# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d8cba60-0868-579f-b536-5405c94b154c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-12-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.12.2022 D-4334/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4334-2021_2022-12-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4334/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  d i c e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Michela Bürki Moreni (presidente del collegio),  

Thomas Segessenmann, Susanne Bolz-Reimann,  

cancelliere Graziano Mordasini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, 

nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Ugo Di Nisio, SOS Ticino Protezione giuridica 

della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera, 

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); 

decisione della SEM del 7 settembre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4334/2021 

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Fatti: 

A.  

A._______, alias B._______, nato il (…), cittadino afgano di etnia pashtun, 

nato a C._______, provincia di D._______, con ultimo domicilio a 

E._______, villaggio sito nella medesima provincia, è giunto in Svizzera il 

20 luglio 2021 ed il giorno stesso ha depositato, quale minorenne non ac-

compagnato, una domanda d'asilo (verbale d’audizione per richiedenti mi-

norenni non accompagnati [RMNA] del 5 agosto 2021 [doc. 13 dell’incarto 

della Segreteria di Stato della migrazione {SEM}, verbale 1]). 

B.  

Sentito il 2 settembre 2021 (verbale di audizione [doc. SEM 16], verbale 2) 

sui motivi della domanda d’asilo, il richiedente ha dichiarato che i talebani 

avevano chiesto agli abitanti del suo villaggio di unirsi a loro e prendere 

parte alla Jihad (guerra santa). In particolare, essi avrebbero tentato a tre 

riprese di reclutarlo personalmente – rivendicazione avanzata in un’occa-

sione pure alla madre – minacciandolo di morte in caso di rifiuto. Tali epi-

sodi lo avrebbero spinto a cercare rifugio presso uno zio materno a 

E._______, dove, in base alle dichiarazioni rilasciate in sede di audizione, 

egli ha avrebbe vissuto per circa nove anni. A dire dell’interessato i talebani 

si sarebbero rivolti anche allo zio per ottenere il suo arruolamento, motivo 

per cui quest’ultimo l’avrebbe sollecitato a lasciare il paese essendo la sua 

vita in pericolo. Secondo A._______, alla luce di quanto esposto, un ritorno 

in Afghanistan lo esporrebbe al rischio di essere ucciso.  

L’interessato non ha versato agli atti alcun mezzo di prova.  

C.  

Il 3 settembre 2021 la SEM ha emanato un progetto di decisione (doc. SEM 

17) ed il 6 settembre successivo il rappresentante legale del richiedente ha 

trasmesso la propria presa di posizione (doc. SEM 19). 

D.  

Con decisione del 7 settembre 2021, notificata il 9 settembre successivo 

(doc. SEM 21-22), la SEM ha negato la qualità di rifugiato al richiedente, 

respinto la domanda d'asilo e pronunciato l’allontanamento dalla Svizzera. 

Tuttavia gli ha concesso l’ammissione provvisoria, in quanto l’esecuzione 

di tale misura non sarebbe ragionevolmente esigibile.  

E.  

Il 29 settembre 2021 (data d'entrata: 30 settembre 2021) A._______, per il 

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tramite del Soccorso operaio svizzero (SOS), è insorto contro la summen-

zionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale, il TAF), chiedendone l’annullamento, il riconosci-

mento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo in Svizzera. In 

subordine ha postulato la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per 

completamento istruttorio nell’ambito di una procedura ampliata e, in via 

ancora più subordinata, la concessione dell’ammissione provvisoria. Con-

testualmente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria (nel 

senso della dispensa dalle spese processuali e del relativo anticipo), pro-

testando tasse e spese (doc. TAF 1 e allegati).  

F.  

Con decisione incidentale del 4 ottobre 2021 (doc. TAF 3) la giudice 

dell’istruzione ha autorizzato l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino alla 

conclusione della procedura, esentandolo dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presumibili spese processuali.  

G.  

Mediante i successivi scambi di scritti di data intercorrente tra dicembre 

2021 e marzo 2022 (doc. TAF. 6, 8, 10, 12 e allegato, 14, 16) le parti hanno 

ribadito le proprie argomentazioni.   

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli allegati verranno ripresi 

nei considerandi in diritto qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

I.  

Per ragioni organizzative il presente procedimento è stato assegnato alla 

giudice citata in epigrafe in qualità di presidente del collegio.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

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autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre 

pertanto entrare nel merito del gravame. 

3.  

3.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale e l'accertamento 

inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). 

3.2 Il Tribunale non è vincolato dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

4.  

4.1 Con decisione del 7 settembre 2021 il ricorrente è stato posto al bene-

ficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento; il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione 

dell’asilo sono per contro stati negati. Malgrado quindi il ricorrente abbia 

chiesto nuovamente di essere ammesso provvisoriamente, oggetto della 

controversia nel caso in esame è esclusivamente il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera, essendo la richie-

sta di ammissione provvisoria priva di oggetto.  

4.2 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

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nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-

giudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 

a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Oc-

corre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). 

4.2.2 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 

cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-

tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-

denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere 

direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo. 

4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a 

una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono mag-

giormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già 

stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (sog-

gettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la 

prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano 

oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che 

facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’av-

vento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, 

indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero pro-

dursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con 

rinvii). 

4.4 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di 

misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle 

libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo rag-

giungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre 

i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano 

nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi 

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a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 

2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

4.5  

4.5.1 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. 

4.5.2 È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una per-

sona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, 

in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consape-

volmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni ri-

lasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di 

nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la neces-

saria collaborazione.  

4.5.3 Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo 

siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità 

giudicante, pur nutrendo dei dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa 

che, complessivamente, la versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. 

Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'es-

sere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e con-

trari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista og-

gettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 

2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

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5.  

Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-

nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-

petente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a 

riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere 

di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice 

non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

6.  

6.1 A sostegno del rifiuto del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della 

concessione dell’asilo nella decisione impugnata (doc. SEM 21) la SEM ha 

anzitutto sostenuto che i tentativi di reclutamento da parte dei talebani sa-

rebbero riconducibili a requisiti “ intrinsechi “ del richiedente (giovane età, 

maschio) e pertanto non fondati su uno dei motivi (esaustivi) rilevanti in 

materia d’asilo previsti all’art. 3 LAsi. Essi non erano altresì mirati diretta-

mente e personalmente all’insorgente, essendosi i talebani rivolti a tutti gli 

abitanti del villaggio di origine che non si erano ancora arruolati. I quattro 

tentativi totali di reclutamento (tre formulati direttamente all’interessato ed 

uno alla madre) non lascerebbero poi trasparire una particolare insistenza 

da parte dei talebani. A detta dell’autorità inferiore, alla luce del notevole 

lasso di tempo (nove anni passati dal richiedente presso lo zio) intercorso 

tra i tentativi di arruolamento a C._______ e l’espatrio non vi sarebbe inol-

tre alcun nesso causale, sia temporale che oggettivo, tra le persecuzioni e 

la fuga. L’autorità di prime cure ha infine evidenziato che il ricorrente non 

possiede ricordi personalmente vissuti di una persecuzione a E._______ 

che l’avrebbe spinto a lasciare l’Afghanistan. I motivi dell’espatrio gli sareb-

bero infatti stati interamente spiegati dallo zio; per di più il ricorrente ha 

dichiarato di averli semplicemente desunti dalle dichiarazioni dello stesso. 

Richiamata la giurisprudenza del TAF in merito a fattispecie in cui i motivi 

d’asilo si fondano unicamente su informazioni ricevute da terzi, la SEM ha 

quindi concluso in favore dell’assenza di un timore fondato di persecu-

zione. 

6.2 Nel proprio gravame (doc. TAF 1 e allegati) A._______ ha contestato 

l’apprezzamento dell’autorità inferiore, prevalendosi di un accertamento in-

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completo e inesatto di fatti giuridicamente rilevanti. Dapprima egli ha rile-

vato che i motivi d’asilo fatti valere sarebbero verosimili e, non essendo 

state contestate dalla SEM, si parte dal principio che le sue dichiarazioni 

siano sufficienti per poter analizzare con cognizione di causa la rilevanza 

dei motivi d’asilo presentati. Sulla scorta di diversi rapporti e fonti citate nel 

ricorso e con riferimento alle considerazioni già espresse con parere del 

6 settembre 2021 (doc. SEM 19), l’insorgente ha inoltre dichiarato che la 

questione del reclutamento forzato di minori dovrebbe essere valutata alla 

luce dei (recenti: agosto 2021) avvenimenti che hanno portato i talebani al 

potere con l’instaurazione dell’Emirato islamico d’Afghanistan e quindi ad 

un radicale mutamento della situazione nel paese, circostanza che esige-

rebbe un cambio di prassi da parte dell’autorità inferiore. Proseguendo, 

l’insorgente ha ravvisato nel reclutamento forzato di un minore da parte dei 

talebani, come sarebbe il suo caso nell’evenienza di un ritorno in patria, un 

motivo d’asilo secondo l’art. 3 LAsi. Con sentenza E-5072/2018 del 17 di-

cembre 2020 il Tribunale ha inoltre riconosciuto in caso di rischio di un re-

clutamento forzato da parte di una milizia afgana un motivo pertinente di 

persecuzione ai sensi del suddetto disposto. Egli sarebbe pertanto esposto 

al rischio di arruolamento coatto da parte dei talebani che nel frattempo 

hanno preso il potere in Afghanistan e che già al momento del suo espatrio 

esercitavano funzioni quasi statali nella sua regione d’origine. Il suo profilo 

– e meglio la giovane età, la provenienza dalla provincia di D._______, i 

precedenti tentativi di reclutamento e il fatto che la sua famiglia sia già stata 

vittima dei talebani – sarebbe idoneo a sostanziare l’appartenenza, nel 

contesto afgano, ad un profilo di rischio di particolare gravità e rilevanza 

giusta l’art. 3 LAsi. Il ricorrente ha infine evidenziato che il reclutamento 

forzato di minori costituisce un crimine di guerra e che le condizioni di la-

voro per i minori nelle forze armate talebane integrerebbero la fattispecie 

di lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 CEDU.  

6.3 Con risposta del 28 dicembre 2021 (doc. TAF 6) la SEM ha evidenziato 

che, dalla presa del potere da parte dei talebani nell’agosto 2021, l’Afgha-

nistan si trova in una fase di transizione, precisando che – contrariamente 

a quanto constatato per alcune categorie di popolazione afgana ritenute 

oppositrici dai talebani (membri delle forze di sicurezza, dipendenti delle 

forze armate straniere e di organizzazioni internazionali, giornalisti ed atti-

visti) – non sarebbero documentate azioni da parte di quest’ultimi contro 

persone precedentemente renitenti al reclutamento. I cambiamenti interve-

nuti in Afghanistan non permettono quindi di ritenere che l’insorgente, a 

causa del suo rifiuto di integrare le milizie talebane, sarebbe esposto molto 

probabilmente e in un prossimo futuro a delle misure di persecuzione de-

terminanti in materia d’asilo in caso di ritorno in patria. A mente dell’autorità 

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inferiore infine pure il riferimento alla sentenza TAF E-5072/2018 non per-

metterebbe di modificarne le conclusioni quo all’assenza di motivi determi-

nanti in materia d’asilo. Da una parte non si tratta di una sentenza di prin-

cipio o di riferimento. Dall’altra, al momento del reclutamento forzato a cui 

si riferisce l’insorgente i talebani costituivano un gruppo non governativo, 

per cui la differente costellazione della presente fattispecie (talebani al po-

tere) non permetterebbe di giungere per analogia ad una medesima con-

clusione.  

7.  

7.1 Nel merito in primo luogo questa Corte ritiene verosimili le dichiarazioni, 

per lo più sostanziate e coerenti, dell’insorgente rispetto alla sua minore 

età, al luogo d’origine, ai tentativi di reclutamento da parte dei talebani 

come pure al fatto che egli si sia rifugiato presso lo zio materno per sfuggire 

all’arruolamento. Queste evenienze non vengono d’altronde messe in di-

scussione neppure dalla SEM nel provvedimento impugnato. 

7.2 Con riferimento ai considerandi seguenti, la questione se l’insorgente 

al momento dell’espatrio fosse minacciato di subire gravi pregiudizi da 

parte dei talebani sulla base di un motivo rilevante in materia d’asilo può 

tuttavia restare indecisa per carenza di attualità. Per il resto va rammentato 

che la sentenza E-5072/2018 del 17 dicembre 2020 a cui rinvia il ricorrente 

non costituisce né una sentenza di principio né di riferimento. In questo 

contesto si rinvia ad altre sentenze in cui non è ravvisabile un approccio 

discriminatorio in relazione ai reclutamenti forzati (cfr. tra le tante le 

sentenze del TAF E-4756/2022 del 1° novembre 2022 consid. 5.4 con 

riferimenti; D-72/2022 del 12 settembre 2022 consid 5.4; D-2116/2022 del 

5 settembre 2022 consid. 7.4; E-2456/2018 del 26 giugno 2020 e rif. ivi 

citati). 

7.2.1 Nel caso in esame sulla scorta delle informazioni attuali non può es-

sere escluso che A._______ sia stato oggetto di tentativi di reclutamento 

forzato prima dell’ascesa al potere dei talebani. All’epoca arruolamenti da 

parte dei talebani come quelli descritti dal ricorrente perseguivano lo scopo 

di incrementare la forza militare al fine di conquistare il potere. Diversi rap-

porti indicano che i talebani cercavano di arruolare prevalentemente gio-

vani di etnia pashtun provenienti da zone rurali facendo pressione sulle loro 

famiglie allo scopo di ottenere un’adesione volontaria (cfr. UK Home Office, 

Country Policy and Information Note, Afghanistan: Unaccompanied chil-

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dren, aprile 2021, pag. 45 e segg., <https://www.ecoi.net/en/file/lo-

cal/2050110/Afghanistan-unaccompanied-+children-CPIN-v2.0%28Archi-

ved%29.pdf> e riferimenti ivi citati, consultato il 18 novembre 2022).  

7.2.2 È stato inoltre constatato che, attualmente, con l’ascesa al potere i 

talebani non devono più ricorrere ad arruolamenti coatti, specialmente di 

minorenni. Recenti rapporti relativi alla situazione attuale vigente in Afgha-

nistan non fanno più riferimento a sistematici arruolamenti forzati, eviden-

ziando altresì che i talebani si concentrano piuttosto sul reclutamento di ex 

membri delle forze di sicurezza (cfr. UK Home Office, Afghanistan: Fear of 

the Taliban, aprile 2022, par. 6.11, <https://www.ecoi.net/en/file/lo-

cal/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf, consultato il 18 novem-

bre 2022; cfr. UN Security Council, Thirteenth report of the Analytical Sup-

port and Sanctions Monitoring Team submitted pursuant to resolution 2611 

concerning the Taliban and other associated individuals and entities con-

stituting a threat to the peace stability and security of Afghanistan, mag-

gio 2022 par. 35, <https://www.ecoi.net/en/file/lo-

cal/2073803/N2233377.pdf>, consultato il 18 novembre 2022). Invero lo 

stato attuale delle informazioni relative alla strategia di reclutamento non è 

esaustivo e si può pertanto partire dal principio che non tutti gli episodi di 

violazione dei diritti umani siano stati comunicati. Ad ogni modo, sulla 

scorta delle informazioni attualmente a disposizione non si può più legitti-

mamente parlare di un sistematico reclutamento forzato da parte dei tale-

bani, come palesemente avveniva prima della loro ascesa al potere. Non 

si può quindi ritenere con un’elevata probabilità che il ricorrente possa es-

sere oggetto di un possibile reclutamento futuro (cfr. sentenza del TAF D-

3480/2021 del 10 agosto 2022 consid. 5.3.1). 

7.2.3 Dagli atti di causa non emergono inoltre indizi per cui l’insorgente, 

sottrattosi con la fuga ai tentativi di reclutamento da parte dei talebani, si 

trovi attualmente nel loro mirino e possa per questo motivo essere punito 

in caso di un (ipotetico) ritorno in patria. Innanzitutto il ricorrente non pre-

senta un particolare profilo di rischio. Dalle sue allegazioni non emerge in-

fatti che egli possa essere considerato dai talebani come oppositore poli-

tico o religioso. Il richiedente non è stato né attivo politicamente né si è 

particolarmente esposto in altro modo in ragione della sua famiglia, di ca-

ratteristiche personali o di attività svolte nei confronti dei talebani. In primo 

luogo i tentativi di arruolamento non erano specificatamente e direttamente 

mirati all’insorgente. I talebani si erano infatti rivolti a tutti gli abitanti del 

villaggio di origine (D 7.02 verbale 1).   

 

Da un lato, in fase di audizione A._______ ha sì indicato che la sua famiglia 

https://www.ecoi.net/en/file/local/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf
https://www.ecoi.net/en/file/local/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf

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allargata avrebbe già avuto problemi con i talebani. In particolare, al rifiuto 

dello zio paterno di comprare delle armi per loro, essi avrebbero attaccato 

la sua casa, uccidendo un figlio e una figlia e rendendolo invalido (D 42 

verbale 2). Dall’altro, eccezion fatta per i tre tentativi di reclutamento, il ri-

corrente non ha sostenuto di avere avuto personalmente problemi con i 

talebani. Lo stesso vale per la sua famiglia in senso stretto. Il comporta-

mento di questi ultimi nei confronti dell’insorgente e della sua famiglia non 

lascia inoltre trasparire una particolare insistenza – i dialoghi riferiti dal ri-

corrente intercorsi con i talebani appaiono molto stringati (D 43 segg. ver-

bale 2; D 53 e 62 verbale 2) – e non denota un particolare interesse nei 

suoi confronti, tant’è che l’interessato, seppur trasferendosi in un altro vil-

laggio, si è sottratto al reclutamento nei nove anni precedenti la partenza. 

Per quanto attiene poi all’asserito ulteriore tentativo di reclutamento presso 

lo zio materno il quale avrebbe convinto l’insorgente all’espatrio (doc. SEM 

21 pag. 5; D 66-67 e D 96 segg. verbale 2 e consid. 6.1) va rilevato che si 

tratta di un motivo d’asilo basato unicamente su informazioni provenienti 

da terzi che non soddisfano i presupposti di una persecuzione ai sensi del 

diritto di asilo e dalle quali non può discendere un timore fondato di perse-

cuzione (sentenze del TAF D-6056/2016 del 19 gennaio 2018 consid. 5.2; 

E-801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7; E-4329/2006 del 17 ottobre 

2011 consid. 4.4.).   

 

Infine dopo l’espatrio non risulta che i talebani abbiano cercato di rintrac-

ciare il ricorrente (D 7 segg. verbale 2), ciò che indica l’assenza di un ri-

schio di persecuzione persistente, rilevante e mirata nei suoi confronti. 

7.3 Visto quanto precede, dalla valutazione complessiva delle allegazioni 

del ricorrente emerge che non è verosimile l’esistenza di un fondato timore 

di essere esposto in un futuro prossimo a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 7 

LAsi in caso di rientro nel suo paese d’origine. Il rifiuto di riconoscere lo 

statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo risultano pertanto fondati e 

vanno confermati.  

8.  

In virtù di quanto sopra, nella misura in cui il ricorso è volto al riconosci-

mento della qualità di rifugiato e alla concessione dell’asilo non merita tu-

tela e la decisione impugnata va confermata.  

 

 

 

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Pagina 12 

9.  

9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

9.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).  

 

Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento. 

9.3 Nella decisione impugnata la SEM ha però ritenuto l’esecuzione dell’al-

lontanamento verso il paese d’origine o di provenienza o verso un paese 

terzo non attualmente ragionevolmente esigibile e pronunciato l’ammis-

sione provvisoria in Svizzera del ricorrente. In ragione del carattere alter-

nativo delle condizioni dell’allontanamento previste all’art. 83 LStrI (RS 

142.20) questo Tribunale si esime dall’analisi di altri fattori (possibilità e 

ammissibilità) che potrebbero ostacolare l’esecuzione del rinvio (cfr. DTAF 

2011/7 consid. 8 e rif. ivi citati; DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

9.4 In virtù di quanto sopra, nella misura in cui il ricorso è volto al ricono-

scimento dell’ammissione provvisoria in Svizzera, esso è pertanto privo 

d’oggetto e la decisione impugnata va confermata.  

10.  

Infine, alla luce di tutto quanto sopra esposto, un rinvio all’autorità inferiore 

per nuovo esame delle allegazioni e complemento istruttorio non si giusti-

fica. La richiesta in questo senso formulata dal ricorrente a titolo subordi-

nato va pertanto respinta. 

11.  

Ne discende che la decisione impugnata non viola il diritto federale né la 

SEM ha abusato del suo potere d’apprezzamento né accertato in modo 

inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). 

 

In quanto infondato il ricorso va dunque respinto.  

 

D-4334/2021 

Pagina 13 

12.  

12.1 Visto che con decisione incidentale del 4 ottobre 2021 (doc. TAF 3) il 

ricorrente è stato messo a beneficio dell’assistenza giudiziaria ed è tutt’ora 

indigente, non si prelevano spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

12.2 Al ricorrente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per 

spese ripetibili (art. 64 PA, in combinazione con gli art. 7 cpv. 1 e 2 a con-

trario del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per cui non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Nella misura in cui non è privo di oggetto il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

Non si attribuiscono spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Michela Bürki Moreni Graziano Mordasini 

 

 

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