# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 598ef494-8dca-5e9b-8db5-fef65a97b220
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.07.2020 D-2372/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2372-2020_2020-07-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2372/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Claudia Cotting-Schalch (presidente del collegio),  

Lorenz Noli, Mia Fuchs,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

rappresentato dal lic. iur. Mario Amato,  

istante,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Revisione della sentenza del Tribunale amministrativo  

federale D-2035/2015 del 21 ottobre 2016 in materia d’asilo 

ed allontanamento / N (…). 

 

 

 

D-2372/2020 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino afgano, di etnia hazara, ha presentato una  

domanda d’asilo in Svizzera il (…) marzo 2014 (cfr. atto A1/2). 

B.  

Con decisione del 27 febbraio 2015 la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM; precedentemente nella procedura l’Ufficio federale della 

migrazione [UFM]), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato, 

ha respinto la sua domanda d’asilo, nonché contestualmente ha 

pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione del 

medesimo provvedimento. 

C.  

Con sentenza D-2035/2015 del 21 ottobre 2016, il Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha respinto il ricorso 

interposto il 30 marzo 2015 dal richiedente avverso la predetta decisione, 

ed ha posto le spese processuali di CHF 600.– a carico del ricorrente, 

prelevandole sull’anticipo spese versato dall’interessato il 20 aprile 2015. 

Lo scrivente Tribunale ha considerato nei fatti (lett. C) che l’interessato, nel 

suo gravame, ha chiesto l’accoglimento del ricorso, l’annullamento della 

decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la  

concessione dell’asilo ed in subordine, la concessione dell’ammissione 

provvisoria per inesigibilità dell’allontanamento, presentando altresì 

un’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso  

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo  

anticipo, con protesta di tasse, spese e ripetibili. 

L’autorità predetta, nella sua sentenza ha dapprima esaminato se la SEM 

avesse correttamente considerato il ricorrente quale maggiorenne e  

pertanto se, a giusta ragione, non gli avesse assegnato una persona di 

fiducia, prevista per i minori non accompagnati (cfr. consid. 4). Su tale 

punto in questione, ha concluso che il richiedente, non avesse reso  

verosimile l’allegata minore età e pertanto che il ricorrente dovesse  

essere considerato maggiorenne (cfr. consid. 4.5). Ha altresì ritenuto che, 

l’autorità inferiore, non avesse a ragione assegnato al ricorrente una  

persona di fiducia e che non sarebbe neppure incorsa nella violazione del 

diritto di essere sentito dell’interessato come pure non avrebbe  

accertato in modo inesatto i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. consid. 4.6).  

Proseguendo nell’analisi ha considerato che le allegazioni del richiedente 

inerenti i motivi che l’avrebbero indotto all’espatrio, ovvero il fatto di essere 

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ricercato dalla polizia a causa della sua attività di distribuzione di  

alcune Bibbie tradotte in farsi presso il suo villaggio, risulterebbero poco  

sostanziate, tanto da instillare ragionevoli dubbi quanto al fatto che  

gli eventi addotti sarebbero stati realmente vissuti in prima persona dal  

ricorrente, come pure presenterebbero alcune incongruenze (cfr.  

consid. 6). In particolare, apparirebbe dubbio il suo interessamento  

concreto al cristianesimo già in patria, in quanto durante la prima  

audizione egli non avrebbe fornito dichiarazioni precise su tale religione 

(cfr. consid. 6.2). Sarebbe inoltre irrilevante ai fini del riconoscimento della 

qualità di rifugiato il fatto allegato dal richiedente che egli sarebbe stato 

stanco della guerra in corso in Afghanistan e segnatamente della Jihad  

(cfr. consid. 7). Il Tribunale ha dipoi, ed a differenza della SEM, ritenuto 

come verosimile ed ossequiante le condizioni poste all’art. 7 LAsi la  

conversione del ricorrente al cristianesimo, ciò che sarebbe avvenuto 

concretamente una volta che egli è arrivato in Svizzera, seppure non si  

potrebbe escludere l’insorgere primario di un suo interessamento alla fede 

cristiana già in terra natia (cfr. consid. 8.1). In un passo successivo, il  

Tribunale ha esaminato se tale conversione potesse esporre il ricorrente a 

dei pregiudizi rilevanti secondo l’art. 3 LAsi in caso di un suo ritorno  

nel Paese d’origine, rispondendo per la negativa (cfr. consid. 8.2 –  

consid. 8.3). Neppure la situazione individuale dell’interessato, sempre a 

causa della sua apostasia, non lascerebbe presagire l’esistenza di un  

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, in quanto la conversione 

non si sarebbe prodotta nel Paese d’origine e che l’insorgente avrebbe 

esternato i suoi propositi soltanto con i parenti più stretti (cfr. consid. 8.4 – 

8.5). 

Il Tribunale, sulla base delle predette considerazioni, ha quindi respinto il 

ricorso sulla questione dello statuto di rifugiato e confermato la decisione 

avversata (cfr. consid. 9). Ha in seguito confermato la pronuncia  

dell’allontanamento del provvedimento impugnato (cfr. consid. 10). Infine, 

ha verificato se l’esecuzione dell’allontanamento fosse ammissibile,  

ragionevolmente esigibile e possibile, rispondendo affermativamente (cfr. 

consid. 11). Circa l’esigibilità dell’allontanamento, il Tribunale ha in 

particolare ritenuto, come il rinvio dell’interessato verso il suo luogo 

d’origine fosse inesigibile. Tuttavia ha considerato che vi fosse una valida 

alternativa di soggiorno interna del richiedente nel suo Paese d’origine, 

localizzandola nella (…) di B._______, ove disporrebbe di parenti in loco 

(cfr. consid. 11.4). In conclusione, ha quindi ritenuto che la SEM, con la 

decisione impugnata, non avesse violato il diritto federale, né abusato del 

suo potere d’apprezzamento ed inoltre non avrebbe accertato in modo 

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inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti e, per quanto 

censurabile, la medesima non sarebbe inopportuna (cfr. consid. 12).  

D.  

D.a Il 27 aprile 2017, l’interessato ha depositato un ricorso (richiesta 

n. 32218/17) dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: 

CorteEDU), postulando che l’esecuzione del suo allontanamento verso  

l’Afghanistan costituirebbe una violazione dell’art. 3 CEDU (RS 0.101). 

D.b Con sentenza del 5 novembre 2019 (A.A. contro Svizzera, 

n. 32218/17) la CorteEDU ha accolto il ricorso del richiedente, ha concluso 

che vi sarebbe una violazione dell’art. 3 CEDU se il richiedente fosse  

rinviato in Afghanistan, nonché ha deciso che la misura provvisoria presa 

dalla Corte ex art. 39 del Regolamento della Corte europea dei diritti 

dell’uomo del 4 novembre 1998 (RS 0.101.2) – in data 5 maggio 2017  

(cfr. risultanze processuali) –, sarebbe rimasta in vigore sino a che la 

sentenza diventasse definitiva o che la Corte renda un’altra decisione sulla  

questione. 

Nella sua sentenza, la CorteEDU ha in particolare confermato dapprima le 

constatazioni interne del Tribunale circa il fatto che la conversione del  

richiedente sarebbe avvenuta in Svizzera e sulle conclusioni delle autorità 

elvetiche in merito ai fatti che sarebbero occorsi in Afghanistan, nella 

misura in cui l’argomento del ricorrente secondo il quale egli si sarebbe già  

convertito prima della fuga e sarebbe stato ricercato in ragione del suo  

proselitismo, non avrebbe portato al convincimento della Corte. Le autorità 

svizzere, si sarebbero pertanto trovate confrontate con una conversione 

sul posto dell’interessato (cfr. §§ 48-49). Tuttavia, a mente della Corte,  

il Tribunale non si sarebbe nella sua sentenza pronunciato in merito alla 

questione di come il ricorrente esprima la sua fede cristiana in Svizzera, né 

di come egli intenderebbe continuare a manifestarla in Afghanistan, se la 

decisione circa l’esecuzione dell’allontanamento venisse messa in atto.  

Invero, nella sua sentenza, il Tribunale si sarebbe accontentato di  

presumere, in modo generico, che il ricorrente non incontrerebbe alcun 

problema presso i famigliari a B._______, in quanto avrebbe esteriorizzato 

le sue credenze soltanto con i parenti più intimi, dei quali non farebbero 

però parte i primi (cfr. §52). Tale argomentazione, secondo la Corte, la 

quale apparirebbe perlomeno contraddittoria, non rileverebbe da un esame  

rigoroso ed approfondito delle circostanze del caso in disamina. Arrivando 

ad una conclusione differente dalla SEM; in punto alla verosimiglianza della 

sua conversione, il Tribunale avrebbe dovuto istruire la causa in merito al 

modo in cui egli vivrebbe la sua fede in Svizzera dal momento del suo  

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battesimo e potrebbe continuare a viverla in Afghanistan, a titolo 

esemplificativo grazie ad un rinvio della causa all’autorità inferiore o 

sottoponendo al richiedente una lista di quesiti in particolare sugli aspetti 

sopra ritenuti, domande sulle quali il provvedimento del Tribunale sarebbe 

rimasto silente (cfr. §54).  

Proseguendo nell’analisi, la CorteEDU ha ritenuto come apparirebbe  

limpido dalle fonti consultate, che in Afghanistan un apostata non sarebbe 

libero di esprimere apertamente le sue credenze. L’interessato sarebbe 

quindi obbligato a vivere nella menzogna la sua fede e potrebbe essere 

forzato a rinunciare ad ogni contatto con altre persone che professano il 

suo stesso credo per timore di essere scoperto. Lo stesso Tribunale, in una 

sua sentenza di riferimento, avrebbe considerato che la dissimulazione e 

la negazione quotidiane delle convinzioni intime nel contesto della società 

afgana conservatrice, potrebbero condurre – in alcuni casi –, ad essere 

qualificate quali pressione psichica insopportabile. La Corte ha quindi  

concluso in merito a tale aspetto, che il Tribunale non avrebbe potuto, 

senza prima cercare di sapere come il richiedente avrebbe praticato la sua 

nuova religione in Afghanistan, esigere da lui che si accontenti di 

nascondere le sue credenze a B._______, sottolineando ancora una volta 

che i parenti presunti accoglierlo in tale località, non sarebbero al corrente 

della sua apostasia (cfr. §55). 

Il richiedente farebbe inoltre parte dell’etnia hazara, una comunità che  

continuerebbe ad essere oggetto di un certo grado di discriminazione,  

malgrado gli sforzi adempiuti dal governo afgano. Pertanto, la Corte ha  

ritenuto che, anche se il richiedente non si sarebbe specificamente  

prevalso della sua origine etnica a fondamento della sua domanda d’asilo, 

e che tale elemento non sarebbe comunque determinante per l’esito della 

causa, lo stesso non possa però essere completamente ignorato, aspetto 

che non sarebbe stato preso in considerazione alcuna nelle decisioni  

interne delle autorità svizzere (cfr. §56). Inoltre, il confronto fatto nella  

sentenza del Tribunale con l’C._______, sarebbe a mente della  

CorteEDU problematico (cfr. §57). 

In conclusione, la Corte ritiene che il Tribunale non avrebbe eseguito un 

esame ex nunc sufficientemente serio delle conseguenze della 

conversione dell’interessato. Vi sarebbe pertanto una violazione  

dell’art. 3 CEDU se il richiedente venisse rinviato in Afghanistan (cfr. §58). 

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Infine, circa un’equa soddisfazione ai sensi dell’art. 41 CEDU, essendo che 

il ricorrente non avrebbe presentato alcuna richiesta in tal senso, la Corte 

non gli ha riconosciuto una somma a tale titolo (cfr. §§60-61). 

Tale sentenza è divenuta definitiva il 5 febbraio 2020 (cfr. risultanze  

processuali). 

E.  

Con atto del 5 maggio 2020 (cfr. risultanze processuali) ed intitolato  

“domanda di revisione”, l’interessato ha chiesto l’accoglimento dell’istanza, 

la revisione della sentenza del Tribunale amministrativo federale del  

21 ottobre 2016, nonché il riconoscimento della qualità di rifugiato e la  

concessione dell’asilo in Svizzera. L’istante ha altresì richiesto, secondo il 

senso, l’esonero dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese  

processuali, con protestate spese e ripetibili. 

La domanda dell’istante, si fonderebbe sulla sentenza della CorteEDU del 

5 novembre 2019, che ha allegato in copia quale documento alla sua  

richiesta, così come copia dello scritto del 10 febbraio 2020 della  

CorteEDU ove è stato in particolare comunicato all’istante la data in cui la 

sentenza della Corte è divenuta definitiva. 

F.  

Il 6 maggio 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecuzione 

dell’allontanamento dell’istante in via supercautelare (cfr. risultanze 

processuali). 

G.  

Ulteriori fatti utili che appaiano all’incarto, verranno ripresi nei considerandi 

qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Nella presente disamina, il Tribunale rileva dapprima che v’è luogo di  

trattare la domanda del 5 maggio 2020 come una domanda di revisione, 

per i motivi esposti di seguito. 

 

 

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2.  

2.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto 

la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

2.2 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per  

analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo  

federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il  

miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile 

l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda a sua volta agli art. 52 e 53 PA, e che  

dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, 

la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del 

ricorso. 

3.  

3.1 La domanda di revisione del richiedente si fonda sull’art. 122 LTF,  

secondo il quale la revisione di una sentenza del Tribunale può essere  

domandata se la CorteEDU ha constatato in una sentenza definitiva che la 

CEDU o i suoi protocolli sono stati violati (lett. a), che un’indennità non è 

atta a compensare le conseguenze della violazione (lett. b); e che la  

revisione è necessaria per rimediare alla violazione (lett. c). 

3.2 La ricevibilità di una domanda di revisione fondata sull’art. 122 LTF, è 

tuttavia subordinata al fatto che essa sia introdotta dinnanzi al Tribunale al 

più tardi entro 90 giorni da quello in cui la sentenza della CorteEDU diviene 

definitiva ai sensi dell’art. 44 CEDU (cfr. art. 124 lett. c LTF; cfr. anche 

DTF 144 I 214 consid. 2.1 con ulteriore riferimento citato). Inoltre, l’istante 

deve avere la qualità per interporre una domanda di revisione e, in 

particolare, disporre di un interesse attuale all’ottenimento di un nuovo 

giudizio sul punto in questione (cfr. sentenza del TF 2F_21/2016 del 

6 luglio 2018 consid. 3.1 con ulteriori riferimenti ivi citati). 

3.3 Nella presente disamina, la Terza Sezione della CorteEDU ha  

constatato una violazione dell’art. 3 CEDU nella sua sentenza del  

5 novembre 2019, che è divenuta definitiva tre mesi dopo la data della  

sentenza, non essendo stato richiesto il deferimento alla sezione allargata 

(cfr. art. 44 cifra 2 lett. b CEDU), ovvero il 5 febbraio 2020 a mezzanotte 

(cfr. anche risultanze processuali). Depositata il 5 maggio 2020, la  

domanda di revisione risulta pertanto essere stata introdotta 

tempestivamente (art. 124 cpv. 1 lett. c LTF). Inoltre l’istante ha partecipato 

al procedimento dell’autorità inferiore che ha condotto alla sentenza del  

Tribunale amministrativo federale della quale ne è chiesta la revisione, è 

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particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse  

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa, in 

quanto un’indennità – peraltro in assenza di un’equa soddisfazione ai sensi 

dell’art. 41 CEDU da parte della CorteEDU – non risulta sufficiente per 

compensare le conseguenze della violazione dell’art. 3 CEDU pronunciata 

dalla CorteEDU. Soltanto la revisione della sentenza del Tribunale, entrata 

in forza di cosa giudicata, risulta infatti idonea a compensare  

le conseguenze di tale violazione accertata nel caso in cui egli  

venisse allontanato verso l’Afghanistan, in quanto una partenza forzata  

dell’interessato dalla Svizzera, anche fosse accompagnata dal versamento 

di un’indennità, sarebbe tuttavia contraria al disposto precitato. Inoltre la 

domanda di revisione depositata dall’istante indica il motivo di revisione 

invocato ed in cosa consista la modifica richiesta della sentenza del  

Tribunale del 21 ottobre 2016, rispettando pertanto le condizioni formali 

(cfr. art. 67 cpv. 3 PA per rinvio dell’art. 47 LTAF). La domanda è pertanto 

ricevibile in ordine. Occorre pertanto entrare nel merito della revisione. 

4.  

4.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale in materia di 

revisione, se quest’ultimo ritiene la domanda di revisione ricevibile, entrerà 

in materia della stessa ed esaminerà se il motivo di revisione allegato è 

realizzato. Se tale è il caso, il Tribunale federale, rende successivamente 

due decisioni distinte, anche se di regola procede con le stesse in una sola 

sentenza: nella prima, denominata “il rescindente”, annulla la sentenza 

oggetto dell’istanza di revisione; nella seconda, denominata invece “il 

rescissorio”, statuirà nuovamente sul ricorso del quale era stato 

precedentemente investito (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF). La decisione 

d’annullamento porrà fine alla procedura di revisione propriamente detta e 

condurrà alla riapertura della procedura anteriore. Tale decisione ha un 

effetto ex tunc, nel senso che le parti sono rimesse nella situazione in cui 

si trovavano nel momento in cui la sentenza annullata è stata resa, la causa 

dovendo essere giudicata come se tale sentenza non fosse mai esistita 

(cfr. DTF 144 I 214 consid. 1.2 con ulteriori riferimenti citati; sentenza del 

TF 2F_21/2016 del 6 luglio 2018 consid. 1.2; sentenza del Tribunale  

E-1212/2019 del 21 marzo 2019 consid. 2).  

4.2 Come già sopra considerato (cfr. consid. 3), le condizioni per entrare 

nel merito dell’istanza di revisione sono adempiute. In fase rescindente, 

s’impone pertanto d’annullare la sentenza del Tribunale D-2035/2015 del  

21 ottobre 2016 ex art. 122 LTF.  

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Ne discende quindi che la procedura anteriore ricorsuale è riaperta. 

L’istante è rimesso nella situazione giuridica in cui si trovava al momento 

della pronuncia della sentenza del Tribunale che con la presente è  

annullata (effetto ex tunc).  

La decisione sul rescissorio interverrà invece eccezionalmente in un’altra 

sentenza rispetto alla presente, che è limitata al solo rescindente.  

Invero, le domande di revisione contro un provvedimento d’esecuzione 

dell’allontanamento consecutiva ad un rifiuto dell’asilo non hanno, in  

principio, alcun effetto sospensivo: l’esecuzione dell’allontanamento risulta 

esecutivo, su riserva della pronuncia di misure provvisionali, come è stato 

il caso di specie, avendo il Tribunale in data 6 maggio 2020 così ordinato 

(cfr. anche supra lett. F). Invece, ai sensi dell’art. 42 LAsi, chi ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera è autorizzato a soggiornarvi fino a  

conclusione della procedura, con tutti i diritti e gli obblighi inerenti il suo 

statuto. Tale sarà il caso d’ora in avanti dell’istante: egli è nuovamente  

autorizzato a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura, 

previa revoca delle misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 

6 maggio 2020. Per tale motivo, così come al riguardo della particolarità 

della causa che necessita di un serio esame, con eventuali ulteriori misure 

istruttorie, risulta opportuno rendere nel termine più breve la presente  

sentenza. 

5.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 

processuali, per quanto riguarda la presente procedura, è divenuta senza 

oggetto. 

6.  

Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 37 

LTAF in relazione con l’art. 63 cpv. 1 seg. e l’art. 68 cpv. 2 PA).  

7.  

Infine, alla luce di quanto sopra considerato e per la presente procedura, 

ai sensi dell’art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 68 cpv. 2 PA, v’è da 

riconoscere all’istante un’indennità per le spese indispensabili e 

relativamente elevate che ha sopportato. In tal senso, la parte vincente ha 

diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7 

cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Le ripetibili comprendono le spese di rappresentanza o di 

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patrocinio ed eventuali disborsi di parte (art. 8 cpv. 1 TS-TAF). Le parti che 

richiedono la rifusione di ripetibili e gli avvocati d’ufficio devono presentare 

al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una nota 

particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta alla 

parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota, il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

Nella presente disamina, l’istante, rappresentato in questa sede, ha diritto 

alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7 cpv. 1 TS-

TAF). Tuttavia, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese 

ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in 

CHF 600.– complessivi (disborsi e indennità supplementare in rapporto 

all’IVA compresi; art. 7, art. 9 cpv. 1 lett. c e art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

La domanda di revisione è accolta. 

2.  

La sentenza del Tribunale amministrativo federale D-2035/2015 del  

21 ottobre 2016 è annullata. Di conseguenza, la procedura di ricorso  

anteriore è riaperta al numero di ruolo D-3490/2020. 

3.  

L’istante (d’ora innanzi ricorrente) è autorizzato a proseguire il suo 

soggiorno in Svizzera fino a conclusione della procedura di ricorso. 

Pertanto, le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 

6 maggio 2020 sono revocate. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

La Cassa del Tribunale verserà all’istante CHF 600.– a titolo di indennità 

ripetibili per la presente procedura di revisione.  

6.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM, all’Ufficio federale 

della giustizia e all’autorità cantonale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: