# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f5bea72-ee67-5017-b561-aab393e448c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 19.07.2010 12.2009.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2009-45_2010-07-19.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2009.45

  	
  Lugano

  19 luglio
  2010/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2007.420
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2 promossa con petizione 27
giugno 2007 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  rappr. dall’  RA
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1  

  rappr. dall’  RA
  2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l’attrice ha chiesto la
condanna della convenuta al pagamento di fr. 5'000.- per l’anno 2005 e
l’importo di fr. 20'000.- annui dal 1° gennaio 2006 sino al 30 aprile 2025,
l’importo di fr. 3'235.90 a titolo di rimborso dei premi assicurativi pagati
per il periodo ottobre 2003 - ottobre 2004 e l’importo di fr. 3'500.- a titolo
di spese legali, domande avversate dalla convenuta e che il Pretore ha
parzialmente accolto con sentenza 30 dicembre 2008, condannando la convenuta a
pagare all’attrice l’importo di fr. 5'000.- per l’anno 2005, la rendita annua
di fr. 20'000.- dal 1° gennaio 2006 sino al 30 aprile 2025 e l’importo di fr. 3'235.90 a titolo di rifusione di premi assicurativi;

 

appellante la convenuta con
atto d’appello 16 febbraio 2009, con cui chiede la riforma dei dispositivi 1 e
2 della sentenza pretorile, nel senso di respingere integralmente la petizione,
protestando spese e ripetibili di entrambi le sedi;

 

mentre l’attrice con
osservazioni 18 marzo 2009 propone la reiezione del gravame, con protesta di
spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed
i documenti prodotti,

 

ritenuto

 

in fatto:

 

A. AO 1 ha sottoscritto il 20 maggio 2003 una proposta di assicurazione all’indirizzo della compagnia
assicuratrice __________ (già __________), la quale poi ha emesso la relativa
polizza (doc. E), che prevedeva nel caso di incapacità al guadagno il pagamento
di una rendita annua di fr. 20'000.- fino al 30 aprile 2025, dopo un periodo di
attesa di 24 mesi, e la liberazione dall’obbligo del pagamento dei premi dopo un periodo di attesa di tre mesi. L’assicurata,
consulente presso una banca privata, a seguito delle tensioni venutesi a creare
sul posto di lavoro nell’ottobre 2003 è stata inabile al lavoro causa un’incipiente
depressione (cfr. incarto AI, doc. T). Con lettera 21 gennaio 2004 la datrice
di lavoro ha disdetto il contratto di lavoro con AO 1 per il 30 aprile 2004
(doc Q). Con scritto 2 agosto 2004 AO 1 ha comunicato ad AP 1 di essere inabile al lavoro al 100% dal mese di ottobre 2003 (doc. H). Il 23 novembre 2004
(doc. N) la compagnia assicuratrice ha annullato la polizza assicurativa, per
il motivo che l’assicurata era da considerare reticente, visto che nel questionario
relativo al suo stato di salute, compilato nel maggio 2003, non aveva risposto
correttamente alla domanda n. 9 figurante nelle domande generali sullo stato di
salute (doc. F, pag. 2), parte integrante della proposta, non avendo indicato
le diverse consultazioni eseguite presso una psicologa negli anni 2002 e 2003.
L’annullamento della polizza assicurativa è stato poi confermato con lettera 6
dicembre 2004 (doc. 5). Introdotta una domanda per l’ottenimento delle
prestazioni AI, l’Ufficio AI ha riconosciuto a AO 1 una rendita intera
d’invalidità a decorrere dal 1° ottobre 2004 (doc. T).

 

                                  B.   Con petizione 27 giugno 2007 AO 1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, la condanna di AP 1 al pagamento
delle prestazioni assicurative previste dalla polizza, segnatamente fr. 5'000.-
per l’anno 2005 e fr. 20'000.- annui a partire dal 1° gennaio 2006 e sino al 30
aprile 2025. Ella ha altresì chiesto di condannare la convenuta al rimborso di
fr. 3'235.90 pari ai premi assicurativi pagati per il periodo ottobre 2003 -
ottobre 2004 e di fr. 3'500.- a titolo di rimborso dell’acconto versato al
patrocinatore a copertura delle spese legali. Da ultimo ella ha eccepito che la
risoluzione del contratto è avvenuta intempestivamente. Con risposta 28 agosto
2007 la convenuta ha chiesto la reiezione della petizione, adducendo l’esistenza
di una reticenza da parte dell’attrice che le conferiva il diritto a rescindere
il contratto, puntualizzando che la rescissione è avvenuta nei termini di
legge.

 

                                  C.   Con
sentenza 30 dicembre 2008 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione
condannando la convenuta al pagamento delle prestazioni assicurative nella
misura di fr. 5'000.- per l’anno 2005 e fr. 20'000.- annui dal 1° gennaio 2006
sino al 30 aprile 2025, nonché il rimborso dei premi assicurativi di fr.
3'325.90. Il primo giudice ha ritenuto non provata la reticenza dell’attrice.
Constatata la nullità della rescissione del contratto ad opera della convenuta,
egli ha quindi condannato la compagnia assicuratrice a erogare le prestazioni
previste dalla polizza. Il Pretore ha per contro negato il risarcimento
dell’acconto delle spese legali di fr. 3'500.-, considerato che tale importo
era da intendere come anticipo spese e oneri per la causa che sarebbe poi stata
avviata nel giugno 2007, e pertanto da ritenere compreso nell’indennità per
ripetibili.

 

                                  D.   La
convenuta è insorta con atto di appello 16 febbraio 2009, con il quale chiede
la riforma del giudizio pretorile nel senso di respingere la petizione, con
protesta di spese e ripetibili di entrambi le sedi. Nelle osservazioni all'appello, l'attrice postula la reiezione dell’appello
sulla base delle considerazioni di cui si dirà, se del caso, nel seguito. 

 

 

e considerato

 

in diritto:

 

                                   1.   Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto che l’attrice non aveva
commesso reticenza ai sensi dell’art. 4 vLCA (nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2005) per aver risposto negativamente alla domanda n. 9 del
formulario compilato e sottoscritto il 20 maggio 2003, intesa a sapere se aveva
già sofferto o al momento soffriva tra l’altro di disturbi o di malattie
psichiche (doc. F). Accertato quindi che la compagnia assicuratrice convenuta
aveva rifutato a torto le prestazioni pattuite, l’ha condannata a erogare
quanto previsto dalla polizza di assicurazione conclusa con l’attrice.

 

                                   2.   La convenuta, dopo aver richiamato la giurisprudenza e la dottrina
in materia di reticenza, rimprovera al Pretore di aver ritenuto che l’attrice
non avrebbe infranto l’obbligo d’informare l’assicuratore su fatti importanti
secondo i disposti normativi dell’art. 4 vLCA e quindi di non aver commesso
alcuna reticenza (art. 6 vLCA), sottacendo di essere stata in cura presso la psicologa
e psicoterapeuta dr. ssa __________ almeno dal 25 maggio 2002 con trattamenti
settimanali. L’appellante assevera che non è pertanto possibile che l’attrice
fosse in buona fede il 20 maggio 2003, quando compilò il formulario relativo al
suo stato di salute. Rimprovera al Pretore di avere ritenuto l’attrice non
consapevole dei propri disturbi psicologici, sottolineando che egli avrebbe
completamente ignorato la circostanza che quel malessere l’aveva spinta a farsi
curare dalla psicologa già nel maggio 2002. A suffragio delle proprie tesi la convenuta sostiene che l’attrice era consapevole del proprio disturbo alla salute
poiché sapeva che la Cassa malati a cui era affiliata aveva pagato tutte le
prestazioni della psicologa, e aveva riconosciuto il proprio obbligo di coprire
tali prestazioni in quanto si trattava di una malattia. L’appellante contesta inoltre
la valutazione probatoria della testimonianza della psicologa curante asserendo,
con riferimento a DTF 125 V 353, che per quel che riguarda i rapporti
concernenti il medico curante secondo la generale esperienza della vita il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il curante attesterà, in caso di dubbio, in favore
del suo paziente.

 

                                   3.   L’art.
4 cpv. 1 vLCA disponeva che il proponente doveva dichiarare per iscritto
all'assicuratore, sulla scorta di un questionario o in risposta ad altre domande
scritte, tutti i fatti rilevanti per l'apprezzamento del rischio. Il secondo
capoverso del medesimo articolo precisava che erano rilevanti tutti quei fatti
che potevano influire sulla determinazione dell'assicuratore a concludere il
contratto o a concluderlo a determinate condizioni. Secondo il terzo capoverso
della norma in rassegna, si presumevano rilevanti i fatti in merito ai quali
l'assicuratore aveva formulato per iscritto delle domande precise e non
equivoche. L'art. 6 vLCA disponeva poi che se la persona, la quale era tenuta a
rilasciare la dichiarazione di cui all'art. 4 vLCA, aveva sottaciuto o aveva
dichiarato inesattamente un fatto rilevante che conosceva o doveva conoscere,
l'assicuratore era legittimato a recedere dal contratto entro quattro settimane
da quando ne aveva avuto cognizione. 

 

                                   4.   Secondo costante giurisprudenza per poter
giudicare se il proponente è incorso in reticenza sono da considerare sia il
criterio soggettivo sia quello oggettivo. La legge non si accontenta infatti che
il proponente si limiti a comunicare all'assicuratore i fatti rilevanti per
l'apprezzamento del rischio di cui è effettivamente a conoscenza, ma gli impone
pure di dichiarare quei fatti importanti che gli devono essere noti,
indipendentemente dalla sua conoscenza effettiva del fatto concreto, ritenuto
che nell'applicazione di questo secondo criterio si deve tenere conto delle
cosiddette circostanze particolari del caso (DTF 118 II 333 consid. 2b; 116 II
338 consid. 1c; 96 II 204). Ciò significa, ad esempio, che occorre prendere in
considerazione la situazione particolare dell'assicurato, con particolare
riferimento al suo grado di intelligenza e di formazione, nonché alla sua
esperienza (DTF 118 II 333 consid. 2b; 109 II 60 consid. 2b), ritenuto comunque
che il grado di diligenza nell'adempimento dell'obbligo d'informazione va anche
esaminato e giudicato sotto il profilo della buona fede, pure applicabile in
campo assicurativo (Nef, Basler Kommentar,
n. 26 ad art. 4 LCA, pag. 98 in fine con numerosi riferimenti). In virtù
dell'art. 8 CC, l'onere di dimostrare che il proponente ha disatteso i propri
doveri di informazione spetta all'assicuratore (DTF 108 II 550 consid. 2b; Roelli/Keller/Tännler, Kommentar zum Schweizerischen Bundesgesetz
über den Versicherungsvertrag, vol. I, 2a ed., pag. 105). 

 

                                         Il
proponente deve indicare i fatti che conosce o che dovrebbe conoscere. Egli
deve menzionare i fatti importanti per l’apprezzamento del rischio, ma non
tutti quelli che sono oggettivamente conosciuti al momento della conclusione
del contratto. Non è infatti tenuto a dichiarare i fatti in merito ai quali non
è stata posta nessuna domanda scritta (DTF 45 II 218) e nemmeno a fare delle
dichiarazioni spontanee (DTF 116 V 218). Il proponente ha l’obbligo di
rispondere soltanto alle domande che l’assicuratore ha formulato correttamente
(DTF 116 V 218; DTF 109 II 60). Per contro, non c’è un errore del proponente
quando egli attribuisce in buona fede a un termine il senso che assume
correntemente, senza preoccuparsi del suo significato tecnico (DTF 116 II 338;
96 II 204). La reticenza deve essere riferita a fatti rilevanti. La legge
presume importanti i fatti per i quali l’assicuratore abbia formulato domande
scritte. Occorre comunque che le domande scritte poste siano precise e non
equivoche. Spetta all’assicuratore formulare con precisione e senza equivoci le
domande relative ai fatti che gli sembrano importanti, nei confronti di chi
deve dichiararli. Se le domande sono imprecise e equivoche, il proponente non
commette una reticenza rispondendo inesattamente (Carré, Loi
fédérale sur le contrat d’assurance, édition commentée, 2000 ad art. 4).
Infine, e a titolo sussidiario, le clausole ambigue devono, secondo la regola
dell’Unklarheitsregel essere interpretate a sfavore del loro autore (DTF
122 III 118; 119 II 368; 118 II 342; 117 II 609).

 

                                   5.   Nella
fattispecie la compagnia assicurativa appellante ha chiesto alla proponente di
rispondere alla domanda n. 9 del seguente tenore: “Ha già sofferto [negli
ultimi 10 anni trascorsi] o soffre abitualmente di artrosi, asma, malattie
degli occhi, bronchite, epilessia, ulcere, gotta, malattie del cuore, pressione
arteriosa troppo alta, cancro, paralisi, sclerosi multipla, diminuzione della
vista o dell’udito che è stata corretta interamente, calcoli renali, disturbi o
malattie psichiche, reumatismi, disturbi alla tiroide od ad altre ghiandole,
colpo apoplettico, disturbi alla colonna vertebrale, diabete oppure altre
malattie e altri disturbi non elencati?” (doc. F, 1). La risposta è stata
negativa. L’appellante ritiene che l’attrice, consapevole
di essere ormai da tempo in cura presso una psicologa e psicoterapeuta, avrebbe
dovuto rispondere positivamente alla domanda n. 9, poiché il fatto di essere in
cura presso una psicologa deve intendersi come conseguenza dell’essere afflitta
da malattie di natura psicologica. Dall’istruttoria è emerso che l’attrice
vedeva dal 25 febbraio 2002 la psicologa FSP e psicoterapeuta FSP dott. __________
(doc. 2, deposizione testimoniale 9 aprile 2008) per un trattamento consistente
in incontri settimanali, dapprima individuali e poi di gruppo. Si tratta quindi
di stabilire se il fatto di sottoporsi a terapia psicologica e psicoterapeutica
non prescritta da un medico psichiatra equivalga a presentare un disturbo o una
malattia psichica. L’attrice ha addotto di essersi rivolta alla psicologa per avere un aiuto nella gestione della relazione con la madre,
sottolineando che al quell’epoca non era consapevole di soffrire di depressione.
La medica curante, dott. C__________, ha riferito di aver suggerito alla
paziente nel 2000 di rivolgersi a uno psicoterapeuta in quanto la riteneva
bisognosa di un supporto, precisando altresì che la riteneva una persona
equilibrata (deposizione testimoniale 24 aprile 2008) e ha precisato che
nell’epoca in cui era stata in sua cura, fino al settembre 2003, la paziente
era in buona salute e in grado di svolgere perfettamente il suo lavoro e non
presentava alcun rischio di invalidità prematura o di malattia prolungata. La
psicologa e psicoterapeuta dott. __________, dal canto suo, ha indicato nella
sua audizione testimoniale (verbale 9 aprile 2008) che la paziente si era
rivolta a lei per problemi professionali e “già che c’era” per problemi
interrelazionali con la madre e che le sedute erano dapprima individuali e poi
di gruppo. Nell’attestato rilasciato il 12 luglio 2007 (doc. FF, cfr. anche
doc. 2), confermato nella deposizione testimoniale, la psicologa aveva
precisato che la paziente si era rivolta a lei per una consulenza professionale
e per un aiuto nella gestione della relazione con la madre, molto malata e
molto impegnativa e che non soffriva all’epoca di depressione o di attacchi di
panico. La psicologa ha ribadito sia nel suo attestato doc. FF sia nella
deposizione testimoniale che la paziente era ignara della diagnosi di
depressione latente, che non le era stata comunicata dalla terapeuta, e che non
aveva coscienza di avere un disturbo psichico fino all’estate del 2003, quando
sono iniziati gli attacchi di panico al rientro dalle vacanze. La
psicoterapeuta ha inoltre precisato che secondo la sua esperienza l’attrice non
aveva coscienza di essere affetta da una depressione latente al momento in cui
ha sottoscritto la proposta di assicurazione. 

 

                                   6.   A
detta dell’appellante nell’apprezzamento della testimonianza resa dalla
psicologa curante il Pretore avrebbe dovuto tener conto del fatto che costei,
con riferimento a DTF 125 V 353, tende a deporre in favore del proprio
paziente. Se non che, la giurisprudenza evocata dall’appellante si riferisce al
caso in cui il giudice delle assicurazioni sociali si trova confrontato a
rapporti medici contraddittori, ciò che non è il caso nella fattispecie, dove
la deposizione della psicologa non è in contrasto con altri rapporti clinici e
dove, a ogni modo, non vi sono motivi che inducano a ritenerla inveritiera e
poco credibile. A ragione, quindi il Pretore ha
ritenuto che il contenuto dell’audizione della psicologa risulta veritiero e
credibile, non essendo stato smentito da altre prove.

 

                                   7.   L’appellante ritiene che l’attrice non poteva essere considerata in
buona fede al momento della sottoscrizione della proposta assicurativa anche per
il fatto che le prestazioni della psicoterapeuta le erano state rimborsate
dalla Cassa malati, a dimostrazione della circostanza che si trattava di un
caso di malattia. Se non che, non ogni prestazione sanitaria rimborsata dalla
Cassa malati si riferisce a un caso di malattia, potendo anche trattarsi, per
la comune esperienza della vita, di misure e trattamenti terapeutici preventivi
e non curativi. Da tale circostanza non è quindi possibile dedurre che
l’attrice era cosciente del proprio stato di salute il 20 maggio 2003. 

 

                                   8.   Infine
l’appellante afferma che la sentenza del Pretore sarebbe errata poiché
l’attrice non ha risposto in buona fede alle domande n. 8 a 12 della proposta di assicurazione 20 maggio 2003, avendo sottaciuto l’esistenza dell’ulcera e
della sindrome lombo vertebro lombare e vertebro toracale, emerse dalle
deposizioni testimoniali e dai documenti agli atti. La circostanza decisiva,
ribadisce l’appellante, non è tanto la diagnosi della psicologa, quanto
piuttosto il fatto che la proponente era stata in cura per specifiche affezioni
che ha omesso di segnalare. Se non che, l’appellante perde di vista che essa
era stata messa al corrente dell’esistenza delle varie affezioni evocate
nell’appello già il 29 maggio 2003 dalla dott. C__________, che aveva compilato
il rapporto medico confidenziale richiesto proprio dalla compagnia
assicuratrice (doc. G). A quel momento la convenuta sapeva dunque che la
proponente non aveva compilato correttamente la proposta di assicurazione,
quanto meno per la gastrite e i dolori alla colonna vertebrale, ma ciò
nonostante ha concluso la polizza assicurativa. Non può dunque più prevalersi
delle affezioni di cui era al corrente per fondare il rifiuto delle sue
prestazioni sulla reticenza dell’assicurata al riguardo. A maggior ragione se
si considera che il recesso dalla polizza è stato dichiarato esclusivamente per
la reticenza sull’esistenza di disturbi o malattie psichiche di cui alla
domanda n. 9 (doc. 4). Le pertinenti considerazioni del Pretore al riguardo
reggono pertanto alla critica, invero generica e ai limiti della ricevibilità. 

 

                                   9.   Per
quanto precede si deve giungere alla conclusione che l’attrice era in buona
fede quando ha risposto negativamente alla domanda n. 9 della proposta di
assicurazione, non avendo ella coscienza di essere affetta da una depressione
latente ed essendo all’oscuro della diagnosi formulata dalla psicologa e
psicoterapeuta FSP. Non vi è quindi stata reticenza e la compagnia di
assicurazione ha negato a torto le prestazioni derivanti dal contratto di
assicurazione. L’appello si rivela dunque infondato e deve essere respinto. La tassa di giustizia e le spese, commisurate al
valore di causa di fr. 385'000.-, seguono la soccombenza dell’appellante (art.
148 CPC), tenuta inoltre a rifondere all’appellata un’adeguata indennità per
ripetibili d’appello.

 

 

Per i
quali motivi, richiamati gli art. 148 CPC, la vigente LTG e il regolamento
sulle ripetibili,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

 

                                   1.   L’appello
16 febbraio 2009 di AP 1 è respinto.

 

 

 

                                   2.   Gli oneri processuali di appello, consistenti in

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 2’500.-

                                         b) spese                         fr.   
100.-

                                         totale                              fr.
2’600.-

 

                                         già
anticipate dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di versare
all’attrice fr. 6’000.- per ripetibili di appello.

 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -      

  Comunicazione
  alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2

  

                                         

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente sentenza è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere
pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr.
15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr.
30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di  importanza fondamentale o se
una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF).
Qualora non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115
LTF.