# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4ce8250c-7c7a-5a7f-9700-9d2f2ea559c1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-08-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 16.08.2011 S 2011 74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2011-74_2011-08-16.pdf

## Full Text

S 11 74

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 16 agosto 2011

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, nata nel 1971 e di professione assistente di cura, era alle dipendenze 

dell’Ospedale Regionale di … e in tale qualità assicurata contro gli infortuni e 

le malattie professionali presso la … Infortuni SA. In data 27 marzo 2008, 

lungo la tratta autostradale per raggiungere il posto di lavoro, l’assicurata a 

causa della probabile strada gelata perdeva il controllo del proprio veicolo. Nel 

capovolgimento, la conducente rimaneva imprigionata con il braccio destro 

sotto l’autovettura e riportava la frattura diafisaria dell’omero destro con paresi 

omo-laterale del nervo radiale e lesioni superficiali all’avambraccio destro. 

Seguiva una lunga inabilità lavorativa ed un fallito tentativo di riprendere la 

precedente attività. Dal marzo 2010, il contratto di lavoro che legava 

l’assicurata all’Ente Ospedaliero Cantonale veniva adattato ad un impiego del 

50%. 

2. Dopo l’esame peritale del 28 settembre 2010, con decisione 24 febbraio 2011, 

l’assicurazione infortuni riteneva l’assicurata abile al 50% come assistente di 

cura e completamente in un’attività confacente allo stato di salute. 

Conseguentemente dal 1. giugno 2011 sarebbe stata sospesa qualsiasi 

prestazione a titolo di indennità giornaliera. L’interposta opposizione mediante 

la quale l’assicurata chiedeva la verifica del diritto ad una rendita d’invalidità 

e di un’indennità per menomazione dell’integrità veniva respinta con decisione 

29 aprile 2011. 

3. Nel tempestivo ricorso 19 maggio 2011, l’assicurata chiedeva al Tribunale 

amministrativo il riconoscimento di una rendita d’invalidità del 23% e la 

rivalutazione del grado d’invalidità negli anni dal 2012 al 2014. 

Sostanzialmente, nel calcolo del reddito conseguibile senza invalidità non 

sarebbero state tenute in debita considerazione le indennità per lavoro 

notturno e festivo, quella per l’economia domestica e la scala salariale valida 

per i dipendenti del settore sanitario. Correggendo di conseguenza il reddito 

da valida e applicando una riduzione di almeno il 10% sul salario conseguibile 

da invalida ne risulterebbe un grado d’invalidità del 23%. 

4. Nella propria risposta di causa, l’assicurazione infortuni chiedeva la reiezione 

del ricorso e la conferma del rifiuto di prestazioni d’invalidità. Il calcolo del 

grado d’invalidità sarebbe stato correttamente effettuato. L’assicurata 

potrebbe conseguire il reddito già percepito prima dell’infortunio 

semplicemente esplicando l’attuale lavoro in misura completa. Anche in 

un’attività adatta ai postumi infortunistici, non sarebbero dati i presupposti per 

considerare le indennità speciali come parte del reddito conseguibile da 

valida, come non sarebbe giustificato procedere ad una riduzione del reddito 

da invalida in ragione del 10%.  

5. Replicando e duplicando le parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte. 

Considerando in diritto:

1. E’ controversa l’esistenza di un grado d’invalidità dante diritto a rendita. 

2. A norma dell’art. 18 cpv. 1 della legge federale sull’assicurazione contro gli 

infortuni (LAINF), l’assicurata invalida almeno al 10% a seguito d’infortunio ha 

diritto alla rendita d’invalidità. Le nozioni d’invalidità e d’incapacità al 

guadagno sono contenute nella legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA). E’ considerata invalidità l’incapacità al 

guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata 

(art. 8 cpv. 1 LPGA). E’ considerata incapacità al guadagno la perdita, totale 

o parziale, provocata da un danno alla salute fisica o psichica e che perdura 

dopo aver sottoposto l’assicurata alle cure e alle misure d’integrazione 

esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che 

entra in considerazione (art. 7 LPGA). Giusta quanto previsto all’art. 16 LPGA, 

per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurata invalida potrebbe 

conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lei dopo la cura 

medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto 

conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il 

reddito che essa avrebbe potuto ottenere se non fosse diventata invalida (DTF 

128 V 30 cons. 1).

3. a) Come rilevato nella relazione del 16 febbraio 2011 del dott. med. …, che 

visitava la paziente il 28 settembre 2010, la ricorrente presenta attualmente 

un “disturbo funzionale terminale residuale al di sopra dell’orizzontale e in 

rotazione spalla, così come in estensione gomito destro in presenza di uno 

stato dopo frattura pluri-frammentaria del III medio dell’omero”, “la persistenza 

di un’alterazione residuale della sensibilità al dito pollice e lungo il versante 

radiale dell’avambraccio, così come debolezza muscolare agli sforzi in 

presenza di uno stato dopo paresi del nervo radiale destro, nel frattempo 

praticamente normalizzata, e una lieve sofferenza del nervo mediano al tunnel 

carpale destro riacutizzatasi in concomitanza con l’evento infortunistico del 23 

marzo 2008”. In merito alla residua capacità lavorativa, lo specialista in 

chirurgia ortopedica reputava l’assicurata abile nella misura del 50% in qualità 

di assistente di cura. Nella valutazione della residua capacità in attività più 

confacenti allo stato post infortunistico, il dott. med. … si riallacciava 

pienamente alla valutazione già operata dal dott. med. … l’11 agosto 2010 (e 

poi riconfermata il 9 febbraio 2011). In attività leggere che non richiedono 

l’ingaggio prolungato frequente dell’arto superire destro dominante all’altezza 

o al di sopra dell’orizzontale, l’esecuzione di movimenti ripetitivi con la spalla, 

il gomito o il polso destro, l’uso di macchinari vibranti o, rispettivamente 

contundenti, l’esecuzione prolungata di attività di precisione con presa a pinza 

tra il pollice e l’indice e con un limite del carico a saltuari 5 kg tenuti scostati 

dal tronco, sussiste una completa abilità lucrativa. 

b) Questa valutazione non viene messa in discussione dall’istante. All’indirizzo 

dell’assicurazione infortuni vada però precisato che nell’esecuzione della 

precedente attività di assistente di cura, sussiste una capacita lavorativa 

ridotta al 50%. Come risulta dalla descrizione del proprio lavoro, l’istante deve 

rifare i letti con o senza la persona degente coricata, aiutare le persone ad 

andare in bagno ed a fare il bagno, alzare e coricare i pazienti, portare le 

vivande e i sacchi della biancheria nonché preparare i piatti per il pranzo o 

tagliare la carne. Evidentemente, nell’esercizio di pressoché tutte queste 

attività il limite di peso di 5 kg è superato e il lavoro chiede una controindicata 

ripetuta sollecitazione della spalla (vedi rapporto sulla capacità di carico 

relativa al lavoro del 21 settembre 2009). Sulla base di tale indagine pratica, 

anche il dott. med. … riteneva possibile “una ripresa della precedente attività, 

ma con rendimento diminuito, evitando attività che richiedono sovraccarico e 

ripetuti movimenti dell’arto superiore destro” (vedi rapporto del 21 settembre 

2009). Non è pertanto dato concludere che l’istante possa aumentare il 

proprio grado di occupazione fino a raggiungere il rendimento completo come 

postulato nel ricorso. I medici che si sono espressi sulla residua abilità della 

ricorrente reputano che la stessa possa riprendere il proprio lavoro presso 

l’Ente Ospedaliero Cantonale solo con un rendimento limitato. Una ripesa in 

qualità di assistente di cura in misura completa non viene da nessun medico 

ritenuta esigibile. La deduzione contraria tratta a questo proposito dalla parte 

convenuta non è corroborata da alcun elemento oggettivo. Che presso il 

precedente datore di lavoro non vi fosse alcuna possibilità di occupare la 

paziente in mansioni più leggere di quelle già attribuitele e in parte fuori 

manzionario è documentato nel rapporto dell’ispettore sinistri, laddove il 

datore di lavoro negava la possibilità di impiegare l’assicurata in un’attività più 

leggera e quindi più conforme alla di lei residua abilità (vedi rapporto 

dell’ispettore sinistri per il periodo dall’8 aprile al 29 maggio 2009, pag. 2 e 3). 

L’attuale impiego in ragione di un’occupazione al 50% non è pertanto dovuto 

alla volontà dell’istante di lavorare solo a metà tempo, bensì è dettato dalla 

sua situazione clinica, che giustifica un’abilità lavorativa del 50%, come del 

resto traspare chiaramente dai motivi addotti nello scritto del 5 marzo 2010 in 

merito alla modifica della percentuale lavorativa a seguito dell’infortunio. 

4. Per procedere al raffronto tra il reddito conseguibile da invalida e quello 

realizzabile come persona sana bisogna di regola esprimere il più 

esattamente possibile in cifre questi redditi e confrontarli, la differenza tra i 

due importi permettendo di calcolare il tasso d'invalidità. Nella misura in cui i 

redditi non possono essere espressi con esattezza in cifre, si deve stimarli 

sulla base degli elementi noti nel caso di specie e procedere al confronto dei 

dati approssimativi ottenuti (DTF 128 V 30 cons. 1). Per determinare il reddito 

ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute 

(reddito da valida), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento 

determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), 

guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale 

persona sana (DTF 129 V 224 cons. 4.3.1). Tale reddito dev'essere 

determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonda sull'ultimo 

reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, 

se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (DTF 129 V 

224 cons. 4.3.1 e RAMI 1993 no. U 168 pag. 100s. cons. 3b).

5. a) Prima dell’infortunio, l’assicurata lavorava presso lo stesso datore di lavoro 

come attualmente, ma a tempo pieno. Non sussistono pertanto motivi per 

ritenere che la stessa attività non sarebbe stata svolta anche in futuro e in 

ragione del 100%. Il reddito conseguibile da valida corrisponde pertanto a 

quanto l’istante avrebbe potuto guadagnare nell’esercizio della precedente 

attività. In termini temporali, è determinante il reddito ipotetico conseguibile al 

momento della decorrenza del diritto a rendita. Per questo il reddito da valida 

non deve essere solo indicizzato, ma deve tenere in considerazione anche 

l’effettiva evoluzione salariale. Non vanno invece presi in considerazione gli 

aumenti che insorgono o che potrebbero insorgere dopo la decorrenza del 

diritto a rendita (vedi sul tema Peter Omlin, Die Invalidität in der 

obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 179 s.). 

b) L’assicurata ha subito l’infortunio allorquando era posta nella classe di salario 

6 al 7. anno (vedi certificati di salario per il 2008). Nel calcolo del reddito 

conseguibile da valida per il 2011 (anno di decorrenza di un eventuale diritto 

a rendita e quindi determinante per il paragone dei redditi) è stato considerato 

il reddito annuo di una persona in classe di salario 6 al 10. anno pari a fr. 

62'252.--. Gli aumenti salariali effettivi sono quindi stati presi in considerazione 

nella valutazione del reddito da valida, mentre per quanto esposto in 

precedenza gli aumenti dopo il 2011 vanno tralasciati. In questo senso anche 

la richiesta di un nuovo calcolo della rendita per gli anni dal 2012 al 2014 è 

priva di fondamento. La determinazione del grado d’invalidità non può essere 

rimessa in discussione annualmente o ogni due anni, per apporre dei correttivi 

in termini di circa due punti percentuali, come preteso nel ricorso. Le 

condizioni di una revisione sono poste all’art. 17 LPGA e presuppongono una 

sensibile modifica del grado d’invalidità. Poiché il reddito da valida è un’entità 

ipotetica già in virtù della lettera della disposizione legale di cui all’art. 16 

LPGA, esso non deve corrispondere a quanto l’assicurata avrebbe a tutti gli 

effetti guadagnato precisamente durante un succedersi di momenti della 

propria carriera professionale. 

c) Nel reddito da valida non è poi stata giustamente presa in considerazione 

l’indennità per economia domestica, non potendo questa essere considerata 

parte del salario determinante. Queste indennità non sottostanno al prelievo 

di contributi sociali ai sensi della legislazione in materia AVS/AI/IPG (vedi art. 

5 cpv. 2 LAVS e 9 OAVS) e non vanno pertanto computate nel salario 

determinante (RAMI 1989 U 69, pag. 176 ss.). Anche in seguito, il Tribunale 

federale ha confermato la corretta omissione degli assegni sociali nel calcolo 

del reddito da valida (STF 8C_635/2001 del 27 agosto 2008 cons. 4.1). 

Nell’evenienza, come risulta dagli estratti salariali della ricorrente, l’indennità 

per economia domestica non è soggetta al prelievo di contributi sociali e 

quindi, non essendo parte del salario determinante, non è stata giustamente 

computata nel calcolo del reddito conseguibile da valida. 

d) Per quanto riguarda le indennità per ore festive e notturne, le censure di 

ricorso sono essenzialmente motivate. Le indennità per lavoro straordinario, 

notturno, festivo o per turni di lavoro vanno prese in considerazione per 

quanto rivestano carattere di salario e non siano reputate come delle 

compensazioni per le spese sostenute. Presupposto per la loro presa in 

considerazione è però che siano delle entrate regolari e che l’assicurata 

avrebbe con tutta probabilità anche in futuro potuto contare sulla loro 

attribuzione. Nel caso che ci occupa, le distinte salariali allegate comprovano 

che sulle indennità per lavoro festivo e notturno l’assicurata corrisponda i 

regolari contributi AVS/AI/IPG. Non si tratta quindi di un’indennità per spese 

sostenute. Inoltre, in qualità di assistente di cura l’istante è certamente sempre 

confrontata con tale tipo di indennità, essendo notoria la necessità in detto 

settore di lavorare di notte e durante i giorni festivi. A conferma delle pretese 

sollevate, l’istante ha allegato al ricorso la distinta salariale riguardante gli otto 

mesi antecedenti l’infortunio, giusta la quale risulta chiaramente che ogni 

mese le sono state corrisposte delle indennità per lavoro notturno e festivo. 

Anche dall’attuale estratto salariale riguardante il mese di gennaio 2011 

appare evidente la corresponsione di una parte di tali indennità. Per questo 

non vi sono motivi per considerare che nell’esercizio della propria attività in 

misura completa l’assicurata non avrebbe anche in futuro beneficiato di tali 

prestazioni. Il fatto che l’ammontare dell’indennità non sia identica per ogni 

mese non si oppone alla presa in considerazione di simili supplementi nel 

calcolo del guadagno conseguibile da valida. E’ infatti naturale che ogni mese 

non conti lo stesso numero di giorni festivi e che i turni di notte non possano 

essere stabiliti in modo identico per ogni mese lavorativo. I salari allegati 

riguardanti gli otto mesi precedenti l’infortunio ed il mese di gennaio 2011 

permettono però di determinare approssimativamente l’importo medio 

mensile che detta parte di salario avrebbe verosimilmente raggiunto. Giusta 

l’estratto salariale per il mese di gennaio 2011, riferito però ad un impiego al 

50%, l’indennità era calcolata allo stesso tasso del 2008. Per questo è dato 

concludere che in detto mese l’indennità sarebbe stata per un lavoro al 100% 

di fr. 98.40. In termini medi, è quindi dato quantificare l’importo dell’indennità 

mensile per lavoro festivo e notturno a fr. 172.-- (media su nove mesi di fr. 

201.--, 137.65, 200.90, 268.15, 135.55, 134.55, 201.45, 170.25 per gli anni 

2007 e 2008 nonché fr. 98.40 per il 2011). Per la ricorrente, a questo importo 

andrebbe aggiunto l’aumento reale delle indennità decise per il 2011 dal 

datore di lavoro. In base al nuovo regolamento organico cantonale, il lavoro 

serale (che però nella distinta salariale viene definito come lavoro notturno al 

tasso di fr. 5.--) veniva portato da fr. 5.-- a fr. 5.90 (aumento del 18%), mentre 

l’indennità per lavoro festivo passava da fr. 4.-- a fr. 5.-- (aumento del 25%). 

Considerando in media un aumento delle indennità del 21%, la relativa 

indennità mensile di fr. 172.-- verrebbe ad ammontare nel 2011 a fr. 208.--. 

Ne consegue che il salario conseguibile senza invalidità avrebbe dovuto 

giustamente ammontare a fr. 64'748.-- (fr. 62'252.-- + fr. 2'496.--). 

e) L’assicurazione infortuni non ammette la presa in considerazione dei 

supplementi per lavoro notturno e giorni festivi, adducendo che questo tipo di 

indennità verrebbe comunque corrisposto anche nella gamma di attività 

ancora esigibili dall’istante (Tabella TA1 posizione 85 dei dati forniti dalle 

statistiche salariali come risultano dall’inchiesta svizzera sulla struttura 

salariale, edita dall’Ufficio federale di statistica). Tale affermazione non è però 

resa verosimile da alcun elemento di giudizio oggettivo. Se l’assicurata ha 

beneficiato di un supplemento per lavori festivi e notturni è perché ella ha 

sempre lavorato anche per una parte dei giorni festivi e delle notti come 

documentato dalla propria distinta salariale. Inoltre, l’attività di assistente di 

cure permetteva di considerare tali prestazioni oltre il normale orario di lavoro 

come rientranti nella ordinaria sfera di attività di questa professione. 

Concludere con questo che una qualsiasi attività non qualificata in abito 

sanitario o sociale permetterebbe all’istante di conseguire parimenti delle 

simili indennità è solo un’opinione. Per essere preso in considerazione un 

simile elemento di reddito deve essere comprovato con il necessario grado 

della probabilità preponderante, mentre quanto proposto dall’assicurazione è 

una semplice supposizione che non merita considerazione. Operando un 

paragone tra il reddito da valida pari a fr. 64'748.-- e quanto ritenuto dalla 

convenuta come reddito ancora conseguibile da invalida e pari a fr. 57'793.-- 

ne risulta già un grado d’invalidità del 10%. 

6. a) Per quanto riguarda i dati della tabella TA1 da applicare, l’assicurazione 

infortuni ha considerato che l’istante possa continuare a svolgere un lavoro in 

ambito sanitario e sociale ed ha preso come base per il calcolo del reddito 

ipotetico conseguibile da invalida la posizione 85 della TA1, operando poi un 

approssimativo calcolo del reddito (le ore lavorative settimanali per il settore 

sanità e sociale erano nel 2008 in media 41.6 e non 41.7, vedi Die 

Volkswirtschaft, 6-2010, tabella B 9.2), adeguandolo all’evoluzione dei prezzi 

solo fino al 2009, senza cioè tenere in considerazione che i redditi presi a 

paragone riguardano l’anno 2011 (vedi per quanto concerne l’evoluzione 

salariale dal 2008 al 2011 gli indici stabiliti dall’amministrazione federale e 

pubblicati sul sito internet 

http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/03/04/blank/key/lohnent

wicklung/quartal.html, visitato il 12 settembre 2011). Per quanto concerne la 

scelta della posizione 85 alla TA1, questa dà adito ad alcune perplessità, già 

in considerazione di quanto esposto al cons. 3b che precede. Dall’indagine 

sul posto di lavoro condotta, non è dato senz’altro concludere alla possibilità 

di svolgere un’attività leggera anche se dequalificata in ambito sanitario o 

sociale con un pieno rendimento. Infatti, in detto settore l’attività fisica 

predomina solitamente rispetto al semplice lavoro di sorveglianza o a tavolino. 

Per questa fera di attività è allora difficile concludere alla possibilità per 

l’assicurata di esercitare senza alcun impedimento un’attività dequalificata 

entro i limiti funzionali posti dai medici. 

b Per questo Giudice su questo reddito specifico, una riduzione addizionale del 

10% sarebbe consona alla situazione post-infortunistica dell’istante. Secondo 

la giurisprudenza, costituisce una questione di diritto liberamente 

riesaminabile sapere se si giustificano delle deduzioni dal salario base da 

invalida in ragione di circostanze particolari (legate all'handicap della persona 

o ad altri fattori) secondo i principi elaborati in DTF 126 V 75 (DTF 132 V 399 

cons. 3.3). La deduzione non va effettuata automaticamente ma solo se nel 

singolo caso sussistono elementi che lascino presagire che la persona 

assicurata, a causa di una o più di queste circostanze, ben difficilmente 

riuscirà a sfruttare la sua capacità lavorativa residua sul mercato generale del 

lavoro. Nella quantificazione della (eventuale) deduzione dal salario statistico 

i singoli fattori entranti in linea di considerazione non giustificano, per ognuno 

di loro, automaticamente una riduzione, dovendo essere esaminate la loro 

interazione e la loro incidenza complessiva sul reddito da invalida (cfr. STF 

9C_382/2007 del 13 novembre 2007 cons. 4.2). Inizialmente, il supplemento 

di riduzione era giustificato dal fatto che, di regola, le persone impiegate a 

tempo parziale guadagnavano proporzionalmente meno di quelle impiegate a 

tempo pieno (DAS AI 1998 no. 15, principio valido però solo per la 

http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/03/04/blank/key/lohnentwicklung/quartal.html
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/03/04/blank/key/lohnentwicklung/quartal.html

manodopera maschile). Per le assicurate capaci al lavoro a tempo pieno non 

si giustifica pertanto solitamente un’ulteriore deduzione. Nel caso in esame, 

dall’assicurata è esigibile l’esplicazione di un lavoro in misura completa, 

considerando alcuni impedimenti addizionali che escludono l’ingaggio del 

braccio destro, lavori sopra l’orizzontale, le attività ripetitive, eventuali 

vibrazioni o contusioni dell’arto superiore destro, l’esecuzione prolungata di 

attività di precisione con presa a pinza tra il pollice e l’indice e il porto di pesi 

superiori a 5 kg (può saltuariamente sollevare fino a 5 kg). Per l’assicurazione 

convenuta l’entità di questi impedimenti addizionali, non potrebbe essere 

considerata rilevante nell’esercizio del genere di attività prese a fondamento 

per il calcolo in parola. Sarebbe infatti possibile ammettere che l’esercizio di 

attività leggere non implichino l’impiego delle braccia sopra l’orizzontale, di 

macchinari vibranti o contundenti e della presa fine. Questa conclusione si 

addice però generalmente all’intera gamma di attività di carattere leggero e 

ripetitivo (valore mediano totale della tabella TA1), laddove i redditi sono 

anche sensibilmente inferiori a quello preso in considerazione nell’evenienza 

concreta, ma non per la specifica situazione dell’assicurata. Come si è detto, 

in base alla documentazione medica agli atti, non è dato concludere che essa 

possa restare attiva nel proprio settore di attività (sanitario) svolgendo un 

lavoro dequalificato e con un pieno rendimento. Tale conclusione è stata 

dedotta dall’assicurazione infortuni, senza però che la stessa abbia anche 

solo provato a dimostrare la fattibilità concreta di quanto preteso, ad esempio 

indicando quale tipo di attività sarebbe concretamente esigibile con pieno 

rendimento. Basti a questo proposito rilevare che giusta l’indagine svolta sul 

posto di lavoro, anche per i lavori fuori mansionario rispetto alla normale 

attività di un’assistente di cure, la ricorrente incontrava comunque grosse 

difficoltà, benché le fossero state riservate delle attività ritenute dai 

responsabili di carattere leggero (vedi rapporto dell’ispettore sinistri per il 

periodo dall’8 aprile al 29 maggio 2009). Per questi motivi, per un salario 

giusta la posizione 85 della tabella TA1 si giustificherebbe un’ulteriore 

riduzione del 10%. 

c) Quando in termini medici è consigliata l’esplicazione di un lavoro leggero 

senza chiare indicazioni per il mantenimento del settore di attività precedente, 

è solitamente indicato stabilire il reddito conseguibile da invalida giusta i dati 

esposti nella TA1 riguardanti la media nazionale conseguibile nel settore 

privato riferita ad attività semplici e ripetitive con un livello di qualifica 4 (in 

questo caso il calcolo del reddito annuo da invalida si presenterebbe come 

segue: partendo da uno stipendio lordo mensile in detto settore nel 2008 di fr. 

4’116.--, ritenuti 12 mesi all’anno per un tempo normale di lavoro 41.6 ore 

settimanali anziché le 40 ore ritenute dai dati statistici [fr. 4'116.-- x 12 : 40 x 

41.6, vedi Die Wolkswirtschaft, 6-2010, tabella B 9.2] e considerando un 

aumento dei salari del 2.1% per il 2009, dell’1.0% per il 2010 e dell’1.7% per 

il 2011 il guadagno annuo per il 2011 risulterebbe ammontare a fr. 53'871.--). 

Su tale reddito, essendo possibile l’esercizio di un’attività a tempo pieno e con 

preteso completo rendimento, non si giustifica solitamente un’ulteriore 

riduzione, poiché prendendo in considerazione l’insieme di tutte le attività 

leggere che entrerebbero in considerazione è dato concludere che gli 

impedimenti riscontrati non inciderebbero ulteriormente sul rendimento 

(piccoli lavori amministrativi, di controllo, sorveglianza, al telefono, nell’ambito 

della vendita ecc.). Inoltre, per questa gamma di attività ancora esigibili senza 

impedimenti, non è escluso che la qualifica professionale dell’assicurata 

potrebbe tornarle utile. Per questi motivi, se per i dati statistici viene presa a 

fondamento del calcolo la media del settore privato, una ulteriore deduzione 

non trova alcuna giustificazione. 

c) Compete in queste condizioni all’assicurazione infortuni determinare 

esattamente il grado d’invalidità della ricorrente partendo da un reddito 

conseguibile senza invalidità nel 2011 pari a fr. 64'748.--. Per quanto riguarda 

il reddito realizzabile dopo l’infortunio, spetta alla convenuta stabilire se 

operare con i dati statistici del settore sanitario e sociale (TA1 posizione 85) 

praticando in tale caso una riduzione del 10% o con quelli riferiti ai valori 

complessivi della media svizzera del settore privato (TA1), nel qual caso un 

ulteriore riduzione non trova giustificazione, e avendo riguardo all’impossibilità 

di arrotondare il risultato così ottenuto (STF I 32/00 dell’8 agosto 2001). 

7. In conclusione, il ricorso è parzialmente accolto nel senso dei considerandi e 

gli atti sono ritornati all’assicurazione infortuni per l’esatta definizione del 

grado d’invalidità. Giusta l’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura è gratuita. 

Alla ricorrente che non si è avvalsa della collaborazione di un patrocinatore 

legale non spettano ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto e la decisione impugnata annullata. Gli atti 

vengono rinviati all’… Infortuni SA per la quantificazione esatta del grado 

d’invalidità nel senso esposto nei considerandi. 

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili.