# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** efe91bd8-30d1-5016-ba00-5c5a70f9bf89
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.10.2008 32.2007.332
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-332_2008-10-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.332

   

  cs

  	
  Lugano

  10 ottobre 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato del Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 ottobre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 settembre 2007
  emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.     
Con decisione dell’8 agosto 2003 (doc. AI 82-1) a
RI 1, nato nel __________, di professione manovale-muratore, gruista, a
beneficio di una rendita Lainf al 50% dal 1° agosto 2002, definita in via
transattiva (doc. AI 16-2, 16-3 e 56-1), è stata assegnata una rendita intera
d’invalidità con grado dell’80% dal 1° marzo 1997, a causa di una sindrome
algica cronica postraumatica nel settore dei piedi, sindrome lombovertebrale
recidivante di carattere tendomialgico, episodio depressivo di media gravità
con sintomi biologici, fobia specifica, sindrome ansiosa non specificata in
seguito ad un infortunio avvenuto il 21 marzo 1996 (caduta da un’impalcatura da
un’altezza di circa 8 metri). 

                                  B.   Il
30 dicembre 2005 l’UAI ha avviato una procedura di revisione d’ufficio. L’amministrazione,
dopo aver accertato che nel frattempo è subentrato un certo equilibrio e
miglioramento dello stato di salute sia dal punto di vista dei dolori che dal
punto di vista psichico, al fine di stabilire l’esigibilità lavorativa del
ricorrente, ha fatto allestire una perizia pluridisciplinare ad opera del SAM.
Con referto del 18 aprile 2007 il SAM ha confermato il miglioramento dello
stato di salute dell’assicurato e l’autorità cantonale, con decisione del 28
settembre 2007, in via di revisione ha ridotto a ¾ la rendita assegnata.

 

                                  C.   Avverso
la succitata decisione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, è tempestivamente
insorto, contestando l’asserito miglioramento valetudinario (doc. I).

 

                                  D.
  Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha proposto la reiezione del ricorso
con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di
motivazione (doc. IV).

 

                                  E.   Il
20 novembre 2007 l’insorgente ha preso posizione sulle annotazioni del medico
SMR (doc. VI).

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

1.La presente vertenza non pone questioni
giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la
difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N.,
I 707/00) e 2 cpv. 1 LPTCA applicabile in virtù dell’art. 32 Lptca in vigore
dal 1° ottobre 2008.

 

Nel merito

 

                                   2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5.a revisione della LAI (RU 2007 5148). 

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5.a
revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della
LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre
2007.

 

                                   3.   Oggetto
della vertenza è la questione di sapere se l’Ufficio AI ha legittimamente
soppresso, in via di revisione, la rendita intera, assegnando unicamente ¾ di
rendita. 

 

                                   4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una
sentenza del 14 luglio
2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                                   5.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art. 41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di
aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                                   6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del
21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI
2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensver-gleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser /Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

                                      

                                   7.   Nel
caso concreto, dopo la richiesta di prestazioni AI, sfociata, viste le
risultanze mediche, nella decisione dell’8 agosto 2003 con la quale
all’assicurato è stato riconosciuto un diritto ad una rendita intera con
effetto dal 1° marzo 1997, l’Ufficio AI, nell’ambito della revisione
intrapresa, viste le risultanze della perizia pluridisciplinare del SAM del 18
aprile 2007 ha ridotto la rendita intera precedentemente erogata a ¾ di rendita
a decorrere dal primo giorno del mese seguente la notifica della decisione. 

 

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 18 aprile 2007 (doc. AI 97/1) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica
(dr.ssa __________), ortopedica (dr. __________) e flebologica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di sindrome algica cronica postraumatica
nel settore dei piedi su esiti da frattura – lussazione del calcagno ds. e da
frattura della base e della falange prossimale dell’alluce ds., stato dopo
artrodesi doppia del retropiede ds., artrosi metatarsofalangea I del piede ds.,
esiti da frattura – lussazione tarsometarsale piede sin. con frattura
pluriframmentaria dell’osso cuneiforme I, stato dopo artrodesi tarsometatarsale
del piede sin. ed artrodesi fra scafoide e cuneiforme I del piede sin.,
sindrome lombovertebrale recidivante di carattere tendomialgico, episodio
depressivo di media gravità con sintomi biologici, fobia specifica, sindrome
ansiosa non specificata.

                                         Gli
specialisti hanno inoltre posto la diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa di lieve insufficienza venosa cronica agli arti inf. inf., stato
dopo stripping della vena saphena magna ds. e varicosectomia a sin..,
ipertensione arteriosa nota dal 2002, trattata, episodica gastrite con riflusso
gastroesofageo, soprappeso corporeo (BMI 28%).

                                         I
periti, a proposito delle conseguenze sulla capacità lavorativa, hanno concluso
che le menomazioni dovute ai disturbi constatati a livello ortopedico limitano
in modo importante la capacità funzionale dell’assicurato nella sua professione
di manovale-muratore-gruista. Particolarmente limitata è la capacità di
deambulazione e la possibilità di carico a livello di entrambi i piedi.
L’interessato non è più in grado di marciare su terreni accidentati od esposti,
è molto limitato nel cammino frequente su scale/scalini, presenta un limite per
il sollevamento e trasporto ripetuto di pesi oltre i 10 kg. Spostamenti
ripetuti sono pure limitati nella misura di 50-100 m per volta.

                                         Le
menomazioni, invece, dovute ai disturbi constatati a livello psicologico e
mentale limitano l’A. in tutte le attività teoricamente esigibili in qualsiasi
luogo che lo confronti con l’altezza, con l’idea anche dell’altezza, in quanto
queste situazioni producono episodi di ansia acuta con ritiro – fuga, ciò che
impedisce lo svolgimento di un’attività manovale e di tutte le attività che
presuppongano movimenti di elevazione dal suolo.

                                         Gli
specialisti hanno concluso rilevando che l’attività in precedenza svolta
dall’assicurato in qualità di manovale – muratore – gruista non è più
praticabile.

                                         Questa
limitazione della capacità lavorativa esiste a partire dall’evento traumatico
del 21.03.1996 e da allora lo stato di salute dell’insorgente non ha presentato
miglioramenti tali da modificare lo stato valetudinario per l’attività svolta
in precedenza (doc. AI 97-21).

 

Circa le conseguenze sulla capacità d’integrazione, i periti non
ritengono proponibili provvedimenti d’integrazione.

 

Essi hanno poi evidenziato come dal punto di vista medico-teorico
l’assicurato è da ritenere in grado di svolgere altre attività nell’ambito
delle quali si deve evitare la marcia su terreni accidentati od esposti, il
frequente cammino su scale/scalini, il sollevamento o trasporto di pesi oltre i
10 kg.

                                         Inoltre
dovrà trattarsi di un’attività sedentaria, al tavolo o al banco, con
possibilità di ripetuti cambiamenti di posizione. Spostamenti ripetuti di
50-100 m per volta sono sostenibili. Si dovrà inoltre trattare di un’attività
da svolgersi in luoghi in cui l’interessato non sia confrontato con l’altezza o
con l’idea della stessa, per i motivi psichiatrici segnalati.

                                         In
attività rispettose di questi limiti i periti hanno ritenuto possibile un grado
di capacità lavorativa nella misura del 50% (limiti della capacità funzionale e
del rendimento sull’arco di un’intera giornata lavorativa).

                                         Il
2 maggio 2007, il dr. med. __________, medico SMR, sulla base della perizia SAM
ha affermato che l’attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica globale
dell’assicurato per la professione svolta di manovale-muratore-gruista nel
settore edile, è valutabile nella misura dello 0% e pertanto non è più proponibile
(doc. AI 99-2). Per contro “dal punto di vista puramente medico-teorico, l’A
è da ritenere in grado di svolgere altre attività nell’ambito delle quali si
possano rispettare i limiti funzionali descritti. In attività rispettose di
questi limiti, la CL è del 50% (limiti della capacità funzionale e del
rendimento sull’arco di un’intera giornata lavorativa).” (doc. AI 99-2)

                                         

                                         Il
14 giugno 2007 la consulente in integrazione professionale, dopo aver preso
atto dello stato di salute dell’interessato, ha rilevato come l’assicurato
potrebbe ancora, teoricamente, lavorare con un rendimento del 50% come ad
esempio “operaio non qualificato su macchine CNC, venditore in stazioni di
benzina o servisol, sorvegliante di parcheggi, operaio addetto alla cernita, assemblaggio,
controllo di qualità, imballaggio, spedizione di materie prime o finite
nell’industria tessile, alimentare, orologera, della plastica, farmaceutica.”
(doc. AI 101-2).

 

                                         Il
18 luglio 2007 il dr. med. __________, FMH medicina interna, medico curante
dell’insorgente ha affermato:

 

“Ho
appreso con una certa sorpresa la decisione dell’assicurazione invalidità di
ridurre il grado d’incapacità lavorativa al signor RI 1 dichiarandolo
collocabile per lavori leggeri come elencati nella lettera da parte
dell’assicurazione invalidità. Non essendo a conoscenza della perizia estesa
fatta e sulla base della mia conoscenza di questo paziente non posso altro che
meravigliarmi per tale decisione. Secondo il mio parere non è stato valutato
correttamente il lato psichiatrico di questo paziente, trattasi di un paziente
che soffre di gravi depressioni ricorrenti con una organizzazione personale
antisociale che si è accentuata negli ultimi anni della sua malattia. Il
paziente necessita di psicofarmaci del tipo antidepressivi di continuo ad un
dosaggio elevato come anche tranquillanti per equilibrarsi emotivamente, tende
verso stati aggressivi, implode spesso con delle crisi ipertensive, presenta
una natura irascibile e senz’altro non è integrabile in queste condizioni su un
posto di lavoro sia anche leggero. Il paziente è stato seguito a lungo dal
psichiatra Dr. __________ e dal servizio __________ a __________ ed ha trovato
ora un precario equilibrio emotivo psicologico che sostengo con colloqui
regolari e i già menzionati psicofarmaci. Un’altra questione che non è stata
valutata secondo il mio parere in modo sufficiente sono i dolori nei piedi e
nelle gambe e in conseguenza anche al livello loco-motorio della colonna
lombo-vertebrale dopo spostamenti e posizioni sfavorevoli, il paziente deve
essere sempre in movimento, non può camminare più di 15 min di continuo senza
dover riposarsi e senza ricorrere dopo a antireumatici non sferoidali o altri
analgetici. Non può mantenere posizioni sfavorevoli come chinato in avanti per
lavori anche leggeri rispettivamente sollevare pesi importanti per la sua
problematica lombo-vertebrale perché altrimenti devo continuare a
somministrargli anti-reumatici non sferoidali e spesso anche corticoidi per
placare l’infiammazione. Il paziente spesso soffre di dolori notturni e non
solo sotto sforzo e per questo motivo ha trovato un modo di vivere suo
particolare per evitare questi crisi dolorose. Questo suo modo d’adattamento
non è compatibile con un lavoro come descritto nella lettera dell’invalidità.

In
oltre vorrei sottolineare che i dolori cronici hanno cambiato la personalità di
questo paziente che è diventato ipersensibile verso gli stimoli esterni e
questo sviluppo ha indotto un ritiro sociale che ha accentuato la sua struttura
antisociale.” (doc. AI 109-2)

 

                                         In
data 21 agosto 2007 il medico SMR, Dr. med. __________, ha esaminato la presa
di posizione del curante ed ha affermato:

 

" 
Valutazione

Le
osservazioni del MC rispetto alle due patologie responsabili dell’invalidità
non sono giustificate. In effetti, all’occasione della perizia SAM (marzo
2007), sia il perito psichiatrico, la Dr.ssa __________, sia quello ortopedico,
il Dr. __________, hanno preso in considerazione in modo ineccepibile e
scientificamente valido la globalità delle patologie. La loro competenza come
anche la loro imparzialità non possono essere messe in discussione.

 

Dal lato psichiatrico, è da rilevare che
dal 2003 l’A non è più stato in cura presso specialisti ma è stato seguito
unicamente dal proprio MC, Dr __________.

La
Drssa __________ ha ritenuto l’A totalmente inabile al lavoro nell’attività
abituale di manovale e in tutte le attività che presuppongono movimenti in
elevazione dal suolo. Inoltre, l’umore deflesso, il rallentamento psicomotorio,
l’affaticabilità, il difetto nell’organizzazione prassica, come da effetto del
quadro umorale, la dolorabilità esacerbata dallo sforzo, con ripercussioni
negative sul piano umorale ed ansioso, limitano la sua effettiva abilità
lavorativa nella misura del 50%, in attività idonee.

Riguardo
all’evoluzione, la specialista ritiene che la descritta sindrome postraumatica
da stress sia migliorata per poi tuttavia incistarsi in un quadro affettivo di
media gravità associato a contenuti fobico-ansiosi. Ritiene la prognosi
attualmente incerta, alla luce della durata della sintomatologia (ca. 10 anni
di fatto). Vi potrebbe essere un ulteriore miglioramento se l’A potesse
rientrare nel mondo del lavoro in un’attività idonea. Tuttavia, vista la
situazione attuale, lo stato di salute è passibile di peggioramento per la
persistenza dell’esclusione dal mondo del lavoro, il vissuto di inadeguatezza,
di colpa rispetto ai suoi familiari, di difetto della propria persona. Sul
piano terapeutico la specialista valuta l’attuale terapia adeguata, ritenendo
però che la ripresa di colloqui di sostegno potrebbe aiutare l’A ad elaborare i
fatti ed aiutarlo a sviluppare un nuovo e più idoneo senso di sé.

 

Dal lato ortopedico, lo specialista, Dr __________
ritiene che l’A, nella professione abituale di operaio edile, manovale e
gruista, presenti una capacità lavorativa del 20%. Questo tipo di attività non
appare tuttavia più proponibile. In attività rispettose delle limitazioni da
lui descritte, ritiene possibile un grado di capacità lavorativa fra il 50-60%.

Rimangono
dunque valide le conclusioni precedentemente stabilite.” (doc. 111-1)

                                         In
data 12 novembre 2007 il medico SMR, Dr. __________, FMH medicina generale ha
visionato il certificato medico del curante del 18 luglio 2007, già esaminato
dal collega dr. med. __________, affermando che “l’attuale lettera del dr. __________
non aggiunge nuovi elementi di rilievo atti a modificare la valutazione
precedente.” (doc. IV/1)

 

                                   8.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pag. 628-629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                                   9.   Occorre
innanzitutto rilevare che, secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05
del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF 133 V 108), il punto di riferimento
temporale per valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado
di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione
è costituito, come nel caso di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta
in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita.

                                         Nel
caso concreto si tratta quindi della decisione 8 agosto 2003 (doc. AI 83-5) con
la quale all’assicurato è stato riconosciuto il diritto a una rendita intera dal
1° marzo 1997, con un grado d’invalidità dell’80%. Questa decisione è stata
presa fondandosi, per quanto riguarda l’aspetto psichiatrico, sulle valutazioni
dei dr. med. __________, medico psichiatra, caposervizio del __________ di __________
e del dr. __________, medico assistente (doc. AI 66-2), i quali avevano posto
la diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione mista ansioso depressiva
che evolve dal 1998 ed avevano attestato che l’assicurato non era in grado di
svolgere altre attività (cfr. doc. AI 66-2 e 66-5). Essi hanno in particolare
affermato, il 17 aprile 2003, che l’insorgente è “allo stato attuale inabile
nella misura totale, inabilità lavorativa che non lascia intravedere a breve
termine una possibilità di recupero.” (doc. AI 66-2). Sulla base di questo
e di altri rapporti medici, la SMR Dr.ssa med. __________ ha stabilito
un’inabilità totale a causa della patologia psichiatrica dal 1998 (doc. 68-1). Come
emerge dalle annotazioni del 18 settembre 2006 del Dr. med. __________, medico
SMR, la rendita era infatti stata accordata prevalentemente per la patologia in
ambito psichiatrico (doc. 93-1). Il Dr. med. __________, preso atto che nel
frattempo è subentrato un certo equilibrio e miglioramento sia dal punto di
vista dei dolori che dal punto di vista psichico ha poi affermato che “nonostante
il fallimento del tentativo di reinserimento professionale a __________, con
una scarsa documentazione obiettiva della psicopatologia, consiglio una
valutazione pluridisciplinare SAM al fine di stabilire quale sia dal punto di
vista medico l’esigibilità effettiva in un’attività lavorativa adeguata.”
(doc. AI 93-2). Dalla perizia SAM emerge che in seguito agli accertamenti
professionali presso il centro __________ di __________ nel corso del 2002,
l’assicurato non è stato ritenuto idoneo né per una riformazione e nemmeno per
un collocamento, e ciò a causa di difficoltà emerse in ambito psichico più che
ortopedico (doc. AI 97-18).

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico, ossia la patologia che nel frattempo
avrebbe conosciuto un decorso favorevole, dalla perizia della dr.ssa __________
emerge che la specialista ha avuto un consulto medico con l’insorgente il 24
marzo 2007. La perita, dopo aver posto la diagnosi di episodio depressivo di
media gravità con sintomi biologici (ICD X [recte: 10], F 32.11), fobia
specifica (ICD X [recte: 10], F 40.2), sindrome ansiosa non specificata (ICD X
[recte: 10]; F 41.8), ha affermato (doc. AI 97-38):

 

" 
(…) 

Persiste
una (sic) stato depressivo di media gravità con sintomi biologici e una (sic)
quadro “nevrotico” a carattere fobico-ansioso.

Allo
stato attuale qualsiasi luogo che lo confronti con l’altezza, con l’idea della
stessa produce un episodio di ansia acuta con ritiro-fuga. Questo impedisce lo
svolgimento di un’attività manovale, tutte le attività che presuppongano
movimenti di elevazione dal suolo; la presenza di sintomi fisici esacerbati
dallo sforzo, controindica l’esercizio di attività pesanti che non farebbero
che peggiorare i sintomi clinici. Le competenze professionali sono limitate e
concrete, poco compatibili con attività di responsabilità, amministrative, di
concetto.

Lo
stato psicologico limita il soggetto in tutte le attività teoricamente
esigibili in cui si ravvisino gli elementi di cui sopra per una percentuale
pari al 100% (inabile al 100% nelle suddette condizioni di lavoro); per altre
attività idonee secondo le precisazioni di cui sopra, egli sarebbe abile al 55%
(inabile al 45%) ma la cosa si mostra difficile da realizzare sul piano pratico.”

 

                                         Alla
domanda di sapere qual è l’influenza della diagnosi psichiatrica sulla capacità
di lavoro nell’attività da ultimo svolta dall’assicurato, la specialista ha
indicato: “vedi “conclusioni”. Inoltre: l’umore deflesso, il rallentamento
psicomotorio, la faticabilità, il difetto nell’organizzazione prassica coma da
effetto del quadro umorale, la dolorabilità esacerbata dalla (sic) sforzo con
ripercussione negativa sul piano umorale e ansioso limitano la sua effettiva
abilità lavorativa (al 55%) in attività idonee, la escludono per l’attività
precedente per quanto precisato in “conclusioni”.

 

                                         Circa
l’evoluzione dello stato di salute dell’assicurato dal punto di vista psichiatrico,
la perita ha indicato che “dal __________ la situazione sembra essere
migliorata per poi incistarsi in un quadro affettivo di media gravità associato
a contenuti fobico-ansiosi: La prognosi è attualmente incerta vista la durata
della sintomatologia (circa 10 anni di fatto): passibile di miglioramento se
rientrasse nel mondo del lavoro in un’attività idonea ma, vista la situazione
attuale temo sia di fatto passibile di peggioramento per la persistenza
dell’esclusione del mondo del lavoro, il vissuto di inadeguatezza, di colpa
rispetto ai suoi familiari, di difetto della propria persona (nell’uomo potenza
fisica e persona tendono spesso a divenire sinonimi, specie in soggetti
semplici e a stile di pensiero concreto).”

 

                                         Infine,
alla richiesta di sapere se ritiene che l’assicurato sia capace di svolgere
altre attività e di descrivere i limiti funzionari (sic) della capacità
lavorativa in tale attività adatta, la specialista ha ritenuto il ricorrente “in
grado di svolgere tutte le altre attività teoricamente esigibili, compatibili
con livello culturale, età, attitudini personali ma, soprattutto con lo stato
fisico (non pesanti) e mentali (altezze).”

 

                                         Va
ancora rilevato che dalla perizia SAM emerge che l’interessato, dopo l’evento
traumatico del 21 marzo 1996 ha sviluppato una sintomatologia compatibile con
un disturbo postraumatico da stress, nonché una deflessione dell’umore che ha
motivato una presa a carico psichiatrica presso il Servizio __________ di __________
a partire dal giugno 1998. In seguito, sempre presso l’__________, si riferisce
di un lento miglioramento della sintomatologia postraumatica da stress e si
registra la presenza di una sindrome da disadattamento con reazione mista
ansiosodepressiva. “La presa a carico psichiatrica viene interrotta nel 2003
e da allora l’A. è seguito unicamente dal proprio medico curante dr. __________.”
(doc. AI 97-19).

 

                                         Per
quanto concerne la valutazione angiologica, il dr. med. __________, specialista
FMH chirurgia, specialista chirurgia vascolare e chirurgia generale e
traumatologia ha rilevato che “il paziente non ha più nessun sintomo in
relazione alla sua insufficienza venosa agli arti inferiori, a parte un (sic)
lieve stanchezza delle gambe. Clinicamente non si trova nessun segno di una
recidiva della varicosi. E’ previsto ancora un esame duplex venoso. Dal lato angiologico
degli arti inferiori, il paziente è abile al 100% in qualsiasi lavoro.”
(doc. 97-34).

 

                                         Infine,
a proposito della patologia ortopedica, il dr. med. __________, FMH chirurgia
ortopedica, dopo aver precisato che l’attività da ultimo svolta “non è
praticamente più proponibile”, mentre lo svolgimento di attività leggere,
confacenti allo stato di salute del paziente sarebbero possibili, ha affermato
che:

 

“(…)

 

Sotto
il profilo strettamente ortopedico l’assicurato sarebbe in grado di svolgere
altre attività. Si pensa a lavori fisicamente non pesanti nel campo del
controllo e dell’assemblaggio di apparecchi elettrici, di attrezzi meccanici
leggeri ed eventualmente di apparecchi elettronici. Si dovrebbe evitare il
cammino su terreni accidentali o esposti, il frequente cammino su scale ed il
sollevamento di pesi oltre i 10 kg. Un lavoro sedentario al tavolo od al banco
dovrebbe concedere ripetuti cambiamenti di posizione. Spostamenti ripetuti di 50-100
m per volta sono sostenibili. Si potrebbe mirare ad una capacità lavorativa fra
il 50-60%. Ostacoli pesanti a tale obiettivo sono: le patologie psichiche e la
durata dell’inattività.” (doc. 97-32).

 

                                         Sulla
base di questi approfonditi referti medici, allestiti da specialisti
indipendenti ed imparziali, i periti del SAM hanno potuto constatare una
situazione stazionaria per quanto concerne lo stato valetudinario per l’attività
svolta in precedenza (doc. AI 97-21) ed un miglioramento dello stato di salute
rispetto alla situazione presente al momento dell’emanazione della decisione
dell’8 agosto 2003, nell’ambito dello svolgimento di attività leggere dove la
capacità lavorativa raggiunge ora il 50%, tenuto conto dei limiti funzionali
descritti nella perizia. 

 

                                         Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici (doc. 9), questo Tribunale non intravede ragioni
che gli impediscano di far proprie le conclusioni dei periti del SAM,
confermate dal dr. __________, medico SMR, il quale, fondandosi sulla citata perizia,
ha concluso per un grado di capacità lavorativa medico-teorica globale
dell’assicurato per la professione svolta di manovale-muratore-gruista nel
settore edile, valutabile nella misura dello 0% e pertanto non più proponibile
(doc. AI 99-2), mentre in attività confacenti al suo stato di salute e
rispettose dei limiti funzionali descritti la capacità lavorativa è del 50%
(doc. AI 99-2, cfr., sul valore probatorio dei rapporti interni del SMR la
sentenza I 143/07 del 14 settembre 2007, consid. 3.3 e sentenza 9C_376/2007 del
13 giugno 2008, consid. 3.2).

 

                                         Il
certificato del 18 luglio 2007 del medico curante (doc. AI 109-2 e doc. A3),
dove viene descritto uno stato valetudinario peggiore rispetto a quello
riscontrato dai periti, non è atto a sovvertire le conclusioni dell’UAI. La
perizia SAM e i consulti specialistici hanno infatti preso in considerazione la
globalità delle patologie di cui soffre l’assicurato, si fondano su indagini
approfondite, sono scevri da contraddizioni e giungono a risultati concludenti.
La perizia SAM dispone pertanto di forza probatoria piena, non sussistendo
indizi concreti a mettere in causa la credibilità degli specialisti che hanno
allestito il referto.

                                         In
particolare, per quanto concerne le affermazioni del medico curante secondo cui
la patologia psichiatrica non sarebbe stata valutata correttamente poiché il
paziente soffre di gravi depressioni ricorrenti e necessita di psicofarmaci del
tipo antidepressivi di continuo ad un dosaggio elevato come anche tranquillanti
per equilibrarsi emotivamente, va evidenziato che la dr.ssa __________ ha
tenuto conto dello stato di salute attuale del paziente, evidenziando come,
rispetto alla situazione precedente, la sindrome postraumatica da stress è
migliorata per poi tuttavia incistarsi in un quadro di media gravità associato
a contenuti fobico-ansiosi ed ha evidenziato come la reintegrazione nel mondo
del lavoro in un’attività idonea avrebbe un effetto benefico. Non va poi dimenticato
come dal 31 marzo 2004  l’insorgente non è più in cura presso specialisti in
psichiatria (cfr. doc. AI 90-1) ma è seguito unicamente dal medico curante,
specialista in medicina interna (per poter riconoscere un’invalidità dal punto di vista psichiatrico, cfr.
consid. 6). Anche l’aspetto ortopedico, contrariamente
a quanto sembra sostenere il medico curante, è stato valutato correttamente,
con un consulto specialistico ad opera del Dr. med. __________, FMH chirurgia
ortopedica che, con un referto di 9 pagine, approfondito e motivato, ha preso
in conto tutte le patologie fatte valere dall’insorgente e dopo aver posto
l’anamnesi ed aver descritto i disturbi soggettivi attuali, ha eseguito un
esame clinico ed ha analizzato la documentazione radiologica così da poter giungere
ad una conclusione convincente, univoca e senza contraddizioni secondo cui
l’interessato potrebbe svolgere un’attività lavorativa in attività leggere tra
il 50 e il 60%.

 

                                         Infine,
i periti del SAM, dopo aver esaminato i tre consulti specialistici, hanno
potuto concludere per un’inabilità globale del 50% in attività confacenti allo
stato di salute dell’insorgente. Questa valutazione è stata confermata dal
medico SMR.

 

                                         Viste
le risultanze degli accertamenti medici effettuati dall’UAI è da ritenere dimostrato con il grado
della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 126 V 360, 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati) che –
visto il miglioramento dello stato di salute  – l'assicurato
è abile al 50% in un’attività adeguata.

 

                                10.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, nella decisione
impugnata l’amministrazione, procedendo al consueto raffronto dei redditi e
basandosi sul rapporto finale 14 giugno 2007 della consulente in integrazione
professionale (doc. AI 101-1), ha stabilito un grado d’invalidità del 63%, con
un diritto a ¾ di rendita.

 

                                         Per
quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; cfr.
inoltre, tuttavia, sentenza 9C_404/2007 dell’11 aprile 2008, consid. 2.3: “Da der tatsächlich erzielte Verdienst von Fr. 53'365.-
nicht deutlich unter dem Tabellenlohn von Fr. 55'640.- liegt, besteht
nach der Rechtsprechung kein Anlass, vom Grundsatz abzuweichen und zu einer
Korrektur zu schreiten (Urteile des Eidgenössischen Versicherungsgerichts, R.
vom 30. September 2002, I 186/01, H. vom 7. Mai
2001, I 314/00, und K. vom 16. März 1998, I 179/97)”,
sottolineatura del redattore).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario annuale lordo pari a fr. 59'197 (4'732 : 40 X
41.7 X 12; cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008) e di fr. 60'144 nel
2007 (+ 1,6%).

 

                                         Circa
il salario da valido, l’UAI ha giustamente preso in considerazione un reddito,
non contestato, di fr. 66’114.—(salario da valido per il 1995 di fr. 58’865.--) nel 2005, che
aggiornato al 2007, data della decisione impugnata, ammonta a fr. 67'978.--.

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
(cfr. Tabella TA1 p.to 45 “costruzioni”, livello di qualifica 4: fr. 5’007.--
X 12
mesi = 60’084.--, riportato su 41.7 ore/settimana = 62’638.--). 

                                         Non
sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da
invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del
20 febbraio 2008 sopra menzionata.

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. 

 

                                         Nella
presente evenienza l’UAI ha applicato una riduzione, non contestata, del 15% (10%
per le limitazioni funzionali e 5% per il limitato porto di peso).

                                         Il
TCA non vede alcun motivo per sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell’UAI nell’applicazione della riduzione concessa. 

 

                                         Raffrontando
il reddito da valido di fr. 67’978 con il reddito da
invalido di fr. 25’561 ([60’144 :
2] – {[60’144 : 2] : 100 X 15]} ), si ottiene un tasso
di invalidità del 62 % ([67'978 – 25'561] : 67’978 X 100) che dà diritto a ¾ di
rendita, come calcolato dall’UAI.

 

                                         Va
qui rilevato che alla medesima conclusione è giunto l’UAI utilizzando i dati
del 2005 e anche volendo aggiornare i redditi (da valido e da invalido) fino al
2008 non vi sarebbe alcuna modifica sostanziale, dovendo aggiornare entrambi i
redditi, in maniera simile, in base all’inflazione. 

                                         

                                11.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, a ragione l’Ufficio AI ha ridotto
in via di revisione il diritto alla rendita intera, sostituendolo con una
rendita di ¾, con effetto dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (cfr. art. 88bis cpv. 2 lett. OAI).

 

                                12.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

                                      

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti