# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c953fa02-2b37-54c1-8b27-5c32343f3b39
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-12-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 29.12.2021 52.2021.183
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2021-183_2021-12-29.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2021.183

   

  	
  Lugano

  29 dicembre 2021    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia Verzasconi, presidente,

  Matteo Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara Maspoli

  

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio
2021 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  (titolare
  della ditta individuale RI 1, ),

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 31 marzo 2021 (n. 1573) del
  Consiglio di Stato che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la risoluzione del 20 luglio 2020 dell'Ufficio dell'ispettorato del
  lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia in materia di sanzione
  pecuniaria nell'ambito della LDist (mancato rispetto delle condizioni
  salariali);

  

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

A.   La ditta individuale RI
1 (con sede a Lugano), di cui F________ è titolare, è attiva nel settore dei
trattamenti estetici (manicure, pedicure, cura di ciglia e sopracciglia, trucco
permanente), segnatamente nel campo dell'onicotecnica e affini (cfr. tabella
sub doc. 3 allegato alla risposta dell'autorità dipartimentale al Governo). 

Nell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni lavorative
e salariali dei lavoratori impiegati nella ditta, il 17 gennaio 2020 l'Ufficio
dell'ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia
(UIL) ha invitato la ditta a fornire, tra l'altro, una lista (debitamente
compilata) del personale occupato nei mesi da ottobre 2019 a gennaio 2020, come
pure copia dei loro contratti di lavoro, rendiconti di lavoro e conteggi
salariali. 

B.   Dopo aver analizzato
la documentazione prodotta, l'UIL ha constatato che la retribuzione minima non
era stata rispettata. Il 22 maggio 2020 ha
quindi intimato alla suddetta un rapporto, prospettandole l'adozione di
una sanzione amministrativa giusta l'art. 9 della legge federale concernente le
misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi
previsti nei contratti normali di lavoro dell'8 ottobre 1999 (legge sui
lavoratori distaccati; LDist; RS 823.20) per inosservanza del salario minimo
prescritto dal contratto normale di lavoro per i saloni di bellezza (CNLE),
entrato in vigore il 1° aprile 2010. In particolare, ha rimproverato alla ditta di aver versato a tre dipendenti (N__________,
G__________ e R__________), nel periodo compreso tra ottobre 2019 e gennaio
2020, un salario inferiore (fr. 23'680.- complessivi) a quello minimo (fr. 28'355.09
complessivi) prescritto (differenza complessiva di fr. 4'675.09). 

Raccolte le sue osservazioni, il 20 luglio 2020 l'autorità cantonale le
ha inflitto una multa di fr. 7'480.15. La decisione è stata resa sulla base
degli art. 1 cpv. 2 e 9 cpv. 2 lett. f e g LDist, nonché 3 lett. d e 9 del
regolamento della legge d'applicazione
della LDist e della legge federale concernente
i provvedimenti in materia di lotta contro il lavoro nero del 24
settembre 2008 (RLLDist-LLN; RL 843.310). 

 

 

                                  C.   Con giudizio del 31 marzo
2021, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dalla RI 1.

Confermata l'applicabilità del CNLE anche alle onicotecniche, l'Esecutivo
cantonale ha in sostanza ritenuto che vi
fossero gli estremi per infliggere una sanzione pecuniaria in virtù dei motivi
addotti dall'UIL, considerando la decisione impugnata conforme al principio
della proporzionalità. 

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, la soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento.

La ricorrente rileva anzitutto che la sua attività è nata come negozio di
onicotecnica e non come salone di bellezza ai sensi del CNLE, tant'è che
inizialmente non vi avrebbe lavorato alcuna estetista. Nega quindi la
violazione addebitatale e la conseguente sanzione inflittale. Da un lato, contesta
l'applicabilità del CNLE - che sarebbe stato adottato per tutelare le estetiste
- alle onicotecniche, che fornirebbero servizi totalmente diversi e la
cui formazioni sarebbe molto più breve e superficiale. Due delle sue tre
dipendenti non sarebbero dunque assoggettate al CNLE. Per l'unica estetista
impiegata nega d'altro canto di avere agito negligentemente, ammettendo
unicamente un errore di calcolo, che sarebbe poi stato corretto mediante
rimborso della differenza. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di
Stato che il Dipartimento, quest'ultimo con argomentazioni di cui si dirà, se
necessario, in seguito. 

 

 

                                  F.   In sede di replica, la
ricorrente si è riconfermata nelle sue tesi e conclusioni, chiedendo
l'annullamento sia della decisione governativa che di quella dipartimentale. 

In duplica l'UIL, tenuto conto della reintegrazione salariale (che, pur essendo
stata ripetutamente invocata, sarebbe stata dimostrata soltanto davanti al
Tribunale e che comunque non assolverebbe la datrice di lavoro), ha chiesto il
parziale accoglimento del ricorso nel senso di ridurre l'importo della sanzione
a fr. 7'270.90. 

 

 

Considerato,                  in diritto

 

                                   1.   La competenza di questo Tribunale è data dall'art. 9 cpv. 1 della legge
d'applicazione della LDist e della legge federale concernente i provvedimenti
in materia di lotta contro il lavoro nero dell'11 marzo 2008 (LLDist-LLN; RL 843.300).

Occorre precisare che la ricorrente è F__________, la ditta individuale (RI 1)
di cui è titolare non avendo personalità giuridica, né capacità di essere
parte. Legittimata ad agire è infatti solo la sua titolare, quale persona
fisica (cfr. STA 52.2019.307 del 4 maggio 2020 consid. 1.1 e rif.). La
denominazione della ricorrente può pertanto essere rettificata senza ulteriori
formalità (cfr. DTF 142 III 787 consid. 3.2.1) e la sua legittimazione attiva,
in quanto personalmente e direttamente toccata dal giudizio impugnato di cui è
destinataria quale titolare della ditta, va senz'altro ammessa (art. 65
cpv. 1 della legge sulla procedura
amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il gravame,
che è inoltre tempestivo (art. 68 cpv. 1
LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). Neppure le parti
sollecitano invero l'assunzione di particolari prove.

 

 

                                   2.   2.1. Per ovviare ai rischi di dumping salariale e sociale che avrebbero
potuto essere causati dal distacco di lavoratori in Svizzera da parte di
prestatori di servizi europei a seguito dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
(ora: Unione) europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione
delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), il legislatore
svizzero ha adottato quali misure di accompagnamento la legge sui lavoratori
distaccati e gli art. 360a segg. CO (DTF 143 II 102 consid. 2.1 e 2.2;
STF 2C_928/2018 dell'11 settembre 2019 consid. 2.1). 

2.2. Secondo l'art. 360a cpv. 1 CO, entrato in vigore il 1° luglio 2004,
qualora in un ramo o in una professione vengano
ripetutamente e abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali per il
luogo, la professione o il ramo e non sussista un contratto collettivo di
lavoro con disposizioni sui salari minimi al quale possa essere conferita
obbligatorietà generale, su richiesta della Commissione tripartita di cui
all'articolo 360b
CO, l'autorità competente può stabilire un contratto normale di lavoro di
durata limitata che preveda salari minimi differenziati secondo le regioni e
all'occorrenza il luogo allo scopo di combattere o impedire abusi.

2.3. La legge sui lavoratori distaccati,
parimenti entrata in vigore il 1° luglio 2004, disciplina, giusta il suo art. 1
cpv. 1, le condizioni lavorative e salariali minime per i lavoratori che un
datore di lavoro con domicilio o sede all'estero distacca in Svizzera, affinché
essi per un periodo limitato: forniscano una prestazione lavorativa per conto
e sotto la sua direzione nell'ambito di un rapporto contrattuale concluso con
il destinatario della prestazione (lett. a) oppure lavorino in una succursale o
in un'azienda che fa parte del gruppo imprenditoriale del datore di lavoro
(lett. b).

Il 1° gennaio 2013 è entrato in vigore l'art. 1 cpv. 2 prima frase LDist,
secondo cui la legge sui lavoratori distaccati disciplina parimenti il
controllo dei datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera e le
sanzioni applicabili a tali datori di lavoro, qualora questi violino le
disposizioni sui salari minimi prescritte in un contratto normale di lavoro ai
sensi dell'articolo 360a CO. Con la
modifica legislativa è inoltre stata introdotta la possibilità di sanzionare il
mancato rispetto dei salari minimi previsti dal contratto normale di lavoro
(cfr. art. 9 cpv. 2 lett. c LDist in vigore fino al 31 marzo 2017 e 9 cpv. 2
lett. f LDist in vigore dal 1° aprile 2017). Il legislatore ha quindi voluto
estendere il controllo e le sanzioni delle disposizioni sui salari minimi
previsti dai contratti normali di lavoro dell'art. 360a CO a tutti i
datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera, non solo a quelli con
sede all'estero che distaccano lavoratori in Svizzera (cfr. STF 2C_928/2018
citata consid. 2.3, 4C_3/2013 del 20
novembre 2013 consid. 8.2, in: RtiD II-2014 pag. 317 segg.). 

 

2.4. Allo scopo di
disciplinare il settore degli istituti di bellezza, il 24 marzo 2010 il Canton Ticino ha adottato un contratto normale di
lavoro (CNLE), entrato in vigore il 1° aprile 2010 per la durata di due anni
(cfr. FU 24/2010 del 26 marzo 2010 e art.
5 CNLE), in seguito ripetutamente aggiornato e prorogato, l'ultima volta fino
al 31 dicembre 2023 (cfr. BU 54/2020 del 13 novembre 2020).

Inizialmente il campo di applicazione di tale contratto era limitato agli
istituti di bellezza, le cui attività di estetista comprendono i massaggi del
viso, i servizi di manicure e pedicure, le cure estetiche, ecc. ad esclusione
delle attività di podologhi. Ritenuto che alcune estetiste sfuggivano
all'applicazione del CNLE in quanto impiegate in strutture o aziende la cui
attività preponderante non è quella di estetista, con decreto del 30 gennaio
2013 il Consiglio di Stato ha esteso il campo di applicazione del CNLE a tutte
le estetiste, qualsiasi sia la struttura o l'azienda dove sono impiegate (cfr.
BU 5/2013 del 1° febbraio 2013). Campo di applicazione, questo, che corrisponde
a quello previsto dall'art. 1 del CNLE attualmente in vigore (di tenore sostanzialmente
analogo a quello vigente all'epoca del controllo). L'art.
2 CNLE - nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2019 e quindi anche al momento del controllo
- disponeva in particolare che il
salario orario minimo di base era di fr. 18.15 (cfr. FU 101/2018 del 18
dicembre 2018), precisando che al salario
orario di base andavano aggiunte le indennità per le vacanze (8.33% per 4
settimane e 10.64% per 5 settimane) e per i giorni festivi (3.6% per 9 giorni)
e specificando che il pagamento del salario a provvigione era possibile solo se
attuato a partire dal salario minimo. Questo salario - vincolante (cfr. art.
360d cpv. 2 CO e FU 24/2010,
BU 5/2013 e FU 101/2014 del 19 dicembre 2014) - è stato aumentato a far tempo
dal 1° gennaio 2021 a fr. 19.00 (cfr. BU 54/2020), senza che ciò sia comunque
qui di rilievo. 

 

 

                                   3.   3.1. Come accennato in
narrativa, nell'ambito del controllo effettuato, sulla base della
documentazione fornita, l'autorità dipartimentale ha riscontrato che la ditta non
aveva rispettato il salario minimo prescritto dal CNLE nei confronti di tre
collaboratrici. In particolare, nel periodo compreso tra ottobre 2019 e gennaio
2020, queste ultime (due delle quali impiegate all'80% nella misura di 33.6 ore
settimanali e una al 55% per 23 ore settimanali) sarebbero state retribuite con
uno stipendio di fr. 23'680.- lordi
allorquando il minimo previsto dal CNLE sarebbe stato di fr. 28'355.09. Da cui
un ammanco complessivo di fr. 4'675.09 (pari a - 16.49%). Sulla base di tali
riscontri, l'UIL - dopo aver raccolto le
osservazioni dell'interessata - le ha quindi inflitto una sanzione
amministrativa di fr. 7'480.15. 

L'Esecutivo cantonale ha dal canto suo avallato le tesi dell'UIL, confermando
l'applicabilità in concreto del CNLE e ritenendo giustificata la sanzione
inflitta. 

3.2. L'insorgente nega anzitutto che il suo "negozio di
onicotecnica" possa essere considerato un "salone di bellezza".
Sostiene che in quest'ultimo debba lavorare almeno un'estetista diplomata, ciò
che non sarebbe stato il caso per il suo "negozio" al momento dell'apertura
nel 2017 (cfr. ricorso, pag. 1). La tesi è del tutto priva di fondamento, già
soltanto perché determinante non può che essere la situazione esistente nel
periodo oggetto del controllo effettuato dall'autorità competente (ottobre 2019
- gennaio 2020), durante il quale è incontestato che la ricorrente avesse alle
sue dipendenze anche un'estetista diplomata (R__________; cfr. ricorso, pag. 3).
Risulta peraltro dagli atti che l'Ufficio federale di statistica ha
classificato la ditta dell'insorgente con il codice NOGA (nomenclatura generale
delle attività economiche) 960202, corrispondente ai saloni di bellezza (cfr.
all. 4 al ricorso, pag. 15). Nel vuoto cadono dunque le relative censure
sollevate nel gravame. Del resto, nonostante l'indicazione contenuta nei
documenti prodotti con il ricorso (all. 2, licenza edilizia del 13 novembre
2017 per il cambio di destinazione e risoluzione del 30 gennaio 2018
dell'Ufficio di sanità che accorda l'agibilità dei locali), l'azienda della
ricorrente non può manifestamente essere considerata un "negozio di
onicotecnica", ritenuto come l'attività ivi svolta non si limiti a quella tipica
di un negozio, ossia la vendita al dettaglio di prodotti finiti, ma consista
nella prestazione di un servizio ai clienti (giuridicamente qualificabile quale
contratto di appalto ai sensi dell'art. 363 segg. CO; cfr. anche risposta
dell'UIL, pag. 4, con riferimento all'art. 2 della legge sull'apertura dei
negozi del 23 marzo 2015 [LAN; RL 945.200]). 

3.3.

3.3.1. Riproponendo la censura sollevata senza successo davanti alle istanze
inferiori, la ricorrente contesta poi l'assoggettamento al CNLE di N__________
e G__________ che, in quanto semplici onicoteniche, avrebbero una formazione e
offrirebbero servizi del tutto diversi rispetto a un'estetista. 

 

                                         3.2.2. Come visto, sin
dalla sua adozione nel 2010, il CNL qui in discussione è applicabile ai saloni
di bellezza, le cui attività di estetista comprendono i massaggi del viso,
i servizi di manicure e pedicure, le cure estetiche, ecc. (cfr. FU 24/2010;
cfr. anche art. 1 CNLE). Pur volendo dare atto all'insorgente che l'espressione
"attività di estetista" potrebbe lasciar intendere che il CNLE tuteli
esclusivamente le attività che, all'interno di saloni di bellezza, sono eseguite
da estetiste, occorre ritenere che ciò non corrisponda al senso del CNLE.
Quest'ultimo è infatti stato manifestamente adottato a tutela del personale che
svolge i trattamenti cosmetici all'interno di un salone di bellezza, elencati
in modo esemplificativo all'art. 1 CNLE (in base alla definizione dell'attività
secondo la nomenclatura generale delle attività economiche; cfr. 93.02B NOGA
2002 e 960202 NOGA 2008, espressamente menzionati nella predetta norma). E ciò
indipendentemente dal fatto che si tratti di estetiste o di altre figure
professionali affini. L'unica eccezione prevista riguarda le attività di
podologhi, da sempre espressamente escluse dal campo di applicazione del CNLE
(cfr. FU 24/2010 del 26 marzo 2010 e successive versioni). Peraltro, come
rettamente ricordato dall'UIL, in caso di dubbio, il quesito di sapere se un
determinato rapporto di lavoro rientri nel campo di applicazione di un CNL o
meno deve essere valutato sulla base della natura di tale rapporto e dello
scopo di protezione del lavoratore perseguito dal CNL (cfr. STF 2C_928/2018
dell'11 settembre 2019 consid. 5.2). 

A torto la ricorrente sostiene che il CNL in discussione non escluda
espressamente le onicotecniche per il semplice fatto che, all'epoca della sua
adozione (2010), la loro professione non era ancora così diffusa (cfr. ricorso,
pag. 2): se il Consiglio di Stato avesse voluto adattare la regolamentazione al
loro aumento sul mercato e decretarne il non assoggettamento al CNLE avrebbe
infatti avuto molteplici occasioni per farlo, non foss'altro che
contestualmente a una delle svariate successive proroghe o modifiche del
contratto. 

Se quest'ultimo si fosse da sempre rivolto (soltanto) alle estetiste, non ci
sarebbe inoltre stato bisogno di estendere espressamente il suo campo di
applicazione a tutte le estetiste qualsiasi sia la struttura o l'azienda
dove sono impiegate, come invece avvenuto nel 2013 (cfr. art. 1 CNLE). È
ben vero che lo scopo di questa modifica - valida anche al momento del
controllo all'origine del presente procedimento (cfr. BU 11/2015 del 13 marzo
2015, BU 6/2018 del 2 febbraio 2018 e BU 54/2020) - era quello di evitare che
alcune estetiste sfuggissero all'applicazione del CNLE soltanto perché
impiegate in strutture o aziende la cui attività preponderante, a differenza dei
saloni di bellezza, non era quella di estetista (cfr. BU 5/2013). Se si è però resa
necessaria la suddetta precisazione (piuttosto che una modifica redazionale che
non menzionasse più i saloni di bellezza ma soltanto le estetiste) è proprio
perché il CNL intende assoggettare in primis i saloni di bellezza in
quanto tali e le attività in essi svolti, a prescindere dalle qualifiche delle proprie
dipendenti. E ciò nel pieno rispetto dell'art. 360a cpv. 1 CO, che
precisa che i CNL di durata limitata prevedono salari minimi differenziati
secondo le regioni e all'occorrenza il luogo, senza esigere, pur non
escludendola, la presa in considerazione della qualifica, della formazione e
dell'esperienza dei lavoratori (cfr. sentenza ATA/1447/2017 del 31 ottobre 2017
della Corte di giustizia ginevrina, consid. 4c). A un'evoluzione del tutto
analoga si è del resto assistito nel Canton Ginevra, dove il 28 agosto 2007 è
stato adottato un CNL per il settore dell'estetica che, a dimostrazione della
necessità di tutelare tutto il ramo e non soltanto le estetiste diplomate,
includeva espressamente nel suo campo di applicazione sia le estetiste che le
onicotecniche esercitanti in saloni di bellezza (cfr. art. 1), le quali peraltro
godevano del medesimo salario minimo. Là, come in Ticino, si è poi sentito il
bisogno di estendere l'applicabilità del nuovo CNL valido per il settore
(adottato il 18 dicembre 2012) anche alle estetiste e alle onicotecniche impiegate
nei saloni di parrucchieri e in ogni altra azienda (cfr. modifica del 3
dicembre 2015), precisando peraltro che il salario minimo era dovuto anche in
assenza di una formazione professionale o di esperienza utile all'impiego (ritenuto
che successivamente sono stati introdotti salari distinti). Ecco dunque perché
non è decisivo il fatto che le onicotecniche abbiano una formazione diversa e
meno approfondita delle estetiste (con certificato federale di capacità), che
può apparentemente durare anche solo alcuni giorni (cfr., ad esempio, il corso
tenuto dalla stessa ricorrente per l'associazione delle estetiste della
Svizzera italiana, http://www.

aesi.ch/wp-content/uploads/2019/02/Formazione-onicotecnica.pdf; cfr. pure all.
5, 6 e 7 al ricorso). Al riguardo va comunque puntualizzato che esistono pure scuole
private che in breve tempo (6-12 mesi) formano estetiste (cfr. www.orientamento.ch).
Del resto, quello qui in discussione è il CNL "per i saloni di bellezza"
e non "per le estetiste" (ritenuto che dall'acronimo con cui viene
abitualmente indicato, in cui la lettera finale sta verosimilmente proprio per
estetiste, nulla si può di per sé dedurre). L'attività delle onicotecniche - che
si occupano della ricostruzione delle unghie di mani e piedi (ricorso al
Governo, pag. 1) e che, per ammissione stessa della ricorrente, effettuano
anche manicure e pedicure (seppur asseritamente di natura diversa rispetto a
quelle eseguite da un'estetista; cfr. replica al Governo, pag. 2) - rientra
quindi senz'altro tra quelle elencate in maniera non esaustiva all'art. 1 CNLE.
Ne discende che è a ragione che le precedenti istanze hanno ritenuto che N__________ e G__________ - la cui attività
non ricade del resto in nessun'altra categoria NOGA - siano assoggettate al
CNLE.

3.4. La ricorrente, che non nega di avere versato a R________ un salario
inferiore al minimo previsto dal CNLE, contesta inoltre la sussistenza
dell'infrazione nei confronti di questa dipendente, spiegando che si sarebbe
trattato di un semplice errore di calcolo, non attribuibile a negligenza, successivamente
corretto corrispondendo alla dipendente la differenza dovutale (cfr. ricorso, pag.
3). L'argomentazione non può essere seguita, già soltanto perché, per essere
certa del calcolo da effettuare per trasformare il salario orario minimo
secondo il CNLE in salario mensile fisso, la ricorrente avrebbe semmai potuto
rivolgersi all'UIL (che lo ha pure pubblicato sul suo sito, cfr. all. 4 al
ricorso, pag. 17; cfr. pure https://www4.ti.ch/fileadmin/DFE/DE-UIL/varie/vademecum_CNL.pdf),
o anche solo all'associazione cantonale delle estetiste (cfr. pure all. 7 al
ricorso, pag. 11 in fine). Se non lo ha fatto (ciò che è manifesto), la
sua leggerezza non può che essere considerata una negligenza. Sostenendo la sua
tesi, l'insorgente dimentica inoltre che determinante è la situazione esistente
al momento del controllo effettuato dall'autorità competente (cfr. STA
52.2019.206 del 25 settembre 2020 consid. 4.4 e rif.), di modo che eventuali
reintegrazione salariali avvenute successivamente non permettono certo di
ritenere che l'infrazione non sia stata commessa né di sanarla. Pur non assolvendo
la ricorrente, l'avvenuto versamento della differenza di salario - peraltro già
comprovato davanti al Governo (cfr. conteggio allegato alla replica),
contrariamente a quanto ritenuto dall'UIL (cfr. risposta, pag. 5, e duplica,
pag. 2) - va però tenuto in debito conto, con effetto attenuante, nella
commisurazione della sanzione. 

3.5. Ferme queste premesse, lo
stipendio versato (fr. 23'680.- complessivi)
alle tre citate collaboratrici (N__________, G__________ e R__________) nel
periodo compreso tra ottobre 2019 e gennaio 2020 risulta effettivamente inferiore
al salario mensile minimo lordo prescritto dal CNL di categoria. Salario che -
come indicato dall'UIL - ammonta a fr. 28'355.09 complessivi (fr. 18.15 all'ora x le rispettive ore settimanali di
lavoro x 4.33 settimane al mese x 4 mesi, secondo gli incontestati calcoli
indicati nella tabella allegata alla decisione dell'UIL), con un ammanco
complessivo di fr. 4'675.09 (pari a - 16.49%). Ne discende che, per quanto riguarda la materialità dell'infrazione,
la decisione impugnata non presta il fianco ad alcuna critica.

                                   4.   Appurata la realizzazione
dell'infrazione, resta ora da verificare l'entità della sanzione inflitta alla
ricorrente. 

4.1. Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. f LDist, l'autorità cantonale
competente può, per infrazioni alle disposizioni sui salari minimi prescritte
in un contratto normale di lavoro ai sensi dell'art. 360a CO commesse da
datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera, pronunciare una sanzione
amministrativa che preveda il pagamento di un importo sino a fr. 30'000.-.

Secondo l'art. 9 cpv. 3 LDist, l'autorità che pronuncia una sanzione
notifica una copia della sua decisione all'organo di controllo paritetico
competente ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 lett. a, come pure alla SECO, la quale
tiene un elenco - pubblico - delle imprese a cui è stata inflitta una sanzione
mediante decisione passata in giudicato. 

4.2. La commisurazione dell'entità della sanzione dipende dalle
circostanze oggettive e soggettive che caratterizzano il caso di specie. Deve
in particolare tenere debitamente conto della gravità
della violazione e della colpa, degli antecedenti dell'interessato, oltre che
del principio della proporzionalità (cfr. sentenza Verwaltungsgericht Bern dell'8 febbraio 2016, in: BVR
2017 pag. 255 consid. 6.3; cfr. anche STA 52.2016.337 del 1° febbraio 2017
consid. 5.2).

4.3. In concreto, il Governo, considerando come la formula applicata
dall'autorità dipartimentale per commisurarne l'ammontare tenesse conto, seppur
in maniera schematica, delle principali circostanze che possono ricorrere nei
casi di infrazione alle disposizioni sui salari minimi, ha confermato la multa
di fr. 7'480.15 inflitta dall'UIL, ritenendola adeguata alla gravità oggettiva
dell'infrazione commessa e alla colpa della ricorrente. 

La multa inflitta appare infatti tutto
sommato correttamente commisurata alle circostanze oggettive e soggettive che
caratterizzano il caso di specie, così come essenzialmente indicato dall'UIL in
corso di procedura. Da un lato, la violazione della legge da parte
dell'insorgente non va certo sottovalutata, dal momento che riguarda tutte e
tre le sue dipendenti, che sono state retribuite con uno stipendio mensile che presentava una differenza complessiva - non
trascurabile - del 16.49% rispetto al minimo
previsto dal CNLE, ritenuto che, con la sola eccezione di R__________ (- 2.63%),
lo scarto individuale ha superato il 20%. Neppure può essere trascurato
che l'infrazione, così come accertata dall'autorità di prime cure, si è
protratta per quattro mesi e ha comportato per l'azienda un risparmio di fr. 4'675.09.
Non giova poi all'insorgente l'aver
continuato a negare, ancora in questa sede, gli addebiti mossi nei suoi
confronti, dimostrando così di non avere preso coscienza del suo errore.
Contrariamente a quanto ritenuto dalle precedenti istanze, occorre però tenere
in debita considerazione il fatto che, per una delle dipendenti (invero quella
che aveva patito il danno minore), la differenza di salario sia stata successivamente
corrisposta. Ciò non toglie comunque che le altre due impiegate abbiano subito
un danno economico di fr. 2'242.43 ciascuna. Ne discende che, tenuto anche
conto dell'incensuratezza della ricorrente, la multa di fr. 7'480.15
inflittale dall'UIL e confermata dal Governo - che ha
omesso di considerare l'avvenuta parziale reintegrazione salariale - risulta eccessiva e va ridotta a fr. 7'270.90, come sostenuto per
finire anche dall'UIL (cfr. duplica, pag. 3). Importo, questo, che corrisponde
a quanto risulta applicando le raccomandazioni emanate dalla SECO nell'aprile
2017 (cfr. punti 1.2 e 1.4), le quali mirano a garantire un trattamento equo
delle imprese (cfr. STA 52.2020.2 del 2 dicembre 2020 consid. 4.3; sentenza del
Tribunale amministrativo del Canton Berna n. 100.2019.16 del 16 ottobre 2019
consid. 5.2 e 5.3; cfr. pure sentenza del Tribunale cantonale del Canton
Friburgo n. 603 2019 93 del 30 settembre 2020; cfr. Pärli, op. cit., n. 11 ad art. 9). Oltre che essere
contenuta nei limiti concessi dalla legge, tale sanzione risulta rispettosa del
principio della proporzionalità e
tiene debitamente conto della gravità oggettiva dell'infrazione rimproverata all'insorgente, nonché del grado di
colpa ad essa ascrivibile.

                                   5.   5.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere parzialmente accolto e la decisione
dell'UIL, così come quella del Consiglio di Stato che la tutela, riformata nel
senso che la multa inflitta è ridotta a fr. 7'270.90. 

5.2. Ritenuto che il gravame non appariva
totalmente infondato, già soltanto poiché il Governo ha effettivamente omesso
di tenere conto dell'avvenuta reintegrazione salariale, la domanda di assistenza
giudiziaria, accertata la precaria situazione finanziaria dell'insorgente, va
accolta (art. 2 e 3 della legge sull'assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio del 15 marzo 2011; LAG; RL 178.300).
Non si prelevano dunque né tassa di giustizia né spese. Neppure si assegnano
ripetibili all'insorgente, che non si è fatta assistere da un legale (art. 49
cpv. 1 LPAmm). 

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
parzialmente accolto. 

Di conseguenza, la decisione
(n. 1573) del Consiglio di Stato del 31 marzo 2021 e quella dell'Ufficio
dell'ispettorato del lavoro del 20 luglio 2020 sono riformate nel senso che la
multa inflitta è ridotta a fr. 7'270.90. 

 

 

2.   La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.

 

 

3.   Non si prelevano né
tassa di giustizia né spese. Non si assegnano ripetibili. 

 

 

4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  5.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La vicecancelliera