# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c3b5cb3-8c72-55f2-bcc5-96a4804db4da
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-12-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.12.2018 D-6999/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6999-2018_2018-12-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6999/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  d i c e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Markus König,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 13 novembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-6999/2018 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera l’11 ottobre 

2018, 

i verbali d’audizione del 18 ottobre 2018 (di seguito: verbale 1) e del 6 no-

vembre 2018 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 13 novembre 2018, notificata all’interessato il giorno medesimo (cfr. 

atto A23), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e 

pronunciato l’allontanamento del richiedente asilo dalla Svizzera nonché 

l’esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 10 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato), per 

mezzo del quale l’interessato ha postulato la concessione dell’asilo in Sviz-

zera; in subordine di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera per 

inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; contestualmente e con 

protesta di spese e ripetibili di essere esentato dal versamento di un anti-

cipo a copertura delle presunte spese processuali, 

la conferma di ricevimento del gravame indirizzata l’11 dicembre 2018 al 

ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-

c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in 

questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-

tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere con-

siderate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-

sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, 

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senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-

resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-

fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-

dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-

nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti 

nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che l’interessato, cittadino georgiano nato e cresciuto a B._______ nella 

regione dell’Agiari ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera l’11 otto-

bre 2018; che sentito sui motivi alla base della stessa, egli ha dichiarato 

che a seguito di un intervento chirurgico fallimentare, uno dei suoi fratelli 

sarebbe rimasto paralizzato; che successivamente a tale evento, il richie-

dente asilo avrebbe quindi assalito il chirurgo a suo dire responsabile della 

disabilità del famigliare; che tuttavia, tempo dopo egli sarebbe stato aggre-

dito e sfregiato da due dei figli del medico accompagnati da ulteriori quattro 

persone; che fatto salvo uno dei figli del dottore, questi sarebbero stati dei 

poliziotti; che poco prima di lasciare il paese, il richiedente asilo si sarebbe 

a sua volta accanito contro uno dei figli; che essendo stato minacciato, egli 

temerebbe ora ulteriori rappresaglie; che dopo l’espatrio degli sconosciuti 

avrebbero approcciato uno dei suoi fratelli chiedendo di lui; che in Svizzera 

egli avrebbe inoltre scoperto che quest’ultimo sarebbe stato incarcerato 

(cfr. verbale 1, pag. 2 e seg.; verbale 2, pag. 2 e seg.), 

che l’autorità di prime cure ha considerato integralmente inverosimile il rac-

conto dell’interessato, 

che con ricorso, egli avversa tale valutazione; che dopo aver precisato al-

cuni aspetti che la SEM avrebbe a torto qualificato come contradditori, l’in-

sorgente ascrive le incongruenze al fatto ch’egli sarebbe stato sotto l’in-

flusso di sostanze; ch’egli prospetta dunque la trasmissione di mezzi di 

prova a sostegno della sua versione dei fatti, 

che la tesi ricorsuale non può essere seguita, 

che in primo luogo, dagli atti di causa non si evince che l’insorgente fosse 

in uno stato psicofisico inatto all’esperimento dell’audizione sui motivi 

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d’asilo; che nella fase preliminare della stessa egli ha invero confermato di 

ben comprendere l’interprete e di sentirsi bene (cfr. verbale 2, pag. 2 e 3); 

che del resto nemmeno nel verbale riguardante l’audizione sulle generalità 

sono presenti indicatori in tal senso (cfr. verbale 1, pag. 7), 

che del resto le divergenze riscontrabili nel narrato dell’insorgente risultano 

insanabili; che come lo ha rettamente osservato l’autorità di prima istanza, 

l’interessato ha identificato il fratello alla base della diatriba con due nomi 

differenti, ossia dapprima C._______ ed in seguito D._______, giustifican-

dosi poi asserendo che il primo sarebbe il soprannome (cfr. verbale 1, pag. 

6; verbale 2, pag. 8); che oltremodo, nell’arco della prima audizione egli ha 

collocato l’intervento chirurgico del fratello e le vicissitudini da esso deri-

vanti nel corso del 2016 (cfr. verbale 1, pag. 6-7) mentre in seguito li ha 

fatti risalire al 2014 per poi imputare l’incongruenza alla sua tossicodipen-

denza (cfr. verbale 2, pag. 8-9); che non di meno, anche le asserzioni a 

proposito della sua aggressione ai danni del figlio del chirurgo risultano 

inconciliabili, avendola egli in un primo momento collocata nel 2018 (cfr. 

verbale 1, pag. 7: “ho incontrato E._______ per strada a B._______ […] e 

l’ho colpito alla gamba con un coltello […] otto mesi fa, non ricordo la data”) 

ed in seguito nel marzo del 2016 (cfr. verbale 2, pag. 9); che anche a pro-

posito dei partecipanti all’azione punitiva perpetrata nei suoi confronti sono 

evidenziabili importanti contraddizioni; che in sede di audizione sulle gene-

ralità l’insorgente ha infatti dichiarato che cinque degli aggressori sareb-

bero stati poliziotti in divisa (cfr. verbale 1, pag. 6) mentre nell’audizione 

successiva egli ha invece asserito di aver appreso che si sarebbe trattato 

di poliziotti dal fratello allorquando egli si trovava già in Ucraina (cfr. verbale 

2, pag. 6), 

che il racconto dell’insorgente non può dunque essere qualificato come ve-

rosimile, 

che per sovrabbondanza e con particolare riferimento alla teoria della pro-

tezione, occorre oltretutto rammentare che la Georgia dispone di un si-

stema giudiziario accessibile e di forze di sicurezza in misura di offrire una 

protezione adeguata (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale D-6799/2018 

del 6 dicembre 2018 e E-3307/2016 del 7 giugno 2016), 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

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che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’al-

lontanamento, peraltro non censurata in sede ricorsuale, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, 

RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l’insorgente ritiene che il suo allontanamento in 

Georgia lo esporrebbe a rischi troppo gravi e a condizioni di vita inimmagi-

nabilmente difficili, 

che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso la Georgia, 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito, 

in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che inoltre, stante il fatto che in Georgia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica e che 

la situazione personale del ricorrente non dia adito a dubbi quanto al rischio 

di una messa in pericolo concreta, l’esecuzione dell’allontanamento risulta 

parimenti ragionevolmente esigibile (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale 

E-4126/2018 del 17 settembre 2018 consid. 7.3.1; E-18/2018 dell’11 gen-

naio 2018), 

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che nemmeno la situazione personale dell’interessato risulta d’impedi-

mento all’esecuzione dell’allontanamento; che l’insorgente è giovane, di-

spone di una solida rete famigliare in patria e di una formazione universi-

taria completa, 

che da ultimo appare quantomeno opportuno constatare che la Georgia 

dispone di un sistema sanitario funzionante (cfr. sentenza del Tribunale E-

1703/2018 consid. 9.4) che contempla anche possibilità di trattamento di 

disturbi riconducibili all’abuso di sostanze psicotrope (cfr. sentenza del tri-

bunale D-6799/2018 e E-18/2018 e riferimenti citati), 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-

petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

 

 

 

 

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli