# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 29a6fdff-bbe7-5e9d-8ed3-e9213e68d566
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-04-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.04.2008 C-6107/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-6107-2007_2008-04-25.pdf

## Full Text

Corte II I
C-6107/2007
C-6108/2007

{T 0/2}

Sentenza del 25 aprile 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Andreas Trommer, Bernard Vaudan,
cancelliere Graziano Mordasini.

A._______ e B._______,
entrambi patrocinati dall'Avv. Yasar Ravi,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna
autorità inferiore.

Divieto d'entrata in Svizzera.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-6107/2007
C-6108/2007

Fatti:

A.
Interrogato  il  5  dicembre  2005  dalla  Polizia  cantonale  ticinese, 
A._______, cittadino rumeno nato il..., ha dichiarato di essere arrivato 
in  Svizzera  in  data  27  luglio  2005  al  fine  di  raggiungere  la  moglie 
B._______,  connazionale  nata  il...  e  la  figlia  C._______,  nata  il..., 
entrate  sul  territorio  della  Confederazione  il  18  giugno  2005  e 
soggiornanti presso una sorellastra della moglie a D._______.

L'interessato ha poi affermato che dal 1° agosto 2005 si  è trasferito 
con la famiglia  a E._______, località in cui  la figlia è stata iscritta a 
scuola,  indicando  infine  di  aver  lavorato  in  due  occasioni  come 
giardiniere,  guadagnando  Fr.  100.-,  durante  il  suo  soggiorno  in 
Svizzera.

Interrogata  a  sua  volta  dalle  autorità  di  polizia  ticinesi  in  data  4 
gennaio  2006,  B._______  ha  confermato  quanto  dichiarato  dal 
coniuge nel  suddetto  interrogatorio,  precisando nel  contempo d'aver 
lavorato per 6/7 giorni  in qualità di donna delle pulizie e affermando 
come sia lei che il marito fossero a conoscenza del fatto che, trascorso 
un periodo di 3 mesi, avrebbero dovuto lasciare la Svizzera. 

B.
Con decreti d'accusa del 26 gennaio 2006, non impugnati e cresciuti in 
giudicato il  6 marzo 2006,  la Procura Pubblica del Canton Ticino ha 
condannato  i  coniugi  F._______  a  10  giorni  di  detenzione  sospesi 
condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, in quanto ritenuti 
colpevoli  di  infrazione  alla  legge  federale  del  26  marzo  1931 
concernente la dimora e il  domicilio degli  stranieri  (vLDDS del 1931; 
CS 1 117).

Dando seguito ad una richiesta formulata in data 20 gennaio 2006 da 
A._______ e B._______ per il  tramite del Soccorso Operaio svizzero 
di  Lugano, con lettera del 24 aprile 2006 la Sezione dei permessi e 
dell'immigrazione di Bellinzona (di seguito: SPI) ha eccezionalemente 
concesso loro di soggiornare in Ticino fino al 30 giugno 2006, al fine di 
permettere alla figlia C._______ di portare a termine l'anno scolastico.

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In data 31 luglio 2006, la polizia cantonale ticinese ha constatato che 
la famiglia F._______ aveva lasciato il territorio della Confederazione.

C.
Il 28/29 agosto 2006, l'UFM ha pronunciato nei confronti di A._______ 
e  B._______  dei  divieti  d'entrata  validi  fino  al  27/28  agosto  2008. 
L'autorità inferiore ha motivato la decisione come segue: 

"Gravi infrazioni alle prescrizioni di polizia degli stranieri (soggiorno illegale)".

L'autorità  di  prima  istanza  ha  altresì  tolto  l'effetto  sospensivo  al 
ricorso.

Tali decisioni non sono state notificate agli interessati in Romania.

D.
Fermati  in  data 14 agosto 2007 dalle  guardie di  confine durante un 
controllo  alla  frontiera,  A._______  e  B._______  hanno  affermato  di 
non essere a conoscenza dell'avvenuta emanazione nei loro confronti 
di una misura di divieto d'entrata in Svizzera. La moglie ha firmato il 
rapporto  sul  controllo  alla  frontiera,  mentre  non  ha  sottoscritto  la 
dichiarazione con la quale essa rinunciava alla notifica della decisione 
di  divieto  d'entrata.  Dal  canto  suo,  il  marito  ha  firmato  entrambi  i 
suddetti documenti. 

E.
In  data  13  settembre  2007,  A._______  e  B._______,  agendo  per  il 
tramite del loro nuovo patrocinatore, sono insorti  avverso la suddetta 
decisione. Essi hanno in primo luogo rilevato come l'autorità intimata 
non avesse notificato la decisione impugnata al loro recapito all'estero 
e che le guardie di confine si erano poi rifiutate di consegnarne loro 
una copia in originale, di modo che essi non avevano potuto prendere 
conoscenza  del  contenuto  del  provvedimento  con  conseguente 
violazione  del  loro  diritto  di  essere  sentiti.  I  ricorrenti  hanno  poi 
sottolineato l'atteggiamento contraddittorio dell'autorità di prime cure, 
la quale ha atteso oltre mezzo anno (agosto 2006) prima di emanare 
una decisione di divieto d'entrata quando la situazione le era nota dal 
mese  di  gennaio  precedente,  e  dopo  che l'autorità  cantonale  aveva 
concesso  loro  un'autorizzazione  di  soggiorno  provvisoria.  Gli 
interessati  hanno inoltre osservato come il  decreto d'accusa emesso 
nei loro confronti in data 26 gennaio 2006 era stato contestato e che 

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quindi, fino a prova contraria, essi dovevano essere ritenuti innocenti. 
A._______  e  B._______  hanno  infine  rilevato  come  la  decisione 
impugnata fosse stata emanata sulla scorta di un'assunzione di prove 
irregolare  essendo  venuto  a  mancare  il  principio  del  contraddittorio 
orale e il diritto alla partecipazione dell'avvocato.

F.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
dell'11 dicembre 2007, l'UFM ha postulato la reiezione del gravame.

L'autorità  di  prime  cure  ha  in  primo  luogo  rilevato  come  l'inchiesta 
avesse permesso di accertare che i ricorrenti avevano soggiornato in 
Svizzera oltre i  tre mesi  autorizzati,  e  che il  marito  aveva esercitato 
un'attività lucrativa, commettendo così gravi infrazioni alle prescrizioni 
di polizia degli stranieri. Essa ha poi sottolineato di aver pronunciato la 
decisione  di  divieto  d'entrata  dopo  la  partenza  della  famiglia 
F._______, la quale era stata autorizzata, in via del tutto eccezionale, 
a  rimanere  in  Ticino  sino  al  30  giugno  2006.  L'UFM  ha  inoltre 
affermato  che  il  provvedimento  amministrativo  in  oggetto  era  stato 
inviato agli interessati al loro recapito in Romania tramite l'Ambasciata 
di  Svizzera  a  Bucarest,  la  quale  non  aveva  dato  seguito  all'invio, 
sottolineando  comunque  come,  al  momento  del  controllo  effettuato 
dalle  guardie  di  confine  in  data  14  agosto  2007  essi,  firmando  il 
relativo rapporto, avevano rinunciato a farsi trasmettere le decisioni di 
divieto  d'entrata  del  28/29  agosto  2006.  Il  suddetto  ufficio  ha  infine 
dichiarato  di  aver  emanato  la  propria  decisione  nel  rispetto  del 
principio del diritto di essere sentito ai sensi degli  art. 29 e 30 della 
legge federale del  20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa 
(PA, RS 172.021), e che, anche qualora vi fosse stata una violazione 
del diritto di essere sentiti,  tale vizio di forma poteva essere riparato 
nel  quadro  della  procedura  di  ricorso  davanti  al  Tribunale 
amministrativo federale.

G.
Invitati  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata,  i  ricorrenti  hanno rilevato come l'UFM non avesse prodotto 
agli atti copia delle necessaria autorizzazione ex art. 27 del Codice di 
procedura penale del canton Ticino del 19 dicembre 1994 (CPPT, RL 
3.3.3.1),  con la  quale la  Camera dei  ricorsi  penali  del  canton Ticino 
(CRP) aveva autorizzato l'autorità federale a prendere visione degli atti 
inerenti  una  procedura  penale  in  corso. Essi  hanno  poi  sottolineato 

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come  l'autorità  inferiore,  malgrado  la  mancata  trasmissione  della 
decisione  in  oggetto  per  via  diplomatica,  non  si  era  adoperata  per 
garantire  una  corretta  notifica  della  stessa,  adottando  così  un 
comportamento  arbitrario.  A._______  e  B._______  hanno  infine 
affermato che l'autorità amministrativa federale deve obbligatoriamente 
fondarsi  sulle risultanze penali  per quanto attiene l'emanazione delle 
proprie decisioni, sostenendo che l'autorità intimata, emettendo delle 
decisioni  sebbene  nessuna  condanna  fosse  stata  inflitta  nei  loro 
confronti, si era arrogata il diritto di sostituire il proprio apprezzamento 
a quello del giudice penale ritenendoli già colpevoli.

H.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del 
19 febbraio 2008, l'UFM ha ripreso le proprie allegazioni di fatto e di 
diritto.

Diritto:

1.
Riservate le eccezioni  previste all'art. 32 della legge federale del  17 
giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), 
giusta  l'art.  31  LTAF il  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito: 
TAF o il Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 
PA prese dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate dinanzi al TAF, il quale statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 
cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 della legge federale 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1°  gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione  della  vLDDS  conformemente  all'art.  125  LStr  (in 
relazione  con  la  cifra  I  del  suo  allegato),  e  di  alcune  ordinanze 
d'esecuzione quali, in particolare, in virtù dell'art. 39 dell'ordinanza del 
24 ottobre 2007 concernente la  procedura d'entrata e di  rilascio del 
visto  (OPEV, RS  142.204)  nonché  dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 

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ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, 
RS 142.201), l'ordinanza d'esecuzione del 1° marzo 1949 della legge 
federale concernente la  dimora e il  domicilio  degli  stranieri  (vODDS 
del  1949,  RU  1949  I  233),  l'ordinanza  del  14  gennaio  1998 
concernente  l'entrata  e  la  notificazione  degli  stranieri  (vOEnS,  RU 
1998 194) e l'ordinanza del 6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli 
stranieri (vOLS, RU 1986 1791).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1°  gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni  di  legge  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  amministrativo 
federale C-3912/2007 del 14 febbraio 2008 consid. 2).

La procedura in questione è stata iniziata prima dell'entrata in vigore 
della LStr; per la valutazione materiale del suddetto ricorso ci si deve 
quindi riferire alla vecchia normativa, segnatamente all'art. 13 cpv. 1 
vLDDS, come pure alle corrispondenti disposizioni d'applicazione. 

Conformemente  alla  regolamentazione  transitoria  di  cui  all'art.  126 
cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le  domande  presentate  prima 
dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della LStr è retta dal nuovo 
diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
Nella  fattispecie,  entrambi  i  ricorsi  sono  stati  inoltrati  avverso  due 
decisioni emanate dalla stessa autorità nelle medesime circostanze di 
fatto  e presentano delle conclusioni  identiche. I  ricorrenti  non hanno 
d'altronde alcun interesse contraddittorio tale da rendere necessaria la 
pronuncia  di  una  decisione  separata.  Per  dei  motivi  di  economia 
procedurale,  è  pertanto giustificato  cumulare  le  cause e  decidere  in 
una  sola  e  medesima  sentenza  (art.  4  PA  in  relazione  con 
l'art. 24 della legge federale del 4 dicembre 1947 di  procedura civile 
[PCF,  RS  273];  cfr.  DTF  131  V  59  consid.  1;  confronta  inoltre  la 
sentenza  non  pubblicata  del  Tribunale  federale  1P.779/2006  / 
1P.795/2006  del  6  febbraio  2007,  consid.  2;  FRITZ GYGI, 
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., Berna 1983, p. 63).

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4.
A._______  e  B._______,  toccati  direttamente  dalla  decisione 
impugnata,  hanno  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  loro  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

5.
Nell'atto ricorsuale, gli interessati hanno sollevato diverse eccezioni di 
natura  formale,  in  special  modo  una  violazione  del  diritto  di  essere 
sentiti, la notifica difettosa della decisione impugnata e, nella replica, 
l'assunzione di atti di natura penale senza l'autorizzazione della CRP. 
Il  Tribunale  deve  quindi  preliminarmente  esaminare  tali  conclusioni 
formali. 

5.1 I ricorrenti hanno rimproverato l'UFM di avere emanato le decisioni 
impugnate  sulla  scorta  di  un'assunzione  di  prove  irregolare,  senza 
garantire  un  contraddittorio  orale  e  la  partecipazione  dell'avvocato, 
prevalendosi quindi della violazione del loro diritto di essere sentiti.

5.1.1 Il diritto di essere sentito, la cui garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv. 2 della  Costituzione federale della  Confederazione Svizzera del 
18 aprile 1999 (Cst, RS 101), comprende il diritto per il prevenuto di 
prendere conoscenza dell'incarto (DTF 132 II  485 consid. 3, 126 I  7 
consid. 2b), di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che 
una decisione sia emessa nei suoi confronti,  di  produrre delle prove 
pertinenti,  d'ottenere  che  sia  dato  seguito  alle  sue  offerte  di  prove 
pertinenti,  di  partecipare all'amministrazione delle  prove essenziali  o 
almeno  di  poter  esprimersi  sul  suo  risultato,  allorquando  questo  è 
proprio ad influenzare la decisione da emanare (cfr. DTF 124 II  132 
consid.  2b  e  giurisprudenza  ivi  citata).  Nel  quadro  della  procedura 
amministrativa il diritto di essere sentito è consacrato dagli art. 26-28 
(diritto di esaminare gli atti),  dagli art. 29-33 (diritto di essere sentito 
strictu  sensu)  e  dall'art.  35  PA  (diritto  di  ottenere  una  decisione 
motivata). L'art. 30 cpv. 1 PA prevede in particolare che l'autorità sente 
le  parti  prima  di  prendere  una  decisione.  Si  tratta  per  la  persona 
interessata in particolare di esporre le sue argomentazioni giuridiche, 
di  fatto  o d'opportunità,  di  rispondere  alle  obiezioni  dell'autorità  e di 
determinarsi  in  merito  agli  altri  elementi  dell'incarto  (cfr. DTF 132 II 
485  consid.  3;  126  I  7  consid.  2b;  Giurisprudenza  delle  autorità 
amministrative  della  Confederazione  [GAAC]  63.66  consid.  2;  ANDRÉ 
GRISEL, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, vol. I, p. 380 segg. 

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FRITZ GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  pag.  69).  Il 
diritto  di  essere  sentito  non  conferisce  un  diritto  ad  esprimersi 
oralmente di fronte all'autorità giudicante (cfr. DTF 130 II 425 consid. 
2.1; 125 I 209 consid. 9b e riferimenti ivi citati).

5.1.2 Nella fattispecie, l'UFM non ha fornito agli interessati l'occasione 
di  esprimersi  in  merito  ai  motivi  dei  divieti  d'entrata  che  intendeva 
emanare nei loro confronti.

Ora,  secondo  una  giurisprudenza  costante  del  Tribunale  federale, 
un'eventuale violazione del diritto di essere sentito in prima istanza è 
sanata  se  l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi 
liberamente davanti  ad un'autorità  di  ricorso, a beneficio di  un vasto 
potere di cognizione (DTF 133 I 201 consid. 2.2; 130 II 530 consid. 7.3; 
127 V 431 consid. 3d/aa; 126 V 130 consid. 2b; GAAC 68.133 consid. 
2),  ciò che è il  caso nella presente procedura, in quanto il  Tribunale 
può  rivedere  sia  le  questioni  di  diritto  che  le  constatazioni  dei  fatti 
stabilite  dall'autorità  inferiore  oppure  l'opportunità  della  propria 
decisione (art. 49 PA).

L'argomentazione dei ricorrenti relativa alla violazione del loro diritto di 
essere sentiti non può pertanto essere presa in considerazione.

Si rileva infine che l'art. 6 della Convenzione del 4 novembre 1950 per 
la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, 
RS  0.101),  norma  che  garantisce  il  diritto  ad  un'equa  e  pubblica 
udienza  e  di  cui  si  prevalgono  i  ricorrenti  nei  loro  gravami,  non  è 
applicabile  in  materia  di  polizia  degli  stranieri  (cfr.  DTF  123  II  472 
consid. 4c e riferimenti ivi citati).

5.2 Quo alla  notifica  delle  decisioni  di  divieto  d'entrata,  dagli  atti  di 
causa  risulta  che  esse  sono  state  inviate  agli  interessati  al  loro 
recapito tramite l'Ambasciata di Svizzera a Bucarest, la quale non ha 
dato  seguito  all'invio  dell'UFM  (cfr.  preavviso  dell'UFM  dell'11 
dicembre  2007). Ora,  giusta  l'art.  38  PA, una  notificazione  difettosa 
non  può  cagionare  alle  parti  alcun  pregiudizio.  Nella  fattispecie, 
A._______ e B._______ hanno avuto  conoscenza dei  provvedimenti 
amministrativi in questione e del loro contenuto solo in data 14 agosto 
2007, allorquando hanno tentato di fare rientro in Svizzera. Essi sono 
stati  resi  edotti  dalle guardie di  confine elvetiche del fatto che l'UFM 
aveva emanato nei loro confronti delle decisioni di divieto d'entrata in 

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Svizzera  e  dei  motivi  che  avevano  indotto  la  suddetta  autorità  ad 
adottare  tali  provvedimenti.  Entrambi  i  ricorrenti  hanno poi  firmato  il 
relativo rapporto allestito dalle  guardie di  confine. Essi  hanno quindi 
potuto interporre tempestivamente ricorso, in modo tale da difendere 
in modo adeguato e circostanziato la loro posizione.

5.3 I ricorrenti si prevalgono infine di una violazione dell'art. 27 CPPT, 
il quale prevede che solo la CRP può permettere l'ispezione degli atti 
di  un  processo  e  l'estrazione  di  copie  a  chi  giustifica  un  interesse 
giuridico  legittimo  che  prevale  sui  diritti  personali  delle  persone 
implicate nel processo e che nella fattispecie una tale autorizzazione 
non figura agli atti.

A questo titolo giova rilevare come, giusta l'art. 5 cpv. 2 della Legge 
cantonale dell'8 giugno 1998 di applicazione alla legislazione federale 
in materia di persone straniere (LaLPS, RL 1.2.2.1),  concretizzato in 
particolare  dall'art.  13  del  relativo  regolamento  di  applicazione 
(RlaLPS-extra  CE/AELS,  RL  1.2.2.1.2),  le  autorità  amministrative  e 
giudiziarie  cantonali  nonché  i  Comuni  segnalano d'ufficio  all'autorità 
amministrativa competente tutti i casi, constatati nelle loro attività, che 
possono  dare  adito  ad  un  intervento  da  parte  dell'autorità 
amministrativa per violazione delle disposizioni concernenti le persone 
straniere. L'art. 5 cpv. 3 LaLPS prevede poi che le autorità giudiziarie 
del cantone comunicano all'autorità, una volta cresciute in giudicato, le 
sentenze, i decreti d'accusa e le misure penali concernenti le persone 
straniere.

Le competenti autorità giudiziarie cantonali erano pertanto legittimate 
a trasmettere in visione gli atti inerenti la procedura penale aperta nei 
confronti di A._______ e B._______, di modo che l'art. 27 CPPT non 
trova applicazione nella presente fattispecie. 

6.
A  titolo  preliminare  si  constata  inoltre  che  i  ricorrenti  non  hanno 
interposto opposizione avverso i decreti d'accusa del 26 gennaio 2006 
emanati nei loro confronti, i quali sono cresciuti in giudicato in data 6 
marzo  2006,  con  conseguente  condanna  a  10  giorni  di  detenzione 
sospesa  condizionalmente  per  un  periodo  di  prova  di  2  anni. 
Contrariamente  a  quanto  da  essi  sostenuto,  il  procedimento  penale 
aperto nei loro confronti è pertanto terminato.

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Giova infine rammentare che in  virtù  del  principio della  separazione 
dei  poteri  e  a  norma  di  una  consolidata  giurisprudenza,  l'autorità 
amministrativa non è vincolata dalle considerazioni del giudice penale, 
in quanto essa non persegue il medesimo scopo dell'autorità penale e 
gli  interessi  che è chiamata a salvaguardare possono differire. Nella 
misura in cui l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri 
non  persegue  il  medesimo scopo  dell'autorità  penale  e  gli  interessi 
che è chiamata a salvaguardare possono essere differenti, essa valuta 
sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla Svizzera di uno 
straniero resosi colpevole di  un reato sia necessario e opportuno. In 
effetti, se da un lato il giudice penale è tenuto a decidere in funzione 
della  migliore  prognosi  di  risocializzazione,  dall'altro  l'autorità 
amministrativa  si  prefigge  di  proteggere  la  sicurezza  e  l'ordine 
pubblico (cfr. DTF 129 II citato consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata).

Le allegazioni di  A._______ e B._______ in merito ad una presunta 
sostituzione delle  autorità  amministrative  a  quelle  penali  per  quanto 
attiene l'apprezzamento del loro comportamento sono dunque prive di 
fondamento.

7.
Secondo  l'art.  1a  vLDDS  ha  diritto  di  risiedere  in  Svizzera  ogni 
straniero che sia al  beneficio  di  un permesso di  dimora o domicilio, 
ovvero  che,  secondo  la  presente  legge,  non  abbia  bisogno  di  un 
permesso  siffatto.  Entro  tre  mesi  da  che  si  trova  in  Svizzera,  lo 
straniero  deve  notificare  il  suo  arrivo  alla  polizia  degli  stranieri  del 
luogo  dove  risiede  allo  scopo  di  regolare  le  condizioni  della  sua 
residenza. Gli stranieri venuti in Svizzera con l'intenzione di stabilirvisi 
o  di  esercitare  un'attività  lucrativa,  devono fare  questa  notificazione 
entro otto giorni,  in ogni caso prima di  assumere un impiego (art. 2 
cpv. 1, 1a e 2a frase vLDDS).

Lo  straniero  che  non  è  al  beneficio  di  alcun  permesso  può  in  ogni 
tempo essere obbligato a lasciare la Svizzera (art. 12 cpv. 1 vLDDS).

8.
L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 
indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 
degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 

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dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a frase 
vLDDS).  Fintanto  che  vale  questo  divieto,  lo  straniero  non  potrà 
varcare  il  confine,  senza  il  permesso  esplicito  dell'autorità  che  l'ha 
emanato (art. 13 cpv. 1 3a frase vLDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 vLDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo  di  controllo,  destinato  ad  impedire  che  uno  straniero 
ritorni in Svizzera all'insaputa dell'autorità (cfr. GAAC 63.38 consid. 13; 
63.1 consid. 12a e riferimenti ivi citati). Il divieto d'entrata è infatti una 
misura  di  sicurezza  il  cui  scopo  è  quello  di  prevenire  un  probabile 
perturbamento dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza e non di 
punire un determinato comportamento.

9.
Con decreti  d'accusa  del  26  gennaio  2006,  non  impugnati  e  quindi 
cresciuti  in  giudicato,  la  Procura  Pubblica  del  Canton  Ticino  ha 
riconosciuto A._______ e B._______ autori colpevoli di infrazione alla 
vLDDS,  condannandoli  a  10  giorni  di  detenzione  sospesi 
condizionalmente  per  un  periodo  di  prova  di  2  anni.  Nel  corso 
dell'interrogatorio tenutosi il 5 dicembre 2005, A._______ ha dichiarato 
di  essere  giunto  in  Svizzera  il  27  luglio  2005 soggiornandovi  senza 
interruzione  e  lavorando  in  due  occasioni  come  giardiniere,  dietro 
compenso di Fr. 100.-. Dal canto suo la moglie ha affermato che, pur 
essendo a conoscenza, come il marito, che trascorso un periodo di tre 
mesi  avrebbe  dovuto  uscire  dalla  Svizzera,  vi  ha  soggiornato 
ininterrottamente, lavorando per 6/7 giorni  come donna delle pulizie, 
senza  percepire  una  retribuzione  in  denaro  (cfr.  interrogatorio  di 
B._______ del 4 gennaio 2006). 

I  ricorrenti hanno quindi riconosciuto di avere soggiornato e lavorato 
illegalmente  in  Svizzera  senza  essere  al  beneficio  di  alcuna 
autorizzazione.  Essi  hanno  quindi  contravvenuto  alle  succitate 
prescrizioni legali che regolano la dimora e domicilio degli stranieri. In 
effetti,  le  prescrizioni  vigenti  in  materia  di  polizia  degli  stranieri 
impongono ad ogni straniero che desidera soggiornare e/o lavorare in 
Svizzera di preoccuparsi di regolare le proprie condizioni di soggiorno 
e/o lavoro, cioè di richiedere tempestivamente il  rilascio delle idonee 
autorizzazioni,  in  modo  tale  da  evitare  di  trovarsi  in  situazione 
irregolare in questo paese. Queste pratiche devono essere intraprese 
prima  di  assumere  un  impiego  (cfr.  art.  2  cpv.  1  vLDDS).  Dalle 

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considerazioni  che  precedono  e  nella  misura  in  cui  A._______  e 
B._______ non si sono rivolti alle autorità competenti per regolarizzare 
le  loro  condizioni  di  soggiorno e di  lavoro, si  constata che essi  non 
hanno  avuto  il  comportamento  che  è  giustificato  attendersi  da  ogni 
straniero che desidera dimorare in  questo paese. Secondo la  prassi 
costante tale attitudine deve essere qualificata come grave nell'ottica 
della polizia degli stranieri (GAAC 63.38 consid. 13 e 63.2 consid. 14.2 
e art. 13 cpv. 1 2a frase vLDDS).

Ne consegue che nella fattispecie i divieti d'entrata, in considerazione 
dell'aspetto  preventivo  e  di  controllo  dello  stesso  provvedimento 
amministrativo che in questa sede va sostenuto, appaiono giustificati, 
e questo indipendentemente dal soggiorno in Svizzera dei ricorrenti tra 
la loro condanna ed il  30 giugno 2006, periodo durante il  quale essi 
erano stati eccezionalmente autorizzati a restare sul territorio ticinese 
al fine di permettere alla figlia C._______ di portare a termine l'anno 
scolastico (cfr. lettera della SPI del 24 aprile 2006).

10.
Essendo  le  decisioni  di  divieto  d'entrata  in  Svizzera  confermate  nel 
loro  principio,  resta  ora  da  stabilire  se  la  durata  delle  misure  di 
allontanamento adottate dall'UFM, previste per un periodo di 2 anni, 
sono adeguate alle  circostanze del  caso concreto (cfr. art. 49 lett. c 
PA).

10.1 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 
Svizzera,  essa è tenuta a rispettare i  principi  dell'uguaglianza,  della 
proporzionalità e deve astenersi da qualsiasi arbitrio (cfr. ANDRÉ GRISEL, 
Traité de droit administratif, vol. I, Neuchâtel, 1984, pag. 348, 358 seg. 
e 364 seg;  BLAISE KNAPP,  Précis  de droit  administratif,  Basilea,  1991, 
pag. 103 seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti sono le particolarità del 
comportamento  illecito,  la  situazione  personale  dei  ricorrenti  e  una 
corretta valutazione dell'interesse pubblico e privato. In  particolare è 
necessario  che  il  provvedimento  appaia  essenziale  ed  idoneo  a 
raggiungere  lo  scopo  perseguito  dalla  misura  amministrativa  e  che 
sussista  un  rapporto  ragionevole  fra  lo  scopo  perseguito  e  la 
restrizione  alla  libertà  personale  che  ne  consegue  (DTF  130  I  65 
consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219 consid. 2c; GAAC 64.36 
consid. 4b, 63.1 consid. 12c).

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10.2 Nella fattispecie A._______ e B._______ non hanno contestato 
la fondatezza del comportamento illegale ritenuto nei loro confronti.

Le  infrazioni  di  cui  si  sono resi  protagonisti  i  ricorrenti  rivestono  un 
carattere  di  gravità  certo  in  quanto  sono espressamente  sanzionate 
dalle disposizioni penali di cui all'art. 23 cpv. 1 vLDDS. Soggiornando e 
lavorando  in  modo  illegale  in  Svizzera  essi  hanno  indiscutibilmente 
violato le  norme relative al  soggiorno ed al  domicilio  degli  stranieri. 
Giusta la prassi un tale comportamento configura una grave violazione 
alle norme di polizia degli  stranieri summenzionate (cfr. GAAC 63.38 
consid. 13 e 63.2 consid. 14.2).

Tenuto  conto  dell'insieme  degli  elementi  oggettivi  e  soggettivi  della 
causa,  il  Tribunale  ritiene  quindi  che  l'interesse  pubblico 
all'allontanamento  di  A._______ e B._______ dalla  Svizzera prevale 
su quello privato di quest'ultimi ad entrarvi. Di conseguenza, da una 
corretta valutazione degli  interessi pubblici e privati  in gioco, emerge 
che i divieti d'entrata di due anni appaiono proporzionati ed adeguati 
alle circostanze del caso concreto (art. 49 lett. c PA).

11.
Ne discende che l'UFM con decisioni del  28/29 agosto 2006 non ha 
violato il diritto federale, nè abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

12.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vengono  poste  a 
carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del 
regolamento dell'11 dicembre 2006 sulle tasse e sulle spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto. 

2.
Le spese processuali, di Fr. 1'000.-, sono poste a carico dei ricorrenti e 
sono computate con gli anticipi versati in data 29 ottobre 2007. Il saldo 
di Fr. 400.- è restituito ai ricorrenti.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrenti  (Raccomandata;  allegato:  foglio  di  informazione  per  il 
rimborso)

- autorità inferiore (incarto 2 212 255 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarti cantonali di ritorno) 

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Data di spedizione:

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