# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3585439f-a658-54ce-9db3-e8ded0f2f488
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-08-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 08.08.2002 INC.2002.5102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-5102_2002-08-08.html

## Full Text

N. 51.2002.2 M                                                          Lugano,
8 agosto 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 19/22 aprile 2002 da

__________(patrocinata
dall’avv. dott. __________)

avverso la
decisione 8 aprile 2002, con la quale il Procuratore Pubblico ha
disposto il dissequestro dell’importo di fr. 32'400.— a favore di __________
(avv. __________), nell’ambito del procedimento penale condotto contro
quest’ultimo per titolo di corruzione attiva, complicità in corruzione passiva,
truffa e falsità in documenti;

concesso al
reclamo, con ordinanza 22 aprile 2002, l’effetto sospensivo;

viste le
osservazioni 29 aprile 2002 dell’accusato e 3 maggio 2002 del magistrato
inquirente;

visto
l’ulteriore scritto 21 maggio 2002 della reclamante, nonché le osservazioni
formulate in proposito dall’accusato (22 e 24 maggio 2002) e dal Procuratore
Pubblico (24 maggio 2002);

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

Nell’ambito dell’inchiesta __________ riguardante la
concessione illecita e contro pagamento di permessi di soggiorno in Ticino, è
emerso che __________, in correità con l’ex funzionario __________, si sarebbe
prestato per far ottenere alla qui reclamante – asseritamente ignara
dell’illiceità della procedura – un permesso di lavoro fittizio e, di
conseguenza, un permesso di soggiorno. Tutto ciò, contro pagamento, da parte di
__________, di complessivi fr. 254'000.— 

circa. __________ è stato tratto in arresto in data 30 gennaio 2002 (v.
rapporto d’arresto, inc. Giar 51.2002.1 doc. 2 p. 1); il giorno successivo,
questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione della
promozione dell’accusa per i reati esposti in ingresso (inc. Giar cit., docc. 5
risp. 1).

 

B.

Al momento
dell’arresto, __________ aveva al proprio domicilio l’importo di fr. 47'000.—,
provenienti direttamente dal conto sul quale la qui reclamante aveva versato i
propri emolumenti (conto presso il __________ di __________, intestato
all'accusato __________, rubrica "__________"); detto importo
rappresenta dunque provento di reato. Ulteriori indagini, segnatamente le
dichiarazioni dello stesso accusato a verbale di polizia 28 febbraio 2002,
hanno poi permesso di sequestrare a casa di lui un ulteriore importo di fr.
70'000.—, asseritamente il rimanente di alcuni suoi prelevamenti a carico del
suo libretto di risparmio presso la __________ di __________, e del suo conto
corrente postale (v. decisione impugnata, inc. Giar 51.2002.2 doc. 2 p. 1).

 

C.

Pochi giorni
dopo, e meglio con istanza 7/8 marzo 2002, l’accusato ha chiesto la revoca di
quest’ultimo sequestro, argomentando in via principale che nell’incarto qui
discusso non vi sarebbe persona lesa, rispettivamente situazione indebita da
eliminare. Secondariamente, ha postulato il dissequestro dell’intera somma in
considerazione delle urgenti spese da sostenere per l’ulteriore gestione della
propria azienda agricola (istanza così riassunta dal Procuratore Pubblico in
sede di decisione impugnata, cit., loc. cit.). Il magistrato inquirente,
premesso come al momento della propria decisione impugnata non fosse ancora
possibile determinare gli effettivi ruoli rivestiti dalle persone coinvolte,
segnatamente l’esistenza di una parte lesa da risarcire (loc. cit., p. 2), pur
riconoscendo “come la somma sequestrata possa essere oggetto o di confisca
oppure ancora di risarcimento compensatorio a favore dello Stato [...]” (loc.
cit., p. 3), ha nondimeno disposto il dissequestro parziale qui avversato. Ha
fatto propri i calcoli dell’accusato resistente sul suo fabbisogno, ma mentre
quest’ultimo aveva calcolato il proprio fabbisogno per una durata indeterminata
(da cui doveva derivare, secondo i suoi calcoli, il dissequestro integrale della
somma), il Procuratore Pubblico ha ritenuto giustificato lo sblocco di un
importo corrispondente ad un periodo di soli quattro mesi, ritenuto che allo
scadere degli stessi, l’accusato avrebbe potuto percepire gli acconti dei
sussidi pubblici (ibid.).

 

 

 

D.

__________ ha
interposto reclamo contro il dissequestro, argomentando essenzialmente che ella
medesima sarebbe indubbiamente parte lesa (v. reclamo 19/22 aprile 2002, inc.
Giar 51.2002.2 doc. 1, pto. 1 p. 2); come tale, tuttavia, non avrebbe ancora
avuto la possibilità di verificare se, come afferma l’accusato, l’importo in
oggetto sia effettivamente di provenienza lecita (loc. cit., pto. 2 p. 3). Ma
anche qualora l’importo fosse di provenienza lecita, il dissequestro non
dovrebbe eccedere il minimo esistenziale – calcolo non eseguito dal magistrato
inquirente (loc. cit., pto. 2 p. 3-4).__________ ha chiesto l’annullamento del
dissequestro, subordinatamente il rinvio dell’incarto al Procuratore Pubblico
affinché abbia a determinare il minimo esistenziale dell’accusato istante.

 

E.

In sede di
osservazioni __________, dal canto suo, ribadisce la propria contestazione del
ruolo di parte lesa rivendicato dalla reclamante: a suo dire, ella – almeno per
il tramite del suo consulente bancario __________ – era perfettamente al
corrente di tutta la storia, sapeva che non aveva né avrebbe mai lavorato quale
ricercatrice, ed infine “ben sapeva che la destinazione finale dei soldi della
signora __________, detratte le imposte alla fonte e l’AVS, era la riattazione
di rustici [...]” (osservazioni __________ 29/30 aprile 2002, inc. Giar
51.2002.2 doc. 4, pto. 6 p. 4). Non esisterebbe, pertanto, alcuna truffa ai
danni di lei (loc. cit., pti. 7 e 8, p. 4-5); ed in ogni caso, nulla le
dovrebbe essere restituito (loc. cit., pto. 9 p. 5, con rinvio all’art. 66 CO).
Abbondanzialmente, il dissequestro disposto dal Procuratore Pubblico sarebbe
perfettamente rispettoso dei minimi esistenziali (loc. cit., pti. 12 e 13 p.
5-6).

 

F.

Concluso lo
scambio di allegati, la reclamante ha comunicato di aver deciso di rinunciare
“a formulare richieste di sequestro a titolo di garanzia di eventuali
risarcimenti equivalenti”, pretendendo nondimeno il mantenimento dei sequestri
penali “solo nel limite in cui si tratti di fondi direttamente provenienti da
versamenti da lei effettuati” (scritto __________ 21 maggio 2002, inc. Giar
51.2002.2 doc. 6 p. 1). Ciò, tuttavia, non porterebbe al riconoscimento della
legittimità del dissequestro in oggetto: poiché __________ avrebbe ammesso di
aver sì pagato gli artigiani incaricati della riattazione dei numerosi rustici
(suoi o della __________) con denaro prelevato dai propri conti in __________
rispettivamente presso __________, ma avrebbe pure ammesso di aver ripristinato
il saldo di quei conti con averi di lei. “È dunque logico dedurre che la somma
rinvenuta di fr. 70'000.— è in realtà costituita da denaro proveniente da
versamenti della signora __________” (loc. cit., p. 2 in fine), da cui discende
il mantenimento del reclamo.

 

 

 

G.

Sottoposto
questo scritto per osservazioni alle altre parti (v. ordinanza 21 maggio 2002,
inc. Giar 51.2002.2 doc. 7), va detto che __________ ripropone la propria
richiesta di integrale dissequestro dell’importo di fr. 70'000.—: a fronte di
eventuali suoi prelevamenti a debito del conto presso il __________ sul quale
affluiva il denaro della reclamante starebbero comunque pagamenti agli
artigiani, dunque il saldo rinvenuto a casa sua “deriva unicamente da stipendi
quale segretario comunale di __________ e __________, da sussidi cantonali e da
entrate aziendali” (loc. cit., p. 2). Nella misura, poi, in cui __________
avesse recuperato dal conto __________ somme pagate agli artigiani di tasca
propria, non si sarebbe comunque in presenza di un aumento degli attivi
soggetto a confisca (v. scritto __________ 24/27 maggio 2002, inc. Giar
51.2002.2 doc. 10).

Il
Procuratore Pubblico, precisando le proprie prime osservazioni, sottolinea come
__________ abbia in effetti menzionato i pagamenti agli artigiani, poi
recuperati attingendo al conto __________, unicamente con riferimento ai
prelevamenti a carico del proprio conto __________: l’esame degli estratti del
suo conto corrente postale, invece, conferma che il medesimo sarebbe stato
alimentato essenzialmente con i sussidi cantonali e con lo stipendio quale
segretario comunale (v. scritto 24 maggio 2002, inc. Giar 51.2002.2 doc. 9 p.
1-2).

 

H.

Con decisione
24 maggio 2002, il Procuratore Pubblico – con l’accordo della qui reclamante –
ha dissequestrato il saldo attivo del conto corrente postale intestato a __________,
ed ammontante ad oltre fr. 11'000.— (v. scritto __________ 28 maggio 2002, inc.
Giar 51.2002.2 doc. 11, con allegato decreto di dissequestro e dichiarazione di
accordo di __________).

Considerato

in diritto:

1.

a)        Pur nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le
norme sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di
confisca di ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera
illecita: la definizione dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv.
1 CPS riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid,
Das neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321
ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii [qui di seguito citato: Schmid
RPS]). “Valori patrimoniali” non sono soltanto beni corporali, ma anche crediti
(depositi bancari), carte valori e persino diritti immateriali e diritti reali
limitati: essenziale è che essi abbiano un proprio, 

determinabile valore economico (v. Niklaus Schmid, nota 19 ad art. 59
CPS, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen
und Geldwäscherei, Band I, Zürich 1998, qui di seguito citato: Schmid
Kommentar) e che il loro illecito trasferimento nel patrimonio del reo conduca,
quale conseguenza, ad un aumento dei suoi attivi o una diminuzione dei suoi
passivi (v. Schmid, Kommentar, nota 17 ad art. 59 CPS). 

Sottostanno a
tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti
valori sostitutivi, sia propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v. Schmid,
RPS, pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106). Beni
sostitutivi impropri possono essere bloccati unicamente in presenza di una
traccia cartacea che li riconduca all’originario provento di reato, mentre per
i beni sostitutivi propri deve essere dimostrato che essi hanno preso il posto
del bene originale (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107). Il bene da confiscare
deve essere facilmente identificabile nel patrimonio dell’autore,
rispettivamente del terzo beneficiario (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107,
con rinvio a DTF 4 maggio 1999 in re Z., consid. 2b). Se il provento di reato è
pervenuto sotto forma di denaro, esso resta direttamente confiscabile anche se
è stato modificato, ad esempio depositato e prelevato da conti bancari,
trasformato in chèques o simili, infine cambiato in altra valuta (tutte forme
di trasformazione in bene sostitutivo improprio, v. Schmid, Kommentar,
nota 50 ad art. 59 CPS).

b)        Completamente rivisto è l’istituto della confisca
risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice
(di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale
successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se –
pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS –
i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più
reperibili (v. Schmid, RPS, pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336)
oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione
dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid, RPS, pto. 4.4.1,
p. 339). In tal caso, i beni passibili di confisca sono necessariamente di
provenienza lecita; il loro sequestro si distingue da quello di beni provento
di reato (o sostitutivi) per la sua natura più prossima al sequestro LEF (v. Schmid,
Kommentar, nota 171 ad art. 59 CPS), ciò che si traduce – fra l’altro – nel
fatto che deve rispettare le regole di diritto esecutivo sul minimo
esistenziale (art. 92 LEF; Schmid, Kommentar, nota 174 ad art. 59 CPS). 

c)         Indipendentemente dalla natura della confisca nel singolo
caso, la misura può essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì
anche di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non
trovino applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS
(art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v. Schmid, RPS, pto. 4.3.3, p.
336 ss.).

d)        Per non vanificare la portata delle norme sulla confisca, il
magistrato inquirente può ordinare il sequestro dei beni che vi soggiacciono a
titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid,
RPS, pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126
I 97, consid. 3.d.aa p. 107). Come la confisca, pure il sequestro può
ovviamente essere ordinato anche nei confronti di un terzo.

 

 

            e)        Un
ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai
diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta,
pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. Giar 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469,
con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante
negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

 

2.

La soluzione
del caso di specie scaturisce dalla qualificazione giuridica dell’importo di
fr. 70'000.— sequestrato a casa di __________, e di cui è in discussione la
liberazione parziale. A tal fine, ed a monte di ciò, va preliminarmente
accertata la natura dei versamenti effettuati da __________ sul conto presso il
__________ di __________ (infra, consid. 3). Dovesse emergere che erano
versamenti di natura illecita, si tratterà di stabilire se tale loro natura
illecita si rifletta sull’importo di fr. 70'000.— sequestrato a casa
dell’accusato. Sulla base degli atti, degli accertamenti esperiti dal
magistrato inquirente e delle dichiarazioni delle parti, andrà stabilito in
particolare se __________, oltre ad utilizzare per scopi propri il denaro della
reclamante, ne abbia anche trattenuto direttamente una parte (infra,
consid. 4) e, in caso affermativo, se questa parte sia finita suoi suoi conti
oppure sia confluita direttamente nei contanti sequestrati (infra,
consid. 5). Questi passaggi permetteranno di concludere se l’importo di fr.
70'000.— sia (almeno parzialmente) diretto provento del reato, oppure un bene
sostitutivo, oppure ancora un attivo di pertinenza del reo, ma del tutto
sconnesso dal reato – se si tratti, in altri termini, di valori passibili di confisca
diretta (art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS), oppure di beni ai quali semmai attingere
per garantire una pretesa risarcitoria (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 e 3 CPS; infra,
consid. 5 e 6).

 

3.

a)        Rammentato che lo scopo dell’art. 59 CPS è di concretizzare
il principio secondo il quale il reato non deve pagare, la dottrina considera
beni “prodotto di un reato” (scelere quaesita, Schmid, Kommentar,
cit., nota 29 ad art. 59 CPS) soltanto quei beni acquisiti in diretta
connessione con il reato commesso: la fattispecie penale considerata deve
prevedere un trasferimento illecito di attivi (siano essi elementi costitutivi
della fattispecie giuridica o no), e 

tali attivi devono pervenire al destinatario attraverso un atto di disposizione
connesso con il reato, o in qualsiasi altro modo che rappresenti una
conseguenza diretta del reato (v. Schmid, Kommentar, nota 31 ad art. 59
CPS): il bottino di un furto, il guadagno in borsa conseguente ad operazione
insider, il denaro versato al corrotto (v. Schmid, Kommentar, loc. cit.
e annotazione 147 ibid., sulla corruzione secondo il vecchio diritto); ma anche
il ricavo dalla vendita di programmi virus informatici o altra merce proibita,
rispettivamente dall’esercizio di attività vietate (v. Schmid,
Kommentar, nota 32 ad art. 59 CPS), per arrivare fino a vantaggi patrimoniali
conseguenti a concorrenza sleale o a risparmi resi possibili da reati contro la
protezione dell’ambiente (esempi tratti da Schmid, Kommentar, nota 33 ad
art. 59 CPS).

b)        È accertato
dall’autorità inquirente che __________, rispettivamente per conto di lei __________,
ha sempre versato ciò che ella riteneva essere l’importo complessivo da lei
dovuto allo Stato (imposte comprese) su di un conto presso il __________, a tal
fine aperto dall’accusato resistente ed a lui medesimo intestato, rubrica “__________”.
Chi, e sulla base di quali calcoli, abbia deciso quanto __________ dovesse
regolarmente versare sul conto in oggetto, non è del tutto chiaro (v. le
contraddittorie dichiarazioni di __________ a verbale MP del 1° febbraio 2002,
all’inc. MP s.n., p. 5; di __________ a verbale MP 1° febbraio 2002, all’inc.
MP s.n., p. 2-3; infine, di __________, verbale MP 1° febbraio 2002, inc. MP
s.n., p. 4-5).

c)         Chiaro è, invece,
che sul conto intestato a __________ presso il __________ di __________, per
anni __________ ha versato importi ampiamente superiori a quanto ella avrebbe
dovuto a titolo di spese di permesso, oneri sociali ed imposte alla fonte per
la sua fittizia attività quale ricercatrice. Si può aggiungere, senza sfociare
nell’arbitrio, che almeno quanto eccede ciò che __________ avrebbe dovuto
versare all’erario pubblico in conseguenza al rilascio del suo permesso sia
denaro affluito sul conto __________ sine causa, rispettivamente con
finalità illecita: se __________ era veramente del tutto ignara circa il
contenuto degli accordi conclusi dal suo amministratore patrimoniale __________
con gli accusati __________ e __________, e se ella era effettivamente anche
all’oscuro del fatto che gli ingenti importi da lei versati sul conto presso il
__________ non finivano nell’erario pubblico quale pagamento della presunta
“imposta globale”, ma erano invece utilizzati a tutt’altro fine, l’ipotesi di
una truffa nei suoi confronti sarebbe sostenibile, e comunque degna di
approfondimento istruttorio – dal che discenderebbe senz’altro la sua
legittimazione quale parte lesa/civile, contestata dall’accusato resistente.
Se, al contrario e come pretende __________, l’intera macchinazione le era
nota, ed ella era d’accordo di parteciparvi pagando di tasca propria, fra
l’altro, addirittura la propria retribuzione al __________, il denaro da lei
versato sul conto presso il __________ (sempre facendo astrazione da quanto
effettivamente utilizzato per spese ed imposte) rappresenterebbe l’illecito
guadagno percepito da __________ (e/o __________) quale retribuzione per aver
reso possibile quella costruzione fittizia che ha permesso ad __________ di
ottenere illecitamente un permesso di soggiorno.

 

 

 

d)        È dunque superfluo,
in questa sede, accertare quale dei due casi si verifichi: in ogni caso, gli
attivi pervenuti sul conto __________ erano beni di illecita provenienza nel
senso descritto supra (consid. 3a). Ciò dà origine comunque ad un
obbligo confiscatorio: con restituzione diretta ad __________, in applicazione
dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS, se parte lesa; oppure con
attribuzione allo Stato, in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 prima frase
CPS. Già per questa ragione l’obiezione di __________, per la quale, anche se
parte lesa, __________ non avrebbe facoltà di chiedere la restituzione di
quanto liberamente versato (v. osservazioni __________ 29 aprile 2002, cit.,
pto. 9 p. 5), non appare pertinente, ed in ogni caso prematura.

 

4.

a)        Il saldo attivo del conto in __________, pari a ca. fr.
54'000.—, è stato prelevato per contanti da __________ a metà gennaio 2002 (v.
verbale MP __________ del 1° febbraio 2002, cit., p. 6), e la rimanenza è stata
sequestrata a casa sua al momento dell’arresto (v. osservazioni MP 24 maggio
2002, cit., p. 2; supra, consid. G). Per il resto, è accertato che __________
ha speso buona parte del denaro versato da __________ per finanziare la
ristrutturazione dei rustici suoi rispettivamente donati alla __________ o per
operazioni connesse (v. verbale __________, cit., p. 6). Il denaro speso a tal
fine, ovviamente, non è più presente: pacificamente, una rifusione di questo
importo potrebbe allora avvenire soltanto attraverso il riconoscimento di una
pretesa risarcitoria ai sensi dell'art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS, semmai assistita
da un sequestro ex art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS.

b)        Il vero problema è che né il Procuratore Pubblico né le parti
hanno presentato un calcolo esatto di ciò che __________ ha pagato con il
denaro sul conto in __________: sul destino di quel denaro, il Procuratore
Pubblico si è basato unicamente sulla versione fornita dall'accusato
resistente. Resta dunque senza risposta la questione a sapere cosa esattamente __________
abbia fatto di quella eventuale parte di attivi non direttamente utilizzata per
pagare (in nero) gli artigiani impiegati sui suoi rustici: lui medesimo, a
verbale di polizia 28 febbraio 2002 (cit., p. 2), dichiara comunque che, almeno
in parte, l’ha utilizzata per recuperare i pagamenti effettuati (con il denaro
prelevato dal proprio conto __________) per la riattazione e riparazione delle
sue proprietà. Più semplicemente: egli avrebbe liberato gli ingenti risparmi in
__________ con i quali avrebbe pagato dette riattazioni e riparazioni, ed in un
terzo momento avrebbe “recuperato” tali spese attingendo al conto in __________.

c)         Si deve allora concludere che parte dell’illecito provento
di reato maturato sul conto __________ sia giunto all’accusato resistente __________.
Non si sa se egli l’abbia prelevato e poi tenuto in casa in contanti, oppure
l’abbia riversato su uno qualsiasi degli altri suoi conti bancari o postali: è
tuttavia certo che, riprendendo il concetto di “prodotto di reato” approfondito
supra (consid. 3a), una somma provento di reato gli è direttamente
pervenuta. 

Che egli l’abbia trattenuta quale “recupero spese” già effettuate, nulla cambia
alla sua qualificazione giuridica: questo importo, di ignota entità, è in ogni
caso passibile di sequestro a titolo restitutorio (art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima
frase CPS), anche se nel frattempo si è mescolato con altro denaro di lecita
provenienza (supra, consid. 1a in fine).

 

5.

a)        Non si sa, si ripete, dove questi prelievi di “recupero” dal
conto __________ siano finiti. Secondo __________, certamente non fra il contante
rinvenuto a casa sua a fine febbraio 2002 (v. verbale di polizia 28 febbraio
2002, cit., p. 5). Il magistrato inquirente, dando credito alle spiegazioni
fornite da __________, ha considerato l’intero importo di cui qui si discute
come di lecita provenienza: visto che l’esame degli estratti relativi ai conti
detenuti da __________ presso __________ e, in passato, la __________ non
evidenzia accrediti possibilmente provenienti dal conto __________, si potrebbe
escludere “con un alto grado di verosimiglianza” che l’importo sequestrato sia
di illecita provenienza. Il mantenimento del suo sequestro, pertanto, si
giustificherebbe unicamente a titolo risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS;
v. osservazioni MP 3 maggio 2002, cit., p. 3). Ma un sequestro di beni di
lecita provenienza a titolo risarcitorio – si aggiunge qui, poiché non
menzionato dal magistrato inquirente – deve tener conto del minimo esistenziale
del debitore, con conseguente possibilità di dissequestro almeno parziale (supra,
consid. 1b).

b)        La conclusione cui
giunge il Procuratore Pubblico non convince: se si tiene conto della peculiare
abitudine dell’accusato di prelevare e tenere in casa ingenti somme di denaro,
appare conforme all’usuale andamento delle cose dare per probabile che egli non
abbia riversato il denaro prelevato dal conto __________ su altri conti, bensì
l’abbia depositato in casa. Inoltre, l’assunto del magistrato inquirente appare
contraddittorio nella misura in cui è il medesimo accusato ad ammettere di
avere utilizzato denaro del conto __________ per “recuperare” spese già
effettuate: stanti così le cose, quanto egli non ha utilizzato per pagare
direttamente gli artigiani deve essere finito o sui suoi altri conti, oppure –
assai più probabilmente – fra i contanti tenuti in casa.

c)         Tale conclusione
appare corroborata da un superficiale esame degli estratti conto __________ e __________,
e dalle dichiarazioni dell’accusato resistente sulle movimentazioni dei conti
(v. verbale di polizia 28 febbraio 2002, cit.): dall’estratto del conto
corrente __________ emerge, ad esempio, che __________, a fine 2001, ha
prelevato soltanto fr. 18'000.— circa, dunque un importo ampiamente inferiore a
quanto prelevato a fine 1998 / inizio 1999 (fr. 80'000.—), a fine 1999 (fr.
80'000.—) e a fine 2000 (fr. 95'000.—), senz’altro insufficiente per far fronte
alle spese del primo semestre 2002, ma soprattutto inetto a spiegare l’ingente
contante sequestrato a casa sua il 28 febbraio 2002. Né basta, a tal fine, la
comunicazione 28 maggio 2002 del difensore di __________, dalla quale si evince
che quest’ultimo avrebbe prelevato dal conto corrente presso __________ (prima
del sequestro) ulteriori fr. 40'000.—: a parte 

che il prelevamento deve essere successivo al 31 dicembre 2001, poiché non
figura sugli estratti conto, la somma non basta a ricostituire il totale
sequestrato. Dai conti __________, __________ ha prelevato, fra dicembre 2000 e
maggio 2001, fr. 150'000.— per suo stesso dire utilizzati “per saldo spese per
le riparazioni di mie proprietà” (v. verbale di polizia 28 febbraio 2002, cit.,
p. 2): dunque, per sua esplicita dichiarazione, i soldi prelevati dai conti __________
non ci sono più, ma sono stati ‘recuperati’ con prelevamenti “dal conto del __________”
(ibid.) – ossia dal conto alimentato dalla reclamante.

d)        Allora, se i
prelevamenti a debito del conto corrente postale non bastano a spiegare
l’importo di fr. 70'000.— di cui si discute, né bastano a tal fine gli ingenti
prelevamenti a debito dei conti __________, poiché sono stati consumati, si
deve concludere che la presenza, fra quello sequestrato, di denaro direttamente
provento di reato sia più probabile che improbabile. 

e)        A corollario di
quanto appena detto, l’esistenza di un flusso diretto di denaro versato dalla
reclamante sul conto __________ ed il denaro rinvenuto a casa di __________
smentisce l’affermazione di quest’ultimo, secondo la quale “non saremmo in
presenza di un aumento degli attivi soggetto a confisca” (osservazioni __________
24 maggio 2002, cit.): il denaro versato da __________ non diventa valore di
sostituzione solo perché con esso è stato ricostituito il patrimonio di __________.

 

6.

Per contestare quanto appena esposto, non basta allora la
generica affermazione dell’accusato resistente, secondo la quale “i soldi oggetto
del sequestro [sarebbero stati] prelevati dal libretto di risparmio presso la __________
di __________ e dal __________” (osservazioni __________ 29 aprile 2002, cit.,
pto. 12 p. 6):__________ avrebbe dovuto sostanziare le proprie affermazioni,
indicando con la maggior precisione possibile quali pagamenti abbia effettuato
con il denaro di __________, rispettivamente quando ed in quale misura egli
abbia ‘recuperato’ dal conto presso il __________ spese già fatte. È
indubbiamente vero che la mancata esauriente evasione di queste domande è
dovuta al fatto che le stesse non gli sono nemmeno state poste (così la
reclamante, v. osservazioni __________ 21 maggio 2002, cit., p. 2); ed è pure
ovvio che molto difficilmente l’accusato resistente potrà rispondere in modo
circostanziato e credibile a tali domande, posto che per lungo tempo ha gestito
i propri immobili in nero, facendo giostrare attorno agli stessi ingenti somme
di denaro, senza riscontro cartaceo alcuno. Tuttavia, tale suo spregiudicato
agire non deve andare a suo beneficio: non merita, in altre parole, che la
confusa situazione di fatto da lui creata venga interpretata a suo favore, ad
esempio ammettendo acriticamente l’origine lecita dei fr. 70'000.— sequestrati.
Che ciò sia sufficiente, in sede di giudizio di merito, per una confisca
dell’importo in discussione, è questione prematura; qui basta constatare che la
liceità dell’importo sequestrato non appare verosimile al punto da
giustificarne lo sblocco anticipato, anche solo parziale. Il principio,
infatti, è quello del 

mantenimento del sequestro fino al giudizio della Corte di merito (v. Schmid,
RPS, pto. 6.3 p. 362).

 

7.

a)        Accertato che il
denaro in questione va mantenuto sotto sequestro non per garantire eventuali
pretese risarcitorie, bensì a titolo confiscatorio (o restitutorio), la
rinuncia di __________ a far valere pretese risarcitorie nei confronti di __________
non ha alcun influsso sulla presente decisione.

b)        La richiesta di
sblocco dell’intero importo di fr. 70'000.—, rinnovata dall’accusato resistente
in sede di osservazioni 22 maggio 2002 (cit., p. 2), non è ricevibile: oggetto
del reclamo, infatti, non è il mancato dissequestro dei fr. 70'000.—, bensì
l’avvenuto sblocco dei fr. 32'400.—. Ed il codice di rito non conosce il reclamo
adesivo.

 

8.

Riassumendo: in mancanza di chiari indizi in senso
contrario, questo giudice ritiene più verosimile che l’importo di fr. 70'000.—
sequestrato a casa di _____________ in data 28 febbraio 2002 rappresenti un
attivo ricostituito grazie a beni provento di reato. L’intero importo, dunque,
soggiace a sequestro confiscatorio (o restitutorio) e non, come ammesso dal
magistrato inquirente, a mero sequestro risarcitorio. Di conseguenza, la
possibilità di uno sblocco parziale dell’importo sulla base di considerazioni
di natura esecutiva (particolarmente del minimo esistenziale) neppure si pone. 

Pertanto, il reclamo deve essere accolto, con la presente
decisione impugnabile con ricorso alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale
di appello entro 10 giorni dall’intimazione.__________ ha chiesto che tassa e
spese di giustizia siano poste a carico dello Stato: per costante prassi,
tuttavia, tali oneri vanno messi a carico dell’accusato resistente, soccombente
in quanto si è espressamente identificato con la decisione di prima istanza.
Per lo stesso motivo, sta a lui versare alla parte civile l’importo di fr.
500.— a titolo di reclamate ripetibili; se la reclamante, con la propria
richiesta di porre le spese a carico dello Stato, intendeva segnalare che non vuole
infierire economicamente sull’accusato (come pure sembra potersi interpretare
la sua rinuncia a chiedere sequestri a garanzia di pretese risarcitorie, v. supra
consid. F), può ovviamente rinunciare ad incassarle. 

 

*   *   *

 

Per i quali
motivi,

richiamate le
norme menzionate e visti gli artt. 280 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.      Il
reclamo inoltrato in data 19/22 aprile 2002 da __________ avverso la decisione
di dissequestro 8 aprile 2002 è accolto.

§   Di conseguenza, la menzionata
decisione di dissequestro è annullata.

2.      La
tassa di giustizia di fr. 300.— e le spese giudiziarie di fr. 50.—, in tutto
fr. 350.—, sono poste a carico dell’accusato resistente. Quest’ultimo rifonderà
alla reclamante l’importo di fr. 500.— a titolo di ripetibili.

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

-       
Intimazione: 

giudice Luca Marazzi