# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b42a2f10-1ca9-5947-9a05-a670baf23249
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 09.05.2006 S 2006 29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2006-29_2006-05-09.pdf

## Full Text

S 06 29
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 9 maggio 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. … era impiegata in qualità di vice gerente del negozio “…” di … e come tale 

assicurata contro le conseguenze di infortuni e malattie professionali presso 

la “…” quando era vittima, il 27 luglio 2001, di un incidente della circolazione 

stradale. Durante una manovra di sorpasso, la vettura sulla quale si trovava 

l’assicurata in qualità di passeggera usciva di strada e rotolava sulla 

sottostante scarpata capovolgendosi. Alla dimissione dal pronto soccorso 

ancora lo stesso giorno veniva posta la diagnosi di trauma distorsivo cervicale 

e contusivo alla coscia sinistra. Oltre a disturbi in sede cervicale veniva in 

seguito ad instaurarsi una presunta sindrome neurovegetativa. La ripresa del 

lavoro al 50% dal 15 ottobre 2001 era destinata all’insuccesso. L’assicurata 

veniva sottoposta quindi a consulti neurologici e psiconeurologici che 

mettevano in evidenza dei disturbi di carattere ansioso-depressivo. Nel corso 

dei mesi di marzo ed aprile 2002 l’infortunata era degente presso il Centro di 

riabilitazione di Sementina. Alla dimissione veniva confermata una abilità 

lavorativa del 50%. Già nel corso del successivo mese di giugno però veniva 

riferita una inabilità completa al lavoro a seguito dei disturbi neuropsicologici. 

Anche i soggiorni presso la Clinica Federale di Riabilitazione di … nel corso 

del mese di gennaio e febbraio 2003 e la Clinica … dal 9 maggio all’11 

settembre 2003 non permettevano di migliorare l’abilità lavorativa. 

Persistevano disturbi in sede cervicale e di natura psichica. La situazione 

restava immutata anche dopo due nuovi ricoveri presso il nosocomio di … dal 

18 marzo al 3 aprile 2004 e a Sementina il 22 e il 23 aprile 2004. 

2. A tre anni dall’incidente stradale, l’assicurazione infortuni che aveva fino ad 

allora debitamente corrisposte le prestazioni d’obbligo disponeva una 

sorveglianza dell’assicurata da parte di un investigatore privato. Poiché da 

questa osservazione non risultava alcun significativo impedimento fisico e 

dopo aver consultato ancora il medico generico e lo specialista in psichiatria 

in merito alle risultanze delle indagini svolte, con decisione 4 ottobre 2004 

l’assicuratore infortuni cessava il versamento di prestazioni assicurative a far 

stato dal 1. settembre 2004, adducendo che i disturbi ancora lamentati non 

potevano più essere posti in relazione con l’avvenimento assicurato del 2001. 

La tempestiva opposizione veniva respinta con decisione 6 gennaio 2006 e 

all’eventuale ricorso veniva tolto l’effetto sospensivo. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 22 

febbraio 2006, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata, il ritorno 

degli atti alla convenuta per il calcolo di una rendita e di una indennità per 

menomazione dell’integrità, l’eventuale allestimento di una perizia psichiatrica 

e l’allontanamento dagli atti della videoregistrazione e dei rapporti a questa 

allegati. Sostanzialmente, la ricorrente fonda le proprie pretese sui numerosi 

esami medici agli atti e su di una nuova perizia psichiatrica che 

confermerebbero l’esistenza di patologie imputabili all’avvenimento 

assicurato occorsole nel 2001. 

4. Dal canto suo, l’assicurazione infortuni concludeva alla reiezione integrale del 

ricorso. L’assicurata non presenterebbe più alcuna conseguenza somatica 

riconducibile all’infortunio ed i disturbi psichici che ancora l’assillerebbero non 

sarebbero in una relazione causale naturale ed adeguata con l’evento 

assicurato. 

5. Dopo l’emanazione della decisione in merito alla cessazione di prestazioni da 

parte dell’assicurazione infortuni la ricorrente era nuovamente degente presso 

la Clinica di … tra il 16 novembre 2004 e il 13 febbraio 2005. I costi della 

degenza presso detto nosocomio venivano in questo contesto assunti 

provvisoriamente dall’assicuratore, pur riservandosi quest’ultimo il diritto alla 

rifusione di tali esborsi a giudizio conosciuto sulla presente vertenza.

Considerando in diritto:

1. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale 

del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA). Con la stessa sono state 

modificate numerose disposizioni contenute nella legge federale 

sull’assicurazione contro gli infortuni (LAINF). Dal profilo temporale il Giudice 

delle assicurazioni sociali applica di principio le norme di diritto materiale in 

vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti dal 

punto di vista assicurativo (DTF 129 V 1, 128 V 315, 127 V 467 cons. 1 e 126 

V 166 cons. 4b). Inoltre, il Tribunale delle assicurazioni si fonda di regola sui 

fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione amministrativa 

contestata (DTF 128 V 315, 121 V 366 cons. 1b). La questione non riveste 

comunque nell’evenienza importanza pratica poiché le nuove disposizioni 

materiali della LPGA qui applicabili non apportano comunque cambiamenti 

sostanziali rispetto alle previgenti disposizioni in vigore fino alla fine del 2002 

(sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni del 28 giugno 2004, 

procedimento no. I 590/03).

2. a) Prima di esaminare concretamente se esistono ancora esiti dell’infortunio 

assicurato, giova in primo luogo stabilire se la sorveglianza ordinata 

dall’assicuratore fosse lecita e se conseguentemente le risultanze di questa 

potessero e possano essere prese in considerazione ai fini del giudizio. Giusta 

l’art. 43 cpv. 1 prima frase LPGA, l’assicuratore esamina le domande, 

intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui 

ha bisogno. Questa disposizione impone all’assicuratore l’obbligo di accertare 

la fattispecie determinante senza che vengano previste restrizioni nell’ambito 

dei mezzi di prova. Ai sensi dell’art. 96 lett. b LAINF poi, gli organi incaricati di 

applicare la presente legge nonché di controllare o sorvegliarne l’esecuzione 

possono trattare o fare trattare dati personali, compresi dati degni di 

particolare protezione e profili della personalità, di cui necessitano per 

adempiere i compiti conferiti loro dalla presente legge, segnatamente per 

stabilire il diritto alle prestazioni. Come il Tribunale federale ha del resto 

confermato di recente, queste disposizioni costituiscono una base legale 

sufficiente per giustificare una certa ingerenza nella sfera privata (cfr. art. 28 

cpv. 2 CC) della singola persona tramite il ricorso ad un investigatore privato. 

Infatti, l’interesse pubblico dell’assicuratore e della collettività degli assicurati 

a non dover elargire prestazioni non dovute è reputato prevalere sull’interesse 

privato (DTF 129 V 324 cons. 3.3.3). Anche sulla proporzionalità della misura 

non possono esserci dubbi quando la sorveglianza è avvenuta su suolo 

pubblico, sotto gli occhi di tutti e durante delle attività svolte volontariamente 

(DTF 131 I 278 cons. 4.1.1. e 5.1 nonché il cons. 6.2 non pubblicato). Questo 

vale anche per la procedura cantonale davanti al giudice delle assicurazioni 

giusta l’art. 61 lett. c LPGA (STFA U 289/05 del 20 marzo 2006). 

b) Alla luce della giurisprudenza citata è pacifico che la sorveglianza ordinata 

dall’assicurazione infortuni a tre anni dall’evento vada esente da qualsiasi 

critica. La ricorrente è stata seguita in luoghi pubblici e per complessivamente 

otto giornate ripartite sull’arco di due settimane e in particolare da domenica 

27 a mercoledì 30 giugno 2004 e da sabato 10 a martedì 13 luglio 2004. E’ 

allora evidente che le osservazioni effettuate, per quanto concerne le ripetute 

azioni quotidiane della vita che la ricorrente è in grado di compiere senza 

alcuna difficoltà, non possono essere considerate dipendere da una 

situazione del tutto eccezionale e quindi non fede facenti o comunque non 

determinanti ai fini del giudizio sul danno alla salute, come preteso nel ricorso. 

Per questo Giudice è vero propriamente il contrario. Se l’istante è stata 

ripetutamente vista girare la testa, camminare, alzarsi e sedersi, entrare e 

uscire dalla macchina, aprire e chiudere porte e portelloni, portare i sacchi 

della spesa ecc. senza alcuna apparente limitazione o difficoltà di carattere 

fisico è evidente che queste concrete osservazioni non possono essere poste 

in dubbio adducendo una non meglio precisata particolare situazione. Lo 

stesso vale per la guida dell’automobile. La ricorrente non ha alcuna difficoltà 

a spostarsi ripetutamente in automobile, anche a velocità sostenuta, a 

eseguire qualsiasi manovra di entrata e uscita da parcheggi, anche coperti, a 

transitare su tratte fortemente frequentate e nei pressi dei luoghi dove è 

avvenuto l’incidente. Pretendere in questa situazione il richiesto 

allontanamento dagli atti della videoregistrazione e dei protocolli della 

sorveglianza allestiti, con necessariamente anche i connessi attestati medici, 

non trova alcuna giustificazione oggettiva.

3. a) E’controversa la questione di sapere se l'assicuratore convenuto era o meno 

legittimato a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni a decorrere dal 1. 

settembre 2004. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurata ha diritto alla cura 

appropriata dei postumi d'infortunio (DTF 109 V 43 cons. 2a) e, in applicazione 

dell'art. 16 LAINF, l'assicurata totalmente o parzialmente incapace di lavorare 

(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera. Il diritto 

alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un 

sensibile miglioramento della salute dell'assicurata. Se, al momento 

dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, 

viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale (art. 

18 e 23 LAINF). Nella misura in cui l'assicurata è portatrice di una 

menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, ha diritto ad 

un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli art. 24s. LAINF. 

b) Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte 

dell'assicurazione contro gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di 

causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, 

invalidità, morte). Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si 

possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si 

sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non 

occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno 

alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, 

abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica 

dell'assicurata, vale a dire che l'evento appaia come una condizione “sine qua 

non” del danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e 

danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione 

amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità 

preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - 

applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in 

materia di assicurazioni sociali (DTF 126 V 360 cons. 5b, 125 V 195, 121 V 6, 

115 V 142 cons. 8b, 113 V 323 cons. 2a, 112 V 32 cons. 1c e 111 V 188 cons. 

2b). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando 

non ricorrano elementi idonei a giustificarne la loro disattenzione (DTF 119 V 

31, 118 V 110 e 53, 115 V 134, 114 V 156 e 164 nonché 113 V 46). Ne 

discende che ove l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno 

alla salute sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a 

prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 

181 cons. 3.1 e 406 cons. 4.3.1, 117 V 360 cons. 4a e riferimenti). Secondo 

la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato 

con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio 

obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale 

ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del 

nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del 

carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado 

della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio 

non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della 

soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe non già 

all'assicurata ma all'assicuratore (RAMI 2000 U 363, p. 46 cons. 2 e 

riferimenti). 

c) Il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di 

causalità adeguata. Un evento è da ritenere causa adeguata di un 

determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e 

l'esperienza generale della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un 

effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea 

generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 cons. 3.2 e 405 

cons. 2.2, 125 V 461 cons. 5a, 117 V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a). In assenza 

di un nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le 

prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (DTF 

117 V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a). Per accertare l'esistenza di un nesso di 

causalità adeguata tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha 

sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 123 V 104 cons. 3e, 115 V 138. cons. 6-

7, 405. cons. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda 

della loro dinamica, in eventi insignificanti o leggeri, in quella di eventi gravi e 

in quella di eventi di grado medio. Nei casi di infortunio insignificante o leggero 

l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a 

priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in 

materia di medicina infortunistica, può in effetti essere ammesso, senza dover 

procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante 

o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di 

guadagno di origine psichica.

d) Se l'assicurata è rimasta vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso 

di causalità adeguata fra l'evento e la successiva incapacità lucrativa dovuta 

a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Per infortuni di grado 

medio si intendono incece tutti gli eventi che non possono essere classificati 

nelle due predette categorie. La questione a sapere se tra simile infortunio e 

incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di 

causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento 

stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le 

circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano 

essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato quali: le circostanze 

concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità 

dell'infortunio, la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, 

segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi 

psichici, la durata eccezionalmente lunga della cura medica, i disturbi somatici 

persistenti, la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti 

dell'infortunio, il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti 

intervenute e il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni 

fisiche. Non è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del 

nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della 

categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la categoria 

degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste un'importanza 

particolare o decisiva. Nel caso in cui nessuno dei criteri di rilievo rivesta una 

particolare importanza o risulti essere decisivo, occorrerà invece riferirsi a più 

criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione (DTF 

115 V 140 cons. 6c/aa e bb e 409 cons. 5c/aa e bb, 117 V 384, cons. 4c e 

RAMI 2002 U 449, p. 53 cons. 4a). 

e) Anche in materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, 

vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità. Fino 

all’emanazione della DTF 117 V 359, il TFA (pur ammettendo la causalità 

naturale, ad esempio per la presenza di disturbi psichici) considerava che in 

assenza di deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle 

lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi 

evolutivi di natura patologica, di modo che senza prova di deficit funzionale 

organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una 

relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi 

durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 cons. 5c). Con 

la DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del 

tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola, 

ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e 

la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo 

quadro clinico è caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, 

vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, stanchezza al 

minimo sforzo, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, 

cambiamento della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza è stata 

ulteriormente confermata (DTF 123 V 98, 122 V 415 e 119 V 334). Il TFA ha 

considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un 

infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale é, secondo il corso 

ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare 

un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit 

funzionali non è stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa 

l’adeguatezza della relazione di causalità, non è determinante sapere se, da 

un profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere 

qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una tale 

distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà 

d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro clinico. 

Trattandosi di un simile infortunio, senza prova di un deficit funzionale 

oggettivo, la questione della causalità adeguata deve essere valutata 

basandosi sull’evento infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, 

da un punto di vista oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o 

che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di 

modo che, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono 

atte a provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa 

o di guadagno. Posto che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad 

infortunio quanto in caso di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla 

colonna cervicale, ci si trova confrontati a deficit che non è possibile 

oggettivare da un profilo organico, il TFA ha precisato che, per valutare 

l’adeguatezza del nesso di causalità fra un infortunio ed un’incapacità al 

lavoro o lucrativa consecutiva ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, 

conviene applicare, per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. 

La Corte federale ha, in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità 

adeguata è stata ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno 

d’origine psichica anche in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe 

contrario al principio dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere 

la prova di una tale lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla 

colonna cervicale (DTF 117 V 359, cons. 5d/bb).

f) Volendo sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi si tratta, in 

primo luogo, di valutare se l'interessata è rimasta vittima di un trauma 

d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (SVR 1995 

UV 23, p. 67 cons. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (DTF 117 V 382 

cons. 4). Nell’affermativa, per gli infortuni di grado medio, è necessario 

applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366 cons. 

6a e 382 cons. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza del 

nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado medio, 

secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 cons. c/aa (SVR 2001 

UV 1, p. 1ss.). Deve ancora essere aggiunto che l'applicabilità della 

giurisprudenza federale in materia di causalità in caso di trauma 

d'accelerazione alla colonna cervicale, giusta la quale è irrilevante 

determinare se i disturbi accusati dall'assicurata siano di natura organica e/o 

psichica (DTF 117 V 363 cons. 5d/aa), presuppone che questi disturbi siano 

a tal punto intrecciati fra loro che una differenziazione sarebbe legata a 

notevoli difficoltà tenuto conto della complessità e varietà del quadro 

patologico (DTF 117 V 363 cons. 5d/aa). Per applicare questa prassi è 

dunque necessario che i disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio e 

che unitamente ai disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino un 

complesso di disturbi psicosomatici difficilmente differenziabili (SVR 2001 UV 

13, p. 47ss.). Per contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata 

va affrontato alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica 

abnorme conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce 

dei criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna 

cervicale (DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro 

tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in 

parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe 

psichiche, in relazione con l'evento assicurato (RAMI 2000 U 397, p. 327ss., 

DTF 123 V 98). In una sentenza del 18 giugno 2002, U 164/01 cons. 3a e b, 

parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465 p. 437ss., la Corte federale ha 

ulteriormente precisato la propria prassi. Essa ha, in effetti, stabilito che 

l'esame della causalità adeguata può essere effettuato sulla base dei principi 

applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme conseguente ad 

infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123 V 99 cons. 2a, 

soltanto se la problematica psichica predomina in maniera chiara già 

immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario, un'ulteriore 

applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si giustifica solo 

se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al momento 

determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente, hanno 

giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in 

secondo piano. 

4. a) Quanto alla dinamica dell’accaduto, l’assicurata può essere considerata aver 

subito un trauma d’accelerazione della colonna cervicale, senza che vi sia 

stata perdita di conoscenza. L’assicurata sostiene di continuare a lamentare 

un danno fisico a causa dell’infortunio subito come torcicollo cronico, disturbi 

al tratto cervicale e a livello della spalla destra, senza la possibilità di poter 

alzare il braccio oltre l’orizzontale. I movimenti sarebbero sempre rallentati, 

non riuscirebbe a stare seduta per più di cinque minuti ecc. Oggettivamente, 

gli esami eseguiti per chiarire la sintomatica ancora risentita dall’assicurata 

non avevano rilevato alcuna anomalia degna di nota di carattere fisico. Le 

radiografie eseguite il 27 luglio 2001 e il 9 gennaio 2002, gli esami di risonanza 

magnetica del 4 agosto 2001, 18 gennaio e del 28 marzo 2002 nonché 

l’elettroencefalogramma del 3 aprile e l’ecografia del 14 ottobre 2002 non 

permettevano di evidenziare alcuna lesione post-traumatica. Anche i pretesi 

disturbi alla spalla e mano destre non avevano comportato alcuna atrofia 

muscolare da risparmio rispetto al braccio sinistro, anzi le misurazioni 

effettuate dimostravano il contrario (cfr. misurazioni effettuate dal dott. med. 

… il 17 luglio 2002 e il 21 marzo 2003). Per questo i medici consultati erano 

tenuti a giudicare la sintomatologia essenzialmente sulla base delle lamentele 

soggettive della paziente. Che pertanto fino alla produzione della prova del 

contrario i pretesi sintomi accusati dall’assicurata fossero ritenuti credibili e 

considerati sempre ancora una conseguenza dell’infortunio subito è del tutto 

normale. Decisivo è invece il fatto, come dimostrano i risultati della 

sorveglianza ordinata, che tale sintomatologia non corrispondeva 

oggettivamente alle lamentele soggettive. 

b) Come è stato dettagliatamente esposto nella decisione impugnata, a cui può 

in questa sede essere fatto ampiamente riferimento, la ricorrente è in grado 

di muovere la testa in tutte le direzioni senza limitazioni visibili, di chiudere il 

portellone posteriore della macchina alzando completamente il braccio destro 

in posizione perpendicolare alla spalla, di rimanere seduta in macchina anche 

per lunghi tratti, di eseguire retromarce, di camminare normalmente, di 

abbassarsi ed alzarsi sollevando e portando dei pesi, di trasferire dei sacchi 

della spesa da una mano all’altra senza alcuna difficoltà ed in generale di 

muoversi senza limitazioni di sorta a livello delle cervicali e delle spalle, 

malgrado sostenga di non essere più in grado di uscire da sola di casa, di 

andare in macchina, di fare la spesa, di autogestirsi ecc.. Il dott. med. … che 

aveva a più riprese visitato la paziente e che quindi conosceva la 

sintomatologia da questa descritta si mostrava del tutto sorpreso - e non 

esitava a considerare la questione come un tentativo di truffa ai danni 

dell’assicurazione - alla vista della videoregistrazione dalla quale “A giudicare 

da come si muove, da come conduce l’automobile, da come trasporta le buste 

della spesa, da come solleva un bambino (recte: lo aiuta a sollevarsi), si può 

altresì affermare che la signora …. è in grado di riprendere il lavoro in misura 

completa da subito. Richiamato il contenuto del materiale visionato rapportato 

alle dichiarazioni dell’assicurata, si nega esservi necessità di terapie ora e per 

il futuro. Parimenti non è dovuto alcun indennizzo nell’ambito della 

menomazione all’integrità fisica in assenza di lesioni morfologico strutturali di 

natura post-traumatica accertate e/o quantificabili. … Non ci si addentra 

neppure nella descrizione dei movimenti, della postura, della completa 

normalità di mobilità, della mimica facciale perfettamente corrispondente ad 

una persona sana e rilassata in quanto tutto ciò risulta molto bene 

documentato dalle video-cassette che ho esaminato: dalle stesse si rileva 

come questa persona non presenti alcuna limitazione funzionale del tratto 

cervicale, delle spalle, che risultano per altro simmetriche” (relazione del dott. 

med. … del 21 settembre 2004). 

c) Alcune incongruenze erano del resto già state osservate anche in occasione 

della valutazione della capacità funzionale il 14 maggio 2004 per quanto 

riguardava in particolare la misurazione della forza delle mani (reperto in 

contrasto con quanto accertato dal dott. med. …, nei consulti del 17 luglio 

2002 e 21 marzo 2003, nell’ambito dei quali la forza di pressione, rozza e fine 

risultavano mantenute), senza però che i medici considerassero per questo 

inattendibile il risultato dell’esame. Da questo l’assicurata risultava inabile a 

riprendere un’attività anche a tempo parziale considerato il fatto che non 

riusciva a sollevare modesti pesi e a terminare le prove senza accusare un 

aumento di dolore o importanti reazioni neurovegetative che rendevano 

difficile e insicura qualsiasi attività. Erano ritenute difficoltose se non 

impossibili il trasporto con la mano destra, le attività con flessione del tronco 

in avanti, sia da seduti che in posizione eretta e i movimenti di rotazione del 

tronco in posizione seduta. Queste conclusioni, come giustamente sostenuto 

dall’assicuratore, vengono sconfessate dai risultati della sorveglianza 

eseguita poco più di un mese dopo. Come si è visto, non esistono limitazioni 

nell’impiego della mano destra per sollevare e portare più sacchetti della 

spesa anche molto voluminosi, l’assicurata è stata osservata chinarsi per 

raccogliere le chiavi che le erano cadute senza alcuna apparente difficoltà, 

restare piegata in avanti per un certo tempo per chiacchierare con un 

bambino, conversare tranquillamente rotando il tronco da seduta con dei vicini 

di tavolo ad una festa ecc. Per questo Giudice, le risultanze dell’indagine 

condotta sono diametralmente opposte a quanto pretende l’assicurata e 

permettono di considerare come comprovata con il necessario grado della 

probabilità preponderante la scomparsa a partire dell’estate del 2004 di 

qualsiasi sintomo di natura fisica riconducibile all’infortunio assicurato 

suscettibile di incidere sulla residua capacità lavorativa dell’assicurata nella 

sua qualità di vice gerente di un negozio di alimentari. 

5. a) Anche per le turbe di carattere psichico, si impongono le stesse considerazioni 

già espresse in precedenza per quanto riguarda la discrepanza tra le 

allegazioni soggettive dell’istante e la situazione documentata dalla 

sorveglianza effettuata. La ricorrente appare ben curata nell’aspetto, nel modo 

di vestire e di scegliersi gli accessori, da sola esce di casa e va a fare la spesa 

con la macchina e da sola si reca ad una sagra di paese, dove non siede 

passivamente al tavolo, ma si alza ripetutamente e va a incontrare le proprie 

conoscenze per fermarsi a fare quattro chiacchiere. In termini di 

socializzazione, è su iniziativa dell’istante che vengono allacciati dei contattai 

con diverse persone durante la festa di paese, ma anche sul posteggio 

pubblico è possibile vedere l’interessata scambiare qualche parola con la 

gente che incontra e che conosce. I ripetuti spostamenti in macchina anche 

per delle tratte complessive giornaliere decisamente molto lunghe (60 km), 

nelle zone dell’avvenuta uscita di strada ed a una velocità oltre il limite 

consentito non lasciano certo supporre difficoltà di concentrazione o paura di 

rimettersi alla guida. Durante tutta la sorveglianza, l’assicurata non ha mai 

data l’impressione di trovarsi in uno stato di isolamento o di confusione 

mentale qualunque, ma più propriamente trasmette la sensazione di una 

persona che si prende cura di se stessa (bagni di sole, letture, cura della 

propria persona) ed ha dei rapporti con gli altri in modo assolutamente 

normale. Queste constatazioni sono diametralmente opposte alla descrizione 

della propria situazione fornita dall’interessata sia agli specialisti che a questo 

Giudice, che sostiene di non poter uscire da sola a far la spesa, né di poter 

ancora guidare una macchina, di vivere nell’apatia, di non sopportare la 

presenza della gente, del rumore e della luce, di evitare qualsiasi festa e di 

non più potersi interessare agli altri.

b) Per costante giurisprudenza, per determinare le conseguenze dell’esistenza 

di un infortunio del tipo “colpo di frusta” è decisivo l’apprezzamento 

diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la 

presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione 

di patologie (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 

29; J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum 

Stand der Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza del 10 agosto 

1998 del TA del Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.). 

Nell’evenienza, dopo essere venuta a conoscenza dei risultati della 

sorveglianza, l’assicurazione infortuni ha ritenuto doveroso chiedere un 

parere al proprio consulente in psichiatria. Nella relazione del 25 agosto 2004, 

il dott. med. … riteneva solo possibile, ma non probabile l’esistenza di una 

sindrome psico-organica. Per questo veniva di comune accordo tra le parti 

ordinata una perizia specialistica presso lo psichiatra e psicoterapeuta dott. 

med. …, il quale, dopo aver visto l’assicurata durante tre colloqui, poneva la 

diagnosi di disturbo dell’adattamento (F 43.21) e di disturbo somatoforme 

persistente (F 45.4). Anche per questo specialista, la relazione causale fra i 

disturbi diagnosticati e l’infortunio assicurato era possibile ma non probabile 

(cfr. relazione medica del 1. luglio 2005). La sintomatologia era molto 

probabilmente legata ad un disturbo somatoforme da dolore persistente e a 

tratti di personalità misti con una forte componente narcisistica, ma anche a 

tratti passivi-aggressivi e di dipendenza. Accanto all’abuso di sonniferi ed 

analgesici, il medico trovava pure nella paziente dei sintomi deponenti per un 

aggravamento ed un’estensione della sintomatologia. Per lo psichiatra, non 

potevano poi passare inosservate le incongruenze tra i rapporti dello 

psichiatra curante dott. med. … e il risultato dell’osservazione effettuata, in 

particolare in merito all’idoneità alla guida della ricorrente. Il fatto che l’istante 

sia in grado di guidare a velocità sostenuta e per lunghe tratte sarebbe 

inconciliabile con il presunto stato confusionale nel quale vorrebbe trovarsi e 

il conseguente abuso di psicofarmaci che le verrebbe attribuito. 

c) In sede di opposizione, l’istante contestava tali conclusioni peritali sulla base 

di una perizia allestita dalla dott. med. …, mentre in sede di ricorso vengono 

opposte alla perizia … le conclusioni del Prof. dott. med. …, psicanalista e 

psichiatra che vedeva la paziente in una sola occasione. Tale medico, 

concludeva all’esistenza di un disturbo dell’adattamento con umore misto 

ansioso-depressivo grave con deficit neurologici ed emisindrome sensitiva 

cronici, unitamente a sindrome da dolore somatoforme, in soggetto con 

sindrome soggettiva da trauma cranico (psicosindrome organica dopo trauma 

cranio-cerebrale) nel quadro di una sindrome post-traumatica da stress. Per 

l’esperto in psichiatria questi disturbi erano con probabilità preponderante da 

ascrivere all’infortunio assicurato del 2001 e propri a giustificare una completa 

inabilità lucrativa della peritanda. Anche se la diagnosi posta non trova 

senz’altro una classificazione riconosciuta (DTF 127 V 294), esistono per 

questo Giudice altri sufficienti motivi per disattendere tale valutazione. 

d) Secondo la giurisprudenza, quanto alla valenza probante di un rapporto 

medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno 

studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri 

parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza 

dell’anamnesi della paziente, che la descrizione del contesto medico sia 

chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi 

per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è la sua origine o 

la sua denominazione quale perizia o rapporto (DTF 125 V 352 cons. 3a, 122 

V 160 cons. 1c), ma le risultanze che il medico ne trae per quanto queste si 

fondino su delle osservazioni proprie, con visita della paziente e dopo essere 

stato a conoscenza dell’intero incarto e per quanto tali valutazioni giungano a 

dei risultati conclusivi e non esistano indizi concreti per trarne conclusioni 

diverse. 

e) Per questo Giudice, la perizia proposta dall’assicurata non convince per più 

ragioni. Nella relazione del 30 gennaio 2006, lo specialista pone una 

descrizione dell’assicurata difficilmente conciliabile con l’immagine offerta 

dalla sorveglianza. Soggettivamente, l’istante accusava impossibilità di 

concentrarsi per più di qualche minuto, profonda trascuratezza nell’igiene e 

nell’abbigliamento, dolori particolarmente invalidanti irradianti dal capo che 

raggiungono il viso e gli occhi, le spalle e si irradiano alla schiena. Intolleranza 

alla luce intensa, alle grida e al rumore. Oggettivamente, il medico riferiva di 

deambulazione rallentata e esitante, postura contratta asimmetria delle spalle, 

dolori irradianti alle spalle e alla mancanza di cura nell’aspetto fisico, 

nell’igiene personale e nell’abbigliamento. Senza volere in questa sede 

ripetere quanto già esposto in precedenza, tale immagine non corrisponde 

però in alcun modo a quanto oggettivante proposto dalla videoregistrazione e 

dai rapporti a questa allegati. La pretesa “positiva immagine” dell’assicurata 

proposta dal dott. med. … è addirittura criticata e considerata fuorviante dal 

dott. med. …, malgrado questa immagine “positiva” sia stata oggettivamente 

documentata e non può certo essere considerata frutto di una valutazione di 

carattere soggettivo. Nell’anamnesi personale poi, l’esperto non accorda 

alcuna rilevanza all’avvenimento infortunistico del 1992, ma critica addirittura 

la sua presa in considerazione da parte del dott. med. … Non può però essere 

oggettivamente ignorato nell’anamnesi della paziente un colpo di frusta 

avvenuto nel 1992 e di cui l’assicurata risentiva ancora disturbi quattro anni 

più tardi. L’esperto critica poi la constatazione che i disturbi psichici della 

paziente si siano accentuati a partire dalla perdita del posto di lavoro, 

avvenuta solo nel 2004. Questa constatazione non è pertinente, giacché per 

il dott. med. … era l’incidenza delle difficoltà riscontrate sul posto di lavoro nel 

2002 a turbare l’assicurata e non il licenziamento due anni dopo. Tale 

situazione era debitamente documentata dal curante dott. med. … nella 

relazione del 7 giugno 2002, dove sembrava essere estremamente importante 

dichiarare l’assicurata inabile al lavoro in misura completa, sentendosi questa 

vittima di mobbing sul lavoro. Infine, il quadro che l’esperto propone 

dell’assicurata, in particolare la sua completa inabilità lavorativa non è 

assolutamente conciliabile con il risultato della sorveglianza. Non è infatti 

comprensibile come una persona che non accusa menomazioni fisiche visibili 

e che possa praticamente quotidianamente condurre una vettura anche per 

lunghe tratte, sbrigare i propri acquisti e partecipare attivamente alla vita 

sociale possa essere considerata completamente inabile a svolgere qualsiasi 

attività lucrativa, senza che per questa valutazione vengano addotti concreti 

motivi in termini di impedimenti o di limitazioni. Per il resto, nella perizia 

allegata dall’istante, l’esperto si limita a grandi linee a mettere in dubbio il 

parere e ad esprimere le proprie perplessità sulle conclusioni del collega, 

senza però che vengano concretamente contrapposte a queste critiche delle 

motivazioni oggettive. In particolare non è ai fini del giudizio determinante la 

questione di sapere quali siano le origini dei disturbi di natura psichica, ma 

unicamente quella di determinare se tali patologie siano o meno imputabili 

all’infortunio del 2001. Come è poi stato giustamente addotto in sede di 

risposta al ricorso, le risultanze della perizia della dott. med. … sono state 

ampiamente discusse nella decisione impugnata, alle cui motivazioni viene in 

questa sede fatto espresso riferimento. Per tutti questi motivi, il Tribunale 

amministrativo non considera che la perizia prodotta dall’istante possa 

confutare le conclusioni dei dott. med. … e ... Per questo Giudice, la 

documentazione agli atti è a questo proposto sufficiente per decidere la 

controversia, senza che si renda necessaria una ulteriore perizia psichiatrica. 

6. a) Per quanto esposto in precedenza, l’assicurata non presenta un quadro 

psichico proprio di una lesione del tipo colpo di frusta cervicale, ma accusa 

altre patologie psichiche che non possono comunque essere considerate 

neppure in una relazione causale adeguata con l’incidente della circolazione 

avvento nel 2001. In quest’ottica, la presente fattispecie va analizzata alla luce 

dei criteri posti dal TFA in DTA 115 V 133 e 403, giacché la problematica 

psichica ha relegato nettamente in secondo piano i disturbi di tipo somatico. 

L’anamnesi della paziente attesta, infatti, il successivo aggravamento della 

componente psichica rispetto alla situazione iniziale, caratterizzata non solo, 

ma essenzialmente da disturbi di natura somatica, che avevano permesso 

addirittura una ripresa dell’attività lavorativa in ragione del 50% a partire dal 

mese di ottobre 2001. Dall’estate del 2002 in poi invece la problematica 

psichica pendeva decisamente il sopravvento. 

b) L’incidente stradale del 27 luglio 2001 va annoverato tra gli infortuni di media 

gravità. Oggettivamente, infatti, l’uscita di strada e il capovolgimento della 

vettura non sono stati accompagnati da circostanze particolarmente 

drammatiche o impressionanti, ma le due occupanti hanno potuto lasciare la 

vettura in apparenza praticamente illese, anche se la ricorrente subiva 

certamente un forte spavento e contusioni alla gamba e alla testa. Subito, 

l’assicurata era poi stata soccorsa e lo stesso giorno ancora poteva essere 

dimessa dall’ospedale. Le lesioni riportate non erano di una gravità tale da 

giustificare l’insorgenza di disturbi di natura psichica. I disturbi somatici 

venivano poi trattati conservativamente (collare iniziale e poi fisioterapia) e le 

cure prodigate alla paziente erano indicate e appropriate. La durata della cura, 

che si è protratta per anni, è invece da ricondurre in primo luogo al disturbo 

somatoforme (vedi in generale sul carattere non invalidante di tale patologia 

DTF 130 V 352) e non alle patologie fisiche, che come tali avrebbero già 

permesso una ripresa del lavoro al 50% dal mese di ottobre 2001 e completa 

dal 4 marzo 2002 (cfr. relazione del dott. med. ... dell’8 febbraio 2002). Del 

resto, la componente somatica dei disturbi si è rivelata poi praticamente 

inesistente durante la sorveglianza nell’estate del 2004. In queste condizioni 

forza è di constatare come l’assicuratore abbia a giusta ragione negata 

l’esistenza di una relazione causale adeguata tra i disturbi psichici ancora 

lamentati dall’assicurata e l’infortunio assicurato. 

7. In conclusione, la decisione di sospendere l’erogazione di prestazioni 

assicurative a partire del 1. settembre 2004 merita piena conferma, non 

essendo le patologie ancora lamentate dalla ricorrente riconducibili 

all’infortunio assicurato. La decisone impugnata merita in questo contesto 

conferma e il ricorso deve essere respinto. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.