# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b537b3b2-0a11-5a84-ac44-76075d5806ee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-07-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.07.2021 D-3177/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3177-2021_2021-07-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3177/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  l u g l i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Siria,   

patrocinato dall’avv. Lea Hungerbühler e dalla signora 

Ambra Ostinelli, AsyLex, (…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 1° luglio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-3177/2021 

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Visto 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) 2021 

(cfr. atto SEM 2/2),  

il verbale del 13 aprile 2021 concernente il rilevamento dei dati personali 

(cfr. atto SEM 12/11) e quello relativo al colloquio personale Dublino del 16 

aprile 2021 (cfr. atto SEM 15/3),  

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 17/2, 25/2, 28/2, 29/2, 

31/2, 32/2, 36/2, 37/2 e 40/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 1° luglio 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 45/1), me-

diante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), ha pronunciato 

il trasferimento dell’interessato verso l’Italia ed ha incaricando il Cantone 

Lucerna dell’esecuzione del provvedimento; l’autorità in parola ha oltretutto 

consegnato al richiedente gli atti procedurali non soggetti a diniego 

d’esame; infine, la SEM ha tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ri-

corso contro la decisione,  

la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica, 

avvenuta il 2 luglio 2021 (cfr. atto SEM 46/1),  

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 9 luglio 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato) e con cui 

l’insorgente ha postulato in limine la sospensione dell’ordine di allontana-

mento e che le autorità cantonali siano istruite di conseguenza; nel merito, 

ha chiesto l’annullamento della precitata decisione e la concessione 

dell’asilo; in alternativa, egli ha domandato la restituzione degli atti alla 

SEM per una nuova valutazione; l’ulteriore conclusione ricorsuale con la 

quale il ricorrente ha postulato la possibilità di integrare le motivazioni 

esposte nel gravame, una volta visionato l’incarto dell’autorità di prima 

istanza,  

la contestuale istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, il tutto con protesta di costi e spese,  

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il rapporto del 10 luglio 2021 della SEM, secondo il quale il ricorrente è 

scomparso a far tempo dal 10 luglio 2021 (cfr. atto SEM 47/1),  

la decisione incidentale del 13 luglio 2021 con la quale la rappresentante 

legale è stata invitata a comunicare al Tribunale il nuovo indirizzo del suo 

assistito, nonché a produrre una dichiarazione sottoscritta dal ricorrente 

stesso attestante la sua volontà alla continuazione della procedura di ri-

corso, con comminatoria di stralcio della causa dai ruoli in caso di decorso 

infruttuoso del termine,  

il rapporto del 15 luglio 2021 della SEM (cfr. atto SEM 50/1), secondo il 

quale il ricorrente è rientrato in medesima data,  

lo scritto del 15 luglio 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-

trata: 16 luglio 2021), per mezzo del quale la patrocinatrice del richiedente 

ne ha comunicato il domicilio ed ha trasmesso al Tribunale una dichiara-

zione sottoscritta dal suo assistito, con la quale questi conferma l’inten-

zione di mantenere la propria impugnativa,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione 

è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che durante il colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile 

competenza dell’Italia, ha asseverato di non volervi fare ritorno; che in ef-

fetti, egli si sarebbe limitato a transitare nella vicina penisola, Paese nel 

quale non disporrebbe neppure di una rete di contatti non risiedendovi un 

gran numero di cittadini siriani,  

che nella querelata decisione, dopo aver constatato la tacita ammissione 

di competenza da parte dell’Italia e l’ininfluenza delle argomentazioni ad-

dotte durante il colloquio personale Dublino, la SEM ha escluso che nello 

Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione 

del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria 

analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applica-

zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III; che in particolare, oltre all’infezione da scabbia, alla 

sindrome del colon irritabile e all’infezione da Helicobacter pylori – trattate 

per mezzo di una terapia farmacologica – l’interessato non presenterebbe 

afflizioni; che il suo stato valetudinario sarebbe quindi acclarato e non me-

ritevole di ulteriori accertamenti; che del resto, siffatte patologie sarebbero 

trattabili in Italia alla luce della sufficiente infrastruttura medica e della sua 

facoltà di richiedere una presa a carico in base al diritto comunitario; che 

oltretutto,  i recenti cambiamenti legislativi intervenuti nella vicina penisola 

assicurerebbero una protezione accresciuta, segnatamente garantendo la 

permanenza continua di personale medico presso i centri di prima acco-

glienza; che a ciò si aggiungerebbe il fatto che − nel limite dei posti dispo-

nibili e dando la priorità alle persone vulnerabili − l’accoglienza dei richie-

denti l’asilo avrebbe ora luogo nel sistema di accoglienza e integrazione 

(SAI), le cui prestazioni, eccezion fatta per le misure destinate all’integra-

zione, sarebbero offerte indistintamente a richiedenti l’asilo e a beneficiari 

della protezione internazionale; che infine, la SEM ha osservato che solo 

la capacità di trasferimento risulterebbe decisiva,  

che nel proprio gravame, il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al provvedimento sindacato,  

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che in primo luogo, ritenuto lo stato attuale del sistema d’accoglienza ivi in 

essere, un trasferimento verso l’Italia confronterebbe l’insorgente con con-

dizioni disumane (cfr. memoriale ricorsuale, punto 13); che a sostegno di 

tale assunto, l’interessato richiama – presumibilmente, atteso che l’indi-

rizzo internet menzionato nel ricorso non è raggiungibile – un rapporto ela-

borato da due ONG nel dicembre del 2018 denominato “Mutual trust is still 

not enough – The situation of persons with special reception needs trans-

ferred to Italy under the Dublin III Regulation”, 

che in tal senso, malgrado le recenti modifiche legislative, in Italia non sa-

rebbe garantito che per ogni persona idonea ci sia realmente un posto nel 

Sistema d’accoglienza e integrazione (SAI),  

che a ciò si aggiungerebbe il fatto che soffrendo l’interessato di un’infe-

zione da scabbia, da sindrome del colon irritabile e da un’infezione da He-

licobacter pylori, il suo trasferimento verso la vicina penisola sarebbe at-

tuabile unicamente ove possa beneficiare della prontezza medica e delle 

medesime cure ottenute su suolo elvetico; che tuttavia, l’accesso al si-

stema sanitario italiano – già ampiamente sollecitato dalla corrente pande-

mia di coronavirus − sarebbe limitato e di difficile attuazione per alcuni ri-

chiedenti l’asilo; che parimenti, in talune Regioni e in determinati casi, i 

richiedenti non sarebbero esonerati dal costo dei farmaci prescritti; che 

d’altro canto, il Tribunale con sentenza E-3232/2019 avrebbe ritenuto che, 

con l’adozione del  Decreto Salvini, non v’erano più le condizioni per tra-

sferire l’interessato verso la vicina penisola giacché – pur essendovi stato 

in cura due anni e mezzo prima del suo arrivo in Svizzera – non sussiste-

vano garanzie quanto alla continuazione di un’assistenza medica, 

che infine, il provvedimento avversato sarebbe finanche contrario al princi-

pio inquisitorio posto che la SEM non avrebbe ottenuto dagli omologhi ita-

liani le necessarie garanzie individuali circa un corretto trattamento medico 

in Italia,  

che orbene, lo scrivente Tribunale ritiene innanzitutto giudizioso rammen-

tare che nell'ambito di un ricorso contro una decisione di non entrata nel 

merito in materia di asilo, l'oggetto suscettibile di essere impugnato non 

può essere esteso alla questione della concessione dell'asilo che presup-

pone un esame materiale della domanda stessa (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5),  

che di conseguenza, la conclusione tendente alla concessione dell'asilo è 

inammissibile, 

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che altresì preliminarmente, v’è da rilevare che la richiesta ai sensi della 

quale il ricorrente vorrebbe vedersi attribuire la facoltà di completare il ri-

corso previo accesso agli atti di prima istanza, appare pretestuosa,  

che difatti, gli atti procedurali non soggetti a diniego d’esame gli sono già 

stati trasmessi, come previsto dal punto 5 del dispositivo della sentenza qui 

impugnata; che d’altra parte, quandanche questi fossero stati rimessi al 

precedente patrocinatore, nulla permette di ritenere che quest’ultimo sia 

venuto meno ai propri obblighi deontologici rifiutandosi di inoltrarli a sua 

volta alle nuove patrocinatrici del richiedente,  

che perdipiù, il nuovo mandato di rappresentanza affidato ad AsyLex è 

stato sottoscritto in data 7 luglio 2021 (cfr. procura allegata all’impugnativa) 

e che le nuove patrocinatrici – malgrado un termine di ricorso di soli cinque 

giorni lavorativi decorrente in data 9 luglio 2021 − hanno atteso l’ultimo 

giorno utile per l’inoltro dell’impugnativa prima di domandare all’autorità in-

feriore la visione degli atti (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 9, punto 34),  

che così stando le cose, e ritenuto che l’insorgente rimaneva libero di espri-

mersi per iscritto sino all’emissione della presente sentenza, siffatta richie-

sta dev’essere respinta,  

che chiariti tali aspetti, dal profilo materiale, occorre ora chiedersi se l’au-

torità inferiore, che nella decisione impugnata ha ritenuto data la compe-

tenza dell’Italia e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferimento dell’in-

sorgente verso tale Paese, abbia rettamente omesso di entrare nel merito 

della domanda d’asilo presentata da quest’ultimo, 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento,  

che prima di applicare quest’ultima norma, la SEM esamina la competenza 

relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal 

Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

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che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circo-

stanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 Regola-

mento Dublino III, inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013, che 

il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, 

in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato 

membro in questione è competente per l’esame della domanda di prote-

zione internazionale; che detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data 

di attraversamento clandestino della frontiera (art. 13 par. 1 Regolamento 

Dublino III). 

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che altresì, lo Stato membro competente, è tenuto a prendere in carico – 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Rego-

lamento Dublino III),  

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato ad C._______ 

(Italia) il (…) 2021 (cfr. atti SEM 9/1 e 13/1),  

che il ricorrente ha confermato tale riscontro, precisando di essere entrato 

nello spazio Schengen dalla Grecia − senza che venisse interpellato dalle 

autorità elleniche − per poi recarsi in Italia, dove gli sarebbero state rilevate 

le impronte digitali; ch’egli si sarebbe in seguito diretto verso la Svizzera 

(cfr. atto SEM 15/3),  

che su questi presupposti, il 16 aprile 2021 la SEM ha presentato alle au-

torità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regolamento 

Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 Regola-

mento Dublino III (cfr. atto SEM 19/7),  

che non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, l’Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5), 

che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6, 

recentemente anche la sentenza del Tribunale D-529/2021 del 10 febbraio 

2021),  

che, conseguentemente, anche tenuto conto delle argomentazioni addotte 

con il gravame, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-

blino III non si giustifica nel caso di specie, 

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che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né 

invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

prenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua do-

manda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-

spingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali 

rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-

bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in 

un tale Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

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rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in questo contesto, l’attuale giurisprudenza del Tribunale im-

pone alle autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del 

trasferimento, di richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani delle 

garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti asilo 

affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sen-

tenze del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicem-

bre 2020 consid. 4.4.4), 

che essendo decisivo, occorre a questo punto chiedersi, da una parte se 

l’accertamento dei fatti operato dall’autorità inferiore quanto alle affezioni 

di cui soffre l’insorgente sia stato o meno esaustivo e corretto, e dall’altra 

se quest’ultimo rientri o meno nelle casistiche testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-

sione della decisione sindacata, risultava infatti chiaro che la situazione 

medica dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza 

convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui, a 

causa di un rischio di peggioramento serio ed immediato delle affezioni, 

occorreva richiedere garanzie individualizzate all’Italia, 

che dal punto di vista somatico, le condizioni del richiedente fanno stato di 

un’infezione da scabbia, di una sindrome del colon irritabile e da un’infe-

zione da Helicobacter pylori; che tali patologie sono attualmente trattate 

farmacologicamente,  

che nulla permette in specie di partire dall’assunto che il trasferimento 

dell’insorgente comporti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal 

punto che, dopo l’arrivo in Italia, risulti necessaria una presa in carico me-

dica immediata ed ininterrotta secondo la giurisprudenza succitata,  

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che il richiamo alla sentenza E-3232/2019 del 15 ottobre 2019, concer-

nente un richiedente l’asilo affetto da un’importante insufficienza renale ne-

cessitante numerose sedute di emodialisi settimanali, non è atta a mutare 

la valutazione che precede,  

che per il resto, v’è da rimarcare che l’Italia dispone di infrastrutture medi-

che sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-

ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-

mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-

saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-

glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-

stenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva); che l’interessato 

potrà dipoi ovviare ad eventuali difficoltà nell’ottenimento dei farmaci pre-

scrittigli venendo trasferito con una riserva sufficiente,  

che in ogni caso le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente 

garantite in Italia (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 

4 marzo 2020 consid. 5.5 che giunge alla medesima conclusione della sen-

tenza E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.2.7), 

che agli atti non figurano d’altro canto elementi tali da indurre a concludere 

che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

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che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente dell’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto; che altresì, per lo 

stesso motivo la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equi-

valente alle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: