# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7713850f-ce9c-538b-b6f1-e14d4b7ef143
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.10.2014 34.2013.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2013-26_2014-10-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  34.2013.26

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  20 ottobre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 29 maggio 2013 di

 

	
   

  	
  AT 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  CV 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di previdenza professionale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   AT
1 nata nel 1969, di professione impiegata, ha concluso con la CV 1 (in seguito __________
due contratti di previdenza vincolata (Pilastro 3a) sulla base delle seguenti
polizze:

 

-       polizza
n. __________ (assicurazione previdenza vincolata), valida dal 1. settembre
2010, per una rendita annua in caso di incapacità al guadagno di fr. 10'000,
nonché la liberazione dal pagamento dei premi per incapacità al guadagno in
seguito a malattia ed infortunio (doc. B1). In data 29 luglio 2010 ella ha
sottoscritto la relativa proposta assicurativa ed i formulari sul suo stato di
salute (doc. D);

 

-       polizza
n. __________, valida dal 1. settembre 2010, relativa ad un’ “assicurazione
vita mista” (risparmio) per il versamento di un capitale in caso di vita al 1.
settembre 2032 rispettivamente in caso di morte anticipata oltre alla liberazione
dal pagamento dei premi in caso di incapacità al guadagno (doc. B). AT 1 ha
firmato la proposta assicurativa e compilato i formulari sullo stato di salute
il 1. settembre 2010 (doc. D1).

 

                               1.2.   In data 8 agosto 2011 AT 1 ha
comunicato all’CV 1, ai fini della riscossione delle prestazioni per
un’incapacità lavorativa (inizialmente totale e poi parziale) protrattasi dal 26
ottobre 2010 alle fine di marzo 2012 e, quindi, segnatamente dell’esonero dal
pagamento dei premi, di essere in malattia a seguito  di un’operazione di ernia
al disco.__________ 

 

                                         Su richiesta del 9 agosto
2011 dell’CV 1 (doc. 3), il 25 agosto 2011 il medico curante dell’assicurata
dr. __________ ha trasmesso il formulario “Estratto di cartella clinica” e
l’assicurata ha ritornato il formulario di notifica di incapacità al guadagno
datato 10 settembre 2011 (doc. 10).

 

                                         Adducendo di aver appreso
dell’esistenza di “lombalgie” già esistenti nel marzo 2010 non dichiarate
dall’assicurata, con lettera datata 28 settembre 2011, l’assicurazione ha fatto
valere una reticenza e, di conseguenza, formalmente disdetto le succitate
polizze e offerto una nuova polizza in sostituzione della polizza __________
con nuovo premio e stralcio della copertura di esonero dal pagamento dei premi
(doc. 12). L’CV 1 ha affermato quanto segue:

 

" Gentile Signora AT 1,

L'8 agosto 2011 ha richiesto delle prestazioni per incapacità di guadagno in seguito a due ernie al disco.

In base alla documentazione in nostro possesso,
abbiamo constatato che nelle proposte presentate il 29 luglio 2010 ed il 1°
settembre 2010 non è stato fatto alcun accenno in merito a lombalgie per le
quali è stata in trattamento nei mesi di marzo ed aprile 2010.

Di conseguenza, non ha risposto correttamente alle
domande 5, 6, 7 e 8 sullo stato di salute figuranti sul foglio personale
firmato il 29 luglio 2010 ed alle domande 4, 5, 6 e 7 sullo stato di salute
figuranti sul foglio personale firmato il 1° settembre 2010 che sono parte
integrante delle proposte assicurative. Troverà in allegato, una copia delle
domande e delle rispettive risposte da lei fomite.

Se avesse risposto in modo esatto e completo, non
avremmo potuto stipulare l'assicurazione alle condizioni convenute. Per questo
motivo ci vediamo costretti a recedere dal presente contratto conformemente
all'art. 6 della Legge federale sul contratto d'assicurazione. La disdetta
prenderà effetto alla ricezione di questo avviso, ciò significa che il
contratto e la copertura assicurativa per futuri eventi, sì estinguono in quel
momento.

Inoltre, non ha alcun diritto di percepire le
prestazioni assicurative.

Al fine di accordarle una copertura assicurativa
anche in futuro, nella polizza No __________, siamo disposti a stipulare una
nuova polizza. Il nuovo contratto corrisponde a quello precedente con
l'aggiunta del

complemento indicato nell'offerta in allegato.

La nostra offerta è valida solo per 30 giorni (doc.
12)              

 

                                         Nell’ambito della
documentazione acquisita successivamente a seguito della contestazione della
disdetta da parte dell’interessata, sfociata anche in un tentativo di
conciliazione il 22 ottobre 2012 di fronte al Pretore di __________, l’CV 1 è
venuta a conoscenza di ulteriori consultazioni specialistiche e problemi alla
salute non segnalati nel questionario personale e, di conseguenza, con scritto
9 novembre 2012 ha fatto valere un’ulteriore reticenza in relazione alle due
polizze già disdette, affermando:

 

" Gentile
signora AT 1, 

in data del 28.09.2011 abbiamo invocato una reticenza sulle
polizze qui sopra citate.

Nel frattempo siamo venuti a conoscenza che nell’anno 2004 lei
avrebbe sofferto di fibromialgia/lombalgie e si è sottoposta a 9 sedute di fisioterapia
dal 31.02.2004 al 30.04.2004, prescritte dal dr__________.

Di conseguenza non ha risposto correttamente alle domande sullo
stato di salute 5 e 6 figuranti sul foglio personale firmato il 29.07.2010 e
alle domande 5 e 6 sullo stato di salute figuranti sul foglio personale firmato
il 1.09.2010, che sono parte integrante della proposta assicurativa.

Abbiamo invocato quindi un'ulteriore reticenza, con la lettera del
9.11.2012 inviata per fax all’avv__________, presso lo studio Legale avv. RA 1,
__________, confermando quella inviata precedentemente.

Le inviamo in allegato una copia della lettera citata.” (doc. 58)

 

                                         Il 19 novembre 2012 CV 1
ha segnalato una terza reticenza comunicando di essere venuta a sapere che
nell’anno 2000 l’assicurata aveva sofferto di problemi gastroentereologici
sottoponendosi a trattamenti medici e assunzione di farmaci non menzionati in
occasione della compilazione del formulario sullo stato di salute per la
stipulazione delle polizze (doc. 66). 

 

                                         A seguito degli interventi
della patrocinatrice dell’assicurata, __________ dello studio dell’avv. RA 1, che
contestavano la presenza di un caso di reticenza, con vari scritti l’CV 1 ha
ribadito le disdette delle polizze. 

                               1.3.   Fallita la procedura di
conciliazione, il 19 febbraio 2013 AT 1 ha avviato la procedura ordinaria
dinanzi al Pretore di __________, il quale, a seguito dell’eccezione di
incompetenza per materia sollevata dalla convenuta, con decisione 29 maggio 2013 ha stralciato la causa dai ruoli (doc. 79). 

                                         Il medesimo giorno
l’attrice, rappresentata dalla sua legale, ha inoltrato una petizione contro CV
1 al TCA, chiedendo l’annullamento delle disdette delle polizze con obbligo da
parte dell’CV 1 di ripristinarle e, quindi, di essere reintegrata nelle
rispettive condizioni contrattuali e prestazioni assicurative (esonero dal
pagamento dei premi per il periodo di inabilità lavorativa dal 20 dicembre 2010
al 31 marzo 2012) oltre al pagamento del valore di riscatto della polizza __________. 

L’attrice contesta in particolare
di essere incorsa in una reticenza, rilevando di aver correttamente compilato i
formulari sullo stato di salute senza nascondere nulla ed evidenziando che le
affezioni lombari non dichiarate erano da ricondurre a semplici stati di raffreddamento
e quindi nulla avevano a che fare con le problematiche alla schiena poi causa
dell’inabilità lavorativa dal dicembre 2010. Solleva inoltre la tardività delle
dichiarazioni di recesso/disdetta. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto
occorre, nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa del
5 luglio 2013CV 1, rappresentata dall’avv. RA 2, ha chiesto la reiezione della
petizione, ribadendo come il fatto di non aver dichiarato i dolori alla schiena
e la lombalgia costituiscono delle reticenze giustificanti le disdette delle
due polizze. Delle ulteriori argomentazioni si dirà, per quanto occorra, nel
merito.

 

                               1.5.   Le parti hanno notificato i
mezzi di prova da assumere (VII).

                                         Il TCA ha chiesto dei
chiarimenti al medico curante dell’attrice ricevendone risposta con scritti 1.
e 15 dicembre 2013 e 11 gennaio 2014, che sono stati sottoposti alle parti per
osservazioni (doc. XIV, XVI, XVIII). Le relative prese di posizione sono quindi
state notificate alle parti. 

 

 

considerato                    in diritto 

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   In lite è la rescissione da
parte di CV 1 delle polizze assicurative no. __________ a causa di reticenza. 

 

                                         Giusta l'art. 73 cpv. 1
LPP ogni Cantone designa un tribunale che, in ultima istanza cantonale, decide
sulle controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi
diritto. Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni
(art. 4 cpv. 1 della Legge concernente la vigilanza sugli istituti di previdenza
professionale e sulle fondazioni, entrata in vigore il 1° gennaio 2012; RL
6.4.8.1). Con riferimento alla competenza territoriale, secondo l’art. 73 cpv.
3 LPP il foro è nella sede o nel domicilio svizzeri del convenuto o nel luogo
dell’azienda presso la quale l’assicurato fu assunto.

Dal 1° gennaio 2005 (1a revisione della LPP), a seguito
dell’estensione della competenza del Tribunale di ultima istanza cantonale a
controversie previdenziali con istituti (segnatamente fondazioni bancarie o
istituti d’assicurazione) che garantiscono il mantenimento della previdenza
ai sensi degli artt. 4 cpv. 1 e 26 cpv. 1 LFLP (art. 73 cpv. 1 lett. a LPP) e a
controversie con istituti (segnatamente quelli che offrono forme di previdenza
riconosciute ai sensi dell’OPP3), risultanti dall’applicazione dell’art. 82
cpv. 2 LPP (art. 73 cpv. 1 lett. b LPP), la competenza dei tribunali ex art. 73
LPP è riconosciuta anche per le liti concernenti la previdenza vincolata
(pilastro 3A) (cfr. Messaggio concernente la 1a revisione della LPP del 1°
marzo 2000, BBl 2000, p. 2386 seg; STF 9C_1092/2009 del 29 aprile 2011 consid.
2; cfr. anche Stauffer, Berufliche Vorsorge, Zurigo 2005, n. 1655).  Il TF ha
ammesso per le contestazioni in materia di previdenza vincolata il foro
alternativo del domicilio del proponente (STF 9C_944/2008 del 30 marzo 2009
consid. 5.4; Schneider/Geiser/Gächter, Commentaire LPP et LFLP, 2010, art. 73,
n. 98, in particolare nota a pie pagina n. 199, p. 1209).

                                                                                

                                         Nel caso che ci occupa, incontestato
è il fatto che si tratti di forme di previdenza vincolata (pilastro 3A) di cui
all’art. 1 dell’Ordinanza sulla legittimazione alle deduzioni fiscali per i contributi
a forme di previdenza riconosciute (OPP3) in relazione all’art. 82 cpv. 2 LPP. 

                                         Infatti, non solo le
polizze fanno chiaro riferimento ad un’assicurazione di previdenza vincolata
secondo l’art. 82 LPP, ma dal tenore della stessa si rilevano i tipici elementi
di tale forma previdenziale: in effetti  sono assicurati un capitale e una
rendita pagabili in caso di vita dopo il 1° settembre 2032 (ossia l’anno del compimento
del 63esimo anno di età della stipulante, nata il 3 gennaio 1969), di decesso,
d’incapacità al guadagno; liberazione del premio in caso d’incapacità al
guadagno; beneficiari sono, oltre alla stipulante, in caso di decesso i suoi
eredi; i relativi premi pagati sono deducibili fiscalmente.

                                         Esclusa è anche la
concessione del prestito sulle polizze, così come la costituzione in pegno o la
cessione delle stesse.

                                         

                                         Essendo l’attrice
domiciliata nel Cantone Ticino e trattandosi, come detto, di una controversia
in ambito di previdenza professionale vincolata (pilastro 3A) è data la
competenza territoriale e materiale del TCA. 

                                         

                                         nel merito

 

                               2.2.   Nella fattispecie concreta
tra le parti sono stati sottoscritti due contratti di assicurazione di
previdenza professionale vincolata. Il  TCA deve decidere se, a causa di
pretesa reticenza dell'attrice, l'assicuratore abbia correttamente disdetto con
effetto alla fine di settembre 2011 i due contratti assicurativi stipulati con AT
1 nel 2010.

 

L'assicuratore fa valere che nella compilazione dei formulari
concernenti lo stato di salute, l'attrice avrebbe intenzionalmente omesso di
dichiarare che soffriva o aveva sofferto di “lombalgie” (disdetta del 28
settembre 2011, doc. 12) rispettivamente di “fibriomalgia/lombalgie” (disdetta
del 9 novembre 2012, doc. 58). La conoscenza di queste circostanze da parte
della proponente stessa precedentemente alla firma della proposta d'assicurazione
LCA costituirebbe quindi una reticenza che, in virtù dell'art. 6 LCA,
porterebbe l'assicuratore a recedere dal contratto assicurativo stipulato e ad
essere svincolato dall'obbligo alle prestazioni anche per i danni intervenuti.

D'avviso dell'attrice invece, la problematica alla schiena e la
conseguente necessità di sottoporsi ad un intervento chirurgico all'ernia del
disco sarebbe invece sorta improvvisamente soltanto nell’ottobre/novembre 2010
come attestato dai certificati medici prodotti. Inoltre, la mancata indicazione
di pregressi disturbi alla schiena non dovrebbe poter fondare la rescissione
contrattuale per reticenza, poiché si è trattato di dolori alla schiena legati
a delle forme influenzali che non avevano richiesto alcun accertamento
ulteriore e si erano risolti velocemente, senza complicanze e senza residui. 

 

                               2.3.   A differenza di quanto
previsto per la previdenza professionale obbligatoria, nel cui ambito non è
possibile introdurre delle riserve sulla copertura dei rischi morte e
invalidità (RCC 1986 p. 525; Stauffer, Rechtssprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1996 p. 26; DTF 115 V 215 e 223 consid. 6),
nella previdenza più estesa (sovra o preobbligatoria) così come, per analogia,
nell’ambito delle forme di previdenza vincolata (Pilastro 3a), gli istituti di
previdenza o assicurativi, oltre ad avere la facoltà di assicurare la capacità
residua di guadagno delle persone invalide, possono porre, nelle condizioni di
ammissione, delle esigenze relative allo stato di salute e introdurre, se del
caso, delle riserve (DTF 138 III 415 consid. 4 con la giurisprudenza citata;
cfr. pure SZS 2000 p. 62-63; SZS 1998 p. 308; STFA del 14 maggio 1997 in re G p. 6 consid. 3 pubbl. in SZS 1998 p. 372; DTF 119 V 283ss.). In questo ambito, quindi, i
fondi di previdenza, rispettivamente le assicurazioni, possono far dipendere
dallo stato di salute dell’assicurato la sua adesione all’assicurazione (SZS
2000 p. 62; STFA del 14 maggio 1997 in re G p. 6 consid. 3 pubbl. in SZS 1998
p. 372; vedi pure consid. 2.12 in fine). A tale scopo e per potere apprezzare
adeguatamente il rischio, gli istituti di previdenza sono in linea di massima
legittimati a formulare domande ben precise sullo stato di salute del
proponente alle quali quest'ultimo è tenuto a rispondere in maniera veritiera.
Se ciò non avviene, l'assicurato incorre in una falsa dichiarazione e deve, se
del caso, sopportare le conseguenze della reticenza. In assenza di specifiche
disposizioni statutarie o regolamentari, nell'ambito della previdenza più
estesa la reticenza e le sue conseguenze si determinano per analogia secondo le
regole degli art. 4 segg. LCA (DTF 138 III 415 consid. 4 con riferimento a SVR
2011 BVG n. 38 p. 140; DTF 130 V 9 consid. 2.1; SVR 2009 BVG n. 12 p. 37; STF
9C_1092/2009 del 29 aprile 2011; 9C_80/2010
del 6 ottobre 2010 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2011 BVG nr. 19, con
riferimento a DTF 130 V 9 consid. 2.1 p. 11).  

 

                               2.4.   L’art. 4 LCA dispone:

 

"
1 Il proponente deve dichiarare per iscritto
all'assicuratore, sulla scorta di un questionario o in risposta ad altre
domande scritte, tutti i fatti rilevanti per l'apprezzamento del rischio, in
quanto e come gli sono o gli devono essere noti alla conclusione del contratto.

 

2 Sono rilevanti i fatti che possono influire sulla
determinazione dell'assicuratore a conchiudere il contratto o a conchiuderlo
alle condizioni convenute.

 

3 Si presumono rilevanti i fatti in merito ai quali
l'assicuratore abbia formulato per iscritto delle questioni precise, non
equivoche."

                                          

Il mancato rispetto di questa norma, vale a dire dell’obbligo di
notifica, comporta, o può comportare a determinate condizioni, una reticenza.

 

                                         Infatti, giusta l'art. 6
LCA, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2005, stabilisce

 

" Se alla
conclusione del contratto chi era tenuto a fare la dichiarazione ha dichiarato
inesattamente o sottaciuto un fatto rilevante, che conosceva o doveva
conoscere, l'assicuratore non è vincolato al contratto purché ne sia receduto
entro quattro settimane da quando ebbe cognizione." 

 

                                         Questa disposizione
consente all'assicuratore, in caso di reticenza, di rescindere il contratto con
effetto retroattivo e di rifiutare le sue prestazioni per un danno già
realizzatosi, anche se questo non è correlato con il fatto all'origine della
reticenza (DTF 136 III 335 consid. 2.2 con riferimenti; cfr. pure citata STF
/2010 del 6 ottobre 2010 consid. 5.2). Essendo stata questa regola sovente
giudicata troppo severa, il legislatore ha deciso di modificarla sancendo un
diritto di recesso senza effetto retroattivo e consentendo all'assicuratore di
liberarsi dall'obbligo di fornire la sua prestazione soltanto a condizione che
esista un nesso causale tra il fatto taciuto o dichiarato in modo inesatto e il
danno intervenuto in seguito. Di conseguenza, l'obbligo dell'assicuratore di
fornire la prestazione rimane intatto se la reticenza non ha influito sull'insorgenza
del sinistro o sull'estensione della prestazione da fornire. Negli altri casi
tale obbligo viene meno e l'assicuratore ha diritto al rimborso delle
prestazioni già effettuate (Messaggio del 9 maggio 2003 concernente una legge
sulla sorveglianza delle imprese di assicurazione e la modifica della legge
federale sul contratto d'assicurazione, FF 2003 3249; cfr. DTF 136 III 335
consid. 2.2; cfr. pure citata SVR 2011 BVG nr. 19 consid. 5.2.). 

Il nuovo art. 6 LCA, entrato in vigore il 1° gennaio 2006, ha il seguente tenore:

 

"
1 Se alla conclusione del contratto chi era tenuto a
fare la dichiarazione ha dichiarato inesattamente o taciuto un fatto rilevante
che conosceva o doveva conoscere e a proposito del quale era stato interpellato
per scritto, l’assicuratore ha il diritto di recedere dal contratto, in forma
scritta. Il recesso ha effetto dal momento in cui perviene allo stipulante.

 

2 Il diritto di recesso si estingue quattro settimane
dopo che l’assicuratore è venuto a conoscenza della reticenza.

 

3 Quando il contratto è sciolto per recesso in virtù
del capoverso 1, l’obbligo dell’assicuratore di fornire la sua prestazione si
estingue anche per i danni già intervenuti, se il fatto che è stato oggetto
della reticenza ha influito sull’insorgere o la portata del danno. Se ha già
fornito prestazioni per un siffatto sinistro, l’assicuratore ha diritto a
restituzione.

 

4 In caso di recesso da un contratto d’assicurazione sulla
vita, riscattabile secondo la presente legge (art. 90 cpv. 2), l’assicuratore
fornisce la prestazione prevista in caso di riscatto.

 

                                         Va qui precisato che
secondo una recente sentenza del TF, l’esistenza di un nesso causale fra il
fatto taciuto o inesattamente dichiarato ed il sinistro intervenuto (condizione
prevista dal cpv. 3) influisce unicamente
sull’obbligo di fornire la prestazione a seguito di reticenza (art. 6 cpv. 3
LCA), ma non anche sulla validità della disdetta del contratto in quanto tale,
disciplinata dall’art. 6 cpv. 1 e 2 LCA (DTF 138 III 416). In altre parole: con
la rescissione del contratto per reticenza ai sensi del cpv. 1 si estingue
l'obbligo di prestazione non solo - come è logico che sia - per i sinistri non
ancora verificatisi, ma anche - e qui risiede la particolarità - per quelli già
intervenuti, a condizione però che l'insorgenza o l'estensione di questi ultimi
(e nient'altro) siano connessi alla reticenza.

Anche il Messaggio del
Consiglio Federale sulla modifica dell’art. 6 LCA rileva in proposito che se il contratto è sciolto a seguito di un caso di reticenza (cpv. 1)
l'assicuratore è libero dall'obbligo di prestazioni solo per i sinistri (già
intervenuti) la cui insorgenza o l'estensione siano connessi alla reticenza
(cpv. 3), mentre il suo obbligo di fornire la prestazione rimane intatto - nonostante
la rescissione del contratto - se la reticenza non ha influito sull'insorgenza
del sinistro o l'estensione della prestazione da fornire (cfr. FF 2003 3298 n.
2.2.2 ad art. 6 e 8). 

I due aspetti
(diritto di recesso, da un lato, e necessità di un nesso causale, dall'altro)
vanno dunque chiaramente distinti. Entrambi configurano dei presupposti
necessari affinché l'assicuratore possa eccezionalmente essere esonerato
dall'obbligo di fornire la propria prestazione in relazione a un evento già
realizzatosi (art. 6 cpv. 3 LCA). L'esistenza del nesso causale non può però in
alcun modo condizionare anche la validità della disdetta in quanto tale (DTF
138 III 416 consid. 6.4).

La validità in quanto tale
della disdetta di un assicuratore  - disciplinata dai cpv. 1 e 2 dell'art. 6 LCA - non
può quindi essere vincolata anche alla condizione - posta dall'art. 6 cpv. 3 LCA
- che il fatto oggetto della reticenza abbia influito sull'insorgere o la
portata del sinistro. Tale condizione può tutt'al più incidere sull'obbligo
dell'assicuratore di fornire la sua prestazione per gli eventi assicurati già
realizzatisi. 

 

                               2.5.   Riguardo
all'art. 6 LCA, la nuova legge non contiene alcuna disposizione transitoria,
per cui tornano applicabili le norme transitorie di cui all'art. 102 LCA, il
cui cpv. 4 dispone che si applicano per analogia gli art. 882 e 883 vCO, nel
frattempo sostituiti dagli art. 1 e segg. del Titolo finale del CC. L'art. 1
cpv. 1 Tit. fin. CC recita che gli effetti giuridici di fatti anteriori all'entrata
in vigore del codice civile sono regolati, anche posteriormente, dalle disposizioni
del diritto federale e cantonale che vigevano al tempo in cui detti fatti si
sono verificati. Perciò gli atti compiuti prima dell'entrata in vigore del
codice sono regolati, per quanto riguarda la loro forza obbligatoria ed i loro
effetti, anche per l'avvenire, dalle disposizioni vigenti quando vennero
compiuti (cpv. 2). La compilazione errata di un formulario e la mancata
comunicazione di fatti rilevanti per la valutazione del rischio costituiscono
fatti ai sensi dell'art. 1 Tit. fin. CC, per cui ogni violazione dell'obbligo
di notifica avvenuta prima del 31 dicembre 2005 va valutata secondo il diritto
in vigore a quel momento, anche se tali fatti sono stati resi noti solo dopo il
1° gennaio 2006. In tal caso, l'assicuratore ha la possibilità di recedere dal
contratto nell'estensione e con le conseguenze previste dall'art. art. 6 vLCA e
di richiedere la restituzione delle prestazioni eseguite. Determinante è quindi
unicamente il momento dell'avvenuta violazione dell'obbligo di dichiarare i
fatti decisivi da parte del proponente (cfr. anche Pouget-Hänseler,
Anzeigepflichtverletzung: Auswirkung der Revision auf die Praxis, in HAVE/REAS
2006, p. 32; cfr. citate sentenze della II CCA del 17 dicembre 2007, inc.
12.2006.218 e del 19 febbraio 2008, inc. 12.2007.67), quindi il momento in cui il contratto d’assicurazione è stato
stipulato (DTF 136 III 334 consid. 2.2. con riferimenti; cfr. SVR 2011 nr. 19
consid. 5.1). Il TF ha poi precisato che se anche la precedente versione
dell'art. 6 LCA è stata duramente criticata in dottrina ed è stata modificata
dal legislatore, non costituisce per contro valido motivo per negarne
l'applicazione. In effetti, come nel diritto civile, anche nel presente ambito
non ci si può prevalere del principio della lex mitior altrimenti valido nel
diritto penale (art. 2 cpv. 2 CP). Di conseguenza, una norma va di massima
applicata a una fattispecie realizzatasi sotto l'imperio del previgente
ordinamento anche se una regolamentazione entrata in vigore successivamente
dovesse avere apportato dei vantaggi a favore di una parte, ma a scapito
dell'altra (SVR 2011 nr. 19 consid. 5.1 con rifermenti; cfr. anche DTF 136 III
336 consid. 2.2).

 

                                         In concreto, si deve
analizzare la fattispecie sotto l'egida dell'art. 6 LCA nel tenore in vigore dal
1. gennaio 2006 in quanto la presunta reticenza sarebbe stata commessa nel
luglio e settembre 2010, quando l’attrice ha sottoscritto le proposte
assicurative (doc. D e D1) ritenuto che le polizze in lite sono state emesse il
5 agosto e 6 settembre 2010 (doc.B e B1). 

Va infine rilevato che l’art. 4 LCA è una norma di diritto
dispositivo (artt. 97 e 98 LCA), mentre l'art. 6 LCA è una norma semi
imperativa, alla quale non è possibile derogare in sfavore dell'assicurato
(art. 98 LCA).              

                                                                                

                               2.6.   Nel caso in esame, risulta
che ai fini della conclusione del contratto di assicurazione di cui alla polizza
__________, l’attrice ha compilato e sottoscritto, il 29 luglio 2010, un
questionario personale, con domande generali e sullo stato di salute. Con le
risposte date ella ha in sostanza affermato che le sue condizioni di salute
erano ottime, avendo risposto negativamente a tutte le domande poste. In
particolare, ha risposto negativamente alle domande 5 (“Attualmente è
affetto da disturbi o danni alla salute oppure soffre delle conseguenze di un
infortunio?”) e no. 6, 7, 8 del seguente tenore:

 

" 6. Ha già sofferto o soffre attualmente di uno o più dei seguenti disturbi o danni alla salute?

Artrosi, asma, malattie degli occhi, bronchite, malattie del
cuore, pressione arteriosa alta, colesterolo alto, cancro, paralisi, sclerosi
multipla, diminuzione della vista o dell'udito che non è stata corretta
interamente, disturbi o malattie psichiche, reumatismi, disturbi alla tiroide o
ad altre ghiandole, colpo apoplettico, disturbi alla colonna vertebrale,
diabete oppure altre malattie e altri disturbi non elencati?

 

(Quali? Medici curanti/ospedali? Medici/Ospedali? Risultato)

 

7. È stato sottoposto per più di quattro settimane o è tuttora
sottoposto a controlli o trattamenti da parte di medici, chiropratici o psicologi
oppure ha bisogno, assume o ha assunto regolarmente medicinali, antidolorifici,
sonniferi, tranquillanti o droghe?

 

Per quale motivo era o è in trattamento/sotto controllo? (Da
quando a quando? Medici ospedali? Risultato)

 

8. È stato sottoposto ad esami medici, p. es. controlli,
radiografie, ECG, test HIV, ecc. che non hanno avuto risultati normali (non
vanno indicati gli esami genetici)? 

 

(Quali? Quando? Medici/Ospedali? Risultato) (doc. D)

 

Analogamente ha risposto (sempre
negativamente) alle medesime domande (contrassegnate tuttavia con i numeri 4,
5, 6, 7) nel formulario sottoscritto il 1. settembre 2010 ai fini della
conclusione della polizza __________ (doc. D1). 

                                         

                                         A seguito della richiesta di
prestazioni formulata telefonicamente l’8 agosto 2011 dall’assicurata (doc. 1)
e dei successivi accertamenti predisposti, la convenuta è venuta a conoscenza
che l’assicurata aveva sofferto di lombalgie nel marzo e aprile 2010; secondo
l’assicurazione la mancata menzione da parte dell’assicurata della problematica
delle lombalgie nel formulario sullo stato di salute le aveva impedito di
valutare oggettivamente il suo stato di salute. Di conseguenza, non avendo
dichiarato suddetta affezione nel questionario, ha disdetto per reticenza i
contratti con uno scritto 28 settembre 2011 del seguente tenore:

 

" Gentile Signora AT 1,

L'8 agosto 2011 ha richiesto delle prestazioni per incapacità di guadagno in seguito a due ernie al disco.

In base alla documentazione in nostro possesso,
abbiamo constatato che nelle proposte presentate il 29 luglio 2010 ed il 1°
settembre 2010 non è stato fatto alcun accenno in merito a lombalgie per le
quali è stata in trattamento nei mesi di marzo ed aprile 2010.

Di conseguenza, non ha risposto correttamente alle
domande 5, 6, 7 e 8 sullo stato di salute figuranti sul foglio personale
firmato il 29 luglio 2010 ed alle domande 4, 5, 6 e 7 sullo stato di salute
figuranti sul foglio personale firmato il 1° settembre 2010 che sono parte
integrante delle proposte assicurative. Troverà in allegato, una copia delle
domande e delle rispettive risposte da lei fomite.

Se avesse risposto in modo esatto e completo, non
avremmo potuto stipulare l'assicurazione alle condizioni convenute. Per questo
motivo ci vediamo costretti a recedere dal presente contratto conformemente
all'art. 6 della Legge federale sul contratto d'assicurazione. La disdetta
prenderà effetto alla ricezione di questo avviso, ciò significa che il
contratto e la copertura assicurativa per futuri eventi, sì estinguono in quel
momento. Inoltre, non ha alcun diritto di percepire le prestazioni
assicurative.

Al fine di accordarle una copertura assicurativa
anche in futuro, nella polizza No __________, siamo disposti a stipulare uria
nuova polizza. Il nuovo contratto corrisponde a quello precedente con
l'aggiunta del

compleménto indicato nell'offerta in allegato.

La nostra offerta è valida solo per 30 giorni."

 

                                         A seguito degli ulteriori
accertamenti effettuati e delle informazioni raccolte, il 9 novembre 2012 ha invocato una seconda reticenza con una lettera del seguente tenore:

 

" (…)

Nel frattempo siamo venuti a conoscenza che nell’anno 2004, lei
avrebbe sofferto di fibriomalgia/lombalgie e si è sottoposta a 9 sedute di
fisioterapia dal 21.2.2004 al 30.4.2004 prescritte dal dr. __________.

 

Di conseguenza non ha risposto correttamente alle
domande sullo stato di salute 5 e 6 figuranti sul foglio personale firmato il
29 luglio 2010 ed alle domande 5 e 6 sullo stato di salute figuranti sul foglio
personale firmato il 1° settembre 2010 che sono parte integrante delle proposte
assicurative. 

Abbiamo invocato quindi un’ulteriore reticenza co la
lettera inviata il 9.11.2012 per fax all’avv. RA 1 confermando quella invocata
precedentemente. “

 

                                         L’attrice ha contestato e
contesta in questa sede la reticenza sostenendo in buona sostanza di non aver
menzionato di aver fatto capo al medico nel 2004 e nel marzo 2010 in quanto si era trattato di episodi banali di raffreddamento che non avevano poi più avuto
alcuna conseguenza. 

                                         

                                         Ora, la mancata menzione delle
problematiche alla schiena sofferte nel 2004 e nella primavera del 2010 non
essendo contestata, controversa è la questione di sapere se con questa
omissione l’attrice ha violato o meno il suo obbligo di informazione
rispettivamente, quindi, se la medesima, secondo la conoscenza che aveva della
situazione, potesse in buona fede e ragionevolmente considerare dette affezioni
senza importanza e passeggere, senza doverle ritenere causa di ricadute o dei
sintomi di una malattia presente o imminente e, pertanto, rilevanti per la
valutazione del rischio.

                                         Non è per contro (più)
oggetto della presente lite la questione di una presunta reticenza commessa dall’attrice
in relazione ad affezioni gastroenterologiche in quanto l’ulteriore e terza
reticenza invocata inizialmente dalla convenuta con lettera del 19 novembre
2012 è stata revocata in sede di risposta di causa (doc. 66, doc. V p.12).   

                                                                                 

                               2.7.   Secondo costante
giurisprudenza, per potere giudicare se il proponente è incorso in una
reticenza, non sono da considerare né dei criteri puramente soggettivi né dei
criteri puramente oggettivi. La legge non si accontenta infatti che il
proponente si limiti a comunicare all'assicuratore i fatti rilevanti per
l'apprezzamento del rischio di cui è effettivamente a conoscenza, ma gli impone
pure di dichiarare quei fatti importanti che gli devono essere noti,
indipendentemente dalla sua conoscenza effettiva del fatto concreto, ritenuto
che nell'applicazione di questo secondo criterio si deve tenere conto delle
cosiddette circostanze particolari del caso (DTF 136 III 337 consid. 2.3 con riferimento
a DTF 118 II 333 consid. 2b, 116 II 338 consid. 1c, 96 II 204; per un caso in
cui è stata negata una reticenza: cfr. STF 4A_81/2011 del 28 aprile 2011, trattavasi
di lombalgie croniche). 

                                         Ciò significa, ad esempio,
che occorre prendere in considerazione la situazione personale dell'assicurato,
con particolare riferimento al suo grado di intelligenza e di formazione,
nonché alla sua esperienza (DTF 118 II 333 consid. 2b; DTF 109 II 60 consid.
2b) e della situazione del proponente, ritenuto comunque che il grado di
diligenza nell'adempimento dell'obbligo d'informazione va anche esaminato e
giudicato sotto il profilo della buona fede, pure applicabile in campo
assicurativo (Nef, Basler Kommentar, Bundesgesetz über den
Versicherungsvertrag, Basilea 2001, n. 26 ad art. 4 e riferimenti). In altri
termini, ciò che conta non è l'esattezza oggettiva, ma la correttezza
soggettiva della dichiarazione che il proponente è in grado di rendere ritenuta
la sua situazione personale (Nef,
op. cit., n. 27 ad art. 4 LCA).

 

                                         Giusta la giurisprudenza
(STF 4A_45/2008 del 23 aprile 2008, consid. 4.1.2; DTF 134 III 511,
consid. 3.3.2), i fatti intesi dall'art. 4 LCA sono tutti gli elementi che devono essere presi in
considerazione per l'apprezzamento
del rischio e che possono aiutare l'assicuratore
riguardo all'estensione del rischio
da coprire, ossia tutte le circostanze che permettono di concludere all'esistenza di fattori di rischio (DTF 118 II 333
consid. 2a p. 336). Si tratta dunque dell'insieme dei fatti che sono di natura ad influenzare, nel caso
particolare, il sopraggiungere, l'intensità
e l'importanza del rischio, quindi
non soltanto i fatti che fanno nascere il rischio, ma anche tutti quelli che
permettono di dedurre retrospettivamente l'esistenza di un rischio (Nef, Basler Kommentar, op.cit., n. 12 ad art. 4 LCA).

                                         Non importa se tali fatti sono
o no in rapporto di causalità con il danno (DTF 92 II 342; la nuova normativa
in vigore dal 1. gennaio 2006 fa tuttavia dipendere l'obbligo dell'assicuratore
di fornire la sua prestazione per eventi assicurati già realizzatisi
dall’esistenza di un nesso causale tra il fatto taciuto o dichiarato in modo
inesatto e il sinistro intervenuto in seguito; cfr. sopra consid. 2.4).  

 

                                         Decisivo è determinare,
secondo la giurisprudenza, se ed in quale misura il proponente poteva dare in
buona fede una risposta inesatta all'assicuratore tenuto conto delle circostanze concrete e secondo la
conoscenza personale che aveva della situazione e, nel caso concreto, tenuto
conto ancora delle indicazioni che gli avevano dato delle persone qualificate. Il
proponente deve domandarsi seriamente se esiste un fatto che rientra nelle
domande dell'assicuratore; egli
adempie al suo obbligo se dichiara, oltre ai fatti che conosce senza pensarci,
quelli che non possono sfuggirgli se riflette accuratamente ai quesiti postigli
(DTF 118 II 333 consid. 2b; Nef, op. cit., n. 26 ad art. 4 LCA). Colui che sottace delle affezioni
sporadiche che poteva ragionevolmente in buona fede considerare come senza
importanza per la valutazione del rischio, senza doverle considerare come una
ricaduta o come dei sintomi di una malattia imminente acuta, non viola il suo
dovere d'informazione (DTF 116 II 338
consid. 1b).

                                         L'Alta
Corte (STF 4D_80/2008, consid. 2.1.3; DTF 134 III 511, consid. 3.3.4) ha
stabilito che l'art. 4 cpv. 3 LCA istituisce la presunzione che i
fatti a proposito dei quali l'assicuratore
ha posto per iscritto delle domande precise, non equivoche, sono dei fatti
importanti per l'apprezzamento del
rischio ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 e
2 LCA, ossia dei fatti idonei ad influire sulla decisione dell'assicuratore di concludere il contratto o di
concluderlo alle condizioni concordate. Questa presunzione tende a facilitare
la prova dell'importanza di un fatto
per la conclusione del contratto alle condizioni previste, rovesciando l'onere della prova (DTF 118 II 333 consid. 2a e
riferimenti). Rimane comunque possibile, per il proponente, provare che l'assicuratore avrebbe concluso il contratto alle
condizioni concordate anche se fosse stato a conoscenza del fatto non dichiarato
o dichiarato in modo inesatto (DTF 92 II 342 consid. 5; Nef, op. cit., n. 56 ad
art. 4 LCA).

                                         

                                         L'assicuratore è
autorizzato a porre domande su tutte le circostanze che sono di natura ad
influenzare seriamente la sua determinazione d'accettare o rifiutare la
proposta d'assicurazione (DTF 68 II 328, JdT 1943 I 241).

                                         Spetta all'assicuratore
formulare con precisione e senza equivoci le domande relative ai fatti che gli
sembrano importanti, nei confronti di chi deve dichiararli (OG ZH in RUA XIII
n. 16).

                                         Non esiste un obbligo generale
per l'assicuratore di informarsi personalmente sui fatti importanti per l'apprezzamento
del rischio ed esso ha il diritto d'ammettere che il proponente ha risposto
correttamente. V'è del resto un principio generale che vuole che colui che si
fonda sulle dichiarazioni della parte contraente possa fidarsi delle stesse,
senza essere tenuto a controllarne l'esattezza mediante delle verifiche (DTF
118 II 333).

 

                                         Il proponente deve
indicare i fatti che conosce o che dovrebbe conoscere (TF in RUA VI n. 51).
Egli deve menzionare i fatti importanti per l'apprezzamento del rischio, ma non
tutti quelli che sono oggettivamente conosciuti al momento della conclusione
del contratto. Non è infatti tenuto a dichiarare i fatti in merito ai quali non
è stata posta nessuna domanda scritta (DTF 45 II 218) e nemmeno a fare delle
dichiarazioni spontanee (DTF 116 V 218). Il proponente ha l'obbligo di
rispondere soltanto alle domande che l'assicuratore ha formulato correttamente.
Inoltre, egli non solo deve dichiarare i fatti che gli vengono in mente senza riflettere,
ma anche quelli che non potrebbero sfuggirgli se riflettesse seriamente alle
domande dell'assicuratore (DTF 116 V 218; DTF 109 II 60).

                                         Se l'assicurato non ha
risposto ad una domanda, l'assicuratore non potrà prevalersi di questo fatto
per rescindere il contratto, a meno che dal contesto particolare (altre
risposte del proponente) la domanda lasciata in bianco possa essere ritenuta
evasa in un determinato senso e che questa risposta costituisca una reticenza su
un fatto importante (Carron, La
loi fédérale sur le contrat d'assurance, Ed. Universitaires Fribourg Suisse
1997, pag. 13 n. 37; DTF 110 II 499). Se delle circostanze importanti non hanno
fatto oggetto di domande, in generale non se ne potrà dedurre una reticenza.

 

                                         Per contro, non c'è un
errore del proponente quando egli attribuisce in buona fede a un termine il
senso che assume correntemente, senza preoccuparsi del suo significato tecnico
(DTF 116 II 338, DTF 96 II 204; cfr. anche sentenza della II CCA del 13 luglio
2006, inc. n. 12.2005.148).

                                         Il proponente deve agire
conformemente alle regole della buona fede, rispondendo alle domande poste (RUA
VIII n. 41). Occorre quindi determinare in che misura il proponente poteva, in
buona fede, dare una risposta negativa ad una domanda sottopostagli dall'assicuratore,
secondo la conoscenza che egli aveva della situazione (DTF 96 II 204, JdT 1972
I 34).

                                         Il proponente può far capo
alla sua ignoranza su un fatto non dichiarato solo se questa ignoranza non è
dovuta ad una grave negligenza da parte sua (TF in RUA VI n. 51). La non
attenzione o la negligenza del proponente danno luogo all'invocazione della
reticenza da parte dell'assicuratore (sentenza ticinese pubblicata in RUA VII
n. 50).

                                         Tuttavia, il
proponente perde i suoi diritti anche quando ignora la falsità delle sue
dichiarazioni, a condizione che questa ignoranza implichi un errore da parte
sua. Per contro, non c'è un errore del proponente quando egli omette di
dichiarare dei fatti conosciuti da parte di soli professionisti, oppure quando
egli attribuisce in buona fede ad un termine il senso che assume correntemente,
senza preoccuparsi del suo significato tecnico. Il proponente dell'assicurazione
è quindi legittimato ad attribuire ai termini tecnici del questionario che non
gli sono familiari e che non gli sono stati spiegati, il senso che normalmente
si dà nel loro contesto ed in particolare il senso che hanno nel linguaggio
comune (DTF 116 II 338) ed il senso che si dà loro nel luogo di domicilio (DTF
96 II 204, JdT 1972 I 34).

 

                                         Per verificare la
conformità delle risposte, occorre determinare se il proponente conosceva o
doveva conoscere la loro erroneità o la loro inesattezza, e si terrà conto, per
questo, di tutto il contesto personale, ossia della sua intelligenza, della sua
formazione e della sua esperienza (DTF 116 II 338), del grado della sua cultura
(DTF 111 II 388) e della sua situazione (DTF 118 II 333).

 

                                         Riguardo all'esattezza
delle risposte fornite, occorre considerare gli aspetti soggettivi connessi al
proponente. In altri termini, il fatto di ignorare in maniera volontaria o per
negligenza una circostanza può essere opposto al proponente.

                                      

                                         Va aggiunto che, secondo
la giurisprudenza federale, colui che omette di segnalare delle indisposizioni
sporadiche che può ragionevolmente ed in buona fede considerare come senza
importanza e passeggere, senza doverle ritener causa di ricadute o dei sintomi
di una imminente malattia algica, non viola il suo obbligo di informazione (STF
136 III 338 consid. 2.4 con riferimento a DTF 116 II 338 consid. 1b p. 340 e
citazioni; STF 5C.47/2003 del 7 luglio 2003 consid. 3.3.). 

 

                               2.8.   Nell'ambito di
un'assicurazione individuale contro gli infortuni, la domanda che porta su un
trattamento medico di una certa durata, senza precisare cosa si intenda per
"certa durata", dà luogo ad incertezza, apparendo generica e non
può quindi fondare una reticenza (RUA XVII n. 7).

Costituisce invece reticenza – nello stesso ambito – il fatto di
tacere l'esistenza di una incapacità lavorativa al 50% (RUA XVI n. 5 citata da
Carron, op. cit., p. 12, nn. 34 e 35).

 

                                         In merito alla conclusione
di un'assicurazione sulla vita, costituisce reticenza negare di avere sofferto
di male allo stomaco quando siano stati consultati due medici in proposito e
ciò anche se gli esami non hanno rilevato l'esistenza di malattie gravi (RUA XV
n. 22).

 

                                         Nell'assicurazione contro
le malattie, la domanda a sapere se negli ultimi cinque anni sia stata eseguita
una radiografia verte su di un fatto importante, non tanto per la radiografia
come tale quanto per le indicazioni che se ne possono dedurre riferibili al
rischio assicurabile (Carron, op. cit., p. 15 n. 42), mentre l'assicuratore non
può invocare la reticenza a fronte di risposta imprecisa a domanda non
intelligibile per tutti e se il proponente non l'aveva compresa (DTF 101 II
339). Inoltre, se il questionario si riferisce ad uno stato di malattia, non
c'è reticenza quando l'assicurato, profano in materia, in buona fede si crede
non affetto da malattie dorso-lombari, e dopo un breve trattamento, da dolori
susseguenti ad uno specifico infortunio. Diversa sarebbe la problematica se il
questionario concernesse soltanto i dolori sofferti (DTF 101 II 339, JdT 1977 I
627).

                                         La giurisprudenza ha
ammesso reticenza, con riferimento all'assicurazione contro le malattie, per
domande alle quali non sia stata data veritiera o completa risposta relativa a
precedenti patologie del tubo digerente (Carron, op. cit., p. 23 n. 64).

 

                                         Non può essere inoltre
ritenuta una reticenza laddove il proponente l'assicurazione ometta di
segnalare dei sintomi di una malattia alla domanda tendente a sapere di quale
malattia importante abbia sofferto, ciò se la malattia sia stata indicata (TA
del Cantone Ticino, in RUA XVII n. 6).

                                         Come ricorda Carron
(citando un giudizio del Cantone Svitto pubblicato in RUA XVI n. 9),

 

" Comme la
réticence ne peut être admise qu'avec la plus grande retenue, sa preuve n'est
pas apportée lorsque les médecins traitants du preneur d'assurance n'étaient
pas au courant d'un petit infarctus qu'il aurait subi et n'ont décelé aucune
trace de troubles cardiaques.".

 

                                         È d'altra parte possibile
per il proponente dell'assicurazione dimostrare che la domanda alla quale ha
risposto con reticenza non sia stata determinante per la conclusione del
contratto da parte dell'assicuratore (cfr. comunque l'art. 4 cpv. 3 LCA), e che
l'assicuratore avrebbe ugualmente concluso il contratto se fosse stato a
conoscenza del fatto (SJ 1986 557).

 

                                         In virtù dell'art. 8 CC,
l'onere di dimostrare che il proponente ha disatteso i propri doveri di
informazione spetta all'assicuratore (DTF 108 II 550 consid. 2b,
DTF 72 II 124; Roelli/Keller/Tännler, Kommentar zum Schweizerischen
Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, vol. I, 2a ed.,
p. 105).

 

                               2.9.   Nel caso di specie, l’attrice
ha, come detto, stipulato le polizze n. __________ sottoscrivendo uno specifico
formulario nel quale le sono state poste diverse domande circa il suo stato di
salute (doc. B, B1, D, D1; cfr. sopra consid. 2.6). 

                                         

                                         Per valutare l’esistenza o
meno di un caso di reticenza la domanda formulata al proponente in merito ai
fatti importanti ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 LCA deve essere chiara e non
equivoca (art. 4 cpv. 3 LCA).

                                         Non vi è reticenza se la
domanda è ambigua nella misura in cui la risposta data appaia veritiera secondo
la maniera in cui la domanda poteva essere compresa in buona fede dal
proponente (DTF 136 III 336 consid. 2.3 con riferimenti).

 

                                         In casu, va innanzitutto
detto che le domande in discussione poste dall’assicurazione convenuta sono,
almeno per quanto di rilievo nella specie, in linea di massima chiare e
inequivocabili nel loro contenuto e non abbisognano pertanto di interpretazione
alcuna, tra le parti non sussistendo del resto alcuna divergenza in proposito
(sull’interpretazione dei contratti d’assicurazione e dei relativi formulari
sullo stato di salute cfr. il rinvio alle regole generali d’interpretazione del
diritto privato all'art. 100 LCA; STF in RUA XIX n. 55; DTF 129
III 118 consid. 2.5; 128 III 265 consid. 3; 127 III 444 consid. 1b; 126 III 59
consid. 5). 

 

                             2.10.   Dagli
atti all’inserto emerge che nell’agosto 2011 l’assicurata ha informato
l’assicurazione di essere in malattia dal dicembre precedente. L’assicurazione
ha quindi immediatamente interpellato il medico curante dr. __________, il
quale ha compilato il formulario “estratto della cartella clinica” in data 25
agosto 2011  indicando alla domanda 1 (“Dolori alla colonna vertebrale,
Ernia discale”, “Quando esattamente sono subentrati i primi sintomi delle
malattie qui sopra indicate?”) che i primi sintomi erano subentrati la
prima volta il 26 ottobre 2010, che la diagnosi posta era “Discopatia
lombare con sciatalgia L5 sinistra” (domanda 2), precisando, alla domanda 3
(“Causa del trattamento di marzo-aprile 2010”) che detta causa era “semplice lombalgia”, che la “prima consultazione” (domanda 4) si era
verificata il “23 marzo 2010” e che vi era stata un’inabilità lavorativa
“a causa di dette patologie” dal 15 al 18 marzo 2010 (doc. 7).  

                                         L’assicurata, nell’apposito
formulario “Notifica d’incapacità al lavoro/guadagno” inviatole in
seguito e compilato il 10 settembre 2011, ha indicato la presenza di due ernie al disco e al quesito “Quando si sono manifestati i primi disturbi” ha
risposto “marzo 2010” (doc. 10).  

                                         L’CV 1 ha chiesto il 27
settembre 2011 alla Cassa malati dell’assicurata il dettaglio delle prestazioni
fornite negli anni 2009 e 2010 (doc. 11), informazioni che le sono state
inviate in data 27 ottobre 2011 (doc. 18). 

 

                                         A seguito della
rescissione del contratto per reticenza inviata dall’assicurazione all’attrice
con lettera 28 settembre 2011 (doc. 12; cfr. sopra per esteso al consid.2.6),
il dr. __________ ha inviato in data 29 settembre 2011 una “rettifica” del
seguente tenore:

 

" A causa di
un mal di schiena la signora AT 1, 1969, è stata inabile al lavoro dal
15.3.2010 al 18.3.2010. Visitata in data 23.3.2010 risultava guarita essendosi 
trattato di un raffreddamento. 

 

Prima del 26.10.2010, la signora AT 1, 1969, non ha mai presentato
disturbi ortopedici alla colonna vertebrale. La problematica delle ernie
discali colonna lombare è comparsa al 3 novembre 2010."  (doc. 13)  

 

                                         Nell’estratto della
cartella clinica elaborato dal curante lo stesso giorno egli sottolinea che la
diagnosi “dolori alla colonna vertebrale, ernia discale” (quesito 1) è
stata posta solo dopo la RM del 3 novembre 2010, che i primi sintomi di tale
affezione si erano manifestati il 26 ottobre 2010 e che per contro nel
marzo-aprile 2010 si era trattato di “un semplice dolore muscolare da colpo
d’aria durato solo tre giorni, dal 15 al 18.3”, che
nessuna consultazione era avvenuta tra il 23 marzo e il 26 ottobre 2010, che
per “la discopatia” la prima consultazione aveva avuto luogo
(quesito n. 4) “al 26 ottobre 2010”
e che per le diagnosi in oggetto nessuna inabilità era stata certificata prima
del settembre 2010 ad eccezione dei tre citati giorni (doc. O).  

 

                                         In data 27 ottobre 2011 la
__________, cassa malati dell’assicurata, dando seguito alla richiesta del 12
ottobre 2011, ha inviato alla convenuta la lista delle prestazioni coperte per
il periodo dall’1 novembre 2008 al 30 novembre 2010 in relazione a colonna vertebrale e gambe (doc. 18), alla luce della quale in data 4 novembre
2011 la CV 1 ha chiesto delle informazioni al dr. __________, che ha risposto il
29 dicembre 2011 (doc. 25). 

                                         Il 12/16 ottobre 2012 la
convenuta ha inoltre ricevuto dalla __________ la lista delle prestazioni
effettuate dal 2000 al 2010, fra le quali diverse prestazioni ginecologiche e
un ciclo di 9 sedute di fisioterapia tradizionale tra il 31 marzo e il 30
aprile 2004 prescritte dal dr. __________ con la diagnosi di “fibromalgia/lombalgia”
(per un costo complessivo di fr. 396.75; doc. 41, 43, 48). 

                                         La convenuta ha quindi chiesto
il 16 ottobre 2012 chiarimenti al curante, alla dr.ssa __________,
gastroenterologa, al dr. __________, neurologo e al dr. __________, ginecologo
(doc. 44 - 47).  

                                         In data 24 ottobre 2012 il
dr. __________ ha in sostanza negato di aver avuto in suo trattamento l’attrice
nel 2002, ma di averla avuto in cura “solo” dal 23 novembre 2010 a motivo dei dolori causati dall’ernia discale, diagnosi nota alla paziente da inizio ottobre
2010 (doc. 50). La dr.ssa __________ ha risposto in data 25 ottobre 2012 (doc.
53) e il dr. __________ il 21 dicembre 2012 (doc. 73). In data 2 novembre 2012
anche il dr. __________, che ha operato l’attrice alla schiena il 27 gennaio 2011, ha fornito le relative informazioni (doc. 57). 

 

                                         Con scritto 9 novembre
2012 la convenuta ha quindi invocato una seconda reticenza, motivando di essere
venuta a conoscenza che l’assicurata si era sottoposta a 9 sedute di
fisioterapia dal 31 febbraio (recte: 31 marzo 2004) al 30 aprile 2004 prescritte
dal dr. __________ per la diagnosi di fibromalgia/lombalgie, le quali non erano
state menzionate. Di conseguenza non aveva risposto correttamente
alle domande sullo stato di salute 5 e 6 sui fogli personali firmati il 29
luglio e 1. settembre 2010 (doc. 58).

                                         Inoltre, con un’ulteriore
lettera del 19 novembre 2012 l’CV 1 ha invocato una terza reticenza
rimproverando all’assicurata di non aver comunicato di aver sofferto di
problemi gastroenterologici dall’anno 2000 e non aver di conseguenza risposto correttamente alle domande sullo stato di salute 6 e 7 figuranti sul foglio
personale firmato il 29 luglio 2010 e 5 e 6 di quello sottoscritto il 1.
settembre 2010 (doc. 66). In questa sede la convenuta ha tuttavia revocato tale
comunicazione considerando la reticenza non data (risposta di causa, doc. V p.
12). 

 

                                         Per quanto riferito alle
problematiche alla schiena, dalla lista delle consultazioni redatta dal dr. __________
il 1. dicembre 2012 risulta che nel febbraio 2004 l’assicurata si è rivolta al
curante per “presenza di dolori muscolari diffusi spalle, arti superiori e 
dorso del tipo osteomi algia-fibromialgia, curati con antiinfiammatori e
fisioterapia” (doc. E). Di tali dolori non vi è più traccia nelle
consultazioni successive (la prima seguente nell’ottobre 2010 per influenza). 

                                         

                                         Nel marzo 2010 il curante
riferisce per contro di cure “sia per la sinusite che per dolori muscolari
del tipo fibromialgia” (doc. E). 

                                         A dipendenza delle
affezioni l’attrice si era dapprima assentata dal lavoro per tre giorni, dal 15
al 18 marzo 2010 per poi recarsi dal medico il 23 marzo successivo, il quale l’aveva
giudicata guarita, ne aveva attestato la precedente inabilità e prescritto
l’assunzione di medicamenti antiinfluenzali.

 

                                         Nell’ottobre/novembre 2010
l’attrice si è nuovamente rivolta al proprio medico, il quale, attestata la “comparsa
di dolori lombari del tipo discopatia lombare” ha immediatamente richiesto
una “Radiologia specifica”, segnatamente una risonanza magnetica
(effettuata il 3 novembre 2010) e inviato la paziente dal dr. __________, neurochirurgo.
È stata così posta la diagnosi di discopatia dalle vertebre L3/4 alle L5/S1 e
un’ernia L4/5 con “lussato caudale” a sinistra. A seguito di una seconda
RM eseguita il 27 dicembre 2010 è stata poi riscontrata un’ernia di nuova
insorgenza alla L5/S1, per la quale l’attrice è quindi stata operata il 27
gennaio 2011 a __________. Tali problematiche hanno causato un’inabilità
lavorativa completa dal 26 ottobre 2010 al 25 maggio 2011, quindi al 50% sino
al 13 ottobre 2011, poi al 30% sino al 31 dicembre 2011, poi al 20% sino al 31
marzo 2012 e, quindi, dal 1. aprile 2012 è stata nuovamente dichiarata abile in
misura piena.   

 

                                         Al fine di chiarire meglio
le circostanze alla base del litigio, pendente causa il TCA ha interpellato il
medico curante dr. med. __________, chiedendogli informazioni sulle prestazioni
effettuate a favore dell'attrice, con particolare riferimento ai problemi alla
schiena, chiedendogli di specificare se nel corso degli anni la paziente avesse
mai lamentato problemi alla schiena, nell’affermativa se per essi avesse mai
inviato la paziente da altri specialisti o prescritto l’esecuzione di
particolari esami (per esempio radiografie) o l’assunzione di medicamenti; ha
inoltre chiesto di precisare quando per la prima volta si era manifestata la
problematica alla colonna vertebrale (discopatia e ernie del disco), di
indicare le esatte diagnosi poste in occasione della consultazione avuta in
data 23 marzo 2010 nonché, con riferimento all’ernia del disco, di motivare la
discrepanza che emerge tra il formulario per l’assicurazione CV 1 sottoscritto
il 25 agosto 2011 (in cui indicava quale prima consultazione il 23 marzo 2010)
e la “Rettifica” allestita in data 29 settembre 2011 rispettivamente l’estratto
della cartella clinica 29 settembre 2011. Ha infine chiesto al curante di motivare la prescrizione delle sedute di fisioterapia effettuate dalla paziente  da
marzo ad aprile 2004 precisando infine se avesse mai inviato la paziente dal
dr. __________ (doc. XIII). 

                                         Il 1. dicembre 2013 (doc.
XIV) il dr. med. __________ si è pronunciato come segue:

 

" (…)

Il periodo più importante in cui ho avuto in cura la signora AT 1,
__________.1969 è stato quello che é andato dal 26.10.2010 al 12.06.2012, e
questo a causa di una doppia ernia discale alla colonna vertebrale lombare e
più precisamente la L4-L5 con lussazione del nucleo a destra. La differenza tra
un ernia discale ed una lombalgia consiste nel fatto che l’ernia discale
comporta la rottura dell’anello fibroso e quindi la fuoriuscita del nucleo al
di là dell’anello e detta ernia è suscettibile solo di intervento chirurgico,
in quanto il nucleo va a comprimere le sottostanti radici nervose creando forti
dolori lungo gli arti inferiori e nel nostro caso sia a destra che a sinistra
con  perdita di forza muscolare alle gambe che cedono, (D5)

mentre la lombalgia rappresenta una entità di dolori solo muscolari
alla sede dei muscoli lombari, dolori provocati per lo più o da un
raffreddamento o da atteggiamenti errati (D2).

 

 

Su quanto riguarda l’intervento eseguito allo __________ allego
copia del referto di detto ospedale.

Le consultazioni fatte al riguardo di questa patologia sono molte
e più precisamente (segue la lista di 23 consultazioni tra il 16 ottobre
2010 e il 12 giugno 2012). Allego copia del referto MRI colonna lombare del
16 giugno 2011.

 

In precedenza, prima del 26.10.2010, si è trattato di sole
patologie singole, sporadiche, senza evoluzioni preoccupanti.

La signor AT 1 è venuta per la prima volta in mia cura e con una
consultazione unica, singola, il 28 marzo 2001 per un disturbo intestinale
dovuto al colon spastico su polipo ed ernia iatale. Le sono stati dati dei
medicamenti.

Quindi un solo consulto al 4 giugno 2002 per un foruncolo all’inguine
ds.

Nel febbraio 2004 le ho prescritto una fisioterapia e antiinfiammatori
per dolori muscolari alle spalle e al dorso collegabili a colpi di freddo. (D2)

Una semplice cura per influenza intestinale al 12.10.2004.

In data 1.12.2005 le ho fatto fare un esame del sangue per
disturbi influenzali. Il raffreddamento è uno stato simil influenzale.

Al 12.12.2007 e al 21.12.2007 sono stati fatti esami del sangue
per disturbi di allergia bronchiale associata a cefalea (mal di resta). Si
trattava di eseguire delle verifiche su di un test, il CEA che era aumentato,in
una paziente fumatrice. Il controllo polmonare si é completato con una
radiografia del torace eseguita il 18.1.2008.

Nel periodo dal 15.3.2010 al 18.3.2010 la signora AT 1

 è stata inabile al lavoro al 100% per una forma influenzale

da raffreddamento che le ha procurato dolori al dorso= schiena, e
giudicata guarita in data 23.3.2010. Al 15.3.2010 ho prescritto alla signora AT
1 una cura per sinusite e dolori muscolari alle spalle e dorso=schiena, mediante
anti-influenzali.

 

È a partire dal 26.10.2010 che sono iniziati quei problemi seri di
discopatie alla colonna lombare. Allego la MRI alla colonna lombare eseguita il
3.11.2010. Purtroppo non possiedo alcun rapporto redatto dal dr.__________

e prima del 3.11.2010 non era stata mai eseguita una radiografia alla
colonna lombare, né eseguita una cura per discopatie,

I farmaci dati al 15.3.2010 erano il Fluimucil Grippe,il
Pecto-Calmine sciroppo e l'Ospen 750 mg 120 mi sciroppo, farmaci che curano anche i dolori alla schiena.

II D2 non è il D5. È il D5 l'indicativo della colonna lombare."

(doc. XIV)

 

                                         In data 15 dicembre 2013
(doc. XVI) il dr. __________ ha ulteriormente precisato:

 

" (…)

È necessario fare una netta distinzione tra:

 

LOMBALGIE, che sono esattamente delle sacro-dorso-lombalgie e cioè
dolori di carattere esclusivamente muscolare, interessanti i muscoli, le fasce,
le innervazioni della cerniera dorso-lombare e sacrale. Il dolore delle
lombalgie si limita alle sedi dorso-lombari 

 

 

Dalle:

 

ERNIE DISCALI, che sono delle LOMBO-SCIATALGIE dovute ad una rottura
dell’anello fibroso di uno o più dischi delle vertebre lombari, con conseguente
compressione di una o due radici del nervo sciatico da parte del nucleo che
fuoriesce. Il dolore della lombosciatalgia si irradia lungo l’arto inferiore
creando pure una perdita di forza su tale arto. (…) (doc. XVI) 

 

                                         Ha allegato inoltre letteratura
medica riguardante le citate diagnosi, con un elenco delle varie lombalgie in
relazione alle possibili loro cause, precisando che la cura della Lombalgia “si
basa esclusivamente su: riposo, antinfiammatori e fisoterapia e ginnastica”
mentre che quella dell’ernia discale è “solo ed esclusivamente chirurgica”
(doc. XVI). Ha inoltre osservato che “nel periodo di marzo-aprile 2004 la
signora AT 1. ha eseguito delle fisioterapie alla colonna su mia indicazione
per dolori muscolari alla schiena. In quell’occasione non è stata data né
un’inabilità lavorativa, né medicamenti specifici. Nessuna relazione con una
ernia discale“. Ha inoltre precisato che l’inabilità di una settimana attestata
nell’ottobre 2004 era per un’influenza intestinale, senza alcun riferimento
alla colonna vertebrale (doc. XVI). 

                                         Ulteriormente richiesto,
in data 11 gennaio 2014 il dr. __________ ha affermato:

 

" Per quanto riguarda il quesito 6 circa la vertenza
AT 1 

/CV 1, a me pare che sia stata data una risposta più che
esauriente per iscritto nelle precedenti mie relazioni.

Nel formulario da me riempito in data 25 agosto 2011 mi si chiedeva al punto 6: da quando a quando la persona (AT 1) assicurata ha subito un’incapacità
lavorativa a causa di dette patologie (dolori alla colonna vertebrale. Ernia
discale.-punto 1 del formulario) prima dell’1.9.2010?

Per giocoforza ho dovuto rispondere che la signora AT 1 è stata
inabile al 100% dal 15.3.2010 al 18.3.2010 (perché lo è stato) in quanto a quel
momento la paziente ha sofferto di dolori lombari (dorso lombalgia
consequenziale ad una malattia pseudo-influenzale da raffreddamento; e non di una
ernia discale, vera e propria malattia ortopedica) e questo per completare la domanda
n. 3 dello stesso formulario in cui si chiedeva:

- causa del trattamento MEDICO di marzo-aprile 2010?

La cui risposta è stata: semplice lombalgia (e ribadisco ancora
lombalgia e non ernia discale). 

Del resto la suddetta lombalgia (dolori muscolari in sede dorso lombari)
sono poi guariti con semplice cura medica.

Nel periodo da fine marzo a fine ottobre 2010 non si sono
verificati problemi ortopedici particolari, e la paziente ha potuto gestirsi in
maniera normale.

Solo a partire dal 26 ottobre 2010 si è verificata una lombo-sciatalgia

sulla base di due ernie discali L3-L4 ed L4-L5,e questa patologia
si riferisce ad una vera patologia ortopedica.

Io non trovo affatto questo contradditorio che si vuole a tutti i
costi cercare nei vari certificati da me allestiti. A me pare che si tratti già
in quelle occasioni solo di precisazioni su quanto continuo a ribadire:

- un conto é una lombalgia

- e un altro conto é l’ernia discale.

 

Solo l’ernia discale rappresenta un netto problema ortopedico-chirurgico,
e non la lombalgia,e penso di avere inviato abbastanza documentazione in
merito.

I certificati da me redatti tendono e vogliono diversificare questi
due aspetti e due tempi di malattia diversi:

- marzo 2010 : lombalgia semplice

- ottobre 2010: ernie discali

due modi di patologie molto diverse tra di loro sia per evoluzione
che per trattamento.

La prima è guarita con semplice terapia medica conservativa.

La seconda ha dovuto richiedere l’intervento chirurgico.

Se il formulario CV 1 mi richiedeva la causa del trattamento
medico di marzo-aprile 2010, non vedo perché avrei dovuto parlare di ernia del
disco se non c’era.

Infatti al PUNTO 1 del formularioCV 1 la domanda è ambigua allorché
accomuna due patologie differenti come se si trattasse della stessa cosa. La
domanda infatti chiede:

-Dolori alla colonna vertebrale: Ernia discale

Ribadisco: la domanda confonde perché mette tutto sullo stesso piano
e non divide le due differenti patologie:

- un conto é un dolore alla colonna vertebrale

- e un altro conto é un’ernia discale.

 

A tutto questo a me pare di avere già risposto in modo esauriente
nelle relazioni scritte in precedenza,o dovrò ancora puntualizzare il concetto
di diversità fra un dolore lombare e una ernia discale. L’una non è l’altra.

Il dolore lombare è una lombalgia o lombaggine che dir si voglia mentre
l’ernia discale é una lombo-sciatalgia. (doc. XVIII)

 

                             2.11.   Tutto ben considerato, in
virtù di quanto precede, con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati), a
mente della scrivente Corte, non si può affermare che al momento di
compilare i formulari sullo stato di salute, il 29 luglio e il 1. settembre 2010, l'interessata fosse a conoscenza di avere determinati problemi alla schiena e che gli stessi si
sarebbero concretizzati presto o tardi in una discopatia lombare con sciatalgia
L5sin, discopatia delle vertebre L3/4 alla L5/S1 e ernie L4/5 con lussato
candiale a sinistra, e L5/S1 che hanno necessitato un intervento il 27 gennaio
2011. Secondo questa Corte inoltre l’attrice ben poteva ritenere in buona fede che
i dolori alla schiena lamentati nel 2004 e nel marzo 2010 costituissero delle
indisposizioni sporadiche e passeggere non rilevanti per la valutazione del
rischio.   

 

                                         Due sono sostanzialmente i
fatti che secondo la convenuta l’assicurata avrebbe dovuto segnalare
rispondendo alle domande postele nei formulari sullo stato di salute: le
affezioni lombari del 2004 con conseguente prescrizione di un ciclo di fisioterapia,
da un lato, quelle all’origine del consulto medico del marzo 2010, dall’altro. 

                                         Per inciso va ribadito che
non sono (più) oggetto del presente contendere le affezioni
gastroentereologiche di cui ha sofferto in passato l’attrice in quanto
l’ulteriore reticenza invocata inizialmente dalla convenuta con lettera del 19
novembre 2012 è in seguito stata revocata (doc. 66, doc. V p.12).   

 

Per quanto innanzitutto riguarda le affezioni lamentate nel 2004, risulta
che nel marzo 2004 l’attrice si è rivolta al suo medico per problemi vari che
il curante, nel suo scritto del 1. dicembre 2013, ha precisato in “dolori muscolari alle spalle e al dorso collegabili a colpi di freddo (D2)”
(doc. XIV), rispettivamente “dolori muscolari alla schiena”, avendo cura
anche di precisare che “in quell’occasione non è stata data né un’inabilità
lavorativa, né medicamenti specifici. Nessuna relazione con una ernia discale“ (doc.
XIV, XVI). Nella lista allestita il 1. dicembre 2012 il dr. __________ ha
riferito della presenza di “dolori muscolari diffusi spalle, arti superiori
e dorso del tipo osteomialgia-fibromialgia, curati con antiinfiammatori e
fisioterapia”. In quell’occasione è stato prescritto un ciclo di
fisioterapia di 9 sedute, svoltesi sull’arco di un mese (dal 31 marzo al 30
aprile 2004; per la diagnosi di “fibriomalgia/lombalgia”) e antiinfiammatori.
Dall’elenco delle consultazioni emerge che a dipendenza di queste problematiche
l’attrice non ha successivamente fatto più ricorso al proprio medico (doc. E). 

Ora, innanzitutto deve essere osservato che la rilevanza di
un’indicazione di un ciclo di fisioterapia (la durata minima normalmente
prescritta) eseguito 8 anni prima della stipula di un contratto, effettuato
sull’arco di un solo mese (per la modica somma di fr. 396.75, doc. 48), ai fini
della valutazione di un rischio assicurativo risulta oltremodo dubbia, se fra
l’altro si considera la frequenza con cui al giorno d’oggi si fa capo ai
trattamenti fisioterapici. 

In proposito il medico curante dell’attrice ha avuto modo di precisare
che si era trattato di dolori muscolari collegabili a colpi di freddo (D2), con
la precisazione che “il  raffreddamento è uno stato simil influenzale”
e che il codice da lui indicato, “D2”, non è il codice utilizzato per indicare
la colonna lombare che è il D5 (risposta 1. dicembre 2013, doc. XIV). Il dr. __________
ha ripetutamente sottolineato che si era trattato di “Lombalgie”, ossia
delle sacro-dorso-lombalgie, dolori di carattere esclusivamente muscolare, interessanti
i muscoli, le fasce, le spalle, le innervazioni della cerniera dorso-lombare e
sacrale, limitati alla sede dorso-lombare e provocati per lo più da un
raffreddamento o da atteggiamenti errati (cfr. anche doc. E). Ha invece escluso
che a quell’epoca ci si trovasse di fronte a “lombo-sciatalgie”,
associate, o quantomeno potenzialmente associabili, ad una ernia discale, questi
dolori in effetti irradiandosi lungo l’arto inferiore e creando pure una
perdita di forza su tale arto che “cede” (doc. XVI, XIV). In ogni caso
il dr. __________ ha sottolineato che in quell’occasione non era stata
certificata alcuna inabilità lavorativa né prescritti medicamenti specifici,
negando infine recisamente l’esistenza di una relazione con un’ernia discale (doc.
XVI). 

 

                                         In ogni modo deve essere
osservato che l’episodio del 2004 si è concluso completamente nel senso che
dalla cartella clinica del dr. __________ non risultano successivamente (almeno
sino al marzo 2010) né consultazioni né prescrizioni di medicamenti,  fisioterapia
o analisi in relazione a dolori muscolari o alla schiena. I dolori muscolari
accusati dall’attrice si sono in altre parole risolti rapidamente e
completamente. 

                                         Tutto bene considerato
quindi l’attrice poteva in buona fede presumere che si trattasse di un’
indisposizione sporadica senza importanza e passeggera non avente alcuna
influenza sulla valutazione del rischio e soprattutto non dovendo o potendo
ritenere che si trattasse di sintomi di una malattia imminente e acuta (cfr.
STF 5C.47/2003 del 7 luglio 2003 e contrario nel cui caso l’assicurato aveva
seguito sette mesi di fisioterapia; cfr. anche DTF 136 III 334 e 116 II 338). 

 

                                         In proposito va anche
detto che con riferimento a tale episodio  nemmeno del resto si può concludere
che l’assicurata abbia risposto in maniera reticente al quesito n. 7 del
formulario (rispettivamente n. 6; cfr. al consid. 2.6) considerato come il
ciclo di fisioterapia non rientri nei trattamenti elencati e come non risulti
che abbia assunto “regolarmente” medicine, se non, per contro, sporadicamente
per le cure delle affezioni influenzali citate. Questo sia detto in via
abbondanziale considerato come in ogni modo la convenuta abbia richiamato,
nella denuncia del contratto per reticenza del 9 novembre 2012, unicamente le
domande 5 e 6 e non invece la 7 concernente i trattamenti dispensati (doc. 58). 

 

Per quanto d’altra parte attiene alla consultazione avvenuta nel
marzo 2010, il dr. __________ ha precisato che nel periodo dal 15
al 18 marzo 2010 la paziente era stata inabile al lavoro “per una forma influenzale da raffreddamento che le ha
procurato dolori al dorso=schiena”, che lui aveva giudicato guarita in data
23 marzo 2010, ritenuto come egli le aveva prescritto una cura per sinusite e
dolori muscolari alle spalle e “dorso=schiena”, mediante
anti-influenzali (doc. XIV).

Tale episodio concerne quindi 4 giorni di indisposizione e assenza
dal lavoro a motivo di “raffreddamento”  con “mal di schiena” (“rettifica” 29
settembre 2011, doc. 13) e “semplice lombalgia”, ossia di un banale stato
tipicamente influenzale per il quale il medico curante ha in effetti prescritto
antiinfluenzali quali il Fluimucil Grippe e il Pectocalmine sciroppo oltre
all’Ospen 750, un antibiotico sotto forma di sciroppo usato comunemente per la cura
di infezioni alle vie respiratorie o di orecchie, naso, gola (doc. E, XIV). 

L’attrice si è rivolta al suo medico curante solo il martedì
successivo 23 marzo 2010, verosimilmente allo scopo di farsi certificare
l’assenza lavorativa e il medico l’ha giudicata guarita (cfr. doc. XIV). Nessuna
indagine ulteriore è stata richiesta dal medico e del resto l’episodio non ha
causato alcuna altra consultazione successiva. Come detto, il medico ha
definito tale circostanza “una forma influenzale da raffreddamento” con “dolori
lombari (dorso lombalgia consequenziale ad una malattia pseudo-influenzale da
raffreddamento; e non di una ernia discale, vera e propria malattia
ortopedica”, doc. XVIII) con la prescrizione di “una cura per sinusite e
dolori muscolari alle spalle e dorso=schiena, mediante anti-influenzali”. Egli
ha ripetutamente sottolineato che si è trattato, per quanto riferito alla
schiena, in questo caso di semplice lombalgia, ossia dolori muscolari in sede
dorso lombari), “del tipo fibromialgia” (doc. E), e non di una lombo sciatalgia
(quest’ultima tipica di un’ernia) prova ne è, a suo dire, che gli stessi sono
guariti con semplice cura medica conservativa e l’assicurata non ha più avuto
in seguito, sino all’ottobre 2010, problemi di sorta alla schiena.

Anche in questo caso, a mente di questo Tribunale, ben si può comprendere
che l’assicurata, nel compilare i formulari sullo stato di salute, non abbia
ritenuto rilevante menzionare tale episodio considerato come lo stesso fosse
stato transitorio e legato più ad un’affezione influenzale che un problema
primariamente riferito alla schiena. 

 

                                         A mente di questo
Tribunale, in entrambi i casi l’attrice non poteva in buona fede pensare che
simili problemi precludessero o potessero precludere all’insorgenza di un
problema serio ortopedico alla schiena e quindi ritenere che fossero rilevanti
per l’assicurazione per la valutazione del rischio. 

                                         Innanzitutto in entrambi i
casi si trattava di dolori lombari essenzialmente muscolari in relazione a banali
affezioni influenzali e di raffreddamento, ciò che poteva in buona fede lasciarle
concludere che essi fossero semplici manifestazioni del raffreddamento. 

                                         Questo fatto a maggior
ragione poteva ragionevolmente spingerla a sottovalutare l’importanza della
visita effettuata dal medico, trattandosi in effetti di problematiche
possibilmente ricorrenti e “comuni”. Anche l’evoluzione successiva ha influito su
tale interpretazione considerato come dette affezioni siano poi, come detto,
velocemente guarite, quasi a confermare che non si trattava di problemi
primariamente della schiena, ma unicamente di “effetti collaterali” allo stato
influenzale.  

                                         Inoltre, a maggior ragione
considerando come in entrambi i casi il curante non ha ordinato alcun
accertamento ulteriore (a livello radiologico, di laboratorio o specialistico),
non ha segnalato alla paziente la possibile presenza di un’affezione alla
colonna vertebrale limitandosi a parlare di dolori “muscolari”, “del tipo
fibromialgia” (doc. E) per descrivere un insieme di rigidità ai muscoli delle
spalle e della schiena. Ma anche le cure approntate sono state banali: se nel
2004 sono stati prescritti antinfiammatori per dolori muscolari e, appunto, il
citato ciclo fisioterapico, nel 2010 addirittura il medico si è limitato a prescrivere
esclusivamente medicine di natura antinfluenzale, destinate cioè primariamente alla
cura di affezioni alla vie respiratorie, nel caso particolare segnatamente ad
una sinusite. Nessun medicamento specifico per eventuali problematiche alla
schiena è stato invece assunto e non è stato richiesto alcun accertamento
radiologico né è stato predisposto l’invio della paziente da uno specialista.

                                         Quel che più conta è
inoltre che dette affezioni sono quindi spontaneamente e velocemente guarite,
senza che nemmeno occorresse alcun consulto medico ulteriore (cfr. doc. E). Nel
caso del marzo 2010 sono quindi bastati medicamenti a carattere
antiinfluenzale, con un’assenza lavorativa di quattro giorni, per guarire
l’attrice, ciò che il dr. __________ ha personalmente accertato il 23 marzo
2010. Si fosse trattato di problemi alla schiena più seri, come quelli che
l’hanno poi interessata nell’autunno seguente, appare manifesto che la semplice
somministrazione di detti farmaci nulla o poco avrebbe giovato e non avrebbe
permesso all’attrice di restare senza sintomi alla schiena sino all’ottobre
2010.    

 

Per contro nell’ottobre 2010 il medesimo medico curante - che conosce
bene l’attrice per averla già in cura da numerosi anni -, consultato
dall’attrice per dolori forti alla schiena, irradianti alla gamba “del tipo
discopatia”, ha avvertito immediatamente che la situazione era diversa
rispetto ai “banali” dolori lamentati in passato e ha subito ordinato
accertamenti radiologici (doc. E). Non solo il fatto che questa volta (e solo
questa volta) i dolori alla schiena si erano presumibilmente manifestati da
soli, cioè senza la concomitanza di un’affezione influenzale o un
raffreddamento, ma anche la loro diversa tipologia ha allarmato il curante.
Mentre appunto nel 2004 e nella primavera del 2010 si era trattato di “banali”
dolori lombari e muscolari, appunto legati ad uno stato influenzale o di
raffreddamento, nell’autunno 2010 gli stessi avevano le caratteristiche tipiche
di un possibile problema alla colonna del tipo discopatia lombare, quali
irradiamenti verso la gamba sinistra, paresi dell’estensione dorsale del piede
e delle dita del piede, e dell’eversione dell’arto oltre a mancanza di forze
agli arti inferiori (doc. E, F). Sta di fatto che il dr. __________ ha, questa volta,
senza indugio deciso di ordinare immediati accertamenti radiologici e inviare
la paziente da uno specialista.  

 

                                         A mente di questa Corte,
anche questo fatto dimostra con i fatti quanto addotto e ripetuto dal curante e
cioè che la natura dei dolori lamentati dall’attrice era diversa.

                                         In proposito va detto che
la convenuta sostiene in  proposito proprio il contrario, ossia che il dr. __________
si sia deciso nell’ottobre 2010 ad effettuare accertamenti più approfonditi proprio
forse a motivo del fatto che i disturbi erano ricomparsi dopo pochi mesi e
quindi erano un indizio di un problema. Questa tesi di per sé potrebbe essere
sostenibile, ma in concreto appare sconfessata non solo da quanto riferito
dall’attrice, ma anche da quanto dichiarato dal curante, il quale ha ribadito
la diversità dei dolori lamentati dalla paziente nell’autunno 2010 e quelli
della primavera precedente. Inoltre appare un dato di fatto incontrovertibile
che mentre nel 2004 e nella primavera del 2010 i dolori lombari fossero in
concomitanza con affezioni influenzali, nell’autunno 2010 il problema alla
schiena si fosse manifestato da solo e a prescindere da un raffreddamento. 

                                         Malgrado le riserve che si
impongono in materia di valutazione di certificati medici stesi dal medico
curante - per la giurisprudenza, secondo la
generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che,
alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante
attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid.
3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230) -, questo Tribunale
ritiene che non esistano motivi fondati e validi che permettano di non ritenere
veritiere o affidabili le affermazioni del dr. __________, il quale ha
ripetutamente sottolineato la diversità, per natura, origine e manifestazione, delle
affezioni lamentate dalla paziente nell’ottobre/novembre 2010 rispetto a quelle
precedenti. 

                                         Che poi a ragion veduta
successivamente all’insorgenza dell’ernia discale diagnosticata nel novembre 2010
si potrebbe eventualmente, per pura ipotesi di lavoro, ipotizzare un
collegamento tra i dolori, almeno quelli del marzo 2010, e l’insorgenza
dell’ernia discale nel novembre successivo, non ha rilevanza in concreto. Ai
fini della valutazione circa una presunta reticenza appare in effetti
unicamente determinante quanto a suo tempo diagnosticato dal curante: come
detto, all’epoca (ossia nel 2004 e nel marzo 2010) in entrambe le occasioni, il
medico non aveva manifestamente fatto menzione ad un possibile problema alla
colonna vertebrale, segnatamente ad una possibile ernia del disco, e l’attrice ha
in buona fede interpretato l’insorgenza dei dolori muscolari quale effetto
collaterale all’influenza che l’aveva colpita. 

 

                                         Del resto dalla
documentazione agli atti si evince che l’attrice non ha mai lamentato problemi
alla schiena precedentemente all’autunno 2010, fatti salvi i noti episodi del
marzo 2004 e del marzo 2010 nei quali, come detto, vi era stato più che altro
un interessamento muscolare della zona lombare. 

                                         Va inoltre sottolineato
che mai prima del novembre 2010 (e nemmeno, è bene sottolinearlo, nel marzo
2004 e marzo 2010), il medico ha chiesto indagini sulla colonna vertebrale o
prescritto terapie specifiche, limitandosi esclusivamente, nel 2004, a prescrivere un normale ciclo di fisioterapia. Non si può in altre parole parlare di episodi
recidivanti di lombalgie, considerato come per ammettere un carattere
recidivante di un simile problema occorrerebbero diversi episodi sull’arco di
un anno. 

                                         In queste condizioni
l’apparente improvvisa manifestazione di una sciatalgia quale espressione della
formazione di un’ernia, come avvenuto nell’ottobre 2010, dimostrano come i
lievi disturbi alla schiena lamentati precedentemente dall’assicurata non
fossero l’espressione di un processo in atto verso la formazione di un’ernia
discale o perlomeno – e questo solo conta ai fini del presente contendere - non
potessero essere interpretati dall’assicurata come tali, in assenza oltretutto
di una diagnosi in tal senso del curante o di reperti diagnostici. In altre
parole l’assicurata non riteneva in buona fede di essere o essere stata affetta
da problemi alla schiena. 

                                         In proposito va anche
osservato che anche il dr. __________ che ha operato l’attrice per l’ernia
discale il 27 gennaio 2011, in tempi ancora non “sospetti”, nel rapporto
operatorio ha riferito che i sintomi lamentati dalla paziente, ossia le lombo
sciatalgie (“invalidisierende Lumboschialgien”), si erano verificati nel
dicembre 2010 e inizio gennaio 2011 (doc. 7). 

 

Insomma, non avendo più lamentato alcun problema alla schiena
successivamente al febbraio 2004, se non in occasione del breve episodio del
marzo 2010, l’attrice ben poteva ritenere in buona fede di non essere affetta,
con riferimento alla schiena, da “disturbi o danni alla salute” ai sensi
della domanda 5 del questionario compilato il 29 luglio 2010 (rispettivamente
n. 4 di quello del 1. settembre 2010; doc. D, D1), e di non aver sofferto di un
disturbo o di un danno alla salute fra quelli elencati alla domanda n. 6
(rispettivamente n.5), segnatamente di “disturbi alla colonna vertebrale”
o altro assimilabile per rilevanza. 

 

In proposito si deve in effetti anche osservare che la lettura
delle malattie o dei disturbi elencati alla domanda 6 del questionario (o 5) - segnatamente
“artrosi, asma, malattie degli occhi, bronchite, malattie del cuore, pressione
arteriosa alta, colesterolo alto, cancro, paralisi, sclerosi multipla,
diminuzione della vista o dell'udito che non è stata corretta interamente,
disturbi o malattie psichiche, reumatismi, disturbi alla tiroide o ad altre
ghiandole, colpo apoplettico, disturbi alla colonna vertebrale, diabete”;
cfr. sopra al consid. 2.6 - poteva in buona fede lasciar desumere all’attrice,
persona non cognita nella materia, che dei disturbi lombari in relazione ad un
raffreddamento o una malattia influenzale non rientrassero, proprio per la loro
gravità, nelle affezioni meritevoli di essere segnalate (in questo senso cfr.
anche Carré, op. cit. all’art. 4 p.132 citando un caso in cui la lista delle
infermità citate dal questionario assicurativo comprendeva affezioni gravi).

Per quanto in particolare riguarda la descrizione della
problematica alla “disturbi alla colonna vertebrale” menzionata alla
domanda n. 6 del questionario, bisogna ritenere che tale definizione, così come
del resto in via generale la descrizione delle malattie contenute nei formulari
di proposta assicurativa, vanno interpretate nel loro senso corrente, e non nel
senso medico, determinante essendo l’opinione del profano e non quella di un
medico (Carré, op. cit. all’art. 4 pag. 136 con riferimento a giurisprudenza
cantonale). 

 

In quest’ottica ben si può aderire all’allegazione dell’attrice
per la quale ella ha ritenuto in sostanza in buona fede che la stessa si
riferisse a patologie serie legate alla colonna vertebrale, ritenendo in
particolare escluse affezioni banali alla muscolatura della schiena o alla
fascia lombare, come le affezioni da lei avute, che peraltro non si erano
manifestate autonomamente, ma sempre in relazione ad un’affezione influenzale e
si erano risolte velocemente e completamente senza bisogno di accertamenti o
cure particolari. 

 

                                         Questa conclusione si
giustifica anche considerando come l’attrice, al momento della compilazione del
formulario, doveva riferire di affezioni se del caso lamentate anteriormente:
nel caso di affezioni passate, a maggior ragione si può ammettere che
l’assicurato in buona fede può ritenere che occorra segnalare  vere e proprie
affezioni alla salute, all’esclusione di piccoli disturbi passeggeri a
carattere benigno (Carré, op. cit. all’art. 4 p. 136 con riferimento a
giurisprudenza cantonale). 

 

                                         Del resto vale anche la
pena di osservare che dall’analisi della giurisprudenza e meglio dalla lista
dei fatti medici o delle affezioni che sono stati ritenuti importanti dalla
giurisprudenza per la valutazione del rischio, si può concludere che dei
singoli (ossia non ricorrenti e non recidivanti) dolori muscolari e lombari, in
concomitanza con affezioni influenzali, possano essere ritenuti in buona fede
dal contraente d’assicurazione non meritevoli di menzione (cfr. la lista in
Carré, op. cit., p. 137; diversamente segnatamente per dei dolori dorso-lombari
a carattere cronico e essendo stati trattati dal medico per diversi anni, o
trattati con delle iniezioni, o reumatismi articolari, cfr. OG SH RBA XIX n. 15
poi confermato dal TF e riferimenti in Carré, op. cit. p. 137). 

 

                                         Tutto ben considerato
quindi, si può ritenere che nel caso degli eventi del 2004 e 2010 si è trattato
di indisposizioni sporadiche che l’attrice ben poteva, secondo l’esperienza
generale,  ragionevolmente ed in buona fede ritenere come isolate, senza
importanza e passeggere e quindi non necessitanti di menzione, giacché rientranti
nelle affezioni che chiunque, di tanto in tanto, può avere, tanto più come le
stesse si sono risolte velocemente e senza recidiva e senza bisogno di un nuovo
consulto medico (cfr.anche DTF 92 II 342 cit. in Carré, op. cit., all’art. 4 p.
132; DTF 101 II 339). 

                                         D’altra parte, i dolori
lombari/muscolari di cui l'attrice aveva sofferto in due occasioni, nel
febbraio 2004 e nel marzo 2010, senza oltretutto accusare alcun elemento tipico
dei segni premonitori di un problema discale quale per esempio irradiazioni
alle gambe o mancanza di forza, non possono certo ragionevolmente comportare
che al momento della compilazione dei formulari sullo stato di salute, il 29
luglio e 1 settembre 2010 (doc. D e D1), in assenza di documentazione medica in
tal senso come pure del parere di un medico che potesse averla avvertita
dell’esistenza di una vera problematica alla schiena o addirittura in
particolare di un’ernia, l'interessata sapesse o dovesse sapere di avere
determinati problemi alla schiena e che gli stessi si sarebbero concretizzati
presto o tardi in un'ernia discale che ha richiesto un intervento chirurgico il
27 gennaio 2011 dopo il sopraggiungere improvviso, alla fine ottobre 2010, di
una forte sciatalgia con deficit motorio, irradiazioni e paresi all’estensione.

                                         Come dianzi menzionato, la
giurisprudenza federale ammette che colui che omette di segnalare delle
indisposizioni sporadiche che può ragionevolmente ed in buona fede considerare
come senza importanza per la valutazione del rischio e
passeggere, senza doverle ritenere come una ricaduta o come causa di ricadute o
dei sintomi di una imminente malattia acuta, non viola il suo obbligo di
informazione (STF 136 III 338 consid. 2.4 con riferimento a DTF 116 II 338
consid. 1b p. 340 e citazioni; STF 5C.47/2003 del 7 luglio 2003 consid. 3.3.). 

 

                                         Questa Corte deve pertanto
concludere che l’attrice non ha violato il suo obbligo di notifica ex art. 4
cpv. 1 LCA nei confronti dell’assicuratore convenuto e, quindi, non si può ammettere
una reticenza: il fatto di non aver menzionato di avere avuto dei dolori lombari
in concomitanza con delle malattie da raffreddamento, non significa che essa
abbia sottaciuto fatti di rilievo ed importanza per la valutazione ai sensi
della giurisprudenza citata ai consid. 2.7 e 2.8.

 

                             2.12.   Queste conclusioni, basate su
una valutazione approfondita degli elementi di causa, non possono essere
modificate dagli argomenti sollevati dall’assicurazione convenuta. 

 

                                         In particolare la presunta
contraddittorietà delle risposte del dr. __________ non può mutare alle
predette conclusioni. 

                                         Innanzitutto il medico
stesso ha chiarito le risposte da lui fornite negando in particolare la
presenza di contraddizioni. 

                                         Effettivamente anche a
mente di questo Tribunale la contraddittorietà è solo apparente. 

                                         Il curante ha innanzitutto
in sostanza evidenziato che una eventuale poco chiarezza nelle sue risposte è
stata originata dalla formulazione del questionario “estratto della cartella
clinica” da parte della convenuta medesima, affermando:

 

" Se il formulario CV 1 mi richiedeva la causa del trattamento medico di
marzo-aprile 2010, non vedo perché avrei dovuto parlare di ernia del disco se
non c’era.

Infatti al PUNTO 1 del formulario CV 1 la domanda è ambigua allorché
accomuna due patologie differenti come se si trattasse della stessa cosa. La
domanda infatti chiede:

- Dolori alla colonna vertebrale: Ernia discale

Ribadisco: la domanda confonde perché mette tutto sullo stesso
piano e non divide le due differenti patologie:

- un conto é un dolore alla colonna vertebrale

- e un altro conto é un’ernia discale." (doc. XVIII; cfr. al
consid. 2.10)

  

                                         In particolare la domanda
in merito a quando era avvenuta “la prima consultazione” e quando c’era stata
un’incapacità lavorativa “a causa di dette patologie” (domande 4 e 6 del
formulario compilato il 25 agosto 2011) poteva effettivamente sembrare essere
riferita al “trattamento medico di marzo- aprile 2010” oggetto della domanda immediatamente precedente, la n. 3. Laddove peraltro la domanda
appare più chiara e non suscettibile di malintesi, ossia vertente sul momento
in cui sono subentrati i primi sintomi “delle malattie qui sopra indicate”,
laddove viene indicato in grassetto “dolori alla colonna vertebrale. Ernia
discale”, la risposta del dr. __________ è stata chiara e perentoria: 26
ottobre 2010 (domanda 1 doc. 7; cfr. sopra al consid. 2.10 per esteso). Secondo
il dr. __________ l’inabilità lavorativa avvenuta dal 15 al 18 marzo 2010 era
dovuta ad un raffreddamento e non a “disturbi ortopedici alla colonna
vertebrale”, prova ne sia che i dolori muscolari presentati erano già scomparsi
in occasione della visita del 23 marzo successivo (doc. 13).  Il fatto che il
formulario riportava entrambe le diagnosi (“dolori alla colonna vertebrale,
ernia discale”) ha in altre parole costretto il medico a fornire risposte
riferite a diagnosi e consultazioni diverse, in particolare laddove, rispondendo
al quesito 6, la risposta del medico (che ha giustificato la breve assenza
lavorativa nel marzo 2010) ha inteso “completare” la domanda 3 che si riferiva
proprio alla causa di detta inabilità.

 

                                         In ogni modo il dr. __________
ha precisato più volte che mentre per la discopatia la prima consultazione era
avvenuta il 26 ottobre 2010 con diagnosi posta solo il successivo 3 novembre 2010
dopo l’effettuazione della RM, la consultazione del 23 marzo 2010 era riferita
unicamente a un dolore muscolare per colpo d’aria (“semplice lombalgia”, doc.
7), causa anche di tre giorni di assenza dal lavoro. In altre parole: già una
semplice lettura di tale formulario avvalora la tesi di una risposta coerente
con la sistematica del formulario di domanda sottoposto al curante
dall’assicurazione convenuta. Il fatto che il dr. __________ abbia
successivamente (la prima volta già il 29 settembre 2011, doc. 13) sottolineato
di aver inteso in tal modo rispondere ai quesiti postigli, non può che
confermare tale ipotesi.

 

                                         In assenza di elementi che
possano in qualche modo mettere anche solo in dubbio la veridicità delle
affermazioni del curante, questa Corte non ha motivo per distanziarsene, non da
ultimo poiché non si tratta di valutazioni o apprezzamenti prettamente medici,
per i quali primariamente meglio si attanaglia la ricordata giurisprudenza in
materia di valutazioni del medico curante (STF
8C_828/2007 del  23 aprile 2008; 125 V 353 consid. 3a)cc) e riferimenti),
ma più direttamente di “semplici” o “diretti” riferimenti obiettivi di
valutazioni già effettuate e protocollate nella cartella clinica della
paziente. A tal proposito appare quindi fuori luogo il richiamo della convenuta
alla giurisprudenza in materia di “dichiarazioni della prima ora”, così come le
allusioni, al limite del temerario, ad un presunto atteggiamento a favore dei
propri pazienti del dr. __________, reo, a suo dire, di adattare “le proprie
conclusioni alle esigenze assicurative della paziente” e di  spesso
intervenire “in modo accalorato a favore dei propri pazienti anche nei
confronti delle assicurazioni” (doc. XXIII).  .     

 

                                         Va detto che anche
l’asserita contraddittorietà della compilazione, il 10 settembre 2011, del formulario
di notifica dell’incapacità al lavoro da parte dell’attrice (la quale ha in
quella sede dichiarato che i primi disturbi si erano manifestati nel marzo
2010) potrebbe effettivamente essere da ricercare nel fatto che la stessa l’ha
compilato sulla base dei dati forniti in precedenza, il 25 agosto 2011,  dal
dr. __________ nell’ ”estratto della cartella clinica” compilato per
l’assicurata (doc. 7 e 10 ). Ma a prescindere da questa spiegazione fornita
dall’interessata che appare del tutto verosimile, va anche detto che tale indicazione
non può che alimentare la sensazione che ella fosse in buona fede e non può
essere utilizzata come prova per dimostrare una relazione tra i dolori del
marzo del 2010 e le ernie discali diagnosticate nell’autunno successivo e
nemmeno del fatto che nel luglio e settembre 2010, al momento della compilazione
dei formulari sullo stato di salute, ritenesse di essere o essere stata
afflitta da problemi alla colonna vertebrale.  

  

                                         In questo senso, anche le
osservazioni addotte dall’assicuratore, con le quali egli spiega il possibile
realizzarsi dell’ernia discale partendo da una lombalgia, possono essere
considerate solo di carattere generale e non certo particolare. Anche le lunghe
disquisizioni in merito al significato da attribuire al termine “lombalgia” o
alle possibili cause di un mal di schiena (fra le quali figura comunque anche
il raffreddamento) non sono rilevanti in concreto (cfr. XXIII). Il fatto che a
tale termine possa o debba essere associato un significato diverso da quello
possibilmente conferito dal dr. __________, non appare rilevante. Decisivo
appare semmai unicamente che il dr. __________i, così come da lui diffusamente
spiegato nello scritto 15 dicembre 2013 (doc. XVI), utilizzi tale significato di
lombalgia (o lombaggine) unicamente per indicare dolori es