# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 108e5958-fc6e-5ed7-a7c2-90466cad899a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 23.11.2018 60.2018.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2018-181_2018-11-23.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2018.181

   

  	
  Lugano

  23 novembre 2018/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Raffaele Guffi, vicepresidente,

  Andrea Pedroli e Flavia Verzasconi (in sostituzione
  di Mauro Mini e di Giovan Maria Tattarletti, ricusatisi)

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 6/9.7.2018 presentato da

 

 

	
   

  	
   RE 1, , 

  patr. da:   PR 1 , 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la pronuncia 25.6.2018 del procuratore pubblico
  Andrea Maria Balerna, nel contesto del procedimento sfociato nel decreto di
  abbandono 16.12.2010 (ABB 193/2010), in tema di indennità;

  

 

 

preso atto degli scritti 19.7.2018 del magistrato
inquirente – che, esposte le sue considerazioni, ha chiesto la reiezione del
gravame – e 23/24.7.2018 di RE 1 – che, comunicando di non replicare, si è
confermato nel contenuto del reclamo –;

 

 

letti ed esaminati gli atti di cui all’inc. MP
2003.7183;

 

 

considerato

 

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   Il
16.9.2003 l’allora procuratore pubblico Claudia Solcà ha arrestato __________,
allora vicedirettore della __________ (ora __________) [di seguito __________],
che – autodenunciatosi quel giorno – aveva riferito di avere effettuato su
conti di clienti operazioni speculative a termine su divise, in parte senza
sufficiente copertura, ledendo il patrimonio della banca per oltre CHF 90 milioni.

 

                                         A
carico dell’imputato, in detenzione fino al 23.9.2004, è stato promosso un procedimento
per (anche) reati contro il patrimonio.

 

                                         Con
sentenza TPC 72.2011.8 del 21.12.2011 la Corte delle assise criminali –
pronunciandosi nella procedura abbreviata (art. 358 ss. CPP) – ha dichiarato __________
autore colpevole di amministrazione infedele aggravata, ripetuto abuso di un
impianto per l’elaborazione di dati e ripetuta falsità in documenti e l’ha
condannato alla pena di tre anni di detenzione, dedotto il carcere preventivo
sofferto, sospesa condizionalmente per un anno, undici mesi e ventidue giorni,
con un periodo di prova di due anni.

 

 

                                  b.   Con
scritto 23.9.2003 – pochi giorni dopo l’autodenuncia di __________ – la __________
(rappresentata dal consiglio di amministrazione) ha comunicato a RE 1 (__________),
allora direttore dell’istituto bancario, la risoluzione con effetto immediato
del rapporto di lavoro “(…) a causa della situazione che la Banca (…) si
trova ad affrontare dovuta anche ad una chiara violazione dei doveri di controllo
e sorveglianza da parte sua, (…)”.

 

                                         La
__________, richiesta di giustificare il licenziamento, con lettera 31.10.2003
ha indicato che, “in qualità di Direttore e in base al suo contratto di
lavoro, il signor RE 1, oltre a doversi occupare della direzione generale,
aveva in particolare l’incarico di gestire, nonché di sorvegliare gli averi
patrimoniali della __________ di __________. Il signor RE 1 ha gravemente
trascurato gli obblighi di sorveglianza e di controllo vincolati alla sua
funzione (…). Le suddette violazioni dei suoi obblighi contrattuali e regolamentari
sono assolutamente certe e per questo motivo il signor RE 1 non è più in grado
di garantire una gestione e un’attività irreprensibile (…). Le ragioni sopra
citate e la perdita di fiducia ad esse collegata giustificano ampiamente il
licenziamento in tronco”.

 

                                         Nel
mese di gennaio 2004 ha cominciato a lavorare presso la __________ (poi
divenuta __________, __________).

 

 

                                   c.   RE
1 è stato sentito nel procedimento quale testimone il 17.9.2003, il 10.10.2003,
il 4.11.2003, il 23.2.2004, il 28.4.2004 e (a confronto con __________) il
6.5.2004 e il 2.6.2004.

 

 

                                  d.   Nel
corso dell’audizione 28.7.2004 __________, interrogato sul cifrato “__________”
(del quale __________, suo amico, era titolare e __________ era avente diritto
economico), ha riferito che aveva cominciato ad operare per conto suo e di RE 1,
utilizzando la relazione “__________” (sulla quale non si erano ripercosse le
perdite sofferte operando), con cambi divise a termine a partire dal 2000, che RE
1 gli aveva consegnato quattro kg d’oro quale garanzia, che avevano diviso a
metà gli utili (per un importo di CHF 450'000.-- circa ciascuno) e che RE 1 non
aveva mai controllato quello che faceva sul conto, limitandosi a constatare gli
utili quando gli consegnava la sua metà.

 

 

                                   e.   Il
29.7.2004 il magistrato inquirente ha disposto la comparizione forzata di RE 1
per essere interrogato quale indiziato.

 

                                         L’imputato,
sentito in tale veste per il reato di amministrazione infedele, ha negato che __________
operasse anche per conto suo sulla relazione “__________”, che dividessero gli
utili a metà e che fosse il proprietario dei quattro kg d’oro rinvenuti presso __________.

 

                                         Al
termine dell’audizione RE 1 è stato arrestato per bisogni dell’istruzione e pericolo
di collusione. Il 30.7.2004 l’allora giudice dell’istruzione e dell’arresto Edy
Meli ha mantenuto l’arresto considerati i gravi e concreti indizi di
colpevolezza e i bisogni dell’istruzione. Stante la non carcerabilità
dell’imputato, questi è stato ricoverato presso la __________.

 

                                         RE
1 è stato sentito a confronto con __________ il 4.8.2004. Gli imputati hanno
mantenuto le loro rispettive versioni.

 

                                         Il
qui reclamante è stato scarcerato al termine dell’interrogatorio.

 

 

                                    f.   RE
1 è stato interrogato ancora il 15.12.2004, il 30.9.2005 e il 13.10.2010. Ha
sempre negato i fatti imputatigli.

 

                                  g.   Con
decreto 25.11.2010 l’allora procuratore pubblico Giovan Maria Tattarletti, nel
frattempo divenuto titolare – con il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna
– del procedimento, ha disgiunto il procedimento penale a carico di __________
(che aveva chiesto il rito abbreviato) dal procedimento a carico di RE 1.

 

 

                                  h.   Con
pronuncia 16.12.2010 (ABB 193/2010) il magistrato inquirente ha decretato
l’abbandono del procedimento promosso nei confronti di RE 1 per titolo di amministrazione
infedele semplice e aggravata. Gli accertamenti esperiti non avevano permesso
di stabilire in modo certo se l’imputato fosse a conoscenza del fatto che __________
operasse sul conto “__________” e se ne avesse tratto a sua volta un beneficio
personale partecipando agli utili conseguiti. In ogni caso, anche qualora fosse
stata riscontrata una grave leggerezza nella condotta di RE 1 (segnatamente per
avere omesso regolari verifiche e controlli circa il rispetto dei limiti sui
volumi e sulle coperture e per essersi – secondo la versione di __________ –
accontentato di condividere gli utili realizzati), non sarebbero stati dati i
presupposti soggettivi del reato. Non c’erano infatti elementi concreti che
permettevano di ritenere che RE 1 avesse inteso oppure quantomeno preso seriamente
in considerazione che l’operatività posta in atto da __________ comportasse o
potesse comportare un rischio o addirittura un concreto danno al patrimonio dei
clienti o della banca rispettivamente che RE 1 avesse consapevolmente tollerato
tale eventualità.

 

 

                                    i.   Con
proposta di atto di accusa presentata in data 24/27.12.2010 (secondo le norme
del CPP/TI) la __________, __________, e la __________ hanno impugnato il
decreto di abbandono 16.12.2010 chiedendo la messa in stato di accusa di RE 1
per il reato di amministrazione infedele.

 

                                         Con
giudizio CRP 60.2010.426 del 23.5.2011, preso atto che le proponenti il
19/20.5.2011 avevano ritirato il gravame, l’allora Camera dei ricorsi penali ha
stralciato dai ruoli l’impugnativa.

 

 

                                    j.   Con
istanza 15.12.2011 RE 1 ha chiesto la rifusione, quale indennità per ingiusto
procedimento, dell’importo di CHF 1'313'480.--, oltre interessi, di cui CHF
46'696.70 per spese legali, CHF 325'934.-- per danno materiale riferito alla
perdita di guadagno dal mese di dicembre 2006 [quando si sarebbe trovato senza
occupazione in seguito all’interruzione del rapporto di lavoro con la __________
(presso la quale percepiva un salario mensile di CHF 6'600.--)] a quel momento,
CHF 858'000.-- per danno materiale connesso al pregiudizio futuro (importo pari
allo stipendio percepito presso la __________ moltiplicato per gli anni che mancavano
al pensionamento), CHF 450.75 per danno materiale inerente alle spese sostenute
per la carcerazione preventiva (somma direttamente da lui corrisposta a copertura
della fattura emessa dall’__________), CHF 2'400.-- per torto morale
concernente l’ingiusta carcerazione (CHF 300.--/giorno per otto giorni) e CHF
80'000.-- per torto morale (per le altre misure coercitive ordinate, il vasto
eco mediatico avuto dalla vicenda, la durata del procedimento penale).

 

 

                                   k.   Con
scritto 10.12.2012 il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna – divenuto
unico titolare del procedimento penale – ha domandato a RE 1 se avesse
un’assicurazione di protezione giuridica che coprisse, almeno in parte, le
spese legali.

 

                                         Il
19/21.12.2012 il qui reclamante ha comunicato che nel caso non era intervenuta
alcuna assicurazione di protezione giuridica.

 

 

                                    l.   Con
scritto 14/15.2.2013 RE 1 ha sollecitato l’evasione dell’istanza. Il 13.3.2013
il magistrato inquirente gli ha ricordato che successivamente alla
presentazione dell’istanza si erano intrattenuti in discussioni ed incontri
riguardanti le richieste avanzate e l’eventualità di presentare un complemento
/ una modifica all’istanza; ha comunicato che attendeva un suo cenno e che, in
assenza di novità, si sarebbe pronunciato sull’istanza in questione. Il
pubblico ministero, il 13.11.2013, facendo riferimento al suo scritto 13.3.2013
ed a successive conversazioni, ha chiesto di indicargli se intendeva presentare
emendamenti oppure nuove osservazioni alla domanda di indennizzo; in difetto di
ciò, ha addotto che si sarebbe pronunciato sulla base di quanto agli atti.

 

                                         Il
2/3.6.2015 RE 1 ha nuovamente sollecitato una decisione in merito all’istanza
di indennità. Con lettera 12.6.2015 il procuratore pubblico l’ha informato che
non poteva che ribadire la sua posizione negativa per quanto concerneva la
perdita di guadagno e che riteneva opportuno svolgere un incontro.

 

                                         Il
30.6.2015 ha avuto luogo un incontro tra il magistrato inquirente, RE 1, la di
lui moglie __________ e l’avv. PR 1. Il magistrato inquirente ha spiegato i
motivi per i quali non riteneva dato un nesso di causalità tra il procedimento
penale e la perdita di guadagno esposta, i limiti giurisprudenziali per il
torto morale e l’applicabilità della riduzione o del rifiuto dell’indennizzo
giusta l’art. 430 CPP. Dopo discussione tra le parti, RE 1 ha chiesto un
termine di 48 ore per comunicare se intendeva o meno modificare l’istanza di
indennità.

 

                                         Con
scritto 6/7.7.2015 RE 1 ha informato il magistrato inquirente che voleva mantenere
integralmente la domanda.

 

 

                                 m.   Con
pronuncia 23.10.2015 il procuratore pubblico ha respinto l’istanza di indennità
presentata il 15.12.2011 da RE 1.

 

                                         Il
pubblico ministero – ricordati il procedimento promosso nei confronti di __________,
l’apertura del procedimento a carico di RE 1 per le dichiarazioni del predetto,
il tenore del decreto di abbandono e il contenuto dell’istanza di indennità –
ha anzitutto riconosciuto le spese legali (pari a CHF 46'696.70).

 

                                         Ha
poi respinto la richiesta di danno materiale di complessivi CHF 1'183'934.--. La
perdita del posto di lavoro presso la __________ era intervenuta nel novembre
2006, ad oltre due anni dall’apertura del procedimento penale nei suoi confronti,
di modo che già soltanto la grande distanza temporale tra l’apertura del
procedimento e il suo licenziamento portava ad escludere l’esistenza di un sufficiente
nesso causale. Ha aggiunto che RE 1, nell’ottobre 2011, aveva ottenuto dal suo
ex datore di lavoro una dichiarazione sui motivi del licenziamento: stante la
tempistica, essa era evidentemente stata richiesta per l’imminente inoltro
dell’istanza di indennità. I disagi provocati all’azienda dal procedimento penale,
segnalati dall’ex datore di lavoro, avevano avuto durata estremamente limitata
(il conto bancario e il telefono aziendale essendo rimasti sequestrati per due
giorni rispettivamente per cinque giorni). Il rapporto di lavoro era continuato
ancora per due anni: si poteva ragionevolmente ritenere che la rescissione
della relazione lavorativa non fosse da ricondurre a dette ragioni. Era ancora
più evidente l’assenza di nesso causale tra il procedimento penale e l’asserita
futura perdita di guadagno. L’istante non aveva peraltro portato la prova del
nesso, limitandosi a dire che senza l’apertura del procedimento penale avrebbe
avuto una concreta prospettiva di rientrare nel settore bancario. La realtà era
che RE 1, dopo il licenziamento in tronco, era andato a lavorare per la __________,
attiva nella distribuzione di bibite e alimentari, dove aveva lavorato per
oltre due anni dopo l’apertura del procedimento. In seguito non aveva più
lavorato. Neppure dopo il decreto di abbandono. Non era dunque il perdurare del
procedimento ad impedire un suo reinserimento professionale (qualsiasi), ma
altri fattori. Il procuratore pubblico ha invece accolto la richiesta di
rifusione delle spese sostenute per la carcerazione (pari a CHF 450.75).

 

                                         Ha
di seguito riconosciuto CHF 1'600.-- (CHF 200.--/giorno per otto giorni) per torto
morale per la carcerazione sofferta. Ha ammesso, quale ulteriore torto morale,
la somma di CHF 5'000.--. Ha indicato che nella vicenda riguardante il buco di
oltre CHF 90 milioni causato da un membro della direzione della __________, di
evidente ed estremo interesse mediatico, RE 1 era uno dei protagonisti
principali (il secondo in ordine di importanza) fin dall’inizio, ovvero ben
prima e indipendentemente dall’apertura di un procedimento penale a suo carico.
A causa del suo non agire, egli era peraltro stato licenziato in tronco dopo la
scoperta dell’ammanco. Il fatto che il suo nome fosse abbinato all’affare “__________”
era pertanto circostanza indipendente dall’apertura di un procedimento penale
nei suoi confronti. Il magistrato inquirente ha aggiunto che si poteva comunque
ritenere che la notizia dell’apertura di un procedimento penale anche nei suoi
confronti avesse avuto un impatto negativo su RE 1, per cui si giustificava
riconoscere un importo per torto morale.

 

                                         Il
procuratore pubblico, esaminata successivamente la fattispecie dal profilo
dell’art. 430 CPP, ha respinto l’istanza di indennità, non risarcendo le
suddette poste del danno, pur di principio riconosciute. RE 1 era infatti stato
immediatamente licenziato in tronco dalla __________, che gli aveva imputato
gravi negligenze consistenti sostanzialmente nella mancata sorveglianza
dell’attività di __________. Si trattava di una grave violazione degli obblighi
di diligenza e fedeltà del lavoratore, previsti dal CO. Risultava quindi
accertato che l’istante avesse violato i suoi doveri di dirigente della __________,
permettendo così l’avverarsi del gravissimo danno subito dall’istituto
bancario. Si era dunque in presenza di un comportamento illecito e colpevole di
RE 1. La colpa non appariva di certo lieve, già soltanto in considerazione del
ruolo e del rango ricoperti in __________. Il magistrato inquirente ha aggiunto
che il procedimento penale a suo carico era stato aperto per le chiare dichiarazioni
di __________, che non avevano trovato né conferma né smentita. Dette affermazioni
davano tuttavia un senso alla, fino a quel momento, inspiegabile negligenza
dell’istante nella sorveglianza di __________.

 

 

                                  n.   Con
giudizio CRP 60.2015.371 del 24.3.2016 questa Corte ha accolto il reclamo
5/6.11.2015 di RE 1 annullando la predetta decisione e rinviando gli atti al pubblico
ministero.

 

                                         Questa
Corte – ammessa la competenza del procuratore pubblico a pronunciarsi
sull’istanza di indennità riferita ad un decreto di abbandono emanato vigente
il CPP/TI, riconosciute la tempestività del gravame e la legittimazione di RE 1,
ricordato il diritto applicabile – ha ritenuto, con riferimento all’art. 430
CPP, che il magistrato inquirente si fosse limitato ad affermare che il licenziamento
di RE 1 era occorso a causa di asserite manifeste negligenze nella sorveglianza
di __________. Condotta che costituiva una grave violazione degli obblighi di
diligenza e di fedeltà. Questa conclusione non era tuttavia sufficientemente
motivata. Il pubblico ministero aveva omesso di indicare quali obblighi di diligenza
e di fedeltà incombessero a RE 1, quali obblighi questi avesse disatteso e in
che misura le manchevolezze fossero in rapporto di causalità con l’apertura del
procedimento penale. Non aveva inoltre esposto in che maniera le sedi della __________
fossero coordinate dal profilo degli investimenti e quali fossero le persone
preposte al loro controllo ed alla loro valutazione. Il magistrato inquirente
doveva parimenti esaminare anche l’eventuale violazione del principio di celerità.

 

 

                                  o.   Con
lettere 28/31.10.2016, 2/3.3.2017, 19/23.5.2017 e 25/28.8.2017 RE 1 ha sollecitato
una nuova decisione.

 

                                         Con
scritto 29.9.2017 il magistrato inquirente gli ha comunicato di avere svolto
gli opportuni approfondimenti; gli mancavano tuttavia alcuni elementi: ha
quindi chiesto a RE 1 di trasmettere documentazione inerente ai rapporti tra
lui medesimo e la __________ e/o la __________.

 

                                         Il
19/20.2.2018 RE 1 ha recapitato al pubblico ministero gli atti, adducendo segnatamente
che le circostanze del licenziamento avevano assai poco a che vedere con
l’apertura del procedimento (da ricondurre alle dichiarazioni di __________).

 

                                         Con
scritto 28/29.5.2018 l’istante ha risollecitato una decisione.

 

 

                                  p.   Con
decreto 25.6.2018 il procuratore pubblico si è ripronunciato sull’istanza
15.12.2011 respingendola sostanzialmente con le medesime argomentazioni esposte
nel giudizio 23.10.2015.

 

                                         In
aggiunta ha citato la lettera di licenziamento 23.9.2003 e le successive motivazioni
di cui allo scritto 31.10.2003: in quest’ultimo atto la __________ aveva evidenziato
che l’allora direttore aveva il dovere contrattuale di garantire la direzione generale
e di gestire e sorvegliare gli averi patrimoniali dell’istituto bancario; gli
veniva in particolare contestato di avere, nei confronti di __________, gravemente
trascurato i suoi obblighi di sorveglianza e di controllo; gli veniva ribadita
la certezza delle violazioni dei suoi obblighi contrattuali e regolamentari e
la loro incompatibilità con la garanzia di un’attività irreprensibile secondo
la LBCR.

 

                                         Il
magistrato inquirente ha addotto che l’ampiezza e la gravità delle negligenze
professionali commesse da RE 1 e il loro nesso causale con il danno cagionato
all’istituto bancario erano evidenti al punto da renderne superflua e sproporzionata
un’indicazione puntuale: si è limitato a rinviare al contenuto del rapporto __________
del febbraio 2004 (p. 51 s.). Ha indicato che RE 1 aveva accettato e difeso nei
confronti del consiglio di amministrazione della __________ e della direzione
del gruppo delle __________ un’operatività eccezionale, per volumi, rischi e
tipologia, attuata da __________, senza controllarla, garantendo però nel
contempo ai suoi superiori di avere sotto controllo l’attività della banca. RE
1 aveva violato l’obbligo di diligenza che doveva al suo datore di lavoro e,
anche, il dovere di salvaguardare con fedeltà gli interessi legittimi.

 

                                         Ha
aggiunto che i comportamenti contestatigli con riferimento al mancato controllo
dell’operato di __________ erano manifestamente in rapporto di causalità diretta
con l’apertura del procedimento penale a suo carico. __________ aveva potuto
agire illecitamente come aveva fatto anche grazie all’assenza di controllo da
parte del suo superiore diretto. Le dichiarazioni di __________ – secondo cui RE
1 era compartecipe dei suoi guadagni – avevano dunque fornito agli inquirenti
un nuovo elemento atto a spiegare il comportamento negligente dell’allora direttore
nei suoi compiti di controllo. Questa condotta non era stata vista fino a quel
momento come indizio sufficiente per l’apertura di un procedimento. La chiamata
in causa di __________, che appariva a quel momento vestita e disinteressata,
era propria a far nascere, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza
della vita, il sospetto di un comportamento penalmente rilevante che
giustificava l’apertura di un procedimento.

 

                                         Risultava
accertato che RE 1 avesse violato i propri doveri contrattuali nei confronti
della __________, permettendo così l’avverarsi del danno. Si era in presenza di
un comportamento illecito e colpevole in rapporto di causalità diretta con
l’apertura del procedimento penale. In applicazione dell’art. 430 CPP erano di
conseguenza adempiuti i presupposti per negare l’indennità.

 

 

                                  q.   Con
gravame 6/9.7.2018 RE 1 postula che, in accoglimento dell’impugnativa, la
decisione 25.6.2018 sia riformata nel senso che gli siano rifusi CHF
1'313'480.--, oltre interessi.

 

                                         Il
reclamante, ricordata la vicenda penale, adduce che – dopo il licenziamento
dalla __________ – avrebbe faticato a trovare un nuovo impiego: grazie al sostegno
ed alla stima di cui godeva a __________ sarebbe riuscito, nel 2004, a farsi
assumere da una ditta di distribuzione di bevande, seppure con una remunerazione
praticamente dimezzata rispetto a prima. Tutto questo sarebbe stato sconvolto
dall’avvio del procedimento proprio nel 2004: sarebbe stato arrestato sul posto
di lavoro; perfino il conto bancario della ditta sarebbe stato sequestrato. Anche
se dopo la scarcerazione avrebbe ripreso il lavoro, le condizioni sarebbero
mutate drasticamente. Non si sarebbe più trattato del direttore di banca
ingiustamente licenziato, ma di una persona che lo stesso Ministero pubblico
aveva arrestato e riteneva corresponsabile dell’ammanco di CHF 90 milioni. In
questa situazione, malgrado i rapporti personali, le condizioni di lavoro non
sarebbero che peggiorate, fino allo scioglimento del rapporto di lavoro nel
2006. Rileva che sia lui stesso sia il datore di lavoro avrebbero fatto il
possibile per mantenere questo rapporto (l’uno perché si sarebbe trattato della
sua fonte di sostentamento, l’altro per umanità), ma alla fine non ci sarebbe
più stato nulla da fare. Da allora non sarebbe più riuscito a trovare un
lavoro; avrebbe esaurito ogni sussidio, mantenendosi grazie al consumo dei
risparmi. Nella ricerca di un posto di lavoro in ambito bancario, fiduciario,
pubblico o impiegatizio in generale il fatto di avere pendente un procedimento
penale per gravi reati patrimoniali sarebbe evidentemente sempre stato
preclusivo. Una volta pronunciato l’abbandono, avrebbe ormai avuto 55 anni e
sarebbe stato inattivo in ambito bancario da quasi 7 anni e in assoluto da 5
anni. Oggi avrebbe più di 60 anni e le prospettive di lavoro sarebbero pari a
zero. Da qui le sue richieste risarcitorie. Il fatto che l’ex datore di lavoro
avrebbe rilasciato una dichiarazione scritta sulle cause della cessazione del
rapporto di lavoro nell’imminenza dell’introduzione dell’istanza di indennità
non sarebbe motivo di sospetto: essa sarebbe stata allestita soltanto quando
richiesta. Il contenuto della dichiarazione sarebbe assolutamente chiaro.
Sarebbe pacifico il nesso causale fra il procedimento penale e la perdita del suo
posto di lavoro rispettivamente l’impossibilità di trovare successivamente un
nuovo impiego. Senza il procedimento penale non sarebbe invero stato nella
condizione di cercare un posto di lavoro a quell’età e con quella formazione.

 

                                         Rimprovera
poi al magistrato inquirente di avergli riconosciuto CHF 200.--/giorno per la
carcerazione preventiva, senza motivare perché non avrebbe ammesso la somma
richiesta di CHF 300.--/giorno. Contesta l’assegnazione dell’importo di soli
CHF 5'000.-- per torto morale: il fatto che la vicenda abbia suscitato molto
clamore per l’entità dell’ammanco sarebbe innegabile; sarebbe nondimeno indifferente
ai fini della lesione subita con i numerosi articoli di giornale che per anni
avrebbero riportato e ribadito che era accusato di reati penali. La circostanza
di essere stato messo alla berlina per anni, anche quando ormai sarebbe stato
pacifico per gli inquirenti che dovesse essere pronunciato un decreto di
abbandono, sarebbe particolarmente lesivo.

 

                                         Il
reclamante, con riferimento all’art. 430 CPP, sostiene anzitutto che il suo
licenziamento sarebbe stato sui generis: lo stipendio sarebbe stato
corrisposto, il licenziamento sarebbe stato contestato e la vertenza sarebbe
stata risolta con una transazione. Aggiunge che la ricostruzione secondo cui,
in qualità di direttore, sarebbe stato de jure responsabile di quanto
faceva __________ e del relativo controllo sarebbe in realtà assai discutibile:
in considerazione del controllo che sarebbe spettato al consiglio di
amministrazione, ai revisori interni ed esterni e, soprattutto, alla __________
(attraverso la quale sarebbero occorse tutte le transazioni). Le violazioni contrattuali
attribuitegli non sarebbero che un’affermazione di (contro-)parte, contestata e
tradottasi in una transazione di segno diametralmente opposto. Per RE 1, anche
il fatto che non avrebbe più offerto la garanzia di un’attività irreprensibile
sarebbe un’affermazione di parte della banca, non confermata da alcuna
decisione in proposito da parte della CFB. Il magistrato inquirente, invitato
da questa Corte ad indicare le norme che avrebbe violato, avrebbe menzionato soltanto
l’art. 3 LBCR, norma tuttavia non pertinente. Non avrebbe spiegato in cosa
consisterebbe l’illecito (civile) in nesso causale adeguato con l’apertura del
procedimento penale a suo carico. Il procedimento penale sarebbe stato promosso
sulla base di una presunta chiamata in correità di __________: esso sarebbe
privo di qualsiasi nesso causale con le ipotetiche violazioni contrattuali
attribuitegli. Nessuno avrebbe mai avuto sospetti su di lui e nessuno avrebbe
mai pensato di accollargli responsabilità penali per il modo in cui aveva
svolto il suo ruolo di direttore. L’ipotesi di reato per la quale era stato
aperto il procedimento sarebbe stata assai puntuale e avrebbe potuto
coinvolgere in ugual misura un direttore rigidamente controllante, così come un
direttore più lassista: si sarebbe infatti trattato semplicemente di aver
dirottato o meno, su un conto, profitti realizzati da clienti sulle loro
relazioni.

 

                                         Si
dovrebbe considerare la violazione del principio di celerità.

 

                                         Delle
ulteriori argomentazioni e delle osservazioni del procuratore pubblico si dirà,
se necessario, in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

                                   1.   Giusta
l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto, entro il termine
di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e, in ogni momento,
contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e, ancora, delle
autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui esso è
espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Il reclamo, presentato in data 6/9.7.2018 contro il
decreto 25.6.2018 del magistrato inquirente, è tempestivo (perché introdotto nel termine di dieci giorni a’
sensi dell’art. 396 cpv. 1 CPP).

 

                                         2.2.

                                         Questa
Corte, nel giudizio CRP 60.2015.371 del 24.3.2016, ha riconosciuto la competenza
del procuratore pubblico a pronunciarsi in tema di indennità riferita ad un
decreto di abbandono prolato vigente il CPP/TI (consid. 2.1.). La sua decisione
25.6.2018, emanata in applicazione degli art. 429 s. CPP, è dunque impugnabile
a questa Corte secondo le disposizioni del CPP (BSK StPO – P. GUIDON, 2. ed., art. 393 CPP n. 10; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429
CPP n. 33; ZK StPO – A.J. KELLER, 2. ed.,
art. 393 CPP n. 16). Il reclamo introdotto da RE 1 è di conseguenza proponibile.

 

                                         2.3.

                                         RE
1, imputato prosciolto, è legittimato a reclamare giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP
avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del
decreto 25.6.2018 del magistrato inquirente con cui non gli è stata
riconosciuta l’indennità da lui richiesta (decisioni TF 6B_423/2016 del
26.1.2017 consid. 1.; 1B_704/2011 dell’11.7.2012 consid. 1.3.; decisione TPF
BB.2014.175 del 21.10.2015 consid. 1.1./1.2.).

 

                                         2.4.

                                          Le esigenze di forma e
motivazione del reclamo sono rispettate.

 

                                         Il
gravame è, in queste circostanze, ricevibile in ordine. 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         In applicazione dell’art. 429 cpv. 1 CPP, se è
stato pienamente oppure parzialmente assolto o, ancora, se il procedimento penale
nei suoi confronti è stato abbandonato, l’imputato ha il diritto a: 

 

a.   un’indennità
per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti
procedurali;

b.   un’indennità
per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al
procedimento penale; 

c.   una
riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi
personali, segnatamente in caso di privazione della libertà.

 

                                         L’autorità
penale esamina d’ufficio le di lui pretese. Può invitare l’imputato a
quantificarle e comprovarle (art. 429 cpv. 2 CPP).

 

                                         3.2.

                                         3.2.1.

                                         L’art.
429 CPP fonda una responsabilità
causale dello Stato, indipendente quindi da una colpa delle autorità penali
(decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid. 3.2.; 6B_1054/2017 del
23.7.2018 consid. 3.2.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; BSK StPO – S. WEHRENBERG
/ F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 6; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art.
429 CPP n. 2; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO Praxiskommentar, 3. ed., art. 429
CPP n. 6; messaggio 21.12.2005 concernente l’unificazione del diritto
processuale penale, in FF 2006 p. 1231), chiamato a rispondere della totalità
del danno [spese di patrocinio (decisione TF 6B_120/2018 del 31.7.2018 consid.
7.1.), danno economico (decisione TF 6B_814/2017
del 9.3.2018 consid. 1.1.1.) e torto morale (decisione TF 1087/2017 del
18.1.2018 consid. 1.2.)] cagionato all’imputato (BSK StPO – S. WEHRENBERG / F.
FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 8; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO
Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 2 s.).

 

                                         3.2.2.

                                         Il
nocumento deve presentare un nesso causale, secondo il diritto della responsabilità
civile, con il procedimento (decisioni TF 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid.
1.1.1.; 6B_740/2016 del 2.6.2017 consid. 3.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.;
BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 9; messaggio
21.12.2005 concernente l’unificazione del diritto processuale penale, in FF
2006 p. 1231) conclusosi con un decreto di (parziale) abbandono o di non luogo
a procedere (DTF 139 IV 241 consid. 1.) o con un’assoluzione
totale o parziale (ZK StPO –
Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 3; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO
Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 1/4).

 

                                         3.2.3.

                                         Le
competenti autorità penali devono pronunciarsi d’ufficio sulle pretese di indennizzo
e di riparazione del torto morale, come esige esplicitamente l’art. 429 cpv. 2
CPP (decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid. 3.2.; 6B_19/2018 del
13.6.2018 consid. 1.6.1.; 6B_1099/2017 dell’1.5.2018 consid. 1.3.1.; 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid. 1.1.1.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 10/31; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429
CPP n. 8).

 

                                         L’art. 429 cpv. 2 CPP sancisce il principio
inquisitorio giusta l’art. 6 cpv. 1 CPP (secondo cui le autorità penali
accertano d’ufficio tutti i fatti rilevanti per il giudizio) [decisione TPF
SK.2013.36/SK.2011.27 del 19.8.2014 consid. 10.1.2.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit.,
art. 429 CPP n. 31].

 

                                         Questo significa che le autorità penali – prima della
loro decisione – devono perlomeno sentire l’imputato e invitarlo a cifrare e a
dimostrare le sue pretese (decisioni TF 6B_1010/2017 del 23.7.2018 consid.
3.2.; 6B_353/2018 del 30.5.2018 consid. 1.3.; 6B_1099/2017 dell’1.5.2018
consid. 1.3.1.; 6B_814/2017 del
9.3.2018 consid. 1.1.1.; 6B_740/2016 del
2.6.2017 consid. 3.1.; 6B_1142/2016 del 18.5.2017 consid. 2.1.; 6B_671/2016 del
17.5.2017 consid. 2.2.; 6B_472/2012 del 13.11.2012 consid. 2.4.; DTF 142 IV 237
consid. 1.3.1.; decisione TPF SK.2013.36/SK.2011.27
del 19.8.2014 consid. 10.1.2.; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n.
8). Non è necessaria una domanda
(decisione TF 6B_178/2015 del 26.8.2015 consid. 1.3.1.).

 

                                         Spetta
parimenti alle autorità penali assumere d’ufficio le prove pertinenti (decisione
TPF SK.2013.36/SK.2011.27 del 19.8.2014 consid. 10.1.2.; CR – C. MIZEL / V.
RETORNAZ, art. 429 CPP n. 59). 

 

                                         Il
principio inquisitorio non dispensa tuttavia l’imputato dal suo obbligo di cooperazione (decisione TF 6B_476/2018 del 31.10.2018
consid. 4.1.; decisione TPF SK.2013.36/SK.2011.27
del 19.8.2014 consid. 10.1.2.;
BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 31; CR – C. MIZEL / V. RETORNAZ, art. 429 CPP
n. 59). Ne discende dunque che compete
all’imputato prosciolto – in analogia a quanto prevede l’art. 42 cpv. 1 CO (decisione TF 6B_353/2018
del 30.5.2018 consid. 1.3.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op.
cit., art. 429 CPP n. 31a) – cifrare le
sue pretese e produrre gli atti pertinenti in suo possesso, rispettivamente che
può ottenere senza difficoltà, per provare il suo danno (decisione TPF SK.2013.36/SK.2011.27
del 19.8.2014 consid. 10.1.2. e rif.). Qualora la persona invitata a quantificare ed a
comprovare le sue pretese non trasmetta all’autorità penale le informazioni,
indispensabili per la decisione (N. SCHMID / D. JOSITSCH – Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, 3. ed., n. 1819), la domanda viene respinta
o accolta nei limiti della sua plausibilità, per quanto l’autorità penale non
possa oppure possa solo con un dispendio irragionevole rendere disponibili le
informazioni necessarie per il giudizio (decisione TPF BB.2013.12+BP.2013.68
del 3.12.2013 consid. 5.2.; BSK StPO – S.
WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 31a; N. SCHMID / D. JOSITSCH – Handbuch des schweizerischen
Strafprozessrechts, op. cit., n. 1819; cfr. anche, sebbene concernente il diritto
cantonale precedente all’entrata in vigore del CPP, decisione TF 1P.519/2003
del 12.12.2003 consid. 3.3., giudizio citato da N. SCHMID / D. JOSITSCH – Handbuch
des schweizerischen Strafprozessrechts, op. cit., n. 1819 nota 154). Solo se non possa essere provato il preciso importo
del danno, esso è stabilito dal prudente criterio del giudice avuto riguardo
all’ordinario andamento delle cose e alle misure prese dal danneggiato (art. 42
cpv. 2 CO) [decisione TF 6B_19/2018 del
13.6.2018 consid. 1.6.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.1.; CR – C. MIZEL / V. RETORNAZ, art. 429 CPP
n. 59].

 

 

                                   4.   4.1.

                                         In
applicazione dell’art. 430 cpv. 1 lit. a CPP l’autorità può ridurre oppure non
accordare l’indennizzo o la riparazione del torto morale se l’imputato ha
provocato in modo illecito e colpevole l’apertura del procedimento o ne ha
ostacolato lo svolgimento.

 

                                         Il
rifiuto o la riduzione
dell’indennità sono compatibili con la Costituzione (art. 32 cpv. 1 Cost.) e
con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 6 cifra 2 CEDU) quando
l’interessato ha cagionato, in nesso causale adeguato, l’apertura del procedimento
penale o ne ha complicato lo svolgimento con un comportamento colpevole sotto
il profilo del diritto civile, lesivo di una regola giuridica che si deduce
dall’ordinamento giuridico svizzero nel suo complesso (decisioni TF 6B_398/2018
del 21.8.2018 consid. 2.1.; 6B_548/2018 del 18.7.2018 consid. 1.1.1.).

 

                                         L’autorità,
per determinare se il comportamento in questione giustifichi l’esclusione o la
riduzione dell’indennità, deve riferirsi ai principi generali della
responsabilità per atti illeciti, fondare il suo giudizio su fatti incontestati
o chiaramente stabiliti e prendere in considerazione ogni norma giuridica,
appartenente al diritto federale o cantonale, pubblico, privato o penale, scritto
o non scritto (decisioni TF 6B_398/2018 del 21.8.2018 consid. 2.1.; 6B_548/2018 del 18.7.2018 consid.
1.1.1.; BSK StPO – S.
WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 430 CPP n. 9 ss.).

 

                                         4.2.

                                         4.2.1.

                                         Si
è detto che con giudizio CRP 60.2015.371 del 24.3.2016 questa Corte ha accolto
il reclamo 5/6.11.2015 di RE 1 annullando il decreto 23.10.2015 e rinviando gli
atti al pubblico ministero per ripronunciarsi sul caso. Questa Corte ha
ritenuto, con riferimento all’art. 430 CPP, che il magistrato inquirente non
avesse sufficientemente motivato le ragioni della sua decisione: aveva in
particolare omesso di indicare quali obblighi di diligenza e di fedeltà
incombessero a RE 1, quali obblighi questi avesse disatteso e in che misura le
manchevolezze fossero in rapporto di causalità con l’apertura del suo procedimento
penale. 

 

                                         Con
decisione 25.6.2018 il procuratore pubblico, come esposto al consid. p. di
questo giudizio, ha rifiutato un indennizzo ritenuto che RE 1 aveva violato i
propri doveri contrattuali nei confronti della __________ [come emergeva dalla
lettera di licenziamento 23.9.2003, dal successivo scritto 31.10.2013 – e dalle
norme ivi indicate – e dal rapporto __________ (p. 51 s.)] e che i comportamenti
contestatigli con riferimento al mancato controllo dell’operato di __________ erano
manifestamente in rapporto di causalità diretta con l’apertura del procedimento
a suo carico.

 

                                         __________
– sempre secondo il magistrato inquirente – aveva infatti potuto agire
illecitamente come aveva fatto anche grazie all’assenza di controllo da parte
del suo superiore diretto. Le dichiarazioni di __________ – secondo cui RE 1
era compartecipe dei suoi guadagni – avevano fornito agli inquirenti un nuovo
elemento atto a spiegare il comportamento negligente dell’allora direttore nei
suoi compiti di controllo. Questa condotta non era stata vista fino a quel
momento come indizio sufficiente per l’apertura di un procedimento. La chiamata
in causa di __________, che appariva a quel momento vestita e disinteressata,
era propria a far nascere, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza
della vita, il sospetto di un comportamento penalmente rilevante che
giustificava l’apertura di un procedimento.

 

                                         4.2.2.

                                         4.2.2.1.

                                         Si
deve anzitutto dire che RE 1 confuta che avrebbe violato i suoi compiti contrattuali:
il licenziamento sarebbe stato sui generis (perché lo stipendio sarebbe
stato versato, il licenziamento sarebbe stato da lui contestato e la vertenza
si sarebbe risolta con una transazione); sarebbe poi assai discutibile che
fosse responsabile di quanto attuava __________ e del relativo controllo (siccome
il controllo sarebbe spettato al consiglio di amministrazione, ai revisori
interni ed esterni e soprattutto alla __________, attraverso la quale sarebbero
occorse tutte le transazioni). Le violazioni contrattuali attribuitegli non
sarebbero che un’affermazione di (contro-)parte, contestata e tradottasi in una
transazione di segno diametralmente opposto. Anche il fatto che non avrebbe più
offerto la garanzia di un’attività irreprensibile sarebbe un’affermazione di
parte della banca, non confermata da decisioni in proposito della CFB (reclamo 6/9.7.2018,
p. 8 s.). 

 

                                         Come
si dirà a breve, anche nell’ipotesi in cui si ammettesse che RE 1 abbia leso i
suoi compiti contrattuali/legali di direttore della banca – questione che può restare
irrisolta –, non si può riconoscere una sua colpa giusta l’art. 430 cpv. 1 lit.
a CPP. 

 

                                         4.2.2.2.

                                         Secondo
il magistrato inquirente il procedimento penale a carico di RE 1 era stato
promosso perché le dichiarazioni di __________ sul conto “__________” avevano
spiegato l’assenza di controllo del direttore sull’attività del vicedirettore:
le sue affermazioni – secondo cui RE 1 sarebbe stato compartecipe dei suoi guadagni
– avevano, in altre parole, fornito agli inquirenti un nuovo elemento atto a
spiegare il comportamento negligente di RE 1 nei suoi compiti di controllo
quale direttore.

 

                                         Dagli
atti risulta nondimeno che il procedimento penale nei confronti del già direttore
della __________ è stato aperto in seguito alle dichiarazioni di __________ nel
corso dell’audizione 28.7.2004, senza relazione alcuna con presunte negligenze
di RE 1 nel controllo dell’attività effettuata da __________ in banca.

 

                                         Il
giorno successivo a queste dichiarazioni (esposte al consid. d. di questo giudizio)
il procuratore pubblico ha immediatamente disposto la comparizione forzata di RE
1 per essere interrogato quale indiziato, ordinando il suo arresto al termine
dell’audizione [per i reati di amministrazione infedele semplice sub. a fine di
lucro “(…) per quanto riguarda le operazioni che hanno fruttato degli utili
sulla relazione __________ almeno dal 2000 al 2003” (verbale di
interrogatorio 29.7.2004, p. 6, A.28)]: le domande poste a RE 1 nel corso
dell’interrogatorio 29.7.2004 e delle successive audizioni si sono incentrate sul
conto “__________”. Mai è stato interpellato sulla relazione tra sue eventuali
negligenze nella sorveglianza di __________ e l’operatività che avrebbe eseguito,
assieme a questi, su detto conto.

 

                                         __________
non ha peraltro mai sostenuto, né durante l’interrogatorio 28.7.2004 né durante
le ulteriori audizioni, che il fatto che – a suo dire – RE 1 operasse sul conto
“__________” unitamente a lui avesse indotto il già direttore della __________ ad
allentare rispettivamente ad eliminare la sorveglianza dovuta.

 

                                         Fin
dal settembre 2003 al pubblico ministero era del resto noto che era stato interrotto
il rapporto di lavoro tra RE 1 e la __________ [cfr. per es. il comunicato
stampa della banca (AI 14) e lo scritto 3/6.10.2003 dell’avv. PR 1 al MP (AI
24)]: mai è tuttavia sorto il sospetto che il già direttore dell’istituto bancario
avesse assunto comportamenti di possibile rilevanza penale, in particolare
omettendo la sorveglianza richiesta. Tanto è vero che il magistrato inquirente
non ha mai ritenuto di approfondire questo aspetto. Nemmeno dopo le
dichiarazioni di __________.

 

                                         Il
procuratore pubblico, nel suo comunicato stampa del 3.11.2003, ha peraltro indicato
[come già aveva fatto in quello del 17.9.2003 (AI 9)] che “Allo stadio
attuale delle indagini non si intravedono responsabilità penali a carico di
altre persone” (AI 52).

 

                                         Le
ragioni addotte dal magistrato inquirente per negare un risarcimento in applicazione
dell’art. 430 cpv. 1 lit. a CPP – stanti le negligenze di RE 1 nella sorveglianza,
la chiamata in causa di __________, che appariva a quel momento vestita e
disinteressata, era propria a far nascere, secondo il corso ordinario delle
cose e l’esperienza della vita, il sospetto di un comportamento penalmente rilevante
che giustificava l’apertura di un procedimento – appaiono dunque, in realtà,
essere state elaborate a posteriori al fine della decisione sull’istanza di
indennità.

 

                                         Non
c’è mai stato, in altre parole, almeno per quanto si evince dagli atti del procedimento,
un sospetto di possibile nesso diretto tra la pretesa (da __________) comune
operatività sul conto “__________” e le negligenze che l’istituto bancario ha
attribuito al già direttore al momento del licenziamento, tanto da – queste due
circostanze prese assieme – fondare ipotesi di rilevanza penale.

 

                                         Il
procuratore pubblico Giovan Maria Tattarletti [che ha emanato il decreto di abbandono
16.12.2010 (ABB 193/2010) a favore di RE 1], chiamato a pronunciarsi con
osservazioni sulla proposta di atto di accusa 24/27.12.2010, ha peraltro addotto
che “(…) le dichiarazioni di __________ non si possono definire né “vestite”
né “disinteressate” ” (osservazioni 30.12/3.1.2010, p. 3, AI 670A). Di modo
che, oggi, è difficile qualificare come vestita e disinteressata la chiamata in
causa di __________, come invece ritenuto nella pronuncia 25.6.2018 sull’istanza
di indennizzo. 

 

                                         In
queste circostanze, si deve concludere che il procedimento a carico di RE 1 sia
stato aperto proprio perché – ovvero soltanto perché – __________ l’aveva
coinvolto nell’operatività del conto “__________”, senza nesso causale adeguato
alcuno con le negligenze rimproverate a RE 1 dall’istituto bancario.

 

                                         A
questi non si può quindi imputare di avere cagionato in modo illecito e colpevole
l’apertura del procedimento giusta l’art. 430 cpv. 1 lit. a CPP. Di principio,
gli è dunque dovuta un’indennità.

 

                                   5.   5.1.

                                         La
domanda di indennizzo del pregiudizio economico deve essere valutata giusta
l’art. 429 cpv. 1 lit. b CPP (secondo cui l’imputato prosciolto ha diritto a
un’indennità per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria
al procedimento penale), norma che concerne il risarcimento, oltre che del nocumento
materiale dovuto alla partecipazione necessaria al procedimento conseguente
alla carcerazione e/o agli atti di procedura, di tutte le perdite economiche,
compresa la perdita di guadagno derivante da attività dipendente e/o indipendente,
durante tutto il procedimento (decisioni TF 6B_361/2018 del 15.6.2018 consid.
5.1.; 6B_814/2017 del 9.3.2018 consid. 1.1.1.; DTF 142 IV 237 consid. 1.3.2./1.3.3.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 23; ZK StPO – Y. GRIESSER,
op. cit., art. 429 CPP n. 6; N. SCHMID / D. JOSITSCH
– StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 8). Anche il danno risultante dalla perdita del posto
di lavoro deve essere di principio risarcito (decisione TF 6B_361/2018 del
15.6.2018 consid. 5.1.).

 

                                         5.2.

                                         5.2.1.

                                         RE
1 ha domandato, a titolo di danno materiale, CHF 325'934.-- per il pregiudizio riferito
alla perdita di guadagno dal mese di dicembre 2006 (quando si sarebbe trovato
senza occupazione in seguito all’interruzione del rapporto di lavoro con la __________)
a quel momento, CHF 858'000.-- per il nocumento connesso al danno futuro
(importo pari allo stipendio percepito presso la __________ moltiplicato per
gli anni che mancavano al pensionamento) e CHF 450.75 per il danno inerente
alle spese sostenute per la carcerazione preventiva (somma direttamente da lui
corrisposta a copertura della fattura emessa nei suoi confronti dall’__________).

 

                                         Il
magistrato inquirente ha riconosciuto soltanto la somma di CHF 450.75. Ha per
il resto negato un nesso causale adeguato tra la perdita del lavoro presso la __________
e il pregiudizio invocato (per le ragioni esposte al consid. m. di questo
giudizio).

 

                                         5.2.2.

                                         5.2.2.1.

                                         RE
1, quale giustificativo dell’istanza di indennizzo, ha trasmesso al procuratore
pubblico la dichiarazione 7.10.2011 della __________, e per essa di __________.
Essa riporta: “Egregio Signor RE 1, come da sua richiesta le confermiamo che
dal mese di novembre 2006 abbiamo concordato di interrompere il nostro rapporto
di lavoro che durava dalla data di fondazione della nostra azienda. Dal momento
della sua incarcerazione, luglio-agosto 2004, abbiamo avuto diversi problemi
come il blocco dei nostri conti bancari ed il sequestro del cellulare
aziendale. La situazione sul posto di lavoro si era quindi resa difficile. Da
ambo le parti abbiamo concesso tanto ed abbiamo “stretto i denti” per
continuare, ma con il passare del tempo i rapporti di lavoro per lei e per noi
diventavano sempre più complicati. La rottura del rapporto di fiducia
conseguente a quei fatti ci ha portati necessariamente a ridimensionare
gradualmente il suo ruolo. Conoscendo la sua situazione personale e le sue
difficoltà abbiamo cercato in ogni modo di aiutarla finché è stato possibile,
ma alla fine, non vi è stata altra soluzione che concludere il rapporto di lavoro”
(doc. F, allegato all’istanza di indennità 15.12.2011).

 

                                         Per
il procuratore pubblico questa dichiarazione non permetteva di poter riconoscere
un nesso causale adeguato tra il danno addotto da RE 1 e il procedimento penale
a suo carico.

 

                                         Ora,
il fatto che il rapporto di lavoro sia continuato per più di due anni dopo
l’apertura del procedimento penale attenua senz’altro la verosimiglianza di un
nesso causale adeguato tra la fine del rapporto di lavoro e il procedimento penale
stesso. Esso però non la elimina necessariamente, come invece ritenuto dal magistrato
inquirente nel giudizio impugnato. Il procedimento penale, promosso il 29.7.2004,
era infatti ancora in essere nell’autunno 2006: si è invero concluso
formalmente soltanto una volta cresciuto in giudicato il decreto di abbandono
16.12.2010. Non si può escludere che l’esistenza medesima del procedimento penale
– nel cui ambito RE 1 era stato arrestato e incarcerato per sette giorni per un
reato legato alla sua attività lavorativa quale direttore di un istituto
bancario – possa essersi ripercossa sulla capacità lavorativa del qui
reclamante con un’intensità tale da pregiudicare la continuazione del rapporto
di lavoro. E’ in effetti prematuro negare all’esistenza del procedimento penale
ogni rilevanza per la fine del rapporto di lavoro tra le parti.

 

                                         La
circostanza che la dichiarazione 7.10.2011 sia stata richiesta all’ex datore di
lavoro in vista, e allo scopo, dell’introduzione dell’istanza di indennità non
la priva di credibilità: nell’autunno 2006, quando è terminato il rapporto
lavorativo con la __________, RE 1 non poteva sapere quando e soprattutto come
si sarebbe concluso il procedimento penale a suo carico. Di modo che, allora,
non aveva motivo di richiedere alla __________ una spiegazione scritta sulle
ragioni del termine dei loro rapporti.

 

                                         Si
deve invece seguire il magistrato inquirente quando sostiene che è difficile
credere che il sequestro di un conto bancario della __________ e di un telefono
aziendale – sottratti alla libera disposizione della società unicamente per
pochi giorni (AI 246/249) – sia stato causale per la perdita del lavoro del
reclamante.

 

                                         Per
ammettere oppure negare l’esistenza di un nesso causale adeguato tra il
procedimento penale e la conclusione del rapporto di lavoro in questione deve invero
essere approfondita la credibilità della dichiarazione 7.10.2011, ovvero del
suo contenuto.

 

                                         Il
pubblico ministero, a questo scopo, dovrà quindi interrogare __________, che
l’ha redatta. Procederà inoltre con ogni altro atto che riterrà necessario per
controllarne l’attendibilità.

 

                                         5.2.2.2.

                                         Anche
per pronunciarsi sul danno futuro – quantificato in CHF 858'000.-- – occorre
meglio comprendere le ragioni della fine del rapporto di lavoro tra RE 1 e la __________.
Solo una volta accertate le cause, si potrà capire la loro rilevanza per il
caso.

 

                                         Si
deve comunque dire che il procedimento penale si è concluso con il decreto di
abbandono 16.12.2010 (cresciuto in giudicato con il ritiro della proposta di
atto di accusa nel mese di maggio 2011). Da questo momento, dunque, l’esistenza
di un procedimento penale non avrebbe più potuto evidentemente ostacolare o compromettere
le possibilità di RE 1 di lavorare. Il fatto che, concretamente, ciò non sia
avvenuto dovrebbe pertanto essere ricercato in altri fattori, come segnatamente
la generale situazione di difficoltà, negli ultimi anni, del mondo del lavoro.

 

                                         5.2.2.3.

                                         Nell’ipotesi
in cui il procuratore pubblico riconosca un nesso causale adeguato tra il
procedimento promosso a carico di RE 1 e il danno invocato (consid. 5.2.2.1. e
5.2.2.2.), nel calcolo del pregiudizio dovrà tenere conto del principio secondo
cui il danneggiato è tenuto a ridurre il nocumento (art. 44 CO).

 

 

                                   6.   6.1.

                                         Si è detto più sopra che secondo l’art. 429 cpv. 1 lit. c CPP l’imputato, pienamente oppure
parzialmente assolto o nei cui confronti è stato pronunciato un decreto di
abbandono oppure un decreto di non luogo a procedere, ha diritto ad una riparazione del torto morale
per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali, segnatamente in
caso di privazione della libertà.

                                         Il
versamento di un’indennità a questo titolo presuppone di massima una lesione
particolarmente grave della personalità giusta gli art. 28 cpv. 2 CC o 49 CO (decisioni
TF 6B_1011/2017 del 23.7.2018 consid. 4.2.; 6B_361/2018 del 15.6.2018 consid.
7.1.; DTF 143 IV 339 consid. 3.1.;
BSK StPO – S. WEHRENBERG / F.
FRANK, op. cit., art. 429 CPP n. 27; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 7; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO
Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 10).

 

                                         Quanto alla determinazione dell’ammontare
dell’indennità, essa è lasciata al potere di apprezzamento dell’autorità
(decisione TF 6B_196/2014 del 5.6.2014 consid. 1.2.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art.
429 CPP n. 30) ed è stabilita in
funzione della gravità della lesione alla personalità, secondo gli art. 43, 44
e 49 CO (decisione TF 6B_1404/2016 del 13.6.2017 consid. 2.2.; ZK StPO – Y.
GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 7). L’art. 49 CO prevede che un’indennità
sia concessa nel caso in cui la gravità dell’offesa alla personalità la giustifichi
e questa non sia stata riparata in altro modo.

 

                                         La
fissazione della riparazione del torto morale costituisce una decisione secondo
equità, fondata di principio sull’apprezzamento e sulla ponderazione delle
concrete circostanze del caso (decisione TF 6B_1011/2017 del 23.7.2018 consid.
4.2.), in particolare del pregiudizio
recato all’integrità fisica, psichica e alla reputazione dell’imputato, della
gravità dell’accusa, del numero di persone venute a conoscenza dei fatti, della
situazione famigliare e professionale dell’imputato (decisione TF 6B_1011/2017 del 23.7.2018 consid. 4.2.; BSK StPO – S. WEHRENBERG / F. FRANK, op. cit., art.
429 CPP n. 28).

 

                                         Un arresto oppure una perquisizione eseguiti in
pubblico o che hanno avuto un’ampia risonanza mediatica, così come una durata
molto lunga della procedura o un’esposizione rilevante nei media, possono
costituire una lesione grave della personalità; ciò vale pure per le
conseguenze familiari, professionali o politiche riconducibili ad un
procedimento penale e per le affermazioni lesive della personalità che
potrebbero essere diffuse dalle autorità penali nel corso dell’inchiesta
(decisioni TF 6B_361/2018 del 15.6.2018 consid. 7.1.; 6B_1011/2017 del 23.7.2018 consid. 4.2.; DTF 143 IV
339 consid. 3.1.; ZK StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 7). Non
possono essere presi in considerazione i disagi generalmente connessi ad ogni
perseguimento penale, come l’aggravio a livello psichico che un simile procedimento
di norma comporta per la persona interessata (decisioni TF 6B_476/2018 del 31.10.2018
consid. 4.1.; 6B_361/2018 del 15.6.2018
consid. 7.1.; DTF 143 IV 339 consid.
3.1.).

 

                                         La
privazione della libertà, in quanto tale, costituisce una grave lesione della
personalità dell’imputato (ZK
StPO – Y. GRIESSER, op. cit., art. 429 CPP n. 7). La riparazione del
torto morale è quindi concessa regolarmente se l’imputato è stato posto in
carcerazione preventiva o di sicurezza (decisione TF 6B_1011/2017 del 23.7.2018
consid. 4.2.; N. SCHMID / D. JOSITSCH
– StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 429 CPP n. 10; messaggio 21.12.2005 concernente l’unificazione del
diritto processuale penale, in FF 2006 p. 1231). In caso di carcerazione ingiustificata, il torto morale deve essere
fissato secondo il “metodo bifasico” (decisione TF 6B_196/2014 del 5.6.2014 consid. 1.2.). Nella prima fase si stabilisce un importo base in
funzione, soprattutto, della durata della carcerazione; nella seconda fase
l’importo base può essere aumentato o diminuito, alla luce delle circostanze
del caso, vale a dire dei vari fattori ricordati e in particolare delle
eventuali conseguenze fisiche o psichiche per l’imputato (decisione TF 6B_196/2014 del 5.6.2014 consid. 1.2.). L’Alta
Corte riconosce CHF 200.00/giorno per privazioni della libertà di breve durata,
se non sussistono circostanze straordinarie che giustifichino un aumento o una
diminuzione (decisioni TF 6B_437/2014 del 29.12.2014 consid. 3.; 6B_133/2014 del 18.9.2014 consid. 3.2.;
DTF 143 IV 339 consid. 3.1.; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO Praxiskommentar,
op. cit., art. 429 CPP n. 10).

 

                                         6.2.

                                         6.2.1.

                                         Il
procuratore pubblico ha anzitutto ammesso l’importo di CHF 1'600.-- (CHF
200.--/giorno per otto giorni) per torto morale per la carcerazione sofferta. RE
1 chiede CHF 300.--/giorno.

 

                                         Il
reclamante è stato arrestato il 29.7.2004; il magistrato inquirente ha disposto
la sua scarcerazione al termine dell’audizione 4.8.2004 (A.30 / AI 250). E’
quindi stato privato della libertà per sette giorni. Il fatto che sia stato
dimesso dalla __________ il 5.8.2004 (doc. G, allegato all’istanza 15.12.2011)
è circostanza indipendente dal procuratore pubblico, che ha ordinato
l’immediata sua scarcerazione per il giorno 4.8.2004.

 

                                         Questa
Corte riconosce, di principio, CHF 250.--/giorno quale importo base per
carcerazioni di pochi giorni (decisione CRP 60.2010.361 del 27.12.2010 p. 9).
Si deve pertanto ammettere la somma di CHF 1'750.-- quale importo base per la
carcerazione.

                                         Della
particolare sofferenza dell’imputato, che avrebbe necessitato il ricovero
presso la __________, non si tiene conto nell’importo base (prima fase), ma
solo – semmai – nella seconda fase della determinazione del torto morale.

 

                                         6.2.2.

                                         Questa
somma deve essere adattata alle particolarità del caso.

 

                                         Il
pubblico ministero ha riconosciuto un ulteriore importo di CHF 5'000.--: anche
se il fatto che il nome di RE 1 fosse abbinato all’affare “__________” era circostanza
indipendente dall’apertura di un procedimento penale nei suoi confronti, si poteva
comunque ritenere che la notizia dell’apertura di un procedimento penale a suo
carico avesse avuto un impatto negativo su RE 1, per cui si giustificava un
importo per torto morale.

 

                                         Il
reclamante, da parte sua, postula la somma di CHF 80'000.--.

 

                                         6.2.2.1.

                                         E’
anzitutto indubbio che la carcerazione, preceduta dal fermo avvenuto sul luogo
di lavoro (AI 235), abbia provocato nel reclamante uno stato di importante sofferenza,
che andava oltre il semplice
aggravio a livello psichico che un procedimento penale di norma comporta per la
persona interessata: dal certificato del
dr. med. __________ emerge infatti che l’imputato non era carcerabile per
rischio di suicidio (AI 237). Da qui il successivo ricovero di RE 1 presso la __________.

 

                                         La
grande afflizione risulta parimenti dallo scritto 19.8.2004 del dr. med. __________,
__________, con cui ha informato il medico curante di RE 1 sulla sua situazione
medica. Ha indicato – tra l’altro – che la diagnosi era di reazione acuta da
stress nell’ambito di problemi legati a circostanze legali di altro tipo, che
all’ammissione il paziente appariva molto agitato, che l’eloquio era
praticamente impossibile a causa di pianti e singhiozzi continui; ha aggiunto
che i primi giorni di degenza erano stati caratterizzati da un tono dell’umore
deflesso, con facilità al pianto ogni qualvolta venivano affrontati i temi
riguardanti il suo arresto, con presenza di sentimenti di vergogna e
preoccupazione per la famiglia; in seguito, grazie a colloqui di sostegno e ad
una terapia ansiolitica, il paziente aveva raggiunto un discreto equilibrio psichico,
rafforzato ulteriormente dalla decisione di scarcerazione; il paziente era
stato dimesso in discrete condizioni psicofisiche (doc. G, allegato all’istanza
15.12.2011).

 

                                         Anche
il dr. med. __________, suo medico curante, ha attestato una situazione di
sofferenza. Il 4.11.2011 ha certificato di avere visitato il reclamante il
6.8.2004 e poi alcune volte negli anni successivi per problemi di salute
intercorrenti, che frequentemente interessavano il sistema digerente e avevano
un’origine funzionale spiegata, probabilmente, da una reazione da stress
cronicizzata e conseguente in buona parte all’arresto e al ricovero presso la __________;
in conseguenza della reazione da stress cronicizzata aveva avuto anche
ripetutamente problemi di insonnia (doc. G, allegato all’istanza 15.12.2011).

 

                                         6.2.2.2.

                                         Per
quanto concerne ulteriori misure coercitive, RE 1 ha sostenuto che esse –
perquisizione domiciliare, sequestro di conti bancari suoi, della moglie e
della __________ – avrebbero causato problemi sia alla sua famiglia (che si
sarebbe vista costretta a chiedere un prestito a famigliari per le spese
correnti) sia alla __________ (che si sarebbe trovata con i conti aziendali
sequestrati e nell’impossibilità di operare) [istanza 15.12.2011, p. 18].

 

                                         E’
tuttavia insito in un procedimento penale – specialmente se sono indagati reati
contro il patrimonio, come nel caso concreto – che vengano disposti perquisizioni
e sequestri: non si può di conseguenza ritenere che dette misure determinino una lesione particolarmente grave della personalità
della persona interessata.

 

                                         In
ogni caso, il reclamante non ha neppure tentato di dimostrare o di rendere verosimile
di aver dovuto chiedere prestiti. Il conto bloccato al datore di lavoro è stato
dissequestrato il 4.8.2004 (AI 249), per cui – se disagi ci fossero stati –
essi sarebbero stati di portata limitata e solo indirettamente riguardanti il
reclamante.

 

                                         6.2.2.3.

                                         RE
1 ha poi richiamato, a sostegno della pretesa, il forte impatto mediatico che
il suo procedimento avrebbe avuto.

 

                                         Ora,
come a ragione indicato dal magistrato inquirente, la vicenda interessante la __________
– venuta alla luce con l’autodenuncia del vicedirettore __________ – è stata di
manifesto e grande interesse mediatico per il danno milionario cagionato all’istituto
bancario da un suo dipendente. Gli articoli di stampa riportanti il caso hanno
inevitabilmente coinvolto anche RE 1 quale direttore della banca – e quindi,
almeno apparentemente, responsabile di quello che avveniva al suo interno –
dove erano occorsi i fatti di tale portata (negativa). Il licenziamento del reclamante
[comunicato dall’istituto bancario medesimo agli organi di stampa (AI 14)], a
pochi giorni dall’apertura del procedimento penale nei confronti di __________,
ha certamente contribuito all’attenzione mediatica nei suoi confronti. Il suo
nome è stato dunque associato agli eventi fin dal settembre 2003, al di fuori
di un procedimento penale a suo carico, per la funzione che ricopriva in seno
all’istituto bancario. RE 1 stesso, come risulta da alcuni articoli di giornale
(doc. J, allegato all’istanza 15.12.2011), è peraltro intervenuto all’assemblea
straordinaria della __________ del novembre 2003, esprimendosi davanti ai soci,
che l’avrebbero applaudito. Poteva pertanto senz’altro pensare che i media
avrebbero parlato di lui accomunandolo alla vicenda.

 

                                         Ciò
premesso, non si può trascurare che – come si evince dagli articoli pubblicati
(doc. J, allegato all’istanza 15.12.2011) – la notizia dell’apertura di un
procedimento penale nei confronti di RE 1, con il suo arresto, sia stata
ampiamente riportata dai media. Periodicamente, poi, negli atti successivi, la
stampa si è occupata del caso, segnatamente quando venivano eseguiti atti
istruttori. Nel 2010 ha invero dato largo spazio anche alla notizia del decreto
di abbandono emanato a favore del reclamante.

 

                                         Si
deve in ogni caso aggiungere che è ragionevole reputare che le notizie inerenti
al procedimento penale fossero di interesse (e quindi fossero lette) solo per
(da) chi era stato direttamente e/o indirettamente coinvolto nel caso, come
segnatamente i soci della __________ e più in generale delle __________. Si può
ritenere che l’eco mediatica sia stata in un certo qual modo contenuta.

 

                                         E’
comunque innegabile che la stampa abbia regolarmente, per anni, riferito della
vicenda – citando nomi e cognomi dei protagonisti – proprio perché il procedimento
si è trascinato fino al 2011. Se il procedimento penale in questione si fosse
concluso prima, anche l’impatto mediatico sarebbe stato meno importante.

 

                                         6.2.2.4.

                                         Per
quanto concerne dunque il principio di celerità [secondo cui le autorità penali
avviano senza indugio i procedimenti penali e li portano a termine senza
ritardi ingiustificati (art. 5 cpv. 1 CPP)], che per il reclamante sarebbe
stato violato, dagli atti risulta che, dopo un importante impulso iniziale (negli
anni 2003-2005), il procedimento è andato avanti a singhiozzo: nel 2006 il
magistrato inquirente allora titolare del caso non ha effettuato interrogatori
e si è sostanzialmente limitato all’ordinaria amministrazione dell’incarto,
senza particolari atti volti al perseguimento degli imputati; nel 2007 è stato interrogato
due volte __________ e per il resto nulla di specifico è stato eseguito; nel
2008 sono stati sentiti diversi testi; nel 2009 non ci sono stati atti
istruttori; nel 2010, negli ultimi mesi dell’anno, sono stati interrogati RE 1
ed __________ quali imputati e una terza persona quale teste. Si è poi
arrivati, per il reclamante, al decreto di abbandono.

 

                                         Dal
2005 ci sono stati, in altre parole, ripetuti tempi morti, durante i quali
niente di rilevante è stato fatto per il perseguimento degli imputati. Si noti,
per esempio, che l’interrogatorio 13.10.2010 di RE 1 è avvenuto ad oltre cinque
anni dalla sua ultima audizione (30.9.2005). Già con scritti 28.9/2.10.2006 (AI
431) e 12/13.2.2007 (AI 446) il reclamante sollecitava la conclusione del
procedimento con l’emanazione di un decreto di abbandono. 

 

                                         E’
manifesto, in queste circostanze, che il procedimento penale – durato per RE 1
quasi sette anni (luglio 2004 – primavera 2011) – non sia stato condotto con la
dovuta celerità (cfr., sul tema, decisioni TF 6B_656/2018 del 28.6.2018 consid.
1.4.; 6B_1304/2017 del 25.6.2018 consid. 1.3.; 1B_231/2018 del 4.6.2018 consid.
3.; 6B_1101/2017 del 30.5.2018 consid. 1.2.; decisione TPF BB.2017.157/158 del
15.1.2018 consid. 2.1.; BSK
StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP n. 7 ss.; ZK StPO – W. WOHLERS, op.
cit., art. 5 CPP n. 8 ss.; N. SCHMID / D. JOSITSCH – StPO Praxiskommentar, op.
cit., art. 5 CPP n. 2). 

 

                                         Il fatto che, nel corso del procedimento penale, si
siano succeduti nella conduzione diversi procuratori pubblici è evidentemente
irrilevante. Più in generale si deve ricordare che il principio di celerità è
leso anche se alle autorità penali non è imputabile alcuna colpa. Un cronico
sovraccarico o deficienze strutturali non giustificano infatti una violazione
del postulato: compete allo Stato dotare le autorità del personale e dei mezzi
necessari per poter statuire in tempi ragionevoli ed ai tribunali organizzare
la loro attività in modo da poter evadere le vertenze loro sottoposte entro un
termine adeguato (decisione TF 6B_545/2015 del 10.2.2016 consid. 4.1.; BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP n. 14; ZK
StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 5 CPP n. 10).

 

                                         Ora, la lesione del principio di celerità può
comportare segnatamente l’accertamento della violazione del postulato,
l’esenzione o l’attenuazione dalla/della pena, il risarcimento del danno, la riparazione
del torto morale o, ancora, l’archiviazione del procedimento penale (decisioni
TF 6B_1304/2017 del 25.6.2018 consid. 1.3.; 6B_1206/2017 del 26.4.2018 consid.
2.4.; 6B_556/2017 del 15.3.2018 consid. 3.1.; 6B_790/2017 del 18.12.2017
consid. 2.3.2.; cfr., in generale, BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP
n. 15 ss.; ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 5 CPP n. 12 s.; N. SCHMID / D.
JOSITSCH – StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 5 CPP n. 3; M. MINI, Il
principio della celerità in materia penale, in Diritto senza devianza, p. 542
ss.). Nel calcolo del torto morale da riconoscere a RE 1 è pertanto presa in considerazione
anche l’accertata violazione del principio. 

 

                                         Il
procuratore pubblico medesimo ha del resto ammesso la lesione del citato principio
(decreto 25.6.2018 consid. 5.3.).

 

                                         6.2.2.5.

                                         Si
deve infine tenere conto che il reato a carico di RE 1 – amministrazione infedele
– era ipotizzato in merito ad atti compiuti nella sua funzione di direttore di
banca e che, (anche) per tale veste, questi godeva di grande considerazione nel
__________ (come risulta dal doc. C, allegato all’istanza 15.12.2011).

 

                                         6.2.3.

                                         Tutto
ciò considerato, rilevato che nei confronti di RE 1 non è stato emanato un atto
di accusa con deferimento davanti ad una Corte di merito, si giustifica riconoscere,
oltre a CHF 1'750.-- (consid. 6.2.1.), la somma di CHF 25'000.-- per torto
morale in ragione della particolarmente grave lesione della sua personalità [in
analogia, per quanto possibile, ogni situazione avendo le proprie caratteristiche,
ad altri casi trattati da questa Corte (decisioni CRP 60.2005.1 del 9.4.2010
consid. 5.8.; 60.2007.141 del 25.10.2007 p. 8 ss.)], importo – questo – che
tiene conto anche della soddisfazione personale già derivante dal
riconoscimento che il procedimento penale nei suoi confronti era
ingiustificato, come attestato dal decreto di abbandono 16.12.2010.

 

 

                                   7.   In
conclusione, il reclamo 6/9.7.2018 è parzialmente accolto: la pronuncia
25.6.2018 del procuratore pubblico è annullata. 

 

                                         Si
riconoscono per spese legali CHF 46'696.70, per danno materiale CHF 450.75 (poste
entrambe ammesse dal pubblico ministero) e per torto morale CHF 26'750.--
(consid. 6.), per un totale di CHF 73'897.45, oltre interessi dal 15.12.2011,
come richiesto.

 

                                         Per
il resto, gli atti sono rinviati al magistrato inquirente per procedere nei
suoi incombenti (come al consid. 5. di questo giudizio).

 

                                   8.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone
Ticino rifonderà al reclamante CHF 1’000.-- per ripetibili per la procedura
davanti a questa Corte.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss. CPP e ogni altra
disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è parzialmente accolto. Di conseguenza:

 

                                    §   Il
decreto 25.6.2018 del procuratore pubblico Andrea Maria Balerna, nel contesto del procedimento penale sfociato nel
decreto di abbandono 16.12.2010 (ABB 193/2010), è annullato.

 

                                 §§   Lo
Stato della Repubblica e del Cantone Ticino, Bellinzona, in merito al decreto
di abbandono 16.12.2010 emanato dall’allora procuratore pubblico Giovan Maria
Tattarletti (ABB 193/2010), rifonderà a RE 1, __________, __________, a titolo
di indennità, CHF 73'897.45, oltre interessi del 5% dal 15.12.2011.

 

                               §§§   Per
l’ulteriore pretesa di danno materiale, gli atti sono rinviati al magistrato
inquirente per i suoi incombenti come al consid. 5.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone
Ticino, Bellinzona, rifonderà a RE 1, __________, __________, CHF 1'000.-- a titolo
di ripetibili.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

 

                                   4.   Intimazione:

                                      

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il vicepresidente                                                   La
cancelliera