# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 603b553b-88d1-5cae-b734-6bba055925be
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.03.2025 D-1688/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1688-2025_2025-03-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1688/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  m a r z o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Mathias Lanz;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Federica Torta,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(paese terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM del 4 marzo 2025 / N (…). 

 

 

 

D-1688/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 18 novembre 2024, l’interessato ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera. Dalle informazioni contenute nella banca dati europea di rileva-

mento delle impronte digitali (Eurodac) è risultato che, il 22 aprile 2024, 

aveva depositato una domanda d'asilo in Grecia, ottenendo la protezione 

internazionale il 30 maggio successivo. Il 5 dicembre 2024, la Segreteria 

di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha effettuato con l'interessato 

un colloquio in merito al rinvio verso uno Stato terzo sicuro, nel contesto 

del quale è stato concesso il diritto di essere sentito in relazione al suo 

stato di salute nonché alle informazioni contenute in Eurodac. Il 16 dicem-

bre 2024, la SEM ha presentato alle competenti autorità greche una do-

manda di riammissione del richiedente conformemente alla Direttiva 

2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante le norme e 

procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di 

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicembre 2008; 

di seguito: direttiva ritorno) e all'Accordo bilaterale di riammissione tra la 

Grecia e la Svizzera per le persone a beneficio di una protezione interna-

zionale (Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della Re-

pubblica ellenica concernente la riammissione di persone in situazione ir-

regolare [RS 0.142.113.729]). Lo stesso giorno, l’interessato ha sostenuto 

un’audizione relativa alla tratta di esseri umani (TEU) a seguito della quale 

è stato riconosciuto come potenziale vittima del reato di tratta di essere 

umani ai sensi dell’art. 4 della Convenzione sulla lotta contro la tratta di 

esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; di seguito: Conv. tratta); 

in tale sede, gli è stato poi concesso il diritto di essere sentito in relazione 

alla possibile non entrata nel merito della domanda d'asilo secondo 

l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi (RS 142.31) nonché al prospettato allontana-

mento dalla Svizzera verso la Grecia. Il 22 dicembre successivo, la Grecia 

ha accettato la riammissione dell’interessato confermando che, il 30 mag-

gio 2024, quest’ultimo ha ottenuto lo statuto di rifugiato unitamente a un 

permesso di soggiorno valido fino 29 maggio 2027. Il 16 gennaio 2025 – 

scaduto il termine di riflessione di 30 giorni ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta 

– il richiedente ha trasmesso alla SEM la dichiarazione di collaborazione 

con le autorità penali per eventuali indagini in relazione al reato di tratta. Il 

28 gennaio successivo, la SEM ha informato le omologhe autorità greche 

che l’interessato è stato identificato come potenziale vittima di tratta di es-

seri umani per reati commessi in Grecia; quest’ultima ha confermato la ri-

cezione della comunicazione succitata il 26 febbraio 2025. Infine, con 

scritto del 4 marzo successivo, la rappresentanza legale si è espressa in 

merito al progetto di decisione negativa dell’autorità inferiore. 

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B.  

Con decisione del 4 marzo 2025, notificata il giorno successivo, la SEM 

non è entrata nel merito della domanda d'asilo e ha pronunciato l'allonta-

namento dell’interessato dalla Svizzera, incaricando il Cantone di 

B._______ dell’esecuzione di quest’ultima misura.  

 

C.  

Con ricorso dell’11 marzo 2025, l’insorgente avversa la decisione succitata 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF) 

concludendo all’annullamento della stessa, all’ammissione provvisoria in 

Svizzera e, in subordine, alla restituzione degli atti alla SEM per nuova 

istruzione. Sul piano procedurale, egli chiede il conferimento dell’effetto so-

spensivo al ricorso e la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali. Al gravame non 

sono stati acclusi nuovi mezzi di prova. 

 
 

Diritto: 

1.  

1.1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

 

1.2. Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA.  

 

1.3. I ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di una seconda giudice e la sen-

tenza è motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e cum 111a cpv. 2 

LAsi). Nello specifico, si rinuncia allo scambio degli scritti conformemente 

all'art. 111a cpv. 1 LAsi. 

 

1.4. Il Tribunale giudica preliminarmente che, secondo il senso e i motivi 

del ricorso, l'insorgente – affiancato dalla sua rappresentanza legale – ha 

contestato unicamente la questione dell'esecuzione dell’allontanamento 

(punti 3 e 4 del dispositivo), nonostante abbia richiesto annullamento inte-

grale della decisione della SEM (cfr. ricorso, pagg. 5-12). L’oggetto del con-

tendere si limita pertanto a questa tematica.  

 

 

 

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2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2; 2014/26 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto 

degli stranieri, resta censurabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA). 

Adito su ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di una do-

manda d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fondatezza di tale de-

cisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 con-

sid. 5).  

 

3.  

Nella decisione impugnata, la SEM rileva anzitutto che, in virtù della sua 

qualità di rifugiato, il ricorrente avrebbe già ottenuto in Grecia un valido 

titolo di soggiorno poiché riconosciuto come rifugiato e che, il 22 dicembre 

2024, detto Paese avrebbe accettato la sua riammissione sul proprio terri-

torio. Inoltre, il Consiglio federale avrebbe designato la Grecia come Stato 

terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. In virtù dell’art. 31a cpv. 

1 lett. a LAsi, tali circostanze imporrebbero quindi di non entrare nel merito 

della domanda d’asilo in oggetto. Considerate le dichiarazioni concernenti 

il suo stato valetudinario e le vicende occorse durante il suo precedente 

soggiorno in Grecia, il richiedente potrebbe farvi ritorno senza temere trat-

tamenti contrari agli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera 

o un allontanamento in violazione del divieto di respingimento. In partico-

lare, non sussisterebbe un rischio reale di tratta secondaria di esseri umani 

(“re-trafficking”). Inoltre, l’interessato non apparterrebbe alla categoria delle 

persone particolarmente vulnerabili, posto che le sue affezioni non sareb-

bero gravi ai sensi della sentenza di riferimento del Tribunale E-3427/2021 

e E-3431/2021 del 28 marzo 2022. Infine, egli potrebbe rivolgersi alle com-

petenti autorità greche per far valere i diritti derivanti dal suo statuto di rifu-

giato al beneficio della protezione internazionale, segnatamente per cer-

care un lavoro e un alloggio, nonché per ottenere la necessaria assistenza 

medica o per denunciare le infrazioni penali di cui ritiene di essere stato 

vittima. In questo senso, l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe am-

missibile, possibile e ragionevolmente esigibile.  

 

4.  

4.1. Nel ricorso viene anzitutto censurato un accertamento inesatto ed in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti, nella misura in cui la SEM non 

avrebbe svolto delle indagini complete sullo stato valetudinario del ricor-

rente e sulla sua vulnerabilità quale vittima di tratta di esseri umani, senza 

esaminare adeguatamente le conseguenze di un eventuale rinvio in Grecia 

nonostante il perdurare di una condizione psichica fortemente 

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compromessa. La decisione impugnata si fonderebbe quindi su un’istrutto-

ria lacunosa, priva di un’analisi approfondita del rischio concreto di una 

nuova traumatizzazione e della possibile violazione dell’art. 3 CEDU in 

caso di allontanamento (cfr. ricorso, pagg. 6-8).   

 

4.2. Tale censura formale va analizzata preliminarmente poiché suscetti-

bile di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 

11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 4.2). Al ri-

guardo, va osservato che nelle procedure d’asilo, così come nelle altre pro-

cedure di natura amministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò si-

gnifica che l’autorità competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum 

art. 12 PA). Essa deve quindi procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal 

fine le opportune prove (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non 

dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei 

fatti e, in modo particolare, dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà 

e quanto l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con 

mezzi propri (artt. 13 PA e 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). I principi 

succitati sono applicabili anche alle questioni di natura medica (cfr. ex plu-

rimis sentenze del TAF D-1354/2023 del 4 aprile 2023 consid. 7.2; 

D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.3). 

4.3.  

4.3.1. Nel caso concreto, il Tribunale osserva anzitutto che, al momento 

dell’emanazione della decisione, l’incarto della SEM conteneva diversi 

mezzi di prova afferenti alla condizione di salute dell’interessato. Questi 

sono stati debitamente considerati nel provvedimento impugnato (cfr. deci-

sione avversata pag. 12-13; atti SEM n. (…) -13/2, 26/2, 33/4, 35/3 e 37/4). 

La documentazione medica, che attestava in particolare la diagnosi di rea-

zione acuta da stress per la quale non era stata prescritta una terapia far-

macologica (cfr. atto SEM n. 26/2), appariva inoltre sufficientemente detta-

gliata, ben motivata e coerente, tenuto conto della tipologia delle affezioni 

presenti, dell’ampiezza delle indagini effettuate e dell’anamnesi del pa-

ziente. Dall’ultimo referto agli atti non emergono poi indicazioni quanto a 

sospetti di gravi patologie da identificare ulteriormente. Del resto, non ri-

sulta nuova documentazione medica successiva alla decisione impugnata, 

né l’insorgente chiarisce quali ulteriori atti istruttori sarebbero stati concre-

tamente necessari. Considerate le diagnosi conclusive indicate nei referti 

disponibili, la SEM non era quindi tenuta a condurre ulteriori investigazioni 

sullo stato valetudinario del ricorrente in relazione al suo allontanamento 

verso la Grecia (su quest’ultimo aspetto, cfr. consid. 5.4 infra).    

 

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4.3.2. In secondo luogo, la SEM ha esaminato attentamente le allegazioni 

dell’insorgente e la situazione d’accoglienza in Grecia, motivando in modo 

dettagliato le considerazioni che hanno condotto alle sue conclusioni (cfr. 

decisione avversata, pagg. 6-10). Essa ha poi correttamente adempiuto 

agli impegni derivanti dalla Conv. tratta in virtù della giurisprudenza del Tri-

bunale di cui alla DTAF 2016/27 (identificazione del ricorrente quale poten-

ziale vittima di tratta di esseri umani nell’ambito di uno sfruttamento lavo-

rativo; informazione del suo diritto ad un periodo di recupero e riflessione; 

segnalazione del caso alle autorità giudiziarie svizzere; informazione pre-

ventiva alle autorità greche della problematica di tratta di esseri umani). 

L’autorità inferiore non era quindi obbligata a svolgere ulteriori accerta-

menti presso le autorità giudiziarie competenti (cfr. ex plurimis sentenza del 

TAF D-7414/2024 del 3 dicembre 2024 consid. 6). Il fatto che la SEM sia 

giunta a una conclusione diversa da quella attesa dal ricorrente sul rischio 

legato alla sua condizione di potenziale vittima di tratta nell’ambito dell’ese-

cuzione dell’allontanamento rappresenta una questione di merito, che sarà 

esaminata nei paragrafi seguenti. 

 

4.4. Pertanto, la richiesta di giudizio tendente alla restituzione degli atti alla 

SEM per nuova istruzione va respinta poiché infondata.  

 

5.  

5.1. Nel merito, il ricorrente rimprovera all’autorità inferiore di non aver ade-

guatamente valutato l’ammissibilità e l’esigibilità dell’esecuzione del suo 

allontanamento verso la Grecia alla luce delle sue condizioni di particolare 

vulnerabilità. Richiamando alcuni rapporti di organizzazioni internazionali, 

egli evidenzia le gravi carenze del sistema di accoglienza greco che, a suo 

dire, non garantirebbe un accesso effettivo all’alloggio, alle cure mediche 

e all’assistenza sociale per i beneficiari di protezione internazionale. Egli 

sarebbe quindi esposto al rischio concreto di una re-traumatizzazione, di 

precarietà estrema e di nuove forme di sfruttamento a causa dell’assenza 

di una protezione adeguata a favore delle vittime di tratta di esseri umani. 

Infine, le autorità greche non offrirebbero un supporto specifico per il rein-

serimento sociale ed economico dei rifugiati, rendendo di fatto impossibile 

una vita dignitosa ai sensi dell’art. 3 CEDU (cfr. ricorso, pagg. 6-11). 

 

5.2. L’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicem-

bre 2005 (LStrI, RS 142.20), applicabile per rinvio dell'art. 44 LAsi, dispone 

che l'esecuzione dell'allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 

LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStrI). Qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI).  

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Pagina 7 

5.3.  

5.3.1. Giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto inter-

nazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nel princi-

pio del divieto di respingimento. Infatti, anche altri impegni di diritto inter-

nazionale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in partico-

lare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. Tortura, RS 0.105). In 

proposito, la Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha più volte 

ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-

tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è tuttavia sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 

CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza 

di seri motivi che permettano di ritenere ch’egli correrà un reale rischio 

("real risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, 

a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2). 

 

5.3.2. In punto all'ammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento verso 

la Grecia, il Tribunale ha poi stabilito che vanno riconosciuti degli ostacoli 

unicamente a condizioni molto severe (cfr. sentenza del TAF E-3427/2021, 

E-3431/2021 del 28 marzo 2022 consid. 11.2 [sentenza di riferimento]). Si 

può infatti partire dal presupposto che, essendo la Grecia firmataria della 

CEDU, della Conv. tortura e della Conv. rifugiati, essa rispetti di principio 

gli obblighi di diritto internazionale. Sebbene dalle informazioni a disposi-

zione di questo Tribunale risulti che i beneficiari della protezione sussidia-

ria, così come i rifugiati, siano esposti al rischio di vivere in condizioni pre-

carie, non emergono da fonti attendibili e concordi degli elementi che com-

provino l'adozione di una pratica sistematica di discriminazione nei con-

fronti di tali soggetti rispetto ai cittadini greci, in relazione all’accesso all’oc-

cupazione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e 

all’alloggio. Nonostante le carenze nel sistema d’accoglienza, non è inoltre 

possibile ammettere che, in detto Stato, le persone beneficiarie della pro-

tezione internazionale si trovino, in maniera generale (quindi indipenden-

temente dalle fattispecie concrete), totalmente dipendenti dall'aiuto pub-

blico, confrontate all'indifferenza delle autorità oppure in una situazione di 

privazione o mancanza di assistenza incompatibile con la dignità umana 

(sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 9 e 11.2 confermata a più 

riprese, cfr. sentenze del TAF D-6873/2024 del 25 novembre 2024 consid. 

8.2.1; D-4625/2024 del 20 agosto 2024 consid. 6.2.3.2). 

 

 

 

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Pagina 8 

5.3.3.  

5.3.3.1 Nel caso concreto, si osserva anzitutto che il ricorrente è rinviato in 

uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale (art. 

6a cpv. 2 lett. b LAsi), dove sussiste una presunzione di rispetto degli im-

pegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il principio di non respingi-

mento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi, così come il principio del divieto della 

tortura sancito dall'art. 3 CEDU e dall'art. 3 della Conv. tortura.  

 

5.3.3.2 Le censure proposte nel gravame (cfr. ricorso, pag. 8-10), non sono 

in grado di sovvertire la giurisprudenza di riferimento succitata (cfr. consid. 

5.3.2 supra). In Grecia, il ricorrente ha infatti ottenuto la protezione interna-

zionale a fronte della sua qualità di rifugiato. Egli può quindi contare sulle 

garanzie derivanti dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consi-

glio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di 

paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazio-

nale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a 

beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della prote-

zione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011 [di seguito: diret-

tiva qualificazione]). Quest’ultima è stata trasposta nel diritto nazionale in-

terno greco con decreto presidenziale (P.D.) 141/2013, pubblicato nella 

gazzetta ufficiale A 226/21.10.2013. In particolare, gli obblighi della Grecia 

nei confronti dei beneficiari della protezione internazionale impongono l'ac-

cesso all'occupazione, all'istruzione, all'assistenza sociale, all'assistenza 

sanitaria, all'accesso all'alloggio nonché agli strumenti di integrazione (cfr. 

capo VII [contenuto della protezione internazionale] della direttiva qualifi-

cazione). Il richiedente potrà quindi rivolgersi alle competenti autorità gre-

che per far valere i diritti che gli spettano – tra cui il rilascio dei documenti 

ai fini dell’ottenimento del numero AMKA necessario per l’accesso alle cure 

(cfr. ricorso, pag. 10). In caso di violazione dei diritti sanciti dalla CEDU, le 

persone interessate possono poi adire i tribunali greci e, in ultima istanza, 

la Corte EDU (art. 34 CEDU). Infine, si rileva che i rapporti citati nel ricorso 

non modificano l’attuale valutazione del Tribunale nell’ambito condotta 

nell’ambito della giurisprudenza succiata (cfr. consid. 5.3.2 supra).  

 

5.3.3.3 La circostanza per cui il ricorrente possa essere stato vittima di 

tratta di esseri umani in Grecia in passato non è sufficiente per rendere 

inammissibile il suo allontanamento. A tale proposito, si rileva che, nel 

2016, la Grecia ha introdotto il National Referral Mechanism for Victims and 

Presumed Victims of Human Trafficking (NRM), nell’ambito del quale è 

stata attivata una hotline per le persone coinvolte nonché un elenco racco-

glie le organizzazioni e le istituzioni impegnate nell’identificazione, prote-

zione e assistenza delle potenziali vittime di tratta di esseri umani (cfr. 

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sentenza D-7414/2024 consid. 5.1 cum 7.2.3). Nello specifico, la SEM ha 

inoltre informato le omologhe autorità greche che l’interessato è stato iden-

tificato come potenziale vittima di tratta di esseri umani per infrazioni com-

messe in Grecia. Spetterà quindi al ricorrente rivolgersi alle autorità greche 

per denunciare lo sfruttamento subìto. Inoltre, non si ravvisano validi ele-

menti per ammettere un rischio concreto di “re-trafficking”, posto segnata-

mente che l’interessato non ha più alcun contatto con il suo sfruttatore, non 

dispone di un numero di telefono (o di un dispositivo) per rintracciarlo e non 

è legato a lui da alcun vincolo di dipendenza economica (cfr. atto SEM 

n. 23/11 D33, D51 e D64). Posto che la Grecia dispone di un’infrastruttura 

di protezione funzionante e di meccanismi specifici per la tutela delle po-

tenziali vittime di tratta, egli ha altresì la possibilità di rivolgersi in qualsiasi 

momento alle autorità greche competenti qualora si sentisse minacciato da 

terzi (cfr. sentenze del TAF D-7414/2024 consid. 7.2.3; E-8131/2024 dell’8 

gennaio 2025 consid. 9.6; E-6870/2024 del 7 gennaio 2025 consid. 7.1.1; 

D-7503/2024 del 5 dicembre 2024 consid. 9.7). Del resto, l’insorgente non 

spiega per quali ragioni – specifiche al suo caso personale – gli verrebbe 

negata la protezione necessaria o la possibilità di presentare denuncia, 

tanto più ch’egli non si è mai rivolto alle autorità locali per segnalare il suo 

presunto coinvolgimento nella tratta di esseri umani, né per far valere i suoi 

diritti di rifugiato (cfr. atti SEM n. 15/6 D20; n. 23/11 D61-62).  

 

5.3.3.4 In esito, non si può ammettere che l’interessato sarà confrontato 

con una situazione di emergenza esistenziale oppure esposto a trattamenti 

vietati dalle norme di diritto internazionale. L’esecuzione dell’allontana-

mento risulta quindi ammissibile. 

 

5.4.  

5.4.1. Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica.  

 

5.4.2. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’allontanamento verso i Paesi 

UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale presunzione legale può 

essere sovvertita solo se la persona interessata rende verosimile che, per 

delle ragioni personali, varrebbe il contrario (cfr. sentenza del TAF 

D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 9 [sentenza di riferimento]). A tal 

fine, la persona richiedente d’asilo deve addurre seri indizi che, con riferi-

mento al caso specifico, le autorità dello Stato in questione violino il diritto 

internazionale, non le concedano la necessaria protezione o la espongano 

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a condizioni di vita disumane, oppure che si troverebbe in una situazione 

d’emergenza esistenziale a causa di circostanze individuali di natura so-

ciale, economica o sanitaria (cfr. sentenze del TAF D-628/2024 del 9 feb-

braio 2024 consid. 12.2; D-4606/2022 del 9 dicembre 2022 consid. 6.4; 

D-911/2021 del 25 maggio 2022 consid. 9.3). Il Tribunale ha inoltre statuito 

che l’esecuzione dell’allontanamento in Grecia di persone beneficiarie 

della protezione internazionale rimane esigibile anche se trattasi di per-

sone vulnerabili, come ad esempio donne incinte o persone che soffrono 

di problemi di salute, che non sono da considerare come malattie gravi (cfr. 

sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 11.3–11.5.1). La giurispru-

denza ha fissato dei criteri più rigidi soltanto per i nuclei familiari e per le 

persone particolarmente vulnerabili, quali i minorenni non accompagnati o 

persone il cui stato di salute è compromesso in modo particolarmente 

grave, tale da esporle ad un rischio di trovarsi, in modo duraturo, in gravi 

difficoltà in ragione dell’impossibilità di rivendicare con le proprie forze i loro 

diritti (idem consid. 11.5.2-11.5.3). 

 

5.4.3. Nel caso concreto, il ricorrente non ha fornito elementi concreti a di-

mostrazione del fatto che la Grecia non gli garantirebbe le prestazioni as-

sistenziali a cui ha diritto (cfr. atto SEM n. 15/16 D10 e D23). Inoltre, con 

riferimento alla sua affezione psichiatrica (reazione acuta da stress per la 

quale non è stata prescritta una terapia farmacologica [cfr. atti SEM n. 26/2 

e 37/4]), occorre rilevare che lo Stato in parola dispone di strutture mediche 

sufficienti che possono offrire eventuali trattamenti necessari al suo stato 

psicologico. Egli ha infatti accesso alle cure mediche alle stesse condizioni 

dei cittadini greci (artt. 2 lett. b e g cum 30 par. 1 della direttiva qualifica-

zione; cfr. sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 8-9.10; ex pluri-

mis sentenze del TAF D-2685/2024 del 10 maggio 2024 consid. 7.4.4; 

D-1522/2024 del 14 marzo 2024 consid. 11.2.3). Lo stato valetudinario suc-

citato non è inoltre suscettibile, dal profilo della sua gravità, di porre con-

cretamente e seriamente in pericolo la vita o la salute a breve termine in 

caso di un suo ritorno in Grecia, rispettivamente di considerare il ricorrente 

come una persona vulnerabile incapace di integrarsi nel sistema sociale 

ed economico greco. Del resto, l’ultimo referto medico agli atti attesta un 

miglioramento del suo stato psicologico e, contrariamente a quanto soste-

nuto nel ricorso, non indica un rischio concreto di re-traumatizzazione in 

caso di rinvio (cfr. atto SEM n. 37/4). Infine, il fatto che l’interessato possa 

essere stato vittima di tratta di esseri umani in Grecia (sfruttamento lavora-

tivo), non consente di concludere per una condizione di estrema vulnera-

bilità ai sensi della giurisprudenza succitata (cfr. consid. 5.4.2 supra). In-

vero, dagli atti di causa non risulta ch’egli è così indifeso da non essere in 

grado di far valere autonomamente i diritti che gli spettano, rischiando così 

D-1688/2025 

Pagina 11 

di ritrovarsi in una grave situazione di necessità e indigenza estrema (in 

questo senso, cfr. sentenza D-7414/2024 consid. 7.3.4). Qualora dovesse 

sentirsi minacciato da terzi potrà rivolgersi – come già menzionato – alle 

autorità greche competenti, ritenute generalmente in grado e disposte a 

offrire un’adeguata protezione (cfr. consid. 5.3.3.2-5.3.3.3 supra).  

 

5.4.4. Per queste ragioni, l’esecuzione dell’allontanamento si rivela ragio-

nevolmente esigibile.  

 

5.5. Infine, non risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI. 

5.6. Per il resto, conviene rinviare ai corretti accertamenti nonché alle am-

pie motivazioni contenute nella decisione impugnata, alla quale può essere 

prestata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA). 

6.  

Visto quanto precede, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). La decisione avversata non è inoltre inadeguata in 

punto all’esecuzione dell’allontanamento (art. 49 PA). Il ricorso va quindi 

respinto.  

 

7.  

Avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal versa-

mento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è divenuta 

senza oggetto. Per contro, la richiesta procedurale deputata alla conces-

sione dell’effetto sospensivo al ricorso si rivela inammissibile poiché il gra-

vame ha per legge effetto sospensivo (art. 55 cpv. 1 PA) e quest’ultimo non 

è stato tolto dalla SEM nei dispositivi della decisione impugnata. 

 

8.  

La domanda di assistenza giudiziaria (art. 65 cpv. 1 PA) va respinta poiché 

le richieste di giudizio contenute nel ricorso erano sprovviste di probabilità 

di successo. 

 

9.  

Visto l’esito della vertenza, le spese processuali di CHF 750.– sono poste 

a carico del ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché artt. 1-3 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

D-1688/2025 

Pagina 12 

 

10.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1688/2025 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: