# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f72fac20-5172-594c-89af-6b4f144f0053
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-27
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 27.06.2013 S 2013 43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2013-43_2013-06-27.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 43

Tribunale delle assicurazioni

Priuli in qualità di Giudice unico e Krättli-Keller come attuaria

SENTENZA

del 27 giugno 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____

ricorrente

contro 

Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni, 

convenuto

concernente sospensione dal diritto all'indennità

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1. A._____, nata nel 1968, non ha appreso una specifica professione e ha 

lavorato da ultimo in qualità di domestica. Dal 13 febbraio 2012 è iscritta 

alla disoccupazione rivendicando l’indennità giornaliera a partire dal 1. 

aprile 2012. In data 26 novembre 2012 l’assicurata veniva invitata a 

inoltrare telefonicamente la propria candidatura entro 2 giorni all’Hotel 

B._____ quale cameriera ai piani/aiuto cucina con un grado 

d’occupazione del 100%. Secondo la risposta inviata all’ufficio regionale 

di collocamento dall’Hotel, A._____ si sarebbe candidata telefonicamente 

pretendendo di lavorare come cuoco (in tedesco sul formulario di ritorno 

“als Koch”) e per ricevere anche uno stipendio da cuoco (in tedesco sul 

formulario di ritorno “wie ein Koch zu verdienen”), per cui il contratto non 

sarebbe stato concluso. Invitata a prendere posizione sui motivi che non 

avevano portato ad un’assunzione, il 20 dicembre 2012 l’assicurata 

informava gli organi della disoccupazione che in base alle informazioni 

fornite dalla responsabile, il posto sarebbe già stato occupato da un’altra 

persona. 

2. Il 4 gennaio 2013, l’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e lavoro dei 

Grigioni (UCIAML) sospendeva A._____ dal diritto all’indennità di 

disoccupazione per la durata di 30 giorni, per non essersi interessata al 

posto di lavoro e per non aver voluto assumere un’occupazione come 

cuoca. La tempestiva opposizione mediante la quale l’interessata 

adduceva che non avrebbe mai rifiutato un posto di lavoro, veniva 

respinta il 22 febbraio 2013, munita di una motivazione che si riferiva in 

parte ad un assicurato che, per fare vacanze, non avrebbe voluto lavorare 

fra Natale e Capodanno. 

3. Nel ricorso proposto prima presso il servizio giuridico dell’UCIAML e poi 

fatto proseguire in data 10 aprile 2013 al Tribunale amministrativo, 

l’assicurata ribadiva di essersi messa subito a disposizione per il lavoro 

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segnalatole. Riguardo ai rimproveri che le venivano promossi, l’assicurata 

adduceva che la responsabile - con cui avrebbe parlato telefonicamente il 

28 novembre 2012 e da lei nuovamente contattata - avrebbe ammesso di 

essersi sbagliata, ma la stessa non avrebbe acconsentito a mettere per 

iscritto tali affermazioni. 

4. Il 23 aprile 2013 veniva da parte dell’UCIAML contattata la responsabile 

del potenziale datore di lavoro, la quale ammetteva inizialmente la 

possibilità di aver confuso le persone. In seguito al colloquio avuto con il 

responsabile dell’ufficio di collocamento, il quale la informava di aver 

assegnato il posto ad un’unica assicurata, uno scambio di persona 

appariva però improbabile. 

5. Nella propria presa di posizione, l’UCIAML chiedeva che il ricorso venisse 

respinto. La ricorrente non si sarebbe annunciata per il posto attribuitole, 

ma per un posto come cuoca, per cui le sarebbe stato detto che quello 

sarebbe già stato occupato. Correttamente, essa avrebbe dovuto insistere 

per il posto assegnatole e sempre ancora libero di cameriera ai piani/aiuto 

cucina, cosa che però non avrebbe fatto. Lo sbaglio di persona preteso 

dalla ricorrente non avrebbe trovato conferma per cui la sospensione 

decisa meriterebbe protezione. 

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l’art. 60 cpv. 1 della legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), il ricorso deve essere 

interposto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione o della 

decisione contro cui l'opposizione è esclusa. Il termine di 30 giorni è 

rispettato quando il ricorso è stato consegnato alla Posta svizzera al più 

tardi l’ultimo giorno del termine. La decisione qui impugnata è datata 

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venerdì 22 febbraio 2013 ed è reputata essere stata recapitata 

all’assicurata lunedì 25 febbraio 2013. Il termine di ricorso iniziava 

pertanto a decorrere il 26 febbraio 2013 e, considerate le ferie dal settimo 

giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua 

incluso, veniva comunque a scadenza dopo il 10 aprile 2013, data alla 

quale lo scritto è pervenuto al Tribunale amministrativo, per cui il ricorso è 

in ogni caso tempestivo. 

b) La controversia verte sulla liceità della sospensione dal diritto all’indennità 

di disoccupazione per la durata di 30 giorni. Giusta l'art. 43 cpv. 3 della 

legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100), il Tribunale 

amministrativo decide nella composizione di giudice unico, quando il 

valore litigioso non supera i fr. 5'000.-- e non è prescritta una 

composizione di cinque giudici. Nel caso in oggetto, l'istante ha un 

guadagno assicurato di fr. 3'665.--. La rispettiva indennità giornaliera 

(80%) ammonta a fr. 135.10 (diviso 21.7). Poiché la sospensione decisa 

di 30 giorni corrisponde ad una valore litigioso di fr. 4'053.--, è 

nell’evenienza data la competenza del giudice unico.

2. In base all'art. 30 cpv. 1 lett. d della legge federale sull'assicurazione 

contro la disoccupazione (LADI; RS 837.0), l'assicurata è sospesa dal 

diritto all'indennità se non accetta un'occupazione adeguata. Come 

previsto all'art. 17 LADI, l'assicurata che fa valere prestazioni assicurative 

deve, con l'aiuto dell'ufficio del lavoro competente, intraprendere tutto 

quanto si possa ragionevolmente pretendere da lei per evitare o 

abbreviare la disoccupazione. In particolare, è suo compito cercare 

lavoro, se necessario anche fuori della professione precedente. Essa 

deve poter comprovare tale suo impegno (cpv. 1) L'assicurata è tenuta ad 

accettare l'occupazione adeguata propostale (cpv. 3 all’inizio). 

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3. La procedura di ricorso in materia di assicurazioni sociali è retta dal 

principio inquisitorio, concretizzato all'art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA. Il 

principio inquisitorio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo 

correlato nell’obbligo delle parti di collaborare. Questo obbligo comprende 

in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e 

quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente 

richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti 

invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le 

conseguenze dell’assenza di prove. In caso di assenza di prove, la 

decisione è sfavorevole a quella parte che cerca di derivare un diritto da 

una circostanza rimasta indimostrata (DTF 119 V 337 cons. 1, 118 V 289 

cons. 1b e 115 V 405). Questa regola probatoria trova tuttavia 

applicazione unicamente se l'istruttoria - condotta in ossequio al principio 

inquisitorio - non ha permesso di ritenere quantomeno come verosimile il 

fatto che si deve provare (DTF 126 V 360 cons. 5b, 125 V 195, 115 V 142 

cons. 8b, 113 V 323 cons. 2a, 112 V 32 cons. 1c e 111 V 188 cons. 2b, 

116 V 139 cons. 4a e b, 114 V 306 cons. 5d e 111 V 201 cons. 6b). Al 

riguardo va ancora aggiunto che non esiste nel diritto delle assicurazioni 

sociali un principio secondo cui l'amministrazione o il giudice devono 

decidere, in caso di dubbio, a favore dell'assicurata (DTF 126 V 322 cons. 

5a). 

4. a) Nell’evenienza, il procedimento in atto è stato caratterizzato da tutta una 

serie di malintesi che non contribuiscono certo a dare credibilità a quanto 

l’ufficio convenuto pretende. In primo luogo, all’assicurata è stato 

comunicato di annunciarsi per un posto di cameriera ai piani/aiuto cucina. 

Nella decisione di sospensione del 4 gennaio 2013, alla ricorrente veniva 

rimproverato di non voler lavorare in qualità di cuoca. Questa motivazione 

era però diametralmente opposta a quella fornita dalla responsabile del 

potenziale datore di lavoro, che adduceva come motivo per la mancata 

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conclusione del contratto la volontà di lavorare e di guadagnare come un 

cuoco. Nell’ambito della decisione su opposizione la motivazione veniva 

semplicemente sostituita, nel senso che all’istante veniva rimproverato di 

voler lavorare come cuoca anziché solo come cameriera ai piani/aiuto 

cucina, senza però alcun riferimento alla manifesta scorrettezza del 

provvedimento contro cui era diretta l’opposizione. La manifesta erroneità 

della motivazione contenuta nella decisione di sospensione veniva 

semplicemente ignorata. Inoltre, la prima parte della decisione su 

opposizione era provvista di una motivazione che si riferiva 

manifestamente alla sospensione decisa nei confronti di un’altra persona. 

Un simile modo di procedere non può andare esente da critiche anche 

considerata la severità della sanzione emessa. Una sanzione di 30 giorni 

corrisponde alla privazione del diritto ad una indennità per la durata di 

circa un mese e mezzo e non può pertanto essere pronunciata prima per 

un motivo del tutto sbagliato poi per una diversa ragione e infine sulla 

base di una dichiarazione adattata alle circostanze.

b) Infatti, chiamato a chiarire la situazione con la responsabile del potenziale 

datore di lavoro, il convenuto cerca poi di rendere la versione fornita da 

questa poco credibile, dopo un colloquio con il responsabile del 

collocamento. In effetti, dalla notizia agli atti del 23 aprile 2013 la versione 

fornita dall’istante trova conferma, nel senso che la responsabile 

ammetteva nei confronti degli organi della disoccupazione di essersi 

possibilmente sbagliata di persona. La possibilità di uno sbaglio veniva 

poi ritenuta abbastanza improbabile dopo il colloquio avuto con il 

collocatore, giacché questi affermava di aver assegnato l’impiego ad 

un’unica disoccupata. In sostanza quindi la responsabile del datore di 

lavoro veniva convinta dal collocatore che uno scambio di persona era 

alquanto improbabile. Per questo Giudice, in simili condizioni la 

valutazione delle allegazioni fatte il 23 aprile 2012 non merita protezione. 

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In primo luogo, la trattazione parziale fatta a seguito del colloquio avuto 

con il collocatore non è propria a fugare dubbi sul possibile scambio di 

persona, come preteso dal convenuto. Non vi sono, infatti, solo 

disoccupati annunciati al collocamento a cercare posti di lavoro, ma 

anche nuove leve, lavoratori che vogliono o devono cambiare impiego e 

che sentono da amici e conoscenti della disponibilità di un determinato 

posto di lavoro e che quindi si annunciano per conto loro, senza essere 

invitati a farlo da parte del collocatore. Altri possibili candidati possono 

essere delle persone che hanno ormai esaurito il loro diritto all’indennità e 

che sono tenuti a candidarsi su pressione dei servizi sociali o del loro 

comune di domicilio. In ogni caso, la possibilità di uno scambio di persona 

non può essere nell’evenienza esclusa in base alle affermazioni fatte dal 

collocatore e comunque non protocollate dall’ufficio convenuto, ma solo 

riferite dalla responsabile del potenziale datore di lavoro. Vi è poi per 

questo Giudice un altro elemento che depone a favore della versione 

fornita dall’assicurata. La responsabile che inizialmente ammetteva di 

essersi probabilmente sbagliata di persona riporta l’esito del colloquio 

avuto con l’assicurata come se questa fosse un uomo e non una donna. 

Essa afferma, infatti, che la ricorrente volesse un impiego “di cuoco” e “un 

salario come cuoco” e non come cuoca. Senza motivo è perlomeno 

strano che una persona che parli di una candidata donna debba 

esprimersi al maschile e non in forma femminile. Per questo Giudice, 

questo è un ulteriore indizio che i fatti possano essersi svolti 

diversamente da quanto preteso dalla parte convenuta. Non essendo 

riusciti a rendere verosimile l’esistenza di un motivo di sospensione, gli 

organi dell’assicurazione contro la disoccupazione non erano legittimati a 

decretare la sanzione decisa. Il ricorso va pertanto accolto e l’impugnata 

decisione annullata. 

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Il Giudice unico decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. 

2. La procedura è gratuita.

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]