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**Case Identifier:** 359f4355-317a-5212-a4d0-830e5382fef2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-06-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.06.2009 D-3923/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3923-2009_2009-06-25.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3923/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 5  g i u g n o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
B._______, nata il (...), 
C._______, nata il (...),
D._______, nato il (...),
E._______, nato il (...),
F._______, nato il (...),
G._______, nato il (...), 
Repubblica della Serbia,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 17 giugno 2009 / N [...] e 
N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3923/2009

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  gli  interessati  hanno  presentato  il  (...)  in 
Svizzera, 

i verbali d'audizione degli interessati del 9 febbraio e del 9 aprile 2009, 
nonché del 24 aprile e del 20 maggio 2009, 

la decisione dell'UFM del 17 giugno 2009, notificata agli interessati il 
medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e di ricevuta), 

il  ricorso inoltrato dagli  insorgenti  il  medesimo giorno (cfr. timbro del 
plico raccomandato), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

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che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo, gli interessati hanno 
dichiarato di essere di etnia rom e di aver risieduto a H._______, nella 
regione  di  I._______  (Serbia),  fino  al  loro  espatrio  che  sarebbe 
avvenuto nel mese di febbraio rispettivamente aprile 2009, 

che  C._______,  ancora  minorenne,  figlia  rispettivamente  figliastra 
degli  interessati  A._______  e  B._______  ha  affermato  di  essere 
espatriata,  su  consiglio  di  quest'ultimi,  nel  febbraio 2009  e  di  aver 
depositato domanda d'asilo in Svizzera, poiché sarebbe stata picchiata 
e maltrattata dal suo fidanzato di origine serba - con il quale avrebbe 
convissuto senza il consenso della sua famiglia - che avrebbe voluto 
che lei  abortisse  il  figlio  che aspetterebbe da lui;  che gli  interessati 
B._______ e A._______ - con i loro quattro nipoti,  figli  del loro figlio 
J._______,  sarebbero  a  loro  volta  espatriati  nell'aprile  2009, 
depositando domanda d'asilo in Svizzera e dichiarando che - dopo la 
partenza della loro figlia - essi sarebbero stati minacciati di morte dal 
fidanzato di quest'ultima, che si sarebbe recato a casa loro ed avrebbe 
altresì  picchiato  rispettivamente  ferito  l'interessato,  mentre  che  sua 
moglie si  sarebbe nascosta in casa assieme ai  loro nipoti,  anch'essi 
presenti,  i  quali  vivrebbero  con  loro,  ritenuto  che  il  loro  padre  si 
sarebbe risposato e la loro madre non potrebbe occuparsene, 

che  a  seguito  di  tale  episodio,  gli  interessati  assieme  ai  loro  nipoti 
avrebbero  lasciato  la  Serbia  illegalmente  per  arrivare  in  Svizzera  e 
raggiungere la figlia minorenne e incinta già sul territorio elvetico, 

che la famiglia degli interessati ha potuto riunirsi ed è stata revocata la 
curatela istituita in favore della figlia  minorenne, non accompagnata, 
giunta precedentemente in Svizzera, 

che, nella decisione del 17 giugno 2009, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi 
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dai 
richiedenti  non  sono  verosimili  siccome  contraddittorie,  vaghe  e 
incredibili,  di  modo  che  non  emergerebbero  dalle  carte  processuali 
degli  indizi  d'esposizione  degli  interessati  a  persecuzioni  in  caso  di 
rientro in patria, 

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che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che,  nel  gravame,  i  ricorrenti  hanno contestato  che la  Serbia  possa 
essere  considerata un Paese sicuro, in  particolare per la  minoranza 
etnica  rom di  cui  loro fanno parte; che -  sebbene i  loro  problemi  in 
patria sarebbero causati da terzi, e meglio dal fidanzato della loro figlia 
- in ragione della loro etnia rom, essi non potrebbero beneficiare della 
protezione  da  parte  delle  autorità  serbe  e  della  Polizia;  che,  infatti, 
nonostante i riconoscimenti formali dei diritti delle minoranze, sarebbe 
notorio che i rom sono oggetto di discriminazioni, nonché di violazioni 
sistematiche dei diritti fondamentali della persona da parte degli organi 
dello Stato e da parte di terzi; che essi hanno sottolineato che il loro 
racconto sarebbe dettagliato e senza contraddizioni, nonché conforme 
alla  realtà  e  all'esperienza  generale  di  vita,  di  modo  che  dovrebbe 
essere considerato come verosimile, 

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria  l'ammissione  provvisoria;  che  hanno,  altresì,  presentato 
una  domanda d'assistenzia  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal 
pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il  Consiglio federale inserisce un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 

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Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
6 marzo 2009, la Serbia nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di  persecuzioni  in 
detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che - oltre alle allegazioni contradditorie e vaghe rese dai ricorrenti e 
già sostanzialmente rilevate dall'UFM nella decisione impugnata - basti 
rilevare  che  gli  insorgenti  si  sono  contraddetti  e  non  hanno  saputo 
fornire dettagli precisi su punti essenziali del loro racconto; che, a titolo 
d'esempio,  innanzitutto  in  merito  all'asserita  convivenza  della 
ricorrente  (N  [...])  con  il  suo  fidanzato  rispettivamente  marito,  che 
l'avrebbe  maltrattata  e  avrebbe  minacciato  la  sua  famiglia,  ella  ha 
dichiarato di aver convissuto con quest'uomo dal (...) fino alla fine di 
(...)  (cfr. verbale d'audizione della  ricorrente [N ...]  del  9  aprile  2009 
Q70 pag. 6) mentre che, in precedenza, ha affermato di aver vissuto 
dalla nascita fino al (...) con il padre, la nonna e il fratello (cfr. verbale 
d'audizione della ricorrente [N ...] del 9 febbraio 2009 pag. 2); che, in 
secondo  luogo  in  merito  alle  presunte  aggressioni,  i  ricorrenti  non 
sono stati nemmeno in grado di indicare con precisione quando esse 
sarebbero avvenute, ragione per cui v'è motivo di credere che essi non 
hanno  vissuto  personalmente  i  fatti  che  allegano;  che,  infatti, 
l'insorgente  non  ha  saputo  fornire  la  data  esatta  dell'attacco  in  cui 
sarebbe stato ferito alla guancia, affermando che sarebbe avvenuto un 

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mese  prima  circa  del  loro  espatrio  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
ricorrente [N ...]  del  24 aprile 2009 pag. 5 e del  20 maggio 2009 D7 
pag. 3), ciò che tuttavia non combacia con l'allegazione secondo cui 
sarebbero  partiti  quattro  giorni  dopo  quest'episodio  e  sarebbero 
arrivati  in  svizzera solo  il  (...)  (cfr. verbale d'audizione del  ricorrente 
[N ...]  del 24 aprile 2009 pag. 5); che, inoltre, egli ha affermato che il 
malfattore,  prima  dell'evocato  episodio,  si  sarebbe  presentato 
regolarmente  a  casa  loro  (cfr.  ibidem  e  verbale  d'audizione  del 
ricorrente [N ...] del 20 maggio 2009 D35 e 38 pag. 6), mentre che la 
moglie avrebbe dichiarato che vi si sarebbe recato solo due volte (cfr. 
verbale  d'audizione della  ricorrente  [N ...]  del  24 aprile 2009  pag. 5) 
per  poi  invece  cambiare  versione,  con  l'intento,  verosimilmente,  di 
conformarsi  a  quella  resa  dal  marito  (cfr.  verbale  d'audizione  della 
ricorrente [N ...] del 20 maggio 2009 D51-53 pag. 7), 

che,  in  considerazione  di  quanto  sopraesposto  e  ritenuti  gli  altri 
innumerevoli elementi inconsistenti, contraddittori e vaghi presenti nel 
racconto  dei  ricorrenti,  che  sarebbe  sovrabbondante  enumerare,  v'è 
ragione  di  ritenere  che  la  vicenda  resa  dagli  insorgenti  a  sostegno 
della loro domanda d'asilo è manifestamente inverosimile,

che, d'altronde le presunte persecuzioni  da parte del fidanzato della 
ricorrente - oltre a non essere verosimili - non emergono avere alcun 
legame  con  l'etnia  rom  dei  ricorrenti,  contrariamente  a  quanto  essi 
pretenderebbero far valere per giustificare la mancata denuncia di tali 
presunti fatti alle autorità serbe, da cui - a loro dire - non potrebbero 
ottenere  protezione  in  quanto  appartenenti  ad  una  minoranza 
notoriamente  discriminata  in  Serbia  (cfr. ricorso  pag. 2);  che,  infatti, 
essi hanno dato tutt'altra sorte di spiegazioni - durante le audizioni - 
sul motivo per cui non avrebbero denunciato i presunti fatti alla Polizia 
(cfr.  verbale  d'audizione  della  ricorrente  [N ...]  del  9 febbraio 2009 
pag. 6;  del  ricorrente  [N ...]  del  24 aprile 2009  pag.  5  e 
del 20 maggio 2009  D48  pag.  7  nonché  della  ricorrente  [N...] 
del 20 maggio 2009 D); che, d'altronde, gli insorgenti hanno dichiarato 
di  non aver avuto nessun problema con le autorità serbe, nonché di 
aver vissuto bene in questo Paese, dove hanno una casa di proprietà, 
del bestiame e delle serre (cfr. verbale d'audizione del ricorrente [N ...] 
del 24 aprile 2009 pag. 5, del 20 maggio 2009 D11-12, D19-20 e D54 
pagg. 4 e 7 nonché della ricorrente [N ...] del 24 aprile 2009 pag. 5 e 
del 20 maggio 2009 D19-20 e D84 pagg. 4 e 9), 

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che, pertanto, non v'è altresì motivo di considerare che i ricorrenti - in 
virtù  della  loro  etnia  -  non  possano  beneficiare  di  un'appropriata 
protezione  statale  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  nei  loro 
confronti da parte di terzi, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Serbia possa violare l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr,  RS 142.20)  o  esporre  i  ricorrenti  in  patria  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv. tortura,  RS  0.105);  che  gli 
insorgenti si sono limitati - con una semplice e generica affermazione 
di parte - a far valere in sede di ricorso l'esistenza di discriminazioni e 
violazioni dei  diritti  fondamentali  della persona nei confronti dei  rom, 
senza  alcuna  precisazione  o  alcun  mezzo  di  prova  a  sostegno  di 
quanto addotto (cfr. ricorso pag. 2), 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Serbia non 
vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

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che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

che, dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei 
ricorrenti; che essi sono ancora giovani e, seppur con una formazione 
scolastica minima se non inesistente, hanno sempre vissuto in Serbia 
dove  hanno  una  casa  di  proprietà,  delle  serre  e  del  bestiame,  che 
permettono  al  marito  di  esercitare  la  sua  attività  di  contadino  (cfr. 
verbali  d'audizione dei  ricorrenti  [N ...]  del  24 aprile 2009 pagg.1-2 e 
del ricorrente [N ...] del 20 maggio 2009 D12 pag. 4); che gli insorgenti 
con questa attività hanno vissuto bene, senza che emergesse alcun 
problema  di  sorta  (cfr.  verbali  d'audizione  dei  ricorrenti  [N ...]  del 
20 maggio 2009 D12 pag. 4 e D 19 pag. 4); che i nipoti dei ricorrenti, 
ancora in giovane età, nonché la loro figlia, di 17 anni, hanno vissuto 
sin  dalla  nascita  in  Serbia,  dove  potranno  frequentare  le  scuole, 
rispettivamente  riprenderle  senza  difficoltà  oppure  cominciare  una 
formazione professionale; che gli insorgenti dispongono, inoltre, di una 
rete  sociale  importante  in  patria,  ritenuto  che  i  genitori  del  marito, 
cugini, amici nonché i genitori dei loro nipoti, tra cui loro figlio, vivono 
ancora  in  loco  (cfr.  verbali  d'audizione  della  ricorrente  [N ...]  del  9 
febbraio  2009 pag. 3,  nonché dei  ricorrenti  [N ...]  del  24 aprile 2009 
pagg. 2-3 e del 20 maggio 2009 D13-14 pag. 4 e D10-11 pag. 3, D22 
pag.  4);  che  i  ricorrenti  non  hanno,  altresì,  preteso  nel  gravame  di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  loro 
ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica  GICRA 2003 n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità  di  una  permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici;  che, 
infatti, dagli ultimi rapporti del (...) e del (...) non è emersa né alcuna 
urgenza,  né  è  stata  presa  alcuna  disposizione  particolare  per  il 
trattamento della problematica all'(...) di cui soffrirebbe uno dei nipoti 
dei ricorrenti; che ad ogni modo non vi è ragione di dubitare che egli 
non possa ricevere in patria le necessarie e appropriate cure, tanto più 
che egli è già stato operato a K._______ (cfr. verbale d'audizione della 
ricorrente [N ...] del 20 maggio 2009 D5 pag. 3), 

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che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che i ricorrenti, usando della necessaria diligenza, 
potranno procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio. oltre a 
quelli  che  hanno  già  depositato  dinanzi  alle  autorità  svizzere 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito  favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria  parziale,  nel 
senso  della  dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è 
respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria parziale è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...] e 

N [...])
- L._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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