# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8dc470ff-8a02-5452-a93a-02a33ea4b632
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.10.2011 32.2011.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-99_2011-10-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.99

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  17 ottobre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1970, di formazione ingegnere, ma, da ultimo, attivo, per pochi mesi dopo
una lunga assenza dal mondo del lavoro, in qualità di impiegato d’ufficio, in
data 19 marzo 2010 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di
prestazioni AI per adulti, a seguito di “malattia psichica” (doc. 1/1-9).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
a cura del centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS) (doc. 27),
l’Ufficio AI, con progetto di decisione del 14 dicembre 2010 (doc. 32/1-5), poi
confermato con decisione del 18 febbraio 2011, ha negato il diritto alla rendita, non presentando l’interessato un grado di invalidità
pensionabile (doc. A2).

                               1.2.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata
e chiedendo che “con effetto a far tempo dall’insorgere della propria
incapacità lavorativa (gennaio 2000), essendo dati i presupposti per una
domanda tardiva, con un grado di invalidità del 100%, all’assicurato è
riconosciuto un diritto ad una rendita di invalidità intera; rispettivamente,
con un grado di invalidità compreso tra il 40% e il 50%, a far tempo dal mese
di dicembre 2010, all’assicurato è riconosciuto un diritto ad un quarto di
rendita d’invalidità” (doc. I).

                                         L’avv. RA
1 ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore ha contestato la decisione dell’amministrazione, criticando la
valutazione peritale psichiatrica del CPAS, la quale giunge a delle conclusioni
in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurato in netto contrasto
con quanto attestato dagli psichiatri curanti, dr. __________, prima e dr.ssa __________,
poi.

                                         L’avv. RA
1 ha inoltre considerato la perizia del CPAS inaffidabile, nella misura in cui
ha ritenuto l’assicurato inabile al lavoro solo a partire dal 2008, senza
tuttavia approfondire i motivi che avevano spinto l’interessato, nel 1999, ad
abbandonare lavoro e famiglia per trasferirsi alle __________, prima e in __________,
poi, quale guida turistica. 

                                         A mente
del legale, “soffrendo l’assicurato di pregiudizi rilevanti alla propria psiche
così come altri membri della sua famiglia, a priori non può essere escluso che
già nel 1999 la scelta presa da quest’ultimo di lasciare il proprio paese, la
propria famiglia ed il proprio lavoro, non sia già stata imposta da
ragionamenti di una mente malata”.

                                         Il
patrocinatore ha pure contestato il metodo generale del raffronto dei redditi
utilizzato dall’amministrazione per calcolare il grado di invalidità dell’assicurato,
facendo presente che l’interessato, dopo essere rientrato in Ticino, si è
isolato in casa dal 2000 al 2006 e, nel 2007, “siccome anche sollecitato dai
familiari e dal proprio medico curante, ha tentato un reinserimento nel mondo
del lavoro; dapprima come aiuto cucina e poi come impiegato di ufficio. A causa
dei propri pregiudizi psichici, entrambi questi tentativi sono miseramente
falliti già solamente dopo qualche mese. Da allora, e meglio a far tempo dal
mese di novembre 2007, l’assicurato non ha più esercitato alcuna attività
lavorativa ritornando, in pratica, nuovamente ad isolarsi dall’intera società”.

                                         Alla luce
di questi elementi, a mente del legale l’Ufficio AI avrebbe dovuto determinare
il grado di invalidità dell’interessato utilizzando “il metodo specifico del
confronto dei campi di attività”. 

                                         Secondo
il patrocinatore, difatti, “considerato che l’assicurato, all’insorgere del
danno alla salute, non esercitava un’attività lavorativa, di primo acchito il
metodo utilizzato dall’amministrazione per determinare il grado di invalidità
non appare corretto se non perlomeno in contrasto con la situazione di fatto
considerata per determinare la sua incapacità lavorativa”. Infine, anche
volendo considerare il metodo generale del raffronto dei redditi, il legale ha
contestato sia il reddito da valido calcolato dall’amministrazione – senza
prendere contatto con l’ultimo datore di lavoro presso il quale l’assicurato è
stato attivo nella sua qualità di ingegnere dei materiali, ditta __________ SA
– sia quello da invalido – al quale non è stata applicata alcuna riduzione
percentuale (doc. I).

                                      

 

                               1.3.   In data 29
marzo 2011, il patrocinatore ha trasmesso al TCA il certificato municipale per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (doc. V). 

                                      

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta - dopo avere rilevato la correttezza sia della valutazione medica dei
medici del CPAS, sia di quella economica - ha tuttavia rilevato che “ritenuto
come l’assicurato abbia inoltrato la propria domanda AI nel corso del mese di
marzo 2010, quest’ultimo ha pertanto diritto ad una rendita intera di
invalidità (grado AI pari al 100%) limitatamente al periodo che va dal 1°
settembre 2010 (art. 29 cpv. 1 LAI) al 31 gennaio 2011 (art. 88a cpv. 1 OAI)”, postulando,
sotto questo profilo, un parziale accoglimento del ricorso (doc. VI + 1-2).

                                      

 

                               1.5.   In data 19
aprile 2011 il patrocinatore dell’assicurato ha ribadito le richieste
ricorsuali, chiedendo che all’assicurato venga riconosciuto il diritto ad una
rendita intera di invalidità perlomeno a partire dal mese di marzo 2005 (doc.
VIII).

 

                                         Questo
scritto dell’assicurato è stato trasmesso all’amministrazione (doc. IX), con la
facoltà di presentare eventuali osservazioni scritte.

 

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

                                      

                               2.3.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni
I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.4.   Nel caso di
specie, l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di
salute dell’assicurato, ha affidato al Centro peritale per le Assicurazioni
Sociali (CPAS) di Bellinzona l’incarico di eseguire una perizia psichiatrica.

 

                                         Nel
rapporto peritale dell’11 novembre 2010, il dr. __________, specialista FMH in
psichiatria e psicoterapia, medico Capo Clinica del Centro peritale e il dr. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia e Direttore del Centro peritale,
hanno ritenuto che l’assicurato sia affetto da “sindromi e disturbi dovuti
all’uso di sostanze psicoattive multiple, sindrome psicotica schizofrenosimile
prevalentemente allucinatoria (ICD10-F19.52) in fase di risoluzione quasi
completa” (cfr. doc. 27-5).

                                         Gli
specialisti hanno rilevato di potere confermare - sulla base di quanto
oggettivato durante l’incontro peritale, grazie all’esame psichico e ad
un’accurata raccolta anamnestica - la diagnosi della psichiatra curante, dr.ssa
__________, di una sindrome psicotica schizofrenosimile dovuta all’uso di
sostanze psicoattive multiple, a loro parere “attualmente in fase di remissione
quasi completa nonostante l’assenza di un’adeguata terapia psicofarmacologica
che l’assicurato rifiuta di assumere” (doc. 27-5).

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, gli specialisti del CPAS hanno considerato
l’assicurato inabile al lavoro nella misura del 30% a partire dal momento
dell’esame peritale (doc. 27-6).

                                         Quanto al
periodo precedente, essi si sono così espressi:

 

" 
La psichiatra curante dr.ssa __________
certifica un’inabilità lavorativa del 100% dal 2000 pur avendo in cura
l’assicurato dal mese di febbraio 2010. Lo psichiatra dr. __________, che ha
seguito l’assicurato dal mese di ottobre 2008 al mese di gennaio 2010,
certifica un’inabilità lavorativa del 100% da anni.

Di fatto però l’assicurato non è mai stato in
cura dal 2000 al 2008 né ha mai assunto una terapia farmacologica (è stato
visto in 3-4 occasioni dallo psichiatra dr. __________ nel 2002 ed era allora
stato redatto un rapporto medico in cui veniva diagnosticata una grave psicosi
schizofrenica e si chiedeva l’esonero dal servizio di leva).

Non sono quindi a nostra disposizione elementi
oggettivi sufficienti a giustificare un’inabilità lavorativa del 100% a partire
dal 2000. Tale inabilità può invece essere giustificata dal mese di ottobre
2008 al mese di febbraio 2010 (periodo durante il quale l’assicurato era in
cura presso lo psichiatra dr. __________) e dal mese di marzo 2010 fino al
momento della nostra perizia (psichiatra curante dr.ssa __________).

Quanto da noi oggettivato durante l’incontro con
l’assicurato, ossia una sindrome psicotica schizofrenosimile in remissione
quasi completa, non giustifica in alcun modo un’inabilità lavorativa del 100%
ma a nostro avviso, a partire dal momento della nostra valutazione, l’inabilità
lavorativa dell’assicurato si attesta al 30% e quindi egli risulta abile al
lavoro nella misura del 70%.” (Doc. 27-6)

 

                                         Nelle
annotazioni del 15 novembre 2010, il dr. __________ del SMR, medico generico (sul
diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR,
cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
Prendo atto della perizia psichiatrica del dr. __________
del CPAS datata 11.11.2010.

In essa viene descritta una situazione
sensibilmente migliore di quella data dal precedente e dall’attuale psichiatra
curante.

 

Chiedo ulteriori precisazioni sulla % di IL
stabilita (30%):

-         
meglio specificare i criteri secondo i quali si
è giunti a determinare questa % IL

-         
se è possibile distinguere se 70% tempo di
lavoro o se rendimento diminuito su tempo di lavoro normale

-         
a quali attività si riferisce la IL (ingegnere?
Ad altre attività con impegno intellettuale minore? Attività solo manuali?
Descrivere se possibile a quale tipo di attività ci si riferisce).” (Doc. 28-1)

 

                                         Con
scritto del 26 novembre 2010 in risposta alle richieste del dr. __________ del
SMR, il dr. __________ e il dr. __________ hanno precisato:

 

" 
Ricordiamo che l’assicurato, dopo avere
frequentato le scuole dell’obbligo, ha frequentato il liceo scientifico ed
ottenuto, presso il Politecnico di __________, il diploma di ingegneria dei
materiali nel 1994.

Dopo avere lavorato per un periodo presso la __________
nel reparto di ricerca e sviluppo si è recato per alcuni mesi, come guida
turistica, presso le __________ ed in __________ nel 2000 dove ha assunto
anfetamine ed allucinogeni che hanno scatenato una psicosi esogena per la quale
non si è mai curato ma che, nel giro di alcuni anni, è rientrata quasi del
tutto spontaneamente.

Essendosi la sintomatologia psicotica riassorbita
quasi del tutto, vista la formazione e le risorse presenti, siamo giunti alla
conclusione che l’assicurato sia da considerare abile al lavoro nella misura
del 70%.

Un’abilità al lavoro completa, a nostro avviso,
non è ancora proponibile a causa della presenza a momenti di dispercezioni
uditive (echi di voci lontane) che interferiscono sulla capacità di mantenere a
lungo attenzione e concentrazione.

L’assicurato lamenta ancora inoltre la presenza
di immagini (probabilmente di tipo flashback) che ritornano nella sua mente e
si impongono distraendolo. Lo stesso dicasi per la presenza talvolta di
pensieri intrusivi. L’assicurato inoltre vive ancora delle esperienze tipo
derealizzazione.

A nostro avviso questa sintomatologia residua
incide sulla sua capacità lavorativa nella misura del 30% e non in misura
superiore grazie alle capacità di critica dell’assicurato medesimo ed alla sua
capacità di distanziarsene emotivamente.

È immaginabile quindi una giornata lavorativa a
tempo pieno, ma con una riduzione del rendimento quantificabile appunto nella
misura del 30%. Tale riduzione del rendimento riguarda tutte le attività
precedentemente svolte, tranne quella di lavapiatti, che oggettivamente non
richiede significative risorse in termini mentali. Questo poiché i sintomi
riducono la possibilità di restare focalizzato con continuità sulla mansione
lavorativa.

In merito al tipo di attività che l’assicurato
potrebbe ancora svolgere, sicuramente potrebbe occuparsi di quelle meno
qualificate e più semplici rispetto alla professione appresa (guida turistica,
impiegato d’ufficio e lavapiatti). Per quanto concerne invece la professione
appresa (ingegnere dei materiali) sarebbe opportuno considerare un periodo di
riallenamento al lavoro, di reinserimento graduale e, con grande probabilità,
anche prendere in considerazione la possibilità di frequentare dei corsi di
aggiornamento.

In merito alle caratteristiche specifiche che
dovrebbe avere un’attività nella quale l’assicurato sia in grado di cimentarsi,
si consideri che egli, da un punto di vista intellettivo, presenta delle risorse
superiori alla media. È vero però che ha esercitato nella professione appresa
solo per poco tempo. Questo ci riallaccia a quanto citato più sopra, ossia all’opportunità
di frequentare corsi di aggiornamento, di reinserirsi gradualmente e di
prevedere un periodo di riallenamento al lavoro.

Questi problemi non si pongono invece per quanto
concerne attività più semplici quali ad esempio quella di guida turistica, di
impiegato di ufficio o addirittura di lavapiatti.” (Doc. 30/1-2)                          

 

                                         Nel
rapporto medico del 6 dicembre 2010, il dr. __________ del SMR, dopo avere
posto le diagnosi principali di “sindromi e disturbi dovuti all’uso di sostanze
psicoattive multiple, sindrome psicotica schizofrenosimile prevalentemente
allucinatoria, in fase di risoluzione quasi completa”, ha osservato:

 

" 
Per questo A. 40enne, ingegnere dei materiali
diplomato (1994, ETH __________), senza attività, in assistenza.

 

Perizia psichiatrica (dr. __________, CPAS,
11.11.2010), con ulteriore risposta del perito del 26.11.2010 alle nostre
domande (lettera del 15.11.2010).

 

Lo stato psichico dell’A. risulta molto migliore
di quanto ritenuto dagli psichiatri curanti e non viene ritenuta giustificata
(a partire dalla perizia) una IL totale. Critica della malattia presente.

La limitazione è valutata al 30%, ritenendo che
la capacità di concentrazione e di attenzione sia ancora leggermente ridotta,
non essendosi la forma psicotica risolta completamente.

 

La presa di medicamenti antipsicotici è
consigliabile per aiutare nel reinserimento.

 

Questa % di IL si riferisce ad attività di medio
impegno intellettuale (impiegato in ufficio p. es), come lavapiatti sarebbe
presente una CL normale.

 

L’A. è di formazione, avendo esercitato per circa
3 anni, ingegnere dei materiali. Non è più attivo in questa attività dal
1998/99.

In questa attività la CL è attualmente minore.

 

Indicato periodo di riallenamento al lavoro.”
(Doc. 31/1-2)

 

                               2.5.   In sede
ricorsuale, l’assicurato ha contestato la decisione dell’UAI di rifiuto delle
prestazioni, trasmettendo due certificati medici, l’uno del 16 dicembre 2010
(doc. A13/1) e l’altro del 14 marzo 2011 (doc. A15), della sua psichiatra
curante, dr.ssa __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,
attestanti una completa inabilità lavorativa dell’assicurato, a partire dal 28
gennaio 2010, per motivi psichici.

 

                                         Nelle
annotazioni mediche del 29 marzo 2011, il dr. D. __________ del SMR, spec. FMH
in medicina generale e la dr.ssa __________, psichiatra del SMR, hanno
osservato:

 

" 
Certificato dr.ssa __________ 14.03.2011:
paziente in sua cura dal 28.1.2010 per disturbi psichici.

Inabile al lavoro in modo completo per malattia.

La presente certificazione non riporta diagnosi
né le motivazioni per le quali si discosta dalla valutazione della CL basata su
perizia del Centro Peritale (11.11.2010).

 

La documentazione prodotta non modifica le
conclusioni giunte basate sulla perizia del Centro Peritale che viene quindi
confermata.” (Doc. VI/1)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha
preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore
probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis
cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr.
iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte
è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione
(consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che
attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie
procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti
dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro dipendenza economica
(consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare
dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst
beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des
Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach
der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,
wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich
verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen durch
externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich
vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione
del CPAS,  da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i
parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Nel
rapporto peritale dell’11 novembre 2010, il dr. __________ e il dr. __________
del CPAS hanno ritenuto l’interessato, affetto da “sindromi e disturbi dovuti
all’uso di sostanze psicoattive multiple, sindrome psicotica schizofrenosimile
prevalentemente allucinatoria (ICD10-F19.52) in fase di risoluzione quasi
completa”, abile al lavoro al 70% a partire dal momento dell’esame peritale
(doc. 27-6).

Chiamati dal SMR a fornire ulteriori precisazioni
in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurato (doc. 29), i medici
del CPAS, con scritto del 26 novembre 2010, hanno precisato che, nonostante la
sintomatologia psicotica si sia quasi del tutto riassorbita, a loro avviso,
l’interessato non può ancora essere considerato totalmente abile al lavoro a
causa della “presenza a momenti di dispercezioni uditive (echi di voci lontane)
che interferiscono sulla capacità di mantenere a lungo attenzione e
concentrazione” e di immagini e pensieri intrusivi (doc. 30-1).

Secondo gli specialisti del CPAS, quindi, la
sintomatologia residua dell’assicurato incide sulla sua capacità lavorativa
nella misura del 30% e “non in misura superiore grazie alle capacità di critica
dell’assicurato medesimo ed alla sua capacità di distanziarsene emotivamente”.
La riduzione del rendimento del 30% è giustificata dalla minore possibilità per
l’assicurato di restare focalizzato con continuità sulle mansioni lavorative
(doc. 30-1).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, che, del resto, non sono
state smentite da altre certificazioni medico-specialistiche attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti.

                                         

                                         Questo
Tribunale rileva, infatti, che l’assicurato si è limitato a contestare la
perizia del CPAS, producendo due generici certificati medici della sua
psichiatra curante, dr.ssa __________, attestanti una incapacità lavorativa del
100% a partire dal 28 gennaio 2010 per motivi psichici (doc. A13/1 e A15).

                                         

                                         Al
riguardo, nelle annotazioni del 29 marzo 2011, il dr. __________ e la dr.ssa __________
del SMR hanno rilevato che i referti della psichiatra curante - che non
riportano “diagnosi né motivazioni per le quali si discostano dalla valutazione
della capacità lavorativa basata sulla perizia del Centro Peritale” – non
modificano le conclusioni alle quali sono giunti i periti del CPAS (doc. VI/1).

                                         Il TCA
condivide queste considerazioni dei medici del SMR.

                                         I referti
della dr.ssa __________, infatti, privi di una diagnosi posta secondo un
sistema di classificazione riconosciuto, non sono atti a mettere in dubbio le
conclusioni alle quali sono giunti i medici del CPAS (al riguardo, cfr. STF 9C_376/2007
del 13 giugno 2008, nella quale l’Alta Corte ha considerato ininfluente un
certificato medico stilato dallo psichiatra curante, il quale riferisce
unicamente dell’inizio di un trattamento specialistico per un episodio
depressivo di media gravità, senza tuttavia esprimersi minimamente su
un’eventuale incidenza (presente e/o passata) invalidante dei disturbi
psichici).

 

                                         Al
riguardo, il TCA ricorda che, in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il
Tribunale federale ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Inoltre,
va qui ricordato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

                                         

                                         Giova qui
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato dettagliatamente
ed approfonditamente vagliato dagli specialisti del CPAS.

 

                                         Quanto
alla critica ricorsuale a proposito della presunta inaffidabilità della perizia
del CPAS con riferimento alla determinazione del momento di insorgenza
dell’incapacità lavorativa dell’interessato - che secondo il legale potrebbe
risalire già al momento in cui l’assicurato ha deciso di abbandonare il Ticino
nel 1999 (doc. I) – il TCA sottolinea che, nel rapporto peritale dell’11
novembre 2010, gli specialisti del CPAS hanno espressamente indicato che,
nonostante il dr. __________ prima e la dr.ssa __________, poi abbiano
attestato un’inabilità lavorativa del 100% dal 2000, pur avendo in cura
l’assicurato  solo dall’ottobre 2008 l’uno e, l’altra, dalla fine del mese di
gennaio 2010, “di fatto però l’assicurato non è mai stato in cura dal 2000 al
2008 né ha mai assunto una terapia farmacologica (è stato visto in 3-4
occasioni dallo psichiatra dr. __________ nel 2002 ed era allora stato redatto
un rapporto medico in cui veniva diagnosticata una grave psicosi schizofrenica
e si chiedeva l’esonero dal servizio di leva)”. Gli specialisti del CPAS hanno
concluso che “non sono quindi a nostra disposizione elementi oggettivi
sufficienti a giustificare un’inabilità lavorativa del 100% a partire dal 2000.
Tale inabilità può invece essere giustificata dal mese di ottobre 2008 al mese
di febbraio 2010 (periodo durante il quale l’assicurato era in cura presso lo
psichiatra dr. __________) e dal mese di marzo 2010 fino al momento della
nostra perizia (psichiatra curante dr.ssa __________)” (doc. 27-6).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni dei periti del CPAS.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dei medici del CPAS i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è stato inabile al lavoro al 100% in qualsiasi attività a partire
dal mese di ottobre 2008, ma, a partire dal momento dell’esame peritale del
CPAS (novembre 2010), ha recuperato una capacità lavorativa residua del 70%
nelle sue precedenti attività di guida turistica, impiegato di ufficio e
aiuto-cuoco e in qualsiasi altra attività adeguata.

 

                               2.8.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurato, a partire dal mese di novembre 2010, sfrutti
la sua residua capacità lavorativa del 70% nelle precedenti attività di guida
turistica, impiegato di ufficio e aiuto-cuoco e in qualsiasi altra attività
adeguata, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un
concetto di carattere economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249
consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), occorre esaminare le
conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                               2.9.   Al fine di
determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG
über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                                         In sede
ricorsuale, il patrocinatore ha contestato il metodo generale del raffronto dei
redditi utilizzato dall’amministrazione, ritenendo applicabile al caso di
specie il metodo specifico del confronto dei campi di attività, dato che
l’assicurato non ha più lavorato da quando è rientrato in Ticino, a causa dei
suoi problemi psichici (doc. I).

 

                                         Al
riguardo, nella risposta di causa, l’Ufficio AI ha indicato che “a parte il
fatto che dagli atti presenti all’inserto nulla si evince in tal senso
(ovverossia che il signor RI 1 debba essere considerato come persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica), lo stesso assicurato – in
sede di osservazioni al progetto – non ha assolutamente contestato il metodo di
calcolo adottato dall’amministrazione, rimarcando altresì che “al momento non
sono in grado né di cercare lavoro, né tantomeno di lavorare. Questo nella
misura del 100% e per tutte le professioni” (doc. VI).

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi, questa Corte, alla luce delle considerazioni che
seguono, ritiene corretto l’approccio scelto dall’amministrazione, invece di
quello preteso dall’assicurato (metodo specifico di calcolo).

                                         

                                         Va
sottolineato che, nella domanda di prestazioni del 19 marzo 2010, l’assicurato
stesso ha indicato di avere esercitato l’attività di impiegato di ufficio
presso la __________ di __________ dal mese di agosto 2007 al mese di novembre
2007 e di essere, da novembre 2007, senza attività lucrativa. Egli ha pure
indicato di essere stato iscritto alla disoccupazione dal 21.12.2006 al
12.6.2008, senza tuttavia diritto alle indennità (cfr. doc. 1-7).

                                         In nessun
momento l’assicurato ha indicato di essere una persona senza attività lucrativa
occupata nell’economia domestica o “casalingo”.

 

 

                                         Inoltre,
nelle osservazioni del 20 dicembre 2010 contro il progetto di decisione di
rifiuto delle prestazioni del 14 dicembre 2010, l’assicurato ha indicato di non
essere in grado né di cercare lavoro, né di lavorare, allegando a comprova di
quanto sostenuto un certificato medico della sua psichiatra curante (doc.
33-1).

                                         Anche in
questa occasione, dunque, egli non ha asserito di svolgere l’attività di
“casalingo”.                    

                                         

                                         Nel
curriculum vitae redatto in data 13 aprile 2010 per l’UAI, l’assicurato ha
indicato che “non ritengo di potere lavorare” (doc. 6-1). 

 

                                         Nel rapporto
medico del 19 aprile 2010, il dr. __________ ha indicato che l’assicurato “dopo
essere stato impiegato per circa tre anni nel suo settore di formazione, ha
lavorato come animatore turistico in __________ per poi rientrare in Svizzera
con un atteggiamento critico nei confronti del suo stile di vita precedente,
dei meccanismi e regole che lo alimentano e nei confronti di alcune persone
anche nell’ambito familiare” (doc. 9-2).

 

                                         Nel
rapporto medico del 20 maggio 2010, la dr.ssa __________ ha indicato che
l’interessato “fino al 2004 ha vissuto con i suoi soldi. Dopo si è iscritto
alla disoccupazione. Terminato il periodo di diritto è andato in assistenza (…)
Nel 2006 ha tentato di lavorare come aiuto cuoco in vari ristoranti ma con scarsi
risultati. Andare all’estero ora gli fa paura” (doc. 11-3).

 

                                         Dagli
atti non risulta quindi che l’assicurato abbia smesso di svolgere un’attività
lavorativa per sua libera scelta, indipendentemente da motivi di salute, ma
piuttosto di non avere un’attività lavorativa a causa dei suoi problemi di
salute.

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto dunque, è a giusta ragione che l’amministrazione ha
ritenuto che l’assicurato, prima del danno alla salute, fosse salariato in
misura completa, utilizzando di conseguenza il metodo generale del
raffronto dei redditi.

 

                             2.10.   In queste
condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurato conserva a partire da
novembre 2010 una capacità lavorativa residua del 70% nelle sue precedenti
attività di guida turistica, impiegato di ufficio e aiuto-cuoco, nelle quali è
in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua,
un reddito corrispondente al 70% del reddito realizzabile senza il danno alla
salute (100%), ritiene che, come indicato dall’UAI nella risposta di causa
(doc. VI), nell’ipotesi maggiormente favorevole all’interessato, l’incapacità
lucrativa del ricorrente ammonta al 30% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid.
3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008; STF 9C_559/2009
del 18 dicembre 2009), percentuale che non dà diritto ad una rendita
d’invalidità.

 

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. 

                                         Alla
medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17
marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione; in
una sentenza 9C_444/2009 del 16 settembre 2009, nella quale il TF, confermando
la precedente sentenza 32.2008.73 del 23 aprile 2009 del TCA, ha confermato il
diritto ad una mezza rendita di invalidità per un assicurato, abile al lavoro
al 50% sia nella sua attività, sia in altre; in una sentenza 9C_559/2009 del 18
dicembre 2009 per un’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

                                                                                

                             2.11.   Il TCA
sottolinea tuttavia che, nonostante l’assicurato sia stato considerato inabile
al lavoro al 100% dal mese di ottobre 2008 al mese di ottobre 2010, come da
indicazioni dei periti del CPAS, nella decisione impugnata l’amministrazione, a
torto – come del resto riconosciuto dallo stesso Ufficio AI in sede di risposta
di causa  (doc. VI) - non ha tenuto conto di tale circostanza.   

                                      

                                         D’altra
parte, va pure tenuto conto del fatto che l’assicurato ha presentato la propria
richiesta di prestazioni solo nel mese di marzo 2010 (doc. 1).

 

Ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI,  il diritto alla rendita nasce al più
presto dopo sei mesi dalla data in cui l’assicurato ha rivendicato il diritto
alle prestazioni conformemente all’articolo 29 capoverso 1 LPGA, ma al più
presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni.

                                         

                                         Stante
quanto sopra esposto, questo Tribunale ritiene che, considerato da una parte
che l’assicurato è stato totalmente inabile al lavoro dal mese di ottobre 2008
ma, d’altro canto, tenendo conto del fatto che la richiesta di prestazioni è
stata presentata solo nel marzo 2010, a norma dell’art. 29 cpv. 1 LAI
l’assicurato ha diritto ad una rendita intera a partire dal 1° settembre 2010
(ossia sei mesi dopo l’inoltro della richiesta di prestazioni), come
correttamente proposto dall’UAI in sede di risposta di causa (cfr. doc. VI).

                                         

                                         Tale
rendita intera può essere riconosciuta all’interessato solo per un periodo
limitato e meglio solo fino al 31 gennaio 2011, come proposto correttamente
dall’amministrazione in sede di risposta di causa (cfr. doc. VI), dato che, a
partire dal mese di novembre 2010, l’assicurato ha ritrovato una capacità
lavorativa del 70%, che comporta, come visto, nell’ipotesi maggiormente
favorevole all’assicurato, un’incapacità lucrativa del 30%, insufficiente per
avere diritto ad una rendita di invalidità (cfr. consid. 2.10.). 

                                         

                                         Al
riguardo va evidenziato che, giusta l’art. 88a OAI, se la capacità al
guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete
migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si
riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime,
all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si
può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare. 

                                         In concreto, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), l’assicurato è da
considerare abile al lavoro al 70% a partire dal mese di novembre 2010 (cfr.
doc. 134-2). Di conseguenza, i tre mesi dopo il subentrare della capacità
lavorativa del 70% dell’assicurato, ex art. 88a OAI, vengono a scadere il 31 gennaio
2011, come correttamente proposto dall’Ufficio AI nella risposta di causa (cfr.
SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 632/05 del 25 ottobre 2006).

                                         

                                         Nella
misura in cui l’Ufficio AI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di
invalidità, la decisione del 18 febbraio 2011 deve,
perciò, essere annullata e modificata nel senso che l’assicurato ha diritto ad
una rendita intera di invalidità (grado AI del 100%)  dal 1° settembre 2010
(art. 29 cpv. 1 LAI) al 31 gennaio 2011 (art. 88a cpv. 1 OAI), come
correttamente proposto dall’Ufficio AI in sede di risposta di causa (cfr. doc.
VI).

                                      

                             2.12.   Parzialmente
vincente in causa, il ricorrente, rappresentato da un
legale, ha diritto ad un’indennità per ripetibili ridotta (art. 61 lett.
g LPGA).

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 500.-- in misura di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio AI e di
fr. 400.-- che vanno a carico del ricorrente.

 

                             2.14.   L’assicurato
ha chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr. consid. 1.2.).

 

                                         Ritenuti
l'esito della lite e il diritto a ripetibili parziali, tale richiesta, per
quanto attiene alla parte per la quale l’insorgente è vincente in causa, è
divenuta priva di oggetto (cfr. DTF 124 V 310 consid. 6; STFA del 9 aprile 2003
nella causa C., U 164/02; STFA dell'8 novembre 2001 nella causa F., U 134/99;
STFA del 18 agosto 1999 nella causa E.T. contro INSAI e TCA, U 59/99; STFA del
2 agosto 1999 nella causa H.D contro UAI e TCA, I 360/97; STFA del 19 novembre
1998 nella causa S.S contro CCC, P 7/97 e STFA del 27 aprile 1998 nella causa
INSAI contro A.C. e TCA, U 18/97). 

 

                                         Per la
parte del ricorso in cui il ricorrente è soccombente, egli può invece essere
posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia le relative
condizioni (cfr. DTF 124 V 301 consid. 6).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

                                         

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti).

                                         

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza federale, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al
di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR
1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04).

 

                                         Il
ricorrente, nato il 29.12.1970, celibe, senza attività lucrativa, si trova nel
bisogno. L’assicurato ha infatti dichiarato di percepire unicamente fr. 1'765.35.-
mensili dall’Ufficio del sostegno sociale (cfr. documentazione allegata al doc.
V). 

                                         Egli ha
inoltre dichiarato di possedere una sostanza di fr. 16'000, precisando tuttavia
che “quest’ultima è sostanzialmente vincolata e quindi non accessibile” (cfr.
certificato municipale, allegato al doc. V).

 

                                         In una
sentenza H 41/01 del 26 aprile 2001, il TFA si è pronunciato sulla questione a
sapere a quali condizioni ed in quale misura è possibile tenere conto della
sostanza per determinare se il ricorrente è indigente, rilevando quanto segue:

 

" 
Pour déterminer si le recourant est indigent, il
faut tenir compte de sa fortune, pour
autant qu'elle soit disponible (ATF 119 Ia 12 consid. 5, 118 Ia 370 consid. 4).
En particulier, lorsqu'il dispose d'une fortune mobilière, il convient qu'il l'affecte à la défense de ses intérêts
(Zen-Ruffinen, Assistance judiciaire et administrative : Les règles minima
imposées par l'article 4 de la Constitution fédérale, JT 1989 I p. 38). La
jurisprudence a toutefois admis que la fortune mobilière pouvait présenter le caractère d'une réserve de secours
destinée à couvrir les besoins futurs de la personne indigente (arrêts non
publiés du TFA du 7 octobre 1996 [H 109/96], du 17 mai 1993 [H 62/93]; arrêts
non publiés du Tribunal Fédéral du 6 mai 1994 [ 1P.640/1992], du 11 février
1994 [ 5P.520/1993] et du 29 mai 1990 [4P.97/1990]. La fourchette des montants
considérés comme réserve de secours par cette jurisprudence s'étend de 19.800
fr. à 40.000 fr. environ.

En l'espèce, la fortune mobilière de 100.000 fr. dont dispose le recourant excède largement le
montant admissible au titre de réserve de secours. A cet égard, il n'est pas
possible de prendre en considération les frais que le recourant pourrait
encourir dans le cadre de futures procédures. De surcroît, il n'apparaît pas
que sa fortune soit placée d'une
manière qui l'empêche de disposer des sommes nécessaires à la couverture de ses
frais d'avocat. Les autres moyens du recourant ne sont pas non plus pertinents
dans ce contexte." 

                                         (STFA succitata, consid. 4c).

 

                                         Nella
concreta evenienza, essendo la sostanza di cui dispone l’assicurato non disponibile,
l'indigenza deve pertanto essere ammessa.

 

                                         L’assicurato
non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva
essere privo di fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito
patrocinio, per la parte del ricorso in cui il ricorrente è soccombente, va quindi
concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione
economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f
LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag;
relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art.
152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5;
STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente
pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne
consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §                                      La decisione del 18
febbraio 2011 impugnata è annullata.

                                         §§ L’Ufficio AI è condannato a riconoscere all’assicurato una
rendita intera di invalidità dal 1° settembre 2010 al
31 gennaio 2011. Dal 1° febbraio 2011 la rendita è
soppressa.

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione del gratuito patrocinio, in quanto non divenuta priva
di oggetto, è accolta.

 

                                   3.   Le spese
per fr. 500.--, sono ripartite in ragione di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio
AI e di fr. 400.-- a carico di RI 1. A seguito della concessione dell’esonero
dal pagamento delle spese di giustizia, le spese a carico del ricorrente sono
per il momento assunte dallo Stato.

                                         L’UAI
verserà all’assicurato l’importo di fr. 1’500.-- (IVA inclusa) a titolo di
ripetibili parziali.

                                      

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti