# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d153d6ac-4568-5933-92de-06e483797731
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.06.2008 32.2007.205
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-205_2008-06-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.205

   

  cs

  	
  Lugano

  18 giugno
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 giugno 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 maggio 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.    
RI 1, nato nel __________, l’11 ottobre 2006 ha
postulato l’assegnazione di una rendita d’invalidità a causa di un’”amputazione
trans-articolare interfalangea prossimale dz mano destra” e “lesione dei
tendini flessori e del nervo collaterale, lacerazione legamenti anulari D3,
mano destra” (doc. AI 3-6). L’insorgente nel corso del mese di ottobre 2005
ha infatti subito un infortunio che gli ha provocato l’amputazione del dito indice
della mano destra e la lesione permanente del dito medio della medesima mano
(doc. I).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 16 maggio 2007,
l’Ufficio AI ha respinto la richiesta poiché il grado d’invalidità alla scadenza
dell’anno di attesa è nullo (doc. A1).

                                  B.   Contro
questa decisione l’assicurato è tempestivamente insorto contestando la
decisione dell’amministrazione (doc. I).

 

                                  C.   Con
risposta del 27 giugno 2007 l’UAI ha chiesto la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                                  D.   Il
6 luglio 2007 l’interessato ha prodotto ulteriore documentazione, ribadendo le
sue ragioni (doc. VI).

 

                                  E.   Pendente
causa il TCA ha proceduto ad un accertamento di cui si dirà in seguito (doc. IX
e seguenti).

 

 

                                         in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi
dell'articolo 49 cpv. 2 della
Legge sull'organizzazione
giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00) e 2 cpv. 1
LPTCA.

 

 

                                         nel
merito

 

                                   2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto sostanziale, in
assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali
sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al
1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono
applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento
al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                                   3.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita d’invalidità
o a provvedimenti d’integrazione.

 

                                   4.   Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a
ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per
stabilire tale diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro
prevedibile. Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI
sono previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI),
che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione
professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il
collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI).

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha
diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige
la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa
essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i
provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare sensibilmente la
capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo
l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa
dell’invalidità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente
equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti
atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno
(Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid.
2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid.
2b).

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico
dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella
causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998
pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                                   5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit
suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31
dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono
invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50%
o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore
in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid.
2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nel
confronto dei redditi - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF
107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; D.
Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage,
pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2; DTF 114 V 313 consid. 3a).

6.In
concreto dagli atti emerge che il ricorrente è stato vittima, nell’ottobre
2005, di un importante infortunio con una sega circolare, coinvolgente
seriamente la mano destra, in particolare “D2 e D3” (dito 2 e dito 3),
con ferita lacerocontusa volare con lesione dei tendini flessori, del nervo
collaterale radiale, lacerazione dei legamenti anulari D3 e amputazione
traumatica trans-articolare interfalangea prossimale D2 (doc. AI 12-7).

 

Dal
17 agosto al 21 agosto 2006 il ricorrente è stato degente presso il servizio di
ortopedia dell’Ospedale __________, che ha posto la seguente diagnosi:

 

"Esiti di
lesione complessa da sega circolare alla mano destra con:

- attuale revisione
della ricostruzione tendine flessore D3 mano destra

- ferita volare con
lesione dei tendini flessori, del n. collaterale radiale, alterazione dei
legamenti anulari D3 con ricostruzione n. collaterale, sutura legamenti anulari
e sezione t. flessori e posa di spacer al D3 (21.10.2005)

- amputazione trans-articolare
interfalangea prossimale D2 e pregres-sa revisione e copertura con lembo
cutaneo (21.10.2005)

Ricostruzione
tendini flessori D3 mano destra t. palmaris longus il 25.04.2006, con

-         
rottura distale innesto tendineo del 25.04.2006

-         
revisione e risutura innesto tendineo mano dx il 27.04.2006

-         
revisione con seconda ricostruzione del t. flex. D3 il 11.05.2006” (doc.
AI 2-1)

 

                                         Il
25 ottobre 2006 il dr. med. __________, FMH chirurgia della mano, ha indicato
che l’assicurato non è più in grado di svolgere l’attività precedente, ma che “da
ora” è possibile esercitare “attività leggere, se possibile in ambienti
temperati (intolleranza al freddo) senza manipolazioni fini e delicate (la
doppia artrodesi fa perdere destrezza).” (doc. AI 10-3).

 

                                         Agli
atti sono inoltre stati prodotti i rapporti operatori del dr. med. __________
(doc. AI 10-4 e seguenti).

 

                                         Il
12 dicembre 2006 il dr. med. __________, FMH medicina generale, dopo aver
ripercorso l’intera fattispecie, ha posto la seguente prognosi:

 

" Lo stato di
amputazione e di artrodesi al dito III sono irreversibili. 

Se la sensibilità migliorerà ancora
spontaneamente o se si può migliorare con interventi chirurgici si deve
chiedere la risposta al Dr. __________. Il paziente in questo senso è
ottimista, dice che in qualche modo si arrangerà. Per il suo futuro
professionale il paziente dovrebbe essere valutato in un centro specialistico,
come per esempio quello della __________ a __________. Un’intenzione del
paziente è di riprendere a lavorare come autista. Le lesioni della mano destra
permettono di guidare con sicurezza, una problematica potrebbe essere il
caricare e scaricare.

Sempre nell’ambito di una professione da autista
il paziente potrebbe fare la patente per la guida dell’autobus dove non vi
sarebbero i problemi di caricare e scaricare.” (doc. AI 12-4). 

 

                                         Il
medico curante ha inoltre precisato che l’insorgente non può più esercitare l’attuale
attività lavorativa, mentre l’assicurato è in grado di svolgere altre attività
leggere, senza che vi sia un rendimento ridotto (doc. AI 12-5).

 

                                         Il
1° marzo 2007 il medico SMR, dr. __________, ha posto la diagnosi principale di
“lesione complessa alla mano destra (da sega circolare): ferita volare con
lesione dei tendini flessori e del nervo collaterale radiale, lacerazione dei
legamenti anulari III dito, ricostruzione del nervo collaterale radiale, sutura
dei legamenti e sezione dei tendini flessori, posa di spacer (21 ottobre 2005),
amputazione transarticolare interfalangea prossimale dito II, revisione e
risutura innesto tendineo mano destra, revisione e seconda ricostruzione del
tendine flessore dito III (11 maggio 2006), artrodesi delle articolazioni
interfalangee dito III” e di ulteriore diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di “sindrome ansioso-depressiva con episodi di agitazione (2006).”
(doc. AI 17-1) ed ha affermato:

 

“In data 27
novembre 2006, il Dr. __________ esprime delle riserve circa l’idoneità
all’attività di autista (professionale) e propone, in considerazione della
roncopatia, una polisonnografia prima della ripresa del lavoro.

 

Propongo di
accertare tramite il CIP la realizzabilità della proposta del medico curante
per una riqualificazione nell’attività di autista, non più di camion ma di
autobus. In caso affermativo dovrebbe procedere agli accertamenti
dell’idoneità.” (doc. AI 17-2)

 

                                         Il
28 marzo 2007 il medico SMR ha precisato che “un’attività rispettosa dei
limiti funzionali poteva essere iniziata nel novembre 2006 (documentato dal
rapporto del Dr. __________ del 25 ottobre 2006). Per quanto riguarda la
realizzabilità della proposta specifica di un’attività come autista resta il
dubbio dell’idoneità da fugare tramite una polisonnografia per escludere una
sindrome dell’apnea morfea che renderebbe improponibile una simile
riqualificazione. Il Dr. __________ attesta una capacità lavorativa del 50%
senza ulteriori specificazioni a partire dal 1° febbraio 2007 che permette di
beneficiare dell’indennità di disoccupazione.” (doc. AI 19-1)

 

                                         Dopo
aver esaminato l’intera documentazione, la consulente in integrazione
professionale, a proposito della formazione scolastica e professionale, ha
affermato:

“Dopo le scuole
dell’obbligo l’A. ha eseguito un apprendistato come polimeccanico con
l’ottenimento dell’AFC. Egli non ha mai lavorato in questa professione. Durante
il servizio militare ha fatto la patente per il camion ed ha lavorato per
qualche anno (dal 1 gennaio 2001 al 31 maggio 2004) come autista presso la
ditta __________ di __________. Dopo aver perso questo lavoro non ha più
trovato un lavoro fisso ma ha svolto diversi lavori a tempo determinato. Dal 1
luglio 2004 al 31 dicembre 2004 l’A. ha svolto una piccola attività in proprio
con mansioni di riparazione di autoveicoli. Ad ottobre 2005 è vittima di un
infortunio ed inizia l’inabilità lavorativa. Dal 29 febbraio 2007 l’A. è
iscritto presso l’assicurazione contro la disoccupazione. Ricerca un impiego a
tempo parziale (50%).

 

(…)

 

Sulla base delle
indicazioni segnalate in sede medica il signor RI 1 potrebbe essere reintegrato
sul mercato libero del lavoro in attività semplici, leggere e poco qualificate
come ad esempio:

 

operaio generico
(mansioni d’assemblaggio, stampa, rifinitura, lucidatura, controllo del funzionamento
e della qualità, attività di controllo, di sorveglianza, riparazioni,
imballaggio, etichettatura). Considerando i limiti funzionali, in particolare
quello relativo alla difficoltà di svolgere lavori di precisione, si escludono
quei settori in cui è richiesta una buona manualità fine (es. orologeria,
micromeccanica, microelettronica,…)

Vendita al
dettaglio (es. addetto alla vendita di carburanti e servizi collaterali)

Addetto alla
logistica (magazziniere, con l’ausilio del muletto)

Autista (senza compiti
di carico/scarico), fattorino addetto alla distribuzione e consegna a domicilio
di merce non troppo pesante (es. fiori, prodotti farmaceutici).

Portiere, custode,
guardarobiere in campo alberghiero

Compiti di
controllo (manutenzione tipici delle organizzazioni comunali letturista,
ripristino dei cestini, pulizia fontane, servizi).

Personale
ausiliario addetto ad attività collaterali semplici, per lo più di tipo manuale
(archivio, servizio meccanografici, di duplicazione, economato e similari)

 

Per quanto riguarda
la possibilità di un impiego come autista di autobus non ritengo tale attività
pienamente esigibile in quanto in alcune occasioni l’autista deve sollevare dei
pesi (es. borse/valigie) e per ragioni di sicurezza deve possedere una buona
sensibilità nelle mani.” (doc. AI 20-1)

 

                                         L’insorgente
non contesta le valutazioni mediche ed anzi conferma che i medici hanno
accertato che in seguito all’infortunio dell’ottobre 2005 “non tollera il
freddo, può lavorare in ambienti temperati. Non può eseguire manipolazioni
fini. Può eseguire soltanto un’attività leggera, senza dover alzare e spostare
pesi con la mano destra.” (doc. I)

 

                                         Il
ricorrente ritiene tuttavia di non poter essere “giudicato “reintegrabile in
attività poco qualificate”, e sostiene di essere stato trattato con
superficialità.

                                   7.   Va
qui ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, affinché un rapporto medico abbia valore probatorio determinante
occorre che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si
fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag.
108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; SVR
1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                                   8.   Nella
fattispecie, alla luce degli atti medici, non contestati nel loro contenuto,
questo Tribunale deve confermare la conclusione cui è giunta l’amministrazione
di ritenere l’assicurato inabile al lavoro al 100% nella precedente attività ed
abile in misura completa in attività leggere.

 

Infatti,
nell’evenienza concreta, questo TCA, chiamato a verificare se
lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato
dall’amministrazione, non ha motivo per mettere in dubbio le conclusioni cui sono
giunti i medici che hanno valutato lo stato di salute del paziente, i quali
sono giunti, in maniera convergente, alla conclusione che l’assicurato può
svolgere un’attività leggera in maniera completa (cfr. in particolare doc. AI
10-3 e AI 12-5).

                                         Essendo
le valutazioni complete e dettagliate, prive di contraddizioni e non essendoci
indizi concreti che permettono di ritenerle inaffidabili, alle stesse va accordato
valore probatorio pieno.

                                         Il
ricorrente non ha del resto apportato attestazioni mediche specialistiche in
senso contrario.

                                         Certo,
il medico SMR ha precisato che il dr. med. __________ esprime delle riserve
circa l’idoneità all’attività di autista e propone una polisonnografia prima
della ripresa del lavoro. Tuttavia, dal rapporto della consulente in
integrazione emerge che l’attività di autista (senza compiti di carico/scarico)
è solo una delle molteplici attività che l’insorgente può ancora svolgere in
maniera completa (doc. AI 20-2). Per cui non è necessario effettuare un
ulteriore accertamento medico in tal senso, essendo la gamma degli altri lavori
ancora esigibili sufficientemente ampia.

 

                                   9.   Come
visto l’insorgente ritiene tuttavia di non poter essere “giudicato reintegrabile
in attività poco qualificate”, e sostiene di essere stato trattato con
superficialità.

                                         Egli
censura l’utilizzo, come termine di paragone per il calcolo di un ipotetico
reddito ancora conseguibile, dei guadagni conseguiti in passato per i medesimi
lavori (autista con mansioni di consegna a domicilio di bibite, meccanico di
precisione) poiché non potrà più esercitarli in futuro. L’insorgente rammenta
che trasportare e consegnare casse di bibite o eseguire lavori di meccanica di
precisione sono mestieri che non potrà più esercitare e, trovandosi senza
diploma valido, si chiede come potrà sopravvivere nel mondo del lavoro se le
sue esperienze lavorative sono state annullate.

 

                                         L’interessato
ritiene inoltre che se è stato deciso di calcolare un discapito del 25% per il
reddito esigibile in attività adeguate allo stato di salute, allora
l’amministrazione ammette che c’è una seppure minima invalidità e si chiede per
quale motivo invece alla fine della decisione l’UAI afferma che il grado di
invalidità è nullo.

                                         L’insorgente
segnala poi che la professione da lui appresa non è quella di meccanico d’auto
come riportato nella decisione ma meccanico di precisione e che un importo di
fr. 48'984 non è un termine di paragone corretto.

 

                                         Infine
il ricorrente evidenzia di aver iniziato a lavorare a tempo pieno in qualità di
aiuto giardiniere dal mese di maggio 2007 (non senza difficoltà pratiche a
svolgere attività fini, riscontrate anche dal suo datore di lavoro) e di
percepire un salario di circa fr. 18 lordi all’ora. Per cui il reddito annuo
lordo dovrebbe ammontare a circa fr. 33'120 e non fr. 43'373 come calcolato
dall’UAI. A questo proposito l’insorgente ha prodotto un attestato dell’attuale
datore di lavoro del seguente tenore:

 

“Con la presente
dichiaro che il Signor RI 1 si trova alle mie dipendenze dal 7.5.07 quale aiuto
giardiniere con uno stipendio di    Fr. 18.-- all’ora e lavora al 100%.

Non esegue lavori
pesanti, taglio dell’erba e siepi con le macchinette, pulisce le aiuole dalle
erbacce e scopa i viali.” (doc. VI/Bis)

 

                                         In
sede di osservazioni l’interessato sostiene infine che le attività proposte lo
sono solo in teoria visto che in una zona di confine come il __________ è
presente una forte concorrenza di manodopera d’oltre confine che gli rende più
difficile la possibilità di esercitare un’attività come quelle descritte
dall’UAI (doc. VI). 

 

                                10.   In merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute,
l’amministrazione ha indicato che l’assicurato, totalmente abile dal profilo
medico in attività adeguate ai suoi limiti funzionali dall’ottobre 2006, in
considerazione del fatto che l’attività indipendente di meccanico è stata
svolta per pochi mesi (6 mesi nel 2004), come reddito di riferimento ha
utilizzato quello percepito nell’attività svolta in precedenza, ossia autista
per un distributore di bibite, di fr. 42'000 annui.

                                         Nella
decisione impugnata viene inoltre indicato che “ammettendo che una volta
terminata questa attività l’assicurato avesse trovato un impiego nella
professione appresa (meccanico d’auto) egli avrebbe potuto guadagnare un
importo di poco superiore (fr. 48'984.- nel secondo anno dopo il tirocinio)”
(doc. A1).

 

                                         Per
contro in attività adeguate al suo stato di salute avrebbe potuto realizzare un
reddito di fr. 43'373 (stato 2005 con riduzione del 25%).

 

                                         L’amministrazione
ha quindi concluso che dal raffronto dei redditi da valido e da invalido non
risulta un grado invalidante (doc. AI 20-3).

 

Nel suo rapporto
finale 13 giugno 2007 la consulente IP, come già indicato in precedenza
(consid. 6), ha elencato l’ampia gamma di attività lavorative a sua
disposizione.

 

Va a questo
proposito rammentato che il principio dell’esigibilità
configura un aspetto del principio della proporzionalità. Secondo la dottrina
questo principio permette di pretendere da una persona un determinato
comportamento anche se presenta degli inconvenienti (Peter, Die Koordination
der Invalidenrente, Schultess 1997 p. 71 e  dottrina ivi citata), anche in
virtù del principio della riduzione del danno.

                                         Ai
fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
dunque fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, 1997, p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi
dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere
una rendita (ZAK 1984 p. 347). Ciò non è il caso se l'attività ammissibile è
possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro
praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie
alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, p. 124).

 

                                         Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, Les rapports de causalité dans le
droit suisse de la sécurité sociale, 1991, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

 

                                         In relazione alle
conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa ‑ conformemente a un
principio generale vigente anche nel diritto delle assicurazioni sociali ‑
all'assicurato incombe l'obbligo di diminuire il danno (DTF 123 V 233,
117 V 278 e 400 e i ivi riferimenti; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
1999, pp. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, 1995, p. 61). In virtù di tale obbligo, l'assicurato
deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel
miglior modo possibile alle conseguenze di una sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28 e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer-Blaser, op. cit., p. 221).

 

                                         Come detto, tutte le circostanze d’ordine sociale e personale
dell’assicurato di per sé non sono determinanti per la valutazione dell'invalidità, ma sono piuttosto
rilevanti di principio per la fissazione, se del caso, del reddito ipotetico da
invalido (DTF 126 V 78; STFA 14 febbraio 2004 nella causa T, I 594/04; Pratique VSI 2002 p. 64).

 

                                         Pur
dovendo riconoscere in concreto una difficoltosa collocabilità dell'assicurato,
al medesimo si presenta - nel momento determinante della decisione in lite - un
ventaglio relativamente ampio di professioni possibili (e peraltro anche
sufficientemente specificate) che non richiedono necessariamente la messa in
atto di particolari misure di reintegrazione professionale (cfr. pure la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 463/00 del 28 ottobre
2003, consid. 3.3). Il TF ha così già ripetutamente statuito che esiste un
mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa
residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; Pratique VSI
1998 pag. 293 consid. 3b pag. 296; si veda anche la sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta
segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o
semi qualificato (RCC 1989 pag. 328 consid. 4a pag. 331), in cui vi è una
sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui
possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano
aggravi fisici (RCC 1980 pag. 481 consid. 2 pag. 482; cfr. inoltre la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003,
consid. 4.7).

                                         A ciò si aggiunge che, tramite la riduzione del reddito ammessa
dalla giurisprudenza (DTF 126 V 75) si tien conto delle limitazioni
riconducibili al danno alla salute, come ad esempio dell'impossibilità di
portare pesi superiori ad una certa misura e quindi anche del fatto che la
persona può, in realtà svolgere, solo lavori leggeri ("leidensbedingte
Einschränkung", DTF 129 V 472 consid. 4.2.3 pag. 481 con riferimenti,
sentenza I 418/06 del 24 settembre 2007, consid. 4.3).

 

                                11.   Va
ancora evidenziato come l’invalidità, concetto essenzialmente
economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non
secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta
al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato
e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra
nell'esplicare determinate funzioni.

                                         Il
medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti
(cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I
due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi
deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il
TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un
rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato
può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la
sua residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U
25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         

                                12.
  Per accertare il reddito senza l'invalidità è
decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e
23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid.
3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito
dev'essere fissato il più concretamente possibile.

                                         Determinante
è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto
delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un
prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi,
l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in
merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr.
U 168 pag. 100s. consid. 3b).

                                         Un
salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che
lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

                                         Se
nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che l’assicurato
avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, allora si può ricorrere a dati
ottenuti da valori statistici e d’esperienza (cfr. Pratique VSI 1999 pag. 248
consid. 3b;cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I
56/02).

Nel caso in esame, dunque, è stato preso in considerazione il salario annuo di
fr. 42'000 che l’insorgente avrebbe potuto conseguire continuando a lavorare
presso la ditta __________ di __________, presso la quale ha svolto un’attività
lucrativa dal gennaio 2001 al 31 maggio 2004. Giustamente l’UAI non ha preso in
considerazione l’attività indipendente svolta da luglio a dicembre 2004,
trattandosi di un’attività svolta per pochi mesi. Del resto, avendo conseguito
un guadagno assai ridotto, ciò sarebbe andato a svantaggio del ricorrente (cfr.
doc. AI 8-2, tassazione 2004, reddito d’attività indipendente tassato di fr.
7'567).

 

                                         Nella
decisione formale l’UAI accenna all’importo di fr. 48'984 che l’assicurato avrebbe
potuto guadagnare nell’impiego di meccanico d’auto da lui appresa. L’insorgente
rileva che in realtà non ha appreso l’attività di meccanico d’auto, bensì di
meccanico di precisione e che l’importo utilizzato non è di conseguenza un
termine di paragone corretto. 

                                         A
questo proposito, pendente causa, il TCA ha interpellato l’UAI, che con scritto
del 2 giugno 2008 ha riconosciuto un errore di valutazione, nel senso che
l’assicurato non ha appreso l’attività di meccanico d’auto, bensì di meccanico
di precisione (attualmente polimeccanico; doc. X).

                                         Dalla
documentazione allegata emerge che l’interessato nel 2004, quale polimeccanico
avrebbe potuto conseguire, in Ticino, un reddito di fr. 50'640 (doc. X + Bis).

 

                                         Sennonché,
come rileva giustamente l’amministrazione, poiché l’assicurato, a formazione
terminata, non ha esercitato tale attività, ma dal gennaio 2001 al maggio 2004
ha lavorato come autista distributore di bibite, non è sostenibile che in
assenza del danno alla salute egli avrebbe continuato ad esercitare l’attività
appresa, abbandonata da più di cinque anni. 

 

                                         Per
cui nel caso di specie va preso in considerazione l’importo di fr. 42'000
conseguito nel 2004 (cfr. doc. AI 7-3) come autista, che aggiornato al 2006,
quando potrebbe nascere l’eventuale diritto ad una rendita, ammonta a fr. 42'929
(42'000 + 1% nel 2005; + 1,2% nel 2006).   

 

                                13.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Recentemente
con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; cfr.
inoltre, tuttavia, sentenza 9C-404/2007 dell’11 aprile 2008, consid. 2.3: “Da der tatsächlich erzielte Verdienst von Fr. 53'365.-
nicht deutlich unter dem Tabellenlohn von Fr. 55'640.- liegt, besteht
nach der Rechtsprechung kein Anlass, vom Grundsatz abzuweichen und zu einer
Korrektur zu schreiten (Urteile des Eidgenössischen Versicherungsgerichts, R.
vom 30. September 2002, I 186/01, H. vom 7. Mai
2001, I 314/00, und K. vom 16. März 1998, I 179/97)”,
sottolineatura del redattore).

 

                                         In
concreto l’insorgente ha iniziato un’attività di aiuto giardiniere, grazie alla
quale consegue un importo di fr. 18 all’ora (circa fr. 33'120 all’anno secondo
l’insorgente). Tuttavia, come rileva l’UAI in sede di risposta, questa attività
non risulta esigibile dal profilo medico poiché l’insorgente non tollera il
freddo e non può eseguire manipolazioni fini, bensì soltanto attività leggere
senza dover alzare e spostare pesi con la mano destra. Lo stesso ricorrente
evidenzia di avere difficoltà, riscontrate anche dal datore di lavoro, a
svolgere attività fini (doc. I). 

                                         Del
resto all’insorgente incombe l’obbligo di ridurre il danno. Ora, come visto in
precedenza, la consulente d’integrazione professionale ha accertato che nel
caso di specie esiste un ampio ventaglio di professioni esigibili che
possono essere esercitate dal ricorrente e tra le quali, viste le limitazioni,
non figura quella di giardiniere. Spetta pertanto all’interessato sfruttare in
maniera ragionevolmente esigibile la sua piena capacità residua in attività
confacenti (sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 consid. 5, sentenza I 359/06
del 22 giugno 2007). 

 

                                         In
tali condizioni in applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza
del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella
TA1 2006 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente,
svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR
2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario annuale
lordo pari a fr. 59'197 (4'732 : 40 X 41.7 X 12; cfr. anche sentenza U 8/07 del
20 febbraio 2008).

 

                                         L’assicurato,
quale autista per la consegna a domicilio di bibite, avrebbe guadagnato fr. 42’929.

                                         Tale
reddito si situa sotto la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
(cfr. Tabella TA1 p.to 60 “trasporti terrestri; trasp. mediante condotte”,
livello di qualifica 4: fr. 4’649.-- X 12 mesi = 55’788.--, riportato su 41.7 ore/settimana
= 58’159). 

                                         Sono,
perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido
in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20
febbraio 2008 sopra menzionata, della stessa percentuale,
ossia del 26%, per un importo di fr. 43’806.

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. 

 

                                         Nella
presente evenienza l’UAI ha applicato la riduzione massima del 25% (10% per
attività leggere e 15% in considerazione delle limitazioni legate all’uso della
mano).

 

                                         Il
TCA non vede alcun motivo per sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell’UAI nell’applicazione della riduzione concessa.

 

                                         L’interessato
potrebbe pertanto conseguire un reddito di fr. 32'854 (43’806 – [43’806
: 100 X 25]). Questo reddito va raffrontato con il reddito da
valido di fr. 42'929, per un tasso d’invalidità del 23%, che, pur non dando
diritto all’ottenimento di una rendita d’invalidità, poiché il saggio minimo
del 40% non viene raggiunto, permette al ricorrente, se dati i presupposti, di
far capo a provvedimenti d’integrazione (grado minimo del 20%, cfr. consid. 4).

 

                                         Alla
luce di tutto quanto sopra esposto, in parziale accoglimento del ricorso, la
decisione impugnata va annullata e l’incarto rinviato alla Cassa affinché
esamini se, visto il grado d’invalidità del 23%, sono dati i presupposti per
mettere l’insorgente al beneficio di provvedimenti d’integrazione ai sensi del
consid. 4.

 

                                14.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 200.-- in misura di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio AI e di
fr. 100.-- a carico del ricorrente.

 

                                      

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto.

                                         La
decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato alla Cassa affinché
esamini se sono date le condizioni per mettere l’insorgente a beneficio di provvedimenti
d’integrazione.

 

                                   2.   Le
spese per fr. 200.--, sono ripartite in ragione di fr. 100.-- a carico
dell’Ufficio AI e di fr. 100.-- a carico di RI 1. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti