# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 66e4b987-dee0-5f8b-a904-8b4162963985
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.01.2023 D-3763/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3763-2022_2023-01-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3763/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  g e n n a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Camerun,   

patrocinata dalla signora Cristina Tosone, (…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 22 agosto 2022 / N (…). 

 

 

 

D-3763/2022 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.    

A.a.  Il (…) maggio 2022 l’interessata ha depositato una domanda d’asilo 

in 

Svizzera. Dai riscontri dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, è 

risultato che alla richiedente erano state rilevate le impronte dattiloscopiche 

in Italia il (…) luglio 2021. 

A.b.  Sulla base di tali elementi, in data (…) maggio 2022, l’autorità elvetica 

preposta ha presentato all’omologa italiana una richiesta di presa in carico 

dell’interessata fondata sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) 

n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

A.c.  Il (…) maggio 2022, si è tenuto con la richiedente l’asilo un’audizione 

circa il rilevamento dei suoi dati personali, mentre il (…) maggio 2022 è 

stata sentita nell’ambito del colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 RD III, du-

rante il quale è stato constatato che ella potesse essere una vittima di tratta 

di esseri umani e per questo motivo il verbale è stato interrotto. Il succes-

sivo (…) giugno 2022, si è tenuta l’audizione “Tratta di esseri umani” (TEU) 

durante la quale le è stato offerto un periodo di recupero e di riflessione di 

almeno 30 giorni ai sensi dell’art. 13 della Convenzione del 16 maggio 2005 

sulla lotta contro la tratta di esseri umani [RS 0.311.543]. L’insorgente ha 

espressamente rinunciato al periodo di recupero e pertanto nella mede-

sima sede è stata sentita circa i motivi che si opporrebbero ad un suo ri-

torno in Italia ai sensi dell’art. 5 RD III. 

A.d.  Il (…) luglio 2022, la SEM ha trasmesso uno scritto all’omologa auto-

rità italiana, comunicando di considerare l’Italia quale competente a partire 

dal (…) luglio 2022, in quanto rimasta silente alla richiesta di presa a carico 

del (…) maggio 2022. Sempre lo stesso giorno, la SEM ha informato le 

autorità italiane che la richiedente è considerata una potenziale vittima di 

tratta di esseri umani.  

A.e.  In data (…) agosto 2022, la ricorrente richiede l’applicazione della 

clausola di sovranità giusta l’art. 29a cpv. 3 LAsi.  

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Pagina 3 

B.  

Per mezzo della decisione del (…) agosto 2022, notificata il (…) ago-

sto 2022, la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non è 

entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessata ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31), ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia e l’esecuzione 

del predetto provvedimento, nonché ha osservato che un eventuale ricorso 

contro la decisione non ha effetto sospensivo. 

C.  

Con ricorso del (…) agosto 2022 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente 

si è aggravata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM. Ella ha concluso 

in limine alla sospensione dell’esecuzione della decisione in via supercau-

telare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, ha 

postulato, in via principale, la restituzione degli atti alla SEM perché effettui 

l’esame nazionale della domanda d’asilo ed in via subordinata la restitu-

zione degli atti all’autorità inferiore perché proceda ad un completamento 

dell’istruttoria. Contestualmente, l’insorgente ha formulato istanza di assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo. 

D. 

D.a. Con decisione incidentale del (…) settembre 2022, il Tribunale ha pro-

nunciato la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, la concessione 

dell’assistenza giudiziaria e ha invitato l’autorità di prime cure ad inoltrare 

una risposta al ricorso. 

D.b. Il successivo (…) settembre 2022, l’autorità di prime cure ha inoltrato 

le proprie osservazioni, con cui si riconferma nelle proprie conclusioni, in-

dicando al contempo che lo stato valetudinario della ricorrente è stato chia-

rito. 

D.c. In data (…) ottobre 2022 la ricorrente ha trasmesso 4 Fogli F2, aggior-

nando il Tribunale circa il proprio stato di salute. Il successivo (…) ottobre 

2022 l’insorgente si esprime in merito alle osservazioni della SEM del (…) 

settembre 2022.  

D.d. L’autorità di prime cure, in data (…) novembre 2022 ha preso posi-

zione alle osservazioni della ricorrente, ribandendo che la sua situazione 

di salute è acclarata e che sino a quel momento nessuna denuncia penale 

per la fattispecie TEU è stata depositata dalla ricorrente.  

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D.e. Il successivo (…) dicembre 2022, l’insorgente ha preso posizione 

all’ultimo scritto dell’autorità di prime cure, indicando al contempo di essere 

in procinto di depositare la denuncia penale per la fattispecie TEU.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2.; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.    

4.1.  Nel proprio ricorso, l’insorgente ritiene essenzialmente come l’autorità 

inferiore abbia accertato in modo inesatto ed incompleto i fatti determinati 

e di aver violato l’art. 106 cpv. 1 LAsi e l’art. 3 CEDU e della Convenzione 

del Consiglio d’Europa contro la tratta di essere umani. In particolare ritiene 

che l’autorità di prime cure non abbia accertato sufficientemente il suo stato 

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di salute, oltre che le circostanze peculiari relative alla “Tratta di esseri 

umani”. 

 

4.2.  Le censure formali vanno analizzate in primo luogo, in quanto sono 

suscettibili di comportare l’annullamento della decisione impugnata, indi-

pendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. 

DTF 144 I 11 consid. 5.3 e i riferimenti ivi citati, 138 I 232 consid. 5; 

DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3, 

2010/35 consid. 4.1.1 e riferimenti citati). 

4.3.  Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo di 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a 

riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere 

di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice 

non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; 

cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.4    

4.4.1.  In primo luogo, per quanto concerne l’accertamento dello stato vale-

tudinario della ricorrente, nell’ambito dello scambio di scritti tra le parti, 

sono stati prodotti altri fogli F2 (cfr. risultanze istruttorie). L’anamnesi è ri-

masta costante, mentre la cura farmacologica è stata adattata. Già al mo-

mento dell’emissione della decisione impugnata l’incarto della SEM conte-

neva diversi mezzi di prova riguardanti la situazione medica dell’insorgente 

e l’anamnesi era quella di episodio depressivo di media entità, confermata 

anche in seguito. Sulla scorta dei documenti agli atti, lo stato di salute ri-

sulta acclarato. Di conseguenza, in rapporto al predetto aspetto, la SEM 

non è incorsa in alcun accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti nella decisione avversata, ed il principio inquisitorio non 

è dunque stato violato. 

4.4.2.  Non si può inoltre seguire la censura dell’insorgente, laddove intrav-

vede una violazione del suo diritto di essere sentita da parte della SEM, 

non avendo quest’ultima svolto il colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 RD 

III prima di presentare la domanda di presa a carico alle autorità italiane. 

Giusta l’art. 5 cpv. 4 RD III, il colloquio personale si svolge in tempo utile e, 

in ogni caso, prima che sia adottata la decisione di trasferire il richiedente 

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verso lo Stato membro competente. In casu, il colloquio è avvenuto prima 

della decisione dell’autorità di prime cure del (…) agosto 2022 e la ricor-

rente ha avuto il tempo di esprimersi in modo compiuto in merito altre volte, 

ad esempio tramite il proprio scritto dell’(…) agosto 2022 (cfr. atto SEM n° 

[{…}]-42/2). 

4.4.3 Proseguendo, neppure il fatto di aver concesso la possibilità di espri-

mersi circa la competenza dell’Italia per la trattazione della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 5 RD III al termine dell’audizione TEU rappresenta 

una violazione del diritto di essere sentito. Infatti, la stessa insorgente ha 

rinunciato esplicitamente al periodo di recupero e riflessione si sensi 

dell’art. 13 della Convenzione sulla lotta contro gli esseri umani (cfr. atto 

n°25/15, D81). Inoltre, all’audizione TEU era altresì presente la rappresen-

tante legale della ricorrente, che non ha eccepito alcunché circa lo svolgi-

mento in tale momento del colloquio Dublino. Inoltre, la ricorrente si è 

espressa nuovamente con lo scritto dell’(…) agosto 2022 circa la compe-

tenza dell’Italia per la trattazione della sua domanda d’asilo, richiedendo in 

tale contesto l’applicazione della clausola di sovranità (cfr. atto n° 42/2). 

4.5  Visto quanto sopra, l’autorità inferiore non ha violato né il suo obbligo 

inquisitorio, avendo sufficientemente e correttamente stabilito i fatti giuridi-

camente rilevanti, né il diritto di essere sentito dell’insorgente. Le censure 

formali mosse dalla ricorrente alla decisione impugnata, nel senso sopra 

indicato sono quindi recisamente respinte. 

5.    

5.1.  Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e di allontanamento. 

5.2.  Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in 

carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.3.  Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una procedura di presa 

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in carico (inglese: take charge) – come è il caso di specie – ogni criterio 

per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato al 

capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione 

nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2 con rif. cit.). Altresì, la determinazione dello Stato membro com-

petente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il 

richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 

par. 2 RD III). 

5.4.  Ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un 

richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come compe-

tente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle ca-

renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza 

dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-

dante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-

ropea (GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro 

che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-

tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro possa essere designato come competente. 

5.5.  Giusta l’art. 13 par. 1 RD III, quando è accertato, sulla base degli ele-

menti di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati 

all’art. 22 par. 3 del presente regolamento, inclusi i dati di cui al regola-

mento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente, per via 

terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera 

di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per 

l’esame della domanda di protezione. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1 

lett. a RD III, lo Stato membro competente in forza del presente regola-

mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli 

art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro 

Stato membro. 

6.  

6.1. Tornando alla presente disamina, dagli atti risulta che all’insorgente 

sono state prelevate le impronte dattiloscopiche in data (…) luglio 2021, 

dopo essere stata interpellata il giorno precedente a Lampedusa e Linosa. 

In tale Paese ella avrebbe sostato soltanto 18 giorni, prima di giungere in 

Svizzera (cfr. atto n. 13/10). Il (…) maggio 2022 – quindi entro i termini fis-

sati all’art. 21 par. 1 RD III – la SEM ha così richiesto, a ragione, alle auto-

rità italiane preposte la presa in carico del richiedente fondata sull’art. 13 

par. 1 RD III (cfr. atto n. 9/7), non essendo realizzati in casu nessuno dei 

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criteri di competenza previsti agli art. 8-12 RD III. Non avendo queste ul-

time risposto entro il termine di due mesi previsto dall’art. 22 par. 1 RD III, 

la stessa equivale ad un’accettazione tacita della richiesta e comporta per 

l’Italia l’obbligo di prendere in carico il ricorrente, compreso l’obbligo di 

prendere disposizioni appropriate all’arrivo dello stesso (cfr. art. 22 par. 7 

RD III). Di conseguenza, a giusto titolo l’autorità inferiore ha ritenuto la 

competenza 

dell’Italia di principio data. 

6.2. Dagli atti non emerge alcun elemento volto ad indicare che la ricorrente 

abbia presentato una domanda d’asilo in Italia. L’interessata ha inoltre con-

fermato tale circostanza (cfr. atto n° 17/3). È pertanto corretto considerare 

la fattispecie che qui ci occupa quale un take charge.  

7.    

7.1  Per quanto concerne poi l’accoglienza in Italia dei richiedenti l’asilo, il 

Tribunale si è già espresso recentemente sulla questione, ritenendo come 

malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza 

sociale nel suddetto Paese siano in parte deficitarie, non vi siano fondati 

motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-

schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE 

(cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III; le sentenze di riferimento del Tribunale 

D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e F-6330/2020 del 18 otto-

bre 2021 consid. 9; cfr. anche tra le altre la sentenza del Tribunale 

D-2641/2022 del 5 luglio 2022 consid. 10). Peraltro, l’Italia è legata alla 

CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-

bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che del relativo 

Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a 

tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei 

richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-

manda secondo una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in que-

stione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-

voca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva proce-

dura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]). 

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In proposito, non essendovi nel ricorso delle argomentazioni circostanziate 

che possano condurre il Tribunale ad una modifica delle conclusioni ivi 

esposte, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia senz’altro integralmente 

alla medesima giurisprudenza sopra esposta. Peraltro, la mera allegazione 

generica da parte dell’insorgente che le condizioni del sistema d’acco-

glienza in Italia non siano buone, non induce neppure ad una diversa valu-

tazione della fattispecie ed a capovolgere la presunzione legale di sicu-

rezza sopra riportata. In proposito occorre difatti osservare che ella ha so-

stato soltanto per poco tempo in Italia e tra l’altro, non avendo depositato 

domanda d’asilo, non avrebbe in alcun modo avuto accesso all’acco-

glienza ed alla procedura a disposizione invece in Italia dei richiedenti 

l’asilo. 

7.2.  Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1. Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-

roga ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame 

non gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata 

ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può inoltre 

ammettere tale responsabilità per “motivi umanitari” ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno 

svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. DTAF 2015/9 

consid. 8). 

8.2.  Nella presente disamina, va in primo luogo osservato come la ricor-

rente, non avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in 

Italia, spetterà innanzitutto a lei, al momento del suo ritorno nel predetto 

Paese, di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane 

competenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che le permetterà pure di 

beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza 

D-3135/2022 del 21 luglio 2022). L’insorgente non ha neppure apportato 

indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione 

rifiuterebbe di prenderla in carico e di esaminare la sua domanda di prote-

zione internazionale, una volta che l’avrà depositata, o ancora che non ri-

spetterebbe il divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi 

obblighi internazionali rinviandola in un Paese dove la sua vita, integrità 

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corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinta in un tale Paese. 

8.3.  Proseguendo nell’analisi, agli atti non figurano del resto elementi tali 

da concludere che un suo trasferimento nello Stato in questione espor-

rebbe l’insorgente al rischio di essere privata del sostentamento minimo e 

di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-

glienza, essendo qui ancora una volta rammentato come la ricorrente, 

dopo il deposito della domanda d’asilo in Italia, avrà in particolare accesso 

alle prestazioni materiali previste dal sistema di accoglienza italiano 

(cfr. supra consid. 8.1). 

8.4  

8.4.1. Per quanto poi riguarda lo stato di salute della ricorrente, si osserva 

dapprima come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi 

medici, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circo-

stanze eccezionali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 

[di seguito: CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1; Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, 41738/10, §181 segg.). Sempre in questo contesto, nelle 

procedure di presa in carico – a differenza invece delle procedure di ripresa 

in carico – non è necessario che le autorità svizzere chiedano a titolo pre-

ventivo alle omologhe italiane delle garanzie scritte ed individuali di presa 

a carico immediata per i richiedenti l’asilo affetti da problematiche mediche 

(somatiche o psichiche) gravi. In un siffatto contesto, si deve infatti partire 

dall’assunto che i richiedenti l’asilo possano in linea di principio accedere 

alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle cure e dei tratta-

menti necessari ed urgenti, nonché ad un alloggio adatto alle loro condi-

zioni di vulnerabilità, sin dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza di riferimento 

del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2-10.4.3.3). 

8.4.2. Dagli atti all’incarto risulta come all’insorgente sia stata posta la dia-

gnosi di insonnia e le sia stata impostata una terapia farmacologica di Trit-

tico e Cipralex (cfr. atto n° 15/3). Da una successiva visita ginecologica è 

emerso che l’insorgente godesse di buone condizioni generali ed è stata 

diagnosticata una oligomenorrea su Depo provera e SSSPT (cfr. atto n° 

16/2). In data (…) giugno 2022, durante un consulto psichiatrico è stato 

diagnosticato un episodio depressivo di media entità e prescritto un tratta-

mento farmacologico di Quetiapin e Citalopram (cfr. atto n° 21/2). Il suc-

cessivo (…) giugno 2022 alla ricorrente è stata effettuata un’otturazione 

odontoiatrica. (cfr. atto n° 23/2 e 24/3). Successivamente, in data (…) giu-

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gno 2022, da un ulteriore consulto psichiatrico è stata confermata la dia-

gnosi di episodio depressivo di media gravità ed è stato aumentato il do-

saggio di Citalopram (cfr. atto n° 46/2). In seguito, il (…) agosto 2022, la 

diagnosi di episodio depressivo di media gravità è stata confermata, men-

tre la terapia è stata adeguata con Quetiapine, Citalopram e Temesta (cfr. 

atto n° 54/2). La diagnosi e la terapia sono state confermate durante i con-

sulti psichiatrici del (…) settembre 2022, del (…) settembre 2022 e del (…) 

ottobre 2022 (cfr. atto n° 60/2, 62/2 e 65/2). Ad oggi non sono pervenuti 

ulteriori aggiornamenti circa lo stato di salute dell’interessata. Alla luce di 

tali referti, pur non volendo in alcun modo sminuire lo stato valetudinario 

dell’insorgente, non sono evincibili degli elementi concreti e circostanziati, 

che inducano a ritenere come il suo stato di salute sia di una gravità tale 

da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurispru-

denza testé referenziata nel caso di un suo rinvio in Italia. In particolare, le 

sue diagnosi non risultano essere, dalla documentazione all’inserto, ad uno 

stadio a tal punto avanzato o terminale, da far apparire la morte quale pro-

spettiva prossima in caso di trasferimento. In Italia risulta peraltro notorio 

che vi siano delle strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle pre-

senti su suolo svizzero e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – una 

volta depositata regolare domanda d’asilo – i trattamenti medici adeguati 

che ancora dovesse necessitare dal suo arrivo in Italia, tenuto anche conto 

del nuovo assetto del sistema di accoglienza d’asilo nel precitato Stato di 

destinazione. Le prestazioni di pronto soccorso, risultano inoltre garantite 

anche in tale Paese (cfr. sentenza di riferimento D-4235/2021 consid. 10.5) 

Le predette conclusioni non vengono scalfite in alcun modo dalle argomen-

tazioni ricorsuali. 

9. 

9.1. Infine, l’interessata sostiene che il suo trasferimento in Italia rappre-

senterebbe una violazione della Convenzione contro la tratta degli esseri 

umani del 13 maggio 2005 (in seguito: Conv. tratta).  

9.2. Per tale aspetto, occorre rinviare a quanto sancito nella DTAF 2016/27. 

In tale contesto il Tribunale ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di 

tratta di esseri umani, la quale deve essere considerata come una viola-

zione dell’art. 4 CEDU, vi sono degli obblighi che si impongono alla Sviz-

zera e che vanno presi in considerazione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 

consid. 5 e 6 con riferimenti menzionati). Tali obblighi derivano segnata-

mente dal Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite 

contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e 

punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini (RS 0.311.542; 

di seguito: Protocollo di Palermo) e dalla Conv. tratta. Le vittime devono 

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Pagina 12 

essere identificate, protette e sostenute. Inoltre nel caso in cui le autorità 

competenti abbiano ragionevoli motivi per credere che una persona sia 

stata vittima di sfruttamento, esse devono adoperarsi onde evitarne l’allon-

tanamento fintanto che la procedura d’identificazione sia completata (art. 

10(2) Conv. tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicu-

rarsi che la persona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 (1, 2) Conv. tratta 

(art. 10(2) Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione 

di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta). 

9.3. Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per 

proteggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento 

o di rappresaglie è reso verosimile. Gli obblighi in parola si impongono a 

tutte le autorità che possono avere dei contatti con le persone implicate e 

quindi, segnatamente, alle autorità incaricate dell’esame di una procedura 

d’asilo (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; tra le tante le sentenze del Tribunale 

F-2487/2021 del 3 giugno 2021 consid. 4.3; E-4184/2019 del 

6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019; an-

che: Nula Frei, Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrecht-

lichen Verpflichtungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfah-

ren, 2018, pag. 125-127, 161 segg., 176 segg.). 

9.4. Nel caso in narrativa la SEM ha identificato l’insorgente quale poten-

ziale vittima di tratta, e ha raccolto il suo assenso allo svolgimento di un’in-

dagine penale, informandone FEDPOL (cfr. atto n° 25/15, 29/1, 30/3, 31/1, 

34/5). L’autorità di prime cure ha più volte indicato che la trasmissione delle 

informazioni raccolte durante l’audizione TEU non equivale ad una denun-

cia penale (cfr. atto n° 25/15 D77 e 29/1). Sempre durante tale audizione 

è stato concesso il periodo di riflessione ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta, al 

quale la ricorrente ha espressamente rinunciato (cfr. atto n° 25/15 D81), 

l’interessata è stata altresì informata circa i propri diritti derivanti dal rico-

noscimento quale vittima potenziale e dalla legge federale sull’assistenza 

alle vittime di reati (cfr. atto n° 25/15 D82). La SEM ha inoltre informato le 

omologhe autorità italiane circa l’identificazione dell’interessata quale po-

tenziale vittima di tratta (cfr. atto n° 38/1 e 39/1). Pertanto, l’autorità di prime 

cure ha correttamente identificato la ricorrente quale potenziale vittima di 

tratta ai sensi della Conv. tratta e l’ha informata circa i suoi diritti e gli aiuti 

che la stessa può richiedere. Si osserva abbondazialmente che, ai sensi 

degli artt. 31 e 34 RD III, nell’ambito dello scambio di informazioni tra Stati 

che concernono, oltre lo stato di salute dell’interessato, anche il rispetto dei 

diritti derivanti dal RD III stesso e da altri strumenti giuridici pertinenti in 

materia d’asilo, come ad esempio la Conv. tratta, non è previsto alcun ob-

bligo di trasmissione di una conferma di ricezione, pertanto il cosiddetto 

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Pagina 13 

proof of delivery è sufficiente al fine di dimostrare l’avvenuto invio di infor-

mazioni. La SEM ha adempiuto sotto tale aspetto ai propri obblighi. 

9.5. La ricorrente, inoltre, contesta una violazione dell’art. 14(1) lett. b 

Conv. tratta, in quanto l’autorità di prime cure non le avrebbe concesso un 

termine volto a richiedere un permesso di soggiorno provvisorio, finalizzato 

alla sua collaborazione con le autorità competenti ai fini dell’inchiesta o 

procedimento penale. In tal senso è utile ricordare che spetta alle autorità 

di perseguimento penale indicare se la permanenza della potenziale vit-

tima sul suolo elvetico risponda ad un bisogno istruttorio e di conseguenza 

se la stessa abbia la possibilità di ottenere - a tal fine - un permesso di 

soggiorno provvisorio (cfr. DTF 145 I 308 del 14 febbraio 2019 consid. 

3.4.2). Ad oggi, nonostante il tempo trascorso, le informazioni supplemen-

tari fornite alla ricorrente in corso di procedura, l’indicazione da parte di 

quest’ultima che avrebbe proceduto in tal senso, dagli atti non risulta che 

sia stata sporta formalmente alcuna denuncia penale, nonostante ne abbia 

avuto modo e possibilità (cfr. risultanze istruttorie). Di conseguenza le au-

torità di perseguimento penale non hanno neppure avuto modo di fornire 

indicazioni ai sensi di quanto sopra vista la mancata apertura di una pro-

cedura penale e pertanto l’art. 14(1) lett. b Conv. tratta non risulta applica-

bile alla fattispecie. Si osserva infine che, nel caso in cui la ricorrente do-

vesse effettivamente presentare una denuncia penale, la SEM dovrà ac-

cordare all’interessata un termine ragionevole per richiedere all’autorità 

cantonale di polizia degli stranieri un permesso di soggiorno di breve durata 

e ciò nel caso in cui le autorità di perseguimento penale dovessero ritenerlo 

necessario. 

9.6. Infine, la ricorrente sostiene che vi sia un rischio concreto di rivittimiz-

zazione nel caso in cui fosse trasferita in Italia, in quanto sussisterebbero 

delle carenze nel sistema di accoglienza italiano. In merito a quest’ultima 

censura, si rimanda a quanto indicato sub consid. 7.1. Preliminarmente, si 

osserva che l’Italia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa 

sulla lotta contro la tratta di esseri umani. Per quanto attiene, invece, il ri-

schio di re-trafficking, dall’istruzione è emerso che il potenziale reato di 

sfruttamento della prostituzione sia avvenuto in Svizzera e non in Italia (cfr. 

atto n°25/15). Inoltre, la ricorrente non avrebbe più alcun contatto con i suoi 

sfruttatori e tutti i debiti nei confronti della sorella sarebbero stati nel frat-

tempo estinti (cfr. atto n° 25/15 D54 e D58-D61). Di conseguenza, la ricor-

rente difficilmente potrebbe venir raggiunta nuovamente dai suoi sfruttatori, 

che in ogni caso agirebbero in Svizzera e non in Italia. Come giustamente 

sostenuto dall’autorità di prime cure nella decisione avversata, l’Italia è uno 

Stato di diritto, con un’autorità di polizia funzionante e disposta ad offrire 

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Pagina 14 

un’adeguata protezione. Nel caso in cui la ricorrente dovesse essere espo-

sta a rischi concreti potrà rivolgersi alle competenti autorità. Le autorità ita-

liane sono state altresì informate circa la qualifica della ricorrente quale 

potenziale vittima di tratta di esseri umani. Concludendo, la ricorrente non 

ha apportato alcun elemento concreto atto a dimostrare un rischio concreto 

di re-trafficking in Italia o che le autorità di tale Stato non agirebbero in 

modo conforme alle disposizioni della Conv. tratta. 

9.7. In assenza di ulteriori atti istruttori penali su suolo elvetico, si deve 

dunque partire dall’assunto che gli obblighi che si imponevano all’autorità 

competente in materia d’asilo siano stati ossequiati.  

9.8. Sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

10. 

10.1.  Riassumendo, la ricorrente non ha fornito alcun indizio serio suscet-

tibile di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione perso-

nale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 

CEDU, all’art. 3 Conv. tortura, Conv. tratta o ad altri disposti di diritto inter-

nazionale alla quale la Svizzera è tenuta al loro rispetto, in caso di esecu-

zione del suo trasferimento in Italia. 

10.2.  In siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere 

che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo 

potere d’apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non risulta per-

tanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III (clausola di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 

Oasi 1. 

10.3  Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, l’Italia è competente per l’esame della domanda d’asilo 

della ricorrente ai sensi del RD III, ed è tenuta a prenderla in carico in os-

sequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 RD III. 

11.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

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Pagina 15 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che la predetta non possiede un’autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, 

con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere di apprezzamento e non ha accertato 

in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità di 

prime cure confermata. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Tuttavia, avendo il Tribunale accolto l’istanza di concessione dell’assi-

stenza giudiziaria dell’insorgente, con decisione incidentale del (…) set-

tembre 2022, nonché che dagli atti all’incarto tutt’oggi v’è da partire dal 

presupposto che la stessa sia indigente, la medesima è dispensata dal pa-

gamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

  

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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