# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 66b95afc-ea1c-5b6d-83a9-3818bcc89fd7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.11.2010 D-6825/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6825-2010_2010-11-15.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6825/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 5  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Kurt Gysi; 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Turchia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 15 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6825/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione del  14 luglio  2010 (di  seguito: verbale  1)  e  del 
29 luglio 2010 (di seguito: verbale 2), 

la decisione dell'UFM del 15 settembre 2010, notificata all'interessato 
lo stesso giorno (cfr. atto A20/1, Avviso di notifica e di ricevuta), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 21 settembre 2010 (cfr. timbro del  
plico  raccomandato),  con  contestuale  domanda  di  esenzione  dal 
pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali, 

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
23 settembre 2010,  nonché  l'originale  del  medesimo  pervenuto  il 
giorno seguente, 

la  decisione incidentale del 28 settembre 2010, mediante la  quale il 
Tribunale ha autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a 
conclusione della procedura ed ha accolto la domanda di  esenzione 
dal  pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali, nonché ha concesso al medesimo un termine di 15 giorni 
per produrre i mezzi di prova presentati in corso di procedura con la 
relativa traduzione in una delle lingue ufficiali elvetiche, come pure la 
traduzione  dei  mezzi  di  prova  inoltrati  con  il  ricorso  del 
21 settembre 2010, 

l'inoltro in data 12 ottobre 2010 da parte del ricorrente, per il tramite 
del  suo attuale patrocinatore,  di  otto documenti,  tradotti  in una delle 

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lingue ufficiali svizzere, ovvero in tedesco, con la contestuale richiesta 
che la presente procedura venga svolta in lingua tedesca, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del 
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  cittadino  turco,  d'etnia  curda, 
originario  di  B._______,  nella  provincia  di  C._______(Turchia),  dove 
avrebbe vissuto  dalla  nascita  sino  al  2008,  rispettivamente  al  2009, 
quando si sarebbe trasferito ad D._______, dove avrebbe soggiornato 
fino al suo espatrio nel (...) 2010, 

che  l'interessato  ha  affermato  di  essere  espatriato  a  causa  delle 
minacce di  morte  proferite  a lui  e  alla  sua famiglia  da parte  di  una 
famiglia filostatale di B._______, di nome E._______, la quale sarebbe 
responsabile  dell'uccisione  di  suo  padre  –  sindaco  di  B._______  – 
avvenuta  nel  2007;  che,  inoltre,  a  causa  delle  sue  attività  politiche 
legate  ad  un'associazione  studentesca,  nonché  della  sua 
appartenenza  al  Partito  della  pace  e  della  democrazia  (BDP)  ed 
essendo simpatizzante del Partito dei lavoratori  del Kurdistan (PKK), 
l'interessato avrebbe subito delle pressioni da parte dello Stato, come 
pure sarebbe stato arrestato più volte tra il 2005 e il 2008; che, dopo la 
fine  del  processo  dell'uccisione  di  suo  padre  con  il  rilascio  di  tre  
membri  della  famiglia  E._______,  nel  2008  l'interessato  e  la  sua 

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famiglia  sarebbero  stati  costretti  a  lasciare  il  loro  villaggio  ed  a 
trasferirsi  ad D._______, dove l'interessato sarebbe stato minacciato 
indirettamente e avrebbe saputo di essere ricercato, 

che l'interessato sarebbe partito, da D._______, nascosto in un TIR, 
fino ad arrivare in una località a lui sconosciuta, da dove, in seguito, 
avrebbe  preso  un  treno  e  sarebbe  giunto  in  Svizzera,  senza  i  suoi 
documenti,  bensì  munito  di  una carta  d'identità  (...),  e  senza subire 
controlli, 

che  l'interessato  ha  esibito  in  data  20  luglio  2010  tre  documenti  in 
copia presentati come la sua carta d'identità, inviatagli via fax da suo 
fratello F._______ (cfr. atto A9/4 e verbale 2 D4-7; Doc. A), lo stato di 
famiglia (Doc. B) e la ricevuta d'iscrizione al partito BDP (Doc. C), 

che egli ha altresì esibito altri tre documenti in copia – presentati come 
il certificato di laurea (Doc. D), il certificato della scuola in cui avrebbe 
lavorato durante gli anni 2007/2008 e 2009/2010 (Doc. E), nonché la 
procura conferita a suo fratello per autorizzarlo ad occuparsi delle sue 
attività  (Doc. F)  –  che  l'UFM ha riconsegnato  all'interessato  in  data 
5 agosto 2010,  in  quanto irrilevanti  ai  fini  della  sua domanda d'asilo 
(cfr. A 13/1), 

che, in data 12 agosto 2010, il ricorrente ha esibito le fotocopie di altri  
documenti – presentati come il certificato della scuola in cui avrebbe 
lavorato durante gli anni 2007/2008 e 2009/2010 (Doc. E), il rapporto  
del  (...)  della  Gendarmeria  di  C._______  relativa  all'uccisione  del 
padre  dell'interessato,  G._______  (Doc.  G),  diverse  udienze  della 
Corte  d'Assise  di  C._______  del  2008/2009  (Doc.  H),  la 
comunicazione  dell'avvocato  di  H._______  (zio  dell'interessato)  alla 
Corte d'Assise di C._______ (Doc. I), la sentenza della Corte d'Assise 
di Dyarbakir del (...) (Doc. J), la comunicazione inviata dall'avvocato di  
H._______ alla Corte d'Assise di C._______ del (...) (Doc. K), nonché 
una comunicazione inviata  dalla  Procura di  C._______ alla  Corte  di 
Cassazione  di  tale  città  del  (...)  (Doc.  L);  che,  fatto  salvo  il  
documento E, i suddetti documenti sono stati riconsegnati dall'UFM al 
ricorrente in quanto considerati irrilevanti (cfr. A 14/1), 

che nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato, da un lato, che il 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo  alcun  documento  d'identità  o  di  viaggio  valido  ai  sensi 
dell'art. 1a  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  dell'11  agosto  1999  sull'asilo  

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relativa a questioni pregiudiziali  (OAsi 1, RS 142.311); che, dall'altro 
lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste 
all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento verso  la  Turchia,  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente preliminarmente contesta lo svolgimento 
della  procedura  d'asilo,  in  quanto  non  gli  sarebbe  stata  data  la 
possibilità durante le audizioni di descrivere nel dettaglio i suoi motivi  
d'asilo e di  verificare le  sue allegazioni,  nonché invoca la violazione 
del  suo  diritto  di  essere  sentito,  in  ragione  dell'accertamento 
incompleto  e  arbitrario  dei  fatti  di  rilievo  da  parte  dell'UFM,  in 
particolare  riguardo  all'assunzione  dei  mezzi  di  prova  da  lui  forniti,  
i quali  non  sarebbero  stati  né  adeguatamente  valutati  dall'autorità 
inferiore,  né  menzionati  nei  verbali  d'audizione  e  nella  decisione 
impugnata, dove non sarebbero stati nemmeno indicati i motivi per cui  
i  medesimi  sarebbero  stati  considerati  irrilevanti  e  sarebbero  stati 
restituiti  al  ricorrente;  che,  in  secondo  luogo,  richiamato  quanto  già 
affermato  in  sede  di  prima  istanza,  il  ricorrente  fa  valere  che  vi 
sarebbero  nel  suo  caso  dei  motivi  scusabili  che  giustificano  la 
mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità  e  che  egli  avrebbe 
fatto  il  possibile  per  collaborare  al  meglio  alla  verifica  della  sua 
identità; che,  a  tal  proposito,  allega nuovamente  al  presente  ricorso 
copia della procura conferita in favore di suo fratello (Doc. F), della sua 
carta d'identità (Doc. A), unitamente all'originale del diploma di laurea 
(Doc. D1), dell'attestazione del partito BDP (Doc. C1) e del certificato 
di  lavoro  come  insegnante  (Doc. E1);  che,  inoltre,  sostiene  che  la 
motivazione dell'UFM – la quale richiamerebbe approssimativamente 
le  sue  allegazioni  e  le  considererebbe  a  priori  vaghe,  lacunose  e 
contraddittorie  –  sarebbe  carente  e  priva  di  ogni  forza  logica;  che, 
pertanto,  l'autorità  inferiore  avrebbe  dovuto  entrare  nel  merito  della 
sua domanda d'asilo  e la  decisione qui  impugnata  dovrebbe essere 
annullata;  che,  in  terzo  luogo,  il  ricorrente  ritiene  che  sarebbero 
quantomeno  necessari  ulteriori  approfondimenti  in  relazione  al  suo 
statuto di rifugiato e all'esecuzione del suo allontanamento; che, infatti,  
riepilogati e precisati i fatti di rilievo a sostegno del suo espatrio, che 
avrebbe  esposto  in  maniera  dettagliata  per  quanto  possibile, 

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l'insorgente invoca anche in questo contesto una carente motivazione 
della decisione dell'UFM – la quale si baserebbe sostanzialmente su 
una valutazione atomizzata  e  incompleta  dei  suoi  motivi  d'asilo,  dei 
fatti addotti, nonché dei mezzi di prova – e le cui argomentazioni, circa 
la mancanza di dettagli nei confronti delle sue allegazioni, sarebbero 
arbitrarie  e  infondate,  nonché  si  baserebbero  su  un  accertamento 
incompleto dei fatti di rilievo, non essendovi alcun accenno ad eventi  
importanti, come l'uccisione di I._______, a causa della quale la sua 
situazione si sarebbe aggravata, in quanto temerebbe la vendetta da 
parte  della  famiglia  E._______,  che  l'avrebbe  altresì  costretto  a 
lasciare  il  suo  lavoro;  che,  il  ricorrente  contesta  di  non  aver 
sufficientemente dettagliato le circostanze delle minacce ricevute e le 
ragioni dei suoi timori, quando non sarebbe possibile per una persona 
ricordare le date esatte di ogni fatto, e quando non vi sarebbero altri  
dettagli;  che  il  ricorrente  ha altresì  allegato  al  ricorso di  nuovo uno 
stampato di tre articoli di giornale concernente l'uccisione del padre e 
le  relative  indagini  (Doc. M),  nonché  uno  relativo  all'uccisione  di 
I._______,  appartenente  all'altra  famiglia  (Doc.  N),  ribadendo  e 
sottolineando  che  tutti  questi  documenti  sarebbero  già  stati  offerti  
all'UFM,  ma  di  cui  detto  Ufficio  non  avrebbe  fatto  menzione,  ad 
eccezione della  copia della  carta  d'identità,  dello  stato  di  famiglia  e 
della ricevuta di  iscrizione al  BDP; che, inoltre, il  ricorrente fa valere 
che,  ritenute  le  discriminazioni  di  cui  sarebbero  vittime  i  curdi  in 
Turchia, nonché il rischio di persecuzioni a cui sarebbe esposto, egli 
avrebbe  assoluto  bisogno  della  protezione  della  Svizzera,  essendo 
ricercato  dalle  autorità  turche,  secondo  quanto  gli  sarebbe  stato 
confermato  da  suo  fratello  e  come  figurerebbe  dalla  copia  dello 
stampato  che  allega  al  presente  ricorso  (Doc.  O),  nonché  come  lo 
attesterà un altro documento che starebbe cercando di  farsi  inviare; 
che,  ad  ogni  modo,  il  ricorrente  sostiene  che  l'esecuzione  del  suo 
allontanamento in Turchia sarebbe illecita ed inesigibile, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  il  completamento  delle  indagini  e  per  una 
nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  d'asilo  e,  in  via 
sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha, 
altresì,  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal  pagamento  di  un 
anticipo a copertura delle presumibili spese processuali, 

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che, preliminarmente, trovandosi il ricorrente al momento della notifica 
della  decisione  impugnata  presso  il  Centro  di  registrazione  di 
procedura  di  J._______,  è  determinante  nella  fattispecie  la  lingua 
italiana,  la  quale  è  la  lingua  della  decisione  impugnata,  nonché  del  
ricorso  presentato  dall'insorgente  (cfr.  sulla  tematica  art.  33a  PA e 
Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  svizzero 
[DTAF] 2009/56);  che  l'attuale  attribuzione  ad  un  cantone  di  lingua 
tedesca, così come la rappresentazione da parte di un legale di lingua 
tedesca  –  il  quale  peraltro  è  reputato  conoscere  tutte  le  lingue  di 
procedura  –  non  implicano  la  modifica  della  lingua  della  presente 
procedura; che, di conseguenza, la richiesta del ricorrente, avanzata il  
12  ottobre  2010,  tendente  al  proseguo  della  procedura  in  lingua 
tedesca è respinta, 

che,  secondo  la  giurisprudenza  del  Tribunale  federale,  il  diritto  di 
essere  sentito  è  di  natura  formale;  che  tale  diritto  esiste  infatti  
indipendentemente  dal  suo  grado  d'influenza  sul  risultato  della 
decisione; che, pertanto, il  suo mancato rispetto conduce di principio 
all'annullamento della decisione impugnata, quand'anche il contenuto 
di  quest'ultima  sarebbe  stato  identico,  se  il  diritto  di  essere  sentito 
fosse  stato  concesso  (cfr. Decisione  del  Tribunale  federale  svizzero 
[DTF]  122  II464  consid.  4a,  pag.  469);  che,  tuttavia,  è  possibile 
rinunciare all'annullamento della decisione, se tale lacuna può venire 
riparata  in  sede  di  ricorso  e  se  lo  scopo  di  questa  garanzia 
procedurale può essere così realizzato successivamente, senza che la 
parte  interessata  ne  sia  seriamente  lesa;  che,  tale  riparazione 
presuppone comunque che l'autorità di ricorso disponga dello stesso 
potere cognitivo dell'autorità di  prima istanza sui punti litigiosi, come 
nel caso del Tribunale; che, in tale circostanza, l'interessato può infatti  
far  valere  in  sede  di  ricorso  i  suoi  argomenti  con  la  medesima 
efficacia; che ciò, è solitamente il caso in materia di ricorso nell'ambito 
del diritto amministrativo (cfr. DTF 124 II  132 consid. 2d, pag.  138 e 
seg.), 

che  dal  diritto  di  essere  sentito  consacrato  all'art.  29  cpv.  2  della 
Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 
(Cost., RS 101) la giurisprudenza ha dedotto l'obbligo – concretizzato 
all'art. 35 PA – per l'autorità di motivare la sua decisione; che l'obbligo 
della  motivazione  è  una  formalità  essenziale;  che,  da  un  lato, 
rappresenta  un  limite  intrinseco  alla  libertà  di  convincimento, 
costringendo l'autorità  giudicante  a  rendere ragione della  razionalità 

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del percorso seguito per giungere alla decisione, dall'altro si configura 
quale  premessa logica  imprescindibile  per  l'esercizio  del  successivo 
controllo  sulle  linee  di  formazione  di  quel  convincimento;  che,  per 
conseguenza,  attraverso  doverosi  passaggi  argomentativi  imperniati 
sull'indicazione  delle  risultanze  probatorie  legittimamente  acquisite, 
nonché  sull'indicazione  dei  criteri  di  valutazione  impiegati,  l'autorità 
giudicante  dovrà  in  concreto  ricostruire,  anzitutto  per  la  propria 
consapevolezza,  il  percorso  logico-conoscitivo  che  l'ha  condotta  ad 
apprezzare  in  un  certo  modo  le  prove  disponibili  e  a  trarne 
determinate conclusioni; che, essa ha, pertanto, l'obbligo d'esplicitare, 
nel modo più rigoroso e completo nonché necessario, la motivazione 
posta  a  fondamento  della  decisione  adottata,  ancorando  così  il  
principio del libero convincimento all'esigenza d'indicazione specifica 
dei risultati acquisiti e dei criteri adottati, allo scopo d'evitare che detto 
principio  venga  attuato  per  un  uso  arbitrario;  che,  invero,  nella 
motivazione  della  decisione,  l'autorità  non  è  tenuta  a  compiere 
un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti ed a prendere in 
esame  dettagliatamente  tutte  le  risultanze  processuali,  essendo 
sufficiente  che,  anche  attraverso  una  valutazione  globale  di  quelle 
deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed adeguato, le ragioni  
che  hanno  determinato  il  suo  convincimento,  dimostrando  d'avere 
tenuto  presente  ogni  fatto  decisivo  (cfr. DTF 129 I 232  consid.  3.2; 
sentenze del Tribunale D-1267/2008 del 5 maggio 2008 consid. 6.1 e 
D-3322/2006 del 3 aprile 2008 consid. 6.1), 

che,  nel  caso  di  specie,  se  da  un  lato,  l'UFM  ha  omesso  di 
pronunciarsi  su tutti  i  mezzi di  prova offerti  dal  ricorrente, nonché di 
esporre i motivi e le ragioni di tale valutazione e che l'hanno condotto 
a ritenerli irrilevanti in corso di procedura ed a non menzionarli nella 
motivazione  della  decisione  impugnata,  dall'altro  lato  vero  è  che il 
Tribunale  –  usando  il  pieno  potere  cognitivo  di  cui  è  investito  –  ha 
concesso  al  ricorrente  la  facoltà  di  produrre  la  documentazione 
respinta  dall'UFM  in  prima  istanza,  al  fine  di  procedere  alla  loro 
valutazione, in particolare all'esame della loro rilevanza nella presente 
procedura  e,  successivamente,  di  esercitare  –  in  quanto  autorità  di 
ricorso – il  dovuto  controllo  su  quanto  ritenuto  dall'autorità  di  prime 
cure, 

che,  tuttavia,  il  ricorrente  non  ha  utilizzato  la  facoltà  concessagli  di  
esibire nuovamente tutti i mezzi di prova offerti in corso di procedura;  
che il  comportamento del ricorrente non trova alcuna giustificazione, 

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avuto  riguardo  alle  censure  fatte  valere  dal  medesimo  in  sede  di  
ricorso  e  alla  pretesa  rilevanza  dei  siffatti  mezzi  di  prova;  che,  di  
conseguenza,  i  mezzi  di  prova  per  i  quali  il  ricorrente  invoca  una 
violazione  del  diritto  di  essere  sentito,  segnatamente  quelli  elencati  
nella lista di cui all'atto A 14/1, ovvero i succitati documenti G,  H, I, J, 
K  e  L  –  non  menzionati  nella  decisione  dell'UFM e  riconsegnati  al 
ricorrente in corso di procedura, che egli non ha riprodotto in questa 
sede, malgrado gliene fosse stata offerta la possibilità – non meritano 
alcuna  considerazione  nella  presente  procedura;  che,  in  siffatte 
circostanze, alcuna violazione del diritto di essere sentito o mancanza 
di motivazione nella decisione impugnata in riferimento all'analisi  dei 
citati mezzi di prova, può essere rimproverata all'UFM, 

che, pertanto, le censure presentate dal ricorrente circa la violazione 
del  diritto  di  essere  sentito  e la  mancanza di  motivazione dell'UFM, 
sono respinte,   

che, per il resto, i fatti ed i motivi che hanno influito sulla valutazione  
dell'autorità  inferiore  sono  stati  esposti  in  modo  sufficientemente 
esaustivo per consentire al ricorrente di comprendere la portata della 
decisione impugnata e dunque di  ricorrere con criteri  adeguati; che, 
infatti,  le  argomentazioni  dell'UFM sono  da  considerarsi  complete  e 
rispettose dell'obbligo della motivazione ai sensi della legge, in quanto 
indicano gli  elementi  essenziali  sulla  base dei  quali  detto Ufficio  ha 
ritenuto le allegazioni del ricorrente inverosimili, avuto riguardo ai suoi 
motivi  d'asilo,  nonché  alla  mancata  presentazione  dei  documenti 
d'identità e all'inadeguatezza dei documenti presentati, come pure alle 
circostanze  del  viaggio  d'espatrio,  determinando  quindi  il  suo 
convincimento  circa  l'inverosimiglianza  delle  stesse;  che, 
contrariamente a quanto pretende il ricorrente, l'obbligo di motivazione 
– come nella fattispecie – non implica necessariamente che l'autorità 
di  prime  cure  sia  tenuta  ad  analizzare  tutte le  asserzioni  o 
argomentazioni  del  richiedente  o  le  risultanze  dell'istruttoria, 
allorquando,  attraverso  un'analisi  globale  o  di  determinati  elementi 
spiega  le  ragioni  che  hanno  determinato  il  suo  convincimento;  che, 
di conseguenza, la censura del ricorrente circa la carenza generale di 
motivazione della decisione impugnata è respinta, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 

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della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in 
particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine degli studi (cfr. DTAF 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che, innanzitutto, i documenti presentati come la fotocopia della carta 
d'identità (Doc. A; con la relativa traduzione prodotta in questa sede 
dal  ricorrente, cfr. Doc. 3),  lo stato di  famiglia (Doc. B) e la ricevuta 
d'iscrizione al  partito  BDP (Doc. C) non costituiscono un documento 
valido ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che tale è altresì il caso  
per quanto attiene all'originale della suddetta attestazione del partito 
BDP (Doc. C1),  del  diploma di  laurea  (Doc. D1)  e  del  certificato  di 
lavoro  come  insegnante  (Doc. E1),  come  pure  circa  la  copia  della 
procura conferita in favore di suo fratello (Doc. F) o l'asserito mandato 
d'arresto (Doc. O),  di  cui  il  ricorrente ha presentato la traduzione in 
questa sede e che corrispondono in ordine di citazione ai documenti 5,  
2,  6,  4 e 1; che,  infatti,  tali  documenti  –  poiché in  copia o difettanti  
della foto del ricorrente corrispondente alle generalità indicate – non 
sono  atti  a  determinare  l'identità  del  medesimo e  non  costituiscono 
pertanto  dei  documenti  di  viaggio  o  di  identità  ai  sensi  dell'art.  1a 
lett. b e c OAsi 1, 

che,  inoltre,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM 
nella decisione impugnata circa la carta d'identità del ricorrente, non 

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soccorrono il  medesimo di nuovo le stereotipate allegazioni secondo 
cui  la  sua  carta  d'identità  sarebbe  andata  smarrita  e  non  ne 
conoscerebbe le circostanze (cfr. ricorso pagg. 3-4); che, infatti, se la  
carta d'identità fosse stata realmente smarrita, il  ricorrente o chi per 
esso in Patria avrebbe perlomeno denunciato l'asserito smarrimento o 
avrebbe  saputo  spiegare  in  che  modo  la  carta  d'identità  sarebbe 
andata persa (cfr. verbale 2 D4, 7 e 8); che, in siffatte circostanze, è 
manifestamente  incredibile  l'asserito  smarrimento  della  carta 
d'identità,  

che,  peraltro,  non  soccorre  nemmeno  la  giustificazione  resa  dal 
ricorrente riguardo al  fatto di  non aver mai richiesto o posseduto un 
passaporto (cfr. verbale 1 pag. 4), allorquando il rilascio del medesimo 
non ha nessun legame con l'inadempienza al  servizio militare, il  cui  
obbligo  è  verificato  dalle  autorità,  indipendentemente  dalla 
possessione o meno del passaporto, 

che,  in  aggiunta,  non risulta  che il  ricorrente  abbia  effettuato  seri  e 
concreti sforzi che avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio 
dei  suoi  documenti,  ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della 
dissimulazione dei documenti da parte sua, 

che,  pertanto,  le  affermazioni  del  ricorrente  non  rappresentano  dei 
motivi  scusabili  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  (cfr.  
DTAF 2010/2),  

che, d'altronde, a proposito delle circostanze del viaggio di espatrio, il  
ricorrente non ha saputo fornirne alcun dettaglio che ne supporterebbe 
la verosimiglianza; che, a titolo d'esempio, non ha saputo indicare né 
da quali località sarebbe transitato in TIR dalla Turchia, né il luogo in  
cui sarebbe arrivato, da dove avrebbe successivamente preso un treno 
per la Svizzera (cfr. verbale 1 pag. 8 e verbale 2 D98-99); che, inoltre, 
non  è  credibile  che  il  ricorrente  abbia  potuto  varcare  il  confine  di 
Schengen in TIR senza subire alcun controllo, come egli  sostiene di 
avere fatto (cfr. verbale 1 pag. 8), 

che,  pertanto,  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze 
descritte, 

che, vista l'inverosimiglianza delle circostanze del viaggio di espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa la mancata presentazione dei documenti d'identità,  

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v'è ragione di  concludere che l'insorgente dissimuli  i  suoi  documenti 
d'identità per i bisogni della causa,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità  
di rifugiato del richiedente,

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente, le allegazioni del ricorrente circa le persecuzioni 
di  cui  sarebbe stato oggetto sia da parte di  terzi  che dello Stato, si  
contraddistinguono  per  il  loro  carattere  vago  e  superficiale,  nonché 
illogico,  tanto  da  non  supportarne  nemmeno  lontanamente  la  loro 
verosimiglianza;  che,  in  particolare,  per  quanto  attiene  alle 
persecuzioni legate alla famiglia E._______, il ricorrente ha riferito che 

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lui e la sua famiglia sarebbero stati minacciati di morte, al punto che 
sarebbero stati costretti a fuggire ad D._______, senza tuttavia riuscire 
a comprovare la concretezza e la gravità di tali  minacce; che, infatti,  
l'insorgente si è imitato a dichiarare che tali minacce consistevano nel 
fatto che i membri  di  quella famiglia mostravano loro le armi oppure 
giravano intorno a casa loro (cfr. verbale 1 pagg. 6-7 e verbale 2 D28); 
che,  peraltro,  di  fronte  alla  domanda  postagli  riguardo  a  cosa  gli 
sarebbe  accaduto  personalmente  e  direttamente,  il  ricorrente  ha 
affermato  di  essere  stato  minacciato  indirettamente,  dopo  il  suo 
trasferimento  ad  D._______  nel  2008,  avendo  visto  i  membri  della 
famiglia  E._______  girare  intorno  alla  sua  scuola,  da  cui  avrebbe 
capito che lo volevano uccidere (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 D22 
e D52- 54), nonché di essere stato minacciato due volte direttamente 
all'uscita  del  Tribunale  in  cui  si  svolgeva  il  processo  in  relazione 
all'uccisione  di  suo  padre  (cfr.  verbale  2  D23),  dopo  di  ché  non 
sarebbe  più  successo  nulla  e  non  vi  sarebbero  stati  altri  incontri  
(cfr. ibidem D26-27); che, infine, il  ricorrente ha allegato di sapere di 
essere ricercato, in quanto i suddetti individui avrebbero chiesto di lui 
e della sua famiglia in  un negozio (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 
D59-62); che, come tali, gli evocati fatti e circostanze non presentano 
alcun carattere  minatorio  concreto,  bensì  sono all'origine soltanto di 
mere  supposizioni  da  parte  del  ricorrente  circa  il  fatto  di  essere 
perseguitato  dalla  famiglia  E._______;  che, pertanto,  le  asserite 
minacce  sono  totalmente  infondate;  che,  in  siffatte  circostanze, 
contrariamente  a  quanto  pretende  l'insorgente  in  sede  di  ricorso 
(cfr. ricorso pagg. 2  e  6-8),  non hanno alcuna  rilevanza gli  altri  fatti 
addotti  dal ricorrente, quali  ad esempio l'uccisione di suo padre o di  
uno  dei  membri  della  famiglia  E._______,  fatto  questo  invocato 
tardivamente  soltanto  in  sede  di  ricorso  e  di  cui  il  ricorrente  non  è 
stato  in  grado  di  comprovarne  la  pertinenza  circa  l'esistenza  di 
eventuali conseguenti persecuzioni (cfr. ricorso pag. 6-8; verbali 1 e 2); 
che, peraltro, i documenti (doc. M e N corrispondenti ai doc. 7 e 8 con 
relativa traduzione) – a sostegno di tali fatti – presentati con il ricorso e 
successivamente  tradotti  su  richiesta  del  Tribunale,  non  supportano 
quanto asserito dal ricorrente e non hanno nessun valore probatorio, 
in  quanto  costituiscono delle  mere copie,  contengono delle  semplici 
affermazioni  di  terzi,  la  loro fonte è sconosciuta ed,  infine,  non vi  è 
alcun riferimento diretto al  ricorrente; che, di  conseguenza, non può 
essere condivisa la censura del ricorrente nei confronti dell'UFM circa 
un  accertamento  inesatto  e  incompleto  dei  fatti  nella  fattispecie 
(cfr. ricorso pag. 8); che, d'altronde, a sostegno dell'inverosimiglianza 

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delle  asserite  persecuzioni,  è  illogico  che  le  minacce  proferite 
sarebbero  state  rivolte  unicamente  ai  maschi  della  famiglia  del 
ricorrente,  i  quali  avrebbero  studiato,  tra  cui  per  primo  l'insorgente 
(cfr. ibidem pag. 6); che,  difatti,  se  effettivamente  si  fosse trattato  di 
una vendetta o di un regolamento di conti,  gli  asseriti  sicari, nonché 
membri  della  famiglia  E._______  non  si  sarebbero  certo  fatti 
condizionare da un tale criterio; che, parimenti, di fronte ad una tale 
situazione,  i  fratelli  e  gran  parte  della  famiglia  del  ricorrente  non 
sarebbero  certo  rimasti  in  Patria  (cfr.  verbale  2  D113);  che,  di  
conseguenza, i fatti addotti dal ricorrente in relazione alla vicenda con 
la famiglia E._______ sono inverosimili; che, inoltre, per quanto attiene 
alle  minacce  statali  di  cui  sarebbe  stato  oggetto  il  ricorrente  in  
relazione alle sue attività politiche in seno al BDP, l'insorgente non ha 
saputo dimostrare l'esistenza di  un qualsivoglia  legame temporale  e 
causale  tra  i  fatti  di  cui  sarebbe  stato  vittima  e  il  suo  espatrio  nel 
(…) 2010; che, a tal proposito, il ricorrente ha riferito del suo arresto 
nella  primavera  del  2005,  il  cui  processo  si  è  risolto  con  la  sua 
assoluzione  e  delle  altre  60-70  persone  fermate  assieme  a  lui  
(cfr. verbale 2 D72 e 77), nonché di svariate retate subite tra il 2005 e  
il  2007,  a seguito delle quali  sarebbe stato trattenuto per vari  giorni 
dalla Polizia (cfr. ibidem D82-D85) e, infine, del suo ultimo arresto, che 
sarebbe  avvenuto  nel  2008  senza  alcun  apparente  motivo 
(cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D86); che, inoltre, a seguito di tale 
avvenimento, il ricorrente ha esplicitamente affermato di non aver più 
avuto  problemi  con  le  autorità,  non  essendo  più  accaduto  nulla 
(cfr. verbale 2 D89); che ne consegue che, da un lato, il ricorrente non 
ha manifestamente reso verosimile l'esistenza di persecuzioni statali in 
relazione alle  sue attività  in  seno al  BDP e,  dall'altro  lato,  tra i  fatti  
addotti  dal ricorrente (i più recenti risalenti al 2008) – i quali ad ogni 
modo  costituiscono  delle  semplici  affermazioni  di  parte  –  e  il  suo 
espatrio (nel giugno 2010), si è rotto il necessario legame causale e 
temporale, visto il  tempo trascorso tra i  medesimi; che, d'altronde la 
sua  asserita  appartenenza  al  BDP  e  il  relativo  documento  C  e  C1 
(corrispondente  al  doc.  5  con  relativa  traduzione),  prodotto  a  tal 
proposito,  non  hanno  alcuna  rilevanza,  allorquando  il  ricorrente  ha 
infine allegato che le asserite pressioni da parte dello Stato sarebbero 
legate alla vendetta da parte della famiglia E._______ (cfr. verbale 2 
D90); che, in merito a tale vicenda, ad ogni modo – come visto sopra – 
le  allegazioni  del  ricorrente  sono  già  state  ritenute  manifestamente 
inverosimili  dal  Tribunale;  che,  infine,  non  soccorre  l'insorgente 
l'asserito  mandato  d'arresto  di  cui  sarebbe  oggetto  e  di  cui  ne  ha 

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prodotto uno stampato in sede di ricorso (cfr. Doc. O corrispondente al 
doc. 1 con relativa traduzione; ricorso pagg. 6 e 9); che tale documento 
è inadeguato in quanto in copia e di facile contraffazione; che, peraltro, 
se  tale  documento  comprovasse  realmente  che  il  ricorrente  fosse 
ricercato, non si comprende la ragione per cui l'insorgente in sede di 
ricorso  avrebbe  dovuto  riservarsi  di  farsi  inviare  un  documento 
attestante il fatto che sarebbe ricercato (cfr. ricorso pag. 9), il quale tra 
l'altro non è mai giunto al  Tribunale;  che, visto tutto quanto sopra,  il 
Tribunale non può che concludere alla manifesta inverosimiglianza di  
tutta la vicenda resa dal ricorrente, senza che sia necessario evocare 
ulteriori elementi, 

che, per conseguenza, le dichiarazioni rese dal ricorrente sono state 
rettamente  considerate  inverosimili  dall'UFM  con  riferimento 
all'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  di  ulteriori 
accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid.  5-8 
pagg. 725-733 e DTAF 2007/8 consid. 5,6, 5-5.7 pag. 90 e segg.), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Turchia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della convenzione 
del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30), 
l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o 
esporre  il  ricorrente  in  Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  
trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione  del  4 novembre 1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali  
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della convenzione del 10 dicembre 1984 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

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che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art.  
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la  
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Turchia  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale, 

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli  è giovane, 
celibe e senza alcuna persona a carico, nonché vanta una formazione 
scolastica  superiore  in  (...)  ed  un'esperienza  professionale  come 
insegnante; che, inoltre, egli dispone di una densa ed importante rete 
sociale in patria, ritenuto che il suo nucleo familiare stretto così come 
numerosi altri suoi parenti vi risiedono tutt'ora (cfr. verbale 1 pagg. 2-3 
e  verbale  2  D9-16);  che,  infine,  l'insorgente  non  ha  preteso  nel 
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
la sua ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad 
un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici, 

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che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi;  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513-515);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a:

- patrocinatore  del  ricorrente  (Raccomandata;  allegato: bollettino  di 
versamento)

- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N (...) e copia del  
ricorso del 21 settembre 2010 (per corriere interno; in copia)

- K._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

Pagina 18