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**Case Identifier:** 449b9d7e-8d13-57cc-9e2b-e1062c43a0fa
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-09-27
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 27.09.2016 BB.2016.271
**Docket/Reference:** BB.2016.271
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2016-271_2016-09-27

## Full Text

Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Sequestro (art. 263 e segg. CPP).

Decisione del 27 settembre 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A.,  

B. SA,  

C. SA,  

 

tutti rappresentati dall'avv. Luca Marcellini, 

Reclamanti 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 263 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2016.271-273 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) conduce dal 17 lu-

glio 2015 un procedimento penale a carico di D., poi esteso ad altri, per titolo di 

riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP. Tale inchiesta è stata avviata a 

seguito di una comunicazione spontanea d’informazioni, contestuale richiesta 

di assistenza giudiziaria e costituzione di una squadra investigativa comune, del 

9 luglio 2015 inviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mi-

lano, Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), la quale conduce un procedimento 

penale nei confronti di E., F. e D. per titolo di riciclaggio aggravato dal metodo 

mafioso e dalla transnazionalità del reato. Le indagini estere sono state aperte 

a seguito di una denuncia sporta il 3 novembre 2014 da parte di un imprenditore 

immobiliare italiano, il quale, a seguito di un prestito di denaro di EUR 2 milioni 

concessogli da E. e F., ha dichiarato di essere stato oggetto di episodi di vio-

lenza e minaccia per ottenere la restituzione della somma maggiorata di inte-

ressi di carattere usurario. Il 9 febbraio 2016 l’inchiesta svizzera è stata estesa 

nei confronti di A. per titolo di carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto 

di comunicazione ai sensi dell’art. 305ter CP. Secondo quanto emerso nel corso 

delle indagini elvetiche, vi sarebbero sufficienti elementi di prova che confer-

mano l’ipotesi secondo la quale D. ed altri hanno condotto un’attività di riciclag-

gio in territorio svizzero avvalendosi anche di persone fisiche e giuridiche, in 

particolare della B. SA e della C. SA, riconducibili a A. (v. sentenza del Tribunale 

penale federale BB.2016.257 del 6 settembre 2016, Fatti lett. A). 

 

 

B. Il 13 novembre 2015 il MPC ha ordinato la perquisizione del domicilio di A. e 

delle sedi della B. SA e della C. SA, a seguito della quale diversi oggetti, valori 

e documentazione sono stati messi al sicuro (v. act. 1.3-1.7) e conti bancari del 

predetto e delle società in questione, unitamente ad altra documentazione, og-

getti e valori (rinvenuti in svariate cassette di sicurezza) sequestrati (v. act. 1.8-

1.19).  

 

 

C. In data 13 giugno 2016 A. ha postulato il dissequestro di tutte le relazioni ban-

carie a lui intestate presso la banca G., Lugano, e la banca H., Lugano, di quelle 

intestate alla C. SA presso la I., Lugano, e alla B. SA presso la banca H., Lu-

gano, nonché di tutta la documentazione e gli oggetti e valori sequestrati 

nell’ambito del procedimento (v. act. 1.25).  

 

 

D. Il 23 giugno 2016 il MPC ha respinto la suddetta istanza, sottolineando, in so-

stanza, la necessità per l’autorità di stabilire l’origine di somme di denaro ver-

sate da una persona indagata in Italia transitate sulla relazione bancaria n. 1 

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presso la banca H., intestata a A., utilizzate da quest’ultimo per sé e per le so-

cietà B. SA e C. SA (v. act. 1.1). 

 

 

E. Con reclamo del 4 luglio 2016 A., B. SA e C. SA sono insorti contro la suddetta 

decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

chiedendo l'annullamento della stessa e il dissequestro dei loro conti e oggetti 

(v. act. 1). 

 

Mediante osservazioni del 18 luglio 2016 il MPC ha postulato la reiezione del 

reclamo, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 3).  

 

 

F. Il 29 luglio 2016 il MPC ha ordinato il sequestro di parte degli oggetti e docu-

menti messi al sicuro il 13 novembre 2015 (v. act. 5) a seguito delle perquisizioni 

domiciliari effettuate (v. supra lett. B), decretando la restituzione del resto agli 

aventi diritto (v. act. 6).  

 

 

G. Con replica del 2 agosto 2016, trasmessa al MPC per conoscenza, i reclamanti 

si sono riconfermati nelle loro conclusioni ricorsuali (v. act. 7). 

 

 

H. Il medesimo giorno il MPC, a complemento delle proprie osservazioni del 18 lu-

glio 2016, ha trasmesso a questa Corte copia del verbale d’interrogatorio del 

reclamante del 29 luglio 2016 (v. act. 8). 

 

 Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1  

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

giudica i gravami contro le decisioni e gli atti procedurali del MPC. Il Tribunale 

penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei re-

clami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argo-

menti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 e 393 cpv. 2 CPP; 

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TPF 2012 155 consid. 1.1 e 2011 60; P. GUIDON, Die Beschwerde gemäss sch-

weizerischer Strafprozessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 

2011, pag. 265 con la giurisprudenza citata). 

 

1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, il decreto impu-

gnato, datato 23 giugno 2016, è stato notificato al reclamante in data 24 giugno 

2016 (v. act. 1 pag. 2 e act. 1.1). Il reclamo, interposto il 4 luglio 2016, è pertanto 

tempestivo.  

 

1.3  

1.3.1 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). Trattandosi di una misura di sequestro di un conto 

bancario, di principio solo il titolare del conto adempie questa condizione 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2011.10/11 del 18 maggio 2011, 

consid. 1.5 e riferimenti ivi citati). Il semplice avente diritto economico di un 

conto non possiede invece la legittimazione ad interporre reclamo, essendo toc-

cato dalla misura di sequestro solo in maniera indiretta. Allo stesso modo, la 

legittimazione ricorsuale va riconosciuta a colui che dispone di un diritto di pro-

prietà o di un diritto reale limitato sul valore sequestrato, nonché al possessore 

(ai sensi degli art. 919 e segg. CC) di un oggetto; il terzo, che ha solo diritti 

personali sull’oggetto sequestrato, non ha un interesse giuridicamente protetto 

a contestare la decisione di sequestro (v. sentenza del Tribunale federale 

6S.365/2005 dell’8 febbraio 2006, consid. 4.2.1; TPF 2006 307 consid 2.1; sen-

tenza del Tribunale penale federale BB.2014.81 del 23 dicembre 2014, consid. 

1.3; S. HEIMGARTNER, Strafprozessuale Beschlagnahme, Zurigo/Basilea/Gine-

vra 2011, pag. 368 e segg.).  

 

1.3.2 In concreto, nella misura in cui i ricorrenti contestano il rifiuto del MPC di disse-

questrare conti bancari a loro intestati, la loro legittimazione ricorsuale è data. 

Per quanto riguarda gli oggetti, i documenti e il denaro contante frutto delle per-

quisizioni avvenute il 13 novembre 2015, il MPC sostiene che il gravame sia 

irricevibile, dato che gli stessi non sarebbero stati oggetto di ordini di sequestro 

formali, ma unicamente di “messa al sicuro” giusta l’art. 263 cpv. 3 CPP (v. act. 

1.3-1.5), misura non impugnabile. Ora, tale disposizione prevede che se vi è 

pericolo nel ritardo, la polizia o privati possono mettere provvisoriamente al si-

curo oggetti e valori patrimoniali, a disposizione del pubblico ministero o del 

giudice. Essa si applica nei casi in cui vi è la necessità di mettere al sicuro 

oggetti e valori patrimoniali in assenza, data l’urgenza, di un ordine di sequestro 

emanato da un’autorità inquirente o giudicante. Si tratta dunque di una misura 

supercautelare in attesa dell’intervento dell’autorità competente ad emettere un 

eventuale ordine di sequestro (cfr. F. BOMMER/P. GOLDSCHMID, Commentario 

basilese, 2a ediz., Basilea 2014, n. 67 ad art. 263 CPP; HEIMGARTNER, op. cit., 

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pag. 34 e seg.). Essa non può in ogni caso emanare, come nella fattispecie, dal 

MPC, visto che la misura è prevista proprio per sopperire all’impossibilità, do-

vuta all’urgenza, di un suo tempestivo intervento. Ciò constatato, occorre con-

siderare gli oggetti ed i valori patrimoniali “messi al sicuro” il 13 novembre 2015 

– essi lo sono stati per più di otto mesi, sino alla formale decisione di sequestro 

di gran parte degli stessi del 29 luglio 2016 (v. act. 5 e 6) – in realtà come se-

questrati, ragione per cui la legittimazione ricorsuale degli insorgenti, nella mi-

sura in cui proprietari dei medesimi, va riconosciuta anche in questo ambito.  

 

1.4 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. I reclamanti contestano il mancato dissequestro dei loro conti bancari, oggetti e 

valori patrimoniali. A. non si sarebbe mai visto contestare un comportamento 

costitutivo del reato giusta l’art. 305ter CP, né di qualsivoglia altre fattispecie 

costitutive di reato. Inoltre, il reato finora contestato non sarebbe idoneo a ge-

nerare un provento illecito. A loro dire, il MPC non avrebbe in realtà evidenziato 

nessun elemento atto a sostanziare un reato e quindi a giustificare i sequestri 

contestati. 

 

2.1 Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituiscono 

misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel corso 

dell'inchiesta e/o la restituzione ai danneggiati, nonché a garantire le spese pro-

cedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (v. art. 263 cpv. 1 lett. a-c 

CPP); parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti 

presumibilmente a confisca a norma degli art. 69 e segg. del Codice penale 

svizzero del 21 dicembre 1937 (CP; RS 311.0; v. art. 263 cpv. 1 lett. d CPP; 

sentenza del Tribunale federale 1S.2/2004 del 6 agosto 2004, consid. 2.2 e rin-

vii); fintanto che sussiste una possibilità di confisca, l'interesse pubblico impone 

di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 

IV 313 consid. 3b e 4; sentenza del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ot-

tobre 2007, consid. 2.2; SJ 1994 pag. 97, 102). 

 

Per sua natura, il provvedimento di sequestro va preso rapidamente, ritenuto 

che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e 

determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Il sequestro è legittimo unica-

mente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra 

questo e l'oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell'autorità inqui-

rente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della pro-

porzionalità (S. HEIMGARTNER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozes-

sordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 4 ad art. 263 CPP; 

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R. HAUSER/E. SCHWERI/K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a 

ediz., Basilea 2005, n. 3 pag. 341; G. PIQUEREZ/ A. MACALUSO, Traité de pro-

cédure pénale suisse, 3a ediz., Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 1361 e segg.). 

Nelle fasi iniziali dell'inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti 

quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito 

dei fatti rimproverati appaia verosimile. L'indizio di reato deve però concretiz-

zarsi e rafforzarsi nel corso del procedimento in modo che "la prospettiva di una 

condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile" (cfr. sentenze del Tri-

bunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2 e 1S.3/2005 del 

7 febbraio 2005, consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale federale 

BB.2006.16 del 24 luglio 2006, consid. 2.1 e rinvii; S. HEIMGARTNER, op. cit., n. 

13 ad art. 263 CPP); le esigenze poste all'intensificazione dell'indizio di reato 

man mano che aumenta la durata del provvedimento coercitivo non devono tut-

tavia essere eccessive (TPF 2006 269 consid. 2.2). Adita con un reclamo, la 

Corte dei reclami penali non può statuire sul merito del procedimento penale, 

ma deve limitarsi ad esaminare l'ammissibilità del sequestro in quanto tale 

(v. DTF 119 IV 326 consid. 7c e 7d). 

 

2.2 Nella fattispecie, A. è sospettato in sostanza di aver venduto diamanti e altri 

preziosi a persone indagate in Italia per riciclaggio aggravato senza verificare 

con la dovuta diligenza la provenienza del denaro ricevuto. Il ruolo del predetto 

nonché delle società B. SA e C. SA è ancora al vaglio e oggetto di approfondi-

menti da parte del MPC tesi a verificare l’esistenza di eventuali atti di riciclaggio 

di denaro da lui commessi, atti che sono stati già formalmente contestati ad 

altre persone indagate in Svizzera, in particolare a D., accusato di aver utilizzato 

all’uopo le società sopramenzionate, nelle quali quest’ultimo è attivo unitamente 

a A. Occorre pertanto verificare la presenza concorrente di sufficienti indizi in 

merito al reato di riciclaggio di denaro e di connessione con i conti, oggetti e 

valori patrimoniali sequestrati. Se è infatti vero che la violazione del dovere di 

vigilanza previsto all’art. 305ter CP non permette di per sé di confiscare i valori 

consegnati all’intermediario finanziario, tale confisca (in mano di terzi) è invece 

possibile se i valori in questione sono il prodotto di un’infrazione (v. M. KISTLER, 

La vigilance requise en matière d’operations financiéres, tesi zurighese, Zurigo 

1994, pag. 246 e seg.) 

 

2.3 Il 1° gennaio 2016 è entrata in vigore la revisione dell'art. 305bis n. 1 CP (RU 

2015 1389). Il diritto penale materiale si applica alle infrazioni commesse prima 

della data della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato posteriormente e se 

il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al momento dell’infra-

zione (principio della lex mitior, art. 2 cpv. 2 CP). Il nuovo art. 305bis CP è stato 

modificato unicamente con l'aggiunta della punibilità dei delitti fiscali qualificati 

(v. più ampiamente, N. FERRARA MICOCCI /E. SALMINA, Il riciclaggio del provento 

di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale svizzero, in: 

F. Sgubbi/L. Mazzanti/N. Ferrara Micocci/E. Salmina, La voluntary disclosure, 

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profili penalistici, Piacenza 2015, pag. 241 e segg.). Il nuovo articolo, esten-

dendo il proprio campo di applicazione, è dunque meno favorevole in astratto, 

ma concretamente la questione è irrilevante non trattandosi di reati fiscali (v. in-

fra 3.2.2.2).  

 

Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile 

di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 

305bis n. 1 CP vecchia versione). Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accer-

tamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali prove-

nienti da un crimine ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP costituisce oggettivamente un 

atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). A causa del suo 

carattere accessorio, oltre al riciclaggio, deve anche essere provata l'esistenza 

di un antefatto criminoso così come la provenienza da questo crimine dei valori 

patrimoniali riciclati (cfr. DTF 138 IV 1). Si tratta di un'infrazione di esposizione 

a pericolo astratto: il comportamento è dunque punibile a questo titolo anche 

laddove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 

consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e; sentenza del Tribunale federale 6B_879/2013 

del 19 novembre 2013, consid. 1.1). Il riciclaggio di denaro non richiede opera-

zioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come il semplice fatto di 

nascondere il bottino, possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). 

Il reo deve aver agito in maniera intenzionale. Il dolo eventuale è sufficiente (cfr. 

art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo all’atto vanificatorio in sé, quindi 

al fatto che l’operazione in questione sia idonea a interrompere la traccia docu-

mentaria, ma anche all’origine criminale dei valori riciclati: l'autore sa o deve 

presumere che i valori che ricicla provengono da un crimine (DTF 122 IV 211 

consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si veda già P. 

BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und organisiertes 

Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la giurisprudenza relativa 

all’art. 160 CP e all’art. 19 cpv. 2 lett. a LStup, segnatamente DTF 105 IV 303 

consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 3).  

 

Il reato di riciclaggio presuppone dunque due elementi distinti, il crimine a monte 

e l'atto vanificatorio. 

 

2.3.1 In concreto vi è il forte sospetto che sui conti di pertinenza dei reclamanti siano 

transitate somme di origine criminale e che gli oggetti e valori sequestrati siano 

anch’essi legati all’attività di un’organizzazione mafiosa in Italia (v. Fatti lett. A 

supra). Dalle indagini italiane è emerso che D., residente in Svizzera dal 2008 

e attivo presso B. SA, avrebbe consegnato, in varie tranches, una notevole 

somma di denaro a E. In un solo mese e mezzo egli avrebbe consegnato, in tre 

tranches, circa EUR 804'500.--. Inoltre, è emerso che tale J. avrebbe pagato 

una parte degli interessi per la somma ricevuta in prestito a carattere usurario, 

effettuando bonifici a favore di società domiciliate in Austria e Ungheria, e che 

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parte di questo denaro è successivamente rientrato in Svizzera nella disponibi-

lità di D.. Il 13 novembre 2015 la DDA della Procura di Milano ha proceduto 

all’arresto di D., E., F. e K., procedendo nel contempo a perquisizioni personali 

e domiciliari, le quali hanno permesso di sequestrare agli indagati una somma 

in denaro contante di ca EUR 1'500'000.--, nonché diversi diamanti e orologi di 

valore. In data 9 dicembre 2015 la stessa autorità italiana ha proceduto all’arre-

sto di L., indagato per riciclaggio di denaro, sequestrando presso la sua abita-

zione denaro contante per un importo complessivo di ca EUR 80'000.--, diversi 

orologi e diamanti. In un interrogatorio del MPC dell’11 dicembre 2015, svoltosi 

in Italia, D. ha ammesso di avere ricevuto da parte di E. e F. in Svizzera 

fr. 4'250'000.--, costudendoli poi presso la propria abitazione a Chiasso e nella 

sua cassetta di sicurezza presso la banca M. di Morbio-Vacallo. Egli ha inoltre 

dichiarato di avere restituito EUR 2'300'000.-- e una parte non meglio precisata 

in franchi svizzeri a E. e F. e di dovere ancora restituire EUR 400'000.--

/500'000.--, che ha custodito nella cassetta di sicurezza della banca M. D. non 

ha saputo fornire spiegazioni plausibili sulla provenienza del denaro e degli altri 

valori sequestrati, dichiarando unicamente che tali beni erano riconducibili al 

padre N. e a un’eredità di una zia del padre, di cui non ricordava il nome (v. act. 

3.2 pag. 2 e seg.).  

 

2.3.2 Per quanto concerne l'atto vanificatorio, l’analisi della documentazione bancaria 

raccolta ha permesso di appurare che la relazione bancaria n. 1 presso la banca 

H., a Lugano, intestata a A. è stata alimentata anche tramite due bonifici, uno 

di EUR 305'000.-- e l’altro di fr. 150'000.--, avvenuti risp. il 19 dicembre 2012 e 

il 16 gennaio 2013, provenienti da due relazioni bancarie, una intestata a tale 

O. e l’altra ad una società a lui riconducibile (v. act. 3.1, MPC 07-01-02-08-0003 

e 07-01-02-10-0013). La relazione bancaria di A. è stata utilizzata per effettuare 

un versamento di fr. 100'000.-- a favore della relazione bancaria n. 2 presso la 

banca P., intestata a B. SA (v. act. 3.1, MPC 07-04-03-07-0002 e 0003; 07-04-

03-08-0002 e segg.), nonché per effettuare diversi prelevamenti in contante di 

svariate migliaia di franchi ed euro tra dicembre 2012 e maggio 2015 oltre a 

ulteriori prelevamenti per spese (v. act. 3.1). Il MPC afferma che O. risulta avere 

affermati legami con gli imputati nel procedimento italiano, legami che non pre-

senterebbero solo carattere commerciale ma di possibile partecipazione ai reati 

contestati. Orbene, in una sentenza del 2 marzo 2011 riguardante una proce-

dura per associazione a delinquere di stampo mafioso ai sensi dell’art. 416-bis 

CP/I, il Tribunale ordinario di Milano (7a sezione penale) ha evidenziato come 

O. fosse stato, con altri e per diversi anni, a disposizione dei fratelli di E. per il 

compimento di qualunque tipo di attività illecita. Egli aveva il compito di curare 

gli investimenti degli illeciti introiti del gruppo (v. act. 3 pag. 4).  

 

 Dagli atti emergono dunque numerose transazioni sospette nell'ottica dell'art. 

305bis CP. Infatti il prelievo in contanti è idoneo ad interrompere la traccia docu-

mentale. Quando una banca restituisce all'autore dell'antefatto l'integralità o 

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parte del credito di un conto a lui intestato, il paper trail viene interrotto, gli ulte-

riori movimenti degli averi non potendo infatti più essere seguiti sulla scorta di 

documenti bancari (J.–B. ACKERMANN, Kommentar Einziehung, organisiertes 

Verbrechen, Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 2007, n. 341 pag. 545; U. CASSANI, 

Commentaire du droit pénal suisse, vol. 9, Berna 1996, n. 39 ad art. 305bis CP; 

P. BERNASCONI, Forme di riciclaggio in Svizzera, Casistica giudiziaria, in: Vigi-

lanza bancaria e riciclaggio, Lugano 1992, pag. 93). Orbene, ogni interruzione 

della traccia documentale costituisce un atto vanificatorio che adempie la fatti-

specie di riciclaggio (sentenze del Tribunale federale 6B_900/2009 del 21 otto-

bre 2010, consid. 4.3; 6B_88/2009 del 29 ottobre 2009, consid. 4.3). 

 

 Nella fattispecie, motivi di sospetto non emergono solamente dalle operazioni 

avvenute sui conti di cui sopra, ma anche da inverosimili spiegazioni fornite da 

A. su alcune fotografie scattate con il cellulare di D. il 6 e 14 aprile 2015, foto 

nelle quali lui e D. si sono immortalati dinanzi ad un ingente quantitativo di de-

naro contante, per lo più biglietti da mille franchi svizzeri. Dopo aver negato di 

aver mai visto denaro contante nelle mani di D. per importi superiori a un milione 

di franchi presso gli uffici di B. SA e C. SA, A. ha avanzato ipotesi poco credibili 

sul denaro di cui alle fotografie, affermando che si sarebbe trattato di fotocopie 

o block notes e che le uniche banconote vere sarebbero state quelle sopra le 

mazzette. In realtà, in occasione della perquisizione del 13 novembre 2015 delle 

predette società, sono state trovate e sequestrate in cassette che erano nella 

disponibilità di D. banconote per un valore complessivo di fr. 639'000.--. Il de-

naro contante era composto da mazzette di banconote da fr. 1'000.--, non con-

traffatte e non facsimili. D. ha dichiarato che doveva consegnare tale denaro a 

E. e F. Inoltre, da un’intercettazione ambientale del 29 maggio 2015 presso 

l’abitazione di E. risulta che D. ha detto a quest’ultimo: “sì, si son messi via… 

ho ancora 500 in un ufficio da lui…” (v. act. 3.2 pag. 4 e seg.). 

 

In definitiva, sulla base di quanto emerso nel corso delle indagini, vi sono suffi-

cienti indizi che permettono di ipotizzare che D. ed altri abbiano riciclato denaro 

in territorio svizzero avvalendosi anche di persone fisiche e giuridiche, in parti-

colare di B. SA e C. SA riconducibili a A. Le indagini in corso dovranno permet-

tere di verificare esattamente il ruolo di quest’ultimo, soprattutto in relazione ai 

suoi legami con persone indagate in Italia, in particolare con la famiglia di E., 

questo soprattutto attraverso le rogatorie ancora in corso.  

 

2.3.3 Vista la sussistenza di sufficienti indizi in merito al riciclaggio di denaro, sia in 

punto al crimine a monte che agli atti di natura vanificatoria, occorre ora verifi-

care la connessione fra l'ipotetico reato e il conto oggetto del sequestro (v. su-

pra consid. 2.1). 

 

 Secondo quanto risulta dalle indagini in Italia, le condotte imputate a E., F. e D. 

risalirebbero ad un periodo antecedente il 2015 (v. supra Fatti lett. A), dunque 

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prima delle summenzionate operazioni in contante sui conti dei reclamanti. Inol-

tre, le presunte attività di concessione di prestiti e di restituzione del denaro a 

tassi usurari sarebbero state effettuate, come del resto consueto in questo tipo 

di criminalità, in contante, modalità adottata anche per le presunte attività di 

riciclaggio messe in atto in Svizzera. Gli ingenti quantitativi di denaro contante 

ritrovati negli uffici delle società riconducibili a A. sono un indizio del loro possi-

bile legame con i fatti indagati in Italia. D. è sospettato di aver introdotto dall’Ita-

lia denaro di provenienza illecita nelle due predette società in Svizzera. Presso 

imputati in Italia e in Svizzera sono altresì stati ritrovati diamanti e orologi di 

lusso che provengono o potrebbero provenire dall’attività di A. (v. act. 3 pag. 2). 

Il fatto che in una cassetta di sicurezza nella disponibilità di D. presso la B. SA 

e C. SA sia stato ritrovato l’atto notarile relativo alla costituzione della B. SA, 

documento che avrebbe dovuto invece essere nelle mani di A., essendone egli 

il titolare, fa nascere addirittura il sospetto che le società in questione possano 

di fatto appartenere all’organizzazione criminale indagata in Italia. Inoltre, il 

MPC afferma di aver messo a disposizione di A., se fosse stato richiesto, il ma-

teriale prezioso messo al sicuro, questo per evitare qualsiasi danno commer-

ciale alle società, affinché esse potessero continuare la loro attività di compra-

vendita di preziosi e orologi. Ebbene, dal 13 novembre 2015 nessuna richiesta 

è stata formulata dal predetto, ciò che induce ad ipotizzare che l’attività di dette 

società fosse una pura e semplice copertura (v. act. 3 pag. 7 e seg.), imponendo 

di verificare la provenienza di tutti i beni di pertinenza delle società e di A. 

 

2.4 Come rilevato in precedenza (v. supra Fatti lett. F), in data 29 luglio 2016 il MPC 

ha decretato la restituzione agli aventi diritto di una parte degli oggetti “messi al 

sicuro” il 13 novembre 2015. Ora, avendo questa Corte considerato di fatto tale 

“messa al sicuro” come un sequestro (v. supra consid. 1.3), vi è da concludere 

che per gli oggetti restituiti il gravame è divenuto privo d’oggetto e il MPC, che 

ha quindi dato parzialmente seguito alle richieste dei reclamanti, è da conside-

rarsi parte soccombente, fatto di cui si terrà conto nella fissazione delle spese 

della presente procedura. 

 

2.5 Appurata l'esistenza di sufficienti indizi di reato nonché del legame tra questo 

ed i valori patrimoniali e oggetti rimasti sotto sequestro, si conclude che il prov-

vedimento impugnato deve essere tutelato per quanto riguarda i valori e oggetti 

il cui sequestro è stato confermato il 29 luglio 2016 (v. act. 5).  

 

 

3. In definitiva, nella misura in cui non è divenuto privo d’oggetto in virtù del disse-

questro parziale del 29 luglio 2016, il gravame deve essere respinto.  

 

 

4. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

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La tassa di giustizia ridotta (v. supra consid. 2.4) è calcolata giusta gli art. 73 

cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle 

spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 

(RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 1’500.--. 

 

 

- 12 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura in cui non è divenuto privo d’oggetto, il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.-- è posta a carico dei reclamanti. 

 
 
Bellinzona, 27 settembre 2016 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Luca Marcellini 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).