# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 94ade482-c2f6-53c6-a6c5-d6f8b9414acf
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-13
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 13.11.2018 S 2018 53
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2018-53_2018-11-13.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 18 53

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici von Salis, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 13 novembre 2018

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

ricorrente

contro 

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni,

convenuto

concernente prestazioni complementari (restituzione)

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1. Il 24 aprile 2008, A._____ faceva domanda di prestazioni complementari. 

Sulla base del conteggio effettuato dalla cassa di compensazione AVS del 

Cantone dei Grigioni (qui di seguito semplicemente cassa di 

compensazione), calcolo che giusta le indicazioni fornite sulla domanda 

non considerava alcuna proprietà fondiaria nazionale o all'estero, a partire 

dal 1. marzo 2007 - salvo una breve interruzione - il richiedente aveva diritto 

alle prestazioni complementari. Tale diritto veniva riconfermato anche in 

occasione delle periodiche revisioni del 2012 e 2015.

2. Il 9 giugno 2017, l'assicurato informava la cassa di compensazione 

dell'autodenuncia esente da pena all'autorità fiscale in merito al possesso 

di beni fondiari all'estero. La documentazione presentata nel giugno 2017 

per la nuova valutazione della prestazione complementare elencava 

immobili e conti all'estero. In ossequio ai termini di prescrizione, il diritto a 

prestazioni veniva allora ricalcolato a partire dal 1. novembre 2012. Da tale 

computo risultava che dal 1. dicembre 2012 le entrate dell'assicurato 

superavano le uscite per cui veniva richiesta la restituzione delle 

prestazioni indebitamente percepite per un ammontare complessivo di 

fr. 46'837.--. L'opposizione presentata dall'assicurato contro detto 

provvedimento veniva respinta con decisione 16 marzo 2018. Dopo aver 

riconosciuto che alcuni importi del valore locativo della sostanza 

dell'assicurato andassero effettivamente adattati, la cassa di 

compensazione manteneva però il precedente giudizio, non influendo tali 

marginali correzioni sul calcolo dell'indebito da restituire. 

3. Nel ricorso interposto davanti al Tribunale amministrativo il 30 aprile 2018, 

A._____ chiedeva in sostanza l'annullamento del provvedimento 

impugnato per motivi di forma e comunque una rielaborazione dei calcoli 

operati e la conseguente rinuncia a pretese di restituzione. Formalmente 

viene addotta una violazione del diritto di audizione non avendo l'istante 

potuto determinarsi sul provvedimento prima della sua emanazione. Dopo 

la presentazione dell'opposizione, l'assicurato avrebbe poi atteso una 

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convocazione, mentre sarebbe stato nuovamente sorpreso dal rilascio 

della decisione di reiezione dell'opposizione. Materialmente, sarebbe stato 

a torto inserito nel computo del valore locativo dei beni all'estero anche il 

valore di un immobile sul quale l'istante avrebbe un diritto di usufrutto dal 

15 febbraio 2017. Per il resto, trattandosi di beni siti all'estero, la loro 

valutazione dovrebbe avvenire giusta i parametri vigenti all'estero e non in 

base alla normativa Svizzera. La valutazione operata misconoscerebbe poi 

le caratteristiche degli immobili in oggetto, per cui anche sotto questo 

aspetto essa andrebbe debitamente corretta. 

4. Nella risposta di causa del 23 maggio 2018, la cassa di compensazione 

riconosceva il ben fondato del ricorso riguardo al computo dell'usufrutto e 

si impegnava quindi a non computare tale usufrutto per il periodo prima del 

1. marzo 2017. Giusta il calcolo provvisorio allegato, tale correttivo farebbe 

rinascere per un certo periodo il diritto a prestazioni complementari. 

5. Replicando e duplicando le parti si soffermavano, dapprima, sulla portata 

del riconoscimento parziale del ricorso e si riconfermavano, per il resto, 

nelle loro precedenti allegazioni e proposte, di cui si dirà - per quanto utile 

ai fini del giudizio - nelle considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1.1. Formalmente, l'assicurato ritiene che avrebbe dovuto essere sentito prima 

dell'emanazione della decisione di restituzione. Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 

della Costituzione federale (Cost; RS 101), le parti hanno diritto di essere 

sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in 

particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della 

resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove 

circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere 

visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di 

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prenderne conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 136 I 236 cons. 

5.2, 134 I 88 cons. 4.1, 129 II 504 cons. 2.2, 127 I 56 cons. 2b, 127 III 578 

cons. 2c, 126 V 130 cons. 2a, 124 II 146 cons. 2a, 121 I 57 cons. 2c e 119 

Ia cons. 4d). Per quanto riguarda la previa audizione dell'istante giova qui 

ricordare il tenore dell'art. 42 della legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), il quale prevede 

espressamente che la parte abbia sì il diritto di essere sentita, ma che non 

debba obbligatoriamente essere sentita prima di decisioni impugnabili 

mediante opposizione. La decisione in oggetto è un provvedimento 

impugnabile mediante opposizione, motivo per cui la censura promossa 

dall'istante sulla previa audizione non merita di essere discussa oltre. 

1.2. Quanto alla comparsa personale occorre precisare quanto segue. Davanti 

a questo Giudice, una comparsa personale potrebbe imporsi in 

applicazione dall'art. 6 cifra 1 prima frase della convenzione per la 

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 

0.101), normativa giusta la quale ogni persona ha diritto ad un'equa e 

pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale 

indipendente e imparziale costituito per legge, alfine della determinazione 

sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di 

ogni accusa penale che gli venga rivolta. Una chiara e inequivocabile 

richiesta per un'audizione in questa sede non è però stata formulata (vedi 

sentenze del Tribunale federale 8C_63/2015 del 20 maggio 2015 cons. 1.1 

e 2C_100/2011 del 10 giugno 2011 cons. 2 nonché DTF 125 V 38 cons. 2 

e 122 V 54 cons. 3a).

1.3. In realtà, l'istante censura che tale incontro non abbia avuto luogo prima 

dell'emanazione della decisione su opposizione. Nelle sei pagine che conta 

l'opposizione del 28 novembre 2017 non viene però richiesta un'audizione 

e neppure ventilata la necessità di un incontro o comunque di un 

abboccamento personale tra le parti. Nell'opposizione, l'istante precisava 

semplicemente che "Per qualsivoglia comunicazione e/o chiarimento, 

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stante la mia scarsa capacità di comprensione, si prega di fare riferimento 

a mia figlia…". In tali circostanze non è allora dato rimproverare alla cassa 

di compensazione la mancata convocazione dell'assicurato. 

2.1. È controversa la richiesta di restituzione di prestazioni indebitamente 

percepite confermata nella decisione su opposizione 16 marzo 2018. Una 

richiesta di condono è estranea al presente procedimento, essendo 

previamente indispensabile statuire sulla liceità della richiesta di 

restituzione stessa. Necessariamente, infatti, una richiesta di condono 

presuppone la validità della richiesta di restituzione e tale esonero dal 

pagamento non può pertanto essere fatto valere prima della conferma 

dell'obbligo di restituzione.

2.2. L'obbligo di restituzione sancito all' art. 25 cpv. 1 LPGA implica che siano 

adempiute le condizioni per una revisione processuale (presenza di nuovi 

fatti o di nuovi mezzi di prova già preesistenti [art. 53 cpv. 1 LPGA]) o per 

un riesame (errore manifesto nella concessione della prestazione e 

notevole importanza della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) della decisione 

(DTF 130 V 319 cons. 5.2, 129 V 110 seg. cons. 1). In principio, il 

riconoscimento di una prestazione indebita costituisce un errore manifesto 

(DTF 126 V 401 e 125 V 389 cons. 3). Nell'evenienza tali presupposti non 

vengono neppure contestati in quanto la prestazione è stata sin dalla sua 

iniziale erogazione nel 2007 calcolata in modo erroneo, non avendo il 

richiedente indicato i beni posseduti all'estero. Con l'autodenuncia del 2017 

sono venuti alla luce fatti nuovi che già esistevano al momento 

dell'emanazione del provvedimento, ma che la cassa di compensazione 

ignorava. Sono quindi indubbiamente date le condizioni per procedere ad 

una revisione. 

2.3. In termini temporali non viene neppure contestato che il diritto al rimborso 

si limiti alle prestazioni indebitamente ottenute dal 1. novembre 2012. 

Infatti, giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA, il diritto di esigere la restituzione si 

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estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto 

d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni 

dopo il versamento della prestazione. 

2.4. Il ricorrente contesta in primo luogo la richiesta di restituzione, adducendo 

di non aver intenzionalmente sottaciuto nulla. Semplicemente riteneva che 

i beni all'estero non andassero dichiarati, come sarebbe stato informato da 

parte di una persona di fiducia. Giusta l'art. 11 della legge federale sulle 

prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e 

l'invalidità (LPD; RS 831.30), sono computati come reddito sia i proventi 

della sostanza mobile e immobile (lett. b) che un quindicesimo della 

sostanza netta, oppure un decimo per i beneficiari di rendite di vecchiaia, 

per quanto superi fr. 60'000.-- per i coniugi. Giusta le direttive sulle 

prestazioni complementari all'AVS e all'AI [DPC] marginale 3443.06, non 

vengono computati i beni che si trovano all’estero se non possono essere 

trasferiti in Svizzera o che non possono essere realizzati per una ragione 

qualsiasi. Se il ricavato della vendita di un bene immobile può essere 

trasferito in Svizzera, come è indubbiamente il caso nell'evenienza, il bene 

immobile deve essere computato come sostanza. 

2.5. Le allegazioni stando alle quali l'istante avrebbe ignorato tale normativa, 

sarebbe stato mal informato da qualcuno o non avrebbe debitamente capito 

i formulati stilati non sono pertinenti. Indipendentemente da quello che 

l'istante poteva credere, sapere o capire, la domanda apposta sul 

formulario per la richiesta di prestazioni complementari redatta nella lingua 

madre del richiedente è chiara "Possiede della proprietà fondiaria in 

Svizzera o all'estero?" Rispondendo a tale domanda con un no e 

sottoscrivendo di proprio pugno la richiesta è evidente che l'istante non ha 

dichiarato il vero rispetto alla sua situazione reale (vedi richiesta di 

prestazioni del 4 novembre 2015 e del 28 marzo 2008). Quindi anche se il 

richiedente avesse considerato che tale sostanza all'estero non fosse 

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computabile, la risposta veritiera alla domanda sopra esposta poteva 

essere, nella sua situazione, solo sì. 

3.1. Concretamente, del calcolo operato, l'istante contesta il computo del valore 

locativo dell'immobile sito ad X._____. Questo stabile sarebbe stato 

acquistato dalle figlie del ricorrente in data 15 febbraio 2017 e l'istante (con 

la moglie) avrebbe su di esso un diritto di usufrutto dalla stessa data. Giusta 

il rogito, il valore patrimoniale di detto usufrutto sarebbe di € 32'500.--. Per 

l'istante questo sarebbe il valore determinante e non l'ammontare di € 

74'370.-- ritenuto dalla cassa di compensazione.

3.2. Nella risposta di causa del 23 maggio 2018, la cassa di compensazione 

riconosceva il ben fondato della pretesa nel senso che non avrebbe 

computato il reddito da usufrutto per il periodo prima del 1. marzo 2017. 

Quanto al valore di tale diritto reale, nella replica del 18 giugno 2018 veniva 

ribadita la presa in considerazione di un valore dell'immobile di € 74'370.--

. Il diritto di usufrutto veniva conseguentemente quantificato al 5 % di tale 

valore, ovvero a fr. 3'718.50. Con questa precisazione è allora chiaro che 

il riconoscimento del ricorso riguarda unicamente la presa in 

considerazione dell'usufrutto non prima del 1. marzo 2017 e il mancato 

computo del valore capitalizzato del diritto di usufrutto nella sostanza 

dell'istante. Per contro, per il valore del diritto di usufrutto non vi è stato 

alcun riconoscimento del ricorso e tale questione va decisa in questa sede. 

3.3. Giusta l'art. 17 dell'ordinanza sulle prestazioni complementari 

all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (OPC-AVS/AI; RS 

831.301), la valutazione della sostanza computabile deve essere effettuata 

secondo le regole stabilite dalla legislazione sull'imposta cantonale diretta 

del Cantone di domicilio (cpv. 1). La sostanza immobiliare che non serve 

da abitazione al richiedente o a una persona compresa nel calcolo delle PC 

deve essere computata al valore corrente (cpv. 4). Invece del valore 

venale, i Cantoni possono applicare uniformemente il valore di ripartizione 

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determinante per la ripartizione fiscale intercantonale (cpv. 6). In accordo a 

questa normativa quindi, fanno stato i valori patrimoniali stabiliti dalle 

autorità fiscali prima dell’applicazione delle deduzioni fiscali legali. Gli 

immobili e i beni fondiari che non servono da abitazione né alla persona 

beneficiaria di PC né a un’altra persona inclusa nel calcolo delle PC vanno 

computati al loro valore venale attuale (valore di mercato). Se il valore 

venale attuale (valore di mercato) di un immobile non è noto, può essere 

computata la media tra il valore ai sensi della legislazione sull’imposta 

cantonale diretta e il valore assicurativo, a condizione che il risultato non 

sia palesemente anomalo. Se l’immobile è situato all’estero, ci si può 

basare su una stima effettuata all’estero, se non ci si può procurare un’altra 

stima a costi ragionevoli (vedi DPC marginali 3444.01-03).

3.4. Nei Grigioni la possibilità offerta dall'art. 17 cpv. 6 OPC-AVS/AI di utilizzare 

il valore di ripartizione non entra in considerazione. Né nella legge 

concernente le prestazioni complementari cantonali all'assicurazione per la 

vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (legge cantonale sulle prestazioni 

complementari; CSC 544.300) né nelle relative disposizioni esecutive della 

legge cantonale sulle prestazioni complementari (DELCPC; CSC 544.320) 

il legislatore cantonale ha statuito o regolamentato la questione. Ne 

consegue che nel nostro cantone vale il principio enunciato all'art. 17 cpv. 

4 OPC-AVS/A: la sostanza immobiliare che sia in Svizzera o all'estero va 

computata al valore corrente, risultante solitamente da una stima 

attendibile (vedi sentenza del Tribunale federale P 48/04 del 22 febbraio 

2005 cons. 2). 

3.5. I valori patrimoniali e di reddito della sostanza qui contestati vengono 

indicati al loro valore in euro. Per la necessaria indicizzazione, la cassa di 

compensazione ha applicato il tasso di cambio annuale valido il 31 

dicembre dei rispettivi cinque anni per i quali viene chiesta la restituzione. 

Per semplicità e onde evitare variazioni di valore dovute al cambio, nella 

successiva valutazione, anche il Tribunale amministrativo esaminerà 

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pertanto la difendibilità dei diversi valori patrimoniali partendo dal loro 

valore espresso in euro. 

4.1. Nell'evenienza in oggetto, i diversi fondi che l'istante possiede all'estero, 

terreni e fabbricati, non sono stati stimati ufficialmente, nell'accezione che 

conosce la normativa grigionese. Per sua stessa ammissione, l'istante non 

contesta più il valore dei terreni (vedi l'eccezione al considerando 4.8), ma 

solo quello dei fabbricati. Per questi beni immobili appare esclusa la 

possibilità di far eseguire un'affidabile stima degli edifici, vista la loro 

ubicazione e il loro limitato valore commerciale, giacché i costi di una tale 

operazione non sarebbero proporzionati al vantaggio che tale 

apprezzamento potrebbe comportare. È pure incontestato che i fabbricati 

situati in Y._____ non siano locati, per cui una determinazione della 

sostanza o del reddito della stessa in base a parametri concreti non entra 

in considerazione. La cassa di compensazione ha allora calcolato il valore 

corrente degli edifici - e di riflesso il loro valore di reddito e il valore del 

diritto di usufrutto - partendo dal valore catastale indicato sulle visure per 

soggetto redatte dai servizi catastali italiani. Concretamente, per i fabbricati 

in oggetto, il valore di reddito catastale dei fabbricati è stato moltiplicato per 

cento e poi per due.

4.2. In primo luogo il ricorrente contesta tale calcolo chiedendo che per i 

fabbricati la determinazione del loro valore commerciale avvenga in base 

ai coefficienti applicati dalla normativa estera per il calcolo delle imposte di 

natura patrimoniale quali l'IMI e l'IVIE. Concretamente, al valore della 

rendita catastale andrebbe applicata una percentuale del 5 % e il tutto 

moltiplicato per 160. Per questo Giudice, la pretesa non appare corretta. È 

prima di tutto notorio che i valori catastali esteri, non avendo direttamente 

incidenza sull'imposta sul reddito (non conoscendo la legislazione estera 

l'imposta sul valore locativo proprio quale parte del reddito) e sulla sostanza 

come in Svizzera, indichino in generale dei valori decisamente inferiori a 

quelli corrispondenti a quello che potrebbe essere il valore di reddito di un 

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fabbricato in base al suo valore commerciale. Inoltre, la normativa estera 

di cui viene chiesta l'applicazione non indica quale sia il valore che tali 

coefficienti permettono di stabilire (se di reddito, commerciale, a nuovo, 

fiscale o altro) e il valore di reddito contenuto su detti estratti catastali non 

ha praticamente valore di stima ufficiale e non serve concretamente ad 

alcuna autorità amministrativo-fiscale estera a fini analoghi a quello a cui è 

destinato nei Grigioni o in Svizzera. Per i beneficiari svizzeri della 

prestazione complementare poi, il valore della sostanza computato nel 

calcolo della prestazione complementare non è quello meramente fiscale, 

ma il valore di mercato; valore che è notoriamente superiore a quello 

fiscale. Già pertanto nell'ottica della parità di trattamento non è dato 

applicare a valori di sostanza siti all'estero delle valutazioni in netto 

contrasto o comunque stabilite in base a parametri del tutto diversi da quelli 

applicati in Svizzera nel calcolo della valutazione della sostanza ai fini della 

verifica del diritto a prestazioni complementari. In principio quindi, 

l'applicazione di una formula giusta la quale il valore di mercato di un 

immobile risulti superiore al suo mero valore fiscale, corrisponde alla 

pratica conosciuta per la valutazione della sostanza immobiliare in Svizzera 

in generale e nell'ambito delle prestazioni complementari. Pertanto l'esito 

che implica l'applicazione di una formula come quella scelta dalla cassa di 

compensazione, anche per i motivi concretamente verificabili che verranno 

esposti in seguito, non dà adito a critiche. 

4.3. Per lo stabile sito a X._____ vi è però agli atti un contratto di compravendita. 

Indipendentemente da qualsiasi valore fiscale, per l'appartamento di 

quattro locali ad X._____, l'istante chiede che quale prezzo d'acquisto e per 

il diritto di usufrutto vengano prese in considerazione le pattuizioni delle 

parti. Giusta l'atto di compravendita del 22 febbraio 2017, i compratori 

acquistavano l'appartamento in oggetto al prezzo di € 65'000.--, di cui 

€ 30'875.-- e € 1'625.-- per la nuda proprietà e € 32'500.-- per l'usufrutto. 

La cassa di compensazione ha invece operato il calcolo del fabbricato in 

base allo schema adottato per tutti gli altri fabbricati. Il valore di reddito 

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catastale di € 371.85 è stato moltiplicato per cento e poi per due per un 

valore del fabbricato di € 74'370.--. In presenza di un contratto di 

compravendita, il valore commerciale dell'immobile corrisponde in principio 

al prezzo di vendita pattuito a meno che non esistano indizi che permettano 

di concludere che detto prezzo non corrisponda alla reale situazione del 

mercato. Nell'evenienza tali indizi sussistono.

4.4. Per quanto riguarda l'appartamento di quattro locali ad X._____, questo 

conta circa 80 m2 e ha una posizione centrale. Dalla ricerca in rete, la via 

che ospita l'appartamento dell'istante è una caratteristica strada cittadina 

con negozi, parcheggi e infrastrutture ordinarie. Non vi sono in concreto 

segni che possano in qualche modo indicare una posizione di poco pregio, 

caoticamente trafficata, periferica, marginale o che denoti trascuratezza. 

Del resto, l'istante allega fotografie a dimostrazione dello stato di un altro 

immobile, mentre non allega alcuna concreta prova o indicazione sullo 

stato dell'appartamento in oggetto per sminuirne il suo valore. Occorre 

allora partire dal presupposto che il bene immobiliare - sia per la sua 

situazione che per le sue caratteristiche intrinseche - corrisponda ad una 

normale abitazione cittadina, in una comoda posizione centrale, dotata 

delle usuali comodità. Da una breve ricerca su internet, balza all'occhio che 

per le abitazioni di tali dimensioni i prezzi di vendita indicati risultino 

decisamente superiori a quanto preteso dall'istante. Gli oggetti più a buon 

mercato con le caratteristiche di quello in oggetto raggiungono un prezzo 

minimo (1 sola offerta) di € 80'000.-- mentre gli altri sono di prezzo 

decisamente superiore. Gli appartamenti meno cari non sono poi ubicati ad 

X._____ stessa o in centro. In base alle indicazioni fornite dal sito data 13 

novembre 2018, il prezzo medio per la zona è di €/m² 1'997 (x 80 = € 

159'760.--). Volendo allora basarsi anche solo indicativamente su tali 

elementi, appare chiaro che il valore d'acquisto indicato dalle parti per la 

proprietà in oggetto è decisamente molto inferiore ai prezzi altrimenti 

richiesti dal mercato. L'istante non adduce alcun motivo che potrebbe in 

qualche modo giustificare l'enorme divario tra i prezzi correnti e quanto 

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afferma di aver pagato egli stesso e la sua famiglia per l'usufrutto e 

l'acquisto dell'abitazione in parola. Per questo Giudice, occorre allora 

concludere che il prezzo di vendita indicato sull'atto di compravendita di 

€ 65'000.-, non trova il debito riscontro ad un esame oggettivo dei prezzi di 

mercato. L'ingente differenza anche solo con l'oggetto più a buon mercato 

sul mercato o rispetto alla media del prezzo al metro quadrato lascia seri 

dubbi sull'oggettività del prezzo indicato nel contratto di compravendita. Per 

questi motivi, la valutazione operata dalla cassa di compensazione, che 

risulta comunque ancora ben al di sotto dei prezzi indicati sopra, non solo 

sfugge alle critiche di ricorso, ma appare anche generosa nei confronti 

dell'interessato. 

4.5. In merito agli altri fabbricati, l'istante insiste sulla necessità di debitamente 

considerare le specificità del caso concreto ed in particolare degli evidenti 

fattori di svalutazione, come ad esempio lo stato dell'immobile, la sua 

posizione e destinazione, i rapporti di proprietà e altro. Non è contestato 

che nel valore di reddito catastale italiano, le peculiarità intrinseche 

dell'immobile vengano già di per sé ampiamente tenute in considerazione. 

Prova ne è la differenza di reddito catastale tra lo stabile di Z._____, dove 

il valore di reddito catastale veniva fissato a € 104.84, e l'appartamento di 

X._____ di € 371.85. Nel calcolo proposto dalla cassa di compensazione, 

il valore commerciale dello stabile di Z._____ è di € 20'800.--, mentre quello 

di X._____ è di € 74'370.--. Paragonando questi due valori in base alla 

superficie (l'una conta circa il doppio di quella dell'altro stabile) la netta 

differenza di valore (non due ma circa quattro volte tanto a favore dello 

stabile di X._____) è da attribuire alle caratteristiche proprie dell'immobile. 

4.6. Per l'istante però il valore di questo fabbricato a Z._____ andrebbe 

nuovamente ridotto a seguito del rapporto di comproprietà e 

dell'introvabilità dell'altro proprietario, fatto che renderebbe difficile la 

vendita o la locazione del bene. Anche se in parte comprensibile, la pretesa 

non può essere ammessa. Come per qualsiasi altro beneficiario di 

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prestazioni complementari, il computo della sostanza avviene in 

proporzione alla quota di proprietà sul bene immobiliare. Spesso in caso di 

comproprietà con comunioni ereditarie, numerosi altri proprietari o 

proprietari assenti, possono nascere difficoltà qualora vada decisa la 

realizzazione del bene, il suo miglioramento o la sua locazione. Per tali 

situazioni, l'ordinamento legale prevede però anche solitamente le 

necessarie misure. Ai fini di determinare il valore di mercato di un fondo, 

simili fattori appaiono però marginali, giacché questo valore deve essere 

per quanto possibile oggettivabile e non può dipendere dalla momentanea 

situazione personale degli aventi diritto sull'immobile. Inoltre, solitamente, 

queste situazioni non sono definitive, ma si evolvono nel tempo. 

Considerare simili aspetti nel valore commerciale dell'immobile, a 

prescindere dalla difficoltà di un simile accertamento, richiederebbe una 

rivalutazione continua di valori immobiliari (con il conseguente enorme 

dispendio amministrativo) che invece, una volta stabiliti dall'autorità 

amministrativa, restano di regola validi per il resto del procedimento, fatti 

salvi i casi di un allestimento di nuove stime o di nuovi fattori di valutazione. 

Ne consegue che il computo per i 2/3 del valore commerciale dell'immobile 

sito a Z._____, e la determinazione del suo valore commerciale di 

€ 20'800.-- non danno adito a critiche. 

4.7. Per lo stabile a Z._____, l'istante vorrebbe che non venisse computato 

alcun valore di reddito, non essendo praticamente l'immobile utilizzabile, 

mancando i necessari allacciamenti idrici ed essendo il fabbricato 

addirittura privo di alcuni serramenti. Per principio va computato come 

reddito del proprietario o dell’usufruttuario l’importo della pigione o del 

canone d’affitto previsto per contratto. Se, tuttavia, questo è palesemente 

inferiore all’uso locale, per il computo del reddito della sostanza va preso 

in considerazione l’importo conforme all’uso locale. La stessa disposizione 

vale se non è stata convenuta una pigione oppure se l’immobile è lasciato 

vuoto, pur essendo possibile darlo in locazione (DPC, marginale 3433.03). 

Nell'evenienza, il valore di reddito catastale di detto stabile di cinque locali 

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e 54 m2 di superficie è pari a € 242.73 (valore commerciale stabilito dalla 

convenuta € 48'546.--). Nelle adiacenze del fabbricato risulta un altro 

stabile e che conta 43 m2  di superficie e che non è stato considerato nel 

calcolo della prestazione complementare. Dalle immagini satellitari e foto 

allegate dal ricorrente, lo stabile a cinque vani in discussione risulta munito 

dei necessari serramenti, mentre una porta è divelta. Dalle immagini 

reperibili su Google Earth del fondo, immagini del resto trasmesse anche 

dall'istante stesso, lo stato di desolazione descritto nel ricorso e riguardante 

la casa non trova però la debita conferma. Lo stabile, munito di finestre 

chiuse con le tapparelle beneficia di un ampio accesso carrozzabile dalla 

strada pubblica, antistante la casa sono stati costruiti muretti di sostengo, 

l'abitazione è munita di una prospiciente ampia tettoia e il fondo è 

interamente recintato. L'idea che la proprietà dà allo spettatore non è quella 

di abbandono come sembrerebbe trasparire dal ricorso. Contrariamente 

poi a quanto preteso nel ricorso, lo stabile è comunque inserito in un 

comparto di tipo abitativo anche se a bassa densità. Nella zona, sia 

immediatamente (sull'altro lato della strada e a nord del fabbricato 

dell'istante) che nei dintorni, sorgono altre e grandi abitazioni per cui la 

questione della pretesa mancanza di allacciamento idrico sarebbe 

ovviabile con poco. Il fabbricato ha un accesso diretto carrozzabile dalla 

strada principale. Quanto alla pretesa porta divelta "della struttura", tale 

porta non sembra appartenere allo stabile adibito ad abitazione qui in 

discussione (diversa costruzione e diverso tetto). La foto prodotta 

dall'istante potrebbe pertanto riferirsi all'altro stabile sito sul retro del fondo 

non però rilevato ai fini del calcolo della prestazione complementare. Alla 

luce di queste constatazioni non vi sono motivi oggettivi per non 

debitamente considerare anche questa sostanza di € 48'546.-- ed i suoi 

(teoretici) proventi nel calcolo della prestazione complementare. 

4.8. Per quanto riguarda il fondo sito a Z._____, il ricorrente pretende un 

azzeramento del suo valore patrimoniale poiché la particella sarebbe stata 

abusivamente destinata a discarica, come comproverebbe la sua denuncia 

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contro ignoti del 17 settembre 2016. Nell'ambito dell'opposizione non è 

stato preso in considerazione alcun reddito della sostanza per tale fondo, 

come del resto per tutti gli altri fondi non edificati. Il ricorrente pretende però 

anche l'azzeramento del valore stesso del fondo. Giusta le indicazioni 

catastali riguardanti il fondo no. 293, questo è destinato a vigneto. Dalla 

denuncia risulta che il fondo è stato da anni destinato a discarica per 

materiali edilizi. A parte tale denuncia, non vi sono però indicazioni precise 

quanto all'entità del danno o alla completa svalutazione dell'immobile. Non 

è neppure dato sapere se persiste il carattere viticolo del fondo o meno. In 

queste condizioni, la richiesta di una svalutazione parziale o completa è 

insufficientemente circostanziata per essere ammessa. Non si giustifica 

allora alcuna correzione del valore commerciale del fondo, stimato a 

€ 4'159.60. 

5.1. Stabilita la conformità dei valori commerciali della sostanza posseduta 

dall'istante giusta quanto esposto nei considerandi che precedono e senza 

il computo del valore capitalizzato dell'usufrutto visto il parziale 

riconoscimento del ricorso, resta da stabilire il valore di usufrutto per il bene 

sito a X._____ e il valore di reddito della sostanza per le altre proprietà. 

5.2. Come si è detto, se una persona vive in un’abitazione di sua proprietà o 

sulla quale ha un diritto di usufrutto, il valore locativo dell’immobile va 

computato come reddito nel calcolo della prestazione complementare. Per 

l'istante il valore capitalizzato del diritto di usufrutto risulterebbe dall'atto di 

compravendita del 22 febbraio 2017 e sarebbe di € 32'500.--. Come è stato 

esposto in precedenza, il valore commerciale dell'immobile contenuto nel 

rogito non si è rivelato affidabile nell'ottica della concreta situazione locale, 

per cui risultano poco fede facenti anche le sue singole componenti. 

Concretamente, con un valore dell'usufrutto capitalizzato di € 32'500.--, il 

relativo valore di reddito mensile al tasso del 5 % sarebbe di € 135.40, 

mentre con il calcolo proposto dalla convenuta il reddito mensile 

ammonterebbe a € 315.10. Anche tenendo in considerazione che 

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l'appartamento è situato all'estero, il canone di € 315.10 per un quattro 

locali va considerato comunque più vicino alla realtà indigena di quello che 

risulterebbe dal calcolo proposto dall'istante. Non va dimenticato che 

X._____ gode di un'ottima posizione geografica che ne favorisce il 

commercio e il turismo. L'appartamento dell'istante è quindi situato in una 

pittoresca cittadina turistica sul lago maggiore, poco lontano dal confine 

con la Svizzera, fattori che non permettono di concludere ad un tenore dei 

prezzi delle abitazioni di sei o sette volte inferiore a quello svizzero.

5.3. Il fatto che la cassa di compensazione non abbia fatta una distinzione tra il 

valore della nuda proprietà e quello del diritto di usufrutto è ai fini del 

presente giudizio irrilevante. Dopo il riconoscimento del ricorso, 

giustamente al ricorrente viene computato solo il valore del diritto di 

usufrutto (quanto dovrebbe corrispondere per l'affitto di un bene 

equivalente). Per le prestazioni complementari, gli immobili gravati da un 

diritto di usufrutto vanno computati quale sostanza delle proprietarie (in 

casu sarebbero le figlie dell'istante), tenendo conto del deprezzamento 

causato da questo diritto, mentre all'istante non viene computato nulla in 

termini di sostanza immobiliare a detto titolo, per cui il valore della nuda 

proprietà è qui irrilevante. 

5.4. Per quanto ha tratto al calcolo del valore di reddito degli immobili, la cassa 

di compensazione si è riallacciata a quanto confermato dal Tribunale 

amministrativo nella decisione S 15 32 del 15 dicembre 2015. In detto 

giudizio, per la determinazione del valore di reddito della sostanza situata 

all'estero questo Giudice riteneva indicata l'applicazione di una percentuale 

del 5 % sul valore di mercato. Tale soluzione non dà adito a critiche, anche 

considerato che, in assenza di chiari indicazioni o elementi che potrebbero 

comprovare l'effettivo reddito della sostanza, permette di garantire una 

determinazione uniforme del valore di reddito della sostanza, in ossequio 

al principio della parità di trattamento. Anche l'ammontare di tale 

percentuale non è criticabile. Come si è visto per la determinazione del 

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valore dell'usufrutto, l'applicazione di una percentuale del 5 % sul valore di 

mercato dell'immobile porta a dei risultati del tutto difendibili e in ogni caso 

decisamente contenuti. Alla luce quindi delle risultanze del caso concreto, 

l'applicazione del 5 % merita pure piena conferma. Ne consegue che il 

calcolo del reddito della sostanza così come operato dalla cassa di 

compensazione sfugge alle censure di ricorso e merita protezione. 

6. A titolo informativo vada qui ricordato con l'entra in vigore il 1. ottobre 2016 

dell'art. 148a cpv. 1 del codice penale svizzero (CP; RS 311.0) l'omissione 

commessa è divenuta rilevante anche dal profilo penale. Infatti giusta detto 

disposto chiunque, fornendo informazioni false o incomplete, sottacendo 

fatti o in altro modo, inganna una persona o ne conferma l'errore, ottenendo 

in tal modo per sé o per terzi prestazioni di un'assicurazione sociale o 

dell'aiuto sociale a cui egli o i terzi non hanno diritto, è punito con una pena 

detentiva fino a un anno o con una pena pecuniaria. In conformità poi all'art. 

66a cpv. 1 lett. e CP, l'ottenimento illecito di prestazioni di un'assicurazione 

sociale comporta per lo straniero l'espulsione della Svizzera da cinque a 

quindici anni (cpv. 1), salvo situazioni particolari (cpv. 2 e 3).  

7. In conclusione, per quanto non è stato riconosciuto, il ricorso è respinto. Si 

giustifica il ritorno degli atti alla parte convenuta in ricorso per un nuovo 

calcolo della prestazione ottenuta illecitamente dell'istante, giacché in base 

al calcolo provvisorio proposto in sede di risposta di causa, il parziale 

riconoscimento del ricorso comporta, almeno in parte, la rinascita del diritto 

alla prestazione complementare per certi periodi. Questa rinascita del 

diritto, incide di riflesso sull'ammontare che può essere chiesto in 

restituzione. La procedura è gratuita ai sensi dell'art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA. 

Il ricorrente che non è ricorso alla collaborazione di un patrocinatore legale, 

ma all'aiuto della figlia, non ha diritto alle ripetibili. L'istate fa però valere un 

importante impegno per la stesura del ricorso. In generale, il tempo 

impiegato per la difesa dei propri interessi personali non può venire 

indennizzato, a meno che il dispendio di forze e mezzi sia del tutto 

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eccezionale (vedi sentenza del Tribunale amministrativo V 13 2). Nella 

fattispecie è evidente che tale non è la situazione dell'istante e della di lui 

figlia. Non vi è pertanto alcun titolo giuridico per il riconoscimento di una 

qualsivoglia indennità di parte malgrado il parziale, riconoscimento del 

ricorso, in misura comunque alquanto modesta rispetto all'esito della 

vertenza.

Il Tribunale decide:

1. Per il computo dell'usufrutto, il ricorso è stato parzialmente riconosciuto nel 

senso che il valore di reddito di detto diritto viene computato nel calcolo 

della prestazione complementare solo a partire dal mese di marzo 2017 e 

il suo valore capitalizzato non viene annoverato nella sostanza. Gli atti 

vengono ritornati all'ufficio AI affinché proceda a ricalcolare l'importo 

ottenuto indebitamente dall'istante giusta il parziale riconoscimento del 

ricorso nel senso dei considerandi. Per il resto il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]

L'interposto ricorso al Tribunale federale è stato respinto con sentenza del 24 

settembre 2019 (9C_12/2019).