# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 959c7521-15a9-5f26-a6a0-a769d55ddea1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-30
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 30.04.2013 U 2012 116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2012-116_2013-04-30.pdf

## Full Text

U 12 116

1a Camera

SENTENZA
del 30 aprile 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente azienda elettrica comunale e tariffa energia elettrica

1. Per la fornitura di energia elettrica a livello comunale … è dotato, in base 

alla sua regolamentazione, di un’Azienda Elettrica Comunale (AECB) che 

fa parte dell’amministrazione comunale. L’AECB è tenuta a fatturare ai 

cittadini le tariffe ordinarie che vengono stabilite dall’assemblea 

comunale. L’energia elettrica di cui il comune necessita è prodotta dalla 

… SA. Quanto all’organizzazione della rete di distribuzione dell’energia 

elettrica, il comune di … è proprietario sul suo territorio delle stazioni di 

trasformazione e delle cabine di distribuzione comprese le linee aeree o 

interrate. Per svolgere i propri compiti l’AECB era prevista impiegare un 

elettricista comunale il quale, dalle dimissioni dell’allora amministratore 

comunale nel 2000, era sottoposto direttamente dall’amministrazione 

comunale e per essa al suo presidente. Da tempo, l’elettricista comunale 

era a causa della ingente mole di lavoro, dei controlli necessari e dei 

sempre nuovi requisiti tecnici richiesti sovraccarico di lavoro di tipo 

amministrativo e tecnico, tanto che la corretta tenuta degli impianti non 

poteva più essere garantita. Onde evitare il peggio, i lavori di 

manutenzione e di riparazione venivano affidati ai tecnici della … SA sulla 

base di tariffe a regia. Gli iniziali tentativi intercorsi tra il comune e … SA, 

in vista di una maggiore collaborazione amministrativa e tecnica, non 

davano risultati concreti. Il 13 marzo 2012, la Commissione federale 

- 2 -

dell’energia elettrica (ElCom) emanava un provvedimento che obbligava 

l’AECB a pubblicare le tariffe richieste in base a quanto previsto della 

legislazione federale entro il 30 aprile 2012, pena l’apertura di un 

procedimento penale-amministrativo. Dopo essere stato informato che il 

comune prevedeva di operare una ristrutturazione dell’azienda elettrica a 

livello comunale, l’ufficio federale dell’energia soprassedeva all’attuazione 

della misura comminata. 

2. Dal 1. gennaio 2012, il nuovo consiglio comunale si vedeva 

concretamente confrontato con un’AECB sempre più incapace di far 

fronte ai propri doveri di manutenzione degli impianti, che non adempiva 

alle norme SUVA di sicurezza sul lavoro né a quelle federali per le 

correnti forti/deboli e che non era manifestamente in grado di soddisfare i 

requisiti amministrativi imposti dagli organi federali per la gestione di 

questo tipo di prodotto. Sulla base delle trattative condotte con la … SA e 

la … SA, ditta specializzata nel supporto amministrativo, il comune si 

vedeva confrontato con la possibilità di alienare gli impianti e di affidare a 

terzi la gestione dell’azienda elettrica oppure di restare proprietario degli 

impianti e di affidare completamente o parzialmente la gestione 

dell’incarico a servizi esterni. In data 26 marzo 2012 il consiglio comunale 

optava all’unanimità per una delega esterna dell’incarico per la durata di 

tre anni a … SA per il supporto tecnico ed a … SA per quello 

amministrativo e istituiva una commissione con due rappresentanti del 

comune ed uno di … SA per la definizione delle questioni strategiche, la 

gestione e il controllo. Parallelamente incaricava le due ditte e il gruppo di 

lavoro di redigere i necessari contratti con l’indicazione dei relativi costi. Il 

29 marzo 2012 i cittadini di … venivano informati dalla stampa locale delle 

novità riguardanti l’AECB sia per quanto riguardava il nuovo assetto, le 

ditte di supporto, l’incarico di stendere i contratti ed i costi prevedibili. I 

quattro contratti con la … SA, muniti di tariffe dettagliate e che 

- 3 -

prevedevano anche un importo massimo annuale, concernevano la 

gestione e attività di rete con un tetto massimo di fr. 25'000.--, il servizio di 

rete con tetto massimo di fr. 44'400.--, la gestione dei dati della rete con 

un tetto massimo di fr. 10'000.-- e la regolamentazione con un tetto 

massimo di fr. 11'200.-- e venivano sottoscritti dal presidente comunale e 

del cancelliere in data 16 maggio 2012. Il 12 settembre 2012 anche con la 

… SA veniva sottoscritto un contratto riguardante la riorganizzazione del 

sistema elettronico di raccolta dati e fatturazione dell’energia elettrica. In 

questo nuovo sistema di ripartizione dei compiti era stato previsto il 

mantenimento dell’impiego dell’elettricista comunale, anche se questi 

agiva ormai in stretta collaborazione con la squadra della … SA. 

Nell’estate del 2012 l’incaricato comunale rescindeva però il rapporto 

d’impiego, venendo ad essere integrato nel gruppo della … SA. Il 9 

agosto 2012 il consiglio comunale informava nuovamente via stampa i 

cittadini sui progressi che la nuova organizzazione dell’AECB era reputata 

aver apportato. Nel proprio comunicato, pur temendo che il nuovo assetto 

potesse comportare un futuro aumento dei costi dell’energia, l’esecutivo si 

riproponeva di mettere meglio al corrente la popolazione nell’ambito 

dell’assemblea informativa 2 ottobre 2012. In detta sede l’autorità 

comunale presentava la nuova situazione relativamente alla gestione e 

all’amministrazione dell’azienda elettrica comunale, escludendo però, 

contrariamente a quanto temuto in precedenza, un aumento dei costi 

dell’energia per il 2013.

3. Il 27 ottobre 2012 i sei cittadini di … interponevano ricorso presso il 

Tribunale amministrativo dei Grigioni chiedendo:

“1. L’eventuale decisione del Consiglio Comunale di … (CC) in base 
alla quale il Presidente e il Cancelliere del Comune di … hanno 
sottoscritto quattro contratti con la Ditta … SA, nel mese di maggio 
2012 sia dichiarata anticostituzionale (Art. 19 Costituzione 

- 4 -

comunale), pertanto illegale anche perché contraria al Regolamento 
comunale per fornitura di elettricità, e sia quindi annullata.

2. Qualora non esistesse una decisione del Consiglio Comunale, 
l’eventuale decisione del Presidente comunale di sottoscrivere i detti 
quattro contratti sia comunque annullata, in quanto anch'essa a 
maggior ragione sarebbe anticostituzionale e contraria al 
Regolamento comunale per fornitura di elettricità.

3. Sia dichiarata illegale e annullata la decisione del Consiglio 
Comunale di costituire una Commissione AECB comprendente due 
membri del Consiglio Comunale (il presidente e un Consigliere 
comunale) con aggiunta di un terzo membro impiegato … SA causa 
conflitto di interesse.

4. Constatando la incostituzionalità delle firme dei citati quattro contratti 
fra Comune di … e … SA:

    a) sia constatato che tali contratti sono nulli;

    b) il Comune sia obbligato a presentare tutta la problematica dell'AECB 
all'assemblea comunale di … con ev., proposte, innanzitutto di 
modifiche del Regolamento AECB, comunque lasciando la 
possibilità ai cittadini di presentare anche altre loro proposte per la 
riorganizzazione dell'AECB e senza dover perdere posti di lavoro nel 
Comune;

    c) qualora dalla constatazione di nullità dei detti contratti ne 
derivassero danni e/o pretese di risarcimento danni contro il 
Comune, il lod.le Tribunale amministrativo voglia decretare la 
responsabilità degli organi comunali, risp. la responsabilità 
personale dei singoli incaricati (Presidente e(o) Consiglieri comunali) 
che hanno preso le decisioni incostituzionali (Art. 13 Costituzione 
comunale) e voglia obbligare detti singoli incaricati, il presidente e 
ogni singolo Consigliere comunale ad assumersi personalmente 
tutte le spese e danni derivanti da questo loro agire 
anticostituzionale e irresponsabile;

    d) il CC debba presentare eventuali sue proposte di riordino AECB, 
risp. ev. revisione del Regolamento AECB e/o di contratti 
all'assemblea in lingua italiana (Art. 3 Costituzione comunale) e 
consegnandone copia 15 giorni prima dell'assemblea ad ogni 
economia domestica (Art. 22 Costituzione comunale).

- 5 -

5. Tutte le spese giudiziarie e ripetibili + 8% di IVA a carico della 
controparte, risp. a carico personalmente degli organi responsabili 
dell'illecito agire.”

Per i ricorrenti i contratti in lingua tedesca conclusi con la … SA - non 

essendo la riorganizzazione dell’AECB stata approvata dall’assemblea 

comunale mediante una modifica del regolamento comunale riguardante 

la fornitura di elettricità - sarebbero nulli. I contratti pregiudicherebbero poi 

al cittadino la possibilità di determinarsi sulle tariffe dell’energia elettrica 

come sarebbe suo preciso diritto. Poiché il regolamento AECB 

prevederebbe una via di ricorso interna, a titolo precauzionale sarebbe 

stato interposto ricorso anche alla commissione del consiglio comunale. Il 

rappresentate della … SA in seno alla commissione AECB farebbe gli 

interessi di una delle parti e quindi sarebbe contrario alla normativa 

comunale. La decisione di riorganizzare l’AECB violerebbe poi l’unità 

della materia, in quanto spettando al cittadino la decisione in merito alla 

tariffa dell’energia dovrebbe spettare allo stesso gremio anche la 

decisione sulla ristrutturazione dell’AECB, essendo l’una inscindibile 

dall’altra. I cittadini sarebbero stati privati del diritto di scegliere il tipo di 

riorganizzazione, di stabilire i mezzi finanziari che intendevano impiegare 

a tale scopo e del diritto volto a mantenere quali impiegati comunali i posti 

di lavoro per elettricisti dell’AECB. 

4. Nella risposta di causa dell’8 novembre 2012, il Comune concludeva 

all’irricevibilità del ricorso giudiziario. I sei ricorrenti, che giustificherebbero 

il loro ricorso adducendo la privazione del diritto a potersi determinare 

sulle tariffe energetiche, non sarebbero toccati da una simile decisione più 

di qualsiasi altro cittadino per cui la via del ricorso giudiziario sarebbe 

esclusa. Anche volendo considerare l’istanza quale ricorso costituzionale, 

la legittimazione farebbe difetto per gli stessi motivi. Nel merito, le 

richieste degli istanti sarebbero prive di fondamento. La delega delle 

- 6 -

mansioni dell’AECB a terzi per ovviare ad una situazione divenuta 

insostenibile e per la durata di tre anni sarebbe stata presa dai competenti 

organi e tale scelta non comprometterebbe il costo dell’energia elettrica 

per gli utenti, essendo previsto di proporre all’assemblea comunale 

l’approvazione di immutate tariffe energetiche anche per il 2013. I contratti 

sottoscritti con la … SA e la … SA, in lingua tedesca, sarebbero la logica 

conseguenza alla decisione presa dal consiglio comunale durante la 

seduta del 26 marzo 2012, nell’ambito della quale era anche stato 

preventivato un esborso di ca. fr. 180'000.--. Anche la costituzione del 

nuovo gruppo di lavoro di cui farebbero parte il presidente comunale, un 

membro della commissione del consiglio e un rappresentate di … SA non 

darebbe adito a critiche non avendo tale commissione potere decisionale 

nell’ambito dei compiti amministrativi e burocratici ad essa assegnati e 

non essendo possibile stabilire quale potrebbe essere il possibile conflitto 

di interessi che la nomina di un rappresentate della … SA potrebbe 

costituire. La dipartita dell’elettricista comunale non sarebbe stata voluta 

dall’autorità comunale, che tra tre anni potrebbe comunque nuovamente 

decidere se riprendere a gestire direttamente l’erogazione di energia 

elettrica e quindi impiegare nuovamente un elettricista a tale scopo. 

5. Mentre nella richiesta di voler prendere posizione sul ricorso del 29 

ottobre 2012 le parti venivano invitate ad astenersi da qualsiasi misura 

d’esecuzione fino alla presa di una decisione sul richiesto conferimento 

dell’effetto sospensivo, il 12 novembre 2012 il giudice dell’istruzione 

statuiva materialmente sulla richiesta e non conferiva al ricorso effetto 

sospensivo. Gli istanti chiedevano allora la ricusa del giudice 

dell’istruzione, il quale con lettera del 27 novembre 2012 si eccepiva da 

subito per tutta la durata del procedimento.

- 7 -

6. Nella replica del 7 dicembre 2012, i ricorrenti ribadivano la loro 

legittimazione al ricorso in quanto utenti dell’AECB e dovendo temere in 

futuro un aumento delle tariffe energetiche. Il consiglio comunale e il 

presidente comunale avrebbero eccedute le loro competenze finanziarie e 

con questo violata la Costituzione comunale (Costc). Anche la precarietà 

della situazione a livello comunale non potrebbe giustificare il 

comportamento assunto dell’esecutivo comunale senza consultare il 

Sovrano, giacché l’attuale presidente sarebbe stato durante la legislatura 

precedente vicepresidente comunale e quindi certamente informato sulla 

problematica. Anche se la situazione avesse richiesta una pronta 

reazione, l’esecutivo comunale sarebbe comunque stato tenuto ad indire 

un’assemblea comunale ed a sottoporre al popolo i necessari 

cambiamenti legislativi a seconda delle scelte che il Sovrano avrebbe 

inteso fare. Poiché l’unica persona specializzata in questioni riguardanti 

l’energia e facente parte della commissione istituita dal consiglio 

comunale sarebbe pure il rappresentante del fornitore di energia, il 

conflitto di interessi sarebbe evidente. Anche il preteso mantenimento 

delle tariffe dell’energia sarebbe una strategia a corto termine onde celare 

quelli che saranno gli inevitabili aumenti futuri del servizio a seguito della 

ristrutturazione operata.

7. Duplicando in data 21 gennaio 2013 il Comune si riconfermava nelle 

proprie precedenti allegazioni e proposte. Nell’ambito dell’assemblea 

comunale del 25 novembre 2012 i cittadini avrebbero approvato la 

proposta di mantener invariate per il 2013 le tariffe dell’energia elettrica 

che sarebbero tra le tariffe più basse di tutta la Svizzera. L’assemblea 

comunale avrebbe poi parimenti approvato il preventivo per il 2013 e 

separatamente, come conseguenza di una proposta scaturita dalle fila dei 

presenti, le posizioni riguardanti la fornitura di energia elettrica. Con la 

delega dei compiti alle due società terze, i costi di questo ramo 

- 8 -

dell’amministrazione comunale andrebbero compensati con quelli invece 

sostenuti dal comune, per cui dalla delega fuori sede non risulterebbero 

dei costi eccedenti l’ambito di competenze assegnata al consiglio 

comunale. 

8. Nell’ulteriore scritto del 30 gennaio 2013 i ricorrenti ribadivano le loro 

convinzioni, rimandando al mittente le insinuazioni fatte nella duplica 

quanto al preteso coinvolgimento personale nella vertenza del 

rappresentate di parte e le elucubrazioni sulle intenzioni perseguite con la 

richiesta fatta dagli istanti di sospendere il procedimento in vista di un 

eventuale accordo bonale. In ogni caso il protocollo dell’assemblea 

comunale del 25 novembre 2012 allegato non riporterebbe fedelmente le 

perplessità e paure espresse da alcuni cittadini per la perdita del controllo 

della società elettrica comunale e quelle del precedente presidente 

comunale quanto all’illegalità dei contratti sottoscritti.

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l’art. 16 del regolamento per la fornitura di elettricità (RFE), in caso 

di divergenze o contestazioni, ogni utente ha il diritto di ricorrere alla 

commissione del consiglio comunale entro 10 giorni con le relative prove. 

Contro la decisione della commissione del consiglio comunale è poi dato 

il ricorso al consiglio comunale entro 20 giorni. A titolo precauzionale, gli 

istanti hanno proposto ricorso anche alla commissione del consiglio 

comunale. Se però la commissione del consiglio comunale e poi il 

consiglio comunale stesso fossero competenti a statuire sul ricorso la 

decisione di queste istanze intermedie andrebbe presa prima di quella del 

Tribunale amministrativo, che giudica quale ultima istanza cantonale in 

materia di diritto pubblico. Come le parti non sembrano neppure 

- 9 -

contestare, l’art. 16 RFE si riferisce unicamente alle controversie che 

possono insorgere tra l’AECB ed i suoi utenti in materia di fornitura di 

energia, mentre le questioni sollevate in questa sede, come la 

costituzionalità dei contratti sottoscritti e la ristrutturazione dell’AECB 

esulano manifestamente dal contesto previsto dalla norma comunale. Per 

far valere le censure sollevate nel ricorso è stato quindi a giusto titolo 

adito direttamente il Tribunale amministrativo. 

b) Formalmente la questione della ricusa del vicepresidente del Tribunale 

amministrativo si è già risolta dopo che il 27 novembre 2012 il diretto 

interessato si eccepiva immediatamente per tutta la durata del 

procedimento.

2. a) I ricorrenti sostengono in primo luogo che le decisioni del consiglio 

comunale o del presidente comunale di delegare la gestione e 

l’amministrazione dell’approvvigionamento dell’elettricità a ditte terze 

siano incostituzionali e che vadano pertanto annullate. Parimenti 

andrebbe annullata la decisione di istituire la Commissione AECB, per 

presunta suspicione di un suo membro. Ai sensi dell’art. 49 cpv. 1 LGA, il 

ricorso giudiziario, è ammissibile contro tutta una serie di decisioni 

emanate da autorità comunali, cantonali, ecclesiastiche o dal governo. In 

principio possono formare oggetto di ricorso soltanto le decisioni, ovvero i 

provvedimenti adottati dall'autorità iure imperii, in casi concreti ed 

individuali, per costituire, modificare o sopprimere diritti od obblighi degli 

amministrati fondati sul diritto pubblico o per accertarne l'esistenza, 

l'inesistenza o l'estensione. In dottrina e giurisprudenza la decisione è 

definita come quell'atto d'imperio che tocca la situazione giuridica del 

singolo cittadino, astringendolo a fare, omettere o tollerare alcunché, o 

che regola altrimenti in modo autoritativo - con carattere vincolante e 

possibilità di esecuzione coercitiva - i suoi rapporti con lo Stato (DTF 128 I 

- 10 -

170 cons. 4 e riferimenti, 117 Ia 107 cons. 5d, 109 Ib 255 cons. 1a, 104 Ia 

29 cons. 4d, 101 Ia 14 cons. 3a e 74 cons. 4d). 

b) Nell’evenienza in oggetto è evidente che la decisione di delegare 

esternamente l’approvvigionamento elettrico, di sottoscrivere i contratti in 

oggetto (da chiunque sia stata presa) e quella di istituire una determinata 

commissione non erano destinate ai sei ricorrenti, ma che questi 

provvedimenti costituissero delle risoluzioni dell’autorità comunale 

nell’ambito della gestione di un particolare settore dell’amministrazione. 

Come stabilito anche di recente nella sentenza del Tribunale 

amministrativo U 12 109 del 2 ottobre 2012, in merito ad una fattispecie 

molto simile alla presente e nell’ambito della quale veniva chiesto 

l’intervento del Tribunale amministrativo per destituire una commissione o 

nominarne una nuova, in virtù delle competenze previste all’art. 49 LGA il 

Tribunale amministrativo non esercita funzioni di vigilanza sull’attività 

dello Stato in generale, ma è incaricato dell’applicazione della giustizia in 

un caso concreto. Le “decisioni” qui in discussione, non avendo il 

carattere di decisione amministrativa nel senso esposto nel considerando 

che precede (non essendo rivolte ai ricorrenti e non venendo a modificare 

i loro diritti in un concreto rapporto di diritto pubblico) non possono 

pertanto fare l’oggetto di un ricorso giudiziario giusta l’art. 49 cpv. 1 LGA. 

c) Ai sensi dell’art. 49 cpv. 3 LGA, sono considerate decisioni, accanto al 

diniego di giustizia e alla ritardata giustizia che esulano manifestamente 

dal presente contesto, anche atti materiali che attentano ai diritti e ai 

doveri di persone. In applicazione a questo disposto, il ricorso giudiziario 

è ammesso per quelli che vengono definiti degli atti materiali o reali, 

ovvero dei provvedimenti che non assumono carattere di decisione nel 

senso descritto in precedenza, ma che sono comunque concretamente 

suscettibili di pregiudicare i diritti ed i doveri dei cittadini. Nella prassi sono 

- 11 -

stati considerati tali il divieto di raggiungere un determinato luogo a 

seguito di un fermo della polizia (sentenza del Tribunale amministrativo U 

03 74 e 75, benché sotto l’egida della precedente legislazione non 

fossero ancora considerati deferibili al Tribunale amministrativo) o ad 

esempio i materiali di voto (sentenza del Tribunale amministrativo V 12 5 

prevista per la pubblicazione nella PTA 2012 no. 4). In casu, è evidente 

che la decisione riguardante la nomina della commissione AECB non 

possa essere considerata un atto reale nel senso della citata norma. 

Infatti la misura non riguarda e non tocca gli interessi degli istanti in modo 

diverso da qualsiasi altro abitante del comune, trattandosi di una mera 

scelta di carattere amministrativo sulla quale il Tribunale amministrativo 

non è legittimato ad esercitare alcuna funzione di vigilanza (sentenza del 

Tribunale amministrativo U 12 109). Il fatto che nell’ambito della 

commissione in discussione sieda un membro supposto essere di parte e 

la cui nomina è quindi presunta violare l’ordinamento comunale 

sull’incompatibilità delle cariche non ha assolutamente alcuna concreta 

incidenza sulla situazione dei sei ricorrenti. Semmai essi assurgono a 

salvaguardia degli interessi del comune in generale e quindi tacciano 

l’operato degli organi comunali come un atto di cattiva amministrazione. 

Queste censure avverso l’agire dell’autorità vanno però fatte valere 

mediante il ricorso di vigilanza e non tramite il ricorso giudiziario. 

3. a) Nella misura in cui però i ricorrenti invocano la violazione del principio 

della legalità, ritenendo contrarie all’ordinamento comunale le 

competenze arrogatesi dal consiglio comunale o dal suo solo presidente, 

essi adducono la violazione del principio della separazione dei poteri 

(DTF 121 I 22, cons. 3/a). Giusta la prassi del Tribunale federale, il 

principio della separazione dei poteri costituisce un diritto costituzionale 

dei cittadini (DTF 131 I 291 cons. 2.1, 128 I 327 cons. 2.1 e sentenza del 

Tribunale federale del 10 novembre 2005 1P.441/2005). Nel nostro 

- 12 -

cantone, accanto alla giurisdizione amministrativa, la Costituzione 

cantonale (CstC) conosce però anche una giurisdizione costituzionale. In 

applicazione all’art. 55 cpv. 2 CstC, in veste di Corte costituzionale, il 

Tribunale amministrativo giudica ricorsi per violazione di diritti 

costituzionali e politici nonché per violazione del principio della 

preminenza del diritto di rango superiore (cifra 1). Per questo l’art. 57 cpv. 

1 LGA, assegna al Tribunale amministrativo la competenza per decidere i 

ricorsi contro atti legislativi (lett. a), attentati al diritto di voto, nonché 

elezioni e votazioni (lett. b) e decisioni definitive dei comuni in 

controversie di diritto pubblico (lett. c). Appellandosi alla sentenza del 

Tribunale amministrativo dell’8 dicembre 2009 (V 09 7 e 8), i ricorrenti 

reputano di poter invocare in questa sede la violazione del principio della 

legalità e della separazione dei poteri, indipendentemente dall’eventuale 

attentato al loro diritto di voto. Tale questione può nell’evenienza restare 

aperta, in quanto anche ammettendo che la cesura sollevata possa 

essere oggetto di un ricorso costituzionale (vedi sulla tematica 

HANGARTNER/KLEY, Die demokratischen Rechte in Bund und Kantonen 

der Schweizerischen Eidgenossenschaft, Zurigo 2000, pag. 133, 

marginale 284) che non sia per attentati al diritto di voto occorre però che 

anche gli altri presupposti per interporre un tale rimedio giuridico, in 

particolare le condizioni quanto alla legittimazione (vedi cons. 5), siano 

soddisfatti. 

b) Il ricorso costituzionale deve invece essere ammesso per quanto gli 

istanti invochino un attentato al loro diritto di voto. E’ considerata una 

violazione del diritto di voto qualsiasi ingerenza nei diritti politici del 

cittadino che si traduce in un’impossibilità di cooperare attivamente 

all’attività dello Stato in un ambito di competenza riservata al Sovrano. 

Quando, come nell’evenienza, un organo esecutivo o comunque un altro 

organo si arroga delle competenze sulle quali il popolo sarebbe tenuto a 

- 13 -

statuire, si è in presenza di una violazione sia del principio della 

separazione dei poteri che del diritto di voto. Il tribunale amministrativo ha 

già ammesso il ricorso per attentato al diritto di voto anche quando 

l’esecutivo comunale ometteva di sottoporre a votazione una questione 

sulla quale il popolo avrebbe dovuto esprimersi (sentenza del Tribunale 

amministrativo U 00 120 e U 01 12), in concomitanza con le tesi 

sostenute da buona parte della dottrina a questo riguardo e in assonanza 

alla precedente prassi del Tribunale federale stesso (cfr. KATHARINA 

SAMELI, Der Rechtsschtz auf dem Gebiet der politischen Rechte, in: RDAT 

II-1994, pag. 272 s.; CHRISTOPH HILLER, Die Stimmrechtsbeschwerde, 

Zurigo 1990, pag. 157 s.; ANDREAS AUER, Politische Rechte und 

Gewaltentrennung, in: ZBl 82 pag. 345 s. e DTF 105 Ia 385 e 89 I 253).

4. a) Indipendentemente dalla possibilità teorica di proporre o meno ricorso 

costituzionale, il comune convenuto considera che gli istanti non siano 

comunque legittimati al ricorso. A questo proposito occorre distinguere tra 

gli attentati al diritto di voto e gli altri motivi per intentare un ricorso 

costituzionale. Giusta l’art. 58 cpv. 2 LGA, è legittimato a ricorrere contro 

attentati al diritto di voto, nonché contro elezioni e votazioni chiunque 

abbia diritto di voto nel rispettivo circondario elettorale o di votazione. 

Sotto questo aspetto pertanto i ricorrenti detengono la legittimazione al 

ricorso, non essendo contestato che godano dei diritti politici a livello 

comunale. In caso di ricorsi contro attentati al diritto di voto però, il 

termine per la presentazione del ricorso è di dieci giorni dalla rilevazione 

del motivo d'impugnazione, al più tardi tuttavia dopo la pubblicazione 

ufficiale dei risultati di un'elezione o votazione (art. 60 cpv. 2 lett. b LGA). 

Per i membri di un ente aventi diritto di voto, in caso di decisioni prese in 

assemblea, quale giorno della presa di conoscenza fa stato il giorno della 

presa della decisione. In caso di pubblicazione ufficiale, quest'ultima è 

determinante per l'inizio della decorrenza del termine (art. 60 cpv. 3 LGA). 

- 14 -

Per pubblicazione ufficiale ai sensi di tale disposto si intende la data della 

pubblicazione dei risultati degli scrutini avvenuti per urna (sentenza del 

Tribunale amministrativo V 12 6 prevista per la pubblicazione in PTA 2012 

no. 3).

b) Nell’evenienza in esame, il vizio addotto dagli istanti riguarda la pretesa 

sottrazione all’assemblea comunale di una sua competenza. Il motivo di 

impugnazione doveva allora però essere già noto ai ricorrenti dopo la 

pubblicazione del comunicato stampa apparso su “…” il 29 marzo 2012 in 

merito alle decisioni prese dal consiglio comunale nella propria seduta del 

26 marzo precedente. Le informazioni ufficiali ivi contenute riguardavano, 

infatti, già la delega esterna, i partner scelti e i costi dell’operazione. Sullo 

stesso mezzo d’informazione veniva poi l’8 agosto 2012 pubblicato il 

resoconto della seduta del consiglio comunale del 30 luglio 2012 riguardo 

alla ristrutturazione dell’AECB in atto e sui primi risultati di questa nuova 

forma di gestione. Già da mesi pertanto i ricorrenti erano informati sulla 

nuova ristrutturazione e sapevano quindi della pretesa violazione delle 

competenze materiali e finanziarie del consiglio comunale a scapito 

dell’assemblea comunale. Per questi motivi il ricorso presentato solo nel 

corso del mese di ottobre 2012 va considerato come tardivo. Del resto 

anche volendo considerare come determinante la data dell’assemblea 

comunale informativa del 2 ottobre 2012, il risultato non cambia, venendo 

il termine di ricorso a scadenza il venerdì 12 ottobre 2012. Il ricorso 

presentato il 27 ottobre 2012 è quindi tardivo anche sotto questo punto di 

vista (vedi anche per la prassi di questo Giudice quanto alla tempestiva 

impugnazione di vizi procedurali nell’ambito del ricorso contro attentati al 

diritto di voto la sentenza V 11 4 prevista per la pubblicazione in PTA 

2012 no. 3; inoltre PTA 1997 no. 4, 1996 no. 4, 1988 no. 1 e 1985 no. 3). 

- 15 -

5. a) In applicazione all’art. 60 cpv. 1 LGA, il termine di ricorso di 30 giorni è 

stato invece dagli istanti ossequiato per la presentazione del ricorso 

costituzionale giusta quanto esposto al considerando 3a. Per interporre 

ricorso costituzionale le condizioni per la legittimazione sono praticamente 

le stesse di quelle richieste per il ricorso giudiziario. A mente degli art. 50 

e 58 cpv. 4 LGA è legittimato ad inoltrare ricorso chiunque sia interessato 

dall'atto normativo impugnato o dalla decisione impugnata e abbia un 

interesse tutelabile all'abrogazione o alla modifica degli stessi o chiunque 

vi sia autorizzato in base ad una prescrizione speciale. Prescrizioni 

speciali sulla legittimazione sono previste, accanto al ricorso per attentati 

al diritto di voto come già detto al considerando 4a, nel caso di ricorso 

contro atti normativi, nel qual caso occorre che in un prossimo futuro gli 

istanti possano essere lesi nei propri interessi tutelabili dall'applicazione 

della norma impugnata, e per far valere la violazione dell’autonomia 

comunale, dove la legittimazione spetta soltanto all'ente interessato. 

b) A sostegno della legittimazione al ricorso, inizialmente i ricorrenti 

consideravano che la sottoscrizione dei contratti per la gestione e 

l’amministrazione esterne della fornitura di energia elettrica potesse 

pregiudicare il loro diritto a stabilire le tariffe annue dell’energia elettrica. 

Nel frattempo, ovvero il 25 novembre 2012, ha avuto luogo un’assemblea 

comunale nell’ambito della quale l’ammontare immutato di tali tariffe è 

stato approvato dal Sovrano comunale anche per il 2013, per cui questa 

censura si è rivelata infondata. Per il futuro, il comune convenuto non 

pone neppure in dubbio che la fissazione della tariffa spetterà ancora 

sempre al Sovrano. Il solo fatto che venga ventilata la possibilità di un 

aumento futuro delle tariffe a seguito della riorganizzazione decisa non 

basta certo per giustificare un interesse al ricorso, il quale deve essere 

attuale e concreto. Inoltre la normativa comunale non garantisce 

l’immutabilità delle tariffe, ma solo che sia l’assemblea comunale a 

- 16 -

determinarsi al riguardo. In seguito, gli istanti invocavano comunque una 

violazione dell’ordinamento comunale (principio della legalità), essendo la 

nuova organizzazione dell’AECB in contrasto con il relativo regolamento 

comunale. Per invocare tale censura gli insorgenti adducono la loro 

qualità di utenti dell’AECB. Il fatto di essere utenti dell’AEBC non legittima 

però concretamente i sei ricorrenti ad invocare la violazione del principio 

della legalità. Non è infatti dato sapere in che misura i diritti e doveri dei 

sei ricorrenti in quanto utenti dell’AECB possano considerarsi lesi dalla 

delega decisa e dal fatto che l’organizzazione attuale non corrisponda più 

a quanto previsto dalla normativa comunale. Ammettendo di ritenersi 

colpiti dal provvedimento come qualsiasi altro utente dell’azienda elettrica, 

i ricorrenti ammettono implicitamente che non sono colpiti né più né meno 

di qualsiasi altro utente dalla delega esterna decisa. Anche la volontà di 

mantenere posti di lavoro a livello comunale, censura comunque neppure 

proponibile in un ricorso costituzionale, non accorda agli istanti alcun 

interesse al ricorso. Non essendo oggettivamente toccati più di chiunque 

altro cittadino o utente comunale dalla riorganizzazione dell’AECB la 

legittimazione giusta quanto previsto agli art. 50 e 58 cpv. 3 LGA fa 

manifestamente difetto. 

6. a) Resta da stabilire se i contratti in oggetto non siano per altri motivi affetti 

da nullità come pretendono gli istanti. La nullità di un atto amministrativo 

può essere invocata in ogni momento e può essere costatata d’ufficio da 

parte di tutte le autorità chiamate ad applicare il diritto (sentenza del 

Tribunale amministrativo U 11 99 prevista per la pubblicazione in PTA 

2012 no.17; DTF 132 II 27 cons. 3.1, 130 III 434 cons. 3.3, 127 II 47 cons. 

3g, 122 Ia 98 cons. 3a e 118 Ia 40 cons. 2a). Per prassi costante, una 

decisione amministrativa viziata è di regola annullabile, ma non nulla e la 

nullità dev'essere ammessa soltanto se il vizio di cui è affetto il 

provvedimento risulta particolarmente grave, evidente o, perlomeno, 

- 17 -

facilmente riconoscibile e se, inoltre, l'accertamento della nullità non mette 

in pericolo in modo serio la sicurezza del diritto. Oltre che nei casi 

espressamente previsti dalla legge, la nullità può dunque essere 

ammessa solo in via eccezionale (DTF 133 II 367 cons. 3.2, 132 II 346 

cons. 2.1 e 130 III 434 cons. 3.3). L’imperativo della sicurezza del diritto e 

il principio della buona fede possono indurre a considerare il vizio come 

sanato anche a seguito del trascorrere di un determinato periodo di 

tempo. La dichiarazione di nullità può poi essere legata a difficoltà 

pratiche, qualora alla decisione fosse già stato dato irrimediabilmente 

seguito. Inoltre, anche i legittimi interessi di terzi possono opporsi ad una 

costatazione di nullità (vedi sulla questione la sentenza del Tribunale 

federale 5C.143/2005 cons. 2 e riferimenti del 2 febbraio 2006). Anche la 

dottrina riconosce solo a titolo del tutto eccezionale la nullità di contratti 

stipulati dall’autorità incompetente e comunque solo a condizione che la 

nullità non metta in pericolo la sicurezza del diritto (vedi 

HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a ed., 

Zurigo/San Gallo 2010, marginale 1115). 

b) Per quanto riguarda la specifica questione del rifornimento di energia 

elettrica, la legge sull'approvvigionamento elettrico del Cantone dei 

Grigioni (LAEl GR; CS 812.100) prevede espressamente che per 

l'adempimento dei loro compiti nell'ambito dell'approvvigionamento 

elettrico, i comuni possono costituire imprese di approvvigionamento 

elettrico (IAE) proprie, regionali o sovraregionali oppure delegare a terzi 

l'adempimento di questo compito (art. 3 cpv. 2 LAEI GR). Anche in 

conformità all’art. 7 della Costituzione comunale (Costc), il comune può 

affidare lo svolgimento di determinate funzioni a enti di diritto pubblico o 

privato, a istituiti, a fondazioni o privati. Sulla specifica competenza per 

prendere simili decisioni, contrariamente a quanto invece previsto per la 

collaborazione con altri comuni, corporazioni o istituti regionali (art. 19 lett. 

- 18 -

f Costc), la normativa comunale non contiene prescrizioni speciali. Giusta 

l’art. 19 lett. b Costc è però all'assemblea comunale che spetta 

l'autorizzazione di spese non previste nel preventivo da essa accettato e 

che sorpassano le competenze finanziarie di altri organi. Concretamente, 

poiché al consiglio comunale spetta l'approvazione di spese straordinarie 

non prevedibili fino ad un importo di fr. 100'000-- (art. 26 lett. k Costc), la 

delega in parola con dei costi annui di circa fr. 154'000.-- per la durata di 

tre anni doveva sottostare all’approvazione dell’assemblea comunale. In 

questo senso è dato nell’evenienza ammettere che l’esecutivo, non 

avendo sottoposta la questione all’assemblea comunale, si sia arrogata 

una competenza che non gli spettava. Per il resto, l’art. 3 Costc dichiara 

poi che la lingua ufficiale comunale è l’italiano. 

c) Per gli istanti la decisione di sottoscrivere i contratti non sarebbe neppure 

stata presa dal consiglio comunale, ma dal solo presidente comunale. La 

censura non merita protezione. Il 26 marzo 2012, il consiglio comunale 

decideva di delegare per la durata di tre anni a ben determinate ditte una 

parte della gestione dell’amministrazione comunale e incaricava le due 

ditte di sostegno e il gruppo di lavoro di redigere i necessari contratti con 

l’indicazione dei relativi costi. Per questo, la sottoscrizione dei contratti da 

parte del presidente comunale e del cancelliere in data 16 maggio e 12 

settembre 2012 non può essere considerata avvenuta su iniziativa di 

queste due persone, bensì in rappresentanza del consiglio comunale.

d) Resta da stabilire se la decisione di delegare a terzi parte 

dell’amministrazione comunale decisa dal consiglio comunale anziché 

dall’assemblea comunale possa comportare la nullità del provvedimento e 

quindi di riflesso anche dei contratti stipulati con le due ditte esterne 

all’amministrazione. La questione va risolta per la negativa. In principio, 

possono comportare la nullità di una decisione difetti particolarmente 

- 19 -

gravi come taluni vizi di procedura, quali l’incompetenza dell’autorità che 

ha statuito sulla questione (PTA 1990 ni. 1 e 35). Nell’evenienza però, pur 

ammettendo che il consiglio comunale abbia ecceduto le proprie 

competenze finanziarie, il provvedimento preso non può essere dichiarato 

nullo. In base al principio della buona fede, già dopo il primo comunicato 

stampa del 29 marzo 2012, doveva per i ricorrenti risultare evidente il 

sorpasso di competenze ora fatto valere. Essi avrebbero pertanto avuto 

modo di intervenire prima della sottoscrizione dei contratti con le ditte di 

supporto, anziché intervenire a riorganizzazione avvenuta per addurre la 

nullità di delega e contratti. Ad una dichiarazione di nullità si opporrebbero 

poi il principio della sicurezza del diritto e quello della fiducia che le ditte 

terze hanno riposto nella sottoscrizione dei contratti. In caso di nullità, 

infatti, le due imprese di supporto avrebbero fornito prestazioni per circa 

un anno senza una valida base legale, mentre le stesse non potevano 

aver alcun valido motivo per dubitare della perfetta liceità dei contratti in 

parola soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge del 23 marzo 2007 

sull’approvvigionamento elettrico (LAEl) e la relativa normativa cantonale 

(LAEI GR). Una dichiarazione di nullità sarebbe poi contraria all’interesse 

di tutta la collettività comunale, non essendo, anche dopo le dimissioni 

dell’elettricista comunale, assicurato in alcun modo l’approvvigionamento 

di energia elettrica all’insorgere della prima difficoltà. Infine, l’assemblea 

comunale ha approvato separatamente ed a grande maggioranza le 

poste del preventivo 2013 per i costi annui dei contratti in parola, 

avvallando quindi, almeno implicitamente, l’operato dell’esecutivo 

comunale. Del resto, quest’ultimo assicurava ai cittadini la possibilità di 

poter statuire sulla questione del mantenimento o meno della delega qui 

contestata alla scadenza della validità dei contratti tra tre anni. Pertanto 

l’attuale situazione potrà sempre essere eventualmente corretta in futuro, 

qualora la volontà del corpo elettorale comunale dovesse essere diversa 

da quella del consiglio comunale. Evidentemente, anche il fatto che i 

- 20 -

contratti in parola siano redatti in lingua tedesca anziché nella lingua 

ufficiale comunale non è certo motivo di nullità, trattandosi nell’evenienza 

concreta di una manchevolezza di carattere secondario e sempre 

ovviabile tramite una semplice traduzione e quindi con una misura meno 

incisiva della dichiarazione di nullità. Ne consegue che anche la pretesa 

nullità della delega e dei relativi contratti non si palesa tale. Vengono 

conseguentemente a cadere anche tutte le altre pretese fondate sulla 

nullità dei contratti avanzate dai ricorrenti. In questo senso viene respinta 

la richiesta di constatare la nullità della delega decisa dal consiglio 

comunale e dei successivi contratti. 

7. Con l’introduzione il 1. gennaio 2007 della LGA, le competenze di questo 

Giudice hanno subito sostanziali modifiche soprattutto per quanto 

riguarda quella che precedentemente era la tipica materia oggetto di 

gravame di vigilanza al Governo cantonale. In questo senso ad esempio, 

è espressamente prevista la competenza del Tribunale amministrativo a 

statuire nell’ambito del ricorso giudiziario anche nei casi di diniego e di 

ritardata giustizia nonché nel caso di atti materiali che attentano ai diritti e 

doveri di persone (vedi art. 49 cpv. 3 LGA). In generale, il nuovo 

ordinamento sancisce la competenza di questo Giudice a statuire su 

questioni riguardanti un caso specifico, mentre restano riservate agli 

organi di vigilanza i temi di carattere generale. Nella misura in cui pertanto 

gli istanti intendono manifestare il loro malcontento per i pretesi atti di 

cattiva amministrazione comunale di cui si dolgono, potrebbe 

eventualmente rimanere loro aperta la via del ricorso di vigilanza alla 

competente autorità cantonale giusta quanto prevista agli art. 68 ss. LGA. 

8. In conclusione, non è dato entrare nel merito del ricorso e viene respinta 

la richiesta di constatazione della nullità della delega in oggetto. Giusta 

l’art. 73 cpv. 1 LGA nella procedura di ricorso, la parte soccombente deve 

- 21 -

di regola assumersi le spese. Nell’evenienza si giustifica l’accollamento 

delle spese occasionate dal presente procedimento ai ricorrenti, 

responsabili in solido.

Il Tribunale decide:

1. a) Non si entra nel merito del ricorso. 

b) Viene respinta la richiesta di constatare la nullità sia della delega decisa 

dal Consiglio comunale di … che dei successivi contratti sottoscritti dal 

Comune con … SA il 16 maggio 2012 e … SA il 12 settembre 2012. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1’500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 428.--

totale fr. 1'928.--

il cui importo sarà versato dai ricorrenti, responsabili in solido, entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle 

finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.