# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83ef4da4-60af-5e05-97a5-91f2e1d25105
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.05.2018 30.2017.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2017-35_2018-05-22.html

## Full Text

Incarto
  n.

  30.2017.35+36

   

  TB

  	
  Lugano

  22 maggio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 13 e del 17 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
  1. RI
  1  

  rappr. da: RA 1  

  2. RI
  2 

  rappr. da: RA 2  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 15 settembre 2017 emanate
  da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1  

   

   

  in materia di contributi AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 16 ottobre 2014 (doc. 12
dell’inc. n. 30.2017.35) l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro ha chiesto alla
Cassa CO 1 di verificare la posizione di RI 2, 1980, nei confronti della
società RI 1, e meglio se poteva essere considerata assunzione di impiego da
parte della SA alla luce della documentazione allegata.

 

                               1.2.   Con scritto del 1° febbraio
2017 (doc. 10 dell’inc. n. 30.2017.35) la Cassa di compensazione ha
interpellato RI 1 per potere definire lo statuto assicurativo di RI 2 in merito
alle prestazioni che egli le ha fatturato nel 2014, formulando delle domande a
cui la SA ha risposto il 9 febbraio 2017 (doc. 9).

 

                               1.3.   Con identica decisione
inviata il 7 giugno 2017 (doc. II/3 dell’inc. n. 30.2017.35) a RI 1 e il 18
luglio 2017 (doc. 7 dell’inc. n. 30.2017.36) a RI 2, la Cassa CO 1 ha ritenuto che
l’attività svolta dal lavoratore per la società da gennaio 2014 era da ritenere
di natura dipendente e quindi l’ha avvisata di effettuare le trattenute sociali
svizzere.

 

                               1.4.   Alle opposizioni del 5 (doc. II/2
dell’inc. n. 30.2017.35) e del 26 luglio 2017 (doc. C dell’inc. n. 30.2017.36)
formulate dalle parti ha fatto seguito l’emanazione, il 15 settembre 2017 (doc.
II/1 dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. A dell’inc. n. 30.2017.36), di due
distinte, ma sostanzialmente identiche, decisioni su opposizione, con cui
l’amministrazione ha confermato la posizione di dipendenza di RI 2 dalla società
RI 1.

La Cassa di compensazione ha ritenuto che il lavoratore era
salariato presso la società in questione fino ad agosto 2013, che era legato a
un contratto di collaborazione stipulato il 20 gennaio 2014, che era tenuto a
garantire rigorosamente il pieno rispetto della riservatezza e delle regole del
segreto a proposito di fatti, informazioni, notizie o altro di cui avrebbe
avuto comunicazione o avrebbe preso conoscenza nello svolgimento dell’incarico
affidatogli o qualsivoglia altro modo, che era tenuto a non svolgere attività
od azioni che potessero recare danno o pregiudizio al committente, che non
doveva arrecare in alcun modo danno al committente, che ha fatturato le sue
prestazioni alla ditta RI 1 e non al cliente finale e che non ha sopportato il
rischio economico tipico dell’imprenditore (incasso, assunzione di perdite,
incarichi importanti).

Infatti, per l’amministrazione l’assicurato, nell’eseguire il suo
lavoro, non ha emesso fatture destinate ai beneficiari finali delle sue
prestazioni per un pagamento diretto. Inoltre, egli non ha corso alcun rischio
economico nel senso di rischio di perdita nel non riuscire ad incassare quanto
fatturato, giacché era la SA, e non i terzi committenti, che regolava
direttamente i propri impegni con RI 2.

Pertanto, il datore di lavoro si assumeva il rischio economico,
mentre il lavoratore, non agendo a proprio nome e per proprio conto, non si
assumeva alcun rischio particolare verso i terzi e quindi non aveva alcun
rischio di incasso verso la committenza.

Infine, l’amministrazione ha rilevato che il prestito di
manodopera a ditte del ramo deve essere considerato di tipo dipendente,
trattandosi di lavori in subappalto, mentre di tipo indipendente quando lavora
e fattura direttamente al cliente finale.

 

                               1.5.   Con ricorso del 13 ottobre
2017 (doc. I dell’inc. n. 30.2017.35) RI 1, rappresentata da RA 1, ha contestato
la natura di datore di lavoro.

A dire della ricorrente, dal 2014 il suo collaboratore ha spostato
in __________ il centro delle sue attività, dalle quali deriva la maggior parte
del suo reddito. In tal senso egli ha attuato tutte le misure necessarie per
essere in regola con il suo Stato di domicilio.

Ad ogni modo, la società ritiene che, attivo come indipendente,
sia comunque normale che il lavoratore abbia colto l’opportunità di collaborare
con i contatti precedentemente allacciati.

La SA ricorrente ha inoltre osservato come le prestazioni
effettuate da RI 2 sul cantiere di __________ possano essere ritenute come
svolte a favore del cliente finale e non di terzi, giacché il fondo era di
proprietà degli amministratori e degli azionisti della stessa SA e dunque il
lavoratore non si assumeva un rischio imprenditoriale. Essendo quindi essi
stessi i beneficiari delle prestazioni, la società ha rilevato essere commercialmente
normale che i committenti esprimessero le proprie preferenze e che gli dessero
le direttive per quanto concerne l’esecuzione delle sue mansioni.

Infine, l’insorgente ha evidenziato che il mandato fra le parti è
stato concluso nel primo trimestre 2016 e quindi ben prima della contestazione
dello statuto contributivo dell’assicurato da parte della Cassa; ciò starebbe a
significare che il mandato è stato conferito in modo specifico e limitato nel
tempo.

 

Il 17 ottobre 2017 (doc. I dell’inc. n. 30.2017.36) RI 2,
rappresentato dallo RA 2, ha chiesto al TCA di riconoscere la sua qualifica di indipendente
per l’attività svolta nei confronti di RI 1.

Egli ha osservato che dall’ottobre 2013 lavora a tempo pieno quale
professore in un istituto tecnico pubblico in __________ (docc. C2 e C3), ma
anche come libero professionista, di essere regolarmente registrato presso gli
enti competenti (doc. C5) e di disporre di un’assicurazione RC professionale
(doc. C13).

Per svolgere l’attività indipendente di architetto il ricorrente è
inoltre dotato di propria strumentazione di lavoro, utilizza locali propri come
ufficio in casa sua, ha una propria carta intestata con la quale si identifica
nei confronti dei clienti e sostiene spese di rappresentanza (docc. D1-D17).

Durante gli anni 2014, 2015 e 2016 l’assicurato ha prestato
servizi di consulenza, che avevano oggetto l’assistenza tecnica alla
costruzione di un edificio residenziale a __________.

Il ricorrente ha rilevato che il fondo su cui v’era il cantiere
era di proprietà di __________ e di __________, presidente rispettivamente membro
del consiglio di amministrazione di RI 1 nonché azionisti della stessa, perciò
v’era piena coincidenza tra mandante e cliente finale. Per questa attività,
svolta in parte in __________ e, laddove era necessaria la sua presenza, su
suolo svizzero notificandosi all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del
lavoro, al riguardo egli ha precisato che la sua presenza in Svizzera era
limitata a un paio d’ore per ogni notifica e non a giornate intere di lavoro.

Dopo avere ricevuto dalla SA le informazioni e i dati di cui aveva
bisogno per potere lavorare, l’assicurato svolgeva le proprie prestazioni in
totale autonomia, non gli era imposto alcun termine da rispettare e utilizzava
i propri strumenti. Egli ha poi fatturato le prestazioni alla società e le ha
dichiarate fiscalmente quale indipendente assolvendo nel Paese di domicilio
anche gli obblighi contributivi in ambito assicurativo (docc. C7 e C8).

L’insorgente ha poi rilevato che perfino l’associazione
inter-professionale di controllo ha accertato il carattere indipendente del
lavoro svolto in Canton Ticino (doc. C15).

Quanto alle remunerazioni ricevute, erano “a corpo” e quindi non
si trattava di un salario a tempo, né erano provvigioni e neppure commissioni,
con conseguente rischio di incasso a suo carico.

Per le sue prestazioni il lavoratore ha ricevuto quale compenso  €
11'660.- nel 2014, € 6'500.- nel 2015 e € 1'000.- nel 2016, per un totale di €
19'160.-, cifre che sono già di per sé sufficienti per escludere una sua
dipendenza economica dalla società.

Il ricorrente ha altresì segnalato che procedeva direttamente alle
notifiche all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro e quindi
stabiliva autonomamente quando essere presente sul cantiere, che tutti i costi
attinenti all’attività prestata per la società sono stati assunti personalmente
e quindi il rischio economico imprenditoriale era a sua carico, che la natura
della sua attività non necessita di investimenti importanti trattandosi di una
prestazione di servizi e che contemporaneamente all’attività svolta per la
società ricorrente l’assicurato ha ricevuto altri mandati da terzi (docc. C11 e
C12), perciò v’era una pluralità di mandati e di autonomia di determinazione nella
scelta degli stessi, nell’organizzazione, nell’esecuzione e negli orari.

Infine, l’aver fatturato le sue prestazioni nella sua valuta di
riferimento lo rende ancora più indipendente dalla SA.

Da ultimo, il collaboratore ha contestato punto per punto le
singole motivazioni addotte dalla Cassa di compensazione a sostegno della sua
qualifica come dipendente della società.

 

                               1.6.   Con risposte dell’8 (doc. IV
dell’inc. n. 30.2017.35) e del 9 novembre 2017 (doc. III dell’inc. n.
30.2017.36), sostanzialmente identiche, la Cassa di compensazione ha proposto
di respingere i ricorsi. Essa ha ricordato di avere sottoposto dei quesiti alla
SA e che, a seguito delle risposte ottenute e degli atti ricevuti dall’Ufficio
dell’ispettorato del lavoro, dovendo definire la posizione assicurativa di una
persona che svolge la sua attività professionale in più Stati in base al
diritto nazionale dello Stato in cui tale attività viene esercitata, in
applicazione della LAVS ha ritenuto che si configurassero le caratteristiche
tipiche di un lavoro su chiamata e dunque di un’attività dipendente, giacché RI
2 veniva chiamato ad intervenire quando RI 1 lo riteneva necessario. Inoltre,
dalle fatture emesse si rileva che il lavoratore non ha apportato una
prestazione specialistica, ma che è stato chiamato dalla società poiché, quando
era alle sue dipendenze, si era già occupato di questo progetto edilizio. Si
tratta quindi di un prestito di manodopera in favore di una società del
medesimo ramo in cui viene svolta l’attività. Pertanto, gli elementi a favore
di un’attività dipendente sono nettamente predominanti su quelli a favore di
un’attività indipendente (assenza di divieto di concorrenza, utilizzo del
proprio materiale).

Infine, la circostanza che il lavoratore sia attivo già in __________
quale indipendente non ha alcuna influenza, potendo infatti egli essere
contemporaneamente qualificato anche quale salariato.

 

                               1.7.   Nelle sue osservazioni del 16
novembre 2017 (doc. VI dell’inc. n. 30.2017.35) la società ricorrente ha
precisato che quando ha risposto il 9 febbraio 2017 alle domande
dell’amministrazione può non avervi dato seguito in modo preciso e dettagliato,
senza però rendersi conto che le sue risposte sarebbero servite per qualificare
RI 2. Essa ha precisato che quest’ultimo ha svolto il mandato per proprio conto
e partecipava alle riunioni per ottenere le direttive sul mandato. Inoltre,
egli ha disdetto il contratto di lavoro per potere insegnare, ciò che gli
impediva di essere dipendente per conto di terzi e l’ha obbligato a sviluppare
la propria attività come indipendente. Una sua qualifica come dipendente lede quindi
sia la società sottoponendo il lavoratore a un doppio assoggettamento agli
oneri sociali sia il collaboratore stesso nella libertà di esercizio della sua
professione.

Il lavoratore non ha formulato ulteriori osservazioni né ha prodotto
nuovi mezzi di prova (doc. IV dell’inc. n. 30.2017.36).

                               1.8.   Il 7 marzo 2018 (doc. X
dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. V dell’inc. n. 30.2017.36) il Tribunale ha
interpellato l’amministrazione sulla possibile applicazione dell’art. 11 par. 3
lett. b e dell’art. 13 par. 4 del Regolamento (CE) n. 883/2004, ciò che
porterebbe RI 2, cittadino __________ domiciliato in __________ e dipendente
pubblico nel suo Paese di residenza, ad essere soggetto alla legislazione __________
negli anni in cui ha parallelamente svolto attività lucrativa sia in __________
sia in Svizzera.

 

La Cassa di compensazione ha precisato il 9 marzo 2018 (doc. XI
dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. VI dell’inc. n. 30.2017.36) che la decisione
impugnata porta sulla definizione dello statuto contributivo di RI 2 in base
alla legge svizzera. È solo in seguito che occorre definire la legislazione
applicabile, ossia in quale Stato devono essere regolati i contributi sociali.

L’amministrazione ha spiegato che se l’attività esercitata da RI 2
su territorio svizzero fosse considerata attività marginale – ovvero inferiore
al 5% del reddito e/o del tempo di lavoro complessivo – e fosse confermata di
natura dipendente, allora essa dovrà sottostare all’assicurazione obbligatoria
in Svizzera per il tramite del datore di lavoro RI 1, mentre se fosse
qualificata di natura indipendente allora la Cassa dovrà assoggettare i redditi
conseguiti su suolo svizzero da RI 2 secondo le norme sugli indipendenti.

Queste soluzioni vanno applicate indipendentemente se in __________
il lavoratore è parificato a un dipendente pubblico.

È solo se l’attività esercitata in Svizzera fosse superiore al
limite del 5% - e secondo la Cassa così non è – che allora si può applicare l’art.
13 del Regolamento (CE) n. 883/2004 e quindi ritenere che per l’attività
esercitata in Svizzera sia che fosse considerato salariato sia indipendente, RI
2 avrebbe l’obbligo di regolare i suoi contributi sociali nello Stato nel quale
è occupato come dipendente pubblico. E qualora fosse considerato come suo
dipendente, spetterà a RI 1 rivolgersi alle assicurazioni sociali del Paese di
residenza del lavoratore per regolare la sua posizione.

 

                               1.9.   La società ricorrente non ha
formulato osservazioni (doc. XII dell’inc. n. 30.2017.35), mentre il 23 marzo
2018 (doc. VIII dell’inc. n. 30.2017.36) RI 2 ha contestato che l’attività
esercitata per RI 1 potesse configurarsi quale attività marginale ai sensi
dell’art. 14 par. 5ter del Regolamento (CE) n. 987/2009, precisando che
l’attività indipendente di architetto, nel suo complesso, era ed è svolta in
via accessoria rispetto alla principale attività di dipendente.

Egli ha inoltre affermato che dai documenti prodotti emerge in
modo chiaro che l’attività svolta per RI 1 è sicuramente superiore alla soglia
del 5%. Da una parte, dal profilo economico risulta che nel 2014 egli ha
percepito dal __________ un salario da lavoro dipendente di € 20'859.- e nel
2015 di € 20'523.-, mentre per l’opera prestata per la società ricorrente egli
ha ricevuto compensi di gran lunga superiori al 5% del reddito complessivo e
pari a € 11'660.- nel 2014, a € 6'500.- nel 2015 e a € 1'000.- nel 2016.
Dall’altra parte, dal profilo del tempo di lavoro, dagli atti emerge che per
l’anno 2014 il lavoratore ha notificato all’Ufficio per la sorveglianza del
mercato del lavoro 81 giorni e nel 2015 86 giorni, con un tempo di lavoro di circa
2 ore per ogni giorno di notifica, perciò un totale di circa 162 ore lavorative
su territorio elvetico nel 2014 e 172 ore nel 2015, contro un normale monte ore
annue di 1760 (220 giorni x 8 ore). Le ore prestate in Svizzera per la SA sono
dunque ben superiori al 5% del tempo di lavoro complessivamente esercitato
nell’Unione Europea, raggiungendo il 10% del tempo totale.

Il ricorrente ha ricordato come l’attività svolta a favore di RI 1
sia stata di natura indipendente e che come tale debba essere assoggettata alla
legislazione dello Stato __________ di cui egli è un pubblico dipendente in
virtù dell’art. 11 par. 3 lett. b del Regolamento (CE) n. 883/2004, Stato che
peraltro ha già riscosso i contributi previdenziali quale indipendente per
l’attività prestata in Svizzera (docc. C6, C7 e C8).

 

                             1.10.   A questo proposito il 13
aprile 2018 (doc. X dell’inc. 30.2017.36) la Cassa di compensazione ha indicato
i motivi per i quali ha ipotizzato come verosimile che l’impegno professionale
su territorio svizzero limitato a un paio di ore per notifica possa essere
considerato marginale ai sensi dell’art. 14 par. 5ter del Regolamento (CE) n.
987/2009. Ipotizzando un impegno di 42 o più ore alla settimana, il 5%
corrisponde a poco più di 2 ore alla settimana, limite sotto il quale il
ricorrente sembra essere stato impegnato in Svizzera per ogni singola notifica.

Ad ogni modo, ha precisato l’amministrazione, il monte ore di
lavoro svolto in Svizzera servirà in seguito solo a definire quale legislazione
sia applicabile, mentre oggetto della decisione è la qualifica dell’attività –
dipendente – svolta per conto della SA.

 

                             1.11.   Con decreto del 19 aprile 2018
(doc. XIII dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. XII dell’inc. n. 30.2017.36) il
giudice delegato del TCA ha congiunto le cause, trasmettendo poi a RI 1 gli
scambi di corrispondenza intercorsi nell’incarto parallelo del lavoratore.

Nessuna osservazione è giunta al TCA (doc. XIV).

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   RI 2 si è lamentato che
l’amministrazione non avrebbe accertato compiutamente la fattispecie, non
entrando nel merito del caso concreto ma limitandosi, nella sua decisione su
opposizione, ad una mera elencazione dei principi giuridici e giurisprudenziali
di carattere generale. Egli ha fatto valere una carente motivazione della
decisione impugnata e quindi, implicitamente, una violazione del diritto di
essere sentito.

 

Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., le parti
hanno diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza (ribadita ancora
in STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 4.2), dal diritto di essere
sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di
esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti,
quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di
partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi
citate).

 

Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo
per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da
un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le
ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del
provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di
permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione
medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo
esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi
delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla
decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007, con riferimenti; DTF 129 I 232
consid. 3.2).

 

Nel caso di specie non è ravvisabile una violazione del diritto di
essere sentito.

L’amministrazione, nella decisione su opposizione del 15 settembre
2017, ha esposto nel dettaglio le norme legali, la giurisprudenza federale e le
direttive amministrative in ambito di determinazione della qualifica dello
statuto assicurativo, come pure, riportando tali principi alla fattispecie, i
motivi che l’hanno condotta a ritenere RI 2 esercitare un’attività lucrativa
dipendente per conto di RI 1.

In effetti, concretizzando la giurisprudenza esposta, al punto 8
la Cassa di compensazione ha elencato sette motivi per cui l’architetto dovesse
essere considerato dipendente della società e nei paragrafi successivi ha
sviluppato ulteriormente le sue ragioni. Pertanto, l’amministrazione ha
spiegato le ragioni per cui l’assicurato non potesse essere ritenuto esercitare
un’attività di tipo indipendente.

 

Il TCA evidenzia, al riguardo, che l’interessato ha ben preso
conoscenza di queste argomentazioni e le ha potute contestare con il ricorso,
tanto che egli si è pronunciato nel dettaglio su tutti e sette i punti esposti
dalla Cassa di compensazione.

 

L’assicurato ha infatti potuto comprendere la
portata della decisione su opposizione, confrontarsi con il suo contenuto e
proporre le sue censure, facendo valere le sue ragioni innanzi ad
un'autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come l'istanza
precedente (DTF 133 I 201 consid. 2.2).

Va del resto rammentato che una violazione del diritto di essere
sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di
esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame
sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180
consid. 4a pag. 183).

Nel caso di specie, il TCA dispone in effetti
di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del
28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può
assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie
(art. 61 lett. c LPGA).

Pertanto, in ogni caso, l'eventuale violazione del diritto di essere
sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove l'insorgente ha potuto
esporre le sue motivazioni e produrre ulteriore documentazione (sentenza
9C_738/2007 del 29 agosto 2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 127 V 431).

 

Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire
che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una
simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e
procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari
rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata
celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche
sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).

 

Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.

 

nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la qualifica dello statuto contributivo di RI 2 (dipendente
oppure indipendente) per il lavoro svolto a favore della società RI 1 dal 1°
gennaio 2014.

 

                               2.3.   La Cassa ha accertato la
posizione assicurativa di un cittadino __________ residente in __________ che
ha lavorato su territorio elvetico per una società con sede in Svizzera.

Va quindi preliminarmente stabilito qual è il diritto applicabile.

 

In merito ai rapporti con il diritto europeo l’art. 153a LAVS,
nella sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2016, prevedeva al capoverso 1
che per le persone designate nell'articolo 2 del regolamento n. 1408/71 e in
relazione con le prestazioni previste nell'articolo 4 di questo regolamento,
purché siano comprese nel campo d'applicazione della presente legge, sono applicabili
anche:

 

a.    l'Accordo del 21
giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea
ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone,
nella versione del Protocollo del 26 ottobre 2004 e del 28 maggio 2008 relativi
all'estensione dell'Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità europea, il
suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione
aggiornata;

 

b.    la Convenzione
del 4 gennaio 1960 istitutiva dell'Associazione europea di libero scambio nella
versione dell'Accordo del 21 giugno 2001 che emenda la Convenzione, il suo allegato
K, l'appendice 2 dell'allegato K e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella
loro versione aggiornata.

 

L'art. 153a cpv. 2 LAVS disponeva che laddove le disposizioni
della legge fanno uso dell'espressione “Stati membri della Comunità europea”,
questa espressione è riferita agli Stati cui è applicabile l'Accordo di cui al
capoverso 1 lettera a.

 

Dal 1° giugno 2002 è entrato in vigore
l'"Accordo tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e
la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone"
(RS 0.142.112.681, di seguito: ALC) che rinvia, per quanto concerne la
sicurezza sociale, al "Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio del 14
giugno 1971 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai
lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si
spostano all'interno della Comunità", modificato ed aggiornato dal Regolamento
(CE) n. 118/97, Regolamento (CE) n. 1290/97, Regolamento (CE) n. 1223/98,
Regolamento (CE) n. 1606/98 e Regolamento (CE) n. 307/1999 e modificato dall'Accordo
sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea e i suoi Stati
membri da una parte e la Svizzera dall'altra parte.

 

Dal 1° aprile 2012 il Regolamento (CEE) n. 1408/71 è stato
sostituito dal Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 29 aprile 2004 sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale
(RS 0.831.109.268.1), modificato dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009. Dal 1° gennaio 2015
questo nuovo regolamento è stato modificato per la Svizzera dal Regolamento
(UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (RU
2015 345).

 

Pure il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del
Regolamento (CE) n. 883/2004, che ha a sua volta sostituito dal 1° aprile 2012
il Regolamento (CEE) n. 574/72, è stato modificato dal 2015 dal Regolamento
(UE) n. 465/2012.

 

Ratione temporis sono applicabili sia l'ALC che il Regolamento
(CE) n. 883/2004 nella versione modificata dal Regolamento (UE) n. 465/2012 (DTF 141 V 396 consid.
5.1), poiché la decisione impugnata è stata emanata il 15 settembre 2017 e
concerne la qualifica dello statuto contributivo dell’assicurato per gli anni dal
2014 in poi (DTF 141 V 396 consid. 5.1; DTF 130 V 53 consid. 4.3; STF C 124/06
del 25 gennaio 2007, consid. 4.2; STF I 667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.2;
Pratique VSI 2004 pag. 209 consid. 3.2 [STFA H 281/03]; SVR 2004 AHV no. 12
pag. 38 consid. 5 [STFA H 37/03]; cfr. pure la sentenza della CGCE del 7
febbraio 2002 nella causa C-28/00, Kauer, Racc. 2002, pag. I-1343, punto 45).

 

La presente vertenza ricade anche ratione materiae nel
campo di applicazione dell'ALC e del Regolamento (CE) n. 883/2004 nella
versione modificata dal Regolamento (UE) n. 465/2012.

La qualifica dello statuto contributivo di un assicurato rientra
nel campo materiale dell'Allegato II ALC e del Regolamento (CE)
n. 883/2004.

Quest’ultimo si applica infatti, secondo il
suo art. 3 n. 1, a tutte le legislazioni relative ai settori di sicurezza
sociale riguardanti: a) le prestazioni di malattia; b) le prestazioni di
maternità e di paternità assimilate; c) le prestazioni d'invalidità; d) le
prestazioni di vecchiaia; e) le prestazioni per i superstiti; f) le prestazioni
per infortunio sul lavoro e malattie professionali; g) gli assegni in caso di
morte; h) le prestazioni di disoccupazione; i) le prestazioni di pensionamento
anticipato; j) le prestazioni familiari.

Il Regolamento (UE) n. 465/2012 non prevede alcuna
modifica in tale ambito (DTF 143 V 81 consid. 7.1).

 

Per quanto attiene al campo di applicazione
personale (ratione personae), affinché l'ALC e il Regolamento (CE) n.
883/2004 - il Regolamento (UE) n. 465/2012 non prevede alcuna modifica in tale
ambito - si applichino al ricorrente, cittadino __________ domiciliato in __________
- cfr. a tal riguardo l'art. 1 n. 2 Allegato II ALC e l'art. 2 n. 1 Regolamento
(CE) n. 883/2004, il quale prevede che detto regolamento si applica ai
cittadini di uno Stato membro, agli apolidi e ai rifugiati residenti in uno
Stato membro che sono o sono stati soggetti alla legislazione di uno o più
Stati membri, nonché ai loro familiari e superstiti - devono
essere date da un lato le condizioni della nazionalità o dello status familiare
e d'altro lato l'elemento transfrontaliero (DTF 143 V 81
consid. 8.1; cfr. Bernhard
Spiegel, in Europäisches Sozialrecht, Maximilian Fuchs [ed.], 6a
ed. 2013, n. 1 segg. ad art. 2 del Regolamento [CE] n. 883/2004).

 

In concreto, la condizione della nazionalità è
realizzata; il ricorrente, cittadino __________ residente in __________, può
invocare l'ALC e il Regolamento (CE) n. 883/2004.

 

Occorre inoltre verificare se è dato un nesso
transfrontaliero, che è indispensabile per l'applicazione dell'ALC.

Come evidenziato in ambito di prestazioni
complementari all’AVS/AI dalla DTF 143 V 81 al considerando 8.3.1, per
giurisprudenza costante della CGUE, le disposizioni europee sulla coordinazione
dei sistemi di sicurezza sociale non possono essere applicate alle attività che
non presentano alcun nesso di collegamento con una qualsiasi delle situazioni
contemplate dal diritto dell'Unione e i cui elementi rilevanti restino in
complesso confinati all'interno di un unico Stato membro (tra le altre,
sentenze del 5 maggio 2011 C-434/09 McCarthy, punto 45, e dell'11
ottobre 2001 C-95/99 a 98/99 e C-180/99 Khalil et aliud, punto 69; v.
anche DTF 141 V 521 consid. 4.3.2 pag. 525).

Il carattere transfrontaliero è in particolare dato
quando una persona, una fattispecie o una richiesta presenta un rapporto
giuridico in relazione con più stati dell'UE: in questo ambito entrano in
considerazione il luogo di residenza o di lavoro, oppure la nazionalità (Spiegel, op. cit., n. 15).

 

Nel caso di specie, dagli atti risulta che l’assicurato è nato, ha
sempre risieduto e lavorato in uno Stato membro dell’UE. Egli è stato dunque
assoggettato a un’altra legislazione di uno Stato membro dell’UE in relazione a
periodi di attività lucrativa o di contributi alle assicurazioni sociali. Tuttavia,
venendo in Svizzera negli anni 2014, 2015 e 2016 per svolgere un’attività
lucrativa, l’assicurato ha esercitato il suo diritto alla libera circolazione.

 

Entrambi i presupposti per riconoscere un’applicazione dell’ALC e
del Regolamento (CE) n. 883/2004 sono pertanto dati anche in
campo personale.

 

                               2.4.   L'ALC, per quanto concerne le
assicurazioni sociali, rinvia al citato Regolamento (CE) n. 883/2004 e meglio
ai suoi art. 11-16, che contengono le norme relative alla determinazione della
legislazione applicabile.

 

L’art. 11 par. 1 prevede che le persone alle quali si applica il
presente regolamento sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro
e che tale legislazione è determinata a norma del presente titolo. Questa norma
enuncia dunque il principio dell'unicità della legislazione applicabile in
funzione delle regole previste dagli art. 11 par. 2 a 16, dichiarando determinanti, di principio e salvo eccezioni, le disposizioni di un solo Stato
membro.

L’art. 11 par. 2 dispone che ai fini dell’applicazione del
presente titolo, le persone che ricevono una prestazione in denaro a motivo o
in conseguenza di un’attività subordinata o di un’attività lavorativa autonoma
sono considerate come se esercitassero tale attività. Ciò non si applica alle
pensioni di invalidità, di vecchiaia o di reversibilità né alle rendite per
infortunio sul lavoro, malattie professionali, né alle prestazioni in denaro
per malattia che contemplano cure di durata illimitata.

Fatti salvi gli artt. 12-16, l’art. 11 par. 3 enuncia il principio
della lex loci laboris, in particolare che una persona che esercita una
attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro (lett. a) e che un pubblico
dipendente è soggetto alla legislazione dello Stato membro al quale appartiene
l'amministrazione da cui egli dipende (lett. b).

L’art. 13 del Regolamento (CE) n. 883/2004 regola
come segue l’esercizio di attività in due o più Stati membri:

 

" 1. La persona che esercita abitualmente un'attività subordinata in due
o più Stati membri è soggetta:

 

a)  alla
legislazione dello Stato membro di residenza, se esercita una parte sostanziale
della sua attività in tale Stato membro o se dipende da più imprese o da più
datori di lavoro aventi la propria sede o il proprio domicilio in diversi Stati
membri; oppure

 

b)  alla
legislazione dello Stato membro in cui l'impresa o il datore di lavoro che la
occupa ha la sua sede o il suo domicilio, se essa non esercita una parte
sostanziale delle sue attività nello Stato membro di residenza.

 

2. La persona che esercita abitualmente un'attività
lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta:

 

a)  alla
legislazione dello Stato membro di residenza se esercita una parte sostanziale
della sua attività in tale Stato membro; oppure

 

b)  alla
legislazione dello Stato membro in cui si trova il centro di interessi delle
sue attività, se non risiede in uno degli Stati membri nel quale esercita una
parte sostanziale della sua attività.

 

3. La persona che esercita abitualmente un'attività subordinata
e un'attività lavorativa autonoma in vari Stati membri è soggetta alla legislazione
dello Stato membro in cui esercita un'attività subordinata o, qualora eserciti
una tale attività in due o più Stati membri, alla legislazione determinata a
norma del paragrafo 1.

 

4. Una persona occupata in qualità di pubblico
dipendente in uno Stato membro e che svolge un'attività subordinata e/o
autonoma in uno o più altri Stati membri è soggetta alla legislazione dello
Stato membro al quale appartiene l'amministrazione da cui essa dipende.

 

5. Le persone di cui ai paragrafi 1–4 sono trattate,
ai fini della legislazione determinata ai sensi di queste disposizioni, come se
esercitassero l'insieme delle loro attività subordinate o autonome e riscuotessero
l'insieme delle loro retribuzioni nello Stato membro in questione.".

 

L’art. 13 par. 1 del Regolamento (CE) n. 883/2004 ha un nuovo
testo giusta l’art. 1 par. 6 del Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, in vigore per la Svizzera dal 1°
gennaio 2015, secondo cui:

 

"
1. La persona che esercita abitualmente un’attività subordinata
in due o più Stati membri è soggetta:

 

a)  se esercita
una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro, alla
legislazione dello Stato membro di residenza; oppure

b)  se non
esercita una parte sostanziale della sua attività nello Stato membro di
residenza:

 

i)   alla
legislazione dello Stato membro in cui ha la propria sede legale o il proprio
domicilio l’impresa o il datore di lavoro, se è alle dipendenze di un’impresa o
di un datore di lavoro, oppure

 

ii)  alla
legislazione dello Stato membro in cui ha la propria sede legale o il proprio
domicilio l’impresa o il datore di lavoro, se è alle dipendenze di due o più
imprese o datori di lavoro aventi la propria sede legale o il proprio domicilio
in un solo Stato membro, oppure

 

iii) alla
legislazione dello Stato membro in cui l’impresa o il datore di lavoro ha la
propria sede legale o il proprio domicilio diverso dallo Stato membro di residenza,
se è alle dipendenze di due o più imprese o datori di lavoro aventi la propria
sede legale o il proprio domicilio in due Stati membri, di cui uno è lo Stato
membro di residenza, oppure

 

iv) alla
legislazione dello Stato membro di residenza se è alle dipendenze di due o più
imprese o datori di lavoro, almeno due dei quali hanno la propria sede legale o
il proprio domicilio in Stati membri diversi dallo Stato membro di residenza.”.

 

                               2.5.   Le Direttive sull'obbligo
assicurativo nell'AVS/AI (DOA) edite dall'UFAS, nella Premessa al supplemento 4
valido dal 1° aprile 2012, in essere dal 1° gennaio 2009, stato 1° gennaio 2014,
prevedono:

 

" Il 1°
aprile 2012 sono entrati in vigore il nuovo Regolamento (CE) 883/2004 (Reg.
883/2004) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 (Reg. 987/2009) che ne stabilisce
le modalità di applicazione. Questi atti normativi implicano diversi
cambiamenti in materia di assoggetta-mento.

Un cambiamento significativo consiste nel fatto che una persona
può essere soggetta alla legislazione di un solo Stato membro o della Svizzera.
In caso di esercizio contemporaneo di un'attività lucrativa dipendente e
indipendente si applicano le disposizioni dello Stato in cui è esercitata
l'attività lucrativa dipendente.

Una persona che lavora per un solo datore di lavoro in più Stati
membri e/o in Svizzera è soggetta alla legislazione dello Stato di domicilio se
vi esercita una parte sostanziale dell'attività. In caso contrario è sottoposta
alla legislazione dello Stato in cui il datore di lavoro ha la propria sede.

L'assoggettamento degli impiegati di aziende di trasporto
internazionale è retto dalle regole generali di coordinamento (v. paragrafo
precedente).

Le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente in
più Stati membri e/o in Svizzera sono soggette alla legislazione dello Stato di
domicilio se vi esercitano una parte sostanziale dell'attività. In caso
contrario sottostanno alla legislazione dello Stato in cui si trova il centro
d'interessi dell'attività.

(…)

In materia di assoggettamento, per i casi verificatisi prima del
1° aprile 2012 continua ad applicarsi il Regolamento (CEE) n. 1408/71 (Reg.
1408/71) fino a quando non interviene un cambiamento, ma per un periodo massimo
di 10 anni. Gli assicurati possono tuttavia chiedere che venga applicato il
nuovo regolamento.

Nell'AELS restano applicabili i Regolamenti (CEE) n. 1408/71 e n.
574/72. (…)".

 

A questo proposito, l'art. 87 par. 8 del regolamento
(CE) n. 883/2004 prevede infatti che se, in applicazione del medesimo, una
persona è soggetta alla legislazione di uno Stato membro diverso da quello alla
cui legislazione è soggetta a norma del titolo II del regolamento (CEE) n.
1408/71, a tale persona continua ad essere applicata quest'ultima legislazione
finché la situazione rimane invariata e comunque per non più di dieci anni
dalla data di applicazione del regolamento. Ciò salvo che essa non presenti una
domanda per essere assoggettata alla legislazione applicabile a norma del regolamento
(CE) n. 883/2004. Se la domanda è presentata entro un termine di tre mesi dalla
data di applicazione del regolamento 883/2004 all'istituzione competente dello
Stato membro la cui legislazione è applicabile, la persona è soggetta alla
legislazione di detto Stato membro sin dalla data di applicazione del regolamento.

Se la domanda è presentata dopo la scadenza di tale
termine, la persona è soggetta a detta legislazione a decorrere dal primo
giorno del mese successivo.

 

Nella Premessa al supplemento 7, valido dal 1° gennaio 2015,
l’UFAS specifica che questo supplemento integra nelle direttive le novità
conseguenti all’entrata in vigore del regolamento (UE) n. 465/2012 e dalla
revisione della convenzione di sicurezza sociale con gli USA.

 

Inoltre, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha
precisato:

 

" Il regolamento
(UE) n. 465/2012 entra in vigore il 1° gennaio 2015 e modifica il regolamento
(CE) n. 883/2004 e il regolamento (CE) n. 987/2009. Si tratta di un atto normativo
che non può essere applicato in quanto tale, ma che ha solo la funzione di
modificare i due regolamenti summenzionati. Le novità riguardano in particolare
i punti seguenti:

 

– per l’assoggettamento assicurativo nello Stato di domicilio non
è più rilevante il fatto che l’assicurato abbia uno o più datori di lavoro,
purché eserciti una parte sostanziale dell’attività (25%) in tale Stato;

(…)

– le attività marginali non sono più considerate ai fini della
determinazione della normativa applicabile ai sensi dell’articolo 13 del
regolamento (CE) n. 883/2004;

 

– il concetto di «sede» è stato ridefinito (art. 14 par. 5bis reg. 987/2009). Per «sede» si intende ora il
luogo in cui sono adottate le decisioni essenziali dell’impresa e in cui sono
svolte le funzioni della sua amministrazione centrale.”.

 

Giusta il N. 2013 DOA, l’assoggettamento delle persone che
lavorano in più Stati dipende dal tipo di attività esercitata (dipendente o
indipendente). Lo statuto contributivo (lavoratori dipendenti o indipendenti)
si determina in base al diritto nazionale dello Stato in cui è svolta
l’attività lucrativa (STF 9C_62/2013 del 27 maggio 2013).

 

L’esempio esposto al N. 2014
DOA chiarisce questo principio.

Infatti, se una persona
esercita simultaneamente un'attività lucrativa in Francia e in Svizzera, la
qualifica dell'attività esercitata in Francia (salariata o indipendente) si
effettua in applicazione del diritto francese e la determinazione dell'attività
esercitata in Svizzera si effettua secondo la LAVS.

Per la qualificazione ai fini dell’assoggettamento contributivo
secondo la legislazione svizzera si rimanda ai criteri di delimitazione
definiti nelle DSD.

 

Per “attività subordinata” e “attività autonoma” ai sensi
dell'art. 1 lett. a e b del regolamento (CE) n. 883/2004, si devono intendere
le attività lavorative che sono considerate tali ai sensi della normativa
previdenziale dello Stato membro nel cui territorio le dette attività vengono
svolte (sentenza I 667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.4.4; STCA 35.2005.57del
12 aprile 2006).

 

Sono segnatamente considerati quali beneficiari del regolamento i
lavoratori coperti da assicurazione obbligatoria o facoltativa continuata
presso un regime di sicurezza sociale destinato ai lavoratori subordinati o
autonomi (sentenza del 24 luglio 2006, I 667/05, consid. 6.4.3; Pierre Rodière, Droit social de l'Union
européenne, 2a ed., Parigi 2002, pag. 614, cifra marg. 646).

La Corte di Giustizia delle Comunità europee (CGCE) ha stabilito
che la nozione di lavoratore deve essere definita secondo criteri oggettivi che
caratterizzano il rapporto di lavoro in considerazione dei diritti e degli
obblighi delle persone interessate, la caratteristica essenziale di tale
rapporto consistendo nel fatto che una persona svolge, durante un certo tempo,
in favore di un'altra persona e sotto la direzione di quest'ultima, delle
prestazioni in cambio delle quali percepisce una rimunerazione (sentenza I
667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.4.4).

Sono più in generale da considerare come lavoratori tutti coloro
che, in quanto tali (cfr. DTF 131 V 395 consid. 3.2), indipendentemente dalla
loro denominazione e dall'esercizio (attuale) di un'attività professionale,
possiedono la qualità di assicurati ai sensi della legislazione di sicurezza
sociale di uno o più Stati membri (sentenza del 24 luglio 2006, I 667/05,
consid. 6.4.4).

 

Anche le DOA stabiliscono il principio al N. 2016 che l'Accordo
con l’UE e la Convenzione AELS prevedono l'assoggettamento alla legislazione di
un solo Stato (art. 11 par. 1 del Regolamento (CE) n. 883/2004).

Questa regola non si applica alle persone
che esercitano un'attività lucrativa e non sono cittadine di uno Stato dell'UE,
dell'AELS o della Svizzera. Ad esse si applicano le convenzioni di sicurezza
sociale oppure la LAVS.

 

Il N. 2016.1 DOA, introdotto nel 2016, dispone che le attività
marginali non vengono più considerate ai fini della determinazione della
legislazione applicabile per l’assoggettamento assicurativo delle persone che
esercitano un’attività lucrativa in due o più Stati. Questa nuova disposizione
è tesa a evitare cambiamenti nell’assoggettamento assicurativo dovuti ad
attività di esigua entità, ma anche a prevenire abusi. Sono considerate
marginali le attività che, per loro natura, sono irrilevanti. Possibili
indicatori di un’attività marginale sono un orario di lavoro regolare e/o una
retribuzione inferiori al 5 per cento (art. 14 par. 5ter Regolamento (CE) 987/2009; per la conduzione di un’azienda v.
N. 3082 segg.). Le attività marginali sono invece soggette all’obbligo
contributivo secondo la legislazione vigente nei rispettivi Stati.

 

I cittadini dell'UE, dell’AELS o i cittadini svizzeri che lavorano
solo in Svizzera sono assicurati all'AVS/AI/IPG e AD (art. 11 par. 3 lett. a
del Regolamento (CE) n. 883/2004), a meno che non si tratti di lavoratori
distaccati o di membri di una categoria speciale (N. 2017 DOA, modificato nel
2016, ma sostanzialmente identico alla precedente versione del 2012).

 

I cittadini dell'UE o i cittadini svizzeri che lavorano soltanto
in uno Stato dell'UE non sono assicurati all'AVS/AI/IPG/AD (art. 11 par. 3
lett. a R. n. 883/2004) a meno che non si tratti di lavoratori distaccati o di
membri di una categoria speciale (N. 2018 DOA).

 

Secondo il N. 2020 DOA, i cittadini svizzeri o dell’UE che
esercitano abitualmente un’attività lucrativa in due o più Stati per lo stesso
datore di lavoro o la stessa impresa sono soggetti alla legislazione dello
Stato di domicilio se esercitano una parte sostanziale della propria attività
in detto Stato membro (art. 13 par. 1 lett. a Regolamento (CE) n. 883/2004).

 

Nella versione modificata nel 2016, questa direttiva dispone che per
persona «che esercita abitualmente un’attività subordinata in due o più Stati
membri» si intende una persona che esercita contemporaneamente o a fasi alterne
una o più attività lucrative dipendenti distinte (art. 14 par. 5 Regolamento (CE)
987/2009). I cittadini della Svizzera, dell’UE o dell’AELS che esercitano
abitualmente un’attività lucrativa dipendente in due o più Stati sono soggetti
alla legislazione dello Stato di domicilio se vi esercitano una parte
sostanziale della propria attività (art. 13 par. 1 lett. a Regolamento (CE) n.
883/2004).

 

Per «parte sostanziale di un'attività subordinata»
esercitata nello Stato membro di domicilio si intende che in esso è esercitata
una parte quantitativamente sostanziale dell'insieme delle attività. Il fatto
che almeno il 25% dell'orario di lavoro si svolge nello Stato membro di
domicilio e/o che almeno il 25% della retribuzione è percepita in tale Stato
membro può indicare che una parte sostanziale delle attività si svolge in uno
Stato membro (art. 14 par. 8 Regolamento (CE) 987/2009; N. 2020.2 DOA del
2015).

 

Giusta il N. 2042 DOA nel tenore del 2016, essenzialmente uguale a
quello del 2012, i cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano un’attività
lucrativa indipendente in due o più Stati membri dell’UE, o in Svizzera e
nell’UE, sono assicurati nel proprio Stato di domicilio se esercitano una parte
sostanziale della propria attività in detto Stato (v. N. 2020). Se non
esercitano una parte sostanziale dell’attività nel proprio Stato di domicilio
sono assicurati nello Stato in cui si trova il centro di interessi della loro
attività (art. 13 par. 2 lett. b Regolamento (CE) n. 883/2004).

 

Il N. 2042.1 DOA recita che il centro di interessi dell’attività
si determina prendendo in considerazione tutti gli elementi che compongono
l’attività professionale. In particolare, si tratta del luogo in cui si trova
la sede permanente nella quale il lavoratore indipendente esercita la propria
attività, il carattere abituale o la durata dell’attività come pure il numero
di servizi prestati (art. 14 par. 9 Regolamento (CE) 987/2009).

I cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano abitualmente la loro
attività lucrativa indipendente in uno Stato dell’UE e che svolgono solo
temporaneamente un’attività in Svizzera non sono assicurati all’AVS/AI/IPG e
l’AD. L’autorità estera competente rilascia il certificato A1 al richiedente,
che la trasmette alla cassa di compensazione competente (N. 2050 DOA).

 

Nel 2016 il N. 2050 DOA è stato soppresso.

 

Il N. 2050.1 DOA, il cui tenore è identico anche dopo la modifica
del 2016, dispone che i cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano
abitualmente la loro attività lucrativa indipendente nell’UE e svolgono
temporaneamente un’attività affine in Svizzera sono soggetti alla legislazione
dello Stato dell’UE in cui sono domiciliati (art. 12 par. 2 Regolamento (CE) n.
883/2004). Ciò vale anche nei casi in cui le casse di compensazione qualificano
l’attività come attività lucrativa dipendente (art. 14 par. 4 Regolamento (CE)
987/2009).

 

Infine, il N. 2051 DOA dispone che se esercita abitualmente
un’attività lucrativa indipendente e una dipendente in uno Stato dell’UE e in
Svizzera, un cittadino svizzero o dell’UE è soggetto alla legislazione dello
Stato in cui è svolta l’attività dipendente (art. 13 par. 3 Regolamento (CE) n.
883/2004). Se l’attività lucrativa dipendente è esercitata in più Stati, è
necessario innanzitutto determinare conformemente ai N. 2020 segg. quale
legislazione disciplina l’attività lucrativa dipendente.

 

Le Direttive ricordano inoltre che chi esercita abitualmente un'attività
lucrativa sul territorio di due o più Stati deve informare l'autorità
competente dello Stato di domicilio. In Svizzera si tratta in prima linea della
cassa di compensazione alla quale il lavoratore dipendente o indipendente è già
legato in virtù della sua attività lucrativa (N.
2054 DOA).

 

                               2.6.   Va qui ricordato, da un lato,
che l’assoggettamento delle persone che lavorano in più Stati dipende dal tipo
di attività esercitata (dipendente o indipendente) e che lo statuto
contributivo di un lavoratore, dipendente o indipendente, si determina in base
al diritto nazionale dello Stato in cui è svolta l’attività lucrativa (N. 2013
DOA). D’altro lato, che per “attività subordinata” e “attività autonoma” si
devono intendere le attività lavorative che sono considerate tali ai sensi
della normativa previdenziale dello Stato membro nel cui territorio dette
attività vengono svolte.

Come emerge dalle sentenze
30.2014.9+12 del 16 ottobre 2014 e 30.2017.8+15 del 17 luglio 2017, ritenuto
che il luogo di lavoro è determinante per stabilire dapprima il diritto
applicabile ed in secondo luogo lo Stato competente per il prelievo dei
contributi, accertato che nel periodo in oggetto RI 2 ha svolto la sua attività
lavorativa sia in territorio svizzero sia nel suo Paese di residenza, la
qualifica del suo statuto contributivo nella Confederazione va dunque eseguita
secondo le norme svizzere (N. 2014 DOA).

 

Per quanto concerne il diritto svizzero, va rammentato che sono assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale
sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che
hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).

A norma dell'art.
3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto
che esercitano un'attività lucrativa.

In applicazione
dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano
un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da
qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.

Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS,
il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a
dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.

I contributi AVS
degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono
determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a
dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).

Per l'art. 10 LPGA, è
considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante
secondo la pertinente legge.

È considerato datore di lavoro chi impiega salariati
(art. 11 LPGA).

L'art. 12 LPGA prevede che è
considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio
di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere
contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro
dipendente (cpv. 2).

 

Per quanto concerne la
qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, l'allora Tribunale
federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale Federale) ha
precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo
del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro
non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una
persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente
(sentenza H 322/03 dell'11 marzo 2005; sentenza H 31/04 del 21 marzo 2005).

In particolare, insolite
costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di
contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).

 

                               2.7.   Di
principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS,
quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne
l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere
dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato
non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale
dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.

Questi princìpi non comportano
comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica
infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario
lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici
il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad
attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla
priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio
sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse
(sentenza H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171
consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2
e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono
gli elementi predominanti nel caso concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre
2000).

 

                               2.8.   Secondo
la giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V
169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri
caratteristici di un’attività indipendente sono ad esempio: investimenti
di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e
impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid.
3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente
dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate
dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b).
Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome
proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante
società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982
pag. 176).

A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori
di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni
singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).

Si è in presenza di un’attività
dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono
adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine
prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante
l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può
praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag.
34 segg.; Vischer, Der
Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258
consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di
lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la
dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il
rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza
(esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b;
RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che
nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi
in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF
119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).

 

L’allora
Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la
comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle
assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli
importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono
un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.; Greber/Duc/ Scartazzini,
Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse
et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).

 

                               2.9.   Il TFA (dal 1° gennaio
2007: TF) ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o
indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione
avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o
nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente
confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica
definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di
assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne
lo stato professionale definitivamente.

Solo la natura di tale
attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è
determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a
priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come
indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (Pratique VSI 1993 pag.
226 consid. 3c = DTF 119 V 165).

Per questi motivi, un
assicurato può essere qualificato simultaneamente come salariato per un lavoro
e indipendente per un altro lavoro. In questi casi per ogni reddito bisogna
esaminare se proviene da un’attività dipendente o no (Pratique VSI 1995 pag.
145 consid. 5a; DTF 104 V 127).

 

                             2.10.   Nella più recente
giurisprudenza l’Alta Corte ha avuto modo di rammentare che occorre tenere
presente che la circostanza che un assicurato, all'inizio della sua attività
indipendente, svolga un lavoro principalmente per un solo committente, è usuale
(cfr. sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007, consid. 7.1, nonché sentenza H
155/04 del 1° febbraio 2005, consid. 4.3) e che il processo, in atto ormai da
anni, del mutamento economico e sociale impone un cambiamento radicale e celere
del modo di agire e pensare un’attività lavorativa indipendente. Asserire che
la regolarità nel pagamento e nel quantum sia sintomo di dipendenza significa
fondare il proprio convincimento su stereotipi preconcetti e avulsi dalla complessa
realtà economica (sentenza H 82/05 del 30 gennaio 2007, consid. 4.3).

 

Per quanto concerne l’investimento, poco importante, in mezzi
propri, il Tribunale federale ha già evidenziato che per natura certe attività,
in particolare nel settore dei servizi, non necessitano di investimenti
importanti. In tali casi, ai fini della qualifica dello statuto, va quindi
posto l’accento sul criterio della dipendenza organizzativo-lavorativa e non su
quello del rischio aziendale (Pratique VSI 2001 pag. 55 consid. 6b pag. 60 con
riferimenti; sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007, consid. 5.2).

 

Infine, laddove gli elementi in favore di un’attività dipendente
ed indipendente si equivalgono, vanno considerate anche le esigenze di
coordinazione di cui occorre tenere conto in relazione ad assicurati che
esercitano contemporaneamente diverse attività lavorative per diversi o per il
medesimo mandante o datore di lavoro (sentenza 9C_1029/2012 del 27 marzo 2013,
consid. 2.2; DTF 123 V 161 consid. 4a pag. 167; sentenza H 194/05 del 19 marzo
2007, consid. 7.4). Se possibile va infatti evitato che diverse attività per il
medesimo mandante o datore di lavoro, rispettivamente che la medesima attività
per diversi mandanti o datori di lavoro, vengano qualificate in maniera
differente, in parte a titolo dipendente e in parte a titolo indipendente (DTF
119 V 161 consid. 3b pag. 164; sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007, consid.
7.4, sentenza H 12/04 del 17 febbraio 2005, consid. 3 e 4.2.3 con riferimenti).

 

                             2.11.   Dall’esame
della documentazione, per i motivi che seguono emerge come la qualifica di
dipendente della RI 1 attribuita dalla Cassa a RI 2 non sia corretta.

 

Nel caso di specie si tratta di stabilire il tipo di attività
svolta dal lavoratore a favore della società ricorrente, iscritta a registro di
commercio.

 

Va innanzitutto evidenziato che la qualifica di un’attività non
deve essere decisa secondo la natura giuridica del rapporto contrattuale tra le
parti, ma ciò che è determinante sono piuttosto le circostanze economiche (DTF
140 V 241 consid. 4.2; STF 9C_213/2016 consid. 3.2). Inoltre, in linea di
principio è reputato dipendente chi è condizionato dal suo datore di lavoro in
merito all’organizzazione del lavoro rispettivamente dal punto di vista
economico dell’impresa e non sopporta un rischio imprenditoriale specifico (STF
9C_538/2017 del 12 aprile 2018 consid. 4.2; STF 9C_213/2016 consid. 3.2).

 

Negli anni in questione RI 2 era un dipendente
pubblico. Vinto un concorso pubblico, dall’anno scolastico 2013-2014 è stato
assunto a tempo pieno e indeterminato presso l’__________ di __________ per
insegnare __________. Il suo datore di lavoro era il __________ (doc. C14).

 

Dagli atti risulta inoltre che l’interessato, cittadino __________
residente in __________, è affiliato nel suo Paese quale indipendente (doc. C4:
Ditta: __________, Forma giuridica: ditta individuale), dove a __________, in
viale __________ dal 10 ottobre 2013 è titolare dell’impresa individuale per
l’attività di “attività degli studi di architettura”.

Per potere esercitare in __________ l’attività di
architetto come libero professionista, dall’ottobre 2013 il ricorrente è
iscritto all’Ordine degli architetti di __________ e al preposto ente
assicurativo per la previdenza sociale (doc. C5), dispone inoltre di partita IVA
(doc. C4) e dal gennaio 2014 (doc. C13) le sue prestazioni sono coperte da un’assicurazione
responsabilità civile professionale.

 

Dalla documentazione prodotta emerge che, oltre ad
esercitare l’attività dipendente di insegnante pubblico, l’assicurato ha svolto
dei mandati privati come architetto indipendente non soltanto nel suo Paese di
residenza - per certo negli anni 2014 (doc. C12) e 2016 (doc. C11) -, ma anche
nel nostro Cantone – nel 2014, nel 2015 e nel 2016 -, e meglio a favore di RI 1.

Quest’ultima circostanza è pacificamente ammessa da
tutte le parti in causa e non è in discussione.

 

È altresì riconosciuto che prima di dedicarsi all’insegnamento RI
2 era dipendente della società ricorrente.

Egli ha infatti rassegnato le proprie dimissioni il 23 luglio 2013
(doc. C1) con effetto dal 1° settembre 2013, proprio perché ha iniziato
l’attività di insegnante a tempo pieno e indeterminato in __________ e,
contemporaneamente, ha anche avviato l’attività di architetto come libero
professionista.

 

Tuttavia, essendosi occupato, in qualità di dipendente di RI 1,
della progettazione esecutiva della costruzione di un edificio residenziale a __________
di proprietà del presidente rispettivamente del membro del consiglio di
amministrazione della stessa società, anche dopo essersi licenziato ha
continuato nel 2014, nel 2015 e nel 2016 a dedicarsi a questo cantiere come
assistente tecnico alla costruzione dell’immobile.

 

Per fare ciò, l’architetto svolgeva il lavoro commissionato sia
presso il suo ufficio in __________ sia direttamente sul cantiere in Svizzera.
In tal caso, egli si notificava personalmente online – e non era la società a
notificarlo (come nella STCA 30.2017.8+15 del 17 luglio 2017 consid. 2.9) all’Ufficio
per la sorveglianza del mercato del lavoro. Egli stabiliva in piena autonomia
il momento in cui essere presente sul cantiere, che generalmente era pari a un
paio di ore per notifica e non a giornate intere (doc. 12 dell’inc. n.
30.2017.35).

Per l’esecuzione del compito attribuitogli l’assicurato non aveva
alcun termine da rispettare e lavorava in piena autonomia nel suo studio
professionale sito presso la propria abitazione, con i propri strumenti
acquistati con fondi personali. Inoltre, egli si assumeva tutti i relativi
costi (doc. D).

Va aggiunto che, secondo il
contratto di collaborazione del 20 gennaio 2014 (doc. 12 dell’inc. n.
30.2017.35), la società gli ha affidato il mandato in piena autonomia gestionale
e organizzativa e senza alcun vincolo di subordinazione, visto che, in qualità dipendente
pubblico a tempo pieno in __________, l’assicurato non poteva essere dipendente
per conto di terzi (RI 1).

Il mandato veniva svolto dal
lavoratore per proprio conto, fatto salvo il necessario coordinamento generale
con il committente che incontrava alle riunioni sul cantiere.

 

Pertanto, il collaboratore si organizzava autonomamente per il
mandato ricevuto - riservate le riunioni di cantiere dirette dal presidente
della SA a cui partecipava per ottenere oralmente le direttive - e, quando il
lavoro lo necessitava e compatibilmente con gli orari della sua attività di
docente a tempo pieno in __________, si recava sul cantiere per prestare la
propria consulenza.

 

Al riguardo va osservato che il tipo di attività non richiede in
sé grandi investimenti, trattandosi di una prestazione di servizi (STF H 194/05
del 19 marzo 2007 consid. 5.2).

 

Con sentenza del 21 marzo 2005 (H 31/04) l’Alta Corte ha
considerato indipendente un ingegnere che aveva conseguito un importo di Fr.
30'000.- nel corso del 2001, rimunerato su base forfetaria (come in concreto)
oppure secondo tariffa SIA, caratterizzata da usuale fatturazione e versamento
sul suo conto bancario, che, tra le altre cose, non aveva alcun vincolo con il
presunto datore di lavoro se non quello di svolgere il lavoro attribuitogli ed
ha ricordato tra l’altro che il rischio aziendale di un libero professionista
consiste principalmente nel fatto che questi è tenuto a rispondere
dell’esecuzione lege artis del mandato conferitogli e in caso di errore
è chiamato a rifondere i danni.

L’allora TFA, a proposito dell’investimento di Fr. 5'926.-
effettuato dall’allora ricorrente, ha evidenziato come “negare l’esistenza di
un’attività indipendente per il fatto che M. non avrebbe effettuato
investimenti tipici di un’attività imprenditoriale e comunque non di entità
tale da essere paragonati a quelli di un imprenditore che intende iniziare
un’occupazione indipendente, come argomentano i primi giudici, significa non
tenere conto delle nuove realtà lavorative – che consentono sempre più di
operare anche se delocalizzati (a casa propria, lontani dalla sede del
committente o del mandante) e con l’ausilio dei mezzi informatici interattivi –
e dei mutamenti economici in atto che permettono di svolgere un'attività
lavorativa indipendente ad elevato tenore intellettuale senza necessità di
dover inizialmente investire mezzi finanziari elevati per dotarsi di
attrezzature, locali commerciali e personale. E comunque, anche ove si intenda
considerare gli aspetti quantitativi, i dati numerici devono essere correlati
al reddito conseguito. È vero che Fr. 5'926.- possono apparire una cifra
modesta in termini assoluti. Siffatto importo diviene tuttavia rilevante se
rapportato a un reddito conseguito di Fr. 30'000.- come è quello che è stato
ripreso dalla Cassa.” (per un caso in cui, sulla base della citata sentenza
federale, il Tribunale cantonale ha qualificato l’attività di un architetto
quale indipendente, cfr. STCA 30.2005.42 del 10 ottobre 2005).

 

Per le sue prestazioni effettuate in un locale non appartenente alla
società committente, l’assicurato non aveva diritto ad alcun indennizzo
separato dei costi e delle spese, che sono stati interamente sopportati da RI 2
indipendentemente dal risultato dell’attività fornita, per la quale egli ha
percepito una remunerazione forfetaria da RI 1, ossia “a corpo” e non a tempo (cfr.
le fatture al doc. 12 dell’inc. 30.2017.35 di € 2'600.- il 27 marzo 2014 e € 1'560.-
il 5 maggio 2014 quale “Compenso per prestazione professionale concernente la
progettazione nelle fasi esecutive relativa al progetto di costruzione di un
edificio residenziale nel Comune di __________ (Svizzera)”, € 5'000.- il 7
agosto 2014 e doc. C10 dell’inc. n. 30.2017.36 di € 2'700.- del 16 luglio 2015).

 

Complessivamente, il lavoratore ha incassato € 11'660.- nel 2014,
€ 6'500.- nel 2015 e € 1'000.- nel 2016 per le attività prestate alla società
ricorrente. Questi importi non sono stati contestati dall’amministrazione e
vanno quindi ritenuti come tali.

 

In merito a questi ammontari, il TCA evidenzia che, soprattutto nell’anno
2014, l’interessato ha svolto la sua attività come libero professionista a
favore del precedente datore di lavoro, per il quale, come contrattualmente
previsto, ha portato a termine il lavoro già iniziato quando ancora era alle sue
dipendenze.

 

Va ricordato che nel caso di una persona assicurata che, come in
concreto, continua ad essere attiva in maniera significativa per il precedente
datore di lavoro, vanno poste esigenze più severe per poter riconoscerne con
riferimento alla specifica attività lo statuto di indipendente. In questa
evenienza, infatti, i criteri che depongono in favore di un’attività
indipendente devono chiaramente prevalere su quelli che parlano per un’attività
lucrativa dipendente (sentenza 9C_614/2008 del 1° luglio 2009, consid. 4.1;
sentenza H 83/04 del 23 giugno 2005, consid. 3.2).

 

Del resto, l’interessato si trovava all’inizio della sua attività
e il Tribunale federale ha evidenziato che non può essere ignorato che
all’avvio di una attività indipendente è abbastanza usuale che un unico grande
cliente costituisca la base degli affari, la conquista di nuovi clienti potendo
per contro avvenire a poco a poco con il passare del tempo (cfr., tra le tante,
la STF H 149/06 e H 155/06 del 24 gennaio 2008, consid. 7.3: “Infatti se è
pur vero che Y. Sagl ha cominciato a consistentemente diversificare la sua
clientela solo nel corso del 2005 (v. ricorso di L., pag. 3: "Nel 2004 la
Y. Sagl ha allargato la rete dei propri clienti, e dal 2005 essa conta numerosi
altri committenti"), vale a dire nell'anno in cui l'amministrazione ha
proceduto alle riprese salariali in oggetto, d'altra parte non può nemmeno
essere ignorato che all'avvio di una nuova attività (indipendente) è abbastanza
usuale che un unico grande cliente costituisca la base degli affari, la
conquista di nuovi clienti potendo per contro avvenire a poco a poco con il
passare del tempo (v. sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni H
155/04 del 14 febbraio 2005, consid. 4.3; cfr. inoltre pure la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni H 194/05 del 19 marzo 2007, consid. 7.1)”.; cfr. anche la STF H 194/05 del 19 marzo 2007,
consid. 7.1 e la STFA H 155/04 del 14 febbraio 2005, consid. 4.3
dove la Massima Corte ha affermato che “Zu berücksichtigen ist schliesslich
in dieser Hinsicht auch, dass bei Aufnahme einer selbständigen Erwerbstätigkeit
zu Beginn oft nur ein “Gross-kunde” die Basis des neuen Geschäftes bildet,
während neue Klienten erst nach und nach gewonnen werden und zu einer breiteren
Abstützung des Kundenkreises führen.”).

 

Infatti, con lo scioglimento
del contratto di lavoro con la SA ricorrente e l’avvio dell’attività dipendente
e quella indipendente in __________, la necessità di terminare l’opera avviata
a __________ ha fatto sì che nell’anno 2014 i rapporti siano stati più intensi
fra le parti (€ 11'660.-) e siano andati scemando già l’anno seguente  (€
6'500.-), fino ad essere praticamente irrilevanti nel 2016, essendosi la
collaborazione chiusa nel primo trimetre con una fatturazione totale di €
1'000.-.

Se è quindi vero che nel primo
anno la retribuzione incassata da RI 1 sia relativamente importante rispetto al
reddito come docente, costituendo praticamente la metà di quanto incassato in __________
per l’attività dipendente (doc. C2: € 20'859.- per il periodo di imposta 2014,
doc. C3: € 20'523.- per il periodo di imposta 2015), va rilevato che poi
l’intensità della collaborazione fra le parti è diminuita con l’avanzamento del
cantiere di __________.

 

D’altronde, in concreto non si trattava di una collaborazione
regolare fra le parti e la retribuzione, allo stesso modo, non avveniva
mensilmente proprio come un normale collaboratore dipendente subordinato al suo
datore di lavoro, che riceve sempre lo stesso stipendio (cfr. anche Pratique
VSI 1995 pagg. 27 seg.; Greber/Duc/Scartazzini,
Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur
l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 167 n. 56, ad art. 5
LAVS).

 

Occorre rilevare che la giurisprudenza e la prassi amministrativa
(N. 1018.2 delle Direttive sul salario determinante (DSD), edite dall’UFAS,
valide dal 1° gennaio 2008, stato 1° gennaio 2017) riconoscono che la mera
circostanza di lavorare (anche) per il vecchio datore di lavoro non esclude a
priori lo svolgimento di un’attività indipendente, fermo restando che le
caratteristiche di una tale attività devono essere chiaramente preponderanti
rispetto a quelle del lavoro dipendente.

 

Se per il primo anno che ha
seguito la disdetta del contratto di lavoro può essere ritenuta un’importante
remunerazione, significativa rispetto al reddito di docente, va però rilevato
che negli anni in questione il consulente ha avuto anche altri committenti (doc.
C11: fattura n. 3 del 2016 del 16 luglio 2016, doc. C12: contratto di mandato
del 12 aprile 2014).

 

Per quanto concerne
l’attribuzione del mandato, l’esecuzione e la fatturazione delle prestazioni
offerte da RI 2, è opportuno evidenziare che l’immobile oggetto della
consulenza richiesta al lavoratore era di proprietà di __________ e di __________,
presidente rispettivamente membro del consiglio di amministrazione di RI 1,
nonché azionisti della stessa.

In altre parole, i committenti
dell’edificio residenziale a __________ coincidevano con il mandante, il quale
ha affidato al ricorrente l’assistenza tecnica alla costruzione dell’immobile
essendosi già egli occupato in precedenza della progettazione esecutiva del
medesimo cantiere.

 

Va inoltre ricordato il
principio secondo cui per sapere se si tratti di un’attività indipendente o
salariata i rapporti di diritto civile possono fornire indizi, ma non sono
decisivi (STF 9C_538/2017 del 12 aprile 2018 consid. 4.2).

 

Di conseguenza, riconosciuto
che la società anonima era distinta formalmente dalle persone fisiche
proprietarie dell’immobile e del progetto di edificazione di un edificio
residenziale, nel caso di specie si è comunque venuta a creare una
sovrapposizione fra i beneficiari finali dell’opera (__________e __________) e
il committente dei lavori all’assicurato (RI 1).

Ne discende che la fatturazione
delle proprie prestazioni da parte di RI 2 avveniva formalmente
all’indirizzo della SA ricorrente che gli aveva commissionato i lavori, che
però, in concreto, coincideva eccezionalmente anche con i beneficiari finali
delle sue opere, proprietari del fondo edificato.

 

Alla luce dell’evidenziata
coincidenza, si può quindi affermare che, praticamente, l’insorgente rispondeva
del proprio lavoro direttamente nei confronti dei clienti finali, ciò che
comporta che egli sopportava in prima persona il rischio imprenditoriale.

 

Come rilevato nella recente STF
9C_538/2017 del 12 aprile 2018 al considerando 5.2.2, il rischio economico
dell’imprenditore può essere definito come la possibilità di incorrere in
perdite di sostanza economica della società a causa di valutazioni o
comportamenti professionali inadeguati. La giurisprudenza federale (fra le
ultime, STF 9C_213/2016 del 17 ottobre 2016 consid. 3.4 con riferimenti)
menziona molteplici indizi a favore dell’esistenza di un tale rischio,
segnatamente il fatto che la persona in esame effettua investimenti importanti,
subisce le perdite, sopporta il rischio di incasso e del delcredere, assume le
spese generali, agisce in proprio nome e per proprio conto, si procura lei
stessa i mandati, occupa del personale e utilizza i propri locali commerciali.

 

Fatti salvi l’elemento degli
investimenti importanti – come visto, la natura dell’attività esercitata non
necessita di investimenti importanti trattandosi di prestazioni di servizio - e
la condizione dell’occupazione del personale – il ricorrente lavorava da solo -,
si può concludere che, nel caso in esame, tutti gli aspetti per l’esistenza di
un rischio economico imprenditoriale erano presenti.

 

Infatti, nell'eseguire la propria attività per la società
ricorrente, l’assicurato ha corso un rischio particolare legato al suo lavoro e
ha dovuto accollarsi un rischio economico (Pratique VSI 1995 pagg. 27 seg.; Greber/ Duc/Scartazzini, op. cit., pag.
167 n. 56, ad art. 5 LAVS). L’insorgente si è infatti assunto direttamente e
personalmente un rischio economico, nel senso di non vedersi saldate le
fatture. Egli ha dunque sopportato interamente il rischio di impresa, dovendo
rispondere in prima persona degli errori professionali qualora le prestazioni
fornite - alla SA, ma per essa ai proprietari dell’immobile che hanno
commissionato i lavori - non fossero state eseguite lege artis.

 

La scrivente Corte segnala da ultimo che nella decisione su
opposizione (cfr. punto 8) l’amministrazione ha affermato che dal contratto di
collaborazione tra professionisti del 20 gennaio 2014 (doc. 12 dell’inc. n.
30.2017.35) stipulato fra le parti ricorrenti risultava come l’incaricato avesse
un rigoroso obbligo di riservatezza e di segretezza su fatti, informazioni,
notizie o altro venuto a sua conoscenza nello svolgimento dell’incarico
affidatogli e come non dovesse svolgere attività che potessero arrecare danni o
pregiudizi al committente (cfr. punto 7).

 

D’avviso del TCA, questi elementi, contrariamente all’opinione dell’amministrazione
secondo cui sarebbero elementi tipici di un rapporto di dipendenza,
corrispondono invece semplicemente ai principi legali del contratto di mandato
(art. 394 segg. CO), che connotano, di regola, un rapporto di indipendenza.

 

Inoltre, il citato “Contratto di collaborazione tra professionisti
per prestazioni d’opera da pagare a fattura” prevede nella premessa che “il
Committente non richiede al Prestatore d’Opera l’esclusività della sua
prestazione” e al punto 10 che “Al Prestatore d’Opera è concesso
intrattenere, contemporaneamente, più rapporti di collaborazione professionale
con altri Committenti o Clienti diversi dal Committente, purché ciò non arrechi
in alcun modo danno al Committente o pregiudichi il regolare svolgimento
dell’attività prevista nell’oggetto del presente contratto”.

In questo senso, un divieto di concorrenza era stato quindi espressamente
escluso, sia durante la validità del contratto sia in seguito, perciò questo
elemento tipico del rapporto di lavoro subordinato non era dato.

 

Questo Tribunale ritiene infine di potere escludere l’esistenza di
un lavoro su chiamata, considerati l’autonomia degli interventi del consulente RI
2 sul cantiere, l’unicità di quel mandato (unico attribuitogli) e che la
collaborazione fra le parti è stata espressamente stretta per terminare il
cantiere di __________ che già aveva interessato l’assicurato quando ancora era
alle dipendenze della società ricorrente. Terminato nel primo trimestre 2016
questo importante cantiere, il rapporto di collaborazione tra le parti è
cessato (cfr. punto 8 del contratto di collaborazione: “Il presente
contratto avrà inizio il 20 gennaio 2014 fino al termine dei lavori [ndr: progetto
di costruzione di un edificio residenziale nel Comune di __________, cfr.
premessa e punto 4]”).

 

Contrariamente a quanto concluso nella STCA 30.2017.8+15 del 17
luglio 2017, in cui il collaboratore veniva “chiamato” nel corso della giornata
a seconda delle necessità di lavoro della società dettate dal volume della
clientela, nel caso in esame il collaboratore interveniva sul cantiere dalla SA
per verificare la concretizzazione delle prestazioni che egli aveva elaborato precedentemente
nel suo studio professionale in __________.

 

La circostanza che il ricorrente, nelle vesti di
dipendente di RI 1, si fosse già occupato della progettazione esecutiva dello
stabile, fa semplicemente sì che i successivi interventi negli anni 2014-2016
siano andati soltanto a terminare il progetto di cui si era già occupato.

Non si può dunque paragonare questa situazione a un
normale lavoro su chiamata (su questo stesso argomento, cfr. STCA
30.2017.8+15 del 17 luglio 2017; STCA 30.2014.9 del 16 ottobre 2014; STCA 30.2013.12
dell’11 dicembre 2013; STCA 30.2012.1 del 6 marzo 2012; STCA 30.2008.51 del 17
giugno 2009; STCA 30.2008.37 del 12 dicembre 2008).

 

 

                             2.12.   Alla luce delle argomentazioni
esposte, la libera organizzazione del ricorrente del mandato ricevuto,
l’assunzione in prima persona di qualsiasi rischio economico (d’incasso), la
fatturazione sostanzialmente a favore dei clienti finali sebbene formalmente
alla società committente qui ricorrente (doc. C10), l’assenza di una dipendenza
economica sul periodo interessato, l’assenza delle tipiche caratteristiche del
lavoro su chiamata e del prestito di manodopera in favore di una società del
medesimo ramo in cui viene svolta l’attività e l’assenza di un divieto di
concorrenza, costituiscono degli elementi in favore di un’attività indipendente
che sono nettamente predominanti rispetto a quelli in favore di un’attività
dipendente (assenza di personale).

 

Da quanto precede discende dunque che devono essere
annullate le decisioni impugnate dai ricorrenti, che ritengono RI 2 dipendente di
RI 1 dal gennaio 2014.

 

Vincenti in causa e rappresentati da una persona
cognita in materia, sia la società sia il lavoratore ricorrente hanno diritto
alle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   I ricorsi, congiunti, sono accolti.

 

                                    §   Le decisioni su opposizione
impugnate dai ricorrenti sono annullate, così come la qualifica di RI 2 quale
dipendente di RI 1 dal 2014 in poi.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. La Cassa di
compensazione verserà a ogni ricorrente Fr. 1'800.- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                         Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti