# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 390d48a4-143e-596c-8996-53d86770005d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-01-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.01.2005 35.2004.82
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-82_2005-01-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.82

   

  mm/td

  	
  Lugano

  19 gennaio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi,
  vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca
  Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 settembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20 luglio
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 7
luglio 2002, RI 1 – dipendente della ditta __________ in qualità di autista di
autocarri e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 –
è rimasto vittima di una caduta mentre si trovava a pesca, riportando la
frattura pluriframmentaria del muro antero-superiore e posteriore della
vertebra D12.

 

                                         Il caso è
stato assunto dell’assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Con
decisione formale del 25 marzo 2004, l’CO 1 - tenuto conto delle sole sequele
residuali del sinistro del luglio 2002 - ha dichiarato l’assicurato totalmente
abile al lavoro a decorrere dal 1° novembre 2003 (cfr. doc. 70).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc.
71), l’assicuratore infortuni, in data 20 luglio 2004, ha confermato il
contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 78). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 16 settembre 2004, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA
1, ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a corrispondergli ulteriori
prestazioni, argomentando:

 

" 
In casu, dei
cinque elementi essenziali dell'infortunio, la CO 1 non contesta che
l'esistenza del nesso causale.

 

In concreto appare invero lapalissiano come
invece detto nesso esista.

 

Il nesso causale, è in concreto dato poiché senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe verificato.

Il fatto che gli effetti dannosi verificatisi
siano strettamente conseguenti all'infortunio è assodato e nemmeno i rapporti
medici permettono di concludere al contrario In altri termini non le doglianze
del ricorrente non sono certo inventate o frutto di una sua predisposizione
costituzionale dal momento che egli non ha praticamente mai chiesto e ottenuto
prestazioni per la cura di eventuali dolori o problemi in genere alla schiena,
se non dopo l'infortunio in questione.

 

I disturbi alla colonna vertebrale di cui ora si
duole sono esclusivamente ascrivibili all'infortunio citato in ingresso di cui
è purtroppo rimasto vittima.

 

Nulla permetteva quindi all'assicuratore CO 1 di
interrompere la corresponsione delle proprie prestazioni. Infatti, l'erogazione
delle stesse avrebbe potuto entrare linea di conto soltanto se:

 

-   lo stato di salute del ricorrente fosse
simile a quello esistente 

    immediatamente prima dell'infortunio (status
quo ante);

 

-   lo stato di salute del ricorrente fosse quello che secondo
l'evoluzione ordinaria, sarebbe presto o tardi subentrato anche senza
l'infortunio (status quo sine).

 

Ebbene, le testè citate evenienze sono da
escludere.

 

Non vi è nessun motivo o fatto concreto che possa
concludere alla sussistenza di una delle due ipotesi sopra menzionate.

 

A mente del ricorrente il nesso di causalità
naturale è dato.

Inoltre, per consolidata giurisprudenza in
materia, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata
secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice
possibilità che l'infortunio non abbia più un ruolo causale non è di per sé
bastevole.

A questo proposito, trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore.

 

Il ricorrente è dell'avviso che la diagnosi del
Dott. __________, secondo il quale i dolori lamentati dal ricorrente sarebbero
riconducibili a problemi di natura psichica o ad uno stato morboso
preesistente, sia del tutto errata.

 

Certo è che la lesione non è
fondata su alterazioni patologiche preesistenti, andate vieppiù peggiorando con
il tempo.

 

Il ricorrente non ha mai sofferto di nulla, con
il che è possibile ammettere che se non vi fosse stato l'infortunio in
questione, molto verosimilmente il ricorrente non accuserebbe ora dolori di
sorta, come non li accusava del resto in passato.

 

(…)

 

Assodata l'esistenza del nesso di causalità
naturale, occorre appurare l'esistenza dell'adeguatezza del nesso causale.

 

Dal profilo della causalità adeguata tra evento
dannoso e danno, il nesso causale tra l'infortunio e le sue conseguenze, ovvero
le circostanze senza le quali l'evento pregiudizievole non si sarebbe potuto
verificare, è senz'altro adeguato ritenuto che secondo il corso ordinario delle
cose e l'esperienza della vita il fatto

assicurato è idoneo a provocare l'effetto
prodottosi, sicché il suo verificarsi appare in linea generale propiziato
dall'evento in questione.

 

Occorre parimenti osservare che la LAINF non
assicura solo persone completamente sane e forti, ma anche quelle meno
capaci di superare gli esiti di un infortunio.

 

Non sarebbe infatti immaginabile e
conciliabile con lo scopo dell'assicurazione sociale contro gli infortuni - che
è appunto quello di coprire in parte il rischio delle conseguenze economiche
che possono risultare dalla diminuzione della capacità di guadagno a seguito di
un infortunio - se si volesse negare la copertura assicurativa a determinate
persone.

 

Non bisogna perdere di vista che la frattura di
una vertebra dal qui insorto ha avuto un'importanza primordiale, per non dire
essenziale, nella concatenazione causale, per rapporto ad altre cause, quali ad
esempio assurdi, inesistenti e non comprovati problemi psichici del ricorrente.

 

(…)

 

A questo proposito appare pacifico che l'evento
dannoso verificatosi è costitutivo di infortunio essendo state le lesioni
originate da un fattore esterno di natura straordinaria.

 

Per quanto attiene agli accertamenti medici fatti
esperire dall'assicuratore CO 1, recisamente contestate sono le conclusioni
alle quali giunge il medico dott. __________, ancorché condivise da altro
medico.

A mente del ricorrente, voler giustificare i
suoi disturbi fisici come conseguenti a problemi di natura psicologica, senza
peraltro motivazione plausibile, appare a prima vista superficiale, e poco
attendibile, dal momento che all'origine di tutto è innegabile che vi sia stato
un infortunio, il quale non può certo dirsi una bagattella.

 

Pertanto, vista l'assenza di oggettività, si
chiede sin d'ora l'assunzione di una perizia giudiziaria neutra, da esperirsi a
cura di perito giudiziario nominato da codesta lodevole Autorità, tesa a far
luce in questo senso. A questo proposito il ricorrente chiede che codesta
Autorità non abbia a rifiutare tale richiesta, sulla base di un rigoroso
apprezzamento anticipato delle prove, facendo semplicemente proprie le
conclusioni mediche fatte esperire dall'assicuratore CO 1." 

                                         (I)

 

                               1.4.   L’assicuratore
LAINF, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
III).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° giugno
2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione
Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri,
dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in
particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale (art. 8 ALC).

 

                                         L'ALC si
applica alla presente fattispecie visto che l'evento infortunistico è avvenuto
il 7 luglio 2002 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo
2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5).

                                         I
presupposti materiali per un eventuale obbligo a prestazioni dell'Istituto
assicuratore a contare dal 1° novembre 2003 si determinano comunque in ogni
caso secondo il diritto svizzero. 

                                         Infatti,
anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n.
1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai
loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1
cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa. Così, in virtù dell'art. 53
del Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un
infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato
competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova
l'istituzione competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate
dall'istituzione competente secondo le disposizioni della legislazione di tale
Stato come se l'interessato risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, RI 1 era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è
l'CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento determinante, ad
esercitare un'attività subordinata in territorio elvetico ed essendo, di
conseguenza, assoggettata alla legislazione di tale Stato (art. 13 n. 2 lett a
Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03,
consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero.

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10
settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20
gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 20 luglio 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza è il
diritto a prestazioni a far tempo dal 1° novembre 2003, tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi
un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti
dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da
questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute
(cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità
per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   In data 7 luglio 2002, RI 1, è scivolato su un sasso bagnato
ed ha battuto la schiena sopra un altro sasso. 

                                         Il giorno
stesso si è recato presso l’Ospedale regionale di __________ (dove è rimasto
degente sino al 16 luglio 2002), i cui sanitari hanno diagnosticato una
frattura pluriframmentaria del muro antero-superiore e posteriore della
vertebra D12, trattata conservativamente (cfr. doc. 5).

 

                                         Dimesso
dal citato nosocomio, l’assicurato è entrato in cura dal dott. __________, generalista,
il quale gli ha prescritto alcuni cicli di fisioterapia, destinati, in
particolare, a rinforzare la muscolatura paravertebrale (cfr. doc. 14).

 

                                         Durante
il periodo 24 novembre-14 dicembre 2002, l’insorgente è rimasto degente presso
la Clinica di riabilitazione di __________, per la cura di, citiamo: “dolori a
livello della colonna toracale e lombare con una irritazione gluteale
bilateralmente e irritazione nella parte posteriore della gamba sinistra”. 

                                         I medici
hanno valutato la sintomatologia denunciata dall’assicurato come una “dorso-lombalgia
persistente in stato dopo frattura pluriframmentaria della vertebra T12 di
luglio 2002. Il paziente soffre di un deficit della muscolatura gluteale a sx
possibilmente dopo traumatizzazione neuronale dopo l’infortunio” (doc. 27). 

 

                                         In data
26 maggio 2003, il ricorrente è stato sottoposto ad una visita di controllo da
parte del dott. __________, spec. FMH in chirurgia.

                                         Il medico
di circondario dell’CO 1, constatata la presenza di una toraco-lombalgia
cronica in assenza di segni radicolari, ha dichiarato l’assicurato abile al
lavoro al 50% a far tempo dal 2 giugno 2003 (cfr. doc. 40). 

 

                                         La visita
medica di chiusura, eseguita dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, ha avuto luogo il 23 settembre 2003.

                                         Ritenuta
la diversa localizzazione dei disturbi accusati da RI 1 rispetto alla regione
traumatizzata, il dott. __________ ha sostenuto che essi non possono più essere
spiegati con gli esiti dell’infortunio del 7 luglio 2002:

 

" 
STATO LOCALE

 

Assicurato atletico, buono sviluppo della
muscolatura anche nella regione della colonna lombare. In piedi però la
muscolatura paravertebrale è molto tesa, ma non digito-dolente. L'assicurato
riesce a camminare sulle punte dei piedi e sui talloni.

La reclinazione è fattibile fino a 10°,
Bending bilateralmente 20°, distanza dita-suolo 5 cm.

 

All'esame del paziente coricato sul lettino si
nota uno pseudo-Lasègue bilateralmente positivo a 70°.

 

L'esame neurologico è completamente normale con una sensibilità bilateralmente uguale e
i riflessi sono vivaci e simmetrici.

 

All'esame coricato sul lettino sulla pancia la
regione della frattura è completamente indolente.

 

Si trova però un'impressionante dolenzia nel
decorso del muscolo piriformis, soprattutto a sinistra e un'enorme dolenzia a
destra nella sua inserzione dorsale al trocantere maggiore. La rotazione intera
dell'anca provoca dolori (bilateralmente) in tale sede. Alla palpazione del
trocantere maggiore a destra l'assicurato sente un forte dolore che s'irradia
fino al fianco, sopra il transito toraco-lombare una dolenzia palpatoria non è
evidenziabile.

 

Esame radiologico della colonna toraco-lombare
AP e laterale del 23.9.2003: stato dopo frattura
del corpo vertebrale sia anteriormente che dorsalmente. Questa frattura scatena
una deformazione a cuneo alla colonna toracale di 4°.

 

DIAGNOSI

 

-   Frattura pluri-frammentaria del muro
anteriore-superiore posteriore 

    di Th12 il 7.7.2003 trat­tata
conservativamente.

-   Insufficienza muscolare lombo-sacrale e
soprattutto del muscolo 

    piriformis bilateralmente.

 

VALUTAZIONE

 

L'assicurato attualmente lamenta dolori dal basso
della colonna lombare fino all'osso sacro e nella regione gluteale
bilateralmente.

La mattina gli manca la forza e ogni tanto
"crolla".

Cammina abbastanza bene, però non riesce a stare
seduto a lungo.

 

Clinicamente la
problematica attuale è deviata dal transito toracale in basso, quasi fino
all'osso sacro, e nei muscoli gluteali, soprattutto del piriformis.

Al trocantere maggiore dorsalmente si trova un
impressionante dolore che, soprattutto a destra, va come un "blitz"
fino al fianco.

La zona della frattura a livello Th12 è
indolente, in tale sede anche la muscolatura paravertebrale.

 

I dolori attuali non sono ben spiegabili con il trauma
del 7.7.2002.

In una tale frattura si possono trovare come
residui post-traumatici dolori/disturbi a livello della frat­tura,
probabilmente pure ad un livello più in alto o in basso e nella muscolatura
paravertebrale bila­teralmente.

 

Questi forti dolori nella regione gluteale
bilateralmente fino al trocantere maggiore dorsalmente, però, con una
muscolatura indolente a livello della frattura, dal lato ortopedico non sono
spiegabili. La zona della frattura è blanda, frattura guarita con una lieve deformazione
che però, in quest'angolo, non dà diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità.

 

In conclusioni, prendendo strettamente in
considerazione le conseguenze dell'infortunio, l'assicurato è abile al lavoro
al 100%.

Gli altri disturbi sono credibili, però non
possono essere accettati come conseguenze dell'infortunio (post-hoc
proper-hoc)" 

                                         (doc. 53).

 

                                         Fra gli
atti di causa figura inoltre una certificazione, datata 23 ottobre 2003, del
dott. __________, il quale ha suggerito all’assicurato di opporsi alla
decisione di chiusura del caso rilasciata dall’CO 1:

 

" 
Il paziente summenzionato soffre, in parte,
di esiti di una frattura pluri-frammentaria della vertebra D12 subita il
07.07.2002 con dorso lombalgie specifiche persistenti.

La situazione viene ulteriormente complicata
dalla concomitante presenza di un'affezione a livello della colonna vertebrale
e della muscolatura paravertebrale di origine degenerativa e statica (diagnosi:
sindrome miofasciale e delle faccette della colonna vertebrale, deficit
muscolare con infiammazione a livello dei muscoli gluteali prevalentemente a
sinistra).

Quest'affezione è responsabile attualmente della
maggiore parte dei disturbi soggettivi del paziente, mentre a livello della
vertebra fratturata, i sintomi sono minimi.

Va, comunque, detto che il paziente prima
dell'infortunio non soffriva di affezioni specifiche a livello della schiena.
Ritengo, perciò, che la decisione della CO 1, di chiudere completamente il caso
e di non riconoscere nessuna conseguenza dell'infortunio, non sia corretta
ed a mio avviso va fatta opposizione a questa decisione.

Prevederò un consulto reumatologico presso un
medico specialista in reumatologia che potrà esprimersi in merito all'incidenza
percentuale delle conseguenze post-infortunistiche.

 

Considerato i problemi post-infortunistici e di
malattia a livello della schiena ritengo, comunque, che la professione di
autista di camion non sia più indicata. Ho, per questo, scritto a due riprese
all'assicurazione invalidità affinché possa prendere in considerazione delle
misure di riformazione professionale" 

                                         (doc. 56).

 

                                         Il 27
novembre 2003, l’assicurato ha privatamente consultato il dott. __________,
spec. FMH in medicina interna e reumatologia, il quale ha così valutato il
quadro dei disturbi da lui presentati:

 

" 
Si tratta di una sindrome toracolombare residua
dopo una frattura vertebrale pluriframmentaria di Th12.

Impone attualmente un accorciamento con
indurimento della muscolatura paravertebrale e degli ischiocrurali, la
sintomatologia algica è estesa oltre alla regione fratturaria di Th12 che
attualmente non presenta alla pressione o alla percussione una dolenzia
particolarmente più spiccata rispetto ad altri siti vertebrali (vedi status). Vi
sono però blocchi vertebrali segmentali di per sé compatibili con i reperti
plurisegmentali riscontrati al passaggio toracolombare da Th 10 fino ai
segmenti adiacenti a quello fratturato.

 

Alla TAC lombare del 03.12.03 si riscontrano in
effetti alterazioni degenerative la cui eziologia postraumatica è da ritenersi
praticamente sicura ai segmenti da Th 10 a L1, in parte su spondilartrosi, in
parte su artrosi costoverebrale, in parte su spondilosi anteriore nella regione
del segmento fratturato e ai segmenti adiacenti fino a Th 10. Il midollo
spinale è leggermente deformato dagli esiti della frattura che raggiunge il
muro posteriore di Th 12, senza comunque una compromissione midollare
significativa (vedi anche diagnosi). La frattura è ora consolidata.

 

La cuneiformizzazione del corpo vertebrale di
Th12, misurata secondo Cobb a 15-16°, nel decorso rimane invariata (vedi
referti rx e Tac), contribuisce ad accentuare la componente di cifosi toracica.

 

È poi presente una compromissione biopsicosociale
con una situazione di disturbo algico associato a condizione medica generale
(DSM-IV M 54.5).

 

Nonostante una frattura vertebale di Th12
guarisca normalmente entro alcun mesi senza sintomi residui, della situazione
attuale si è sviluppata un'alterazione strutturale plurisegmentale focalizzata
a livello del segmento fratturato senza alterazioni degenerative significative
sopra Th 10 e sotto L1.

 

PROCEDERE:

In questa situazione ritengo che sia utile un
ulteriore ricovero riabilitativo a __________ con ricondizionamento muscolare
in un piano di fisioterapia attiva sia a secco che in piscina con misure
antalgiche combinate a training muscolare progressivo e istruzione in esercizi
che il paziente potrà poi eseguire a domicilio.

Inoltre tecniche di rilassamento (Jacobson) e
istruzione circa migliori strategie di Coping.

 

La cura stazionaria, oltre a migliorare i
sintomi, dovrebbe permettere di progressivamente reinserire il paziente in
un'attività lavorativa" 

                                         (doc. 67).

 

                                         Nel corso
del mese di febbraio 2004, l’insorgente è stato di nuovo visitato dal dott. __________.

                                         Il medico
di circondario dell’CO 1 ha evidenziato il fatto che RI 1 ha mostrato, con
l’andar del tempo, un’estensione dei dolori, verso l’alto e verso il basso
rispetto alla zona traumatizzata, fenomeno da ricondurre a dei fattori di
natura squisitamente morbosa (difficoltà psichiche oppure preesistente stato
morboso):

 

" 
L'assicurato attualmente asserisce i principali
dolori nella regione dell'osso sacro a destra.

Per contro, dove è localizzata la frattura,
l'assicurato non è disturbato.

 

L'assicurato accusa dolori principali su
pressione e percussione all'osso sacro a destra e in basso della colonna
lombare con una muscolatura abbastanza tesa in questa zona.

Però alla percusssione si trova anche un dolore
sopra circa Th7 con delle contrazioni in tutto il corpo.

Anche molto in alto sopra C7 e Th1 si trovano
queste strane sensazioni.

Inoltre è fortemente dolente il decorso del
muscolo piriformis bilateralmente, dove si trovano delle contrazioni.

 

Inoltre non è spiegabile che l'assicurato può
piegarsi in avanti con una distanza dita-suolo di 10 cm, ossia può fare
perfettamente e senza dolori un angolo di 90° tra il corpo e le gambe, però
all'esame coricato sul lettino alla prova del Lasègue, si può alzare la gamba
destra solo di 20° e a sinistra di 30°. Dopo quest'esame il paziente accusa
fortissimi dolori nella regione della colonna lombare.

 

Inizialmente, dopo l'infortunio, l'assicurato ha
dichiarato dolori dove era situata la frattura però, con il passare del tempo,
è subentrata una progressione dei disturbi verso l'alto e in basso e
attualmente i dolori principali sono localizzati nella regione dell'osso sacro
e del fondo-schiena.

Una progressione dei sintomi non è compatibile
con un infortunio, ma si tratta di una reazione morbosa, spesso a causa di
problemi psichici o di uno stato morboso preesistente.

I problemi attuali non sono quindi più spiegabili
con l'evento del 7.7.2002, anche la motivazione che prima dell'infortunio
l'assicurato non ha mai accusato dolori, non giustifica la conclusione che
tutti i disturbi subentrati dopo l'infortunio sono in nesso causale con
quest'ultimo.

 

Per quanto concerne la misurazione dell'angolo di
una cifosi, devo aggiungere che l'angolo di "Cobb" si usa unicamente
per misurare una scoliosi.

Per misurare invece una cifosi, si devono
prendere come punti di misura il piatto superiore di L1 e il piatto inferiore
di Th11.

Soltanto così si può valutare l'influsso di una
frattura sulla forma di una cifosi.

In questo caso si misurano 8° e quindi
l'assicurato non ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità.

 

Inoltre il nesso causale tra l'infortunio e i
disturbi attuali è soltanto possibile, ma non probabile.

 

Quindi l'assicurato per quanto concerne
l'infortunio, rimane abile al lavoro nella misura completa." (Doc. CO 1
69)

 

 

                                         Nell’ambito
della procedura di opposizione, l’assicuratore infortuni convenuto ha interpellato
il dott. __________, spec. FMH in chirurgia, attivo presso la __________, il
quale, esaminata l’intera documentazione a disposizione, ha avallato
l’apprezzamento espresso dal collega dott. __________:

 

"  Im Rahmen des Einspracheverfahrens wurden die
Akten und Röntgenbilder noch einmal.sorgfal­tig
studiert, insbesondere auch die CT-Aufnahmen vom 03.12.2003. Es geht um die
Folgen des Unfalles vom 07.07.2002 (Fraktur Th12). Hinweis auf die kreisärztlichen
Untersuchungsberichte vom 23.09.2003 und
04.02.2004. Weitere Abklärungen sind nicht nötig.

 

Wir teilen die
kreisärztliche Beurteilung, dass eine erneute stationare Rehabilitation in __________
nicht sinnvoll ist. Der Versicherte wurde dort bereits
vom 24.11.-14.12.2002 behandelt. Eine we­sentliche
Besserung wäre jetzt nicht mehr zu erwarten.

 

Aus dem Bericht des Rheumatologen Dr. __________
vom 18.12.2003 und den Röntgenbildern vom 03.12.2003 ergeben sich keine neuen
Erkenntnisse. Die Fraktur Th12 ist stabil geheilt und auch klinisch indolent. Neurologische
Ausfälle waren nie objektivierbar. Es gibt kein Substrat, das die sekundäre subjektive
"Verschlimmerung" erklären könnte, speziell nicht die Schmerzangaben
an der oberen BWS und sakral. Diese harmlosen Weichteil-Beschwerden entsprechen
vielmehr einer psychosomatischen Ausweitung bei schwieriger sozialer Situation
(Arbeitslosigkeit). Darauf hat auch der Rheumatologe hingewiesen.

 

Wie der Kreisarzt sehen wir ebenfalls keinen
ausreichenden körperlichen Grund, warum (trotz radiologisch unbestrittener
Keilform Th12) die frühere Tatigkeit als LKW-Chauffeur nicht weiter voll ausgeübt werden könnte. Die Statik der
Wirbelsäule ist nicht wesentlich beeinträchtigt und die Beweglichkeit gut
(Finger-Boden-Abstand 5 cm)" 

                                         (doc. 77).

 

                                         In data 8 settembre 2004, l’assicurato ha nuovamente consultato il
reumatologo dott. __________.

                                         Dal
relativo suo referto 13 settembre 2004 è utile riprendere le considerazioni seguenti:

 

" 
La frattura vertebrale Th12 a destra con angolo
di cifotizzazione 15-16° (misura radiologica e TAC), è stata complicata da
un'evoluzione sfavorevole con estensione dei dolori a tutto l'asse vertebrale e
tensione della muscolatura paravertebrale che ha condotto ad una posizione
antalgica in cifosi e inclinazione laterale verso destra, i movimenti in
iperestensione e inclinazione laterale verso sinistra sono accompagnati da
dolori, di carattere prevalentemente muscolare. Anche la pressione dell'asse
vertebrale toracolombare sia in sede spinale che paravertebrale e a livello dei
glutei procura movimenti di difesa antalgica senza che si riscontrino siti
particolarmente più algici a parte la regione lombosacrale a destra. Le
parestesie agli arti inferiori hanno un carattere
pseudoradicolare, non riscontro sicuri deficit radicolari.

 

Oltre alla frattura vertebrale di Th12 del 07.07.2002, è stata
documentata una spondilartrosi Th 10/11 e discreta Th 11/12
(più calcificazione capsulare), nonché artrosi costovertebrale Th 10 a destra
più che a sinistra e spondilosi anterolaterale sinistra Th10/11 e Th12-L1,
reperti che, potenzialmente generatori di dolori, all'esame clinico non sono
ben differenziabili dal resto della sintomatologia algica, di carattere più
tensivo muscolare, da considerare nel contesto di un disturbo algico associato
a condizione medica generale in paziente con compromissione biopsicosociale.
Resta il fatto che, benché nella situazione attuale sia pertanto presente una
discrepanza fra reperti oggettivabili e disturbi soggettivi, oggettivamente vi
sia stato un trauma fratturario scatenante a livello Th12 che ha procurato una
deformazione vertebrale con angolo di cifotizzazione misurato anche alla TAC
15° e sviluppo di alterazioni degenerative solo ai segmenti adiacenti alla
frattura da Th 10 a L1.

La posizione antalgica in cifosi e inclinazione laterale verso
destra ha creato una difficoltà di mantenere la posizione eretta e
l'inclinazione laterale verso sinistra, questi disturbi posturali sono da
considerare di carattere almeno in parte "funzionale", a
documentazione che in effetti la posizione antalgica viene mantenuta per lunghi
periodi.

 

PROCEDERE:

 

Secondo la sintomatologia attuale presentata alla mia visita
eseguita il 08.09.2004 (vedi valutazione), ritengo che un ricovero
riabilitativo stazionario a __________ con ricondizionamento muscolare in un
piano di fisioterapia attivo sia a secco che in piscina con misure antalgiche
combinate, training muscolare progressivo e istruzione in esercizi che il
paziente potrà poi eseguire a domicilio, sia indicato.

Inoltre si potrebbe così istruire il paziente in tecniche di
rilassamento e istruzione su migliori strategie di coping.

Lo scopo della cura riabilitativa intensa è quello di lenire il
dolore, migliorare la postura e ottenere una reintegrazione professionale per
un lavoro adattato, la fisioterapia a domicilio è stata inefficace e per lo più
anche di difficile realizzazione pratica" 

                                         (doc. 80).

 

                               2.8.   Con il
proprio ricorso, RI 1 fa valere che i medici di fiducia dell’Istituto
assicuratore non avrebbero sufficientemente dimostrato il raggiungimento dello status
quo ante/sine, sottolineando che, citiamo: “certo è che la lesione non
è fondata su alterazioni patologiche preesistenti, andate vieppiù peggiorando
con il tempo. Il ricorrente non ha mai sofferto di nulla, con il che è
possibile ammettere che se non vi fosse stato l’infortunio in questione, molto
verosimilmente il ricorrente non accuserebbe ora dolori di sorta, come non li
accusava del resto in passato” (I, p. 5).

 

                                         Attentamente
vagliata la documentazione presente all'inserto, il TCA, chiamato a
pronunciarsi su una questione di carattere medico, non ha valide ragioni per
scostarsi dalle univoche valutazioni espresse dai dott. __________ e __________,
a mente dei quali i disturbi denunciati dall’insorgente - in ragione della loro
particolare localizzazione, non giustificata da un sufficiente sostrato
organico, in ogni caso di natura post-traumatica - non possono più essere
annoverati fra le conseguenze naturali dell’infortunio del 7 luglio 2002 (cfr.,
in particolare, doc. 69, p. 3: “Inizialmente, dopo l’infortunio, l’assicurato
ha dichiarato dolori dove era situata la frattura però, con il passare del
tempo, è subentrata una progressione dei disturbi verso l’alto e in basso e
attualmente i dolori principali sono localizzati nella regione dell’osso sacro
e del fondo-schiena. Una progressione dei sintomi non è compatibile con un
infortunio, ma si tratta di una reazione morbosa, spesso a causa di
problemi psichici o di uno stato morboso preesistente” e doc. 77: “Die Fraktur
Th12 ist stabil geheilt und auch klinisch indolent. Neurologiche
Ausfälle waren nie objektivierbar. Es gibt kein Substrat, das die sekundäre
subjektive “Verschlimmerung” erklären könnte, speziell nicht die Schmerzangaben
an der oberen BWS und sakral. Diese harmlosen Weichteil-Beschwerden
entsprechen vielmehr einer psychosomatischen Ausweitung bei schwieriger
sozialer Situation (Arbeitslosigkeit)“ – la sottolineatura é del
redattore), 

                                         In tale contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Il TFA,
nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, è, in linea di principio, consentito che
l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto
assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra
Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze
di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a
condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di
per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi
che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         D'altra
parte, l'Alta Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici dell'INSAI
hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in
base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del
10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa
A., U 49/95).

 

                                         Questo
Tribunale constata peraltro che anche il medico curante dell’assicurato, dott. __________,
ha ammesso che egli lamenta principalmente dei disturbi di origine extra-traumatica
(cfr. doc. 56: “il paziente summenzionato soffre, in parte, di esiti di
una frattura pluri-frammentaria della vertebra D12 subita il 07.07.2002 con
dorso lombalgie specifiche persistenti. La situazione viene ulteriormente
complicata dalla concomitante presenza di un’affezione a livello della colonna
vertebrale e della muscolatura paravertebrale di origine degenerativa e statica
(diagnosi: sindrome miofasciale e delle faccette della colonna
vertebrale, deficit muscolare con infiammazione a livello dei muscoli gluteali
prevalentemente a sinistra). Quest’affezione è responsabile attualmente della
maggior parte dei disturbi soggettivi del paziente mentre a livello della
vertebra fratturata, i sintomi sono minimi”).

                                         Sempre
con riferimento al rapporto 23 ottobre 2003 del dott. __________, il fatto che
l’insorgente, prima di rimanere vittima del sinistro, fosse asintomatico a
livello del dorso, non consente, di per sé, di ritenere illimitatamente
impegnata la responsabilità dell’assicuratore LAINF.

                                         D’altronde,
va sottolineato che la regola "post hoc, ergo propter hoc"
(dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La
giurisprudenza del TFA ha infatti stabilito, al riguardo, che per il solo fatto
d’essere apparso unicamente dopo l’infortunio, un disturbo alla salute
non può già essere ritenuto una sua conseguenza (cfr. DTF 119 V 341s. consid.
2b/bb con riferimenti; STFA del 3 aprile 1997 nella causa V., inedita; Th.
Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über
die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96). 

 

                                         Per quel
che riguarda l’opinione del dott. __________, questa Corte osserva quanto
segue. 

                                         Con la
certificazione del 18 dicembre 2003 (doc. 67), il citato reumatologo ha definito
la sintomatologia algica (cioè i blocchi vertebrali segmentali) accusata
dall’insorgente compatibile con “… i reperti plurisegmentali riscontrati al
passaggio toracolombare da Th10 fino ai segmenti adiacenti a quello
fratturato”, reperti “… la cui eziologia posttraumatica è da ritenersi
praticamente sicura …”. 

                                         In sintesi,
egli ha sostenuto che, citiamo: “nonostante una frattura vertebrale di Th12
guarisca normalmente entro alcuni mesi senza sintomi residui, nella situazione
attuale si è sviluppata un’alterazione strutturale plurisegmentale focalizzata
a livello del segmento fratturato senza alterazioni degenerative sopra Th10 e
sotto L1”.

 

                                         Con il
referto del 13 settembre 2004 (cfr. doc. 80), il dott. __________ ha di fatto rivisto
il proprio apprezzamento relativo alle cause dei disturbi denunciati da RI 1. 

                                         Pur
persistendo a sostenere la tesi secondo la quale le alterazioni degenerative plurisegmentarie,
messe in luce grazie all’esame TAC del 3 dicembre 2003, sono da porre in
relazione con il sinistro del luglio 2002, lo specialista ne ha relativizzato
il ruolo (“… reperti che, potenzialmente generatori di dolori, all'esame
clinico non sono ben differenziabili dal resto della sintomatologia algica, di
carattere più tensivo muscolare, …) e la sintomatologia in
discussione, di carattere più muscolo-tensivo, inquadrata – a fronte di una “discrepanza
fra reperti oggettivabili e disturbi soggettivi” – piuttosto nel contesto di un,
citiamo: “… disturbo algico associato a condizione medica generale in paziente
con compromissione biopsicosociale”).

 

                                         Pertanto,
a prescindere dalla divergenza di opinione che concerne l’eziologia, traumatica
o meno, delle alterazioni degenerative che interessano le vertebre da Th10 a
L1, sia i medici interpellati dall’CO 1 che il dott. __________ hanno
riconosciuto che i dolori lamentati dal ricorrente non correlano con un danno
strutturale oggettivabile ("Resta il fatto che, benché nella situazione
attuale sia pertanto presente una discrepanza tra reperti oggettivabili e
disturbi soggettivi…").

                                         Ora, in
materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti
dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto nella
misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile
(un'eccezione a questa regola è prevista in materia di traumi d'accelerazione
alla colonna cervicale ed in materia di traumi cranio-cerebrali).

                                         In
effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di
una relazione di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. 35.2002.4;
del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 13 settembre 2001
nella causa C., inc. n. 35.1999.90, confermata dal TFA con sentenza del 9
gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre 2000 nella causa P., inc. n.
35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13 marzo 2001, U 429/00, del 22
febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e del 19 febbraio 1999 nella
causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr. inoltre, U. Meyer-Blaser, articolo cit., p.
105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen
organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden
und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des
organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall,
trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit
beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne
weiteres” - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In
conclusione - tenuto unicamente conto dei postumi residuali oggettivabili
dell'infortunio del 7 luglio 2002 - lo scrivente TCA ritiene dimostrato,
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che RI 1 ha riacquistato la piena capacità
lavorativa nei tempi e nei modi indicati dall’CO 1 nella decisione su
opposizione impugnata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti