# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a75e8f4-d6d4-5a3d-9b5a-9a5ce663eea7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-03-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.03.2001 52.2000.302
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-302_2001-03-13.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00302

   

  	
  Lugano

  13 marzo 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso  29 novembre 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr. da: __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 7 novembre 2000, no. 4861, del
  Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa del ricorrente avverso la
  risoluzione 25 febbraio 1999, no. E 70, con la quale la Sezione degli
  stranieri gli ha negato il rinnovo del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    5 dicembre 2000 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

-    13 dicembre 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Dal 1975 il
cittadino croato __________ ha svolto la propria attività lavorativa in
Svizzera, pur risiedendo in Germania. Il __________ lo straniero si è unito in
matrimonio con la cittadina elvetica __________, dalla cui unione sono nati i
figli __________, __________ e __________. A seguito del matrimonio è stato rilasciato
all'interessato un permesso di dimora, con ultimo termine di scadenza il 17
luglio 1997, per soggiornare dapprima nel canton Berna e dal luglio 1995 in
Ticino, dove la famiglia __________ si era nel frattempo trasferita. 

Dal 5 ottobre 1995 il passaporto
dell'interessato è restato depositato presso l'URS di __________, essendo
scaduto. Malgrado i diversi solleciti dell'autorità competente, la quale
rendeva attento l'insorgente che la presentazione di un documento di legittimazione
valido è requisito essenziale per l'ottenimento del permesso di dimora o del
suo rinnovo, egli non ha adempiuto a quanto richiestogli nel termine fissatogli.
Nella primavera 1997 i coniugi __________ si sono separati di fatto e nel contempo
la moglie ed i figli hanno cominciato a percepire prestazioni dalla pubblica
assistenza, sebbene il ricorrente avesse dichiarato a più riprese di disporre
di sostanziosi guadagni (cfr. verbali 2 marzo 1996:
fr. 10'000.--/20'000.-- mensili; 29 marzo 1996: fr. 100'000.-- annui; 16
settembre 1998: fr. 150'000.-- nel biennio 1997-1998). Il 26 marzo 1999 è stato
dichiarato decaduto l'esperimento di conciliazione chiesto dalla moglie. Il
termine semestrale per inoltrare l'azione di separazione o di divorzio è stato
lasciato scadere senza nulla intraprendere. 

 

 

                                  B.   Dal 1991
__________ ha interessato le autorità di polizia e giudiziarie per diversi
reati ed in particolare:

1991:                infrazione alla LCStr;

16.07.1992:     condanna al pagamento di una
multa di fr. 400.--, in quanto ritenuto colpevole di favoreggiamento al
soggiorno di stranieri entrati illegalmente in Svizzera;

1992:                inchiestato per truffa;

25.01.1994:     condanna a 18 mesi di detenzione
della corte correzione del canton Ginevra ed espulsione dalla Svizzera per 5
anni per falsità in documenti e ricettazione; pene sospese condizionalmente;

30.03.1995:     condanna al pagamento di una
multa di fr. 80.-- per infrazione alla LCStr (abuso della licenza di condurre e
delle targhe);

16.06.1995:     rapporto di arresto per
violazione del bando e ordine di arresto (multa non pagata del canton Berna per
infrazione alla LCStr); decreto di abbandono 25 agosto 1995 per intervenuto pagamento;

29.02.1996:     lo straniero è stato trovato
in possesso di un passaporto falso utilizzato scientemente per uscire dalla
Svizzera;

08.04.1996:     i coniugi __________ sono
inchiestati per truffa per non aver pagato la pigione (fatti da loro ammessi);

11.1996:           richiesta di
interrogatorio del comando della polizia di Zurigo in quanto sospettato di
tentata truffa per US$ 4 mio;

09.1998:           denuncia di frode dello
scotto di fr. 5'669.80; poi ritirata essendo stato saldato il debito;

18.11.1998:     lo straniero è stato trovato
in possesso unitamente ad una terza persona di un certificato di deposito falso
per un importo di US$ 10 mio;

21.12.1998:     segnalazione del comando di
polizia del canton Soletta per probabile truffa (offerta di un finanziamento di
fr. 40 mio);

23.12.1998:     interrogatorio a Lugano per
tentata truffa;

19-28.3.00:      carcere;

28.03.2000:     condanna a 3 mesi di
detenzione e 5 anni di espulsione, sospesi condizionalmente, per messa in
circolazione di monete false e falsità in certificati.

Dal rapporto di polizia 17 settembre 1997 è
inoltre emerso che a carico dello straniero vi sono precetti esecutivi per un
importo di oltre fr. 400'000.--, nonché 12 attestati di carenza di beni
per fr. 25'949.-- (rapporto di segnalazione 11 febbraio 1999). 

 

 

                                  C.   Il 27
maggio 1997 __________ ha chiesto il rinnovo del permesso di dimora. Il 25
febbraio 1999 la Sezione degli stranieri ha respinto l'istanza, ritenuto che i
coniugi vivevano separati e che lo straniero non aveva presentato un passaporto
nazionale valido. L'autorità competente gli ha dunque ordinato di lasciare il
territorio del canton Ticino entro il 31 marzo 1999. La decisione è stata resa
in applicazione degli art. 3, 4, 5, 7, 9, 12 e 16 LDDS nonché dell'art. 8 ODDS.

 

 

                                  D.   Il 29 marzo
1999 __________ è insorto davanti al Consiglio di Stato, postulando
l'annullamento della risoluzione dipartimentale. In quella sede lo straniero ha
prodotto un passaporto croato valido fino al 29 gennaio 2009 ed ha sostenuto
che doveva essergli concesso il permesso di domicilio in virtù del matrimonio
in essere da più di 15 anni. All'accoglimento dell'impugnativa si è opposta la
Sezione dei permessi e dell'immigrazione, ponendo in evidenza il comportamento
dello straniero ed il fatto che la consorte era a carico della pubblica
assistenza. In pendenza di causa è poi emerso che il documento di
legittimazione prodotto era falso (cfr. condanna 28 marzo 2000 di cui al
consid. B) e che il debito contratto dalla famiglia __________ verso lo Stato
ammontava a fr. 37'649.20.

 

 

                                  E.   Con
decisione 7 novembre 2000 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame presentato
dall'insorgente. In sostanza l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che il
richiamarsi ad un vincolo matrimoniale, che sussisteva ormai soltanto di fatto,
rappresentava un chiaro abuso di diritto. Ha inoltre ritenuto che il
comportamento dello straniero, che aveva interessato più volte le autorità di
polizia e giudiziarie e lasciato la propria famiglia nell'indigenza malgrado le
asserite buone entrate, rappresentasse un motivo di espulsione ex art. 10 cpv. 1
lett. a, b e d LDDS. Ha infine negato che lo straniero potesse prevalersi del
diritto al rispetto della vita privata e famigliare garantito dall'art. 8 CEDU.

 

 

                                  F.   Contro tale
pronuncia __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
postulandone l'annullamento e chiedendo di essere posto al beneficio
dell'assistenza giudiziaria. Afferma che il Governo avrebbe dovuto verificare
la sua affermazione, secondo cui egli viveva con la propria famiglia dal 12
agosto 1999. Tale omissione può essere sanata in questa sede mediante
l'assunzione quali testi della moglie e dei figli ed il richiamo dell'incarto
relativo all'istanza di tentativo di conciliazione. Pone in evidenza che le due
condanne penali agli atti non permettono di concludere che egli abbia violato
in modo serio l'ordine giuridico svizzero. Gli ulteriori fatti addebitatigli
dal Governo non hanno invece alcuna rilevanza penale, essendo privi di ogni
riscontro. Sottolinea che dal gennaio 2000 la sua famiglia non percepisce più
alcuna prestazione assistenziale. Per quanto concerne il periodo precedente
afferma che le proprie entrate, contrariamente a quanto da lui sostenuto in più
occasioni, erano tanto magre da imporre l'aiuto statale. Le prestazioni di
sostegno sociale non sono dunque state conseguite in modo illecito. Considerato
che i suoi famigliari sono cittadini svizzeri, il loro lungo soggiorno in
Svizzera e che essi non conoscono la lingua serbo-croata, non può essere
preteso un loro trasferimento all'estero. 

 

 

                                  G.   All'accoglimento
dell'impugnativa si sono opposti sia il Consiglio di Stato sia la Sezione dei
permessi e dell'immigrazione con delle argomentazioni di cui si dirà, per
quanto d'interesse, nel seguito. 

 

 

                                  H.   a) Al fine
d'istruire l'impugnativa sono stati richiamati l'incarto concernente l'istanza
di tentativo di conciliazione e la sentenza 25 gennaio 1994 della corte
correzionale del canton Ginevra. Nel contempo è stato assunto agli atti un
estratto aggiornato delle esecuzioni promosse nei confronti del ricorrente. 

 

b) Presone conoscenza, l'insorgente ha
sottolineato che dall'incarto civile emerge che la separazione è intervenuta
nel maggio 1998 e che il marito vi si era opposto. La moglie aveva dal canto
suo dichiarato di avere mantenuto rapporti d'amicizia con il marito. Non
potrebbe dunque essere dedotto che il loro matrimonio esiste ormai soltanto dal
profilo formale. 

In merito alla condanna pronunciata nei suoi
confronti osserva che non adempie i presupposti per un'espulsione giusta
l'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS e che in ogni caso le sanzioni
penali pronunciate nei suoi confronti risalgono al passato. 

Ritiene infine che la sua situazione
debitoria sia da ricondurre al difficile momento economico vissuto dalla sua
famiglia e non ad una sua incapacità ad adattarsi al modo di vivere del nostro
paese.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
è data soltanto nella misura in cui la decisione contestata è suscettibile di
essere impugnata con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. In materia di polizia degli stranieri
il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile
contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione
federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a
con rinvii).

 

1.3. Non esiste tra la Svizzera e la Croazia
(o Bosnia-Erzegovina) alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno
in Svizzera dei cittadini croati, accordo dal quale potrebbe scaturire un
diritto al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio ed
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c). In concreto,
l'interessato è sposato con __________ dal __________. Di principio egli ha
dunque diritto al postulato rinnovo del permesso di dimora. Pertanto, essendo
la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti al Tribunale federale
mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la
competenza di questa corte a statuire sulla presente impugnativa è data. Se il
permesso sollecitato possa essere in concreto rifiutato è una questione di
merito, non di ammissibilità.

 

1.5. A seconda delle circostanze lo
straniero può prevalersi del diritto al rispetto della vita privata e familiare
garantito dall'art. 8 CEDU per opporsi all'eventuale separazione della
famiglia e ottenere il rinnovo del permesso di dimora. Affinché l'art. 8 CEDU
sia applicabile, occorre tuttavia che tra lo straniero che domanda un permesso
di dimora e la persona della sua famiglia che beneficia del diritto di
risiedere in Svizzera (cittadino svizzero o straniero titolare di un permesso
di domicilio) esista una relazione stretta, intatta, che sia effettivamente
vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e; 118 Ib 152 consid. 4). In questo caso contro
una decisione che rifiuta il rilascio del permesso di dimora è ammissibile il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale in applicazione
dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG in relazione con l'art. 10 LALPS.
Nella fattispecie, il ricorrente sostiene di aver mantenuto con la moglie __________
ed i figli __________, __________ e __________ un legame intenso e vivo. Per la
soluzione della vertenza non è necessario esaminare più a fondo la natura e
l'intensità di tali legami familiari. Nella misura in cui la censura di
violazione dell'art. 8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta
nel merito per le ragioni che verranno esposte in seguito (cfr. consid. 3 e 4).

 

1.6. L'impugnativa, tempestiva (art. 46 cpv.
1 PAmm) e presentata da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm),
è dunque ricevibile in ordine e può essere giudicata sulla base degli atti,
integrati dalle risultanze del complemento istruttorio esperito (art. 18 cpv. 1
PAmm). Questo tribunale non ritiene invece necessario sentire la moglie o i
figli, in quanto non porterebbero alcun elemento di rilievo per il giudizio.
Come si dirà più oltre (cfr. consid. 3), agli atti figurano già sufficienti
prove in merito alla sussistenza del legame coniugale ed alla residenza
effettiva dello straniero. 

 

 

                                   2.   2.1.
Secondo l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio ed alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le
prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente
quelle sulla limitazione dell'effettivo degli stranieri (art. 7 cpv. 2 LDDS).
Il permesso può anche essere negato in caso di abuso di diritto. L'abuso
sussiste quando un diritto viene invocato per realizzare degli interessi che la
legge non vuole proteggere (U. Häfelin/G. Müller, Grundriss des Allgemeinen
Verwaltungsrechts, 3. ed., Zurigo 1998, n. 597 segg.; M. Imboden/R.
Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 6. ed., Basilea/Francoforte
sul Meno 1986, n. 74 e 78). In particolare ciò si verifica quando lo straniero
si richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente per
ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97,
consid. 4). La volontà di creare un'autentica unione coniugale non può essere
dedotta dal solo fatto che i coniugi abbiano vissuto per un certo periodo o
vivano al medesimo indirizzo, ritenuto che tale comportamento può essere stato
adottato al solo fine di trarre in inganno le autorità (DTF 122 II 295 consid. 2b
e rif.; 121 II 1, consid. 2d). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi
non provoca necessariamente la perdita del diritto ad un permesso di soggiorno
(DTF 118 Ib 150, consid. 3b). Questa soluzione è stata scelta al fine di
evitare che la presenza in Svizzera dello straniero dipenda dalla volontà del
coniuge. Si è infatti inteso garantire al cittadino straniero il diritto di
richiedere egli stesso l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale,
segnatamente anche il diritto alla separazione giusta l'art. 175 CC, senza
per ciò dover temere di essere allontanato dalla Svizzera.

 

2.2. Il diritto al rilascio ed alla proroga
del permesso di dimora del coniuge straniero di un cittadino svizzero si
estingue qualora sorga un motivo d'espulsione giusta l'art. 10 LDDS (art. 7
cpv. 1 3. periodo LDDS). Secondo tale norma lo straniero può essere espulso
quando è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto
(lett. a), quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettano di
concludere che egli non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento
vigente nel nostro paese (lett. c) o quando egli stesso o una persona a
cui deve provvedere cade in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza
pubblica (lett. d). L'art. 11 cpv. 3 LDDS precisa che l'espulsione può essere
pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze appare adeguata. Per
valutare se tale presupposto sia adempiuto occorre tener conto, segnatamente,
della gravità della colpa dell'interessato, della durata del suo soggiorno in
Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di
espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). 

 

2.3. Al posto dell'espulsione l'autorità può
limitarsi a pronunciare il rimpatrio dello straniero. Per rimpatrio s'intende
il trasferimento dell'interessato dal sistema assistenziale del paese ospitante
a quello d'origine. Tale provvedimento presuppone, di principio, che
quest'ultimo Stato acconsenta alla presa a carico della persona interessata e
che venga conchiuso un accordo per via diplomatica tra le nazioni interessate,
al fine di stabilire le modalità del trasferimento (DTF 119 Ib 4 consid. 2b).
In assenza di una simile intesa, la misura di rimpatrio è ampiamente
comparabile ad una decisione di espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS, tranne per il fatto che essa non comporta il divieto di entrata in
Svizzera. In simili casi, il rimpatrio di uno straniero può essere ordinato
soltanto se sono realizzate le condizioni poste dalla suddetta disposizione, dagli
art. 10 cpv. 2 e 11 cpv. 3 LDDS, nonché dall'art. 16 cpv. 3 ODDS (DTF 119
Ib 4 segg. consid. 2b e c). Allorquando più motivi di espulsione sono dati
senza che nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo
provvedimento per ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero va
valutata nel suo insieme; per cui, a seconda delle circostanze, il suo
allontanamento può comunque apparire giustificato (cfr. Wurzburger, La
jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers,
in: RDAF 53/1997, 308).

 

2.4. Il diritto al rispetto della vita
privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza
nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in
quanto sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una
società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico,
il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della
salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui".
In questo contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli interessi
pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può esigere dai
familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro
paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un permesso di
dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero
dev'essere ammessa tanto più facilmente, qualora la presenza in Svizzera di
costui, a causa del suo comportamento, risulti indesiderabile. Va altresì
precisato che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri della
famiglia che lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente
per accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a).

 

 

                                   3.   __________
ha interessato più volte le autorità di polizia e giudiziarie. Egli è inoltre
stato condannato in tre occasioni: per favoreggiamento al soggiorno di
stranieri entrati illegalmente in Svizzera, ricettazione e falsità in documenti,
messa in circolazione di monete false e falsità in certificati. L'ultima
condanna è, tra l'altro, riferita al comportamento assunto dal ricorrente nella
presente procedura amministrativa (cfr. sub D). Svariate sono inoltre state le
circostanze in cui egli è stato trovato in possesso di documenti falsi
(passaporto e certificato di deposito per US$ 10 mio) o che è stato indagato
(ad esempio per truffa). In tale ambito è inoltre di rilievo il comportamento
assunto dallo straniero in merito al pagamento delle pigioni degli appartamenti
locati dalla sua famiglia. Egli ha infatti ammesso che, quando non era in grado
di pagare l'affitto, la sua famiglia traslocava, lasciando scoperto il dovuto
(cfr. verbale d'interrogatorio 2 marzo 1996 del ricorrente, pag. 2; denuncia
per truffa 21 febbraio 1996 della sig. ra __________, Lugano; denuncia
settembre 1998 dell'hotel __________, Lugano). Dalla sentenza 25 gennaio 1994
della Corte correzionale del canton Ginevra (cfr. pag. 34) è inoltre
emerso che nel 1980 egli è stato condannato in Germania ad una pena detentiva
di due anni, effettivamente scontata. Sebbene le singole condanne pronunciate a
carico dell'insorgente non siano tanto gravi ai sensi dell'art. 10 cpv. 1
lett. a LDDS, la somma delle stesse ed il comportamento in genere assunto
dall'interessato denotano una totale mancanza di rispetto delle leggi, tale da
richiamare l'applicazione di questa norma. Inoltre le condanne subite,
contrariamente a quanto sostenuto dall'insorgente, risalgono tutte al decennio
1990-2000 e dunque sono piuttosto recenti, certamente di rilievo per il
presente giudizio. Ma vi è di più. 

Al ricorrente è stato rilasciato il permesso
di dimora in virtù del matrimonio contratto con una cittadina svizzera. Nella
primavera 1997 (cfr. osservazioni 17 maggio 1999 del ricorrente al Consiglio di
Stato, pag. 2) o nel maggio 1998 (verbale 26 marzo 1999 delle pretura di
Lugano, sezione 6) egli si è tuttavia separato di fatto dalla consorte ed il 2
marzo 1999 quest'ultima ha inoltrato l'istanza di tentativo di conciliazione,
che è stato dichiarato decaduto. Sebbene in quella sede la moglie avesse affermato
di essere intenzionata a chiedere il divorzio, nessun passo è stato intrapreso
in questa direzione. D'altra parte lo stesso straniero ha ammesso nell'interrogatorio
16 settembre 1998 di fronte alla polizia cantonale e nelle osservazioni 17
maggio 1999 all'indirizzo del Governo di vivere separato dalla moglie dalla
primavera 1997. Ritenuto che la vita coniugale si è interrotta da ormai più di
tre anni, si deve concludere che il vincolo matrimoniale esiste ormai soltanto
formalmente, per cui il richiamarsi a tale legame configura un chiaro abuso di
diritto. L'insorgente sostiene di essere ritornato a vivere con la propria
famiglia a contare dal 12 agosto 1999 ed ha prodotto al proposito delle
dichiarazioni firmate dalla propria consorte e dai propri figli attestanti la
vita in comune. L'affermazione appare costruita con meri fini processuali e non
può pertanto essere tutelata. La decisione 25 febbraio 1999 della Sezione dei
permessi e dell'immigrazione citava già a chiare lettere che il permesso di
dimora non gli era rinnovato in quanto viveva separato dalla moglie. Egli
dunque ben sapeva che uno dei motivi essenziali alla base della risoluzione
dell'autorità amministrativa era proprio la sussistenza di un vincolo
matrimoniale di mero fatto. Ora, se egli avesse effettivamente ripreso la vita
coniugale nell'agosto 1999, sarebbe stato nel suo interesse d'informare
immediatamente le istanze interessate, ciò che tuttavia non ha fatto. Soltanto
con il presente ricorso, ossia ad oltre un anno di distanza dall'asserita
ripresa della vita coniugale, egli ha comunicato il suo nuovo recapito. Un simile
comportamento conforta l'infondatezza dell'affermazione in parola. A giusta
ragione il Consiglio di Stato ha dunque concluso che è venuto meno il motivo
per il quale lo straniero era stato posto al beneficio del permesso di dimora. 

Va inoltre considerato che l'insorgente ha
lasciato cadere la propria famiglia a carico della pubblica assistenza dal 1
novembre 1997 al 31 dicembre 1999, per un totale di fr. 37'649.20, sebbene le
sue entrate fossero piuttosto elevate (dallo stesso quantificate in
fr. 150'000.-- per il biennio 1997-1998, cfr. verbale 16 settembre 1998).
Il ricorrente tenta di dissimulare tale circostanza, asserendo che si è
trattato soltanto di pompose dichiarazioni fatte per celare la sua reale
situazione finanziaria. Anche tale affermazione appare addotta con meri fini di
causa. Egli ha infatti sostenuto in ben tre occasioni che i propri guadagni
erano sostanziosi (cfr. consid. A) e soltanto in questa sede ha ritrattato le
sue precedenti asserzioni. Va poi sottolineato che nelle proprie osservazioni
17 maggio 1999 dinanzi all'Esecutivo cantonale egli aveva confermato quanto
sostenuto in precedenza, scrivendo che "sta il fatto che la consorte
non ha finora chiesto l'adozione di nessuna misura provvisionale o supercautelare,
per il che il signor __________ non è legalmente tenuto a pagare alcunché, (…).
(…) non si può certo rimproverare al signor __________ di non provvedere al
mantenimento della moglie, dalla quale vive separato. Nemmeno essa ha
provveduto a richiedere al giudice misure provvisionali in tal senso." Risulta
dunque essere al limite della temerarietà affermare ora il contrario. In tale ambito
giova pure osservare che lo straniero non ha mai rifuso, anche solo parzialmente,
il debito contratto verso lo Stato. 

Va inoltre osservato che a carico
dell'interessato vi sono precetti esecutivi per oltre fr. 450'000.-- e dodici
attestati di carenza di beni per un totale di fr. 24'949.70. Ciò rappresenta
un'ulteriore conferma che egli non sa adattarsi all'ordinamento vigente nel
nostro paese. 

Giova infine rimarcare che dal 1995 lo
straniero è privo di un documento di legittimazione valido. Malgrado i diversi
solleciti ricevuti con l'avvertenza che la presentazione del passaporto valido
è un requisito essenziale per il rilascio del permesso di dimora, a tutt'oggi
egli non vi ha ancora provveduto né ha prodotto alcuna giustificazione in
merito. D'altronde l'Ufficio federale dei rifugiati con lettera 21 novembre
1997 ha confermato che le autorità straniere competenti evadono le richieste di
rilascio di un passaporto per un cittadino della ex-Jugoslavia in un lasso di
circa sei mesi. La mancata presentazione di tale documento deve pertanto essere
addebitata al solo insorgente, il quale non ha dimostrato di aver intrapreso
alcuno sforzo per porre rimedio alla situazione. Ciò giustifica già di per sé
il diniego del rilascio del permesso di dimora in virtù degli art. 3 cpv. 1
LDDS e 5 ODDS, secondo i quali la presentazione di un documento di legittimazione
valido rappresenta un requisito essenziale per l'ottenimento del permesso
postulato. Eccezioni sono ammesse soltanto qualora lo straniero provi di aver
fatto il possibile per rimediare a questa mancanza; ciò che, come si è visto,
non è il caso nella fattispecie. 

Il complesso delle prove in atti dimostra
che il ricorrente durante gli anni trascorsi in Svizzera non ha saputo
conformarsi al nostro modo di vita. A giusta ragione dunque il Consiglio di
Stato ha ritenuto che nella fattispecie fossero adempiuti gli estremi per
l'applicazione degli art. 7 e 10 cpv. 1 lett. a, b e d LDDS per negare il
rinnovo del permesso di dimora. 

 

 

                                   4.   Da quanto
precede si deve ammettere che dal comportamento tenuto dal ricorrente durante
tutto il suo soggiorno in Svizzera emerge in modo chiaro la sua incapacità ad
adattarsi alle regole sociali e all'ordinamento giuridico del nostro paese. In
simili circostanze, il suo interesse a vivere in Svizzera con la propria famiglia
non appare preponderante rispetto alla necessità per le autorità di
convenientemente tutelare l'ordine pubblico, allontanando lo straniero. Sebbene
il ricorrente risieda fin dal 1984 nella nostra nazione, egli è tuttavia
semplice dimorante. Inoltre egli ha conseguito la propria formazione in
Croazia, dove ha trascorso la sua gioventù. In questo senso si può affermare
che, in caso di ritorno nel proprio paese d'origine, egli non si troverà
confrontato con particolari difficoltà d'adattamento. Neppure i rapporti che
l'interessato intrattiene con la propria famiglia appaiono preponderanti in
questo ambito. Come si è detto, il legame che lo unisce alla moglie si è ormai
interrotto dal 1997 e pertanto egli non può ora invocare l'esistenza di una
relazione intatta ed effettivamente vissuta. Per quanto concerne la relazione
con i figli, dai quali il ricorrente vive comunque già separato, va rilevato
che la decisione di non rinnovo del permesso di dimora è equiparabile ad una
misura di rimpatrio. Qualora la sua famiglia non lo seguisse all'estero, lo
straniero potrà comunque entrare in Svizzera per rendere loro visita e
mantenere dunque i rapporti ora esistenti. 

 

 

                                   5.   In
conclusione la decisione impugnata risulta legittima, adeguata alle circostanze
e rispettosa del principio della proporzionalità. Le autorità inferiori,
limitandosi al rimpatrio del ricorrente, non hanno pertanto disatteso le
disposizioni legali invocate. Difatti, la decisione censurata non procede da un
esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità
di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della
misura invocata. La decisione appare perciò corretta, anche sotto il profilo
dell'art. 8 CEDU.

 

 

                                   6.   Sulla
scorta di tali considerazioni il ricorso deve essere respinto. Uguale sorte spetta
alla domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio, già perché l'impugnativa era priva di ogni possibilità di successo
sin dall'inizio (art. 30 PAmm). La tassa di giustizia e le spese seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm). 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 3, 4, 5, 7, 9, 10 cpv. 1 lett.
a, b e d, 11 cpv. 3, 12 e 16 LDDS; 8 e 16 cpv. 3 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG; 10 lett. a LALPS; 1 segg. PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                          §.  Di
conseguenza __________ è tenuto a lasciare il territorio cantonale entro il 30
aprile 2001, notificando la partenza al competente Ufficio regionale degli
stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese di fr. 800.-- sono poste a carico dell'insorgente. La
domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
di Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione. 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria