# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c75d6a9-1b9c-5543-9ba3-b4fc2ba2241a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.01.2014 32.2013.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-54_2014-01-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2013.54

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  22 gennaio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 marzo 2013 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 febbraio 2013 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1961 e precedentemente attiva quale parrucchiera indipendente,
nell’ottobre 2008 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti a seguito
degli esiti di un infortunio occorsole il 31 luglio 2007 (doc. AI 1).

 

                                         Con
decisione 6 gennaio 2012 (preavvisata il 20 settembre 2011) l’Ufficio AI le ha
riconosciuto una rendita intera per il periodo 1° luglio 2008 – 31 ottobre 2008
non presentando l’assicurata successivamente a tale data un grado d’invalidità
di grado pensionabile. La decisione amministrativa è stata confermata sia dal
TCA, con sentenza del 24 luglio 2012 (inc. 32.2012.41) che dal TF con pronunzia
del 24 ottobre 2012 (9C_712/2012).

 

                               1.2.   Nell’ottobre
2011 l’assicurata ha presentato domanda di prestazione dell’assegno per grandi
invalidi, indicando di necessitare dell’aiuto regolare e notevole per compiere
cinque atti della vita (doc. AI 80).

 

                                         L’amministrazione
ha quindi disposto la consueta inchiesta domiciliare. Nel rapporto 11 ottobre
2012 l’assistente sociale incaricata, dopo aver proceduto ad un incontro con
l’assicurata e con il di lei marito, ha accertato la necessità di regolare e
maggior aiuto da parte di terzi per l’espletamento di due atti ordinari (vestirsi/svestirsi
e lavarsi), con effetto dal luglio 2007, senza necessità di sorveglianza
personale (doc. AI 111). 

 

                                         Di
conseguenza, con preavviso 12 ottobre 2012 l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto all’assegno per grandi invalidi di grado esiguo,
scaduto il termine annuale di attesa, dal 1° luglio 2008 (doc. AI 111).

 

                                         Con
osservazioni 21 novembre 2012 l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, ha
invece sostenuto la necessità di un aiuto regolare e notevole per compiere almeno
quattro atti ordinari della vita, ossia per vestirsi/svestirsi, lavarsi, alzarsi
ed andare al gabinetto e la necessità di una sorveglianza permanente e di aiuto
allorquando deve spostarsi sia in casa che all’esterno (doc. AI 112).

 

                                         Sottoposte
le citate osservazioni al vaglio dell’assistente sociale, con annotazioni 3 dicembre
2012 quest’ultima ha confermato la propria valutazione (doc. AI 124). Con
annotazioni 6 febbraio 2013 il dr. __________ del SMR ha pure confermato dal
punto di vista medico le risultanze dell’inchiesta domiciliare (doc. AI 127)

 

                                         Di
conseguenza, con decisione 8 febbraio 2013 l’amministrazione ha confermato
l’erogazione di un assegno per grande invalidi di grado esiguo, con effetto dal
1° luglio 2008 (doc. AI 129). 

 

                               1.3.   Contro
la summenzionata decisione, l’assicurata ha interposto ricorso al TCA.

                                         A
seguito del decreto di completazione del Vicepresidente del TCA, in data 22
aprile 2013 la ricorrente, rappresentata dall’avv. RA 1, contestando l’inchiesta
domiciliare e ribadendo la necessità di un aiuto regolare e notevole per compiere
almeno quattro atti ordinari della vita, nonché la necessità di una
sorveglianza permanente, ha postulato, in via principale, l’erogazione di un
assegno per grandi invalidi di grado medio, in via subordinata la retrocessione
degli atti all’Ufficio AI per lo svolgimento di nuovi accertamenti. Contestualmente
ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria e gratuito
patrocinio. Delle singole argomentazione verrà detto, per quanto utile, nel
prosieguo. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’amministrazione ha chiesto la conferma della decisione
contestata e la reiezione del ricorso. 

 

                               1.5.   Pendente
causa, con scritti 4 luglio 2013 e 2 settembre 2013 l’assicurata ha in
particolare trasmesso nuova documentazione medica e chiesto l'audizione di alcuni
testi (X, XIV). Al riguardo, su richiesta del TCA, il 5 e 20 settembre 2013
l’Ufficio AI ha inoltrato delle osservazioni (XVI, XVII).

 

                                         Infine,
il 30 ottobre 2013 la ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione medica
(XXI), in merito alla quale l’amministrazione ha presentato le proprie osservazioni
datate 20 novembre 2013 (XXII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad un assegno per grandi
invalidi di grado esiguo, come da decisione contestata, oppure di grado medio come
sostenuto dalla ricorrente. 

                               2.3.   Secondo
l’art. 9 LPGA - che ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (cfr.
DTF 133 V 450) - è considerato grande invalido colui, che a causa di un danno
alla salute, ha bisogno in modo permanente dell’aiuto di terzi o di una sorveglianza
personale per compiere gli atti ordinari della vita. La giurisprudenza ha
precisato che l’aiuto di cui abbisogna l’assicurato può essere inteso sia come
aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell’assicurato durante il
compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la
persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto
senza l’espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico
dell’assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; cfr. DTF 133 V 463; STF 8 C 479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).

                                         

                                         Gli
atti ordinari della vita sono i seguenti (cfr. DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF
117 V 146 consid. 2.):

 

                                         - 
vestirsi/svestirsi

                                         - 
alzarsi/sedersi/coricarsi

                                         - 
mangiare

                                         - 
provvedere all'igiene personale

                                         - 
andare al gabinetto

                                         -
spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti.

                                         

                                         Per
atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la giurisprudenza
ha precisato che bisogna intendere il comportamento normale all'interno della
società così come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146, 105
V 52, 104 V 127).

                                      

                               2.4.   L’art.
42 LAI prevede in particolare che gli assicurati con domicilio e dimora
abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, se sono grandi invalidi (art. 9 LPGA),
hanno diritto a un assegno per grandi invalidi (cpv. 1). 

                                         La
grande invalidità è di grado elevato, medio o lieve (cpv. 2).

                                         È
considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a
casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell’organizzazione
della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica
ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere
accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della realtà quotidiana è
considerato grande invalido di grado lieve (cpv. 3).

                                         L’art
37 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di grado elevato
se l’assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita
dell’aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari
della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza
personale (cpv. 1). 

 

                                         La
grande invalidità è di grado medio se l’assicurato, pur munito di mezzi
ausiliari, necessita:

 

                                         a)
 di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti
ordinari della vita, 

                                         b)
 di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della
vita e abbisogna, inoltre, di una sorveglianza personale permanente, 

                                         c)
  di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari
della vita e abbisogna, inoltre, di un accompagnamento permanente
nell’organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell’art. 38 OAI (cpv. 2).

 

                                         Infine,
la grande invalidità è di grado lieve se l’assicurato, pur munito
di mezzi ausiliari:

 

                                         a)
 è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all’aiuto di terzi
per compiere almeno due atti ordinari della vita, 

                                         b)
 necessita di una sorveglianza personale permanente, 

                                         c)
  necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste
dalla sua infermità, 

                                         d)
 a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica,
può mantenere i contatti sociali con l’ambiente solamente grazie a servizi di
terzi forniti in modo regolare e considerevole, 

                                         e)
 è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell’organizzazione
della realtà quotidiana ai sensi dell’articolo 38 OAI (cpv. 3).

                                         

                                         L'art.
38 OAI ("Accompagnamento nell'organizzazione della realtà
quotidiana") stabilisce che:

 

" 
Esiste un bisogno di
accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'articolo
42 capoverso 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in un'istituzione
e a causa di un danno alla salute:

 

a) non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento
di una terza persona:

 

b) non può compiere le attività della vita quotidiana e
intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di un terza persona;
oppure

 

c) rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo
esterno (cpv. 1).

 

Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica
deve avere diritto almeno a un quarto di rendita per essere riconosciuto grande
invalido (cpv. 2).

 

È considerato unicamente l'accompagnamento
nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in
relazione con le situazioni menzionate nel capoverso 1. Fra queste non rientrano
in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro
delle misure di tutela conformemente agli articoli 398-419 del Codice civile
(cpv. 3)."

 

                                         Per
i minorenni, secondo l’art. 37 cpv. 4 OAI, si considera unicamente
il maggior bisogno d’aiuto e di sorveglianza personale che il minorenne
invalido necessita rispetto a un minorenne non invalido della stessa età. Per
calcolare la grande invalidità dei minorenni, si applicano le direttive
dell’allegato III concernenti il calcolo della grande invalidità determinante
dei minorenni (marg. 8086 della Circolare sull’invalidità e la grande
invalidità nell’assicurazione per l’invalidità [CIGI], nel tenore valido dal 1°
gennaio 2011, applicabile nel caso concreto: SVR 2009 IV nr. 30 p. 85
consid. 4.2.1 [9C_431/2008]; STF 8C_158/2008 del 15. ottobre 2008 consid.
5.2.2).

 

                                          L'art. 39 OAI
("supplemento cure intensive") recita: 

 

" 
1 Vi è assistenza intensiva a minorenni ai
sensi dell’articolo 42ter capoverso 3 LAI quando questi necessitano,
a causa di un danno alla salute, di un’assistenza supplementare di almeno
quattro ore in media al giorno.

 

2 Come assistenza si
considera il maggior bisogno di cure e di cure di base rispetto a quelle richieste
da minorenni non invalidi della stessa età. Non si considera il tempo dedicato
a misure mediche ordinate dal medico e applicate dal personale sanitario
ausiliario, nonché alle misure pedagogico-terapeutiche.

 

3 Se un minorenne necessita,
a causa di un danno alla salute, una sorveglianza supplementare permanente,
quest’ultima può essere conteggiata come due ore di assistenza. Una
sorveglianza particolarmente intensiva necessaria a causa dell’invalidità può
essere conteggiata come quattro ore di assistenza”.

 

                                         Secondo
l’art. 42 cpv. 4 LAI l’assegno per grandi invalidi è
accordato al più presto dalla nascita e al più tardi fino alla fine del mese in
cui l’assicurato ha fatto uso del diritto al godimento anticipato della rendita
secondo l’articolo 40 capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l’età di
pensionamento. L’inizio del diritto è retto, a partire dal compimento del primo
anno di età, dall’articolo 29 capoverso 1. Va qui
rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il TF ha precisato che
contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato dall'art. 29
cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia, l'art. 28 cpv.
1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.

                                         Per
quanto concerne l’ammontare dell’assegno per grandi invalidi, secondo l’art.
42ter cpv. 1 LAI l’assegno mensile in caso di grande
invalidità di grado elevato ammonta all’80%, in caso di grande invalidità di
grado medio al 50% e in caso di grande invalidità di grado lieve al 20%
dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi
3 e 5 LAVS..

 

                               2.5.   Nel
caso in esame, con annotazioni 7 novembre 2011 il dr. __________, attivo presso
il SMR, aveva evidenziato delle discrepanze tra gli atti ordinari della vita necessitanti
un aiuto regolare da parte del marito (vestirsi, alzarsi, aiuto per la doccia,
in parte per l’igiene, spostamenti) indicati dall’assicurata nella domanda del
21 ottobre 2011 (doc. AI 85) ed i dati anamnestici raccolti durante la perizia
SAM 10 gennaio 2011, posti a fondamento della decisione di rendita del 6 gennaio
2012 (cfr. consid. 1.1) ossia:

 

" 
(…)

L'A. si veste da sola, ma è aiutata dal marito ad
infilare le calze. Porta scarpe senza lacci ed ha abbandonato le scarpe con il
tacco. Preferisce i vestiti pratici. Esegue la doccia da sola, sedendosi anche
sullo sgabello. È aiutata dal marito nel lavarsi la schiena. Esegue qualche
lavoretto in casa, ma "a puntate" (allorché lavorava come
parrucchiera, il marito era attivo anche come casalingo). Passa
l'aspirapolvere, ma ad un solo locale. Riempie la lavatrice da seduta; è poi
svuotata dal marito. Abbisogna dell'aiuto del marito per stendere i panni
all'esterno; eventualmente stende su uno stendino basso restando seduta. Prova
a cucinare, ma spesso è aiutata nella parte finale dal marito. Fa fatica a
rimestare e preferisce avere pentole e padelle poste né in alto, né in basso.
Stira un pochino stando seduta sul letto. Fa la spesa con il marito.

Conduce l'automobile per brevi tratti nel __________
(una Smart automatica, che le permette di entrare ed uscire dall'abitacolo
facendo meno fatica rispetto ad altre automobili; non conduce più la motocicletta).
Nella Smart può trasportare una sedia a rotelle pieghevole.

 

In casa deve cambiare spesso la posizione ed al SAM
abbiamo notato che riesce a mantenere una posizione per ca. 10-15 min. (seduta
su vari tipi di sedie, su vari tipi di cuscini, in piedi; il tutto è interrotto
da breve deambulazioni). Deve sempre portare con sé i vari cuscini.

 

Non può camminare su terreni sconnessi; vi è stato un
certo miglioramento con la soletta in una scarpa. A volte utilizza un pallone
medicinale per sollevare a 90° gli arti inferiori. Non può raccogliere gli
oggetti da terra e se necessario usa una speciale pinza. 

Ha difficoltà nel prendere oggetti posati in basso od
in alto. Con il marito l'A. riesce a rigovernare il letto (ne possiede uno
speciale della ditta __________). Esegue la spesa in compagnia del marito, che
porta i pesi. L'A. non si occupa più né dell'orto, né del giardino.

 

Non pratica più attività sportive (da ragazza: calcio,
pallacanestro, sci e corsa). Ha abbandonato anche le passeggiate in montagna e
in motocicletta." 

(doc. AI 66/11-12)

 

                               2.6.   In
data 28 agosto 2012 l’assistente sociale, come detto al consid.1.2, ha proceduto
alla consueta inchiesta domiciliare sfociata nel rapporto 11 ottobre 2012, dal
quale risulta che l’assicurata abbisogna di un regolare e rilevante aiuto per
lo svestirsi/vestirsi e per lavarsi, senza la necessità di una continua
sorveglianza personale. 

                                         Con
il presente ricorso l’assicurata contesta l’assenza di aiuto per gli atti
ordinari dell’alzarsi, sedersi, coricarsi, andare al gabinetto, spostarsi in
casa e fuori casa, mantenere i contatti sociali e la non riconosciuta necessità
di sorveglianza personale. Non contesta invece l’accertata non necessità di aiuto
regolare di terzi per l’atto del mangiare e per mantenere i contatti sociali. 

 

                            2.6.1.   Per
quel che concerne l’alzarsi, sedersi e coricarsi, nel citato rapporto
l’assistente sociale ha evidenziato:

 

" 
(…)

3.1.2  Alzarsi, sedersi e coricarsi

 

La signora RI 1 è autonoma nel sedersi, ma sul letto
che sul divano tuttavia riferisce di necessitare l’aiuto costante del marito
per rialzarsi poiché da sola non è in grado di provvedervi a causa dei dolori
al bacino che ne limitano i movimenti. Nell’arco della notte, dalle tre alle quattro
volte, il consorte aiuta costantemente la moglie ad alzarsi.

Viene spiegato che il piumone è posto al lato del letto
e in questo modo l’assicurata può provvedere da sola a coprirsi una volta
coricata. Nell’arco della notte l’assicurata deve cambiare più volte postura e
da sola provvede a posizionare i differenti cuscini sotto le gambe. 

 

Sulla base dell’annotazione del SMR, in data
7 novembre 2011 presente nell’incarto, prendo atto che la necessità di aiuto
nel compimento di questo atto non è giustificata e pertanto non può essere considerata.
“ (Doc. AI 111/3).

 

                                         In
sede ricorsuale, l’assicurata ha invece evidenziato:

 

 (…)

Alzarsi, sedersi e coricarsi

 

Si contesta recisamente che l'assicurata sia autonoma
nell'alzarsi, nel sedersi e nel coricarsi e si osserva che pure per alzarsi da
un divano, o da una sedia o da un letto la ricorrente necessita dell'aiuto del
marito.

In particolare, la ricorrente ha indicato
all'assistente sociale "di necessitare l'aiuto costante del marito per
rialzarsi poiché da sola non è in grado di provvedervi a causa dei dolori al
bacino che ne limitano i movimenti. Nell'arco della notte, dalle tre alle
quattro volte, il consorte aiuta costantemente la moglie ad alzarsi". Non
c'è chi non veda come si tratti di un'importante impedimento della funzione dell'atto
ordinario della vita di "alzarsi, sedersi e coricarsi", che può
essere compiuto unicamente in modo difforme dall'usuale (DTF 106 V 159).

 

L'affermazione, contenuta nel rapporto d'inchiesta,
"che il piumone è posto a lato del letto e in questo modo l'assicurata può
provvedere da sola a coprirsi una volta coricata" deve essere disattesa
poiché non corrisponde alla realtà né è stata mai proferita dalla mia mandante.

 

Si contesta di nuovo la valutazione, espressa
nell'annotazione del 7.11.2011 dal consulente SMR, in quanto il predetto
sanitario si era pronunciato dal profilo medico, senza avere mai visitato la
mia cliente. (…)" (doc. I, pag. 5).

                                        

                            2.6.2.   In
merito al capitolo “andare al gabinetto”, l’assistente sociale ha osservato:

 

"  (…)

3.1.5 Andare al gabinetto (riordinare i vestiti, igiene
personale/controllare la pulizia, andare al gabinetto in modo inusuale)

 

L'assicurata indossa delle protezioni sia di giorno sia
di notte (perdite d’urina) che da sola provvede a cambiare. Nel colloquio viene
evidenziato che nei giorni nei quali i dolori sono più intensi, l’assicurata
necessita di essere aiutata dal consorte nel controllo della pulizia, nell’igiene
intima e nel riordinare i vestiti, poiché da sola non riesce a provvedervi. 

Quando si presentano questi episodi, la signora RI 1
racconta di non essere in grado di pulirsi da sola poiché il semplice movimento
di portare il braccio all’indietro le procura ulteriore dolore a livello del
bacino. 

 

Sulla base dell’annotazione del SMR, in data
7 novembre 2011 presente nell’incarto, prendo atto che la necessità di aiuto
nel compimento di questo atto non è giustificata e pertanto non può essere considerata.”
(Doc. AI 111/4)

 

 

                                         Nel
ricorso è stato invece evidenziato:

 

" 
(…)

Andare al gabinetto

 

Si ribadiscono anche per questo atto ordinario della
vita, i motivi già addotti in sede amministrativa, ossia che la mia patrocinata
non era stata visitata dal consulente del SMR, e che quest'ultimo aveva
espresso delle valutazioni del tutto teoriche e non corrispondenti alla realtà.

 

Si muove nuovamente all'UAI la censura di non avere
considerato nello stabilire il grado della grande invalidità che, a mente della
giurisprudenza, la messa in ordine degli abiti in relazione con la necessità di
andare al gabinetto costituisce funzione parziale di quest'ultimo atto della
vita (DTF 121 V 88).

 

Si rende necessario riproporre l'argomento, già addotto
con le osservazioni al progetto di decisione, ossia che quando l'assicurata va
al gabinetto necessita di essere aiutata dal consorte nel controllo della
pulizia, nell'igiene intima e nel riordinare i vestiti. Non c'è chi non veda
come siano dati gli estremi per ammettere che la mia assistita necessiti d'aiuto
anche per l'atto ordinario d'andare al gabinetto. (….)" (doc. III, pag. 5)

 

 

2.6.3.Relativamente allo spostarsi in casa,
fuori casa, mantenere i contatti sociali, l’assistente sociale ha accertato:

 

"  (…)

3.1.6. Spostarsi in casa, fuori casa, mantenere i contatti
sociali 

 

All’interno dell’abitazione l’assicurata si sposta solo
con l’ausilio del bastone sia con la sedia a rotelle.

Gli spostamenti all’esterno sono circoscritti a pochi
passi a piedi (massimo 150 metri) oppure a uscite in vettura (come passeggera).
Nell’incontro viene descritto che l’assicurata, anche percorrendo pochi metri a
piedi necessita di più pause per riprendersi.

Quest’ultima racconta che dall’incidente (luglio 2007)
si è messa alla guida della propria vettura esclusivamente in tre occasioni e
tutte legate ad una malore del marito che l’ha reso instabile alla guida per
alcuni giorni. In seguito a questo episodio l’assicurata spiega di essersi
dovuta recare, guidando la vettura, sia in farmacia (medicamenti per il marito)
sia la negozio vicino a casa per dei piccoli acquisti, poiché il marito non era
nella condizione di provvedervi sa solo.

La Signora RI 1 sottolinea che guidare l’automobile le
risulta problematico poiché necessita di cambiare postura costantemente.
Quest’ultima si limita a fare da passeggero, condizione che le permette di
potersi muovere al meglio in caso di bisogno. 

 

Sulla base dell’annotazione del SMR, in data
7 novembre 2011 presente nell’incarto, prendo atto che la necessità di aiuto
nel compimento di questo atto non è giustificata e pertanto non può essere considerata.”
(Doc. AI 111/4)

 

                                         Nelle
osservazioni 2 settembre 2013 il legale, con riferimento all’e-mail datato 25
luglio 2013 del marito della propria patrocinata, ha rilevato che: 

 

" 
contrariamente a quanto
sostenuto dai medici e dal legale dell’AI, (la moglie n.d.r.) non può spostarsi
liberamente da sola, nemmeno fuori dalle mura domestica con la vettura. In
effetti, non potendo sollevare pesi, non è in grado d’estrarre la sedia a
rotelle – del peso di 14 kg – dal baule dell’automobile, aprirla, e al momento
opportuno piegarla, sollevarla e riportarla nella vettura; ella deve
necessariamente ricorrere all’aiuto del marito per queste operazioni.

 

Inoltre egli ha indicato che sua moglie non
riesce a spostarsi con la sedia a rotelle in modo indipendente con la forza
delle braccia per più di 80-100 m, accusando forti dolori a detta parte del
corpo.

 

Se è vero che grazie all’acquisto di una
carrozzella elettrica, ella riesce a gestire meglio gli spostamenti che intende
effettuare e si sente più libera, ella necessita tuttora sempre dell’aiuto del
marito, in quanto la carrozzella elettrica pesa circa 40-50kg. È quindi
impensabile che la mia cliente riesca ad estrarre la carrozzella elettrica
dall’auto, montare la batteria, e successivamente, al momento di rientrare al
domicilio, smontare la batteria e caricare la carrozzella sull’auto. “

 

                            2.6.4.   Infine,
l’assistente sociale non ha ritenuto giustificata la necessità di una sorveglianza
personale:

 

"  (…)

3.4 La persona assicurata necessita di una sorveglianza
personale?

 

L'assicurata non dispone del dispositivo TeleAlarm ma
beneficia della presenza costante del marito sia di giorno sia di notte.

L'assicurata resta sola a casa solamente quando i
dolori sono talmente intensi da non consentirle nemmeno di salire in auto
altrimenti accompagna costantemente il marito alle uscite  (piccoli acquisti,
farmacia …). Nelle occasioni in cui resta sola a casa (massimo 45 minuti)
riferisce di aver timore di cadere, seppur fino ad oggi tale situazione non si
sia mai verificata. Quest'ultima racconta di essere molto attenta nell'evitare
cadute, tuttavia riferisce che nell'eventualità di questo tipo non sarebbe in
grado di rialzarsi da sola.

 

Le patologie presenti all'incarto, come indicato nell'annotazione
dell'SMR del 9 ottobre 2012, non giustificano la necessità di sorveglianza come
intesa nelle CIGI (marginale 8035) e pertanto non può essere considerata.
(…)" (doc. AI 111/5)

 

                                         L’assicurata
sostiene invece:

 

" 
(…)

Per quanto concerne la necessità di una sorveglianza
personale, giova constare che ad eccezione delle occasioni in cui si
sottopone alle varie visite mediche, l'assicurata resta sempre a casa e mai da
sola. Si osserva che quando il marito deve assentarsi, la mia assistita ricorre
a persone fidate che rimangono con lei, in maniera che non resti mai da sola;
si è così organizzata al fine di prevenire i rischi che potrebbero verificarsi
nel caso in cui dovesse cadere in casa e non vi fosse nessuno ad aiutarla ad
alzarsi. (…)" (doc. I, pag. 6)

 

                                         La
ricorrente ha interpellato il suo medico curante, dr. __________, per conoscere
l’eventuale presenza di impedimenti nello svolgere gli atti ordinari della vita.

                                         Con
scritto 3 aprile 2013, allegato al ricorso, il citato sanitario ha evidenziato:

 

" 
(…)

La paziente presenta, per motivi di dolore, una
mobilità ridotta del tronco nei movimenti di torsione e di flessione
antero-posteriore e nella lateroflessione che dal punto di vista funzionale non
le permettono di abbassare le mani oltre il livello delle ginocchia. Non è
stato possibile accovacciarsi o genuflettersi. Ella si siede e si rialza autonomamente
come pure riesce a coricarsi e rialzarsi da un letto in modo tuttavia laborioso
per la ricerca di posizioni ed appoggi antalgici, in particolare se non può disporre
di maniglie, braccioli o altri punti d'appoggio. La deambulazione appare lenta
e prudente e la Signora si avvale dell'aiuto di un bastone a sinistra.

 

Alla luce di quanto sopra, le limitazioni fisiche
condizionano negativamente le seguente azioni.

 

     1.   Deambulazione per tratti
prolungati (50-100 m). Necessita di fermarsi ogni dieci metri.

                                                                                             Necessita
riposo prolungato dopo cinquanta a cento metri al massimo.

 

     2.   Impossibilità di accovacciarsi,
inginocchiarsi e limitazione per flettere il tronco e portare le mani al di
sotto delle ginocchia. Questo si ripercuote sull'abbigliamento della parte
inferiore del corpo (pantaloni, calze, scarpe). Difficoltà o impossibilità di
raccogliere oggetti caduti al suolo (viene usata una pinza con manico). Lo
stesso pone problema per la pulizia della parte distale (bassa) del corpo.

 

     3.   L'atto di sedersi e di
coricarsi/rialzarsi è attuabile autonomamente ma risulta laborioso a causa di
dolori mentre è più agevole se aiutato da terzi; quest'ultima è la soluzione
abitualmente adottata.

 

     4.   L'igiene al gabinetto può porre
difficoltà riconducibili alla laboriosità dei movimenti di torsione del tronco;
l'attuabilità di questa operazione non è sempre garantita e per questa ragione
non di rado deve farsi aiutare. Questo problema pone ostacoli per l'autonomia
fuori casa.

 

Secondo l'anamnesi il bisogno d'aiuto è variabile da
giorno a giorno in funzione dell'intensità dei dolori.

 

Per l'alimentazione non si rilevano ostacoli
significativi.

 

Per stabilire contatti ed organizzare la vita sociale
vi è una dipendenza importante dall'assistenza del marito a causa
dell'ingravescente demoralizzazione con umore depressivo che si protrae ormai
da molto tempo." (doc. B)

 

                                         Pendente
causa, l’assicurata ha prodotto due rapporti, datati 16 maggio 2013 e 29
ottobre 2013, dello psichiatra curante dr. __________, di cui si parlerà, per
quanto necessario, nel prossimo considerando (doc. E1 e XXIbis).

 

                               2.7.   Esaminati
attentamente gli atti, le risultanze dell’inchiesta domiciliare non possono
essere confermate dal TCA per i seguenti motivi.

 

                            2.7.1.   In merito all’atto “alzarsi, sedersi e coricarsi”, l’assistente sociale
ha fatto riferimento alle succitate annotazioni 7 novembre 2011 del SMR, a loro
volta riferite ai dati anamnestici ripresi dalla perizia SAM 10 gennaio 2011
(cfr. consid. 2.5), per negare la necessità di un regolare aiuto di terzi per
l’espletamento di tale atto ordinario. Orbene, nel succitato scritto il dr. __________
ha sostenuto che “l’atto di sedersi e di coricarsi/rialzarsi è attuabile
autonomamente”, contraddicendo in un certo senso l’assenza di una simile
autonomia sostenuta dall’assicurata. Certo, egli ha precisato che l’espleta- mento
di tale atto “risulta laborioso a causa dei dolori mentre è più agevole se
aiutato da terzi”, circostanza che non è però “sufficiente” per riconoscere
un aiuto regolare e notevole di terzi. 

                                         Rimane
tuttavia la problematica del
dormire che, secondo quanto sostenuto nel ricorso, a causa di dolori al bacino “nell’arco
della notte, dalle tre alle quattro volte, il consorte aiuta costantemente la
moglie ad alzarsi”. Inoltre, l’assistente sociale ha
evidenziato che “l’assicurata deve cambiare più volte postura e da sola
provvede a posizionare i differenti cuscini sotto le gambe”. A questo va poi
aggiunto che, come si legge
nella perizia del SAM, “di notte vi è una specie di crampo all’arto
inferiore destro con tendenza a spostare l’arto verso internamente. Il crampo
può durare un’ora. Il marito è costretto ad aiutare l’assicurata mobilizzando-massaggiando
l’arto (pag. 11). Se confermate, con queste limitazioni l’assicurata, senza
l’aiuto di terzi, può coricarsi in modo non conforme all’usuale. Secondo giurisprudenza, in generale non è ritenuto
idoneo a compiere un atto ordinario della vita l'assicurato che lo adempie in
modo difforme dall'usuale (DTF 106 V 159 consid. 2b citato, ad esempio,
in STF 9C_604/13 consid. 5.3). In queste circostanze, occorre che su questo
punto l’assistente sociale proceda ai dovuti accertamenti, ritenuto che il solo
riferimento alle annotazioni SMR del 7 novembre 2011 non è sufficiente per
escludere la necessità di un rilevante e duraturo aiuto. 

 

                            2.7.2.   Per
quel che concerne “l’andare al gabinetto”, atto che include anche il riordino
dei vestiti, va detto quanto segue. Se per l’atto di vestirsi il consulente ha riconosciuto
un aiuto da parte di terzi, dall’altra parte il dr. __________, partendo dalla
medesima considerazione, ha fatto presente che tale difficoltà si ripercuote sulla
pulizia bassa del corpo. Quindi anche per il compimento di questo atto
ordinario l’assistente sociale dovrà procedere ai dovuti accertamenti. 

 

                            2.7.3.   Quanto
agli spostamenti fuori casa, il marito dell’assicurata ha fatto presente come
sua moglie non riesca da sola a togliere la pesante carrozzella elettrica,
acquistata in sostituzione di quella vecchia (manuale). Ciò rappresenta una nuova
circostanza rispetto al momento in cui è stata svolta l’inchiesta domiciliare. Nella
perizia del SAM è stato osservato che l’assicurata “nella Smart può trasportare
una sedia a rotelle” (cfr. consid. 2.5); non è tuttavia dato di sapere se l’assicurata
sia in grado o meno di caricarla e toglierla da sola dall’auto. Tale aspetto va
pertanto accertato dall’assistente sociale.

 

                            2.7.4.   Infine,
questo TCA concorda nel ritenere come l’assicurata non necessiti di una
continua sorveglianza personale. Al riguardo l’assistente sociale ha pertinentemente
fatto riferimento al marg. no. 8035 della Circolare sull’invalidità e grande invalidità
nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) secondo cui:

 

" 
Il concetto di
sorveglianza personale permanente non si riferisce allo svolgimento degli atti
ordinari della vita. Le prestazioni di cui si è già tenuto conto come aiuto
diretto o indiretto in un ambito degli atti ordinari della vita non possono essere
prese in considerazione ancora una volta per valutare la necessità della
sorveglianza. Questo concetto va invece inteso come una prestazione medica e assistenziale
necessaria a causa dello stato di salute fisico e/o psichico dell’assicurato.
Ad esempio, è necessaria una sorveglianza personale permanente se, per assenze
mentali, un assicurato non può essere lasciato solo durante tutta la giornata
(RCC 1986 p. 512 consid. 1a con rinvii) o se l’assicurato deve avere vicino,
con brevi interruzioni, un terzo perché non può essere lasciato solo (RCC 1989
p. 190 consid. 3b, 1980 p. 66 consid. 4b; cfr. N. 8020).”

 

                                         Al
proposito, va osservato che il “solo” timore - espresso dall’assicurata - di eventuali
cadute, pur comprensibile, non è sufficiente per ammettere la necessità di una
continua sorveglianza da parte di terzi, in particolare del marito. Infatti, non
vi sono indizi di natura medica che indichino un rischio di cadute dovuto, come
visto al punto no. 2.6.3, all’utilizzo di un bastone (oltre alla sedia a
rotelle) negli spostamenti in casa.

                                         In
questo senso, correttamente nelle annotazioni 9 ottobre 2012 il dr. __________
del SMR ha rilevato che “… in assenza di una patologia grave ed in assenza
di una problematica neurologica la necessità di una sorveglianza personale continua
va negata dato che l’assicurata lasciata sola non mette in pericolo se stessa o
terzi con il suo comportamento” (doc. AI 113). 

 

                            2.7.5.   L’assicurata
fa anche riferimento al rapporto 16 maggio 2013 dello psichiatra curante, dr. __________,
in cui, diagnostica una sindrome depressiva di media gravità, ha valutato un netto
peggioramento rispetto alla valutazione multidisciplinare, compresa quella
psichiatrica, eseguita dal dr. __________, che, secondo quanto sostenuto dallo
psichiatra curante, non aveva rilevato uno stato psicopatologico condizionante
un’incapacità lavorativa. Il dr. __________ ha pertanto concluso per una totale
incapacità lavorativa (doc. E1). Nel successivo rapporto 29 ottobre 2013 egli
ha sostenuto la necessità di una nuova rivalutazione visto che l’inchiesta
domiciliare era stata eseguita un anno prima, stante il peggioramento
psichiatrico da lui attesto nel precedente rapporto (XXI/bis).

                                         A
prescindere dal fatto che il dr. __________ aveva riscontrato una suppur lieve
(20%) inabilità lavorativa, va precisato che quanto rilevato sopra dallo
psichiatra curante non è rilevante nel caso in esame, ove si tratta di
accertare la necessità di aiuto regolare e permanente di terzi per il
compimento di singoli atti ordinari della vita. Né del resto dagli atti risulta
esservi un caso di aiuto indiretto secondo quanto definito dal marg. no. 8029 CIGI: “l’aiuto indiretto di terzi significa che la
persona è in grado, sul piano funzionale, di compiere gli atti ordinari della
vita ma non li eseguirebbe, o li eseguirebbe solo parzialmente o in orari
inadeguati, se fosse lasciata sola (RCC 1984 p. 368, 1980 p. 62). Mentre, a
titolo di esempio, il no. 8080 CIGI prevede: ”Questa forma di aiuto che
riguarda principalmente gli invalidi psichici e mentali presuppone la presenza
regolare di una terza persona che sorvegli personalmente la persona assicurata
nelle attività quotidiane in questione, la solleciti ad agire, le impedisca di
compiere azioni dannose e all’occorrenza l’aiuti. Tale forma di aiuto deve
tuttavia essere distinta dall’aiuto nell’affrontare le attività quotidiane (accompagnamento
nell’organizzazione della realtà quotidiana, N. 8040 segg.). 

                                         La succitata documentazione potrà semmai essere allegata ad un’eventuale
nuova domanda di prestazioni, che spetta all’assicurata inoltrare all’Ufficio
AI.

 

                               2.8.   In
queste circostanze, gli atti sono da rinviare all’Ufficio AI affinché proceda
ad una nuova valutazione degli atti ordinari di cui al consid. 2.7.1, 2.7.2 e
2.7.3. In esito agli accertamenti, l’amministrazione stabilirà, mediante
l’emissione di una nuova decisione, l’eventuale esistenza di un diritto
all’assegno per grandi invalidi di grado medio. Ne consegue che la decisione
contestata dev’essere annullata, mentre il ricorso va accolto.  

                                      

Visto l’esito del ricorso non è necessario procedere ad ulteriori
accertamenti né all’organizzazione di un pubblico dibattimento (cfr. consid. 1.3).
Giova infatti al proposito ricordare come l’accoglimento (nel merito) da parte
del giudice delle richieste ricorsuali sulla base degli atti costituisca motivo
di rinuncia – a titolo eccezionale – all’esperimento di un dibattimento
pubblico ex 6 CEDU chiesto dalla parte ricorrente (in argomento cfr. Villiger, Handbuch
der Europäischen Menschenrechtskonvention, 1993, § 22 n. 438; STF 9C_684/2010
del 4 novembre 2010; DTF 136 I 281 consid. 1,  122
V 58).

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI, il quale verserà alla ricorrente fr. 1'500.--di ripetibili. La domanda di
assistenza giudiziaria diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124 V 309,
consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid. 5, STF
9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §
   La decisione 8 febbraio 2013 è annullata.

                                         §§ Gli atti sono rinviati
all’Ufficio AI per gli accertamenti di cui al consid. 2.8.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà al
ricorrente fr. 1'500.-- di ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende la domanda
di assistenza giudiziaria priva di oggetto.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                     Il
segretario

 

giudice
Raffaele Guffi    Fabio Zocchetti