# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e69f1d31-9b9e-5e36-92c9-6600a49af3b3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 30.06.2014 17.2013.223
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-223_2014-06-30.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.223

  	
  Locarno

  30 giugno 2014/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di
  appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Michela Rossi, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 17 ottobre 2013 dal

 

	
   

  	
  APPE 1

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 9 ottobre 2013 dalla Pretura
  penale di Bellinzona (motivazione scritta intimata il 29 ottobre 2013) nei
  confronti di 

  	 

 

	
   

  	
  IM 1

  rappr. dall' DI 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

richiamata la dichiarazione di appello 31 ottobre 2013;

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto che:             -   con decreto d'accusa n.
2901/2012 del 18 giugno 2012, il procuratore pubblico ha ritenuto IM 1 autrice
colpevole di incendio colposo per avere, in data 17 maggio 2012 ad __________,
lasciando incustodito un tegame con dell’olio sulla placca della cucina
elettrica da lei accesa al fine di riscaldarlo, provocato l’incendio della
cappa di aspirazione e dei mobili della cucina, danneggiando questi ultimi e le
pareti dell’intero appartamento (di proprietà di __________, la quale non si è
costituita accusatrice privata), per un danno complessivo non meglio
quantificato.

                                         Egli
ha, pertanto, proposto la condanna di IM 1 alla pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere
da fr. 290.– cadauna (corrispondenti a complessivi fr. 1’450.–), sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e alla multa di fr. 200.–, oltre
al pagamento della tassa di giustizia di fr. 100.– e delle spese giudiziarie di
fr. 100.–.                                         

 

                                         Contro il decreto
d'accusa, IM 1 ha sollevato tempestiva opposizione. 

                                         Confermando il decreto
d'accusa, il 26 giugno 2012 il procuratore pubblico ha trasmesso gli atti alla
Pretura penale per il dibattimento ed il giudizio;

 

                                     -   con sentenza 9
ottobre 2013, il giudice della Pretura penale ha prosciolto l’imputata
dall’accusa di incendio colposo e, di conseguenza, ha posto tasse e spese giudiziarie
per complessivi fr. 950.¿a carico dello Stato. Il giudice della Pretura penale
ha inoltre riconosciuto a IM 1 un’indennità ridotta giusta gli artt. 429 e 430
CPP pari a fr. 500.–;

                                         

                                     -   il 17 ottobre 2013, il
procuratore pubblico ha annunciato di voler interporre appello contro la
sentenza.

Ricevuta la motivazione scritta della pronuncia, con
dichiarazione di appello 31 ottobre 2013, egli ha indicato di impugnare
l’intera sentenza, postulando che la decisione sia modificata nel senso che la
signora IM 1 venga dichiarata autrice colpevole di incendio colposo e condannata
alla pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere da fr. 290.-, con conseguente
accollo di tasse e spese a suo carico;

 

                                     -   considerato l’accordo delle
parti allo svolgimento della vertenza in procedura scritta, e ritenuto che la
dichiarazione di appello conteneva già una motivazione, in data 13 novembre
2013 la presidente di questa Corte ha assegnato a IM 1 e alla Pretura penale un
termine di 20 giorni per la presentazione delle rispettive osservazioni; 

 

                                     -   con scritto 20
novembre 2014, il giudice della Pretura penale ha comunicato di rimettersi al
giudizio di questa Corte, osservando tuttavia come l’annuncio di appello sia
stato formulato per il tramite del solo telefax;

                                     -   mediante osservazioni 6
dicembre 2013, IM 1 ha chiesto la reiezione dell’appello e la conferma della
sentenza del primo giudice;

 

                                     -   in data 12 e 18 dicembre
2013, il procuratore pubblico, rispettivamente IM 1, hanno presentato i loro
allegati di replica e duplica, nei quali essi hanno ribadito le loro
motivazioni, di cui si dirà, se necessario, in seguito. 

 

ritenuto                                                                  

 

                                         Risultanze
dell'inchiesta e giudizio di primo grado

 

                                   1.   I fatti -
costitutivi, secondo la pubblica accusa, del reato di incendio colposo - sono
sostanzialmente incontestati e risultano, in pratica, dalle sole dichiarazioni
rese da IM 1 (che, al momento, in cui l’incendio si è sviluppato, era sola in
casa), dapprima alla polizia il 24 maggio 2012 e, poi, al primo giudice, il 9
ottobre 2013. Entrambi i verbali riportano lo svolgimento dei fatti in maniera
fondamentalmente concorde, divergendo soltanto su alcuni dettagli.

 

                                         Risulta, dunque, che la
sera del 17 maggio 2012, rientrata dal lavoro al suo domicilio di __________,
al fine di cucinarsi degli involtini primavera, IM 1 ha versato in un pentolino una quantità di olio, stimata in “2.5 dl” (stante quanto dichiarato alla polizia), e “ca. 2 dl”, corrispondenti a “2 cm di altezza” sul bordo del tegame (secondo quanto riferito al dibattimento). La donna
ha, quindi, posto il pentolino sulla placca elettrica, accendendola a
temperatura elevata: “al massimo”, come indicato agli agenti,
rispettivamente ad una graduazione di “7/8 su un massimo di 9”, seguendo quanto dichiarato al primo giudice.

La signora IM 1 ha, poi, raccontato di avere coperto il tegame e
di avere atteso sul divano (che dista pochissimo dalla cucina e da cui si
vedono i fornelli, cfr. fotografie in atti) che l’olio si scaldasse. Anche
riguardo a questo fatto, le sue dichiarazioni sono sostanzialmente costanti e differiscono
unicamente per quanto riguarda il tempo trascorso sul divano (diminuito da 5/10
min a 2/5 minuti) e sull’attività a cui la donna si è dedicata (navigazione in
internet, piuttosto che invio di alcuni sms). Si tratta, con evidenza, di
modifiche di versioni dovute allo stemperamento dei ricordi per effetto del
tempo trascorso.

 

                                         È altrettanto incontestato
che, nel momento in cui la signora ha sollevato il coperchio, dal pentolino si
è sprigionata un’alta fiamma che, istintivamente, la donna ha cercato di
spegnere gettandovi sopra dell’acqua. L’operazione ha avuto l’esito opposto a
quello sperato:

 

“ (…) mi alzavo
per vedere a che punto fosse il calore dell’olio ed alzavo il coperchio. Subito
fuoriusciva un’alta fiamma. Spaventata, prendevo un bicchiere, che era nel
lavabo e lo riempivo d’acqua fredda, per poi gettarla, con l’intento di
spegnere il fuoco, all’interno del pentolino. Il mio gesto, al posto di
spegnere la fiamma, alimentava ulteriormente la fiamma. La stessa andava così ad intaccare la cappa di aspirazione e più precisamente il
filtro.” (verbale interrogatorio 24 maggio 2012; cfr., anche, verb. dib. di
primo grado 9 ottobre 2013, in cui la donna aggiunge che, dopo la prima
fiammata, la cappa ha cominciato a scintillare).

 

                                         L’incendio, così
sviluppatosi, ha intaccato le scansie in legno della cucina.

 

                                         Spaventata, la donna si è
rivolta al vicino di casa, il quale ha allarmato i pompieri che sono, poi,
intervenuti e, con l’ausilio di un estintore a schiuma, hanno spento
l’incendio. Successivamente, per mezzo di un ventilatore, i pompieri hanno
evacuato il fumo.

 

                                   2.   Secondo il giudice
di prime cure, l’inchiesta non ha dimostrato se l’incendio sia da ricondurre:

 

-  al surriscaldamento
dell’olio, lasciato per qualche minuto sul fornello, oppure 

-  al
contatto con una goccia di condensa, scesa nell’olio caldo al momento in cui IM
 1 ha sollevato il coperchio, o ancora

-  all’acqua
gettata dalla donna nel tentativo di spegnere la prima fiammata. 

 

                                         Ritenuto come quest’ultima
circostanza - che, secondo il primo giudice, rappresenta la causa più verosimile
dell’incendio - non sia  stata imputata alla donna, il primo giudice l’ha
prosciolta per non incorrere in una violazione del principio accusatorio.

 

                                         Appello

 

                                   3.   Va innanzitutto
rilevato che l’osservazione formulata dal giudice della Pretura penale nel suo
scritto 20 novembre 2013, riguardo al vizio formale dell’annuncio di appello, è
tardiva. Il primo giudice, constatato che l’annuncio non portava la firma
originale della parte essendo stato trasmesso per il tramite del solo telefax,
avrebbe dovuto assegnare al procuratore pubblico un termine per rimediarvi. Non
avendogli concesso di sanare il vizio, egli non può dolersene in questa sede.

 

 

                                   4.   Il procuratore
pubblico impugna l’intero dispositivo della sentenza pretorile, chiedendo che IM
1 sia dichiarata autrice colpevole di incendio colposo (art. 222 CP) e venga
condannata alla pena pecuniaria di 5 aliquote giornaliere da fr. 290.-, con
conseguente accollo di tasse e spese a suo carico (v. dichiarazione di appello
31 ottobre 2013, pag. 2). 

 

                                         Contrariamente alle
conclusioni del primo giudice, il procuratore pubblico ritiene che la signora IM
1 abbia omesso di sorvegliare il tegame messo sul fornello acceso ad alta gradazione,
che ciò costituisca una negligenza e che tale negligenza sia all’origine
dell’incendio poi sviluppatosi, indipendentemente dalla successiva negligenza,
ossia quella di aver gettato dell’acqua sull’olio bollente (dichiarazione di
appello 31 ottobre 2013, pag. 3 e seg.; replica 12 dicembre 2013).

 

                                   5.   Dal canto suo, la
resistente chiede la conferma della sentenza di primo grado sostenendo,
dapprima, che nessuna negligenza può esserle rimproverata: da un lato, non ha
lasciato i fornelli incustoditi, ma si è limitata a sedersi sul divano poco
lontano e, dall’altro, nemmeno l’aver gettato dell’acqua sull’olio bollente può
configurare negligenza, trattandosi di un agire istintivo - siccome l’acqua è
la sostanza estinguente per antonomasia - e naturale in una situazione di
panico. Ma, soprattutto, continua la donna, non essendo stata accertata
l’origine dell’incendio, non può esserle rimproverato di esserne stata la causa
(osservazioni 6 dicembre 2013, pag. 4-9; duplica 18 dicembre 2013, pag. 2-4).

                                          

                                          Diritto

                                          

                                   6.   L’art. 222 cpv. 1 CP
punisce con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria
chiunque per negligenza cagiona un incendio, se dal fatto deriva danno alla
cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica.

                                         Dal profilo oggettivo il
reato presuppone un comportamento incendiario dell’autore, ovvero una condotta
atta a provocare un incendio, sia sotto forma di azione, in particolare quando
quest’ultima non è accompagnata dalle necessarie precauzioni, sia di omissione,
nel caso in cui l’autore aveva una posizione di garante (Corboz, Les
infractions en droit suisse, Berna 2010, vol. II, ad art. 222 CP n. 1 e seg., e
riferimenti ivi citati). Detto comportamento deve provocare un incendio, vale a
dire deve essere la causa naturale e adeguata di un fuoco di ampiezza tale che
non può più essere spento da chi l’ha generato (Roelli/Fleischanderl, Basler
Kommentar, Strafrecht II, Basilea 2013, ad art. 222 n. 6, con rinvio a n. 7 e
segg. ad art. 221; Corboz, op. cit., ad art. 222 CP n. 4 e seg.; DTF 117 IV 285
consid. 2.a; Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit,
4a ed., pag. 42). Infine deve risultare un pregiudizio alla cosa altrui o un
pericolo per l’incolumità pubblica (Corboz, op. cit., ad art. 222 CP n. 6).

La punibilità per incendio
colposo esige una violazione degli obblighi di prudenza che s’imponevano in concreto,
ossia dei doveri derivanti da norme aventi lo scopo di garantire la sicurezza e
di evitare gli incidenti, oppure, ove queste non siano date, doveri derivanti
da regole di comportamento unanimemente riconosciute (CARP 17.2010.61; DTF 129
IV 119 consid. 2.1, 130 IV 7, consid. 3.3; Corboz, op. cit., ad art. 222 CP n.
12 e seg.; Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 43). 

Dal punto di vista soggettivo il
reato è adempiuto se l’autore ha agito per negligenza, sia essa cosciente od
incosciente. Giusta l’art. 12 cpv. 3 CP, commette un crimine o un delitto per
negligenza colui che, per un’imprevidenza colpevole, non ha scorto le
conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. L’imprevidenza è
colpevole se l’agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo
le circostanze e le sue condizioni personali, in specie secondo le sue
conoscenze, la sua esperienza e la sua capacità. Per l’ammissione della
negligenza l’autore doveva essere personalmente in grado di prevedere, se non
proprio l’esatto svolgimento dell’evento, quanto meno la possibilità o il
pericolo dell’evento quale conseguenza della sua azione o omissione (Corboz,
op. cit., ad art. 222 CP n. 9 e seg.; Rep. 1998, pag. 397 segg. e riferimenti
ivi citati; DTF 129 IV 119 consid. 2.1).

 

                                   7.   Nel caso concreto, è
fuori di dubbio che si sia verificato un incendio ai sensi dell’art. 222 cpv. 1
CP, siccome IM 1 non è più stata in grado di spegnere le fiamme e si è reso
necessario l’intervento dei pompieri. Altrettanto indubbio è il fatto che
l’evento ha avuto come conseguenza un danno - anche se non quantificato - alla cosa
altrui, e meglio all’appartamento di proprietà di __________ (che, comunque,
non si è costituita accusatrice privata).

 

                                         Contrariamente a quanto
sostenuto dal PP, sulla base degli atti non si può, però, ritenere accertato
che l’incendio sia stato causato dal solo surriscaldamento dell’olio. 

                                         Al contrario. Dalle
dichiarazioni della donna - in pratica i soli atti istruttori disponibili -
risulta che, all’inizio dall’olio si sprigionò solo una fiammata. E una
fiammata non è ancora un incendio (Roelli/Fleischanderl, op. cit., ad art. 222
n. 6, con rinvio a n. 7 ad art. 221; Corboz, op. cit., ad art. 222 CP n. 4; DTF
117 IV 285 consid. 2.a).

 

                                         Ben più verosimile è -
come ritenuto dal primo giudice - che la causa dell’incendio sia stata l’acqua
gettata dalla donna nel tentativo di spegnere la fiamma. 

Questa ipotesi appare come la più
plausibile, sia per il noto effetto che ha l’acqua al contatto con l’olio
incandescente, sia per la descrizione dei fatti resa da IM 1, la quale ha
raccontato che soltanto la seconda fiammata, sprigionatasi in seguito al getto
d’acqua, ha raggiunto la cappa e, successivamente, i mobili in legno.

Tuttavia, a giusta ragione il
primo giudice ha considerato che, siccome del gesto di aver buttato l’acqua non
si trova traccia nel decreto d’accusa, tale comportamento non può essere
ritenuto per fondare la condanna di IM 1 (art. 350 cpv. 1 CPP), pena la
violazione del principio accusatorio (art. 9 cpv. 1 CPP). 

 

                                   8.   Ciò nondimeno, il
primo giudice ha dimenticato che, stando così le cose, in forza dell’art. 329
CPP, egli avrebbe dovuto sospendere il procedimento e rinviare il decreto di
accusa al procuratore pubblico affinché lo completasse (cpv. 1 e 2; Schmid,
Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, ad art. 333 CPP, n. 2;
Stephenson/Zalunardo-Walser, Basler Kommentar Schweizerische Strafprozessordnung,
ad art. 333 CPP, n. 4). 

Di conseguenza - siccome un
simile rinvio è possibile, in virtù dell’art. 379 CPP, anche in sede di appello
(Schmid, op. cit., ad art. 329 CPP, n. 10) - la sentenza di primo grado deve
essere annullata e gli atti rinviati al procuratore pubblico perché completi
l’accusa proposta nei confronti di IM 1.

 

                                         Oneri processuali

 

                                   9.   Visto l’esito
dell’appello, la tassa di giustizia e le spese relative al presente giudizio
sono poste a carico dello Stato. Considerata la particolarità del caso, lo
Stato verserà a IM 1 fr. 800.- quale indennità di patrocinio ai sensi dell’art.
436 cpv. 3 CPP.  

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      80, 84, 329,
348 e segg., 379 e segg., 398 e segg., 406 CPP,

222 CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è respinto.

 

                                   2.   La sentenza 9
ottobre 2013 della Pretura penale (inc.n. 81.2012.231) è annullata e gli atti
sono rinviati al procuratore pubblico affinché proceda ai sensi dei
considerandi. 

 

                                   3.   Gli oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.           500.-           

-  altri disborsi                            fr.           200.-           

                                                     fr.           700.-           

 

                                         sono posti a carico dello
Stato che verserà a IM 1 fr. 800.- a titolo di indennità.

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
   

  

 

                                   5.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero pubblico
  SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.