# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e5bb88c-9199-50db-a01f-e5cd3dc7dda4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-04-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.04.2016 C-4698/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-4698-2014_2016-04-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte III 

C-4698/2014 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 7  a p r i l e  2 0 1 6  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Blaise Vuille, Martin Kayser,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. dr. Carlo Postizzi, 

I Runch da Vigana 10, casella postale 253,  

6528 Camorino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

C-4698/2014 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino kosovaro nato il (…) è stato condannato dal Ministero 

pubblico del Cantone Ticino mediante decreto d'accusa del 28 novem-

bre 2013 ad una pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr. 30.– cia-

scuna sospesa condizionalmente per due anni e ad una multa di fr. 100.–, 

per il reato di infrazione alla LStr (RS 142.20) per essere entrato illegal-

mente in Svizzera il 10 novembre 2013 e per avervi esercitato un'attività 

lucrativa senza la necessaria autorizzazione il 12 novembre 2013.  

B.  

A questa condanna ha fatto seguito la decisione dell'Ufficio federale della 

migrazione (UFM, attualmente: Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) 

che il 18 febbraio 2014 ha pronunciato nei confronti di A._______ un divieto 

d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di 3 anni, valido fino 

al 17 febbraio 2017, per violazione e minaccia della sicurezza e dell'ordine 

pubblici (art. 67 LStr). L'autorità inferiore ha inoltre privato di effetto sospen-

sivo un eventuale ricorso, nonché deciso per la pubblicazione della misura 

di divieto d'entrata nel sistema d'informazione Schengen (SIS), con conse-

guente estensione degli effetti della misura all'insieme degli Stati Schen-

gen. 

C.  

Il 22 agosto 2014, agendo per il tramite del proprio patrocinatore, 

A._______ ha interposto ricorso contro la decisione dell'autorità inferiore 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), chie-

dendone in via principale l'annullamento, in via subordinata la limitazione 

degli effetti al 17 febbraio 2015, in via ancora più subordinata l'annulla-

mento dell'iscrizione del divieto d'entrata nel SIS, nonché la restituzione 

dell'effetto sospensivo. A._______ ha in particolare considerato spropor-

zionata la durata di 3 anni della misura litigiosa, dato che le infrazioni penali 

commesse risalgono al 2013 e che si sono protratte per poco tempo, perciò 

non sarebbero tali «da esporre a pericolo sia l'ordine sia la sicurezza pub-

blici della Svizzera al punto da giustificare un divieto di entrata […] per 3 

anni» (cfr. atto ricorsuale del 22 agosto 2014, pag. 3). 

D.  

Invitata ad esprimersi in merito alla richiesta di restituzione dell'effetto so-

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spensivo, la SEM in data 9 settembre 2014 ha cancellato l'iscrizione dell'in-

teressato nel SIS, ma ha ribadito le proprie argomentazioni in merito alla 

restituzione dell'effetto sospensivo per quanto concerne il territorio elvetico. 

E.  

Mediante decisione incidentale del 23 ottobre 2014 il Tribunale ha respinto 

la richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo formulata da A._______ 

con il ricorso del 22 agosto 2014. 

F.  

Con osservazioni del 12 gennaio 2015 la SEM si è riconfermata nella pro-

pria decisione chiedendo al Tribunale di respingere il ricorso. 

G.  

Invitato dallo scrivente Tribunale a replicare alla risposta dell'autorità infe-

riore, il ricorrente non ha fatto uso di questa possibilità. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera e 

nello spazio Schengen rese dalla SEM – la quale costituisce un'unità 

dell'amministrazione federale così come definita all'art. 33 lett. d LTAF – 

possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che nella presente fatti-

specie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 

lett. c cifra 1 LTF). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti 

al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso, 

presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 

(art. 50 e 52 PA). 

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2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-

rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-

mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella 

procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso 

(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-

mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). 

3.  

3.1 Giusta l'art. 5 cpv. 1 LStr, lo straniero che intende entrare in Svizzera 

dev'essere in possesso di un documento di legittimazione riconosciuto per 

il passaggio del confine e, se richiesto, di un visto (lett. a), deve disporre 

dei mezzi finanziari necessari al soggiorno (lett. b), non deve costituire un 

pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici né per le relazioni internazionali 

della Svizzera (lett. c), non dev'essere oggetto di una misura di respingi-

mento (lett. d). Tale norma, relativa all'entrata in territorio svizzero, si ap-

plica soltanto se gli Accordi di associazione alla normativa di Schengen non 

contemplino disposizioni divergenti (art. 2 cpv. 4 LStr). 

3.2 Giusta l'art. 2 dell'ordinanza del 22 ottobre 2008 concernente l'entrata 

e il rilascio del visto (OEV, RS 142.204), le condizioni d'entrata per un sog-

giorno non superiore a 90 giorni o per un transito sono rette dall'art. 5 del 

regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di 

attraversamento delle frontiere da parte delle persone (Codice frontiere 

Schengen GU L 105 del 13 aprile 2006, pag. 1; regolamento modificato 

l'ultima volta dal regolamento [UE] n° 610/2013, GU L182 del 29 giugno 

2013, pag. 1). 

3.3 L'art. 5 del Codice frontiere Schengen, il cui contenuto corrisponde lar-

gamente al contenuto dell'art. 5 LStr sopra menzionato (cfr. sul tema 

EGLI/MEYER, in: Caroni/Gächter/Thurnherr, Bundesgesetz über die Auslän-

derinnen und Ausländer, 2010, ad art. 5 LStr, n. marg. 14, pagg. 65-66) 

indica che per un soggiorno non superiore a tre mesi nell’arco di sei mesi, 

le condizioni d'ingresso per i cittadini di paesi terzi sono le seguenti: essere 

in possesso di uno o più documenti di viaggio validi che consentano di at-

traversare la frontiera (lett. a); essere in possesso di un visto valido, se 

richiesto a norma del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio, del 15 

marzo 2001 (GU L 81 del 21 marzo 2001), che adotta l'elenco dei paesi 

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terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraver-

samento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono 

esenti da tale obbligo, salvo che si sia in possesso di un permesso di sog-

giorno valido (lett. b); giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno 

previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata 

prevista del soggiorno sia per il ritorno nel paese di origine o per il transito 

verso un paese terzo nel quale l'ammissione è garantita, ovvero essere in 

grado di ottenere legalmente detti mezzi (lett. c); non essere segnalato nel 

SIS ai fini della non ammissione (lett. d); non essere considerato una mi-

naccia per l'ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o le 

relazioni internazionali di uno degli Stati membri, in particolare non essere 

oggetto di segnalazione ai fini della non ammissione nelle banche dati na-

zionali degli Stati membri per gli stessi motivi (lett. e). 

3.4 Qualora una decisione di divieto d'entrata sia stata pronunciata giusta 

l'art. 67 LStr, come nel caso che qui ci occupa, nei confronti di un cittadino 

di un paese terzo ai sensi dell'art. 3 lett. d del regolamento (CE) 

n° 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicem-

bre 2006 sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema di informazione 

Schengen di seconda generazione (SIS II, GU L 381/4 del 28 dicem-

bre 2006 pagg. 4 a 23), entrato in vigore il 9 aprile 2013 e abrogante (cfr. 

decisione del Consiglio 2013/158/EU del 7 marzo 2013, GU L 87 pagg. 10 

e 11 in relazione con l'art. 52 par. 1 regolamento SIS II) in particolare gli 

art. 94 cpv. 1 e 96 della Convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 

dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione gra-

duale dei controlli alle frontiere comuni (Convenzione di applicazione 

dell'Accordo di Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, 

pagg. 19 a 62), questa persona – conformemente da una parte al regola-

mento SIS II sopracitato e, dall'altra, l'art. 16 cpv. 2 e 4 della legge federale 

sui sistemi d'informazione di polizia della Confederazione del 13 giu-

gno 2008 (LSIP, RS 361) – è di principio iscritta nel SIS ai fini di non am-

missione. Una segnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto 

d'entrata in tutti gli Stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 

codice frontiere Schengen). Per motivi umanitari o obblighi di diritto inter-

nazionale gli Stati membri possono tuttavia autorizzare l'accesso ad una 

persona iscritta nel SIS (art. 25 par. 1 CAS; e art. 13 cpv. 1 in relazione con 

l'art. 5 cpv. 4 lett. c codice frontiere Schengen), rispettivamente concedere 

sulla scorta di tali motivi un visto a validità territoriale limitata (art. 25 par. 1 

lett. a [ii] del regolamento [CE] n° 810/2009 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei visti 

[Codice dei visti, GU L 23 del 15 settembre 2009]). 

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3.5 Ciò detto, l'art. 1 par. 1 del regolamento CE 539/2001 del Consiglio del 

15 marzo 2001 (GU L 81 del 21 marzo 2001), che la Svizzera applica in 

quanto paese dello spazio Schengen, i cittadini degli Stati terzi che figurano 

all'allegato I del citato regolamento devono essere in possesso del visto 

all'atto di attraversamento delle frontiere esterne degli Stati Schengen. In 

proposito, essendo il Kosovo contemplato nel sopracitato allegato I, il ricor-

rente, quale cittadino di detto paese soggiace all'obbligo di visto. 

4.  

Giusta l'art. 11 cpv. 1 LStr lo straniero che intende esercitare un’attività lu-

crativa in Svizzera necessita di un permesso indipendentemente dalla du-

rata del soggiorno. Il permesso va richiesto all’autorità competente per il 

luogo di lavoro previsto. È considerata attività lucrativa, poco importa se 

svolta a titolo gratuito od oneroso, qualsiasi attività dipendente o indipen-

dente normalmente esercitata dietro compenso (cpv. 2). 

5.  

5.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr (RS 142.20), la SEM vieta l’en-

trata in Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’al-

lontanamento è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 

lett. a–c LStr (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il 

termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in 

Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicu-

rezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato 

spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in 

vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pro-

nunciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato 

per una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave pericolo per 

l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui 

compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinun-

ciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo definitiva-

mente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr). 

5.2 In merito alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici, occorre osservare 

che costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel con-

testo della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle nozioni di 

ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce una 

condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone; men-

tre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'inviolabilità dell'or-

dine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, pro-

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prietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicu-

rezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono commesse infrazioni 

gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità nonché 

in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o privato (Mes-

saggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 concernente la LStr, FF 

2002 3424 [di seguito: Messaggio LStr]). 

5.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il sog-

giorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce che vi è violazione 

della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescri-

zioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato adem-

pimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se la per-

sona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine contro la 

pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto terroristico 

oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi è esposi-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi 

concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con 

notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici 

(art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere emessa una pro-

gnosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto l'interessato ad 

agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussistano più (MARC 

SPESCHA ET AL., Migrationsrecht, 3a ed. 2012, ad art. 67 LStr, n. marg. 3, 

pag. 195). 

5.4 Ciò detto, ne discende che i reati perpetrati contro le norme del diritto 

degli stranieri rappresentano quindi delle violazioni di legge, sanzionate 

secondo l’art. 115 LStr, e possono in quanto tali portare all'emissione di un 

divieto d'entrata. Esso non deve essere tuttavia interpretato quale sanzione 

dal carattere penale bensì quale misura di protezione a carattere preven-

tivo contro possibili turbative future (cfr. messaggio LStr, FF 2002 3327, 

pag. 3428). 

5.5 L'autorità competente esamina secondo il proprio libero apprezza-

mento se un divieto d'entrata deve essere pronunciato. In proposito essa 

deve procedere ad una ponderazione meticolosa di tutti gli interessi pre-

senti, rispettare le garanzie derivanti dalla CEDU ed il principio di propor-

zionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3; 130 II 176 

consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata; ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung 

der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in Uebersax et al. [ed.], 

Ausländerrecht, 2a ed. 2009, n. marg. 8.80, pag. 356). Detto principio esige 

che le misure adottate dallo Stato siano idonee a raggiungere lo scopo 

desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scelgano quelle meno 

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pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve sussistere un rap-

porto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi utilizzati (DTF 140 I 

168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 consid. 5.2.2). 

6.  

6.1 Nella fattispecie in disanima, la SEM ha pronunciato nei confronti di 

A._______ un divieto d'entrata della durata di 3 anni, ossia fino al 17 feb-

braio 2017, ritenendo che il comportamento dell'interessato, condannato 

per infrazione alla LStr (entrata ed attività lucrativa illegali giusta l'art. 115 

LStr) costituisce una grave violazione e esposizione a pericolo dell'ordine 

e della sicurezza pubblici.  

6.2 Dagli atti di causa si evince che la condanna di cui sopra è stata pro-

nunciata in quanto in data 10 novembre 2013 A._______ è entrato illegal-

mente in Svizzera e il 12 novembre 2013 vi ha esercitato un'attività lucra-

tiva senza la necessaria autorizzazione (cfr. decreto d'accusa del Ministero 

pubblico del Cantone Ticino del 28 novembre 2013, pagg. 12-14 dell'in-

carto Simic). 

6.3 Ne discende che questi comportamenti, sanzionati da specifiche norme 

del diritto penale, possono portare all'emissione di un divieto d'entrata poi-

ché costituendo indubbiamente una violazione e mettendo in pericolo l'or-

dine e la sicurezza pubblici, adempiono ai requisiti dell'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr. 

7.  

7.1 Occorre ora stabilire se il divieto d'entrata della durata di 3 anni pro-

nunciato dalla SEM nei confronti dell'interessato sia conforme al principio 

di proporzionalità, e procedendo ad un apprezzamento degli interessi pri-

vati e pubblici in causa, valutare se sia adeguato alle circostanze del caso 

di specie. 

7.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a 

raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-

gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve 

sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-

lizzati (DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 consid. 

5.2.2). 

 

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Pagina 9 

7.3  

7.3.1 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento del ricorrente dal terri-

torio elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti. 

7.3.2 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato al fatto di 

essere nato in Svizzera, paese in cui ha vissuto i primi 9 anni della sua vita, 

dove vive ancora oggi la madre e in cui si trovano i suoi amici d'infanzia.  

7.3.3 Per quanto concerne i rapporti con la madre il ricorrente sembra rife-

rirsi all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata 

e familiare. Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare 

in un determinato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 

consid. 3.1; 139 I 330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). Quanto all'art. 13 

cpv. 1 Cost., che garantisce il diritto alla vita privata e familiare, la prote-

zione accordata corrisponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. 

DTF 136 I 178 consid. 5.2). 

7.3.4 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-

trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della 

sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Que-

sto diritto non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 

CEDU un'ingerenza delle autorità rimane possibile (cfr. DTF 140 I 77 con-

sid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Protetti dalla suddetta disposizione sono in 

particolare i rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni 

che vivono in comunione. Eccezionalmente sono presi in considerazione 

anche i rapporti tra genitori e figli maggiorenni se vi è un particolare rap-

porto di dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della 

vita familiare comprende sia le situazioni in cui si pone la questione della 

regolamentazione di un diritto di presenza, rispettivamente di un diritto 

all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno per i membri della fami-

glia, sia le situazioni che non hanno alcun rapporto con un diritto di pre-

senza propriamente detto (cfr. BERTSCHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsan-

spruch aufgrund der Garantie des Privat- und Familienlebens, in: ZBl 2003, 

pag. 241). La protezione della vita familiare si estende dunque a diversi 

aspetti della stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel 

diritto degli stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza 

o alla protezione contro una misura di allontanamento, ma può anche im-

plicare la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello 

Stato membro (PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la vie 

privée en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 e 321). 

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7.3.5 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare confe-

rita dalla norma convenzionale in oggetto non è assoluta. Infatti, conforme-

mente all'art. 8 cpv. 2 CEDU, può esservi ingerenza della pubblica autorità 

nell'esercizio di tale diritto quando è prevista dalla legge e in quanto costi-

tuisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la si-

curezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la 

prevenzione dei reati, la protezione della salute, della morale, o la prote-

zione dei diritti e delle libertà altrui. A questo titolo, incombe alle autorità 

procedere alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, 

da una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento dello straniero e, 

dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue relazioni familiari. 

7.3.6 Nella presente fattispecie appare evidente che i rapporti tra il ricor-

rente, maggiorenne, economicamente indipendente, nonché residente 

all'estero, e la madre, domiciliata in Svizzera, non rientrano nella categoria 

poc'anzi citata (lo stesso dicasi per quanto concerne i citati legami con gli 

amici d'infanzia), di conseguenza la decisione impugnata non viola l'art. 8 

CEDU e A._______ non può fondare alcun diritto sulla base di tale diposi-

zione. 

7.4  

7.4.1 Il ricorrente ha inoltre fatto valere che, per quanto concerne l'attività 

lucrativa senza autorizzazione svolta il 12 novembre 2013, egli «ha aiutato 

nei lavori di giardino un conoscente senza rendersi conto di esercitare 

un'attività lucrativa remunerata, quindi un vero e proprio lavoro, ma pen-

sando soltanto di fare un piacere a questo conoscente».  

7.4.2 Al proposito il Tribunale osserva che, come esposto al consid. 4 su-

pra, giusta l'art. 11 cpv. 2 LStr è considerata attività lucrativa, poco importa 

se svolta a titolo gratuito o oneroso, qualsiasi attività dipendente o indipen-

dente normalmente esercitata dietro compenso. Ne discende che in questa 

categoria rientra anche l'attività svolta il 12 novembre 2013 dal ricorrente.  

7.4.3 Inoltre, A._______ – come del resto qualsiasi altro cittadino straniero 

che intenda recarsi in Svizzera – avrebbe dovuto informarsi in merito alla 

regolamentazione vigente in materia di stranieri, egli non può dunque pre-

valersi di una non conoscenza o di una sbagliata interpretazione dell'ordi-

namento giuridico al fine di ottenere l'annullamento o la riduzione della du-

rata della misura di allontanamento qui impugnata. 

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7.5 Nondimeno, alla luce dell'insieme delle circostanze del caso di specie, 

ed in particolare del fatto che le infrazioni in materia di diritto degli stranieri 

commesse dal ricorrente non fossero di entità particolarmente grave e che 

da allora egli sembra essersi astenuto dal commettere nuovi atti delittuosi 

in Svizzera, il Tribunale ritiene che la durata del divieto d'entrata comminato 

dall'autorità inferiore debba essere ridotta fino al giorno di emanazione 

della presente sentenza. 

8.  

Per quanto concerne la segnalazione del divieto d'entrata nel SIS, che l'au-

torità inferiore aveva inizialmente effettuato, il Tribunale osserva che in data 

9 settembre 2014 la SEM ha proceduto a revocare tale iscrizione. Ne di-

scende che su questo punto il ricorso è divenuto privo di oggetto e non 

occorre soffermarvisi ulteriormente. 

9.  

Da quanto esposto, discende che il ricorso deve essere parzialmente ac-

colto, le spese giudiziarie e le ripetibili seguono la soccombenza, conside-

rato tuttavia come ai sensi dell'art. 63 cpv. 2 PA nessuna spesa proces-

suale è messa a carico dell'autorità inferiore. 

10.  

Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da un avvocato, 

si giustifica l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili (art. 64 

PA in combinato disposto con gli art. 7 e segg. del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La stessa, in assenza 

di una nota dettagliata, è fissata d'ufficio in fr. 600.–, IVA esclusa (cfr. art. 1 

cpv. 2 in correlazione con gli art. 8 cpv. 1 e 18 cpv. 1 LIVA [RS 641.20]; 

sentenze del TAF C-3457/2011 del 10 maggio 2012 consid. 11.1; nonché 

C-1677/2011 del 13 gennaio 2012 consid. 5.3), tenuto conto del lavoro ef-

fettivo svolto dal patrocinatore del ricorrente. L'indennità per ripetibili è po-

sta a carico della SEM. 

11.  

Non essendo impugnabile con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi 

al Tribunale federale, la presente pronuncia è quindi definitiva (art. 83 lett. c 

cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

C-4698/2014 

Pagina 12 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. 

2.  

La decisione impugnata è riformata nel senso che il divieto d'entrata com-

minato dall'autorità inferiore mediante decisione del 18 febbraio 2014 è va-

lido fino al giorno dell'emanazione della presente sentenza. 

3.  

Le spese processuali a carico del ricorrente ammontano a fr. 800.– e sono 

prelevate sull'anticipo spese di fr. 1'200.– versato in data 9 dicembre 2014. 

Il saldo di fr. 400.– è restituito al ricorrente. 

4.  

L'autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di fr. 600.– a titolo di 

spese ripetibili ridotte. 

5.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata; allegato: formulario «indirizzo per il 

pagamento»)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; incarto di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

 

 

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