# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f0debf10-a940-5754-abf4-0466440adfeb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 06.11.2006 INC.2006.34603
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-34603_2006-11-06.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.34603

  	
  Lugano

  6 novembre 2006

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Claudia Solcà

  
	
   

  sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
  presentata il 30 ottobre 2006 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  
	
   

  	
   

  e qui trasmessa con preavviso negativo dell’2 novembre
  2006 dal

   

  Procuratore pubblico Rosa Item, Lugano

  

 

 

viste le osservazioni al
preavviso negativo della difesa dell’accusato del 2 novembre 2006;

 

visto l’incarto MP __________;

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

 

__________ è stato arrestato il
20 luglio 2006 su ordine d’arresto del Procuratore pubblico Rosa Item (AI 21)
per titolo di infrazione aggravata alla LStup. Con istanza del 21 luglio 2006
(AI 24) il PP ha promosso l’accusa per titolo di infrazione aggravata e
contravvenzione alla LStup, chiedendo la conferma dell’arresto per i bisogni
dell’istruzione – per la determinazione dell’esatto quantitativo di sostanza
stupefacente acquistato, rispettivamente venduto, offerto o tenuto in deposito,
nonché della data d’inizio della sua attività e per l’identificazione dei suoi
clienti e fornitori – e pericolo di recidiva considerato il precedente
specifico e la sua situazione economica. Con decisione 21 luglio 2006 il GIAR,
considerata l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza a carico
dell’accusato, ne ha confermato l’arresto per i bisogni dell’istruzione – per
procedere con i confronti e la verifica dei destinatari della sostanza
stupefacente (anche attraverso controlli telefonici) – e per pericolo di
recidiva, visto il precedente penale, il consumo di sostanze stupefacenti da
parte dell’accusato e l’assenza di mezzi finanziari (AI 25).

 

B.

 

Il 30 ottobre 2006 __________,
con l’istanza in discussione (Inc. GIAR 346.2006.3, doc. 1), per il tramite del
suo difensore, chiede di essere posto in libertà provvisoria; a suo dire,
sebbene non intenda mettere in dubbio la presenza di gravi e concreti indizi di
colpevolezza, non sussisterebbero più i motivi di interesse pubblico quali il
pericolo di fuga – considerati i forti legami famigliari in __________ –, i
bisogni istruttori – una volta esperiti i confronti con __________, __________
e __________ non si potrebbe più parlare di pericolo di collusione – mentre che
per quanto riguarda il pericolo di recidiva “malgrado due precedenti
specifici, non vi sono circostanze concrete che permettono di ritenere che
l’accusato sia concretamente suscettibile di recidivare prima del processo”
non essendo per di più tossicodipendente e dal profilo finanziario a carico
della pubblica assistenza e perciò “in grado di sostentarsi senza svolgere
un’attività di spaccio” (istanza, p. 2) ed inoltre, in occasione del
precedente procedimento, __________ è giunto al dibattimento dopo un periodo di
circa 10 mesi di libertà provvisoria senza recidivare, dimostrando di avere il
necessario timore della sanzione (istanza, p. 3).

 

 

C.

 

Il magistrato inquirente, con
preavviso negativo 2 novembre 2006 (Inc. GIAR 346.2006.3, doc. 2), ribadisce
che esistono gravi e concreti indizi di colpevolezza come dalle ammissioni
dell’accusato stesso, rilevabili sia dal rapporto di Polizia che dai verbali
d’interrogatorio dell’accusato, e concreto pericolo di recidiva. Visti i
precedenti a suo carico – egli non è nuovo all’attività di spaccio di cocaina (__________è
già stato condannato nel 2002 ad una pena di 6 mesi di detenzione da espiare
per infrazione alla LStup considerata una condanna precedente ad una lunga pena
da espiare per importazione di cocaina in __________ (cfr. verb. PP 04.08.2006,
p. 4) – nonché la sua precaria situazione finanziaria, essendo a beneficio
della pubblica assistenza, “__________non dà garanzia alcuna che si asterrà
dal commettere nuovamente lo stesso reato visto anche la mancanza di
prospettive alternative”. Egli ha altresì dimostrato che le condanne
precedenti non sono state di monito alcuno essendo ricaduto in breve tempo
nella commissione del medesimo tipo di reato (preavviso negativo, p. 2 e 3).

 

 

D.

 

L’istante, con osservazioni 2
novembre 2006 (inc. GIAR 346.2006.3, doc. 4), ribadisce quanto esposto
nell’istanza di libertà provvisoria, concentrandosi a contestare l’esistenza
del pericolo di recidiva con motivazioni di cui, se del caso, si dirà nel
seguito.

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

 

1.

 

L’accusato, detenuto, è
pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.

Il preavviso del Procuratore
pubblico, ritenuta ricezione dell’istanza il 30 ottobre 2006, è tempestivo
avendo trasmesso a questo ufficio preavviso negativo il 2 novembre 2006, nel termine
quindi di 3 giorni.

Il termine di cui all’art. 108
cpv. 2 CPP, avendo questo ufficio ricevuto quanto sopra, unitamente all’incarto
penale completo, il 2 novembre 2006, cade domenica 5 novembre 2006 e, essendo
giorno festivo, viene riportato a lunedì 6 novembre 2006.

 

 

2.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

 

 

L’art. 95 CPP – corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un
crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni
dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare
ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 ,
pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP
1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR
21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

 

 

3.

 

Sebbene non contestata,
l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata
d’ufficio, pur nei limiti di competenza di questo giudice derivanti dalla sua
funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il
mantenimento della misura restrittiva della libertà personale e non di valutare
nella sostanza l’esistenza di un reato.

Per quanto qui di interesse basti
ricordare che l’istante, nel suo verbale d’interrogatorio del 31 agosto 2006,
ha confermato di avere acquistato, tra luglio 2003 e luglio 2006 un
quantitativo complessivo di 712/783 grammi di cocaina dei quali 198 grammi
consumati personalmente ed altrettanti procurati ed offerti alla compagna __________,
91/109 grammi venduti a clienti indicati con il nominativo e 252/295 grammi
venduti a clienti occasionali che lo chiamavano dalle cabine telefoniche. __________
ha poi dichiarato di avere acquistato 400/450 grammi da __________ __________
tra novembre 2005 e il 20 luglio 2006, mentre che la rimanenza se la sarebbe
procurata in precedenza da spacciatori di colore della __________.

4.

 

In merito ai
bisogni istruttori atti a giustificare la detenzione preventiva, l’accusato
sostiene che non vi sarebbe motivo per ritenere che egli non si presenterà a
eventuali futuri interrogatori se richiesto, mentre che il pericolo di
collusione non sarà più d’attualità una volta esperiti i confronti con __________
e __________. Dello stesso parere appare il PP che, nel preavviso negativo, ha
affermato che l’inchiesta volge ormai al termine e che “occorrerà procedere
ad un verbale conclusivo dell’accusato per poi procedere al deposito degli atti
e, fatta salva la richiesta di complementi istruttori, alla chiusura
dell’istruttoria ed all’emissione dell’AA” (preavviso negativo, p. 2).

 

 

5.

 

Il pericolo di recidiva è l’unico
motivo di interesse pubblico evocato dal magistrato inquirente, con riferimento
all’intensità dell’attività delittuosa, alla ricaduta di __________, dopo due
condanne a pene ferme per reati analoghi, e alla sua difficile situazione
finanziaria.

 

A mente dell’istante non sarebbe
dato in quanto non sufficientemente concreto e non fondato su una prognosi
molto sfavorevole per il periodo che intercorre tra la liberazione provvisoria
e la celebrazione del processo. Per la difesa l’accusato sarebbe persona
ragionevole e non dipendente da droghe e, sapendosi sotto la lente della Polizia,
non si prenderebbe il rischio di ricominciare con un’attività di spaccio: di
ciò ne sarebbe testimonianza il periodo di libertà provvisoria intercorso prima
del processo del 2002. __________ sarebbe poi a beneficio della pubblica
assistenza e perciò in grado di sostentarsi senza dover ricorrere ad attività
illecite. La messa in libertà potrebbe anche facilitare la reintegrazione
dell’accusato, e magari anche il reperimento di un lavoro.

 

Dagli atti risulta che il periodo
di commissione dei reati è esteso. Benché __________ faccia risalire a novembre
2005 l’inizio di una regolare attività di spaccio di una certa importanza (con
riferimento alla cocaina acquistata da __________) non si può non ricordare
come, per sua stessa ammissione, abbia non solo venduto cocaina a tale __________
nel 2003 e nel 2004, ma abbia regolarmente rifornito l’amica __________ di
cocaina, da luglio 2003 al giorno dell’arresto, con un quantitativo complessivo
di oltre 189 grammi di tale sostanza.

Ciò per dire che, al contrario di
quanto affermato dalla difesa, la condanna a sei mesi di detenzione da espiare,
inflittagli dalla Corte delle Assise correzionali di __________, che l’aveva
riconosciuto colpevole di infrazione e contravvenzione alla LStup il 2 ottobre
2002 – per avere acquistato per conto di un terzo, da spacciatori africani
almeno 60/70 grammi di cocaina tra aprile e settembre 2001 –, non è servita da
monito alcuno nei confronti dell’accusato che anzi, pochi mesi dopo la sua
pronuncia – considerato che ha scontato il residuo della pena (dedotto il
carcere preventivo sofferto) tra il 16 febbraio ed il 18 aprile 2003 – ha
ricominciato a vendere cocaina almeno a __________ (ad agosto 2003 e in
un’occasione nel corso del 2004) ed a procurarne regolarmente all’amica __________
(da luglio 2003 al giorno dell’arresto).

 

La difesa evoca a favore del
proprio patrocinato un asserita tranquillità finanziaria, essendo quest’ultimo
a beneficio della pubblica assistenza, tranquillità finanziaria che
concorrerebbe a scongiurare il pericolo di recidiva.

A torto.

È infatti __________ stesso ad
affermare che “preciso che fino alla fine di ottobre 2005 lavoravo ed avevo
un’entrata finanziaria maggiore dell’attuale. I soldi per acquistare la cocaina
per me e per la mia compagna, li prendevo dallo stipendio che percepivo e dalle
entrate della mia compagna” (verb. PP 31 ottobre 2006, p. 2). Appare chiaro
che, con le entrate della sola pubblica assistenza, l’accusato non riesce a far
fronte ai propri consumi ed, anzi, parrebbe essere stato proprio il cambiamento
del reddito di novembre 2005 a far sì che egli aumentasse la propria attività
di spaccio.

 

Si tratta quindi, di un’attività
criminale intensa, effettuata in modo ripetuto, riferita a cocaina con un grado
di purezza per lo più indeterminato e, almeno da novembre 2005 (per stare alle
sole dichiarazioni dell’accusato), al fine di assicurare il proprio consumo e
il consumo della propria compagna, consumo che è comunque perdurato dal 2003 fino
all’arresto, o quanto meno poco prima di esso, con un’intensità di circa 3/4
grammi alla settimana (cfr. verb. 5 settembre 2006, confronto tra __________ e __________,
p. 4).

Non vi è agli atti nessun
elemento, e neppure la difesa ne menziona l’esistenza, che faccia pensare ad un
miglioramento della situazione finanziaria dell’accusato, miglioramento che
permetterebbe, con una certa verosimiglianza, di far fronte al pericolo che __________,
se rimesso in libertà, ritorni a spacciare o a intermediare traffici di
stupefacenti per permettere il proprio consumo e quello della propria compagna
(consumo che da tre anni a questa parte è stato di una certa importanza ma
soprattutto regolarità). Che __________ sia un consumatore regolare di cocaina
lo si evince infatti dagli atti (dalle sue ammissioni e da quelle della
compagna) e nulla muta a questo proposito il fatto che non sarebbe attualmente,
in carcere, sottoposto a terapie sostitutive.

Nulla muta anche il fatto che
pure il suo ultimo fornitore sia stato tratto in arresto, avendo l’accusato, in
un passato non troppo lontano, dimostrato di sapersi rifornire anche da altri
fornitori della __________.

 

Tutti questi elementi di fatto
concorrono ad indicare concreto ed attuale pericolo di recidiva (SJ 1981, DTF
123 I 268; G. Piquerez, Procédure pénale suisse, n° 2357; N. Schmid, Strafprozessrecht,
4. Auflage, n° 701b), non ovviabile con le misure sostitutive proposte dalla
difesa, di poco praticabile attuazione ed il cui esito, in caso i test fossero
postivi, starebbe soltanto ad indicare una ricaduta nel consumo e non
servirebbe di certo come mezzo di prova per avvalorare una ricaduta nello
spaccio; potendo per di più ________ tentare di giustificare eventuali
risultati positivi alle analisi delle urine con assunzioni occasionali di
sostanza stupefacente offertagli da conoscenti o amici o reperita grazie a
prestiti di terzi.

È poi indubbio che si è di fronte
a reati di una certa gravità e che mettono in pericolo la salute pubblica (DTF
105 Ia 26).

 

Una carcerazione preventiva di
una certa durata e in determinate condizioni può concorrere a relativizzare il
pericolo di recidiva, poiché considerata quale monito per il futuro, ma ciò non
appare il caso nella fattispecie in questione.

 

Il carcere già sofferto sia in __________
che in __________, per reati connessi con il traffico e lo spaccio di cocaina,
avrebbe infatti già dovuto servire da monito ed invece __________ ha
continuato, praticamente senza soluzione di continuità (almeno dalla condanna
del 2002) con la stessa tipologia di reato per cui già era stato arrestato in dicembre
2001 (con un periodo di carcerazione preventiva protrattosi dal 3 dicembre 2001
al 30 gennaio 2002) e per il quale ha scontato il residuo della pena tra il 16
febbraio ed il 18 aprile 2003, e cioè a intermediare, a procurare a terzi e a
spacciare cocaina, oltre che a consumarne.

 

 

6.

 

In conclusione, il mantenimento
della carcerazione preventiva cui è astretto __________ è giustificato dalla
presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati ascritti, in particolare
per l’infrazione aggravata alla LStup, e dal perdurare di un concreto pericolo
di recidiva, così come indicato nei considerandi che precedono.

La durata della carcerazione (in
corso da poco più di tre mesi) – considerato che il magistrato inquirente ha
assicurato di intendere procedere con un verbale conclusivo per continuare con
il deposito degli atti e, in caso di assenza di complementi istruttori, la cui
richiesta per il momento non è avanzata dalla difesa, con il rinvio a giudizio,
così da arrivare celermente al processo, è rispettoso del principio di
proporzionalità e ciò alla luce della gravità dei reati ascritti – senza
dimenticare gli importanti quantitativi di cocaina in gioco che mettono in
pericolo la salute pubblica, del periodo di commissione degli stessi e ritenuto
che se le accuse dovessero essere confermate il rischio di pena può certamente
essere collocato ben oltre il periodo di carcere preventivo sin qui sofferto e
prevedibilmente da soffrire sino alla celebrazione del processo, e ciò
indipendentemente dall’entrata in vigore delle nuove norme generali del CP
sulla sospensione condizionale parziale della pena.

 

 

7.

 

In conclusione, sufficienti
presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla
giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di __________,
atti a giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà.
Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione deve essere
respinta, con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39
let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).

 

 

Per questi motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.               
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.               
Non si percepiscono né tasse né spese giudiziarie.

 

 

3.               
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.               
Intimazione (anticipata via fax):

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Claudia Solcà