# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 89ad9043-9484-5c4d-bb38-4e8abeefa1b1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-11-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.11.2017 A-8035/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-8035-2015_2017-11-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-8035/2015 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 4  n o v e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Salome Zimmermann, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva. 

 

 

 

A-8035/2015 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La società anonima A._______, con sede a X._______, è iscritta a Registro 

di commercio del Cantone B._______ dal 15 febbraio 2002. Il suo scopo 

sociale è (…) (cfr. relativo estratto del registro di commercio). 

B.  

In data 10 agosto 2011, la A._______ ha inoltrato all’Amministrazione 

federale delle contribuzioni (di seguito: AFC) il modulo 103 relativo alla 

distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi deciso dall’assemblea 

generale degli azionisti del 25 luglio 2011, con scadenza al 24 agosto 2011. 

Il 5 settembre 2011, la A._______ ha poi versato l’importo dovuto sulla 

distribuzione del predetto dividendo a titolo d’imposta preventiva pari a 

35'000 franchi (= 35% di 100'000 franchi). 

C.  

Il 21 novembre 2011, la A._______ ha postulato dinanzi all’AFC il rimborso 

dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, in quanto la relativa distribuzione 

di dividendo, dichiarata con modulo 103 del 24 agosto 2011, non avrebbe 

di fatto avuto luogo. 

D.  

L’8 dicembre 2011, l’AFC ha richiesto alla A._______ la copia del verbale 

dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 relativo alla 

distribuzione del dividendo di 100'000 franchi, con scadenza al 24 agosto 

2011, nonché del verbale relativo all’annullamento di detta distribuzione. 

E.  

Il 22 dicembre 2011, la A._______ ha trasmesso all’AFC una copia del 

verbale dell’assemblea straordinaria degli azionisti del 22 dicembre 2011, 

sancente l’annullamento del precedente verbale del 25 luglio 2011 e quindi 

anche della deliberazione di distribuzione del dividendo di 100'000 franchi. 

F.  

Con scritto 16 febbraio 2012, l’AFC ha comunicato alla A._______ che, 

nella misura in cui secondo il modulo 103 da lei trasmesso il 10 agosto 

2011 la scadenza del dividendo si sarebbe verificata in data 24 agosto 

2011, la decisione di revoca del versamento di tale dividendo intervenuta 

solo successivamente, ossia il 22 dicembre 2011, non avrebbe alcun 

influsso sulla sussistenza del credito fiscale d’imposta preventiva di 

35'000 franchi sorto in virtù della legge. L’AFC ha altresì informato la 

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A._______ che la rinuncia alla distribuzione del dividendo, se da lei 

confermata, costituirebbe di principio un versamento suppletivo soggetto 

alla tassa di emissione di bollo. Per tale motivo, l’AFC ha invitato la 

A._______ a compilare il modulo 4. 

G.  

Con scritto 23 marzo 2012, la A._______ – per il tramite del suo rappresen-

tante – ha precisato di aver rinunciato a posteriori alla distribuzione del 

dividendo, in quanto dopo aver deliberato il dividendo stesso, si sarebbe 

trovata con una mancanza di liquidità dovuta a mancati incassi e pagamen-

ti da parte dei debitori: anziché chiudersi con un utile lordo di 180'831 fran-

chi – di cui 71'660 franchi destinati a coprire le perdite riportate, 8'268 fran-

chi attribuiti alle riserve e 100'000 franchi da distribuire quale dividendo 

lordo – l’esercizio 2010 si sarebbe invero concluso con una perdita di 

67'077 franchi, sicché non vi sarebbe alcun dividendo da distribuire. Dopo 

una revisione straordinaria, eseguita dalla fiduciaria C._______, con sede 

ad Y._______, sarebbero emerse gravi lacune ed errori nell’allestimento 

della contabilità relativa all’esercizio 2010. Per questo motivo, la 

A._______ avrebbe poi apportato le necessarie correzioni, con 

conseguente annullamento della distribuzione del dividendo. 

H.  

Su richiesta dell’AFC, la A._______ le ha poi trasmesso copia del verbale 

dell’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012 relativa all’appro-

vazione dei conti 2010 e del bilancio e conto economico per l’esercizio 

2010 rivisitato e corretto, così come dei conti relativi al 2009 e al 2011. 

I.  

Con scritto 4 luglio 2012, l’AFC ha informato la A._______ di non poter 

prendere in considerazione i predetti documenti per il rimborso dell’imposta 

preventiva, per gli stessi motivi già annunciati con scritto 16 febbraio 2012. 

Essa ha dunque nuovamente invitato la predetta società a voler dichiarare 

per mezzo del modulo 4 la rinuncia al versamento del dividendo. 

J.  

Con scritto 19 luglio 2012, la A._______ ha postulato l’emanazione di una 

decisione formale circa la sua richiesta di rimborso dell’imposta preventiva 

di 35'000 franchi, ribadendo i motivi che l’hanno portata ad annullare la 

distribuzione del dividendo di 100'000 franchi. 

K.  

Con decisione 4 luglio 2014, l’AFC ha formalmente respinto la domanda di 

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restituzione dell’imposta preventiva, in quanto la rinuncia alla distribuzione 

del dividendo è intervenuta dopo la sua scadenza e non ha pertanto alcun 

influsso sull’esistenza del credito d’imposta preventiva, qui confermato, 

così come già annunciato alla A._______ nella precedente 

corrispondenza. Essa ha poi ritenuto la sussistenza di un versamento 

suppletivo in rapporto alla rinuncia alla distribuzione del dividendo e 

imposto la A._______ al pagamento della tassa di bollo d’emissione 

dell’importo di 650 franchi, più un interesse di mora del 5% sull’ammontare 

di 650 franchi a calcolare dal 30 luglio 2012. 

L.  

Con reclamo 2 settembre 2014, la A._______ ha impugnato detta 

decisione ribadendo la richiesta di rimborso dell’imposta preventiva di 

35'000 franchi e i motivi che l’hanno condotta ad annullare la distribuzione 

del dividendo. Essa ha poi sottolineato di essersi spontaneamente 

« denunciata » all’AFC in data 21 novembre 2011, sicché la rinuncia alla 

distribuzione del dividendo e la relativa necessaria correzione dei conti e 

dei bilanci – a suo avviso, qualificabile di « Bilanzberichtigung » – sarebbe 

intervenuta prima dell’apertura di un qualsiasi controllo ufficiale fiscale. 

Nella misura in cui il conto annuale 2010 corretto, approvato 

dall’assemblea generale degli azionisti in data 23 aprile 2012, sarebbe 

stato utilizzato ed ammesso quale base per la tassazione dell’esercizio 

2010, lo stesso dovrebbe valere anche dal profilo dell’imposta preventiva. 

Le correzioni da essa operate giustificherebbero dunque il postulato 

rimborso dell’imposta preventiva. 

M.  

Con decisione su reclamo del 9 novembre 2015, l’AFC (di seguito: l’autorità 

inferiore) ha confermato la decisione 4 luglio 2014, ribadendo in sostanza 

l’insussistenza dei presupposti per un rimborso dell’imposta preventiva. 

N.  

Avverso la predetta decisione, la A._______, con sede a X._______ (di 

seguito: ricorrente) – per il tramite della sua rappresentante – si aggrava 

ora dinanzi al Tribunale amministrativo federale con ricorso 10 novembre 

2015. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa postula l’annullamento 

della decisione impugnata nonché della precedente decisione 4 luglio 2014 

dell’autorità inferiore, con il conseguente riconoscimento del rimborso 

dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, oltre accessori. Ribadendo in 

sostanza quanto già allegato dinanzi all’autorità inferiore, la ricorrente 

lamenta un apprezzamento incompleto e inesatto della fattispecie da parte 

dell’AFC. A suo avviso, la correzione del bilancio e il relativo l’annullamento 

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della distribuzione del dividendo di 100'000 franchi dovrebbe avere effetto 

ex tunc, la ricorrente sottolinea che i suoi azionisti avrebbero agito in buona 

fede durante l’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 e nel 

deliberare l’approvazione dei conti e la distribuzione del dividendo di 

100'000 franchi, non essendo all’epoca al corrente della reale situazione 

finanziaria della società e delle irregolarità nella tenuta della contabilità. In 

tale evenienza, andrebbe constata la nullità della predetta deliberazione 

nonché del dividendo deciso in tale occasione.  

O.  

Con risposta 4 marzo 2016, l’autorità inferiore ha in sostanza postulato il 

rigetto del predetto ricorso. 

P.  

Ulteriori fatti e argomenti verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del precedente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come nel caso concreto – sono impugnabili 

dinanzi al Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1966 

sull’imposta preventiva [LIP, RS 642.21] in combinato disposto con l’art. 32 

LTAF). La procedura è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga 

altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). Ne discende che lo scrivente Tribunale risulta 

competente per dirimere la presente vertenza. 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla 

legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul 

diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che respinge la domanda di 

rimborso dell’imposta preventiva della ricorrente e la condanna al 

pagamento della tassa di bollo d’emissione. Poiché la decisione impugnata 

comporta un onere pecuniario per la ricorrente, quest’ultima risulta 

legittimata a ricorrere ex art. 48 cpv. 1 PA.  

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1.3 Oltre all’annullamento della decisione su reclamo del 9 novembre 2015 

dell’autorità inferiore, la ricorrente postula altresì l’annullamento della 

precedente decisione 4 luglio 2014. Sennonché, tenuto conto dell’effetto 

devolutivo della procedura di ricorso (cfr. DTF 134 II 142 consid. 1.4; 129 

II 438 consid. 1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2878/2013 del 

21 novembre 2013 consid. 1.3), soltanto la decisione su reclamo del 

9 novembre 2015 dell’autorità inferiore risulta impugnabile dinanzi allo 

scrivente Tribunale. Le censure sollevate avverso la decisione 4 luglio 

2014 sono pertanto qui irricevibili.  

1.4 Visto quanto precede, il ricorso – su riserva di quanto precisato al 

consid. 1.3 che precede – è ricevibile in ordine e deve essere esaminato 

nel merito dallo scrivente Tribunale. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

In particolare, ai sensi dell’art. 49 lett. b PA, l’accertamento dei fatti è 

incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova 

determinanti per la decisione non sono stati presi in considerazione 

dall’autorità inferiore. L’accertamento è invece inesatto allorquando 

l’autorità ha omesso d’amministrare la prova di un fatto rilevante, ha 

apprezzato in maniera erronea il risultato dell’amministrazione di un mezzo 

di prova, o ha fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in 

contraddizione con gli atti dell’incarto, ecc. (cfr. sentenza del TAF A-

3440/2012 del 21 gennaio 2014 consid. 2.1.2 con i numerosi rinvii). 

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 con-

sid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, 

pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio 

del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti sponta-

neamente a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo 

se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») 

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l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono 

evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non è quindi 

assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di 

collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2b). Il 

dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorren-

te che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, 

in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 consid. 1; MOOR/POLTIER, 

op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Stante l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o eccezio-

nalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore. Anche se 

la procedura di ricorso è retta in maniera generale dal principio della 

massima inquisitoria, non spetta tuttavia alle autorità di ricorso ricostruire 

la fattispecie determinante per la decisione (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3; decisione della Com-

missione federale di ricorso in materia di contribuzioni [CRC] del 21 giugno 

2004 in: Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione 

[GAAC] 68.156 consid. 3bb). Nel contesto della procedura di ricorso si 

tratta piuttosto di esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’au-

torità inferiore e, nel caso particolare, di confermarla o di completarla. In 

principio, allorquando l’autorità ammette interamente o in parte il ricorso, 

essa statuisce sul medesimo affare (decisione di natura riformatoria; art. 61 

cpv. 1 PA ab initio). Eccezionalmente, sussiste anche la possibilità di 

rinviare la causa all’autorità inferiore con istruzioni imperative, affinché 

renda una nuova decisione (decisione di natura cassatoria; art. 61 cpv. 1 

PA in fine). Siffatto rinvio si giustifica segnatamente nel caso in cui altri 

elementi relativi alla fattispecie devono essere constatati e che la proce-

dura di amministrazione delle prove risulta essere troppo gravosa (cfr. [tra 

le tante] sentenza del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3 

con rinvii). In una simile evenienza si intende salvaguardare il principio 

della doppia istanza di giudizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente 

contestare questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi, ciò che 

sarebbe escluso se lo scrivente Tribunale statuirebbe (cfr. GAAC 68.156 

consid. 3bb con rinvii). Anche se il Tribunale è competente per procedere 

a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare la fattispecie, è preferibile infine 

che sia l’autorità inferiore, peraltro la più prossima in materia, a pronunciar-

si sulla causa. Il rinvio è invece indispensabile allorquando appare che la 

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fattispecie determinante è stata manifestamente constatata in maniera 

inesatta o incompleta e che conseguentemente, ciò configura una grave 

violazione dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi, una decisione di natura 

riformatoria emanata dal Tribunale non entra più in linea di conto (cfr. [tra 

le tante] sentenza del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3 

con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, n. 3.197 segg.). 

3.  

In concreto, litigiosa è unicamente la domanda di rimborso dell’imposta 

preventiva dell’importo di 35'000 franchi respinta dall’AFC e postulata dalla 

società ricorrente in rapporto alla distribuzione di dividendo di 100'000 fran-

chi decisa dall’assemblea generale degli azionisti in data 25 luglio 2011, 

con scadenza al 24 agosto 2011, poi revocata retroattivamente dall’assem-

blea straordinaria degli azionisti in data 22 dicembre 2011. 

Ciò sancito, prima di pronunciarsi al riguardo (cfr. consid. 3.6 del presente 

giudizio), qui di seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili 

alla presente fattispecie in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro 

sotto forma di dividendo e alla nascita della relativa imposta preventiva 

(cfr. considd. 3.1 – 3.4 del presente giudizio), nonché in rapporto alla loro 

annullabilità in presenza di una deliberazione dell’assemblea generale 

nulla o annullabile (cfr. consid. 3.4.2 del presente giudizio), rispettivamente 

di storni o rettifiche contabili (consid. 3.4.3 del presente giudizio). 

3.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta 

preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata 

dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i redditi 

di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limitata o 

cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da una 

persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).  

L’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva 

(OIPrev, RS 642.211) considera reddito imponibile di azioni, ogni 

prestazione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti 

di partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere 

di rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.; [tra le tante] 

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sentenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.1.1; A-

2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.2 con rinvii).  

3.2  

3.2.1 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, 

il quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva 

(cfr. art. 10 cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Giusta l’art. 16 cpv. 1 

lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni dopo che è sorto il 

credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il credito fiscale sorge alla 

scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 cpv. 1 LIP). Un interesse 

di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, sugli importi di imposta non 

ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 fino al giorno del 

pagamento (cfr. art. 16 cpv. 2 LIP in combinato disposto con l’art. 1 

dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale delle 

finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preventiva 

[RS 642.212]; [tra le tante] sentenze del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 

2016 consid. 5.6 con rinvii; A-570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.3). 

3.2.2 La nozione di « scadenza » ai sensi dell’art. 12 cpv. 1 LIP per la de-

terminazione della nascita del credito fiscale è di principio quella del diritto 

civile (cfr. sentenze del TAF A-570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.4 

con rinvii; A-5056/2012 del 16 luglio 2013 consid. 2.4; MICHAEL BEUSCH, in: 

Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über 

die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 21 

ad art. 12 LIP; W. ROBERT PFUND, Die eidgenössischen Steuern, Zölle und 

Abgaben, Verrechnungssteuer, Parte I, 1971, n. 2.2 ad art. 12 LIP). Nel 

caso in disamina, determinante è la scadenza di diritto civile dei dividendi, 

equivalente alla scadenza del credito di imposta preventiva. 

3.2.3 L’utile netto dell’esercizio annuale di una società per azioni viene di 

regola distribuito agli azionisti sotto forma di dividendo. Giusta l’art. 675 

cpv. 1 CO, il dividendo può essere prelevato solo sopra l’utile risultante dal 

bilancio e sulle riserve all’uopo costituite. Detto dividendo non scade tutta-

via con il decorrere dell’esercizio annuale, bensì prima, ossia non appena 

l’assemblea generale degli azionisti ha determinato l’utile d’esercizio ed 

emanato un’apposita decisione al riguardo. Giusta l’art. 698 cpv. 2 cifra 4 

CO, l’approvazione del conto annuale, come pure la deliberazione 

sull’impiego dell’utile risultante dal bilancio, in modo particolare la determi-

nazione del dividendo e della partecipazione agli utili sono poteri intrasmis-

sibili che spettano all’assemblea generale. Tali poteri intrasmissibili non 

possono essere esercitati dagli altri organi della società. Di norma, nel mo-

mento in cui l’assemblea generale delibera una distribuzione dei dividendi, 

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la stessa fissa immediatamente una data precisa per il loro pagamento; in 

tal caso, i dividendi sono reputati come scaduti alla predetta data. In caso 

contrario, ossia quando non viene stabilita una data determinata, i dividendi 

sono invece reputati come immediatamente scaduti (cfr. sentenza del TF 

2C_730/2013 del 4 febbraio 2014 consid. 3.4; sentenze del TAF A-

570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.4.1; A-5056/2012 del 16 luglio 

2013 consid. 2.4.1; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 33 ad art. 12 LIP). 

Conformemente alla scadenza di diritto civile, l’art. 21 cpv. 3 OIPrev, 

sancisce che se non è stabilita la data di scadenza del reddito, il termine di 

30 giorni decorre dal giorno in cui viene deliberata la distribuzione o, non 

dandosi una deliberazione, dal giorno della distribuzione del reddito. Ne 

discende che, sia secondo il diritto civile, che il diritto fiscale, il giorno della 

scadenza del dividendo – immediata o ad una determinata data – e della 

conseguente nascita del relativo credito d’imposta preventiva sulla base 

della decisione dell’assemblea generale, può di principio essere sempre 

determinato (cfr. sentenze del TAF A-570/2014 del 19 settembre 2014 

consid. 4.4.2 con rinvii; A-5056/2012 del 16 luglio 2013 consid. 2.4.3). 

3.3 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 1 LIP) nonché nel procedere con il versamento 

dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-

5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.3; A-2078/2016 del 1° novembre 

2016 consid. 5.3 con rinvii). 

In tale contesto, giusta l’art. 39 cpv. 1 LIP, il contribuente deve indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere 

importanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di 

calcolo dell’imposta; egli è tenuto in particolare a produrre, su richiesta, tutti 

i documenti corredati dai giustificativi e da altra documentazione. In tal 

senso, al contribuente incombe un dovere di collaborazione, lo stesso 

essendo tenuto a fornire all’AFC tutte le informazioni necessarie 

all’accertamento dell’imposta preventiva. Se l’AFC ritiene che sussista una 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev, il contribuente 

A-8035/2015 

Pagina 11 

può da parte sua contestare il proprio assoggettamento all’imposta 

preventiva adducendo la controprova atta a dimostrare il contrario (cfr. [tra 

le tante] sentenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.4; 

A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.4 con rinvii). 

3.4  

3.4.1 Secondo la giurisprudenza e la prassi amministrativa, una volta sorto 

conformemente all’art. 12 LIP, un credito d’imposta preventiva continua a 

sussistere fino alla sua estinzione – segnatamente per effetto della prescri-

zione o del condono (cfr. artt. 17 e 18 LIP) – quand’anche le condizioni alla 

base della sua nascita vengano meno successivamente con effetto ex 

nunc. L’imposta preventiva avendo carattere formale, l’annullamento da 

parte dell’assoggettato di una prestazione imponibile non conduce in linea 

di principio alla soppressione pura e semplice di un credito fiscale nato ex 

lege. Eventuali accordi intervenuti successivamente tra le parti, di fatto non 

hanno pertanto alcuna influenza sul credito fiscale (cfr. A-1360/2006 del 

1° marzo 2007 consid. 5.1 con rinvii, confermata dal TF con sentenza 

2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008; cfr. parimenti sentenze del TAF A-

5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2; A-570/2014 del 19 settembre 

2014 consid. 4.6 con rinvii; A-4934/2013 del 4 settembre 2014 consid. 2.6 

con rinvii; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 10 ad art. 12 LIP con rinvii). 

3.4.2 In presenza di negozi giuridici nulli o annullabili ai sensi del diritto 

civile, tale principio va tuttavia qui relativizzato.  

3.4.2.1 Secondo la giurisprudenza, un negozio giuridico nullo o annullabile 

ai sensi del diritto civile, che per natura sarebbe di principio fiscalmente 

imponibile, non dà origine all’imposta preventiva allorquando i seguenti 

presupposti sono adempiuti cumulativamente: (i) sussiste un negozio giu-

ridico nullo o annullabile ai sensi del diritto civile; (ii) detto negozio giuridico 

nullo o annullabile viene retroattivamente annullato dai diretti interessati; 

(iii) i diretti interessati hanno agito in buona fede (cfr. sentenza del TAF A-

570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.5; decisione della CRC del 

3 ottobre 2003, in: GAAC 68.59 consid. 3b; BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 13 ad art. 12 LIP con rinvii; PFUND, op. cit., n. 1.14 ad art. 12 LIP). A 

contrario, allorquando i diretti interessati accettano volontariamente le 

conseguenze di un negozio giuridico nullo o annullabile, rispettivamente 

hanno agito in mala fede, si reputa detto negozio giuridico come soggetto 

all’imposta preventiva (cfr. BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 12 ad art. 12 LIP; 

PFUND, op. cit., n. 1.14 ad art. 12 LIP). 

A-8035/2015 

Pagina 12 

3.4.2.2 In rapporto alla buona fede, a difetto di norme di diritto pubblico, è 

l’art. 3 CC ad essere determinante (cfr. sentenza del TAF A-570/2014 del 

19 settembre 2014 consid. 4.5 con rinvii). Giusta l’art. 3 cpv. 1 CC, quando 

la legge fa dipendere un effetto giuridico dalla buona fede di una persona, 

la buona fede si presume. Giusta l’art. 3 cpv. 2 CC, nessuno può invocare 

la propria buona fede quando questa sia incompatibile con l’attenzione che 

le circostanze permettevano di esigere da lui. Si reputa che gli azionisti 

abbiano agito in mala fede in applicazione dell’art. 3 cpv. 2 CC, allorquando 

agendo con l’attenzione che le circostanze permettevano di esigere di loro, 

quest’ultimi avrebbero potuto avere piena conoscenza dell’irregolarità della 

decisione da essi pronunciata (cfr. sentenza del TAF A-570/2014 del 

19 settembre 2014 consid. 4.5 con rinvii). 

3.4.2.3 Perché l’imposta preventiva venga annullata, non è tuttavia suffi-

ciente che i diretti interessati abbiano agito in buona fede e annullato 

retroattivamente un negozio giuridico. Un negozio giuridico dev’essere 

effettivamente invalidato ai sensi del diritto civile o del diritto pubblico. Ciò 

è segnatamente il caso in presenza di una decisione cresciuta in giudicato 

della competente autorità, generalmente l’autorità civile. In tale evenienza, 

l’AFC è tenuta a rispettare la decisione civile che constata la nullità o 

annulla il negozio giuridico in maniera retroattiva. In tale contesto, qualora 

sia pendente dinanzi ad un’autorità civile una procedura mirata a consta-

tare la nullità o l’annullamento di un negozio giuridico, l’AFC sarà tenuta ad 

attendere che la relativa decisione cresca in giudicato su questa questione 

preliminare, prima di potersi pronunciare circa la questione principale 

dell’assoggettamento all’imposta preventiva (cfr. BEUSCH, VStG-Kommen-

tar, n. 14 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 LIP). Qualora 

tuttavia detta autorità civile non si sia pronunciata sulla questione prelimi-

nare, rispettivamente i diretti interessati non si siano rivolti a quest’ultima 

per fare constatare la nullità o pronunciare l’annullamento del negozio 

giuridico, l’AFC – quale autorità competente per la questione principale – 

non è allora più legata al giudizio dell’autorità civile, sicché la stessa può 

pronunciarsi anche sulla questione preliminare (cfr. BEUSCH, VStG-

Kommentar, n. 15 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 LIP). 

3.4.2.4 Nel caso specifico della società anonima, giusta l’art. 706b cifra 3 

CO, è in particolare nulla la deliberazione dell’assemblea generale che 

viola le disposizioni sulla protezione del capitale. Tutte le deliberazioni 

dell’assemblea generale che violano le prescrizioni sul prelievo legale 

dell’utile sono pertanto nulle. Ciò è segnatamente il caso allorquando la 

decisione sull’impiego dell’utile e la sua distribuzione agli azionisti sotto 

forma di dividendo (cfr. art. 660 CO) viene pronunciata senza che sussista 

A-8035/2015 

Pagina 13 

il necessario capitale proprio liberamente disponibile, ossia senza che 

sussistano l’utile risultante dal bilancio e le riserve costituite a tale scopo, 

in violazione dell’art. 675 cpv. 2 CO. Tale è altresì il caso allorquando la 

società libera semplicemente la parte bloccata delle riserve legali generali 

(art. 671 CO) al fine di costituite un utile risultante dal bilancio, che di fatto 

invero non esiste. In virtù dell’art. 731 cpv. 3 CO, la decisione sull’appro-

vazione del conto annuale e del conto di gruppo e sull’impiego dell’utile 

risultante dal bilancio è altresì nulla, allorquando quest’ultima non è 

suffragata dalla necessaria relazione di revisione dell’Ufficio di revisione ai 

sensi dell’art. 731 cpv. 1 CO. Negli altri casi, ossia quando per il prelievo 

legale dell’utile vengono disattese delle mere formalità, la deliberazione 

dell’assemblea generale è invece solo annullabile ai sensi dell’art. 706 CO, 

purché essa venga contestata entro due mesi dalla data dell’assemblea 

generale ai sensi dell’art. 706a cpv. 1 CO (cfr. sentenza del TAF A-

570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.7; PETER BÖCKLI, Schweizer 

Aktienrecht, 4a ed. 2009, pag. 1526 n. 547). 

3.4.3 In assenza di un negozio giuridico nullo o annullabile in virtù del diritto 

civile, un’imposta preventiva può ancora essere eccezionalmente annullata 

in virtù della prassi amministrativa denominata « Stornopraxis », qualora 

quest’ultima risulti applicabile.  

3.4.3.1 Secondo detta prassi, eventuali storni e rettifiche contabili (« Storni 

und Nachtragsbuchungen ») operate dal contribuente vengono riconosciuti 

in via eccezionale dall’AFC alle seguenti condizioni restrittive: 

(1) La prestazione imponibile viene contabilizzata prima di un qualsiasi 

controllo dell’AFC e la contabilizzazione di detta prestazione 

interviene in maniera corretta durante l’esercizio contabile in causa, 

perlomeno prima dell’approvazione del conto annuale da parte 

dell’assemblea generale e al più tardi un anno dopo la fine 

dell’esercizio contabile in causa. 

(2) Qualora invece il conto annuale sia già stato approvato dall’assem-

blea generale, la rettifica contabile è riconosciuta solamente se è 

stata effettuata prima di un qualsiasi controllo dell’AFC, purché la 

prestazione imponibile non sia stata effettuata in mala fede o, per 

giunta, in violazione delle norme sulla tenuta della contabilità com-

merciale (cfr. art. 957 segg. CO). Si considera che una prestazione 

imponibile è stata effettuata « in mala fede », qualora, ad esempio, si 

è manifestamente voluto procedere ad una « distribuzione dissimu-

lata di utile » e che ci si trovi, perlomeno oggettivamente, in presenza 

di una sottrazione d’imposta. Ciò è segnatamente il caso allorquando 

A-8035/2015 

Pagina 14 

delle prestazioni non vengono contabilizzate oppure delle fatture 

fittizie vengono contabilizzate (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 

dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; cfr. [tra le tante] sentenza del TAF 

A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2 con rinvii; BEUSCH, 

VStG-Kommentar, n. 17 ad art. 12 LIP con rinvii). 

In sostanza, una rettifica contabile non viene mai riconosciuta se la stessa 

interviene soltanto successivamente ad un controllo dell’AFC – ossia a 

causa di detto controllo – o se la prestazione imponibile in questione è stata 

fornita in mala fede o in contrasto con le norme sulla tenuta della contabilità 

(cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; sen-

tenze del TAF A-5508/2015 del 10 maggio 2017 consid. 3.5.2; A-

2637/2016 del 7 aprile 2017 consid. 2.8; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 18 

ad art. 12 LIP con rinvii).  

3.4.3.2 In materia di dividendi, il Tribunale federale ha già avuto modo di 

sancire – sulla base della dottrina unanime (cfr. [in particolare] PFUND, 

op. cit., n. 1.11 ad art. 12 LIP; BAUER-BALMELLI/KÜPFER/HOCHREUTENER, 

Die Praxis der Bundessteuern, Stempelabgaben und Verrechnungssteuer, 

Parte II, Vol. II, 2008, n. 18 e 22 ad art. 12 LIP; BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 18 ad art. 12 LIP) – che se il dividendo deciso da una società è scaduto, 

l’imposta preventiva è dovuta anche se i soci rinunciano ulteriormente al 

versamento o annullano la decisione relativa alla ripartizione del beneficio 

(cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 4.1 con 

rinvii; cfr. parimenti sentenze del TF 2C_730/2013 del 4 febbraio 2014 con-

sid. 3.5; 2C_116/2010 del 21 giugno 2010 consid. 2.2 [conferma giurispru-

denza). L’imposta preventiva è dovuta quand’anche la rinuncia interviene 

prima della scadenza del credito d’imposta (cfr. art. 16 cpv. 1 lett. c LIP). 

In tale contesto, il Tribunale federale ha altresì precisato che la 

« Stornopraxis », sviluppata in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro, 

non trova infatti applicazione in caso di rinuncia da parte degli azionisti alla 

distribuzione di dividendi scaduti (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 

dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1 con rinvii; BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 18 ad art. 12 LIP). Come visto (cfr. consid. 3.2.3 del presente giudizio), 

giusta l’art. 698 cpv. 2 lett. d CO, la decisione circa la distribuzione del 

dividendo e l’approvazione dei conti spettano all’assemblea generale degli 

azionisti. La legge non contiene regole sull’annullamento di una decisione 

presa dall’assemblea generale. Tuttavia, considerato il fatto che la 

decisione relativa alla distribuzione di un dividendo è una competenza 

inalienabile dell’assemblea generale e conformemente al principio del 

parallelismo delle forme, solamente quest’ultima può annullare la decisione 

A-8035/2015 

Pagina 15 

di distribuzione del dividendo. Un tale annullamento implica, inoltre, la 

modifica dei conti della società. Ora, l’approvazione dei conti è ugualmente 

una competenza inalienabile dell’assemblea generale. Una decisione 

d’annullamento, che risulta dal cambiamento di idea della maggioranza 

degli azionisti, ha solamente effetto ex nunc e non ex tunc (cfr. sentenza 

del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 4.2 con rinvio). 

3.5  

3.5.1 La Confederazione può riscuotere una tassa di bollo sui titoli, sulle 

quietanze di premi d’assicurazione e su altri documenti delle operazioni 

commerciali; ne sono eccettuati i documenti delle operazioni fondiarie e 

ipotecarie (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 della legge federale del 

27 giugno 1973 sulle tasse di bollo [LTB, RS 641.10]). Stante l’art. 5 cpv. 2 

lett. a LTB soggiacciono alla tassa di bollo d’emissione – poiché equiparati 

alla costituzione di diritti di partecipazione giusta l’art. 5 cpv. 1 LTB – i 

versamenti suppletivi che i soci fanno alla società, senza una corrispon-

dente controprestazione e senza aumento del capitale sociale iscritto nel 

registro di commercio o dell’ammontare versato sulle quote sociali della 

società cooperativa. La tassa d’emissione è dell’1% e va calcolata, quanto 

ai versamenti suppletivi, sul loro ammontare (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b LTB). 

Il credito fiscale in rapporto a dei versamenti suppletivi nasce all’atto del 

versamento (art. 7 cpv. 1 lett. e LTB) ed è esigibile 30 giorni dopo ch’esso 

è sorto (cfr. art. 11 lett. c LTB). 

3.5.2 L’art. 5 cpv. 2 LTB completa la regola dell’art. 5 cpv. 1 LTB esten-

dendo l’imposizione a tutti i versamenti suppletivi che i soci o gli azionisti 

fanno alla società che si possono spiegare soltanto con il rapporto di parte-

cipazione tra il socio/azionista e la società. Non vengono, invece, tassati i 

versamenti fatti dai soci (o azionisti) che poggiano su un altro fondamento 

giuridico (ad es. mutui veri e propri) o su una controprestazione. Sono 

naturalmente tassabili i versamenti suppletivi fatti da persone vicine ai soci 

e delle quali si fa uso al solo scopo di eludere la tassa (cfr. Messaggio del 

25 ottobre 1972 concernente una nuova legge federale sulle tasse di bollo, 

FF 1972 II 1068, 1081 [di seguito: Messaggio LTB]; ECKERT/PIGUET, in: 

Commentaire droits de timbre, n. 26 ad art. 5 LTB; STOCKAR/FAGET-

TI/FONTANA, Le tasse di bollo e l’imposta preventiva, 2aed. 1995, n. 3.12). 

Per versamento, va inteso ogni tipo di vantaggio concesso alla società, 

spiegabile soltanto con il rapporto di partecipazione tra il socio/azionista e 

la società. Orbene, la qualificazione di versamento suppletivo non 

presuppone l’esistenza di un abuso: è sufficiente che il vantaggio concesso 

alla società fosse riconoscibile (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del 

A-8035/2015 

Pagina 16 

2 novembre 2015 consid. 4.1.1; ECKERT/PIGUET, op. cit., n. 27 e 28 ad 

art. 5 LTB con rinvii; Messaggio LTB, FF 1972 II 1068, 1080 seg.).  

3.5.3 A differenza della nozione di versamento, quella di socio necessita di 

un’interpretazione formale. Un versamento suppletivo non può che essere 

effettuato dal titolare giuridico di diritti di partecipazione della società e non 

– su riserva dei casi d’abuso – da persone vicine ad essa (cfr. sentenza del 

TAF A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.1.2; ECKERT/PIGUET, 

op. cit., n. 30 ad art. 5 LTB con rinvii; Messaggio LTB, FF 1972 II 1068, 

1080 seg.). 

3.5.4 L’abbandono di crediti, di principio costituisce un versamento 

suppletivo accordato dal socio alla società che, come tale, soggiace alla 

tassa di bollo d’emissione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. sentenze 

del TF 2C_1095/2015 del 27 maggio 2016 consid. 5.3.1; 2C_115/2007 

dell’11 febbraio 2008 consid. 7.2 con rinvii; sentenze del TAF A-1449/2015 

del 2 novembre 2015 consid. 4.1.3; A-4188/2009 del 1° settembre 2011 

consid. 3.2 con rinvii; ECKERT/PIGUET, op. cit., n. 37 ad art. 5 LTB con rinvii; 

STOCKAR/FAGETTI/FONTANA, op. cit., n. 3.19; DUSS/VON AH/SIEBER, in: 

Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, n. 58 segg. ad art. 5 LTB). 

3.6  

3.6.1 In concreto, come giustamente rilevato l’autorità inferiore nella deci-

sione impugnata ed incontestato dalla stessa società ricorrente, dal formu-

lario 103 del 10 agosto 2011 agli atti risulta chiaramente che l’assemblea 

generale degli azionisti ha deliberato un dividendo di 100'000 franchi in 

data 25 luglio 2011 e fissato la scadenza al 24 agosto 2011 (cfr. atto n. 10 

dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore [di seguito: inc. AFC]). In data 

5 settembre 2011, la ricorrente ha poi provveduto al versamento della 

relativa imposta preventiva di 35'000 franchi. In virtù della legge, il credito 

d’imposta preventiva risulta pertanto a priori essere sorto in data 24 agosto 

2011, per stessa volontà della società ricorrente (cfr. considd. 3.2.2 e 3.2.3 

del presente giudizio). Detto dividendo non risulta essere stato versato agli 

azionisti. In data 22 dicembre 2011, l’assemblea straordinaria degli 

azionisti della società ricorrente ha poi deliberato l’annullamento del 

predetto dividendo (cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC; doc. F prodotto dalla 

ricorrente) e postulato il rimborso della corrispettiva imposta preventiva con 

scritto 21 novembre 2011 (cfr. doc. G prodotto dalla ricorrente). 

In tali circostanze, si tratta dunque di stabilire se l’annullamento del divi-

dendo comporta l’annullamento della relativa imposta preventiva. Per 

rispondere a detto quesito, determinante è la questione a sapere se 

A-8035/2015 

Pagina 17 

l’annullamento è riconducibile ad (a) una deliberazione nulla o annullabile 

dell’assemblea generale ai sensi del diritto civile (cfr. consid. 3.4.2 del 

presente giudizio) oppure (b) ad una semplice rettifica contabile in rapporto 

alla rinuncia al dividendo da parte degli azionisti (cfr. consid. 3.4.3 del 

presente giudizio). A tal fine, va qui esaminata la motivazione alla base 

della domanda di restituzione dell’imposta preventiva addotta dalla 

ricorrente dinanzi all’autorità inferiore (cfr. consid. 3.6.2 che segue) e 

dinanzi allo scrivente Tribunale (cfr. consid. 3.6.3 che segue). 

3.6.2  

3.6.2.1 Dinanzi all’autorità inferiore, la società ricorrente ha a più riprese 

giustificato l’annullamento del dividendo di 100'000 franchi adducendo che 

l’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011 avrebbe deliberato 

detto dividendo sulla base di una versione del conto annuale 2010 costella-

ta di una serie di errori ed omissioni, non note a quel momento, nonché del 

rapporto di revisione limitata dell’allora ufficio di revisione, D._______, con 

sede a Z._______, del 14 giugno 2011 (cfr. doc. E prodotto dalla ricorrente) 

dal quale sarebbe risultato un utile di bilancio pari a 109'171 franchi al 

31 dicembre 2010, permettente pertanto l’attribuzione a riserva legale di 

8'268 franchi e la distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi. Di fatto, 

sarebbe soltanto nel mese di ottobre 2011 – ossia quando si sarebbero 

manifestate difficoltà di liquidità e ritardi nei pagamenti ai creditori – che la 

società si sarebbe poi accorta dell’inesattezza della sua contabilità. In tale 

occasione, essa avrebbero riscontrato delle gravi lacune e negligenza 

nell’operato dell’allora suo responsabile finanziario, il signor E._______, 

membro del consiglio d’amministrazione. Di fatto, egli avrebbe 

ulteriormente aggravato la situazione finanziaria della società con una 

gestione contabile lacunosa e costellata di errori, nonché tramite malversa-

zioni di complessivi 40'000 franchi tramite versamenti addebitati a conti 

della società. In tali circostanze, la ricorrente ha licenziato immediatamente 

il suo responsabile finanziario. Nel contempo, l’assemblea straordinaria 

degli azionisti del 22 dicembre 2011 ha provveduto alla sostituzione 

dell’ufficio di revisione, nominando al suo posto la fiduciaria C._______, 

con sede ad Y._______. In tale occasione, gli azionisti hanno altresì 

provveduto all’annullamento immediato della precedente deliberazione 

dell’assemblea generale del 25 luglio 2011 e del relativo dividendo di 

100'000 franchi (cfr. doc. F prodotto dalla ricorrente). Tale decisione è stata 

confermata dall’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012 

(cfr. doc. M prodotto dalla ricorrente). È dunque sulla base della versione 

rettificata del conto annuale 2010, che la ricorrente ha postulato la 

restituzione dell’imposta preventiva (cfr. doc. G prodotto dalla ricorrente; 

reclamo del 2 settembre 2014, pag. 2 segg.). 

A-8035/2015 

Pagina 18 

3.6.2.2 Da quanto precede, risulta chiaramente che dinanzi all’AFC la 

società ricorrente ha sollevato l’inesattezza della sua contabilità per giustifi-

care l’annullamento del dividendo, ponendo l’accento sulle rettifiche da lei 

apportate alla sua contabilità, senza tuttavia mettere espressamente in 

dubbio la validità della deliberazione dell’assemblea generale del 25 luglio 

2011. Così facendo, essa non ha fatto che invocare l’annullamento della 

prestazione valutabile in denaro nella forma di un dividendo sulla base 

della « Stornopraxis ». Sennonché, così come giustamente rilevato 

dall’autorità inferiore, in presenza di una valida deliberazione sulla distribu-

zione del dividendo dell’assemblea generale, la « Stornopraxis » non trova 

applicazione in caso di rinuncia al dividendo da parte degli azionisti 

(cfr. consid. 3.4.3.2 del presente giudizio). Come visto, secondo la costante 

giurisprudenza del Tribunale federale, le rettifiche apportate ai bilanci e ai 

conti economici, così come la decisione dell’assemblea straordinaria di 

annullare detto dividendo, non hanno alcun effetto retroattivo, bensì unica-

mente ex nunc (cfr. consid. 3.4.3.2 del presente giudizio). Di conseguenza, 

la domanda di restituzione dell’imposta preventiva andrebbe qui respinta. 

In presenza di un abbandono di credito, andrebbe altresì confermata pure 

la tassa di bollo d’emissione di 650 franchi posta a carico della ricorrente 

(cfr. consid. 3.5.4 del presente giudizio). 

3.6.3  

3.6.3.1 Dinanzi allo scrivente Tribunale, facendo riferimento a quanto già 

sollevato dinanzi all’autorità inferiore, la società ricorrente ha poi dichiarato 

che poiché la distribuzione di dividendo di 100'000 franchi deliberata il 

25 luglio 2011 era fondata su di un conto annuale errato che, benché 

verificato dall’ufficio di revisione, non rispecchiava la reale situazione 

patrimoniale della società, la stessa andava considerata nulla o comunque 

annullabile con effetto ex tunc (cfr. ricorso 10 dicembre 2015, pag. 4). In 

tale contesto, essa ha sottolineato che gli azionisti avrebbero sempre agito 

in buona fede, gli stessi – in presenza del rapporto di revisione dell’ufficio 

di revisione – non potendo essere assolutamente al corrente delle irregola-

rità nella contabilità cagionate dal responsabile finanziario e dunque 

dell’inesistenza di utile risultante dal bilancio (cfr. ricorso 10 dicembre 

2015, pag. 8 segg.).  

3.6.3.2 Al riguardo, il Tribunale non può che constatare come da un esame 

degli atti dell’incarto non risulti che la società ricorrente abbia mai formal-

mente sollevato la nullità della deliberazione dell’assemblea generale del 

25 luglio 2011 dinanzi alle competenti autorità civili e neppure dinanzi 

all’autorità inferiore. Di fatto, la ricorrente si è infatti limitata ad annullare lei 

stessa detta deliberazione in occasione dell’assemblea straordinaria del 

A-8035/2015 

Pagina 19 

22 dicembre 2011 (cfr. doc. F prodotto dalla ricorrente), formalizzando 

l’annullamento in occasione dell’assemblea generale degli azionisti del 

23 aprile 2012 (cfr. doc. M prodotto dalla ricorrente). È solo dinanzi allo 

scrivente Tribunale che la stessa parla espressamente di nullità. Così 

facendo, la ricorrente ha di fatto modificato la propria motivazione dinanzi 

allo scrivente Tribunale, adducendo nuove censure giuridiche a sostegno 

della sua tesi. Orbene, vista la loro natura, dette censure avrebbero potuto 

essere sollevate espressamente dalla ricorrente già dinanzi all’autorità 

inferiore nel rispetto del suo dovere di collaborazione (cfr. considd. 2.1 

e 3.3 del presente giudizio), evitando pertanto – qualora la nullità si fosse 

avverata fondata – la presente procedura di ricorso. In tale contesto, si 

pone la questione a sapere se dette censure debbano comunque essere 

esaminate dallo scrivente Tribunale oppure deferite all’autorità inferiore, 

mediante rinvio degli atti. In ogni caso, il loro esame presuppone che le 

stesse appaiano perlomeno verosimili.  

3.6.3.3 A tal proposito, il Tribunale constata che detta nuova censura non 

risulta a priori irricevibile, nella misura in cui la deliberazione dell’assem-

blea generale del 25 luglio 2011 è stata effettivamente annullata dalla 

società ricorrente durante l’assemblea straordinaria del 22 dicembre 2011 

e nulla agli atti lascia a prima vista pensare che gli azionisti avrebbero agito 

in mala fede (cfr. consid. 3.4.2.1 del presente giudizio). Benché detta 

censura sia stata sollevata dinanzi all’autorità inferiore soltanto in maniera 

implicita, occorrerebbe dunque qui accertare se di fatto la deliberazione 

dell’assemblea generale del 25 luglio 2011 possa essere effettivamente 

considerata nulla ai sensi dell’art. 706b CO e quindi comportare la nullità 

del dividendo di 100'000 franchi e della relativa imposta preventiva di 

35'000 franchi (cfr. consid. 3.4.2.4 del presente giudizio), la nullità potendo 

essere sollevata in ogni tempo. Tale non è ovviamente il caso per 

l’annullabilità ai sensi dell’art. 706 CO, la stessa dovendo essere sollevata 

entro 2 mesi dalla data dell’assemblea generale ex art. 706a CO mediante 

azione dinanzi alla competente autorità civile (cfr. consid. 3.4.2.4 del 

presente giudizio). Nulla agli atti lascia infatti pensare che detta 

deliberazione sia stata formalmente constata dinanzi alle competenti 

autorità, tant’è che la stessa ricorrente neppure lo sostiene. 

In assenza di un giudizio civile cresciuto in giudicato della competente 

autorità civile constatante la nullità della deliberazione dell’assemblea 

generale, detta questione preliminare risulta però di rilievo dell’AFC compe-

tente circa la questione principale relativa alla domanda di restituzione 

dell’imposta preventiva (cfr. consid. 3.4.2.3 del presente giudizio). In tali 

circostanze, non spetta dunque allo scrivente Tribunale pronunciarsi al 

A-8035/2015 

Pagina 20 

riguardo in questa sede. Al contrario, al fine di preservare il doppio grado 

di giurisdizione analogamente a quanto accade in caso di violazione del 

diritto di essere sentito, appare qui opportuno rinviare eccezionalmente la 

presente causa all’autorità inferiore in applicazione dell’art. 61 cpv. 1 PA 

(cfr. consid. 2.3 del presente giudizio), affinché la stessa esamini la sussi-

stenza o meno di una deliberazione dell’assemblea generale nulla. Come 

visto, se tale censura dovesse avverarsi fondata, non sussisterebbe infatti 

alcun dividendo, ciò che giustificherebbe la restituzione dell’imposta pre-

ventiva alla società ricorrente (cfr. consid. 3.4.2.1 del presente giudizio). 

Non potrebbe neppure essere ritenuta la sussistenza della rinuncia ad un 

dividendo e dunque di un abbandono di credito, ciò che giustificherebbe 

pertanto pure l’annullamento della relativa tassa di bollo d’emissione 

(cfr. consid. 3.5.4 del presente giudizio).  

3.6.4 Nella misura in cui la causa va rinviata all’autorità inferiore per nuovo 

giudizio ai sensi del consid. 3.6.3.3 del presente giudizio, la decisione su 

reclamo del 9 novembre 2015 va qui annullata con conseguente 

accoglimento – per quanto ricevibile (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio) 

– del ricorso 10 dicembre 2015 della società ricorrente. 

4.  

Di regola, le spese di procedura vanno addossate alla parte soccombente 

(cfr. art. 63 cpv. 1 PA; art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). In via eccezionale, le 

spese di procedura possono essere addossate alla parte vincente che le 

abbia cagionate violando le regole di procedura (cfr. art. 63 cpv. 3 PA). Tale 

è segnatamente il caso, allorquando la parte ricorrente ha violato il suo 

dovere di collaborazione comportando una procedura di ricorso dinanzi al 

Tribunale statuente che avrebbe potuto essere evitata, se la stessa avesse 

sollevato tempestivamente le censure e le prove pertinenti già dinanzi 

all’autorità inferiore (cfr. DTAF 2012/21 consid. 8.1; sentenze del TAF A-

6822/2016 del 6 luglio 2017 consid. 6.1; A-4417/2007 del 10 marzo 2010 

consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 4.52).  

Poiché nel caso in disamina, l’accoglimento del ricorso – per quanto 

ricevibile (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio) – e il rinvio della causa 

all’autorità inferiore in applicazione dell’art. 61 cpv. 1 PA è imputabile alla 

società ricorrente, ci si trova nella costellazione dell’art. 63 cpv. 3 PA. In 

tale evenienza, di principio si giustificherebbe di porre a suo carico le spese 

di procedura. Tuttavia, nella misura in cui l’autorità inferiore, prestando 

maggiore attenzione, avrebbe potuto notare ed esaminare le censure 

A-8035/2015 

Pagina 21 

sollevate dalla ricorrente in maniera implicita dinanzi ad essa, nel caso 

concreto si giustifica di prescindere in via del tutto eccezionale alla 

riscossione delle spese di procedura (cfr. art. 6 lett. b TS-TAF). In tali 

circostanze, alla crescita in giudicato del presente giudizio l’anticipo spese 

di 3'200 franchi versato a suo tempo dalla società ricorrente le verrà 

restituito, previa sua indicazione delle coordinate bancarie e postali sulle 

quali effettuare il versamento. Visto quanto precede, non vi è altresì motivo 

di assegnate indennità di ripetibili alla ricorrente (cfr. art. 64 cpv. 1 PA; 

DTAF 2012/21 consid. 8.2). 

(il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

  

A-8035/2015 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ricevibile, il ricorso è accolto ai sensi del consid. 3.6.3.3, 

secondo cui la decisione su reclamo del 9 novembre 2015 è annullata e la 

causa rinviata all’autorità inferiore affinché emani un nuovo giudizio, previo 

esame delle censure sollevate dalla ricorrente dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. Alla crescita in giudicato del presente 

giudizio, l’anticipo spese di 3'200 franchi versato a suo tempo dalla 

ricorrente le verrà restituito, previa sua indicazione delle coordinate 

bancarie e postali sulle quali effettuare il versamento. 

3.  

Non vengono assegnate indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

 

Michael Beusch Sara Pifferi 

  

 

 

 

 

 

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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