# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad0cd165-11ec-53ed-b3ec-c6c88b5dd585
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 20.04.2016 SK1 2012 12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SK1-2012-12_2016-04-20.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 20 aprile 2016 non comunicata oralmente
SK1 12 11 comunicata in dispositivo il 25 aprile 2016
SK1 12 12 comunicata per scritto il 16 marzo 2018

Sentenza
Prima Camera penale

Presidenza Pritzi
Giudici Brunner e Schnyder
Attuario Rogantini

Negli appelli penali

di X._____, appellante, patrocinato dall'avv. Mattia Guerra, Via Lugano 18, 6982 
Agno,

e

di Y._____, appellante, patrocinato dall'avv. Roberto A. Keller, Piazza della Grida, 
6535 Roveredo GR,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa comunicata oralmente il 20 gennaio 
2012, notificata in dispositivo il 24 gennaio 2012 e con motivazione scritta l'8 
marzo 2012, in re della P r o c u r a  p u b b l i c a  d e i  G r i g i o n i , Sennhofstrasse 
17, 7001 Coira, e degli accusatori privati (vedi elenco sotto) contro gli appellanti,

concernente truffa per mestiere e reiterata falsità in documenti,

è risultato:

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I. Fattispecie

A.a. Y._____ nacque il N.1_____ 1950 a L.5_____, Provincia di Crotone, in 
Italia. È cittadino italiano, risiede ormai a L.6_____ ed è sposato con Y.A_____. 
Da circa due anni vivono separati, la moglie essendo ritornata a Cuba da dove 
proviene assieme alla figlia. Quale unica iscrizione ancora visibile nel casellario 
giudiziale svizzero figura una condanna per violazione grave delle norme della 
circolazione commessa il 20 settembre 2004, per la quale fu punito dall'allora 
competente Presidente del Circolo di Roveredo con decreto d'accusa [all'epoca 
chiamato mandato penale] dell'11 gennaio 2005, comunicato il 21 gennaio 2005, 
con multa di CHF 900.00, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 
anno (act. TDM.I.20). Un'ulteriore iscrizione dell'11 giugno 1992 con condanna da 
parte delle Assise correzionali di Lugano a 2 anni e 4 mesi di detenzione per 
ripetuta truffa con liberazione condizionale il 6 aprile 1993 (cfr. gli act. PP.A.3.2 e 
PP.A.3.11) – condanna ancora presa in considerazione nella sentenza di primo 
grado (vedi nel seguito) – è nel frattempo stata cancellata. Nella banca dati del 
casellario giudiziale italiano risultano tre provvedimenti nei suoi confronti: (i) con 
sentenza della Corte di appello di Genova del 9 gennaio 2002, divenuta 
irrevocabile con dichiarazione d'inammissibilità del ricorso da parte della Corte di 
Cassazione il 13 febbraio 2003, fu confermata la sentenza del Tribunale di 
Genova del 18 novembre 1998 di condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione e ITL 
2'000'000.00 di multa per vari reati di falsità materiale commessa dal privato in 
certificati continuato, ricettazione e riciclaggio, reati tutti commessi nel 1998; con 
ordinanza del Tribunale di Genova del 6 novembre 2006 fu applicato l'indulto e la 
pena principale fu condonata nella misura di 1 anno e 19 giorni per la pena di 
reclusione e interamente per quanto attiene alla multa; (ii) con sentenza della 
Corte di appello di Bologna del 20 ottobre 2004, divenuta irrevocabile il 29 
dicembre 2004, fu condannato in parziale riforma della sentenza emessa il 13 
giugno 2001 dal Tribunale in composizione monocratica di Bologna a una pena 
aggiunta in continuazione alla (i) di 6 mesi di reclusione e EUR 500.00 di multa per 
i reati di ricettazione, truffa e falsità materiale commessa dal privato in 
autorizzazioni amministrative, reati tutti commessi anch'essi nel 1998; (iii) con 
provvedimento del Procuratore generale della Repubblica di Bologna del 12 aprile 
2005 fu deciso il cumulo delle pene inflitte, poi con ordinanza della Corte di 
appello di Bologna del 25 ottobre 2006 fu applicato l'indulto e l'intera pena 
principale fu condonata (act. PP.A.3.3).

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A.b. X._____ nacque il N.2_____ 1945 a L.7_____, Provincia di Potenza, in 
Italia. È pure lui cittadino italiano, risiede ormai a L.8_____, in Italia, ed è single, 
non coniugato. Non figurano iscrizioni a suo carico nel casellario giudiziale 
svizzero. Nella banca dati del casellario giudiziale italiano risultano due 
provvedimenti nei suoi confronti: (i) con sentenza del 23 gennaio 1969, divenuta 
irrevocabile con rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione il 10 
dicembre 1969, la Corte di appello di Milano riformò parzialmente la sentenza del 
Tribunale di Varese del 7 maggio 1968, pronunciando una condanna complessiva 
a 1 anno e 8 mesi di reclusione e ITL 100'000.00 di multa per rapina tentata in 
concorso e lesione personale, reati commessi nel 1968; con decreto del Tribunale 
di Varese del 31 luglio 1970 fu applicato l'indulto e la pena principale fu condonata 
nella misura di 1 anno e 11 giorni per la pena di reclusione e interamente per 
quanto attiene alla multa; con sentenza della Corte di Appello di Milano del 26 
maggio 1988 fu poi concessa la riabilitazione; (ii) con sentenza della Corte di 
appello di Firenze dell'8 febbraio 2007, divenuta irrevocabile l'11 marzo 2008, in 
conferma della sentenza emessa il 26 aprile 2004 dal Tribunale in composizione 
monocratica di Firenze, fu poi pronunciata una condanna a 1 anno di reclusione e 
EUR 400.00 di multa per truffa commessa nel 2000 in Firenze, il tutto ritenute le 
diminuenti di rito del giudizio abbreviato (vedi per il tutto l'act. TDM.I.20, PP.A.5.1 
e PP.A.5.2).

B.a. Il 26 giugno 1995 fu costituita, con un capitale azionario di CHF 100'000.00, 
la società anonima C._____AG [la sigla AG significa società anonima in tedesco 
ed è dunque equivalente a SA] con sede a L.2_____. Il 6 febbraio 2002 la sua 
ragione sociale fu modificata in A._____SA e la sua sede fu trasferita a L.1_____. 
Scopo della A._____SA era la gestione di mandati fiduciari, l'acquisto, la vendita, 
l'amministrazione per conto proprio e in forma fiduciaria di titoli, beni mobili di ogni 
genere svizzeri o esteri, brevetti, diritti di privativa industriale e marchi, la 
partecipazione in società immobiliari, la partecipazione ad altre società aventi 
analogo scopo in Svizzera e all'estero. A partire dal 22 novembre 2002 Z._____ 
fungeva da amministratore unico con firma individuale della società. Direttore della 
A._____SA è sempre stato Y._____. Fino all'inizio della liquidazione della società 
nell'estate 2007 lavorarono per essa quali telefonisti o consulenti finanziari 
complessivamente 18 persone, fra cui X._____ che era alle dipendenze della 
A._____SA dal 7 gennaio 2003 (cfr. act. PP.A.1.59.3).

B.b. L'11 aprile 2001 fu costituita, pure con un capitale azionario di CHF 
100'000.00, la società anonima E._____AG con sede a L.2_____. Il 20 dicembre 

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2002 la sede della società fu trasferita a L.3_____ e il 6 gennaio 2003 a L.1_____ 
nello stesso stabile della A._____SA. Scopo della E._____AG era 
l'intermediazione sui mercati internazionali, la consulenza finanziaria, la 
costituzione e l'amministrazione di società, la partecipazione a società similari e la 
compra e vendita d'immobili all'estero. A partire dal 24 giugno 2002 Z._____ 
fungeva da amministratore unico della società con firma individuale. Direttore della 
società è sempre stato Y._____. Questa società era operativa nel medesimo 
immobile e negli stessi uffici di A._____SA in Via _____ a L.1_____. Fino all'inizio 
della liquidazione della società nell'estate 2007, la stessa diede lavoro a una 
decina di persone in totale.

B.c. Il 13 settembre 2004 la Commissione federale delle banche di allora [nel 
seguito: CFB] – sostituita poi dal 1° gennaio 2009 dall'Autorità federale di vigilanza 
sui mercati finanziari [nel seguito: FINMA] – avviò una procedura volta ad 
accertare se la A._____SA svolgesse la propria attività in rispetto della 
legislazione in materia. La CFB costatò che la A._____SA esercitava un'attività di 
commerciante di valori mobiliari ai sensi dell'art. 3 cpv. 5 dell'Ordinanza sulle 
borse e il commercio di valori mobiliari del 2 dicembre 1996 (Ordinanza sulle 
borse, OBVM; RS 954.11) soggetta ad autorizzazione e che aveva 28 clienti. La 
A._____SA si impegnò a ridurre il numero di clienti per portarli a un massimo di 20 
e a vigilare affinché tale cifra non fosse mai più superata. Nel frattempo, in data 24 
settembre 2004 la A._____SA aveva presentato all'Autorità di controllo per la lotta 
contro il riciclaggio di denaro una richiesta per l'ottenimento di un'autorizzazione 
per l'esercizio di un'attività d'intermediario finanziario ai sensi dell'art. 14 della 
Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro nel settore 
finanziario del 10 ottobre 1997 (Legge sul riciclaggio di denaro, LRD; RS 955.0; 
oggi sotto nome leggermente modificato). Più tardi, il 18 aprile 2007, la 
E._____AG presentò una richiesta analoga. Il 15 dicembre 2006 vi fu una 
segnalazione scritta alla CFB da parte di uno studio legale concernente un cliente 
di A._____SA che aveva perso l'intero capitale investito. Vennero fatti primi 
accertamenti da parte della CFB per sospetto di attività irregolari. Nel seguito in 
data 20 aprile 2007 l'Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio di denaro 
segnalò alla CFB l'esistenza di una società avente gli stessi organi, lo stesso 
recapito, la stessa direzione operativa e la stessa attività della A._____SA: si 
trattava della E._____AG. Con due decisioni superprovvisionali distinte del 22 
giugno 2007 la CFB diede avvio a due procedimenti cautelari per esercizio illegale 
dell'attività di commercio di valori mobiliari, uno nei confronti della E._____AG e 
uno nei confronti della A._____SA. La CFB nominò la F._____SA di L.4_____ 

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quale incaricata dell'inchiesta con il compito di far luce sull'attività delle due 
società. Pochi giorni dopo, il 6 luglio 2007 la CFB ricevette una lettera da 
ambedue le società, nelle quali esse chiesero di essere poste in liquidazione e che 
la CFB provveda a nominare un liquidatore. L'11 luglio 2007 la F._____SA 
presentò un primo rapporto d'inchiesta dettagliato (act. PP.A.11.1), nel quale 
delucidò l'agire delle due società in questione. In una presa di posizione del 10 
agosto 2007 Y._____ rispose di non essere stato al corrente del fatto che non si 
poteva aggirare il principio del numero massimo di clienti costituendo più società, 
ognuna delle quali con 20 clienti al massimo. Con decisione del 30 agosto 2007 
(act. PP.A.10.3) la CFB statuì quanto segue:

"1. È constatato che A._____SA ed a E._____AG, entrambe con sede in 
L.1_____, hanno esercitato a titolo professionale l'attività di 
commerciante di valori mobiliari senza avere la necessaria 
autorizzazione della Commissione federale delle banche.

2. È ordinata la liquidazione di A._____SA ed a E._____AG, entrambe 
con sede in L.1_____.

3. F._____SA, L.4_____, viene nominata liquidatrice.

4. Le attività di A._____SA ed a E._____AG, entrambe con sede in 
L.1_____, vengono sospese a partire dalla data della presente.

5. È fatto ordine al registro di commercio del Cantone Grigioni di 
procedere alle seguenti comunicazioni e di provvedere alle modifiche 
di sorta:

a. A._____SA

"Con decisione della Commissione federale delle banche del 30 
agosto 2007 è stata ordinata la liquidazione di A._____SA, L.1_____. 
La società è diretta unicamente con lo scopo della liquidazione sotto la 
ditta A._____SA in liquidazione, L.1_____. I poteri di rappresentanza 
sino ad ora iscritti sono radiati. F._____SA, viene iscritta come 
liquidatrice del fallimento e rappresenta A._____SA in liquidazione, 
L.1_____, con le persone provviste del diritto di firma."

b. E._____AG

"Con decisione della Commissione federale delle banche del 30 
agosto 2007 è stata ordinata la liquidazione di E._____AG, L.1_____. 
La società è diretta unicamente con lo scopo della liquidazione sotto la 
ditta E._____AG in liquidazione, L.1_____. I poteri di rappresentanza 
sino ad ora iscritti sono radiati. F._____SA, viene iscritta come 
liquidatrice del fallimento e rappresenta E._____AG in liquidazione, 
L.1_____, con le persone provviste del diritto di firma."

6. Il Segretariato della Commissione federale delle banche è autorizzato 
a rilasciare le necessarie decisioni in relazione allo svolgimento della 
procedura di liquidazione e le direttive per la sua condotta.

7. I costi della procedura, pari a CHF 20'000.– sono messi a carico di 
A._____SA ed a E._____AG, entrambe con sede in L.1_____, che 

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rispondono in solido. I costi sono fatturati separatamente per invio alla 
liquidatrice a carico delle società e dovranno essere pagati in un 
termine di 30 giorni dalla crescita in giudicato della presente 
decisione."

La decisione crebbe in giudicato (act. PP.A.10.4), il che – come la decisione 
stessa – fu comunicato all'Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio di 
denaro in data 22 ottobre 2007. Di seguito l'Autorità di controllo per la lotta contro 
il riciclaggio di denaro stralciò entrambe le procedure da lei pendenti con scritti del 
2 novembre 2007. Essa prelevò un emolumento di CHF 1849.00 a carico della 
E._____AG e uno di CHF 15'347.00 a carico della A._____SA (act. PP.A.6.5). La 
CFB a sua volta sporse delle denunce penali ex art. 35 cpv. 6 ormai abrogato 
della Legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari del 24 marzo 
1995 (Legge sulle borse, LBVM; RS 954.1) il 23 novembre 2007 alla Procura 
pubblica dei Grigioni (act. PP.A.10.1) e al Dipartimento federale delle finanze (act. 
PP.A.19.2 segg.), il quale delegò in seguito la procedura alla Procura pubblica dei 
Grigioni (act. PP.A.19.1 segg.).

C.a. In data 4 novembre 2004 J.16_____, cittadino italiano residente a L.9_____ 
in Italia, sporse denuncia penale per truffa e "quant'altro si riterrà opportuno 
rubricare in corso d'indagine" presso la Procura della Repubblica di Pordenone nei 
confronti di tre intermediari di nome "Bianchi" [n.d.r.: si tratta del pseudonimo 
usato da X._____], Y._____ e V._____. Tale denuncia fu poi trasmessa alla 
Polizia cantonale del Ticino il 18 febbraio 2005 (act. PP.A.8.9). In motivazione il 
denunciante espose che verso la fine del 2003 sarebbe stato sollecitato da una 
persona qualificatasi come promotore finanziario per la A._____SA con sede a 
L.1_____ e avrebbe dato corso a un investimento nel campo delle materie prime 
per un importo di circa EUR 10'000.00. Visto l'andamento soddisfacente di questa 
"prova", avrebbe proceduto a un secondo investimento di circa EUR 30'000.00 
che però non avrebbe dato esiti positivi. Insospettito da questo repentino 
mutamento della situazione, avrebbe controllato tramite il sito della CONSOB 
[Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, l'autorità italiana per la 
vigilanza dei mercati finanziari] se la A._____SA o i suoi promotori menzionati 
risultassero iscritti ai rispettivi albi o se vi fosse, per la società, l'autorizzazione a 
operare in Italia. Tutte le ricerche avrebbero dato esito negativo. In seguito 
avrebbe perciò chiesto di disinvestire il capitale ma si sarebbe sentito rispondere 
che, causa alcuni imprevisti di mercato, avrebbe perso diverse migliaia di EUR. 
Seguì poi un'altra denuncia e querela da parte di un accusatore privato, J.41_____ 

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alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena (act. PP.A.17.2 
segg.), il cui esito non figura agli atti.

C.b. Nel novembre 2003 U._____ si presentò spontaneamente presso il 
Ministero pubblico del Cantone Ticino per auto-denunciarsi per delle truffe 
rispettivamente appropriazioni indebite e per infrazione alla Legge cantonale 
ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario del 18 giugno 1984 (esercizio 
abusivo; vedi act. PP.A.18.2 con rispettivo Regolamento in act. PP.A.18.1) in 
quanto, tramite la "sua" società B._____SA di L.10_____, si sarebbe 
impossessato di circa CHF 200'000.00 che gli sarebbero stati affidati da vari clienti 
italiani per degli investimenti nelle materie prime "commodity". L'attività illecita 
sarebbe consistita nell'assunzione telefonica di clienti italiani, tramite elenchi 
telefonici (pagine gialle risp. pagine bianche), ai quali avrebbe proposto degli 
investimenti con elevati tassi d'interesse rispetto al mercato (15-30% per 
operazione). A questi clienti avrebbe poi fornito falsi estratti d'investimento, ove, 
contrariamente al vero, avrebbe fatto credere che il capitale investito stava 
fruttando degli interessi. A queste persone avrebbe inoltre detto d'aver investito in 
un particolare prodotto finanziario e che l'andamento dello stesso poteva essere 
visto su un sito internet usato da tutti gli operatori del settore per verificare le 
posizioni di mercato. Il cliente verrebbe ingannato in quanto, guardando 
l'andamento del prodotto sul sito internet, pensava che anche il suo investimento 
aveva lo stesso corso, cosa che però non era vera. 

U._____, come si scoprì in seguito, era pure dipendente della A._____SA di 
L.1_____ in qualità di consulente della clientela, responsabile per l'assunzione di 
clienti tramite telefono. Le autorità ticinesi presunsero che l'attività svolta dalla 
A._____SA sarebbe medesima a quella che U._____ descrisse in merito alla 
B._____SA. Per questo motivo la Polizia cantonale del Ticino trasmise il rispettivo 
rapporto di segnalazione del 22 novembre 2004 concernente la A._____SA e 
U._____ per sospette attività finanziarie illecite alle autorità grigionesi (act. 
PP.A.8.8). Nel seguito la Polizia cantonale del Ticino fece pervenire alla 
competente Polizia cantonale dei Grigioni pure il rapporto di complemento del 17 
maggio 2005 (cfr. act. PP.E.1.5.2.4). In quest'ultimo rapporto fu considerato che 
da attuali informazioni sarebbe emerso che le società e persone menzionate – 
cioè Z._____ come amministratore unico delle due società (avendo funto da 
"presta-nome"), Y._____ come direttore delle due società e X._____ come 
impiegato di una o entrambe le società – sarebbero da considerarsi 
un'organizzazione dedita alla perpetrazione di illeciti finanziari in Svizzera e in 

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particolar modo in Italia. Gli uffici sarebbero situati nel medesimo immobile ma con 
due accessi separati e indirizzo diverso, per far figurare che le due società 
sarebbero differenti fra di loro. La divisione avrebbe inoltre la funzione di poter 
dimostrare alle autorità di controllo di non avere più di 20 clienti e quindi di non 
essere soggetti ad autorizzazione. Così le società si passerebbero i clienti a 
vicenda. Dal lato pratico, verrebbero contattati telefonicamente i clienti italiani, a 
cui verrebbero proposti degli investimenti nelle materie prime con una prospettiva 
elevata di guadagno. La commissione sul capitale investito sarebbe proposta nella 
misura del 0.2 o 0.3%. I clienti verrebbero così convinti a versare le quote da 
investire. Poi però solo il 50% circa del capitale sarebbe effettivamente investito 
tramite broker, il resto resterebbe "nelle tasche" dell'organizzazione per pagare le 
spese, fra cui grosse autovetture in leasing a nome delle società e gli stipendi. Ai 
clienti truffati non verrebbe restituito nulla, adducendo varie scuse, ad esempio 
spese supplementari per revisori, grosse perdite in borsa ecc. Chi reclamerebbe 
con più insistenza normalmente riceverebbe quale rimborso circa il 10% sul 
capitale investito. Le società avrebbero contattato circa 5000 potenziali clienti, 
mentre quelli effettivi sarebbero circa 250, tutti italiani residenti in Italia.

C.c. In parallelo rispetto a quanto appena descritto, il Ministero pubblico della 
Confederazione trasmise alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di 
Torino una domanda di assunzione del procedimento penale in data 21 settembre 
2004 (act. PP.E.1.5.2.1). Con essa chiedeva che le autorità italiane assumano il 
procedimento penale riguardo alla D._____SA (per dettagli vedi gli act. 
PP.A.19.10.1 segg.) – una società con attività e modus operandi comparabili a 
quelli della A._____SA e della E._____AG – per diversi fatti illeciti di diverso tipo 
da parte di diversi indagati, fra cui W._____, poi dipendente anche della 
A._____SA e della E._____AG. X._____, pure lui dipendente prima della 
D._____SA, poi della A._____SA e della E._____AG, pare non fosse stato 
indagato (cfr. act. PP.E.1.5.2.6). Comunque sia, in tale procedimento, più tardi 
archiviato dal Tribunale di Torino con decreto del 4 giugno 2008 per intervenuta 
prescrizione (act. PP.E.2.5), fu accennato ai legami delle due società qui in 
questione, o meglio del loro personale dipendente. Già il 17 dicembre 2003 il 
Ministero pubblico della Confederazione aveva difatti emesso un ordine di 
perquisizione e sequestro nei confronti di W._____ e vari altri, indagati per truffa, 
appropriazione indebita e soppressioni di documenti (act. PP.A.8.5 = 
PP.E.1.5.2.7). Fu ordinata anche la perquisizione degli spazi della A._____SA e il 
sequestro di tutti gli oggetti e documenti nonché di valori rinvenuti presso detti 
spazi "e di quant'altro possa essere d'interesse per l'istruzione del procedimento, 

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sia come mezzi di prova, sia perché soggetti a confisca o a devoluzione allo 
Stato". Seguirono richieste di dissequestro della A._____SA (vedi gli act. 
PP.E.1.5.2.8-12), a cui venne alla fine dato seguito.

D. Il 28 febbraio 2008 la Procura pubblica dei Grigioni decretò l'apertura di un 
procedimento penale contro Z._____, Y._____, W._____ e X._____ per reati di 
truffa ecc. (act. PP.A.1.1 [n.d.r.: per tutti i riferimenti fatti nella presente sentenza 
agli atti della Procura pubblica dei Grigioni (act. PP. ecc.) si intende sempre 
l'incarto aperto in questa data sotto il n. proc. VV.2008.729]).

E. Il 13 novembre 2008 la Procura pubblica dei Grigioni emise un decreto di 
blocco e di sequestro (act. PP.A.15.1 segg.), bloccando i vari conti in CHF, EUR e 
USD delle due società in domanda presso la G._____SA di L.4_____ e 
sequestrando i rispettivi averi. Con scritti del 19 aprile 2011 (act. PP.A.15.17) e del 
17 maggio 2011 (act. PP.A.15.20) chiese a detta banca di trasferire gli averi 
sequestrati in valuta CHF sul conto dell'Amministrazione delle finanze dei Grigioni. 
La G._____SA diede seguito a tale ordine, detraendo le competenze di chiusura e 
adeguando il corso di cambio. Furono così depositati sul conto 
dell'Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni un totale di CHF 
203'067.00 (anziché come richiesto CHF 205'508.35) della A._____SA e di CHF 
298'481.00 (anziché come richiesto CHF 301'129.60) della E._____AG (act. 
PP.A.15.22 seg.). Tali importi si trovano tuttora su detto conto.

F. Terminati gli accertamenti, la Procura pubblica dei Grigioni rilasciò il decreto 
di chiusura in data 11 maggio 2010 (act. PP.A.1.2), concedendo alle parti la 
possibilità di presentare domande di complementi istruttori e ai danneggiati il diritto 
di far valere le loro pretese civili nei confronti degli imputati.

G. L'avv. Roberto A. Keller, fino ad allora difensore di fiducia di Y._____, 
chiese con scritto del 30 luglio 2010 (act. PP.A.6.9) di essere nominato quale 
difensore d'ufficio di Y._____. La Procura pubblica dei Grigioni accolse la richiesta 
con scritto del 4 agosto 2010 con effetto a partire dal 30 luglio 2010 (act. 
PP.A.6.11).

H. Y._____ fece presentare un'istanza di complementi istruttori con scritto del 
30 luglio 2010 (act. PP.A.1.52 = PP.A.6.10), mettendo agli atti la sentenza 
dell'11/17 marzo 2010 del Tribunale ordinario di Pordenone (act. PP.A.1.52.1 = 
PP.A.1.59.6) e chiedendo l'edizione del rispettivo incarto n. 4229/05 e 72/09 del 
Tribunale ordinario di Pordenone, l'edizione di tutta la documentazione in mani 

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della Polizia cantonale del Ticino e del Ministero pubblico della Confederazione, 
l'edizione degli incarti concernenti la A._____SA e/o i suoi organi in mani del 
Ministero pubblico della Confederazione e del Tribunale ordinario di Torino e 
l'audizione quale teste dell'avv. M._____, a suo tempo membro della CFB. La 
richiesta fu parzialmente accolta il 26 ottobre 2010 (act. PP.A.1.60), nel senso che 
fu dato seguito a tutte le richieste, senza però udire quale teste l'avv. M._____.

I. X._____, patrocinato dall'avv. Mattia Guerra, fece pure lui presentare 
un'istanza di complementi istruttori con scritto del 13 settembre 2010 (act. 
PP.A.1.59), con la quale chiese l'acquisizione agli atti di diversi documenti. La 
richiesta fu accolta (act. PP.A.1.59.1-7).

J. Nel corso dell'estate, e meglio da maggio ad agosto 2010, si fecero avanti 
diversi danneggiati, presentando quasi tutti delle azioni penali e civili nei confronti 
degli imputati (vedi gli elenchi dei clienti delle due società nei classificatori in act. 
PP.B.1-59 e PP.C.1-145 e le rispettive azioni civili e penali in act. PP.D.1-41).

K. La Procura pubblica dei Grigioni rilasciò l'atto d'accusa in data 18 luglio 
2011 (act. PP.A.1.67), trasmesso per giudizio al Tribunale distrettuale Moesa, con 
la fattispecie di cui sopra, precisandola e riassumendola come segue [n.d.r.: tutti i 
riferimenti ad atti sono qui intesi quali atti della Procura pubblica dei Grigioni; 
esempio act. A.13.1 => act. PP.A.13.1]:

"Modus operandi

A._____SA e E._____AG operavano sul mercato dei derivati, il cui 
sottostante era rappresentato da materie prime, metalli preziosi e 
commodities in genere. Sotto la direzione di Y._____ i dipendenti di 
A._____SA e E._____AG, attivi negli uffici delle società a L.1_____, 
avvicinavano di regola la clientela, tutta residente in Italia, tramite vendita 
telefonica con l'ausilio delle Pagine Gialle. Quotidianamente venivano 
effettuate ca. 300 telefonate. Le telefoniste delle due società disponevano 
di una "lettera di presentazione", in cui era descritto esattamente cosa 
dovevano dire in merito alla rispettiva società, la sua attività e ai mercati 
sulle materie prime. In base a questa lettera di presentazione spiegavano 
che per operare sui mercati in parola "si poteva iniziare già con USD 
10'000.00 o 15'000.00 con la possibilità di utile del 20-30% esentasse" (act. 
A.13.1). In alcuni (pochi) casi i potenziali clienti venivano contattati tramite 
procacciatori esterni, a cui le società riconoscevano quale provvigione ca. il 
10% dei valori investiti (act. A.11.2.1). […]

Alle persone che mostravano interesse, da L.1_____ si spedivano dei sofi-
sticati prospetti ove venivano descritte le possibilità di guadagno nel caso di 
acquisto di opzioni Call e Put su materie prime (act. 17.2.4). A._____SA 
veniva, contrariamente al vero, descritta come Fiduciaria svizzera, "autoriz-
zata ad operare in base alla specifica Legge sull'esercizio delle professioni 
di fiduciario del 18.06.1994 e del relativo regolamento del 19.12.1984". In 

pagina  11 — 53

quanto normative limitate al territorio del Cantone Ticino, le stesse non 
erano applicabili a società con sede nel Cantone dei Grigioni. […]

Dopo un paio di settimane dai primi contatti, X._____ – il quale usava lo 
pseudonimo Bianchi ed era formalmente alle dipendenze di A._____SA – e 
gli altri consulenti delle società, contattavano i clienti per verificare se aves-
sero interesse, spiegando loro il genere dell'affare e la tipologia dell'inve-
stimento. X._____ si assicurava che gli operatori svolgessero il loro lavoro 
in modo uniforme, conformemente alle istruzioni di Y._____ (act. A.14. 4 
pag. 3). 

Qualora un cliente decideva di effettuare un investimento, gli veniva fatto 
firmare un contratto denominato "Mandato di gestione", con cui questi con-
feriva incarico a A._____SA oppure E._____AG di "amministrare" gli impor-
ti da lui apportati (A.11.3.1). Al cliente veniva chiesta una copia di un do-
cumento di legittimazione e, quale parte integrante del mandato di gestio-
ne, gli veniva fatto firmare anche un "Formulario A" concernente la dichia-
razione di conferma dell'avente economicamente diritto dei valori dati in 
gestione (vedi p.es. act. B.1.9, B.2.13) nonché un "avviso di rischio", in cui 
si spiegava che "una persona non deve comperare un'opzione se non è in 
grado di sostenere la perdita totale del premio" e che "comunque l'acqui-
rente di un'opzione Put o Call potrà al massimo subire la perdita totale del 
premio" (vedi p. es. act. B.2.14, B.17.12). […]

W._____, in qualità di collaboratore esterno delle società, riceveva ogni 
qualvolta l'incarico da Y._____ di portare i contratti di gestione ai clienti e 
farglieli firmare. I clienti versavano quindi le somme promesse sul conto 
della società interessata presso il H._____ di L.11_____ (Italia), attraverso 
assegni bancari, giroconti oppure in contanti. Nel caso in cui i clienti non ef-
fettuavano il versamento tramite giroconto bancario, W._____ fungeva da 
corriere e ritirava presso di loro gli assegni o i soldi in contanti oppure veri-
ficava che il dovuto ordine bancario di versamento fosse effettivamente sta-
to effettuato. […]

Alla ricezione dei fondi, A._____SA e E._____AG aprivano per ogni cliente 
una scheda contabile nel software utilizzato (filemaker) che riportava il ca-
pitale accreditato. In seguito Y._____ provvedeva a trasmettere ai clienti 
dei falsi estratti conto (conferme d'opzione), attestanti la totalità dei loro in-
vestimenti. Successivamente Y._____ faceva in modo che solo il 50% dei 
fondi versati dai clienti venisse realmente investito presso un broker inglese 
(fino al 16 gennaio 2006 I._____Ltd. e in seguito I._____Ltd.). Né il contrat-
to né i prospetti delle società trasmessi precedentemente ai clienti faceva-
no in nessun modo riferimento alla ridotta percentuale dei soldi realmente 
investiti, né per i clienti era possibile accertarla in altro modo. Tantomeno 
Y._____ e X._____ come pure gli altri operatori delle società informavano 
di ciò in altro modo i clienti, limitandosi solamente a dire che la provvigione 
era compresa nell'importo da loro versato. In questo modo i clienti venivano 
scientemente tratti in inganno sulla dimensione effettiva del loro investi-
mento e così indotti, in parte anche ripetutamente, ad effettuare impieghi di 
denaro con il falso auspicio di buone possibilità di guadagno. Quale corrie-
re per le due società, W._____ era a conoscenza che i contratti di gestione 
e i prospetti delle società non specificavano né l'entità reale dell'investimen-
to né l'importo della provvigione in loro favore. Egli era pure a conoscenza 
che gli importi investiti dai clienti subivano una massiccia e comunque 

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sproporzionata decurtazione quale provvigione a favore della società inte-
ressata. […]

Lo stipendio delle telefoniste delle società era fisso, mentre quello dei ven-
ditori era di regola composto da uno stipendio base e da una provvigione di 
vendita sulla base del capitale investito rispettivamente reinvestito dai clien-
ti. Dai certificati di salario concernenti Y._____ risulta che questi nel 2004 
percepiva un salario mensile lordo di CHF 3'000.00, negli anni 2005 e 2006 
una paga lorda di CHF 5'400.00 e dal gennaio all'agosto 2007 uno stipen-
dio mensile lordo CHF 6'185.00. I suoi salari venivano sempre conteggiati 
nella contabilità di A._____SA. In più egli aveva a suo dire pattuito con le 
due società un dividendo annuale del 20% sull'utile, senza però mai perce-
pirlo (act. A.14.1). X._____, dalla sua attività quale impiegato di 
A._____SA, percepiva un salario lordo di CHF 3'000.00 al mese. Inoltre lo 
stesso percepiva dall'8 al 10% dell'importo complessivo investito e/o rein-
vestito dai clienti che lui gestiva. Per i suoi servizi quale corriere, W._____ 
riceveva dalle società un compenso del 2,5-3% dell'importo investito dal 
cliente, oltre che ad un indennizzo di CHF 0.60 al km per l'utilizzo del suo 
veicolo privato. Dalla sua dichiarazione d'imposta per il 2006 risulta che egli 
ha percepito da E._____AG, quale reddito da attività indipendente, CHF 
35'000.00, ciò che equivale a ca. CHF 2'900.00 al mese . […]

Falsità in documenti

Onde occultare l'operato delle società, ad avvenuto versamento Y._____ 
inviava ai clienti una conferma d'opzione, in cui non era indicato l'importo 
realmente investito (ovvero il 50% di quanto versato), ma bensì l'intera 
somma accreditata dal cliente ed il numero di certificati acquisiti. Nella con-
ferma d'opzione veniva riportata solo la dicitura "Premio Totale: $ (…)". Il 
costo d'opzione riportato sulla conferma d'opzione – rispetto a quello offerto 
dal broker – veniva falsamente raddoppiato ed il conseguente punto di pa-
reggio (BEP, break even point) rialzato. Ciò aveva come conseguenza che 
per recuperare l'investimento globale del cliente era necessario raggiunge-
re un BEP rialzato del doppio. Con ciò ai clienti veniva fornita un'errata in-
formativa sui reali valori investiti e realizzati affidati al broker. Nemmeno i 
conteggi di chiusura, pure inviati al cliente menzionavano l'importo reale 
degli investimenti. […]

3. Importo delittuoso

Dai controlli della liquidatrice F._____SA è risultato che ad ogni accredito 
da parte dei clienti corrispondevano delle transazioni presso il broker ingle-
se (act. A.11.1). Per il periodo di operatività delle due società dal 2002 fino 
alla loro liquidazione in data 30 ottobre 2008 è emerso che su un totale di 
199 clienti di A._____SA e di E._____AG solo 4 non hanno subito perdite. 

A fine liquidazione, su un totale di ca. EUR 4'170'729.28 investiti, solo ca. 
EUR 392'352.39 hanno potuto essere rimborsati ai clienti, ciò che corri-
sponde a 9.41% della somma da loro investita. […]

L'importo investito dai clienti e quanto loro restituito è composto come se-
gue:

[segue l'elenco per gli investimenti presso la A._____SA da parte di 84 
clienti e poi quello per gli investimenti presso la E._____AG da parte di 115 
clienti]

pagina  13 — 53

[…]

In sintesi gli imputati Y._____, X._____ e W._____, dall'inizio della loro 
attività a L.1_____ attorno alla seconda metà del 2002 fino a metà del 
2007, hanno agito con l'intenzione risp. con la consapevolezza di investire il 
denaro dei clienti delle società A._____SA e E._____AG solo nella misura 
del 50%. Al fine di procacciarsi un indebito profitto nella misura restante 
della metà, essi hanno così ingannato con astuzia 199 clienti, agendo fin 
dall'inizio per mestiere con lo scopo di assicurarsi una regolare fonte di 
reddito.

Considerato che i fondi dei clienti sono stati realmente investiti solo nella 
misura del 50%, e dedotto quanto loro restituito (dalle società stesse 
durante la loro attività e in seguito dalla liquidatrice), l'importo delittuoso 
netto è di ca. EUR 1'693'012.25 ([ca. EUR 4'170'729.28 : 2] – ca. EUR 
392'352.39)."

L. Dopo il dibattimento tenutosi il 17 e 18 gennaio 2012, con sentenza 
comunicata oralmente il 20 gennaio 2012, comunicata in dispositivo il 24 gennaio 
2012 e con motivazione scritta l'8 marzo 2012, il Tribunale distrettuale Moesa 
pronunciò quanto segue [n.d.r.: per tutti i riferimenti fatti nella presente sentenza 
agli atti del Tribunale distrettuale Moesa (act. TDM. ecc.) si intende sempre l'inc. n. 
515-11-05, nel quale è stato deciso quanto segue]:

"1. L'azione penale nei confronti di Z._____, 1947, L.12_____, per 
violazione dell'art. 44 LFINMA è prescritta. Il procedimento è 
abbandonato.

2. L'azione penale nei confronti di Y._____, 1950, L.13_____, per 
violazione dell'art. 44 LFINMA è prescritta. Il procedimento è 
abbandonato.

3. W._____, 1949, L.14_____, è dichiarato colpevole di truffa per 
mestiere ai sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP e condannato a una pena 
detentiva di 15 (quindici) mesi, sospesa condizionalmente per un 
periodo di prova di 4 (quattro) anni.

4. X._____, 1945, L.15_____ (Italia), è dichiarato colpevole di truffa per 
mestiere ai sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP e condannato a una pena 
detentiva di 22 (ventidue) mesi, sospesa condizionalmente per un 
periodo di prova di 5 (cinque) anni, a valere quale pena 
complementare a quella inflittagli dalla Corte di appello di Firenze in 
data 8 febbraio 2007.

5. Y._____, 1950, L.13_____, è dichiarato colpevole di reiterata falsità in 
documenti ai sensi dell'art. 251 cifra 1 CP e di truffa per mestiere ai 
sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP, e condannato a una pena detentiva di 2 
(due) anni e 9 (nove) mesi da espiare, a valere quale pena 
complementare a quelle inflittegli dalla Corte d'appello di Bologna con 
sentenza 20 ottobre 2004 e dal Presidente di Circolo di Roveredo con 
mandato penale 11 gennaio 2005.

6. W._____, X._____ e Y._____, tutti con vincolo di solidarietà, sono 
condannati a versare agli accusatori privati i seguenti importi:

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6.1. J.1_____, L.16_____ (Italia), EUR 11'761.65;

6.2. J.2_____, L.17_____ (Italia), EUR 5'255.60;

6.3. J.3_____, L.18_____ (Italia), EUR 14'185.-;

6.4. J.4_____, L.19_____ (Italia), EUR 6'717.33;

6.5 J.5_____, L.20_____ (Italia), EUR 11'375.40;

6.6. J.6_____, L.21_____ (Italia), EUR 12'853.03;

6.7. J.7_____, L.22_____ (Italia), EUR 10'411.30;

6.8. J.8_____, L.23_____ (Italia), EUR 23'970.93;

6.9. J.9_____, L.24_____ (Italia), EUR 4'700.-;

6.10. J.10_____, L.25_____ (Italia), EUR 21'000.-;

6.11. J.11_____, L.26_____ (Italia), EUR 6'750.-;

6.12. J.12_____, L.27_____ (Italia), EUR 5'000.-;

6.13. J.13a_____ e J.13b_____, L.28_____ (Italia), EUR 10'555.85;

6.14. J.14_____, L.29_____ (Italia), EUR 12'963.13;

6.15. J.15_____, L.30_____ (Italia), EUR 5'750.-;

6.16. J.16_____, L.9_____ (Italia), EUR 22'595.62;

6.17. J.17_____, L.31_____ (Italia), EUR 16'058.30;

6.18. J.18_____, L.32_____ (Italia), EUR 21'706.65;

6.19. J.19_____, L.33_____ (Italia), EUR 14'183.93;

6.20. J.20_____, L.34_____ (Italia), EUR 20'200.-;

6.21. J.21_____, L.35_____ (Italia), EUR 6'750.-;

6.22. J.22_____, L.36_____ (Italia), EUR 6'750.-;

6.23. J.23_____, L.9_____ (Italia), EUR 30'000.-;

6.24. J.24_____, L.37_____ (Italia), EUR 8'700.-;

6.25. J.25_____, L.38_____ (Italia), EUR 4'000.-;

6.26. J.26_____, L.39_____ (Italia), EUR 6'750.-;

6.27. J.27_____, L.40_____ (Italia), EUR 6'077.-;

6.28. J.28_____, L.41_____ (Italia), EUR 31'500.-;

6.29. J.29_____, L.42_____ (Italia), EUR 5'650.-,

6.30. J.30_____, L.43_____ (Italia), EUR 6'600.-;

6.31. J.31_____, L.44_____ (Italia), USD 24'850.40;

6.32. J.32a_____ e J.32b_____, L.45_____ (Italia), EUR 4'500.-;

6.33. J.33_____, L.46_____ (Italia), EUR 7'000.-;

6.34. J.34_____, L.47_____ (Italia), EUR 3'500.-;

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6.35. J.35a_____ e J.35b_____, L.48_____ (Italia), EUR 36'628.43;

6.36. J.36_____, L.49_____ (Italia), EUR 5'250.-;

6.37. J.37_____, L.50_____ (Italia), EUR 43'331.26;

6.38. J.38_____, L.51_____ (Italia), EUR 15'090.95;

6.39. J.39_____, L.52_____ (Italia), EUR 15'000.-;

6.40. J.40_____, L.52_____ (Italia), EUR 8'770.-;

7. Spese procedurali:

7.1. Z._____: le spese d'istruzione della Procura pubblica dei Grigioni di 
CHF 4'222.30 restano a carico del Cantone dei Grigioni. La tassa di 
giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di CHF 3'000.- resta a carico 
del Tribunale distrettuale Moesa. Le spese per la difesa d'ufficio da 
parte dell'avv. Andrea Toschini, Roveredo, pari a CHF 7'339.60, sono 
anticipate dal Tribunale distrettuale Moesa.

7.2. W._____: le spese d'istruzione della Procura pubblica dei Grigioni di 
CHF 4'397.40 e la tassa di giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di 
CHF 4'000.-, per complessivi CHF 8'397.40, sono a carico del 
condannato.

7.3. X._____: le spese d'istruzione della Procura pubblica dei Grigioni di 
CHF 4'172.30 e la tassa di giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di 
CHF 4'000.-, per complessivi CHF 8'172.30, sono a carico del 
condannato.

7.4. Y._____: le spese d'istruzione della Procura pubblica dei Grigioni di 
CHF 6'433.- e la tassa di giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di 
CHF 5'000.-, per complessivi CHF 11'433.-, sono a carico del 
condannato. Le spese per la difesa d'ufficio da parte dell'avv. Roberto 
A. Keller, Roveredo, pari a CHF 15'228.70, sono anticipate dal 
Tribunale distrettuale Moesa.

8. Gli averi bancari di CHF 203'067.- relativi alla A._____SA in 
liquidazione e di CHF 298'481.- relativi alla E._____AG in liquidazione, 
sequestrati dalla Procura pubblica dei Grigioni e depositati sul conto 
dell'Amministrazione delle finanze dei Grigioni, sono dissequestrati in 
favore delle suddette società, previa deduzione delle spese 
procedurali di cui ai dispositivi ni 7.2., 7.3. e 7.4., pari a CHF 
43'231.40.

9. Notificazione a:

[…]"

Nella motivazione scritta della sentenza i primi giudici ritennero che il reato di 
truffa si sarebbe concretizzato in tutta l'operatività degli imputati e dei dipendenti 
delle due società, dal momento in cui i telefonisti contattavano i potenziali clienti e 
i consulenti li convincevano a investire sulle opzioni, fino al momento in cui 
Y._____, con un perfetto e collaudato meccanismo, prelevava il 50% di 
commissione in occasione di ogni investimento rispettivamente reinvestimento. 

pagina  16 — 53

Quali elementi costituenti l'inganno astuto apparirebbero dati l'utilizzo di società di 
copertura, regolarmente iscritte nel Registro di commercio, prive di debiti o di altri 
elementi apparenti che avrebbero potuto indurre in sospetto. Vi sarebbero state 
delle sedi operative con uffici propri, corrispondenti all'indirizzo comunicato alle 
vittime. Y._____ avrebbe quindi fatto allestire e usato dei prospetti illustrativi e 
informativi di buon livello sia grafico sia contenutistico che avrebbero creato 
l'impressione di una buona competenza nel settore economico considerato e di 
una seria organizzazione professionale che poteva contare, in particolare, su 
professionisti diversamente specializzati. Questa impressione di competenza 
sarebbe stata rafforzata con le telefonate personali, per la cui conduzione i 
telefonisti avrebbero avuto a disposizione una lettera di presentazione su come 
condurre la conversazione, facendo così credere al cliente, non solo nella bontà 
dell'investimento, ma soprattutto nella serietà della ditta che glielo proponeva. 
Tutto questo impegno nel mettere in atto un apparato ingannevole sarebbe poi 
stato completato con il successivo invio della documentazione e, soprattutto, con 
la richiesta di informazioni al cliente sull'origine dei capitali che questi intendeva 
investire tramite, in particolare, il formulario A e la copia di un documento di 
legittimazione. Così facendo – in particolare con la richiesta del formulario A e del 
documento di legittimazione – le società avrebbero perfezionato quell'aura di 
serietà, rispettabilità e competenza che già avrebbero minuziosamente costruito 
con gli artifici di cui si è detto, che avrebbero indotto i clienti alla stipulazione del 
contratto e alla consegna, quasi sempre a W._____, dei soldi, sottacendo la 
decisiva e non verificabile questione dell'intenzione di non adempiere il contratto. 
Dagli atti emergerebbe che dal contatto telefonico particolarmente insistente si 
sarebbe passati all'invio della documentazione propagandistica. Sarebbe pertanto 
stato il comportamento dei dipendenti delle società ad attivare l'interesse del 
cliente per un prodotto finanziario sconosciuto ai più. Il tipo d'investimento non 
sarebbe nemmeno stato scelto a caso, poiché nel materiale informativo sarebbero 
state privilegiate le caratteristiche più attrattive del mercato delle opzioni e si 
sarebbe speculato sull'impatto psicologico suscitato dalla possibilità di guadagni 
elevati con capitali contenuti. Ci sarebbe stata, per certi versi, un'istigazione alla 
speculazione. Il fatto che la documentazione avrebbe menzionato i rischi insiti nei 
mercati a termine sarebbe stato un mero scarico di responsabilità per il caso in cui 
il cliente avrebbe effettivamente subito la "perdita totale del premio", presentata 
questa però, nel contesto della strategia di convincimento messa in atto dai 
consulenti, come mera possibilità teorica e remota. I consulenti delle società 
sarebbero stati a conoscenza della provvigione del 50% ma ai clienti non sarebbe 

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mai stata comunicata, nemmeno su esplicita domanda. Del resto non vi sarebbe 
corresponsabilità dell'investitore, ritenuto che il controllo non sarebbe stato 
ragionevolmente esigibile da parte del cliente, e ciò per vari motivi: vi sarebbe 
stato un rapporto di fiducia con il consulente interno, il comportamento di Y._____ 
e dei suoi consulenti avrebbe impedito ai clienti di rendersi conto dell'effettivo 
ammontare e dell'incidenza delle commissioni sulla totalità dell'investimento e 
infine quanto escogitato da Y._____ avrebbe impedito di fatto la verifica del costo 
del prodotto finanziario. L'inganno ideato avrebbe avuto un carattere astuto poiché 
avrebbe sottratto, di fatto, ai clienti informazioni di cui solo Y._____ e i suoi 
consulenti avrebbero disposto e che sarebbero stati determinanti per decidere se 
effettuare o meno l'investimento. Essi avrebbero sottaciuto, nonostante le esplicite 
richieste in tal senso, informazioni cruciali, coscienti di non poter mai ossequiare 
l'impegno contrattuale a causa del meccanismo della commissione al 50% che 
avrebbe alterato in modo più che evidente la gestione patrimoniale. La 
commissione sarebbe stata a dir poco esorbitante e fuori da ogni logica di 
mercato. In precedenza il Tribunale federale avrebbe addirittura stabilito 
l'eccessività di una commissione del 35% applicata dal gestore patrimoniale che 
era nota agli investitori. Infine le società, nel caso qui in giudizio, avrebbero perfino 
prelevato una nuova commissione pari al 50% in caso di reinvestimento della 
somma iniziale. La provvigione totale in caso di un primo reinvestimento sarebbe 
così salita al 75%, in caso di terzo investimento addirittura 87.5%. Si tratterebbe 
pertanto di una chiara situazione di truffa. Essa sarebbe stata commessa per 
mestiere, sia per il numero elevato di clienti truffati sia per il carattere seriale come 
pure per la durata (dal 2002 al 2007).

Per quanto attiene alla falsità in documenti, i primi giudici ritennero che l'attività 
svolta da Y._____ sarebbe stata quella di gestore di patrimoni. Agendo quale 
commerciante di valori mobiliari ai sensi della LBVM, come esercitante un'attività 
soggetta ad autorizzazione e accessibile soltanto a persone che garantiscono 
un'attività irreprensibile ed esercitata in conformità agli obblighi di diligenza, lealtà 
e informazione, Y._____ avrebbe de facto assunto una posizione di garante nei 
confronti dei propri clienti. Alle conferme d'opzione e ai conteggi allestiti 
dall'imputato non potrebbe che essere attribuito un valore probante accresciuto. 
Posto che essi non avrebbero riflesso la realtà, come riconosciuto dall'imputato 
stesso, quegli estratti patrimoniali costituirebbero, dal profilo oggettivo, un falso 
intellettuale. Il dolo sarebbe palese, come lo sarebbero pure l'intenzione del 
prevenuto di nascondere ai suoi clienti l'entità della commissione prelevata, 
nonché la sua intenzione di procacciarsi l'indebito profitto trattenendo il 50% dei 

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capitali dei clienti ingannati. Y._____ andrebbe quindi condannato pure per 
reiterata falsità in documenti.

I giudici di prime cure accolsero infine le azioni civili degli accusatori privati. 
Ritennero che le pretese riconosciute andrebbero in primo luogo soddisfatte con 
gli importi sequestrati dalla Procura pubblica dei Grigioni, ora dissequestrati a 
favore delle società in liquidazione, precisando che spetterebbe alla liquidatrice 
F._____SA verificare se e in quale misura gli accusatori privati sarebbero già stati 
tacitati e se del caso decurtare i rispettivi indennizzi. Dagli importi da 
dissequestrare andrebbero tuttavia dedotti, prima della restituzione degli stessi 
alle società in liquidazione, le spese procedurali a carico degli imputati.

M. X._____ [nel seguito: appellante 1] ha fatto annunciare appello il 27 
gennaio 2012 (act. A.1 dell'incarto d'appello n. SK1-12-11), con la contestuale 
richiesta della motivazione della sentenza. Una volta comunicatagli la motivazione 
l'8 marzo 2012, in data 27 marzo 2012 egli ha fatto inoltrare la dichiarazione scritta 
d'appello (act. A.2 dell'inc. n. SK1-12-11), nella quale dichiara di impugnare l'intera 
sentenza, rinuncia ad assumere altri mezzi di prova e chiede il proscioglimento 
con protesta di spese e ripetibili. In stessa data ha fatto presentare un'istanza di 
nomina dell'avv. Mattia Guerra quale difensore d'ufficio ai sensi dell'art. 132 CPP 
(act. A.3 dell'inc. n. SK1-12-11), accolta in seguito con scritto del presidente della 
competente Prima Camera penale del Tribunale cantonale dei Grigioni del 21 
agosto 2012 (act. D.8 dell'inc. n. SK1-12-11).

N. Y._____ [nel seguito: appellante 2] ha pure lui fatto annunciare appello il 25 
gennaio 2012 (act. A.1 dell'incarto d'appello n. SK1-12-12). Una volta comunicata 
la motivazione l'8 marzo 2012, in data 29 marzo 2012 ha fatto inoltrare la 
dichiarazione scritta d'appello (act. A.2 dell'inc. n. SK1-12-12) con le seguenti 
richieste:

"1. L'impugnata sentenza 20.01/8.03.2012 del Tribunale distrettuale 
Moesa è parzialmente annullata, rispettivamente riformata come 
segue.

2. Il dispositivo no. 5 è annullato. Per conseguenza, Y._____, L.13_____, 
è prosciolto dalle imputazioni di reiterata falsità in documenti ai sensi 
dell'art. 251 cifra 2 CP e di truffa per mestiere ai sensi dell'art. 146 cpv. 
2 CP.

3. Il dispositivo no. 6 è annullato. Tutte le azioni adesive sono respinte. 
Eventualmente, le azioni adesive sono rinviate al foro civile.

pagina  19 — 53

4. Il dispositivo no. 7/7.4 è annullato nel senso che l'appellante viene 
affrancato da ogni spesa d'istruzione della Procura pubblica dei 
Grigioni e da ogni tassa di giudizio.

5. Con protesta di spese, tasse e ripetibili."

O. Entrambe le dichiarazioni d'appello sono state notificate alle parti, 
accusatori privati inclusi, con ordinanza [recte: decreto] del 26 giugno 2012 (act. 
D.5 di entrambi gli incarti d'appello), informando dell'intenzione del presidente 
della Prima Camera penale a decretare la procedura scritta giusta l'art. 406 cpv. 1 
lett. a CPP e concedendo a tutti la possibilità di presentare osservazioni.

Il Tribunale distrettuale Moesa ha rinunciato a presentare osservazioni con scritto 
del 27 giugno 2012 (act. A.4 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. A.3 dell'inc. n. SK1-12-
12). La Procura pubblica dei Grigioni ha pure lei rinunciato espressamente a 
trasmettere una presa di posizione con scritto del 28 giugno 2012 (act. A.5 dell'inc. 
n. SK1-12-11 e act. A.4 dell'inc. SK1-12-12). Hanno invece inoltrato delle 
osservazioni gli accusatori privati J.23_____ (act. A.6 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. 
A.5 dell'inc. SK1-12-12), J.3_____ (act. A.7 di entrambi gli incarti d'appello) e 
J.10_____ (act. A.8 di entrambi gli incarti d'appello), i quali chiedono 
essenzialmente la conferma della sentenza di primo grado, mantenendo inoltre le 
loro posizioni. I due appellanti hanno pure loro fatto presentare osservazioni (act. 
A.9 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. A.6 dell'inc. n. SK1-12-12), ritenendo entrambi 
palesemente inammissibile trattare gli appelli in procedura scritta.

P. Con ordinanza [recte: decreto] del 21 agosto 2012 (act. D.9 dell'inc. n. SK1-
12-11 e act. D.6 dell'inc. n. SK1-12-12) il presidente della Prima Camera penale 
ha disposto la procedura scritta, fissando agli appellanti un termine per presentare 
la motivazione scritta del loro rispettivo appello. Nel frattempo, l'appellante 2 ha 
trasmesso uno scritto in data 27 agosto 2012 nel quale ritiene che l'ordine della 
procedura scritta costituisca "una grave quanto palese violazione di chiare norme 
procedurali". Nel seguito entrambi gli appellanti hanno presentato le loro memorie 
scritte d'appello, il primo (act. A.10 dell'inc. n. SK1-12-11) in data 11 ottobre 2012, 
il secondo il 12 ottobre 2012 (timbro postale del 10 ottobre 2012; act. A.10 dell'inc. 
n. SK1-12-12). Essendo gli appellanti stati invitati dal presidente della Prima 
Camera penale a presentare le memorie in numero sufficiente con decreto del 17 
ottobre 2012 (act. D.13 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.9 dell'inc. n. SK1-12-12), gli 
appellanti hanno dato seguito a tale sollecitazione nei giorni seguenti. Il 2 
novembre 2012 il presidente ha poi trasmesso dette memorie alle parti, accusatori 
privati inclusi, con la possibilità di inoltrare osservazioni.

pagina  20 — 53

Di tale diritto hanno fatto uso J.23_____ il 13 novembre 2012 (act. A.11 di 
entrambi gli incarti), la Procura pubblica dei Grigioni il 21 novembre 2012 (act. 
A.12 di entrambi gli incarti ma relativi solo al rispettivo appellante), J.2_____ 
(rispettivamente sua madre) il 3 dicembre 2012 (act. A.13 di entrambi gli incarti) e 
J.10_____ il 28 novembre 2012 (act. A.14 di entrambi gli incarti). Con scritto del 
25 marzo 2013 il Tribunale cantonale ha trasmesso tutte le osservazioni a tutte le 
parti, sempre includendo gli accusatori privati (act. D.15 dell'inc. n. SK1-12-11 e 
act. D.12 dell'inc. n. SK1-12-12). J.31_____ ha inoltrato in data 2 aprile 2013 delle 
osservazioni che aveva in precedenza trasmesso per errore alla Procura pubblica 
dei Grigioni (act. D.16 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.14 dell'inc. n. SK1-12-12).

Q. La liquidazione della A._____SA e della E._____AG è nel frattempo 
terminata e le due società sono state cancellate dal Registro di commercio con 
conferma della FINMA del 2 dicembre 2013 nel caso della prima e del 19 aprile 
2014 nel caso della seconda (vedi i rispettivi estratti consultabili sul sito internet 
ufficiale <https://gr.chregister.ch/cr-portal/suche/suche.xhtml>).

R. Con due scritti distinti del 4 marzo 2015 il presidente della Prima Camera 
penale ha confermato la designazione dell'avv. Mattia Guerra quale difensore 
d'ufficio dell'appellante 1 e dell'avv. Roberto A. Keller quale difensore d'ufficio 
dell'appellante 2 ai sensi dell'art. 132 CPP in unione con l'art. 130 lett. d CPP (act. 
D.23 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.19 dell'inc. n. SK1-12-12).

S. Avendo esaminato gli atti, dopo ponderazione il presidente della Prima 
Camera penale ha deciso di citare le parti a un dibattimento orale, indetto con 
decreto del 9 gennaio 2015 (act. D.18 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.15 dell'inc. n. 
SK1-12-12) per il 10 marzo 2015, poi però rinviato per malattia del difensore 
dell'appellante 1 al 28 aprile 2015 (cfr. act. D.24 e 25 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. 
D.20 e 21 dell'inc. n. SK1-12-12). 

Tale dibattimento ha dovuto essere interrotto causa una richiesta, da parte del 
difensore dell'appellante 2, di una "decisione formale sostanziata e motivata" 
[inteso: scritta] che si esprima su "quali conoscenze linguistiche dispongano i 
giudici" e di dargli "le massime garanzie che il processo possa essere condotto 
integralmente in italiano e che i giudici possano comprendere esattamente quello 
che viene detto e fatto in aula". Detta domanda è stata respinta, nella misura in cui 
era ricevibile, con ordinanza della Prima Camera penale del 2 novembre 2015, 
comunicata il 5 novembre 2015 (act. G.1 di entrambi gli incarti). Per la motivazione 
si rinvia a tale ordinanza, trasmessa alle parti, accusatori privati inclusi. In seguito 

pagina  21 — 53

con scritto del 10 novembre 2015 il difensore dell'appellante 2 ha nuovamente 
espresso un "rilevante disagio nel dover perorare una causa di fronte a un 
Tribunale che, a mio modo di vedere, non domina ufficientemente [recte: 
sufficientemente] la lingua di Dante per rendere un sereno giudizio" (act. D.30 
dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.25 dell'inc. n. SK1-12-12).

È poi stato indetto un nuovo dibattimento con decreto di citazione del 27 gennaio 
2016 per l'udienza prevista per il 20 aprile 2016 (act. D.31 dell'inc. n. SK1-12-11 e 
act. D.26 dell'inc. n. SK1-12-12).

T. L'appellante 2 ha fatto inoltrare un'istanza di complemento di prova il 18 
novembre 2015 (act. A.15 dell'inc. n. SK1-12-12), chiedendo l'assunzione delle 
seguenti prove:

"a) Gli estratti RC in forma elettronica delle società E._____AG in 
liquidazione e A._____SA in liquidazione del 27.04.2015 qui annessi, 
vengono integrati nella procedura di appello no. SK 1 12 11/SK 1 12 
12 quali doc. 1 e 2 di parte appellante.

b) Qualora gli estratti RC di cui ai doc. 1 e 2 indicati alla precedente 
lettera a) non venissero ritenuti conformi e idonei ai sensi di legge, 
questo Tribunale è tenuto a richiamare dall'Ufficio del Registro di 
commercio dei Grigioni, Coira, gli estratti conformi e aggiornati delle 
società E._____AG in liquidazione e A._____SA in liquidazione.

c) Dalla liquidatrice delle società E._____AG in liquidazione e A._____SA 
in liquidazione, ossia dalla F._____SA, L.4_____, sono richiamate 
tutte le dichiarazioni di tacitazioni sottoscritte dai clienti che si sono 
costituiti parti civili nel presente procedimento.

d) Il signor K._____, L.54_____, che ha agito quale liquidatore per la 
F._____SA, L.4_____, è sentito quale teste nell'ambito del 
dibattimento orale in sede di appello.

e) Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili."

U. Con decreto del 31 marzo 2016 (act. D.37 dell'inc. n. SK1-12-11 e act. D.30 
dell'inc. n. SK1-12-12) il presidente della Prima Camera penale ha dato 
parzialmente seguito all'istanza di complemento di prova del 18 novembre 2015 
dell'appellante 2, sollecitando la F._____SA a trasmettere al Tribunale cantonale i 
documenti utili concernenti le tacitazioni sottoscritte dai clienti delle due società in 
liquidazione che sono nel frattempo state cancellate dal Registro di commercio 
(vedi act. F.1 di entrambi gli incarti).

V. In sede di udienza, il 20 aprile 2016, in merito alle richieste di complemento 
di prova, la Prima Camera penale ha deciso come segue:

"1. Gli estratti del Registro di commercio sono ammessi e presi agli atti.

pagina  22 — 53

2. Con questo decade la necessità di chiedere degli estratti originali 
dall'Ufficio del Registro di commercio dei Grigioni.

3. La richiesta di chiedere alla F._____SA di L.4_____ di trasmettere 
tutte le dichiarazioni di tacitazioni sottoscritte dai clienti che si sono 
costituiti parti civili nel presente procedimento è accolta. Le copie dei 
documenti sono prese agli atti.

4. La richiesta di audizione quale teste di K._____ di L.54_____ che ha 
agito quale liquidatore della F._____SA è respinta."

W. Nelle arringhe delle parti, l'appellante 1 ha chiesto nel senso che sia 
giudicato come segue:

"1. L'appello sia accolto e X._____ sia prosciolto da ogni accusa.

2. Spese e ripetibili a carico dello Stato."

Essenzialmente ha sostenuto quanto già fatto valere nella memoria scritta. Egli 
non vedrebbe riuniti gli elementi costitutivi della truffa. Per quanto attiene agli 
accusatori privati, l'appellante 1 ritiene che essi avrebbero palesemente violato i 
più elementari obblighi di diligenza. Difatti o i clienti non avrebbero chiesto 
minimamente informazioni sulle spese e sulle commissioni, o gli stessi avrebbero 
sì posto delle domande, ma si sarebbero accontentati delle risposte fornite loro al 
telefono dal consulente. Non vi sarebbero state delle particolari pressioni nella 
fase precontrattuale. Le parti offese sarebbero state vittime della loro leggerezza e 
della loro superficialità invero disarmante. Avrebbero affidato del denaro a dei 
perfetti sconosciuti, senza che si fosse istaurato un particolare rapporto di fiducia. 
L'interlocutore al telefono, mai visto e mai conosciuto in precedenza, non potrebbe 
essere ritenuto meritevole di fiducia e non potrebbe far abbassare il livello di 
prudenza, anzi. I clienti sarebbero stati perfettamente consci degli elevati rischi 
intrinsechi a simili investimenti speculativi e avrebbero agito accecati 
dall'ingordigia. Lui stesso invece non avrebbe mai intascato un centesimo. 

Per la denegata ipotesi in cui la Corte dovesse riconoscere adempiuti i 
presupposti della truffa, afferma che non vi sarebbe responsabilità penale da parte 
sua. Le decisioni in merito alla commissione prelevata non avrebbero competuto a 
lui, esse sarebbero state prese esclusivamente da Y._____. Lui invece sarebbe, 
anzi, intervenuto per convincere Y._____ ad abbassare i costi [inteso: la 
commissione]. Inoltre lui non avrebbe rivestito nessun ruolo di dirigente né 
avrebbe avuto responsabilità gestionale nelle società, essendo stato un 
consulente semplice. Sarebbe sorprendente che non sarebbero stati indagati 
anche altri collaboratori fra cui V._____, T._____, S._____ o R._____. Del resto 
andrebbe ricordato che al momento dell'assunzione sua, l'attività di A._____SA 

pagina  23 — 53

sarebbe già stata avviata, la società sarebbe stata operativa a tutti gli effetti e il 
modus operandi ideato esclusivamente da Y._____ sarebbe già stato in atto. Di 
conseguenza l'appellante 1 non avrebbe influito sulle strategie aziendali. Egli non 
avrebbe avuto accesso ai conti e si sarebbe fidato di quanto gli avrebbe detto 
Y._____. In parole proprie l'imputato stesso ha infine dichiarato che, a cuor suo, 
non sentirebbe di aver truffato nessuno. Per questi motivi riterrebbe di dover 
essere prosciolto da ogni accusa.

X. L'appellante 2 ha invece fatto testualmente le seguenti proposte di giudizio 
nelle sue arringhe il 20 aprile 2016, riprendendo pure lui essenzialmente quanto 
già esposto nella motivazione scritta d'appello:

"In via principale:

1. Per violazione del principio "ne bis in idem", il procedimento penale nei 
confronti di Y._____, L.13_____, per titolo di truffa per mestiere giusta 
l'art. 146 cpv. 2 CP e di reiterata falsità in documenti a mente dell'art. 
251 cifra 1 CP è abbandonato definitivamente.

2. Tutte le azioni adesive di compendio di questo procedimento sono 
respinte.

3. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili.

In via eventuale:

1. L'impugnata sentenza 20.01/8.03.2012 del Tribunale distrettuale 
Moesa è parzialmente annullata, rispettivamente riformata come 
segue.

2. Il dispositivo no. 5 è annullato. Per conseguenza, Y._____, L.13_____, 
è prosciolto dalle imputazioni di reiterata falsità in documenti ai sensi 
dell'art. 251 cifra 2 CP e di truffa per mestiere ai sensi dell'art. 146 cpv. 
2 CP.

3. Il dispositivo no. 6 è annullato. Tutte le azioni adesive sono respinte.

4. Il dispositivo no. 7/7.4 è annullato nel senso che l'appellante viene 
affrancato da ogni spesa d'istruzione della Procura pubblica dei 
Grigioni e da ogni tassa di giudizio.

5. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili.

In via ancor più subordinata:

1. Y._____, L.13_____, è dichiarato autore colpevole di truffa per 
mestiere ai sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP. Per conseguenza viene 
condannato a 12 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un 
periodo di prova di cinque anni.

2. Tutte le azioni adesive sono respinte. Eventualmente sono rinviate al 
foro civile.

3. Spese e tasse a norma di legge."

pagina  24 — 53

Quale motivazione di tali proposte ha addotto, tenendosi ai temi della memoria 
scritta, innanzitutto che sarebbe violato il principio del ne bis in idem, poiché il 
Tribunale ordinario di Pordenone lo avrebbe già assolto dal reato di truffa proprio 
per gli stessi fatti. A prescindere, qualora si volesse procedere nuovamente nei 
suoi confronti, andrebbe considerato il comportamento delle persone che lui 
chiama presunte vittime, in un concorso di responsabilità. A tale proposito la 
sentenza impugnata sarebbe una clamorosa forzatura dei fatti. La questione cui 
andrebbe data una sensata risposta sarebbe se, date le concrete circostanze, 
sarebbe stato così irragionevole esigere dai clienti una verifica sull'ammontare 
della provvigione prelevata sugli importi affidati alle due società. La risposta 
sarebbe evidentemente positiva. Ai clienti sarebbe bastato chiedere nelle dovute 
forme. Tuttavia a loro questo aspetto nemmeno gli interessava. Agli atti non vi 
sarebbe una sola prova che dimostri che le società non abbiano dato le 
necessarie informazioni, o peggio ancora, che abbiano impedito delle verifiche a 
chi voleva farle. La questione della tutela degli investitori andrebbe pertanto 
determinata nel singolo caso a dipendenza della rispettiva posizione e bisogno di 
protezione del diretto interessato, tenendo conto pure delle sue particolari 
cognizioni in materia e della sua esperienza commerciale. Nella fattispecie ciò non 
sarebbe stato fatto nemmeno superficialmente. Manco un esame a campione 
sarebbe stato effettuato. Dagli atti emergerebbe invece una chiara e 
preponderante corresponsabilità dei clienti. Essi, a suo dire accecati dall'ingordigia 
di grandi guadagni pur essendo informati sui rilevanti rischi che correvano, 
avrebbero non di meno accettato l'investimento, noncuranti sia del rischio sia delle 
sue condizioni quadro. Il reato di truffa non sarebbe così minimamente 
configurato.

Per quanto concerne invece la falsità in documenti, Y._____ non avrebbe alcuna 
formazione professionale e avrebbe una bassa scolarizzazione. Non avrebbe 
alcuna nozione commerciale specifica. Perciò sarebbe inimmaginabile conferire 
alle sue conferme d'opzione un valore probatorio accresciuto. La Procura pubblica 
dei Grigioni si sarebbe limitata a sostenere che le conferme d'opzione sarebbero 
posticce poiché attestavano la totalità degli interventi dei clienti. Ciò sarebbe un 
modo sbrigativo e fuorviante di apprezzare la fattispecie, in quanti la conferma 
d'opzione avrebbe rappresentato solo e unicamente il costo complessivo del 
prodotto acquistato dal cliente, paragonabile a una ricevuta. Magari sarebbe stato 
esoso, ma non truffaldino. Sarebbe vero che la commissione non era 
separatamente esposta, ma ciò non creerebbe ancora un documento falso. Le 
indicazioni sarebbero state, anzi, tutte veritiere.

pagina  25 — 53

In merito alle azioni civili presentate in via adesiva non vi sarebbe alcun elemento 
sostanziale e probatorio che qualifichi, quantifichi e comprovi il presunto danno 
patito dalle supposte vittime. Inoltre le azioni civili non sarebbero state proposte in 
una forma legalmente accettabile. 

Infine nella commisurazione della pena i giudici di primo grado non avrebbero 
considerato delle circostanze rilevanti, ossia: la prescrizione del reato di violazione 
della LFFINMA [recte: LFINMA], il fatto che nei loro interventi nei confronti delle 
due società negli anni 2004 e 2005 il Ministero pubblico della Confederazione e la 
CFB non avrebbero trovato nulla da ridire sulle loro attività pur disponendo di tutte 
le informazioni, la fattiva e spontanea collaborazione posta in essere dall'imputato 
nell'ambito dell'inchiesta e nella liquidazione delle società, e il lungo tempo 
trascorso dai fatti, i quali avrebbero avuto il loro apice nel 2004/2006. L'appellante 
2 sarebbe dunque da concedere il beneficio della sospensione condizionale della 
pena irrorata [recte: irrogata], ridotta questa massicciamente verso il basso.

Y. La Procura pubblica dei Grigioni, rappresentata dal suo Primo Procuratore, 
ha auspicato la conferma della sentenza impugnata in reiezione integrale degli 
appelli, accollando le spese della procedura d'appello agli appellanti. In via 
subordinata ha proposto che sia eventualmente concessa la sospensione 
condizionale all'appellante 2 (Y._____), per il resto però gli appelli siano respinti e 
le spese della procedura d'appello addossate agli appellanti.

Z. Il dispositivo anticipato della presente sentenza del 20 aprile 2016 è stato 
notificato per scritto il 25 aprile 2016.

Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Giusta l'art. 398 cpv. 1 CPP contro le sentenze dei tribunali di primo grado 
che pongono fine al procedimento può essere proposto appello. Nel Cantone dei 
Grigioni i tribunali distrettuali – sostituiti con l'entrata in vigore della Riforma 
territoriale in data 1° gennaio 2017 dai tribunali regionali – sono i tribunali di primo 
grado ai sensi dell'art. 19 CPP (art. 19 cpv. 1 della Legge d'applicazione del 
Codice di diritto processuale penale svizzero del 16 giugno 2010 [LACPP; CSC 
350.100]) e il Tribunale cantonale è il tribunale d'appello ai sensi dell'art. 21 CPP 

pagina  26 — 53

(art. 22 LACPP). Competente per giudicare gli appelli in materia penale è la Prima 
Camera penale (art. 9 cpv. 1 dell'Ordinanza sull'organizzazione del Tribunale 
cantonale del 14 dicembre 2010 [Ordinanza sul Tribunale cantonale, OOTC; CSC 
173.100]). 

1.1. L'appello va annunciato al tribunale di primo grado entro dieci giorni dalla 
comunicazione del dispositivo della sentenza (art. 399 cpv. 1 CPP in unione con 
l'art. 84 cpv. 2 e 3 CPP e l'art. 384 lett. a CPP). Va poi presentata una 
dichiarazione scritta d'appello al tribunale d'appello entro 20 giorni dalla 
notificazione della sentenza motivata (art. 399 cpv. 3 CPP). In seguito giusta l'art. 
403 cpv. 1 CPP il tribunale d'appello decide in una procedura scritta se entra nel 
merito dell'appello. In tal caso chi dirige il procedimento prende le disposizioni 
necessarie allo svolgimento dell'ulteriore procedura d'appello, ordinando la 
procedura scritta o orale (art. 403 cpv. 4 CPP). Il tribunale d'appello può trattare 
l'appello in procedura scritta se occorre statuire esclusivamente in merito a 
questioni giuridiche (art. 406 cpv. 1 lett. a CPP), nel qual caso chi dirige il 
procedimento impartisce all'appellante un termine per la presentazione di una 
motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP). In seguito invita le altre parti a 
presentare le loro osservazioni e statuisce mediante circolazione degli atti o con 
deliberazione a porte chiuse, sulla base degli atti e delle prove supplementari 
assunte (art. 406 cpv. 4 in unione con l'art. 390 cpv. 2 e 4 CPP). Se necessario, 
può essere ordinato un secondo scambio di scritti (art. 390 cpv. 3 CPP). Di 
principio però secondo la giurisprudenza del Tribunale federale – la massima 
Corte elvetica – e la concezione del nuovo Codice nonché in virtù delle 
disposizioni della CEDU, l'appello va trattato in procedura orale e l'imputato 
appellante ha diritto a un dibattimento. Nel caso in cui fosse stata ordinata la 
procedura scritta, al tribunale d'appello è comunque concesso di indire un'udienza 
(art. 390 cpv. 5 CPP), sia in rispetto del diritto a un dibattimento pubblico sia per 
trattare questioni di fatto.

1.2. Contro la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 20 gennaio 2012, 
comunicata oralmente lo stesso giorno, in dispositivo il 24 gennaio 2012 e con 
motivazione scritta l'8 marzo 2012, l'appellante 1 ha annunciato appello il 27 
gennaio 2012, richiedendo la motivazione scritta della sentenza, poi il 27 marzo 
2012 ha inoltrato al Tribunale cantonale la dichiarazione d'appello e, dopo che è 
stata ordinata la procedura scritta il 26 giugno 2012, la motivazione scritta 
d'appello in data 11 ottobre 2012. L'appellante 2, a sua volta, ha annunciato 
appello il 25 gennaio 2012, richiedendo pure lui la motivazione scritta della 

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sentenza, poi il 29 marzo 2012 ha inoltrato al Tribunale cantonale la dichiarazione 
d'appello e, dopo che è stata ordinata la procedura scritta, la motivazione scritta 
d'appello in data 10 ottobre 2012. Con questo sia l'appellante 1 sia l'appellante 2 
hanno rispettato tutti i termini e le forme prescritte dal CPP. Di conseguenza la 
Prima Camera penale competente in materia può entrare nel merito dei loro 
appelli. Siccome è stata tenuta un'udienza pubblica possono ormai essere trattate 
anche questioni di fatto. La cognizione della Prima Camera penale è dunque piena 
(art. 398 cpv. 2 e 3 CPP).

1.3. Considerando che si dirigono entrambi contro la stessa sentenza di primo 
grado, la Prima Camera penale del Tribunale Cantonale dei Grigioni può trattare i 
due appelli in un'unica sentenza (cfr. art. 30 CPP).

1.4. Sia infine menzionato a titolo meramente informativo per gli accusatori 
privati che – differentemente dall'Italia (cfr. gli artt. 544 segg. del Codice di 
procedura penale italiano [approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 
del 22 settembre 1988 n. 447] con gli artt. 80 segg. CPP e le leggi cantonali in 
materia) – in Svizzera storicamente non sono i giudici a motivare la sentenza, 
bensì questo compito di redazione della motivazione – obbligatoria per sentenze 
d'appello, cioè secondo il nuovo diritto processuale federale non vi si può 
rinunciare – è delegato a una persona con formazione giuridica impiegata dal 
tribunale. Nel Cantone dei Grigioni la persona che riveste questa funzione è 
tradizionalmente chiamata "attuario" (=cancelliere o segretario giuridico; cfr. l'art. 
14 della Legge sull'organizzazione giudiziaria del 16 giungo 2010 [LOG; CSC 
173.000]), al contrario ad esempio dal Cantone Ticino. Nei dibattimenti del 
tribunale ha meramente voto consultivo (art. 14 LOG).

2. Innanzitutto gli appellanti sollevano – come già in prima istanza – 
l'eccezione del ne bis in idem. Il principio ne bis in idem vieta che una persona sia 
perseguita penalmente due volte per gli stessi fatti; esso è violato quando sono 
identici l'oggetto del procedimento, la persona interessata e i fatti considerati. L'art. 
54 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 
1985 (Gazzetta ufficiale dell'UE n. L 239 del 22 settembre 2000 pagg. 0019-0062) 
[nel seguito: CAS] prevede che una persona che sia giudicata con sentenza 
definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta a un procedimento 
penale per i medesimi fatti in un'altra Parte contraente a condizione che, in caso di 
condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di esecuzione 
attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa 

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più essere eseguita. Secondo la dottrina ciò vale anche in caso di assoluzione 
(vedi fra tanti BRIGITTE TAG, in Basler Kommentar zur Schweizerischen 
Strafprozessordnung I, 2a ed., Basilea 2014, n. 8 ad art. 11 CPP). Secondo l'art. 2 
n. 1 in unione con l'allegato A dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, 
l'Unione europea e la Comunità europea, riguardante l'associazione della Svizzera 
all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen del 26 
ottobre 2004 (Accordo di associazione a Schengen; RS 0.362.31), entrato in 
vigore il 1° marzo 2008, la Svizzera attua e applica fra l'altro anche l'art. 54 CAS. 
La Svizzera ha però dichiarato ai sensi dell'art. 55 n. 1 e 2 CAS di non essere 
vincolata dall'art. 54 CAS, fra l'altro, quando i fatti oggetto della sentenza straniera 
sono avvenuti totalmente o in parte sul suo territorio; in quest'ultimo caso questa 
eccezione non si applica se i fatti sono avvenuti in parte sul territorio della Parte 
contraente in cui la sentenza è stata pronunciata. Infine il Tribunale federale ha 
statuito che, al contrario dell'art. 54 CAS, il principio fondamentale del ne bis in 
idem ancorato nelle norme sui diritti fondamentali (art. 6 CEDU, art. 4 n. 1 del 
Protocollo n. 7 alla CEDU, artt. 8 cpv. 1 e 29 cpv. 1 Cost.) non ha una portata 
transnazionale. Ha inoltre precisato sotto quali condizioni l'art. 54 CAS abbia un 
effetto impeditivo nell'area Schengen (vedi la sentenza del Tribunale federale 
1B_148/2012 del 2 aprile 2012 consid. 4). In particolare ha ricordato che detta 
norma esclude soltanto un nuovo procedimento in un altro Stato se nel primo 
Stato vi è stata una condanna cresciuta in giudicato, il che secondo la 
giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) significa che 
dev'essere stata pronunciata una sanzione (ad esempio pecuniaria) e una 
costatazione di colpa; inoltre dall'evasione della prima procedura non possono 
risultare pregiudizi giuridici per terzi, in particolare danneggiati.

2.1. Nel caso qui in giudizio la parte fondamentale dei fatti è avvenuta su 
territorio elvetico, posto che a L.1_____ avevano sede le due società, lavoravano i 
dipendenti delle società, venivano prese tutte le decisioni circa le modalità e le 
strategie da adottare per la raccolta dei fondi, venivano contattati telefonicamente 
tutti i potenziali clienti ed erano elaborati le brochure e il materiale informativo per 
l'acquisizione di clienti, nonché i conteggi e le conferme d'acquisto di opzioni dei 
clienti. Come hanno confermato gli imputati stessi, l'idea o lo svolgimento standard 
era concepito così che i clienti venivano negli uffici a L.1_____ per firmare il 
contratto. Solo in caso di impedimento veniva inviato un corriere, per la più parte 
nella persona di W._____, per perfezionare il negozio al domicilio dei clienti in 
Italia. L'operato potenzialmente truffaldino veniva dunque svolto in prevalenza, per 
non dire quasi esclusivamente, in Svizzera. Già per questi motivi l'art. 54 CAS non 

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torna applicabile. Vi si aggiunge, come precisato a ragione dalla Procura pubblica 
dei Grigioni, che il CAS si estende alla Svizzera soltanto dal 1° marzo 2008, cioè 
dopo i fatti qui incriminati. Anche per quello non ci si può riferire a detto articolo.

2.2. In secondo luogo, va ribadito, come lo hanno fatto a ragione i primi giudici, 
che non vi è identità dei fatti (cfr. BRIGITTE TAG, op. cit., n. 16 ad art. 11 CPP), 
posto che nella sentenza del Tribunale ordinario di Pordenone in composizione 
monocratica (act. PP.A.1.52.1) la fattispecie si riferiva a investimenti di un solo 
cliente delle due società potenzialmente truffaldine (J.16_____). I giudici italiani 
non hanno esaminato né la questione della provvigione del 50% in favore delle 
società – la quale neanche era loro conosciuta in quel momento –, né il contenuto 
delle conferme d'acquisto delle opzioni con il raddoppio dell'effettivo costo 
dell'opzione, le quali potrebbero rivelarsi ingannevoli e costituire perciò il reato di 
falsità in documenti. La Corte italiana si è limitata a osservare che non vi 
sarebbero le prove secondo cui le somme corrisposte da J.16_____ non fossero 
state – almeno in parte – investite, nulla più. Hanno così ritenuto che il fatto non 
sussisterebbe, assolvendo di conseguenza gli imputati per questo motivo (vedi la 
prima ipotesi dell'art. 530 primo comma del Codice di procedura penale italiano). 
Tale sentenza si avvicina perciò piuttosto a un decreto di abbandono, mancando 
comunque chiaramente una sanzione e una qualsivoglia costatazione di colpa (cfr. 
anche la già citata sentenza del Tribunale federale 1B_148/2012 del 2 aprile 2012 
consid. 4.8). Vi è inoltre una sovrapposizione solo minima dei fatti incriminati, 
aldilà della qualifica giuridica comunque diversa (l'aggravante del mestiere non era 
stata presa in considerazione, essendoci un solo investitore), del volume degli 
investimenti delle vittime (199 clienti con investimenti pari a complessivi EUR 
4'170'729.00) e della partecipazione/pretese delle parti civili (40 azioni civili di 
diversi danneggiati per un valore litigioso totale di ca. EUR 661'671.00 e USD 
96'852.00). In sostanza, il Tribunale ordinario di Pordenone si è limitato ad 
accertare che "non vi è prova alcuna che le somme corrisposte dalla persona 
offesa [inteso: J.16_____] non siano state realmente impiegate per gli investimenti 
prospettati dal cliente", laddove in concreto, e per stessa ammissione degli 
imputati, solo il 50% veniva realmente investito, come essi hanno concesso in 
primo grado e confermano ora in sede d'appello (cfr. la costellazione nella già 
citata sentenza del Tribunale federale 1B_148/2012 del 2 aprile 2012 e le 
ponderazioni della massima Corte a riguardo al consid. 4.7). Di conseguenza 
questa Corte può trattare l'accusa, il principio del ne bis in idem non è violato, 
come già costatato pienamente a ragione dai primi giudici.

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3. Ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CPP il giudice valuta liberamente le prove 
secondo il convincimento che trae dall'intero procedimento. Giusta l'art. 10 cpv. 1 
CPP ognuno è presunto innocente fintanto che non sia condannato con decisione 
passata in giudicato. Se vi sono dubbi insormontabili quanto all'adempimento degli 
elementi di fatto, il giudice si fonda sulla situazione oggettiva più favorevole 
all'imputato (cosiddetto principio in dubio pro reo, art. 10 cpv. 3 CPP).

3.1. Dalla presunzione d'innocenza menzionata pocanzi risulta la regola di 
ripartizione dell'onere della prova tenor la quale non è l'accusato a dover provare 
la sua innocenza, bensì incombe alle autorità penali comprovare l'esistenza di una 
condotta punibile e la responsabilità della persona imputata (WOLFGANG WOHLERS, 
in DONATSCH/HANSJAKOB/LIEBER [ed.], Kommentar zur Schweizerischen 
Strafprozessordnung [StPO], 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 6 ad art. 10 
CPP con diversi rinvii; cfr. PAOLO BERNASCONI, in Codice svizzero di procedura 
penale [CPP] – Commentario [in seguito: Commentario CPP], Zurigo/San Gallo 
2010, n. 8 e 14 ad art. 10 CPP). A questa prova vanno poste severe esigenze. 
Esatta è più di una semplice probabilità, tuttavia non una prova assoluta della 
reità. Secondo la regola di valutazione delle prove in dubio pro reo derivante 
dall'art. 6 n. 2 CEDU, dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e dall'art. 10 cpv. 3 CPP però il 
giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie 
sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale 
probatorio, sussistono dubbi considerevoli e insormontabili che la fattispecie si sia 
verificata in quel modo. Semplici dubbi astratti e teorici non sono determinanti, 
poiché sono sempre possibili e una certezza assoluta non può essere pretesa 
(sentenza del Tribunale federale 6B_277/2010 del 7 giugno 2010 consid. 2.3.3). 
Deve piuttosto trattarsi di rilevanti e insopprimibili dubbi, vale a dire che si 
impongono a seconda della situazione giuridica oggettiva (DTF 120 Ia 31 consid. 
2.c). Compito del giudice è quello di scartare possibili dubbi senza essere 
vincolato da delle regole di prova e di decidersi con convinzione per una 
determinata fattispecie, tenuto conto che l'acquisizione della sua convinzione deve 
essere oggettivabile e condivisibile (cfr. NIKLAUS SCHMID, Schweizerische 
Strafprozessordnung [StPO] – Praxiskommentar, 2a ed., Zurigo/San Gallo 2013, n. 
4 segg. ad art. 10 CPP e il Messaggio del Consiglio federale concernente 
l'unificazione del diritto processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 2006 989 
pag. 1038). La colpa dell'accusato deve infine fondarsi su prove e indizi che non 
lasciano dei ragionevoli dubbi (cfr. PTC 1987 n. 12). Questa regola generale del 
diritto non si applica già in presenza di esposizioni contrastanti. Il giudice deve 
piuttosto vagliare, fondandosi su tutti gli indizi, le prove e le circostanze che 

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risultano dagli atti, quale delle due esposizioni sia atta a convincerlo: quella 
dell'accusa o quella dell'accusato. Unicamente nel caso che una tale convinzione 
non possa essere acquisita né dall'una né dall'altra esposizione dei fatti, il giudice 
deve ammettere la fattispecie a favore dell'accusato conformemente al principio in 
dubio pro reo (vedi ad esempio PTC 1978 n. 31). In tal caso va pronunciato il 
proscioglimento.

3.2. Dal sistema del libero apprezzamento delle prove scaturisce l'assenza di 
una gerarchia dei mezzi di prova (PAOLO BERNASCONI, in Commentario CPP, n. 21 
ad art. 10 CPP; NIKLAUS SCHMID, Praxiskommentar, n. 5 e 7 ad art. 10 CPP). Il 
principio dell'accertamento della verità materiale (art. 6 CPP) esclude difatti di 
doversi (o potersi) tenere meramente alle richieste e allegazioni delle parti (ZR 
90/1991 n. 30). In particolare le deposizioni di testimoni, di persone informate sui 
fatti e dell'imputato hanno pieno valore e la stessa idoneità di prova. Anche se 
l'imputato è direttamente partecipe al procedimento, la sua deposizione 
rappresenta comunque un mezzo di prova e il giudice dovrà valutare le sue 
dichiarazioni in merito alla loro veridicità materiale. Va notato però pure che 
secondo la giurisprudenza meritano più particolare attenzione le prime 
dichiarazioni dinanzi alla Polizia, poiché tipicamente esse sono rilasciate subito 
dopo l'accaduto e sono meno affette da lacune di memoria o da possibile 
collusione di deposizioni fatte settimane o mesi dopo (cfr. anche la PTC 1991 n. 
39 e la DTF 121 V 45 consid. 2.a nel campo del diritto delle assicurazioni sociali). 
Nell'ambito della valutazione delle prove non è determinante la forma, bensì 
l'impressione globale, ossia l'esposizione e la forza di persuasione del mezzo di 
prova nel caso concreto (ROBERT HAUSER/ERHARD SCHWERI/KARL HARTMANN, 
Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., Basilea 2005, § 54 n. 5). In altri termini 
non è decisiva in prima linea la credibilità della persona deponente come tale, 
bensì la forza probante e l'attendibilità della concreta deposizione. Diversi indizi 
che, se esaminati singolarmente, indicano in genere solo con una certa probabilità 
la reità o i fatti, assieme possono invece apportare la piena prova e così la piena 
convinzione ed escludere ogni ragionevole dubbio. In tal caso non vanno valutati 
singolarmente, ma nel loro insieme (sentenza del Tribunale federale 1P.87/2002 
del 17 giugno 2002 consid. 3.4 con rinvii). 

3.3. Nel caso dell'apprezzamento di deposizioni, la giurisprudenza del Tribunale 
federale segue essenzialmente la metodologia d'apprezzamento sviluppata da 
UNDEUTSCH. Secondo il suo approccio, dal punto di partenza empirico dell'analisi 
di deposizioni si considera che le prestazioni intellettuali richieste per 

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testimonianze basate su eventi fattuali realmente vissuti sono diverse da quelle 
per dichiarazioni non fondate sull'esperienza vissuta. Si verifica in primo luogo 
l'ipotesi a sapere se la persona deponente, tenuto conto delle circostanze, delle 
sue capacità di prestazione intellettuale e delle sue motivazioni, avrebbe potuto 
fare una simile deposizione anche senza un reale contesto esperienziale. Dal 
punto di vista metodologico, l'esame complesso è effettuato in modo tale che il 
risultato – ottenuto d'un canto nell'ambito di un modo di procedere diretto da 
ipotesi, mediante un'analisi del contenuto (caratteristiche qualitative intrinseche 
alla deposizione, cosiddetti "Realkennzeichen") e una valutazione della genesi 
delle dichiarazioni, e d'altro canto dal comportamento di asserzione complessivo – 
viene esaminato su eventuali fonti di errori. Oltre a questo si analizza la 
competenza personale della persona chiamata a deporre, vale a dire il suo 
vissuto, la sua storia personale, la costellazione sistemica e i diversi elementi 
esterni. Per il giudizio sull'attendibilità di una deposizione, poi, si deve considerare 
in ogni caso che la dichiarazione può non essere fondata sulla realtà. Qualora si 
giunga alla conclusione che l'ipotesi secondo la quale le affermazioni sono false 
(cosiddetta 'ipotesi nulla') non corrisponde più ai fatti costatati, la si rigetta. Si 
accetta in tal caso l'ipotesi alternativa, cioè che la dichiarazione è veritiera. È 
necessaria innanzitutto anche un'analisi dell'origine e dello sviluppo della 
deposizione (cosiddetta 'genesi della deposizione'). Va infine distinto 
rigorosamente fra la credibilità in generale, che concerne la persona come tale, e 
l'attendibilità riferita invece specificamente a una dichiarazione concreta e che è 
l'oggetto dell'analisi e della valutazione psicologiche della deposizione. L'esame di 
detta attendibilità è in primo luogo compito dei tribunali (sentenza del Tribunale 
federale 6B_375/2015 del 29 ottobre 2015 consid. 2.2.2 e soprattutto DTF 128 I 
81 consid. 2 e DTF 129 I 49 consid. 5 seg.).

4. Nel caso in giudizio gli eventi descritti nell'atto d'accusa della Procura 
pubblica dei Grigioni sono – nella loro sostanza – incontestati, cioè le parti sono 
d'accordo in merito agli importi investiti dagli accusatori privati e in merito alle 
commissioni del 50% decurtate da tali importi da parte degli imputati 
rispettivamente delle società incriminate. Litigiosa è invece la fattispecie circa le 
intenzioni dei vari protagonisti e la loro qualificazione giuridica. Entra in rassegna il 
reato di truffa.

4.1. Si rende colpevole di truffa giusta l'art. 146 cpv. 1 CP chiunque, per 
procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona 
affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma 

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subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio 
proprio o altrui. Ai sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP se il colpevole fa mestiere della 
truffa la pena comminata è una pena detentiva sino a dieci anni o una pena 
pecuniaria non inferiore a 90 aliquote giornaliere. I cinque elementi costitutivi della 
truffa sono dunque, in ordine cronologico e causale: l'inganno astuto, l'errore, la 
disposizione, il pregiudizio al patrimonio e il profitto (ingiusto o indebito) quale 
controvalore di detto pregiudizio. Sotto il profilo oggettivo, perché vi sia truffa ex 
art. 146 CP in Svizzera – al contrario di diversi altri ordinamenti giuridici, in 
particolare nel territorio germanofono (nell'ordinamento italiano però la soluzione 
pare leggermente più vicina a quella Svizzera; cfr. l'art. 640 del Codice penale 
italiano [approvato con Regio Decreto del 19 ottobre 1930 n. 1398]) – non basta 
che la vittima sia stata ingannata, bensì è necessario che sia stata ingannata con 
astuzia. Nel confronto internazionale, in Svizzera l'asticella è molto elevata in 
questo senso, anche se la giurisprudenza della massima Corte elvetica non ha 
sempre seguito il proprio ragionamento con lo stesso rigore. Secondo la dottrina e 
giurisprudenza vi è astuzia non solo quando l'autore si avvale di un tessuto di 
menzogne (anche denominato 'edificio di menzogne'), di maneggi fraudolenti o di 
una messa in scena (ciò che è innanzitutto il caso quando l'autore presenta dei 
documenti falsificati), ma anche laddove egli si limiti a fornire delle informazioni 
fasulle la cui verifica è impossibile, difficile o non ragionevolmente esigibile, 
oppure se il truffatore dissuade la vittima dall'effettuare una verifica o prevede, 
date le circostanze, che essa rinuncerà a farlo in virtù segnatamente di un 
particolare rapporto di fiducia. Il carattere astuto non dipende dal buon esito 
dell'inganno. È invece determinante sapere se per l'autore l'inganno non era, o 
solo difficilmente, rilevabile dalla vittima, tenuto conto dei mezzi di verifica di cui 
questa disponeva. L'astuzia va negata, qualora la vittima avrebbe potuto 
difendersi dando prova di un minimo di attenzione o evitare l'errore con un minimo 
di prudenza. Nemmeno è però necessario che la vittima abbia dato prova della più 
grande diligenza e adottato tutte le misure di prudenza possibili. Non si tratta 
quindi di sapere se la vittima abbia fatto tutto ciò che poteva per evitare di essere 
ingannata. L'astuzia va negata solo quando la vittima è corresponsabile del danno, 
per non aver osservato le misure elementari che si imponevano. Di conseguenza 
la tutela penale non decade in presenza di una qualsiasi negligenza della vittima, 
ma solo di una leggerezza tale da relegare in secondo piano il comportamento 
truffaldino dell'autore. Soltanto eccezionalmente quindi la corresponsabilità della 
vittima esclude la punibilità penale del truffatore. Per determinare se l'autore ha 
agito con astuzia e se la vittima ha omesso di adottare elementari misure di 

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prudenza non ci si deve domandare come avrebbe reagito all'inganno una 
persona ragionevole ed esperta, né se una persona di media esperienza o 
capacità sarebbe stata in grado di subodorare la frode. Per sapere se il 
danneggiato merita una tutela dal profilo del diritto penale in funzione 
dell'elementare prudenza che avrebbe dovuto applicare per (eventualmente) 
evitare l'inganno astuto occorre bensì prendere in considerazione la situazione 
concreta della vittima nel singolo caso, così come l'autore la conosce e la sfrutta 
(vedi per il tutto fra tante la sentenza del Tribunale federale 6B_645/2012 del 27 
maggio 2013 consid. 2 con rinvii; cfr. in particolare la DTF 133 IV 256 consid. 
4.4.3). Il Tribunale federale – la massima Corte svizzera – ha però precisato 
anche che con il principio secondo cui alla vittima incombe un certo dovere di 
prudenza non si è inteso elevare particolarmente la soglia dell'astuzia e 
incoraggiare l'impunità di coloro che ricorrono alla frode confidando che il giudice li 
prosciolga in base a una semplice esistente possibilità astratta di verifica o 
controllo. Questo principio va applicato, dunque, dando prova di rigore e di 
prudenza, ritenuto peraltro che, di regola, l'attitudine sconsiderata della vittima può 
essere d'ostacolo al riconoscimento dell'inganno astuto soltanto nel caso in cui 
essa non si trovi in una condizione di inferiorità rispetto all'autore. Decisiva, al 
proposito, è la situazione concreta, segnatamente l'esigenza di protezione della 
vittima, nella misura in cui l'autore ne conosce i limiti e li sfrutta a suo favore (vedi 
la sentenza della Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino 
17.2011.11 del 9 giugno 2011 consid. 2.5 con rinvii).

4.2. La fattispecie così come esposta dalla Procura pubblica dei Grigioni 
raggruppa di principio tutti gli elementi costitutivi del reato di truffa per mestiere ai 
sensi dell'art. 146 cpv. 2 CP. Vi è stato un inganno e un errore degli investitori 
divenuti clienti, in quanto essi dichiarano che non avrebbero mai investito se 
avessero saputo della vera natura del negozio e della commissione detratta; vi è 
manifestamente stata una disposizione, i vari clienti avendo dimostrato 
sufficientemente di aver provveduto a versare gli importi in questione, o per 
assegno o in contanti al corriere in mani alle due società; vi è stato un pregiudizio 
al patrimonio, in quanto tutti i clienti qui costituitisi accusatori privati hanno 
debitamente documentato di aver perso tutto quello che avevano investito o quasi; 
e vi è stato il profitto da parte delle due società. Infatti si costata che le società 
hanno trattenuto una provvigione assai elevata del 50% – una commissione esosa 
di sproporzione manifesta, il che è stato ammesso addirittura dagli imputati qui 
appellanti e dai loro difensori. Y._____ dichiarò difatti in interrogatorio dinanzi alla 
Procura pubblica dei Grigioni su rispettiva domanda che "conoscendo i mercati 

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come li conosco io, in qualità di cliente, non avrei fatto un simile investimento. 
Questo a causa del mercato a rischio. […] Se mi fosse stato detto, in qualità di 
cliente, che la commissione sarebbe stata del 50%, a meno di credere di ottenere 
un guadagno massiccio, non penso che avrei acconsentito all'investimento" (act. 
PP.A.14.1 pag. 9). W._____ alla stessa domanda rispose "Assolutamente no. Il 
10% l'avrei ancora accettato. Il 50% no." (act. PP.A.14.3 pag. 7) e X._____ 
dichiarò meramente che "[a] questa domanda preferisco non rispondere" (act. 
PP.A.14.4 pag. 7). Su domanda se non gli sembrava troppo elevata luna 
commissione del 50% X._____ rispose "Onestamente sì" (act. PP.A.14.4 pag. 4). 
È dunque assodato che gli imputati avevano l'intenzione di approfittare di clienti 
poco ben informati, allettandoli a degli investimenti redditizi in prima linea per le 
società, piuttosto che per i clienti stessi. Quegli elementi base costituenti il reato di 
truffa paiono dunque debitamente documentati e non sono stati discussi né in 
prima istanza né in via d'appello. Tuttavia il punto qui controverso è sempre stato 
– fin dall'inizio – quello a sapere se l'inganno sia stato astuto. Secondo la Procura 
pubblica dei Grigioni e gli accusatori privati, ciò sarebbe il caso, non essendo stato 
possibile ai clienti verificare l'entità e le modalità precise della commissione 
prelevata. A mente degli imputati qui appellanti, invece, dagli atti emergerebbe 
"una chiara, evidente e preponderante corresponsabilità dei clienti" che 
escluderebbe l'astuzia. Questi avrebbero agito "accecati dall'ingordigia di lauti 
guadagni" e, "pur essendo informati sui rilevanti rischi che correvano", avrebbero 
"accettato l'investimento, noncuranti sia del rischio sia delle sue condizioni 
quadro". Gli appellanti ammettono di aver saputo fin dall'inizio che la commissione 
era del 50%, sostengono però che i clienti non si sarebbero mai interessati 
concretamente per tale fatto e che se lo avessero fatto, glielo avrebbero rivelato. 
Secondo gli appellanti, tutti i clienti avrebbero avuto le possibilità di verifica che 
volevano. Le società non avrebbero "messo in atto nessun artificio per nascondere 
e/o impedire un controllo".

4.3. Per una sentenza di condanna occorre che i giudici competenti siano 
convinti oltre ogni ragionevole dubbio che i fatti si siano svolti come descritto 
dall'accusa. Nel seguito va inquadrato più in dettaglio l'atteggiamento messo in 
atto dagli imputati e i loro ausiliari e quanto sapevano i clienti delle due società al 
momento in cui hanno deciso di fare gli investimenti poi rivelatisi privi di successo 
alcuno. Non si impone in questa sede statuire quanti clienti abbiano guadagnato e 
quanti abbiano perso; basta sapere che la Procura pubblica dei Grigioni sostiene 
con convinzione e con rinvio agli atti che a non perdere sarebbero stati solo 3 di 
199, mentre gli appellanti si limitano a delle affermazioni vaghe, cercando di far 

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credere che sia stata una parte grande quasi quanto quella dei clienti che hanno 
perso tutto o parte di quanto investito, descrivendo le perdite come normali, visto 
l'alto rischio degli investimenti proposti. Più rilevante è invece il quesito a sapere 
se i clienti siano stati informati che su ogni investimento – e su ogni reinvestimento 
– veniva prelevata una commissione del 50% sull'importo consegnato alle due 
società e se abbiano interpellato le società o i loro impiegati in merito, in 
particolare i due qui imputati, in altre parole si pone la questione della 
corresponsabilità dei danneggiati.

4.4. Al quesito menzionato non può essere risposto univocamente. Gli appellanti 
sostengono che ciò non sarebbe stato affatto il caso. Agli atti vi sono invece vari 
accenni a tali domande, anche ripetute, da parte degli investitori nei confronti delle 
società. Va tuttavia costatato anche che diversi accusatori privati hanno scritto alla 
Procura pubblica dei Grigioni di essere venuti a conoscenza del fatto che da parte 
delle due società venisse applicata una commissione altissima, o meglio del 50%, 
solo con la notifica del decreto di chiusura d'indagine da parte della Procura 
pubblica dei Grigioni dell'11 maggio 2010 (vedi fra tanti act. PP.D.26, nel quale 
J.27_____ dichiara: "al momento dell'investimento non ero, né sono stato, a 
conoscenza delle spese cui sarei stato soggetto per l'esecuzione dell'operazione" 
[evidenziamenti rimossi]). J.28_____ ha esposto ad esempio di essere stato 
informato da V._____ che la percentuale che gli "veniva trattenuta era del 3% sia 
sul capitale investito che sul successivo guadagno reinvestito". Ha però proseguito 
dichiarando che "mi è sembrato anche strano una percentuale così bassa a fronte 
di possibili alti guadagni", ma che sia V._____ per telefono che W._____ di 
persona gli avrebbero spiegato che gestendo grandi capitali sulle stesse 
operazioni relative alle materie prime interessate, comporterebbero un lavoro 
minimo perché frutto di un'unica operazione borsistica. In merito al motivo perché i 
qui danneggiati abbiano deciso di investire, in diversi dichiarano di aver affidato 
denaro alle due società "soprattutto perché da parte dei suoi incaricati è stato più 
volte sottolineato come la normativa svizzera sia rigorosa e selettiva riguardo agli 
operatori finanziari", come scrive ad esempio J.17__