# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 08855cb9-92f3-5602-8776-de2cc3959e2d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-06-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.06.2019 52.2018.603
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2018-603_2019-06-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2018.603

   

  	
  Lugano

  14 giugno 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Reto
  Peterhans

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 13 dicembre 2018 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1  

  patrocinato
  da: PA 1

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione del 7 novembre 2018 (n. 5213) del
  Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione con la quale il
  25 luglio 2017 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
  istituzioni gli ha negato il rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS;

  

 

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   Il 21 aprile 2017 il
cittadino italiano RI 1 (1983), già al beneficio in passato di un permesso per
frontalieri UE/AELS, ha chiesto il rilascio di un'identica autorizzazione per
poter svolgere un'attività lucrativa alle dipendenze della __________ di __________.

 

B.   Il 25 luglio 2017
l'Autorità dipartimentale ha respinto la suddetta domanda, ritenendo
inopportuna la presenza dell'interessato in territorio elvetico per motivi di
ordine pubblico, dovuti all'esistenza di condanne penali pronunciate sia in
Italia che in Svizzera. La Sezione della popolazione gli ha quindi fissato un
termine con scadenza il 30 settembre 2017 per cessare l'attività lavorativa intrapresa.

La decisione è stata resa sulla base degli art. 5 dell'allegato I all'accordo tra la Confederazione Svizzera e la
 Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle
persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), 24 dell'ordinanza sull'introduzione della libera
circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), della legge
federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (dal 1° gennaio 2019 legge
federale sugli stranieri e la loro integrazione; LStrI; RS 142.20) e dell'ordinanza sull'ammissione il soggiorno e l'attività
lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).

 

 

C.   Con giudizio del 7
novembre 2018 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Dopo avere escluso
l'esistenza di una violazione del diritto di essere sentito dell'interessato, il
Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non rilasciargli un permesso
per frontalieri in virtù dei motivi addotti dalla Sezione della popolazione,
considerando la decisione impugnata conforme al principio della
proporzionalità.

 

 

D.   Contro la predetta
pronuncia governativa il soccombente si aggrava ora dinanzi al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio
di un permesso per frontalieri UE/AELS.

Lamenta innanzitutto
una violazione del diritto di essere sentito, poiché il Consiglio di Stato
avrebbe confermato i motivi posti dalla Sezione della popolazione a fondamento
della decisione impugnata, senza procedere alla sua audizione. Nel merito il
ricorrente sostiene di non rappresentare un pericolo per l'ordine e la
sicurezza pubblici, poiché i reati commessi risalgono a un'epoca remota e non
denotano una gravità sufficiente affinché si possa derogare al principio della
libera circolazione sancito dall'ALC. Chiede infine che al suo gravame sia
concesso l'effetto sospensivo e che si proceda alla sua audizione e a quella del
suo datore di lavoro.

 

 

E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato,
senza formulare particolari osservazioni.

 

 

F.    In replica RI 1
ribadisce sostanzialmente le argomentazioni sviluppate nel ricorso e chiede nuovamente
di essere sentito.

 

 

G.   Con la duplica la
Sezione della popolazione ripropone il rigetto del gravame, mentre il Governo è
rimasto silente.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art.
9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di
persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 143.100). Il gravame in
oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa
del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 165.100)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). Non
è necessario infatti procedere all'audizione del ricorrente. A questo
proposito va ricordato che la legislazione cantonale e quella federale non
garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo
sufficiente che possa far valere le proprie ragioni per iscritto (DTF 125 I 209
consid. 9b e rinvii, 117 II 132 consid. 3b; Adelio
Scolari, Diritto
amministrativo, parte generale, II ed., Cadenazzo 2002, n. 494). Per
quanto riguarda poi la richiesta formulata dall'insorgente di assumere la
testimonianza del suo datore di lavoro si deve considerare che, in base ad un apprezzamento anticipato della
medesima, questa prova appare insuscettibile di apportare al Tribunale la
conoscenza di nuovi elementi utili ai fini del giudizio che deve essere reso,
per cui va respinta (RtiD II-2012 n. 59 consid. 3.3 con rinvii; Marco
Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese,
Lugano 1997, ad art. 18 n. 1c). La situazione di fatto che sta alla base della controversia risulta
infatti in modo sufficientemente chiaro dalla documentazione già agli atti.

 

 

2.    2.1. Data la sua
natura dirimente (DTF 137 I 195 consid. 2) deve essere preliminarmente
esaminata la censura relativa al diritto di essere sentito, che il ricorrente
ritiene sia stato violato poiché il Consiglio di Stato avrebbe deciso
fondandosi unicamente sulle motivazioni contenute nella decisione
dipartimentale impugnata "senza alcuna apertura valutativa nei [suoi]
confronti", negandogli di poter esprimere le proprie argomentazioni e ledendo
il suo diritto di difesa (cfr. ricorso del 13 dicembre 2018, pag. 1 seg.).

 

2.2. La natura e i
limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla
normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente,
valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della Costituzione federale
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101). Tale norma, applicabile
anche ai procedimenti in materia di diritto degli stranieri, assicura alla
parte interessata il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un
procedimento prima che sia emanata una decisione e le garantisce anche il
diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati
delle stesse e di determinarsi al riguardo (DTF 135 II 286 consid. 5.1, 133 I
270 consid. 3.1, 120 Ib 379, 118 Ia 17; Benjamin Schindler in: Martina Caroni/Thomas Gächter/Daniela
Thurnherr (ed.), Bundesgesetz über die Ausländerinnen und Ausländer AuG, Berna
2010, n. 17 ad art. 96 e nota a piè di pagina n. 64).

 

2.3. Nel caso in esame
la suddetta doglianza deve essere respinta. Occorre in effetti convenire con il
Consiglio di Stato che - seppure succintamente - la Sezione della popolazione
ha esposto in modo tutto sommato sufficiente le ragioni poste a fondamento
della risoluzione dipartimentale del 25 luglio 2017. 

Il ricorrente, dal canto suo, ha dimostrato di avere perfettamente compreso le medesime.
Egli è infatti stato in grado di contestarle con la dovuta cognizione di causa
sia dinanzi al Consiglio di Stato, sia in questa sede.

Per quanto concerne infine la richiesta formulata
dinanzi al Consiglio di Stato di essere sentito personalmente e di assumere
il proprio datore di lavoro quale teste (cfr. ricorso del 13 dicembre 2018,
pag. 6), vale in sostanza quanto esposto al consid. 1. con riferimento alle
medesime domande poste in questa sede dall'insorgente, ragione per cui anche
sotto questo profilo non è ravvisabile alcuna violazione dei suoi diritti di
parte. 

 

 

3.    3.1. L'ALC,
direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli
Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il loro
diritto di entrare, soggiornare, accedere ad attività economiche e offrire la
prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme
che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno.

In concreto il ricorrente, essendo cittadino italiano e titolare di un
documento di legittimazione valido, può prevalersi in linea di principio
del menzionato accordo bilaterale per svolgere un'attività lucrativa dipendente
in Svizzera.

 

3.2. Come tutti i
diritti conferiti dalle disposizioni dell'ALC, il diritto per i lavoratori
frontalieri dipendenti, cittadini di una parte contraente, di esercitare
un'attività economica nel territorio dell'altra parte contraente (art. 4 ALC; art. 2 cpv. 1 e art. 7 allegato
I ALC), può essere limitato soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o
pubblica sanità conformemente all'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC, nell'ambito e secondo le modalità definite in particolare dalla
direttiva 64/221/CEE del 25 febbraio 1964 (GU 1964, n. 56, pag. 850) e
dalla prassi della Corte di giustizia delle Comunità Europee, diventata la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE), ad
essa relativa, emanata prima della firma dell'accordo il 21 giugno 1999
(cfr. art. 5 cpv. 2 allegato I ALC in relazione con
l'art. 16 cpv. 2 ALC; per la presa in considerazione
delle sentenze della CGUE pronunciate dopo tale data, vedasi STF 2C_201/2012
del 20 agosto 2012 consid. 2.1 con numerosi rinvii giurisprudenziali).

Secondo la giurisprudenza della CGUE, le deroghe alla libera circolazione
garantita dall'ALC vanno interpretate in modo restrittivo. In questo
senso, il ricorso da parte di un'autorità nazionale alla nozione di ordine
pubblico per restringere questa libertà presuppone una minaccia effettiva e
abbastanza grave a uno degli interessi fondamentali della società (DTF 136 II 5 consid. 4.2). La sola esistenza di
condanne penali non può tuttavia legittimare
automaticamente l'adozione di provvedimenti che limitano la libera circolazione
(art. 3 cpv. 2 direttiva 64/221/CEE). Una tale condanna può essere presa
in considerazione soltanto nella misura in
cui, dalle circostanze che l'hanno determinata, emerga un comportamento
personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico (DTF 134 II 10
consid. 4.3, 130 II 176 consid. 3.4.1, 129 II 215 consid. 7.4 con rinvii
alla giurisprudenza della CGUE). Anche i
delitti patrimoniali possono giustificare una simile limitazione (DTF 134 II 25
consid. 4.3.1; STF 2C_839/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 3.1, 2C_680/2010
del 18 gennaio 2011 consid. 2.3). A dipendenza delle circostanze, già la
sola condotta tenuta in passato può comunque adempiere i requisiti di una
simile messa in pericolo dell'ordine pubblico. Come nel caso di qualsiasi altro
cittadino straniero, l'esame deve essere
effettuato tenuto conto delle garanzie derivanti
dalla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101), nel caso in cui fosse
applicabile nella fattispecie, e del rispetto del principio della proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3, 130 II 493
consid. 3.3, 176 consid. 3.4.2, 129 II 215 consid. 6.2).

 

3.3. A livello legislativo interno, l'art. 35 cpv. 1 LStrI sancisce che il
permesso per frontalieri è rilasciato per un'attività lucrativa entro la zona
di frontiera. Dopo un'attività
lucrativa ininterrotta di cinque anni, soggiunge il capoverso 4 della medesima
norma, il titolare ha diritto alla proroga del permesso se non sussistono
motivi di revoca secondo l'articolo 62 capoverso 1.

Giusta l'art. 62 cpv. 1 LStrI, l'autorità competente può
revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio -
tra l'altro -, se lo straniero è stato
condannato a una pena detentiva di lunga durata (lett. b); ha violato in
modo rilevante o ripetutamente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza
pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza
interna o esterna della Svizzera (lett. c). Per giurisprudenza,
una pena detentiva - sospesa o da espiare - è di lunga durata se è stata
pronunciata per più di un anno, a prescindere dal fatto che la pena inflitta
sia stata sospesa in tutto o in parte oppure che la stessa vada o sia stata
espiata (DTF 137 II 297 consid. 3, 135 II 377 consid. 4.2).

3.4. La
legge federale sugli stranieri e la loro integrazione si applica ai cittadini
comunitari soltanto se il menzionato accordo bilaterale non contiene
disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli (art. 2
cpv. 2 LStrI). Ritenuto che l'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC non può legittimare
misure più incisive di quelle previste dal
diritto svizzero (cfr. art. 2 ALC), occorre di principio verificare che il
provvedimento impugnato si giustifichi tanto dal profilo del diritto interno
che nell'ottica del trattato bilaterale (DTF 130 II 176 consid. 3.2). In
pratica, però, la riserva dell'ordine pubblico e della sicurezza
pubblica di cui all'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC soggiace a criteri meno
restrittivi. Ritenuto che la legislazione interna non prevede disposizioni più
favorevoli di quelle del menzionato accordo, la presente vertenza va quindi
esaminata sotto il profilo dell'ALC.

4.    4.1. Nel caso in
esame la Sezione della popolazione ha respinto l'istanza di RI 1 volta ad
ottenere il rilascio di un permesso per frontalieri UE/AELS per svolgere un'attività
lucrativa dipendente nel nostro Paese, in quanto egli era stato oggetto di
condanne penali sia in Svizzera che in Italia. Per quanto concerne i reati
commessi nella vicina Penisola l'Autorità dipartimentale si è richiamata al
certificato del casellario giudiziale dell'11 luglio 2017 - richiesto
ufficialmente alle autorità italiane per il tramite dell'Ufficio federale di
giustizia (UFG) - su cui risultavano le seguenti iscrizioni:

- 06.12.2003            decreto penale del G.I.P. del Tribunale di __________ (esecutivo
il 09.02.2004) prevedente una pena
complessiva di EUR 280.- di multa per i reati di rissa continuato in
concorso e porto di armi continuato (commessi il 06.07.2003);

- 20.04.2004            sentenza del Tribunale in
composizione monocratica di __________ (irrevocabile il 23.10.2004) prevedente
una multa di EUR 300.- (pena condonata il 31.07.2014 per effetto dell'indulto)
per il reato di rissa (commesso nel 06.2001);

- 19.05.2005            sentenza del Tribunale in
composizione monocratica di __________ (irrevocabile il 21.09.2005) prevedente
4 mesi di reclusione - sospesi con la condizionale e non menzionati - per il
reato di lesione personale in concorso (commesso il 24.03.2003);

- 06.07.2009            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 16.11.2009) prevedente 85 giorni di
reclusione (sostituiti con una multa di EUR 3'230.-), per i reati di lesione
personale e porto di armi (commessi il 06.12.2007);

- 16.03.2015            sentenza della Corte di
appello di __________ (irrevocabile il 12.01.2016) prevedente 1 anno e 6 mesi
di reclusione per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche in concorso (commesso dal 23.02.2008 al 18.04.2012).

 

Da quanto precede, emerge
che in Italia il ricorrente ha a carico ben 5 condanne penali, accumulate
nell'arco di oltre un decennio. Egli è stato ritenuto colpevole, secondo il
diritto penale vigente nella vicina Penisola, dei seguenti reati: porto di
armi, lesione personale, rissa e truffa aggravata. Ritenuto che queste
infrazioni sono punibili anche in Svizzera (cfr. in particolare le disposizioni
della legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni del 20
giugno 1997; LArm; RS 514.54; gli art. 122 o 123; 133 e 146 del codice penale
svizzero del 21 dicembre 1937; CP; RS 311.0),
che alcune sono considerate crimini ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP e che eventuali atti delittuosi commessi
all'estero possono di per sé giustificare misure di ordine pubblico, non solo
secondo il diritto interno, ma anche dal profilo dell'ALC (DTF 134 II 25
consid. 4.3.1; STF 2C_447/2008 del 17 marzo 2009 consid. 5.3), è a
giusta ragione che l'Autorità dipartimentale ne ha tenuto conto per valutare se
rilasciare un permesso per confinanti UE/AELS al ricorrente. Bisogna infatti ammettere che - specialmente
quanto addebitato all'insorgente in occasione della condanna del 16 marzo 2015
- è piuttosto grave, ciò che è peraltro dimostrato dalla severità della pena
inflittagli. Questo anche nel caso in cui l'entità della stessa
fosse dovuta alla maggiore severità e rigidità del sistema sanzionatorio
italiano. Va comunque rilevato che per questa fattispecie egli è stato
giudicato tramite il rito abbreviato, ciò che ha comportato una diminuzione
della pena pronunciata (cfr. estratto del casellario giudiziale italiano
dell'11 luglio 2017, pag. 2). RI 1 aveva infatti commesso il reato di truffa
aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche sull'arco di oltre 4
anni, ovvero tra il 23 febbraio 2008 e il 18 aprile 2012. Si deve inoltre
considerare che in Italia l'insorgente non si è macchiato unicamente di reati
contro il patrimonio, egli ha bensì agito in maniera delittuosa ripetutamente anche a danno dell'integrità fisica altrui
e in 2 occasioni violando la legislazione in materia di controllo delle
armi.

4.2. Pure in Svizzera
l'insorgente ha interessato le autorità giudiziarie penali, nei seguenti
termini:

- 30.04.2012            DA __________ del Ministero
pubblico del Cantone Ticino: pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr.
100.- cadauna - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - e
multa di fr. 500.-, per il reato di grave infrazione alle norme della circolazione
(per avere circolato il 09.03.2009 a 78
km/h malgrado il limite vigente di 50
km/h);

- 30.05.2018            DA __________ del Ministero
pubblico del Cantone Ticino: pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr.
100.- cadauna - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni - e
multa di fr. 700.-, per il reato di grave infrazione alle norme della
circolazione (per avere circolato il 14.09.2016 a 136 km/h malgrado il limite vigente di
100 km/h).

 

Nel nostro Paese RI 1
ha dunque a carico due condanne per infrazioni gravi alle norme della
circolazione stradale, avendo in entrambe le occasioni ampiamente superato il
limite di velocità consentito ed avendo quindi creato un serio pericolo per la
sicurezza altrui. Esaminando nel dettaglio i decreti d'accusa emanati in Svizzera,
emerge infatti che la prima condanna inflitta il 30 aprile 2012 a seguito della
grave infrazione alle norme della circolazione stradale perpetrata il 9 marzo
2009, ovvero l'avere circolato con un'automobile ad una velocità di 28 km/h
oltre il limite concesso di 50 km/h all'interno di una località, non ha avuto
alcun effetto dissuasivo sul ricorrente. La pronuncia di una pena pecuniaria
sospesa (per un periodo di prova di ben 3 anni) e di una multa non gli ha infatti
impedito di commettere nuovamente un'infrazione simile. Come poc'anzi esposto,
il 14 settembre 2016 l'insorgente ha infatti condotto un veicolo a motore non
curandosi del limite di velocità di 100 km/h vigente nel tratto autostradale in
questione, superandolo di ben 36 km/h. Visti la gravità ed il ripetersi di
questo tipo di comportamenti, il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha
sanzionato tale agire delittuoso - oltre che con una multa - mediante una pena
pecuniaria sospesa condizionalmente per un periodo di prova di addirittura 4
anni, proprio per mettere in guardia l'interessato dalle conseguenze derivanti
dalla commissione di eventuali nuove infrazioni di questo genere.

RI 1 si è quindi reso
colpevole di azioni delittuose che toccano un settore del nostro ordine
pubblico - quale è quello relativo alla sicurezza in materia di circolazione
stradale - che ha assunto negli ultimi anni maggiore importanza, prova ne sia
che, con l'entrata in vigore - avvenuta il 1° gennaio 2013 - delle modifiche
del 15 giugno 2012 alla legge federale sulla circolazione stradale del 19
dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01) (RU 2012 6291), le disposizioni penali in
questo ambito sono state sensibilmente inasprite. Circolando superando
ampiamente il limite di velocità vigente in una località e in un tratto
autostradale molto trafficato - come notoriamente è quello di __________ - egli
non ha quindi messo in pericolo unicamente la propria vita, ma anche quella
degli altri utenti della strada.

Occorre peraltro
osservare che anche i reati in materia di circolazione stradale - a determinate
condizioni - possono avere delle conseguenze in materia di autorizzazioni in
materia di diritto degli stranieri, trattandosi di comportamenti delittuosi
suscettibili di denotare l'esistenza di una minaccia grave e attuale per
l'ordine a la sicurezza pubblici (cfr. ad esempio STF 2C_864/2018 del 18
febbraio 2019 consid. 5.4. con rinvii e 2A.39/2006 del 31 maggio 2006).

 

4.3. Alla luce di
quanto precede, si deve sostanzialmente convenire con il Consiglio di Stato che
l'insorgente rappresenta ad oggi una minaccia effettiva e sufficientemente
grave per la società ai sensi della giurisprudenza sgorgante dall'art. 5 allegato
I ALC, tale da legittimare un provvedimento di mancato rilascio di un permesso per
frontalieri UE/AELS.

Ritenuto che ha
ripetutamente violato o esposto a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in
Svizzera e che in Italia ha a carico diverse condanne pronunciate con una certa
regolarità e continuità sull'arco di oltre 10 anni per infrazioni contro beni
giuridici sensibili quali l'integrità fisica, il controllo delle armi e il
patrimonio, di cui una prevedente una pena privativa della libertà superiore a
un anno, ovvero di lunga durata ai sensi della nostra giurisprudenza, anche dal profilo del diritto interno il ricorrente
adempie i motivi di revoca di cui all'art. 62 cpv. 1 lett. b e c LStrI. Certo,
ad eccezione della truffa oggetto della condanna pronunciata il 16 marzo 2015, se
considerate singolarmente le altre infrazioni commesse non raggiungerebbero un
grado di gravità sufficiente per giustificare una misura come quella in esame,
cionondimeno occorre condividere l'argomentazione espressa dal Governo secondo
cui la reiterazione di comportamenti delittuosi non particolarmente gravi può
comunque dimostrare l'incapacità della persona in questione di rispettare
l'ordinamento giuridico vigente.

 

 

5.    A questo punto
occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dalla Sezione
della popolazione.

RI 1 è domiciliato a __________
e il mancato rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS comporterà
ripercussioni unicamente sul piano professionale, non imponendogli uno spostamento
dei suoi interessi all'estero. Da questo profilo gli effetti del provvedimento
querelato sulla sua persona appaiono tutto sommato
contenuti e non gli porranno alcun problema di riadattamento, ritenuto
pure che la sua famiglia si trova nella regione in cui risiede. Certo, sul
piano professionale il provvedimento gli impedirà di lavorare in Svizzera, dove
è già stato attivo negli ultimi anni. Tale conseguenza è però unicamente
ascrivibile al suo comportamento. Non è peraltro dato di vedere come egli non possa
trovare in Italia un lavoro, dato che la sua ancora giovane età e l'esperienza
acquisita nel nostro Paese lo faciliteranno senz'altro nella ricerca di
un impiego.

Di conseguenza, il
mancato rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS non viola il principio
della proporzionalità. Anche dal profilo dell'adeguatezza tale decisione appare
infatti convenientemente ragguagliata all'interesse pubblico volto ad evitare
ulteriori violazioni dell'ordine e della sicurezza pubblici, ritenuto che, come
sopra esposto, nel periodo compreso tra il giugno del 2001 e il settembre del
2016 RI 1 si è reso protagonista a scadenze regolari di numerosi reati penali
non propriamente trascurabili dal profilo della loro gravità. 

 

 

6.    6.1. In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va pertanto respinto, con conseguente conferma della decisione impugnata e di quella dipartimentale
da essa tutelata. Con l'emanazione del presente giudizio la domanda di
concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto.

 

6.2. La tassa
di giudizio è quindi posta a carico del ricorrente in quanto soccombente
conformemente all'art. 47 cpv. 1 LPAmm.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 1'200.-, già anticipate dal
ricorrente, rimangono a suo carico.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere