# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** de89157a-713b-587c-a804-e996282e87d4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-06-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.06.2018 F-5101/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5101-2016_2018-06-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 11.07.2018 

(2C_593/2018) 

 
 
    
 

 
 

  

 

 Corte VI 

F-5101/2016 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  5  g i u g n o  2 0 1 8  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, Andreas Trommer,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Stefano Genetelli,  

Piazza Cioccaro 8, casella postale 5704,  

6901 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

F-5101/2016 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino dominicano nato il (…), in data 29 settembre 2015 è 

stato condannato dalla Corte delle assise criminali di Lugano ad una pena 

detentiva di due anni e sei mesi, di cui ventuno sospesi condizionalmente 

per un periodo di prova di due anni, per i reati di infrazione aggravata alla 

LStup (RS 812.121), riciclaggio di denaro, tentata coazione ripetuta, sog-

giorno illegale ed attività lucrativa senza autorizzazione. 

B.  

A seguito della citata condanna, e meglio il 15 marzo 2016, la Segreteria 

di Stato della migrazione (SEM) ha preso contatto con l’interessato, comu-

nicandogli l’intenzione di pronunciare nei suoi confronti una decisione di 

divieto d’entrata in Svizzera e dandogli la possibilità di esprimersi al propo-

sito. 

C.  

Il 15 aprile 2016 A._______, agendo per il tramite del proprio patrocinatore, 

ha inoltrato una presa di posizione nella quale ha invocato di essere co-

sciente della gravità dei reati commessi, ma nel contempo ha asserito di 

non essere intenzionato a ripetere i medesimi errori. In merito alla sua si-

tuazione personale l’interessato ha affermato di intrattenere una relazione 

con B._______, connazionale titolare di un permesso di domicilio in Sviz-

zera, e che da detto rapporto in data (…) è nata C._______, da egli rico-

nosciuta il (…). L’interessato ha poi espresso l’intenzione di unirsi in matri-

monio con la compagna non appena avesse ottenuto il divorzio dalla mo-

glie, D._______, cittadina italo-dominicana residente in Italia, nonché di 

trasferirsi in Svizzera con la neocostituita famiglia e di contribuire al man-

tenimento di quest’ultima. A._______ ha in seguito sottolineato come 

l’eventuale pronuncia nei suoi confronti di una misura di divieto d’entrata 

costituirebbe un grave pregiudizio per le relazioni familiari, a maggiore ra-

gione se esteso all’insieme degli Stati Schengen, postulando al massimo 

la pronuncia di un formale avvertimento. L’interessato ha infine invocato di 

non avere mai subito condanne, ad eccezione del giudizio emanato in data 

29 settembre 2015 dalle autorità penali ticinesi. 

D.  

A complemento delle testé citate osservazioni, l’11 maggio 2016 

A._______ ha prodotto dinanzi alla SEM una copia del casellario giudiziale 

italiano, su cui non figurano iscrizioni. 

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E.  

Il 19 luglio 2016 la SEM ha emanato nei confronti dell’interessato una de-

cisione di divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di 

dieci anni, ovvero fino al 18 luglio 2026. L'autorità inferiore ha motivato la 

misura di allontanamento in virtù della violazione e dell’esposizione a peri-

colo della sicurezza e dell'ordine pubblici che il comportamento delittuoso 

di A._______ rappresenta. La SEM ha in particolare messo in evidenza 

che i reati commessi riguardassero un grande quantitativo di sostanze stu-

pefacenti contraddiste per l’alto grado di purezza. La SEM ha sottolineato 

come l’interessato abbia iniziato a delinquere poco dopo il suo arrivo in 

Svizzera per mero scopo di lucro, non essendo egli un consumatore. In 

merito alla situazione familiare l’autorità federale di prime cure ha osser-

vato che A._______ non può prevalersi dei diritti conferiti dall’ALC (RS 

0.142.112.681), in primo luogo poiché non risulta che la moglie ne abbia 

fatto uso, e secondariamente siccome i coniugi vivevano separati da di-

verso tempo, intrattenendo l’interessato una relazione con un’altra donna 

da cui ha anche avuto una figlia, il richiamo all’ALC costituirebbe un abuso 

di diritto. In relazione al legame sentimentale con l’attuale compagna e la 

figlia, la SEM ha considerato che detti legami non raggiungano un’intensità 

sufficiente per essere tutelati dall’art. 8 CEDU. Non ravvisando interessi 

privati preponderanti, e considerando elevato il rischio di recidiva, l’autorità 

inferiore ha ritenuto giustificata l’emanazione di un divieto d’entrata di lunga 

durata e l’iscrizione del medesimo nel sistema d’informazione Schengen 

(SIS). 

F.  

Il 22 agosto 2016 l’interessato è insorto contro la decisione della SEM del 

19 luglio 2016 mediante ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: Tribunale), postulandone l’annullamento. Il ricorrente si è 

principalmente richiamato alle argomentazioni esposte in occasione della 

presa di posizione del 15 aprile 2016 dinanzi all’autorità intimata. 

A._______ ha altresì chiesto al Tribunale di restituire l’effetto sospensivo 

tolto dalla SEM ad un suo eventuale ricorso. A sostegno di detta richiesta 

l’interessato ha invocato l’art. 8 CEDU ed in particolare l’impossibilità di 

vedere la figlia qualora la misura di divieto d’entrata fosse mantenuta fino 

all’emanazione della decisione di merito da parte dello scrivente Tribunale. 

G.  

Con decisione incidentale del 31 agosto 2016 il Tribunale ha accolto la ri-

chiesta di restituzione dell’effetto sospensivo ed ha nel contempo ingiunto 

il versamento di un anticipo delle presunte spese processuali. A._______ 

ha tempestivamente ottemperato a tale obbligo. 

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H.  

In data 14 settembre 2016 l’interessato, agendo per il tramite di un secondo 

patrocinatore, ha inoltrato al Tribunale un ulteriore atto ricorsuale, nel quale 

ha sostanzialmente ripetuto le argomentazioni sollevate in precedenza, 

con la precisazione che nel frattempo, ovvero il (…), egli ha contratto ma-

trimonio con la compagna B._______ a E._______ (Repubblica Domini-

cana). 

I.  

Il 17 ottobre 2016 il Tribunale ha invitato A._______ a regolarizzare la pro-

pria situazione in merito alla rappresentanza processuale, ritenuto come in 

caso contrario avrebbe considerato l’avv. Genetelli quale suo rappresen-

tante per la durata della presente procedura. 

J.  

In data 24 ottobre 2016 il secondo patrocinatore ha comunicato di rinun-

ciare al mandato di rappresentazione del ricorrente. 

K.  

Chiamata ad esprimersi nel merito dei gravami interposti da A._______, il 

6 gennaio 2017 la SEM ha presentato la proprie osservazioni, ritendendo 

che i comportamenti delittuosi dell’insorgente giustifichino l’applicazione 

dell’art. 67 cpv. 3 2a frase LStr (RS 142.20) e la conseguente pronuncia di 

un divieto d’entrata di durata superiore a cinque anni. L’autorità inferiore ha 

pertanto postulato l’integrale conferma della decisione del 19 luglio 2016. 

L.  

Il ricorrente ha presentato un atto di replica il 10 febbraio 2017 nel quale 

ha unicamente e nuovamente precisato di essersi unito in matrimonio con 

la compagna, diversamente da quanto indicato nel ricorso del 22 ago-

sto 2016. 

M.  

La SEM si è nuovamente espressa con duplica del 20 marzo 2017, affer-

mando in primo luogo che il matrimonio contratto da A._______ dopo 

l’emanazione della decisione impugnata con una cittadina straniera al be-

neficio di un permesso di domicilio in Svizzera non le consente di modifi-

care il proprio apprezzamento della fattispecie. Con riferimento alle rela-

zioni con la moglie e la figlia, l’autorità inferiore ha osservato come non 

risulti che le stesse raggiungano un’intensità sufficiente acciocché siano 

tutelate dall’art. 8 CEDU, circostanza che del resto nemmeno l’interessato 

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invoca. La SEM ha altresì costatato come dopo diversi mesi dalla celebra-

zione del matrimonio non risulti che il ricorrente abbia postulato il rilascio 

di un permesso di dimora per ricongiungimento familiare presso le compe-

tenti autorità migratorie cantonali, competenti per statuire in merito ad una 

tale richiesta qualora vi sia un divieto d’entrata. L’autorità intimata ha non-

dimeno ritenuto che il matrimonio di A._______ sia suscettibile di influen-

zare lo statuto di quest’ultimo in Italia, in particolare potrebbe avere degli 

effetti sul permesso di soggiorno rilasciato in precedenza in quel paese a 

seguito del primo matrimonio con una cittadina della vicina Penisola, di 

conseguenza ha provveduto ad informare gli uffici italiani preposti in mate-

ria di migrazione. 

N.  

In data 5 maggio 2017 l’insorgente ha presentato delle ulteriori osserva-

zioni, contestando la posizione della SEM secondo cui le sue relazioni fa-

miliari non raggiungerebbero un grado di intensità sufficiente ai sensi 

dell’art. 8 CEDU. Al proposito egli ha affermato di risiedere in Italia e di 

recarsi in Svizzera presso la moglie e la figlia ogni fine-settimana, nonché 

di contribuire, nel limite delle proprie capacità, al mantenimento del nucleo 

familiare. A._______ ha infine dichiarato di avere avviato una pratica volta 

all’ottenimento del ricongiungimento familiare presso la rappresentanza el-

vetica a Milano, passo non svolto in precedenza in quanto era sua inten-

zione attendere l’esito del presente procedimento. 

O.  

Il 23 maggio 2017 la SEM ha trasmesso al Tribunale una copia della deci-

sione emanata in data 19 maggio 2017 dal Dipartimento delle istituzioni, 

Sezione della popolazione del Canton Ticino (SPOP) nei confronti dell’in-

teressato, nella quale la domanda di rilascio di un permesso di dimora è 

stata respinta. 

P.  

Invitata ulteriormente ad esprimersi, il 9 giugno 2017 l’autorità inferiore ha 

considerato che le osservazioni del ricorrente inoltrate il 5 maggio 2017 

non le consentono di considerare diversamente la fattispecie, di conse-

guenza ha nuovamente postulato la conferma della decisione impugnata 

da parte dello scrivente Tribunale. 

 

 

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Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera e 

nello spazio Schengen rese dalla SEM – la quale costituisce un'unità 

dell'amministrazione federale così come definita all'art. 33 lett. d LTAF – 

possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che nella presente fatti-

specie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 

lett. c cifra 1 LTF). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti 

al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso, 

presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (art. 

50 e 52 PA). 

2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-

rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-

mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella 

procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso 

(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-

mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). 

3.  

3.1 Ai termini dell'art. 2 cpv. 3 LStr ai cittadini degli Stati membri della Co-

munità europea ed ai loro familiari si applica l'ALC; la LStr si applica sola-

mente qualora l'ALC non contenga disposizioni derogatorie o qualora la 

LStr preveda disposizioni più favorevoli. 

3.2 Giusta l'art. 3 par. 1 e 2 allegato I ALC i membri della famiglia di un 

cittadino di una parte contraente avente un diritto di soggiorno hanno diritto 

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di stabilirsi con esso. Sono considerati membri della famiglia, qualunque 

sia la loro cittadinanza, il coniuge e i loro discendenti minori di 21 anni o a 

carico. Inoltre ai sensi dell'art. 1 par. 1 allegato I ALC (in relazione con 

l'art. 3 ALC) i cittadini comunitari ed i membri della loro famiglia sono am-

messi nel territorio degli Stati membri dietro semplice presentazione di una 

carta d'identità o di un passaporto validi. 

3.3 Nel caso concreto il Tribunale ritiene che il ricorrente non possa preva-

lersi di un diritto derivato ai sensi dell’ALC avendo egli divorziato dalla 

prima moglie, di cittadinanza anche italiana, ed essendo la sua attuale con-

sorte e la figlia unicamente cittadine dominicane. 

4.  

4.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, la SEM vieta l’entrata in Sviz-

zera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontanamento 

è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 lett. a-c LStr (cpv. 1 

lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine impartitogli 

(cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in Svizzera allo straniero 

che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Sviz-

zera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese d'aiuto sociale 

(cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista di rinvio coatto 

o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pronunciato per una durata 

massima di cinque anni. Può essere pronunciato per una durata più lunga 

se l’interessato costituisce un grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pub-

blici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui compete la decisione può, 

per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto 

d’entrata oppure sospenderlo definitivamente o temporaneamente (art. 67 

cpv. 5 LStr). 

4.2 Qualora una decisione di divieto d'entrata sia stata pronunciata giusta 

l'art. 67 LStr, come nel caso che qui ci occupa, nei confronti di un cittadino 

di un paese terzo ai sensi dell'art. 3 lett. d del regolamento (CE) 

n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicem-

bre 2006 sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema di informazione 

Schengen di seconda generazione (SIS II, GU L 381/4 del 28 dicem-

bre 2006, pagg. 4 a 23), entrato in vigore il 9 aprile 2013 e abrogante (cfr. 

decisione del Consiglio 2013/158/EU del 7 marzo 2013, GU L 87, pagg. 10 

e 11 in relazione con l'art. 52 par. 1 regolamento SIS II) in particolare gli 

art. 94 cpv. 1 e 96 della convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 

dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione gra-

duale dei controlli alle frontiere comuni (convenzione di applicazione 

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dell'Accordo di Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, 

pagg. 19 a 62), questa persona – conformemente da una parte al regola-

mento SIS II sopracitato e, dall'altra, l'art. 16 cpv. 2 e 4 della legge federale 

sui sistemi d'informazione di polizia della Confederazione del 13 giu-

gno 2008 (LSIP, RS 361) – è di principio iscritta nel SIS ai fini di non am-

missione qualora un'autorità amministrativa o giudiziaria abbia emanato 

nei suoi confronti una decisione in quanto la sua presenza sul territorio di 

uno Stato membro può costituire una minaccia per l'ordine o la sicurezza 

pubblici, ciò è ad esempio il caso quando essa è stata condannata in uno 

Stato firmatario per un'infrazione punibile con una pena privativa della li-

bertà superiore ad un anno (cfr. art. 24 par. 2 lett. a regolamento SIS II). 

Una segnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto d'entrata in 

tutti gli Stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 14 cpv. 1 codice fron-

tiere Schengen). Per motivi umanitari o obblighi di diritto internazionale gli 

Stati parte al citato accordo possono tuttavia autorizzare l'accesso ad una 

persona iscritta nel SIS (art. 25 par. 1 CAS; e art. 14 cpv. 1 in relazione con 

l'art. 6 cpv. 5 lett. c codice frontiere Schengen), rispettivamente concedere 

sulla scorta di tali motivi un visto con validità territoriale limitata (art. 25  

par. 1 lett. a [ii] del regolamento [CE] N. 810/2009 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei 

visti [codice dei visti, GU L 23 del 15 settembre 2009, pagg. 1 a 58]). 

4.3 In merito alle nozioni di ordine e di sicurezza pubblici, occorre osser-

vare che esse costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteg-

gere nel contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle 

nozioni di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico rap-

presenta una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle 

persone; mentre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'invio-

labilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, sa-

lute, libertà, proprietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è viola-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono com-

messe infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle 

autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pub-

blico o privato (messaggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 con-

cernente la LStr, FF 2002 3327, pag. 3424 [di seguito: messaggio LStr]). 

4.4 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'am-

missione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce 

che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato 

rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso 

di mancato adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato 

(lett. b) o se la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un 

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crimine contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o 

un atto terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione 

(lett. c). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, 

se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in 

questione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza 

e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere 

emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto 

l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici non sussi-

stano più (MARC SPESCHA, in Spescha et al. (ed.), Migrationsrecht, 4a ed. 

2015, ad art. 67 LStr, n. marg. 3, pag. 270). 

4.5 In virtù del messaggio LStr precitato (FF 2002 3327, pag. 3428) l'ema-

nazione di un divieto d'entrata non deve essere interpretata quale sanzione 

dal carattere penale, bensì quale misura di protezione di carattere preven-

tivo contro possibili turbative future dell'ordine e della sicurezza pubblici in 

Svizzera (o nello spazio Schengen). L'autorità competente esamina se-

condo il proprio libero apprezzamento se un divieto d'entrata deve essere 

pronunciato. In proposito essa deve procedere ad una ponderazione meti-

colosa di tutti gli interessi presenti, rispettare le garanzie derivanti dalla 

CEDU ed il principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 

493 consid. 3.3; 130 II 176 consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata; 

ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fern-

haltung, in Uebersax et al. [ed.], Ausländerrecht, 2a ed. 2009, n. marg. 8.80, 

pag. 356). 

5.  

Giova sottolineare che in virtù del principio della separazione dei poteri ed 

a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa non è 

vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto delle finalità 

differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entrata, di princi-

pio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesistere ed ap-

plicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può in tal caso 

essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in ragione della 

mancata apertura di un procedimento penale, sia della pendenza dello 

stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio apprezzamento 

dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo straniero adempie ai 

presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'autorità amministrativa 

valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla Sviz-

zera di uno straniero sia necessario ed opportuno e può quindi giungere a 

conclusioni differenti da quelle ritenute dal giudice penale (DTF 140 I 145 

consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2; 130 II 493 consid. 4.2; sentenze del 

TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015 consid. 8.4; C-3061/2014 del 

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16 aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del 30 ottobre 2014 consid. 4). Il 

divieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro le per-

turbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di una mi-

sura di carattere preventivo e non repressivo (messaggio LStr, FF 2002 

3327, pag. 3428). 

6.  

6.1 Nella fattispecie in disanima, la SEM ha pronunciato nei confronti di 

A._______ una decisione di divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechten-

stein della durata di dieci anni, ossia fino al 18 luglio 2026, ritenendo che 

con il suo agire delittuoso in Svizzera egli abbia gravemente violato l’ordine 

e la sicurezza pubblici giusta l’art. 67 LStr, vista la condanna pronunciata il 

29 settembre 2015 dalla Corte delle assise criminali ad una pena detentiva 

di due anni e sei mesi per infrazione aggravata alla LStup, riciclaggio di 

denaro, tentata coazione ripetuta, nonché infrazione alla LStr (soggiorno 

illegale ed attività lucrativa senza autorizzazione). 

6.2 I fatti che hanno condotto alla citata sentenza penale, per quanto con-

cerne l’imputazione di infrazione aggravata alla LStup, vertevano su un 

traffico di complessivi 597,70 grammi di cocaina, commesso nel periodo 

compreso tra il giugno 2014 ed il 24 marzo 2015. Attorno a quest’attività il 

ricorrente si è inoltre prodigato in altri atti criminali, in particolare nel mede-

simo periodo ha riciclato i proventi di detto traffico di stupefacenti per un 

importo complessivo di fr. 3'298.95, ha minacciato in più occasioni tra il 

gennaio ed il marzo 2015 un acquirente della cocaina da egli smerciata, ha 

risieduto illegalmente a F._______ tra l’agosto 2014 ed il 24 marzo 2015 

ed ha esercitato delle attività lucrative sprovvisto del necessario permesso 

in almeno due occasioni. 

6.3 Ne discende che questi comportamenti, sanzionati da specifiche norme 

del diritto penale, possono portare all'emissione di un divieto d'entrata poi-

ché costituendo indubbiamente una violazione e mettendo in pericolo l'or-

dine e la sicurezza pubblici, adempiono ai requisiti dell'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr. 

7.  

7.1 Come rilevato in precedenza (cfr. consid. 4.1 supra) il divieto d'entrata 

in Svizzera è di regola pronunciato per una durata massima di cinque anni. 

Giusta l'art. 67 cpv. 2 lett. a LStr è possibile emanare un divieto d'entrata 

della durata massima citata, nei confronti di un cittadino non proveniente 

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da un paese firmatario dell'ALC, qualora quest'ultimo ha violato o esposto 

a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero. Ne di-

scende che per le autorità elvetiche la pronuncia di un divieto d'entrata nei 

confronti di una persona non soggetta all'ALC per una durata massima di 

cinque anni sarà sottoposta al solo diritto interno elvetico, ed in particolare 

alla LStr, contrariamente a quanto accade per i cittadini al beneficio 

dell'ALC, che pone esigenze più severe per una tale misura. 

7.2 Un divieto d'entrata di una durata maggiore di cinque anni ai sensi 

dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, può essere deciso a condizione che la per-

sona interessata costituisca una minaccia grave per la sicurezza e l'ordine 

pubblici. Questo sistema riprende l'art. 11 cpv. 2 della direttiva 2008/115/CE 

del Parlamento e del Consiglio europei del 16 dicembre 2008 relativa alle 

norme e procedure comuni applicabili agli Stati membri al rimpatrio di cit-

tadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (cfr. GU L 348/98 del 24 di-

cembre 2008, pagg. 98 a 107; messaggio del 18 novembre 2009 concer-

nente l’approvazione e la trasposizione dello scambio di note tra la Sviz-

zera e la CE relativo al recepimento della direttiva della CE sul rimpatrio 

[direttiva 2008/115/CE] [sviluppo dell’acquis di Schengen] e concernente 

una modifica della LStr [controllo di confine automatizzato, consulenti in 

materia di documenti, sistema d’informazione MIDES], FF 2009 7737, 

pag. 7751). Secondo la citata norma di diritto europeo, il divieto d'entrata 

può essere adottato per una durata superiore a cinque anni qualora il cit-

tadino di un paese terzo rappresenta una minaccia grave per l'ordine pub-

blico, la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale. Come detto questa 

regola ha ispirato l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, che non fa alcuna distinzione 

tra cittadini ALC o di paesi terzi. Inoltre, il fatto che lo stesso ALC non for-

nisca indicazioni in merito ai divieti d'entrata, né a proposito della loro du-

rata, significa che il legislatore federale ha deciso di non fare alcuna distin-

zione tra comunitari e non in materia di divieti d'entrata di durata superiore 

a cinque anni (DTF 139 II 121 consid. 6.2). 

7.3 Occorre dunque determinare le condizioni affinché sia possibile pro-

nunciare un divieto d'entrata di durata superiore a cinque anni. In altre pa-

role si tratta di fissare i criteri per riconoscere un «grave pericolo per l'ordine 

e la sicurezza pubblici» ai sensi dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, nozione 

che va oltre il concetto di «minaccia di una certa gravità» necessaria per 

poter emettere un divieto d'entrata anche nei confronti di un cittadino di uno 

Stato parte all'ALC (art. 5 allegato I ALC). Il concetto di «minaccia grave» 

ai sensi della LStr deve essere applicato eccezionalmente e presuppone 

un'analisi approfondita e la presa in considerazione di tutti gli elementi per-

tinenti di ogni fattispecie (MARC SPESCHA, op. cit., ad art. 67 LStr, n. 

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Pagina 12 

marg. 5, pag. 271; ANDREA BINDER OSER, in Caroni/Gächter/Thurnherr 

(ed.), Bundesgesetz über die Ausländerinnen und Ausländer [AuG], 2010, 

ad art. 67 LStr, n. marg. 24, pag. 689). 

8.  

8.1 Dato che l'autorità inferiore nel caso in esame ha pronunciato un divieto 

d'entrata di durata superiore a cinque anni, va qui di seguito esaminato, 

prima di procedere ad una ponderazione degli interessi in gioco, se è sod-

disfatto il criterio della minaccia grave giusta l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr. 

8.2 Come si è visto i comportamenti penalmente reprensibili ascritti a 

A._______ riguardavano i reati di infrazione aggravata alla LStup, oltre che 

di riciclaggio di denaro, di tentata coazione ripetuta, nonché di soggiorno 

illegale e di attività lucrativa senza autorizzazione. In particolare per quanto 

concerne l’imputazione di infrazione aggravata alla LStup il ricorrente ha 

agito sull’arco di un lungo periodo di tempo, ovvero dal giugno 2014 fino 

all’arresto avvenuto il 24 marzo 2015, fungendo da spacciatore per un 

quantitativo di oltre mezzo chilogrammo di cocaina, e compiendo altre atti-

vità delittuose connesse, che hanno portato alle imputazioni di riciclaggio 

e di ripetuta tentata coazione. Va inoltre ricordato che l’interessato ha risie-

duto illegalmente in territorio elvetico sull’arco di più mesi e vi ha esercitato 

delle attività lucrative senza autorizzazione. 

8.3 I reati di droga sono considerati gravi e tali da ledere l'ordine pubblico 

nonché la sicurezza della società e giustificano pertanto l'intervento rigo-

roso e deciso da parte delle autorità competenti. La protezione della collet-

tività, di fronte allo sviluppo del traffico della droga, costituisce indubbia-

mente un interesse pubblico preponderante che giustifica l'emissione di 

una misura di allontanamento nei confronti di chi si è reso punibile di gravi 

infrazioni contro la legislazione sugli stupefacenti. Tali atti criminosi costi-

tuiscono in effetti un reale pericolo per la salute e la vita di numerose per-

sone (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.3; sentenza del TF 2C_121/2014 del 

17 luglio 2014 consid. 3.2). Le infrazioni alla LStup, in particolare il traffico 

di droga, costituiscono in generale una violazione molto grave della sicu-

rezza e dell'ordine pubblici (cfr. sentenza del TF 2C_139/2013 dell'11 giu-

gno 2013 consid. 6.2.3 e riferimenti ivi citati). Inoltre il Tribunale considera 

che l’ingente quantitativo di cocaina oggetto della condanna del 29 settem-

bre 2015 non può che indurre a pensare che egli non sia un attore secon-

dario nell'ambito del traffico di droga. Dalla lettura della citata sentenza pe-

nale si evince inoltre che A._______ si è prodigato in tale attività senza 

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Pagina 13 

essere consumatore di stupefacenti, dunque non per soddisfare una sua 

dipendenza, ma unicamente mosso da fini lucrativi. 

8.4 Alla luce di queste considerazioni, unite agli ulteriori delitti più o meno 

legati all’attività di traffico di sostanze stupefacenti e rivolti contro altri beni 

giuridici particolarmente sensibili quali la libertà personale (tentata coa-

zione reiterata), l’amministrazione della giustizia (riciclaggio di denaro), ed 

in materia migratoria (soggiorno illegale ed attività lucrativa senza autoriz-

zazione), il Tribunale considera che la condotta del ricorrente costituisce 

un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici, ragione per cui è giu-

stificata l'emanazione di un divieto d'entrata conformemente all'art. 67  

cpv. 2 lett. a LStr per una durata superiore a cinque anni giusta l'art. 67  

cpv. 3 2a frase LStr. 

9.  

9.1 A fronte di quanto esposto resta ora da stabilire se la durata della mi-

sura di allontanamento adottata nei confronti di A._______ sia conforme al 

principio di proporzionalità e, procedendo ad un apprezzamento degli inte-

ressi privati e pubblici in gioco, valutare se sia adeguata alle circostanze 

del caso di specie. 

9.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a 

raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-

gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve 

sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-

lizzati (DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 con-

sid. 5.2.2). 

9.3 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento dell’interessato dal terri-

torio elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti. 

9.4 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato principalmente 

all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata e 

familiare, sottolineando che la decisione dell'autorità inferiore comporte-

rebbe l'impossibilità di intrattenere i rapporti con la figlia minorenne in te-

nera età e con la moglie, madre di quest’ultima, entrambe residenti in Sviz-

zera. 

9.5 L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa 

disposizione non garantisce tuttavia il diritto di entrare in un determinato 

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Pagina 14 

Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 consid. 3.1; 139 I 

330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). 

9.6 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-

trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della 

sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Pro-

tetti dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi, 

nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione. Ecce-

zionalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori e figli 

maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro (cfr. DTF 

129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende sia le 

situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un diritto di 

presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione 

di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni che non hanno 

alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente detto (cfr. BERTS-

CHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Garantie des Pri-

vat- und Familienlebens, in: ZBl 2003, pag. 241). La protezione della vita 

familiare si estende dunque a diversi aspetti della stessa. In altri termini, la 

concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli stranieri, non si limita alla 

riconoscenza di un diritto di presenza o alla protezione contro una misura 

di allontanamento, ma può anche implicare la garanzia di un diritto d'en-

trata e di presenza temporaneo in uno Stato (PHILIP GRANT, La protection 

de la vie familiale et de la vie privée en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 

e 321). 

9.7 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare conferita 

da questa norma convenzionale non ha però valenza assoluta, poiché ai 

sensi dell'art. 8 cpv. 2 CEDU, un'ingerenza delle autorità rimane possibile 

quando è prevista dalla legge ed in quanto costituisca una misura che, in 

una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine 

pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la 

protezione della salute, della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà 

altrui (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). A questo titolo, 

incombe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in 

presenza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato all'allontana-

mento dello straniero e, dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le 

sue relazioni familiari (cfr. anche art. 36 Cost.). 

9.8 Nel caso concreto il Tribunale costata che effettivamente il ricorrente è 

marito di B._______, connazionale titolare di un permesso di domicilio in 

Svizzera, e padre di C._______, minorenne anch’essa residente in territo-

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Pagina 15 

rio elvetico unitamente alla madre. Nondimeno nell’ambito della valuta-

zione della proporzionalità della misura litigiosa e degli interessi in gioco in 

applicazione del testé citato art. 8 cpv. 2 CEDU e dell’art. 36 Cost. non 

risulta che il divieto d’entrata emanato il 19 luglio 2016 costituisce un’inge-

renza contraria al diritto al rispetto della vita privata e familiare di 

A._______. L’insorgente non è in effetti mai stato in possesso di un per-

messo di dimora in Svizzera – una domanda in tal senso, peraltro presen-

tata dopo la pronuncia della decisione qui impugnata, è stata respinta dalla 

SPOP il 19 maggio 2017 (cfr. lett. O. supra) – e non ha mai convissuto 

legalmente con la moglie e la figlia. L’impossibilità di vivere con queste ul-

time non è pertanto data dalla pronuncia della misura querelata, bensì 

dall’assenza di una valida autorizzazione a risiedere nella Confederazione. 

Nella valutazione della presente fattispecie non deve nemmeno essere di-

menticato che il matrimonio dell’interessato è avvenuto nella Repubblica 

Dominicana il (…), ovvero successivamente rispetto alle pesanti vicissitu-

dini penali, a seguito delle quali A._______ non poteva ragionevolmente 

non attendersi a delle ripercussioni in merito alla facoltà di recarsi in Sviz-

zera, ma anche dopo l’emanazione del divieto d’entrata qui litigioso. Nel 

corso dell’istruttoria l’interessato ha comunque sostenuto che detti legami 

siano stretti ed effettivamente vissuti, in quanto egli si recherebbe ogni fine-

settimana presso le familiari e contribuirebbe al loro mantenimento econo-

mico. Dette affermazioni, peraltro non sostenute da alcun elemento proba-

torio, non permettono di discostarsi dall’apprezzamento della SEM, il Tri-

bunale ritiene infatti che la decisione impugnata non viola il diritto al rispetto 

della vita privata e familiare del ricorrente. L’assenza di un permesso di 

dimora in Svizzera ed altri elementi del caso di specie – come ad esempio 

il fatto che il matrimonio sia stato celebrato nel paese d’origine della coppia 

quando la loro figlia comune era già nata da oltre un anno – dimostrano 

che le relazioni familiari potranno ragionevolmente essere mantenute no-

nostante la misura di allontanamento litigiosa, sia all’estero, sia mediante 

l’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione. Occorre inoltre ricordare che 

A._______ avrà la possibilità di richiedere all’autorità inferiore delle so-

spensioni del divieto d’entrata pronunciato nei suoi confronti (cfr. art. 67 

cpv. 5 LStr). Di transenna deve essere altresì osservato che il diritto di pre-

senza del ricorrente in Italia non può essere definito come certo, dato che 

il motivo per cui un permesso di soggiorno era stato a suo tempo rilasciato 

– ovvero il ricongiungimento familiare con la prima consorte – risulta essere 

venuto meno. 

9.9 Sempre con riferimento al rispetto del principio di proporzionalità il di-

vieto d’entrata pronunciato nei confronti dell’interessato appare giustificato 

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Pagina 16 

in ragione della gravità degli atti delittuosi commessi e del loro movente di 

carattere meramente economico. 

9.10 Dalle considerazioni che precedono risulta come l’interesse pubblico 

all’allontanamento del ricorrente dalla Svizzera e dal Liechtenstein prevale 

su quello privato dell’interessato ad entrarvi. Di conseguenza, da una cor-

retta valutazione degli elementi in gioco, emerge che il divieto d’entrata di 

dieci anni è adeguato alle circostanze del caso concreto. 

10.  

Nell’atto ricorsuale del 22 agosto 2016 A._______ ha inoltre sostenuto che 

l'iscrizione del divieto d'entrata nel SIS comprometterebbe i rapporti con i 

familiari ed il progetto di vita comune con la moglie e la figlia. Detta censura 

non permette al Tribunale di giungere ad altra conclusione che l'interesse 

pubblico all'allontanamento dell'interessato dal territorio della Confedera-

zione e dall'aera Schengen prevalga su quello privato a potervi entrare, 

visti i motivi esposti ai considerandi precedenti. L'iscrizione dell'interessato 

nel SIS è, a mente dello scrivente Tribunale, giustificata e proporzionale, 

visti i fatti ritenuti (cfr. art. 21 e art. 24 par. 2 regolamento SIS II). Nell'ambito 

dell'implementazione della legislazione Schengen la Svizzera è in effetti 

chiamata a preservare gli interessi di tutti gli Stati membri (cfr. DTAF 

2011/48 consid. 6.1). Fermo restando che ciò, come precedentemente ri-

levato, non impedisce agli altri Stati parte agli accordi di Schengen di au-

torizzare l'entrata dell'interessato sul loro territorio per motivi seri, o di ema-

nare nei suoi confronti un visto con validità territoriale limitata (cfr. con-

sid. 4.2 supra). 

11.  

Da quanto esposto, discende che la SEM con la decisione del 19 lu-

glio 2016 non ha violato il diritto federale, né abusato del suo potere di ap-

prezzamento; l’autorità intimata non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 

(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto. 

12.  

Le spese giudiziarie di fr. 1'200.– che seguono la soccombenza sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

Visto l'esito della procedura, non sono assegnate spese ripetibili. 

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Pagina 17 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 1'200.– sono poste a carico del ricorrente e sono 

prelevate sull'anticipo del medesimo importo versato il 12 settembre 2016. 

3.  

Non sono assegnate spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; incarto di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

 

 

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

 

 

 

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