonna lombare.

Sul piano valetudinario,
nell'ultima attività lavorativa svolta di aiuto cucina e uomo tuttofare, il
perito ha fissato l'incapacità lavorativa nel 30%. Nell'attività svolta in precedenza
di operaio di fabbrica l'interessato era invece abile in forma completa.

In attività adatte che
tengano conto delle limitazioni medio-leggere esposte e permettano all'assicurato
di lavorare con posizioni ergonomiche della colonna vertebrale alternando le
varie posizioni da seduto, in piedi e camminando, egli è stato considerato
abile al lavoro nella forma completa.

Sul piano terapeutico,
un approccio riabilitativo, con esercizi di ginnastica di tipo isometrico e di
rinforzo muscolare a carattere isotonico della colonna vertebrale, avrebbe
potuto favorire l'evoluzione dei disturbi a livello della colonna cervicale e
lombare ed anche la capacità lavorativa.

 

Stanti queste tre
perizie specialistiche, il SAM ha concluso che il grado di capacità lavorativa
medico-teorico globale dell'assicurato nella professione da ultimo svolta di
aiuto cuoco ed uomo tuttofare nella ristorazione era valutabile, nell'agosto
2009, nella misura del 70% (limiti funzionali e di rendimento sull'arco di
un orario di lavoro normale) da inizio giugno 2005 (progressiva manifestazione
dei dolori alla colonna cervicale, con cervicobrachialgia sinistra recidivante).

Da allora, lo sviluppo
della limitazione della capacità di lavoro non ha presentato sostanziali e
durature mutazioni (i disturbi a livello della colonna lombare influivano in
minor misura sullo stato valetudinario). La prognosi valetudinaria a
medio-lungo termine risultava stazionaria dal punto di vista reumatologico, mentre
secondo la consulente psichiatra in futuro sarebbe potuta essere utile una
presa a carico per il monitoraggio e la prevenzione di eventuali ricadute
tossiche o peggioramenti del disturbo di personalità.

 

Quanto alle
conseguenze sulla capacità d'integrazione, i periti hanno ritenuto non indicato
procedere a provvedimenti d'integrazione professionale, in quanto non hanno
reputato che essi avrebbero potuto migliorare sensibilmente lo stato
valetudinario.

Sarebbe stato invece
utile un aiuto al ricollocamento in attività meglio adatte allo stato di salute
dell'assicurato, che tenessero conto delle limitazioni reumatologiche evidenziate
da considerarsi di tipo medio-leggero, che permettevano all'assicurato di lavorare
in posizioni ergonomiche della colonna vertebrale alternando le varie posizioni
da seduto, eretto e deambulante. In tali attività, egli è stato considerato totalmente
abile al lavoro da giugno 2005.

Infine, il SAM ha
precisato che la capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta era
migliorabile tramite un approccio riabilitativo con ginnastica curativa tramite
esercizi di tipo isometrico e di rinforzo muscolare a carattere isotonico della
colonna vertebrale.

 

A seguito delle
contestazioni dell'assicurato riguardanti le conclusioni del medico SMR e del
consulente in integrazione professionale, che hanno portato l'amministrazione
ad emettere il progetto di decisione (negativa), l'Ufficio AI ha interpellato
il nuovo medico psichiatra dell'assicurato (doc. 50).

 

Il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, ha quindi compilato il 15 luglio 2010 (doc. 50)
il rapporto medico inviato dall'UAI.

La diagnosi posta
avente ripercussione sulla capacità lavorativa era di disturbo di personalità
misto con tratti di tipo paranoide, antisociale, emotivamente instabile (ICD
10: F 61.0), mentre la diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa era
di pregressa sindrome da dipendenza da sostanze psicoattive multiple, attualmente
in astinenza (ICD 10: F 19.3), entrambe presenti da anni.

 

Questo psichiatra ha
iniziato il trattamento con l'interessato il 7 giugno 2010, mentre dal 2009 si era
occupato il dr. med. __________.

Lo specialista ha quindi
posto l'anamnesi, i sintomi e le condizioni attuali dell'assicurato (ha
riferito confusamente di una sintomatologia ansioso-depressiva, si è lamentato
di pensieri negativi, difficoltà nell'addormentarsi, umore instabile, deficit
della memoria, astenia e facile stancabilità, intolleranza allo stress,
difficoltà relazionali, ecc.), così pure lo status oggettivo (l'umore durante i
colloqui non è apparso depresso, l'affettività era fortemente coartata e poco
modulata, piuttosto inappropriata, non disturbi della percezione, pensiero
corretto, globalmente povero, poco articolato, presenza di elementi paranoidi,
scarsa capacità di pensiero astratto, predominanti erano i meccanismi
dell'attribuzione esterna di responsabilità, scarsa capacità di concentrazione
ed attenzione; erano fortemente ridotti il pensiero astratto, il controllo degli
impulsi, la capacità di giudizio e di insight; l'esame della realtà era apparso
traballante. Il paziente era apparso globalmente attendibile, non ha dato
l'impressione di mentire intenzionalmente, sembrava credere davvero a quello
che diceva anche quando riferiva delle cose palesemente imprecise.

Il medico curante ha
poi indicato che la prognosi psicopatologica era piuttosto incerta. Il paziente
presentava una grave organizzazione borderline di personalità, clinicamente
diagnosticabile come un disturbo di personalità misto. La vita dell'assicurato
era stata evidentemente caratterizzata da una grave instabilità personale,
caratteriale e sociale. La sua storia era del tutto esemplificativa
dall'instabilità. Era verosimile che l'uso di sostanze stupefacenti avesse
coperto l'insorgenza della depressione che spesso si manifesta in questi
soggetti. L'interessato ha sempre condotto una vita marginale, sfuggendo alle
terapie psichiatriche e quindi ad eventuali diagnosi.

Dal profilo
lavorativo, la prognosi era infausta. Pur non presentando una sindrome clinica psichiatrica
classica allo stato attuale, l'interessato dimostrava chiaramente di non avere
mai avuto la capacità di mantenere regolarmente un posto di lavoro. Quale
conseguenza del disturbo di personalità egli non si rendeva assolutamente conto
delle proprie difficoltà ed era convinto che i propri fallimenti fossero da
attribuire a complotti dei colleghi o a cause esterne a sé. Al momento della
sua valutazione, lo specialista ha osservato che l'evoluzione naturale del
disturbo di personalità, che tende ad attenuarsi con gli anni, e la nascita del
figlio, sembravano avere determinato una certa qual stabilità, perlomeno aiutavano
il paziente a mantenere uno stile di vita relativamente regolare. L'assicurato
restava però fortemente instabile e con l'età le sue risorse si riducono.

Realisticamente, il
curante ha indicato che l'assicurato non era in grado di mantenere un posto di
lavoro né un comune ambiente di lavoro era in grado di sopportarne
l'instabilità. Egli era dunque da considerarsi inabile al lavoro al 100%
stabilmente dal 2005.

L'assicurato era in
trattamento psichiatrico. Ciò nonostante, nemmeno delle misure mediche di
reintegrazione avrebbero limitato gli impedimenti (instabilità emotiva, idee
paranoidi, mancato controllo degli impulsi) né si poteva contare su una ripresa
dell'attività professionale.

Nella compilazione
dell'apposito questionario, lo psichiatra ha compilato la tabella relativa al
tipo di attività lavorativa ancora ragionevolmente esigibile dall'assicurato,
indicando soltanto che la capacità di concentrazione era ridotta, la capacità
di comprensione era scarsa, mentre la capacità di adeguamento e di caricabilità
erano molto scarse.

 

Anche il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, è stato interpellato dall'UAI ed il 23 luglio
2010 (doc. 51) ha reso il proprio referto.

Egli ha diagnosticato
un disturbo bipolare II (F31.8); episodio depressivo di media entità nel
settembre 1997 (la prima consultazione è avvenuta l'11 settembre 1997), episodio
depressivo lieve nel novembre 2009 (il trattamento è avvenuto il 6 novembre
2009; l'ultimo controllo il 19 aprile 2010); politossicodipendenza pregressa
(THC, eroina).

Lo psichiatra ha
ricordato che nell'estate 1997 l'assicurato ha presentato un episodio
depressivo di media entità che ha rivelato la necessità di un trattamento medicamentoso.
A quel momento, v'era ancora un intenso consumo di eroina e cannabis. I tratti
caratteriali rilevati hanno presentato alcuni criteri tipici per il disturbo
dissociale, borderline e istrionico, ma essendoci associato un evidente
disturbo correlato alle sostanze psicoattive non era stato possibile formulare
il disturbo di personalità (anche nella perizia SAM la perita ha riconosciuto i
tratti borderline). L'interessato si è sottoposto alle proposte terapeutiche,
ma ben presto ha presentato una notevole accelerazione del tono dell'umore
(possibile episodio ipomaniacale) e ha abbandonato il trattamento. Nel novembre
 2009 ha presentato un quadro depressivo con risvegli notturni, risveglio
mattutino precoce, difficoltà di concentrazione e di memoria, adinamia,
ipobulia, stanchezza e svogliatezza. Il quadro era rientrato con il trattamento
con mianserina, ma anche in tal caso il paziente ha abbandonato il trattamento.
Comunque, non era stato rilevato alcun segno di abuso di sostanze psicoattive.
Le capacità cognitive erano apparse ridotte.

La prognosi non era
buona e lo specialista non aveva escluso l'evoluzione di stampo demenziale.

Nel suo referto egli
ha indicato che, seppure non potesse esprimersi con certezza, dal punto di
vista psichiatrico l'assicurato era inabile al 50% nelle attività semplici di
custode, lettura contatori, distribuzione della pubblicità, lavori di pulizia,
ecc. L'idoneità alla guida era dubbia. L'assicurato presentava infatti un
disturbo di personalità misto, sequele della lunga tossicodipendenza con incipienti
menomazioni nella sfera cognitiva poco compatibili con un'attività lucrativa
continua a tempo pieno. Le risorse rimanenti permettevano un'attività al 50%
o in un ambiente protetto.

Infine, l'ex
psichiatra curante ha osservato che vista la motivazione (paternità) e la
progettualità con adeguate misure mediche (psicoterapia e psicofarmacoterapia)
frenanti il degrado cognitivo, degli interventi integrativi sembravano
proponibili.

Quanto alle capacità
residue, lo specialista ha indicato che la capacità di concentrazione era
moderatamente limitata, la capacità di comprensione era modesta a causa delle
menomazioni nella sfera cognitiva e la capacità di adeguamento era leggermente
limitata. Quale aspetto particolare da considerare per un'eventuale attività, era
un'occupazione in un posto adeguato, ossia tranquillo e controllato.

 

                                   8.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha già avuto modo di evidenziare
che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161,
DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Per quel che concerne
il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro
d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere
osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7).

 

In merito al valore
probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento
(SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità
delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376 il
Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo
esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente
la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non
consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione
nella precedente fase non contenziosa.

 

Nella sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210 e segg.,
il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.
iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell'11 febbraio
2010.

L'Alta Corte è
arrivata alla conclusione che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3).

D'altra parte il
Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in
pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi
dell'attività dei SAM nei confronti dell'assicurazione invalidità e con ciò
anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza
ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:

 

a livello amministrativo

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

 

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         --
in caso di divergenze l'amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         --
alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione
alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);

 

a livello dell'autorità giudiziaria di prima
istanza

                                         In
caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o
il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare
una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione
invalidità (consid. 4.4.2).

 

Infine, il Tribunale
federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell'esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche
caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi
esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione
impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF
9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Nella citata sentenza
DTF 137 V 210 e segg. (9C_243/2010 del 28 giugno 2011), il TF ha in particolare
precisato quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un
SAM:

 

"  2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend
ist, weil sie die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der
schweizerischen Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die
IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität
und Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122
V 157) aus. Sind formell
einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und beweiskräftige)
medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers
(Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung
kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in
der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers
zum Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche
schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im
gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers,
deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164
Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG
immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die
Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen
Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der
Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen
Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die
Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren
bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das
spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK
verstiesse.

 

2.2.3
Die grundsätzliche Verfassungs- und Konventionsmässigkeit der Beschaffung
medizinischer Entscheidungsgrundlagen durch externe Gutachtensinstitute in der
schweizerischen Invalidenversicherung bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick.
Danach kann - eine zweifellos in die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers
fallende Grundentscheidung - die medizinische Sachkompetenz entweder bei der
entscheidenden Behörde selber liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall
beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3
Im Hinblick auf die Ermittlung des medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS
gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG) vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung.
Als solche unterliegen sie gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen
Gebot eines neutralen und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die
Eigenschaft der Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung
der MEDAS gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter
diesen Umständen kann das Gebot der Verfahrensfairness nicht allein durch den
Umstand verletzt sein, dass gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse
aus dem Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene
Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes
bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger
korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren
verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung
ergibt sich keine im europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche
Rechtsauffassung, dass über streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines
gerichtlichen Beweisverfahrens abschliessend entschieden werden dürfte (unten
E. 4.3). Eine andere Frage ist, wie es sich verhält, wenn ein Gericht die
ursprüngliche Beweisgrundlage einmal verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

Occorre ancora
evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier
au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en
cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est
le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de
l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur
rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à
faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de
tel." (…)

 

Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

L'Alta
Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le
divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione
o dal giudice, ha precisato quanto segue:

 

"  (…)

On
ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants,
il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître
pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise
(ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43
consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)".

Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

 

In quest'ultima
sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l'esperto
deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche valutare l'esigibilità
della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi
deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole
deve essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita
deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i
dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori
la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi,
il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile,
come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                                   9.   Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall'UAI prima dell'emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, non può confermare l'operato dell'amministrazione, in quanto la
problematica psichiatrica non è stata chiarita in modo soddisfacente.

 

Se da una parte,
infatti, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione delle patologie
reumatologiche e neurologiche approfonditamente vagliate dai medici del SAM, analogo
discorso non può invece valere con riferimento ai disturbi di natura psichiatrica
dell'assicurato, che necessitano, per contro, di essere ulteriormente indagati.

 

Per quanto riguarda la patologia
reumatologica, l'assicurato è stato sottoposto ad un
accurato esame nell'ambito della perizia SAM, grazie al consulto specialistico
del dr. med. __________, FMH in reumatologia, il quale nella perizia del 17
agosto 2009 ha posto la diagnosi di "Sindrome cervico-vertebrale,
cervico-cefale e cervico-brachiale a sinistra su alterazioni degenerative
pluri-segmentali con discopatia C4/C5, C5/C6, C7/Th1 e spondilartrosi e
uncartrosi; sindrome lombo-vertebrale con componente spondilogena
prevalentemente alla gamba sinistra su discopatie L3/L4 e L4/L5.". Il
reumatologo ha ritenuto l'assicurato abile al lavoro nella precedente attività
di aiuto cucina e uomo tuttofare con riduzione del 30%, mentre abile al 100%
come operaio di fabbrica. In un'attività adeguata che tenga conto di determinate
limitazioni funzionali, l'assicurato è stato considerato pienamente abile.

 

Il TCA non ha motivo
per distanziarsi da tale valutazione peritale, chiara, completa e logica, e che
non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti
delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa
residua dell'interessato.

 

La medesima
conclusione va tratta per la patologia neurologica peritata dal dr. med.
__________, il quale ha visitato personalmente l'assicurato e ha posto la diagnosi
di cervicalgie e lombalgie croniche su alterazioni statico-degenerative del rachide,
patologie che comunque non comportavano alcuna incapacità lavorativa in
qualsiasi professione.

 

Quanto all'aspetto
psichiatrico, il TCA non può, in mancanza di ulteriori approfondimenti e
per le ragioni che seguono, prestare piena adesione alla valutazione peritale della
dr.ssa __________.

 

                                10.   Secondo
la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e
a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona
esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia
chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto
siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U
252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

L'elemento rilevante
per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né
la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il
suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

Come visto, nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, pag. 33 e RAMI 1999 U 356, pag. 572), la nostra Corte federale ha stabilito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell'amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno
il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni
contenute in tali rapporti. Sempre secondo l'Alta Corte, dal principio della
parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dedotto dall'art.
6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio
l'affidabilità dei rapporti dei medici interni all'amministrazione mediante dei
mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in
particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                11.   Agli
atti figurano da un canto, le certificazioni del medico curante dr. med. __________
che, in qualità di specialista, ha avuto (ed ha) in cura RI 1 e, d'altro canto,
la perizia SAM della dr.ssa __________ e le valutazioni dell'SMR nonché i
rilievi del dott. __________.

 

Di principio, questi
referti possono essere presi in considerazione nell'ambito di una valutazione
globale delle prove. In effetti, come visto, secondo la giurisprudenza federale,
per decidere a proposito del valore probante di un mezzo di prova, determinante
è il suo contenuto, piuttosto che la sua provenienza.

 

Per questo stesso
motivo, è totalmente ininfluente che la perita scelta dal SAM non disponga di
un titolo FMH in psichiatria. Infatti, il Tribunale federale ha stabilito che
non è necessario che il medico incaricato disponga del titolo FMH, bensì di una
specializzazione nel settore interessato (STF 9C_916/2009 del 30 agosto 2010
consid. 6.2; STF 9C_218/2008 del 4 marzo 2009 consid. 4.2). Ne consegue che, da
questo punto di vista (formale), la perizia della dr.ssa __________ va
considerata valida.

Pertanto, la censura
del ricorrente su questo punto deve essere respinta.

 

La dottoressa __________, specialista
in psichiatria, nel referto del 15 luglio 2009 ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10, F 45.4) e di disturbo di personalità misto (complessivamente compensato) (ICD 10, F 61.0).

 

L'esperta, nella sua (breve)
perizia, ha evidenziato che grazie alla presenza del figlio, nato nel 2007, l'assicurato sembrava più stabile e regolato, tanto che non pareva che egli assumesse ancora
alcolici in modo improprio né tanto meno sostanze (spettava semmai al SAM
effettuare i necessari controlli ematici e delle urine per averne la certezza
assoluta). Pertanto, la specialista ha ritenuto che il quadro psichiatrico
dell'assicurato fosse stabile, che la prognosi, a quel momento, non fosse
negativa e che le patologie diagnosticate non comportassero alcuna percentuale
di incapacità lavorativa.

 

Essa ha però
evidenziato che se a quel momento, nel 2009, non v'erano possibilità
terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa dell'assicurato, tuttavia
"potrebbe essere utile una presa a carico per il monitoraggio e la
prevenzione di eventuali ricadute tossiche o peggioramenti del disturbo di
personalità." (doc. 29-24 domanda n. 9). Inoltre, la perita ha
ritenuto che non fosse utile la messa in campo di provvedimenti di integrazione
professionale, seppure non vi fossero elementi che lo controindicassero.

A mente della
specialista, l'assicurato presentava quindi una capacità lavorativa del 100%,
in ogni attività (doc. 29-24).

 

Viste le osservazioni
al progetto di decisione, l'amministrazione ha interpellato il nuovo psichiatra
dell'assicurato sottoponendogli un rapporto medico da compilare, che il dr.
med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha ritornato il 15 luglio
2010.

Un anno dopo la
perizia SAM, il medico curante ha posto una diagnosi parzialmente sovrapponibile
a quella della perita, nella misura in cui egli ha diagnosticato un disturbo di
personalità misto con tratti di tipo paranoide, antisociale, emotivamente instabile
(ICD 10: F 61.0), ma ha sostanzialmente attestato un peggioramento del quadro
clinico, dato che il pensiero astratto, il controllo degli impulsi, la capacità
di giudizio e di insight erano fortemente ridotti.

Secondo lo psichiatra
curante, la capacità lavorativa dell'assicurato era nulla (doc. 50-4).

 

Il precedente curante
dell'interessato, dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha
anch'egli compilato il 23 luglio 2010 (doc. 51) il rapporto medico trasmessogli
dall'UAI. Come visto, lo psichiatra ha diagnosticato un disturbo bipolare II,
un episodio depressivo di media entità nel 1997 ed un episodio depressivo lieve
nel 2009.

Nel novembre 2009 l'interessato presentava un quadro depressivo con risvegli notturni, risvegli mattutini precoci,
difficoltà di concentrazione e di memoria, adinamia, ipobulia, stanchezza e
svogliatezza. Il quadro era migliorato con il trattamento di mianserina, che
tuttavia l'assicurato ha smesso di assumere. Le capacità cognitive erano
apparse ridotte rispetto alla cura del 1997. Lo specialista ha concluso che la
prognosi non era buona e non escludeva un'evoluzione di stampo demenziale. Per
questi motivi (disturbo di personalità misto, sequele della lunga tossicodipendenza
con incipienti menomazioni nella sfera cognitiva poco compatibili con
un'attività continua a tempo pieno), ha fissato nel 50% il grado di inabilità
lavorativa in attività semplici o protette.

 

Entrambi questi
referti sono stati quindi sottoposti dal medico del SMR che si occupava
dell'assicurato, dr.ssa __________, al vaglio di un altro specialista in psichiatria
(doc. 55).

Nel suo rapporto del
12 novembre 2010 (doc. 56) la dottoressa __________, collega del Servizio
Medico Regionale con specializzazione in psichiatria e psicoterapia, ha così reso
la propria valutazione al riguardo:

 

"  Il Dr __________ riconferma la presenza di un disturbo
di personalità misto come riportato in perizia SAM. Non viene menzionato invece
la presenza di un disturbo dell'umore. Già il Dr __________ aveva riportato la
comparsa di un episodio lieve nel novembre 2009, comunque rientrato con l'uso
di mianserina. Già in perizia SAM la Dr.ssa __________ segnalava una certa tendenza
a repentine modifiche dell'umore che a suo giudizio erano compatibili con un
disturbo di personalità misto.

Per
quanto riguarda la diagnosi di un disturbo bipolare mossa dal Dr __________
(ricordo che un disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato dalla presenza di
uno o più episodi depressivi e almeno di un episodio ipomaniacale) questa non
era definita come certa dal Dr __________ che aveva identificato come possibile
episodio ipomaniacale, la presenza di una notevole accelerazione del pensiero e
successivamente non è stata confermata (rammento che la Dr.ssa __________
considerava che la certa tendenza a repentine modifiche dell'umore era a suo
giudizio compatibile con un disturbo di personalità misto).

 

Il
quadro clinico riportato dallo psichiatra curante Dr __________ mostra elementi
sovrapponibili a quelli evidenziati dalla dr.ssa __________ da lui considerati
come influenti sulla CL; il Dr __________ si esprime sulla presenza di elementi
paranoidi (la Dr.ssa __________ si esprimeva nel senso analogo di un pensiero
interpretativo), su di un'instabilità emotiva (analogamente la Dr.ssa __________
parla di tendenza a repentine modificazioni timiche).

Il
Dr __________ parla di "allo stato attuale l'evoluzione naturale del disturbo
di personalità, che tende ad attenuarsi con gli anni, e la nascita del figlio
sembrano aver determinato una certa qual stabilità, che perlomeno aiuta il
paziente a mantenere uno stile relativamente regolare". La Dr.ssa __________
si era espressa ritenendolo "complessivamente più stabile e regolato
forse anche grazie alla presenza del figlio…".

A
mio giudizio l'attuale documentazione riconferma la presenza di un disturbo di
personalità misto con un quadro clinico analogo a quello definito in perizia
SAM.

La
valutazione di una CL espressa in grado diverso è da attribuire ad una
valutazione diversa di uno stesso quadro clinico.".

 

                                12.   L'amministrazione
ha quindi sottoposto i pareri dei medici curanti alla valutazione di un medico
SMR, il quale non ha però più interpellato il perito SAM.

 

Ora, quand'anche si
ammettesse che le valutazioni dei due psichiatri curanti siano sostanzialmente
simili al parere della dr.ssa __________ del SAM, ma che divergano soltanto
nella valutazione della capacità lavorativa, non si può comunque non evidenziare
che il dottor __________ ha affermato che la prognosi psicopatologia era
piuttosto incerta e che nello stesso periodo il dottor __________ ha osservato
che la prognosi non era buona.

 

Queste constatazioni,
poi, sono state espresse nel luglio 2010, ossia un anno esatto dopo la perizia
pluridisciplinare del SAM e quindi sono più vicine, dal profilo temporale, al
momento dell'emanazione della decisione impugnata.

 

Quanto alla capacità
lavorativa, il TCA osserva che un anno prima, nel luglio 2009, la perita del
SAM ha considerato l'interessato abile al 100% in qualsiasi attività.

Per contro, nell'aprile
2010, ovvero quando il dr. med. __________ ha cessato di essere il medico
curante dell'assicurato, la sua capacità lavorativa residua in attività
semplici era stata valutata nel 50%.

Nel luglio 2010,
invece, il nuovo psichiatra curante l'ha ritenuta nulla stabilmente in
qualsiasi attività.

 

Non va inoltre
dimenticato che la stessa dottoressa __________ ha concluso la propria perizia
affermando che "potrebbe essere utile una presa a carico per il monitoraggio
e la prevenzione di eventuali ricadute tossiche o peggioramenti del disturbo di
personalità." (doc. 29-24). Questa dichiarazione significa che anche
l'esperta a cui si è affidata l'amministrazione tramite il SAM ha comunque
ipotizzato e preso in considerazione il fatto che lo stato di salute
dell'assicurato, dal profilo psichiatrico, avrebbe potuto peggiorare, tanto che
sarebbe stato utile per l'interessato una presa a carico per monitorarlo e
prevenire eventuali insorgenze patologiche.

 

In queste condizioni, alla
luce anche delle suesposte prognosi dei due curanti che, va ribadito, sono
posteriori di ben un anno rispetto alla perizia commissionata dall'UAI e quindi
attestano dello stato di salute in un periodo più vicino al periodo in esame (febbraio
2011), tutto ben considerato questo Tribunale ritiene che non sia possibile, con
la necessaria tranquillità e senza procedere ad ulteriori accertamenti - visto
peraltro che il referto peritale non appare particolarmente approfondito sui
dati oggettivi dell'assicurato e sulla valutazione finale -, escludere che un peggioramento dello stato di
salute dell'assicurato dal punto di vista psichiatrico sia intervenuto prima
dell'emanazione della decisione impugnata.

 

Ciò, a maggior ragione se si considerano le valutazioni del dottor __________,
che aveva indicato come dal punto di vista lavorativo la prognosi era
evidentemente infausta, seppure la nascita del figlio ed il passare degli anni
abbiano determinato una certa qual stabilità, anche se l'assicurato restava
fortemente instabile.

 

                                13.   Nella
già citata sentenza DTF 137 V 210 e segg. (9C_243/2010 del 28 giugno 2011), il
Tribunale federale ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire
direttamente una perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli atti all'assicuratore
per un complemento istruttorio.

L'Alta Corte ha al
riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

4.4.1.1
Ist das Gutachten einer versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht
schlüssig und kann die offene Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel
geklärt werden, so stellt sich das Problem, inwieweit die mit der Streitsache
befasste Beschwerdeinstanz noch die Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung
der Sache an die Verwaltung, damit diese eine neue oder ergänzende Expertise
veranlasse, und der Einholung eines Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat
dazu jüngst festgehalten, die den kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur
vollen Tatsachenprüfung (Art. 61 lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung
gerichtlicher Expertisen auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies
schliesst ein, dass die erstinstanzlichen Gerichte diese Befugnis nicht ohne
Not durch Rückweisung an die Verwaltung delegieren dürfen.

 

4.4.1.2
Die Vorteile von Gerichtsgutachten (anstelle einer Rückweisung an die
IV-Stelle) liegen in der Straffung des Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten
Rechtsgewährung. Die direkte Durchführung der Beweismassnahme durch die
Beschwerdeinstanz mindert das Risiko von - für die öffentliche Hand und die
versicherte Person - unzumutbaren multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die
Sozialversicherungsverwaltung mit Blick auf die differenzierten Aufgaben und
die dementsprechend unterschiedliche funktionelle und instrumentelle
Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz
als regelmässig besser geeignet, Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE
131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

 

4.4.1.3
Die Einschränkung der Befugnis der Sozialversicherungsgerichte, eine
Streitsache zur neuen Begutachtung an die Verwaltung zurückzuweisen, verhält
sich komplementär zu den (gemäss geänderter Rechtsprechung) bestehenden
partizipativen Rechten der versicherten Person im Zusammenhang mit der
Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG; vgl. oben E. 3.4).
Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei, derweil das Gebot, im
Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine Gerichtsexpertise
einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo dies nach der
konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige Rechtsprechung,
wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat, bei festgestellter
Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger zurückzuweisen
oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten (vgl. statt
vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil vom 11. April
2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4
Freilich ist es weder unter praktischen noch rechtlichen Gesichtspunkten - und
nicht einmal aus Sicht des Anliegens, die Einwirkungsmöglichkeiten auf die
Erhebung des medizinischen Sachverhalts fair zu verteilen - angebracht, in
jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines Gerichtsgutachtens zu urteilen.
Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS von der Invalidenversicherung
finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür. Doch drängt sich auf, dass die
Beschwerdeinstanz im Regelfall ein Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen
(im Verwaltungsverfahren anderweitig erhobenen) medizinischen Sachverhalt
überhaupt für gutachtlich abklärungsbedürftig hält oder wenn eine
Administrativexpertise in einem rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist
(vgl. die Kritik an der bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O.,
S. 144 ff.). Die betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der -
anschliessend reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt
über eine Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle
bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer
bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem
kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine
Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise
das Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49
S. 151 E. 3.5, 9C_85/2009)".

 

Nella concreta
evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti dall'amministrazione
che necessitano un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen
Ausführungen”), si giustifica il rinvio degli atti all'UAI
ai sensi della giurisprudenza citata, per nuovi accertamenti psichiatrici.

 

L'amministrazione
dovrà interpellare il perito dr. med. __________ o, in sua assenza, un altro
perito scelto all'interno del Servizio Accertamento Medico - e non del SMR -, chiedendogli
di indicare se alla luce della nuova documentazione medica prodotta dal ricorrente,
conferma oppure no la (sua) valutazione peritale del 15 luglio 2009, in particolare per quel che concerne la capacità lavorativa residua dell'assicurato, motivando
in ogni caso la risposta.

 

Tutt'al più, visto il
lungo tempo trascorso fra il referto peritale psichiatrico (luglio 2009) e
l'emanazione della decisione dell'UAI (febbraio 2011), potrebbe essere opportuno
esperire un complemento peritale visitando personalmente l'assicurato, così da
aggiornare il parere psichiatrico ad un periodo più prossimo allo stato di salute
reale e recente dell'interessato.

 

La decisione impugnata
va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché metta in
atto un approfondimento a livello psichiatrico.

 

Quindi, in esito a
tale complemento istruttorio, l'amministrazione effettuerà una valutazione
globale delle patologie di cui soffre l'assicurato, debitamente motivata, e si
pronuncerà nuovamente sul diritto alla rendita.

 

Visto l'esito favorevole del ricorso l'assicurato,
patrocinato da un legale, ha diritto al versamento di ripetibili da parte
dell'Ufficio AI (art. 61 lett. g LPGA).

 

                                14.   Contestualmente
al ricorso, l'assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio del suo legale (doc.
I).

 

In
virtù della costante giurisprudenza federale, l'assegnazione di ripetibili
rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
(DTF 124 V 309 consid. 6, STF I 748/06 del 2 novembre 2007; STFA U 164/02 del 9 aprile 2003; STCA del 10 gennaio 2011,
33.2010.13; STCA del 5 giugno 2009, 32.2008.179; STCA del 26 marzo 2009,
32.2008.115).

 

                                15.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso
di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità
delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF
9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della
vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-sono poste a carico dell'Ufficio
AI.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

 

                                  1.1.   La
decisione dell'8 febbraio 2011 è annullata.

 

                               1.2.   Gli
atti sono di conseguenza rinviati all'amministrazione affinché proceda come indicato
al considerando 13.

 

                                   2.   Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

                                         L'Ufficio
AI dovrà inoltre versare all'assicurato Fr. 1'200.- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria
dell'8 marzo 2011.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in
3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti