# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e2cc1a3d-46a0-5a59-8ba0-00be1bce80cd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.03.2015 11.2012.107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-107_2015-03-24.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.107

  	
  Lugano

  24 marzo 2015/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2007.18 (divorzio
su richiesta unilaterale, poi su richiesta comune con accordo parziale) della Pretura
del Distretto di Riviera promossa con petizione del 20 marzo 2007 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (ora
  patrocinato dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 21 settembre 2012 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore
il 31 luglio 2012;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 (1964) e AO 1 (1965) si
sono sposati a __________ il 16 luglio 1994. Dal matrimonio sono nati A__________,
il 15 novembre 1995, e G__________, l'8 dicembre 1998. Il marito è
titolare di un negozio di ottica a __________ (dal 15 febbraio 2012: __________,
di cui è amministratore unico). Di formazione assistente geriatrica, la moglie
non ha più esercitato attività lucrativa dopo la nascita di G__________. I
coniugi vivono separati dal dicembre del 2004, quando il marito ha lasciato l'abitazione
coniugale (proprietà per piani n. 245, pari a 164/1000 della
particella n. 3288 RFD di __________, intestata ai coniugi in ragione di metà
ciascuno) per trasferirsi in un appartamento a __________. Dal 25 maggio 2009,
dopo una riqualifica professionale in qualità di operatrice sociosanitaria, AO
1 lavora a tempo parziale (50%) per il __________ (__________) di __________. 

 

                            B.  Il 20
marzo 2007 AP 1 ha promosso azione di divorzio davanti al Pretore del Distretto
di Riviera, proponendo l'affidamento dei figli alla madre con esercizio
esclusivo dell'autorità parentale (riservato il suo diritto di visita) e
offrendo un contributo decrescente per la moglie compreso tra fr. 2500.– e fr.
1250.– mensili fino al dicembre del 2010 (a condizione che essa non conseguisse
un reddito superiore a fr. 2500.– mensili), come pure un contributo alimentare compreso
tra fr. 1260.– e fr. 1560.– mensili fino alla maggiore età per ciascun
figlio (assegni familiari compresi). In liquidazione del regime dei beni egli
ha prospettato di assegnare in proprietà esclusiva alla moglie l'alloggio
coniugale con l'intero debito ipotecario e una polizza di previdenza vincolata
n. __________ presso la __________, rivendicando da parte sua 300 azioni della S__________
SA di __________, in comproprietà (metà ciascuno) con la moglie. Nella sua risposta
del 23 agosto 2007 AO 1 ha aderito al principio del divorzio, all'affidamento
dei figli (riservato il diritto di visita paterno) e all'attribuzione dell'autorità
parentale, ma non alle altre richieste.

 

                            C.  Il Segretario assessore ha
deciso il 29 agosto 2007 di trattare la causa come divorzio su richiesta comune
con accordo parziale, invitando le parti a esprimersi sulle conseguenze litigiose
e a indicare le prove. Nel suo memoriale del 5 settembre 2007 AP 1 ha ribadito
le domande di petizione ed eccepito – tranne per le questioni riguardanti i
figli – la preclusione della convenuta, che nella risposta si era limitata a
manifestare il proprio disaccordo sui punti contestati senza formulare alcuna
domanda. Nel proprio “allegato integrativo” del 10 settembre 2007 AO 1 ha poi sollecitato
un contributo alimentare per sé compreso tra fr. 8000.– e fr. 6000.– mensili
indicizzati fino al pensionamento e di fr. 3000.– mensili dopo di allora, vita
natural durante, come pure un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili indicizzati
per ogni figlio sino alla maggiore età o al termine della formazione scolastica
o professionale. In liquidazione del regime dei beni essa ha postulato il
versamento di fr. 610 000.–, riservata
la facoltà di aggiornare la pretesa in esito all'istruttoria, ha aderito alla
proposta di vedersi assegnare l'alloggio coniugale in proprietà esclusiva,
previa assunzione dell'intero debito ipotecario, e ha rivendicato 150 azioni
della S__________ SA, il versamento della metà del valore di riscatto della
polizza presso la __________ e la suddivisione a metà “dell'avere LPP accumulato
in costanza di matrimonio” dal marito sulla polizza __________ n. __________.
Con ordinanza del 13 settembre 2007 il Segretario assessore ha fissato alle
parti un termine di 30 giorni per “un ulteriore scambio di allegati”.

 

                            D.  Nel frattempo, il 28 agosto 2007, AO 1 ha adito il Pretore con un'istanza cautelare
per ottenere – in parte già con effetto immediato – l'assegnazione
dell'alloggio coniugale, l'affidamento dei figli (riservato l'usuale diritto di
visita paterno) e la condanna del marito a versare, dall'agosto del 2006, un
contributo alimentare di fr. 7750.– mensili per lei e uno di fr. 2500.–
per ogni figlio, oltre a fr. 10 000.– di provvigione ad litem. Con decreto cautelare del
15 ottobre 2007, emesso nelle more istruttorie, il Segretario assessore ha
assegnato l'abitazione coniugale alla moglie, cui ha affidato i figli (riservato
il più ampio diritto di visita paterno), e ha condannato AP 1 a versare
contributi alimentari per complessivi fr. 8040.30 mensili.

 

                            E.  A un'udienza del 20
settembre 2007, destinata all'audizione dei coniugi, questi hanno confermato la
volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sulle conseguenze
litigiose del divorzio. Nelle sue osservazioni del 22 ottobre 2007 AO 1 ha poi confermato
le proprie domande, avversando la richiesta di preclusione formulata dal marito.
Nel suo allegato complementare del 26 ottobre 2007 AP 1 ha ribadito le proprie
richieste, salvo ridurre il contributo alimentare offerto per i figli (tra fr.
1230.– e fr. 1550.– mensili per A__________ e tra fr. 1155.– e fr.
1550.– mensili per G__________, assegni familiari compresi). Il Segretario assessore
ha sentito i figli il 7 novembre 2007 e con decreto del 12 dicembre 2007 ha
respinto l'eccezione di preclusione. Un appello presentato il 21 gennaio 2008
da AP 1 a questa Camera contro tale decreto è stato stralciato dai ruoli il
19 maggio 2008 per desistenza (inc. 11.2008.13).

 

                             F.  Decorso il termine
bimestrale di riflessione, il 21 e 22 novembre 2007 AO 1 e AP 1 hanno
riaffermato la loro volontà di divorziare. L'udienza preliminare sugli effetti
litigiosi del divorzio si è tenuta il 20 agosto 2008 e l'istruttoria, durante
la quale sono state assunte fra l'altro una perizia sul valore della ditta __________
e una sul valore dell'abitazione coniugale, è terminata il 2 dicembre 2010.
Al dibattimento finale le parti hanno inizialmente rinunciato, limitandosi a
conclusioni scritte.

 

                                  Nelle proprio memoriale del 13
gennaio 2011 AP 1 ha reiterato le richieste di petizione, tranne rivedere in
parte, anche per la procedura cautelare, il contributo alimentare per la moglie
(fr. 3585.– mensili fino al 1° gennaio 2009
o, in subordine, fr. 777.80 mensili dal 1° gennaio 2009 al
31 dicembre 2014), quello per A__________ (fr. 1714.95 mensili dal 1°
gennaio 2009 fino 

                                  al 31 agosto 2010) e quello per G__________
(fr. 1641.85 mensili dal 1° gennaio 2009 fino al dicembre del 2014 e fr.
1330.80 dopo di allora, fino alla maggiore età). In liquidazione del regime dei
beni egli ha chiesto che l'assegnazione dell'alloggio coniugale alla moglie
avvenisse dopo la sua liberazione dal debito ipotecario e lo svincolo della
polizza della __________ di cui era beneficiario o, in caso contrario, che l'abitazione
fosse venduta ai pubblici incanti con riparto a metà del ricavo netto. In
subordine egli ha postulato il trasferimento della citata polizza alla moglie, previo
riconoscimento di un proprio credito di fr. 13 268.85,
pari alla metà del valore di riscatto. Sempre in liquidazione del regime matrimoniale
egli ha riconosciuto alla convenuta fr. 79 652.85
pagabili in rate annue di fr. 20 000.–,
mentre ha rivendicato l'attribuzione delle 150 azioni S__________ SA della
moglie dietro indennizzo di fr. 204 445.–,
pagabili in dieci rate annue di fr. 20 000.–,
o, in subordine, la divisione a metà dell'intero pacchetto azionario.

 

                                  Nel suo allegato conclusivo del
20 gennaio 2011 AO 1 ha riconfermato le proprie domande, sollecitando un
contributo per sé compreso tra fr. 9000.– e fr. 7000.– mensili fino al
pensionamento e di fr. 3000.– dopo di allora, vita natural durante, e uno per i
figli di fr. 2350.– mensili ciascuno (assegni familiari non compresi). In liquidazione
del regime dei beni essa ha chiesto un versamento di fr. 397 719.– oltre la metà del valore di riscatto
della polizza di previdenza vincolata n. __________ del marito presso la __________.
Infine ha postulato la ripartizione dell'avere di previdenza accumulato dal
marito in costanza di matrimonio.

 

                            G.  In seguito all'avvicendamento
del Pretore le parti sono state convocate a un nuovo dibattimento finale (di
merito e cautelare), nel corso del quale esse hanno ribadito il 14 febbraio
2012 le loro conclu­sioni scritte. Statuendo con decreto cautelare del 31
luglio 2012, il Pretore ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, cui
ha affidato i figli (riservato un ampio dritto di visita paterno), ha respinto
la richiesta di provvigione ad litem e ha condannato AP 1 a versare contributi alimentari compresi tra fr.
3321.– e fr. 6755.– mensili per la moglie, tra fr. 1417.– e fr. 2146.–
mensili per A__________ e tra fr. 1333.– e fr. 1889.– mensili per G__________ (inc.
DI.2007.72). Adita dall'attore, con sentenza del 10 marzo 2015 questa Camera ha
modificato tali contributi, fissando quello per la moglie entro fr. 6755.– e fr.
5585.– mensili dal 27 agosto 2006 al 25 maggio 2009 e in fr. 2945.– dopo di allora,
quello per A__________ entro fr. 1245.– e fr. 1980.– mensili dal 27 agosto 2006
fino al 15 novembre 2013 e quello per
G__________ entro fr. 1355.– e fr. 1855.– mensili dal 27 agosto 2006 all'8 dicembre 2016 (inc. 11.2012.94).

 

                            H.  Lo stesso 31 luglio 2012 il
Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato i figli alla madre con
esercizio esclusivo dell'autorità parentale e ha regolato il diritto di visita
paterno, omologando l'accordo parziale stipulato dai coniugi. Inoltre ha condannato
AP 1 a versare un contributo alimentare indicizzato per la moglie di fr. 2911.– mensili fino al 31 dicembre 2014, di fr.
672.– mensili dal 1° gennaio 2015 al
31 dicembre 2016, di fr. 860.– mensili dal 1° gennaio 2017 fino al pensionamento
ordinario di lei e di fr. 500.– mensili dopo di allora, vita natural durante, come
pure un contributo alimentare per A__________ di fr. 1493.– mensili fino alla maggiore età e uno per G__________ di fr. 2054.–
mensili fino al 31 dicembre 2014 e di fr. 2131.– mensili fino alla
maggiore età (assegni familiari non compresi).

 

                                  In liquidazione del regime
matrimoniale il Pretore ha ordinato lo scioglimento della comproprietà
sull'abitazione coniugale, previo svincolo e liberazione del marito dal debito
ipotecario e dalla polizza __________ n. __________, assegnando l'alloggio alla
convenuta, tenuta a versare al marito un conguaglio di fr. 40 000.– al trapasso di proprietà, non senza prevedere
la ven­dita ai pubblici incanti e il riparto a metà dell'utile netto qualora la
liberazione e lo svincolo non fossero avvenuti entro il 31 dicembre 2013.
Inoltre il primo giudice ha assegnato a ciascun coniuge la metà delle 300
azioni della S__________ SA, ordinando a AP 1 di consegnare alla moglie 150
titoli entro 10 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, ha obbligato
l'attore a versare a AO 1 fr. 372 626.–
oltre interessi al 5% su 

                                  fr. 17 353.70 in rate annue di fr. 40 000.–,
ha attribuito alla moglie il mobilio dell'abitazione coniugale e la polizza
della __________, (sempre che ne fosse possibile lo svincolo, mentre in caso contrario il credito della moglie sarebbe aumentato
di fr. 13 268.–), ha riconosciuto a ciascun coniuge
la metà dell'avere previdenziale conseguito dall'altro durante il matrimonio e
ha posto la tassa di giustizia di fr. 8000.– con le spese di fr. 14 100.– a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                              I.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 21 settembre 2012 inteso
a ottenere la soppressione del contributo alimentare per la moglie, la riduzione
a fr. 1195.– mensili fino al 30 novembre 2013 di quello per A__________ e a fr.
1643.50 mensili (fino al 31 dicembre 2014), rispettivamente a fr. 888.– mensili
(fino al 31 dicembre 2016), di quello per G__________. Egli chiede inoltre di
portare a 30 giorni il termine di consegna delle 150 azioni della S__________
SA e di limitare a fr. 103 116.–, pagabili
in rate annue di fr. 20 000.–, quanto da
lui dovuto in liquidazione del regime dei beni. In una lettera del 10 dicembre
2012 AO 1 ha comunicato di rinunciare a osservazioni, limitandosi a rilevare l'irricevibilità
dei nuovi documenti prodotti dall'appellante e a postulare la conferma della
sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica il
diritto in vigore al momento della
comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le sentenze
intimate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 in materia di divorzio sono
appellabili pertanto entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che – dandosi
controversie esclusivamente patrimoniali
– il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito è senz'altro adempiuto, ove appena si
consideri l'entità dei contributi alimentari in discussione e l'ammontare
contestato in liquidazione del regime matrimoniale. Quanto alla tempestività
dell'appello, la decisione impugnata, spedita il 16 agosto 2012, è pervenuta al
legale di AP 1 il 23 agosto 2012 (tracciamento degli invii n. __________).
Consegnato alla posta il 21 settembre 2012, l'appello in esame è pertanto
ricevibile.

 

                             2.  All'appello AP 1 acclude
nuovi documenti: i bilanci e i conti economici 2010 e 2011 della __________
(doc. 2), vari giustificativi per spese inerenti al suo fabbisogno minimo (doc.
3.1 a 3.7), una dichiarazione 3 settembre 2012 della __________ di __________
che attesta l'addebito nell'esercizio 2011 di fr. 5511.60 per l'uso privato del
veicolo aziendale (doc. 3.8) e un conteggio delle spese per la retta scolastica
2011/2012 del figlio A__________ al Collegio __________ di __________ (doc. 4).
Ora, nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello se vengono immediatamente
addotti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli
valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art.
317 cpv. 1 CPC). In concreto l'appellante non indica perché gli sarebbe stato
impossibile produrre i documenti in rassegna – compresa la comunicazione del
nuovo premio della cassa malati, che notoriamente interviene con debito
anticipo (art. 7 cpv. 2 LAMal) – prima della chiusura dell'istruttoria
pretorile. Non può pretendere dunque di addurli per la prima volta in appello.
Ciò posto, conviene procedere senza indugio alla trattazione del ricorso.

 

                             3.  Litigiosi rimangono in
questa sede il contributo alimentare per moglie e figli, come pure talune
controversie legate alla liquidazione del regime dei beni. Tutto il resto,
compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere
definitivo (art. 315 cpv. 1 CPC). Le controversie relative allo scioglimento
del regime dei beni vanno esaminate prima delle questioni inerenti ai
contributi alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD I-2005
pag. 778 n. 57c).

 

                              I.  Sulla liquidazione del regime
dei beni

 

                             4.  L'appellante contesta anzitutto
l'accertamento del Pretore, secondo cui le pretese dei coniugi si riferiscono a
“beni tutti esistenti al momento dello scioglimento del regime matrimoniale”
(sentenza impugnata, pag. 18). Egli sottolinea che in realtà la polizza S__________
AG non esiste più e il suo valore di riscatto è confluito su un conto del
figlio A__________ (memoriale, pag. 6 e 7). L'interessato trascura nondimeno
che, seppure quella polizza sia effettivamente già stata riscattata nel maggio del
2008 (doc. AS), come ha constatato anche il Pretore (sentenza impugnata, pag. 19),
gli acquisti trasferiti senza corrispettivo tra il momento dello scioglimento
del regime (il 20 marzo 2007: art. 204 cpv. 2 CC) e quello della liquidazione (il
passaggio in giudicato della sentenza) vanno reintegrati nel patrimonio
coniugale per il valore che avevano al momento del trasferimento (art. 214 cpv.
2 CC per analogia; Steck in:
FamKommentar Scheidung, vol. I, 2ª edi­zione, n. 4 ad art. 214 CC). L'argomentazione
cade dunque nel vuoto.

 

                             5.  L'attore rimprovera “in
ingresso” al Pretore di avere statuito, “per alcune delle poste”, oltre le
conclusioni della convenuta (memoriale, pag. 7). Anche nell'ambito del
principio dispositivo (applicabile alla liquidazione del regime dei beni: art.
277 cpv. 1 CPC), tuttavia, se un'azione tende al riconoscimento di varie
posizioni sgorganti dalla medesima causa, il giudice è vincolato solo 

                                  all'ammontare complessivo
fatto valere in giudizio, mentre può riconoscere a singoli elementi della
pretesa un importo maggiore (DTF 119 II 396; cfr. anche sentenza 5A_618/2012
del 27 maggio 2013, consid. 6.4.3). Lo stesso appellante riconosce (memoriale,
pag. 6 seg.) che nel risultato il Pretore non si è sospinto oltre la somma rivendicata
dalla moglie in liquidazione del regime dei beni (fr. 397 719.–). Sulla questione non occorre dunque
attardarsi. 

 

                             6.  Per quanto riguarda le
singole voci contestate, l'attore si duole in primo luogo che il Pretore ha riconosciuto
alla moglie un credito in liquidazione della polizza di “terzo pilastro” a lui
intestata presso la __________. Il Pretore si sarebbe sostituito così in
maniera inammissibile alla convenuta, la quale, pur avendo a disposizione tutti
gli elementi necessari, si era limitata a chiedere il versamento della metà del
valore di riscatto con gli interessi, senza cifrare la pretesa (memoriale, pag.
7).

 

                                  a)   Nella
sentenza impugnata il Pretore non ha disconosciuto che la moglie si limitava a postulare
il versamento della metà del valore di riscatto della menzionata polizza, senza
determinarne l'importo. Ha rilevato però nei suoi allegati preliminari lo
stesso AP 1 attribuiva alla polizza un valore di riscatto pari a circa fr. 40 000.– (allegato complementare del 26 ottobre
2007, pag. 6 con riferimento al doc. O), valore che in assenza di prova contraria
andava integrato negli acquisti (art. 200 cpv. 3 CC). Egli ha accertato così un
credito della moglie di fr. 17 353.70 all'appoggio
di una dichiarazione del 2 marzo 2009 rilasciata dalla compagnia
assicuratrice (prodotta dallo stesso attore: doc. AU), la quale indicava il
valore di riscatto più prossimo all'azione
di divorzio (1° aprile 2007) in fr. 34 707.45
(sentenza impugnata, consid. 5.1.3).

 

                                  b)  Che
la convenuta non abbia quantificato la pretesa, limitandosi a chiedere la metà
del valore di riscatto della citata polizza è vero. La giurisprudenza ha già avuto
modo di precisare però che una richiesta indeterminata non è irricevibile se
dalla motivazione addotta dal richiedente – eventualmente in combinazione con
la sentenza impugnata – si evinca senza equivoco quale sia l'ammontare della
somma pretesa (DTF 137 III 621 consid. 6.2 con riferimenti; RtiD I-2014 pag.
805 n. 38c consid. 3d). Nella fattispecie la pretesa della moglie era
chiaramente identificabile, per di più sulla scorta di documenti esibiti dallo
stesso marito (doc. O e AU). Il Pretore non si è quindi “sostituito in maniera
inammissibile alla convenuta”. Semplicemente, non è caduto nel formalismo eccessivo.
Anche su questo punto l'appello manca perciò di consistenza.

 

                             7.  In merito alla liquidazione
della sua polizza S__________ AG l'appellante sostiene che il valore di
riscatto è stato trasferito al figlio con l'accordo di entrambi i genitori,
sicché nulla rimarrebbe da dividere (memoriale, pag. 7). Il Pretore non ha
ravvisato invece alcun accordo (sentenza impugnata, consid. 5.1.4). L'appellante
si limita a ribadire il suo punto di vista, ma non spiega perché l'accertamento
del Pretore sarebbe errato. Carente di motivazione (nel senso dell'art. 311
cpv. 1 CPC), al riguardo l'appello si rivela finanche irricevibile. 

 

                             8.  Relativamente alla polizza della
__________, intestata alla moglie (doc. N nell'inc. DI.2007.72), AP 1 rivendica
fr. 1800.– in luogo dei fr. 900.– riconosciutigli dal Pretore (memoriale, pag.
7 seg.), il quale ha accertato la partecipazione dell'attore sulla base di quanto
la __________ aveva dichiarato il 4 dicembre 2008, quando aveva precisato in
fr. 1806.35 il capitale di AO 1 il 20 marzo 2007 (sentenza impugnata, consid.
5.1.5; doc. 15). Per l'appellante invece il Pretore avrebbe confuso polizza
assicurativa (doc. N nell'inc. DI.2007.72) e conto bancario (doc. 15), ritenendoli
un tutt'uno nonostante la diversa numerazione (n. __________ la prima, __________
il secondo) dimostrasse il contrario (appello, pag. 8). In realtà,
contrariamente a quanto opina l'interessato, il numero che figura sul doc. N si
riferisce all'offerta e non alla polizza. Circa la relazione tra il conto e l'assicurazione,
essa è insita nel contratto stipulato dalla convenuta con la __________, che è
un'assicurazione sulla vita abbinata a un conto bancario (doc. N: “assicurazione
sulla vita con conto bancario __________”). Il sito della compagnia assicuratrice
conferma del resto che tutti i versamenti per l'assicurazione __________ sono
accreditati su un conto presso la __________ (__________). Anche al riguardo l'appello
denota pertanto la sua infondatezza.

 

                             9.  L'appellante contesta altresì
il credito di fr. 3444.40 che il Pretore  ha riconosciuto alla moglie (sentenza
impugnata, consid. 5.1.6) per la metà del valore dei Fondi d'investimento __________
il 31 dicembre 2006 (dichiarazione fiscale 2006 di AP 1, doc. 15, nell'inc.
DI.2007.72). Sostiene che, dopo averne rilevato inizialmente l'esistenza inserendola
nella richiesta complessiva di fr. 250 000.–,
la convenuta non ha più menzionato la pretesa dopo la chiusura dell'istruttoria,
limitando anzi la sua spettanza a fr. 113 219.–.
Già per tale motivo siffatta rivendicazio­ne andrebbe respinta (memoriale, pag.
8). 

 

                                  a)   In
realtà, per calcolare la propria partecipazione agli acquisti del marito, la
convenuta si è dipartita anche nel memoriale con­clusivo (pag. 9) dal valore
totale dei titoli e degli altri investimenti repertoriato nella dichiarazione d'imposta
2006 (fr. 668 481.–). Aggiunto all'attivo
della ditta (fr. 140 248.–) e
diminuito dei relativi debiti (fr. 432 291.–),
come pure del valore delle azioni (fr. 150 000.–),
l'importo di fr. 226 428.– netti era quello
rivendicato per metà dalla convenuta, comprensivo dei fondi d'investimento indicati
nella dichiarazione fiscale in fr. 6889.–. Poco importa dunque che nel
memoriale conclusivo l'interessata abbia menzionato solo il valore totale,
senza riprendere le singole posizioni.

 

                                  b)  L'appellante
ribadisce che al momento in cui è stata promossa causa i fondi in rassegna valevano
fr. 1000.–, “come provato dai documenti” (memoriale, pag. 8). Oltre a non indicare
quali sarebbero i documenti, tuttavia, egli non si confronta con l'argomentazione
del Pretore, che ha accertato il contrario (sentenza impugnata, consid. 5.1.6).
Priva di adeguata motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC), in
proposito l'argomentazione sfugge a ulteriore disamina. Quanto alla tesi secondo
cui i citati fondi non sarebbero più stati di pertinenza dell'appellante, ma in
base ai dati fiscali del 2007 sarebbero confluiti nella S__________ SA, essa è smentita
proprio dai dati richiamati. La dichiarazione d'imposta 2007 conferma che la
vendita è avvenuta il 27 ottobre 2007, dopo l'avvio della causa di divorzio (documenti
richiamati da terzi nell'inc. DI.2007.72, act. IV). I fondi rientravano così nella
liquidazione del regime matrimoniale (sopra, consid. 4), sicché a ragione il
Pretore si fondato sul loro valore il giorno più vicino alla liquidazione del
regime dei beni (31 dicembre 2006).

 

                           10.  Al Pretore l'appellante
rimprovera di avere riconosciuto alla convenuta (sentenza impugnata, pag. 21), ultra
petita, un credito di fr. 241 812.– per
un mutuo da lui elargito alla S__________ SA del valore, il 31 dicembre 2006,
di fr. 483 625.15 (memoriale, pag. 8 seg.;
doc. 15 nell'inc. DI.2007.72). Egli fa valere che solo nell'allegato conclusivo
la moglie ha avanzato richieste a tal fine, riducendo per altro a fr. 113 219.– le sue pretese in liquidazione di tutti i
conti e crediti a lui riconducibili (memoriale, pag. 8 seg.).

 

                                  a)   Nel
suo allegato integrativo del 10 settembre 2007 (pag. 14 seg.) la convenuta non
aveva a disposizione i dati completi per ricostruire la situazione finanziaria
del marito, di modo che si era limitata a quantificare in fr. 250 000.– (la metà di fr. 500 000.–) la sua partecipazione ai “capitali posti
a rispar­mio”. Nel memoriale conclusivo (pag. 8), in esito alle risultanze
istruttorie, essa ha poi incluso nel calcolo della sua spettanza il credito
dell'attore verso la società. Mal si comprende perché ciò non fosse possibile, a
prescindere dal fatto che nulla l'attore ha eccepito al dibattimento finale, sicché la doglianza sarebbe in ogni caso
tardiva (I CCA, sentenza inc. 11.2014. 8 del 17 novembre 2014, consid. 3b
con rimandi). 

 

                                  b)  Manifestamente
a torto l'interessato sostiene poi che la liquidazione di fr. 113 219.– pretesa dalla moglie comprendesse il
valore della ditta. Nell'allegato conclusivo costei aveva chiesto separatamente
fr. 325 000.– per la partecipazione alla __________
(pag. 7, punto 5.2) e fr. 113 219.– per “capitali
posti a risparmio o altrimenti investiti” (di cui si è detto: consid. 9a). Aggiunti
a tali importi fr. 6000.– (pag. 9) e fr. 13 268.85
(pag. 10) per le polizze S__________ AG e __________, e dedotti fr. 45 500.– (pag. 5 seg.) oltre a fr. 1000.– (pag.
10) per la proprietà esclusiva dell'abitazione coniugale e di una vettura __________,
l'interessata aveva preteso un saldo di fr.
397 719.– (recte: fr. 410 987.85). Nell'attribuirle fr. 372 626.– (che diventano fr. 332 626.– per l'obbligo della convenuta di
corrispondere fr. 40 000.– al trapasso
della proprietà: dispositivo n. 4.1.1 della sentenza impugnata), il Pretore non
ha ecceduto le richieste di giudizio.

 

                                  c)   A
torto l'appellante cerca infine di equivocare sul fatto che la somma di fr. 113 219.– comprendesse anche il saldo dei suoi conti
bancari, i quali sarebbero già stati considerati nel valore della ditta (memoriale,
pag. 9). Certo, il Pretore ha aggiunto i saldi (fr. 37 168.–) al valore peritale della ditta (fr. 650 000.–: sentenza impugnata, consid. 5.1.1). Dato
però che tali saldi non sono più stati considerati – giustamente – nella liquidazione
degli altri titoli e capitali (loc. cit., consid. 5.1.6 lett. a), l'attore non
ha motivo di dolersene.

 

                           11.  Secondo l'appellante il
Pretore ha ugualmente statuito ultra petita per avere attribuito il
mobilio coniugale in esclusiva proprietà alla convenuta (memoriale, pag. 20). La
critica non è seria, ove appena si pensi che lo stesso attore proponeva nel suo
memoriale conclusivo del 13 gennaio 2011 di assegnare il mobilio alla moglie
(pag. 4 in alto). Computando negli acquisti di lui la metà del valore stimato peritalmente
in fr. 11 000.–, il Pretore ha seguito solo
le indicazioni delle parti (sentenza impugnata, consid. 4.1 e 5.2).

 

                           12.  Con pertinenza l'appellante fa
carico al Pretore invece di avere ecceduto i limiti del giudizio (art.
58 cpv. 1 CPC) imponendogli di saldare il debito in liquidazione del
regime dei beni in rate annue di fr. 40 000.–,
anziché di fr. 20 000.– come egli proponeva
senza che la moglie si opponesse (memoriale, pag. 9). Il Pretore ha rilevato in
effetti che la convenuta non sollevava obiezioni al riguardo e che perciò la rateazione
andava accordata secondo la richiesta dell'attore,
salvo non avvedersi che la proposta ammontava a fr. 20 000.– (memoriale
conclusivo del 13 gennaio 2011, pag. 17), non a fr. 40 000.– annui (sentenza
impugnata, consid. 5.3). Ciò impone di riformare il giudizio su questo punto.

 

                           13.  Analoghe
considerazioni valgono per il termine di 10 giorni entro cui il Pretore
ha ingiunto all'attore di consegnare alla convenuta le 150 azioni della S__________
SA (sentenza impugnata, dispositivo n. 5). Nel suo memoriale conclusivo invero AO
1 postulava espressamente la consegna entro 30 giorni (pag. 7 e pag. 23). In
una questione retta dal principio dispositivo il Pretore non poteva scostarsi da
tale richiesta, come assevera l'appellante (memoriale, pag. 20). Ne discende
che anche il dispositivo n. 5 della sentenza
impugnata va modificato di conseguenza.

 

                             II.  Sul contributo alimentare per
la moglie

 

                           14.  L'appellante esordisce
affermando che il Pretore avrebbe esaminato a torto la richiesta di contributo alimentare
della convenuta sulla base delle “ultime cifre” presentate con il memoriale
conclu­sivo (appello, pag. 10). Se non che, la critica è priva di
interesse pratico, poiché – a parte la mancata reazione dell'attore
al dibattimento finale (sentenza impugnata, consid. 6.1) – il Pretore
non è andato oltre le richieste di giudizio avanzate da AO 1 nell'allegato
integrativo del 10 settembre 2007 (sopra, lett. C).

 

                           15.  I criteri che presiedono
allo stanziamento di un contributo ali­mentare dopo il divorzio (art. 125 cpv.
1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare (art. 125 cpv. 2 CC) sono
già stati riassunti dal Pretore e diffusamente illustrati da questa Camera
(RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale
giudizio basti ricordare che un contributo alimentare è dovuto se il matrimonio
ha influito in modo concreto sulla situazione finanziaria del coniuge richiedente.
Ciò è il caso di regola quando, indipendentemente dalla durata del matrimonio,
sono nati figli comuni. Non conferisce automaticamente, tuttavia, un diritto al
mantenimento: il principio dell'autonomia prevale sul diritto al contributo,
come si desume dall'art. 125 cpv. 1 CC. Un coniuge può pretendere un
contributo alimentare, di conseguenza, solo qualora non sia in grado di
provvedere da sé al proprio debito mantenimento e l'altro coniuge disponga di
una capacità contributiva sufficiente (DTF 137 III 105 consid. 4.1.2, 135
III 61 consid. 4.1 con riferimenti).

 

                                  Per definire il contributo
alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con influsso
concreto sulla sua situazione finanziaria del richiedente si procede così in
tre tappe (DTF 137 III 106 consid. 4.2 con rinvii). In primo luogo si determina
il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica,
livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto possibile anche in
seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una lunga separazione
(oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita sostenuto durante la
separazione. In secondo luogo si esamina in che misura ogni coniuge
possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena
descritto. In terzo luogo, sempre che in esito alla seconda tappa il
coniuge richiedente non risulti poter finanziare da sé il proprio mantenimento
oppure ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente
la capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al
principio della solidarietà post­matrimoniale (RtiD II-2013 pag. 788 n.
3c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2013.9 del 25 febbraio 2015, consid.
16a).

 

                           16.  Nella fattispecie dal matrimonio sono nati figli, di modo che l'unione
ha influito concretamente sulla situazione finanziaria di AO 1. Ora, per quanto
attiene al primo stadio del ragionamento illustrato dianzi, il Pretore ha
accertato il tenore di vita sostenuto dai coniugi durante la comunione
domestica deducendo dal reddito netto del marito negli anni dal 2002 al 2004 (fr.
24 000.– mensili arrotondati), calcolato
sulla base dei dati medi peritali, fiscali e contabili (fr. 22 509.– per il 2004, fr.
22 462.– per il 2003 e fr. 26 589.–
per il 2002), il fabbisogno complessivo
della famiglia prima della separazione, calcolato in fr. 11 777.– mensili, come pure la quota destinata al
risparmio, di fr. 6000.– mensili. Ne ha desunto che la coppia conservava ogni
mese un margine disponibile di fr. 6223.– (fr. 3111.– ciascuno) che, sommati al
fabbisogno individuale, ne determinavano il tenore di vita (sentenza impugnata,
pag. 7 e 29).

 

                                  a)   L'appellante
contesta che il debito mantenimento della convenuta vada determinato in base al
tenore di vita sostenuto dai coniugi durante la comunione domestica. Assume che
determinante è il livello di vita condotto durante il periodo di separazione
(quasi otto anni) precedente il divorzio e consisterebbe nell'importo di fr.
7600.– (oltre fr. 440.30 per la polizza __________) che egli versava a quel tempo
per moglie e figli (memoriale, pag. 10 a 12). La sentenza da lui invocata però a
conforto della sua argomentazione riguardava una separazione durata quasi dieci
anni (DTF 130 III 539 consid. 2). Da tale requisito la giurisprudenza non si è
scostata (DTF 137 III 106 consid. 4.2.1.1 con rinvio). Otto anni scarsi di separazione
non bastano per derogare alla regola secondo cui determinante è il tenore di
vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica.

 

                                  b)  In
subordine l'appellante obietta che, comunque sia, il reddito coniugale andava
definito in base alla media delle entrate da lui conseguite fra il 1994 e il
2004 (fr. 14 646.– mensili) o, 

                                       tutt'al
più, fra il 2000 e il 2004 (fr. 21 402.85
mensili: memoriale, pag. 5 e 12 seg.). Accertando il reddito medio in fr. 24 000.– mensili il Pretore avrebbe violato
il principio attitatorio”, la stessa controparte ammettendo un reddito coniugale
di fr. 22 000.– mensili (appello,
pag. 12). L'assunto non può essere condiviso. Intanto perché nel suo memoriale
conclusivo AO 1 aveva quantificato il reddito medio del marito in “almeno” fr.
22 000.– mensili (pag. 13 in basso), per giunta facendo capo anche a un dato successivo alla separazione (quello del 2005, di
fr. 258 753.–). Inoltre perché, trattandosi
di accertare il reddito di un lavoratore indipendente, la decisione di calcolare
quello medio conseguito sull'arco degli ultimi tre anni (dei dati precedenti manca
ogni prova) è confor­me alla giurisprudenza (RtiD II-2014 pag. 617
n. 38c consid. 3 con richiami). Per il resto l'attore non contesta la
correttezza dei dati accertati per gli anni intercorsi dal 2002 al 2004 (fr. 26 589.– per il 2002, fr. 22 462.– per il 2003, fr. 22 509.– per il 2004), la cui media dà un
reddito prima della separazio­ne di fr. 23 855.–
mensili. Che a tale reddito siano stati cumulati gli utili della S__________ SA
(appello, pag. 5) non risulta, il Pretore avendo considerato quegli introiti solo
dal 2009 (sentenza impugnata, pag. 7). L'appellante ha ragione soltanto quando
si duole che il Pretore ha arrotondato la cifra di fr. 23 855.– mensili in fr. 24 000.–, nulla giustificando ciò.

 

                                  c)   L'appellante
chiede di aggiungere al fabbisogno familiare durante la vita in comune alcune
sue spese personali (terapie mediche e franchigia della cassa malati, uso della
moto ecc.: memoriale, pag. 13). Tali costi non sono stati enunciati tuttavia
nemmeno nel memoriale conclusivo, per tacere della circostanza che tutto si
ignora sul loro fondamento. Nuova, oltre che non sufficientemente motivata (nel
senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC), la richiesta va dichiarata perciò irricevibile
(art. 317 cpv. 1 CPC).

 

                                  d)  In
sintesi, dandosi entrate per fr. 23 855.–
mensili, dopo avere sopperito al fabbisogno familiare di fr. 11 777.– mensili (in sé non contestato) e avere accantonato
fr. 6120.– mensili (che il Pretore ha arrotondato a fr. 6000.– senza valida ragione),
i coniugi disponevano ancora nella fattispecie di fr. 5958.– mensili. Per conservare
il tenore di vita raggiunto a suo tempo AO 1 dovrebbe continuare dunque a beneficiare
di un margine di fr. 2979.– mensili sul proprio fabbisogno minimo. Contrariamente
a quanto opina l'appellante (memoriale, pag. 15), ciò non si traduce in un
riparto dell'eccedenza nel bilancio familiare, ove appena si pensi che in
concreto la quota di risparmio mensile accumulata durante la vita in comune è dedotta
dal reddito coniugale. 

 

                           17.  Per quel che attiene al fabbisogno
minimo di AO 1, il Pretore lo ha accertato in fr. 4392.– mensili (recte:
fr. 4492.– mensili), ridotti a fr. 4242.– mensili (recte: fr. 4342.–
mensili) dal 2015 (dopo i 16 anni della figlia G__________), così composti:
minimo esisten­ziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–
fino al dicembre del 2014, ridotto a fr. 1200.– in seguito, onere ipotecario (senza
ammortamento) e spese condominiali fr. 368.– (già dedotte le quote di un terzo e
di un quarto comprese nei fabbisogni in denaro di A__________ e G__________),
ammortamento indiretto “__________” fr. 440.30, premio della cassa malati fr.
373.10, franchigia e spese mediche fr. 100.–, assicurazione sulla vita __________”
fr. 359.70, assicurazione combinata dell'economia domestica fr. 55.50,
tassa di canalizzazione fr. 14.10, contributo per il finanziamento di opere di canalizzazione (“contributo LALIA”) fr. 31.10,
tassa rifiuti e acqua potabile fr. 36.50, quota della Rega fr. 5.90, assicurazione
RC e casco dell'automobile fr. 90.60, imposta di circolazione fr. 66.70, spese
dell'automobile fr. 200.–, onere fiscale fr. 1000.– (sentenza impugnata,
consid. 6.4.2).

 

                                  a)   L'appellante
propone di ridurre il fabbisogno appena citato a fr. 3589.25 mensili,
rispettivamente a fr. 3407.95 mensili dal dicembre del 2016 (memoriale, pag.
14). In particolare chiede di diminuire gli oneri ipotecari e le spese
accessorie a fr. 365.55, salvo omettere di spiegare perché e tanto meno
indicare per quale ragione il calcolo del Pretore sarebbe errato. Privo di
motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC), su questo punto l'appello riesce
già di primo acchito irricevibile. Identiche considerazioni valgono per le
imposte, che l'attore vorrebbe ricondurre a fr. 400.– mensili senza però motivare
debitamente la richiesta.

 

                                  b)  A ragione l'interessato postula invece la
riduzione da fr. 359.70 a fr. 59.70 del premio mensile per l'assicurazione
sulla vita della “__________”, l'accertamento del Pretore essendo manifestamente
il frutto di una svista (doc. N nell'inc. DI.2007.72, che attesta un premio
annuo di fr. 716.70), e la soppressione dei “contributi LALIA” di fr. 31.30
dopo il dicembre del 2016, scaduti i 10 anni per i quali era stata concessa la
rateazione (doc. I nell'inc. DI.2007.72).

 

                                  c)   Non
si giustifica per contro lo stralcio di talune posizioni (premio per l'assicurazione
sulla vita, ammortamento indiretto della “__________” e spese dell'automobile)
che l'appellante non ritiene necessarie (memoriale, pag. 14). In relazione alle
prime due la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che, quand'anche –
come in concreto – un'assicurazione denoti indole previdenziale, il relativo
premio va incluso nel fabbisogno minimo del coniuge debitore (DTF 114 II 395
consid. 3c; I CCA, sentenza inc. 11.2008.8 del 2 settembre 2012, consid. 5c) se
costui non dispone di un secondo pilastro sufficiente, in particolare perché
esercita un'attività a tempo parziale oppure se tale forma assicurativa è stata
adottata – co­me in concreto – anche dall'altro coniuge ed è conforme al tenore
di vita precedente (Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhalts­rechts,
2ª edizione, pag. 61 n. 02.41). Il fatto che il pagamento del premio della polizza
“__________” (doc. N) serva anche all'ammortamento (indiretto) del debito ipotecario
impone a maggior ragione il suo riconoscimento nel fabbisogno minimo, ogni
debito dovendo essere onorato nella misura in cui i mezzi finanziari della famiglia
siano sufficienti (I CCA, sentenza inc. 11.2009.113 del 20 dicembre 2012,
consid. 8b).

 

                                        Quanto
ai costi d'uso dell'automobile, la giurisprudenza li riconosce se i mez­zi
della famiglia dopo la separazione sono sufficienti e il co­niuge disponeva già
di un veicolo durante la vita in comune o se l'esigenza è sorta dopo la
separazione, oppure se il coniuge abbisogni della vettura per scopi professionali,
per motivi di salute o per esercitare il diritto di visita (RtiD I-2010 pag.
699, n. 20c). Nel caso in esame l'attore non contesta che la convenuta usufruisse
di un'automobile già durante la vita in comune, tant'è che ne ha riconosciuto i
costi con la petizione (pag. 4). Non si intravede dunque perché AO 1 debba rinunciarvi
ora che ha ripreso un'attività lucrativa. Infine l'appellante dichiara di
riconoscere la franchigia della cassa malati e le spese mediche della convenuta
a patto che le stesse voci di spesa siano riconosciute nel suo fabbisogno
minimo (appello, pag. 14 in basso). È quanto il Pretore ha fatto nella sentenza
impugnata (consid. 6.9).

 

                                  d)  Ne
discende un fabbisogno minimo della moglie di fr. 4192.– mensili, che si
ridurrà a fr. 4010.– l'8 dicembre 2016 (maggiore età della figlia G__________),
mentre il suo “debito mantenimento” va accertato in fr. 7171.– mensili (fr. 4192.–
più fr. 2979.–), rispettivamente in fr. 6989.– mensili dall'8 dicembre 2016
(fr. 4010.– più fr. 2979.–). 

 

                           18.  Il problema è di sapere a
questo punto se AO 1 sia in grado di far fronte da sé al proprio “debito
mantenimento” dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC). A tal fine il Pretore ha
accertato il reddito della convenuta in fr. 4592.– mensili fino al 31
dicembre 2014 (fr. 2640.– da attività dipendente, compresi gli assegni familiari
e l'entrata accessoria di fr. 63.– per l'attività di tutrice, fr. 1542.– dalla
sua partecipazione al 50% alla S__________ SA
e fr. 410.– dalla liquidazione del regime dei beni), in fr. 6831.–
mensili dal 1° gen­naio 2015 al 31 dicembre 2016 (fr. 4879.– da attività a
tempo pieno dopo i 16 anni di G__________, compresi gli assegni familiari e l'entrata
accessoria, fr. 1542.– dalla sua partecipazione alla S__________ SA e fr. 410.–
dalla liquidazione del regime dei beni) e in fr. 6493.– mensili dopo di allora,
fino al pen­sionamento (fr. 4541.– da attività a tempo pieno, senza gli
assegni familiari ma con l'entrata accessoria per l'attività di tutrice, fr. 1542.–
dalla sua partecipazione alla S__________ SA e fr. 410.– dalla liquidazione
del regime dei beni: sentenza impugnata, pag. 31 seg.).

 

                                  a)   L'appellante
imputa alla moglie entrate di fr.
2305.85.– mensili, cui aggiunge fr. 530.– di assegni familiari e fr. 1542.– per
la partecipazione alla S__________ SA. Dal 2015, quando la moglie dovrà
lavorare a tempo pieno, egli ascrive alla medesima un reddito di fr. 7147.10 mensili
e un reddito della sostanza che chiede di portare a fr. 460.– mensili ove egli
fosse condannato a versare a AO 1 quanto stabilito dal Pretore (memoriale, pag.
15 seg.).

 

                                  b)  Quale fosse il reddito della convenuta fino al passaggio in giudicato dell'intera
sentenza di divorzio può rimanere inde-ciso, la questione essendo ormai
superata. Fino ad allora, in effetti, i con­tributi di mantenimento restano disciplinati
dall'as-setto provvisionale (DTF 137 III 616 consid. 3.2,2; RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c, I-2006 pag.
669 n. 34c). Per principio un contri­buto alimentare fondato sugli art.
125 cpv. 1 CC co­min-cia a decorrere solo
in seguito (DTF 128 III 121 con­sid. 3b/bb; da ultimo: I CCA, sen­tenza
inc. 11.2012.53 del 14 ottobre 2014, consid. 11 con rinvii).

 

                                  c)   Posto
ciò, in ossequio alla più recente giurisprudenza sviluppata intorno all'art.
285 cpv. 2 CC gli assegni familiari non vanno aggiunti al reddito del genitore
che li riscuote, ma dedotti dal fabbisogno in denaro dei figli (DTF 137 III 64
consid. 4.2.3 e 65 consid. 4.3.2). Ne segue che il reddito della convenuta
ammonta, per un'attività al 100%, a fr. 4478.90.– mensili (fr. 2239.45 x
2), cui si aggiungono fr. 63.– mensili per l'attività accessoria, fr. 3.41 da
titoli e capitali (dati fiscali del 2009 nel doc. V richiamato) e fr. 1542.– per
la partecipazione alla S__________ SA. Quanto al reddito della liquidazione del
regime matrimoniale, accertato mediamente in fr. 410.– mensili, l'appellante
non può dolersene, non foss'altro perché la rateazione annua di fr. 20 000.– obbligherà la convenuta ad attendere a
lungo per entrare in possesso dell'intero capitale e perché il tasso annuo di
interesse applicabile non sarebbe quello del 2% fissato dal Pretore, ma solo
quello dell'1.75% (art. 12 lett. h OPP 2: RS 831.441.1; RtiD I-2010 pag. 701
consid. 6 con rinvii). Considerato in definitiva che dopo il
passaggio in giudicato dell'intera sentenza di divorzio
l'interessata fruirà, complessivamente, di entrate valutabili in fr. 6497.–
mensili, per garantirle il “debito mantenimento”
mancano fr. 674.– mensili (fr. 7171.– meno fr. 6497.–),
rispettivamente fr. 492.– mensili dall'8 dicembre 2016 in poi (fr. 6989.– meno fr. 6497.–).

 

                           19.  Relativamente al terzo
stadio del citato ragionamento, il Pretore ha stabilito il reddito di AP 1 in
fr. 25 542.– mensili, aggiungendo a quello
medio di fr. 24 000.– mensili da attività
indipendente (compresi i redditi da titoli e capitali e il guadagno accessorio
come maestro di tirocinio), i dividendi della S__________ SA di fr. 1542.– (sentenza
impugnata, pag. 7 seg.). L'appellante sostiene di guadagnare non oltre fr. 15 842.– mensili: fr. 14 300.– mensili (reddito medio tra il 2007 e
il 2011), più i citati proventi societari di fr. 1542.– mensili (memoriale,
pag. 3 seg.).

 

                                  Il primo giudice ha fondato il
proprio accertamento dipartendosi dall'utile netto aziendale della __________
negli ultimi cinque anni (fr. 18 411.–
mensili, cui ha aggiunto una media di fr. 171.– mensili da attività accessoria
e da titoli e capitali), escluso l'esercizio 2007 definito dal perito giudiziario
eccezionale (sentenza impugnata, pag. 7 a metà). L'appellante sfiora dunque il
pretesto quando asserisce di non capire da dove derivi tale importo, mentre i
dati di bilancio più recenti del 2010 e del 2011, per altro da lui stesso redatti
senza l'avallo di un revisore, sono irricevibili (sopra, consid. 2), senza
dimenticare che l'appellante mischia i dati fiscali degli anni 2006–2009 e
quelli contabili degli anni 2010 e 2011 (memoriale, pag. 3).

 

                                  Chiarito ciò, occorre esaminare
se resista alla critica dell'appellante il reddito di fr. 22 000.– mensili che il Pretore ha stimato in
considerazione della tendenza al rialzo delle entrate (aumentate di fr. 27 000.– tra il 2008 e il 2009), dei dati fiscali dai
quali si desumevano redditi compresi in media tra fr. 19 960.– e fr. 20 754.– mensili,
come pure delle risultanze peritali che attestavano un reddito di fr. 19 171.60 mensili (media degli
anni dal 2004 al 2006 e dal 2008 al 2009: sentenza impugnata, pag. 6
seg.). La risposta è negativa, gli accertamenti che precedono non suffragando un
reddito di fr. 22 000.– né tanto meno di fr.
24 000.– mensili, cifre riconducibili
verosimilmente ai dati del periodo precedente la separazione dei coniugi (sentenza
impugnata, pag. 7 seg.). Ai fini del presente giudizio giova attenersi perciò alla
media risultante dai dati contabili degli ultimi cinque anni a disposizione
(2004, 2005, 2006, 2008 e 2009), facendo astrazione dell'anno 2007 che lo
stesso perito revisore ha definito eccezionale (sui criteri per determinare redditi da attività indipendente v.
da ultimo I CCA, sentenza inc. 11.2011.55 del 10 settembre 2014,
consid. 7b). Le censure che l'appellante rivolge agli accertamenti peritali divengono
così senza oggetto. 

 

                                  Ne segue che al guadagno di fr.
18 411.– mensili si aggiungono i redditi
incontestati di fr. 171.– mensili da attività accessoria, titoli e capitali e
di fr. 1542.– mensili dai dividendi della S__________ SA , onde introiti di
complessivi fr. 20 124.– mensili. Si aggiunga
ad ogni modo che, ci si fondasse pure sul reddito di fr. 15 842.– mensili riconosciuto dall'appellante,
quest'ultimo risulta sicuramente in grado – come si vedrà in appresso (consid.
20 e 21) – di sovvenire al proprio debito mantenimento, conservando un cospicuo
margine con cui onorare i contributi di mantenimento per la convenuta e i figli.

 

                           20.  Quanto al fabbisogno
personale dell'appellante, AP 1 sostiene che ai fr. 5384.– mensili calcolati
dal Pretore (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione fr. 1100.–,
spese accessorie fr. 200.–, premio della cassa malati fr. 307.30, franchigia e
spese mediche fr. 100.–, assicurazione combinata dell'eco­nomia domestica fr.
55.50, “terzo pilastro” fr. 416.–, quota della Rega fr. 5.90, onere
fiscale fr. 2000.–: sentenza impugnata, consid. 6.9) devono aggiungersi le
spese per l'uso privato del veicolo aziendale, quelle per la moto e la quota
del TCS. Inoltre vanno adattati, a mente sua, il costo della cassa malati, il
premio dell'assicurazione “__________” per il “terzo pilastro”, l'ammontare
della locazione e l'onere fiscale (memoriale, pag. 19).

 

                                  Avanzate la prima volta in
appello senza alcuna indicazione dei documenti nuovi che le comproverebbero, le
citate richieste non sono ricevibili (art. 317 cpv. 2 CPC). Comunque sia, il
Pretore non ha inserito nel fabbisogno dell'appellante costi d'automobile
perché simili spese figurano già nella contabilità aziendale in deduzione del
reddito. Circa l'improponibilità della dichiarazione rilasciata il 3 settembre
2012 dalla __________ e del documento relativo al maggior premio della cassa
malati già si è detto (sopra, consid. 2). Quanto al canone di locazione, il
Pretore lo ha accertato sulla base delle indicazioni fornite dall'attore
medesimo nella petizione (pag. 5). Riguardo infine all'onere fiscale, l'appellante
lo stima di fr. 3000.– in luogo dei fr. 2000.– mensili che il Pretore ha calcolato
sulla scorta della dichiarazione d'imposta 2009 (sentenza impugnata, consid.
6.9). Nella propria istanza cautelare del 27 agosto 2007 AO 1 aveva invero valutato
il carico fiscale del marito in fr. 3000.–, ma nulla impediva al Pretore di fondarsi
ai fini del giudizio sui dati tributari più recenti e, quindi, più vicini alla
realtà rispetto a una semplice stima.

 

                                  Se ne conclude che il fabbisogno
dell'attore è quello conteggiato dal Pretore, cui si aggiungono, come per AO 1,
fr. 2979.– in modo da garantire il tenore di vita sostenuto durante la
comunione domestica (sopra, consid. 16d), per un totale di fr. 8363.– mensili. L'appellante
non può pretendere invece di vedere inclusa nel proprio fabbisogno la quota di
fr. 6000.– mensili che i coniugi destinavano al risparmio (memoriale, pag. 19),
la quale non alimentava il tenore di vita prima della separazione (sopra,
consid. 16d in fine).

 

                           21.  In definitiva, con un
reddito di fr. 20 124.– mensili AP 1 è senz'altro
in grado di finanziare quanto manca per coprire il “debito mantenimento” della
moglie (fr. 675.– mensili arrotondati, ridotti a fr. 490.– mensili arrotondati
dall'8 dicembre 2016: sopra, consid. 18c), salvaguardando il proprio. E il risultato
non muterebbe nemmeno qualora ci si dipartisse dal reddito di fr. 15 842.– riconosciuto dall'appellante (sopra,
consid. 19), pur tenendo calcolo – come si vedrà oltre – del contributo
alimentare per i figli. Una precisazione tuttavia si impone: dato che il
contributo alimentare attribuito dal Pretore a AO 1 fino al dicembre 2016 (fr.
672.– mensili) è lievemente inferiore alla quota scoperta del “debito mantenimento”
calcolata da questa Camera (fr. 674.– mensili) e la convenuta non ha impugnato
la sentenza del Pretore, sull'arco di tale periodo AP 1 non può essere condannato
a versare più di fr. 672.– mensili (art. 277 cpv. 1 CPC).

 

                           22.  Per quel che è del
contributo alimentare dopo il pensionamento della beneficiaria, il Pretore lo
ha stabilito in fr. 500.– mensili dal 13 giugno 2029 vita natural durante,
presumendo con ogni verosimiglianza che la convenuta riceverà allora la rendita
massima AVS di fr. 2320.– mensili, percepirà una rendita LPP stimata in almeno fr.
1000.– mensili, disporrà di sostanza per complessivi fr. 521 686.– (capitalizzazione di fr. 410.– mensili sull'arco
di 18 anni fr. 88 560.–, capitale
della polizza vincolata “__________” fr. 100
000.–, ulteriore capitale fr. 333 126.–)
che genererà un reddito di fr. 1739.– mensili e fruirà di utili distribuiti dalla
S__________ SA per fr. 1542.– mensili, onde un'entrata complessiva di fr.
6600.– mensili. A fronte di ciò, pur con una contrazione del proprio fabbisogno
dopo il pensionamento, AO 1 accuserà un ammanco di almeno fr. 500.– mensili che
l'attore sarà in grado di finanziare (sentenza impugnata, pag. 33).

 

                                  a)   L'appellante
rifiuta ogni contributo di mantenimento a tempo illimitato. Rimprovera al
Pretore di essersi sostituito all'obbligo della convenuta di allegare e
comprovare le circostanze a sostegno di un contributo alimentare dopo il
pensionamento di lei, mentre essa nulla ha addotto al riguardo. Egli reputa
inverosimile dipoi che, nonostante entrate di fr. 6600.– mensili (in realtà, a
suo avviso, di oltre fr. 7000.–) e un fabbisogno personale di fr. 4242.–
mensili, la convenuta abbia a ritrovarsi un ammanco di fr. 500.– mensili. Inoltre
egli lamenta che il Pretore disconosca come al più tardi al 65° anno di età egli
smetterà di lavorare e non conseguirà più alcun reddito da attività lucrativa (memoriale,
pag. 16 seg.). 

 

                                  b)  Di
regola un contributo alimentare è dovuto fino al pensiona­mento del coniuge beneficiario
(RtiD I-2005 pag. 756 con rimandi),
a meno che questi possa ricuperare prima di allora la sua indipendenza
economica (DTF 132 III 595 consid. 7.2, 600 consid. 9.1). Se ciò non è il caso,
il contributo può essere dovuto a vita, sempre che l'obbligato disponga di
mezzi sufficienti (sentenza del Tribunale federale 5A_748/2012 del 15 maggio
2013, consid. 6.3.3 in: FamPra.ch 2013 pag. 759). Nella fattispecie ci si può
interrogare se il primo giudice dovesse cimentarsi, vista la carente situazione
probatoria della convenuta (sentenza impugnata, pag. 32 in basso), in previsioni a lungo termine fondate su elementi aleatori. Sia come sia, si volesse
anche presumere che dopo il pensionamento AO 1 disporrà di fr. 6600.– mensili
(come suppone il Pretore), ciò non giustificherebbe più un contributo alimentare.
Con tale reddito, infatti, la convenuta sarà verosimilmente in grado di coprire
il proprio “debito mantenimento”, ove si
pensi che dopo il 1° settembre 2028 essa non dovrà più pagare il premio
per l'assicu­razione sulla vita della “__________” (fr. 59.70 mensili: doc. N
nell'inc. DI.2007.72) né quello per la polizza “terzo pilastro” della “__________”
(fr. 440.30 mensili: scadenza il 1° dicembre 2028: doc. N). Il suo fabbisogno di
fr. 4010.– mensili (sopra, consid. 17d) diminuirà così, dopo il 13 giugno 2029,
di almeno fr. 500.– mensili (sopra, consid. 17) e il suo debito mantenimento calerà
a fr. 6489.– mensili (fr. 4010.– meno fr. 500.– più fr. 2979.–: sopra, consid.
16d), somma che essa sarà in grado di sovvenzionare da sé. Ne deriva che il
contributo ali­mentare fissato dal Pretore dopo il 2029 non ha ragione d'es­sere
(indipendentemente dal reddito conseguito dall'attore dopo i 65 anni di età). Su
questo punto la decisione impugnata va riformata di conseguenza.

 

                            III.  Sul contributo alimentare per
i figli

 

                           23.  Il primo giudice ha
determinato il fabbisogno in denaro dei figli sulla scorta della tabella 2012
correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Cantone Zurigo, alle quali la giurisprudenza ticinese si
ispira da oltre un ventennio (Rep. 1994 pag. 301 consid. 5). Dopo avere tolto dal
fabbisogno in denaro di A__________ e G__________ (fr. 1870.– mensili
ciascuno, secondo le indicazioni per la loro fascia di età in una fratria di
due) la metà della posta per cura e edu­cazione (fr. 265.– mensili) fino al
dicembre del 2014, quando il Pretore ha imposto alla convenuta la ripresa di un'attività
lu­crativa a tempo pieno, egli ha adattato il costo dell'alloggio (di fr. 315.–)
al caso specifico, sostituendo la stima della tabella con la quota di un terzo
(A__________) e di un quarto (G__________) della spesa effettiva a carico del
genitore affidatario (fr. 884.– mensili).

 

                                  Accertato ciò, il Pretore ha
maggiorato il fabbisogno in denaro dei figli del 25% per tenere conto delle
condizioni agiate della famiglia, fissando così in favore di G__________ un contributo
alimentare di fr. 2054.– mensili fino al dicembre del 2014, aumentato a
fr. 2131.– mensili fino al dicembre del 2016, e un contributo per A__________
di fr. 1493.– mensili fino al novembre del 2013, tenuto conto che dal
settembre del 2010 il ragazzo frequentava il collegio __________ di __________
in internato, onde la riduzione a un terzo delle poste per il vitto, l'alloggio,
la cura e l'educazione. Inoltre il primo giudice ha aggiunto al contributo di
mantenimento gli assegni familiari, quantunque tali prestazioni siano già comprese
nei fabbisogni in denaro stimati dalle note raccomandazioni. Egli ha rinunciato
invece a prevedere un contributo alimentare dopo la maggiore età dei ragazzi, affermando
di non avere elementi per definire il fabbisogno in denaro dopo di allora e ritenendo
che in ogni modo il padre avrebbe verosimilmente continuato a provvedere al mantenimento
dei figli ove questi non avessero ancora concluso la rispettiva formazione
(loc. cit., pag. 34 seg. e 38). 

 

                           24.  L'appellante contesta
anzitutto la maggiorazione del fabbisogno in denaro del 25%. Come questa Camera
ha già spiegato nella sentenza del 10 marzo 2015 in materia cautelare fra
le stesse parti (inc. 11.2012.94, consid. 15c), non fa dubbio però che l'attore
versi in condizioni economiche particolarmente favorevoli, condizioni che
giustificano senza dubbio il supplemento applicato dal Pretore (RtiD II-2010
pag. 632; analogamente, da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2012.10 del 20
ottobre 2014, consid. 7c a 7d). Basti ricordare che AP 1 consegue un reddito netto
di fr. 20 124.– mensili (sopra,
consid. 19), il quale gli consente non solo un alto tenore di vita (fabbisogno
personale di fr. 8363.– mensili: sopra, consid. 20), ma gli lascia anche
un margine ragguardevole per moglie e figli. Non vi è ragione, quindi, per cui i figli non debbano beneficiare
delle condizioni agiate in cui versa il padre. Come in sede cautelare, l'appellante
equivoca sui presupposti per riconoscere la maggiorazione lineare del 25% (memoriale,
pag. 18) quando invoca la necessità di quantificare partitamente nelle sue
componenti il fabbisogno effettivo dei minorenni. Tale requisito riguarda infatti
l'ipotesi – estranea alla fattispecie – di un supplemento oltre il 25%
(RtiD II-2010 pag. 632 consid. 8c in fine).

 

                                  Secondo la più recente
giurisprudenza del Tribunale federale, per contro, gli assegni familiari devono
essere tolti dal fabbisogno in denaro dei figli e corrisposti a parte dal genitore che li riscuote (DTF 137 III 64
consid. 4.2.3 e 65 consid. 4.3.2). In
concreto tali prestazioni spettano per legge alla convenuta (art. 7 cpv. 1 e
art. 13 cpv. 3 LAFam, RS 836.2), sicché vanno dedotti dai fabbisogni in denaro dei
figli (fr. 250.– dopo il 16° compleanno:
art. 3 cpv. 1 lett. b e 5 cpv. 2 LAFam) e in nessun caso aggiunti – come
ha fatto il Pretore – alle previsioni della tabella annua correlata alle
raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo.

 

                           25.  Per la decorrenza dell'obbligo
contributivo già si è detto che fino al passaggio in giudicato degli effetti
del divorzio i con­tributi di mantenimento rimangono disciplinati per principio
dall'assetto provvisionale e che i contributi di merito cominciano a decorrere solo dopo di allora (sopra, consid. 18b; v. anche
sentenza del Tribunale federale 5A_585/2009 dell'8 dicembre 2009, consid. 7.2).
Sta di fatto che in concreto A__________ è diventato maggiorenne il 15 novembre
2013, in pendenza di appello, sicché la postulata riduzione del contributo alimentare
nel merito è ormai senza oggetto. Si conviene che in ossequio alla più aggiornata
giurisprudenza del Tribunale federale i contributi ali­mentari per i figli stabiliti
in una sentenza di divorzio andrebbero fissati non solo fino alla maggiore età,
ma fino al termine di un eventuale percorso scolastico o professionale (DTF 139
III 404 in alto). Nella fattispecie tuttavia nessuna delle parti – né tanto
meno il figlio – chiede niente del genere, accomodandosi della riserva
formulata dal Pretore con richiamo all'art. 277 cpv. 2 CC (sentenza impugnata,
dispositivo n. 3.1.3). Non spetta dunque a questa Camera intervenire d'ufficio.

 

                                  Quanto al
fabbisogno in denaro di G__________ dopo il passaggio in giudicato della
sentenza di divorzio, dedotto l'assegno familiare di fr. 250.– mensili dall'importo di fr. 1776.– mensili (tabella 2012 correlata alle
menzionate raccomandazioni: fr. 1870.– meno fr. 315.– più fr. 221.–, pari
a un quarto di fr. 884.–), maggiorato del 25% esso risulta di fr. 1907.50
mensili. Il contributo alimentare va fissato di conseguenza.

 

                           26.  L'appellante chiede che la
convenuta partecipi nella proporzione di fr. 888.– mensili al sostentamento dei
figli, vista la capacità contributiva di lei pari alla metà della sua (memoriale,
pag. 19 seg.). Se non che, con il reddito imputatole (per altro ipotetico;
sopra, consid. 18a), AO 1 neppure è in grado di sopperire al proprio debito
mantenimento, mentre con entrate che superano di oltre il triplo quelle della
convenuta (sopra, consid. 18c e 19c) l'attore conserva un importante margine
anche dopo avere provveduto a moglie e figli. In simili circostanze non è il
caso di chiamare la convenuta a sussidiare il mantenimento di G__________. Il contributo alimentare per quest'ultima va rettificato
ad ogni modo, come si è visto, in fr. 1910.– mensili (arrotondati) fino
al 31 dicembre 2016 (come riconosciuto dall'appellante), cui si aggiunge l'assegno
familiare riscosso direttamente dalla madre. In tale misura la decisione
impugnata dev'essere modificata.

 

                            IV.  Sulle spese processuali e le
ripetibili

 

                           27.  In ultima analisi l'appello
merita parziale accoglimento. Le spese del giudizio odierno seguono il
vicendevole grado di soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). AP 1 ottiene una riduzione
del contributo alimentare per la moglie dal dicembre del 2016 fino al pensionamento
di lei e la soppressione del contributo dopo di allora. Nella misura in cui la
questione non è superata, egli consegue anche la riduzione del contributo
alimentare per G__________, quantunque non nella misura richiesta, mentre
soccombe quasi interamente sulla liquidazione del regime dei beni, salvo per quanto
riguarda l'entità della rateazione e il termine per la consegna delle azioni S__________
SA. Nel complesso si giustifica così di addebitargli due terzi degli oneri processuali,
ponendo la differenza a carico della convenuta. Non è il caso invece di assegnare
ripetibili a AO 1, la quale ha proposto di respingere l'appello senza formulare
osservazioni. L'attuale giudizio non incide in maniera apprezzabile, per
converso, sugli oneri processuali (suddivisi a metà) e le ripetibili
(compensate) di primo grado, che possono rimanere invariati. 

 

                            V.  Sui rimedi giuridici a livello
federale

 

                           28.  Relativamente ai rimedi
giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge ampiamente la soglia di fr. 30 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  Nella
misura in cui non è divenuto privo di oggetto, l'appello è parzialmente
accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

3.1  AP 1 è condannato a versare a AO 1,
anticipatamente entro il 5 di ogni mese, il seguente contributo alimentare:

       fr. 672.– mensili fino al 7
dicembre 2016,

       fr. 490.– mensili dall'8 dicembre
2016 fino al pensionamento ordinario della beneficiaria.

       Il contributo alimentare va
adeguato all'indice nazionale svizzero dei prezzi al consumo (maggio 1993 = 100
punti), la prima volta nel gennaio del 2013 in base all'indice del novembre
precedente, valendo come indice di base quello del luglio 2012 (115.1 punti),
ferma restando per il debitore la possibilità di dimostrare che il suo reddito
non ha beneficiato – o ha beneficiato solo parzialmente – dell'adeguamento al
rincaro.                               

3.2  AP 1 è condannato a versare per la
figlia G__________, anticipatamente entro il 5 di ogni mese, un contributo
alimentare di fr. 1910.– mensili (assegno familiare non compreso) fino al 31 dicembre
2016.

       Rimane riservato dopo di allora l'art.
277 cpv. 2 CC. Per le spese straordinarie fa stato l'art. 286 cpv. 3 CC.

       Il contributo alimentare va
adeguato all'indice nazionale svizzero dei prezzi al consumo (maggio 1993 = 100
punti), la prima volta nel gennaio del 2013 in base all'indice del novembre
precedente, valendo come indice di base quello del luglio 2012 (115.1 punti),
ferma restando per il debitore la possibilità di dimostrare che il suo reddito
non ha beneficiato – o ha beneficiato solo parzialmente – dell'adeguamento al
rincaro.

5.    Le 300 azioni di nominali fr.
1000.– della S__________ SA sono riconosciute in proprietà di AO 1 e AP 1 nella
misura di 150 azioni ciascuno.

       A AP 1 è ordinato di consegnare a
AO 1, entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza, 150
azioni della S__________ SA.

6.    In liquidazione del regime
matrimoniale AP 1 è condannato a versare a AO 1 la somma di fr. 372 626.– con
interessi al 5% su fr. 17 353.70 dal passaggio in giudicato della presente
sentenza.

       L'importo dovuto va saldato da AP
1 in rate annue di fr 20 000.–, la prima volta entro 60 giorni dal passaggio in
giudicato della presente sentenza e in seguito entro il 31 dicembre di
ogni anno.

                                

                                  Per il resto
l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             II.  Le spese
processuali di fr. 3900.–, da anticipare dall'appellante, sono poste per due
terzi a carico dell'appellante medesimo e per il resto a carico della controparte.
Non si assegnano ripetibili.

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Riviera.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).