# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f0dab45-87f7-57bd-a670-0b117011053c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-05-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 20.05.1996 90.1995.77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1995-77_1996-05-20.html

## Full Text

Incarto n.

  90.95.00077

  	
  Lugano

  20 maggio 1996

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Daniela Regazzi

  

 

visto
il ricorso del 8 maggio 1995 di

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione no. __________del __________marzo 1995
  del Consiglio di Stato di approvazione definitiva del PR di _________

   

  viste le osservazioni del 21 giugno 1995 del Comune
  di __________e la risposta no. __________del __________ giugno 1995 del
  Consiglio di Stato;

   

  letti ed esaminati gli atti;

   

  esperiti i necessari accertamenti;

  

 

r
i t e n u t o

 

 

in
fatto

 

                                   a.   Il signor __________
__________ è proprietario del mappale no. __________sito in località 
“_____________________ ” del Comune di __________.

 

                                  b.   Con messaggio 13
marzo 1985 e 7 dicembre 1987 il Municipio di _________ ha sottoposto il progetto
di PR al Consiglio Comunale che ne ha deciso l’adozione il 22 febbraio 1988.

Tale piano prevedeva l’inserimento di alcuni fondi della località “_________”,
tra cui il particellare del signor __________, in zona edificabile R2.

 

 

                                   c.   Il 24 febbraio 1989
il Municipio di _________ ha presentato al Consiglio di Stato formale domanda
di approvazione del PR.

Con decisione no. __________del __________marzo 1992 il Governo ha quindi
approvato il PR all’esame. Nell’ambito di questa approvazione il Consiglio di
Stato ha però espresso l’intenzione di non voler confermare alcuni comparti
della zona edificabile prevista dal Comune, tra i quali appunto la zona
residenziale R2 prevista in località “_________r” e concernente i mappali no.__________,
__________, __________, __________, __________, __________e __________ (cfr.
punto __________ lett. a decisione governativa e planimetria allegata no. 13).

I motivi a sostegno di questa decisione riguardavano essenzialmente problemi di
contenibilità di PR e di conservazione del territorio agricolo. Il Governo ha
al proposito comunque ordinato al Municipio di procedere alla pubblicazione dei
suoi intenti per un periodo di 30 giorni per dare così facoltà agli interessati
di inoltrare eventuali osservazioni in merito a salvaguardia del loro diritto
di essere sentiti prima dell’emanazione di una decisione finale (cfr. decisione
governativa pag. 70 punto 7).

 

                                  d.   In data 19 giugno
1992 il signor __________ ha quindi inoltrato le proprie osservazioni al
riguardo contestando la prevista scelta del Consiglio di Stato e chiedendo un
riesame del caso.

 

 

                                   e.   Con decisione no.
__________del __________marzo 1995 il Consiglio di Stato ha definitivamente
risolto di non approvare la zona edificabile R2 prevista in località”_________r”
e meglio come indicato nell’allegato no. 1 della risoluzione. In sostanza in
questa risoluzione governativa sono state riprese le medesime argomentazioni
già espresse nella precedente decisione del 24 marzo 1992 di approvazione del
PR. Ovvero è stato censurato un sovradimensionamento della zona edificabile
prevista a PR rispetto alle previsioni di sviluppo futuro della popolazione.
Inoltre il Governo ha pure rilevato che, malgrado questo comparto sia stato
tolto dalla zona SAC con l’approvazione del 7 dicembre 1993 della scheda di
coordinamento no. 3.1 da parte del Gran Consiglio, una sua assegnazione alla
zona edificabile non si giustificava comunque dato che trattasi di un’area
praticamente inedificata e oltretutto posta al di fuori del margine coerente
della zona edificabile approvata.

 

 

                                    f.   Contro questa
decisione il signor __________ è insorto davanti a questo Tribunale, con
impugnativa del 8 maggio 1995. 

In particolare egli evidenzia come in concreto il rispetto dell’autonomia
comunale non sia stato sufficientemente salvaguardato, ossia come non si sia
tenuto sufficientemente conto delle esigenze locali. A suo dire all’agricoltura
è già stato garantito un più che adeguato spazio che non necessita ulteriori
ampliamenti. Percontro appare necessario il promovimento di forze economiche
future soprattutto nel settore professionale e logistico. Egli chiede quindi
l’accoglimento del ricorso con conseguente annullamento della decisone del
Consiglio di Stato.

 

 

                                  g.   Con osservazioni del
21 giugno 1995 al ricorso il Comune di _________ ha dichiarato di condividere
le censure sollevate dal ricorrente, riconfermandosi nella propria impugnativa
al Consiglio di Stato. Dal canto suo il Governo, con risposta del 14 giugno
1995, chiede la reiezione del ricorso in sostanza per i medesimi motivi già
avanzati nelle risoluzione impugnata.

 

 

                                  h.   In data 3 ottobre
1995 è stato esperito un sopralluogo nell’ambito del quale le parti si sono
riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande.

 

 

c o n s i d e r a t o

 

 

in diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale
della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (nuovo
cpv. 4 lett. c, in vigore dal 15.3.1995).

                                         In concreto la
legittimazione attiva del ricorrente è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett.
c) LALPT.

                                         Presentato nei termini di
legge, e quindi tempestivo, il ricorso é ricevibile in ordine.

 

                                   2.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo
con l’autonomia riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv.
3 LPT: le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire
il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettarne il diritto di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Deve al contrario rifiutare l’approvazione di quelle soluzioni
che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto
federale o non danno loro sufficiente attuazione. Se l’autorità di approvazione
esige dal comune, per motivi oggettivi, di porre il PR in consonanza con
l’ordinamento giuridico, il comune invocherà invano la lesione della sua
autonomia (DTF 116 Ia 226 e seg. consid. 2a; Alfred Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, Rep. 1991, pag. 45 e segg.,
in part. 55).

                                         Il TPT non dispone,
contrariamente al Consiglio di Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, in
applicazione dell’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una
modifica d’ufficio del PR). Il ricorso è infatti proponibile solo contro la
violazione del diritto (in particolare contro l'errata o mancata applicazione
di una norma stabilita dalla legge o risultante implicitamente da essa,
l'apprezzamento giuridico erroneo di un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere,
la violazione di una norma essenziale di procedura) e contro l’accertamento
inesatto o incompleto dei fatti rilevanti per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3
LALPT). 

 

                                   3.   Scopo essenziale
della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione del suolo
e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).
Obiettivo primo, la netta separazione tra territorio abitato e non.

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio oltre a garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 il paesaggio dev’essere tutelato sia
mantenendo sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrandovi
armoniosamente gli insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi
ricreativi e permettendo al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli
insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati
nella loro estensione. Si dovrà aver cura di preservare l’abitato da immissioni
nocive (inquinamento fonico, atmosferico, ecc.), di inserire molti spazi verdi
e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. 

                                         Si tratta di esigenze
spesso contrastanti, di una realtà talvolta troppo complessa per poter essere
gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche.

                                         In realtà solo un’attenta,
oculata ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente
di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del
territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo armonioso,
che rispetti la natura, il paesaggio e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid.
5a). Il principio trova la sua consacrazione all’art. 3 OPT (Obbligo di
ponderazione) ai cui sensi “se dispongono di margini d’azione nell’adempimento
e coordinamento dei compiti d’incidenza territoriale, le autorità ponderano i
diversi interessi.” In tale contesto esse: “a) verificano gli interessi
toccati; b) valutano gi interessi verificati considerandone in particolare la
compatibilità con lo sviluppo territoriale auspicato e con le implicazioni
possibili; c) tengono conto di tali interessi nel miglior modo possibile, sulla
base della loro valutazione.” Infine “nella motivazione delle decisioni esse
presentano la ponderazione degli interessi.”

                                         L’assenza o carenza della
ponderazione porta alla violazione dell’art. 4 Cost. (DTF 114 Ia 376).

 

 

                                   4.   Giusta l'art.
22quater cpv. 1 della Costituzione federale (Cost.) i Cantoni devono allestire
dei piani d'azzonamento per assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e
una razionale abitabilità del territorio. A livello legislativo l'obbligo di
pianificare è codificato all'art. 2 LPT.

                                         Secondo quest'ultima legge
la pianificazione deve avere luogo in diverse tappe: pianificazione direttrice,
pianificazione dell'utilizzazione e procedura del permesso di costruzione. Esse
stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di cui ogni parte
adempie una specifica funzione. Il piano di utilizzazione - in Ticino detto PR
- viene adottato, secondo le indicazioni del piano direttore (art. 6 e segg.,
26 cpv. 2 LPT), sulla scorta di un'ampia coordinazione e valutazione (Art. 1
cpv. 1 2a frase, 2 cpv. 1 LPT) e nell'ambito di una procedura ove è garantita
protezione giuridica (art. 33 e seg. LPT) e partecipazione democratica (art. 4
LPT). Il PR disciplina l'uso ammissibile del suolo (art. 14 e segg. LPT): rende
vincolante verso i privati detto ordinamento oltre che il contenuto del PD (art.
21 cpv. 1 LPT).

 

 

                                   5.   Secondo l’art. 15
LPT le zone edificabili comprendono i terreni idonei all’edificazione già
edificati in larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari
all’edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b).

                                         Va tenuto presente che l’art.
15 LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile
possa entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è
escluso, per definizione. Non basta, per converso, che i requisiti legali siano
tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,  perché l’inserimento in zona
edificabile si imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla definizione
legale di più zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia all’agricoltura o
contenere valori naturali e paesaggistici che ne impongano la protezione a
dispetto delle altre idoneità.

                                         Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente
adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se
rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato
e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).
In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di
vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in
una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia
448 ss consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 ss consid. 5b, 118 Ib 344 ss consid. 4a). 

                                         Tranne, dunque, nella
misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un
terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno
relativizzati.

                                         

                                   a.   L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua attribuzione a zona
edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3
LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e
conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b), consentire una
razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un
sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato
dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a. e b., 24 LPA e 29
OPA). Deve inoltre tener adeguatamente conto delle necessità delle
infrastrutture pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c). 

 

                                  b.   Per stabilire se i
terreni sono già ampiamente edificati si tien conto delle costruzioni già
esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture
presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e
privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in
considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, ad eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, formare un
agglomerato sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata,
un minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e
non una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. Dipenderà dalla
tradizione insediativa locale la densità edificatoria minima. In certe zone
potrà essere ammessa una certa dispersione, in altre solo la contiguità sarà
significativa. Facenti parte dell’insediamento possono pure essere considerati,
a secondo delle circostanze, gli eventuali vuoti che presenta il suo tessuto (Baulücken),
o quelle adiacenze non costruite che però attengono all’insieme e non devono per
prevalenti motivi avere altra attribuzione. 

                                         Si terrà conto che l’art.
3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della
popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della
concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco
di terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la
creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria alla diritto federale (DTF 116 Ia 336 ss consid.
4, 114 Ia 255 consid. 3c).

                                         Va tuttavia considerato
che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri dell’art.
15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve cioè a
escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente
non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a
ponderazione (DTF 113 Ia 450 ss consid. 4 d)da).

 

                                   c.   Il requisito più
delicato è quello della prevedibile necessità di far capo a determinati fondi,
per l’edificazione, nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare qual è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare
il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione
demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i
prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del
piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul
rapporto tra superfici costruite e rimaste libere all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata. Una
volta fatto il raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da
stabilire se la prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale
federale ha giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli
abitanti nel termine di 15 anni, poteva essere accertato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere
quale generale licenza di aumentare la zona edificabile si da contenere il
doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato
l’eccessivo schematismo di simili formule.

Pure qui si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona
edificabile è eccessivamente dimensionata. L’art 15 LPT, avverte il Tribunale
federale, non ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento
deve tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento
equilibrato, commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese.

Ciò richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti, di tutti gli
interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib
230 segg. consid. 2c).

                                   6.   Ai sensi dell’art.
16 LPT le zone agricole comprendono percontro i terreni idonei
all’utilizzazione agricola o all’orticoltura e i terreni che, nell’interesse
generale, devono essere utilizzati dall’agricoltura, con l’avvertenza che, per
quanto possibile, devono essere delimitate ampie superfici contigue.

                                         Va tenuto presente che i
terreni agricoli hanno subito una drastica amputazione negli anni addietro, il
che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli
superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità
dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento alimentare
del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree impregiudicate per le
prossime generazioni e infine alla protezione del paesaggio. 

                                         Come rileva il Tribunale
federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano l’ambito
meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del mercato
immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La zona agricola è
l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a
contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere anche aree
mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di
essere conservate. Questa funzione protettiva non può essere svolta dalle zone
di protezione dell’art. 17 LPT, poiché in linea di principio queste tutelano
solo i paesaggi “particolarmente belli”. Di conseguenza la protezione di
paesaggi “normali” può unicamente farsi attribuendoli a zone agricole (sentenza
4.6.1993 della I. Corte di diritto pubblico, ZBl, Band 95/1994 pag. 133 seg.,
trad. libera). E’ in effetti innegabile che l'uso agricolo del suolo è uno dei
fattori che maggiormente determinano le fattezze di un paesaggio (DTF 113 Ia
200). Non a caso, nel porre il rispetto del paesaggio tra i principi
pianificatori fondamentali,  l’art. 3 cpv. 2 LPT precisa alla lett. a) che a
questo fine occorre “mantenere per l’agricoltura superfici coltive idonee.” 

 

                                   7.   Fatte queste
premesse occorre ora applicare questi principi alla modifica pianificatoria
operata dal Consiglio di Stato onde esaminarne la legalità.

 

                                   a.   Come già rilevato,
il ricorrente contesta la decisione del Governo di escludere il suo particellare,
assieme a parte del comparto “_________”, dalla zona residenziale R2.

Trattasi in concreto di un’area che non può essere assolutamente definita, diversamente
da quanto sostenuto dal ricorrente, come già largamente edificata. In effetti
dagli atti risulta che dei sette fondi che la compongono, uno solo è edificato
e per di più con un’autorimessa adibita alla vendita e alla riparazione di
autoveicoli (che mal si concilierebbe comunque con la zona residenziale),
mentre il resto del comparto è costituito da prati prevalentemente utilizzati a
scopo agricolo (cfr. risoluzione governativa impugnata pag. 14 e rapporto della
commissione speciale per lo studio del PR del 1986 pag. 11). Ne risulta che
l’assegnazione di quest’area alla zona edificabile sulla scorta dell’art. 15
lett. a LPT sarebbe evidentemente ingiustificata.

Per quel che riguarda il criterio dell’idoneità all’edificazione, nella
fattispecie non è contestato e del resto non pone particolari problemi, quindi
lo si dà per adempiuto.

Resta però da esaminare se l’edificabilità di questo terreno s’impone per
soddisfare le esigenze edificatorie del comune nei prossimi quindici anni.
Questo Tribunale ritiene che, nel caso in esame, questa ipotesi può essere
esclusa. Infatti la contenibilità teorica del PR di _________ supera largamente
le prevedibili necessità di sviluppo demografico ed edilizio nell’arco di tempo
suddetto. A questo proposito si ponga mente al fatto che dalla relazione
tecnica risulta che la contenibilità del PR a pieno sfruttamento è di 3484
unità insediative di cui 2385 abitanti, ossia di ben 1000 abitanti in più
rispetto alla popolazione attuale, che a fine 1993 contava 1368 abitanti (cfr.
Annuario statistico ticinese 1994, pag. 66). Ciò significa che per sfruttare a
pieno il potenziale edificatorio consentito dal PR nei prossimi 10, 15 anni si
dovrebbe verificare un aumento della popolazione pari al 73% di quella attuale.
Situazione questa difficilmente ipotizzabile, specialmente se si considera che
nell’ultimo decennio (dal 1980 al 1990) la popolazione di _________ è aumentata
solo del 6,5%, pari a 76 abitanti (cfr. Annuario statistico 1994 pag. 51).
Quindi anche volendo considerare un potenziale afflusso di gente nel comune a
causa dei lavori per la realizzazione dell’Alp Transit , il potenziale
edificatorio previsto appare comunque nettamente sovradimensionato. Da non
dimenticare che nel calcolo sovraesposto non sono state computate le unità insediative
previste con la realizzazione del piano di quartiere “__________ ”, pianificato
sulla particella no. 147 in località Predaglie allo scopo di promuovere
l’abitazione primaria a carattere sociale, che da solo permette all’incirca
l’insediamento di 200 nuovi abitanti (cfr. decisione impugnata pag. 14,
rispettivamente risposta governativa pag. 6). 

Alla luce di queste considerazioni si deve concludere che il dimensionamento
della zona edificabile così come previsto e adottato dall’autorità comunale
disattende i principi e gli scopi pianificatori espressi nei considerandi
precedenti, ragion per cui la decisione del Consiglio di Stato di ridurre il
comprensorio edificabile appare corretta e rispettosa dell’autonomia comunale.
Ritenuto che nel vecchio PR il comparto qui all’esame non era incluso nella
zona edificabile, la decisione di operare un ridimensionamento proprio su
questi terreni di “_________r”, recuperando il limite di zona previsto dal PR
del 1968, risulta giustificata. Ciò ancor più se si considera che al momento
dell’adozione del nuovo PR si era disquisito a lungo sull’opportunità di
estendere la zona edificabile a questi fondi.  La speciale commissione comunale
allora allestita per lo studio del PR, si era in effetti opposta a questa
scelta e aveva proposto, anziché un’estensione dell’edificazione su questi
fondi, ovvero verso sud, un’estensione a nord del paese sul comparto soggetto
al riordino fondiario onde sfruttare al meglio l’opera di ricomposizione particellare
là in corso. 

In questo contesto lo stralcio di zona edificabile operato dal Consiglio di
Stato in questo punto appare corretto.

                                  b.   Ma non solo per
motivi inerenti all’art. 15 LPT si giustifica l’esclusione del mappale del
ricorrente dalla zona edificabile.

Al momento della definizione delle zone edificabili va pure ricordata la
necessità di rispettare e tutelare, in conformità all’art 3 cpv. 2 LPT, il
paesaggio e le superfici agricole, alle quali, giusta la legge cantonale sulla
conservazione del territorio agricolo (LTAgr.) ed in particolare l’art. 5 lett.
c, vanno assegnati oltre le SAC e gli ulteriori terreni idonei alla campicoltura
e alla foraggicoltura di prima e seconda priorità, anche i terreni agricoli
sussidiari che nell’interesse generale devono essere utilizzati
dall’agricoltura. Infatti, come già rilevato al considerando no.6, le finalità
della zona agricola sono molteplici e spesso travalicano l’ambito meramente
agricolo per svolgere altre funzioni tra cui quella di protezione dell’ambiente
e del paesaggio. 

In concreto il fondo del ricorrente risulta inserito in una fascia di terreno a
diretto contatto di una vasta zona agricola pregiata particolarmente importante
per il comune. Permettere l’edificazione in questo luogo sarebbe come intaccare
la bellezza omogenea di questo vasto comparto verde. Quindi, indipendentemente
dal fatto che esso non risulta più assegnato alla zona SAC, una sua
attribuzione alla zona agricola appare senz’altro opportuna viste le
circostanze e ciò malgrado che nel comune di _________ la zona agricola risulti
già estesa.

 

 

                                   8.   Per concludere,
l’interesse privato del ricorrente a potere edificare il proprio fondo deve
cedere il passo difronte al prevalente interesse pubblico ad un corretto
dimensionamento delle aree edificabili e all’esclusione delle medesime dalle
parti che dal punto di vista agricolo e paesaggistico sono meritevoli di
protezione e conservazione.

L’impugnativa non merita quindi conferma.

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,

 

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   Il ricorrente é condannato
al pagamento delle tasse di giudizio e 

delle spese per complessivi fr. 700.--.

                                   3.   Intimazione:                  -
__________ __________ 

                                       - Municipio di _________

                                       - Consiglio di Stato, Bellinzona

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             Bellinzona

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario