# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3dedd4b8-5d98-5b8d-8d3d-384147f1d5f3
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 20.08.2018 SK1 2016 18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SK1-2016-18_2018-08-20.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

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Sentenza del 20 agosto 2018

N. d'incarto SK1 16 18

Istanza Prima Camera penale 

Composizione Pritzi, presidente
Brunner e Schnyder
Rogantini, attuario

Parti X._____, 
appellante
patrocinato dall'avv. Roberto A. Keller, Piazza della Grida, 6535 
Roveredo 

contro

Y.1_____
accusatrice privata e appellata

Y.2_____
accusatrice privata e appellata

Procura pubblica dei Grigioni
Sennhofstrasse 17, 7001 Coira, appellata 

Oggetto danneggiamento e tentata truffa

Atto impugnato sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 16.12.2015, 
comunicata il 13.04.2016 (n. d'incarto 515-2015-34).

Comunicazione 30 settembre 2019

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Ritenuto in fatto:

A. X._____, nato _____ 1970, è agricoltore in proprio e dipendente al 55% 
presso A._____. È divorziato da B._____ e ha un figlio nato il 2 giugno 2001 in 
apprendistato, per il quale non paga nessun contributo alimentare. Ha un debito di 
CHF 24'000.00 per un prestito concessogli da sua madre per l'acquisto di una nuova 
vettura in seguito ai fatti qui in questione (vedi il contratto agli atti della Procura 
pubblica dei Grigioni, proc. n. VV.2014.339, act. PP.6.6). Secondo l'attestato fiscale 
dell'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni del 15 dicembre 2015 (vedi il 
documento agli atti del Tribunale distrettuale Moesa, oggi Tribunale regionale Moesa, 
inc. n. 515-15-34, act. TDM.11.4), ha una sostanza imponibile complessiva di CHF 
194'300.00 e un reddito imponibile cantonale di CHF 50'200.00.

Secondo l'estratto del casellario giudiziario del 29 gennaio 2014 (act. PP.2.1), con 
decreto d'accusa del Presidente del Circolo di Roveredo del 9 settembre 2004, 
comunicato il 19 settembre 2004, X._____ fu ritenuto colpevole per dei delitti di cui 
all'art. 19 n. 1 vLStup e l'impiego di una persona straniera senza permesso giusta 
l'art. 23 cpv. 4 vLDDS, entrambi delitti commessi fra il 23 settembre 2003 e il 1° 
ottobre 2003. Fu condannato a 3 mesi di detenzione, sospesi con la condizionale per 
un periodo di prova di 2 anni, e a una multa di CHF 2'500.00. Secondo il più recente 
estratto del casellario giudiziario del 16 dicembre 2015 (act. TDM.11.3), invece, 
X._____ risulta incensurato.

B. Il 5 gennaio 2009 X._____ acquistò in leasing un pick-up Isuzu D-Max 3.0 
nuovo. Il finanziamento era garantito dall'allora C._____, oggi Y.1_____. Nel 
contratto leasing (act. PP.8.3 = act. PP.6.7) fu pattuito che il veicolo rimaneva in 
proprietà di detta società quale datrice del leasing. La durata convenuta era di 5 anni, 
scadendo quindi il 5 gennaio 2014, e le rate mensili ammontavano a CHF 520.05 
l'una. Era inoltre prevista una percorrenza annua massima di 15'000 km, con una 
penale di CHF 0.30 per ogni chilometro supplementare.

C. In data 24 gennaio 2013 X._____ si recò in O.1_____ sul territorio del 
Comune di O.2_____ attorno alle ore 17.20. Con un veicolo, tale area è raggiungibile 
unicamente utilizzando la strada forestale partendo dal paese di O.2_____. Quella 
sera X._____ posteggiò detto pick-up targato GR _____ su uno spiazzo sterrato a 
lato della citata strada forestale, dove vi era una leggera coltre di neve di 5-7 cm. 
Chiuse il pick-up a chiave e raggiunse la stalla n. d'ass. 37C sulla particella n. 478, 
ormai di proprietà della sua ex moglie, e le proprie pecore a circa 200 m di distanza 
dalla vettura. Alle ore 17.52 chiamò i pompieri, annunciando un incendio in corso al 
veicolo a lui in uso. All'arrivo del Corpo Pompieri Bassa Mesolcina, la combustione si 

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era esaurita da sé. La vettura era ancora chiusa a chiave e il finestrino posteriore 
sinistro era aperto a ribalta. I pompieri trovarono X._____ a una ventina di metri 
dall'automobile e gli chiesero la chiave per aprirla. All'interno del veicolo fu rinvenuta, 
sul sedile del conducente, una bottiglia PET di 1.5 l contenente una sostanza 
accelerante. La pattuglia della Polizia cantonale dei Grigioni, giunta sul posto dopo i 
pompieri, non poté rilevare tracce utili di scarpe né di pneumatici di veicoli terzi, 
anche perché i pompieri erano già transitati intorno al veicolo e nelle immediate 
vicinanze.

X._____ contestò da subito di essere stato lui a incendiare l'automobile. Il danno al 
veicolo fu in seguito dichiarato riparabile e stimato in CHF 11'302.45 (IVA inclusa) da 
un perito incaricato dall'assicurazione, senza però che questi specificasse 
minimamente come sarebbe giunto a tale importo preciso (vedi l'act. PP.7.2). Il saldo 
leasing in quel momento era di un totale di CHF 10'224.45, mentre il valore di riscatto 
dell'auto alla scadenza era di CHF 4'646.85 (cfr. l'act. PP.8.2).

D. Due giorni dopo, cioè il 26 gennaio 2013, X._____ sporse denuncia penale 
contro ignoti per l'incendio del suo veicolo, costituendosi nel contempo accusatore 
privato con azione penale e civile (act. PP.4.3). Il 28 gennaio 2013 informò 
l'assicurazione del veicolo, la Y.2_____, dell'accaduto. Nell'avviso di sinistro (act. 
PP.9.3), l'assicurato chiese il risarcimento di danni subiti a suoi effetti personali (un 
apparecchio fotografico, una pila, una custodia di un fucile e un girofaro arancione) 
così come a oggetti del suo datore di lavoro (una giacca fluorescente, un faro da 
lavoro e un triopan). Il valore complessivo annunciato era di CHF 1'300.00, quello dei 
soli effetti personali ammontando circa a complessivi CHF 800.00. L'assicurazione 
non pagò nessun risarcimento. Si costituì anch'essa quale accusatrice privata con 
azione penale e civile del 5 dicembre 2013 (act. PP.4.4), senza quantificare le sue 
pretese civili. Nel seguito ritirò l'azione civile il 16 dicembre 2015 (act. TDM.10). La 
Y.1_____, invece, si costituì accusatrice privata con azione penale e civile soltanto 
molto più tardi, in data 5 giugno 2015 (act. PP.8.9), chiedendo un risarcimento danni 
pari a CHF 6'653.15. Nel seguito l'imputato sostenne che tale costituzione sia tardiva 
nella misura in cui dovesse fungere quale querela penale.

E. Le indagini portarono a varie considerazioni (vedi il rapporto della Polizia 
cantonale del 14 dicembre 2013, act. PP.4.1). A livello contrattuale si costatò, grazie 
all'analisi della scatola nera, che il veicolo danneggiato aveva percorso 92'142.8 km 
(act. PP.4.6), con un'importante eccedenza rispetto ai 60'000 km che l'auto avrebbe 
potuto avere al massimo in quel momento secondo il contratto leasing e una 
conseguente penale di CHF 9'642.60 (=CHF 0.30 / km * 32'142 km di eccedenza). A 
livello forense, la Polizia cantonale rinvenne, sul sedile del conducente, la presenza 

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di carta arrotolata e imbevuta della stessa sostanza combustibile contenuta 
nell'imbottitura del sedile. Nondimeno, la sostanza della bottiglia non era la stessa di 
cui era imbevuto il sedile. Inoltre la Polizia cantonale escluse difetti tecnici che 
potessero aver causato un'auto-combustione. Per quanto attiene alla ricostruzione 
dei fatti, la Polizia cantonale ritenne che nel presente caso il luogo discosto e poco 
frequentato nonché il periodo invernale lascerebbero grossi dubbi sulla presenza di 
terze persone sul luogo dei fatti. Il veiocolo essendo inoltre stato chiuso a chiave, 
l'accesso all'abitacolo sarebbe stato possibile unicamente attraverso il finestrino 
posteriore sinistro a ribalta leggermente aperto (circa 1.5 cm). Ciò contrasterebbe 
però con l'impregnatura di sostanza infiammabile presente sull'imbottitura del sedile 
del conducente, cioè nella parte anteriore del pick-up. Infine, se il veicolo fosse 
bruciato completamente, l'eccedenza di chilometri secondo il contratto leasing non 
sarebbe più stata verificabile. Di conseguenza la penale di CHF 9'642.60 non 
avrebbe dovuto essere pagata da X._____.

F. In base a queste informazioni, la Procura pubblica aprì un procedimento 
penale nei confronti di X._____ con decreto del 30 gennaio 2014 (act. PP.1.1).

G. Nel corso dell'istruzione penale, dal 28 maggio 2014 al 26 giugno 2014 
l'imputato impiegò il cittadino tedesco D._____ quale bracciante per la sua azienda 
agricola a O.3_____, remunerandolo per questo periodo con CHF 500.00 più vitto e 
alloggio. L'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni sporse denuncia 
penale contro X._____ il 7 agosto 2014 (act. PP.10.1), ritenendo che contrariamente 
ai suoi doveri, l'imputato avrebbe omesso di annunciare l'impiego di questa persona 
straniera all'Ufficio e che con la dovuta attenzione avrebbe dovuto sapere che 
l'impiego per breve durata di cittadini dell'Unione Europea doveva essere annunciato 
alle competenti autorità.

H. L'8 giugno 2015 la Procura pubblica rilasciò la comunicazione alle parti (act. 
PP.1.2), notificata loro il 9 giugno 2015, prospettando la promozione dell'accusa per i 
reati di danneggiamento, sviamento della giustizia, tentata truffa e impiego di stranieri 
sprovvisti di permesso. La difesa inoltrò un'istanza di complementi istruttori in data 10 
luglio 2015, chiedendo che vengano uditi quattro testimoni (act. PP.1.3). La Procura 
pubblica respinse le richieste con decreto del 14 luglio 2015 (act. PP.1.4), notificata 
lo stesso giorno, e rilasciò una nuova comunicazione alle parti il 29 luglio 2015 (act. 
PP.1.5), notificata lo stesso giorno, con la quale riprese essenzialmente le 
conclusioni prese nella prima, dichiarandosi tuttavia pronta ad abbandonare il 
procedimento per il reato di sviamento della giustizia. Il rispettivo decreto di 
abbandono parziale fu emanato il 19 agosto 2015 e notificato il 26 agosto 2015 (act. 

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PP.1.6), senza corrispondere un'indennità, e crebbe in giudicato senza essere 
impugnato.

I. La Procura pubblica trasmise l'atto d'accusa del 19 agosto 2015 al Tribunale 
distrettuale Moesa in data 26 agosto 2015 (act. PP.1.7 = act. TDM.1), segnalando 
che le proposte di sanzione per i tre reati di danneggiamento, tentata truffa e 
contravvenzione all'art. 32a OLCP verrebbero presentate in sede di dibattimento, ma 
che verrebbe proposta una pena pecuniaria combinata con una multa, senza 
proporre delle misure.

J. Con istanza del 19 ottobre 2015 (act. TDM.4) l'imputato fece chiedere 
l'udizione quali testi di cinque persone, fra cui i quattro testimoni già proposti dinanzi 
alla Procura pubblica il 10 luglio 2015. Pure il testo dell'istanza è identico a quello 
dell'istanza promossa nel corso della procedura preliminare, con la mera aggiunta 
della motivazione riguardo al quinto teste da udire. L'istanza fu parzialmente accolta 
e le parti citate al dibattimento con decreto del 16 dicembre 2015 (act. TDM.7 e 
TDM.8), dal quale si fecero dispensare ambedue le accusatrici private (act. TDM.9 e 
TDM.10).

K. Il Tribunale distrettuale Moesa pronunciò la sua sentenza il 16 dicembre 2015 
ed emise la sentenza senza motivazione scritta il 22 dicembre 2015 (act. TDM.12). 
Poiché l'imputato annunciò appello in data 23 dicembre 2015 (act. TDM.13 = act. A.1 
dell'inc. n. SK1 16 18), il Tribunale distrettuale Moesa rilasciò la sentenza con 
motivazione scritta il 13 aprile 2016 (act. B.1 = act. E.1) con il seguente dispositivo:

1. X._____, 1970, O.2_____, è autore colpevole di danneggiamento (art. 
144 cpv. 3 CP), tentata truffa (art. 146 cpv. 1 CP in unione all'art. 22 cpv. 
1 CP) e contravvenzione all'Ordinanza sull'introduzione della libera 
circolazione delle persone (art. 32a OLCP).

2. X._____ è condannato ad una pena pecuniaria di 60 (sessanta) aliquote 
di CHF 90.- cadauna, per complessivi CHF 5'400.- 
(cinquemilaquattrocento), pena sospesa condizionalmente per un periodo 
di prova di 3 (tre) anni, e a una multa di CHF 1'280.- 
(milleduecentottanta). La pena detentiva sostitutiva in caso di mancato 
pagamento per colpa della multa corrisponde a 12 (dodici) giorni.

3. L'azione civile della Y.1_____, O.4_____, è rinviata al foro civile.

4. Le spese e tasse processuali, consistenti in spese e tasse d'istruttoria 
della PROCURA PUBBLICA DEI GRIGIONI di CHF 4'326.- e nella tassa 
di giudizio del Tribunale distrettuale di CHF 3'000.- per complessivi [CHF] 
7'326.-, sono poste a carico del condannato e vanno versate, unitamente 
alla multa di CHF 1'280.-, al Tribunale distrettuale Moesa entro 30 giorni 
dalla crescita in giudicato dalla presente motivazione.

5. L'imputato, nel caso intendesse mantenere l'appello annunciato, dovrà 
inoltrare una dichiarazione scritta d'appello al Tribunale cantonale dei 

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Grigioni, Coira, entro 20 giorni dalla notificazione della presente 
decisione.

6. (Comunicazioni)

Nell'annuncio d'appello l'imputato specificò già allora di non impugnare il verdetto di 
colpevolezza relativo alla contravvenzione giusta l'art. 32a OLCP.

Per quanto attiene alla colpevolezza dell'imputato, i primi giudici reputarono in sintesi 
che gli indizi del caso sarebbero convergenti e permetterebbero di ritenere che ad 
aver intenzionalmente appiccato fuoco al pick-up sia stato l'imputato stesso e nel 
contempo di escludere che l'incendio sia da ascrivere a terzi. Le prove agli atti 
dimostrerebbero che nel veicolo dell'imputato, chiuso a chiave al momento del rogo, 
vi sarebbe stata una bottiglia in PET di 1.5 l contenente sostanza accelerante. Il fatto 
sarebbe ammesso dall'imputato che preciserebbe che la benzina gli sarebbe servita 
per una falciatrice. La perizia sulle sostanze avrebbe comprovato che il liquido 
presente nella bottiglia non sarebbe lo stesso di cui era imbevuto il sedile del 
conducente, sul quale si sarebbe trovata la bottiglia, ma secondo gli esperti si 
potrebbe comunque parlare di un "cocktail Molotov". Non vi sarebbero stati segni di 
scasso e la manipolazione proposta dalla difesa, secondo cui una terza persona 
avrebbe immesso detto liquido e un pezzo di carta nell'abitacolo tramite l'apertura a 
ribalta del finestrino posteriore sinistro servendosi di un oggetto allungato, sarebbe 
alquanto complessa e troppo macchinosa per poter essere verosimile; essa avrebbe 
necessitato di parecchio tempo per la sua attuazione e, soprattutto, sarebbe dovuta 
essere pianificata, in particolare per quanto concerne gli attrezzi. Del resto, recandosi 
sul luogo dell'incendio, i due testimoni E._____ e F._____ non avrebbero incrociato 
né veicoli né persone. Anche l'imputato stesso non avrebbe visto nessuno sul posto, 
né qualcuno che lo avesse seguito. Secondo le sue proprie dichiarazioni sarebbe 
inoltre stata la prima volta che X._____ si recava in quel luogo per prendersi cura 
delle sue pecore, perciò difficilmente qualcuno avrebbe potuto sapere che X._____ si 
sarebbe recato, proprio quella sera, sul luogo del rogo e che, soprattutto, avrebbe 
lasciato incustodito il pick-up con il finestrino a ribalta aperto per un certo lasso di 
tempo. D'altronde, l'imputato avrebbe ammesso di non aver subito alcuna minaccia 
né di essere stato seguito nei giorni precedenti. Non sarebbero da sottovalutare 
nemmeno le considerazioni finanziarie. L'imputato avrebbe percorso molti chilometri 
in più rispetto a quanto concordato nel contratto e avrebbe dovuto pagare una penale 
di CHF 9'642.60. Per non doverla pagare, avrebbe dovuto riscattare il veicolo alla 
scadenza per un importo di CHF 10'224.45. Essendo esclusa una disdetta anticipata 
del leasing da parte del prenditore, fatta eccezione in caso di danno totale al veicolo, 
X._____ avrebbe avuto due possibilità: continuare a versare le rate mancanti di circa 
CHF 5'700.00 e, a scadenza del contratto, o versare il valore di riscatto di CHF 

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4'646.85, o pagare la penale per chilometraggio supplementare ammontante – a un 
anno di scadenza del contratto – già a CHF 9'642.60. L'imputato avrebbe dunque 
avuto un movente economico per danneggiare il veicolo in modo tale da arrecargli un 
danno totale.

In merito alla qualifica giuridica dell'agire dell'imputato i primi giudici ritennero che 
sarebbe dato il danneggiamento ai sensi dell'art. 144 cpv. 3 CP, perseguibile 
d'ufficio, poiché l'imputato avrebbe cagionato un danno superiore a CHF 10'000.00, e 
la tentata truffa, poiché l'imputato avrebbe cercato di ottenere, camuffando i fatti, un 
indebito profitto, perlomeno nella misura di CHF 800.00 riguardo ai suoi effetti 
personali. Per quanto attiene al danno, considerarono che la somma di CHF 6'653.15 
pretesa dall'accusatrice privata riguarderebbe solo le spese di ammortamento. Con 
dare il fuoco al veicolo, l'imputato avrebbe causato un cambiamento di stato dello 
stesso, rendendo necessaria la sua riparazione, i cui costi sarebbero stati stimati in 
CHF 11'302.45 da un perito incaricato dall'assicurazione. Detto importo non sarebbe 
mai stato contestato dalla difesa ed essa non avrebbe postulato complementi 
istruttori al riguardo. In merito alla truffa i primi giudici si basarono sulla 
giurisprudenza, secondo cui il fatto che le assicurazioni liquidino i casi bagatella, 
come lo potrebbe essere il caso in esame per il valore degli effetti personali bruciati, 
senza esperire indagini farebbe senso economicamente e non farebbe perdere loro 
la protezione dell'art. 146 CP. Si potrebbe ritenere che X._____ abbia supposto che 
l'assicurazione non sarebbe stata in grado di scoprire la sua manovra o di eseguire 
verifiche, sicché non sarebbe riuscita a determinare la fallacia dell'avviso di sinistro. Il 
comportamento dell'imputato andrebbe quindi qualificato di astuto, dal momento in 
cui sarebbe stato suscettibile di indurre l'assicurazione in errore, senza che possa 
essere imputato a quest'ultima una corresponsabilità. L'inganno sarebbe poi caduto 
per il fatto che è stata aperta l'inchiesta penale contro l'assicurato e che le indagini 
avrebbero portato al suo coinvolgimento nel caso.

Per finire l'autorità precedente menzionò che l'imputato avrebbe da subito 
riconosciuto i fatti in merito alla contravvenzione all'art. 32a OLCP e lo avrebbe 
ribadito anche in aula.

Tutto sommato, elencando vari casi di giurisprudenza, i primi giudici ritennero 
adeguata la sanzione pronunciata, rinviando l'azione civile rimanente al foro civile.

L. Dopo aver ricevuto la motivazione scritta il 18 aprile 2016, l'imputato 
appellante ha fatto inoltrare la sua dichiarazione d'appello il 4 maggio 2016 (act. A.2), 
nella quale ha ribadito di non contestare la contravvenzione di cui all'art. 32a OLCP, 

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ma che occorrerebbe fissare ex novo la pena. Ha inoltre formulato le seguenti 
richieste:

1. L'appello è accolto e i dispositivi no. 1, 2 e 4 sono annullati.

1.1 Per conseguenza, X._____, O.3_____, è prosciolto dall'accusa di 
tentata truffa (art. 146 cpv. 1 i.u. art. 22 cpv. 1 CP) e 
danneggiamento (art. 144 cpv. 3 CP).

1.2 La pena per la violazione dell'art. 32a OLCP andrà fissata secondo 
prudente criterio di questo Giudice.

2. Con protesta di spese tasse e ripetibili di prima e seconda istanza.

M. Invitate a esprimersi con decreto dell'11 maggio 2016, le accusatrici private 
non hanno risposto, mentre la Procura pubblica ha rinunciato espressamente a 
presentare osservazioni alla dichiarazione d'appello con scritto del 18 maggio 2016 
(act. A.3).

N. Con decreto del 26 giugno 2018 (act. D.5) il presidente della Prima Camera 
penale ha convocato le parti al dibattimento, indetto per il 20 agosto 2018. La 
presenza delle accusatrici private e della Procura pubblica non è stata ritenuta 
necessaria.

Con scritto del 27 luglio 2018 (act. A.4), la Procura pubblica ha dichiarato di 
rinunciare a partecipare al dibattimento d'appello. L'istanza precedente avrebbe 
effettuato una valutazione delle prove dettagliata e differenziata. Per quanto 
concernerebbe la colpevolezza, essa avrebbe seguito le proposte della Procura 
pubblica. La Procura pubblica ha perciò rinviato alle considerazioni di cui alla 
sentenza impugnata, chiedendo di respingere l'appello con addebito delle spese. 
Detto scritto è stato notificato all'appellante e alle accusatrici private per conoscenza 
il 6 agosto 2018 (act. D.7).

O. Il 20 agosto 2018 si è tenuto il dibattimento d'appello. In sede d'udienza la 
Corte ha chiesto al difensore di presentare la sua nota d'onorario. Egli ha rinunciato a 
farlo, rimettendosi al giudizio della Corte in merito. In seguito è stato notificato alle 
parti il dispositivo anticipato della sentenza senza motivazione scritta il 21 agosto 
2018 (act. F.1).

P. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini del 
giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

Considerando in diritto:

1. Giusta l'art. 398 cpv. 1 CPP contro le sentenze dei tribunali di primo grado che 
pongono fine al procedimento può essere proposto appello. Nel Cantone dei Grigioni 

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i tribunali distrettuali – sostituiti con l'entrata in vigore della Riforma territoriale in data 
1° gennaio 2017 dai tribunali regionali – sono i tribunali di primo grado ai sensi 
dell'art. 19 CPP (art. 19 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto 
processuale penale svizzero del 16 giugno 2010 [LACPP; CSC 350.100]). Il 
Tribunale distrettuale Moesa è dunque stato sostituito entro tale data dal Tribunale 
regionale Moesa di oggi. La presente sentenza va perciò notificata al Tribunale 
regionale Moesa. Il Tribunale cantonale dei Grigioni è il tribunale d'appello ai sensi 
dell'art. 21 CPP (art. 22 LACPP). All'interno di questa Corte, la competenza per 
giudicare gli appelli in materia penale è stata assegnata alla la Prima Camera penale 
(art. 9 cpv. 1 dell'Ordinanza sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 
dicembre 2010 [Ordinanza sul Tribunale cantonale, OOTC; CSC 173.100]).

1.1. L'appello va annunciato al tribunale di primo grado entro 10 giorni dalla 
comunicazione del dispositivo della sentenza (art. 399 cpv. 1 CPP in unione con l'art. 
84 cpv. 2 e 3 CPP e l'art. 384 lett. a CPP). Va poi presentata una dichiarazione 
scritta d'appello al tribunale d'appello entro 20 giorni dalla notificazione della 
sentenza motivata (art. 399 cpv. 3 CPP). In seguito, giusta l'art. 403 cpv. 1 CPP il 
tribunale d'appello decide in una procedura scritta se entra nel merito dell'appello. In 
tal caso chi dirige il procedimento prende le disposizioni necessarie allo svolgimento 
dell'ulteriore procedura d'appello, ordinando la procedura scritta o orale (art. 403 cpv. 
4 CPP). Il tribunale d'appello può trattare l'appello in procedura scritta se occorre 
statuire esclusivamente in merito a questioni giuridiche (art. 406 cpv. 1 lett. a CPP). 
Di principio però l'appello va trattato in procedura orale e l'imputato appellante ha 
diritto a un dibattimento.

1.2. Contro la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 16 dicembre 2015, 
comunicata in dispositivo il 22 dicembre 2015, l'imputato ha annunciato 
tempestivamente appello il 23 dicembre 2015, richiedendo la motivazione scritta 
della sentenza. Dopo aver ricevuto la motivazione scritta del 13 aprile 2016 in data 
18 aprile 2016, l'imputato ha fatto presentare al Tribunale cantonale la sua 
dichiarazione d'appello il 4 maggio 2016, pure questo entro il termine legale. Con 
questo l'appellante ha rispettato tutti i termini e le forme prescritte dal CPP. Di 
conseguenza la Prima Camera penale competente in materia può entrare nel merito 
dell'appello. Siccome la procedura dibattimentale di primo grado non concerneva 
esclusivamente contravvenzioni (vedi l'artt. 144 cpv. 3 CP, l'art. 146 cpv. 1 CP e l'art. 
32a dell'Ordinanza concernente l'introduzione graduale della libera circolazione delle 
persone tra la Confederazione Svizzera e l'Unione europea e i suoi Stati membri 
nonché gli Stati membri dell'Associazione europea di libero scambio del 22 maggio 
2002 [Ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone, OLCP; RS 

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142.203], tutti in unione con l'art. 10 cpv. 2 e 3 CP e con l'art. 103 CP) ed è stata 
tenuta un'udienza pubblica d'appello (art. 405 CPP; cfr. anche l'art. 406 cpv. 1 lett. a 
CPP), la cognizione della Prima Camera penale è piena. Questa Corte può perciò 
esaminare per estenso la sentenza in tutti i punti impugnati (art. 398 cpv. 2 CPP). 
Giusta l'art. 398 cpv. 3 CPP l'imputato appellante può censurare: (lett. a) le violazioni 
del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o 
ritardata giustizia, (lett. b) l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti e (lett. c) 
l'inadeguatezza.

2. Ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CPP il giudice valuta liberamente le prove secondo 
il convincimento che trae dall'intero procedimento. Giusta l'art. 10 cpv. 1 CPP ognuno 
è presunto innocente fintanto che non sia condannato con decisione passata in 
giudicato. Se vi sono dubbi insormontabili quanto all'adempimento degli elementi di 
fatto, il giudice si fonda sulla situazione oggettiva più favorevole all'imputato 
(cosiddetto principio in dubio pro reo, art. 10 cpv. 3 CPP).

2.1. Dalla presunzione d'innocenza menzionata pocanzi risulta la regola di 
ripartizione dell'onere della prova secondo la quale non è l'accusato a dover provare 
la sua innocenza, bensì incombe alle autorità penali comprovare l'esistenza di una 
condotta punibile e la responsabilità della persona imputata (WOLFGANG WOHLERS, in 
DONATSCH/HANSJAKOB/LIEBER [ed.], Kommentar zur Schweizerischen 
Strafprozessordnung [StPO], 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 6 ad art. 10 
CPP con diversi rinvii; cfr. PAOLO BERNASCONI, in Codice svizzero di procedura 
penale [CPP] – Commentario [in seguito: Commentario CPP], Zurigo/San Gallo 
2010, n. 8 e 14 ad art. 10 CPP). A questa prova vanno poste severe esigenze. 
Esatta è più di una semplice probabilità, tuttavia non una prova assoluta della reità. 
Secondo la regola di valutazione delle prove in dubio pro reo derivante dall'art. 6 n. 2 
CEDU, dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e dall'art. 10 cpv. 3 CPP però il giudice penale non 
può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie sfavorevole all'imputato 
quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono 
dubbi considerevoli e insormontabili che la fattispecie si sia verificata in quel modo. 
Semplici dubbi astratti e teorici non sono determinanti, poiché sono sempre possibili 
e una certezza assoluta non può essere pretesa (sentenza del Tribunale federale 
6B_277/2010 del 7 giugno 2010 consid. 2.3.3). Deve piuttosto trattarsi di rilevanti e 
insopprimibili dubbi, vale a dire che si impongono a seconda della situazione 
giuridica oggettiva (DTF 120 Ia 31 consid. 2.c). Compito del giudice è quello di 
scartare possibili dubbi senza essere vincolato da delle regole di prova e di decidersi 
con convinzione per una determinata fattispecie, tenuto conto che l'acquisizione della 
sua convinzione deve essere oggettivabile e condivisibile (cfr. NIKLAUS SCHMID, 

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Schweizerische Strafprozessordnung [StPO] – Praxiskommentar, 2a ed., Zurigo/San 
Gallo 2013, n. 4 segg. ad art. 10 CPP e il Messaggio del Consiglio federale 
concernente l'unificazione del diritto processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 
2006 989 pag. 1038). La colpa dell'accusato deve infine fondarsi su prove e indizi 
che non lasciano dei ragionevoli dubbi (cfr. PTC 1987 n. 12). Questa regola generale 
del diritto non si applica già in presenza di esposizioni contrastanti. Il giudice deve 
piuttosto vagliare, fondandosi su tutti gli indizi, le prove e le circostanze che risultano 
dagli atti, quale delle due esposizioni sia atta a convincerlo: quella dell'accusa o 
quella dell'accusato. Unicamente nel caso che una tale convinzione non possa 
essere acquisita né dall'una né dall'altra esposizione dei fatti, il giudice deve 
ammettere la fattispecie a favore dell'accusato conformemente al principio in dubio 
pro reo (vedi ad esempio PTC 1978 n. 31). In tal caso va pronunciato il 
proscioglimento.

2.2. Dal sistema del libero apprezzamento delle prove scaturisce l'assenza di una 
gerarchia dei mezzi di prova (PAOLO BERNASCONI, in Commentario CPP, n. 21 ad art. 
10 CPP; NIKLAUS SCHMID, Praxiskommentar, op. cit., n. 5 e 7 ad art. 10 CPP). Il 
principio dell'accertamento della verità materiale (art. 6 CPP) esclude difatti di 
doversi (o potersi) tenere meramente alle richieste e allegazioni delle parti (ZR 
90/1991 n. 30). In particolare le deposizioni di testimoni, di persone informate sui fatti 
e dell'imputato hanno pieno valore e la stessa idoneità di prova. Anche se l'imputato 
è direttamente partecipe al procedimento, la sua deposizione rappresenta comunque 
un mezzo di prova e il giudice dovrà valutare le sue dichiarazioni in merito alla loro 
veridicità materiale. Va notato però pure che secondo la giurisprudenza meritano più 
particolare attenzione le prime dichiarazioni dinanzi alla Polizia, poiché tipicamente 
esse sono rilasciate subito dopo l'accaduto e sono meno affette da lacune di 
memoria o da possibile collusione di deposizioni fatte settimane o mesi dopo (cfr. 
anche la PTC 1991 n. 39 e la DTF 121 V 45 consid. 2.a nel campo del diritto delle 
assicurazioni sociali). Nell'ambito della valutazione delle prove non è determinante la 
forma, bensì l'impressione globale, ossia l'esposizione e la forza di persuasione del 
mezzo di prova nel caso concreto (ROBERT HAUSER/ERHARD SCHWERI/KARL 
HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., Basilea 2005, § 54 n. 5). In 
altri termini non è decisiva in prima linea la credibilità della persona deponente come 
tale, bensì la forza probante e l'attendibilità della concreta deposizione. Diversi indizi 
che, se esaminati singolarmente, indicano in genere solo con una certa probabilità la 
reità o i fatti, assieme possono invece apportare la piena prova e così la piena 
convinzione ed escludere ogni ragionevole dubbio. In tal caso non vanno valutati 
singolarmente, ma nel loro insieme (sentenza del Tribunale federale 1P.87/2002 del 
17 giugno 2002 consid. 3.4 con rinvii). 

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2.3. Nel caso dell'apprezzamento di deposizioni, la giurisprudenza del Tribunale 
federale segue essenzialmente la metodologia d'apprezzamento sviluppata da UDO 
UNDEUTSCH. Secondo il suo approccio, dal punto di partenza empirico dell'analisi di 
deposizioni si considera che le prestazioni intellettuali richieste per testimonianze 
basate su eventi fattuali realmente vissuti sono diverse da quelle per dichiarazioni 
non fondate sull'esperienza vissuta. Si verifica in primo luogo l'ipotesi a sapere se la 
persona deponente, tenuto conto delle circostanze, delle sue capacità di prestazione 
intellettuale e delle sue motivazioni, avrebbe potuto fare una simile deposizione 
anche senza un reale contesto esperienziale. Dal punto di vista metodologico, 
l'esame complesso è effettuato in modo tale che il risultato – ottenuto d'un canto 
nell'ambito di un modo di procedere diretto da ipotesi, mediante un'analisi del 
contenuto (caratteristiche qualitative intrinseche alla deposizione, cosiddetti 
'Realkennzeichen') e una valutazione della genesi delle dichiarazioni, e d'altro canto 
dal comportamento di asserzione complessivo – viene esaminato su eventuali fonti di 
errori. Oltre a questo si analizza la competenza personale della persona chiamata a 
deporre, vale a dire il suo vissuto, la sua storia personale, la costellazione sistemica 
e i diversi elementi esterni. Per il giudizio sull'attendibilità di una deposizione, poi, si 
deve considerare in ogni caso che la dichiarazione può non essere fondata sulla 
realtà. Qualora si giunga alla conclusione che l'ipotesi secondo la quale le 
affermazioni sono false (cosiddetta 'Nullhypothese', cioè 'ipotesi nulla') non 
corrisponde più ai fatti costatati, la si rigetta. Si accetta in tal caso l'ipotesi alternativa, 
cioè che la dichiarazione è veritiera. È necessaria innanzitutto anche un'analisi 
dell'origine e dello sviluppo della deposizione (cosiddetta 'genesi della deposizione'). 
Va infine distinto rigorosamente fra la credibilità in generale, che concerne la persona 
come tale, e l'attendibilità, riferita invece specificamente a una dichiarazione concreta 
e che è l'oggetto dell'analisi e della valutazione psicologica della deposizione. 
L'esame di detta attendibilità è in primo luogo compito dei tribunali (sentenza del 
Tribunale federale 6B_375/2015 del 29 ottobre 2015 consid. 2.2.2 e soprattutto DTF 
128 I 81 consid. 2 e DTF 129 I 49 consid. 5 seg.).

3. Nel caso in giudizio, con la Polizia cantonale, la Procura pubblica e il Tribunale 
distrettuale Moesa come pure le due accusatrici private, a mente di questa Corte va 
ribadito che è poco plausibile che uno o più terzi siano giunti in O.1_____ quella sera 
senza lasciare tracce, seguendo l'imputato senza che questi se ne sia accorto, per 
poi immettere dall'esterno un liquido infiammabile sul sedile anteriore del veicolo 
chiuso a chiave, con l'aiuto di un attrezzo che non lasci neanch'esso tracce, tramite 
l'apertura del finestrino posteriore aperto a ribalta per soli 1.5 cm, nel breve lasso di 
tempo fra il momento in cui X._____ si è allontanato in direzione della stalla e del suo 
gregge di pecore alle ore 17.20 circa e il suo ritorno verso le ore 17.52, per poi 

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sparire nel nulla, senza che né la Polizia cantonale, né il Corpo Pompieri Bassa 
Mesolcina che sono giunti sul luogo dell'incendio tramite l'unica strada d'accesso lo 
notassero. La questione del vero autore del rogo può però rimanere irrisolta, poiché 
la Prima Camera penale qui giudicante giunge comunque a un proscioglimento.

4. Per i fatti incriminati entrano in rassegna quali fattispecie penali il 
danneggiamento giusta l'art. 144 CP e la tentata truffa giusta l'art. 146 CP in unione 
con l'art. 22 cpv. 1 CP, oppure poi eventualmente, al posto del tentativo di truffa, il 
tentato danno patrimoniale procurato con astuzia giusta l'art. 151 CP in unione con 
l'art. 22 cpv. 1 CP, qualora dovesse mancare l'elemento del fine di lucro. Va 
innanzitutto fatta una distinzione qui di particolare importanza: la fattispecie base del 
danneggiamento di cui all'art. 144 cpv. 1 CP presuppone che vi sia una querela di 
parte lesa, mentre invece la fattispecie aggravata del danneggiamento con cagiono 
di un danno considerevole di cui all'art. 144 cpv. 3 CP è perseguibile d'ufficio. 
Parimenti, il danno patrimoniale procurato con astuzia senza fine di lucro ai sensi 
dell'art. 151 CP presuppone che vi sia una querela di parte, mentre invece la 
fattispecie identica ma commessa con l'intento di procacciare a sé o ad altri un 
indebito profitto che costituisce la truffa ai sensi dell'art. 146 CP è perseguibile 
d'ufficio.

4.1. Ora, secondo l'art. 30 cpv. 1 CP, se un reato è punibile solo a querela di parte, 
chiunque ne è stato leso può chiedere che l'autore sia punito. Ai sensi del CPP, a 
suo turno, il danneggiato è la persona i cui diritti sono stati direttamente lesi dal reato 
(art. 115 cpv. 1 CPP) ed è considerato danneggiato in ogni caso chi è legittimato a 
sporgere querela (art. 115 cpv. 2 CPP). Inoltre, secondo la concezione del CPP, è 
accusatrice privata la danneggiata che dichiara espressamente di partecipare al 
procedimento penale con un'azione penale o civile (art. 118 cpv. 1 CPP). La querela 
è equiparata a tale dichiarazione (art. 118 cpv. 2 CPP). Tuttavia i due concetti non 
sono identici e seguono regole diverse.

4.2. Per quanto attiene alla tempistica, ai sensi del CPP la dichiarazione di cui 
all'art. 118 cpv. 1 CPP – cioè la costituzione quale accusatrice privata con azione 
penale e/o civile – va fatta a un'autorità di perseguimento penale (che secondo l'art. 
12 CPP sono la polizia, il pubblico ministero e le autorità penali delle contravvenzioni) 
al più tardi alla conclusione della procedura preliminare (vedi gli artt. 299 segg. CPP, 
in particolare l'art. 318 CPP). Giusta l'art. 31 CP, invece, il diritto di querela di cui 
all'art. 30 CP si estingue – o meglio si perime – in tre mesi. Detto termine decorre dal 
giorno in cui l'avente diritto ha conosciuto l'identità dell'autore del reato, il che 
presuppone per logica anche la conoscenza dell'atto delittuoso (DTF 101 IV 113 
consid. 1.b con rinvii, confermata ad esempio nella DTF 126 IV 131 consid. 2.a e di 

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più recente anche nella sentenza del Tribunale federale 6B_1148/2013 del 5 
dicembre 2014 consid. 2.2 con diversi rinvii; CHRISTOF RIEDO, in Basler Kommentar 
zum Strafrecht I, 4a ed., Basilea 2018, n. 6 ad art. 31 CP). Ne segue che fintanto che 
non è chiaro se è stato commesso un reato, il termine non comincia a decorrere. 
Inizia a decorrere soltanto quando l'avente diritto ha conoscenza sia degli elementi 
oggettivi sia di quelli soggettivi del reato (vedi le sentenze appena citate; CHRISTOF 
RIEDO, op. cit., n. 17 ad art. 31 CP). Nel caso di una persona giuridica quale una 
società anonima, vi è conoscenza del reato e dell'autore del reato quando gli organi 
legittimati a decidere e ad agire per la società tralasciano di procurarsi internamente 
le informazioni necessarie; in altre parole la società è tenuta a garantire il debito 
flusso interno d'informazioni (CHRISTOF RIEDO, op. cit., n. 11 ad art. 31 CP). Tornando 
ai principi generali, la conoscenza dell'autore ai sensi dell'art. 31 CP non è data già 
quando il danneggiato ha un sospetto nei confronti di una certa persona. Occorre 
piuttosto una conoscenza sicura e affidabile che faccia apparire promettente l'azione 
contro l'autore del reato e al contempo protegga l'avente diritto dall'essere perseguito 
per denuncia mendace o diffamazione (così espressamente la DTF 101 IV 113 
consid. 1.b). L'avente diritto non è tenuto a cercare l'attore del reato. Del resto, quello 
che l'avente diritto avrebbe dovuto sapere in merito al reo non basta a far decorrere il 
termine per presentare querela (vedi fra tante la sentenza del Tribunale federale 
6P.177/2006 e 6S.405/2006 del 1° febbraio 2007 consid. 3.3.3). La stessa cosa vale 
in merito alla conoscenza dei fatti. Secondo la prassi del Tribunale federale, in caso 
di dubbio il termine si considera osservato se non vi sono seri indizi che l'avente 
diritto sia stato informato del reato e dell'autore del reato in precedenza. In 
motivazione di tale giurisprudenza il Tribunale federale ha ritenuto che la parte lesa è 
generalmente in grado di dichiarare e fornire prove riguardo al momento in cui è 
venuta a conoscenza dell'atto delittuoso e dell'autore del reato (DTF 97 I 769 consid. 
3; vedi per il tutto anche il decreto della Seconda Camera penale del Tribunale 
cantonale SK2 14 67 del 22 giugno 2015 consid. 4.b.bb). Tenor dottrina e 
giurisprudenza è inoltre ammissibile sporgere querela contro ignoti già prima del 
decorrere del termine. Va esaminato se nel caso qui in giudizio le due querele sono 
ammissibili e tempestive.

4.3. Sia la Y.2_____ sia la C._____, ora Y.1_____, erano senz'altro legittimate a 
sporgere querela quali danneggiate. Non lo contesta nemmeno l'imputato. 
Controversa è invece l'osservanza del termine. Delle due società, la prima ha 
presentato la sua querela costituendosi quale accusatrice privata in data 5 dicembre 
2013 (act. PP.4.4), con azione penale e civile, indicando espressamente X._____ 
quale persona imputata e ritirando in seguito l'azione civile il 16 dicembre 2015 (act. 
TDM.10). La seconda invece si è costituita solo verso la fine della procedura 

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preliminare in data 5 giugno 2015 (act. PP.8.9), su invito della Procura pubblica del 
27 maggio 2015 (cfr. l'act. PP.8.6).

4.3.1. A mente della difesa, le querele sarebbe largamente tardive, poiché i fatti 
risalirebbero al 24 gennaio 2013. La difesa misconosce tuttavia che non è 
determinante il momento in cui si sono verificati gli eventi in questione, bensì, come 
si è spiegato in dettaglio sopra, la conoscenza da parte dei danneggiati del reato e 
dell'autore del reato. In merito va costatato nella fattispecie innanzitutto che non è del 
tutto chiaro quando le due società abbiano preso tale conoscenza. Non lo hanno 
dichiarato espressamente. Perlomeno però si sa per certo che l'assicurazione aveva 
fatto fare una perizia poco dopo l'accaduto. Agli atti figurano difatti due documenti 
così intitolati e un rapporto complementare al primo (ultima pagina dell'act. PP.7.1), 
sul quale è stata apposta la data 7 febbraio 2013. In quest'ultimo complemento, il 
perito costata innanzitutto che non vi sarebbe stato nessun difetto elettrico e tutto 
avrebbe funzionato regolarmente. Riassume poi i fatti a sua conoscenza e menziona 
espressamente che un agente di polizia lo avrebbe chiamato, informandolo che il 
veicolo sarebbe ancora sotto sequestro e raccontandogli che sul sedile guida vi 
sarebbe stata una bottiglietta in PET piena di benzina e bucata e della carta da 
cucina arrotolata a mo' di miccia. Sembrerebbe che il veicolo fosse stato posteggiato 
chiuso. Sarebbero stati i pompieri ad aprirlo all'arrivo sul luogo del rogo. L'agente 
avrebbe quindi incaricato un esperto di incendi, al quale avrebbe inviato campioni del 
sedile per verificare delle tracce.

4.3.2. A mente dei giudici della Prima Camera penale, da quanto precede risulta che 
l'assicurazione aveva tutti gli elementi necessari per inoltrare la sua querela contro il 
qui appellante per aver appiccato il fuoco nella vettura, senza un minimo rischio di un 
perseguimento per denuncia mendace. Le era dunque sufficientemente chiaro il 
reato e anche l'autore dello stesso. Ne segue in altre parole che se l'assicurazione ha 
sporto querela soltanto il 5 dicembre dello stesso anno, sempre secondo i giudici qui 
chiamati a decidere, la querela è manifestamente tardiva. La stessa cosa deve 
valere, secondo il corpo giudicante, a maggior ragione anche per la datrice del 
leasing, poiché è altamente inverosimile che abbia atteso fino al 5 giugno 2015 
senza mai scambiarsi con l'assicurazione o informarsi direttamente presso le autorità 
inquirenti riguardo allo stato della procedura e se vi sarebbero dei sospetti concreti. 
Se ha sporto la sua querela soltanto a quasi due anni e mezzo dall'accaduto, anche 
quella querela va ritenuta manifestamente tardiva.

5. Riguardo al danneggiamento ex art. 144 CP, i primi giudici hanno condannato 
l'imputato per danneggiamento aggravato, cioè per aver cagionato un danno 
considerevole ai sensi dell'art. 144 cpv. 3 CP. Lo hanno fatto considerando quale 

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danno l'importo di riparazione non forfettario di cui al preventivo del perito 
dell'assicurazione, stimato esattamente in CHF 11'302.45 (act. PP.7.2). Dalla perizia 
non risulta minimamente come il perito sia giunto a tale somma. Non è perciò 
possibile verificare da cosa sia composta, cioè quali oggetti o riparazioni comprenda 
e quali invece no. A mente dei giudici qui giudicanti il danno non è sufficientemente 
documentato. Poco importa che la difesa non abbia protestato espressamente contro 
l'importo in questione. Non doveva contestarlo perché ha seguito un'argomentazione 
diversa. Secondo l'imputato, infatti, non si potrebbe poggiare sui costi (preventivati) 
di riparazione, poiché la datrice del leasing – sola autorizzata a decidere se far 
effettuare le riparazioni – avrebbe rinunciato a dare un tale incarico. Bisognerebbe, 
anzi, prendere piuttosto i CHF 6'653.15 fatti valere nell'azione civile della Y.1_____ 
quale danno della datrice del leasing, anche se quella somma comprenderebbe 
esclusivamente le spese di ammortamento. Va detto che la difesa misconosce che 
un preventivo può senz'altro essere preso quale base per il calcolo del danno, 
siccome in procedure penali il danno è regolarmente difficile da costatare con 
precisione (DTF 136 IV 117 consid. 4.3.2). Tuttavia nel caso che qui ci occupa la 
perizia non è ritenuta sufficiente perché – nonostante contenga un importo ben 
preciso e non forfettario – si limita a indicare un importo del tutto arbitrario, senza 
menzionare nemmeno nelle grandi linee di cosa sia composto o come sia stato 
calcolato. Sia come sia, dunque, non è debitamente documentato un danno che 
raggiunga la soglia di CHF 10'000.00, fissata dalla giurisprudenza per il danno 
considerevole (vedi innanzitutto la DTF 136 IV 117 consid. 4.3.1). Non essendovi un 
danno considerevole, non vi è danneggiamento aggravato ai sensi dell'art. 144 cpv. 3 
CP e entra in questione soltanto la fattispecie base. Quella però presuppone una 
querela che, come si è detto, è tardiva. Ne segue che l'imputato va prosciolto dal 
capo d'accusa di danneggiamento.

6. Per quanto attiene alla tentata truffa ex art. 146 CP in unione con l'art. 22 cpv. 
1 CP nella forma speciale della truffa assicurativa (per la qualifica giuridica cfr. la 
sentenza del Tribunale federale 6B_705/2008 del 13 dicembre 2008 consid. 2.4.2), 
per la commissione della quale è stato condannato l'appellante in primo grado, i 
giudici della Camera giudicante ritengono che sia difficile capire quale abbia potuto 
essere il movente dell'imputato. Dal profilo giuridico, è di centrale importanza 
l'elemento soggettivo del procacciare a sé (o ad altri, ma qui quest'ultima variante 
può praticamente essere esclusa) un indebito profitto. Se manca tale elemento, 
come spiegato sopra, entrerebbe in domanda soltanto la fattispecie di cui all'art. 151 
CP in unione con l'art. 22 cpv. 1 CP che però è perseguibile unicamente su querela 
di parte lesa, la quale nell'occorrenza è appunto tardiva. Ci si può perciò limitare qui 
a esaminare quell'elemento.

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6.1. È intanto chiaro che l'appellante non poteva far valere nessuna pretesa in 
merito al veicolo stesso nei confronti dell'assicurazione, poiché giusta le condizioni 
generali di contratto, facenti parte integrante del contratto leasing da lui firmato (act. 
PP.6.7), capitolo M ('incidenti, furto e altri casi di danno'), n. 3, l'utilizzatore del 
leasing cede alla datrice di leasing le sue pretese nei confronti dell'assicurazione 
responsabilità civile dell'altro detentore di veicolo coinvolto nell'incidente o nei 
confronti di terzi fino a concorrenza dell'importo del danno subito dal veicolo in 
leasing. In poche parole, X._____ ha ceduto tutti i diritti alla datrice del leasing, in 
particolare anche eventuali pretese da contratto assicurativo nei confronti della 
Y.2_____. Si ricorda poi che ai sensi della n. 2 delle stesse condizioni generali di 
contratto, la datrice di leasing ha in qualsiasi momento il diritto di decidere se e dove 
far eseguire riparazioni. Inoltre ai sensi della n. 4, il contratto di leasing viene sciolto 
soltanto in caso di danno totale al veicolo in leasing, non già in presenza di un danno 
minore. Ne segue che se X._____ avesse voluto liberarsi dal contratto incendiando il 
veicolo, quel suo piano avrebbe fatto naufragio e lui avrebbe rischiato di doversi 
tenere un veicolo danneggiato e in più di dover continuare ciononostante a pagare le 
rate mensili di cui al contratto leasing. Tutto ciò pare poco ragionevole.

6.2. Vi si aggiunge, a mero titolo di esaustività, che il reato di truffa presuppone un 
agire con l'intenzione di arricchirsi. Ai sensi della giurisprudenza del Tribunale 
federale e della dottrina dominante deve esservi identità materiale tra l'indebito 
profitto e il pregiudizio patrimoniale (cosiddetta 'Stoffgleichheit'). Ciò significa che il 
danno costituito dal pregiudizio patrimoniale deve corrispondere all'indebito profitto 
costituito dal vantaggio patrimoniale, o, detto diversamente, ci deve essere un nesso 
interno tra danno e arricchimento e l'arricchimento deve per così dire rappresentare 
la 'controparte' del danno. Se l'intenzione di arricchimento è negata per mancanza 
dell'identità materiale, al posto della truffa di cui all'art. 146 CP può subentrare la 
fattispecie del danno patrimoniale procurato con astuzia di cui all'art. 151 CP. Ai 
sensi di quella disposizione chiunque, senza fine di lucro, inganna con astuzia una 
persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma 
subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio 
proprio o altrui, è punito – a querela di parte – con una pena detentiva sino a tre anni 
o con una pena pecuniaria. Nella sentenza DTF 134 IV 210 (vedi in dettaglio i 
consid. 5.3 e 5.4), il Tribunale federale ritenne che il prenditore del leasing che, 
contrariamente al vero, annuncia alla società assicurativa, con cui ha stipulato 
un'assicurazione casco totale, il furto (o appunto un danno totale) del veicolo al fine 
di sottrarsi al pagamento delle rate del leasing dovute alla datrice del leasing non si 
rende colpevole di truffa, bensì – eventualmente – di danno patrimoniale procurato 
con astuzia. Nel caso alla base della DTF 134 IV 210, le condizioni generali del 

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contratto erano analoghe al caso qui in giudizio. Perciò, se l'assicurazione avesse 
versato la prestazione assicurativa alla datrice del leasing sulla base dell'annuncio di 
furto del prenditore del leasing, il contratto di leasing sarebbe quindi stato sciolto, con 
la conseguenza che il prenditore del leasing si sarebbe potuto liberare dal 
pagamento dei canoni di leasing dovuti (futuri). Il danno subito dall'assicurazione 
sarebbe quindi consistito nella somma assicurata versata alla datrice del leasing, 
mentre invece l'arricchimento del prenditore del leasing si sarebbe verificato solo di 
riflesso sotto forma dell'estinzione del suo obbligo di pagare i canoni. Avrebbe quindi 
ottenuto solo un vantaggio indiretto, derivato dagli attivi della datrice del leasing. Con 
questo mancava però l'identità materiale, elemento necessario della fattispecie 
soggettiva della truffa. I fatti non potevano perciò costituire il reato di truffa, bensì 
semmai quello del danno patrimoniale procurato con astuzia. Tuttavia una condanna 
per quest'ultimo reato presuppone una valida querela. Per il caso qui in giudizio ne 
segue che una condanna è esclusa sia per l'una sia per l'altra fattispecie di reato, la 
querela essendo tardiva.

6.3. Per quanto attiene agli effetti personali, si ripete che è difficilmente concepibile 
che l'imputato – che ha bisogno di una macchina, per l'attività che esercita e per 
spostamenti privati – abbia incendiato la vettura in suo uso, speculando di trarne 
quale unico – e meramente possibile – vantaggio la sostituzione di effetti personali di 
relativamente poco valore (in totale circa CHF 800.00). L'accusa non si esprime in 
merito. Anche in merito a questo asserito tentativo di truffa nei confronti 
dell'assicurazione i tre giudici della Prima Camera penale qui chiamati a statuire 
ritengono di conseguenza che non sia sufficientemente provato l'aspetto soggettivo, 
ossia l'intenzione di procacciarsi un indebito profitto. Al contrario dei primi giudici, 
basatisi sulla giurisprudenza, o meglio la dottrina, i tre giudici di questa Corte non 
considerano provato nemmeno che l'imputato abbia saputo che l'assicurazione 
avrebbe liquidato il presente caso da ritenersi bagatellare senza fare grandi verifiche 
(vedi in particolare GUNTHER ARZT, in Basler Kommentar zum Strafgesetzbuch II, 1a 
ed., Basilea 2003, n. 66 ad art. 146 CP che in quell'edizione e nelle due seguenti 
confermava quanto qui statuito in primo grado, mentre invece nella quarta e più 
recente edizione STEFAN MAEDER/MARCEL ALEXANDER NIGGLI, in Basler Kommentar 
zum Strafrecht II, 4a ed., Basilea 2018, n. 80 ad art. 146 CP, hanno fortemente 
attenuato tale posizione, sostenendo che il Tribunale federale sarebbe divenuto più 
esigente in merito alla qualità dell'inganno di persone d'affari, cioè esso esigerebbe 
più autotutela dai danneggiati quale ostacolo per un truffatore; se quindi l'inganno 
può avere successo soltanto perché le ragionevoli misure di controllo sono state 
eliminate per motivi di costo, l'inganno non può essere astuto; vedi DTF 143 IV 302 
consid. 1.3), trattandosi di una mera ipotesi senza fondamento probatorio. Non è 

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stato chiarito, nel presente caso, nemmeno quali misure di controllo sarebbero state 
ragionevolmente esigibili dall'assicurazione. Di conseguenza è perlomeno dubbio 
pure l'elemento dell'inganno astuto. Essi reputano perciò, in conclusione, di dovere 
prosciogliere l'appellante pure per questo capo d'accusa, in applicazione del principio 
in dubio pro reo.

7. Visti i proscioglimenti dai due altri capi d'accusa, per i quali l'appellante era 
stato condannato in primo grado, in questa sede va decisa ex novo la 
commisurazione della pena per la contravvenzione di cui all'art. 32a OLCP, 
ammessa dall'imputato in prima istanza. La rispettiva condanna da parte dei primi 
giudici non e stata impugnata in via d'appello, perciò è ormai cresciuta in giudicato. 
L'art. 32a OLCP commina una multa fino a CHF 5'000.00 per chiunque, 
intenzionalmente o per negligenza, violi gli obblighi di notificazione previsti all'art. 9 
cpv. 1bis OLCP. La condanna per fatti analoghi nel 2003 è troppo vecchia per tenerne 
ancora conto nella commisurazione della nuova pena. In sede d'udienza d'appello, 
invitata a esprimersi in merito, la difesa ha accennato un caso simile, nel quale 
sarebbe stata pronunciata una multa di CHF 300.00. Consultando a titolo 
esemplativo la giurisprudenza pubblicata del Cantone Ticino (vedi in particolare le 
sentenze del Presidente della Pretura penale 91.2013.224 e 91.2013.225 del 22 
gennaio 2014 nonché 91.2014.36 del 5 giugno 2014, nelle quali gli imputati sono 
stati condannati rispettivamente a una multa di CHF 200.00 e CHF 300.00 per avere 
svolto un'attività lucrativa senza avere notificato la presenza sul territorio svizzero 
rispettivamente per avere iniziato un'attività lavorativa senza rispettare il termine di 8 
giorni previsto dall'art. 9 cpv. 1bis OLCP in unione con l'art. 6 cpv. 3 della Legge 
federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei 
salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro dell'8 ottobre 1999 [Legge sui 
lavoratori distaccati, LDist; RS 823.20]), si costata che gli importi si aggirano 
effettivamente a quell'importo. Tenendo debitamente conto delle circostanze nel loro 
insieme e del decorrere del tempo dai fatti e la durata relativamente lunga della 
procedura nel suo insieme, si giustifica fissare la multa a CHF 200.00.

8. Nonostante la conferma della condanna, che però è avvenuta in un punto da 
considerare del tutto subordinato rispetto agli altri capi d'accusa, si giustifica 
accollare tutte le spese allo Stato (art. 423 cpv. 1 CPP). Sarà dunque il Cantone dei 
Grigioni a dover pagare le spese d'istruzione della Procura Pubblica dei Griioni di 
CHF 4'326.00 e le spese procedurali di prima istanza del Tribunale distrettuale 
Moesa di CHF 3'000.00 – entrambi importi qui confermati – nonché le spese della 
procedura d'appello fissate qui prudentemente a CHF 4'000.00 in vista fra l'altro del 
fatto che si è tenuta un'udienza.

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9. Resta ancora da decidere l'indennizzo ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 CPP per 
entrambe le sedi.

9.1. In prima istanza l'avv. Roberto A. Keller ha consegnato la sua nota d'onorario, 
chiedendo un risarcimento di CHF 7'692.85 (IVA e spese incluse). Tenuto conto dei 
vari interrogatori e delle udizioni di testimoni o altre persone informate sui fatti, 
dinanzi alla Polizia cantonale e alla Procura pubblica, delle istanze probatorie, 
dell'udienza dibattimentale dinanzi al Tribunale distrettuale Moesa a Roveredo e del 
volume dell'incarto e delle memorie scritte, pare adeguato assegnare l'importo 
preteso per l'intera procedura preliminare e di primo grado.

9.2. L'avv. Roberto A. Keller ha rinunciato a presentare una nota d'onorario per la 
procedura d'appello, anche dopo invito espresso a farlo da parte del presidente della 
Camera in sede d'udienza (vedi l'art. 429 cpv. 2 CPP e la rispettiva giurisprudenza in 
merito), lasciando quindi al giudizio della Corte fissare la somma da versare a titolo di 
indennità. Considerato che vi è stato un dibattimento d'appello di circa un'ora a Coira, 
con tanto di spostamenti da Roveredo, e che non è stato fatto uno scambio di scritti 
degno di nota, ritenuto poi che in primo grado è stata chiesta e qui aggiudicata 
un'indennità di CHF 7'692.85 (IVA e spese incluse), la Prima Camera penale ritiene 
adeguato assegnarli un importo forfettario di CHF 2'000.00 (IVA e spese incluse) a 
titolo di ripetibili.

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La Prima Camera penale giudica:

1. L'appello di X._____ è accolto.

2. È costatata la crescita in giudicato dei seguenti punti della sentenza 
impugnata del Tribunale distrettuale Moesa del 16 dicembre 2015, comunicata 
con motivazione scritta il 13 aprile 2016:

‒ La condanna di X._____ per contravvenzione ai sensi dell'art. 32a 
dell'Ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 
22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203) di cui al dispositivo n. 1 della 
sentenza impugnata, e

‒ Il rinvio al foro civile dell'azione civile della Y.1_____ di cui al dispositivo n. 
3 della sentenza impugnata.

3. Per il resto la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa è annullata e 
sostituita dalla presente sentenza del Tribunale cantonale.

4. X._____ è prosciolto dall'accusa di danneggiamento ai sensi dell'art. 144 cpv. 
3 CP e di tentata truffa ai sensi dell'art. 146 cpv. 1 CP in unione all'art. 22 cpv. 
1 CP.

5. Per la contravvenzione all'art. 32a OLCP X._____ è punito con una multa di 
CHF 200.00, sostituita in caso di mancato pagamento per colpa con una pena 
detentiva di 2 giorni.

6. Le spese d'istruzione della Procura Pubblica dei Grigioni di CHF 4'326.00 
vanno a carico del Cantone dei Grigioni. Le spese procedurali del Tribunale 
distrettuale Moesa [oggi: Tribunale regionale Moesa] di CHF 3'000.00 vanno 
anch'esse a carico del Cantone dei Grigioni, ma vanno versate dalla cassa del 
Tribunale regionale Moesa.

7. Per l'istruzione dinanzi alla Procura pubblica e la procedura di primo grado 
dinanzi al Tribunale distrettuale Moesa X._____ ha diritto a un'indennità di 
CHF 7'692.85 (IVA e spese incluse) a titolo di ripetibili. Essa va a carico del 
Cantone dei Grigioni e va versata dalla cassa del Tribunale regionale Moesa.

8. Le spese della procedura d'appello di CHF 4'000.00 vanno a carico del 
Cantone dei Grigioni e vanno versate dalla cassa del Tribunale cantonale.

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9. Per la procedura d'appello X._____ ha diritto a un'indennità di CHF 2'000.00 
(IVA e spese incluse) a titolo di ripetibili. Essa va a carico del Cantone dei 
Grigioni e va versata dalla cassa del Tribunale cantonale.

10. Rimedio giuridico 

11. Rimedio giuridico

12. Comunicazione a: