# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8bace9f5-8185-51f4-8e65-c625838d79c4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.10.2008 B-6154/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-6154-2007_2008-10-30.pdf

## Full Text

Corte II
B-6154/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 0  o t t o b r e  2 0 0 8

Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio), 
Ronald Flury, Stephan Breitenmoser,
Cancelliere Corrado Bergomi.

X._______ SA,
patrocinata dall'avvocato Emanuele Verda, 
corso Pestalozzi 11, casella postale 6577, 6901 Lugano,
ricorrente,

contro

X._______ Holding SA in liquidazione,
patrocinata da PricewaterhouseCoopers SA, 
via Cattori 3, casella postale 561, 
6902 Lugano 2 Paradiso Caselle,
controparte,

Commissione federale delle banche CFB,
Schwanengasse 12, casella postale, 3001 Berna,
autorità inferiore.

Realizzazione di attivi del fallimento.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

B-6154/2007

Fatti:

A.
X._______ SA, (luogo), costituita nel 1972, aveva per scopo statuario 
l'assunzione  e  l'esecuzione  di  mandati  fiduciari  di  ogni  genere.  La 
società era principalmente attiva nella gestione di titoli mobiliari ed è 
amministrata da P._______, (luogo). Nel 1991 è stata creata la società 
X.______  Holding  SA,  la  quale  detiene  tutte  le  500  azioni  di 
X._______ SA  ed  ha  quale  amministratore  unico  P._______. 
X._______ Holding SA è a sua volta detenuta dalla Y._______ Holding 
SA, che a sua volta sarebbe detenuta da P._______ e dall'avvocato 
Q._______,  (luogo).  Dall'estratto  del  registro  di  commercio  di 
L.______,  P._______  risulta  essere  l'amministratore  unico  della 
Y._______ Holding SA, (luogo). 

Con  contratto  del  30  settembre  2004  X.______  SA  ha  mutuato  a 
X._______  Holding  SA  la  somma  di  fr.  1'350'000.-  da  restituire, 
maggiorata  degli  interessi  del  2,5%  in  due  rate:  la  prima,  di 
fr. 675'000.-,  doveva  essere  ripagata  entro  il  30  giugno  2006  e  la 
seconda, di pari entità, entro il 30 settembre 2007 (C01 001-2).

Con  decisione  del  24  novembre  2004,  la  CFB  ha  stabilito  che 
X._______ SA esercita l'attività di commerciante di valori mobiliari  ai 
sensi della legge sulle borse e ha con ogni probabilità accettato averi 
del pubblico ai sensi della legge sulle banche, senza tuttavia essere in 
possesso della necessaria autorizzazione. La CFB ha quindi ordinato 
la  liquidazione della società e ha nominato PricewaterhouseCoopers 
(PWC) quale liquidatrice.

Con decisione del 27 aprile 2005 la CFB ha stabilito l'indebitamento di 
X._______ SA e ha decretato l'apertura del suo fallimento, nominando 
PWC liquidatrice del fallimento. 

I ricorsi inoltrati dalla X._______ SA contro le decisioni della CFB del 
25 novembre 2004 e 27 aprile 2005 sono stati  respinti  dal  Tribunale 
federale con sentenza del 14 febbraio 2006, nella misura in cui sono 
stati dichiarati ammissibili (DTF 2A.35/2005; 2A.286/2005). 

Con  circolare  del  18  gennaio  2007  la  liquidatrice  del  fallimento  di 
X._______ SA ha comunicato a tutti i creditori di rinunciare a tutte le 
pretese di X._______ SA in liquidazione verso terzi e offerto in primo 

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luogo tali pretese in vendita al miglior offerente ai sensi dell'art. 19 cpv. 
6 OFB, ad esclusione della pretesa verso gli organi della società, e a 
titolo subordinato, in caso non vi fosse alcuna offerta di acquisto, essa 
ha  offerto  le  medesime  pretese  in  cessione  ai  creditori  ai  sensi 
dell'art. 19 cpv. 5 OFB e 260 LEF. 

In  data 7 marzo 2007 X._______ Holding SA ha offerto l'importo  di 
fr. 500.-  per  l'acquisto  di  una  pretesa  nei  suoi  confronti  pari  a 
fr. 28'976.65,  altri  fr.  500.-  per  l'acquisto  di  una  pretesa  nei  suoi 
confronti  pari  a fr. 675'000.-  e fr. 100.-  per la pretesa di  1 milione di 
Euro nei confronti dei debitori della fallita come risultava da un ordine 
di sequestro del Ministero Pubblico di Lugano. Nessun altro creditore 
ha  inoltrato  delle  offerte,  tuttavia  vi  sono  state  delle  richieste  di 
cessione dei crediti. 

Con lettera del 30 aprile 2007 la liquidatrice del fallimento ha informato 
X._______  Holding  SA  di  voler  sospendere  l'acquisto  delle  pretese 
sopra  descritte  fino  a  definizione  di  trattative  pendenti  con  altri 
offerenti.  La  liquidatrice  ha  inoltre  indicato  che  una  cessione  delle 
pretese a X._______Holding SA non poteva essere accolta a causa 
della presenza di un evidente conflitto di interesse. 

Vedendo le sue richieste respinte, X._______ Holding SA si è rivolta 
alla CFB con lettera del 15 maggio 2007, chiedendo il rilascio di una 
decisione formale.  

Con  decisione  del  26  luglio  2007  la  CFB  ha  considerato  valida  la 
decisione  della  liquidatrice  del  fallimento  di  X._______  SA  in 
liquidazione, di non accettare la vendita a X._______ Holding SA del 
debito  da essa contratto  nei  confronti  di  X._______ SA. La CFB ha 
addotto  che  X._______  Holding  SA  ha  un  debito  nei  confronti  di 
X._______  SA  in  liquidazione,  pari  a  fr. 703'976.-. Nell'ambito  della 
procedura di realizzazione degli attivi di X._______ SA in liquidazione, 
X._______  Holding  SA,  sua  azionista,  ha  offerto  la  somma  di 
fr. 1'000.- per acquistare il suo debito nei confronti di X._______ SA in 
liquidazione. La CFB reputa l'importo offerto da X._______ Holding SA 
per  l'acquisto  del  suo  debito  molto  esiguo  e  non  equo,  in  quanto 
corrisponde a poco meno dello 0.15% del debito. Secondo la CFB la 
liquidatrice  del  fallimento  ha  ritenuto  a  giusto  titolo  che  con  una 
cessione  delle  pretese a  terzi  gli  interessi  dei  creditori  della  massa 
fallimentare sarebbero meglio salvaguardati. La CFB ha indicato che 

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sulla  base  dell'art.  260  LEF  ogni  creditore  ha  diritto  di  chiedere  la 
cessione di quelle pretese alle quali rinuncia la massa dei creditori e 
che il Tribunale federale ha già avuto modo di dichiarare la nullità della 
cessione del credito al suo debitore (DTF 34 II 95, consid. 3). La CFB 
ha applicato per analogia questa giurisprudenza all'art. 19 cpv. 6 OFB 
e concluso che non soltanto la cessione, ma anche la vendita di un 
credito  al  debitore  non  è  ammessa.  La  vendita  del  credito  di 
fr. 703'976.- vantato nei confronti di X._______ Holding SA alla stessa 
società non è pertanto ammissibile e la liquidatrice del fallimento ha 
agito in modo corretto respingendo tale offerta. In seguito la CFB si è 
espressa sull'offerta di acquisto di X._______ Holding SA di fr. 100 per 
la  pretesa  di  1  milione  di  Euro  e  confermato  la  decisione  della 
liquidatrice  del  fallimento  di  respingerla.  A  motivo  di  questa 
conclusione la CFB ha addotto che la liquidatrice del fallimento è stata 
informata  che  P._______  risulta  essere  il  debitore  di  tale  pretesa. 
P._______ è anche l'amministratore unico di X._______ Holding SA e 
azionista  indiretto  della  società.  Da  ciò  la  CFB  ha  dedotto  che  il 
legame tra il debitore della pretesa e l'acquirente è evidente.

B.
Il  14  settembre  2007  X._______  Holding  SA,  rappresentata 
dall'avv. Emanuele  Verda  (di  seguito:  ricorrente)  ha  impugnato  con 
ricorso al Tribunale amministrativo federale la decisione della CFB (di 
seguito: CFB o autorità inferiore) del  26 luglio 2007. Essa postula in 
via principale l'accoglimento del ricorso, l'annullamento della decisione 
impugnata  e  l'accoglimento  delle  sue  offerte  presentate  in  data 
7 marzo 2007 per l'acquisto delle pretese di fr. 28'976.-, fr. 675'000.- e 
un  milione  di  Euro,  protestate  tasse,  spese  e  ripetibili.  In  via 
subordinata  essa  postula  l'accoglimento  del  ricorso,  l'annullamento 
della  decisione  impugnata  e  di  ordinare  all'autorità  inferiore  di 
procedere per il tramite della liquidatrice PWC, Lugano, ad una nuova 
realizzazione delle  pretese,  come da annesso  2A (formulario  per  la 
richiesta d'acquisto delle pretese ex. Art. 19 cpv. 6 OFB e 260 LEF) e 
2B (formulario per la richiesta di cessione delle pretese ex art. 19 cpv. 
5 OFB e 260 LEF), e fissare chiare modalità, protestate tasse, spese e 
ripetibili. 

Nella  motivazione ricorsuale la  ricorrente  parte dal  presupposto che 
per  quanto  concerne  le  modalità  di  liquidazione  proposte  dalla 
liquidatrice  dapprima  era  prevista  la  vendita  delle  pretese  e 
subordinatamente - unicamente in caso non vi sia stata alcuna offerta 

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di  acquisto  -  la  di  lor  cessione,  vale  a  dire  due istituti  giuridici  ben 
distinti.  Secondo la  ricorrente  la  vendita  delle  pretese è  la  cessione 
materiale di un diritto patrimoniale ai sensi dell'art. 164 CO e la massa 
vi  rinuncia  definitivamente  a  fronte  della  miglior  offerta,  rinunciando 
non solo a far valere la pretesa,  ma anche la titolarità sulla pretesa 
stessa.  A  mente  della  ricorrente  la  vendita  delle  pretese  è  una 
cessione civilistica delle pretese litigiose e non “eine Übertragung des 
Rechtes  zur  prozessualen  Geltendmachung”  come  ritenuto  dal 
Tribunale  federale  nella  sentenza  86  III  158  in  riferimento 
all'art. 260 LEF. La ricorrente aggiunge che dalla  definizione dei due 
istituti giuridici risulta chiaro che la vendita di una pretesa a fronte del 
pagamento di un prezzo (art. 164 CO) non può sollevare questioni di 
conflitto di interessi, dato che, pagato il prezzo, l'acquirente del credito 
non ha più alcun obbligo nei confronti della massa, a differenza invece 
del cessionario. Il ricavo ottenuto in occasione della cessione ai sensi 
dell'art. 260 LEF serve in prima linea a soddisfare il cessionario e solo 
un'eventuale  eccedenza  spetta  alla  massa.  Per  questo  motivo  la 
cessione  non  è  autorizzata  al  debitore  di  tale  pretesa,  poiché  ciò 
renderebbe illusoria la prospettiva di far valere la pretesa. La ricorrente 
è  convinta  che  nel  caso  in  esame  l'autorità  inferiore  confonde 
arbitrariamente  i  due  istituti,  in  violazione  del  diritto  federale, 
applicando  erroneamente  all'istituto  giuridico  della  vendita  le 
disposizioni  e  la  giurisprudenza relativa all'art. 260 LEF. Secondo la 
ricorrente non è corretto ed ammissibile che la CFB rifiuti  la vendita 
delle  pretese  basandosi  su  presunti  conflitti  di  interessi  o 
sull'argomento  della  protezione  dei  creditori,  in  quanto  anche  la 
ricorrente è un creditore  e merita  tutela e nessun altro  creditore ha 
partecipato  alla  messa  in  vendita  delle  pretese. Per  la  ricorrente  la 
CFB non può andare oltre tutelando i creditori che hanno rinunciato al 
loro diritto di partecipare alla vendita. 

A  mente  della  ricorrente  non  è  chiaro  dove  risieda  il  conflitto  di 
interessi in rapporto alla pretesa di 1 milione di Euro nei confronti dei 
vari  debitori  della  fallita,  tanto  più  che agli  atti  del  fallimento  non si 
trova  una  sola  indicazione  quanto  ai  debitori  ed  ai  motivi  del 
fondamento del credito. L'offerta della ricorrente pari a fr. 100.- aveva 
lo  scopo  di  assicurarsi  il  diritto  di  verificare  i  debitori  nonché  la 
sussistenza  di  tale  credito.  La  ricorrente  osserva  che  per  questa 
pretesa  esiste  nella  documentazione  della  fallita  solo  l'atto  di 
sequestro.

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La ricorrente è del parere che il rifiuto della sua offerta di fr. 500.- per 
l'acquisto  del  suo  debito  di  fr. 28'976.65.  nonché  di  fr.  500.-  per 
l'acquisto  del  suo  debito  di  fr.  675'000.-  è  arbitrario  e  contravviene 
gravemente al principio della sicurezza del diritto. Secondo lei manca 
la base legale per giustificare la rinuncia alla vendita delle pretese al 
miglior  ed unico offerente. La liquidatrice e la  CFB hanno deciso  di 
non fissare alcun piede d'asta, ma solo di offrire le pretese in vendita 
al  miglior  offerente.  Questo  è  stato  il  criterio  della  vendita  e  deve 
essere rispettato. Per la ricorrente non è legittimo modificare in seguito 
le  modalità  di  realizzazione,  tanto  è  vero  che  l'art.  29  cpv.  1  OFB 
attribuisce  alla  liquidatrice  il  compito  di  stabilire  le  modalità  di 
realizzazione, ma non la libertà di mettere in vendita delle pretese per 
poi  rinunciare  alla  vendita  dopo  l'inoltro  delle  offerte.  Tale  agire 
contravviene  parimenti  al  principio  della  buona  fede.  Il  criterio  di 
valutazione  in  funzione  del  solo  valore  nominale  non  regge  sia  dal 
punto  di  vista  formale  che materiale. Premesso che la  CFB non ha 
proceduto ad alcuna verifica del valore reale del credito, non è dato a 
sapere quale sia l'importo equo e quali siano i criteri per giudicarne.

La  ricorrente  indica  che  nella  medesima  procedura  P._______  ha 
acquistato  con  il  benestare  della  CFB la  pretesa  di  X._______  SA 
nella  causa  nr.  500-05  –  016682  –  930  nei  confronti  della 
Coopers&Lybrand, Canada, pendente presso il Tribunale di Montreal, 
Canada,  avente  per  oggetto  il  risarcimento  di  6'829'201  dollari 
canadesi  per  un  importo  di  fr.  500.-,  ossia  nemmeno  lo  0,01% del 
valore della causa e quindi del credito nominale. Secondo la ricorrente 
la  CFB,  pretendendo  di  salvaguardare  meglio  gli  interessi,  non  può 
andare oltre  la  volontà degli  altri  creditori,  i  quali,  disinteressandosi, 
hanno  espressamente  rinunciato  a  far  valere  il  loro  diritto  di 
partecipare alla vendita. 

C.
Con  risposta  del  16  novembre  2007  l'autorità  inferiore  propone  di 
respingere il ricorso, nella misura in cui esso sia ammissibile e di porre 
i  costi  a  carico  della  ricorrente.  In  primo  luogo  l'autorità  inferiore 
adduce che la ricorrente non è creditrice nel fallimento di X._______ 
SA, (luogo). Essa indica che la ricorrente ha insinuato una pretesa nel 
fallimento di X._______ SA e che tale pretesa di fr. 81'623.35 è stata 
posta in compensazione con un credito di X._______ SA nei confronti 
della ricorrente. Dall'incarto della liquidatrice emerge che la questione 
è stata tranciata con la graduatoria del 18 gennaio 2007 e non è mai 

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stata  contestata,  quindi  cresciuta  in  giudicato.  Considerato  che  la 
ricorrente  detiene  tutte  le  azioni  di  X._______  SA,  essa  avrebbe 
potuto  contestare  gli  atti  di  realizzazione  come  proprietaria  della 
banca, il che però non è avvenuto. L'autorità inferiore sottolinea che la 
ricorrente non ha contestato la decisione di mettere in vendita all'asta 
alcune delle proprie pretese, né il modo in cui essa doveva svolgersi e 
nemmeno  il  fatto  che  l'asta  era  dedicata  solo  ai  creditori.  Secondo 
l'autorità  inferiore  la  ricorrente  si  limita  a  sostenere  che  le  sue 
proposte dovevano essere accettate secondo le regole dell'asta, il che 
non corrisponde alla contestazione di  un atto di  realizzazione giusta 
l'art. 24 cpv. 2 LBCR. Per questi motivi, a mente dell'autorità inferiore, 
la ricorrente non è legittimata a ricorrere e il ricorso è inammissibile.

Qualora  venisse  riconosciuta  la  legittimazione,  l'autorità  inferiore 
prende posizione nel merito della causa. Dapprima essa adduce che 
con  circolare  del  18  gennaio  2007  la  liquidatrice  ha  comunicato 
l'intenzione di mettere all'asta le pretese vantate da X._______ SA nei 
confronti di terzi, rispettivamente, a titolo subordinato, di cederle. Per 
l'autorità inferiore, parlando di “piede d'asta”, “parità di trattamento” e 
contestando le trattative private svolte dalla liquidatrice, la ricorrente 
ammette di aver inteso anch'essa la procedura di vendita come “asta”. 
Tale asta era privata perché come si evince dalla circolare C01 019.65 
e dal “Formulario per la richiesta di acquisto di pretese” (C01 042) solo 
i creditori potevano parteciparvi. 

L'autorità inferiore ritiene che l'annuncio di un'asta non è considerato 
un'offerta vincolante poiché fa difetto uno degli elementi essenziali del 
contratto, ovvero il prezzo, bensì un invito non vincolante di presentare 
un'offerta.  Colui  che  ha  indetto  l'asta  non  è  quindi  vincolato  dalla 
propria invitatio ad offerendum, ma può liberamente ritirare un oggetto 
messo  all'asta  od  annullare  l'asta.  L'autorità  inferiore  rileva che  nel 
caso di specie la venditrice ha deciso di non accettare l'offerta della 
ricorrente perché troppo bassa e non equa in relazione al valore reale 
della  stessa  ed  al  dovere  di  protezione  dei  creditori  della  fallita. 
Secondo la dottrina questa è un'opzione a cui chi ha indetto l'asta ha 
sempre  diritto,  a  meno  che  non  si  sia  impegnato  attraverso  le 
condizioni  d'asta  ad  aggiudicare  l'oggetto  in  vendita,  una  volta 
raggiunti determinati requisiti, come per esempio un prezzo massimo. 
L'indicazione “al miglior offerente” significa che si tratta semplicemente 
di un'asta e non che “la cosa dovrà essere venduta obbligatoriamente”. 

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L'autorità inferiore osserva infine che l'amministrazione del fallimento 
con la messa all'asta delle pretese della fallita si attendeva una forte 
concorrenza che avrebbe portato a vendere a buon prezzo le pretese 
in parola e sotto questo aspetto aveva senso subordinare la cessione 
delle  pretese  alla  vendita. Per  l'autorità  inferiore  la  ricorrente  aveva 
l'interesse  opposto.  Essa  voleva  solo  sottrarsi  ai  propri  obblighi  nei 
confronti  della  massa  fallimentare.  Le  pretese  non  avrebbero  mai 
potuto essere cedute poiché se non vi fosse stata offerta, la ricorrente 
avrebbe offerto un'inezia e si sarebbe in questo modo vista sdebitata. 
A mente  dell'autorità  inferiore  la  ricorrente  presentava degli  evidenti 
conflitti di interesse a concludere il contratto nei modi e nei termini che 
l'amministrazione del fallimento aveva inteso e palesato attraverso la 
propria circolare del 18 gennaio 2007. Era questo il motivo per cui solo 
i creditori erano ammessi all'asta mentre la ricorrente ne era esclusa. 
Per  questi  motivi  deve  trovare  spazio  un'applicazione  per  analogia 
della  giurisprudenza  circa  l'art.  260  LEF  (DTF  34  II  95).  Lo  stesso 
ragionamento vale per la pretesa di 1 milione di Euro. Il debitore risulta 
essere  infatti  P._______,  padrone  di  tutte  le  società  del  gruppo 
X._______ e artefice principale del crac di X._______. È evidente che 
egli  aveva  interesse  a  soddisfare  il  proprio  debito  con  il  minor 
dispendio possibile e non ad offrire una somma equa per poi far valere 
la pretesa acquisita da X._______. 

Da  ultimo l'autorità  inferiore  evidenzia  che la  ricorrente  è  l'azionista 
unico di X._______ SA ed aveva ricevuto delle prestazioni (compreso 
il  mutuo da cui nasce la pretesa di fr. 675'000.- oltre interessi)  dalla 
fallita  a  condizioni  che  non  rispecchiavano  quelle  generalmente 
ottenibili  sul  mercato (2.5 % di  interessi,  nessuna garanzia,  ecc.). A 
mente  dell'autorità  inferiore  questi  contratti  (upstreaming)  sono  tutti 
viziati  (conflitto  con  il  principio  dell'at-arm's-lenght,  divieto  del 
versamento  occulto  di  dividendi,  doppia  rappresentanza  nell'ambito 
della stipulazione di contratti, art. 717 CO, ecc.) e sono stati creati ad 
hoc per trasferire denaro da X._______ SA a X._______ Holding SA. 
Inoltre  l'autorità  inferiore  sottolinea  che,  poiché  la  liquidatrice  aveva 
riconosciuto debiti di fr. 2'000'000.-, non è detto che la società sarebbe 
fallita  se  il  contratto  di  mutuo  di  fr. 1'350'000  in  favore  della  casa 
madre  non  fosse  mai  stato  stipulato.  Sarebbe  contrario  al  comune 
senso della giustizia se chi ha mandato in fallimento la società con dei 
contratti  stipulati  in  palese  contrasto  con  la  legge,  chi  ha  distratto 
denaro ai clienti di X._______ SA per offrirlo a condizioni speciali alla 
ricorrente e lasciare gli  stessi  a bocca asciutta nel  fallimento, possa 

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sottrarsi alle proprie responsabilità pagando l'inezia di fr. 1'150.- e in 
ciò sia anche tutelato dalle autorità. 

D.
Con  replica  del  12  dicembre  2007  la  ricorrente  ha  mantenuto  le 
proprie conclusioni e motivazioni. 

A titolo completivo la ricorrente osserva che non è corretto sostenere 
che ella  aveva un interesse opposto agli  altri  creditori. La ricorrente 
oltre ad essere creditrice ed avere un proprio legittimo interesse pari 
agli altri creditori ad oggi non conosce “l'importo definitivo (del credito 
di  X._______  Holding  SA)  attualmente  oggetto  di  negoziazione 
separata tendente alla definizione dei rapporti di dare ed avere tra la 
fallita e X._______ Holding SA”. Il medesimo ragionamento vale per la 
pretesa  di  ca.  1  mio  EUR.  La  ricorrente  ha  inteso  acquistare  tale 
credito per fr. 100.- anche alfine di  assicurarsi  il  diritto di  verificare i 
debitori e la sussistenza di tale credito. 

Con duplica del 1° febbraio 2008 l'autorità inferiore si  è in sostanza 
riconfermata nelle conclusioni e nelle motivazioni. Essa rileva come la 
ricorrente  non  solo  non  è  creditrice,  ma  addirittura  debitrice  della 
fallita,  proprio  di  quelle  pretese  che  sono  state  messe  in  vendita 
(subordinatamente  in  cessione)  ai  creditori  della  fallita.  Per  questo 
motivo  la  ricorrente  non  può  essere  riconosciuta  come  creditrice  e 
deve esserle negata la legittimazione a ricorrere.

Per  quel  che  attiene  alla  pretesa  di  1  milione  di  EURO,  l'autorità 
inferiore  precisa  che  essa  risulta  dall'ordine  di  sequestro  del 
Procuratore  Pubblico  del  14 dicembre 2006 (doc. A). Una volta  tale 
sequestro sarà cresciuto in giudicato è possibile per ogni creditore fare 
considerazioni generali sulla fondatezza della pretesa.

E.
Su invito  del  Tribunale  amministrativo federale giusta l'ordinanza del 
20 febbraio 2008, in data 12 marzo 2008 la ricorrente si è espressa in 
merito  al  doc.  A  che  l'autorità  inferiore  aveva  allegato  alla  replica, 
proponendo  di  non  ammettere  il  doc.  A  agli  atti  del  presente 
procedimento, in quanto non pertinente ai fini della vertenza.

Con  scritto  del  26  marzo  2008  l'autorità  inferiore  ha  chiesto 
l'ammissione  del  doc.  A  agli  atti,  poiché  da  esso  è  deducibile 
l'esistenza della pretesa. 

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Con ordinanza dell'11 aprile 2008 il Tribunale amministrativo federale 
ha tra l'altro respinto la richiesta della ricorrente di non ammettere agli 
atti il doc. A. 

Il 25 aprile 2008 il rappresentante legale della ricorrente ha prodotto la 
procura. 

Ulteriori  fatti  ed  argomenti  addotti  dalle  parti  negli  scritti  verranno 
ripresi  nei  considerandi  qualora  risultino  decisivi  per  l'esito  della 
vertenza. 

Diritto:

1.

1.1 L'istanza decidente deve esaminare d'ufficio e con pieno potere di 
cognizione quale  ricorso sia  ammissibile  ed in  che misura  si  debba 
entrare nel merito (DTAF 2007/6 consid. 1 e rimandi).

1.2 Il  Tribunale  amministrativo  federale  è  competente  a  giudicare  i 
ricorsi  contro  le  decisioni  della  Commissione  federale  delle  banche 
che sono dirette contro atti di realizzazione (art. 31 i. r. c. art. 33 lett. f 
della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale, 
LTAF, RS 173.32; art. 24 cpv. 2 della legge federale dell'8 novembre 
1934 sulle banche e le casse di risparmio, Legge sulle banche, LBCR, 
RS 952.0). 

1.3

1.3.1 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 
all'autorità  inferiore  o  è  stato  privato  della  possibilità  di  farlo,  chi  è 
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse 
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 
(art.  48  cpv.  1  della  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla 
procedura amministrativa, PA, RS 172.021).

1.3.2 L'autorità inferiore è dell'avviso che la legittimazione a ricorrere 
della ricorrente non è data in mancanza della qualità di creditrice, la 
sola condizione che permetteva di partecipare agli atti di realizzazione 
pubblicati  nella  circolare  della  liquidatrice  del  18  gennaio  2007.  La 

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ricorrente  contesta  da  parte  sua  di  non  essere  considerata  come 
creditrice.

1.3.3 In riferimento alla situazione giuridica materiale, l'oggetto di lite 
nella presente procedura è la questione a sapere se era lecito rifiutare 
le offerte di acquisto della ricorrente venendole a mancare la qualità 
creditrice e quindi se a giusto titolo poteva esserle negata la qualità di 
creditrice  (cfr.  consid.  4  segg.  in  cui  si  ritorna  sull'argomento  della 
qualità di creditrice della ricorrente).

Giusta  l'art.  24  cpv.  2  LBCR  nelle  procedure  previste  nei  capi 
undicesimo e dodicesimo della legge i creditori e i  proprietari  di una 
banca possono interporre ricorso solo contro l’omologazione del piano 
di  risanamento  e  contro  atti  di  realizzazione.  È  escluso  il  ricorso 
secondo  l’articolo  17  della  legge  federale  dell’11 aprile  1889 
sull'esecuzione e sul fallimento (LEF, RS 281.1). Nel caso in esame la 
questione  di  merito  e  della  legittimazione  sono  ampiamente 
congruenti, poiché in ambedue i casi è toccata la qualità di creditrice 
della ricorrente. Un ricorrente di cui è contestata la legittimazione nella 
procedura,  è,  per  quanto  concerne  detta  problematica,  di  solito 
senz'altro  legittimato  a  ricorrere.  In  questo  contesto  si  può 
ragionevolmente  affermare che la  ricorrente  è  legittimata  a  ricorrere 
contro  la  decisione  impugnata  nel  quadro  dell'art.  24  cpv.  2  LBCR 
i. r. c. l'art. 48 cpv. 1 PA.

1.4 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 PA), alla forma e al 
contenuto  dell'atto  di  ricorso (art.  52  PA) sono soddisfatti.  L'anticipo 
delle spese processuali è stato versato tempestivamente (art. 63 cpv. 4 
PA). Gli altri presupposti processuali sono parimenti adempiuti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.

2.1 Alla CFB compete, tra l'altro, la vigilanza sulle banche, le borse e i 
commercianti di valori mobiliari  (art. 23 cpv. 1 seconda frase LBCR). 
Essa  prende  le  decisioni  necessarie  all'applicazione  della  legge  e 
delle  sue  disposizioni  di  esecuzione  e  vigila  sull'osservanza  delle 
prescrizioni  legali  e  regolamentari  (art.  23bis  cpv.  1  LBCR,  art.  35 
cpv. 1  LBVM).  Se  viene  a  conoscenza  di  infrazioni  alle  prescrizioni 
legali  o  di  altre  irregolarità,  essa  provvede  al  ripristino  dell'ordine 
legale  e  alla  soppressione  delle  irregolarità  ed  emana  le  decisioni 

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necessarie  a tal  fine (art. 23ter  cpv. 1 LBCR, art. 35 cpv. 3 LBVM). 
Nella  misura  in  cui  la  CFB  vigila  sull'osservanza  delle  prescrizioni 
legali, la sua sorveglianza non è limitata alle persone e alle società ad 
essa  formalmente  sottoposte  (banche  o  istituzioni  analoghe).  Le 
incombe ugualmente determinare se sono adempiute le condizioni per 
accordare  un'autorizzazione  per  l'esercizio  di  un'attività  bancaria  o 
borsistica (art. 1 e 3 LBCR; art. 1, 3 e 10 LBVM). Essa può pertanto 
utilizzare  i  provvedimenti  previsti  dalla  legge  anche  contro  istituti  o 
persone  il  cui  assoggettamento  alla  legge  o  l'obbligo  di  ottenere 
un'autorizzazione  è  (ancora)  in  discussione  (DTF  131  II  306 
consid. 3.1.1 e riferimenti).

Se vi sono sufficienti concreti indizi che un'attività soggetta all'obbligo 
dell'autorizzazione è svolta  senza permesso, la  CFB ha il  diritto  e il 
dovere  di  raccogliere  le  informazioni  necessarie  per  acclarare  la 
fattispecie nonché emanare i provvedimenti necessari. Questi possono 
consistere nello scioglimento e la liquidazione di una società, la quale 
esercita senza permesso un'attività per la quale un'autorizzazione non 
avrebbe  potuto  comunque  a  priori  essere  rilasciata,  rispettivamente 
disattende  il  divieto  di  accettare  a  titolo  professionale  depositi  del 
pubblico  (DTF  131  II  306  consid.  3.1.2  e  numerosi  riferimenti 
giurisprudenziali  e  dottrinali;  cfr.  anche  THOMAS BAUER, 
Bankengesetzliche  Zwangsliquidation  von  Nichtbanken,  in:  Jusletter 
del 21 novembre 2005). Essa può anche ordinarne il fallimento (art. 33 
cpv. 1 LBCR). Riguardo alla  scelta  dei  provvedimenti  da  adottare  la 
CFB, conformandosi  pur sempre ai  principi  generali  che disciplinano 
l'attività  amministrativa  (divieto  dell'arbitrio,  rispetto  dei  principi  della 
parità di trattamento e della proporzionalità nonché della buona fede), 
deve  tendere  allo  scopo  principale  della  legislazione  bancaria  e 
borsistica,  cioè,  da un lato, tutelare gli  interessi  dei  creditori  e degli 
investitori  e,  dall'altro,  assicurare  il  buon  nome  e  l'affidabilità  della 
piazza finanziaria svizzera. Riguardo al modo in cui esercita la propria 
vigilanza  nel  caso  concreto,  la  CFB  fruisce  di  un  ampio  potere  di 
apprezzamento (DTF 131 II 306 consid. 3.1.2 in fine con richiami).

2.2 Con  decisione  del  24  novembre  2004  la  CFB  ha  stabilito  che 
X._______ SA esercita l'attività di commerciante di valori mobiliari  ai 
sensi della legge sulle borse e ha con ogni probabilità accettato averi 
del  pubblico  ai  sensi  della  legge  sulle  banche  senza  essere  in 
possesso della necessaria autorizzazione. Con decisione del 27 aprile 
2005  la  CFB ha  tra  l'altro  dichiarato  il  fallimento  di  X._______  SA, 

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(luogo)  e  nominato  PricewaterhouseCoopers  SA,  (luogo)  liquidatrice 
del fallimento. Con sentenza del 14 febbraio 2006 il Tribunale federale 
ha  respinto  il  ricorso  della  ricorrente  contro  entrambe  le  decisioni 
menzionate. Di conseguenza alla liquidatrice era consentito procedere 
nello svolgimento della procedura di  fallimento bancario concernente 
la X._______ SA. 

2.3 Dal  1°  luglio  2004  è  in  vigore  la  nuova  legislazione  bancaria 
relativa alla liquidazione di banche insolventi (fallimento di banche). La 
competenza in materia di vigilanza, di risanamento e di fallimento per 
quanto  concerne  le  banche  incombe  pertanto  esclusivamente  alla 
Commissione federale delle  banche  (cfr. anche art. 36a della  Legge 
federale  sulle  borse  e  il  commercio  di  valori  mobiliari  del  24  marzo 
1995,  Legge  sulle  borse,  LBVM,  RS  954.1;  detto  disposto  prevede 
un'applicazione  analogica  delle  disposizioni  sull'insolvenza  bancaria 
nei casi di commercio di valori mobiliari).

Se non vi è alcuna prospettiva di risanamento oppure se esso è fallito, 
la  Commissione  federale  delle  banche  revoca  alla  banca 
l'autorizzazione  di  esercitare,  ne  ordina  la  liquidazione  e  la  rende 
pubblicamente nota (art. 33 cpv. 1 LBCR). Il suo ordine di liquidazione 
esplica gli effetti di una dichiarazione di fallimento (art. 34 cpv. 1 LBCR 
combinato  con gli  art.  197-  220 della  LEF). Fatte  salve  determinate 
disposizioni bancarie (art. 35- 37g LBCR), la liquidazione va effettuata 
conformemente agli art. 221- 270 LEF (art. 34 cpv. 2 LBCR). Come già 
spiegato  dal  Tribunale  federale,  queste  disposizioni  speciali  si 
applicano  anche  nei  confronti  di  imprese  o  persone  che  hanno 
esercitato  senza  permesso  un'attività  bancaria  sottoposta  ad 
autorizzazione (per un esposto dettagliato in proposito, cfr. DTF 131 II 
306 consid. 4.1.2 e riferimenti). Se una società ha esercitato un'attività 
bancaria  senza  permesso  e  se  è  escluso  che  le  venga  rilasciata  a 
posteriori  la  necessaria  autorizzazione,  essa  può,  se  ciò  risulta 
proporzionato, essere posta in liquidazione a titolo di provvedimento di 
vigilanza,  per  applicazione  analogica  dell'art. 23quinquies  LBCR. Se 
non si può procedere ad un scioglimento (totale o parziale) volontario, 
di principio la liquidazione della società viene allora effettuata sotto la 
vigilanza della CFB in applicazione delle regole del diritto delle società 
(cfr.  art.  739  segg.  CO).  Se  la  società  risulta  oberata  di  debiti,  la 
liquidazione  va  ordinata  secondo  le  regole  speciali  applicabili  al 
fallimento di banche (art. 33 segg. LBCR).

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2.4 L'ordine  di  liquidazione  ha  gli  effetti  di  una  dichiarazione  di 
fallimento secondo gli articoli 197-220 LEF. Fatte salve le disposizioni 
seguenti  (art.  35  fino  a  37g  LBCR),  la  liquidazione  deve  essere 
effettuata conformemente agli  articoli  221-270 LEF. La Commissione 
delle banche può prendere decisioni e disposizioni derogatorie (art. 34 
LBCR).

Sulla base dell'art. 34 cpv. 3 LBCR è stata emanata l'ordinanza della 
Commissione federale delle banche relativa al fallimento di banche e 
di  commercianti  di valori  mobiliari  (Ordinanza sul fallimento bancario 
del 30 giugno 2005, OFB; RS 952.812.32). 

2.5 Nel  quadro  della  procedura  di  fallimento  bancario  la  CFB  può 
ordinare  norme  divergenti  dalla  LEF  (cfr.  art.  34  cpv. 2  LBCR). La 
procedura di  fallimento bancario attraversa di  principio le stesse fasi 
della procedura di fallimento prevista nella LEF e si contraddistingue 
per gli  obiettivi  perseguiti  della semplificazione, rapidità,  flessibilità e 
dell'efficienza  (cfr.  sulle  particolarità  del  fallimento  bancario  EBK 
Bulletin 48 (2006) pag. 137 segg.; Messaggio concernente la modifica 
della  legge  federale  sulle  banche  e  le  casse  di  risparmio,  FF  2002 
7175 segg., in particolare 7206 seg.; RENATE SCHWOB, in: BODMER/KLEINER/
LUTZ,  Kommentar  zum  Bundesgesetz  über  die  Banken  und 
Sparkassen,  Nachlieferung,  Zurigo-Basilea-Ginevra 2004,  N. 3 segg. 
ad  Art.  34  LBCR;  MARKUS GÜGGENBÜHL,  Bankenkonkurs  und 
Einlagensicherung,  Rechtslage seit  1. Januar  2006 im Überblick,  in: 
SJZ 102 (2006) pag. 373 segg.; questi riferimenti valgono anche per i 
paragrafi seguenti).

La semplificazione si riferisce agli organi competenti: la CFB unisce in 
sé le funzioni di autorità di sorveglianza sulle banche e di giudice del 
fallimento,  mentre  il  compito  di  liquidatore  comprende  allo  stesso 
tempo  le  funzioni  di  liquidatore  giusta  il  diritto  bancario,  di  ufficio 
fallimento  e  di  amministrazione  del  fallimento.  Il  liquidatore  del 
fallimento  conduce  la  procedura  in  modo  celere;  egli  (a.)  tutela  e 
realizza gli attivi del fallimento; (b.) provvede alla gestione necessaria 
alla  procedura  di  fallimento  bancario;  (c.)  rappresenta  la  massa  del 
fallimento  in  tribunale;  (d.)  si  occupa,  in  collaborazione  con  i 
responsabili  della  garanzia  dei  depositi,  dell'accertamento  e  del 
pagamento  dei  depositi  garantiti  ai  sensi  dell'art.  37h  LBCR  (art.  9 
OFB).  L'attività  del  liquidatore  sottostà  alla  sorveglianza  della  CFB, 

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alla quale egli  deve presentare su richiesta un rapporto (GÜGGENBÜHL, 
op. cit., pag. 377, cfr. anche art. 34 OFB). 

La  procedura  di  fallimento  bancario  si  prefigge  di  essere  rapida  ed 
efficiente. Ad esempio,  di  principio  non è prevista  obbligatoriamente 
un'assemblea  dei  creditori  (art.  35  LBCR)  e  nella  formazione  della 
graduatoria, i crediti  allibrati  sono considerati insinuati (art. 36 cpv. 1 
LBCR, art. 17 cpv. 1 OFB).

Un  altro  aspetto  della  procedura  di  fallimento  bancario  risiede  nella 
sua  flessibilità,  in  maniera  particolare  per  quanto  attiene  alla 
realizzazione  degli  attivi.  Il  liquidatore  gode  di  un'ampia  libertà  di 
decisione  in  merito  al  modo  di  utilizzazione  e  al  momento  della 
realizzazione  (art.  29  cpv.  1  OFB).  Egli  deve  essere  messo  nella 
situazione  di  riuscire  a  realizzare  gli  attivi  al  valore  più  elevato 
possibile. Egli  deve allestire periodicamente il  piano di  realizzazione, 
con  cui  i  creditori  sono  informati  sulle  realizzazioni  imminenti  e  sul 
relativo  modo  di  realizzazione.  Da  parte  loro  i  creditori  hanno  la 
possibilità  di  opporsi  alle  realizzazioni  contenute  nel  piano  di 
realizzazione  e  di  richiedere  alla  CFB  una  decisione  impugnabile 
(art. 7  OFB).  Contro  gli  atti  di  realizzazione  sia  i  creditori  che  i 
proprietari possono inoltrare ricorso (art. 24 cpv. 2 LBCR). 

3.
Nella  circolare  inviata  ed  indirizzata  ai  creditori  dalla  liquidatrice  il 
18 gennaio  2007  sono  descritte  le  varie  fasi  attraversate  nella 
procedura  di  fallimento  della  X._______  SA  in  liquidazione.  Essa 
comprende un breve istoriato della fallita nonché una breve relazione 
della liquidatrice sulla gestione del fallimento e dell'attività svolta. La 
circolare  contiene  inoltre  delucidazioni  sullo  stato  degli  attivi  e  dei 
passivi. Da essa si evince che la società non dispone di attivi liquidi, 
ma di diversi beni mobili, che in parte sono stati rivendicati da terzi e 
che  la  società  dispone  di  6  pretese  verso  terzi.  Nella  circolare  è 
indicata la possibilità per i creditori di consultare la graduatoria nonché 
di  contestarla.  Nel  capitolo  concernente  il  proseguimento  della 
procedura  la  liquidatrice  rinuncia  espressamente  alle  pretese  verso 
terzi  della  fallita,  offrendole  in  primo  luogo  in  vendita  al  miglior 
offerente e a titolo subordinato in cessione ai creditori, eccezion fatta 
per la pretesa verso gli organi della società. Infine la circolare informa i 
creditori  su  questioni  relative  alla  ripartizione  e  sulla  chiusura  del 
fallimento.  Dalla  circolare  si  evince  che  di  principio  la  liquidatrice 

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nominata dall'autorità inferiore ha eseguito la procedura di fallimento 
in  conformità  ai  relativi  disposti  di  legge,  ciò  che  fondamentalmente 
non è nemmeno contestato dalla ricorrente. 

Le censure sollevate dalla ricorrente fanno riferimento esclusivamente 
al  punto della circolare in cui  viene indicato il  modo di  realizzazione 
delle  pretese  verso  terzi  che  la  liquidatrice  ha  espressamente 
rinunciato a fare valere. Esso si presenta come segue:

“(...) la liquidatrice (...) informa pertanto tutti i creditori che essa rinuncia a tutte le sue  

pretese verso terzi elencate al precedente punto III. La liquidatrice del fallimento offre  

pertanto:

a. in primo luogo   le pretese di spettanza di X._______ SA in liquidazione in vendita 

al  miglior  offerente ai  sensi  dell'art. 19 cpv. 6 OFB (ANNESSO 2A),  ad esclusione 

della pretesa verso gli organi della società.

b. a titolo subordinato  , dunque unicamente nel caso in cui non vi sia alcuna offerta  

di acquisto, le medesime pretese sono offerte  in cessione   ai creditori ai sensi degli  

art. 19 cpv. 5 OFB e 260 LEF (ANNESSO 2B).

I creditori che intendono usufruire di queste opzioni dovranno compilare i formulari 2A  

e/o 2B e rispedirli alla liquidatrice entro il 19 febbraio 2007”. 

Nell'OFB sono previsti esplicitamente l'incanto pubblico (art. 30 OFB) 
e la cessione dei diritti  (art. 31 OFB) quali  modalità di realizzazione. 
Tuttavia  l'art.  29  OFB conferisce al  liquidatore  un ampio  margine  di 
libertà per decidere sulle modalità e sul momento della realizzazione 
(art.  29  cpv.  1  OFB);  nella  procedura  di  fallimento  bancario  al 
liquidatore  è  attribuito  il  ruolo  principale  (GUGGENBÜHL,  SJZ  2006 
pag. 373  segg,  pag.  377;  RENATE SCHWOB,  op.  cit.,  N.  13  ad 
art. 34 LBCR). Se il liquidatore rinuncia a fare valere delle pretese, egli 
ha la possibilità di richiedere la cessione ai sensi dell'art. 260 cpv. 1 e 
2 LEF oppure di ordinare, in luogo della cessione ai creditori, un altro 
modo di realizzazione (cfr. art. 19 cpv. 5 e 6 OFB). In virtù dei disposti 
vigenti  il  liquidatore  può  quindi  scegliere  tra  la  cessione  giusta 
l'art. 260  LEF  e  un'altra  modalità  di  realizzazione.  L'alternativa  alla 
cessione secondo l'art. 260 LEF si  lascia spiegare dalla circostanza 
che di  regola non rimane un'eccedenza per  la  massa del  fallimento 
dopo che creditori che hanno fatto valere la cessione hanno ottenuto 
una  copertura  per  le  loro  pretese. Un  esempio  per  un  altro  tipo  di 
realizzazione  è  la  messa  in  vendita  di  pretese,  che  può  essere 
vantaggiosa nel caso di  rapporti  attivi  della banca, ad esempio se il 
liquidatore riesce a vendere interi portafogli clienti (cfr. RENATE SCHWOB, 

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v. q. v., N. 14 ad art. 34 LBCR; EBK Bulletin 48 (2006) pag. 143 seg., 
164 seg., 176 segg.). 

In  considerazione  delle  allegazioni  suesposte  si  può  a  giusto  titolo 
affermare che le modalità di realizzazione previste dalla circolare (vale 
a dire la vendita delle pretese al miglior offerente e in via subordinata 
la loro cessione) sono conformi alle disposizioni dell'OFB relative alle 
modalità  di  realizzazione  degli  attivi  nonché  alle  spiegazioni  nel 
bollettino  della  CFB,  le  quali  sono  approvate  anche  dalla  dottrina 
(RENATE SCHWOB,  v. q. v.,  N. 14  ad art.  34  LBCR). Anche la  clausola 
secondo  cui  la  liquidatrice  nella  relativa  circolare  aveva riservato  la 
realizzazione  delle  pretese  della  massa  nei  confronti  di  terzi 
esclusivamente ai creditori della fallita è senz'altro conciliabile con le 
particolarità  e  gli  obiettivi  perseguiti  dalla  procedura  di  fallimento 
bancario e rientra inoltre nel margine di libertà che viene conferito al 
liquidatore  nell'OFB.  Infine  occorre  sottolineare  che  l'inoltro  di  una 
richiesta  di  cessione  ai  sensi  dell'art.  260  LEF  è  un  privilegio  che 
spetta per legge esclusivamente ai  creditori. In questo senso si  può 
ragionevolmente  concludere  che  gli  atti  di  realizzazione  previsti 
nell'OFB, la quale rinvia a più riprese agli specifici disposti nella LEF, 
segnatamente  anche all'art.  260 LEF, siano di  principio  indirizzati  ai 
creditori di una ditta sulla quale è stato aperto il  fallimento bancario. 
Infine nemmeno le ricorrenti  si oppongono di  per sé alle modalità di 
realizzazione  che  la  liquidatrice  ha  messo  alla  base  della  circolare, 
bensì ne contestano solo la mancata applicazione nei confronti delle 
loro offerte di acquisto. Le questioni che derivano da questa censura 
sono oggetto dei considerandi che seguono.

4.
Dagli  atti  emerge che in  data  7 marzo 2007 la  ricorrente ha offerto 
l'importo di fr. 500.- per l'acquisto di una pretesa nei suoi confronti pari 
a  fr.  28'976.65,  altri  fr.  500.-  per  l'acquisto  di  una  pretesa  nei  suoi 
confronti  pari  a fr. 675'000.- e fr. 100.-  per la pretesa di  1 milione di 
Euro nei confronti dei debitori della fallita come risultava da un ordine 
di sequestro del Ministero Pubblico di Lugano.

Di seguito va esaminato se la liquidatrice e con lei l'autorità inferiore 
hanno a giusta ragione potuto rifiutare le offerte di acquisto inoltrate 
dalla ricorrente. In sostanza l'autorità inferiore fa valere che le offerte 
di acquisto non potevano essere considerate perché la ricorrente non 
è creditrice, ma debitrice delle prime due pretese, mentre in relazione 

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alla  terza  pretesa  sussisterebbe  un  conflitto  di  interessi.  In 
applicazione  analogica  della  giurisprudenza  del  Tribunale  federale 
secondo cui la cessione di un credito al suo debitore è nulla, l'autorità 
inferiore ha concluso che anche la vendita di un credito al suo debitore 
non può essere tollerata. Infine l'autorità inferiore è dell'avviso che con 
l'annuncio della vendita delle pretese ai creditori la liquidatrice non ha 
presentato un'offerta vincolante. 

5.
In primo luogo, a titolo di premessa, si riconferma che l'aver riservato 
la partecipazione agli atti di realizzazione degli attivi ai soli creditori è 
lecito  e  conciliabile  con  i  disposti  della  LBCR  e  dell'OFB  e  con  i 
principi  della  rapidità,  dell'efficienza  e  della  flessibilità  che  sono 
inerenti alla procedura di fallimento bancario (cfr. consid. 2.4, 2.5 e 3). 

Di  seguito  va  dato  uno  sguardo  alle  tre  pretese  in  questione  ed 
appurato in che misura la ricorrente ha qualità  di  creditrice e quindi 
può  essere  ammessa  a  partecipare  alla  messa  in  atto  della 
realizzazione  delle  pretese  rivendicate.  In  questo  contesto  va 
rimarcato  che  la  qualità  di  creditrice  della  ricorrente  deve  essere 
esaminata  ogni  volta  in  riferimento  ad  ogni  singola  pretesa  che  è 
oggetto di un atto di realizzazione.

5.1 Considerato  che  le  prime  due  pretese  risultano  dal  contratto  di 
finanziamento del 30 settembre 2004, stipulato dalla fallita X._______ 
SA, (luogo) e dalla ricorrente X._______ Holding SA, (luogo) (cfr. atti 
preliminari 02 001 C 01 002), si rivela giustificato esaminare la qualità 
di creditrice nei confronti di entrambe le pretese. Secondo il contratto 
di  finanziamento  menzionato,  la  fallita  si  impegnava a  trasferire  alla 
ricorrente  a  titolo  di  mutuo  fruttifero  l'importo  di  fr.  1'350'000.-.  Da 
parte sua la ricorrente si impegnava a restituire la somma mutuata in 
due rate; la prima rata pari  al 50% dell'importo dovuto (fr. 675'000.-) 
entro  il  30  giugno  2006,  maggiorata  degli  interessi  del  2.5%;  la 
seconda rata pari al 50% dell'importo dovuto (fr. 675'000.-) entro il 30 
settembre 2007, anch'essa maggiorata degli interessi del 2.5%. 

Dalla graduatoria (N. 49) rispettivamente dalla circolare si evince che 
la ricorrente ha già restituito nell'aprile 2005 parte della prima rata per 
un importo di  fr. 564'400.-. L'importo  residuo di  fr. 110'600.-  rimasto 
scoperto  sulla  prima  rata  è  stato  interamente  compensato  con  il 
credito  di  fr.  81'623.35  che  sussisteva  prima  del  fallimento  tra  la 

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ricorrente X._______ Holding SA e la fallita X._______ SA e risultante 
da pretese per l'affitto degli  uffici  X._______ fino al  15 giugno 2006 
(cfr. graduatoria N. 49). Il credito di fr. 81'623.35 si è quindi estinto per 
mezzo della compensazione con la differenza dovuta sulla prima rata 
del  mutuo  (fr.  110'600.-).  Ne  consegue  che  decade  la  qualità  di 
creditrice  della  ricorrente  sempre  per  quanto  riguarda  il  medesimo 
credito.  Dalla  graduatoria  è  ravvisabile  in  maniera  evidente  che  la 
ricorrente è debitrice sulla base del contratto di finanziamento del 30 
settembre 2004, ossia di una pretesa di fr. 28'976.75 sulla prima rata 
del mutuo e di una pretesa fr. 675'000.- sulla seconda rata del mutuo, 
a cui ogni volta vanno aggiunti gli interessi del 2,5%. 

Nel corso della procedura di fallimento ai creditori della fallita era stato 
impartito  un  termine  per  insinuare  i  loro  crediti  fino  al  31  dicembre 
2006.  Il  19  gennaio  2007  era  stata  pubblicata  sul  Foglio  Ufficiale 
Svizzero di Commercio e sul sito internet della CFB la graduatoria e i 
creditori hanno avuto la possibilità di consultarla per un periodo di 20 
giorni  dopo la  pubblicazione (conformemente  all'art.  27  OFB). Se la 
ricorrente non fosse stata d'accordo di risultare dalla graduatoria quale 
debitrice  della  fallita  per  quanto  attiene  al  credito  risultante  dal 
contratto di finanziamento, essa avrebbe potuto (e dovuto) impugnarla 
(art. 28 OFB i. r. c. l'art. 250 LEF). Omettendo tale contestazione, la 
graduatoria ha forza di cosa giudicata e non può più essere messa in 
discussione.  Sempre  riguardo  al  credito  di  fr.  81'623.35  giusta  la 
graduatoria (N. 49) si legge che “l'importo definitivo a titolo di subaffitto 
dei  locali  e  altre  spese  accessorie  è  attualmente  oggetto  di 
negoziazione separata tendente alla definizione dei rapporti di dare ed 
avere tra la fallita e X._______ Holding SA.” Fino ad oggi non sono noti 
e non sono nemmeno evincibili dagli atti i risultati di tale negoziazione, 
tuttavia appare poco probabile che venga definito un importo di gran 
lunga superiore al debito che la ricorrente ha ancora nei confronti della 
fallita sulla scorta del contratto di finanziamento.

Per  quanto  attiene  alle  due  pretese  derivanti  dal  contratto  di 
finanziamento (fr. 28'976.75 e fr. 675'000.- più interessi del 2.5% per 
ciascuna), il Tribunale amministrativo federale giunge alla conclusione 
che dalla graduatoria la ricorrente risulta unicamente quale debitrice 
diretta della fallita. Ne discende che venendole a mancare una delle 
condizioni  essenziali  per  poter  partecipare  alla  realizzazione  delle 
pretese conformemente alla circolare, la ricorrente non era autorizzata 

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già per ragioni formali  ad inoltrare le offerte di acquisto aventi come 
oggetto gli importi residui del mutuo ancora dovuti alla fallita. 

5.2 Lo stesso vale anche per la pretesa nei confronti di  vari debitori 
della fallita per un credito complessivo di EUR 1'000'000.-. Tale credito 
si  basa  sull'ordine  di  sequestro  della  Procuratrice  Manuela  Minotti 
Perucchi del 14 dicembre 2006.

5.2.1 Nel  quadro  dell'istruzione  la  ricorrente  aveva  proposto  di  non 
ammettere l'ordine di sequestro (doc. A) agli atti. Detto documento si 
trovava negli allegati dell'autorità inferiore che da parte sua affermava 
che  da  esso  poteva  essere  dedotta  l'esistenza  della  pretesa.  Con 
ordinanza  dell'11  aprile  2008  il  Tribunale  amministrativo  federale  ha 
respinto la richiesta della ricorrente.

5.2.2 Dall'ordine di sequestro si evince espressamente che a carico di 
P._______  è  stata  promossa  tra  le  altre  l'accusa  per  titolo  di 
diminuzione  dell'attivo  in  danno  ai  creditori  per  aver  occultato  nella 
procedura  fallimentare  un  credito  di  EUR  1'000'000.-  spettante  alla 
società fallita.  Alla luce di  quest'informazione, all'ordine di  sequestro 
possono a giusto titolo  essere attribuiti  un certo valore probatorio  e 
una certa rilevanza, almeno per quanto concerne la qualità di debitrice 
della ricorrente, ciò che spiega il rifiuto della domanda della ricorrente 
di escludere questo documento dagli atti. 

5.2.3 Al  di  là  dell'indicazione  della  pretesa  in  questione  formulata 
nell'ordine  di  sequestro,  anche  nella  circolare  è  indicato  che  tale 
credito  risulterebbe  da  una  dichiarazione  del  23  settembre  2004 
rilasciata da P._______.  Dagli atti  ulteriori  si evince che P._______ è 
amministratore unico della X._______ SA e della ricorrente, la quale 
detiene  a  sua  volta  le  500  azioni  della  X._______  SA  e  inoltre  la 
stessa  persona  si  rivela  essere  amministratore  unico  della  Lago 
Holding SA, società che detiene la X._______ Holding SA. Essendo 
quindi evidente che P._______ è amministratore unico sia della fallita 
che della ricorrente, non si  può negare il  sussistere di  un eventuale 
conflitto di interesse e di un certo legame tra P._______ e la ricorrente. 
Sulla base sia dell'interpretazione economica della situazione che si 
presenta  nel  caso  di  specie  nonché  dell'ordine  di  sequestro  del  14 
dicembre  2006,  non  si  può  quindi  escludere  che  P._______  sia 
debitore della pretesa in questione.  L'argomento dell'autorità inferiore 
secondo  cui  il  debitore  della  pretesa  sia  tentato  per  il  tramite  della 
ricorrente di saldare il proprio debito con il minor dispendio possibile, 

Pagina 20

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sottraendosi  così  dagli  obblighi  derivanti  dalla  massa  del  fallimento, 
non manca quindi di plausibilità. 

Allo stesso modo si rammenta che sotto l'aspetto formale la ricorrente 
non  poteva  essere  ammessa  a  partecipare  alla  realizzazione  delle 
pretese messe in vendita rispettivamente in cessione dalla liquidatrice 
poiché - in riferimento alle pretese per le quali essa aveva inoltrato le 
offerte di acquisto - dalla graduatoria non discendeva più la sua qualità 
di creditrice, bensì unicamente quella di debitrice. La stessa ricorrente 
sottolinea  che  nella  procedura  di  fallimento  bancario  P._______  ha 
potuto acquistare la pretesa di X._______ SA nella causa nr. 500-05 – 
016682 – 930 nei confronti della Coopers&Lybrand, Canada, pendente 
presso  il  Tribunale  di  Montreal,  Canada,  avente  per  oggetto  il 
risarcimento  di  6'829'201  dollari  canadesi  per  un  importo  di  500  fr. 
svizzeri. Tenuto conto che P._______ figura quale creditore della fallita 
nella  graduatoria  (cfr.  N.  33,  81,  89)  e  che  quindi  adempie  una 
condizione per partecipare alla vendita delle pretese o per richiederne 
la cessione, si lascia senz'altro spiegare la ragione per l'accettazione 
della sua offerta. Una volta di più è ravvisabile che la ricorrente non 
disponeva  dei  requisiti  corrispondenti  per  inoltrare  le  sue  offerte  di 
acquisto delle pretese e che perciò tali offerte non potevano, a giusto 
titolo, essere prese in considerazione.

5.2.4 La ricorrente fonda un presunto riconoscimento quale creditrice 
tra  l'altro  dalla  circolare  del  18  gennaio  2007  (cfr.  replica  del 
12 dicembre 2007, punto 4). Da ultimo anche questo aspetto non può 
essere considerato rilevante ai  fini  dell'esito della presente vertenza. 
Tutt'al più si potrebbe porre la questione se sono dati i presupposti per 
una  responsabilità  per  culpa  in  contrahendo  o  simile,  il  che  non 
dovrebbe  essere  giudicato  nel  presente  procedimento;  non  è 
nemmeno ravvisabile in che cosa potrebbe consistere il danno.

5.3 Dalle allegazioni suesposte si  evince che alla ricorrente non era 
permesso inoltrare delle offerte di acquisto già di principio, venendole 
a  mancare  la  condizione  chiave  per  partecipare  alla  realizzazione 
degli attivi: il ruolo di creditrice.

6.
A titolo abbondanziale si esamina di seguito la questione a sapere se 
è lecito applicare per analogia la prassi del Tribunale federale secondo 

Pagina 21

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cui la cessione di una pretesa al debitore della stessa è nulla anche 
nel caso della messa in vendita di una pretesa.

6.1 Ogni creditore ha diritto di chiedere la cessione di quelle pretese 
alle quali rinuncia la massa dei creditori (art. 260 cpv. 1 LEF i. r. c. art. 
19 cpv. 5 e 31 OFB). La cessione dei diritti di cui all'art. 260 LEF è un 
atto  di  realizzazione  e  viene  definito  quale  istituto  esecutivo  e 
processuale  sui  generis  (cfr.  per  tutto  KURT AMONN/FRIDOLIN WALTHER, 
Grundriss  des  Schuldbetreibungs-  und  Konkursrechts,  2008,  §  47 
N. 30 segg.; DTF 113 III 136 consid. 3). Non si tratta di una cessione ai 
sensi del diritto delle obbligazioni (art. 164 CO). Il creditore che si fa 
cedere  un diritto  giusta  l'art.  260 LEF non ne diventa  il  titolare,  ma 
dispone  di  un  mandato  procedurale  che  lo  autorizza  tramite  la 
cessione  a  far  valere  (al  posto  della  massa)  la  pretesa  litigiosa  e 
condurre il  processo in  nome proprio,  per proprio  conto e a proprio 
rischio e pericolo (sentenza del Tribunale federale del 28 luglio 2005, 
5C.32/2005  consid.  3.1  con  rinvii).  La  pretesa  ceduta  spetta  sotto 
l'aspetto del diritto materiale alla massa. La somma ricavata, dedotte 
le spese, serve a coprire i crediti dei cessionari secondo il loro grado 
rispettivo. L’eccedenza sarà versata alla massa (art. 260 cpv. 2 LEF). 
La  cessione dei  diritti  secondo l'art.  260 LEF serve quale  mezzo di 
copertura  preferenziale  della  pretesa  del  cessionario  contro  il  fallito 
(DTF 113 III 137 consid. 3a).

6.2 Il  creditore  ha  il  diritto  di  esigere  la  cessione  se  sono  date  le 
seguenti  condizioni  per ammetterla: una pretesa cedibile,  la rinuncia 
dei creditori (nella procedura di fallimento bancario della liquidatrice) a 
far  valere  la  pretesa  (in  casu  adempiuto  con  la  pubblicazione  della 
circolare  nel  FUSC)  e  una  richiesta  di  cessione  da  parte  di  un 
creditore legittimato a farlo (AMONN/WALTHER, op. cit., § 47 N. 43 segg.). 

È legittimato ad inoltrare una richiesta di cessione ogni creditore che è 
stato considerato nella graduatoria. Al creditore a cui è stata negata la 
menzione  nella  graduatoria  è  data  la  possibilità  di  richiedere  la 
cessione condizionata, ma solo nella misura in cui ha impugnato per 
tempo la graduatoria. Non è legittimato a richiedere la cessione quel 
creditore contro cui è rivolta la pretesa da cedere. Una simile cessione 
sarebbe  nulla  perché  renderebbe  illusoria  la  rivendicazione  della 
pretesa (AMONN/WALTHER, op. cit., § 47 N. 50; BGE 54 III 211, 107 III 93, 
113 III 135, 7B.18/2006). Nella dottrina è sostenuta l'opinione che sulla 
base  dell'art.  2  del  Codice  Civile  (Codice  Civile  Svizzero  del 

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10 dicembre 1907, CC, RS 210) non possono essere cedute non solo 
le pretese che sono di  spettanza del debitore, ma anche quelle che 
appartengono a persone che sono a lui vicine (cfr. STEPHEN V. BERTI, in: 
STAEHLIN/BAUER/STAEHLIN (Herausgeber)  Kommentar  zum  Bundesgesetz 
über  Schuldbetreibung  und  Konkurs,  SchKG  III,  Art.  221-352, 
Nebenerlasse, 1998, N. 30 ad art. 260 SchKG). 
Il fatto che si possa negare la legittimazione a richiedere la cessione di 
una pretesa ad un debitore o ad una persona a lui vicina può essere 
dedotto dagli effetti che risultano dalla cessione giusta l'art. 260 LEF. 
Una  volta  che  una  pretesa  è  ceduta  al  creditore  è  esclusivamente 
compito di quest'ultimo di far valere la pretesa invece della massa. Se 
creditore  e  debitore  sono  riuniti  nella  stessa  persona  decade  la 
possibilità di rivendicazione processuale della pretesa rispettivamente 
di  realizzazione del  credito,  il  che va evidentemente  a  scapito  della 
massa del fallimento e degli interessi dei creditori. Ne va da sé ed é 
comprensibile che si  dichiari  nulla la cessione di  una pretesa al  suo 
debitore  o  a  persone  che  gli  sono  vicine.  Dal  momento  che  la 
ricorrente secondo la graduatoria non risultava più come creditrice ma 
debitrice, è evidente  che le pretese in oggetto non potevano esserle 
cedute ai sensi dell'art. 260 LEF. 

6.3 La ricorrente è del parere che la vendita delle pretese corrisponde 
ad  una  cessione  ai  sensi  dell'art.  164  CO  e  che  il  riferimento  per 
analogia all'art. 260 LEF non può quindi trovare spazio. 

A  questo  riguardo  va  rilevato  che  la  cessione  giusta  l'art.  164  CO 
significa  il  trasferimento  contrattuale  di  una  pretesa  tra  il  creditore 
originario (cedente) ad un terzo (cessionario). Il debitore della pretesa 
ceduta (debitor  cessus)  non partecipa in  qualità  di  parte  al  negozio 
giuridico  e  la  comunicazione  della  cessione  al  debitore  non  è  un 
requisito  per  la  validità  della  cessione  (DANIEL GIRSBERGER, in: 
HONSELL/VOGT/WIEGAND (Hrsg.),  Obligationenrecht  I,  Art.  1-529  CO,  4a 
edizione,  2007,  Basilea,  N.  1  ad  art.  164  CO).  Tuttavia  occorre 
sottolineare che sia nel caso di una cessione ai sensi dell'art. 260 LEF 
sia  nel  caso  di  una  cessione  civilistica  ai  sensi  dell'art.  164  CO, 
entrambi gli istituti giuridici si indirizzano ai creditori di una pretesa.

Nel caso in esame sorgono tuttavia difficoltà tecniche nell'attuazione 
della cessione ai sensi dell'art. 164 CO. In effetti il titolare della pretesa 
è la massa, mentre la ricorrente avrebbe il doppio ruolo di cessionaria 
e  di  debitrice  della  pretesa.  Pur  quanto  sussistano  differenze  nelle 

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conseguenze  giuridiche  tra  la  cessione  di  una  pretesa  ai  sensi 
dell'art. 260 LEF e la cessione giusta l'art. 164 segg. CO, non appare a 
tutta  prima fuori  luogo che si  applichino anche al  caso di  specie la 
dottrina e la giurisprudenza relative all'art. 260 LEF, poiché in entrambi 
i casi la ricorrente non può essere considerata creditrice delle pretese 
e  con  la  cessione o  la  vendita  di  pretese  della  fallita  al  debitore  si 
permetterebbe  a  quest'ultimo  di  sdebitarsi,  contravvenendo  agli 
interessi  della  massa  e  dei  creditori.  Ne  discende  che  molto 
verosimilmente  nel  caso  di  specie  non  sarebbe  stata  possibile 
nemmeno una cessione civilistica. 

7.
Indipendentemente  dal  fatto  che  la  ricorrente  possa  essere 
considerata come creditrice o meno o che le pretese avessero potuto 
essere cedute giusta l'art. 260 LEF o 164 CO, sussistono infine alcuni 
dubbi in merito alla questione a sapere se le offerte di acquisto della 
ricorrente  dovevano  essere  accettate  dalla  liquidatrice  poiché 
quest'ultima era vincolata dall'offerta formulata nella circolare. 

7.1 La prima modalità di realizzazione degli attivi consisteva secondo 
il testo letterale della circolare  “in primo luogo”   di “mettere le pretese 
di  spettanza  di  X._______  SA  in  liquidazione in  vendita al  miglior 
offerente  ai  sensi  dell'art.  19  cpv.  6  OFB  (ANNESSO  2A),  ad  
esclusione della pretesa verso gli organi della società.”. I creditori che 
intendevano  usufruire  di  questa  possibilità  dovevano  inoltrare  il 
rispettivo formulario entro il 19 febbraio 2007.

Dall'espressione “mettere  in  vendita  al  miglior  offerente” si  potrebbe 
dedurre  che  nel  caso  di  specie  si  tratti  di  un  incanto  ai  sensi 
dell'art. 229 segg. CO. Le disposizioni  sull'incanto pubblico giusta gli 
art.  30  OFB e  gli  art. 257-259  LEF non  dovrebbero  trovare  in  casu 
applicazione,  tenuto  conto  che  la  presente  messa  in  vendita  ha 
carattere  esclusivamente  privato,  non  essendo  aperta  a  tutti,  bensì 
riservata  ai  soli  creditori,  il  che,  come  già  indicato,  è  conforme  ai 
disposti vigenti (cfr. consid. 2.4 e 3).

L'art. 229 CO distingue la vendita per incanto pubblico nell'esecuzione 
forzata  (art.  229  cpv. 1  CO,  per  la  quale  valgono  in  primo luogo  le 
disposizioni  speciali  della  LEF)  e  la  vendita  per  asta  volontaria 
(art. 229  cpv.  2  CO).  Quest'ultima  è  suddivisa  in  asta  volontaria 
pubblica  e  in  asta  volontaria  privata  (cfr.  RETO THOMAS RUOSS, in: 

Pagina 24

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HONSELL/VOGT/WIEGAND (Hrsg.),  op.  cit.,  N.  13  segg.  premesse  agli 
art. 229-236 CO). Un'asta è privata sia se non è stata annunciata in 
pubblico sia se non è aperta a tutti (RUOSS, op. cit., N. 13 ad premesse 
agli art. 229-236 CO). 

Nella sua decisione 5C.14/2002 al consid. 3b il Tribunale federale ha 
riconosciuto che nelle norme degli art. 229 segg. CO non è compresa 
l'asta privata e che a quest'ultima si applicano le regole generali  del 
diritto delle obbligazioni rispettivamente del contratto di compravendita 
(così anche la dottrina, ad esempio RUOSS, op. cit., N. 16 ad premesse 
agli  art.  229-236  CO;  HANS GIGER,  Berner  Kommentar,  N.  38  e  39 
premesse agli  art.  229-236 CO; di  avviso  contrario  ANTON PESTALOZZI, 
Wann gelten die Sonderbestimmungen des Versteigerungsrechts?, in: 
AJP 2000, 984 segg.,  ANTON PESTALOZZI, Kurzkommentar und Zitate zu 
Art. 229-236 CO, Zurigo 1997, N. 112 ad art. 229 CO, pag. 32). 

Dalle allegazioni suesposte emerge che al caso di specie non possono 
quindi essere applicate le disposizioni di cui agli art. 229 segg. CO. 

7.2 Un'applicazione dei  principi  generali  del  diritto  delle  obbligazioni 
mostra la situazione seguente.

7.2.1 Giusta  l'art.  1  cpv.  1  CO  il  contratto  non  è  perfetto  se  non 
quando  i  contraenti  abbiano  manifestato  concordemente  la  loro 
reciproca volontà. Elemento costitutivo per la nascita di un contratto è 
il  consenso delle parti  rispettivamente la loro reciproca dichiarazione 
della volontà contrattuale; non è necessario che le dichiarazioni delle 
parti  siano  qualificate  in  proposta  o  accettazione;  nel  valutare  la 
nascita di un contratto l'utilizzo delle figure proposta / accettazione è 
necessario  unicamente  e  fa  solo  senso  quando  le  dichiarazioni 
reciproche di volontà non coincidono temporalmente e inoltre quando 
colui che per primo ha manifestato inizialmente la sua dichiarazione di 
volontà  vi  ha  in  seguito  rinunciato;  gli  istituti  della  proposta  e 
dell'accettazione  acquistano  importanza  se  la  conclusione  del 
contratto non si verifica in presenza delle parti, ad esempio se le parti 
comunicano per posta o con altri mezzi di comunicazione moderni (cfr. 
per  tutto  EUGEN BUCHER, in:  Obligationenrecht  I,  op.  cit.,  N.  3  alle 
premesse agli art. 3-9 CO; cfr anche HEINRICH HONSELL, OR Art. 1-529, 
Basilea 2008, N. 1 ad art. 1 CO). 

Nel caso di specie la liquidatrice ha comunicato per circolare scritta le 

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modalità di realizzazione delle pretese e i creditori potevano inoltrare 
le loro offerte di acquisto rispettivamente le richieste di cessione delle 
pretese utilizzando i rispettivi formulari  (Annesso 2A per le offerte di 
acquisto e Annesso 2B per le richieste di  cessione). La conclusione 
del contratto non poteva quindi aver luogo in presenza delle parti. Fa 
quindi senso fare appello agli art. 3 segg. CO.

7.2.2 Chi  ha  fatto  ad  altri  la  proposta  d'un  contratto  fissando  per 
l'accettazione un termine, resta vincolato alla proposta fino allo spirare 
del medesimo (art. 3 cpv. 1 CO). Egli rimane liberato, se entro questo 
termine non gli è giunta la dichiarazione di accettazione (art. 3 cpv. 2 
CO). 

Di  regola,  secondo  il  disposto  di  cui  all'art.  3  CO  la  dichiarazione 
dell'offerente è vincolante. Egli non può ritirare l'offerta proposta entro 
un  determinato  periodo  ed  è  perciò  vincolato  con  l'arrivo 
dell'accettazione,  anche  se nel  frattempo egli  ha  rinunciato  alla  sua 
dichiarazione di voler concludere il contratto. A questa regola vi sono 
tre eccezioni (cfr. per tutto  BUCHER, op. cit.,  N. 3 segg. ad art. 3 CO): 
l'offerta data su riserva di revoca (in questo caso la revoca è possibile 
fino  all'entrata  di  un'accettazione),  l'offerta  data  su  riserva 
dell'indicazione “senza impegno” giusta l'art. 7  cpv. 1 CO (in  questo 
caso  è  possibile  revocare  un'offerta  anche  dopo  l'entrata  di 
un'accettazione)  e  l'invito  a  presentare  un'offerta  (“Einladung  zur 
Offertstellung”,  invitatio  ad offerendum,  principalmente  giusta  l'art.  7 
cpv. 2 CO). In quest'ultimo caso chi ha invitato a presentare un'offerta 
non  deve  in  principio  dichiarare  la  sua  volontà  a  non  vincolarsi 
nemmeno  dopo  aver  ricevuto  la  dichiarazione  di  accettazione  del 
destinatario  del  suo  invito.  La  questione  a  sapere  se  un'offerta  è 
vincolante  come  vuole  la  regola  oppure  se  sussiste  una  delle  tre 
eccezioni  deve  essere  decisa  per  il  tramite  dell'interpretazione 
(BUCHER,  op. cit.).  Un'offerta  è  soggetta  ad  accettazione  se  contiene 
tutti  gli  elementi  essenziali  oggettivi  e  soggettivi  necessari  affinché 
nasca il consenso tra le parti (cfr. HONSELL, op. cit., N. 5 ad art. 3 CO). 

7.2.3 La  messa  in  vendita  delle  pretese  che  la  liquidatrice  ha 
rinunciato a fare valere era riservata a tutti i creditori, ai quali era stata 
data  la  possibilità  di  inoltrare  le  loro  offerte  di  acquisto  entro  una 
determinata data, ovvero il 19 febbraio 2007.

Nella circolare la liquidatrice ha unicamente dichiarato di voler mettere 

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in vendita delle pretese ben precise “al miglior offerente” tra i creditori, 
senza  tuttavia  determinarsi  sull'entità  del  prezzo  che  essa  si 
aspettava.  Nel  caso  di  un  contratto  di  compravendita  il  prezzo  è 
considerato  come  un  elemento  essenziale  per  la  stipulazione  del 
contratto  (cfr. art.  184  CO). La  circostanza  che  la  liquidatrice  abbia 
omesso  di  indicare  un  prezzo  qualsiasi  nella  circolare  lascia 
inequivocabilmente  supporre  che  la  medesima  con  questa 
dichiarazione non abbia voluto impegnarsi  in  maniera vincolante nei 
confronti  di  ogni  offerta  inoltrata.  Si  può  invece  ragionevolmente 
dedurre che la dichiarazione della liquidatrice riveste il carattere di un 
atto  preparatorio  che  ha  come scopo  quello  di  definire  in  una  fase 
successiva  il  prezzo  delle  pretese.  In  questo  senso  la  modalità  di 
realizzazione  degli  attivi  vertente  sulla  vendita  delle  pretese  non 
poteva  altro  che  essere  interpretata  come  invito  ai  creditori  a 
presentare le loro offerte. Un invito a presentare le offerte presuppone 
in questo caso che siano i creditori a determinare il prezzo sotto forma 
di un'offerta e che sia la liquidatrice a decidere se accettare o meno le 
offerte inoltrate. Nel risultato si giungerebbe a questa soluzione anche 
in applicazione delle disposizioni  sull'incanto di  cui  all'art. 229 segg. 
CO,  tanto  è  vero  che l'annuncio  di  un'asta  secondo tale  disposto  è 
anch'esso  qualificato  come  invito  a  presentare  un'offerta,  come 
indicato a giusto titolo anche dall'autorità inferiore (cfr. RUOSS, op. cit., 
N. 24 ad premesse agli art. 229-236 CO).

A livello prettamente formale e in aggiunta alle allegazioni precedenti 
va  rilevato  che  dagli  atti  si  evince  che  la  ricorrente  ha  inoltrato  le 
proprie offerte di acquisto in data 7 marzo 2007. Anche nell'ipotesi che 
le  offerte  formulate  nella  circolare  siano  vincolanti,  già  solo  sotto 
questo  aspetto  la  liquidatrice  non  avrebbe  più  dovuto  considerarle, 
poiché una volta scaduto il termine di inoltro delle offerte, ovvero il 19 
febbraio 2007 secondo la circolare, la liquidatrice non era più vincolata 
dalla sua proposta (art. 3 cpv. 1 CO). 

Visto  quanto  precede  si  conclude  che  alla  ricorrente  già  come 
debitrice poteva essere negata la partecipazione all'asta privata e che 
anche  nell'ipotesi  che la  stessa avesse  potuto  essere  trattata  come 
creditrice  ciò  non  avrebbe  comportato  l'obbligo  della  liquidatrice  di 
accettare le sue offerte di  acquisto poiché l'annuncio della messa in 
vendita  non  può  essere  considerato  come  un'offerta  vincolante  ai 
sensi dell'art. 3 CO. 

Pagina 27

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8.
Dalle  allegazioni  suesposte  emerge  infine  che  la  liquidatrice  era 
autorizzata  a  negare  le  offerte  di  acquisto  della  ricorrente  in  primo 
luogo  perché  quest'ultima  non  era  più  creditrice  della  fallita  e  in 
secondo luogo poiché l'annuncio della messa in vendita delle pretese 
conformemente  alla  circolare  non  rappresenta  un'offerta  vincolante. 
Non dà quindi adito a reclami che l'autorità inferiore abbia considerato 
lecito il modo di procedere della liquidatrice nella decisione impugnata. 
Quest'ultima  va  di  conseguenza  confermata,  mentre  il  ricorso  va 
invece respinto, considerata la sua infondatezza.

Alla luce di quanto precede può essere lasciato indeciso se era lecito 
non  prendere  in  considerazione  le  offerte  di  acquisto  a  causa  del 
prezzo troppo basso.

9.
Visto  l'esito  della  procedura,  la  ricorrente  deve sopportare  le  spese 
processuali (art. 63 cpv. 1 PA) e non le spetta alcuna indennità a titolo 
di spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA nonché art. 7 del Regolamento del 
21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 
al  Tribunale  amministrativo  federale,  TS-TAF,  RS  173.320.2).  In 
considerazione della difficoltà della causa e della situazione finanziaria 
delle parti  si giustifica fissare le spese processuali a fr. 4'000.- . Tale 
importo è compensato con l'anticipo spese di fr. 2'500.- versato in data 
19 ottobre 2007. 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  fr. 4'000.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Esse sono computate con l'anticipo spese di fr. 2500.-. La 
differenza  di  fr.  1'500.-  dev'essere  versata  alla  cassa  del  Tribunale, 
dopo la crescita in giudicato della presente decisione. Il  bollettino di 
versamento sarà inviato per corrispondenza separata.

3.
Non si assegna nessuna indennità a titolo di spese ripetibili.

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B-6154/2007

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario);
- autorità inferiore (Atto giudiziario);
- controparte (Atto giudiziario).

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Francesco Brentani Corrado Bergomi

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 7 novembre 2008

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