# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f20f019-4c1b-51ae-bd5e-f481136c4b8b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.03.2025 D-1173/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1173-2025_2025-03-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1173/2025 

 

 
  

 
 S e n t e n z a  d e l  3  m a r z o  2 0 2 5   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Kaspar Gerber;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria,   

patrocinata dall'Avv. Francesca Pieretti Gerrits,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera, 

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(paese terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi); 

decisione della SEM del 13 febbraio 2025 / N (…). 

 

 

 

D-1173/2025 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

Il 30 dicembre 2024, l’interessata ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}] 2/29. Dalle informazioni contenute nella banca dati europea 

di rilevamento delle impronte digitali (EURODAC) è risultato che, il (…) set-

tembre 2024, la richiedente aveva depositato una domanda d’asilo in Gre-

cia, ottenendo la protezione internazionale il (…) ottobre 2024 successivo. 

Agli atti è stato depositato il suo passaporto originale. Il 14 gennaio 2025, 

la SEM ha effettuato con l’interessata un colloquio in merito al rinvio verso 

uno Stato terzo sicuro, nel contesto del quale è stato concesso il diritto di 

essere sentita in relazione al suo stato di salute, alla possibile non entrata 

nel merito della domanda d'asilo secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi (RS 

142.31), nonché al prospettato allontanamento dalla Svizzera verso la Gre-

cia. Sempre il 14 gennaio 2025, l’autorità inferiore ha presentato alle com-

petenti autorità greche una domanda di riammissione della richiedente 

conformemente alla Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del 

Consiglio recante le norme e procedure comuni applicabili negli Stati mem-

bri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 

348/98 del 24 dicembre 2008; di seguito: direttiva ritorno) e all'Accordo bi-

laterale di riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le persone a bene-

ficio di una protezione internazionale (Accordo tra il Consiglio federale sviz-

zero e il Governo della Repubblica ellenica concernente la riammissione di 

persone in situazione irregolare [RS 0.142.113.729]; cfr. atto della SEM 

n. 16/6). Il 20 gennaio 2025, la Grecia ha accettato la riammissione dell’in-

teressata confermando che, il (…) 2024, quest’ultima ha ottenuto lo statuto 

di rifugiata, unitamente ad un permesso di soggiorno valido fino (…) 2027 

(cfr. atto della SEM n. 19/2). Con scritto del 13 febbraio 2025, la rappre-

sentanza legale si è espressa in merito al progetto di decisione negativa 

della SEM (cfr. atto della SEM n. 24/4). 

B.  

Con decisione del 13 febbraio 2025, notificata il giorno successivo, la SEM 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo e ha pronunciato l’allonta-

namento dell’interessata dalla Svizzera, incaricando il Canton B._______ 

dell’esecuzione della misura e disponendo la consegna degli atti procedu-

rali conformemente al relativo indice.  

C.  

Con ricorso del 21 febbraio 2025, l’interessata avversa la decisione 

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Pagina 3 

succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) concludendo all’annullamento della stessa e la concessione dell’am-

missione provvisoria. In subordine, il rinvio dell’incarto all’istanza inferiore 

per nuovo esame. Sul piano procedurale, ella chiede la concessione 

dell’assistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi e 31‒ 33 LTAF), 

è di principio ricevibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c nonché 

52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame  

1.3 I ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice e la sentenza 

è motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e cum 111a cpv. 2 LAsi). 

Nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in virtù 

dell'art. 111a cpv. 1 LAsi.  

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 

2014/1 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto degli stranieri, resta cen-

surabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA). Adito su ricorso contro 

una decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale 

si limita ad esaminare la fondatezza di tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 

consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5) 

3.  

3.1 Nel ricorso viene anzitutto censurato un accertamento inesatto e in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti, nella misura in cui il quadro me-

dico della ricorrente non sarebbe stato sufficientemente acclarato e 

avrebbe valutato superflui ulteriori approfondimenti clinici.  

3.2 Tale censura di natura formale va analizzata preliminarmente poiché 

suscettibile di condurre all’annullamento della decisione avversata 

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(cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 con-

sid. 4.2; 2013/34 consid. 4.2; 2013/23 consid. 6.1.3). Al riguardo, va osser-

vato che nelle procedure d’asilo, così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum art. 12 PA). Essa deve 

quindi procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti e, in modo 

particolare, dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(artt. 13 PA e 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). I principi succitati 

sono applicabili anche alle questioni di natura medica (cfr. sentenze del 

TAF D-1354/2023 del 4 aprile 2023 consid. 7.2; D-291/2021 del 9 marzo 

2021 consid. 7.3.3). 

3.3 Nel caso in disamina, per quanto riguarda la situazione medica della 

ricorrente, il Tribunale ritiene che le allegazioni sollevate circa una valuta-

zione parziale dei fatti giuridicamente rilevanti riguardino in realtà il merito 

della vertenza. Infatti non vi è un problema di mancato rispetto del principio 

inquisitorio, visto che la SEM ha raccolto e riunito tutta la documentazione 

necessaria per poter emettere una decisione. La ricorrente rimprovera 

all’autorità di prima istanza di aver effettuato un accertamento medico su-

perficiale e che la condizione clinica della ricorrente dovrebbe essere con-

siderata di particolare importanza e vulnerabilità. Visto quanto precede, ella 

non solleva una critica formale, ma censura piuttosto l’apprezzamento 

dell’autorità di prima istanza. Pertanto, questo punto verrà trattato in se-

guito (cfr. infra consid. 8 e segg.).  

In definitiva, non si ravvisa nella decisione impugnata alcuna violazione del 

diritto di essere sentito e la SEM non è incorsa in un accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti.  

4.  

4.1 Proseguendo, nella decisione impugnata, la SEM rileva anzitutto che, 

in virtù della sua qualità di rifugiato, la ricorrente avrebbe già ottenuto in 

Grecia un valido titolo di soggiorno e che, il 20 gennaio 2025, detto Paese 

avrebbe accettato la domanda della sua riammissione sul proprio territorio. 

Inoltre, il Consiglio federale avrebbe designato la Grecia come Stato terzo 

sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. In virtù dell’art. 31a cpv. 1 

lett. a LAsi, tali circostanze imporrebbero di non entrare in materia della 

domanda d’asilo in oggetto. Inoltre, considerate le dichiarazioni relative al 

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suo stato valetudinario e alle vicende occorse durante il suo precedente 

soggiorno in Grecia, la richiedente potrebbe rientrare nello Stato in parola 

senza temere trattamenti contrari agli impegni di diritto internazionale pub-

blico della Svizzera o un allontanamento in violazione del divieto di respin-

gimento. Ella non apparterrebbe poi alla categoria delle persone partico-

larmente vulnerabili, poiché le sue affezioni non sarebbe gravi ai sensi della 

sentenza di riferimento del Tribunale E-3427/2021 e E-3431/2021 del 

28 marzo 2022. L’insorgente potrebbe altresì rivolgersi alle competenti au-

torità greche per far valere i suoi diritti derivanti dallo statuto di rifugiato al 

beneficio della protezione internazionale, segnatamente per cercare un la-

voro e un alloggio, nonché per ottenere la necessaria assistenza medica. 

Infine, il fatto che il proprio zio e i propri cugini si trovano in Svizzera e 

potrebbero sostenere l’interessata non sarebbe rilevante ai sensi dell’art. 8 

CEDU, in quanto non questi ultimi non rientrerebbero nella nozione di fa-

miglia nucleare e non vi sarebbero elementi indicanti l’esistenza di una re-

lazione di dipendenza tra l’insorgente e i suoi parenti in Svizzera. In questo 

senso, l'esecuzione del suo allontanamento sarebbe ammissibile, possibile 

e ragionevolmente esigibile.  

5.  

5.1 Nel ricorso viene anzitutto censurato un accertamento inesatto e in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti trattato in precedenza (cfr. supra 

consid. 3). Altresì, in merito alle dichiarazioni rilasciate dalla ricorrente con-

cernenti le difficoltà di accesso a corsi di formazione, all’alloggio, al mer-

cato del lavoro e alle cure mediche per i beneficiari di protezione interna-

zionale, la ricorrente cita diversi rapporti a sostegno della propria tesi (cfr. 

ricorso pag. 6 e segg.). In conclusione, la SEM avrebbe violato sia il prin-

cipio della buona fede nella forma del divieto di comportamento contraddit-

torio, sia il divieto di arbitrarietà in quanto in due casi analoghi citati nel 

parere sulla bozza di decisione (cfr. atto della SEM n. 24/4) l’autorità infe-

riore avrebbe concesso l’ammissione provvisoria a due persone che sa-

rebbero state considerate vulnerabili, come la ricorrente. Tale agire costi-

tuirebbe una lampante contraddizione con le circostanze del caso, in 

quanto la stessa SEM avrebbe ritenuto in queste decisioni, per delle situa-

zioni completamente sovrapponibili, che il rinvio di una richiedente vulne-

rabile, con un vissuto analogo a quello della ricorrente, non fosse ragione-

volmente esigibile.  

6.  

6.1.1 In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, non si entra nel merito della 

domanda d’asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro 

secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato 

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precedentemente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene 

che vi sia un effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi 

dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, tra i quali figura anche la Grecia (art. 2 cpv. 2 unita-

mente all’allegato 2 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-

rali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]). Tale principio presuppone 

imperativamente la ratifica ed il rispetto della CEDU, della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. Rifugiati, RS 0.142.30) o di norme giuridi-

che equivalenti (cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2). È inoltre necessario che lo 

Stato in esame abbia garantito la riammissione della persona interessata 

nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza tale garanzia, 

l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere eseguito (cfr. 

DTAF 2010/56 consid. 5.2.2; FF 2002 6087, 6125). La giurisprudenza ha 

poi precisato come non v’è luogo di entrare nel merito della domanda 

d’asilo se la persona richiedente, che avrebbe manifestamente la qualità di 

rifugiata (art. 31a cpv. 4 LAsi), ha già ottenuto l’asilo o una protezione ef-

fettiva comparabile in uno Stato terzo designato come sicuro dal Consiglio 

federale (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5 e 5.4, che si basa sull’analisi del 

vecchio art. 34 LAsi).  

 

6.1.2 Nel caso concreto, il (…) 2024 la Grecia ha riconosciuto alla ricor-

rente la qualità di rifugiata, concedendole la protezione internazionale uni-

tamente ad un permesso di soggiorno, mentre il 20 gennaio 2025, su ri-

chiesta della Svizzera, ha accettato la riammissione della stessa sul proprio 

territorio (cfr. atto della SEM n. 19/2). Tali elementi non sono stati peraltro 

contestati nel ricorso.  

 

6.1.3 Ciò posto, le condizioni legali dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano 

pacificamente ottemperate. È quindi a giusto titolo che la SEM non è en-

trata nel merito della domanda d'asilo dell’insorgente. 

 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione, te-

nendo però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). Nella 

fattispecie, il ricorrente non adempie alle condizioni in virtù delle quali l’au-

torità inferiore avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontana-

mento (art. 14 cpv. 1 e 2 cum art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 

2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9) e, pertanto, il Tribunale conferma 

la pronuncia di quest’ultima misura. 

8.  

L’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 

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2005 (LStrI, RS 142.20), applicabile per rinvio dell'art. 44 LAsi, dispone che 

l'esecuzione dell'allontanamento – contestata indirettamente nel ricorso – 

dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). Qualora non sia adempiuta 

una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria in Sviz-

zera (art. 83 cpv. 1 LStrI).  

8.1  

8.1.1 Giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto inter-

nazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nel princi-

pio del divieto di respingimento. Infatti, anche altri impegni di diritto inter-

nazionale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in partico-

lare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. Tortura, RS 0.105). In 

proposito, la Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha più volte 

ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-

tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è tuttavia sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 

CEDU. Spetta infatti all'interessata provare o rendere verosimile l'esistenza 

di seri motivi che permettano di ritenere ch’egli correrà un reale rischio 

("real risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, 

a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2).  

 

In punto all'ammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento verso la Gre-

cia, il Tribunale ha poi stabilito che vanno riconosciuti degli ostacoli unica-

mente a condizioni molto severe (cfr. sentenza del TAF E-3427/2021, 

E-3431/2021 del 28 marzo 2022 consid. 11.2 [sentenza di riferimento]). Si 

può infatti partire dal presupposto che, essendo la Grecia firmataria della 

CEDU, della Conv. tortura e della Conv. rifugiati, essa rispetti di principio 

gli obblighi di diritto internazionale. Sebbene dalle informazioni a disposi-

zione di questo Tribunale risulti che i beneficiari della protezione sussidia-

ria, così come i rifugiati, siano esposti al rischio di vivere in condizioni pre-

carie, non emergono da fonti attendibili e concordi degli elementi che com-

provino l'adozione di una pratica sistematica di discriminazione nei con-

fronti di tali soggetti rispetto ai cittadini greci, in relazione all’accesso all’oc-

cupazione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e 

all’alloggio. Nonostante le carenze nel sistema d’accoglienza, non è inoltre 

possibile ammettere che, in detto Stato, i beneficiari della protezione inter-

nazionale si trovino, in maniera generale (quindi indipendentemente dalle 

fattispecie concrete), totalmente dipendenti dall'aiuto pubblico, confrontati 

all'indifferenza delle autorità oppure in una situazione di privazione o 

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mancanza di assistenza incompatibile con la dignità umana (sentenza 

E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 9 e 11.2 confermata a più riprese, cfr. 

ex pluris sentenze del TAF D-6873/2024 del 25 novembre 2024 consid. 

8.2.1; D-4625/2024 del 20 agosto 2024 consid. 6.2.3.2).  

 

8.1.2  

8.1.2.1 Nel caso concreto, la ricorrente è rinviata in uno Stato terzo desi-

gnato come sicuro da parte del Consiglio federale (art. 6a cpv. 2 lett. b 

LAsi), dove sussiste una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico, tra cui il principio di non respingimento ai sensi 

dell'art. 5 cpv. 1 LAsi, così come il principio del divieto della tortura sancito 

dall'art. 3 CEDU e dall'art. 3 della Conv. tortura.  

 

8.1.2.2 Inoltre, posta l’assenza di ulteriori elementi avvalorati da riscontri 

documentali, le allegazioni per cui l’interessata sarebbe stata violentata 

sessualmente da parte di due sconosciuti mentre si trovava ad Atene senza 

fissa dimora e avrebbe cercato lavoro invano nei negozi alimentari e nei 

negozi di vestiti, ma non sarebbe stata presa in quanto non conosceva la 

lingua greca, non risultano dirimenti per il giudizio. Infatti, posto ch’ella non 

ha rivendicato i suoi diritti e le prestazioni d’assistenza direttamente presso 

le autorità competenti (cfr. atto della SEM n. 16/16, D12, D15 e D20 pag. 

3,), va rilevato che i beneficiari della protezione internazionale possono 

contare sulle garanzie derivanti dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento 

e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a 

cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione 

internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi 

titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della 

protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011 [di seguito: 

direttiva qualificazione]). Quest’ultima è stata trasposta dalla Grecia nel di-

ritto nazionale interno con decreto presidenziale (P.D.) 141/2013, pubbli-

cato nella gazzetta ufficiale A 226/21.10.2013. Gli obblighi dello Stato greco 

nei confronti dei beneficiari della protezione internazionale impongono inol-

tre l'accesso all'occupazione, all'istruzione, all'assistenza sociale, all'assi-

stenza sanitaria, all'accesso all'alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. 

capo VII [contenuto della protezione internazionale] della direttiva qualifi-

cazione). In caso di violazione dei diritti sanciti dalla CEDU, le persone in-

teressate possono poi adire i tribunali greci e, in ultima istanza, la Corte 

EDU (art. 34 CEDU). Per le aggressioni subite da parte di sconosciuti, non 

riconducibili ad organi statali, l’interessata potrà altresì rivolgersi alle auto-

rità di polizia e giudiziarie greche per denunciare i fatti ed ottenere prote-

zione. Il fatto che non abbia denunciato le violenze sessuali subite perché 

voleva andare via dalla Grecia e non aveva interesse a rimanere lì non 

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comprova in alcun modo, né un’assenza di volontà né un’incapacità delle 

autorità greche di perseguire i reati penali e di garantire un’adeguata pro-

tezione (cfr. ex pluris sentenze del TAF E-8131/2024 dell’8 gennaio 2025 

consid. 9.6; E-6870/2024 del 7 gennaio 2025 consid. 7.1.1; D-7503/2024 

del 5 dicembre 2024 consid. 9.7). 

 

8.1.2.3 Infine, come rettamente osservato nella decisione dell’autorità infe-

riore nel caso concreto non si ravvisa una violazione dell’art. 8 CEDU in 

merito alla presenza dello zio e dei cugini della ricorrente in Svizzera (cfr. 

decisione impugnata pag. 9). 

 

8.1.3 L’esecuzione dell’allontanamento risulta quindi ammissibile. 

 

8.2  

8.2.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica.  

 

8.2.2 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’allontanamento verso i paesi 

UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale presunzione legale può 

essere sovvertita solo se la persona interessata rende verosimile che, per 

delle ragioni personali, varrebbe il contrario (cfr. sentenza del TAF 

D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 9 [sentenza di riferimento]). A tal 

fine, la persona richiedente d’asilo deve addurre seri indizi che, con riferi-

mento al caso specifico, le autorità dello Stato in questione violino il diritto 

internazionale, non le concedano la necessaria protezione o la espongano 

a condizioni di vita disumane, oppure che si troverebbe in una situazione 

d’emergenza esistenziale a causa di circostanze individuali di natura so-

ciale, economica o sanitaria (cfr. ex pluris sentenze del TAF D-628/2024 

del 9 febbraio 2024 consid. 12.2; D-4606/2022 del 9 dicembre 2022 consid. 

6.4; D-911/2021 del 25 maggio 2022 consid. 9.3). Il Tribunale ha inoltre 

statuito che l’esecuzione dell’allontanamento di persone beneficiarie della 

protezione internazionale in Grecia rimane esigibile anche se trattasi di 

persone vulnerabili, quali ad esempio donne incinte o persone che soffrono 

di problemi di salute, che non sono da considerare come malattie gravi (cfr. 

sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 11.3–11.5.1). La giurispru-

denza ha fissato dei criteri più rigidi soltanto per i nuclei familiari e per le 

persone particolarmente vulnerabili, quali i minorenni non accompagnati o 

persone il cui stato di salute è compromesso in modo particolarmente 

grave, tale da esporle ad un rischio di trovarsi, in modo duraturo, in gravi 

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difficoltà in ragione dell’impossibilità di rivendicare con le proprie forze i loro 

diritti (idem consid. 11.5.2-11.5.3).  

8.2.3 Nel caso concreto, si rileva innanzitutto che la ricorrente non ha for-

nito elementi concreti a dimostrazione del fatto che la Grecia non gli garan-

tirebbe le prestazioni assistenziali a cui ha diritto. A tale riguardo, ella nel 

breve periodo di soggiorno in Grecia non si sia prodigata a cercare un al-

loggio, un sostegno o un lavoro legale dopo avere ottenuto la protezione 

internazionale. Analogamente, non ha reso verosimile l’assenza di un’ade-

guata protezione contro eventuali aggressioni da parte di terzi, in partico-

lare rispetto all’asserita violenza sessuale. Inoltre, con riferimento all’affe-

zione psichiatrica dell’insorgente (disturbo post-traumatico da stress, per il 

quale il medico curante non ha impostato alcuna terapia farmacologica; cfr. 

atto SEM n. 30/4), occorre rilevare che lo Stato in parola dispone di strut-

ture mediche sufficienti che possono offrire eventuali trattamenti necessari 

al suo stato psicologico. Infatti, quest’ultima ha accesso alle cure mediche 

alle stesse condizioni dei cittadini greci (artt. 2 lett. b e g cum 30 par. 1 della 

direttiva qualificazione; cfr. sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 

8-9.10; ex pluris sentenze del TAF D-2685/2024 del 10 maggio 2024 con-

sid. 7.4.4; D-1522/2024 del 14 marzo 2024 consid. 11.2.3). Infine, lo stato 

valetudinario succitato non è suscettibile, dal profilo della sua gravità, di 

porre concretamente e seriamente in pericolo la vita o la salute a breve 

termine in caso di un suo ritorno in Grecia, rispettivamente di considerare 

la ricorrente come una persona vulnerabile incapace di integrarsi nel si-

stema sociale ed economico greco.  

 

Infine, per quanto attiene la censura relativa all’asserita violazione del prin-

cipio della buona fede nella forma del divieto del comportamento contrad-

dittorio e sulla violazione del divieto di arbitrarietà, il Tribunale rileva come 

si possa rimandare alla decisione impugnata trattandosi di costellazioni di-

verse rispetto alla presente fattispecie (cfr. decisione impugnata, pag. 8).  

 

8.2.4 Per queste ragioni, l’esecuzione dell’allontanamento si rivela ragio-

nevolmente esigibile.  

 

8.3 Infine, non risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI.  

 

8.4 Per il resto, conviene rinviare agli accertamenti e alle motivazioni con-

tenute nella decisione impugnata, alla quale può essere prestata adesione 

(art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA). 

D-1173/2025 

Pagina 11 

9.  

Visto quanto precede, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi). La decisione avversata non è inoltre inadeguata per 

quanto attiene all’esecuzione dell’allontanamento (art. 49 PA). Il ricorso va 

quindi respinto.  

 

10.  

Posto che le richieste di giudizio contenute nel ricorso erano sprovviste di 

probabilità di successo, occorre inoltre respingere la domanda di assi-

stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese 

processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

 

11.  

Visto l’esito della vertenza, le spese processuali di CHF 750.– sono quindi 

poste a carico del ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

artt. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

 

12.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1173/2025 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: