# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 24bd96e8-5d4f-52e4-941c-c91d3c618568
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.11.2006 30.2006.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2006-10_2006-11-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2006.10

   

  cs

  	
  Lugano

  6 novembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano
  Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 gennaio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12
  dicembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

   

  in materia di contributi AVS

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Durante
il controllo del conteggio dei salari (ex art. 162 OAVS), per il periodo
1.1.2001-31.12.2003, un ispettrice della Cassa CO 1 ha effettuato delle riprese
per salari non notificati dalla società RI 1. 

                                         In
particolare ha ritenuto quale reddito in natura l’assegnazione di un’abitazione
gratuita a __________, dipendente della società.

 

                                  B.   Mediante
tassazione d’ufficio del 25 novembre 2005 la Cassa ha fissato alla società i contributi
paritetici dovuti, compresi gli interessi di mora. 

 

                                  C.   RI
1 si è opposta alla predetta decisione. Da una parte ha rilevato che gli Uffici
della società si trovano nell’appartamento dove soggiornava di tanto in tanto
anche l’allora direttore __________. Per cui non poteva esservi spazio per una
ripresa del reddito in natura. D’altra parte l’opponente ha affermato di aver
trasmesso alla Cassa, in data 10 febbraio 2004, il conteggio dell’importo
versato al dipendente per vacanze non godute, per cui sulla somma di fr. 53'851.45
gli interessi di mora non sarebbero dovuti.

 

                                  D.   Con
decisione su opposizione del 12 dicembre 2005 la Cassa ha respinto le censure
della società (doc. B).

 

                                  E.
  Contro la predetta decisione RI 1, rappresentata dallo studio legale RA 1, ha
inoltrato tempestivo ricorso al TCA, con argomentazioni che, se necessario,
saranno riprese in corso di motivazione (doc. I).

 

                                  F.   Tramite
risposta di causa del 20 febbraio 2006 la Cassa ha proposto la reiezione del
ricorso (doc. IV). 

 

                                  G.   Con
scritto del 6 marzo 2006 la ricorrente ha chiesto l’assunzione di numerose
prove (doc. VI). 

                                         L’11
ottobre 2006 è stato sentito __________, custode dell’appartamento sito a __________
(doc. XVI).

 

 

                                          in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi
dell'art. 49 cpv. 2 della Legge
sull'organizzazione giudiziaria
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., 1707/00) e 2 cpv. 1 LPTCA.

 

                                   2.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche alla LAVS.

 

 

Da un punto di vista
temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali in vigore
al momento in cui si realizza la fattispecie che deve essere valutata
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76
consid. 1.2; DTF 129 V 4 consid. 1.4; DTF 127 V 467
consid. 1, DTF 126 V 136 consid. 4b; DTF 121 V 366 consid. 1b; STFA dell’11 gennaio 2005 nella causa G.T. SA, H 257/03 consid.
2.1 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3 pag.
4). Il TFA, ai fini dell'esame di una vertenza, si fonda infatti di regola sui
fatti che si sono realizzati fino al momento dell'emanazione della decisione
amministrativa contestata (STFA del 1° luglio 2003 nella causa N, consid. 1.2.,
H 29/02; DTF 121 V 366 consid. 1b).

 

Per contro, le norme procedurali
(formali), in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata
applicazione (DTF 130 V 4 consid. 3.2; DTF 117 V 93 consid. 6b; SVR 2003 IV Nr.
25 pag. 76 consid. 1.2).

 

In concreto, le
decisioni impugnate si riferiscono alla fissazione dei contributi sociali
AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti dal datore di lavoro per un periodo sia antecedente
il 31 dicembre 2002 (per gli anni 2001-2002) sia posteriore (2003), mentre le
decisioni (formale e su opposizione) sono state emanate nel corso del 2005. Per
cui, mentre per quanto concerne l'aspetto procedurale trovano subito
applicazione le norme della LPGA e le relative modifiche apportate alla LAVS,
per quanto riguarda la fissazione dei contributi vanno applicate le norme
sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2002 per i primi due anni ed i
disposti LAVS validi dal 1° gennaio 2003 per l’ultimo anno revisionato dalla
Cassa.

 

nel merito

 

                                   3.   I
contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati
in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente
e indipendente (art. 4 cpv. 1 LAVS).

 

Dal reddito di
un'attività dipendente, chiamato qui di seguito "salario
determinante", è prelevato un contributo del 4,2% (art. 5 cpv. 1 LAVS).

Giusta l'art. 5 cpv. 2
LAVS,

 

"  Il salario determinante comprende
qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per tempo determinato o
indeterminato. Esso comprende inoltre le indennità di rincaro e altre indennità
aggiunte al salario, le provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in
natura, le indennità per vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni
analoghe, nonché le mance, se queste costituiscono un elemento importante della
retribuzione del lavoro.".

 

Questo reddito ingloba
dunque tutte le prestazioni percepite dal salariato che hanno una relazione
economica con il rapporto di lavoro (DTF 124 V 100 consid. 2 pag. 102 con
riferimenti), incluse le indennità che il salariato ha ricevuto,
indipendentemente se sono state effettuate durante il tempo libero ed i fine
settimana.

 

                                   4.   Per
ottenere il salario determinante ai fini dell'AVS, è necessario dedurre le
indennità versate dal datore di lavoro a titolo di risarcimento spese. Queste
spese, che incombono al salariato, vengono rimborsate sia separatamente dal
datore di lavoro quale risarcimento delle spese (art. 7 OAVS), sia incluse nel
salario quali spese generali (art. 9 OAVS).

Secondo l'art. 7 OAVS,
il rimborso delle spese sostenute non costituisce salario determinante.

Ai sensi dell’art. 9
cpv. 1 OAVS, sono considerate spese generali quelle cui il datore di lavoro (recte:
il salariato) deve far fronte nell’ambito della propria attività.

Non fanno parte di
queste spese le indennità periodiche per gli spostamenti del salariato dal
luogo di domicilio al luogo di lavoro abituale e per i pasti usuali presi a
domicilio o sul luogo di lavoro; queste indennità rientrano di norma nel
salario determinante (art. 9 cpv. 2 OAVS).

L'art. 9 cpv. 3 OAVS
dispone che per i salariati che sopportano loro stessi, interamente o
parzialmente, le spese generali risultanti dall'esecuzione dei loro lavori,
queste spese possono essere dedotte se è provato che raggiungono almeno il 10%
del salario versato. La norma non è invece applicabile per le spese che il
datore di lavoro rimborsa separatamente dal salario versato. Queste spese
devono essere tenute in considerazione anche se sono inferiori al 10% del
salario determinante (RCC 1990 pag. 42 consid. 3; RCC 1987 pag. 386 consid. 3b;
RCC 1979 pag. 77 consid. 2a; RCC 1978 pag. 557 consid. 2).

 

La prassi
amministrativa considera spese generali rimborsabili le spese di viaggio
(viaggio, vitto e alloggio); le spese di rappresentanza e quelle per la
clientela; le spese per il materiale e per il vestiario professionale; le spese
d'uso di locali di servizio, nella misura in cui essi sono utilizzati per lo
svolgimento dell'attività lucrativa; le spese supplementari di viaggio dal
domicilio al luogo di lavoro, se questi sono considerevolmente lontani l'uno
dall'altro; le spese supplementari per i pasti che il salariato deve consumare
fuori dal domicilio a causa della distanza del domicilio dal luogo di lavoro,
come pure le spese d'alloggio per il pernottamento fuori casa nonché le spese
di formazione e di perfezionamento professionali (tasse d'iscrizione a corsi o
ad esami, libri o materiale, ecc.), che sono in stretta relazione con
l'attività professionale del salariato (Direttive sul salario determinante
(DSD), edite dall’UFAS, N. 3003; RDAT II-1992 n. 60, pag. 140).

Di principio si deve
dedurre l'importo effettivo delle spese generali (RCC 1979 pag. 79, RCC 1982
pag. 354, RCC 1983 pag. 310).

 

                                   5.   La
Cassa, con la decisione impugnata, ha ripreso l’importo della pigione del
locale sito a __________ in applicazione dell’art. 13 OAVS, poiché lo ritiene
un vantaggio in natura.

 

                                         Per
l'art. 7 lett. f OAVS le prestazioni in natura regolari costituiscono salario
determinante.

 

                                         A
norma dell’art. 11 cpv. 1 OAVS il vitto e l’alloggio dei lavoratori occupati
nell’azienda e del personale domestico sono valutati 30 franchi il giorno. E’
fatto salvo l’articolo 14. Per il cpv. 2 se il datore di lavoro non dà vitto e
alloggio completo, l’importo totale è ripartito come segue: colazione fr. 4.--,
pranzo fr. 9.--, cena    fr. 7.-- e alloggio fr. 10.--.

 

                                         Giusta
l’art. 13 OAVS le prestazioni in natura di altra specie sono valutate, caso per
caso, dalla cassa di compensazione secondo le circostanze.

 

                                         Le
prestazioni in natura occasionali non fanno parte del salario determinante
(Direttive sul salario determinante, [DSD] marg. 2048). In particolare la
cessione gratuita di prodotti dell'impresa che il salariato non acquisterebbe
altrimenti, o non in tale misura.

 

                                         Sono
parificati a prestazioni in natura occasionali i vantaggi finanziari di minima
importanza derivanti dal campo di attività del datore di lavoro (p. es.
prestiti ipotecari a interessi di favore da parte di una banca, facilitazioni
d'acquisto, servizi forniti a prezzi ridotti). Essi non fanno parte del salario
determinante se non superano le proporzioni usuali e sono in un rapporto
ragionevole, che escluda l'intenzione di frodare la legge, con la retribuzione
del lavoro vera e propria (DSD 2049).

 

 

 

                                         Il marg.
2058 delle DSD recita:

 

"  Le seguenti prestazioni del datore di lavoro, se
assegnate regolarmente, sono considerate reddito in natura di altra specie:

 

-  assegnazione di un'abitazione
gratuita unicamente per il salariato o per tutta la famiglia. Quest'ultimo caso
si verifica quando è messo a disposizione del salariato più di un locale;

 

-  vestiario e calzature;

 

-  consegna di una vettura di servizio per uso privato;

 

-  il valore del diritto concesso a un
pastore di tenere il proprio bestiame sull'alpe del datore di lavoro (diritto
d'alpeggio) o di usufruire dei suoi terreni. Gli utili ricavati dal diritto
d'alpeggio o dalla coltivazione dei terreni costituiscono un reddito
proveniente da un'attività lucrativa indipendente.”

 

                                         In
una decisione del 13 dicembre 1982, pubblicata in RCC 1983 pag. 515, il TFA ha
stabilito che l'affitto pagato dal datore di lavoro per un appartamento messo a
disposizione di uno dei suoi salariati è un elemento del salario determinante.
L'Alta Corte ha in particolare indicato:

 

"  Les premiers juges ont retenu que la valeur de
l'appartement en cause constituait un revenu
d'un autre genre au sens de l'article 13 RAVS car, selon eux, l'article 11 de
ce règlement présuppose que le travailleur soit logé dans l'entreprise de son
patron.

Pour sa part, le recourant fait valoir qu'une
telle exigence n'est pas expressément prévue par la loi et en déduit que les
cotisations litigieuses doivent être calculées conformément au taux forfaitaire
prescrit par cette dernière disposition.

Cette argumentation n'est pas soutenable. On
relèvera en particulier, en faveur de l'interprétation de l'autorité
inférieure, que le titre marginal de la règle en question parle de «logement
dans les entreprises non agricoles » et que le texte allemand correspondant
comprend le mot «Unterkunft». D'autre part, le montant de l'estimation des prestations
considérées, 15 francs par jour, est relativement modeste. Rapproché de
l'article 5, 2e alinéa, LAVS, qui impose d'englober dans le salaire déterminant le
revenu en nature - ce qui implique qu'il le soit dans sa totalité - un tel fait
autorise à penser que le législateur n'a voulu viser ici que les seules
prestations fournies directement par l'employeur, au sein même de son
entreprise ou de sa communauté domestique. Or, en l'espèce, la situation est
tout autre. L'employée a la jouissance d'un appartement de la même façon que si
elle en était elle-même locataire, et il n'est pas allégué que les rapports de
travail nécessitent qu'elle soit logée par les soins de son patron. Dans la
mesure où l'avantage concédé constitue indiscutablement une part de sa
rémunération, il n'y a aucune raison de ne pas arrêter les cotisations dues sur
la base de la valeur effective dudit avantage. A cet égard, le cas ne diffère
guère de celui où l'employeur met à disposition du salarié un logement moyennant
versement d'un loyer dont le montant doit être déduit du revenu en espèces. Or,
en pareille hypothèse, les cotisations paritaires sont perçues, sous réserve
d'une fraude à la loi, sur le montant de ce loyer (RCC 1966, p. 31). La
décision attaquée est dès lors bien fondée de ce chef. Quant à l'affirmation
selon laquelle l'employée effectue divers travaux à domicile pour le compte de
son patron, elle n'est étayée par aucune pièce du dossier. Le cas échéant,
toutefois, cela ne signifierait pas encore que la valeur économique de
l'appartement s'en trouve diminuée d'autant."

(RCC 1983)

 

                                         Con
decisione del 17 gennaio 1996, pubblicata in Pratique VSI 1996, pag. 165 l'Alta
Corte ha affermato che "lorsque l'employeur met gratuitement à la disposition
du salarié un appartement indépendant du sien, dont la valeur locative dépasse sensiblement
les normes minimales fixées à l'art. 11 RAVS, l'avantage concédé doit être estimé
conformément à l'art. 13 RAVS".

 

                                         L'Alta
Corte si è così espressa:

 

"  Par contrat du 30 janvier 1981; les époux W. ont
été engagés en qualité de «couple de direction» au service de Maison S.,
entreprise qui loue des studios et appartements dans un immeuble dudit lieu. Un
appartement de quatre pièces est mis à la disposition du couple, au 10e étage de l'immeuble. Les charges de l'appartement incombent à
l'employeur. Dès l'origine, le loyer déclaré dans le salaire pour cet
appartement fut de 300 francs par mois. A la suite d'un contrôle d'employeur,
la caisse de compensation a constaté que le loyer déclaré était sensiblement
inférieur aux montants usuels locaux. Elle a fixé à 9780 francs par an la
valeur locative de l'appartement occupé par le couple, ce qui entraînait une
augmentation du revenu- en nature soumis à cotisations pour la
différence entre ce montant et le loyer déclaré de 300 francs par mois (3600
francs par an). Aussi bien la caisse de compensation a-t-elle, par décision du
20 mai 1994, réclamé à l'employeur les cotisations AVS /AI /APG/AC pour cette
différence de loyer (y compris les intérêts moratoires) pour la période du 1er
janvier 1989 au 31 décembre 1993. La Maison S. a recouru contre cette
décision en contestant la rétroactivité de la décision de la caisse. Par
jugement du 24 novembre 1994, l'instance inférieure a annulé la décision litigieuse,
considérant que la mise à disposition par l'employeur d'un logement en faveur
du salarié représentait une prestation en nature qui ne pouvait être soumise à
cotisations que jusqu'à concurrence de 9 francs par jour (270 francs par mois).
Le TFA a admis le recours de droit administratif interjeté par la caisse contre
ce jugement.

Extrait des considérants:

 

    3a. Selon l'ancien art. 11 al. 1 RAVS (voir RO 1992 II 1830), la
nourriture et le logement des personnes employées dans les entreprises non
agricoles et du personnel de maison sont évalués à 27 francs par jour. Si
l'employeur ne fournit que le logement, celui-ci n'est compté qu'à raison de 9
francs par jour (art. 11 al. 2 RAVS). Quant à l'art. 13 RAVS, qui n'a pas été
modifié par la novelle précitée, il dispose que la valeur de tout
revenu en nature d'un autre genre sera estimée par la caisse de compensation
dans chaque cas et selon les circonstances.

 

    b. Les premiers juges considèrent que les époux W. sont engagés
dans une entreprise non agricole au sens de l'art. 11 RAVS (ancien). Cette
disposition, selon eux, l'emporte sur l'art. 13 RAVS, en tant que «lex specialis».
Par conséquent, c'est un montant mensuel de 270 francs au maximum (30x 9) qui
doit être soumis à cotisations pour la mise à disposition d'un logement par
l'employeur en faveur de ces mêmes époux.

 

    c. La recourante et l'OFAS critiquent à juste titre cette
solution. En effet, à l'art. 11 RAVS précité, le Conseil fédéral n'a en
principe voulu viser que les seules prestations fournies directement par
l'employeur, au sein même de sa propre communauté domestique (RCC 1983 p. 515).

    Lorsque l'employeur met gratuitement à la disposition du salarié
un appartement indépendant du sien, dont la valeur locative dépasse
sensiblement les normes minimales précitées, l'avantage concédé doit être
estimé conformément à l'art. 13 RAVS (Käser, Unterstellung und Beitragswesen in der obligatorischen AHV, p.133, note
4.97). Peu importe, à cet égard, que l'appartement se trouve dans un immeuble
appartenant à l'employeur (RCC 1989 p. 405, 1983 p. 515; arrêt non publié
Commune de V du 27 février 1991 [H 63/89]).

 

    Le fait que l'employeur consent un loyer de faveur, ou même
renonce à percevoir un loyer, pour compenser certaines difficultés de la
fonction de l'employé, n'y saurait rien changer. La somme non réclamée par
l'employeur n'en constitue pas moins une prestation en nature, complémentaire
au salaire et qui doit, à ce titre, être comptabilisée dans le revenu soumis à
cotisations (arrêt Commune de V, déjà mentionné), comme d'ailleurs dans le
revenu imposé par l'autorité fiscale (arrêt du 7 octobre 1986 en la cause G.
[A. 234/1982], publié dans Steuerentscheid, 1987, B 101.2 n° 3). Tout au plus
convient-il de tenir compte, dans l'estimation du loyer, d'éventuels inconvénients
de service (arrêt commune de V).

 

    4. Pour l'estimation de la prestation en nature sous la forme de
la mise à disposition d'un appartement, l'autorité administrative fixe en
principe la valeur effective de l'avantage en opérant la différence entre la
valeur locative et le loyer payé, si celui-ci est sensiblement plus bas que les
loyers fixés habituellement dans la région concernée. Elle jouit pour ce faire
d'un large pouvoir d'appréciation (ATFA 1965 p. 153 = RCC 1966 p. 31; RCC 1989
p. 405, 1983 p. 515, 1981 p. 354).

 

    En l'espèce, la caisse de compensation a retenu un montant de 9780
francs par année au titre d'avantage en nature concédé par l'employeur, soit un
loyer de 815 francs par mois. Ce montant se situe certainement dans les normes
du marché. Il semble même peu élevé, s'agissant d'un appartement de quatre
pièces à Genève, où les loyers sont notoirement élevés et si l'on considère, en
outre, que les charges de l'appartement incombent à l'employeur. II n'y a en
tout cas pas lieu, dans ces circonstances, de retrancher du loyer retenu par
l'administration un certain montant au titre d'inconvénients de service.

 

Au demeurant, il faut relever que c'est l'employeur lui-même qui, à la
demande de la caisse, a suggéré de fixer à 815 francs par mois le montant du
loyer de l'appartement en cause."
(Pratique VSI)

 

                                   6.   Nel
caso di specie, la società ricorrente ha preso in locazione un appartamento di
2 locali e mezzo, di 97 m2. Il canone ammonta a fr. 1'750, cui vanno aggiunti
fr. 150 per l’acconto delle spese accessorie (doc. E).

 

                                         La
ricorrente sostiene che l’appartamento è adibito ad uso ufficio e viene
utilizzato solo saltuariamente dal proprio direttore, __________. A comprova di
questa circostanza l’insorgente rileva che il contratto di locazione è stato
sottoscritto dalla società e che lo stesso non era adibito ad abitazione poiché
non è stato indicato il numero di persone che vi avrebbero abitato (doc. VI).
La società ha prodotto inoltre una fattura per l’installazione di
apparecchiature telefoniche ed impianti elettrici al vecchio recapito
dell’insorgente che non sarebbero necessari per un’abitazione ma piuttosto
idonei per un ufficio, una fattura che comprova l’avvenuto trasferimento delle
apparecchiature al nuovo recapito ed una dichiarazione della __________ che
conferma di aver smontato le apparecchiature e di averle trasferite al nuovo
recapito.

                                         La
ricorrente ha inoltre prodotto le fatture telefoniche e le dichiarazioni AVS
del proprio direttore e ha chiesto l’audizione del custode dello stabile,
nonché dell’ex responsabile dei traslochi della società che ha trasferito i
mobili dalla vecchia alla nuova sede della ricorrente.

                                         Con
il ricorso la società chiede che la prestazione venga valutata sulla base di
quanto prevede l’art. 11 OAVS, ossia che la prestazione venga quantificata in
fr. 10.-- a notte.

 

                                         Ai
fini del giudizio questo Tribunale ha posto alcune domande alla __________, la
quale ha affermato:

 

"  (…) siamo con la presente ad informarvi che dall’1 aprile
2004 l’appartamento nr. 14 di 2 1/2 locali sito in __________ a __________, è
stato dato in locazione al signor __________ e lo stesso è adibito ad uso
abitativo.

 

Prima della summenzionata data l’appartamento in questione era locato dalla spettabile RI 1.” (doc.
XIII)

 

                                         Sentito
in merito, il custode, in data 11 ottobre 2006, ha affermato:

 

"  Sono custode del __________ verso metà della via.
Il palazzo si situa di fronte alla __________ è amministrato dalla __________
ed è composto da __________. Nel palazzo vi sono sia inquilini che sono lì da
sempre e altri di più recente acquisizione. 

Da 5 anni, salvo errore, io so che l'appartamento è occupato da __________
il giudice mi dice che prima era locato da una società e dal 1.4.2004
personalmente dal sig. __________. Io preciso che ho sempre visto il sig. __________
che non ho visto dei traslochi o degli spostamenti in occasione dell'aprile
2004. Specifico che il sig. __________ non mi ha dato le chiavi e non mi ha
incaricato di nulla in particolare riferito all'appartamento. 

Posso dire di non avere visto giungere della clientela presso questo
appartamento, nessuno mi ha mai interpellato cercando gli uff. della società
ricorrente. Io so che il sig. __________ arrivava la sera ad esempio e
ripartiva al mattino dopo, capita che lui sia assente per certi periodi però io
non so quantificare la sua permanenza e la sua assenza. Il mio contatto con il
sig. __________ è un contatto molto formale di semplice saluto e nulla più. 

Annualmente, una sola volta, è necessario accedere a tutte le unità
abitative per la lettura di contatori che viene eseguita da un tecnico che io
accompagno a nome dell'amministrazione. 

Preciso che durante queste mie visite annuali ho potuto constatare
l'esistenza di una cucina sempre in ordine, di una camera da letto e di una
sala occupata da una scrivania con computer e materiale d'ufficio, materiale
con il quale non ho domestichezza.

Non sono in grado di dire e di ricordare se ci fosse anche un divano
ma la sala è solamente un ufficio questa è stata una mia impressione. 

Ribadisco che di clientela non ne ho vista nel senso che quando c'era
lui non arrivavano a cercarlo, capitava che lui arrivasse con delle persone ma
era un'altra cosa. 

Preciso che __________ arrivava si fermava una al massimo 2 notti e
non più di tanto e non gli capitava di passare dei periodi prolungati. 

E non so indicare la frequenza di queste sue presenze. 

Nel Palazzo vi è una lavanderia ed il sig. __________ ha diritto ad un
turno il venerdì per il lavaggio ed è capitato di vederlo in lavanderia mentre
lavava.

L'appartamento ha in dotazione una cantina che è occupata con oggetti
personali del sig. __________ che non so precisare.

L'unità abitativa ha un centinaio di metri quadrati. 

Non ho altro da aggiungere.”

 

                                         Da
quanto affermato dal custode non risulta che il locale fungesse da ufficio
della società ricorrente, ma piuttosto da  appartamento dove __________,
direttore della società ed unico suo dipendente, si recava di tanto in tanto (“Posso
dire di non avere visto giungere della clientela presso questo appartamento,
nessuno mi ha mai interpellato cercando gli uff. della società ricorrente.”,
“Ribadisco che di clientela non ne ho vista nel senso che quando c’era lui
non arrivavano a cercarlo (…)” e “Preciso che __________ arrivava si
fermava una al massimo 2 notti e non più di tanto e non gli capitava di passare
dei periodi prolungati.”).

                                         Questa
circostanza viene in particolare confermata dal fatto che con il 1° aprile
2004, ossia con la cessazione dell’attività presso la società ricorrente,
l’appartamento è passato in locazione direttamente a __________, è adibito ad
uso abitativo (cfr. doc. XIII) e che il custode ha precisato che ha “sempre
visto il sig. __________ che non ho visto dei traslochi o degli spostamenti in
occasione dell’aprile 2004.”) (doc. XVI).

                                         Il
fatto che il trasferimento della locazione dalla società ricorrente al suo
dipendente, avvenuto con la cessazione del rapporto lavorativo, non abbia
portato ad alcun trasloco, dimostra che in realtà, sin dall’inizio, i locali
siti a __________ non fungevano da ufficio della ricorrente, bensì da
appartamento per il suo direttore. Del resto nessun altra persona sembra mai
essere stata vista in quell’appartamento per svolgere un’attività lucrativa
(anche perché __________ era l’unico dipendente), la cantina contiene oggetti
di proprietà del dipendente (“L'appartamento ha in dotazione una cantina che
è occupata con oggetti personali del sig. __________ che non so precisare”),
il quale utilizzava pure i locali della lavanderia quando era il suo turno (“Nel
Palazzo vi è una lavanderia ed il sig. __________ ha diritto ad un turno il
venerdì per il lavaggio ed è capitato di vederlo in lavanderia mentre lavava”).

 

                                         L’assegnazione
regolare a titolo gratuito da parte del datore di lavoro al suo direttore di un
appartamento, che poteva utilizzare quando voleva, nel caso concreto,
costituisce un reddito in natura d’altra specie, da includere nel salario
determinante. Il direttore poteva infatti disporre dell’appartamento nella
stessa maniera in cui ne avrebbe potuto disporre se avesse pagato direttamente
la pigione. Visto che il vantaggio concesso costituisce una parte della
rimunerazione del dipendente, a giusta ragione la cassa ha effettuato la
ripresa dell’importo della pigione e non si è limitata a fr. 10.-- a notte
(cfr. anche RCC 1983 pag. 515; Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles
1 à 16 de la loi fédérale sur l’assurance vieillesse et survivants [LAVS],
Basilea e Francoforte sul Meno, 1996, pag. 165, n, 51 seg. ad art. 5; Käser, Unterstellung
und Beitragswesen in der obligatorischen AHV, Berna 1996, pag. 151, n. 4.113
seguenti). 

 

                                         La
circostanza che l’interessato beneficiava solo di un permesso “__________” che
gli permetteva di risiedere in Svizzera al massimo 120 giorni all’anno non è
determinante, viste le chiare risultanze degli accertamenti effettuati in corso
di procedura da cui emerge che l’appartamento non era utilizzato da altre
persone e non fungeva da Ufficio della società. Il direttore ne poteva invece
disporre quando e come voleva.

 

                                         L’impressione
del custode, secondo il quale la sala “è solamente un ufficio”, nulla
cambia, poiché si tratta di una valutazione personale. 

 

                                         Anche
la documentazione prodotta dalla ricorrente non modifica la valutazione di
questo Tribunale, non potendosi evincere dall’istallazione di alcune
apparecchiature la presenza di un ufficio.

                                         

                                         In
queste condizioni il TCA rinuncia all’audizione del responsabile dei traslochi,
che avrebbe dovuto attestare che i mobili d’ufficio della società sono stati trasferiti
dalla vecchia sede di __________ al nuovo recapito di __________, mentre i
mobili privati di __________ sarebbero stati trasferiti nella sua abitazione in
__________ (doc. VI). Infatti questa circostanza, comunque non contestata, non
muta l’esito del ricorso. Dagli accertamenti, ed in particolare dalle
dichiarazioni del teste, emerge infatti che l’appartamento sito a __________
non fungeva da ufficio della società, bensì era messo a disposizione di __________
per soggiornarvi quando che si recava in Ticino.

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita
dall’esame degli atti dell’incarto per cui rinuncia all'assunzione di ulteriori
prove.

 

                                         La ripresa della Cassa si
rivela corretta.

                                   7.   In
secondo luogo la ricorrente contesta la decisione dell’amministrazione laddove calcola
gli interessi di mora anche sull’importo di fr. 53'851.45 relativo alle
rimunerazioni supplementari versate al proprio dipendente per vacanze non
godute dal 1999 al 2002. L’insorgente sostiene infatti di aver regolarmente
notificato il salario in data 10 febbraio 2004 (doc. C).

 

L’amministrazione afferma di non aver mai
ricevuto il citato scritto del 10 febbraio 2004, per cui gli interessi sono
dovuti.

 

                                         La
ricorrente ammette di aver spedito la lettera per posta “A”, ma fa
valere che non essendo necessaria una forma particolare per la notifica dei
contributi, si deve presumere che la lettera sia stata inviata, poiché conforme
“al corso ordinario delle cose” e “all’esperienza generale della vita.”
e perché la Cassa non può provare il mancato ricevimento della comunicazione (doc.
I).

 

                                   8.   Giova preliminarmente qui rammentare che la procedura dinanzi al
Tribunale delle assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio. Il Tribunale
accerta d’ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il
giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice
delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o
di rinunciare all’assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato. 

                                         E’ dunque compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e
completo i fatti giuridicamente rilevanti. Questo principio non è tuttavia
incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di
collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti;
RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; MEYER, “Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen
(BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et
la procédure cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984
pag. 16; KURMANN, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster
Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII,
pagg. 5 segg.). Questo obbligo comprende in particolare
quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di
apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le
prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di
ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove
(SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a;
DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in:
"Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali", Lugano 1993,
pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in particolare:
DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e LOCHER,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo
rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der
Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt
werden kann”. L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato
dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia
il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla parte che da un fatto
deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga
altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita deve fornirne la prova. 

 

                                         Secondo
il TFA (sentenza 18 settembre 2001 nella causa B., K 202/00, cons. 3b):

 

"  (…) Celui-ci comprend en particulier l'obligation
de ces dernières d'apporter, dans la mesure où cela peut être raisonnablement
exigé d'elles, les preuves commandées par la nature du litige et des faits
invoqués, faute de quoi elles risquent de devoir supporter les conséquences de
l'absence de preuves (ATF 125 V 195 consid. 2; VSI 1994, p. 220 consid. 4; comp.
ATF 125 III 238 consid. 4a à propos de l'art. 274d al. 3 CO). Car si le
principe inquisitoire dispense les parties de l'obligation de prouver, il ne
les libère pas du fardeau de la preuve: en cas d'absence de preuve, c'est à la
partie qui voulait en déduire un droit d'en supporter les conséquences (ATF 117
V 264 consid. 3), sauf si l'impossibilité de prouver un fait peut être imputée
à l'adverse partie (ATF 124 V 375 consid. 3; RAMA 1999 n° U 344, p. 418 consid.
3). Au demeurant, il n'existe pas, en droit des assurances sociales, un
principe selon lequel l'administration ou le juge devrait statuer, dans le
doute, en faveur de l'assuré (RAMA 1999 n° U 349, p. 478 consid. 2b; DTA 1998 n° 48, p. 284). (…)."

 

                                         In senso
analogo Borghi/Corti op. cit. pag. 90.

 

                                   9.   Per
quanto attiene alla notifica delle decisioni ed all’inoltro di atti ed istanze
i Tribunali, ed in particolare il Tribunale Federale delle Assicurazioni, hanno
sviluppato nel corso degli anni un’abbondante giurisprudenza. Occorre anzitutto
rilevare come l’onere della prova dell’avvenuta notifica di una decisione
giudiziaria incombe all’autorità amministrativa (DTF 115 V 113 con
riferimenti). Qualora la notifica o la relativa data sono contestate, in caso
di dubbio fa stato la versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid.
2a). L’andamento organizzativo di una spedizione da parte dell’autorità
amministrativa non è sufficiente per provare la notifica di una decisione, in
particolare quando si tratta di un invio per posta A (RCC 1992 pag. 395 consid.
3c). Questa prova può essere tuttavia portata per il tramite di indizi (per esempio:
corrispondenza con l’autorità amministrativa, RCC 1984 pag. 123 consid. 1b),
tenuto conto che, secondo la giurisprudenza del TFA, è sufficiente che la prova
sia stata fornita secondo il principio della verosimiglianza preponderante (DTF
121 V 6 dove si trattava di un termine per salvaguardare la perenzione dei
contributi AVS ex art. 16 cpv. 1 LAVS; KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, N 364, pag. 166). In una sentenza del 22 febbraio 1993 nella causa
V. pubblicata in DTF 119 V 7, il Tribunale federale delle assicurazioni sociali
aveva invero avuto modo di stabilire che la tempestività dell'esercizio di un
rimedio di diritto deve essere determinata con certezza (ad esempio fornendo la
prova dell'invio mediante raccomandata) e che in simili casi, la regola della
verosimiglianza preponderante, usuale nel diritto delle assicurazioni sociali,
non è applicabile. In una successiva sentenza del 28 febbraio 1995 nella causa
R. pubblicata in DTF 121 V 5 e AJP 1995 pag. 1090-1091, la nostra Massima
Istanza ha precisato che la giurisprudenza citata (DTF 119 V 7) si applica
solamente per valutare la tempestività di atti processuali, ma non invece
nell'ambito dell'amministrazione di massa (ad esempio: l'emanazione di
decisioni in materia di contributi) dove è applicabile l'abituale criterio
della probabilità preponderante. Va comunque osservato che, anche in questa
seconda occasione, in assenza di un invio raccomandato, il TFA, pur applicando
il criterio della probabilità preponderante, ha ritenuto non avvenuta la
notifica della decisione alla data indicata dall'amministrazione (per una
critica della giurisprudenza federale, anche con riferimento al DTF 120 V 37,
cfr. U. KIESER in: AJP 1995 pag. 1091-1092). A questo proposito va rilevato che
in una sentenza del 26 settembre 1994 nella causa E.K. AG, il Tribunale
federale delle assicurazioni ha riconfermato che colui che è in grado di
comprovare l'avvenuta spedizione (ad esempio mediante una ricevuta postale),
beneficia della presunzione che in quell'invio sono contenuti i documenti
rilevanti ai fini dei diritti che si vogliono fare valere. In tale ipotesi, se
l'amministrazione ritiene che in quell'invio figuravano altri documenti sta a
lei fornire la prova delle proprie affermazioni. In una sentenza del 14
dicembre 1999 nella causa P., pubblicata in DLA 2000 pag. 118 segg., l'Alta
Corte ha rilevato che l'autorità sopporta le conseguenze della mancanza di
prove (o della mancanza della probabilità preponderante) nel senso che, se la
notifica o la rispettiva data sono contestate e se esistono effettivamente
dubbi a tale proposito, occorre basarsi sulle dichiarazioni del destinatario
dell'invio. La spedizione con la posta normale non consente in generale di
stabilire se la comunicazione sia pervenuta al destinatario; la semplice
presenza nel fascicolo della copia dell'invio non è sufficiente per dimostrare
che tale lettera sia stata effettivamente spedita e ricevuta. Tuttavia, la
prova della notifica di un atto può risultare da altri indizi o dall'assieme
delle circostanze, quali la mancata protesta da parte di una persona che riceve
richiami (cfr. STCA del 22 luglio 2005, inc. 36.2005.3
e 4).

 

                                10.   In
concreto la ricorrente rileva di aver inoltrato tempestivamente la notifica
delle remunerazioni supplementari per le vacanze non godute dal suo dipendente,
senza tuttavia comprovare l’invio dello scritto del 10 febbraio 2004 tramite la
produzione, per esempio, di una ricevuta o di corrispondenza con l’Ufficio
destinatario. 

 

                                         La
produzione agli atti della lettera del 10 febbraio 2004, trasmessa per posta
“A”, non permette di rendere verosimile che lo scritto sia stato effettivamente
spedito e ricevuto dall’amministrazione. Un possibile errore d’impostazione, di
consegna o altro non può esser fatto ricadere sulla Cassa.

 

                                         In
queste condizioni la richiesta dell’amministrazione di pagare interessi di mora
a causa del tardivo inoltro della dichiarazione dei salari versati al proprio
dipendente anche sull’importo di fr. 53'851.45 è corretta (cfr. art. 41bis cpv.
1 OAVS).

 

Il ricorso va di
conseguenza respinto mentre la decisione impugnata merita conferma.

 

                                11.   Nella
misura in cui il presente giudizio ha attinenza a contributi imposti dal
diritto federale è data facoltà di impugnativa al Tribunale federale delle
assicurazioni mediante ricorso di diritto amministrativo.

 

                                         Per
quanto il presente giudizio si riferisca invece alla richiesta di versamento di
contributi per assegni familiari - che attengono al diritto cantonale - non vi
è controllo giudiziario da parte del Tribunale federale delle assicurazioni
mediante ricorso di diritto amministrativo (v. DTF 124 V 146 c. 1 e
riferimenti) ed il giudizio cantonale è definitivo.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso é respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                   3.   Nella
misura in cui la lite ha per oggetto la richiesta di contributi per assegni
familiari, la presente decisione è definitiva.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti