# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58fbeaf9-4b98-51f1-8826-37851a718a0a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.02.2021 D-811/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-811-2019_2021-02-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-811/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Claudia Cotting-Schalch (presidente del collegio),  

Gérard Scherrer, Simon Thurnheer,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,   

rappresentato dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico, 

avvocato,  

istante,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Revisione (asilo ed allontanamento);  

Sentenza del Tribunale amministrativo federale D-115/2010 

del 10 settembre 2010 / N (…). 

 

 

 

D-811/2019 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino iracheno, di etnia curda, originario del villaggio di 

B._______ (C._______), nel governatorato di D._______ (nella regione del 

E._______ […]), ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) febbraio 2007 (cfr. atti A1/9, p.to 3 seg., pag. 1 e A2/2). 

B.  

Questionato nel corso del verbale di audizione tenutosi l’(…) marzo 2007 

(cfr. atto A1/9; di seguito: verbale 1) rispettivamente durante il verbale  

d’interrogatorio dell’(…) aprile 2007 (cfr. atto A9/12; di seguito: verbale 2), 

il richiedente ha asserito, per quanto qui rilevante, di essere (…) e di aver 

svolto nel suo paese d’origine la professione di (…) dal (…) sino all’anno 

(…) a F._______ (cfr. verbale 1, p.to 8, pag. 2 e p.to 15, pag. 5) 

rispettivamente soltanto a C._______ (cfr. verbale 2, p.to 2d, pag. 4 e p.to 

3.1, pag. 6). Periodo dopo il quale egli avrebbe lasciato tale servizio, in 

quanto lo avrebbero voluto inviare a combattere nella guerra contro 

l’G._______ a F._______. In merito ha altresì sostenuto che gli sarebbe 

stato più volte detto di riprendere l’attività di (…), poiché così avrebbe 

guadagnato uno stipendio. Ma egli si sarebbe sempre rifiutato, per il salario 

che avrebbe percepito, di dar seguito a tali richieste. Ha tuttavia addotto di 

non aver mai avuto problemi personali né con le autorità del suo paese 

d’origine – segnatamente di non aver mai subito arresti o fermi, come 

neppure maltrattamenti – come nemmeno con civili. Non si sarebbe per il 

resto occupato di politica, ed intraprendendo la professione di (…) sarebbe 

stato esonerato dal servizio militare regolare. L’interessato  

sarebbe espatriato il (…) verso la H._______, alfine di trovare un lavoro e 

potersi mantenere, migliorando così la sua esistenza. Invero, egli sarebbe 

andato a vivere con il nonno (…), in una casa di sua proprietà, dopo il 

decesso della madre avvenuto nel (…), senza però intraprendere 

un’ulteriore attività lavorativa, in quanto l’unico sbocco professionale per 

lui, con una mediocre scolarizzazione, sarebbe stato quello di (…), che 

però presentava il rischio di essere inviato a F._______. Il nonno, sarebbe 

stato di condizioni povere, ed egli avrebbe ricevuto quale unico sostegno 

per vivere una pensione di (…) a causa del  

decesso del padre avvenuto nel (…), senza ulteriore aiuto da parte del 

governo iracheno.  

C.  

Con decisione dell’11 dicembre 2009, l’allora Ufficio federale della  

D-811/2019 

Pagina 3 

migrazione (UFM, divenuta in seguito la Segreteria di Stato della  

migrazione, SEM) non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, 

ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo  

allontanamento dalla Svizzera come pure l’esecuzione della predetta  

misura (cfr. atto A11/5). 

Nello stesso provvedimento, l’autorità inferiore ha in particolare ritenuto 

che il motivo addotto dall’interessato a supporto della sua domanda d’asilo, 

ovvero di aver lasciato il suo paese d’origine poiché non vi era lavoro, in 

quanto espressione delle difficili condizioni economiche vigenti in Iraq, non 

risulterebbe rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Il richiedente l’asilo non 

avrebbe inoltre fatto valere alcuna misura persecutoria intenzionalmente 

diretta contro la sua persona da parte dello Stato, basata su uno dei motivi 

di cui all’art. 3 LAsi, essendo che avrebbe dichiarato di non avere mai avuto 

problematiche né con le autorità del suo paese, né con terze persone e 

non avrebbe svolto attività politiche. Inoltre, a fronte segnatamente della 

situazione presente in Iraq e non essendoci nel suo caso specifico degli 

ostacoli personali all’esecuzione del suo allontanamento, l’autorità di prime 

cure ha ritenuto la stessa misura come ammissibile, esigibile e possibile. 

D.  

In data 8 gennaio 2010, l’interessato è insorto con ricorso avverso la  

suddetta decisione al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il  

Tribunale). Nel suo gravame egli ha soprattutto sottolineato di non aver 

lasciato l’Iraq per motivi politici, bensì soltanto poiché la sua vita in quel 

paese sarebbe divenuta insopportabile. Difatti, ivi non avrebbe più  

nessuno, salvo i nonni ed uno zio (…), che però sarebbero anziani, e per 

questo non avrebbero potuto provvedere al suo mantenimento. Avrebbe 

quindi deciso di lasciare l’Iraq per cercare nuove prospettive ed una vita 

più dignitosa. Se egli rientrasse in patria, paese dove non verrebbe 

rispettata la dignità delle persone e si rischierebbe ogni giorno la vita, non 

beneficerebbe quindi di alcun sostegno, e la sua vita “piomberebbe  

nuovamente nella disperazione” (cfr. ricorso, pag. 3). Inoltre in Svizzera si  

starebbe ricostruendo una vita dignitosa. Tali elementi, se non venisse  

riconosciuta la sua qualità di rifugiato, dovrebbero propendere perlomeno 

per un’inesigibilità dell’esecuzione del suo allontanamento, e quindi per la 

concessione di un’ammissione provvisoria su suolo elvetico. 

E.  

Con sentenza D-115/2010 del 10 settembre 2010 (cfr. risultanze  

processuali contenute nella procedura di cui ai ruoli D-115/2010), lo  

scrivente Tribunale ha respinto il succitato gravame, essenzialmente 

D-811/2019 

Pagina 4 

poiché i motivi addotti dal ricorrente a supporto della sua domanda d’asilo 

– ovvero la condizione di estrema povertà alla quale sarebbe esposto, in 

mancanza anche di un’occupazione, nonché la totale passività del governo 

iracheno sia di fronte a tale sua situazione che più in generale dinnanzi alla 

problematica della sicurezza dei propri cittadini – sarebbero irrilevanti ex 

art. 3 LAsi. Gli stessi motivi, non sarebbero pertanto indizi sufficienti per 

giustificare, di per sé, la qualità di rifugiato né, tantomeno, per concedergli 

l’ammissione provvisoria. A titolo abbondanziale, il Tribunale ha altresì  

aggiunto che, dato che il nonno (…) svolgerebbe dei lavori (…) nei (…), 

d’un canto il ricorrente potrebbe imparare tale professione, e d’altro canto 

la sua famiglia, del quale egli sarebbe (…), sarebbe proprietaria di alcuni 

(…). Inoltre egli, tramite il nonno, avrebbe racimolato il denaro necessario 

per il viaggio d’espatrio, importo che sarebbe potuto invece essere 

utilizzato dal ricorrente per migliorare le proprie condizioni di vita, come 

pure mostrerebbe che egli possa disporre in patria di un sostegno da parte 

di terzi, e che per ottenerlo abbia dovuto offrire delle garanzie, ciò che 

contraddirebbe la sua dichiarata totale povertà. Il Tribunale ha infine 

ritenuto l’esecuzione dell’insorgente come ammissibile, esigibile – rispetto 

alla situazione securitaria presente nella regione di provenienza del 

ricorrente in relazione anche alla vigente giurisprudenza (cfr. DTAF 2008/5) 

come pure non essendoci degli ostacoli personali al suo allontanamento – 

e possibile. 

F.  

Per il tramite di una missiva datata 15 febbraio 2019 (cfr. risultanze  

processuali), la SEM ha trasmesso al Tribunale, in virtù dell’art. 8  

cpv. 1 PA, la domanda del 5 febbraio 2019 dell’interessato, ritenendo che 

la stessa fosse costitutiva di motivi di revisione, e quindi esulante dalla sua 

competenza. Nella predetta domanda, il richiedente, si è prevalso di una 

problematica di comprensione tra lui ed il traduttore nel corso delle 

audizioni tenutesi nella procedura di prima istanza, che avrebbe 

comportato il contenuto di informazioni errate negli stessi verbali. 

Segnatamente, egli non avrebbe lasciato il lavoro di (…) nell’anno (…) 

come trascritto nei verbali, bensì nel (…) del (…), e poco dopo sarebbe 

partito per la Svizzera. Non sarebbe difatti stato possibile per lui, dopo aver 

abbandonato il suo servizio (…), rimanere in Iraq senza subire alcuna 

ritorsione. Questo in quanto i (…) verrebbero inquadrati in Iraq come militari 

e, qualora si rifiutino di proseguire senza giustificato motivo nel loro 

servizio, sarebbero punibili per il reato di diserzione. Tali asserzioni 

sarebbero supportate dalla produzione quale nuovo mezzo di prova del 

presunto originale di un ordine di cattura e arresto emesso nei suoi 

confronti il (…) dal “(…)” (di seguito: doc. 1), con la relativa traduzione in 

D-811/2019 

Pagina 5 

inglese. Tali documenti sarebbero stati ricevuti dall’interessato, per il 

tramite di un conoscente del quale non potrebbe rivelare l’identità per 

motivi di sicurezza, soltanto pochi giorni prima. Sulla scorta dei predetti 

documenti, ha quindi chiesto all’autorità inferiore di riaprire la procedura 

d’asilo dello stesso. 

G.  

Con decisione incidentale del 22 febbraio 2019, il giudice del Tribunale  

allora in carica dell’incarto, esprimendo dapprima di condividere la  

valutazione della SEM circa la qualifica della domanda del 5 febbraio 2019 

dell’interessato e che l’avrebbe pertanto trattata fondandosi sulle  

disposizioni applicabili in materia di revisione, ha dato facoltà all’istante di 

ritirare la stessa richiesta oppure, in caso contrario, l’ha invitato a  

regolarizzare la sua istanza di revisione presentando le motivazioni e le 

conclusioni della medesima, entro il termine di sette giorni a partire dal 

giorno successivo della notificazione della decisione incidentale. Parimenti 

ha invitato il medesimo al versamento di un anticipo sulle presumibili spese 

processuali di CHF 1’500.– entro l’11 marzo 2019. 

H.  

L’istante ha dato seguito parzialmente alle richieste del Tribunale,  

presentando, con atto del 1° marzo 2019, un’istanza di revisione. Nella 

predetta egli ha postulato, a titolo principale, l’annullamento (recte: la  

revisione) della decisione (recte: sentenza) impugnata e che sia concesso 

l’asilo in Svizzera al ricorrente (recte: istante). In primo subordine, ha  

chiesto la concessione dell’ammissione provvisoria, ed in secondo  

subordine che gli atti siano trasmessi alla SEM per un nuovo esame, anche 

a fronte dei sopravvenuti motivi e relative allegazioni. Ha altresì formulato 

un’istanza di assistenza giudiziaria totale, comprensiva quindi sia 

dell’esenzione dalle spese processuali e del relativo anticipo che del  

gratuito patrocinio, il tutto con protesta di spese e ripetibili.  

L’insorgente ha motivato la succitata istanza, allegando che il Tribunale, 

nella sua sentenza del 2010, non avrebbe tenuto conto di fatti rilevanti che 

risulterebbero dagli atti, producendo a comprova degli stessi pure dei 

mezzi di prova a sua mente nuovi e rilevanti. Invero, se pur corretto che 

nel verbale d’interrogatorio l’istante avrebbe menzionato le precarie e  

difficili condizioni economiche vigenti in Iraq, altresì avrebbe però esposto 

nei suoi motivi d’asilo che avrebbe lavorato in (…), funzione che avrebbe 

abbandonato poiché altrimenti lo avrebbero inviato a combattere in guerra, 

mettendo a serio rischio la sua vita. Sarebbe a causa di tale rischio alla sua 

incolumità fisica, che egli avrebbe deciso di espatriare, e non invece, come 

D-811/2019 

Pagina 6 

ritenuto a torto nella sentenza del Tribunale, per le precarie condizioni  

socio-economiche presenti nel suo paese d’origine. Tale valutazione errata 

da parte del Tribunale sarebbe ascrivibile ad un errore materiale presente 

nei verbali d’audizione resi dall’interessato. A causa della lingua parlata  

dagli interpreti presenti, ovvero il curdo-kurmanci, invece che la lingua  

madre dell’istante che è il curdo-sorani, ciò avrebbe comportato una cattiva 

comprensione tra i primi e l’interessato, e quindi di conseguenza un’errata 

redazione dei due verbali. In particolare l’errore di traduzione sarebbe  

attinente al periodo temporale nel quale l’istante avrebbe abbandonato  

l’attività lavorativa di (…), non essendo come trascritto erroneamente nei 

verbali nel (…), ma risalente invece tra la fine dell’anno (…) e l’inizio 

dell’anno (…), dopo il quale egli sarebbe subito espatriato verso la  

Svizzera. Non sarebbe difatti stato verosimilmente possibile per lui restare 

dal (…) al (…) in Iraq, senza subire alcun tipo di ritorsione a causa 

dell’abbandono della sua professione, in quanto chi si rifiuterebbe di  

proseguire la stessa, sarebbe punibile del reato di diserzione. A  

conseguenza della scelta deliberata dell’istante di lasciare il suo lavoro 

(…), nonché coincidente anche con la data del (…) ove egli avrebbe 

lasciato il paese d’origine, vi sarebbe a carico dell’interessato un mandato 

di arresto per diserzione che ha prodotto in copia con la relativa traduzione, 

già annesso in originale dinanzi all’autorità inferiore con la domanda del 

5 febbraio 2019 (cfr. sub doc. 1; in seguito alla trasmissione da parte della 

SEM della domanda del 5 febbraio 2019 messo agli atti in originale dal 

Tribunale, cfr. risultanze processuali). Egli sarebbe entrato in possesso dei 

predetti documenti, tramite un suo conoscente, solo nel mese di febbraio 

2019. Il motivo per il quale non avrebbe potuto ottenerli precedentemente, 

è che gli stessi si sarebbero trovati presso il competente posto di (...), con 

le evidenti difficoltà a poterli ottenere. Per questo egli non avrebbe potuto 

evocarli nella procedura ricorsuale precedente. Alla luce dei nuovi 

documenti, l’istante ritiene che egli possa temere, sia dal profilo soggettivo 

che oggettivo, una persecuzione, in caso di un suo rientro in patria. Inoltre, 

l’esecuzione del suo allontanamento non sarebbe neppure esigibile, in 

quanto si incorrerebbe altrimenti in una violazione dell’art. 3 CEDU. 

A supporto della sua istanza, oltreché i succitati due documenti (sub 

doc. 1), l’interessato ha prodotto una decisione d’aiuto d’urgenza del (…), 

a riprova della sua indigenza. 

I.  

Per mezzo dell’ordinanza del 7 marzo 2019, il Tribunale, comunicando  

innanzitutto all’istante che il documento del (…) era sottoposto ad un’analisi 

di autenticità, ha accusato ricezione dell’istanza di revisione sopra descritta 

D-811/2019 

Pagina 7 

e statuito che in merito alle richieste di assistenza giudiziaria e di gratuito 

patrocinio dell’istante si sarebbe deciso in prosieguo di procedura (cfr. 

risultanze processuali). 

J.  

Con ulteriore decisione incidentale del 4 aprile 2019, il Tribunale ha  

informato l’interessato che, per ragioni di costi e di tempo, il documento 

succitato non sarebbe stato sottoposto ad un’analisi di autenticità,  

contrariamente a quanto precedentemente comunicatogli. Nella stessa  

decisione incidentale la scrivente autorità ha altresì respinto l’istanza di  

assistenza giudiziaria totale ed ha parimenti invitato l’interessato a versare, 

entro il 23 aprile 2019, CHF 1'500.– a titolo di anticipo sulle presumibili 

spese processuali. Importo che è stato versato tempestivamente 

dall’istante il 16 aprile 2019 (cfr. risultanze processuali). 

K.  

Sulla scorta degli atti di causa, ove è risultato che il ricorrente aveva  

ottenuto un passaporto iracheno, il Tribunale ha richiesto l’invio in copia 

completo dello stesso alla (…), che è pervenuta al Tribunale in data 

12 gennaio 2021 (cfr. risultanze processuali). Lo stesso documento di 

viaggio risulta essere stato rilasciato a D._______ il (…) con scadenza il 

(…). 

Ulteriori fatti ed argomenti verranno ripresi nei considerandi qualora  

risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto 

la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

1.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista 

la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della 

legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il 

giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi,  

37 LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle 

domande di revisione interposte contro le proprie sentenze  

(cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1). 

D-811/2019 

Pagina 8 

1.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per  

analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo  

federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il  

miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile 

l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che 

dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, 

la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del 

ricorso. 

1.4 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata 

se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti 

rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel 

procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla 

sentenza. In virtù dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di revisione 

fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90 giorni dalla 

scoperta del motivo di revisione. 

1.5 Per i motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, ai 

sensi dell’art. 127 LTF. 

2.  

Appare d’ingresso giudizioso fare alcune premesse riguardo una domanda 

di revisione. 

2.1 La domanda di revisione costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile 

di essere esercitato nei confronti di una sentenza del Tribunale cresciuta in 

giudicato. Se l’istanza viene accolta, la crescita in giudicato della sentenza 

impugnata viene soppressa e la fattispecie dovrà nuovamente essere 

giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/  

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di 

revisione, solo se uno dei motivi di revisione enunciati agli  

art. 121–123 LTF è invocato. Così, l’istante deve prevalersi di uno dei  

motivi legali o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al 

contrario, la questione di sapere se un motivo di revisione esista  

effettivamente non attiene all’esame dell’ammissibilità dell’istanza  

ma al merito (cfr. sentenze del Tribunale federale 2F.24/2019  

dell’11 novembre 2019 consid. 3 e 2F.4/2014 del 20 marzo 2014  

consid. 2.1). In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio 

di diritto straordinario suscettibile d’essere esercitato solo a severe  

condizioni, non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è 

chiesta la revisione. Attraverso la procedura di revisione non è possibile 

D-811/2019 

Pagina 9 

sollevare censure che sarebbero dovute essere formulate nella precedente 

procedura o riproporre critiche sulle quali il Tribunale si è già pronunciato 

(cfr. sentenze del Tribunale federale 1F.19/2018 del 9 agosto 2018  

consid. 1.3, 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 1.2). La revisione non è 

inoltre data per correggere presunti errori giuridici (cfr. DTF 96 I 279  

consid. 3 pag. 280; sentenze del Tribunale federale 1F.27/2018 del  

29 ottobre 2019, 2F.20/2012 del 25 settembre 2012 consid. 2.1). 

2.2 Ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere  

domandata se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a  

conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha 

potuto addurre nel procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di 

prova posteriori alla sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47;  

134 IV 48 consid. 2.1 pag. 50 con riferimenti ivi citati). La possibilità di 

revisione si limita così ai cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai 

mezzi di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr.  

DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2, 5.2.3; 2013/22 consid. 3‒13; 

sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del 16 giugno 2020 

consid. 3.2 e 3.3). 

2.3 Su questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che 

si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano 

ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al 

ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla 

scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272 

consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per ammettere 

un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale 

D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4.3.2). Inoltre i fatti devono  

essere rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla 

base della sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione 

di un apprezzamento giuridico corretto (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1F.19/2018 consid. 3.2). 

2.4 Per quanto concerne i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già 

esistere al momento della pronuncia della sentenza emessa nella  

procedura ordinaria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto 

essere introdotti in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza 

del Tribunale federale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22 

consid. 13). Inoltre, i mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti 

nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel 

procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati, 

D-811/2019 

Pagina 10 

a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i 

nuovi mezzi di prova sono destinati a provare dei fatti sostenuti in  

precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in 

grado di invocarli in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 

8C.43/2012 del 7 settembre 2012 consid. 11.1). Una prova è considerata 

concludente quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse 

stato a conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale 

federale 9F.14/2010 del 16 marzo 2011 consid. 2).  

2.5 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di 

avvalersi di eventuali veri nova. Infatti, allorquando il richiedente miri ad 

una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o 

di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di seconda 

istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo all’istituto 

del riesame rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il Tribunale 

si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 2013/22 

consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler 

[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren 

[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA; cfr. anche art. 111b LAsi). 

3.  

Tornando al caso in parola, poiché l’interessato nella sua istanza si prevale 

di un mezzo di prova (cfr. sub doc. 1) e di motivazioni che sarebbero  

anteriori all’emissione della sentenza del Tribunale D-115/2010 del  

10 settembre 2010, gli stessi sono costitutivi di un potenziale motivo di  

revisione ex art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, e l’istanza è stata pertanto  

trasmessa a giusto titolo al Tribunale da parte della SEM in applicazione 

dell’art. 8 cpv. 1 PA, come già d’altronde considerato dallo scrivente  

Tribunale con decisione incidentale del 22 febbraio 2019 (cfr. anche supra 

lett. G). Tuttavia, per le considerazioni che verranno esposte dappresso, 

tale istanza risulta all’evidenza infondata. 

4.  

Per quanto attiene la produzione del documento datato (…) del (…) e della 

sua traduzione in inglese (cfr. sub doc. 1), seppure l’interessato riferisca 

nell’istanza di esserne venuto in possesso soltanto nel mese di febbraio 

2019 grazie ad un suo conoscente, tuttavia non è dato a sapere con 

certezza il momento in cui tali documenti, come pure l’evenienza di essere 

ricercato per diserzione, sarebbero venuti a conoscenza dello stesso, e 

quindi se tali evenienze rispettino il termine di 90 giorni dalla loro scoperta 

in virtù dell’art. 124 lett. d LTF. Invero, egli adduce unicamente in relazione 

a ciò che i medesimi documenti si sarebbero trovati presso il posto di (...) 

D-811/2019 

Pagina 11 

competente e quindi avrebbe avuto delle difficoltà nel poterli ottenere, e 

quindi di convesso sarebbe stato impossibilitato ad invocarli  

precedentemente nel corso della procedura ordinaria. Tali asserzioni  

insinuano però il dubbio che egli in realtà fosse già a conoscenza di tali 

fatti, ma non li avesse addotti in precedenza, a causa della supposta  

difficoltà nel poter produrre tale documentazione. Pertanto, anche si  

volesse prescindere dalla tempestività di tali evenienze dal profilo formale, 

non si spiega minimamente nell’istanza perché egli non avrebbe potuto  

invocare per lo meno tali fatti, se l’istante li stimava utili, già nel quadro 

della procedura ordinaria. Appare difatti che le argomentazioni dell’istante 

a supporto della tardività di tali asserti e mezzi di prova, siano per lo più 

pretestuose e non fondate sul benché minimo elemento concreto agli atti, 

come si vedrà dappresso, e sulle quali risulta essere giudizioso entrare nel 

merito, anche per buona pace dell’istante. Invero, anche ritenuta una  

presentazione tardiva del doc. 1 e dei suoi asserti in merito, occorre  

comunque, in conformità con la giurisprudenza dell’allora Commissione 

svizzera di ricorso in materia d’asilo, in seguito pure confermata dal  

Tribunale, esaminare la questione appurando se nella fattispecie vi sia un 

rischio avverato di persecuzione o di trattamenti disumani ostativi  

all’esecuzione dell’allontanamento dell’istante. Invero è possibile, sia in 

materia di revisione che di riesame, rimettere in causa una sentenza (o 

decisione nel caso di riesame) entrata in forza di cosa giudicata, malgrado 

l’invocazione tardiva di nuovi elementi, se questi ultimi rilevano  

manifestamente da un rischio fondato di persecuzione o di trattamento  

inumano che facciano apparire l’esecuzione dell’allontanamento come 

contrario al diritto internazionale dal profilo dell’ammissibilità della misura 

(cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4 in fine; Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 9  

consid. 7; cfr. anche sentenza del Tribunale D-3608/2019 del  

14 settembre 2019). Rischio di persecuzione e trattamenti disumani ai 

sensi dell’art. 3 CEDU che è stato sollevato nell’istanza di revisione  

del 1° marzo 2019 quale argomento ostativo all’esecuzione  

dell’allontanamento dell’istante. 

5.  

5.1 In primo luogo, il supposto “errore materiale” sottolineato dall’istante 

riguardo ai due verbali d’audizione che egli avrebbe reso l’(…) marzo 2007 

rispettivamente l’(…) aprile 2007 – che risulta del resto l’unico citato 

nell’istanza – ovvero circa l’anno in cui egli avrebbe lasciato il lavoro di (…), 

dovuto a mente sua ad una differenza linguistica con gli interpreti presenti 

durante tali audizioni, risulta essere irricevibile. Invero, tale  

circostanza risulta essere stata evocata dall’istante ben al di là dei 90 giorni 

D-811/2019 

Pagina 12 

dalla sua scoperta – termine che cominciava a decorrere al più tardi al  

momento della notificazione della sentenza del Tribunale D-115/2010 del 

10 settembre 2010 – come previsto dall’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF. Inoltre, 

si tratta di un argomento che l’interessato avrebbe potuto e dovuto invocare 

già nel quadro della procedura ordinaria, e non più di otto anni più tardi. 

Invero, a titolo abbondanziale e per buona pace dell’istante, si denota come 

d’un canto l’audizione dell’(…) marzo 2007 si è tenuta, a differenza di 

quanto ritenuto dall’interessato, in lingua sorani (cfr. verbale 1, p.to 23, 

pag. 7), e quindi nella sua madrelingua. D’altro canto egli non ha mai 

rilevato in nessuna delle due audizioni una qualsivoglia difficoltà di 

comprensione con l’interprete o segnalato degli errori di traduzione, 

confermando per il resto con la sua firma l’esattezza di entrambe le 

trascrizioni dei verbali d’audizione. Anzi, nel corso della prima audizione, 

ha addirittura asserito di aver compreso bene l’interprete (cfr. verbale 1, 

p.to 23, pag. 6). Neppure successivamente, in corso di procedura, e 

segnatamente con il ricorso dell’8 gennaio 2010 al Tribunale, non sono 

stati evocati dall’istante le supposte difficoltà di comprensione che 

avrebbero causato degli errori di traduzione. In secondo luogo, appare pure 

essere incompatibile con le dichiarazioni rilasciate dall’istante nel corso 

delle due audizioni, come pure riprese nel suo ricorso, l’assunto proposto 

nell’istanza dal medesimo di essere espatriato dal suo paese d’origine a 

causa del rischio per la sua incolumità fisica dovuta all’abbandono 

dell’attività di (...). Invero, dalle stesse asserzioni dell’interessato è 

desumibile chiaramente che ciò che l’ha mosso infine all’espatrio fossero 

le difficili condizioni socio-economiche e di sicurezza presenti nel suo 

paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 15, pag. 5; verbale 2, p.to 3.1, pag. 5), 

ma in nessun modo ascrivibile al fatto che egli dovesse essere inviato in 

guerra e per questo avrebbe abbandonato il suo lavoro in (...), come 

asserito invece nell’istanza dal medesimo. A parte che egli avrebbe lasciato 

tale attività lavorativa volontariamente già dal (…), e quindi l’abbandono 

della predetta non avrebbe comunque materialmente più alcun nesso di 

causalità con l’espatrio dell’istante avvenuto soltanto il (…), egli non ha  

neppure mai addotto nel corso della procedura ordinaria, di aver subito una 

qualsivoglia misura repressiva da parte delle autorità irachene a causa del 

suo abbandono della funzione quale (...) rispettivamente del suo rifiuto di 

recarsi a F._______. In merito infatti egli ha dichiarato, nel corso della 

seconda audizione, che gli sarebbe stato richiesto di andare a  

F._______ due o tre volte, ma lui si sarebbe sempre rifiutato, in quanto non 

sarebbe stato conveniente dal profilo salariale. Inoltre dopo aver  

abbandonato il servizio in (...), gli sarebbe stato nuovamente proposto di 

riprendere tale attività lavorativa così avrebbe ricevuto un salario,  

ma egli avrebbe respinto l’offerta, a causa dell’esiguità dello stesso  

D-811/2019 

Pagina 13 

(cfr. verbale 2, p.to 3, pag. 7), vivendo in seguito a casa del nonno che lo 

avrebbe mantenuto con il suo lavoro (…) (cfr. verbale 2, p.to 3, pag. 7). 

Non avrebbe del resto mai subito dei maltrattamenti, fermi o arresti di  

polizia, o riscontrata qualsivoglia problematica con le autorità del suo 

paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 15, pag. 5; verbale 2, p.to 3, pag. 7), e 

sarebbe potuto espatriare, malgrado alcuni controlli da parte delle autorità 

in territorio del E._______ (…) (cfr. verbale 1, p.to 16, pag. 6; verbale 2, 

p.to 2a, pag. 4), senza alcuna problematica particolare. Ne discende 

pertanto che l’insorgente ha potuto vivere per diversi anni, dopo  

l’abbandono della sua attività lavorativa (...), presso il nonno (...), senza 

riscontrare particolari difficoltà, se non quelle esistenziali da lui allegate, 

ritenute già dal Tribunale nella sua sentenza del 10 settembre 2010 come 

irrilevanti e parzialmente anche contraddittorie.  

5.2 In relazione poi al presunto documento originale prodotto con l’istanza 

dall’insorgente (cfr. sub doc. 1), si denota come dalla data d’emissione 

dello stesso del (…), sino alla partenza dell’istante dal suo paese d’origine 

il (…), siano trascorse (…) settimane, tempo sufficiente perché le autorità 

irachene provvedessero per lo meno a ricercarlo presso il suo domicilio, o 

ancora perché potessero diramare l’ordine d’arresto a tutti i checkpoints, 

come indicato nello stesso documento. Ciò con la conseguenza, che non 

sarebbe stato così semplice per lui passare facilmente per i controlli delle 

autorità irachene, come da lui invece allegato in audizione (cfr. verbale 1, 

p.to 16, pag. 6; verbale 2, p.to 2a, pag. 4). Peraltro, dal contenuto dello 

stesso documento, risulta che egli era ricercato dalle autorità già in 

precedenza a tale data per essere arrestato. Appare quindi ancora meno 

verosimile che il medesimo abbia potuto vivere sempre indisturbato, senza 

alcun segno contrario da parte delle autorità del suo paese d’origine. Il fatto 

poi che le autorità irachene non conoscessero il suo domicilio, secondo il 

contenuto del documento prodotto con l’istanza, si scontra con quanto 

addotto in audizione dal medesimo insorgente, secondo il quale egli 

sarebbe stato invitato più volte, anche dopo il suo abbandono del lavoro di 

(...), a riprenderlo (cfr. verbale 2, p.to 3.1, pag. 7); ciò che ha quale 

conseguenza logica che le autorità di (...), almeno presso le quali egli 

lavorava, conoscessero la sua ubicazione o lo potessero perlomeno 

rintracciare. A livello contenutistico del documento, si segnala inoltre come 

nel medesimo vi sia la completa assenza d’indicazioni circa l’effettiva 

imputazione di diserzione a carico dell’istante, non facendo il documento 

segnatamente riferimento ad alcun evento concreto, né alcuna normativa 

applicabile. Non da ultimo, in passato sono avvenute diverse amnistie (cfr. 

Austrian Centre for Country of Origin & Asylum Research and 

Documentation [ACCORD],Anfragebeantwortung zum Irak: Strafmaß im 

D-811/2019 

Pagina 14 

Fall einer Desertion von Militärangehörigen [insbesondere 2015 und 2016]; 

Unterschiede zwischen KampferInnen und MitarbeiterInnen der 

Verwaltung/Versorgung, Urteilsausfertigung ohne Nennung des Delikts [a-

1140], 06.12.2019, < https://www.ecoi.net/en/document/2023187.html >, 

consultato il 20 gennaio 2021; European Asylum Support Office [EASO],  

Informationsbericht über das Herkunftsland, Irak: Gezielte Gewalt gegen 

Individuen, marzo 2019, < https://www.ecoi.net/en/file/local/2019413/2019 

_03_EASO_COI_ Report_Iraq_Targeting_of_Individuals_DE.pdf >,  

pag. 75 segg., consultato il 20 gennaio 2021; Landinfo/Lifos, Iraq: Rule of 

Law in the Security and Legal system, 08.05.2014, < https://landinfo.no/ 

asset/2872/1/2872_1.pdf >, pag. 17, consultato il 20 gennaio 2021), come 

pure nel maggio del (…) – e quindi nel periodo in cui anche l’istante 

avrebbe lasciato il suo servizio in (...) – quindi prima dell’invasione delle 

forze armate americane e degli alleati, le forze di sicurezza irachene  

sarebbero state sciolte con un ordine della Coalition Provisional Authority, 

lasciando senza un’attività lavorativa diverse migliaia tra soldati, autorità, 

ufficiali ed appartenenti ad altri gruppi di lavoro (cfr. International Center for 

Transitional Justice, A Bitter Legacy: Lessons of De-Baathification in Iraq, 

marzo 2013, < https://www.ictj.org/sites/default/files/ICTJ-Report-Iraq-De-

Baahtification-2013-ENG.pdf >, consultato il 20 gennaio 2021, pag. 11 

seg.). 

5.3 Del resto, anche nel suo ricorso dell’8 gennaio 2010, l’istante ha  

sostenuto di non avere alcun motivo politico a fondamento del suo espatrio, 

bensì il medesimo sarebbe stato causato dalla situazione d’indigenza e 

d’insicurezza generale nella quale egli si sarebbe trovato, senza  

prospettive lavorative a parte svolgere il lavoro di (...), ed in  

mancanza di qualsivoglia aiuto statale. Infine, appare contrario ad ogni  

logica, che egli non abbia avuto alcuna notizia di ricerche da parte delle 

autorità irachene a causa della sua supposta diserzione per più di (…) anni, 

malgrado avesse avuto dei contatti, tramite dei conoscenti, nel suo paese 

d’origine (cfr. verbale 1, p.to 13.2, pag. 4; verbale 2, p.to 3.1, pag. 8), da 

ultimo pure perlomeno per farsi inviare il passaporto originale dall’Iraq, che 

è stato emesso a D._______. 

Quest’ultima evenienza risulta peraltro ancora maggiormente a supporto 

dell’inconsistenza dei timori di persecuzione allegati dall’insorgente 

nell’istanza – timori particolari che non erano peraltro stati espressi nel 

corso della seconda audizione (cfr. verbale 2, p.to 5.1, pag. 9) – come pure 

invalidano in modo lampante sia i suoi asserti che maggiormente la prova 

da lui presentata riguardo a delle supposte ricerche da parte delle autorità 

del suo Paese d’origine.  

D-811/2019 

Pagina 15 

5.4 Ne consegue che, le succitate evenienze, intaccano fortemente la  

credibilità degli asserti dell’istante in punto all’emissione dell’ordine di  

arresto per diserzione da parte delle autorità irachene, come pure circa 

l’autenticità di quest’ultimo, nonché dei suoi timori di essere arrestato e di 

subire dei trattamenti contrari all’art. 3 CEDU in caso di un suo rientro in 

Iraq. 

6.  

Alla luce di tutto quanto sopra considerato, ne discende che non soltanto i 

motivi ed il mezzo di prova addotti con l’istanza sarebbero potuti e dovuti 

essere presentati dall’interessato già durante la procedura ordinaria (cfr. a 

contrario l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF; art. 8 cpv. 1 lett. d LAsi), ma pure che 

i medesimi risultino essere completamente privi di qualsivoglia fondamento 

concreto. Al predetto mezzo di prova non può pertanto essere riconosciuto 

alcun valore probatorio, così come all’insieme delle allegazioni dell’istante 

relativamente a quest’ultimo. Pertanto, a fronte di tale valutazione  

complessiva, il Tribunale giunge alla conclusione che gli stessi non siano 

atti a fondare alcun rischio verosimile e concreto per l’istante di essere 

esposto, in caso di un suo rientro in Iraq, ad un trattamento proscritto dal 

diritto internazionale, ed in particolare contrario all’art. 3 CEDU. 

7.  

Su tali presupposti, dal momento che i nuovi fatti ammissibili per via di  

revisione non sono di natura tale da modificare la fattispecie alla base della 

sentenza contestata, conducendo ad un giudizio diverso in funzione di un 

nuovo apprezzamento giuridico, l’istanza di revisione della sentenza 

D-115/2010 del 10 settembre 2010, va dunque respinta, per quanto 

ricevibile. 

8.  

8.1 Giusta l’art. 10 cpv. 4 LAsi, la SEM o l’istanza di ricorso possono  

confiscare o mettere al sicuro, a destinazione dell’avente diritto, documenti 

falsi o falsificati nonché documenti autentici che sono stati utilizzati  

abusivamente. Scopo della confisca è quello di impedire un’ulteriore  

utilizzazione abusiva dei documenti. La confisca può riguardare  

segnatamente: sentenze, ordini d’arresto, atti d’accusa, documenti di  

viaggio e documenti d’identità inoltrati dai richiedenti l’asilo a riprova della 

persecuzione o di un timore fondato di persecuzione (cfr. Messaggio  

relativo alla revisione totale della legge sull’asilo nonché alla modificazione 

della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 

4 dicembre 1995, FF 1996 II 1). 

D-811/2019 

Pagina 16 

8.2 Nella presente fattispecie, il documento prodotto dal ricorrente in sede 

di revisione (l’ordine di arresto del […]) si è rivelato essere un falso (cfr. 

supra consid. 5). In considerazione di ciò, onde evitarne  

un’ulteriore utilizzazione abusiva da parte dell’istante, se ne giustifica la 

confisca. 

9.  

Visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 1’500.–, che  

seguono la soccombenza, sono poste a carico dell’istante (art. 37 LTAF; 

63 cpv. 1 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese di medesimo importo versato dall’istante il 16 aprile 2019. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-811/2019 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ricevibile, l’istanza di revisione, presentata il 1° marzo 2019, è 

respinta. 

2.  

Il mezzo di prova prodotto con l’istanza di revisione del 1° marzo 2019  

(l’ordine di arresto del […]) è confiscato. 

3.  

Le spese processuali di CHF 1’500 sono poste a carico dell’istante, e sono 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 16 aprile 2019.  

4.  

Questa sentenza è comunicata all’istante, alla SEM e all’autorità cantonale 

competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: