# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2dc737dc-8044-5e9b-825b-645fd1779350
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-08-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.08.1998 11.1998.122
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-122_1998-08-24.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00122

  	
  Lugano

  24 agosto 1998/lcg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

visto
l’appello del 7 agosto 1998 presentato da

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________ -__________, __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

                                         

                                         la sentenza del 31 luglio
1998 con cui il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord ha respinto una proroga
del termine per la rinuncia all’eredità lasciata da __________ __________
(1908-1993), già in __________;

 

Ritenuto 

in fatto:                          che il __________
__________ 1993 è deceduto a __________, suo ultimo domicilio, __________
__________ (1908), lasciando eredi la moglie __________ con i figli __________
__________ e __________;

                                         che gli eredi hanno
proceduto alla divisione della successione con contratto dell’11 luglio 1993,
completato il 13 novembre 1994;

                                         che il 15 luglio 1998
il notaio __________ __________ ha pubblicato davanti al Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Nord il testamento pubblico di __________
__________, ricevuto il 27 febbraio 1975 dal notaio __________ __________;

                                         che il 30 luglio 1998
__________ __________ __________ ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Nord la restituzione del termine per rinunciare all’eredità del padre (art. 576
cpv. 1 CC);

                                         che con sentenza del 31
luglio 1998 il Pretore ha respinto l’istanza, rilevando che la successione era
già stata divisa con il concorso dell’istante e che l’ingerenza di quest’ultimo
negli affari della successione impediva l’assegnazione un nuovo termine per la
rinuncia all’eredità;

                                         che contro la sentenza
del Pretore Pretore __________
__________ __________ è insorto con un appello del 7 agosto 1998 con cui chiede
la revoca della sentenza e l’assegnazione di un nuovo termine per la rinuncia
alla successione;

                                         che non essendovi
controparti, l’appello non è stato oggetto di intimazione;

considerando 

in diritto:                        che a norma dell’art.
576 CC l’autorità competente può, per motivi gravi, prorogare il termine per
rinunciare all’eredità o concederne uno nuovo; 

                                         che l’art. 571 cpv. 2
CC preclude tuttavia all’erede ingeritosi negli affari della successione la
facoltà di rinunciare all’eredità;

                                         che il Pretore ha
rifiutato di concedere all’istante un nuovo termine per la rinuncia all’eredità
con l’argomento – come detto – che l’istante si era ingerito negli affari della
successione, avendo proceduto alla divisione in concorso con gli altre eredi;

                                         che il ricorrente non
contesta l’avvenuta divisione dell’eredità secondo il contratto firmato nel
luglio 1993 (doc. G), ma ribadisce che non l’avrebbe accettata se fosse stato a
conoscenza delle condizioni poste dal testatore, comunicate solo il 15 luglio
1998, alla pubblicazione del testamento pubblico 27 febbraio 1975;

                                         che l’accettazione
dell’eredità preclude la possibilità di chiedere l’assegnazione di un nuovo
termine ai sensi dell’art. 576 CC (Tuor/Picenoni
in: Berner Kommentar, n. 6 ad art. 576 CC);

                                         che, a parte ciò, in
concreto non sono dati nemmeno motivi gravi per chiedere un nuovo termine,
poiché il testamento 27 febbraio 1975 – contrariamente a quanto sembra ritenere
il ricorrente – non comporta per gli eredi alcun aggravio;

                                         che le indicazioni del
testatore sull’assegnazione in uso dell’ap-partamento al piano superiore della
casa di __________ sembrano invero riservare l’accordo degli altri
comproprietari dell’immobile (“sempre che gli eredi di mia sorella __________ siano
consenzienti con l’attuale ripartizione della casa”: doc. C), conformemente a
quanto prevedono le norme legali relative al regime della comproprietà
ordinaria a quel momento applicabile (doc. B);

                                         che tuttavia nel 1977,
posteriormente alla confezione del testamento, l’immobile è stato costituito in
proprietà per piani originaria e al momento della sua morte __________
__________ era comproprietario del fondo n. __________ di __________, con una
quota di 500/1000 consistente nel diritto esclusivo sull’appartamento
n. 72 (piano superiore);

                                         che quindi
l’assegnazione in uso degli appartamenti a suo tempo prevista dai precedenti
comproprietari (doc. A) è stata formalizzata con la costituzione della proprietà
per piani, nel senso che l’istante ha ora il diritto esclusivo di godere e
sistemare l’appartamento ai piani superiori nei limiti di quanto la legge consente
(art. 712a CC), sicché la ripartizione dei locali non può più essere
rimessa in discussione; 

                                         che il testamento
menziona alla clausola n. 4 la frase “non posso lasciare alcunché in
beneficenza”;

                                         che tale indicazione,
lungi dall’essere una condizione imposta agli eredi, costituisce in realtà la
risposta del testatore alla domanda rivoltagli dal notaio se volesse disporre
qualche legato a favore di istituzioni di pubblica beneficenza, richiesta che
per legge il pubblico ufficiale deve rivolgere al testatore (art. 78 LN);

                                         che la risposta essendo
stata negativa, gli eredi non sono stati gravati da alcun onere o condizione;

                                         che l’appello, infondato,
deve di conseguenza essere respinto;

                                         che gli oneri
processuali sono posti a carico del ricorrente (art. 148 cpv. 1 CPC);

per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 150.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante.

 

                                   3.   Intimazione a __________
__________ -__________, __________.

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio-Nord. 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria