# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83a85d35-b7b0-5d27-b7a7-9de7cfbe325e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 19.05.2006 90.2005.50
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2005-50_2006-05-19.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.50

   

  	
  Lugano

  19 maggio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Furger, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 17 giugno 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 10 maggio 2005 (n. 2269), con cui il
  Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore del comune di PI 1;

  

 

 

vista la risposta 21 ottobre 2005 della divisione
dello sviluppo territoriale e della mobilità del dipartimento del territorio;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nelle
sedute del 28, 29 aprile, 5 e 6 maggio 2003 il consiglio comunale di PI 1 ha
adottato la revisione generale del piano regolatore. In quella sede sono state
istituite alcune zone di pericolo esposte a rischio geologico sul versante
collinare di S. __________, particolarmente interessato dalla caduta di massi,
e delimitato un comparto, alle soglie del nucleo storico, attribuito alla zona
particolare via __________ ZPG, retta dall’art. 42 NAPR. Con questa zona il
comune si proponeva di attuare un ridisegno dell’area, attraversata da via __________,
con l’obiettivo di realizzare un accesso riconoscibile come porta d’entrata al
settore centrale dell’insediamento comunale, costituito dal nucleo tradizionale
e dalle aree d’interesse pubblico di contorno. In particolare, al fine di
caratterizzare la strada come viale urbano, il piano prevedeva dei marciapiedi lungo
entrambi i lati, di cui quello ovest ciclabile, ciascuno arredato con una
piantumazione di alberi ad alto fusto. Lungo l’asse viario, a 5.5 m dai
marciapiedi, erano inoltre poste delle linee di allineamento che, oltre a circoscrivere
una fascia da sistemare a verde con aiuole e cespugli, prevedevano un fronte
edificato che lo marca prospetticamente. Per gli edifici, che disponevano di
indici assai intensivi, erano inoltre predisposti una serie di vincoli che ne
determinavano gli ingombri e la volumetria. Limitatamente al pian terreno è
stato concesso l’ordine contiguo. 

 

 

B.     Con risoluzione 10 maggio 2005 (n. 2269) il Consiglio di Stato ha
approvato il piano regolatore di __________. Esso ha tuttavia sospeso la sua
decisione su alcune proposte pianificatorie, negato l’approvazione di altre e
modificato il piano regolatore su alcuni oggetti. Relativamente a queste ultime
decisioni, il Governo ha modificato d’ufficio il limite e la categoria della
zona di pericolo in località __________ __________ e non ha approvato di
conseguenza la porzione della zona residenziale estensiva R2, a cui si
sovrapponeva la zona con un grado di pericolo elevato (cfr. risoluzione 10
maggio 2005, pagg. 21, 32, 43 e 93, allegato 1). Il Consiglio di Stato ha
inoltre negato l’approvazione della zona particolare via __________ ZPG e dell’art.
42 NAPR, che la reggeva, rinviando gli atti al comune affinché adottasse una
variante che riproponesse una pianificazione del comparto secondo le considerazioni
espresse nella risoluzione stessa e le indicazioni a suo tempo formulate dal dipartimento
del territorio nell’esame preliminare 5 ottobre 1999. A tale riguardo, il
Governo ha ritenuto che l’istituzione di un impianto urbanistico, dalle
dimensioni e dall’incidenza non commisurate alla realtà locale, con un ordinamento
rigido e complesso, risultava improprio nell’effettivo contesto urbanistico e
funzionale del comparto di riferimento del comune a vocazione residenziale, né
si integrava convenientemente nel paesaggio. Considerate poi le preesistenze,
in particolare sul lato est della strada, la realizzazione di tale modello urbanistico,
comunque inopportuno, risultava inoltre seriamente compromessa dall’introduzione
di una deroga, che consentiva l’ampliamento degli edifici in posizione
contrastante con le linee di allineamento. Ciò avrebbe condotto in pratica a
risultati contraddittori, pregiudicando il provvedimento pianificatorio e i
suoi scopi nella loro essenza (cfr. risoluzione 10 maggio 2005, pagg. 27, 37,
48, 93 e 94).

 

 

                                  C.   Il comune
di RI 1 insorge innanzi a questo tribunale avverso la menzionata risoluzione
governativa, postulandone l’annullamento e chiedendo l’approvazione della pianificazione,
così come adottata dal consiglio comunale, sia per quanto concerne la zona
residenziale estensiva R2, interessata dalla zona di pericolo in località __________
__________, sia in merito alla zona particolare via __________ ZPG e all’art.
42 NAPR, che la regge. A sostegno della sua impugnativa il ricorrente lamenta essenzialmente
la violazione dell’autonomia comunale. Innanzitutto, per ciò che interessa
ancora a questo stadio della procedura, l’insorgente sottolinea l’importanza di
via __________, quale asse di collegamento stradale diretto tra due settori
d’attrattività per il comune, quali appunto il nucleo del villaggio e il nodo intermodale
presso la stazione di __________ -__________, quest’ultimo previsto dal piano
dei trasporti del Luganese (PTL). In questo contesto, con il discusso modello
urbanistico il comune intenderebbe procedere ad un ridisegno del territorio che
persegue obiettivi di promozione dell’attrattività degli insediamenti conformemente
agli stessi principi pianificatori sanciti dall’art. 3 cpv. 3 LPT. Impianto
urbanstico che, contrariamente a quanto assunto dal Governo, sarebbe semplice e
lineare, oltre che disciplinato da usuali parametri consoni ad una zona
insediativa. Dal profilo della fattibilità, l’insorgente rileva che l’area di
competenza dell’ente pubblico (strada, filari alberati e
ciclopista/marciapiedi), essendo sgombra da edificazioni, non porrebbe problemi
di realizzazione, né di sostenibilità finanziaria, mentre l’area di competenza
dei privati sarebbe già in parte attuata sul fronte ovest di via __________.
Comunque sia, la deroga alla linee di allineamento concernente l’ampliamento
degli edifici esistenti non comprometterebbe in ogni caso l’impianto
urbanistico prospettato. Di conseguenza, negando l’approvazione di una
pianificazione del tutto corretta, adeguata e sostenibile da tutti i punti di vista,
il Consiglio di Stato sarebbe palesemente incorso nell’arbitrio (cfr. ricorso
15 giugno 2005).

 

 

                                  D.   La
divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità postula la reiezione del
gravame con motivazioni che verranno, se del caso, riprese nei considerandi di
diritto.

 

 

                                  E.   In data 29
novembre 2005 si è tenuta l’udienza e il sopralluogo in contraddittorio, durante
il quale sono state scattate alcune fotografie, acquisite in seguito agli atti
unitamente alle note dell’ing. Borella, pianificatore, allestite all’indirizzo
del patrocinatore del comune (doc. 10). Per quanto riguardava la definizione
della zona di pericolo in località __________ __________ e del limite della
zona edificabile interessata, il patrocinatore del comune si è impegnato a
comunicare al tribunale l’eventuale ritiro dell’impugnativa. Le parti hanno
quindi confermato le rispettive allegazioni e domande e il tribunale ha
dichiarato chiusa l’istruttoria.

 

 

                                  F.   Con scritto
8 febbraio 2006 il patrocinatore del comune ha comunicato al tribunale di
recedere dall’impugnativa per quanto concerneva il comparto in località __________
__________. Su questo oggetto il gravame dev'essere stralciato dai ruoli. Il presente
giudizio viene pertanto limitato alla contestazione della non approvazione
della zona particolare via __________ ZPG.

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38
cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. a
LALPT). Il ricorso è dunque ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però,
assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza
di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37
cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere
cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti
pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il
margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3
LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole
od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia
manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di
quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori
fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione,
rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di
livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art.
26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata
effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta
dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit.,
ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

                                   3.   Giusta
l'art. 75 Cost. i Cantoni devono allestire dei piani d'azzonamento per assicurare
un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione del suolo e un ordinato insediamento
del territorio. A livello legislativo l'obbligo di pianificare è codificato
all'art. 2 LPT. Secondo quest'ultima legge la pianificazione deve avere luogo
in diverse tappe: pianificazione direttrice, pianificazione dell'utilizzazione
e procedura del permesso di costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e
formano un tutto coerente, di cui ogni parte adempie una specifica funzione. Il
piano di utilizzazione - in Ticino chiamato, a livello comunale, piano
regolatore - viene adottato, secondo le indicazioni del piano direttore (art. 6
e segg., 26 cpv. 2 LPT), sulla scorta di un'ampia coordinazione e valutazione
(art. 1 cpv. 1 2.a frase, 2 cpv. 1 LPT) e nell'ambito di una procedura ove sono
garantite protezione giuridica (art. 33 e segg. LPT) e partecipazione
democratica (art. 4 LPT). Il piano regolatore disciplina l'uso ammissibile del
suolo (art. 14 e segg. LPT) e attua il contenuto del piano direttore,
rendendolo vincolante verso i privati (art. 21 cpv. 1 LPT).

 

 

                                   4.   Come
anticipato in narrativa, il ricorrente ritiene che la zona particolare via __________
ZPG non manifesti alcuna incoerenza o disattenzione del contesto insediativo
locale, ma al contrario mette in risalto quelle specificità e quelle funzioni
che la via __________ assume nel contesto comunale, attraverso l’istituzione di
un ordinamento semplice, lineare, attuabile, nonché conforme con i principi del
diritto pianificatorio. Esso chiede di conseguenza al tribunale l’approvazione
di questa zona, così come adottata dal legislativo comunale. L’art. 42 NAPR,
anch’esso non approvato, che regolamentava la zona particolare via __________
ZPG e ne sanciva quindi l’azzonamento, prevedeva:

 

"1.  La zona particolare
di Via __________ è indicata sul piano con colore arancio scuro.

 

 2.  La zona è destinata alla
residenza o ad attività commerciali e servizi.

 

 3.  Per l’edificazione
valgono le seguenti disposizioni:

 

a) indice di sfruttamento                   1.2

b) altezza minima del fabbricato     9.0 m
(misurata dal campo stradale)

                   altezza massima del
fabbricato  10.0 m (misurata dal campo stradale)

c) allineamento fabbricati                                obbligo
di allineamento a 5.5 m dall’area pubblica (filo esterno del marciapiede)

d) posizionamento dei
fabbricati     entro una fascia di 15 m di profondità misurata dalla linea di
allineamento

e) contiguità                                         ammessa
per il piano terreno lungo il fronte stradale

f) distanza da confine                        5.0
m

                                                               la
distanza dal confine è misurata, parallelamente all’asse stradale, in
corrispondenza della metà della profondità massima del fabbricato prevista (13
m dal ciglio del marciapiede)

g) distanza tra fabbricati                    10.0
m

                                                               nel
rapporto di pianificazione è illustrato, a titolo indicativo, il modo di misura
delle distanze dal confine e tra fabbricati.

 

 4.  È data la facoltà di
realizzare dei portici a contatto con il fondo stradale.

      In tal caso l’altezza
dei portici deve essere di almeno 3.1 m ed una profondità minima di 1.8 m.

 

 5.  L’area tra il fabbricato
ed il filo del marciapiede deve essere sistemato a verde con aiuole e cespugli.

 

 6.  La sistemazione dello
spazio pubblico è prevista nel modo seguente:

- area destinata a marciapiede/ciclopista
di una larghezza di 3.5 m con un arredo per mezzo di lastre di forma quadrata
secondo il tipo e dimensione stabiliti dal Municipio

- l’area tra il pedonale ed
il ciglio della carreggiata è arredato con alberature ad alto fusto

 

 7.  Gli accessi veicolari
alle parti posteriori degli edifici dovranno essere arredati con lastre
analoghe a quelle utilizzate per l’arredo del marciapiede/ciclopista.

 

 8.  Gli edifici esistenti,
in specie quelli sul lato est di Via __________, possono essere ampliati, in
particolare in verticale, al massimo di un piano, anche se il posizionamento è
in contrasto con le linee di allineamento.

 

 9.  Non sono ammesse
costruzioni su grandi superfici secondo le disposizioni dell’art. 19.

 

 10.            Si richiamano
le disposizioni dell’art. 6 “Inserimento nel paesaggio”.

 

 11.            Si richiamano
la sezione-tipo e la planimetria indicate sul piano delle zone."

 

 

                                   5.   Con le
osservazioni al ricorso la divisione dello sviluppo territoriale e della
mobilità del dipartimento del territorio nega che la risoluzione governativa,
non approvando la zona in parola, abbia violato l’autonomia comunale. In prima
battuta, essa pone l’accento sulla contraddittorietà sussistente tra le
prescrizioni finalizzate a predisporre sul territorio uno specifico ordinamento
urbanistico, piuttosto rigido nella definizione delle volumetrie e degli
orientamenti, e le prescrizioni derogatorie, che avrebbero come effetto di
negare detto ordinamento, con risultati frammentari contrari ai principi e agli
obiettivi della disciplina pianificatoria. In particolare, per quanto riguarda le
linee di costruzione (allineamenti), l’assetto urbanistico muterebbe in misura
non trascurabile a seconda della volontà del singolo proprietario, che avrebbe
la facoltà di decidere, specialmente sul fronte est di via __________, già
ampiamente edificato, se allinearsi con le prescrizioni della zona,
contribuendo con ciò a realizzare gli obiettivi del piano, o far capo alla
deroga che, consentendogli di ampliare lo stabile esistente malgrado il
contrasto con tale vincolo, consoliderebbe ulteriormente, peggiorandola, una
situazione che il piano, nei suoi obiettivi, si prefigge invece di modificare
secondo un’impostazione ben precisa. Difatti, a mente della divisione, le linee
di costruzione costituiscono uno degli elementi fondamentali che informano l’impianto
urbanistico proposto. In seconda battuta, essa ricorda come il Consiglio di
Stato abbia censurato l’ordinamento urbanistico riferito al suo contesto. Richiamando
anche le considerazioni espresse a suo tempo dal dipartimento del territorio in
occasione dell’esame preliminare, nonché gli avvisi della commissione delle bellezze
naturali e del paesaggio, la divisione precisa che la scelta comunale deve essere
ritenuta impropria per il contesto insediativo locale e per le sue emergenze paesaggistiche,
funzionali e morfologiche. Nel caso specifico, tale soluzione non si integra
convenientemente nel paesaggio. Innanzitutto perché, attraverso il concetto insediativo
all’esame, il comune ha elevato tale zona ad un ruolo che nella sua delimitazione
risulterebbe inopportuna e si contrapporrebbe, svilendone il valore anziché
valorizzandole, a quelle componenti territoriali esistenti di particolar pregio,
quale ad esempio il nucleo ed il suo fronte sud, caratterizzato da importanti
spazi pubblici. In secondo luogo, l’impianto urbanistico simmetrico e di
carattere intensivo lungo entrambi i lati della strada, associato alla
tipologia degli edifici promossa ed ammessa, non tiene conto della diversa situazione
che caratterizza i due fronti stradali, quello ad ovest ancora in gran parte
libero da edifici che va a concludersi lungo la scarpata ferroviaria e quello
ad est che, invece, è ampiamente edificato sino ai primi pendii collinari. L’ordinamento
auspicato delle costruzioni ed il loro orientamento sarebbero pure in contrasto
con le preesistenze e le linee di forza del paesaggio all’esame. Infine, così
come concepita, la soluzione appare incompleta, considerato che il comparto
speciale termina a sud in un luogo senza particolare connotazione urbanistica. Di
modo che, conclude l’autorità intimata, al Consiglio di Stato non restava che
negare l’approvazione e, proprio in ossequio all’autonomia comunale, rinviare
gli atti al comune per nuova pianificazione.

 

 

                                   6.   6.1. Dal
profilo insediativo-residenziale il comune di __________ si è territorialmente
sviluppato a nord-est della linea ferroviaria del San Gottardo, oltre cui,
invece, hanno trovato spazio insediamenti destinati principalmente alle
attività lavorative. In posizione dominante, quindi, incorniciato alle spalle
dal versante scosceso del monte San __________ (a nord) e dal pendio collinare
che scende dal terrazzo di __________ (a est), è ubicato il nucleo storico,
d’impianto medioevale, dai cui margini si irradia a raggiera il comprensorio,
in origine agricolo, poi divenuto residenziale di più recente edificazione, che
declina dolcemente in direzione della piana del __________, trovando il proprio
limite naturale, come detto, nel tracciato ferroviario. Questo vasto insediamento
si caratterizza dal profilo edificatorio essenzialmente per la presenza
prevalente di costruzioni mono e bifamiliari, ma pure per alcuni complessi di
palazzine di 3-4 piani, intercalati, inoltre, da apprezzabili aree ancora inedificate.
Via __________ attraversa al centro e in linea retta questo comprensorio,
collegando così il nucleo con la stazione ferroviaria di __________ -__________.

 

                                         6.2. Nel
contesto di questo comprensorio residenziale, che il piano assegna alla zona
residenziale semi-estensiva R3, il comune ha istituito la zona particolare via __________
ZPG, delimitando due fasce comprendenti i terreni confinati su entrambi i lati
della strada. Come già spiegato, questa zona prevede la formazione di due
fronti edificati omogenei, a ubicazione vincolata, paralleli alla strada, il
cui aspetto di viale urbano viene marcato per la doppia piantumazione di filari
alberati, la previsione di marciapiedi e ciclopista, nonché l'arredo a verde
delle fasce laterali e la facoltà di prevedere dei portici lungo le facciate. I
vincoli principali che vengono messi in atto, tesi ad ottenere uno specifico
ordine e definizione delle volumetrie delle costruzioni, sono la fissazione di
linee di costruzione, a cui allineare gli edifici, e la definizione di
un’altezza minima, di 9 m, in pratica corrispondente a quella massima, di 10 m.
È consentita soltanto una prima profondità di edificazione, ritenuto che i
fabbricati devono essere posizionati entro una fascia di 15 m dalla linea di
allineamento. Il regime edificatorio ha un carattere marcatamente intensivo
(indice di sfruttamento 1.2).

 

                                         6.3. Non
v’è dubbio che l’impianto urbanistico in discussione sia sorretto da ordinamento
di tipo particolareggiato, rispettivamente configuri una specie d’impianto plano-volumetrico,
per sua natura, poco flessibile, vincolante e complesso. Né potrebbe essere
altrimenti, ritenuti gli obiettivi prefissati di ridisegno dell’area. Lo
dimostra, ce ne fosse bisogno, la densità normativa che informa l’art. 42 NAPR.
Ciò premesso, va considerato che il Consiglio di Stato non ha posto in
discussione il progetto urbanistico in quanto tale, che evidenzia senz’altro
una soluzione improntata alla ricerca di una qualità degli spazi pubblici,
bensì il concetto dell’impianto riferito al suo contesto. Dalla visione dei
piani costituenti il piano regolatore e della documentazione fotografica aerea,
acquisita in fase d’istruttoria, oltre che dalla risultanze del sopralluogo esperito
in contraddittorio, il tribunale non può che far sue le censure addotte dal Governo,
giacché fondate su elementi oggettivi. Se da un lato va pur riconosciuta
l’importanza funzionale di via __________ quale asse di collegamento fra nucleo
e stazione, in quanto settori d’attrattività per il territorio urbano comunale,
dall’altro lato viene predisposto un impianto a marcata connotazione cittadina,
dato da un assetto rigidamente simmetrico accompagnato, per quanto riguarda le
costruzioni, da un’elevata densità edificatoria che, unitamente ai contenuti ammessi,
più che fungere da porta d’entrata del nucleo, ad esso complementare, come sarebbe
negli obiettivi del comune, ne rafforza la centralità conferendogli piuttosto
un ruolo alternativo, come elemento autonomo in rapporto d’antagonismo con lo
stesso, giacché inserito in un contesto che ne pone però in evidenza la natura estranea
ed artificiale. Difatti, come illustrato ai considerandi precedenti, l’impianto
all’esame si situa effettivamente, tagliandolo trasversalmente da un capo
all’altro, nel comprensorio residenziale che dai margini del nucleo si espande
fino alla ferrovia, lì terminando in modo monco. Con i suoi due fronti edificati
orientati su via __________, esso costituisce tuttavia un inserto di facciata
che non trova però analogo e coerente riscontro, anche per l’incidenza delle
volumetrie prefissate, nello sviluppo delle edificazioni del comprensorio
residenziale retrostante, in cui è certamente prevista un’altezza massima analoga
(10.5 m), ma non una minima, oltre ad una densità edificatoria ridotta a quasi
la metà (i.s. 0.7). Ciò vale soprattutto per il comparto che si estende ad est
della strada, già particolarmente insediato con case unifamiliari. Inoltre, come
si può rilevare dal piano catastale soggiacente le rappresentazioni grafiche
del piano regolatore, la struttura fondiaria, che caratterizza il comparto fino
alla cintura pedemontana, predispone un orientamento degli edifici in modo tale
che si sviluppino in senso quasi ortogonale, con le facciate quindi rivolte a
sud per una migliore insolazione, rispetto agli sviluppi rivolti a nord-ovest che
il piano imporrebbe, attraverso la linea di allineamento, su via __________.
Ciò è confermato dalla sostanza edilizia esistente nel comprensorio e, peraltro,
dalle stesse costruzioni che si affacciano direttamente su via __________, ai
mapp. 184, 196, 200, 201, 207, 208 e 210, che risulterebbero tutte, sia per ubicazione,
sia per orientamento, non conformi con tale allineamento. Il contrasto generato
da queste direttrici, l’una trasversale, di rottura, costituita dalla
previsione dei due fronti del comparto particolare via __________ ZPG, l’altra
longitudinale, esistente, consolidata, a più ordini paralleli per il vasto comparto
che degrada dal nucleo alla ferrovia, verrebbe inoltre ulteriormente rafforzato
dal fatto che in entrambi i casi è concessa la contiguità, limitata al pian
terreno per l’uno, senza restrizioni per l’altro (art. 11 NAPR). A tutte queste
premesse non può che seguire la logica conclusione che la zona all’esame,
oggetto di non approvazione, non ponendosi in corretta relazione con la trama e
il tessuto edilizio, esistente e pronosticato, formante il suo contesto, né in
chiaro rapporto dialettico, quantomeno equilibrato, con il nucleo tradizionale,
realizza un elemento estraneo, non sufficientemente integrato nel paesaggio,
che così non viene rispettato (art. 3 cpv. 2 lett. b LPT). Ciò a detrimento di
uno sviluppo armonioso degli insediamenti, come postulato dall’art. 1 cpv. 1
LPT.

                                         6.4. In
aggiunta a quanto precede, per quanto riguarda più da vicino l’impianto urbanistico,
si è accennato che la fascia ad est della strada, salvo il mapp. 777, è ormai
consolidata dal profilo edificatorio, mentre quella ad ovest, unitamente al
comparto retrostante che si estende fino alla scarpata della ferrovia, risulta essere
più libera e per questo motivo suscettibile di essere attuata con successo secondo
le prescrizioni della zona particolare ZPG: ciò è testimoniato dai due edifici
ubicati all'originario mapp. 176 (ora mapp. 176, 817, 818 e 819) e al mapp. 798,
che configurano in embrione la nota impostazione. Ora, a voler prescindere per
un momento dalle censure trattate al considerando precedente, la zona in
parola, come detto assimilabile a un piano particolareggiato per l’elevato
grado di specificazione, con vincoli assai condizionanti la proprietà privata, tra
cui figurano le linee di allineamento, troverebbe semmai la sua giustificazione
proprio nella coerenza con cui verrebbe perseguita la realizzazione dello
specifico progetto urbanistico proposto, rispettivamente nel grado d’effettiva
fattibilità che lo contraddistinguerebbe. Sennonché, come ha rettamente
rilevato il Consiglio di Stato, l’art. 42 cifra 8 NAPR predispone la facoltà
del proprietario di derogare alle linee di allineamento, consentendo l’ampliamento
di tutti gli edifici esistenti che vi si contrappongono. Contrariamente a
quanto sostenuto dal municipio, va specificato per chiarezza che tale disposto,
così come formulato, non si applicherebbe soltanto alle costruzioni esistenti
sul lato est di via __________ (cfr. “in specie”), come nemmeno si limiterebbe
a concedere ampliamenti soltanto in verticale (cfr. “in particolare”). Comunque
sia, per i motivi ben illustrati dalla divisione dello sviluppo territoriale e
della mobilità, che qui non occorre ripetere (cfr. supra, consid. 5), questa prescrizione
travalica con ogni evidenza l’istituto della deroga, in quanto conferisce al proprietario
interessato il diritto, senza quindi porre condizioni di sorta e senza
riservare il debito potere d’apprezzamento di cui in questi casi dispone l’autorità
competente per il rilascio della licenza edilizia, di consolidare e sviluppare in
modo definitivo una situazione che nega con ogni evidenza nei suoi fondamenti
la pronosticata sistemazione urbanistica, mettendone quindi in seria discussione
la compiuta ed effettiva realizzazione. In che misura e con quale alto grado di
verosimiglianza tutto ciò si possa avverare è illustrato dall’ottimo stato di manutenzione
della sostanza edilizia esistente, che per una buona metà del settore all’esame
è in contrasto con gli allineamenti previsti (mapp. 171, 179, 196, 200, 201,
207, 208 e 210), combinato con l’incentivo dato da un indice di sfruttamento molto
elevato.

 

                                         A ben
vedere, la disamina di questa disposizione non fa nient’altro che far emergere,
come una cartina di tornasole, che l’ordinamento proposto con la zona ZPG, intimamente
contraddittorio, non considera in modo organico e adeguato le preesistenze
soprattutto del comparto ad est della strada, nel quadro di un indirizzo che
conduca ad un risultato univoco, armonioso e realizzabile. Di modo che alcuni
vincoli, e non soltanto gli allineamenti, risultano privi d’interesse pubblico
e fragili anche dal profilo della parità di trattamento, al pari quindi del
concetto urbanistico nel suo complesso. A fronte di queste considerazioni, non
occorre approfondire nel dettaglio ulteriori questioni rilevate dal tribunale, come
ad esempio la formulazione, per lo meno ambigua, relativa alla facoltà di
realizzare dei portici “a contatto con il fondo stradale” (art. 42 cifra
4 NAPR), quale ennesima facoltà di derogare agli allineamenti. Ciò, a meno di
far capo, però in via interpretativa, alla sezione tipo di via __________,
raffigurata in scala 1:500 a margine del piano delle zone, che ricondurrebbe invece
tale facoltà nel rispetto del citato vincolo. Peggio ancora, la cifra 3 lett. f)
e g) della stessa disposizione, che regola le distanze da confine e tra fabbricati.
Il disposto, proprio perché fissa la modalità di misurazione della distanza da
rispettare da confine in un solo punto dell’edificio, in corrispondenza della
metà della profondità massima del fabbricato prevista, tralasciando però di vincolare
l’intera facciata laterale ad un asse ortogonale rispetto alla strada, rischia di
condizionare pesantemente, per effetto delle distanze dagli edifici, il
proprietario che edifica in secondo tempo, qualora il primo, pur rispettando in
quel punto la distanza da confine, si sia avvicinato troppo con il restante
della facciata all'altrui confine, come gli è concesso dalla formulazione
attuale della norma. Per tacere gli effetti negativi che l'esercizio di simile
facoltà esplicherebbe sul disegno urbanistico del comparto. Queste ultime
carenze, seppur facilmente emendabili, suffragano ulteriormente che la
decisione governativa di non approvazione della zona particolare via __________
ZPG non ha violato l’autonomia comunale, né l’art. 37 LALPT.

                                   7.   In
conclusione, il ricorso va, dunque, respinto, nella misura in cui non
dev'essere stralciato dai ruoli. Poiché il comune non è comparso in causa per
tutelare interessi economici propri, bensì in veste di ente pianificante, si
prescinde dal prelievo di tassa e spese di giudizio (art. 28 PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto, in quanto non dev'essere stralciato dai ruoli.

 

 

                                   2.   Non si
prelevano spese e tasse di giudizio.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  . 

   

  

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                                                                Il
segretario