# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 137b51d3-3b6c-5ab7-8916-24250ee4b8ad
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2024 D-2996/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2996-2021_2024-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2996/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Emilia Antonioni Luftensteiner  

(presidente del collegio),  

Walter Lang, Contessina Theis,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 
 A._______,  

nato il (…) 1981, 

Venezuela,   

patrocinato dall'avv. Catalina Mendoza, Caritas Genève -  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

autorità inferiore. 

 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 25 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2996/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______ (di seguito: l’interessato, il richiedente, il ricorrente, 

l’insorgente), cittadino venezuelano, il 24 giugno 2019 è giunto legalmente 

in Svizzera in aereo, in provenienza dal Cile ed ha vissuto a Ginevra dalla 

sorella B._______ fino al 7 novembre 2019 quando ha depositato una 

domanda d'asilo (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di 

seguito: atto SEM] n. 14/9). 

A.b Il 19 novembre 2019, nell’ambito del diritto di essere sentito in merito 

alla ripartizione cantonale, il richiedente ha fatto richiesta di essere 

attribuito allo stesso Cantone dove risiedono sua madre C._______ (N […]) 

e suo fratello D._______ (N […]). Il richiedente ha inoltre asserito che 

esiste un’interconnessione dei motivi d’asilo fra la sua domanda d’asilo e 

quelle che sua madre e suo fratello hanno depositato il 24 ottobre 2019 

(cfr. atto SEM n. 19/2). 

A.c Sentito sui motivi d’asilo, il 7 gennaio 2020, l’interessato ha dichiarato 

di essere nato e cresciuto a San Juan de Colon nello stato di Tachira, dove 

ha vissuto per la maggior parte della sua vita ad eccezione di alcuni periodi 

in cui, per motivi di formazione e professionali si è spostato in altri stati del 

Venezuela o all’estero. Nel 2012 ha conseguito il Bachelor in 

amministrazione generale ed ha poi iniziato a lavorare per diverse aziende 

nel settore delle vendite. Il 23 luglio 2012 è nata sua figlia E._______ che 

vive a San Juan de Colon con sua madre, F._______, sua ex compagna, 

con la quale il ricorrente è in buoni rapporti. Fra gennaio 2015 e novembre 

2016, ha lavorato presso il Birrificio regionale “G._______” dapprima come 

supervisore delle vendite e in seguito come supervisore marketing. Il 18 

ottobre 2016, mentre si trovava per lavoro a Coloncito, sarebbe stato 

avvicinato da sei motociclisti che non aveva mai visto prima, ma che 

parevano sapere tutto di lui: identità, lavoro, relazioni famigliari. Costoro si 

sono presentati come i membri della banda H._______ e gli hanno 

concesso 15 giorni per fornire loro mille scatole di birra e un milione di 

bolivar forte, minacciandolo di morte qualora non avesse obbedito. Dopo 

l’incontro il richiedente si sarebbe rivolto al fratello, D._______, all’epoca 

tenente colonnello della Guardia nazionale, che tuttavia gli avrebbe detto 

di aver le mani legate e di non poterlo aiutare, né di poter garantire la sua 

sicurezza. Si sarebbe quindi rivolto alla polizia municipale del suo quartiere 

per sporgere denuncia, dove gli sarebbe stato consigliato di lasciare 

perdere poiché la suddetta banda, con cui sono collusi parecchi politici, 

sarebbe molto pericolosa ed avrebbe il potere in vaste zone del Venezuela 

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e della Colombia. Gli agenti gli avrebbero quindi consigliato di collaborare 

oppure di andarsene. Da quel giorno egli non si sarebbe più recato al 

lavoro e non avrebbe più usato il telefono, vivendo praticamente rinchiuso 

in casa, uscendo sporadicamente solo a notte fonda per potere fare visita 

alla sua compagna di allora, I._______. Egli avrebbe quindi iniziato i 

preparativi per l’espatrio, avrebbe dato la disdetta dal lavoro per il tramite 

dell’amica J._______ e con l’aiuto di un’amica di sua madre sarebbe 

riuscito a raggiungere San Antonio del Tachira, dove avrebbe preso un 

aereo dapprima per la Colombia e in seguito per il Cile. Al riguardo egli ha 

precisato di aver utilizzato il biglietto aereo per il Cile che sua madre gli 

avrebbe acquistato tra settembre e ottobre, quando ancora lavorava a 

Caracas come supervisore di vendita, come regalo per trascorrervi le 

vacanze di novembre. L’interessato avrebbe quindi soggiornato in Cile 

dall’8 novembre 2016 fino al 23 giugno 2019, dapprima come turista e in 

seguito a beneficio di un permesso di lavoro. Dopo che anche la madre e 

il fratello hanno deciso di espatriare, a causa delle minacce ricevute dalla 

prima e dei problemi avuti dal secondo, l’interessato avrebbe deciso di 

lasciare il Cile nell’intento di riunirsi con loro in Svizzera dove si trovava già 

sua sorella. Sua figlia sarebbe dovuta venire in Svizzera con la nonna, ma 

a causa della scadenza imminente del suo passaporto all’aeroporto non le 

sarebbe stato concesso di viaggiare e per tale ragione sarebbe rimasta in 

Venezuela (cfr. atto SEM n. 28/20 [di seguito: verbale 1]). 

A.d Con provvedimento del 15 gennaio 2020 la SEM ha deciso di trattare 

la domanda d’asilo in procedura ampliata ed ha assegnato il richiedente al 

Canton Ginevra (cfr. atto SEM n. 32/2, 35/1). 

A.e Nell’audizione integrativa del 24 novembre 2020 l’interessato ha 

asserito di essere stato politicamente attivo in Venezuela sin dal 2013 per 

il movimento Accion Democratica, organizzando manifestazioni ed eventi 

per raccogliere consensi e cercare di compattare l’opposizione contro il 

regime chavista. Egli ha inoltre riferito che la sua sarebbe una famiglia 

politicizzata, storicamente sostenitrice del partito cristiano-sociale Copei, 

per questo i suoi membri sarebbero considerati dal regime come oppositori 

e per tale motivo egli sarebbe stato inserito nella lista nera Maissanta, o 

lista Tascon, eretta dal governo dell’allora presidente Chavez, nell’intento 

di individuare ed elencare le persone che avevano votato contro di lui ed 

oggigiorno non più liberamente accessibile su internet. L’interessato ha poi 

riferito che dopo la sua partenza dal Venezuela, suo fratello sarebbe stato 

arrestato e trattenuto per 15 giorni con l’accusa di cospirazione. Al 

momento del rilascio i suoi carcerieri l’avrebbero minacciato di morte 

unitamente a tutta la sua famiglia qualora avesse parlato male del regime. 

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Ragione per cui l’interessato ritiene che in caso di rientro in patria, oltre che 

alla vendetta della banda H._______, sarebbe esposto anche alle 

persecuzioni del governo sia indirette, per forzare il fratello a rientrare in 

patria, che dirette, per le attività politiche da lui condotte prima dell’espatrio 

(cfr. atto SEM n. 49/12 [di seguito: verbale 2]). 

A.f A suffragio delle proprie affermazioni l’interessato ha prodotto, in 

occasione della prima e della seconda audizione, l’originale del proprio 

passaporto, della carta d’identità e della patente, copia di due dichiarazioni 

non datate – risalenti a detta del ricorrente a ottobre 2019 – della ex 

compagna I._______ e dell’amica J._______, dei certificati di studio; 

dell’attestato di appartenenza al movimento “Accion Democratica” ottenuto 

il 14 gennaio 2020; dell’estratto della lista nera Maissanta in cui figurerebbe 

il suo nome (cfr. MdP 1-5). 

B.  

Con decisione del 25 maggio 2021, notificata il 27 maggio 2021, la SEM 

ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del 

ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allontanamento (cfr. 

atto SEM n. 51/10, 53/1). 

C.  

C.a Contro la suddetta decisione, il 27 giugno 2021 l’interessato ha 

presentato ricorso dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

Tribunale, TAF), chiedendone l’annullamento e in via principale il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo, in via 

subordinata l’ammissione provvisoria in Svizzera. Ai fini processuali, la 

concessione dell’assistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo nonché del 

gratuito patrocinio (doc. TAF 1). 

C.b Con scritto del 12 aprile 2022 l’insorgente ha comunicato il suo 

matrimonio con L._______, cittadina svizzera (doc. TAF 3).  

C.c Con decisione incidentale del 19 aprile 2022, il giudice dell’istruzione 

ha stabilito che il procedimento si sarebbe svolto in italiano e invitato la 

SEM ha inoltrare una risposta al ricorso (doc. TAF 4).  

C.d Con la risposta del 3 maggio 2022, la SEM ha sostanzialmente 

confermato la propria posizione, rammentando che a seguito del 

matrimonio il ricorrente avrebbe diritto ad ottenere un permesso di dimora, 

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il cui rilascio compete tuttavia all’autorità cantonale di polizia degli stranieri 

(doc. TAF 5). 

C.e Con decisioni del 25 maggio 2022 la SEM si è determinata riguardo 

alle domande d’asilo della madre del ricorrente, C._______ (N 721 150) e 

di suo fratello, D._______ e della famiglia di costui (N 721 151) 

respingendole entrambe – non essendo i motivi d’asilo pertinenti – ma 

ammettendo provvisoriamente in Svizzera i richiedenti per motivi di età e 

di salute.  

C.f Con osservazioni del 31 maggio 2022, riferendosi alle decisioni 

riguardanti i propri famigliari, il ricorrente ha rilevato che in caso di rinvio in 

Venezuela non avrebbe più alcuna rete famigliare che gli permetterebbe di 

reinstallarsi. Ha quindi precisato di non poter ottenere il rilascio del 

permesso di dimora, in quanto la propria consorte è domiciliata in Francia, 

pur lavorando in Svizzera. Ha inoltre indicato di non poter procedere alle 

formalità amministrative presso le competenti autorità francesi, poiché 

necessita del proprio passaporto che era stato a suo tempo trasmesso alla 

SEM. Egli ha quindi chiesto la restituzione temporanea del passaporto e 

comunicato il desiderio di mantenere il proprio ricorso fino all’ottenimento 

di un permesso di soggiorno permanente in Francia (doc. TAF 7).  

C.g Con decisione incidentale del 7 febbraio 2024, il TAF ha comunicato la 

modifica del collegio giudicante (doc. TAF 8).  

C.h Non essendo adempiuti i presupposti per dare seguito alla richiesta di 

restituzione del passaporto in originale (doc. TAF 9, 10, 11), al ricorrente è 

stata trasmessa dalla SEM una copia dello stesso in data 8 aprile 2024. 

C.i Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi). 

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Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una decisione 

ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire in 

merito a suddetto ricorso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 

48 cpv. 1 lett. a-c PA). Egli è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma (art. 52 cpv. 

1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 2 LAsi) previsti dalla legge. Occorre 

pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi addotti nel ricorso (art. 62 

cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre tiene conto della situazione del Paese d'origine dell'insorgente e 

degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo il 

deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 2008/4 

consid. 5.4). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato le allegazioni del 

ricorrente non sufficientemente circostanziate né compatibili con la logica 

dell’agire, al punto di dar l’impressione che esse non fossero l’espressione 

di un reale vissuto. L’autorità inferiore ha considerato in particolare poco 

credibile il fatto che in pieno giorno e nelle imminenti vicinanze di un posto 

di controllo della Guardia Nazionale, il ricorrente si sarebbe intrattenuto per 

ben venti minuti con sei motociclisti armati passando praticamente 

inosservato e senza per altro ricordare la sequenza esatta degli 

avvenimenti. Poco concrete e prive di logica, a mente della SEM, sono 

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inoltre le affermazioni relative alle modalità, al luogo e al momento della 

consegna di quanto richiesto dai H._______. Poco motivata e non coerente 

è inoltre la scelta dell’interessato di non rivolgersi alla Guardia nazionale, 

malgrado il posto di controllo fosse visibile e soprattutto considerato che 

suo fratello ne faceva parte con un grado importante. Anche la scelta, dopo 

aver parlato con il fratello, di rivolgersi alla polizia per poi decidere di non 

formalizzare la denuncia risulta essere poco convincente. La SEM ha 

quindi ritenuto il resto del racconto ancora più generico e incoerente, tanto 

da non lasciare spazio a equivoci circa la sua inverosimiglianza. In 

particolare le risposte evasive riguardo alla scelta di nascondersi nel 

proprio domicilio, interrompendo immediatamente il rapporto di lavoro, 

malgrado gli fossero stati concessi quindici giorni per ottemperare alla 

richiesta dei motociclisti, così come gli eventi casuali che l’hanno portato 

ad espatriare verso il Cile. Il fatto poi che in Cile, dove ha soggiornato per 

tre anni, egli fosse beneficiario di un permesso di lavoro, avvalora la 

convinzione della SEM riguardo al fatto che quanto dichiarato non sia stato 

vissuto in prima persona dal richiedente. Avendo considerato le allegazioni 

dell’interessato inverosimili, si è quindi astenuta dall’esame materiale dei 

mezzi di prova prodotti, rilevando a titolo abbondanziale che essendo delle 

fotocopie di documenti essi non sarebbero stati suscettibili di rendere 

verosimile quanto dichiarato. L’autorità inferiore ha quindi esaminato le 

ulteriori dichiarazioni dell’interessato sotto il profilo della pertinenza, 

ritenendo non fondato il timore di essere sottoposto in futuro a misure 

persecutorie in relazione alle vicissitudini vissute dal fratello e dalla madre 

prima dell’espatrio. 

Da ultimo l’autorità inferiore ha ritenuto esigibile il rinvio in Venezuela 

dell’interessato, conto tenuto che quest’ultimo è giovane, gode di una 

solida formazione ed esperienza professionale, non ha particolari problemi 

di salute ed ha un’importante rete familiare sulla quale può contare, in 

aggiunta alle sue risorse personali, per reinserirsi celermente. 

3.2 In sede ricorsuale, l'insorgente si prevale essenzialmente di un 

accertamento inesatto e incompleto dei fatti da parte dell'autorità inferiore. 

Concretamente, egli considera il proprio racconto sia nel complesso che 

nei singoli eventi addotti coerente e convincente e perfettamente plausibile 

con la realtà politica e sociale venezuelana e con la diffusa pratica della 

corruzione delle autorità statali. Al riguardo egli prende posizione sulle 

specifiche allegazioni reputate non verosimili dall’amministrazione, 

ripercorrendo, citando e commentando quanto dichiarato in sede di 

audizione sugli specifici punti essenziali. Il ricorrente si duole inoltre del 

mancato esame da parte della SEM dei seri pregiudizi, ai sensi dell’art. 3 

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LAsi, per lui esistenti in Venezuela sia a causa delle ritorsioni del gruppo 

H._______, sia a causa delle persecuzioni da parte del regime 

venezuelano. Egli reputa di aver esposto in maniera esaustiva i motivi per 

cui si troverebbe ad essere vittima di estorsione da parte di una potente 

organizzazione criminale transazionale. A fronte della notoria violenza che 

contraddistingue l’agire di tali bande armate e dell’altrettanto notoria 

assenza dello Stato venezuelano nel contrastare tale aggressività, il 

ricorrente che ha apertamente disobbedito a un loro ordine, ritiene certa la 

loro rappresaglia e teme pertanto per la propria vita in caso di rientro in 

Venezuela. Egli ritiene altresì fondato il timore di essere vittima di una 

persecuzione riflessa a causa delle vicende riguardanti il proprio fratello, 

così come di persecuzioni politiche legate all’iscrizione del suo nome sulla 

lista Tascon. Infine egli ritiene che sussistano degli elementi non 

considerati con la debita attenzione dalla SEM che rendono inesigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento verso il Venezuela, a maggior ragione a 

seguito dell’ammissione provvisoria della madre e del fratello con la 

famiglia in Svizzera. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore 

d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi).  

4.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

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È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

5.  

Nel caso in disamina, occorre concordare con la SEM sul fatto che le 

allegazioni del ricorrente non sono sufficientemente motivate, difettando di 

concretezza e precisione su alcuni punti essenziali e risultando 

contradditorie e poco plausibili su altri. Esse non sono inoltre supportate 

da elementi di prova affidabili e concludenti.  

5.1  

5.1.1 Per quanto concerne l’incontro con i membri dei H._______, questo 

Tribunale condivide le considerazioni sulla verosimiglianza del racconto 

esposte dalla SEM in merito al fatto che tale episodio si sia potuto svolgere 

a poche decine di metri di distanza da un posto di blocco della Guardia 

Nazionale, in pieno giorno, dinnanzi a un ristorante, in un posto di 

passaggio su di una via trafficata, per oltre venti minuti nelle modalità 

descritte dal ricorrente. Le dichiarazioni del ricorrente riguardo al tenore 

della discussione avuta con il capo della banda, appaiono inoltre vaghe e 

stereotipate e lo svolgimento degli eventi confuso al pari della spiegazione 

riguardo alla mancata richiesta di aiuto agli agenti della Guardia Nazionale, 

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una volta terminato l’incontro. Quand’anche egli fosse stato davvero 

persuaso (e si accetti che egli fosse legittimato a crederlo) che la Guardia 

Nazionale fosse corrotta ed effettivamente al servizio della banda 

criminale, appare poco credibile che suo fratello, alto ufficiale di tale corpo, 

con trascorsi nella lotta antidroga, non avesse almeno dei contatti presso i 

quali accertare la serietà della minaccia e tentare una mediazione con i 

H._______ o trovare con loro un altro tipo di accomodamento. Dal racconto 

del ricorrente, parrebbe che il fratello abbia liquidato seduta stante la 

faccenda asserendo di aver le mani legate, non fornendogli nessun aiuto, 

nessun consiglio, nessun’indicazione utile a far fronte a tale minaccia 

esistenziale. Il disinteresse descritto e l’inazione totale, nell’immediato e in 

seguito, non convince, tantopiù che i malavitosi erano a conoscenza di 

informazioni riguardanti anche la loro madre, che potenzialmente avrebbe 

potuto anch’essa trovarsi in pericolo. Appare inoltre poco coerente il fatto 

che, dopo aver parlato della faccenda con il fratello, il ricorrente abbia 

comunque deciso di recarsi presso la polizia municipale per denunciare il 

tentativo di estorsione. Da una parte perché non si vede cosa avrebbe 

potuto fare la polizia municipale per aiutarlo, se neppure il fratello, alto 

ufficiale della Guardia Nazionale, poteva fare nulla. Dall’altra perché 

nonostante l’iniziale intenzione di denunciare, il ricorrente afferma poi di 

aver desistito, convinto dai poliziotti che lo avrebbero reso attento della 

pericolosità dei H._______. Pare difficile credere che prima di parlare con 

i poliziotti il ricorrente avesse dei dubbi, o ignorasse che i membri di tale 

gruppo fossero pericolosi, soprattutto quando sostiene che questi gli si 

erano avvicinati armati e minacciosi, gli avrebbe mostrato dei video in cui 

il capo della banda squartava delle persone ed avrebbe appreso dal fratello 

dell’impossibilità di ottenere un sostegno dalla Guardia Nazionale.  

5.1.2 La narrazione del ricorrente non convince neppure laddove descrive 

i fatti accaduti a seguito dell’incontro con i motociclisti a Coloncito. Egli 

sostiene infatti di non essere più andato al lavoro, di non aver più risposto 

al telefono e di essersi chiuso in casa senza più uscirne fino al momento 

dell’espatrio, con la sola eccezione di sporadiche visite alla compagna nel 

cuore della notte in luoghi comunque affollati. Invitato a spiegare il motivo 

per cui egli abbia deciso di nascondersi, nonostante avesse un termine di 

15 giorni per ottemperare alla richiesta della banda, il ricorrente non ha 

saputo fornire alcuna spiegazione plausibile (cfr. verbale 1, D43, D95-97). 

Si rileva che, per stessa ammissione del ricorrente, i H._______ 

disponevano di molte informazioni su di lui, sul suo lavoro e sulla sua 

famiglia e conoscevano tutti i suoi movimenti (cfr. verbale 1, D43, D70, 

D84). In tali condizioni, se il ricorrente avesse davvero voluto nascondersi, 

casa sua era senz’altro il posto meno indicato. Il fatto di posteggiare l’auto 

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Pagina 11 

altrove, di non rispondere al telefono o che il pent house dove si 

nascondeva fosse dotato di una sola entrata, non muta in nulla tale 

constatazione: laddove i H._______ fossero stati intenzionati a trovarlo e a 

fargli del male, non sarebbero stati di certo questi sotterfugi a dissuaderli o 

sviarli. Oltre a ciò, se l’intento del ricorrente fosse davvero stato quello di 

preparare la propria fuga senza dare nell’occhio, il fatto di non più 

presentarsi sul posto di lavoro ed anzi licenziarsi era probabilmente il modo 

più esplicito per palesare i propri intenti alla banda, considerato che egli 

stesso sospettava che qualcuno all’interno dell’azienda forniva 

informazioni su di lui ai H._______ (cfr. verbale 1 D43, D64, D70, D74-76).  

Alla luce di quanto esposto, il fatto che il ricorrente abbia lasciato scadere 

infruttuosamente il termine di 15 giorni che gli era stato impartito, appare 

completamente contrario alla logica dell’agire. Egli rammenta infatti con 

precisione che l’incontro con i motociclisti era avvenuto il 18 ottobre 2016, 

giorno del compleanno di I._______, sua fidanzata di allora (cfr. verbale 1, 

D51-52, D64). Da allora il ricorrente sarebbe rimasto nascosto in casa, 

espatriando solamente l’8 novembre 2016, come per altro attestano i timbri 

di uscita rispettivamente d’ingresso figuranti sul suo passaporto. Ora, a 

fronte della minaccia vitale di cui egli si prevale, non è semplicemente 

credibile che quest’ultimo non sia fuggito prima dello scadere del suddetto 

termine, ma che anzi si sia trattenuto un’ulteriore settimana, a casa propria, 

ossia nel primo posto dove sarebbero andati a cercarlo. Ancor meno 

sensato e totalmente inverosimile il fatto che egli abbia corso un tale rischio 

solamente per poter sfruttare un biglietto aereo che gli era stato regalato 

tempo addietro da sua madre (cfr. verbale 1, D43, D98-102).  

5.1.3 G._______, per la quale il ricorrente ha dichiarato di lavorare, è 

un’azienda di ragguardevoli dimensioni, operativa su tutto il territorio 

venezuelano, con molteplici centri di distribuzione e commercializzazione 

regionali e pure conosciuta all’estero dove esporta verso svariati Paesi i 

propri prodotti (cfr. https://www.[…].com/nosotros, consultato il 24 aprile 

2024). Per dirigere in maniera ottimale i processi produttivi, la vendita e la 

distribuzione su un vasto territorio, una tale azienda deve disporre di 

un’organizzazione interna altamente strutturata ed efficace, che permetta 

di definire ruoli e mansioni dei singoli dipartimenti e coordinarli, pianificare 

e definire gli obbiettivi, le priorità, i carichi di lavoro, amministrare il flusso 

d’informazioni e la comunicazione interna, nonché gestire una mole non 

indifferenti di collaboratori. Un’organizzazione aziendale di questo tipo, 

volta ad accrescere la produttività e il fatturato, si è senz’altro imposta a 

partire dal 1992, ossia da quando G._______ è stata acquisita da parte del 

M._______, un conglomerato di aziende di intrattenimento mediatico, 

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Pagina 12 

media digitali, investimenti immobiliari, sviluppo turistico e prodotti di 

consumo che raggiunge 550 milioni di consumatori di lingua spagnola e 

portoghese nelle Americhe e in Europa (cfr. 

https://en.wikipedia.org/wiki/[…] e https://en.wikipedia.org/wiki/[…], 

consultato il 24 aprile 2024). 

Orbene, in un Paese complesso come il Venezuela, in cui la violenza delle 

bande criminali tocca tutte le classi sociali e l’inefficienza del sistema 

giudiziario è notoria (si cfr. Analisi paesi OSAR [doc. 7] allegato al doc. TAF 

1), è lecito presumere che un’azienda come G._______ si sia da tempo 

dotata degli strumenti suscettibili di proteggere la propria attività e i propri 

collaboratori (quantomeno i quadri con un profilo sensibile) ed abbia 

elaborato delle misure adeguate a prevenire o risolvere tali minacce. 

Tantopiù che, a dire del ricorrente, dei tentativi di estorsione nei confronti 

di collaboratori dell’azienda si erano già verificati in passato (cfr. verbale 1, 

D75-76).  

È pertanto difficile credere che l’insorgente, nonostante avesse un ruolo di 

un certo rilievo e con mansioni di responsabilità all’interno dell’azienda, 

come supervisore del marketing, non abbia minimamente chiesto il 

sostegno del proprio datore di lavoro al quale gli era stato chiesto di 

sottrarre mille casse di birra e della valuta contante. Senza dubbio, con il 

supporto di una ditta come G._______, una denuncia avrebbe potuto avere 

verosimilmente maggiori possibilità di successo. Una tale azienda avrebbe 

inoltre potuto attivare conoscenze ed esercitare la propria influenza in 

modo da mitigare la minaccia nei confronti non soltanto del collaboratore, 

ma pure della propria attività (ritenuto che avrebbe potuto essere 

ugualmente parte lesa a causa di tale estorsione). Come ultima ratio, il 

ricorrente avrebbe potuto chiedere di essere spostato a lavorare in un’altra 

sede, in una regione lontana dalla minaccia dei H._______, eventualità di 

cui per altro quest’ultimo stava già discutendo con il proprio superiore (cfr. 

verbale 1, D50). Tentare di percorrere preliminarmente una di queste vie, 

sarebbe senz’altro stato più ragionevole che optare direttamente per 

l’espatrio e la conseguente rinuncia alla carriera, al rapporto con la figlia, 

alla vicinanza della famiglia, insomma alla propria vita e alle proprie 

abitudini. Il fatto che il ricorrente non abbia neppure menzionato un 

tentativo in questo senso, a mente del Tribunale è un ulteriore indizio 

d’inverosimiglianza. Al pari delle modalità e delle ragioni per cui questi 

avrebbe dato le dimissioni per il tramite di terzi (cfr. verbale 1, D92) e del 

fatto che, senza addurre alcun valido motivo, egli abbia deciso di non più 

rispondere al suo superiore, nonostante i numerosi tentativi di contattarlo 

telefonicamente (cfr. verbale 1, D93-94).  

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Pagina 13 

5.1.4 Esaminando gli spostamenti del ricorrente prima dell’espatrio 

definitivo sorgono ulteriori dubbi riguardo allo svolgimento degli eventi e 

all’attendibilità dei fatti da lui riferiti durante l’audizione. Il ricorrente ha 

affermato che l’8 novembre 2016, un’amica di sua mamma è passata a 

prenderlo di notte e gli ha dato un passaggio di nascosto fino all’aeroporto 

di San Antonio del Tachira (Venezuela), da dove avrebbe poi preso un volo 

per Bogota (Colombia) e successivamente per Santiago de Chile (cfr. 

verbale 1, D43). Tale versione dei fatti non concorda del tutto con i timbri 

di entrata/uscita dal Paese presenti sul suo passaporto ed elencati dalla 

SEM nel rapporto sulla verifica dell’identità (cfr. atto SEM n. 15/3). Risulta 

infatti che il ricorrente è certo uscito dal Venezuela, ma già il 3 novembre 

2016. Egli vi è poi rientrato l’8 novembre 2016, per poi dirigersi in Colombia, 

dalla quale è uscito lo stesso giorno per entrare il 9 novembre 2016 in Cile. 

Non è dato sapere verso quale Paese e con quale proposito il ricorrente 

abbia lasciato il Venezuela il 3 novembre 2016 per poi rientrare cinque 

giorni dopo. È evidente tuttavia che egli non è rimasto in casa nascosto 

fino all’8 novembre 2016. È altresì evidente che il 6 novembre 2016, il 

ricorrente non possa avere visto per l’ultima volta la figlia a casa propria, 

come egli ha sostenuto nel corso dell’audizione (cfr. verbale 1, D16). Tali 

elementi, in aggiunta a quelli già evocati sopra e a quelli ulteriormente 

indicati dalla SEM – che seppur non ripresi espressamente sono senz’altro 

condivisibili – inducono questo Tribunale a ritenere che riguardo alla 

minaccia dei H._______ il racconto del ricorrente non è credibile.  

5.2  

5.2.1 Le allegazioni dell’insorgente non risultano maggiormente credibili 

neppure riguardo alla pretesa iscrizione del suo nominativo nella lista nera 

Tascon, di cui in occasione della seconda audizione ha prodotto un estratto 

(cfr. doc. 4 MdP). A dire dell’interessato, tale lista conterrebbe i dati delle 

persone che non avevano votato per il presidente Chavez all’epoca in cui 

era al potere e verrebbe utilizzata per identificarli e penalizzarli nella ricerca 

di lavoro o nell’ottenimento di un credito bancario (cfr. verbale 2, D9). Il 

ricorrente indica in maniera confusa e contradditoria la provenienza e le 

modalità con cui è riuscito a procurarsi un tale estratto. In occasione della 

prima audizione egli ha affermato che si tratterebbe di un elenco che si può 

ottenere in internet e al quale qualunque persona può avere accesso (cfr. 

verbale 1, D111). In occasione della seconda audizione, egli ha per contro 

riferito che dal 2018 la lista non è più liberamente accessibile, essendo 

stata oscurata a seguito delle proteste provenienti dalla comunità 

internazionale, e che per ottenerla occorre comprarla al mercato nero (cfr. 

verbale 2, D9, D22, D), come egli avrebbe fatto pagando 4 milioni di 

Bolivares (cfr. verbale 2, D32). Egli ha poi riferito che al pari di tanti gestori 

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Pagina 14 

di imprese pubbliche, che ne fanno uso per valutare i candidati a posti 

pubblici, anche suo fratello disporrebbe di un CD contenente l’intera lista 

(cfr. verbale 2, D22, D35). Invitato a chiarire il perché abbia acquistato tale 

estratto sul mercato nero, anziché rivolgersi al fratello per ottenerne una 

copia, il ricorrente ha detto di non avergli chiesto nulla “perché lo avevo 

gratis su internet” (cfr. verbale 2, D36). Reso attento sulla contraddizione 

delle sue dichiarazioni ed invitato quindi a chiarire se avesse acquistato o 

avuto gratis l’estratto, il ricorrente ha divagato senza concretamente 

rispondere alla domanda (cfr. verbale 2, D37).  

5.2.2 L’insorgente non risulta maggiormente convincente neppure quando 

spiega il motivo per cui sull’estratto della lista che lo riguarda, figura un 

vecchio indirizzo presso il quale egli non abiterebbe più dal 2004, 

allorquando si era diplomato. Secondo il ricorrente ciò sarebbe da 

ricondurre al fatto che l’estratto proverrebbe da una vecchia lista del 2003, 

tuttavia ancora largamente utilizzata visto che quelli del governo sarebbero 

talmente “miserabili” da non essere in grado di aggiornare i dati in essa 

contenuti. Le evidenti contraddizioni e le spiegazioni nebulose fornite dal 

ricorrente attorno alla suddetta lista, costituiscono a mente di questo 

Tribunale dei chiari indizi d’inverosimiglianza. 

5.3 Per quanto riguarda i mezzi di prova, occorre da ultimo rilevare che 

nessuno dei documenti versati agli atti permette di fornire un concreto e 

utile supporto alle allegazioni del ricorrente. Le due dichiarazioni (sub doc. 

1 e 2 MdP) vanno infatti considerate dei documenti di compiacenza, 

confezionate da conoscenti del ricorrente per i bisogni di causa e pertanto 

prive di valore probatorio. Allo stesso modo neppure l’estratto della lista 

Tascon (sub doc. 4 MdP) può considerarsi un mezzo di prova affidabile, 

essendo una copia di un fermo immagine, facilmente modificabile e di cui 

non è dato sapere la provenienza. 

6.  

Per quanto concerne le ulteriori circostanze illustrate dal ricorrente relative 

all’attivismo politico, occorre convenire con la SEM che esse non 

permettono di riconoscere l’esistenza di una persecuzione ai sensi dell’art. 

3 LAsi.  

6.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in 

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Pagina 15 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente 

dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto 

per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e 

sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta 

probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono 

sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di minacce 

attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere 

un nesso causale temporale. Quest'ultimo è da considerarsi decaduto, in 

regola generale, allorquando tra l'ultima persecuzione subita e l'espatrio è 

trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della 

giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta 

quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle 

persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi 

oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a 

giustificare una partenza differita dal paese d'origine (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale 

temporale, l'attualità e la concretezza delle minacce implica altresì la 

persistenza di un legame di causalità materiale entro queste ultime ed il 

bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene interrotto allorquando al 

momento della pronuncia della decisione nel paese d'origine sia già 

intervenuto un cambiamento oggettivo delle circostanze tale da non potersi 

più presupporre l'esistenza di un rischio concreto di ripetizione delle 

persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in 

particolare quanto all'esistenza di ragioni imperiose che permettano di 

derogare alla condizione dell'attualità del bisogno di protezione; DTAF 

2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti difetto se, 

al momento dell'espatrio, il fondato timore di essere perseguitato sia 

originato da cause che non siano riconducibili alle persecuzioni subite sino 

ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo esemplificativo, 

sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 

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Pagina 16 

6.2 Innanzitutto e per buona pace del ricorrente, si rileva che neppure 

nell’eventualità in cui le sue allegazioni riguardo alla minaccia dei 

H._______ fossero considerate verosimili, esse sarebbero state pertinenti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi. Gli eventi narrati e il tentativo d’estorsione 

perpetrato dai H._______, non assurgono infatti a motivi di asilo, dovendosi 

inquadrare in un conflitto personale, legato a motivi prettamente locali e 

privati, dal quale l’interessato avrebbe potuto sottrarsi trasferendosi altrove 

all’interno del paese, o sporgere denuncia. Tali minacce, d’altro canto, 

neppure risultano essere più attuali, considerato che il ricorrente stesso ha 

ammesso di non averne più ricevute a seguito del suo espatrio nel 2016 e 

che né lui né la madre hanno più subito alcun disturbo da parte della 

suddetta banda (cfr. verbale 2, D40). 

6.3 Per il resto, il ricorrente neppure ha saputo oggettivare i motivi che lo 

hanno indotto a maturare un fondato timore di subire degli atti di 

persecuzione o di rappresaglia da parte delle autorità venezuelane. 

6.3.1 Innanzitutto non risulta che egli avesse un ruolo di rilievo all’interno 

di Accion Democratica (partito di centro-sinistra all’opposizione), o che a 

causa del proprio attivismo politico egli abbia attirato su di sé le attenzioni 

delle autorità venezuelane. Sebbene egli asserisca di aver militato in tale 

partito sin dal 2013, l’unico concreto impegno riferito è quello a sostegno 

della campagna elettorale per il sindaco di San Juan de Colon (cfr. verbale 

2, D10-13, D17). Il ricorrente precisa di essersi affiliato ad Accion 

Democratica per una mera questione d’interesse personale, nell’intento di 

ritagliarsi un ruolo, di “posizionarsi” all’interno del partito, visto che ciò non 

era possibile all’interno del Copei (partito di centro-destra) al quale egli 

riferisce di sentirsi appartenente, essendovi la sua famiglia storicamente 

legata (cfr. verbale 2, D14-16). Al netto di qualche azione defatigatoria della 

polizia in occasione di alcune manifestazione, egli riferisce di non aver mai 

avuto personalmente problemi con la polizia (cfr. verbale 2, D18-21). Ne 

consegue che, fin tanto che risiedeva in Venezuela, il ricorrente non è mai 

stato vittima di alcuna persecuzione mirata da parte del regime 

venezuelano per le sue opinioni politiche o il suo sostegno a delle forze 

politiche dell’opposizione. Giova per altro precisare che dagli atti non 

emerge alcun particolare impegno politico dell’insorgente posteriore al suo 

espatrio nel 2016. 

6.3.2 Il ricorrente neppure ha addotto dei validi motivi che lo porterebbero 

a temere di essere oggetto di una persecuzione riflessa in ragione delle 

vicende che hanno toccato i suoi famigliari. Non si vede infatti – ed egli non 

lo spiega – in che modo le pretese vessazioni subite dal fratello, 

D._______, potrebbero riguardarlo. In luglio 2019, periodo in cui il fratello 

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Pagina 17 

sarebbero stato arrestato all’aeroporto e sarebbero cominciati i suoi 

problemi (cfr. verbale 2, D39), non soltanto l’insorgente non viveva più da 

anni in Venezuela, ma si trovava già in Svizzera, dove era giunto il 24 

giugno 2019. Lo stesso può dirsi delle minacce e dei pretesi tentativi di 

estorsione da parte del gruppo N._______ nei confronti della madre, 

C._______. 

Questo Tribunale osserva che la domanda d’asilo del 24 ottobre 2019 del 

fratello (N […]) – nonché quella depositata il 1° dicembre 2021 da sua 

moglie O._______ e dal figlio comune – è stata respinta con decisione del 

25 maggio 2022, non avendo la SEM ritenuto verosimili le allegazioni da 

lui esposte riguardo alle persecuzioni subite, né avendo ritenuto sussistere 

dei motivi d’asilo pertinenti. Con decisione del 25 maggio 2022 la SEM ha 

parimenti respinto la domanda d’asilo della madre del ricorrente (N […]), 

non ritenendo pertinenti i motivi da questa evocati ed astenendosi 

dall’esaminarne la verosimiglianza. La SEM ha nondimeno ammesso 

provvisoriamente i richiedenti in Svizzera, non ritenendo ragionevolmente 

esigibile il rinvio nel paese d’origine in ragione dello stato di salute di 

D._______ e dell’età di C._______. 

Ora, nel valutare la fondatezza del timore addotto dal ricorrente di subire 

delle persecuzioni a causa delle vicende che hanno coinvolto il fratello e la 

madre è necessario tenere conto del fatto che tali vicende sono state 

esaminate dalla SEM e ritenute in parte inverosimili e per il resto non 

pertinenti sotto il profilo dell’asilo. Non vi è quindi alcuna persecuzione 

oggettivamente constatabile nei confronti dei suoi famigliari e di riflesso nei 

suoi confronti, ragione per cui, in assenza di ulteriori elementi a supporto 

dei motivi addotti, occorre concludere che il timore soggettivamente riferito 

dall’interessato non è fondato. 

6.3.3 Invitato a riferire quali siano i suoi timori in caso di ritorno in 

Venezuela, il ricorrente ha riferito di temere per la propria vita a causa della 

rappresaglia dei H._______ (eventualità ritenuta inverosimile, oltre che non 

pertinente) e della violenza generalizzata che regna nel Paese, oltre che di 

temere per la propria sicurezza economica dal momento che non potrebbe 

lavorare a causa di un’economia “strangolata e deteriorata”. In definitiva, 

al netto del desiderio di ricongiungersi ai propri famigliari il ricorrente non è 

riuscito a sostanziare alcun valido motivo che lo abbia indotto a cercare 

asilo in Svizzera. Dal 2016 egli non viveva più in Venezuela e neppure era 

tenuto a rientrarvi a breve, considerato che beneficiava di un permesso di 

lavoro – legato al lavoro nella logistica per la ditta P._______ (cfr. verbale 

1, D5, D24) – grazie al quale poteva risiedere stabilmente in Cile. 

Dall’incarto non emerge alcuna particolare problematica correlata alla sua 

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Pagina 18 

permanenza in Cile, né d’altro canto il ricorrente afferma di aver avuto 

difficoltà nel trovare e mantenere un lavoro che gli consentisse di 

continuare a beneficiare del relativo permesso di soggiorno. Egli neppure 

si prevale di alcuna particolare difficoltà d’ordine economico, circostanza 

che d’altro canto, sarebbe comunque irrilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

6.4 Nell’evenienza concreta, non vi è né dal punto di vista soggettivo – alla 

luce della vita condotta prima di giungere in Svizzera – né dal punto di vista 

oggettivo – alla luce delle vicende narrate – un concreto rischio per il 

ricorrente di essere esposto a seri pregiudizi in caso di rientro nel suo 

Paese, né si intravvedono altri motivi per ravvisare nel caso di specie un 

fondato timore di persecuzione riflessa. 

7.  

In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non 

soddisfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi e 

nemmeno quelle di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

8.  

8.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione; essa tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi). In particolare, l’allontanamento non viene deciso qualora il 

richiedente l’asilo disponga di un permesso di soggiorno o di dimora valido 

(art. 32 lett. a OAsi 1), oppure abbia un diritto al rilascio di tale permesso. 

8.2 Se il richiedente l’asilo non dispone di un permesso di soggiorno o di 

dimora valido, l’autorità inferiore o il Tribunale è tenuta ad esaminare a 

titolo pregiudiziale l'esistenza, di massima, di un diritto del richiedente (ai 

sensi dell’art. 14 cpv. 1 LAsi) al rilascio di un tale permesso derivante dal 

diritto al rispetto della vita privata e famigliare. Se la legislazione sugli 

stranieri o gli accordi di libero scambio non prevedono un diritto, esso 

potrebbe comunque essere dedotto dall’art. 8 CEDU. Per l’analisi di tale 

disposizione è determinante la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; sentenza del TAF D-6164/2020 del 9 marzo 

2021). 

8.3 Se in seguito all’esame pregiudiziale del caso da parte delle autorità in 

materia d’asilo, queste abbiano ritenuto sussistere, di massima, un diritto 

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Pagina 19 

al rilascio di un permesso di dimora, non compete più ad esse, bensì alle 

autorità di polizia degli stranieri, di determinarsi sul vantato diritto e 

conseguentemente pure sull’allontanamento dello straniero (cfr. 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21 consid. 8d). Altresì, se il richiedente 

l’asilo ha presentato dinanzi all’autorità di polizia degli stranieri un’istanza 

volta al rilascio di un permesso di dimora successivamente al 

respingimento della domanda d’asilo – o della non entrata nel merito della 

stessa – la SEM non deve più pronunciare l’allontanamento, 

rispettivamente il Tribunale deve annullare una siffatta pronuncia (cfr. 

GICRA 2001 n. 21 consid. 9°, DTAF 2013/37 consid. 4.4.2.2). Allorquando 

la competente autorità di polizia degli stranieri si è già pronunciata, in senso 

negativo, sull’esistenza di un diritto al rilascio di un permesso di dimora, le 

autorità in materia d’asilo non devono più esaminare l’art. 8 CEDU 

nell’ambito della liceità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. GICRA 

2001 n. 21 consid. 12b e c nonché 14a).  

8.4 Nel caso in disamina, il ricorrente non ha potuto depositare una 

richiesta volta all’ottenimento del permesso di dimora presso l’autorità 

cantonale competente, poiché la moglie è domiciliata in Francia (cfr. 

risultanze processuali). Egli ha comunicato a questo Tribunale di avere 

intenzione di procedere in tal senso presso le competenti autorità francesi, 

mediante la copia del proprio passaporto. Al momento della redazione della 

presente decisione non è dato sapere se la procedura di rilascio del 

permesso di dimora in Francia sia stata avviata o meno, a quale stadio si 

trovi, né quale sia il suo presumibile esito.  

8.5 Alla luce delle circostanze evocate, la SEM resta competente per 

pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera e questo Tribunale per 

constatare che le condizioni in virtù delle quali essa avrebbe dovuto 

astenersi non sono adempiute (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come 

pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 

agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata. 

9.  

9.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa deve essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento 

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di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 

44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).  

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

9.2 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente, non essendoci in particolare dal profilo dell'esigibilità della 

misura, degli ostacoli personali che si opporrebbero all'esecuzione della 

stessa. 

Nel gravame il ricorrente avversa anche tale assunto. 

9.3 Ora, siccome il ricorrente è in misura d'intraprendere ogni passo 

necessario presso la competente rappresentanza del suo paese d'origine 

in vista dell'ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 

LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12) non risultano impedimenti sotto 

l'aspetto della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 

LStrI). 

9.4 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

all'esecuzione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte 

europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola 

possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di 

insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione 

non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti 

all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri motivi che 

permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti 

contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare 

l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso il Venezuela 

è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 

della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. 

rifugiati, RS 0.142.30). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di 

considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per 

l'insorgente di essere esposto, nel suo Paese d'origine ad un trattamento 

proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

9.5 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica.  

9.5.1 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 22 

Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

l'insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 

dell'esecuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale 

vigente attualmente in Venezuela, da un lato, e della sua situazione 

personale, dall'altro. 

9.5.2 Nella fattispecie, nonostante le significative tensioni politiche, socio-

economiche e di sicurezza legate all'aumento della criminalità, il Venezuela 

non si trova in una situazione di guerra civile o di violenza generalizzata 

che, in virtù di quanto esposto sopra, precluderebbe l'esecuzione 

dell'allontanamento di tutti i cittadini del Paese (si cfr. le sentenze del 

Tribunale E-1974/2023 del 22 novembre 2023, consid. 6.2.3, E-1796/2023 

del 21 settembre 2023, consid. 9.2 e i riferimenti ivi citati). 

9.5.3 Dagli atti all'inserto non risulta inoltre alcun elemento dal quale si 

possa desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente 

implicherebbe una sua messa in pericolo concreta. 

Il ricorrente è un uomo venezuelano di 42 anni, nato e cresciuto nello stato 

di Tachira, ha vissuto in altre regioni del Venezuela, nonché all’estero per 

ragioni di studio e professionali. Egli ha conseguito il Bachelor in 

amministrazione generale a Curaçao ed ha buone conoscenze d’inglese 

oltre allo spagnolo, sua lingua madre (cfr. atto SEM 14/9; verbale 1, D5-

20). Dopo gli studi ha lavorato in differenti aziende, da ultimo come 

supervisore marketing per un’importante ditta locale e dopo l’espatrio ha 

svolto differenti lavori anche in Cile (cfr. verbale 1, D22-25). In Venezuela, 

il ricorrente ha riferito di avere ancora diversi parenti, nonché sua figlia nata 

nel 2012 da una precedente relazione e di cui si duole per la lontananza. 

Con la madre della figlia egli ha per altro asserito di essere in buoni rapporti 

(cfr. verbale 1, D12-18, D25-28). Egli gode pertanto ancora di una certa 

rete famigliare nel proprio Paese e ciò nonostante la madre e il fratello 

siano stati ammessi provvisoriamente in Svizzera. Nel suo fascicolo non 

figurano elementi che permettano di ritenere che egli soffra di una malattia 

grave ai sensi della giurisprudenza di questo Tribunale (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 7.3-7.10; 2011/50 consid. 8.1-8.3) e suscettibile di mettere in 

pericolo la sua vita o la sua salute a breve termine in caso di suo ritorno in 

Venezuela (cfr. sentenze del TAF F-4478/2016 del 29 gennaio 2018, 

consid. 6.3; E-5506/2017 del 22 dicembre 2017, pp. 7), circostanza di cui 

egli per altro neppure si avvale. Non essendovi indicazioni di vulnerabilità 

individuale i presupposti positivi per un reinserimento del ricorrente in patria 

risultano senz’altro dati. Tantopiù che nel quadro dell’aiuto al rientro egli 

avrebbe l’opportunità di chiedere una scorta dei medicinali di cui egli fa 

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Pagina 23 

eventualmente uso in Svizzera, di ricevere assistenza medica nel corso del 

viaggio di ritorno e di ottenere un aiuto concreto alla ricollocazione.  

9.5.4 L'esecuzione dell'allontanamento appare pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

9.6 Ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è possibile, 

ammissibile e ragionevolmente esigibile. Di conseguenza, anche sotto 

questo aspetto, la decisione dell'autorità inferiore dev'essere confermata. 

10.  

In definitiva, non violando il diritto federale e stabilendo i fatti rilevanti in 

modo corretto e completo (art. 106 cpv. 1 LAsi) la decisione impugnata va 

confermata. Il ricorso dev’essere pertanto interamente respinto. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

è priva di oggetto. 

12.  

12.1 Considerato che a seguito del matrimonio con L._______, che 

dispone di entrate regolari in Svizzera ed è proprietaria di un immobile in 

Francia, non si può più riconoscere al ricorrente una situazione d’indigenza 

che era data al momento del deposito del ricorso – in ragione degli obblighi 

di assistenza e mantenimento che i coniugi si devono reciprocamente (art. 

159 cpv. 3 e 163 cpv. 1 CC), fra i quali, stando all’invalsa giurisprudenza 

del TF figura anche la soddisfazione di bisogni immateriali quale la 

protezione giuridica (DTF 103 Ia 99 consid. 4) – la domanda di assistenza 

giudiziaria totale dell'insorgente, nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese processuali e della concessione del gratuito patrocinio, è 

respinta (art. 65 cpv. 1 PA, art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi), 

12.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.-, che 

seguono la soccombenza, vengono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 

febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).  

12.3 Non si assegnano ripetibili.  

13.  

La decisione non può essere impugnata mediante ricorso in materia di 

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Pagina 24 

diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa 

è pertanto definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Emilia Antonioni Luftensteiner Luca Rossi 

 

 

 

Data di spedizione: