# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 351e1c24-ea8d-5bc1-bb89-f95f0c0d8b69
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.08.2023 A-944/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-944-2023_2023-08-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-944/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  7  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Emilia Antonioni Luftensteiner, Iris Widmer,  

cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,…,  

patrocinata dall'avv. Emanuele Stauffer,  

Bertoli Stauffer Avvocati,…, 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d'informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-944/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Re-

parto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali – 

autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richie-

dente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia 

fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Con-

federazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposi-

zioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito 

e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato 

disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 

13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 

2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla 

reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di se-

guito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. Con 

scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana ha poi circoscritto le 

sue otto domande di assistenza amministrativa al periodo fiscale dal 

23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017. 

Le persone interessate dalle predette otto domande erano presumibil-

mente contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste 

allegate alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera era la 

banca B._______, con sede a Zurigo. La tipologia d’imposta interessata 

era l’imposta sul reddito delle società/persone fisiche. Nella misura in cui 

le predette otto domande di assistenza amministrativa erano – fatta ecce-

zione per alcuni aspetti – identiche, l’AFC le ha quindi trattate come una 

sola domanda di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.b Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a ri-

correre in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda. 

A.c Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere. In 

particolare, la società A._______ – titolare di uno dei conti – ha dichiarato 

essere stata informata al riguardo dalla predetta banca con lettera del feb-

braio 2020. 

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A.d Con scritto del 5 marzo 2020 e 7 settembre 2020, la A._______ si è 

opposta – per il tramite del suo patrocinatore – alla trasmissione delle in-

formazioni all’autorità richiedente italiana.  

A.e Con decisione finale del 26 novembre 2020, l’AFC ha accolto la do-

manda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 per quanto 

concerne la società A._______, concedendo l’assistenza amministrativa 

all’autorità richiedente italiana. 

A.f Avverso la predetta decisione finale, la A._______, ha inoltrato ricorso 

18 dicembre 2020 dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale). 

A.g Con decisione 1° dicembre 2022, questo Tribunale ha respinto il ri-

corso della A._______ (cfr. sentenza del TAF A-6438/2020 del 1° dicembre 

2022).  

A.h In data 14 dicembre 2022 e avverso la sentenza di questo Tribunale, 

la A._______ ha interposto ricorso dinnanzi al Tribunale federale. Con de-

cisione 21 dicembre 2022, l’Alta Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo 

inammissibile (cfr. sentenza del TF 2C_1026/2022 del 21 dicembre 2022). 

La decisione dell’AFC del 26 novembre 2020 è quindi divenuta definitiva. 

A.i Con scritto 3 gennaio 2023 (cfr. Doc. 2), la A._______ ha inoltrato una 

domanda di riesame dinanzi all’AFC, chiedendole di riconsiderare la sua 

decisione 26 novembre 2020. In tal occasione, la A._______, ha motivato 

la sua richiesta di riesame sostenendo come – in sintesi – il codice di do-

micilio attribuito dalla banca alla sua intestazione bancaria sarebbe errato 

e che, qualora tale errore dovesse venir dimostrato, la richiesta di rogatoria 

internazionale dovrebbe venir respinta (cfr. Doc. 2, punti n. 1-2). Sempre a 

suo dire, sarebbe stata la sentenza di questo Tribunale – ovvero quella 

nella procedura ordinaria – ad aver cambiato radicalmente la situazione, 

indicando la stessa come qualora il sopracitato errore dovesse venir com-

provato, la richiesta di rogatoria dovrebbe venir respinta (cfr. Doc. 2, punto 

n. 3). Sempre in occasione di tale scritto, la A._______ ha infine anche 

comunicato aver intrapreso una serie di iniziative volte a ottenere dalla 

banca la documentazione a sostegno della sua tesi (cfr. Doc. 2, punti n. 5-

7). 

A.j Con decisione 18 gennaio 2023 (cfr. Doc. 1), l’AFC ha respinto la ri-

chiesta di riesame della A._______, sostenendo come la stessa – in occa-

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sione della sua domanda di riesame – non avrebbe rivendicato prove im-

portanti di cui non era a conoscenza al momento della decisione – o del 

suo successivo ricorso – o su cui non poteva fare – o non aveva motivo di 

fare – già affidamento in quel momento. A dire dell’AFC, la allora richie-

dente era infatti già a conoscenza del fatto che il punto di collegamento per 

le persone interessate dalla domanda di assistenza amministrativa fiscale 

italiana era il codice di domicilio attribuito dalla banca. In tal senso, essendo 

tale informazione già stata in possesso della richiedente al momento 

dell’accesso atti, questa avrebbe potuto contattare la banca ben prima 

dell’emanazione della decisione finale. Inoltre, anche nel procedimento di 

ricorso dinanzi a questo Tribunale – ovvero quello di impugnazione della 

decisione AFC 26 novembre 2020 di trasmissione delle informazioni all’au-

torità estera – la richiedente avrebbe omesso di addurre la documenta-

zione che ora – in occasione della domanda di riesame – desidera presen-

tare – a torto – come mezzo di prova a dimostrazione della sua tesi. L’AFC 

ha quindi concluso sostenendo che, contrariamente a quanto affermato 

dalla A._______, non vi sarebbero fatti nuovi, prove nuove o un cambia-

mento significativo delle circostanze. In tal senso, non sussisterebbe un 

valido motivo per prendere in considerazione la domanda di riesame (cfr. 

Doc.1, pagg. 3-5). 

B.  

B.a Avverso la decisione dell’AFC (di seguito: autorità inferiore), la 

A._______ (di seguito: ricorrente o insorgente) ha – per il tramite del suo 

legale – inoltrato ricorso 16 febbraio 2023 dinnanzi al Tribunale ammini-

strativo federale. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa chiede in via 

principale che la decisione 18 gennaio 2023 venga annullata e che di con-

seguenza la richiesta di assistenza amministrativa venga respinta. In via 

subordinata, la ricorrente chiede che la decisione 18 gennaio 2023 venga 

annullata e che venga quindi fatto ordine all’AFC di entrare nel merito della 

richiesta « valutando opportunamente la portata dello scritto 18 gennaio 

2023 del B._______, così come della procedura giudiziaria incardinata at-

traverso l’istanza di conciliazione presentata dinanzi alla Pretura di  

Lugano ». Infine – in alternativa – l’insorgente chiede che la procedura di 

esecuzione della rogatoria 10 luglio 2017 venga sospesa « sino al ricevi-

mento di un dispositivo con valenza giudiziaria che si pronunci formalmente 

sull’errore commesso dalla banca in relazione al codice « Italia » abbinato 

al conto della ricorrente ». 

B.b Per quanto concerne le motivazioni che adducono la ricorrente a pre-

sentare ricorso avverso la decisione 18 gennaio 2023 dell’autorità inferiore, 

essa sostiene innanzitutto che la banca depositaria – ovvero B._______ – 

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avrebbe associato, alla relazione a lei intestata, erroneamente il codice di 

domicilio corrispondente all’Italia. Infatti, né il titolare di tale relazione né il 

suo beneficiario economico sarebbero mai risultati domiciliati o residenti in 

Italia durante il periodo di riferimento (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punto 

n. 5). Tale questione sarebbe stata sollevata dalla ricorrente dinanzi all’au-

torità inferiore, occasione nella quale la ricorrente avrebbe anche chiesto 

che venisse accertato presso la banca il motivo per il quale a tale intesta-

zione era stato attribuito un codice di domicilio errato.  Tale aspetto – a dire 

dell’insorgente – non sarebbe tuttavia stato oggetto di discussione da parte 

dell’AFC in sede di decisione 26 novembre 2020, decisione che sarebbe 

poi anche stata confermata da questo Tribunale (cfr. ricorso 16 febbraio 

2023, punto n. 6). A mente della ricorrente si tratterebbe di una questione 

di « validità (o di certificazione, di affidabilità, di credibilità) degli elementi 

probatori invocati dalla ricorrente, rispetto a quelli ricavabili dai dati  

bancari »: a suo dire infatti, essa avrebbe allegato l’errore senza tuttavia 

comprovarlo a sufficienza, motivo per cui la « presunzione di correttezza 

del dato fornito dalla banca » sarebbe prevalsa (cfr. ricorso 16 febbraio 

2023, punto n. 6). 

Per questo motivo, la ricorrente avrebbe quindi promosso – dopo la deci-

sione d’inammissibilità dell’Alta Corte – una formale « istanza di rettifica » 

indirizzata alla banca al fine di correggere tale errore (cfr. Doc. 6), 

un’istanza di conciliazione giudiziaria al fine di domandare la rettifica 

dell’annotazione interna della banca e la conferma del presunto errore 

commesso dalla banca (cfr. Doc. 12), così come un’istanza di riesame 

all’AFC intesa a ottenere una riconsiderazione da parte dell’autorità infe-

riore della decisione di chiusura (cfr. Doc. 2). La corrispondenza scaturita 

a seguito dell’istanza di rettifica 15 dicembre 2022 (cfr. Docc. 6 a 11) – 

ovvero la presa di posizione della banca 9/18 gennaio 2023 (cfr. Docc. 9 e 

11) – dimostrerebbe come – a dire dell’insorgente – l’istituto avrebbe com-

messo un errore nel trasmettere il suo nominativo all’autorità inferiore. In-

fatti in tali scritti – sempre a dire della ricorrente – la banca ammetterebbe 

l’inesattezza dei dati trasmessi, così come il fatto che non sussisterebbe 

alcun nesso utile fra la relazione bancaria e l’Italia. Lo scritto 18 gennaio 

2023 costituirebbe dunque la prova richiesta da questo Tribunale atta a 

fondare la reiezione della richiesta di rogatoria (cfr. ricorso  

16 febbraio 2023, punti n. 7-15). 

Continuando nel suo ricorso, la ricorrente sostiene poi come la documen-

tazione sarebbe da essa già stata prodotta in sede di osservazioni, la si-

tuazione esplicitata e unicamente l’acquisizione della prova formalmente 

postulata. A suo dire infatti, essa avrebbe creduto in buona fede che gli 

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elementi fattuali proposti in corso di procedura erano sufficienti a convin-

cere l’autorità a negare la trasmissione delle informazioni all’autorità 

estera. Sarebbero quindi state proprio le considerazioni di questo Tribunale 

– il quale ha confermato la decisione dell’autorità inferiore – che le avreb-

bero permesso di esplicitare il grado di attendibilità che le prove da ammi-

nistrare dovevano presentare: tale circostanza, renderebbe quindi legittimo 

il riesame dalla decisione dell’autorità inferiore, in quanto a seguito della 

sentenza di questo Tribunale – così come le successive iniziative della ri-

corrente – vi sarebbe stato « un cambiamento significativo delle circo-

stanze » e delle prove nuove sarebbe pertanto state prodotte o sarebbero 

comunque in fase di amministrazione (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punti 

n. 19-20). Infine, il fatto che l’autorità inferiore non riconosca una situazione 

fattuale « chiara, accertata » e che giustificherebbe la non trasmissione 

delle informazioni all’estero, costituirebbe un formalismo eccessivo e 

quindi un abuso di diritto. Ciò in particolare in quanto « per questioni di 

forma (peraltro errate) si rifiuterebbe di considerare la fattispecie per come 

è davvero, preferendo arroccarsi su principi formali invocati a torto »  

(cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punto n. 24).    

C.  

Con scritto 5 aprile 2023, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha comuni-

cato rinunciare a prendere posizione in merito al ricorso dell’insorgente, 

riconfermando quanto già esposto in sede di decisione 18 gennaio 2023. 

D.  

Con scritto 17 aprile 2023, la ricorrente ha – per il tramite del suo patroci-

natore – chiesto che le venisse inviato in formato elettronico una copia degli 

atti trasmessi dall’autorità inferiore a questo Tribunale, postulando nel con-

tempo la concessione di un termine per presentare eventuali osservazioni 

dedotte da tale documentazione. In data 28 aprile 2023 e conformemente 

al termine a essa assegnato, la ricorrente ha nuovamente ribadito la pro-

pria posizione, precisando alcuni aspetti e chiedendo che la procedura ve-

nisse sospesa. 

E.  

In data 28 aprile 2023, la ricorrente ha infine reiterato la sua richiesta di 

sospensione del procedimento « sino a che vi sia situazione di res iudicata 

in merito alla corretta categorizzazione del conto intestato alla ricorrente, 

come da quest’ultima ora postulato in via giudiziaria ». 

A-944/2023 

Pagina 7 

F.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio.  

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 della Legge sul Tribunale amministrativo federale  

(RS 173.32; di seguito: LTAF), il Tribunale amministrativo federale giudica 

i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della Legge federale sulla pro-

cedura amministrativa (RS 172.021; di seguito: PA). In particolare, le deci-

sioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa inter-

nazionale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposi-

zione – in casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della 

legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa inter-

nazionale in materia fiscale (RS 651.1; di seguito: LAAF) e art. 17 cpv. 3 

LAAF). 

1.2  

1.2.1 In presenza di una sentenza materiale di secondo grado che con-

ferma la decisione negativa di un’autorità inferiore, la questione della com-

petenza funzionale per rivalutare la situazione dell’interessato che si pre-

vale di nuovi fatti o mezzi di prova va apprezzata in funzione dell’istituto 

procedurale a cui va fatto capo. In tal senso, al fine di determinare se l’au-

torità inferiore abbia quindi rigettato a giusto titolo – o meno – la richiesta 

di riesame prestante dalla ricorrente, occorre innanzitutto stabilire se gli 

elementi sollevati da quest’ultima fossero da sottoporre all’AFC nell’ambito 

di una domanda di riesame, rispettivamente da presentare a questo Tribu-

nale secondo i disposti applicabili in materia di revisione. Tale esame per-

metterà inoltre di stabilire l’eventuale competenza funzionale di questo Tri-

bunale a statuire in merito al ricorso interposto. 

1.2.2 Nel caso in cui l’autorità di ricorso si sia già pronunciata material-

mente nel merito di una questione a lei sottoposta, è necessario – di prin-

cipio – passare per la via della revisione di tale sentenza, ovvero quella 

che ha posto fine al procedimento. Contrariamente alle decisioni ammini-

strative che crescono in giudicato (formelle Rechtskraft), le decisioni prese 

su ricorso hanno infatti forza di cosa giudicata (materielle Rechtskraft o  

res iudicata), ciò che significa che le stesse non possono più essere messe 

in discussione – di principio – in relazione al medesimo oggetto dalle me-

desime parti (cfr. su questo tema DTAF 2009/11 consid. 2.1.2). Il giudizio 

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dell’autorità di ricorso rimpiazza infatti la decisione inizialmente impugnata 

(effetto devolutivo del ricorso ordinario). Ciò è in particolare il caso del ri-

corso davanti al TAF, il quale costituisce un mezzo di impugnazione ordi-

nario, devolutivo e di principio riformatore (cfr. art. 61 PA). Tali principi si 

applicano mutatis mutandis alle sentenze del Tribunale federale  

(cfr. DTF 144 I 208 consid. 3.1). Solo nel caso in cui il Tribunale federale 

dichiara inammissibile un ricorso in materia di diritto pubblico, la sentenza 

impugnata conserva la sua validità e può quindi essere oggetto di revisione 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundes-

verwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n° 5.39). Per riassumere dunque, una de-

cisione impugnata e che dà luogo a una sentenza di un’autorità di ricorso, 

può essere rimessa in discussione dopo la scadenza del termine ordinario 

di ricorso unicamente attraverso la via della revisione di tale sentenza. 

1.2.3 Il regime di revisione delle sentenze del TAF è regolamentato agli artt. 

121 a 128 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale  

(RS 173.110; di seguito: LTF), applicabile in virtù del rinvio ex. art. 45 LTAF. 

In applicazione dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere do-

mandata se il ricorrente scopre – dopo la conclusione della procedura or-

dinaria – dei fatti pertinenti o dei mezzi di prova che non aveva potuto ad-

durre durante la procedura ordinaria. La possibilità dunque per il Tribunale 

di esaminare una domanda di revisione, si limita ai cosiddetti « pseudo 

nova », ovvero a quei fatti e/o mezzi di prova che esistevano già durante 

la procedura precedente ma che sono stati scoperti solo in seguito, ovvero 

dopo la chiusura. La revisione è dunque esclusa per quei fatti e/o mezzi di 

prova insorti dopo la conclusione del procedimento (cosiddetti: « veri nova 

») (cfr. DTAF 2013/22 consid. 3‒13; per maggiori sviluppi anche la sen-

tenza del TF 8C_562/2019 del 16 giugno 2020 consid. 3.2 e 3.3 nonché i 

relativi riferimenti). Con il termine « fatti nuovi » vanno dunque intese quelle 

circostanze che l’interessato non conosceva al momento della prima deci-

sione o delle quali non poteva o non aveva ragione di avvalersi in tale fran-

gente (cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1; sentenza del TAF A-837/2019 del 10 

luglio 2019 consid. 4.2.3). La novità si riferisce quindi alla scoperta e non 

al fatto medesimo (cfr. sentenza del TF 1F_21/2017 del 17 novembre 2017 

consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272 consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque 

condizioni necessarie per ammettere un motivo di revisione ai sensi della 

LTF). Con riferimento invece al termine « mezzi di prova » menzionato 

all’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, questi devono servire a dimostrare dei fatti 

nuovi e importanti che giustificano la revisione, oppure dei fatti che erano 

già noti durante la procedura precedente, ma che a discapito del ricorrente 

non era stato possibile dimostrare (cfr. sentenza del TAF E‒7278/2018 del 

4 marzo 2019; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 5.48). Se 

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i nuovi mezzi di prova sono destinati a provare dei fatti allegati anterior-

mente, colui che se ne avvale deve anche dimostrare che per lui non era 

possibile invocarli già nella procedura ordinaria. Ciò implica che il ricorrente 

deve quindi aver fatto prova di tutta la diligenza necessaria che ci si poteva 

attendere da lui. Ciò non è il particolare il caso, se la scoperta dei nuovi 

mezzi di prova è il frutto di ricerche che potevano – o avrebbero dovuto – 

essere effettuate prima (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.3). In sintesi dun-

que, se dopo l’emanazione della sentenza materiale di secondo grado il 

richiedente viene a conoscenza di fatti rilevanti o scopre mezzi di prova 

decisivi e intesi a dimostrare fatti anteriori (pseudo nova), egli sarà tenuto 

quindi a depositare una domanda di revisione dinanzi al Tribunale. 

1.2.4 Quanto sopra esposto – sebbene corrisponda al principio – soffre di 

alcune eccezioni. Infatti, le limitazioni esposte non pregiudicano la possibi-

lità per la persona interessata di avvalersi di eventuali « veri nova » finaliz-

zati a dimostrare fatti anteriori. Il richiedente che mira a una rivalutazione 

della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o mezzi di prova 

posteriori alla sentenza materiale di seconda istanza, potrà infatti fare capo 

all’istituto del riesame, rivolgendosi quindi direttamente all’autorità di prima 

istanza (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, 

in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA). 

1.2.5 La domanda di riesame è una richiesta indirizzata ad un’autorità am-

ministrativa in vista della riconsiderazione di una decisione cresciuta in giu-

dicato. Tale istituto, pur non essendo previsto espressamente dalla PA, è 

noto da tempo a giurisprudenza e dottrina, che l’hanno dedotto dall’art. 66 

PA – il quale prevede il diritto di domandare la revisione delle decisioni – e 

dagli art. 8 e 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 

Svizzera (RS 101; di seguito: Cost; cfr. DTF 136 II 177  

consid. 2.1; DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.1; sentenza del TAF A-1561/2017 

del 5 marzo 2018 consid. 4.2.1 e le referenze citate; ALFRED KÖLZ/ISABEL-

LE HÄNER/MARTIN BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-

rechtspflege des Bundes, 3a ed., 2013, n° 735 p. 25; THIERRY TANQUEREL, 

Manuel de droit administratif, 2a ed., 2018, n° 1421, p. 491). Una richiesta 

di riesame può essere presentata in ogni momento, non essendo la stessa 

subordinata al rispetto dei termini applicabili alle domande di revisione  

ex art. 67 PA. L’autorità amministrativa adita resta tuttavia libera – in appli-

cazione del principio della buona fede – di considerare un’eventuale richie-

sta come tardiva (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.1 e le referenze citate; 

PIERRE MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed., 2011, 

p. 398; TANQUEREL, op. cit., n° 1416, p. 489). 

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Pagina 10 

1.2.6 Nella misura in cui la richiesta di riesame costituisce un rimedio giu-

ridico straordinario di impugnazione, l’autorità amministrativa adita non è 

tenuta – di principio – a occuparsi della domanda. Questa resta tuttavia 

tenuta a esaminare la richiesta, quando l’interessato si avvale di motivi di 

revisione previsti all’art. 66 PA senza che sia precedentemente stata ema-

nata una decisione di merito di seconda istanza, oppure quando la deci-

sione oggetto della richiesta di riesame abbia un effetto che si protrae nel 

tempo (Dauersachverhalt) e l’interessato si prevalga di un cambiamento 

notevole delle circostanze (di fatto o di diritto) dal momento della pronuncia 

della decisione materiale finale (inizialmente corretta) di prima o seconda 

istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 con ulteriori riferimenti;  

DTAF 2010/27 consid. 2.1 e 2.1.1; sentenza del TAF A-6381/2009 del  

16 marzo 2010 consid. 3.4). In quest’ultimo caso, se i motivi invocati si 

riferiscono a circostanze, di fatto o di diritto, che esistevano già al momento 

della pronuncia della decisione su ricorso, è possibile introdurre unica-

mente una domanda di revisione (cfr. sentenza del TAF A-6381/2009 del 

16 marzo 2010 consid. 3.10). Da ultimo, una domanda di riesame può es-

sere fondata anche su un nuovo mezzo di prova posteriore ad una sen-

tenza materiale di seconda istanza ma che riguarda fatti anteriori, posto 

come una tale costellazione risulterebbe irricevibile per via di revisione di-

nanzi al Tribunale (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST 

MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], op. cit., n. 18 ad art. 66 PA). In 

questo caso, tale mezzo di prova deve tuttavia essere considerato  

« importante » ai sensi dell’art. 66 cpv. 2 lett. a PA – applicato per analogia 

– nel senso che deve essere idoneo a comprovare un fatto già allegato 

durante la procedura precedente ma rimasto indimostrato (cfr. sentenza 

del TAF D‒6959/2018 del 19 dicembre 2018; F‒6318/2018 del 15 novem-

bre 2018; E‒1311/2018 dell’8 marzo 2018). In presenza di uno di questi 

motivi, l’autorità è quindi tenuta a entrare nel merito della richiesta di rie-

same e verificare se il motivo invocato conduce effettivamente a una mo-

difica della decisione oggetto di riesame (cfr. AUGUST MÄCHLER, in: 

Auer/Mauer/Schindler [ed.], op. cit., n° 9 ad art. 58; PIERRE MOOR/ETIENNE 

POLTIER, op. cit., p. 398). 

1.2.7 L’istituto del riesame non può tuttavia servire a rimettere continua-

mente in discussione le decisioni amministrative cresciute in giudicato e a 

eludere quindi le disposizioni legali sui termini di ricorso (cfr. DTF 138 I 61 

consid. 4.5; 136 II 177 consid. 2.1 s. e le referenze citate; sentenza del TAF 

A-6576/2019 del 16 aprile 2021 consid. 4.2). Lo stesso nemmeno può ser-

vire a eliminare un errore nell’applicazione del diritto, beneficiare di una 

nuova interpretazione o di una nuova prassi, o ancora a ottenere un ap-

prezzamento della fattispecie diverso (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.3;  

A-944/2023 

Pagina 11 

AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Mauer/Schindler [ed.], op. cit., n° 18 ad art. 66; 

KARIN SCHERRER REBER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskom-

mentar Verwaltungsverfahrensrecht [VwVG], 2016, n° 31 ad art. 66). Di 

principio, un errore nell’applicazione del diritto dev’essere infatti contestato 

per mezzo delle vie di ricorso ordinarie e non si può rivenire su una deci-

sione se non in maniera del tutto eccezionale, come ad esempio nel caso 

in cui la stessa sia intaccata da un errore materiale e particolarmente grave 

(cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.3). 

1.2.8 Ora, nel caso di specie e come già esposto nella parte in fatto del 

presente giudizio (cfr. fatti, sub lett. B.h), la ricorrente si avvale – al fine di 

giustificare la sua domanda di riesame – di un cambiamento notevole delle 

circostanze e dell’esistenza di un nuovo mezzo di prova sorto dopo la sen-

tenza di questo Tribunale nella procedura ordinaria. Conformemente a 

quanto esposto in precedenza (cfr. consid. 1.2 del presente giudizio), tali 

elementi non costituiscono dei validi motivi di revisione. Gli stessi, qualora 

venissero addotti a fondamento di una richiesta di revisione, sarebbero ir-

ricevibili. Al contrario, le circostanze illustrate dalla qui insorgente sono atte 

a fondare una richiesta di riesame. La ricorrente, avvalendosi dei motivi 

sopra esposti, ha quindi – a giusto titolo – presentato una domanda di rie-

same – e non di revisione – dinanzi all’AFC. Di riflesso, ne discende dun-

que la competenza funzionale di questo Tribunale per esaminare il ricorso 

interposto avverso la decisione 18 gennaio 2023 dell’autorità inferiore. 

1.2.9 Conformemente alla giurisprudenza di questo Tribunale in materia di 

revisione, la quale si applica per analogia anche all’istituto del riesame, 

affinché la domanda sia ricevibile è sufficiente che il richiedente invochi un 

motivo di riesame. Non è necessario che il motivo invocato sia soddisfatto: 

si tratta di una condizione di ricevibilità della domanda e non di una condi-

zione di ammissibilità (sentenza del TAF A-2139/2021 del 7 luglio 2021 

consid. 2.2 e i riferimenti citati). Avendo la ricorrente invocato dei validi mo-

tivi di revisione, l’autorità inferiore è quindi entrata a giusto titolo nel merito 

della domanda. 

1.3 Il ricorso è quindi stato interposto nel rispetto delle esigenze di conte-

nuto e di forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pa-

cifica è la legittimazione ricorsuale della ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 

cpv. 2 LAAF). Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel 

merito.  

 

A-944/2023 

Pagina 12 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAY-

SER, op. cit., n. 2.149). In particolare, ai sensi dell’art. 49 lett. b PA, l’accer-

tamento dei fatti è incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i 

mezzi di prova determinanti per la decisione non sono stati presi in consi-

derazione dall’autorità inferiore. L’accertamento è invece inesatto allor-

quando l’autorità ha omesso d’amministrare la prova di un fatto rilevante, 

ha apprezzato in maniera erronea il risultato dell’amministrazione di un 

mezzo di prova, o ha fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in 

contraddizione con gli atti dell’incarto, ecc. (cfr. sentenza del TAF  

A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 consid. 2.1.2 con i numerosi rinvii). 

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, op. cit., no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inqui-

sitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità 

competente procede difatti spontaneamente a constatazioni complemen-

tari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti 

risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii; 122 V 

157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). Secondo 

il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’autorità di ri-

corso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evidenti o 

non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei 

fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisi-

torio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere 

delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 con-

sid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere proces-

suale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che inter-

pone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in partico-

lare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). Il Tribunale ammini-

A-944/2023 

Pagina 13 

strativo federale accerta quindi, con la collaborazione delle parti, i fatti de-

terminanti per la soluzione della controversia, assume le prove necessarie 

e le valuta liberamente (cfr. artt. 12, 13 e 19 PA in relazione con l'art. 40 

della Legge di procedura civile federale del 4 dicembre 1947 [PC, RS 273]; 

applicabili alla procedura di assistenza amministrativa internazionale in 

materia fiscale, cfr. DTAF 2020 III/1 consid. 3.1.2). Ciò vale anche nel caso 

della valutazione di documenti probatori (cfr. art. 12 lett. a PA). 

2.3  

2.3.1 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come re-

sidente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’al-

tro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della re-

sidenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non 

deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza am-

ministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6).  

Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini-

strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que-

stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 

par. 1 in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati 

dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi 

contribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato ri-

chiesto non è quello di statuire lei stessa nell’ambito della procedura di 

assistenza amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si 

limita a verificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso 

lo Stato richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Conven-

zione applicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145 

II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020 

del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costellazione in cui il Tribunale 

federale accetta che la Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento fi-

scale utilizzato dallo Stato richiedente è il caso in cui la persona interessata 

sia soggetta a un’imposizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161).  

In questa situazione di potenziale doppia imposizione, la Svizzera può ve-

rificare che il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richie-

dente corrisponda a uno dei criteri di determinazione del domicilio fiscale 

contenuti nella CDI in essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente  

(cfr. parimenti DTF 142 II 161 consid. 2.2.2). 

A-944/2023 

Pagina 14 

2.3.2 Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta an-

che in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato richie-

sto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con quello 

di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere conto 

della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione illimitata 

in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato richiedente, 

ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza permanente in tale 

Stato (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.7; 142 II 161 consid. 2.2.2). Se il con-

flitto di competenza si concretizza, spetterà al contribuente interessato 

dalla doppia imposizione lamentarsi presso le autorità competenti, cioè le 

autorità nazionali degli Stati interessati, secondo i rimedi previsti dal diritto 

interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se del caso, la doppia imposi-

zione internazionale sarà evitata mediante le regole di determinazione 

della residenza fiscale internazionale previste dalla convenzione applica-

bile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso alla procedura amichevole 

(cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 consid. 2.2.2; 142 II 218 

consid. 3.7; sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 

con rinvii). 

2.3.3 In una recente sentenza, l’Alta Corte (cfr. sentenza del  

TF 2C_109/2022 del 30 gennaio 2023) ha esaminato la questione di sa-

pere se una lettera del detentore delle informazioni, nella quale questo con-

ferma che la persona interessata dalla domanda di assistenza non era do-

miciliata nel paese richiedente durante il periodo interessato, sia idonea a 

dimostrare come il codice di domicilio assegnato sia errato e che di conse-

guenza le informazioni richieste non adempiano il criterio della rilevanza 

verosimile, giungendo a una conclusione di segno negativo. In tale caso 

infatti, il Tribunale di prima istanza aveva considerato che il ricorrente era 

riuscito a dimostrare – attraverso tale scritto – l’inesattezza del codice di 

domicilio per il periodo interessato dalla domanda e che di conseguenza le 

informazioni richieste non risultavano rilevanti ai fini dell’indagine nel paese 

richiedente. 

Nel suo esame, l’Alta Corte ha innanzitutto esaminato la questione di sa-

pere se il codice di domicilio attribuito dal detentore delle informazioni –   

A-944/2023 

Pagina 15 

prima del periodo interessato dalla domanda – costituiva un elemento di 

collegamento sufficiente con lo stato richiedente – il quale domandava le 

informazioni per un periodo successivo all’attribuzione di tale codice – giun-

gendo alla conclusione che – tenuto conto di come agli atti non vi erano 

elementi in grado di far dubitare della correttezza di tale codice al momento 

della sua attribuzione – lo stesso era da considerarsi come un punto di 

collegamento sufficiente con lo stato estero (cfr. citata sentenza del  

TF 2C_109/2022 consid. 4.4). Continuando nel suo esame, l’Alta Corte ha 

poi trattato la questione di sapere se tale lettera era quindi idonea a mettere 

in discussione la veridicità delle informazioni fornite dall’autorità estera, 

concludendo che ciò non era il caso. Infatti lo scritto – tenuto conto di come 

il codice di domicilio inizialmente attribuito si era rivelato essere corretto – 

non forniva alcuna indicazione concreta e comprovata circa il motivo per il 

quale le informazioni fornite dall’autorità estera – e la versione dei fatti da 

essa esposta – dovevano venir messe in discussione. Secondo il TF, tale 

lettera non costituisce infatti un documento emesso da un ufficio compe-

tente e legittimato, ma proverrebbe dal detentore delle informazioni. Se 

questa tipologia di lettere dovessero effettivamente venir ammesse per 

confutare il fattore di collegamento con lo Stato richiedente e la verosimile 

rilevanza delle informazioni richieste, equivarrebbe – di fatto – a lasciare al 

detentore delle informazioni la possibilità di determinarsi circa la portata 

dell'assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, ciò che non 

sarebbe ammissibile. In questo senso, lo scritto non avrebbe dunque va-

lore probatorio tale per essere considerato una prova concreta ai sensi 

della giurisprudenza, motivo per cui non sarebbe idoneo a confutare l’esat-

tezza del codice di domicilio inizialmente attribuito (cfr. citata sentenza del 

TF 2C_109/2022 consid. 4.6). Infine, l’Alta Corte ha nuovamente ribadito 

come la determinazione del domicilio fiscale sul piano internazionale sia – 

di principio – di competenza esclusiva dello stato richiedente, sancendo 

come il secondo giudice – il quale aveva affermato come il ricorrente attra-

verso lo scritto della banca era riuscito a dimostrare l’inesattezza del codice 

di domicilio originario – aveva operato un esame preliminare inammissibile 

circa il domicilio fiscale, violando così la CDI applicabile (cfr. citata sen-

tenza del TF 2C_109/2022 consid. 4.5). 

3.  

3.1 Appurato come, alla luce degli elementi agli atti e delle motivazioni ad-

dotte dalla ricorrente con ricorso 16 febbraio 2023, questa abbia optato 

correttamente per l’istituto del riesame al fine di domandare una nuova va-

lutazione della decisione dell’autorità inferiore (cfr. consid. 1.2 del presente 

giudizio) e come tale autorità abbia esaminato a giusto titolo – nel merito – 

A-944/2023 

Pagina 16 

la domanda, essendo la stessa ricevibile (cfr. consid. 1.3 del presente giu-

dizio), qui di seguito lo scrivente Tribunale entrerà nel merito delle singole 

censure sollevate dalla ricorrente. 

3.2  

3.2.1 Come già esposto nella parte in fatto di questo giudizio (cfr. fatti, 

sub lett. B.h) per giustificare la sua domanda di riesame la ricorrente si av-

vale sostanzialmente di due motivi: da un lato, vi sarebbe stato un cambia-

mento significativo delle circostanze a seguito della sentenza di questo Tri-

bunale, dall’altro, nuove prove sarebbero emerse – o perlomeno sarebbero 

in fase di amministrazione – e delle quali la ricorrente non poteva o non 

aveva ragione di prevalersi durante la procedura ordinaria. Per quanto con-

cerne il cambiamento delle circostanze, a mente della ricorrente, sarebbero 

state proprio le considerazioni di questo Tribunale – il quale a discapito di 

quanto da essa sostenuto si sarebbe affidato alla credibilità delle indica-

zioni della banca – ad averle permesso di comprendere il grado di attendi-

bilità che le prove da lei proposte dovevano presentare (cfr. ricorso 16 gen-

naio 2023, punto n. 19). Essa sostiene infatti aver creduto, in buona fede 

e durante la procedura principale, che gli elementi fattuali da essa proposti 

fossero sufficienti ad attestare l’inesistenza del legame effettivo con l’Italia. 

Tenuto conto di come questo Tribunale – sempre a dire della ricorrente – 

avrebbe respinto il suo ricorso principale avverso la decisione 26 novembre 

2020 dell’autorità inferiore in ragione del fatto che le prove da essa propo-

ste non raggiungevano il « grado di certezza » necessario, tale circostanza 

avrebbe mutato radicalmente la situazione fattuale, permettendo così alla 

ricorrente di comprendere il « grado di certezza » richiesto e rendendo così 

legittime le iniziative da essa promosse (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punti 

n. 19-20). In merito invece alla questione del mezzo di prova sorto dopo la 

sentenza di questo Tribunale e atto quindi a fondare la domanda di rie-

same, la ricorrente produce una dichiarazione della banca (cfr. Doc 11) 

nella quale questa – secondo la ricorrente – confermerebbe l’inesistenza 

del legame durante il periodo interessato dalla domanda tra il conto ban-

cario a lei intestato e il paese Italia. 

In merito a tali aspetti, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue. 

3.2.2 Si rileva innanzitutto che, contrariamente a quanto sostenuto dalla 

ricorrente, nel caso di specie non vi è stato alcun cambiamento – men che 

meno rilevante – delle circostanze a seguito della sentenza di questo Tri-

bunale. Il fatto che questo Tribunale, così come l’autorità inferiore, abbiano 

considerato che le argomentazioni addotte dalla qui ricorrente – le quali 

contestavano l’esattezza del codice di domicilio assegnato dalla banca – 

A-944/2023 

Pagina 17 

non fossero sufficientemente comprovate, non costituisce certamente un 

cambiamento delle circostanze per il quale si giustifica un riesame della 

decisione. Infatti la ricorrente – durante la procedura ordinaria – sia quando 

questa si trovava davanti l’autorità inferiore che dinanzi a questo Tribunale, 

era perfettamente a conoscenza del fatto che il punto di collegamento con 

le persone interessate dalla domanda – ovvero la discriminante – era il 

codice di domicilio assegnato dalla banca. La stessa era altresì a cono-

scenza del fatto che, qualora avesse voluto contestare l’esistenza di tale 

punto di collegamento con lo stato italiano, avrebbe dovuto comprovare 

quanto da lei affermato. Già dopo la decisione dell’autorità inferiore (cfr. 

decisione dell’AFC 26 novembre 2020) la ricorrente sapeva che l’autorità 

inferiore aveva rigettato la sua tesi secondo la quale il codice di domicilio  

« Italia » le era stato assegnato a torto. Anche lo scrivente Tribunale ha poi 

respinto, successivamente e in sede di ricorso avverso la decisione, l’ar-

gomentazione dell’insorgente. In questo senso, le circostanze del presente 

procedimento sono le medesime di quelle della procedura ordinaria, non 

essendo le stesse mutante in alcun modo. A ciò si aggiunge che l’insor-

gente, già durante la procedura ordinaria – come tuttora – era rappresen-

tata in giudizio professionalmente da un avvocato. In tal senso, mal si com-

prende come la ricorrente poteva non essere a conoscenza del fatto che 

non era sufficiente allegare una versione divergente dei fatti, ma che era 

anche necessario comprovarla. Non si può certamente seguire l’insorgente 

quando essa sostiene che si sarebbe accorta solo a seguito della decisione 

di questo Tribunale che le allegazioni da lei addotte non erano sufficiente-

mente comprovate, che il grado di attendibilità non era stato raggiunto e 

che quindi vi era il rischio che le stesse non venissero prese in considera-

zione (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punti n. 19-20). La ricorrente aveva 

quindi già motivo di avvalersi – perlomeno durante la procedura di ricorso 

avverso la decisione AFC 26 novembre 2020 – dei mezzi di prova neces-

sari a dimostrazione di quanto da lei sostenuto. 

3.2.3 Successivamente e con riferimento alla dichiarazione della banca 

(cfr. Doc. 11) quale ulteriore mezzo di prova addotto dalla ricorrente a so-

stegno della sua tesi – ovvero l’inesistenza del legame tra il conto bancario 

a lei intestato e l’Italia – e del quale la ricorrente – a suo dire – non poteva 

o non aveva motivo di avvalersi durante la procedura ordinaria, si rileva 

quanto segue. 

In sede di ricorso la ricorrente afferma che (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, 

punto n. 6): « (…) la ricorrente ha inoltrato la propria presa di posizione 

all’AFC (Doc. 15), evidenziando che il codice “Italia" che aveva fatto rien-

trare il conto della ricorrente nella categoria dei clienti toccati dalla rogatoria 

A-944/2023 

Pagina 18 

è (o era) erroneamente inserito nel database della banca. In tale sede la 

ricorrente postulava espressamente l’assunzione di un mezzo di prova da 

parte dell’AFC, ovvero un accertamento presso la banca, per stabilire il 

motivo per cui alla ricorrente veniva abbinato il codice "Italia", in modo da 

correggere l’errore commesso (…) ». Al punto 13 del suo ricorso, l’insor-

gente sostiene anche che (cfr. ricorso 16 febbraio 2023, punto n. 13):  

« Questo sollecito è stato evaso il 18 gennaio 2023 daI B._______ che 

ammette espressamente che, per la relazione della ricorrente e delle altre 

due società facenti capo al medesimo beneficiario economico, la banca 

non aveva mai registrato l’Italia come paese di domicilio ». 

Con riferimento a tali allegazioni, lo scrivente Tribunale rileva innanzitutto 

come – contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente – non si tratta 

chiaramente di un errore il fatto che al conto bancario a lei intestato sia 

stato assegnato il codice « Italia ». È infatti sufficiente esaminare il  

Doc. 1.1 (cfr. atto n. 1.1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su chiave 

USB [di seguito: inc. AFC]) per rendersi conto di come tale codice le era 

stato assegnato al momento dell’apertura dell’intestazione bancaria – ov-

vero in data 25 giugno 2010 – presumibilmente proprio perché in tale mo-

mento la ricorrente era domiciliata in Italia. A ciò si aggiunge che – di con-

seguenza – la banca nemmeno avrebbe potuto dichiarare – come invece 

sostenuto dalla ricorrente – non aver mai registrato l’Italia come suo paese 

di domicilio. Infatti il Doc. 11 – al quale fa menzione la ricorrente – indica 

che (grassetto nostro):  

« Bezüglich Ziffer 2 lit. b bestatigen wir lhnen, dass für die Beziehungen Nr. 

(…), lautend auf A._______, (…) im relevanten Zeitraum (23.02.2015 bis 

31.12.2017) ein Domizilland ltalien nicht bei der Bank registriert war ». 

« Bezüglich Ziffer 2 lit. e teilen wir lhnen mit, dass betreffend der Beziehungen 

Nr. (…), lautend auf A._______, (…) im relevanten Zeitraum (23.02.2015 bis 

31.12.2017) kein Nexus zu ltalien besteht. Der Code «ltalien», welcher auf der 

zur Editionsverfügung beigelegten Liste der Bankbeziehungen aufgeführt war, 

war für den ganzen in der Editionsverfugung angegebenen massgeben-

den Zeitraum nicht mehr zutreffend ». 

Tale scritto si limita infatti ad attestare che durante il periodo interessato 

dalla domanda (23 febbraio 2015 – 31 dicembre 2017) – nel sistema in-

terno della banca – il conto attribuito alla ricorrente non appariva avere 

nesso alcuno con l’Italia e non che il codice di domicilio « 111 » le era stato 

assegnato a torto. 

A-944/2023 

Pagina 19 

Ora, come anche esposto al consid. 2.3.3 del presente giudizio, il Tribunale 

federale ha già avuto modo di esaminare la questione di sapere se, in pre-

senza di un codice di domicilio originario correttamente attribuito, la lettera 

del detentore delle informazioni – la quale dichiara che la persona interes-

sata dalla domanda di assistenza amministrava non era domiciliata nel 

paese richiedente durante il periodo interessato dalla domanda – sia ido-

nea a dimostrare come il codice di domicilio sia errato, arrivando a una 

conclusione di segno negativo. Il caso qui in esame presenta delle chiare 

similitudini e analogie con quello esaminato dal TF. Infatti, nel corso della 

procedura ordinaria, questo Tribunale ha già avuto modo di sancire come, 

a fronte degli elementi agli atti, non vi erano motivi di dubitare circa la cor-

rettezza del codice di domicilio « 111 » assegnato inizialmente alla ricor-

rente (cfr. sentenza del TAF A-6438/2020 del 1° dicembre 2022 consid. 

6.2.7). Anche nel caso qui in esame poi, la ricorrente adduce quale mezzo 

di prova uno scritto del detentore delle informazioni volto a contestare 

l’esattezza di tale codice. In tal senso, essendo il presente caso del tutto 

analogo a quello esaminato dall’Alta Corte, questo Tribunale non intrav-

vede alcun motivo per decidere in senso diverso. La lettera infatti, non è in 

alcun modo idonea a contestare l’esattezza del codice di domicilio e a far 

dubitare dell’esattezza delle informazioni fornite dall’autorità estera. Tale 

scritto, si limita infatti ad attestare – al massimo e unicamente – che nel 

sistema interno della banca la ricorrente risultava domiciliata, durante il pe-

riodo interessato dalla domanda, presso un paese terzo, senza tuttavia 

comprovare nulla in merito al fatto che il codice « 111 » le sarebbe stato 

assegnato a torto. Di conseguenza, tale scritto nemmeno costituisce un 

valido mezzo di prova idoneo a dimostrare un fatto già allegato durante la 

procedura ordinaria ma rimasto indimostrato (cfr. consid. 1.2.6 del presente 

giudizio). 

3.2.4 Sempre con riferimento allo scritto del detentore delle informazioni 

(cfr. Doc 11), lo scrivente Tribunale rileva poi come questo documento – 

sebbene la ricorrente abbia effettivamente chiesto nel corso della proce-

dura ordinaria di interpellare la banca al fine di comprendere le ragioni per 

le quali al suo conto era stato attribuito il codice di domicilio « Italia » – sia 

stata addotto dalla ricorrente unicamente in sede di revisione. Per l’insor-

gente, al fine di ottenere tale documento, è stato sufficiente inviare due 

scritti alla banca (cfr. Doc. 6 e 10) nei quali domandava una serie di delu-

cidazioni. Il detentore delle informazioni, dal canto suo, ha dato tempesti-

vamente seguito a tali richieste (cfr. Doc. 9 e 11). In questo senso, mal si 

comprende il motivo per il quale la ricorrente non abbia agito in tal modo 

sin da subito, quando ancora si trovava dinanzi a questo Tribunale nella 

A-944/2023 

Pagina 20 

procedura ordinaria. Al contrario, la stessa ha prima atteso l’esito del pro-

cedimento principale – il quale si è concluso con una sentenza d’inammis-

sibilità dell’Alta Corte – per poi attivarsi, ottenere tali documenti e avviare 

quindi la procedura di riesame. Tale modo di agire non è tutelabile. 

Si ricorda infatti alla qui ricorrente, che sebbene la presente procedura sia 

retta dal principio inquisitorio, tale principio non è assoluto, atteso che la 

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all’istruzione della 

causa. Il dovere processuale di collaborazione concernente in particolare 

il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, 

comprende, in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, ritenuto 

che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze 

della carenza di prove. A ciò si aggiunge che la giurisprudenza di questo 

Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.3) è chiara in merito alla produ-

zione di un nuovo mezzo di prova in occasione di una domanda di riesame: 

colui che si avvale di un nuovo mezzo di prova, deve anche dimostrare che 

non poteva invocare lo stesso già nella precedente procedura. Questo 

aspetto implica in particolare che il ricorrente deve dimostrare di aver fatto 

prova di tutta la diligenza che ci si poteva attendere da lui, ciò che non è il 

particolare il caso se la scoperta del nuovo mezzo di prova è il frutto di 

ricerche che potevano – e avrebbero dovuto – essere effettuate prima. In 

questo senso, tenuto conto della facilità con la quale la ricorrente ha otte-

nuto il documento da lei addotto quale nuovo mezzo di prova (cfr. Doc 11), 

non si può non constatare come la stessa avrebbe dovuto attivarsi tempe-

stivamente al fine di ottenerlo già durante la procedura ordinaria. Il docu-

mento è infatti il frutto di ricerche che potevano – e dovevano – essere 

effettuate prima. L’istituto del riesame, come già indicato al consid. 1.2.7 

del presente giudizio, non può infatti servire a rimettere continuamente in 

discussione le decisioni amministrative cresciute in giudicato.  

3.3 Infine, a titolo abbondanziale e per una questione di completezza, lo 

scrivente Tribunale precisa quanto segue.  

Come già esposto al consid. 2.3 del presente giudizio, la giurisprudenza in 

merito alla determinazione del domicilio da parte dell’autorità richiesta nel 

contesto della procedura assistenziale è chiara: non compete alla Svizzera, 

quale autorità richiesta, determinare il domicilio fiscale delle persone inte-

ressate dalle domande di assistenza. La determinazione della residenza 

fiscale a livello internazionale è infatti una questione di merito che non deve 

essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). La giuri-

sprudenza relativa a tale questione è stata nuovamente ribadita anche 

A-944/2023 

Pagina 21 

nella sopracitata sentenza dell’Alta Corte (cfr. sentenza del TF 

2C_109/2022 del 30 gennaio 2023 consid. 4.5), occasione nella quale il TF 

ha potuto chiaramente sancire come – in un caso del tutto analogo a quello 

qui in esame – il fatto che il primo giudice abbia ammesso che il ricorrente, 

attraverso la lettera del detentore delle informazioni, era stato in grado di 

confutato l’esattezza del codice di domicilio a lui attribuito, costituiva un 

esame preliminare inammissibile circa il domicilio fiscale e pertanto contra-

rio alla CDI applicabile. 

Il tal senso, sebbene la ricorrente affermi che nel caso in esame si tratte-

rebbe di una questione di « validità (o di certificazione, di affidabilità, di 

credibilità) degli elementi probatori invocati dalla ricorrente, rispetto a quelli 

ricavabili dai dati bancari » (cfr. ricorso 18 gennaio 2023, punto n. 6), in 

realtà l’aspetto della determinazione del domicilio fiscale è centrale. Infatti, 

tenuto conto di come il codice di domicilio inizialmente attribuito alla ricor-

rente sia corretto, come lo stesso sia quello del paese richiedente e come 

agli atti non vi siano indizi che facciano dubitare del fatto che la ricorrente 

figuri sulla lista allegata alla domanda di assistenza unicamente in ragione 

di un errore, non compete alle autorità elvetiche pronunciarsi circa il domi-

cilio fiscale della ricorrente, pena la violazione della CDI applicabile. Che 

dalle informazioni richieste possa poi eventualmente risultare un domicilio 

diverso da quello indicato dalla GdF – e che quindi la ricorrente non risulti 

effettivamente domiciliata in Italia durante il periodo interessato dalla do-

manda – non comporta l’assenza di rilevanza verosimile di tali informazioni. 

Ora, dal momento che la ricorrente stessa figura sulla lista con un codice 

domicilio italiano e di come all’apertura del conto era stato attribuito a giu-

sto titolo il codice di domicilio « 111 », spetterà – se del caso – a quest’ul-

tima fare valere dinanzi alle competenti autorità italiane l’esistenza di un 

domicilio in un altro Stato. 

4.  

Per quanto concerne la domanda in giudizio della ricorrente circa la richie-

sta di sospensione del procedimento (cfr. fatti. sub lett. B.a), questo Tribu-

nale rileva innanzitutto quanto segue. Al fine di motivare la sua richiesta, 

l’insorgente sostiene – in sintesi – come la procedura da essa avviata di-

nanzi alla Pretura del distretto di Lugano le permetterebbe di ottenere « un 

dispositivo con valenza giudiziaria che si pronunci formalmente sull’errore 

commesso dalla banca in relazione al codice <Italia> abbinato al conto 

della ricorrente ». Tale dispositivo – a dire della ricorrente – dimostrerebbe 

la tesi da essa finora sostenuta, ovvero che né il titolare della relazione 

bancaria (ovvero la ricorrente) né il suo beneficiario economico sarebbero 

mai risultati domiciliati o residenti in Italia durante il periodo di riferimento 

A-944/2023 

Pagina 22 

(cfr. fatti. sub lett. B.b). Ora, da un’analisi della documentazione agli atti 

(cfr. in particolare la petizione del 19 aprile 2023, Doc. 11 inc. TAF) si evince 

in maniera chiara come la ricorrente chieda – al giudice cantonale – che 

B._______ venga condannata a procedere alla correzione del codice di 

domicilio « Italia » associato al conto con effetto retroattivo al 5 settembre 

2012. Come già esposto in precedenza, la relazione bancaria non è tuttavia 

stata aperta in tale data, bensì il 25 giugno 2010, occasione nella quale il 

codice di domicilio « Italia » è stato anche attribuito (cfr. atto n. 1.1, 

inc. AFC). In merito alla correttezza di tale codice, si rileva come questo 

Tribunale ha già avuto modo – nel corso della procedura ordinaria – di pro-

nunciarsi, indicando chiaramente come, nel caso di specie, non vi erano 

elementi agli atti in grado di far dubitare del fatto che il codice di domicilio 

« Italia » fosse stato assegnato a torto alla ricorrente al momento dell’aper-

tura del conto (cfr. sentenza del TAF A-6438/2020  del 1° dicembre 2022 

consid. 6.2.7). In tal senso, va dunque rilevato come – qualora la Pretura 

di Lugano dovesse accogliere la richiesta della ricorrente – questa po-

trebbe al massimo ottenere la correzione del codice « Italia » a partire dal 

5 settembre 2012, ma non « un dispositivo con valenza giudiziaria che si 

pronunci formalmente sull’errore commesso dalla banca in relazione al co-

dice « Italia » abbinato al conto della ricorrente ». Infatti, tale codice – così 

come anche esposto al consid. 3.2.3 del presente giudizio – è stato asse-

gnato correttamente e questo tenuto conto di come – verosimilmente se 

non in maniera certa – la ricorrente era domiciliata nel paese richiedente in 

data 25 giugno 2010. Dopotutto, va anche menzionato come la correzione 

ab initio non è nemmeno stata postulata dall’insorgente dinanzi all’autorità 

cantonale, così come quest’ultima nemmeno adduce – in questa o altra 

sede – elemento alcuno che potrebbe dimostrare tale tesi. 

Ciò premesso, si rileva come l’Alta Corte ha chiaramente sancito (cfr. sen-

tenza del TF 2C_109/2022 del 30 gennaio 2023) che in presenza di un 

codice di domicilio correttamente attribuito, la lettera del detentore delle 

informazioni – nella quale questo conferma che la persona interessata 

dalla domanda non era domiciliata nel paese richiedente durante il periodo 

interessato – non sia idonea in alcun modo a confutare l’esattezza di tale 

codice e dimostrare quindi che i dati richiesti non adempiono il criterio della 

rilevanza verosimile (cfr. consid. 2.3.3 del presente giudizio). In tal senso, 

alla luce di tutto quanto finora detto, questo Tribunale mal comprende il 

motivo per il quale il presunto dispositivo giudiziario che la ricorrente desi-

dera addurre quale ulteriore mezzo di prova dovrebbe – per il caso di spe-

cie – avere una pertinenza diversa rispetto a quella del documento rila-

sciato dalla banca (cfr. Doc. 11) e già versato agli atti: la banca ha infatti 

chiaramente riconosciuto l’errore. Qualora la ricorrente dovesse ottenere 

A-944/2023 

Pagina 23 

la correzione di tale codice, nulla muterebbe di fatto: saremmo nuovamente 

in presenza di un’ulteriore attestazione che indicherebbe come durante il 

periodo interessato l’intestazione bancaria non risultava registrata con il 

codice « Italia ». Non vi sarebbero infatti agli atti nuovi elementi in grado di 

dimostrare come il codice di domicilio originario – ovvero quello assegnato 

in data 25 giugno 2010 – sarebbe stato attribuito a torto al conto della ri-

corrente. La giurisprudenza in merito alla determinazione del domicilio da 

parte dell’autorità richiesta nel contesto della procedura assistenziale è poi 

chiara: non compete alla Svizzera, quale autorità richiesta, determinare il 

domicilio fiscale delle persone interessate dalle domande di assistenza  

(cfr. consid. 3 del presente giudizio). Tenuto conto di come il codice di do-

micilio inizialmente attribuito alla ricorrente sia corretto, come lo stesso sia 

quello del paese richiedente e come agli atti non vi siano indizi che facciano 

dubitare del fatto che la ricorrente figuri sulla lista allegata alla domanda di 

assistenza unicamente in ragione di un errore, non compete dunque alle 

autorità elvetiche pronunciarsi circa il domicilio fiscale della ricorrente, pena 

la violazione della CDI applicabile. Visto quanto finora detto, così come nel 

rispetto del principio di celerità, la richiesta della ricorrente circa la sospen-

sione del procedimento dev’essere quindi respinta. 

5.  

Tenuto conto di quanto sopra, lo scrivente Tribunale non ritiene pertanto 

necessario entrare nel merito delle restanti censure sollevate dalla ricor-

rente e meglio il presunto formalismo eccessivo, rispettivamente l’abuso di 

diritto (cfr. ricorso 18 gennaio 2023, punti n. 22-24). 

6.  

In conclusione, alla luce dei considerandi che precedono, si deve ritenere 

che l’autorità inferiore ha a giusto titolo respinto la domanda di riesame 

della ricorrente, non essendo la stessa fondata. Non vi è infatti stato alcun 

cambiamento rilevante delle circostanze a seguito della sentenza di questo 

Tribunale, così come la ricorrente non adduce alcun nuovo mezzo di prova 

idoneo a dimostrare quanto da lei allegato. La determinazione del domicilio 

fiscale in occasione di una domanda di assistenza amministrativa interna-

zionale fiscale non compete poi alle autorità elvetiche, sicché nel caso di 

specie, a fronte di un codice di domicilio iniziale attribuito correttamente, le 

informazioni richieste dall’autorità estera appaiono verosimilmente rilevanti 

ai fini del procedimento nel paese richiedente. Il ricorso è pertanto integral-

mente respinto. 

 

A-944/2023 

Pagina 24 

7.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico della ricorrente qui parte integralmente soc-

combente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

3'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 3'000 franchi da essa versato a suo tempo, alla cre-

scita in giudicato del presente giudizio. Non vi sono poi i presupposti per 

l’assegnazione alla ricorrente di un’indennità a titolo di spese ripetibili 

(cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a 

contrario). 

8.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa in-

ternazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-

suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile 

soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o 

se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi 

dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-

petente a determinare il rispetto di tali condizioni. 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente)  

 

 

  

A-944/2023 

Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

La richiesta di sospensione del procedimento è respinta. 

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali, di 3'000 franchi, sono poste a carico della ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà dedotto 

dall’anticipo spese di 3'000 franchi versato dalla ricorrente. 

4.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e all'autorità inferiore. 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Annie Rochat Pauchard Simone Aldi 

 

 

  

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Pagina 26 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell'art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie 

siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua 

ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova 

ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Pagina 27 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. (…); atto giudiziario)