# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3488a02d-05ee-5774-8a9c-c9afb9cfeecd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.08.2008 32.2007.277
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-277_2008-08-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.277

   

  cr

  	
  Lugano

  6 agosto 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 agosto 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 agosto 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, in precedenza attiva in qualità di operaia in una lavanderia,
in data 6 settembre 2006 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a
seguito dei disturbi derivanti da un incidente automobilistico del maggio 2005
(doc. 1/1-8).

 

                                         Con
decisione del 13 luglio 2006 (doc. 1/32-34 inc. LAINF), confermata con
decisione su opposizione del 3 ottobre 2006 (doc. 1/2-8 inc. LAINF), la __________
ha posto termine al diritto alle indennità a favore dell’assicurata a decorrere
dal 1° agosto 2006. Tale decisione è cresciuta in giudicato.

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, con decisione del 14 agosto 2007,
l’Ufficio AI ha assegnato all’assicurata una mezza rendita di invalidità (grado
del 50%) dal 1° maggio 2006 al 31 ottobre 2006 (doc. B).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA, chiedendo la retrocessione degli atti all’Ufficio AI per un
nuovo apprezzamento medico di tipo ortopedico e psichiatrico.

                                         In
sostanza, il rappresentante dell’assicurata ha contestato la decisione
dell’amministrazione, criticando la mancata valutazione delle patologie
psichiche dell’interessata, per le quali è in cura presso il dr. __________.

                                         Il
rappresentante dell’interessata ha inoltre contestato che vi sia stato un
miglioramento dello stato di salute dell’assicurata indicando che, come
attestato dal curante, dr. __________, ella è da considerare tuttora inabile al
lavoro al 100% (I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV + bis).

 

                               1.5.   In data 18
settembre 2007 il rappresentante dell’interessata ha trasmesso al TCA un
certificato medico del dr. __________, che attesta un’incapacità lavorativa del
100% (VI + D).

 

                                         Tale
scritto è stato trasmesso all’amministrazione (VII), con la facoltà di
presentare osservazioni scritte.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                                2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce
una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime
per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révi­sion en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzun­gen
der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133
ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un
fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf
Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfi­gur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffau­ser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les experti­ses du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépen­dants
[F60.7] en 2002). Les con­clusions des expertises sont divergentes, en
revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la
capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syn­drome
somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au mo­tif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépen­dants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé men­tale
importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'apprécia­tion
précédente - et fondée sur un même état de fait - des ex­perts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démon­trer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel l'administration
peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en
force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est
certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable,
l'em­porte sur la procédure de révi­sion. Ainsi, l'administration peut aussi
modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon
l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que
la décision initiale était certainement erronée, il peut con­firmer, en
invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125
V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390
consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément
prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en prin­cipe justifier
une reconsidéra­tion (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accor­dé une rente d'invalidité au mépris du
principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31
janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait
être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles
dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs
aspects ou de leurs élé­ments, et que la décision paraît admissible compte tenu
de la si­tuation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01],
consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'ad­ministration a recueilli l'experti­se du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjec­tifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investi­gations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concer­ne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critè­res
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les cri­tiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne
suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.
Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce
sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'as­sociation
d'un trouble somato­forme douloureux à une person­nalité aux traits dépendants
n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait
de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au re­courant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumiè­re exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour fai­re
apparaître comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner
une expertise. 

On ne peut pas non plus affir­mer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconn­aissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nella
decisione del 14 agosto 2007 l’UAI, fondandosi sul parere del dr. __________
del SMR, medico generico (sul diritto per gli assicurati di conoscere la
specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13),
ha confermato il precedente progetto di decisione del 2 maggio 2007 (doc. 21/1-3),
riconoscendo all’assicurata il diritto ad una mezza rendita di invalidità
(grado AI pari al 50%) limitatamente al periodo dal 1° maggio 2006 al 31
ottobre 2006 (cfr. doc. B).

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita
spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° novembre 2006.

 

                               2.9.   Dal profilo
medico, il dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni del 17 gennaio 2007, ha osservato:

 

" 
Assicurata 40enne, operaia in una lavanderia.

Diagnosi:

-         
stato dopo incidente con distorsione cervicale
(colpo di frusta) il 2.5.2005

-         
sindrome mista ansioso-depressiva

 

Lungo incarto __________ con numerose
valutazioni, di tipo somatico e valutazione psichiatrica del 23.6.2006 (dr. __________,
perito per la __________):

Diagnosi:

-         
reazione mista ansioso-depressiva di entità
lieve (F32.0)

-         
sindrome cronica del dolore somatoforme (F45.4)

-         
sospetta fibromialgia recidivante

-         
elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche.

 

La __________ ha ritenuto che non ci fosse più IL
e sospeso le indennità.

IL 100% dal 2.5.2005

IL 50% dal 19.12.2005 al 31.7.2006, poi IL 0%.

A mio avviso gli accertamenti della __________
sono stati sufficienti e la loro valutazione finale è giustificata. Da notare
che nella perizia psichiatrica il perito non si esprime solamente sulle
relazioni tra incidente e patologia psichiatrica e relazioni tra loro, ma fa
una valutazione globale della situazione psichica.

 

Procedere: richiedere il rapporto della degenza
all’Ospedale __________ di __________ (neurologia dal 1.10 al 3.10.2006 e
controllo del 12.10.2006) come dal rapporto del dr. __________.” (Doc. 14-1)

 

Nel rapporto medico del 5 febbraio 2007 il dr. __________,
posta la diagnosi principale di “stato dopo distorsione cervicale (stadio II
sec. Classificazione Quebec Task Force)” e quali ulteriori diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa quelle di “reazione mista ansioso-depressiva
di lieve entità e sindrome cronica del dolore somatoforme”, ha ritenuto
l’assicurata totalmente abile al lavoro nella sua precedente attività e in
altre adeguate a partire da agosto 2006. Il dr. __________ ha indicato:

 

" 
Vedi anche annotazioni del 17.1.2007.

 

Sono nel frattempo arrivati i documenti
richiesti:

rapporto degenza di 3 giorni all’Ospedale __________
di __________, dove si diagnostica:

-         
parestesie arto superiore sinistro in esito da
trauma distorsivo della colonna cervicale e,

-         
palpitazioni nell’ambito di una patologia
ansiosa

dal rapporto non emergono patologie invalidanti
(da notare che non risultano psicofarmaci nella terapia).

 

Rapporto della visita neurologica (__________)
del 3.10.2006 riguardo la valutazione del giorno precedente:

-         
cervicobrachialgia su tenomiosi a catena

-         
stato depressivo

Lo status corrisponde a quello verificato nei
numerosi precedenti controlli.

 

In conclusione, ribadisco che l’assicurata è già
stata valutata dalla __________ e in base ai rapporti in loro possesso, in
particolare visita psichiatrica del dr. __________ (23.6.2006) e rapporto
d’uscita da __________ (10.11.2005) si può stabilire che l’assicurata è in
grado di svolgere l’attività lavorativa da lei svolta in precedenza.

I rapporti successivi richiesti non modificano il
giudizio (in base alla descrizione dello stato fisico e l’esame clinico).

 

Da notare che sia la valutazione psichiatrica che
reumatologica non prendono solo posizione sulla relazione con l’incidente, ma
danno un giudizio globale sullo stato di salute indipendentemente da questo.

 

Riteniamo quindi le IL date dalla __________, a
partire dall’agosto del 2006 abile normalmente per attività da lei esercitate
in precedenza e per attività leggere fino a medio pesanti.” (Doc. 18-2)

 

Il dr. __________, in una nota del 9 marzo 2007, ha precisato che l’assicurata deve essere
considerata, dal mese di maggio 2005, inabile al lavoro al 100% sia come
operaia, sia in qualsiasi altra attività. Ella va per contro ritenuta abile al
lavoro dapprima al 50%, dal mese di dicembre 2005 e poi abile al lavoro al
100%, dal mese di agosto 2006, sia come operaia, sia in qualsiasi altra
attività adeguata (doc. 20-1).

 

Il medico del SMR ha espresso la sua valutazione basandosi
sui seguenti documenti medici presenti nell’incarto LAINF:

 

-         
rapporto medico del 23 giugno 2006, redatto su
richiesta dell’assicuratore infortuni, del dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, medico consulente dell’assicuratore infortuni, nel
quale lo specialista ha posto le diagnosi di “reazione mista ansioso-depressiva
di entità lieve (F32.0); sindrome cronica da dolore somatoforme (F45.4);
sospetta fibromialgia recidivante (M79.0); elaborazione di sintomi fisici per
ragioni psicologiche (F68.0)” (doc. 1-50 inc. LAINF).

Il dr. __________ ha
rilevato che la sintomatologia depressiva, di entità lieve, certamente non
giustifica un’inabilità lavorativa prolungata. Lo specialista ha inoltre
evidenziato la presenza, all’esame clinico, di evidenti segni di aggravamento,
come dimostrato dall’evidente discrepanza tra i reperti oggettivi e le
lamentele soggettive dell’interessata.

Il dr. __________ ha
ritenuto, da un punto di vista psichiatrico e terapeutico, indicata ed
esigibile la ripresa, in misura completa, di un’attività lavorativa regolare
nella professione precedentemente svolta (doc. 1-51 inc. LAINF);

 

-         
rapporto del 30 agosto 2005 redatto, su incarico
dell’assicuratore infortuni, dal dr. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica e ortopedia, medico di __________ supplente. In tale rapporto, il
dr. __________ ha posto la diagnosi di “stato dopo trauma distorsivo colonna
cervicale a seguito di colpo di frusta”, ritenendo opportuno un controllo
dell’assicurata presso il reparto di neurologia dell’Ospedale __________ di __________
(doc. 1-155 inc. LAINF);

 

-         
rapporto medico del 13 luglio 2005 del dr. __________,
Capoclinica di neurologia del Servizio cantonale di neurologia dell’Ospedale __________
di __________, il quale attesta la presenza di una sintomatologia dolorosa
cervicale a seguito di una distorsione cervicale stadio II secondo
classificazione di Quebec Task Force, senza indizi anamnestici o clinici di un
coinvolgimento radicolare o mielopatico, escludendo l’esistenza di una
problematica neurologica deficitaria (doc. 1-160 inc. LAINF).

Tale diagnosi è poi
stata ribadita dal dr. __________ nel suo referto del 14 ottobre 2005 (doc.
1/133-135 inc. LAINF);

 

-         
rapporto medico del 10 novembre 2005 del dr. __________
della Clinica __________ di __________, nel quale ha posto le diagnosi di
“sindrome cronica del dolore somatoforme (F45.4); elaborazione di sintomi fisici
per ragioni psicologiche (F68.0); reazione mista ansioso-depressiva di entità
lieve (F32.0); fibromialgia recidivante in riacutizzazione (M9.0); colpo di
frusta il 2.5.2005; sindrome panvertebrale anamnestica in presenza di lievi
alterazioni statiche e degenerative (TAC lombare 12.00 e 7.03); sindrome
lombospondilogena destra in riacutizzazione dopo recente falso movimento senza
trauma significativo; ipotensione arteriosa parzialmente medicamentosa” (doc.
1-115 inc. LAINF). Il dr. __________ ha concluso il suo referto, evidenziando
che sia dal punto di vista reumatologico, che da quello psichiatrico, non vi
sono ragioni giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa
dell’assicurata, consigliando una rapida ripresa al lavoro, inizialmente al 50%
e poi al 100% (doc. 1-117 inc. LAINF);

 

-         
rapporto medico del 5 dicembre 2005, il dr. __________
ha considerato che “il caso è stato ben documentato tramite una TAC, una
risonanza magnetica, visite neurologiche, visite medico-circondariali e una
degenza di tre settimane presso una clinica riabilitativa con una buona
documentazione reumatologica” (doc. 1-112 inc. LAINF), ritenendo
l’assicurata abile al lavoro al 50% dal 19 dicembre 2005 e poi abile al 100%
dal 16 gennaio 2006 (doc. 1-113 inc. LAINF).

 

                             2.10.   In sede
ricorsuale l’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione,
producendo a comprova della sua totale incapacità lavorativa un certificato
medico del 27 agosto 2007 del dr. __________, spec. FMH in chirurgia, del
seguente tenore:

 

" 
La signora RI 1, __________, è tuttora in cura
per gravi problemi ortopedici alla colonna cervicale, colonna lombare e gamba
sinistra, più problemi depressivi importanti, in cura dal dr. __________.

La paziente è inabile al lavoro al 100% a tuttora
e continua.” (Doc. C)

 

Al riguardo, nelle sue annotazioni del 5
settembre 2007, il dr. D. __________, spec. FMH in medicina generale, ha
osservato:

 

" 
Vedi nota riassuntiva SMR del 5.2.2007

 

In sede di ricorso viene presentato un brevissimo
certificato del dr. __________ del 27.8.2007 attestante una IL del 100%
persistente per problemi ortopedici e psichici.

 

Valutazione:

l’assicurata è stata valutata dal punto di vista
psichiatrico da parte del dr. __________ per conto della __________ in data
23.6.2006:

Diagnosi:     Reazione
mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0)

                    Sindrome cronica da dolore
somatoforme (F45.4)

                    Sospetta fibromialgia

                    Elaborazione
di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0)

 

Allora veniva espressamente confermata l’assenza
di una patologia depressiva di tipo invalidante (viene quindi confermata una
valutazione da parte del dr. __________ del 2005).

 

Sempre nel 2005 l’assicurata era stata degente
presso la clinica __________ (rapporto del 10.11.2005) con diagnosi di sindrome
cronica da dolore somatoforme (valutazione reumatologica dr. __________).
Espressamente era stato dichiarato che dal punto di vista reumatologico non vi
erano elementi giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa.

 

Si tratta quindi di un caso di problematica di
tipo somatoforme, patologia confermata dai diversi specialisti che hanno avuto
contatto con l’assicurata.

Dal rapporto dettagliato del dr. __________
risulta chiaramente che l’assicurata non adempie i criteri di Förster per
ammettere che la patologia somatoforme sia da ritenersi di tipo invalidante. In
particolare è stata espressamente negata la presenza di una patologia
psichiatrica invalidante, inoltre l’assicurata risulta tuttora integrata a
livello familiare e sociale.

 

Conclusione: l’attuale certificato del dr. __________
non permette di oggettivare minimamente una modifica dello stato di salute
dell’assicurata rispetto alla situazione ben nota. Il dr. __________ ripete la
sua valutazione già espressa ripetutamente verso la __________.

Il caso è stato adeguatamente accertato sia dal
punto di vista psichiatrico che dal punto di vista somatico. Le valutazioni
concordano con la presenza di una problematica di tipo prevalentemente
somatoforme, problematica che non adempie i criteri per essere ritenuta di tipo
invalidante.” (Doc. IV/bis)

 

L’assicurata ha pure trasmesso un referto del suo
psichiatra curante, dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia,
del seguente tenore:

 

" 
Così come richiesto dall’interessato si rilascia
il presente rapporto medico concernente il mio paziente (n.d.r. trattasi di una
donna) RI 1.

 

Il paziente presenta una situazione
psicopatologica e invalidante che si aggiunge e aggrava il già presente quadro
clinico-somatico.

 

L’incapacità lavorativa è tuttora del 100%.

Malgrado l’adeguato trattamento in atto il
decorso appare insoddisfacente e la prognosi lavorativa infausta.” (Doc. D)

 

                             2.11.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C
13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4
pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c
pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U
330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Il TFA,
in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e
il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du
SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul
motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard
du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du
contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)" (consid. 3.2)

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche,
la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia,
il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001
nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.12.   Nell’evenienza
concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di
salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione medica agli atti, deve concludere che non vi è motivo per
distanziarsi dalla valutazione del SMR, sulla quale si fonda la decisione di
soppressione delle prestazioni dopo il 31 ottobre 2006.

 

                                         Il dr. __________
del SMR, così come anche il dr. __________ del SMR, hanno infatti ritenuto
l’assicurata, in base al rapporto medico del 5 dicembre 2005 del dr. __________
e a quello del 23 giugno 2006 del dr. __________, eseguiti per conto
dell’assicuratore infortuni, totalmente abile al lavoro sia nella sua
precedente professione di operaia di lavanderia, sia in altre attività
adeguate, a partire dal mese di agosto 2006 (doc. 18-2). 

                                         Il dr. __________
ha pure evidenziato, nel suo rapporto medico del 5 febbraio 2007, che sia la
valutazione psichiatrica, sia quella reumatologica eseguite in ambito
infortunistico, “non prendono solo posizione sulla relazione con
l’incidente, ma danno un giudizio globale sullo stato di salute
indipendentemente da questo” (doc. 37-1).

Il dr. __________, dal canto suo, nelle
annotazioni del 5 settembre 2007, ha indicato che il caso è stato adeguatamente accertato, sia dal punto
di vista psichiatrico, che reumatologico, in ambito __________ (doc. IV/bis).

 

                                         Il TCA
concorda con queste valutazioni del SMR.

 

                          2.12.1.   Dal punto di
vista somatico, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione
effettuata dal dr. __________, il quale ha ritenuto l’assicurata pienamente
abile al lavoro nella sua precedente attività (doc. 18-2).

Il dr. __________ ha infatti rilevato che dal
rapporto di degenza di tre giorni presso l’Ospedale __________ di __________
(dal 1 ottobre 2006 al 3 ottobre 2006) non sono emerse patologie invalidanti.

Al riguardo, nel rapporto del 12 ottobre 2006, i
medici del Servizio di medicina interna dell’Ospedale __________, poste le
diagnosi di parestesie all’arto superiore sinistro su esiti da incidente della
circolazione con trauma distorsivo rachide cervicale e contusivo polso sinistro
e di palpitazioni nell’ambito di una possibile sindrome ansiosa, hanno
sottolineato che “all’esame obiettivo non si rilevano particolarità di
rilievo, così come agli esami di laboratorio, all’ECG e alla radiografia del
torace”, aggiungendo che si tratta di una patologia aspecifica, “indagata
a più riprese dai colleghi del servizio di neurologia senza riscontri organici
particolari” (doc. 6/1-2, sottolineatura della redattrice).

Nel rapporto medico del 13 ottobre 2006, i medici del Servizio di
neurologia dell’Ospedale __________, inoltre, poste le diagnosi di cervico-brachialgia
a sinistra su verosimile tenomiosi a catena e stato depressivo, hanno
sottolineato l’assenza di una problematica neurologica deficitaria (doc.
6-5, sottolineatura della redattrice).

 

                                         Il dr. __________
ha pure evidenziato che nel rapporto d’uscita dalla Clinica __________
l’assicurata è stata ritenuta pienamente abile al lavoro (doc. 18-2).

In effetti, nel rapporto del 10 novembre 2005, il
dr. __________ della Clinica __________ di __________ ha concluso che “sia
dal punto di vista reumatologico, che dal punto di vista psichiatrico, non vi
sono elementi giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa e si
consiglia una rapida ripresa del lavoro, inizialmente al 50%, poi totale”
(doc. 1-117 inc. LAINF, sottolineatura della redattrice).

 

Da notare, ancora, che nella visita medica __________
del 5 dicembre 2005, il dr. __________ ha considerato l’assicurata pienamente
abile al lavoro dal 16 gennaio 2006 (doc. 1-113 inc. LAINF).

 

                                         Stante
quanto precede, il TCA non può quindi che ritenere corretta la valutazione del
dr. __________ in merito ad una piena capacità lavorativa, dal profilo
somatico, dell’assicurata.

                                         Tale
conclusione non può essere contraddetta dal rapporto medico del 27 agosto 2007
del dr. __________, il quale ha stringatamente attestato una inabilità
lavorativa del 100% dell’interessata “per gravi problemi ortopedici alla
colonna cervicale, alla colonna lombare e alla gamba sinistra”, oltre che
per problemi depressivi (doc. C).

                                         Al
riguardo, nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, il dr. __________ ha
rilevato che nel 2005 l’assicurata è stata degente presso la Clinica __________,
aggiungendo che a quel momento era stato espressamente indicato che dal punto
di vista reumatologico non vi erano elementi giustificanti un prolungamento
dell’incapacità lavorativa. Il dr. __________ ha quindi concluso che “il
certificato del dr. __________ non permette di oggettivare minimamente una
modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto alla situazione ben
nota. Il dr. __________ ripete la sua valutazione già espressa ripetutamente
verso la __________” (doc. IV/bis).

Queste considerazioni del medico SMR possono
essere fatte proprie dal TCA.

 

                          2.12.2.   Quanto alla
problematica psichiatrica, il TCA rileva che, contrariamente a quanto esposto
in sede ricorsuale dal rappresentante dell’assicurata – secondo il quale nella
decisione impugnata “non vi è riferimento alcuno alla patologia depressiva
di cui la ricorrente soffre e per la quale è in cura specialistica” (I) – la
stessa è stata presa in considerazione dall’UAI. 

Nel suo rapporto medico del 5 febbraio 2007,
infatti, il dr. __________ ha indicato, quali “ulteriori diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa”, quelle di “reazione mista ansioso-depressiva di
lieve entità e sindrome cronica da dolore somatoforme” (doc. 18-1).

Il dr. __________ ha poi rilevato che le
patologie psichiatriche dell’interessata sono state adeguatamente valutate nel
rapporto medico del dr. __________ del 23 giugno 2006, redatto su incarico
dell’assicuratore infortuni, nel quale lo specialista non si è limitato ad
esaminare le relazioni tra incidente e patologie psichiatriche, ma ha
effettuato una valutazione globale della situazione psichica dell’interessata
(doc. 14-1 e doc. 18-2).

Il TCA concorda con queste considerazioni del
medico SMR.

 

Nel rapporto medico del 23 giugno 2006, infatti,
il dr. __________ ha posto le diagnosi di “reazione mista ansioso-depressiva di
entità lieve (F32.0); sindrome cronica da dolore somatoforme (F45.4); sospetta
fibromialgia recidivante (M79.0); elaborazione di sintomi fisici per ragioni
psicologiche (F68.0)”, considerando esigibile, dal profilo psichiatrico, una
ripresa nella misura del 100% dell’attività lavorativa precedentemente svolta
(doc. 1-51 inc. LAINF).

 

Il TCA sottolinea che, come correttamente
indicato dal dr. __________ nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, la
problematica somatoforme che affligge l’assicurata non può essere ritenuta
invalidante.

 

Va infatti sottolineato che, secondo la
giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme
persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad
un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da
una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.7. e STF
I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), per
ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa
da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la
giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

 

                                         Nel caso
di specie, il dr. __________, nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, ha rilevato che “dal rapporto
dettagliato del dr. __________ risulta chiaramente che l’assicurata non adempie
i criteri di Förster per ammettere che la patologia somatoforme sia da
ritenersi di tipo invalidante. In particolare è stata espressamente negata la
presenza di una patologia psichiatrica invalidante, inoltre l’assicurata
risulta tuttora integrata a livello familiare e sociale” (doc. IV/bis).

Il TCA concorda con questa valutazione del medico
SMR.

 

                                         Nella
fattispecie concreta, difatti, è pacifico che l’assicurata non abbia presentato
una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema
la sentenza del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Dal rapporto medico del dr. __________, infatti,
emerge che l’assicurata non è affetta da patologie psichiatriche di importante
gravità e durata, presentando solo una sindrome ansioso-depressiva di lieve
entità, che non giustifica un’inabilità lavorativa prolungata (cfr. doc. 1-50
inc. LAINF).

 

Quanto agli altri criteri qualificati
indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una
sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso
concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata
l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata,
ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri
richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per
l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione,   la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:

 

" 
(…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent,
comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al.
1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences
d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge
par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

 

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une
atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour
toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles
somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante
pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les
troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un
effort de volonté raisonnablement exigible. Le
caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut
résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance,
rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas,
en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.
Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution
possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de
résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique
(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de
traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même
avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative
de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces
critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on
admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff
der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in:
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une
activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation
semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la
santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations
envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le
comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les
caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes
divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant
de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible
l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement
psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler
et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

 

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le
Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points
communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se
justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances,
d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en
matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier
le caractère invalidant d'une fibromyalgie.

 

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux
somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une
comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le
litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par
la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral
examine librement.

 

5.

5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception
du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail
actuel.

 

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte
d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un
retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est
en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui
nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges
ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de  la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour
que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre
2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée
actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan
thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets
apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les
trois semaines auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des
constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le
traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit,
par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait
apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et du professeur G.________ du
4 octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les
docteurs U.________ (thérapie cognitivo-comportementale) et
G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.

 

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que
le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un
point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

 

Nel caso di specie, analogamente a quanto
ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006
del 3 dicembre 2007) e conformemente a quanto valutato dal dr. __________ del
SMR (cfr. doc. IV/bis), secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli
altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo
eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere
invalidante.

 

                                         L’assicurata
non presenta infatti una perdita di integrazione sociale: dalla descrizione
fornita dal dr. __________ riguardo allo svolgimento della giornata
dell’assicurata, risulta che ella talvolta esce con i figli e con il marito e
che “prossimamente vorrebbe recarsi in __________ per delle cure termali”
(cfr. doc. 84-6).

Inoltre, il decorso della malattia
dell’interessata ha presentato dei momenti di miglioramento, come ad esempio
alla dimissione dalla Clinica __________ nell’ottobre 2005, allorquando presentava
un miglioramento dello stato psicologico (cfr. doc. 1-117 inc. LAINF) –
circostanza che non depone quindi per l’esistenza di uno stato psichico
cristallizzato – e potrebbe migliorare tramite un trattamento psicologico di
indirizzo sistemico, qualora l’assicurata trovasse una motivazione al
cambiamento, visto che per ora è convinta di non essere più in grado di
riprendere un’attività lavorativa (cfr. doc. 1-51 inc. LAINF) – lasciando
quindi intendere che vi siano ancora possibilità di evoluzione sul piano
terapeutico.

                                         Visto
quanto sopra esposto, non sono quindi in concreto realizzati i presupposti fissati dalla giurisprudenza federale per poter ritenere
eccezionalmente inesigibile dall'assicurata, che soffre di una sindrome
somatoforme dolorosa, lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato
del lavoro (cfr. consid. 2.7.).

 

Pertanto, visto quanto sopra, questo Tribunale
ritiene che la sindrome somatoforme da dolore persistente che affligge l’interessata
non possa essere considerata invalidante, secondo i criteri richiesti dalla
giurisprudenza federale.

 

Alla luce di quanto esposto, il TCA ritiene
dunque che anche la patologia psichiatrica dell’interessata sia stata
adeguatamente valutata dal SMR, giungendo alla conclusione di una piena
capacità lavorativa nella sua precedente attività.

 

Tale conclusione non può essere messa in
discussione dal certificato del 10 settembre 2007 del dr. __________, prodotto
dall’assicurata in corso di causa, il quale si è limitato ad indicare che la
paziente (e non il paziente, come indicato dal dr. __________, n.d.r.) “presenta
una situazione psicopatologica e invalidante che si aggiunge ed aggrava il già
presente quadro clinico-somatico”, ritenendo l’interessata inabile al
lavoro al 100% (doc. D).

                                         A mente
del TCA, questo certificato medico stringato, generico, privo di
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle
patologie dell’interessata e del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza
esporre il decorso della patologia, indicare una prognosi e fornire una
descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie quindi i requisiti
richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore
probatorio (cfr. consid. 2.7.) e non è atto a mettere in
dubbio le conclusioni alle quali è giunto il medico SMR, circa l’assenza di
patologie psichiatriche invalidanti (al riguardo, cfr. STF 9C 376/2007 del 13 giugno 2008, nella quale
l’Alta Corte ha considerato ininfluente un certificato medico stilato dallo
psichiatra curante, il quale riferisce unicamente dell’inizio di un trattamento
specialistico per un episodio depressivo di media gravità, senza tuttavia
esprimersi minimamente su un’eventuale incidenza (presente e/o passata)
invalidante dei disturbi psichici).

 

                                         Il TCA sottolinea
a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale
federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute
psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio
2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Inoltre,
va qui ricordato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità
insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il
quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                          2.12.3.   Alla luce di
quanto appena esposto, il TCA ritiene dimostrato, con
il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente è abile al lavoro al 100%, a partire da agosto 2006, sia
nella sua attività, sia in qualsiasi altra attività adeguata.

 

L’UAI ha pertanto agito correttamente, procedendo
alla soppressione delle prestazioni, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se
la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e
che presumibilmente continuerà a durare - a partire dal 1°
novembre 2006.

 

                                         Nella misura in cui l’UAI
ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità dopo il 31 ottobre 2006, la sua decisione formale del 14 agosto 2007
merita quindi conferma.

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti