# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9cd79d49-994c-57bf-8238-0a1586e2cd2e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.06.2024 D-4209/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4209-2022_2024-06-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4209/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Susanne Bolz-Reimann, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sierra Leone,   

patrocinato da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 24 agosto 2022 / N (…). 

 

 

 

D-4209/2022 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, cittadino sierraleonese, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera il 25 aprile 2022, dichiarandosi minorenne non accom-

pagnato nato il (…).   

 

A.b Dal riscontro dattiloscopico delle impronte digitali mediante l’unità cen-

trale del sistema europeo “EURODAC” è risultato che, il 10 aprile 2022, il 

ricorrente è stato interpellato dalle autorità italiane (cfr. atti della Segreteria 

di Stato della migrazione [di seguito SEM] n. (…)-10/1, 16/12 punto 5.02). 

 

A.c L’11 maggio 2022, la SEM ha poi svolto un’audizione sulle generalità 

ai sensi dell’art. 26 LAsi (RS 142.31), nell’ambito della quale è stato segna-

tamente concesso all’interessato il diritto di essere sentito in merito alla 

contestata minore età dichiarata e al suo stato di salute. Egli è stato inoltre 

informato della necessità di procedere ad un’ulteriore audizione relativa 

alla tratta di essere umani (di seguito: audizione TEU; cfr. atto della Segre-

teria di Stato della migrazione [di seguito SEM] n. 16/12; di seguito: audi-

zione RMNA).  

 

A.d Lo stesso giorno, la SEM ha provveduto a modificare nel sistema d’in-

formazione centrale sulla migrazione (SIMIC) la data di nascita del ricor-

rente al (…).   

 

A.e Il 1° luglio 2022, l’insorgente è quindi stato ascoltato nell’ambito di 

un’audizione TEU, a fronte della quale egli è stato riconosciuto come vit-

tima di tratta di esseri umani. In quest’ambito, egli si è dichiarato disposto 

a collaborare con le autorità competenti, rinunciando altresì al periodo di 

recupero e di riflessione (cfr. atto SEM n. 28/9).  

 

A.f Il 17 agosto 2022, si è svolta l’audizione approfondita sui motivi d’asilo 

giusta l’art. 29 LAsi (cfr. atto SEM n. 39/13). 

 

A sostegno della propria domanda, l’interessato ha sostanzialmente dichia-

rato di essere originario della Sierra Leone, di etnia B._______ e prove-

niente dal villaggio di C._______ nel distretto di B._______ (cfr. atto SEM 

n. 16/12 punti 1.08-1.09). Egli sarebbe nato nella città di D._______, dove 

avrebbe vissuto con i suoi fratelli minori e i suoi genitori fino al 2015, 

quando quest’ultimi sarebbero deceduti dopo aver contratto l’ebola. 

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Respinto dallo zio paterno, egli sarebbe stato successivamente accolto 

dalla nonna paterna nel villaggio C._______. Un giorno lo Chief del villag-

gio avrebbe stabilito che, poiché aveva raggiunto una determinata altezza, 

l’insorgente avrebbe dovuto essere iniziato a una società segreta, alla 

quale egli ha inizialmente cercato di sottrarsi, venendo tuttavia catturato e 

iniziato contro la sua volontà. Egli avrebbe quindi trascorso circa un anno 

presso la società segreta all’interno di un bosco e, in tale contesto, si sa-

rebbe rifiutato di partecipare ad un atto sacrificale per gli iniziati. Di fronte 

a tale rifiuto, alcuni membri della società segreta lo avrebbero ammonito 

che, qualora si fosse nuovamente opposto ai riti della società, sarebbe 

stato ucciso. Per questo motivo, sarebbe quindi espatriato (cfr. atto SEM 

n. 39/13).  

 

A sostegno della propria domanda d’asilo, l’interessato non ha presentato 

alcun documento d’identità né mezzi di prova.  

 

A.g Con parere legale datato 23 agosto 2022, il rappresentante del ricor-

rente si è espresso in merito al progetto di decisione negativa della SEM 

del 22 agosto 2022 (cfr. atti SEM n. 41/7 e 42/3).  

 

B.  

Con decisione del 24 agosto 2022, notificata lo stesso giorno, la SEM non 

ha riconosciuto al richiedente la qualità di rifugiato, ha respinto la sua do-

manda d’asilo e pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, conside-

rando quest’ultima misura ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-

bile (cfr. atti SEM n. 43/10 e 44/1). 

 

C.  

C.a Avverso la decisione succitata l’interessato insorge dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) con ricorso datato 21 set-

tembre 2022 (data d’entrata: 22 settembre 2022), chiedendo in via princi-

pale l’accoglimento del ricorso, l'annullamento della decisione impugnata, 

il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. A titolo 

subordinato, egli postula la restituzione degli atti alla SEM affinché proceda 

ad un nuovo esame delle allegazioni nonché ad un completamento d’istrut-

toria, oppure la concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera. Egli 

presenta altresì un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso di essere 

esentato dal pagamento delle spese di giudizio e dal relativo anticipo, con 

protesta di tasse e spese.  

 

Al ricorso l’insorgente non ha allegato nuovi mezzi di prova.  

 

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Pagina 4 

C.b Con decisione incidentale del 30 marzo 2023, il Tribunale ha ordinato 

lo scambio scritti tra le parti.  

 

C.c Il 24 aprile 2023 la SEM ha presentato le proprie osservazioni al ri-

corso, nel merito delle quali il patrocinatore del ricorrente ha in seguito re-

plicato con scritto datato 3 maggio 2023, al quale ha accluso della docu-

mentazione medica. Il 23 agosto 2023, l’autorità inferiore ha infine presen-

tato una duplica, trasmessa per conoscenza alla ricorrente il 21 febbraio 

2024.    

 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

paragrafi seguenti qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (cfr. art. 108 cpv. 1 LAsi in rela-

zione con l'art. 10 dell'Ordinanza del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel 

settore dell'asilo in relazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo, 

RS 142.318, abrogata con effetto dal 15 dicembre 2023] e la disposizione 

transitoria dell'abrogazione del 22 novembre 2023 [RU 2023 694] a contra-

rio) contro una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; 

art. 31‒ 33 LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gra-

vame.  

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). L’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo 

(art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono nozioni 

giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGESSEN-

MANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, 

pagg. 11-20). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi addotti dalle 

parti (art. 62 cpv. 4 PA; DTAF 2014/26 consid. 5) né dalle considerazioni 

contenute della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

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3.  

Nella querelata decisione, la SEM ritiene anzitutto che il ricorrente non ab-

bia reso verosimile la sua pretesa minore età. In particolare, le allegazioni 

relative alla sua biografia e al suo percorso scolastico risulterebbero vaghe 

e inconsistenti, nonché incoerenti con l’età dichiarata alle autorità italiane 

e alle Guardie di confine svizzere, ossia il (…) (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Egli non avrebbe inoltre presentato alcun documento d’identità o 

prova attestate la sua età. Su questo punto, non sussisterebbe quindi alcun 

dubbio da fugare per il tramite di una perizia medico-legale sull’età, così 

come proposto dall’interessato (idem pag. 8). In secondo luogo, le allega-

zioni in merito alla sua iniziazione all’interno della società segreta e al ri-

schio di essere ucciso per essersi rifiutato di partecipare alle riunioni sacri-

ficali risulterebbero inverosimili, superficiali, inconsistenti e prive di dettagli 

significativi (cfr. decisione impugnata, pagg. 5 e 8). Inoltre, le cicatrici che 

il ricorrente presenta sulla schiena non rappresenterebbero una prova ine-

quivocabile ch’egli abbia subìto le persecuzioni invocate e che le stesse 

siano state procurate durante la sua iniziazione alla società segreta (idem 

pag. 5). Posta l’inverosimiglianza del racconto, la SEM non ha quindi com-

piuto una valutazione della sua pertinenza in materia d’asilo ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. Infine, l’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato 

dalla Svizzera sarebbe possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile 

e possibile, posto in particolare ch’egli godrebbe di buona salute, di 

un’istruzione di base, di una sufficiente esperienza lavorativa nonché di 

una sufficiente sostegno familiare in patria. Inoltre, in Sierra Leone sareb-

bero presenti le strutture sanitarie pubbliche adatte per il trattamento dei 

suoi problemi di salute (idem pagg. 7-8).   

 

4.  

4.1 Il ricorrente censura anzitutto un accertamento inesatto e incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti in relazione alla sua data di nascita, nonché 

la violazione del diritto federale. In particolare, egli rimprovera alla SEM di 

non aver effettuato una perizia medico-legale per la determinazione 

dell’età, ma di essersi a tal fine esclusivamente fondata sulle allegazioni 

addotte. In considerazione della sua biografia, delle vicissitudini occorse e 

dell’assenza di parenti maggiorenni in patria, la SEM avrebbe inoltre do-

vuto ordinare prudenzialmente degli accertamenti peritali per la determina-

zione dell’età (cfr. ricorso pagg. 3-4).  

 

4.2  

4.2.1 Nella procedura d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente accerta d'ufficio i fatti (artt. 6 LAsi e 12 PA). In concreto, essa 

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deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti e, in modo particolare, 

dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (artt. 13 PA e 

8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

 

4.2.2 Qualora la questione della minore età sia oggetto di disputa occorre 

dirimerla preliminarmente, poiché risulta segnatamente determinante a li-

vello procedurale (cfr. art. 17 cpv. 3 LAsi). Qualora, su questo aspetto, la 

valutazione della SEM si riveli errata, bisognerà retrocederle gli atti e ri-

prendere la procedura in circostanze idonee all'età del richiedente l'asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). In quest’ambito, l’onere della prova della 

minore età incombe al richiedente d’asilo. A fronte di un accertamento dei 

fatti esaustivo e corretto, e qualora la valutazione globale degli atti di causa 

non permette di ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, quest’ul-

timo sarà quindi tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo per-

tanto considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2021 VI/3 consid. 5.2; 2019 I/6 

consid. 5.4-5.6 e riferimenti; GICRA 2004 n. 30 consid. 5.1, 2001 n. 22 con-

sid. 3, 2000 n. 19 consid. 8b; MATHIEU CORBAZ, La détermination de l’âge 

du requérant d’asile, in: Actualité du droit des étrangers, Jurisprudence et 

analyses, vol. II, 2015, pag. 31 e seg.).  

4.2.3 Salvo casi particolari, la SEM ha altresì il diritto di pronunciarsi a titolo 

pregiudiziale sulla questione dell’età di una persona richiedente d’asilo. Per 

giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità deve basarsi sui do-

cumenti d’identità autentici depositati agli atti nonché sui risultati delle au-

dizioni in relazione al quadro personale dell’interessato nel Paese d’ori-

gine, alla sua cerchia famigliare e alla sua formazione scolastica. Se ne-

cessario ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. 

artt. 17 cpv. 3, 26 cpv. 2 LAsi e art. 7 cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]). Una 

volta esperita l’istruttoria, la SEM procede infine ad un apprezzamento glo-

bale degli elementi nel rispetto dei principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.5). Se essa è convinta dell’inverosimiglianza della minore età 

dell’interessato e lo considera maggiorenne, deve infine motivare la propria 

decisione (cfr. GICRA 2002 n. 15 consid. 6b). 

 

 

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4.3  

4.3.1 Nel caso concreto, si rileva anzitutto che l’insorgente non ha fornito 

alcun documento d’identità – neppure in copia – atto a comprovare, o quan-

tomeno rendere verosimile, la sua asserita minore età. 

 

4.3.2 In secondo luogo, la data di nascita pretesa dall’interessato ([…]) non 

coincide con quella indicata precedentemente dinanzi ad altre autorità sta-

tali. Infatti, fermato in Svizzera dalle Guardie di confine il (…), egli ha di-

chiarato di essere nato il (…) (cfr. atto SEM n. 16/12 punto 1.06). Peraltro, 

la stessa data è stata precedentemente fornita alla Croce Rossa Italiana 

(idem punto 5.02 pag. 8). Confrontato a tale incongruenza, il ricorrente si è 

limitato ad affermare di aver sempre comunicato l’anno di nascita riferitagli 

da sua madre, ovvero il 2004 (idem punti. 1.06 e 5.02). 

 

4.3.3 In terzo luogo, neppure le affermazioni riguardanti la sua biografia e 

la sua famiglia non apportano indizi credibili in favore della sua minore età. 

Infatti, come correttamente concluso dall’autorità opponente, esse risul-

tano estremamente vaghe e inconsistenti. In particolare, il ricorrente non 

ricorda in quale anno ha iniziato la scuola, in quale anno l’avrebbe interrotta 

– indicando unicamente di averla abbandonata con la morte dei suoi geni-

tori nel 2015, senza saper tuttavia indicare la sua età in tale momento – 

nonché l’età che aveva quando avrebbe lasciato il Paese d’origine (cfr. atto 

SEM n. 16/12 punti 1.17.04-1.17.05). Inoltre, egli non è stato in grado di 

precisare l’età di sua sorella, dei suoi fratelli minori – ad eccezione del fatto 

ch’egli sarebbe quattro anni più anziano della sorella, la quale sarebbe a 

sua volta più anziana di tre anni rispetto ai fratelli minori – e neppure dei 

genitori, in quanto non gli sarebbe mai stata comunicata (idem punto 3.01). 

È quindi ragionevole ammettere che le informazioni in merito alla sua bio-

grafia non si distinguono per la loro consistenza.  

4.4 Il Tribunale giudica pertanto che, a fronte di una ponderazione globale 

degli elementi agli atti, la SEM non è incorsa in un accertamento incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti nella misura in cui ha rinunciato ad 

esperire ulteriori atti istruttori, segnatamente una perizia medica, per ac-

certare l’età del ricorrente. Infatti, le discrepanti e inconcludenti informa-

zioni fornite dall’interessato si pongono eloquentemente a sfavore della mi-

nore età dichiarata, della quale egli ha peraltro l’onere della prova. In que-

sto senso, l’istruzione risulta sufficientemente completa e corretta (cfr. an-

che in questo senso la sentenza TAF D-556/2023 del 7 febbraio 2023 con-

sid. 8.4 con riferimenti). In definitiva, è dunque possibile partire dall’assunto 

che l’insorgente non è riuscito a rendere verosimile la propria minore età e 

che, di riflesso, la conclusione della SEM circa la sua maggiore età sia da 

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confermare (cfr. decisione impugnata, pag. 4). Su questo punto, le censure 

formali si rivelano quindi infondate. 

Ad ogni buon conto, nel caso concreto non è ravvisabile alcuna violazione 

delle disposizioni applicabili ai minorenni non accompagnati, in particolare 

degli artt. 17 LAsi e 7 OAsi 1, siccome gli interessi del ricorrente sono stati 

opportunatamente difesi dal rappresentante legale assegnato, in qualità di 

persona di fiducia. 

5.  

Oggetto del contendere è quindi sapere se, tenuto conto dei mezzi di prova 

agli atti, la decisione avversata, con la quale la SEM ha negato all’interes-

sato la qualità di rifugiato e pronunciato il suo allontanamento dalla Sviz-

zera, sia lesiva del diritto federale.  

 

6.  

6.1  

6.1.1 Con l’impugnativa il ricorrente censura infatti la violazione degli artt. 

3 e 7 LAsi, evidenziando come adempirebbe alle condizioni poste per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato. Sulla verosimiglianza dei motivi 

d’asilo, egli rileva in particolare che, nella valutazione delle sue allegazioni, 

non sarebbe stato debitamente considerato il suo stato psichico caratteriz-

zato in particolare da un disturbo da stress post-traumatico e da una chiu-

sura relazionale. Tale aspetto avrebbe infatti influito sul suo eloquio durante 

le audizioni e giustificherebbe le difficoltà avute nel descrivere nel dettaglio 

l’iniziazione alla società segreta. Inoltre, le cicatrici poste sulla sua schiena, 

se raffrontate con le allegazioni afferenti alle pratiche rituali subite, sareb-

bero piuttosto un elemento a favore della verosimiglianza del suo racconto 

(idem pag. 6). Le sue allegazioni sarebbero inoltre rilevanti in materia 

d’asilo. Egli sarebbe infatti sfuggito dalle persecuzioni perpetrate da una 

società segreta che lo avrebbe iniziato con la forza e dalla quale lo Stato 

sierraleonese non offrirebbe alcuna protezione (idem pagg. 7-8). Pertanto, 

la SEM avrebbe quindi dovuto riconoscergli la qualità di rifugiato.  

 

6.1.2 Nelle proprie osservazioni, la SEM ritiene che il ricorso non contenga 

nuovi fatti o mezzi di prova che giustificherebbero una modifica della deci-

sione avversata. In particolare, essa ritiene che la diagnosi di disturbo post-

traumatico da stress diagnosticata al ricorrente non potrebbe general-

mente provare la causa di eventuali traumi sofferti in patria. In ogni caso, 

tale affezione sarebbe stata debitamente considerata nell’ambito dell’audi-

zione. Inoltre, sebbene vada riconosciuto che le dichiarazioni di persone 

che soffrono delle conseguenze di un trauma possono presentare 

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incoerenze o lacune, il riferimento all’esperienza non andrebbe general-

mente assunto qualora, come nel caso concreto, le affermazioni si rivelino 

contraddittorie o di scarsa qualità. In questo senso, il ricorrente non sa-

rebbe quindi riuscito a dimostrare che i suoi problemi di salute sono effetti-

vamente fondati sulle persecuzioni addotte (cfr. atto TAF n. 4). 

 

6.1.3 In sede di replica, l’insorgente ritiene invece che, contrariamente a 

quanto concluso dalla SEM, non spetterebbe a lui rendere credibile che i 

suoi problemi di salute sono effettivamente fondati sulle allegazioni ad-

dotte. Tale aspetto dovrebbe invece emergere dall’analisi delle evidenze 

istruttorie di competenza del personale medico e dal raffronto delle stesse 

con le sue allegazioni (cfr. atto TAF n. 6 pag. 2). Inoltre, la SEM avrebbe 

ignorato, nella sua valutazione della verosimiglianza, i rapporti medici atte-

stanti la sua chiusura relazionale. Con la replica, egli ha infine prodotto una 

lista delle visite mediche svolte tra il 18 ottobre 2022 e il 16 marzo 2023.   

6.1.4 Con lo scritto di duplica, l’autorità inferiore rileva che la scarificazione 

sarebbe una pratica diffusa in tutto il continente africano e utilizzata segna-

tamente per esprimere l’appartenenza clanica o lo status all’interno di una 

comunità o il passaggio all’età adulta. Pertanto, la sola presenza di tagli sul 

corpo dell’interessato non proverebbe ch’egli è stato sottoposto a determi-

nate pratiche contro la sua volontà (cfr. atto TAF n. 8). 

 

6.2  

6.2.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

 

6.2.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  La nozione di 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua defini-

zione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un ele-

mento soggettivo. Sarà riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (ele-

mento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro 

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Pagina 10 

prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 

consid. 2.5. 

 

6.2.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La dottrina e la giurisprudenza 

riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza delle 

allegazioni: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suf-

ficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili. Il richiedente dev’essere, inoltre, credibile. La credibilità delle affer-

mazioni del ricorrente viene, segnatamente, messa in dubbio se egli na-

sconde degli elementi importanti o se rifiuta di collaborare con l’autorità 

all’accertamento dei fatti (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; FANNY MATTHEY, 

in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, 

LAsi, 2015, N 15 ad art. 7 LAsi). Il giudizio sulla verosimiglianza non deve 

ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, 

da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella 

fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata). 

 

6.3  

6.3.1  A fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, il Tribunale non 

ravvede valide ragioni per discostarsi dalla decisione dell’autorità inferiore 

in merito all’inverosimiglianza delle allegazioni.   

 

6.3.2 In primo luogo, il ricorrente non ha fornito delle dichiarazioni sufficien-

temente fondate. Infatti, come giustamente rilevato dalla SEM, egli non ha 

versato agli atti alcun documento a comprova delle sue allegazioni. Già 

solo per questo motivo, ai motivi d’asilo addotti va di principio conferito un 

valore probatorio limitato, rientrante nelle mere allegazioni di parte non 

confermate da alcuna prova.  

6.3.3 In secondo luogo, l’interessato non ha fornito delle dichiarazioni suf-

ficientemente concludenti. A titolo esemplificativo, egli non ha saputo for-

nire delle convincenti informazioni di base relative alla società segreta non-

ché al rito di iniziazione al quale sarebbe stato costretto. Dopo aver dispo-

sto di una pausa di venti minuti prima di esprimersi su questo aspetto (già 

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prospettatogli dalla SEM), egli si è infatti limitato ad affermare, in modo 

ripetitivo e riferendosi soprattutto alle sue cicatrici poste sulla schiena, che 

“la prima che è sulla mia schiena, è la donazione del sangue al diavolo. 

Questa cicatrice sulla mia schiena è per il diavolo, per riceverti come suo 

figlio. Questa cicatrice è per il diavolo per controllare tutto di te. Hai fatto 

giuramento di onorare il diavolo.” (cfr. atto SEM n. 39/13 D67). Sollecitato 

a chiarire questo punto, in particolare quali fossero le persone responsabili 

del rito di iniziazione e cosa avesse concretamente subìto, egli ha succes-

sivamente sostenuto di essere stato iniziato da alcune persone dette 

E._______, le quali gli avrebbero spalmato una sostanza bianca sul corpo, 

nonché obbligato ad ingerire una sostanza che gli avrebbe fatto perdere i 

sensi; al suo risveglio, avrebbe quindi notato del sangue sulla schiena 

(idem D77-78).  

 

6.3.4 Egli ha altresì fornito delle equivoche informazioni sull’identità della 

società: dapprima ha riferito che la stessa si chiamerebbe F._______, per 

poi affermare che il suo nome sarebbe G._______ (cfr. atto SEM n. 39/13 

D52, D104). A ciò si aggiunge il fatto ch’egli non ha addotto alcun dettaglio 

sulla tecnica o i mezzi utilizzati per infliggergli le ferite sulla schiena. Inoltre, 

chiamato ad indicare cosa avrebbe visto il suo rappresentante legale qua-

lora fosse stato presente all’iniziazione, egli ha semplicemente risposto che 

“tutti i presenti lì lo sanno, come funziona l’iniziazione” (idem D72).  

 

6.3.5 Ciò posto, è quindi ragionevole ammettere che, se fosse restato ef-

fettivamente per più di un anno all’interno della società segreta (cfr. atto 

SEM n. 39/13 D82), egli non sarebbe incorso in tali contraddizioni e 

avrebbe potuto esporre sufficienti informazioni relative alle pratiche inizia-

tiche delle quali sarebbe stato vittima. In altri termini, dalle vaghe e incon-

cludenti informazioni fornite dall’interessato non si può ragionevolmente 

concludere ch’egli abbia direttamente vissuto i fatti narrati.  

 

6.3.6 In terzo luogo, il Tribunale ritiene che la veridicità del suo racconto 

può essere messa in dubbio anche sulla base di una valutazione della plau-

sibilità e dell’assenza di specifiche allegazioni. Infatti, in merito alle attività 

svolte all’interno della società segreta, il ricorrente ha presentato delle al-

legazioni prive di credibili riferimenti personali. Egli ha unicamente affer-

mato, dopo essere stato reiteratamente interpellato al riguardo, di aver 

“passato tanto tempo nella società segreta prima che ci portassero in città” 

e di aver trascorso, in un bosco segreto, circa un anno all’interno della 

stessa (cfr. atto SEM n. 39/13 D80-82, D85). In merito alle attività svolte 

durante questo periodo, egli ha poi dichiarato “[f]orse quando siamo lì, an-

davamo in un posto che si chiama «posto segreto», e lì facciamo il 

D-4209/2022 

Pagina 12 

ringraziamento al diavolo” (idem D84). Inoltre, invitato a descrivere una 

giornata-tipo, egli ha semplicemente affermato “la mattina andavamo a fare 

il ringraziamento al loro diavolo. Qualche volta arrivano gli anziani e 

quando arrivano, gli facciamo gli inchini e gli facciamo qualche canzone 

per loro. La notte prima di andare a dormire, andiamo nuovamente a fare 

il ringraziamento al loro diavolo” (idem D88). Tuttavia, egli non ha fornito 

alcuna indicazione sulle relazioni instaurante con gli altri soci, né sulle mo-

dalità con cui si sarebbero svolti i ringraziamenti al diavolo da lui citati.  

 

6.3.7 Pure le affermazioni relative al preteso timore di essere ucciso per 

essersi rifiutato di partecipare ai riti sacrificali e aver lasciato la società se-

greta risultano deboli ed inverosimili, avendo l’interessato menzionato sol-

tanto alcuni minimi elementi. Nello spiegare cosa avrebbe concretamente 

intrapreso per abbandonare la società, egli ha infatti generalmente riferito 

che “quando ci hanno portati fuori [dal bosco], di solito convocano una riu-

nione di sacrificio per i nuovi membri, ma non ho partecipato”. In sintesi, 

egli non si sarebbe presentato ad una seconda riunione per il sacrificio – 

del quale non conosce il contenuto – e, a fronte di tale rifiuto, gli anziani 

della società e un suo amico lo avrebbero reso attento che, come già anti-

cipato al momento dell’iniziazione, qualunque disobbedienza sarebbe stata 

punita con la morte (cfr. atto SEM n. 39/13 D61, D91-94, D106). Inoltre, il 

ricorrente ha indicato di aver “cercato di lasciarli [i soci della società se-

greta], perché non volevo essere parte di loro”, affermando tuttavia in se-

guito di non aver intrapreso nulla di concreto per abbandonare la società 

(idem D89-90). Posti i riferimenti generici espressi dal ricorrente, anche su 

questo punto le allegazioni vanno ritenute inverosimili.  

6.3.8 Il racconto risulta inoltre incongruente dal profilo della temporalità de-

gli eventi. Infatti, in un primo tempo l’insorgente ha dichiarato che “dopo 

l’iniziazione ho provato ad uscire da questa società segreta […] ci hanno 

portato in città e ho cercato di lasciare questa società segreta, perché io 

non appartengo a loro.” (cfr. atto SEM n. 39/13 D39). Egli ha poi soggiunto 

che “dopo l’iniziazione ci hanno portato fuori ancora. Da lì ho deciso di la-

sciare questa società. Hanno convocato una riunione per noi nuovi membri 

e anche per il rito del sacrificio, ma non ho partecipato. Hanno convocato 

per una seconda riunione e anche per il sacrificio, ma non ho partecipato.” 

(idem D61). Nella stessa esposizione dei fatti, egli ha inoltre precisato: “Ho 

incontrato mia nonna, le ho detto il problema che avevo e che cosa avessi 

in testa. Mia nonna mi ha detto che l’unica soluzione per me era andare 

via. Così mi ha dato i pochi soldi che aveva e ho lasciato il villaggio.” (idem 

D61). Da tale descrizione si evince, quindi, ch’egli avrebbe deciso di ab-

bandonare la società e sarebbe fuggito subito dopo la sua iniziazione.  

D-4209/2022 

Pagina 13 

Tuttavia, in risposta alle successive domande poste durante l’audizione, 

egli ha affermato di essere rimasto vincolato alla società in un bosco se-

greto per un periodo di circa un anno, al termine del quale sarebbe stato 

ricondotto nel villaggio in cui sarebbe stato catturato (idem D82 e D86: “[…] 

Dal bosco ci hanno portato nello stesso villaggio dove stavamo.”).  

Anche su quest’ultimo punto, l’incongruenza del racconto risulta pertanto 

evidente. Infatti, l’allegazione secondo la quale il ricorrente sarebbe rima-

sto all’interno della società segreta per un periodo di un anno per essere 

poi ricondotto al villaggio prima di espatriare – peraltro confermata nel ri-

corso (cfr. ricorso pag. 2) – cozza con il suo precedente racconto sponta-

neo secondo cui, subito dopo l’iniziazione, avrebbe intrapreso tutto il ne-

cessario per espatriare e sfuggire alla società. Si tratta quindi di due ver-

sioni sufficientemente divergenti che, tenuto conto di tutti gli altri elementi, 

portano a concludere, ancora una volta, per l’inverosimiglianza del rac-

conto.  

6.3.9 In esito, il Tribunale giudica che, qualora l’insorgente fosse stato ef-

fettivamente sottoposto ad un rito di iniziazione al diavolo, avesse trascorso 

quasi un anno all’interno di una società segreta, alla quale sarebbe stato 

costretto ad aderire, e rischiasse di essere ucciso per averla abbandonata, 

sarebbe in grado di addurre dei dettagli ben più significativi. Del resto, 

nell’ambito dell’audizione TEU del 1° luglio 2022, egli ha saputo dettagliare 

e descrivere, con sufficiente contesto e senza particolari difficoltà, i fatti che 

vissuti durante il suo lungo espatrio (cfr. atto SEM n. 28/9 D6, D15, D18, 

D22, D31, D37). Pertanto, ci si poteva ragionevolmente attendere la stessa 

scrupolosità e competenza narrativa anche nella successiva audizione sui 

motivi d’asilo svolta il 17 agosto 2022.  

6.3.10 Il ricorrente sostiene infine che la SEM non avrebbe considerato il 

suo stato psichico per apprezzare sia la verosimiglianza del suo racconto 

sia la sua capacità di ricostruire i suoi motivi d’asilo, in particolare gli eventi 

e i riti occorsi all’interno della società segreta (cfr. ricorso pag. 6).  

 

A tale riguardo, il Tribunale osserva  che una diagnosi di sindrome post-

traumatica da stress, così come risulta dalla documentazione medica agli 

atti, non prova di per sé sola le violenze allegate dall’insorgente, anche se 

l’apprezzamento di un medico specialista basato su un’osservazione cli-

nica può costituire – in certe costellazioni – un indizio che occorre conside-

rare nella valutazione della credibilità delle allegazioni di persecuzione nel 

quadro dell’apprezzamento delle prove (cfr. DTAF 2015/11 consid. 7.2.1 e 

7.2.2; ex pluris sentenza TAF D-3916/2021 del 7 marzo 2024 consid. 6.1).  

D-4209/2022 

Pagina 14 

In proposito, si rileva che nel certificato medico del 31 maggio 2022 il me-

dico psichiatra ha diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress e ha 

riportato che “[i]l paziente presenta insonnia, ansia, chiusura relazionale ed 

è interpretativo” (cfr. atto SEM n. 24/2). Tuttavia, egli non ha mai contestua-

lizzato l’eventuale influenza delle presunte persecuzioni subìte in Sierra 

Leone sullo stato di salute dell’interessato, e ciò fino all’audizione sui motivi 

d’asilo (cfr. atti SEM n. 24/2, 25/2, 26/2 e 37/2). In altri termini, contraria-

mente a quanto sembra pretendere il ricorrente (cfr. ricorso pag. 6), i rap-

porti medici antecedenti all’audizione del 17 agosto 2022 non contengono 

alcun riferimento ad eventi traumatici e non indicano che lo stato valetudi-

nario dell’insorgente avesse, o potesse avere, un impatto sulle capacità 

mnemoniche o discorsive. Né lo stato di salute psichico del ricorrente, né 

il suo vissuto traumatico, possono quindi giustificare le incoerenze e le illo-

gicità del racconto presentato, nonché dimostrare che gli stessi sono effet-

tivamente fondati sulle allegazioni da lui addotte. 

 

Ad ogni buon conto, alla SEM non può essere rimproverato di aver ottenuto 

dall’interessato delle dichiarazioni facendo completa astrazione del suo 

stato valetudinario. L’autorità inferiore ha infatti genericamente interrogato 

il ricorrente sul suo benessere (cfr. atto SEM n. 39/13 D7-12, D66) e non 

ha posto alcuna domanda in maniera incalzante o pressante, tanto più che 

è sempre stato seguito il ritmo e le esigenze fisiche dell’interessato (idem 

D44, D65).  

6.4 Posta l’assenza di prove documentali, il carattere fortemente inconclu-

dente e contraddittorio delle allegazioni nonché la scarsa qualità del rac-

conto, è quindi a giusto titolo che la SEM ha escluso ogni valido riferimento 

all’esperienza personale e individuale della narrazione proposta e ritenuto 

quest’ultima come inverosimile (art. 7 LAsi). Di riflesso, è possibile rinun-

ciare all’esame della sua pertinenza in materia d’asilo (art. 3 LAsi).  

6.5 In esito, le allegazioni del ricorrente non sono quindi adatte a giustifi-

care il riconoscimento della sua qualità di rifugiato. Su questo punto, le 

censure vanno quindi respinte.   

 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 

44 LAsi). Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(cfr. art. 14 cpv. 1 e 2 e 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 

D-4209/2022 

Pagina 15 

consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto tenuto a confer-

mare la pronuncia dell’allontanamento. 

 

8.  

8.1 In subordine, il ricorrente postula l’ammissione provvisoria in Svizzera 

giacché il suo allontanamento non sarebbe ammissibile e neppure ragio-

nevolmente esigibile. Egli ritiene infatti che, in Sierra Leone, la sua situa-

zione personale lo esporrebbe ad una situazione di pericolo per la vita e 

l’integrità fisica. Inoltre, l’insorgente non disporre di una sufficiente rete so-

ciale in patria – in quanto lo zio paterno gli sarebbe ostile e i fratelli minori 

sarebbero di ignoto domicilio – e lo Stato in parola non avrebbe sufficienti 

strutture sanitarie per i trattamenti psicologici (cfr. ricorso pag. 9).  

 

8.2 Per rinvio dell'art. 44 LAsi, l’esecuzione dell'allontanamento, contestata 

dal ricorrente, è regolamentata dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la 

loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone 

che la stessa dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). Qualora non 

sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione prov-

visoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi).  

 

8.3  

8.3.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d'origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-

nale pubblico della Svizzera. 

 

8.3.2 In proposito, il ricorrente non è riuscito a dimostrare l'esistenza di seri 

pregiudizi o il fondato timore di essere esposto ad essi ai sensi dell'art. 3 

LAsi, essendo le sue dichiarazioni essenzialmente inverosimili. Pertanto, 

anche sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi, l'ammissibilità del suo rinvio 

verso il Sierra Leone risulta di principio pacifica. Inoltre, non sono ravvisa-

bili agli atti elementi che possano far ritenere, con una probabilità prepon-

derante, ch’egli possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento 

vietati dall'art. 3 CEDU o dall'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(di seguito: Conv. Tortura, RS 0.105). In particolare, egli non ha stabilito 

l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto in 

patria ad un trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della 

Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: CorteEDU] Saadi contro Ita-

lia del 28 febbraio 2008, Grande Camera, 37201/06, §§125 e 129 con re-

lativi riferimenti). 

D-4209/2022 

Pagina 16 

 

8.3.3 Inoltre, non risulta che lo stato valetudinario dell’interessato – pure 

considerato sotto il profilo dell’esigibilità (cfr. infra consid. 8.3) dell’allonta-

namento – sia così straordinario e grave da poter avere un influsso sull’am-

missibilità dell’allontanamento secondo la restrittiva giurisprudenza della 

CorteEDU (cfr. sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, [Grande Camera], 41738/10, §181 segg.; DTAF 2017 VI/7 con-

sid. 6.2; 2011/9 consid. 7.1). Non sussistono infatti validi elementi per con-

cludere che, in Sierra Leone, l’interessato sarà confrontato ad un concreto 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condi-

zioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una riduzione im-

portante della speranza di vita, in ragione del suo disturbo post-traumatico 

da stress (cfr. atti SEM n. 24/2, 25/2, 26/2 e 37/2).  

 

8.3.4 Ne consegue che l’esecuzione dell'allontanamento del ricorrente 

verso il Sierra Leone si rivela ammissibile. 

 

8.4  

8.4.1 Secondo l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione può non essere inoltre 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

 

8.4.2 Questa disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la vio-

lence”, ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 

7.6-7.7 con rinvii). 

D-4209/2022 

Pagina 17 

8.4.3 Per le persone in trattamento in Svizzera, l’esecuzione dell’allontana-

mento diviene inesigibile nella misura in cui, nel caso di rientro nel loro 

paese d’origine o di provenienza, potrebbero non ricevere le cure essen-

ziali che garantiscano loro delle condizioni minime d’esistenza e, quindi, 

che lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al 

punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti). Pertanto, 

se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese d'origine del 

richiedente, all'occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in 

Svizzera, l'esecuzione dell'allontanamento in tale Paese sarà ragionevol-

mente esigibile (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti).  

 

8.4.4 A tale riguardo, si rileva che il Tribunale ha già avuto modo si chiarire 

che il Sierra Leone non si trova in una situazione di guerra, guerra civile o 

violenza generalizzata che consentirebbe di presumere – a prescindere 

dalle circostanze del caso in questione – l’esistenza di un pericolo concreto 

nei confronti di tutti i cittadini del Paese (cfr. ex pluris sentenze TAF 

D-200/2024 del 14 maggio 2024 consid. 5.3.2; D-2038/2024 del 22 aprile 

2024 consid. 7.3.1; D-384/2023 del 25 maggio 2023 consid. 10.3.1).  

 

8.4.5 Inoltre, con riferimento alla situazione valetudinaria dell’interessato, il 

Tribunale presta adesione agli accertamenti e alle corrette valutazioni con-

tenute nella decisione avversata, confermando quindi che le affezioni dia-

gnosticate – insonnia, ansia, chiusura relazionale e, in particolare, di un 

disturbo post-traumatico da stress (cfr. atti SEM n. 24/2, 25/2, 26/2 e 37/2) 

– non sono tali da impedire l’esecuzione del suo allontanamento e che le 

infrastrutture necessarie per il trattamento delle stesse sono accessibili nel 

suo Paese d’origine (cfr. decisione impugnata, pag. 7-8; atto TAF n. 8). 

Infatti, sebbene l’infrastruttura ospedaliera e le cure disponibili non raggiun-

gono lo standard elvetico, in Sierra Leone sono disponibili le strutture es-

senziali per curare genericamente i problemi di salute menzionati. In parti-

colare, il trattamento base della sindrome post-traumatica da stress può 

essere svolto nei centri medici indicati nella decisione avversata – segna-

tamente nelle strutture sanitarie a Freetown e nel Koidu Government Ho-

spital a Kono (cfr. in questo senso, la sentenza TAF D-384/2023 del 25 

maggio 2023 consid. 10.3.2) – ma anche presso il Kombayendeh Commu-

nity Health Center posta nella zona rurale del distretto di Kono (per le cure 

di base, cfr. https://www.pih.org/article/rural-sierra-leone-quality-care-clo-

ser-home, consultato il 22 magio 2024), l’Holy Spirit Hospital ubicata nella 

vicina Makeni (il quale dispone di un reparto di salute mentale, cfr. 

https://www.hsh-makeni.com/facilities/, consultato il 22 maggio 2024), il 

D-4209/2022 

Pagina 18 

centro Sierra Leone Psychiatric Teaching Hospital (cfr. 

https://www.pih.org/article/psychiatric-teaching-hospital-earns-accredita-

tion-sierra-leone, consultato il 22 maggio 2024), oppure ancora attraverso 

la nuova helpline di consulenza psicologica (cfr. Partners in Help, 2023 An-

nual Report, pag. 31, https://www.pih.org/sites/default/files/2023-12/An-

nualReport2023.pdf, consultato il 22 maggio 2024). Lo stato di salute 

dell’insorgente non costituisce quindi un elemento ostativo all’esecuzione 

del suo allontanamento verso il Sierra Leone. 

 

Il ricorrente potrà comunque presentare una domanda di aiuto al ritorno ai 

sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e degli artt. 73 segg. dell’ordinanza 2 

sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 (OAsi 2, 

RS 142.312), al fine di finanziare le cure necessarie e costituirsi una riserva 

di medicamenti che gli permetterà di affrontare il periodo di transizione sino 

al suo reinserimento effettivo in Sierra Leone.  

 

8.4.6 Per il resto, l’interessato è una persona giovane, senza gravi affezioni 

di salute e che gode di un’istruzione di base (svolta probabilmente per un 

periodo di cinque anni) nonché di una sufficiente esperienza lavorativa 

come contadino (cfr. atto SEM n. 16/12 punti 1.17.04-1.17.05; sentenze 

TAF D-2038/2024 del 22 aprile 2024 consid. 7.3.2; E-6805/2016 del 28 

marzo 2017 consid. 5.4.3). Nel suo Paese d’origine vivono inoltre i suoi 

fratelli minori e lo zio paterno (cfr. atto SEM n. 39/13 D14, D26-27). Inoltre, 

considerata l’inverosimiglianza delle sue allegazioni (cfr. consid. 4.5 - 4.7 e 

7 supra), il Tribunale non esclude che l’interessato disponga in realtà di una 

rete familiare più ampia alla quale può fare affidamento per il suo reinseri-

mento sociale e che, contrariamente a quanto asserito (cfr. ricorso, pag. 9), 

egli sia ancora in contatto con i familiari succitati. Peraltro, secondo l’in-

valsa prassi del Tribunale, l’allontanamento vero il Sierra Leone di un uomo 

solo e giovane nonché di famiglie senza figli in tenera età di rivela di prin-

cipio ragionevolmente esigibile (cfr. ex pluris sentenze TAF D-384/2023 del 

25 maggio 2023 consid. 10.3.2; E-6805/2016 del 28 marzo 2017, consid. 

5.4.3 con riferimenti). In questo senso, non sussistono validi motivi per con-

cludere che il ricorrente si troverà in una situazione di pericolo esistenziale 

in caso di ritorno nel suo Paese d’origine in quanto è ragionevole aspettarsi 

che, in quanto uomo giovane e adulto, egli si reintegri senza particolari 

difficoltà nel proprio sistema nazionale.  

 

8.4.7 Su tali presupposti, l'esecuzione dell'allontanamento è da ritenersi ra-

gionevolmente esigibile. 

 

D-4209/2022 

Pagina 19 

8.5 Infine, non risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità dell'e-

secuzione del provvedimento, in quanto il ricorrente, usando della neces-

saria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

 

8.6 Visto quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento è da ritenere 

ammissibile, esigibile e possibile. La pronuncia di un’ammissione provviso-

ria non entra pertanto in considerazione (cfr. art. 83 cpv. 1-4 LStrI).  

 

9.  

In esito, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). La stessa non è nemmeno incorsa in un abuso del suo potere d’ap-

prezzamento in relazione alla misura dell’allontanamento pronunciata. Di 

riflesso, il ricorso deve essere respinto e la decisione avversata confer-

mata.  

 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali risulta essere senza oggetto.  

 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, andrebbero poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, nella misura in cui le richieste di giudizio non ri-

sultavano d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo 

partire dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere 

la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal paga-

mento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

 

12.  

La presente sentenza non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4209/2022 

Pagina 20 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: