# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a3b4b0ad-09cf-56f2-b3c3-0b4ec7d2268a
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 22.11.2017 ZK1 2017 16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2017-16_2017-11-22.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 22 novembre 2017 Comunicata per scritto il:
ZK1 17 16 28 novembre 2017

Decisione
Prima Camera civile

Presidenza Schnyder
Giudici Brunner e Michael Dürst
Attuaria ad hoc Vecellio

Nell'appello civile

della F o n d a z i o n e  X . _ _ _ _ _ , appellante, patrocinata dall'avv. Adriano Censi, 
Casella postale 5384, Piazza Cioccaro 8, 6901 Lugano, 

contro

la decisione del Tribunale distrettuale Moesa del 3 maggio 2016, comunicata il 29 
dicembre 2016, in re della F o n d a z i o n e  Y . _ _ _ _ _ , appellata, patrocinata 
dall'avv. Cristina Keller, San Roc, 6537 Grono, contro l'appellante,

concernente rivendicazione di alcune particelle del registro fondiario,

è risultato:

pagina  2 — 20

I. Fattispecie

A. In data 27 gennaio 2014 il Comune Parrocchiale di Z._____ e la 
Fondazione X._____ hanno inoltrato una domanda di conciliazione nei confronti 
della Fondazione Y._____ concernente la rivendicazione di alcune particelle del 
registro fondiario di Z._____, fra cui anche la Chiesa X._____. L'udienza di 
conciliazione ha avuto luogo il 29 aprile 2014 e, poiché le parti non hanno trovato 
un accordo, in data 30 aprile 2014 il Giudice di pace del Distretto Moesa ha 
rilasciato l'autorizzazione ad agire.

B. Il 22 agosto 2014 il Comune Parrocchiale di Z._____, rappresentante per la 
Fondazione X._____, ha presentato una petizione contro la Fondazione Y._____ 
al Tribunale distrettuale Moesa con le seguenti richieste:

"I. IN VIA PRINCIPALE

1. La petizione della Fondazione X._____ è accolta.

2.1 È pertanto accolta la rivendicazione della proprietà a suo favore delle 
seguenti particelle in territorio di Z._____, con ordine all'ufficiale dei 
registri di procedere al trasferimento di proprietà entro 30 giorni dalla 
crescita in giudicato della sentenza dei seguenti beni:

- particella N.1_____;

- particella N.2_____;

- particella N.3_____;

- particella N.4_____;

- particella N.5_____;

- particella N.6_____;

- particella N.7_____;

- particella N.8_____;

- particella N.9_____;

- particella N.10_____;

- particella N.11_____;

- particella N.12_____;

- particella N.13_____.

2.2 La Fondazione Y._____, Z._____ è condannata a versare alla 
Fondazione X._____, Z._____ CHF 293'760.00 oltre interessi al 5% 
dal 27 gennaio 2014 quale provento della vendita della particella no. 
600 RFD Z._____.

3. Tutte le spese sono poste a carico della convenuta ivi comprese le 
spese di conciliazione di CHF 400.00 con l'obbligo di rifondere 

pagina  3 — 20

all'attrice CHF 30'000.00 a titolo di ripetibili, con riserva di 
adeguamento in caso di causa. 

I. IN VIA SUBORDINATA

1. La petizione della Fondazione X._____ è accolta.

2.1 È pertanto accolta la rivendicazione della proprietà a suo favore delle 
seguenti particelle in territorio di Z._____, con ordine all'ufficiale dei 
registri di procedere al trasferimento di proprietà entro 30 giorni dalla 
crescita in giudicato della sentenza dei seguenti beni:

- particella N.1_____;

- particella N.2_____;

- particella N.3_____;

- particella N.4_____;

- particella N.5_____;

- particella N.7_____;

- particella N.8_____;

- particella N.9_____;

- particella N.10_____;

- particella N.11_____;

- particella N.12_____;

- particella N.13_____.

2.2 La Fondazione Y._____, Z._____ è condannata a versare alla 
Fondazione X._____, Z._____ CHF 293'760.00 oltre interessi al 5% 
dal 27 gennaio 2014 quale preventi della vendita della particella no. 
600 RFD Z._____, oltre alla rifusione dell'importo che verrà precisato 
in corso di causa ma almeno CHF 50'000.00 oltre interessi al 5% dal 
27 gennaio 2014 corrispondenti al ricavato della vendita della particella 
no. 621 RFD Z._____.

3. Tutte le spese sono poste a carico della convenuta ivi comprese le 
spese di conciliazione di CHF 400.00 con l'obbligo di rifondere 
all'attrice CHF 30'000.00 a titolo di ripetibili, con riserva di 
adeguamento in caso di causa."

C. In risposta alla petizione il 7 novembre 2014 la Fondazione Y._____ ha 
presentato al Tribunale distrettuale Moesa le seguenti richieste:

"In via principale

1. La petizione è irricevibile.

In via subordinata

1. La petizione è respinta.

In ogni caso

2. Protestate spese, tasse e ripetibili."

pagina  4 — 20

Nella replica del 12 gennaio 2015 e duplica del 6 marzo 2015 le parti hanno 
confermato le loro richieste.

D. Dopo l'udienza istruttoria del 16 aprile 2015 dinanzi al giudice unico del 
Tribunale distrettuale Moesa, con l'accordo delle parti, il procedimento è stato 
limitato alla questione a sapere se fossero dati i presupposti processuali della 
capacità processuale di parte attrice e della competenza del Tribunale distrettuale 
Moesa. In data 13 gennaio 2016, preso atto della rinuncia delle parti al 
dibattimento, il giudice unico del Tribunale distrettuale Moesa ha fissato un 
termine per presentare un memoriale scritto, che è stato inoltrato il 16 marzo 2016 
per la parte attrice e il 17 marzo 2016 per la parte convenuta. Parte attrice ha 
presentato poi delle osservazioni spontanee il 29 marzo 2016 e parte convenuta 
ha inoltrato il 31 marzo 2016 le proprie osservazioni.

E. Con decisione del 3 maggio 2016, comunicata con la motivazione il 29 
dicembre 2016 il Tribunale distrettuale Moesa ha notificato alle parti la decisione. 
Nel dispositivo ha disposto quanto segue:

"1. Sia in quanto presentata dal Comune Parrocchiale di Z._____, che in 
quanto presentata dalla "Fondazione X._____", la petizione è 
inammissibile.

2. La tassa di giustizia di CHF 2'500.- per il presente procedimento come 
pure le spese di conciliazione di CHF 400.-, già anticipate dalla parte 
attrice, rimangono a suo carico, con l'obbligo di versare alla convenuta 
CHF 3'500.- a titolo di ripetibili.

3. Contro la presente decisione può essere interposto appello, scritto e 
motivato, al Tribunale cantonale dei Grigioni, entro 30 giorni dalla 
notificazione.

4. Notifica ai patrocinatori delle parti."

F. Il 2 febbraio 2017 la Fondazione X._____ e per essa il Comune 
Parrocchiale di Z._____ hanno presentato appello al Tribunale cantonale contro 
quella decisione con le seguenti richieste:

"I. L'appello della Fondazione X._____, Z._____, contro la decisione 29 
dicembre 2016 (inc. no. 115.14.13) è accolto;

II. La decisione 29 dicembre 2016 del Tribunale distrettuale Moesa è 
riformata come segue:

'1. La petizione della Fondazione X._____, Z._____, è ammissibile.

§ Le eccezioni della Fondazione Y._____, Z._____, relative alla 
ricevibilità, alla legittimazione dell'attrice e alla competenza del 
Tribunale del Distretto di Moesa sono respinte.

pagina  5 — 20

§§ La causa di cui all'incarto no. 115.14.13 seguirà il suo corso con 
l'istruttoria di merito.

2. La tassa di giustizia di CHF 2'500.- per il presente procedimento come 
pure le spese di conciliazione di CHF 400.-, anticipate dalla parte 
attrice sono poste a carico della convenuta, con l'obbligo di rifondere 
alla prima CHF 3'500.- a titolo di ripetibili.

3. Invariato.

4. Invariato.'

III. Tasse di giustizia della procedura d'appello stabilite in CHF ……… 
sono poste a carico dell'appellata con l'obbligo di rifondere 
all'appellante CHF 6'000.00 a titolo di ripetibili d'appello."

G. Con risposta dell'8 marzo 2017 la Fondazione Y._____ ha presentato al 
Tribunale cantonale le seguenti richieste:

"1. L'appello è irricevibile. Eventualmente, per quanto ricevibile, l'appello è 
respinto.

2. Protestate spese, tasse e ripetibili."

H. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Contro le decisioni dei tribunali distrettuali [dal 1° gennaio 2017 sostituiti dai 
tribunali regionali] quali giurisdizioni di prima istanza in materie civili può essere 
presentato appello (art. 308 cpv. 1 CPC), a condizione che il valore litigioso sia di 
almeno CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). L'appello, scritto e motivato, deve 
essere proposto al Tribunale cantonale dei Grigioni quale autorità giudiziaria 
superiore ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto 
processuale civile svizzero del 16 giugno 2010 (LACPC; CSC 320.100) entro 30 
giorni dalla notificazione della decisione motivata (art. 311 CPC). Competente è la 
Prima Camera civile del Tribunale cantonale (art. 6 lett. a dell'Ordinanza 
sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 dicembre 2010 [OOTC; CSC 
173.100]).

Proposto il 2 febbraio 2017, ossia nel termine di 30 giorni dalla notifica, avvenuta il 
5 gennaio 2017, l'appello della Fondazione X._____ è tempestivo e ricevibile in 
ordine.

pagina  6 — 20

2.1. Giusta l'art. 310 CPC con l'appello possono essere censurati l'errata 
applicazione del diritto o l'errato accertamento dei fatti (art. 310 CPC). L'atto di 
appello deve esporre per quali motivi l'appellante ritiene errata la decisione 
impugnata. In particolar modo l'appello non serve a riproporre la propria 
interpretazione dei fatti, limitandosi a riprodurre le conclusioni senza confrontarsi 
compiutamente con le argomentazioni della decisione impugnata o rivolgere 
contro la sentenza impugnata solo delle critiche di carattere generale (DTF 138 III 
374 consid. 4.3.1). Ciò presuppone la designazione precisa dei passaggi 
contestati e delle prove sulle quali si fondano le critiche (sentenza del Tribunale 
federale 4A_474/2013 del 10 marzo 2014 consid. 3.1 e segg.).

2.2. Nella procedura della giurisdizione inferiore, l'appellante quale attrice aveva 
rivendicato alcune particelle del registro fondiario di Z._____ e aveva chiesto la 
restituzione di alcuni proventi per la vendita di altri fondi. Il Tribunale distrettuale 
Moesa ha limitato il procedimento alla questione della capacità processuale e 
della capacità di essere parte della fondazione attrice. Il tribunale di prime cure ha 
deciso di negare la capacità di essere parte della fondazione attrice come pure la 
capacità processuale del Consiglio parrocchiale del Comune parrocchiale di 
Z._____ quale suo eventuale organo di direzione. Per questo motivo è stata 
dichiarata inammissibile la petizione, sia in quanto presentata dal Comune 
parrocchiale di Z._____ sia in quanto presentata dalla Fondazione X._____. 
Inoltre i giudici di prime cure hanno rivendicato la propria competenza per la 
presente controversia, poiché le parti invano avrebbero potuto rivendicare la 
giurisdizione dei tribunali ecclesiastici. Pertanto unicamente l'eccezione della 
capacità processuale rispettivamente della legittimazione attiva è oggetto del 
presente appello.

2.3. Nel presente caso l'appellante censura l'errata applicazione del diritto, nella 
misura in cui l'autorità inferiore – anche a causa di un errato accertamento dei fatti 
– avrebbe ritenuto inesistente la fondazione appellante seppure comprovata, 
riconosciuta e ammessa come tale dalla controparte, facendone conseguire 
l'incapacità di essere parte e processuale nonché una mancata legittimazione 
attiva sui beni immobili rivendicati. 

Nelle seguenti considerazioni verrà dunque innanzitutto esaminato se è 
necessaria un'autorizzazione ad agire in causa da parte dell'Ordinariato vescovile 
(consid. 3) e se l'appellante ha la capacità processuale per rivendicare dei beni 
(consid. 4).

pagina  7 — 20

3.1. Nella sua decisione il Tribunale distrettuale Moesa ha ritenuto al 
considerando 4.2 che il Comune Parrocchiale di Z._____ sarebbe un ente di diritto 
pubblico con statuto approvato dall'autorità di vigilanza. La sua capacità di essere 
parte sarebbe indubbia, mentre potrebbe lasciare perplessi la sua capacità 
processuale. Infatti, a mente dei giudici di prime cure, a norma dell'art. 18 cpv. 2 
dello Statuto del Comune parrocchiale di Z._____, oltre al voto dell'Assemblea, 
sarebbe necessaria l'autorizzazione a stare in lite dell'Ordinariato vescovile. 
Secondo il Tribunale distrettuale Moesa non solo tale autorizzazione 
mancherebbe, ma per la stessa ammissione di parte attrice non sarebbe stata 
richiesta, siccome non necessaria o ritenuta contraria alla Costituzione cantonale. 
Questo basterebbe per dichiarare la petizione inammissibile, in quanto presentata 
dal Comune Parrocchiale di Z._____.

3.2. L'appellante ritiene invece che dall'istruttoria sarebbe emerso come vi 
sarebbe stato un chiaro intervento del Vicario generale affinché la Chiesa cattolica 
intervenisse nei confronti dell'appellante per farla desistere dall'azione giudiziaria 
rispettivamente ritirare la causa, mentre la Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni 
avrebbe risposto che sarebbe giustificata la competenza del Consiglio 
parrocchiale del Comune parrocchiale per l'amministrazione delle fondazioni 
ecclesiastiche e che non vi sarebbe nessuna contraddizione nel comportamento 
del Comune parrocchiale di Z._____. A mente dell'appellante, l'Ordinariato 
vescovile non avrebbe mai dato l'autorizzazione ad agire in causa ai sensi dell'art. 
18 cpv. 2 dello Statuto. Inoltre l'avvallo del Vescovo non potrebbe essere criterio di 
validità della delibera assembleare, essendo una limitazione in contrasto con l'art. 
1 dello Statuto e con il principio d'indipendenza e di autonomia decisionale delle 
corporazioni di diritto pubblico, come quella appellante, garantiti anche dalla 
Costituzione cantonale.

3.3. Per contro, a mente della convenuta in appello, né il Comune parrocchiale 
di Z._____ né la fondazione appellante potrebbero agire in questa causa. Anche 
l'appello sarebbe irricevibile per mancanza di capacità processuale (Comune 
parrocchiale) e incapacità di essere parte (Fondazione X._____). Secondo la 
convenuta in appello, la decisione impugnata sarebbe corretta e dovrebbe essere 
confermata. L'autorizzazione del Vescovo sarebbe una condizione in difetto della 
quale né il Comune parrocchiale né una fondazione avrebbero capacità 
processuale. Né il Comune parrocchiale né la Fondazione X._____ non avrebbero 
mai nemmeno chiesto il permesso della Curia per la presente lite. Ne 
discenderebbe pacifica l'irricevibilità dell'azione stabilita dal Tribunale di prime 

pagina  8 — 20

cure. A mente della convenuta in appello, sarebbe opportuno palesare 
l'atteggiamento inaccettabilmente opportunistico dell'attrice, che sosterrebbe non 
necessarie le autorizzazioni del Vescovo semplicemente perché non vorrebbe 
assumere il rischio di un rifiuto. Sia l'art. 18 cpv. 2 dello Statuto sia l'art. 1288 CIC 
(che imporrebbe alle fondazioni ecclesiastiche di ottenere l'autorizzazione del 
Vescovo a stare in causa) condizionerebbero la facoltà di stare in lite del Comune 
parrocchiale di Z._____ e delle fondazioni ecclesiastiche all'autorizzazione del 
Vescovo.

3.4. Nel presente caso bisogna innanzitutto differenziare la questione se sia 
necessaria l'approvazione dell'Ordinariato vescovile, come autorizzazione ad agire 
in lite, che verrà esaminata nella presente considerazione e la questione della 
capacità processuale risp. della capacità ad agire dell'appellante, che verrà invece 
esaminata nel seguente considerando 4. Bisogna dunque esaminare se sia nullo o 
meno l'art. 18 cpv. 1 lett. l e cpv. 2 dello Statuto del Comune parrocchiale di 
Z._____ (act. TDM.2.3). Secondo questo articolo, l'Assemblea del Comune 
Parrocchiale ha la competenza di deliberare circa l'intraprendere liti, lo stare in 
giudizio, il contrarre debiti od obbligazioni, con o senza ipoteca a carico dei beni 
delle fondazioni ecclesiastiche e affinché la deliberazione dell'Assemblea sia 
valida, occorre l'autorizzazione dell'Ordinariato vescovile. 

Giusta l'art. 98 cpv. 2 della Costituzione cantonale "La Chiesa evangelica-
riformata di Stato e i loro comuni parrocchiali nonché la Chiesa cattolica di Stato e 
i loro comuni parrocchiali sono corporazioni di diritto pubblico". Le Chiese di Stato 
di entrambe le confessioni sottostanno ai principi che valgono per l'intero diritto 
pubblico del Cantone dei Grigioni. Fra questi il principio dello Stato di diritto per 
l'organizzazione e per l'amministrazione ed il principio che il diritto organizzativo 
pubblico costituisce diritto imperativo (art. 5 cpv. 1 Cost/GR). L'autonomia delle 
Chiese di Stato e dei loro comuni parrocchiali è valida unicamente "nei limiti del 
diritto cantonale" (art. 99 cpv. 2 Cost/GR) e ai sensi dell'art. 99 cpv. 4 Cost/GR il 
Cantone vigila oltre che sull'impiego legale delle risorse finanziarie anche "sul 
rispetto dell'ordinamento giuridico" da parte delle Chiese di Stato. Di conseguenza 
è il Tribunale amministrativo cantonale – e non un collegio giudicante del diritto 
canonico – che decide in ultima istanza su quesiti di imposte di culto (decisione 
del Tribunale amministrativo del 9 gennaio 2004, A 03 109) o riguardanti misure 
disciplinari nei confronti di impiegati delle Chiese di Stato o concernenti pretese 
salariali (decisione del Tribunale amministrativo del 3 luglio 2008, U 08 28). Parte 
di questo ordinamento legale è pure la definizione e la limitazione dell'autonomia 

pagina  9 — 20

delle Chiese di Stato attraverso il diritto costituzionale e la conseguente 
emanazione di disposizioni da parte delle Chiese di Stato. Come atto centrale di 
legiferazione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni ci si può basare sulla 
relativa Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni accolta nella 
votazione popolare del 4 ottobre 1959 con le sue relative revisioni (in seguito 
CCC.GR). Tale costituzione conferma nuovamente nell'art. 1 il principio che si 
tratta di "una corporazione di diritto pubblico sulla base territoriale e personale" e 
che sotto l'aspetto personale abbraccia "tutti gli abitanti del cantone di religione 
romana-cattolica". I comuni parrocchiali invece sono "organi della Chiesa cattolica 
dello Stato" rispettivamente "corporazioni di diritto pubblico con amministrazione 
propria" (art. 3 cifra 5 e art. 19 cpv. 1 CCC/GR) e sottostanno dunque alla Chiesa 
cattolica di Stato. La Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni 
costituisce diritto pubblico di natura imperativa e può essere modificata 
unicamente da una votazione popolare (art. 4 cifra. 1 e art. 32 e 33 CCC.GR). Per 
quanto riguarda l'organizzazione interna dei comuni parrocchiali, la Costituzione 
della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni prevede che "la sovrastanza del 
comune parrocchiale è in pari tempo organo esecutivo e amministrativo del 
comune parrocchiale e organo della Chiesa dello Stato" (art. 23 cpv. 1 CCC.GR) e 
che questa "rappresenta il comune parrocchiale di fronte alla autorità della Chiesa, 
della Chiesa dello Stato e civili" (art. 24 cpv. 2 CCC.GR). Inoltre l'art. 24 cifra 3 
CCC.GR contiene una presunzione di competenza a favore della sovrastanza del 
comune parrocchiale per tutti gli affari che non sono di competenza dell'assemblea 
o di altri organi del comune parrocchiale. È dunque incontestato che l'Ordinariato 
vescovile rispettivamente il Vescovo stesso non costituiscono un organo della 
Chiesa cattolica dello Stato o dei comuni parrocchiali. Il fondamento dell'attività 
dello Stato ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 della Costituzione federale e dell'art. 5 cpv. 1 
Cost/GR è costituito dal diritto emanato in modo competente, e nel presente caso 
in forma di Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni. 
Considerando che la disposizione contenuta nella Costituzione della Chiesa 
cattolica dello Stato dei Grigioni è di natura imperativa e che il comune 
parrocchiale quale organo sottostante non può agire contrariamente al diritto 
superiore, la disposizione dell'art. 18 cpv. 1 lett. l e capoverso 2 degli Statuti del 
Comune parrocchiale di Z._____ si rivela nulla. Una disposizione comunale che 
prevede l'attuazione di pretese – quale punto centrale dell'esercizio dei diritti – 
dipendente dal consenso dell'Ordinariato vescovile, e non dipendente unicamente 
dall'organo competente secondo la costituzione, sta in evidente ed indissolubile 

pagina  10 — 20

contrasto con il diritto superiore della Costituzione della Chiesa cattolica dello 
Stato dei Grigioni.

Va anche evidenziato come una delegazione di competenze tramite un atto 
legislativo comunale non sarebbe concepibile senza modificare formalmente la 
Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni attraverso la procedura 
di votazione popolare. Infine non viene ulteriormente esaminato se una normativa 
che attribuisce all'Ordinariato vescovile una partecipazione alle questioni 
fondamentali dei comuni parrocchiali possa eventualmente violare ulteriori principi 
dello Stato di diritto (Garanzia della sovranità dei Cantoni ai sensi dell'art. 3 della 
Costituzione federale e principio della costituzione democratica del Cantone, art. 1 
cpv. 2 Cost/GR e art. 51 della Costituzione federale). 

Di conseguenza il considerando 4.2 della decisione impugnata, secondo la quale 
la petizione sarebbe inammissibile per mancata autorizzazione dell'Ordinariato 
vescovile, si rivela infondato e l'appello in questo punto merita di essere accolto. 

3.5. In questo contesto va anche rilevato che il diritto canonico non trova 
applicazione. Nel considerando 4.3.5 della decisione impugnata il tribunale di 
prime cure ha applicato il can. 1288 del Codex Iuris Canonici del 25 gennaio 1983 
(Codice di diritto canonico [CIC]), sostenendo che la licenza dell'ordinario 
diocesano sia necessaria per stare in lite dinanzi al tribunale civile.

Secondo la decisione del Consiglio di Governo del Canton Uri del 6 settembre 
2016 (n. 2016-535 R301-12 consid. 5.1) la Costituzione del Canton Uri (come 
quella del Canton Grigioni) riconosce la Chiesa cattolica di Stato come 
corporazione di diritto pubblico e gli concede la propria autonomia. Bisogna 
tuttavia stabilire che la Costituzione non riconosce la Chiesa cattolica-romana in 
sé che è invece formata dal Papa e dai Vescovi. Questa struttura è vincolata dalla 
propria legge e in particolar modo dal CIC. Il diritto canonico vale in modo 
indipendente dal diritto statale e non è legato ai diritti fondamentali e alla 
democrazia. L'applicazione del diritto canonico non sottostà a nessun controllo 
statale. Vale dunque un sistema duale: da una parte la Chiesa cattolica dello Stato 
con i suoi comuni parrocchiali, che vengono riconosciuti come corporazioni di 
diritto pubblico e dall'altra parte la Chiesa cattolica-romana come tale (DTF 134 I 
75 consid. 5.1 segg. con altri riferimenti). Le norme di diritto canonico non 
producono nessun effetto, nel senso che non ne deriva nessun diritto o obbligo 
giuridicamente vincolante per le autorità civili o per i cittadini (ADRIANO PREVITALI, 
ZGRG 2001/1 consid. 6; cfr. PVG 2014 n. 31 consid. 1c e d). Infatti non è 

pagina  11 — 20

necessaria l'approvazione del Vescovo per poter iscrivere un trapasso di proprietà 
immobiliare, poiché si tratta unicamente di una norma di diritto canonico che non 
trova applicazione nel diritto civile (decisione del Consiglio di Governo del Canton 
Uri del 6 settembre 2016, cit., consid. 5.2).

Quindi anche l'applicazione del diritto canonico nel considerando 4.3.5 tramite il 
tribunale di prime cure si rivela errata e da riformare, poiché un tribunale civile non 
può applicare il diritto canonico. Anche in questo punto l'appello va accolto.

3.6. Del resto va anche segnalato che nell'occorrenza l'esigenza di 
un'approvazione del Vescovo per poter agire in giustizia equivarrebbe 
praticamente a un esclusione di adire le vie legali, poiché la fondazione convenuta 
è controllata dalla diocesi vescovale. Quest'ultima avrebbe di conseguenza il 
potere di impedire eventuali pretese in cause giudiziarie civili nei confronti della 
fondazione da essa dominata mediante il rifiuto di concedere l'approvazione ad 
agire, il che renderebbe obsoleti i diritti garantiti dal diritto civile, causa 
l'impossibilità di farli valere in giustizia. In altre parole l'attuazione del diritto 
materiale statale verrebbe essenzialmente vanificato da disposizioni processuali 
del diritto canonico. Un simile risultato è estraneo ed incompatibile con 
l'ordinamento giuridico svizzero.

4. In secondo luogo bisogna esaminare la capacità processuale 
rispettivamente la capacità di essere parte dell'appellante.

4.1. Il tribunale di prime cure ha esaminato nel considerando 4 la capacità di 
essere parte e processuale dell'attrice. Secondo i giudici di prime cure la 
fondazione ai sensi dell'art. 81 CC sarebbe costituita per atto pubblico o per causa 
di morte e l'atto pubblico dovrebbe essere rogato dal pubblico ufficiale designato 
dal diritto cantonale. Nel presente caso mancherebbe un atto di fondazione e non 
ci sarebbe nessun atto pubblico. Per dare chiarezza giuridica sarebbe stata 
costituita la fondazione convenuta. La giurisdizione inferiore ha deciso di negare la 
capacità di esser parte della fondazione attrice e pure la capacità processuale del 
Consiglio parrocchiale del Comune parrocchiale di Z._____ quale suo eventuale 
organo di direzione. Al considerando 2.1 il tribunale di prime cure ha deciso che 
nella presente controversia la natura giuridica delle fondazioni ecclesiastiche non 
sarebbe ad ogni modo decisiva, visto che sarebbe controversa la proprietà, 
questione che competerebbe sempre al giudice civile.

pagina  12 — 20

4.2. L'appellante sostiene che la fondazione appellante sarebbe una 
corporazione di diritto pubblico e il Tribunale distrettuale Moesa avrebbe omesso 
di constatarlo, sostenendo che la natura giuridica delle due fondazioni non 
sarebbe stata rilevante. In realtà la qualificazione sarebbe stata rilevante per 
statuire sulla capacità di essere parte e di agire dell'appellante, ritenuta mancante 
dalla giurisdizione inferiore, poiché non vi sarebbe l'atto pubblico richiesto dall'art. 
81 CC per la costituzione di fondazioni di diritto privato come la convenuta in 
appello, mentre l'appellante è una fondazione anteriore al CC, di diritto pubblico e 
come tale anche riconosciuta esistente dalla convenuta in appello. Contrariamente 
a quanto sostenuto dalla giurisdizione inferiore, l'appellante avrebbe propria 
personalità giuridica e sarebbe un soggetto giuridico diverso dalla convenuta in 
appello e quindi anche legittimata a rivendicare i beni di sua proprietà trasferiti 
erroneamente alla convenuta in appello quale patrimonio iniziale.

4.3. A mente della convenuta in appello, la formalizzazione con atto pubblico 
della fondazione esistente dal Medioevo sarebbe avvenuta secondo le prescrizioni 
in vigore per le fondazioni ecclesiastiche, con l'autorizzazione del Vescovo e per 
mano dello stesso Consiglio parrocchiale di Z._____, organo esecutivo dell'attore. 
La fondazione sarebbe stata confermata nella sua esistenza di fatto e soltanto 
costituita de iure ai sensi di legge. Non ci sarebbe stata alcuna sostituzione tra 
una precedente e l'attuale fondazione, la fondazione precedente non sarebbe 
stata estinta. E men che meno ci sarebbe stato un trasferimento di beni. Tutti i 
beni sarebbero rimasti della fondazione, che sarebbe rimasta identica, ma soltanto 
costituita formalmente. 

4.4. Ai sensi dell'art. 67 CPC ha capacità processuale chi ha l'esercizio dei diritti 
civili, mentre giusta l'art. 66 CPC ha capacità di essere parte chi gode dei diritti 
civili o è legittimato ad essere parte in virtù del diritto federale. Le persone 
giuridiche hanno l'esercizio dei diritti civili e dunque hanno anche la capacità 
processuale se secondo legge, statuti o atto di fondazione hanno degli organi 
indispensabili che possono rappresentare la persona giuridica nei confronti di terzi 
in modo valido (KRISTINA TENCHIO, in Basler Kommentar zur Schweizerischen 
Zivilprozessordnung, 3a ed., Basilea 2017, n. 5 ad art. 67 CPC con altri riferimenti). 
In questo senso si tratta dell'organo esecutivo e non dell'organo legislativo o 
dell'organo di controllo (DTF 141 III 80 consid. 1.3). 

La capacità di essere parte include in primo luogo l'aspetto processuale del 
godimento dei diritti civili e dunque rappresenta un presupposto processuale con 

pagina  13 — 20

un'importanza immanente per il diritto materiale, considerato che la facoltà di 
avere diritti ed obblighi vale unicamente per le persone in senso giuridico 
(STAEHELIN/SCHWEIZER, SUTTER-SOMM/HASENBÖHLER/LEUENBERGER, Kommentar 
zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, n. 29 ad art. 66 CPC). La decisione 
concernente la capacità di essere parte – che va presa d'ufficio da parte del 
giudice ai sensi dell'art. 60 CPC – ha dunque sempre un effetto di diritto 
sostanziale. La relativa decisione va presa di principio all'inizio del processo (art. 
59 lett. c CPC; STAEHELIN/SCHWEIZER, op. cit., n. 30 ad art. 66 CPC). Un esame 
della capacità di essere parte solamente durante l'esame materiale – al contrario 
dei quesiti di competenza nell'ambito di fatti con doppia rilevanza (cfr. la decisione 
DTF 141 III 294 consid. 5) – è solo necessaria, se la questione di essere parte è 
proprio il tema principale dell'azione (ad esempio in un'azione di accertamento 
dell'esistenza o della nullità di una persona giuridica; cfr. gli esempi di ZINGG, in 
Berner Kommentar, Berna 2012, n. 58 all'art. 59 CPC). Se invece la capacità di 
essere parte dell'attrice – come nel caso presente – rappresenta solo una 
questione preliminare nel processo per stabilire l'eventuale proprietà a diversi 
fondi, questa va valutata per ragioni di economia processuale quale presupposto 
processuale, indipendentemente dalle sue conseguenze di diritto sostanziale. In 
questo senso la giurisdizione inferiore ha correttamente vagliato la questione della 
capacità di essere parte in una decisione impugnabile indipendente, la quale 
legittimità viene esaminata in questa procedura d'appello. 

4.5. In via preliminare bisogna esaminare la natura giuridica delle parti. ADRIANO 
PREVITALI ritiene che nei Grigioni vi sono maggiormente fondazioni ecclesiastiche 
ai sensi dell'art. 59 cpv. 1 CC e che sono pertanto messe a beneficio della 
personalità giuridica da parte del diritto pubblico cantonale (cfr. HAROLD 
GRÜNINGER, in Basler Kommentar zum Zivilgesetzbuch I, 5a ed., Basilea 2014, n. 
7b ad art. 87 CC con altri riferimenti). Inoltre nei Grigioni prevale la tesi secondo la 
quale la proprietà dei beni delle chiese locali appartiene di regola alle fondazioni 
ecclesiastiche e non ai comuni parrocchiali. Le fondazioni ecclesiastiche 
avrebbero infatti amministrato autonomamente e in maniera incontestata tali beni 
per dei secoli (ZGRG 2001/1 n. 24 segg.; act. TDM.3.6). Al contrario di ciò che 
stabilisce il tribunale di prime cure, la natura giuridica delle fondazioni 
ecclesiastiche qui parti perciò non è affatto irrilevante.

Come sostiene correttamente l'appellante, la vecchia fondazione – "Fondazione 
X._____" –, che apparteneva e appartiene tuttora al Comune parrocchiale è una 
corporazione di diritto pubblico (act. A.1 pag. 2; HANS MICHAEL RIEMER, Zur Frage 

pagina  14 — 20

der Rechtsnatur katholischer ortskirchlicher Stiftungen im Kanton Graubünden, in 
ZGRG 2013/01 n. II. 2 con altri riferimenti) e si tratta di una fondazione anteriore al 
CC, riconosciuta come tale anche dalla convenuta in appello (act. A.2 pag. 4). Si 
tratta di una fondazione esistente già dal Medioevo. 

La convenuta in appello, dunque la nuova fondazione – "Fondazione Y._____" – è 
invece una fondazione di diritto privato ai sensi dell'art. 87 CC ed è stata costituita 
nel 2000 ai sensi dell'art. 81 CC (act. TDM.2.9 e TDM.3.2), dunque tramite atto 
pubblico. 

Si tratta dunque di due soggetti giuridici ben diversi. La convenuta in appello non 
ha mai dimostrato che tramite la costituzione della nuova fondazione nel 2000 
sarebbe stata sciolta e cancellata la vecchia fondazione. Non è stato nemmeno 
provato che la nuova fondazione fosse subentrata oppure che si trattasse della 
medesima fondazione. Dal canto suo, il Tribunale distrettuale Moesa sostiene che 
tramite la costituzione della nuova fondazione, la preesistente fondazione sarebbe 
stata sostituita (consid. 4.3.2) e riconosce esplicitamente che la vecchia 
fondazione – dunque l'appellante – era già esistente prima della nuova 
costituzione della convenuta in appello in data 13 dicembre 2000 (consid. 2.4.4). 
Per quanto riguarda tale costituzione, si tratta di una nuova costituzione di una 
fondazione ecclesiastica: "De facto la Fondazione è stata riconosciuta esistente 
già in precedenza e, mediante procedura acquisitiva con relativo decreto del 
Presidente del Tribunale di Circolo di Roveredo, ad essa è attribuita la proprietà 
dei beni elencati all'art. 3 dello Statuto. Questi beni, regolarmente iscritti a Registro 
fondiario del Comune di Z._____, costituiscono il patrimonio iniziale della 
Fondazione. De iure la Fondazione viene oggi costituita con il presente atto 
pubblico". In via preliminare va dunque statuito che l'appellante è una fondazione 
ecclesiastica di diritto pubblico e pertanto un soggetto giuridico ben diverso dalla 
convenuta in appello. Inoltre – dato che non c'è identità fra le due parti e 
indiscutibilmente la fondazione appellante era esistente – la sua capacità di 
essere parte è data. 

4.6. Per quanto riguarda la sua capacità processuale, l'appellante quale 
"Fondazione X._____" può essere rappresentata dal Comune parrocchiale, 
conformemente allo Statuto e alla prassi vigente. Infatti, secondo l'art. 18 cpv. 1 
lett. l dello Statuto (act. TDM.2.3), il Comune parrocchiale è competente per 
deliberare circa l'intraprendere liti, lo stare in giudizio a carico dei beni delle 
fondazioni ecclesiastiche. Il Consiglio parrocchiale è invece l'organo esecutivo e 

pagina  15 — 20

amministrativo del Comune parrocchiale della Chiesa Cattolica dello Stato (artt. 
29, 30 e 46; act. TDM.2.3) e rappresenta il Comune parrocchiale di fronte alle 
autorità ecclesiastiche e civili e amministra a nome e per conto del Comune 
parrocchiale, il patrimonio delle fondazioni ecclesiastiche. Questa rappresentanza 
risulta anche da altri documenti (act. TDM.2.8 e TDM.2.22). Addirittura la 
convenuta in appello riconosce che l'amministrazione della fondazione fino al 2000 
era stata svolta dal Consiglio parrocchiale e non da un amministratore particolare 
(act. TDM.1.2 pag. 11). Infatti di regola nel Cantone dei Grigioni i comuni 
parrocchiali erano responsabili dell'amministrazione del patrimonio delle 
fondazioni ecclesiastiche. Questa regola valeva soprattutto nei casi in cui le 
fondazioni non avrebbero avuto un proprio consiglio di fondazione (act. TDM.2.22; 
cfr. l'act. TDM.3.7). Un ulteriore indizio a comprova di questa tesi si evince dalla 
lettera della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni e dall'Ordinariato vescovile di 
Coira del maggio 2013 a tutti i comuni parrocchiali (act. TDM.3.8). Infatti secondo 
queste autorità, i comuni parrocchiali risp. i loro organi direttivi avrebbero potuto 
continuare ad amministrare i beni delle fondazioni ecclesiastiche, là dove le stesse 
non avrebbero disposto di un consiglio di fondazione proprio e l'Ordinariato di 
Coira per ora non avrebbe ritenuto di sollecitare la creazione di propri consigli per 
le fondazioni ecclesiastiche. Anche l'act. TDM.3.5 inoltrato da parte della 
convenuta in appello dimostra che l'appellante era rappresentata legalmente dalla 
Sovrastanza del Comune parrocchiale di Z._____. Infine l'art. 46 dello Statuto del 
Comune parrocchiale di Z._____ stabilisce che le fondazioni ecclesiastiche sono 
amministrate dal Consiglio parrocchiale a nome e per conto del Comune (act. 
TDM.2.3). Pertanto l'appellante, come fondazione di diritto pubblico, tramite il 
Comune parrocchiale di Z._____ ha degli organi che possono rappresentarla nei 
confronti di terzi. La sua capacità processuale è dunque data. 

4.7. Al considerando 4.3.4 la giurisdizione inferiore statuisce che anche se fosse 
lecito per i comuni parrocchiali costituire enti esterni con il nome di fondazione, lo 
Statuto non adempierebbe manifestamente le esigenze di cui agli artt. 63 segg. 
della Legge sui comuni. In questo contesto va rilevato che il Comune parrocchiale 
non ha assolutamente costituito l'appellante quale ente esterno con il nome di 
fondazione, ma la "Fondazione X._____" era già esistente dal Medioevo e dunque 
molto prima della costituzione dei comuni parrocchiali nel Cantone dei Grigioni 
(ZGRG 2001/1; act. TDM.3.6). 

4.8. Riassumendo, risulta che la costituzione di una nuova fondazione 
ecclesiastica di diritto privato – come nel presente caso della convenuta in appello 

pagina  16 — 20

– non può portare allo scioglimento di una preesistente fondazione ecclesiastica di 
diritto pubblico. In ogni caso non è stato comprovato che ciò sia avvenuto e che 
sia lecito. Poiché la convenuta in appello non è riuscita a dimostrare che c'è 
identità fra le parti, i presupposti della capacità processuale dell'appellante sono 
adempiuti. Infatti nell'atto di costituzione (act. TDM.2.9 e TDM.3.2) non è 
contenuto il nome della "Fondazione X._____" che verrebbe sostituito dalla nuova 
"Fondazione Y._____". La convenuta in appello non ha nemmeno dimostrato che 
vi sia stata una legale decisione dell'Assemblea dell'amministrazione della 
Fondazione e del Consiglio parrocchiale. Infatti dal protocollo dell'assemblea 
ordinaria del 24 aprile 2002 (act. TDM.3.1) al terzo trattando – consuntivo 2001 e 
relazione dei revisori – si evince unicamente che da parte del Consiglio 
parrocchiale vi sarebbe stata un'informazione in merito alla costituzione della 
nuova fondazione, ma non è mai stato comprovato che l'Assemblea parrocchiale 
avesse approvato tale costituzione rispettivamente che la decisione di costituire la 
nuova fondazione fosse stata legale. Infine, non è stato nemmeno comprovato lo 
scioglimento della preesistente fondazione di diritto pubblico. 

In conclusione sia il considerando 4.3.2 che il considerando 4.3.5 della decisione 
impugnata si rivelano errate, stabilendo che una fondazione necessiterebbe di un 
atto costitutivo per atto pubblico che qui mancherebbe. È stato invece comprovato 
e appurato che la maggior parte delle fondazioni ecclesiastiche nei Grigioni erano 
precedenti al Codice civile e addirittura esistenti già nel Medioevo. Dunque non 
trattandosi di una fondazione ecclesiastica di diritto privato, ma di diritto pubblico 
non è nemmeno applicabile l'art. 81 CC. Anche il considerando 4.3.3 va annullato, 
poiché è risaputo che si tratta in effetti di una consuetudine consolidata e 
riconosciuta sia dalla Chiesa cattolica dello Stato, che dall'Ordinariato vescovile di 
Coira. A torto il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso di negare la capacità di 
essere parte e la capacità processuale dell'appellante. Infine il considerando 4.3.4 
è da annullare, poiché non è stato il Comune parrocchiale di Z._____ a costituire 
l'appellante come fondazione rispettivamente come ente esterno. Per l'insieme dei 
motivi addotti, l'appello anche in questo punto va accolto e la decisione impugnata 
va annullata.

5.1. Il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso nel considerando 5 che la 
legittimazione attiva non sarebbe oggetto della presente decisione ma che a mero 
titolo abbondanziale sarebbe opportuno esaminare la legittimazione di parte 
attrice. A mente dei giudici di prime cure la legittimazione attiva del Comune 
parrocchiale dovrebbe essere chiaramente negata. 

pagina  17 — 20

5.2. L'appellante dal canto suo ribadisce invece che sarebbe stato dimostrato 
come ai sensi dell'art. 30 dello Statuto il Consiglio parrocchiale di Z._____ 
rappresenterebbe il Comune parrocchiale di fronte alle autorità. Per stessa 
ammissione del Pretore, inoltre l'Ordinariato vescovile di Coira avrebbe ritenuto 
che i comuni parrocchiali rispettivamente i loro organi direttivi potrebbero 
continuare ad amministrare i beni delle fondazioni ecclesiastiche là dove le stesse 
non avrebbero disposto di un consiglio di fondazione proprio. Di conseguenza, il 
Comune parrocchiale, per il tramite del suo Consiglio, avrebbe giustamente agito 
in rappresentanza della fondazione appellante. D'altra parte il Tribunale 
distrettuale Moesa non avrebbe nemmeno indicato chi sarebbe stato a sua detta 
l'esecutivo che sarebbe dovuto intervenire in causa di rappresentanza 
dell'appellante, per cui vi sarebbe pure carenza di motivazione nella sentenza 
impugnata. 

5.3. La convenuta in appello sostiene invece che la decisione impugnata 
sarebbe corretta, avendo negato la legittimazione attiva dell'appellante. Nel caso 
concreto non ci sarebbe prima di tutto alcuna fondazione priva del proprio 
consiglio di fondazione, siccome la fondazione è una e una soltanto, con tutti i 
membri del consiglio in carica. Anche negando ciò, il Consiglio parrocchiale non 
potrebbe agire per conto del Comune parrocchiale di Z._____ come vorrebbe 
l'appellante, poiché la fondazione non sarebbe una persona giuridica appartenente 
al Comune parrocchiale, bensì un istituto a sé stante.

5.4. La legittimazione attiva (o qualità per agire) si definisce come il diritto di far 
valere una certa pretesa in una procedura giudiziaria e il riconoscimento della 
legittimazione attiva significa che la parte attrice può far valere la sua pretesa 
contro la parte convenuta. La legittimazione attiva spetta di principio al titolare 
della pretesa litigiosa e viene determinata secondo il diritto applicabile al merito. Il 
suo difetto conduce alla reiezione dell'azione, indipendentemente dalla 
realizzazione degli elementi oggettivi della pretesa litigiosa (sentenza del 
Tribunale federale 4A_408/2008 del 26 febbraio 2009 consid. 5 con altri 
riferimenti). Innanzitutto, come è già stato stabilito correttamente, nella procedura 
di fronte al Tribunale distrettuale Moesa è stato unicamente esaminato un 
presupposto processuale, dunque la capacità processuale di parte attrice. Di 
conseguenza la questione della legittimazione attiva non può essere esaminata, 
poiché si tratta di una questione del diritto materiale. Tuttavia, in via 
abbondanziale, va stabilito che il Tribunale distrettuale Moesa parla innanzitutto 
della legittimazione attiva della parte attrice (consid. 5) e poi di legittimazione 

pagina  18 — 20

attiva del Comune parrocchiale (consid. 5.2). In questo procedimento il Comune 
parrocchiale di Z._____ non è assolutamente parte della procedura, ma agisce 
come rappresentante per la fondazione quale parte attrice. Di conseguenza 
questo considerando del Tribunale distrettuale Moesa è privo di fondamento. 

Peraltro il Tribunale distrettuale Moesa ritiene che "la Fondazione attrice, 
trattandosi sostanzialmente di una costruzione teorica elaborata dal Comune 
parrocchiale di Z._____, non può evidentemente vantare la titolarità sui beni in 
questione" (consid. 5.3). Come definito nelle considerazioni precedenti, non si 
tratta di una costruzione teorica elaborata dal Comune parrocchiale di Z._____ ma 
di una consuetudine sviluppata negli anni e riconosciuta sia dall'Ordinariato 
vescovile di Coira sia dalla Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni (act. TDM.3.8). 
Anche per questo motivo la sentenza va annullata e l'incarto va restituito alla 
giurisdizione inferiore per esaminare la fondatezza della pretesa dell'appellante.

6. Riassumendo, la giurisdizione inferiore, negando la capacità processuale 
rispettivamente la capacità a essere parte dell'appellante, ha applicato 
erroneamente il diritto e dunque l'appello va accolto e la decisione impugnata va 
annullata. La petizione è dunque ammissibile e l'eccezione della Fondazione 
Y._____ di Z._____ relativa alla ricevibilità va respinta. Per quanto riguarda il 
petito di respingere l'eccezione alla legittimazione dell'attrice, questo non può 
essere accolto, poiché riguarda una questione del diritto materiale. È invece 
superfluo decidere in merito al petito di respingere l'eccezione della competenza 
del Tribunale distrettuale Moesa, poiché il tribunale di prime cure aveva già 
statuito nel primo considerando della decisione impugnata la propria competenza 
per questa controversia. 

7.1. Le spese giudiziarie vanno fissate e liquidate d'ufficio (art. 105 cpv. 1 CPC). 
Nel caso specifico si giustifica prelevare un emolumento di CHF 4000.00 e, 
considerato l'esito della procedura di appello, queste spese vanno a carico della 
convenuta in appello, rimasta lei soccombente ai sensi dell'art. 106 cpv. 1 CPC. Le 
spese sono compensate con l'anticipo versato. Siccome l'appellante ha versato un 
anticipo delle spese richiesto dal Tribunale cantonale di CHF 5000.00, le va 
restituito il maggio anticipo di CHF 1000.00. Per i restanti CHF 4000.00 la 
convenuta in appello deve rimborsare detto importo direttamente all'appellante. Le 
spese della procedura di fronte al Tribunale distrettuale Moesa invece rimangono 
presso la procedura di primo grado. 

pagina  19 — 20

7.2. Ai sensi dell'art. 95 cpv. 1 CPC la convenuta in appello, oltre a pagare le 
spese processuali deve risarcire adeguatamente le spese ripetibili della parte 
vincente. L'appellante quale parte vincente ha presentato la sua nota 
professionale il 29 maggio 2017 (act. D.6), facendo valere 7.5 ore a CHF 390.00 e 
9 ore a CHF 180.00, in totale CHF 5000.40 (IVA e spese incluse). Non ha invece 
inoltrato un accordo sull'onorario, contenente in particolare la tariffa oraria pattuita 
fra l'avvocato e il cliente. Un simile accordo non risulta dalla procura presentata, 
mancando il tariffario sul retro (act. TDM.2.1). In tali casi la Corte può astenersi dal 
consultare la fattura dell'avvocato (art. 4 cpv. 1 dell'Ordinanza sulla 
determinazione dell'onorario degli avvocati del 17 marzo 2009 [Ordinanza 
sull'onorario degli avvocati, OOA; CSC 310.250]) e orientarsi invece alla tariffa 
oraria media di CHF 240.00 (cfr. l'art. 3 cpv. 1 OOA). Si giustifica perciò 
corrispondere alla richiesta d'indennizzo limitatamente in misura di 7.5 ore da CHF 
240.00 (=CHF 1800.00), oltre alle 9 ore da CHF 180.00 (=CHF 1620.00), la quale 
tariffa coincide con la prassi cantonale sulla tariffa oraria dei praticanti, e alle 
spese documentate di CHF 85.00 (act. D.6), il tutto più IVA all'8%. All'appellante 
va quindi aggiudicata un'indennità a titolo di ripetibili di complessivi CHF 3785.40 a 
pieno tacitamento di ogni sua pretesa.

pagina  20 — 20

III. La Prima Camera civile decide:

1. L'appello è parzialmente accolto. La decisione impugnata è annullata e la 
causa è rinviata al Tribunale regionale Moesa per nuova decisione.

2. Le spese della procedura d'appello di CHF 4000.00 sono poste a carico 
della Fondazione Y._____ (appellata) e sono compensate con l'anticipo 
versato dalla Fondazione X._____ (appellante). L'appellata è obbligata a 
versare i CHF 4000.00 direttamente all'appellante. Il Tribunale cantonale 
restituisce all'appellante l'eccedenza di CHF 1000.00.

3. L'appellata è inoltre obbligata a rifondere all'appellante un'indennità di CHF 
3785.40 (IVA e spese incluse) a titolo di ripetibili per la procedura d'appello.

4. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno CHF 30'000.00 
può essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 
cpv. 1 lett. b LTF. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 
Losanna 14, per scritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione 
con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per 
l'ammissibilità, il diritto al ricorso, gli ulteriori presupposti e la procedura di 
ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

5. Comunicazione a: