# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0de13a31-2d3f-5c75-84d3-70cf8f907c6b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.11.2014 33.2014.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2014-6_2014-11-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  33.2014.6

   

  TB

  	
  Lugano

  3 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 marzo 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 febbraio 2014 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni,
  6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1962 ed al
beneficio di una rendita AI, nel giugno 2013 (docc. 6-13) ha chiesto per sé e
la moglie __________, 1968, attiva professionalmente, di beneficiare delle
prestazioni complementari.

 

                               1.2.   La Cassa cantonale di
compensazione ha esperito i necessari accertamenti, in particolare ha chiesto
all'Ufficio stima di valutare al valore venale i dieci fondi siti ad __________
su cui l'assicurato detiene una quota di proprietà in comunione ereditaria
(doc. 15).

                               1.3.   Con decisione del 1° dicembre
2013 (doc. A2) la Cassa di compensazione ha respinto la domanda di prestazioni
complementari, data un'eccedenza di entrate di Fr. 20'748.-.

 

                                1.4   L'8 gennaio 2014 (doc. 194)
l'assicurato ha fatto valere una diminuzione dei redditi conseguiti dalla
moglie (Fr. 39'200.-) e ha chiesto che si tenga conto delle spese di
elettricità (Fr. 3'200.-) e del ricavato delle vendite di alcuni fondi (Fr.
13'719.-), che vanno quindi eliminati dalla somma imputatagli
dall'amministrazione a titolo di proprietà fondiaria secondaria (Fr. 347'984.-).

 

                              1.5.   Con decisione su opposizione
del 12 febbraio 2014 (doc. A1) la Cassa di compensazione ha parzialmente
accolto l'opposizione dell'assicurato, modificando in Fr. 39'209.- il reddito
da attività lavorativa della moglie ed in Fr. 334'265.- la sostanza immobile.
L'amministrazione ha poi osservato che le spese di elettricità sono già
comprese nel forfait annuo concesso di Fr. 1'680.-.

Malgrado la modifica di alcune voci, si ha ancora un'eccedenza di
entrate che impedisce la concessione dell'aiuto statale.

 

                               1.6.   Il
12 marzo 2014 (doc. I) RI 1 si è rivolto al Tribunale chiedendo in sostanza di
rivedere tutte le poste esposte dalla Cassa, giacché a suo dire gli importi
ritenuti sarebbero arbitrari, così come gli accertamenti effettuati
dall'amministrazione.

Il ricorrente ha osservato che la Cassa non ha tenuto conto delle
numerose spiegazioni fornite sia telefonicamente sia per iscritto, in
particolare in merito alla necessità di assumere diversi farmaci i cui costi
non sarebbero coperti né dall'assicurazione malattia né dall'assicurazione
invalidità. Non sufficiente sarebbe inoltre l'importo di Fr. 28'815.- ritenuto
dalla Cassa quale fabbisogno.

L'assicurato ha inoltre rilevato che alcuni fondi peritati
dall'Ufficio stima sono già stati venduti ed il prezzo incassato suddiviso fra
i coeredi, perciò non gli si può imputare due volte il valore dello stesso
fondo rispettivamente la sostanza rimanente non deve essere suddivisa equamente
fra i 4 coeredi (1/4). Non è quindi corretto il conteggio di Fr. 12'804.- quale
sostanza computabile.

Perfino l'importo di Fr. 20'616.- di rendita d'invalidità è
sbagliato.

 

                               1.7.   Con risposta del 9 maggio
2014 (doc. V) la Cassa cantonale di compensazione ha proposto di respingere il
ricorso, osservando che le spese sanitarie sono riconosciute soltanto ai
beneficiari delle prestazioni complementari, perciò al ricorrente non può
essere rimborsato alcunché non essendo beneficiario di PC.

Quanto all'importo della rendita di invalidità, la Cassa ha
chiarito che l'attestato fiscale indica per il 2013 la somma di Fr. 20'616.-.

In merito alla censura secondo cui il ricorrente non farebbe più
parte della comunione ereditaria fu __________ visto che le sue quote di
proprietà sono state liquidate con le vendite degli immobili e che dunque le
iscrizioni a registro fondiario sarebbero errate, la Cassa ha esposto la
giurisprudenza secondo cui è necessario un contratto di divisione ereditaria
per concludere in tal senso, ma in concreto non ne esiste uno. Semmai, quindi,
v'è stata una divisione parziale con la vendita di alcuni immobili, il cui
ricavato è stato parzialmente attribuito al ricorrente e, pertanto, le
iscrizioni a RF che indicano ancora la comunione ereditaria come proprietaria dei
fondi sono corrette.

La Cassa ha dunque conteggiato in Fr. 1'805'891.- il valore totale
degli immobili per i quali dispone del prezzo di vendita o di stima. La quota
parte dell'assicurato assomma a Fr. 451'472,75, alla quale dovrebbe essere
aggiunta la quota parte risultante dalle vendite dei fondi per i quali non si
conosce il prezzo di acquisto (part. n. 850, n. 1039 e n. 1040).

Quanto al prezzo di Fr. 183'000.- incassato dall'assicurato da una
vendita immobiliare e che gli è servito per cancellare dei prestiti concessigli
da parenti, l'amministrazione ha rilevato che detto importo non può essere
riconosciuto a titolo di spesa (art. 10 cpv. 3 LPC), trattandosi di un debito
privato che non rientra nella lista esaustiva delle spese riconosciute. Di
conseguenza, i soldi che l'interessato ha conseguito con la vendita degli
immobili e che gli sono serviti per estinguere i debiti privati non possono
essere dedotti dalla sostanza imputabile. In tal caso, l'importo che dovrebbe
essere computato quale sostanza (Fr. 451'472,75) supera la cifra ritenuta in
precedenza (Fr. 334'265.-).

Infine, la Cassa di compensazione ha evidenziato che anche se si
volesse seguire la tesi del ricorrente secondo cui la comunione ereditaria è
stata sciolta e la sua parte interamente consumata per rimborsare debiti
privati, l'assicurato non avrebbe comunque diritto alle prestazioni
complementari. Riducendo di Fr. 183'000.- l'importo della sostanza, il saldo di
Fr. 268'472,75 costituirebbe una rinuncia di sostanza, avendo rinunciato a
questo importo senza esserne giuridicamente obbligato e senza un'adeguata
controprestazione, accettando come sua quota parte nella CE solo l'ammontare di
Fr. 183'000.- (art. 11 cpv. 1 lett. g LPC; N. 3481.01 DPC). Pertanto, la
rinuncia di Fr. 268'472,75 dovrebbe essere ad ogni modo computata ottenendo
così, dedotti i debiti ipotecari (Fr. 82'195.-) e la parte di sostanza non
computabile (Fr. 60'000.-), una sostanza di Fr. 126'277,75. Nei suoi redditi
andrebbero aggiunti Fr. 8'418,50 (Fr. 126'277,75 x 1/15), per ottenere delle
entrate di Fr. 54'173,50 (Fr. 8'418,50 + Fr. 25'139.- + Fr. 20'616.-) superiori
alle spese, con rifiuto delle prestazioni.

                               1.8.   Il 30 maggio 2014 (doc. IX)
il ricorrente ha contestato il valore venale della part. n. 352 RFD di __________,
Sezione __________, affermando che il valore di Fr. 230'000.- determinato
dall'Ufficio stima deve essere ridotto a Fr. 48'000.-, pari quindi al valore
dei 122 mq di terreno (Fr. 400.-/mq), visto che lo stabile è in pessime
condizioni e non ha più alcun valore.

L'assicurato ha invece rinunciato a contestare (nuovamente) il
valore stabilito per il mappale n. 360 RFD di __________, Sezione __________.
Egli ha però chiesto al TCA di applicare il 10% di variazione sul valore venale
proposto dall'Ufficio stima su tutti i suoi fondi e non solo sulla predetta
part. n. 352 (doc. B1).

L'insorgente ha così fissato in Fr. 1'088'946,90 il valore di
stima dei fondi appartenenti alla comunione ereditaria e in Fr. 19'416.- la
rendita di invalidità percepita nel 2013 (doc. B2).

In merito alle spese mediche sopportate personalmente nel 2013 l'interessato ha prodotto le relative fatture ed i conteggi attestanti la sua partecipazione di
Fr. 1'195.- (doc. B3), oltre a Fr. 436,60 per il trasporto in ambulanza non
riconosciuto dalla sua Cassa malati (doc. B4), Fr. 1'121,80 per dei mezzi
ausiliari per gli occhi, Fr. 300.- di franchigia, Fr. 700.- per la
partecipazione ai costi e Fr. 4'549,55 per medicinali non assunti dall'assicurazione
malattia di base (doc. B5), per un totale di Fr. 8'302,95 a suo carico. Inoltre, nel 2012 l'importo scoperto non assunto dalla Cassa malati ammontava a
Fr. 2'960.- (doc. B6), perciò il ricorrente, data la sua invalidità, chiede al
TCA il riconoscimento di queste somme non coperte. Anche per il 2014 egli avrà
delle spese di malattia scoperte, quantificate in Fr. 3'800.- (doc. B8).

Inoltre, secondo l'interessato, l'attestato dell'accensione di
un'ipoteca di Fr. 80'000.- (doc. B7) da parte della sorella __________ sulla part.
n. 596 RFD di __________, Sezione __________ per mantenere la mamma in casa
anziani comporta il computo anche di questo debito ipotecario sulle proprietà
in comunione ereditaria, che quindi valgono ora Fr. 1'008'496.-.

Come con l'opposizione, l'assicurato ha ribadito che la fattura
dell'elettricità di Fr. 3'445.- per il riscaldamento della vecchia casa riferita
al periodo marzo 2013-marzo 2014 (doc. B10) deve essere presa in considerazione
quale spesa riconosciuta.

Quanto agli immobili, il ricorrente ha indicato che nel 2002 sono
state effettuate delle vendite per Fr. 137'500.- (doc. 142) e nel 2007 per Fr.
48'000.- (doc. 144) e Fr. 198'450.- (doc. 146), di cui Fr. 35'000.- sono stati
rimborsati al fratello. Queste vendite sono da dedurre dal suo diritto di
partecipazione alla comunione ereditaria, visto che i Fr. 137'500.- sono stati
utilizzati per delle migliorie nell'appartamento prima del matrimonio e per le
spese di malattia non coperte dalle assicurazioni nel 2003 e 2004.

La vendita del 2007 è invece servita per rimborsare i prestiti
fatti da chi l'aveva voluto aiutare nel momento del bisogno.

L'interessato ha infine rilevato che con lo spostamento del luogo
di lavoro della moglie nel 2013 (da __________ a __________) devono essere riconosciute
delle spese di trasferta maggiorate di Fr. 100.- al mese (doc. B12).

In conclusione, il ricorrente ha chiesto che la decisione su
opposizione sia modificata come segue:

 

USCITE

fabbisogno vitale                                                             Fr.    28'815.-

contributo assicurazione malattia                                    Fr.      9'288.-

fabbisogno particolare per spese
mediche                     Fr.      2'753.40

spese ipotecarie e altri interessi
passivi                          Fr.      1'599.-

spese di manutenzione di fabbricati                                Fr.      1'550.-

spese per la corrente elettrica                                         Fr.      3'445.80

spese professionali di trasferta
della moglie                   Fr.      1'200.-

affitto                                                                               Fr.      6'200.-

spese mediche non coperte dalla
LAMal                        Fr.      3'828.50

TOTALE USCITE                                                           Fr.    56'679.90

 

ENTRATE

Rendita AI                                                                        Fr.    19'416.-

Usufrutto dell'appartamento                                            Fr.      6'200.-

Reddito della moglie (Fr. 38'740.-
- Fr. 1'500.-) x 2/3     Fr.    24'826.66

 

SOSTANZA

Proprietà fondiaria secondaria Fr.
1'068'696,90 x 1/4    Fr.  267'174.225

Debito ipotecario                                                             Fr.    82'195.-

Sostanza non computabile                                              Fr.    60'000.-

Debiti della comunione ereditaria                                    Fr.    29'001.-

TOTALE ENTRATE                                                        Fr.    50'442.66

 

La differenza di Fr. - 6'237,04 (Fr. 50'442,66 - Fr. 56'679,70)
comporta la concessione di prestazioni complementari.

 

Al valore di stima di Fr. 1'088'946,90 il ricorrente giunge dando
la seguente valutazione dei suoi immobili:

 

part. n. 297       Fr.     10'000.-            part. n. 352      Fr.     48'000.-

part. n. 360       Fr.  200'000.-            part. n. 563      Fr.  695'000.-

part. n. 596       Fr.  185'771.-            part. n. 633      Fr.          170.-

part. n. 649       Fr.     15'000.-            part. n. 650      Fr.     17'000.-

part. n. 655       Fr.  140'000.-            part. n. 773      Fr.       2'500.-

a cui va tolta l'ipoteca di Fr. 80'000.- accesa dalla sorella.

Le vendite degli immobili per il suo fabbisogno vitale nell'attesa
dell'emanazione della decisione da parte dell'Ufficio AI sono pari a Fr.
243'950.-, a cui vanno dedotti Fr. 35'000.-, per ottenere la somma di Fr.
208'950.-.

La vendita di altri fondi per la ristrutturazione
dell'appartamento prima del suo matrimonio ha raccolto Fr. 137'500.-.

In totale, quindi, egli ha già ricevuto dalla comunione ereditaria
l'ammontare di Fr. 346'450.- "e debito con fratello" (doc. IX
p. 5).

 

                               1.9.   Dopo avere interpellato
l'Ufficio stima (doc. XIV/3) per una nuova valutazione peritale di alcuni fondi
il cui valore è stato contestato dal ricorrente, il 24 luglio 2014 (doc. XIV)
l'amministrazione ha preso posizione sulle osservazioni dell'assicurato
confermando il valore venale dell'unico fondo ancora impugnato (n. 352).

In merito all'ipoteca accesa da __________, la Cassa ha rilevato
che la stessa non può essere computata quale deduzione della sostanza del
ricorrente, perché egli non risulta essere debitore di questo importo.

Quanto ai debiti privati, a cui l'assicurato ha fatto fronte
versando ai creditori parte del ricavato della vendita di alcuni beni immobili,
la Cassa ha ribadito che questi debiti non possono essere dedotti dalla
sostanza, non rientrando nell'elenco esaustivo delle spese riconosciute (art.
10 cpv. 3 LPC).

Di conseguenza, la quota parte attribuibile all'assicurato è pari
a Fr. 451'472.- (Fr. 1'805'891.- x 1/4) e da essa sono deducibili solo i debiti
ipotecari a suo nome (Fr. 82'195.-) e la sostanza non computabile (Fr.
60'000.-). Ritenuto 1/15 del totale ottenuto, si giunge ad un patrimonio
computabile di Fr. 20'618.-.

Anche le spese per le cure mediche e per l'elettricità non sono
state ritenute dalla Cassa, siccome esulano dalla lista esaustiva.

Per le spese di riscaldamento è invece già stato conteggiato il
forfait di Fr. 1'680.- per le persone che abitano in casa propria.

La Cassa ha confermato l'importo della rendita di invalidità già
computato, poiché corrisponde al suo diritto senza tenere conto della
trattenuta di Fr. 100.- che viene effettuata dal 2009, stante un pignoramento
sulla stessa per contributi del 2005 non versati.

Quanto alla maggior spesa di Fr. 100.- di trasferta per la moglie,
la stessa non è stata comprovata, ma anche ammettendola, il diritto alle
prestazioni complementari non sarebbe dato.

Infine è stato corretto il reddito da attività lucrativa della
moglie.

Nel nuovo calcolo, la Cassa ha confermato in Fr. 49'132.- il
fabbisogno del ricorrente e le entrate sono fissate in Fr. 71'460.-, tenuto
conto di una sostanza computabile di Fr. 20'618.- (Fr. 309'277.- x 1/15) e di
un reddito privilegiato di Fr. 24'026.- ([Fr. 36'040.- comprese le spese di
trasporto di Fr. 1'200.-] x 2/3).

L'eccedenza di reddito di Fr. 22'328.- non permette però ancora di
versare delle prestazioni complementari al ricorrente.

 

                             1.10.   Con scritto del 21 agosto 2014
(doc. XVI) l'assicurato ha rilevato di non avere rinunciato a della sostanza,
ma di averla venduta per fare fronte ai bisogni economici della famiglia.

Il ricorrente ha poi spiegato i motivi per cui contesta il valore
della part. n. 352 RFD di __________, Sezione __________ ed al riguardo ha
chiesto al TCA di fare eseguire una perizia, vista l'evidente discrepanza di
opinioni al riguardo con l'Ufficio stima.

Egli si è pronunciato sull'esistenza della massa ereditaria e
sulla ipoteca di Fr. 80'000.- costituita dalla sorella, che "deve per
forza di cose figurare al passivo nella massa ereditaria trattasi di un debito,
quindi la somma va tolta." (doc. XVI pag. 3).

L'insorgente ha criticato il fatto che non si possa tenere conto
di tutti i suoi debiti nei confronti dei familiari, soldi che gli sono serviti
per vivere quando era malato e non ancora al beneficio della rendita AI.

Per quanto concerne la questione delle spese di riscaldamento,
l'interessato ha preso atto del forfait di Fr. 1'680.-, ma ha chiesto che in
sua vece gli siano riconosciute allora le spese accessorie fino a Fr. 13'800.-
come se fosse un inquilino, visto che vive in un immobile che non è di sua
proprietà e su cui nemmeno ha un diritto di usufrutto.

L'assicurato ha contestato la somma di Fr. 451'472.- a titolo di
proprietà fondiaria, affermando che dalle vendite avvenute ha già incassato
quasi tutta la sua quota parte di sostanza della comunione ereditaria.

Il ricorrente ha proposto un altro calcolo del suo diritto alle
PC, in cui le uscite sono state fissate in Fr. 58'463,90, mentre le entrate spetta
al Tribunale determinarle in funzione della valutazione della sostanza, in
particolare della part. n. 352, che dovrebbe valere Fr. 48'000.-.

Infine, l'assicurato ha esposto le somme che gli sono pertoccate
dalle singole vendite immobiliari: Fr. 60'000.- dai mappali 1039 e 1040 nel
1988, Fr. 137'500.- dai fondi n. 1139, 1140 e 1141 nel 2002, Fr. 120'000.-
dalla part. n. 671 sempre nel marzo 2002, Fr. 10'000.- dal mappale n. 850, Fr.
40'000.- dalla part. n. 584 nel giugno 2007, Fr. 30'000.- per lo scorporo della
part. n. 671, Fr. 128'450.- per il fondo n. 317 nel giugno 2007, per un totale
incassato dalle vendite di Fr. 495'950.- (recte: Fr. 525'950.-).

Resta comunque ancora aperto un debito di Fr. 60'000.- nei
confronti del fratello.

 

 

 

                             1.11.   La Cassa di compensazione ha preso
atto della vendita di questi fondi e ha così computato all'assicurato quelli
che non erano stati ancora conteggiati quale comunione ereditaria, giungendo ad
un valore di Fr. 2'402'141.- rispettivamente di Fr. 600'535.- per la quota di
proprietà del ricorrente (1/4), ciò che aumenta l'eccedenza di entrate e quindi
conferma il rifiuto delle PC.

Quanto alla richiesta di riconoscergli Fr. 13'800.- a titolo di
spese accessorie, la Cassa ha precisato non trattarsi di un forfait, ma
dell'importo massimo concesso per le spese di locazione di un appartamento
comprese le spese accessorie e nel suo caso si è considerato l'ammontare di Fr.
6'200.- da egli stesso dichiarato.

L'amministrazione ha infine negato la necessità di fare esperire
una perizia sul fondo n. 352 RFD __________ (doc. XVIII).

 

                             1.12.   Con scritto del 12 settembre
2014 (doc. XX) il ricorrente ha esposto ulteriori considerazioni a sostegno
della sua richiesta di beneficiare delle prestazioni complementari.

 

                             1.13.   Stante l'esplicita richiesta del
ricorrente (doc. XX), il Giudice delegato ha convocato per il 2 ottobre 2014 (doc.
XXV) un'udienza pubblica, durante la quale l'assicurato ha potuto esprimersi liberamente
ed ampiamente (doc. XXIX) e produrre nuova documentazione (doc. XXIX/1-12), che
è stata trasmessa alla Cassa per eventuali osservazioni (doc. XXX). Le parti si
sono poi ulteriormente espresse in forma scritta (doc. XXXI e XXXIII del 16 e
18 ottobre 2014) ribadendo le loro posizioni

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Fondandosi sull'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e sulla Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed., l'Assemblea federale ha adottato il nuovo art.
112a Cost. fed. specifico per le prestazioni complementari ed il nuovo
art. 112c Cost. fed. relativo all'aiuto agli anziani ed ai disabili,
fissandone l'entrata in vigore il 1° gennaio 2008.

Giusta l'art. 112a Cost. fed., la Confederazione ed i
Cantoni versano prestazioni complementari a persone il cui fabbisogno vitale
non è coperto dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 1) e
la legge stabilisce l'entità delle prestazioni complementari nonché i compiti e
le competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2).

 

In virtù dell'art. 112c Cost. fed., i Cantoni provvedono
all'aiuto e alle cure a domicilio per gli anziani e i disabili (cpv. 1) e la Confederazione
sostiene sforzi a livello nazionale a favore degli anziani e dei disabili. A
questo scopo può utilizzare fondi dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e
invalidità (cpv. 2).

In effetti, la Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI
(LPC) – tanto quella del 19 marzo 1965 entrata in vigore il 1° gennaio 1966,
quanto quella del 6 ottobre 2006 in vigore dal 1° gennaio 2008 - persegue lo
scopo di garantire un "reddito minimo" per far fronte ai
"fabbisogni vitali" di cui al citato art. 112 cpv. 2
lett. b Cost. fed. e Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed. (RCC 1992 pag.
346).

Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo vitale"
disciplinato dal diritto esecutivo (art. 93 LEF). La LPC contiene dunque la
garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste
questioni: cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag.
606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo,
"Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale"
in: RDAT 1991-II pagg. 447 segg., spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I
limiti di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite
dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995
pagg. 52 e 176; Pratique VSI 1994 pag. 225; RCC 1992 pag. 225; cfr. anche
Messaggio concernente la terza revisione della Legge federale sulle prestazioni
complementari all'AVS/AI, pagg. 3, 8 e 9).

 

                               2.2.   In virtù dell'art. 4 cpv. 1
lett. c LPC, hanno diritto alle prestazioni complementari le persone
domiciliate e dimoranti abitualmente in Svizzera che hanno diritto ad una
rendita dell'assicurazione invalidità.

 

L'importo della prestazione complementare annua è pari alla quota
delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC).

Giusta l'art. 9 cpv. 2 LPC, le spese riconosciute come pure i
redditi computabili dei coniugi e delle persone con orfani che hanno diritto a
una rendita o con figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o
dell'AI sono sommati.

 

Per quanto riguarda le spese riconosciute, l'art. 10 cpv. 1 LPC
prevede che:

 

" Per le
persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in
un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le
seguenti:

a. importo
destinato alla copertura del fabbisogno generale vitale, per anno:

 

1.    19 210 franchi
per le persone sole,

2.    28 815 franchi
per i coniugi,

3.    10 035 franchi
per gli orfani che hanno diritto a una rendita e per figli che danno diritto a
una rendita per figli dell'AVS o dell'AI; per i due primi figli si prende in
considerazione la totalità dell'importo determinante, per altri due figli due
terzi ciascuno e per ogni altro figlio un terzo;

 

b. la pigione di un
appartamento e le relative spese accessorie; in caso di conguaglio per le spese
accessorie, non si tiene conto né del saldo attivo né di quello passivo; l'importo
massimo annuo riconosciuto è il seguente:

 

1.    13 200 franchi
per le persone sole,

2.    15 000 franchi
per i coniugi e le persone con orfani che hanno diritto a una rendita o con
figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI,

3.    3600 franchi in
più se è necessaria la locazione di un appartamento in cui è possibile
spostarsi con una carrozzella."

 

Inoltre, giusta l'art. 10 cpv. 3 LPC, sia per le persone che
vivono che per quelle che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un
istituto o in un ospedale, sono riconosciute:

 

"
a.   spese per il conseguimento del reddito, fino a concorrenza del 

      reddito lordo dell'attività lucrativa;

b.   spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari, fino a concorrenza del ricavo
lordo dell'immobile;

c.   premi
versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione
malattie;

d.   importo
forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie;
l'importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale o regionale
per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la
copertura infortuni);

e.   pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia.".

 

L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera esaustivamente i redditi computabili,
fra i quali vi sono:

 

" a.   due
terzi dei proventi in denaro o in natura dall'esercizio di

      un'attività
lucrativa per quanto superino annualmente 1000 franchi per le persone sole e
1500 franchi per i coniugi e le persone con orfani che hanno diritto a una
rendita o con figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o
dell'AI; per gli invalidi aventi diritto a un'indennità giornaliera dell'AI, il
reddito dell'attività lucrativa è computato interamente;

b.   i proventi
della sostanza mobile e immobile;

c.   un
quindicesimo della sostanza netta, oppure un decimo per i beneficiari di
rendite di vecchiaia, per quanto superi 37 500 franchi per le persone sole, 60
000 franchi per i coniugi e 15 000 franchi per gli orfani che hanno diritto a
una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI;
se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore dell'immobile
eccedente 112 500 franchi è preso in considerazione quale sostanza;

d.   le rendite,
le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite dell'AVS e
dell'AI;

g.   i proventi
e i beni a cui l'assicurato ha rinunciato;".

 

Quali redditi non computabili l'art. 11 cpv. 3 LPC enumera:

 

" a.   le
prestazioni dei parenti giusta gli articoli 328-330 del Codice 

      civile;

b.   le
prestazioni dell'aiuto pubblico sociale;

c.   le
prestazioni pubbliche o private di natura manifestamente assistenziale;

d.   gli assegni
per grandi invalidi delle assicurazioni sociali;

e.   le borse di
studio e altri aiuti all'istruzione;

f.    i contributi per l'assistenza versati dall'AVS o dall'AI.".

 

                                2.3   Oggetto del contendere è il
diritto di RI 1 di percepire delle prestazioni complementari dal 1° giugno
2013.

 

Nei suoi numerosi scritti, l'insorgente si è lamentato praticamente
di ogni singola voce conteggiata dalla Cassa di compensazione nel foglio di
calcolo allegato alla decisione del 1° dicembre 2013. Pendente causa, egli ha anche
però cambiato opinione su una o l'altra questione, modificando poi le cifre da
ritenere per il calcolo del suo diritto alle prestazioni complementari, in
special modo per quanto concerne la valutazione dei fondi effettuata dalla
Cassa e ritenuta nella misura di 1/4 a suo carico. A suo dire, egli non farebbe
invece più parte di questa comunione ereditaria, visto che con le vendite di
alcuni fondi della CE ha già ricevuto in passato il corrispettivo della sua
quota ereditaria, perciò ha chiesto di non computargli (più) alcuna sostanza.

Per maggior chiarezza, il TCA ritiene il calcolo e quindi le cifre
esposte dall'insorgente il 21 agosto 2014 (doc. XVI), il quale ha inoltre affermato
che l'amministrazione non ha considerato che il fabbisogno ritenuto non è
sufficiente per fare fronte alle spese di malattia non riconosciute dalle
assicurazioni sociali.

 

In tali circostanze, questo Tribunale deve quindi
verificare se gli importi litigiosi relativi alle uscite ed alle entrate
considerati nella decisione impugnata siano corretti.

 

                               2.4.   Occorre dunque procedere con
ordine nell'esame delle censure del ricorrente partendo dal suo fabbisogno
annuo (ossia le spese riconosciute), fissato dalla Cassa in Fr.
49'132.- (Fr. 28'815.- [fabbisogno vitale coniugi] + Fr. 9'288.-
[contributo fisso assicurazione malattia coniugi] + Fr. 1'599.- [interessi
ipotecari e altri interessi passivi] + Fr. 1'550.- [spese di manutenzione di
fabbricati] + Fr. 7'880.- [pigione annua lorda]).

Tra le spese riconosciute dalla legge evocate al considerando 2.2,
vi è innanzitutto il fabbisogno vitale.

 

Per principio, l'importo applicabile per il fabbisogno vitale non
è determinato secondo il tipo di rendita dell'AVS o dell'AI del richiedente le
prestazioni, ma in base alle sue condizioni personali.

Nel caso di specie, il ricorrente vive con la moglie in un
appartamento appartenente alla comunione ereditaria di cui egli è membro.

Pertanto, in virtù dell'art. 10 cpv. 1 lett. a LPC va ritenuto per
l'anno 2013 un fabbisogno vitale per coniugi di Fr. 28'815.-.

 

Questo limite di reddito viene adeguato ogni due anni in funzione
dell'evoluzione economica fissata dal Consiglio federale, aumento che è
applicato alle rendite AVS/AI/IPG dal 1° gennaio di ogni anno dispari mediante l'Ordinanza sull'adeguamento delle prestazioni complementari
all'AVS/AI e confermato, per ciò che concerne il Canton Ticino, dal Consiglio
di Stato mediante specifico Decreto esecutivo annuo (in specie: art. 1
cpv. 1 lett. a del Decreto esecutivo concernente la LPC del 19 dicembre 2012; STCA 33.2011.8 del 20 settembre 2011).

 

Il TCA osserva che il limite di reddito per il 2013 per i coniugi
(Fr. 28'815.- : 12 mesi = Fr. 2'401,25 al mese) è superiore all'importo del
minimo vitale previsto dalla Legge sull'esecuzione e il fallimento (LEF),
attualmente fissato per i coniugi nel Cantone Ticino in Fr. 1'700.- al mese (http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/).

 

Stante quanto precede, questo Tribunale non può
scostarsi dai limiti fissati dalla legislazione vigente. Pertanto, per l'anno
2013 è corretto ritenere che il fabbisogno vitale (limite di reddito) per i
coniugi non collocati in istituto sia di Fr. 28'815.-. Va così
confermato quanto deciso dalla Cassa di compensazione.

 

Il ricorrente si è però lamentato di non
riuscire a sopportare tutte le sue spese personali - in particolare i
medicamenti ed i costi delle cure non riconosciuti dalle assicurazioni sociali (cifrati
in  Fr. 2'753,40) - con la predetta somma del fabbisogno vitale.

L'assicurato ha dunque chiesto che queste altre spese siano
riconosciute ed aggiunte implicitamente nel foglio di calcolo PC quale suo
fabbisogno, poiché la somma considerata come limite di reddito non è
sufficiente.

Va qui rilevato che soltanto le spese espressamente elencate
all'art. 10 LPC possono essere riconosciute agli assicurati per il calcolo del
loro diritto alle prestazioni complementari, essendo detta lista dei costi
computabili (spese riconosciute), ai fini del calcolo della PC, esaustiva (STF 9C_945/2011
dell'11 luglio 2012 consid. 5.1; SVR 2011 EL Nr. 2). Inoltre, questa norma è di
diritto federale imperativo (Carigiet, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Zurigo
1995, pag. 135; Carigiet/Koch,
Ergänzungs-leistungen zur AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag. 83; N. 3001
DPC), perciò non è possibile derogarvi.

Di conseguenza, tutte le spese che non risultano nell'elenco di
cui all'art. 10 LPC e che sono sopportate personalmente non possono
essere ammesse in deduzione a favore degli assicurati.

 

Con il fabbisogno generale vitale (limite di
reddito) per le persone non collocate in istituti di cui all'art.
10 cpv. 1 LPC (Fr. 28'815.- nel 2013 e nel 2014) si deve dunque
sopperire a tutto quanto non è possibile far fronte tramite i costi speciali
previsti dalla legge all'art. 10 cpv. 2 e cpv. 3 LPC (quali il vitto, i vestiti, il mobilio, il telefono, il canone
radio-TV, la responsabilità civile, l'acqua potabile, l'energia elettrica, i
rifiuti, il riscaldamento, le tasse, le assicurazioni, le visite mediche, gli
acquisti di farmaci, le cure, le spese varie, l'automobile, ecc.; Carigiet,
Ergänzungs-leistungen zur AHV/IV, pag. 23 N. 74, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, Basilea 1998), essendo un
importo appositamente destinato a coprire il fabbisogno minimo degli
assicurati.

 

Per l'anno 2013 questo importo ammonta quindi, come visto, a Fr. 28'815.-
e rappresenta la somma a cui l'assicurato ha diritto per fare fronte alle altre
sue spese personali.

 

Ciò significa che oltre al fabbisogno vitale, all'importo
forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie,
agli interessi ipotecari, alle spese di manutenzione dei fabbricati ed alla
pigione lorda, non è possibile riconoscere espressamente all'assicurato altre
spese che esulino dalla lista contemplata dall'art. 10 LPC. La legge ha infatti
fissato un tetto massimo di copertura delle spese riconosciute, al fine di
evitare di creare disuguaglianze di trattamento fra i beneficiari, per esempio
con assicurati che potrebbero pretendere il riconoscimento ed il rimborso di
ogni tipo di spesa di carattere personale con la conseguenza di magari andare oltre
all'obiettivo delle PC, che è quello di garantire un reddito minimo per far
fronte ai propri fabbisogni vitali (cfr. consid. 2.1).

Ne consegue che i costi indicati dal ricorrente (Fr. 2'753,40) non
possono essere computati quali spese specifiche a carico delle prestazioni
complementari.

La sua richiesta non può così essere accolta, nel senso che il suo
fabbisogno vitale e quello di sua moglie resta fissato per il 2013 in Fr. 28'815.- e le spese (supplementari) menzionate non possono essere
inserite nel foglio di calcolo per determinare il suo diritto alle PC.

 

                               2.5.   Il ricorrente si è inoltre
lamentato che la pigione che la Cassa di compensazione ha fissato in Fr.
7'880.- sarebbe insufficiente, già solo per il fatto che deve fare fronte ad
oltre Fr. 3'500.- per le spese di riscaldamento, perciò ha chiesto che siano
riconosciute le spese accessorie fino ad un massimo di Fr. 13'800.- come per
gli inquilini e quindi che non lo si consideri (più) proprietario.

 

Giusta il citato art. 10 cpv. 1 lett. b LPC, sono considerate
spese riconosciute la pigione di un appartamento e le relative spese accessorie
(escluse le pigioni rimaste insolute).

Per i coniugi la legge federale riconosce un importo massimo annuo
di Fr. 15'000.- (art. 10 cpv. 1 lett. b cifra 2 LPC), così pure il diritto
cantonale (art. 1 cpv. 2 lett. b del Decreto esecutivo concernente la LPC del
19 dicembre 2012, per l'anno 2013).

 

L'art. 10 cpv. 1 lett. b LPC è pure applicabile alla persona che
abita l'appartamento di sua proprietà. In tal caso, la spesa riconosciuta
corrisponde al valore locativo ritenuto come reddito della sostanza immobiliare
(DTF 126 V 252 = SVR 2001 EL Nr. 1; RCC 1968 pag. 221; STFA P 54/88; STFA P
4/99).

Quando un assicurato è proprietario di un bene immobile va quindi
ritenuto il relativo valore locativo.

 

Il reddito della sostanza immobiliare comprende pigioni e canoni
d'affitto, usufrutto, diritti d'abitazione nonché il valore locativo della
propria abitazione (N. 3236.01 delle Direttive sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI (DPC) valide dal 1° aprile 2011, stato 1° gennaio 2013; Carigiet/Koch, Ergänzungs-leistungen zur
AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag. 99).

 

Secondo l'art. 12 cpv. 1 OPC-AVS/AI, il valore locativo dell'abitazione
occupata dal proprietario o dall'usufruttuario come pure il reddito proveniente
dal subaffitto, sono valutati secondo i criteri validi in materia d'imposta
cantonale diretta del cantone di domicilio (Carigiet/Koch,
op. cit., Supplemento, pag. 100).

A norma degli artt. 20 lett. b LT e 21 lett. b LIFD, l'uso da
parte del proprietario (o dell'usufruttuario) del suo immobile o di parte di
esso è fiscalmente imponibile quale reddito della sostanza immobiliare; ad esso
viene attribuito un valore locativo. La legge non indica tuttavia come debba
essere valutato ai fini dell'imposizione il vantaggio economico derivante
dall'uso personale della proprietà fondiaria.

 

Nel caso di assicurati la cui sostanza ed i cui redditi da considerare
ai sensi della legge federale possono essere stabiliti servendosi di una
tassazione fiscale, gli organi esecutivi cantonali sono autorizzati a ritenere,
come periodo di calcolo, quello su cui si basa l'ultima tassazione fiscale, se
nel frattempo non è subentrata nessuna modifica della situazione economica
dell'assicurato (art. 23 cpv. 2 OPC-AVS/AI).

 

Pertanto, l'importo conteggiato dalla Cassa, identico alla cifra esposta
nella notifica di tassazione dell'assicurato IC 2012 del 5 marzo 2014 (doc. A8),
corrisponde al valore locativo. Va quindi ritenuta una pigione netta di Fr.
6'200.-.

 

Non va poi dimenticato che, conformemente al succitato art. 10
cpv. 1 lett. b LPC, le spese riconosciute per le persone che vivono a casa
comprendono, oltre alla pigione di un appartamento, le relative spese accessorie.

L'art. 16a OPC-AVS/AI accorda, nei confronti di persone che abitano
un immobile di loro proprietà rispettivamente che beneficiano di un usufrutto o
sono titolari di un diritto d'abitazione sull'immobile che abitano (art. 16a
cpv. 2 OPC-AVS/AI), un forfait annuo di Fr. 1'680.- per le spese accessorie
(art. 16a cpv. 3 OPC-AVS/AI), che va ad aggiungersi all'importo della pigione
netta (N. 3236.02 DPC).

 

Nel caso in esame, dunque, al ricorrente va computato nella pigione
anche l'importo forfetario di Fr. 1'680.- per le spese
accessorie, per ottenere una pigione lorda di Fr. 7'880.-.

 

Questo ammontare, essendo inferiore all'importo massimo di
Fr. 15'000.- previsto per i coniugi, va computato come tale nel foglio di
calcolo per la prestazione complementare.

La richiesta del ricorrente di beneficiare dell'importo massimo di
Fr. 13'800.- (recte: Fr. 13'200.-, che però vale per una persona sola,
mentre nel suo caso ci si deve comunque riferire all'importo di Fr. 15'000.-
per coniugi) non può dunque essere tutelata.

Per di più, come detto, l'ammontare previsto dal legislatore
include sia la pigione netta sia le spese accessorie, perciò già solo per
questo motivo non è possibile computare all'assicurato delle spese accessorie
di Fr. 13'800.-.

 

Peraltro, contrariamente a quanto richiesto dall'insorgente, egli
non può essere considerato quale conduttore dell'immobile in cui abita, visto
che non paga una pigione per la sua locazione.

 

Per quanto concerne la problematica dell'elettricità utilizzata
per riscaldare l'appartamento familiare ed il cui costo, per l'anno aprile
2013-marzo 2014, ammonta a Fr. 3'445,80 (doc. B9) e di cui il ricorrente
pretende il pieno riconoscimento, come detto ciò non è possibile, alla luce del
fatto che essendo proprietario - seppure in comunione ereditaria - dell'appartamento
in cui vive, l'assicurato ha diritto al (solo) forfait di Fr. 1'680.- (art. 16a
cpv. 3 OPC/AVS-AI), che va ad aggiungersi al valore locativo del suo immobile,
per un totale, va ribadito, di Fr. 7'880.-.

 

Per la parte dei costi di elettricità non riconosciuta
l'assicurato dovrà farvi fronte con il fabbisogno vitale di Fr. 28'815.-.

 

                               2.6.   Nelle spese vanno inserite
anche le spese di manutenzione dei fabbricati che, in virtù dell'art. 16
OPC-AVS/AI, sono determinate in base al tasso forfettario dell'imposta
cantonale diretta fissato dal Cantone di domicilio o, qualora la legislazione
cantonale non preveda alcuna deduzione forfettaria, fa stato quella
dell'imposta federale diretta.

Nel Cantone Ticino, l'art. 31 cpv. 4 LT prevede la possibilità di avvalersi
di una deduzione complessiva nei limiti fissati dal Consiglio di Stato invece
della somma effettiva delle spese e dei premi concernenti i beni immobili
privati. L'art. 2 RLT fissa questa deduzione complessiva nel 15% (10% dal 1°
gennaio 2014) del reddito lordo dell'immobile (pigioni o valore locativo) se,
alla fine del periodo fiscale, l'immobile risale al massimo a 10 anni prima
rispettivamente nel 25% (20% dal 1° gennaio 2014) se l'immobile ha più di 10
anni.

 

Nel caso di specie va dunque considerato il 25% del valore
locativo dell'immobile in cui abita il ricorrente, mentre non è possibile
dedurre le spese effettive di manutenzione (N. 3260.02 DPC).

 

Inoltre, quale base di calcolo va ritenuto il valore locativo
fiscale di Fr. 6'200.- determinato giusta l'art. 12 cpv. 1 OPC-AVS/AI.

Da ciò discende che l'ammontare delle spese di manutenzione dei
fabbricati conteggiabile va confermato in Fr. 1'550.-.

 

Come stabilito a livello fiscale, le spese di manutenzione vanno
computate nella misura di Fr. 1'550.- e non di Fr. 3'100.- come preteso dal
ricorrente (Fr. 1550.- x 2), il quale ha chiesto che la medesima cifra sia
ritenuta anche per un altro stabile.

In effetti, va qui ritenuto soltanto l'immobile in cui egli abita,
tanto più che altre spese di manutenzione per altri fondi - di proprietà della
comunione ereditaria di cui è membro, così come quello in cui vive - non sono
state comunque comprovate dall'assicurato.

 

Per quanto concerne gli interessi ipotecari, anch'essi
previsti dall'art. 10 cpv. 3 lett. b LPC, va rilevato che soltanto
gli interessi ipotecari sono delle spese riconosciute ai sensi dell'art. 10
cpv. 3 lett. b LPC. La dottrina (Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag. 90), al
riguardo, rileva che per gli interessi ipotecari è soltanto l'effettivo onere
che deve essere posto in deduzione delle spese. Invece, gli importi versati per
l'ammortamento dell'ipoteca non possono essere riconosciuti come spesa (N.
3260.03 DPC; STCA 33.2013.10 del 6 giugno 2014).

 

Ne discende che la richiesta dell'insorgente di considerare anche
quale spesa l'ammortamento di Fr. 1'000.- all'anno non può essere accolta.

Di conseguenza, gli interessi ipotecari sono da ritenere nella
misura di Fr. 1'783.-, stabiliti con l'ultima notifica di tassazione a
disposizione, la IC 2012 (l'importo di Fr. 1'599.- computato dalla Cassa si
riferisce invece all'anno di contribuzione 2011).

 

                               2.7.   Restano da ultimo da
esaminare le spese per il conseguimento del reddito della moglie del
ricorrente, non conteggiate dalla Cassa cantonale di compensazione con la
decisione impugnata. Per contro, nel successivo scritto del 24 luglio 2014
(doc. XIV) con cui la Cassa ha proposto un nuovo calcolo, non vincolante per il
Tribunale essendo giunto posteriormente alla risposta di causa (art. 6 LPTCA),
l'amministrazione ha preso atto della circostanza esposta dall'assicurato,
tuttavia non comprovata, secondo cui la moglie lavorerebbe ora a __________ e
non più a __________, perciò ha chiesto che le sia concessa una spesa di trasferta
supplementare di Fr. 100.- al mese. Anche volendo riconoscere delle spese di
trasporto di Fr. 1'200.-, dal calcolo della Cassa non discende comunque un
diritto alle PC.

Il predetto art. 10 cpv. 3 lett. a LPC prevede in effetti che sono
riconosciute le spese per il conseguimento del reddito, fino a concorrenza del
reddito lordo dell'attività lucrativa.

Tuttavia, l'art. 11a OPC-AVS/AI recita che il reddito annuo di
un'attività lucrativa è calcolato deducendo dal reddito lordo le spese per il
conseguimento del reddito, debitamente comprovate, e i contributi dovuti alle
assicurazioni sociali obbligatorie prelevati sul reddito.

 

Di conseguenza, le spese per il conseguimento del reddito sono
deducibili direttamente dal reddito conseguito e non considerate come spese
autonome, come la sistematica della legge lascerebbe supporre (Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed., Schulthess 2009, pag. 140; STCA
33.2012.20 del 28 maggio 2014; STCA 33.2009.8 del 23 novembre 2009).

 

Da ciò deriva che le spese per il conseguimento del reddito sono
già prese in considerazione al momento della determinazione del reddito netto
dell'attività lucrativa (N. 3250.01 DPC, che rinvia ai N. 3421.04, 3422.01,
3423.03 e 3423.04 DPC), perciò non possono essere ritenute una seconda volta
(N. 3211.03 DPC).

 

Secondo il N. 3421.04 DPC, dal reddito lordo di
un'attività lucrativa sono dedotte le spese per il conseguimento del reddito debitamente
comprovate (N. 3423.03-3423.04) ed i contributi obbligatori pagati su questo
reddito alle assicurazioni sociali federali (AVS, AI, IPG, AD, AF, AINF e PP;
art. 11a OPC-AVS/AI). Se queste spese sono più elevate del reddito lordo, il
reddito dell'attività lucrativa non è computato.

 

Per quanto concerne il reddito di un'attività
lucrativa indipendente, il N. 3422.01 DPC recita che per gli aventi diritto
che possiedono un'azienda non agricola, il reddito determinante corrisponde
all'importo del reddito lordo, a cui va dedotto l'insieme delle spese generali
per il suo conseguimento. In generale ci si potrà basare sulla tassazione
fiscale. Se il richiedente contesta l'esattezza della tassazione fiscale dovrà
documentare il risultato dell'esercizio della sua attività con indicazioni
precise.

 

Quanto al reddito di un'attività lucrativa
dipendente, secondo il N. 3423.03 DPC i salariati possono dedurre dal
reddito lordo dell'attività lucrativa, a titolo di spese per il conseguimento
del reddito giusta il N. 3421.04, in particolare le spese supplementari dovute
al fatto di dovere consumare i pasti fuori casa, le spese di viaggio fino al
luogo di lavoro e a quelle per l'acquisto di abiti professionali (RCC 1968 pag.
113).

 

Per il N. 3423.04 DPC, le spese di un veicolo
privato possono essere considerate spese di conseguimento del reddito solo se
sono in relazione diretta con l'attività lucrativa dell'assicurato e se
l'assicurato non può spostarsi con i mezzi pubblici sia perché inesistenti sia
perché la sua infermità glielo impedisce (RCC 1980 pag. 125). L'indennità al
chilometro determinante è quella prevista dall'Ordinanza sulle spese
professionali.

 

Nella STCA 33.2009.8 del 23 novembre 2009 questo Tribunale, nella
sua composizione di tre giudici, aveva evidenziato che la LPC, contrariamente a
quanto previsto per la valutazione della sostanza (art. 17 OPC-AVS/AI), non
rinvia espressamente al diritto tributario. Ciò nonostante, le Casse di
compensazione devono attenersi ai principi del diritto tributario e possono
derogarvi quando ciò è giustificato dalla particolare natura delle prestazioni
complementari. In particolare, le Casse non possono adottare ciecamente i
forfait fiscali. D'altra parte, l'accertamento delle spese professionali
effettive per ogni singolo caso diventa molto dispendiosa, motivo per il quale
le Casse di compensazione non possono fare a meno di procedere con determinati
forfait. Questi forfait dovrebbero però essere calcolati in modo tale che la maggior
parte dei casi concreti sia così coperta. Qualora la persona beneficiaria di PC
dimostri dei costi effettivi maggiori, che sono strettamente necessari per il
conseguimento del reddito professionale, la Cassa di compensazione non può
rifiutare queste spese rinviando ai forfait. Le Casse di compensazione non devono
però anche accettare tutte le spese professionali giustificate dal richiedente
le PC. Per le prestazioni complementari all'AVS/AI si tratta di prestazioni che
devono assicurare un adeguato sostentamento e vengono erogate solo
sussidiariamente. La persona che ha diritto alle PC è vincolata all'obbligo di
ridurre il danno e quindi deve sfruttare la propria capacità di guadagno e
mantenere il più basso possibile i costi da coprire con le PC (Carigiet/Koch, op. cit., pag. 140; STF
9C_429/2013 = SVR 2014 EL Nr. 5).

 

Riferendosi alla regolamentazione a livello federale (art. 26
LIFD), la dottrina (Carigiet/Koch,
op. cit., pag. 141) ha stilato l'elenco dei costi professionali che sono
deducibili: le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro,
le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro
a turni, le altre spese necessarie per l'esercizio della professione (come i
vestiti da lavoro e gli strumenti di lavoro) e le spese inerenti al
perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l'esercizio dell'attività
professionale, che sono però solo eccezionalmente ammesse, per esempio quando
una non partecipazione potrebbe portare a perdere il posto di lavoro. Non è
comunque compito delle PC finanziare questi perfezionamenti.

 

Fino al 31 dicembre 2011, le spese per l'assistenza dei figli non
erano espressamente previste come deducibili né dalla LIFD né dalla
giurisprudenza, poiché non erano in connessione con una determinata attività
professionale, ma costituivano soltanto la condizione affinché soprattutto un'attività
lucrativa potesse essere esercitata fuori casa. A livello cantonale, questa
tematica è regolata in maniera non univoca. Per le PC, i costi per la cura dei
figli sono considerati come spese per il conseguimento del reddito.

Dal 1° gennaio 2012, però, la Legge federale del 25 settembre 2009
sullo sgravio fiscale delle famiglie con figli (RU 2010 455; FF 2009 4095) ha
introdotto l'art. 33 cpv. 3 LIFD che, nel nuovo testo giusta l'art. 3 cpv. 2
dell'Ordinanza del DFF del 22 settembre 2011 sulla progressione a freddo, in
vigore dal 1° gennaio 2012, prevede che dai proventi sono dedotte
le spese comprovate, ma al massimo Fr. 9'200.-, per la cura prestata da terzi a
ogni figlio che non ha ancora compiuto i 14 anni e vive in comunione domestica
con il contribuente che provvede al suo sostentamento, sempre che queste spese
abbiano un nesso causale diretto con l'attività lucrativa, la formazione o
l'incapacità d'esercitare attività lucrativa del contribuente.

 

Sia secondo l'art. 24 LT sia secondo l'art. 25 LIFD, il reddito netto
corrisponde ai proventi lordi meno le spese di acquisizione e le deduzioni generali.

 

La tendenza è oggi quella di prediligere una concezione delle
spese generali non finalizzata al conseguimento del reddito, ma piuttosto una
concezione causale, secondo cui sono deducibili non soltanto le spese che il
contribuente sostiene per conseguire un reddito, ma tutte quelle che vengono
occasionate dalla sua realizzazione (Locher,
Kommentar zum DGB, Therwil/Basel 2001, ad art. 25, n. 13 seg., pag. 631; Reich, in: Zweifel/Athanas [a cura di],
Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/1,
Bundesgesetz über die Harmonisierung der direkten Steuern der Kantone und
Gemeinden, Basilea/Ginevra/Monaco 2002, ad art. 9 LAID, n. 8, p. 163).

 

In una sentenza del 26 ottobre 2004, anche il Tribunale federale
ha espressamente rinviato a tale concezione, sottolineando che devono essere
considerate spese per il conseguimento del reddito quelle che il contribuente
non può ragionevolmente evitare e che trovano sostanziale origine nel
conseguimento del medesimo (ASA 75 pag. 253).

 

In caso di attività lucrativa dipendente, le deduzioni sono
esaurientemente disciplinate dagli artt. 25 LT e 26 LIFD. Esse riguardano le
spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro (lett. a), le
spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a
turni (lett. b), le altre spese necessarie per l'esercizio della professione
(lett. c) nonché le spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione
connesse con l'esercizio dell'attività professionale (lett. d). Altri costi e
spese non sono ammessi.

 

Sono in particolare considerate “altre spese
professionali” quelle necessarie all'esercizio
della professione che sono sopportate dal contribuente per l'acquisto di attrezzi e strumenti di lavoro
(compresi hard- e software), di riviste e libri specializzati, per l'uso di una camera privata a scopi professionali,
per abiti di lavoro, per l'usura
particolare delle scarpe e degli abiti di lavoro, per lavori pesanti, ecc.
(art. 8 cpv. 1 DE del 20 dicembre 2011 concernente l'imposizione delle persone fisiche, valido per il periodo fiscale 2012). La relativa deduzione è ammessa nella misura complessiva di Fr. 2'500.– l'anno oppure delle spese
effettive. In quest'ultimo caso devono
essere giustificate la totalità delle spese e la loro necessità professionale
(art. 8 cpv. 2 DE del 20 dicembre 2011). La deduzione complessiva è infine
dimezzata se l'attività lucrativa
dipendente è esercitata per meno di sei mesi all'anno o con un grado di occupazione inferiore al 50% (art. 8 cpv. 3 DE del
20 dicembre 2011).

 

In materia di imposta federale diretta, analoghe deduzioni
sono previste dall'Ordinanza del DFF sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un'attività lucrativa dipendente del 10 febbraio 1993 (RS 642.118.1; cfr. art. 7). Fatta salva la giustificazione di spese più
elevate (art. 4), la deduzione è pari al 3% del salario netto, ritenuto un
minimo di Fr. 2'000.– l'anno e un massimo di Fr. 4'000.– (cfr. appendice
dell'Ordinanza del 10 febbraio 1993,
aggiornata di periodo in periodo).

Nella sentenza 2C_260/2008 del 6 agosto 2008, il Tribunale federale
ha ribadito questi concetti (cfr. consid. 2.1).

 

Inoltre, il TF ha evidenziato (cfr. consid. 2.2) che secondo la
giurisprudenza, il concetto di necessità professionale di una spesa deve essere
interpretato in senso relativamente ampio. Non occorre infatti dimostrare che
il contribuente non potrebbe assolutamente realizzare il proprio reddito senza
la spesa in questione né è richiesto che quest'ultima sia effettuata in virtù
di un obbligo legale. La necessità va per contro ammessa già se, in base ad una
valutazione economica, si può ritenere che la spesa favorisce l'acquisizione
del reddito e se non è ragionevolmente esigibile che il contribuente vi rinunci
(DTF 124 II 29 consid. 3a; sentenza 2A.60/1998 del 27 maggio 1999, in: ASA 69
pag. 872, consid. 2b). Da ciò non può comunque venir concluso che tutti i costi
in qualche modo in relazione con l'acquisizione del reddito siano, dal profilo
fiscale, illimitatamente deducibili (sentenza 2P.254/2002 del 12 maggio 2003,
in: StE 2003 B 22.3 n. 76, consid. 3.2). Non possono in particolare venir
dedotte le spese prese a carico dal datore di lavoro o da terzi, le spese per
il mantenimento del contribuente e della sua famiglia nonché le spese private
causate dalla posizione professionale del contribuente, i cosiddetti costi per
il tenore di vita (art. 34 lett. a LIFD, art. 1 cpv. 2 dell'Ordinanza sulle
spese professionali; DTF 124 II 29 consid. 3d).

 

Visto quanto precede, nel recente caso giudicato da questo
Tribunale (STCA 33.2012.20 del 28 maggio 2014), è stato ritenuto possibile
considerare quali deduzioni dal reddito lordo da attività lucrativa le spese
derivanti dal dovere consumare i pasti fuori casa da parte della moglie del
ricorrente (Fr. 3'200.-) e le spese professionali (Fr. 320.-) dell'assicurato
medesimo.

Per quanto concerne le spese di trasferta sopportate dalla moglie
per il tragitto casa-lavoro (Fr. 1'000.-), il TCA non ha ammesso la deduzione
dell'abbonamento ai mezzi pubblici, dato che l'autorità fiscale ha presunto
l'utilizzo di veicoli aziendali.

Inoltre, il Tribunale non ha riscontrato un'effettiva necessità
per la moglie del ricorrente di assumersi dei costi legati all'acquisto di
specifici abiti e/o strumenti da lavoro, perciò non ha ammesso, a titolo di
spese per il conseguimento di questo reddito, il forfait fiscale di Fr. 2'500.-
per le spese professionali.

 

                               2.8.   Nell'evenienza concreta,
dalla recente notifica di tassazione IC 2012 (doc. A8) emerge che il reddito da
attività dipendente principale del coniuge è pari a Fr. 46'425.-.

Le deduzioni per spese professionali ammontano a Fr. 9'240.- per
il veicolo privato, a Fr. 3'200.- per il pasto principale fuori casa e a Fr.
2'500.- per le altre spese professionali.

Il totale di Fr. 14'940.- darebbe un reddito netto di Fr.
31'486.-. Ritenendo i due terzi dei proventi in denaro dall'esercizio di
un'attività lucrativa per quanto superino annualmente Fr. 1'500.- per i coniugi
(art. 11 cpv. 1 lett. a LPC), si avrebbe un reddito computabile privilegiato di
Fr. 19'990.- ([Fr. 31'486.- - Fr. 1'500.-] x 2/3).

 

Tuttavia, d'avviso dello scrivente Tribunale, le spese esposte
fiscalmente non possono essere ritenute integralmente per il calcolo delle
prestazioni complementari.

 

In merito alle spese necessarie per l'esercizio dell'attività
professionale, va ricordato che la dottrina in ambito di prestazioni complementari
ha indicato comprendere gli abiti e gli strumenti da lavoro e che a livello
fiscale queste poste sono ormai integrate nel concetto moderno di altre spese
professionali e sono concesse sotto forma di forfait, che per l'anno 2012
assommano a Fr. 2'500.-.

Tuttavia, non va dimenticato il principio secondo cui all'assicurato
incombe l'obbligo di ridurre il danno e che non tutte le spese devono essere
assunte dalle Casse di compensazione, le quali non possono adottare
semplicemente i forfait fiscali senza adeguarli al caso concreto.

In questo senso, poiché dagli atti non si evidenzia un'effettiva
necessità per la moglie del ricorrente di assumersi dei costi legati all'acquisto
di specifici abiti e/o strumenti da lavoro, dal profilo delle prestazioni
complementari non è possibile porre in deduzione del reddito lordo, quali spese
per il conseguimento di questo reddito, il forfait fiscale di Fr. 2'500.- per
le spese professionali (citate STCA 33.2009.8 e STCA 33.2012.20).

 

Per quanto concerne le spese di trasferta, che l'assicurato ha
indicato essere di Fr. 100.- al mese a causa dello spostamento del luogo di
lavoro della moglie da __________ a __________ (doc. IX), va qui innanzitutto
rilevato che il periodo in discussione è l'anno 2013 e precisamente dal 1°
giugno 2013.

Da quel momento in poi, gli atti di causa non attestano che il
luogo di lavoro del coniuge del ricorrente sia a __________ ma, anzi, a __________
ed a __________ (docc. 185-190), mentre l'unico spostamento approvato dal
datore di lavoro è stato a __________ (8.50 ore - ossia 8 ore e 30 minuti - effettuate
il 10 agosto 2013, per le quali sono stati riconosciuti Fr. 31,20 di spese di
trasferta (doc. 189) e 6 ore nel mese di ottobre 2013 (doc. 187), per le quali non
è stato rimborsato il costo della trasferta).

È solo il certificato di salario del mese di settembre 2014 (doc.
XXIX/1), prodotto durante l'udienza pubblica, che attesta che oltre a __________
(8.50 h), __________ (23.50 h) e __________ (53.72 h) v'è anche __________ (49
h) quale luogo di lavoro.

 

In queste circostanze, malgrado l'autorità fiscale si sia basata
sui dati dichiarati dall'assicurato ed abbia considerato delle spese di
trasferta di Fr. 9'240.- per l'anno 2012, tuttavia dal profilo delle
prestazioni complementari non va dimenticato che v'è l'obbligo di ridurre il
danno e che i forfait del diritto fiscale non vanno presi come tali e fatti
propri senza esaminarli. Va dunque qui ritenuta per l'anno 2013 una spesa di trasferta
di Fr. 3'080.- (10 km x 2 [da __________ a __________ e ritorno] x 220
giorni x 70 cts/km).

 

Quanto alle spese per la doppia economia domestica, le stesse
vanno considerate nella misura prevista dalla Legge Tributaria qualora il
datore di lavoro contribuisca alle spese di vitto. Poiché dai conteggi di
salario risulta chiaramente che il datore di lavoro riconosce(va) alla
lavoratrice un'indennità per pasti di Fr. 7.-, il TCA può dedurre dai redditi conseguiti
- e non, come visto, dalle spese - l'importo massimo di Fr. 1'600.-,
mentre l'ammontare di Fr. 3'200.- stabilito dalla IC 2012 non può essere
confermato.

 

                               2.9.   Da quanto precede discende
che le spese riconosciute del ricorrente e di sua moglie ammontano a Fr.
49'266.- (Fr. 4'644.- x 2 [contributo per la cassa malati LAMal] + Fr. 1'733.-
[interessi ipotecari] + Fr. 1'550.- [spese di manutenzione dei fabbricati] + Fr.
6'200.- [pigione netta] + Fr. 1'680.- [forfait per le spese accessorie] + Fr. 28'815.-
[limite di reddito per coniugi]).

 

                             2.10.   Fra i redditi computabili
del ricorrente v'è 1/15 della sostanza netta (art. 11 cpv. 1 lett. c LPC),
perciò il TCA deve esaminare a quanto ammonta la sostanza ascrivibile
all'assicurato.

 

In effetti, il ricorrente ha contestato che gli sia stata
conteggiata della sostanza immobile valutata, a suo dire, in modo eccessivo
dall'Ufficio stima, visto che la costruzione eretta sul mappale n. 352 RFD di __________,
Sezione __________, non sarebbe abitabile e necessiterebbe di una
ristrutturazione completa perciò andrebbe ritenuto il solo valore del terreno
di Fr. 48'000.- (Fr. 400.-/mq x 122 mq) anziché i Fr. 230'000.- stabiliti dai
periti.

Anche la particella n. 360 RFD di __________, Sezione __________, sarebbe
stata sopravvalutata. In sede di udienza l'assicurato ha affermato che essa
vale Fr. 50'000.- in meno dei Fr. 200'000.- stabiliti dall'Ufficio stima (doc.
XXIX).

Per quanto concerne gli altri fondi detenuti anch'essi dalla
comunione ereditaria fu __________ a cui appartiene anche il ricorrente,
quest'ultimo ha chiesto che ai valori determinati dall'Ufficio stima sia
applicata la diminuzione generale del 10% che il perito ha ritenuto per il
(solo) mappale n. 352 (doc. IX).

A suo dire, i fondi della CE hanno dunque un valore venale totale di
Fr. 1'088'946,90.

Tuttavia, il ricorrente ha altresì affermato, in particolare in
sede di udienza pubblica, che non gli si può imputare 1/4 di questo importo a
titolo di sostanza detenuta in comunione ereditaria, giacché avrebbe già ottenuto,
dalle precedenti compravendite di fondi appartenenti sempre alla CE, l'ammontare
corrispondente alla sua spettanza ereditaria di 1/4, perciò è come se egli non
appartenesse più alla predetta comunione ereditaria e quindi che non detenesse
più alcuna interessenza.

 

Stante la complessità della questione, prima di verificare la
correttezza delle valutazioni immobiliari dell'Ufficio stima, occorre avantutto
fare chiarezza sugli aspetti successori di diritto civile.

 

                             2.11.   Quando nel 1982 __________ è deceduto, fra il ricorrente, il fratello, la
sorella e la mamma, rimasta vedova, è sorta una comunione di tutti i diritti e
di tutte le obbligazioni che dura dall'apertura dell'eredità fino alla
divisione (art. 602 cpv. 1 CC). I coeredi sono diventati proprietari in comune
di tutti i beni della successione e dispongono in comune dei diritti inerenti
alla medesima, sotto riserva delle facoltà di rappresentanza o
d'amministrazione particolarmente conferite per legge o per contratto (art. 602
cpv. 2 CC).

 

Inoltre, per l'art. 652 CC
concernente la proprietà comune, se più persone, vincolate ad una comunione per
disposizione di legge o per contratto, hanno in comune la proprietà di una
cosa, il diritto di ciascuna si estende a tutta la cosa.

 

Nel caso concreto, dunque, il
ricorrente ed i suoi fratelli, unitamente alla mamma, che hanno formato una
comunione ereditaria alla morte del padre, hanno in comune la proprietà delle dieci
particelle valutate dall'Ufficio stima e quindi il loro diritto si estende su
tutti questi fondi e non solo su una parte di essi intesi come comunione
ereditaria.

Tuttavia, in virtù dell'art.
604 CC riguardante l'azione di divisione, la divisione dell'eredità può essere
domandata in ogni tempo da ciascun coerede, in quanto non sia tenuto per contratto
o per legge a rimanere in comunione (art. 604 cpv. 1 CC).

Giusta l'art. 607 cpv. 1 CC,
gli eredi legittimi fra loro, o in concorso con gli eredi istituiti, dividono
secondo le medesime norme. Per l'art. 607 cpv. 2 CC, salvo disposizione
contraria, possono liberamente accordarsi circa il modo della divisione.

 

Inoltre, chi lascia l'eredità
può, mediante disposizione a causa di morte, prescrivere determinate norme di
divisione o di formazione dei lotti (art. 608 cpv. 1 CC), prescrizioni che sono
vincolanti per gli eredi, sotto riserva del conguaglio per il caso di una
disparità delle quote che non fosse nell'intenzione del disponente (art. 608
cpv. 2 CC).

 

Ove non debbano essere applicate
altre disposizioni, tutti gli eredi hanno uguali diritti sui beni della
successione (art. 610 cpv. 1 CC). Essi devono comunicarsi vicendevolmente ogni
loro rapporto con il defunto che debba essere considerato per l'uguale e giusta
divisione dell'eredità (art. 610 cpv. 2 CC).

 

In queste circostanze, per
monetizzare il proprio diritto sulla comunione ereditaria a cui appartiene,
l'assicurato ha dunque il diritto di chiederne la divisione al giudice. Tale
operazione non è però ancora stata fatta, dato che a registro fondiario proprietaria
dei mappali in esame risulta essere ancora la comunione ereditaria
composta dei quattro succitati familiari del de cujus.

 

Pertanto all'interessato, in assenza di norme testamentarie contrarie,
essendo in concorso con due fratelli e la mamma, spetterebbe la quota di un sesto
(1/2 x 1/3), dato che il coniuge superstite riceve, in concorso con i
discendenti, la metà della successione (art. 462 cifra 1 CC) e l'altra metà è
suddivisa fra i figli del defunto, che succedono in parti uguali (art. 457 cpv.
2 CC).

 

Sennonché, l'art. 18 OPC-AVS/AI prevede che fintanto che il
coniuge superstite non ha fatto uso del suo diritto di opzione sulla
successione del coniuge deceduto prima del 1° gennaio 1988, un quarto della
successione è considerato sostanza del coniuge superstite e i tre quarti
ripartiti in parti uguali fra i figli.

 

È quindi a giusta ragione che nel computo della sostanza appartenente
all'assicurato la Cassa di compensazione ha conteggiato una quota di un
quarto (3/4 x 1/3) della somma del valore venale dei tre summenzionati
fondi.

Per quanto concerne l'argomentazione del ricorrente secondo cui
egli non apparterrebbe più alla nota comunione ereditaria avendo già ottenuto
l'ammontare corrispettivo della sua quota ereditaria a mezzo delle
compravendite di fondi di proprietà della comunione ereditaria effettuate in
passato, e di cui ha prodotto i relativi rogiti (docc. XXIX/9-12), la stessa va
respinta.

 

In effetti, il ragionamento dell'assicurato poggia su una base
errata. Non perché ha già ricevuto una grossa fetta o, come egli sostiene,
l'intera quota della sua spettanza ereditaria, che allora lo si può considerare
come coerede non più facente parte della comunione ereditaria fu __________.

Ciò che fa stato sono i rapporti di diritto civile iscritti a
registro fondiario (art. 937 cpv. 1 CC e art. 971 cpv. 1 CC). Pertanto, considerato
che nell'evenienza concreta tutti i fondi oggetto della valutazione da parte
dell'Ufficio stima e poi computati dalla Cassa nella sua sostanza nella misura
di 1/4, figurano a registro fondiario come (ancora) intestati alla CE di cui
l'assicurato fa parte in qualità di coerede, da questa circostanza non è
possibile scostarsi.

In altre parole l'insorgente, fintanto che la successione del
padre non verrà liquidata, rimane coerede della stessa. Questo stato di fatto
esiste indipendentemente dalla circostanza che una parte dei fondi ad essa
appartenenti è già stata venduta e che l'assicurato ne ha incassato, forse, la
maggior parte del prezzo che, effettivamente, potrebbe anche equivalere
all'importo corrispondente ad un quarto del valore di tutta la sostanza
intestata alla CE fu __________.

 

Le vendite immobiliari effettuate in passato dalla comunione
ereditaria costituiscono delle semplici liquidazioni parziali della successione
del padre. Nulla di più. In assenza di disposizioni testamentarie (doc. XXIX
pag. 2) o di contratti di scioglimento (parziale o integrale) della CE, non è
possibile dare una diversa interpretazione delle compravendite avvenute fra la
comunione ereditaria ed i compratori dei numerosi fondi alienati.

 

Quale conseguenza di queste vendite, i membri della comunione
ereditaria si sono già spartiti tra di loro i prezzi percepiti. Talvolta, gli stessi
rogiti indicano a quale degli eredi è stato attribuito il prezzo ed in quale
misura (doc. 142).

Altri documenti agli atti attestano (tuttavia non sempre in
maniera comprensibile) la destinazione degli importi incassati dalle varie
compravendite immobiliari (docc. 143, 145, 147, 193).

Ad ogni buon conto, malgrado l'assicurato affermi il contrario, d'avviso
del Tribunale, non v'è agli atti della documentazione sufficientemente fedefacente
che comprovi in maniera chiara ed intellegibile l'effettivo incasso da parte
del ricorrente - e/o degli altri coeredi - degli importi che egli sostiene di
aver ricevuto da ogni singola vendita. Nessuna pezza giustificativa (di banca, o
ricevute di incasso oppure ricevute di versamento su un conto bancario, ecc.) è
stata prodotta dall'insorgente, cosicché non v'è alcuna certezza sugli importi
che egli sostiene di avere ricevuto dalle passate compravendite di fondi di
proprietà della CE.

 

Determinante è ora analizzare la natura stessa di queste
controprestazioni.

Innanzitutto va evidenziato che non si è confrontati con anticipi
ereditari ricevuti dall'assicurato, dato che, per definizione stessa, si tratta
di anticipi che il defunto, ancora in vita, ha dato ai suoi eredi legittimi in
acconto della loro quota ereditaria e che, in virtù dell'art. 626 CC, essi
hanno l'obbligo di collazionare al momento dell'apertura della successione,
ossia di conferire tutto ciò che il de cujus ha dato loro per atto tra vivi.

Diversa è infatti la situazione in esame, visto che l'insorgente
ha acquisito l'eredità del papà entrando a far parte della comunione ereditaria
che si è creata alla sua morte, diventando così proprietario in comune di tutti
i beni della successione e potendo disporre in comune dei diritti inerenti alla
stessa (art. 602 CC).

Di conseguenza, le compravendite di fondi attuate da questa CE, in
assenza di una disposizione testamentaria che prevedesse una diversa
destinazione rispettivamente natura delle alienazioni stesse, possono essere
qualificate quali liquidazioni parziali della successione, in cui i coeredi si
spartivano il prezzo incassato.

 

L'istruttoria non ha permesso di accertare convenientemente
l'incasso personale da parte del ricorrente di importi spettanti alla CE e
quindi acconti nella liquidazione della CE in suo favore.

 

In tal senso, non essendo debitamente comprovata, nemmeno può
essere di aiuto all'interessato l'affermazione espressa dopo avere confermato
in udienza che è "membro di una CE che effettivamente dispone di fondi
che in parte sono già stati alienati ed il frutto di queste alienazioni è stato
sostanzialmente da me utilizzato per fronteggiare delle spese necessarie alla
mia esistenza rispettivamente quelle della mia famiglia." (doc. XXIX
pag. 2). In quella circostanza, l'insorgente ha infatti affermato che "In
questo senso derivano dei crediti degli altri coeredi nei miei confronti perché
io ho ricevuto delle parti dei prezzi incassati maggiori perché dovevo
fronteggiare delle spese." (doc. XXIX pag. 2).

 

In conclusione, indipendentemente dalle somme che il ricorrente ha
effettivamente percepite dalle vendite che i coeredi hanno attuato dopo la
morte del padre, determinante, dal profilo del diritto civile e quindi anche da
quello delle prestazioni complementari, è che in concreto non è stato provato
che gli ammontari incassati dal ricorrente - e dagli altri coeredi - siano degli
anticipi che egli ha ricevuto sulla sua spettanza ereditaria e che poi l'assicurato
- come gli altri coeredi - dovrà imputare sulla sua effettiva quota al momento
della liquidazione finale della CE.

Non si può dunque parlare di comprovati anticipi sulla
liquidazione finale della quota ereditaria dell'assicurato, ma solo di
liquidazioni parziali di beni successori le cui contropartite non sono regolate
per iscritto fra coeredi.

 

Ad ogni modo, quand'anche si volesse ritenere che il ricorrente abbia
già ricevuto (almeno parzialmente) la sua quota ereditaria per un importo
comunque non determinato in maniera sufficientemente chiara, occorre ritenere
che il consumo della stessa non risulta adeguatamente comprovato.

 

In effetti, le prestazioni complementari hanno per scopo la
copertura dei bisogni vitali. Di conseguenza, per il calcolo del diritto a
prestazioni si considerano di massima - eccezion fatta per l'ipotesi di
rinuncia (art. 11 cpv. 1 lett. g LPC) - soltanto i redditi effettivi e i beni
patrimoniali esistenti di cui il richiedente può liberamente disporre (Urs Müller, Rechtsprechung des
Bundesgericht zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über
Ergänzungsleistungen zur Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenversicherung, 2a
ed., 2006, pag. 113 n. 357).

 

Secondo l'Alta Corte (STF 9C_806/2010 del 31 maggio
2011), analogo discorso deve di riflesso valere per il riconoscimento delle
spese e quindi anche dei debiti. L'art. 11 cpv. 1 lett. c LPC ordina che sia
computata come reddito una parte della sostanza netta. Dalla sostanza lorda
vanno dunque dedotti i debiti. Soltanto i debiti comprovati con certezza sono
però deducibili (SVR 2011 EL n. 2 pag. 5 consid. 3.3; cfr. pure le Direttive
dell'UFAS sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI [DPC]; Erwin Carigiet/Uwe Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 1995, pag. 139). Debiti incerti o il cui
importo non è ancora accertato non possono per contro essere presi in
considerazione. Sarebbe difatti inconciliabile con il senso e lo scopo del
disposto ammettere che la sola possibilità che un debito esista, diminuisca la
sostanza consumabile. Un debito incerto o il cui importo non è ancora definito
non ha ancora sufficientemente consistenza per giustificare il privilegio della
copertura debitoria sulla consumabilità della sostanza. La priorità della
funzione compensatrice della sostanza deve limitarsi ai casi in cui l'esistenza
e/o l'entità del debito sono accertati (Ralph
Jöhl, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, in Soziale Sicherheit SBVR, vol.
XIV, 2007, pag. 1793 seg.; STCA 33.2013.10 del 6 giugno 2014 consid. 2.10).

 

Come indicato l'assicurato non è in grado di documentare quanto
sia avvenuto con gli importi ricavati dalle vendite immobiliari motivo per cui deve
lasciarsi imputare questi compensi a titolo di rinuncia di sostanza giusta
l'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC (SVR 2010 EL Nr. 5).

 

Nella sentenza P 49/94 dell'8 maggio 1995, tradotta e pubblicata
in Pratique VSI 1995 pag. 173, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni
ha concluso che, stante l'onere della prova che incombe all'assicurato, gli
vanno conteggiate le parti di sostanza di cui non dispone più, visto che non ha
potuto fornire indicazioni plausibili riguardo alla loro sorte.

L'Alta Corte ha spiegato il principio secondo cui solo i redditi
effettivamente percepiti e la sostanza attuale di cui l'avente diritto può
disporre senza restrizione possono concorrere nella valutazione del diritto.
V'è però un'eccezione nel caso in cui l'assicurato abbia rinunciato ai suoi beni
senza esservi tenuto giuridicamente e senza adeguata controprestazione. Il TFA
ha poi ribadito che il sistema delle PC non offre alcuna possibilità legale di
procedere ad un controllo dello stile di vita degli assicurati, che porterebbe
ad esaminare in caso di bisogno se un assicurato ha vissuto, in passato, nei
limiti della normalità o no, limiti che dovrebbero poi essere definiti in
maniera più precisa. Per contro, le Casse di compensazione devono fondarsi
sulle condizioni effettive senza doversi domandare - fatte sempre salve le
limitazioni derivanti dall'art. 3 cpv. 1 lett. f LPC (attuale art. 11 cpv. 1
lett. g LPC) - i motivi di questa situazione (DTF 115 V 354 consid. 5c = RCC
1990 pag. 371; Pratique VSI 1994 pag. 226 consid. 3b). Pertanto, si può rinunciare
a ricercare le cause della diminuzione della sostanza - e fondarsi quindi sulla
situazione effettiva - soltanto nei casi in cui non c'è stata alienazione nel
senso dell'art. 3 cpv. 1 lett. f LPC. Colui che non può dimostrare che le sue
spese effettuate hanno ricevuto una controprestazione adeguata non può poi
pretendere che si tenga conto della sua sostanza ridotta; ma, al contrario,
deve accettare la ricerca dei motivi della diminuzione e, se del caso, in
assenza di sufficienti prove, il computo di una sostanza ipotetica (Pratique
VSI 1994 pag. 226 consid. 4a e 4b). Il TF ha esaminato queste tematiche in
numerose sentenze si richiamano qui la STFA        P 65/04 del 29 agosto 2005
dove non è stata ritenuta l'alienazione ed il consumo di sostanza non obbligato
e non comprovato.

 

In una sentenza 9C_934/2009 del
28 aprile 2010 il Tribunale federale ha esaminato il caso di un consumo di
sostanza di Fr. 139'000.- tra il 31 agosto 2006 e l'estate del 2007 da parte di
un giovane, che ha affermato, ma non comprovato con giustificativi, avere speso
Fr. 21'000.- per regali, Fr. 40'000.- per il pagamento di fatture, Fr. 60'000.-
per debiti di gioco, debiti privati e giochi di fortuna e feste e Fr. 18'000.-
per il proprio mantenimento e vacanze.

 

In specie, l'assicurato non ha apportato le prove che
dall'utilizzo dei soldi incassati dalle compravendite egli abbia ricevuto una
adeguata controprestazione o che sia stato obbligato legalmente ad usarli in
tal modo. La semplice affermazione di averli utilizzati per vivere, per
rimborsare i prestiti ricevuti da terzi come pure per la ristrutturazione della
propria abitazione, in assenza di documenti giustificativi che comprovino la
destinazione di queste somme, non può comportare che si sia in presenza di
consumo di sostanza ammesso dal diritto delle prestazioni complementari.

 

Non avendo dunque dimostrato che le spese eseguite hanno ricevuto una
controprestazione adeguata, il ricorrente non può pretendere che si tenga conto
della sostanza ridotta; al contrario, deve accettare il computo di una sostanza
ipotetica.

Ne discende che l'alienazione di questa sostanza andrebbe
considerata come una rinuncia ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC e,
pertanto, dovrebbe essere computata nella sostanza come se non vi avesse rinunciato.

 

Stanti le considerazioni esposte, questo Tribunale deve computare
al ricorrente, nella misura di 1/4, la sostanza restante di cui è proprietario
quale membro della citata comunione ereditaria, che la Cassa cantonale di
compensazione ha fatto valutare dall'Ufficio stima.

 

                             2.12.   Va ora esaminata la sostanza
da attribuire al ricorrente e le altre voci ad essa legate, quali il consumo di
sostanza che va inserito, nella misura di 1/15, nei suoi redditi (art. 11 cpv.
1 lett. c LPC), il provento della stessa (art. 11 cpv. 1 lett. b LPC), quale il
valore locativo - da cui dipendono le spese di manutenzione dei fabbricati
(art. 10 cpv. 3 lett. b LPC) -, che vanno conteggiati nei redditi computabili
dell'assicurato.

 

Dagli atti risulta che la Cassa di compensazione ha disposto la
perizia tecnica dei beni immobili detenuti dal ricorrente.

 

Il 28 giugno 2013 (doc. 15) l'amministrazione ha infatti invitato
l'Ufficio cantonale di stima a procedere alla valutazione al valore venale dei
fondi n. 297, 352, 360, 563, 596, 633, 649, 650, 655 e 773 RFD di __________,
Sezione __________.

 

Il 17 settembre 2013 (doc. 17) il perito ing. __________ dell'Ufficio
cantonale di stima, in virtù dell'art. 17 cpv. 1 e 4 OPC-AVS/AI, ha valutato le
dieci particelle detenute in proprietà dalla comunione ereditaria composta del
ricorrente, dei due fratelli e della mamma.

L'assicurato ha avuto modo di esprimersi su queste valutazioni
(doc. 136) ed in seguito l'amministrazione, ritenute le cifre stabilite
dall'Ufficio stima, con decisione formale del 1° dicembre 2013 ha considerato che la quota di 1/4 dei dieci immobili appartenenti al ricorrente in comunione
ereditaria abbia un valore venale peritato - eccetto una particella, valutata
al valore di stima - di Fr. 347'984.-.

 

                             2.13.   Per quanto attiene
innanzitutto la modalità di calcolo della sostanza si rileva che, ai sensi dell'art.
9 cpv. 5 lett. b LPC, il Consiglio federale disciplina la valutazione dei
redditi computabili, delle spese riconosciute nonché della sostanza.

 

Per l'art. 17 cpv. 1 OPC-AVS/AI, la valutazione della sostanza
computabile deve essere effettuata secondo le regole stabilite dalla
legislazione sull'imposta cantonale diretta del Cantone di domicilio.

Per il Cantone Ticino si applica l'art. 42 cpv. 1 LT che prevede
che gli immobili e i loro accessori sono imposti per il valore di stima
ufficiale.

 

Secondo l'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, la sostanza immobiliare che
non serve da abitazione al richiedente o a una persona compresa nel calcolo
delle PC deve essere computata al valore corrente.

 

Dagli atti risulta che il ricorrente abita nell'appartamento al
piano terra edificato sulla part. n. 596 RFD di __________, Sezione __________,
perciò è a giusta ragione che l'Ufficio stima ha valutato al valore venale, in
virtù dell'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, tutte le altre proprietà immobiliari detenute
in comunione ereditaria dall'assicurato.

 

                             2.14.   La Cassa
di compensazione ha interpellato l'Ufficio stima per valutare tutti i fondi di
proprietà della citata comunione ereditaria.

Alla luce delle contestazioni (tecniche) sollevate dal richiedente
con l'opposizione contro le perizie eseguite il 17 settembre 2013 (docc. 152-181)
dall'ing. __________, l'Ufficio stima, nella persona del perito __________, il
22 maggio 2014 ha incontrato l'insorgente e ha proceduto ad un nuovo
sopralluogo del fondo n. 352. Come ha evidenziato l'esperto nel suo referto del
25 giugno 2014 (doc. XIV/3), in quell'occasione le parti si sono
confrontate con le valutazioni espresse nella precedente perizia e con le contestazioni
sollevate dall'interessato sia con l'opposizione sia durante il sopralluogo
medesimo.

In particolare, l'assicurato ha sollevato dei dubbi
sulla possibilità di riuscire a vendere a breve termine questo fondo al valore
commerciale peritato, visto che, stante le condizioni dello stabile e la
mancanza di terreno, questo fondo non vale la cifra peritata. A suo dire, in
paese non vi sarebbero dei compratori interessati, se non il proprietario che
confina con la sua particella, che tuttavia ha offerto una somma pari al solo
valore del terreno    (Fr. 400.-/mq x 122 mq = Fr. 48'000.-).

Dal canto suo, l'esperto ha constatato
che i valori proposti dal collega, vista la situazione in cui si trova la
proprietà, sono oggettivamente sostenibili e validi, anche perché lo stabile
ivi edificato, riattabile, seppure sia in cattivo stato assume (però) un plus
valore per dimensioni e distanze dai confini privati e comunali rispetto alle
Norme comunali di applicazione del piano regolatore. Pertanto, il secondo
perito ha confermato la valutazione al valore venale di Fr. 230'000.- stabilita
nel 2013.

 

In particolare, il fondo n. 352 (doc. 176), appartenente alla
comunione ereditaria di cui è membro anche l'assicurato, è costituito da un
edificio (68 mq), un altro edificio (40 mq) e da una corte (14 mq). Esso si
trova nella zona del nucleo, ai margini del nucleo vecchio, è accessibile dalla
strada comunale, confina con altre proprietà private e con strade comunali, ha
una buona insolazione, si trova in zona tranquilla ed è dotato di acqua
potabile, corrente elettrica e fognatura. L'abitazione, di antica data e
disabitata da molti anni, ha una struttura portante in sasso, mentre la
struttura secondaria è in legno, così come le solette; il tetto a falde è in
piode. I serramenti sono in legno con vetri semplici. Le porte interne sono in
legno, mentre i pavimenti sono in betoncino, piastrelle e assiti di legno.
L'abitazione è fornita di corrente elettrica, ma lo stato di conservazione è
carente e le finiture sono di tipo economico. Al piano cantina vi sono delle
cantine, al piano terra ed al primo piano dei ripostigli e sottotetto v'è il
solaio.

Il sub. A ha una cubatura di 830 mc ed il sub. B di 344 (entrambi sono
dei ripostigli) che, moltiplicata per il prezzo di Fr. 160.-/mc, dà un valore venale
di Fr. 132'800.- rispettivamente di Fr. 55'040.-, per un totale di Fr. 187'840.-.
I costi secondari e la sistemazione esterna sono stati stabiliti in Fr. 10'000.-.
Il prezzo del terreno è stato fissato in Fr. 300.-/mq, perciò 122 mq valgono
Fr. 36'600.-, per un valore venale totale di Fr. 234'400.-, che è stato arrotondato
a Fr. 230'000.-.

 

Il valore venale di Fr. 200'000.- (doc. 171) stabilito
dall'Ufficio stima per il mappale n. 360 RFD di __________, Sezione __________
è stato inizialmente contestato dall'assicurato e poi più nelle more della
causa, ma in sede di udienza pubblica egli l'ha nuovamente criticato chiedendo
di valutarlo Fr. 50'000.- in meno.

 

Situato in zona residenziale e costituito di una
stalla (39 mq), una sostra-letamaio (29 mq), una corte (27 mq) e di prato
vignato (468 mq), questo fondo di 563 mq è situato ai margini del nucleo, è di
forma irregolare e confina con altre proprietà private. L'accesso è dato da un
viottolo pedonale. Rivolto a sud ed in zona tranquilla, è dotato di luce ed
acqua.

Il subalterno A, ex stalla trasformata in
ripostiglio, è di antica data e ha una struttura portante in sasso parzialmente
intonacata; la struttura secondaria è in legno, così come le solette in assito.
Il tetto, a due falde, è in piode ed i pavimenti in terreno naturale e assito.
Quali installazioni sono presenti la corrente elettrica e l'acqua. Il grado di
conservazione è definito sufficiente ed il genere delle finiture economico. Sia
il piano terra sia il primo piano sono ora adibiti a ripostiglio, mentre prima
erano una stalla rispettivamente un fienile.

Il subalterno B è una tettoia, anch'essa di antica
data. La struttura è in muratura e legno ed il tetto ricoperto con lastre
ondulate di Eternit. Lo stato di conservazione è sufficiente.

Il ripostiglio, di 226 mc, è stato valutato in Fr.
33'900.- ritenuto un prezzo di Fr. 150.-/mc, mentre la tettoia, di 87 mc, ha un
valore di Fr. 4'350.- stanti i Fr. 50.-/mc.

Dato un valore del terreno di Fr. 300.-/mq, i Fr.
168'900.- per i 563 mq di superficie vanno a sommarsi ai precedenti importi,
per ottenere un valore venale arrotondato di Fr. 200'000.-.

 

Quanto agli altri sette fondi, l'insorgente non ha
formalmente contestato i relativi valori venali determinati dall'ing. __________,
ma ha comunque chiesto che la variazione del 10% sul valore proposto tollerata
dal primo perito su alcuni mappali sia estesa a tutte le proprietà fondiarie
della comunione ereditaria.

Senza questa variazione, il perito ha stabilito i
valori venali di quei fondi, tutti RFD di __________, Sezione __________, in: Fr.
10'000.- (PPP 317 al fondo base n. 297), Fr. 695'000.- (n. 563), Fr. 170.- (n.
633), Fr. 15'000.- (n. 649), Fr. 17'000.- (n. 650), Fr. 14'000.- (n. 655) e Fr.
25'000.- (n. 773) (doc. 152-181).

 

Infine, la valutazione al valore di stima (e non
venale) di Fr. 185'771.- del fondo n. 596 RFD di __________, Sezione __________,
su cui vive l'assicurato, non è stata criticata.

 

Dalla somma di Fr. 1'391'941.-, risultante da tutti
i valori stabiliti dall'Ufficio stima, la Cassa di compensazione ha ritenuto,
come detto, un quarto a carico del ricorrente e gli ha quindi computato una
sostanza lorda di Fr. 347'984.-.

 

                             2.15.   Secondo la prassi dell'allora
TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), per determinare il valore
commerciale l'amministrazione deve far esperire una perizia da un ufficio
competente. Il TCA ha infatti dichiarato illegale la precedente prassi della Cassa,
che consisteva nell'aumentare sistematicamente del 30% il valore di stima
ufficiale. Applicando questo metodo, nel caso di nuove stime poteva risultare
un valore superiore a quello corrente (RDAT II-1995 pag. 203 seg.).

 

L'Alta Corte ritiene che per la determinazione del valore corrente
degli immobili, l'ufficio cantonale deve sempre far capo allo stesso servizio
(STFA P 9/04 del 7 aprile 2004; SVR 1998 EL Nr. 5). Secondo la Massima Istanza,
sarebbe infatti inammissibile calcolare l'importo delle prestazioni
complementari in base a stime elaborate da autorità differenti (Pratique VSI
1993 pag. 137).

 

Nel Cantone Ticino, la Cassa cantonale di compensazione affida
detto compito all'Ufficio cantonale di stima.

In merito a ciò si osserva ancora che in casi riguardanti il
nostro Cantone, in cui il ricorrente aveva contestato la valutazione
immobiliare operata dall'Ufficio cantonale di stima, il TF ha confermato
l'operato dei periti (STFA P 10/06 del 13 aprile 2007; STFA P 38/96 del 27
febbraio 1998).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.

Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì
il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha
già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozial-versicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01, U 330/01 del 25
febbraio 2003).

 

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

La citata giurisprudenza del TFA deve valere per tutte le perizie
(cfr. ad esempio per la previdenza professionale: SVR 1998 LPP n. 16), e quindi
deve essere applicata anche a quelle esperite in ambito immobiliare (STCA
33.2014.3 del 18 agosto 2014; STCA 33.2014.2 del 26 maggio 2014; STCA
33.2013.8-9 del 9 aprile 2014; STCA 33.2011.6 del 19 ottobre 2011; STCA
33.2011.2 del 6 giugno 2011; STCA 33.2010.6 del 3 marzo 2011; STCA 33.2010.18
del 21 febbraio 2011; STCA 33.2010.16 del 7 febbraio 2011; STCA 33.2008.6 del 4
marzo 2009; STCA 33.1996.75 del 24 febbraio 1997).

 

                             2.16.   Questo Tribunale ha eseguito
un raffronto delle perizie del 17 settembre 2013 (ing. __________) e del 25
giugno 2014 (__________) dell'Ufficio cantonale di stima con le osservazioni,
seppure poche, formulate dal ricorrente con l'opposizione, in sede di ricorso e
soprattutto in sede di audizione del 2 ottobre 2014.

 

Da tale documentazione emergono, in effetti, degli errori, che il
TCA non può correggere nella presente sede, perciò si rivela necessario
rinviare gli atti alla Cassa di compensazione affinché, sentito l'Ufficio
stima, e per esso un nuovo perito diverso dai precedenti che si sono già
pronunciati sulla valutazione dei fondi di proprietà della comunione ereditaria
a cui appartiene anche il ricorrente, valuti nuovamente i dieci fondi in
questione, tenuto però presenti le seguenti considerazioni.

 

In primo luogo, la valutazione del fondo n. 596 deve essere scissa
in due: da un lato, l'appartamento adibito ad abitazione primaria
dell'assicurato e della sua famiglia deve essere valutato al valore di stima in
virtù dell'art. 17 cpv. 1 OPC-AVS/AI; d'altro lato, l'appartamento al piano
superiore, in cui viveva la mamma prima di essere trasferita definitivamente in
casa anziani, non servendo da abitazione primaria al ricorrente deve essere
valutato al valore venale giusta l'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, come gli altri
nove fondi.

Di questa circostanza dovrà poi tenerne conto anche la Cassa di
compensazione nella computazione della sostanza, che accanto a quella
secondaria dovrà pure ritenere la proprietà fondiaria primaria, con i relativi effetti
sul calcolo delle PC.

Inoltre, sia la particella n. 352 sia la n. 360 devono essere riviste
ed integralmente rivalutate dal nuovo perito, il quale dovrà nel dettaglio
spiegare i motivi per cui è giunto alla sua valutazione. In particolare, egli
dovrà chiarire se e perché non può essere valutato soltanto il terreno del
fondo n. 352, come ha più volte chiesto l'insorgente, e se anche i fabbricati
edificati, seppure siano disabitati da molti anni, abbiano comunque un valore.

 

In terzo luogo, per alcune valutazioni è indicato che "È
tollerabile una variazione del +/- 10% sul valore proposto". D'avviso
del TCA, una tale precisazione non è assolutamente permessa nell'ambito delle
prestazioni complementari, non spettando infatti alla Cassa cantonale di
compensazione - e nemmeno a questo Tribunale - pronunciarsi sull'applicazione o
no di tale variazione, trattandosi di una questione tecnica che è stata
appositamente delegata agli esperti dell'Ufficio cantonale di stima (STFA P
9/04 del 7 aprile 2004). Non compete quindi all'amministrazione e/o
all'autorità giudiziaria, autorità incompetenti in materia, fruire di un certo
potere di apprezzamento in questo ambito specifico e sostituirsi in tal modo,
arbitrariamente, a chi ne è stato preposto.

 

Di conseguenza, ogni immobile dovrà essere rivalutato e per ognuno
di essi dovrà essere stabilito un valore venale unico e certo che dovrà essere
dettagliato e motivato adeguatamente mediante raffronti con situazioni analoghe
e paragonabili in zona.

 

Questa nuova valutazione evade la richiesta dell'assicurato di eseguire
un nuovo sopralluogo (doc. XX), di fare esperire una nuova perizia sui suoi
fondi (docc. XVI pag. 2 e XX) e di sentire i periti __________ e ing. __________
dell'Ufficio stima (doc. XX). Visto che la necessità dell'assunzione di questi
mezzi di prova viene superata dalla nuova perizia che l'Ufficio stima dovrà
effettuare, il TCA rinuncia quindi a darvi seguito.

 

                             2.17.   Dal valore della
sostanza lorda che la Cassa determinerà tenuto conto dell'esito della nuova
perizia, andranno dedotti i debiti del ricorrente, ma solo quelli, come visto,
debitamente comprovati e certi.

 

Il TCA rileva che la Cassa di compensazione ha dedotto
dei debiti ipotecari ammontanti a Fr. 82'195.-. Questo importo risulta dalla
notifica di tassazione IC 2011, ossia dalla più recente decisione fiscale di
cui l'amministrazione era a conoscenza, e si riferisce a Fr. 73'756.- di debiti
personali ed a Fr. 8'439.- di debiti da comunioni ereditarie.

 

La IC 2012 emessa il 5 marzo 2014, prodotta
dall'assicurato con il ricorso, attesta dei debiti privati di Fr. 72'500.- (doc.
51) e della comunione ereditaria di Fr. 29'001.-.

L'attestato fiscale 2012 (doc. 42) attesta al 31
dicembre 2012 un debito ipotecario di Fr. 72'500.- e degli interessi debitori
versati di Fr. 1'552,06.

La Cassa verificherà gli importi esistenti al 31
dicembre 2013 ed aggiornerà di conseguenza il calcolo della sostanza netta.

 

Per quanto concerne i debiti della comunione
ereditaria, di questa circostanza non v'è alcuna prova agli atti. In effetti, il
foglio scritto a mano prodotto in sede di audizione dal ricorrente, che recita:
"Quota __________ TUO SU NUOVA IPOTECA SU CASA" (doc. XXIX/8),
non è sufficiente per comprovare l'esistenza di un altro carico pendente a suo
nome. Come visto, soltanto i debiti comprovati con certezza sono deducibili
(SVR 2011 EL Nr. 2 consid. 3.3). Di conseguenza, poiché l'onere della
prova spetta a chi intende fare valere un diritto (art. 8 CC), ritenuto che il
ricorrente non ha saputo apportare una semplice dichiarazione bancaria che
attesti questo debito nei suoi confronti e che nemmeno la
notifica di tassazione IC 2012 l'ha accertata, non è possibile tenerne conto ai
fini delle PC.

 

L'insorgente ha inoltre chiesto di dedurre dalla sua
sostanza il debito ipotecario di Fr. 80'000.- acceso per potere pagare la retta
della casa anziani della mamma.

Il TCA osserva che dagli atti è desumibile che sono la
sorella dell'assicurato e suo marito che hanno acceso un'ipoteca di Fr.
80'000.- presso la Banca __________, con validità dal 27 luglio 2012 e per una
durata di 4 anni, con interessi annui dell'1,24%.

Su questo documento v'è un'iscrizione a mano: "mappale
nr 596 RFD" (doc. B7), che è il fondo su cui abita il ricorrente.

Il conto di addebito figurante sulla convenzione di costituzione
dell'ipoteca è diverso da quello del ricorrente.

 

Dal profilo delle prestazioni complementari, però, è
solo il titolare del debito (ipotecario), e colui che se ne accolla
effettivamente il rimborso ed i relativi eventuali interessi passivi, che ha
diritto di esporlo in deduzione della sostanza lorda.

In queste circostanze, l'assicurato dovrebbe fornire alla Cassa la
documentazione (bancaria) necessaria, completa ed aggiornata, per potere così
verificare l'ammissibilità giuridica di questo debito e per stabilire l'esatto
ammontare degli stessi, stato 1° gennaio 2014.

Tuttavia, il TCA osserva che non è comunque possibile
porre in deduzione l'intera somma di Fr. 80'000.- a titolo di ipoteca.

Da un lato, infatti, dallo specchietto
riassuntivo del 7 gennaio 2014 (doc. 193) firmato da tutti i coeredi
appartenenti alla comunione ereditaria fu __________, risulta che l'ipoteca di
Fr. 80'000.-, accesa ed intestata ad __________, è