# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cdcf183b-7bfa-5b55-be54-784cd3ea9ed4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 20.06.2018 80.2018.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-17_2018-06-20.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2018.17

  80.2018.18

  	
  Lugano

  20 giugno 2018

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello­

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretario

  	
  Filippo
  Pfister, vicecancelliere

  

 

 

	
  parti

   

  	
  RI
  1, 

  RI
  3, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 20 gennaio 2018 contro la decisione dell’8 gennaio 2018 in materia di IC
  e IFD 2016.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Nella dichiarazione d’imposta
per il periodo fiscale 2016, RI 3, giardiniere, e la moglie RI 1, casalinga,
dichiaravano un reddito dell’attività lucrativa indipendente del marito di fr. 26'272.–.
I coniugi dichiaravano anche delle rendite di fr. 9'000.– e di fr. 12'528.–
ricevute dal marito rispettivamente a titolo di pensioni della previdenza
professionale e rendite AVS/AI.

 

 

                                  B.   Allo scopo di
definire le tassazioni per il periodo fiscale 2016, con scritto del 3 novembre
2017 l’Ufficio circondariale di tassazione di Locarno (in seguito UT) invitava
i contribuenti a prendere posizione sull’allegato calcolo delle entrate e delle
uscite dell’anno 2016 dal quale emergeva un’eccedenza negativa di fr. 30'883.–,
indicando quali redditi e/o consumo di sostanza gli avessero permesso di far
fronte al fabbisogno esistenziale nel 2016. L’autorità inoltre chiedeva ai contribuenti
di fornire la documentazione bancaria al 31 dicembre 2016 concernente un conto
a loro intestato. 

                                         RI 1 rispondeva con
scritto del 15 novembre 2017 fornendo la documentazione bancaria richiesta ma senza
prendere posizione in merito al calcolo delle entrante e delle uscite. 

 

 

                                  C.   L’UT, con decisione
del 29 novembre 2017, notificava ai contribuenti la tassazione IC/IFD 2016,
nella quale commisurava il reddito imponibile in fr. 49'700.– per l’IC e
in fr. 51'200.– per l’IFD. L’autorità rettificava quanto indicato dai
contribuenti nel senso che il reddito dell’attività lucrativa indipendente del
marito (dichiarato in fr. 26'272.–) veniva stabilito per apprezzamento in fr. 34'000.–
a causa di un’insufficiente disponibilità finanziaria.

 

 

                                  D.   I contribuenti impugnavano
la decisione di tassazione con reclamo del 19 dicembre 2017. Essi contestavano
la ripresa effettuata dall’UT confermando la bontà di quanto da loro indicato
nella dichiarazione dei redditi e asserivano di riuscire a coprire il loro
fabbisogno minimo grazie a dei contributi versati dai figli a copertura di
alcune spese.

 

 

                                  E.   Con decisione dell’8
gennaio 2018, l’UT accoglieva parzialmente il reclamo. Nello specifico, tenuto
conto delle argomentazioni esposte dai reclamanti e dopo la verifica del
calcolo del dispendio monetario, il reddito da attività indipendente
principale, inizialmente accertato in fr. 34'000.– veniva ridotto a fr. 30'000.–.

 

 

                                  F.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1, anche per conto del marito RI
2, contesta l’aumento del reddito dell’attività lucrativa indipendente. Spiega
che nella dichiarazione d’imposta avevano dimenticato di allegare l’estratto al
31 dicembre 2016 di un conto bancario e che, una volta fornito detto documento,
l’autorità di tassazione ha “aumentato a dismisura” il totale dei redditi
portandolo a fr. 70'028.–. I ricorrenti ritengono che, nonostante con la
decisione su reclamo la ripresa effettuata dall’au­torità fiscale sia stata parzialmente
rivista, la decisione avversata non sia ancora corretta. Gli insorgenti producono
copia della decisione di tassazione 2015 asserendo che la situazione nel
periodo fiscale 2016 fosse del tutto analoga a quella dell’anno precedente.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nella procedura fiscale
vige la massima ufficiale e il principio inquisitorio. L’autorità di
tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente
rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie
(art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata
agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (decisione
TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito, Berger, Voraussetzungen und Anfechtung
der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura fiscale è
inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia
secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano con il
contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione
completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il
necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art.
126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera
esaustiva e trasparente (decisione TF 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR
61 p. 442).

 

                                         1.2.

                                         Di principio, in
applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella
procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità
fiscale è tenuta a dimostrare l’e­sistenza di elementi che fondano o aumentano
l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che
concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e
121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

                                         La descritta regola sull’onere
probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a
considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie o comportamenti
ostruzionistici (Schär,
Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p.
435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in
maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile
ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una
seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui
estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta
oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa (Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª ediz. Basilea
2008, n. 29 ad art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti).

                                         In definitiva, la massima
ufficiale e il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di
collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva
dell’onere probatorio (Zweifel, op. cit., n. 3 ad
art. 123 LIFD, p. 263; Althaus-Houriet, in: Yersin/Noël [a cura di],
Impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 4 ad art. 123 LIFD, p. 1196).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Secondo l’art. 204 cpv. 2
LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID, l’autorità
di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione
coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi
obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere
accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione
patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’uffi­cio
può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta.
Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206
cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della
prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria
valutazione, bensì all’inte­ressato provare che la stessa è manifestamente inesatta.

 

                                         2.2.

                                         Giurisprudenza e dottrina
tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo
laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi
procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione
finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23
novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, op. cit., n. 29 e 31 ad art.
130 LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/Kaufmann,
Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 972; contra
Berger, op. cit., p. 197). 

                                         L’autorità fiscale deve
agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi
agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti
presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare
eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente
deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più
vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nella fattispecie i
contribuenti hanno dichiarato redditi per l’attivi­tà del marito quale
giardiniere ammontanti a fr. 26'272.– oltre a fr. 9'000.– e a fr. 12'528.–
ricevuti dal marito rispettivamente a titolo di pensioni della previdenza
professionale e rendite AVS/AI.

                                         Alla luce del confronto
fra le entrate e le uscite del periodo fiscale, l’UT ha attribuito ai
contribuenti un termine per spiegare con quali mezzi avessero fatto fronte al
fabbisogno per il proprio sostentamento. RI 2 e RI 1 hanno preso posizione su
tale aspetto solo con il reclamo del 19 dicembre 2017 asserendo, senza però
fornire alcun elemento probatorio, di ricevere degli aiuti finanziari dai
figli, i quali si farebbero carico di alcune non meglio precisate “fatture
riguardanti le spese di casa”. 

                                         Con il ricorso a questa
Camera, gli insorgenti hanno genericamente contestato la decisione emessa dall’UT,
sostenendo che l’autorità fiscale avrebbe aumentato a dismisura il totale dei
loro redditi.

 

                                         3.2.

                                         Pur avendo ritenuto che la
dichiarazione effettuata da RI 2 e RI 1 non fosse completa, l’autorità di
tassazione ha rinunciato a una vera e propria tassazione d’uffi­cio, che avrebbe
presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo
da parte dei contribuenti (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT
e 132 cpv. 3). Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale,
tuttavia, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce all’autorità di
tassazione di determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione,
rispettando le regole relative all’onere della prova (sentenza del Tribunale
federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid. 3).

 

                                         3.3.

                                         Come già esposto in
narrativa, dal calcolo delle entrare e delle uscite sottoposto dell’UT ai
contribuenti emergeva un’eccedenza negativa di fr. 30'883.–. Il risultato
era però fortemente condizionato dal fatto che, nella dichiarazione 2016, non
era più stato dichiarato un debito, che invece alla fine del 2015 ammontava a
fr. 46'594.–. 

                                         Dopo che i contribuenti
hanno prodotto l’attestazione bancaria relativa al debito in questione, è
risultato che al 31 dicembre 2016 lo stesso ammontava a fr. 39'840.–.

                                         Dall’insieme delle
attestazioni bancarie prodotte si evince che, nel corso del periodo fiscale
litigioso, i debiti dei ricorrenti sono comunque diminuiti nella misura di fr. 15'154.–.
L’insieme delle uscite ammonta in tal modo a fr. 38'843.–, prima ancora di considerare
le spese per coprire il minimo vitale. È quindi difficile contestare la
conclusione dell’Ufficio di tassazione, che ha ritenuto insufficienti le
entrate dichiarate, pari a fr. 47'800.–. 

                                         In questa prospettiva, la
modesta ripresa effettuata dall’autorità fiscale sul reddito dell’attività
lucrativa indipendente si rivela più che prudenziale. Infatti, la disponibilità
annua di soli fr. 8'957.– non può certo bastare per coprire il fabbisogno
minimo, il quale, secondo la tabella per il calcolo del minimo di esistenza
agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF, consultabile anche sul sito
internet http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/),
per una coppia di coniugi ammonta a fr. 1'700.– mensili, pari a fr. 20'400.–
annui. 

                                         Ora, secondo il calcolo
del minimo vitale del diritto esecutivo, l’ammanco di entrate ammonta a ben fr. 11'443.–
(20'400 – 8'957). Se già la ripresa di fr. 7'728.– effettuata in prima
istanza dall’UT appare prudenziale, lo è a maggior ragione quella intrapresa
con la decisione su reclamo, che ammonta a soli fr. 3'728.– (30'000 – 26'272). 

                                         L’autorità fiscale ha
quindi accolto parzialmente il reclamo dei contribuenti, riconoscendo che essi
abbiano beneficiato di aiuti da parte dei figli, sebbene nel reclamo – in
spregio al precitato art. 8 CC, giusta il quale la prova di quei fatti che
concorrono a escludere o a ridurre il debito verso l’erario è a carico dei
contribuenti – non abbiano fornito alcuna documentazione atta a dimostrare di
aver realmente goduto di sostegno economico da parte di chicchessia e a
quantificare gli importi ricevuti.

                                         Va poi anche considerato
il fatto che la dichiarazione d’imposta presentata non può non essere
considerata lacunosa. Se i contribuenti hanno allegato attestazioni bancarie
relative a ben quattro debiti nei confronti della Banca __________, non hanno dichiarato
alcuna relazione bancaria con un saldo positivo. È difficile credere che un
contribuente che esercita un’attività in proprio e che percepisce rendite di
diverse assicurazioni non detenga alcun conto bancario. 

                                         In queste circostanze, l’aggiunta
al reddito dichiarato di fr. 3'728.– non può essere messa in discussione,
non essendo i contribuenti riusciti a dimostrare in quale modo abbiano fatto
fronte al fabbisogno minimo per il loro sostentamento. 

 

                                   4.   Alla luce di quanto
precede, il ricorso merita integrale respingimento. La tassa di giustizia e le
spese processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    300.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    400.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
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                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello

Il
presidente:                                                         Il segretario: