# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bb2a3b7d-cd1a-51c0-bf0d-79a55623ca5e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-06-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.06.2019 D-2309/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2309-2019_2019-06-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2309/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  g i u g n o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Daniela Brüschweiler, 

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Iran,   

rappresentata dalla Signora Cecilia Sanna,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 3 maggio 2019 / N (…). 

 

 

 

D-2309/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L'interessata, cittadina iraniana nata e cresciuta ad B._______, è 

espatriata il 21 febbraio 2019, il 5 marzo 2019 è entrata in Svizzera ed il 

giorno seguente ha depositato una domanda d'asilo (cfr. verbale di 

rilevamento dei dati personali [atto 13/8]).   

B.  

Il 2 aprile 2019 la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha 

svolto la prima audizione giusta l'art. 26 cpv. 3 della legge sull'asilo (LAsi, 

RS 142.31 [atto 21/19; di seguito: verbale 1]). Il 23 aprile 2019 la 

richiedente è stata sentita approfonditamente sui suoi motivi d'asilo (cfr. 

atto 30/18, di seguito: verbale 2). 

Ella ha dichiarato in sostanza e per quanto qui di rilievo di essere espatriata 

per sottrarsi alle violenze del marito e sfuggire alle ricerche da parte di 

agenti del Ministero delle informazioni e della sicurezza nazionale (ezarat-

e Ettela'at va Amniat-e Keshvar [VEVAK]). In effetti, poco tempo dopo il 

matrimonio avvenuto nell'ottobre del 2015 egli avrebbe iniziato ad usare 

violenza sessuale nei suoi confronti. A causa di ciò ella avrebbe iniziato a 

soffrire di attacchi di panico e sarebbe anche stata in cura psichiatra, 

tentando anche il suicidio. La ricorrente avrebbe nel frattempo iniziato ad 

avvicinarsi alla religione cristiana. A dicembre 2018 la situazione sarebbe 

degenerata dopo che una cugina del marito sarebbe venuta a conoscenza 

dei maltrattamenti. Il marito l'avrebbe infatti cacciata di casa e qualche 

tempo dopo, a seguito di un litigio, l'avrebbe denunciata per apostasia e 

proselitismo all'Ettealat. I servizi segreti l'avrebbero poi ricercata presso i 

genitori e presso l'abitazione coniugale (cfr. verbale 1, D54 segg.; 

verbale 2, D12 segg.). 

C.  

Il 2 maggio 2019 la rappresentante legale ha trasmesso alla SEM il parere 

in merito alla bozza di decisione negativa del 30 aprile 2019. 

D.  

Con decisione del 3 maggio 2019, notificata alla ricorrente il medesimo 

giorno (cfr. atto 39/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha 

respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento della 

ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allontanamento. 

D-2309/2019 

Pagina 3 

E.  

In data 14 maggio 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

15 maggio 2019), la ricorrente è insorta contro la summenzionata 

decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale), chiedendo, in via principale, il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo in Svizzera, in subordine la 

restituzione degli atti all'autorità inferiore per una nuova valutazione; in 

secondo subordine la concessione dell'ammissione provvisoria in Svizzera 

per inammissibilità rispettivamente inesigibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento. Altresì, ha presentato una domanda di esenzione dal 

pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo con protesta di 

spese e ripetibili.   

F.  

Con scritto del 23 maggio 2019 la ricorrente ha trasmesso al Tribunale la 

copia della documentazione medica del 17 maggio 2019. 

G.  

Con scritto del 31 maggio 2019 la ricorrente ha trasmesso al Tribunale un 

rapporto di controllo dell’Ospedale regionale di C._______ datato 27 

maggio 2019.  

H.  

Il 3 giugno 2019, ella ha fatto pervenire al Tribunale un ulteriore referto 

medico risalente al 28 maggio 2019. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

D-2309/2019 

Pagina 4 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimate ad aggravarsi contro 

di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto a tratti inverosimili ed a 

tratti irrilevanti i motivi d'asilo dell'interessata. Per quanto concerne la 

verosimiglianza, le allegazioni dell'insorgente non sarebbero 

sufficientemente motivate e sarebbero incompatibili con l'esperienza 

generale di vita e la logica dell'agire. Segnatamente, ella non avrebbe 

fornito informazioni concrete in merito ai problemi avuti con i servizi segreti.  

In seguito, ella si sarebbe contraddetta in merito alle persone che erano a 

conoscenza del fatto che non era più vergine al momento del matrimonio. 

Per quanto concerne l'avvicinamento alla religione cristiana, la SEM ha 

considerato contrario alla logica dell'agire il comportamento della 

richiedente. A dire dell'autorità inferiore non sarebbe spiegabile il motivo 

per il quale lei avrebbe reso pubblico il suo profilo Instagram proprio a 

partire dal momento in cui cominciato a postarvi dei contenuti riguardanti 

la fede cristiana. Altresì, inizialmente ella avrebbe dichiarato che il suo 

profilo Instagram sarebbe stato completamente anonimo, salvo poi 

D-2309/2019 

Pagina 5 

consegnare in seguito dei mezzi di prova dai quali risulterebbe che ella 

avrebbe messo la sua foto personale sul profilo. Ulteriormente illogico 

risulterebbe il fatto che nemmeno dopo le ricerche da parte degli agenti, 

avrebbe provveduto a rimuovere le due foto sulle quali sarebbe 

riconoscibile. Infine, l'autorità inferiore ha negato l'esistenza di un timore 

fondato di subire delle persecuzioni future. Invero, non vi sarebbero fondati 

motivi per ritenere che al ritorno in Patria l'interessata verrebbe rivendicata 

dal marito e nuovamente sottoposta a violenza. Quanto espresso dalla 

rappresentante legale nel parere in merito alla bozza di decisione non 

permetterebbe una diversa valutazione.  

4.2 Nel gravame, la ricorrente contesta le valutazioni della SEM. 

Innanzitutto, le allegazioni in merito ai contatti del marito con i servizi 

segreti sarebbero coerenti. In seguito, pure lineare sarebbero le allegazioni 

in merito alla questione della verginità. L'insorgente avrebbe chiaramente 

dichiarato di aver informato sia il futuro marito, sia l'intermediaria. La 

reazione del padre sulla questione, sarebbe altresì conforme al contesto 

iraniano ed in particolare a quello della provincia di origine della ricorrente. 

Per quanto riguarda la conversione alla religione cristiana, l'insorgente 

sottolinea che la pubblicazione di immagini relative alla religione su 

Instagram sul suo profilo reso pubblico, ma anonimo. Soltanto a dicembre 

2018, una volta abbandonato il domicilio, ella avrebbe pubblicato una foto 

raffigurante il suo volto. Tale elemento non pregiudicherebbe il fatto che 

ella si sarebbe convertita ed avrebbe svolto attività di proselitismo e che 

per tali ragioni sarebbe punibile in Iran con la pena di morte. Le autorità 

inoltre, sorveglierebbero l'utilizzo dei social network e ciò anche nell'ambito 

di attività svolte all'estero. Infine, per quanto concerne le violenze sessuali 

subite dal marito, la ricorrente si avvale di un timore fondato che le stesse 

si ripetano in futuro. Tale assunto troverebbe fondamento nella 

contestualizzazione delle violenze nel quadro normativo e sociale iraniano. 

Le violenze domestiche non sarebbero infatti punite e fra gli obblighi 

coniugali della donna rientrerebbero pure gli atti sessuali voluti dal marito. 

L'insorgente non avrebbe né diritto al divorzio in forza del regime coniugale 

e né l'appoggio della famiglia di origine. Tale situazione sarebbe inoltre 

aggravata dai problemi psichici e neurologici, conseguenza delle violenze 

subite.  

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

D-2309/2019 

Pagina 6 

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della 

vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

5.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

D-2309/2019 

Pagina 7 

6.  

A mente dello scrivente Tribunale, occorre rilevare che le allegazioni della 

ricorrente in merito alle minacce del marito, alla questione della verginità, 

ai problemi con i servizi segreti ed alla degenerazione della relazione 

coniugale sono pervase da elementi incongruenti su punti essenziali e 

risultano dunque inverosimili.  

6.1 L'insorgente ha infatti fornito due versioni diverse in merito alle minacce 

proferite dal marito nei suoi confronti dopo la separazione. In un primo 

tempo la ricorrente ha ricondotto le stesse alla sua conversione (Il marito 

le avrebbe detto: "Io lo so che tu hai cambiato la religione, che fai 

propaganda dell'altra religione, che non sei più fedele all'islam. Queste 

cose le so. […] Faccio in modo che loro [i genitori] si vergognino di avere 

una figlia come te" [cfr. verbale 1, D80]). In un secondo tempo invece, la 

ricorrente ha allegato che questi avrebbe voluto farla vergognare davanti a 

tutti rendendo pubblico il fatto che non fosse vergine al momento del 

matrimonio (cfr. verbale 2, D18-D19).  

6.2 Proprio su questa questione le dichiarazioni successive della ricorrente 

risultano però manifestamente incongruenti. Questa ha riferito di aver 

informato il coniuge del fatto che non fosse più vergine tramite la persona 

che li avrebbe messi in contatto (cfr. verbale 1, D54) salvo poi affermare 

che nessuno era a conoscenza di tale fatto avendo ella stessa avuto 

premura di informare il marito prima del fidanzamento (cfr. verbale 2, D74-

D79). Confrontata sulla divergenza, l'insorgente ha palesemente tentato di 

far combaciare le diverse allegazioni, senza tuttavia fornire una 

spiegazione convincente. Infatti, ella ha proposto un'ulteriore versione, 

dichiarando di aver personalmente informato il marito e che la persona che 

avrebbe fatto da intermediario sarebbe stata informata della questione in 

qualità di testimone (cfr. verbale 2, D81-D82). Tale aspetto tuttavia, risulta 

nuovo e non corrispondente a quanto asserito nel corso della prima 

audizione. In questo contesto nulla muta ai fini dell’apprezzamento 

neanche il certificato allegato con scritto del 31 maggio 2019, certificato 

che diagnosticata l’avvenuto aborto spontaneo completo, situazione 

questa che non è ravvisabile la messa in relazione con la partenza dal 

paese di provenienza. Dappoi, il Tribunale rileva che l'insorgente non ha 

reso verosimile il motivo per il quale tale problematica costituirebbe ora un 

problema – in particolare per il padre – a distanza di più di tre anni dal 

matrimonio. Infatti, come rettamente ritenuto dalla SEM, risulta 

quantomeno sorprendente che il padre, descritto come uomo aperto, 

tollerante e non fondamentalista (tollerava il fatto che la figlia non portasse 

il velo, il consumo di alcolici così come l'avvicinamento dell'interessata al 

D-2309/2019 

Pagina 8 

cristianesimo, volendo addirittura abbracciare lui stesso tale confessione 

[cfr. verbale 1, D59, D84; verbale 2, D29]), fosse proprio unicamente su 

tale aspetto molto tradizionalista curandosi di quanto potesse pensare la 

gente.   

6.3 Non meno contraddittorie risultano d'altro canto le dichiarazioni della 

ricorrente in merito ai contatti tra il marito ed i servizi segreti, 

rispettivamente in merito agli oggetti che gli agenti avrebbero sequestrato 

nell'abitazione coniugale. L'insorgente ha in un primo tempo asserito di 

aver capito, dopo essere stata ricercata dai servizi segreti con l'accusa di 

proselitismo, che il marito ed il suocero sarebbero stati in contatto con i 

servizi segreti (cfr. verbale 1, D56). Successivamente, l'interessata ha 

tuttavia ricondotto i contatti del marito ai servizi segreti a degli amici che 

avrebbero lavorato per loro. Ella avrebbe addirittura dichiarato di non 

sapere se fossero i suoi amici o se fosse invece il coniuge stesso a lavorare 

per i servizi segreti (cfr. verbale 2, D35 e D42). In seguito, la ricorrente ha 

asserito che il marito l'avrebbe denunciata presso i servizi segreti (cfr. 

verbale 1, D88), salvo poi supporre che fosse stato lui (cfr. verbale 2, D67-

D68). Anche i motivi della ricerca da parte degli agenti segreti non risultano 

completamente congruenti. La ricorrente ha infatti dapprima riferito tre 

motivi (proselitismo, attività antistatali e attività da infedele [cfr. verbale 1, 

D56]) per poi allegarne soltanto uno (propaganda per la religione cristiana 

[cfr. verbale 2, D36 e D51]). In seguito, la ricorrente ha preteso che gli 

agenti avrebbero sequestrato la bibbia ed i suoi documenti d'identità. 

Successivamente, ella ha tuttavia espresso dei dubbi a questo riguardo, 

affermando di non credere che i servizi segreti avessero effettivamente 

sequestrato i suoi documenti (cfr. verbale 2, D115). Da ultimo, appare 

quantomeno sorprendente che dopo essere stata informata della ricerca 

da parte delle autorità ella non abbia perlomeno tentato di sostituire o 

rimuovere la sua foto profilo.   

6.4 Infine, per ciò che è della degenerazione della relazione coniugale 

avvenuta a dicembre 2018, l'interessata ha da una parte allegato di aver 

raccontato alla cugina del marito di sentirsi violentata dal coniuge e questa 

si sarebbe intromessa a parlare con il marito "magari per migliorare la 

situazione"(cfr. verbale 1, D56), in un secondo tempo invece, ella ha 

dichiarato di aver espressamente chiesto alla cugina di provare a 

intercedere con il marito per migliorare la situazione (cfr. verbale 2, D30). 

7.  

Occorre ora determinare se gli ulteriori motivi d’asilo addotti dall’insorgente, 

ossia le pubblicazioni su Instagram ed il timore di subire ulteriori atti 

D-2309/2019 

Pagina 9 

pregiudizievoli ad opera del marito, abbiano rilevanza ai sensi dell’art. 3 

LAsi. 

7.1 A tal riguardo va rammentato che il fondato timore di esposizione a seri 

pregiudizi, come stabilito all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un 

elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento 

soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 

2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 

antecedenti dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni 

anteriori, nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato 

timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di 

persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta 

(DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale 

timore deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano 

apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di 

seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi 

che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in 

un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia 

d'asilo si sia già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla 

presunzione che un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori 

sia dato (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; 

OSAR [ed.], Manuel de la procédure d'asile e de renvoi, 2a ed., 2016, pag. 

194 e riferimenti citati). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è 

tuttavia necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale. 

7.2 Ora, nel contesto iraniano le attività apparentabili al proselitismo 

potrebbero effettivamente giustificare l’esistenza di un timore fondato di 

subire trattamenti pregiudizievoli qualora siano percepiti quali attività 

antistatali. Ciò richiede tuttavia un grado di esposizione pubblico molto 

elevato (cfr. sentenza della CorteEDU A. c. Svizzera del 19 dicembre 2017, 

n. 60342/16, par. 43).  

7.3 Questo non risulta essere il caso nella fattispecie. Dagli atti all'inserto 

non si evincono infatti elementi che permettano di ritenere che le autorità 

iraniane siano giunte a conoscenza di tali attività. Da una parte la 

ricorrente, come detto, non ha reso verosimile di essere effettivamente 

D-2309/2019 

Pagina 10 

ricercata dalle autorità iraniane (cfr. supra consid. 6.2). Inoltre, non si può 

ritenere che il grado di esposizione delle pubblicazioni su Instagram della 

ricorrente sia tale da aver attirato le attenzioni delle autorità. Il profilo 

Instagram della ricorrente è infatti anonimo e non contiene alcuna 

informazione personale che possa ricondurre direttamente a quest’ultima. 

Le fotografie ivi presenti, quandanche possano effettivamente portare ad 

identificarla in base all’aspetto erano già state pubblicate diverso tempo 

prima della sua partenza dal paese d’origine senza che ciò abbia 

comportato alcuna conseguenza di sorta.   

7.4 Per il resto, va ravvisato come i timori di subire in futuro ulteriori atti 

pregiudizievoli ad opera del coniuge non siano più attuali. Non si può infatti 

partire dall’assunto che l’insorgente, in caso di ritorno in patria, debba 

forzatamente tornare presso il domicilio coniugale. Contrariamente a 

quanto affermato in sede ricorsuale è infatti lecito attendersi che la 

ricorrente possa contare sul sostegno e l'appoggio della famiglia. 

L'arrabbiatura del padre risulta invero passeggera dal momento che la 

madre la avrebbe informata circa la necessità di pazientare e lasciare del 

tempo al padre perché questi la chiamasse (cfr. verbale 2, D27). Inoltre, 

non si può fare a meno di constatare come secondo le sue stesse 

dichiarazioni, l’interessata, in più di tre anni di matrimonio, non ha neppure 

tentato di rivolgersi ad organizzazioni statali o di soccorso. In ragione della 

situazione delle donne nella società iraniana, l’accesso all'infrastruttura 

può effettivamente rivelarsi più difficile. Dalla ricorrente, donna istruita 

appartenente alla classe media, sarebbe ad ogni modo stato lecito 

attendersi ch’ella si informasse in merito all'esistenza di strutture di 

accoglienza per le vittime di violenza domestica (cfr. sentenza del Tribunale 

E-1304/2018 del 26 aprile 2018 consid. 4.3 e relativi riferimenti, laddove è 

attestato che ritenuto che tali strutture esistono). D’altro canto, il caso citato 

dall'insorgente in sede ricorsuale non risulta paragonabile alla presente 

fattispecie. Tali considerazioni riguardano infatti le violenze sessuali subite 

all'infuori del matrimonio, caso ben diverso da quello in disamina. Altresì, 

vi è luogo di aggiungere che il codice civile iraniano prevede che una 

donna, se determinate condizioni sono adempiute, può presentare al 

giudice una richiesta di divorzio. Ciò è per esempio il caso qualora la 

continuazione della vita coniugale sia intollerabile per la donna, cosa che 

parrebbe poter essere in specie adempiuta alla luce delle allegate 

conseguenze psichiche intercorse sulla sua persona, le quali avrebbero 

potuto essere dimostrate dai documenti medici.  

8.  

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

D-2309/2019 

Pagina 11 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

9.  

9.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato 

l'allontanamento della richiedente, ha considerato l'esecuzione dello 

stesso ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

9.2 Nel gravame, la insorgente avversa anche tale assunto.  

10.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata.  

11.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

12.  

12.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-2309/2019 

Pagina 12 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

all'esecuzione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte 

europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola 

possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di 

insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione 

non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti 

all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri motivi che 

permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di 

essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti 

contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

12.2 Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscita a dimostrare 

l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposta a tali 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il sua rinvio verso l'Iran è dunque 

ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di considerare 

l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di 

essere esposto, nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito ai sensi 

dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. 

12.3 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

13.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-2309/2019 

Pagina 13 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

13.3 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

la insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 

dell'esecuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale 

vigente attualmente in Iran, da un lato, e della sua situazione personale, 

dall'altro. 

Nella fattispecie, in Iran non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale. 

Quanto alla situazione personale della ricorrente, lei è giovane, ben istruita 

e – come rilevato sopra – può contare sull'aiuto e sostegno della famiglia. 

Di conseguenza, non vi sono motivi per dubitare che si rintegrerà senza 

particolari problemi nel suo paese d'origine. 

Infine, la ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi 

di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un 

esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua 

permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 

e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1‒8.3). Infatti, per i problemi 

psichiatrici di cui soffre l'interessata seguiva già un trattamento medico e 

psichiatrico in Patria per il che potrà continuare la terapia prescritta in 

Svizzera nonché l'accompagnamento terapeutico anche in Patria. Lo 

stesso vale per quanto desumibile dal certificato del 27 maggio 2019 

allegato con scritto del 31 maggio 2019 di cui sub. G, secondo il quale i 

controlli ginecologici raccomandati possono, a giudizio del Tribunale, 

essere effettuati in patria.    

D-2309/2019 

Pagina 14 

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è 

ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

14.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 2 LStrI). Infatti, la ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi 

e DTAF 2008/34 consid. 12).  

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

15.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la 

decisione dell'autorità inferiore va confermata. 

16.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

17.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto.  

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soc-

combenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 

PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni 

ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di 

possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che la 

ricorrente sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza 

giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia 

(art. 65 cpv. 1 PA), 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

D-2309/2019 

Pagina 15 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

D-2309/2019 

Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

 

Data di spedizione: