# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ecd2adb-b2d0-5532-95a1-82a733baa60a
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-12-13
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 13.12.2022 S 2022 30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2022-30_2022-12-13.pdf

## Full Text

Comunicata in data

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 22 30

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

Presidenza Racioppi

Giudici von Salis e Meisser

Attuario Rogantini

SENTENZA

del 13 dicembre 2022

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali

A._____,

patrocinato dall'avv. Andrea Cantieni,

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni,

Cassa di compensazione AVS,

resistente

concernente contributi AVS

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____ è cittadino tedesco, nato il D.1._____ a L.1._____ (AN) in Italia, 

celibe e padre di un figlio nato nel 2010 e residente a L.2._____ (AN) in 

Italia. Dal 29 marzo 2007 è iscritto all'Ordine degli Avvocati di Milano e 

dall'11 gennaio 2019 anche nell'Albo pubblico degli avvocati degli Stati 

membri dell'UE/AELS dei Grigioni. Entrò in Svizzera in data 9 novembre 

2007 e ottenne un permesso di dimora (permesso B UE/AELS). Il 

7 novembre 2011 compilò il questionario per l'affiliazione delle persone 

che esercitano un'attività lucrativa indipendente (ditta individuale) e lo 

trasmise alla Cassa di compensazione AVS presso l'Istituto delle 

assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (act. C.1). Da allora fu 

considerato assoggettato al diritto delle assicurazioni sociali elvetico.

2. Nel corso degli anni la Cassa di compensazione AVS emanò diverse 

decisioni in merito ai contributi annui dovuti da A._____. Tali decisioni 

(risp. quelle figuranti agli atti trasmessi alla Corte) erano tutte redatte in 

tedesco.

3. In data 13 dicembre 2019 la Cassa di compensazione AVS emise la 

decisione definitiva per l'anno 2017 (act. C.36), fissando il reddito da 

attività lucrativa indipendente a CHF 280'919.00 oltre a contributi personali 

AVS, AI e IPG di CHF 30'004.10, senza però computare alcun capitale 

proprio investito nell'azienda, giungendo così a un reddito arrotondato 

soggetto a contribuzione di CHF 310'900.00. I contributi furono fissati a un 

totale di CHF 32'897.75. Per quanto figura agli atti, tale decisione rimase 

incontestata.

4. Il 16 aprile 2021 poi emise la decisione per l'anno 2018 (act. C.42), 

giungendo a un reddito da attività lucrativa indipendente pari a 

CHF 97'453.00, a un capitale investito di CHF 1'000.00 con deduzione di 

CHF 5.00 di interessi al tasso dello 0.5% e a dei contributi personali AVS, 

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AI e IPG di CHF 10'408.10. Con questo risultarono un reddito arrotondato 

soggetto a contribuzione di CHF 107'800.00 e dei contributi per un totale 

complessivo di CHF 12'389.55.

5. Nel seguito, il 12 novembre 2021 tale decisione fu sostituita da una nuova 

(act. C.45), siccome l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni 

aveva comunicato nuovi importi di redditi. La Cassa di compensazione 

AVS giunse così ormai a un reddito da attività lucrativa indipendente di 

CHF 333'598.00, a un capitale investito di CHF 1'000.00 con deduzione di 

CHF 5.00 di interessi al tasso dello 0.5% e a dei contributi personali AVS, 

AI e IPG di CHF 35'630.00. Con questo risultarono un reddito arrotondato 

soggetto a contribuzione di CHF 369'200.00 e dei contributi per un totale 

complessivo di CHF 38'429.60.

Sempre il 12 novembre 2021 la Cassa di compensazione AVS emise la 

decisione definitiva anche per il 2019 (act. C.46). Giunse a un reddito da 

attività lucrativa indipendente di CHF 348'540.00, a nessun capitale 

investito e a dei contributi personali AVS, AI e IPG di CHF 37'226.45. Con 

questo risultarono ormai un reddito arrotondato soggetto a contribuzione 

di CHF 385'700.00 e dei contributi per un totale di CHF 40'037.90. Nella 

decisione segnalò inoltre che tale decisione sostituirebbe quella del 

6 febbraio 2019 che però non figura agli atti inoltrati a questa Corte.

6. A._____ fece sollevare opposizione contro le due decisioni del 

12 novembre 2021 in data 9 dicembre 2021 tramite la fiduciaria Fidinam & 

Partners SA con sede a Lugano (act. C.48). 

Nella memoria scritta in italiano venne fatto valere che i redditi da attività 

indipendente di CHF 333'598.00 nel 2018 comprenderebbero redditi da 

attività indipendente svolta in Svizzera per CHF 97'449.00, per i quali 

avrebbe già pagato i contributi sociali in Svizzera, e redditi da attività 

indipendente svolta in Italia per un equivalente di CHF 236'145.00 (reddito 

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lordo EUR 204'478.00), per i quali avrebbe già provveduto al pagamento 

degli oneri sociali in Italia di EUR 32'785.00 (act. B.13) tramite la Cassa di 

previdenza e assistenza forense, alla quale sarebbe iscritto per legge in 

base all'iscrizione all'albo degli avvocati italiani. Analogamente, i redditi da 

attività indipendente di CHF 348'540.00 nel 2019 sarebbero comprensivi 

di redditi da attività indipendente svolta in Svizzera per CHF 139'521.00, 

per i quali avrebbe già pagato i contributi sociali in Svizzera, e redditi da 

attività indipendente svolta in Italia per un equivalente di CHF 209'019.00 

(reddito lordo EUR 187'887.00), per i quali avrebbe già versato 

EUR 28'260.00 di contributi in Italia (act. B.14) tramite la Cassa di 

previdenza e assistenza forense. Dichiarò inoltre di aver esercitato nel 

2018 e nel 2019 una parte sostanziale della sua attività lavorativa 

autonoma in Italia. In considerazione del fatturato e dei servizi prestati in 

Italia, nel 2018 l'attività lavorativa autonoma avrebbe rappresentato circa 

il 60% mentre nel 2019 circa il 70%. Nel caso in questione, le decisioni del 

12 novembre 2021 risulterebbero essere un'evidente doppia imposizione 

in ambito di contributi sociali.

7. Con decisione su opposizione del 14 febbraio 2022 la Cassa di 

compensazione AVS respinse l'opposizione di A._____ (act. C.55), 

riprendendo essenzialmente la motivazione di cui alle decisioni 

impugnate. Spiegò che se si metterebbero in relazione i redditi da attività 

indipendente conseguiti in Svizzera con il reddito complessivamente 

realizzato negli anni 2018 e 2019, risulterebbero delle percentuali superiori 

al 25%, ossia il 29.2% nel 2018 e il 40% nel 2019. Di conseguenza 

l'opponente sarebbe tenuto a pagare i contributi in Svizzera.

8. A._____ compilò il modulo per modifica delle basi di calcolo in data 

1° marzo 2022 (act. C.60), stimando l'utile netto annuo da attività lucrativa 

indipendente per l'anno 2022 a CHF 90'000.00 e dichiarando un reddito 

da attività lucrativa indipendente nel 2021 anch'esso di CHF 90'000.00.

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9. Con ricorso del 9 marzo 2022 A._____, ormai patrocinato dall'avv. Andrea 

Cantieni, chiede l'annullamento della decisione impugnata e 

l'assoggettamento al diritto delle assicurazioni sociali italiane, il tutto sotto 

protesta di spese e ripetibili (IVA inclusa). Nel ricorso riprende la 

motivazione dell'opposizione e l'approfondisce.

Dichiara di essersi trasferito a L.3._____ in Svizzera il 9 novembre 2007 e 

messo in proprio lavorando come avvocato in uno studio legale d'affari nel 

2011. Nel 2018 avrebbe cominciato anche l'attività di avvocato 

indipendente a Milano in Italia. Da allora come membro dell'Ordine degli 

Avvocati di Milano sarebbe assicurato presso la Cassa di previdenza e 

assistenza forense e dovrebbe pagare a titolo di contributo integrativo 

l'effettivo 4% sul volume di affari IVA dichiarato e a titolo di contributo 

soggettivo il 15% del reddito netto professionale IRPEF. Negli anni 2018 

e 2019 sarebbe stato membro del Consiglio di amministrazione della 

B._____ S.p.a., ottenendo una remunerazione annua di EUR 37'500.00, e 

della C._____ S.p.a., ottenendo nel 2019 una remunerazione per un totale 

di EUR 36'246.58. In Svizzera avrebbe invece guadagnato CHF 97'453.00 

nel 2018 e CHF 139'521.00 nel 2019 e avrebbe già conteggiato i contributi 

AVS su questi importi. Per i redditi conseguiti in Italia avrebbe pagato dei 

contributi per EUR 32'785.00 nel 2018 e per EUR 28'260.00 nel 2019 (nel 

2020 sarebbero poi stati EUR 29'195.00). La Cassa di previdenza e 

assistenza forense si rifiuterebbe di restituire gli importi e la Corte suprema 

di cassazione italiana avrebbe dichiarato legittima tale prassi con 

ordinanza del 14 gennaio 2021 n. 544.

10. Nel seguito la Cassa di compensazione ha presentato la sua risposta al 

ricorso il 1° aprile 2022 (act. A.2), chiedendo la reiezione del ricorso. Rinvia 

agli atti e in particolare alla decisione impugnata, confermandone e 

approfondendone la motivazione.

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11. Il ricorrente ha replicato il 25 aprile 2022 (act. A.3), ribadendo quanto già 

addotto nel ricorso e contestando le affermazioni della Cassa di 

compensazione AVS in merito ai redditi conseguiti, specie quelli ottenuti 

in Italia.

12. La Cassa di compensazione AVS ha rinunciato a presentare una duplica 

con scritto del 6 maggio 2022 (act. A.4). Ha ribadito unicamente che 

nell'ambito di una valutazione complessiva, alla luce dei redditi percepiti in 

Svizzera e in Italia – anche tenendo conto dei criteri invocati dal ricorrente 

– risulterebbe che il ricorrente eserciterebbe almeno una quota del 25% di 

attività lucrativa indipendente in Svizzera.

Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 

del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerando in diritto:

1. Qualora una persona abbia il suo domicilio nel Cantone dei Grigioni e non 

faccia parte di un'associazione fondatrice di una cassa di compensazione 

professionale, è competente la Cassa di compensazione AVS dei Grigioni 

(art. 64 della Legge federale su l'assicurazione per la vecchiaia e per i 

superstiti del 20 dicembre 1946 [LAVS; RS 831.10]). Le decisioni su 

opposizione della Cassa di compensazione AVS dei Grigioni possono 

essere impugnate con ricorso giudiziario al Tribunale amministrativo del 

Cantone dei Grigioni quale tribunale delle assicurazioni competente sia 

per materia sia per territorio (vedi l'art. 84 LAVS, che nelle versioni tedesca 

e francese menziona espressamente le decisioni su opposizione, nella 

versione italiana invece erroneamente no, in unione con l'art. 57 della 

Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali del 

6 ottobre 2000 [LPGA; RS 830.1] e con l'art. 49 cpv. 2 lett. a della Legge 

sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 [LGA; CSC 370.100]; 

l'art. 85bis cpv. 1 LAVS si applica soltanto a persone domiciliate all'estero).

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Nella fattispecie il ricorso è diretto contro la decisione su opposizione della 

Cassa di compensazione AVS del 14 febbraio 2022 che conferma le due 

decisioni in merito ai contributi personali per gli anni contributivi 2018 e 

2019. Il ricorrente è domiciliato a L.3._____ nel Cantone dei Grigioni e vi 

ha lavorato nel periodo in questione (2018 e 2019). In quanto destinatario 

formale e materiale della decisione su opposizione, egli è particolarmente 

toccato da quest'ultima, ha un interesse degno di protezione 

all'annullamento o alla modifica della stessa ed è quindi legittimato a 

presentare ricorso (art. 59 LPGA). Sul ricorso tempestivo e presentato 

nella dovuta forma può perciò essere entrato nel merito (artt. 60 e 61 lett. b 

LPGA).

2. A titolo processuale si osserva che il ricorrente stesso è di lingua madre 

italiana, essendo avvocato italiano che esercita la sua professione in parte 

in Svizzera ma in parte anche in Italia e verosimilmente anche cittadino 

italiano oltre che tedesco. Dagli atti risulta che egli ha sempre comunicato 

in italiano con le autorità cantonali e nel registro IDI è stato indicato 

l'italiano come lingua di comunicazione prediletta. Parte degli atti della 

Cassa di compensazione AVS sono in lingua tedesca. Perlomeno le 

decisioni originarie contestate e quella su opposizione qui impugnata che 

le confermano sono invece state scritte in italiano, cosicché il ricorrente – 

del resto patrocinato da un avvocato che apparentemente comprende 

sufficientemente bene entrambe le lingue – ha avuto luogo di 

comprenderle e di reagirvi adeguatamente. Il ricorso giudiziario è stato 

stilato dal patrocinatore in lingua tedesca e per la sua risposta la Cassa di 

compensazione AVS si è tenuta alla lingua del ricorso. Le altre memorie 

sono anch'esse state scritte in tedesco. Le ordinanze del Tribunale sono 

per contro state emanate tutte in italiano. Quale lingua di procedura ai 

sensi dell'art. 8 cpv. 1 della Legge sulle lingue del Cantone dei Grigioni del 

19 ottobre 2006 (LCLing; CSC 492.100) può perciò essere considerato 

l'italiano. Parimenti, questa sentenza può essere redatta in italiano.

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3. La questione che qui si pone è a sapere se il ricorrente è stato 

correttamente assoggettato al diritto delle assicurazioni sociali svizzero e 

obbligato a pagare i contributi sociali in Svizzera. Non è invece tema di 

questa sentenza esprimersi sull'eventuale obbligo di pagare contributi in 

Italia.

4. Incontestato è intanto che nella fattispecie sono applicabili d'un canto il 

Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza 

sociale (GU L 166/1 del 30 aprile 2004 e RS 0.831.109.268.1 nella 

versione consolidata; nel seguito Regolamento n. 883/2004) – ivi incluse 

in particolare le modifiche apportate dal Regolamento (CE) n. 988/2009 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 – e d'altro 

canto il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le modalità di applicazione 

del Regolamento (CE) n. 883/2004 (RS 0.831.109.268.11; nel seguito 

Regolamento n. 987/2009). Questi due Regolamenti determinano il diritto 

sociale nazionale applicabile riguardo a fatti internazionali concreti. In tal 

modo viene determinato lo Stato membro competente. Secondo l'art. 15 

dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità 

europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle 

persone de 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) in unione con l'art. 

1 n. 1 dell'Allegato II dell'ALC e la Sezione A con le relative modifiche ivi 

elencate, detti due Regolamenti sono applicabili anche in Svizzera (cfr. per 

il tutto la DTF 144 V 210 consid. 4).

4.1. L'art. 1 del Regolamento n. 883/2004 definisce alcuni termini, fra cui in 

particolare l'attività subordinata (lett. a) e l'attività autonoma (lett. b). Per 

entrambe il diritto comunitario prevede che si intende qualsiasi attività o 

situazione assimilata considerata tale ai fini dell'applicazione della 

legislazione di sicurezza sociale dello Stato membro in cui è esercitata 

l'attività in questione o in cui esiste detta situazione. In altre parole, la 

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distinzione va fatta in base al diritto nazionale interno dello Stato in cui è 

esercitata l'attività, ossia qui in Italia o in Svizzera (presumendo che il 

ricorrente non sia attivo economicamente anche in altri Stati). La 

determinazione della legislazione applicabile è disciplinata dagli artt. 11 

segg. del Regolamento n. 883/2004, ricordando innanzitutto il principio 

generale secondo cui le persone alle quali si applica detto Regolamento 

sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro e che tale 

legislazione è determinata proprio a norma del titolo II del Regolamento 

(art. 11 par. 1 del Regolamento n. 883/2004). L'assoggettamento a 

un'unica legislazione permette di evitare che la persona rimanga senza 

protezione sociale, che confluiscano prestazioni con lo stesso obiettivo da 

Stati diversi o che la stessa persona sia sottoposta a un doppio onere 

contributivo.

4.2. La pluriattività, ossia l'esercizio abituale di una o più attività in più Stati – a 

prescindere dalla domanda se si tratti di attività subordinate, di attività 

autonome oppure di una combinazione fra le due – è disciplinata 

dall'art. 13 del Regolamento n. 883/2004. Al suo par. 1 questa 

disposizione contiene delle regole per determinare la legislazione 

applicabile per persone che esercitano abitualmente un'attività 

subordinata, mentre al par. 2 quelle per persone che esercitano 

abitualmente un'attività lavorativa autonoma ai sensi dell'art. 1 lett. b del 

Regolamento n. 883/2004. Il par. 3, poi, disciplina i casi in cui una persona 

esercita sia un'attività subordinata sia un'attività lavorativa autonoma in 

vari Stati membri, prescrivendo che in tal caso la persona è soggetta alla 

legislazione dello Stato membro in cui esercita un'attività subordinata. Va 

da sé che in ciascuna delle tre costellazioni non fa differenza se si tratta di 

una o più attività dello stesso tipo.

4.3. Nel caso in giudizio va prima definito che tipi di attività svolga il ricorrente. 

Egli fa valere nel suo ricorso di esercitare abitualmente l'attività di avvocato 

a titolo autonomo sia in Svizzera sia in Italia e per di più di essere anche 

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membro di diversi consigli di amministrazione di società italiane, il che 

significherebbe a suo dire che sarebbe da considerare come persona che 

svolge (anche) un'attività subordinata in Italia. A tal proposito però il 

ricorrente erra. È pur vero e documentato che nel 2018 e nel 2019 al 

ricorrente sono stati versati degli importi che in Svizzera verrebbero 

considerati come dei salari. È pacifico anche che tale attività, secondo il 

diritto elvetico, andrebbe ritenuta attività subordinata. Difatti per prassi 

costante nel caso di attività in seno a un consiglio di amministrazione di 

una società (anonima, ad esempio) – benché la sua base non sia costituita 

da un contratto di lavoro bensì da un contratto di società – si tratta di 

un'attività considerata svolta a titolo dipendente (vedi ad esempio la 

DTF 133 V 498 che precisa tale prassi; cfr. anche l'art. 5 cpv. 2 LAVS, 

l'art. 7 lett. h dell'Ordinanza sull'assicurazione per la vecchiaia e per i 

superstiti del 31 ottobre 1947 [OAVS; RS 831.101] che lo specifica e 

l'art. 18 lett. j della Legge federale concernente l'imposta sul valore 

aggiunto del 12 giugno 2009 [Legge sull'IVA, LIVA; RS 641.20]). In Italia, 

invece, perlomeno nel caso del ricorrente le attività svolte in seno al 

consiglio di amministrazione della B._____ S.p.a. e della C._____ S.p.a. 

si devono ritenere attività lucrative autonome; tant'è che le rispettive 

entrate così sono state dichiarate nelle Certificazioni Uniche dell'Agenzia 

Entrate per i periodi d'imposta 2018, 2019 e anche 2020. Figurano difatti 

nelle le tre relative "Certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi 

diversi" (act. B.19, B.26 e B.31 rispettivamente). Su queste, al punto 1 

quale tipologia reddituale è stato inserito il codice A. Quest'ultimo, secondo 

le istruzioni per la compilazione per il periodo d'imposta 2018 (vedi il sito 

internet ufficiale dell'Agenzia Entrate 

<https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/schede/dichiarazio

ni/certificazione-unica-2019/modello-cu2019>, visitato da ultimo il 

13 dicembre 2022, pag. 66 del documento PDF "Istruzioni per la 

compilazione"), corrisponde a "prestazioni di lavoro autonomo rientranti 

nell'esercizio di arte o professione abituale". Dette istruzioni sono rimaste 

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invariate in questo punto anche nelle versioni per i periodi d'imposta 2019 

e 2020. Vi si aggiunge, ad abundantiam, che nella sua risposta al ricorso 

la Cassa di compensazione AVS spiega come su sua domanda telefonica 

l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni avrebbe anch'essa 

dichiarato che in Italia gli importi in questione sarebbero stati considerati 

come redditi da attività lavorativa autonoma. D'altronde, di canto suo il 

ricorrente non spiega minimamente perché non dovrebbe trattarsi di redditi 

da attività autonoma, limitandosi a rinviare al sistema elvetico che non è 

determinante, posto che la tipologia di attività va determinata secondo il 

diritto interno dello Stato in cui è stata esercitata l'attività (art. 1 lett. b del 

Regolamento n. 883/2004). Di conseguenza, riassumendo, si è in 

presenza esclusivamente di attività lucrative autonome, svolte in Svizzera 

e in Italia. Al contrario di quanto presume il ricorrente, non si applica perciò 

l'art. 13 par. 3 del Regolamento n. 883/2004 (che lui chiama "la seconda 

regola di collisione"), né tantomeno il par. 1, bensì il par. 2 di detta 

disposizione (vedi anche l'art. 14 par. 6 del Regolamento n. 987/2009).

4.4. A mente del ricorrente, anche in applicazione di questa regola di collisione 

("la prima", a suo dire) risulterebbe applicabile il diritto italiano e non quello 

elvetico. Come riassume correttamente, l'art. 13 par. 2 del Regolamento 

n. 883/2004 dispone che una persona che esercita abitualmente un'attività 

lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta alla legislazione 

dello Stato membro di residenza se esercita una parte sostanziale delle 

sue attività in tale Stato membro (lett. a). La nozione di parte sostanziale 

delle attività è definita dall'art. 14 par. 8 del Regolamento n. 987/2009. 

Detta norma stabilisce che per parte sostanziale di un'attività subordinata 

o autonoma esercitata in uno Stato membro si intende che in esso è 

esercitata una parte quantitativamente sostanziale dell'insieme delle 

attività del lavoratore subordinato o autonomo, senza che si tratti 

necessariamente della parte principale di tali attività. Per stabilirlo valgono 

i criteri indicativi del fatturato, dell'orario di lavoro, del numero di servizi 

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prestati e/o del reddito (lett. b). Nel quadro di una valutazione globale, una 

quota inferiore al 25% di detti criteri è un indicatore del fatto che una parte 

sostanziale delle attività non è svolta nello Stato membro in questione. 

Infine, come osservato giustamente dal ricorrente, l'art. 14 par. 10 del 

Regolamento n. 987/2009 dispone che per determinare la legislazione 

applicabile a norma dei par. 8 e 9, le istituzioni interessate debbano tener 

conto della situazione proiettata nei successivi 12 mesi civili.

4.4.1. Innanzitutto va ricordato che la nozione e la determinazione del reddito di 

un'attività lucrativa indipendente sono disciplinate dall'art. 9 LAVS. 

Secondo questa norma il reddito proveniente da un'attività lucrativa 

indipendente comprende qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro 

a dipendenza di altri (cpv. 1). In altre parole, tutto ciò che non costituisce 

un salario di una persona che svolge un'attività subordinata, per riprendere 

la terminologia del diritto comunitario, è reddito da attività autonoma ai 

sensi della LAVS (vedi anche l'art. 17 OAVS). La disposizione elenca poi 

varie deduzioni da fare sul reddito lordo (cpv. 2) per poi prevedere che il 

reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente e il capitale proprio 

impegnato nell'azienda (da detrarre) sono accertati dalle autorità fiscali 

cantonali e comunicati alle casse di compensazione (cpv. 3). Secondo 

l'art. 23 cpv. 1 OAVS, le autorità fiscali cantonali stabiliscono il reddito 

determinante per il calcolo dei contributi in base alla tassazione 

dell'imposta federale diretta, passata in giudicato, e il capitale proprio 

investito nell'azienda in base alla corrispondente tassazione dell'imposta 

cantonale, passata in giudicato e adeguata ai valori di ripartizione 

intercantonali. In difetto di una tassazione dell'imposta federale diretta 

passata in giudicato, gli elementi fiscali determinanti sono desunti dalla 

tassazione dell'imposta cantonale sul reddito e, in mancanza di essa, dalla 

dichiarazione controllata d'imposta federale diretta (cpv. 2). L'art. 23 cpv. 4 

OAVS stabilisce infine che le indicazioni fornite dalle autorità fiscali 

cantonali sono vincolanti per le casse di compensazione. La dottrina e la 

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giurisprudenza hanno avuto luogo di precisare che i redditi comunicati per 

il rispettivo periodo contributivo dalle autorità fiscali sono vincolanti per la 

cassa di compensazione a meno che non contengano errori chiaramente 

riconoscibili, il che non può essere assunto con leggerezza (vedi ad 

esempio la sentenza del Tribunale federale 9C_270/2018 del 

20 settembre 2018, in particolare consid. 5.2.1 con diversi rinvii).

4.4.2. Nella fattispecie la Cassa di compensazione AVS si è basata interamente 

sugli importi comunicatile dall'Amministrazione imposte. Ciò si rivela 

corretto, non essendovi indizi che suscitano sufficienti dubbi in merito. 

Come precisa a ragione la Cassa di compensazione AVS nella risposta al 

ricorso e al contrario di quanto adduce il ricorrente, gli importi riguardanti i 

redditi conseguiti in Svizzera non sono degli importi di fatturato lordo o di 

reddito lordo, bensì trattasi di redditi netti così comunicati 

dall'Amministrazione imposte. Se lo dedurrebbe, volendo, anche dalla 

contabilità inoltrata dal ricorrente stesso (vedi l'act. B.22), dato che gli 

importi ivi contenuti divergono da quelli su cui la Cassa di compensazione 

AVS si basa, a suo dire, a torto, essendo questi ben più bassi. Di 

conseguenza, già solo per coerenza anche per i redditi conseguiti in Italia 

andrebbe basatosi sugli importi netti comunicati anch'essi 

dall'Amministrazione imposte, anziché su un fatturato lordo non meglio 

specificato da estrarre dai Modelli IVA 2019 e 2020, cioè le dichiarazioni 

del ricorrente delle operazioni attive e determinazione del volume d'affari 

per l'IVA dei periodi d'imposta 2018 e 2019 (act. B.18 e B.24). Mal si 

comprende perché si dovrebbe scostarsi dagli importi ufficialmente 

comunicati dall'Amministrazione imposte, stabiliti nelle rispettive 

tassazioni in base proprio alle dichiarazioni del ricorrente stesso, quando 

non vi sono né indizi né altri elementi concreti e plausibili che giustifichino 

di giungere ad altre somme. Il ricorrente comunque non lo spiega in modo 

sufficientemente plausibile e condivisibile. In altri termini, ci si può basare 

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sugli importi comunicati dall'Amministrazione imposte e presi come base 

di calcolo da parte della Cassa di compensazione AVS.

4.4.3. Per i redditi conseguiti in Svizzera ciò significa che per il 2018 va preso 

l'importo di CHF 97'453.00 e per il 2019 quello di CHF 139'521.00. Per i 

redditi conseguiti in Italia, poi, il ricorrente sostiene che negli importi 

comunicati dall'Amministrazione imposte non sarebbero contenute le 

remunerazioni per le attività in seno ai consigli di amministrazione della 

B._____ S.p.a., ottenendo una remunerazione annua di EUR 37'500.00 

(cioè per il 2018 e nuovamente per il 2019), nonché della C._____ S.p.a., 

ottenendo nel 2019 una remunerazione per un totale complessivo di 

EUR 36'246.58 (pare per le attività del 2018 e del 2019). Anche in questo 

punto il ricorrente tralascia di motivare tale asserzione che non trova 

alcuna prova agli atti. Viceversa, la Cassa di compensazione AVS ha 

spiegato in modo plausibile come l'Amministrazione imposte le ha 

comunicato le somme complessive di redditi conseguiti in Italia di 

CHF 236'145.00 nel 2018 e CHF 209'019.00 nel 2019, le quali 

comprendono, appunto, in particolare anche tutte le remunerazioni per le 

attività quale membro del consiglio di amministrazione qui in domanda di 

CHF 43'307.00 nel 2018 e di CHF 82'041.00 nel 2019. Tali importi non 

vanno dunque addizionati, come sostiene erroneamente il ricorrente. 

Basandosi la Corte su questi importi ai sensi dell'art. 23 cpv. 4 OAVS, non 

vi è necessità di interpellare l'Amministrazione imposte per ulteriori 

dichiarazioni come offerto a titolo eventuale dalla Cassa di compensazione 

AVS.

4.4.4. A titolo di completezza sia aggiunto che giusta l'art. 90 del Regolamento 

n. 987/2009 ai fini dell'applicazione delle disposizioni del Regolamento 

n. 883/2004 e del Regolamento n. 987/2009 il tasso di cambio tra due 

valute è quello di riferimento pubblicato dalla Banca centrale europea. La 

data da prendere in considerazione per determinare il tasso di cambio è 

stabilita dalla Commissione amministrativa (vedi la decisione n. H12 del 

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19 ottobre 2021 [GU C 93/6 del 28 febbraio 2022]). Siccome però il 

ricorrente non fa valere che il tasso di cambio applicato dalla Cassa di 

compensazione AVS nel suo caso sarebbe sbagliato, limitandosi a 

lamentare che lo sviluppo di tale tasso di cambio sarebbe stato a lui 

sfavorevole per il caso in giudizio, non si impone indugiare oltre sul tema.

4.4.5. Il ricorrente giunge a un rapporto percentuale dei redditi conseguiti in 

Svizzera inferiore al 25% soltanto perché si è basato su importi da lui 

estrapolate dai Modelli IVA, diversi da quelli ufficiali comunicati 

dall'Amministrazione imposte. Prendendo invece questi ultimi, come 

giustamente fatto dalla Cassa di compensazione AVS, nel raffronto di 

CHF 97'453.00 (entrate conseguite in Svizzera) e CHF 333'598.00 (totale 

delle entrate in Svizzera e in Italia insieme, cioè CHF 97'453.00 + 

CHF 236'145.00) nel 2018 si arriva a un tasso dei redditi in Svizzera di 

oltre 29.2%, mentre nel raffronto di CHF 139'521.00 (totale dei redditi 

conseguiti in Svizzera) e CHF 348'540.00 (totale delle entrate in Svizzera 

e in Italia congiuntamente, cioè CHF 139'521.00 + CHF 209'019.00) nel 

2019 si giunge a un tasso di redditi in Svizzera di più del 40%. A ragione 

la Cassa di compensazione AVS ha dunque concluso che nel 2018 e nel 

2019 la parte sostanziale dell'attività del ricorrente ai sensi dell'art. 13 

par. 2 lett. a del Regolamento n. 883/2004 è stata svolta in Svizzera dove 

è del resto domiciliato. 

4.4.6. Sulla base dei redditi è difatti lecito concludere anche che ai sensi del 

diritto comunitario di collisione il ricorrente svolge una parte sostanziale 

delle ore lavorative e delle prestazioni di servizio in Svizzera e non in Italia. 

Quanto addotto dal ricorrente a riguardo non convince. Egli si limita a 

sostenere d'un canto di aver emesso un numero più elevato di fatture in 

Italia che in Svizzera. Questa circostanza può essere dovuta a molteplici 

fattori, specie per l'attività di avvocato e libero professionista, ad esempio 

il fatto di seguire più mandati di breve durata o comunque meno laboriosi 

che quelli in Svizzera. Il tema non va approfondito, il ricorrente non 

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dimostrando più precisamente cosa ciò implichi. A prescindere dal fatto 

che le liste dei movimenti relativi all'Italia (act. B.20, B.23, B.27 e B.29) non 

sono comparabili nel grado di dettaglio con le semplici tabelline del tutto 

rudimentali e sembranti piuttosto improvvisate con il titolo "Moneta base – 

3400 EUR Ricavi lordi prestazioni di servizio EUR" che il ricorrente afferma 

essere le liste delle fatture da lui emesse in Svizzera (act. B.21 e B.28), il 

mero numero di fatture non è in grado di capovolgere la regola base di cui 

all'art. 13 par. 2 del Regolamento n. 883/2004, essendo dati gli altri 

elementi giusta l'art. 14 par. 8 del Regolamento n. 987/2009. Ma anche 

rispetto al tipo di attività il ricorrente si limita ad affermare di svolgere mere 

attività di routine in Svizzera e compiti giuridici complessi in Italia, senza 

addurre prova alcuna né renderlo sufficientemente verosimile in altro 

modo. Ciò a prescindere dal fatto che egli deve osservare il segreto 

professionale, poiché vi sono modi di dimostrare la propria attività senza 

specificare i nomi dei clienti. Comunque sia, l'art. 14 par. 8 del 

Regolamento n. 987/2009 non contiene un automatismo secondo cui il 

mancato raggiungimento del valore soglia minimo significa per forza che 

la parte sostanziale sia stata svolta nell'altro paese, al contrario. Il testo 

del Regolamento recita che una quota inferiore al 25% è un indicatore, il 

che presuppone una valutazione con un certo margine di discrezionalità. 

Anche sotto quest'ottica quindi si giustifica concludere a una parte 

sostanziale dell'attività in Svizzera.

4.4.7. A titolo abbondanziale sia detto anche che il ricorrente è iscritto nell'albo 

pubblico grigionese degli avvocati degli Stati dell'UE e dell'AELS ai sensi 

dell'art. 28 della Legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del 

23 giugno 2000 (Legge sugli avvocati, LLCA; RS 935.61) dall'11 gennaio 

2019. Perlomeno per il 2019 si può perciò desumere che egli è attivo in 

Svizzera per più di 90 giorni di lavoro effettivo per anno civile, visto 

considerato che un'iscrizione all'albo pubblico è necessaria soltanto 

qualora si superi tale soglia definita all'art. 5 cpv. 1 ALC. In tal caso è 

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parimenti raggiunta la soglia del 25% annuo di cui all'art. 14 par. 8 

Regolamento n. 987/2009 anche sotto l'aspetto del tempo di lavoro in 

rapporto fra Svizzera e Italia.

4.5. In una valutazione globale si può perciò aggregarsi alle conclusioni della 

Cassa di compensazione AVS e ritenere che sia nel 2018 sia nel 2019 il 

ricorrente ha svolto una parte sostanziale delle attività in Svizzera, Stato 

in cui è domiciliato, per cui sono dati i presupposti di cui all'art. 13 par. 2 

lett. a del Regolamento n. 883/2004 e si applica il diritto dello Stato di 

residenza, ossia la Svizzera.

4.6. Giunti a questo risultato, va esaminato se la Cassa di compensazione AVS 

ha calcolato correttamente i contributi da versare. Verosimilmente per 

motivi di strategia difensiva, il ricorrente ha rinunciato a promuovere 

censure in merito. Il calcolo eseguito dalla Cassa di compensazione AVS 

pare comunque essere corretto, cosicché pure gli importi dei contributi 

possono essere confermati.

5. Visto quanto precede, il ricorso si rivela infondato e va respinto. La 

decisione impugnata del 14 febbraio 2022 merita piena conferma. Resta 

ancora da ripartire le spese giudiziarie, composte da spese processuali 

(consid. 6) e spese ripetibili (consid. 7).

6. Al contrario delle procedure di competenza dell'autorità federale di ricorso, 

ossia il Tribunale amministrativo federale, l'art. 85bis cpv. 2 LAVS non si 

applica e tornano applicabili le norme generali della LPGA, concretamente 

l'art. 61 LPGA.

6.1. Questo Tribunale amministrativo ha stabilito una nuova prassi per le 

procedure nel campo d'applicazione della LPGA avviate dopo il 1° gennaio 

2021 (cfr. l'art. 82a LPGA) che non sono considerate controversie relative 

a prestazioni ai sensi dell'art. 61 lett. fbis LPGA, come in particolare le 

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controversie in materia di contributi (cfr. le sentenze del Tribunale 

amministrativo S 21 48 dell'8 febbraio 2022 consid. 4.1 segg. e S 21 49 

dell'8 febbraio 2022 consid. 3.1 segg.). In applicazione di questa nuova 

prassi, l'obbligo di assumersi le spese e il quadro delle spese in procedure 

di ricorso giudiziario in materia di assicurazioni sociali ai sensi dell'art. 61 

LPGA sono disciplinati di principio dal diritto cantonale e quindi dai principi 

generali di ripartizione delle spese per procedure di ricorso e d'azione 

dinanzi al Tribunale amministrativo (artt. 72 segg. LGA).

6.2. Visto l'esito della procedura, le spese processuali vanno a carico del 

ricorrente soccombente (art. 73 cpv. 1 LGA). La tassa di Stato è fissata 

secondo l'art. 75 cpv. 2 LGA. Essa ammonta al massimo a CHF 20'000.00, 

si calcola in base al volume e alla difficoltà della causa, nonché in base 

all'interesse e alle risorse economiche di chi deve assumersi le spese. 

Nella fattispecie si giustifica fissarla a CHF 2'000.00. Vi si aggiungono poi 

le tasse per compilazioni e comunicazioni della decisione giusta l'art. 2 

Ordinanza sulle tasse e sulle spese in contanti del Tribunale 

amministrativo del 2 novembre 2006 (CSC 370.110).

7. La resistente non ha diritto al rimborso delle spese ripetibili (art. 61 lett. g 

e contrario LPGA).

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III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di Stato di CHF 2'000.00

- e le spese di cancelleria di CHF 392.00

totale CHF 2'392.00

Tali spese sono poste a carico di A._____.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia di diritto 

pubblico ai sensi degli artt. 82 segg. della Legge sul Tribunale federale del 

17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110). Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, per scritto entro 30 giorni 

dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel modo prescritto 

dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti 

e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 82 segg. e 90 segg. 

LTF.

4. [Comunicazioni]