# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63b424fa-f0a1-5e73-b1bf-44ca68dee48e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-08-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 04.08.2000 INC.2000.25003
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-25003_2000-08-04.html

## Full Text

N. 250.2000.3 R                                                         Lugano,
4 agosto 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo
formulato in data 30 giugno / 3 luglio 2000 dalla

 

__________

(rappresentata dall'avv. dott. __________)

 

contro la decisione 19 giugno
2000 della PP avv. __________, con cui è stato ordinato il dissequestro di metà
del provento netto (previa deduzione di importi specificatamente indicati nella
decisione impugnata) trattenuto dal notaio rogante avv. __________ e derivante
dalla compravendita della part. n. __________ RFD __________, con effetto della
decisione a crescita in giudicato della stessa;

 

lette le osservazioni formulate
in data 10 luglio 2000 da __________, nonché lo scritto 17 luglio 2000 (e
quindi intempestivo) della PP avv. __________ con cui si rimette al prudente
giudizio del Giar;

 

letti ed esaminati gli atti
formanti l'inc. 2770/2000;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

1.

 

I fatti posti alla base della presente
decisione possono essere, in parte almeno, ripresi dalla decisione di questo
giudice del 7 giugno scorso in materia di libertà provvisoria dell'accusata. In
sostanza può essere ritenuto come:

 

__________, incensurata
ticinese cinquantatreenne domiciliata a __________, si è costituita
spontaneamente alle autorità giudiziarie penali ticinesi il 27 aprile 2000
ammettendo di avere, nella sua veste di amministratrice della __________,
società facente capo alla Banca __________, impiegato a profitto proprio
complessivamente ca. CHF 900'000.- prelevati da conti di clienti (intestati a
società) e ciò previo ottenimento della firma necessaria da parte dell'avv.
__________ che 

 

 

 

riponeva in lei la più
ampia fiducia. La PP avv. __________ ha promosso l'accusa per titolo di
appropriazione indebita, truffa, sub. amministrazione infedele. L'arresto di
__________ è stato confermato da questo giudice per motivi istruttori.

 

L'istruttoria subito
avviata ha permesso di stabilire come l'accusata pur essendo al beneficio di
stipendio di tutto rispetto (CHF 12'000.- mensili lordi oltre al versamento di
un bonus annuo) si sia trovata in difficoltà finanziaria per un'asserita
incapacità di gestirsi. Per ovviare a tale situazione, ed in particolar modo
per fronteggiare il versamento di pubblici tributi, __________ ha ammesso di
aver fatto capo a beni di spettanza di armatori italiani, clienti della
__________, società che l'accusata - su incarico del direttore __________ della
Banca __________ - aveva ripreso agli inizi del 1990 ed aveva sviluppato
commercialmente. __________ ha limitato il suo agire a partire dal luglio 1997
e cifrato il suo indebito profitto in CHF 900'000.-.

 

Gli accertamenti svolti
dalla PP presso i clienti italiani hanno permesso invece di indiziare un danno
per un importo decisamente superiore (almeno 1,6 mia Lit). Nel corso delle sue
indagini la PP ha proceduto a numerose audizioni dell'accusata (sentita il
giorno dell'arresto, il 9, 12 e 24 maggio 2000) e di alcuni testi (l'avv.
__________ il 28 aprile 2000, il contabile dipendente di __________ Banca
__________ e __________, direttore della Banca __________, il 2 maggio 2000,
nonché - il 4 maggio 2000 - tre clienti italiani danneggiati dall'agire di
__________, i testi sono stati interrogati senza indicazione delle loro
generalità sul verbale). La PP ha quindi posto a confronto il cd. Teste 3 con
l'accusata il 12 maggio 2000.

 

A seguito degli ordini
della magistrata sono stati acquisiti documenti presso l'abitazione di
__________, presso la __________ ed è stata ordinata una perquisizione bancaria
in tutti gli istituti di credito del Cantone Ticino. L'inquirente ha altresì
bloccato, presso lo studio del notaio avv. __________, il prezzo della vendita
della casa a __________ di cui l'accusata è comproprietaria (AI 1, D, 18 e 19).

 

In merito al sequestro in mani
dell'avv. __________ dell'importo derivante dalla vendita della proprietà
immobiliare già di proprietà delle signore __________ e __________ va rilevato
come - con ordine del 12 maggio 2000 non impugnato dalle parti interessate - la
PP avv. __________ ha disposto "presso lo studio dell'avv. __________, e/o
presso il suo conto clienti" il blocco "del provento netto della
compravendita dell'immobile già di proprietà delle signore __________ e
__________ no. __________ RFD di __________ (dedotte tasse e spese ipotecarie)
e loro spettante". Già in data 18 maggio 2000 il patrocinatore
dell'accusata e della sorella __________ ha postulato il dissequestro
dell'importo derivante dalla vendita e spettante a __________ (AI 22). Il
notaio rogante, con scritto 23 maggio 2000 (AI 23) ha comunicato alla PP
"di avere ricevuto dai venditori l'importo totale di fr. 1'250'000.- e di
aver proceduto … al pagamento" di complessivi 491'880,60. Il notaio ha
inoltre segnalato di dover procedere al pagamento della TUI e
dell'intermediazione alla __________ Fiduciaria Immobiliare. Dal canto loro le
sorelle __________ hanno prodotto, tramite il loro patrocinatore, un atto di
divisione (AI 24) con cui si attesta la loro comproprietà in ragione di 1/2
ciascuna dell'importo netto della vendita dell'immobile di __________. Il 30
maggio 2000 ed ancora il 16 giugno 2000 (AI 26 e 32) il patrocinatore di
__________ e __________ ha sollecitato una decisione della PP sulla sua istanza
di dissequestro della quota del prezzo netto della vendita dell'immobile
mappale __________ RFD __________ in favore di __________.

 

 

 

 

 

La PP ha reagito con la decisione
qui impugnata di data 19 giugno 2000 con cui, dopo ricostruzione dei fatti e
ritenuto come "l'istanza … merita accoglimento", ha disposto - a
crescita in giudicato della sua decisione - "il dissequestro di metà del
provento netto" (con l'indicazione delle deduzioni ammesse) " …
derivante dalla compravendita della part. __________ RFD __________ "
ritenuto come la parte del prezzo spettante alla signora __________ rimane
sotto sequestro.

 

 

2.

 

La __________, parte civile nel
procedimento in discussione, ha impugnato la decisione di parziale dissequestro
con atto del 30 giugno scorso (giunto il 3 luglio successivo al Giar). Nelle
sue argomentazioni la reclamante evidenzia come __________, da quanto emerso in
corso d'istruttoria, sarebbe rimasta senza lavoro dal 1994 e quindi avrebbe
vissuto grazie all'aiuto finanziario della sorella e della modesta pensione
(AVS) della mamma (CHF 1'800.-) non avendo beneficiato della disoccupazione.
Secondo __________ Inc. il mantenimento della sorella dell'accusata sarebbe
quindi intervenuto grazie all'indebito profitto conseguito dall'accusata. La
reclamante rileva come l'importo del credito derivante dal mantenimento per
anni debba essere garantito dal blocco del controvalore della vendita
dell'immobile di cui è cenno.

 

__________ si oppone al gravame
osservando come la sorella beneficiasse di un salario di CHF 12'000.- grazie al
quale ha sopperito alle necessità della comunione domestica. Non vi sarebbe poi
prova certa che il mantenimento suo sia intervenuto grazie a danari oggetto dei
reati per cui si procede. __________ rammenta di essere terzo non coinvolto nel
procedimento penale ed osserva che i danari di cui ha chiesto il dissequestro
sono di provenienza lecita.

 

La PP ha fatto pervenire al Giar,
in uno con l'incarto, uno scritto 17 luglio 2000 con cui rinuncia a formulare
specifiche osservazioni, scritto giunto comunque oltre i termini.

 

 

3.

 

Come ogni misura d’inchiesta il
sequestro deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469,
con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve 

 

 

 

essere costante negli incombenti
dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta esigenza
probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire dal
sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

 

A tali considerazioni va aggiunto
che, con novella legislativa del 18 marzo 1994 entrata in vigore il 1. agosto
1994, il legislatore federale ha modificato in maniera importante gli art. 59 e
60 CPS prevedendo la confisca di beni patrimoniali destinati a determinare o a
ricompensare l’autore di un reato, rispettivamente che costituiscono il
prodotto di un reato.

 

La confisca è misura di carattere
reale che deve poter essere pronunciata nei confronti di chiunque sia in
possesso del bene in questione, indipendentemente dal fatto che egli abbia a
vedere o meno con il reato (Messaggio, FF 1993 volume III, pto. 223.3 p. 219).
Ciò spiega il tenore volutamente indeterminato dell'art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS,
che non si pronuncia in merito alla cerchia di persone nei confronti delle
quali la norma possa trovare applicazione. Tuttavia, la confisca è esclusa in
due casi: qualora i valori in questione “debbano essere restituiti alla
persona lesa allo scopo di ristabilirne i diritti” (art. 59 cfr. 1 cpv. 1
ultima frase; v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht nach StGB Art. 58
ff., in: RPS 113 [1995] p. 321 ss., pto. 4.4.1 p. 339), oppure nei confronti di
un detentore in buona fede degli stessi valori (art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS).
Queste due varianti hanno intendimenti e portata ben distinti: la prima vuole
rendere più semplice per la vittima diretta del reato il recupero del provento
dell'atto illecito, e apre alla corte di merito la possibilità di procedere
senza far capo ai meccanismi della confisca (v. Schmid, cit., pto. 4.4.2 p.
340). La seconda variante, invece, è da intendersi come correttivo alla regola
dell'art. 59 cfr. 1 cpv. 1 prima parte, ovvero che la confisca può essere
ordinata contro chiunque. In effetti, un'applicazione rigorosa di questo
principio potrebbe portare a conflitti con la garanzia costituzionale della
proprietà di cui si dovesse avvalere il sequestratario asseritamente in buona
fede ed estraneo al reato per il quale è stata condotta l'inchiesta penale (v.
Schmid, cit., pto. 4.5.1 p. 342). Per questo motivo, in sede di revisione delle
norme sulla confisca, il legislatore ha introdotto una “via penale” per la
soluzione delle difficili questioni legate alle pretese di terzi in buona fede
nei riguardi di beni sottoposti a confisca. Ai sensi del diritto penale, la
buona fede che abilita il terzo detentore ad opporsi alla confisca è data se
questi “ha acquisito i valori patrimoniali ignorando i fatti che l'avrebbero
giustificata [inteso: la confisca, n.d.r.]”, ma soltanto se tale ignoranza
sia accompagnata (e, in un certo senso, suffragata) dal pagamento di ”una
controprestazione adeguata” (art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS). Altro motivo di
rinuncia alla confisca è costituito dall'eventuale eccessiva severità della
misura nei confronti del terzo (art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS ultima frase). Ne
discende, in conclusione, che un valore patrimoniale provento (diretto, ma
anche indiretto, v. Schmid, cit., pto. 4.5.2 p. 343) di reato e rinvenuto in
possesso di un terzo può essergli sottratto e restituito alla parte lesa (la
restituzione diretta alla parte lesa del “surrogato” in senso stretto non ha
invece base legale sufficiente nell'art. 59 

 

 

 

cfr. 1 cpv. 1 prima parte CPS, v.
Schmid, cit., pto. 4.4.2 p. 341), a meno che il terzo non dimostri la propria
buona fede nei modi esposti.

 

Per quanto attiene invece al
risarcimento compensativo il Messaggio del Consiglio Federale del 30 giugno
1993 concernente la modificazione del Codice Penale Svizzero e del Codice
Penale Militare (Revisione delle norme sulla confisca, punibilità
dell'organizzazione criminale, diritto di comunicazione del finanziere), qui
appresso Messaggio, pubblicato nel FF del 7 settembre 1993 (n. 35, volume III
pag. 193 e segg.), rileva come:

 

“La misura del risarcimento compensativo é basata sul
principio della legalità ed equità; si tratta di impedire che colui il quale si
é liberato dei valori patrimoniali soggetti a confisca sia avvantaggiato
rispetto a chi li ha conservati.” (Messaggio pag. 221)

 

In questo senso anche la sentenza DTF
74 IV 213 e segg. (Bersier e consorti c/ giudice istruttore federale)

 

“Affinché il risarcimento compensativo possa essere
ordinato é necessario che i valori patrimoniali che soggiacciono a confisca non
siano più reperibili. ... consumati, dissimulati o alienati ... per le cose
fungibili quando siano mescolate in modo tale che il <paper trail> non
sia ricostruibile. Per il resto le condizioni d'applicazione del risarcimento
compensativo corrispondono a quelle della confisca. ... il giudice deve
giungere alla conclusione che é stato commesso un reato generatore di profitti
e che determinati valori patrimoniali sono confluiti come prodotto o come
ricompensa, nel patrimonio del convenuto.” (Messaggio, pag. 221)

 

ed ancora:

 

“In ragione del suo carattere sussidiario, il
risarcimento compensativo può essere pronunciato soltanto se, qualora i valori
patrimoniali fossero stati disponibili, la confisca sarebbe stata pronunciata.
Può quindi essere pronunciato l'ordine di risarcimento compensativo anche nei
confronti del terzo presso il quale sarebbero stati confiscati i valori
patrimoniali dai quali egli si é separato” (Messaggio, pag. 221/222)

 

Più dubbio appare invece poter
ordinare un risarcimento compensativo nei confronti del terzo quando questi ha
ricevuto beni non provento di reato ma beni di provenienza lecita del reo che
potevano essere oggetto di risarcimento compensativo in mani di questi. Non si
giustifica comunque maggiore approfondimento di tale problematica alla luce
dell'esito del gravame.

 

Quando un risarcimento compensativo
può essere ordinato nei confronti del terzo occorre che lo stesso non sia
escluso giusta l'art. 59 no. 1 cpv. 2 CPS. In sostanza quindi il risarcimento
non può essere ordinato se un terzo ha acquisito i valori patrimoniali
ignorando i fatti che lo avrebbero giustificato, nella misura in cui abbia
fornito una controprestazione adeguata o se il risarcimento costituisce, nei
suoi confronti, una misura eccessiva.

 

 

 

 

 

 

“... il risarcimento compensativo nei confronti del
terzo acquirente in mala fede deve sempre essere pronunciato. Nei confronti dei
terzi in buona fede, invece, il risarcimento compensativo può essere
pronunciato soltanto se non hanno fornito una controprestazione di eguale
valore e se la misura non costituisce un rigore eccessivo” (Messaggio, pag.
222).

 

A garanzia dell'esecuzione del
risarcimento compensativo la novella legislativa prevede che il giudice
inquirente (ossia il Procuratore Pubblico nella legislazione ticinese) può
sottoporre a sequestro i valori patrimoniali dell'interessato. Il sequestro non
fonda alcuna pretesa privilegiata in favore dello Stato in occasione
dell'esecuzione forzata. La misura tende ad assicurare un certo equilibrio tra
il risarcimento compensativo e la confisca che é assistita ‑ come
specificato più sopra ‑ dal sequestro conservativo.

 

Si tratta quindi di sequestro imposto
dal CPS stesso, ignoto in precedenza nella procedura penale cantonale, che
priva il sequestratario della disponibilità dei beni oggetto del provvedimento
al fine di permettere il soddisfacimento delle richieste risarcitorie dello
Stato ed eventualmente delle parti civili (art. 60 cpv. 1 lett. c) una volta
svolta la procedura esecutiva ex LEF. Si tratta di un sequestro avente natura
simile al sequestro confiscatorio e che vuole creare parallelismo tra confisca
e risarcimento compensatorio (Messaggio pag. 223). 

 

Le norme relative alla confisca ed al risarcimento
compensativo costituiscono delle misure per le quali non vige il principio
della lex mitior in ragione del loro precipuo scopo. Le norme entrate in vigore
il 1. agosto 1994 sono divenute quindi immediatamente applicabili anche per
fattispecie preesistenti (sulla tematica GIAR 347.95.11 in re DC del 3.10.1997;
GIAR 226.95.2 in re SB del 12.5.1995; GIAR 295.94.2 in re VP del 20.10.1995;
GIAR 338.94.5 in re HWI del 17.1.1996; GIAR 1.95.1 in re CS del 17.1.1996 pti.
5 pag. 4 e segg.; si vedano inoltre Giar 167.95.11 in re L. del 22 gennaio
1999, Giar 804.98.3 in re L. del 3 febbraio 1999 e Giar 43.99.3 in re CS del 25
giugno 1999; si veda ancora Paul Logoz, Commentaire du Code Pénale Suisse,
Partie spéciale, 1976, Neuchâtel, 2. ed. ad art. 58 n. 3, pag. 325).

 

 

4.

 

Nel caso concreto oggetto
specifico dell'ordine di dissequestro è un importo di denaro (ossia una parte
del prezzo attualmente depositato presso il notaio avv. __________) che risulta
essere provento della vendita della proprietà immobiliare delle sorelle
__________ e che, in virtù dell'atto di divisione del 24 maggio 2000 (AI 24),
appartiene a __________. Nell'ordine di sequestro stesso la PP rammentava come
l'importo oggetto del sequestro (globale) spettasse alle sorelle __________.

 

Si tratta, a non averne dubbio,
di una somma di danaro di perfetta provenienza lecita. La reclamante non
sostiene infatti che l'immobile alienato sia stato acquistato con proventi
dell'agire illecito dell'accusata.

 

 

 

Secondo la reclamante l'importo
in discussione, ossia quello oggetto della decisione impugnata, dovrebbe
permanere bloccato siccome __________ avrebbe vissuto grazie all'aiuto
finanziario della sorella __________.

 

Va avantutto rilevato come la
stessa accusata abbia indicato di essere stata l'unica in famiglia a lavorare
con buon reddito. Non va però dimenticato come la madre dell'accusata
disponesse di entrata costituita dalla rendita AVS mentre non è accertato se la
signora disponesse in qualche modo di risparmi cui __________ abbia fatto capo.
Non si dimentichi che __________ era vedova del primo direttore della __________
Banca come rammentato dagli atti. Non è stato inoltre accertato neppure se
__________ avesse suoi risparmi.

 

La reclamante sostiene che
__________ abbia in qualche modo beneficiato di danari provento diretto dei
reati dei quali __________ si è accusata. In questo senso deporrebbe un
passaggio di un verbale (pag. 4 del verbale 27 aprile 2000 pag. 4). A torto. In
tale verbale l'accusata ha ammesso le sue malversazioni, ha ammesso di avere
avuto un tenore di vita decisamente elevato ma non è comunque dimostrato che,
per il sostentamento della famiglia, __________ abbia fatto capo direttamente a
beni provenienti dai conti della parte lesa.

 

Gli atti prodotti dalla PP non
permettono di ritenere che __________ abbia avuto possesso od abbia beneficiato
di beni direttamente provento di reato che avrebbero potuto essere oggetto di
confisca (Messaggio, pag. 222). Non va dimenticato, come osserva la resistente,
che l'accusata beneficiava di entrate di indubbio rilievo e certamente
sufficienti a fronteggiare le spese della famiglia. A fronte dei reati
ipotizzati, che hanno certamente generato profitti, gli atti non permettono
quindi di ritenere che nel patrimonio della sorella dell'accusata siano entrati
direttamente danari o altri valori patrimoniali provento dei reati.

 

 

5.

 

Va da se, siccome ad una
possibile malafede di __________ la reclamante neppure accenna, che non
risultano a carico della resistente imputazioni di sorta con riferimento ai
fatti contestati a __________. La PP non ha proceduto ad una audizione di
__________ in merito alle circostanze dei reati imputati alla sorella
rispettivamente in merito al fatto che __________ provvedesse ai guadagni
necessari alla casa in uno con la pensione materna.

 

La parte reclamante ritiene (così
par di interpretare la lettura dell'impugnativa, pag. 3) che __________
vanterebbe, nei confronti della sorella, un credito per il mantenimento
intervenuto nel corso degli anni dal 1994 al 2000. Anche in questo caso la
conclusione della reclamante appare affrettata e non corroborata. Se è ammesso
dall'accusata suo intervento finanziario in favore di mamma (anziana) e sorella
(a casa senza lavorare) non se ne può dedurre automaticamente l'esistenza di un
credito rispettivamente non si può ritenere che __________ non abbia fornito
una contro prestazione adeguata a 

 

 

 

quanto riceveva. Si ribadisce che
il salario dell'accusata non era l'unica entrata della famiglia e si rammenta
come appaia comunque non suffragato e comprovato il dire di __________ (verbale
27 aprile 2000) alla PP. L'esistenza di un credito non appare sufficientemente
confermata e non va dimenticato come il ruolo di una donna attiva tra le mura
domestiche costituisca comunque una prestazione di grande valore come la
giurisprudenza del TF in materia civile insegna.

 

 

6.

 

Alla luce di quanto precede la
provenienza illecita dei danari utilizzati da __________ per aiutare nel
sostentamento la famiglia non è dimostrata. Se vi è stato aiuto, circostanza
questa comunque non sufficientemente corroborata (il dire di __________ al
momento dell'arresto non è stato confermato e poteva essere dettato dalla
scelta di una linea difensiva), lo stesso potrebbe essere intervenuto con mezzi
di lecita provenienza (stante un salario di CHF 12'000 cui va aggiunto un bonus
a fine anno). Se anche __________ ha finanziariamente aiutato la famiglia nel
sostentamento non significa ancora che da ciò nasca un credito dell'accusata
nei confronti di __________ e tantomeno un credito che giustifichi in qualche
modo il blocco di beni di perfetta provenienza lecita a fronte di prestazioni
effettuate con beni (verosimilmente) di provenienza lecita. Da ultimo non va
dimenticata la controprestazione della sorella attiva all'interno della casa.

 

Il reclamo va quindi respinto con
il conseguente carico di tassa di giustizia - comunque limitata data la
particolarità della questione trattata - alla parte reclamante. La TG viene
fissata in CHF 300.-- e le spese in CHF 50.-- pure poste a carico della
__________ che verserà alla resistente __________ l'importo di CHF 150.-- a
titolo di ripetibili.

 

 

7.

 

La presente decisione, in materia
di sequestro (e meglio dissequestro), è soggetta a ricorso alla Camera dei
Ricorsi Penali del Tribunale di Appello nel termine di 10 (dieci) giorni
dall'intimazione.

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli artt. 157 e segg.
in specie gli artt. 161 e segg. CPP nonché gli artt. 58 e segg. CPS

 

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

1.     
Il reclamo 30 giugno / 3 luglio 2000 della __________ è respinto.

 

2.     
La tassa di giustizia, fissata in CHF 300.--, e le spese, cifrate in CHF
50.--, vengono poste a carico della reclamante che rifonderà a __________, la
somma di CHF 150.-- a titolo di ripetibili.

 

3.     
Avverso la presente decisione è data facoltà di ricorso alla Camera dei
Ricorsi Penali del Tribunale di Appello nel termine di 10 (dieci) giorni
dall'intimazione.

 

4.     
Intimazione a:

-     __________ per il tramite dell'avv. dott. __________;

-     PP avv. __________, con gli atti di ritorno;

-     __________, tramite l'avv. __________;

-     __________, tramite l'avv. __________;

-     __________ tramite l'avv. __________;

-     __________ tramite l'avv. __________.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________