# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f9f150f-dffe-55dc-a4f8-f9dd6064e7f0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2010 D-2850/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2850-2010_2010-04-29.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2850/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Nigeria,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 aprile 2010 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2850/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i  verbali d'audizione del 29 marzo 2010 (di  seguito: verbale 1) e del 
9 aprile 2010 (di seguito: verbale 2),

la  decisione  dell'UFM del  22  aprile  2010,  notificata  all'interessato  il 
medesimo giorno (cfr. risultanze processuali),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 23 aprile 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato),

l'incarto  dell'UFM  pervenuto  via  fax  al  Tribunale  amministrativo 
federale (TAF) in data 26 aprile 2010,

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei consi-
derandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF),

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti, v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione  impugnata;  che  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza può essere redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  originario  di  B._______,  nella 
provincia di C._______, nello Stato D._______ (Nigeria) dove avrebbe 
vissuto dalla nascita sino al suo espatrio, 

che, il (...), i musulmani avrebbero attaccato il villaggio dell'interessato, 
uccidendo  tra  gli  altri  sua  madre;  che  lo  Stato,  rispettivamente  la  
Polizia,  avrebbe organizzato la sepoltura di  massa delle  vittime; che 
l'interessato,  assieme  ad  altri  giovani  "E._______"  si  sarebbero 
organizzati  e  avrebbero  attaccato  a  loro  volta  il  vicino  villaggio  dei 
musulmani; che egli avrebbe dato fuoco ad alcune case dei musulmani 
e, a seguito dell'intervento della Polizia, sarebbe riuscito a scappare a  
C._______ in taxi,  mentre altri  "E._______" sarebbero stati  arrestati; 
che,  a  C._______,  egli  si  sarebbe  rifugiato  presso  un  amico  della  
madre  e  avrebbe  appreso  tramite  il  telegiornale  dell'uccisione, 
nell'attacco contro i musulmani, del consigliere e del figlio del capo del 
villaggio,  dell'arresto  di  diverse  persone  e  della  lista  delle  persone 
ricercate,  tra cui  figurava il  suo nome,  il  quale sarebbe anche stato 
menzionato; che, a fronte di  questa situazione, con l'aiuto dell'amico 
della  madre  e  di  un  conoscente  di  quest'ultimo,  il  (...),  l'interessato 

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sarebbe partito verso F._______ (Nigeria), da dove successivamente 
sarebbe espatriato, il (...), imbarcandosi su una nave, 

che, dopo molti giorni di navigazione, l'interessato sarebbe sbarcato in 
Italia, da dove – grazie all'aiuto di una persona di colore che l'avrebbe 
ospitato a casa sua per una notte e gli avrebbe comprato un biglietto  
del treno – avrebbe raggiunto G._______ (Svizzera), senza documenti 
e senza subire controlli, 

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità, 

che, nella decisione del 22 aprile 2010, l'UFM  ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi  dell'art.  1a  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a 
questioni pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; che, 
dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  
previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che,  nel  ricorso, l'insorgente  innazitutto  contesta  la  decisione 
dell'UFM,  sostenendo,  da  un  lato,  che  la  motivazione  della  stessa 
sarebbe  carente  e  generica,  di  modo  che  egli  non  avrebbe  potuto 
comprendere  le  reali  ragioni  della  decisione  e  contestarla 
puntualmente; che, dall'altro lato, vi sarebbero nel suo caso dei motivi  
scusabili  che  giustificano  la  mancata  presentazione  dei  documenti 
d'identità, per cui, l'autorità inferiore avrebbe dovuto entrare nel merito 
della  sua domanda d'asilo;  che,  in  particolare,  egli  ribadisce  di  non 
aver mai posseduto il  passaporto, di non avere la carta d'identità, in 
quanto sarebbe andata bruciata nell'incendio della sua casa e di aver 
viaggiato senza documenti  come farebbero miglialia di  altri  profughi; 
che,  inoltre,  sostiene  che,  una  volta  giunto  in  Svizzera,  egli  non 
avrebbe  avuto  modo  di  procurarsi  un  documento  d'dentità  nel 
brevissimo termine di 48 ore e non vi sarebbe stato nulla che potesse 
fare  per  procurarseli,  nemmeno  rivolgersi  ad  una  rappresentanza 
diplomatica  del  suo  Paese  in  Svizzera,  ritenuto  che  egli  sarebbe 

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ricercato  e  ogni  contatto  sarebbe  vietato  dal  Promemoria  dell'UFM; 
che  il  ricorrente  contesta  come  l'UFM  avrebbe  ritenuto  le  sue 
allegazioni  sulla  distruzione  della  carta  d'identità  insufficienti,  senza 
fornire  alcuna  motivazione  o  argomentazione;  che,  in  merito  alle 
circostanze  del  viaggio,  la  gratuità  dello  stesso  non  sarebbe 
inverosimile  bensì  un  atto  di  generosità  e  l'entrata  illegale  in  Italia 
sarebbe un fatto noto; che, in secondo luogo, il  ricorrente ritiene che 
nel  suo  caso  sarebbero  necessari  ulteriori  approfondimenti  in 
relazione  al  suo  statuto  di  rifugiato  o  all'esecuzione  del  suo 
allontanamento; che,  da un lato, egli  sostiene di  aver esposto i  suoi 
motivi  d'asilo  in maniera dettagliata e coerente,  la  cui  veridicità  non 
sarebbe  stata  infatti  messa  in  dubbio  dall'UFM;  che,  dall'altro  lato, 
contesta  di  aver  la  possibilità  di  un'assistenza  legale  e  di  un  equo 
processo  in  Nigeria,  dove  tali  possibilità  dipenderebbero  dalla 
disponibilità  economica,  a  causa  della  corruzione,  e  il  sistema 
giudiziario  funzionerebbe  male,  come  evidenzierebbe  il  Rapporto  di 
Amnesty  International  sulla  Nigeria  del  2009;  che,  di  conseguenza, 
egli  rischierebbe  di  essere  condannato,  senza  potersi  difendere,  di  
essere sottoposto a trattamenti inumani e arbitrari,  nonché di essere 
ucciso  dagli  islamici  che  conoscerebbero il  suo nome e saprebbero 
che  ha combattuto  contro  di  loro; che  la  sua  vita  sarebbe  in  grave 
pericolo e, quindi, il suo allontanamento non sarebbe ragionevolmente 
esigibile, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti  
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda  d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'asilo  o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali,

che l'obbligo della motivazione (art. 35 PA) è formalità essenziale; che,  
da  un  lato,  rappresenta  un  limite  intrinseco  alla  libertà  di 
convincimento,  costringendo  l'autorità  giudicante  a  rendere  ragione 
della  razionalità  del  percorso  seguito  per  giungere  alla  decisione, 
dall'altro  si  configura  quale  premessa  logica  imprescindibile  per 
l'esercizio  del  successivo  controllo  sulle  linee  di  formazione  di  quel 
convincimento;  che,  per  conseguenza,  attraverso  doverosi  passaggi 
argomentativi  imperniati  sull'indicazione  delle  risultanze  probatorie 
legittimamente  acquisite,  nonché  sull'indicazione  dei  criteri  di 

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valutazione  impiegati,  l'autorità  giudicante  dovrà  in  concreto 
ricostruire, anzitutto per la propria consapevolezza, il percorso logico-
conoscitivo che l'ha condotta ad apprezzare in un certo modo le prove 
disponibili  e a trarne determinate conclusioni; che, pertanto, essa ha 
l'obbligo  d'esplicitare,  nel  modo  più  rigoroso  e  completo  nonché 
necessario,  la  motivazione  posta  a  fondamento  della  decisione 
adottata,  ancorando  così  il  principio  del  libero  convincimento 
all'esigenza  d'indicazione  specifica  dei  risultati  acquisiti  e  dei  criteri 
adottati, allo scopo d'evitare che detto principio venga attuato per un 
uso arbitrario; che, invero, nella motivazione della decisione, l'autorità 
non è tenuta a compiere un'analisi  approfondita di  tutte le deduzioni 
delle parti  e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze 
processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione 
globale  di  quelle  deduzioni  e  risultanze,  spieghi,  in  modo logico  ed  
adeguato,  le  ragioni  che  hanno  determinato  il  suo  convincimento, 
dimostrando  d'avere  tenuto  presente  ogni  fatto  decisivo 
(DTF 129 I 232  consid.  3.2;  sentenze  del  Tribunale  amministrativo 
federale D-3322/2006 del 3 aprile 2008 consid. 6.1 e D-1267/2008 del 
5 maggio 2008 consid. 6.1), 

che,  nel  caso  di  specie,  i  fatti  ed  i  motivi  che  hanno  influito  sulla 
valutazione  dell'autorità  inferiore  sono  stati  esposti  in  modo 
sufficientemente esaustivo per consentire al ricorrente di comprendere 
la portata della decisione impugnata e dunque di ricorrere con criteri  
adeguati; che, infatti, le argomentazioni dell'UFM circa i motivi d'asilo 
del ricorrente sono da considerarsi complete e rispettose dell'obbligo 
della motivazione nei sensi della legge, in quanto indicano gli elementi  
essenziali sulla base dei quali detto ufficio ha ritenuto le allegazioni del 
ricorrente  –  circa  l'assenza  di  motivi  giustificabili  la  mancata 
presentazione di  un documento d'identità,  nonché le circostanze del 
viaggio d'espatrio – inattendibili  e vaghe, ed ha determinato quindi il 
suo convincimento circa l'inverosimiglianza delle stesse, 

che,  pertanto,  la  censura  ricorsuale  di  carente  motivazione  della 
decisione dell'UFM è manifestamente infondata, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 

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per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in 
particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che il ricorrente ha dichiarato di aver viaggiato stipato sulla nave tra i 
container  per  molti  giorni,  senza  tuttavia  saper  indicare  il  numero 
esatto  dei  giorni  e  senza  fornire  alcuna  indicazione  di  sorta  sulle 
condizioni  in  cui  avrebbe  vissuto  durante  il  viaggio  (cfr.  verbale  1 
pag. 6); che l'interessato non sarebbe potuto rimanere al  chiuso per 
molti giorni, come egli ha affermato in sede di audizione (cfr. ibidem); 
che, pertanto, egli avrebbe dovuto saper descrivere la nave sulla quale 
ha  viaggiato  se  vi  fosse  realmente  salito  (cfr.  ibidem  pag.  7); 
che, d'altronde,  l'insorgente  non  è  stato  in  grado  di  indicare  dove 
sarebbe sbarcato precisamente in Italia, nonostante tra l'altro avesse 
affermato di essere rimasto una notte presso la persona di colore che 
lo  avrebbe  aiutato  (cfr.  ibidem);  che,  in  aggiunta,  pur  volendo 
ammettere l'asserita generosità delle persone che il ricorrente avrebbe 
incontrato (cfr. ricorso pag. 2),  non è assolutamente plausibile  che il 
ricorrente, dal luogo in cui è sbarcato – dove vi è il mare quindi – sia 
arrivato con un treno diretto fino a G._______, senza mai  cambiare 
treno e senza essere in grado di indicare quante ore sarebbe durato il  
viaggio (cfr. verbale 1 pag. 7), 

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che, peraltro, come rettamente rilevato dall'UFM, non è credibile che il 
ricorrente  –  quand'anche  abbia  viaggiato  in  nave  –  abbia  potuto 
entrare entrare nello spazio Schengen a partire da Lagos senza subire 
controlli  e  senza  documenti  (cfr.  verbale  1  pagg.  6-7  e  verbale  2 
D11- 12 pag. 2), indipendentemente dalla questione a sapere se esso 
possa  aver  eluso  i  controlli  in  Italia  ed  esservi  entrato  illegalmente 
(cfr. ricorso pag. 2) 

che, alla luce di tali elementi, l'insorgente non può aver viaggiato nelle 
circostanze descritte,

che,  d'altronde  non  soccorrono  l'insorgente  le  vaghe  e  stereotipate 
allegazioni,  secondo le quali  in particolare non gli  sarebbe possibile 
consegnare  dei  documenti,  poiché  non  avrebbe  mai  posseduto  un 
passaporto  e  la  sua  carta  d'identità  sarebbe  andata  distrutta 
(cfr. verbale 1 pagg. 3-4 verbale 2 D4-9 pag. 1 e ricorso pag. 2); che,  
tali  asserzioni,  infatti,  non costituiscono ragioni valide per giustificare 
la mancata esibizione di  documenti  ai sensi di legge; che, tra l'altro, 
non  è  plausibile  che  il  ricorrente  abbia  vissuto  in  Nigeria  senza 
documenti  fino  al  (...),  rispettivamente  (...),  allorquando  avrebbe 
richiesto  la  sua  carta  d'identità  oppure,  dopo  che,  il  (...),  la  stessa 
avrebbe potuto essere distrutta (cfr. verbale 1 pagg. 3-4),

che,  pertanto,  non  soccorre  nemmeno  l'insorgente  l'allegazione 
secondo  cui  non  potrebbe  procurarsi  siffatti  documenti,  tramite  una 
rappresentanza diplomatica della Nigeria in Svizzera, perché sarebbe 
ricercato (cfr. ricorso pag. 2), 

che,  vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa il possesso dei documenti d'identità, v'è ragione di 
concludere che l'insorgente dissimuli i suoi documenti d'identità per i  
bisogni della causa,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

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che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente,

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  l'insorgente ha dichiarato di essere espatriato dalla Nigeria per il 
timore di essere ricercato e ucciso dalla Polizia, a causa dell'attacco 
contro i musulmani a cui avrebbe partecipato alla fine del mese di (...), 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel  
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente, i  motivi d'asilo fatti valere dal ricorrente sono da 
considerarsi irrilevanti per la concessione della qualità di rifugiato; che, 
in  particolare,  non emerge in  alcun modo che il  ricorrente  sia  stato 
oggetto di persecuzioni di sorta da parte della Polizia, malgrado egli  
sia ricercato in relazione agli scontri sopraevocati del (...); che, da un 
lato, infatti,  la Polizia non ha fatto altro che intervenire nello  scontro 
per  placare  la  situazione,  come  del  resto  la  stessa  aveva  già  fatto 
durante gli scontri del giorno precedente, in maniera efficace, secondo 
quanto  riconosciuto  dal  ricorrente  medesimo  (cfr. verbale  2  D31 
pag. 5),  nonché  per  cercare,  rispettivamente  arrestare  i  responsabili 
degli atti criminali commessi; che, dall'altro lato, sebbene il ricorrente 
non abbia fornito elementi precisi circa il motivo o l'esistenza di accuse 
mosse  nei  suoi  confronti  e  per  cui  sarebbe  ricercato,  egli 

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verosimilmente sarebbe tutt'al più ricercato in relazione al fatto che – 
come lui stesso ha ammesso – ha incendiato alcune case durante gli  
scontri  (cfr. verbale 1  pag. 6  e  verbale  2  D39  pag. 5);  che  tale  atto 
costituisce un reato, la cui punibilità, rientra nei compiti  e nel dovere 
delle autorità nigeriane, in seno alle leggi penali vigenti in detto Paese, 

che, inoltre, contrariamente a quanto pretende il ricorrente in sede di  
ricorso (cfr. ricorso pag. 3), secondo le informazioni a disposizione di  
codesto  Tribunale  all'ora  attuale,  non  v'è  ragione  di  credere  che  in  
Nigeria,  il  ricorrente  non  possa  beneficiare  di  un  equo  processo  in 
relazione ad eventuali accuse mosse nei suoi confronti e che non gli 
siano garantiti i mezzi necessari per difendersi, 

che,  ad  ogni  modo,  un  eventuale  errore  giudiziario  ai  danni  del  
richiedente non è, di per sé, rilevante in materia d'asilo, 

che,  infine,  per  i  medesimi  motivi,  non  v'è  motivo  di  ritenere  che  il  
ricorrente non possa ottenere dalle  competenti  autorità  in  Patria,  se 
opportunamente  sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale futuro agire illegittimo da parte di terzi nei suoi confronti, in 
particolare da parte gli estremisti islamici, secondo quanto invocato in 
sede di ricorso (cfr. ricorso pag. 3), 

che, pertanto, alla luce delle suesposte considerazioni, v'è ragione di 
concludere che i motivi d'asilo addotti dal ricorrente sono irrilevanti, 

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come, 
irrilevanti, con riferimento all'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, le dichiarazioni 
rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423/2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

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che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  del 
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 
fondamentali (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la 
tortura ed altre pene o trattamenti  crudeli,  inumani  o degradanti  del  
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n.21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che, inoltre, in Nigeria non vige attualmente una situazione di guerra, 
guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della 
popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

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che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  sebbene  egli 
abbia  dichiarato  di  non  avere  una  rete  familiare  in  Patria,  egli  ha 
vissuto sin dalla nascita a B._______, è un uomo giovane, celibe, ha 
una  formazione  scolastica,  parla  inglese,  nonché  ha  un'esperienza 
lavorativa  come  (...)  (cfr.  verbale  1  pag. 2);  che,  tra  l'altro,  non  vè 
ragione  di  ritenere  che  il  ricorrente  non  possa  beneficiare  dell'aiuto 
dell'amico  di  sua  madre,  residente  a  F._______,  il  quale  lo  ha  già 
aiutato in passato (cfr. verbale 1 pag. 6), 

che infine, l'insorgente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire 
di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 

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tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
G._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di G._______ (via fax,  
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- H._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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