# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d675ad8a-51e9-508a-bc13-45032ca2fd2a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.03.2010 D-1068/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1068-2010_2010-03-01.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1068/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 °  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Algeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1068/2010

Visto:

la prima domanda d'asilo che l'interessato ha depositato in Svizzera in 
data (...), allegando di essere minorenne, 

la  decisione  dell'UFM  del  15  luglio  2009,  con  cui  detto  Ufficio  ha 
stabilito la maggiore età del ricorrente e non è entrato nel merito della 
succitata  domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  della  legge 
sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), cresciuta in giudicato 
il 30 luglio 2009,

la  seconda  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  inoltrato  il  (...)  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno e 
mediante il  quale l'ha reso attento circa la necessità  di  consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

il verbale d'audizione del 29 gennaio 2010, in occasione della quale al 
richiedente,  tra l'altro, è stato conferito  il  diritto  di  essere sentito sul 
fatto  che  l'UFM  lo  consideri  maggiorenne  alla  luce  delle  risultanze 
della prima procedura d'asilo,

il verbale d'audizione del 12 febbraio 2010,

la decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010, notificata all'interessato lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dal 
ricorrente),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
22 febbraio 2010  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato)  contro  la 
precitata decisione dell'UFM,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

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e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito nei 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo appare inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino algerino di etnia araba, e di essere nato a B._______ 
il (...); che egli ha allegato di essere tornato in Algeria agli inizi del (...) 
2009 al termine della prima procedura d'asilo in Svizzera e di esservi 
rimasto una (...) di giorni, prima di nuovamente espatriare il (...),

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che egli ha dichiarato di avere lasciato il suo Paese d'origine per due 
motivi: da una parte, dal suo ritorno in Algeria, un gruppo armato del 
quale non conoscerebbe il nome, lo avrebbe nuovamente minacciato 
di morte nel caso in cui si sarebbe rifiutato di aderirvi, e, dall'altra, la 
polizia lo avrebbe convocato a seguito di una denuncia che suo padre 
avrebbe  inoltrato  durante  la  sua permanenza in  Svizzera  in  legame 
alle minacce subite,

che l'interessato ha affermato di essersi imbarcato a C._______ a fine 
(...)  2009  e  di  avere  raggiunto  D._______  ed  in  seguito,  dopo  (...) 
settimane  trascorse  in  Francia,  la  città  italiana  di  E._______,  dove 
avrebbe vissuto circa  (…) settimane illegalmente  presso gli  zii;  che, 
infine,  viaggiando  in  treno  da  F._______,  egli  avrebbe  raggiunto 
G._______ (Svizzera) agli inizi di (...) 2010, dove la polizia lo avrebbe 
fermato e messo in detenzione,

che il ricorrente ha dichiarato di avere viaggiato sempre sprovvisto di 
documenti d'identità e senza mai subire controlli,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che,  nella  decisione del  22  febbraio  2010,  l'UFM ha ritenuto,  da  un 
lato, che la maggiore età del ricorrente sarebbe stata stabilita già in 
occasione  della  prima  procedura  d'asilo,  e,  dall'altro,  che  egli  – 
nonostante  l'obbligo  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti  sancito 
dall'art.  8  cpv. 1  LAsi  –  non sarebbe riuscito  a  convincere  l'autorità 
della sua minore età, non avendo presentato alcuna prova a sostegno 
della  stessa,  ragione  per  cui  l'audizione  sui  fatti  si  sarebbe  svolta 
senza una persona di fiducia; che, inoltre, l'UFM ha sottolineato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi  dell'art.  1a  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a 
questioni  pregiudiziali  dell'11  agosto  1999  (OAsi  1,  RS  142.311),  e 
dall'altro lato, che nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 al. 3 LAsi 
è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  l'Algeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

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che, nel ricorso, l'insorgente ribadisce di essere nato il (...) e censura 
la  modifica  –  a  sua detta  eseguita  per  la  seconda volta  in  maniera 
arbitraria – da parte dell'UFM della sua data di nascita, sottolineando 
come il suo aspetto fisico rispecchi la sua minore età;  che egli allega 
di  non  avere  potuto  consegnare  alcun  documento  non  per  la  sua 
mancanza  di  volontà,  bensì  per  una  situazione  di  oggettiva 
impossibilità,  visto  che  non  avrebbe  mai  posseduto  documenti 
d'identità e che gli sarebbe impossibile fare alunchè per procurarsene, 
trovandosi ora in Svizzera; che, pertanto, egli  contesta che nel  caso 
concreto  non  sussitano  motivi  scusabili  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 3 lett. a  LAsi;  che,  inoltre,  egli  contesta  che  nella  fattispecie 
non  ricorrano  i  presupposti  dell'art.  32  cpv.  3  lett.  c  LAsi  circa  la 
necessità  di  ulteriori  chiarimenti  per  l'accertamento  della  qualità  di 
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento:  che  egli,  in  tale  contesto,  dichiara  di  avere 
lasciato il suo Paese perchè minacciato da un gruppo terroristico che 
si  accanirebbe contro di  lui  essendo figlio di  un militare dell'esercito 
algerino  e  perchè,  sempre  al  suo  ritorno  in  Algeria  dopo  la  prima 
procedura d'asilo, egli  sarebbe stato convocato dalla gendarmeria in 
seguito alla denuncia inoltrata dal padre durante la sua assenza; che 
egli  definisce altresì  "irrealistica"  una protezione effettiva dallo  Stato 
per  quanto  successogli;  che,  infine,  egli  lamenta  una  situazione 
disastrosa  nel  suo  Paese,  governato  da  un  regime  che  non 
rispetterebbe  i  diritti  umani,  e  chiede  che  sia  verificato  il  carattere 
inesigibile di un suo eventuale allontanamento,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione  provvisoria;  che  egli  ha  altresì  presentato  una 
domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali, 

che, giusta l'art. 7 cpv. 2 OAsi 1, per il richiedente l'asilo minorenne, 
che non è accompagnato, viene nominata una persona di fiducia per la 
durata della procedura d'asilo o d'allontanamento, ma al massimo fino 
alla  nomina  di  un  curatore  o  di  un  tutore,  oppure  fino  al 
raggiungimento  della  maggiore  età;  che  la  designazione  di  una 
persona di  fiducia presuppone tuttavia la dimostrazione da parte del 
richiedente  l'asilo,  perlomeno  nel  senso  della  probabilità 

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preponderante,  dell'allegata  minorità  (v.  Giurisprudenza  ed 
Informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA]  2001  n.  22  e  relativo  riferimento);  che,  nell'ambito 
dell'accertamento  dei  fatti  è  altresì  possibile  ricorrere  all'ausilio  di 
metodi scientifici (art. 7 cpv. 1 OAsi 1), 

che,  come  precedentemente  evocato,  la  decisione  dell'UFM  del 
15 luglio 2009,  con la quale l'autorità di  prime cure ha concluso alla 
maggiore età del ricorrente, è cresciuta in giudicato, 

che se il  ricorrente avesse voluto confutare il  giudizio reso dall'UFM 
durante  la  prima  procedura  d'asilo  sulla  sua  maggiore  età,  egli 
avrebbe  potuto  inoltrare  ricorso  al  TAF  avverso  la  decisione  del 
15 luglio 2009, cosa che, invece, dagli atti non risulta avere fatto,

che, inoltre, egli, nonostante sapesse – avendo già inoltrato una prima 
domanda  d'asilo  in  Svizzera  nel  (...)  2009  –  di  doversi  identificare 
dinanzi alle autorità svizzere e di dover assumere l'onere della prova in 
caso  di  allegata  minore  età,  ha  nuovamente,  durante  la  seconda 
procedura  d'asilo,  dichiarato  di  essere  minorenne,  senza  tuttavia 
presentare alcun documento d'identità o mezzo di prova comprovante 
l'allegata minore età,

che, pertanto, il ricorrente è da considerasi maggiorenne,

che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  confermare  la  mancata 
designazione  al  ricorrente  di  una  persona  di  fiducia  ai  sensi 
dell'art. 17 cpv. 3 LAsi, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

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che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine degli studi (Decisioni del Tribunale amministrativo federale [DTAF] 
2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che, d'altronde, non soccorrono l'insorgente le stereotipate allegazioni 
secondo cui gli sarebbe impossibile farsi pervenire dei documenti visto 
che non ne avrebbe mai posseduti e che si troverebbe fuori  dal suo 
Paese (cfr. ricorso pag. 2 e verbale audizione del 29 gennaio 2010 [di 
seguito  verbale  1]  pag.  4),  in  quanto  tali  affermazioni  non 
rappresentano  dei  motivi  scusabili  ai  sensi  dell'art.  32  cpv. 3  lett.  a 
LAsi,

che, in merito all'asserito viaggio intrapreso dall'Algeria, il ricorrente ha 
in  particolare  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  sprovvisto  di 
qualsivoglia  documento  e  di  non  essere  mai  stato  controllato 
(cfr. verbale  d'audizione  del  12  febbraio  2010  [di  seguito  verbale  2] 
pag. 4/D26); che, inoltre, egli ha fornito indicazioni vaghe in merito alle 
circostanze  dell'imbarco  e  all'indirizzo  a  E._______  presso  il  quale 
avrebbe  trascorso  non  solo  (...)  giorni  prima  di  entrare  in  Svizzera, 
bensì  pure  del  tempo  prima  di  rientrare  in  Algeria  al  termine  della 
prima procedura d'asilo (cfr. verbale 2 pag. 2/D7); che, interrogato sul 
perchè egli  non abbia  portato  con sé documenti  d'identità,  egli  si  è 
giustificato con il carattere illegale del suo viaggio, rispettivamente con 
il suo timore di essere rimpatriato (cfr. verbale 1 pag. 2), per poi, poco 
dopo, allegare di non avere mai chiesto un passaporto perchè ancora 
minorenne,  rispettivamente  di  non  avere  chiesto  l'emissione  di  una 
carta  d'identità  in  quanto non necessaria  nel  suo Paese (cfr. ibidem 
pag.  4);  che,  esortato  a  specificare  la  ragione  per  cui  egli  sarebbe 
entrato  in  Svizzera  nuovamente  sprovvisto  di  documenti,  egli  ha 
allegato che il lasso di tempo che avrebbe trascorso tra la prima e la 
seconda procedura d'asilo ([...] giorni) sarebbe stato troppo corto per 

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procurarsi  una  carta  d'identità  (cfr.  verbale  1  pag.  4  e  verbale  2 
pag. 4/D25),

che,  inoltre,  varcare  il  confine  di  Schengen  senza  subire  alcun 
controllo – come il ricorrente sostiene di avere fatto – costituisce, allo 
stato attuale, un'impresa pressoché impossibile,

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte,

che le indicazioni dell'insorgente in merito ai suoi documenti, al viaggio 
intrapreso ed alle sue modalità risultano vaghe, contraddittorie e non 
corroborate  da  elementi  concreti  che  ne  supporterebbero  la 
verosimiglianza,

che, peraltro, il ricorrente avrebbe avuto circa due settimane di tempo 
tra l'audizione sulle generalità, in cui egli è venuto a conoscenza degli 
obblighi elencati nel foglio arancione consegnatogli all'arrivo al Centro 
di  registrazione  e  procedura  di  G._______  (cfr. verbale  audizione  1 
pag. 5), e la seconda audizione per, per lo meno, avviare tentativi al 
fine di  procurarsi  dei  documenti  d'identità  (ad esempio contattando i 
familiari  in  Patria,  come  lui  stesso  ha  proposto  e  pertanto  ritenuto 
fattibile), rimanendo invece del tutto inattivo in tal senso, per cui non si 
può logicamente parlare, come egli pretenderebbe di fare nel gravame 
di ricorso, di una situazione di "oggettiva impossibilità", 

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, 
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli  dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni 
della causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 

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stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di  essere fuggito  una 
seconda volta dal suo Paese per timore di un gruppo armato che lo 
avrebbe nuovamente minacciato di morte al suo rientro in Algeria, nel 
caso in cui egli si sarebbe rifiutato di aderirvi, e perchè la gendarmeria 
lo avrebbe convocato a seguito della denuncia inoltrata da suo padre 
durante la sua permanenza in Svizzera,

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi), 

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, il ricorrente, benchè abbia asserito che l'inizio 
delle minacce da parte di un gruppo armato risalirebbero a diversi anni 
or  sono,  non  è  stato  in  grado  di  indicarne  il  nome  (cfr.  verbale  2 
pag. 5/D37), rispettivamente di  fornire informazioni precise sui  motivi 
dell'accanimento  nei  suoi  confronti,  dichiarando  vagamente  che  la 
ragione starebbe forse nel fatto che suo padre possiederebbe un'arma 
che  egli,  in  caso  di  adesione  al  gruppo,  avrebbe  potuto  sottrargli 

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(cfr. ibidem pag. 6/D44); che interrogato sulla denuncia del padre, egli 
ha risposto di non sapere quando egli l'avrebbe sporta (cfr. verbale 1 
pag. 6), per poi smentirsi indicando dapprima vagamente il periodo in 
cui egli si trovava in Svizzera (cfr. verbale 2 pag. 5/D32) e, subito dopo, 
invece collocare la denuncia precisamente nel periodo del Ramadan, 
ovvero  nel  (…)  2008 (cfr. ibidem pag. 5/D33); che ciò,  tuttavia,  non 
risulta  credibile  alla  luce  del  fatto  che  egli,  a  suo  stesso  dire,  ha 
varcato il  confine svizzero per la  prima volta  nell'  (...)  2009 (cfr. atti 
prima  procedura  d'asilo);  che  la  dichiarazione  secondo  cui,  al  suo 
ritorno in Algeria, egli si sarebbe trasferito in città, nella nuova dimora 
dei genitori (cfr. ibidem pag. 7/D57), mal si sposa con l'asserzione resa 
in  fase  di  prima  audizione,  secondo  la  quale  egli,  il  giorno  dopo  il 
colloquio  con  un  membro  del  membro  armato,  avrebbe  lasciato  "il  
villaggio" (cfr. verbale 1 pag. 6): egli, infatti, sentito per la prima volta, 
non ha mai accennato ad un trasferimento (suo o dei genitori) in città, 
rispettivamente  un  tale  spostamento  non  è  neppure  evincibile  dal 
contesto  dell'audizione;  che,  oltre  al  carattere  vago  di  varie 
dichiarazioni del ricorrente, diversi aspetti della sua vicenda risultano 
illogici e pertanto inverosimili; che, a guisa d'esempio, se egli avesse 
veramente  vissuto  quanto  raccontato  ed  avesse  fondato  timore  di 
essere ucciso dal gruppo armato, secondo la logica dell'agire egli non 
solo  non  sarebbe  di  certo  tornato  nel  suo  villaggio  d'origine,  ma  si 
sarebbe ben guardato dall'aprire  la porta ad un membro del  gruppo 
(riconosciuto  come  tale,  cfr.  verbale  2  pag.  9/D76),  per  addirittura 
parlargli  e  raccontargli  di  essere  stato  convocato  dalla  polizia 
(cfr. verbale  1  pag.  6);  che,  inoltre,  se  egli  fosse  realmente  stato 
minacciato  al  suo  ritorno,  mal  si  comprende  come  mai  egli  abbia 
aspettato ben (...) giorni prima di sottrarsi al pericolo di essere ucciso 
ed espatriare; che la ragione resa per tale comportamento ("[…] prima 
non potevo; siccome sono espatriato illegalmente, questo è difficile", 
cfr.  verbale  2  pag.  10/95)  esula  da  ogni  logica;  che,  se  avesse 
realmente temuto il gruppo armato, egli, secondo la logica dell'agire, si 
sarebbe  rivolto  alle  autorità,  tantopiù  che  queste,  tramite  la 
convocazione a presentarsi in gendarmeria, gli avrebbero mostrato la 
volontà,  a  seguito  della  denuncia  sporta  dal  padre,  di  chiarire  i  fatti 
accadutigli;  che,  pertanto  e  convenendo  con  l'autorità  inferiore,  le 
dichiarazioni  del  ricorrente  a  sostegno  della  sua  domanda  non 
meritano credibilità, 

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che, per sovrabbondanza, nel memoriale di ricorso il ricorrente non si 
è  espresso  circa  le  puntuali  contraddizioni  rilevate  dall'UFM, 
limitandosi a definire "vero" il suo racconto,

che, per di più, l'insorgente non ha neanche denunciato lui stesso alle 
autorità  del  suo Paese quanto accaduto  (cfr. verbale 2 pag. 6/D53), 
nonostante abbia avuto la possibilità di farlo,

che,  peraltro,  i  motivi  fatti  valere  dal  ricorrente  nell'ambito  della 
procedura in esame, ovvero le minacce subite da parte di terzi nonché 
la  convocazione  da  parte  della  polizia  in  seguito  ad  una  denuncia 
sporta  dal  padre,  sono,  come  facilmente  riconoscibile,  palesemente 
irrilevanti e non costituiscono di per sé, un indizio proprio a giustificare 
la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi, tanto meno determinante 
per  la  concessione  della  protezione  provvisoria  giusta  gli  art.  66  e 
segg. LAsi  (che presuppone una decisione di  principio del  Consiglio 
federale che non è notoriamente data nel caso concreto),

che, oltre a ciò, non v'è ragione di ritenere che il ricorrente non possa 
ottenere  dalle  autorità  in  Algeria,  se  opportunamente  sollecitate, 
un'appropriata  protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo di terzi nei suoi confronti, tantopiù che egli ha dichiarato di 
non  avere  mai  avuto  problemi  con  le  autorità  del  suo  Paese 
(cfr. verbale 2 pag. 6/D52 e 10/D87),

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  TAF  E-423/2009 
dell'8 dicembre 2009 consid. 8, destinata alla pubblicazione), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Algeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 

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(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere  possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83 cpv. 3 LStr) 
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Algeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che, per quanto attiene alla situazione personale dell'insorgente, egli è 
giovane, ha svolto un apprendistato di (…) (cfr. verbale 2 pag. 4/D28) 
ed ha anche lavorato come falegname per un paio di mesi (cfr. ibidem 
pag. 3/D15 e verbale 1 pag. 2); che egli,  oltre alla sua lingua madre 
(arabo), dispone di – seppure elementari – conoscenze dell'italiano e 
del  francese  (cfr. verbale  1  pag.  3);  che,  inoltre,  può  beneficiare  in 

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Patria di  una rete social-familiare, potendo per lo meno fare capo ai 
genitori e ad una sorella (cfr. ibidem pag. 3), 

che, d'altronde, egli non ha preteso di soffrire di problemi medici che 
possano  giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (v. GICRA 2003 
n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la 
necessità  di  una  permanenza  dell'insorgente  in  Svizzera  per  motivi 
medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure  dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza.  

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  procedura  di 
G._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- H._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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