# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be0fec1c-a3f4-5327-b017-b0fad4ca500f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-12-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 11.12.2023 SK2 2023 36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_SK2-2023-36_2023-12-11.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Ordinanza dell'11 dicembre 2023

N. d'incarto SK2 23 36

Istanza Seconda Camera penale 

Composizione Richter, presidente
Hubert e Cavegn
Rossi, attuaria

Parti A._____
reclamante
patrocinata dall'avv. Ivan Behare
Contrada Fontanelle 4, 6612 Ascona

contro

B._____
resistente
patrocinato dall'avv. Fabrizio Keller
Via a la Mota 1, 6537 Grono 

Oggetto minaccia, ecc.

Atto impugnato decreto di abbandono parziale Procura pubblica dei Grigioni del 
26.05.2023, comunicato il 26.05.2023 (no. d'incarto 
VV.2021.1816).

Comunicazione 13 dicembre 2023

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Ritenuto in fatto:

A. A._____ e B._____ si sono sposati in data _________, dalla loro unione il 
13 aprile 2019 è nata la figlia C._____. In seguito il loro rapporto si è deteriorato, 
da inizio 2021 non vivono più insieme e dal 1° giugno 2021 si sarebbero separati 
giudizialmente. Le parti si sono vicendevolmente accusate di reiterate minacce, 
ingiurie e vie di fatto. A._____ ha pure accusato B._____ di abuso di impianti di 
telecomunicazioni e di registrazione clandestina di conversazioni, mentre quest'ul-
timo ha accusato la prima anche di denuncia mendace. A fronte di ciò sono stati 
aperti procedimenti penali nei confronti di entrambi.

B. Sulla base della richiesta di A._____ e in applicazione dell'art. 55a cpv. 1 
CP, con decreto di sospensione del 13 agosto 2021, la Procura pubblica ha so-
speso il procedimento penale nei confronti di B._____. Quest'ultimo ha quindi ac-
consentito a che anche la sua denuncia/querela nei confronti di A._____ rimanes-
se sospesa sino all'evasione del procedimento penale nei propri confronti.

C. A seguito di nuovi episodi intercorsi tra le parti, in data 13 gennaio 2022, su 
richiesta di A._____, la Procura pubblica ha riattivato l'istruzione penale nei con-
fronti di B._____. Pure il procedimento penale nei confronti di A._____ è quindi 
stato riattivato.

D. Con decreto di abbandono del 26 maggio 2023 il procedimento penale con-
tro A._____ per i reati di reiterate vie di fatto, reiterata minaccia, reiterata ingiuria e 
denuncia mendace è stato abbandonato (VV.2022.499). Tale decreto è passato 
incontestato in giudicato.

E. Con decreto di abbandono parziale del 26 maggio 2023 la Procura pubblica 
ha abbandonato il procedimento penale anche per parte dei reati imputati a 
B._____, e meglio per reiterate vie di fatto per i fatti avvenuti in data 14 mag-
gio 2021 e 11 dicembre 2021, per reiterata minaccia per i fatti avventi a Nata-
le 2019 e l'11 dicembre 2021, così come per registrazione clandestina di conver-
sazioni (VV.2021.1816). Il procedimento penale nei suoi confronti non è invece 
stato abbandonato per i reati di reiterata ingiuria per i fatti avvenuti il 14 mag-
gio 2021 e tra l'8-11 dicembre 2021, così come per abuso di impianti e telecomu-
nicazioni per i fatti avventi tra il 26-29 ottobre 2021.

F. Avverso quest'ultimo decreto, in data 9 giugno 2023, A._____ (in seguito: 
reclamante) ha presentato reclamo al Tribunale cantonale dei Grigioni, chiedendo 
che vengano impartite alla Procura pubblica le più pertinenti istruzioni per l'avvio di 
una efficace istruzione in ordine al denunciato reato di registrazione clandestina di 

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conversazioni e l'emissione di un decreto di accusa in ordine a tutti i fatti sottoposti 
al riesame della giurisdizione superiore.

G. La Procura pubblica dei Grigioni, con scritto del 21 giugno 2023, ha rinun-
ciato a presentare una presa di posizione, chiedendo la reiezione del reclamo con 
accollamento dei costi di giustizia integralmente alla reclamante.

H. Con osservazioni del 26 giugno 2023 B._____ (in seguito: resistente) ha 
postulato la reiezione integrale del reclamo con spese e tasse a carico della re-
clamante e protestando le ripetibili.

I. In data 14 luglio 2023 la Presidente, in accoglimento dell'istanza presentata 
dal resistente, ha assunto agli atti l'incarto del procedimento penale VV.2022.499 
nel quale la reclamante era imputata. Copia degli atti principali di quest'ultimo pro-
cedimento è comunque già agli atti del procedimento penale VV.2021.1816 aperto 
nei confronti del resistente.

Considerando in diritto:

1.1. Giusta gli artt. 322 cpv. 2 e 393 cpv. 1 lett. a CPP contro un decreto di ab-
bandono della Procura pubblica può essere presentato reclamo. Nel Cantone dei 
Grigioni la giurisdizione di reclamo è la Seconda Camera penale del Tribunale 
cantonale dei Grigioni (art. 22 LACPP [CSC 350.10] in unione all'art. 10 cpv. 1 
OOTC [CSC 173.100]). La competenza della Presidente è data in virtù dell'art. 4 
cpv. 2 OOTC.

1.2. Il reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato entro dieci giorni 
(art. 322 cpv. 2 CPP; art. 396 cpv. 1 CPP). Il decreto di abbandono della Procura 
pubblica del 26 maggio 2023 è stato notificato alla reclamante martedì 30 mag-
gio 2023, primo giorno a seguito del festivo lunedì di Pentecoste. Il reclamo, inol-
trato al Tribunale cantonale dei Grigioni il 9 giugno 2023 (data del timbro postale), 
è pertanto tempestivo.

1.3. In virtù dell'art. 382 cpv. 1 CPP sono legittimate a ricorrere contro una deci-
sione le parti che hanno un interesse giuridicamente protetto all'annullamento o 
alla modifica della stessa. Quale accusatrice privata, direttamente toccata dai reati 
oggetto del decreto di abbandono qui impugnato, la reclamante è senz'altro legit-
timata a ricorrere. 

1.4.1. Sono censurabili mediante reclamo violazioni di diritto, compresi l'eccesso e 
l'abuso del potere d'apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 

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cpv. 2 lett. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 
lett. b CPP) e l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lett. c CPP). Il reclamo dev'essere 
presentato motivato; esso deve segnatamente indicare i punti della decisione che 
il reclamante intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione e i 
mezzi di prova invocati (art. 385 cpv. 1 CPP). L'indicazione precisa dei motivi a 
sostegno di una diversa decisione ai sensi dell'art. 385 cpv. 1 lett. b CPP dev'es-
sere sostanziata sotto il profilo dei fatti e del diritto (TF 6B_1181/2018 del 
28.11.2018; 6B_130/2013 del 3.6.2013 consid. 3.2). Il reclamo deve confrontarsi 
puntualmente con la motivazione della decisione impugnata (TF 6B_48/2018 del 
7.6.2018 consid. 2.3.3). L'autorità di ricorso dispone di pieno potere cognitivo po-
tendo esaminare liberamente il fatto e il diritto (Patrick Guidon, in: Nig-
gli/Heer/Wiprächtiger [edit.], Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessord-
nung, Art. 196 – 457 StPO, 2a ed., Basilea 2014, n. 15 ad art. 393 CPP).

1.4.2. In concreto il reclamo non risulta manifestamente immotivato. Se i requisiti 
di motivazione sono adempiuti è piuttosto da vagliare in relazione alle singole cen-
sure. Sotto riserva di una sufficiente motivazione si può pertanto entrare nel merito 
del reclamo.

2. Dalla documentazione agli atti emerge che tra le parti vi è da tempo un rap-
porto teso e conflittuale, essi hanno in particolare avuto delle difficoltà nella ge-
stione dei diritti di visita tra il padre e la figlia, e si rimproverano vicendevolmente 
vari comportamenti sia in relazione alla gestione della figlia sia nei loro stessi con-
fronti (cfr. verbale d'audizione APMA allegato all'act. PP 1.48; TC GR ZK1 22 68 
del 9.6.2022 allegata all'act. PP 1.49). Oggetto del procedimento penale alla base 
della presente procedura sono stati in particolare tre episodi litigiosi tra le parti – 
del Natale 2019, del 14 maggio 2021 e dell'11 dicembre 2021 – per cui la recla-
mante ha accusato il resistente di minacce, vie di fatto e ingiurie (act. PP 3; 
act. PP 4), così come altre fattispecie, segnalate dalla reclamante in data 3 rispet-
tivamente 17 gennaio 2022, riguardanti in particolare ripetute e insistenti prese di 
contatto da parte del resistente (act. PP 1.11, 1.12 e 1.17), e la registrazione clan-
destina di conversazioni, emersa durante l'udienza del 10 novembre 2022 dinanzi 
all'Autorità di protezione dei minori e degli adulti (in seguito: APMA; act. PP 1.48). 
La Procura pubblica, ritenendo sostanzialmente per i reati di reiterate vie di fatto, 
reiterata minaccia e registrazione clandestina non corroborati indizi di reato, ha 
emanato un decreto di abbandono parziale sulla base dell'art. 319 cpv. 1 lett. a 
CPP (act. E.1). Nello specifico si dirà meglio in seguito.

3. Giusta l'art. 308 cpv. 1 CPP scopo dell'istruzione è quello di accertare i fatti 
e determinarne le conseguenze giuridiche in modo da poter chiudere la procedura 

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preliminare. Nel perseguire tale scopo il pubblico ministero dispone di un certo 
margine di apprezzamento. Esso è tenuto a prendere le misure atte a contribuire 
in modo sostanziale al chiarimento del caso. Non è tuttavia obbligato a intrapren-
dere ogni possibile atto istruttorio e seguire ogni traccia e indizio, anche se il dan-
neggiato lo ritiene (cfr. TF 1B_372/2012 del 18.9.2012 consid. 2.7). 

3.1. Conclusa l'istruzione il pubblico ministero decide se emanare un decreto 
d'accusa, promuovere l'accusa oppure se abbandonare il procedimento (art. 318 
CPP). Giusta l'art. 319 cpv. 1 CPP il pubblico ministero dispone l'abbandono totale 
o parziale del procedimento, tra gli altri motivi, se non si sono corroborati indizi di 
reato tali da giustificare la promozione dell'accusa (lett. a). La decisione di abban-
donare il procedimento deve essere vagliata sulla base del principio "in dubio pro 
duriore", che deriva dal principio della legalità (art. 5 cpv. 1 Cost. e art. 2 cpv. 2 
CPP in unione con gli artt. 319 cpv. 1 e 324 CPP; DTF 138 IV 86 consid. 4.2). Es-
so significa che, di massima, un non luogo a procedere o un abbandono non pos-
sono essere decretati dal pubblico ministero se non quando appaia chiaramente 
che i fatti non sono punibili o le condizioni per il perseguimento penale non sono 
adempiute. In questo ambito, il pubblico ministero e l'autorità di ricorso dispongono 
di un potere di apprezzamento. Per contro, la procedura deve di massima essere 
continuata quando una condanna appaia più verosimile che un'assoluzione o 
quando le probabilità di assoluzione e di condanna appaiono equivalenti, in parti-
colare in presenza di un reato grave. Questo principio vale anche per l'autorità 
giudiziaria incaricata di esaminare la decisione di abbandono del procedimento 
penale (DTF 138 IV 186 consid. 4.1; 143 IV 241 consid. 2.2.1 seg. con riferimenti 
ivi citati; TF 6B_1249/2020 dell'11.10.2021 consid. 2.1). Se la qualifica giuridica o 
l'attendibilità dei mezzi di prova non sono chiare, il compito di statuire sul fonda-
mento di un capo d'imputazione non spetta all'autorità inquirente, bensì al compe-
tente giudice di merito (DTF 143 IV 241 consid. 2.2.1; 138 IV 186 consid. 4.1; 138 
IV 86 consid. 4.1.1; TF 6B_698/2016 del 10.4.2017 consid. 2.3; 6B_816/2016 del 
20.2.2017 consid. 2.2). Tuttavia, la decisione in merito alla continuazione del pro-
cedimento (abbandono, decreto d'accusa, atto d'accusa, continuazione dell'istru-
zione), quindi in merito al fatto se una condanna appaia sufficientemente verosimi-
le, richiede necessariamente che il pubblico ministero rispettivamente l'autorità di 
ricorso si confrontino con le prove assunte. Ciò non comporta un'inammissibile 
ingerenza nelle competenze del giudice di merito (TF 6B_698/2016 del 10.4.2017 
consid. 2.4.2).

3.2. Nelle situazioni di "parola di una parte contro quella dell'altra" va tenuto 
conto del fatto che in una procedura giudiziaria – pure considerando il principio "in 

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dubio pro reo" lì applicabile – tale costellazione di prove non porta necessariamen-
te, o anche solo con ogni probabilità, a un'assoluzione. Di conseguenza il pubblico 
ministero non può, applicando anticipatamente tale principio, astenersi dal pro-
muovere l'accusa unicamente perché le parti descrivono differentemente lo svol-
gimento dei fatti. Tuttavia, anche in caso di dichiarazioni contraddittorie, il pubblico 
ministero non deve obbligatoriamente promuovere l'accusa o emanare un decreto 
d'accusa, ma unicamente se ritiene fondata l'imputazione (TF 6B_698/2016 2016 
del 10.4.2017 consid. 2.4.2). Si può rinunciare alla promozione dell'accusa in caso 
di dichiarazioni contradditorie da parte dell'accusatore privato, le cui dichiarazioni 
risultano quindi meno credibili, o se, tenendo conto dell'insieme delle circostanze, 
una condanna appare per altri motivi fin dal principio inverosimile (DTF 143 IV 241 
consid. 2.2.2; TF 6B_698/2016 del 10.4.2017 consid. 2.4.3; 6B_822/2016 del 
12.9.2016 consid. 2.3; 6B_806/2015 del 1.2.2016 consid. 2.3; 6B_856/2013 del 
3.4.2014 consid. 2.2).

3.3. Di rilevanza per la decisione se abbandonare o continuare il procedimento 
è anche la portata del capo d'imputazione. Più questo è grave e più probabilmente 
il caso è da sottoporre al giudice (DTF 138 IV 186 consid. 4.1 in fine).

4. In concreto, in merito ai fatti del 25 dicembre 2019, 14 maggio 2021 e 
11 dicembre 2021 la Procura pubblica ha anzitutto indicato che, fatta astrazione 
della qui reclamante, nessuno avrebbe potuto osservare l'imputato commettere i 
reati rimproveratogli. Considerata la contraddittorietà delle versioni fornite dalle 
parti e ritenuto che non si intravedrebbe l'esistenza di elementi oggettivi, rispetti-
vamente di ulteriori mezzi probatori, idonei a sostenere la versione della reclaman-
te, una condanna dell'imputato, dal profilo procedurale, parrebbe inverosimile 
(act. E.1 consid. 2.c). Nello specifico, in merito al 25 dicembre 2019, la Procura 
pubblica ha ritenuto che, considerata la contraddittorietà delle dichiarazioni, non 
sarebbe stato possibile comprovare con un grado di verosimiglianza sufficiente 
che l'imputato si sarebbe atteggiato minacciosamente nei confronti della reclaman-
te, ella avrebbe poi ad ogni modo dichiarato di non aver provato paura (act. E.1 
consid. 2.d.aa). Per quanto concerne gli spintonamenti, ergo le vie di fatto, del 
14 maggio 2021, le dichiarazioni fornite dalle parti sarebbero contraddittorie e non 
sarebbe stato possibile reputare una versione dei fatti più o meno credibile dell'al-
tra (act. E.1 consid. 2.d.bb). Anche per i fatti avvenuti l'11 dicembre 2021, avendo 
il resistente contestato i rimproveri avanzati dalla reclamante e avendo D._____ – 
interrogato dalla Polizia cantonale quale persona informata sui fatti – dichiarato di 
non aver sentito alcuna minaccia nei confronti della reclamante, non si sarebbero 
corroborati indizi di reato per l'asserita minaccia e le vie di fatto (act. E.1 con-

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sid. 2.d.cc). Per le ingiurie del 14 maggio 2021 così come dell'11 dicembre 2021 la 
Procura pubblica intenderebbe invece emanare un decreto d'accusa (act. E.1 con-
sid. 2.d.bb seg.)

4.1. La reclamante non ha in questa sede contestato quanto esposto dalla Pro-
cura pubblica per i fatti del 25 dicembre 2019, i quali non sono quindi oggetto della 
presente procedura.

4.2. Per quanto concerne i fatti avvenuti in data 14 maggio 2021 si rileva invece 
quanto segue.

4.2.1. La reclamante ha censurato che la Procura pubblica non avrebbe fatto 
buon governo dei principi espressi dal Tribunale federale, che attribuirebbe alla 
dichiarazione iniziale della vittima, resa nell'immediatezza dei fatti, un'importanza 
decisiva. Le sue dichiarazioni rese alla Polizia cantonale sarebbero precise e coe-
renti e per di più corroborate da refertazione medica, non considerata dalla Procu-
ra pubblica (act. A.1 pag. 1 seg.).

4.2.2. Il resistente ha invece fatto valere che per tali fatti anche egli avrebbe pre-
sentato querela penale nei confronti della reclamante. A tale denuncia sarebbe 
stato allegato anche un certificato medico che comproverebbe un'aggressione al 
resistente, rendendo la sua versione ben più credibile di quella della reclamante. 
Anche considerato il referto medico allestito dopo i fatti per la reclamante, il quale 
indica "Ferite accertate: visibilmente non riscontra lesioni/ferite significative. Doloro 
riferito in seguito alla stretta forte dell'avambraccio destro", la versione dei fatti 
esposta dal resistente sarebbe ben più verosimile. La conclusione della Procura 
pubblica sarebbe certamente fondata e non potrebbe oggettivamente essere con-
testata (act. A.3 III.2). 

4.2.3. Va anzitutto rilevato che la Procura pubblica si è a tal proposito, come det-
to, limitata a indicare che le dichiarazioni dalle parti sarebbero contraddittorie e 
non sarebbe stato possibile reputare una versione più o meno credibile dell'altra. 
La Procura pubblica non si è però in alcun modo confrontata con le dichiarazioni 
delle parti. Ora, vero è che se le prove si contraddicono, non spetta al pubblico 
ministero procedere a una loro valutazione. Tuttavia – come illustrato in preceden-
za (cfr. consid. 3.1) – per poter stabilire se una condanna appare sufficientemente 
verosimile, e decidere di conseguenza in merito alla continuazione del procedi-
mento, è necessario confrontarsi – almeno un minimo – con le prove assunte, e 
quindi con le dichiarazioni dell'imputato e dell'accusatrice privata.

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4.2.4. La reclamante durante l'interrogatorio di polizia ha sostanzialmente dichia-
rato che quella sera sarebbe scaturita una lite tra lei e il resistente per una meren-
dina, nel frattempo la bambina piangeva e sarebbe pure caduta da sola. La recla-
mante l'avrebbe quindi presa in braccio e pregato il resistente di andarsene, in 
quel momento lui gliela avrebbe strappata dalle braccia con forza, facendola pian-
gere ancora di più. Nel tentativo di riprendere la figlia, il resistente – che teneva la 
figlia con un braccio – le avrebbe con l'altro braccio preso l'avambraccio stratto-
nandola forte e spingendola indietro. La reclamante avrebbe quindi chiamato la 
Polizia (act. PP 3.11 d/r 2, 8). Il resistente ha essenzialmente confermato la dina-
mica da cui sarebbe scaturita la lite, indicando tuttavia che mentre si stava diri-
gendo verso l'uscita la reclamante avrebbe iniziato a provocarlo e insultarlo, lui 
avrebbe quindi reagito insultandola a sua volta, e a fronte di ciò la reclamante l'-
avrebbe spintonato colpendolo da dietro a una spalla con una manata. Lui avreb-
be perso parzialmente l'equilibrio urtando inavvertitamente la bambina e facendola 
cadere a terra. La bambina avrebbe iniziato a piangere, lui l'avrebbe presa in 
braccio per tranquillizzarla, ma la madre si sarebbe subito avvicinata strappando-
gliela dalle braccia. Lui non avrebbe opposto resistenza, facendole però notare il 
comportamento, a suo dire, vergognoso. La reclamante avrebbe tentato di colpirlo 
con il braccio sinistro e lui di reazione le avrebbe bloccato il braccio allontanandolo 
da lui lentamente (act. PP 3.10 d/r 2, 6, 8 10). Nel verbale di confronto del 21 no-
vembre 2022 le parti hanno sostanzialmente ribadito le proprie dichiarazioni 
(act. 1.35 d/r 2).

4.2.5. Quanto sollevato dalla reclamante – con riferimento alla sentenza del Tri-
bunale federale (TF 8C_482/2015) – in merito all'importanza delle dichiarazioni 
iniziali corrisponde di principio al vero. A mente del Tribunale federale infatti le di-
chiarazioni iniziali hanno un'importanza decisiva, essendo di regola più spontanee 
e affidabili (TF 8C_482/2015 del 19.8.2015 consid. 2.2). Va comunque evidenziato 
che la menzionata sentenza concerne l'ambito dell'assicurazione infortuni, ambito 
in cui viene anche tendenzialmente utilizzato il concetto di "dichiarazioni della pri-
ma ora". Ad ogni modo in ambito penale l'immediatezza delle dichiarazioni riveste 
di regola una grande importanza, soprattutto in quanto minore è il tempo trascorso 
dall'evento, migliori e più dettagliati sono i ricordi della persona interrogata (cfr. 
anche TC GR SK1 2017 21 del 12.12.2017 consid. 5.3). Vero è pure che le dichia-
razioni rese dalla reclamante dinanzi alla Polizia cantonale in merito a tale episo-
dio sono in linea di principio precise e coerenti (act. PP 3.11). La reclamante tra-
scura tuttavia che anche le dichiarazioni rese dal resistente, in particolare quelle 
della "prima ora" dinanzi alla Polizia, risultano altrettanto precise e coerenti 
(act. PP 3.10). Da parte del resistente vi è stato un racconto realistico e credibile, 

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descritto liberamente e con parole proprie, dell'episodio litigioso. Non si rilevano 
contraddizioni significative. Anche considerando le versioni esposte nel corso del 
verbale di confronto (act. PP 1.35 d/r 2), tenutosi più di un anno dopo, non emerge 
– da parte di nessuna delle parti – alcuna significativa divergenza da quanto indi-
cato precedentemente, tenuto comunque anche conto del lasso di tempo nel frat-
tempo trascorso e della dinamica dei fatti. Le descrizioni del reclamante non solo 
forniscono un quadro complessivo coerente di quanto accaduto prima e dopo l'-
episodio controverso, ma anche in particolare dell'evento centrale stesso. In meri-
to all'evento centrale le dichiarazioni del resistente risultano pure più dettagliate di 
quelle della reclamante, soprattutto mettendo in relazione le descrizioni dettagliate 
di quest'ultima in merito a quanto avvenuto prima e dopo con quanto da lei decritto 
in merito all'evento centrale. La reclamante nel corso dell'interrogatorio di polizia 
non ha perso occasione di mettere in cattiva luce il resistente (act. PP 3.11). Que-
st'ultimo dal canto suo non ha negato di aver afferrato il braccio della reclamante. 
Egli ha pure fatto delle ammissioni a suo discapito, come di aver detto alla recla-
mante "sei nata/uscita dal culo di un cane" (act. PP 3.10 d/r 2, 14) e di aver urtato 
la figlia facendola cadere, anche se a tal proposito – secondo le sue dichiarazioni 
– all'origine sarebbe comunque colpa della reclamante (act. PP 3.10 d/r 2, 10). Va 
tuttavia anche rilevato che per quanto concerne le litigate e le provocazioni verbali 
il resistente tende a ritrarsi in maniera un po' troppo passiva (act. PP 3.10; cfr. in 
particolare anche conversazioni Whatsapp act. PP 1.11 e act. PP 4.7). Ciò da solo 
non basta tuttavia per ritenere sufficientemente fondata l'imputazione di vie di fat-
to, ai sensi di cui sopra (cfr. consid. 3.2). Come esposto in precedenza i rapporti 
tra le parti sono evidentemente molto tesi. Già dai verbali d'interrogatorio emerge 
chiaramente che hanno serie difficoltà nella comunicazione e non riescono a se-
parare il rapporto di coppia dal ruolo genitoriale (cfr. anche verbale d'audizione 
APMA allegato all'act. PP 1.48). Entrambe le dichiarazioni delle parti in merito all'-
episodio in questione risultano quindi fondamentalmente credibili. Come rettamen-
te indicato dalla Procura pubblica non vi sono altre prove rilevanti agli atti a soste-
gno delle accuse della reclamante. Nulla muta il riferimento della reclamante alle 
lesioni che avrebbe subito così come alla visita medica effettuata (act. A.1 pag. 2). 
Le dichiarazioni della reclamante, la visita medica stessa e i relativi referto e certi-
ficato medico (act. PP 3.8; act. PP 3.9) non sono infatti in grado di fornire alcuna 
prova determinante in merito all'asserita aggressione fisica da parte del resistente. 
Queste comprovano unicamente che è effettivamente stata effettuata una visita 
medica e quelli che sono stati i dolori lamentati dalla reclamante stessa. A tali do-
cumenti non può essere attribuito alcun ulteriore valore probatorio, rispetto a 
quanto appena indicato. Neppure quanto dichiarato dalla reclamante durante l'in-
terrogatorio di polizia, e meglio "Questa mattina sono andata dal medico di pic-

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chetto a E._____, dott. F._____. Lui mi ha detto di aver riscontrato un gonfiore ed 
ematoma dovuta all'infiammazione da presa" (act. PP 3.11 d/r 10), porta a una 
diversa conclusione. Come detto, è accertato e comprovato che la reclamante ha 
effettuato una visita medica. La risposta del medico così come riportata dalla re-
clamante non trova invece riscontro nei documenti medici. Il referto medico indica 
infatti piuttosto "Visibilmente non riscontro lesioni/ferite significative. Dolore riferito 
in seguito alla stretta forte dell'avambraccio destro" (act. PP 3.8). Cosa sia esat-
tamente da intendersi con la formulazione "non riscontro lesioni/ferite significative" 
non è totalmente chiaro. Tuttavia, qualora il medico avesse effettivamente riscon-
trato un gonfiore ed ematoma lo avrebbe con ogni probabilità documentato per 
iscritto. Tale indicazione sembra quindi in buona fede piuttosto riferirsi ai dolori 
lamentati dalla reclamante stessa. A sostengo di ciò vi è pure la seconda frase del 
referto medico, che riporta effettivamente quanto riferito dalla reclamante. Contra-
riamente a quanto ritenuto dalla reclamante da tale documentazione non se ne 
può quindi dedurre nulla a suo favore.

4.2.6. A margine va pure rilevato che, durante il verbale di confronto, la reclaman-
te ha dichiarato che uno dei due poliziotti giunti in loco avrebbe scattato una foto-
grafia del suo braccio arrossato (act. PP 1.35 d/r 2 pag. 8). Tale fotografia non 
risulta agli atti e neppure viene in alcun modo menzionata nel rapporto di polizia, 
nel quale è piuttosto indicato "Da parte nostra non si riscontravano delle ferite" 
(act. PP 3.1 pag. 2). La reclamante stessa nel proprio reclamo non fa alcun riferi-
mento a detta fotografia. Va comunque sottolineato che tale dichiarazione non è, 
ad ogni modo, in grado di inficiare quanto esposto in precedenza. Va inoltre pure 
evidenziato che la stessa reclamante non fa valere che suo padre – il quale duran-
te il litigio sarebbe ancora stato in videochiamata (act. PP 1.35 d/r 2 pag. 8) – po-
trebbe fornire un contributo al chiarimento della fattispecie. Questo non risulta co-
munque essere il caso, trovandosi il telefono – secondo le dichiarazioni della re-
clamante – su un mobiletto (act. PP 1.35 d/r 2 pag. 8). Non è pertanto necessario 
esprimersi oltre in merito ciò.

4.2.7. Alla luce di quanto precede, sebbene le considerazioni della Procura pub-
blica a tal proposito – consistenti sostanzialmente in due frasi – non possono es-
sere ritenute sufficienti, la sua conclusione è comunque da condividere. In una 
situazione come la presente una condanna appare infatti molto meno probabile 
rispetto a un'assoluzione. Considerando poi anche la lieve entità del capo d'impu-
tazione in oggetto la Procura pubblica poteva abbandonare il procedimento relati-
vo all'accusa di vie di fatto del 14 maggio 2021 rispettivamente negare la sussi-
stenza di sufficienti indizi di reato. Le vie di fatto sono infatti delle contravvenzioni 

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(art. 126 cpv. 1 in unione all'art. 103 CP). Il fatto che la Procura pubblica si sia 
fondata sull'art. 126 cpv. 2 lett. b CP (reato perseguito d'ufficio) non ha alcuna in-
fluenza su tale circostanza. Va comunque anche evidenziato che il reato di vie di 
fatto contro il coniuge, perseguibile d'ufficio, presuppone che il reato sia stato 
commesso reiteratamente, nel senso che si siano verificate ripetutamente delle vie 
di fatto e dalla natura del confronto emerge che l'autore ha praticamente fatto dell-
'uso di violenza il suo metodo per far valere la sua posizione e le sue volontà (An-
dreas Roth/Tornike Keshelava, in: Niggli/Wiprächtiger [edit.], Basler Kommentar 
Strafrecht, 4a ed., Basilea 2018, n. 10 ad art. 126 CP e n. 30 ad art. 123 CP). Tale 
questione non è tuttavia da esaminare oltre in questa sede.

4.3. In merito all'asserita minaccia e le vie di fatto dell'11 dicembre 2021 si os-
serva quanto segue.

4.3.1. La reclamante ha ribadito che anche per tale fattispecie le sue dichiarazio-
ne rese nell'immediatezza dei fatti sarebbero precise e coerenti e corroborate da 
refertazione medica, riportata nel reclamo. La versione contestativa dell'imputato 
non scalfirebbe minimamente l'assoluta credibilità della vittima e la piena attendibi-
lità del suo racconto (act. A.1 pag. 2). 

4.3.2. Il resistente ha dal canto suo fatto riferimento al filmato agli atti scaricato 
dalla videocamera di sorveglianza della casa nella quale viveva la reclamante. A 
suo avviso da detto video non si rileverebbe nessuno degli elementi per i quali la 
reclamante ha presentato una denuncia. Consultando il video l'episodio sarebbe 
totalmente diverso da quanto da lei riferito. Rilevanti sarebbero anche le dichiara-
zioni del compagno della reclamante, D._____, il quale avrebbe dichiarato di aver 
udito un insulto ma non aver udito alcuna minaccia. Interessante sarebbe poi che 
nel primo interrogatorio di confronto la reclamante avrebbe riferito in dettaglio co-
me sarebbe scaturita la discussione, riconducibile a una bambola regalata alla 
bambina dalla zia, salvo poi nell'interrogatorio successivo, avvenuto circa due ore 
dopo, procedere a una rettifica cambiando versione (act. A.3 III.3). 

4.3.3. Anzitutto si rileva che pure per questi fatti la Procura pubblica non si è mi-
nimamente confrontata con le dichiarazioni delle parti, limitandosi a indicare che i 
rimproveri della reclamante sono stati contestati dal resistente. Si rinvia a tal pro-
posito a quanto esposto in precedenza (cfr. consid. 4.2.3).

4.3.4. Nell'interrogatorio di polizia la reclamante ha dichiarato che quella sera il 
resistente le aveva riportato la figlia e nel posteggio avrebbero avuto un battibecco 
per futili motivi. Lei avrebbe quindi preso in braccio la figlia e chiesto al resistente 

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le chiavi di casa. Di tutta risposta, dopo alcune parolacce, egli avrebbe lanciato le 
chiavi verso le scale che conducono all'appartamento. Il resistente avrebbe poi 
preso lo zaino e il bambolotto della figlia, mimando il gesto di lanciare anche que-
sto. Mentre si trovava sul primo gradino il resistente avrebbe cercato di superarla, 
a mente della reclamante per entrare in casa e picchiare il nuovo compagno. Lei 
avrebbe reagito bloccandogli la strada trattenendolo con la mano destra per la 
felpa. Con la sinistra teneva la figlia, che stava per cadere. Avrebbe quindi urlato 
ma lui avrebbe continuato a spingerla per passare. Avrebbe poi chiamato il nome 
della vicina di casa e detto al resistente che avrebbe chiamato la Polizia, lui 
avrebbe quindi fatto un passo indietro. Lei sarebbe quindi riuscita a salire le scale 
e aprire il cancello, ma il resistente era dietro di lei. Egli avrebbe poi appoggiato lo 
zainetto e il bambolotto della figlia sul muretto, l'avrebbe insultata dicendole "put-
tana di merda, ti ammazzo" e le avrebbe sputato dietro. Lei si sarebbe girata chie-
dendogli cosa stesse facendo. A quel punto, essendo lui ad alcuni metri di distan-
za lei ne avrebbe approfittato per rientrare in casa e chiuderlo fuori. Lui avrebbe 
iniziato a bussare facendo a lei e al compagno di lei segno con il dito di uscire 
(act. PP 4.9 d/r 1). Il resistente ha contestato tale versione, dichiarando piuttosto 
che quando ha riportato la figlia, la piccola sarebbe andata in crisi iniziando a 
piangere. La bambina si sarebbe poi seduta per terra e lui avrebbe fatto per alzar-
la, ma la madre in modo teso e sgarbato gli avrebbe urlato di lasciarla e l'avrebbe 
presa in braccio. Tutti e tre si sarebbero poi diretti verso al cancello di casa e pri-
ma di raggiungerlo lui avrebbe chiesto in modo tranquillo alla madre di salutare la 
figlia. Lei avrebbe risposto in modo sgarbato, egli avrebbe ribadito la volontà di 
salutare la figlia e la reclamante l'avrebbe preso per la giacca strattonandolo sen-
za però farlo cadere. Una volta raggiunto il cancello la reclamante sarebbe entrata 
e lui rimasto fuori, consegnandole lo zaino e il bambolotto. La reclamante prima di 
entrare in casa gli avrebbe nuovamente rivolto parole poco carine e lui si sarebbe 
girato e diretto verso la vettura (act. PP 4.8 d/r 1). Nel corso del verbale di confron-
to del 21 novembre 2022 la reclamante ha sostanzialmente ribadito la propria ver-
sione. Ha però in particolare dapprima dichiarato di non ricordare quale sarebbe 
stato l'episodio scatenante, in seguito ha invece fatto una rettifica, indicando che 
nel verbale di confronto precedente – tenutosi due ore prima (act. PP 1.35) – ave-
va dichiarato che la bambola, regalata dal resistente alla figlia, era stata oggetto di 
un episodio avvenuto il 15 dicembre 2021, ciò sarebbe sbagliato in quanto l'episo-
dio relativo alla bambola sarebbe avvenuto l'11 dicembre 2021 (act. PP 1.34 d/r 2; 
act. PP 1.35 d/r 1).

4.3.5. In merito a tale fattispecie vi è un video agli atti (act. PP 4.2). Dalla ripresa 
delle videocamere di sorveglianza si vede inizialmente la reclamante con in brac-

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cio la figlia salire le scale e il resistente che le segue, tenendo in mano quello che 
sembra essere uno zaino. Tutto sembra essere tranquillo. All'altezza dell'angolo 
dell'abitazione le parti spariscono dalla ripresa video, trovandosi nell'angolo morto, 
si vede solo leggermente la reclamante. Lì la madre ha evidentemente posato a 
terra la bambina e preso lo zaino, poiché quando riappaiono nell'inquadratura la 
bambina non si trova più in braccio e la reclamante tiene in mano lo zaino e un 
bambolotto. Si vede poi la reclamante rivolta verso il resistente e uno scambio di 
parole evidentemente arrabbiato, le espressioni facciali della reclamante sono in-
fatti chiaramente arrabbiate. In seguito si vede quest'ultima allontanarsi lentamen-
te verso la porta d'ingresso (la porta è aperta), tenendo la figlia per mano. Si vede 
poi quello che sembra essere lo "sputo" da parte del resistente, il movimento della 
testa di quest'ultimo è infatti abbastanza evidente. Infine si vede molto chiaramen-
te il "dito medio" del resistente rivolto alla reclamante.

4.3.6. In primo luogo si rileva che dal video – ad eccezione dello sputo e il dito 
medio – non si evince alcuna aggressione da parte del resistente né men che me-
no un contatto fisico tra le parti. Nemmeno sono riconoscibili degli indizi a tal pro-
posito, come ad esempio dei movimenti bruschi o uno stato di agitazione. Il solo 
fatto che vi sia stato un alterato scambio di parole non è indice di aggressione fisi-
ca. Neppure il fatto che il congedo tra le parti non si sia evidentemente concluso in 
buoni termini è sufficiente per ammettere ciò. Dal video non emerge quindi alcun 
indizio di vie di fatto da parte del resistente. Si osserva poi che, secondo quanto 
dichiarato dalla reclamante, il litigio avrebbe avuto luogo nel posteggio e gli asseri-
ti spintoni sul primo scalino, dopodiché sarebbe riuscita a salire le scale e aprire il 
cancello e il resistente sarebbe stato dietro di loro (act. PP 4.9 d/r 1; act. PP 1.34 
d/r 2). Nel video agli atti si vede inizialmente la reclamante con in braccio la bam-
bina salire le scale, seguita dal resistente, a rigor di logica questo dovrebbe quindi 
raffigurare il momento susseguente le asserite vie di fatto. Dalle immagini la situa-
zione in quel momento appare tuttavia – come detto – tranquilla, non si evince 
alcuno stato di alterazione né agitazione, dal quale si potrebbe desumere un'even-
tuale scontro appena avvenuto tra le parti. Va comunque anche sottolineato che, 
quandanche si partisse dal presupposto che l'episodio in questione sia avvenuto 
nell'angolo morto della telecamera, nulla muterebbe a quanto esposto. Vero è che, 
come indicato in precedenza, quando riappare nell'inquadratura la reclamante ap-
pare palesemente arrabbiata. Il momento in cui le parti si trovano nell'angolo mor-
to è tuttavia molto breve, si tratta di alcuni pochi secondi (cfr. dichiarazioni della 
reclamante act. PP 1.34 d/r 2 ["Questo spintonare me con la bambina in braccio è 
durato un po', ovvero ca. 1-2 minuti"]), inoltre né poco prima né poco sono ricono-
scibili indicatori di un'aggressione fisica da parte del resistente.

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4.3.7. Va inoltre evidenziato che in merito a tale episodio entrambe le versioni del-
le parti risultano meno precise e coerenti rispetto all'episodio illustrato in prece-
denza. Il resistente dinanzi alla Polizia ha contestato la versione dei fatti esposta 
dalla reclamante, negando pure lo sputo e il dito medio, nonostante questi emer-
gano piuttosto chiaramente dal video (act. PP 4.8 d/r 5, 8 e 9; act. PP 4.2). Mentre 
l'episodio così come raccontato della reclamante non trova riscontro nel video. 
Come detto, lei risulta inizialmente salire le scale in tutta tranquillità, nonostante 
dovrebbe teoricamente essere appena avvenuta l'aggressione. Dal video non si 
evince poi che, una volta entrata in casa il resistente avrebbe bussando alla porta 
indicando a lei e al compagno di uscire (act. PP 4.9 d/r 1). Emerge piuttosto che, 
dopo aver rivolto il dito medio alla reclamante all'angolo dell'abitazione, il resisten-
te se ne sia andato (act. PP 4.2). Nel verbale di confronto la reclamante ha inoltre 
descritto il finale diversamente rispetto a quanto raccontato dinanzi alla Polizia, 
dichiarando di essere entrata in casa con la bambina, aver chiuso la porta e di 
presumere che il resistente se ne sia andato (act. PP 1.34 d/r 2). Inoltre, solamen-
te nel secondo verbale di confronto – tenutosi quasi un anno dopo i fatti – la re-
clamante si sarebbe ricordata del motivo scatenante della lite, e meglio un bambo-
lotto regalato alla figlia, motivo mai indicato in precedenza. A ciò si aggiunge che 
due ore prima, nel corso del primo verbale di confronto, aveva però indicato nel 
dettaglio tale motivo come motivo scatenante di un'altra lite (del 15 dicem-
bre 2021), salvo poi fare una rettifica e attribuirlo alla lite dell'11 dicembre 2021 
(act. PP 1.34 d/r 2; act. PP 1.35 d/r 1). Da parte di entrambi non vi è in merito a 
detta fattispecie grande linearità e precisione, non risulta quindi esservi una ver-
sione più credibile rispetto all'altra. Quanto sollevato dalla reclamante nel proprio 
reclamo, e meglio che le sue dichiarazioni rese nell'immediatezza sarebbero pre-
cise e coerenti, senza apportare alcuna più precisa motivazione, non è sicuramen-
te sufficiente per confutare tale conclusione e – sulla base di quanto illustrato in 
precedenza (cfr. consid. 1.4.1) – nemmeno può bastare ai sensi di una sufficiente 
motivazione.

4.3.8. Si osserva inoltre che – come già esposto per i fatti del 14 maggio 2021 – la 
visita medica e il relativo rapporto medico del 14 dicembre 2021, a cui fa riferimen-
to la reclamante (act. A.1 pag. 2), non hanno alcuna valenza probatoria determi-
nante per le asserite vie di fatto e non se ne può desumere nulla a favore della tesi 
della reclamante. Il referto medico riprende infatti unicamente quanto lamentato e 
riferito dalla reclamante stessa, indicando peraltro in particolare che "Clinicamente 
non si vedono lividi o gonfiori" (act. PP 4.5). Sulla base di ciò è quindi da ritenere 
che agli atti non vi siano effettivamente ulteriori indizi a sostegno dell'imputazione 
di vie di fatto. In merito a tale reato neppure l'interrogatorio del compagno è di al-

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cuna rilevanza (cfr. act. PP 4.11). A fronte di detta situazione probatoria e tenuto 
conto dell'esigua gravità del capo d'imputazione in esame, come per i fatti del 
14 maggio 2021, anche per questa fattispecie la decisione della Procura pubblica 
è pertanto da confermare (cfr. anche consid. 4.2.7).

4.3.9. Per quanto riguarda invece l'asserita minaccia, e meglio "ti ammazzo", la 
reclamante non si è in alcun modo confrontata con quanto indicato dalla Procura 
pubblica in merito alle dichiarazioni del compagno, il quale ha indicato di aver sen-
tito degli insulti ma non una minaccia. La reclamante è quindi a tal proposito venu-
ta meno del proprio obbligo di motivazione e non si entra pertanto nel merito di 
tale censura.

5. In merito alle altre fattispecie segnalate dalla reclamante – in particolare le 
ripetute prese di contatto e visite indesiderate da parte del resistente (act. PP 
1.11, 1.12 e 1.17) – la Procura pubblica ha indicato nei considerandi che gli atti 
denunciati non raggiungerebbero un'intensità tale da permettere l'applicazione del 
titolo di reato di coazione, tenuto conto del numero contenuto di atti (eventualmen-
te) incriminati in un lasso di tempo relativamente lungo, così come del fatto che vi 
è una figlia in comune e il resistente aveva il diritto di esercitare il diritto di visita. 
Caduta a lato la coazione, le fattispecie segnalate il 3 gennaio 2022, rappresente-
rebbero se del caso reati su querela e le e-mail di carattere generico della recla-
mante, senza richiedere espressamente il perseguimento penale dell'imputato, 
non soddisferebbero i requisiti formali della querela penale. Unicamente con scrit-
to del 17 gennaio 2022 sarebbe stato formalmente richiesto il perseguimento pe-
nale, ragion per cui potrebbero essere tenuti in considerazione unicamente i reati 
avvenuti dopo 15 ottobre 2021, e meglio gli insistenti tentativi di presa di contatto 
avvenuto tra il 26 e il 29 ottobre 2021, per i quali la Procura pubblica intenderebbe 
emanare un decreto d'accusa (act. E.1 consid. 2.d.dd).

5.1. Si osserva che l'oggetto litigioso dinanzi all'autorità di reclamo è determina-
to in modo vincolante dall'atto procedurale impugnato. Le richieste o l'indicazione 
dei punti impugnati sono limitate dall'atto procedurale in questione. Il reclamo è 
ammissibile solo nei limiti dell'oggetto litigioso. Non si può entrare nel merito di 
richieste, censure e ulteriori adduzioni che esulano da quest'ultimo 
(TF 6B_1208/2020 del 26.11.2021 consid. 3.1 e rinvii; Patrick Guidon, Die Be-
schwerde gemäss Schweizer Strafprozessordnung, Zurigo 2011, n. 390). Va evi-
denziato che solo il dispositivo di una decisione è impugnabile. Unicamente il di-
spositivo passa infatti in giudicato, non invece la motivazione contenuta nei consi-
derandi. Non è quindi possibile presentare un ricorso contro le sole motivazioni 
(TF 6B_265/2020 del 11.5.2022 consid. 1 e rinvii; 2C_425/2016 del 5.10.2016 

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consid. 1.2 con riferimento a DTF 140 I 114 consid. 2.4.2). Anche il fatto di essere 
gravati dalla decisione impugnata, rispettivamente avere un interesse giuridica-
mente protetto all'annullamento o alla modifica della decisione ai sensi dell'art. 382 
cpv. 1 CPP, dipende di principio dal dispositivo di quest'ultima (TF 6B_568/2007 
del 28.2.2008 consid. 5.2; Jürg Bähler, in: Niggli/Heer/Wiprächtiger [edit.], Basler 
Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 3a ed., Basilea 2023, n. 6 ad 
art. 382 CPP).

5.2. In concreto la Procura pubblica ha esposto le proprie considerazioni in me-
rito alle ulteriori fattispecie segnalate dalla reclamante unicamente nei consideran-
di. A tal proposito nulla è invece stato decretato nel dispositivo (act. E.1). Queste 
fattispecie non sono quindi di fatto oggetto del decreto di abbandono qui impugna-
to. In virtù di quanto esposto in precedenza non si può pertanto entrare nel merito 
delle censure sollevate in relazione a ciò dalla reclamante (act. A.1 pag. 2 seg), 
non essendovi nel dispositivo una decisione al riguardo. Non passando i conside-
randi in giudicato, la reclamante non è neppure in alcun modo gravata da tali con-
clusioni della Procura pubblica e non può pertanto a tal proposito esserle ricono-
sciuto un interesse giuridicamente protetto all'annullamento o alla modifica della 
decisione ai sensi dell'art. 382 cpv. 1 CPP. 

6. Infine, per quanto riguarda la registrazione clandestina di conversazioni, si 
rileva quanto segue.

6.1. Con querela del 6 febbraio 2023 la reclamante ha accusato il resistente di 
registrazione clandestina di conversazioni, ai sensi dell'art. 179ter CP, in quanto nel 
corso del verbale d'audizione del 10 novembre 2022 dinanzi all'APMA il resistente 
stesso – rispondendo alla domanda in merito all'andamento della gestione dei di-
ritti alle relazioni personali tra lui e la figlia – avrebbe dichiarato che quando riporta 
la figlia "(…) la madre mi rimproverava dicendo che la figlia o ha il raffreddore, o 
chissà che schifezze le facciamo mangiare e che la bambina ha difficoltà nell'ad-
dormentarsi la sera. In base a questo avevo delle registrazioni che ho fatto e ten-
go a disposizione". In tale circostanza egli avrebbe poi mostrato ai presenti un ta-
blet di colore scuro ove sarebbero state custodite le registrazioni. A mente della 
reclamante sarebbe fuori dubbio che le registrazioni sarebbero da qualificarsi "non 
pubbliche", giacché le conversazioni telefoniche/Whatsapp sarebbero avvenute 
esclusivamente tra di loro. La reclamante ha quindi richiesto alla Procura pubblica 
il perseguimento penale del resistente e, in via istruttoria, di disporre la perquisi-
zione e il sequestro di detto tablet (act. PP 1.48).

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6.2. La Procura pubblica non ha ammesso l'esistenza di sufficienti indizi di reato 
sufficienti per ordinare misure coercitive e, a maggior ragione, per condannare 
l'imputato. Nel decreto di abbandono qui impugnato ha riportato le dichiarazioni 
dell'imputato durante il verbale d'audizione tenutosi dinanzi all'APMA – mettendo 
in discussione la loro utilizzabilità nel procedimento penale, non essendo l'imputa-
to stato resto attento del suo diritto di non rispondere – indicando in primo luogo 
che non sarebbe chiaro, e nemmeno sufficientemente sostanziato nella denuncia, 
a quali circostanze – riprese video della figlia o rimproveri da parte della reclaman-
te – si sarebbe riferito l'imputato con le registrazioni. Il fatto che avrebbe mostrato 
un tablet nulla muterebbe al carattere generale e ambiguo della sua affermazione. 
Inoltre, contrariamente a quanto riportato nella denuncia, in detto interrogatorio 
l'imputato non avrebbe fatto riferimento a delle telefonate. L'allegazione della re-
clamante che si tratterebbe di registrazioni "non pubbliche" poggerebbe su mere 
speculazioni. Non ritenendo dato un sospetto sufficiente per ordinare delle misure 
coercitive, al fine di rilevare eventuali ulteriori indizi di reato, sarebbe stata conferi-
ta all'imputato la possibilità di esprimersi, il quale avrebbe contestato ogni addebi-
to. Effettuare una perquisizione domiciliare e sequestrare il tablet in oggetto corri-
sponderebbe dunque, a mente della Procura pubblica, a una fishing expedition. La 
Procura pubblica ha quindi rinunciato all'acquisizione dei mezzi di prova proposti 
dalla reclamante. Ha poi ritenuto che non si ravviserebbero indizi di reato atti a 
giustificare ulteriori misure, e in questo senso il procedimento potrebbe essere 
abbandonato senza ulteriori atti istruttori (act. E.1 consid. 2.d.ee).

6.2.1. La reclamante, richiamando quanto esposto del proprio scritto del 15 apri-
le 2023 (act. PP 1.57), fa valere che – contrariamente a quanto ritenuto dalla Pro-
cura pubblica – dalle affermazioni del resistente risulterebbe palese che si sareb-
be riferito ai fatti lamentati davanti all'APMA, vale a dire ai rimproveri da parte della 
reclamante. Le sue dichiarazioni dinanzi all'APMA non lascerebbero adito ad alcun 
dubbio in merito alla sussistenza di tutti i presupposti del reato di registrazione 
clandestina di conversazioni. Il fatto che il resistente, nel contesto di tale udienza, 
non sia stato avvertito della facoltà di non rispondere non sarebbe di alcuna rile-
vanza trattandosi di sue spontanee dichiarazioni ed essendosi poi di fronte alla 
domanda del patrocinatore della reclamante – in merito alla sussistenza o meno di 
consenso da parte di quest'ultima – avvalso comunque della facoltà di non rispon-
dere. L'inerzia investigativa della Procura pubblica sarebbe priva di qualsivoglia 
giustificazione, la richiesta di perquisizione e sequestro del tablet non avrebbe 
avuto alcuna finalità puramente "esplorativa" ma si sarebbe basata su indizi di rea-
to precisi e circostanziati (act. A.1 pag. 3).

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6.2.2. Il resistente ha invece sostanzialmente rinviato alla motivazione esposta 
dalla Procura pubblica (act. A.3 III.5).

6.3. In primo luogo, per quanto concerne l'utilizzabilità del verbale d'audizione 
tenutosi dinanzi all'APMA – messa in discussione dalla Procura pubblica, non es-
sendo il resistente stato reso attendo del diritto di non rispondere – si rileva quanto 
segue.

L'autorità di protezione dei minori e degli adulti accerta rispettivamente esamina di 
principio d'ufficio i fatti e assume le prove necessarie (art. 446 cpv. 1 in unione 
all'art. 314 cpv. 1 CC). Le persone che partecipano al procedimento e i terzi sono 
di regola sottoposti a un obbligo generale di collaborare (art. 448 cpv. 1 in unione 
all'art. 314 cpv. 1 CC), il quale se necessario viene imposto coercitivamente. Nei 
procedimenti penali l'imputato ha invece la facoltà di non rispondere e di non col-
laborare (cfr. art. 113 cpv. 1 prima e seconda frase CPP; art. 32 cpv. 1 e 2 Cost.; 
art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 6 cifra 1 CEDU; art. 14 cifra 3 lett. g Patto ONU II 
[RS 0.103.2]). All'inizio del primo interrogatorio la polizia o il pubblico ministero 
informano l'imputato in una lingua a lui comprensibile che ha facoltà di non rispon-
dere e di non collaborare (art. 158 cpv. 1 lett. b CPP). Gli interrogatori senza le 
informazioni di cui all'art. 158 cpv. 1 lett. a-d non possono essere utilizzati (art. 158 
cpv. 2 CPP). L'informazione in merito alla facoltà di non rispondere e di non colla-
borare è una conseguenza della presunzione di innocenza, dalla quale deriva pure 
il fatto che nei procedimenti penali l'imputato non è tenuto a deporre a proprio ca-
rico. Il principio nemo tenetur se ipsum accusare vieta di costringere l'imputato a 
fornire delle prove. Una condanna non può quindi basarsi su prove raccolte in vio-
lazione di tale principio. Questo principio fa parte del contenuto essenziale della 
garanzia di un processo equo nelle cosiddette accuse penali. La questione dell'ef-
fetto indiretto del principio processuale penale nemo tenetur in altri ambiti del dirit-
to è controversa e non è ancora stata chiarita in modo definitivo dalla giurispru-
denza. La giurisprudenza su questo tema riguarda in particolare reati in materia di 
circolazione stradale, reati finanziari, in particolare reati fiscali e procedimenti di 
enforcement della FINMA, così come (più di recente) procedure nell'ambito del 
diritto in materia di stranieri. Anche la dottrina sul tema riguarda principalmente tali 
ambiti. Da quanto risulta l'analoga problematica per le procedure in ambito di dirit-
to della protezione dei minori e degli adulti non è ancora stata discussa nella giuri-
sprudenza. Nella dottrina l'articolo di Magda Zihlmann rappresenta un'eccezione 
(Magda Zihlmann, Anwendbarkeit von nemo tenetur im KESR-Verfahren und 
Auswirkungen auf die Verwertbarkeit im parallelen oder nachgelagerten Strafver-
fahren, forumpoenale 2018, pag. 125 segg.). Come indica lo stesso titolo l'autrice 

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tratta tuttavia l'applicabilità del principio nemo tenetur nelle procedure di protezio-
ne dei minori e degli adulti, inclusa la questione delle mancate informazioni, e le 
conseguenze sull'utilizzabilità nei procedimenti penali paralleli o susseguenti. A tal 
proposito si incentra in particolare sulle costellazioni in cui le procedure di prote-
zione dei minori e degli adulti e i procedimenti penali paralleli o susseguenti sono 
connessi (ad esempio accuse di violenza da parte dei genitori o abusi sessuali). 
Da quanto risulta tali costellazioni sono peraltro anche alla base della giurispru-
denza negli ambiti summenzionati. Nella fattispecie, al momento del verbale d'au-
dizione dinanzi all'APMA, vi era già in corso un procedimento penale nei confronti 
del resistente a fronte di vari rimproveri in relazione a conflitti di coppia (si veda 
sopra). La dichiarazione in questione del resistente, in merito alle registrazioni, è 
però stata fatta spontaneamente, senza che gli sia stata posta alcuna domanda a 
tal proposito, nel corso di un verbale d'audizione senza alcuna rilevanza penale 
(cfr. act. 48). Sino a quel momento nemmeno sussisteva un sospetto in merito al 
reato di registrazioni clandestine. In concreto quindi, per quanto riguarda il quesito 
a sapere se in una situazione come la presente, nella procedura di protezione dei 
minori e degli adulti avrebbe già trovato applicazione il principio nemo tenetur, così 
come quali sarebbero le conseguenze della mancata informazione ai sensi dei 
"miranda warnings" in tale procedura, non è possibile ritenere la situazione giuridi-
ca chiara. La decisione in merito a questioni giuridiche controverse è riservata al 
giudice. In caso di dubbi in merito alla valutazione giuridica non può essere ema-
nato un decreto d'abbandono (cfr. TF 1B_77/2012 del 1.11.2012 consid. 2.6; 
6B_31/2019 del 12.12.2019 consid. 2.1; DTF 138 IV 86 consid. 4.1.2). La sola 
questione dell'utilizzabilità del verbale non è pertanto atta a giustificare un abban-
dono del procedimento. Si evidenzia poi che la Procura pubblica stessa non ha 
utilizzato tale questione come argomento principale per l'abbandono. 

6.4. Si rileva poi che, come rettamente sollevato dalla reclamante e contraria-
mente a quanto sostenuto dalla Procura pubblica, le dichiarazioni del resistente 
lasciano pochi dubbi in merito fatto che egli si riferisse alla registrazione dei rim-
proveri da parte della reclamante e non a riprese video della figlia. Ciò lo conferma 
anche il fatto che alla domanda dell'avvocato della reclamante "lei ha riferito che 
ha delle telefonate di A._____ che la rimprovera, lei ha effettuato queste registra-
zioni con o senza il consenso di A._____?" il resistente non ha corretto l'avvocato 
indicando che si sarebbe trattato di riprese della figlia, ma ha piuttosto preferito 
non rispondere (verbale d'audizione APMA d/r 10 allegato all'act. PP 1.48).

6.5.1. L'art. 179ter CP presuppone che venga registrata una conversazione non 
pubblica. Il Tribunale federale ha avuto modo di indicare che questa disposizione 

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tutela la sfera privata e segreta del cittadino, che deve potere esprimersi libera-
mente nel contesto di una cerchia circoscritta di persone, determinata dai rapporti 
personali, evitando di correre il rischio che senza il suo consenso la conversazione 
da lui condotta sia ascoltata con un apparecchio d'intercettazione o registrata su 
un supporto del suono. Costituiscono espressioni "non pubbliche" quelle manife-
state nell'ambito privato, segnatamente nella cerchia familiare o all'interno di un 
gruppo di amici, oppure in un ambiente caratterizzato da relazioni personali o da 
una particolare confidenza. Al riguardo, deve pure essere tenuto conto del luogo in 
cui avviene la conversazione. Il carattere pubblico o meno della stessa dipende in 
misura significativa anche dalla circostanza ch'essa si svolga in un ambiente priva-
to o generalmente accessibile al pubblico (TF 6B_406/2018 del 5.9.2018 con-
sid. 2.3 con riferimento a DTF 133 IV 249 consid. 3.2.2). Nella più recente giuri-
sprudenza è invece stato stabilito che la conversazione non è pubblica se, tenuto 
conto dell'insieme delle circostanze, i suoi partecipanti s'intrattengono con la legit-
tima aspettativa che i loro discorsi non siano accessibili a chiunque (DTF 146 IV 
126 consid. 3.6; TF 6B_395/2020 del 12.10.2020 consid. 5.2).

6.5.2. Ora vero è che dalle dichiarazioni dell'imputato nel corso del verbale d'audi-
zione dinanzi all'APMA non risulta espressamente che si sarebbe trattato di tele-
fonate tra le parti, come indicato invece dalla reclamante nella propria querela. 
Altrettanto vero è però che, secondo quanto dichiarato dal resistente stesso, si 
tratterebbe di registrazioni dei rimproveri ricevuti dalla reclamante quando le ripor-
tava la figlia. È quindi comunque quantomeno altamente verosimile che si trattas-
se di conversazioni manifestate nell'ambito privato tra le parti, e quindi di conver-
sazioni "non pubbliche" ai sensi di cui sopra.

6.6. Va pure evidenziato che l'imputato non è nemmeno mai stato interrogato in 
merito a tale fattispecie. Unicamente con scritto del 5 aprile 2023 il suo rappresen-
tante ha presentato delle osservazioni alla querela, facendo valere che non vi sa-
rebbe alcuna prova oggettiva dell'illecito, le registrazioni non sarebbero mai state 
udite o viste. Il rappresentante ha poi dichiarato di aver ricercato nell'apparecchio 
iPad del resistente e che nella memoria non ci sarebbe alcuna registrazione di 
conversazione. Per quale motivo egli avrebbe riferito di detenere delle registrazio-
ni che in realtà non esistono andrebbe compreso nel contesto dell'interrogatorio 
dinanzi all'APMA. Egli avrebbe cercato di porsi in migliore luce (act. PP 1.55).

Le mere dichiarazioni del rappresentante legale del resistente in merito all'asserita 
ricerca dell'apparecchio e l'assenza di registrazioni – senza apportare alcunché a 
comprova di ciò – non posso certamente essere sufficiente per ammettere l'effetti-
va mancata esistenza di tali registrazioni. Contrariamente a quanto ritenuto dalla 

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Procura pubblica, già solo a fronte delle dichiarazioni stesse del resistente, il quale 
ha dichiarato di avere le registrazioni e di tenerle a disposizione nel tablet, non 
può essere ritenuto che non vi siano a tal proposito sufficienti indizi di reato. Il fatto 
che nel frattempo le registrazioni potrebbero con ogni probabilità essere già state 
cancellate – essendo trascorso del tempo ed essendo il resistente a conoscenza 
del capo d'imputazione imputatogli – non giustifica un mancato tentativo. Anche se 
in concreto siamo comunque confrontati con un reato bagatella, si tratta pur sem-
pre di un delitto e non di una contravvenzione. Alla luce di ciò, a differenza di 
quanto sostenuto dalla Procura pubblica, si giustifica di procedere a una perquisi-
zione del tablet (art. 246 in unione all'art. 263 cpv. 1 lett. a CPP). Questa non 
comporta una fishing expedition – vale a dire una ricerca generale ed indetermina-
ta di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi 
elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 139 IV 128 consid. 2.1; 125 II 65 
consid. 6.b.aa) – essendovi in concreto, sulla base delle dichiarazioni del resisten-
te, degli indizi di reato e potendo comunque la Procura pubblica procedere a una 
ricerca mirata – tenendo per esempio conto anche delle date – delle registrazioni 
audio contenute nel tablet. 

6.7. In virtù di quanto precede l'abbandono del procedimento decretato dalla 
Procura pubblica in merito al reato di registrazione clandestina di conversazioni è 
da annullare e l'incarto da rinviare alla Procura pubblica affinché proceda all'istru-
zione in relazione a tale reato, in particolare all'interrogatorio dell'imputato e alla 
perquisizione del tablet del resistente. 

7. Tenuto conto di tutto quanto esposto in precedenza, nella misura in cui è 
ammissibile, il reclamo è da accogliere parzialmente. 

8. Per quanto concerne le spese della presente procedura si evidenzia che 
giusta l'art. 428 cpv. 1 CPP le parti sostengono le spese della procedura di ricorso 
nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa.

8.1. In applicazione dell'art. 8 cpv. 1 OECP (CSC 350.210), la tassa di giustizia 
per la presente procedura di reclamo è fissata in CHF 2'500.00.

8.1.1. Nella fattispecie il reclamo è stato parzialmente accolto. La reclamante è 
risultata soccombente in merito alle due fattispecie di portata maggiore, e meglio 
le vie di fatto del 14 maggio 2021 e la minaccia e vie di fatto dell'11 dicembre 
2021, per le quali l'abbandono del procedimento è stato confermato. Le altre fatti-
specie da lei segnalate non sono qui da considerare non essendovi entrati nel me-
rito. La reclamante ha invece ottenuto ragione per quanto concerne il reato di regi-

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strazione clandestina di conversazioni, per il quale l'abbandono è stato annullato e 
l'incarto rinviato alla Procura pubblica. Alla luce di tale esito della procedura ben si 
giustifica di porre a carico della reclamante i 4/5 delle spese procedurali. Per il re-
stante 1/5 la tassa di giustizia è a carico del Cantone dei Grigioni (art. 428 cpv. 4 
CPP).

8.1.2. La tassa di giustizia, di complessivi CHF 2'500.00, è quindi posta a carico 
della reclamante in ragione di CHF 2'000.00 e del Cantone dei Grigioni in ragione 
di CHF 500.00. 

8.2. Per quanto concerne le pretese di indennizzo in sede di reclamo, queste 
sono disciplinate dagli artt. da 429 a 432 CPP, applicabili anche alla procedura di 
ricorso per il rinvio dell'art. 436 cpv. 1 CPP. Anche la decisione in merito all'inden-
nizzo si basa sulla soccombenza (cfr. art. 429 segg. CPP) e segue l'esito della 
decisione sulle spese.

8.2.1. Nel caso in cui l'accusatore privato si rivolge con successo all'autorità di 
reclamo, egli deve di principio essere indennizzato dallo Stato, e non dall'imputato. 
Giusta l'art. 436 cpv. 3 CPP se la giurisdizione di ricorso annulla una decisione 
secondo l'articolo 409, le parti hanno diritto a una congrua indennità per le spese 
sostenute nella procedura di ricorso e in relazione con la parte annullata del pro-
cedimento di primo grado. Tale norma fa riferimento all'art. 409 CPP, il quale con-
cerne l'annullamento e rinvio in sede di appello, ma trova applicazione anche per 
le procedure di reclamo (Nathalie Hiltbrunner/Myriam Lustenberger/Andreas Mül-
ler, Verlegung der Kosten und Entschädigungen im Beschwerde- und Berufung-
sverfahren nach StPO - eine [tabellarische] Übersicht, in: forumpoenale 5/2021, 
pag. 396; Patrick Guidon, Die Beschwerde gemäss Schweizer Strafprozessord-
nung, Zurigo 2011, n. 580 e riferimenti ivi citati). Contrariamente all'indennizzo 
dell'imputato – il quale va esaminato d'ufficio (art. 436 cpv. 1 CPP in unione all'-
art. 429 cpv. 2 CPP) – l'accusatore privato deve inoltrare, quantificare e comprova-
re la sua istanza d'indennizzo. Qualora non ottemperi tale obbligo non si entra nel 
merito della sua istanza (art. 436 cpv. 1 CPP in unione all'art. 433 cpv. 2 CPP; TC 
GR SK2 22 55 del 7.3.2023 consid. 6.2; SK2 22 14 del 7.12.2022 consid. 8.2 e 
rinvii). In concreto la reclamante non ha presentato alcuna richiesta di indennizzo 
né tanto meno ha in alcun modo quantificato e comprovato le spese causatole 
dalla presente procedura. Sulla base di quanto precede non le viene pertanto ri-
conosciuto alcun indennizzo. 

8.2.2. Avendo ottenuto parzialmente ragione in merito alla reiezione del reclamo 
e la conseguente parziale conferma dell'abbandono del procedimento penale il 

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resistente ha diritto a un indennizzo (art. 436 cpv,1 CPP in unione all'art. 429 
cpv. 1 lett. a CPP). Il resistente non ha presentato alcuna nota d'onorario, tuttavia 
– come detto – l'indennizzo dell'imputato va esaminato d'ufficio. Considerato il limi-
tato dispendio di tempo causato al patrocinatore della resistente in questa sede e 
non trattandosi di un caso particolarmente complesso è da ritenere adeguato un 
indennizzo forfettario di complessivi CHF 1'000.00 (spese e IVA incluse), da ridur-
re di 1/5 e quindi a CHF 800.00, essendo egli risultato soccombente per quanto 
concerne il reato di registrazione clandestina di conversazione (cfr. consid. 8.1.1).

Il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che in caso di abbandono del 
procedimento o di proscioglimento, qualora il procedimento concerne reati perse-
guibili d'ufficio, l'indennizzo dell'imputato è a carico dell'accusatore privato soc-
combente nella procedura di appello e dello Stato nella procedura di reclamo. Se 
riguarda invece un reato a querela di parte in linea di principio l'accusatore privato, 
unico ad aver inoltrato ricorso, è tenuto all'indennizzo tanto nella procedura di ap-
pello quanto in quella di reclamo (art. 436 cpv. 1 in unione all'art. 432 cpv. 2 CPP; 
DTF 147 IV 47 consid. 4.2.5 seg. con riferimento alla DTF 141 IV 476 consid. 1; 
TC GR SK2 23 21 del 6.6.2023 consid. 4.2.2.). Nella fattispecie, indipendentemen-
te da quanto esposto in precedenza in merito ai presupposti richiesti per il perse-
guimento d'ufficio del reato di vie di fatto (cfr. consid. 4.2.7) la Procura pubblica ha 
perseguito sia i reati di vie di fatto sia di minaccia d'ufficio, in quanto commessi in 
qualità di coniuge. Sulla base di ciò e in virtù di quanto precede – concernendo la 
conferma dell'abbandono del procedimento reati perseguibili d'ufficio – l'indenniz-
zo di CHF 800.00 a favore del resistente per la presente procedura di reclamo è 
da porre integralmente a carico dello Stato.

8.3. Per completezza va infine evidenziato che nella procedura di reclamo 
avrebbe dovuto essere presentata una nuova istanza di gratuito patrocinio (cfr. TC 
GR SK2 21 91 del 30.9.2022 consid. 8.3 con riferimento alla TC GR SK2 18 42 del 
6.8.2018 consid. 8.1; act. PP 1.37, 1.39 [art. 136 cpv. 2 lett. a e b CPP]). La re-
clamante non ha in questa sede presentato alcuna istanza e nemmeno dal recla-
mo stesso emerge alcunché a tal proposito (cfr. act. A.1). 

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La Seconda Camera penale pronuncia:

1.1. Nella misura in cui è ammissibile, il reclamo è parzialmente accolto. Di 
conseguenza la cifra 1 del dispositivo del decreto di abbandono del 
26 maggio 2023 della Procura pubblica dei Grigioni è parzialmente 
annullata e riformata come segue:

1. Il procedimento penale contro B._____ per i reati di reiterate vie di 
fatto giusta l'art. 126 cpv. 2 lett. b CP e reiterata minaccia giusta 
l'art. 180 cpv. 2 lett. a CP è abbandonato.

1.2. L'incarto viene rinviato alla Procura pubblica affinché proceda all'istruzione 
per il reato di registrazione clandestina di conversazioni giusta l'art. 179ter 

CP, ai sensi dei considerandi.

2. La tassa di giustizia per la procedura di reclamo, di complessivi 
CHF 2'500.00, è posta a carico di A._____ in ragione di CHF 2'000.00 e del 
Cantone dei Grigioni in ragione di CHF 500.00.

3. A A._____ non è riconosciuto alcun indennizzo per la procedura di reclamo.

4. A B._____ è riconosciuto un indennizzo per la procedura di reclamo di 
complessivi CHF 800.00 (spese e IVA incluse) a carico del Cantone dei 
Grigioni.

5. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai 
sensi dell'art. 78 LTF. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 
Losanna 14, per scritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione 
con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per 
l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso 
fanno stato gli artt. 29 segg., 78 segg. e 90 segg. LTF.

6. Comunicazione a: