# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1950ac9-50d5-5d12-9d6f-8a0015f2673c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-05-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.05.2015 D-983/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-983-2014_2015-05-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-983/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 3  m a g g i o  2 0 1 5   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Gérard Scherrer, Gérald Bovier, 

cancelliera Zoe Cometti. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 23 gennaio 2014 / N (…). 

 

 

D-983/2014 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino afghano di etnia hazara e religione sciita, dichiara-

tosi minorenne, è nato e cresciuto in un villaggio della provincia afghana di 

Vardak ed avrebbe trascorso l'anno prima dell'espatrio a Kabul. Egli ha 

presentato domanda d'asilo in data 19 settembre 2013 dopo aver raggiunto 

la Svizzera il medesimo giorno per mezzo di un treno proveniente dall'Italia. 

Egli sarebbe partito da Kabul, avrebbe raggiunto F._______ (Iran), pas-

sando in seguito in Pakistan per poi entrare in territorio turco da dove 

avrebbe proseguito per la Grecia e sarebbe sbarcato in l'Italia dove 

avrebbe preso il treno che lo ha condotto in Svizzera (cfr. verbale d'audi-

zione del 14 ottobre 2013 [di seguito: verbale 1], pagg. 1, 3, 5 e 7 seg.). 

Sentito sui motivi d'asilo, il richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, d'aver lasciato l'Afghanistan in quanto nel villaggio 

d'origine vi sarebbero stati problemi dopo l'arrivo dei Kuchi, nel 2008. Que-

sti ultimi avrebbero distrutto case ed ammazzato i residenti. Pertanto si sa-

rebbe trasferito unitamente alla sua famiglia a Kabul nel 2012. Con l'inten-

zione di tornare al villaggio d'origine per recuperare degli effetti personali, 

l'interessato si sarebbe imbattuto nei Talebani che lo avrebbero costretto a 

svolgere lavori pesanti. Allorquando egli non sarebbe più stato in grado di 

lavorare, questi ultimi lo avrebbero picchiato e poi liberato. Tornato a Kabul, 

egli avrebbe avuto problemi di sicurezza ed economici (cfr. verbale 1, 

pag. 9 e verbale d'audizione del 16 gennaio 2014 [di seguito: verbale 2], 

pagg. 3 seg.). 

B.  

Con decisione del 23 gennaio 2014, notificata all'interessato in data 

27 gennaio 2014 (cfr. atto A25/1), l'Ufficio federale della migrazione (UFM; 

ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM) ha preliminarmente ritenuto 

che il richiedente non sarebbe stato in grado di dimostrare la sua minore 

età, ha in seguito respinto la succitata domanda d'asilo pronunciando con-

testualmente l'allontanamento dello stesso dalla Svizzera e l'esecuzione 

del medesimo siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.  

In data 26 febbraio 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

27 febbraio 2014) l'interessato è insorto contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chie-

dendo l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

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qualità di rifugiato, nonché la concessione dell'asilo e, sussidiariamente, la 

concessione dell'ammissione provvisoria. Ha altresì presentato istanza di 

concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protestate 

spese e ripetibili. 

A sostegno dell'atto ricorsuale, il ricorrente ha prodotto una fotocopia della 

Tazkara, ossia un documento di identità afghano attestante, a suo dire, la 

sua minore età. 

D.  

Il Tribunale, con ordinanza del 5 marzo 2014, ha informato l'insorgente 

della possibilità di soggiornare in Svizzera fino al termine della procedura, 

lo ha esentato dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali e si è riservato di decidere sull'assistenza giudiziaria in 

prosieguo di procedura. Contestualmente il Tribunale ha trasmesso una 

copia del ricorso con il relativo allegato all'UFM ed ha invitato tale Ufficio 

ad inoltrare una risposta. 

E.  

In data 14 marzo 2014 l'UFM ha presentato la risposta al ricorso, tra-

smessa all'insorgente per conoscenza, nella quale ha rinviato ai conside-

randi della propria decisione ed ha proposto la reiezione del gravame. 

F.  

Con decisione incidentale del 24 marzo 2014, il Tribunale ha trasmesso la 

risposta al ricorso dell'UFM all'insorgente e lo ha invitato ad inoltrare una 

replica come pure una traduzione della Tazkara, nonché la stessa in origi-

nale entro un termine fissato il 24 aprile 2014. In seguito, il Tribunale, con 

ordinanza del 29 aprile 2014, ha accolto l'istanza di proroga formulata dal 

ricorrente con scritto del 24 aprile 2014 prorogando il termine al 15 mag-

gio 2014. 

G.  

Il ricorrente, con scritto del 6 maggio 2014 (timbro del plico raccomandato: 

7 maggio 2014), ha inviato la Tazkara in originale con relativa traduzione 

ed ha tacitamente rinunciato alla replica. 

H.  

Il 27 maggio 2014, dopo invito del Tribunale del 13 maggio 2014, l'UFM ha 

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trasmesso le sue osservazioni concernenti la Tazkara prodotta dall'insor-

gente. Tali osservazioni sono state trasmesse al ricorrente con diritto d'e-

sprimersi entro il 17 giugno 2014, termine tuttavia decorso infruttuoso. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). 

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Preliminarmente, il Tribunale rammenta che il 1° febbraio 2014 è entrata in 

vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea federale 

della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo. Giu-

sta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica del 14 dicem-

bre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento dell'entrata in vi-

gore della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi sono rette dal nuovo 

diritto, fatti salvi i cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie. 

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In casu, non essendo applicabili alla fattispecie i cpv. 2-4 delle disposizioni 

transitorie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al momento 

dell'entrata in vigore della modifica della LAsi, codesto Tribunale applica il 

nuovo diritto vigente. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato, da un lato, le allega-

zioni dell'interessato circa l'allegata minore età come inverosimili, e dall'al-

tro lato le allegazioni circa i motivi d'asilo come irrilevanti. 

In particolare, l'UFM ha rilevato che il richiedente non avrebbe saputo ren-

dere credibile la sua pretesa minore età non avendo consegnato alcun do-

cumento d'identità. Inoltre non sarebbe stato in grado nemmeno di indicare 

la sua data di nascita in maniera coerente, avendo dapprima indicato di 

essere nato l'8 ottobre 1997 che corrisponderebbe al calendario solare per-

siano 20 day 1375. Quest'ultima data però corrisponderebbe al 9 gen-

naio 1997. Altresì durante l'audizione sulle generalità egli avrebbe indicato 

di non essere sicuro della sua età per poi asserire di avere 17 anni e 

due mesi. Non da ultimo, l'UFM ha rilevato che le allegazioni circa la sua 

cronistoria quo al curricolo scolastico come pure all'esperienza lavorativa 

non coinciderebbero. Infine, il richiedente, nel soggiorno previo in Grecia si 

sarebbe dichiarato diciannovenne. Per tutti questi motivi, l'UFM ha ritenuto 

che vi sarebbero stati sufficienti elementi per poter concludere alla mag-

giore età del richiedente. Tale conclusione sarebbe pure confermata dal 

risultato dell'esame osseo, secondo cui l'interessato avrebbe un'età supe-

riore a 18 anni, benché questo mezzo di prova non sia sufficiente per smen-

tire da solo le allegazioni riguardante la sua minore età. 

Circa i motivi d'asilo, senza contestarne la verosimiglianza, l'UFM ha indi-

cato che per l'interessato vi sarebbe un'alternativa di rifugio nel Paese d'o-

rigine. Infatti l'interessato avrebbe dichiarato che a marzo o aprile del 2012 

con la propria famiglia avrebbe lasciato la provincia di Vardak ed il villaggio 

di G._______ e si sarebbe trasferito definitivamente a Kabul. Agendo nel 

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senso, avrebbe quindi attivamente sollecitato un'alternativa di rifugio in-

terna, ove lo stesso avrebbe asserito di non aver subito alcuna persecu-

zione. Pertanto, le persecuzioni allegate, ovvero quelle subite dai Talebani 

e dai Kuchi, sarebbero persecuzioni circoscritte a livello locale o regionale, 

alle quali sarebbe possibile sottrarsi recandosi in un'altra parte del Paese 

d'origine, come d'altronde egli avrebbe fatto. Inoltre, il timore di subire a 

Kabul delle persecuzioni da parte di altre famiglie del suo villaggio d'origine 

per problemi legati alla proprietà di terreni, sarebbero anch'esse irrilevanti, 

in quanto avrebbe potuto rivolgersi alle autorità afghane a Kabul qualora 

ne avesse avuto il bisogno. Infine sarebbe pure irrilevante ai fini dell'asilo 

l'essere espatriato per le difficili condizioni di vita a causa di un problema 

psichico del padre. 

Nel complesso, quindi, le dichiarazioni dell'interessato non soddisfereb-

bero le condizioni di rilevanza previste all'art. 3 LAsi e pertanto l'UFM non 

gli ha riconosciuto la qualità di rifugiato ed ha respinto la sua domanda 

d'asilo. 

Avendo respinto la domanda d'asilo, l'UFM ha pronunciato l'allontana-

mento del richiedente dalla Svizzera. Ha indicato che non vi sarebbero in-

dizi per ritenere che l'interessato rischierebbe nel suo Paese d'origine di 

essere esposto a pene o trattamenti vietati dall'art. 3 CEDU. Inoltre, non 

avendo saputo rendere credibile la sua minore età, l'interessato dovrebbe 

sopportare le conseguenze della mancata dimostrazione della sua minore 

età e pertanto, circa l'esecuzione del rinvio, egli non potrebbe prevalersi 

delle regole specifiche per i minorenni non accompagnati. Altresì, siccome 

l'interessato nella primavera del 2012 si sarebbe trasferito unitamente alla 

famiglia a Kabul, l'esecuzione dell'allontanamento in Afghanistan sarebbe 

ragionevolmente esigibile conformemente alla giurisprudenza dello scri-

vente Tribunale. Essendo egli giovane e disponendo a Kabul di un'ampia 

rete familiare come pure di una buona esperienza professionale e potendo 

contare sull'aiuto finanziario di un parente dal Pakistan, non vi sarebbero 

ostacoli al suo rinvio a Kabul. Infine, l'esecuzione dell'allontanamento sa-

rebbe possibile sia sul piano tecnico che pratico. 

4.2 Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l'insorgente 

ha preliminarmente contestato la decisione dell'UFM circa l'inverosimi-

glianza constatata della sua allegata minore età. Le discrepanze rilevate 

dall'UFM sarebbero da ricondurre, come indicato dalla rappresentante 

dell'opera assistenziale (di seguito: ROA) presente all'audizione federale, 

a fattori culturali. A sostegno dell'atto ricorsuale ha quindi depositato una 

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copia della Tazkara che attesterebbe la sua minore età, aggiungendo, inol-

tre, che l'esame osseo non potrebbe scientificamente provare la sua età a 

causa del margine d'imprecisione di tale esame. Pertanto vi sarebbe d'an-

nullare la decisione per non aver applicato le norme di procedura previste 

per i minori non accompagnati. 

In seguito, il ricorrente ha indicato che, contrariamente a quanto ritenuto 

dall'UFM, non si potrebbe concludere che Kabul sia un'alternativa di prote-

zione interna poiché ivi la situazione sarebbe altrettanto pericolosa a causa 

della vicinanza dei Talebani e degli attentati. Inoltre, circa la persecuzione 

da parte di terzi, sarebbe erroneo indicare che la giustizia afghana sia effi-

ciente, pertanto anche da questo punto di vista, qualora dovesse fare rien-

tro nel Paese d'origine non sarebbe in grado di ottenere un'opportuna pro-

tezione. Per questi motivi gli si dovrebbe riconoscere la qualità di rifugiato 

e concedere l'asilo o, sussidiariamente, concedere l'ammissione provviso-

ria per inesigibilità dell'allontanamento. 

4.3 Nella risposta al ricorso, l'UFM ha osservato che il documento di iden-

tità allegato al ricorso sarebbe solo una copia e di pessima qualità. Inoltre 

un documento d'identità inoltrato in forma di fotocopia non consentirebbe 

di stabilire con certezza il suo contenuto poiché non sarebbe possibile ve-

rificarne l'autenticità. Il documento, dunque, non sarebbe in grado di con-

futare la conclusioni dell'UFM. Pertanto detto Ufficio ha rinviato ai propri 

considerandi confermandoli pienamente. 

4.4 Successivamente all'inoltro dell'originale della Tazkara con relativa tra-

duzione, l'UFM ha presentato le seguenti considerazioni. La Tazkara, oltre 

ad essere un documento facilmente e illegalmente ottenibile, sarebbe di 

scarso valore probatorio a causa del contenuto esiguo al punto di non es-

sere attendibile. Le indicazioni riguardanti l'età sarebbero troppo vaghe per 

poterne stabilirne l'esattezza, infatti sarebbe solitamente indicata l'età di 

una persona a un certo momento della sua vita. Nel caso specifico, la Taz-

kara del ricorrente indicherebbe l'età di 16 anni nel 1391 del calendario 

solare persiano ciò che corrisponderebbe al 2012, momento in cui sarebbe 

stato rilasciato il documento, pertanto sarebbe impossibile stabilire l'età 

dell'insorgente. Il documento potrebbe essere stato stilato sulla base delle 

affermazioni di chi l'ha richiesto. Pertanto, il documento di identità inoltrato 

dal ricorrente non sarebbe atto a provare l'età allegata. A titolo abbondan-

ziale, l'Ufficio ha poi aggiunto che l'età menzionata nel documento farebbe 

emergere ulteriori contraddizioni con le dichiarazioni dell'insorgente. L'età 

di 16 anni nel 2012 andrebbe contro la sua indicazione secondo la quale 

egli avrebbe avuto 17 anni e due mesi in occasione della prima audizione 

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tenutasi nell'ottobre 2013 giacché a questo punto non avrebbe ancora 

compiuto i 16 anni al momento del rilascio della Tazkara l'8 aprile 2012. 

Altresì se si considera la data di nascita fatta valere dallo stesso, ossia il 

9 gennaio 1997, al momento del rilascio della Tazakara nel 2012 egli non 

avrebbe avuto 16 anni. Pertanto tale Tazkara non potrebbe costituire un 

documento affidabile per stabilire l'età effettiva del suo detentore. 

L'UFM ha inoltre aggiunto che effettivamente la valutazione dell'età 

dovrebbe tenere conto di elementi culturali come avrebbe fatto notare la 

ROA. Ciononostante, trattandosi di una componente determinante 

dell'identità, il ricorrente avrebbe dovuto provare i relativi dati non solo 

renderli verosimili. Le indicazioni contraddittorie e vaghe dell'insorgente già 

rilevate nella decisione impugnata, nonché la Tazkara stessa farebbero 

emergere dei dubbi considerevoli in merito alla sua età dichiarata e non 

permetterebbero di giungere alla convinzione che lo stesso sia minorenne. 

Inoltre il risultato osseo non sarebbe stato di per sé determinante per 

valutare la sua maggiore età, l'Ufficio sarebbe giunto a tale conclusione 

considerando altri criteri di valutazione prima di evocare il risultato osseo. 

5.  

Anzitutto, v'è da stabilire se l'UFM ha correttamente considerato l'insor-

gente maggiorenne e pertanto se a giusta ragione non gli ha assegnato 

una persona di fiducia prevista per i minori non accompagnati. Tale censura 

implica rispettivamente una violazione del diritto di essere sentito come 

pure un accertamento inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti, pertanto è 

necessario verificarne la fondatezza in modo preliminare, giacché qualora 

venisse accolta potrebbe condurre ad una cassazione della decisione im-

pugnata (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwal-

tungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, 

n. 1155, pagg. 403 seg.). 

5.1 Discende dal diritto di essere sentito, il diritto per i richiedenti l'asilo di 

consultare gli atti e d'esprimersi, come pure la possibilità d'influire nell'ac-

certamento dei fatti giuridicamente rilevanti. Inoltre, le autorità decidenti 

devono ottemperare al loro obbligo di motivare le decisioni (cfr. art. 29 

cpv. 2 Cost., art. 29 e segg. PA e DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e giurispru-

denza ivi citata). 

5.2 Giusta l'art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi le competenti autorità cantonali nomi-

nano senza indugio una persona di fiducia che difenda gli interessi dei ri-

chiedenti minorenni non accompagnati, per la durata del soggiorno presso 

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un Centro di registrazione e di procedura, se oltre all'interrogazione som-

maria di cui all'art. 26 cpv. 2 LAsi vi si svolgono fasi procedurali rilevanti per 

la decisione, oppure la persona di fiducia viene nominata per la durata della 

procedura, dopo l'attribuzione al Cantone (art. 17 cpv. 3 lett. c LAsi). Con-

formemente all'art. 7 cpv. 2 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 

procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) per il richiedente l'a-

silo minorenne non accompagnato, se non è possibile designare subito 

dopo l'attribuzione al Cantone un curatore o un tutore, l'autorità cantonale 

nomina immediatamente una persona di fiducia per la durata della proce-

dura d'asilo o d'allontanamento, ma al massimo fino alla nomina di un cu-

ratore o di un tutore oppure fino al raggiungimento della maggiore età (cfr. 

art. 3 e 22 della Convenzione sui diritti del fanciullo 20 novembre 1989 

[CDF, RS 0.107]). 

5.3 Secondo giurisprudenza costante, l'UFM ha il diritto di pronunciarsi a 

titolo pregiudiziale sulla minore età di un richiedente l'asilo prima dell'audi-

zione sui motivi d'asilo e della designazione di una persona di fiducia se 

esistono dei dubbi sull'allegata minore età. Questo avviene segnatamente 

nel caso in cui il richiedente l'asilo non ha consegnato i documenti di viag-

gio e d'identità (cfr. art. 8 cpv. 1 let. b LAsi). In assenza di documenti d'i-

dentità autentici, bisogna procedere ad un apprezzamento globale di tutti 

gli elementi per poter giungere alla verosimiglianza dell'allegata minore età 

giusta l'art. 7 LAsi (cfr. DTAF 2009/54 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi ci-

tata). 

5.4 Il Tribunale ritiene che l'UFM non ha, nella presente fattispecie, violato 

il diritto di essere sentito del qui ricorrente come pure non è incorso in un 

accertamento inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti. 

Anzitutto, v'è da indicare che l'UFM, in assenza di un documento d'identità 

dell'insorgente, ha correttamente apprezzato gli elementi a sua disposi-

zione prima di giungere alla conclusione che lo stesso non ha reso verosi-

mile la sua minore età. In particolare, l'insorgente ha effettivamente indicato 

in maniera incoerente la sua data di nascita come pure le date della sua 

cronistoria con le esperienze maturate nel Paese d'origine  

(cfr. verbale 1, pagg. 3 seg.). Invero, come rilevato dalla ROA, tali discre-

panze si potrebbero ricondurre a fatti culturali e segnatamente alle scarse 

conoscenze del calendario gregoriano. Tuttavia anche allorquando ha in-

dicato le date secondo il calendario solare persiano è incorso in contraddi-

zione. A titolo d'esempio, egli ha indicato d'aver iniziato la scuola all'età di 

otto anni nel 1385 del calendario solare persiano e d'aver, nel contempo, 

iniziato a lavorare all'età di dieci anni nell'anno 1385 (cfr. verbale 1, pag. 4). 

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Altresì, in audizione federale, ha fornito un'ulteriore versione indicando d'a-

ver dapprima iniziato a lavorare, nel 1383, ed in seguito cominciato la 

scuola, nel 1385 (cfr. verbale 2, pag. 4). Per cui la differenza culturale non 

può, sotto questo punto di vista, giustificare le incoerenze rilevate dall'UFM. 

Inoltre, come giustamente indicato dall'UFM in occasione dello scambio di 

scritti, l'esame osseo non è stato utilizzato come elemento principale per 

l'accertamento dei fatti – il quale si ricorda, in tale stadio di procedura, in 

mancanza del deposito di un documento d'identità da parte del ricorrente 

l'UFM deve procedere ad un apprezzamento di tutti gli elementi a sua di-

sposizione –, bensì come conferma dell'accertamento della sua maggiore 

età, dopo attenta analisi delle dichiarazioni dello stesso e dell'insieme delle 

circostanze. Pertanto l'UFM con gli elementi a quel tempo a sua disposi-

zione ha correttamente considerato inverosimile la minore età del ricor-

rente. 

A livello ricorsuale, l'insorgente ha depositato come documento di identità 

la propria Tazkara in originale. In occasione dello scambio di scritti, l'UFM 

ha indicato che tale documento sarebbe di scarso valore probatorio. Come 

codesto Tribunale ha già avuto modo d'indicare nella DTAF 2013/30 con-

sid. 4.2.2, seppur la Tazkara non sia da qualificare come un documento di 

viaggio, quest'ultima è il documento più utilizzato in Afghanistan come carta 

d'identità. Si tratta dunque di un documento ufficiale recante fotografia rila-

sciato con l'obbiettivo di comprovare l'identità del titolare. Tuttavia la Taz-

kara è un documento falsificabile, pertanto il suo valore probatorio è ridotto. 

Ciononostante la stessa non può essere qualificata come falsificazione 

senza aver effettuato precisi approfondimenti. Nella Tazkara depositata dal 

ricorrente nella rubrica "Data di nascita o età" è indicato: "Età sedici anni 

nell'anno 1391". Benché il luogo del rilascio di tale documento sia illeggi-

bile, v'è nondimeno indicato che tale documento è stato rilasciato il 20 del 

primo mese del 1391 del calendario solare persiano. 

Orbene, visto il valore probatorio ridotto di tale documento di identità, il 

Tribunale deve procedere ad un apprezzamento di tutti gli elementi per po-

ter pronunciarsi sull'eventuale maggiore età dell'insorgente in quanto tale 

documento, da solo, non è sufficiente per provare la sua data di nascita 

esatta e pertanto la minore età allegata. Ciononostante, senza giungere a 

dichiarare la falsificazione del documento in questione, il Tribunale ritiene 

che neppure a livello ricorsuale il ricorrente è riuscito a rendere verosimile 

la sua minore età. Innanzitutto, in occasione dell'audizione sulle generalità 

egli ha erroneamente indicato che sulla sua Tazkara vi sarebbe stata ripor-

tata la sua data di nascita completa (cfr. verbale 1, pag. 7), mentre nel do-

cumento d'identità depositato agli atti non v'è indicata la data di nascita, 

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bensì l'età nel corso dell'anno 1391. Sembra pertanto già di per sé incom-

prensibile l'essersi equivocato su tale punto dacché, secondo le sue dichia-

razioni, il documento lo avrebbe ottenuto personalmente (cfr. verbale 1, 

pag. 7). Secondariamente, ha indicato che all'età di otto anni avrebbe co-

minciato a frequentare la scuola e che corrisponderebbe all'anno 1385 del 

calendario solare dell'Egira (cfr. verbale 1, pag. 4). Tale indicazioni sono 

contraddittorie, in quanto nell'anno 1385, secondo le informazioni da lui 

fornite, avrebbe dovuto compiere 10 anni e al minimo avrebbe avuto nove 

anni. Inoltre ha erroneamente indicato che nel 1391, quando avrebbe ter-

minato gli studi avrebbe avuto 14 anni (cfr. ibidem), mentre secondo la Taz-

kara depositata avrebbe avuto 16 anni. Pertanto, visto tutto quanto sopra, 

e nonostante il documento depositato, vi sono sufficienti elementi discor-

danti per dichiarare l'inverosimiglianza della sua allegata minore età. Infine, 

onde evitare eventuali ripetizioni il Tribunale rinvia alle considerazioni 

dell'UFM nella decisione impugnata come pure alle sue osservazioni in oc-

casione dello scambio di scritti. 

Pertanto visto tutto quanto sopra, l'allegata minore età non è stata resa 

verosimile. Di conseguenza, e conformemente alle considerazioni 

dell'UFM alle quali si rinvia, il ricorrente è da considerarsi maggiorenne. 

L'UFM non ha quindi a giusta ragione assegnato al richiedente una per-

sona di fiducia prevista per i minori non accompagnati e non è incorso nella 

violazione del diritto di essere sentito come pure nell'accertamento inesatto 

dei fatti giuridicamente rilevanti. 

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Secondo la teoria della protezione ("Schutztheorie"; precisata nella sen-

tenza di principio DTAF 2011/51), la qualità di rifugiato è data se nel Paese 

d'origine non è possibile ottenere una protezione adeguata contro le per-

secuzioni. La qualità di rifugiato non può essere negata alla persona che 

D-983/2014 

Pagina 12 

ha subito una persecuzione in una parte del Paese, per il motivo che di-

sporrebbe di un'alternativa di protezione interna in un'altra parte del Paese, 

se si trovasse, nel luogo della protezione interna, in una situazione che 

minacci la sua esistenza. L'autorità giudicante è tenuta a chiarire se nel 

luogo di rifugio interno, la persona interessata non abbia a trovarsi concre-

tamente in pericolo giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr (RS 142.20). 

Conformemente alla sussidiarietà della protezione internazionale, non è ri-

fugiato chi può ottenere in patria un'appropriata protezione contro le per-

secuzioni non statali. Una siffatta protezione può essere offerta dallo Stato 

o, a determinate condizioni, da entità quasi-statali o, eventualmente, pure 

da organizzazioni internazionali. L'interessato può essere ragionevolmente 

obbligato a chiedere la protezione del suo Paese d'origine solo se essa è 

appropriata, ossia se è suscettibile d'essere ottenuta da strutture di prote-

zione interne funzionanti ed efficienti (cfr. Giurisprudenza ed informazioni 

della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2006 

n. 18). 

Secondo prassi, l'effettiva protezione nel Paese d'origine non è data da 

un'effettiva garanzia di protezione individuale a lungo termine contro per-

secuzioni non-statali: nessuno stato ha la capacità di garantire ovunque e 

in qualunque momento l'assoluta sicurezza ai propri cittadini. Occorre al 

contrario che vi sia a disposizione una struttura di protezione funzionante 

ed efficiente che renda possibile un procedimento penale, segnatamente 

organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti. Il ricorso a tale strut-

tura di protezione interna deve essere, da un lato, oggettivamente acces-

sibile alla persona interessata (per esempio, indipendentemente dal ge-

nere, dall'appartenenza etnica o religiosa) e, dall'altro lato, tale ricorso deve 

essere ragionevolmente esigibile (condizione non adempiuta nel caso in 

cui, per esempio, i bisognosi di protezione si espongono ad un ulteriore [o 

altro] concreto pericolo per aver sporto denuncia penale). La condizione di 

esigibilità implica inoltre un esame individuale in relazione alla specificità 

della situazione nel Paese d'origine (cfr. DTAF 2011/51 consid. 7.4 e 8.6 e 

GICRA 2006 n. 18 consid. 10.3.1 e 10.3.2 con giurisprudenza ivi citata). 

7.  

Nella decisione impugnata l'UFM indica che le persecuzioni subite dall'in-

teressato dai Talebani nel 2012 ed il timore di persecuzione da parte dei 

Kuchi sarebbero persecuzioni circoscritte a livello locale e regionale, per il 

che trasferendosi a Kabul avrebbe trovato una protezione interna. Inoltre 

quo al timore di subire delle persecuzioni da parte di membri delle famiglie 

del suo villaggio d'origine, l'UFM indica che egli potrà rivolgersi alle autorità 

D-983/2014 

Pagina 13 

afghane a Kabul. Il ricorrente contesta questi punti indicando che la situa-

zione di sicurezza a Kabul non sarebbe garantita e che non si potrebbe 

fare affidamento sulle autorità qualora vi fosse una persecuzione da parte 

di terzi. L'UFM indica inoltre che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr a Kabul non vi 

sarebbe nemmeno una situazione di pericolo per l'interessato giacché di-

sporrebbe di una buona rete sociale ed una sufficiente esperienza profes-

sionale. 

Il Tribunale deve dunque stabilire se nella fattispecie, l'insorgente ha un'ef-

fettiva alternativa di rifugio in Afghanistan e segnatamente a Kabul giusta 

la teoria della protezione sopra esposta (consid. 6). 

7.1 Quo alle persecuzioni subite nel 2012 per mano dei Talebani nella pro-

vincia di Vardak, il Tribunale rileva che la verosimiglianza di tale circostanza 

è pacifica giacché incontestata dall'autorità inferiore. Cionondimeno il Tri-

bunale ritiene che l'insorgente a Kabul non ha a temere una futura perse-

cuzione da parte dei Talebani. In primo luogo v'è da rilevare che le perse-

cuzioni subite nel 2012, ossia l'obbligo d'eseguire lavori pesanti, è stato 

frutto di una situazione incidentale, come d'altronde descritto dallo stesso 

(cfr. verbale 1, pag. 9 e verbale 2, pag. 4). In secondo luogo, per sua stessa 

ammissione, da quando si è trasferito a Kabul non ha più avuto contatti con 

i Talebani (cfr. ibidem). Infine è d'uopo rilevare che con la nuova presidenza 

dell'Afghanistan assunta da Ashraf Ghani in accordo con Abdullah Abdul-

lah, per il quale è stata creata la carica di "Chief Executive Officer", nel 

settembre 2014 tale Paese ha conosciuto il primo trasferimento pacifico dei 

poteri presidenziali. Il 30 settembre 2014 il nuovo governo ha firmato l'ac-

cordo bilaterale di sicurezza con gli Stati Uniti d'America come pure con la 

NATO per continuare l'assistenza militare anche dopo il 2014. Invero, nel 

2014 a Kabul si sono registrati alcuni attacchi suicida rivendicati dai Tale-

bani ed il Segretario generale dell'ONU ha inoltre indicato che per tutto il 

territorio afghano, il 2014 è stato l'anno più violento dal 2001 e lo stesso si 

è detto preoccupato per l'aumento di incidenti fortuiti di civili (cfr. United 

nations, General Assembly, Security Council, report of the Secretary-Ge-

neral, The situation in Afghanistan and its implications for international 

peace and security, 09.12.2014, A/69/647–S/2014/876, pagg. 1 seg., 6 e 

15 seg.; European Asylum Support Office [EASO], EASO Country of Origin 

Information  

Report: Afghanistan – Security Situation [di seguito: EASO: Afghanistan  

– Security Situation], gennaio 2015, < http://easo.europa.eu/wp-con-

tent/uploads/Afghanistan-security-situation.pdf >, pagg. 35-38, consultato 

il 10.04.2015). Ciononostante a Kabul una persecuzione mirata da parte 

dei Talebani nei confronti dell'insorgente è da escludere in quanto, da un 

D-983/2014 

Pagina 14 

lato, l'insorgente non rientra nella categoria a rischio  

di persecuzione da parte dei Talebani, e dall'altro lato la loro  

presenza nella capitale Kabul non è attualmente significativa (cfr. EASO, 

Afghanistan – Strategie degli insorti: intimidazioni e violenze mirate  

contro cittadini afghani, dicembre 2012, < http://easo.europa.eu/wp-con-

tent/uploads/192143_2012_5967_EASO_Afghanistan_II_IT.pdf >, 

pagg. 42-103, consultato il 10.04.2015; EASO: Afghanistan – Security  

Situation, pag. 25). 

7.2 Per quanto concerne il conflitto tra Kuchi e Hazara, v'è da  

rilevare che lo stesso è circoscritto alle province Vardak e  

Ghazni (cfr. Danish Immigration Service, Afghanistan – Country of Origin 

Information for use in the asylum determination process, maggio 2012, 

< http://www.nyidanmark.dk/NR/rdonlyres/3FD55632-770B-48B6-935C-

827E83C18AD8/0/FFMrapportenAFGHANISTAN2012Final.pdf >, pag. 46, 

consultato il 10.04.2015). A causa di tale conflitto, molti Hazara sono fuggiti 

da tali province per rifugiarsi nelle grandi città afghane, nonostante ciò per 

i Kuchi è molto difficile riuscire a rintracciare nelle grandi città gli Hazara 

con i quali erano in conflitto dacché questi ultimi non si sono concentrati in 

parti specifiche di tali città, bensì vivono in distinti quartieri (cfr. Danish Im-

migration Service, pagg. 46 seg.). Tuttavia  

alcuni scontri tra Hazara e Kuchi sono stati registrati nei sobborghi di  

Kabul. Tali conflitti sono indipendenti dal conflitto circoscritto alle  

province sopraccitate, benché sicuramente influenzati. Ciò malgrado  

si sono registrati scontri tra Kuchi e altre etnie come pure  

con la polizia d Kabul e gli stessi nel loro insieme non sono significativi (cfr. 

Afghanistan Analysts Network [AAN], The social wandering of the Afghan 

Kuchis, novembre 2013, < http://www.afghanistan-analysts.org/wp-con-

tent/uploads/2013/11/20131125_FFoschini-Kuchis.pdf >, pagg. 20 e 25, 

consultato il 10.04.2015). Pertanto, l'insorgente non ha temere una futura 

persecuzione da parte dei Kuchi. 

7.3 Altresì, circa un eventuale agire illegittimo delle famiglie provenienti dal 

suo villaggio d'origine per problemi legati alla proprietà di terreni, il Tribu-

nale rileva che a livello ricorsuale l'insorgente non ne ha fatto alcun riferi-

mento, il che di per sé può indurre a concludere che non abbia un timore 

di future rappresaglie. Ad ogni buon conto, come correttamente indicato 

dall'UFM, codesto Tribunale ritiene che lo stesso potrà rivolgersi alle auto-

rità a Kabul. Infatti, come già indicato supra (cfr. consid. 7.1), l'Afghanistan 

ha firmato l'accordo bilaterale di sicurezza con gli Stati Uniti d'America 

come pure con la NATO per continuare l'assistenza militare anche dopo il 

D-983/2014 

Pagina 15 

2014 e oltracciò il sistema giudiziario a Kabul è migliore di quello nelle re-

gioni rurali afghane giacché ivi lo stesso, quando esistente, è inefficiente 

(cfr. EASO: Afghanistan – Security Situation, pagg. 24 seg.). Pertanto non 

si può senz'altro presupporre che, qualora necessario, l'insorgente si vedrà 

negato l'accesso alla giustizia. 

7.4 Nell'ambito di un'analisi del Paese dal punto di vista della sicurezza e 

della situazione umanitaria ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr, codesto 

Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan è 

continuamente peggiorata negli ultimi anni in tutte le regioni, compresi i 

centri urbani e la città Kabul (cfr. DTAF 2011/7). Dal profilo umanitario, la 

situazione nelle aree rurali dell'Afghanistan è grave. Nelle zone urbane la 

situazione è migliore, tuttavia l'assistenza medica spesso non è garantita 

tanto da potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia 

esistenziale ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. DTAF 2011/7 consid. 9.9.1). 

La situazione umanitaria nella città Kabul è meno grave rispetto alle altre 

parti del Paese. L'esecuzione dell'allontanamento verso la città Kabul non 

è generalmente inesigibile, bensì può essere riconosciuta esigibile in 

presenza di circostanze favorevoli (in particolare una solida rete di rapporti 

sociali, la possibilità di procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un 

alloggio, buone condizioni di salute), anche nell'ambito di un'alternativa di 

soggiorno interna (cfr. DTAF 2011/7 consid. 9.9.2). Tale prassi è a tuttora 

d'attualità, considerando altresì quanto rilevato nei considerandi 

precedenti. 

Il Tribunale ritiene quindi che l'insorgente nel luogo di rifugio interno e se-

gnatamente a Kabul non ha a temere una situazione di pericolo giusta 

l'art. 83 cpv. 4 LStr. Infatti, egli è giovane, in buona salute ed a Kabul gode 

di una solida rete sociale avendovi i genitori ed i fratelli (cfr. verbale 1, 

pag. 6 e verbale 2, pag. 2). Inoltre ha due zie paterne e cinque zie materne 

che vivono a Kabul con le rispettive famiglie (cfr. verbale 2, pagg. 5 seg.). 

Di conseguenza, nonostante la difficile situazione del padre  

(cfr. verbale 1, pag. 6), il ricorrente può fare affidamento su una buona rete 

famigliare. Altresì a Kabul la sua famiglia vive in una casa in affitto, nella 

quale il ricorrente ha vissuto per quasi un anno (cfr. verbale 2, pag. 3). Si 

aggiunga inoltre che durante tale soggiorno a Kabul l'insorgente ha avuto 

occasione di lavorare in un ristorante (cfr. verbale 2, pagg. 4 seg.), pertanto 

si può partire dal presupposto che riuscirà a reinserirsi nel contesto lavora-

tivo di Kabul. Oltre a ciò, per il proprio sostentamento v'è da indicare che 

sua madre lavora in una fabbrica di (…) e che i figli della zia paterna resi-

dente in Pakistan talvolta aiutano economicamente la di lui famiglia (cfr. 

D-983/2014 

Pagina 16 

verbale 2, pagg. 5 seg.). Visto quanto precede, l'alternativa di rifugio a Ka-

bul non espone l'insorgente a una situazione di pericolo giusta l'art. 83 

cpv. 4 LStr. 

7.5 Di conseguenza, il Tribunale ritiene che il ricorrente ha un'effettiva al-

ternativa di rifugio in Afghanistan e segnatamente a Kabul conformemente 

la teoria della protezione. Pertanto essendoci per l'insorgente un'alterna-

tiva di rifugio in Afghanistan, non v'è da riconoscergli la qualità di rifugiato 

e la domanda d'asilo va quindi respinta. 

Visto quanto sopra, codesto Tribunale ritiene che i motivi d'asilo fatti valere 

dall'insorgente non sono rilevanti in materia d'asilo. Ne consegue che, sul 

punto di questione dell'asilo, il ricorso non merita tutela e la decisione im-

pugnata va confermata. 

8.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronuncia, di 

norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene però 

conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento, 

il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

9.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste 

condizioni, l'UFM dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). 

Le condizioni previste ai cpv. 2-4 dell'art. 83 LStr sono di natura alternativa. 

Qualora una delle suddette condizioni non fosse adempiuta, l'autorità giu-

dicante si esime dall'analisi delle restanti condizioni (cfr. DTAF 2009/51 

consid. 5.4). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato 

D-983/2014 

Pagina 17 

al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare 

o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento ivi citato). 

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento non è ammissibile se la prosecu-

zione del viaggio dello straniero verso il Paese d'origine o di provenienza 

o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazionale 

pubblico della Svizzera (art. 83 cpv. 3 LStr). Sicché nessuno può essere 

costretto in alcun modo a recarsi in un Paese dove la sua vita, la sua inte-

grità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi menzio-

nati all'art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe d'essere costretto a re-

carsi in un Paese di tal genere (art. 5 LAsi ed art. 33 della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 [Conv., RS 0.142.30]). Giusta 

l'art. 25 cpv. 3 Cost., l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105) e l'art. 3 CEDU, nessuno può essere sottoposto 

a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti (cfr. DTAF 2013/27 

consid. 8.2). 

Come correttamente indicato dall'UFM nella decisione impugnata, il princi-

pio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è stata 

riconosciuta la qualità di rifugiato. Nella misura in cui codesto Tribunale ha 

confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda d'asilo del ricor-

rente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respingi-

mento (art. 5 LAsi). Pertanto l'allontanamento verso l'Afghanistan è sotto 

tale aspetto pacifico. 

In siffatte circostanze non v'è motivo di considerare l'esistenza di una ri-

schio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere esposto, nel 

suo Paese d'origine ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o 

dell'art. 1 Conv. tortura. Conformemente alla CorteEDU ed il Comitato 

dell'ONU contro la tortura, spetta all'interessato rendere plausibile l'esi-

stenza di un reale rischio ("real risk") di essere sottoposto a trattamenti 

contrari a detti articoli (sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi 

contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 con giurispru-

denza ivi citata). Altresì la situazione generale circa il rispetto dei diritti 

dell'uomo in Afghanistan, segnatamente a Kabul, non conduce attualmente 

ad elevare l'esecuzione dell'allontanamento come inammissibile. Pertanto, 

l'esecuzione dell'allontanamento in Afghanistan e segnatamente a Kabul è 

ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché 

della LAsi. 

D-983/2014 

Pagina 18 

9.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

Il Tribunale ha già avuto modo d'indicare che la situazione generale in Af-

ghanistan è grave dal profilo della sicurezza, della situazione umanitaria e 

della situazione di minaccia esistenziale (cfr. DTAF 2011/7 e 2011/38 con-

sid. 4.3.2). Ciononostante l'esecuzione dell'allontanamento verso la città di 

Kabul, dove la situazione è meno grave rispetto alle altre parti del Paese, 

può essere esigibile in presenza di circostanze favorevoli, anche nell'am-

bito di un'alternativa di rifugio interna (cfr. DTAF 2011/7  

consid. 9.9.2). Come già analizzato più sopra alla luce dei più recenti av-

venimenti in Afghanistan (cfr. consid. 7), l'insorgente ha un'effettiva alter-

nativa di rifugio a Kabul ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. consid. 7.4). 

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente deve essere con-

siderata ragionevolmente esigibile. 

9.3 Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, l'insor-

gente, usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento ne-

cessario al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

9.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-

lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di con-

seguenza, anche circa l'esecuzione dell'allontanamento, la decisione va 

confermata. 

10.  

Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

11.  

11.1 Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

D-983/2014 

Pagina 19 

11.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-983/2014 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: