# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e99d909-4ad8-5857-81dc-318058b8097e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-10-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.10.1999 11.1998.119
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-119_1999-10-14.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00119

  	
  Lugano

  14 ottobre 1999/rgc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (contestazione d’inventario) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4,
promossa con petizione del 3 febbraio
1997 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ (__________)  

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti
i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolta l’appellazione del 3 agosto 1998
presentata da __________ __________ contro la sentenza emessa il 21 luglio 1998
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il ____________________
1988 è deceduta a __________ __________ __________ (1921), lasciando eredi il
marito __________ e la figlia __________. Con testamento olografo del 3 agosto
1988, pubblicato davanti al Pretore del Distretto di Lugano il 4 aprile 1989,
__________ __________ ha attribuito tutti i suoi beni al marito, riservata la
porzione legittima della figlia. Il 18 settembre 1995 __________ __________ ha
inoltrato un’azione di divisione dell’eredità davanti al Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 4, chiedendo in via cautelare il blocco del conto bancario
n. __________.__________intestato a __________ __________ presso __________ di
__________. Con decisione del 24 ottobre 1995 il Pretore ha respinto la domanda
cautelare e ha parzialmente accolto l’azione di divisione, designando l’avv.
__________ __________ in qualità di notaio divisore (inc.
__________.__________.__________).

 

                                  B.   Con brevetto n. 1269
del 24 ottobre 1996 il notaio ha elencato nell’inventario, fra l’altro, l’arredamento
dell’abitazione della defunta per un valore di fr. 150’000.–, pellicce per un
valore di fr. 10’000.– e un conto di deposito n. __________presso __________ di
__________. __________, intestato a __________ __________, per un valore
complessivo di fr. 620’000.–. In esito a contestazioni degli eredi relative al
con-tenuto dell’inventario, il 9 gennaio 1997 il Pretore ha assegnato alle
parti un termine di 20 giorni per postulare l’accertamento in procedura
accelerata delle rispettive pretese.

 

                                  C.   Il 3 febbraio 1997
__________ __________ ha convenuto in giudizio __________ __________, chiedendo
che il valore dell’arredamento fosse ridotto a fr. 50’000.–, che quello delle
pellicce fosse aumentato a fr. 26’000.– e che dagli attivi fosse stralciato il
conto di deposito a lui intestato. __________ __________ si è opposta alla
petizione, postulando l’assegnazione di ripetibili più elevate in
considerazione della temerarietà della lite. Esperita l’istruttoria, al
dibattimento finale del 29 aprile 1998 le parti si sono confermate nelle
rispettive posizioni, la convenuta sulla scorta di un memoriale scritto del 23
aprile 1998. Statuendo il 21 luglio 1998, il Pretore ha respinto la petizione.
La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 11’000.–, sono state poste
a carico dell’attore, con obbligo di rifondere alla convenuta fr. 30’000.– per
ripetibili.

 

                                  D.   Contro la sentenza
predetta __________ __________ è insorto con un appello del 3 agosto 1998 nel
quale chiede – previa concessione dell’effetto sospensivo – che dall’inventario
della successione sia stralciato il noto conto di deposito, come pure che la
tassa di giustizia, da ridurre a fr. 5000.–, e le spese siano poste per 6/7
a carico di __________ __________, con obbligo di rifondergli fr. 14’000.– per
ripetibili. Nelle sue osservazioni del 31 agosto 1998 __________ __________
postula la reiezione del gravame e la conferma della sentenza impugnata, oltre
il riconoscimento di ripetibili più alte in considerazione della temerarietà
dell’appello. Con decreto del 6 agosto 1998, la presidente di questa Camera ha
conferito al ricorso effetto sospensivo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha rifiutato di
stralciare il conto bancario intestato all’appellante perché nell’inventario
fiscale allestito il 1° dicembre 1988 esso era stato dichiarato di pertinenza
della defunta, circostanza peraltro ammessa dall’attore durante un interrogatorio
del 28 aprile 1994 dinanzi al Procuratore pubblico. La persona che si era occupata
delle pratiche successorie – sentita come testimone il 18 febbraio 1998 – aveva
inoltre affermato che la disponente aveva venduto un immobile a __________ poco
prima di morire, ragione per cui una parte dell’utile conseguito doveva necessariamente
figurare negli attivi della successione.

 

                                   2.   L’attore argomenta,
nell’appello, che il conto di deposito presso __________ di __________.
__________ era stato aperto a suo nome ed è sempre stato di sua esclusiva
proprietà, di modo che il saldo non deve figurare nell’inventario della successione.
Il versamento di fr. 620’000.– eseguito dalla disponente sul suo conto si
spiega con la volontà di favorire egli medesimo rispetto alla figlia, che con
la madre aveva pessimi rapporti. Nelle sue osservazioni all’appello la
convenuta obietta che in prima sede l’attore si era limitato a pretendere di
essere da sempre titolare degli averi depositati in deposito, i quali non
derivavano dai beni della moglie. La circostanza della donazione, allegata per
la prima volta nel ricorso, costituirebbe quindi un fatto nuovo inammissibile
(art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). In realtà dagli atti emerge che davanti al primo
giudice l’attore aveva dichiarato soltanto che il conto era di sua “esclusiva
proprietà” e che egli ne era “l’unico intestatario” (petizione, pag. 5, punto
3.3), senza menzionare la provenienza dei capitali né l’epoca del
trasferimento. Contrariamente all’opinione della convenuta, l’argomentazione
non può quindi essere ritenuta nuova.

 

                                   3.   All’apertura della
successione l’appellante era effettivamente titolare del conto n.
____________________ di __________. __________ (v. la documentazione bancaria
richiamata, in particolare la conferma di apertura dell’8 settembre 1988 e gli
estratti conto del 30 settembre, 15 novembre e 16 novembre 1988 nel fascicolo
II). Incombeva pertanto alla convenuta l’onere di allegare e dimostrare che i
fondi ivi depositati erano stati trasferiti indebitamente, con atto simulato,
fiduciario o erano per altri motivi di spettanza della defunta (cfr. anche DTF
119 II 117 consid. 4c con riferimenti; Kummer
in: Berner Kommentar, Berna 1966, n. 290 segg. ad art. 8 CC; Jäggi/Gauch in: Zürcher Kommentar, 3ª
edizione, n. 134 ad art. 18 CO con richiami di dottrina e giurisprudenza).
L’inseri-mento del conto nell’inventario della successione e il conseguente
obbligo per l’appellante di proporre azione di riconoscimento in virtù
dell’art. 479 cpv. 1 CPC non sovverte per il resto i principi generali in
materia di onere probatorio sanciti dal diritto federale (art. 8 CC; Kummer, op. cit., n. 214 ad art. 8 CC).

 

                                   4.   Il Pretore ha
accertato anzitutto che nell’inventario fiscale del 1° dicembre 1988 il conto
litigioso era stato dichiarato come parte di capitale a risparmio appartenente
alla defunta (doc. 3, punto 2.2). Tale circostanza è stata pure confermata l’anno
seguente, con lettera del 23 novembre 1989 (richiamata dall’autorità fiscale)
in cui l’attore, per il tramite della sua fiscalista Laura Saccomani, aveva
quantificato la legittima della figlia in fr. 567’187.–, ossia 3/8
della sostanza imponibile (osservazioni all’appello, ad 2, pag. 10). Dalla
testimonianza di __________ __________ si evince tuttavia che l’inserimento del
conto nell’inventario fiscale era avvenuto su suo invito, per il motivo che la
defunta “aveva venduto una casa a __________ e quindi matematicamente mancavano
dei soldi, ossia, almeno in parte, il provento di quella vendita” (ver-bale del
18 febbraio 1998, pag. 2). La testimone ha riconosciuto inoltre di non essere
“assolutamente al corrente dei motivi che hanno indotto la signora (...) a
trasferire la somma di fr. 623’657.25, come da prelevamento in atti richiamati
da __________, sul conto del marito” (pag. 3). Tale avere era stato dunque
dichiarato nella sostanza della defunta su consiglio della fiduciaria, la quale
– per sua ammissione – intendeva solo far tornare i conti e non illustrare la
situazione patrimoniale effettiva dei coniugi al decesso della moglie, di cui
l’interessata nemmeno era a conoscenza. Ne discende che la dichiarazione
fiscale del 1° dicembre 1988 e la successiva conferma del 23 novembre 1989 non
sono di per sé sufficienti a dimostrare la proprietà della defunta sul noto conto.

 

                                   5.   Il Pretore ha
ritenuto inoltre determinante quanto aveva affermato l’attore durante un
interrogatorio davanti al Procuratore pubblico, secondo cui il conto “intestato
a mia moglie era stato aperto per volontà di mia moglie pochi mesi prima della
sua scomparsa. In effetti mia moglie non andava d’accordo con mia figlia e
quando ha capito che non sarebbe più guarita mi aveva chiesto di trasferire dei
beni a __________. __________ nella speranza di sottrarli a nostra figlia”
(verbale di interrogatorio del 28 aprile 1994, doc. 5, pag. 3). A dire della
convenuta, il patrocinatore dell’atto-re avrebbe inoltre riconosciuto, con
lettera del 27 luglio 1994 al Procuratore pubblico (doc. 6), che la defunta era
beneficiaria economica del conto (osservazioni all’appello, ad 2, pag. 11).
L’ammissione di un fatto davanti al Procuratore pubblico non configura tuttavia
una formale confessione nel senso dell’art. 193 cpv. 1 CPC, ma un semplice
indizio (I CCA, sentenza del 23 settembre 1996 nella causa S., consid. 3a,
massima pubblicata in: Bollettino Ordine degli avvocati n. 14, pag. 12). Essa
non deve quindi risultare in contrasto con altri indizi rilevabili dagli atti
o, quanto meno, deve apparire suffragata da indizi più importanti rispetto a
quelli che la contrastano (I CCA, loc. cit., consid. 3b).

 

                                   6.   Nella fattispecie si
desume dalla documentazione bancaria richiamata agli atti che il conto
litigioso è stato aperto in nome dell’appellante, il quale ne è sempre stato
titolare esclusivo (v. la conferma di apertura dell’8 settembre 1988 e gli
estratti conto del 30 settembre, 15 novembre e 16 novembre 1988 nel fascicolo
II richiamato). L’affermazione dell’appellante secondo cui “il conto era
intestato a mia moglie” risulta dunque smentita da altre risultanze
istruttorie. Che il conto fosse intestato all’appellan-te non è del resto
contestato neppure dalla convenuta, la quale si limita a sostenere che la defunta
ne era l’avente diritto economico (osservazioni all’appello, pag. 16, ad 6).
L’ammissione fatta dall’attore in sede penale non può dunque essere considerata
determinante ai fini del giudizio. Contrariamente a quanto la convenuta
asserisce, inoltre, nello scritto del 27 luglio 1994 non v’è traccia del fatto
che la defunta fosse beneficiaria economica del conto: il patrocinatore
dell’appellante si è infatti limitato ad affermare che all’epoca del decesso vi
erano due relazioni bancarie, senza precisare chi ne era il titolare (doc. 6,
pag. 1 nel mezzo). Si aggiunga che davanti al Procuratore pubblico
l’ap-pellante aveva sostenuto altresì che gli averi depositati sul conto
provenivano dagli attivi della defunta e che l’operazione era avvenuta per
volontà di quest’ultima, al fine di evitare che essi giungessero alla figlia.
Che la defunta intendesse trasferire l’importo di fr. 623’657.25 sul conto
intestato all’appellante è per altro incontestato.

 

                                   7.   Sia come sia, la
proprietà dell’attore sul noto conto non è determinante per stabilire se la
relazione bancaria debba figurare nell’inventario successorio. La successione
comprende infatti non solo i beni del defunto esistenti al momento del decesso
(art. 474 CC), ma anche i suoi eventuali crediti in esito allo scioglimento del
regime matrimoniale (Staehelin
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, n. 1 ad art. 474 con
riferimenti), come pure i beni soggetti a collazione (art. 626 CC; Tuor in: Berner Kommentar, 2a
edizione, n. 13 ad art. 474 CC) e le liberalità tra vivi soggette a riduzione
(art. 475 CC). Tra queste ultime rientrano tutte le liberalità teoricamente
suscettibili di riduzione, indipendentemente dal fatto che l’azione non sia poi
promossa (Piotet, Droit
successoral, in: Traité de droit privé suisse, vol. IV, Friburgo 1975, pag.
410, § 62). Nella fattispecie è indubbio che il trasferimento di fr. 623’657.25
dal conto della defunta a quello del marito, poco meno di due mesi prima della
morte, rientra fra le liberalità soggette a riduzione a norma dell’ art. 527 n.
3 CC. Per il calcolo della porzione disponibile e di quella legittima spettante
alla convenuta il saldo del conto intestato al marito deve quindi essere
aggiunto aritmeticamente ai beni esistenti al momento della morte della defunta
(Piotet, op. cit., pag. 410). Ciò
posto, il conto litigioso rientra nei beni da inserire nell’inventario successorio,
senza riguardo alla proprietà dell’attore. Privo di consistenza, l’appello è
destinato pertanto all’insuccesso e la sentenza del Pretore merita conferma,
sia pure con altra motivazione. 

 

                                   8.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Per quel che riguarda
l’entità dei costi, l’appellante postula la riduzione a fr. 5000.– della tassa
di giustizia (fissata dal Pretore, unitamente alle spese, in complessivi fr.
11’000.–), nonché il riconoscimento alla parte attrice di fr. 14’000.– per
ripetibili ridotte di prima sede, sostenendo che il Pretore avrebbe abusato del
proprio potere di apprezzamento, fissando una tassa di giustizia e un’indennità
per ripetibili oggettivamente esagerata. Ora, come rileva l’appellante stesso,
nella determinazione degli oneri processuali il primo giudice dispone di ampia
latitudine. Entro i minimi e i massimi delle tariffe applicabili in materia di
spese e di ripetibili la sua valutazione è censurabile, quindi, solo per eccesso
o per abuso di apprezzamento (Rep. 1996 pag. 171; I CCA, sentenza del 5 agosto
1998 nella causa F., consid. 2). La questione è di sapere se nella fattispecie
una tassa di giustizia di fr. 11’000.– e un’indennità per ripetibili di fr.
30’000.– configurino estremi del genere.

 

                                         a)   La
tassa di giustizia è fissata dal giudice in considerazione del valore, della natura
e della complessità dell’atto o della controversia (art. 3 cpv. 1 LTG). La contestazione
di un inventario successorio ha natura pecuniaria e in concreto il Pretore ne
ha determinato il valore in fr. 736’000.–, ciò che l’appellante non contesta.
L’art. 17 LTG prevede per cause di valore tra fr. 500’001.– e fr. 1’000’000.–
una tassa di giustizia da fr. 3000.– a fr. 18’000.–. Pur non essendo particolarmente
complessa, nella fattispecie la vertenza ha nondimeno richiesto un’istruttoria
che non si è esaurita nell’escus-sione “di un solo testimone e alla produzione
di pochi documenti”, come adduce non senza temerarietà l’appellante.
L’istruttoria ha infatti comportato l’edizione di documentazione bancaria, il
richiamo di carteggi civili (__________.__________.__________e
__________.__________.__________) e di vari incarti presso il Ministero
pubblico (__________.__________/__________, inc. __________/__________e
__________/__________), con il risultato che il fascicolo della causa ha
raggiunto dimensioni ragguardevoli. Tenuto anche conto del problema giuridico
da risolvere, la causa può essere considerata, alla luce di tutti gli elementi
del caso concreto, di media difficoltà. La tassa di giustizia determinata dal
Pretore, in fr. 11’000.– (spese comprese) sfugge dunque a qualsiasi eccesso o
abuso di apprezzamento.

 

                                         b)   L’art.
9 cpv. 1 TOA dispone che per le cause di valore litigioso oltre fr. 500’000.–
sino a fr. 1’500’000.– l’onorario varia dal 4 al 7% del valore medesimo. Contrariamente
a quanto reputa l’appellante, la riduzione dell’onorario dal 30 all’80%, come
prevede dall’art. 15 TOA, non è applicabile, valendo in concreto l’art. 13 TOA
secondo cui, per le cause in procedura accelerata l’onorario è quello normale,
calcolato come agli art. 8 segg. TOA. Ne discende che l’indennità per ripetibili
stabilita dal primo giudice, in fr. 30’000.–, si situa vicino al limite
inferiore del 4% previsto dalla tariffa. Ancora una volta la valutazione del
Pretore si rivela dunque scevra di qualunque abuso o eccesso di apprezzamento.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 4’500.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                                                                fr.
4’550.–                               

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 5’000.– per
ripetibili d’appello.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4.

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        Il segretario