# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c544a646-26fd-541b-832c-09e218f72c0e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-06-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 18.06.2019 12.2017.204
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2017-204_2019-06-18.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2017.204

  	
  Lugano

  18 giugno 2019/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Ceschi
  Corecco

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2013.178
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 26
aprile 2013 da

 

	
   

  	
  AP
  1  

  patrocinata dall’avv.  PA 1 
  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1  

  patrocinata dallo PA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l’attrice ha
chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 5'089.95 oltre
interessi al 3,5% dal 19 luglio 2012 e il rigetto definitivo dell’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UE di Lugano; 

 

domanda avversata dalla
convenuta, che ha postulato la reiezione della petizione, e che con azione
riconvenzionale ha chiesto la condanna dell’attrice al versamento di 

fr. 10'000.- oltre interessi al 5% dal 10 giugno 2013, cui l’attrice si è
integralmente opposta;

 

richieste sulle quali il
Pretore ha statuito con sentenza 17 novembre 2017, accogliendo la petizione
limitatamente all’importo di fr. 189.20, somma compensata con quella
riconosciuta in via riconvenzionale di fr. 10'000.-, con conseguente condanna
dell’attrice al versamento dell’importo di fr. 9'801.80 oltre interessi al 5%
dal 10 giugno 2013; 

 

appellante l’attrice
con appello 22 dicembre 2017 con cui chiede la riforma del giudizio impugnato,
in via principale nel senso di dichiarare irricevibile la domanda riconvenzionale
e, in via subordinata, di respingerla, nonché di attribuire gli interessi di
mora al 3,5% dal 19 luglio 2012 sulla somma di fr. 189.20 riconosciuta in sede
di petizione, il tutto con protesta di spese e ripetibili di primo e secondo
grado di giudizio;

 

mentre con risposta 16
febbraio 2018 la convenuta postula la reiezione del gravame, pure con protesta
di spese e ripetibili di secondo grado; 

 

preso atto della replica
spontanea 1°marzo 2018 e della duplica spontanea 15 marzo 2018;

 

letti ed esaminati gli
atti e i documenti di causa,

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il 16 settembre 2004 __________
K__________ ha conferito a AP 1, l’incarico di amministrare la società AO 1
(doc. D). Con scritto 8 marzo 2012 __________ K__________, beneficiario
economico, tra altre, della AO 1, ha rescisso il mandato con effetto immediato
(doc. 7). Le fatture emesse in seguito da AP 1 a titolo di mercede per le
prestazioni professionali da gennaio a fine marzo 2012 e di rimborso spese per
il mese di marzo e aprile 2012 (dal 1° al 20 aprile) sono rimaste insolute. 

                                         Con domanda di
esecuzione 4 ottobre 2012 (doc. N) AP 1ha chiesto all’Ufficio esecuzioni di
Lugano di far spiccare un precetto esecutivo nei confronti di AO 1 per la somma
di 

fr. 4'992.-, oltre interessi al 3,5% dal 19 luglio 2012, contro il quale la
debitrice escussa ha interposto tempestiva opposizione (esecuzione n. __________,
doc. O).

 

                                  B.   Previo tentativo di
conciliazione (inc. CM.2012.787), con petizione 26 aprile 2013 AP 1 ha chiesto alla
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, di condannare AO 1 al versamento
dell’importo di fr. 4'992.-, oltre interessi al 3,5% dal 19 luglio 2012, di
ulteriori fr. 73.- per spese esecutive e di fr. 24.95 di tassa di incasso.
L’attrice ha inoltre chiesto il rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta dalla controparte al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio
esecuzioni di Lugano.

 

                                  C.   Con osservazioni 17
giugno 2013 la convenuta si è opposta alla petizione e con contestuale domanda
riconvenzionale ha postulato la condanna dell’attrice a pagamento in suo favore
dell’importo di fr. 10'000.- oltre interessi al 5% dal 10 giugno 2013,
eccependo in via subordinata l’obiezione di compensazione, quale parte di un
preteso credito complessivo di fr. 91'026.18 vantato dalla società I__________
SA (in seguito I__________) nei confronti dell’attrice a titolo di risarcimento
del danno per inadempienza contrattuale, credito ceduto da I__________ a AO 1
il 16 aprile 2013 limitatamente alla somma di fr. 10'000.- (doc. 12). 

 

                                  D.   Esperita
l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, in cui
esse si sono riconfermate nelle medesime domande e argomentazioni, il Pretore,
con decisione 17 novembre 2017 qui impugnata, ha accolto la petizione
limitatamente a fr. 189.20 e la domanda riconvenzionale integralmente,
condannando AP 1, per effetto dell’obiezione di compensazione sollevata in via
subordinata, al pagamento di complessivi fr. 9'801.80, oltre interessi al 5%
dal 10 giugno 2013, a favore di AO 1.

 

                                  E.   Con appello 22
dicembre 2017 l’attrice ha chiesto la riforma del giudizio impugnato, in via
principale nel senso di dichiarare irricevibile la domanda riconvenzionale e,
in via subordinata, di respingerla, nonché di attribuire gli interessi di mora
al 3,5% dal 19 luglio 2012 sulla somma di fr. 189.20 riconosciuta in sede di
petizione, il tutto con protesta di spese e ripetibili di primo e secondo grado
di giudizio. Con risposta 16 febbraio 2018 la convenuta si è sostanzialmente opposta
al gravame, non opponendosi al riconoscimento degli interessi di mora al 3,5%
dal 19 luglio 2012 sull’importo di fr. 189.20. Con la replica spontanea 1° marzo
2018 e con la duplica spontanea 15 marzo 2018 le parti hanno ribadito le
proprie argomentazioni. 

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   L’appello, presentato nel
termine di 30 giorni dalla notifica della decisione impugnata è tempestivo,
così come lo è la risposta, inoltrata nel termine fissato da questa Camera. Ciò
posto, nulla osta alla trattazione del gravame.

 

                                   2.   Nella decisione impugnata
il Pretore, per quanto qui ancora di interesse, ha accolto la domanda
riconvenzionale con la quale la convenuta ha fatto valere una pretesa, cedutale
in ragione di 

fr. 10'000.- dalla società I__________, a titolo di risarcimento del danno per
un’asserita violazione del mandato di gestione fiscale da parte della AP 1 nei
confronti della società cedente menzionata (I__________). Sulla base
dell’istruttoria il primo giudice ha concluso per l’esistenza di un mandato di
consulenza fiscale in capo alla AP 1, affidatole a fine 2007, accertando poi una
violazione del dovere di diligenza di quest’ultima per non avere analizzato e
informato adeguatamente la I__________ che sulla base dei bilanci e dei
cambiamenti organizzativi da lei attuati nel 2008 non avrebbe potuto essere
tassata come holding e beneficiare pertanto di un privilegio fiscale per gli
anni 2008 e 2009. Il primo giudice ha ritenuto esserci un nesso causale
adeguato tra la negligenza imputabile all’attrice e il danno subito,
quantificandolo complessivamente in fr. 35'946.75. A fronte dell’entità della
pretesa oggetto della domanda riconvenzionale, limitata a fr. 10'000.-, il
Pretore l’ha ritenuta fondata senza necessità di approfondire le altre poste di
danno. Egli ha infine accolto la petizione limitatamente a fr. 189.20 e la
domanda riconvenzionale integralmente, condannando di conseguenza la AP 1, per
effetto dell’obiezione di compensazione sollevata in via subordinata dalla
convenuta, al pagamento a favore di quest’ultima di complessivi fr. 9'801.80,
oltre interessi al 5% dal 10 giugno 2013. 

 

                                   3.   In via principale
l’appellante chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di dichiarare
irricevibile la domanda riconvenzionale. A suo dire, la pretesa dell’appellata,
frutto di una cessione parziale di credito limitatamente all’importo di fr.
10'000.-, si baserebbe su un’asserita violazione contrattuale riguardante
diversi periodi e il cui danno complessivo sarebbe fondato da più pretese
indipendenti. Nella sua azione riconvenzionale parziale l’attrice avrebbe
tuttavia omesso di indicare in che ordine e/o in che misura le diverse pretese
sarebbero state fatte valere. Ciò costituirebbe un inammissibile cumulo
alternativo di azioni in contrasto con gli artt. 86 e 90 CPC con conseguente
irricevibilità dell’azione.

 

                                3.1   La convenuta ritiene la
domanda principale dell’appellante, volta alla riforma del giudizio impugnato
nel senso di dichiarare inammissibile l’azione riconvenzionale, irricevibile
poiché sollevata irritualmente solo in questa sede. L’appellante sostiene al
contrario che essendo una questione di diritto, essa avrebbe dovuto essere
esaminata d’ufficio dal giudice ai sensi dell’art. 57 CPC. 

                                         Contrariamente a quanto
pretende la convenuta, la domanda è ricevibile in ordine. Lo strumento del
cumulo di azioni ai sensi dell’art. 90 CPC presuppone infatti il realizzarsi di
due condizioni (medesima competenza per materia e medesima procedura
applicabile) che costituiscono dei presupposti processuali (art. 59 CPC) da
esaminare d’ufficio dal giudice (art. 60 CPC) e il cui difetto genera
irricevibilità dell’azione (Trezzini,
Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, IIa
ed., Vol. 1, n. 6 ad art. 90 CPC). Si rileva di transenna che il quesito è a
ben vedere ininfluente ai fini di causa. In effetti, quand’anche il Pretore
avesse esaminato d’ufficio la conformità dell’azione riconvenzionale con le
condizioni degli artt. 86 e 90 CPC, la stessa sarebbe stata ricevibile in
ordine, come si dirà meglio nel prossimo considerando.

 

                                3.2   A norma dell’art. 86 CPC se
una pretesa è divisibile, può essere proposta azione anche soltanto per una
parte della medesima. Se la pretesa è costituita da una somma di denaro, essa è
sempre divisibile. In questo caso, se viene introdotta un’azione parziale
dottrina e giurisprudenza distinguono tra azione parziale in senso proprio e in
senso improprio. Nel primo caso la pretesa fatta valere in giudizio corrisponde
a una porzione di una pretesa globale, dedotta da un unico fondamento
giuridico, nel secondo caso viene dedotta in giudizio solo una parte di diverse
pretese individualizzate indipendenti fra di loro (DTF 143 III 254 consid. 3.4
con numerosi riferimenti dottrinali; Trezzini,
op. cit., n. 7 ad art. 86 CPC). Ai sensi dell’art. 90 CPC l’attore può riunire
in un’unica azione più pretese (cumulo oggettivo di azioni) se per ciascuna di
esse è competente per materia il giudice adito e risulta applicabile la stessa
procedura. Vi è cumulo oggettivo di azioni quando l’attore fa valere in
un’unica azione più pretese indipendenti l’una dall’altra contro il medesimo
convenuto. L’attore riunisce pertanto in un’unica azione più oggetti litigiosi
attraverso una pluralità di richieste di giudizio (Trezzini, op. cit., n. 1 ad art. 90 CPC). Non vi è per
contro cumulo oggettivo di azioni quando l’attore, basandosi su un unico
complesso di fatti, fa valere una singola richiesta di giudizio fondata su differenti
fondamenti giuridici (Trezzini,
op. cit., n. 3 ad art. 90 CPC).  

                                         

                                3.3   L’appellante sostiene che la convenuta
non avrebbe sufficientemente determinato la sua domanda riconvenzionale. Essa avrebbe
fatto valere attraverso un’azione parziale più pretese divisibili senza
tuttavia specificare in che ordine il giudice le doveva seguire rispettivamente
in che misura le diverse pretese erano state fatte valere. A sostegno della sua
tesi l’appellante invoca la decisione del Tribunale federale DTF 142 III 683. 

 

                                3.4   In concreto la pretesa fatta
valere da AO 1 in via riconvenzionale si fonda sulla parziale cessione,
limitatamente a 

fr. 10'000.-, di un asserito credito vantato da I__________ nei confronti di AP
1 per un’asserita violazione contrattuale da parte di quest’ultima, che avrebbe
causato un danno di complessivi fr. 91'026.18 (fr. 70'213.53 quale maggior importo
pagato a seguito della mancata tassazione come holding per gli anni 2007, 2008
e 2009; fr. 10'012.65 per la tenuta della contabilità degli anni 2010 e 2011
mai eseguita da AP 1; fr. 10'800.- a titolo di importo pagato a un’altra
società per l’ottenimento di documenti). In concreto ci si può chiedere se la
pretesa fatta valere in via riconvenzionale dalla convenuta costituisca
un’azione parziale con cumulo di diverse pretese (come pretende l’appellante)
oppure se essa ha fatto valere in causa un’unica pretesa creditoria di fr.
10'000.-. Il credito fatto valere in causa si fonda infatti su una cessione di
credito parziale (doc. 12). Dalla cessione di credito parziale, di principio ammessa,
sorgono due distinte pretese, indipendenti l’una dall’altra (sentenza del TF
4A_59/2017 del 28 giugno 2017 consid. 3.5.1; 4A_125/2010 del 12 agosto 2010
consid. 2.2 con riferimenti), di cui una sola oggetto della presente causa. Il
fatto che il credito complessivo originario si riferisca a diversi periodi,
rispettivamente sia composto da diverse pretese e che la cessione di credito
non sia sufficientemente determinata è una questione che riguarda la validità
della cessione; non essendo mai stata contestata in prima sede, essa esula
tuttavia dall’esame del presente appello. Sia come sia, la questione non merita
in concreto ulteriore disamina, la giurisprudenza invocata dall’appellante a
sostegno della sua tesi essendo superata dalla decisione DTF 144 III 452.
L’Alta Corte, in modifica della giurisprudenza anteriore, ha stabilito che nel
caso in cui con un’azione parziale vengano cumulate più pretese, non deve
essere precisato in quale ordine e/o in quale misura queste sono fatte valere singolarmente.
In tal caso è unicamente necessario che la parte attrice abbia sufficientemente
sostanziato l’esistenza di un credito superiore alla somma fatta valere
giudizialmente. 

 

                                         Ne discende che su questo
punto l’appello deve essere respinto.

 

                                   4.   L’appellante chiede
in via subordinata di riformare la decisione nel senso di respingere integralmente
l’azione riconvenzionale. Essa, in sintesi, rimprovera al Pretore un errato
accertamento dei fatti e un errato apprezzamento delle prove per avere
riconosciuto l’esistenza di un mandato di consulenza fiscale tra la società I__________
e AP 1 per gli anni 2008 e 2009 (appello, ad 6).  

 

                                4.1   Nella decisione impugnata il
Pretore ha accertato che la società I__________, costituita nel 2005, ha
conferito a AP 1 con contratto 19 febbraio 2007 (doc. R) un mandato generico di
amministrazione di società: il contratto menzionava espressamente i servizi
usuali legati alla gestione corrente della società, alla domiciliazione e alla
tenuta della contabilità societaria, senza tuttavia menzionare la consulenza
fiscale. Nemmeno il secondo mandato sottoscritto dalle parti nel 2009, sebbene
prevedesse nel suo allegato la voce relativa alla consulenza fiscale come
prestazione non coperta dal forfait stipulato a titolo di mercede, era
sufficiente per concludere la venuta in essere di un mandato di consulenza fiscale.
Il primo giudice, sulla base di numerosi elementi convergenti emersi
dall’istruttoria, ha tuttavia concluso che anche la responsabilità e la
gestione dell’aspetto fiscale per gli anni 2008 e 2009 erano di pertinenza
della AP 1. Egli, premesso che le diverse testimonianze erano discordanti sul
tema specifico a sapere se l’appellante era stata incaricata anche della
consulenza fiscale, ha ritenuto le stesse convergenti su altri fatti, dai quali
ha dedotto che all’interno della AP 1 vi era personale addetto alla consulenza
fiscale, che questo tipo di servizio veniva fornito abitualmente ai clienti, su
richiesta, e che per le questioni più complicate essa si avvaleva di
professionisti esterni, coinvolti in prima persona dal titolare __________ B__________,
il quale in ogni caso manteneva la supervisione della gestione fiscale. Sulla
base dell’istruttoria il primo giudice ha poi concluso che anche nel caso
specifico si era riprodotto il medesimo schema nell’offerta del servizio di
consulenza fiscale, ritenendo che tale consulenza era stata chiesta a fine 2007
e che pertanto i doveri derivanti dal mandato di consulenza fiscale avevano
influito sugli anni 2008 e 2009. Il primo giudice ha poi rilevato che sulla
base dei bilanci e proprio a fronte dei cambiamenti messi in atto a livello
organizzativo in seno a I__________ a partire dal 2008, “anche a prescindere
dalla questione della verosimile mera apparenza della rescissione del mandato
per quell’anno” come sostenuto dall’attrice, alla AP 1 incombeva l’obbligo di analisi,
di informazione e di messa in guardia del cliente, che i cambiamenti
organizzativi non avrebbero permesso la tassazione come holding, ciò che
tuttavia non era avvenuto. Il Pretore, riconoscendo il nesso causale tra la
negligenza dell’appellante e il maggior onere fiscale per gli anni 2008 e 2009
ha quindi accolto l’azione riconvenzionale. 

 

                                4.2   Con una serie di
argomentazioni (appello, ad 6) l’appellante censura la conclusione del Pretore,
secondo cui la I__________ le aveva conferito un mandato di consulenza fiscale
per gli anni 2008 e 2009, limitandosi in sostanza a contrapporre alle
circostanze dedotte dal primo giudice sulla base di un apprezzamento delle
prove, una propria versione dei fatti supportata da una valutazione personale e
soggettiva delle risultanze istruttorie, ciò che rende questa parte
dell’appello irricevibile in ordine siccome non conforme ai presupposti di
motivazione dell’appello previsti all’art. 311 cpv. 1 CPC (DTF 138 III 371
consid. 4.3.1). 

                                         Le censure sarebbero state
in ogni caso destinate all’insuccesso anche nel merito, non essendo suffragate
da alcun riscontro oggettivo agli atti, rispettivamente non essendo le prove
addotte in questa sede a sostegno della propria tesi idonee a smentire il
giudizio pretorile. Innanzitutto l’istruttoria ha potuto confermare che tra i
servizi offerti dalla AP 1 vi era anche la consulenza fiscale, che, su
richiesta, veniva fornita al cliente attraverso il suo personale interno o da
professionisti esterni per la risoluzione di questioni più complicate (__________
F__________, verbale 7 ottobre 2014, pag. 1 e seg.; __________ M__________,
verbale 14 ottobre 2014, pag. 9; __________ De __________, verbale 20 ottobre
2014, pag. 9). In quest’ultima evenienza era il titolare stesso dell’attrice __________
B__________ che si preoccupava di coinvolgere i professionisti adatti a
risolvere la problematica fiscale, mantenendo la supervisione della gestione
fiscale (__________ S__________, verbale 7 ottobre 2014, pag. 3; __________ Sc__________,
verbale 20 ottobre 2014, pag. 5, 6). Come rettamente concluso dal Pretore,
numerosi elementi oggettivi emersi nel corso dell’istruttoria permettono di
dedurre che questo “modus operandi” si è replicato anche nel caso concreto.
Dalla stessa è infatti emerso che a fine 2007 il titolare dell’attrice __________
B__________ ha chiesto una consulenza allo studio __________ in relazione a una
prevista ristrutturazione delle partecipazioni della I__________ (doc. II; ZZ)
concernente, tra altro, la questione della tassazione holding di quest’ultima
società (doc. 18a, 18b, 18d, GG, ZZ, __________ Sc__________, deposizione 20
ottobre 2014, pag. 5), culminato con l’invio della presa di posizione
dell’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del 5 dicembre 2007 alla AP
1 per il tramite dello studio __________, in cui veniva confermata la
possibilità per la I__________ di potere beneficiare “dello statuto holding,
qualora i criteri dell’art. 91 LT” fossero stati adempiuti (doc. 18d, HH). Sempre
all’attenzione della AP 1 è stato redatto nel 2007 da parte della società F__________
un ulteriore parere circa le conseguenze fiscali nel contesto della
ristrutturazione delle partecipazioni della I__________ (doc. ZZ). Sempre la AP
1 ha redatto le dichiarazioni fiscali per gli anni 2007, 2008 e 2009, ricevendo
le notifiche di tassazione e sempre lei in prima persona, senza nemmeno
interpellare il cliente o informarlo delle decisioni, ha interposto reclamo
contro le stesse e ha in seguito di sua iniziativa chiesto aiuto ad un professionista
esterno per l’evasione della relativa procedura (doc. 4 e 5, __________ De __________,
verbale 20 ottobre 2014, pag. 9). Ciò contrasta con la tesi sostenuta dalla
convenuta riconvenzionale, secondo cui sarebbe stata richiesta unicamente di
compilare le dichiarazioni di imposta. In queste circostanze appare infatti più
plausibile che AP 1 non si sia limitata all’allestimento delle dichiarazioni di
imposta, come da lei sostenuto, ma si sia giuridicamente impegnata, nell’ambito dell’amministrazione delle diverse
società riconducibili a __________ K__________, tra cui la I__________, anche a
consigliare alla controparte l'impostazione più conveniente nell’ottica di
ottimizzare il carico fiscale. La circostanza che la tassazione come
holding fosse un obiettivo della I__________ risulta peraltro in modo chiaro
dall’invio della e-mail del 5 gennaio 2012 (quindi successivamente alla
notifica delle tassazioni, doc. 29), con cui la I__________ ha chiesto alla AP
1 spiegazioni in merito ai problemi fiscali relativi alle tassazioni per gli
anni 2008 e 2009, in particolare il motivo per cui la “I__________ was
categorized as commercial but not holding company”. Ciò è inoltre
confermato dalla teste __________ St__________, allora dipendente della AP 1, la
quale ha riferito come __________ K__________ (beneficiario economico della I__________)
si aspettasse di non dovere pagare imposte (verbale 14 ottobre 2014, pag. 5). In
queste circostanze la conclusione del Pretore, secondo cui la responsabilità e
la gestione fiscale della I__________ erano dei compiti che rientravano
nell’incarico conferito alla AP 1, merita conferma.     

 

                                   5.   L’ulteriore censura
dell’appellante in merito all’esistenza o no di un mandato di amministrazione
della società I__________ per l’anno 2008 è priva di rilevanza per il giudizio.
Il Pretore ha infatti ammesso la negligenza della AP 1 indipendentemente dalla
questione “della mera apparenza di rescissione del mandato” (decisione, pag.
12). Egli ha infatti ritenuto che a fronte della consulenza fiscale chiesta nel
2007, il fatto di non avere almeno informato la I__________ che i cambiamenti
attuati a livello organizzativo a partire dal 2008 avrebbero potuto avere un
influsso sulla possibilità o meno di beneficiare del privilegio fiscale, era
sufficiente per ritenere una negligenza in capo all’attrice. L’appellante non
si confronta con tale argomentazione, di modo che la sua censura si rileva pure
irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC).

 

                                   6.   Con un’ultima
censura l’appellante critica il Pretore di non avere tenuto conto del fatto che
__________ K__________ sarebbe “sempre stato a conoscenza delle condizioni per
ottenere la tassazione e che, nonostante ciò, ha personalmente inserito fra i
beni della società un’autovettura ed una barca, nonché l’ha resa operativa
assumendo del personale”, ciò avrebbe reso impossibile il beneficio del
privilegio fiscale (appello, ad 8, pag. 21). La censura deve essere disattesa.
Essa è innanzitutto irricevibile in ordine siccome l’attrice, in violazione del
suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), si limita a proporre una propria
versione dei fatti, senza confrontarsi con le argomentazioni del primo giudice
che, sul tema, fondandosi sulla perizia giudiziaria, ha concluso che l’attrice,
malgrado le attività svolte dalla I__________ nel 2007 e nel 2008, nonché la
presenza a bilancio di veicoli intestati alla società sino al 2009 non
avrebbero mai permesso la tassazione come holding, non aveva approfondito con
la dovuta diligenza la questione, rilevando inoltre come essa aveva pure omesso
di informare la cliente che il cambiamento dell’impostazione organizzativa
della I__________ a partire dal 2008 avrebbe vanificato la possibilità di
potere beneficiare del privilegio fiscale. La stessa è comunque infondata anche
nel merito, ritenuto che le argomentazioni esposte in questa sede dall’appellante
non trovano alcun riscontro agli atti, rispettivamente le prove addotte non
sono idonee a smentire il giudizio pretorile. Innanzitutto non vi è alcun
riscontro oggettivo agli atti dal quale dedurre che __________ K__________
“fosse stato debitamente informato”, non essendo sufficiente allo scopo il
fatto che quest’ultimo fosse molto attivo nella gestione delle società (tra cui
anche la I__________) di cui era beneficiario economico. Anzi, dagli atti
emerge come la trasmissione di informazioni alla cliente avvenisse piuttosto
solo su esplicita richiesta di quest’ultima (doc. 29). Ma proprio a motivo che
la situazione gestionale era poco chiara e confusa, sovrapponendosi il mandato
di amministrazione a iniziative personali di __________ K__________, avrebbe
dovuto indurre l’attrice a distanziarsi dalla questione fiscale o precisare di
non essere responsabile, ciò che tuttavia non è avvenuto. In queste
circostanze, a fronte dell’evidente coinvolgimento della AP 1 in prima persona
nelle questioni fiscali, la I__________ poteva in buona fede ritenere che
l’attrice si fosse fatta carico di tutelare i suoi interessi (e quello delle
altre società da lei amministrate per suo conto) anche da un profilo fiscale. 

 

                                   7.   Da ultimo
l’appellante lamenta un’erronea applicazione del diritto nella misura in cui il
Pretore, compensando le pretese delle parti, non le ha riconosciuto gli
interessi di mora richiesti. 

                                         

                                7.1   Ai sensi dell’art. 124
cpv. 2 CO la compensazione estingue i rispettivi crediti nel momento in cui
sono divenuti vicendevolmente compensabili. L’estinzione ha effetto retroattivo
e coinvolge anche gli accessori del credito. Pertanto, a partire dal momento in
cui si produce, non sono più dovuti interessi di mora. L’effetto della
compensazione si produce al momento in cui i due crediti sono vicendevolmente
compensabili, ovvero al momento in cui il credito della parte che vuole
compensare è divenuto esigibile (decisione del TF 4A_27/2012 del 16 luglio 2012
consid. 5.4 con riferimenti). Un credito è ritenuto esigibile quando il
titolare del credito può azionare la sua pretesa (Schraner, Zürcher Kommentar, n. 22 ad art. 75 CO). Il fatto
che il debito estinto non può fruttare interessi di mora non significa che non
occorre considerare eventuali interessi di mora sorti prima del momento in cui
si è prodotta la compensazione (decisione del TF 4A_27/2012 del 16 luglio 2012
consid. 5.4.2). In altri termini rimangono riservati gli interessi
eventualmente maturati fino al momento in cui si è prodotta la compensazione.

 

                                7.2   Nel caso in esame l’attrice
ha chiesto con la petizione la condanna della convenuta al pagamento di fr.
5'089.95 oltre interessi al 3,5% dal 19 luglio 2012. La convenuta con risposta
e domanda riconvenzionale del 17 giugno 2013, senza contestare la data della
decorrenza degli interessi richiesti da controparte, ha opposto in
compensazione il suo credito di fr. 10'000.-, oltre interessi al 5% dal 10
giugno 2013. Quest’ultimo credito è divenuto esigibile con la cessione del 16
aprile 2013 (doc. 12), di modo che gli effetti della compensazione sono
intervenuti in tale data. Ne discende che l’attrice ha diritto agli interessi
al 3,5% su 

fr. 189.20 dal 19 luglio 2012 al 16 aprile 2013, per un importo complessivo di
fr. 2.15. La pretesa dell’attrice deve pertanto essere riconosciuta per fr.
191.35 (fr. 189.20 + fr. 2.15). Ne discende un credito residuo dopo
compensazione a favore della convenuta di fr. 9'808.65. Pur valendo anche in
appello il principio de minimis non curat praetor, per dovere di
completezza si impone nondimeno una modifica della sentenza impugnata.

                                       

                                   8.   Ne discende che
l’appello di AP 1 deve essere parzialmente accolto con conseguente riforma
della decisione impugnata. Ritenuto l’esito dell’appello, non si giustifica una
diversa ripartizione delle spese e delle ripetibili di prima sede. 

                                         Le spese processuali e le
ripetibili della procedura di secondo grado seguono la quasi totale soccombenza
dell’appellante (art. 106 cpv. 1 CPC).

 

 

Per questi motivi,

richiamati
per le spese gli art. 106 e 95 CPC, la LTG e il Regolamento sulle ripetibili, 

 

decide:                      I.   L’appello
22 dicembre 2017 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
sentenza 17 novembre 2017 della Pretura di Lugano, sezione 1, è così riformata:

 

1.      
La petizione è
parzialmente accolta, e di conseguenza la convenuta è considerata debitrice nei
confronti dell’attrice di fr. 191.35. Per effetto dell’obiezione di
compensazione, la convenuta non è condannata al versamento di tale importo
(cfr. punto 3 del dispositivo).

2.      
Invariato

3.      
La domanda
riconvenzionale è accolta, e per effetto dell’obiezione di compensazione la AP
1 è condannata a versare alla AO 1 fr. 9'808.65 oltre interessi al 5% dal
10.6.2013.

4.      
Invariato

5.      
Invariato

6.      
Invariato

 

                                    II.   Gli
oneri processuali della procedura di appello di complessivi 

fr. 1'000.- sono posti a carico dell’appellante, che rifonderà a AO 1 fr. 1’000.-
per ripetibili. 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  -     ;

  -   .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario è ammissibile il ricorso in materia civile al
Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale
della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta a fr.
30'000.-; per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge
federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non
sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini
ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).