# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 385cc94a-39f5-5368-8856-553f8f23e0e8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-07-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 16.07.1996 90.1994.167
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1994-167_1996-07-16.html

## Full Text

Incarto n.

  90.94.00167

  	
  Lugano

  16 luglio 1996

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Daniela Regazzi

  

 

visto
il ricorso del 15 aprile 1992 di

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione del Consiglio di Stato no. __________
  24 marzo 1992 che approva il Piano Regolatore del Comune di __________;

   

  viste le osservazioni del 1 ottobre 1992 del Comune
  di __________ e la risposta no. __________del 21 marzo 1995 del Consiglio di
  Stato;

   

  letti ed esaminati gli atti;

   

  esperiti i necessari accertamenti;

  

  

 

 

r i t e n u t o

 

in fatto

 

                                   a.   Con messaggio 13
marzo 1985 e 7 dicembre 1987 il Municipio di __________ ha sottoposto il
progetto di PR al Consiglio Comunale che ne ha deciso l’adozione il 22 febbraio
1988.

Tale piano prevedeva fra l’altro l’ampliamento della zona edificabile in alcuni
punti del territorio comunale.

 

 

                                  b.   Contro
quest’estensione del comparto edificabile è insorto in data 3 dicembre 1988 il
signor __________ __________ rilevando come l’apertura di nuove zone
residenziali-artigianali comporti in concreto un’inaccettabile sottrazione di
territorio agricolo pregiato e oltretutto un sovradimensionamento del
territorio edificabile. 

Egli ha pure censurato il nuovo tratto di strada previsto dal piano del
traffico, che, partendo dall’estremità sud del __________ __________ e
attraversando il nucleo di __________, collega la strada di servizio
__________, ritenendolo un intervento eccessivo e di pregiudizio per la
sicurezza e la qualità di vita degli abitanti del quartiere interessato.

 

 

                                   c.   Il 24 febbraio 1989
il Municipio di __________ ha presentato al Consiglio di Stato formale domanda
d’approvazione del PR.

Con decisione no. __________del 24 marzo 1992 il Governo ha quindi approvato il
PR all’esame. Nell’ambito di quest’approvazione il Consiglio di Stato non ha
però interamente approvato il comparto edificabile così come previsto dal
comune, ritenendolo in effetti sovradimensionato e quindi contrario ai principi
pianificatori vigenti in materia. In particolare il Governo non ha approvato
l’estensione della zona residenziale __________in località “__________
__________ __________ ” (cfr. punto 3.6.2.2 lett. a, rispett. planimetria
allegata no. 13 della decisione impugnata ), della zona residenziale __________
in località “__________ ” (cfr. punto 3.6.22 lett. b , rispett. planimetria 14
della decisione impugnata) e della zona artigianale-industriale in località
“__________ ” (cfr. punto 3.6.2.2 lett. e rispett., planimetrie allegate no. 15
e 16).

Esso ha comunque ordinato al Municipio di procedere alla pubblicazione dei suoi
intenti per un periodo di 30 giorni per dare così facoltà agli interessati di
inoltrare eventuali osservazioni in merito a salvaguardia del diritto di essere
sentiti prima dell’emanazione della decisione finale (cfr. decisione
governativa pag. 70 punto 7). 

Il Governo ha quindi parzialmente accolto l’impugnativa del ricorrente
respingendo unicamente la censura relativa alla contestazione della prevista
nuova strada.

 

 

                                  d.   Contro questa
decisione il signor __________ è nuovamente insorto con impugnativa del 15
aprile 1992 riproponendo in sostanza domande e motivazioni già sollevate in
prima istanza.

Aggiuntivamente egli censura la mancata esecuzione di un sopralluogo e di
conseguenza una violazione del suo diritto di essere sentito.

 

 

                                   e.   Nel frattempo il
Consiglio di Stato con decisione del 21 marzo 1995 ha definitivamente risolto
di non approvare la prevista estensione della zona edificabile __________,
__________ e __________ nelle località __________ __________ __________,
__________, __________ __________ __________ così come dettagliatamente
indicato negli allegati no. 1, 2, 3, 4, 5 a pag.19, 20, 21, 22, 23 della
decisione succitata.

 

 

                                    f.   Con osservazioni
del 1 ottobre 1992 al ricorso il Comune di __________ ha chiesto di non entrare
nel merito delle osservazioni del signor __________. Dal canto suo il Governo,
con risposta del 21 marzo 1995, riconfermandosi per intero nella sua decisione
del 24 marzo 1992, chiede la reiezione dell’impugnativa.

 

 

                                  g.   In data 3 ottobre
1995 è stato esperito un sopralluogo nell’ambito del quale le parti si sono
riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande.

 

 

c o n s i d e r a t o

 

 

in diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c, modificata dal 15.3.1995).

                                         Il disposto va
interpretato alla luce dell’art. 33 cpv. 3 lett. a LPT che impone al diritto
cantonale di garantire la legittimazione a ricorrere almeno nella stessa misura
di quella prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale. 

                                         Ciò premesso, il ricorso,
intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, é tempestivo. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

 

 

                                   2.   L’insorgente lamenta
innanzitutto una violazione del suo diritto di essere sentito in relazione alla
mancata esecuzione di un sopralluogo da parte del Consiglio di Stato.

A questo proposito va rilevato che il diritto di essere sentiti, sancito
dall’art 4 Cost., impone all’autorità giudicante di offrire alle parti la
possibilità di partecipare all’assunzione delle prove, rispettivamente di
proporne e di discutere le risultanze dell’istruttoria (cfr. DTF 118 Ia 19
consid. 1c e rinvii, DTF 116 Ia 99 c. 3b, 115 Ia 11 c. 2b e rinvii). Un mezzo
di prova, sebbene invocato, può nondimeno essere considerato superfluo
dall’autorità giudicante con un giudizio anticipato sulle prove. In effetti
giusta l’art 18 cpv. 1 LPamm (in concreto applicabile grazie al rinvio previsto
all’art 38 cpv. 6 LALPT), l’autorità amministrativa accerta d’ufficio i fatti,
non è vincolata alle domande di prova delle parti e valuta le prove secondo il
suo libero convincimento.

A mente di questo Tribunale, nel caso di specie, il Consiglio di Stato era
senz’altro autorizzato in forza di un anticipato giudizio sulle prove, a
rinunciare al sopralluogo richiesto, ritenuto che la documentazione a sua
disposizione bastava ai fini di un corretto giudizio (cfr. DTF 112 Ia 202
consid. 2b; DTF 101 Ia 104 e rinvii). Inoltre vertendo in concreto l’esame del
litigio su mere questioni di diritto, materia in cui il TPT ha piena
cognizione, un eventuale vizio in tal senso sarebbe comunque stato sanato in
questa sede con l’assunzione del sopralluogo da parte di questo Tribunale (cfr.
DTF 119 Ia 150 consid. 5 bb; RDAT 1980 190 e riferimenti; RDAT 1986 190 no.
170; Rep. 1986 142s, 1980 3 e riferimenti).

La censura sollevata dal ricorrente su questo punto non merita pertanto
accoglimento.

 

                                   3.   Nel merito va
rilevato che il comune gode di autonomia in quelle materie che il diritto
cantonale o federale non regola esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte
alla regolamentazione del comune, conferendogli una notevole latitudine
decisionale (DTF 115 Ia 44). Il comune ticinese usufruisce di questa autonomia
in materia di pianificazione del territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e
riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò significa
controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte
pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con
l’autonomia  riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3
LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire
il proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne il diritto
di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di vigilanza esso veglia
affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e segnatamente i
principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si conformi alla
pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art. 6 LPT) e si
armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e regionale. Se il PR
presentatogli per approvazione non risponde a questi requisiti o appare per
altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo rinvia sui punti difformi
ordinando al Comune di procedere alle necessarie varianti oppure modifica il
piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev. modifiche
del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica serve a
emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia 69-70,
consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una sola,
senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie in
der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg., in
part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, come nella fattispecie, in
applicazione dell’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una
modifica d’ufficio del PR). Il ricorso è infatti proponibile solo contro la
violazione del diritto (in particolare contro l'errata o mancata applicazione
di una norma stabilita dalla legge o risultante implicitamente da essa,
l'apprezzamento giuridico erroneo di un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere,
la violazione di una norma essenziale di procedura) e contro l’accertamento
inesatto o incompleto dei fatti rilevanti per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3
LALPT). 

 

                                   4.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo
sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli
insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo
al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati
secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà
aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire
molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di
esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter
essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461
consid. 5a).

 

                                   5.   Come già rilevato
nei considerandi sui fatti il ricorrente censura in concreto la sottrazione di
terreno agricolo pregiato tramite estensione della zona edificabile. 

Dal contenuto dell’impugnativa non è chiaro se la contestazione verte solamente
su l’ampliamento di alcuni comparti del territorio comunale, ovvero in
particolare quelli posti a sud del paese, oppure sull’intera estensione della
zona edificabile ed in special modo là dove viene a trovarsi a contatto con il
territorio agricolo.

Nel caso in cui il ricorrente intendesse contestare unicamente l’ampliamento
della zona edificabile previsto dal Comune in località “__________ __________
__________ ”, “__________ ”, “__________” e “__________ __________ __________ ”
(ovvero in quei comparti controversi indicati nelle planimetrie no. 13, 14 ,
15, 16 e 18 della decisione qui impugnata), il ricorso va ritenuto
improponibile, considerato che con successiva risoluzione del 21 marzo 1995 il
Consiglio di Stato ha d’ufficio definitivamente assegnato questi comparti alla
zona agricola accogliendo così le rivendicazioni del ricorrente. Questa
decisione è pure stata confermata dal nostro Tribunale che ha già statuito su
alcune impugnative relative a questi comparti.

Del resto questo stralcio di comparto edificabile era già stato preannunciato
nella risoluzione qui impugnata dal ricorrente, ragion per cui si era già
allora parzialmente accolto il ricorso di prima istanza del qui ricorrente. In
questo caso si giustifica quindi l’inammissibilità del ricorso.

Percontro se l’impugnativa dell’insorgente riguardasse non solo queste aree, ma
l’intero comparto edificabile del comune di __________ per contestare il suo
sovradimensionamento rispettivamente la sua sovrapposizione a territorio
agricolo pregiato, il ricorso va respinto.

A mente di questo Tribunale infatti con lo stralcio dei comparti succitati il
dimensionamento della zona edificabile rientra nei parametri previsti dalla
legge. Inoltre con questa decurtazione si può ritenere che il territorio
agricolo d’importanza cantonale previsto a PD ed in particolare le zone SAC
(superfici d’avvicendamento colturale) siano stati stato correttamente
assegnati alla zona agricola, perlomeno in tutti quei casi dove nessun
preminente interesse ne ha giustificato una diversa assegnazione.

 

 

                                   6.   Per quanto riguarda
la contestazione della strada di servizio va rilevato che le autorità
incaricate di compiti pianificatori devono provvedere affinchè gli insediamenti
siano strutturati secondo i bisogni della popolazione. In particolare, giusta
l'art 3 cpv. 3 lett. a LPT, esse sono tenute a realizzare una rete viaria
pubblica che permetta di rendere sufficientemente accessibili i luoghi
destinati all'abitazione e al lavoro.

                                         L’art 19 LPT sancisce tale
obbligo presvrivendo ai comuni di provvedere ad un’adeguata urbanizzazione in
funzione degli azzonamenti previsti.

                                         La legge cantonale di
applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio
stabilisce espressamente che il comune deve fissare nelle rappresentazioni
grafiche del piano regolatore la rete delle vie di comunicazione per i mezzi di
trasporto pubblici e privati con la precisazione delle linee di arretramento,
le vie ciclabili e pedonali, i sentieri e i posteggi pubblici (art 28 cpv. 2
lett. p LALPT).

Ubicazione e caratteristiche dell’opera devono essere adeguate all’assetto e
destinazione del comparto interessato e dipendono da una molteplicità di
fattori di natura tecnica ma anche politica sui quali il Tribunale può
esercitare il suo sindacato solo in presenza di soluzioni chiaramente
inaccettabili. Nulla di tutto ciò appare a proposito della strada di servizio
contestata dal ricorrente con obiezioni alquanto generiche, contrapponendo il
suo personale punto di vista alla scelta operata dal comune. La critica non può
dunque essere accolta.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Nella misura in cui è
ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Il ricorrente é condannato
al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi fr. 300.--.

 

                                   3.   Intimazione :                 -
Sacchi __________ 

                                         - Municipio di ____________

                                       - Consiglio di Stato, Bellinzona

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             Bellinzona

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario