# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f449d977-1e27-5476-a68a-5232bda4f828
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.09.2017 38.2017.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2017-3_2017-09-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2017.3

   

  rs

  	
  Lugano

  18 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 gennaio 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30 novembre 2016 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 30 novembre 2016 la Cassa Disoccupazione CO 1 (in seguito la Cassa) ha
confermato la procedente decisione del 25 maggio 2016 (cfr. doc. 7) con la
quale aveva negato a RI 1 - che il __________ 2012 ha dato alla luce il figlio __________
- il diritto a indennità di disoccupazione a decorrere dal 10 marzo 2016,
perché non risultava adempiuto, entro il termine quadro dal 10 marzo 2012 al 9
marzo 2016, il periodo minimo di contribuzione, né poteva essere esonerata dal
medesimo.

                                         Nella decisione su
opposizione è stato in particolare osservato che il periodo di contribuzione
comprovato ammonta a 11,7 mesi, e meglio dal 10 marzo 2012 al 28 febbraio 2013
quando era alle dipendenze di __________. Lo svolgimento di un’attività
lavorativa durante un ulteriore mese di lavoro nel marzo 2013 presso __________
non è stato, invece, validamente dimostrato (cfr. doc. I).

 

                               1.2.   Contro la decisione su
opposizione del 30 novembre 2016 l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto l’annullamento
della medesima e il riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione
dal 10 marzo 2016.

                                         A sostegno della propria
pretesa l’insorgente, tramite il proprio legale, ha fatto valere di aver
compiuto il periodo di contribuzione minimo richiesto.

                                         Al riguardo è stato
precisato:

 

" (…) il
periodo di contribuzione compiuto dalla ricorrente è superiore ai 12 mesi,
avendo la stessa lavorato alle dipendenze di __________ dal 10 marzo 2012 al 28
febbraio 2013 e alle dipendenze di __________ dal 1 al 31 marzo 2013.

Il periodo di lavoro alle dipendenze di __________ non è
contestato.

Il periodo di lavoro alle dipendenze di __________ è documentato
dall’attestato del datore di lavoro, dal conteggio stipendio della dipendente,
dal versamento dei contributi AVS e dalla notifica dl reddito ottenuto alla
competente autorità fiscale. (…)” (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 17
febbraio 2017 la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti
di cui di dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc.
III).

 

                               1.4.   Il 3 marzo 2017 l’avv. RA 1,
per conto dell’assicurata, ha comunicato di non avere ulteriori mezzi di prova
da proporre, aggiungendo che la sua assistita ritiene che il periodo di
contribuzione sufficiente per poterle riconoscere le indennità di
disoccupazione è già provato con i documenti prodotti alla Cassa (cfr. doc. V).

 

                               1.5.   Il doc. V è stato trasmesso
per conoscenza alla parte resistente (cfr. doc. VI).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto della lite è la
questione di sapere se la Cassa a ragione oppure no abbia negato a RI 1 il
diritto all'indennità di disoccupazione a decorrere dal 10 marzo 2016, in
quanto il periodo minimo di contribuzione non è adempiuto e non sussiste alcun
motivo di esonero.

 

                               2.2.   La ricorrente ha innanzitutto
contestato la decisione su opposizione del 30 novembre 2016 emessa dalla Cassa
per motivi d’ordine formale.

 

                                         Più specificatamente è
stata fatta valere una lesione del diritto di essere sentito, sostenendo che la
Cassa avrebbe violato l’obbligo di motivazione, non confrontandosi nella
decisione citata con le allegazioni espresse dall’insorgente nell’opposizione
(cfr. doc. I p.to 5). 

 

                                         Il diritto di essere
sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di
ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi
sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti. Tale
obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi poteri
decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro canto,
consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della decisione
che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni atto
decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne
hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un
senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere
esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può
limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a
influire sul giudizio (cfr. STF 9C_633/2014 del 15 giugno 2015 consid. 3.2.; STF
9C_112/2010 del 15 febbraio 2011 consid. 3.2.; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003
consid, 2.1.; STFA H 192/00 del 10 giugno 2002; DTF 121 III 331 consid. 3b; Albertini, Der verfassungsmässige Ansruch auf rechtliches Gehör
im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 368 seg. con
numerosi rinvii).

 

                                         Nella
presente fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali appena esposti,
questa Corte non ravvisa delle lacune dal profilo della motivazione della
decisione su opposizione del 30 novembre 2016 impugnata, atteso che da
quest’ultima emerge chiaramente il motivo per cui la Cassa ha negato all’assicurata
il diritto all’indennità di disoccupazione a far tempo dal 10 marzo 2016, e
meglio in quanto risulta adempiuto soltanto un periodo di contribuzione di 11,7
mesi, non essendo stato comprovato lo svolgimento di un’attività lavorativa
durante un ulteriore mese nel marzo 2013 (cfr. doc. A).

 

                                         Del resto l’insorgente,
patrocinata dall’avv. RA 1, ha potuto rendersi conto, in particolare, della
portata della decisione su opposizione emessa nei suoi confronti, visto che
l’ha impugnata dinanzi a questo Tribunale.

 

                                         La censura sollevata dalla
ricorrente non risulta, dunque, fondata.

 

                               2.3.   Un assicurato ha diritto
all'indennità di disoccupazione, tra l’altro, se ha compiuto o è liberato
dall'obbligo di compiere il periodo di contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett.
e LADI).

 

                                         Secondo l'art. 13 cpv. 1
LADI, ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il termine
quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione
soggetta a contribuzione.

                                         L'art. 2 cpv. 1 lett. a
LADI stabilisce che è tenuto a pagare i contributi all'assicurazione contro la
disoccupazione (assicurazione) il salariato (art. 10 LPGA) che è assicurato
obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per il reddito di un'attività
dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione per
la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).

                                         L'obbligo di adempiere al
periodo di contribuzione è dunque ossequiato quando l'assicurato, quale
dipendente, prova di aver svolto, nel pertinente termine quadro, un'occupazione
soggetta a contribuzione durante almeno dodici mesi (cfr. DTF 122 V 249,
consid. 2b, pag. 250-251 e la giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Ai fini dell’applicazione
di tale articolo, non è necessario che il datore di lavoro, quale organo nella
procedura di percezione, abbia effettivamente trasferito alla cassa di compensazione
i contributi del salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88, consid. 3a, pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung,
in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra
marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e Gerhards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987, Vol. 1, Ad. art. 13, N.
29, pag. 174).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 l’Alta Corte ha stabilito, precisando
la propria giurisprudenza, che, dal profilo del periodo di contribuzione, la
sola condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio,
l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di
contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le
sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta
a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un
salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la prova
dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.

                                         In secondo luogo, allorché
un assicurato non comprova di aver effettivamente percepito un salario,
segnatamente in assenza di bonifici periodici di una remunerazione su un conto
bancario o postale a suo nome, il diritto all’indennità di disoccupazione non
potrà essergli negato in applicazione degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 LADI, a
meno che venga stabilito che il medesimo ha rinunciato al salario relativo al
lavoro effettuato.

 

                                         Al riguardo cfr. anche DTF
133 V 515 e STF 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 e D. Cattaneo, “Nouvautés en
matière d’assurance-chômage” in Quoi de neuf en droit social? Ed. Stämpfli SA,
Berna 2009 pag. 76-79.

 

                               2.4.   La riscossione effettiva del
salario non costituisce, pertanto, una conditio sine qua non per
riconoscere adempiuto il periodo di contribuzione minimo di dodici mesi ai
sensi degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 cpv. 1 LADI. In effetti la sola
condizione risulta essere l’esercizio di un’attività soggetta all’obbligo contributivo,
ciò anche per gli assicurati che hanno rivestito una posizione analoga in seno
alla società che è stata loro datrice di lavoro (cfr. consid. 2.2; 2.3.; DTF
131 V 444; STF C 233/06 del 2 luglio 2007; STF 8C_913/2011 del 10 aprile 2012).

 

                                         In ogni caso, però, la
prova che un salario è stato realmente pagato costituisce un indizio importante
e significativo per dimostrare l’esercizio effettivo di un’attività dipendente,
soprattutto nei casi critici, ad esempio nel caso di assicurati che avevano una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro nella società in cui
lavoravano e che di conseguenza erano, ad esempio, nella situazione di poter
firmare il proprio contratto d’impiego sia nella veste di lavoratore che in
quella di datore di lavoro, rispettivamente di stabilire le proprie pretese
salariali (cfr. STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.3.; 3.5.).

                                         In proposito è utile
rilevare che con sentenza C 92/06 dell’11 aprile 2007, in cui gli atti sono
stati rinviati al Tribunale cantonale per determinare l’esistenza di
un’attività sottoposta a contribuzione, l’Alta Corte ha stabilito che in quel
caso di specie gli estratti bancari nei quali erano indicati dei versamenti di
diversi importi in contanti, gli estratti del RC, l’estratto del conto individuale
AVS, l’attestazione del datore di lavoro firmata dall’assicurato stesso che era
stato socio e gerente della Sagl, sua ex datrice di lavoro, come pure le
testimonianze scritte di ex dipendenti confermanti che gli stipendi erano
versati in contanti a mano non risultavano sufficienti per comprovare la
riscossione effettiva di un salario, né per dimostrare che l’assicurato aveva
realmente lavorato.

 

                               2.5.   L'art. 14 LADI, che regola
l'esenzione dall'adempimento del periodo di contribuzione, prevede al cpv. 1
che sono esonerate dall’adempimento del periodo di contribuzione le persone
che, entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), durante oltre 12 mesi
complessivamente, non sono state vincolate da un rapporto di lavoro per uno dei
seguenti motivi e non hanno quindi potuto soddisfare i relativi obblighi:

 

                                         a.   formazione
scolastica, riqualificazione professionale, formazione e formazione continua, a
condizione che durante almeno dieci anni siano state domiciliate in Svizzera;

                                         b.   malattia
(art. 3 LPGA2), infortunio (art. 4 LPGA) o maternità
(art. 5 LPGA), a condizione che durante questo periodo siano state domiciliate
in Svizzera;

                                         c.   soggiorno
in un istituto svizzero per l'esecuzione delle pene d'arresto o d'educazione al
lavoro o in un istituto svizzero analogo.

 

                                         Il cpv. 2 enuncia che sono
parimenti esonerate dall'adempimento del periodo di contribuzione le persone
che, in seguito a separazione o divorzio, invalidità (art. 8 LPGA) o morte del
coniuge oppure per motivi analoghi o a causa della soppressione di una rendita
d'invalidità, sono costrette ad assumere o a estendere un'attività dipendente.
Questa norma è applicabile soltanto se l'evento corrispondente non risale a più
di un anno e la persona interessata dall'insorgere di questo evento era
domiciliata in Svizzera.

 

                                         In merito al rapporto tra
l'art. 13 e l'art. 14 LADI, in una sentenza pubblicata in DLA 2004 N. 26 pag.
269 segg., il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007
Tribunale federale) ha ribadito la sussidiarietà delle regole circa l'esenzione
dall'adempimento del periodo di contribuzione secondo l'art. 14 LADI rispetto
al periodo minimo di contribuzione secondo l'art. 13 LADI.

 

                                         Contestualmente il TFA ha
pure confermato che non è possibile cumulare periodi di contribuzione con
periodi di esonero.

 

                                         Cfr. pure STF 8C_645/2014
del 3 luglio 2015 consid. 1.2.; STF 8C_318/2011 del 5 marzo 2012 consid. 5.2.;
STF C 25/07 del 22 novembre 2007.

 

                              2.6.   Nella presente evenienza
dalla documentazione agli atti emerge che RI 1 dal 1° luglio 2000 al 28
febbraio 2013 è stata alle dipendenze della __________ a tempo pieno presso il
negozio di __________, dapprima come commessa e dal 1° maggio 2009 quale
gerente (cfr. doc. 3; 5).

 

                                         L’assicurata si è
licenziata per dedicarsi a suo figlio __________ nato il __________ 2012 (cfr.
doc. 3; 23).

                                         Dalla Convezione
sull’obbligo di mantenimento dei minori e sul diritto alle relazioni personali
conclusa l’8 gennaio 2013 si evince che il padre di __________, __________, ha
riconosciuto il bambino, che l’autorità parentale è attribuita unicamente alla
madre e che il padre si è impegnato a pagare un contributo alimentare mensile
(cfr. doc. 23).

 

                                         Il 10 marzo 2016 la
ricorrente si è iscritta per il collocamento ricercando un impiego al 100%
(cfr. doc. 1). 

                                         Nella “Domanda d’indennità
di disoccupazione” quale ultimo rapporto d’impiego ella ha indicato “__________”
con ultimo giorno di lavoro effettuato il 1° ottobre 2012 (cfr. doc. 2).

 

                                         In seguito l’assicurata ha
indicato di aver lavorato pure nel mese di marzo 2013 alle dipendenze della __________
(cfr. doc. III; 12).

 

                                         Lo scopo della __________
con sede a __________ - il cui socio e gerente con firma individuale fino all’ottobre
2014, nonché socio con firma individuale fino al novembre 2014 e senza diritto
di firma in seguito, era __________, padre del figlio della ricorrente -
risulta essere il seguente:

 

" Tutte le
operazioni riguardanti i trasporti interni e internazionali di ogni genere, in
proprio e per conto di terzi, nonché l’assunzione ed esercizio di commissioni,
rappresentanze e agenzie” (cfr. estratto RC; doc. 22)

 

                                         Con decreto della Pretura
del Distretto di __________ del 21 agosto 2015 è stato dichiarato lo
scioglimento della __________ e ordinata la liquidazione in via di fallimento.

                                         La procedura di fallimento
è stata sospesa per mancanza di attivo con decreto pretorile del 3 febbraio
2016 (cfr. estratto RC; doc. 22).

 

                                         __________, per la __________,
nell’Attestato del datore di lavoro del 6 aprile 2016, ha indicato che la
ricorrente è stata attiva per la società in questione dal 1° al 31 marzo 2016,
che l’impiego era su chiamata e che il guadagno complessivo lordo è stato di
fr. 1'000.-- (cfr. doc. 10).

 

                                         Nel conteggio di salario
relativo al mese di marzo 2013 allestito dalla __________ e firmato anche
dall’insorgente “per ricevuta” è stato indicato:

 

" LAVORI
D’UFFICIO     50 ORE     a       20 CHF ORA            1000 CHF” (Doc. 11)

 

                                         Il documento menzionato
non riporta la data di emissione.

 

                                         L’estratto del conto
individuale AVS del 15 aprile 2016 non indica l’attività lavorativa presso la __________
(cfr. doc. 14).

 

                                         La Cassa, con decisione
del 25 maggio 2016, ha negato all’assicurata il diritto a indennità di
disoccupazione, in quanto nel termine quadro per il periodo di contribuzione –
che in casu si estende dal 10 marzo 2012 al 9 marzo 2016 in applicazione
dell’art. 9b LADI (termine quadro prolungato di due anni essendosi l’insorgente
dedicata all’educazione del figlio nato nel novembre 2012) – poteva comprovare
11,7 mesi di contribuzione dal 10 marzo 2012 al 28 febbraio 2013, lasso di
tempo in cui aveva lavorato per __________, invece del periodo minimo di 12
mesi.

                                         La ricorrente nemmeno
poteva essere esonerata dall’obbligo di compiere il periodo di contribuzione
minimo (cfr. doc. 7; consid. 1.1.).

 

                                         Nell’opposizione
interposta contro il provvedimento del 25 maggio 2016 l’assicurata, tramite
l’avv. RA 1, ha fatto valere di avere compiuto un periodo di contribuzione di
12,7 mesi, siccome nel mese di marzo 2013 ha lavorato alle dipendenze della __________
(cfr. doc. 8).

                                         A sostegno delle proprie
affermazioni è stato allegato, tra l’altro, un estratto del conto individuale
AVS del 22 giugno 2016 in cui, a differenza di quello del 15 aprile 2016,
l’attività presso la __________ risulta registrata (cfr. doc. 15).

 

                                         La Cassa, il 28 giugno
2016, ha quindi chiesto all’insorgente di produrre la dichiarazione d’imposte
per l’anno 2013 e la notifica di tassazione, come pure di precisare quando è
stato notificato il salario di marzo 2013 alla Cassa __________ (cfr. doc. 16).

 

                                         Il 18 luglio 2016 l’avv. RA
1, per conto dell’assicurata, ha risposto che la notifica del salario di marzo
2013 alla Cassa __________ è stata effettuata nell’aprile 2016 essendo stato
commesso un errore in precedenza da parte del datore di lavoro (cfr. doc. 19)

 

                                         Il patrocinatore
dell’insorgente, l’8 novembre 2016, ha poi inviato alla parte resistente (cfr.
doc. 20) copia della seguente comunicazione del 30 settembre 2016 della sua
assistita all’Ufficio circondariale di tassazione di __________ avente per
oggetto ”Reddito non dichiarato nella dichiarazione fiscale 2013”:

 

" la
presente per comunicare che non ho dichiarato un reddito del lavoro di CHF
1'000.00 percepito dalla __________.

Reddito che dichiarerò nella prossima dichiarazione.”
(Doc. 21)

 

                                         Con decisione su
opposizione del 30 novembre 2016 la Cassa ha confermato la procedente decisione
del 25 maggio 2016 di diniego del diritto a indennità di disoccupazione dal 10
marzo 2016.

                                         La parte resistente ha in
particolare evidenziato che lo svolgimento di un’attività lavorativa presso __________
durante il mese di marzo 2013 non è stato validamente dimostrato (cfr. doc. I).

 

                               2.7.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte dopo un attento esame delle carte
processuali, ritiene corretto il modo di procedere della Cassa che ha negato alla
ricorrente il diritto a indennità di disoccupazione dal 10 marzo 2016.

 

                                         In effetti, in primo
luogo, l’assicurata, compilando la “Domanda d’indennità di disoccupazione” nel
marzo 2016, non solo ha indicato quale ultimo datore di lavoro la __________
presso la quale è stata impiegata dal luglio 2000 al febbraio 2013, ma ha pure
precisato che l’ultimo giorno di lavoro effettuato è stato il 1° ottobre 2012. 

                                         Nulla è stato menzionato
circa l’asserito svolgimento di un’attività lavorativa per la __________ nel
marzo 2013 (cfr. doc. 2).

 

                                         In secondo luogo, sorprende
in ogni caso il concatenarsi di una serie di pretesi ulteriori errori da parte
dell’insorgente e della __________.

 

                                         Più specificatamente, da
un lato, la notifica del salario di marzo 2013 da parte della __________ - il
cui socio e gerente con firma individuale nel 2013 era, peraltro, il padre del
figlio dell’insorgente (cfr. consid. 2.6.) - alla Cassa __________ che sarebbe
avvenuta dopo la metà del mese di aprile 2016, ossia successivamente alla
domanda d’indennità di disoccupazione.

                                         Dall’altro, la mancata
indicazione nella dichiarazione delle imposte relativa all’anno 2013 dello
stipendio di marzo 2013 da parte della ricorrente fino a quando quest’ultima,
nel settembre 2016, ha scritto all’Ufficio circondariale di tassazione di __________
ammettendo di non avere dichiarato tale reddito (cfr. doc. 21).

                                         Al riguardo giova
evidenziare che lo scritto dell’insorgente all’Ufficio di tassazione ha avuto luogo
successivamente all’emissione della decisione del 25 maggio 2016 di diniego del
diritto a prestazioni LADI (cfr. doc. 7) e alla richiesta della parte
resistente del 28 giugno 2016 di fornire la dichiarazione d’imposte per l’anno
2013, nonché la relativa notifica di tassazione (cfr. doc. 16).

 

                                         Infine nemmeno è stata
debitamente comprovata la riscossione dell’asserito salario di fr. 1'000.-- lordi,
elemento che costituisce un indizio importante per documentare l’esercizio
effettivo di un’attività dipendente (cfr. consid. 2.3.; 2.4.). 

                                         In particolare va rilevato
che, come evidenziato sopra, il conteggio di salario concernente il mese di
marzo 2013 è sì firmato anche dall’insorgente “per ricevuta”, tuttavia non
risulta quando lo stesso sia stato allestito (cfr. doc. 11).

 

                                         In simili condizioni,
occorre concludere che l’assicurata non ha dimostrato, perlomeno secondo il
grado della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni
sociali (cfr. STF 8C_220/201 del 10 febbraio 2017 consid. 7.3.; STF 9C_316/2013
del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF
8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011;
DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V
193 consid. 2 pag. 195), di avere svolto un’attività lavorativa soggetta a
contribuzione ai sensi dell’art. 13 cpv. 1 LADI (cfr. consid. 2.3.) nel mese di
marzo 2013.

 

                                         Ne discende che nel
termine quadro per il periodo di contribuzione che, nella presente fattispecie,
si estende dal 10 marzo 2012 al 9 marzo 2016, l’insorgente può comprovare un periodo
di contribuzione soltanto di 11,7 mesi dal 10 marzo 2012 al 28 febbraio 2013.

                                         La medesima non ha,
dunque, ossequiato il periodo minimo di contribuzione 12 mesi contemplato
dall’art. 13 cpv. 1 LADI.

 

                                         La ricorrente neppure può
essere esonerata dall’adempimento del periodo di contribuzione giusta l’art. 14
LADI, in quanto in casu non entra in linea di conto alcuno motivo di esenzione.
(cfr. consid. 2.5.).

 

                                         La decisione su opposizione
del 30 novembre 2016 deve, conseguentemente, essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti