# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 327aab62-0889-53af-9dac-2b64a44e8890
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.06.2018 32.2017.180
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-180_2018-06-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.180

   

  bs/sc

  	
  Lugano

  20 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1961 e da ultimo
professionalmente attiva a tempo parziale presso l’azienda di famiglia, nel novembre
2015 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti a seguito dei
postumi di tre diversi infortuni (doc. 1 inc. AI). 

                                      

                               1.2.   Raccolta la documentazione
medica presso l’assicuratore contro gli infortuni, l’Ufficio AI ha in seguito ordinato
una perizia neurologica svolta dal dr. med. __________ (cfr. referto 28
settembre 2015 in doc. 36 incarto AI) ed una psichiatrica eseguita dal __________
(__________; cfr. rapporto 16 ottobre 2015 in doc. 38 incarto AI), entrambe
confermate dal SMR con rapporto 28 ottobre 2015 (doc. 37 incarto AI). L’amministrazione
ha poi effettuato un’inchiesta per l’attività professionale indipendente (cfr.
rapporto 8 settembre 2016 in cui l’assicurata è stata ritenuta quale salariata
non ricoprendo la stessa alcun ruolo dirigenziale in seno all’azienda di
famiglia; doc. 44 incarto AI) ed una per le persone che si occupano
dell’economia domestica (cfr. rapporto 9 settembre 2016, doc. 45 incarto AI). Tenuto
inoltre conto del rapporto 10 gennaio 2017 del consulente in integrazione
professionale (doc. 46 e 49 incarto AI), con decisione 22 settembre 2017
(preavvisata il 12 giugno 2017 l’Ufficio AI, considerata l’assicurata quale
persona con attività lucrativa svolta a tempo parziale (48% quale salariata e 52%
quale casalinga), in applicazione del metodo misto ha fissato un grado
d’invalidità non pensionabile del 9% e di conseguenza negato il diritto a
prestazioni (doc. 53 incarto AI). 

 

                               1.3.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto il presente
tempestivo ricorso, postulandone l’annullamento ed il rinvio per l’espletamento
di ulteriori accertamenti medici.

                                         Contestata è la
valutazione medico-teorica operata dall’Ufficio AI, in particolare la perizia
reumatologica alla luce della certificazione del reumatologo curante. La
ricorrente solleva inoltre critiche in merito alla percentuale di ripartizione
tra attività salariata e casalinga e sull’inchiesta domiciliare per casalinghe.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, confermando la chiave di ripartizione tra attività lucrativa e
mansioni domestiche, come pure il corretto svolgimento dell’inchiesta domiciliare
e la valutazione della capacità lavorativa residua, ha proposto la reiezione
del ricorso. 

 

 

considerato                    in diritto

                                         

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione o meno l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto ad
una rendita. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer
(Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è
possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica
l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al
guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr.
76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

In questo senso, l'art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ma svolge
le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16 LPGA,
in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

L’art. 27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2017, precisa a sua volta che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le
attività artistiche e di pubblica utilità.

 

Secondo la prassi amministrativa, per il confronto si considerano
soltanto attività assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico,
amministrazione di patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi
escluse le attività del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti
l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015
nel tenore in essere fino al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia
essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. 

 

Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli,
quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in
cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

Va qui segnalato che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni
consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati
nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura
e l'assistenza ai familiari.

Il nuovo art. 27 cpv. 2 OAI stabilisce che per
mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di comunità di
religiosi s'intende ogni attività svolta nella comunità.

Con la modifica
dell’Ordinanza sono state adeguate le attività nell’ambito delle mansioni
consuete svolte dalle persone occupate nell’economia domestica (cfr. R.
Leuenberger - G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité
sociale 1/2018 pag. 40 seg (45-46)).

Come emerge dalle
spiegazioni pubblicate dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali alla
Modifica dell’ordinanza del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità
(OAI) – Valutazione dell’invalidità per gli assicurati che esercitano
un’attività lucrativa a tempo parziale (metodo misto) – in merito agli
adeguamenti dal 1° gennaio 2018 concernenti l’applicazione del metodo misto in
seguito alla sentenza 7186/09 della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2
febbraio 2016, si è dunque posto l’accento sulle attività che possono essere
equiparate a un’attività lucrativa ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

Si tratta delle
attività che soddisfano il criterio dei terzi, vale a dire che, in caso di
impossibilità dell’assicurato di svolgerle da sé, possono essere tipicamente
eseguite da terzi dietro pagamento. Le attività volontarie svolte al di fuori
dell’economia domestica, come le attività artistiche o di pubblica utilità, non
possono invece essere equiparate a un’attività lucrativa e quindi riconosciute
come mansioni consuete, se non in casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2).
Queste occupazioni non vanno dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e
pertanto non sono più espressamente menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2
pag. 6 delle citate spiegazioni dell’UFAS).

 

Le nuove norme dell’Ordinanza hanno comportato la
modifica della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità
nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015
e nella versione in vigore dal 1° gennaio 2018, ai marginali ni 3081 segg.
spiega come deve procedere l’assistente sociale nella sua
inchiesta domiciliare per calcolare il grado di invalidità in generale. Di
regola si ritiene che i lavori di una persona sana occupata nell’economia
domestica comprendono queste cinque attività usuali: pasti, pulizia e ordino
dell’alloggio, acquisti e altre commissioni, bucato e cura dei vestiti, cura e
assistenza ai figli e/o ai familiari, per le quali è assegnato un rispettivo
limite massimo nuovo marg. n. 3087 CIGI).

Il grado di disabilità per ogni
singola attività risulta dal confronto percentuale tra la ponderazione senza
disabilità – stabilita dall’assistente sociale (nuovo marg. n. 3083 CIGI) - e
la limitazione dovuta alla disabilità (nuovo marg. n. 3085 CIGI).

 

                               2.4.   Nel caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque
svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività
lucrativa, torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se
l'assicurato esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora
gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è
valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete,
l'invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal
caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento
delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Pladoyer
5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR
2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito
professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo
l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che
oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai
sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al
31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione
esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga
consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del
metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51).

 

Occorre altresì ricordare che, quale conseguenza della
decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) 2 febbraio 2016
nella causa Di Trizio contro Svizzera (7186/09), secondo giurisprudenza il
metodo misto non è applicabile alle persone con attività lucrativa svolta a
tempo parziale, le quali per soli motivi familiari (ad esempio: nascita di un
bambino) hanno notevolmente ridotto il pensum lavorativo nel senso di un
cambiamento di statuto (da “persona con attività lavorativa a tempo pieno” a “persona
con attività lavorativa a tempo parziale”) che ha causato, in via di revisione
ex art. 17 cpv. 1 LPGA, una soppressione della rendita d’invalidità sinora percepita
o di una riduzione della stessa. Nei casi al di fuori delle succitate
fattispecie l’invalidità può essere determinata secondo il metodo misto (STF
8C_793/2017 del 8 maggio 2018 consid. 7.1 con giurisprudenza citata). Ciò
corrisponde, ad esempio, nel caso di una prima domanda di prestazioni (SVR 2017
IV nr. 31; STF 8C_633/2015 del 12 febbraio 2016 consid. 4.3).  

 

Infine va
fatto presente che, contemporaneamente all’art. 27 OAI (cfr. consid. 2,3),
anche l’art. 27bis cpv. 2 - 4 OAI è stato modificato con effetto dal 1° gennaio
2018. In particolare, conformemente l’art. 27bis cpv. 3 lett. a OAI, è stato
introdotto un nuovo modello di calcolo, come si legge nelle succitate
spiegazioni dell’UFAS:

 

" Il modello
di calcolo del metodo misto attualmente applicato è contestato già da lungo
tempo dalla dottrina, che ne critica la considerazione eccessiva del tempo
parziale nell’ambito dell’atti-vità lucrativa (una volta per determinare
l’importo del reddito senza invalidità e poi ancora una volta nella
ponderazione in funzione del grado d’occupazione). Questo aspetto è stato
infine censurato anche dalla Corte EDU. Il modello proposto risponde a questa
critica tenendo conto sostanzialmente in egual misura del grado d’invalidità
nell’attività lucrativa e di quello nelle mansioni consuete. In questo modo si
prenderanno maggiormente in considerazione le limitazioni in ambito lavorativo,
il che comporterà di fatto un tendenziale aumento dei gradi d’invalidità
rispetto a oggi. 

Il nuovo modello si rifà alla regolamentazione nell’ambito
dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni (AINF), secondo la quale
per la parte relativa all’attività lucrativa il reddito senza invalidità è
calcolato in riferimento a un ipotetico impiego a tempo pieno. La critica mossa
a questo metodo è che tiene conto di un reddito che l’assicurato non avrebbe
conseguito neanche senza limitazioni dovute a ragioni di salute, ma in realtà
sia in ambito AINF sia in ambito AI sono applicati dei correttivi per
considerare il reddito effettivamente conseguito: nel caso dell’AINF, l’ammontare
della rendita dipende dall’effettivo guadagno assicurato, mentre nel caso
dell’AI il correttivo consiste nel fatto che l’ammontare della rendita varia in
funzione del reddito medio sul quale sono stati versati i contributi sociali. 

Il modello proposto garantisce inoltre automaticamente che si
tenga sistematicamente conto delle interazioni tra attività lucrativa ed
economia domestica nell’ottica di una maggiore conciliabilità tra famiglia e
lavoro. Per determinare il grado d’invalidità nell’ambito dell’attività
lucrativa si partirà da un ipotetico impiego a tempo pieno. Allo stesso modo, l’attività
nell’ambito delle mansioni consuete verrà calcolata come per gli assicurati
occupati a tempo pieno nelle mansioni consuete. “ (Parte II, punto. 1.1.1, pag.
5).

 

                                         Va poi evidenziato che,
nell’ottica di un trattamento unitario e egalitario della persona assicurata,
il nuovo modello di calcolo dell’art. 27 bis cpv. 3 lett. a OAI si applica
dall’entrata in vigore della norma, rispettivamente 1° gennaio 2018 (STF 9C_553/2017
del 18. Dezember 2017 consid. 5 e 6.2; 8C_462/2017 del 30.
gennaio 2018 consid. 5). Secondo i criteri generali del diritto
intertemporale, in assenza di disposizioni specifiche diverse, sono applicabili
le norme valide al momento in cui si realizza lo stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (BGE 143 V 446 E. 3.3 S.
449; 139 V 335 E. 6.2 S. 338; 130 V 445 E. 1.2.1 S. 446
f.), ad esempio l’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. citata STF
8C_793/2017 dell’8 maggio 2018 consid. 7.1). 

 

                                         Infine, le disposizioni
transitorie del nuovo articolo dell’OAI prevendo:

 

" 1
I tre quarti di rendita, le mezze rendite e i quarti di rendita correnti

al momento dell’entrata in vigore della modifica del 1° dicembre
2017, concessi in applicazione del metodo misto, sono sottoposti a revisione
entro un anno dall’entrata in vigore della presente modifica. L’eventuale
aumento della rendita è concesso a contare dal momento dell’entrata in vigore
della presente modifica.

 

2 Nei casi di assicurati che esercitano un’attività lucrativa
a tempo parziale e che svolgono anche mansioni consuete secondo l’articolo 7
capoverso 2 LAI a cui è stata rifiutata una rendita prima dell’entrata in
vigore della modifica del 1° dicembre 2017 perché il grado d’invalidità era
insufficiente, viene esaminata una nuova richiesta, se il calcolo del grado
d’invalidità secondo l’articolo 27bis capoversi 2–4 determinerebbe
presumibilmente il diritto a una rendita.”

 

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve anzitutto
appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del
danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell'assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato esercizio di
un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile
attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in
argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la
giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtssprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 60-62 e Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

                                         Questa valutazione deve
ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurato che,
in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi
esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20
dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         Va ancora rilevato che il
metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120
V 150; Meyer/Reichmuth, op. cit., pagg. 312-313; Blanc, op. cit., pag. 190-191).

 

                               2.6.   Nel caso in esame va innanzitutto premesso che per stabilire il grado d’invalidità l’Ufficio
AI ha applicato il metodo misto (cfr. consid. 2.4). Fondandosi sul questionario
del datore di lavoro compilato il 1° aprile 2015 (punto no. 2.9 pag. 37),
l’amministrazione ha quantificato in 48% la parte dedicata all’attività
lavorativa ed in 52% quella dedicata alle mansioni domestiche.

 

                                         In sede di ricorso
l’assicurata ha genericamente contestato tale chiave di riparto, senza addurre
alcuna precisa motivazione. 

 

                                         Non emergendo alcun
elemento o indizio indicante una diversa quota di ripartizione, l’operato dall’Ufficio
AI va confermato. 

                                                                                 

                                         Va poi fatto rilevato che il
caso in esame concerne una prima domanda di prestazioni, motivo per cui l’applicazione
del metodo misto va confermata (cfr. consid. 2.4.). 

 

                                         Infine, tenendo conto che
l’eventuale diritto alla rendita sarebbe sorto nel giugno 2014, le nuove norme
dell’OAI non sono applicabili, fermo restando la possibilità di una richiesta
di nuovo calcolo ai sensi della cifra no. 2 delle Disposizioni transitorie
(cfr. consid. 2.4). 

 

                               2.7.   Per quel che concerne la
parte salariata, l’Ufficio AI ha proceduto ad un accertamento reumatologico e
psichiatrico.

 

                                         Con perizia 28 settembre 2015
il dr. med. __________, dopo aver proceduto alla consueta anamnesi, alle
costatazioni soggettive ed oggettive, ha posto le seguenti diagnosi:

 

" (…)

Sindrome panvertebrale con componente cervicospondilogena cronica
bilaterale, in 

    - Note
alterazioni degenerative della colonna cervicale (discopatia con lieve
protrusione discale C6/C7) 

    - Alterazioni
degenerative della colonna dorsale (discopatie D10-D12) 

    - Alterazioni
degenerative della colonna lombare (discopatia con protrusione discale
mediana-paramediana a sinistra L5/S1 con spondilartrosi L4-S1) 

    - Esiti da
frattura dei corpi vertebrali con deformazione a cuneo D11 e D12 nel 2006 

    - Disturbi
statici del rachide (appiattimento della dorsale con scoliosi destroconvessa,
scoliosi sinistroconvessa lombare) 

    - Tendenza fibromialgica (8 su 18 punti fibromialgici
positivi) 

    -                                 Decondizionamento e
sbilancio muscolare 

Tendenza fibromialgica (8 su 18 punti fibromialgici positivi) (…)”
(incarto AI pag. 124)

 

                                         In merito alla capacità
lavorativa, il perito ha valutato:

 

" (…)

B.  Conseguenze sulla capacità di lavoro 

C.  Conseguenze sulla capacità d'integrazione 

 

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale,
un'attività che tiene pienamente conto dei limiti funzionali e di carico
descritti nell'allegato. 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l'assicurata,
per le patologie di stretta competenza reumatologica, abile al lavoro sull'arco
di una giornata lavorativa normale di 8 - 9 ore, con rendimento massimo del 100
%, a decorrere dal 3.6.2013, data dell'insorgenza dell'inabilità lavorativa al
100 % segnalata dall'assicurata nella sua richiesta di prestazioni
all'assicurazione invalidità del 30.1.2015. 

L'assicurata era da ultimo dipendente della propria ditta, in qualità
di segretaria, lavoro descritto nel questionario per il datore di lavoro del
25.3.2015, svolto sovente in posizione seduta, talvolta in piedi, raramente con
necessità di camminare; tenendo conto della descrizione del posto di lavoro,
dei limiti funzionali e di carico profilati  nell'allegato, va osservato che si
trattava probabilmente di un'attività piuttosto statica, ma svolta, a partire
dal febbraio 1993, nella misura del 50 %, per cui durante le ore lavorative effettuate
la capacità lavorativa come segretaria va ritenuta del 100 %, con rendimento
massimo del 100 %, sempre a partire dal 3.6.2013; qualora l'assicurata dovesse
tuttavia lavorare durante 8 – 9 ore al giorno, andrebbe considerata una
diminuzione del rendimento del 10 %, sempre a partire dal 3.6.2013.
Nell'ipotesi che l'assicurata, in qualità di segretaria, sul posto di lavoro,
avesse la possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno, potendo
ogni tanto anche muoversi, questa professione, soddisferebbe tutti i limiti
funzionali e di carico citati nell'allegato e di conseguenza l'assicurata
andrebbe considerata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa
normale di 8 - 9 ore, con rendimento massimo del 100 %, sempre a partire dal
3.6.2013. 

Come casalinga, giudico l'assicurata abile al lavoro sull'arco di
una giornata lavorativa abituale, ma con una diminuzione del rendimento del 5 %
a partire dal 3.6.2013; questa valutazione medico-teorica va convalidata da
un'inchiesta per le persone che si occupano dell'economia domestica.” (incarto
AI pag. 125)

 

                                         Dal punto di vista
psichiatrico, l’assicurato è stato visitato dalla dr. med. __________ per conto
del __________ (__________), la quale con rapporto 16 ottobre 2015 non ha
riscontrato una patologia extra somatica invalidante (doc. 38).

 

                                         Di conseguenza, con la
decisione contestata globalmente l’assicurata è stata ritenuta inabile al 10%
nella sua abituale attività di segretaria, ma abile in attività adeguate
rispecchianti le limitazioni rilevate in perizia.

 

                                         Contestata è la
valutazione medico-teorica della residua capacità lavorativa operata
dall’Ufficio AI.

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine
con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                               2.9.   Nella fattispecie in esame,
da un attento esame degli atti questo TCA non può che confermare la perizia
reumatologica e quella psichiatrica, essendo le stesse dettagliate, esaurienti
e convincenti nelle motivazioni e nel risultato.

 

                                         In sede di ricorso
l’assicurata ha genericamente contestato gli accertamenti peritali, limitandosi
a richiamare le refertazioni del reumatologo curante, dr. med. __________,
presenti nell’inserto.

                                         A tale riguardo,
rettamente in sede di risposta l’Ufficio AI ha evidenziato che i rapporti 16
ottobre 2013 (pagg. 66-67 incarto AI), 27 novembre 2013 (pagg. 6 -7 incarto
AI), 11 novembre 2014 (pagg. 74- 75 incarto) e 25 febbraio 2015 (pagg. 29-30
incarto AI), come le altre certificazioni contenute agli atti, sono stati
debitamente presi in considerazione dal perito dr. med. __________ (cfr. anamnesi
personale) e non contengono divergenti valutazioni.

 

                                         Diversa è invece la
situazione riguardo al rapporto 16 ottobre 2017 del reumatologo curante,
anch’esso prodotto con il gravame, avente il seguente tenore:

 

" (…)

-   Sindrome
toracolombo-vertebrale su alterazioni statiche della colonna, con tendenza
ipercifotica e stato dopo frattura dei corpi vertebrali Th11 e Th12 in
pregresso trauma del 2006.

-   Sindrome
cervico-vertebrale su alterazioni degenerative, soprattutto C5/C6 e C6/C7 con
osteocondrosi e iniziale spondilosi.

-   Fibromialgia
di tipo primario associata a delle cefalee ricorrenti, a disturbi del sonno e a
un affaticamento rapido e una stanchezza cronica.

Ho in cura questa sopramenzionata paziente dal 2013. 

Ha presentato dei disturbi alla colonna vertebrale inizialmente
relazionati a uno stato dopo frattura dei corpi vertebrali di Th11 e Th12 per
un trauma nel 2006, con leggera deformazione a cuneo di questi corpi
vertebrali, soprattutto ai corpo vertebrale di Th11. 

In data 10.10.2012 aveva avuto un nuovo trauma contusivo della
colonna lombare che non aveva comunque provocato nuove fratture. 

L'evoluzione è caratterizzata poi dal subentrare di dolori alla
colonna cervicale nell'ambito di alterazioni degenerative, in particolar modo
un'osteocondrosi C5/C6 e C6/C7 con iniziale spondilosi. Essa presenta poi un
quadro di tipo fibromialgico a carattere primario associato a delle cefalee
ricorrenti, a disturbi del sonno e una stanchezza cronica e un affaticamento
rapido. 

Segue regolari sedute di fisioterapia. E' trattata per quanto
riguarda i dolori in modo intercorrente con Sirdalud e Dafalgan.

Nell'aprile dei 2017 vi è stato un trauma contusivo dell'emitorace
destro con una sintomatologia ancora attualmente persistente. 

Le indagini radiologiche non hanno mostrato lesioni ossee.” (Doc.
D)

 

                                         A tale riguardo, in sede
di risposta l’Ufficio AI ha sostenuto:

 

" (…) Sebbene
sia stato versato in questa sede agli atti il rapporto 16 ottobre 2017 del Dr. med.
__________ (doc. D incarto TCA) – certificato che non contiene
alcuna indicazione circa la capacità lavorativa in attività adatte e in
attività domestiche dell’assicurata e che non menziona eventuali critiche circa
la valutazione peritale emessa dal Dr. med. __________ – la scrivente
amministrazione evidenzia che l’insorgente si sia più che altro limitato a
presentare delle critiche soggettive sul risultato delle valutazioni mediche
ritenute. (…)” (Doc. IV pag. 2)

 

                                         Questo TCA non concorda
con quanto sostenuto dall’amministrazione per i seguenti motivi.

 

                                         Anzitutto va qui ricordato
che per costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta
la legalità della decisione su opposizione deferitagli sulla base della
situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata - in
concreto il 22 settembre 2017 -, ritenuto che fatti
verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento
retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa. (DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1,
121 V 366 consid. 1b).

 

                                         Tornando al caso in esame,
a prescindere dal fatto che il succitato rapporto del 16 ottobre 2017 del
curante non è stato sottoposto all’esame del SMR, esso contiene nuovi elementi
che non sono stati esaminati dal perito reumatologo, perché non ancora presenti,
nella sua valutazione risalente a quasi due anni prima.

                                         In effetti, il dr. med. __________
ha riscontrato una fibromialgia di tipo primario (all’epoca della perizia del
dr. __________ la fibromialgia era “solo” incipiente: 8 su 18 punti
fibromialgici) e, quali nuovi fatti, cefalee ricorrenti, disturbi del sonno e
una stanchezza cronica e affaticamento rapido.

                                         Vero che il rapporto del
reumatologo curante non contiene indicazioni sul grado di capacità lavorativa,
ma è altrettanto vero che i nuovi elementi clinici ravvisati potrebbero
influire sulla residua capacità lavorativa. 

                                         Il rapporto del dr. med. __________
è stato redatto il 16 ottobre 2017, quindi dopo l’emissione della decisione
contestata (22 settembre 2017). Tuttavia è poco verosimile che la descritta
nuova situazione clinica non fosse già intervenuta prima della decisione impugnata
e quindi va presa in considerazione.

                                         In queste circostanze, spetterà
all’amministrazione valutare, mediante l’allestimento di almeno una perizia
reumatologica ed  una psichiatrica (sulla necessità di un apprezzamento del
reumatologo e dello psichiatra per valutare le incidenze sulla
capacità lavorativa di una fibromialgia cfr. DTF 132 V 72), il grado
d’incapacità lavorativa ai fini di un eventuale diritto alla rendita. 

 

                             2.10.   In merito alla definizione
degli impedimenti nelle mansioni domestiche, l’Ufficio AI ha esperito
un’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica, conformemente
ai marg. 3084 ss della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità
nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI).

                                         Nel relativo rapporto 9
settembre 2016 l’incaricata, passando in rassegna tutti le mansioni domestiche,
ha quantificato in 17% il grado degli impedimenti (doc. 45 incarto AI).

                                         Questo TCA non ha nulla da
eccepire sull’operato dell’incaricata dell’inchiesta, né vi è motivo per
intervenire in merito alla sua valutazione. Al riguardo, la giurisprudenza
federale ha avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza valide
ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste
effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori
specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (DTF 130
V 99s consid. 3.3.1; AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid.
2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 4 settembre 2001 nella causa S., consid.
4, I 175/01). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento
della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in
cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02
dell’11 agosto 2003 consid. 2; cfr. anche STFA , I 249/04 del 6 settembre 2004
consid. 5.1.1).

 

L’unico appunto fatto dalla
ricorrente in merito all’inchiesta domiciliare concerne, a suo dire, la mancata
verifica da parte dell’Ufficio AI delle condizioni per applicare la
giurisprudenza sugli influssi reciproci (negativi) tra attività lavorativa e lo
svolgimento delle mansioni consuete di cui alla DTF 134 V 9 (cfr. consid. 2.4).
In merito rettamente l’amministrazione rileva che non vi è spazio
all’applicazione della succitata giurisprudenza, poiché:

 

" (…) Al
riguardo si evidenzia che l’assicurata – oltre a non aver sostanziato la misura
di tali ripercussioni – non sta ad oggi svolgendo un’attività lavorativa (sulla
cessazione della stessa, si rinvia a quanto dichiarato dall’assicurata al pt.
4.5 del rapporto d’inchiesta per l’attività professionale indipendente dell’8
settembre 2016 e al punto 2 delle osservazioni al progetto 13 luglio 2017; doc.
44 e 52 incarto AI) e, nell’ambito delle mansioni casalinghe, non ha
gravosi compiti di assistenza famigliare (segnatamente a favore dei propri
figli o dei genitori necessitanti di cure; cfr. DTF 134 V 9 consid. 7.3.4 e STF
9C_896/2012 consid. 4.5). (…)” (Doc. IV pag. 3)

 

                             2.11.   In
conclusione, come visto, va ribadita la necessità di accertamenti medici da
parte dell’Ufficio AI.

 

                                         Quanto
al rinvio degli atti all’amministrazione va rilevato che nella STF 9C_243/2010
del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha precisato in quali
casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria
e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze ha già avuto modo di
rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché ha ritenuto che vi erano
accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitavano di un
complemento (“Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen”; cfr STCA
32.2011.107 del 27 ottobre 2011), o perché vi erano delle carenze negli
accertamenti svolti dall’amministrazione (“Eine Rückweisung an die IV-Stelle
bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer
bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem
bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien)
unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung,
Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”; cfr. STCA 32.2014.134 del 21 luglio 2015; STCA 32.2011.115 del 27
ottobre 2011), quest’ultimo è il caso in esame.

 

                                         Di conseguenza, in accoglimento del ricorso, la decisione impugnata va annullata
e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché proceda conformemente agli
accertamenti medici di cui al precedente considerando. In esito agli stessi
dovrà poi valutare se aggiornare anche l’inchiesta economica per persone con
attività domestica. In seguito, l'amministrazione definirà nuovamente il
diritto alle prestazioni dell'assicurata, emanando una nuova decisione formale,
debitamente preavvisata ex art. 57a LAI.

 

                             2.12.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un avvocato, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA). 

 

                             2.13.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della
vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione del 22 settembre 2017 è annullata e gli atti rinviati
all’amministrazione affinché proceda conformemente ai considerandi.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà alla
ricorrente fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti