# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bfa626ed-5996-5dcb-9814-36eb1b81dc42
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 18.03.2015 72.2014.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2014-111_2015-03-18.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2014.111

  	
  Lugano,

  18 marzo 2015/rs 

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone Ticino

  
	
  La Corte
  delle assise correzionali di Riviera

  
	
   

  
						

 

	
  composta da:

  	
  giudice Mauro Ermani, Presidente

  
	
   

  	
  Veronica Lipari, vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula
penale minore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

nella causa penale      Ministero
Pubblico

 

	
  contro

  	
  IM 1

  rappresentato dall’avv. DF 1 

  

 

	
  imputato, a norma dell'atto
  d'accusa 93/2014 del 19.9.2014 emanato dal Procuratore pubblico __________, di

  

 

grave infrazione alle norme della circolazione 

per avere, il 25 gennaio 2013 a __________, violato intenzionalmente le elementari norme della circolazione stradale, correndo in tal modo il
forte rischio di causare un incidente della circolazione con feriti o morti,
segnatamente attraverso la grave inosservanza di un vigente limite di velocità,

e meglio per aver circolato alla guida del veicolo Audi TT RS
targato __________, alla velocità di 203 Km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio Multanova Radar 6F, malgrado il prescritto limite di 120 Km/h, superando quindi di almeno 83 Km/h la velocità massima consentita;

 

fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;

reato previsto: dall’art. 90 cpv. 3 e 4 lett. d LCStr. in
rel. con gli art. 27 cpv. 1, 32 cpv. 2 LCStr., art. 4a cpv. 1 lett. b ONC e
art. 22 cpv. 1 OSStr.;

 

 

Presenti:                     -   il Procuratore pubblico PP 1 (in
sostituzione di __________), in rappresentanza del Ministero Pubblico; 

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1.

 

 

Espletato il
pubblico dibattimento dalle ore 11:00 alle ore 12:15, ritenuto che le parti 

rinunciano
alla seduta di comunicazione della pubblicazione della sentenza ed il 

dispositivo è
notificato per iscritto in data 18 marzo 2015.

 

 

Sentiti:                        -   il Procuratore Pubblico,
il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

A mente del PP, le persone raffigurate nella fotografia del radar
sono proprio l’imputato e la sua compagna. Elenca nuovamente gli indizi a
carico dello stesso, già esposti nel corso del verbale finale. Constata come
l’imputato, presentatosi in Polizia su citazione, non si faceva problema alcuno
a modificare la sua automobile in modo da renderla irriconoscibile, per poi
ripristinarla al suo stato anteriore e continuare a circolare su strada.
Fortunatamente per l’inchiesta, egli veniva fermato per un controllo volante,
dove gli agenti poterono constatare che il veicolo di IM 1 era identico a
quello ripreso dalla fotografia del radar il 25 gennaio 2013. L’imputato ha
dunque tentato scientemente di sottrarsi al controllo di velocità. Egli
oltretutto non è nuovo a questo tipo di infrazioni.

Il 25 gennaio 2013 veniva ripreso con un’apparecchiatura
certificata (certificazione valida agli atti), in un controllo effettuato da
due agenti di polizia per i quali vale la presunzione di competenza per il
posizionamento dell’apparecchio. Il margine di contestazione sulle misurazioni
è sostanzialmente nullo (cita la DTF 6B_670/2013 del 10 ottobre 2013). A mente
del PP, non occorre fare capo ad esperti milanesi o a conoscenze esoteriche per
rendersi conto che la persona nella foto agli atti è quella oggi fisicamente
presente in aula. Precisa che i dettagli del volto, come le sopracciglia, i
capelli e le orecchie, sono chiaramente riconoscibili, al di là della qualità
delle immagini. 

Gli elementi del reato di grave infrazione alla legge sulla
circolazione stradale sono chiaramente realizzati ed inoppugnabili. La pena
edittale minima è di un anno di detenzione, nel caso di specie pesa gravemente
il comportamento dell’imputato, volto a bagatellizzare un’infrazione che a
mente del legislatore federale è gravissima: mette in pericolo la vita di
persone. Per il PP, la pena adeguata affinché l’imputato possa trarre una
debita lezione, anche pro futuro, è di almeno 15 mesi, sospesa per un periodo
di prova di 3 anni. La prognosi è favorevole. Chiede infine anche una multa
quantificata in CHF 1'500.-; 

 

 

                                     -   l’avv. DF 1,
difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni:

Il difensore rileva come il fatto che l’imputato si sia avvalso
della facoltà di non rispondere, come giustamente rilevato dal Presidente, non
può essergli rimproverato essendo un suo diritto. Solleva pure il fatto che gli
veniva negato di porre domande alla signora __________ in interrogatorio, il
che configura una violazione del diritto al contraddittorio. A mente della difesa,
agli atti non vi è alcun fotogramma raffigurante la targa di controllo indicata
nell’atto d’accusa. La posizione in cui si appostavano i poliziotti, non
permetteva loro di riprenderla. Nel rapporto di polizia è stato indicato che
gli agenti intravvedevano una targa composta da pochi numeri, senza specificare
quanti  (quattro?). Essi affermavano pure di aver distinto lo stemma del Canton
Ticino, ma non venivano interrogati per confermare tali circostanze. L’avv. __________
commenta i fotogrammi da lui prodotti in aula, riprendenti delle vetture
circolanti alla velocità di 120 km/h sull’autostrada A2 ad altezza del km 65,
dove appare evidente l’impossibilità di distinguere i numeri di controllo ed i
colori dello stemma cantonale. A mente del difensore, le ricerche avrebbero
dovuto estendersi sull’intero territorio nazionale e comprendere tutti i
modelli di Audi TT, e non unicamente le TT RS, essendo che poche modifiche
possono rendere, agli occhi di un profano, una TT molto simile ad una  TT RS.
Sostiene sia sufficiente porre una piccola targhetta con scritto “TT RS” al
posto giusto per scambiare i due modelli. Non esclude nemmeno possa essersi
trattato di un veicolo straniero. Afferma che le modifiche al veicolo di IM 1
avvenivano unicamente in seguito al 25 gennaio 2013, prova né è l’omologazione
del 15 maggio 2013 prodotta in merito ai cerchioni in lega leggera. Prima di
tale data dunque, il veicolo di IM 1 si presentava come al controllo del
febbraio seguente. Contrariamente a quanto affermato dagli inquirenti, dalla
semplice foto dei cerchi non si può dedurre nulla, essendo che la foto non
permette di distinguerne i dettagli né la marca. Ipotizza che la targa
dell’Audi TT immortalata potrebbe essere stata posta lateralmente, come pure
poteva non esserci del tutto, o poteva essere straniera, tutto è possibile
essendo che non è stata ripresa nell’immagine. L’8 febbraio 2013, giorno del
controllo, la placchetta TT RS sul veicolo di IM 1 non c’era, contrariamente
alla TT immortalata dal radar. Cita le conclusioni dei periti, si tratta di un
parere scientifico redatto da esperti, che conclude che il materiale probatorio
in atti (le foto) è pessimo, e non permette di giungere a nessuna conclusione.
A mente della difesa, ingrandendo la foto si vede chiaramente che non si tratta
del suo cliente. A verbale, anche la compagna di IM 1 ha affermato di non
riconoscersi in quella foto, e di non riconoscere nemmeno il compagno. Rimarca
come le domande sulla vita privata della donna siano risultate fuori luogo e
avrebbero dovuto essere evitate. Secondo il principio della presunzione
d’innocenza, chiede il proscioglimento integrale del suo assistito, come pure
il riconoscimento delle spese legali per la difesa, la cui quantificazione è
lasciata al prudente giudizio della Corte;

 

 

-il Procuratore
pubblico in replica, precisa come il fatto di essersi avvalso della facoltà
di non rispondere non vuol essere una critica sull’esercizio di un diritto
della difesa. Rileva comunque che in un procedimento indiziario, è
nell’interesse dell’imputato stesso poter disporre di mezzi di prova che
possano condurre ad una diversa conclusione. Se IM 1 avesse apportato elementi
suscettibili di verifica, la situazione avrebbe potuto essere valutata
diversamente. Il PP Corti precisa che, da una rapida verifica su internet delle
immagini del modello di auto Audi TT, l’alettone presente sulla vettura
dell’imputato è specifico e appartenente ai soli modelli RS. Precisa pure che
gli agenti di polizia sono certamente cogniti dei diversi modelli di autovetture,
e fa affidamento alle loro conoscenze. Le stesse considerazioni valgono in
merito al fatto che i poliziotti scorgevano lo stemma ticinese, difficilmente
confondibile con altri;

 

 

                                     -   l’avv.DF 1,
difensore dell’imputato IM 1 in duplica ribadisce il principio della
presunzione di innocenza. Ribadisce come i modelli di Audi TT siano quasi
sempre oggetto di modifica con l’apporto di alettoni e mascherine del modello
TT RS. Si chiede come mai il poliziotto identificava i colori dello stemma del
Cantone Ticino, e non il colore dell’autovettura, e pure per quale ragione non
veniva effettuato un controllo all’uscita seguente dell’autostrada.

 

 

 

 

Considerato,                  in
fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   Curriculum Vitae:

 

IM 1, cittadino portoghese, nato il __________ a __________,
figlio di __________ e di __________. Domiciliato a __________ in Via __________,
di professione è tecnico di manutenzione.

 

Così descriveva la sua situazione personale, interrogato il 4
settembre 2014 dinanzi al PP __________ (AI 18):

 

"
Ho un fratello, e io sono il maggiore. A __________ ho seguito
fino alla prima elementare e poi il resto delle scuole dell’obbligo le ho fatte
tutte in Portogallo siccome la mia famiglia si era ritrasferita là. Ho poi
iniziato un apprendistato in Portogallo e ho conseguito il diploma di tecnico
di elettronica nel 2006/2007 che è una scuola professionale in Portogallo. Nel
2008 sono ritornato in Ticino da solo a vivere con mio padre che era rimasto in
Svizzera. Subito ho iniziato a lavorare per la ditta in cui lavoro tuttora e
faccio il tecnico in manutenzione stabili. Percepisco uno stipendio mensile di
CHF 4'900.00 lordi, pago CHF 230.00 di CM, non ho oneri famigliari di sorta.
Pago CHF 1'200.00 di affitto. Il veicolo AUDI TT è di mia proprietà e l’avevo
comprato 4 anni fa nuovo per CHF 80'000.00. All’inizio avevo acceso un piccolo
credito di circa CHF 20'000.00 e ho poi compensato parzialmente il resto
cedendo un mio precedente veicolo che avevo già interamente pagato. Ora il
veicolo è interamente di mia proprietà avendo già restituito anche l’importo
del piccolo credito. Non ho debiti di sorta e nemmeno precetti esecutivi.”

 

Al dibattimento precisava: 

 

"
Attualmente qual è la sua professione?

Sono tecnico di manutenzione presso un’amministrazione che ha sede a __________.
Mi occupo della manutenzione di uno stabile. 

ADR che il procedimento amministrativo volto alla revoca del mio
permesso di condurre è al momento sospeso in attesa dell’esito del procedimento
penale. Al momento ho dunque ancora il permesso di condurre. Ho ancora in
possesso il mio veicolo Audi TT. Guadagno 4'900 CHF netti mensili. 

Come ha finanziato l’acquisto del veicolo?

Ho consegnato il mio precedente veicolo, ho aggiunto del contante e ho
contratto un debito privato. CHF 80'000.- è il valore di quasi 5 anni fa del
mio veicolo, ovvero quello che ho pagato in totale. Confermo a domanda che non
si è trattato di un leasing. 

ADR vivo con la mia compagna, che è la signora __________. Sono sempre
domiciliato in Via __________ a __________. Pago un affitto di CHF 1'200.-
mensili, senza posteggio, e CHF 220.- di cassa malati circa. La mia compagna
non lavora, dunque è totalmente a mio carico. Confermo a domanda che non ho
figli e non ho debiti. Pago le imposte sul reddito da un anno, essendo che
prima avevo un permesso B e dunque ero tassato alla fonte. Non ricordo bene
quanto ho pagato, penso intorno ai CHF 3'000.- annuali, per federali, cantonali
e comunali.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale 10.02.2015). 

 

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero del 03.09.2014, IM
1 risulta incensurato. 

 

 

                                   2.   Fatti e motivi a
delinquere:

 

Il 25 gennaio 2013, nell’autostrada A2 altezza __________, il
sistema Radar Multanova riportava di un veicolo Audi TT RS grigio scuro che
sfrecciava alla velocità di 203 km/h sul limite di 120 km/h (dedotta la tolleranza). Dalla foto scattata al veicolo, non è stato possibile risalire alla
targa di controllo, in quanto la stessa non era montata conformemente alle
norme vigenti, essendo apposta lateralmente invece che centralmente. Si
distinguono comunque all’interno dell’abitacolo un giovane uomo e una giovane
donna, quest’ultima con addosso degli occhiali da sole. 

 

A causa dell’elevata velocità a cui viaggiava il veicolo, gli
agenti presenti alla postazione del radar non riuscivano ad annotare il numero
della targa posteriore. Riuscivano comunque a distinguere lo stemma rosso blu
del Canton Ticino.

 

La Polizia si mobilitava alla ricerca del detentore del veicolo,
trattandosi comunque di un modello con caratteristiche particolari, in possesso
unicamente di nove persone in Ticino (tutti venivano invitati a presentarsi al
comando, con l’auto in questione). 

 

L’8 febbraio 2013, veniva sentito IM 1, il quale si presentava con
la sua vettura Audi TT RS targata __________. L’agente __________, che si
occupava del controllo, riportava al sergente maggiore __________ i seguenti
dettagli in merito alla sua autovettura: 

 

"
Il suo veicolo si differenzia da quello della fotografia in tre
particolari: 

1. I cerchi in lega sono diversi

2. il suo veicolo monta la targa di controllo sotto il simbolo audi sulla
griglia anteriore

3. manca la placchetta evidenziata nella foto. 

Nonostante il veicolo presenti delle marcate differenze il IM 1 assomiglia al
conducente ritratto nella foto, pertanto le invio i suoi dati.”

(Allegato 12 al rapporto di polizia).

 

Non essendoci altri riscontri, l’inchiesta si arrestava
momentaneamente, finché quasi un anno dopo, IM 1 veniva fermato per un
controllo volante a bordo della sua Audi TT RS, la quale, inaspettatamente,
presentava delle modifiche simili all’auto ripresa dal radar il 25 gennaio
2013. Dal rapporto di polizia giudiziaria 23 giugno 2014:

 

"
E’ molto verosimile credere che IM 1, una volta ricevuta la
convocazione a presentarsi in polizia e sentito puzza di bruciato, abbia
provveduto a modificare e quindi portare come in origine il suo veicolo. 

L’inchiesta di polizia infatti, come vedremo più avanti, ha permesso di
stabilire che il veicolo Audi TT RS targato __________ veniva modificato a
piacimento e/o a convenienza dal suo proprietario, per renderlo più o meno
conforme alle normative vigenti, e questo stranamente ogni qual volta si
rendeva necessario presentarlo alle autorità…

A verbale d’interrogatorio sono state contestate almeno 3 occasioni, documentate,
di queste modifiche “à la carte” (vedi verbale del 04.04.2014).

(…) A seguito di quanto scaturito dalle indagini condotte fino a quel punto,
l’inchiesta si è arenata momentaneamente, fino al giorno 5 gennaio 2014, dove
casualmente l’inchiesta ha avuto un importante svolta: 

In data 5 gennaio 2014, durante un controllo volante effettuato da una
pattuglia del Reparto del Traffico, il veicolo Audi TT RS targato __________
veniva controllato in quanto presentava alcune anomalie (vedi allegato 13)”

 

Dall’allegato 13, il quale rappresenta un estratto del Giornale
della Polizia cantonale per infrazione alla LCStr, emerge che, nel corso del
controllo volante del 5 gennaio 2014 effettuato alla vettura di IM 1, questa
presentava le seguenti modifiche: 

 

"
(…) sono emerse le seguenti modifiche: 

- Airbox aspirazione marca ltf (non omologato) 

- Catalizzatore sportivo marca Supersprint (non omologato) 

- Eliminazione del silenziatore centrale 

- Manomissione della valvola dello scarico del silenziatore finale originale

Seguirà rapporto di contravvenzione in PO. 

Segnalazioni: il conducente trasmetterà nei prossimi giorni, alla e-mail del
comando, copia della fattura dei lavori effettuati sul veicolo. app Mottini
informato.”

 

Agli atti non risulta che l’imputato abbia spedito alcunché come
promesso quel giorno agli agenti. 

Tornando al rapporto di polizia giudiziaria:

 

"
Le foto del veicolo scattate in occasione del controllo (…) ci
hanno permesso di accertare come il veicolo del IM 1 fosse praticamente
identico a quello immortalato nella foto radar, apparendo subito evidente che i
cerchi in lega leggera (molto particolari, costosi e poco commercializzati), la
targa posta trasversalmente sul lato sinistro del veicolo, erano dettagli
praticamente identici alla foto radar. (…) Decidevamo quindi di citare per la
data 31 gennaio 2014 IM 1 a __________, presso la nostra sede per visionare il
suo veicolo (…) 

In quell’occasione
abbiamo potuto nuovamente accertare come i particolari molto distinguibili del
veicolo del IM 1 e, fattore molto importante, soprattutto la sua persona non
potevano che ricondurci in un’unica direzione: L’auto e il conducente della
grave infrazione alla LCStr erano dinnanzi a noi.”

 

Così, IM 1 veniva nuovamente interpellato dalla Polizia, e, nel
corso del sul primo interrogatorio del 31 gennaio 2014, alla presenza del suo
difensore d’ufficio avv. __________, dichiarava di aver personalmente
provveduto ad effettuare le modifiche al veicolo dopo averlo acquistato, senza
però saper precisare quando le avrebbe apportate. Affermava di non poter dire
se nella foto fosse lui o meno alla guida di quell’Audi TT RS l’anno prima, a
causa della cattiva qualità dell’immagine, come pure che, a suo parere, gli
agenti avrebbero dovuto ampliare le ricerche al resto della Svizzera, essendo
che altri veicoli potevano presentare modifiche simili alle sue: 

 

"
R: Ho acquistato il veicolo in questione in data 13.07.2010
pagata quasi per la totalità in contanti, presso la __________ a __________.

(…) D: Quando ha acquistato il veicolo Audi TT RS lo stesso si trovava già
nello stato attuale oppure lei ha provveduto ad effettuare delle modifiche? (…)

R: Quando ho acquistato l’auto la stessa non si trovava come si trova
attualmente, io personalmente ho provveduto ad effettuare le seguenti
modifiche: 

- Cerchi in lega leggera come riportato sulla licenza di circolazione in data 

- Assetto sportivo

- Scarico sportivo

- Filtro d’aspirazione

- Spostamento laterale (lato sinistro) della targa di controllo

D: In particolare la targa di controllo anteriore risulta essere applicata in
maniera non conforme alla OETV, segnatamente in maniera eccessivamente
inclinata sulla parte laterale sinistra del paraurti, da quanto tempo circola
con la targa applicata in questa maniera? 

R: Non glielo so dire

D: Per quale motivo ha deciso di applicare la targa in questo modo? 

R: Per una questione estetica e al momento della modifica l’unica cosa che
sapevo era che doveva essere ad un’altezza di 35cm da terra.

D: In data 05.01.2014 lei è stato fermato dalla Polizia (…) a tutt’oggi ha
provveduto ad effettuare modifiche (…)?

R: Si, ho rimesso la targa in posizione centrale, ho rimontato lo scarico
originale e l’aspirazione originale.

(…) L’agente interrogante mi sottopone una documentazione fotografica radar del
25.01.2013 (…) 

D: La foto sottoposta ritrae lei mentre si trova alla guida della sua auto?

R: Non mi identifico con la persona al volante. 

D: Dove si trovava il giorno venerdì 25 gennaio 2013 verso le ore 12.30?

R: Dovrei controllare non mi ricordo, di principio penso che ero al lavoro. 

D: Come si chiama il titolare della ditta? 

R: __________ 

D: Auto del modello come la sua in Ticino ne circolano poche, e sono state
visionate dalla Polizia, con la targa applicata sul lato sinistro come ha
provveduto a fare lei non vi è nessun altro, cosa ha da dire in merito? 

R: Io dico che la ricerca dovrebbe essere fatta non solo in Ticino.

D: Come spiega la casualità che la foto radar non riporta la targa del veicolo
con il fatto che lei la targa ce l’ha proprio applicata sul lato sinistro (…)?

R: Non lo so

D: In precedenza ha affermato di aver provveduto al montaggio e collaudo di 4
cerchi in lega leggera (…) 20 pollici (…) molto particolari che nessun altro
veicolo visionato dalla Polizia montava, e che stranamente sono montati sul
veicolo immortalato (…)

R: Io ammetto che il disegno del cerchio è molto simile al mio, ma continuo a
ritenere che la ricerca sia stata troppo ristretta calcolando che ci possono
essere altre auto fuori dal Ticino che montano questi cerchi. 

(…) D: Dalla foto si notano due passeggeri (…) il conducente, uomo con i tratti
somatici molto simili ai suoi e la passeggera, donna giovane con occhiali. 

E’ sicuro di non essere lei (…)?

R: No non sono sicuro, dovuto alla scarsa qualità dell’immagine.

L’agente interrogante mi sottopone una foto estratta dal social network
Facebook, dove sono ritratto in compagnia di una giovane donna, che anch’essa
con i tratti somatici molto simili a quelli della passeggera 

(…) Si riconosce sulla medesima(…)?

R: Si sono io in compagnia della mia ragazza __________. 

(…) D: Ammette di essere stato alla guida del citato veicolo?

R: Non posso sapere devo effettuare delle verifiche, non ricordo dove mi
trovavo in quelle circostanze.”

 

Nel corso dell’inchiesta, il 14 marzo 2014 veniva pure interrogata
la compagna di IM 1, la cittadina bulgara __________. Presente l’avv. DF 1 (che
nel frattempo assumeva la difesa di fiducia dell’imputato) e un’interprete.
Alla donna veniva contestato il fatto che pareva avere gli stessi tratti
somatici della giovane a bordo del veicolo intercettato dal radar il 25 gennaio
2013. Interrogata a tal proposito, ella non sapeva dire dove si trovasse il
giorno dell’infrazione, e rispondeva in modo vago pure alle domande concernenti
la sua situazione personale:

 

"
(…) Sono in Svizzera con permesso B dal 28.01.2014

D: In precedenza ha già soggiornato in Svizzera? Con quale permesso e qual’era
lo scopo del suo soggiorno?

R: Si sono stata altre volte in Svizzera, come turista, con nessuna attività. 

D: Da informazioni assunte risulta che lei già a partire dal 2012 ha soggiornato con permesso “L” con lo statuto di ballerina / artista presso un night del __________
(…)

R: Si lo confermo si tratta del Night Club __________. Dove ha lavorato per
circa un mese. 

D: Da un controllo della TESEU (…) risulta che lei sia già stata controllata in
data 26.09.2012 presso il __________, dove per altro è stata trovata senza
permesso valido, cosa ha da dire?

R: E’ impossibile il mio capo non mi avrebbe mai assunta senza permesso. 

D: Le sottoponiamo una copia di carta d’identità fotocopiata dal nostro
servizio antiprostituzione, che è stata fatta in data 26.09.2012 presso gli
uffici della TESEU a Lugano, lei come spiega il fatto? 

R: Non so spiegare il fatto. 

D: Da controllo effettuato presso l’Ufficio Permessi e passaporti, risulta che
almeno in due occasioni, sia stato richiesto un permesso di soggiorno “L” a suo
nome come artista/ballerina sempre presso il Night Club __________, e questo
prima del rilascio del suo attuale permesso B, come spiega il fatto?

R: No lo so spiegare.

(…) D: Che genere di relazione esiste tra lei e il Signor IM 1 (…)

R: (…) esiste una relazione sentimentale, posso dire che siamo fidanzati. Non
ricordo le circostanze in cui ci siamo conosciuti. 

L’agente interrogante mi sottopone una documentazione fotografica relativa
all’infrazione contestata al Sig. IM 1, avvenuta nelle circostanza
sopradescritte. 

D: Riconosce l’auto della foto radar? 

R: No non la riconosco. 

(…) mi sottopone alcune fotografie di un’auto marca Audi di colore grigio
targata __________. D: Riconosce questa auto?

R: Questa auto la conosco è quella di IM 1. (…)

D: Le chiediamo nuovamente di guardare bene, sia la foto 

ell’infrazione radar che quella del veicolo targato __________, non nota delle
fortissime somiglianze tra i due veicoli?

R: Non lo so. 

D: Riconosce qualcuno degli occupanti del veicolo (…)?

R: No.

D: Dove si trovava il giorno 25 gennaio 2013 verso le ore 12.30? (…)

R: No non mi ricordo. 

(…) D: La somiglianza tra le persone ritratte nella foto radar e quelle della
foto del social network sono molto similari, cosa ha da dire in merito?

R: Secondo me non c’è nessuna somiglianza. 

D: Siete lei e IM 1 quelli ripresi dalla foto radar?

R: No. 

D: A verbale IM 1 non ha mai negato categoricamente di non essere lui quello
ritratto sulla foto radar, e a precisa domanda ha risposto: “… No non sono
sicuro, dovuto alla scarsa qualità dell’immagine…”, lei può confermare che non 
si tratta di IM 1 quello sulla foto? 

R: Secondo me non è lui. 

D: Le chiediamo di fare una breve riflessione su quanto dichiarato a verbale
sin qui, e le riformuliamo la domanda: Siete lei e IM 1 quelli raffigurati
sulla foto radar? L’auto è quella di IM 1? 

R: Secondo me non siamo noi quelli sulla foto, l’auto non è quella di IM 1. 

(…) Alle ore 0936 l’Avv. DF 1 desidera fare alcune precisazioni: 

Al difensore di IM 1 non è stato concesso porre domande alla PIF.”

(allegato al rapporto di polizia giudiziaria AI 12).

 

Il 4 aprile 2014, IM 1, sempre dinanzi alla Polizia, affermava,
dopo aver effettuato le relative verifiche, che il giorno dei fatti egli non si
era recato al lavoro, in quanto aveva preso una giornata di libero (dato questo
poi confermato dal suo datore di lavoro in interrogatorio). Gli era inoltre
tornata alla memoria la ragione per cui prese vacanza, ovvero per arredare il
proprio appartamento. 

In questa occasione, gli veniva pure contestata un’ulteriore
fotografia ripresa da un apparecchio radar, che ritraeva un uomo a bordo di un
furgone aziendale il 13 giugno 2013. Egli ammetteva di essere lui la persona
alla guida quel giorno (“mi identifico solo con l’infrazione di __________, in
quanto in quella foto c’è la targa”) e di aver commesso un infrazione alla
LCStr per superamento della velocità massima consentita (viaggiava a 100 km/h sul limite prescritto di 80 km/h, dedotta la tolleranza). Confrontata quest’ultima immagine
con la foto ripresa dal radar il 25 gennaio 2013, ribadiva di non essere lui
quello alla guida dell’Audi TT RS immortalata quest’ultimo giorno. 

In conclusione di verbale, affermava che il 31 gennaio 2014, nel
corso del precedente interrogatorio, la polizia lo avrebbe confuso con il
fratello __________:

 

"
non mi potevo trovare da quelle parti in quanto ho preso un
giorno per arredare il mio appartamento a __________. 

L’agente interrogante mi sottopone una documentazione fotografica (allegato 2)
che comprova un’infrazione alla LCStr (…) in territorio di __________ in data
13.06.2013 alle ore 11:31. Il veicolo (…) è un autofurgone marca Fiat targato __________
di cui detentore è la __________ SA, 6600 __________, ditta per la quale
lavora. (…) 

R: Si sono io personalmente, mi riconosco dopo aver visto la foto sullo schermo
digitale, e dopo aver riconosciuto il numero di targa (…) 

L’agente interrogante mi sottopone un’ulteriore documentazione fotografica dove
sono comparate l’infrazione del 13.06.2013 e quella 25.01.2013. (…) permette di
notare una fortissima somiglianza tra i due conducenti ritratti (attaccatura
dei capelli, forma delle orecchie, sopracciglia folte, baffi leggermente
pronunciati, naso con punta prominente verso il basso), come spiega questa
casualità emersa dall’inchiesta di Polizia?

R: Mi spiego che mi identifico solo con l’infrazione di __________, in quanto
in quella foto c’è la targa. Non sono d’accordo con l’interpretazione che danno
gli inquirenti. (…) non trovo nessuna somiglianza.

D: Lei nel verbale redatto in data 31 gennaio 2014 (…) Ha risposto: “No non
sono sicuro, dovuto alla scarsa qualità dell’immagine..” in buona sostanza con
questa risposta non nega categoricamente, ma lascia aperto il beneficio del
dubbio (…) 

R: Non mi sono espresso correttamente, perché in ogni caso era mia intenzione
negare il fatto come fatto precedentemente. 

D: (…) in una domanda posta in un secondo tempo del verbale ha invece ha
sottoscritto “… non sono sicuro…”

R: Era mia intenzione negare il fatto, dovuto ad un sbaglio di espressione. 

(…) Gli accertamenti della Polizia Cantonale, (…) evidenziano che il suo
veicolo ha subito più volte delle modifiche (…) ovvero: 

Venerdì 8 febbraio 2013 (Dopo citazione Polcant Lugano): 

Cerchi in lega originali – targa anteriore posta centralmente come in origine –
eliminazione stemmino TT RS dalla calandra (non come foto in radar)

Domenica 5 gennaio 2014 (Posto di controllo volante Polcant):

Cerchi in lega leggera da 20 pollici -  targa anteriore posta trasversalmente –
stemmino TT RS presente sulla calandra (come foto radar) 

Venerdì 31 gennaio 2014 (Dopo citazione Ufficio radar):

Cerchi in lega da 20 pollici – targa posta centralmente come in origine –
eliminazione stemmino TT RS dalla calandra (non come foto radar)

D: Le contestiamo quindi il fatto che lei ogni qual volta deve presentarsi ad
un controllo (…) provvede a riportare il veicolo secondo le normative vigenti
(…) in un secondo tempo (…) l’auto inspiegabilmente ritorna con delle modifiche
non conformi (…). 

R: Non concordo. 

D: Prendo atto che in data 8 febbraio 2013, presso la Polizia (…) l’agente (…)
ha affermato che la somiglianza tra lei e la persona ritratta sulla foto radar
era molto forte. Cosa ha da dire in merito? 

R: Niente.

D. Le chiediamo di procedere ad un’attenta riflessione del caso, di quanto
dichiarato e contestatole sin qui e le chiediamo nuovamente: Ha commesso lei
l’infrazione in oggetto del presente verbale?

R: No, tutte le spiegazioni le ho esposte nelle risposte precedenti.

(…)L’avvocato DF 1
ritiene di dover porre le seguenti domande al suo assistito. 

D: Lei nella risposta del suo verbale 31 gennaio 2014 (riga 19 pagina 3) ha
dato una risposta mentre a pagina 4 riga 1 sembrerebbe di averne data un’altra
meno chiara. Lei aveva capito bene la domanda? 

R: No. 

(…) Contestazioni: 

in merito alla domanda pagina 5 riga 1 (ndr. vedi sopra Prendo atto che in data
8 febbraio 2013…, ecc.)  osservo che il giorno dell’interrogatorio gennaio 2014
ero venuto con mio fratello in polizia, e gli agenti hanno pensato che mio
fratello fosse IM 1.”

 

A seguito di quest’ultima precisazione dell’imputato, il 17 aprile
2014 veniva pure sentito in qualità di PIF il fratello __________, il
quale, interrogato in merito a cosa avesse fatto il 25 gennaio 2013, se avesse
mai guidato l’Audi TT RS del fratello, se riconoscesse il conducente dalla
foto, se riconoscesse il fratello e la fidanzata da una foto di facebook, se
assomigliasse al fratello, eccetera, si avvaleva ad ogni singola domanda della
facoltà di non rispondere. Da ulteriori accertamenti svolti presso il datore di
lavoro di __________ (rivelatosi lo stesso dell’imputato, ovvero la società __________
SA), risultava che anch’egli il 25 gennaio 2013 aveva preso una giornata di
libero, la mattina per “visita dal medico”, ed il pomeriggio quale vacanza.

 

La Polizia sentiva nuovamente l’imputato per chiarire il ruolo del
fratello __________ il 23 maggio 2014, egli si mostrava poco collaborante a tal
proposito:

 

"
In data 4 aprile, al termine del verbale, ha ritenuto di dover
sottolineare che la polizia avrebbe potuto confondere suo fratello __________
come se fosse la sua persona, per quale motivo lo ha fatto? 

R: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. 

(…) Lei ritiene che la vostra forte somiglianza potrebbe indurre a confondervi
entrambi? 

R: No. 

D: Di fatto, con il suo agire, suo fratello non conferma ma non smentisce
neppure che l’autore della grave infrazione alla LCStr sia lei, cosa ha da dire
in merito? 

R: Niente. 

Il verbale viene (…) sospeso (…) per permettere all’imputato ed al suo legale
di conferire (…). D: Vista la somiglianza tra lei e suo fratello __________, e
viste le sue contestazioni nel verbale del 4 aprile, a commettere l’infrazione
è stato __________? 

R: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

 (…) per quale motivo ha deciso di “tirarlo in ballo” mettendo in discussione
il vostro presunto scambio di persona da parte della polizia? 

R: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.” 

 

L’imputato veniva infine sentito dinanzi al PP Perugini il 4
settembre 2014. In entrata al verbale, il PP prospettava un elenco di indizi da
lui ritenuti a carico dell’imputato:

 

"
il PP mi prospetta i seguenti indizi che depongono invece ed
inequivocabilmente per la mia paternità del reato imputatomi: 

- l’auto fotografata dal radar, di tipo molto raro e particolare soprattutto
per il tipo di modifiche apportate, è praticamente identica a quella che
posseggo io

- le particolari modifiche apportate al veicolo (cerchioni, scappamento,
ubicazione della targa anteriore, ecc. ) sono identiche a quelle costatate
dalla polizia sul mio veicolo in occasione di controlli stradali ; 

il giorno
dell’infrazione (25.01.2013) io ero in vacanza e non ero sul posto di lavoro; 

- l’asserita mia occupazione a sistemare il mio appartamento non ha avuto alcun
riscontro concreto ed oggettivo; 

- l’essermi avvalso
del diritto di non rispondere, pur essendo un mio diritto, mi ha pertanto
precluso di invocare un alibi per l’occupazione di quella giornata, appurabile
e documentabile da parte degli inquirenti; 

malgrado le mie
negazioni, il viso del conducente intercettato dal radar il 25.01.2013
assomiglia molto, quanto a fattezze, a quello riprodotto nella foto radar
scattata il 13.06.2014 a __________ e nella quale io stesso mi sono
riconosciuto; 

- la compagna di viaggio sedente come passeggera anteriore 

riprodotta nella foto radar
scattata il 25.01.2013, ha molte caratteristiche somatiche in comune con quelle
del viso della mia ragazza __________ che ha peraltro ammesso di riconoscere
l’auto mostratale in foto, essere “…quella di IM 1…” (…).

Prendo atto di queste contestazioni del PP ed al proposito dichiaro solamente
che il motivo per il quale mi sono avvalso del diritto di non rispondere l’ho
limitato a quelle domande che concernevano i miei rapporti famigliari. Il PP mi
fa notare che queste domande si sono rese necessarie dal momento che io stesso
lasciavo intendere alla Polizia che potesse essere qualcun altro mio famigliare
(in particolare mio fratello) ad essere stato alla guida di quel veicolo. Ne
prendo atto. 

Sul resto degli indizi
indicatimi dal PP, io mi riconfermo nella mia tesi negatoria alla paternità del
reato.”

 

Il PP preannunciava la chiusura dell’istruzione come pure
l’intenzione di procedere alla promozione dell’accusa dinanzi ad una Corte
delle assise correzionali. Allo stesso tempo, concedeva 10 giorni alla difesa
per la notifica di eventuali prove. 

Con scritto 18 settembre 2014, l’avv. DF 1 presentava al PP le
seguenti richieste di prova: 

 

"
(…) formulo le seguenti richieste di prova: 

acquisizione agli atti di ulteriori precisazioni circa l’esatto posizionamento
del sistema cinemometrico a radar Multinova 6F;

acquisizione agli atti di ulteriori precisazioni circa le prove di
funzionamento eseguite per la messa in funzione del succitato sistema di
rilevamento della velocità.

Tali accertamenti si rendono necessari rilevato che, apparentemente, il
posizionamento scorretto del sistema di rilevamento radar è suscettibile di
generare un errore di calcolo della velocità controllata (cfr. direttive USTRA,
sentenza 6B_670/2013 del 10 ottobre 2013).” 

(AI 19).

 

Pronta la risposta del PP __________ del giorno stesso (AI 20):

 

"
In occasione del verbale 4 settembre u.s., su sua richiesta, le
avevo assegnato un ulteriore termine di 10 (dieci) giorni (…) è quindi scaduto
(…) Il suo scritto del 18 settembre 2014 è quindi manifestamente tardivo (…) Al
di là di questo aspetto d’ordine, nel merito delle sue richieste, per quanto
siano comprensibili dal momento che non riesco a recepire cosa lei intenda per
“…ulteriori precisazioni circa l’esatto posizionamento …e prove di funzionamento…”,
le segnalo che le è probabilmente sfuggito che agli atti (peraltro in suo
possesso), vi è già: sia la certificazione METAS 5.10.2012 sia il
“protocollo-velocità” che indica esattamente tutti i dati di posizionamento e
di collocazione del radar durate il controllo. 

Per i suddetti sia d’ordine sia di merito, la sua istanza è quindi respinta a
norma dell’art. 318 cpv. 2 CPP siccome le prove richieste sono irrilevanti e
comunque già comprovate dagli atti.”

 

Questa istanza non veniva più riproposta in sede dibattimentale. Dato
che l’imputato, in un primo momento, rispondeva di non sapere, ed in seguito
negava ripetutamente di essere lui la persona ritratta nella foto del radar,
non si vede comunque quali utilità avrebbero potuto avere queste ulteriori
verifiche, volte ad accertare l’affidabilità dell’apparecchio rilevatore di
velocità. Ma tant’è.

 

Nel corso del dibattimento, questo Presidente rilevava che,
contrariamente a quanto indicato dal PP nel suo verbale d’interrogatorio, il
fatto dell’imputato di essersi avvalso della facoltà di non rispondere era un
suo diritto, e non poteva essere letto come un indizio a suo carico. 

Sempre in interrogatorio dibattimentale, l’imputato aggiungeva
importanti dettagli in merito a come trascorse la giornata del 25 gennaio 2013,
non riuscendo comunque a fornire prove concrete a sostegno delle sue
dichiarazioni: 

 

"
D avv. DF 1: lei ha dichiarato che il giorno dei fatti aveva
preso libero dal lavoro per arredare il suo appartamento. Ricorda dov’era quel
giorno? 

Sono stato sempre nel __________, a __________ a comprare qualche mobile. Ho
trascorso la giornata a montare i mobili. 

Dispone degli scontrini dell’acquisto di questi mobili?

No, ho provato a cercare ma dopo così tanto tempo non ho trovato più niente. 

ADR che non mi ricordo se in quell’occasione ho pagato in contanti o con
la carta di credito. Ho trovato a verificare sul mio conto e-banking ma è
registrato solo fino a un anno, dunque più di così non ho potuto vedere. 

Non dispone degli estratti annuali del suo conto bancario? Questi avrebbero
dovuto essergli recapitati proprio nel periodo del suo primo interrogatorio del
gennaio 2014, per l’anno precedente.

Quando sono stato sentito il 31 gennaio 2014 ancora non ricordavo nemmeno che
quel giorno avevo preso libero da lavoro, è un’informazione che ho ricordato
solo in seguito.  

ADR che potrei provare a chiedere alla banca se riesce a risalire a quel
giorno. Io non dispongo degli estratti. In ogni caso preciso che il radar è
stato poi preso a mezzogiorno e mezza, in quel momento probabilmente mi trovavo
a casa dei miei genitori a mangiare, dunque escludo di essermi trovato a
quell’ora all’IKEA. Mi ricordo che quel giorno mi trovavo a mangiare a casa dei
miei genitori, essi abitano nel mio stesso stabile in un altro appartamento.
Non so dire l’orario preciso in cui mi recavo da loro a pranzare, però sono
certo che quel giorno ero da loro a mangiare, direi circa tra mezzogiorno e la
una, orario di pausa di mio padre e mio fratello, essendo che era un giorno in settimana.”

 

IM 1, per mano del suo difensore, presentava spontaneamente il
seguente materiale (doc. dib. 1): 

                                     -   una chiavetta USB
comprendente tre cartelle: 

o  
una contenente tre fotografie raffiguranti una vettura modello
Audi TT (non RS) modificata; 

o  
una contenente cinque fotografie da lui stesso scattate ad auto
circolanti sull’autostrada A2 altezza km 65; 

o  
una contenente nove fotografie di una vettura modello Audi TT RS
immatricolata in Ticino, la quale presentava la targa esposta dall’interno del
veicolo sul vetro anteriore; 

                                     -   una copia dell’Allegato
alla licenza di circolazione rilasciato dalla Sezione della circolazione di
Camorino il 15.05.2013 facente stato dell’omologazione delle ruote in lega
leggera e di altre modifiche, come pure l’illustrazione fotografica di diverse
tipologie di cerchioni; 

                                     -   un “Parere in tema di
identificazione sulla persona di IM 1” redatto dal Dott. __________ (e
relativo CV al seguito) e dal dott. __________, la quale conclude: “Le
procedure di analisi dei fotogrammi in atti, hanno evidenziato una pessima
qualità dell’immagine, inadeguata per valutazione dei caratteri del volto. Il
giudizio di “forte similarità” espresso nel rapporto prodotto in atti non
risulta supportato da alcun elemento di tipo biologico sulla base delle
informazioni disponibili.”. 

 

Letta la citata perizia di parte in aula, e preso atto della
documentazione prodotta dalla difesa, a domanda l’imputato precisava: 

 

"
Il Presidente dà lettura della perizia.

A domanda preciso che al perito sono stati consegnati i files delle foto
originali, consegnati dalla Polizia al mio difensore su sua richiesta. 

Ribadisco che non sono io in quella foto, né so chi sia. 

D avv. DF 1: lei si ricorda quando ha acquistato i cerchioni, prima di aver
eseguito l’omologazione ufficiale di cui ho prodotto copia (doc. dib. 1)? Si
tratta dei cerchioni che c’erano sull’Audi RS TT quando è stato fermato per un
controllo di Polizia nel gennaio 2014 a __________. 

Un paio di settimane prima, appena li ho comprati ho fissato l’appuntamento a __________
per fare l’omologazione.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale 10 febbraio 2015). 

 

È quantomeno singolare, che, promossa l’accusa e pendente
l’incarto al TPC, sia stata sufficiente una telefonata diretta del difensore
alla Polizia per ottenere copie di files originali delle fotografie in atti,
senza che né il Tribunale penale, né il Ministero pubblico, venissero
interpellati, o perlomeno informati a tal proposito, come sarebbe dovuto essere
se si fosse agito in osservanza delle corrette procedure, senza bypassare la
direzione del procedimento. Ma tant’è.

 

                                    3.   In
diritto:

 

A seguito dell’accettazione da parte dell’Assemblea Federale del
programma Via Sicura, il 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il primo “pacchetto”
della revisione delle norme della circolazione stradale. Tra le modifiche
introdotte figurano i nuovi capoversi 3 e 4 dell’art. 90 LCStr, norme chiamate
a sanzionare i comportamenti particolarmente gravi (e pertanto pericolosi)
assunti dai cosiddetti “conducenti spericolati” (Raser, chauffards).

 

Giusta il nuovo art. 90 cpv. 3 LCStr: “è punito con una pena
detentiva da uno a quattro anni chiunque, violando intenzionalmente norme
elementari della circolazione, corre il forte rischio di causare un incidente
della circolazione con feriti gravi o morti, segnatamente attraverso la grave
inosservanza di un limite di velocità, l'effettuazione di sorpassi temerari o
la partecipazione a gare non autorizzate con veicoli a motore”. 

 

Tale norma viene quindi a descrivere una forma
qualificata dell’infrazione grave delle regole della circolazione di cui
all’art. 90 cpv. 2 LCStr (DTF 1B 98/2013; DTF 1B 275/2013; vedasi anche Alain
Macaluso, Des contraventions à la violation grave des règles de la circulation
routière, Franz Werro / Thomas Probst, Journées du droit de la
circulation routière, 2012; Cédric Mizel, Le délit de chauffard et sa
répression pénale et administrative, PJA 2013, pag. 189 e segg. ;
Julien Délèze/Hervé Dutoit, Le délit de chauffard au sens de l’art. 90 al. 3
LCR : éléments constitutifs et proposition d’interprétation, PJA 2013,
pag. 1202).

 

Gli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 90 cpv. 3 LCStr
sono, come nel caso dell’art. 90 cpv. 2 LCStr, l’infrazione intenzionale e
oggettivamente grave di una norma fondamentale della circolazione e,
cumulativamente, la creazione di un forte rischio d’incidente con feriti gravi
o morti (Cédric Mizel, op. cit, PJA 2013, p. 189).

 

Dal profilo soggettivo, l’art. 90 cpv. 3 LCStr richiede
l’infrazione intenzionale delle norme della circolazione, il dolo eventuale
risultando tuttavia sufficiente (DTF 6B 284/2011). 

 

L’art. 90 cpv. 4 LCStr stabilisce che il capoverso 3 “è in ogni
caso applicabile se la velocità massima consentita è superata:

a.    di almeno
 40 km/h dove la velocità massima consentita è di 30 km/h;

b.    di almeno
 50 km/h dove la velocità massima consentita è di 50 km/h;

c.    di almeno
 60 km/h dove la velocità massima consentita è di 80 km/h;

d.    di almeno 80 km/h dove la velocità massima consentita è più di 80 km/h”.

 

L'utilizzazione da parte del legislatore dei termini "in tutti
i casi" ("in jedem Fall", "toujours")
indica la volontà di creare un automatismo di applicazione del capoverso 3
dell'art. 90 LCStr allorquando i limiti di velocità di cui al capoverso 4 della
medesima disposizione sono raggiunti e superati.

 

Il Messaggio del Consiglio Federale, elaborato
nell’ambito dell’analisi dell’iniziativa “Protection contre les chauffards”,
i cui princìpi sono confluiti nel testo legale entrato in vigore, è del resto
esplicito su questo punto: “les excès de vitesse particulièrement importants
doivent être systématiquement considérés comme une infraction pénale qualifiée
afin que la définition d’un chauffard et la peine à prononcer en conséquence ne
soient pas laissées à la seule appréciation des juges” (FF 2012
5066)".

 

Giusta l’art. 27 cpv. 1 LCStr, l’utente della strada deve
osservare i segnali e le demarcazioni stradali, mentre in ossequio dell’art. 32
cpv. 1 LCStr, la velocità deve sempre essere adattata alle circostanze, in
particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle
condizioni della strada, della circolazione e della visibilità. Giusta i cpv. 2
e 3 dell’art. 32 LCStr, il Consiglio Federale limita la velocità dei veicoli a
motore su tutte le strade, ritenuto che la velocità massima stabilita può
essere ridotta o aumentata, per determinanti tratti di strada, dall’autorità
competente, di principio, salvo eccezioni, soltanto in virtù di una perizia.
Conformemente all’art. 4a ONC, sulle autostrade la velocità massima dei veicoli
può raggiungere, se le condizioni della strada, della circolazione e della
visibilità sono favorevoli, i 120 km/h. 

 

In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su
prove indirette, cioè su indizi (Rep. 1990 pag. 353 con richiami, 1980 pag. 405
consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una
circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre,
dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente
logico e preciso sulla base di una loro valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da
provarsi (Hauser/Schweri Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a
edizione, Basilea 2005, § 59 n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di
diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 ss).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un
fatto non certo, equivoco o non univoco o contingente (REP 1980, 192, consid.
3; REP 1980, 147, consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e
sicure, si può, dunque, fondare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più
indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme,
consentano deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non
può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der
Indizienbeweis in Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in
STF 7.05.2003 6P.37/2003 consid. 2.2.).

 

Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le
prove secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento. 

Così come precisato dai commentatori, il principio della libera
valutazione delle prove non significa che i fatti possano venire secondo il
“buon volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso significa,
invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte
riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di
un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli
elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico senza
essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di
prova (Bernasconi, op. cit., ad art. 10, n. 15 e 16,; Schmid, op. cit.,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand,
Code de procedure pénale, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41; DTF 133 I 33
consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c.bb). Semplicemente, dunque, il principio
della libera valutazione delle prove significa che non vi é una gerarchia dei
mezzi di prova (Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, 2006, 2e éd., §
100, n. 744; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., n. 22 ad § 39 et n. 4 ad § 62;
STF 23.4.2010 6B_1028/2009; STF 10.5.2010 6B_10/2010; STF 28.6. 2011 in 6B_936/2010). Il giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla
concreta forza di convincimento - valutata in modo approfondito e oggettivo -
di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, op. cit., ad art. 10, n. 21;
Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, op. cit.,
ad art. 10, n. 58).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di
cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione (STF 10.5.2010
6B_10/2010) - il giudice continua, dunque, come sotto l’egida del diritto
procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129
I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 30.03.2007 6P.218/2006), nel senso
sopra indicato. 

 

Il principio della presunzione d’innocenza - garantita dagli art.
32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art.
10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla
pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice
penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato
quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi
suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la
fattispecie medesima (fra le altre, STF 13.5.2008 in 6B.230/2008, consid. 2.1.;
STF 19.4.2002 in 1P.20/2002, consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124
IV 86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così
come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla
situazione più favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove
conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici -
sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia
inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre
l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il
semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa
valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al
giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una
convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse.
Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione
schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e
il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.

 

Il principio dell’in dubio pro reo è così disatteso
soltanto quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi
globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla
colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120
Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009
del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3;
6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008
consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo
2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP
17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio
2011 consid. 3.3; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 10, pag.
24; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo
2009, § 13, n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, inv Basler Kommentar, StPO, ad
art. 10, n. 82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO,
Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97; Verniory, Commentaire
romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).

 

In materia di circolazione stradale, la giurisprudenza stabilisce
che il giudice può pronunciare una condanna solo una volta raggiunto il pieno
convincimento sull’identità della persona che ha infranto le regole, e che si
trovava dunque al volante del veicolo intercettato (DTF 6B_562/2010, consid.
2.1 e segg.). L’autorità può partire dal presupposto che il detentore del
veicolo sia pure il conducente al momento critico. Nel caso in cui questa
circostanza venga poi contestata dall’interessato, spetta al giudice dedurre la
colpevolezza di quest’ultimo dall’insieme delle circostanze, evitando, così
facendo, di sfociare nell’arbitrio. Se, malgrado le negazioni del detentore, il
giudice giunge comunque alla conclusione che egli è effettivamente il
conducente colpevole, la condanna può considerarsi fondata (DTF 106 IV 142
consid. 3, DTF 6B_562/2010 consid. 2.1.2). 

 

Nel caso di specie, a differenza dei casi
sopracitati, emerge l’impossibilità iniziale di stabilire l’identità del
detentore tramite il numero di controllo della targa, essendo che il veicolo
montava quella anteriore in maniera irregolare, tanto che questa non veniva
immortalata dallo scatto dell’impianto radar. Ciò malgrado, la Corte ritiene
che vi siano numerosi elementi in atti che permettono, presi nel loro insieme,
di stabilire innegabilmente che il veicolo ritratto in quella immagine è
proprio quello di IM 1, checché ne dica lui.

 

In ordine, la Corte è partita dall’accertamento che
l’Audi TT RS avvistata dai poliziotti il 25 gennaio 2013 è immatricolata nel
Canton Ticino, poiché, se è vero che questi non riuscivano a mettere a fuoco i
singoli numeri che la componevano, proprio a causa dell’elevata velocità a cui
sopraggiungeva il veicolo, i colori componenti lo stemma cantonale ticinese,
difficilmente confondibili con altri, venivano chiaramente distinti, come pure
saltava all’occhio il fatto che la targa fosse composta da meno numeri delle
più comuni sei cifre.

 

Le considerazioni dell’imputato (esposte solo al
dibattimento), poi elaborate dalla difesa nel corso dell’istruzione
dibattimentale ed in sede di discussione, con tanto di produzione di fotogrammi
“rubati” non si sa bene a chi, in merito al fatto che il modello Audi TT ben si
presti ad essere modificato, fino a poter facilmente essere confuso con il più
raro e pregiato TT RS, non sono state ritenute plausibili. Se è vero che,
facendo comunque prova di un certo sforzo d’osservazione, si possono
intravvedere alcune somiglianze tra il modello TT RS ed un più semplice TT
pesantemente modificato, è anche vero che quello ripreso dalla foto del radar,
ed identificato da due diversi agenti della polizia stradale, è chiaramente un
modello di Audi TT RS, niente di più e niente di meno. Ammettere in astratto la
possibilità che questo potrebbe invece anche essere un modello più semplice, in
seguito interamente stravolto con tanto di apposizione abusiva dello stemmino
distintivo “TT RS”, non è, in assenza di chiari e concludenti elementi fattuali
evincibili nella concreta fattispecie,

ammissibile, e minerebbe irrimediabilmente la
sicurezza di ogni accertamento così effettuato, dato che, potenzialmente, ogni
modello di automobile si presta a subire importanti modifiche estetiche fino ad
arrivare a poter essere scambiato per un altro. Ciò che è, evidentemente, improponibile.

 

Le ulteriori fotografie scattate dall’imputato,
ritraggono verosimilmente inconsapevoli automobilisti transitanti ad altezza
del km 65 sull’autostrada A2, alla velocità asserita di 120 km/h. Egli le ha prodotte affermando che, da quella posizione, gli agenti appostati non sarebbero
stati capaci di distinguere lo stemma cantonale riportato sulla targa, o altri
dettagli della stessa, a causa della difficile visuale. Ora, delle fotografie
qualunque, scattate contro sole, raffiguranti ignari automobilisti a varie
distanze, con una non meglio precisata fotocamera, non possono certamente
sostituire né essere validamente comparate con quanto osservato ad occhio nudo,
quel determinato giorno, da due diversi agenti della stradale, tantomeno con quanto
ripreso da un apparecchio radar altamente certificato. Il loro valore
probatorio è dunque nullo ed in nessun modo atto ad inficiare quanto già vi è
agli atti. 

 

Per tacere infine degli scatti, sempre
apparentemente “rubati”, di una vettura modello Audi TT RS di proprietario
sconosciuto, scattati dall’imputato di notte in luogo e data non meglio
precisati e sempre prodotti al dibattimento (doc. dib. 1), allo scopo di
provare che egli non sarebbe l’unico proprietario di un tale veicolo a
circolare con la targa apposta in maniera irregolare. 

Anche questi appaiono inutili ai fini del giudizio,
poiché, oltre al fatto che niente si sa in merito a queste immagini, in tal
caso la targa risulta apposta all’interno dell’abitacolo visibile dal cristallo
anteriore del veicolo, e non fissata trasversalmente sul lato sinistro esterno,
come invece usa fare l’imputato. Ciò vale pure per l’automobile ritratta dalla
foto del radar il 25 gennaio 2013. 

 

Sempre al dibattimento, l’imputato ha prodotto poi
una fotocopia dell’allegato alla licenza di circolazione del veicolo rilasciato
dalla Sezione della circolazione di Camorino il 15.05.2013, facente stato
dell’omologazione delle “Ruote in lega leggera – Marca/tipo ant. Audi TT RS
8J”. Sempre al dibattimento l’imputato a tal proposito dichiarava: 

 

"
D avv. DF 1: lei si ricorda quando ha acquistato i cerchioni,
prima di aver eseguito l’omologazione ufficiale di cui ho prodotto copia (doc.
dib. 1)? Si tratta dei cerchioni che c’erano sull’Audi RS TT quando è stato
fermato per un controllo di Polizia nel gennaio 2014 a __________. 

Un paio di settimane prima, appena li ho comprati ho fissato l’appuntamento
a Camorino per fare l’omologazione.”

 

Ora, l’imputato non è stato in grado, ancora una
volta, di provare le sue asserzioni. La data dell’omologazione dei cerchioni in
lega leggera non prova nulla, essendo che egli avrebbe potuto benissimo
montarli sul veicolo già precedentemente, tanto più che non è certo nuovo a
modificare la sua auto aggiungendo accessori non omologati, per poi circolare
su strada (v. le risultanze del controllo non annunciato del 5 gennaio 2014,
dove sia l’airbox, sia il catalizzatore risultavano non omologati,
contrariamente allo stato del veicolo presentato da IM 1 dopo citazione degli
agenti, con ogni probabilità “aggiustato” per ben due volte per scongiurare
ogni sospetto). Dunque, per provare la sua tesi, IM 1 avrebbe dovuto, come da
lui stesso promesso sempre a seguito del controllo del gennaio 2014, produrre
le fatture inerenti l’acquisto degli stessi e un documento attestante
l’avvenuto montaggio da parte di un professionista. Nulla di tutto ciò è stato
prodotto, malgrado le richieste degli agenti interroganti e le rispettive
promesse dell’imputato; con il che pure questa contestazione, assieme ad ogni
altra inerente la forma ed il modello di detti cerchioni in lega, cade nel
vuoto. 

 

Infine, la difesa ha prodotto un “Parere in tema di
identificazione sulla persona di IM 1”, redatto dai Dott. __________ e Dott. __________
dell’Università degli Studi di Milano, il quale conclude, prendendo posizione
unicamente sulla “pessima qualità dell’immagine”, che non permetterebbe di
esprimere alcun giudizio di tipo identificativo. Detto che la stessa, dunque,
non esclude che la persona raffigurata nella foto sia in effetti il IM 1, ma
afferma unicamente che la scarsa qualità delle immagini non permette di
giungere a conclusione alcuna, la Corte concorda con quanto sostenuto dal
Procuratore pubblico in corso di discussione, ovvero che non v’è alcuna
necessità di ricorrere a perizie antropometriche, o pareri di identificazione,
come pure non v’è bisogno di particolari conoscenze tecniche per giungere alla
conclusione che, la persona raffigurata nel fermo immagine scattato
dall’impianto radar, è IM 1. Qualsiasi osservatore non prevenuto,
difatti, giungerebbe a tale conclusione: i dettagli del volto quali gli occhi,
le sopracciglia e la loro posizione, l’attaccatura dei capelli, e tutto quanto
già ben descritto dalla pubblica accusa e dagli agenti di Polizia nel loro
rapporto - malgrado il gioco di sole ed ombre e la posizione laterale dello
scatto, che fanno apparire il viso più allargato rispetto all’altra fotografia
del radar che lo riprendeva alla guida del furgone aziendale – non lasciano
dubbi che la persona ripresa è proprio l’imputato. 

 

Infine, IM 1, al dibattimento, ha ricordato di essersi recato, il
giorno dei fatti, non si sa con quale mezzo di trasporto, presso il centro
commerciale __________, più precisamente al negozio IKEA, per acquistare mobili
(non si sa quali) per arredare il suo appartamento. Ciò detto, a precisa domanda
ha risposto più volte di non essere in grado di fornire la prova di questa sua
visita né dei suoi acquisti, vuoi perché non ha conservato i relativi
scontrini, vuoi perché, qualora avesse pagato con la carta di credito o
bancomat, egli non disporrebbe più degli estratti bancari (!). Non fosse che,
resosi conto di non poter apportare alcuna prova in merito all’effettuato
shopping all’IKEA, ha cambiato rotta affermando di ricordarsi che, in ogni
caso, quel giorno preciso, tra le 12.00 e le 13.00, si trovava a pranzo dai
suoi genitori, in presenza del fratello e del padre rientrati dal lavoro per
pranzo, e che dunque ogni altro mezzo di prova relativo all’acquisto di mobili
sarebbe risultato inutile, avendolo compiuto in mattinata. Sennonché, anche
queste allegazioni sono rimaste allo stato del puro parlato, e agli atti
risulta solo che il fratello __________, avvalsosi della facoltà di non
rispondere per tutto il verbale d’interrogatorio che lo concerneva, era
anch’egli assente dal lavoro il 25 gennaio 2013, per effettuare una visita
medica la mattina e per vacanza il pomeriggio. Ne consegue che, anche per
queste dichiarazioni, l’imputato non è stato ritenuto credibile.

 

Con il che, tutto quanto sopra ben considerato, la Corte ha
ritenuto che le immagini agli atti, le osservazioni degli agenti di polizia, la
circostanza che egli possiede una delle rare vetture, per modello e tipo,
immatricolate in Ticino, il fatto che, proprio quel giorno, IM 1 non era al
lavoro, la sua attitudine poco trasparente nel modificare, a piacimento, la vettura
fino a spostare l’aggancio della targa anteriore in modo da non renderla
visibile nella foto in caso di controllo radar, sono elementi sufficienti per
affermare che il conducente dell’Audi TT RS, circolante alla velocità di 203 km/h, il 25 gennaio 2013 sull’autostrada A2, ad altezza del km 65, ove il limite di velocità
massima prescritta è di 120 km/h, è il qui imputato IM 1. Egli è stato dunque
ritenuto colpevole di grave infrazione alla legge federale sulla circolazione
stradale, così come descritto nell’atto d’accusa.

 

 

                                   4.   La
pena:

 

L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la
pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle
condizioni personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.
Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in
considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato,
codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena
apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua
esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile
2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97
consid. 3 pag. 101). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia
solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla
colpa; il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di
delitti gravi (Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II,
Strafen und Massnahmen, n. 72 ad § 6; Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n.
17 e 18 ad art. 47 CP). Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la
colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del
bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne,
secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o
la lesione. La norma riprende, mutatis mutandis, la giurisprudenza
relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 4 ad art. 47 CP) a
mente della quale per valutare la gravità della colpa entrano in considerazione
svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il
movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della
negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di
esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la
durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la
recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo
il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6
consid. 6.1 pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112
consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).

 

Vanno inoltre considerati - sempre secondo la citata giurisprudenza
- la situazione familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui
ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti
penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio
a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Non va
trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena (Strafempfindlichkeit)
per rapporto allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla
situazione professionale, ai rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3
pag. 233; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15
febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid. 2.1 con rinvii; Stratenwerth, op. cit., n. 53 segg.
ad § 7). Esigenze di prevenzione generale, per converso, svolgono solo
un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al riguardo il TF: "Considerazioni
di prevenzione generale possono influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore a quella che corrisponde alla colpa” (DTF
118 IV 342).

 

Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume
rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in
modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente
art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi
concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere
giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV
150; 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). Al riguardo la
CCRP ha costantemente affermato e ribadito che per sostenere che una sanzione
rientri fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme
all'art. 63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza, non basta
confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della colpa, ma
occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche soggettive,
che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si rivela assai
arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni agire fonda le
sue radici che gli sono proprie. Sempre la CCRP ha al riguardo precisato che il
principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo più importante
solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più imputati (CCRP 5
settembre 2005 in re A., consid. 8h e 13 dicembre 2005 consid. 8f).

 

La Corte ha valutato la colpa oggettiva di IM 1 come media: se è
vero che egli ha circolato ad una velocità spropositatamente elevata, è anche
vero che quel giorno le condizioni meteo erano favorevoli, il tempo era
soleggiato ed asciutto, il tratto di autostrada non risultava fortemente
trafficato e si estendeva su più corsie unidirezionali. Questo, sommato
all’impiego di un veicolo dotato di una grande potenza e capace di raggiungere
elevate velocità in pochi secondi, possono indurre il conducente a viaggiare ad
una velocità superiore al consentito. Con ciò non si vuole assolutamente
giustificare un simile comportamento, qualificabile sempre e comunque da
“pirata della strada”; non si può tuttavia non rilevare come l’agito sarebbe
risultato certamente ben più grave, se fosse avvenuto nell’abitato, in una
giornata di pioggia, o in un tratto stradale fortemente trafficato. 

 

Per quanto concerne invece la colpa soggettiva, questa non può che
considerarsi medio/grave. IM 1, che dall’inizio alla fine dell’inchiesta, ha
dato prova di non essersi minimamente reso conto della gravità del suo agire, dimostrando
una completa assenza di assunzione di responsabilità, ha pure impedito di
capire i motivi alla base dell’infrazione, con il che, si deve concludere che,
del pari del suo atteggiamento che, a tratti, ha lambito la tracotanza, ha
agito per puro egoismo, per affermare la propria volontà di andar forte, tanto
non lo avrebbero mai identificato, già solo grazie all’escamotage di aver
spostato l’aggancio della targa. Quanto all’atteggiamento processuale – detto
che il diritto di tacere e di mentire sono garantiti dalla Costituzione senza
che per questo debba derivare un aggravio di pena – nessuna attenuante gli può
essere concessa. Infatti, per mesi egli ha mentito sapendo di mentire, non
facendosi scrupoli nemmeno nel coinvolgere la compagna che si trovava
verosimilmente in automobile con lui quel giorno, al solo scopo di gettare
altro fumo negli occhi degli inquirenti. Ha tentato in svariati modi di fornire
una scusa per camuffare la realtà dei fatti, senza però riuscirci, dando prova
di bagatellizzare all’estremo il reato da lui messo in atto, prendendo in giro
gli inquirenti e arrivando pure a modificare il suo veicolo a piacimento, ogni
qual volta gli veniva chiesto di presentarsi in Polizia. 

 

Valutata la colpa e tutto quanto sopra ben ponderato, la Corte ha
dunque ritenuto opportuno fissare la pena al di sopra del minimo edittale di un
anno previsto dall’art. 90 cpv. 3 e 4 LCStr, condannando IM 1 ad una pena
detentiva di 16 mesi.

 

Per quanto concerne la sospensione condizionale, giusta l’art. 42
CP, il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria, di un
lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di sei mesi a due anni se
una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore dal
commettere nuovi crimini o delitti (cpv. 1). Per decidere se la sospensione
condizionale della pena sia idonea a dissuadere il condannato dal commettere
nuovi reati, il giudice deve procedere ad una valutazione globale. Per il
verdetto in merito al differimento non sono, quindi, determinanti esigenze
punitive o riflessioni legate alla prevenzione generale, bensì criteri quali le
circostanze specifiche del reato, la personalità dell’autore e gli effetti
della pena sulla sua vita futura (FF 1999 1730). Valgono, perciò, gli stessi
elementi di giudizio sviluppati dalla giurisprudenza del Tribunale federale
sotto l’egida dell’art. 41 vCP (DTF 134 IV 53; 134 IV 1; STF 6B_664/2007 del 18.1.2008).
Vanno, quindi, considerate le circostanze in cui è stato commesso l’atto
punibile, gli antecedenti, la situazione personale del condannato, la sua
reputazione al momento del giudizio (DTF 128 IV 193; 118 IV 97), il suo
atteggiamento e la sua mentalità (STF 6S.477/2002 del 12.3.2003 non
pubblicata). A questi elementi si aggiunge anche quello relativo all’assunzione
delle proprie responsabilità (STF 6B_171/2007 del 23.7.2007 non pubblicata),
ritenuto, tuttavia, che anche questo aspetto va considerato insieme agli altri
così da giungere ad una valutazione complessiva della prognosi del condannato
(STF 6S.762/1999 del 19.1.2000 non pubblicata; DTF 115 IV 85; 94 IV 51; 82 IV
5). 

Il Tribunale federale ha, poi, avuto modo di precisare che
condanne precedenti per reati della stessa natura costituiscono, in
quest’ambito, soltanto indizi sfavorevoli che non escludono tuttavia la
concessione della sospensione condizionale (DTF 118 IV 97; 116 IV 279; 115 IV
81, 85). Sospensione che può essere negata solo se indizi concreti e importanti
prevalgono nel quadro di una valutazione globale, in maniera tale da escludere
una prognosi favorevole (DTF 102 IV 62; 117 IV 3).

 

La previsione deve fondarsi su tutti gli elementi atti a chiarire
il carattere dell’accusato e le sue chances di ravvedimento (DTF 123 IV 107;
118 IV 97; 115 IV 81). Per valutare il rischio di recidiva è indispensabile un
esame globale della personalità dell’autore. Il giudice di merito fruisce di un
esteso potere di apprezzamento, fermo restando che egli è sempre tenuto a
fondarsi su motivi obiettivamente sostenibili. Non è consentito in particolare
attribuire a determinate circostanze un rilievo capitale e sottovalutarne o
trascurarne al contempo altre, anch’esse entranti in linea di conto (DTF non pubblicata
del 18.1.2008 [6B_664/2007], consid. 3.1.1.; DTF non pubblicata del 12.11.2007
[6B_103/2007], consid. 4.2.1.; DTF 128 IV 193 consid. 3a; 123 IV 107; 118 IV
97; 116 IV 279; 115 IV 81; 105 IV 291). Determinante è la situazione personale
al momento della decisione. Come nella commisurazione della pena (art. 50 CP) i
motivi devono essere descritti nella sentenza di modo che si possa esaminare la
corretta applicazione del diritto federale (DTF 134 IV 140 consid. 4.4, 134 IV
1 consid. 4.2.1; 128 IV 193 consid. 3a; 118 IV 97 consid. 2b).

 

Malgrado IM 1 non sia nuovo a commettere eccessi di velocità,
questi non sono mai risultati penalmente rilevanti, di guisa che non può essere
formulata una prognosi sicuramente negativa. Certo, in particolare l’atteggiamento
processuale, rivelatore di scarsissima assunzione di responsabilità, volto
piuttosto a confondere la Corte pur di farla franca, denota una preoccupante
assenza di scrupoli, a fronte di un reato che la legge sanziona come grave,
proprio perché il bene protetto violato è la sicurezza pubblica e l’integrità
delle persone. 

Ciò posto, il presente giudizio, con la prospettiva, in caso di
nuovi reati, di finire concretamente in prigione, dovrebbe costituire un monito
sufficiente, al di là del comportamento processuale, affinché non ricada in
altre infrazioni e, in definitiva, si dia una regolata nel rispetto delle
regole che la società si è democraticamente data. Per rafforzare la prognosi,
visto anche l’atteggiamento complessivo dell’imputato, il periodo di prova è
stato fissato in tre anni. 

 

 

Visti gli art.                     12, 40, 42, 44, 47
CP; 90 cpv. 3 e 4 LCStr

82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG
sulle spese;

 

dichiara e pronuncia:

 

IM 1

 

                                   1.   è autore colpevole di:

 

grave infrazione alle norme della circolazione

per avere,

il 25 gennaio 2013 a __________, violato intenzionalmente le
elementari norme della circolazione stradale, correndo in tal modo il forte
rischio di causare un incidente della circolazione con feriti o morti,
segnatamente attraverso la grave inosservanza di un vigente limite di velocità,

e meglio per aver circolato alla guida del veicolo Audi TT RS
targato __________, alla velocità di 203 Km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio Multanova Radar 6F, malgrado il prescritto limite di 120 Km/h, superando quindi di almeno 83 Km/h la velocità massima consentita

 

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.

 

 

                                   2.   Di conseguenza,

 

IM 1 è condannato

 

alla pena detentiva di 16 (sedici) mesi.

 

                                   3.   L’esecuzione della pena
detentiva è sospesa e al condannato è impartito un periodo di prova di anni 3 (tre).

 

                                   4.   La tassa di giustizia di
fr. 800.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

 

                                   5.   Questo giudizio può essere
impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.
L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise correzionali,
per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione
della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e
di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

 

 

 

 

Comunicazione a:  -   Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

                                     -   Ministero Pubblico, SERCO,
6501 Bellinzona

                                     -   Ufficio dei Giudice dei
provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

                                     -   Sezione della
circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino

                                     -   Sezione della Popolazione,
ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona

 

 

 

Per la Corte delle assise
correzionali

Il Presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese:

Tassa di giustizia                              fr.           800.--

Inchiesta preliminare                       fr.           200.--

Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.)       fr.             79.75

                                                             fr.        1'079.75

                                                             ============