# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7eef2cbe-043b-57a2-8266-754a87f5b61a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.11.1998 52.1998.171
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-171_1998-11-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00171

   

  	
  Lugano

  12 novembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  15 giugno 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________ c/o avv. __________ 

  patrocinato
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 26 maggio 1998 (n. 2351) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 5 dicembre 1996
  con la quale il Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, gli
  ha negato il rilascio del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    24 giugno 1998 del Consiglio di
Stato,

-    26 giugno 1998 della Sezione degli
stranieri;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadino
__________ (__________), è entrato in modo irregolare siccome sprovvisto di
visto in Svizzera il 12 agosto 1992 per sposarsi a __________ con __________,
cittadina italiana titolare di un permesso di domicilio nel nostro Paese dal
1969. A seguito di tale unione matrimoniale (ricongiungimento famigliare), allo
straniero  è stato rilasciato il 29 ottobre 1992 un permesso di dimora annuale,
regolarmente rinnovato e valido fino all'11 agosto 1996.

 

 

                                  B.   a) Il 6 settembre 1996 la
Sezione degli stranieri, accertato che i coniugi vivevano separati di fatto dal
15 gennaio precedente, ha negato a __________ il rinnovo del permesso B
ordinandogli di lasciare il territorio cantonale entro il 31 ottobre 1996. Il
18 ottobre 1996 i coniugi hanno dichiarato di aver ripreso la vita in comune da
dieci giorni; il 23 dello stesso mese __________ ha nuovamente richiesto il
permesso di dimora. Il 15 novembre 1996 l'interessato ha lasciato la Svizzera a
seguito della decisione negativa presa dal Dipartimento il 6 settembre
precedente e cresciuta in giudicato, trasferendosi a __________.

 

b) Il 5 dicembre 1996 la Sezione degli stranieri - visti gli art.
4 e 17 LDDS, 8 ODDS, 8 CEDU - ha respinto l'istanza di rilascio presentata il
23 ottobre 1996 da __________. Secondo l'autorità cantonale, interessando i
servizi di polizia, lo straniero ha altresì violato l'ordine pubblico elvetico.
Dato che la moglie è cittadina italiana, il Dipartimento ha ritenuto che la
stessa poteva trasferirsi nella vicina Penisola per vivere con l'interessato e
dando la possibilità a quest'ultimo di ottenere colà un permesso di soggiorno a
seguito del matrimonio.

 

 

                                  C.   Adìto il 27 dicembre 1996  da
__________, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 26 maggio 1998.

Secondo il Governo cantonale, il ricorrente - a cui viene
rimproverato un comportamento non proprio esemplare - soddisfa i requisiti per
il rifiuto del rilascio di un permesso di dimora per aver violato l'ordine
pubblico. La misura è stata inoltre considerata adeguata alle circostanze e
ossequiosa del principio della proporzionalità dal momento che un suo
trasferimento all'estero, segnatamente in Italia, dove la moglie potrebbe
rendergli visita oppure riprendere la convivenza, è proponibile e ragionevolmente
esigibile.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio del permesso
di dimora.

Il ricorrente contesta la decisione, dolendosi in sostanza di
un accertamento inesatto dei fatti ed asserendo che le risultanze di ordine
penale non permettono di ravvisare gli estremi di una violazione dell'ordine
pubblico. Sostiene inoltre che la decisione impugnata è lesiva del principio di
proporzionalità e contraria all'art. 8 CEDU, in quanto si fonderebbe su
un'erronea ponderazione degli interessi in presenza.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso
si oppongono sia la Sezione degli stranieri sia il Consiglio di Stato,
adducendo delle argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in
seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett.
a della Legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone
straniere, dell'8 giugno 1998).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce alcun diritto. L'art. 4 LDDS stabilisce
che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni
della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del
permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto
all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di
una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale
(DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii). Nel caso specifico
entrano in linea di conto, a questo riguardo, gli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU.

 

1.3. Non esiste tra la Svizzera e la Repubblica federale
socialista di Iugoslavia alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno
in Svizzera dei cittadini iugoslavi, accordo dal quale potrebbe scaturire un
diritto al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 primo periodo LDDS, il coniuge
straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio ha
diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora fintanto che i
coniugi vivono insieme. Ci si potrebbe invero chiedere se la relazione è
attualmente ancora intatta ed effettivamente vissuta. Va tuttavia tenuto
presente che il ricorrente si trova attualmente all'estero a seguito della
decisione negativa emanata il 6 settembre 1996 dalla Sezione degli stranieri,
che precede la nuova richiesta di rilascio a seguito della dichiarazione comune
dei coniugi di essersi riconciliati. Per la risoluzione della vertenza non è ad
ogni buon conto necessario esaminare oltre aspetto. In effetti, peri motivi che
saranno esposti nei prossimi considerandi, nella misura in cui è ricevibile, il
gravame va in tutti i casi respinto nel merito. Assodato che per le ragioni dianzi
esposte la fattispecie potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale
federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, la competenza di questo
Tribunale è quindi data.

 

1.5. Va poi osservato che l'art. 8 CEDU concede un diritto a
un permesso agli stranieri che intendono vivere in Svizzera con un parente
stretto, il quale dispone di un diritto di soggiorno stabile (nazionalità
svizzera o domicilio). Una simile pretesa sussiste tuttavia solo a condizione
che la relazione tra lo straniero e il proprio parente sia stretta, intatta e
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e; 118 Ib 157 consid. c con
rinvii). Per statuire sul gravame non è anche qui necessario accertare più a
fondo la natura e l'intensità del legame familiare che lega il ricorrente alla
moglie domiciliata. In effetti, per le ragioni che seguono, per quanto riguarda
un'eventuale violazione dell'art. 8 CEDU, nella misura in cui è ammissibile, il
ricorso va comunque respinto nel merito.

 

1.6. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm),
è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
procedere ad accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Il ricorrente critica
innanzitutto la decisione impugnata ritenendola arbitraria per aver accertato i
fatti in modo inesatto. Egli precisa che la condanna del 19 ottobre 1993, di
cui si dirà in seguito unitamente agli altri fatti rilevanti per il giudizio,
prevede 30 giorni di arresto e non di detenzione. Pone pure in rilievo che il
periodo detentivo dal 13 al 19 gennaio 1996 ed il successivo dal 20 settembre
all'8 ottobre 1996 erano in relazione con una querela per vie di fatto e
danneggiamento rispettivamente con un procedimento di violazione alla LStup
sfociati entrambi in un decreto d'abbandono. Infine sottolinea che il decreto
d'accusa 20 aprile 1998 non prevede la pena accessoria dell'espulsione. Orbene,
benché le sue osservazioni siano in buona parte giustificate (a parte l'arresto
del 13 gennaio 1996 dovuto a infrazione alla LC sul porto d'armi e munizioni,
cfr. rapporto di segnalazione 15 ottobre 1996 della Polizia cantonale foglio
2), la doglianza non può essergli di soccorso, questi elementi non essendo giuridicamente
rilevanti sull'esito della controversia. Del resto, in virtù del principio
inquisitorio, il Tribunale cantonale amministrativo può comunque verificare d'ufficio
gli accertamenti di fatto e tener conto quindi di fatti che le parti non hanno
addotto o negare l'esistenza di quelli che sono stati invece riconosciuti.
L'autorità di ricorso si occuperà tuttavia dei soli fatti che sono pertinenti
al giudizio e, per evidenti ragioni di economia processuale, non procederà ad
ulteriori verifiche quando la loro esattezza appare seriamente accertata e le
parti non la contestano (v. Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa
ticinese, n. 1 ad art. 62).

 

 

                                   3.   3.1. Giusta l'art. 17 cpv.
2 ultimo periodo LDDS, il diritto dello straniero al rilascio del permesso si
estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto rifiuto deve rispettare il
principio della proporzionalità. I motivi di estinzione di questo diritto sono
tuttavia meno severi di quanto richiesto dall'art. 7 cpv. 1 in fine LDDS, il
quale stabilisce che deve sussistere un motivo di espulsione per negare al
coniuge straniero di un cittadino svizzero il rilascio o la proroga del
permesso sollecitato. Difatti, una violazione dell'ordine pubblico può
risultare dalla commissione di un'infrazione oppure, in una maniera più
generale, da un comportamento reprensibile (Wurzburger, La jurisprudence récente
du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 320).
Considerato che una violazione minore dell'ordine pubblico è una ragione
sufficiente per rifiutare la concessione del permesso, l'interesse privato
dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera ha, nell'ambito
della ponderazione degli interessi pubblici e privati in presenza, meno
importanza che se si fosse trattato di un'espulsione (DTF 120 Ib 130 consid.
4a).

 

3.2. Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare
di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto
è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza sia
prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società
democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il
benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della
salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà
altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli
interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può
esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il
nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un permesso di
dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero
dev'essere ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera di costui,
a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va nondimeno precisato
che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che
lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per
accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a).

 

 

                                   4.   4.1. Nel caso specifico, il
ricorrente ha più volte interessato le autorità di polizia, penali e
amministrative del Cantone. Con decreto d'accusa 19 ottobre 1993 è stato
condannato ad una pena di 30 giorni di arresto, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di 2 anni siccome prevenuto colpevole di falsità in certificati
e ripetuta infrazione alla LCStr. Egli aveva fatto uso il 4 maggio 1993 a
__________, a scopo d'inganno nel corso di un controllo di polizia, di una
licenza di guida internazionale - risultata contraffatta - rilasciata dalle
autorità albanesi. Inoltre aveva ripetutamente circolato alla guida di veicoli
a motore senza essere titolare della richiesta licenza di condurre. Per questa
condanna egli è stato ammonito (art. 16 cpv. 3 ODDS) il 23 marzo 1994 dalla
Sezione degli stranieri.

                                         Con decreto d'accusa 20
aprile 1998 lo straniero è stato condannato alla pena di 40 giorni di arresto
sospesa condizionalmente per un periodo di 2 anni e ad una multa di fr. 500.–.
Il beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena di 30 giorni di
arresto decretata il 19 ottobre 1993 non è stato revocato, ma l'insorgente è
stato ammonito formalmente ai sensi dell'art. 41 cifra 3 cpv. 2 CPS. Egli è
stato ritenuto autore colpevole di infrazione alla LF sul materiale bellico e
relativa ordinanza concernente l'acquisto ed il porto da parte di cittadini
iugoslavi del 18 dicembre 1991 (per avere, senza esservi autorizzato, nel corso
del 1995 acquistato a __________ ed importato in Svizzera, portandosi seco in
pubblico, una pistola Smith e Wesson e relativa munizione - 75 proiettili cal.
38 - poi risultata di provenienza furtiva e restituita al proprietario),
contravvenzione alla LC armi (per avere, senza esservi autorizzato, a più
riprese a partire dal 1995 e fino al 14 gennaio 1996 circolato in territorio
svizzero in possesso dell'arma citata) e ripetuta infrazione alla LDDS (per
avere dall'agosto 1992 ripetutamente utilizzato nei confronti delle autorità
preposte al controllo degli stranieri, per ottenere il permesso B
rispettivamente per recarsi all'estero e rientrare in Svizzera, un passaporto
iugoslavo alterato nella fotografia; entrando quindi in territorio svizzero e
soggiornandovi privo di validi documenti).

 

4.2. Le infrazioni commesse dal ricorrente, anche se non di
particolare gravità, sono rilevanti perché denotano una scarsa considerazione
del Paese che lo ospita. Dall'incarto risulta che egli è stato arrestato la
prima volta già solo dopo 9 mesi dalla sua entrata irregolare senza visto in
Svizzera. Particolare rilevanza hanno le infrazioni che riguardano il materiale
bellico e la LDDS, commesse dopo la decisione di ammonimento pronunciata dalla
Sezione degli stranieri a seguito della prima condanna. Con i suoi atti lo
straniero, nei suoi quattro anni di soggiorno, ha dimostrato di non voler o
poter adattarsi all'ordinamento vigente del Paese che lo ospita. Ciò è già
sufficiente per considerare che egli ha ampiamente violato l'ordine pubblico elvetico,
senza dover esaminare ancora le ragioni delle sue difficoltà d'inserimento per
essere rimasto senza lavoro per oltre la metà del suo periodo trascorso in Svizzera.
Va anche osservato che il ricorrente non adduce l'impossibilità di rientrare in
patria o di soggiornare nel paese d'origine della moglie.

Dall'altro lato, va rilevato che la moglie del ricorrente,
cittadina italiana nata nel 1966, vive e lavora in Svizzera ed è al beneficio
di un permesso di domicilio a partire dall'età di tre anni. Si può quindi
considerare che è bene integrata. Non si può tuttavia escludere che la stessa
possa andare a vivere con il marito nel Paese d'origine di quest'ultimo, anche
se ciò implica qualche difficoltà. I coniugi __________ hanno altresì la
possibilità d'installarsi nel paese d'origine della moglie - cioè l'Italia ove
le condizioni di vita, economiche, sociali e culturali, nonché la lingua sono
simili a quelle ticinesi e dove il marito si è già trasferito a seguito della
decisione negativa del 6 settembre 1996 - oppure, eventualmente, in un altro
paese dell'Unione Europea. Ciò tanto più che la moglie del ricorrente non ha
figli a carico.

 

Tenuto conto dell'insieme delle circostanze, l'interesse privato
del ricorrente a vivere in Svizzera con sua moglie non è preponderante rispetto
all'interesse pubblico ad allontanare uno straniero il quale rappresenta una
minaccia per l'ordine pubblico.

 

4.3. Il ricorrente asserisce che due condanne per complessivi
70 giorni d'arresto non sono suscettibili di giustificare il provvedimento
adottato. Sennonché per giustificare un allontanamento dalla Svizzera è
sufficiente una violazione minore dell'ordine pubblico, che può essere
minacciato non solo mediante la violazione di norme giuridiche ma anche con il
mancato rispetto delle strutture sociali o di importanti valori morali (STF 18
marzo 1994 inedita in re F. e M. consid. 4). Egli è entrato in territorio elvetico
soggiornandovi privo di validi documenti, dal momento che il suo passaporto
iugoslavo è risultato alterato nella fotografia. Egli ha pure circolato con
un'arma senza autorizzazione per un periodo assai lungo (dal 1995 al 14 gennaio
1996). Tali fatti denotano che lo straniero non è integrato nella realtà elvetica,
la cui mentalità e ospitalità non accetta atti del genere. D'altronde egli era
stato già ammonito il 23 marzo 1994 dalla Sezione degli stranieri a seguito
della prima condanna penale con l'avvertenza che in caso di recidiva o di
comportamento scorretto sarebbe stata presa in esame la possibilità di
infliggergli adeguate misura amministrative. Abbondanzialmente va rilevato che
il Pretore del distretto di Lugano, sezione 4, ha commutato il 29 ottobre 1998
la contenuta multa di fr. 500.-- di cui al DA 20 aprile 1998 nella pena di 16
giorni d'arresto (FUCT __________/1998 __________ pag. __________).

L'insorgente invoca per la moglie difficoltà di ordine
familiare ed economico nel trasferirsi in Italia, sottolineando che essa si
trova in Ticino sin dalla nascita dove avrebbe i suoi interessi affettivi e
professionali. Va osservato innanzitutto i coniugi sono tornati a vivere
insieme l'8 ottobre 1996 proprio poco prima che al ricorrente era stato fatto
ordine di lasciare il territorio cantonale entro il 31 ottobre perché viveva
separato dalla moglie. Ora, dallo scritto 14 gennaio 1997 alla Sezione degli
stranieri la moglie ha dichiarato che in seguito alla partenza del marito "noi
siamo di fatto separati e io non intendo assumermi la responsabilità delle sue azioni,
per cui la prego di prendere buona nota di questa comunicazione e di volermi
considerare estranea a qualsiasi procedimento a carico del signor __________
", ciò che lascia invero qualche perplessità - benché il ricorrente lo
neghi - sull'effettiva solidità dell'unione coniugale. Ma tant'è. Le presunte
difficoltà d'inserimento della moglie in Italia - che soprattutto nella fascia
di confine sarebbero comunque minime - non sono in tutti i casi sufficienti a
sovvertire i motivi di interesse pubblico alla base della decisione di non
rilasciare il permesso di dimora al marito (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid.
4a). Inoltre, a prescindere dal fatto che non vi è ancora una decisione positiva
in merito alla naturalizzazione della consorte (doc. B), tale elemento non può
essere di soccorso al ricorrente non essendo affatto escluso il trasferimento
di un coniuge svizzero in un Paese con lingua e stile di vita analoghi al suo
(cfr. STF 18 agosto 1994 inedita in re S. consid. 5b). Neppure l'intenzione di
frequentare una scuola professionale nella Svizzera romanda (doc. I) gli giova,
il rilascio di un permesso non dovendo essere pregiudicato da alcun atto dello
straniero (art. 8 cpv. 2 ODDS).

 

 

                                   5.   Rifiutando di rilasciare il
permesso di dimora al ricorrente, la Sezione degli stranieri non ha pertanto
disatteso né l'art. 17 cpv. 2 LDDS né l'art. 8 CEDU. Difatti, come ha
correttamente considerato il Consiglio di Stato - non disattendendo l'art. 56 PAmm
come ritiene a torto l'insorgente -, la decisione censurata non procede da un
esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità
di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della
misura applicata. La decisione non appare di conseguenza insostenibile.

 

 

                                   6.   La tassa di giustizia e le
spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 17 cpv. 2 LDDS;
8, 16 ODDS; 3, 18, 28, 43, 46, 56, 60, 62 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile,
il ricorso è respinto.

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese per complessivi fr. 500.– sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario