# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cce172eb-e38b-530e-a48c-f0aa237ecda9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.09.2010 C-1181/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-1181-2009_2010-09-08.pdf

## Full Text

Corte II I
C-1181/2009

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 8  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Blaise Vuille, Antonio Imoberdorf, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
patrocinato dall'avvocato Olivier Corda,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-1181/2009

Fatti:

A.
Il cittadino italiano A._______ (nato nel 1937), è stato condannato con 
sentenza del 22 febbraio 2005 dal Presidente della Corte delle assise 
correzionali di Lugano per ripetuta truffa aggravata siccome commes-
sa per mestiere, in parte tentata, e falsità in documenti alla pena di 18 
mesi  di  detenzione  e  all'espulsione  dal  territorio  svizzero  per  sette 
anni. L'esecuzione della  pena detentiva inflitta  all'interessato è stata 
condizionalmente sospesa per un periodo di prova di tre anni. 

Con sentenza del 5 ottobre 2006, la Corte di cassazione e di revisione 
penale del Tribunale d'appello ha respinto il ricorso interposto dal Pro-
curatore pubblico del Canton Ticino contro la suddetta sentenza.

Contro la summenzionata sentenza il 12 dicembre 2006 il detto Procu-
ratore ha interposto ricorso dinanzi al  Tribunale federale. Dall'incarto 
cantonale si evince inoltre che il 3 luglio 2007, la sentenza del 5 otto -
bre 2006 è cresciuta in giudicato. 

B.
Il 7 novembre 2007, l'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha pro-
nunciato nei confronti dell'interessato una decisione di divieto d'entrata 
in  Svizzera valevole fino al  6  novembre 2012. L'autorità  inferiore ha 
motivato la decisione come segue: 

"Straniero il cui ritorno in Svizzera è indesiderato a motivo del suo comporta-

mento  (ripetuta  truffa  aggravata  siccome commessa per  mestiere,  in  parte 

tentata; falsità in documenti) e per motivi di ordine e di sicurezza pubblici."

L'autorità inferiore ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

C.
Il 27 novembre 2008, mentre l'interessato si appresta ad attraversare il 
valico di Chiasso, a seguito di un controllo, le Guardie di Confine han-
no rilevato l'iscrizione del divieto d'entrata nel sistema di ricerca infor -
matizzato di polizia (RIPOL). L'iscrizione riportava tra l'altro la data di  
nascita in modo errato al ... invece del .... All'interessato è stato notifi -
cato  il  provvedimento  amministrativo  senza  trasmettere  la  decisione 
originale e gli è stato negato l'ingresso in Svizzera. 

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Con  scritto  del  2  dicembre  2008,  agendo  per  il  tramite  del  suo 
rappresentante  legale,  A._______  ha  chiesto  presso  la  Sezione  dei 
permessi  e  dell'immigrazione  in  Ticino  (attualmente:  Sezione  della 
popolazione) delucidazioni in merito ad un eventuale divieto d'entrata 
nei suoi confronti. La copia della decisione è stata poi recapitata il 23 
gennaio 2009 al suo rappresentante legale. 

D.
Il 23 febbraio 2009, agendo per il tramite del suo patrocinatore, l'inte -
ressato ha interposto ricorso contro la suddetta decisione, postulando-
ne l'annullamento nonché la restituzione dell'effetto sospensivo al  ri -
corso. In sostanza ha fatto valere una violazione del diritto di essere 
sentito ed ha osservato di non rappresentare una minaccia concreta e 
imminente per l'ordine pubblico svizzero inoltre, vista la natura del rea-
to, il mantenimento del divieto d'entrata non è giustificato considera ta 
l'importanza del principio della libera circolazione. 

E.
Con decisione incidentale del 12 marzo 2009, il Tribunale amministrati-
vo federale (di seguito: il  Tribunale o il  TAF) ha accolto l'istanza ten-
dente alla restituzione dell'effetto sospensivo al ricorso.

F.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del 30 aprile 2009 l'UFM ha postulato la reiezione del gravame affer -
mando in sostanza che anche se le infrazioni commesse non concer-
nono beni giuridici estremamente sensibili come la vita o l'integrità fisi-
ca, il comportamento dell'interessato non può essere minimizzato rite-
nuto che le infrazioni sono state perpetrate per un lungo lasso di tem-
po tra il maggio 1995 e l'aprile 2004. La presenza in Svizzera dell'inte -
ressato costituisce pertanto una minaccia reale all'ordine e alla sicu -
rezza pubblici. 

G.
Invitato ad esprimersi in merito al suddetto preavviso, con replica del 5 
giugno 2009, il ricorrente ha sostanzialmente riconfermato le motiva-
zioni del suo ricorso. 

H.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del  
14 luglio 2009 l'autorità inferiore ha ribadito le sue conclusioni. 

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I.
Dando  seguito  all'aggiornamento  d'istruttoria  ingiunto  dal  Tribunale, 
con scritto del 21 giugno 2010 il ricorrente ha prodotto l'estratto del ca-
sellario giudiziale del 16 giugno 2010, una breve descrizione dell'Istitu-
to italiano B._______ e un breve curriculum vitae redatto dall'interes-
sato. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta 
l'art. 31 LTAF, il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021)  prese dalle  autorità  menzionate al-
l'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata 
in  Svizzera rese dall'UFM -  il  quale  costituisce un'unità  dell'ammini-
strazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF - possono essere 
impugnate dinanzi al TAF, che nella presente fattispecie, giudica quale 
autorità di grado inferiore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in 
relazione con l'art. 11 cpv. 1 e 3 dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la 
Confederazione Svizzera,  da una parte, e la Comunità europea ad i 
suoi  Stati  membri,  dall'altra,  sulla  libera  circolazione  delle  persone 
[ALC, RS 0.142.112.681]). 

1.2 Salvo i casi  in cui la LTAF non disponga altrimenti,  la procedura 
dinanzi al TAF è retta dalla PA (art. 37 LTAF).

1.3 A._______, toccato direttamente dalla decisione impugnata, ha il 
diritto di ricorrere (art. 48 PA) e il suo ricorso, presentato nella forma e 
nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 PA).

2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del di -
ritto  federale,  compreso l'eccesso  o  l'abuso  del  potere  di  apprezza-
mento, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale 
non abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'uffi -
cio  il  diritto  federale  nella  procedura ricorsuale  e non è vincolato  in 
nessun  caso  dai  motivi  del  ricorso  (cfr. art.  62  cpv. 4  PA). Rilevanti 
sono in primo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del 

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giudizio  (cfr.  consid.  1.2  della  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo 
2003 pubblicata parzialmente in DTF 129 II 215).

3.
L'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stra-
nieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) ha comportato l'abroga-
zione della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e 
il domicilio degli stranieri (LDDS, CS 1 117) conformemente all'art. 125 
LStr  in relazione con l'allegato 2, cifra I. Giusta l'art. 126 cpv. 1 LStr, 
alle  procedure  introdotte  prima  del  1° gennaio  2008  rimane  tuttavia 
applicabile il diritto previgente (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2).

La  decisione  impugnata  è  stata  emessa  prima dell'entrata  in  vigore 
della LStr; per l'esame materiale del suddetto ricorso ci si deve pertan-
to riferire alla  normativa precedente,  segnatamente all'art. 13 cpv. 1 
LDDS, come altresì alle corrispondenti disposizioni di applicazione. 

Giusta  l'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  alle  domande 
presentate prima dell'entrata in vigore della LStr il 1° gennaio 2008, è 
retta dal nuovo diritto.

4.
Il ricorrente ha rimproverato all'autorità inferiore di non avergli conces-
so la possibilità di esprimersi, commettendo così una crassa violazio -
ne del diritto di essere sentito. Egli ha inoltre fatto valere che la deci-
sione impugnata non contiene alcuna motivazione ma unicamente un 
rinvio  tautologico  al  dispositivo  della  sentenza  penale  e  alle  norme 
legali.

4.1 Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 
dalla Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 
1999 (Cost., RS 101) è una garanzia costituzionale di natura formale, 
la  cui  violazione  implica  l'annullamento  della  decisione  impugnata, 
indipendentemente  dalle  possibilità  di  successo  nel  merito.  Tale 
garanzia comprende il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di  
offrire  e  di  esigere  l'assunzione  di  mezzi  probatori  purché  siano 
pertinenti e riguardino punti rilevanti per il giudizio, di partecipare alla  
stessa e di  potersi  esprimere sulle relative risultanze nella misura in 
cui  possano  influire  sulla  decisione.  In  sostanza,  il  diritto  di  essere 
sentito,  quale  diritto  di  partecipazione  al  procedimento,  comprende 
tutte  quelle  facoltà  che  devono  essere  riconosciute  a  una  parte 

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affinché  possa  efficacemente  far  valere  la  sua  posizione  nella 
procedura.  Nell'ambito  di  questa  valutazione  all'autorità  compete  un 
vasto margine di apprezzamento (cfr. sentenza del Tribunale federale 
2C_646/2008  del  18  giugno  2010  consid.  4.3  e  giurisprudenza  ivi  
citata).

4.2 Il diritto di essere sentito comprende anche l'obbligo per l'autorità 
di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di  
porre  la  persona  interessata  nelle  condizioni  di  afferrare  le  ragioni 
poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del 
provvedimento  e  di  poterlo  impugnare  con  cognizione  di  causa  e, 
dall'altro,  di  permettere  all'autorità  di  ricorso  di  esaminare  la 
fondatezza della  decisione medesima. Ciò  non significa  tuttavia  che 
l'autorità sia tenuta a pronunciarsi  in modo esplicito ed esaustivo su 
tutte  le  argomentazioni  addotte;  essa  può  occuparsi  delle  sole 
circostanze rilevanti per il  giudizio, atte a influire sulla decisione (cfr.  
sentenza del Tribunale federale 2C_646/2008 precitata, loc. cit.).

Una breve motivazione può essere ritenuta sufficiente se il destinatario 
della decisione dispone delle conoscenze specifiche necessarie al fine 
di poter impugnare a regola d'arte il provvedimento in questione (cfr. 
FELIX UHLMANN/ALEXANDRA SCHWANK,  in:  Bernhard  Waldmann/Philippe 
Weissenberger [Hrsg.], Praxiskommentar VwVG, Zurigo 2009, art. 35 
cifra  16  [citazione:  AUTORE,  Praxiskommentar  VwVG,  art.,  cifra]). 
Tuttavia,  vista  la  natura  e  la  portata  di  un  provvedimento 
amministrativo quale il divieto d'entrata, il quale può interferire in modo 
determinante  nella  vita  privata  di  un  individuo,  la  necessità  di  una 
motivazione  è  imperativa  (cfr. sentenza  del  Tribunale  amministrativo 
federale  C-7180/2007  dell'8  aprile  2008  consid.  3.3  in  fine).  Ora, 
secondo  la  dottrina,  più  un  provvedimento  amministrativo  di 
allontanamento  interferisce  nella  vita  privata  dell'individuo,  più  è 
necessario  motivarlo  in  modo  chiaro  e  sostanziale  (cfr.  LORENZ 
KNEUBÜHLER,  in:  Christoph  Auer/Markus  Müller/Benjamin  Schindler 
[Hrsg.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren 
[VwVG], Zurigo/San Gallo 2008, art. 35 PA cifra 10 [citazione: AUTORE, 
Kommentar  zum Bundesgesetz  über  das  Verwaltungsverfahren,  art., 
cifra]).

4.3 La violazione del  diritto  di  essere sentiti  deve essere esaminata 
d'ufficio ed implica in principio l'annullamento della decisione impugna-
ta indipendentemente dalle possibilità di esito positivo del ricorso nel 

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merito (cfr. DTF 132 V 387 consid. 5; DTF 126 I 19 consid.  2d/bb; DTF 
126 V 130 consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e giurisprudenza cita-
ta). 

Eccezionalmente un'eventuale violazione può essere sanata se l'auto-
rità che ha emanato la decisione ha preso posizione in merito alle ar-
gomentazioni  decisive  nel  quadro  dello  scambio  degli  scritti  e  se 
l'amministrato ha avuto la possibilità di esprimersi liberamente di fronte 
ad  un'autorità  di  ricorso,  la  quale  dispone  di  piena  cognizione 
(cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 130 II 530 consid. 7.3; DTF 126 V 
130 consid. 2b; DTF 124 V 389 consid. 5a e 180 consid. 4a). Tuttavia 
una grave violazione del diritto di essere sentiti, pur tenendo conto del 
principio  dell'economia  di  procedura,  non  può  essere  sanata  (cfr. 
LORENZ KNEUBÜHLER,  Gehörverletzung  und  Heilung,  in:  Zbl.  3/1998, 
p. 112  ss).  Secondo  la  dottrina  una  violazione  del  diritto  di  essere 
sentito  può  essere  sanata  unicamente  in  casi  di  lieve  gravità  (cfr.  
BERNHARD WALDMANN/JÜRG BICKEL,  Praxiskommentar VwVG, art. 29, cifra 
115;  PATRICK SUTTER,  Kommentar  zum  Bundesgesetz  über  das 
Verwaltungsverfahren, art. 29, cifra 21 segg.). 

A tale proposito va osservato che il principio dell'economica di proce-
dura non può che rivestire un ruolo secondario, qualora il diritto di es-
sere sentito venga sistematicamente violato dall'autorità inferiore an-
che in casi di lieve gravità. Occorre pertanto evitare che delle violazioni 
ripetute del diritto di essere sentito vengano automaticamente sanate, 
nel caso contrario, le garanzie di procedura previste nell'ambito della 
prima  istanza  sarebbero  vuotate  del  loro  senso  (cfr.  PATRICK SUTTER, 
Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, art. 29 
PA,  cifra  18;  cfr.  anche  BERNHARD WALDMANN/JÜRG BICKEL,  Pra-
xiskommentar VwVG, art. 29, cifra 126; DTF 126 II 111 consid. 6b/aa 
con  ulteriori  riferimenti  nonché  le  sentenze  del  Tribunale 
amministrativo federale C-8027/2008 del 2 settembre 2009 consid. 5.3, 
C-1618/2007  del  27 febbraio  2009  consid. 3.3  e  C-3985/2007  del 
2 febbraio 2009 consid. 4.3).

Va tuttavia sottolineato che secondo il Tribunale federale, è giustificato 
rinunciare al rinvio di una vertenza all'autorità inferiore anche in pre-
senza di  una grave violazione della precitata garanzia costituzionale 
nella misura in cui tale agire rappresenterebbe unicamente una forma-
lità eccessiva che provocherebbe inutili ritardi inconciliabili con gli inte-

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ressi del ricorrente (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2 e giuri sprudenza ivi 
citata).

4.4 In concreto dalle risultanze agli atti, si constata che l'interessato è 
stato informato  della  decisione di  divieto  d'entrata  emanata  nei  suoi 
confronti il 27 novembre 2008 mentre si apprestava ad entrare in Sviz-
zera dal  valico di  Chiasso. Dal  rapporto allestito il  giorno stesso dal 
Corpo guardie di confine (CGCF) risulta che il divieto d'entrata non era 
ancora stato notificato. La notifica è stata infatti effettuata presso il pa -
trocinatore legale del ricorrente al  più presto il  23 gennaio 2009 per 
posta semplice. Il  Tribunale osserva che preliminarmente alla notifica 
l'autorità inferiore non ha concesso un termine al ricorrente per espri -
mersi in merito.

Per quanto attiene alla motivazione della decisione in esame si rileva 
che quest'ultima è composta da una breve frase, la quale elenca som-
mariamente in una parentesi i titoli d'infrazione commessi dal ricorren-
te. Egli è inoltre stato definito quale "straniero il cui ritorno è indeside -
rato a motivo del suo comportamento" e "per motivi di ordine e di sicu -
rezza pubblici". La motivazione manca in particolare di qualsiasi riferi -
mento ad una valutazione della questione a sapere se siano adempiu-
te le condizioni per l'emissione di un divieto d'entrata in conformità alle 
disposizioni dell'ALC, all'opportunità e alla proporzionalità di tale deci -
sione. Infine non vi è alcun riferimento in merito ad una ponderazione 
degli interessi pubblici e privati in questione. 

4.5 Dai considerandi precedenti, ne discende che l'UFM, omettendo di 
concedere al ricorrente l'occasione di esprimersi prima di pronunciare 
la detta decisione e motivandola sommariamente, ha violato in modo 
grave il diritto di essere sentito. Tale vizio formale non può essere sa-
nato e giustificherebbe, di principio, la cassazione della decisione non-
ché il rinvio della causa all'autorità inferiore per nuova decisione. 

Ora, nella specie, come si vedrà di seguito, la decisione risulta essere 
infondata anche nel merito. 

5.

5.1 L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 
indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 

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degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 
dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a frase 
LDDS). Fintanto che vale questo divieto, lo straniero non potrà varcare 
il  confine,  senza il  permesso esplicito  dell'autorità  che l'ha emanato 
(art. 13 cpv. 1 3a frase LDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 LDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo  di  controllo,  destinato  ad  impedire  che  uno  straniero 
ritorni in Svizzera all'insaputa dell'autorità (cfr. DTAF 2008/24, consid. 
4.2 e giurisprudenza ivi citata). Il divieto d'entrata è infatti una misura 
di  sicurezza  il  cui  scopo  è  quello  di  prevenire  un  probabile 
perturbamento dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza e non di 
punire un determinato comportamento.

6.
L'art. 13 LDDS è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione 
europea e ai loro familiari solo se l'ALC, non dispone altrimenti (cfr. art. 
1 let. a LDDS). A._______ è cittadino italiano. Di conseguenza nella 
valutazione  della  presente  causa  è  necessario  tenere  conto  delle 
disposizioni dell'ALC.

6.1 Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con l'art. 3 
ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa 
semplice  presentazione  di  una  carta  d'identità  o  di  un  passaporto 
validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo.  Come  l'insieme  delle  prerogative  conferite  dall'Accordo, 
questo  diritto  può  essere  limitato  soltanto  da  misure  giustificate  da 
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi  
dell'art.  5  cpv. 1  dell'Allegato  I  ALC. Queste  nozioni  devono  essere 
definite  ed  interpretate  alla  luce  della  direttiva  64/221/CEE  e  della 
giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee 
(CGCE) anteriore alla  firma dell'ALC (art. 5  cpv. 2 allegato I  ALC in 
relazione con l'art. 16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1; 130 II 1 
consid. 3.6.1)

6.2 Conformemente  alla  giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia,  le 
limitazioni  al  principio della  libera circolazione delle  persone devono 
essere  interpretate  in  maniera  restrittiva. Ne consegue che possono 
essere adottati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della 
pubblica sicurezza unicamente nel caso in cui si debba ammettere che 

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l'interessato  costituisca  per  lo  Stato  d'accoglienza  una  minaccia 
potenziale,  effettiva  e  di  gravità  tale  da  incidere  su  un  interesse 
fondamentale della società (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 
consid. 3.4.1, 129 II 215 consid. 7.3; Sentenze del Tribunale federale 
2A.39/2006 del 31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le 
sentenze  della  CGCE del  27  ottobre  1977,  Bouchereau,  30/77,  Rac. 
1977, pag. 1999, punti  33-35; del 19 gennaio 1999,  Calfa,  C-348/96, 
Rac. 1999, pag. 1-11, punti 23 e 25).

6.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 3 
par.  1  della  direttiva  64/221CEE).  Ciò  esclude  delle  valutazioni 
sommarie  e  il  fatto  di  fondarsi  unicamente  su dei  motivi  generali  di  
natura  preventiva.  La  sola  esistenza  di  condanne  penali  non  può 
automaticamente  giustificare  l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3 
par. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una condanna penale anteriore sarà 
quindi  determinante  unicamente  se  dalle  circostanze  che  l'hanno 
determinata  emerga  un  comportamento  personale  costituente  una 
minaccia attuale per l'ordine pubblico (DTF 131 II 352 consid. 3.2, 130 
II 176 consid. 3.4.1 e sentenza del Tribunale federale 2C_378/2007 del  
14  gennaio  2008).  Le  autorità  nazionali  devono  procedere  ad  un 
apprezzamento specifico, effettuato sulla base degli interessi inerenti 
alla  salvaguardia  dell'ordine  pubblico,  i  quali  non  coincidono 
necessariamente  con  gli  apprezzamenti  all'origine  delle  condanne 
penali.  In  altre  parole,  quest'ultime  possono  essere  prese  in 
considerazione unicamente se le circostanze in cui si sono verificate 
lasciano  trasparire  l'esistenza  di  una  minaccia  attuale  per  l'ordine 
pubblico. Secondo  le  circostanze,  non  è  quindi  escluso  che  la  sola 
condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia per l'ordine 
pubblico (DTF 131 II precitato, loc. cit.; 130 II precitato, loc. cit.; 129 II  
precitato  consid.  7.1  e  7.4;  Sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.626/2004 del 6 maggio 2005 consid. 5.2.1; Sentenza della CGCE 
del  26  febbraio  1975,  Bonsignore,  67/74,  Rac.  1975,  punti  6-7  e  le 
sentenze citate Bouchereau, punti 27-28; Calfa, punto 24).

6.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è subordi-
nata alla condizione che sia stabilito con certezza che la persona sog-
getta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni pe-
nali. Al contrario, sarebbe sproporzionato esigere che il rischio di reci-
diva sia inesistente per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. 

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Tenuto conto dell'importanza che riveste il principio della libera circola -
zione delle persone questo rischio non deve in realtà essere ammesso 
troppo facilmente. È necessario procedere ad un apprezzamento che 
tenga in considerazione le circostanze della fattispecie e, in particola-
re, della natura e dell'importanza del bene giuridico minacciato, così 
come della gravità della violazione che potrebbe esservi arrecata; più 
la  potenziale  infrazione  rischia  di  compromettere  un  interesse  della 
collettività particolarmente importante, meno rilevanti sono le esigenze 
quanto  alla  plausibilità  di  un'eventuale  recidiva  (cfr. DTF 130  II  493 
consid. 3.3; 130 II citato consid. 4.3.1, sentenza del Tribunale federale  
2C_375/2007 dell'8 novembre 2007).

7.
Con sentenza del 5 ottobre 2006, la Corte di cassazione e di revisione 
penale del Tribunale d'appello (CCRP) ha respinto il ricorso presentato 
dal  Procuratore  pubblico  del  Canton Ticino,  riconfermando la  prece-
dente sentenza del 22 febbraio 2005, con la quale l'interessato è stato 
condannato alla pena detentiva di 18 mesi sospesi condizionalmente e 
alla pena dell'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di sette 
anni. Da questa condanna si evince in particolare che l'interessato si è 
reso colpevole di ripetuta truffa aggravata siccome commessa per me-
stiere, in parte tentata per avere nel periodo maggio 1995 - aprile 2004 
a Novaggio, Lugano, Milano ed altre località agendo in correità con ter-
zi in 18 occasioni di cui quattro tentate, ingannato astutamente terze 
persone inducendole a credere che avrebbe loro procurato un finan-
ziamento  dietro  compenso  di  indebiti  versamenti  per  complessivi  fr. 
636'387.- e complessivi EUR 610'000.-, rispettivamente tentato di otte-
nere il versamento di EUR 145'000.-, falsità in documenti per avere in 
più occasioni, allo scopo di procacciare a sé un indebito vantaggio e di 
nuocere al patrimonio altrui, formato falsi documenti ed alterato docu-
menti veri, rispettivamente fatto uso di falsi documenti. 

Per quanto riguarda la pena irrogata, i giudici penali hanno pronuncia-
to  una prognosi  favorevole  nei  suoi  confronti. Nonostante  che,  nella 
graduatoria  della  gravità  della  colpa  il  ricorrente,  rispetto  al  
coimputato, era da situarsi al primo posto, a suo favore è stata ritenuta 
una  parziale  collaborazione  nella  procedura  penale,  la  sua 
incensuratezza,  (non  prendendo  in  considerazione,  visto  il  lungo 
tempo trascorso, la  condanna per truffa pronunciata dal  Tribunale di 
Milano il 23 giugno 1961 a otto mesi di reclusione, poi amnistiata, cfr. 
sentenza del 22 febbraio 2005, pag. 30 e 80), l'età avanzata (all'epoca 

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67 anni, attualmente 73 anni) nonché i precario stato di salute. Inoltre 
l'interessato durante il carcere preventivo si è attivato per cercare un 
impiego che ha trovato con successo. Egli ha infine fatto pervenire al 
Tribunale la somma di oltre EUR 35'000 da destinare alle parti civili a  
parziale e proporzionale copertura del loro danno. Queste circostanze 
hanno influenzato positivamente la sua condanna che è stata pertanto 
sospesa  condizionalmente.  Gli  elementi  sopra  evocati  portano  a 
ritenere il rischio di recidiva minimo. 

Senza  voler  minimizzare  la  gravità  nonché  la  reiteratezza  dei  reati  
commessi dal ricorrente, si sottolinea a titolo generale come, al di là 
del  manifesto interesse pubblico a perseguire atti  illeciti  come quelli  
commessi dal ricorrente, questi ultimi non riguardano comunque beni 
giuridici  estremamente  sensibili  come  la  vita  e  l'integrità  fisica,  né 
sono legati al commercio di stupefacenti o di altri crimini specialmente 
pericolosi per l'ordine pubblico (cfr. DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; Istru-
zioni  sull'Ordinanza  del  22  maggio  2002  concernente  l'introduzione 
graduale della libera circolazione delle persone tra la Confederazione 
Svizzera e la Comunità europea e i suoi Stati membri nonché gli Stati 
membri dell'Associazione europea di libero scambio: Ordinanza sull'in-
troduzione della libera circolazione delle persone [OLCP, RS 142.203], 
pag.  77).  In  queste  circostanze,  il  provvedimento  litigioso  potrebbe 
eventualmente apparire giustificato soltanto a fronte di elementi  con-
creti e precisi che permettano di formulare una prognosi negativa sulla 
condotta  dell'interessato  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  federale 
2A.397/2004 del 14 aprile 2005 consid. 4 e 2A.410/2004 del 14 aprile 
2005 consid. 4). 

Nella  fattispecie,  occorre  ritenere  come  gli  atti  delittuosi  siano  stati 
perpetrati dal maggio 1995 all'aprile 2004 e che il divieto d'entrata og-
getto della presente fattispecie è stato pronunciato oltre tre anni dopo i 
fatti, lasso di tempo durante il quale l'attitudine del ricorrente non ha 
dato adito a lagnanza alcuna (cfr. estratto del casellario giudiziale ita-
liano del 16 giugno 2010). Per quanto attiene alla sua situazione pro-
fessionale, l'interessato riveste dal 1985 a tutt'oggi la funzione di diret -
tore  generale  dell'Istituto  italiano  B._______,  associazione  con  lo 
scopo di favorire lo sviluppo delle aziende italiane e dei relativi prodotti  
e servizi a livello nazionale, europeo ed internazionale. 

Alla luce di quanto esposto, i presupposti per una restrizione al princi -
pio della libera circolazione non sono adempiuti. Nonostante le infra-

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zioni  di  natura  patrimoniale  commesse,  A._______,  tenuto  conto 
anche della sua età, non rappresenta una minaccia effettiva, attuale e 
sufficientemente  grave  ad  un  interesse  fondamentale  della  società, 
tale da legittimare una misura per motivi di ordine pubblico giusta l'art.  
5 dell'Allegato I ALC.

8.
Di  conseguenza  il  ricorso  è  accolto  e  la  decisione  del  7  novembre 
2007 dell'UFM è annullata con effetto immediato.

9.
Visto l'esito della procedura, non si prelevano spese processuali (art. 
63 cpv. 1 e 2 PA).

10.
Giusta  l'art.  64  cpv. 1  PA in  relazione  con  l'art.  7  del  regolamento  
dell'11 dicembre 2006 sulle tasse e sulle spese ripetibili  nelle cause 
dinanzi  al  Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), 
l'autorità  di  ricorso,  se  ammette  il  gravame in  tutto  o  in  parte,  può 
d'ufficio  o  a  domanda,  assegnare  al  ricorrente  un'indennità  per  le 
spese  processuali  indispensabili  e  relativamente  elevate  che  ha 
sopportato.

In concreto si constata che l'interessato è patrocinato da un legale. In 
ragione  dell'insieme  delle  circostanze  della  fattispecie,  della  sua 
difficoltà,  nonché  della  mole  di  lavoro  svolto,  il  Tribunale  ritiene,  ai 
sensi  degli  art.  8  segg.  TS-TAF, che  il  versamento  al  ricorrente  di 
un'indennità di fr. 1'500.-. a titolo di spese ripetibili appaia equa.

(Dispositivo alla pagine seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso è  accolto  e  la  decisione dell'UFM del  7  novembre 2007 è 
annullata con effetto immediato.

2.
Non  si  prelevano  spese  processuali.  L'anticipo  spese  di  fr.  800.- 
versato il 26 marzo 2009 è retrocesso al ricorrente. 

3.
L'autorità  inferiore  verserà  al  ricorrente  un'indennità  di  fr.  1'500.-  a 
titolo di spese ripetibili. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente  (Atto  giudiziario;  allegato:  foglio  di  informazione  per  il  
rimborso)

- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

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Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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