# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2d10a4e1-6a3a-50b5-8b2f-6dc4362fd7b8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-07-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.07.2021 D-2473/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2473-2021_2021-07-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2473/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  l u g l i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Daniela Brüschweiler, Simon Thurnheer,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Nigeria,   

patrocinato dalla Mlaw Roberta Condemi, Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 26 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2473/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino nigeriano di etnia igbo proveniente dallo Stato di 

Imo, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 20 febbraio 2021. 

B.  

Sentito approfonditamente sui motivi d’asilo egli ha dichiarato, in sostanza 

e per quanto qui di rilievo, di essersi unito al Movement for the Actualization 

of the Sovereign State of Biafra (MASSOB) nel 2002 dopo aver appreso 

dal padre circa le atrocità compiute dallo Stato nigeriano. Nel 2003 il 

richiedente l’asilo sarebbe stato arrestato una prima volta assieme ad altri 

militanti a margine di una manifestazione e detenuto per un anno. 

Nonostante le minacce ricevute al momento del rilascio egli non avrebbe 

smesso di protestare e nel 2005 sarebbe stato nuovamente arrestato e 

condannato alla prigione a vita. In totale sarebbero stati fermati 38 membri 

del MASSOB. Il padre sarebbe stato ucciso. Dopo alcuni anni di 

detenzione, nel 2008, il richiedente l’asilo sarebbe evaso grazie alla 

complicità di una guardia ed avrebbe fatto ritorno nel villaggio paterno. Qui 

sarebbe però stato aggredito dai famigliari dei poliziotti che sarebbero 

rimasti uccisi nell’ambito delle predette manifestazioni. Così, sarebbe 

fuggito verso lo Stato di Abia presso la madre. In questo periodo gli sarebbe 

stato diagnosticato l’HIV, ma l’interessato non avrebbe avuto accesso alle 

cure in quanto latitante. La madre sarebbe a sua volta stata catturata, 

torturata e uccisa allo scopo di far rivelare ove egli si nascondesse. Il 

richiedente l’asilo avrebbe così riparato dapprima a Lagos e poi a Port 

Harcourt. Qui avrebbe integrato il gruppo paramilitare Niger Delta People’s 

Volunteer Force (NDPVF) attivo nei sequestri di personale straniero delle 

compagnie petrolifere. Trovatosi a sorvegliare un italiano ed un greco, si 

sarebbe accordato permettendo loro di fuggire in cambio di un 

salvacondotto per la Grecia e si sarebbe trasferito in tale Paese (cfr. atti 

SEM 24/10 e 29/13). 

C.  

Con decisione del 26 aprile 2021, notificata il giorno medesimo (cfr. atto 

SEM 38/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la 

succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del ricorrente 

dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento. 

D.  

In data il 26 maggio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

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d’entrata: 27 maggio 2021), il ricorrente è insorto contro la summenzionata 

decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale), chiedendo, l’annullamento della decisione avversata 

e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per il completamento 

dell’istruzione. Ha altresì presentato una domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione del versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo. 

A sostegno della sua impugnativa egli ha allegato un attestato di adesione 

all’antenna greca del movimento Indigenous People of Biafra (IPOB) e 

alcuni brevi referti medici in forma di formulari “F2”. 

E.  

Con scritto del 28 maggio 2021 l’insorgente ha trasmesso al Tribunale 

ulteriore documentazione medica relativa alla sua degenza presso la 

Clinica psichiatrica cantonale (CPC) dal 27 aprile 2021 all’11 maggio 2021. 

Ha altresì ventilato un controllo presso il cardiologo, le cui risultanze sono 

poi state integrate nell’incarto elettronico dell’autorità inferiore (cfr. atto 

SEM 49/4). 

F.  

Con decisione incidentale del 10 giugno 2021, il Tribunale ha accolto la 

domanda di assistenza giudiziaria, invitando nel contempo l’autorità di 

prima istanza a presentare una risposta al gravame. 

G.  

Con comunicazione del 18 giugno 2021, la patrocinatrice ha inoltrato una 

lettera scritta di proprio pugno dall’insorgente in cui venivano precisati i fatti 

esposti nel corso della procedura di prima istanza e allegati due ulteriori 

brevi referti medici. 

H.  

La SEM ha trasmesso il proprio atto responsivo il 21 giugno 2021, 

proponendo la reiezione del gravame. 

I.  

il 5 luglio 2021 il ricorrente ha avuto modo di presentare una replica alle 

osservazioni dell’autorità intimata. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi in relazione con 

l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione 

al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]), 

alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). La determinazione 

dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti disgiunti (cfr. ISABELLE 

HÄNER, in: Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 

2008, n. 34). Significativo è il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 

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del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2). In concreto, l’autorità deve procurarsi la 

documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le 

circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a 

riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa le parti dal dovere di 

collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice 

non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Una violazione del principio inquisitorio non 

implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità 

inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli 

elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per 

ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 

consid. 5.1).  

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri 

segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

5.  

5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato integralmente 

inverosimili le allegazioni dell’insorgente. Egli non sarebbe innanzitutto 

stato in grado di rendere plausibile la sua affiliazione al MASSOB. Il 

ricorrente non avrebbe spiegato in che modo ne sarebbe divenuto membro, 

come fosse strutturato e organizzato tale gruppo, né avrebbe ha saputo 

indicare il nome corretto del movimento e iI suo significato esatto. 

D’altronde, anche la descrizione del suo primo arresto e della conseguente 

detenzione di un anno risulterebbe alquanto vaga. Il richiedente asilo non 

avrebbe caratterizzato sufficientemente le circostanze del suo fermo 

limitandosi ad affermare che esso avrebbe avuto luogo a Imo State 

Douglas, neI 2003, e che la pena sarebbe stata scontata ad Owerri. 

Secondo l’autorità inferiore anche la descrizione del periodo trascorso in 

carcere andrebbe giudicata superficiale. Infatti, se il ricorrente fosse stato 

realmente arrestato e trattenuto per un anno, Ie sue allegazioni avrebbero 

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dovuto essere ben più circostanziate. Non meglio dettagliata risulterebbe 

pure la narrazione del secondo arresto, di cui il ricorrente avrebbe 

“continuato a parlare al plurale” nonostante gli fosse stato esplicitamente 

chiesto di esporre la sua esperienza personale. D’altro canto, l’interessato 

non avrebbe nemmeno saputo illustrare il motivo per il quale egli sarebbe 

stato condannato all’ergastolo anziché alla pena capitale come alcuni suoi 

compagni. Anche il racconto dell’evasione sarebbe alquanto confuso e 

vago, essendosi l’insorgente limitato ad asserire che un guardiano si 

sarebbe mosso a pietà in seguito alle sue suppliche. Non sarebbe poi 

chiaro come abbiano fatto i familiari dei poliziotti a ritracciarlo nel villaggio 

paterno. Peraltro quanto successivamente accaduto alla madre 

risulterebbe poco comprensibile. Non si capirebbe in particolare come il 

richiedente asilo abbia potuto apprendere che quest’ultima sia addirittura 

stata torturata. Da ultimo, nemmeno i presunti fatti svoltisi a Port Harcourt, 

ossia l’adesione alla NDPVF e la successiva fuga, ossequierebbero i 

requisiti di verosimiglianza. L’insorgente non avrebbe infatti fornito 

nemmeno le informazioni basilari in merito a questo gruppo. 

5.2 Nel gravame, l’insorgente avversa la valutazione di cui sopra. II 

mancato apprezzamento del contesto socio-politico all’origine deI 

MASSOB, nonché di fattori quali il basso livello di istruzione del ricorrente, 

la sua posizione all’interno del movimento e il tempo trascorso dagli eventi 

determinanti avrebbe concorso a determinare una valutazione inaccurata 

sulla verosimiglianza. II ricorrente avrebbe fornito informazioni precise in 

merito al movimento, circa le modalità di adesione nonché sulle attività a 

cui avrebbe preso parte. Quo al significato dell’acronimo MASSOB, egli ne 

avrebbe illustrato i contorni ancor prima che gli venisse di chiesto di farlo, 

dimostrando di conoscerlo. Per il resto, la scarsa scolarizzazione avrebbe 

influito sulla sua capacità di ricordare e di comprenderne appieno il 

significato. In ogni caso, l’insorgente sarebbe stato in misura di chiarire, in 

modo stringato ma efficace, l’obiettivo primario del movimento, ossia 

promuovere un referendum costituzionale teso alla secessione del Biafra. 

In sede di parere sulla bozza di decisione, il richiedente asilo avrebbe 

peraltro precisato ulteriormente le peculiarità di tale formazione 

indipendentista. Per farne parte, sarebbe dipoi sufficiente l’appartenenza 

etnica e geografica al Biafra. Al ricorrente, che non avrebbe mai ricoperto 

alcun incarico politico all’interno dell’amministrazione locale o del 

MASSOB non sarebbero quindi rimproverabili insufficienti conoscenze al 

soggetto. Le sue allegazioni in merito all’adesione ed alle manifestazioni 

parrebbero oltremodo plausibili alla luce delle informazioni note. Quanto ai 

periodi passati in carcere, il richiedente li avrebbe ricordati con la difficoltà 

dovuta alle sofferenze di quegli anni. L’interessato sarebbe stato 

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sottoposto a torture fisiche, ma anche psicologiche. L’assistere alla 

conduzione di altri prigionieri verso il patibolo, con l’incertezza che una 

simile sorte sarebbe potuta toccare anche a lui, gli avrebbe causato un 

tormento indicibile. A ciò si aggiungerebbe il fatto ch’egli avrebbe assistito 

alla deportazione del padre ed alla sua morte per impiccagione. Egli lo 

avrebbe peraltro definito un posto non sicuro e vi avrebbe contratto l’HIV. 

Avrebbe pure affermato di essere stato condannato al carcere a vita per 

terrorismo e rovesciamento del governo, pur permanendo comprensibile 

ch’egli non abbia saputo spiegare Ia ratio della sua condanna e di quella 

degli altri arrestati, atteso in particolare che non disponeva neppure di un 

avvocato che potesse illustrargli la sua posizione giuridica. Resterebbe 

nondimeno verosimile che il diverso esito del processo sarebbe stato da 

imputarsi alla sua giovane età. Per ciò che concerne invece la guardia 

carceraria che lo avrebbe aiutato, il ricorrente, già nell’ambito del parere 

sulla bozza di decisione negativa, avrebbe puntualizzato che non solo 

quest’ultima era mossa da pietà umana e cristiana, ma pure dalla sua 

provenienza biafrana e dalla sua estrazione etnica. La comprensione per il 

movente dell’interessato da parte del secondino e le sue virtù di buon 

“samaritano” sarebbero peraltro già state contestualizzate in sede di 

audizione. Il richiedente avrebbe d’altro canto spiegato in modo molto 

chiaro come la famiglia del poliziotto lo abbia rintracciato. Egli avrebbe 

anche evidenziato il numero di aggressori ed il fatto che questi si trovavano 

nel villaggio di suo padre poiché al corrente dell’evasione. Quanto 

all’uccisione di sua madre, iI ricorrente sarebbe stato molto preciso nella 

descrizione del tragico evento, versione poi confermata anche nel corso 

dell’audizione complementare. L’incongruenza tra il genere del sostantivo 

“il vicino” e il pronome personale “lei” sarebbe peraltro dovuta alla 

traduzione dall’inglese all’italiano. Ancora, per ciò che riguarda l’affiliazione 

alla NDPVF, viene in primis precisato che non si sarebbe trattato di 

un’adesione ma bensì di un breve avvicinamento dettato dalla situazione 

di totale indigenza susseguente alla fuga. Sarebbe dunque plausibile che 

il richiedente non abbia saputo descrivere nel dettaglio l’organizzazione del 

gruppo.  

6.  

6.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

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6.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

7.  

7.1 Nella fattispecie, pur volendo considerare con il massimo zelo il grado 

di alfabetizzazione relativamente limitato del ricorrente, non appare che la 

versione dei fatti da lui fornita ossequi i criteri di verosimiglianza sopra 

esposti. Da un punto di vista complessivo, l’insorgente ha riferito di eventi 

di un’estrema gravità, muovendo accuse rilevanti alle forze governative ed 

ha preteso l’esistenza di procedimenti giudiziari sfociati in condanne 

importanti che lo avrebbero implicato in prima persona. Non di meno, egli 

non è stato in misura di produrre alcun mezzo di prova a sostegno delle 

sue allegazioni ed ha rilasciato dichiarazioni poco sostanziate che mal si 

sposano con avvenimenti di un tale spessore ed impatto emotivo. Quanto 

al MASSOB, il ricorrente non è effettivamente andato oltre ad aspetti 

generici e notori quali la composizione etnica e le rivendicazioni del gruppo 

(cfr. atto SEM 24/10, pag. 6). A riguardo della sua affiliazione il suo racconto 

spontaneo è privo di ogni riferimento concreto (cfr. atto SEM 24/10, pag. 

7). L’insorgente non ha peraltro specificato nulla di particolare al soggetto 

nemmeno durante l’audizione complementare (cfr. atto SEM 29/13, pag. 

2). Ora, sebbene possa anche apparire d’acchito plausibile che il semplice 

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sostegno alla causa indipendentista biafrana e la partecipazione a 

manifestazioni non abbisogni di particolari formalità, è ben più difficile 

credere che un’attività politica tale da causare due arresti e la condanna 

all’ergastolo possa svolgersi senza una minima inquadratura, tanto più che 

secondo le fonti disponibili, al tempo dei fatti di norma i simpatizzanti 

anonimi non attiravano l’attenzione delle autorità (cfr. Ireland: Refugee 

Documentation Centre, Nigeria: Basic Information about MASSOB, 16 

September 2011, pag. 2, consultato l’8 giugno 2021 all’indirizzo 

< https://www.refworld.org/cgibin/texis/vtx/rwmain?page=search&docid=4

e7b2ac62&skip=0&query=massob >).  

7.2 Proprio con riferimento agli arresti ed ai conseguenti periodi di 

detenzione, la descrizione proposta risulta alquanto vaga. Relativamente 

all’episodio che ha condotto al fermo del 2003, il ricorrente non è stato in 

misura di situare temporalmente la data del suo rilascio. Ha riportato di 

maltrattamenti generalizzati senza tuttavia rappresentare in modo 

personalizzato un episodio particolare o una giornata tipica di detenzione. 

Quanto alla cattura risalente al 2005 ed alle modalità della pretesa 

condanna al carcere a vita, il grado di dettaglio non muta in maniera 

sostanziale. Il resoconto permane scarno e depersonalizzato (cfr. atto SEM 

29/13, pag. 5). Rapporti indipendenti referenziano peraltro effettivamente 

dell’arresto di 38 membri del MASSOB, ma collocano tale avvenimento nel 

giugno del 2004 e non nel 2005 come avanzato dall’insorgente (cfr. United 

Kingdom: Home Office, Country of Origin Information Report - Nigeria, 1 

October 2005, pag. 87, consultato l’8 giugno 2021 all’indirizzo  

< https://www.refworld.org/docid/438d73e54.html >). Ciò lascia 

presupporre la possibilità che l’insorgente abbia tentato di avvalersi di fatti 

notori per il fine della causa, cosa che non gioca in favore della versione 

da lui proposta. Nonostante quanto asserito nel gravame, non v’è peraltro 

traccia di indicazioni circa affinità etniche o politiche tra il ricorrente e la 

guardia carceraria, di modo che, appare ben poco verosimile che 

quest’ultima persona possa essersi esposta ad un tale pericolo per mero 

sentimento di pietà. Per non tralasciare la stereotipata descrizione delle 

modalità dell’evasione, in riferimento alle quali l’insorgente si è limitato ad 

affermare che il custode avrebbe parcheggiato il veicolo e detto loro di 

scappare (cfr. atto SEM 29/13, pag. 6). Anche la valutazione dell’autorità 

inferiore circa la superficialità delle affermazioni a soggetto 

dell’aggressione ad opera dei famigliari delle vittime delle manifestazioni 

appare d’acchito sostenibile ed i passaggi del verbale citati dal ricorrente 

nel gravame non giungono in suo soccorso. Non è infatti certo bastevole 

indicare il numero di persone coinvolte per conferire la necessaria sostanza 

alle proprie affermazioni. A ben vedere, permane dipoi poco comprensibile 

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lo schema secondo il quale l’informazione circa l’evasione, “giunta al 

centro” di un determinato villaggio, sia stata veicolata ai famigliari dei 

poliziotti uccisi nelle sommosse svoltesi nella capitale dello Stato diversi 

anni addietro (cfr. atto SEM 29/13, pag. 7). Ancora, così come espresse 

dall’insorgente pure le circostanze dell’uccisione della madre appaiono 

prive di indicatori tipici quanto ad un reale vissuto (cfr. atti SEM 24/10, pag. 

7 e 29/13, pag. 8).  

7.3 I pretesi trascorsi successivi con la NDPVF, che pure il ricorrente non 

pare aver direttamente posto a fondamento della sua domanda d’asilo, 

sono a loro volta stati esposti in modo sbrigativo ed inconcludente (cfr. atto 

SEM 29/13, pag. 9). La produzione dell’attestato di adesione all’IPOB è 

inoltre sprovvisto di ogni rilievo per l’esito della vertenza (cfr. sentenza del 

Tribunale E-6935/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5). 

8.  

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

9.  

9.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato 

l’allontanamento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

9.2 Nel gravame, l’insorgente censura anche tale conclusione. In primo 

luogo, egli si duole di un mancato approfondimento della sua situazione 

medica. Oltre ad essere sieropositivo, il ricorrente sarebbe affetto da una 

sintomatologia di tipo ansioso. Tale diagnosi sarebbe nondimeno 

incompleta. Nell’ambito dell’istruttoria, il ricorrente avrebbe pure allegato di 

non aver avuto mai accesso al sistema sanitario nigeriano. I rapporti medici 

citati dalla SEM sarebbero inadatti per la valutazione del caso in esame in 

quanto si riferirebbero alla situazione pre-pandemica e non sarebbero 

aderenti alla situazione dell’insorgente. Inoltre, le evidenze addotte a 

sostegno della gratuità dell’accesso alle cure non sarebbero 

esemplificativi, poiché ogni paziente sieropositivo necessiterebbe di una 

diagnosi differenziata. L’autorità inferiore avrebbe così dovuto predisporre 

una perizia medica completa, onde valutare in modo dettagliato le terapie 

adeguate per l’interessato chinandosi pure sui rischi derivanti da una loro 

interruzione. Per questi motivi, a mente dell’insorgente la SEM non avrebbe 

ossequiato al suo obbligo di stabilire in maniera completa i fatti 

giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 12 PA. Quo all’esigibilità, l’autorità 

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di prima istanza avrebbe pure erroneamente ritenuto che l’insorgente 

disporrebbe di contatti in Nigeria e che sarebbe addirittura stato sostenuto 

finanziariamente allorquando si trovava all’estero. Egli non avrebbe infatti 

alcun legame con la Nigeria, il supporto finanziario gli sarebbe invero stato 

concesso dai membri dell’antenna greca dell’ISOP. Peraltro, l’eventualità 

secondo la quale l’insorgente possa far capo ad una rete famigliare non 

troverebbe alcun riscontro con quanto affermato in corso di audizione. Mal 

si comprenderebbe invero perché la pretesa inverosimiglianza in precisi 

punti del racconto del richiedente debba essere estesa a tutte le sue 

allegazioni. L’esperienza lavorativa maturata all’estero sarebbe oltretutto 

minima. 

9.3 In sede di risposta, l’autorità intimata respinge gli addebiti quo al 

preteso carente approfondimento medico, sottolineando come la 

stadiazione della malattia fosse già ben documentata dagli atti. Peraltro, 

prosegue la SEM, i consulting medici allegati in sede ricorsuale si 

riferirebbero a quadri clinici ben più gravi rispetto a quello dell’odierno 

ricorrente e dimostrerebbero la disponibilità di terapie antiretrovirali in 

Nigeria. Per orientarsi al meglio, il ricorrente potrebbe inoltre rivolgersi alla 

National Agency for the control of AIDS (NACA). La pandemia non sarebbe 

peraltro decisiva, atteso che l’insorgente non necessiterebbe di alcun 

ricovero e che la situazione nel Paese sarebbe sotto controllo. Dal rapporto 

di dimissione relativo al soggiorno presso la CPC e dagli esami cardiologici 

non si evincerebbe infine alcuna ulteriore patologia psichiatrica o somatica 

ostativa all’esecuzione dell’allontanamento. 

9.4 Nella replica, l’insorgente precisa che sebbene la diagnosi apparirebbe 

effettivamente dagli atti, sarebbero previste ulteriori visite per verificare la 

risposta immunologica. Non si potrebbe dunque escludere che ciò comporti 

in futuro la necessità di cambiare la terapia. Su questi presupposti, egli 

ribadisce che vi sarebbe l’esigenza di procedere ad una valutazione 

medica approfondita. Il mandato della NACA sarebbe teso al 

coordinamento degli enti pubblici e non sembrerebbero pertanto rivolgersi 

ai singoli cittadini. Fonti indipendenti dimostrerebbero peraltro che 

l’accesso alle terapie gratuite sarebbe tributario di forti differenze a livello 

regionale. Ulteriori difficoltà deriverebbero dallo scarso livello di 

scolarizzazione, dalla mancanza di rete sociale e dall’estraneità 

dell’interessato al sistema nigeriano. Altri organismi avrebbero d’altro canto 

sottolineato il problema della non totale gratuità nell’accesso alle cure. Da 

quanto deducibile dalla lettera di dimissione della CPC, il ricorrente 

sarebbe inoltre trattato per problemi diversi dalla reazione emotiva 

riconducibile all’ottenimento di una decisine negativa. 

D-2473/2021 

Pagina 12 

10.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

11.  

11.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

11.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

11.3 In questo contesto, il Tribunale rileva in primo luogo come 

l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore non presti il fianco a 

critiche sotto l’aspetto dell’art. 12 PA. Con particolare riferimento alla 

situazione medica, si può infatti constatare come le problematiche di natura 

somatica in capo al ricorrente siano state identificate e chiarite in modo 

dettagliato dalla SEM. Al momento dell’emissione della decisione 

impugnata l’incarto della Segreteria di Stato conteneva già diversi mezzi di 

prova riguardanti la situazione valetudinaria del ricorrente. La produzione 

della lettera di dimissione documentazione medica relativa alla sua 

degenza presso la Clinica psichiatrica cantonale (CPC) fuga altresì ogni 

dubbio quanto alla paventata esistenza di affezioni psichiche da 

diagnosticare ulteriormente. Per il resto, si rinvia alla valutazione di merito 

che segue sub. consid. 12.3 e 13.3 e seg., posto che la stato di salute non 

D-2473/2021 

Pagina 13 

è mutato in modo sostanziale a far data dall’emissione del provvedimento 

sindacato. 

12.  

12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

all’esecuzione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La 

CorteEDU ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei 

maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza 

generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere 

verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. 

DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

12.2 Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito 

a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio del 

ricorrente risulta pacifica sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

12.3 Per il resto, la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una 

violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi 

ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una 

violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei 

seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici 

adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di 

un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).  

 

D-2473/2021 

Pagina 14 

12.4 Come lo si vedrà sub. infra consid. 13.3 e seg., la situazione 

dell’insorgente non risulta ostativa all’esecuzione dell’allontanamento da 

un punto di vista dell’esigibilità. Su questi presupposti e per i motivi esposti 

di seguito, nemmeno si può ritenere che il suo respingimento ponga 

problemi rispetto alla citata e più restrittiva giurisprudenza convenzionale.  

12.5 Ne consegue che, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, 

l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di 

diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica.  

13.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).  

13.3 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in 

caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento 

diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure 

mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina 

generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme 

alla dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 

D-2473/2021 

Pagina 15 

4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un 

accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o 

mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura 

ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di 

destinazione non raggiungono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure 

necessarie possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente, 

all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento sarà ragionevolmente esigibile. Invece 

non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione 

dell’assenza di possibilità di trattamento adeguato, lo stato di salute 

dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da condurlo in 

maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad un 

pregiudizio serio, durevole e notevolmente grave della sua integrità fisica 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi riferimenti). 

13.4 Con particolare riferimento ai malati di HIV, la giurisprudenza ha già 

avuto modo di precisare che l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile fintantoché l’infezione non ha raggiunto lo  

stadio C ai sensi della classificazione operata dai Centers for Disease 

Control and Prevention (CDC). Nell’ambito della valutazione dell’esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento è necessario tenere conto non solo 

dello stadio dell’infezione HIV, ma anche della situazione concreta della 

persona in questione nello Stato d’origine o di provenienza. In questo 

senso, le circostanze concrete di un caso possono rendere impossibile 

l’esecuzione dell’allontanamento di una persona con una stadiazione B3 o 

anche B2, non essendo tuttavia escluso che in capo a contingenze 

particolarmente favorevoli, anche un malato allo stadio C possa essere 

allontanato. La questione della stadiazione della malattia non è dunque una 

discriminante assoluta ma va piuttosto esaminata caso per caso onde 

determinare l’esigibilità del rinvio (cfr. DAF 2009/2 consid. 9.3 – 9.4, 

sentenza del Tribunale D-7066/2018 dell’8 luglio 2020 consid. 10.3).  

13.5 Ora, in Nigeria non vige attualmente un contesto di guerra, guerra 

civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  La giurisprudenza ha 

peraltro già avuto modo di rilevare che le terapie antiretrovirali gratuite sono 

disponibili e che tale Paese ha fatto notevoli progressi nella lotta contro 

l’AIDS ed è stato recentemente in grado di espandere la portata dei servizi 

per combattere la malattia anche se il paese si trova ad affrontare le misure 

di contenimento causate dal COVID-19. Entro il 2020, ulteriori 279’000 

persone che vivono con l’HIV hanno iniziato il trattamento. Detta crescita 

ha portato altri sette stati più vicini alla piena copertura. Alla fine del 2020, 

il 73% delle persone sieropositive avevano ricevuto la diagnosi, l’89% era 

D-2473/2021 

Pagina 16 

in trattamento e il 78% di queste aveva una carica virale non rilevabile (cfr. 

sentenza del Tribunale D-5131/2020 del 26 maggio 2021 consid. 7.3.3 e i 

numerosi riferimenti citati).  

13.6 Nel caso de quo, il ricorrente risulta affetto da un’infezione da HIV allo 

stadio B2. Non di meno, la sua situazione clinica ed immunovirologica 

risulta favorevole. La viremia è soppressa e la situazione immunitaria è 

discreta con un valore di linfociti CD4 ampiamente superiore a 200/mcl. 

Sono assenti comorbilità ed in particolare epatiti B o C croniche. Conto 

tenuto delle referenziate possibilità di trattamento nel Paese d’origine, la 

situazione somatica del ricorrente non risulta così ostativa all’esecuzione 

del rinvio. I farmaci prescritti paiono del resto reperibili in Nigeria (cfr. UK 

Home Office, Country Policy and Information Note Nigeria: Medical and 

healthcare issues, janvier 2020, Allegato A, consultato il 9 giugno 2021 

all’indirizzo < https://assets.publishing.service.gov.uk/government/upload 

s/system/uploads/attachment_data/file/857358/NGA_-_Medicalissues_-_ 

CPIN_-_v3.0.finalG.pdf >). In ogni caso, anche laddove la terapia 

farmacologia non dovesse essere disponibile nella forma attuale, potrà 

essere impostato un trattamento sostitutivo (cfr. sentenza del Tribunale D-

5131/2020 consid. 7.3.3). La visita cardiologica del 28 maggio 2021 ha 

avuto esiti nella norma sebbene sia stata identificata una disfunzione 

diastolica di grado I (cfr. atto SEM 49/4). 

13.7 Allo stesso modo, i disturbi psichiatrici (disturbo dell’adattamento e 

bersaglio di percepita persecuzione) diagnosticati nella lettera di 

dimissione dalla CPC del 20 maggio 2021 non sono manifestamente tali 

da pregiudicare l’esecuzione del rinvio. Si rammenti, ad ogni fine utile, 

come il peggioramento dello stato psichico di un richiedente l’asilo a 

seguito di una decisione negativa è casistica osservabile di frequente (cfr. 

tra le tante sentenza del Tribunale D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 

10.4.1) e non preclude di principio un trasferimento, anche in concomitanza 

con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative (cfr. sentenze del 

Tribunale E-4218/2020 del 3 settembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 

del 4 settembre 2018 consid. 4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 

6.3.2; secondo il senso anche la recente sentenza del Tribunale federale 

2C_221/2020 del 19 giugno 2020 consid. 2). Tuttavia, le autorità 

competenti per l’esecuzione sono tenute ad adottare tutte le misure 

ragionevoli nel quadro del rimpatrio per garantire che la vita e la salute 

dell’interessato non siano compromesse (cfr. sentenze del Tribunale 

federale 2D_14/2018 del 13 agosto 2018 consid. 7.3, 2C_98/2018 del 7 

novembre 2018 consid. 5.5.3, DTAF 2017 VI/7 consid. 6.4; sentenza della 

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Pagina 17 

CorteEdu Sanda Dragan e altri contro Germania del 7 ottobre 2004, 

33743/03, § 1.2). 

13.8 Per il rimanente, la situazione personale dell’interessato non giustifica 

il riconoscimento di un pericolo concreto ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI. 

Quest’ultimo è infatti relativamente giovane e dispone di una certa 

esperienza lavorativa. Vista l’assenza di verosimiglianza delle sue 

allegazioni al soggetto, non si può escludere che egli disponga di un 

qualche tipo di rete sociale in patria. Nel contesto nigeriano tale aspetto 

non è inoltre ad esso solo una discriminante decisiva per giudicare 

dell’esigibilità del rinvio.  

13.9 Il rientro dell’interessato in Nigeria è pertanto da considerarsi pure 

ragionevolmente esigibile. 

14.  

In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI a 

contrario).  

15.  

La propagazione del Covid-19, circostanza di natura temporanea, non è di 

natura tale da rimettere in causa le conclusioni che precedono. Se 

dovesse, nel caso di specie, ritardare momentaneamente l’esecuzione 

tecnica dell’allontanamento, la stessa interverrebbe necessariamente più 

tardi, in tempi appropriati (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-

3873/2020 del 12 agosto 2020, D-6884/2019 dell’11 agosto 2020 consid. 9.5 

con ulteriori riferimenti ivi citati, E-6856/2017 del 6 aprile 2020 consid. 9). 

16.  

Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata ed il ricorso respinto. 

17.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione 

impugnata confermata. 

  

D-2473/2021 

Pagina 18 

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale 

accolto, con decisione incidentale del 10 giugno 2021, la domanda di 

assistenza giudiziaria, non sono riscosse spese. 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 19 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli