# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d0acc51-556a-5702-ae11-c65da6372635
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.03.2006 52.2006.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2006-87_2006-03-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2006.87

   

  	
  Lugano

  27 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 6 marzo 2006 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. dal RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 23 febbraio 2006 (n. 2005.63503) con
  cui il Giudice dell'istruzione e dell'arresto ha prorogato di tre mesi la
  carcerazione in vista di sfratto dell'insorgente;

  

 

 

viste le risposte:

-      8 marzo 2006 del
Giudice dell'istruzione e dell'arresto,

-    13 marzo 2006 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) L'8
marzo 2004 il ricorrente RI 1 ha depositato in Svizzera una domanda d'asilo.
Sprovvisto di qualsiasi documento di legittimazione, egli ha dichiarato essere
cittadino liberiano e di avere 15 anni e mezzo (10.9.1988).

Con decisione 29 ottobre 2004 l'Ufficio
federale dei rifugiati (UFR) si è rifiutato di entrare nel merito della richiesta,
in quanto l'interessato aveva mentito all'autorità sulla propria identità (art.
32 cpv. 2 lett. b LAsi). L'esame radiografico a cui egli era stato sottoposto
aveva infatti rilevato un'età ossea di almeno 19 anni e mezzo.

Allo stesso è quindi stato ordinato di
lasciare il territorio elvetico entro il 12 novembre 2004.

 

b) Il 6 dicembre 2004 RI 1 è stato fermato a
Paradiso dalla polizia e invitato ad allontanarsi dalla Svizzera.

Il 23 settembre 2005, il ricorrente è stato nuovamente
sorpreso sul nostro territorio, a Lugano. Interrogato dalla polizia, egli ha
dichiarato di non avere mai intrapreso nulla per ottenere i documenti necessari
al suo rimpatrio. Allo stesso è stato ancora una volta ordinato di lasciare il nostro
paese.

Il 1° dicembre 2005 egli si è presentato a
Chiasso presso il Centro di registrazione dell'Ufficio federale della
migrazione, dichiarando di non avere mai lasciato la Svizzera e di non essersi
mai presentato dinnanzi alle autorità diplomatiche del suo paese di origine per
ottenere i documenti di viaggio.

 

 

                                  B.   Ritenuto che
RI 1 continuava a sottrarsi allo sfratto, rendendone difficile l'esecuzione, con
decisione 5 dicembre 2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del
Dipartimento delle istituzioni ha ordinato la sua carcerazione per la durata di
tre mesi sulla base dell'art. 13b cpv. 1 lett. c e d LDDS.

Il provvedimento è stato convalidato il 6
dicembre 2005 dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto (in seguito: GIAR), il
quale ha rilevato come l'interessato avesse fornito false generalità, non avesse
fatto nulla per procurarsi i documenti necessari per il rimpatrio e si fosse
reso a più riprese irreperibile.

 

                                  C.   a) Allo
scopo di identificare la sua nazionalità, il 25 gennaio 2006 RI 1 è stato sottoposto
a un test linguistico, dal quale è emerso con una certezza del 97% che egli è
cittadino della Nigeria. Preso atto di tali emergenze, il dipartimento ha preso
contatto con la delegazione di quel paese per procedere all'audizione dell'interessato,
prevista nel corso del corrente mese di marzo.

Interrogato il 20 febbraio 2006 dalla
Polizia cantonale in merito alla sua volontà di collaborare alla sua
identificazione, RI 1 ha ribadito le proprie generalità e di essere cittadino
liberiano, dichiarando inoltre di volere abbandonare la Svizzera autonomamente
se rilasciato.

 

b) Ritenuta la persistenza a non volere
collaborare alla propria identificazione, rendendo in questo modo difficile
all'autorità qualsiasi tentativo di procacciargli i documenti necessari all'espatrio,
il 21 febbraio 2006 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha prolungato
di tre mesi il periodo di carcerazione di RI 1 sulla base dell'art. 13b
cpv. 1 lett. c LDDS.

Sentito il ricorrente, il 23 febbraio 2006
il GIAR ha convalidato la proroga fino al 5 giugno 2006.

 

 

                                  D.   Contro
quest'ultima pronunzia RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo di essere immediatamente scarcerato.

Secondo il ricorrente, non facendo alcun
tentativo al fine di determinare la sua nazionalità, l'autorità dipartimentale avrebbe
procrastinato inutilmente la sua carcerazione. Dal canto suo, sostiene di non
potersi procurare personalmente i documenti necessari per lasciare la Svizzera a
causa della sua carcerazione e del fatto che l'ambasciata liberiana ha sede a Parigi.

Critica inoltre il dipartimento per non avergli
comunicato il nominativo del suo patrocinatore d'ufficio e per non avere
avvertito quest'ultimo del suo interrogatorio di polizia del 20 febbraio 2006.

Contesta infine che vi sarebbero concreti
indizi di pericolo di fuga se fosse immediatamente scarcerato.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Dipartimento delle istituzioni che il GIAR,
formulando una serie di osservazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 31 LALMC) e la
legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato
dalla decisione impugnata, è certa (art. 43 PAmm).

Il ricorso, tempestivo (art. 31 LALMC e 46
cpv. 1 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1. L'art.
13b cpv. 1 LDDS dispone che se è stata notificata una decisione di prima
istanza d’allontanamento o espulsione, l’autorità cantonale competente, allo
scopo di garantire l’esecuzione, può incarcerare lo straniero - tra
l'altro -:

se indizi concreti fanno temere che lo stesso intende
sottrarsi all’espulsione, in particolare perché non si attiene all’obbligo di
collaborare per l'ottenimento dei documenti di legittimazione secondo l’art. 13f
LDDS e l’art. 8 cpv. 1 lett. a o cpv. 4 LAsi (lett. c);

o se, fondandosi sull’art. 32 cpv. 2 lett. a – c o sull’art.
33 LAsi, l’ufficio competente ha deciso di non entrare nel merito (lett. d).

 

In particolare, l'art. 13f lett. c
LDDS dispone che lo straniero e i terzi che partecipano a una procedura
prevista dalla presente legge sono tenuti a collaborare all’accertamento dei
fatti determinanti per l’applicazione della stessa, in particolare procurando i
documenti di legittimazione o collaborando affinché le autorità possano ottenerli.

Dal canto suo, l'art. 8 cpv. 4 LAsi indica che in caso di decisione esecutiva d’allontanamento, il richiedente è
tenuto a collaborare all’ottenimento di documenti di viaggio validi.

 

2.2. La carcerazione può durare tre mesi al massimo; se
particolari ostacoli si oppongono all’esecuzione dell’allontanamento o
dell’espulsione, con il consenso dell’autorità giudiziaria cantonale la
carcerazione può essere prorogata di sei mesi al massimo (art.
13b cpv. 2 LDDS). Va fatto subito il necessario, soggiunge il cpv. 3
della medesima norma, per l’esecuzione dell’espulsione o dell’allontanamento.

La proroga della carcerazione necessita del
consenso dell'autorità giudiziaria cantonale. A tal fine, essa tiene conto,
oltre che dei motivi di carcerazione, segnatamente della situazione familiare
dell'interessato e delle circostanze in cui la carcerazione dev'essere eseguita
(art. 13c cpv. 3 LDDS).

La richiesta di proroga della carcerazione
deve essere motivata ed inoltrata al giudice al più tardi sette giorni prima
della scarcerazione prevista dalla decisione (art. 29 LALMC).

 

 

                                   3.   3.1. In
concreto, con decisione 29 ottobre 2004 cresciuta in giudicato, l'UFR non è
entrato nel merito della domanda d'asilo di RI 1 giusta l'art. 32 cpv. 2 lett.
b LAsi, in quanto egli aveva ingannato l'autorità sulla propria identità.

Nonostante che in quell'occasione gli fosse
stato ordinato di lasciare il nostro paese entro il 12 novembre successivo, RI
1 ha continuato a risiedere in Svizzera. Egli non si è mai procacciato i
documenti di viaggio necessari per poter rientrare nel suo paese d'origine,
preferendo darsi alla macchia.

Nemmeno dopo essere stato sorpreso a due
riprese dalla polizia sul nostro territorio ed essere stato invitato nuovamente
ad andarsene dalla Svizzera, l'insorgente non ha intrapreso alcunché per
procurarsi i documenti di identità necessari al rimpatrio. Da qui la decisione
del Dipartimento delle istituzioni, fondata sull'art. 13b cpv. 1 lett. c e d
LDDS , di incarcerarlo per la durata di tre mesi in vista dello sfratto.

Ritenuto che durante questo periodo il
ricorrente non ha minimamente collaborato con le autorità alla propria
identificazione, rendendo alquanto problematico qualsiasi tentativo della medesima
volto a ottenere i documenti necessari per il suo espatrio, il 21 febbraio 2006
la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha deciso di prorogare di tre mesi la
durata della carcerazione, sulla base dell'art. 13b cpv. 1 lett. c LDDS.

 

 

3.2. La decisione, convalidata dal GIAR dopo
aver proceduto all'audizione del ricorrente, resiste alle critiche sollevate
nel gravame.

3.2.1. Innanzitutto, dal profilo procedurale, il fatto che l'insorgente sia
stato interrogato il 20 febbraio 2006 dalla Polizia cantonale senza che fosse
presente il suo patrocinatore non risulta censurabile. Dall'art. 13d cpv. 1
LDDS può in effetti essere unicamente dedotto il diritto ad essere patrocinati
da un legale durante la procedura di messa in stato di detenzione e in
occasione del successivo controllo giudiziale della decisione di carcerazione o
di prolungamento della carcerazione (DTF 122 II 154 consid. 2c).

Né il diritto federale, né quello cantonale dispongono per contro che lo
straniero incarcerato debba essere assistito da un mandatario professionale ogniqualvolta
le autorità amministrative compiono degli atti istruttori in prospettiva del
suo allontanamento dalla Svizzera. Non è dato inoltre di vedere come nel caso
di specie l'assenza del patrocinatore al suddetto interrogatorio abbia potuto
influire in maniera apprezzabile sulla durata della carcerazione.

Inoltre, come rilevato dal GIAR nella risposta al ricorso, se è vero che la
nomina del difensore non è stata notificata al ricorrente, è altrettanto vero
che tale circostanza è comunque subito stata comunicata al legale nominato.
Nulla ha dunque impedito all'insorgente e al suo patrocinatore di entrare
immediatamente in contatto e di conferire tra loro.

Ne discende che i diritti di parte del ricorrente non sono stati nell'occasione
violati.

 

3.2.2. Per quanto attiene poi al merito del provvedimento
litigioso, occorre considerare che RI 1 è tutt'oggi privo di documenti di
identità e non ha mai dimostrato di avere fatto tutto il possibile per
procurarseli. Il ricorrente è clandestino e non ha né relazioni stabili né
mezzi di sostentamento in Svizzera. Vi sono pertanto concreti indizi per ritenere
che, senza la proroga della sua carcerazione, egli tenti di sottrarsi allo
sfratto o cerchi di renderne difficile l'esecuzione, come ha peraltro già avuto
modo di fare in passato, dandosi alla macchia dopo la decisione di non entrata
nel merito della sua domanda d'asilo.

Invano egli sostiene di non avere potuto
prendere contatto con le autorità diplomatiche del suo paese perché si trova in
carcere. L'insorgente dimentica che avrebbe dovuto lasciare il territorio
svizzero entro il 12 novembre 2004 e che la sua incarcerazione in vista del suo
sfratto risale solo al 5 dicembre 2005, per cui ha avuto a disposizione più di
un anno per prendere contatto con le rappresentanze diplomatiche del suo paese
d'origine.

Inoltre, durante la sua carcerazione, RI 1 è
stato sottoposto a un test linguistico allo scopo di identificare la sua
nazionalità ed è emerso con una certezza del 97% che egli è cittadino della Nigeria,
avendone la fisionomia ed esprimendosi nell'inglese tipico di tale nazione (v.
rapporto 26 gennaio 2006 dell'interprete). Tale accertamento, richiesto
dall'UFR già nel novembre 2004, non era stato effettuato in precedenza poiché
l'interessato si era reso irreperibile (v. rapporto di trasmissione 3 dicembre
2004 della Polizia cantonale).

L'argomento, secondo cui il ritardo
nell'ottenimento dei documenti di viaggio sarebbe da imputare esclusivamente al
modo in cui hanno agito le autorità svizzere, non può dunque essere assolutamente
condiviso. Anzi, come emerge dagli atti, durante il periodo di incarcerazione
quest'ultime si sono prodigate nel tentativo di finalmente accertare le sue
vere generalità, senza però poter contare sulla collaborazione dell'insorgente.

Considerato dunque l'avvicinarsi della
scadenza del termine della carcerazione e tenuto conto del comportamento tenuto
dal ricorrente, è a giusta ragione che il dipartimento ha deciso di prorogare
il suo fermo, così da permettere l'esecuzione di ulteriori accertamenti sulla
persona di RI 1, come ad esempio il suo esame da parte di una delegazione del
governo nigeriano che dovrebbe giungere in Svizzera nel corso del corrente mese
di marzo.

 

3.3. Ritenuto che il ricorrente intende
sottrarsi all’espulsione in quanto persiste a non attenersi all’obbligo di
collaborare per l'ottenimento dei suoi documenti di legittimazione, la proroga
di tre mesi della sua carcerazione si rivela conforme all'art. 13b cpv. 2 LDDS.

Dal momento che la proroga della
carcerazione è stata giustificata esclusivamente sulla base dei motivi di cui all'art.
13b cpv. 1 lett. c LDDS e che gli stessi risultano in concreto adempiuti, non occorre qui esaminare il provvedimento dal profilo dell'art.
13b cpv. 1 lett d LDDS, come proposto dal dipartimento nelle proprie osservazioni
al gravame.

 

 

                                   4.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto.

Considerato che il ricorrente è al beneficio
dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio, si prescinde dal prelievo
di tassa e spese di giustizia.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 13b, 13c e 13f LDDS; 27, 29 e 31 LALMC;
3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm e la LAg;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
prelevano né tasse né spese di giustizia.

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario