# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b493480f-45ea-518a-a0f8-1ab99c8f3ecf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-05-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.05.2004 14.2003.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2003-93_2004-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2003.93

  	
  Lugano

  3 maggio 2004

  CJ/fc/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Chiesa

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(EF.2003.273) promossa con istanza 30 giugno 2003 da

 

	
   

  	
   AO1  

  rappr. dall'  RA2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP1  

  rappr. dall'  RA1  

   

  

 

tendente
ad ottenere il rigetto definitivo dell’opposizione interposta al PE n.
__________ dell'UEF di Locarno dell'11 marzo 2003;

 

sulla
quale istanza il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna, con sentenza
13 novembre 2003, ha così deciso:

 

"1.   L’istanza è accolta: l'opposizione
interposta dalla parte convenuta al precetto esecutivo n. __________
dell'Ufficio esecuzione e fallimenti di Locarno è respinta in via definitiva
per fr. 13'666,10 oltre interessi al 5% dal 29 novembre 2000 e fr. 100.-- di
spese esecutive.

2.    Le spese e la tassa di giustizia per complessivi
fr. 320.--, da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della parte
convenuta, la quale rifonderà a controparte fr. 100.-- di indennità.

3.    omissis";

sentenza
dedotta tempestivamente in appello dall'escussa che con atto 24 novembre 2003
ha postulato la reiezione dell'istanza e protestato spese e ripetibili di
entrambe le sedi;

 

viste le
osservazioni 15 dicembre 2003 della parte appellata, che si è opposta al
gravame, con protesta di spese e ripetibili, e chiesto di essere ammessa al
beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                            A.   Con PE n. __________ dell’UEF di Locarno (doc. A), AO1 ha escusso
AP1. per l'incasso dell’importo di fr. 13'766,10 oltre interessi al 5% dal 29
novembre 2000 e spese, indicando quale titolo di credito: “Sentenza della
seconda Camera civile del Tribunale d'Appello (__________)”.

                                                  Interposta
opposizione, l’escutente ne ha chiesto il rigetto definitivo.

 

 

                                           B.   All'udienza
di contraddittorio del 1. ottobre 2003, la parte convenuta ha concluso per la
reiezione integrale dell'istanza, eccependo in particolare la compensazione con
un credito di fr. 21'200,55 cedutole lo stesso giorno dalla C__________,
__________ (I) e accertato con sentenza 11 agosto 1997 del Pretore di
Bellinzona.

                                                  In replica,
l'escutente ha contestato la compensabilità del credito fatto valere
dall'escussa, affermando che il credito per salari da essa vantato non era
pignorabile né pertanto, in virtù dell'art. 323b CO, compensabile.

                                                  In duplica, la
convenuta ha evidenziato come l'eccezione sollevata dall'escutente non fosse né
motivata né provata, un credito risalente a più di 3 anni non potendo del resto
ricadere nel campo d'applicazione degli art. 323b cpv. 2 CO e 93 LEF, i quali
tutelano i crediti correnti e futuri.

 

 

                                           C.   Con sentenza
13 novembre 2003, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna ha accolto
l’istanza. In sostanza, dopo aver rilevato la controversia dottrinale circa la
ripartizione dell'onere della prova dell'impignorabilità del salario
nell'ambito dell'art. 323b cpv. 2 CO, il primo giudice, per le circostanze
particolari della fattispecie, ha ritenuto di doverlo accollare alla convenuta
(datrice di lavoro), in quanto l'escussa aveva comunicato all'escutente la
cessione del credito opposto in compensazione solo all'udienza di discussione,
precludendole così ogni e qualsiasi possibilità di portare la prova
dell'impignorabilità. Decidere altrimenti sarebbe equivalso ad ammettere un
modo di procedere incompatibile con l'art. 2 cpv. 2 CC.

 

 

                                           D.   Contro la
sentenza pretorile si aggrava tempestivamente AP1, criticando l'inversione
dell'onere della prova operata dal giudice di prime cure. In sintesi,
l'appellante ritiene che si sia così svuotato completamente l'istituto della
compensazione, siccome il datore di lavoro non dispone, né può materialmente
disporre degli elementi necessari alla quantificazione della quota
impignorabile del salario, come ad esempio l'importo della pigione
dell'abitazione del lavoratore oppure dei premi dell'assicurazione malattia.
L'appellante contesta inoltre che il proprio comportamento possa essere
ritenuto abusivo: ha solo esercitato il diritto di farsi cedere un credito e di
opporlo in compensazione nella procedura di rigetto dell'opposizione
riconosciuto dalla legge. La creditrice avrebbe del resto potuto e dovuto
aspettarsi che un debitore facesse valere l'eccezione di compensazione, visto
che dal 14 maggio 1999 al 21 maggio 2003 sarebbero stati rilasciati contro di
lei ben 41 attestati di carenza di beni per un totale di fr. 165'782,15.

 

 

                                           E.   Delle
osservazioni dell’appellato si dirà, nella misura necessaria ai fini del
presente giudizio, nei considerandi seguenti.

 

 

Considerato

 

in diritto:                          1.    Per l’art. 80 cpv. 1 LEF quando il credito sia fondato sopra una
sentenza esecutiva, il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo
dell'opposizione. 

 

                                        1.1.   Una sentenza
diviene esecutiva quando è cresciuta in giudicato (vale a dire: non può più
essere impugnata con un rimedio ordinario) e da essa scaturisce per il debitore
un obbligo di pagamento o di prestazione di garanzia (cfr. Jaeger/Walder/ Kull/ Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo 1997, n. 3 s. ad art.
80; Daniel Staehelin, Basler
Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. I, n. 6 ss. ad art. 80; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 35
s. e 38 s. ad art. 80; Peter Stücheli, Die Rechtsöffnung, tesi
Zurigo 2000, p. 213 s. e 221 ss.).

 

                                        1.2.   Il giudice del
rigetto deve accertare d’ufficio, in ogni stadio di causa, se la sentenza su
cui si fonda l’esecuzione ossequia tutti i requisiti posti dalla LEF per
poterle riconoscere carattere esecutivo (cfr. Staehelin,
op. cit., n. 50 ad art. 84; Gilliéron, op. cit., n. 22 ad art. 80 e 68 ad art. 84; Stücheli,
op. cit., p. 112 s.).

 

                                        1.3.   In casu, la
sentenza 22 novembre 2002 della seconda Camera civile del Tribunale d'appello
(inc. 12.2002.44, doc. B), debitamente attestata cresciuta in giudicato sulla
prima pagina, costituisce pertanto un valido titolo di rigetto definitivo
dell'opposizione per "la somma di fr. 13'666,10 oltre interessi al 5% dal
29 novembre 2000, a titolo di salario lordo, dal quale AP1 è autorizzata a
dedurre i relativi contributi sociali, fornendo la prova dell'avvenuto
versamento agli istituti sociali", ciò che peraltro non è contestato
dall'appellante.

 

 

                                           2.    In virtù
dell’art. 81 cpv. 1 LEF, se il credito è fondato su una sentenza esecutiva di
un’autorità della Confederazione o del Cantone in cui fu promossa l’esecuzione,
l’opposizione è rigettata in via definitiva a meno che l’escusso provi con documenti
che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è
stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. 

 

                                        2.1.   Quale prova
dell’estinzione del credito per compensazione valgono soltanto documenti che
siano idonei a provare l'esistenza della contropretesa, ossia una sentenza
esecutiva ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 LEF oppure un riconoscimento incondizionato
da parte della controparte attestante una pretesa creditoria liquida e
indiscutibile (“mit völlig eindeutigen Urkunden” cfr. DTF 115 III 100 cons. 4,
con rif.). 

 

                                           a)    Per alcuni
tribunali cantonali e la dottrina, quale prova della contropretesa sarebbero
sufficienti documenti idonei a giustificare almeno il rigetto provvisorio
dell’opposizione (cfr. Panchaud/Caprez,
Die Rechtsöffnung, Zurigo 1980, n. 3 ad § 144; Dieter Gessler, Scheidungsurteile als definitive
Rechtsöffnungstitel, SJZ 1987, p. 257, prima della nota 92; Viktor Aepli, Zürcher Kommentar V 1h, 3. ed.,
Zurigo 1991, n. 159 ad Vorbem. zu Art. 120-126, con rif.; Staehelin, op. cit., n. 10 ad art. 81,
con rif.; Gilliéron, op. cit., n. 59 ad art. 81; Stücheli, op. cit., p.
238 a.i.).Tale formulazione è fonte di possibili malintesi. Infatti, l'art. 81
cpv. 1 LEF esige una prova (documentale) "stretta" (cfr. DTF 115 III
100 cons. 4; 124 III 503 cons. 3a) dell'estinzione del credito posto in
esecuzione. Un riconoscimento di debito scritto e firmato dall'escutente (che
costituisce sì un titolo di rigetto provvisorio ai sensi dell'art. 82 cpv. 1
LEF) potrà quindi giustificare la reiezione dell'istanza soltanto qualora il
giudice sia convinto dell'esistenza della contropretesa opposta in
compensazione; il minimo dubbio dovrà intendersi a vantaggio dell'escutente,
anche se le sue allegazioni appaiono meno verosimili (ai sensi dell'art. 82
cpv. 2 LEF) di quelle contrarie dell'escusso.

 

                                           b)   In casu, la sentenza 11 agosto 1997 del Pretore del distretto di
Bellinzona (inc. OA.96.238), prodotta dall'escussa quale doc. 1 e che respinge
l'azione di disconoscimento di debito (ex art. 83 cpv. 2 LEF) promossa
dall'escutente contro C__________, costituisce pertanto a priori un valido
titolo a dimostrazione dell'esistenza e dell'esigibilità del credito opposto in
compensazione, ammontante a fr. 17'007,15 oltre interessi al 5% dal 28 luglio
1995 (cfr. doc. 1, cons. 1) (per la verità, siffatta sentenza riguarda
un'esecuzione apparentemente diversa da quella indicata sull'attestato di
carenza beni 5 febbraio 2001 [doc. 2] e sull'atto di cessione 1. ottobre 2003
[doc. 3] – esecuzione n. 300'055 dell'UEF di Bellinzona nel primo caso, n.
445'253 dell'UEF di Locarno negli altri due casi –, ma l'importo posto in
esecuzione è lo stesso [fr. 25'529,60]: si tratta quindi sicuramente della
medesima procedura, proseguita tuttavia ad un nuovo foro esecutivo in seguito
al cambiamento di domicilio dell'escussa [art. 53 LEF a contrario]). 

                                                  Infatti, la reiezione dell'azione di disconoscimento di debito
implica implicitamente l'accertamento dell'esistenza del credito per il quale
l'opposizione è stata rigettata in via provvisoria, poiché l'azione di
disconoscimento di debito è simile ad un'azione di accertamento del credito,
salvo che il ruolo delle parti (ma non l'onere della prova) è invertito: attore
è l'escusso, convenuto l'escutente (cfr. DTF 91 II 111; Gilliéron, op. cit., n. 53 ad art. 83). Certo, dal profilo
formale soltanto il dispositivo – e non i motivi – cresce in giudicato e il
dispositivo della sentenza che respinge l'azione di disconoscimento di debito,
salvo conclusioni riconvenzionali in tal senso, non accerta l'esistenza del
credito (cfr. Gilliéron, op.
cit., n. 120 ad art. 83), bensì, come nel caso di specie, unicamente la
reiezione dell'azione. È tuttavia errato affermare, alla stregua di Gilliéron (op. cit., loc. cit.), che il
giudice si limita a constatare che l'escusso non ha dimostrato l'inesistenza o
l'inesigibilità della pretesa posta in esecuzione: l'onere della prova spetta
in effetti all'escutente e l'azione può essere respinta solo se questi ha
dimostrato l'esistenza e l'esigibilità del credito in questione. Di conseguenza
ben si può riconoscere alla sentenza la qualità di titolo di prova
dell'esistenza e dell'esigibilità del credito che ne è oggetto.

                                                  Invero, manca il
timbro di crescita in giudicato. Dall'emissione dell'attestato di carenza beni
5 febbraio 2001 (doc. 2) e dall'assenza di contestazione dell'escutente si può
però dedurre che detta sentenza sia comunque passata in giudicato.

 

                                        2.2.   L'escusso deve
inoltre portare la prova dell'insieme dei presupposti per la compensazione:
reciprocità dei crediti da compensare, esigibilità del credito compensante e
diritto di azione (Durchsetzbarkeit/Fälligkeit und Klagbarkeit), esecutorietà
(Erfüllbarkeit/Erbringbarkeit, exécutabilité) del credito da compensare e
identità di natura (Gleichartigkeit) dei crediti in questione (cfr. Gessler, p. 257; Aepli, op. cit., n. 160 ad Vorbem. zu
Art. 120-126; n. 80 e 83 ad art. 125; Staehelin,
op. cit., n. 10 ad art. 81; Stücheli,
op. cit., p. 239; cfr. pure Ingeborg
Schwenzer, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, 2a.ed.,
Berna 2000, n. 77.04 ss.), nonché dichiarazione di compensazione (cfr. art. 124
cpv. 1 CO; Aepli, op. cit., n.
161 ad Vorbem. zu Art. 120-126; Stücheli,
op. cit., p. 241 ad c; Pierre Engel,
Traité des obligations en droit suisse, 2a ed., Berna 1997, p. 671 e 675 ad D). Questi
presupposti possono essere dimostrati anche con altri mezzi di prova che non
con documenti (cfr. DTF 113 III 86). Inoltre, il diritto di compensare deve
essere sorto dopo l'ultimo stadio della procedura di accertamento del credito
posto in esecuzione in cui l'eccezione sarebbe ancora potuta essere sollevata
(cfr. Aepli, op. cit., n. 156 s.
ad Vorbem. zu Art. 120-126; Staehelin,
op. cit., n. 10 ad art. 81, con rif.; Stücheli,
op. cit., p. 237).

 

                                           a)    Nel caso di
specie, la condizione della reciprocità (o dell'identità dei creditori) è data
dalla cessione di credito 1. ottobre 2003 tra C__________ e l'appellante (doc.
3), notificata all'escutente all'udienza di discussione.

 

                                           b)   L'esigibilità
del credito compensante risulta, come visto (cfr. supra ad 2.1), dalla sentenza
11 agosto 1997 (doc. 1).

 

                                           c)    Che il
credito posto in esecuzione sia eseguibile e addirittura esigibile si evince
dalla sentenza 22 novembre 2002 (doc. B).

 

                                           d)   La natura
pecuniaria – e pertanto identica – dei crediti in esame è pacifica.

 

                                           e)    La
compensazione è stata dichiarata all'udienza di discussione dell'istanza di
rigetto. Anche se fatta "all'ultimo secondo", siffatta dichiarazione
era ancora possibile, siccome le eccezioni, di qualsiasi tipo, possono essere
sollevate anche per la prima volta in sede di contraddittorio, la controparte
dovendo essere pronta a controbattere (principio dell'eventualità [cfr.
CEF 6 novembre 2003 [14.03.36]; Staehelin,
op. cit., n. 52 ad art. 84, Gilliéron,
op. cit., n. 103 ad art. 82; Angelo Olgiati, Le norme generali per il
procedimenti civile nel Canton Ticino, tesi Zurigo 2000, pp. 106 ss], detto
anche massima di concentrazione o principio degli stadi preclusivi del processo
[cfr. Cocchi/Trezzini, CPC-TI,
Lugano 2000, n. 22 ss. ad art. 78]), con il rilievo che il
giudice deve tenerne conto nell'attribuzione delle spese e indennità (cfr. art.
20 cpv. LALEF; Gessler, op. cit.,
p. 257 i.f.; Staehelin, op. cit.,
n. 11 ad art. 81; Stücheli, op.
cit., p. 239 i.f. e nota 94; p. 241).

 

                                           f)     Il diritto
di compensazione dell'appellante è sorto solo con la cessione del credito da
essa vantato – poiché prima non era realizzata la condizione della reciprocità
–, ossia dopo la chiusura della procedura sfociata nella sentenza 22 novembre
2002 (doc. B). L'autorità di cosa giudicata di quest'ultima non si oppone
pertanto alla compensazione voluta dall'appellante.

 

                                        2.3.   Ultimo
presupposto: la compensazione non deve essere esclusa dalla legge o dalla
convenzione (Stücheli, op. cit.,
p. 239 ss.).

 

                                           a)    Ex art. 323b
cpv. 2, 1. periodo CO, il datore di lavoro può compensare il salario con un
credito verso il lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia
pignorabile. Tale norma costituisce lex specialis rispetto all'art. 125 n. 2
CO, che esclude la compensazione contro la volontà del creditore in particolare
per i salari assolutamente necessari al mantenimento del creditore e della sua
famiglia, in quanto non consente alle parti di pattuire convenzioni contrarie
(cfr. art. 361 cpv. 1 CO).

 

                                           b)   È discussa in
dottrina e tra le parti la questione di sapere se spetti al datore di lavoro o
al lavoratore dimostrare che il salario sia o no pignorabile.

                                                  Secondo la
giurisprudenza (DTF 53 III 213, cons. 6; 88 II 313, cons. 6b; BS AppGer.
10.12.1943, SJZ 1944, 266, n. 173; GE CJ 26.5.1979, JdT 1979 I 452 ad n. 47) e
una parte numericamente maggioritaria della dottrina (cfr. Manfred Rehbinder, Berner Kommentar VI.2.2.1,
Berna 1985, n. 17 ad art. 323b; Daniel Brand
et al., Der Einzelarbeitsvertrag im Obligationenrecht, Muri-Berna 1991,
n. 14 ad art. 323b; Schönenberger/Staehelin,
Zürcher Kommentar V 2c, Zurigo 1996, n. 14 ad art. 323b; Staehelin, op. cit., n. 12 ad art. 81;
Nicolas Jeandin, Commentaire
romand du CO, vol. I, Ginevra/Basilea/Monaco 2003, n. 8 a.i. ad art. 125),
spetta al lavoratore dimostrare che il credito di salario che il datore di
lavoro intende compensare è impignorabile ai sensi dell'art. 93 LEF. 

                                                  Aepli (op. cit., n. 160 ad Vorbem. zu
Art. 120-126; n 81 e 82 s. ad art. 125) distingue tra la prova del fatto che il
credito da compensare sottostia all'art. 125 n. 1 o 2 CO, e la prova che esso
sia impignorabile, in quanto a questa seconda prova, comunque a carico del
creditore di alimenti o di salario, sarebbero da porre delle esigenze non
troppo alte ("nicht strenge Anforderungen"), un semplice richiamo
all'art. 125 n. 2 CO non essendo però sufficiente. Nello stesso senso si
esprime Stücheli (op. cit., p.
240 s.), secondo il quale, nella procedura di rigetto definitivo
dell'opposizione, le condizioni d'esclusione della compensazione devono essere
rese solo verosimili dall'istante.

                                                  All'opposto, C. Brunner/J.-M- Bühler/J.-B. Waeber (Commentaire
du contrat de travail, 2. ed., Losanna 1996, n. 3 ad art. 323b) sostengono che
spetta al datore di lavoro portare la prova dell'esattezza del calcolo
dell'importo che egli pretende pignorabile.

                                                  Per Gessler (op. cit., p. 256 s.), l'art.
81 cpv. 1 LEF (e non CO) implica nell'interesse di un'esecuzione efficace delle
sentenze cresciute in giudicato un'inversione dell'onere della prova così come
risulterebbe essere se si applicasse l'art. 8 CC – in virtù del quale i fatti
dirimenti ("rechtshindernde Tatsachen", "faits dirimants"),
quali il carattere impignorabile del credito da compensare ex art. 125 n. 2 CO,
vanno comprovati da chi li allega –, inversione che obbliga la parte che invoca
la compensazione, come nel caso dell'azione di accertamento del ritorno a
miglior fortuna (art. 265a cpv. 4 nLEF) a dimostrare che la controparte, vista
la sua buona situazione finanziaria, non necessita del credito da compensare
per coprire il suo minimo di esistenza. A mente di quest'autore, siffatta
soluzione sarebbe anche giustificata dal fatto che si potrebbe presumere già
dall'esistenza della sentenza accertante il credito da compensare che lo stesso
sia indispensabile al suo titolare (ai sensi dell'art. 93 LEF).

 

                                           c)    Occorre
anzitutto osservare come la sentenza DTF 88 II 313 (cons. 6b), spesso citata in
dottrina, non sia motivata sulla questione della ripartizione dell'onere della
prova. 

                                                  Nella DTF 115 III
102 s. (cons. 4d), citata da Gilliéron
(op. cit., n. 63 ad art. 81), il Tribunale federale, in quanto ha respinto il
ricorso contro la decisione di rigetto definitivo dell'opposizione, sembra del
resto essere partito dal presupposto che spettava all'escusso (debitore degli
alimenti) provare che i suoi eventuali crediti – sorti in seguito a versamenti
di importi superiori a quelli dovuti – erano superiori alle quote concrete non
compensabili dei crediti di alimenti, quand'anche si sia riferito, su un altro
punto, alla DTF 88 II 311 ss.

                                                  Nella DTF 53 III
213, il Tribunale federale si era invece riferito, senza ulteriore spiegazioni,
all'art. 8 CC. Ci si può però chiedere se le circostanze particolari della
fattispecie (dagli atti risultava infatti che il lavoratore possedeva due
automobili e una villa e che dopo il fallimento della sua società non gli erano
mancati i mezzi per intraprendere un costoso trasloco nonché viaggi all'estero)
non abbiano avuto un ruolo determinate ("Unter diesen Umständen
hätte es dem Kläger oblegen, darzutun, dass er keine Mittel für seinen und seiner
Familie Unterhalt besitze …", sottolineatura del redattore).

                                                  Comunque, il
riferimento all'art. 8 CC non è convincente. 

                                                  Certo, le
condizioni negative di un diritto, che siano un fatto distruttivo (estintivo o
modificatore: "rechtsvernichtende/ rechtsaufhebende Tatsache") o
dirimente ("rechtshindernde Tatsache"), vanno provate da chi le
allega (cfr. Fabienne Hohl,
Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 1178, 1181 e 1187 ss.). Orbene, l'art.
125 CO, già per il suo titolo marginale ("casi di esclusione") e per
la sistematica della legge, ma anche a causa del suo carattere dispositivo
(cfr. Aepli, op. cit., n. 21 ad
art. 125), indica chiaramente che i casi menzionati all'art. 125 CO sono
eccezioni al principio della compensazione posto all'art. 120 CO (sulla
distinzione tra fatti generativi di diritto e fatti dirimenti, cfr. Hohl, op. cit., n. 1179). Appare quindi
giustificato operare una differenza tra le condizioni positive poste agli art.
120 e 124 cpv. 1 CO e quella negativa dell'art. 125 CO (cfr. Aepli, op. cit. n. 160 ad Vorbem. zu
Art. 120-126), la quale tecnicamente va qualificata quale fatto dirimente (in
questo senso: Gessler, op. cit.,
p. 256, per il caso degli alimenti del diritto di famiglia).

                                                  Invece, per l'art.
323b cpv. 2, 1. periodo CO, che costituisce lex specialis rispetto all'art. 125
CO (cfr. Schönenberger/ Staehelin,
op. cit., n. 8 ad art. 323b), la pignorabilità del credito del lavoratore è un
fatto generativo del diritto di compensare, non solo dal profilo del testo
della norma ("il datore di lavoro può compensare il salario con un credito
verso il lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia
pignorabile"), ma pure per il suo carattere eccezionale (nel senso che la
compensazione è l'eccezione) e assolutamente imperativo (cfr. art. 361 cpv. 1
CO; Rehbinder, op. cit., n. 14 ad
art. 323b; Jeandin, op. cit., n.
8 i.f. ad art. 125). Spetta pertanto al datore di lavoro provare che il credito
da compensare sia pignorabile e in che misura.

 

                                           d)   L'appellante
oppone a ciò il fatto che il datore di lavoro non disporrebbe, né potrebbe
materialmente disporre degli elementi necessari alla quantificazione della
quota impignorabile del salario, come ad esempio l'importo della pigione
dell'abitazione del lavoratore oppure dei premi dell'assicurazione malattia.

                                                  In realtà,
numerosi autori ritengono che il datore di lavoro possa chiedere all'Ufficio di
esecuzione del domicilio del lavoratore la determinazione del suo minimo di
esistenza, in applicazione analogica dell'art. 325 cpv. 1, 1. periodo CO, il
quale prevede tale facoltà in caso di cessione o di messa a pegno del salario
(cfr. Rehbinder, op. cit., n. 12
ad art. 323b; Brand et al., op.
cit., n. 14 ad art. 323b; Ullin Streiff/Adrian
von Kaenel, Leitfaden zum
Arbeitsvertragsrecht, 5. ed., Zurigo 1992, n. 5 ad art. 323b; Jean-Louis Duc/Olivier Subila, Commentaire du contrat individuel de travail, Losanna
1998, nota 249 ad art. 323b; Manfred Rehbinder,
Schweizerisches Arbeitsrecht, 15. ed., Berna 2002, n. 215 ad § 9; Gabriel Aubert, Commentaire romand du CO, vol.
I, Ginevra/Basilea/Monaco 2003, n. 1 ad art. 323b; M. Rehbinder/W. Portmann, Basler Kommentar zum OR, vol. I, 1.
ed. Basilea/ Ginevra/Monaco 2003, n. 3 ad art. 323b). Soltanto Schönenberger/Staehelin (op. cit., n.
13 ad art. 323b) sostengono che siffatta analogia non sia indicata, in quanto
la soluzione di lasciare al giudice la determinazione della quota pignorabile
apparirebbe una soluzione più adeguata dal profilo pratico. Invero, le due
possibilità possono coesistere (cfr. Rehbinder,
op. cit., n. 13 ad art. 323b) e vi sono motivi di economia processuale a favore
della facoltà delle parti di eventualmente risolvere una loro divergenza con la
via più celere e semplice della determinazione del minimo di esistenza da parte
dell'ufficio di esecuzione.

                                                  Di conseguenza,
non vi è effettiva impossibilità per il datore di lavoro di dimostrare il
carattere pignorabile del credito (o della parte di credito) da compensare. E
in ogni caso, l'eventuale reiezione dell'eccezione di compensazione non implica
un pregiudizio irreparabile, siccome il datore di lavoro conserva il diritto di
far valere il suo credito con un'esecuzione separata successiva contro il
lavoratore (cfr. Rehbinder, op.
cit., n. 17 ad art. 323b; Staehelin,
op. cit., n. 10 i.f. ad art. 81).

 

                                           e)    A titolo
abbondanziale, va rilevato come dalla propria ammissione dell'appellante
risulti che dal 14 maggio 1999 al 21 maggio 2003 sono stati rilasciati contro
l'escutente ben 41 attestati di carenza di beni per un totale di fr.
165'782,15. In queste circostanze, si può ragionevolmente supporre che al
momento in cui i crediti di salario in questione sono diventati esigibili
(ossia agosto, settembre e ottobre 2000) – momento determinante per
l'applicazione dell'art. 323b CO (cfr. Rehbinder,
op. cit., n. 10 ad art. 323b), l'escutente non disponeva di alcun bene
pignorabile, in particolare di alcun reddito pignorabile ai sensi dell'art. 93
LEF. Risulta pertanto dagli atti (a questo proposito, cfr. Aepli, n. 82 ad art. 125) che la
compensazione non era possibile.

 

 

                                           3.    L’appello va
quindi respinto.

                                                  Tassa di giustizia
e indennità seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

 

 

                                           4.    La parte
appellata chiede di essere messa al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio. 

                                                  Risulta dalla
legge cantonale sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria (Lag, RL
3.1.1.7) che l’assistenza giudiziaria è concessa alle condizioni cumulative
seguenti:

                                                  –   il
richiedente è una persona fisica indigente (art. 3);

                                                  –   la
procedura per la persona richiedente presenta probabilità di esito favorevole e
una persona ragionevole e di condizioni agiate non rinuncerebbe alla procedura
a causa delle spese che questa comporta (art. 14 cpv. 1 a contrario);

                                                  –   per
il gratuito patrocinio vi è necessità oggettiva di patrocinio (art. 14 cpv. 2 a
contrario), ossia:

                                                      –   la
persona richiedente non è in grado di procedere con atti propri, o

                                                      –   la
designazione di un patrocinatore è necessaria alla corretta tutela dei suoi
interessi, oppure

                                                      –   la
causa presenta difficoltà particolari.

 

                                                  Nel
caso di specie, dal certificato per l'ammissione all'assistenza giudiziaria 18
dicembre 2003 si evince che la richiedente è disoccupata e non percepisce più
indennità da novembre 2002 mentre è al vaglio della competente autorità una
domanda per l'ottenimento della pubblica assistenza: il presupposto
dell'indigenza è quindi realizzato. L'opposizione all'appello presentava
probabilità di esito favorevole, tant'è vero che lo stesso è stato respinto.
Infine, vi era necessità oggettiva di patrocinio, poiché la questione
dell'interpretazione dell'art. 323b CO è controversa e non è di facile
soluzione.

 

                                                  Tuttavia,
a rigore, l'attribuzione di un'indennità all'appellata renderebbe senza oggetto
la richiesta di assistenza giudiziaria. L'intervento dello Stato è infatti
puramente sussidiario rispetto al diritto d'incassare indennità dalla
controparte. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 122 I
326 s., cons. 3c/d; CEF 22 marzo 2004 [14.03.90], cons. 5.2; cfr. pure Fabienne
Hohl, Procédure civile, vol. II,
Berna 2002, n. 2034; Jean-François Aubert/Pascal
Mahon, Petit commentaire de la
Constitution fédérale, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 11 ad art. 29),
l'indennità deve però poter essere incassata effettivamente, quindi l'istanza
di concessione dell'assistenza giudiziaria può essere respinta prima
dell'effettivo incasso solo qualora la parte soccombente sia
una collettività o una persona privata, la cui solvibilità è fuori dubbio
("ausser Zweifel").

                                                  Nella
fattispecie non vi sono però elementi per ritenere con certezza la solvibilità
della controparte, quand'anche le uniche esecuzioni risultanti a carico di AP1
siano quelle promosse dall'escutente. La richiesta di assistenza giudiziaria va
pertanto accolta. Ad ogni buon conto il patrocinatore della parte appellata
dovrà rendere attendibile, al momento in cui sottoporrà la nota professionale a
questa Camera per l'approvazione (art. 7 cpv. 2 Lag), la ragionevole
impossibilità di incassare l'indennità.

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 81 LEF, 125, 323b CO nonché 48, 49, 61 e 62
OTLEF;

 

 

pronuncia:                      1.    L’appello
24 novembre 2003 di AP1, __________, è respinto.

 

 

                                           2.    L'istanza 15 dicembre 2003 di AO1 di ammissione al beneficio
dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è accolta.

 

 

                                           3.    La tassa di
giustizia di fr. 480.--, già anticipata dall'appellante, rimane a suo carico.
AP1 rifonderà a controparte fr. 900.-- a titolo di indennità.

 

 

4.       
Intimazione a:

                                                  –RA1, __________;

                                                  –   __________,
__________.

                                                  Comunicazione alla
Pretura della Giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                              Il
segretario