# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fada34a7-2dbf-5890-aef7-007fbee229c1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 23.04.1999 12.1998.256
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-256_1999-04-23.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00256

  	
  Lugano

  23 aprile 1999/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile inc. n. OA.97.99  della Pretura
del distretto di Lugano, sezione 2, promossa con petizione 10 febbraio 1997 da

 

 

                                         __________                 

                                         rappr.
dall'avv. __________ 

 

                                         contro

                                      

                                         __________

                                         rappr.
dall'avv. __________ 

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 20’080.40
oltre accessori a titolo di risarcimento del danno contrattuale; 

 

Domanda
avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione e che il
Pretore con sentenza 21 ottobre 1998 ha accolto per fr. 20’079.-- oltre
interessi;

 

Appellante
il convenuto, che con gravame del 12 novembre 1998 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso della reiezione della petizione;

 

Mentre
l’attore con osservazioni 23 dicembre 1998 postula la reiezione dell’appello
con protesta di spese e ripetibili;

 

Letti ed esaminati gli atti e i
documenti prodotti,

posti a giudizio i seguenti punti di
questione

 

1.  - se deve essere accolto
l’appello

2.  - tassa di giustizia e
ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Secondo
quanto affermato in petizione, l’attore nel 1995 su consiglio del convenuto ha
acquistato il pacchetto azionario della __________ al prezzo di fr. 6’000.--
nell’intento di svolgere la propria attività professionale sotto tale ragione
sociale e nella convinzione che tale società fosse a quel momento libera da
debiti. 

                                         Sono
invece successivamente emersi vari debiti nei confronti delle autorità fiscali,
per la cui estinzione l’attore afferma di avere versato fr. 20’079.--, somma
della quale chiede il risarcimento al convenuto invocando le norme legali sulla
compravendita per l’ipotesi che il convenuto sia stato il venditore, e quelle
sul mandato qualora le azioni provenissero da terze persone.

 

 

                                  B.   Nella
risposta del 23 aprile 1997 il convenuto si è opposto alla petizione asserendo
di essersi limitato ad informare l’attore della possibilità di acquistare il
pacchetto azionario di una società anonima esistente, agendo in sostanza quale
intermediario e non invece nel contesto di un mandato professionale. In ogni
caso l’attore avrebbe contravvenuto all’obbligo di limitazione del danno,
essendosi egli assunto, senza esserne obbligato, i debiti fiscali della
__________ mentre venditrice delle azioni, e quindi destinataria delle pretese
dell’attore, sarebbe la  precedente amministratrice __________.

 

 

                                  D.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore ha ammesso l’esistenza tra le parti di un
contratto di mandato che, anche nel caso della sua gratuità, non potrebbe
essere confuso con un semplice servizio gratuito prestato per amicizia o per
fare un favore, di modo che il convenuto avrebbe dovuto attenersi agli obblighi
di diligenza di cui all’art. 398 CO.

                                         Ciò
non sarebbe tuttavia avvenuto, dovendosi ammettere la chiara negligenza del
mandatario nell’omessa verifica della situazione economica della società le cui
azioni venivano vendute, al che il suo obbligo al risarcimento del danno di fr.
20’079.-- oltre interessi.

 

 

                                  E.   Con
l’appello il convenuto postula la riforma del giudizio impugnato nel senso
della reiezione della petizione. 

                                         Contrariamente
a quanto ritenuto dal Pretore, agli atti non vi sarebbe alcuna prova del
perfezionamento tra le parti di un contratto di mandato in virtù del quale il
convenuto sarebbe stato incaricato di risolvere tutti i problemi dell’attore,
essendosi in realtà il convenuto limitato a fungere da mediatore nell’acquisto
del pacchetto azionario o da rappresentante dei venditori.

                                         Non
vi sarebbe comunque colpa da parte sua, e l’attore avrebbe disatteso il proprio
dovere di limitare il danno.

 

 

                                  F.   Delle
osservazioni 23 dicembre 1998 dell’attore all’appello di controparte,
concludenti per la sua reiezione, si dirà, per quanto necessario, nei
successivi considerandi.

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

                                   1.   Per
la corretta soluzione del contenzioso in esame occorre esaminare nuovamente la
natura del rapporto venuto in essere tra le parti.

 

                                1.1   Il
contratto di mandato ai sensi degli art. 394 e segg. CO è quello per cui il
mandatario si obbliga a compiere gli affari e i servigi di cui viene
incaricato.

                                         Esso
non richiede per la sua validità una particolare forma (art. 11 cpv. 1 CO),
bastando la concorde manifestazione di reciproca volontà, espressa o tacita
(art. 1 CO).

                                         La
distinzione del contratto di mandato dal semplice rapporto di favore tra le
parti (il cosiddetto “Gefälligkeitsgeschäft”), in cui non vi è alcun vincolo
obbligatorio per le parti (DTF 116 II 696), avviene sulla base
dell’esame delle concrete circostanze del singolo caso, laddove criteri
essenziali di giudizio sono l’entità, la natura e la rilevanza giuridica ed
economica della prestazione in oggetto (II CCA 16 aprile 1992 in re A.
SA/D.; Fellmann, Berner Kommentar, n. 201 e segg. ad art. 394 CO; Honsell/Vogt/Wiegand,
OR I, 2. edizione, n. 16 ad art. 394 CO; Derendinger, Die nicht- und die
nichtrichtige Erfüllung des einfachen Auftrages, 1988, n. 19, pag. 9). 

                                         Sulla
base di questi principi deve senz’altro essere respinta la tesi del convenuto
-peraltro riproposta con poca convinzione nel gravame- secondo cui il suo
operato avrebbe rivestito carattere di semplice cortesia: in senso contrario
depongono sia la natura commerciale e professionale della prestazione eseguita,
che l’estensione della stessa -tale da richiedere ripetuti contatti con terzi e
addirittura la comparsa per la stipula di un atto notarile- che l’assenza di
particolari pregressi rapporti personali tra le parti.

                                         Nemmeno
il fatto che la prestazione del convenuto non sia stata pagata dall’attore
costituisce in queste circostanze indizio favorevole alla tesi del resistente.
Il rapporto di cortesia non va infatti confuso con il contratto di mandato
gratuito, e comunque il solo fatto che il convenuto non abbia presentato
all’attore una nota professionale non significa che il mandato fosse gratuito -se
ne deve al contrario presumere l’onerosità in simili circostanze (art. 394 cpv.
3 CO)- ma solo che il mandatario ha omesso di chiedere il corrispettivo delle
proprie prestazioni. A maggior ragione da tale comportamento non può ovviamente
essere dedotto che si sia trattato di un rapporto di cortesia, tesi, come
detto, del tutto infondata alla luce delle circostanze.

 

                                1.2   Alla
tesi del mandato, l’appellante contrappone quella della mediazione, sostenendo
che egli avrebbe funto unicamente da “intermediario”, limitandosi a fornire
all’attore la gratuita indicazione dell’occasione di acquistare una società.

                                         La
tesi, ai limiti del temerario, è ampiamente smentita già solo ad una
superficiale disamina dell’estensione delle prestazioni da lui effettuate, che hanno
incluso la ricerca della società da acquistare, le trattative con gli aventi
diritto -in realtà il convenuto trattò con un semplice intermediario (cfr.
deposizioni __________, __________)-, ivi compresa la richiesta di garanzie al
riguardo della situazione della società (doc. F), l’acquisto vero e proprio e
la partecipazione all’atto notarile necessario all’effettuazione delle
necessarie modifiche dello statuto della società acquistata (ragione sociale,
scopo, sede, ecc.) e della composizione dei suoi organi (doc. C).

                                         Tali
prestazioni, da esaminare nel loro complesso e non limitatamente alla fase di
interposizione per l’acquisto delle azioni, configurano, a non averne dubbi, il
contenuto di un contratto di mandato professionale, nemmeno dei più semplici,
in cui l’analogia con il contratto di mediazione è (se del caso) limitata alla
predetta fase di ricerca e di acquisto delle azioni, che non appare tuttavia
decisiva, specie alla luce delle qualificanti prestazioni svolte dal convenuto
per convertire l’assetto della società acquistata in funzione delle esigenze
dell’attore.

 

 

                                   2.   In
base all’art. 398 CO, norma la cui applicabilità non è nella fattispecie
controversa, il mandatario è tenuto ad eseguire il mandato in modo diligente e
fedele, e risponde del danno che cagiona intenzionalmente o per negligenza
(art. 321e cpv. 1 CO su rinvio dell’art. 398 cpv. 1 CO).

                                         In
generale la responsabilità del mandatario è subordinata a quattro condizioni
cumulative (per tante: II CCA 8 luglio 1996 in re F.C. SA/F.):

 

                                         -     il
mandante ha subito un danno;

 

                                         -     il
mandatario ha violato un dovere contrattuale;

 

                                         -     esiste
un nesso di causalità adeguata tra la violazione contrattuale e il pregiudizio
subito dal mandante;

 

                                         -     il
mandatario ha commesso una colpa.

 

                                         Il
mandante che chiede risarcimento deve provare il danno subito, la violazione
contrattuale e il nesso di causalità adeguata, la colpa è invece presunta e, in
base all’art. 97 cpv. 1 CO, spetta piuttosto al mandatario provare che nessuna
colpa gli è imputabile (DTF 113 II 433).

 

 

                                   3.   Per
l’ipotesi, verificatasi, della conferma del giudizio circa l’esistenza tra le
parti di un contratto di mandato, il convenuto solleva delle censure quo
all’ammontare del danno, all’esistenza (o all’estensione) della propria colpa, e
alla violazione da parte dell’attore del proprio dovere di limitare per quanto
possibile il danno (appello, punti 8, 9, 10, pag. 5 e 6). 

                                         Se
ne deve concludere -prima dell’esame di tali censure- che il convenuto rinuncia
di fatto a contestare il giudizio pretorile nella misura in cui esso ha
accertato una violazione da parte sua dei suoi doveri di mandatario e ha
considerato tale violazione come la causa adeguata del verificarsi del danno di
cui è chiesto il risarcimento.

 

                                3.1   Il
convenuto, tenuto come si è detto a fornire la prova della non sussistenza
della sua presunta colpa, si giustifica unicamente con l’affermazione per cui
egli “avrebbe agito in perfetta buona fede, vittima semmai di venditori
disonesti” (punto 8, pag. 5).

                                         L’affermazione
è inconferente: la buona fede del convenuto non è infatti in discussione, ma la
sua colpa si concretizza nelle circostanze di specie nell’avere omesso delle
elementari verifiche circa la reale situazione della società acquistata,
fidandosi di unilaterali dichiarazioni dei venditori, come è il caso per i
bilanci della società venduta, o altrimenti provenienti da quel sottobosco di
operatori di dubbia affidabilità ai quali egli si era rivolto nella ricerca di
una società anonima inattiva, addebiti che il convenuto nemmeno tenta di
contestare nel gravame.

 

                                3.2   Una
prima argomentazione del convenuto relativa all’ammontare del danno riguarda la
circostanza per cui l’importo ritenuto dal Pretore riguarderebbe le imposte di
__________ fino al 1995 compreso, mentre le stesse dovrebbero essere
regolarmente a carico dell’acquirente dal 27 gennaio 1995 o dal 27 aprile 1995.

                                         L’argomentazione
oltre che infondata -le imposte del 1995 sono una conseguenza di attività
imponibili verificatesi in precedenza e che non avrebbero dovuto sussistere nel
caso promesso della vendita di una società non operativa- è irricevibile ex
art. 78 e 321 CPC, non figurando tra quelle addotte nell’allegato di risposta,
e può perciò ritenersi evasa senza necessità di ulteriori considerazioni.

 

                                3.3   Sempre
sul tema del danno, il convenuto rimprovera all’attore di averne causato
l’aggravamento, sobbarcandosi imposte per un importo di molto superiore al
prezzo pagato per la società, quando invece sarebbe stato più economico
abbandonare la società al suo destino, limitando così il pregiudizio al prezzo
di acquisto e alle spese notarili.

                                         Anche
questa argomentazione si rivela non decisiva.

                                         Atteso
che il danneggiante è gravato dell’onere della prova della pretesa violazione
da parte del leso del dovere di limitare il danno, la disamina del tema non può
limitarsi al semplicistico rilievo del fatto che il danno si è rivelato
maggiore del prezzo della società che per questo motivo sarebbe stato meglio
lasciar fallire, dovendosi invece anche considerare che lo scoperto fiscale è
emerso solo diverso tempo dopo (doc. H), e che la società così acquisita era
nel frattempo divenuta titolare dell’attività economica dell’attore, alla quale
il suo fallimento avrebbe arrecato un sicuro pregiudizio. 

                                         In
mancanza di dati certi circa l’effetto negativo del fallimento per i legittimi
interessi economici dell’attore, non è possibile affermare con la necessaria
certezza che il fallimento della società avrebbe costituito la soluzione meno
onerosa -a prescindere comunque dall’ingiustizia di un tale atteggiamento nei
confronti dei creditori della società, che già solo per questo motivo non si
saprebbe imporre all’attore-, e non vi è quindi spazio per l’accoglimento
dell’argomento del resistente (Brehm, Berner Kommentar, n. 50 e segg. ad
art. 44 CO).

 

                                         Ne
discende la reiezione del gravame.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

dichiara e pronuncia

 

                                    I.   L’appello
12 novembre 1998 __________ è respinto.

                                      

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                            fr.          780.--

                                         b) 
spese                                              fr.            20.--

                                         T
o t a l e                                               fr.          800.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere
all’attore fr. 1’000.-- per ripetibili di appello.

 

                                  III.   Intimazione:    -
__________ 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario