# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed1d8e87-9cd6-5184-b029-57b9750d225c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 04.08.2009 14.2009.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2009-54_2009-08-04.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2009.54

  	
  Lugano

  4 agosto 2009

  CJ/fp/lw

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Roggero-Will ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(inc. __________) promossa con istanza 21 novembre 2007 da

 

	
   

  	
  AP 1  

  patrocinata dall’  PA 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

tendente ad ottenere
una moratoria concordataria;

 

atteso che con sentenza
14 maggio 2009 il Pretore __________ ha rifiutato di omologare il concordato ordinario
proposto dall’istante;

 

sentenza dedotta
tempestivamente in appello dalla stessa istante e dal creditore

 

	
   

  	
  AP 2, __________ 

   

  

che con atto 25 maggio
2007 hanno chiesto sia giudicato:

 

“II. Nel merito

1.   L’appello è accolto:

      § . Di conseguenza la sentenza 14 maggio 2009
del Pretore __________ è così riformata:

1.     L’istanza è accolta.

1.1.  Di conseguenza è omologato il concordato
ordinario della AP 1, __________, che prevede:

1.   il pagamento integrale dei creditori di 1° e 2°
classe;

2.   il pagamento di una percentuale (dividendo) del
10% ai creditori di 3° classe. I creditori chirografari (3° classe) rinunciano
quindi al 90% dei loro crediti;

3.   i pagamenti sono da effettuarsi entro 4 mesi dalla
crescita in giudicato della decisione di omologazione del concordato;

4.   l’esecuzione del concordato è affidata a .......

      1.2.-1.4.   [omissis] 

 

2.   Protestate tasse, spese e ripetibili.

 

viste le osservazioni
30 giugno 2009 del commissario, lic. oec. PI 1, __________, e
quelle presentate il 6 luglio 2009 dal creditore opponente

 

	
   

  	
   AO 1  

  patrocinato dall’  PA 2  

   

  

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                           

                                  A.   Il
28 novembre 2007, il Pretore __________ ha concesso a AP 1 una moratoria
concordataria di 6 mesi, nominando quale commissario il lic. oec. __________.
La moratoria è poi stata prorogata a 4 riprese, l’ultima volta fino al 31 marzo
2009 (per un totale di 16 mesi).

 

 

                                  B.   L’adunanza
dei creditori, i quali erano stati invitati a notificare le loro pretese già
con pubblicazioni 11 e 12 novembre 2007, si è tenuta l’11 febbraio 2009. Il
commissario ha poi trasmesso la sua relazione al giudice il 17 marzo 2009,
proponendo l’omologazio­ne del concordato, con il versamento di un dividendo
del 10% a favore dei creditori di terza classe.

 

 

                                  C.   All’udienza
di discussione del 30 marzo 2009, il creditore AO 1 si è opposto
all’omologazione, sostenendo che:

–   i
requisiti delle maggioranze dell’art. 305 LEF non sarebbero adempiuti, in quanto
il credito postergato di fr. 21'888'894,15 insinuato da P__________., che non
aveva aderito alla proposta concordataria, sarebbe stato ingiustamente scartato
dal commissario nel suo computo;

–   9
adesioni non sarebbero valide per motivi formali e il totale dei creditori non aderenti
dovrebbe essere aumentato di un’unità, il commissario avendo considerato
solidali due creditori che non lo erano;

–   tutti
i crediti contestati tempestivamente insinuati andrebbero computati nel calcolo
delle maggioranze, poiché oggetto di contestazioni generiche, e ciò varrebbe in
particolare per il credito di fr. 1'809'888.-- insinuato dallo stesso AO 1
nonché per le pretese di C__________ (fr. 415'794,91) e di U__________ (fr.
1'816'540.--);

–   le
garanzie fornite per l’esecuzione del concordato ai sensi dell’art. 306 LEF sarebbero
insufficienti, ritenuto che l’importo da garantire ammonterebbe a fr.
3'212’758.-- (e non a fr. 2’450'000.-- come invece sostenuto dal commissario),
e che comunque il capitale azionario di fr. 100’000 della neo-costi­tuita N__________
SA – società che si è impegnata a garantire la continuità dell’azienda e del
marchio AP 1 – non le permetterebbe di pagare quanto promesso.

                                         Il commissario, in
risposta, ha confermato il contenuto della sua relazione 16 marzo 2009,
ribadendo in particolare l’esclusione del credito di P__________
dal calcolo delle maggioranze a causa della sua caratteristica di capitale
proprio, e si è impegnato a prendere posizione al più presto sulle altre
obiezioni di AO 1, ciò che ha fatto con scritto 31 marzo 2009.

 

 

                                  D.   In occasione di
un’ulteriore udienza fissata per il 13 maggio 2009, il rappresentante del
commissario, confermando di essere stato informato dalla Pretura nel corso della
prima settimana di aprile della necessità di prestare ulteriori garanzie,
ritenuto che l’onere complessivo del concordato risultava essere di fr. 4'290'000.--,
a fronte di garanzie prestate per fr. 1'360'000.--, ha comunicato di aver
immediatamente informato di questa situazione sia il consiglio
d’amministrazione di AP 1 che quello di N__________ SA, nonché il dott. C__________
quale rappresentante degli investitori e che da allora AP 1 aveva versato sul
conto del commissario fr. 1'533'500.-- a titolo di cauzione, sicché il saldo
ancora da garantire secondo i calcoli della Pretura ammontava a fr.
1'396'500.--. A questo punto dell’udienza, i rappresentanti di N__________ SA,
i dott. __________ G__________ e __________ C__________, a
fronte della necessità di incrementare l’offerta originariamente presentata e
conseguentemente le garanzie, hanno chiesto un termine fino all’8 giugno 2009
per soddisfare le maggiori richieste. Al commissario è stato assegnato un
termine di 24 ore per prendere posizione su questa richiesta, ciò che ha fatto
con fax dello stesso giorno, in cui ha concluso che non sussistevano validi
argomenti per concedere ulteriori proroghe, già che “questa esigenza di
fornire adeguate garanzie è nota ai summenzionati investitori ormai da tempo
immemore, ma è stata purtroppo sistematicamente disattesa”.

 

 

                                  E.   Con
sentenza 14 maggio 2009, il Pretore __________ ha respinto l’istanza di omologazione
del concordato, considerando che il presupposto della garanzia dell’e­secuzione
del concordato, posto all’art. 306 cpv. 2 LEF, non fosse adempiuto, il fabbisogno
totale risultando scoperto per fr. 1'396'500.--. Il primo giudice, da una
parte, ha infatti stabilito l’importo degli oneri del concordato in fr.
4'290'000.--, di cui fr. 2'320'000.-- a favore dei creditori di terza
classe, compresi quelli il cui credito è stato contestato dalla debitrice o
insinuato tardivamente, ad eccezione dei crediti di P__________ (fr.
21'888'894,15) e di N__________, per la parte postergata (fr. 1'042'670,20), la
cui insinuazione è stata ritenuta abusiva, nonché, parzialmente, il credito di AO
1, computato a concorrenza di fr. 141'076,40 (in luogo di fr. 1'809’888.--).
D’altra parte, l’importo totale delle garanzie prestate è risultato essere di
soltanto fr. 2'893'500.--, il giudice di prime cure avendo in particolare
rifiutato di prendere in considerazione l’impegno personale del presidente e
del vicepresidente di N__________ SA, __________ __________ G__________ e __________
C__________ a garantire i debiti di AP 1 a concorrenza di fr. 1'100'000.--, in
quanto queste persone sono domiciliate all’estero e la garanzia non
riguarderebbe gli oneri del concordato bensì unicamente gli impegni derivanti
dal contratto di compravendita 16 marzo 2009 con cui N__________ SA si è
impegnata, in caso di omologazione del concordato, a comprare per fr.
2'450'000.-- la scorta di merci e prodotti, la sostanza fissa libera nonché
l’avviamento e la sostanza fissa immateriale di AP 1.

                                         Il
Pretore aveva invece considerato adempiuto il presupposto della doppia maggioranza
ai sensi dell’art. 305 LEF, scartando però dal computo i crediti di P__________
e di Norachi Licensing Ltd (limitatamente a fr. 1'042'670.--), ritenuti
abusivi, quello di AO 1 (pari a fr. 1'809'888.--), poiché insinuato
tardivamente, nonché 18 dei 19 crediti contestati dalla debitrice, tra cui,
segnatamente, quello di C__________ (fr. 415'794,91), siccome il primo giudice
ha considerato che la lettera di “patronage” su cui la banca fondava la propria
insinuazione implicava solo un obbligo di fare, non riconoscibile nella procedura
concordataria, e non un impegno a garantire la linea di credito concessa dalla
banca alla partecipata __________ Srl. L’unico credito contestato computato nel
calcolo delle maggioranze è stato quello della banca U__________ (fr.
1'816'540.--). Le 9 adesioni contestate da AO 1 sono per contro state giudicate
valide.

 

 

                                  F.   Con il ricorso in
esame, AP 1 e AP 2 chiedono l’annullamento della sentenza 14 maggio 2009 e
l’omologa­zione del concordato. Sostengono innanzitutto che il credito contestato
di fr. 1'816'540.-- di U__________ non avrebbe dovuto essere
computato tra i crediti da garantire, poiché fondato su una fideiussione nulla,
nella misura in cui non fissa l’importo massimo garantito né fornisce indizi
che rendano tale importo prevedibile. Contestano inoltre la decisione impugnata
laddove il primo giudice ha rifiutato di prendere in considerazione la garanzia
di fr. 1'100'000.--: tale impegno è infatti stato assunto a titolo principale
da N__________ SA, società con sede in Svizzera, mentre __________ G__________
e __________ C__________ sono intervenuti quali garanti solidali. Il
commissario ha inoltre accertato che N__________ SA, grazie all’emissione di un
prestito obbligazionario postergato convertibile, dispone di mezzi propri che
ammontano in tutto a fr. 2'200'150.--, di cui fr. 1'780'120.-- sarebbero già
stati versati. L’impegno di questa società non sarebbe poi limitato al
contratto di compravendita ma si estenderebbe anche a tutti gli obblighi
assunti da AP 1 dal 16 ottobre 2008, compresi quindi quelli derivanti dalla procedura
concordataria. Gli appellanti ritengono d’altronde che il primo giudice abbia dato
prova di un eccessivo formalismo nell’e­manare la sentenza solo 24 ore dopo che
N__________ SA e gli investitori G__________ e C__________, in occasione
dell’udienza del 13 maggio 2009, avevano chiesto tempo per accrescere le garanzie
così da soddisfare le maggiori richieste formulate dallo stesso giudice. Del
resto – sostengono gli appellanti – tali garanzie, per quanto concerne i
crediti contestati, avrebbero anche potuto essere chieste successivamente.

 

 

                                  G.   Il commissario ha
comunicato di non avere alcuna particolare osservazione da formulare e si è
rimesso al giudizio dell’autorità di ricorso.

 

 

                                  H.   Nelle sue
osservazioni del 6 luglio 2009, AO 1, pur condividendo la sentenza impugnata nel
suo risultato, sostiene che, contrariamente a quanto accertato dal primo
giudice, già il presupposto della doppia maggioranza di cui all’art. 305 LEF
non sarebbe adempiuto. In effetti, il credito di fr.
21'888'894,15 insinuato da P__________, ancorché postergato, avrebbe dovuto
essere preso in considerazione nel calcolo delle maggioranze nella categoria
dei crediti per i quali non era stata data adesione al concordato, perché la
postergazione non contemplava alcuna rinuncia al credito. Per quanto riguarda
il problema della garanzia, l’opponente conferma la validità della sentenza in
merito al credito di fr. 1'816'540.-- insinuato da U__________, giacché la lettera
di “patronage” sulla quale la banca fonda la propria pretesa prevede un limite
di € 1'100'000.--. A mente di AO 1, si sarebbero inoltre dovuti computare il
credito di fr.  415'794,91 di C__________, siccome si tratta di un credito di
risarcimento della banca contro AP 1 per aver lasciato fallire la sua
partecipata __________ Srl in violazione della lettera di “patronage”, nonché
quello dello stesso AO 1, per l’intero importo insinuato (ovvero fr. 1'809'888.--
e non solo fr. 141'076,40 come invece ritenuto dal primo giudice). Il fabbisogno
totale ammonterebbe quindi a fr. 6'360'738,91 in luogo di quello di fr.
4'290'000.-- stabilito nella sentenza impugnata. Sul fronte delle garanzie,
l’opponente approva l’esclusione della garanzia di fr. 1'100'000.-- prestata da
N__________ SA, G__________ e C__________, evidenziando come il prestito
obbligazionario postergato convertibile emesso da Newprojet SA sia a rischio –
e quindi così pure la propria solvibilità – perché non rispetterebbe l’obbli­go
del prospetto ai sensi dell’art. 1156 CO. AO 1 contesta poi la validità della
cauzione di fr. 1'537'500.-- depositata da AP 1, che a suo dire sarebbe priva
di causale. Infine, l’oppo­nente rileva come il commissario abbia avuto tutto
il tempo, ed anche troppo, per sanare le insufficienze della proposta
concordataria, non da ultimo con la fissazione, il 13 maggio 2009, di
un’udienza “imprevista (dalla LEF) nuova e segreta (perché effettuata senza
l’opponente)”.

 

 

                                    I.   Con scritto 10
luglio 2009, gli appellanti hanno chiesto l’assegna­zione di un termine di 15
giorni per presentare un allegato di replica, che hanno poi presentato spontaneamente
il 16 luglio 2009.

 

 

                                  L.   Con ordinanza 5
giugno 2009, pubblicata sul FUC n. __________ e sul FUSC n. __________, la
Camera ha concesso effetto sospensivo al ricorso.

 

 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:                     

 

                                   1.   Giusta l’art. 307
LEF, nei Cantoni dove esiste un’istanza superiore dei concordati, la decisione
sull’omologazione può essere deferita alla medesima entro dieci giorni dalla
sua notificazione.

 

                               1.1.   Nel Cantone Ticino, la
Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello è istanza superiore
dei concordati (art. 18 cpv. 2 LALEF; Cometta,
La procedura concordataria nel nuovo diritto, in : La revisione della LEF, CFPG
n. 16, Bellinzona 1995, pag. 150 ad 11.1.1a). 

 

                               1.2.   La procedura di
ricorso è retta dal diritto cantonale e in particolare dalla procedura sommaria
(art. 25 n. 2 lett. a LEF e 20 cpv. 1 LALEF; Marchand,
Commentaire romand de la LP, Basilea/ Ginevra/Monaco 2005, n. 20 ad art. 307; Gilliéron, op. cit., vol. IV, n. 6 ad art. 307; Hardmeier, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 12 ad art. 307). L’autorità di ricorso esamina
quindi solo le censure d'appello esplicitamente allegate (cfr. art. 309 cpv. 1
lett. d CPC per il rinvio dell’art. 25 LALEF) e si fonda sui fatti – non
contestati in sede d’appello – così come stabiliti in prima istanza (cosiddette
massime dispositiva e attitatoria). In linea di principio le parti non sono
autorizzate ad addurre fatti, prove ed eccezioni nuovi nella seconda sede
cantonale (art. 22 cpv. 4 LALEF; CEF 31 luglio 2002
[14.02.46], cons. 6; Cometta, op. cit., pag. 153 ad 11.1.4).

 

                               1.3.   Gli
appelli di AP 1 e AP 2 riguardano la stessa decisione e contengono le stesse
conclusioni e motiva­zioni. Le cause vanno quindi considerate come connesse ai
sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere
congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel
senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche
singolarmente.

 

                               1.4.   In
merito alla richiesta degli appellanti tendente ad essere autorizzati a
replicare alle osservazioni di AO 1, occorre osservare come gli art. 307 segg.
CPC relativi alla procedura di appello, che disciplinano per analogia anche la
procedura in esame (art. 25 LALEF), non prevedano un doppio scambio di allegati
(art. 314 CPC a contrario; Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 1 ad art. 314; IICCA 13 dicembre 2005, inc. 12.05.76,
cons. 3). L’art. 324 CPC prescrive solo, se la Camera giudicante lo ritiene
utile per la sua decisione, la citazione delle parti per un dibattimento orale,
che ha carattere straordinario (cfr. Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 2 e 3 ad art. 324). Ricordato il principio di celerità
che informa il diritto esecutivo federale, la scrivente Camera ha già avuto
modo di precisare che è esclusa un’applicazione analogica dell’art. 324 CPC
alle procedure giudiziarie istruite nel rito sommario in virtù della LALEF,
riservato comunque il diritto per l’appellante di presentare una replica
scritta limitata alle allegazioni e mezzi di prova nuovi allegati in sede di
osservazioni all’appello (CEF 28 ottobre 2002, inc. 14.02.82, cons. 1.5f). Ci
si potrebbe chiedere se tale limitazione del diritto di replica sia compatibile
con il diritto di essere sentito garantito alle parti dagli art. 6 CEDU e 29
cpv. 2 Cost., così come interpretato dal Tribunale federale (cfr. DTF 133 I 98
segg.). La questione può però essere lasciata aperta nel caso concreto. In
effetti, sull’unico punto (n. 7) che, come si vedrà appresso, è da ritenere
rilevante in questa sede, hanno in pratica ricopiato quanto contenuto
nell’appello (ad n. 12), senza puntuali prese di posizione sulle osservazioni
della controparte. L’acquisizione dell’allegato di replica agli atti è pertanto
priva di effetti concreti e la sua mancata intimazione alla controparte non
causa alcun pregiudizio a quest’ultima.

 

 

                                   2.   Per
quanto attiene al merito del ricorso, occorre innanzitutto puntualizzare che,
pur volendo accogliere le due prime censure degli appellanti – escludendo
pertanto dalle pretese da garantire il credito contestato di fr. 1'816'540.-- di U__________ e aggiungendo alle garanzie prestate
quella di fr. 1'100'000.-- formulata da N__________ SA –, e respingere tutte le
censure mosse da AO 1, la decisione impugnata andrebbe lo stesso confermata,
nella misura in cui l’importo totale da garantire, pari a fr. 4'108'346.--,
ovvero la differenza tra il fabbisogno accertato dal primo giudice (fr.
4'290'000.--) e il dividendo del 10% riconosciuto a U__________ (10% di fr.
1'816'540.-- = fr. 181'654.--), non sarebbe comunque interamente coperto dalle
garanzie prestate al momento della pronuncia della sentenza, che per ipotesi ammontavano
complessivamente a fr. 3'993'500.-- (fr. 2'893'500 + fr. 1'100'000). In
queste condizioni risulta inutile esaminare le due prime censure appellatorie.

 

 

                                   3.   Quale
terza censura, gli appellanti fanno valere che il primo giudice avrebbe dato
prova di eccessivo formalismo nell’emanare la sentenza solo 24 ore dopo che N__________
SA e gli investitori G__________ e C__________, in occasione dell’udienza del
13 maggio 2009, avevano chiesto tempo per accrescere le garanzie in modo da
soddisfare le maggiori richieste formulate dallo stesso giudice. Gli appellanti
non contestano però che la legge impone celerità al giudice del concordato, ciò
che del resto si evince esplicitamente dalla legge (art. 304 cpv. 2 LEF e art.
20 cpv. 6 LALEF). Non contestano neppure che il primo giudice abbia, già nel
corso della prima settimana di aprile, comunicato al commissario l’importo
totale, poi confermato nella sentenza impugnata, che sarebbe dovuto essere
garantito (cfr. supra ad D e CEF 30 luglio 2007, inc. 14.07.46, cons. 2.2), né
di esserne venuti a conoscenza sufficientemente presto da poter adeguare le
garanzie finora prestate (del resto, AP 1 ha poi depositato presso il commissario
quale cauzione la somma di fr. 1'533'500.--). Non può poi essere sottaciuto che
il Pretore ha fissato un’ulteriore udienza un mese e mezzo dopo quella
principale del 30 marzo, dando così un’ultima possibilità alla debitrice di
sanare le insufficienze della proposta concordataria. In queste condizioni, non
si può certo rimproverare al primo giudice un eccesso di formalismo nel
rifiutare la concessione di un’ennesima proroga. Come rettamente rilevato dal
commissario nel suo fax 13 maggio 2009, l’esigenza di fornire adeguate garanzie
era nota ormai da tempo immemore, più precisamente poteva già essere valutata
nei mesi successivi alla scadenza del termine d’insinuazione, avvenuta all’inizio
del 2008. L’appello va quindi disatteso anche su questo punto.

 

 

                                   4.   Rimane
infine da esaminare se – come sostengono gli appellanti – le garanzie, per
quanto concerne i crediti contestati, avrebbero anche potuto essere chieste
successivamente. Ancorché non lo indichino esplicitamente, gli appellanti
sembrano fondare la propria affermazione sull’art. 315 cpv. 2 LEF, secondo cui,
“a richiesta del giudice del concordato, il debitore deve depositare presso lo
stabilimento dei depositi, sino a causa definita, i riparti relativi ai crediti
contestati” (cfr. in tal senso le osservazioni 31 marzo 2009 del commissario, a
pag. 7). Sennonché il primo capoverso della medesima norma dispone che
“omologando il concordato, il giudice assegna ai creditori le cui pretese sono
contestate un termine di 20 giorni per promuovere l’azione al luogo del concordato,
sotto la comminatoria che in caso di omissione perderanno il diritto alla
garanzia del dividendo”. Orbene, tale comminatoria ha senso solo se il diritto
alla garanzia esiste già al momento dell’omologazione. Quanto all’art. 315 cpv.
2 LEF, non stabilisce altro che una forma particolare di garanzia (ciò che
invece non fa l’art. 306 cpv. 2 LEF), ovvero il deposito in contanti del
dividendo spettante al credito contestato. Certo, la dottrina è divisa sulla
questione di sapere se anche i
crediti contestati devono essere integralmente garantiti (così Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo 1997, n. 34 ad art.
306; Marchand, op. cit., n. 40 ad art. 306) oppure solo nella misura in cui il giudice li ha ritenuti verosimili (in tal senso Hardmeier, op. cit.,
n. 20 ad art. 306; Hunkeler, Kurzkommentar
SchKG, Basilea 2009, n. 17 ad art. 306). Un’interpretazione sistematica della
legge fornisce però più argomenti a favore della prima tesi che non della
seconda: oltre a quello – già esposto – fondato sull’art. 315 cpv. 1 LEF,
occorre infatti notare che l’art. 306 cpv. 2 LEF non rinvia all’art. 305 cpv. 3
LEF e che la questione della determinazione della cerchia dei creditori
abilitati a votare sulla proposta concordataria giusta l’art. 305 LEF non va
necessariamente di pari passo con quella relativa alla determinazione dei
crediti da garantire ai sensi dell’art. 306 cpv. 2 LEF, tant’è che, ad esempio,
la dottrina unanime ritiene che i crediti insinuati tardivamente non
partecipano al voto ma devono per contro essere garantiti (cfr. tra altri: Hardmeier, op. cit., n. 20 ad art. 306;
Hunkeler, op. cit., n. 15 ad art.
306). D’altronde, con i termini “esecuzione del concordato” all’art. 306 cpv. 2
LEF s’intende logicamente l’esecuzione di tutti i crediti per i quali il
concordato è obbligatorio ai sensi dell’art. 310 cpv. 1 LEF (cfr. Hunkeler, op. cit., n. 15 ad art. 306),
ovvero anche i crediti contestati, nella misura in cui la loro esistenza e il
loro importo verrà accertato giudizialmente. Andrebbero esclusi dalla garanzia
solo i crediti contestati la cui insinuazione è manifestamente abusiva. Nel
caso concreto, la questione può comunque rimanere indecisa, visto che il
Pretore ha seguito la tesi dottrinale più favorevole agli appellanti (cfr.
sentenza impugnata, ad cons. 4.2), i quali si sono limitati a contestare una
sola delle sue decisioni relative ai crediti contestati, ovvero quella riferita
al credito di U__________, ciò che, come visto (supra
ad cons. 2), non incide sull’esito della sentenza impugnata.

 

 

                                   5.   L’appello va quindi
respinto, ciò che rende superfluo l’esame delle censure formulate da AO 1.

 

                                         La tassa di giustizia e le
indennità seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF;
Cometta, op. cit., pag. 153 ad
11.1.5, con il rilievo che i riferimenti ivi indicati rinviano alle
disposizioni della OTLEF anteriori al 1. gennaio 1997).

 

                                         La pronuncia andrà
pubblicata sul FUC e sul FUSC e comunicata all’Ufficio di esecuzione e
fallimenti e all’Ufficio del registro fondiario __________ appena la presente
sentenza sarà diventata definitiva (art. 308 cpv. 1 LEF), ovvero dopo che il
termine di ricorso al Tribunale federale di 30 giorni (art. 100 cpv. 1 LTF) sarà
scaduto inutilizzato.

 

                                         La sentenza va intimata
alle parti e al commissario. Non si dà invece comunicazione individuale né
dell’appello né della sentenza ai creditori che non hanno presenziato all’udienza
di omologazione in prima istanza.

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 25,
304-308, 315 LEF, 22, 25 LALEF nonché 48, 49, 61 e 62 OTLEF;

 

 

pronuncia                  

 

                                   1.   Le procedure dipendenti dall’appello
presentato congiuntamente da AP 1 e da AP 2 il 26 maggio 2009 sono congiunte.

 

 

                                   2.   L’appello è
respinto.

 

                               2.1.   Di conseguenza,
l’omologazione del concordato di AP 1 è rifiutata.

 

                               2.2.   Sono ordinate, appena
la sentenza sarà divenuta definitiva, la pubblicazione dei dispositivi n. 2 e 2.1
sul Foglio ufficiale cantonale e sul Foglio ufficiale svizzero di commercio, e
la sua comunicazione all’Ufficio di esecuzione e fallimenti e all’Ufficio del registro
fondiario __________.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 3’000.--, già anticipate dagli appellanti,
rimangono, in solido, a loro carico. Essi rifonderanno fr. 1'000.-- a AO 1 a titolo
d’indennità, sempre con vincolo di solidarietà.

 

 

 

 

 

 

 

                                   4.   Intimazione a:

                                         – avv. dott. PA 1, __________;

                                         – avv. PA 2, __________;

                                         – lic. oec. PI 1, __________.

 

                                         Comunicazione
(immediata) alla Pretura __________.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro la
presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione
(art. 72 e segg. LTF).