# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b9dc46bb-0b71-51e8-9951-90598afb9edc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.11.2008 32.2007.315
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-315_2008-11-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.315

   

  FS/td

  	
  Lugano

  18 novembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco
   Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 ottobre 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 settembre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, da ultimo attiva quale ausiliaria ai servizi generali presso la casa per
anziani __________ di __________ (doc. AI 29/1-3 e 45/1-3), con decisioni 11 dicembre
1991 (doc. AI 16/1-4) e 12 agosto 2005 (poi sostituita dalla decisione 25 ottobre
2005) (doc. AI 40/1-2 e 41/1-2), tutte cresciute incontestate in giudicato, è
stata posta al beneficio di una mezza rendita dal 1. agosto 1990 al 31 agosto
1991 e dal 1. maggio 2005.

 

                               1.2.   A
seguito della domanda di revisione, inoltrata dall’assicura-ta il 13 aprile
2006 (doc. AI 43/1), l’Ufficio AI – effettuati i necessari accertamenti medici,
in particolare una perizia psichiatrica a cura del dr. __________ –, con
decisione 4 settembre 2007 (doc. AI 77/1-3), preavvisata con progetto 9 luglio
2007 (doc. AI 69/1-3), ha respinto la domanda di aumento della rendita
adducendo:

 

" 
(…)

Con decisione del 12.08.2005 le é stata accordata
una mezza rendita d'invalidità a decorrere dal 01.05.2005.

 

In data 18.04.2006 lei ha richiesto una revisione della
sua pratica d'invalidità.

 

Dall'esame dell'intera documentazione medica acquisita
agli atti nell'ambito della revisione della rendita, nonché dalla
valutazione specialistica peritale eseguita in
data 29.03.2007 presso il Dr. __________,
risulta medicalmente oggettivato un peggioramento dello stato di salute che ha
comportato una completa inabilità lavorativa dal 26.10.2005 al 26.01.2006
(periodo della degenza presso l'Ospedale di __________). Eccezione fatta
per questo periodo limitato di completa inabilità lavorativa, il suo stato di
salute e con esso la sua residua capacità lavorativa sono rimasti
sostanzialmente invariati. A decorrere dal 27.01.2006 lei presenta pertanto nuovamente
una capacità lavorativa, rispettivamente una capacità di guadagno, del 50%.

 

L'infortunio del 06.03.2006 ha causato unicamente
un'inabilità lavorativa temporanea dal 06.03.2006 al 24.04.2006.

 

Considerato che il
peggioramento dello stato di salute,
rispettivamente la completa inabilità lavorativa, non è perdurata per oltre tre mesi, non vi sono i presupposti per
un aumento transitorio della rendita.

 

Per quanto
concerne le osservazioni presentate tramite il RA 1 in data 03.08.2007,
possiamo affermare che non vi sono elementi dal lato medico (compreso quello
presentato in sede di progetto di decisione, il quale è stato tra l'altro adeguatamente valutato - cfr. in tal senso le annotazioni del Servizio Medico Regionale dell'AI del 29.08.2OO7) che depongano per un'incapacità lavorativa superiore a quella
già attestata nelle precedenti valutazioni effettuate dall'Ufficio Al. Il
progetto di decisione del 09.07.2007 merita quindi piena conferma.

(…)." (doc. AI 77/2)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale, contestata la valutazione medica, ha
chiesto di riconoscere un aumento della rendita.

 

                               1.4.   Con
la risposta l’Ufficio AI – rilevato come gli accertamenti valetudinari effettuati
hanno permesso di concludere per un’incapacità lavorativa immutata del 50% – ha
chiesto di respingere il ricorso.

                                         In
particolare – esposta la valutazione economica e considerato un grado
d’invalidità del 33% ottenuto procedendo al confronto dei redditi da valido e
invalido fissati in fr. 59'662.--rispettivamente fr. 19'492.-- –
l’amministrazione ha osservato che “(…) a ben vedere, ritenuto come tale grado
d’invalidità sia notevolmente inferiore rispetto a quello valutato in sede di
decisione resa in data 12 agosto 2005 dall’UAI, si giustificherebbe una
reformatio in pejus di quest’ultima. (…)” (IV, pag. 4-5).

 

                               1.5.   Con
osservazioni 13 novembre 2007 il rappresentante dell’assicurata – osservato che
il reddito da invalido considerato dall’Ufficio AI andava ritenuto nella misura
del 50% (che coincide con la capacità lavorativa) e ridotto del 5% (bassa scolarizzazione,
bassa formazione, ecc.), attestandosi così a fr. 19'081.--, importo questo che,
se confrontato con il reddito da valido di fr. 59'662.--, dà un grado
d’invalidità del 68% – ha confermato la domanda di aumento della rendita.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00
del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre
2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se a ragione l’Ufficio AI ha respinto la
domanda di revisione con la quale l’assicurata ha chiesto un aumento della
mezza rendita finora erogatale.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento
o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali
o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del
21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI
2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensver-gleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser /Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.6.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag.
268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art.
41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di
aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.7.   L'art.
53 LPGA prevede che:

 

" 
1 Le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l’assicurato o
l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di
prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

2 L'assicuratore
può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro
rettifica ha una notevole importanza.

3 L'assicuratore
può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali
è stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di
ricorso."

 

                                         I
principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati
dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati
all'art. 53 LPGA (cfr. DTF 133 V 50, consid. 4.1, pag. 52;
STFA del 12 marzo 2004 nella causa D., K 147/03, consid. 5.3 in fine; STFA del
22 marzo 2004 nella causa M., U 149/03, consid. 1.2.; STFA dell’8 febbraio 2005
nella causa G., I 133/04, consid. 1.2).

 

                                         Conformemente
a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale,
che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza
dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del 3 maggio
2006 nella causa E. (I 512/05), consid. 3 e riferimenti).

 

                                         Per
giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è
manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente
al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi
in vigore a quel momento (DTF 119 V 479 consid. 1b/cc e i riferimenti ivi citati).

                                         Mediante
la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,
rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei fatti.
Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di principio
una riconsiderazione (DTF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc).

 

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle disposizioni
fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo inappropriato
(DLA 1996/97 n. 28, pag. 158 consid. 3c).

                                         Ciò
è segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di invalidità
in violazione del principio della priorità della riformazione professionale
sulla rendita (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa P., I 559/02).

                                         Per
contro, non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della
prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un potere
d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la decisione appare
ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di diritto (STFA del 13
agosto 2003 nella causa P., I 790/01, consid. 3).

 

                                         In
una sentenza del 13 luglio 2006 nella causa L. (I 406/05), consid. 6, l’Alta
Corte ha dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la
quale l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di
invalidità per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava
una inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito).
Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, Tribunale federale dal
1. gennaio 2007) vista l’inidoneità della professione di coiffeur a causa delle
cervicalgie sofferte, considerata l’inesistenza di elementi medici che
potessero escludere l’esercizio di un’attività adeguata e ritenuta la mancanza
della volontà di cambiare orientamento professionale, l’amministrazione avrebbe
invece dovuto esaminare se l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando
un’attività sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa
residua.

                                         Anche
nella sentenza 28 marzo 2006 nella causa M. (I 302/04) il TFA ha ritenuto come
errore manifesto l’agire dell’Ufficio AI di aver considerato un assicurato totalmente
inabile al lavoro nella sua precedente attività, riconoscendogli quindi il
diritto ad una rendita intera, senza aver tenuto conto che dal punto di vista
medico egli era stato ritenuto abile al lavoro in attività leggere adeguate e
senza procedere alla valutazione economica mediante il raffronto dei redditi.

 

                                         Il
Tribunale federale, in una sentenza del 18 ottobre 2007 nella causa concernente
S. (9C_575/2007), ha precisato che per poter sopprimere in via di riconsiderazione
una rendita precedentemente accordata occorre stabilire se – vista la situazione
giuridica esistente al momento in cui questa decisione è stata emanata e tenuto
conto della prassi in vigore a quel momento – una corretta valutazione del
grado d’invalidità avrebbe condotto ad un altro risultato.

                                         L’Alta
Corte ha infatti sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

Der Umstand allein, dass bei der Invaliditätsbemessung
von der Arbeits- auf die Erwerbsunfähigkeit gefolgert wird, gestattet - auch
wenn dieses Vorgehen nach der Rechtsprechung grundsätzlich unzulässig ist (BGE
114 V 310 E. 3c S. 314) und nur ausnahmsweise zur Anwendung gelangen darf (s.
etwa Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichts I 35/01 vom 30. Mai 2001,
E. 3a) - noch nicht den Schluss auf zweifellose Unrichtigkeit der sich darauf
stützenden Rentenverfügungen. Hierfür genügt auch nicht, wenn beim der
Rentenzusprechung zu Grunde gelegten Einkommensvergleich nur auf den
angestammten Beruf - als Verweisungstätigkeit - abgestellt wurde. Um eine zugesprochene
Rente wiedererwägungsweise aufheben zu können, müsste vielmehr - nach damaliger
Sach- und Rechtslage - erstellt sein, dass eine korrekte Invaliditätsbemessung
hinsichtlich des Leistungsanspruchs zu einem anderen Ergebnis geführt hätte
(vgl. etwa Urteile des Eidgenössischen Versicherungsgerichts I 353/04 vom 26.
September 2005, E.2.4 und I 276/04 vom 9. Mai 2005, E. 5.2). Dies trifft hier
nicht zu.

(...)" (STF 18 ottobre 2007, nella causa
concernente S., 9C_575/2007)

 

                                         Giusta
l’art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa
in atto, al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (lett. a).

                                         Essa può però intervenire anche retroattivamente dalla data in cui
avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 (lett. b).

                                         L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche
in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad
art. 41, pag. 263; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision
in der Invalidenversicherung, 2003, pag. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La riduzione
o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene quindi di
principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui
l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica
ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330,
119 V 432; Müller, op. cit., pag. 95ss). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio
della soppressione con effetto ex nunc della rendita va stabilito in applicazione
analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.8.   Nel
caso concreto – dopo la richiesta di prestazioni AI del 7 ottobre 2004 (doc. AI
23/1-7), sfociata nella decisione 12   agosto 2005 con la quale all’assicurata
è stato riconosciuto il diritto ad una mezza rendita intera d’invalidità dal 1.
maggio 2005 (doc. AI 40/1-2) – l’Ufficio AI, nell’ambito della domanda di revisione 13 aprile 2006
(doc. AI 43/1) – visti i certificati 27 marzo, 7 ottobre 2006 (doc. AI 43/3 e 56/3)
e il rapporto medico 27 giugno 2006 (doc. AI 48/1-2) del dr. __________, FMH in
medicina interna; i certificati 9 marzo, 26 ottobre 2006 (doc. AI 43/2 e 56/2),
il rapporto medico 25 luglio 2006 (doc. AI 49/1-3) e la lettera di risposta 22
dicembre 2006 (doc. AI 59/1 e 62/1-2) del dr. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia e le annotazioni 11 gennaio 2007 del dr. __________, medico SMR,
(doc. AI 63/1) –, ha ordinato una perizia psichiatrica a
cura del dr. __________ (doc. AI 64/1-2).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia 29 marzo 2007
(doc. AI 67/1-8) – posta la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “(…) –
Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD 10 F
33.1). Esistente da maggio 2004 – Fibromialgia primaria generalizzata – Stato
dopo intervento chirurgico per epicondilite radiale a destra nel 1989 – Stato
dopo denervazione chirurgica al gomito sinistro per epicondilopatia nel 1997 –
Stato dopo tendosinovialettomia dei flessori II° e III° dito mano destra nel
2001 (…)” (doc. AI 67/6) –, ha espresso la seguente valutazione:

 

" 
(…)

Si tratta di un
soggetto che ha sofferto una difficile infanzia caratterizzata dall'assenza
delle figure genitoriali. Priva di figure primarie di riferimento ha
organizzato una struttura psicologica fragile nell'ambito della quale
l'angoscia di separazione e i vissuti abbandonaci che essa ha comportato sono
state mascherate da una fuga da questa sofferenza attraverso la totale dedizione
al lavoro. In un secondo momento si è inserita la patologia reumatologica con
un post-operatorio caratterizzato dalla persistenza della sintomatologia algica
che di fatto ha contribuito ad aumentare la sua sofferenza psichica in quanto
non ha più potuto svolgere la sua normale attività lavorativa, trovandosi così
senza la possibilità di potersi gratificare in un ruolo che fino ad allora le
aveva conferito una discreta capacità adattativa. Ha sviluppato una condizione
depressiva e nonostante si sia rivolta alle cure di uno specialista psichiatra
si è di fatto assistito ad una precaria funzionalità lavorativa caratterizzata
da fasi di minore attivazione alternati a periodi durante i quali invece ha
potuto fornire adeguate prestazioni lucrative. Si è quindi cristallizzata in
una condizione di deflessione timica nell'ambito della quale le crisi acute
conseguenti agli episodi iperalgici trovano la loro giustificazione nell'angoscia
del fallimento: per la compromessa capacità di lavorare, per la precarietà
economica ad essa conseguente e per l'incapacità ad adattarsi alla patologia fisiatrica
laddove la malattia è vissuta in modo destabilizzante per i limiti funzionali
che determina e dalla quale si sente menomata nelle proprie potenzialità e capacità.

 

Di fatto ci troviamo di fronte ad una condizione
depressiva recidivante a cui l'accentuazione della sintomatologia algica
reumatologica si accosta come espressione più appariscente di quella psichica
per attirare l'attenzione sul proprio disagio di vivere ed in tale ambito è ad
esempio caratteristico il fatto che la peritanda si viva come una persona
sofferente più sul piano fisico che non su quello psichico.

Malgrado continui a farsi seguire ambulatoriamente da
uno specialista psichiatra, la situazione affettiva non sembra avere subito
sostanziali modificazioni, anzi secondo il dr. __________ sarebbe addirittura
peggiorata. Quanto attualmente obiettivato tuttavia mette in evidenza
certamente la persistenza di un quadro ipotimico, ma anche la presenza nella peritanda
di margini funzionali residui che sembrano avere come unico ostacolo il fatto
di trovare il modo di esprimersi. Ad esempio è dotata di buone capacità nella
relazione interpersonale e di sufficienti strumenti adattativi che necessitano
tuttavia di essere ulteriormente sostenuti. Oltre a ciò la buona propensione al
lavoro sempre dimostrata, le adeguate capacità intellettive e le mantenute facoltà
cognitive depongono per, almeno in parte, preservate possibilità di
attivazione. In questo la prosecuzione della presa a carico psichiatrica risulterebbe
di significativa importanza, nel reinfonderle fiducia nei propri mezzi, non
completamente compromessi e nel mitigare l'intensità dei sintomi maggiormente
destabilizzanti, nel sostenerla nell'accettazione della patologia somatica e
nella rivalutazione dei sintomi ad essa conseguenti, fermo restando il fatto
che sarebbe comunque impensabile il recupero della piena capacità lucrativa
della peritanda che rimane tuttora limitata in misura del 50%.

(…)." (doc. AI 67/6-7)

 

                                         Il
dr. __________, circa le conseguenze sulla capacità lavorativa e
d’integrazione, ha poi concluso che:

 

" 
(…)

Le menomazioni qualitative e quantitative a livello
psicologico e mentale sono attribuibili alla sindrome depressiva ricorrente di
media gravità.

Persiste pertanto una limitazione della capacità
lavorativa in qualsiasi attività del 50%, per esclusive cause psichiche, a
partire da maggio 2004 e che fatta eccezione per il periodo a cavallo della
durata della degenza presso l’Ospedale __________ di __________ è per il resto
sostanzialmente rimasta immodificata.     Analogamente nell’arco dell’intera
giornata lavorativa c’è un rendimento ridotto del 50%.

Va infine precisato che l’incapacità lavorativa per
motivi psichici identificata non è addizionale a quella per cause fisiche.

 

(…)

 

Sulla base della scarsa motivazione della peritando e
per l’età, provvedimenti di integrazione professionale non sono da prendere in
considerazione.

(…)." (doc. AI 67/7-8)

 

                                         L’Ufficio
AI – visto che il dr. __________, nelle annotazioni 3 luglio 2007, ha concluso
che “(…) lo stato di salute dell’assicurata è stazionario, il grado d’inabilità
lavorativa per motivi psichici è sempre 50%. (…)” (doc. AI 68/1) –, con progetto
di decisione 9 luglio 2007 (doc. AI 69/1-3), ha comunicato all’assicurata di
non riconoscere un aumento della rendita.

 

                                         L’assicurata,
tramite il RA 1, con le osservazioni 3 agosto 2007 (doc. AI 73/1), ha prodotto
il certificato medico 30 luglio 2007 nel quale il dr. __________ ha attestato
che:

 

" 
(…)

La paziente è stata da me ospedalizzata l'ultima volta
presso la Clinica __________ di __________ nel reparto di psichiatria per una
degenza di circa due mesi a cavallo tra il 2005-2006. La paziente dopo la dimissione della clinica ha
continuato le cure ambulatoriali presso di me, cure che in alcune occasioni
sono state somministrate per via infusionale venosa e un buon carico farmacologio
per os.

 

La paziente in questo ultimo periodo dì tempo ha subito
un infortunio alla spalla sinistra nella primavera del 2006 ed un successivo
infortunio alla gamba destra nella primavera di quest'anno. Questi infortuni
sono in collegamento diretto con le ridotte condizioni fisiche
dell'interessata, determinate sia dalla patologia fibromialgica (primariamente)
che dalle conseguenze delle diverse terapie fin qui effettuate.

 

Infatti oltre che per i problemi psichici la paziente
in questi ultimi mesi ha manifestato notevoli problematiche legate alla
sintomatologia dolorosa cronica, dei gravi problemi di peso, soltanto ultimamente
sono in parte rientrati, determinati dalle terapie cortisoniche e non che sono
state effettuate.

Soltanto ultimamente il quadro farmacologico risulta
stabilizzato con un'importante terapia senza gravi effetti collaterali.

 

A causa delle condizioni alterate di salute nell'ultimo
anno e mezzo il datore di lavoro ha risolto il contratto licenziandola con
effetto ottobre 2006 a causa delle reiterate assenze dal lavoro dovute alle
problematiche fisiche e psichiche. In tutto questo tempo la paziente è sempre
stata inabile al 100% e residuano attualmente tratti chiaramente depressivi,
difficilmente superabili visto l'andamento cronico nel decorso di questi 12
anni. La paziente seppur ammalata in questi anni ha cercato in tutti i modi di
mantenersi attiva nell'ambito professionale a costo di grave sofferenza.

Ma è evidente come la paziente sul mercato dei lavoro
non sia più collocabile, in effetti il datore di lavoro, come la problematica
medica sì è aggravata ha dato la disdetta. Ipotizzare un possibile reinserimento al
50% mi sembra assolutamente irrealistico considerate le condizioni di salute
compromesse, il decorso cronico delle affezioni e il fatto che la paziente non
ha più un ambiente dì lavoro.

Ultima considerazione importante è l'età della paziente
che nel febbraio prossimo compirà 57 anni.

 

Ho preso visione della visita peritale effettuata dal collega Dottor
__________ per conto dell'Al dove mi sembra che le sue conclusioni sulla prognosi
lavorativa siano alquanto ottimistiche.

Soprattutto quando sì riferisce alle cosiddette facoltà
o capacità residue presentate dalla paziente che sinceramente nelle mie
osservazioni di 12 anni non vedo. Questa valutazione tra l'altro è condivisa da
tutti i medici curanti della signora compresa il reumatologo Dottor __________
e il Dottor __________ che é il medico curante della paziente.

Ultima cosa non capisco la precisazione finale del
Dottor __________ che sinceramente non ritengo appropriata quando si riferisce
alla cumulabilità delle incapacità lavorative psichica e fisica.

(…)." (doc. AI 73/2-3)

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 29 agosto 2007, ha concluso che:

 

" 
(…)

Il Dr. __________ ripercorre l’anamnesi e riferisce un
peggioramento della sintomatologia dolorosa e relativi problemi terapeutici.
Egli ritiene che l’assicurata sia sempre inabile al lavoro in misura totale da
1½ anni, la prognosi sarebbe sfavorevole in considerazione del decorso cronico
manifestatosi negli ultimi 12 anni. Per lo più, il Dr. __________ (ndr. recte: __________)
ritiene che una reintegrazione dell’assicurata nel mondo del lavoro sia
impossibile non solo per lo stato di salute, ma anche per l’età dell’assicurata
e per il fatto che non ha un posto di lavoro. Egli si dissocia dalle
conclusioni del perito Dr. __________ ritenendole troppo ottimistiche. In
ultimo, egli non ritiene inappropriata la dichiarazione del Dr. __________ che
l’inabilità lavorativa per ragioni psichiche non è cumulabile con quella per ragioni
fisiche.

 

Dati oggettivi, atti a dimostrare un peggioramento dello
stato di salute con ripercussioni sulla capacità lavorativa non ci sono."
(doc. AI 75/1)

 

                                         L’Ufficio
AI, con decisione 4 settembre 2007 (doc. AI 77/1-3), ha quindi confermato il
diritto ad una mezza rendita e respinto la domanda di aumento della stessa.

 

                               2.9.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                             2.10.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui è giunto il dr. __________ il quale,
fondandosi sugli accertamenti di natura psichiatrica, ha concluso per uno stato
di salute stazionario, un grado d’incapacità lavorativa per motivi psichici del
50% e per l’assenza di dati oggettivi atti a dimostrare un peggioramento
valetudinario con effetti sulla capacità lavorativa.

 

                                         Occorre
innanzitutto rilevare che, secondo la giurisprudenza (cfr. DTF 133 V 108), il
punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza di una modifica
rilevante del grado di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto
alla prestazione è costituito, come nel caso di nuova domanda, dall’ultima decisione
cresciuta in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita.

                                         Nel
caso concreto si tratta quindi della decisione 12 agosto 2005 con la quale
all’assicurata è stato riconosciuto il diritto a una mezza rendita dal 1.
maggio 2005 (doc. AI 40/1-2).

                                         Questa
decisione è stata presa fondandosi, per quanto riguarda l’aspetto medico, sul
rapporto medico 2 giugno 2005 (doc. AI 37/1-2), nel quale il dr. __________,
medico SMR – posta la diagnosi principale di “(…) Fibromialgia primaria generalizzata
– Depressione ricorrente, episodio attuale di intensità media (in trattamento
specialistico) (…)” (doc. AI 37/1), ritenuti i seguenti limiti funzionali “(…)
scarsa tenuta sul lavoro, aumentata faticabilità, dolori diffusi (…)” (doc. AI
37/2) e attestata un’incapacità lavorativa del 50% (non aumentabile in altre
attività) nella sua occupazione di ausiliaria ai servizi generali in una casa
per anziani da maggio 2004 –, ha concluso che “(…) la IL data dai curanti (psichiatra,
reumatologo, generalista) appare giustificata. La depressione è anamnesticamente
presente da anni con ripetuti episodi. La CL non è aumentabile in altre
attività. (…)” (doc. AI 37/2).

                                         In
particolare va qui rilevato che il dr. __________, FMH in malattie reumatiche,
fisiatria e riabilitazione, nel rapporto 3 settembre 2004 indirizzato alla __________
(doc. AI 33/4-7), posta la diagnosi di “(…) Fibromialgia primaria generalizzata
– Probabile dipendenza medicamentosa (opiacei) – Anamnesticamente sindrome
depressiva (…)” (doc. AI 33/6), ha rilevato che “(…) il quadro è piuttosto da
interpretare nel contesto biografico della paziente con una situazione
psicosociale forse problematica. Dal lato prettamente funzionale l’apparato
locomotorio non presenta limiti particolari. (…)” (doc. AI 33/6).

                                         Dal
canto suo il dr. __________, FMH in medicina interna e reumatologia, nel
rapporto 13 dicembre 2004 indirizzato al dr. __________ (doc. AI 33/8-9), posta
la diagnosi di “(…) fibromialgia generalizzata (…)” (doc. AI 33/8), ha concluso
che “(…) sia dal punto psichico e da quello reumatologico la situazione negli ultimi
2 mesi si è notevolmente migliorata dopo un periodo particolarmente brutto
vissuto dalla paziente tra marzo e settembre di quest’anno. Attualmente i
dolori sono sopportabile, di pari passo con il morale, ragione per cui ha
potuto riprendere le sua attività lavorativa al 50% (mezza giornata) come
ausiliaria di cura. Vista la situazione ritengo altamente improbabile che la
paziente possa lavorare di più che al 50% questo in maniera definitiva e in
qualsiasi tipo di lavoro vista la patologia presentata. (…)” (doc. AI 33/9).

                                         Occorre
quindi verificare se, da allora, è intervenuto un importante cambiamento.

 

                                         Al
riguardo, va rilevato che, come esposto al considerando precedente, l’Ufficio
AI, in sede di revisione, ha disposto degli accertamenti di natura psichiatrica.

 

                                         Il
dr. __________, nella perizia 29 marzo 2007 (doc. AI 67/1-8), ha concluso che
“(…) persiste pertanto una limitazione della capacità lavorativa in
qualsiasi attività del 50%, per esclusive cause psichiche, a partire da maggio
2004 e che fatta eccezione per il periodo a cavallo della durata della degenza
presso l’Ospedale __________ di __________ è per il resto sostanzialmente rimasta
immodificata. Analogamente nell’ar-co dell’intera giornata lavorativa c’è un
rendimento ridotto del 50%. Va infine precisato che l’incapacità lavorativa per
motivi psichici identificata non è addizionale a quella per cause fisiche. (…)”
(doc. AI 67/7).

 

                                         Questa
valutazione non è stata validamente contestata dall’assicurata.

 

                                         In
particolare – a prescindere dalle considerazioni generali che si impongono sul
tema dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di fiducia degli
assicurati (cfr. in proposito consid. 2.9) – il dr. __________, dopo aver
attestato un peggioramento che ha portato a un ospedalizzazione presso la
Clinica di __________ tra i mesi di dicembre 2005 e gennaio 2006 (cfr. il
certificato 9 marzo 2006 sub doc. AI 43/2) – espressamente invitato
dal dr. __________ – visto che “(…) dal rapporto di degenza del 9 febbraio 2006
emerge che un peggioramento dello stato di salute era avvenuto due mesi prima
del ricovero e che la sintomatologia depressiva è migliorata già a distanza di
pochi giorni dall’ammissione, accompagnato da un miglioramento dei disturbi
fisici. (…)” (doc. AI 59/1) –, a precisare quando è subentrato un peggioramento
dopo il ricovero presso l’Ospedale __________: la dr.ssa __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, la dr.ssa __________, capo-clinica e il dr. __________,
medico assistente, nel rapporto della degenza dal 3.12.2005 al 26.1.2006 presso
l’ospedale di __________ (doc. AI 49/4-7), avevano infatti attestato che (…)
durante le settimane di degenza abbiamo assistito ad un rapido miglioramento
della sintomatologia depressiva già dopo pochi giorni dall’ammissione. Anche i
sintomi ansiosi si sono attenuati, probabilmente non solo grazie alla terapia
medicamentosa ma anche alla presa a carico globale comprendente un lavoro psico
e fisioterapico ma soprattutto alla lontananza da un contesto familiare
difficile. […] In effetti, nell’ambito del nostro reparto, ambiente che la paziente
sentiva come rassicurante, il miglioramento dell’equilibrio psichico si è
accompagnato a una netta diminuzione della sintomatologia somatica. (…)” (doc.
AI 49/6) –, nella lettera 22 dicembre 2006 indirizzata al dr. __________ (doc.
AI 62/1), non ha debitamente e puntualmente spiegato e/o documentato un
peggioramento subentrato dopo il ricovero presso l’Ospedale di __________.

 

                                         Il
dr. __________, anche nel certificato medico 30 luglio 2007 (doc. AI 73/2-3
riprodotto in esteso al consid. 2.8), non ha comprovato un peggioramento valetudinario
e – oltre ad addurre degli argomenti per i quali non è l’assicurazione invalidità
chiamata a rispondere: disdetta dal posto di lavoro, età e difficoltà al collocamento
–, circa le valutazioni del dr. __________, si è limitato ad osservare in modo
del tutto generico che “(…) ho preso visione della visita peritale effettuata
dal collega Dottor __________ per conto dell’AI dove mi sembra che le sue conclusioni
sulla prognosi lavorativa siano alquanto ottimistiche. (…)” (doc. AI 73/3).

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 29 agosto 2007, ha concluso che
“(…) dati oggettivi, atti a dimostrare un peggioramento dello stato di salute
con ripercussioni sulla capacità lavorativa non ci sono.” (doc. AI 75/1).

 

                                         Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne
saurait certes mettre sur le
même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de
l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance
à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et
un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie
pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins
traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une
nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…)." (cfr. STFA del 24 agosto
2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo ai certificati 9
marzo e 7 ottobre 2006 nei quali il dr. __________ ha attestato un'inabilità lavorativa
del 100% dal 24.11.2005 (doc. AI 43/3 e 56/3). Infatti il dr. __________, nel rapporto
medico 27 giugno 2006 (doc. AI 48/1-2), ha posto le medesime diagnosi ritenute
nel precedente rapporto medico 24 ottobre 2004 (doc. AI 28/1-2) e non ha in
alcun modo spiegato le ragioni per le quali ha valutato differentemente l’incapacità
lavorativa (100% contro la precedente del 50%). In particolare nel rapporto 24
ottobre 2004, come riprodotto identicamente in quello 27 giugno 2006, il dr. __________
aveva già rilevato che “(…) nell’ultimo anno si è notato un accentuarsi della
sindrome fibromialgica con presenza dei classici punti “grilletto” a livello
della schiena, del petto, dei gomiti, dei polsi, delle ginocchia e delle
caviglie. (…)” (doc. AI 28/2 e 48/2).

 

                                         Quanto
all’aspetto reumatologico, sia il dr. __________ che il dr. __________, nei
rispettivi referti 13 dicembre e 3 settembre 2004 (doc. AI 33/8-9 e 33/4-7),
hanno concluso per una capacità lavorativa del 50%. In particolare il dr. __________
ha precisato che “(…) dal lato prettamente funzionale l’apparato locomotorio
non presenta limiti particolari. (…)” (doc. AI 33/6).

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360,
125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati), che – dopo un peggioramento di
breve durata che ha portato al ricovero presso l’Ospedale di __________ dal 3
dicembre 2005 al 26 gennaio 2006 (cfr. doc. AI 49/4-7) – lo stato di salute
dell'assicurata è rimasto stazionario così come la sua abilità
al lavoro del 50% dal mese di novembre 2004.

 

                                         Visto
lo stato di salute stazionario e conformemente a quanto disposto dall’art. 17
LPGA (cfr. consid. 2.6), è dunque a ragione che l’Ufficio AI ha confermato il
diritto dell’assicurata a una mezza rendita.

 

                             2.11.   Nella
risposta l’Ufficio AI sostiene che sarebbero dati gli estremi per una "reformatio
in pejus" della decisione 12 agosto 2005 con la quale aveva riconosciuto
il diritto a una mezza rendita dal 1. maggio 2005 (IV pag. 4-5, punto 5).

                                         Questo
Tribunale rileva che una tale evenienza sarebbe possibile solo se fossero date
le premesse per una riconsiderazione della decisione 12 agosto 2005.

                                         Nel
caso concreto dette premesse non risultano tuttavia adempiute in quanto, conformemente
alla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), ammesso che a quell’epoca a torto
l’Ufficio AI non aveva proceduto ad un confronto dei redditi, anche se lo
avesse fatto la decisione 12 agosto 2005 non sarebbe mutata.

 

                                         Infatti,
nel 2005, il reddito da valido dell’assicurata ammontava a fr. 58'953.64
(reddito annuo attestato dal datore di lavoro nel 2003 di fr. 57'849.30 [doc.
AI 29/2] moltiplicati per le rispettive variazioni percentuali dei salari dello
0,9% e 1% negli anni 2004 e 2005; cfr. tabella B10.2 pubblicata in La vie économique
10-2007, pag. 91).

 

                                         Quanto
al reddito da invalido la ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
pag. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pag. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media,
un salario mensile lordo pari a fr. 3’893.--. Riportando questo dato su 41.6
ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie
économique, 10-2007, pag. 90) esso ammonta a fr. 4'048.72 mensili oppure
a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12, ritenuto che la quota di
tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid.
3a). Aggiornato al 2005 il reddito ipotetico da invalido ammonta poi a fr.
49'048.45 (fr. 48'584.46 x 2115 : 2095; cfr. tabella B 10.3, pubblicata
in La Vie économique, 10-2007, pag. 91).

 

                                         Vista
la capacità lavorativa del 50% in un’attività adeguata – richiamato l'obbligo
che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF
113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) –, senza applicare alcuna riduzione, il reddito statistico da invalido corrisponderebbe infine a fr.
24'524.22 (fr. 49'048.45
x 50% = fr. 24'524.22).

 

                                         Ritenuti
i redditi da valido e da invalido (anno 2005) di fr. 58'953.64
rispettivamente di fr. 24'524.22, il grado d’invalidità andava cifrato al 58% ([58'953,64 – 24'524.22] : 58'953.64 x 100 = 58.40%
arrotondato al 58% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid.
3.2).

 

                                         Di
conseguenza è a ragione che l’Ufficio AI con la decisione 12 agosto 2005 aveva
riconosciuto all’assicurata il diritto ad una mezza rendita dal 1. maggio 2005.

 

                             2.12.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va confermata
e il ricorso respinto.

 

                             2.13.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1. luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto
di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta
a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Le
spese di fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

 

 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti