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**Case Identifier:** e26e8c62-ecd8-5af1-bfde-d821d966ba2c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.12.2017 B-7062/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-7062-2016_2017-12-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-7062/2016 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l l ’ 8  d i c e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 

 
Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio),  

Stephan Breitenmoser, Ronald Flury,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______,   

2. B._______,  

…,   

entrambi patrocinati dall'avv. Dr. iur. Michael Mráz, 

Wenger & Vieli AG, Dufourstrasse 56,  

Casella postale 1285, 8034 Zurigo,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari 

FINMA,  

Laupenstrasse 27, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Ordine di astenersi dall'esercizio di un'attività assoggettata 

senza la necessaria autorizzazione / pubblicazione. 

 

B-7062/2016 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

In seguito ad una segnalazione di un investitore tedesco pervenutale 

all’inizio di aprile 2014, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari 

(FINMA) si è interessata all’attività di A._______ (…) e B._______ (…), 

cittadini … residenti a … (i ricorrenti), e di un terzo partecipante, cittadino 

… domiciliato a …, in seno al sedicente “…” (presunto Gruppo C._______), 

composto dalle società “C._______ SA” (CHE-…, iscritta dal …; attività di 

acquisizione di partecipazioni societarie; detenuta in parti uguali dai 

ricorrenti), “C._______ A… M… SA” (C._______ AM; CHE-…, iscritta dal 

…; attività fiduciaria e di gestione patrimoniale; detenuta a maggioranza 

dai ricorrenti), “C._______ F… and F… SA” (C._______ FF; CHE-…, 

iscritta dal …; senza attività; detenuta in parte dai ricorrenti), tutte e tre con 

sede a …, e “C._______ I… B… & P… C… AG” (C._______ IBPC; 

CHE‑…, iscritta dal …; senza attività; detenuta in parti uguali dai ricorrenti), 

con sede a … (…), oltre ad altre entità estere. 

B.  

B.a Mediante decisione superprovvisionale del 4 giugno 2015, la FINMA 

ha fatto ordine alle società C._______ SA/AM/FF/IBPC, nonché ai 

ricorrenti ed al terzo partecipante (tutti insieme, gli interessati), di astenersi 

dall’esercizio di un’attività assoggettata senza la necessaria autorizzazione 

e di farne pubblicità sotto qualsiasi forma, con la relativa comminatoria 

(dispositivo, cifra 1), ha incaricato due specialisti indipendenti (incaricati 

dell’inchiesta) di redigere un rapporto sull’attività degli interessati 

(dispositivo, cifre 2 a 7 e 10 a 12), ha richiesto ai registri di commercio dei 

Cantoni … e … di procedere alle iscrizioni e modifiche necessarie 

(dispositivo, cifre 8 e 9), ha ordinato il blocco di tutte le relazioni bancarie 

del presunto Gruppo C._______ (dispositivo, cifra 14), ha dichiarato le cifre 

1 a 15 del dispositivo immediatamente esecutive, togliendo l’effetto 

sospensivo ad un eventuale ricorso (dispositivo, cifra 15), ed ha assegnato 

agli interessati un termine fino al 3 luglio 2015 per prendere posizione sulle 

misure superprovvisionali (dispositivo, cifra 16), con indicazione dei rimedi 

di diritto.  

B.b Il 3 luglio 2015, prendendo posizione, per il tramite del loro legale, sulla 

decisione superprovvisionale, gli interessati hanno affermato di rinunciare 

ad impugnarla e di voler cooperare con la FINMA, contestando 

cionondimeno di aver violato il diritto svizzero, ed hanno simultaneamente 

formulato la richiesta di passare al tedesco come lingua di procedura.  

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Il 16 luglio 2015, la FINMA ha respinto questa richiesta, precisando tuttavia 

che gli interessati potevano continuare ad utilizzare il tedesco per le loro 

future prese di posizione.  

B.c Per quanto è dato di capire alla luce degli atti disponibili, la FINMA non 

ha emanato nessuna decisione provvisionale di conferma dei 

provvedimenti disposti in via supercautelare.       

C.  

Il 13 luglio 2015, gli incaricati dell’inchiesta hanno trasmesso alla FINMA 

un rapporto intermedio, redatto in tedesco (“Zwischenbericht”), nel quale 

hanno espresso, principalmente, il sospetto che la sedicente entità 

“C._______ (…) F… S…” (C._______ FS), con apparente sede a …, negli 

stessi uffici delle società C._______ SA/AM, avesse esercitato l’attività di 

accettazione di depositi del pubblico mediante la commercializzazione di 

diversi prodotti finanziari dal 2011 al 2014, riuscendo ad acquisire 104 

clienti, per un volume di fondi superiore a EUR 11'000'000.–. Gli incaricati 

dell’inchiesta hanno pure sottolineato di non sapere dove questi fondi si 

trovassero, paventando che gli interessi degli investitori fossero in pericolo. 

A conclusione del loro rapporto, essi hanno steso una lista di società, tutte 

estere, salvo una svizzera, aventi relazioni, non ancora chiarite, con i 

ricorrenti.     

D.  

Ad inizio ottobre 2015, gli incaricati hanno consegnato alla FINMA il loro 

rapporto d’inchiesta del 30 settembre 2015, al quale ha fatto seguito una 

breve lettera dell’8 ottobre 2015, in cui sono state precisate due 

informazioni in esso contenute. Gli accertamenti di fatto del rapporto 

d’inchiesta si riferiscono fondamentalmente a pretese raccolte di depositi 

del pubblico, da parte delle diverse società, susseguitesi nel tempo, alle 

quali facevano capo i ricorrenti, durante i periodi protrattisi, grosso modo, 

dal 1995 al 2004, dal 2004 al 2005, dal 2010 al 2014 e dal 2013 al 2015. 

In quanto di possibile rilevanza per la soluzione del presente litigio, i detti 

accertamenti saranno esposti, riassuntivamente, qui di seguito.      

D.a Dal 2013 al 2015, il presunto Gruppo C._______ avrebbe interagito, 

secondo il rapporto d’inchiesta, con un’altra configurazione societaria 

messa in piedi dai ricorrenti, ossia il presunto Gruppo D._______, che si 

componeva, principalmente, delle società di diritto tedesco, con sede a …, 

“D._______ D… E… mbH” (PDE; detenuta dalla società di diritto inglese 

“…”, di cui i ricorrenti erano gli azionisti unici in parti uguali), “D._______ 

D… E… GmbH” (PD1) e “D._______ D… Z… GmbH” (PD2), costituite tra 

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il … e il …. Schematicamente, i due presunti gruppi interagivano nel modo 

seguente: in base ad un contratto d’investimento, la PD1 trasferiva i fondi 

da essa raccolti presso gli investitori in Germania, come mutui postergati 

(“Nachrangdarlehen”), a C._______ IBPC, la quale li riversava poi sui 

propri conti bancari affinché C._______ AM potesse gestirli (somma 

trasferita dal 2013 al 2015: EUR 2'368'000.–). Un meccanismo simile 

operava tra C._______ IPBC e la PD2, senonché lo strumento finanziario 

di raccolta dei fondi consisteva in obbligazioni al portatore (“Inhaber-

Teilschuldverschreibungen”; somma trasferita dal 2014 al 2015: EUR 

4'352'000.–).     

D.b Dal 2010 al 2014, il rapporto d’inchiesta fa stato di un’attività di raccolta 

di capitali da parte dei ricorrenti, presumibilmente effettuata da … 

attraverso diverse società, tra cui C._______ FS e due altre entità con sede 

a …, mediante l’apertura di conti di deposito corredati di procure di 

gestione, per un totale di 105 clienti ed una somma gestita superiore a 

EUR 11'000'000.– (cfr. consid. C).    

D.c Dal 1995 al 2004, gli incaricati dell’inchiesta riferiscono di un preteso 

gruppo di società, con sedi a …, …., … e sull’…, che sembrava essere 

amministrato e diretto dai ricorrenti da …, in parte con l’aiuto di un paio 

d’altre persone, che avrebbe permesso la raccolta di fondi, mediante 

l’apertura di conti di deposito con procure di gestione durante il periodo dal 

2001 al 2004, per almeno fr. 146'618.–, EUR 368'103.– e USD 1'242'722.–

, presso 90 clienti. 

D.d Dal 2004 al 2005, il rapporto d’inchiesta rivela che i ricorrenti, per il 

tramite di una configurazione societaria in parte simile a quella descritta al 

consid. D.c, avrebbero raccolto, sempre mediante l’apertura di conti di 

deposito con procure di gestione, fr. 43'503.–, EUR 335'835.– e 

USD 565'737.–, presso 88 clienti.                

E.  

Il 2 dicembre 2015, gli interessati si sono espressi sul rapporto d’inchiesta. 

Essi hanno rilevato, principalmente, che le società del presunto Gruppo 

D._______ dovrebbero essere considerate come entità separate, sotto il 

profilo temporale ed organizzativo, dalle altre società che fossero 

appartenute, in passato, alla configurazione C._______, e che esse non 

sarebbero state meri strumenti di raccolta di fondi per C._______ IBPC, 

come dimostrerebbero la possibilità di disdire ad ogni momento i contratti 

d’investimento (cfr. consid. D.a) ed il carattere non esclusivo della 

cooperazione tra le parti. Gli interessati hanno inoltre sottolineato che la 

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FINMA non sarebbe competente ad indagare l’attività delle società 

coinvolte dal 1995, e ciò in mancanza di un collegamento sufficiente 

(“rechtsgenüglicher Anknüpfungspunkt”) con la Svizzera sia dal punto di 

vista personale, sia da quello degli effetti sul suolo elvetico della loro attività 

(“Persönlichkeits- oder Auswirkungsprinzip”). In proposito, essi hanno 

precisato che, dal punto di vista personale, la presenza dei ricorrenti negli 

uffici di … sarebbe stata tuttalpiù occasionale, e che, dal punto di vista degli 

effetti in Svizzera dell’attività delle loro società, il rapporto d’inchiesta non 

ne avrebbe repertoriato nessuno sufficiente a fondare la competenza della 

FINMA.   

F.  

Il 15 dicembre 2015, gli incaricati dell’inchiesta hanno segnalato la 

fattispecie descritta nel loro rapporto al Ministero pubblico ticinese, il quale 

ha aperto un procedimento penale a carico di C._______ SA ed altri. 

All’incarto non vi sono informazioni riguardo agli ulteriori sviluppi del detto 

procedimento, salvo il fatto che il procuratore generale ha emanato, il 

17 dicembre 2015, un ordine di perquisizione e di sequestro dei crediti di 

PD1 e PD2 nei confronti di C._______ IBPC, derivanti dai contratti di 

investimento conclusi tra le parti (cfr. consid. D.a).        

G.  

G.a Il 2 febbraio 2016, di loro propria iniziativa, gli interessati hanno ribadito 

alla FINMA, tra le altre cose, di considerare che l’attività espletata dal 

presunto Gruppo D._______ non violava alcuna norma del diritto svizzero, 

e che essa si svolgeva secondo uno schema (“Investitionsschema”) 

verificato dall’autorità di vigilanza tedesca sui mercati finanziari, ossia la 

“Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht” (BaFin).      

G.b Il 27 giugno 2016, gli incaricati dell’inchiesta hanno presentato alla 

FINMA un aggiornamento degli sviluppi delle loro investigazioni, nel quale 

hanno esposto, principalmente, la situazione finanziaria delle società del 

presunto Gruppo C._______.     

G.c Il 1° luglio 2016, la FINMA ha trasmesso agli interessati un “progetto 

provvisorio della fattispecie”, fissando loro un termine fino al 25 luglio 

seguente per un’eventuale presa di posizione, termine prorogato, su 

richiesta degli interessati, dapprima fino al 19 agosto, quindi fino al 

31 agosto 2016.  

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H.  

Il 31 agosto 2016, gli interessati hanno preso posizione sul progetto inviato 

loro dalla FINMA. In sostanza, lamentandosi dell’utilizzo indiscriminato di 

nozioni aventi un significato sia comune che giuridico, come quella di 

“gruppo”, e dell’espressione di giudizi di valore nel rapporto d’inchiesta, 

essi hanno espressamente contestato che i ricorrenti avessero espletato 

da … un’attività rilevante per la legislazione sui mercati finanziari dal 1995 

al 2015, con la precisazione che eventuali violazioni di legge relative al 

periodo dal 1995 al 2004, ammesso e non concesso che fossero occorse 

in Svizzera, sarebbero comunque prescritte. Essi hanno inoltre riaffermato 

che il presunto Gruppo D._______ costituiva una struttura conforme al 

diritto tedesco, ed hanno respinto il rimprovero che i ricorrenti non 

avrebbero collaborato con gli incaricati dell’inchiesta.      

I.  

Il 13 ottobre 2016, mediante decisione rivolta alle società C._______ 

SA/AM/FF/IBPC, ai ricorrenti e al terzo partecipante, la FINMA ha 

constatato che le società C._______ SA/AM/IBPC, in quanto gruppo, 

avevano accettato depositi del pubblico, a titolo professionale, senza 

disporre della necessaria autorizzazione, violando così gravemente il diritto 

della vigilanza (dispositivo, cifra 1), che le società C._______ SA/AM/IBPC 

non adempivano i requisiti per ottenere un’autorizzazione ad operare come 

banca, da cui il rifiuto di rilasciare loro un’autorizzazione a posteriori 

(dispositivo, cifra 2), e che i ricorrenti avevano accettato depositi del 

pubblico, a titolo professionale, senza disporre della necessaria 

autorizzazione, violando così gravemente il diritto della vigilanza 

(dispositivo, cifra 3); la FINMA ha disposto l’abbandono del procedimento 

nei confronti del terzo partecipante e della società C._______ FF 

(dispositivo, cifra 4); la FINMA ha ordinato la liquidazione delle società 

C._______ SA/AM/IBPC (dispositivo, cifra 5), nominato i liquidatori (gli 

incaricati dell’inchiesta; dispositivo, cifre 6 a 8), messo in guardia le società 

C._______ SA/AM/IBPC e i loro organi dalle conseguenze del non rispetto 

della decisione (dispositivo, cifre 9 e 10), dichiarato il fallimento delle 

società C._______ SA/AM (dispositivo, cifra 11) e fissato il momento di 

cessazione dell’attività delle società C._______ SA/AM/IBPC (dispositivo, 

cifra 12), ordinando la pubblicazione sul proprio sito Internet della 

liquidazione e della dichiarazione di fallimento, con le relative istruzioni agli 

uffici dei registri di commercio dei Cantoni … e … (dispositivo, cifre 13 a 

16); la FINMA ha revocato le misure provvisionali disposte con la decisione 

del 4 giugno 2015 nei confronti della società C._______ FF, dando le 

necessarie istruzioni al registro di commercio … (dispositivo, cifre 17 e 18); 

la FINMA ha confermato il blocco di tutte le relazioni di conto e di deposito 

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intestate alle società C._______ SA/AM/IBPC e ai ricorrenti, o di cui le 

stesse società o quest’ultimi fossero l’avente diritto economico, 

autorizzando i liquidatori a disporre dei valori patrimoniali bloccati 

(dispositivo, cifra 19); la FINMA ha ordinato ai ricorrenti di astenersi 

dall’esercizio di un’attività assoggettata senza la necessaria autorizzazione 

(dispositivo, cifra 20), con le relative comminatorie (dispositivo, cifre 21 e 

22), e previsto la pubblicazione sul proprio sito Internet della cifra 20 del 

dispositivo, per un periodo di dieci anni, ad avvenuta crescita in giudicato 

della decisione (dispositivo, cifra 23); per finire, la FINMA ha dichiarato 

immediatamente esecutive le cifre 5 a 8 e 11 a 18 del dispositivo, togliendo 

l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (dispositivo, cifra 24), e 

accollato solidalmente alle società C._______ SA/AM/IBPC e ai ricorrenti i 

costi sostenuti dagli incaricati dell’inchiesta fino al 13 ottobre 2016, ossia 

fr. 295'198.10, nonché i costi procedurali di fr. 145'000.– (dispositivo, cifre 

25 e 26).         

J.  

Il 16 novembre 2016, in disaccordo con questa decisione, i ricorrenti hanno 

adito il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, a titolo 

principale, l’annullamento della cifra 23 (pubblicazione) del dispositivo della 

decisione impugnata, oppure, in via subordinata, la riduzione della 

pubblicazione da dieci a cinque anni al massimo, e formulando istanza di 

adottare il tedesco come lingua della procedura.   

In sostanza, precisando innanzitutto di non contestare la cifra 3 del 

dispositivo (accertamento dell’accettazione da parte dei ricorrenti, a titolo 

professionale, di depositi del pubblico senza la necessaria autorizzazione), 

ma unicamente (“einzig und allein”) la cifra 23, i ricorrenti pretendono che 

solo il periodo dal 2010 al 2014 sia rilevante per accertare la raccolta di 

depositi del pubblico e, di conseguenza, per fissare la durata della 

pubblicazione, mentre gli altri periodi, con le relative società coinvolte, 

riportati nel rapporto d’inchiesta (cfr. consid. D) e ripresi nella decisione 

impugnata come “semplicemente illustrativi ed esemplificativi di un vero e 

proprio modus operandi adottato e costantemente rielaborato nel tempo” 

(decisione impugnata, § 83), non debbano essere, diversamente da quanto 

avrebbe fatto la FINMA, tenuti in conto (ricorso, §§ 13 a 16).  

A loro dire, per ponderare l’intensità della gravità della violazione della 

legislazione finanziaria, la FINMA avrebbe incluso periodi d’attività e 

società che non sarebbero in realtà pertinenti (“Anschliessend werden 

jedoch, bildlich gesprochen, Kraut und Rüben durcheinandergeworfen und 

Vorgänge angeführt, die mit der Feststellung der schweren Verletzung 

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aufsichtsrechtlicher Bestimmungen nicht zusammenhängen […]”; ricorso, 

§§ 28 a 32).    

I ricorrenti rimproverano inoltre alla FINMA di aver infranto sia il principio 

della legalità, per avere pronunciato una pena in base, perlomeno 

parzialmente, a meri sospetti (“Verdachtsstrafe”, ricorso, § 33), sia il 

principio della proporzionalità, per non aver effettuato un vero e proprio 

bilanciamento degli interessi pubblici e privati in gioco, nonostante la 

profonda incisività della pubblicazione sui loro diritti personali, tanto più alla 

luce della sua durata di dieci anni e del fatto che essa, avvenendo su 

Internet, diventerebbe, in fin dei conti, illimitata nel tempo e nello spazio 

(ricorso, §§ 34 a 39).   

In caso d’ammissione della gravità della violazione loro imputata, i ricorrenti 

perorano la sproporzionalità della durata di dieci anni della pubblicazione, 

anche in virtù del suo carattere penale, per cui richiedono che essa sia 

ridotta, in conformità con la giurisprudenza del Tribunale federale e di 

questo Tribunale, a cinque anni (ricorso, § 40).              

K.  

K.a Il 18 novembre 2016, tramite decisione incidentale, questo Tribunale 

ha invitato, da un lato, i ricorrenti a versare un anticipo per le presunte 

spese processuali di fr. 5'000.– (fr. 2'500.– ciascuno), e, dall’altro lato, la 

FINMA a prendere posizione sull’istanza di cambiamento della lingua di 

procedura, e ciò entro il 16 dicembre 2016.  

K.b L’ultimo giorno utile, la FINMA ha inoltrato la sua presa di posizione e, 

il 21 dicembre 2016, dopo aver ottenuto una proroga del primo termine, i 

ricorrenti hanno versato puntualmente l’anticipo spese.      

K.c Il 22 dicembre 2016, questo Tribunale ha invitato la FINMA e i ricorrenti 

ad esibire i documenti e i mezzi di prova in loro possesso relativi al 

trattamento della questione della lingua di procedura in prima istanza. Le 

parti hanno dato seguito a questo invito il 5 gennaio, rispettivamente il 

9 gennaio 2017. 

  

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L.  

Il 31 gennaio 2017, questo Tribunale ha respinto, mediante decisione 

incidentale, l’istanza di cambiamento della lingua di procedura, 

confermando l’italiano come tale, ed ha nel contempo invitato la FINMA a 

presentare una risposta sul merito del ricorso, con l’inoltro dell’incarto 

completo, numerato e corredato di un indice degli atti, entro il 22 febbraio 

2017. La cifra 1 del dispositivo della decisione incidentale (respingimento 

dell’istanza di cambiamento della lingua di procedura) è cresciuta in 

giudicato incontestata.      

M.  

Il 9 marzo 2017, dopo aver ottenuto una proroga del primo termine, la 

FINMA ha presentato la sua risposta al ricorso e prodotto l’incarto 

completo.  

In sostanza, essa sottolinea che l’ordine di astenersi dall’esercizio di 

un’attività assoggettata, in quanto semplice promemoria delle esigenze di 

legge, non è assimilabile ad un divieto d’esercizio e, per questa ragione, 

non può essere inteso come una restrizione della libertà economica dei 

ricorrenti in quanto espressione dei loro diritti personali.    

Riguardo alla pubblicazione dell’ordine di astensione, la FINMA ne rileva 

l’idoneità alla luce sia delle violazioni “gravissime [e] senza attenuanti” 

attribuibili ai ricorrenti, sia delle finalità principali della legislazione 

finanziaria, ossia la protezione degli investitori-creditori (“Individualschutz”) 

e la salvaguardia del buon funzionamento dei mercati finanziari 

(“Funktionsschutz”), la pubblicazione su Internet garantendo infatti la 

portata necessaria ad avvertire tutti i potenziali interessati (risposta, pag. 

2). Rispetto al periodo considerato per valutare gli estremi della 

pubblicazione, la FINMA afferma di essersi limitata al “periodo antecedente 

l’intervento degli incaricati dell’inchiesta”, senza bisogno di “addentrarsi in 

ulteriori approfondimenti temporali nel ventennio d’attività ticinese del 

Gruppo” (risposta, pag. 2).     

In relazione alla durata della pubblicazione, la FINMA richiama innanzitutto 

la propria prassi, precisando che “per gravi violazioni […] di media 

intensità, la pubblicazione deve avvenire per una durata compresa tra i due 

e i quattro anni, mentre per violazioni di alta intensità sono da prevedere 

pubblicazioni di almeno cinque anni”, e che per “violazioni […] gravissime 

la pubblicazione […] deve essere prevista in un periodo temporale 

compreso tra i sei e i dieci anni, e oltre [… o] a vita” (risposta, pag. 3). Essa 

sostiene che il comportamento dei ricorrenti, il cui rischio di reiterazione 

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sarebbe alto e molto probabile, costituisce una violazione gravissima del 

diritto prudenziale, giustificante una pubblicazione dell’ordine di astensione 

di almeno dieci anni, se si tiene conto della durata del periodo analizzato, 

ossia dal 2010 al 2014, dell’elevato numero di investitori coinvolti con 

notevoli somme versate, del modello d’investimento propagandato per la 

raccolta dei fondi, della campagna di marketing e promozione attraverso 

intermediari e procacciatori d’affari, nonché dell’utilizzo di società di sede 

e di personaggi fittizi (risposta, pagg. 4 e 5).     

Quanto alla proporzionalità della pubblicazione, la FINMA puntualizza che 

l’interesse pubblico alla protezione degli investitori-creditori e al buon 

funzionamento dei mercati finanziari prevale, dati tutti gli elementi specifici 

della fattispecie, sugli interessi privati, di natura intangibile e difficilmente 

identificabili o misurabili concretamente, dei ricorrenti (risposta, pagg. 4 e 

5).          

N.  

N.a Il 22 marzo 2017, i ricorrenti hanno presentato una replica spontanea 

alla risposta della FINMA. In particolare, essi ribadiscono che la 

pubblicazione dell’ordine di astensione incide, per sua natura, gravemente 

sui loro diritti economici e personali, che la FINMA, allo scopo di valutare 

la durata della pubblicazione, si è basata anche su fatti che non ha 

accertato completamente (“nicht rechtsgenüglich abgeklärt”), che lo 

schema della FINMA per fissare le durate delle pubblicazioni non è 

rilevante, ogni caso dovendo essere infatti valutato singolarmente in 

funzione del principio di proporzionalità, e che la FINMA non ha sostanziato 

i motivi che le fanno credere che gli interessati presenterebbero un rischio 

molto probabile di continuare, in futuro, a violare il diritto prudenziale 

svizzero, tanto più se si considera che la loro attuale attività si svolgerebbe 

in Germania conformemente alle regole applicabili nel detto paese.   

N.b L’11 aprile 2017, la FINMA ha comunicato di rinunciare ad inoltrare una 

duplica, postulando il rigetto integrale del ricorso, con espresso riferimento 

alla decisione impugnata e alla risposta del 9 marzo 2017.    

O.  

Il 18 aprile 2017, questo Tribunale ha concluso, in via di principio, lo 

scambio degli scritti, riservando tuttavia eventuali ulteriori misure istruttorie 

o memorie delle parti.  

  

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Diritto: 

1.  

1.1 In virtù dell’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, riservate le eccezioni elencate all’art. 32 LTAF.  

In concreto, la FINMA è un ente di diritto pubblico con personalità giuridica 

propria (art. 4 cpv. 1 della legge federale del 22 giugno 2007 concernente 

l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari [LFINMA, RS 956.1]), 

fa quindi parte delle dette autorità (art. 33 lett. e LTAF), e il suo 

provvedimento del 13 ottobre 2016, che non rientra nell'elenco dell'art. 32 

LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso.   

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno 

di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 

1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro trenta giorni dalla 

notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e contenere le conclusioni, 

i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del ricorrente o del suo 

rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione impugnata e i 

documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA). L’anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali deve essere saldato entro il 

termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).  

In concreto, i ricorrenti, destinatari della decisione impugnata, hanno 

presentato il suo ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti 

dalla legge, versando inoltre l'anticipo di fr. 5’000.– (fr. 2'500.– ciascuno), 

relativo alle spese processuali, nel termine impartito. Ne discende che il 

ricorso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

1.3 Dato che i ricorrenti contestano unicamente la cifra 23 della decisione 

impugnata (pubblicazione per dieci anni sul sito Internet della FINMA 

dell’ordine di astenersi dall’esercizio di un’attività senza la necessaria 

autorizzazione; cfr. consid. J), l’oggetto del presente litigio si limita alla 

questione regolata nella detta cifra 23. Per il resto, si può dunque affermare 

che il dispositivo della decisione impugnata è cresciuto in giudicato 

B-7062/2016 

Pagina 12 

incontestato, riservate tuttavia le precisazioni esposte nel considerando 

successivo.   

1.4 Il dispositivo della decisione impugnata contiene, da un alto, oltre alle 

cifre 1 a 3 relative alle constatazioni delle violazioni di legge, anche una 

serie di provvedimenti per il ripristino della situazione conforme, dimodoché 

i requisiti per una decisione di accertamento autonoma ai sensi dell’art. 32 

LFINMA, non sarebbero soddisfatte. Dall’altro lato, però, la decisione 

costitutiva vertente sulla pubblicazione, purché non si intenda attribuirle la 

funzione di ripristino della situazione conforme, può sussistere di per sé 

senza bisogno di essere accompagnata da una decisione separata che 

accerti l’esistenza della violazione grave alla base della pubblicazione. In 

quest’ottica importa notare che l’adempimento della condizione di una 

violazione grave del diritto prudenziale costituisce, di regola, la questione 

pregiudiziale che deve essere trattata, a titolo preliminare o principale, 

prima di pronunciare una pubblicazione secondo l’art. 34 LFINMA, e che, 

in quanto tale, essa è parte integrante della motivazione della decisione. 

Ora, nella loro impugnativa, i ricorrenti dichiarano esplicitamente, tra le 

altre cose, di non contestare la cifra 3 del dispositivo, in cui è appunto 

accertata la violazione grave del diritto prudenziale da loro commessa. In 

questo modo, implicitamente, essi sembrano partire, a torto, dal 

presupposto che la cifra 3 del dispositivo sia, in linea di massima, 

impugnabile (cfr. sentenza TAF B-4354/2016 del 30 novembre 2017, 

consid. 1.2.2.2). Tuttavia si può affermare che i ricorrenti non contestano 

nemmeno il contenuto della constatazione, indipendentemente dal fatto 

che essa sia impugnabile autonomamente o che non lo sia.            

2.  

2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa al Tribunale amministrativo federale (effetto 

devolutivo), il quale dispone di un pieno potere d’esame riguardo 

all'applicazione del diritto, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di 

apprezzamento, all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti, come pure, di principio, all'inadeguatezza (art. 49 

e 54 PA). 

2.2 Questo Tribunale accerta d'ufficio i fatti, con l'ausilio, dove necessario, 

dei mezzi di prova previsti dalla legge, ossia documenti, informazioni delle 

parti, informazioni o testimonianze di terzi, sopralluoghi e perizie (art. 12 

PA: massima inquisitoria), le parti essendo comunque tenute a cooperare 

in diversi modi (art. 13 cpv. 1, 49 e 52 cpv. 1 PA). Tuttavia, esso procede 

B-7062/2016 

Pagina 13 

spontaneamente a constatazioni fattuali complementari rispetto a quanto 

risulta dagli atti solamente se ciò appare indicato. Esso ammette le prove 

offerte dalle parti se paiono idonee a chiarire i fatti, apprezzandole 

liberamente (art. 33 cpv. 1 PA nonché art. 37 e 40 della legge federale del 

4 dicembre 1947 di procedura civile [PC, SR 273], in relazione con l'art. 19 

PA). Esso è vincolato dalle conclusioni delle parti (principio dispositivo), a 

meno che siano soddisfatte le condizioni per concedere di più, di meno o 

un'altra cosa rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 a 3 PA: massima 

dell'ufficialità), ma non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso (art. 

62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto o iura novit 

curia). 

3.  

Riguardo ai motivi del ricorso, bisogna rilevare che i ricorrenti non hanno 

ripreso le critiche che avevano formulato alla FINMA nelle loro osservazioni 

sul rapporto d’inchiesta, del 2 dicembre 2015 (cfr. consid. E), nelle loro 

osservazioni spontanee del 2 febbraio 2016 (cfr. consid. G.a), come pure 

nella loro presa di posizione sul “progetto provvisorio della fattispecie”, del 

31 agosto 2016 (cfr. consid. H). Così, essenzialmente, essi non rimettono 

più in questione la natura di gruppo delle configurazioni societarie 

C._______ SA e D._______ GmbH, non contestano più la competenza 

della FINMA ad indagare nonché, in linea di principio, a sanzionare la 

fattispecie dal 2010 al 2014, e non si occupano nemmeno più delle 

fattispecie relative ai periodi 1995 – 2004 e 2004 – 2005, che considerano 

comunque prive di pertinenza per decidere se l’ordine di astensione debba 

essere pubblicato e, nell’affermativa, per quanto tempo. Cionondimeno, 

essi sembrano credere che la FINMA si sia ispirata agli avvenimenti 

precedenti il 2010, da loro ritenuti “nicht rechtsgenüglich abgeklärt”, 

considerandoli in definitiva, surrettiziamente, come delle circostanze 

aggravanti per motivare (“Begründung”) la fissazione della durata di dieci 

anni della pubblicazione, da cui anche il rimprovero alla FINMA di avere 

pronunciato una “Verdachtsstrafe” (ricorso, §§ 27 e 33).  

4.  

Per quanto concerne l’applicazione del diritto ratione temporis, durante il 

periodo rilevante alla base della decisione impugnata (2010 – 2014), si noti 

che la LFINMA, entrata in vigore in parte il 1° febbraio 2008, e in parte il 

1°gennaio 2009, ha subito due modifiche entrate a loro volta in vigore il 

20 dicembre 2012 e il 1° luglio 2013, che la legge federale sulle banche e 

le casse di risparmio dell’8 novembre 1934 (LBCR, RS 952.0), è stata 

modificata nel 2011, 2012 e 2013, e che l’ordinanza sulle banche e le casse 

di risparmio del 17 maggio 1972, in vigore fino al 31 dicembre 2014 

B-7062/2016 

Pagina 14 

(vOBCR, [RS 952.02] / RU 2014 1269), è stata sottoposta a due modifiche 

nel 2011 e 2013. Ciò precisato, i singoli articoli della LFINMA, della LBCR 

e della vOBCR, che trovano qui applicazione (cfr. in prosieguo), sono 

rimasti pressoché immutati dal 2010 al 2014, per cui le menzionate 

modifiche legislative non influiscono sul giudizio della causa.   

4.1 Sottostanno alla vigilanza sui mercati finanziari, in particolare, le 

persone che, in virtù delle leggi sui mercati finanziari, tra le quali la LBCR, 

necessitano di un'autorizzazione, di un riconoscimento, di un'abilitazione o 

di una registrazione dell'autorità di vigilanza sui mercati finanziari (art. 3 

lett. a LFINMA).   

4.2 Conformemente alle leggi sui mercati finanziari, la vigilanza su 

quest’ultimi si prefigge la protezione dei creditori, degli investitori e degli 

assicurati, nonché la tutela della funzionalità dei mercati finanziari. Essa 

contribuisce in tal modo a rafforzare la reputazione e la concorrenzialità 

della piazza finanziaria svizzera (art. 5 LFINMA).  

4.3 Competente ad esercitare tale vigilanza è la FINMA, e ciò in conformità 

con la LFINMA e le diverse leggi sui mercati finanziari (art. 1 cpv. 1 lett. e, 

2 cpv. 1, 4 e 6 cpv. 1 LFINMA). A questo scopo, essa disciplina per il tramite 

di ordinanze, se così previsto dalla legislazione sui mercati finanziari, e di 

circolari concernenti l'applicazione della legislazione sui mercati finanziari 

(art. 7 cpv. 1 LFINMA). Essa dispone di un ampio (“weitgehend“) potere 

d’apprezzamento tecnico (“technisches Ermessen”)  nel determinare come 

intenda esercitare la sua funzione di vigilanza (DTF 132 II 382, consid. 4.1). 

4.4 La FINMA accerta d'ufficio i fatti e si serve come mezzi di prova, se 

necessario, di documenti, d'informazioni delle parti, d'informazioni o 

testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 PA; per 

l'applicazione di questo medesimo articolo all'autorità di ricorso, cfr. consid. 

2.2). Essa può incaricare uno specialista indipendente di eseguire verifiche 

presso assoggettati alla vigilanza (art. 24a cpv. 1 LFINMA).  

4.5 Per quanto riguarda il grado della prova, la FINMA deve apprezzare i 

fatti tenendo conto di tutti gli elementi di cui dispone. A questo proposito, la 

PA non prevede regole rigide e non presuppone una certezza indubbia: 

determinante è unicamente la convinzione dell'autorità circa l'esistenza o 

l'inesistenza di un determinato fatto, secondo un grado di probabilità così 

elevato da dissipare qualsiasi ragionevole dubbio (cfr. WALDMANN / 

WEISSENBERGER, Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das 

B-7062/2016 

Pagina 15 

Verwaltungsverfahren, 2a ed., Schulthess 2016, nn. 213 a 215 ad art. 12 

PA, con i riferimenti giurisprudenziali citati).   

5.  

5.1  La LBCR si applica alle banche, ai banchieri privati (ditte individuali, 

società in nome collettivo e società in accomandita) e alle casse di 

risparmio, le quali necessitano di un’autorizzazione della FINMA per poter 

iniziare la loro attività, consistente, in particolare, nell’accettazione di 

depositi del pubblico (art. 1 cpv. 1 e 3 cpv. 1 LBCR; DTF 132 II 382, consid. 

6.3.1).   

5.2 Le persone fisiche e giuridiche che non sottostanno alla LBCR non 

sono legittimate ad accettare depositi del pubblico a titolo professionale 

(art. 1 cpv. 2 LBCR). Parallelamente, esse non possono fare pubblicità a 

tale scopo in nessuna forma, in particolare con inserzioni nella stampa o 

nei media elettronici, con prospetti o circolari (art. 3 cpv. 1 vOBCR).  

5.3 Accettando depositi del pubblico a titolo professionale, un’impresa si 

obbliga contrattualmente, in quanto debitrice, a restituirli a chi di diritto 

(DTF 132 II 382, consid. 6.3.1; sentenze TAF B-5715/2015 del 7 ottobre 

2016, consid. 4.1, e B-3902/2013 del 12 agosto 2014, consid. 3.2.1).   

5.4 Agire a titolo professionale significa, ai sensi della legge, accettare su 

un lungo periodo più di venti depositi del pubblico (art. 3a cpv. 2 vOBCR). 

Deve trattarsi di un'attività economica indipendente diretta a conseguire 

durevolmente un guadagno (per analogia con l’art. 2 lett. b dell’ordinanza 

sul registro di commercio del 17 ottobre 2007 [ORC, RS 221.411]). Quanto 

alla nozione di pubblico, non definita dalla legge, essa si riferisce in 

definitiva, secondo la dottrina maggioritaria, più che ad un numero 

determinato o determinabile di depositi, al numero potenzialmente illimitato 

della cerchia degli interessati (sentenza TAF B-3902/2013, già citata, 

consid. 3.2.2).  

6.  

6.1 Se avvia un procedimento perché vi sono indizi di violazione di 

disposizioni legali in materia di vigilanza, la FINMA ne avvisa le parti (art. 

30 LFINMA). Scopo del procedimento è di ripristinare lo stato conforme 

(art. 31 LFINMA). Le parti devono fornire alla FINMA tutte le informazioni e 

i documenti necessari per l'adempimento dei suoi compiti (art. 29 cpv. 1 

LFINMA).  

B-7062/2016 

Pagina 16 

6.2 La FINMA può emanare una decisione di accertamento se dal 

procedimento risulta che la persona sottoposta a vigilanza ha violato 

gravemente disposizioni legali in materia di vigilanza e se non devono 

essere presi provvedimenti per il ripristino della situazione conforme (art. 

32 LFINMA). 

La FINMA ha inoltre la facoltà di ammonire, tramite decisione formale, le 

persone responsabili dell’attività illecita di un intermediario finanziario, 

come i relativi organi o proprietari, affinché si astengano dall’esercizio di 

un’attività sottoposta all’obbligo di assoggettamento e dal pubblicizzarla 

(DTF 135 II 356, consid. 5.1).   

6.3 Se constata una grave violazione delle disposizioni legali in materia di 

vigilanza, la FINMA può vietare al responsabile l'esercizio di un'attività 

dirigente presso una persona sottoposta a vigilanza (art. 33 al. 1 LFINMA). 

Il divieto di esercizio della professione può essere ordinato per una durata 

massima di cinque anni (art. 33 al. 2 LFINMA).  

6.4 In caso di grave violazione delle disposizioni legali in materia di 

vigilanza, ad avvenuto giudicato la FINMA può pubblicare in forma 

elettronica o a stampa la sua decisione finale con l'indicazione dei dati 

personali (art. 34 cpv. 1 LFINMA). La pubblicazione deve essere ordinata 

nella decisione stessa (art. 34 cpv. 2 LFINMA).  

In proposito, la FINMA ha sviluppato una prassi secondo la quale, 

indicativamente, una violazione grave di media intensità dà luogo ad una 

pubblicazione tra i due e i quattro anni, una violazione grave di alta intensità 

implica una pubblicazione di almeno cinque anni, mentre una violazione di 

intensità gravissima sfocia in una pubblicazione tra i sei e i dieci anni 

oppure per una durata superiore, o addirittura a vita (risposta della FINMA 

al presente ricorso, del 9 marzo 2017, pag. 3).   

6.5 La FINMA revoca l'autorizzazione, il riconoscimento, l'abilitazione o la 

registrazione se la persona sottoposta a vigilanza non adempie più le 

condizioni di esercizio dell'attività o viola gravemente le disposizioni legali 

in materia di vigilanza (art. 37 cpv. 1 LFINMA). Con la revoca la persona 

sottoposta a vigilanza perde il diritto di esercitare l'attività. Le ulteriori 

conseguenze della revoca sono disciplinate dalle pertinenti leggi sui 

mercati finanziari (art. 37 cpv. 2 LFINMA). Tali conseguenze si applicano 

per analogia se la persona sottoposta a vigilanza esercita la sua attività 

senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 37 

cpv. 3 LFINMA).    

B-7062/2016 

Pagina 17 

7.  

7.1 In concreto è assodato e incontestato che i ricorrenti hanno accettato, 

durante il periodo dal 2010 al 2014, depositi del pubblico, ai sensi della 

legge, senza la necessaria autorizzazione (ricorso, § 26: “Die FINMA hat 

in Dispositiv-Ziff. 3 eine schwere Verletzung aufsichtsrechtlicher 

Bestimmungen durch die beiden Beschwerdeführer festgestellt. Diese 

Feststellung bezieht sich auf die unbewilligte Entgegennahme von 

Publikumseinlagen in der Zeit von 2010 bis 2014, wie sich aus Rz 80 der 

Verfügung ergibt. Diese (unangefochtene) Feststellung bildet die 

Grundlage für die Verhängung der Sanktion in der (angefochtenen) 

Dispositiv-Ziff. 23“).  

Così facendo, i ricorrenti hanno violato, gravemente, la legislazione 

finanziaria svizzera, e in particolare bancaria, ciò che la FINMA ha 

constatato (dispositivo della decisione impugnata, § 3), ammonendoli nel 

contempo mediante l’ordine di astenersi dall’esercizio di un’attività 

assoggettata senza la necessaria autorizzazione (dispositivo della 

decisione impugnata, § 20).    

7.2 È doveroso ancora notare che la FINMA rimprovera ai ricorrenti di 

avere violato gravemente il loro obbligo di cooperazione derivante dall’art. 

29 cpv. 1 LFINMA (decisione impugnata, §§ 28, 34, 90 e 91), ciò che gli 

interessati avevano a suo tempo, il 31 agosto 2016, prendendo posizione 

sul “progetto provvisorio della fattispecie”, contestato (cfr. consid. H). Ora, 

nel quadro della presente procedura, si deve constatare, da un lato, che 

questa violazione non è stata accertata nel dispositivo della decisione 

impugnata e che non è più stata tematizzata dai ricorrenti nella loro 

impugnativa e nelle loro osservazioni del 22 marzo 2017, e, dall’altro lato, 

che non è inoltre dato di capire in che misura essa abbia potuto 

eventualmente influire sulla fissazione della durata della pubblicazione. In 

proposito va precisato che, nell'ambito di un apprezzamento globale della 

situazione, non è escluso che una violazione dell'obbligo di collaborazione 

possa influire sulla durata della pubblicazione, poiché tale inadempienza 

può essere rilevante per valutare sia la comprensione o la consapevolezza 

dell’illiceità del loro agire da parte dei destinatari di una decisione di 

pubblicazione, sia il possibile pericolo di reiterazione al quale essi 

espongono potenzialmente gli altri partecipanti del mercato finanziario. 

Comunque, un aumento della durata della pubblicazione per diversi anni si 

lascerebbe difficilmente giustificare soltanto in base ad una mancanza di 

cooperazione.    

B-7062/2016 

Pagina 18 

8.  

Come già ricordato, i ricorrenti riconoscono di aver commesso una grave 

violazione del diritto prudenziale accettando depositi del pubblico, a titolo 

professionale, senza la necessaria autorizzazione (ricorso, § 14, e 

decisione impugnata, § 80 espressamente non contestato), ma pretendono 

in particolare che la pubblicazione dell’ordine di astenersi dall’esercizio non 

autorizzato di un’attività assoggettata, in confronto ad una decisione di 

accertamento secondo l’art. 32 LFINMA, presupponga una violazione 

ancora più grave (“eine noch schwerere Verletzung”; ricorso, § 19), e che, 

in aggiunta, non sussistano indizi di un pericolo di reiterazione (replica 

spontanea del 22.3.2017 [cfr. consid. N.a]). Ora, gli argomenti dei ricorrenti 

sulle asserite lacune della motivazione della pubblicazione, in particolare 

con riferimento ai §§ 118 e 119 della decisione impugnata (ricorso, §§ 28 a 

31), non riescono a convincere questo Tribunale che una pubblicazione 

non sarebbe in concreto necessaria. Infatti, nei detti paragrafi della 

decisione impugnata (e nel § 80), la FINMA riassume pertinentemente, 

seppure a grandi linee, il modo in cui i ricorrenti hanno esercitato l’attività 

non autorizzata dal 2010 al 2014, come pure la sua ampiezza e la sua 

intensità, lasciando chiaramente intravedere il potenziale di rischio, insito 

in essa, per gli investitori, suscettibili di subire danni considerevoli. Queste 

circostanze, a cui bisogna aggiungere il non rispetto dell’obbligo di 

cooperazione da parte dei ricorrenti, giustificano senz’altro la pronuncia di 

una pubblicazione dell’ordine di astenersi. La sola intenzione dei ricorrenti 

di restituire agli investitori i capitali da loro impegnati (ricorso, § 31), non 

cambia nulla in proposito. Ciò posto, l’astuzia e l’audacia innegabili del 

modo di operare dei ricorrenti, nonché, come già detto, l’ampiezza e 

l’intensità della loro attività illegale accertata dalla FINMA (depositi di 

almeno EUR 11'000'000.–, effettuati da 105 investitori [cfr. consid. D.b]), 

forniscono sufficienti fondati motivi per ammettere anche l’esistenza di un 

rischio di reiterazione, il quale può, in linea di massima, contribuire a 

corroborare la necessità di procedere ad una pubblicazione. Ne deriva 

pertanto che la censura dei ricorrenti relativa all’accertamento inesatto o 

incompleto dei fatti (“nicht rechtsgenüglich abgeklärt” [replica spontanea 

del 22.3.2017, § 4]; art. 49 lett. b PA), nella misura in cui si riferisce al 

periodo dal 2010 al 2014, non è di per sé persuasiva e, in quanto tale, 

risulta essere infondata.                    

9.  

In riferimento al principio della proporzionalità, i ricorrenti chiedono, in via 

principale, che l’ordine di astensione pronunciato nei loro confronti non sia 

pubblicato sul sito Internet della FINMA, oppure, in via subordinata, che lo 

sia per cinque anni al massimo, esprimendo dubbi che la violazione del 

B-7062/2016 

Pagina 19 

diritto prudenziale a loro attribuita possa essere qualificata come grave 

(ricorso, § 30).        

Si tratta così di verificare, in seguito, se la pubblicazione in sé, e la sua 

durata di dieci anni, corrispondano in concreto ai requisiti della 

proporzionalità, partendo dal presupposto che la pubblicazione, in quanto 

misura amministrativa con funzione di “naming and shaming”, interferisce 

in modo importante (“wesentlicher Eingriff”) con l’esercizio dei diritti della 

personalità, generali ed economici, dei ricorrenti (cfr., per es., le sentenze 

del Tribunale federale 2C_30/2011 et 2C_543/2011 del 12 gennaio 2012, 

consid 5.2.1 con i riferimenti, nonché le sentenze TAF B-3659/2015 del 

1°febbraio 2016, consid. 5.2.2, e B-2943/2013 del 6 marzo 2014, consid. 

5.2.2).   

10.  

In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse ed 

essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 della Costituzione federale 

del 18 aprile 199 [Cost., RS 101]). In particolare, l'autorità non può 

adoperare un mezzo coattivo più rigoroso di quanto richiesto dalle 

circostanze (art. 42 PA). Da un punto di visto analitico, il principio della 

proporzionalità viene suddiviso in tre regole: l'idoneità, la necessità e la 

proporzionalità in senso stretto (DTF 136 I 17 consid. 4.4, 135 I 246 consid. 

3.1, 130 II 425 consid. 5.2 e 124 I 40 consid. 3e). La prima impone che la 

misura scelta sia atta al raggiungimento dello scopo d'interesse pubblico 

fissato dalla legge (DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), la seconda che, tra più 

misure idonee, si scelga quella che incide meno fortemente sui diritti privati 

(DTF 130 II 425 consid. 5.2), e la terza, detta anche regola della 

preponderanza dell'interesse pubblico, che l'autorità proceda alla 

ponderazione tra l'interesse pubblico perseguito e il contrapposto interesse 

privato, valutando quale dei due deve prevalere in funzione delle 

circostanze (DTF 129 I 12 consid. 6 a 9).      

11.  

Tenuto conto che la LBCR si prefigge principalmente la protezione dei 

creditori e degli investitori, ma anche la protezione della funzionalità dei 

mercati finanziari (art. 3 LBCR e 5 LFINMA), la pubblicazione dell'ordine di 

astensione, indipendentemente dalla sua durata, è effettivamente idonea 

a raggiungere questi scopi d'interesse pubblico, nella misura in cui 

permette, perlomeno potenzialmente, di avvertire i creditori e gli investitori 

interessati, per via edittale, che i ricorrenti sono stati oggetto di un 

procedimento della FINMA, e ciò anche in un’ottica di protezione dal 

pericolo che quest’ultimi reiterino il loro agire contrario alla legge. 

B-7062/2016 

Pagina 20 

Comunque sia, siccome l'idoneità della pubblicazione è presupposta, in fin 

dei conti, dalla legge stessa (art. 34 cpv. 1 LFINMA), questo Tribunale non 

può che constatarla anche nel presente caso (art. 190 Cost.).    

12.  

12.1 Rispetto alla regola della necessità bisogna rilevare che, anche in 

presenza di una violazione grave della legislazione finanziaria, la FINMA 

può, ma non deve necessariamente, pubblicare le sue decisioni (art. 34 

cpv. 1 LFINMA). Ciò significa che essa valuta se sia idoneo non pubblicare 

o più idoneo pubblicare un determinato provvedimento. Ora, dato che è 

assodato e incontestato che i ricorrenti hanno accettato, durante il periodo 

dal 2010 al 2014, depositi del pubblico ai sensi della legge, senza la 

necessaria autorizzazione, violando così gravemente la LBCR, salta agli 

occhi che la pubblicazione dell’ordine di astensione si impone per garantire 

la protezione dei creditori e degli investitori, in particolare contro il pericolo 

di reiterazione, che i ricorrenti sembrano negare o minimizzare (cfr. consid. 

N.a), nonché la funzionalità dei mercati finanziari, atteso che la non 

pubblicazione sarebbe chiaramente inidonea a salvaguardare tali finalità. 

A questo proposito, senza voler pregiudicare la conclusione principale del 

ricorso, il fatto che la pubblicazione costituisca, secondo la giurisprudenza 

e la dottrina, un provvedimento che intacca in modo incisivo i diritti 

personali dei ricorrenti (cfr. consid. 9), non influisce tanto sulla necessità di 

pubblicare l’ordine di astensione, quanto, se del caso, sulla sua durata (cfr. 

qui sotto).     

12.2 In relazione alla durata della pubblicazione, ci si deve porre la 

questione se un periodo inferiore a dieci anni, in quanto meno fortemente 

pregiudizievole per i diritti privati dei ricorrenti, pur essendo altrettanto 

idoneo a proteggere i creditori e gli investitori, nonché a tutelare la 

funzionalità dei mercati finanziari, non sia concepibile e da preferire, in 

concreto, come misura necessaria sotto il profilo della proporzionalità.  

12.2.1 In proposito bisogna innanzitutto fare una considerazione d’ordine 

metodologico. Benché la FINMA, da un lato, abbia affermato che i periodi 

dal 1995 al 2004 e dal 2004 al 2005, durante i quali i ricorrenti avrebbero 

accettato depositi del pubblico (cfr. consid. D), fossero “semplicemente 

illustrativi ed esemplificativi di un vero e proprio modus operandi adottato 

e costantemente rielaborato nel tempo” (decisione impugnata, § 83), e, 

dall’altro lato, abbia precisato che la cifra 3 del dispositivo della decisione 

impugnata si riferiva unicamente alle violazioni gravi avvenute dal 2010 al 

2014, ad esclusione quindi delle presunte violazioni degli anni precedenti 

B-7062/2016 

Pagina 21 

(risposta, pagg. 4 e 5 [cfr. consid. M]), essa ha esposto per esteso, nella 

parte relativa ai fatti (decisione impugnata, §§ 57 a 66), commentandole 

nei considerandi (decisione impugnata, §§ 81, 82 e 118), le circostanze 

accertate, o semplicemente presunte, relative ai periodi dal 1995 al 2004 e 

dal 2004 al 2005, così come risultano dal rapporto d’inchiesta. Ora, se i 

detti periodi non erano pertinenti per valutare, in particolare, la questione 

della durata della pubblicazione, non si capisce per quale motivo la FINMA 

abbia deciso di inserirli nella sua decisione, suscitando la netta 

impressione che essi abbiano funto perlomeno da circostanza aggravante 

per giustificare la durata di dieci anni della pubblicazione, come lasciano 

intendere espressioni del tipo “visti i precedenti” e “business model illecito 

praticato negli anni” (decisione impugnata, §§ 87 e 89). Ciò è del resto 

ammesso, quand’anche di sfuggita, dalla FINMA stessa nella sua presa di 

posizione sul ricorso (risposta, pag. 4: “Per giunta non sono presenti 

attenuanti […], ma soltanto circostanze aggravanti (es. precedenti raccolte 

[…]); “[…] vere e proprie malefatte […] perpetrate nell’arco di decenni […]”). 

In questo senso non si può che concordare con i ricorrenti quando 

affermano, a loro modo (ricorso, §§ 28 e 30), che la FINMA avrebbe per 

così dire surrettiziamente incluso, nella ponderazione dell’intensità della 

gravità della violazione loro imputata, periodi d’attività e società non 

pertinenti (cfr. consid. J).  

In questo senso, pertanto, si può affermare che la FINMA ha fatto uso del 

proprio potere d’apprezzamento scorrettamente, in un modo assimilabile 

ad un abuso o ad un eccesso (art. 49 lett. a PA), e una riduzione della 

durata della pubblicazione sembra essere, in linea di principio, giustificata, 

se si considera, in particolare, che il periodo d’attività rilevante dei ricorrenti 

si riduce così da quattordici anni (1995 – 2005 e 2010 – 2014) a circa 

quattro anni (2010 – 2014).     

12.2.2 In quest’ottica è adesso opportuno passare brevemente in rivista la 

giurisprudenza relativa alle pubblicazioni di ordini di astensione, e ciò 

nell’intento di verificare se esistono decisioni che possano fungere da 

termini di paragone per valutare la situazione del caso in esame. In 

proposito, i ricorrenti menzionano alcune sentenze del Tribunale federale 

e di questo Tribunale, sottolineando che “in ähnlichen Fällen wurde zur 

Erreichung der hinreichenden Publizität zumeist eine Dauer von lediglich 

fünf Jahren verfügt” (ricorso, § 40). Effettivamente, senza bisogno di 

entrare nei particolari di ogni fattispecie, le pubblicazioni variano da due a 

cinque anni, ad eccezione di un caso, in cui la FINMA ha disposto una 

pubblicazione di dieci anni (FINMA Bulletin 5/2015, pagg. 104 a 113), che 

però non è stata impugnata davanti a questo Tribunale, per cui, come 

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Pagina 22 

sottolineano i ricorrenti, non è possibile trarne alcunché riguardo al suo 

carattere proporzionato o sproporzionato (presa di posizione del 22 marzo 

2017, § 7).   

12.2.3 Rispetto ai fattori messi in evidenza dalla FINMA per fissare la 

pubblicazione a dieci anni (cfr. consid. M), sia precisato ciò che segue.   

12.2.3.1 Quanto alla fase rilevante per l’accettazione di depositi del 

pubblico, la FINMA afferma che quest’ultima “è avvenuta su un lungo 

periodo (dall’inizio 2010 sino almeno alla fine del 2014, ossia per quasi 

cinque anni)” (risposta, pag. 3). Come tale, questa opinione non può essere 

pienamente condivisa. Infatti, il documento in base al quale gli incaricati 

dell’inchiesta hanno stabilito il periodo della raccolta di fondi (2010 – 2014), 

il numero di clienti (105) e l’importo dei fondi (più di EUR 11'000'000.–), 

indica che il primo conto è stato aperto il 6 maggio 2011, mentre l’ultimo lo 

è stato il 26 novembre 2014 (doc. VI. C-39; rapporto d’inchiesta, § 381; 

consid. C e D.b). Inoltre, se si considera che la FINMA è stata avvertita 

dell’attività problematica dei ricorrenti già ad inizio aprile 2014, e che essa 

ha emanato la sua decisione superprovvisionale il 4 giugno 2015 (cfr. 

consid. A. e B.a), risulta approssimativo parlare di un periodo “di quasi 

cinque anni” (si tratterebbe piuttosto di tre o quattro anni), senza contare 

che un lasso di tempo del genere può anche non essere ritenuto di per sé, 

perlomeno senza ulteriori spiegazioni, come lungo. Di sicuro, tale sarebbe 

stato il periodo dal 1995 al 2015 (il “ventennio di attività ticinese”, risposta, 

pag. 2). Comunque sia, è perdipiù difficile qualificare il periodo in esame 

come lungo, anche confrontando, a titolo esemplificativo, le fattispecie 

riassunte nelle sentenze TAF B-3659/2015 del 1° febbraio 2016, 

B-3902/2013 del 18 agosto 2014, B-4524/2013 del 15 maggio 2014, 

B-1024/2013 del 6 gennaio 2014, e B-1186/2013 del 10 dicembre 2013, 

dalle quali si evince che i periodi d’accettazione di fondi del pubblico sono 

durati, all’incirca, da due a sette anni, dando luogo a pubblicazioni di due 

e, in un solo caso, di cinque anni al massimo. Così, dati questi termini di 

paragone, la FINMA non riesce a mostrare convincentemente la plausibilità 

del rapporto tra il periodo rilevante di raccolta dei fondi, variante grosso 

modo dai tre ai quattro anni, e la durata di dieci anni della pubblicazione.    

12.2.3.2 Quanto al numero di investitori, ossia 105 (cfr. consid. D.b), che la 

FINMA ritiene “elevato” (risposta, pag. 3), senza spiegarne però le ragioni 

alla luce della sua prassi, si può notare ad esempio che, nelle fattispecie 

alla base delle sentenze TAF B-3659/2015 e B-1024/2013, gli investitori 

coinvolti erano addirittura 180, rispettivamente 183, entrambi i casi 

essendo sfociati cionondimeno in una pubblicazione di soli due anni. Ora, 

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Pagina 23 

anche se non si può negare che ogni caso è suscettibile di presentare delle 

peculiarità capaci di influire, in modo più o meno importante, sulla 

valutazione globale della durata di una pubblicazione, appare chiaro come 

la FINMA, dati i termini di paragone appena menzionati, non riesca a 

mostrare convincentemente la plausibilità del rapporto tra il numero di 105 

investitori e la durata di dieci anni della pubblicazione.  

12.2.3.3 Quanto all’importo delle somme accettate dagli investitori, ossia 

più di EUR 11'000'000.–, esso è innegabilmente elevato rispetto agli importi 

delle fattispecie alla base delle diverse sentenze TAF sopramenzionate, 

salvo in un caso (sentenza TAF B-1186/2013, dove i depositi unici 

[“Einmalanlagen”] e i depositi a risparmio [“Sparanlagen”] sommati 

raggiungono pressoché la stessa cifra, con pubblicazioni per due e cinque 

anni a seconda del ricorrente). Si può quindi affermare che questo fattore 

ha, in concreto, un peso specifico più importante che nella maggior parte 

dei casi presi come termini di paragone. Cionondimeno, la FINMA non 

espone le ragioni per cui esso sarebbe in grado di giustificare, ceteris 

paribus, la pronuncia di una pubblicazione della durata di dieci anni 

(risposta, pag. 3 in fine).   

12.2.3.4 Quanto alle modalità della raccolta dei fondi del pubblico (lo 

“schema d’investimento”, la “campagna di marketing”, la “promozione 

attraverso intermediari e procacciatori d’affari”, l’“arbitraggio 

giurisdizionale” e l’“utilizzo di società di sede e fantasma così come di 

prestanome e di personaggi fittizi”, risposta, pag. 3), la FINMA si limita a 

descriverne, più o meno precisamente, le caratteristiche, senza spiegare 

però in quale misura esse siano così peculiari, rispetto a quelle di altre 

fattispecie, da giustificare, ceteris paribus, una pubblicazione di dieci anni. 

In questo senso non si riesce a capire quale peso specifico la FINMA 

attribuisca a questo fattore nella sua valutazione complessiva della durata 

necessaria della pubblicazione.             

12.2.3.5 Quanto alla possibilità di reiterazione di violazioni del diritto 

prudenziale, considerata essere “alta e molto probabile”, la FINMA afferma 

che, senza il suo intervento, l’attività dei ricorrenti “sarebbe ulteriormente 

proseguita in maniera imperterrita” (risposta, pag. 5). Ora, anche sotto 

questo profilo, non si vede quale sia la specificità del caso in esame, dato 

che, comunemente, le violazioni del diritto prudenziale vengono alla luce e 

cessano in seguito all’agire della FINMA. Non è quindi concepibile che 

questo fattore possa, ceteris paribus, pesare tanto da rendere plausibile la 

necessità di pronunciare una pubblicazione di dieci anni.  

B-7062/2016 

Pagina 24 

12.2.3.6 Per concludere, bisogna ancora determinare se una valutazione 

globale dell’attività dei ricorrenti, in base ai fattori sopraesposti considerati 

nel loro insieme, possa fondatamente sfociare in una pubblicazione di dieci 

anni. In proposito, come visto in precedenza, la FINMA ha ritenuto una 

violazione grave, di intensità gravissima, del diritto prudenziale, e, in 

riferimento alla sua prassi prevedente per questi casi, di solito, 

pubblicazioni di una durata da sei a dieci anni (cfr. consid. 6.4), ha optato 

per la durata massima. Questa valutazione, anche volendo ammettere che 

i fattori presi nel loro insieme, interagendo, aumentino l’intensità della 

gravità delle inadempienze dei ricorrenti, qualificabili così come gravissime 

(“condotta priva di scrupoli”, “vere e proprie malefatte”, “modalità che 

definire subdole parrebbe un diminutivo”, risposta, pag. 4), non rende 

plausibile, in una prospettiva comparativa (cfr. sopra), per quali ragioni una 

pubblicazione inferiore a dieci anni non si imporrebbe, in concreto, come 

misura meno pregiudizievole dei diritti privati dei ricorrenti, quindi meno 

coattiva (art. 42 PA), ma altrettanto idonea a perseguire le finalità 

d’interesse pubblico della legislazione finanziaria. Si aggiunga, come 

puntualizzato dai ricorrenti (ricorso, § 34), che essi sono nati nel 1969, e 

che i possibili effetti negativi, perlomeno in Svizzera, di una pubblicazione 

di dieci anni sul loro futuro professionale e, di riflesso, privato, 

rischierebbero di manifestarsi al di là della sua durata effettiva. E senza 

dimenticare che eventuali procedimenti penali in corso contro i ricorrenti 

non possono e non devono influire, diversamente da quanto sembra 

insinuare la FINMA di tanto in tanto (“la gravità della situazione […] è pure 

confermata dall’esistenza del procedimento penale […]”, risposta, pag. 5), 

sul giudizio della presente causa, di natura prettamente amministrativa. In 

definitiva, pur ponderando in modo particolare il fattore relativo all’importo 

delle somme accettate dal pubblico nell’insieme dei fattori in gioco, una 

pubblicazione di dieci anni appare eccessiva e, in quanto tale, non è 

conforme alla regola della necessità dedotta dal principio della 

proporzionalità.                                  

12.3 Riguardo alla regola della proporzionalità in senso stretto, non vi sono 

dubbi che l’interesse pubblico perseguito con la pubblicazione dell’ordine 

di astensione, indipendentemente dalla sua durata, prevale sull’interesse 

particolare dei ricorrenti ad evitare o diminuire il rischio che il loro divenire 

professionale subisca contraccolpi a causa, per esempio, di una possibile 

lesione reputazionale dovuta alla pubblicazione. Conviene in proposito 

precisare che questo rischio “privato” è, per definizione, aleatorio e 

difficilmente misurabile in concreto (in definitiva, i ricorrenti potrebbero 

anche non subire svantaggi), contrariamente al rischio “pubblico” per gli 

investitori e per l’equilibrio dei mercati finanziari, dimodoché, ponderando 

B-7062/2016 

Pagina 25 

l’uno e l’altro, risulta chiaro che l’interesse pubblico a pubblicare l’ordine di 

astensione è predominante rispetto all’interesse dei ricorrenti ad opporvisi 

(sentenza TAF 3684/2015 del 25 gennaio 2017, consid. 21.3).    

     

12.4 In virtù di quanto precede, la pubblicazione in sé corrisponde 

all’interesse pubblico ed è proporzionata, ragione per cui, sotto questo 

aspetto, la decisione impugnata è da confermare e la conclusione 

principale del ricorso da respingere.    

 

Per contro, la durata di dieci anni della pubblicazione dell’ordine di 

astensione sul sito Internet della FINMA non può essere tutelata in questa 

sede, poiché essa non è necessaria sotto il profilo della proporzionalità, e, 

in quanto tale, costituisce il risultato di un eccesso nell’esercizio del proprio 

potere d’apprezzamento da parte della FINMA (art. 49 lett. a PA). Per 

questo motivo, una pubblicazione ridotta a sei anni (riduzione del 40%), 

alla luce di tutti gli argomenti esposti nel consid. 12.2.3, si rivela essere la 

giusta misura da prendere. In effetti, il quadro generale che scaturisce dai 

fatti occorsi dal 2010 al 2014 è paragonabile, mutatis mutandis, a quello 

relativo ai casi di cui ai consid. 12.2.2 e 12.2.3, però si può ammettere, 

come la FINMA ha sottolineato a più riprese, che il modo di operare dei 

ricorrenti contrario al diritto finanziario è potenzialmente foriero, a causa 

della sua sistematicità e della sua ingegnosità, di conseguenze negative 

maggiori, per i mercati finanziari e i loro attori, rispetto a quelle immaginabili 

nei casi menzionati ai consid. 12.2.2 e 12.2.3. Questa caratteristica induce 

dunque a fissare la pubblicazione non a cinque, come potrebbe suggerire 

la prassi della FINMA per i casi la cui gravità è definita da un’alta intensità, 

ma a sei anni, ossia a cavallo tra le violazioni di alta intensità e le violazioni 

gravissime, sul margine inferiore di quest’ultime (cfr. consid. 6.4). Questa 

valutazione corrisponde peraltro, in definitiva, al modo di considerare il 

caso in esame da parte della FINMA, la quale ha infatti qualificato le relative 

violazioni a volte come gravi (cifra 3 del dispositivo della decisione 

impugnata: “violando così gravemente […]”; essa avrebbe invece potuto, e 

forse dovuto, per scrupolo di chiarezza rispetto alla propria prassi, utilizzare 

i termini “violando così in modo gravissimo”), e a volte come gravissime 

(risposta, pag. 2 [cfr. consid. M]), lasciando pertanto sussistere elementi di 

dubbio sulla vera e propria intensità delle violazioni imputate ai ricorrenti.                  

13.  

In sintesi, la conclusione subordinata del ricorso è parzialmente accolta e 

la cifra 23 del dispositivo della decisione impugnata è riformata, nel senso 

che la durata della pubblicazione dell’ordine di astensione nei confronti dei 

ricorrenti, sul sito Internet della FINMA, è fissata a sei anni.    

B-7062/2016 

Pagina 26 

14.  

14.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, tenuto conto della decisione incidentale del 31 gennaio 2017, 

e dell'esito della procedura di merito che vede i ricorrenti parzialmente 

vincenti, nella misura approssimativa del 40% (essi chiedevano, a titolo 

principale, la non pubblicazione dell’ordine di astensione, e, in via 

subordinata, la riduzione della durata della pubblicazione a cinque anni al 

massimo), le spese processuali sono ridotte a fr. 3'000.–, cosicché, 

considerato l'anticipo di fr. 5'000.– versato il 21 dicembre 2016, fr. 2'000.– 

(fr. 1'000.– ciascuno) saranno restituiti ai ricorrenti dopo il passaggio in 

giudicato della presente sentenza.    

14.2  Se ammette l’impugnativa in tutto o in parte, l’autorità di ricorso può 

assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e 

relativamente elevate che ha sopportato (art. 64 cpv. 1 PA). Da notare che 

le autorità federali, come autorità di prima istanza, non hanno diritto, per 

principio, ad indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF).   

In concreto, considerato che i ricorrenti hanno agito per il tramite di un 

rappresentante professionale, per cui hanno dovuto sostenere spese 

indispensabili e relativamente elevate, nonostante l’oggetto limitato del 

litigio, ma che non hanno però dettagliato in una nota d'onorario, è 

giustificato assegnare loro, in base agli atti di causa, un'indennità ridotta 

per spese ripetibili di fr. 4’200.– (fr. 2'100.– ciascuno), a carico della FINMA 

(art. 7 a 14 TS-TAF). Quest’ultima non ha invece diritto ad alcuna indennità 

(art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

  

B-7062/2016 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto e la cifra 23 del dispositivo della decisione 

impugnata è riformata, nel senso che la durata della pubblicazione 

dell’ordine di astensione nei confronti dei ricorrenti, sul sito Internet della 

FINMA, è fissata a sei anni.    

2.  

Per il resto, il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali ridotte sono stabilite a fr. 3’000.– e prelevate 

sull’anticipo di fr. 5’000.– già versato dai ricorrenti. Il rimanente importo di 

fr. 2’000.– (fr. 1’000.– ciascuno) sarà restituito ai ricorrenti dopo il 

passaggio in giudicato della presente sentenza. 

4.  

Ai ricorrenti è assegnata un'indennità per spese ripetibili di fr. 4’200.– 

(fr. 2’100.– ciascuno), a carico della FINMA.    

5.  

Comunicazione: 

– ai ricorrenti (atto giudiziario; allegati: formulari indirizzo pagamento);  

– all’autorità inferiore (n. di rif. …; atto giudiziario).  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: 

 

Il cancelliere: 

  

Francesco Brentani Dario Quirici 

 

  

B-7062/2016 

Pagina 28 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 13 dicembre 2017