# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 19a01cdc-6adb-57aa-be20-4660930faeb3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-03-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.03.2005 32.2004.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-93_2005-03-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.93

   

  BS/td

  	
  Lugano

  3 marzo 2005 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 ottobre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23
  settembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe
1957, di professione responsabile della logistica presso la ditta __________ SA
di __________, nel mese di gennaio 2003 ha inoltrato una domanda di prestazioni
AI per adulti, indicando di accusare dei dolori derivanti da metatarsalgia
bilaterale con pes equino funzionale (doc. AI 1).

Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 24 novembre
2003 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la domanda di
prestazioni, rilevando quanto segue:

 

" 
Dalla documentazione medica acquisita agli atti
risulta che il danno alla salute, di cui lei è portatore, le ha comportato
unicamente un'incapacità al lavoro e, dunque, al guadagno quantificabile nella
misura del 50% dal mese di marzo del 2002 al mese di giugno dello stesso anno.

 

Per il mantenimento dell'attuale capacità
lavorativa risulta indispensabile il portar scarpe adatte con plantari su
misura e l'esecuzione di una pedicure adeguata per evitare la formazione di
callosità.

 

Le ricordiamo, visto quanto precede, che
l'assicurato deve sottoporsi alle cure del caso. Se un ulteriore aggravamento
del suo stato fisico sarà causata dall'inosservanza di quanto detto, il diritto
alla prestazione sarà da valutare secondo quanto stabilito dall'art. 21
LPGA." (Doc. AI 22)

 

                               1.2.   Con opposizione
4 dicembre 2003 l’assicurato ha contestato la succitata decisione, evidenziando
in particolare:

 

" 
●  Per il mio
meticoloso e importante impegno delle funzioni e la 

fiducia data dal mio
datore di lavoro, non mi permettono di usufruire dei periodi lunghi di
malattia, e inoltre non è nelle mie abitudini approfittare di questo diritto.
Vi informo anche, che dall'inizio dell'anno in corso l'azienda per motivi di
recessione è  costretta a essere attiva solo il 50%, cioè ad orario ridotto,
quindi sono già costretto a lavorare solo mezza giornata.

 

●  Scarpe speciali
con plantari che correggo periodicamente li porto 

già da più di 15 anni
ma i dolori e le sofferenze rimangono costanti. Anche dopo aver subito quattro
interventi chirurgici non vi sono riscontrati miglioramenti tali da permettermi
una vita sana e camminare correttamente senza dolori. (Plantari presso: __________
/ CH - __________) prescritte dal Dottor __________ __________.

 

●  Regolarmente ogni sei mesi circa ho
effettuato terapie presso: __________ una volta e presso: __________ anche una
volta.

 

●  E non per ultimo sono in cura
medica presso il dermatologo Dott. ____________________ - __________
essenzialmente la cura consiste nell'alleviare i dolori tramite pediluvio con
medicine e pomate adeguate al caso mio.

 

●  La pedicure vien fatta dal
sottoscritto ogni due giorni in privato a casa." (Doc. AI 23)

 

                               1.3.   Con
decisione 24 settembre 2004 l’UAI ha respinto l’opposizione e confermato la
reiezione della domanda di prestazioni.

L’amministrazione ha, fra l’altro, osservato:

 

" 
Nel caso in esame, il danno alla salute non ha
influito sulla capacità lavorativa dell'assicurato, ad eccezione del periodo di
assenza dal posto di lavoro da marzo a giugno 2002 (cause dell'assenza non
specificate). Infatti il rendimento dell'assicurato è rimasto invariato e
ulteriori riduzioni dell'orario lavorativo non sono addebitabili alla
condizione di salute dell'assicurato, bensì a motivi di recessione (cf.
opposizione dell'assicurato del 04.12.2003).

 

Inoltre, in base agli accertamenti medici,
risulta che la patologia sofferta dall'assicurato non ne compromette la
capacità lavorativa, e che i trattamenti specifici quali portare scarpe
adeguate munite di plantari su misure e sottoporsi a cure di podologia sono
indispensabili per mantenere lo stato di salute.

 

Si rileva comunque che non è stata esclusa per il
futuro l'insorgenza di controindicazioni per le attività da svolgersi
prevalentemente in piedi o che richiedono spostamenti prolungati a piedi,
mentre non sono previsti impedimenti di rilievo per le attività prevalentemente
sedentarie (inclusi spostamenti in auto).

 

In conclusione, l'assicurato è ritenuto abile al
lavoro ed al guadagno e le condizioni per beneficiare di prestazioni
dell'assicurazione invalidità non sono realizzate.

 

In base alle considerazioni scaturite dagli
accertamenti medici si informa comunque l'assicurato che ha la possibilità di
presentare in qualsiasi momento una nuova domanda di prestazioni rendendo
verosimile una modifica delle proprie condizioni di salute o economiche
successiva alla presente decisione." (Doc. AI 30)

 

                               1.4.   Avverso la
succitata decisione su opposizione RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
inoltrato al TCA un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto il
riconoscimento di una mezza rendita d’invalidità.

Sostenendo che il danno alla salute di cui soffre non gli permette di
continuare la propria professione a tempo pieno, né di  svolgere un’altra
attività, l’assicurato ha fatto presente:

 

" 
A causa dei problemi sopra descritti, il
ricorrente era già stato inabile al lavoro nella misura del 50% durante quattro
mesi, da marzo a giugno 2002.

Nel corso dei mesi seguenti, egli riprese il
lavoro a tempo pieno, realizzando che, nonostante la sua buona volontà, i
dolori erano (e sono tuttora) troppo esacerbanti e che l'attività a tempo pieno
non era proponibile.

 

Pochi mesi dopo, a partire dal gennaio 2003, il
problema dovuto all'impossibilità di lavorare al 100% si risolse in un certo
senso da sé (o almeno così il ricorrente credette), con la riduzione
dell'orario lavorativo al 50% da parte del datore di lavoro, per motivi di
recessione.

Tale situazione proseguì per tutto il 2003 e sino
alla fine di marzo 2004.

 

Terminato il periodo di orario lavorativo
ridotto, il ricorrente, non potendo riprendere l'attività lavorativa al 100%
per i motivi sopra esposti, da aprile 2004 sino a tuttora è stato ed è inabile
al lavoro nella misura del 50% per malattia.

Se da una parte è evidente che i motivi per cui
durante un certo periodo il ricorrente ha lavorato con l'orario ridotto sono
estranei al danno alla salute, occorrerà comunque tenere presente che, di
fatto, da ben un anno e dieci mesi il ricorrente lavora solo nella misura del
50%, di cui  un anno e tre mesi a causa dell'orario ridotto ma poi, durante i
sette mesi seguenti e tuttora, a causa di malattia, senza che il danno alla
salute accenni minimamente a migliorare.

Tant'è che, prossimamente, il ricorrente si
sottoporrà ad una visita approfondita presso la clinica ortopedica
universitaria di __________ (cfr. doc. C)." (doc. I)

 

                                         Riguardo
alle censure sollevate contro la decisione impugnata, il ricorrente ha
evidenziato:

 

" 
La decisione impugnata, con la quale l'ufficio
AI ha respinto la domanda di prestazioni del ricorrente, è censurabile sotto
diversi punti di vista.

 

Anzitutto, la decisione è stata emanata a ben
dieci mesi di distanza dall'inoltro dell'opposizione, dietro sollecito della
sottoscritta, e soprattutto senza che fosse chiesto un aggiornamento
della situazione, ciò che avrebbe permesso di appurare che, al momento della
decisione, il ricorrente era inabile al lavoro per malattia al 50% già da quasi
sei mesi.

 

Inoltre, la decisione si basa su un incarto
estremamente lacunoso, dove non figura alcun rapporto medico approfondito;
l'ufficio AI si è infatti limitato ad interpellare i medici curanti del
ricorrente.

 

Come se non bastasse, il rapporto medico più
completo presente nell'incarto AI, ovvero quello della Dr.ssa __________ (v.
sopra) avrebbe dovuto portare alla decisione opposta a quella emanata, ovvero
alla concessione della rendita!

 

Si chiede quindi l'allestimento di una perizia
medica completa ed approfondita, nonché l'acquisizione agli atti della
documentazione che sarà allestita dalla clinica ortopedica universitaria di __________
nell'ambito della visita imminente.

 

Si chiede poi che venga approfondita anche la
componente ansiodepressiva messa in evidenza dalla Dr.ssa __________."
(Doc. I)

 

                               1.5.   Con risposta
di causa 9 novembre 2004 l’amministrazione, facendo riferimento alle
argomentazioni addotte con la decisione su opposizione, propone invece di
respingere il ricorso.

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         Dal 1°
gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                                         Va al riguardo fatto presente che recentemente il TFA ha precisato
che i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità,
di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre
prestazioni durevoli) formulati dalla LPGA corrispondono alle nozioni
precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità (DTF 130 V 343).

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una rendita d’invalidità.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità
con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio,
Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985,
pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini,
op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza
citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, con rapporto 8 aprile 2004 all’attenzione dell’UAI il dr. __________,
specialista in chirurgia ortopedica, ha posto la seguente diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa: pes equino funzionale, metatarsalgie
bilaterali, ipermobilità sagittale del I/II raggio a sinistra. 

Egli ha evidenziato che il paziente è stato operato ai due avampiedi, che lo
stesso è in trattamento dermatologico presso la dr.ssa __________ e che deve
fare costantemente uso di plantari correttivi.

Per quel che concerne la valutazione della capacità lavorativa, lo specialista
ha consigliato di rivolgersi al medico curante, dr.ssa __________ (doc. AI 13).
 

Nel rapporto 29 gennaio 2003 il succitato medico curante ha in particolare
evidenziato:

 

" 
Concludendo come detto il signor RI 1 presenta
una situazione bilaterale piuttosto difficile, malgrado il supporto di
plantari, e malgrado una attenta igiene al piede con applicazione di terapie
antiinfiammatorie locali, tanto da non riuscire a stare una giornata intera in posizione
eretta, spostamenti sia a piedi come in macchina, e non riesce a sopportare
scarpe chiuse per più di mezza giornata.

Per tale ragione si chiede che il paziente lavori
al 50% del tempo, e faccia un lavoro di ufficio, prettamente legato al proprio
tavolo." (Doc. 6)

                                         La dr.ssa
__________ ha anche ravvisato, quale patologia senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa, una sindrome ansio-depressiva trattata saltuariamente.

 

                                         L’UAI si
è poi rivolto al datore di lavoro, il quale, con scritto 5 settembre 2003 ha
dichiarato quanto segue:

 

" 
Il signor RI 1 dovrebbe avere una posizione di
lavoro da seduto, ma puntualmente ogni giorno è obbligato a spostarsi dal suo
ufficio alla parte produttiva della ditta (che si trova presso un altro
stabile) e presso gli uffici amministrativi della stessa. Il percorso non è su
strada accidentata, ma nemmeno completamente asfaltata dato che presenta molte buche,
rialzi del terreno e salite.

 

Il signor RI 1 ha una media di spostamento
giornaliero di 150 chilometri, infatti sovente è presso fornitori per consegna
merci o visite di cortesia. Lo stesso deve recarsi presso clienti oltre
Gottardo e confine, con una media di circa 3'000 chilometri al mese.

 

Oltre al periodo di assenza marzo-giugno 2002 non
sono state registrate altre malattie e/o infortuni." (Doc. AI 20)

 

                                         Il caso è
infine stato sottoposto al vaglio del Servizio medico regionale dell’AI (SMR). 

Con nota 19 novembre 2003 il dr. __________ del citato servizio si è così
espresso:  

 

" 
Diagnosi:     metatarsalgia bilaterale

                    Pes equino funzionale

                    - stato dopo interventi nel
1978, 1992 e 1998/99

 

                    Sindrome ansioso-depressiva

 

Professione: responsabile logistica

 

IL: 50% dal 3.200 a 6.2002

 

La patologia presentata dall'assicurato
attualmente non compromette la capacità lavorativa.

 

Non è da escludere che in un futuro probabilmente
non imminente (più di 1 anno) vi possano essere delle limitazioni della
capacità lavorativa nel senso che risulteranno controindicate attività da
svolgere prevalentemente in piedi, attività che richiedono spostamenti
prolungati in piedi in particolare su terreno accidentato o declive.

Per attività da svolgere prevalentemente da
seduto (anche spostamenti in macchina) invece non sono prevedibili impedimenti
di rilievo trattandosi unicamente di alterazioni ai piedi di natura benigna.

Per il mantenimento della capacità lavorativa
risulta indispensabile il portare scarpe adatte con plantari su misura e
l'esecuzione di una pedicure adeguata per evitare la formazione di callosità.
Non vi sono altri provvedimenti sanitari atti al momento a migliorare o
mantenere la capacità lavorativa." (Doc. AI 21)

 

                                         Sulla
scorta della valutazione del SMR, con la decisione contestata l’amministrazione
ha respinto la domanda di prestazioni non avendo riscontrato una rilevante
incapacità al guadagno di lunga durata.

                                                                                                                          

                                         Nel
ricorso l’assicurato sostiene invece di non riuscire ad esercitare a tempo
pieno la propria professione di responsabile della logistica in quanto non può
portare scarpe chiuse per oltre una mezza giornata, non riesce a mantenere una
posizione eretta lungo un’intera giornata lavorativa e non è neppure in grado
di guidare per lunghi tragitti.

                               2.6.   Con la
decisione contestata l’UAI ha ritenuto che RI 1, nonostante il danno alla
salute, non presenta alcuna incapacità al guadagno duratura.

In effetti, da una parte, con scritto 5 settembre 2003 il suo datore di lavoro ha
attestato un periodo di assenza di soli quattro mesi 

(marzo – giugno 2002) per motivi di malattia (doc. AI 20). Dall’altra, come risulta
dall’opposizione 4 dicembre 2003 (doc. AI 23), la flessione dell’orario di
lavoro al 50% non è legata ai problemi di salute del ricorrente, ma è dovuta all’introduzione
da parte della __________ SA dell’orario ridotto, periodo che, a detta
dell’assicurato, è durato da gennaio 2003 sino a marzo 2004 (cfr. ricorso pag.
4).

Nel ricorso l’assicurato ha invece sostenuto che, terminato il periodo di
lavoro ridotto e non potendo più riprendere la propria attività al 100% per i
noti problemi ai piedi, da aprile 2004 egli è inabile al 50%. 

Vero che egli non ha minimamente comprovato quanto asserito sopra. Ciononostante,
ricordato che nel certificato 29 gennaio 2003 il medico curante aveva attestato
un’inabilità al lavoro del 50% nella professione esercitata dal suo paziente
(doc. AI 6), l’amministrazione avrebbe dovuto procedere ad una valutazione
medica specialistica al fine di determinare in modo definitivo il grado d’incapacità
lavorativa dell’assicurato sia quale responsabile della logistica (attività che
richiede oltre ad una posizione seduta anche frequenti spostamenti sia piedi
che in auto) che in altre attività adeguate. 

Tale accertamento è anche giustificato dal fatto che tra l’opposizione e la
decisione di opposizione sono trascorsi dieci mesi, motivo per cui un aggiornamento
della situazione valetudinaria andava eseguito.

Non necessita invece di alcun accertamento la questione relativa alla
componente extra somatica.

Va al riguardo fatto presente che tra i danni alla salute psichica invalidanti rientrano,
oltre alle malattie mentali propriamente dette, anche le anomalie psichiche
parificabili a malattie. Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato
può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa
che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In
quest'ambito il punto determinante è quello di sapere quale attività si può da
lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; Pratique VSI 2001 p. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche
DTF 127 V 298 consid. 4c in fine ). 

In casu, nel certificato 29 gennaio 2003 la dr.ssa __________ ha indicato una
sindrome ansio-depressiva, classificandola come diagnosi senza
ripercussione sulla capacità lavorativa, essendo tale affezione trattata saltuariamente.

Vero che la succitata valutazione non è stata apportata da una specialista in
psichiatria, ma è altrettanto vero che l’assicurato non ha prodotto della documentazione
medica atta a rendere perlomeno verosimile un’invalidità di origine psichica.

                                         Al
proposito va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). 

Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

In conclusione, siccome l’aspetto ortopedico non è stato vagliato in maniera
dettagliata ed approfondita, gli atti sono retrocessi all’UAI affinché proceda
all’allestimento di una perizia specialistica al fine di accertare se le
affezioni ai piedi, nonostante l’utilizzo dei plantari ed il trattamento
dermatologico indicati nel rapporto 8 aprile 2004 del dr., causano
all’assicurato un’incapacità lavorativa nella propria professione e in altre
attività adeguate. 

Sulla base delle risultanze peritali l’amministrazione determinerà poi l’eventuale
grado d’incapacità al guadagno del ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto ai sensi dei
considerandi.

§   La decisione 23 settembre 2004 è annullata.

§§ Gli atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda agli accertamenti di
cui al consid. 2.6 e renda una nuova decisione. 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
L’Ufficio AI verserà all’assicurato fr. 1'500 (IVA inclusa) di ripetibili.

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti