# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c07826c9-f250-5209-9943-a706347b75ce
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera dei ricorsi penali 23.05.2005 60.2004.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CRP_001_60-2004-57_2005-05-23.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2004.57

   

  	
  Lugano

  23 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera dei ricorsi penali del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretaria:

  	
  Daniela Rüegg, vicecancelliera

  

 

 

sedente per
statuire sull’istanza di promozione dell’accusa 16/17.2.2004 presentata da

 

 

	
   

  	
  IS 1 

  patr. da: PA 1
  

   

  
	
   

  	
   

  in relazione

  	 

 

	
   

  	
  al decreto di
  non luogo a procedere 2.2.2004 emanato dal procuratore pubblico Luca Maghetti
  nell’ambito del procedimento penale dipendente dalla denuncia/querela
  12/13.12.2000 nei confronti di PI 1, __________ (patr. da: avv. PA 2, __________),
  per titolo di furto, sub. appropriazione indebita e dichiarazione falsa di
  una parte in giudizio;

  

 

 

richiamate le
osservazioni 24.2.2004 del procuratore pubblico e 23/24.2.2004 di PI 1,
entrambe concludenti per la reiezione del gravame;

 

letti ed
esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

a.Con esposto 12/13.12.2000 IS 1 ha
sporto denuncia/querela penale nei confronti di sua moglie PI 1 per titolo di
dichiarazione falsa di una parte in giudizio, furto, subordinatamente appropriazione
indebita, asserendo sostanzialmente che la stessa, dal mese di __________ fino
al __________, avrebbe effettuato prelevamenti dalla relazione bancaria
intestata ad entrambi i coniugi presso la __________ __________ __________ __________
__________ __________ appropriandosi indebitamente di complessivi CHF
20'800.--, “(...) a cui va aggiunto un importo residuo di Fr. 2'200.--
proveniente dall’incasso di una fattura della ditta consegnato a mia moglie e
dalla stessa depositato sul suo conto postale, (...)” (denuncia penale
12/13.12.2000, p. 2). Ha inoltre sostenuto che la denunciata avrebbe dichiarato
il falso nel corso del suo interrogatorio formale tenutosi in data 28.11.2000
presso la Pretura di __________ (cfr. denuncia/querela penale 12/13.12.2000, p.
3 e inc. __________ della Pretura di __________). 

 

 

b.     
Esperite le informazioni preliminari, con
decisione 2.2.2004 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a
procedere in ordine alla denuncia/querela (cfr. decreto di non luogo a
procedere 2.2.2004). Per quanto concerne i reati patrimoniali invocati da IS 1
ha esposto che “la denunciata/querelata si giustifica asserendo di avere
effettuato diversi prelevamenti per l’ammontare complessivo oggetto di denuncia
nell’arco di 6 mesi, senza che il coniuge si opponesse o bloccasse il conto,
conto comunque intestato ad entrambi, sul quale quindi PI 1 aveva diritto di
firma”, rilevando che “ella ha inoltre dichiarato che i prelevamenti
effettuati erano comunque serviti per coprire le spese correnti comuni e per il
pagamento di fatture, da parte del marito, riguardanti le spese di
ristrutturazione della casa di __________” (decreto di non luogo a
procedere 2.2.2004, p. 1). Circa l’ipotesi di reato di falsa dichiarazione di
una parte in giudizio ha evidenziato che “la denunciata ha ribadito
l’affermazione fatta in Pretura, presentando una ricevuta di pagamento di fr.
690.--, firmata dalla ditta di trasporto a dimostrazione della veridicità di
quanto dichiarato” (decreto di non luogo a procedere 2.2.2004, p. 1).

 

 

c.     
Con la presente tempestiva istanza IS 1
chiede di promuovere l’accusa nei confronti di PI 1 per titolo di furto,
subordinatamente appropriazione indebita e dichiarazione falsa di una parte in
giudizio, “(...) nonché ogni altro del caso” (istanza di promozione
dell’accusa 16/17.2.2004, p. 2).

 

L’istante, dopo aver esposto i fatti, contesta le conclusioni cui è
giunto il magistrato inquirente asseverando tra l’altro che questi nel decreto
impugnato, in relazione ai reati patrimoniali, avrebbe indicato come unico
mezzo di prova le dichiarazioni rese dalla denunciata/querelata, ritenendo
contestualmente che “la motivazione appare invero assai fragile e di fatto
non poggia su alcun altro mezzo di prova” (istanza di promozione
dell’accusa 16/17.2.2004, p. 3). Per quanto attiene al reato di dichiarazione falsa di una parte in giudizio evidenzia che il procuratore
pubblico “(...) si limita a considerare la ricevuta del pagamento di Fr.
690.-- relativa al trasloco, la fattura comunque è intestata al figlio __________
__________” (istanza di promozione dell’accusa 16/17.2.2004, p. 3). Delle
altre motivazioni, così come delle osservazioni del procuratore pubblico e di PI
1 si dirà, laddove necessario, in seguito.

 

in diritto

 

                                   1.   In presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP
concede alla parte lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare
alla Camera dei ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di
promozione dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato. 

 

                                         Il
primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa,
risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987
p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per
principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale,
esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione,
attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art.
189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della
parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti. 

                                         In
questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da
parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto
grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.

 

                                         Seconda
condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di
nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di
prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla
certezza, come alle competenze del giudice di merito.

 

 

2.2.1.

I reati
di cui agli art. 139 CP [secondo cui è punito per furto chiunque, per
procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, sottrae al fine di appropriarsene
una cosa mobile altrui (BSK StGB II - M. A. NIGGLI / C. RIEDO,
Basilea 2003, n. 7 ss. ad art. 139 CP)] e 138 CP [secondo
cui è punito per appropriazione indebita chiunque, per procacciare a sé o ad
altri un indebito profitto, si appropria di una cosa mobile altrui che gli è
stata affidata o indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori
patrimoniali affidatigli (BSK StGB II - M. A. NIGGLI / C. RIEDO, op. cit., n. 9
ss. ad art. 138 CP)] - se commessi a danno di un congiunto o di un membro della
comunione domestica - sono puniti soltanto a querela di parte [art. 139 cifra 4
CP (BSK StGB II - M. A. NIGGLI / C. RIEDO, op. cit., n. 201 ss. ad art. 139 CP)
e 138 cifra 1 cpv. 4 CP (BSK StGB II - M. A. NIGGLI / C.
RIEDO, op. cit., n. 135 ss. ad art. 138 CP)]. 

 

                                         Ora,
il diritto di querela si estingue decorsi tre mesi dal giorno in cui l’avente diritto
ha conosciuto l’autore del reato (art. 29 CP). Questo termine che non può
essere interrotto né prorogato (BSK StGB I - C. RIEDO, Basilea 2003, n. 3 ad
art. 29 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2.
ed., Zurigo 1997, n. 1 ad art. 29 CP) - comincia a decorrere dal giorno in cui
l'avente diritto ha conosciuto in modo sufficientemente circostanziato il reato
ed identificato in modo sufficientemente certo il suo autore (S. TRECHSEL / P.
NOLL, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil I, 6. ed., Zurigo/Basilea/Ginevra
2004, p. 299 s.; BSK StGB I - C. RIEDO, op. cit., n. 5 ss. ad art. 29 CP; J.
REHBERG / N. SCHMID, Strafrecht I, 7. ed., Zurigo 2001, p. 333; S. TRECHSEL,
op. cit., n. 3 ad art. 29 CP).

 

                                         2.2.

Nel caso di specie, in relazione agli art. 138 e 139 CP, l’istante
asserisce in particolare che “(...) la denunciata ha sottratto, con una
serie di prelevamenti, complessivi Fr. 23’000.-- da un conto bancario su cui
confluivano solo averi del marito e che essa era autorizzata a prelevare
unicamente per il fabbisogno della ditta, non però ad altri fini di proprio
lucro”, sostenendo inoltre che “il procuratore sempre al considerando
no. 2 rileva che nel periodo in cui sono stati effettuati i prelevamenti il
coniuge (il marito denunciante) non si è opposto né ha bloccato il conto. In
effetti ciò corrisponde, ma per il semplice motivo che, come ripetutamente
dichiarato dal denunciante sia negli atti di causa civile (i testi confermano
che la moglie aveva la completa gestione amministrativa) sia nella deposizione
in fase istruttoria, egli non ha mai visto alcun estratto bancario poiché tutta
la corrispondenza veniva ritirata e fatta sparire dalla moglie” e rilevando
pure di aver “(...) scoperto la situazione solo nel corso del mese di giugno
del 2000, quando la moglie già se ne era andata da casa e quindi egli poteva
ritirare la posta direttamente” (istanza di promozione dell’accusa
16/17.2.2004, p. 2 e 3). L’istante, nel corso del suo interrogatorio tenutosi
il 10.3.2001 dinanzi alla polizia cantonale, ha del resto dichiarato che “(...)
da giugno e sino ad oggi, non ho versato un franco di alimenti a mia moglie,
fino a quando la stessa non mi restituirà la cifra rubatami” (AI 2, verbale
d’interrogatorio 10.3.2001, p. 2, allegato al rapporto d’inchiesta di polizia
giudiziaria 22.3.2001). Per il che, IS 1, già a partire dal mese di giugno 2000
era a conoscenza del fatto che sua moglie aveva effettuato dei prelevamenti
dalla relazione bancaria intestata ad entrambi.

 

Di conseguenza, in applicazione dell’art. 29 CP, la sua denuncia/ querela
inoltrata il 12/13.12.2000 al Ministero pubblico nei confronti della moglie PI
1 - congiunta del qui istante ai sensi dell’art. 110 cifra 2 CP - appare
tardiva in relazione ai postulati reati di furto e di appropriazione indebita.
La questione non merita pertanto ulteriori approfondimenti.

 

 

3.3.1.

                                         Giusta
l'art. 306 CP è punito per dichiarazione falsa di una parte in giudizio
chiunque, dopo essere stato avvertito dal giudice dell'obbligo di dire la verità
e delle conseguenze penali in cui può incorrere, fa, come parte in una causa
civile, sui fatti della contestazione una falsa dichiarazione che costituisce
un mezzo di prova.

 

                                         Il
bene protetto è l'accertamento della verità materiale in un procedimento civile
(BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 5 ad art. 306 CP; A. DONATSCH
/ W. WOHLERS, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 3. ed.,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, p. 418; S. TRECHSEL, op. cit., n. 1 ad art. 306
CP).

                                         La
dichiarazione deve essere fatta in un procedimento civile (BSK StGB II - V.
DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 8 ad art. 306 CP; cfr. però anche n. 11 - 13 ad
art. 306 CP; A. DONATSCH / W. WOHLERS, op. cit., p. 419, in cui viene inoltre richiamato
l’art. 309 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 2 ad art. 306 CP). Non tutte le
dichiarazioni fatte da una parte nell'ambito di un processo civile sono atte a
configurare il reato di cui all'art. 306 CP, bensì unicamente quelle che
costituiscono un mezzo di prova (BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit.,
n. 16 ad art. 306 CP; A. DONATSCH / W. WOHLERS, op. cit., p. 421; G.
STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 5 ed., Berna 2000, § 54 n. 2 e
9; B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II,
Berna 2002, n. 11 ad art. 306 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 3 ad art. 306 CP). Il reato presuppone inoltre la validità formale della deposizione
incriminata secondo le norme processuali civili, in particolare l'avvertimento
del giudice circa l'obbligo di dire la verità e le conseguenze penali di una
falsa dichiarazione (BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 14 ad art.
306 CP; A. DONATSCH / W. WOHLERS, op. cit., p. 420; G. STRATENWERTH, op. cit.,
§ 54 n. 10; S. TRECHSEL, op. cit., n. 4 ad art. 306 CP).

                                         Si
tratta di un reato intenzionale; il dolo eventuale è comunque sufficiente (BSK
StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 26 ad art. 306 CP; A. DONATSCH / W.
WOHLERS, op. cit., p. 421; G. STRATENWERTH, op. cit., § 54 n. 14; S. TRECHSEL,
op. cit., n. 5 ad art. 306 CP).

 

                                         3.2.

L’istante assevera che PI 1 avrebbe dichiarato il falso nel corso
del suo interrogatorio formale tenutosi il 28.11.2000 in sede di Pretura,
avendo “(...), a precisa domanda (...) risposto che il denaro prelevato dal
conto bancario è andato nella costruzione della casa e non ha tenuto neanche un
franco per sé, il che” sarebbe “(...) manifestamente falso” e avendo
inoltre risposto ad un’ulteriore domanda che “(...) essa stessa aveva pagato
il trasloco, il che è falso” (istanza di promozione dell’accusa 16/17.2.2004,
p. 2; copia verbale di udienza 28.11.2000 della Pretura di __________, p. 2 ad
4. e 5., allegato alla denuncia/querela penale 12/13.12.2000). 

 

3.3.

PI 1 nel corso del suo interrogatorio formale tenutosi dinanzi al
pretore a domanda: “Nel suo nuovo appartamento a __________ ha portato
mobili che si trovavano nella casa di __________? In caso affermativo chi ha
eseguito il trasloco, rispettivamente chi lo ha pagato?” ha risposto, per
quanto interessa questa sede: “il trasloco è stato eseguito da una ditta di
traslochi e l’ho pagato io” (copia verbale di udienza 28.11.2000 della
Pretura di __________, p. 2, risposta alla domanda 4, allegato alla denuncia/querela
penale 12/13.12.2000). Essa, in sede di Ministero pubblico, ha confermato di
aver saldato la fattura (cfr. AI 4, verbale d’interrogatorio 24.10.2001, p. 2).
Il segretario giudiziario le ha poi mostrato una fattura del 7.6.2000 di CHF
709.50 - prodotta dal qui istante unitamente alla denuncia/querela penale
12/13.12.2000 - emessa dalla ditta __________ traslochi - trasporti, __________,
in cui figura l’indirizzo di __________ __________, __________, figlio della
denunciata/querelata e del denunciante/querelante (cfr. AI 4, verbale
d’interrogatorio 24.10.2001, p. 2). La stessa ha immediatamente precisato “(...)
che questa fattura è la prima volta che la vedo” e di non capire per quale
motivo essa sia “(...) indirizzata a mio figlio e per di più ad __________
quando lui abita a __________ da 6/7 anni”, evidenziando di essere in
possesso di “(...) un’altra fattura per il mio trasloco che ho regolarmente
pagato ed a me indirizzata” (AI 4, verbale d’interrogatorio 24.10.2001, p.
2). Con scritto 26.10.2001 PI 1, per il tramite del suo patrocinatore, ha
trasmesso al Ministero pubblico “(...) copia della ricevuta di CHF 709.50
rilasciata a quest’ultima dalla ditta __________ __________ in data 7 giugno
2000 e saldata in contanti seduta stante”, ribadendo che “(...) sino
alla citata audizione la signora PI 1 ignorava l’emissione di una fattura per
le prestazioni eseguite dalla ditta __________ all’indirizzo del di lei figlio __________
in __________” (AI 6, scritto 26.10.2001 e copia fattura 7.6.2000 ivi allegata).

 

                                         Ora,
a prescindere dal fatto che l’istante non indica seri e concreti indizi di
colpevolezza a carico di PI 1 e non si confronta nemmeno con i presupposti
oggettivi e soggettivi del reato ipotizzato, 

la denunciata in sede di Ministero pubblico ha in ogni modo dichiarato
di non aver mai visto la fattura datata 7.6.2000 intestata a suo figlio __________
prodotta con denuncia/querela 12/13.12.2003 da IS 1 ed ha altresì prodotto una
ricevuta rilasciata dalla __________ attestante il pagamento dell’importo di
CHF 709.50 (cfr. AI 5, scritto 26.10.2001 e copia della ricevuta ivi allegata).
Occorre inoltre rilevare che anche nell’ipotesi in cui la fattura sia stata
inviata al figlio __________ ad __________ - il quale, a detta della denunciata,
in quel periodo era però domiciliato a __________ - ciò non comprova in alcun
modo che essa non l’abbia saldata personalmente e seduta stante. Dalla fattura
risulta inoltre che essa è stata “saldata cassa il 07.06.2000”, come debitamente
dimostrato da PI 1. Per il che, il decreto impugnato andrebbe tutelato in
relazione a questa problematica.

 

3.4.

L’istante, sempre in relazione all’ipotesi di reato di dichiarazione
falsa di una parte in giudizio, lamenta il fatto che “il magistrato
inquirente ha del tutto tralasciato di considerare la domanda no. 5, a cui la
denunciata ha dato la seguente risposta... “confermo che la firma su questi documenti
è la mia. Tutto il denaro è andato nella costruzione della casa, non ho tenuto
neanche un franco per me”...”, evidenziando tra l’altro che il procuratore
pubblico “(...) non dà alcuna motivazione diretta per non procedere nel reato”
(istanza di promozione dell’accusa 16/17.2.2004, p. 3). Ora, nel decreto
impugnato, il magistrato inquirente per quanto concerne quest’ipotesi di reato,
non si confronta effettivamente con questa problematica, nonostante l’istante
l’abbia sollevata in sede di denuncia/querela 12/13.12.2000 (cfr., al
proposito, denuncia/querela 12/13.12.2000, p. 3 e decreto di non luogo a procedere
2.2.2004, p. 1, considerando 3). Ritenuto che la risposta a cui PI 1 ha dato
alla domanda 5 nel corso del suo interrogatorio formale dinanzi al pretore
(cfr. verbale di udienza 28.11.2000, p. 2, inc. DI __________) non è stata
oggetto di decisione da parte del procuratore pubblico, questa Camera, quale
autorità di ricorso (art. 284 CPP), non può esprimersi in merito. Per questo
motivo l’incarto viene ritornato al Ministero pubblico allo scopo - se del caso
- di istruire ed in ogni modo di emanare una decisione su detto fatto invocato da
IS 1.

 

 

                                   4.   Va infine evidenziato che irricevibile è la richiesta da parte
dell’istante di promuovere l’accusa contro PI 1 per “(...) ogni altro
(reato) del caso” (istanza di promozione dell’accusa 16/17.2.2004, p.
2), poiché, in base alla disposizione di cui all’art. 188 lit. b CPP,
un’istanza di promozione dell’accusa comporta la precisa indicazione dei reati
per i quali è postulata e la puntuale descrizione dei seri indizi di
colpevolezza in relazione ai presupposti oggettivi e soggettivi dei reati
ipotizzati.

 

 

5.L’istanza, per quanto ricevibile, è
parzialmente accolta. L’incarto viene ritornato al Ministero pubblico perché
proceda nelle sue incombenze. Vista la particolarità del caso non si prelevano
tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino
rifonderà all’istante, parzialmente soccombente, congrue ripetibili.

 

 

 

Per questi
motivi,

richiamati gli
art. 184 ss. CPP, 138, 139 e 306 CP, 1 ss. e 39 lit. f LTG e ogni altra norma
applicabile,

 

 

 

pronuncia

 

 

1.     
 L'istanza, per quanto ricevibile, è
parzialmente accolta ai sensi dei considerandi.

Di conseguenza l’incarto è rinviato al Ministero pubblico perché
proceda nelle sue incombenze.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. 

                                         Lo
Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà a IS 1, __________, CHF
150.-- (centocinquanta) a titolo di ripetibili di questa sede.

 

 

                                   3.   Intimazione:

                                      

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PI 1 

  patrocinata
  da: PA 2 

   

  

Per la Camera
dei ricorsi penali

 

Il presidente                                                             La
segretaria