# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c294b799-2827-5608-b632-62c566cc1cc7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 26.06.2006 INC.2006.5003
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-5003_2006-06-26.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.5003

  	
  Lugano

  27 giugno 2006

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Claudia Solcà

  
	
   

  sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
  presentata il 18/21 giugno 2006 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  
	
   

  	
   

  e qui trasmessa con preavviso negativo del 23 giugno 2006
  dal

   

  Procuratore pubblico Rosa Item, Lugano

  

 

 

visto che la difesa non ha
presentato osservazioni al preavviso negativo;

 

 

visto l’incarto MP __________;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

__________ è stato arrestato il 3
febbraio 2006 dalla Polizia cantonale su ordine d’arresto di stessa data del PP
per titolo di ripetuta truffa, subordinatamente ricettazione. Con la richiesta
di conferma dell’arresto 4 febbraio 2006 il magistrato inquirente ha promosso a
__________ l’accusa per titolo di truffa, “per avere, a __________, __________
ed altre imprecisate località, nel corso della seconda metà del 2005, agendo in
correità con __________ e __________ e terzi non ancora identificati, ingannato
con astuzia diversi commercianti affermando cose false e dissimulando cose
vere, inducendoli in tal modo ad atti pregiudizievoli al loro patrimonio e
meglio, per avere, nelle indicate circostanze di tempo e di luogo, acquistato a
nome della __________ diversa merce presso diversi commercianti per almento
complessivi € 75'000.- sottacendo l’assenza di una volontà di ottemperare
all’esecuzione dei contratti ed inducendo in tal modo i commercianti a
consegnare merce per almeno complessivi € 75'000.-“ (Inc. GIAR 50.2006.1, doc.
1), mentre che questo giudice ha confermato l’arresto dell’accusato considerata
la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e per i bisogni
dell’istruzione – per identificare i correi e l’ampiezza della truffa e per
pericolo di collusione con essi – e per il pericolo di fuga, essendo cittadino __________
senza legami con la __________ e per pericolo di recidiva visti i precedenti
penali (Inc. GIAR 50.2006.1, doc. 3).

A verbale di conferma
dell’arresto, così come già davanti alla Polizia giudiziaria, __________, pur
ammettendo per sommi capi i fatti contestatigli, ha cercato di limitare le
proprie responsabilità (Inc. GIAR 50.2006.1, doc. 3).

 

 

B.

 

Il 18 giugno 2006 __________, con
l’istanza in discussione presentata personalmente, chiede di essere posto in
libertà provvisoria in quanto ci si troverebbe alla scadenza dei 6 mesi di
detenzione e non sarebbero emersi ulteriori fatti nei suoi confronti, per di
più egli si sarebbe presentato per ben tre volte spontaneamente prima dell’arresto.
Egli chiede inoltre decisione motivata in merito alla mancata concessione del
gratuito patrocinio (Inc. GIAR 50.2006.3, doc. 2).

 

 

C.

 

Il magistrato inquirente, con
preavviso negativo 16 giugno 2006 (Inc. GIAR 50.2006.3, doc. 1) ribadisce che esistono
gravi e concreti indizi di colpevolezza evincibili dalle dichiarazioni
dell’accusato stesso che ha ammesso di avere ordinato, unitamente ad almeno un
correo, merce da diverse ditte già sapendo che all’ordinazione ed alla
fornitura non sarebbe seguito alcun pagamento della merce.

Per quanto riguarda i bisogni
istruttori ed il pericolo di collusione, il Procuratore pubblico, con
riferimento al rapporto di Polizia consegnato il 14 giugno 2006, afferma di
dovere ancora procedere alla contestazione di 3 episodi truffaldini indicati
nello stesso, nonché alla conferma del verbale di Polizia del 9 giugno 2006.
Inoltre sarebbero eventualmente previsti dei verbali a confronto con __________
e __________ per chiarire la portata dei rispettivi coinvolgimenti. Successivamente
si dovrà procedere con il deposito degli atti e alla chiusura dell’istruzione
formale e all’intimazione dell’atto d’accusa.

A mente del magistrato inquirente
vi sarebbe un concreto pericolo di fuga essendo l’accusato cittadino __________
senza legami con la __________, Paese che ha scelto esclusivamente quale teatro
per compiere i reati di cui è accusato. Egli potrebbe infatti preferire una
latitanza all’estero a fronte della prospettiva concreta di una pena detentiva
da espiare di una certa durata.

A mente del magistrato inquirente
vi sarebbe poi anche concreto pericolo di recidiva “considerati i precedenti e
i fatti imputatigli nel presente procedimento”.

Il carcere preventivo sofferto
dall’istante sarebbe poi rispettoso del principio della proporzionalità. Tale
principio appare poi rispettato, a fronte della gravità dei reati prospettati,
anche nell’ottica di una presumibile futura condanna (Inc. GIAR 50.2006.1, doc.
1).

 

 

D.

 

L’istante, non ha presentato
osservazioni (né personalmente né tramite il proprio difensore).

 

 

 

 

 

 

 

In diritto:

 

 

 

1.

 

L’accusato, detenuto, è
pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.

Il preavviso del Procuratore
pubblico, ritenuta ricezione dell’istanza il 21 giugno 2006, è tempestivo avendo
trasmesso a questo ufficio il preavviso negativo e l’incarto processuale il 23
giugno 2006, nel termine quindi di 3 giorni.

 

 

2.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

 

 

L’art. 95 CPP – corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un
crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni
dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare
ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 ,
pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela
dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP
1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR
21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

 

 

3.

 

L’esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza deve essere verificata d’ufficio nei limiti di
competenza di questo giudice derivanti dalla sua funzione che è quella di
esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva
della libertà personale e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un
reato.

Con verosimiglianza sufficiente,
a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può concludere per la
presenza di seri e di concreti indizi di colpevolezza a carico di __________
relativi ad un suo coinvolgimento nelle ripetute truffe commesse dall’istante e
correi tra settembre 2005 e febbraio 2006 a __________, __________ ed in altre
località della __________ con vittime anche all’__________ e con un indebito profitto
di oltre CHF 300'000.-, oggetto del procedimento penale.

A questo proposito basti
ricordare le dichiarazioni dell’accusato rese al magistrato inquirente, in
presenza del proprio patrocinatore, in data 15 marzo 2006 (AI 14, p. 1 e 2): “Dopo
aver parlato con il mio avvocato ammetto la truffa da me perpetrata insieme a __________
Effettivamente il nome di __________ e di __________ è stato da me usato per
coprire la nostra attività truffaldina, mia e di __________ e quindi per
comodo. Avevo già dichiarato di aver usato il nome di __________ in quanto non
ero sicuro che la __________ pagasse la fornitura della merce che ordinava. In
realtà io sapevo perfettamente che all’ordinazione ed alla fornitura non
sarebbe seguito alcun pagamento mentre che la merce fornita sarebbe stata
venduta e l’incasso diviso tra me e __________ in ragione di metà ciascuno.
...Le ordinazioni della merce venivano timbrate con il timbro della __________
e quelle fatte da me venivano da me firmate con il falso nome di __________ __________
Non mi ricordo se ho firmato ordinazioni di merce anche a nome di __________.
Per la merce da me venduta in Italia ero io stesso che provvedevo a fare delle
false fatture a nome della __________ con l’indicazione di un costo inferiore
per diminuire le spese di sdoganamento. Ero io che le preparavo e firmavo.
...Confermo di aver dato la fotocopia della carte d’identità a nome di __________
a __________ per far passare questa persona quale titolare della __________.
Preciso che __________ è una persona esistente ma che non ha niente a che fare
con la __________ La fotocopia della carta d’identità mi era stata data da __________
per motivi commerciali non inerenti alla __________ non c’entra nulla con
l’agire truffaldino della __________”; e ancora che “L’accordo tra me e __________
era che quanto incassato dalle vendite della merce, sarebbe stato suddiviso
nella misura del 50% tra me e lui indipendentemente da chi aveva proceduto alle
trattative per l’acquisto o per la vendita della merce” (Verbale PP del 12
aprile 2006, AI 18, p. 1).

Per quanto riguarda la mancata
volontà di pagare i fornitori fanno inoltre stato una totale mancanza di
contabilità (le perquisizioni presso gli uffici della ditta hanno riscontrato
questa “anomalia”) e la rivendita sottocosto della merce ordinata il più
celermente possibile.

 

 

4.

 

L’accusato
ritiene che non sussistano più bisogni istruttori dal momento che “siamo
alla scadenza dei 6 mesi di detenzione e non sono emersi ulteriori fatti”
nei suoi confronti. Egli si sarebbe poi presentato spontaneamente alla Polizia
prima del suo arresto.

Secondo il magistrato inquirente
vanno invece ancora contestati all’istante tre episodi truffaldini (quelli
citati ai punti 1.14, 1.25 e 1.26 del rapporto  d’inchiesta di Polizia
giudiziaria del 14 giugno 2006 (AI 25) e si dovrà procedere con la conferma
dell’ultimo verbale di Polizia, quello effettuato in data 9 giugno 2006. Il
magistrato inquirente aggiunge poi che “sarà eventualmente necessario un
ulteriore confronto con __________ e con __________ (chiamato in causa per aver
aiutato in qualche caso a vendere il prodotto delle truffe) per chiarire la
portata del rispettivo coinvolgimento” (preavviso negativo, p. 2).

 

Quanto alle necessità istruttorie
atte a giustificare la misura cautelare di privazione della libertà, non è
inutile ricordare i seguenti principi: 

"

-      In relazione ai bisogni istruttori, atti a
giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare
che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto
tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di
collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la
corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale
suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697
ss.; RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica
il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto
"Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die
Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte
die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in
libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e,
conseguentemente, l'esito.

 

-      E', inoltre, necessario che questa possibilità
di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti:
"Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die
theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren
könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben
unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für
eine solche Gefahr sprechen." (DTF
117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

-      Gli elementi di concretezza del pericolo vanno
individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e
nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad
esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non
può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della
misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del
teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego
dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13)."

(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

 

Riassumendo, per il mantenimento
della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che vi siano ancora atti
istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura rimessa in libertà
dell'accusato possa essere di documento proprio nell'ottica dell'assunzione
delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di pericolo di collusione,
quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato su terze persone (siano
essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo di inquinamento delle
prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti suscettibili di falsare
l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione di mezzi di prova,
ecc.

Va da sé che i criteri sopra
esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la
detenzione) é in corso da un certo tempo. 

 

Preliminarmente occorre ricordare
che è compito del magistrato inquirente (anche nel rispetto dell'obbligo di
motivazione e della garanzia del contraddittorio, cfr. anche Rep 1998 p. 329),
se ne afferma l'esistenza, sostanziare la presenza di concreti elementi
indicanti pericolo di collusione o inquinamento delle prove, non spettando a
questo giudice approfondire o addirittura ipotizzare "quanto sta dietro
a … scarna affermazione del preavviso negativo” (decisione GIAR
4.4.2002 in re C.).

 

Spetta al titolare dell’inchiesta
motivare le sue decisioni e le sue richieste in relazione con le circostanze,
gli atti e le necessità che emergono, man mano, dall’inchiesta stessa (da lui
diretta e, quindi, a lui nota) al fine di permettere verifica di legalità
(senza dimenticare il diritto di essere sentito dell’accusato che può
esplicitarsi correttamente solo a fronte di sufficiente motivazione).(GIAR
192.2005.2 del 17 maggio 2005 in re R.G., p. 7).

 

Nel caso in esame, in tema di
esigenze istruttorie il Procuratore pubblico si limita ad indicare in modo del
tutto generico gli atti istruttori ancora da evadere, cioè uno o più
interrogatori dell’accusato per confermare il verbale di Polizia del 9 giugno
2006 e contestargli 3 episodi truffaldini (peraltro a lui già noti poiché
contestatigli dalla Polizia), nonché un eventuale ulteriore confronto con __________
e __________ per chiarire “la portata del rispettivo coinvolgimento”
(preavviso negativo, p. 2), senza neppure accennare all'esistenza del rischio
di collusione ed inquinamento delle prove che, a dire il vero, neppure emerge
in modo evidente dall'incarto (i verbali a confronto tra __________, __________
e __________ – questi ultimi due oramai si trovano in libertà provvisoria –
sono già agli atti. In siffatte condizioni questo giudice non può che
concludere per la non sussistenza del pericolo di inquinamento delle prove o di
collusione in relazione agli atti istruttori prevedibilmente ancora da compiere
per la conclusione dell’inchiesta.

 

 

5.

 

È invece dato, e sufficientemente
concreto, il pericolo di fuga.

 

Il pericolo di fuga, per
giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una
certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto
in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento
penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena
presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare
l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale,
i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e
tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF
19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid,
Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).

Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi,
le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza
GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può
essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind,
…" (Schmid, ibidem).

L'accusato è cittadino __________,
egli non ha nessun legame con la __________, né famigliare né lavorativo e non
ha neppure un recapito nel nostro paese. Egli è attualmente senza lavoro e
apparentemente senza reddito alcuno: si dichiara rappresentate ma sembra che la
sua unica ultima attività lavorativa (almeno durante gli ultimi mesi) sia stata
quella che ha portato al suo arresto. Appare quindi incontestabile che il suo
unico legame con la __________ siano i reati oggetto dell’inchiesta.

A questo punto potrebbe
facilmente, se posto in libertà provvisoria, decidere di disertare
definitivamente la __________, non più interessante dal profilo
“professionale”, per ritornare in __________ e non più presentarsi per gli
incombenti processuali.

Se le accuse dovessero essere
confermate – egli è confrontato con imputazioni di una certa gravità, per una
refurtiva di rilievo ed un’attività criminale reiterata nel tempo – il rischio
di una pena non lieve esiste (i reati per i quali è stata promossa l’accusa
prevedono anche la reclusione) e dovranno pure essere considerato, a dipendenza
delle condanne subite in __________, anche le conseguenze di un’eventuale
recidiva specifica; appare perciò verosimile che l’accusato possa preferire
rendersi irreperibile alle autorità inquirenti, per ulteriori necessità istruttorie,
o a quelle giudicanti se posto in libertà provvisoria.

Tale pericolo appare quindi
concreto e non può essere evitato neppure con misure meno incisive, quali il
deposito di una cauzione o del passaporto con obbligo di firma, non avendo per
di più l’accusato alcuna residenza in __________ e non proponendo concretamente
il deposito di una cauzione atta, semmai, a scongiurare il pericolo di fuga.

 

Vista la sussistenza di uno dei
motivi, alternativi, di interesse pubblico per il mantenimento della carcerazione
preventiva non occorre esaminare l’esistenza del pericolo di recidiva.

 

 

6.

 

La proporzionalità di una
carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un
lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la
gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro
occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383
e citazioni; art. 102 CPP).

 

La proporzionalità della
carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della
presenza di concreti indizi di colpevolezza, e delle dimensioni dell’inchiesta,
con più indagati sotto inchiesta diversi istruttori compiuti e che può essere
considerata praticamente al termine è sicuramente data. Gli inquirenti hanno
proceduto con celerità e non si sono limitati ad interrogare l’accusato ma
hanno effettuato confronti e ricercato riscontri oggettivi alle dichiarazioni
dei terzi e delle altre persone coinvolte nell’inchiesta.

Pure va ammessa nella sua
eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva
ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i singoli
reati imputati a __________.

L’accusato è stato arrestato il 3
febbraio 2006 e ad oggi è in detenzione preventiva da quasi 5 mesi. In questo
lasso di tempo l’inchiesta è avanzata con celerità soprattutto per quanto
riguarda l’indagine di Polizia che non ha subito alcun ritardo se si considera
appunto l’ampiezza delle indagini e la difficoltosa ricerca di riscontri
oggettivi.

I reati imputati ad __________
sono di sicura gravità, a prescindere dal fatto che si tratta di crimini non si
può dimenticare anche la reiterazione del suo agire e l’ammontare dell’indebito
profitto e in caso di condanna il rischio di pena è certamente superiore alla
detenzione preventiva sin qui sofferta e a quella presumibilmente da soffrire
per terminare l’inchiesta con i pochi atti istruttori necessari e
summenzionati, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.

 

 

7.

 

In conclusione, constata
l’esistenza di gravi indizi di reato, concreto pericolo di fuga, nonché
rispetto del principio di proporzionalità della carcerazione sofferta nei
termini suesposti si può concludere che sufficienti presupposti di legge, come
anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella
situazione personale e processuale di __________ a legittimare e giustificare
il perdurare della cautelare privazione della sua libertà. Di conseguenza,
l’istanza di libertà provvisoria in discussione deve essere respinta con la
presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e
contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).

Per quanto riguarda la richiesta
di decisione motivata in merito alla concessione del gratuito patrocinio si
rinvia alla decisione 22 marzo 2006 di questo ufficio (Inc. GIAR 50.2006.2,
doc. 2).

 

 

Per questi motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.               
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.               
Non si percepiscono né tasse né spese giudiziarie.

 

 

3.               
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

4.               
Intimazione:

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Claudia Solcà