# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71ead088-8b5d-536a-aba4-56185d6c9a9b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 20.01.2003 80.2002.167
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2002-167_2003-01-20.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2002.167

  	
  Lugano

  20 gennaio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Ivo Eusebio

  

 

	
  segretario:

  	
  Andrea Pedroli, vicecancelliere

  

 

statuendo sul ricorso del 18 ottobre 2002

 

in materia di:                 imposte alla fonte

 

	
  presentato da:

  	
  __________ __________ -__________, I - __________ 

  rappr. da: avv. __________ __________, I -
  __________ __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   __________ __________ -__________, residente a __________, è
assoggettata all'imposta alla fonte nel Canton Ticino, quale dipendente della
ditta __________ __________ __________ di __________.

                                         Con
istanza del 2 settembre 2002, la società debitrice d'imposta chiedeva
all'Ufficio imposte alla fonte (UIF) con quale aliquota dovesse essere tassata,
in seguito alla separazione legale ed all'affidamento congiunto dei figli
minorenni.

                                         L'autorità
fiscale, con decisione del 12 settembre 2002, richiamando la direttiva n. 1
della Divisione delle contribuzioni, in merito al riconoscimento dei figli a
carico, stabiliva che l'imposta alla fonte fosse trattenuta con la tariffa B2
GI per il periodo da luglio a settembre 2002 e con la tariffa A GI per il
periodo da ottobre a dicembre 2002.

 

 

                                   2.   La contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del
18 settembre 2002, contestando l'applicazione dell'aliquota A GI per gli ultimi
tre mesi dell'anno. Argomentava che tali condizioni l'avrebbero penalizzata
rispetto alla situazione precedente.

                                         Con
decisione del 30 settembre 2002, l'UIF respingeva il reclamo, con la seguente
motivazione:

                                         Rileviamo
dalla sentenza del Tribunale di __________ del 4 giugno 2002 che i coniugi
__________ -__________ sono legalmente separati ed i rispettivi figli sono
affidati congiuntamente agli stessi, come pure non sarà versato alcun alimento.

                                         A norma delle
vigenti disposizioni e della prassi invalsa in questi casi l'onere del
mantenimento dei figli viene ripartito proporzionalmente tra i due genitori.

                                         Nel caso
specifico alla Signora __________ __________ -__________, ai fini fiscali in
Svizzera, è riconosciuta la qualifica di coniugato con figli a carico per la
metà di un anno civile, mentre per l'altra metà sarà considerata come persona
sola senza oneri familiari.

 

 

                                   3.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, __________ __________
-__________ ripropone la richiesta di venire assoggettata all'imposta alla
fonte con un'aliquota più favorevole, che tenga conto delle spese cui è tenuta
a causa della situazione familiare ed in particolar modo dell'affidamento congiunto
dei figli a lei ed al marito.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Sono
soggetti ad una trattenuta d'imposta alla fonte per il loro reddito da attività
lucrativa dipendente:

                                         a.   i
lavoratori stranieri che, senza permesso di domicilio della polizia degli
stranieri, hanno domicilio o dimora fiscali nel Cantone (art. 104 cpv. 1 LT;
analogo, per l'imposta federale diretta, l'art. 83 LIFD);

                                         b.   i
lavoratori che, senza domicilio o dimora fiscali in Svizzera, esercitano
un'attività lucrativa dipendente nel Cantone per brevi periodi, durante la
settimana o come frontalieri (art. 114 LT; per l'imposta federale diretta,
l'art. 91 LIFD).

                                         L'imposta
è prelevata sui proventi lordi (cfr. art. 105 cpv. 1 LT; art. 84 cpv. 1 LIFD).

                                         Presupposto
per la trattenuta d'imposta è che la "fonte" si trovi,
rispettivamente, in Svizzera e nel Canton Ticino, cioè che la retribuzione per
il lavoro prestato sia pagata da un datore di lavoro con domicilio, sede o
succursale nel Canton Ticino; se ciò non accade, anche il reddito da attività
dipendente dei contribuenti in questione viene tassato nell'ambito della
procedura ordinaria (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die
direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 341).

 

                                         4.2.

                                         Sebbene
il diritto svizzero dell'imposta sul reddito sia caratterizzato dal principio
dell'imposizione del reddito lordo globale ed in particolare dal principio
dell'imposizione in base alla capacità contributiva, nel caso dell'imposizione
alla fonte vengono presi in considerazione necessariamente alcuni redditi in
quanto tali e le condizioni del contribuente, suscettibili di considerazione ai
fini dell'imposizione, vengono valutate in misura molto limitata. La radicale
difformità concettuale della procedura ordinaria di tassazione, da un lato, e
della procedura di tassazione alla fonte, dall'altra, fa sì che debba essere
del tutto esclusa una perfetta parità di trattamento fra chi è assoggettato
alla prima e chi sottostà alla seconda. Anche tra contribuenti che sottostanno
all'imposizione alla fonte, tale forma di tassazione potrà tutt'al più aspirare
ad una parità di trattamento, ma non potrà mai raggiungerla. Finora, comunque,
il Tribunale federale non ha mai avuto modo di precisare a partire da quale
misura le disparità di trattamento che sono connaturate al sistema dell'imposta
alla fonte acquistano una portata inaccettabile (Zigerlig,
Quellensteuern, in: Höhn/Athanas [a cura di], Das neue Bundesrecht über die direkten
Steuern, Berna 1993, p. 376 ss.; anche Agner/Jung/Steinmann, op. cit.,
p. 345). 

 

                                         4.3.

                                         Il
Dipartimento federale delle finanze ha emanato il 19 ottobre 1993 un'ordinanza
sull'imposta alla fonte nel quadro dell'imposta federale diretta (OIF), il cui
art. 1 prevede quattro diverse aliquote; analogamente, l'art. 108 LT definisce
quattro diverse aliquote. I tipi di aliquote sono i seguenti:

                                         a)  per
persone sole;

                                         b)  per
coniugati con un solo reddito nonché per contribuenti vedovi, separati legalmente
o di fatto, divorziati, nubili e celibi, che da soli convivono con figli minorenni
o con figli a tirocinio o agli studi al cui sostentamento provvedono in modo essenziale;

                                         c)   per
coniugati con doppio reddito (entrambi conseguiti in Svizzera);

                                         d)  per
contribuenti che esercitano un'attività a tempo parziale o accessoria.

                                         La
distinzione fra persona sola e coniugi è determinata dalle norme delle leggi
fiscali che prevedono il cumulo dei fattori imponibili dei coniugi, nell'ambito
della procedura ordinaria, e dal differente onere fiscale che ne consegue.
L'art. 86 cpv. 2 LIFD e l'art. 107 cpv. 2 LT impongono poi di allestire una
apposita aliquota per quei coniugi che esercitano entrambi un'attività lucrativa
(in Svizzera). È dunque la legge stessa a rendere imperativo l'allestimento di
aliquote speciali per persone sole, per coniugi e per coniugi con doppia
attività lucrativa (Zigerlig, p. 387; Konferenz Staatlicher
Steuerbeamter, Steuerharmonisierung - Tomo I: Harmonisierte kantonale
Quellensteuerordnung, Muri/Berna 1994, p. 31).

 

                                         4.4.

                                         Dal canto
suo, la Divisione delle contribuzioni ha emanato una direttiva circa l'imposizione
alla fonte dei lavoratori dipendenti senza permesso di domicilio (direttiva
1/2001). In essa, l'autorità amministrativa ha introdotto quattro tipi di
tabelle d’imposta, che, ignorando alcune differenze introdotte per il caso dei
frontalieri da un lato e quello dei dimoranti, stagionali, rifugiati e
richiedenti l’asilo dall’altro, possono così essere presentate: 

                                         Ø   tabella A:     • per
persone sole (celibi, nubili, vedovi, separati legalmente o di fatto,
divorziati);

                                         Ø   tabella B:     • per
coniugati viventi in comunione domestica, con un solo reddito d’attività
lucrativa in Svizzera;

                                                                    • per
vedovi, separati legalmente o di fatto, divorziati, celibi e nubili, che da
soli vivono in comunione domestica con figli minorenni o con figli a tirocinio
o agli studi fino al 25.mo anno di età al cui sostentamento provvedono o con
persone bisognose al cui sostentamento provvedono in modo essenziale;

                                         Ø   tabella C:     • per
coniugati viventi in comunione domestica con doppi redditi d’attività lucrativa
conseguiti ambedue in Svizzera;

                                         Ø   tabella D:     • per
contribuenti che esercitano un’attività lucrativa accessoria o a tempo
parziale.

 

 

                                   5.   Nel caso in discussione, l'autorità fiscale ha ritenuto che, in seguito
alla separazione legale, la ricorrente abbia diritto all'aliquota A per metà
dell'anno ed all'aliquota B per l'altra metà dell'anno, in considerazione del
fatto che il verbale di separazione prevede l'affidamento congiunto dei figli
(con custodia alternata), da un lato, e la rinuncia reciproca ad assegni di
mantenimento, dall'altro.

 

                                         5.1.

                                         In una
sentenza del 1999, questa Camera ha avuto l'occasione di affrontare un problema,
per certi versi, simile a quello sollevato con il ricorso in esame. 

 

                                         5.1.1.

                                         Ha così
ricordato che il lavoratore, che è assoggettato all’imposta alla fonte e il cui
coniuge lavora all’estero, beneficia dell’aliquota per coniugati senza però subire
gli effetti del cumulo dei redditi; inoltre, quanto alle deduzioni per figli,
ne gode integralmente, senza ripartizione proporzionale. Il privilegio in cui,
in tal modo, viene a trovarsi, nei confronti sia dei contribuenti non
assoggettati alla fonte sia, soprattutto, di quelli assoggettati alla fonte con
coniuge a sua volta imponibile in Svizzera, è peraltro voluto dal legislatore e
non può essere corretto dall'autorità fiscale, introducendo una regola per cui
il contribuente dovrebbe comprovare che i figli all'estero sono "esclusivamente"
mantenuti da lui (CDT n. __________.__________.__________ del 21 luglio 1999,
in RDAT I-2000 n. 5t).

 

                                         5.1.2.

                                         In
particolare, la Camera si è riferita al verbale sottoscritto da Svizzera e
Italia nel 1985, nel quadro di uno degli incontri periodici previsti dall'art.
5 dell'Accordo italo-svizzero relativo all’imposizione dei frontalieri e alla
compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine, del 3
ottobre 1974, i cui articoli da 1 a 5 costituiscono parte integrante della
Convenzione per prevenire la doppia imposizione. Nel verbale in questione, le
autorità competenti degli Stati contraenti hanno potuto appianare una
controversia interpretativa sollevata da parte italiana in merito all'imposizione
dei frontalieri ed hanno convenuto che «i criteri cumulativi di tassazione di
cui sopra non saranno applicati nei confronti della coppia di lavoratori di cui
uno sia percettore di reddito in Italia qualora tale reddito sia quivi
tassabile in modo esclusivo e ciò a decorrere dal 1.1.1986» (cfr. RTT
1990 p. 313 s.; Bernasconi, L'Accordo tra la Svizzera e l'Italia
relativo all’imposizione dei frontalieri e alla compensazione finanziaria a
favore dei Comuni italiani di confine del 3 ottobre 1974, in RTT 1990 p. 308
s.).

 

                                         5.1.3.

                                         La
sentenza in questione ha poi ricordato che la peculiarità dell’aliquota B è, conformemente
a quanto dispone l’art. 86 cpv. 1 LIFD – applicabile in virtù del rinvio
contenuto all’art. 91 – di far beneficiare dell’attenuazione dovuta alle
deduzioni degli oneri familiari. Per definire questi ultimi, lo stesso
legislatore ha inserito nel testo della norma un esplicito rinvio agli articoli
35 e 36 della stessa LIFD; l’attenuazione dell’aliquota discende dunque dalla
considerazione, in primo luogo, delle deduzioni sociali (art. 35) e, in secondo
luogo, delle aliquote «per coniugi viventi in comunione domestica, nonché per i
contribuenti vedovi, separati... che vivono in comunione domestica con figli o
persone bisognose...» (art. 36). A differenza dell’aliquota C, essa non tiene
conto anche del cumulo dei redditi dei coniugi (art. 9 cpv. 1 LIFD).

 

                                         5.1.4.

                                         Un
ulteriore aspetto che è stato sottolineato dalla sentenza citata concerne il confronto
con i contribuenti che, in una situazione analoga, non sono assoggettati all'imposta
alla fonte.

                                         Per la
legislazione svizzera, infatti, le persone fisiche parzialmente assoggettate
all’imposta sul reddito in Svizzera (nel Cantone, per la legge cantonale)
devono l’imposta sugli elementi imponibili in Svizzera (nel Cantone, per la
legge cantonale) al tasso corrispondente alla totalità dei loro redditi (art. 7
cpv. 1 LIFD, art. 6 cpv. 1 LT). In virtù del combinato disposto di questi
articoli e del principio dell’unità fiscale della famiglia, la stessa regola
vale per il caso dei coniugi uno dei quali vive all’interno e l’altro
all’estero (cfr. Agner/Jung/Steinmann, op. cit., p. 28). Tale regola non
è in contrasto neppure con le convenzioni internazionali stipulate dalla Svizzera
al fine di prevenire la doppia imposizione internazionale. 

                                         Tuttavia,
nel caso dei contribuenti senza domicilio, assoggettati all’imposta alla fonte,
vige la regola secondo cui si tiene conto dell’accresciuta capacità
contributiva dei coniugi solo quando entrambi lavorano in Svizzera. La regola
dell’aliquota globale, prevista dall’art. 7 LIFD, non si applica cioè nel caso
delle persone fisiche senza domicilio o dimora fiscale in Svizzera;
l’applicazione di tale principio è prevista solo nel caso dei contribuenti
imposti alla fonte con domicilio o dimora fiscale in Svizzera, in virtù del
rinvio contenuto all’art. 91 LIFD.

                                         Le
aliquote per doppi redditi sono dunque applicate solo ai coniugi che esercitano
entrambi la propria attività lucrativa in Svizzera (cfr. l’art. 1 cpv. 1 lett.
c dell’Ordinanza sull’imposta alla fonte nel quadro dell’imposta federale
diretta [OIFo]). Il lavoratore il cui coniuge lavora all’estero beneficia cioè
della – più vantaggiosa – aliquota per coniugati, che non considera
l’accresciuta capacità contributiva dovuta al cumulo dei redditi dei coniugi.
La Commissione per l’armonizzazione fiscale della Conferenza dei funzionari
fiscali cantonali si è posta il problema della compatibilità di una tale
limitazione con il principio della parità di trattamento, concludendo con una
risposta affermativa, in considerazione del fatto che è impossibile sapere se
il coniuge di uno stagionale o di un frontaliere, che vive all’estero, eserciti
a sua volta un’attività lucrativa a titolo principale (Konferenz Staatlicher
Steuerbeamter, op. cit., p. 34). In altri termini, si tratta di una
soluzione che è stata dettata da considerazioni di praticabilità, nella
verosimile preoccupazione di evitare disparità di trattamento ancora maggiori a
causa della difficoltà, o della impossibilità, di verificare le affermazioni
dei contribuenti circa l’attività del coniuge all’estero.

                                         5.1.5.

                                         La Camera
ha quindi rilevato che, nel caso di un contribuente che abbia relazioni fiscali
sia con la Svizzera sia con uno o più Stati stranieri, si deve intraprendere di
solito, nel procedimento di tassazione ordinario, una ripartizione dei fattori
imponibili. Il sostrato fiscale deve cioè essere ripartito fra gli Stati
partecipanti in base alle norme di collisione stabilite dalle convenzioni
applicabili ed ogni Stato può imporre la quota che gli spetta, considerando
l’insieme della situazione (progressione complessiva, considerazione
proporzionale di deduzioni e deduzioni sociali). Tuttavia, il sistema della
ritenuta alla fonte esclude la considerazione di tali elementi propri della
ripartizione, ma richiede che l’imposta alla fonte sia strutturata in base a
delle semplificazioni. 

                                         Se si
tratta di contribuenti che hanno domicilio o dimora in Svizzera, che
sottostanno all’assoggettamento illimitato, l’imposizione alla fonte si fonda
sul presupposto dell’assoggettamento esclusivo in Svizzera, con la conseguenza
in particolare che le possibili deduzioni devono essere ammesse integralmente. 

                                         Se,
invece, il contribuente non ha domicilio o dimora fiscale in Svizzera, e vi è
dunque solo limitatamente imponibile, ci si deve fondare sulla semplificazione
per cui il diritto di imporre spetta primariamente all’altro Stato, con la
conseguenza che l’imposizione alla fonte deve ammettere solo le deduzioni che
presentano una relazione diretta con i redditi tassati alla fonte (Zigerlig/Rufener,
op. cit., n. 5 agli articoli 32-38 LAID, p. 426, e n. 2 all’art. 36 LAID, p.
461).

 

                                         5.1.6.

                                         Venendo
in particolare alle deduzioni sociali per figli a carico, che erano in discussione
nel caso sfociato nella sentenza del 1999, esse rientrano fra quelle che, per loro
natura, si prestano alla forfetizzazione e sono pertanto ammesse anche nel caso
dei contribuenti senza domicilio o dimora fiscale in Svizzera. Peraltro, tali
deduzioni, nei rapporti internazionali, sono attribuite agli Stati che
partecipano alla ripartizione dei fattori imponibili in proporzione ai redditi
conseguiti dal contribuente in diversi Stati, nella misura in cui delle
disposizioni convenzionali non vi si oppongano. Ne consegue che un
contribuente, che fosse assoggettato all’imposta con la procedura ordinaria in
Svizzera, ma il cui coniuge lo fosse in Italia, avrebbe diritto sì all’aliquota
per coniugati, ma si vedrebbe sommato il reddito del coniuge attivo all’estero,
ai fini della scelta dell’aliquota applicabile. Inoltre, la deduzione per figli
gli sarebbe concessa solo nella proporzione esistente fra i redditi imponibili
in Svizzera e quelli complessivi. Al contrario, il lavoratore che è
assoggettato all’imposta alla fonte e il cui coniuge lavora all’estero
beneficia dell’aliquota per coniugati senza però subire gli effetti del cumulo
dei redditi; inoltre, quanto alle deduzioni per figli, ne gode integralmente,
senza ripartizione proporzionale.

                                         La
situazione in cui viene a trovarsi il lavoratore assoggettato all’imposta alla
fonte con coniuge attivo all’estero e con figli a carico è dunque nettamente
privilegiata sia nei confronti dei contribuenti non assoggettati alla fonte
sia, soprattutto, di quelli assoggettati alla fonte con coniuge a sua volta
imponibile in Svizzera.

                                         La Camera
ha però concluso che si tratta di una discriminazione voluta dal legislatore e
come tale vincolante per l’autorità incaricata dell’applicazione.

 

                                         5.1.7.

                                         Alla luce
di queste considerazioni, la Camera di diritto tributario aveva escluso che
l'autorità fiscale potesse introdurre requisiti più restrittivi di quelli
previsti dalla legge, quando si tratta di un contribuente assoggettato
all’imposta alla fonte. Il legislatore ha infatti espressamente rinviato, per
le nozioni di “oneri familiari” (art. 86 cpv. 1 LIFD) e di “deduzione per
figli” (art. 107 cpv. 1 LT), rispettivamente, agli art. 35 e 36 LIFD e 34 lett.
a LT.

                                         Non vi è
pertanto ragione di verificare l’esistenza della condizione della “esclusività”
del mantenimento da parte del contribuente assoggettato all’imposta in
Svizzera. A parte le difficoltà nella verifica della ripartizione degli oneri
familiari fra i coniugi imponibili in due Stati diversi, non è difficile constatare
che il rispetto di una simile condizione avrebbe la conseguenza di rendere ben
difficile la concessione della detrazione per figli ogniqualvolta il coniuge
all’estero dichiari dei redditi e faccia valere, in tale contesto, i propri
oneri familiari. Il risultato sarebbe dunque di disattendere la volontà del
legislatore.

 

 

 

 

                                         5.2.

                                         Le
considerazioni contenute nella citata sentenza del 1999 offrono delle
indicazioni che si prestano ad essere estese anche al caso ora in esame.

                                         Anche
qui, infatti, il problema è di conciliare le esigenze della parità di
trattamento fra contribuenti imposti alla fonte e imposti in via ordinaria, da
un lato, e quelle della praticabilità e della semplicità, proprie
dell'assoggettamento alla fonte, dall'altro.  

 

                                         5.2.1.

                                         La
dottrina fa notare come si debbano distinguere fra loro i presupposti per la concessione
della deduzione per figli e dell'aliquota privilegiata per contribuenti coniugati
o con figli a carico. La deduzione per figli avrebbe lo scopo di coprire
prioritariamente i costi di mantenimento a carico dei genitori (nutrimento,
vestiti e costi accessori), mentre l'aliquota per coniugati mirerebbe piuttosto
a coprire i costi dipendenti dalla vita in comune (abitazione ecc.). Una simile
interpretazione si fonda sulla lettera dell'art. 36 cpv. 2 LIFD, che fa
dipendere l'applicazione dell'aliquota più favorevole dal fatto di vivere in
comunione domestica (Bosshard/Bosshard/Lüdin, Sozialabzüge und
Steuertarife im schweizerischen Steuerrecht unter Berücksichtigung der steuer-
und zivilrechtlichen Auswirkungen des neuen Scheidungsrechts, Zurigo 2000, p.
144).

                                         La
conseguenza di questa distinzione è che la delimitazione tra costi diretti ed
indiretti ovvero tra costi correnti, da un lato, e costi infrastrutturali,
dall'altro, sarebbe determinante per rispondere alla domanda a chi spetti la
deduzione per figli e a chi l'aliquota privilegiata, nel caso dell'affidamento
congiunto. Infatti, in presenza di autorità parentale congiunta e custodia
alternata, si raddoppiano praticamente i soli costi infrastrutturali, cioè
quelli per la locazione e l'arredamento dell'appartamento supplementare, ma non
anche le spese quotidiane per nutrimento ecc. Queste spese costituiscono costi
variabili, che si riducono nella misura in cui il figlio dimora presso l'altro
coniuge e quest'ultimo provvede a lui. L'autorità parentale congiunta e la
custodia alternata comportano pertanto quasi un dimezzamento dei costi di mantenimento
correnti. Per il fatto che sono proprio questi costi a venire considerati ai
fini della deduzione per figli, ad ognuno dei coniugi dovrebbe essere concessa
metà della deduzione (Bosshard/Bosshard/Lüdin, op. cit., p. 145). Quanto
all'aliquota per coniugati, va invece rilevato che i costi infrastrutturali
assumono la stessa misura che avrebbero nel caso della custodia separata,
sicché entrambi i coniugi provvederebbero in modo essenziale al sostentamento
dei figli e ognuno di essi avrebbe conseguentemente diritto all'aliquota
privilegiata (Bosshard/Bosshard/Lüdin, op. cit., p. 218).

 

                                         5.2.2.

                                         La prassi
delle autorità fiscali federale e cantonale va in una direzione diversa. In caso di custodia alternata del figlio da parte
dei due genitori, e in assenza del versamento da un genitore all'altro di un
contributo per il mantenimento del figlio o in caso di parità dei contributi
dell'uno e dell'altro genitore, il criterio determinante è infatti considerato
l'importanza della custodia esercitata da ciascun genitore. La deduzione per
figli e l'aliquota privilegiata spettano cioè al coniuge che assume il ruolo
più importante nella custodia. In caso di custodia effettiva della stessa importanza,
il criterio sussidiario determinante per la concessione della deduzione per
figli e per la scelta della tariffa è quello del reddito più elevato (Circolare
n. 7 dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, Imposizione della
famiglia secondo la legge federale sull'imposta federale diretta (LIFD);
attribuzione dell'autorità parentale congiuntamente a genitori non coniugati e
prosecuzione dell'esercizio in comune dell'autorità parentale da parte dei
genitori separati o divorziati, p. 4).

                                         La
dottrina sottolinea la difficile praticabilità della regola descritta,
dovendosi, nel singolo caso concreto, commisurare esattamente l'effettiva quota
di custodia di ognuno dei coniugi. Il problema in questione potrebbe allora
essere mitigato introducendo, nella prassi, una presunzione relativa, secondo
cui di solito è la madre ad assumersi la parte preponderante della custodia,
salva la prova contraria da parte del padre (Bosshard/Bosshard/Lüdin,
op. cit., p. 146).

 

                                         5.2.3.

                                         Partendo
dalle considerazioni esposte, si deve concludere che, secondo la prassi delle
autorità fiscali, in materia di imposta ordinaria sul reddito, l'aliquota
privilegiata e la deduzione per figli spetterebbe al coniuge che contribuisce
in misura più importante alla custodia ed al mantenimento dei figli o, in caso
di assoluta parità, a quello che guadagna di più. Per evitare accertamenti
complessi e sproporzionati allo scopo, si potrebbe presumere che tali vantaggi
fiscali spettino alla madre.

                                         Secondo
la dottrina, invece, la deduzione andrebbe suddivisa fra i genitori, mentre
l'aliquota privilegiata spetterebbe ad entrambi.

 

                                         5.2.4.

                                         Applicando
tali principi al caso in discussione, la decisione dell'UIF appare difficile da
condividere. Se si segue, infatti, la prassi dell'AFC, si dovrebbe conoscere la
ripartizione dell'onere di mantenimento fra i coniugi e decidere in funzione
della situazione concreta; in caso di effettiva parità, dovrebbe essere determinante
la misura dei redditi dei coniugi, con la conseguenza che, non essendo nota
l'entità degli stipendi, si potrebbe presumere che quello della moglie, che
lavora in Svizzera, sia superiore a quello del marito, operaio in Italia. Oppure,
si dovrebbe semplicemente presumere che la madre si assuma la parte preponderante
della custodia. In ogni caso, vi sarebbero più argomenti a favore
dell'applicazione dell'aliquota B che non a favore dell'aliquota A.

                                         Se poi ci
si conforma all'interpretazione proposta dalla dottrina, si dovrebbe distinguere
fra il beneficio dell'aliquota e quello della deduzione per figli: il primo
dovrebbe senz'altro essere concesso alla ricorrente, il secondo solo
parzialmente. Visto che l'imposta alla fonte non permette una simile
distinzione, poiché entrambi i vantaggi sono in un certo senso incorporati
nell'aliquota applicabile, sarebbe difficile negare l'aliquota B. 

 

                                         5.3.

                                         Ma
l'argomentazione che appare determinante è quella che si rifà alle considerazioni
precedentemente proposte, in merito alle particolarità della tabella B, secondo
le intenzioni del legislatore. 

                                         Come si è
ricordato, infatti, la tabella B appare particolarmente vantaggiosa, rispetto
in particolare alla tabella C (riservata ai coniugi che lavorano entrambi in
Svizzera), per il fatto che permette al contribuente di beneficiare dei
vantaggi della tassazione dei coniugi, ed in particolare dell'applicazione
dell'aliquota più favorevole, senza tuttavia subire gli svantaggi della
tassazione congiunta, per effetto del cumulo dei redditi. Si è visto come tale
privilegio per i contribuenti assoggettati alla fonte, il cui coniuge lavora
all'estero, sia stato voluto dal legislatore per evitare complessi accertamenti
in merito al lavoro ed al reddito di quest'ultimo. 

                                         Ora, se
una simile semplificazione si giustifica quando i coniugi vivono non separati,
non ha alcun senso voler introdurre una deroga quando si separano, con la conseguenza
che la situazione fiscale del contribuente tassato in Svizzera verrebbe aggravata
in modo sensibile.

                                         In
effetti, come fa notare anche la ricorrente, è assurdo che un contribuente,
assoggettato alla fonte sui propri redditi del lavoro con l'aliquota per
coniugati fino alla separazione, sia tassato con la più gravosa aliquota per
persone sole quando si separa e deve di conseguenza far fronte ad accresciuti
"costi infrastrutturali" (secondo la terminologia precedentemente
adoperata).

 

 

                                         5.4.

                                         Del
resto, ci si domanda anche in quale modo la soluzione proposta dall'autorità di
tassazione permetterebbe di stabilire una minima parità di trattamento con i
contribuenti separati, i cui figli sono affidati ad un solo coniuge. 

                                         Si
immagini, infatti, l'ipotesi in cui la ricorrente fosse stata la sola
affidataria dei figli ed avesse però ricevuto un contributo alimentare dal
marito. Il reddito a sua disposizione sarebbe stato maggiore, ma sarebbero
aumentati i costi di mantenimento dei figli, con la conseguenza che la sua
capacità contributiva sarebbe stata più o meno uguale. Ma il suo reddito
soggetto all'imposta alla fonte sarebbe stato identico – non essendo gli
alimenti imponibili in Svizzera – né l'autorità fiscale le avrebbe negato l'aliquota
B, in considerazione del fatto che vive "in comunione domestica con i
figli".

 

                                         5.5.

                                         Considerate
le semplificazioni su cui si fonda il sistema dell'imposta alla fonte, non si
giustifica di introdurre una disciplina speciale per i casi di contribuenti
separati o divorziati con figli affidati congiuntamente ad entrambi i
genitori.  

                                         Nello
stesso senso va, d'altronde, una recente sentenza con cui questa Camera ha
deciso che gli effetti del divorzio devono decorrere, per il contribuente
assoggettato alla fonte, solo a partire dal momento della decisione giudiziaria
e non già dal momento dell'introduzione dell'azione, come avviene per la
tassazione ordinaria. La Camera ha infatti sottolineato che, quando un contribuente
è domiciliato all'estero ed assoggettato all'imposta alla fonte, la prassi
dell'autorità fiscale deve essere applicata ad una procedura di divorzio che si
svolge all'estero e sottostà ad un procedimento particolare (CDT n.
__________.__________.__________ del 1° febbraio 2002 in re Z. SA).

 

 

                                   6.   Il ricorso deve pertanto essere accolto, nel senso che la ricorrente
è autorizzata a beneficiare della trattenuta delle imposte alla fonte sui
salari secondo la tariffa B2 GI.

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su reclamo del 12 settembre 2002 è riformata nel
senso che che la ricorrente è autorizzata a beneficiare della trattenuta delle
imposte alla fonte sui salari secondo la tariffa B2 GI.

 

                                   2.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   Per l'IC
il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).

                                         Per l'IFD
è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146
LIFD).

 

 

 

 

 

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: