# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ce53d94a-ddc7-58f4-81e5-20383c068488
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2004 31.2004.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2004-12_2004-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2004.12

  31.2004.13

   

  ZA/fe

  	
  Lugano

  8 novembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 2 luglio 2004 e 7
luglio 2004 di

 

	
   

  	
  1. RI 1 

  1 rappr. da: RA
  1 

  2. RI 2 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 4 giugno 2004 emanate da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  

 

In relazione alla
fallita      FA1 in liquidazione, __________

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La
ditta FA1, con sede a __________ (sino al dicembre 2000 con sede a __________,
FUSC del 23 agosto 1999), è stata iscritta a Registro di Commercio di __________
il 5 dicembre 2000 (estratto RC informatizzato; FUSC dell'11 dicembre 2000).

                                         Lo scopo
sociale consisteva nel commercio nel Cantone Ticino di impianti per
l'elaborazione elettronica di dati (EED), in particolare personal computer,
compresi software, ecc.

                                         RI 2 ha
assunto la carica di presidente del CdA, con diritto di firma individuale dal
13 dicembre 1999 sino alla dichiarazione di fallimento del 14 marzo 2003
(estratto RC informatizzato, FUSC del 27 agosto 1999, FUSC 16 aprile 2003).

                                         RI 1 ha ricoperto la
carica di membro del CdA, con diritto di firma collettiva a due, dall'11
dicembre 2000 sino al 29 novembre 2002, data delle proprie dimissioni (estratto
RC informatizzato, allegato 4F doc. VI Inc. 31.04.12).

                                         

                                         La ditta FA1 è stata
affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito la Cassa)
in qualità di datrice di lavoro dal 1° luglio 1999 al 31 agosto 2003.

 

                                         La società entrò in mora
con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli
atti - sistematicamente diffidarla dal mese di aprile 2001 e precettarla a
partire dal mese di gennaio 2002 (doc. A-A2, Inc. 31.04.12). 

                                         In data 17 febbraio 2003
l'UEF di __________ ha rilasciato alcuni attestati di carenza beni relativi
agli acconti per i mesi da settembre a novembre 2001.

                                         In data 14 marzo 2003 e 4
aprile 2003, il Pretore di __________ ha dichiarato l'apertura del fallimento
della FA 1, rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi dell'art.
230 LEF (FUSC del 16 aprile 2003).

                                         La Cassa ha in seguito
insinuato il proprio credito di fr. 57'278.95 all'UEF di __________ relativo ai
contributi AVS/AI/IPG/AD/AF non versati dal 2000 al 2003.

                                         

                               1.2.   Per questo motivo, costatato
di aver subito un danno, il 6 febbraio 2004 la Cassa ha emesso nei confronti di
RI 2 una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 57'278.95 per
contributi impagati dal 2000 al 2003, in via solidale con __________ per
analogo periodo ed importo e con RI 1 limitatamente all'importo di fr.
49'508.-- (allegato 1 doc. V, Inc. 31.04.13 e allegato 1 doc. III, Inc.
31.04.12).

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 1° marzo 2004, RI 2, ha respinto l'addebito di intenzionalità e
grave negligenza sostenendo di aver fatto tutto il possibile per salvare la
società e i posti di lavoro dei suoi dipendenti. Dopo il tragico e noto evento
dell'11 settembre 2001 il settore tecnologico in generale sarebbe stato
penalizzato in modo considerevole, con riflesso sulla cifra d'affari, ciò che
ha portato la società ad avere un ammanco di liquidità ed in seguito al
fallimento (allegato 5 doc. VI Inc. 31.04.13).

                                         Con
opposizione 3 marzo 2004, RI 1, rappresentato dall'avv. RA 2, ha
respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza sostenendo di non
poter essere ritenuto responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS in quanto egli
avrebbe accettato la carica di membro del CdA solo a titolo formale. La sua
attività sarebbe stata limitata alla funzione di responsabile del negozio e
aiuto reparto tecnico. La società sarebbe stata gestita unicamente da RI 2 il
quale lo avrebbe anche esonerato da ogni responsabilità. Nel settembre/ottobre
2002, resosi conto della critica situazione societaria RI 1 avrebbe prontamente
dimissionato dalla carica di membro del CdA (allegato 4 doc. VI Inc. 31.04.12).

 

                                         ______________
non risulta aver interposto opposizione alla decisione di risarcimento danni.

 

                               1.4.   Nella sua decisione su
opposizione del 4 giugno 2004 la Cassa, respingendo le argomentazioni fatte
valere da RI 2, ha precisato:

 

"  (…)

9.   II signor RI
2 esclude una sua responsabilità ex art. 52 LAVS, sostenendo che la società
avrebbe subito una forte riduzione degli affari con conseguente totale mancanza
di liquidità sino alla dichiarazione di fallimento, a seguito del tragico e
noto evento dell'11 settembre 2001 che avrebbe colpito i settori tecnologici.

 

(…)

 

Nell'evenienza concreta, risulta dagli
atti che la Cassa dal mese di aprile 2001 ha iniziato, sistematicamente, a
diffidare la società e dal mese di gennaio 2002 ha promosso nei confronti della
medesima delle procedure esecutive (cfr. doc. A - A2).

 

Il fatto che la società abbia
costantemente procrastinato e differito il pagamento dei contributi - nella
fattispecie per un periodo di due anni - già " comporta una responsabilità
degli amministratori, siccome a quest'ultimi incombe, per legge, la massima
vigilanza nella conduzione e nel controllo della società.

 

A mente dei Tribunale federale delle
assicurazioni, un tale agire è segno di negligenza grave da parte dei datore di
lavoro (STFA del 27 giugno 1994, in re A. M.) (…)." (allegato A doc. III Inc.
31.04.13)

 

                                         La Cassa sottolinea che,
nonostante la grave crisi successiva ai tragici eventi dell'11 settembre 2001, RI
2, nella veste di presidente del CdA ed esperto nel ramo informatico, avrebbe
dovuto rendersi conto per tempo che la situazione finanziaria della società era
tale da non più permettere il versamento dei contributi. A detta della Cassa,
sarebbe un fatto notorio che nel settore tecnologico-informatico possono
sorgere difficoltà nell'incasso dei crediti (allegato A doc. III Inc.
31.04.13).

 

                                         Nella
sua decisione su opposizione 4 giugno 2004 la Cassa, respingendo le
argomentazioni fatte valere da RI 1, ha precisato che il fatto di non aver
avuto nessun potere decisionale all'interno del CdA, non poteva esimere
l'opponente da un controllo sistematico degli affari societari con particolare
riferimento al versamento dei contributi sociali. La Cassa conclude che, alla
luce di quanto emerso dall'istruttoria, non v'è dubbio che RI 1 abbia assunto
la carica di "prestanome" senza una stretta vigilanza della persona
che avrebbe gestito la società, per cui egli deve assumersi le conseguenze del
mancato pagamento dei contributi alla Cassa per gli anni dal 2000 al 2002, per quest'ultimo
anno sino al mese di ottobre (allegato A doc. I Inc. 31.04.12).

 

                               1.5.   Con ricorso 2 luglio 2004 RI
2 ha ribadito quanto sollevato con l'opposizione, precisando:

 

" 
(…)

con la presente vorrei presentare ricorso contro la decisione
sull'opposizione da me presentata il 1° marzo 2004 all'CO1 di _____________ e
notificatomi il 7 giugno 2004

 

Contesto la decisione di richiesta di
risarcimento di danni in quanto secondo me non imputabili ad una mia grave
negligenza o intenzionalità.

 

A dimostrazione di ciò vorrei, brevemente, esporre i fatti come si
sono svolti.

 

Alla fine del 1999 entrammo nel consiglio d'amministrazione della FA
1 con allora sede a __________ con le seguenti mansioni:

 

• RI 2                            dal 03.12.1999                           Presidente

• __________               dal
03.12.1999  al 11.12.2000   Delegato

• __________               dal
03.12.1999                           membro

• RI 1                            dal 11.12.2000* al 17.01.2003   membro

 

Dalla precedente amministrazione non ci fu mai consegnato un
bilancio d'apertura, questo ci mise nella condizione di dover ricostruire il
bilancio partendo da zero. Purtroppo una prima bozza con dei risultati
attendibili mi fu presentata solo nei primi mesi del 2001 e sempre in quei mesi
mi arrivò una richiesta di pagamento da parte della cassa AVS di ___________
per i contributi del 1999-2000 che fu effettuato con dei pagamenti rateali nel
corso del 2001.

 

Negli anni 1999 e 2000 ci fu una notevole espansione nel commercio
di computer e dei servizi ad esso collegato. Si rese necessaria l'assunzione di
personale con un conseguente aumento dei costi generali di gestione. Purtroppo,
invece come tutti sanno, nel mese di settembre 2001 ci fu il tragico attacco
alle torri gemelle di New York e, com'è noto, nei mercati i primi a farne le
spese furono proprio i settori tecnologici. Noi subimmo una riduzione degli
affari dell'80%. Questa riduzione creò un buco di circa 300'000 franchi di
cifra d'affari nei soli mesi di ottobre, novembre e dicembre che corrisponde a
circa 90'000 franchi di utile.

È evidente che un ammanco d'entrate di questa portata, per una
nuova società come la nostra, comporti delle conseguenze catastrofiche.

 

Oggi mi rendo conto di aver sottovalutato gli effetti del calo del
giro d'affari, ma allora eravamo tutti fiduciosi in una veloce ripresa del
mercato. Decisi in ogni caso, alla fine del 2001, di ridurre i costi di
gestione licenziando alcuni dei dipendenti.

 

Al drastico e imprevisto calo delle vendite va aggiunto il mancato
pagamento di affitti per un valore di circa 50'000 franchi da parte della __________
SAGL di __________ (per cui è stato emesso un precetto esecutivo), questo ci portò
ad una totale mancanza di liquidità.

Sempre fiducioso di riuscire a riportate in sesto la società,
preferii dare la precedenza al pagamento degli stipendi e degli affitti.

Con la seconda revisione dei conti da parte della fiduciaria __________
SA di __________, alla fine di ottobre 2002, emerse che eravamo esposti per una
cifra superiore al nostro capitale sociale ma solo perché in questi debiti era
compreso il debito con la banca __________ di 100'000 franchi coperto da una
garanzia privata. Mi trovai cosi costretto a depositare il bilancio e chiedere
un concordato per il quale il pretore mi impose di versare immediatamente
60'000 franchi, non disponendo di questa cifra fu dichiarato il fallimento.

Fu mia premura comunicare all'ufficio esecuzione i crediti di cui
disponevamo, circa 74'000 franchi in modo che i creditori privilegiati (oneri
sociali) fossero pagati.

 

Respingo fermamente l'ipotesi che io agii con grave negligenza in
quanto ritengo di aver fatto tutto il possibile per salvare l'azienda e i posti
di lavoro dei dipendenti. Non fu speso un solo franco che non fosse
strettamente necessario, purtroppo il calo della cifra d'affari è stato cosi
rapido da non concedere nessuna possibilità di correre ai ripari in tempo.

 

L'intenzionalità non può essere presa in considerazione in quanto
non ho tratto nessun profitto personale, anzi al contrario ho perso molti soldi
in quest'affare.

Ho messo a disposizione dell'ufficio esecuzioni il mio aiuto per
il recupero dei crediti, ma non sono mai stato contattato da nessuno

(…)." (doc. i Inc. 31.04.13) 

 

                               1.6.   Con ricorso 7 luglio 2004, RI 1,
rappresentato dall'avv. RA 1, ha ribadito quanto sollevato con
l'opposizione, precisando:

 

" 
(…)

1.   Corrisponde
al vero che il ricorrente fece parte del Consiglio di amministrazione di FA 1
dal 11.12.2000 sino al 29.11.2002; egli, tuttavia, accettò la carica su invito
del signor RI 2 (presidente del C.d.A. della stessa società) e del signor __________
(membro dimissionario) in quanto, con l'uscita di quest'ultimo, il C.d.A. non
ossequiava più i requisiti imposti dall'art. 708 cpv. 1 CO, relativo alla
cittadinanza ed al domicilio degli amministratori.

 

La nomina del signor RI 1 è stata di
conseguenza meramente formale, ed in questo senso egli ricevette delle
assicurazioni dal signor RI 2 nel corso dell'incontro che si tenne dall'avv. __________
di __________, presso cui era domiciliata la società in questione (doc. C).

 

II legale rassicurò inoltre il
ricorrente che l'assunzione della carica era esclusivamente formale e non
comportava nessun rischio.

 

      Prove: come sopra.

 

2.   RI 1 era
infatti vincolato alla società con un contratto di lavoro (doc. D), a tenore
del quale egli doveva svolgere la sua attività quale responsabile del negozio
ed aiuto reparto tecnico (doc. D, pag. 3, punto 1); egli non aveva quindi il
compito di occuparsi di questioni amministrative e non aveva nessun potere
decisionale nell'ambito della società, al punto che lo stesso non prendeva
nemmeno parte alle riunioni del C.d.A. (solo una volta gli è stato fatto
firmare il verbale di presenza ad una riunione, a cui tuttavia non aveva
partecipato).

 

      Prove: come sopra.

 

3.   In tale
contesto, in cui il ricorrente versava in un rapporto di dipendenza (economica)
dalla FA 1, risulta oltremodo iniquo e sproporzionato rimproverare al
medesimo di non essersi informato o fatto informare periodicamente sugli affari
più importanti dalla società. Si può pacificamente affermare che egli è sempre
stato tenuto all'oscuro e rassicurato da chi di dovere, al punto che
solo nel corso dal mese di ottobre 2002, nell'aiutare una contabile a
registrare i dati per i bilanci ancora mancanti, egli si è purtroppo reso conto
della situazione critica in cui versava la sua datrice di lavoro.

L'interessato ha allora chiesto al
signor RI 2 di uscire dal Consiglio di amministrazione e, non avendo ricevuto
risposta, ha formulato il suo licenziamento per iscritto ed il 9.1.2003 lo ha
formalizzato all'Ufficio dei Registri di __________ (docc. F e G).

 

                                II
31.12.2002 RI 1 è stato
inoltre licenziato dalla FA 1 (doc. H).

 

      Prove: come sopra.

4.   Quanto sopra
sta inequivocabilmente a dimostrare come la presenza del ricorrente nel C.d.A.
della datrice di lavoro costituisse conditio sine qua non per la prosecuzione
del rapporto di lavoro.

 

Infelici sono quindi le affermazioni
della Cassa, laddove rimproverano al ricorrente di non aver provato di essere
stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei
contributi sociali, né di non aver svolto alcun controllo (doc. L, pag. 6); al
contrario, egli veniva costantemente rassicurato circa la corretta gestione
degli affari, da persone di cui non aveva motivo di non fidarsi: egli quindi -
contrariamente a quanto gli viene rimproverato - non aveva nessun motivo di
sospettare un'azione negligente e scorretta da parte di chi aveva ottenuto la
delega gestionale e, di conseguenza, nessuna ragione per intervenire con
decisione.

 

      Prove: come sopra.

 

5.   Oltre a
quanto più sopra allegato, si osserva che RI 1, oltre a non aver percepito
nessun emolumento per la carica di membro del C.d.A. di FA 1, non si è visto
nemmeno corrispondere gli ultimi stipendi dovutigli (doc. M).

 

La conferma da parte di codesto lod.
Tribunale della decisione della Cassa (doc. L) risulterebbe così oltremodo
iniqua per l'insorgente, in quanto questi subirebbe un doppio torto
(…)."

      (doc. I Inc. 31.04.12)

 

                               1.7.   Per quanto concerne RI 2, la
Cassa, in risposta, postula l'integrale reiezione del gravame riconfermandosi
nella propria decisione su opposizione 4 giugno 2004 (doc. V Inc. 31.04.13).

 

                               1.8.   Anche per quanto concerne RI
1 la Cassa, in risposta, postula l'integrale reiezione del gravame
riconfermandosi nella propria decisione su opposizione 4 giugno 2004 (doc. III Inc.
31.04.12).

 

                               1.9.   Con decreti 17 agosto 2004 il
Giudice delegato ha congiunto le cause (doc. IV, Inc. 31.04.12).

 

                             1.10.   Su richiesta del TCA, in data
27 agosto 2004 la Cassa ha trasmesso tutte le decisioni e le opposizioni
relative ai due incarti congiunti (doc. VI e allegati, Inc. 31.04.12). 

 

                             1.11.   Con osservazioni
27 agosto 2004, RI 2, ha precisato:

 

" 
(…)

In risposta della vostra del 17 agosto 2004, notificatomi il 10
agosto 2004, vi invio un estratto del programma contabile della FA 1 dove si
evidenzia come la cifra sia bruscamente calata a seguito del settembre 2001.

 

Vi invio inoltre un estratto dei crediti che la ditta aveva ancora
al momento del fallimento, questo é stato pure presentato agli ufficiali
dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ assieme alla mia offerta di
collaborazione per l'incasso dei crediti.

Non mi risulta che sia stato fatto nessun tentativo di recuperare
dei crediti il che ha danneggiato i creditori compresa l'AVS

(…)." (doc. VIII Inc. 31.04.13) 

 

                             1.12.   In data 2
settembre 2004 il legale di RI 1 ha chiesto che il proprio assistito venga
sentito dal TCA (doc. VII inc. 31.04.2).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse
disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione
degli artt. 81 e 82 OAVS.

 

                                         Mentre,
per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono
di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali,
ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati
fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa
contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b,
121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo
2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella
causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C.,
U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie,
trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar,
Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).

 

                               2.3.   Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in
virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante
opposizione all'istanza che le ha notificate.

                                         In via di
principio, come visto (cfr. consid. 2.2), questa norma di procedura entra in
vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1°
gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i
campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.
In una sentenza del 23 ottobre 2003 nella causa i.S pubblicata in DTF 130 V 1 (
= SVR 2004 AHV Nr. 3), il TFA ha inoltre stabilito che se l'azione di
risarcimento danni è stata promossa ancora nel 2002, la procedura si determina
secondo le disposizioni del vecchio diritto, altrimenti si applica il nuovo
diritto. In quest'ultima evenienza, se l'assicurato si oppone alla decisione
amministrativa, la cassa di compensazione deve rendere una decisione su
opposizione impugnabile in via di ricorso.

 

                                         L'art. 52
cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro
un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai
rimedi giuridici.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.4.   In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).

                                         I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996
pag. 107; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag.
163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid.
2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der
AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).

 

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).

 

                                         Il TFA ha
recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi
interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.

                               2.5.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; DTF
123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement
de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10,
pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i
contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H
346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli
assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei
confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi
anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni
sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52
LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e
S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla
Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del
4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

 

                                       Nell'evenienza
concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo
(allegati A-A2 doc. I, Inc. 31.04.12), dall'estratto conto dei contributi
relativo al 2000, 2001 e 2002 (allegati 2 doc. III, Inc. 31.04.12), dalle
dichiarazione dei salari (allegati 3 doc. III, Inc. 31.04.12), risulta
chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 51'740.35.

                                       

                                         Del resto
i ricorrenti non hanno contestato l'importo del danno come tale.

 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique
VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52
LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue
disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di
pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale
o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a
giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca
a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà
passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid.
4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag.
7).

 

                               2.8.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op. cit.,
pag. 53). 

                                         I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid.
3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).

                                         Nel caso
di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b).

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.9.   Innanzitutto va precisato
che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella causa C., Inc.
31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS
non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali
cause di un fallimento. 

 

                            2.9.1.   RI 2 ha
assunto la carica di presidente del CdA, con diritto di firma individuale dal
13 dicembre 1999 sino alla dichiarazione di fallimento della società, vale a
dire sino al 14 marzo 2003 (estratto RC informatizzato, FUSC del __________,
FUSC __________).

 

                                         Il ricorrente
sostiene di non poter essere reso responsabile del mancato pagamento dei
contributi sociali, in quanto all'epoca non è stato possibile agire
diversamente e ciò a causa della particolare situazione in cui si é venuta a
trovare la FA 1 dopo i noti avvenimenti dell'11 settembre 2001.

                                         Egli
sostiene di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per salvare la
società e i posti di lavoro dei dipendenti della società. Il ricorrente
sostiene che, dopo i tragici succitati eventi, il settore tecnologico in
generale - dopo l'espansione del 1999-2000 -  sarebbe stato penalizzato in modo
considerevole. La crisi avrebbe provocato un immediato crollo della cifra
d'affari portando la società ad avere un grave ammanco di liquidità. Il
fallimento fu quindi, a detta del ricorrente, inevitabile. 

                                         Inoltre,
al momento dell'assunzione della carica di presidente del CdA egli sostiene di
non aver potuto usufruire immediatamente dei bilanci d'apertura; le prime bozze
di bilanci attendibili furono stilati solo all'inizio del 2001.

                                         Trovatosi
confrontato con una crisi di liquidità la società avrebbe deciso di dare la
precedenza al pagamento degli stipendi e dell'"affitto". 

                                         Oltre al
grave momento di crisi di liquidità, la società, quale creditrice, non sarebbe
riuscita ad incassare gli "affitti" della __________, ciò che avrebbe
definitivamente segnato il futuro della società.

 

                                         In
concreto va analizzato se i motivi invocati dal ricorrente sono idonei ad
escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni
conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.7). 

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa
una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere
delle misure drastiche e immediate (STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G.,
E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.6. e riferimenti; STFA del 7
maggio 1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001
nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G.,
p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243;
STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.;
STFA del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA del 29
aprile 2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27
giugno 1994 in re M.). 

                                         Recentemente
il TFA, in una sentenza del 16 maggio 2002 nella causa A. e B., H 61/01, consid.
3b, parzialmente pubblicata in SVR 2002 AHV Nr. 18, ha sentenziato che se, per
diversi anni, non sono stati fatti versamenti, decade la possibilità di
discolparsi:

 

" 
(…)

b) Die Sozialversicherungsbeiträge wurden unbestrittenermassen
während Jahren zum weit überwiegenden Teil nicht bezahlt, und dies bei
ununterbrochen fortgesetzter Unternehmenstätigkeit. Aus der
Einstellungsverfügung der Bezirksanwaltschaft vom 21. Mai 1996 geht klar
hervor, dass die Beschwerdeführenden die Nichtbezahlung der
Sozialversicherungsbeiträge bewusst in Kauf nahmen. Bei jahrelangen
Beitragsausständen, wie sie hier vorliegen, kommen Rechtfertigungs- und
Exkulpationsgründe von vornherein nicht in Betracht, weil die Zurückhaltung von
Sozialversicherungs- beiträgen nur dann gerechtfertigt werden kann, wenn sie
dazu dient, einen kurzfristigen Liquiditätsengpass zu überwinden (ZAK 1992 S.
248 Erw. 4b mit Hinweisen). Abgesehen davon lassen sich aus dem
Sanierungskonzept der Treuhand Y.________ AG vom 25. Oktober 1995 keineswegs
Umstände erkennen, welche die Beschwerdeführenden zur Annahme berechtigt
hätten, es würde ihnen durch die Zurückbehaltung der Sozialversicherungsbeiträge
gelingen, das Überleben der Firma zu sichern (BGE 108 V 187 Erw. 2). Die
Zukunft der Garage X.________ AG hing von ganz anderen Faktoren ab als dem
Zurückbehalten der Sozialversicherungsbeiträge, nämlich insbesondere vom
unabdingbaren Einschiessen beträchtlicher zusätzlicher Mittel in der
Grössenordnung von mehreren Hunderttausend Franken. Im Zeitpunkt der Erstattung
des Sanierungskonzeptes wie auch in der Zeit danach blieb je- doch völlig
unbestimmt, ob sich überhaupt ein Interessent oder Investor finden würde,
welcher der tief in finanziellen Schwierigkeiten steckenden Firma das Überleben
ermöglicht hätte.  (…)"

 

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli atti risulta che la società entrò in mora con il
pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette  - come risulta dagli atti -
sistematicamente diffidare e precettare la società dal mese di aprile 2001 e
precettarla a partire dal mese di gennaio 2002 (doc. A-A2, Inc. 31.04.12).

                                         Lo stesso
ricorrente ha dichiarato che la ditta ha incontrato delle difficoltà già
all'inizio del 2001:

 

"  (…)

in quei mesi mi arrivò una richiesta di pagamento da parte della
cassa AVS di Zurigo per i contributi del 1999-2000 che fu effettuato con dei
pagamenti rateali nel corso del 2001 (…)" (doc. I Inc. 31.04.12)

 

                                         Il TCA
constata che l'eluso versamento non può dirsi dovuto a difficoltà momentanee
(STCA del 28 maggio 2002 nella causa B., Inc. 31.01.36, consid. 2.8.1). Infatti
la Cassa ha dovuto inviare diffide alla società e anche intraprendere procedure
esecutive per l'incasso dei contributi sin dall'aprile 2001 (cfr. per un caso
simile SVR 2002 AHV Nr. 9 consid.3). Finché, alla fine, vi è stato lo scoperto
già indicato, risultato irrecuperabile. 

                                         Non siamo
dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto
eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (DTF 121 V 243, principi ancora
confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H
134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e
M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).

                                         D'altra
parte nella citata sentenza del TFA (DTF 121 V 243) la ditta, oltre a non
versare i contributi per soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria
attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di
limitare al massimo i danni causati alla Cassa (per altri casi simili, cfr.
recente sentenza del TFA del 9 dicembre 2003 nella causa A. e B., H 151/02, consid.
4, 5 e 6; STCA del 2 marzo 2004 nella causa S., Inc. 31.03.11, consid. 2.14.1).

                                         I noti
tragici fatti dell'11 settembre 2001 - comunque posteriori all'inizio delle
difficoltà della società nel versamento dei contributi (vedi richiesta di
pagamento da parte della Cassa di compensazione AVS del Canton Zurigo per
contributi impagati nel 1999-2000 e l'inizio delle difficoltà di pagamento in
Ticino dall'aprile 2001, cfr. doc. I, A-A2, Inc. 31.04.12) -, la cui
concreta incidenza e connessione sulla invocata crisi del "settore
tecnologico" è tutt'altro che comprovata, hanno se del caso solo accentuato
la compromessa situazione finanziaria della società, che navigava in brutte
acque da ben prima dell'11 settembre 2001. 

 

                                         Gli
sforzi del ricorrente e della società non modificano dunque la situazione
secondo cui la ditta era in difficoltà da ormai troppo tempo per ammettere un
qualsiasi motivo di discolpa (consid. 2.7.). Oltretutto la società ha
continuato la propria attività aumentando così il debito con la Cassa per altri
due anni.

 

                                         In una
sentenza dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c, il TFA si è
espresso in questi termini:

 

" 
(…) I dati dimostrano con palmare evidenza che i
problemi finanziari dell'A. F. SA erano tutt'altro che temporanei, la stessa
attraversando da anni una grave crisi di liquidità. 

L'aver, a queste condizioni,
deliberatamente procrastinato il pagamento dei contributi per più anni - quando
invece un differimento è tollerabile in via eccezionale solo per un periodo di
breve durata - nella vana speranza di un risanamento aziendale che doveva
apparire ragionevolmente improbabile, tanto più a persona cognita per
professione e formazione, esclude che possa darsi esimente di qualsivoglia
natura a favore dell'interessato. (…)"

 

                                         Lo stesso
concetto è stato ribadito nella sentenza del 23 luglio 2002 nella causa U.G.,
E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.4.:

 

" 
(…)

4.4 Gli argomenti addotti dai ricorrenti per il
mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di
giustificazione e di discolpa nel senso della giurisprudenza. Dalla
documentazione agli atti risulta che la Cassa a partire dal 1992/1993 ha sempre
dovuto richiamare al pagamento la E.________SA, adire le vie esecutive e
rammentare agli amministratori le responsabilità gravanti su di loro in qualità
di organi della società. Dagli atti si evince pure che la E.________ SA al 31
dicembre 1997 aveva accumulato un debito per oneri sociali di fr. 750'573.70
nei confronti della Cassa e che - malgrado le promesse fatte - non aveva
prestato la dovuta collaborazione alla Commissione di vigilanza LEPIC in vista
di una soluzione del problema, obbligando così quest'ultima a decretare la
radiazione della società dall'albo delle imprese di costruzione. È vero che i
ricorrenti affermano di aver "finanziato in prima persona l'operazione di
risanamento della società, accollandosi personalmente un debito di fr.
1'200'000.- contratto dalla E. ________ SA con la Banca X.________". Va
però ricordato che dal profilo processuale non basta sostenere un fatto
rilevante, se esso non viene anche comprovato. Ora, a sostegno della loro tesi
liberatoria i ricorrenti non indicano qualsivoglia documento tra quelli
prodotti e nemmeno risultano espressamente richiamati specifici mezzi di prova
atti a dimostrare che l'importo sopra indicato sia stato concesso ed utilizzato
nell'interesse della ditta. L'asserzione dei ricorrenti è rimasta allo stadio
di puro parlato senza supporto probatorio alcuno. Dovendosi ritenere secondo la
comune esperienza della vita che documenti bancari rilevanti vengano custoditi
e comunque richiesti tempestivamente, l'ipotesi del finanziamento di fr.
1'200'000.-, in quanto circostanza non provata e non direttamente desumibile,
non può essere considerata. Medesimo discorso vale per l'affermazione secondo
cui il differimento del pagamento dei contributi sarebbe servito per pagare le
ditte fornitrici - tra cui: F.________ SA, G.________ SA, H.________ SA,
I..________ SA e L..________ SA -, per consentire di "portare a termine i
lavori assunti" e di conseguenza poter saldare i debiti nei confronti
della Cassa. Anche in merito a tale questione, che avrebbe potuto essere di
pregio, gli insorgenti non indicano i documenti a sostegno della loro tesi e
nemmeno citano testi in grado di provare i pagamenti intervenuti e i lavori
realmente conclusi. Per quanto precede, non risulta comprovato che la scelta di
differire il pagamento dei contributi paritetici - sull'arco di un periodo
peraltro molto lungo, da maggio 1996 a maggio 1998 - fosse obiettivamente
indispensabile per la sopravvivenza della società e ad ogni modo appare poco
verosimile che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di
soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni, come
nel caso di specie - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188; RCC
1992 pag. 261 consid. 4b), considerato che già a partire dal settembre 1992 la
società aveva non indifferenti problemi di liquidità, acuitisi negli anni
1995-1997, per poi dare luogo nel 1998 a una moratoria concordataria non
sfociata in un decreto di omologazione. L'eluso versamento dei contributi non
può quindi essere riconducibile a una situazione di momentanea illiquidità
(…)"

 

                                         In una
STFA del 29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D., E., H 277/01, consid. 3.3.,
l'Alta Corte ha sancito che:

 

" 
(…)

Le critère déterminant pour qualifier le comportement
des recourants, au sens de l'art. 52 LAVS, réside dans le fait que les retards dans
le paiement des cotisations sociales se sont étendus de l'année 1992 jusqu'à
l'ouverture de la faillite en 1997. En effet, en pareilles circonstances, les recourants
ne peuvent être considérés comme ayant eu des raisons sérieuses et objectives
de penser que le retard dans le règlement des cotisations aux assurances sociales
n'était que passager, au sens de la jurisprudence rappelée ci-dessus au consid.
2 in fine (a contrario, voir aussi ATF 121 V 243). Ils n'étaient donc pas autorisés,
aux conditions posées par la jurisprudence et sur une aussi longue période, à différer
le paiement des cotisations qu'ils avaient retenues sur les salaires payés, sous
peine de commettre une négligence grave sanctionnée par l'art. 52 LAVS
(…)"

 

                                         Il TFA in
una sentenza del 12 dicembre 2002 nella causa B., H 279/01,consid. 3.2., ha
ribadito inoltre che non è ammissibile sospendere il pagamento dei contributi
per un lungo lasso di tempo. Ciò per contro è possibile, a determinate
condizioni, per un breve periodo (pochi mesi):

 

"  3.2
Nel caso di specie va rilevato che la L. SA ha operato quale

datrice di lavoro dal 1. aprile 1993 al 31 dicembre 1998. Già a
partire dall'aprile 1994 la società ha evidenziato seri problemi di liquidità,
obbligando la Cassa, alfine di ottenere il pagamento dei contributi sociali, ad
adire le vie esecutive sino al rilascio, nell'aprile e nell'agosto 1999, di
diversi attestati di carenza di beni. II modo di operare del ricorrente
dimostra chiaramente come egli abbia disatteso il dovere di diligenza
impostogli dalla giurisprudenza suesposta.

 

Neppure la circostanza, asserita ma non provata, che M. B. abbia
cercato di trovare soluzioni per ripristinare la situazione finanziaria della
società, non è sufficiente a sanare la grave negligenza da lui commessa. Non è
infatti accertato che la scelta di differire il pagamento dei contributi
paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta
e neppure è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere
di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi (vedi anche DTF 123
V 244 consid. 4b) e non di anni - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108
V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), ritenuto che il ritardo della L. SA nel
pagamento dei contributi è da ricondurre già al 1994 - pur dando atto che essi,
anche se a fatica e di regola a seguito di procedure esecutive, sono stati
pagati fino al terzo trimestre del 1996 compreso - e perdurato poi dal 1996 in
avanti e quindi da considerare cronico. Poiché il mancato pagamento dei
contributi non può essere riconducibile ad una situazione momentanea di illiquidità,
si deve concludere che l'amministratore ha violato il dovere di diligenza che
si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa
categoria a cui appartiene (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate). In
proposito non va infatti dimenticato che egli avrebbe dovuto sapere, perché
fatto notorio e comunque noto al ricorrente, che negli anni novanta -
caratterizzati da una grave crisi nel settore immobiliare e quindi anche delle
imprese di costruzione - potevano insorgere difficoltà sia per quanto riguarda
l'incasso dei crediti sia nel reperire nuovi mandati. Ciò è ancor più vero nel
caso concreto se si considera la struttura aziendale ridotta della società, che
disponeva di soli due/tre dipendenti."

 

                                         Nella
citata sentenza del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1.
e 3.2., il TFA ha ancora chiaramente riaffermato il concetto secondo cui è
possibile imputare agli amministratori solo una negligenza lieve se il buco
contributivo è corto (pochi mesi), se precedentemente la ditta ha sempre pagato
regolarmente i contributi e se la società non ha l'abitudine di sospendere il
pagamento dei contributi sociali per pagare altri debiti più pressanti,
finanziando in questo modo illecitamente la propria impresa:

 

" 
(…)

Tout manquement de l'employeur aux obligations
qui lui incombent en matière d'AVS ne doit pas nécessairement être assimilé à
une faute qualifiée au sens de l'art. 52 LAVS. C'est ainsi que l'inobservation
de prescriptions peut ne pas constituer un cas de négligence grave, notamment, lorsque
la durée pendant laquelle les cotisations sont restées en souffrance est relativement
courte (cf. ATF 121 V 244 consid. 4b; arrêt T. du 20 août
2002, H 295/01, consid. 5; arrêt H. du 29 avril 2002, H 209/01, consid. 4b). Un
autre élément dont il faut tenir compte pour apprécier la responsabilité de l'employeur
réside dans l'habitude qu'il pourrait avoir prise de laisser en souffrance les créances
de la caisse de compensation tout en s'acquittant d'autres dettes plus pressantes,
afin de bénéficier d'un financement illicite de son entreprise par les deniers
publics (cf. ATF 108 V 196 consid. 4). 

 

3.2 En l'occurrence, il ne ressort pas des faits que
la société S.________ SA, constituée en 1980, aurait à un moment ou à un autre
de son existence connu des retards significatifs dans le versement des cotisations
paritaires prélevées sur les salaires. En particulier, il n'est pas établi que durant
les deux derniers mois de l'année 1990, les administrateurs auraient laissé en souffrance
les créances de la caisse de compensation tout en s'acquittant d'autres dettes
plus pressantes dans le but de continuer leur activité. On ne peut donc faire
grief aux recourants d'avoir fait supporter durablement à l'assurance sociale
le risque inhérent au financement de l'entreprise (ATF 108 V 196 consid. 4),
car les cotisations perdues ne sont afférentes qu'aux salaires payés durant la réalisation
du film «N.________», en novembre et en décembre 1990. Dans le cas d'espèce, et
contrairement à l'opinion des premiers juges, il faut considérer que la société
faillie ne disposait pas de moyens pour payer les cotisations sociales au
moment où celles-ci lui ont été notifiées (ce qui ne constitue en principe pas
un motif suffisant pour disculper l'employeur ou justifier son comportement :
cf. RCC 1985 p. 646). Il en va de même ultérieurement et jusqu'à sa faillite, dès
lors que les deux versements provenant des recettes et droits du film avaient précisément
fait l'objet de cession par la convention du 5 juin 1991. En réalité, avant de céder
les droits dans la perspective d'un crédit supplémentaire, S.________ SA n'a
pas encaissé de recettes pour le film qu'elle avait produit, si bien qu'elle n'a
jamais été en mesure de payer ses dettes. En tablant sur les recettes hypothétiques
du film pour être en mesure de désintéresser les créanciers de la société, au
rang desquels figurait l'AVS, les recourant ont manqué à leur devoir de saine gestion
des cotisations paritaires prélevées sur les salaires, dans l'attente de leur versement
à la caisse de compensation. S'il constitue assurément
un cas de négligence, leur comportement ne se situe toutefois qu'à la limite du
degré de gravité sanctionné par l'art. 52 LAVS, compte tenu notamment du bref laps
de temps pendant lequel la négligence a été commise et du fait qu'ils n'ont pas
privilégié certains créanciers au détriment de l'AVS. Comme les conditions permettant
de retenir une responsabilité à raison d'une négligence grave des administrateurs
ne sont en l'espèce pas réunies, la demande en réparation du 21 octobre 1993 était
mal fondée. Il s'ensuit que le jugement du 17 janvier 2002 doit être annulé
(…)".

 

                                         Ora,
l'avere nella fattispecie procrastinato costantemente il pagamento dei
contributi paritetici e averlo irrimediabilmente differito a partire
dall'aprile 2001, è segno di una negligenza non indifferente del datore di
lavoro e fa sorgere la responsabilità dell'amministratore. Inoltre tali doveri
risultano accresciuti quando si tratti - come in concreto - di un presidente
del consiglio di amministrazione (STFA non pubblicata dell'8 novembre 1999
nella causa G. H., H 74/99, consid 6b; DTF 122 III 198, consid. 3a).

                                         Il
ricorrente riferisce inoltre che la precedente amministrazione non ha
mai consegnato il bilancio d'apertura, ciò che costrinse gli amministratori
subentranti a dover ricostruire il bilancio partendo da zero e che una prima
bozza con dei risultati attendibili fu ricostruita solo nei primi mesi del
2001. Ora, di per sé questo fatto evidenzia un agire approssimativo dei nuovi
membri del CdA, nel senso che prima di assumere la carica avrebbero dovuto
verificare nel dettaglio ogni aspetto economico, soprattutto per quanto attiene
il pagamento dei contributi sociali. 

 

                                         Il
mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico.

                                         In
concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei
contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito
(STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; DTF 123 V 244 consid. 4b,
108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.

                                         Neanche
il mancato incasso delle pigioni della __________ Sagl può essere considerato
un valido motivo per essere esonerato dalla responsabilità ex art. 52 LAVS. La
crisi di liquidità, come abbiamo visto, era già tale da compromettere
seriamente il futuro dell'azienda. 

 

 

                                         Pertanto,
quanto sostenuto dal ricorrente non costituisce un valido motivo di discolpa
rispettivamente di giustificazione ai sensi della giurisprudenza succitata. 

                            2.9.2.   RI 1
ha ricoperto la carica di membro del CdA, con diritto di firma collettiva a
due, dall'11 dicembre 2000 sino al 29 novembre 2002, date delle proprie
dimissioni (estratto RC informatizzato, allegato 4F doc. VI Inc. 31.04.12). 

 

                                         Il
ricorrente respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza sostenendo
di non poter essere ritenuto responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS in quanto
egli avrebbe accettato la carica di membro del CdA solo a titolo formale. La
sua attività sarebbe stata limitata, quale dipendente della società, alla
funzione di responsabile del negozio e aiuto reparto tecnico. La società
sarebbe stata gestita unicamente da RI 2 il quale lo avrebbe anche esonerato da
ogni responsabilità. 

                                         Nel
settembre/ottobre 2002, resosi conto della critica situazione societaria egli
avrebbe prontamente dimissionato dalla carica di membro del CdA.

 

                                         Accettando
il mandato di membro del CdA della FA 1 RI 1 ha assunto tutti gli oneri che da
tale funzione derivano (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid.
4.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid.
7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27
gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3;
STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b).

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo ad RI 2, bensì anche al membro del CdA __________ RI 1, trattandosi
di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (STFA
del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile
2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella
causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare
la figura "dell'uomo di paglia" (STFA del 15 aprile 2002 nella
causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H
234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid.
3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale
contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H
160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo della norma (art.
716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere
d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale
incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità." 

                                         Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal ricorrente non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde
RI 1 non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il ricorrente sostiene di
essersi accorto dell'ammanco contributivo solo quando nell'ottobre del 2002
diede una mano alla contabile. 

                                         Gli
argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era una carica meramente
formale e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della
FA 1, visto che sarebbe stato RI 2 ad avere in mano le redini della società ed
a deciderne l'andamento, non concretizzano qualsivoglia motivo di
giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2, STCA del 24 marzo 2003 nella
causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi
dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla
gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa solo a
titolo fiduciario, di non aver mai percepito un salario, pretendendo quindi di
aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso
di negligenza grave (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid.
3.1).

 

                                         Il
ricorrente, in violazione degli obblighi che derivano dalla carica di membro di
una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni“.  

 

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219,
consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità
all'art. 51 LAVS (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid.
3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile
2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202 consid.
3a; Frésard, op. cit., RSA 1991, pag. 165). Egli era tenuto all'esame e
all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della
contabilità aziendale (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid.
3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima
istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se,
nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21
dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo
predominante di RI 2, non giustifica comunque la passività di RI 1. Il
ricorrente non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non
informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza
in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave
ai sensi dell'art. 52 LAVS (SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del
16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3).
Il ricorrente avrebbero dovuto verificare puntualmente e personalmente che i
contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (STFA del 2
dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003
nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P.
e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C.,
A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare
l'ufficio di revisione attingendo ai dati contabili oggettivi (STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente
potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili
difficoltà finanziarie della società (STFA dell'11 settembre 2002 nella causa
C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).

                                         Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbe
permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (STFA
dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11
settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28
maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b; STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F.
F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso
tempo, costringendo, come visto, la Cassa a diffidarla sin dall'aprile 2001
(quindi parecchi mesi prima dell'ottobre 2002 allorquando, nell'aiutare la
contabile, egli si sarebbe accorto del grave ammanco contributivo) e
precettarla dal gennaio 2002 (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H
310/02, consid. 4.4). 

                                         

                                         Se avesse
subito agito con determinazione (verificando puntualmente ogni mese il
pagamento dei contributi), egli sarebbe uscito dalla società per tempo ed
avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate
siano effettivamente svolte (STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il
compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente
sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni
contributive (SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella
causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni
responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio
dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più
competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr.
9 consid 3a).

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di RI 2, si ricorda in questo
contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa
S., consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         Anche il
fatto di rivestire la funzione di semplice dipendente (alle dipendenze
della FA 1 dal 1° gennaio 2000 sino al fallimento della società, cfr. allegato
4D doc. VI e allegato B doc. I, Inc. 31.04.12) e quindi di non aver potuto
influenzare l’andamento societario non può essere assurto a motivo di discolpa
(STCA del 14 novembre 2001 nella causa M. C e E. G., Inc. 31.1999. 27-28, consid.
2.8 e 2.9). Egli, oltre ad essere stato dipendente della FA 1, era soprattutto
membro del CdA della società, carica questa, come visto, con importanti responsabilità
soprattutto dal punto di vista contributivo.

 

                                         L’Alta
Corte, in una sentenza non pubblicata del 30 dicembre 1997 nella causa V.B (H
66/96) ha ritenuto responsabile del mancato pagamento dei contributi un membro
del CdA, operaio della società per la quale era amministratore con diritto di
firma collettiva, precisando quanto segue:

                                         

" 
Come già si è detto, V.B. è stato membro del
Consiglio di amministrazione della società dal 1991 al 19 novembre 1993. Egli
beneficiava del diritto di firma collettiva a due e poteva quindi rappresentare
la ditta.

Nella sua qualità di amministratore, il
ricorrente doveva, secondo l'art. 722 cpv. 1 CO, nel testo vigente sino al 30
giugno 1992, rispettivamente secondo gli art. 716a cpv. 1 cifra 5 e 717 cpv. 1
CO, in vigore dal 1992, adempiere ai suoi compiti di vigilanza e controllo con
ogni diligenza. Questa va oltre la prudenza che si è soliti osservare nei
propri affari. 

L'interessato contesta la sua
responsabilità facendo valere che la fallita nonché il suo Consiglio di
amministrazione dipendevano dal gruppo guidato da I.G. per il finanziamento e
la gestione della contabilità, in particolare per il versamento dei salari.
Questo argomento non lo libera dai suoi obblighi di amministratore che sono
diretti e primari, né basta a cancellare la grave negligenza che gli è
imputabile.

...

Né il ricorrente può liberarsi adducendo
che dell'amministrazione della ditta non si occupava egli stesso, semplice
operaio, ma il gruppo G. 

V.B. era organo della O. SA e gli
spettavano quindi gli obblighi di vigilanza e controllo, di cui si è detto.
D'altra parte, l'affermazione dell'interessato, secondo cui egli non curava la
gestione - fatto, di per sé, non decisivo e comunque inidoneo a escludere la
responsabilità - è contraddetta dalle lettere a lui inviate alla Cassa di
compensazione il 9 aprile, 17 giugno e 19 ottobre 1993, ove si adducono i gravi
problemi d'incasso della società e si chiede una proroga del termine per
riversare i contributi.

L'interessato non ha provato l'esistenza di
motivi seri e oggettivi, che gli avrebbero reso impossibile lo svolgimento
della funzione d'amministratore della società. Non sono quindi dati i requisiti
per un'eventuale discolpa dalla responsabilità fondata sull'art 52 lavs. 

Il fatto, addotto nel gravame, che dietro
la O. SA ci fosse il gruppo G. ad assicurarne la gestione non discolpa il
ricorrente. Il dovere di diligenza e controllo dell'andamento della società non
sfuggiva a V.B. 

Egli non prova che, nonostante gli
esigibili sforzi di conoscere lo stato della ditta di cui era, come
amministratore, responsabile, la conoscenza degli atti gli sarebbe stata
sottratta."

 

                                         Infine,
in un'altra sentenza non pubblicata (STFA del 30 aprile 1998 nella causa C.S. e
C.B, H159+164/97) il TFA non ha ritenuto validi i motivi di discolpa portati da
un membro del CdA, senza diritto di firma, rilevando quanto segue:

 

" 
b) L'interessato, in sostanza, è dell'avviso che
costituisca esimente il fatto di non aver mai influito e nemmeno partecipato
alla gestione della ditta. Orbene, si tratta in tutta evidenza di circostanze
che non sono di rilievo, dal momento che, accettando a partire dal 3 marzo 1988
il mandato di membro del consiglio di amministrazione, pur senza diritto di
firma, C. S. si era assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano. Come
già s'è detto in precedenza, dagli atti non risulta, e nemmeno viene preteso,
che il consiglio di amministrazione abbia disciplinato, in concreto, i compiti
dei vari membri. La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri
assicurativi non incombeva pertanto solo ad un singolo membro - nel caso di
specie al presidente C. B., come sembrerebbe addursi dalle allegazioni ricorsuali
- bensì all'intero organo esecutivo, trattandosi di attribuzioni inalienabili
nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO. Si noti in questo contesto che
l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambio della responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione
con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (VSI 1996 pag. 306).

 

                                         Il
ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi
persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di
membro del CdA di una società anonima (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa
B., H 310/02, consid. 4.5; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H
268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00,
consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid.
2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Egli ha
omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa
omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (RCC
1992, pag. 269).

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13
maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

 

                                         Per questo
motivo RI 1 é responsabili del mancato pagamento dei contributi sociali al pari
di RI 2, tuttavia, ritenute le dimissioni del 29 novembre 2002, limitatamente
al mese di ottobre 2002.

 

                                         Egli è
quindi condannato a versare alla Cassa fr. 49'508.--.

 

                                         Infine,
quanto al fatto che RI 2 abbia esonerato RI 1 da ogni responsabilità (cfr.
allegato 4E doc. VI Inc. 31.04.12), è ininfluente nel rapporto esterno con la
Cassa, trattandosi di mera questione interna, riferita al rapporto di diritto
privato tra i due convenuti (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M.,
H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.2; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C.,
A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.3; STFA dell'11 settembre
2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 30 aprile 1998
nella causa C.S e C.B, H 159+164/97, pag. 7; STCA del 3 febbraio 2004 nella
causa P., Inc. 31.03.19, consid. 2.9.3; STCA del 17 giugno 2003 nella causa R.V.,
A.P. e F.C., Inc. 31.02.7-9, consid. 2.11.5; STCA del 24 marzo 2003 nella causa
F. Inc. 31.02.30, consid. 2.7.2).

 

                             2.10.   Per
quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove formulata dal ricorrente RI
1 (oltre alla generica richiesta di edizione documenti, perizia e alla sua
"audizione testimoniale" [recte: audizione personale], doc. I e VII),
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve,
tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa
i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b,
126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi
citate). 

                                         È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).

 

                                         Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato
delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag.
212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e
J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H
153/01, consid. 4a; DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III
223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In
tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag.
28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.
1d e sentenza ivi citata). 

 

                                         Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove. 

 

                                         In particolare non è
necessario sentire il ricorrente in quanto non si vede, e nemmeno il suo legale
ha indicato alcunché al riguardo, cosa egli potrebbe riferire oltre a quello
che ha già dichiarato con gli allegati di causa.

                                         Questa Corte evidenzia inoltre che l'audizione
richiesta può essere rifiutata senza per questo ledere il diritto d'essere
sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU.

                                         Infatti,
secondo la giurisprudenza federale, l'obbligo di organizzare un dibattimento
pubblico ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e
inequivocabile di una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad
esempio istanze di audizione personale o di interrogatorio di parti o di
testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile
obbligo (STFA dell'8 novembre 1999 nella causa H., H 74/99, consid. 5b, pag. 6;
DTF 122 V 47; cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6, pag. 94 e il rinvio alla DTF
prima citata).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   I ricorsi 2
luglio 2004 e 7 luglio 2004 di RI 2 e RI 1 sono respinti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  FA 1 

   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti