# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b748b9a1-6f76-5c6d-a4b0-16b7e37b09b1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2018 1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2018-1_0000-00-00.pdf

## Full Text

1/1 Politische Rechte PVG 2018

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Politische Rechte 1
Dretgs politics Diritti 
politici

Elezioni a sistema proporzionale. Denominazione della li- sta. 
Rettifica entro 2 giorni. Mala fede. Costi procedurali e 
indennità d‘inconvenienza.
– Nelle elezioni a sistema proporzionale i nomi delle liste non 

possono dar adito a confusione; la questione di sa- pere chi 
debba rettificare la denominazione della lista va decisa in 
base alla concreta situazione (cons. 2).

– Proporzionalità nelle concrete circostanze di un cambia- 
mento di nome entro 2 giorni, anche in considerazione 
della manifesta malafede dei promotori (cons. 3).

– Nullità della proposta (cons. 4).
– Eccezionale accollamento di costi procedurali e di una 

indennità d’inconvenienza a spese di chi che le ha causa- te 
(cons. 5).

Proporzwahlen. Listenbezeichnung. Mängelbehebung in- 
nert 2 Tagen. Bösgläubigkeit. Verfahrenskosten und Um- 
triebsentschädigung.
– Bei Proporzwahlen darf die Listenbezeichnung zu keiner 

Verwechslung Anlass geben; welche Gruppierung die 
Berichtigung durchführen muss, hängt von den konkre- ten 
Umständen ab (E.2).

– In casu Verhältnismässigkeit einer Mängelbehebung in- nert 
2 Tagen; auch in Anbetracht der Bösgläubigkeit der 
Verantwortlichen (E.3).

– Ungültigkeit des Wahlvorschlags (E.4).
– Ausnahmsweise Auferlegung von Verfahrenskosten und 

einer Umtriebsentschädigung zu Lasten der Verursacher 
(E.5).

Erwägungen:
2.1. Giusta l’art. 35 cpv. 1 terza frase del regolamento co-

munale sulle elezioni e votazioni (REV), qualora non tornasse ap- 
plicabile il presente regolamento, fanno stato a titolo sussidiario le 
norme della legge federale sui diritti politici inerenti l’elezione del 
consiglio nazionale di volta in volta in vigore. Riguardo le liste, l’art. 11 
REV prescrive che le persone da eleggere devono essere desi-

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gnate in modo da evitare confusioni con altre persone. Un candida- to può 
figurare su una sola lista per il medesimo consesso. Se un candidato 
figura più di una volta il suo nome è stralciato da tutte le liste. Quanto alla 
possibilità di confusione tra le liste stesse il REV è silente per cui 
anche se il principio valido per le persone debba necessariamente 
valere anche per le liste, è bene richiamarsi alla normativa federale. In 
conformità all’art. 29 cpv. 1 e 3 LDP, il Can- tone esamina le proposte e 
assegna al rappresentante dei firmata- ri un termine per rettificarle, per 
modificare denominazioni che si prestano a confusione e per sostituire 
i candidati stralciati d’uffi- cio. La proposta non rettificata in tempo utile 
è nulla. Se il difetto concerne soltanto un candidato, è stralciato 
unicamente il nome di costui. Nella misura in cui il disposto evoca il 
«modificare de- nominazioni che si prestano a confusione» va ritenuto 
che lo stes- so contempli anche necessariamente la denominazione 
delle liste, non essendo come tale possibile modificare «la 
denominazione» di un candidato. In ossequio quindi al principio di 
trasparenza, una lista che dà adito a confusione va modificata onde 
ovviare al vizio e dare quindi all’elettorato la possibilità di esprimersi 
chiaramente e in inconfondibilmente per l’uno o l’altro gruppo 
d’interessi.

2.2. La garanzia dei diritti politici protegge la libera forma-
zione della volontà e l’espressione fedele del voto (art. 34 cpv. 2 
Cost). Giusta quanto previsto all’art. 10 cpv. 2 seconda frase CstC, 
devono essere garantite una formazione e una manifestazione au- 
tentiche della volontà popolare. La libertà di voto e di elezione – 
sancita a livello federale e cantonale – garantisce ai cittadini eletto- ri che 
siano riconosciuti solo i risultati elettorali corrispondenti in modo 
affidabile e non falsato alla volontà dell’elettorato liberamen- te espressa 
(DTF 130 I 290 cons. 3.1; 129 I 232 cons. 4.2). Una forma- zione e 
un’espressione libera della volontà popolare presuppone che l’oggetto 
sottoposto al voto sia portato tempestivamente e in maniera adeguata 
alla loro conoscenza. Nell’ambito di un’elezione a sistema proporzionale, 
è chiaro che la difficoltà di distinguere tra le liste presentate possa 
viziare la volontà del corpo elettorale. Questo ha, infatti, il diritto di 
sapere quale fazione sceglie dando la preferenza a una determinata 
lista. L’autorità è quindi obbliga- ta a intervenire per portare chiarezza in 
caso di possibili equivoci. Come debba essere questo intervento 
dipende dalle circostanze concrete e dal tempo a disposizione. Una 
possibilità potrebbe esse- re quella di esaminare in primo luogo quale 
gruppo o partito abbia un miglior diritto all’utilizzazione del nome, 
evitando così che nuo- ve formazioni possano usurpare il nome di altre 
fazioni già attive e

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note all’elettorato. Se nessun gruppo d’interesse dovesse detenere un 
miglior diritto, occorrerà cercare l’accordo tra i diversi esponen- ti in vista 
di una soluzione che escluda la possibilità di confondere le liste. In 
assenza di un consenso potrebbe essere la sorte a deci- dere quale 
delle fazioni possa mantenere la propria denominazione e quale invece sia 
tenuta a modificarla. Nell’evenienza concreta, la vertenza riguarda 
propriamente la liceità della sollecitazione a cam- biare appellativo alla lista 
proposta dai ricorrenti e della successiva dichiarazione di nullità della 
lista denominata «Gruppo Viva X» a seguito dell’inadempienza 
temporale di dar seguito al cambiamen- to di nome in vista delle elezioni 
del consiglio comunale.

2.3. Onde chiarire la situazione attuale, in particolare quan- to 
alla buona o mala fede dell’agire dei ricorrenti, è bene rievocare l’iter che 
ha preceduto l’elezione dell’esecutivo comunale. Il «Grup- po F.     » – di 
cui il primo firmatario era A.     – aveva inizial- mente proposto per 
l’elezione del municipio una lista con la stessa dicitura di un’altra fazione 
comunale che però aveva candidato con tale appellativo già nel 2014. 
Per l’elezione del municipio il primo firmatario del gruppo facente capo 
al sindaco uscente D. si dichiarava subito disposto a modificare il 
nome della propria lista in «Gruppo X Viva». Da tale diponibilità a 
procedere a una modifica da parte dell’altro gruppo è evidente che gli 
istanti non possono dedurre un qualsivoglia pregiudizio del loro diritto di 
proposta per non essere stati previamente sentiti o invitati a 
modificare la loro denominazione. Un’audizione tra diversi primi 
firmatari sarebbe stata  necessaria  qualora  i diritti del  «Gruppo  F.      
» di A. fosse stato toccato nei propri interessi legittimi dalla decisione 
del- l’altro gruppo, ma non evidentemente in un frangente come quello in 
parola, giacché dal momento che il gruppo omonimo sceglie- va un 
nome diverso per evitare confusioni, i diritti del «Gruppo
F.      » di A.       erano interamente salvaguardati, mantenendo la 
fazione il nome proposto, senza che potessero sorgere equivoci. Il 
cambiamento di nome dell’altra lista permetteva poi di garantire la fedeltà 
del voto espresso alla volontà del corpo elettorale, es- sendo state le 
liste presentate epurate dal vizio di cui erano affette e quindi dalla 
possibilità di equivoci. Già in detta occasione però A. cercava di 
nuovamente modificare il nome della lista di cui era primo firmatario 
cambiandolo in «Viva X» (vedi messaggio di posta elettronica del 1. 
ottobre 2018). Dopo che quindi gli istanti avevano in un primo 
momento proposto il nome «Gruppo F.          
» già appartenente a un’altra fazione, cercavano poi subito di ri- 
copiare tale agire proponendo un nuovo nome ispirato alla nuova

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denominazione datasi dal «Gruppo X Viva». Tale agire denota ma- 
nifesta malafede e contraddice il senso stesso della normativa in 
materia di elezione, il cui obiettivo è propriamente quello di ovviare a 
possibili confusioni, nell’interesse della persona che elegge e vie- ne 
eletta.

2.4. Per la successiva elezione del consiglio comunale, il
«Gruppo F.    » cambiava il proprio appellativo in «Gruppo Viva X» e 
quindi sceglieva intenzionalmente una denominazione che av- rebbe 
potuto dar adito a confusione, giacché la fazione facente capo al sindaco D. 
candidava notoriamente con il nuovo appellati- vo «Gruppo X Viva» – 
già scelto per necessità per la precedente ele- zione del municipio. Il fatto 
che la nominazione scelta dagli istanti facesse capo alla stessa 
qualifica di «gruppo» e si definisse con le due identiche successive 
parole messe in ordine inverso avreb- be evidentemente potuto 
ingenerare confusione. Alla luce di tale situazione, e per quanto già 
esposto in precedenza, è chiaro che il miglior diritto a utilizzare il nome 
«Gruppo X Viva» era da attri- buire al gruppo facente capo al sindaco 
D. , che sulla lista con questo nome aveva partecipato alcune settimane 
prima all’elezione del municipio. Di riflesso questo Giudice ritiene allora 
perfettamen- te lecito che fosse stato sollecitato il «Gruppo Viva X» a 
cambiare il proprio nome. Infatti era stato questo gruppo a 
nuovamente e deliberatamente creare confusione con la propria 
denominazione, pur sapendo esattamente che tale nominativo non 
sarebbe stato accettato (vedi decisione del 3 ottobre 2018). 
Evidentemente in una situazione simile sarebbe stato improponibile 
pretendere un nuovo cambiamento di nome da parte del «Gruppo X 
Viva», giacché era chiaro che il tentativo di imitare tale nome e di creare 
confusione veniva propriamente da parte del gruppo dei qui ricorrenti che 
già per l’elezione del municipio non solo «usurpavano» il nome della 
lista con la quale era stato eletto nel 2014 il sindaco uscente, ma 
tentavano di cambiare nuovamente nome alla loro lista (vedi mes- saggio 
di posta elettronica del 1. ottobre 2018) per «copiare» la de- nominazione 
scelta dalla fazione che faceva capo al sindaco uscen- te anche dopo che 
questa aveva per necessità cambiato nome. Ne consegue che la richiesta 
di modifica della denominazione di lista fatta agli istanti sfugge a 
qualsiasi critica e merita conferma.

2.5. Per quanto riguarda la compatibilità della nuova deno-
minazione attribuita al partito degli istanti – proposta per la prima volta 
in sede di ricorso – con gli appellativi dati alle altre liste per l’elezione 
qui in discussione, tale tematica è estranea alla vertenza in oggetto e 
non merita di essere discussa oltre.

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3.1. Per i ricorrenti, sarebbe stato oggettivamente impossi- bile 
modificare il nome del «partito» entro il breve tempo concesso loro 
dall’esecutivo comunale. In effetti, per la correzione del vizio gli istanti 
chiedevano una proroga fino al 14 novembre 2018 e cam- biavano poi la 
loro denominazione in «Evviva X» il 13 novembre 2018. Anche questa 
censura quanto alla pretesa mancanza di pro- porzionalità del termine 
assegnato si palesa infondata. Come esau- rientemente e 
dettagliatamente esposto nel ricorso, la richiesta di correzione del 7 
novembre 2018 entro il venerdì 9 novembre 2018 era dettata da motivi 
cogenti onde garantire la corretta esecuzione della votazione. Per lo 
svolgimento regolare dell’elezione a sistema proporzionale era 
indispensabile conoscere entro il 9 novembre 2018 le fazioni 
interessate, sia per decidere in seguito sull’eventu- ale congiunzione di 
liste che per poi procedere alla pubblicazio- ne delle liste e ordinare la 
stampa delle schede di voto. L’elezione era prevista per il 2 dicembre 
2018 con apertura dei seggi già dal 23 novembre 2018. Come addotto 
dal comune convenuto quindi, il materiale di voto andava consegnato 
alle cittadine e ai cittadini aventi diritto di voto preferibilmente durante la 
settimana dal 12 al 16 novembre 2018, cosa che non sarebbe certo 
stata possibile aspettando il cambiamento di denominazione della lista 
fino al 14 novembre 2018.

3.2. La richiesta di un termine più lungo per correggere il
nome del gruppo proposto è poi censurabile anche per altri moti-
vi. In primo luogo, nella decisione del 3 ottobre 2018 riguardante le 
elezioni del municipio veniva testualmente ricordato: «inoltre il nome 
«Viva X» proposto dal Signor A. non potrebbe comun- que essere 
accettato in quanto molto simile alla denominazione
«Gruppo X Viva» e quindi atto a prestare confusione nell’elettore». 
Questa decisione cresceva in giudicato. Decidendo quindi di igno- rare 
tale decisione e di presentare una lista che non si chiamava solo «Viva 
X», ma addirittura «Gruppo Viva X» gli istanti sapevano fin dall’inizio 
che la denominazione non sarebbe stata accettata. Avendo voluto 
malgrado questo correre il rischio di presentarsi sotto detto nome essi 
sono allora malvenuti a voler contestare ora le conseguenze di tale loro 
deliberato agire. Visto quanto era già deciso il 3 ottobre 2018, il comune 
convenuto avrebbe anche po- tuto semplicemente escludere la lista 
dalla considerazione, senza accordare ai ricorrenti un termine per 
correggere il vizio. Seconda- riamente, il primo firmatario della lista 
«Gruppo Viva X» spendeva l’8 e il 9 novembre 2018 ben tre pagine di 
considerazioni polemiche per discutere sui termini che gli erano stati 
assegnati per modifica-

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re il nome del gruppo, mentre avrebbe comodamente potuto pro- porre 
un nome diverso (da solo come aveva già fatto del resto in 
precedenza), riservandosi poi eventualmente la successiva ratifica in 
sede di «assemblea di partito». Infine, per quanto già esposto in 
precedenza, in base al messaggio di posta elettronica del 1. ottobre 2018 
un cambiamento di nome entro alcune ore dalla conoscenza del nuovo 
appellativo della lista del dichiarato avversario politico di A.  , ovvero 
del sindaco D.   , sembrava fattibile senza   alcuna ulteriore formalità. 
Non vi sono allora motivi per censurare il termine imposto dall’autorità 
comunale per correggere il vizio di cui era affetta la proposta di 
candidatura degli istanti. Se questi avessero voluto, anche grazie a 
una successiva ratifica, una cor- rezione entro il termine loro intimato 
sarebbe stata possibile. Alla luce di tali considerazioni, la decisione del 
7 novembre 2018 merita piena conferma.

4. In conformità all’art. 29 cpv. 3 LDP, la proposta non retti- 
ficata in tempo utile è nulla. Nell’evenienza è indubbio che la corre- zione 
del nome del gruppo non sia avvenuta entro il termine inti- mato agli 
interessati per cui la lista presentata sotto l’appellativo
«Gruppo Viva X» è stata giustamente dichiarata nulla. Le misu- re che 
gli istanti propongono in sede di replica al ricorso, oltre a contravvenire 
manifestamente a quanto previsto espressamente in questi casi dalla 
LDP e dal REV, sarebbero improponibili già in considerazione 
dell’atteggiamento assunto durante tutta la proce- dura di rinnovo delle 
autorità comunali, giacché ai ricorrenti va in- teramente accollata la 
responsabilità di quanto è successo. Merita allora piena conferma anche 
il provvedimento impugnato del 12 novembre 2018.

5.1. L’art. 101 cpv. 1 LCDP, sancisce il principio secondo cui in 
caso di procedure di ricorso in materia di diritto di voto, elezione e 
votazione non siano riscosse né spese procedurali né assegna- te 
indennità alle parti. Sono invece esclusi dall’esonero delle spe- se i 
ricorsi temerari e sconsiderati. A livello federale la gratuità di detti 
provvedimenti è stata da tempo abbandonata (vedi sentenza 1C_13/2007 
del 23 marzo 2007 cons. 4).

5.2. Come emerge dall’intera cronistoria delle qui presenti 
elezioni del municipio e del consiglio comunale e come del resto di- 
chiaratamente ammesso anche dal primo firmatario della lista del
«Gruppo Viva X» e dal candidato proposto per ambedue le elezioni, il 
motivo per cui gli istanti cercavano a più riprese di utilizzare lo stesso 
nome del gruppo facente capo al sindaco uscente D. era quello di 
mettere in difficoltà l’esecutivo e non quello di veder

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eletto il candidato proposto, la cui candidatura veniva definita dallo stesso 
candidato come «una farsa» e alla quale sembrava anche rinunciare 
(per l’elezione del municipio). Con il loro atteggiamen- to, gli istanti 
hanno manifestamente abusato delle istituzioni per polemizzare e 
portare scompiglio nell’elettorato. A più riprese l’au- torità comunale si 
vedeva costretta a controbattere alle accuse e a rettificare o precisare 
la reale situazione, non da ultimo anche nell’interesse di una corretta 
informazione del corpo elettorale. In principio, la scelta di toni in parte 
polemici o accesi, la promozione delle proprie candidate e dei propri 
candidati e le critiche a carico di avversarie e avversari fanno parte del 
gioco politico e sono intrin- seche a una campagna elettorale. Quanto 
emerge però nell’ambito della presente controversia travalica 
manifestamente quello che va considerato politicamente corretto. I 
ricorrenti hanno per loro stessa ammissione proposto delle 
candidature per burla e hanno ingenerato con le loro richieste, 
rasentanti l’assurdo, degli ingenti dispendi di forze e tempo da parte 
delle autorità comunali e del Tribunale amministrativo. In tali 
circostanze sarebbe scorretto che i costi di un ricorso sconsiderato 
come quello in oggetto ricadano sulla collettività pubblica. Per questo il 
Tribunale decide il prelievo di spese di giustizia per un importo di fr. 
2’000.– e pone le stesse a carico di chi le ha per leggerezza e per burla 
occasionate.

5.3. In conformità a quanto previsto dall’art. 78 cpv. 2 della
LGA, ai comuni, nonché alle organizzazioni cui sono affidati compi- ti di 
diritto pubblico non vengono di regola assegnate ripetibili, se vincono la 
causa nell’esercizio delle loro attribuzioni ufficiali. L’ac- cezione 
impiegata dal legislatore cantonale lascia aperta la possi- bilità di una 
diversa diposizione in casi particolari. Giusta la prassi di questa sede 
(PTA 2015 no. 20), è possibile assegnare a un’unità amministrativa 
un’indennità di inconvenienza, quando a seguito dell’atteggiamento 
assunto dalla parte ricorrente vengano gene- rati dei costi che se le 
parti si fossero comportate correttamente non sarebbero insorti. 
Nell’evenienza, per quanto esposto in prece- denza, gli istanti hanno 
adito il Tribunale amministrativo con un ricorso temerario e in parte 
sconsiderato. Così facendo essi hanno occasionato all’autorità comunale 
dei costi di rappresentanza che andrebbero altrimenti sopportati dalla 
collettività pubblica. Per il Tribunale amministrativo, in questo caso si 
giustifica allora un par- ziale accollamento di tali costi ai ricorrenti, che 
con il loro atteggia- mento imperniato sulla malafede hanno inutilmente 
ingenerato spese a controparte.
V 18 9 Sentenza del 27 novembre 2018