# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e533b8e1-3267-5881-be8b-e28b9af462fd
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2024 F-4741/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-4741-2023_2024-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-4741/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, 

Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
A.________,  

patrocinato dall'avv. B._______,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata; decisione della SEM del 27 luglio 2023. 

 

 

 

F-4741/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il ricorrente, cittadino kosovaro nato il 17 giugno 1989, è entrato in Svizzera 

il 13 novembre dello stesso anno e vi è stato posto al benefico di un per-

messo di domicilio nell'ambito del ricongiungimento familiare.   

B.  

Il 25 giugno 2009 il ricorrente è stato condannato a una pena detentiva di 

due anni e due mesi, di cui 12 mesi da espiare e i rimanenti 14 mesi sospesi 

condizionalmente con un periodo di prova di quattro anni, per ripetuta ag-

gressione, complicità in furto, lesioni semplici, ripetute minacce, ripetuta 

coazione, consumata e tentata, ripetute vie di fatto, ripetute ingiurie e in-

frazione alla legge federale sulle armi.  

C.  

Preso atto della condanna, il 15 settembre 2009 la Sezione della popola-

zione del Dipartimento delle istituzioni del Canton B.______ gli ha revocato 

il permesso di domicilio. Confermata su ricorso dal Consiglio di Stato 

(2 marzo 2010) e dal Tribunale cantonale amministrativo (9 agosto 2010), 

la revoca è stata tuttavia annullata dal Tribunale federale che, con sentenza 

del 3 maggio 2011 (2C_722/2010), ha esatto che fossero effettuati accer-

tamenti più approfonditi circa lo stato di salute dell'interessato, sofferente 

di una patologia cardiaca, e la possibilità per lui di potere essere adegua-

tamente seguito dal profilo medico anche nel suo paese d'origine.  

D.  

Il 2 agosto 2010 il ricorrente è stato condannato a una pena pecuniaria di 

30 aliquote da fr. 30.– ciascuna, sospesa condizionalmente con un periodo 

di prova di 3 anni, e a una multa di fr. 1000.–, per grave infrazione alle 

norme della circolazione stradale. 

E.  

Il 7 dicembre 2011 il ricorrente è stato condannato a una pena pecuniaria 

di 20 aliquote giornaliere da fr. 30.– ciascuna, sospesa condizionalmente 

con un periodo di prova di 3 anni, e ad una multa di fr. 200.–, per minaccia 

contro le autorità e i funzionari. 

F.  

Eseguiti i complementi istruttori chiesti e rivalutata la situazione del ricor-

rente, la Sezione della popolazione, con decisione del 18 giugno 2012, ha 

pronunciato ancora una volta la revoca del permesso di domicilio. Su ri-

corso dell'interessato detto provvedimento è stato confermato dapprima 

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dal Consiglio di Stato (15 gennaio 2013), poi dal Tribunale cantonale am-

ministrativo (16 dicembre 2013) e, infine, dal Tribunale federale 

(2C_127/2014 del 17 settembre 2014).   

G.  

Il 18 novembre 2014 la Sezione della popolazione non è entrata in materia 

sulla prima domanda di riesame inoltrata dal ricorrente il 6 novembre pre-

cedente. Questa decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato (17 di-

cembre 2014) e dal Tribunale cantonale amministrativo (21 gennaio 2015). 

Il ricorso esperito al Tribunale federale è stato dichiarato inammissibile il 

21 febbraio 2015 (sentenza 2C_168/2015).   

H.  

Nel frattempo, ossia il 25 novembre 2014, il ricorrente si è rivolto alla Corte 

europea dei diritti dell'uomo (di seguito: CorteEDU) invocando, con riferi-

mento alla revoca del suo permesso di domicilio, la violazione  

dell'art. 8 CEDU. La causa è stata tuttavia stralciata dai ruoli l'8 ottobre 

2019, la CorteEDU essendo giunta alla conclusione che siccome vi era una 

procedura in corso in Svizzera, l'interessato non correva il rischio di essere 

rinviato nel proprio paese.   

I.  

Intanto, il 3 marzo 2015, facendo valere un peggioramento del suo stato di 

salute, il ricorrente ha presentato una seconda domanda di riesame, che 

la Sezione della popolazione, con decisione del 26 maggio 2015, ha rifiu-

tato di esaminare. Rivoltosi senza successo al Consiglio di Stato (giudizio 

del 19 agosto 2015), il ricorrente ha quindi adito il Tribunale cantonale am-

ministrativo il quale, il 18 dicembre 2015, ne ha accolto il gravame, ha an-

nullato le due precedenti decisioni e retrocesso la causa alla Sezione della 

popolazione affinché si pronunciasse sull'istanza litigiosa.   

J.  

Eseguito un aggiornamento della situazione del ricorrente dal profilo me-

dico, personale e lavorativo, il 26 gennaio 2017 la Sezione della popola-

zione ha respinto la seconda istanza di riesame. Aditi dall'interessato, il 

Consiglio di Stato prima (22 marzo 2017) e il Tribunale cantonale ammini-

strativo poi (31 maggio 2017) hanno ugualmente respinto, in quanto am-

missibili, i successivi gravami loro sottoposti.   

K.  

Il 24 luglio 2017 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) del Canton 

B.______ ha ritenuto il ricorrente colpevole di falsa testimonianza e lo ha 

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condannato a una pena pecuniaria di 25 aliquote giornaliere di fr. 30.–, 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, e ad una multa 

di fr. 150.–.  

L.  

Con sentenza 2C_603/2017 del 6 marzo 2018 il Tribunale federale ha ac-

colto, in quanto ammissibile, il ricorso inoltrato dal ricorrente contro il giu-

dizio del 31 maggio 2017 del Tribunale cantonale amministrativo. Il Tribu-

nale federale ha osservato, in sintesi, che il quadro clinico della patologia 

cardiaca aveva subito dei cambiamenti rilevanti, la stabilità constatata nelle 

precedenti decisioni non essendo più data. Ha poi aggiunto che doveva 

altresì essere indagato sulla reperibilità nel Paese d'origine del trattamento 

farmacologico, oramai necessario, come anche sulla possibilità di un'ade-

guata presa a carico, standard di qualità essenziale e irrinunciabile, la 

quale però non sembrava (ancora) possibile in patria. La causa è quindi 

stata retrocessa all'istanza precedente affinché entrasse in materia  

sull'istanza di riesame del 3 marzo 2015 e i suoi successivi complementi.  

M.  

La Sezione della popolazione, a cui l'incarto è stato trasmesso per compe-

tenza, ha quindi proceduto ad una nuova istruttoria. Con decisione del 

9 marzo 2020 non è entrata nel merito dell'istanza di riesame del 3 marzo 

2015 per quanto concerne la possibilità di riottenere il permesso di domici-

lio rispettivamente ha respinto la richiesta di rilasciare al ricorrente un per-

messo di dimora a titolo di caso di rigore nonché di sottoporre l'istanza alla 

Segreteria di Stato della migrazione SEM quale ammissione provvisoria e, 

infine, ha rifiutato di concedergli un permesso di dimora per motivi di cura.  

Gli è quindi stato fissato un termine di partenza dalla Svizzera entro il 

10 aprile 2020.  

N.  

Su ricorso del ricorrente detta decisione è stata confermata dapprima dal 

Consiglio di Stato, il 20 maggio 2020, e poi dal Tribunale cantonale ammi-

nistrativo con sentenza del 18 novembre 2021. Il ricorso esperito al Tribu-

nale federale è stato respinto l’8 maggio 2023 (sentenza 2C_6/2022).   

O.   

Con scritto del 22 maggio 2023 l’Ufficio della migrazione del Canton 

B.______ ha intimato al ricorrente un nuovo termine scadente il 22 giugno 

2023 per lasciare la Svizzera e ha dato esecuzione al rimpatrio in data 

26 luglio 2023.  

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P.  

Il 7 luglio 2023 continuando a soggiornare in Svizzera, il ricorrente ha pre-

sentato dinanzi alla Sezione della popolazione una terza domanda di rie-

same, che la Sezione della popolazione, con decisione del 14 settembre 

2023, ha rifiutato di esaminare. Il Consiglio di Stato il 21 febbraio 2024 ha 

rispinto un ricorso al riguardo.  

Q.  

Con decisione del 27 luglio 2023, la SEM ha emanato nei confronti del 

ricorrente un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein, valido da su-

bito fino al 26 luglio 2026 (tre anni), con segnalazione nel sistema d’infor-

mazione Schengen di seconda generazione (SIS II), togliendo nel con-

tempo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. Il 9 agosto 2023, con 

lettera indirizzata al suo rappresentante, che l’ha ricevuta il 11 agosto 2023, 

la SEM ha notificato al ricorrente il divieto d’entrata.  

R.  

Il 4 settembre 2023, il ricorrente ha adito il Tribunale amministrativo fede-

rale, chiedendo, previa restituzione dell’effetto sospensivo e concessione 

dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, che il divieto d’entrata 

sia annullato. In via subordinata che il divieto d’entrata sia limitato al terri-

torio svizzero, con contestuale revoca dell’iscrizione nel SIS. 

S.  

L’11 ottobre e il 14 ottobre 2023 il ricorrente ha fatto pervenire a questo 

Tribunale degli ulteriori scritti. 

T.  

Il 22 dicembre 2023, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

respinto le richieste formali del ricorrente, invitandolo a versare un anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'200.–, ciò che è avve-

nuto puntualmente. 

U.  

L’8 gennaio 2024 il ricorrente ha inoltrato uno scritto facendo valere un 

peggioramento del suo stato di salute. 

V.  

Il 29 gennaio 2024, la SEM ha risposto al ricorso, limitandosi a proporre di 

respingerlo e confermare la decisione impugnata. 

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W.  

Il 24 aprile 2024 il ricorrente ha trasmesso un ulteriore scritto facendo nuo-

vamente valere un peggioramento del proprio stato di salute. 

 

Diritto: 

1.     

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il divieto d’en-

trata del 27 luglio 2023, che non rientra peraltro nell'elenco  

dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, 

dimodoché questo Tribunale è competente a conoscere del presente ri-

corso. Considerato che verte su una decisione in materia di diritto degli 

stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una persona, il ricorrente, che 

non è un cittadino di uno Stato membro dell’UE e nemmeno un familiare di 

un cittadino dell’UE (fidanzato, non coniugato con un’italiana), e che non 

può dunque prevalersi dell’Accordo tra la Svizzera e la Comunità europea, 

nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21 

giugno 1999 (ALC, RS 0.142.112.681), in vigore dal 1°giungo 2002, la pre-

sente sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed 

è quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale 

del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110], nonché gli artt. 1 ALC e 3 § 2 lett. b 

Allegato I ALC; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale 2C_270/2015 

del 6 agosto 2015 consid. 1 e la sentenza del TAF F-1385/2017 del 12 

luglio 2019 [DTAF 2019 VII/3] consid. 1.1).    

1.2  Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’au-

torità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e conte-

nere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del 

ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione 

impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA). 

L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve essere saldato 

entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).  

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In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata, ha pre-

sentato il suo ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti 

dalla legge, versando puntualmente l’anticipo equivalente alle presunte 

spese processuali. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta 

quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della deci-

sone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'ec-

cesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto o 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di principio, 

all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). Que-

sto Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del ricorso 

(“iura novit curia”, art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del 

diritto).  

3.  

Il presente litigio verte sulla decisione del 27 luglio 2023, con la quale la 

SEM ha emesso un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di tre 

anni (27.7.2023 – 26.7.2026), segnalandolo nel SIS II, nei confronti del ri-

corrente, il quale ne contesta la fondatezza e, sussidiariamente, la durata. 

4.  

4.1 Prima di trattare il merito del ricorso è necessario esaminare la censura 

formale relativa alla pretesa violazione, da parte della SEM, del diritto di 

essere sentito del ricorrente. Infatti, fa valere che la SEM non avrebbe mo-

tivato sofficemente la propria decisione. 

4.2 Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste all'art. 29 della Costituzione federale (Cost., RS 101). Esso è con-

sacrato dall’art. 29 cpv. 2 Cost., e comprende il diritto, per la persona inte-

ressata, di prendere conoscenza dell'incarto, di esprimersi in merito agli 

elementi pertinenti prima che una decisione sia emanata nei suoi confronti, 

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di produrre delle prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue 

offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle prove 

essenziali o almeno di poter esprimersi sul suo risultato, se ciò può influen-

zare la decisione da emanare. Nel quadro della procedura amministrativa, 

il diritto di essere sentito è previsto agli art. 26 a 28 (diritto di esaminare gli 

atti), 29 a 33 (diritto di essere sentito in senso stretto) e 35 PA (diritto di 

ottenere una decisione motivata).  

In merito a quest'ultima esigenza, la giurisprudenza ha dedotto dal diritto 

di essere sentiti l'obbligo per l'autorità di motivare la sua decisione, così da 

permettere ai destinatari, e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all'autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 

139 V 496 consid. 5.1, 139 IV 179 consid. 2.2 e 138 I 232 consid. 5.1). Si 

è in presenza di una violazione del diritto di essere sentiti se l'autorità non 

soddisfa al suo obbligo di esaminare e di trattare i problemi pertinenti. Per 

adempiere a queste esigenze è sufficiente che l'autorità menzioni, almeno 

brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da per-

mettere all'interessato di apprezzare la portata di quest'ultima e di impu-

gnarla in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 141 II 28 consid. 3.2.4). Se 

si può porre rimedio, eccezionalmente, ad una violazione del diritto di es-

sere sentiti, una violazione grave, anche tenendo conto delle esigenze di 

economia di procedura, non può essere sanata (cfr. DTF 138 III 225 consid. 

3.3 e 137 I 195 consid. 2.2 e 2.3.2; DTAF 2013/46 consid. 6.3.7, 2012/24 

consid. 3.4 con i riferimenti).  

4.3 In concreto, non ci si può esimere dal rilevare, che la decisione conte-

stata ha un’apparenza in parte standardizzata, sottolineata anche dal fatto 

che è “valida senza firma”, e, dall’altro lato, che la SEM si limita ad accen-

nare le condanne del ricorrente e il suo interesse privato ai sensi  

dell’art. 8 CEDU, senza rendere intelligibili i motivi per cui ha optato per un 

divieto d’entrata proprio di tre anni. Tuttavia, il ricorrente ha avuto modo, in 

questa sede, di esprimersi compiutamente sul divieto d’entrata nella sua 

impugnativa, criticandolo puntualmente sotto molteplici aspetti. Di conse-

guenza, considerato che questo Tribunale dispone di un pieno potere 

d’esame (cfr. consid. 2), si deve constatare che, anche se si volesse am-

mettere un’eventuale violazione del diritto di essere sentito del ricorrente a 

causa della stringatezza e del carattere relativamente standardizzato della 

decisione impugnata, essa sarebbe stata senz’altro sanata nel corso della 

presente procedura. In quest’ottica si aggiunga, con riferimento alla giuri-

sprudenza citata al consid. 4.2, che la constatazione della nullità del divieto 

d’entrata con il conseguente rinvio della causa alla SEM per eseguire 

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l’audizione preliminare costituirebbe una vana formalità, allungando inutil-

mente la procedura, e ciò a discapito dell’interesse del ricorrente ad otte-

nere una decisione entro un termine ragionevole. Ne consegue che la cen-

sura relativa alla pretesa violazione del diritto di essere sentito è infondata.  

5.  

5.1 La SEM vieta l'entrata in Svizzera allo straniero che ha violato o espone 

a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero (art. 67 

cpv. 1 lett. c LStrI). Nell'esercizio del suo potere discrezionale, la SEM tiene 

conto degli interessi pubblici e della situazione personale dello straniero, 

nonché del grado d'integrazione dello stesso (art. 96 cpv. 1 LStrI). Se un 

provvedimento si giustifica ma risulta inadeguato alle circostanze, alla per-

sona interessata può essere rivolto un ammonimento con la comminazione 

di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStrI).  

5.2 Il Consiglio federale ha messo a fuoco le nozioni d’ordine e di sicurezza 

pubblici nel suo Messaggio dell’8 marzo 2002 concernente la LStr (Mes-

saggio LStr, FF 2002 3327). In proposito, esso ha sottolineato che “la sicu-

rezza e l’ordine pubblici costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da 

proteggere nel contesto della polizia: l’ordine pubblico comprende l’insieme 

della nozione di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico 

costituisce una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle 

persone. La sicurezza pubblica significa l’inviolabilità dell’ordine giuridico 

obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, proprietà, ecc.) 

nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurezza e dell’or-

dine pubblici segnatamente se sono commesse infrazioni gravi o ripetute 

di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità nonché in caso di man-

cato adempimento di doveri di diritto pubblico o privato. Ciò può anche es-

sere il caso in presenza di atti che di per sé non giustificano una revoca ma 

la cui ripetizione lascia presupporre che l’interessato non è disposto ad os-

servare l’ordine vigente” (Messaggio LStr, pag. 3424). Riguardo alla natura 

e alla finalità del divieto d’entrata, il Consiglio federale ha precisato che lo 

stesso “mira a lottare contro le perturbazioni della sicurezza e dell’ordine 

pubblici, non già a sanzionare un determinato comportamento; si tratta 

dunque di una misura a carattere preventivo e non repressivo” (Messaggio 

LStr, pag. 3428).  

5.3 Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata massima di cinque 

anni; può essere pronunciato per una durata più lunga se l'interessato co-

stituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 

LStrI). 

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6.  

In prosieguo importa stabilire se le condizioni per emettere un divieto d’en-

trata in sé fossero adempiute il 27 luglio 2023.  

7.  

7.1 Riferendosi alla condanna del 25 giugno 2009 va rilevato che le azioni 

delittuose di cui il ricorrente si è reso ripetutamente colpevole − commesse 

in parte all'età di 17 anni ma che si sono poi protratte ben oltre la maggiore 

età, raggiunta nel giugno 2007 − sono di una gravità non certo trascurabile. 

In questo contesto, va sottolineato la varietà dei beni giuridici cui egli ha 

attentato coi suoi atti tra cui − oltre all'onore, alla libertà personale e al pa-

trimonio − l'integrità fisica e psichica altrui e quindi l'entità non indifferente 

della pena detentiva comminatagli, di cui 12 mesi da espiare. In effetti, 

dopo aver compiuto un certo numero di reati quando ancora era diciasset-

tenne (minacce; coazione, consumata e tentata; ingiurie e vie di fatto), una 

volta raggiunta la maggiore età il ricorrente si è reso colpevole di complicità 

in furto (gennaio-luglio 2008), nonché di aggressione a danno di più per-

sone e di infrazione alla legge federale sulle armi (19 ottobre 2008), cau-

sando alle sue due vittime dei traumi cranici così come fratture e ferite, 

servendosi tra l'altro di un tirapugni in metallo. Dopo essere stato arrestato 

e posto in carcere preventivo (22 ottobre 2008-22 dicembre 2008), ha inol-

tre subito ripreso a delinquere: minacciando e offendendo ripetutamente 

un minorenne (23 dicembre 2008-16 gennaio 2009) e rendendosi infine 

colpevole di lesioni semplici per averlo strattonato, colpito con dei pugni e 

avergli fatto sbattere la testa (16 gennaio 2009;). In tal modo, egli ha quindi 

dimostrato di non aver compreso i propri errori neanche a seguito della sua 

prima carcerazione, rendendone necessaria una seconda (16 gennaio- 4 

febbraio 2009; cfr. al riguardo la sentenza del Tribunale federale 

2C_722/2010 del 3 maggio 2011 consid. 5.1).  

7.2 In più, il ricorrente è stato effetto di ulteriori e significative condanne, la 

prima, per grave infrazione alle norme della circolazione stradale (circola-

zione alla velocità di 104 km/h malgrado il limite di 50 km/h, avvenuta il 

26 giugno 2010); la seconda, per minaccia contro le autorità e funzionari 

(avvenute a più riprese, nel lasso di tempo tra il 31 agosto e il 13 ottobre 

2011); e la terza per falsa testimonianza (avvenuta il 14 febbraio 2014). 

7.3 Nonostante sembri che nel frattempo il ricorrente si sia astenuto da 

commettere ulteriori atti penalmente reprensibili, i vari reati di cui si è reso 

colpevole così come le circostanze in cui essi sono stati commessi, in parte 

anche dopo una prima carcerazione e nonostante la vicinanza dei suoi fa-

miliari, attestano che egli non vuole o non è in grado di adattarsi 

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all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita, per cui la sicurezza pub-

blica costituisce quindi un pericolo. 

7.4 Visto il pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici l’emissione di un 

divieto d’entrata in sé, di una durata non superiore a cinque anni, è avve-

nuta conformemente ai requisiti di legge (cfr. art. 67 cpv. 1 lett. c LStrI).  

8.  

8.1 Si tratta ora d’esaminare l’emissione e la durata del divieto d’entrata 

dal punto di vista del principio della proporzionalità, tenendo conto della 

situazione personale del ricorrente (cfr. art. 67 cpv. 5 Lstrl e art. 96 cpv. 1 

LStr), e sotto il profilo del suo diritto al rispetto della sua vita privata e fami-

liare (cfr. art. 8 par. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo 

[CEDU, RS 0.101]).  

8.2 In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse 

ed essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 Cost.). Da un punto di 

visto analitico, il principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: 

l'idoneità, la necessità e la proporzionalità in senso stretto (cfr. DTF 136 I 

17 consid. 4.4, 135 I 233 consid. 3.1, 130 II 425 consid. 5.2 e 124 I 40 

consid. 3e). La prima impone che la misura scelta permetta di raggiungere 

lo scopo d'interesse pubblico fissato dalla legge, la seconda che, tra più 

misure idonee, si scelga quella che incide meno fortemente sui diritti privati, 

e la terza, detta anche regola della preponderanza dell'interesse pubblico, 

che l'autorità proceda alla ponderazione tra l'interesse pubblico perseguito 

e il contrapposto interesse privato, valutando quale dei due debba preva-

lere in funzione delle circostanze (cfr. DTF 147 IV 145 consid. 2.4.1 con i 

rinvii).  

8.3 A proposito dell’art. 8 § 1 CEDU bisogna precisare che, benché non 

garantisca il diritto di entrata e di soggiorno in Svizzera (cfr. DTF 140 I 145 

consid. 3.1 e 139 I 330 consid. 2.1 con i rinvii), esso estende la sua prote-

zione, sotto il profilo del diritto al rispetto della vita privata, anche alle rela-

zioni sociali sviluppate nell’ambito di attività professionali e commerciali di 

chi se ne prevale (cfr. sentenze CorteEDU – Fernandez Martinez c. Spagna 

[Grande Camera], n. 56030/07, 12 giugno 2014, § 110, e Niemietz c. Ger-

mania, n. 13710/88, 16 dicembre 1992, n. 29). Secondo il Tribunale fede-

rale, dal punto di vista del diritto al rispetto della vita familiare, chi si ri-

chiama alla protezione dell’art. 8 par. 1 CEDU deve, in generale, intratte-

nere una relazione stretta, effettiva ed intatta, con una persona della sua 

famiglia che beneficia di un diritto di presenza duraturo in Svizzera (cfr., 

tuttavia, la sentenza CorteEDU – Mengesha Kimfe c. Svizzera, 

F-4741/2023 

Pagina 12 

n. 24404/05, 29 luglio 2010, § 61); in questo senso, sono protetti, segnata-

mente, i rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni che 

vivono in comunione; eccezionalmente, se sussiste un particolare rapporto 

di dipendenza tra loro, sono presi in considerazione anche i rapporti tra 

genitori e figli maggiorenni (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2). Nondimeno, l’art. 8 

par. 2 CEDU permette un’ingerenza statale nell’esercizio del diritto al ri-

spetto della vita privata e della vita familiare, se tale ingerenza è prevista 

dalla legge ed è necessaria, in particolare, alla sicurezza pubblica e alla 

prevenzione dei reati in una società democratica.  

9.  

9.1 Ora come già stabilito al consid. 7, a causa delle molteplici e frequenti 

infrazioni penali commesse in Svizzera, il ricorrente rappresenta una mi-

naccia per l’ordine e la sicurezza pubblici. Tuttavia, bisogna anche tenere 

in considerazione che l’ultima condanna per falsa testimonianza risale a un 

reato commesso nel 2014. Da questa condanna il ricorrente non è più stato 

accusato. 

Inoltre, va rilevato che, non dando seguito all'ordine di partenza comminato 

dalle competenti autorità, oltre ad eludere la legislazione in vigore, il ricor-

rente ha prolungato artificiosamente la propria presenza in Svizzera mal-

grado le decisioni definitive pronunciate nei suoi confronti e ha, con un tale 

agire, posto le competenti autorità dinanzi al fatto compiuto (cfr. al riguardo 

la sentenza del Tribunale federale 2C_6/2022 del 8 maggio 2023 con-

sid. 3.6). 

9.2 Come interesse privato, il ricorrente fa valere il soggiorno della sua fa-

miglia in Svizzera, il fatto che ha vissuto qui fin dall’infanzia e il suo stato di 

salute.   

9.2.1 In concreto, conviene subito rilevare che le restrizioni alla vita privata 

e familiare nel senso dell’art. 8 CEDU non possono essere rilevanti nel 

contesto del presente procedimento nella misura in cui sono riconducibili 

alla perdita di un diritto di soggiorno permanente in Svizzera.  

In più, il ricorrente non può prevalersi della protezione garantita dall’art. 8 

par. 1 CEDU, nella misura in cui non dimostra di avere una vita familiare in 

Svizzera nel senso inteso da questa norma convenzionale. Infatti, il ricor-

rente non è sposato e non ha figli. In Svizzera vivono i suoi genitori e sua 

sorella (nata nel 2000), con quali non esiste un rapporto di dipendenza 

(cfr. al riguardo la sentenza del Tribunale federale 2C_127/2014 del 17 set-

tembre 2014 consid. 6.1).  

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Pagina 13 

Per quanto concerna la vita privata del ricorrente, va rilevato che non ha 

mai svolto una reale ed effettiva attività lucrativa (eccetto alcuni mesi nel 

2009) e non è mai stato finanziariamente autonomo. Infatti, anche a causa 

dei reati commessi in passato, il ricorrente non risulta di essere particolar-

mente ben integrato in Svizzera (cfr. al riguardo la sentenza del Tribunale 

federale 2C_6/2022 del 8 maggio 2023 consid. 3.6).  

Tuttavia, il fatto che i genitori e la sorella vivono in Svizzera e che ci ha 

vissuto qui fin dall’infanzia, va tenuto in considerazione nella valutazione 

degli interessi in questione.  

9.2.2 Inoltre, il ricorrente fa valere che il divieto d’entrata lo impedisce a 

seguire dei controlli medici in Svizzera. Infatti, il ricorrente soffre di una 

grave patologia cardiaca, che ha reso necessari due interventi chirurgici: il 

primo, principale, eseguito nel 2002, mentre il secondo, di carattere corret-

tivo (sostituzione valvola aortica), nel 2009 (degenza di due giorni). Lo stato 

valetudinario del ricorrente è stato valutato a più volte dalle autorità com-

petenti e l’ultima volta il 21 febbraio 2024 dal Consiglio di Stato, il quale ha 

ritenuto che la situazione a livello cardiaco del ricorrente va definita come 

stabile non essendo previsto alcun intervento chirurgico imminente, po-

tendo pure contare sulla presa a carici di base in Kosovo e trovare i medi-

camenti di cui necessita (cfr. consid 3.4b).  

Nel presente procedimento, come nei numerosi precedenti, il ricorrente so-

stiene che il suo stato di salute è peggiorato e che ha urgentemente biso-

gno di recarsi in Svizzera per dei controlli medici. Il ricorrente ha indubbia-

mente un interesse grande a continuare il percorso di cura in Svizzera con 

il medico che lo ha trattato in passato. Tuttavia come già ribadito più volte 

nel procedimento d'istruzione, il ricorrente ha la possibilità di inoltrare alla 

SEM una richiesta di sospensione temporanea del divieto d’entrata qualora 

necessiti di una sospensione per effettuare delle visite mediche o, se ne-

cessario, farsi operare. 

9.2.3 Nella misura in cui il ricorrente sostiene che il divieto d'entrata viola 

gli artt. 2 e 3 della CEDU, va notato che si tratta ancora una volta di reclami 

riguardanti la perdita di un diritto di soggiorno permanente in Svizzera e il 

suo allentamento verso il Kosovo e non del divieto d’entrata come misura 

di respingimento. 

9.3 In una valutazione globale delle circostanze e in considerazione del 

comportamento assunto del ricorrente, segnatamente dei reati commessi 

e la prolungazione artificiosa della presenza in Svizzera, l'interesse 

F-4741/2023 

Pagina 14 

pubblico a proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico risulta superiore 

all'interesse privato del ricorrente, a poter visitare la propria famiglia in Sviz-

zera e sottoporsi a esami medici, senza dover richiedere la sospensione 

temporanea del divieto d'entrata. Visto questo, l’emissione e la durata di 

tre anni del divieto d’entrata rispecchia le esigenze del principio di propor-

zionalità. 

10.  

10.1 Rimane da verificare se l’inserimento della segnalazione del divieto 

d’entrata nel SIS II sia giustificata.  

10.2 L’inserimento della segnalazione del divieto d’entrata nel SIS II è retto 

dal regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 20 dicembre 2006 sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema 

d’informazione Schengen di seconda generazione (regolamento SIS II; GU 

L 381/4 del 28 dicembre 2006), abrogato da: (UE) 2018/1861 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 28 novembre 2018 sull’istituzione, 

l’esercizio e l’uso del sistema Schengen (SIS) nel settore delle verifiche di 

frontiera, che modifica a convenzione di applicazione dell’accordo di 

Schengen e abroga il regolamento (CE) n. 1987/2006; cfr. al riguardo art. 

65 e art. 21 della Ordinanza N-SIS 2013 [RS 362.0]). Una segnalazione di 

un cittadino di un paese terzo è inserita nel SIS II quando la decisione presa 

dalle autorità amministrative o giudiziarie competenti secondo le norme 

procedurali stabilite dalla legislazione nazionale, è fondata su una minaccia 

per l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale che la 

presenza del cittadino in questione può costituire nel territorio di uno Stato 

membro (art. 3 lett. d e 24 §§ 1 e 2 del regolamento SIS II). Una segnala-

zione è inserita nel SIS II, in particolare, se il cittadino di un paese terzo è 

stato riconosciuto colpevole in uno Stato membro di un reato che comporta 

una pena detentiva di almeno un anno, oppure se nei confronti del detto 

cittadino esistono fondati motivi per ritenere che abbia commesso un reato 

grave o se esistono indizi concreti sull’intenzione di commettere un tale 

reato nel territorio di uno Stato membro (art. 24 § 2 lett. a e b del regola-

mento SIS II).  

Prima di effettuare una segnalazione lo Stato membro verifica se l’adegua-

tezza, la pertinenza e l’importanza del caso giustificano l’inserimento della 

segnalazione nel SIS II (proporzionalità: art. 21 del regolamento SIS II).  

10.3 In concreto, il divieto d’entrata impugnato è fondato su una violazione 

dell’ordine e della sicurezza pubblici svizzeri, che il ricorrente ha com-

messo con le molteplici e frequenti infrazioni penali (consid. 7). Pertanto, 

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Pagina 15 

l’inserimento della segnalazione del divieto d’entrata nel SIS II in sé è giu-

stificato.  

10.4 Anche la durata della segnalazione di tre anni è appropriata, conside-

rando le osservazioni precedenti (consid.  9). Si aggiunge che la segnala-

zione è tanto più legittima se si considera che la Svizzera, in quanto mem-

bro dello spazio Schengen, funge anche da garante degli interessi degli 

altri Stati membri (cfr. DTAF 2011/48 consid. 6.1). 

11.  

Di conseguenza, pronunciando un divieto d’entrata di tre anni, la SEM non 

ha incorso una violazione del diritto applicabile, compreso il principio di 

proporzionalità nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento (art. 49 lett. 

a PA). Stando così le cose, in accordo con le considerazioni sopraesposte, 

il ricorso deve essere respinto, e la decisione impugnata confermata.  

12.  

12.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte soc-

combente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 1 

PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF,  

RS 173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situa-

zione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). In 

concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali di 

fr. 1’200.– sono poste a carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo, dello 

stesso importo, da lui già versato.   

12.2 Per la medesima ragione al ricorrente non sono assegnate indennità 

per spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi 

ancora che la SEM, in quanto autorità federale, non ha diritto a un'indennità 

a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

F-4741/2023 

Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di fr. 1'200.– sono poste a carico del ricorrente e pre-

levate sull’anticipo, dello stesso importo, da lui già versato.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch