# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f10236c6-dccf-5095-ba5d-e1a34f2c87ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2011 38.2011.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2011-43_2011-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2011.43

   

  dc/sc

  	
  Lugano

  22 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 25 maggio 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 4 maggio
  2011 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa Disoccupazione __________,   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 4 maggio 2011 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa)
ha ridotto da 31 a 21 giorni la durata della sospensione dal diritto alle
indennità di disoccupazione precedentemente inflitta a RI 1, argomentando:

 

" 
(…)

Alla sua opposizione, l'assicurata ha allegato un
certificato medico del Dr. Med. __________ del 21.3.2011, il quale certifica
che la sig.ra RI 1 si è vista costretta a dare le dimissioni il 31.1.2011 dal
suo precedente datore di lavoro, poiché il carico di ore lavorative è stato
tale da compromettere seriamente l'equilibrio psichico della figlia (già in
cura psicologica). La paziente, infatti, usciva di casa alle 6.00 e rincasava
solo dopo le 18.00.

Da un successivo certificato medico, datato
20.3.2011, pervenutoci in data 31.3.2011, della dott.ssa __________, psicologa
della figlia __________ si rileva che la figlia necessita della presenza
materna che l'aiuti a strutturare i suoi impegni e a gestire il suo disagio,
motivo per cui, sebbene comprenda l'esigenza da parte della signora RI 1 di
svolgere un'attività lucrativa che le permetta di fare fronte al mantenimento
della figlia __________ così come al proprio, ritiene sia necessario, che
questa abbia degli orari compatibili con la gestione della figlia __________."
(Doc. A4)

                               1.2.   Contro  la
decisione l'assicurata su opposizione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA nel quale ha precisato di avere dovuto abbandonare il suo
impiego per ragioni familiari (cfr. doc. I).

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 17 giugno 2011 la Cassa propone di respingere il ricorso e
sottolinea in particolare che il contratto sottoscritto dall’assicurata
prevedeva la riduzione del tempo di lavoro all’80% dopo tre mesi (cfr. doc. V).

 

                               1.4.   Il 20 luglio
2011 il Presidente del TCA, per il tramite del segretario, ha fissato
un’udienza per la discussione di causa per il 12 settembre 2011 alle ore 14:00,
convocando la ricorrente e la Cassa di disoccupazione CO 1 (cfr. doc. VII).

 

                                         Il 5
settembre 2011 __________ ha comunicato al TCA che all’udienza avrebbe
partecipato il responsabile della Cassa di __________, __________ (cfr. doc.
VII).

                                         Il 7
settembre 2011 la Cassa ha così illustrato le ragioni della mancata
partecipazione della funzionaria di __________:

 

" 
(…)

Questa decisione è dovuta al fatto che la nostra
cassa a __________ ha delegato questa competenza al signor __________, per
motivi di distanza in quanto la signora __________ abita a __________ e risulta
scomodo trasferirsi in Ticino.

 

Il signor __________ ha assunto il compito di
rappresentare la cassa in Ticino." (Doc. IX)

 

                                         Il 12
settembre 2011 si è svolto il dibattimento davanti al Presidente del TCA (cfr.
doc. X). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 Lptca, se le circostanze lo giustificano, il giudice cita le
parti per un dibattimento.

                                         Nella
presente fattispecie il presidente del TCA ha citato con largo anticipo la
Cassa, presso la sede di __________, nella persona di __________,  visto che è
stata lei ad emettere la decisione su opposizione e a formulare la risposta al
ricorso (cfr. doc.  A 4 e V).

                                         Quest’ultima,
anziché comparire personalmente all’udienza, ha delegato __________,
giustificandosi invocando la lontananza tra __________ e Lugano.

                                         Tale
comportamento non può essere approvato dal TCA. Innanzitutto perché è il
giudice che fissa l’udienza a determinare chi deve essere presente alla stessa
e non certamente una delle parti. Nel caso concreto l’udienza è stata indetta
per chiarire alcuni punti che non emergevano con evidenza dagli atti e, in tale
contesto, il presidente del TCA riteneva necessario un confronto diretto tra
l’assicurata e la persona che ha esaminato le sue argomentazioni.

                                         La
distanza tra __________ e Lugano non può evidentemente costituire una valida
giustificazione per non partecipare al dibattimento, tanto più che esso è stato
fissato alle ore 14:00 proprio per permettere alla rappresentante della Cassa
di venire in Ticino e rientrare a __________ lo stesso giorno.

                                         Malgrado
quanto appena esposto il Presidente del TCA, visto anche che la decisione della
Cassa di delegare __________ è stata comunicata soltanto alcuni giorni prima
dell’udienza, ha deciso di effettuare comunque il dibattimento al fine di
rispettare il principio della rapidità della procedura (cfr. art. 15 cpv. 1
Lptca)  ed evitare così, in definitiva, di danneggiare la ricorrente attraverso
un rinvio.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   L'assicurato
che è disoccupato per colpa propria è sospeso dal diritto a indennità (cfr.
art. 30 cpv. 1 lett. a LADI).

                                         E'
segnatamente senza lavoro per colpa propria l'assicurato che ha disdetto il
contratto di lavoro senza essersi preventivamente garantito un'altra
occupazione, a meno che non si potesse esigere che conservasse il suo posto di
lavoro primitivo (cfr. art. 44 lett. b OADI).

                                         Secondo costante
giurisprudenza federale non è più ragionevolmente esigibile la continuazione
del rapporto di lavoro, in particolare, quando l'occupazione è o è divenuta
inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI (cfr. STF 8C_958/2008 del 30 aprile 2009;
STFA C 22/04 dell'8 ottobre 2004; STFA C 170/02 del 24 febbraio 2003; DLA 1998,
N. 9, consid. 2b, pag. 44 e DLA 1986 N. 23, pag. 90 e N. 24, consid. 2, pag.
95).

                                         La costante giurisprudenza
del Tribunale Federale esige invece che un assicurato mantenga il proprio posto
di lavoro finché ne abbia trovato un altro anche malgrado il disaccordo con i
colleghi di lavoro, la divergenza di vedute con i superiori o l'intimazione di
una multa disciplinare da parte del datore di lavoro (cfr. STF 8C_225/2009 del
30 luglio 2009; STF C 153/06 del 12 marzo 2007).

                                         Analogamente, il TFA ha
già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto di lavoro
adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il tipo di
attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro (cfr.
DLA 1986 N. 24: "Come un disoccupato non può rimandare l'accettazione di
un lavoro ritenuto adeguato a norma del diritto sull'assicurazione contro la
disoccupazione fin quando abbia trovato un'occupazione che gli sia gradita
sotto tutti i punti di vista - DLA 1982 N. 5 - tanto meno può essere
giustificato l'abbandono di un impiego adeguato per analoghi motivi
soggettivi").

                                         L'assicurato deve dunque
mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se l'attività esercitata
non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai suoi desideri (cfr.
STF 8C_295/2009 del 15 settembre 2009).

 

                                         Nella già citata sentenza
C 22/04 dell'8 ottobre 2004, l'Alta Corte si è così espressa a proposito
dell'art. 44 lett. b OADI:

 

" 
(...) 

Cette disposition réglementaire est compatible avec
l'art. 20 let. c de la Convention n° 168 de l'Organisation internationale du
travail (OIT) concernant la promotion de l'emploi et la protection contre le
chômage du 21 juin 1988 (ATF 124 V 234).

Aux termes de l'art. 20 let. c de cette convention,
les indemnités auxquelles une personne protégée aurait eu droit dans les
éventualités de chômage complet ou partiel, ou de suspension du gain due à une
suspension temporaire de travail sans cessation de la relation de travail,
peuvent être refusées, supprimées, suspendues ou réduites dans une mesure
prescrite lorsque, selon l'appréciation de l'autorité compétente, l'intéressé a
quitté volontairement son emploi sans motif légitime.

Il découle de l'art. 16 al. 2 phrase introductive
LACI qu'un travail qui  n'est pas réputé convenable est exclu de l'obligation
d'être accepté (ATF 124 V 63 consid. 3b et les références). Ainsi, il peut
arriver qu'un emploi qui répondait à tous les critères d'un travail convenable
à un moment donné perde cette qualité à la suite d'un changement de
circonstances. Dans une telle éventualité, on ne peut exiger d'un salarié qu'il
conserve son emploi sans s'être préalablement assuré d'en avoir obtenu un autre
et il ne sera donc pas réputé sans travail par sa propre faute (art. 44 al. 1
let. b OACI; SVR 1999 AlV n° 22 p. 53; DTA 1998 n° 9 consid. 2b p. 44).
(...)"

 

                                         Va ancora
precisato che la terza revisione della LADI  del 22 marzo 2002, in vigore dal 1° luglio 2003, non ha modificato il principio di sanzionare gli assicurati che
sono disoccupati per loro colpa, poiché, senza essersi preventivamente
garantiti un'altra occupazione, hanno disdetto il contratto di impiego, la cui
continuazione era ancora ragionevolmente esigibile, di cui agli art. 30 cpv. 1
lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. b OADI (cfr. Messaggio concernente la
revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28
febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007). 

                                         Pertanto
resta valida la giurisprudenza elaborata al riguardo fino al 30 giugno 2003.

 

                               2.4.   La
seconda revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16
LADI). 

 

                                         L’art 16 cpv. 1 LADI
prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio l'assicurato è tenuto
di norma ad accettare senza indugio qualsiasi occupazione".

 

                                         L'art. 16 cpv. 2 LADI
stabilisce poi che: 

 

" 
non è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di
accettazione un'occupazione che:

a.    non è conforme
agli usi professionali e locali, in particolare alle condizioni dei contratti
collettivi o normali di lavoro;

b.    non tiene
convenientemente conto delle capacità e dell'attività precedente
dell'assicurato;

c.    non è conforme
all'età, alla situazione personale o allo stato di salute dell'assicurato;

d.    compromette
considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella sua professione,
sempre che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi ragionevoli;

e.    è svolta in
un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un conflitto collettivo
di lavoro;

f.      necessita
di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto di lavoro, sia per il
rientro e che non offre la possibilità di un alloggio conveniente nel luogo di
lavoro o che, in questo secondo caso, rende notevolmente difficile
l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i familiari da parte
dell'assicurato;

g.    implica da parte
del lavoratore un tenersi costantemente a disposizione che supera l'ambito
dell'occupazione garantita;

h.    è svolta in
un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di procedere a riassunzioni
o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro considerevolmente più sfavorevoli;

i.      procura
all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del guadagno assicurato,
salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative giusta l'articolo 24
(guadagno intermedio); con il consenso della commissione tripartita, l'ufficio
regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare adeguata
un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del guadagno
assicurato."

 

                                         (Per un
commento cfr.: Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 234-250,
pag. 93-98; G. Gerhards, “Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts”,
Ed. Paul Haupt, Berna-Stoccarda-Vienna 1996, pag. 113-114, n° 92f; KIGA des Kantons Aargau, "Arbeitslosenversicherung", Aarau, 1996, pag. 25-27, vedi
pure: DLA 2000 pag. 48; DTF 124 V 62 consid. 3b pag. 63 e DTF 122 V 41).

 

                               2.5.   In una
sentenza C 160/03 del 18 maggio 2006 l'Alta Corte ha annullato la sanzione
inflitta ad un'assicurata che aveva abbandonato il proprio impiego, ed ha
ritenuto che l'occupazione era divenuta inadeguata vista la sua situazione
personale (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI), rilevando in particolare:

 

" 
Contrairement à ce qu'ont retenu la caisse et la
juridiction cantonale, on ne saurait reprocher à l'intimée d'avoir adopté un
comportement fautif au sens de ces dispositions. B.________ a résilié son contrat
de travail pendant son congé-maternité avec effet à la fin de celui-ci (le 8
avril 2002) après qu'elle a rencontré des difficultés imprévisibles en rapport
avec le sevrage de son fils (cf. réclamation du 16 octobre 2002). Elle s'est
alors rendue compte que les soins prodigués à son fils requéraient davantage de
temps qu'elle n'avait prévu, ce qui l'empêchait (dans l'immédiat) de reprendre
son activité professionnelle. Aussi, au moment de résilier les rapports de
travail, son activité ne convenait-elle plus à sa situation personnelle, si
bien que son travail n'était pas réputé convenable au sens de l'art. 16 al. 2
let. c LACI et on ne pouvait exiger d'elle qu'elle le conservât. En
conséquence, il n'y avait pas lieu de prononcer une suspension du droit à
l'indemnité à l'encontre de l'intimée."

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella DLA 1999 pag. 42 seg. la nostra Massima Istanza
ha annullato  la sospensione di 36 giorni inflitta ad un'assicurata precisando
che se un assicurato non ha iniziato o ha interrotto senza motivi plausibili un
corso al quale gli è stato detto di partecipare, egli è sospeso dal diritto
all'indennità (art. 30 cpv. 1 lett. d LADI). Il motivo è plausibile se la
frequentazione del corso non è considerata adeguata per l'assicurato in questione.
Un corso è infatti ritenuto inadeguato quando le circostanze personali o lo
stato di salute dell'assicurato non gli permettono ragionevolmente di seguirlo.

                                         In quell'occasione l'Alta
Corte ha sottolineato che nel caso di un'assicurata che cerca un impiego
limitato il 25%, un corso è quindi considerato inadeguato se essa deve
occuparsi di tre figli, di cui due in età scolastica e il terzo che deve essere
allattato diverse volte al giorno, e se deve inoltre frequentare un altro corso
d'informatica approvato dall'assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         In un’altra sentenza C
60/05 del 18 aprile 2006 l’Alta Corte ha annullato una sospensione di 16 giorni
inflitta ad un’assicurata che aveva rifiutato un’occupazione, argomentando:

 

" 
5.1 Les premiers juges ont partiellement admis le
recours sur ce point en diminuant la durée de la suspension de 45 à 16 jours. Ils ont estimé que la recourante avait à plusieurs reprises averti
l'ORP qu'elle ne pouvait pas accepter le travail en soirée, de sorte que le
poste proposé (horaire jusqu'à minuit une semaine sur deux) n'était pas
convenable du point de vue de sa situation personnelle et que son refus
d'entrer en matière ne constituait pas une faute grave. Ils ont toutefois
retenu que le comportement de la recourante n'était pas exempt de tout
reproche, car elle avait refusé de donner suite à un emploi assigné sans
négocier les horaires avec son employeur potentiel.

 

Pour sa part, la recourante soutient que la
proposition d'emploi ne correspondait ni à sa demande, ni à ses qualifications.
Elle rappelle qu'elle ne pouvait pas assurer le service jusqu'à minuit car son
mari travaillait le soir et qu'elle devait garder leur fils. Elle soutient
encore avoir tenté de négocier l'horaire avec l'employeur, sans succès, et qu'en
conséquence, ce n'est pas elle qui a refusé le poste, mais l'employeur qui a
refusé sa candidature.

5.2 D.________ recherchait exclusivement une
place de travail dans le domaine de l'hôtellerie/restauration avec horaire de
jour, en raison de sa situation personnelle (enfant de onze ans dont elle
devait assumer la garde le soir, alors que son mari travaillait). Or, comme
l'ont à juste tire souligné les premiers juges, il apparaît que le poste
assigné n'est pas convenable de ce point de vue. En effet, la recourante
aurait, d'une part, dû faire garder son enfant tous les soirs et durant la
nuit, une semaine sur deux, ce que le Tribunal fédéral des assurances a déjà
considéré comme difficilement exigible (cf. arrêt non publié S. du 27 janvier 1998, C 75/97). On ne saurait, d'autre part, lui reprocher d'adopter une comportement protégé par les
dispositions de la loi fédérale du 13 mars 1964 sur le travail dans
l'industrie, l'artisanat et le commerce (Ltr), même si le comportement en
question pourrait se retourner contre elle du point de vue de
l'assurance-chômage (sur le consentement nécessaire de l'employé pour le
travail de nuit et sur la prise en compte des responsabilités familiales des
travailleurs [notamment éducation des enfants jusqu'à 15 ans] dans la fixation
des horaires de travail et de repos, cf. art. 17 al. 6 et 36 al. 1 Ltr, voir
également arrêt non publié L. du 12 septembre 1986, C 189/85). De surcroît, les éléments figurant au dossier ne permettent pas de conclure au
non-respect des instructions de l'ORP (cf. arrêt non publié A. du 28 octobre 2005, C 59/04). Au regard de ce qui précède, on ne peut faire aucun reproche à
la recourante, de sorte que la suspension du droit à l'indemnité doit être
annulée."

 

                                         Infine, in una sentenza 8C_958/2008 del 30 aprile 2009, il Tribunale
federale, ritenendo che la prosecuzione del rapporto di lavoro non fosse più
ragionevolmente esigibile in quanto divenuto inadeguato da profilo dell'art. 16
cpv. 2 lett. c LADI, ha annullato la sanzione di 31 giorni inflitta ad un'assicurata
che ha lasciato il proprio impiego per raggiungere, con suo figlio, il marito
che si era trasferito, sei mesi prima, in un altro Cantone per ragioni di
lavoro.

                                         L'Alta
Corte al proposito ha rilevato:

 

" 
4.2 Das kantonale Gericht beruft sich bei seiner
Annahme, wonach ein Wohnortswechsel keine Unzumutbarkeit für die Aufgabe einer
Stelle ohne Zusicherung einer anderen darstellen könne (weil es sich dabei um
"einen absolut persönlich[en] und damit nicht relevant[en]
Kündigungsgrund" handle) auf seine eigene Praxis und auf das Urteil des
Eidg. Versicherungsgerichts C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S.
121. Diesem Standpunkt kann in seiner Absolutheit nicht beigepflichtet werden.
Seine strikte Anwendung führt im vorliegenden Fall zu einer falschen
Rechtsanwendung, wie sich im Folgenden zeigt.

4.2.1 Das Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in:
ARV 1979 Nr. 24 S. 121, betrifft eine Versicherte, welche in einer
Wohngemeinschaft mit ihrem Freund lebte. Dieser fand auf den 1. März 1978 eine
neue Beschäftigung im Kanton Graubünden, worauf sie ihre Stelle per 28. Februar
1978 kündigte, um mit ihm in den Kanton Graubünden zu ziehen. Den Monat März
1978 nutzte sie für die Einrichtung der neuen Wohnung und für die Zeit ab 3.
April 1978 stellte sie Antrag auf Arbeitslosenentschädigung. In diesem Urteil
wurde ausdrücklich offen gelassen, ob einer versicherten Person aus der Sicht
der Arbeitslosenversicherung zugemutet werden kann, vorübergehend am bisherigen
Arbeitsplatz zu bleiben, wenn ihr Ehepartner an einem anderen Arbeitsort eine
Stelle angetreten hat (Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S.
121 E. 1b). Es ist dem kantonalen Gericht beizupflichten, dass das Recht auf
Ehefreiheit nicht automatisch das Recht auf eheliches Zusammenleben beinhaltet;
indessen geht die Ehefreiheit im Sinne eines Rechts auf eheliches Zusammenleben
praktisch im Anspruch auf Achtung des Privat- und Familienlebens von Art. 13 BV
und Art. 8 EMRK auf, welcher weiter geht als die Ehefreiheit (RUTH REUSSER, in:
Die Schweizerische Bundesverfassung, Bd. I, 2. Aufl. 2008, N. 17 zu Art. 14
BV). In der vorliegend zu beurteilenden Konstellation fällt neben der Tatsache,
dass die Versicherte verheiratet ist, zusätzlich ins Gewicht, dass sie einen
kleinen Sohn hat und sich die Betreuungsaufgabe mit ihrem Ehemann - bis zu
dessen Wegzug - teilte. Entgegen der Auffassung des kantonalen Gerichts ist
dabei nicht massgebend, ob die Eltern die Betreuung hälftig unter sich
aufteilten. Immerhin kann davon ausgegangen werden, dass der Wegzug eines
Elternteils umso einschneidender ist, je mehr dieser sich vorher in zeitlicher
Hinsicht um das Kind gekümmert hat. Dabei ist ebenfalls nicht relevant, ob der
wegziehende Ehepartner die Kinderbetreuung am Abend/in der Nacht, an
Wochenenden oder auch an Wochentagen übernommen hat. Faktisch lässt der
wegziehende Ehepartner den anderen Elternteil als alleinerziehende Person
zurück. Das SECO führt in seiner Vernehmlassung zu Recht an, dass das Bedürfnis
des familiären Zusammenlebens als legitimer Grund für die Aufgabe der
bisherigen Arbeitsstelle qualifiziert werden kann. Allerdings hat die
versicherte Person dabei zumindest für eine gewisse Zeit Übergangslösungen in
Kauf zu nehmen. In casu ist die Beschwerdeführerin - im Gegensatz zur
Konstellation, wie sie dem Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24
S. 121, zugrunde liegt - nach dem Stellenantritt durch den Ehemann (1. November
2007) noch ein halbes Jahr für den bisherigen Arbeitgeber tätig geblieben (bis
30. April 2008). In dieser Zeit stellte ihr Ehemann fest, dass ihm die neue
Stelle gefiel, und sie entschieden sich in der Folge gemeinsam für einen
Familiennachzug nach Z.________. Da die Beschwerdeführerin zuvor mit Ehemann
und Kind grundsätzlich in einem intakten Familienbund in Y.________ gelebt und
die beiden Elternteile sich die Betreuung ihres Kindes geteilt hatten, war die
Übergangszeit mit grösseren Hürden verbunden, was insgesamt nach einem halben
Jahr des Verweilens beim bisherigen Arbeitgeber für die Versicherte zur
Unzumutbarkeit der Beibehaltung ihrer Anstellung führte. Ob die Unzumutbarkeit
bereits zu einem früheren Zeitpunkt eingetreten ist, muss nicht entschieden
werden, weil die Beschwerdeführerin bis zum 30. April 2008 für den bisherigen
Arbeitgeber tätig blieb. Es ist nachvollziehbar und wird von der Vorinstanz
nicht in Abrede gestellt, dass die Versicherte, ihr Ehemann, aber auch ihr
damals fünfjähriger Sohn unter der Trennung zunehmend gelitten haben. Zur
Unzumutbarkeit nach einer längeren Dauer der Übergangszeit trug auch die
zusätzliche finanzielle Belastung durch die Führung von zwei Haushalten bei.

4.2.2 Persönliche Verhältnisse sind bei der
Beurteilung, ob eine Arbeit zumutbar ist, relevant (Art. 16 Abs. 2 lit. c
AVIG). Unter den Begriff der persönlichen Verhältnisse kann neben dem
Zivilstand (JACQUELINE CHOPARD, Die Einstellung in der Anspruchsberechtigung,
1998, S. 123) unter anderem auch ein Wechsel des Wohnortes, ausgelöst durch den
Stellenwechsel des Ehepartners, fallen, wie in Erwägung 4.2.1 hiervor dargelegt
wird. Subjektive Beweggründe für die Kündigung einer Arbeitsstelle sind mit
Blick auf Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen nicht von der Zumutbarkeitsprüfung
auszuschliessen (CHOPARD, a.a.O., S. 80). Die Beschwerdeführerin hat ihre
bisherige Beschäftigung nicht freiwillig aufgegeben und kann sich für die
Kündigung auf triftige Gründe stützen. Ihre Arbeit wurde im Laufe eines halben
Jahres nach dem Wegzug ihres Ehemannes unzumutbar im Sinne von Art. 16 Abs. 2
lit. c AVIG und Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen. Der Tatbestand des Art. 30
Abs. 1 lit. a AVIG ist nicht erfüllt, weshalb eine Einstellung in der
Anspruchsberechtigung nicht in Betracht fällt."

 

                               2.6.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è
determinata in base alla gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di
sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g,
a 25 giorni.

                                         La
sospensione del diritto a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve,
da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua
durata é determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI),
soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V
150).

                                         In virtù
dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal
diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della
prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45
cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato
senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha
rifiutato un lavoro idoneo.                                       

 

                                         Nonostante
il principio generale enunciato all'art. 45 cpv. 3 OADI, la giurisprudenza
federale ha tuttavia stabilito che,  trattandosi di un assicurato che si
licenzia senza essersi preventivamente procurato un nuovo posto di lavoro,
l'esame delle circostanze del caso concreto riveste un'importanza fondamentale.
Il potere di apprezzamento dell'amministrazione e dei tribunali delle
assicurazioni sociali nel decidere la durata di una sanzione non è dunque
limitato a quanto previsto in caso di colpa grave all'art. 45 cpv. 2 lett. c
OADI, bensì permette in taluni casi di infliggere anche penalità più miti (cfr.
RtiD I- 2004 pag. 212 seg.;  DLA 2000 pag. 41 seg.; DLA 2000 pag. 50; STFA     
C 288/02 dell'11 novembre 2003; STFA C 221/02 del 4 agosto 2003; STFA C 278/01
del 17 marzo 2003).

 

                                         Ad
esempio in una sentenza del 2 marzo 1999 pubblicata in RJJ 1999 pag. 54 seg. il
TFA ha confermato una sospensione di 16 giorni inflitta ad un'assicurata che
aveva lasciato il suo impiego a seguito di problemi di salute provocati dalla
malattia di sua madre.

 

                                         In una
sentenza C 278/01 del 17 marzo 2003, citata in RtiD I-2004 pag. 213 il
Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato una sospensione di 25
giorni inflitta ad un'altra assicurata che, senza essersi previamente garantita
una nuova occupazione, aveva lasciato il proprio posto di lavoro oltre Gottardo
per seguire il fidanzato - con il quale aveva convissuto per tre anni -,
trasferitosi in Ticino per intraprendere un'attività professionale.

 

                                         In un'altra sentenza C
288/02 dell'11 novembre 2003 pubblicata in RtiD I-2004 pag. 212 l'Alta Corte ha stabilito che deve essere fissata in 25 giorni la sospensione concernente
un'assicurata che, pendente la procedura di divorzio, ha abbandonato senza aver
previamente reperito un nuovo impiego, il suo posto di lavoro in Svizzera
interna, ritenuto ancora adeguato, per venire a vivere in Ticino dove risiedono
i suoi genitori - apparentemente non bisognosi d'assistenza -, non documentando
con attestati medici la necessità di lasciare impellentemente il tessuto
socio-lavorativo nel quale ha vissuto per molti anni, né di prevenire un possibile
esaurimento nervoso.

 

                                         In una sentenza 38.2004.51
del 25 gennaio 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni di sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione l'entità della sanzione inflitta ad
un'assicurata che aveva sciolto un contratto di lavoro per raggiungere il
fidanzato in Ticino e che si era comunque previamente procurata un nuovo posto
di lavoro a tempo parziale nel nostro Cantone.

 

                                         In una sentenza 38.2004.92
del 9 marzo 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta a un assicurato che aveva sciolto il precedente rapporto di lavoro
per motivi familiari e precisamente per trasferirsi in un Cantone dove si parla
la sua lingua madre visto che la moglie non si trovava bene nella Svizzera
tedesca e per permettere alla figlia di iniziare la scuola elementare in
Ticino.

 

                                         In una sentenza 38.2007.76
del 5 dicembre 2007 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta ad un altro assicurato che aveva sciolto il precedente contratto
di lavoro per motivi familiari, precisamente per avvicinarsi alla sua famiglia
e alla sua compagna, alla quale è legato da diversi anni, residenti nella Svizzera
tedesca.

 

                                         In una sentenza 38.2008.30
del 17 settembre 2008 il TCA ha confermato la sospensione di 21 giorni inflitta
ad un assicurato che aveva abbandonato il posto di lavoro per motivi salariali
e di salute.

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie è incontestato che l'assicurata ha sciolto di propria
iniziativa il contratto di lavoro senza essersi preventivamente procurato un
altro impiego. 

                                         La
ricorrente deve dunque venire sospesa dal diritto all'indennità di
disoccupazione sulla base degli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI,
a meno che la prosecuzione del rapporto di lavoro, almeno fino al reperimento
di una nuova occupazione, non fosse più ragionevolmente esigibile.

 

                                         Dagli
atti dell’incarto risulta che RI 1, iscritta al collocamento con una
disponibilità  lavorativa al 90% almeno dal 9 agosto 2010 (cfr. doc. 24), ha
reperito lei stessa un’attività lavorativa presso degli studi di
gastroenterologia a __________ e __________, dove sono attivi tre medici, con
la funzione di aiuto medico. La ricorrente  aveva appreso tale attività negli
scorsi anni attraverso una riformazione professionale finanziata dall’AI (cfr.
doc.47).

                                         Il
contratto di lavoro prevedeva un’attività a tempo pieno per i primi tre mesi e
la successiva riduzione all’80% (cfr. doc. 19).

                                         Dopo
avere regolarmente iniziato la sua attività il 10 gennaio 2011, l’assicurata il
24 gennaio 2011 ha disdetto il contratto per il 31 gennaio 2011, durante il
periodo di prova, invocando motivi familiari (cfr. doc.18).

 

                                         Queste
ragioni sono state così illustrate dalla ricorrente, che è domiciliata a __________,
nella sua opposizione dell’8 marzo 2011:

 

" 
(…)

Ho lavorato per la Dr.ssa __________ dal 10
gennaio al 31 gennaio 2011 nella sedi degli studi medici di __________ (lunedì,
mercoledì, venerdì) e a __________ (martedì e giovedì). Il lunedì pomeriggio
l'attività si svolgeva presso il reparto di gastroenterologia dell'__________,
mentre il martedì pomeriggio e il giovedì pomeriggio presso la __________, al
reparto di gastroenterologia.

 

Pur essendo molto interessante la tipologia di
lavoro, purtroppo il carico dello stesso mi ha costretta a lasciare il posto
prima del previsto durante il periodo di prova. Il lavoro iniziava quasi sempre
alle 7 di mattina per concludersi alla sera, verso le 16, oppure le 16.30,
oppure le 17, oppure le 17.30 a dipendenza delle esigenze degli studi medici.
Questo significa che le ore di lavoro potevano essere dalle 8 alle 10 e più.

Il turno di lavoro era continuato, con una breve
pausa per il pranzo. Nei pomeriggi fuori sede (__________ e __________) il
giorno prima si sapeva l'inizio ma non la fine del turno di lavoro, in quanto
dipendevano dalle situazioni dei pazienti e degli esami clinici e non
prevedibili a priori.

 

Considerando oltre agli orari di lavoro, il tempo
di recarmi a __________, restavo fuori casa almeno 10 o 11, 12 o più ore
consecutive.

 

Come ben sapete, ho delle responsabilità
familiari, sono una monoparentale con una figlia 13enne che bisogno della
presenza della madre. A causa di tutte le ore trascorse prevalentemente in
piedi, la sera ero a dir poco distrutta e non mi restavano le forze per dar retta
a mia figlia, o per qualunque altra attività e desideravo solo riposarmi e
andare a dormire.

 

Tutto ciò ha avuto delle ripercussioni negative
sulla salute di mia figlia, che si è sentita "abbandonata a se
stessa" perché ero troppo assente. Non potevo dire quando sarei rientrata,
inoltre ero difficilmente reperibile anche con il telefono per il tipo di
lavoro che dovevo svolgere, soprattutto in sala esami. (…)" (Doc. 11)

 

                                         In sede
ricorsuale RI 1 ha prodotto tre certificati concernenti sua figlia __________,
nata nel 1997.

                                         Nel
primo, il pediatra FMH dottor __________ ha prescritto delle sedute di
psicoterapia dopo avere posto la diagnosi di “sintomi di disagio psicologico di
ordine reattivo” (Doc. A1).

                                         Nel
secondo, la dottoressa __________, psicologa e psicoterapeuta FSP, il 20 marzo 2011 ha attestato che:

 

" 
Con la presente dichiaro di seguire __________
(05.06.1997) con una psicoterapia individuale a cadenza settimanale dal
dicembre 2007. Dichiaro inoltre che lo stato di sofferenza della ragazza tenda
ad aumentare quando lasciata troppo a lungo da sola a gestire sia il tempo
scolastico che quello extra-scolastico. __________ necessita della presenza
materna che l'aiuti a strutturare i suoi impegni e a gestire il suo disagio,
motivo per cui, sebbene comprenda l'esigenza da parte della signora RI 1 di
svolgere un'attività lucrativa che le permetta di fare fronte al mantenimento
della figlia __________ così come al proprio, ritengo sia necessario, che
questo abbia degli orari compatibili con la gestione della figlia __________."
(Doc. A2)

 

                                         Infine,
il 21 marzo 2011 il medico generico FMH, dottoressa __________ ha rilevato che:

 

" 
Certifico che la succitata si è vista costretta
a dare le dimissioni il 31 gennaio 2011 al suo datore di lavoro precedente.

 

Questa decisione si è resa necessaria poiché il
carico di ore lavorative è stato tale da compromettere seriamente l'equilibrio
psichico della figlia (già in cura psicologica).

 

La paziente infatti usciva di casa alle 06.00 e
rincasava solo dopo le 18.00.

 

Su richiesta, la psicologa può confermare quanto
detto sopra.

 

Chiedo la giusta comprensione per questo caso
(trattasi di famiglia monoparentale)." (Doc. A3)

 

                                         Nel corso
del dibattimento del 12 settembre 2011 l’assicurata ha potuto illustrare
nuovamente i motivi delle dimissioni ed in particolare le ragioni per cui non
le è stato possibile mantenere quell’occupazione, malgrado il fatto che, dopo i
primi tre mesi, era già stata concordata une riduzione del tempo di lavoro:

 

" 
(…) Il presidente del TCA chiede all’assicurata
per quale motivo non ha “tenuto duro” per i primi 3 mesi, già sapendo che
comunque successivamente l’orario di lavoro si sarebbe ridotto all’80%.

La ricorrente sottolinea che la tipologia di
lavoro era tale per cui l’esame iniziava ma non si sapeva mai a che ora finiva.
Molto dipende da quello che si trova. Per questa ragione l’orario di lavoro era
in realtà più lungo ed irregolare di quello che sembra e oltretutto senza
pausa. 

 

L’assicurata sottolinea che comunque il motivo
per cui ha dimissionato è che al momento in cui ha stipulato il contratto non
si attendeva un aggravamento della situazione della figlia, come invece è
avvenuto.

 

La ricorrente precisa che la figlia frequenta la
quarta media a __________ e che dall’età di 3 anni è seguita da una psicologa. 

La situazione si è aggravata visto che ero
assente tutta la giornata ed oltretutto non ero immediatamente reperibile. 

Finita la scuola tornava a casa e vi rimaneva da
sola. Abbiamo appena traslocato a __________ per cui non abbiamo conoscenze. 

 

Ad esempio la ragazza soffre molto per
l’abbandono del padre, sin dalle elementari è stata vittima di episodi di
bullismo, al punto tale da dover rimanere a casa da scuola per diversi mesi
(all’epoca delle elementari) e alle medie ha iniziato a volte a non andare a
scuola (ad esempio me la sono trovata un giorno a __________ e stava venendo a __________
dove sapeva che lavoravo). Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il
vaso. E’ una ragazza che quando torna a casa da scuola ha bisogno della mia
presenza. Quindi, al momento dell’inizio della mia attività, la sua situazione
si è aggravata.

 

Il presidente del TCA chiede all’assicurata come
riusciva a gestire la situazione negli anni precedenti il 2009 quando era
impegnata a tempo pieno e la ragazza era più piccola. L’assicurata risponde che
a quel momento abitavano a __________ dove aveva amici di vecchia data e quindi
la figlia poteva andare dai vicini, vi era la mensa e il dopo-scuola.

 

(…)

 

L’assicurata sottolinea che la situazione di sua
figlia è talmente poco grave che successivamente è stato proposto un
collocamento presso l’Istituto __________, dopo che presso __________ non vi
era posto.

 

La ricorrente rileva da una parte che spera che
esista una legge che tutela le madri sole che allevano dei figli fino a 15 anni
e che d’altra parte ha subito trovato un impiego che avrebbe dovuto essere al
70% ma che è poi stato trasformato ad ore (presso __________ Assistenza anziani
a __________) e che dal 1. luglio 2011 ha trovato lei un impiego all’80% presso l’Associazione ____________________, dove gli orari di lavoro sono
perfettamente compatibili con le sue responsabilità di madre. Riesce a tornare
a casa anche sul mezzogiorno.

 

Alla fine dell’udienza il presidente del TCA
chiede al sig. __________ se ha qualche motivo per dubitare delle affermazioni
dell’assicurata. Egli risponde di no." (Doc. X)

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi questo Tribunale, alla luce di quanto appena esposto,
ritiene che l’occupazione in questione non era conforme alla situazione
personale dell’assicurata (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI).

                                         Infatti a
causa del tempo di lavoro (attività, almeno all’inizio, a tempo pieno quando la
ricorrente aveva dichiarato una disponibilità al 90%), degli orari di lavoro
irregolari e più lunghi di quanto pattuito (con a volte, anche l’impossibilità
di essere raggiunta telefonicamente) e della distanza tra luogo di lavoro e
luogo di domicilio (con utilizzo di mezzi pubblici di trasporto) tale attività non
le permetteva di occuparsi convenientemente della figlia e di essere presente
nella misura richiesta dalle condizioni di salute di quest’ultima. 

                                         In tale
contesto va sottolineato che si tratta di una famiglia monoparentale per cui
tutte le responsabilità nei confronti di __________, che ha meno di 15 anni ricadono
sull’assicurata (sul tema cfr. la citata sentenza TFA C 60/05 del 18 aprile
2006 e l'art. 36 cpv. 1 della legge sul lavoro secondo cui il datore di lavoro,
determinando le ore del lavoro e del riposo, deve prestare particolare riguardo
ai lavoratori con responsabilità familiari. Sono considerate responsabilità
familiari l'educazione dei figli fino all'età di 15 anni e l'assistenza di
congiunti o di persone prossime che necessitano di cure). D’altra parte,
essendo da poco domiciliata a __________, la ricorrente non poteva affidare la
figlia, al momento del rientro da scuola, a delle persone di fiducia come
invece avveniva quando abitava a __________.

 

                                         In simili
condizioni, a mente del TCA, nel caso concreto, non era ragionevolmente esigibile
che RI 1 mantenesse il proprio impiego, neppure provvisoriamente.

                                         Di
conseguenza la Cassa non poteva infliggerle una sanzione fondata sugli art. 30
cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI (cfr. la giurisprudenza federale
riassunta al consid. 2. 5). 

                                         La
sospensione di 21 giorni dal diritto all’indennità di disoccupazione deve così
essere annullata.

 

                                         

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto e la decisione
su opposizione del  4 maggio 2011 è annullata.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti