# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** def0f846-3d36-5187-9e89-da4055024daf
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-27
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 27.04.2005 BK 2005 34
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_BK-2005-34_2005-04-27.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 27 aprile 2005 Comunicata per iscritto il: 
BK 05 34

Decisione
Camera di gravame

Presidenza Vicepresidente Bochsler
Giudici Rehli e Hubert 
Attuario Crameri

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Visti i gravami

di X. e B.,  nonchè di A. e  C., impugnanti, tutti rappresentati dall’avv. lic. iur., Roberto 
A. Keller, Casa la Grida, 6535 Roveredo,

contro

il decreto d’abbandono della Procura pubblica dei Grigioni del 25 gennaio 2005, 
comunicato il 28 gennaio 2005, in re contro D., opponente ai gravami, rappresentato 
dall’avv. lic. iur. Andrea Toschini, Casa Moesa, 6535 Roveredo,

concernente minaccia,

è risultato:

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A. Il 29 agosto 2003 X., A., B. e C. hanno denunciato, rispettivamente 
querelato D. per ripetuta coazione, ripetuta minaccia nonché per istigazione a 
coazione ed a minaccia. Aperto con decreto della Procura pubblica dei Grigioni del 
2 settembre 2003 un procedimento penale, i denuncianti, rispettivamente i 
querelanti sono stati sentiti come testi. Il 6 novembre 2003 X. ha testimoniato che 
sospettato da suo zio D. d’avergli rubato del denaro, quest’ultimo il 1° giugno 2003 
gli aveva intimato di restituirglielo, altrimenti l’avrebbe fatto portare a Coira. Il 3 luglio 
2003 gli aveva poi dato del ladro e gli aveva detto che l’avrebbe rovinato 
finanziariamente in spese d’avvocato e gli avrebbe fatto fuori i suoi cani, se non gli 
avesse consegnato i soldi. Il 17 agosto 2003 D. l’aveva inoltre minacciato che gli 
avrebbe fatto fare una brutta morte, se non gli avesse dato il denaro sottratto. Infine 
il 20 agosto 2003 aveva proferito nei suoi confronti delle minacce dicendogli: “Ti 
sgozzo, ti sventro, ti tiro fuori gli intestini con le mie mani”. X. ha altresì messo a verbale 
che D. aveva istigato Z. a minacciare ed a coartare lui ed i suoi familiari. Il 18 
febbraio 2004 sono poi stati interrogati A., B. e C.. A. ha testimoniato che D. gli 
aveva detto che gli avrebbe spaccato la testa, se si fosse immischiato nella 
faccenda riguardante lui ed il suo nipote X.. B. ha deposto di non essere stata 
minacciata, ma unicamente insultata da D., che l’aveva però spaventata, poiché 
aveva minacciato il suo marito X.. C. ha dichiarato di non saper dire se la minaccia 
proferita contro il suo fidanzato A. era stata rivolta anche a lei. Aveva però sentito 
che D. le aveva dato della troia. 

Confrontato con tutti questi addebiti, D. li ha contestati.

B. Con decreto del 25 gennaio 2005, comunicato il 28 gennaio 2005, la 
Procura pubblica ha abbandonato la procedura. A motivo ha in sostanza addotto 
che X. aveva testimoniato di non aver avuto paura di D.; poichè non era stato 
spaventato o intimorito, le minacce non potevano quindi essere reputate gravi ai 
sensi dell’art. 180 CP. Quanto alla minaccia proferita da D. nei confronti di A. era da 
considerare l’età e lo stato fisico dei due contendenti. D. aveva 70 anni, mentre che 
A. era un giovane di 22 anni in piene forze. Inoltre era stato A. ad alzare i pugni 
contro D., che era indietreggiato. Era quindi da escludere che A. aveva provato 
spavento o timore da D.. Inoltre a quest’ultimo la commissione del reato di minaccia 
non poteva essere comprovata per insufficienza di prove, dovuta alle contrastanti 
testimonianze ed agli interessi dei denuncianti, rispettivamente querelanti. 
Sufficientemente non documentato era poi che D. aveva istigato Z. a minacciare X. 
ed i suoi familiari. Per un’istigazione mancavano prove o indizi concreti. Pur 
ammettendo che il 21 agosto 2003 Z. aveva proferito delle minacce, le divergenti 

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deposizioni dei testi non permettevano di accertare chi aveva dato inizio all’alterco. 
Le denunce, rispettivamente le querele di B. e C. erano infine prive di fondamento, 
poiché esse non erano state minacciate ma unicamente insultate. 

C. Avverso questo decreto d’abbandono X., A., B. e C., il 21 febbraio 
2005, hanno inoltrato gravame alla Camera di gravame del Tribunale cantonale dei 
Grigioni ed hanno chiesto:

“1. Il gravame è accolto e il decreto impugnato annullato.

2. Conseguentemente, D. sia perseguito e punito a norma di legge 
per i reati di ripetuta minaccia e ripetuta coazione (art. 180 CP e 
181 CP). Eventualmente per ripetuta tentata minaccia ai sensi 
dell’art. 180 cpv. 1 in unione all’art. 21 CP. 

3. In ogni caso, con protesta di spese, tasse e ripetibili.

La Procura pubblica ed D. hanno proposto la reiezione del gravame.

La Camera di gravame considera :

1. Ai sensi dell’art. 138 LGP il gravame alla Camera di gravame del Tri-
bunale cantonale dei Grigioni può essere proposto contro i decreti e le decisioni del 
Procuratore pubblico nonchè contro gli atti degli organi inquirenti da lui approvati 
(decreti di rifiuto e d’abbandono). Giusta l’art. 139 cpv. 1 LGP è legittimato a proporlo 
chiunque è colpito dal decreto impugnato e fa valere un interesse tutelabile alla sua 
abrogazione o modifica. Segnatamente il danneggiato può presentare gravame 
contro decreti di rifiuto e d’abbandono (art. 81 e 82 LGP). Le premesse della legitti-
mazione - l’esser colpito dal querelato decreto e l’interesse tutelabile alla sua abro-
gazione o modifica - devono essere adempite cumulativamente. Il gravame dev’es-
sere motivato e presentato entro 20 giorni dalla ricezione del decreto impugnato 
(art. 139 cpv. 2 e 3 LGP, 20 LPAC).

Danneggiato e di conseguenza legittimato a proporre gravame è, per co-
stante dottrina, chi ha subito direttamente un pregiudizio ideale o materiale da un 
atto punibile. Danneggiato ai sensi del diritto processuale penale è quindi la vittima, 
vale a dire il soggetto giuridico del diritto, protetto dall’ordinamento penale, contro 
cui è rivolto il reato. Che il danneggiato sia legittimato ad inoltrare gravame (art. 139 
cpv. 1 LGP) dev’essere inteso come esempio. Come è stato esposto, legittimato è 
soltanto chi è colpito dall’impugnato decreto e fa valere un interesse tutelabile alla 
sua abrogazione o modifica. Conformemente alla prassi della Camera di gravame 

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è ritenuto colpito da una decisione chi sta in una relazione particolarmente stretta 
coll’oggetto della stessa, vale a dire in particolare chi ha partecipato alla procedura 
che ha portato all’impugnata decisione (PTC 1993 no. 41, 1988 no. 54, 1975 no. 
60), ed un interesse tutelabile ai sensi dell’art. 139 cpv. 1 LGP è reputato l’interesse 
giuridico. Interesse giuridico è ritenuto anche il presunto o supposto pregiudizio 
ideale e materiale alla situazione giuridica dell’impugnante (PTC 1993 no. 41, 1988 
no. 54).

Senza dubbio nei confronti di X., A., B. e C. le premesse della legittimazione 
testè esposte sono adempite. Il gravame è poi stato inoltrato tempestivamente e 
nella dovuta forma, per cui è ricevibile in ordine.

2. Prescindendo da eccezioni che nel concreto caso non si sono verifi-
cate, il gravame è di pura natura cassatoria (PTC 1999 no. 36). Nell’ambito della 
procedura di gravame che serve alla correzione di atti istruttori viziati non è ammis-
sibile, come pretende l’impugnante, emanare un verdetto di colpevolezza, quindi 
una sentenza di merito. Questo è compito del giudice di merito. La Camera di gra-
vame può unicamente vagliare se oggettivamente e soggettivamente sono adem-
pite le premesse per una persecuzione penale, vale a dire se la fattispecie da ap-
prezzare è o non è sufficiente per promuovere un’accusa. È la fattispecie da giudi-
care insufficiente e non sono reperibili mezzi di prova, che possibilmente potrebbero 
modificarla, il gravame dev’essere respinto e il decreto d’abbandono protetto. Nel 
caso contrario il gravame va accolto, il decreto d’abbandono annullato e la causa 
rinviata all’istanza precedente per il completamento dell’istruttoria e nuova deci-
sione.

3. Contro decisioni di gravame può esser proposto gravame per illegalità 
o inadeguatezza (art. 138 LGP). Con questo rimedio l'impugnante può far valere 
non solo la violazione di diritto ma anche la disattenzione del potere d'apprezza-
mento; tuttavia soltanto l'eccesso o l'abuso di codesto potere è sindacabile da parte 
della Camera di gravame (Padrutt, Kommentar zur Strafprozessordnung des Kan-
tons Graubünden, 2. Aufl., Chur 1996, pag. 349 seg.). Un decreto d'abbandono è 
adeguato e resiste al controllo del potere discrezionale se sulla scorta del risultato 
dell'istruttoria è da concludere che un reato oggettivamente e soggettivamente non 
è sufficientemente dimostrato e di conseguenza ci si dovrebbe aspettare il proscio-
glimento dell'imputato e se non sono più ravvisabili mezzi di prova, che potrebbero 
influenzare questo risultato (PTC 1995 no. 45). Le premesse per l'abbandono dell'in-
dagine sono quindi di massima sempre date, se vi sono dei motivi di fatto o di diritto 

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materiale o formale, che escludono un'ulteriore attività processuale o che sono poco 
promettenti per la probabilità di una condanna, vale a dire se all'indiziato non può 
esser messo a carico un atto punibile. Il giudice istruttore deve quindi occuparsi del 
risultato dell'indagine sotto due aspetti. Da una parte devono essere fornite e valu-
tate le prove, in altre parole devono esserci delle prove e va esaminata la loro at-
tendibilità. L'abbandono della procedura si rivela giustificato se mancano le prove o 
se una valutazione complessiva delle stesse porta alla sostenibile conclusione che 
una condanna è improbabile, che quindi l'indiziato sarebbe assolto. Dall'altra parte 
l'abbandono premette forzatamente che sia fondato su un risultato definitivo; ogget-
tivamente non devono più esser visibili dei mezzi di prova, che potrebbero influen-
zarlo in senso contrario (Padrutt, op. cit., cifra 3.3 all'art. 82).

4. Innanzitutto è da rilevare che l’abbandono della procedura penale nei 
confronti di D. per presunta istigazione di Z. a commettere minaccia contro X. ed i 
suoi familiari, rispettivamente il rifiuto d’estendere l’istruttoria penale, oggetto degli 
interrogatori di cui agli atti 3.19 – 22, 26 e 27, a carico di Z. non sono stati impugnati 
(cfr. la cifra no. 2 del petito del gravame) e di conseguenza non devono essere 
vagliati. 

5. B. ha testimoniato che D. personalmente non l’aveva minacciata, ma 
che da lui era stata solo insultata. Ciononostante le aveva incutato spavento, poiché 
aveva minacciato suo marito X. ed aveva minacciato di ammazzare i suoi cani (atto 
3.16, pag. 2). C. ha attestato che D. aveva detto al suo fidanzato A.: “Vi spacco la 
faccia”, ma non sapeva dire se la minaccia era rivolta anche a lei, poichè era pre-
sente pure X. (atto 3.17, pag. 2). Inoltre ha deposto che era del parere che D. non 
li avrebbe ammazzati (atto 3.17, pag. 5). È quindi lecito inferire che le minacce non 
sono state proferite contro le due donne, bensì contro il di loro marito, rispettiva-
mente fidanzato. Non loro sono state minacciate con un male, che sarebbe stato 
inflitto al marito ed al fidanzato, ma i loro uomini, sicchè esse non sono vittime delle 
minacce. Di conseguenza la procedura penale per minaccia nei loro confronti è 
stata a ragione abbandonata. Ciò vale anche quanto alla minaccia di ammazzare i 
cani, che probabilmente appartengono a B., dato che tale minaccia, secondo il so-
stenibile parere della Procura pubblica, non è grave ai sensi dell’art. 180 CP. Per 
questi motivi i gravami di B. e C. si rivelano infondati e devono essere respinti.

6. a) La fattispecie di minaccia conformemente all’art. 180 CP è adempita 
se sono realizzate due condizioni; da una parte la minaccia dev’essere grave e 
dall’altra deve suscitare spavento o timore alla persona minacciata. Se poi la mi-

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naccia è un mezzo per costringere la vittima a fare, omettere o tollerare un atto, si 
ha concorso imperfetto di reati ed è applicabile unicamente l’art. 181 CP. Nel con-
creto caso le minacce proferite da D. contro il nipote X. che l’avrebbe fatto portare 
a Coira, vale a dire che l’avrebbe denunciato e fatto arrestare per furto, che 
l’avrebbe rovinato finanziariamente in spese d’avvocato e gli avrebbe fatto fuori i 
cani, che gli avrebbe fatto fare una brutta morte ed infine che l’avrebbe sgozzato, 
sventrato e gli avrebbe tirato fuori gli intestini colle sue mani, come pure quella 
proferita contro A. che gli avrebbe spaccato la testa, sono da qualificare gravi ai 
sensi dell’art. 180 CP e di conseguenza anche quali minacce di grave danno ai sensi 
dell’art. 181 CP, per cui le esigenze sono meno severe (cfr. Trechsel, 
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2. Aufl., Zürich 1997, n. 1 – 3 
all’art. 180 CP, n. 1 – 5 all’art. 181 CP). Contrariamente all’assunto della Procura 
pubblica la fattispecie di grave minaccia giusta l’art. 180 CP s’è quindi realizzata ed 
a ciò nulla mutano le circostanze che stando ai minacciati, per le loro stesse 
asserzioni, rispettivamente a causa delle loro superiorità corporali, non sono stati 
spaventati o intimoriti. Certo, come a ragione fa valere il rappresentante degli 
impugnanti, in tal caso la fattispecie dell’art. 180 CP, rispettivamente quella dell’art. 
181 CP non è adempita (consumata), poiché le vittime non hanno provato spavento 
o timore, ma per dottrina e giurisprudenza può esserci il tentativo, ciò che la Procura 
pubblica non ha vagliato e quindi dovrà esaminare (cfr. Trechsel, op. cit., n. 3 all’art. 
180 CP; Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 7. Aufl., Zürich 1997, pag. 338; DTF 99 IV 
215). 

b) A differenza di quanto esposto nell’impugnato decreto d’abbandono, 
la questione di sapere se D. ha proferito le testè citate minacce non può essere 
semplicemente negata con delle imprecise, sulla scorta degli atti non manifeste 
contraddizioni nelle deposizioni dei testimoni ed in base agli interessi degli stessi. 
Che le minacce siano state espresse è sì contestato dall’imputato (atto 3.6), ma è 
confermato dalle due vittime (atti 3.8 e 3.15) e dalle due testi (atti 3.16 e 3.17), che 
sono state interrogate dopo essere state ammonite a dire la verità e dopo che loro 
sono state comminate le pene previste dall’art. 307 CP in caso di false 
testimonianze. Ci si trova quindi dirimpetto a contrastanti deposizioni, che possono 
sì giustificare l’abbandono della procedura, ma ciò unicamente se esso è imposto 
da una valutazione globale delle stesse. Nell’evenienza concreta non può esser 
detto che la valutazione globale della deposizione e delle testimonianze delle parti 
giustifichi l’abbandono del procedimento, poiché è assodato che il presunto furto ed 
il sospetto che X. fosse l’autore dello stesso sono stati la causa della lite ed inoltre, 
conformemente alle testimonianze, più volte è stata chiamata la polizia (cfr. p. es. 

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l’atto 3.8, pag. 2 seg.). Se le minacce dovessero essere reputate non documentate 
s’imporrebbe di completare l’istruttoria coll’interrogatorio degli agenti di polizia che 
si sono occupati degli eventi. 

7. Da ultimo il rappresentante degli impugnanti censura a ragione che col 
querelato decreto d’abbandono non è stata spesa una parola quanto alla questione 
di sapere se è eventualmente adempita la fattispecie di coazione ai sensi dell’art. 
181 CP, che pone esigenze meno severe alla minaccia di grave danno e che quindi 
avrebbe la priorità rispetto alla minaccia. La Procura pubblica dovrà quindi vagliare 
anche questa fattispecie.

8. Ne viene che i gravami di X. e di A. devono essere accolti e 
l’impugnato decreto d’abbandono va annullato nella misura in cui ha come oggetto 
l’istruttoria a loro scapito. La causa è rinviata alla Procura pubblica per l’esame se 
caso mai v’è tentativo di minaccia o coazione, rispettivamente tentata coazione ed 
eventualmente per il completamento dell’inchiesta tramite l’interrogatorio degli 
agenti di polizia che si sono occupati degli episodi.

9. L’esito di questa procedura ha per conseguenza che i costi della 
stessa vanno per metà a carico del Cantone dei Grigioni e per metà, in solido, a 
carico di B. e C. (art. 160 cpv. 1 e 3 LGP). X. e A. hanno diritto ad una ridotta 
indennità a titolo di ripetibili (art. 160 cpv. 4 LGP).

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La Camera di gravame decide :

1. I gravami di B. e C. sono respinti.

2. I gravami di X. e A. sono accolti e la causa è rinviata alla Procura pubblica 
dei Grigioni nel senso dei considerandi.

3. I costi della procedura di gravame di fr. 800.-- vanno per metà a carico del 
Cantone dei Grigioni e per metà, in solido, a carico di B. e C..

4. Il Cantone dei Grigioni rifonde a X. e A. una ridotta indennità a titolo di ripeti-
bili di fr. 600.--.

5. Comunicazione a:

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Per la Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Vicepresidente L'Attuario