# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b73d5df3-9a12-5de5-8cf8-4e283394fce4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 21.03.2006 52.2006.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2006-21_2006-03-21.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2006.21

   

  	
  Lugano

  21 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 16 gennaio 2006 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinata dall' PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 20 dicembre 2005 (n. 6215) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa inoltrata dall'insorgente avverso
  la decisione 9 novembre 2005 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei
  permessi e dell'immigrazione, in materia di revoca di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    19 gennaio 2006 del
Dipartimento delle istituzioni,

-      7 febbraio 2006 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) RI 1
(1968), di nazionalità tailandese, si è sposata il 22 maggio 2000 nel proprio
paese d'origine con il cittadino elvetico H__________ (1921).

Autorizzata a ricongiungersi con il consorte
in Svizzera a seguito del matrimonio, l'insorgente è giunta sul suolo elvetico
il 13 maggio 2001 ed è stata posta al beneficio di un permesso di dimora
annuale, con prossima scadenza fissata per il 30 agosto 2006.

 

b) Nel mese di gennaio 2005 H__________ ha
lasciato l'appartamento coniugale di __________; nell'aprile 2005 egli ha trasferito
il proprio domicilio a B____________________.

Interrogata il 14 settembre 2005 dalla
Polizia cantonale in merito alla sua situazione matrimoniale, RI 1 ha dichiarato
di non avere praticamente più avuto notizie del marito dal gennaio 2005, quando
era scomparso in Tailandia, e che nonostante egli si fosse rifatto vivo in aprile,
egli era partito definitivamente alla volta del canton __________ ancora nel
corso quel mese.

Il 30 ottobre 2005, la ricorrente ha
comunicato all'Ufficio regionale degli stranieri di __________, tra l'altro, di
essere intenzionata ad avviare una procedura di separazione dal marito e che si
sarebbe trasferita nel frattempo presso conoscenti a M__________.

 

 

                                  B.   Fondandosi
sulle premesse emergenze, il 9 novembre 2005 la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di revocare il
permesso di dimora a RI 1, fissandole un termine con scadenza il 31 gennaio
2006 per lasciare il territorio cantonale.

L'autorità ha rilevato che lo scopo per il
quale tale permesso le era stato concesso era venuto a mancare in seguito
all'avvenuta cessazione, nel corso del mese di gennaio 2005, della vita in
comune con il marito, senza che vi fossero elementi atti a ritenere possibile
una loro riconciliazione. Ha quindi ritenuto che ella invocasse il matrimonio
in maniera manifestamente abusiva per continuare a soggiornare nel nostro paese
e conservare il permesso di soggiorno.

Le ha inoltre rimproverato il fatto di non
avere notificato, al momento di presentare la domanda di rinnovo del permesso
di dimora, che suo marito era già partito alla volta di B__________.

La decisione è stata resa sulla base degli
art. 3, 4, 7, 9, 12 e 16 LDDS; 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 20 dicembre 2005 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Il Governo ha dapprima respinto la censura
di violazione del diritto di essere sentita sollevata dalla ricorrente, la
quale lamentava il fatto che il dipartimento non le aveva trasmesso tutti gli
atti in fotocopia dell'incarto che ella aveva richiesto.

In seguito, ha ribadito i motivi addotti
dall'autorità di prime cure e ritenuto la decisione impugnata conforme al
principio della proporzionalità, considerando esigibile il rientro dell'interessata
nel proprio paese d'origine.

Visto che la relazione coniugale non era più
intatta, ha soggiunto l'Esecutivo cantonale, l'insorgente non poteva invocare
la protezione della vita familiare sancita dall'art. 8 CEDU.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento.

Ribadisce anche in questa sede e per gli
stessi motivi la doglianza relativa alla violazione del suo diritto di essere
sentita.

Contesta in seguito di avere contratto un
matrimonio fittizio e di richiamarsi al vincolo coniugale in maniera
manifestamente abusiva, addebitando la disunione al marito che l'ha abbandonata
nel gennaio 2005.

Ritiene il provvedimento contrario in ogni
caso al principio di proporzionalità.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribuna- le cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. In concreto, il 9 novembre 2005 il
dipartimento ha revocato il permesso di dimora di RI 1 valido fino al 30 agosto
2006.

Contro questo genere di provvedimenti è, in
linea di principio, ammissibile il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale (v. art. 101 lett. d in relazione con l'art. 100 cpv. 1
lett. b n. 3 OG).

Di conseguenza, anche la competenza di
questo Tribunale a statuire in merito all'impugnativa inoltrata dall'insorgente
è data.

 

1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e può essere reso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

Si può infatti rinunciare a raccogliere le
testimonianze di U__________, S__________ e He__________, notificate dall'insorgente
in questa sede per riferire sulla propria relazione con il marito __________,
nonché quella di R__________, volta a illustrare le condizioni in cui ella si
trova dopo la partenza del consorte dal domicilio coniugale.

Infatti, come si vedrà in appresso (consid.
5), tali mezzi di prova non sono con tutta evidenza atti a procurare a questo
tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio.

Per lo stesso motivo (v. sub consid. 2) non
è necessario raccogliere nemmeno la testimonianza di D__________ in merito alla
telefonata tra l'Ufficio stranieri e la segretaria del legale della ricorrente,
con cui si comunicava la facoltà del patrocinatore di visionare l'intero
incarto presso la Sezione dei permessi e dell'immigrazione.

 

 

                                   2.   La
ricorrente censura la violazione del suo diritto di essere sentita, perché la
Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ha trasmesso in copia al
patrocinatore l'incarto completo.

 

2.1. La garanzia invocata ha natura formale:
poiché una sua lesione comporta di regola l'annullamento della decisione impugnata,
indipendentemente dalla fondatezza materiale del ricorso, la censura dev'essere
esaminata immediatamente (DTF 124 V 123 consid. 4 a con riferimenti).

La natura ed i limiti del diritto di essere
sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale.
Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte
dall'art. 29 Cost., norma che assicura all'interessato il diritto di esprimersi
su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una
decisione e che gli garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione
delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo
e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17; STF 7 giugno 1996 in
re Moretti).

Il diritto di essere sentito comprende, tra
le altre cose, anche quello di esaminare gli atti (cfr. art. 20 PAmm). Il
diritto di consultare gli atti è rispettato quando la parte interessata può
prendere conoscenza dei documenti che costituiscono l'inserto di causa
esaminandoli presso la sede dell'autorità giudicante prendendo, ove occorre, i
necessari appunti e facendo allestire copie a proprie spese, se ciò non cagiona
un aggravio eccessivo per l'autorità. Questo diritto non comprende tuttavia quello
di farsi inviare gli atti al fine di consultarli al proprio domicilio (STF
2P.120 /2003 del 20 maggio 2003; DTF 112 Ia 380 consid. 2a; Borghi/Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, ad art. 20 PAmm, n. 3).

 

2.2. In concreto, il 14 novembre 2005 il
patrocinatore della ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione copia dell'intero incarto concernente la sua cliente, in
particolare il verbale di polizia del 14 settembre 2005.

Il giorno successivo il funzionario
incaricato ha avvertito telefonicamente la segretaria del legale che non poteva
spedire l'intero incarto in fotocopia presso lo studio legale, ma che il
patrocinatore aveva comunque la facoltà di visionarlo presso la sede dipartimentale.
In ogni caso, il 22 dello stesso è stata trasmessa al legale copia del rapporto
di polizia e del verbale d'interrogatorio che egli aveva espressamente richiesto.

Ora, agendo in tale modo, il dipartimento
non ha violato il diritto dell'insorgente di consultare i propri atti di causa.
Difatti, non le è stata preclusa in alcuna maniera la possibilità di prendere
visione della documentazione componente l'incarto.

Se, come sostenuto nel gravame, la
ricorrente non ha potuto tutelare convenientemente i propri diritti prima di
inoltrare il ricorso al Consiglio di Stato, ciò non è dovuto al rifiuto di
spedirle una copia di tutti gli atti di causa, ma al fatto che ella non ha
voluto usufruire della possibilità concessale di consultarli presso la sede
dell'autorità di prime cure.

A prescindere da quanto precede, va in ogni
caso rilevato che dopo l'emanazione del giudizio governativo e prima di
inoltrare il ricorso presso il tribunale, RI 1 ha preso visione dell'incarto presso
il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato (v. dichiarazione 3 gennaio 2006
della ricorrente, agli atti). Ne discende che anche se si fosse verificata, l'asserita
la violazione del diritto di essere sentita sollevata dall'insorgente sarebbe
stata comunque sanata in corso di procedura.

 

 

                                   3.   Il
dipartimento non ha revocato il permesso di dimora alla ricorrente per avere concluso
un matrimonio fittizio, bensì perché ella si richiamerebbe in modo manifestamente
abusivo ad un matrimonio da tempo ormai privo di ogni contenuto.

Di conseguenza, cadono nel vuoto le censure
dell'insorgente volte a negare l'esistenza di un matrimonio di convenienza e
non è pertanto necessario chinarsi sulle stesse.

 

 

                                   4.   4.1. L'art.
7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il
matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e
domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro
effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso quando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano più intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

4.2. L'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS dispone
che il permesso di dimora può essere revocato, tra l'altro, quando non venga
adempiuta una condizione imposta all'atto della sua concessione. 

Gli impegni assunti dallo straniero nel
corso della procedura di autorizzazione e le dichiarazioni da lui fatte,
segnatamente in merito allo scopo della dimora, si considerano come condizioni
impostegli dall'autorità (art. 10 cpv. 3 ODDS).

 

 

                                   5.   5.1. In
concreto, il 13 maggio 2001 la ricorrente è entrata in Svizzera per vivere
presso il marito cittadino elvetico H__________, con cui si era sposata il 22
maggio 2000 in Tailandia, ottenendo per tale motivo un permesso di dimora.

Ora, dagli atti risulta che il matrimonio
dei coniugi __________ è in crisi dal gennaio 2005 e nell'aprile del 2005 il
marito dell'insorgente ha trasferito il proprio domicilio da __________ a B__________.

Ritenuto che la separazione tra H__________
e RI 1 dura tuttora e che da circa un anno essi hanno ormai organizzato ciascuno
la propria vita autonomamente, si può ritenere che la loro separazione vada considerata
definitiva.

In siffatte circostanze non permetterebbe
quindi di giungere a diversa conclusione il fatto che l'insorgente abbia nel
frattempo inoltrato alla Pretura __________ un'istanza volta a ottenere delle
misure di protezione dell'unione coniugale.

Sapere poi se la crisi matrimoniale sia
imputabile al marito per avere abbandonato la consorte è irrilevante ai fini
del giudizio, i motivi che hanno condotto alla separazione non essendo determinanti
(STF 20 aprile 2001, 2A.178/2001, in re I. consid. 3a).

Da quanto precede risulta pertanto in modo
manifesto l'abuso da parte dell'insorgente nell'invocare il proprio matrimonio,
svuotato da tempo di ogni contenuto e scopo, al fine di continuare a beneficiare
del permesso di soggiorno ottenuto per vivere con il consorte.

Visto quanto precede, non è pertanto
necessario procedere all'audizione di U__________, S__________ e di He__________,
richieste dall'insorgente per riferire sulla sua relazione con il marito Hugo,
nonché quella di R__________ per illustrare le condizioni della ricorrente dopo
la partenza del consorte dal domicilio coniugale.

 

5.2. Resta da verificare la proporzionalità
del provvedimento di revoca pronunciato dalla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione.

RI 1 risiede in Svizzera regolarmente da
circa quattro anni e mezzo. Il suo soggiorno va quindi considerato ancora di media
durata. Inoltre ella ha gran parte dei suoi legami sociali e culturali e
familiari, tra cui i suoi due figli di primo letto, in Tailandia, dove è nata e
cresciuta e risiedeva prima di giungere definitivamente in Svizzera all'età di 32
anni.

Per questi motivi, il suo rientro nel suo
paese d'origine non le pone alcun problema di riadattamento.

 

5.3. Ne discende che la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione non ha disatteso le disposizioni legali invocate, revocando
il permesso di soggiorno a RI 1 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario