# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f6c18f13-5ae6-5f7c-85df-486129d5001b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.04.2025 F-2263/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-2263-2025_2025-04-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-2263/2025 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  7  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Basil Cupa;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Tunisia, 

rappresentato da SOS Ticino Protezione giuridica della 

Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 21 marzo 2025 / N (…). 

 

 

 

F-2263/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) febbraio 2025, insieme alla presunta compagna B._______ (di seguito 

anche: B._______; dossier della SEM N […]). 

A.b Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema europeo  

“Eurodac” del 26 febbraio 2025, è risultato che il richiedente era entrato 

illegalmente in Italia il (…) e aveva già depositato una domanda d’asilo nel 

medesimo Paese il (…). 

A.c In data (…) febbraio 2025, la SEM ha svolto con l’interessato un collo-

quio personale in conformità all’art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giu-

gno 2013; di seguito: RD III), nell’ambito del quale il richiedente è stato 

questionato sia circa la sua relazione con B._______, sia in merito alla 

possibile competenza dell’Italia per il trattamento della sua domanda 

d’asilo. Egli ha depositato agli atti: la sua carta d’identità per stranieri ita-

liana, non valida per l’espatrio; il permesso di soggiorno provvisorio rila-

sciato dalla questura di C._______; la tessera sanitaria italiana; la carta 

d’immatricolazione tunisina; copie di due fotografie che lo ritraggono con 

B._______; stampa del certificato di stato libero in materia di matrimonio 

rilasciatogli dal D._______ a E._______; le stampe dei certificati di stato 

libero (nulla osta al matrimonio) del (…) per l’interessato e B._______ rila-

sciati dal D._______ a E._______; le copie degli estratti di nascita dell’in-

teressato e di B._______; la stampa del certificato di stato di famiglia del 

F._______. 

A.d Sempre il (…) febbraio 2025 l’autorità inferiore ha dapprima trasmesso 

all’Italia una domanda di presa in carico del richiedente fondata sull’art. 12 

par. 4 RD III, poi annullata il medesimo giorno, e trasmessa nuovamente 

quale domanda di ripresa in carico basata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III, 

ma citando nuovamente alla fine del formulario il disposto art. 12 par. 4 RD 

III. L’Italia non ha risposto alla stessa. 

A.e Il (…) marzo 2025, si è tenuto un ulteriore colloquio Dublino con il ri-

chiedente, portante esclusivamente sulla possibile competenza dell’Italia 

nella trattazione della sua domanda d’asilo.  

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Pagina 3 

A.f Con scritto datato 12 marzo 2025, la SEM ha informato il richiedente 

della sua intenzione di voler procedere con la trattazione separata del suo 

incarto rispetto a quello della fidanzata B._______, non essendo la loro 

relazione comparabile ad un concubinato, ed offrendo la possibilità all’inte-

ressato di essere sentito in merito. Tramite la missiva del 18 marzo 2025, 

quest’ultimo ha presentato le sue osservazioni, chiedendo che il suo in-

carto con quello di B._______ fossero uniti e che essi fossero considerati 

un nucleo famigliare. Oltre a copia di altre due fotografie che raffigurereb-

bero il richiedente con B._______, egli ha nuovamente presentato parte 

della documentazione già versata precedentemente agli atti dalla SEM. 

B.  

Con decisione del 21 marzo 2025, notificata il 25 marzo 2025 – in tale am-

bito la rappresentanza legale incaricata ha rinunciato al suo mandato – la 

SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento 

verso l’Italia. 

C.  

Il 1° aprile 2025 (cfr. risultanze processuali), l’interessato – per il tramite 

della sua rappresentante legale di cui ha allegato copia di una nuova pro-

cura sottoscritta il 27 marzo 2025 – è insorto contro la succitata decisione 

dell’autorità inferiore dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale o TAF), concludendo, a titolo procedurale, d’un canto alla 

sospensione in via supercautelare dell’esecuzione ed alla concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto presentando istanza di as-

sistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo. Nel merito, egli ha postulato l’an-

nullamento della decisione della SEM e la restituzione degli atti a quest’ul-

tima autorità affinché proceda all’esame nazionale della sua domanda 

d’asilo. 

D.  

Con misure supercautelari del 2 aprile 2025, il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l’esecuzione dell’allontanamento. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en-

trare nel merito del gravame. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Altresì ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di un tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.2 La SEM, nel contesto della procedura Dublino e nel caso di una proce-

dura di ripresa in carico (inglese: take back), come è il caso di specie, non 

entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello Stato membro competente secondo il capo III RD III (cfr.  

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa o ta-

cita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro stato è com-

petente per l’esecuzione della procedura e l’allontanamento. Inoltre, ai 

sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro è tenuto a riprendere 

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in carico – alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la 

cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno. 

4.3  

4.3.1 Nel caso in narrativa, si evince dagli atti che il ricorrente ha presen-

tato domanda d’asilo in Italia il (…) – ed in questo Paese avrebbe in parti-

colare ottenuto un permesso di soggiorno provvisorio in attesa del risultato 

della sua domanda – circostanze pure da lui confermate (cfr. n. 11/1, 14/1, 

21/3 e 31/2). Sulla base di ciò, la SEM ha presentato una domanda di ri-

presa in carico all’Italia fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (rispetti-

vamente sull’art. 12 par. 4 RD III alla fine del formulario; cfr. n. 25/1, 27/7 e 

28/1). Le autorità italiane richieste, non avendo risposto entro il termine 

previsto all’art. 25 par. 1 RD III, sono reputate aver accettato la loro com-

petenza per il trattamento della domanda d’asilo del ricorrente.  

4.3.2 Il ricorrente, nel suo ricorso, si prevale della relazione con B._______, 

perché il suo incarto venga trattato dall’autorità inferiore unitamente a 

quello della compagna, che è stato invece passato alla procedura d’asilo 

nazionale. Tuttavia il Tribunale rileva in proposito, come egli non si possa 

validamente prevalere in particolare degli art. 10 e 11 RD III – che tra l’altro 

egli non cita nel ricorso – per una trattazione congiunta del suo caso con 

B._______, in quanto quest’ultima non rientra nella nozione di “familiare” 

ai sensi dell’art. 2 lett. g RD III, non essendo la loro relazione costituitasi 

già nel paese d’origine e visto quanto verrà motivato di seguito (cfr. infra 

consid. 6.3). 

4.3.3 In considerazione di quanto precede, la competenza dell’Italia risulta 

dunque di principio data. 

5.  

5.1 Nel suo ricorso, l’insorgente ritiene, al contrario di quanto concluso nel 

provvedimento litigioso, che le problematiche nell’accoglienza e nella pro-

cedura di richiedenti l’asilo in Italia, che avrebbe lui stesso sperimentato, 

sarebbero da considerare quali carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 RD III. Chiaro indizio in tal senso, sarebbe che i trasferimenti Dublino 

verso il suddetto Paese sono stati sospesi da più di due anni, e la situa-

zione d’accoglienza italiana sarebbe da considerare ancora più grave visto 

il tempo trascorso o comunque che, entro il termine per un suo trasferi-

mento, vi sarebbero ancora meno possibilità di ripresa del sistema d’acco-

glienza italiano (cfr. ricorso, p.to II, pag. 5 segg.). 

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5.2 Ora, risulta dalla giurisprudenza recente dello scrivente Tribunale che 

questa autorità ritenga che non vi sia l’esistenza di carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 RD III in Italia, le quali si opporrebbero al trasferi-

mento di un richiedente non particolarmente vulnerabile e senza gravi pro-

blemi di salute – come è il caso del ricorrente (cfr. infra consid. 6.5) – e ciò 

anche se, la procedura d’asilo ed il sistema d’accoglienza e d’assistenza 

sociale in tale paese, soffrano di puntuali deficienze (cfr. sentenza di riferi-

mento del TAF D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e 10.4; cfr. an-

che le sentenze del TAF F-355/2025 del 24 gennaio 2025 consid. 4.1,  

F-945/2025 del 24 febbraio 2025 consid. 2.1, F-256/2025 del 20 gen-

naio 2025 consid. 7.2, F-4539/2024 del 20 gennaio 2025 consid. 3.2,  

F-741/2025 dell’11 febbraio 2025 consid. 3.2).  

Pertanto, il rispetto da parte dell’Italia dei suoi obblighi derivanti dal diritto 

internazionale pubblico e dal diritto europeo in materia di procedura d’asilo 

e d’accoglienza, in particolare il principio di non-respingimento enunciato 

espressamente all’art. 33 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e la proibizione di maltratta-

menti prevista agli art. 3 CEDU così come agli art. 3 e 16 della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), rimane presunto 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.4.4 valutazione confermata anche nella sen-

tenza di riferimento del TAF D-4235/2021 precitata consid. 10.2; ex multis 

la sentenza del TAF F-4539/2024 succitata consid. 3.2). 

5.3 Inoltre, la circostanza che l’Italia rifiuti temporaneamente l’esecuzione 

dei trasferimenti Dublino, a differenza di quanto motivato nel suo ricorso 

dall’insorgente, non risulta essere una circostanza sufficiente, di per sé 

sola, per ritenere l’esistenza di carenze sistemiche in Italia (cfr. a tal propo-

sito la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nelle cause 

riunite C-185/24 e C-189/24 del 19 dicembre 2024 par. 43; cfr. anche nello 

stesso senso, la sentenza del TAF F-4539/2024 succitata consid. 3.3). Al-

tresì, la citazione, anche di passaggi, di una sentenza del (…) nel ricorso 

(cfr. pag. 6 seg.), in quanto giurisprudenza di un tribunale straniero, non 

lega in alcun modo la scrivente autorità. Neppure il rapporto (…) del (…) 

sulla situazione del sistema d’accoglienza in Italia, referenziato nel memo-

riale ricorsuale (cfr. pag. 7), è in grado di rimettere in discussione le pre-

sunzioni succitate. Da ultimo, le circostanze addotte dall’insorgente nel col-

loquio Dublino, che in Italia non avrebbe ricevuto aiuto, malgrado abbia 

cercato di contattare molte associazioni umanitarie ed avrebbe trascorso 

(…) in strada, e che non sarebbe riuscito a rinnovare il suo permesso sca-

duto o a trovare lavoro, nemmeno con l’aiuto della (…) rispettivamente 

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rivolgendosi al comune di residenza ed al patronato (cfr. n. 21/3 e 31/2), 

per nulla sostanziate con elementi concreti e circostanziati, non sono atte 

a mutare la conclusione sopra esposta circa la mancanza di violazioni si-

stemiche nel sistema d’accoglienza italiano. 

5.4 Conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, non 

si giustifica nel caso di specie. 

6.  

6.1 Per contestare il suo trasferimento in Italia, il ricorrente invoca la sua 

relazione con la compagna B._______, ancora in procedura d’asilo nazio-

nale in Svizzera, nonché le condizioni difficili in cui avrebbe vissuto nel 

suddetto Paese. Il suo trasferimento nel predetto Stato membro sarebbe 

contrario, a mente sua, all’art. 8 CEDU rispettivamente all’art. 3 CEDU, e 

nel caso peculiare di specie si dovrebbero quindi applicare le clausole di-

screzionali previste all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). 

6.2 Giusta l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione con-

cretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, ciascuno 

Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione in-

ternazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III. 

Nell’applicazione di quest’ultima disposizione, la SEM, dispone di potere di 

apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasfe-

rimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).  

6.3  

6.3.1 Innanzitutto, per quanto attiene alla relazione con la compagna di cui 

il ricorrente si prevale per opporsi al suo trasferimento verso l’Italia, occorre 

osservare quanto segue. 

6.3.2 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi dell’art. 8 par. 1 

CEDU, che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, per 

opporsi all’eventuale separazione dalla sua famiglia, purché intrattenga 

una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, 

avente il diritto di risiedere durevolmente in Svizzera (cfr. DTF 139 I 330 

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consid. 2.1 e rif. cit.). La giurisprudenza costante del Tribunale federale, 

considera che le relazioni rientranti nella protezione dell’art. 8 CEDU, siano 

soprattutto quelle concernenti la famiglia nucleare (“Kernfamilie”), ovvero 

quelle esistenti tra i coniugi e tra i genitori e i figli minorenni che coabitano 

(cfr. DTF 144 II 1 consid. 6.1). In assenza di un matrimonio validamente 

concluso, occorre esaminare se la persona interessata è impegnata in una 

relazione stabile con il partner giustificante l’ammissione di un concubinato 

assimilabile ad una “vita familiare” ai sensi dell’art. 8 par. 1 CEDU (cfr. ex 

multis la sentenza del TAF D-5388/2024 del 22 gennaio 2025 con-

sid. 9.2.1). La Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU) ha 

più volte ribadito che, la nozione di “famiglia” prevista all’art. 8, non si limita 

alle sole relazioni fondate sul matrimonio, ma può comprendere altri legami 

“famigliari” de facto, quando le parti convivono al di fuori di qualsiasi le-

game coniugale (cfr. CorteEDU, Moretti e Benedetti contro Italia del 

27 aprile 2010, 16318/07, par. 45). Se sufficientemente intensi, possono 

essere ritenuti anche rapporti tra parenti stretti, come fratelli e sorelle o zii 

e nipoti, ma in questo caso deve sussistere un particolare rapporto di di-

pendenza tra la persona con diritto di presenza assicurato e il cittadino 

straniero che richiede il permesso, che va al di là dei consueti rapporti fa-

miliari o legami affettivi (cfr. DTF 144 II 1 consid. 6.1 e rif. cit.; sentenza 

della CorteEDU, Moretti e Benedetti contro Italia succitata, par. 46).  

6.3.3 Tornando al caso concreto, v’è da osservare a titolo preliminare, che 

soltanto un matrimonio celebrato validamente all’estero può essere ricono-

sciuto in Svizzera (art. 45 cpv. 1 della legge federale sul diritto internazio-

nale privato del 18 dicembre 1987 [LDIP, RS 291]). Ora, malgrado il ricor-

rente, anche nel suo ricorso, ritenga B._______ come sua moglie, risulta 

tuttavia chiaramente dagli atti di causa (ed anche dagli atti contenuti nel 

dossier N […] di B._______ che il Tribunale ha consultato) come egli non 

abbia mai contratto matrimonio civile in Italia, Paese quest’ultimo dove 

avrebbe conosciuto B._______, malgrado la sua intenzione dichiarata (cfr. 

n. 21/3). Inoltre, al contrario di quanto da egli riferito nel suo ricorso, non si 

desume né dai suoi asserti né da quelli di B._______ che sarebbe stato 

celebrato un matrimonio religioso in Italia fra i due, in quanto l’unico episo-

dio riconducibile a tali affermazioni, trattasi di una mera festa in presenza 

di qualche amico e parente, senza alcuna valenza giuridica. Pertanto, il 

ricorrente con B._______ continua ad essere considerato non coniugato 

da questo Tribunale. 

6.3.4 Proseguendo, l’insorgente ha dichiarato di aver conosciuto la com-

pagna B._______ nel (…) del (…) in Italia, e che da (…) del (…) avrebbero 

vissuto assieme in un alloggio da lui affittato. Malgrado la loro intenzione 

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di sposarsi, recandosi anche in questura a E._______ – ricevendo anche 

a tal fine un nulla osta al matrimonio da parte del D._______ a E._______ 

– essi non sarebbero riusciti a contrarre matrimonio a causa di problemi 

economici, nonché a causa dello scadere del permesso di soggiorno ita-

liano del ricorrente. Con la compagna sarebbero inoltre in attesa di un figlio 

(dagli atti nel dossier N di B._______, risulta come la stessa sarebbe al […] 

mese di gravidanza; cfr. anche n. 21/3 e 38/16). Il Tribunale, considerati 

attentamente gli atti di causa, rileva come la coabitazione tra il ricorrente e 

la compagna dura da poco più di (…) mesi e non può pertanto essere con-

siderata di lunga durata. A ciò si aggiunge che la loro relazione data al (…) 

del (…), allorché essi si trovavano entrambi alloggiati in un centro d’acco-

glienza in Italia, quindi risulta relativamente recente e non intrapresa già 

nel loro Paese d’origine. Essi ad oggi, nonostante il ricorrente asserisca 

che il figlio in grembo alla compagna sarebbe suo, di fatto, se la gravidanza 

verrà portata a termine, egli dovrà ancora riconoscere il futuro nascituro, 

perché possa prevalersi di un qualsivoglia legame giuridicamente valido 

con il medesimo. Inoltre, malgrado l’espressa volontà del ricorrente di spo-

sarsi in Italia con la compagna, e della documentazione presentata dal ri-

corrente che sostiene la stessa (cfr. n. 33/9 e 38/16), non risulta tuttavia 

dagli atti all’inserto che in Svizzera i medesimi abbiano intrapreso dei passi 

procedurali in tal senso e quindi che il loro matrimonio possa essere rite-

nuto imminente. Altresì, malgrado l’insorgente abbia asserito di aver affit-

tato in Italia per (…) un alloggio per stare con B._______ (cfr. n. 21/3), non 

risulta dai suoi asserti (né da quelli di B._______), che vi sia una dipen-

denza economica tra i due. Alla luce di quanto precede, il ricorrente non 

può quindi prevalersi validamente dell’esistenza di una relazione stretta ed 

effettiva con B._______ equiparabile ad una “vita familiare” ai sensi della 

giurisprudenza succitata. Altresì, per quanto non si possa ad oggi negare 

che il ricorrente possa essere un sostegno per la compagna, che attende 

in più un bambino, e che la sua presenza sembri essere positiva per la 

partner, tuttavia vi è da rilevare che tale sostegno è iniziato non prima del 

(…) del (…), allorché egli avrebbe conosciuto la compagna in Italia, e che 

ella fino ad allora era stata sola, potendo contare eventualmente sul soste-

gno di un fratello pure presente in Italia e che risiedeva con il ricorrente e 

la compagna nell’abitazione (cfr. dossier N di B._______ e certificato di 

stato di famiglia del […], n. 33/9). Inoltre, dall’esame della documentazione 

medica all’inserto (e di quella di B._______), non risulta che vi sia un le-

game di particolare dipendenza tra il ricorrente ed B._______, che vada al 

di là del legame affettivo tra i due, che il Tribunale non intende porre in 

dubbio. D’altra parte, la compagna non rientra neppure nel cerchio dei be-

neficiari definito dalla CorteEDU. In effetti egli, visto quanto già considerato 

sopra, non può essere considerato un parente stretto di B._______. Inoltre, 

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anche se non determinante, il Tribunale evidenzia come la relazione affet-

tiva tra il ricorrente e la compagna – ed eventualmente anche con il futuro 

nascituro – non risulta essere intralciata in modo eccessivo, essendo che 

il Paese dove l’insorgente verrebbe trasferito è confinante con la Svizzera 

e quindi egli potrebbe incontrare la compagna durante delle brevi visite re-

ciproche, previa autorizzazione delle autorità competenti, nonché intratte-

nere il contatto in particolare via telefono e social media. Per il resto, ed 

onde evitare inutili ridondanze, si rinvia alla decisione della SEM (cfr. n. II, 

pag. 7). 

6.3.5 Alla luce di quanto precede, l’insorgente non può pertanto prevalersi 

dell’art. 8 par. 1 CEDU per opporsi validamente ad un suo trasferimento in 

Italia, che non risulta pertanto contrario alla suddetta disposizione. 

6.4 Per quanto poi attiene alle condizioni di vita in Italia, malgrado il Tribu-

nale non escluda che sia possibile che le condizioni di alloggio e per trovare 

un’attività lavorativa possano essere state difficili come asserito dal ricor-

rente (cfr. n. 21/3 e 31/2), le argomentazioni presenti nel ricorso circa l’im-

possibilità per lui di reinserirsi nel sistema d’accoglienza italiano, viste le 

problematiche attuali presenti nello stesso, non raggiungono un grado tale 

di gravità e di disagio che permetterebbe di concludere per un trattamento 

contrario all’art. 3 CEDU rispettivamente all’art. 3 Conv. tortura nel caso di 

un suo trasferimento verso l’Italia. Ad ogni buon conto, il ricorrente non ha 

difatti apportato alcun indizio oggettivo, serio e concreto, che permetta di 

ammettere che in caso di un suo trasferimento in Italia, egli sarebbe dure-

volmente privato di ogni accesso alle condizioni materiali minime d’acco-

glienza previste dalla direttiva accoglienza e che lui non potrà beneficiare 

dell’aiuto di cui avrebbe bisogno per far valere i suoi diritti in tal senso. 

Difatti, malgrado egli abbia asserito di essersi rivolto a delle associazioni 

umanitarie, senza che esse lo aiutassero (cfr. n. 21/3, pag. 2; n. 31/2, 

pag. 1), dichiarazioni che non sono però supportate da alcun elemento 

concreto e sostanziato (cfr. anche supra consid. 5.3), tuttavia egli non ha 

mai allegato di essersi rivolto alle istanze giudiziarie presenti in Italia – an-

che per il tramite delle associazioni non governative ivi presenti – per far 

valere i suoi diritti. Pertanto, egli non ha dimostrato, né reso perlomeno 

verosimile, con elementi sostanziati e fondati, l’esistenza di un rischio con-

creto che le autorità italiane rifiuterebbero di riprenderlo in carico e che non 

porterebbero a termine l’esame della sua domanda d’asilo, in violazione 

delle norme comunitarie ed internazionali. Inoltre, egli non ha fornito alcun 

elemento concreto suscettibile di dimostrare che l’Italia non rispetterebbe 

il principio di non respingimento e quindi non ottempererebbe ai suoi obbli-

ghi internazionali, allontanandolo verso un paese dove, la sua vita, la sua 

F-2263/2025 

Pagina 11 

integrità fisica o la sua libertà sarebbero seriamente minacciate, o ancora 

da dove rischierebbe di essere obbligato a recarsi in un tale paese. 

6.5  

6.5.1 Per quanto infine attiene allo stato di salute del ricorrente, si evince 

dai documenti medici all’inserto, che egli ha effettuato un consulto odon-

toiatrico il 10 marzo 2025, dove gli è stato estratto un dente (cfr. n. 35/4). 

Inoltre, durante le visite mediche del 13 marzo 2025 (cfr. n. 37/5) rispetti-

vamente del 28 marzo 2025 (cfr. n. 46/2), gli sono state poste le diagnosi 

d’insonnia con incubi con la prescrizione di una terapia farmacologica a 

base di Stilnox 10 mg (cfr. n. 37/5), nonché di scabbia, con la relativa pre-

scrizione farmacologica (cfr. n. 46/2).  

6.5.2 Visto quanto sopra, è indubbio che nella presente disamina lo stato 

di salute dell’insorgente non rientri nella restrittiva giurisprudenza conven-

zionale (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, Grande Camera, 41738/10, par. 181 segg., confermata in 

Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 

57467/15, par. 121 segg.), né in quello per cui altrimenti si sarebbe dovuto 

ottenere dall’Italia delle pregresse garanzie specifiche circa la presa a ca-

rico immediata dal profilo medico ed alloggiativo del ricorrente (cfr. sen-

tenza di riferimento del TAF D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con-

sid. 10.4.3.3 e 10.4.4). In ogni caso, l’Italia, che è legata dalla direttiva ac-

coglienza e dispone all’evidenza di strutture mediche equiparabili a quelle 

presenti su suolo elvetico, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano 

la necessaria assistenza sanitaria (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata diret-

tiva).  

6.6 Visto quanto precede, il trasferimento del ricorrente verso l’Italia non è 

contrario agli obblighi della Svizzera derivanti dagli art. 3 CEDU e 3 Conv. 

tortura. 

6.7 Alla luce di quanto sopra, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscet-

tibili di comprovare una situazione per la quale l’autorità inferiore sarebbe 

stata obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito 

della domanda d’asilo (art. 17 par. 1 RD III). Non risultano neppure esserci 

indizi che permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera 

arbitraria il potere di apprezzamento di cui dispone nell’applicazione 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Inoltre, in tale contesto, si rileva ancora come la 

mera censura proposta nel ricorso di un accertamento incompleto ed ine-

satto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM (cfr. ricorso, 

F-2263/2025 

Pagina 12 

pag. 4), per nulla motivata e sostanziata oltre nel memoriale ricorsuale, è 

da respingere senza ulteriori considerazioni in merito. 

7.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, l’Italia è competente per l’esame della domanda 

d’asilo del ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico 

in ossequio alle condizioni poste nel predetto. Pertanto, il ricorso deve es-

sere respinto e la decisione della SEM confermata. 

8.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor-

gente tendenti alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali, risultano divenute senza oggetto. Inoltre, con la presente sentenza, 

le misure supercautelari pronunciate il 2 aprile 2025 sono revocate. 

9.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali è respinta. Le spese processuali 

di fr. 750.–, sono quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; 

nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

10.  

La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: