# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88479cc6-76e0-5993-9ccd-75643b769e8a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-03-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.03.2013 35.2012.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2012-73_2013-03-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2012.73

   

  mm/DC/sc

  	
  Lugano

  21 marzo 2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 settembre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell’8 agosto
  2012 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 23
settembre 2011, alla CO 1 é pervenuto un rapporto, datato 12 agosto 2011, del
Servizio di PS dell’Ospedale regionale di __________ da cui risultava che RI 1
- agente di sicurezza e amministratore unico della ditta __________ di __________
- lamentava “… forti dolori alla spalla destra da ieri dopo che ha dovuto fare
diversi movimenti energici con le braccia con lo scopo di bloccare a terra una
terza persona coinvolta in una rissa.” con diagnosi di “tenosinovite del capo
lungo del muscolo bicipite di destra.” (doc. 8/fasc. 2).

                                         Da notare
che, già in precedenza, per la precisione nel mese di aprile 2009, RI 1 era
rimasto vittima di un infortunio alla spalla destra (cfr. doc. 171 e doc.
181/fasc. 4), con diagnosi di rottura del labbro anteriore e di rottura
parziale del tendine del muscolo sovrapinato (cfr. doc. 193/fasc. 4),
relativamente al quale la CO 1 aveva riconosciuto la propria responsabilità. 

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 16
aprile 2012, l’assicuratore LAINF ha negato il proprio obbligo a prestazioni,
sostenendo, da un lato, che i dolori alla spalla destra destra non erano da
porre in relazione a un infortunio ai sensi di legge e, dall’altro, che essi
non costituivano neppure una lesione parificata ai postumi di un infortunio
(cfr. doc. 30/fasc. 2).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dalla __________ per conto dell’assicurato (cfr.
doc. 34/fasc. 2), in data 8 agosto 2012, la CO 1 ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. 36/fasc. 2).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 13 settembreRI 1, RI 1, sempre rappresentato dalla RA 1,
ha chiesto, in via principale, che la CO 1 venga condannato ad assumere
l’evento del 12 agosto 2011 e, in via subordinata, il rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti medici, argomentando in
particolare quanto segue: 

 

" 
(…).

Dalla dinamica dei fatti descritta dal nostro
assicurato, si evince chiaramente come in una situazione eccezionale, di
pericolo, dettata dal fatto che una persona armata di un vetro, ne stava
aggredendo un’altra, istintivamente il nostro mandante ha reagito bloccando
questa persona proprio per evitare che il peggio si avverasse. Egli, a seguito
del movimento improvvisamente effettuato con la spalla, ha subito avvertito un
forte dolore che con il tempo non é affatto migliorato, tanto da portarlo a
rivolgersi per le cure del caso all’ospedale.

Il movimento improvviso é andato ad intaccare la
problematica alla spalla, già oggetto degli altri incarti LAINF e a peggiorarne
la situazione (egli era infatti inabile al lavoro e si trovava lì per svago).

 

(…). 

 

È assolutamente assodato il fatto che trattavasi
di una situazione per nulla normale e particolarmente insolita (visto che si
trattava di un tentativo di aggressione verso terzi), in cui il brusco e
disconnesso movimento della spalla (cagionato dai movimenti inconsulti e
maldestri delle braccia della persona fermata con cui era in costante contatto)
ha cagionato dei forti dolori (tenosinovite del capo lungo del muscolo bicipite
di destra) ed un peggioramento della patologia già a carico di pregressi
infortuni).

(…). 

 

Sono quindi dati i presupposti per riconoscere
l’evento quale infortunio (o subordinatamente quale ricaduta d’infortunio),
ritenuto che gli elementi costitutivi essenziali dell’infortunio sono
cumulativamente dati. Si fa altresì presente come proprio nella querelata
decisione su opposizione, la CO 1 sostenga che l’evento del 12.08.2011 ha
riacutizzato dolori alla spalla destra (oggetto dell’ultimo infortunio) seppur
non cagionando nessuna lesione supplementare. A maggior ragione, questa
asserzione depone per una ricaduta dell’infortunio precedente assunto.”

                                         (doc. I)

 

                               1.4.   La CO 1, in
risposta, ha chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).

 

                               1.5.   In corso di
causa, il ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione medica, rilevando al
riguardo che “il peggioramento dello stato di salute é stato quindi comprovato
proprio nell’arco di tempo in cui si é verificato l’episodio del nuovo
infortunio del 12.08.2011. Il fattore scatenante di questo peggioramento é
senz’altro da addebitare all’infortunio in questione, che é andato ad intaccare
uno stato di salute stabilizzato, seppur non raggiunto lo status quo sine,
generando il diritto a nuove prestazioni infortunistiche sino alla definizione
dello stato di salute dopo tale evento.” (doc. IX + allegati). 

 

                                         L’amministrazione
si é espressa in merito il 15 novembre 2012, sottolineando in particolare che i
nuovi documenti “… non portano nessun elemento pertinente per quel che concerne
il tema processuale, ovvero la questione di sapere se l’evento avvenuto in data
12 agosto 2011 configura o meno un infortunio o una lesione parificabile a
infortunio.” (doc. XI).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   L’oggetto
della lite é circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a
negare la propria responsabilità relativamente all’evento occorso a RI 1 in
data 12 agosto 2011, oppure no. 

 

                                         Questa
Corte non può pronunciarsi in merito all’esistenza di un nesso di causalità,
naturale e adeguata, tra i disturbi alla spalla destra insorti il 12 agosto
2011 e l’infortunio occorso all’assicurato nel mese di aprile 2009, visto che,
su questo specifico tema, l’amministrazione non ha emanato alcuna decisione
(cfr. DTF 122 V 36 consid. 2a). 

 

                                         Dalla
decisione su opposizione impugnata risulta che l’Istituto assicuratore
resistente ha negato il proprio obbligo a prestazioni poiché, da una parte,
l’evento del 12 agosto 2011 non sarebbe costitutivo di un infortunio ai sensi
di legge e, dall’altra, l’assicurato non avrebbe presentato una delle diagnosi
esaustivamente enumerate all’art. 9 cpv. 2 OAINF (doc. 36/fasc. 2). 

 

                               2.2.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che
provochi la morte."

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
vOAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003
-, di modo che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile. 

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale
fattore"

                                         (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra
infortunio e malattia.

 

                               2.3.   Si evince
dalla nozione stessa di infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto,
é irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

 

                                         Il
fattore esterno è considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V
38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss,
consid. 2a).

 

                                         Vi è
infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno.

 

                               2.4.   Conformemente
alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Quando
l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado
della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86,
p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht-
und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova
dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid.
5b; 116 V 141 consid. 4b).

 

                               2.5.   Nel caso di
specie, una descrizione dettagliata della dinamica dell’evento del 12 agosto
2011 - peraltro non messa in discussione dall’amministrazione -, é contenuta
nello scritto del 5 aprile 2012 di RI 1:

 

" 
(…).

Essendo uno dei lavori svolti dalla __________
ditta della quale sono amministratore unico, mi sono soffermato a salutare i
vari dipendenti che stavano prestando servizio.

 

Mentre parlavo con mio fratello (responsabile di
serata) un avventore aggrediva uno dei dipendenti e la cosa si é protratta per
alcuni minuti ed in seguito sono stati separati, l’individuo veniva allontanato
da due altri agenti.

 

Dopo pochi secondi questa persona tornava armata
di un bicchiere rotto con l’intento di ferire l’agente aggredito in precedenza,
essendo lui vicino a mio fratello e me, ma girato di spalle che si accingeva a
rientrare in posizione e quindi non in grado di difendersi, mio fratello e io
siamo istintivamente intervenuti bloccando questa persona per evitare il
peggio.

 

Nello specifico ho dovuto bloccargli il braccio
destro e spalla mettendogliela in leva per fargli lasciare il bicchiere rotto
che impugnava, per poi finire a terra dove veniva immobilizzato fino all’arrivo
dopo pochi istanti di una pattuglia di polizia che si trovava nei pressi e che
lo ha preso in consegna.

 

Purtroppo vista la mia situazione precedente, lo
sforzo e i movimenti fatti in questa circostanza ho accusato già dopo pochi
minuti un forte dolore che mi ha costretto ad avviarmi a casa dove ho preso
immediatamente dafalgan e voltaren nell’intento di alleviare i forti dolori.”

                                         (doc.
29/fasc. 2)

 

                                         Alla luce
di quanto dichiarato dall’assicurato, é dunque da ritenere accertato che nel
caso di specie non vi é stato l’intervento di un fattore causale esterno: il
danno alla salute si è infatti manifestato senza che vi sia stato impatto con
altre persone o con oggetti.

 

                               2.6.   Quando il
processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di
agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in
caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati. 

 

                                         La
giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi
eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima
è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o
addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere (cfr. STFA U 9/04 del
15 ottobre 2004). L’Alta Corte ha negato il carattere infortunistico nel caso
di un aiuto infermiere - 36enne, di buona costituzione fisica - che aveva
riportato una sindrome vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal
tavolo operatorio al letto, di un paziente del peso di 100-120 kg (cfr. DTF 116 V 136 consid. 3c), mentre lo ha riconosciuto nel caso di una stagista
fisioterapista (57 kg) attiva in una casa per anziani che, per evitare
l’improvvisa caduta di un paziente (84 kg), non aveva avuto scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino (cfr. STFA U 166/04 del
18 aprile 2005, pubblicata in RtiD 2005 II n. 56 p. 265, citata nella STF
8C_403/2010 del 6 dicembre 2010 consid. 4.1). 

                                         Da un
altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da
movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma.
Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la
conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate
(DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid.
2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid.
3b).

                                         In una
sentenza U 403/01 del 14 ottobre 2002 consid. 4.2 - riguardante il caso di un
agente della Polizia cantonale che, nel corso di un’azione di arresto, aveva
proceduto allo sfondamento di una porta d’entrata, riportando così un’ernia
discale -, il TFA ha negato l’intervento di un infortunio ai sensi di legge (e
pure di una lesione parificata ex art. 9 cpv. 2 OAINF), in quanto “…
l’abbattimento della porta in esame non ha costituito un fatto straordinario,
né tanto meno imprevedibile, trattandosi di un’azione abbastanza frequente e, quindi,
certamente non inusuale. In siffatte condizioni, non si può parlare di uno
sforzo manifestamente eccessivo per l’assicurato, cognito dei rischi connessi
alla sua professione …”. 

 

                                         Secondo questa
Corte, nella concreta evenienza, l’ipotesi che il danno alla salute sia
imputabile a un movimento scoordinato o incongruo del corpo, va scartata. 

                                         Come già
indicato, affinché una lesione corporale dovuta ad un movimento scombinato sia
attribuibile a infortunio ai sensi della LAINF, è necessario che tale movimento
si sia prodotto in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste,
fuori programma (cfr. A. Maurer, op. cit., p. 176s.).

                                         Per il
ricorrente, sarebbe chiaro che quel 12 agosto 2001 si é trovato confrontato a
“… una situazione per nulla normale e particolarmente insolita (visto che si
trattava di un tentativo di aggressione verso terzi), in cui il brusco e
disconnesso movimento della spalla (cagionato dai movimento inconsulti e
maldestri delle braccia della persona fermata con cui era in costante contatto)
ha cagionato dei forti dolori …” (doc. I, p. 5). 

                                         Quest’affermazione
non può essere condivisa. In effetti, questa Corte ritiene invece che
l’essere chiamato a compiere delle operazioni di bloccaggio nel contesto di
un’aggressione, con tutto ciò che ne consegue (in particolare, il fatto di
dover effettuare anche dei movimenti energici con le braccia per reprimere i
tentativi di divincolarsi della persona bloccata), rientri nel quadro degli
avvenimenti a cui é confrontato, se non quotidianamente ma comunque con una
certa frequenza, un agente di sicurezza, per fronteggiare i quali egli riceve
peraltro una specifica istruzione (si veda, su quest’ultimo aspetto, il sito
web della __________: “La costante istruzione, da parte di
istruttori certificati e riconosciuti, nei vari settori della sicurezza
permettono alla __________ di fornire agenti specializzati che, grazie alla
loro capacità di analisi e tecnico-fisica possono contrastare qualsiasi tipo
di aggressione, e perciò difendere il cittadino, se minacciato.” - il
corsivo e il grassetto sono del redattore). 

                                         Tutto ben
considerato, secondo il TCA, non si può nemmeno ritenere che l’insorgente - un
giovane adulto (35 anni al momento dell’evento), di corporatura robusta (dagli
atti si evince che l’assicurato é alto 190 cm e ha un peso attorno ai 100 kg- cfr. doc. 178, p. 13) e che, in quanto agente di sicurezza professionista, gode
di una specifica formazione per gestire simili contingenze -, disarmando
l’aggressore e bloccandolo a terra in attesa dell’arrivo della polizia, oltre
tutto con l’aiuto di suo fratello, abbia compiuto uno sforzo manifestamente
eccessivo ai sensi della giurisprudenza federale. 

 

                                         È vero
che dalle carte processuali, in particolare dal referto peritale 21 settembre
2011 della Clinica universitaria __________, emerge che, al momento in cui é
avvenuto l’evento in questione, l’assicurato era limitato nell’utilizzo del
braccio destro, a causa di una preesistente lesione alla spalla (cfr. doc. 257,
p. 16). 

                                         In una
sentenza 8C_656/2008 del 13 febbraio 2009 consid. 3.3, simile circostanza é
stata giudicata irrilevante dal Tribunale federale, il quale ha stabilito che i
requisiti che la giurisprudenza ha posto a proposito del fattore esterno, non
possono essere affievoliti prevalendosi di un eventuale danno preesistente alla
parte del corpo interessata. 

                                         Questo
principio é stato sviluppato in materia di lesione parificata ai postumi
d’infortunio ex art. 9 cpv. 2 OAINF, più concretamente a proposito del
requisito del “potenziale di pericolo accresciuto”, trattandosi di
un’assicurata la quale, nel sollevare una valigia del peso di 20 kg, aveva riportato una lesione tendinea alla spalla, già danneggiata da precedenti sinistri. Il
Tribunale federale si é in particolare così espresso:

 

" 
(…). 

Beim Heben eines bepackten ca. 20 kg schweren Koffers ist nach Gesagtem - wie die Vorinstanz selber ausführt - ein äusserer Faktor
rechtsprechungsgemäss zu verneinen. Es fehlt an einem gesteigerten
Schädigungspotenzial im oben umschriebenen Sinn. Wenn das kantonale Gericht ein
solches angesichts einer erlittenen Vorschädigung trotzdem bejaht, verkennt es
- wie die Beschwerdeführerin zu Recht geltend macht -, dass der äussere Faktor
bezüglich der in Frage stehenden Lebensverrichtung geprüft werden muss und bei
gleicher Lebensverrichtung nicht je nach Konstitution der versicherten Person
unterschiedlich beurteilt werden kann. Es ist somit nicht zulässig, die
dargelegten rechtsprechungsgemässen Anforderungen an den äusseren Faktor unter
Hinweis auf eine allfällige Vorschädigung des betroffenen Körperteils
herabzusetzen. Mit dem Vorliegen einer unfallähnlichen Körperschädigung kann
demzufolge die Leistungspflicht der Unfallversicherung nicht begründet werden.“

                                         (STF 8C_656/2008 consid. 3.3)

                                         Secondo
il TCA, il principio posto dall’Alta Corte deve trovare applicazione anche in
materia d’infortunio, allorquando si tratta di decidere se la persona
assicurata ha compiuto uno sforzo manifestamente eccessivo. 

 

                                         In esito
a tutto quanto precede, il TCA deve concludere che nella presente fattispecie
non sono soddisfatte le severe condizioni poste dalla giurisprudenza federale
per poter riconoscere il carattere infortunistico all’evento nel quale é
incorso l’assicurato. 

 

                               2.7.   Occorre
ancora esaminare se l’obbligo a prestazioni dell’assicuratore infortuni
resistente possa essere fondato sull’art. 9 cpv. 2 OAINF, disposizione che
parifica a infortunio una serie di lesioni corporali.

 

                                         L’art. 9
cpv. 2 OAINF, nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997,
prevede che se non attribuibili indubbiamente a una malattia o a fenomeni
degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco è esaustivo, sono
equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore esterno
straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni
di articolazioni;

                                         c.   lacerazioni
del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti
muscolari

                                         f.    lacerazioni
dei tendini;

                                         g.   lesioni
dei legamenti;

                                         h. 
lesioni del timpano. 

 

                                         Le
lesioni corporali di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate ad infortunio
solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion
fatta per la straordinarietà del fattore esterno (cfr. DTF 116 V 148 consid.
2b; RAMI 1988 U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano
e discreto. Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato
scomposto o anomalo (cfr. E. Beretta, Il requisito
della repentinità in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi
connessi, in RDAT II-1991, p. 477ss.).

 

                                         A proposito
dell'esigenza di un fattore esterno, il TFA, nella DTF 129 V 466, ha precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad infortunio,
oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine esternamente al
corpo.

 

                                         Così,
dopo avere fatto notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio
non può essere ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce
solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure
laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento
di un atto ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado
di descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha
subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione
oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione
del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 4.2.2). Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

                                         Il TFA ha
pure specificato che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di
un'attività professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali
parificabili ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti
nell'ambito dell'attività professionale essendo da considerare degli atti
ordinari ai quali fa di principio difetto l'elemento costitutivo della
situazione di pericolo accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure,
STFA U 76/03 del 15 aprile 2004). 

                                         Necessario
è inoltre che si sia trattato di un evento improvviso (cfr. RAMI 2000 U 385, p.
268). Il presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che
l'azione sul corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di
secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va
piuttosto attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di
un singolo avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro
gli infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue.
Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua
unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS
1996, p. 88 e dello stesso autore, Meniskusläsionen und soziale
Unfallversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44,
p. 2341).

 

                               2.8.   L’assicuratore LAINF
resistente dopo avere negato che l’evento occorso a RI 1 è
costitutivo di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA, ha sostenuto pure
l’inapplicabilità dell’art. 9 cpv. 2 OAINF, vista l’assenza di una delle diagnosi
esaustivamente enumerate all’art. 9 cpv. 2 OAINF (doc. 36, p.
4: “… l’opponente non ha riportato una lesione parificata ad infortunio. La
prima condizione per la presa a carico giusta l’art. 9 cpv. 2 OAINF viene dunque
a mancare e rende superfluo l’esame della condizione giuridica.”).

 

                                         Questo
Tribunale condivide la posizione dell’amministrazione. In effetti, dalla
documentazione medica agli atti, successiva al sinistro dell’agosto
2011, risulta la diagnosi di tenosinovite del capo lungo del muscolo bicipite
di destra (cfr. doc. 3), la quale - trattandosi di un fenomeno infiammatorio
(cfr. www.infiammazione.com/infiammazione-del-bicipite/), non può ricadere
sotto la diagnosi di “lacerazioni dei tendini”
giusta l’art. 9 cpv. 2 lett. f OAINF. 

 

                                         Un
obbligo a prestazioni non può pertanto essere imposto all’assicuratore LAINF
convenuto, nemmeno a titolo di lesione parificata ai postumi d’infortunio.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti