# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73d42470-e8cd-5ac8-914e-51412d5a3216
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.12.2004 12.2003.185
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2003-185_2004-12-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2003.185

  	
  Lugano

  2 dicembre
  2004/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2001.153
della Pretura __________ promossa con petizione 23 agosto 2001 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall' RA
  1 

   

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall' RA
  2 

   

  

 

con cui l'attore ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento della somma di fr. 205'672,95 oltre interessi al 5%
dall'11 maggio 2001;

 

domanda avversata dalla convenuta e che il Pretore con
sentenza 2 ottobre 2003 ha respinto;

 

appellante l’attore, che con atto del 27 ottobre 2003
chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere integralmente
la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre la convenuta, con osservazioni del 18 dicembre
2003 postula la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati i documenti prodotti

 

ritenuto

 

 

in fatto                      1.   La Fondazione __________, (in seguito semplicemente Fondazione), con
sede a __________, è stata costituita l'11 dicembre 1995 con lo scopo di
realizzare strutture di carattere sociale, in particolare a favore degli
anziani e degli ammalati. Venuto a conoscenza dell’intenzione della Fondazione
di ampliare la casa per anziani comunale, l'arch. R__________ si è offerto, con
lettera del 23 maggio 1997, di elaborare il relativo progetto di massima
"a titolo grazioso". Dopo la preparazione del progetto, la Fondazione
avendo rinunciato alla sua realizzazione, l'architetto le ha inviato una
fattura per le proprie prestazioni, rimasta impagata.

 

                                   2.   Con
petizione 23 agosto 2001 l'arch. R__________ ha chiesto la condanna della Fondazione
al pagamento della somma di fr. 205'672,95 oltre interessi al 5% dall'11 maggio
2001. L'attore sostiene di essere stato incaricato della progettazione del
nuovo edificio e di aver quindi proceduto non solo all'allestimento del
progetto di massima - per il quale non era prevista alcuna controprestazione -
ma di aver anche fornito ulteriori prestazioni, compresa la preparazione del
progetto definitivo, per le quali egli ha diritto all'onorario. Afferma poi
l'attore che l'offerta di realizzare a titolo gratuito il progetto di massima
era valida unicamente alla condizione - poi non rispettata - che l'incarico
comportasse una progettazione continua, con l'elaborazione del progetto
definitivo e altre prestazioni per la fase esecutiva. L'opera non essendo stata
eseguita, egli avrebbe pertanto diritto anche alla mercede per la fase del
progetto di massima.

 

                                   3.   Con
risposta 10 ottobre 2001 la convenuta si è integralmente opposta alla
petizione, contestando di aver conferito incarico all'attore per l'allestimento
del progetto definitivo dell'opera. In base agli accordi intervenuti
l'architetto doveva allestire solo un progetto di massima, che presupponeva
l'analisi del problema e lo studio delle possibili soluzioni con la stima
sommaria dei costi e delle scadenze, e questo per permettere di affrontare il
problema del finanziamento della costruzione. Solo in una successiva fase
l'attore avrebbe poi potuto procedere con la progettazione definitiva, previa stipulazione
del relativo contratto nella forma scritta. A mente della convenuta, il lavoro
eseguito dall'attore rientra in ogni modo integralmente nella fase del progetto
di massima e come tale è gratuito. Inoltre, la sospensione dell'operazione è
dovuta ai problemi di finanziamento, segnatamente essendo venuti meno i sussidi
dell'ente pubblico sui quali si faceva affidamento. In tal senso critica
l'operato dell'attore il quale, pur sapendo che il costo massimo della
costruzione doveva aggirarsi sugli 8/9 milioni di franchi, ha allestito un
progetto la cui spesa si situa attorno ai 15 milioni, disattendendo così
l'incarico conferito. 

                                         

                                         Con gli
allegati di replica e duplica le parti hanno sostanzialmente confermato le
rispettive domande e allegazioni. 

 

                                   4.   Con sentenza 2 ottobre 2003 il Pretore ha respinto la petizione.
Qualificato il rapporto in essere fra le parti quale appalto, egli ha poi
argomentato che tutti i lavori eseguiti sono da considerare rientranti del
progetto di massima, e come tali non davano diritto a remunerazione. Ha in
seguito respinto la tesi dell'attore secondo cui l'offerta per la realizzazione
a titolo gratuito del progetto di massima era condizionata all'estensione del
mandato alla progettazione definitiva ed alla realizzazione dell'opera, perché
l'attore non aveva posto particolari condizioni offrendosi per l'esecuzione
gratuita del progetto di massima. A mente del primo giudice neppure era venuto
in essere un contratto tra le parti per la realizzazione del progetto
definitivo dell'opera, mancando il necessario consenso sui costi della
medesima.

 

                                   5.   Con
appello del 27 ottobre 2003 l’attore chiede la riforma del giudizio impugnato
nel senso di accogliere integralmente la petizione. L'appellante sostiene che
la Fondazione gli aveva conferito l'incarico di allestire il progetto
definitivo per il nuovo edificio già nel mese di ottobre 1997, progetto effettivamente
allestito e presentato al pubblico in occasione di una conferenza stampa. In
merito ai costi di costruzione, afferma che non si tratta di un elemento che
necessita dell'accordo delle parti e come tale è ininfluente sulla validità del
contratto d'appalto, regolarmente stipulato. Inoltre gli organi della
Fondazione erano costantemente tenuti al corrente dello sviluppo del progetto,
sicché sapevano che la costruzione sarebbe costata 15 milioni.

 

                                   6.   Con
tempestive osservazioni 18 dicembre 2003 la Fondazione ha chiesto la reiezione
del gravame ribadendo anche in questa sede di non aver mai stipulato con
l'appellante il contratto per l'allestimento del progetto definitivo. Rileva
pure come l'architetto si è dipartito dalle istruzioni ricevute, progettando
una costruzione il cui costo era quasi doppio rispetto a quanto richiestogli,
donde l'interruzione dell'operazione per la necessità di rivedere tutto il
concetto di finanziamento.   

 

 

Considerato

 

 

in diritto                   7.   L’art. 8 CC impone a chi intende dedurre il proprio diritto da una
circostanza di fatto l’obbligo di provare detta circostanza, per il che, in
conseguenza di questa norma, la mancanza della prova delle circostanze di fatto
costitutive del diritto obbliga il giudice a decidere in sfavore di chi ha
asserito l’esistenza del diritto (Kummer,
Berner Kommentar, n. 20 ad art. 8 CC).

                                         In
materia contrattuale questa norma si concretizza nel senso che chi, come l’attore,
procede per ottenere l’adempimento di una pretesa contrattuale è gravato
dell’onere di dimostrare l’esistenza dell’asserito contratto nonché la
congruità della sua pretesa, mentre secondo l’art. 90 CPC il giudice valuta
secondo il suo libero convincimento quale sia la forza probatoria degli
elementi forniti dalla parte tenuta a farlo e, di conseguenza, se un certo
fatto debba ritenersi provato (Rep. 1989, pag. 440; II CCA 31 luglio 1995 in re
F./T. SA; Kummer, op. cit., n. 64
ad art. 8 CC).

 

                                   8.   In concreto è pacifico il conferimento di un incarico all'architetto
__________ per la realizzazione di un progetto di massima per l'ampliamento
della casa per anziani. Pure pacifico, perché accertato dal Pretore e non più
contestato in questa sede, che l'esecuzione di questo incarico non da diritto a
mercede alcuna, la gratuità non essendo condizionata al conferimento di un
mandato per la continuazione della progettazione e per la realizzazione
dell'opera. Oggetto di contestazione è invece l'estensione dell'incarico alla
realizzazione del progetto definitivo, l'esecuzione dello stesso e la relativa
mercede. 

 

                                         Il
Pretore ha ritenuto che il lavoro fatto dall'attore rientrava ancora nel
progetto di massima e come tale non era da remunerare perché offerto a titolo
grazioso. Il primo giudice ha inoltre reputato che non era stato stipulato
alcun contratto relativo alla progettazione definitiva mancando il consenso di
entrambe le parti sul costo del progetto, punto essenziale dell'accordo perché
l'ottenimento dei finanziamenti era la condizione essenziale per poter
proseguire oltre alla fase di progettazione di massima. L'appellante contesta
questa deduzione asserendo di aver allestito i progetti definitivi e adducendo
che la questione del costo del progetto nulla aveva a che vedere con la
conclusione del contratto.  

 

                                         A
prescindere dalla questione se il costo dell'opera sia da considerare un
elemento essenziale del contratto tra committente e architetto, la decisione
del Pretore che ha negato la stipulazione di un contratto per la realizzazione
del progetto definitivo va condivisa. L'appellante sostiene che il conferimento
dell'incarico di progettazione risulta dallo scritto 24 ottobre 1997 (doc. C) della
Fondazione. A torto: con la sua lettera del 23 maggio 1997 l'architetto ha
offerto alla Fondazione "l'elaborazione di un progetto di massima a titolo
grazioso" (doc. A), senza porre condizione alcuna. Con missiva del 9
ottobre la Fondazione gli ha comunicato di avere deciso "… di affidarle
l'incarico della progettazione del nuovo edificio… ", precisando però che
"… il mandato è subordinato alla stipulazione del contratto con lei e alla
presentazione, entro breve termine, del progetto di massima da inviare alle
competenti autorità …" (doc. B). Dallo scritto menzionato si ricavano
quindi due cose: d'un canto che non v'era alcun contratto tra le parti per la
progettazione definitiva dell'opera e, dall'altro, che, prima di stipularlo,
l'architetto avrebbe dovuto presentare il progetto di massima.

 

                                         Il
24 ottobre successivo la Fondazione si è poi nuovamente rivolta all'appellante,
rilevando che essa "… deve inoltrare quanto prima, vale a dire ancora
entro la metà di dicembre, la domanda di costruzione, per cui il progetto di
massima è urgente" (doc. C). Contrariamente a quanto sostenuto
dall'appellante, questo non può essere interpretato come conferimento del
mandato per la progettazione definitiva, la Fondazione essendosi limitata a sollecitare
il progetto di massima, perché i tempi erano stretti, senza che ciò modificasse
il contenuto del precedente scritto.

 

                                         Neppure
la lettera del 13 novembre 1997 dell'appellante (doc. D) può essere intesa
quale prova che il contratto già era stato stipulato. Alla consegna della
"… prima stesura del progetto di massima in scala 1:200 …",
l'architetto si dichiarava "… a disposizione per poterlo esporre ed avere
vostre osservazioni affinché possa passare alla stesura del progetto definitivo
in scala 1:100 per la domanda di costruzione nel rispetto del termine fissato
per la metà di dicembre p.v. …". Al contrario, se ne deduce, invece, che
egli non aveva ancora ricevuto l'incarico per procedere in tal senso.

 

                                         A
dipendenza delle osservazioni ricevute, il progetto di massima è ancora stato
aggiornato a più riprese (doc. D, E, F) ed è stato consegnato nella seconda
metà di gennaio. L'appellante ha ancora aggiornato i calcoli "sulla base
del progetto 1:100" (lettera 27 febbraio 1998: doc. G) e inoltre ha
allestito il piano delle ombre per dirimere una contestazione con un vicino
(lettera 6 aprile 1998: doc. H). Stante quanto precede, l'allestimento dei
piani 1:100 non può essere interpretato quale prova dell'esistenza del preteso
contratto.

 

                                         A
prescindere poi dal fatto che si trattava solo di piani preliminari, insufficienti
per supportare una domanda di costruzione (teste __________, verbale 30 aprile
2002, pag. 12), il presidente del consiglio di fondazione, __________ M__________
__________ ricorda di aver conferito all'epoca con l'architetto __________
dicendogli che la Fondazione non gli aveva dato l'incarico per il progetto
definitivo perché occorreva prima assicurare il finanziamento dell'opera. A
seguito di quel colloquio l'appellante ha inviato alla Fondazione la proposta
di contratto (interrogatorio formale M__________, verbale 7 marzo 2002, pag. 7
ad 5), che essa però non ha mai accettato.

                                         Nella
concreta situazione è verosimile - anche se, come si dirà appresso, non ve n'è
prova sufficiente - che l'appellante abbia voluto precorrere i tempi e,
confidando in un'evoluzione della situazione a lui favorevole, avviare la
progettazione definitiva in considerazione dei tempi piuttosto stretti che si
prospettavano. Trattasi però di iniziativa unilaterale, inidonea a far nascere
obblighi nella controparte. 

 

                                         Mancando
la prova della conclusione del contratto per la progettazione definitiva, su
questo punto l'appello dev'essere respinto.  

 

                                   9.   Il
gravame deve comunque essere respinto anche per altri motivi. Parte convenuta
ha sempre affermato che quanto fatto dall'attore rientrava nel progetto di
massima, argomentazione questa condivisa dal Pretore. All'appellante incombeva
quindi l'onere di provare che il lavoro svolto eccedeva il progetto di massima nonché
la congruità dell'onorario esposto. Egli ha tuttavia omesso di produrre il
risultato del proprio lavoro, vale a dire i piani, sicché non è possibile
verificare se e cosa egli abbia fatto più del progetto di massima, segnatamente
se egli abbia allestito i progetti definitivi. Nella sua richiesta d'acconto
dell'8 giugno 1998 (doc. L) l'appellante stesso indica, a fianco della voce
"progetto definitivo", "parz. 12,5 %", a significare che il
progetto non era completo. Il perito giudiziario, interpellato circa il grado
di approfondimento e di elaborazione dei piani, non ha potuto rispondere,
limitandosi ad osservare che "…non si è potuto verificare l'intero
progetto e relativi piani, pertanto non è possibile valutare con certezza il
grado d'approfondimento nell'elaborazione dei piani" (perizia 28 febbraio
2003, pag. 3, risposta ad 3a). Per il resto la perizia è fondata su mere
supposizioni, tanto che, come già evidenziato dal Pretore, è di scarsa utilità.
In proposito, il teste R__________ ha poi riferito che i piani 1:100 allestiti
dall'appellante "… sono piani preliminari che devono essere ancora
elaborati per poter presentare con la domanda di costruzione un progetto
definitivo …" (verbale 30 aprile 2002, pag. 12). Di conseguenza,
quand'anche vi fossero delle prestazioni non rientranti nella fase del progetto
di massima, è comunque impossibile stabilirne l'entità, e di riflesso non si
può neppure determinare la giusta remunerazione per le stesse. La petizione
dovrebbe pertanto essere respinta anche perché la pretesa non è provata.

 

                                10.   Da
ultimo si rileva ancora l’incongruenza dell’appello in punto alla mercede. L'importo
di fr. 205'672,95 chiesto con la petizione e nuovamente anche con l’appello,
era composto dall’onorario dovuto per il progetto di massima (fr. 157'266,80) e
per il progetto definitivo (fr. 218'426,15), ridotto del 50% "…in
considerazione della verosimile situazione patrimoniale della fondazione",
a cui erano aggiunti fr. 7'602.- per il rilievo digitalizzato e fr. 10'224,50
per il concorso di consulenti (petizione pag. 9). In sede d'appello, pur rinunciando
a chiedere l'onorario per la progettazione di massima, l’appellante non riduce
l'importo complessivo della pretesa ed in particolare non rimette in
discussione la riduzione del 50% senza darne motivazione pertinente. Il
semplice rinvio al documento S5 non è al proposito di alcun aiuto perché altro
non è che il fondamento del calcolo proposto in petizione che, come testè
detto, non è più attuale.

 

                                         Ne
discende la reiezione dell'appello. Spese e ripetibili seguono la soccombenza
(art. 148 CPC).

 

 

Per questi motivi

 

 

pronuncia:              1.
  L’appello 27 ottobre 2003 dell’arch. R__________ è respinto.

                                      

                                   2.   Gli oneri del processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia          fr.   1'925.–

                                         b) spese                            fr.       
75.–

                                                                                    fr.  
2'000.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, il quale rifonderà a controparte fr. 3'000.- di
ripetibili.

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura __________ 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario