# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 046e4173-2722-528f-92b3-5786f1f1948d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.08.2008 35.2008.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-51_2008-08-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.51

   

  mm

  	
  Lugano

  28 agosto
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 giugno 2008 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20
  dicembre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 18
ottobre 2003, RI 1 - dipendente dell’Ospedale __________ di __________ in
qualità di impiegata e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni
presso la CO 1 -, è rimasta coinvolta, al volante della propria autovettura, in
un incidente della circolazione stradale, avvenuto in territorio del Comune di __________
(Prov. di __________).

                                         A causa
di questo sinistro, essa ha riportato, secondo il rapporto 27 ottobre 2003 del
Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________, un trauma distorsivo
cervicale.

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente
le prestazioni di legge.

                                         L’assicurata
ha ripreso il proprio lavoro già a far tempo dal 24 ottobre 2003 (doc. 4). La
cura medica è invece stata dichiarata chiusa a contare dal 31 ottobre 2004
(doc. 10).

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di giugno 2007, alla CO 1 è stata annunciata una ricaduta dell’evento
infortunistico del 18 ottobre 2003, determinata, in base al certificato 13
giugno 2007 del dott. __________, dall’apparizione di vertigini (doc. 11 e 12).

                                         Con
rapporto 17 ottobre 2007, il dott. __________ ha diagnosticato una sindrome
cervicale con miogelosi, nonché una sindrome ansioso-depressiva reattiva (doc.
13).

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 23
ottobre 2007, l’amministrazione ha negato il proprio obbligo a prestazioni
relativamente ai disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del giugno 2007,
confermando dunque la chiusura del caso a far tempo dal 31 ottobre 2004 (doc.
27).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata personalmente (doc. 30), la CO 1,
in data 20 dicembre 2007, ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(doc. 34). 

 

                               1.4.   Il 18
gennaio 2008, RI 1 ha comunicato all’assicuratore infortuni il proprio dissenso
nei riguardi della decisione su opposizione del 20 dicembre 2007 (cfr. doc.
35). 

 

                               1.5.   Con ricorso
del 18 giugno 2008, l’assicurata ha chiesto che la CO 1 venga condannata a
riconoscere il proprio obbligo a prestazioni anche dopo il 31 ottobre 2004, facendo
valere che, anche dopo la chiusura del caso, essa avrebbe continuato a
lamentare dei disturbi, apparsi, per la prima volta, in occasione del noto incidente
stradale (doc. I: “Dopo le sedute di fisioterapia, la CO 1 ha considerato
chiuso il caso malgrado che io non mi ritenessi guarita, in ciò sorretta dal
parere dei miei medici curanti. Vani sono poi stati i miei tentativi di far
riaprire il caso malgrado il fatto che mi era stato scritto che ciò era in ogni
momento possibile (v. allegato 11). Rimane il fatto che dal 18.10.2003 soffro
dei surriferiti problemi senza aver subito altri infortuni o patito di altre
malattie, per cui non riesco a comprendere perché l’assicurazione infortuni
neghi l’esistenza di un nesso di causalità.”). 

                                         Riguardo
alla tempestività dell’impugnativa, l’insorgente ha sostenuto che
l’amministrazione avrebbe dovuto trattare la sua opposizione del 18 gennaio
2008 quale ricorso e trasmetterla, per competenza, al TCA. 

 

                               1.6.   In risposta,
l’assicuratore resistente ha postulato, in via principale, che il ricorso venga
dichiarato irricevibile siccome tardivo e, in via subordinata, che lo stesso
venga integralmente respinto nel merito (doc. IV).

 

                               1.7.   In data 17
luglio 2008, l’assicurata si è in sostanza riconfermata nelle proprie
allegazioni e conclusioni (cfr. doc. VI).

 

                                         La CO 1
ha preso posizione in proposito il 28 luglio 2008 (doc. VIII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Sempre in
ordine, questa Corte deve esaminare la tempestività del ricorso che
l’assicurata ha interposto contro la decisione su opposizione del 20 dicembre
2007. 

 

                                         Giusta
l’art. 60 cpv. 1 LPGA, il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l’opposizione è
esclusa.

                                         L’art. 39
cpv. 1 LPGA - applicabile per analogia alla procedura giudiziaria grazie al
rinvio di cui all’art. 60 cpv. 2 LPGA -, prevede che le richieste scritte
devono essere consegnate all’assicuratore oppure, a lui indirizzate, a un
ufficio postale svizzero o a una rappresentanza diplomatica o consolare
svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine.

                                         Il cpv. 2
recita che se la parte si rivolge in tempo utile a un assicuratore
incompetente, si considera che il termine è stato rispettato. 

 

                                         Secondo l’art.
58 cpv. 1 LPGA, è competente il tribunale delle assicurazioni del Cantone dove
l’assicurato o il terzo è domiciliato nel momento in cui interpone ricorso. 

                                         Il cpv. 3
dispone che l’autorità che si considera incompetente trasmette senza indugio il
ricorso al competente tribunale delle assicurazioni.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha precisato che l’autorità incompetente è di principio
tenuta a trasmettere l’istanza anche se sussistono dei dubbi circa la reale
volontà di ricorrere, siccome spetta al Tribunale competente decidere se
l’istanza adempie i presupposti giuridici di un ricorso (STF 9C_186/2008 del 4
giugno 2008 consid. 2.1 e 8C_442/2007 del 5 maggio 2008 consid. 2.3). 

 

                                         Nella
concreta evenienza, dalle tavole processuali si evince che RI 1, in data 18
gennaio 2008 (quindi entro il termine di 30 giorni di cui all’art. 60 cpv. 1
LPGA, prolungato peraltro dalle ferie giudiziarie previste dall’art. 38 cpv. 4
lett. c LPGA), ha comunicato all’assicuratore infortuni convenuto di non
accettare il contenuto della decisione su opposizione del 20 dicembre 2007,
anche alla luce del rapporto 18 gennaio 2008 del dott. __________, spec. FMH in
ORL e chirurgia cervico-facciale (doc. 35: “In base alla scritto del mio medico
qui allegato, il dr. __________, chir. cervico-facciale, inviatovi anche in
copia via fax in data odierna), inoltro opposizione al vostro scritto del
20.12.2007, e come quest’ultimo suggerisce, chiedo che venga effettuata una
perizia medica, (AI) a vostre spese.”). 

 

                                         Fra gli
atti di causa figura pure uno scritto, datato 21 gennaio 2008, in base al quale
l’amministrazione avrebbe informato l’assicurata di non essere intenzionata a
riconsiderare la propria decisione su opposizione del 20 dicembre 2007,
invitandola pertanto ad adire il Tribunale cantonale delle assicurazioni (doc.
37).

                                         In
realtà, la lettera in questione non è mai stata spedita alla ricorrente (cfr.
doc. A 5). 

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che l’assicuratore convenuto avrebbe
dovuto considerare lo scritto 18 gennaio 2008 alla stregua di un ricorso, posto
che l’assicurata vi aveva manifestato in modo inequivocabile la propria
contrarietà alla decisione emanata nel frattempo, e perciò, in ossequio
all’art. 58 cpv. 3 LPGA, trasmetterlo per competenza al TCA. 

                                         Non si
comprende come la CO 1 abbia invece potuto trattarlo quale domanda di
riconsiderazione ex art. 53 cpv. 2 LPGA, dato che la decisione del 20 dicembre
2007, a quel momento, non era ancora formalmente passata in giudicato. 

 

                                         In esito
a quanto precede, occorre concludere che RI 1, in applicazione del disposto di
cui all’art. 39 cpv. 2 LPGA, ha tempestivamente impugnato la decisione
su opposizione del 20 dicembre 2007. 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’amministrazione era
legittimata a negare il diritto a prestazioni relativamente ai disturbi oggetto
dell’annuncio di ricaduta del mese di giugno 2007, oppure no. 

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo
essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano
elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V
110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo
della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o
conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza
di un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.8.   Per
accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli
eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.8.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.8.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.8.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa
e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         In questo
contesto è utile segnalare che, in una sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008,
il Tribunale federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia di
traumi del tipo “colpo di frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha
parzialmente modificato i criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità
dell’infortunio, devono eventualmente essere considerati nella valutazione
dell’adeguatezza. 

                                         L'Alta
Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo
psichico abnorme post-infortunistico (cfr. DTF 134 V 109, consid. 6.1 e STF
8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).

 

                            2.8.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

 

                               2.9.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza
di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di
deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle
lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi
evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale
organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una
relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi
durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza,
disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento
della personalità, ecc.. 

                                         Tale
giurisprudenza é stata ulteriormente confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 =
SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr.,
inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni
scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit
funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno
stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del "colpo di frusta" non siano oggettivabili con gli attuali mezzi
tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi
soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione
contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale é,
secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile
di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura
organica dei deficit funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che,
per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non é
determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al
"colpo di frusta" devono essere qualificati piuttosto di natura
fisica che psichica, nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi,
potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la
complessità e la varietà del quadro clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, conviene applicare,
per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha,
in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata
ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche
in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna
cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                                         Un
discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali,
allorquando le lesioni non possono essere
sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s.
consid. 4b; cfr., pure, S. Leuzinger, Versicherungsrechtliche
Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur Leistungspflicht im Rahmen der
obligatorischen Unfallversicherung, in P. Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.),
Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90). 

 

                             2.10.   Alla luce dei principi evocati al precedente considerando -
qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico
oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della
dinamica dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza
di un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen
müssen somit durch zuverlässige ärztliche Angaben
gesichert sein. Trifft dies zu und ist die natürliche Kausalität - aufgrund
fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall - unbestritten, so kann
der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher Sicht als erstellt
gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE
119 V 340 E. 2b/aa)." 

                                         (DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni
medico-specialistiche (cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV
1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid.
2b/aa; STFA del 12 maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der
Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del
Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können, Platz
zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)" 

                                         (DTF
122 V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310).

 

                             2.11.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al rachide
cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di disturbi
psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle somatiche,
giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363
consid. 5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a
tal punto intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des
komplexen und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich
grosse Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa). Per applicare questa prassi è dunque necessario che i
disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai
disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici difficilmente
differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p. 47ss. = RAMI 2000 U 397, p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.;
STFA del 17 marzo 1995 nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz.
in RAMI 1995 U 221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in
RAMI 1995 U 221, p. 115; G. Scartazzini, Considérations sur dix ans de
développement en matière de causalité dans les assurances sociales, in Mélanges
en l'honneur de J.L. Duc, Ed. IRAL Losanna 2001, p.
239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere
effettuato sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123
V 99 consid. 2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera
chiara già immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario,
un'ulteriore applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si
giustifica solo se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al
momento determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente,
hanno giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la suesposta sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28.
November 1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und
F. vom 6. Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117
Nr. 9) zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach
dem Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351
die zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender
zeitlicher Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im
Vordergrund. Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten
Kausalzusammenhang bei Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare
Befunde (BGE 117 V 359) unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht
entscheidend ist, ob Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder psychischer
Natur bezeichnet werden." 

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                                         D’altro canto, in RAMI
2001 U 412, p. 79ss., l’Alta Corte ha pure puntualizzato che l’adeguatezza del
nesso causale deve essere valutata secondo i criteri applicabili in caso di
trauma cervicale d’accelerazione o di lesione equivalente, solo se i disturbi
psichici comparsi dopo l’infortunio rientrano nel quadro clinico tipico di un
tale trauma. Pertanto, in caso di necessità, preliminarmente alla valutazione
dell’adeguatezza, occorre esaminare se i disturbi psichici apparsi in
coincidenza con l’infortunio rappresentano un sintomo del trauma subito oppure
un danno alla salute autonomo (secondario):

 

" 
b) Aufgrund dieser medizinischen Angaben, auf
welche abzustellen ist, steht mit der vorausgesetzten überwiegenden
Wahrscheinlichkeit fest, dass die Beschwerdeführerin
ein HWS-Trauma erlitten hat und der Unfall vom 7. Juni 1995 zumindest eine
Teilursache der bestehenden Beschwerden und der darauf zurückzuführenden
Einschränkung in der Arbeits- und Erwerbsfähigkeit bildet, was für die Bejahung
des natürlichen Kausalzusammenhangs praxisgemäss genügt (BGE 121 V 329 Erw. 2a
mit Hinweisen).

Fraglich ist, wie es sich hinsichtlich der
Unfallkausalität der bestehenden psychischen Beeinträchtigungen in Form einer
Symptomausweitung mit sekundärem Fibromyalgie-Syndrom und wahrscheinlicher
Schmerzverarbeitungsstörung verhält. Die Vorinstanz geht diesbezüglich davon
aus, dass die Beschwerdeführerin beim Unfall vom 7. Mai 1995 ein
Schleudertrauma der HWS erlitten hat, weshalb es für die Adäquanzbeurteilung
praxisgemäss nicht entscheidend sei, ob die bestehenden Beschwerden medizinisch
eher organischer oder psychischer Natur seien. Weil das in einem natürlichen Kausalzusammenhang
zum Unfall stehende Beschwerdebild, zu dem auch das diagnostizierte
Fibromyalgie-Syndrom gehöre, als Ganzes zu betrachten sei und die psychischen
Beeinträchtigungen nicht eindeutig im Vordergrund stünden, habe die
Adäquanzbeurteilung nach den für ein Schleudertrauma oder eine schleudertraumaähnliche
Verletzung (BGE 117 V 359 ff.) und nicht nach den für psychische Unfallfolgen
(BGE 115 V 133 ff.) geltenden Kriterien zu erfolgen (BGE 123 V 99 Erw. 2a).
Dies gilt indessen nur dann, wenn die im Anschluss an den Unfall auftretenden
psychischen Störungen zum typischen Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören.
Denn es muss auch bei Vorliegen eines Schleudertraumas der Nachweis möglich
sein, dass es sich im konkreten Fall nicht um eine unfallkausale psychische
Beeinträchtigung handelt. Erforderlichenfalls ist vorgängig der
Adäquanzbeurteilung daher zu prüfen, ob es sich bei den im Anschluss an den
Unfall geklagten psychischen Beeinträchtigungen um blosse Symptome des
erlittenen Traumas oder aber um eine selbstständige (sekundäre)
Gesundheitsschädigung handelt, wobei für die Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese
der Störung, das Vorliegen konkreter unfallfremder Faktoren und der Zeitablauf
von Bedeutung sind."

                                         (RAMI
succitata)

 

                                         Il TFA ha confermato la
sua giurisprudenza in una sentenza del 13 febbraio 2006 nella causa A., U
462/04:

 

" 
Schliesslich gelangt die Rechtsprechung zu
psychogenen Unfallfolgen trotz erlittener HWS-Distorsion auch dann zur
Anwendung, wenn die (erst) im Anschluss an den Unfall aufgetretenen psychischen
Störungen nicht zum typischen, auch depressive Entwicklungen einschliessenden (BGE
117

V 360 Erw. 4b; Urteil A. vom
21. März 2003 [U 335/02] Erw. 3.2) Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören,
sondern vielmehr als eine selbstständige, sekundäre - mithin von blossen
(Langzeit-) Symptomen der anlässlich des Unfalls erlittenen HWS-Distorsion zu
unterscheidende - Gesundheitsschädigung zu qualifizieren sind, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren oder der Zeitablauf von Bedeutung sind (RKUV
2001 Nr. U 412 S. 80 Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]).
Würden psychische Beschwerden, die im Anschluss an einen Unfall mit
Distorsionsverletzung der HWS auftreten, ungeachtet ihrer Pathogenese stets nach
den Kriterien gemäss BGE 117 V 366 Erw. 6a auf ihre Adäquanz hin überprüft,
bestünde die Gefahr, identische natürlich kausale psychische Unfallfolgen
adäquanzrechtlich allein deshalb unterschiedlich zu beurteilen, je nachdem, ob
beim Unfall zusätzlich eine Distorsionsverletzung der HWS (oder ein
äquivalenter Verletzungsmechanismus) auftrat oder nicht, was nicht angeht
(Urteil P. vom 30. September 2005 [U 277/04] Erw. 2.2 und Erw. 4.2.2,

insbesondere mit Hinweis auf RKUV 2001 Nr. U 412 S.
79 ff. Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]); siehe auch Urteil
R. vom 25. Januar 2005 [U 106/03] Erw. 5.3).“

                                         (STFA
succitata, consid. 1.2)

 

                             2.12.   Nella DTF 134
V 109, già citata in precedenza, il Tribunale federale ha precisato, da più
punti di vista, la propria giurisprudenza riguardante la valutazione della
causalità in caso di disturbi organici non oggettivabili e,
specificatamente, quella elaborata in materia di traumi d’accelerazione al
rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali. 

                                         In quel
giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a
un esame particolare dell’adeguatezza in presenza di infortuni che hanno
comportato tali lesioni (consid. 7-9). 

                                         Il
Tribunale federale ha inoltre stabilito che, non vi è ragione di modificare i
principi relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado
di gravità e all’eventuale presa in considerazione di ulteriori criteri
nell’esame dell’adeguatezza a dipendenza della gravità dell’infortunio (consid.
10.1).

                                         La Corte
federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova
dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con
l’infortunio (consid. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per
l’adeguatezza (consid. 10). 

                                         Per
quanto riguarda il nesso di causalità naturale, il TF ha segnatamente
ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di
salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei
problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi
perdurano più a lungo, sino alla loro cronicizzazione.

                                         Per
questi ultimi, è indicato disporre rapidamente - di regola dopo circa sei mesi
di persistenza dei disturbi -, una perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo
neurologico/ortopedico, psichiatrico e, eventualmente, neuropsicologico; in
caso di questioni specifiche e per escludere diagnosi differenziali sono pure
indicati accertamenti otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici
specialisti che godono di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni.

                                         Relativamente
alla causalità adeguata, l’Alta Corte ha rielaborato i criteri di rilievo,
principalmente quelli che contengono una componente temporale e, in secondo
luogo, quelli che nella pratica si sono dimostrati troppo poco chiari. 

                                         Il
relativo nuovo elenco si presenta quindi nel modo seguente:

 

-  le circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o la  particolare spettacolarità dell'infortunio;

-  la gravità o particolare caratteristica
delle lesioni lamentate;

-  la specifica cura medica protratta e
gravosa;

-  i notevoli disturbi;

-  la cura medica errata che aggrava
notevolmente gli esiti dell'infortunio;

-  il decorso sfavorevole della cura e le
complicazioni rilevanti                  intervenute;

-  la rilevante incapacità lavorativa malgrado la
dimostrazione                             degli sforzi compiuti. 

 

                             2.13.   In concreto,
in data 18 ottobre 2003, RI 1 è rimasta vittima di un incidente della
circolazione stradale: l’autovettura da lei condotta, ferma in colonna, è
infatti stata tamponata dall’automobile che la seguiva.

 

                                         Il giorno
stesso essa si è recata presso il Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________,
i cui sanitari hanno refertato la presenza di leggeri dolori alla cervicale bilateralmente
e posto la diagnosi di distorsione cervicale.

                                         Da un
profilo terapeutico, le è stato prescritto l’utilizzo di cerotti Flector.
L’assicurata è stata dichiarata completamente abile al lavoro (doc. 2). 

 

                                         A far
tempo dal 20 ottobre 2003, l’insorgente è entrata in cura dal dott. __________,
chiropratico, il quale, con rapporto del 5 novembre 2003, ha riferito che la
paziente presentava una, citiamo: “mobilità della colonna cervicale e lombare
limitata di due terzi e dolente in tutte le direzioni. Estremamente dolente la
palpazione di tutto il tratto cervicale e lombare con forte contrattura
muscolare paravertebrale.”.

                                         Dal
referto appena citato risulta inoltre, per quanto qui di interesse, che gli
esami radiologici avevano evidenziato, a livello del rachide cervicale,
un’inversione della fisiologica lordosi cervicale, nonché un’assottigliamento
degli spazi discali C4-C5 e C5-C6.

                                         Il dott. __________
ha prescritto l’utilizzo di un collare elastico, l’assunzione di analgesici,
nonché l’esecuzione di fisioterapia e terapia manuale, ed ha attestato una
completa inabilità lavorativa durante il periodo 20-23 ottobre 2003 (doc. 3). 

 

                                         Con
rapporto del 4 febbraio 2004, il chiropratico curante ha fatto stato di una
sostanziale persistenza dei disturbi in sede cervicale (dolore e limitazione
nei movimenti) con irradiazione verso la scapola destra (doc. 4).

 

                                         Il 19
febbraio 2004, RI 1 è stata sottoposta a visita fiduciaria di controllo da
parte del dott. __________, spec. FMH in medicina interna.

                                         In quell’occasione,
la ricorrente ha affermato di sentire il collo pesante e di non riuscire a
girare la testa a sinistra/destra massimamente, senza però sintomi di
accompagnamento. 

                                         Dopo
avere refertato una ridotta mobilità nelle mosse di rotazione sinistra/destra,
inclinazione sinistra/destra e al piano sagittale, nonché una dolenzia a
livello del processo traverso C5 a sinistra, della muscolatura paracervicale
bassa, del muscolo trapezio parte discendente a sinistra, così come della metà
dorsale, il fiduciario della CO 1 ha posto la diagnosi di “trauma distorsivo cervicale
d’accelerazione in data 18 ottobre 2003 con sviluppo di una sindrome
cervico-omerale a destra”.

                                         Il dott. __________
ha dichiarato l’assicurata abile in misura completa nella sua professione di
impiegata e le ha proposto l’esecuzione di un ciclo di fisioterapia, con
successiva chiusura del caso (doc. 5). 

 

                                         Una nuova
visita medica fiduciaria ha avuto luogo nel mese di luglio 2004, a cura del
dott. __________, spec. FMH in medicina interna.

                                         Il medico
di fiducia ha oggettivato, a livello cervicale, una mobilità conservata, senza
limitazioni né in flessione-estensione, né in rotazione, né in inclinazione
laterale, nonché un buon trofismo della muscolatura paravertebrale, non
aumentata di tono.

                                         Dal punto
di vista terapeutico, il dott. __________ ha auspicato l’esecuzione di un
programma mirato di ginnastica per la schiena con esercizi di stretching e
rinforzo muscolare, da effettuare in modo autonomo dopo avere ricevuto la
relativa istruzione da parte di un fisioterapista. 

                                         Egli ha
infine dichiarato che, in assenza di nuovi elementi, il nesso di causalità con
il sinistro assicurato si sarebbe estinto trascorso un anno dall’evento stesso
(doc. 6, p. 3). 

 

                                         Nel corso
del mese di giugno 2007, il dott. __________, spec. FMH in medicina interna, ha
informato l’assicuratore che la ricorrente soffriva di vertigini e che aveva
perciò beneficiato di sedute di riflessologia (doc. 11). 

                                         Da parte
sua, il dott. __________, anch’egli spec. FMH in medicina interna, ha riferito
che RI 1 accusava una sindrome cervicale con miogelosi post-incidente stradale,
accompagnata da una sindrome ansioso-depressiva reattiva alla sintomatologia
algica, in lento miglioramento grazie alle cure mediche alternative (training
autogeno, agopuntura e omeopatia) instaurate nel frattempo (doc. 13). 

 

                                         Il 18
settembre 2007, l’insorgente è stata sentita da un ispettore
dell’amministrazione. 

                                         In
quell’occasione, essa ha dichiarato quanto segue a proposito del decorso:

 

" 
Dopo le cure del caso la pratica è stata chiusa
con effetto 31.10.04. Il 31.07.2007 ho annunciato la ricaduta di tale
infortunio ma per l’AD risulto sempre collocabile quindi abile.

 

I dolori alla schiena e alla cervicale con
irradiazione alle spalle sono stati sempre presenti ma sono peggiorati in modo
drastico da inizio maggio 2007, infatti oltre ai dolori ha cominciato a
manifestarsi anche una sensazione di instabilità con perdita dell’equilibrio.
Dal 2005 ho eseguito varie terapie (fisio e agopuntura). Sono stata al Pronto
soccorso della Clinica __________ di __________ il 12.05.2007, inoltre sono
stata ricoverata presso la Clinica __________ due volte (14.05.07-18.05.07 e
26.05.07-30.05.07). 

L’ultima visita ad un Pronto soccorso è avvenuta
il 09.07.07 presso il PS dell’Ospedale __________. 

Il 24.05.07 ha eseguito una RMI su richiesta del
dr. __________ presso l’Istituto radiologico __________ (referto presso dr. __________).”

                                         (doc. 21,
p. 2)

 

 

                                         In data
26 settembre 2007, la ricorrente è stata nuovamente periziata dall’internista
dott. __________. 

                                         Questo
sanitario ha diagnosticato una sindrome cervicale, un disturbo dell’equilibrio
e della coordinazione di natura da definire, con probabile componente
funzionale, nonché degli esiti di trauma distorsivo cervicale QTF grado I.

                                         Egli si è
quindi così espresso circa l’eziologia dei disturbi accusati dall’assicurata:

 

" 
I disturbi lamentati attualmente dalla
paziente non sono in relazione di causalità naturale con l’evento del 18.10.03.

A distanza di quattro anni da un trauma
distorsivo cervicale grado I QTF, senza lesioni strutturali (né agli esami
iniziali né agli esami recentemente effettuati), è escluso un rapporto di
causalità tra i disturbi attuali e l’evento del 18.10.03.”

                                         (doc. 22,
p. 4 - il corsivo è del redattore)

 

 

                                         Fra gli
atti di causa figura pure una certificazione, datata 6 novembre 2007, del
Master in medicina tradizionale cinese Song Cong, attivo presso l’Ospedale __________
di __________, per il quale i disturbi cervicali lamentati dall’assicurata
sarebbero ancora riconducibili al sinistro dell’ottobre 2003 (doc. 29: “La
paziente ha subito delle lesioni a livello muscolare e tendineo (non visibili
dalle radiografie) che sono la causa dei forti dolori cervicali: essendoci una
forte infiammazione in questa zona, subentra anche una sofferenza nervosa che è
la causa dei problemi di equilibrio. (…). I problemi cervicali attuali della
signora RI 1 sono quindi riconducibili all’evento del 18.10.2003.”). 

 

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, RI 1 ha prodotto un rapporto del dott. __________,
spec. FMH in ORL e chirurgia cervico-facciale, il cui tenore è, in particolare,
il seguente:

 

" 
(…)

Su richiesta della paziente confermo che essa è
in mia cura presso il mio studio dal 13.12.2007 per un colpo di frusta subito
in un incidente stradale avvenuto il 18.10.2003; da allora presenta delle
vertigini che secondo me sono collegate a quest’ultimo, in quanto prima non
esistevano.

 

In data del 31.10.2004 il caso è stato chiuso da
parte dell’CO 1 senza aver raggiunto una guarigione completa, le lastre
eseguite a livello cerebrale non mostravano una patologia anatomica, ma è ben
conosciuto il fatto che uno stiramento dei propriocettori dei nervi e della
muscolatura cervicale può creare una patologia fisiologica e quindi non
visibile sulla radiografia, questo può creare lo stato di vertigini attuale.

Su questo argomento sono stati pubblicati diversi
articoli, i quali confermano che esiste una connessione fra un colpo di frusta
e la persistenza delle vertigini accusate. 

Dal mio punto di vista lei dovrebbe prendere
contatto con l’AI per informarsi e magari eseguire una perizia in un reparto
specializzato nel campo della otoneurologia, come per esempio l’Ospedale __________
di __________ oppure all’Ospedale __________ di __________.“

                                         (doc. 36)

 

                             2.14.   Un’attenta
valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al considerando precedente
- consente di affermare che nessun sanitario é riuscito a oggettivare delle lesioni
morfologiche di natura post-traumatica, suscettibili di spiegare a
sufficienza la sintomatologia accusata da RI 1, nonostante essa sia stata
sottoposta ad accurate misure diagnostiche.

 

                                         Questa
Corte si trova dunque confrontata a un caso in cui i disturbi avvertiti
dall’assicurato non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere, la decisione non può che essere sfavorevole
all’interessato, nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di
una relazione di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA 35.2004.74 del 1° marzo 2005, confermata dal TFA con
sentenza U 130/05 dell’11 maggio 2006, 35.2002.4 del 22 settembre 2003, 35.2003.26
del 28 luglio 2003, 35.2003.39 del 5 aprile 2003, confermata dal TFA con
giudizio U 162/04 del 13 aprile 2006, 35.2002.49 del 25 novembre 2002,
confermata dal TFA con sentenza U 14/03 del 28 luglio 2004, 35.1999.90 del 13
settembre 2001, confermata dal TFA con sentenza U 347/01 del 9 gennaio 2003, 35.1998.57
del 21 settembre 2000, confermata dal TFA con giudizio U 429/00 del 13 marzo
2001, 35.1998.61 del 22 febbraio 1999 e 35.1998.10 del 19 febbraio 1999; cfr.,
inoltre, U. Meyer-Blaser, art. cit, p. 105s.: “Lässt sich der
medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer Befunde,
ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit
der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen Befundes, nach
derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen
Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt
insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” – il
corsivo è del redattore).

 

                                         Va
comunque ricordato che con la giurisprudenza inaugurata con la nota sentenza S.
(cfr. consid. 2.9.), il TFA si è scostato dal principio appena evocato relativo
ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo, quando si è in presenza di
un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale (idem per quel che riguarda i
traumi equivalenti - cfr. SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 2). In effetti, il
fatto che in molti casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano
oggettivabili mediante gli attuali mezzi tecnici, non deve spingere a
qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni loro
rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni.

 

                                         Sulla
base degli atti medici può essere ammesso che la ricorrente sia rimasta vittima
di un trauma del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale. Ciò è stato del
resto riconosciuto anche dai medici di fiducia della CO 1, dottori __________Pianezzi
(cfr. doc. 5, p. 2: “Trauma distorsivo cervicale d’accelerazione in
data 18 ottobre 2003 con sviluppo di una sindrome cervico-omerale a
destra.” e doc. 6, p. 2: “Esiti di trauma cervicale di accelerazione il
18.10.03, senza perdita di conoscenza, senza disturbi neuro-psicologici,
con persistenza di leggeri dolori cervicali in lenta remissione, senza sindrome
cervico-vertebrale.” - il corsivo è del redattore).

 

                                         Nondimeno,
ciò non è ancora sufficiente per potere applicare i principi elaborati dalla
Corte federale in questo specifico ambito.

                                         Infatti,
secondo il TFA, la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna
applicabile qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale e l'interessato abbia presentato il quadro
tipico dei disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (DTF 117 V 360
consid. 4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della
concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi,
irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità,
ecc.; cfr., pure, J.-M. Duc, La jurisprudence des assurances sociales
concernant les traumatismes cervicaux, in SZS 52/2008, p. 59).

 

                                         In una
sentenza U 109/04 del 23 novembre 2004, l'Alta Corte ha negato l'applicabilità
della specifica giurisprudenza al caso di un assicurato che, vittima di un
incidente della circolazione stradale con conseguente trauma d'accelerazione,
aveva lamentato, tutt’al più, forti dolori occipitali con irradiazioni alla
regione del collo, alla spalla sinistra, al braccio sinistro e al petto
sinistro, nonché lombalgie con irradiazioni alla gamba sinistra:

 

" 
Auch das Vorliegen der Folgen eines (allfälligen)
Traumas der Halswirbelsäule ist zu verneinen: Das erstbehandelnde Spital
X.________ hat am Unfalltag anamnestisch "etwas Kopfschmerz" erhoben
und der Hausarzt berichtete im Bericht vom 9. Juni 2000 davon, dass der
Beschwerdegegner "im Hals-Schultergürtel noch stark verspannt" sei
und "Spontanbewegungen mit HWS/Kopf ... nur spärlich vorhanden"
seien, während die Neurologisch-Neurochirurgische Poliklinik des Spitals
Y.________ im Untersuch vom 3. Mai 2000 in der Anamnese angab, der Versicherte
leide momentan "unter starken occipitalen Schmerzen mit Ausstrahlung in
Nackenbereich sowie in die li Schulter, li Arm, li Brusthälfte, Lumbalgien mit Ausstrahlung
ins li Bein". Weitere typische Beschwerden (wie diffuse Kopfschmerzen,
Schwindel, Konzentrations- und Gedächtnisstörungen, Übelkeit, rasche
Ermüdbarkeit, Visusstörungen, Reizbarkeit, Affektlabilität, Depression,
Wesensveränderung; BGE 117 V 360 Erw. 4b; vgl. BGE 119 V 338 Erw. 2) sind
dagegen nicht innert der Latenzzeit von 24 bis höchstens 72 Stunden nach dem
Unfall (RKUV 2000 Nr. U 359 S. 29 Erw. 5e) aufgetreten, sondern wurden erstmals
im November 2002 - d.h. zweieinhalb Jahre nach dem Unfall - von der Klinik
R.________ erwähnt. Damit kann der natürliche Kausalzusammenhang zwischen dem
Unfall und dem für ein Schleudertrauma der HWS typischen Beschwerdebild sowie
der als Folge davon eingetretenen Arbeits- und Erwerbsunfähigkeit nicht ohne weiteres
bejaht werden (BGE 119 V 338 Erw. 1 in fine, 117 V 360 Erw. 4b);“

 

                                         In
una sentenza U 350/04 del 12 ottobre 2006, consid. 6.2 e 6.3, il TFA ha
parimenti negato l’applicabilità della giurisprudenza relativa ai traumi
d’accelerazione del rachide cervicale, siccome l’assicurata, nelle prime 72 ore
dopo l’incidente, aveva sì lamentato dolori alla nuca e alle spalle, tuttavia,
citiamo: “alcuni degli altri sintomi si sono manifestati soltanto in maniera
sporadica – quindi non in modo frequente e persistente, come preteso dalla
giurisprudenza (sentenza del 29 ottobre 2002 in re S., U 22/01, consid. 6.2) -,
mentre altri ancora solo tardivamente, circa 2/3 anni dopo l’incidente.”.

 

                                         In concreto, attentamente
vagliata la documentazione medica, va considerato accertato che l’insorgente, immediatamente
dopo il sinistro, ha presentato dolori in sede cervicale, così come si evince,
ad esempio, dal modulo di documentazione per prima consultazione successiva a
trauma d’accelerazione cranio-cervicale, compilato dai sanitari del Servizio di
PS dell’Ospedale __________ di __________ (cfr. doc. 2; in proposito, si veda
la sentenza U 215/05 del 30 gennaio 2007, consid. 5, con cui il TF ha chiarito
che la necessità di apparizione entro le prime 72 ore concerne soltanto i disturbi
a livello della nuca e/o del rachide cervicale, e non anche altri disturbi
rientranti nel quadro tipico del “colpo di frusta”).

 

                                         D’altro canto, però, non
può essere ammesso che essa abbia pure lamentato altri sintomi tipici “in
modo frequente e persistente” (cfr. STFA U 350/04 succitata).

 

                                         Il TCA osserva che nel
decorso post-infortunistico, l’assicurata ha accusato l’apparizione di
vertigini e, stando perlomeno al rapporto 17 agosto 2007 del dott. __________,
anche di una sindrome ansioso-depressiva (cfr. doc. 13), che, come tali, appartengono
ai sintomi tipici ricollegabili ai traumi da “colpo di
frusta”. 

                                         Tali disturbi
sono tuttavia insorti a lunga distanza dall’evento traumatico in discussione. 

                                         Sulla
scorta di quanto emerge dal verbale d’audizione del 18 settembre 2007, le
vertigini sono apparse a partire dal mese di maggio 2007, trascorsi dunque tre
anni e mezzo dall’infortunio (cfr. doc. 21, p. 2: “I dolori alla schiena e
alla cervicale con irradiazione alle spalle sono stati sempre presenti ma
sono peggiorati in modo drastico da inizio maggio 2007, infatti oltre ai dolori
ha cominciato a manifestarsi anche una sensazione di instabilità con perdita
dell’equilibrio.” - il corsivo è del redattore). 

                                         Lo stesso
discorso vale per la pretesa problematica psichica, della cui esistenza se ne
fa accenno, per la prima (e ultima) volta, nel rapporto 17 agosto 2007 del
dott. __________ (cfr. doc. 13). 

 

                                         In una
sentenza U 358/02 del 17 giugno 2003, il TFA ha stabilito che la propria
giurisprudenza in materia di traumi d'accelerazione al rachide cervicale, non
presuppone che i sintomi tipici siano tutti costantemente presenti (cfr.
consid. 3.1). 

                                         In
un'altra sentenza U 256/02 del 16 aprile 2003, l’Alta Corte ha precisato che
qualora i disturbi appaiano con un tempo di latenza di più anni, non solo i
medesimi devono essere qualificati come aspecifici per un trauma
d'accelerazione cervicale, ma esistono pure dei seri dubbi circa l'esistenza
stessa di un nesso di causalità naturale con l'infortunio. 

                                         Nel caso
che era chiamata a giudicare il TFA ha così negato l'esistenza della causalità
naturale trattandosi di un'assicurata, vittima di un incidente della
circolazione stradale nel quale aveva apparentemente riportato un trauma
cervicale del tipo "colpo di frusta", e che aveva denunciato
l'apparizione di sintomi normalmente legati a una tale lesione a distanza di
sette anni circa dalla data dell'infortunio. In precedenza, essa aveva
presentato esclusivamente dei problemi a livello del collo:

 

" 
(…)

Wohl ist rechtsprechungsgemäss nicht
erforderlich, dass die charakteristischen Beschwerden bereits unmittelbar nach
dem Unfall aufgetreten sind. Wenn aber, wie hier, die Latenzzeit (vgl. dazu
RKUV 2000 Nr. U 359 S. 29 und Nr. U 391 S. 307, 1995 Nr. U 221 S. 111 Ziff. A/2
und S. 113 Ziff. B/1; Urteil Z. vom 18. März 2003, U 205/02, Erw. 2.3.1 mit
Hinweisen) mehrere Jahre beträgt, müssen die erst danach gehäuft aufgetretenen
Beschwerden nicht nur als für ein Schleudertrauma untypisch bezeichnet werden
(nicht veröffentliches Urteil H. vom 10.Dezember 1999, U 249/98), sondern es
bestehen auch hinsichtlich des vorliegend von den beteiligten Ärzten teilweise
bejahten natürlichen Kausalzusammenhangs ernsthafte Zweifel. (…)"

                                         (STFA
succitata, consid. 5.2). 

 

                                         La I.
Camera del TFA è pervenuta a una conclusione analoga in nella sentenza di
principio U 78/02 del 25 febbraio 2003, trattandosi della questione a sapere se
a delle turbe psichiche diagnosticate con un tempo di latenza di circa 2 anni e
mezzo, poteva essere riconosciuta un'eziologia traumatica:

 

" 
(…).

4.3.1Für die erstmals anfangs Oktober 1998
während der stationären Abklärung im Spital Y.________ diagnostizierte
depressive Gesundheitsstörung kann sich somit lediglich fragen, ob es sich
dabei um eine natürliche Folge des Unfalls vom 29. Januar 1996 und
bejahendenfalls auch um eine adäquate Folge dieses Unfalls nach Massgabe der in
BGE 115 V 133 ff. entwickelten, unfallbezogenen, objektiven Kriterien handelt. 

 

Diesbezüglich ist zu beachten, dass bei
psychischen Störungen die Wahrscheinlichkeit eines ursächlichen Zusammenhangs
mit einem Unfall entsprechend dem zeitlichen Abstand zwischen diesem und dem
Auftreten von Symptomen einer psychogenen Gesundheitsstörung abnimmt, weil das
Unfallerlebnis in der Regel mit der Zeit verarbeitet und verkraftet wird. Je
grösser das zeitliche Intervall zwischen einem Unfall und dem Eintritt
psychischer Störungen ist, desto strengere Anforderungen sind an den
Wahrscheinlichkeitsbeweis des natürlichen Kausalzusammenhanges zu stellen. Andernfalls
bestünde die Gefahr, dass schon bei nicht auszuschliessender oder bloss
möglicher Kausalkette der natürliche Kausalzusammenhang bejaht oder einfach
unterstellt und so das für den Nachweis des natürlichen Kausalzusammenhanges
geltende Beweismass der überwiegenden Wahrscheinlichkeit unterlaufen würde
(Urteil B. vom 18. Mai 2001, U 474/00; nicht veröffentlichte Urteile A. vom 14.
Januar 1999, U 146/98, und B. vom 23. Dezember 1991, U 73/89). 

 

4.3.2 Im vorliegenden Fall beträgt die Latenzzeit
zwischen dem Abklingen der durch den Unfall vom 29. Januar 1996 ausgelösten
körperlichen Beschwerden und dem Auftreten einer spezialärztlich und damit
verlässlich diagnostizierten psychischen Gesundheitsstörung rund 2½ Jahre. Hinzu
kommt, dass der Unfall vom 29. Januar 1996 keine schweren körperlichen
Verletzungen zur Folge hatte, keine stationäre Behandlung nötig machte und
bloss eine Einschränkung der Arbeitsfähigkeit während rund eines Monates zur
Folge hatte. Psychische Störungen setzen aber nach einem Unfall häufig dann
ein, wenn nach mehreren erfolglosen Operationen, längeren Hospitalisationen,
schwierigem Heilungsverlauf mit wiederholten Abklärungs- und
Therapieaufenthalten sowie wegen andauernder Schmerzen die befürchtete
Nichtwiedererlangung der früheren Gesundheit und Arbeitsfähigkeit allmählich
zur Gewissheit wird. Eine solche für die Auslösung psychischer Beschwerden im
Anschluss an einen Unfall geeignete Sachlage ist hier nicht gegeben. Insgesamt
ist daher auf Grund des beim Unfall vom 29. Januar 1996 erlittenen, relativ
geringfügigen körperlichen Gesundheitsschadens und des relativ grossen
zeitlichen Intervalls bis zum Eintritt einer psychogenen Gesundheitsstörung
deren natürlicher Kausalzusammenhang mit dem rund 2½ Jahre zurückliegenden
Unfallereignis mit überwiegender Wahrscheinlichkeit zu verneinen. Demgemäss
erübrigt sich die Prüfung der diesbezüglichen Adäquanzfrage." 

                                         (STFA
succitata - il corsivo è del redattore)

 

                                         Questo
Tribunale ha statuito nello stesso senso nella sentenza 35.2000.29 del 12 settembre
2002, riguardante un'assicurata, vittima anch'essa di un trauma del tipo “colpo
di frusta” alla colonna cervicale a seguito di un tamponamento stradale, che
aveva presentato dei disturbi di carattere neuropsicologico (ridotta capacità
di concentrazione e di memoria) nonché nausea, vomito e vertigini, con un tempo
di latenza di circa due anni e mezzo.

                                         Queste le
ragioni che hanno portato il TCA a negare che tale sintomatologia potesse
costituire una naturale conseguenza del trauma d'accelerazione riportato
dall'assicurata:

 

" 
(…).

In concreto, va osservato che L., dopo l’evento
infortunistico del luglio 1997, ha presentato soltanto in modo (molto) parziale
disturbi che rientrano nel quadro tipico di un trauma cervicale del tipo “colpo
di frusta”.

Nel certificato del 20 settembre 1997 del dottor
R., relativo alla visita del 15 agosto 1997, si fa stato unicamente di disturbi
localizzati al collo ed alle spalle nonché di una limitata mobilità del
segmento cervicale (cfr. doc. 4, p. 1 e 2). Ancora in occasione della
consultazione del 3 agosto 1998 - dunque a più di un anno dal sinistro - il
suddetto reumatologo ha unicamente attestato l'esistenza di una muscolatura
contratta nella regione del collo e delle spalle nonché di una disfunzione
segmentale a livello C1/2 e 2/3 a destra (cfr. doc. 2).

Durante la visita peritale del 1° febbraio 1999,
il dott. B. ha potuto oggettivare soltanto una discreta limitazione della
rotazione verso sinistra della colonna cervicale ed una modesta contrattura
muscolare nella regione del cinto scapolare. Soggettivamente, L. lamentava dei
lievi dolori al collo, evocabili alla digitopressione (cfr. doc. 1, p. 4). 

Da parte sua, il dott. C., in data 15 aprile
1999, ha riferito soltanto di una "… disfunzione dei segmenti alti alla
cervicale, con rotazione bloccata verso sx di C1 su C2 e di C2 su C3"
(cfr. certificato del 23.6.1999 accluso al doc. 24). 

Dal rapporto 1° ottobre 1999 della dott.ssa P.,
spec. FMH in neurologia, relativo al consulto del 28 settembre 1999, risulta
che l'assicurata presentava, citiamo: "… una muscolatura paravertebrale
simmetricamente sviluppata. Una modica limitazione della lateroversione a
sinistra, mentre l'inclinazione e la reclinazione sono libere, nessuna
riproducibilità di dolori col colpo di tosse e nemmeno con la prova di
Valsalva. (…). Neurologicamente posso affermare che non vi sono segni di
un'irritazione di un danno radicolare o midollare, in particolare nessun
fattore patologico dall'ottica neuromuscolare. La fenomenologia della cefalea
descritta evoca un'eziologia tensionale. Non vi sono segni di elementi
emicranici né cervicogeni" (doc. XXXVIII 1, p. 3).

Durante la degenza 20 settembre-1° ottobre 1999
presso la Clinica X., il dott. C. ha osservato "… una disfunzione alla
rotazione verso sinistra con blocco dei segmenti cervicali C1/C2, C2/C3 e
trigger points alla muscolatura suboccipitale e del collo anteriore" (cfr.
doc. I, p. 2). 

Da notare ancora che sino al suo ricovero presso
il suddetto istituto di cura - quindi per più di due anni - L. è sempre stata
in grado di esercitare la sua attività professionale a tempo pieno. 

 

È solo nei referti della Clinica di
riabilitazione Y. che, per la prima volta (posto come la prima consultazione
presso il Prof. dott. E. abbia avuto luogo il 25 febbraio 2000, cfr. doc. D, p.
1), si fa accenno - oltre alla nota sintomatologia a livello cervicale e delle
spalle - all'insorgenza di disturbi di carattere neuropsicologico (ridotta
capacità di concentrazione e di memoria) nonché di nausea, vomito e vertigini
(cfr. doc. U). Manifestatisi con un tempo di latenza di circa due anni e mezzo,
tali disturbi non possono essere considerati delle conseguenze del trauma di
accelerazione al rachide cervicale lamentato dalla ricorrente. 

In questo senso si è pure espressa la Commissione
"Whiplash-associated Disorder" della Società svizzera di
neurologia, autrice di un cosiddetto "foglio di consenso", secondo la
quale deve essere ritenuta inverosimile l'insorgenza di nuovi sintomi dopo un
intervallo libero da disturbi o, altrimenti detto, il quadro tipico dei
disturbi deve manifestarsi all'istante, rispettivamente, durante i primi giorni
dopo l'infortunio (cfr. rapporto del 13.7.2001 del dottor __________,
attivo presso la Divisione medica dell'INSAI a Lucerna, citato nella STCA dell'11
luglio 2002 nella causa T., inc. 35.2002.22, consid. 2.3.
in fine: "Die vom Patienten geltend gemachten
Beschwerden hauptsächlich in Form von Nackenschmerzen gehören zu den Symptomen,
die nach einem "Schleudertrauma" geklagt werden können. Andere Symptome
hat der Patient nicht geschildert, wobei darauf hinzuweisen ist, dass gemäss
Konsenspapier der Kommission "Whiplash Associated Disorder" der
Schweizerischen Neurologischen Gesellschaft das Auftreten neuartiger Symptome
nach einem beschwerdefreien Intervall unwahrscheinlich ist, anders ausgedrückt,
das "typische Beschwerdebild" nach einem solchen Unfallmechanismus
muss sofort, bzw. in den ersten Tagen nach dem Unfall registriert werden";
cfr., pure, Schnider, Annoni, Dvorak, Ettlin, Gütling, Jenzer, Radanov, Regard,
Sturzenegger, Walz, Beschwerdebild nach kraniozervikalem Beschleunigungstrauma
"whiplash-associated disorder", Boll. dei medici svizzeri 2000, p.
2218ss.). 

Del resto, va pure ricordato che la
giurisprudenza del TFA insegna che, più
il tempo trascorso fra l'infortunio e la manifestazione dell'affezione é lungo,
e più le esigenze riguardanti la prova del nesso di causalità naturale devono
essere severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ
1994, p. 46 consid. 1b)." 

                                         (STCA
succitata, consid. 2.5.)

 

                                         Limitatamente
a questo aspetto, il summenzionato giudizio cantonale è stato confermato dal
TFA con pronunzia U 299/02 del 2 settembre 2003. 

                                         L'Alta
Corte ha al proposito rilevato:

 

" 
A prescindere da tale constatazione, va comunque
notato che i sintomi tipici ricollegabili a un trauma del tipo "colpo di
frusta" sono essenzialmente stati rilevati, in forma multipla, per la
prima volta nella primavera del 2000, in occasione della degenza, avvenuta dal
27 aprile al 25 maggio 2000, presso la Clinica riabilitativa di Y., ossia a
distanza di 2 anni e 9 mesi dall'incidente (sul significato attribuito dalla
giurisprudenza alla manifestazione tardiva dei sintomi, cfr. sentenza del 12
luglio 2002 in re M., U 34/02, consid. 3b/aa [tempo di latenza: 2 anni dall'ultimo
infortunio], e sentenza inedita del 10 dicembre 1999 in re H., U 249/98 [tempo
di latenza: 3 ½ anni]) e, ciò che più conta, posteriormente alla decisione su
opposizione in lite del 23 febbraio 2000 che delimita temporalmente il potere
cognitivo del giudice (consid. 2.1).

 

Ora, già solo per questo motivo, non avendo
potuto, al momento determinante della decisione su opposizione in lite,
ravvisare il quadro tipico dei sintomi ricollegabile ai traumi cervicali del
tipo "colpo di frusta", a ragione la Corte cantonale non poteva
nemmeno valutare - e riconoscere eo ipso - la persistenza del necessario nesso
di causalità naturale tra l'incapacità lavorativa della ricorrente e
l'infortunio del 19 luglio 1997 in base alle regole stabilite in quell'ambito."

                                         (STFA
succitata, consid. 3).

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza appena illustrata, occorre concludere, nel
presente caso, che né le vertigini, né le turbe psichiche, possono essere
annoverate fra le conseguenze naturali del sinistro del mese di ottobre 2003. 

                                         Le certificazioni
dei medici curanti agli atti (cfr. doc. 29 e 36) non appaiono suscettibili di
rimettere in discussione tale conclusione. 

                                         Al
riguardo, è utile ricordare che il semplice fatto di essere apparso dopo un
infortunio, ancora non significa che un determinato disturbo sia stato pure causato
da questo medesimo infortunio (cfr. DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; cfr., pure, Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 30, nota 96).

 

                                         Ora, l’assenza del quadro tipico dei disturbi susseguenti a un
trauma d’accelerazione alla colonna cervicale, comporta l’inapplicabilità della
giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359, ragione per la quale la questione
della causalità deve dunque essere risolta secondo le regole ordinarie. 

                                         In questo
senso, la mancata oggettivazione di un danno strutturale di eziologia
traumatica che correli con la sintomatologia presentata dall’assicurata
posteriormente alla data di chiusura del caso, implica la negazione del nesso
di causalità naturale (cfr. consid. 2.14 ab initio). 

 

                             2.15.   Questo
Tribunale osserva peraltro che la conclusione a cui é pervenuto il medico di
fiducia della CO 1 - estinzione del nesso causale naturale trascorso un anno
dal sinistro -, é conforme alla dottrina medica dominante. 

 

                                         Infatti,
secondo l’esperienza medica, in caso di sinistro senza danno morfologico alla
colonna vertebrale, uno stato degenerativo preesistente può essere reso
manifesto per la prima volta dall’infortunio, tuttavia la cronicizzazione dei
disturbi va sempre più ricondotta a altri fattori, estranei all’evento
traumatico (cfr. Bär /Kiener, Prellung, Verstauchung oder Zerrung der
Wirbelsäule, in Medizinische Mitteilungen der SUVA n. 67 del Dicembre
1994, p. 45ss.). 

                                         Inoltre,
secondo Debrunner/Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Berna 1990, p.
52, una contusione della colonna vertebrale può rendere sintomatica una
preesistente spondilartrosi, spondilosi o altre patologie del rachide, sino a
quel momento asintomatiche, tuttavia si tratterà nella maggior parte dei casi
di un aggravamento transitorio.

                                         In base a altre
pubblicazioni (in particolare, Morscher/Chapchal, Schäden des Stütz- und
Bewegungsapparates nach Unfällen, in Baur/Nigst, Versicherungsmedizin,
2. ed., Berna 1985, p. 192), il peggioramento traumatico di patologie
degenerative della colonna vertebrale va considerato estinto, di regola,
trascorsi dai sei ai nove mesi, al massimo un anno dall’infortunio. Se, dopo una
semplice contusione, i disturbi persistono più a lungo, spesso è a causa di un
disturbo dell’adattamento oppure di uno sviluppo psichico anomalo (fra le
tante, cfr. la STFA U 406/05 del 3 aprile 2006, consid. 3.2.2 e la STFA U
129/03 del 25 maggio 2004, consid. 5.5).

 

                                         D’altronde,
la circostanza che l’insorgente non avrebbe mai sofferto di dolori prima del
sinistro dell’ottobre 2003, é comunque irrilevante, e ciò alla luce delle
indicazioni fornite dal dottor __________, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario
presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________, in
una perizia del 23 maggio 2001, prodotta nella causa C. L., inc. n. 35.2002.40,
concernente un'assicurata trentaduenne che aveva riportato un trauma al rachide
cervicale a seguito di un incidente della circolazione stradale, alla quale
erano state diagnosticate delle alterazioni degenerative a livello C3-C6: 

 

" 
(…).

Degenerative Veränderungen an der Wirbelsäule
beginnen sich beim Menschen recht häufig schon frühzeitig, im zweiten und
dritten Lebensjahrzehnt, zu entwickeln, und zwar auf Grund der täglichen Be- und Überlastungen, auch wenn sie
radiologisch noch nicht in Erscheinung treten. Der Zeitpunkt, da sie zu
Beschwerden führen, ist sehr unterschiedlich. Es ist jedoch eine allgemeine
Erfahrung, dass solche Veränderungen lange stumm (=symptomlos) bleiben können,
und dann meistens durch ein Bagatellereignis in einen schmerzhaften Zustand
über­führt werden. Der Unfall ist als schmerzauslösender Faktor anzusehen und
dadurch zeitlich begrenzt kausal für das Beschwerdebild, also für die Dauer,
die normalerweise nötig ist zur Abheilung einer einfachen HWS-Kontusion, das
heisst maximal ca. 6 Monate. Somit ist es auch nicht unerwartet, dass die
Patientin vor dem Unfall beschwerdefrei war."

                                         (perizia 23.5.2001 del dott. __________, p. 8s. – il corsivo è del
redattore)

 

 

                             2.16.   In esito a tutto quanto
precede, il TCA ritiene quindi dimostrato, perlomeno secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi denunciati
dall’insorgente, oggetto dell’annuncio di ricaduta del giugno 2007, non costituivano più una
conseguenza naturale di quest’ultimo.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti