# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ca48ce5b-909c-5eb5-a45c-80d99437fb94
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.03.2015 35.2014.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-39_2015-03-16.html

## Full Text

andata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2014.39

   

  mm

  	
  Lugano

  16 marzo 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’8 maggio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31 marzo 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 9 ottobre 1994, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di apprendista di
commercio e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso la __________
(ora: CO 1), ha ricevuto una gomitata da un avversario durante una partita di
calcio, riportando danni dentari e una ferita al labbro superiore a destra (cfr.
doc. M 0 e doc. M 5). 

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolamente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Nel corso del mese di aprile
2012, all’assicuratore é pervenuto un preventivo dei costi inerenti al
trattamento del dente 11 (cfr. doc. M 33) 

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 7 agosto 2012, la CO
1 ha al riguardo negato il proprio obbligo a prestazioni, ritenuto che i
disturbi necessitanti di cure non si troverebbero in una relazione di causalità
naturale con l’evento traumatico dell’ottobre 1994 (doc. A 47).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. A 48), in data 31 marzo
2014, l’amministrazione ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. B). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso dell’8
maggio 2014, RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che l’assicuratore
convenuto venga condannato ad assumere le cure dentarie iniziate nell’ottobre
2011, siccome in relazione causale con l’infortunio occorsogli in data 9 ottobre
 1994, in subordine, che il TCA disponga una perizia giudiziaria. 

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale, l’insorgente contesta che ai rapporti allestiti dal
medico-dentista fiduciario dell’assicuratore possa essere attribuito pieno
valore probatorio, pretendendo che ci si debba invece fondare sulle
certificazioni dei suoi curanti (cfr. doc. I, p. 7: “Ne viene che, in
conclusione, le valutazioni del Dr. __________ non possono sicuramente
assurgere a prova peritale tale da soppiantare addirittura le valutazioni di
altri due medici dentisti. Ragione per cui o si presta fede alle conclusioni
del Dr. __________ e Dr. __________eier - peraltro professionisti che hanno
avuto sì in cura il ricorrente, ma a titolo e in occasioni ben diverse, e che
comunque giungono alle medesime conclusioni circa la causalità naturale ed
adeguata del sinistro del 1994 con il nuovo evento - oppure si fa eseguire una
nuova perizia indipendente, ma degna di questo nome, che valuti con rigore
scientifico quel che precede, tenuto conto dell’intera storia clinica subita
dal dente del paziente. In ogni caso, tenuto conto di quel che precede, le
valutazioni del Dr. __________ non potevano e non possono certamente assurgere
a prova peritale definitiva dell’assenza di causalità nei termini voluti
dall’assicuratrice LAINF.” (doc. I - il corsivo é del redattore)

 

                               1.4.   L’assicuratore, in risposta,
ha chiesto che il ricorso venga respinto con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   In data 23 luglio 2014,
questo Tribunale ha ordinato una perizia a cura del Prof. dott. med. dent. PE 1
della Clinica di medicina dentaria dell’Università di __________ (doc. V).

 

                               1.6.   Il 17 dicembre 2014,
l’esperto giudiziario ha consegnato il proprio referto peritale (doc. IX), il
quale é stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni (doc. X).

 

                                         La CO 1 ha preso posizione
in merito in data 30 gennaio 2015 (doc. XIII + allegato), mentre l’assicurato é
rimasto silente. 

 

                               1.7.   Nel corso del mese di
febbraio 2015, il TCA ha di nuovo interpellato il Prof. PE 1, il quale é stato
invitato a pronunciarsi sul contenuto del rapporto 17 gennaio 2015 del dott. __________
(doc. XIV). 

 

                                         Il complemento peritale
del Prof. PE 1 é pervenuto in data 12 febbraio 2015 (doc. XV). 

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
presentato le proprie osservazioni il 16 febbraio 2015 (doc. XVIII), mentre
l’insorgente lo ha fatto in data 26 febbraio 2015 (doc. XXI). 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite é
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare il
proprio obbligo a prestazioni in relazione alla cura del dente 11, oppure no. 

 

                               2.2.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegna­zione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                               2.3.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma
non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In
virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere
l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la LAINF
né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa
potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive
appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e
ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità è provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.6.   In concreto, il
TCA constata che la decisione dell’amministrazione di negare il diritto a
prestazioni in relazione alle cure dentarie a cui l’assicurato é stato
sottoposto a partire dall’ottobre 2011, trova fondamento nelle certificazioni
del proprio medico dentista fiduciario.

 

                                         In effetti, il 13 aprile
2012, il dott. __________, medico dentista SSO, posto che “il dente 11 in data 20 novembre 2000 risultava intatto, vitale e senza lesioni paradontali”, ha negato una
relazione di causalità naturale con l’infortunio occorso nel 1994 (doc. M 34). 

 

                                         Il dott. __________ si é
di nuovo pronunciato sull’eziologia del danno dentale con rapporto del 14
maggio 2012, il cui tenore é il seguente:

 

" (…).

L’incarto presso CO 1 riguardo a questo caso comprende delle
radiografie eseguite alla Croce verde di __________ in data 20 settembre 2000
che mostrano i denti 11 e 21 intatti. Inoltre un referto dello stesso dr. __________,
datato 4 novembre 2002, segnala che i denti 11 e 21 reagiscono positivamente
alla prova della vitalità, non sono sensibili alla percussione, presentano
mobilità nella norma e non presentano problemi paradontali. 

 

Ora, non si può escludere con assoluta certezza che un
riassorbimento esterno al dente 11 possa essere dovuto, a 18 anni di distanza,
al trauma dell’infortunio del 1994. Ma secondo la LAINF non basta una semplice
possibilità per ottenere il diritto alle prestazioni. Il nesso di causalità
deve esser dimostrato con verosimiglianza preponderante. In questo caso il
dentista curante non ci mette nemmeno a disposizione una radiografia per
documentare la diagnosi di riassorbimento esterno che ha reso necessario, il 6
ottobre 2011, un trattamento endodontico.

 

Secondo il principio di verosimiglianza preponderante dobbiamo
rifiutare l’assunzione dei costi in questo caso.”

                                         (doc. M 35 - il corsivo é
del redattore)

 

                                         Il ricorrente fonda invece
le proprie pretese sui referti agli atti dei suoi medico dentisti curanti.

 

                                         Il 10 ottobre 2012, il
dott. __________ ha auspicato che la CO 1 rivedesse la sua posizione, rilevando
in particolare che “… il difetto riscontrato palatinale sul dente coinvolto (il
dente 11) si situava circa 3 mm sottogengivale in una localizzazione in cui é
assolutamente impossibile che si formi della carie. Inizialmente ho tentato una
cura conservativa con delle otturazioni sottogengivali, ho dovuto poi però
eseguire anche una cura endodontica ed una ricostruzione visto che il difetto
era esteso. Così facendo, come spiegato al paziente fin dall’inizio, si é
indebolito notevolmente il dente ed anche la ricostruzione non ha potuto essere
eseguita in maniera ottimale, tanto che fin da subito ho avvisato lo stesso
dicendo che si sarebbe dovuto prospettare un’estrazione ed una sostituzione
tramite probabilmente impianto.” (doc. E). 

 

                                         Questo il contenuto del
referto 23 aprile 2014 del dott__________, medico dentista SSO:

 

" (…)

Ho visto il paziente per la prima volta il 5.03.2012 inviatomi dal
collega __________ per una valutazione impianto. Ero già stato informato delle
condizioni del dente.

La situazione si presentava nel seguente modo:

 

Resto radicolare causa mancanza della corona del dente 11 e
infiammazione di tutta la parete buccale in zona 11. Dalla radiografia
(allegata) si nota la radice devitalizzata. 

 

Buccale si sondava un cratere di parecchi millimetri, non ho
annotato tale valore visto che avevo già ricevuto tutte le informazioni dal
collega __________. Questo cratere buccale ha anche causato la mancanza di osso
a livello orizzontale in tale regione (vedi foto allegata). 

 

Una situazione di questo tipo é riconducibile unicamente a una
microfrattura verticale della radice. In base a tutte queste informazioni e in
accordo con il paziente abbiamo deciso la procedura clinica.

 

Questo dente frontale aveva subito un incidente in data 9 ottobre 1994. In seguito, causa granuloma esterno (in conseguenza dell’impatto), il dente ha dovuto essere
devitalizzato. Le fratture verticali di denti devitalizzati sono complicazioni
riconosciute.

 

In conclusione ritengo che la perdita di questo dente sia legata
all’incidente del 1994 (incidente 1994 - granuloma - devitalizzazione - radice
debole - microfrattura verticale - estrazione).”

                                         (doc. F)

 

                               2.7.   Allo scopo di chiarire la
fattispecie dal profilo medico, questo Tribunale ha ordinato una perizia
giudiziaria, affidandone l’allestimento al Prof. dott. med. dent. PE 1, attivo
presso la Clinica di medicina dentaria dell’Università di __________.

 

                                         All’esperto giudiziario é
stata sottoposta tutta la documentazione a disposizione. Egli ha personalmente
visitato l’assicurato in data 25 novembre 2014.

 

                                         Rispondendo ai quesiti
postigli dalle parti, per quanto qui d’interesse, il Prof. PE 1 ha innanzitutto
indicato che, in occasione dell’infortunio dell’ottobre 1994, il dente 11 ha subìto un trauma. In seguito, dopo aver rimosso parte della gengiva palatinale, esso é stato
oggetto di un’otturazione sottogengivale e, quindi, di una cura canalare con
ricostruzione. Infine, accertata la presenza di una microfrattura verticale
della radice, il dente 11 é stato estratto e sostituito con un impianto
endosseo (cfr. doc. IX, p. 1). 

 

                                         L’esperto incaricato dal
TCA ha quindi affermato che la patologia interessante il dente 11 si trova, con
verosimiglianza preponderante, in relazione di causalità naturale con l’evento
traumatico occorso all’assicurato il 9 ottobre 1994 (doc. IX, risposta ai
quesiti n. 3d e 4 di parte convenuta).

                                         Al riguardo, egli ha
spiegato che l’infortunio in questione é all’origine di una reazione a
catena, di cui la microfrattura verticale della radice del dente 11 é
l’atto finale, e meglio il trauma subito in quell’occasione ha provocato un
riassorbimento radicolare esterno sul lato palatino, per la cui cura il dott. __________
aveva praticato un’otturazione sottogengivale, seguita da una cura canalare con
ricostruzione, ciò che ha portato allo sviluppo di una microfrattura verticale
della radice (e, di conseguenza, all’estrazione del dente 11) (doc. IX,
risposta al quesito n. 5 di parte convenuta). 

 

                                         Il Prof. PE 1 ha inoltre
dichiarato di condividere i pareri espressi dai medici dentisti curanti del
ricorrente. 

                                         In particolare, egli ha
categoricamente escluso che - vista la sua localizzazione (sottogengivale) - il
difetto palatinale potesse essere causato dalla carie e, d’altra parte, ha confermato
l’origine traumatica del difetto e, quindi, la sua relazione di causalità
naturale con l’infortunio calcistico del 09.10.1994 (doc. IX, risposta ai
quesiti n. 2 e 3 di parte ricorrente). 

                                         In relazione a quanto
certificato dal dott. __________ (cfr. doc. F), il perito giudiziario ha
confermato che, anche a suo avviso, “… la microfrattura verticale della radice
del dente 11 é in relazione di causalità naturale con l’infortunio calcistico
del 09.10.1994.” (doc. IX, risposta al quesito n. 5 di parte ricorrente).

 

                               2.8.   Unitamente alle proprie
osservazioni, l’amministrazione ha prodotto un nuovo rapporto del dentista __________,
il quale ha criticamente commentato la valutazione del caso espressa dal perito
giudiziario, sostenendo che essa si fonderebbe su mere ipotesi, non
documentate:

 

" (…).

Sulla scorta degli atti e in base al documentato decorso medico un
coinvolgimento del dente 11 nell’infortunio del 1994 c’é stato. Nel questionario
compilato allora dal Servizio dentario della Croce Verde il dente in questione
(dente 11) risulta aver subito una contusione o sublussazione. Tuttavia, non
sono documentate lesioni rilevanti del dente in oggetto o le complicanze che
esso avrebbe subito in seguito: il 20 novembre 2000 esso é intatto (radiografie
del Servizio dentario Crove Verde); poi ancora il 4 novembre 2002 il dr. __________
segnala che il dente 11 e i suoi viciniori sono asintomatici, vitali, con
mobilità normale e non presentano segni di malattia paradontale. Mentre la
lesione subgengivale sul lato palatino del 2012 non è stata documentata
radiograficamente. 

Tenuto conto dei dati clinici e del decorso post-infortunistico,
come documentano un’evoluzione positiva per 8 anni dopo l’infortunio, la
microfrattura del dente in questione, rilevata solo ben 18 anni dopo l’evento
in discussione, non può ragionevolmente essere considerata - seconod il
criterio della verosimiglianza preponderante -, come una conseguenza (diretta o
indiretta) dell’infortunio del 1994. In
particolare non risulta documentato il presunto decorso post-infortunistico nefasto
che avrebbe causato la reazione a catena descritta dal perito Dr. PE 1 nella
sua perizia del 15.12.14.”

                                         (doc. 5 - il corsivo é del
redattore)

 

                               2.9.   In data 2 febbraio 2015, il
TCA ha chiesto al Prof. PE 1 se il rapporto elaborato dal medico dentista
fiduciario dell’CO 1 contenesse degli elementi di valutazione suscettibili di
modificare in qualche modo le sue conclusioni riguardanti l’eziologia del danno
interessante il dente 11 (cfr. doc. XIV). 

                                         Questa la risposta che ha
fornito l’esperto giudiziario:

 

" (…).

Il rapporto del Dr. __________ non contiene elementi di valutazione
suscettibili di modificare le mie conclusioni relative alla causa del danno
interessante il dente 11 del signor RI 1.

Le mie osservazioni si basano su tutti gli atti a disposizione e
non solamente, come citato dal Dr. __________, sulla visita peritale.

 

Risultati di lavori scientifici dimostrano chiaramente che un
trauma dentale é una delle cause principali di riassorbimento radicolare
esterno. L’evoluzione positiva durante parecchi anni del dente 11 dopo
l’infortunio calcistico non esclude assolutamente l’insorgere di un
assorbimento radicolare esterno. Dall’infortunio calcistico del 1994 fino al
2012 non risultano altri elementi che possano spiegare con verosimiglianza
preponderante l’insorgere di un riassorbimento radicolare esterno. Il trauma
dentale sul dente 11 non é solamente un’“ipotesi”, ma con verosimiglianza
preponderante la causa principale del riassorbimento radicolare esterno che ha
innescato la reazione a catena di terapie fino all’estrazione del dente 11.”

                                         (doc. XV - il corsivo é
del redattore)

 

                                         Le considerazioni espresse
dal Prof. PE 1 sono state nuovamente contestate dall’assicuratore LAINF
convenuto, secondo il quale la sua valutazione “…, non è sorretta da elementi
fattuali concreti. Il Dr. PE 1 si limita a segnalare come dal 1994 non siano
documentati altri eventi che possano, a suo dire, aver portato al
riassorbimento. Si tratta di un’argomentazione per esclusione del tutto
insostenibile e che non trova una correlazione tra l’evento del 1994 e i
problemi dentari riscontrati, oltre 18 anni dopo, a partire dal 2012. L’origine
della microfrattura al dente 11 non é dunque documentata, né situabile
temporalmente. L’unico elemento medico certo agli atti é che nel 2002 (ad oltre
8 anni dall’infortunio calcistico) il dente in questione risultava sano e
perfettamente vitale. Da allora e fino al 2012 é rimasto asintomatico.” (doc.
XVIII, p. 3). 

 

                             2.10.   In caso di
perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza
motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste,
appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza
medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF
125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il giudice può
disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto
peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia
richiesta dal medesimo tribunale, che porti a un diverso risultato (DTF 101 IV
130).

 

                                         Il giudice può scostarsene
anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di altri esperti,
ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia
giudiziaria.

                                         Questi principi sono stati
confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008 nella quale il
Tribunale federale ha sottolineato che:

 

" Per quanto
concerne in particolare le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
proprie conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di vista medico, una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice a non fondarsi su un
tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie nella
perizia stessa oppure l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne la
concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante può disporre una
superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori complementi, dalle
conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag.
353 e riferimenti)." 

 

                             2.11.   Chiamato a pronunciarsi nella
concreta evenienza, questo Tribunale non vede ragioni che gli impediscano di
fare propria la valutazione espressa dal perito giudiziario - autorevole
specialista di livello universitario proprio nella materia che qui interessa -,
secondo il quale il danno dentario che ha necessitato di cure a decorrere
dall’ottobre 2011, costituisce una conseguenza naturale dell’evento infortunistico
del 9 ottobre 1994. 

 

                                         Innanzitutto, é utile
sottolineare che la valutazione del Prof. PE 1 è sovrapponibile a quella che
era stata espressa dai dentisti curanti dell’assicurato, i dottori __________ e
__________, di modo che il parere del dott. __________ risulta di fatto “isolato”.

 

                                         D’altro canto, la
circostanza che il dentista interpellato dall’amministrazione abbia un’opinione
diversa in merito alla causa del danno riguardante il dente 11, non basta certo
per qualificare come contradditoria la perizia del Prof. PE 1. Del resto, le
obiezioni che il dott. __________ ha sollevato sono state sottoposte
all’esperto giudiziario, il quale, dopo averle attentamente vagliate, non le ha
ritenute suscettibili di modificare le proprie conclusioni (cfr. doc. XV). 

 

                                         Inoltre, non corrisponde
al vero che la valutazione del Prof. PE 1 si esaurirebbe nella constatazione
che dal 1994 in poi non sono stati documentati altri eventi che possano aver
provocato il noto riassorbimento radicolare (cfr. doc. XVIII, p. 3). 

                                         Questa Corte concorda con
l’assicuratore che l’esistenza di un legame di causalità naturale non possa
essere ammessa unicamente ragionando “per esclusione”. Ciò non é però il
caso nella presente fattispecie, dove quello evocato dall’amministrazione é
soltanto uno degli elementi che hanno indotto il perito giudiziario a ritenere che
quella traumatica fosse la causa più verosimile fra quelle entranti in
considerazione. 

                                         In effetti, esaminando attentamente
il suo referto peritale, si constata che il Prof. PE 1 ha pure preso in
considerazione il fatto che nell’infortunio dell’ottobre 1994 il dente 11 aveva
riportato un trauma diretto, che il difetto palatinale riscontrato dal dott. __________,
per la sua localizzazione (sottogengivale), non era assolutamente imputabile a
una carie, che il trauma dentale é considerato come una delle principali cause
di riassorbimento radicolare esterno e, infine, che l’assenza di disturbi
durante parecchi anni non costituisce la discriminante per ammettere oppure per
escludere l’eziologia infortunistica del riassorbimento stesso (cfr. doc. IX e
doc. XV).

 

                                         Non può costituire un
valido argomento per rifiutare la copertura dei costi in discussione, neppure
la circostanza che il dott. __________ non abbia documentato radiologicamente il
riassorbimento esterno riscontrato sul dente 11 (cfr. doc. M 35). In effetti, questa
Corte non vede alcun valido motivo per dubitare dell’attendibilità di quanto da
lui attestato (cfr. doc. M 36: “È vero, come asserite in un vostro documento,
che inizialmente non ho eseguito una radiografia del dente coinvolto, vi posso
comunque garantire che il difetto riscontrato palatinale sul dente coinvolto
(il dente 11) si situava circa 3 mm sottogengivale in una localizzazione in cui
é assolutamente impossibile che si formi della carie.”). 

 

                                         Tutto ben considerato, il
TCA ritiene che gli elementi evidenziati dal Prof. PE 1 dimostrino, perlomeno secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, che il danno al dente 11 lamentato dall’insorgente é conseguenza
naturale (e adeguata) dell’infortunio occorsogli il 9 ottobre 1994. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é accolto.

                                         §      La decisione su
opposizione impugnata é annullata. 

                                         §§                                    È
accertato che il danno al dente 11 costituisce una conseguenza, naturale e
adeguata, dell’infortunio del 9 ottobre 1994.

                                         §§§ La
CO 1 é condannata ad assumere i costi legati alla cura del dente 11. 

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1 verserà
all’assicurato l’importo di fr. 2'500 (IVA inclusa) a titolo d’indennità per
ripetibili. 

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti