# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4fe44903-c93e-5d3e-8d74-fc6b97054608
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.08.2008 35.2008.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-17_2008-08-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.17

   

  rs

  	
  Lugano

  6 agosto 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 febbraio 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23
  gennaio 2008 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 17
febbraio 2004 RI 1 - nato nel 1955 e allora alle dipendenze della ditta __________
di __________ in qualità di macchinista e manovale e perciò assicurato d’obbligo
contro gli infortuni presso CO 1 -, dopo essere salito su un blocco in cemento
che gli operai stavano tagliando, è caduto da un’altezza di circa sei metri,
poiché a causa del suo peso il blocco si è staccato (cfr. doc. 1, 13).

 

                                         Egli ha
riportato la frattura del corpo vertebrale L3 instabile, una frattura complessa
del calcagno destro, frattura dell’osso cuboideo destro, una frattura del V
metatarso sinistro, frattura del processo trasverso L4 e L5, fratture costali e
una frattura dell’ala dell’osso sacro a sinistra, nonché una frattura composta
della branca-ileo ed ischiopubica a sinistra (cfr. doc. 2, 8).

 

                                         Presso
l’Ospedale __________, il 28 febbraio 2004, è stata effettuata, a livello del
calcagno, un’osteosintesi con placca (cfr. doc. 5), mentre il 12 marzo 2004
l’assicurato si è sottoposto a un intervento di fissazione transpeduncolare posteriore
L2-L4, rinforzo del corpo vertebrale L3 con Opti-mesh e sostituzione ossea per
via transpeduncolare sinistra (cfr. doc. 6).

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Il 23 agosto
2005 ha avuto luogo una nuova operazione al calcagno (asportazione del
materiale di osteosintesi, plastica di spongiosa e osteosintesi/artrodesi) effettuata
dal Dr. med. __________, responsabile della Clinica __________ (cfr. doc. 77).

 

                                         All’Ospedale
__________, il 10 novembre 2005, è stata eseguita un debridement di un’ulcera
al calcagno laterale destro e un esame batteriologico (cfr. doc. 86).

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, l’Istituto assicuratore resistente,
il 30 novembre 2006, ha comunicato all’assicurato che il suo stato di salute
risultava stabilizzato e che pertanto, non essendo più necessaria alcuna cura
medica, sospendeva immediatamente le prestazioni a titolo di spese di cura.
Inoltre è stato indicato che il 28 febbraio 2007 sarebbe terminato il
versamento delle indennità giornaliere.

                                         L’assicuratore
LAINF ha, poi, precisato che stava esaminando se sussistevano le premesse per
l’assegnazione di prestazioni di lunga durata (cfr. doc. 125).

 

                               1.4.   Con
decisione formale del 15 giugno 2007 CO 1 ha posto l’assicurato al beneficio di
una rendita di invalidità del 27% a decorrere dal 1° marzo 2007 e di
un’indennità per menomazione dell’integrità del 27.5%. L’assicuratore LAINF è
giunto a tale valutazione tenendo conto unicamente dei postumi infortunistici.
La spondilosi iperstotica, segnatamente della colonna lombare, non è stata,
infatti, ritenuta in relazione causale almeno probabile con il sinistro del
febbraio 2004 (cfr. doc. E).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato, tramite la RA 1 (cfr. doc. 169),
l’assicuratore LAINF, il 23 gennaio 2008, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (cfr. doc. A).

 

                               1.5.   Nel
frattempo, e meglio il 4 ottobre 2007, all’assicurato è stato nuovamente
asportato del materiale di osteosintesi. 

                                         CO 1 ha
assunto l’intervento quale ricaduta dell’infortunio del febbraio 2004 (cfr.
doc. 175, 177, 178). 

 

                               1.6.   L’assicurazione
invalidità, con decisione del 6 febbraio 2008, ha assegnato a RI 1 una rendita
intera di invalidità a far tempo dal 1° febbraio 2005, oltre a una rendita
completiva per il figlio __________. Dalla relativa motivazione emerge che
l’UAI ha ritenuto l’assicurato incapace al lavoro al 100% in qualsiasi attività
dal mese di febbraio 2004 (cfr. doc. H).

 

                               1.7.   Con
tempestivo ricorso del 18 febbraio 2008, l’assicurato, sempre assistito dalla RA
1, ha postulato la concessione di una rendita pari al 50% e la continuazione
dell’assunzione delle spese di cura.

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali egli, in buona sostanza, ha addotto
di non essere in nessun modo in condizioni di reintegrarsi nel processo
lavorativo a causa dei suoi molteplici disturbi di salute.

                                         L’insorgente
ha pure fatto riferimento al rapporto redatto dal Servizio medico regionale e
alla decisione del febbraio 2008 dell’AI, dai quali risulta che il danno alla
salute di cui è portatore comporta un’incapacità lavorativa del 100% per qualsiasi
attività dal 2004 (doc. I).

 

 

                               1.8.   L’avv. RA 2,
rappresentante dell’CO 1, in risposta, ha postulato l’integrale reiezione del
ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto (cfr. doc. III).

 

 

                               1.9.   Con scritto del
10 aprile 2008 il rappresentante dell’assicurato ha ribadito la propria
richiesta di riconoscergli una rendita superiore al 27%, siccome, anche se non
del 50%, un grado di invalidità maggiore - del 35-40% - è giustificato (cfr.
doc. V).

 

 

                             1.10.   Il doc. V è
stato trasmesso per conoscenza all’avv. RA 2 (cfr. doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'accordo
del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone (ALC), entrato in vigore il 1° giugno 2002 e regolante, in particolare
nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8
ALC), si applica alla presente fattispecie.

 

                                         In
effetti l’evento infortunistico è avvenuto il 28 giugno 2006 (cfr. DTF 128 V
317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo 2004 nella causa E., H 14/03,
consid. 5).

                                         I
presupposti materiali per stabilire a quali prestazioni assicurative ha diritto
l’assicurato a seguito dell’infortunio del 17 febbraio 2004 e di quale entità
si determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero.

                                         Anche a
seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai loro
famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1 cpv.
1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio 2005
nella causa D., U 271/03, consid. 1.3.). Così, in virtù dell'art. 53 del
Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un
infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato
competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova l'istituzione
competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate dall'istituzione
competente secondo le disposizioni della legislazione di tale Stato come se
l'interessato risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, il ricorrente era assicurato al momento della domanda di
prestazioni, è CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento
determinante, ad esercitare esclusivamente un'attività subordinata in territorio
elvetico ed essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale
Stato (art. 13 n. 2 lett. a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004
nella causa F., U 76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati;
nonché STCA del 12 aprile 2006 nella causa C., inc. n. 35.2005.57).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero.

 

                               2.3.   RI 1 ha
postulato la continuazione dell’assunzione delle spese di cura e la concessione
di una rendita pari a un grado del 50%, poi corretto nel 35-40% (cfr. doc. I,
V).

 

                                         Oggetto
del contendere è, in primo luogo, la questione di sapere se CO 1 era
legittimato o meno a dichiarare lo stato di salute dell’assicurato stabilizzato
dal 30 novembre 2006 e a porre termine, di conseguenza, all’assunzione delle
spese di cura immediatamente e al versamento delle indennità giornaliere dal 1°
marzo 2007.

 

                                         In
secondo luogo, la lite verte sull’entità della rendita di invalidità spettante
all’assicurato. 

 

                                         Per
pronunciarsi su questi oggetti, il TCA dovrà, dapprima, esaminare se i disturbi
a livello della colonna vertebrale, e meglio la spondilosi iperostotica, di cui
l’insorgente soffre costituiscono una conseguenza naturale e adeguata
dell’infortunio del febbraio 2004 oppure no.

 

                               2.4.   Spondilosi
iperostotica (morbo di Forestier): causalità naturale e adeguata con
l’infortunio del 17 febbraio 2004?

                                         

                            2.4.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione
e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid.
2, 1994 U 206 p. 329 consid. 3b, 1992 U 142 p. 76 consid. 4b). 

                                         La prova
dell’estinzione del nesso di causalità naturale non deve essere fornita
attraverso la dimostrazione dell’esistenza di cause estranee all’infortunio
assicurato. Parimenti, non si tratta di esigere dall’assicuratore LAINF la
prova negativa dell’inesistenza di un danno alla salute oppure che la persona
assicurata sia completamente guarita. Decisiva è soltanto la questione a sapere
se le cause infortunistiche del danno alla salute hanno perso il loro
significato causale (cfr. STFA del 3 gennaio 2006 nella causa C., I 320/05,
consid. 2 e del 25 ottobre 2002 nella causa L., U 143/02, consid. 3.2). 

 

                                         Questi principi sono ancora
stati ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella causa D., U
187/04, consid. 1.2.

 

                            2.4.2.   Il diritto a
prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità
adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], n. 39).

 

                            2.4.3.   L’assicurato
accusa dei dolori alla schiena sia a livello cervicale che lombare.

                                      

                                         Al riguardo va ricordato
che a seguito dell’evento traumatico del febbraio 2004 l’insorgente ha
riportato la frattura del corpo vertebrale L3 instabile, che è stata oggetto,
il 12 marzo 2004, di un intervento di fissazione transpeduncolare posteriore
L2-L4 e rinforzo del corpo vertebrale L3 con Optimesh da parte del Dr. med. __________,
capo clinica di ortopedia presso l’Ospedale __________ (cfr. doc. 6).

                                         Tale problematica alla
schiena è stata considerata sia ai fini della chiusura del caso (nella
decisione di ritenere stabilizzato lo stato di salute dell’assicurato), che
nella valutazione della sua esigibilità lavorativa per determinare il grado di
invalidità (cfr. doc. 113).

 

                                         L’assicurato presenta però
ulteriori disturbi alla schiena .

                                         Nell’attestazione del 2
aprile 2004 del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale __________, relativa
alla degenza dell’assicurato dal giorno dell’infortunio fino al 27 marzo 2004
(cfr. doc. 8), quale diagnosi secondaria è stato indicato “morbus Bechterew”
(malattia di tipo reumatico infiammatorio; cfr. STCA 35.2007.10 del 28 novembre
2007 consid. 2.9.).

                                         

                                         Dal rapporto della degenza
(dal 27 marzo al 24 aprile 2004) presso la Clinica __________ risulta che i
referti radiologici hanno messo in luce una colonna lombare raddrizzata, assenza
di lordosi lombare, bacino rialzato e un’anomalia del passaggio lombo-sacrale
con lombalizzazione parziale di S1 (cfr. doc. 11). 

 

                                         Il Dr. med. __________,
spec. FMH in chirurgia e medico di __________, in occasione della visita medica
__________ del 28 aprile 2005, quali diagnosi collaterali ha menzionato fra
l’altro “- anomalia di transizione lombo-sacrale (sacralizzazione
subcompleta di L5); - spondilosi iperostotica, morbo di Forestier” (doc.
50).

                                         Il sanitario ha pure
riferito che l’assicurato da circa dieci anni soffriva di disturbi alla schiena
– rachialgia e rigidità – soprattutto in giornata e che ha consultato i medici
per l’insorgenza di una specie di sciatica, in particolare a destra, che è
stata trattata con medicamenti (cfr. doc. 50).

 

                                         Dal rapporto
dell’ulteriore degenza dell’assicurato presso la Clinica __________ dal 17
gennaio al 14 febbraio 2006 si evince che la radiologia mostrava che
l’inclinazione del bacino era molto ridotta, la lordosi lombare completamente
appiattita, l’articolazione ilio-sacrale a dx sembrava in gran parte fusa,
l’articolazione a sinistra era ancora visibile con uno spazio articolare
ridotto, la lordosi cervicale raddrizzata con sospetto per spondilartrosi
distale. 

                                         I medici della Clinica
hanno specificato di aver richiesto una TAC del bacino onde valutare il grado
della progressione del morbo di Bechterew, la quale ha evidenziato un quadro
del morbo grado II (cfr. doc. 95).

 

                                         Nel rapporto afferente alla
visita medica __________ del 31 agosto 2006 il Dr. med. __________ ha ribadito
quanto indicato nell’aprile 2005 e riportato sopra (cfr. doc. 113).

 

                                         Dal referto della RX alla
colonna cervicale eseguita il 31 agosto 2006 emerge che la struttura ossea era
a contenuto minerale normale, che dal punto di vista statico si osservava
un’abolizione della lordosi fisiologica con dorsalizzazione dell’atlante.
Radiologicamente non vi erano segni dimostrativi ed alterazioni degenerative o
reattive recenti, nessun esito traumatico visibile (cfr. doc. 114).

 

                                         Il 9 ottobre 2006 il Dr.
med. __________, nel Rapporto intermedio redatto all’attenzione dell’CO 1, ha
certificato un peggioramento delle lombalgie in contesto d’iperostosi
vertebrale. Quale diagnosi differenziale è stato indicato morbo di Bechterew o
malattia di Forestier. Egli ha risposto “sì” alla domanda se erano presenti
fattori extra-traumatici, specificando che si trattava di iperostosi vertebrale
da accertare presso uno specialista in reumatologia (cfr. doc. 119).

 

                                         L’assicurato è stato
visitato il 12 settembre 2007 dal Dr. med. __________, spec. in medicina
interna e reumatologia, medico del Servizio medico regionale dell’assicurazione
invalidità.

                                         Il sanitario ha attestato,
per quanto concerne l’anamnesi sistemica, che dal 2000 è comparsa una lombalgia
ricorrente e ingravescente nel tempo con rigidità del rachide e negli anni
successivi dolore importante anche al rachide cervicale, accompagnato da
rigidità. Egli ha, inoltre, rilevato in particolare, che:

 

" 
(…) L’assicurato soffre di importante lombalgia
a partire dall’anno 2000. Nel 2004 l’assicurato ha subito un trauma sul lavoro
con esiti fratturativi multipli. Dopo la risoluzione degli esiti post-traumatici
si è accentuato il dolore al rachide. La clinica e la radiologia descritta nel
dossier sono suggestive per una spondilosi iperostotica (malattia di Forestier)
ingravescente nel tempo. Valutata la documentazione clinica non si può comunque
escludere anche il sovrapporsi di una spondilite anchilosante ingravescente nel
tempo. La pluripatologia del rachide giustifica la sintomatologia e
l’obiettività nella valutazione reumatologica-funzionale eseguita in data
odierna. L’allettamento prolungato come conseguenza del politrauma
infortunistico potrebbe aver accelerato l’evoluzione e le limitazioni
funzionali riferibili alla spondilite. (…).” (Doc. G)

 

                            2.4.4.   L’CO 1 ritiene, fondandosi sul
parere del Dr. med. __________, che i disturbi da quest’ultimo diagnosticati
quale malattia di Forestier non siano connessi con l’infortunio del febbraio
2004, bensì siano imputabili a fattori costituzionali morbosi (cfr. doc. A). 

 

                                         Il ricorrente, per contro,
ha fatto valere che la spondilosi iperostotica è da mettere in relazione
causale almeno probabile con il sinistro del 2004 (cfr. doc. 169).

 

                                         In tale
contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B.,
U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         L’Alta
Corte ha, peraltro, precisato che i pareri redatti dai medici dell'CO 1 hanno
pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in base
agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del 10
settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa
A., U 49/95).

 

                                         Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA del 31 gennaio 2005 nella causa M., I
811/03, consid. 5 in fine; STFA dell’8 ottobre 2002 nella causa C., I 673/00;
SVR 2000 UV n. 10 pag. 35 consid. 4b). 

 

                            2.4.5.   Attentamente vagliata la
documentazione medica presente agli atti questa Corte, chiamata a pronunciarsi
in merito a una questione di carattere medico, ritiene che l’apprezzamento del
31 agosto 2006 del Dr. med. __________ (cfr. doc. 113), sanitario che vanta
un’ampia esperienza in materia di medicina infortunistica e assicurativa e
secondo cui la spondilosi iperostotica, segnatamente della colonna lombare, del
tipo morbo Forestier costituisce un fattore costituzionale morboso, possa
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario esperire ulteriori provvedimenti probatori (sul valore
probatorio delle valutazioni del medico di __________, cfr. sentenza del
Tribunale federale U 350/06 del 20 luglio 2007 in cui l’Alta Corte ha ricordato
che “nell’ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio
consentito che l’amministrazione e il giudice delle assicurazioni sociali si
fondino esclusivamente su basi di giudizio interne all’istituto
assicuratore.”).

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.
2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In
effetti il rapporto concernente la visita medica __________ del 31 agosto 2006
stilato dal Dr. med. __________ (cfr. doc. 113) non contiene contraddizioni e
presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere
riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza probante: in particolare,
il sanitario ha espresso la sua valutazione in modo chiaro, motivato e
convincente, dopo aver proceduto allo studio approfondito del caso
dell’assicurato, all’esame del paziente (peraltro già visitato nel maggio 2005,
cfr. doc. 50) e del suo dossier.

 

                                         Del resto
già il Dr. med. __________, capoclinica di ortopedia presso l’Ospedale __________,
nell’ottobre 2006, ha menzionato quale fattore extra-traumatico una iperostosi
vertebrale da accertare presso uno specialista in reumatologia (cfr. doc. 119).

 

                                         Per
quanto riguarda, poi, in particolare, il rachide cervicale decisivo risulta il
fatto che la RX del settembre 2006 non ha posto in luce alcun segno
dimostrativo e alterazioni degenerative o reattive recenti, alcun esito
traumatico visibile (cfr. doc. 114).

 

                                         L’insorgente
ha d’altronde rilevato di avere accusato dolori e rigidità alla schiena già
precedentemente all’evento traumatico del 2004, nella zona lombare perlomeno
dal 2000 e a livello cervicale in seguito (cfr. doc. 50, G).

 

                                         Quest’ultimo
non ha, poi, prodotto alcuna valutazione medica a sostegno della sua tesi
contraria a quella del medico di __________.

 

                                         Le
conclusioni a cui è giunto il Dr. med. __________ sono d’altronde condivise
pure dal Dr. med. __________, specialista in reumatologia, il quale nel
settembre 2007 ha indicato che “…la clinica e la radiologia descritta nel
dossier sono suggestive per una spondilosi iperostotica (malattia di Forestier)
ingravescente nel tempo. Valutata la documentazione clinica non si può comunque
escludere anche il sovrapporsi di una spondilite anchilosante ingravescente nel
tempo (…). L’allettamento prolungato come conseguenza del politrauma
infortunistico potrebbe aver accelerato l’evoluzione e le limitazioni
funzionali riferibili alla spondilite” (doc. G).

                                         Il Dr.
med. __________ ritiene, di conseguenza, che le problematiche reumatologiche
non siano state causate direttamente dal sinistro del 2004.

                                         Per
quanto attiene a un peggioramento indiretto transitorio dovuto alla degenza
ospedaliera, occorre evidenziare che il medico si è pronunciato in meri termini
possibilistici.

                                         La
semplice possibilità non è sufficiente per ritenere dimostrato che l’infortunio
del 2004 ha provocato indirettamente un peggioramento transitorio del danno
alla salute di origine morbosa (cfr. consid. 2.4.1.).

                                         A tale
riguardo, per inciso, va in ogni caso osservato che dopo due anni e nove mesi
dall’infortunio del 2004 per quanto concerne la sospensione dell’assunzione
delle spese di cura medica (cfr. doc. 125) e dopo tre anni dal sinistro
relativamente al termine della corresponsione delle indennità giornaliere (cfr.
doc. 125), l’eventuale peggioramento transitorio indiretto della patologia
preesistente a seguito della degenza ospedaliera sarebbe comunque con ogni
verosimiglianza terminato (status quo sine; cfr. consid. 2.4.1.).

                                         L’assicurato
è, d’altronde, rimasto allettato più che altro durante la degenza dal 17
febbraio al 27 marzo 2004 presso l’Ospedale __________ (cfr. doc. 8). Durante
la seguente ospedalizzazione dal 27 marzo al 24 aprile 2004 presso la Clinica __________
è, invece, stato effettuato un programma di riabilitazione con esercizi
individuali attivi e passivi e di gruppo, in piscina e in palestra (cfr. doc.
11).

 

                                         In
relazione al fatto che l'assicurazione per l'invalidità abbia ritenuto
l’assicurato inabile al lavoro al 100% in qualsiasi attività dal febbraio 2004
tenendo conto anche della spondilosi iperostotica e gli abbia assegnato
una rendita intera dal febbraio 2005 (cfr. doc. G, H), va ricordato che nell'ambito dell'AI, che è un’assicurazione
finale, ai fini della determinazione dell'eventuale grado di invalidità, si
tiene conto anche dei disturbi di eziologia morbosa e non soltanto, come nel
settore dell'assicurazione contro gli infortuni, dei postumi dell'infortunio in
relazione di causalità naturale e adeguata con l'evento traumatico (cfr. STFA I
636/04 del 17 gennaio 2006 consid. 4.4; STCA del 18 luglio 2003 nella causa V.,
35.2003.17).

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA non ritiene dimostrato, secondo il
grado della verosimiglianza preponderante caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), un legame causale tra i problemi
alla colonna vertebrale connessi alla spondilosi
iperostotica e l’infortunio del febbraio 2004 assunto
dall’assicuratore LAINF.

 

                                         A
ragione, pertanto, l’CO 1 non ha assunto i disturbi alla colonna legati alla spondilosi iperostotica accusati dal
ricorrente.

 

                               2.5.   Diritto
alle prestazioni di corta durata?

 

                            2.5.1.   Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. DTF 133 V 57 consid. 6.6.2, 128 V 169 consid. 1b e
riferimenti, 116 V 41 consid. 2c; STF U 394/06 del 19 febbraio 2008, consid. 4.1; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte federale ha inoltre precisato che la questione del
“sensibile miglioramento” va valutata in funzione dell’entità del previsto
aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui
quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (STF U 394/06
succitata, consid. 4.3 e riferimenti). 

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                            2.5.2.   L’assicurato
ha postulato la continuazione dell’assunzione delle spese di cura che l’CO 1 ha
sospeso con effetto immediato dal 30 novembre 2006 (cfr. doc. I, 125).

 

                                         Dalle
carte processuali si evince che al momento in cui l’assicuratore LAINF
resistente ha posto termine al rimborso dei costi di cura (30 novembre 2006),
le condizioni di salute del ricorrente, relativamente ai postumi
dell’infortunio del febbraio 2004, quindi a esclusione della problematica
legata alla spondilosi iperostotica (cfr. consid. 2.4.5.), erano da considerare
ormai stabilizzate.

 

                                         In
effetti già dall’annotazione del colloquio telefonico dell’11 luglio 2006
intercorso tra l’assicurato e una collaboratrice dell’CO 1 risulta che l’ultima
visita dal Dr. med. __________ aveva avuto luogo il 29 giugno 2006 e che non ne
erano previste di ulteriori, che a quel momento non eseguiva alcun tipo di
cura, che non erano previste nemmeno altre visite dal Dr. med. __________ dell’__________
a __________ che l’aveva operato al calcagno nell’agosto 2005 (cfr. doc. 77,
104).

 

                                         In
occasione della visita medica di __________ del 31 agosto 2006 il Dr. med. __________,
poi, non tenendo conto dei fattori costituzionali-morbosi, bensì solo dei
postumi infortunistici, ha riscontrato che l’insorgente non necessitava più di
ulteriori cure specifiche, né di controlli medici e che lo stesso era abile al
lavoro nella misura massima possibile dal 1° settembre 2006.

                                         In
particolare il medico di __________ ha indicato che, per quanto riguardava la
frattura L3, la ricostruzione/stabilizzazione mediante fissatore interno, ha
evitato fino a quel momento una posizione viziosa secondaria e ha permesso una
regressione completa dell’iniziale sintomatologia radicolare, siccome l’assicurato
a tale livello era senza disturbi sia a riposo sia al carico/sotto
sollecitazione.

                                         In
relazione al piede destro il Dr. med. __________ ha attestato che l’artrodesi
si era consolidata completamente, senza posizione viziosa del
calcagno/retropiede in una configurazione angola (piede cavo) già preesistente
in modo bilaterale. Egli ha rilevato che il ricorrente riusciva a camminare
speditamente, con residuale asimmetria, dovuta a una riduzione dell’estensione
dorsale della caviglia destra nonché bloccaggio della sotto-astragalica destra.
Non erano presenti segni irritativi, segnatamente nessun gonfiore, termotatto
non aumentato e nessuna residuale irritazione a livello della precedente
incisione sul tallone destro. Persisteva una moderata miatrofia surale, ma
nessun deficit motorio o sintomatologia radicolare.

                                         Il
sanitario ha, infine, osservato che le altre lesioni dovute al sinistro del
2004, trattate conservativamente, erano guarite completamente, senza residuo
invalidante (cfr. doc. 113).

 

                                         E’ vero
che nel rapporto del 9 febbraio 2007 la Dr. med.__________, capoclinica di
chirurgia dell’Ospedale __________, che ha visitato l’assicurato il 25 ottobre
e il 28 novembre 2006, il 30 gennaio e l’8 febbraio 2007 per problemi a livello
della cicatrice del piede destro, ha formulato delle proposte terapeutiche
(terapia conservativa tramite laser in combinazione con steroidi locali o
escissione chirurgica, procedendo nella medesima seduta all’ablazione del
materiale di osteosintesi) per curare la cicatrice e l’ipercheratosi (cfr. doc.
140).

 

                                         Tuttavia la
dottoressa medesima ha specificato che sia l’intervento chirurgico che la
terapia conservativa avrebbero potuto non portare benefici (cfr. doc. 140).

 

                                         Inoltre
il Dr. med. __________, al riguardo, ha indicato che per la problematica della
cicatrice caso mai andava applicata (come già segnalato all’assicurato) una
pomata con effetto rammollente, mentre interventi chirurgici o l’applicazione
di steroidi rischiavano di provocare una cute distrofica o addirittura una
ferita secondaria, come del resto ventilato pure dalla Dr. med. __________. Il
medico di __________ ha altresì sottolineato che anche una proposta di
trattamento fisioterapico per la cicatrice del calcagno destro non era più
indicata, in quanto misura non atta a cambiare la funzione e l’aspetto del
piede destro (cfr. doc. 143).

                                         Il Dr.
med. __________ ha così negato la necessità del procedere terapeutico (TAC o
RM, laser) proposto dal Dr. med. __________, FMH in dermatologia, da cui
l’assicurato è stato inviato da parte dell’Ospedale __________ per il
trattamento della cicatrice al calcagno (cfr. doc. 140, 152, 154).

 

                                         Il Dr.
med. __________, responsabile della Clinica __________, nel rapporto afferente
al consulto del 23 aprile 2007, dal canto suo ha puntualizzato quanto segue:

 

" 
(…)

Beurteilung und Procedere:

Subjektive insuffizientes
Resultat, objektiv ist das Resultat im Rahmen des technisch Möglichen erfolgt. Durch
die Verbesserung der Fersenposition konnte 10° Dorsalflexion des belasteten
Fusses gewonnen werden (radiologischer Vergleich zu präoperativ). Wegen der
Steife im USG und Chopart sowie der Hohlfusskonfiguration ist rein mechanisch
nicht mehr Dorsalflexion möglich. Die Fersenempfindlichkeit kann noch
geringfügig gebessert werden durch Entfernung der lockeren Schrauben. Aufgrund
der Röntgenbildes ist keine knöcherne Vorwölbung unter der hyperkeratotischen
Narbe vorhanden, so dass eine Revision dort nicht indiziert ist. Beim letzten
Eingriff war die Narbe ja rasseziert worden und es kam zum Hyperkeratoserezidiv.
Deswegen ist auch bei einer weitern Operation wieder mit einer ähnlichen
Reaktion zu rechnen. Ich empfehle das regelmässige Abtragen der Hyperkeratosen.
Ueber die Erfolgsaussichten einer Laser-Behandlung kann ich mich nicht äussern.
Das Einverständnis der CO 1 vorausgesetzt, würde ich Herrn __________ zur
Schraubenentfernung aufbieten. Eine weitere verbesserung der Dorsalflexion
würde eine Taillierung am Talushals, eine Verlängerungsosteotomie im Tuber
calcanei oder eine dorsal flektierende Osteotomie am Mittelfuss mit Keilresektion
bedingen. All dies wird die Belastbarkeit des Fusses jedoch nicht derart
verssern, dass ein relevanter gewinn in Funktionalität oder Arbeitsfähigkeit
resultierte. Im Moment finde ich einen solchen Eingriff deswegen nicht
indiziert.“ (Doc. 157)

 

                                         In
simili condizioni questa Corte deve concludere che l’CO 1, in ossequio a quanto previsto dall’art. 19 cpv. 1 LAINF, era legittimato a
dichiarare estinto il diritto alle spese di cura a decorrere dal 30 novembre
2006, senza che si riveli, peraltro, necessario procedere a ulteriori atti
istruttori (cfr. consid. 2.4.5.)

 

                                         Non
risultano, d’altronde, agli atti attestati medici recanti altre nuove proposte
terapeutiche volte a effettivamente migliorare ulteriormente le condizioni di
salute dell’assicurato relative unicamente all’infortunio del febbraio 2004. 

 

                                         Per
quanto attiene all’ablazione del materiale di osteosintesi indicata dalla Dr.
med. __________ il 9 febbraio 2007 (cfr. doc. 140), giova osservare che la
stessa ha avuto luogo nel mese di ottobre 2007 presso l’__________ di __________
(cfr. doc. 175).

                                         Tale
intervento è stato assunto dall’Istituto assicuratore resistente quale ricaduta
(cfr. doc. 177).

 

 

                               2.6.   Rendita
di invalidità

 

                                         Si tratta ora di valutare
il grado dell’invalidità presentata dal ricorrente tenuto conto dei soli danni
alla salute in relazione di causalità con l'evento del 17 febbraio 2004 (fatta
astrazione dai disturbi da lui accusati alla schiena relativi alla spondilosi
iperostotica; cfr. consid. 2.4.5.). 

 

                            2.6.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G., U
192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art.
16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un nesso
causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria contro
gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra
il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.6.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita
un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che
sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.6.3.   Nel caso di
specie la questione relativa alla valutazione dell’esigibilità lavorativa è
oggetto di contestazione fra le parti.

 

                                         Dalla
documentazione agli atti risulta che l’CO 1 ha ritenuto l’assicurato in grado
di svolgere, in misura normale, un’attività più leggera rispetto a quella
esercitata nel settore dell’edilizia, fondandosi sul referto del 31 agosto 2006
del Dr. med. __________ (cfr. doc. A, III, 113).

 

                                         L’insorgente, per contro,
ha postulato il riconoscimento di un’incapacità al lavoro generale del 50%
(cfr. doc. I).

 

                                         Il Dr.
med. __________, spec. FMH in chirurgia, in merito all’esigibilità lavorativa
ha evidenziato:

 

" 
(…)

rispettando queste
restrizioni, l’assicurato può lavorare sull’arco di tutta la giornata, con un
rendimento del 100%, senza necessità di pause supplementari, oltre a quanto già
concesso ordinariamente dall’impresa.

Il Signor RI 1, annunciato
alla __________ dal datore di lavoro come “muratore”, ma pure per l’attività di
manovalanza, non è più idoneo, per quanto riguarda le conseguenze
infortunistiche.

Lo stesso vale per
carico/scarico o salire frequentemente sul ponte di un camion. Per contro il
Signor RI 1 potrebbe essere impiegato (provvisto delle scarpe speciali di
lavoro, messe a disposizione da parte della CO 1), per la mera conduzione dei
veicoli adibiti ai macchinisti. Potrebbe pure essere impiegato in un magazzino,
se non costretto a portare dei pesi elevati (vedi sotto) o come fliccatore. In
tale ambito, l’assicurato non potrebbe rifiutare lo scopare un magazzino o
preparare dei panò (se non risultano più pesanti di quanto sotto specificato).

In generale, l’assicurato
non è più idoneo a camminare regolarmente o frequentemente su del terreno
accidentato, salire sulle scale a pioli a carico di pesi, a camminare per delle
ore di fila o ad alzare/trasportare dei pesi oltre i 15-20 kg.

L’assicurato invece può
lavorare seduto o in piedi e pure inginocchiato.

Sono da evitare dei lavori
che richiedono la posizione del tronco chinato, soprattutto in modo duraturo.
L’assicurato può camminare anche per un 20-30 minuti di fila.

Non è più idoneo a
lavorare con pala, picco, mazza o demolitore pneumatico.

L’assicurato può lavorare
invece senza limitazione sopra la testa e non ci sono delle limitazioni per
quanto riguarda l’agibilità delle mani o la precisione dei movimenti delle
dita. 

L’assicurato può condurre
normalmente un veicolo (categoria B), un mezzo del cantiere (come scavatrice).
L’assicurato può stare in equilibrio normalmente. Per le conseguenze
infortunistiche summenzionate, l’assicurato non è più idoneo a lavorare sui
tetti. Può lavorare su delle impalcature, se erette a norme di sicurezza CO 1 e
i rispettivi accessi non difficili.” (Doc. 113)

 

                                         Dapprima
va rilevato che l’esigibilità lavorativa dell’insorgente è stata correttamente
valutata tenendo conto unicamente delle problematiche al piede destro e dei
postumi della frattura del corpo vertebrale L3, poiché i disturbi alla schiena
dovuti alla spondilosi iperostotica non si trovano in relazione di causalità
con i sinistri in discussione (cfr. consid. 2.4.5.; doc. 113).

 

                                         Questo
Tribunale, in concreto, attentamente esaminati gli atti medici all’inserto, non
ha valide ragioni per scostarsi dall’apprezzamento
del Dr. med. __________.

                                         Non si rivela, pertanto,
necessario esperire ulteriori atti istruttori (cfr. consid. 2.4.5.).

 

                                         La
valutazione del medico di __________, che, come già visto in precedenza, per
valutare il caso si è fondato sullo studio del dossier dell’assicurato, su un
esame del paziente e sui referti radiologici, corrisponde a quanto richiesto
dalla giurisprudenza affinché i rapporti medici abbiano piena forza probante
(cfr. consid. 2.4.4.).

 

                                         L’apprezzamento
medico del 23 aprile 2007 del Dr. med. __________, secondo cui l’assicurato è
ancora inabile al lavoro al 100% a causa dei dolori al calcagno (cfr. doc. 157),
non è d’altronde tale da inficiare la valutazione del Dr. med. __________.

                                         Lo
specialista __________ ha segnatamente precisato che il ricorrente può
camminare lentamente su terreno piano per un’ora, mentre fa fatica su terreno
non piano o in salita (cfr. doc. 157).

                                         Al
riguardo va rilevato, in primo luogo, che l’attestazione del Dr. med. __________
circa le difficoltà nel camminare del ricorrente non diverge sostanzialmente da
quanto indicato dal Dr. med. __________, ovvero che l’assicurato non è più
idoneo a camminare regolarmente o frequentemente su del terreno accidentato,
salire le scale, camminare per delle ore di fila, ma che egli può camminare per
20-30 minuti di fila (cfr. doc. 113).

                                         In
secondo luogo, che lo specialista di __________ non ha indicato, in ogni caso, a
quali attività era riferita l’incapacità al lavoro totale. Avendola
giustificata facendo riferimento ai dolori al calcagno, essa era verosimilmente
in relazione con la professione originaria nell’edilizia e non con ogni genere
di attività leggera e adeguata.

 

                                         Alla luce di quanto appena
esposto, per determinare il grado di invalidità dell’assicurato va ritenuto -
da un punto di vista 

                                         medico -, da un lato, che
lo stesso non può più svolgere la sua originaria professione di macchinista/manovale
nel settore dell’edilizia, dall’altro, che è totalmente abile per tutto il
giorno in attività leggere confacenti al suo stato di salute.

                                         In questo
contesto è peraltro utile ricordare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio generico a attività nel settore
industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di
controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25
febbraio 2003, consid. 4.7).

 

                            2.6.4.   Si tratta ora
di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico. 

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, sulla scorta dei dati che
figurano all'incarto, l'insorgente avrebbe guadagnato, nel 2006 (cfr., a questo
proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse
rimasto vittima degli infortuni assicurati, un importo annuo di fr. 64’064.--
(cfr. doc. 146). 

                                         Tale
importo non è stato contestato dall'assicurato e può, pertanto, essere fatto
proprio da questo Tribunale. 

 

                            2.6.5.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità
e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che
l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al
riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse
di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito
del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato,
nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale,
la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale
contesto l'Alta Corte ha inoltre rilevato: 

 

" 
(…).

Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                            2.6.6.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere
discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito
da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.
250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed
applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per
l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore
dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la
propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires
1996" pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità statistiche
ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi
deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella
che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:

 

"  Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati
salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non
garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA
del 22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in CGRSS
n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

                                         Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),
la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva
informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

 

" 
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."

 

                                         In una
sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (cfr. SVR 2007 UV n. 17 e SZS 2007, p.
64), il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la
Corte plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:

 

" 
(...)

8.2  In primo
luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8
Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere
esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe
considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza
giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle
nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle
prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.

 

8.3  Allo stesso
modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di quelle
nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente creare le
basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà economico-sociale
concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche nuovi problemi dovuti
al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si registrano delle
differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le due regioni
facciano parte della medesima grande regione "Mittelland", è notorio
che i salari esistenti nel Canton Berna non sono gli stessi di quelli del
Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe prendere in
considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora, nell'una e
nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al posto di
quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per questi
assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che
lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del
lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o
campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base
della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio
geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico
sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il
rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di
ridurre il danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare
un'attività al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove
disparità nei confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o
addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora
in un'altra. 

 

8.4.  A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si
opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,
concernenti il settore pubblico e privato.

 

8.5  Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."

 

                                         In
un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:

 

" 
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la
sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido deve
di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS,
concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce
di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei
salari statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto,
ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive
in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può
pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla
Corte di prime cure."

 

                                         Alla luce di questa chiara giurisprudenza federale
(cfr., sul tema, L. Grisanti "Nuove regole per la valutazione
dell'invalidità" in RTiD II-2006, p. 311ss.), il reddito da
invalido deve dunque essere determinato applicando i valori nazionali (Tabella
TA1).

                                         Spetta
semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo
riterranno opportuno.

 

                                         Il 22
giugno 2007 il Consiglio nazionale ha accolto una mozione del 2 ottobre 2006
no. 06.3466 del Consigliere nazionale Meinrado Robbiani il quale chiede che il
"Consiglio federale proceda con sollecitudine ad ovviare a questa
distorsione, adeguando le disposizioni di applicazione della legge
sull'assicurazione invalidità".

 

                                         Il nuovo
art. 28a cpv. 1 LAI introdotto nell’ambito della 5a revisione della LAI,
approvata dal popolo il 17 giugno 2007, dispone che sarà il Consiglio federale
a definire il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell’invalidità. 

 

                                         Il 17 dicembre 2007 il Consigliere federale Pascal Couchepin,
rispondendo ad una domanda (07.5369) del Consigliere nazionale Meinrado
Robbiani ha preannunciato che "pour respecter les différences salariales
dans les diverses régions de Suisse, il est prévu d'opérer sur le salaire
ressortant de l'enquête sur la structure des salaires en Suisse une réduction
qui tienne compte des différenciations régionales. La mise en oeuvre de cette
règle est prévue pour le premier trimestre 2008 au moyen de circulaires de
l'Office fédéral des assurances sociales" e, invitato a precisare se
riteneva sufficiente una semplice circolare, ha sottolineato quanto segue:

 

" 
Monsieur Robbiani, je ne suis pas en mesure de vous
affirmer avec toute l'autorité juridique nécessaire si oui non une circulaire
est suffisante. Mais ce que je vais faire, c'est demander à mes collaborateurs
si je dois moi-même signer la circulaire dans la mesure où, comme vous le dites,
il devrait y avoir une décision politique claire. On va vérifier le point sur
lequel vous attirez notre attention."

 

                                         Questo Tribunale si limita a ricordare che, secondo la giurisprudenza,
il principio dell'uguaglianza di trattamento proibisce, citiamo: "de
faire, entre divers cas, des distinctions qu'aucun fait important ne
justifie", ma anche "de soumettre à un régime identique des
situations de fait qui présentent entre elles des différences importantes et de
nature à rendre nécessaire un traitement différent (cfr. DTF 129 I 3; DTF 127 V
454; Zbl 2005 p. 87ss. (89-90); A. Auer-G. Malinverni-M. Hottelier, "Droit
constitutionnel suisse", Vol. II, Stämpfli Editions SA, Berna 2006,
p. 484 n. 1030 e 499 n. 1061).

 

                                         In una sentenza U 8/07 del
20 febbraio 2008, rispondendo ad una questione
sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid.
2.10.9 ("Questo Tribunale constata che il
salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore
semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro
dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr.
25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello
realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della
costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di
qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana =
66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il
2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta
Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12
ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).

                                         Ci si
potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari
nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza
federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno
inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito
medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va
ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329
consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa
H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta
comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"), l'Alta
Corte ha stabilito che:

 

"  (…)

5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso
in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei
salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre
motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi
di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che
hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche
per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR
2004 UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10%
rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola
media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2
con riferimenti).

 

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta
sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.

 

6.1 Per quanto concerne il reddito da
valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base
dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente
rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario
medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con
qualifiche analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto
dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per
l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello
desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di
esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento
all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x
41.7[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie
économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza
richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato
ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual
misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità,
può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della
determinazione del reddito ipotetico da invalido.

6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente,
pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato
del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo
Cantone di frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto
al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1
e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia
relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.

 

6.3 Mancando in concreto indicazioni economiche
effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui
allude l'insorgente -, che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati
statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per
determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere
stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi
nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta in RSAS
pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui all'ISS
2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di fr.
57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x 41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che,
adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,
tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4 Operando una prima riduzione del 9.58% da
quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è
detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non
oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze particolari
del caso (DTF 126 V 75; in
concreto: limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di
frontaliere), il raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e
guadagno da invalido di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un
grado d'invalidità arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

 

                                         Di
conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327).

 

                            2.6.7.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
resistente ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso cinque
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività leggere che
l'insorgente sarebbe in grado di esercitare tenuto conto dei postumi
infortunistici residuali, e meglio l’operaio di fabbrica presso la __________
di __________, l’operaio programmatore presso __________, l’affilatore presso
la __________, il trafilatore presso la __________ e l’operaio presso la __________,
i dipendenti di tali ditte percepivano in media, nel 2007, un reddito annuo
pari a fr. 46'738.-- (cfr. doc. 162).

 

                                         D’altro
canto, sempre in conformità alla giurisprudenza evocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che
entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati
dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 162 si evince che sono 45 i
posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo
ammontano, rispettivamente, a fr. 29’250.-- e a fr. 75’050.--, e infine che
quello medio è di fr. 48’241.--.

 

                                         L’assicurato
ha fatto valere di aver svolto le scuole elementari soltanto fino alla terza
classe e di non avere alcuna preparazione scolastica professionale specifica
(cfr. doc. I). 

 

                                         Questa
Corte osserva che la questione di sapere se l’assicurato è o meno in grado di
esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo, tutte e cinque le
attività ritenute dall’CO 1 può rimanere indecisa (cfr., in questo senso, la
STFA del 3 febbraio 2003 nella causa M., U 151/00, consid. 4.3 e del 23 gennaio
2003 nella causa D., U 196/02, consid. 4.5). L’insorgente, infatti, non
potrebbe pretendere una rendita di un’entità maggiore, neppure se il grado
della sua invalidità venisse determinato in applicazione dei dati statistici (e
non in base alle DPL dell’CO 1).

 

                                         A tale
proposito va, altresì, segnalato che è indubbio che, al di là di quelle
ritenute dall’assicuratore infortuni, sul mercato generale del lavoro esistono,
nel settore industriale e dell’artigianato, delle attività, essenzialmente di
controllo e di sorveglianza, fisicamente assai leggere e che non presuppongono
particolari attitudini intellettuali, che l’assicurato sarebbe in grado di
esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo, nonostante i postumi infortunistici
residuali che interessano il calcagno destro e la colonna lombare a seguito
della frattura del corpo vertebrale L3 (al riguardo cfr. SVR 2002 UV 15 pag. 49
consid. 3b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b; STFA del 20 aprile 2004 nella causa
K., U 871/02, consid. 3; STCA del 6 marzo 2006 nella causa C., 35.2005.86
consid. 2.10.).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale di cui si è detto al considerando 2.6.6., per la
determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i dati
statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1 elaborata dall'Ufficio
federale di statistica.

 

                                         Orbene -
utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 - il ricorrente, svolgendo nel
2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato
svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore
privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe
potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'732.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 6-2008, p. 90), esso ammonta a fr. 4'933.11
mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio
1999, consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2007 (cfr. www.bfs.admin.ch
per il dato relativo alla variazione annua del 2007) un
reddito mensile di fr. 5’012.-- oppure di fr. 60’144.-- per l'intero
anno (fr. 5’012.-- x 12).

 

                                         L’assicurato,
quale macchinista/manovale presso la __________ di __________, avrebbe
guadagnato nel 2007 fr. 64’064.--/anno (cfr. doc. 146) per un’occupazione a
tempo pieno, corrispondenti a fr. 5'339.-/mese. 

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari per un'attività equivalente (cioè
fr. 63’639.--/ anno e 5’303.--/mese; cfr. Tabella TA1
2006 p.to 45 “Costruzioni”, livello di qualifica 4: fr. 5’007.-- X 12 mesi =
60’084.--, riportato su 41.7 ore/settimana = fr. 62’637.-- e pari per il 2007,
dopo adeguamento all’indice dei salari nominali, a fr. 63’639.--).

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008 menzionata al considerando
precedente.

 

                            2.6.8.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle
varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF
126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di ridu