# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bed354f2-4bde-54d6-9b5e-80e907c8d4c6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-02-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.02.2012 D-2512/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2512-2011_2012-02-10.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

Corte IV
D­2512/2011

Sen t e n z a   d e l   1 0   f e bb r a i o   2 0 1 2

Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Muriel Beck Kadima; 
cancelliere Andrea Pedrazzini.

Parti A._______, nato il (…),
Iraq, 
ricorrente, 

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,   
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 31 marzo 2011 / N […].

D­2512/2011

Pagina 2

Fatti:

A.
Il (…), l'interessato, di etnia curda, originario di B._______, nella provincia 
di Dohuk  (Iraq), dove avrebbe vissuto dalla nascita sino al  suo espatrio 
(cfr. verbale  di  audizione  del  21 gennaio  2009  [di  seguito:  verbale 1], 
pag. 1), ha presentato una domanda di asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in 
sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbale 1 e verbale di audizione 
del  15  giugno  2009  [di  seguito:  verbale  2]),  di  essere  espatriato  per  il 
timore di essere ucciso a causa della sua funzione di soldato nell'esercito 
iracheno a C._______. Difatti, nell'(…), egli avrebbe  ricevuto una  lettera 
minatoria  da  parte  di  terroristi  che  lo  avrebbero  accusato  di 
collaborazionismo  con  l'esercito  statunitense.  In  seguito,  spinto  dalla 
paura  di  possibili  rappresaglie  da  parte  di  quest'ultimi,  egli  avrebbe 
lasciato l'esercito iracheno.

In  occasione  dell'audizione  federale  diretta,  costui  ha  prodotto  due 
documenti presentati come la fotocopia della sua carta di identità. 

B. 
Con  decisione  del  31  marzo  2011,  notificata  all'insorgente  in  data 
5 aprile 2011 (cfr. atto A 15/1), l'UFM ha respinto la succitata domanda di 
asilo. Detto Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato 
dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  di 
origine siccome lecita, esigibile e possibile.

C. 
Il  2  maggio  2011,  l'insorgente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata 
decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della 
decisione impugnata e il riconoscimento della qualità di rifugiato, nonché 
della concessione dell'asilo e, in via sussidiaria, la restituzione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione. Ha altresì presentato 
una  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese e del relativo anticipo.

D. 
Il 5 maggio 2011, tramite decisione incidentale, il Tribunale ha autorizzato 
il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura.

D­2512/2011

Pagina 3

E. 
Con  decisione  incidentale  del  23  maggio  2011,  il  Tribunale  ha 
considerato  il  gravame  privo  di  probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha 
respinto  la  domanda  di  assistenza  giudiziaria.  Ha  quindi  invitato  il 
ricorrente  a  versare,  entro  l'8  giugno  2011,  un  siffatto  anticipo  di 
CHF 600.­,  con  comminatoria  di  inammissibilità  del  ricorso,  in  caso  di 
mancato versamento di detto anticipo.

F. 
Il  30  maggio  2011,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto.

Diritto:

1. 
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in 
materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di estradizione 
da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca  di 
protezione  (art.  31  e  33  lett.  d  della  legge  del  17  giugno  2005  sul 
Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32], art. 105 della legge 
del 26 giugno 1998 sull'asilo [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d cifra 1 della 
legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale Federale [LTF, RS 173.110]).

2. 
Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di 
ammissibilità di cui agli art. 48 cpv. 1, come pure 52 della Legge federale 
del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) e 
all'art. 108 cpv. 1 LAsi.

3. 

3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF, 
nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione 
impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può 
svolgersi in tale lingua.

3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 
il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente 
sentenza va redatta in italiano.

4. 
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai 

D­2512/2011

Pagina 4

motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della 
decisione  impugnata  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale  D­4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5. 

5.1. Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  i  motivi  fatti 
valere  dall'interessato  non  rientrerebbero  nel  campo  di  applicazione 
dell'art. 3 LAsi, poiché le minacce, legate alla professione di quest'ultimo, 
sarebbero  limitate  alla  regione  di  C._______  e,  a  prescindere  dalla 
verosimiglianza o meno delle sue asserzioni, egli avrebbe potuto sottrarsi 
a tali intimidazioni lasciando la regione in questione e tornando presso la 
sua famiglia a B._______ (Iraq). Inoltre, le autorità del governo regionale 
del  Kurdistan  sarebbero  in  grado,  in  linea  di  principio,  di  offrire  una 
protezione  adeguata  e  non  sussisterebbero  indizi  che  lascerebbero 
presagire  che  tale  protezione  gli  sarebbe  stata  negata.  D'altronde, 
l'insicurezza  generalizzata  vigente  in  Iraq  non  sarebbe  rilevante  ai  fini 
dell'asilo, poiché l'insieme della popolazione soffrirebbe allo stesso modo 
della  situazione  securitaria.  Sussidiariamente,  tale  Ufficio  rileva  che  il 
resoconto del  richiedente presenterebbe varie  imprecisioni, per esempio 
circa  le  circostanze  in  cui  sarebbe  venuto  a  conoscenza  della  lettera 
minatoria  o  la  contraddittoria  citazione  del  contenuto  di  tale  scritto. 
Confrontato  a  tali  incongruenze,  l'insorgente  avrebbe  reso  dichiarazioni 
evasive e stereotipate.  In aggiunta,  il  richiedente, nella prima audizione, 
avrebbe  affermato  di  avere  appreso  da  un  collega  dell'esistenza  di 
minacce nei suoi confronti, mentre nell'audizione federale diretta avrebbe 
sostenuto che tali informazioni gli sarebbero state comunicate dal padre, 
il  quale  gli  avrebbe  telefonato.  Le allegazioni  presentate  dal  richiedente 
non  soddisferebbero  quindi  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste 
dall'art. 7 LAsi.  In conclusione, detto Ufficio ha ritenuto che non sarebbe 
riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nei  confronti  del  richiedente  e, 
di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di 
respingimento all'allontanamento del medesimo. Inoltre, non vi sarebbero 
indizi  circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art.  3  della 
Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà 
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). L'UFM ha, altresì, 
considerato  che  né  la  situazione  della  provincia  di  Dohuk,  dove  vi 
sarebbe  un  clima  di  sicurezza,  di  rispetto  dei  diritti  dell'uomo  e  non 
vigerebbe una situazione di violenza generalizzata, né altri motivi relativi 
al  richiedente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero 
all'esecuzione dell'allontanamento del medesimo in detto Paese.

D­2512/2011

Pagina 5

5.2.  Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti,  il  ricorrente  contesta 
innanzitutto  la decisione dell'UFM  in materia di asilo, sostenendo di non 
potersi sottrarre alle minacce dei terroristi trasferendosi in un'altra regione 
dell'Iraq,  poiché  sarebbe esposto  a  tali  intimidazioni  ovunque e  contro  i 
modi  di  agire  del  terrorismo  islamico  non  vi  sarebbe alcuna protezione, 
nemmeno se offerta dalla polizia del Nord dell'Iraq. Inoltre, paragonando 
la  sua  situazione  con  il  resto  della  popolazione  irachena,  la  quale 
soffrirebbe in maniera generale della situazione instabile dal profilo della 
sicurezza, egli risulterebbe maggiormente esposto al rischio di perdere la 
vita  a  causa  della  sua  attività  di  soldato  e  sarebbe  quindi  un  bersaglio 
privilegiato  dei  terroristi.  In  aggiunta,  le  contraddizioni  evidenziate 
dall'UFM non sarebbero tali da mettere in discussione la verosimiglianza 
dei  motivi  invocati.  Infine,  l'autore  del  gravame  ritiene  inesigibile 
l'esecuzione dell'allontanamento.

6. 

6.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere 
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 
a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure 
che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì 
tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione  femminile 
(art. 3 LAsi).

6.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti 
rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un 
grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante 
sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n. 21).  In  altri  termini,  le 
dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni, 
precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione 
(altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra 
loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla 
verosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non 

D­2512/2011

Pagina 6

esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da 
consentire  di  limitare  al minimo  il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il 
pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 
civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 
1995 n. 23).

7. 

7.1. Le dichiarazioni del ricorrente, contraddittorie, si esauriscono in mere 
ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non  corroborate  dal  benché minimo 
elemento  di  seria  consistenza.  Infatti,  egli  si  è  contraddetto  circa  le 
circostanze in cui avrebbe saputo delle intimidazioni, indicando dapprima 
che sarebbe stato informato tramite un collega, il quale avrebbe ricevuto 
tre  lettere,  tra cui una  indirizzata a  lui  (cfr. verbale 1, pag. 6), mentre  in 
seguito,  egli  ha  affermato  che  suo  padre  gli  avrebbe  telefonato  (cfr. 
verbale 2, Q95 e Q100). Inoltre,  l'interessato ha asserito di aver ricevuto 
la lettera minatoria dal suo collega quando era in servizio (cfr. verbale 1, 
pag. 6), mentre successivamente egli ha asserito che tale lettera sarebbe 
in mano  al  padre  (cfr.  verbale  2, Q95, Q99­Q101  e Q116­Q117).  A  ciò 
aggiungasi  che  non  è  credibile  che  la  lettera  di  minaccia  rivolta  al 
ricorrente  sia  stata  inviata  ai  familiari  del  suo  compagno  e  solo 
successivamente  trasmessa  alla  sua  famiglia  (cfr.  verbale  2,  Q101  e 
Q107). Peraltro, l'insorgente non sembra essere stato in grado di indicare 
con  precisione  il  contenuto  esatto  della  missiva  minatoria,  nonostante 
l'importanza della stessa,  limitandosi ad affermazioni vaghe, stereotipate 
ed  incongruenti  (cfr.  verbale  1,  pag.  6  e  verbale  2, Q113­Q115). Per  di 
più,  riguardo  alla  provenienza  della  lettera,  il  ricorrente  ha  sostenuto  di 
non  conoscere  gli  autori,  dichiarando  genericamente  che  sarebbero  dei 
terroristi  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  allorché  in  seguito  ha  dichiarato  che  i 
familiari del suo collega   conoscerebbero quest'ultimi e che egli sa che i 
terroristi  in  questione  provengono  da  C._______  (cfr.  verbale  2,  Q98, 
Q104,  Q106­Q107).  Non  da  ultimo,  non  è  plausibile  che  anche  il  suo 
amico sia stato minacciato e  ferito gravemente dai  terroristi  (cfr. verbale 
2,  Q95),  ritenuto  che  quest'ultimi  conoscerebbero  i  suoi  parenti  e 
avrebbero rapporti con loro (cfr. verbale 2, Q98). Visto quanto precede e 
senza  che  sia  necessario menzionare  ulteriori  elementi  di  inattendibilità 
del  racconto  reso  dall'insorgente,  il  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha 
rettamente considerato che le dichiarazioni del medesimo non soddisfano 
le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

7.2. Pertanto,  il  ricorso  sul  punto  di  questione  del  riconoscimento  della 
qualità  di  rifugiato  e  della  concessione  dell'asilo,  destituito  di  ogni  e 

D­2512/2011

Pagina 7

benché minimo  fondamento, non merita  tutela e  la decisione  impugnata 
va confermata.

8. 
Il  ricorrente non adempie  le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM avrebbe 
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 
ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a 
questioni  procedurali  dell'11 agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311]; 
GICRA 2001 n. 21).

9. 

9.1.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della 
legge  federale  sugli  stranieri  del  16 dicembre 2005  (LStr,  RS  142.20). 
Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile 
(art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente 
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2. 

9.2.1. Per gli stessi motivi esposti al considerando 7 del presente giudizio, 
non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che 
l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  nel  nord  dell'Iraq, 
segnatamente  nella  provincia  di  Dohuk  –  di  cui  è  originario  e  dove  ha 
vissuto  per  tutta  la  sua  esistenza  –  possa  violare  l'art. 25  cpv.  2  della 
Costituzione  federale  della Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999 
(Cost., RS 101), l'art. 33 della convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto 
dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento) 
nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr. 

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella massima 
del  divieto  di  respingimento. Anche altri  impegni  di  diritto  internazionale 
della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in 
particolare  l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro  la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre 
1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni 
presuppone, peraltro,  l'esistenza di  serie e  concrete  ragioni  per  ritenere 
che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà 
allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; spetta all'interessato 
rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

D­2512/2011

Pagina 8

Nel  caso concreto non è dato  rilevare alcun serio  indizio  secondo cui  il 
ricorrente possa essere esposto,  in caso di  rimpatrio, al  rischio  reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni.  In  altri 
termini,  quest'ultimo  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  di  indizi,  oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo di esposizione personale ad atti o fatti che 
si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

9.2.2.  Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme  del 
diritto  pubblico  internazionale  nonché  della  LAsi  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr).

9.3. 

9.3.1. Inoltre, nel nord dell'Iraq (Dohuk, Arbil e Suleymaniya) non vige, al 
momento, una situazione di violenza generalizzata e la situazione politica 
non  è  talmente  tesa  da  considerare  un  rimpatrio  come  generalmente 
inesigibile.  Segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed 
equilibrato  rispetto al  resto del Paese, come pure  la situazione dei diritti 
dell'uomo,  la  quale  è  migliore  rispetto  alle  zone  nel  sud  e  nel  centro 
dell'Iraq.  Inoltre,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre  province 
curde è esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati,  in buona 
salute  e  giovani,  a  condizione  che  la  persona  interessata  sia  originaria 
della regione o vi abbia vissuto un lungo periodo e disponga di una rete 
sociale, segnatamente famiglia, parenti o conoscenti, oppure di relazioni 
con i partiti al potere (cfr. DTAF 2008/5 consid. 7.5, in particolare 7.5.1 e 
7.5.8).

9.3.2. Quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  giovane, 
celibe,  senza  figli  o  obblighi  familiari  ed  ha  una  formazione  militare. 
Inoltre,  l'insorgente  dispone di  una densa  rete  sociale  in  patria,  ritenuto 
che  vi  risiedono  i  suoi  genitori,  i  suoi  fratelli  e  sorelle,  nonché  gli  zii 
materni (cfr. verbale 1, pag. 4). Peraltro, l'insorgente potrà, se necessario, 
richiedere  un  adeguato  aiuto  al  ritorno  ai  sensi  dell'art.  93  cpv.  1 
lett. d LAsi,  come  ha  altresì  rilevato  l'UFM  nella  decisione  impugnata. 
Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi 
di  salute  tali  da giustificare un'ammissione provvisoria  (cfr. GICRA 2003 
n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici. In siffatte 
circostanze,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  adempiti  i 
presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle 

D­2512/2011

Pagina 9

effettive possibilità per il medesimo di un adeguato reinserimento sociale 
nel suo Paese di origine, segnatamente nella provincia di Dohuk.

9.4.  In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie 
(art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr).

10. 
Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 2 Str).  Infatti,  il  ricorrente,  usando  la  dovuta  diligenza 
(art. 8 cpv. 4  LAsi;  DTAF 2008/34  consid.  12  pagg.  513­515),  potrà 
procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio.  L'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile.

11. 
In considerazione di quanto precede, anche in materia di allontanamento 
e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

12. 
Il  ricorso, manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata 
(art.  111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un  secondo 
giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13. 
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  del  21 febbraio  2008  [TS­TAF,  RS  173.320.2]). 
Esse  sono  computate  con  l'anticipo  spese,  di  CHF  600.­,  versato  dal 
ricorrente il 30 maggio 2011.

(dispositivo alla pagina seguente)

D­2512/2011

Pagina 10

Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le  spese  processuali  di  CHF  600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente. 
Esse sono computate con l'anticipo spese, versato il 30 maggio 2011.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione: