# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50b37e81-5e7f-5121-b112-1e7002f3ceb6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-06-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.06.2008 C-155/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-155-2006_2008-06-04.pdf

## Full Text

Corte II I
C-155/2006
{T 0/2}

Sentenza del 4 giugno 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Andreas Trommer, Blaise Vuille, 
cancelliere Graziano Mordasini.

B._______,
patrocinato dall'Avv. Olivier Corda,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-155/2006

Fatti:

A.
Con sentenza del 17 marzo 2006, il presidente della Corte delle assise 
correzionali  di  A._______ ha dichiarato B._______, cittadino italiano 
nato il..., autore colpevole di complicità in rapina aggravata, complicità 
in rapina e atti preparatori punibili di rapina, condannandolo alla pena 
di  due  anni  di  detenzione  e  all'espulsione  dalla  Svizzera  per  un 
periodo di sette anni.

B.
Con  decisione  del  21 aprile  2006,  notificata  il  21 settembre 
successivo, l'UFM ha pronunciato nei confronti di B._______ un divieto 
d'entrata in Svizzera di durata illimitata e motivato come segue:

"Straniero  il  cui  ritorno  in  Svizzera  è  indesiderato  a  motivo  del  suo 

comportamento  (complicità  in  rapina  aggravata  e  complicità  in  rapina;  atti 

preparatori punibili di rapina) e per motivi di ordine e di sicurezza pubblici."

L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricorso.

C.
In data 23 ottobre 2006, agendo per il  tramite del suo patrocinatore, 
l'interessato è insorto avverso la suddetta decisione. A sostegno del 
proprio  gravame  B._______  ha  in  primo  luogo  rilevato  come  la 
decisione impugnata fosse stata emanata senza che gli venisse data 
la possibilità di esprimersi sul suo caso e che la stessa non contiene 
alcuna  motivazione,  con  conseguente  violazione  del  suo  diritto  di 
essere  sentito.  Il  ricorrente  ha  poi  sottolineato  di  essere  già  stato 
condannato dal giudice penale all'espulsione per una durata di sette 
anni e che, in assenza di elementi sostanziali che portino a pensare a 
una  probabile  recidiva,  la  pronuncia  da  parte  dell'autorità 
amministrativa  di  una  misura  più  severa  è  lesiva  del  principio  della 
proporzionalità.  Egli  ha  infine  posto  l'accento  sul  comportamento 
esemplare tenuto in sede di espiazione della pena, chiedendo a titolo 
subordinato la riduzione a sette anni della misura pronunciata nei suoi 
confronti,  nonché  la  sua  audizione  personale  davanti  al  Tribunale 
amministrativo federale.

D.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 

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dell'11 dicembre 2006,  l'UFM ha postulato la  reiezione del  gravame. 
L'autorità di prime cure ha in particolare rilevato che, in ragione della 
natura,  della  gravità  e  della  reiteratezza  delle  infrazioni  da  esso 
commesse sia in Svizzera che nel suo paese d'origine, B._______ ha 
ampiamente  dimostrato  che  la  sua  presenza  sul  territorio  della 
Confederazione  costituirebbe  una  reale  minaccia  per  l'ordine  e  la 
sicurezza  pubblici  ai  sensi  deIla  giurisprudenza  e  della  prassi  in 
materia. Il suddetto ufficio ha inoltre sottolineato che il ricorrente non 
ha legami particolari  con la Svizzera, come peraltro dimostrato dalla 
sua richiesta di  liberazione condizionale, in cui  egli  ha confermato il 
desiderio  di  rientrare  in  Italia,  dove  possiede  i  principali  agganci 
familiari e professionali. L'UFM ha poi affermato che la motivazione di 
una decisione è  sufficiente  se  l'interessato  è  posto  in  condizione di 
poter  valutarne  la  portata  e  che  nella  fattispecie  il  ricorrente  può 
difficilmente affermare di non aver potuto capire la portata della misura 
e i  motivi  su cui  si  basava, dichiarando infine che, anche qualora vi 
fosse  stata  una  violazione  del  diritto  di  essere  sentito,  tale  vizio  di 
forma  poteva  essere  riparato  nel  quadro  della  procedura  di  ricorso 
davanti al Tribunale amministrativo federale.

E.
Invitato  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata, con replica del 23 febbraio 2007, il ricorrente ha affermato di 
avere assunto un ruolo del tutto marginale nella commissione dei reati 
che hanno portato alla sentenza del 17 marzo 2006, evidenziando poi 
di essere stato condannato una sola volta, ben 24 anni prima, in Italia.

F.
Completando  l'istruttoria  della  fattispecie,  con scritto  del  29 febbraio 
2008,  il  Tribunale  amministrativo  federale  ha  invitato  il  ricorrente  ad 
informarlo  in  merito  alla  sua situazione professionale posteriore  alla 
scarcerazione e a produrre un estratto aggiornato del  suo casellario 
giudiziale italiano.

G.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  missiva  del  31 marzo  2008, 
l'interessato ha prodotto una dichiarazione attestante la sua attività di 
collaboratore  esterno  per  conto  di  un  maglificio  del  C._______, 
nonché un estratto aggiornato del suo casellario giudiziale italiano e 
del certificato dei carichi penali pendenti.

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Diritto:

1.
Riservate le eccezioni  previste all'art. 32 della legge federale del  17 
giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), 
giusta  l'art.  31  LTAF il  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito: 
TAF o il Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 
della  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli 
art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate dinanzi al TAF conformemente all'art. 20 cpv. 1 della legge 
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli 
stranieri (vLDDS del 1931, CS 1 117).

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 
o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione  della  vLDDS  conformemente  all'art.  125  LStr  (in 
relazione  con  la  cifra  I  del  suo  allegato),  e  di  alcune  ordinanze 
d'esecuzione  in  virtù  dell'art.  39  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007 
concernente la procedura d'entrata e di  rilascio del visto (OPEV, RS 
142.204)  nonché  dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007 
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni  di  legge  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  amministrativo 
federale C-3912/2007 del 14 febbraio 2008 consid. 2).

La  decisione  impugnata  è  stata  emessa prima dell'entrata  in  vigore 
della LStr; per la valutazione materiale del suddetto ricorso ci si deve 
quindi riferire alla vecchia normativa, segnatamente all'art. 13 cpv. 1 

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vLDDS, come pure alle corrispondenti disposizioni d'applicazione.

Conformemente  alla  regolamentazione  transitoria  di  cui  all'art.  126 
cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le  domande  presentate  prima 
dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della LStr è retta dal nuovo 
diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
B._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Il ricorrente ha sostenuto che la decisione impugnata è stata emanata 
senza che gli venisse data la possibilità di esprimersi al riguardo e che 
la  stessa  non  contiene  alcuna  motivazione,  con  conseguente 
violazione del suo diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 cpv. 2 
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 
1999  (Cst,  RS  101).  Il  Tribunale  deve  quindi  preliminarmente 
esaminare tali conclusioni formali.

4.1 Il  diritto  di  essere  sentito  comprende  il  diritto  per  la  persona 
interessata  di  prendere  conoscenza  dell'incarto  (DTF  132  II  485 
consid. 3,  126  I  7  consid. 2b),  di  esprimersi  in  merito  agli  elementi 
pertinenti  prima che una decisione sia emessa nei suoi  confronti,  di 
produrre delle  prove pertinenti,  di  ottenere che sia dato seguito alle 
sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle 
prove  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  suo  risultato, 
allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da emanare 
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata). Nel quadro 
della procedura amministrativa il diritto di essere sentito è consacrato 
dagli art. 26-28 (diritto di esaminare gli atti), dagli art. 29-33 (diritto di 
essere sentito strictu sensu) e dall'art. 35 PA (diritto di  ottenere una 
decisione  motivata).  L'art.  30  cpv.  1  PA prevede  in  particolare  che 
l'autorità sente le parti prima di prendere una decisione. Si tratta per la 
persona  interessata  in  particolare  di  esporre  le  sue  argomentazioni 
giuridiche,  di  fatto  o  d'opportunità,  di  rispondere  alle  obiezioni 

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dell'autorità  e di  determinarsi  in  merito  agli  altri  elementi  dell'incarto 
(cfr. DTF 132 II 485 consid. 3; 126 I 7 consid. 2b; Giurisprudenza delle 
autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 63.66 consid. 2; 
ANDRÉ GRISEL, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, vol. I, p. 380 
segg.  FRITZ GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  pag. 
69). Il diritto di essere sentito non conferisce un diritto ad esprimersi 
oralmente di fronte all'autorità giudicante (cfr. DTF 130 II 425 consid. 
2.1; 125 I 209 consid. 9b e riferimenti ivi citati).

4.1.1 Nella fattispecie, l'UFM non ha fornito all'interessato l'occasione 
di  esprimersi  in  merito  ai  motivi  del  divieto  d'entrata  che  intendeva 
emanare nei suoi confronti.

Ora,  secondo  una  giurisprudenza  costante  del  Tribunale  federale, 
un'eventuale violazione del diritto di essere sentito in prima istanza è 
sanata  se  l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi 
liberamente davanti  ad un'autorità  di  ricorso, a beneficio di  un vasto 
potere di cognizione (DTF 133 I 201 consid. 2.2; 130 II 530 consid. 7.3; 
127 V 431 consid. 3d/aa; 126 V 130 consid. 2b; GAAC 68.133 consid. 
2),  ciò che è il  caso nella presente procedura, in quanto il  Tribunale 
può  rivedere  sia  le  questioni  di  diritto  che  le  constatazioni  dei  fatti 
stabilite  dall'autorità  inferiore  oppure  l'opportunità  della  propria 
decisione (art. 49 PA).

L'argomentazione del ricorrente relativa alla violazione del suo diritto 
di essere sentito non può pertanto essere presa in considerazione.

4.1.2 La  giurisprudenza  ha  poi  dedotto  dal  diritto  di  essere  sentito 
l'obbligo per l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere 
ai  destinatari  e  a  tutte  le  persone  interessate  di  comprenderla, 
eventualmente  di  impugnarla  ed  in  modo  da  rendere  possibile 
all'autorità  di  ricorso  eventualmente  adita  di  esercitare 
convenientemente il suo controllo (cf. DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTF 
126  I  97  consid. 2B;  DTF  122  IV  8  consid. 2c,  DTF  112  Ia  107 
consid. 2b;  cfr.  inoltre  la  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006 del 15 ottobre 2007 consid. 5.1.1). Si è in 
presenza di una violazione del diritto di essere sentito se l'autorità non 
soddisfa al suo obbligo di esaminare e di trattare i problemi pertinenti 
(cf. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 122 IV 8 consid. 2c). Per adempiere 
a  tali  esigenze,  è  sufficiente  che  il  giudice  (o  l'autorità)  menzioni, 
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in 

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modo  da  permettere  all'interessato  di  apprezzare  la  portata  di 
quest'ultima e di  impugnarla in  piena conoscenza di  causa (cfr. DTF 
menzionate). In  generale,  la  portata dell'obbligo di  motivare dipende 
dalla  complessità  della  fattispecie  da  giudicare,  dalla  potenziale 
gravità  delle  conseguenze  della  decisione  e  dalle  circostanze  del 
singolo caso. Più la libertà d'apprezzamento dell'autorità è ampia e più 
la  misura  adottata  arreca  pregiudizio  ai  diritti  dei  singoli,  più  la 
decisione deve essere circostanziata (cfr. DTF 112 Ia 107 consid. 2b; 
cfr. inoltre  la  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006  precitata).  Sebbene  la  motivazione  deve 
fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi (di fatto 
o di diritto) essenziali che hanno influenzato la decisione, l'autorità non 
è  comunque  tenuta  a  pronunciarsi  su  tutti  i  fatti,  argomentazioni  e 
mezzi  di  prova invocati  dalle  parti,  ma può permettersi  di  limitarsi  a 
quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della 
causa (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 112 Ia 107 consid. 2b).

Il  diritto  di  ottenere una decisione motivata costituisce una garanzia 
costituzionale  di  natura  formale,  la  cui  violazione  causa  in  principio 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  indipendentemente  dalle 
possibilità  di  esito  positivo del  ricorso nel  merito  (cfr. DTF 126 I  19 
consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e 
giurisprudenza  citata).  Eccezionalmente  un'eventuale  violazione  del 
diritto di  essere sentito può essere sanata allorquando l'autorità che 
ha  emanato  la  decisione  ha  preso  posizione  in  merito  alle 
argomentazioni  decisive nel quadro dello  scambio degli  scritti  e che 
l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi  liberamente  di 
fronte ad un'autorità di ricorso, la cui cognizione è altrettanto ampia di 
quella dell'autorità inferiore (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 130 II 
530 consid. 7.3; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 124 V 389 consid. 5a 
e  180  consid. 4a).  Tuttavia,  qualora  il  vizio  costituisce  una  grave 
violazione  di  procedura,  tenuto  conto  del  principio  dell'economia  di 
procedura,  è  escluso  che  l'autorità  di  ricorso  lo  sani  (cfr.  LORENZ 
KNEUBÜHLER, Gehörverletzung und Heilung, in Zbl 3/1998, p. 112ss).

Nella  fattispecie,  la  motivazione  della  decisione  impugnata  risulta 
relativamente stringata, ciò che non ha tuttavia impedito a B._______ 
di  comprenderne  la  portata  e  di  deferirla  all'istanza  superiore. 
Nell'ambito  del  ricorso  presentato  al  Tribunale,  egli  ha  infatti  potuto 
difendersi  in maniera corretta. Concretamente il  ricorrente è stato in 
grado di dedurre i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è 

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stata  pronunciata.  Infine,  anche  nella  denegata  ipotesi  in  cui  la 
decisione  venisse  considerata  non  sufficientemente  motivata  e 
unicamente  a  titolo  sussidiario,  si  rileva  che  tale  carenza  sarebbe 
comunque sanata dall'impugnazione della stessa davanti al Tribunale, 
il  quale  dispone  di  piena  cognizione.  In  occasione  del  preavviso 
inoltre, l'autorità inferiore ha avuto modo di  esprimersi  sul  contenuto 
del ricorso e di completarne le motivazioni, successivamente notificate 
all'interessato, al  quale è stato concesso il  diritto di replica di  cui ha 
fatto uso (cfr. DTF 116 V 39/40 consid. 4b). 

Visto quanto sopra, la censura del ricorrente, in ordine all'insufficienza 
della  motivazione,  e  quindi  alla  violazione  del  suo  diritto  di  essere 
sentito, risulta infondata. 

4.2 Nel  suo  ricorso  del  23 ottobre  2006  e  nella  sua  replica  del 
23 febbraio  2007  B._______  ha  inoltre  chiesto  la  sua  audizione 
personale davanti allo scrivente Tribunale.

A  questo  titolo  giova  rilevare  che  la  procedura  innanzi  al  Tribunale 
avviene  di  regola  per  iscritto  (cfr.  GAAC  56.5;  FRITZ GYGI, 
Bundesverwaltungsrechtspflege, Berna, 1983, pag. 65 e 70). Infatti, la 
procedura  amministrativa  prevede  un'audizione  di  testimoni  solo  a 
titolo sussidiario (art. 14 cpv. 1 PA [cfr. DTF 130 II 169, consid. 2.3.3]), 
ed è quindi  solo in  presenza di  circostanze del tutto  eccezionali,  ed 
allorquando una tale misura risulta indispensabile per la constatazione 
dei fatti rilevanti nella fattispecie, che si procede ad un'audizione orale 
e personale dei testi.

In casu, il Tribunale ritiene che gli elementi pertinenti della causa sono 
stati  accertati in modo appropriato e non necessitano quindi di alcun 
complemento di  istruttoria. L'autorità  è infatti  abilitata a mettere fine 
all'istruttoria  allorquando  le  prove  prodotte  le  hanno  permesso  di 
formare  la  propria  convinzione  e  che,  procedendo  in  maniera  non 
arbitraria  ad  un  apprezzamento  anticipato  delle  prove  che  le  sono 
proposte  ulteriormente,  essa  ha  la  certezza  che  queste  ultime  non 
potrebbero  condurlo  a  modificare  la  sua  opinione  (DTF  131  I  153 
consid. 3; 130 III 734 consid. 2.2.3; 130 II 425 consid. 2.1; GAAC 69.78 
consid. 5a).

5.
L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 

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indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 
degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 
dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a frase 
vLDDS).  Fintanto  che  vale  questo  divieto,  lo  straniero  non  potrà 
varcare  il  confine,  senza  il  permesso  esplicito  dell'autorità  che  l'ha 
emanato (art. 13 cpv. 1 3a frase vLDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 vLDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo di controllo, destinato ad impedire che uno straniero, la 
cui  presenza  in  Svizzera  è  stata  ritenuta  indesiderata,  vi  ritorni 
all'insaputa dell'autorità (cfr. GAAC 63.38 consid. 13; 63.1 consid. 12a 
e  riferimenti  ivi  citati).  Il  divieto  d'entrata  è  infatti  una  misura  di 
sicurezza il cui scopo è quello di prevenire un probabile perturbamento 
dell'ordine  pubblico  e  della  pubblica  sicurezza  e  non  di  punire  un 
determinato comportamento.

6.
L'art. 13 vLDDS è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione 
europea e ai  loro familiari  solo se l'Accordo bilaterale del  21 giugno 
1999 tra la Comunità Europea ed i suoi Stati membri da una parte, e la 
Confederazione  Svizzera,  dall'altra,  in  materia  di  libera  circolazione 
delle persone (ALC, RS 0.142.112.681) non dispone altrimenti (cfr. art. 
1 let. a vLDDS). B._______ è cittadino italiano. Di conseguenza nella 
valutazione  della  presente  causa  è  necessario  tenere  conto  anche 
delle disposizioni dell'ALC.

6.1 Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con l'art. 3 
ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa 
semplice  presentazione  di  una  carta  d'identità  o  di  un  passaporto 
validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo.  Come  l'insieme  delle  prerogative  conferite  dall'Accordo, 
questo  diritto  può  essere  limitato  soltanto  da  misure  giustificate  da 
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi 
dell'art.  5  cpv. 1  dell'Allegato  I  ALC. Queste  nozioni  devono  essere 
definite  ed  interpretate  alla  luce  della  direttiva  64/221/CEE  e  della 
giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee 
(CGCE)  anteriore  alla  firma  dell'ALC  (art.  5  cpv. 2  allegato  I  ALC, 

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combinato con l'art. 16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 
1 consid. 3.6.1.).

6.2 Conformemente  alla  giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia,  le 
limitazioni  al  principio della  libera circolazione delle  persone devono 
essere  interpretate  in  maniera restrittiva. Ne consegue che possono 
essere adottati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della 
pubblica sicurezza unicamente nel caso in cui si deve ammettere che 
l'interessato  costituisce  per  lo  Stato  d'accoglienza  una  minaccia 
potenziale,  effettiva  e  di  gravità  tale  da  incidere  su  un  interesse 
fondamentale della società (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 
consid. 3.4.1., 129 II 215 consid. 7.3.; sentenze del Tribunale federale 
2A.39/2006 del 31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le 
sentenze della  CGCE del  27  ottobre  1977,  Bouchereau,  30/77,  Rac. 
1977,  pag. 1999,  punti  33-35 del  19 gennaio 1999,  Calfa,  C-348/96, 
Rac. 1999, pag. 1-11, punti 23 e 25).

6.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 
3 par 1 della direttiva 64/221). Ciò esclude delle valutazioni sommarie 
fondate unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola 
esistenza  di  condanne  penali  non  può  automaticamente  giustificare 
l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE).  Una  condanna  penale  anteriore  sarà  quindi 
determinante unicamente se dalle circostanze che l'hanno determinata 
emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid. 3.4.1 e sentenza del 
Tribunale  federale  2C_378/2007  del  14 gennaio  2008).  Le  autorità 
nazionali devono procedere ad un'apprezzamento specifico, effettuato 
sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, 
i  quali  non  coincidono  necessariamente  con  gli  apprezzamenti 
all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime possono 
essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in cui si 
sono verificate lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso 
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia 
per  l'ordine  pubblico  (DTF  130  II  citato  consid.  3.4.1;  129  II  citato 
consid. 7.1. e  7.4.;  sentenza del  Tribunale  federale  2A.626/2004 del 
6 maggio  2005  consid.  5.2.1;  sentenza  della  CGCE  del  26 febbraio 

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1975,  Bonsignore,  67/74,  Rac.  1975,  punti  6-7  e  le  sentenze  citate 
Bouchereau, punti 27-28; Calfa, punto 24).

6.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è tuttavia 
subordinata  alla  condizione  che  sia  stabilito  con  certezza  che  la 
persona soggetta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove 
infrazioni  penali.  Al  contrario,  sarebbe sproporzionato  esigere  che  il 
rischio  di  recidiva  sia  nullo  per  rinunciare  all'adozione  di  tale 
provvedimento.  Tenuto  conto  dell'importanza  che  riveste  il  principio 
della  libera  circolazione  delle  persone  questo  rischio  non  deve  in 
realtà essere ammesso troppo facilmente. È necessario procedere ad 
un  apprezzamento  che  tenga in  considerazione le  circostanze della 
fattispecie  e,  in  particolare,  della  natura  e  dell'importanza  del  bene 
giuridico  minacciato,  così  come  della  gravità  della  violazione  che 
potrebbe  esservi  arrecata;  più  la  potenziale  infrazione  rischia  di 
compromettere  un  interesse  della  collettività  particolarmente 
importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto alla plausibilità di 
un'eventuale  recidiva  (cfr.  DTF  130  II  493  consid.  3.3;  130  II  citato 
consid.  4.3.1;  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_375/2007 
dell'8 novembre 2007).

7.
Con sentenza del 17 marzo 2006, il presidente della Corte delle assise 
correzionali di A._______ ha dichiarato B._______ autore colpevole di 
complicità in rapina aggravata, complicità in rapina e atti  preparatori 
punibili di rapina, condannandolo alla pena di due anni di detenzione e 
all'espulsione dalla Svizzera per un periodo di sette anni.

7.1 Per  quanto  attiene  la  pena  accessoria  dell'espulsione  dalla 
Svizzera,  adottata  in  applicazione  dell'art.  55  del  Codice  penale 
svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0), testo in vigore fino al 
31 dicembre 2006, la stessa è decaduta il 1° gennaio 2007, in seguito 
all'entrata  in  vigore  della  legge  federale  del  13 dicembre  2002  che 
modifica la parte generale del Codice penale (RU 2006 3459; cfr. art. 
388  cpv.  2  CP  nonché  le  disposizioni  finali  della  modifica  del 
13 dicembre  2002,  n.  1  cpv.  2).  In  ogni  caso,  a  norma  di  una 
consolidata  giurisprudenza,  l'autorità  amministrativa  non  è  vincolata 
dalle considerazioni del giudice penale, in quanto essa non persegue il 
medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 
salvaguardare  possono  differire.  Nella  misura  in  cui  l'autorità 
competente  in  materia  di  polizia  degli  stranieri  non  persegue  il 

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medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 
salvaguardare  possono  essere  differenti,  essa  valuta  sulla  base  di 
criteri  autonomi  se  l'allontanamento  dalla  Svizzera  di  uno  straniero 
resosi colpevole di un reato sia necessaria e opportuna. In effetti, se 
da  un  lato  il  giudice  penale  è  tenuto  a  decidere  in  funzione  della 
migliore prognosi di risocializzazione, dall'altro l'autorità amministrativa 
si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico (cfr. DTF 129 
II citato consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata).

7.2 Come  si  evince  dalla  decisione  impugnata  e  dagli  atti  penali, 
B._______ è stato ritenuto colpevole di complicità in rapina aggravata 
e  complicità  in  rapina,  per  avere  l'8 settembre  2003  ed  in  epoca 
precedente,  nonché  il  22 ottobre  2004  ed  in  epoca  precedente, 
intenzionalmente aiutato nella realizzazione di due rapine. Egli è stato 
inoltre ritenuto colpevole di atti preparatori punibili di rapina, per avere, 
nel  periodo  da  febbraio  a  luglio 2005,  in  correità  con  terzi  e 
conformemente ad un piano, preso concrete disposizioni tecniche ed 
organizzative finalizzate alla perpetrazione di una rapina.

Nel quadro della commissione della rapina del 22 ottobre 2004, dalle 
risultanze  agli  atti  emerge  che  “sotto  la  minaccia  della  pistola,  puntata 
contro la nuca e poi contro il fianco sinistro, B._______ costringeva la vittima 

a raggiungere l'ufficio, intimandogli di non urlare, minacciandolo di ucciderlo e 

costringendolo  ad  aprire  la  cassaforte,  dalla  quale  prelevava  tutto  il 

contenuto” (cfr. sentenza del  17 marzo 2006 della  Corte  delle  assise 
correzionali  di  A._______,  pag.  4).  Nella  fattispecie,  gli  atti  illeciti 
imputati a B._______, in particolare la succitata rapina commessa con 
arma  da  fuoco,  in  banda  e  denotando  particolare  pericolosità, 
riguardano crimini particolarmente pericolosi per l'ordine pubblico (cfr. 
DTF  131  II  352  consid.  4.3.1;  125  II  521  consid.  4a/aa;  Istruzioni 
sull'Ordinanza  del  22  maggio  2002  concernente  l'introduzione 
graduale della libera circolazione delle persone tra la Confederazione 
Svizzera e la Comunità europea e i suoi Stati membri nonché gli Stati 
membri  dell'Associazione  europea  di  libero  scambio:  Ordinanza 
sull'introduzione  della  libera  circolazione  delle  persone  [OLCP,  RS 
142.203],  pag.  97  e  segg.).  Le  persone  coinvolte  in  questo  tipo  di 
attività  devono  pertanto  attendersi  all'adozione  di  misure  di 
allontanamento o di rifiuto di entrata dettate dalla legittima necessità di 
proteggere la collettività dai gravi pericoli ad esse legati.

Il  ricorrente  è stato  inoltre  oggetto di  diverse condanne in  Italia  per 

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ricettazione, detenzione illegale di armi e munizioni continuata, falsità 
materiale,  furto,  omicidio  colposo  e  falsità  ideologica.  Inoltre,  il 
18 febbraio 1983, la Corte di appello di D._______ gli  ha inflitto una 
pena  di  sei  anni  di  reclusione,  riconoscendolo,  tra  le  altre  cose, 
colpevole  di  sequestro  di  persona  a  scopo  di  rapina  continuato  e 
detenzione illegale di  armi e munizioni  continuato. A prescindere dai 
motivi  che  in  data  29 giugno  2001  hanno  condotto  il  Tribunale  di 
sorveglianza di D._______ a concedere all'interessato la riabilitazione 
per  la  suddetta  decisione,  con  conseguente  cancellazione  dei  reati 
(cfr. estratto casellario giudiziale italiano dell'8 marzo 2008), proprio le 
infrazioni  commesse  in  Svizzera  dal  ricorrente  nel  periodo  2003  – 
2005 con le quali B._______ è ricaduto in un reato analogo a quello 
per  cui  era  già  stato  condannato  nel  1983,  permettono  di  ritenere 
l'esistenza di  un rischio  di  recidiva,  e questo indipendentemente dal 
fatto che tra i reati in questione siano intercorsi oltre vent'anni. 

Alla  luce  di  quanto  esposto,  si  deve  pertanto  ritenere  l'esistenza  a 
tutt'oggi di una minaccia attuale e di un bisogno di sicurezza elevato, 
tali da giustificare l'adozione di una misura tendente alla prevenzione 
di  nuove  attività  delittuose.  L'autorità  di  prime  cure  ha  dunque 
applicato  in  modo  appropriato  i  principi  della  regolamentazione 
comunitaria e della giurisprudenza della CGCE concernente la gravità, 
la realtà e l'attualità della minaccia che il ricorrente rappresenta per la 
sicurezza  e  l'ordine  pubblici.  Pertanto,  tenuto  conto  degli  interessi 
pubblici fondamentali in gioco, il Tribunale ritiene che il provvedimento 
emanato  dall'autorità  intimata  sia  giustificato  anche  ai  sensi  delle 
disposizioni dell'ALC.

8.
Essendo la  decisione di  divieto d'entrata in  Svizzera confermata nel 
suo  principio,  resta  ora  da  stabilire  se  la  durata  della  misura  di 
allontanamento  adottata  dall'UFM,  prevista  per  un  periodo 
indeterminato, è adeguata alle circostanze del caso concreto (cfr. art. 
49 lett. c PA).

8.1 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 
Svizzera,  essa è tenuta a rispettare i  principi  dell'uguaglianza,  della 
proporzionalità  e  di  astenersi  da  qualsiasi  arbitrio  (cfr.  ANDRÉ GRISEL, 
Traité de droit administratif, vol. I, Neuchâtel, 1984, pag. 348, 358 seg. 
e 364 seg;  BLAISE KNAPP,  Précis  de droit  administratif,  Basilea,  1991, 
pag. 103 seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti sono le particolarità del 

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comportamento  illecito,  la  situazione  personale  del  ricorrente  e  una 
corretta valutazione dell'interesse pubblico e privato. In  particolare è 
necessario  che  il  provvedimento  appaia  essenziale  ed  idoneo  a 
raggiungere  lo  scopo  perseguito  dalla  misura  amministrativa  e  che 
sussista  un  rapporto  ragionevole  fra  lo  scopo  perseguito  e  la 
restrizione  alla  libertà  personale  che  ne  consegue  (DTF  130  I  65 
consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219 consid. 2c; GAAC 64.36 
consid. 4b, 63.1 consid. 12c).

8.2 B._______  si  è  reso  protagonista  di  crimini  particolarmente 
pericolosi  per  l'ordine  pubblico  e  che  riguardano  beni  giuridici 
estremamente sensibili. Il fatto che l'imputazione di rapina aggravata a 
suo  carico  sia  stata  derubricata  in  complicità  in  rapina  per  quanto 
attiene  all'episodio  verificatosi  l'8  settembre  2003  e  in  complicità  in 
rapina  aggravata  per  i  fatti  del  22 ottobre  2004,  nulla  tolgono  alla 
gravità del suo comportamento, tenuto conto altresì che il  ricorrente, 
con vari precedenti penali alle spalle, è ricaduto in un reato analogo a 
quello  per  il  quale  era  stato  condannato  in  Italia  con  sentenza  del 
18 febbraio 1983.

Il  Tribunale  rileva  come  nel  ricorso  del  23 ottobre  2006,  B._______ 
abbia  posto  l'accento  sul  suo  comportamento  esemplare  tenuto  in 
sede  di  espiazione  della  pena,  come  peraltro  documentato  dalle 
risultanze agli atti (cfr. rapporto dell'Ufficio di Patronato del 24 agosto 
2006 e decreto del Consiglio di vigilanza del 7 settembre 2006).

Pur riconoscendo i progressi compiuti dall'interessato, il fatto che egli 
si  sia  ben  comportato  durante  il  periodo  di  carcerazione  e 
successivamente nel periodo di libertà condizionale non è decisivo, in 
quanto  costituisce il  minimo che ci  si  possa attendere  da  lui  (cfr. A 
questo  titolo  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_42/2007  del 
30 novembre  2007,  consid.  4.3).  Allo  stesso  modo,  la  sua 
reintegrazione a livello professionale in qualità di collaboratore esterno 
di un maglificio del C._______ (cfr. dichiarazione del 26 marzo 2008) 
non presenta un carattere eccezionale.

8.3 Quo  alla  situazione  personale  del  ricorrente,  come  rilevato  a 
giusto  titolo  dall'autorità  intimata  nel  suo  preavviso  dell'11 dicembre 
2006,  egli  non  intrattiene  stretti  legami  con  la  Svizzera,  come 
d'altronde  dimostrato  dal  desiderio  da  esso  manifestato  nella  sua 
richiesta di liberazione condizionale di rientrare in Italia dove possiede 

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i principali agganci familiari e professionali (cfr. decreto del Consiglio di 
vigilanza del 7 settembre 2006).

8.4 Tenuto conto di quanto esposto, la ponderazione degli interessi in 
presenza  conduce  quindi  il  Tribunale  a  considerare  che  l'interesse 
pubblico  all'allontanamento  del  ricorrente  dalla  Svizzera  prevale  su 
quello  privato  di  quest'ultimo  a  poter  recarvisi  senza  particolari 
controlli.  Il  Tribunale  ritiene  che  un  divieto  d'entrata  di  durata 
indeterminata  appare  proporzionato  allo  scopo  di  protezione 
dell'ordine e della sicurezza pubblica ricercati con questa misura e che 
al  momento  la  situazione  personale  dell'interessato  non  si  è 
stabilizzata in modo tale da consentire una riduzione della durata del 
provvedimento emanato nei suoi confronti.

Si  osserva  infine  che,  malgrado  non  sia  stata  fissato  alcun  limite 
temporale, il divieto d'entrata non esplica i suoi effetti per una durata 
illimitata.  Questo  concetto  significa  semplicemente  che  allo  stato 
attuale delle cose non è possibile determinarne la durata precisa. In 
principio, lo straniero potrà in ogni momento sollecitarne il riesame, a 
condizione  che  tale  richiesta  non  costituisca  una  manovra  dilatoria. 
Spetterà poi all'autorità adita competente decidere il seguito da dare a 
questa  domanda  sulla  base  dei  nuovi  elementi  sottopostole. 
Quest'ultima potrà entrare nel merito della richiesta a condizione che il 
ricorrente abbia lasciato per un lasso di tempo significativo la Svizzera 
ed  abbia  con  il  suo  comportamento  fatto  prova  di  una  durevole 
reintegrazione  sociale,  la  quale  prende  avvio  con  il  rispetto  delle 
decisioni delle autorità (cfr. DTF 130 II 493 consid. 5). A questo titolo 
giova rilevare che nell'ambito di un riesame l'autorità, qualora tutte le 
condizioni  siano  adempiute,  è  più  libera  nel  proprio  apprezzamento 
rispetto al caso di un divieto d'entrata di durata determinata, di modo 
che  un'eventuale  riduzione  della  misura  adottata  nei  confronti 
dell'interessato non gli sarebbe di alcun giovamento.

9.
Ne  discende  che  l'UFM  con  decisione  del  21 aprile  2006  non  ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

Pagina 15

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10.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vanno  poste  a 
carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del 
regolamento  del  21 febbraio 2008 sulle  tasse e  sulle  spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RU 
2008 2209]).

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di Fr. 800.-, sono poste a carico del ricorrente e 
sono  computate  con  l'anticipo  dello  stesso  importo  versato  in  data 
22 novembre 2006.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario)
- autorità inferiore (incarto 2 224 529 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono  essere 
allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione:

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