# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5c649ca1-58e0-5bfd-8566-70e86da39f68
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.12.2003 11.2003.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-54_2003-12-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.54

  	
  Lugano

  16 dicembre 2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa ___.____ _ __/__.____
(protezione del figlio: ripristino della custodia parentale) della Divisione
degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità vigilanza sulle tutele,
promossa con istanza del 17 aprile 2000 da

 

	
   

  	
  _CON2 

  . RAPP2) 

   

  
	
   

  	
   nei confronti di

  

 

	
   

  	
  APPE1 

  (patrocinati dall' RAPP2)

  

                                         riguardo
al figlio __________ __________ (1999);

esaminati gli atti,

posti i  seguenti

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello del 28 aprile 2003 presentato da __________ e
__________ __________ contro la decisione emanata il 21 marzo 2003 dalla
Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello del 28 aprile 2003 presentato da __________
__________ contro la medesima decisione;

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 27 giugno 1999 __________ __________ (1962), madre di
__________ (1986), avuta da una precedente relazione, ha dato alla luce
un figlio, __________. Il 27 luglio 1999 la Delegazione tutoria di __________,
accertato che essa intendeva dare il figlio in adozione e non voleva rivelare
il nome del padre, ha privato la stessa dell'autorità parentale, ha istituito
una tutela a favore del minore (art. 368 CC) e ha designato __________
__________ come tutore. __________ è stato provvisoriamente affidato a
__________ e __________ __________ di __________ (__________). Il 30 marzo 2000
__________ __________ (1946), padre di __________ (1984), avuta da un
precedente matrimonio, ha riconosciuto __________ davanti all'ufficiale dello
stato civile di __________. Nel giugno del 2000 __________ __________ si
è risposato con __________ __________ (1973).

 

                                  B.   Il
17 aprile 2000 __________ __________ si è rivolto alla Delegazione tutoria di
__________ per ottenere – tra l'altro – l'autorità e la custodia parentale su
__________. La Delegazione tutoria ha incaricato il Servizio medico-psicologico
di __________ di valutare l'idoneità di lui all'esercizio dell'autorità
parentale e le esigenze del figlio, chiedendo inoltre al Servizio sociale di
__________ di accertare la situazione familiare del padre. Esaminati i rapporti
di tali servizi, con risoluzione del 4 dicembre 2001 la Commissione tutoria
regiona­le __________, divenuta nel frattempo competente, ha attribuito
l'autorità parentale ad __________ __________ e ha revocato la tutela a favore
del bambino, ma ha privato il padre della custodia parentale, ha con­fermato
l'affidamento di __________ ai coniugi __________, ha istituito una curatela
educativa in favore del minore e ha incaricato il dott. __________
__________ di verificare l'opportunità, per __________, di andare a vivere
con il padre. Tale decisione non è stata impugnata.

 

                                  C.   Il
dott. __________ __________ ha consegnato il proprio referto il 30 maggio 2002
e il 19 giugno successivo la Commissione tutoria ha sentito tutti gli
interessati. Statuendo il 27 giugno 2002, essa ha revocato l'affidamento di
__________ ai coniugi __________, ha attribuito la custodia sul figlio ad
__________ __________, ha confermato la curatela educativa in favore del
bambino e ha incaricato il Servizio medico-psicologico di __________ di
organizzare il trasferimento del minore nel nuovo nucleo familiare, come pure di
valutare la situazione dello stesso in questo nuovo ambito. Alla famiglia
__________ è stato conferito un diritto di visita di almeno un giorno la
settimana.

 

                                  D.   Adita
sia da __________ e __________ __________ sia da __________ __________, con
decisione unica del 21 marzo 2003 la Sezione degli enti locali, pur respingendo
entrambi i ricorsi, ha demandato al Servizio sociale di __________ il trasferimento
di __________ nel nucleo famigliare del padre e ha soppresso il diritto
di visita di __________ e __________ __________. Le spese e la tassa di
giustizia di complessivi fr. 400.– sono stati posti a carico dei
ricorrenti, tenuti a rifondere ad __________ __________ fr. 1000.– per
ripetibili. La domanda di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________
è stata respinta. 

                                      

                                  E.   Il 28 aprile 2003 __________ e __________ __________ hanno
presentato un appello a questa Camera in cui chiedono, previa concessione
dell'effetto sospensivo, di annullare la decisione dell'autorità di vigilanza e
di ritornare gli atti alla medesima per nuovo giudizio. Lo stesso giorno anche
__________ __________ è insorta con un appello nel quale postula l'annullamento
della decisione impugnata e la conferma dell'affidamento di __________ ai
coniugi __________. Con decreto del 6 maggio 2003 l'ex presidente di questa
Camera, constatato che __________ si trovava già con il padre dal 30 aprile
2003, ha respin­to la richiesta di effetto sospensivo. La Commissione tutoria
regionale ha comunicato a questa Camera il 4 giugno 2003 di rinunciare a
osservazioni, limitandosi a concludere per la conferma della decisione
impugnata. Nelle sue osservazioni del 23 giugno 2003 __________ __________
propone invece di respingere entrambi gli appelli.

 

                                  F.   Nel
frattempo, con decisione del 21 giugno 2002 l'autorità di vigilanza sullo stato
civile ha autorizzato __________ __________, su istanza del padre __________
__________, a chiamarsi __________ __________ __________, conferendogli
l'attinenza e la cittadinanza cantonale ticinese del padre in luogo di quelle
della madre. Un appello presentato da __________ __________ contro tale
decisione è tuttora pendente (inc. __________.__________.__________).

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni prese dall'autorità di sulle tutele sono impugnabili nel
termine di venti giorni con appello (art. 48 della legge sull'organizzazione e
la procedura in materia di tutele e curatele). La procedura è quella degli art.
307 segg. CPC, con le particolarità enunciate dall'art. 424a CPC.
Tempestivi, sotto questo aspetto entrambi gli appelli sono ricevibili. 

 

                                   2.   L'autorità
di vigilanza, accertata la legittimazione a ricorrere della madre biologica e
dei genitori affidatari, ha constatato che il riavvicinamento tra padre e
figlio è avvenuto gradualmente e con la costante presenza di operatori
vigilanti. Essa ha poi fatto proprie le conclusioni del Servizio medico-psicologico,
secondo cui il rapporto tra __________ e il padre è positivo e l'intesa
creatasi tra loro è buona e piacevole. Per l'autorità, i disagi del bambino
segnalati dagli affidatari si riconducono non a problemi con il padre, tanto
più che i diritti di visita si sono sempre svolti bene, ma a un conflitto di
lealtà. Quando si trova con il padre e la di lui moglie, __________ è
tranquillo e gioioso. L'autorità di vigilanza ha sottolineato per converso il
grave stato di tensione instauratosi tra le famiglie __________ e __________,
che coinvolge il minore. Per l'autorità di vigilanza inoltre non vi sono indizi
sufficienti che dimostrino comportamenti violenti di __________ __________ nei
confronti di __________ __________, e quand'anche vi fossero stati, ciò non
bastava per escludere la capacità dell'interessato a occuparsi del figlio.

 

                                         Deplorata
l'iniziativa di __________ __________ di coinvolgere la madre biologica,
l'autorità ha ritenuto che quest'ultima non è in grado di capire quali siano i
bisogni del figlio, poiché motivando il suo ricorso con la sola esperienza
negativa maturata con il padre, essa non dimostra un reale interesse per il
figlio o la sua volontà di costruire una relazione con lui. Né la volontà della
medesima di allacciare relazioni personali con il bambino appare opportuna. Il
figlio sta attraversando ora un periodo delicato, in cui sta creando nuovi
legami affettivi e sta sciogliendo quelli primari, sicché tale relazione andrà
regolamentata in un secondo tempo. In definitiva, non ravvisando elementi per
scostarsi delle risultanze degli accertamenti esperiti dall'autorità tutoria,
l'autorità di vigilanza ha confermato l'affidamento di __________ al padre,
incaricando il Servizio sociale di __________ di organizzare il passaggio da
una famiglia all'altra, e ha confermato altresì la curatela educativa disposta
a favore del minore.

 

                                    I.   Sull'appello
di __________ __________

 

                                   3.   L'appellante chiede che questa Camera disponga una nuova perizia
sulla personalità e sulle capacità genitoriali del padre, come pure sulle
condizioni di salute del bambino. Essa sostiene che l'autorità di vigilanza –
ritenendo gli accertamenti esperiti dall'autorità tutoria approfonditi e
attuali – ha sottovalutato “le pesanti e documentate critiche mosse
all'indirizzo del padre naturale”, le quali sarebbero “corroborate da
testimonianze convergenti, da atti istruttori dell'autorità penale e da altri
elementi”, co­me una segnalazione all'Ufficio dello stato civile del 20
febbraio 2003. Soggiunge che il referto peritale sull'idoneità del padre a
occuparsi del figlio è “lacunoso e parziale”, per non dire inattendibile, il
perito avendo incontrato il bambino una sola volta. L'appellante si duole
inoltre che l'autorità di vigilanza non abbia assunto le prove da lei
richieste, come l'estratto del casellario giudiziale del padre, e nega di non
interessarsi al figlio, tale apprezzamento essendo dovuto a prevenzione nei
suoi confronti e a condiscendenza verso il padre. A parere dell'interessata,
non sussistono i presupposti per concedere la custodia parentale al padre,
custodia “pronunciata in una situazione di incertezza incompatibile con la
necessità di garantire a __________ le migliori premesse per una crescita sana
ed equilibrata in un contesto privo di pericoli”. Infine l'appellante definisce
insufficienti le misure accessorie ordinate dall'autorità a tutela del figlio,
meramente disposte, a suo dire, per sanare lacune istruttorie. 

 

                                   4.   La
richiesta di allestire una nuova perizia è di per sé proponibile (art. 424a
cpv. 2 CPC), l'intero diritto di filiazione essendo governato dal principio
inquisitorio (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio), alla stessa stregua del
diritto tutelare (Schnyder/Murer
in: Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 123 ad art. 373 CC con richiami). Ciò non
toglie che, dandone ragione, l'autorità possa rinunciare ad assumere mezzi di
prova il cui presumibile risultato non porterebbe elementi di rilievo (“apprezzamento
anticipato delle prove”: DTF 125 I 135 consid. 6c/cc con richiami di dottrina e
giurisprudenza, 124 I 211 consid. 4b). In concreto, come si vedrà in appresso,
i rapporti agli atti sono sufficienti, sicché con ogni verosimiglianza l'assunzione
di una nuova perizia non porterebbe elementi di rilievo suscettibili di
influire sulla decisione.

                                      

                                   5.   Nella fattispecie figurano agli atti due rapporti presentati dal Servizio
medico-psicologico di __________. Il primo, del 19 ottobre 2001, è servito all'autorità
per valutare l'idoneità del padre a esercitare l'autorità parentale (act. 58).
Da esso si evince che lo psicologo __________ __________ ha analizzato dapprima
i comportamenti, gli atteggiamenti e le comunicazioni del padre prima
dell'inizio delle relazioni con il figlio e, successivamente, quanto avvenuto
dopo la loro frequentazione. Sulla personalità del peritando, lo specialista,
dopo avere riferito come dalle diverse audizioni delle persone coinvolte fosse
emerso un quadro “enigmatico” (pag. 14), ha evidenziato il carattere “esclusivo
della relazione”, in cui al centro deve trovarsi la sua persona, la
condivisione con altri degli affetti potendo costituire fastidiosa fonte di
interferenza. Definita in psicologia tale relazione come “d'oggetto narcisistica”,
il perito ha ravvisato gli elementi caratteristici di possesso, di controllo sull'oggetto-persona
anche nella relazione nascente con il figlio (pag. 16). Ciò posto, il perito ha
indicato come tale atteggiamento possa influenzare il bambino, chiamato a corrispondere
al padre determinate aspettative, con il rischio di non essere accettato per
quello che lui ha il diritto di essere (pag. 20).

 

                                         Quanto
all'attuale moglie di __________ __________, lo psicologo non ha riscontrato
ele­menti per ritenerla adeguata al ruolo di figura materna (pag. 17). Ne ha concluso
che a quel momento, e tenendo conto dell'incer­tezza, della provvisorietà e dell'indefinitezza
dei ruoli e delle funzioni all'interno della famiglia __________, un
cambiamento dell'ambiente di vita del minore era controindicato. Egli ha
proposto così di mantenere l'affidamento ai coniugi __________, per­mettendo
nondimeno ai coniugi __________ di occuparsi maggiormen­te di __________ per
consentire loro di approfondire la relazione con il bambino, assumendo
progressivamente ruoli e funzioni genitoriali più definite. Ciò avrebbe
consentito di valutare come essi sappiano assumere le funzioni genitoriali
nell'accudire __________, nell'ambito dell'organizzazione della loro vita (pag.
21).

                                      

                                         Nella sua
seconda relazione del 30 maggio 2002 (act. 59) lo psi­cologo ha rilevato che
per quanto riguardava i coniugi __________ non erano emersi elementi negativi,
che __________ dimostrava di potersi adattare normalmente e che sussistevano
ormai le premesse perché egli vivesse adeguatamente con il padre e la di lui moglie.
Costoro, pur in condizioni difficili e conflittuali, avevano dimostrato di
comportarsi con __________ in maniera adeguata, assumendo le funzioni e i ruoli
che competono ai genitori, tant'è che il bambino aveva risposto positivamente
alla loro presenza. Lo psicologo ha soggiunto che i disturbi riscontrati nel
minore sono riconducibili a un ineluttabile conflitto di lealtà (pag. 6).
__________ __________ gli è apparsa una persona più determinata, organizzata
anche rispetto ai suoi progetti; tra i coniugi egli ha notato maggior equilibrio
nell'apporto dei temi, con un'intesa reciproca sugli obiettivi e sulle idee
relative all'educazione del bambino. __________ __________ inoltre ha acquisito
maggior forza e spazio all'interno del rapporto di coppia e la sua relazione
con __________ è positiva, entusiastica e affettiva (pag. 7). Nelle sue
conclusioni lo specialista ha indicato, in definitiva, che non intravedeva controindicazioni
al nuovo affidamento (pag. 7). 

 

                                   6.   Le
operatrici __________ __________ -__________ e __________ __________
__________, del Servizio sociale di __________, hanno dichiarato da parte loro
che in un primo tempo il padre mostrava un comportamento “svalutan­te” nei loro
confronti, di insofferenza e di poca comprensione per il loro ruolo, né capiva
la necessità degli interventi dei vari servizi. Successivamente esse sono
riuscite a instaurare con lui un dialogo e __________ __________ si è detto
disponibile a collaborare con i servizi per essere consigliato e accompagnato,
con il figlio, nel­la relazione tra __________ e la madre. Per le operatrici,
già a quel momento non v'erano motivazioni d'ordine sociale per impedire al
padre di occuparsi del figlio (relazione dell'ottobre 2000: act. 45).

 

                                         Nel suo
rapporto del 7 giugno 2002 (act. 48) __________ __________ __________, del
Servizio sociale di __________, ha riferito che dal dicembre del 2001 le visite
del padre a __________ sono state viepiù estese fino ad arrivare a incontri
settimanali con due pernottamenti nel marzo del 2002. Durante quei periodi il
bambino appariva a suo agio e relazionava in modo spontaneo con il padre e la
di lui moglie. I coniugi hanno creato un ambiente accogliente e nella gestione
del bambino non sono state notate difficoltà né elementi che potessero indicare
trascuratezza o maltrattamenti. __________ __________ __________ ha rilevato
che i coniugi __________ si ritengono pienamente adeguati e atti a seguire
__________ e che il padre giustificava i disagi del figlio dopo i diritti di
visita, palesati dalla famiglia affidataria, con la difficile situazione in cui
si trova da anni il bambino, segnalando che le stesse difficoltà si verificavano
anche al momento di riaccompagnarlo da loro. In conclusione, essa ha confermato
una situazione fortemente perturbata e conflittua­le, sia per le relazioni tra
i due nuclei familiari sia per le evidenti sofferenze mostrate dal bambino. Nel
medesimo rapporto il tutore __________ __________, pur non ravvisando elementi
per non affidare __________ al padre, esprimeva nondimeno qualche interrogativo
sulla particolare personalità di lui, sulla sua aggressività nelle re­lazioni
con gli altri, come sulla qualità del rapporto che costui era in grado di instaurare
con il figlio (act. 48). 

 

                                         Sentita
dall'autorità di vigilanza, __________ __________ __________ ha dichiarato che
il padre è “effettivamente particolare”, nel senso che è una persona un po'
rigida con la quale non è facile discutere, ma che a suo avviso non sussistevano
elementi per non affidargli __________ (verbale del 6 settembre 2002, pag. 1: act.
62). __________ __________ ha ribadito a sua volta il carattere “particolare”
del padre, che incontra difficoltà nel mettersi in discussione, ma ha soggiunto
che egli ha sempre collaborato e che non scorgeva estremi per non affidargli il
bambino (verbale del 6 settembre 2002, pag. 2: act. 62).

 

                                   7.   Le
conclusioni cui sono giunti i servizi preposti sono concordi e alla luce di
esse l'idoneità del padre ad assolvere i suoi compiti di genitore in modo
adeguato può essere riconosciuta. Contrariamente a quanto sostiene
l'appellante, nulla consente di ritenere inattendibile l'opinione di
professionisti disinteressati, di sicura esperienza e chiamati a esprimersi con
oggettività per il bene del figlio. Il fatto che il perito sia giunto a
conclusioni diverse dalle sue ancora non permettono di ritenere parziale o
lacunoso il referto. Per ordinare un'ulteriore perizia occorrerebbero ragioni
concrete e pertinenti, che in concreto fanno difetto. Certo, l'appellante nutre
perplessità sulla figura del padre, persona dal carattere “costrittivo e
coercitivo”, che l'avrebbe traumatizzata al punto da indurla a celare la
gravidanza e a rifiutare poi il figlio. Quest'ultima affermazione non trova
però riscontro agli atti, né l'interessata indica altri elementi che la
dimostrerebbero. Il perito ha rilevato invero che gli apprezzamenti di
__________ __________ su __________ __________ sono alquanto negativi e danno
“un quadro di personalità”, tradotto in termini clinici, disturbata e problematica.
Ciò nondimeno, pur considerando attendibile quanto riferito da __________
__________ sul carattere “costrittivo e coercitivo” di __________ __________ e
sul fatto ch'egli l'avesse soggiogata, non ha riscontrato, in mancanza di altri
riscontri, gli asseriti atteggiamenti persecutori dell'interessato (referto del
19 ottobre 2001, pag. 15). 

 

                                         Quanto ad
__________ __________, egli ha negato qualsiasi episodio di violenza, salvo un
alterco isolato con spintoni reciproci (interrogatorio di polizia giudiziaria
del 26 agosto 1999, act. 6, allegato D). E la querela sporta il 20 maggio 1999
nei suoi confronti per vie di fat­to, ingiurie, abuso di telefono e minaccia è
sfociata in un decreto di non luogo a procedere del 20 settembre 1999, le parti
avendo fornito versioni diametralmente opposte, non suffragate né scon­fessate
da altre risultanze (NLP 2379/1999, loc. cit.). L'appellan­te chiede che si
richiami il relativo estratto del casellario giudiziale, ma dal medesimo –
spontaneamente prodotto dall'interessato in questa sede – non emerge alcun
precedente penale. Per quel che è della lettera inviata il 20 febbraio 2003
all'autorità di vigilanza sullo stato civile, non è dato a divedere per quali
ragioni l'uso di una carta d'identità del bambino, legittimamente rilasciata da
quella autorità, possa costituire “l'ennesima prova di arroganza del signor
__________, un esempio particolarmen­te eloquente di un tratto distintivo della
sua personalità” (act. 67). 

 

                                         Tutt'al
più, il fatto che la madre abbia rinunciato a occuparsi del figlio proprio per
la personalità del padre deve indurre a cautela. Né le circostanze che hanno
condotto alla rottura della relazione tra gli interessati influisce sulla
capacità del padre a svolgere il suo ruolo di genitore. Per altro, come ha
rilevato l'autorità di vigilanza, la pretesa aggressività dell'interessato non
basta, da sé sola, per ritenere che egli non sia in grado di occuparsi convenientemente
del figlio, tant'è che nemmeno l'interessata prospet­ta quali decisioni
contrarie agli interessi del figlio egli possa pren­dere, in che modo egli
possa violare i suoi compiti educativi o in quali circostanze egli si sia
comportato con il figlio in modo inadeguato o abbia dato verso di lui segni di
aggressività. Nessuno degli operatori del resto prospetta pericoli del genere,
per tacere del fatto che il ripristino dell'autorità parentale del padre è già
stato giudicato e ha assunto carattere definitivo. 

 

                                         Si
aggiunga che __________ __________ non risulta essere contrario – di principio
– a un avvicinamento di madre e figlio, sebbene reputi il momento prematuro, ed
è d'accordo di chiedere l'intervento dei servizi per essere consigliato e
accompagnato insieme al figlio nel percorso di avvicinamento (act. 45). Ed egli
nemmeno si oppone all'intervento di operatori sociali, né ha contestato
l'istituzio­ne della curatela educativa per il figlio. Al contrario: davanti
alla Commissione tutoria egli ha affermato, il 19 giugno 2002, di ritenere
importante il parere di terze persone (act. 36). È vero che durante un primo
periodo erano insorte tensioni fra lui e gli operatori sociali, ma
successivamente tutto è andato a posto (deposizioni __________ __________
__________ e __________ __________, del 6 settembre 2002: act. 62). Anche il
tutore ha confermato che egli ha sempre collaborato con lui (loc. cit.). La
stabilità personale, finanziaria e affettiva del padre, poi, è fuori
discussione e offre sicure garanzie.

 

                                   8.   Appurata
l'idoneità del padre a occuparsi convenientemente del figlio, la custodia
parentale gli spetta a titolo prioritario (art. 298 cpv. 2 CC), tanto più che
risponde al bene del figlio avere legami stretti con il genitore detentore di
tale autorità. Il diritto del fan­ciul­lo di vivere con i propri genitori è
consacrato inoltre dall'art. 8 CEDU, sicché le misure dell'art. 307 segg. CC
sono lecite solo ove il bene del figlio sia minacciato ed egli non possa essere
altrimenti sottratto al pericolo (FF 1994 V 31 seg.). Rimane il fatto che, analogamente
al caso in cui un genitore riacquisti la custodia parentale su un figlio
vissuto per molto tempo da genitori affilianti, lo sviluppo del minore non deve
risultare pregiudicato (art. 310 cpv. 3 CC). Il ragazzo, in particolare, non va
inopinatamente tolto dall'ambiente in cui ha vissuto per anni e si è integrato,
con il rischio di nuocere al suo sviluppo fisico e psichico. Il distacco non
deve avvenire in modo brusco, ma deve essere preparato coscienziosamente,
estendendo – ad esempio – il diritto di visita (sentenza del Tribunale federale
__________P.__________ /__________del 25 agosto 1997, consid.3; Girard, La réglementation du placement des
mineurs dans le nouveau droit suisse de la filiation, tesi, Neuchâtel 1983,
pag. 124).

 

                                         In
concreto lo psicologo __________ ha rilevato che __________, dopo l'attribuzione
dell'autorità parentale al padre e l'intensificazione delle visite, una volta
raggiunto l'ambiente della famiglia paterna non manifesta sintomi o reazioni di
tipo depressivo, né denota indizi di disturbi psicologici: è gioioso, par­tecipa
e si sen­te bene. Lo psicologo ha soggiunto che allo stato dei fatti il bambino
si è adattato normalmente, dimostrando che vi sono le premesse perché possa
vivere adeguatamente con il padre e la di lui moglie (referto del 30 maggio
2002, pag. 5 seg.: act. 59). L'assisten­te sociale __________ __________
__________ ha precisato che dopo il dicembre del 2001, durante i diritti di
visita __________ è apparso a suo agio, tant’è che comunicava in modo spontaneo
e sereno con il padre e la di lui moglie (relazione del 7 giugno 2002, pag. 2: act.
48). Nel settembre del 2002 la medesima operatrice sociale ha poi avuto modo di
constatare, unitamente ad __________ __________, che con il padre __________
aveva lo stesso comportamento gioioso e spontaneo da loro riscontrato prima del
passaggio dalla famiglia affidataria a quella di lui (rapporto del 25 settembre
2002: act. 60). 

 

                                         Tenuto
conto di quanto precede, non si può sicuramente dire che il bene del figlio
appaia minacciato dal ripristino della custodia parentale come tale. Che per i
contrasti tra il padre e la famiglia affidataria il bambino soffra, trovandosi
in un serio conflitto d'affetti, è un dato inoppugnabile. Non risulta però che
il padre sia egli medesimo la causa del disagio. Sulla conflittualità tra le
due famiglie si ritornerà, del resto, trattando l'appello degli affidatari.
Giovi ricordare dipoi che l'autorità di vigilanza non ha disconosciuto il
problema: essa ha istituito un curatela educativa e ha incaricato il curatore
di vigilare sui rapporti tra la famiglia del padre e __________ (dispositivo n.
2.4). L'appellante ritiene la misura insufficiente, ma non spiega perché. Per
quanto risulta dagli atti, il provvedimento appare del tutto idoneo; non solo tutela
gli interessi del bambino, ma pone anche il padre di fronte alle sue
responsabilità. Egli dovrà continuare in effetti a dimostrare buona volontà,
rispettare le indicazioni del curatore e collaborare con gli operatori sociali
che si occupano del figlio. Dovesse egli mancare rei­teratamente ai suoi
obblighi, ne sopporterà le conseguenze, poiché l'autorità tutoria adotterà –
d'ufficio o su semplice segnalazione – i provvedimenti del caso. Ne discende
che la decisione impugnata sfugge alla critica e che l'appello si rivela, in
definitiva, destituito di fondamento.

 

                                   II.   Sull'appello
di __________ e __________ __________

 

                                   9.   La facoltà dei genitori affilianti di impugnare la decisione
dell'autorità di vigilanza è data. Ogni interessato che pretende di agire per
il bene del pupillo o che fa valere diritti propri, sia pure d'indole ideale, è
infatti legittimato a ricorrere (Hegnauer,
Grund­riss des Kindes­rechts, 5ª edizione, pag. 225 n. 27.64). Anche il Tribunale
federale, del resto, ha già avuto modo di entrare nel merito di ricorsi di
diritto pubblico introdotti da affilianti contro decisioni sulla restituzione
di un figlio al loro genitore biologico (DTF 120 Ia 263 consid. 2a; sentenza
del Tribunale federale 5P.460/ 1999 del 27 gennaio 2000, consid. 1b; Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB
I, 2ª edizione, n. 26 ad art. 310). L'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                10.   Gli
appellanti chiedono preliminarmente che questa Camera ordini un'indagine approfondita
sull'idoneità del padre e la di lui moglie a occuparsi di __________, come pure
sull'attuale stato psicofisico del minore e sull'opportunità del nuovo affidamento.
Pro­pongono inoltre di acquisire agli atti le loro videoregistrazioni, che dimostrano
le crisi del bambino durante l'esercizio dei diritti di visita del padre. Sulla
verosimile inutilità di ulteriori perizie già si è detto (sopra, consid. 4 e 7
in principio) e non giova tornare. Quanto alla registrazione dalla quale
risulterebbe il disagio in cui si trova __________ prima di recarsi dal padre,
la prova dimostra quanto già si conosce. Che il bambino soffra per un serio
conflitto d'affetti è risaputo. La questione è se mai di sapere se ciò osti al
trasferimento del figlio.

 

                                11.   Nel
merito gli appellanti contestano l'indagine svolta dalle autorità
amministrative, rilevando che nel corso della procedura si sono palesati
numerosi indizi del disagio viepiù profondo in cui versa il bambino con
l'intensificarsi dei diritti di visita del padre. __________ poi avrebbe più
volte riferito del clima teso e violento che regna nella famiglia del padre, il
quale percuote la moglie, ripetendo ciò anche alla psicologa __________
__________ __________, cui essi si sono rivolti per alleviare le sofferenze del
bambino. Una bruciatura rilevata sul braccio di __________ e l'esistenza di
segreti tra lui e il padre, per cui il figlio non potrebbe riferire nulla sul
loro rapporto, meritano ulteriori indagini, mentre l'autorità di vigilanza ha
rinunciato alle prove necessarie, compresa la videoregistrazione che riprende la
disperazione del bambino al suo ritorno dai diritti di visita. Donde, in
sintesi, la necessità di approfondire lo stato in cui si trova il bambino, allo
scopo di adottare la soluzione “meno peggiore”.

 

                                12.   Nella
fattispecie è pacifico che, a causa dei contrasti tra il padre e la famiglia affidataria,
il bambino soffra per un serio conflitto di affetti. Gli appellanti
attribuiscono tale stato di cose al padre, ma il loro assunto non è suffragato
dagli atti. Intanto, contrariamente a quanto essi affermano, non si può
dire che il perito abbia trascurato di valutare lo stato del bambino. Nel suo
referto del 30 maggio 2002 egli si è diffuso adeguatamente sulla situazione del
figlio, spiegando di avere ravvisato in __________ sintomi di malessere
psicologico proprio per le tensioni fra il padre e la famiglia affidataria, con
possibili ripercussioni negative sulla personalità di lui, e di avere notato
ansie nel bambino al momento in cui questi deve separarsi o dal padre o dalla
famiglia __________ (act. 59). Certo, lo specialista ha rilevato che tutto ciò
si è viepiù manifestato con l'intensificarsi del diritto di visita. Ma – egli
ha soggiunto – il conflitto di lealtà è una situazione con cui il bambino deve
imparare a vivere. Le due famiglie denotano profonde divergenze culturali e
d'abitudini, ideologie e filosofie opposte, se non antitetiche, sfociate in
aperte diatribe. D'altro lato, ha sottolineato lo psicologo, nel bambino non va
accentuata la tensione e la sofferenza (referto del 30 maggio 2002: act. 59). Anche
__________ __________ e __________ __________ __________ hanno confermato che
le difficoltà occorse al momento di consegnare __________ al padre non erano
dovute a particolari reazioni del bambino, ma alla tensione e alla conflittualità
tra le due famiglie, che coinvolgono il bambino nelle difficili dinamiche
relazionali degli adulti (rapporto del 25 settembre 2002: act. 60).

 

                                         L'episodio
della bruciatura riscontrata sul braccio di __________, evocato dagli appellanti,
non fa altro che dimostrare il disorientamento del bambino. Ai coniugi
__________ – e la versione è stata confermata alla psicologa __________
__________ __________ (relazione del 20 febbraio 2003: act. 69, allegato) –
__________ ha dapprima affermato che l'ustione era dovuta a una sigaretta del padre,
salvo precisare poi che si trattava di un accendino. Da una nota interna dell'autorità
di vigilanza, dell'11 febbraio 2003, risulta invece che in una registrazione eseguita
dal padre __________ afferma di essersi scottato con il fuoco del camino di
casa “della mamma __________ con lui presente” (act. 66). Sulla verità, tutto
si ignora, sicché la lesione non può semplicemente essere imputata a
sopraffazione del padre. Quanto a episodi di violenza in casa di lui,
__________ __________ li ha decisamente negati (deposizione dell'11 febbraio
2003: act. 65).

 

                                         Ciò
posto, gli atti non rendono verosimili comportamenti oggettivamente inidonei
del padre nei confronti del figlio. Si aggiunga che al conflitto di lealtà che
tanto fa male a __________ non sono estra­nei nemmeno gli appellanti (perizia
del 30 maggio 2003, pag. 5, seg.: act. 59), i quali hanno coinvolto
emotivamente il bambino – come il padre – nelle loro diatribe. Né gli
appellanti possono pre­tendere di imporre le loro concezioni, foss'anche in
buona fede. Il conflitto di lealtà avvertito dal bambino non è cagionato dai
contatti con il padre e non si lenirà criticando le valutazioni di specia­listi
disinteressati. E d'altro lato sarebbe impensabile eliminare il conflitto d'affetti
allontanando semplicemen­te il bambino da una figura di riferimento come quella
del genitore. I conflitti tra le famiglie, che si acuiscono durante i diritti
di visita, sono rimediabili solo dagli interessati medesimi, seguen­do le
direttive precise e puntuali che il curatore del bambino è tenuto a prendere,
intervenendo senza indugio e regolando in maniera obbligatoria i particolari
delle visite (DTF 118 II 242 consid. 2d; SJ 1979 pag. 292). Ove l'una delle
parti si dimostri inadempiente o incapace a seguire tali indicazioni, il
curatore si rivolgerà all'autorità tutoria per i provvedimenti del caso. Se ne
conclude, una volta ancora, che la decisione dell'autorità di vigilanza va esente
da censure e che l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                  III.   Sulle
spese e le ripetibili

 

                                13.   Gli oneri processuali seguono la vicendevole soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC), mentre le motivazioni di carattere ideale addotte dei genitori affidatari
per essere esonerati dal pagamento di spese giustificano tutt'al più una
riduzione della tassa di giustizia. Non si giustifica invece di
assegnare ripetibili alla Commissione tutoria regionale, che ha agito senza
dover far capo a un legale esterno, nell'ambito delle proprie attribuzioni
ufficiali (art. 159 cpv. 2 OG per analogia).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello di __________ __________ è respinto e la decisione
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 150.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà ad __________ __________ fr.
800.– per ripetibili. Non si assegnano ripetibili alla Commissione tutoria regionale.

                                         

                                   3.   L'appello
di __________ e __________ __________ è respinto e la decisione impugnata è
confermata. 

 

                                   4.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 150.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico degli appellanti in solido, che rifonderanno ad __________
__________e, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 800.– per ripetibili. Non
si assegnano ripetibili alla Commissione tutoria regionale.

 

                                   5.   Intimazione
a:

;

 

                                         Comunicazione
a: 

                                         –
Commissione tutoria regionale __________,;

                                         –
__________ __________, __________;

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità    di
vigilanza sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario