# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b74400a8-2fbf-5cf1-a924-c3c77850ca70
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.06.2001 39.2000.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2000-91_2001-06-19.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2000.00091

   

  rs/sc

  	
  Lugano

  19 giugno 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella
  Sartoris

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 novembre 2000
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 ottobre 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 22 marzo
1983 la Cassa cantonale di compensazione AVS assegni familiari ha respinto la
richiesta intesa ad ottenere gli assegni familiari di __________, madre di
__________ (5.02.1966) e di __________ (10.06.1980) (cfr. doc. _).

                                         Tale
decisione è rimasta impugnata.

 

                               1.2.   Con
decisione 27 ottobre 2000 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (di
seguito la Cassa) ha stabilito che l'interessata ha diritto all'assegno di
formazione per il figlio __________, dal 1° gennaio 1998 al 30 giugno 2000. 

                                         Per il
figlio __________, per contro, non è stato accordato l'assegno, in quanto egli
ha compiuto 20 anni il 5 febbraio 1996.

                                         L'amministrazione
non ha poi riconosciuto il diritto agli assegni per il periodo antecedente il
1° gennaio 1998, né per __________, né per __________.

                                         La Cassa
ha così motivato la propria decisione:

 

" 
(…)

Alla richiesta per assegni familiari del 3 marzo 1983, inoltrata
dalla signora tramite il proprio datore di lavoro ‑ __________ ‑ la
nostra Cassa, secondo le disposizioni allora in vigore, ha notificato una
formale decisione di rifiuto, contro la quale è stata data possibilità
all'assicurata di inoltrare ricorso presso il Tribunale cantonale delle
assicurazioni in Lugano (TCA), entro 30 giorni dalla data della notifica della
decisione (v. copia decisione allegata). Considerato che la decisione non è
stata contestata e che nessun ricorso è stato inoltrato al TCA, la pratica è
stata archiviata.

 

La motivazione secondo la quale l'assicurata non avrebbe inoltrato
ricorso in quanto non avrebbe mai ricevuto la decisione di rifiuto (trasmessa
al suo indirizzo e ricevuta in copia dal suo datore di lavoro) non può essere
ritenuta valida, in quanto appare insostenibile che un assicurato inoltri una
richiesta di prestazione e, in mancanza di una decisione, attenda 17 anni prima
di chiedere informazioni perlomeno al suo datore di lavoro, se non alla Cassa
direttamente.

 

Tuttavia il TCA, chiamato a statuire in materia di ricorsi
presentati da altri assicurati in situazioni analoghe, ha confermato le
decisioni di rifiuto della Cassa. Il Tribunale federale in Losanna (TF),
chiamato a sua volta a statuire su una decisione pronunciata dal TCA in un caso
di rifiuto degli assegni per i figli, ha stabilito che anche nel caso in cui il
padre esercita un'attività indipendente e la madre esercita un'attività
salariata, la madre ha diritto di richiedere e di ricevere i relativi assegni
(sentenza in Re. C. L. P. del 10 novembre 1986), modificando così le
disposizioni allora in vigore.

 

A seguito della sentenza pronunciata dal TF, ogni successiva
richiesta analoga, è stata analizzata e decisa secondo le nuove disposizioni,
tuttavia non vi è obbligo per la Cassa assegni familiari di rivedere le
decisioni antecedenti una modifica di legge e non contestate, salvo specifica
richiesta da parte dell'assicurato.

 

Ritenuto che la signora __________ ha inoltrato una successiva
richiesta presso la nostra Cassa unicamente in data 22 agosto 2000, il suo
diritto all'assegno è stato determinato secondo i parametri della Legge sugli
assegni di famiglia entrata in vigore il 1° gennaio 1998, che per quanto concerne
la retroattività massima in caso di richiesta tardiva, agli artt. 39 LAF e 121
del  Regolamento (Reg. LAF), dispone: "il diritto al pagamento di
arretrati, dovuti per l'assegno di base o per l'assegno giovani in formazione o
giovani invalidi, si estingue cinque anni dopo la fine del  mese per il quale
la prestazione era dovuta" (art. 39 LAF). "Il diritto agli assegni di
base e per giovani in formazione o giovani invalidi, richiesti antecedentemente
al 1° gennaio 2003, è riconosciuto retroattivamente solo fino al 1° gennaio
1998" (art. 121 Reg. LAF).

L'applicabilità dei citati artt. è già stata convalidata dal TCA
con sentenza in re. S. P. del 3 maggio 1999.

 

A tale proposito è importante rilevare che la Legge sugli assegni
familiari ai salariati del 24 settembre 1959, in vigore fino al 31 dicembre
1997, per quanto concerne la retroattività massima in caso di domanda tardiva,
all'art. 11 dispone: "salvo contraria disposizione della CAF (ndr.: Cassa
assegni familiari), più favorevole al salariato, il diritto all'assegno, in
caso di domanda tardiva, è riconosciuto soltanto per i sei mesi che precedono
la presentazione della domanda". Pure l'applicabilità dell'art. 11 LAF, è
stata più volte confermata dal TCA.

 

Sulla base della documentazione ricevuta, in data 18 settembre
2000 la nostra Cassa ha quindi provveduto a trasmettere al datore di lavoro
__________, una prima autorizzazione per il versamento dell'assegno in favore
del figlio ___________, valida dal 1° settembre 1998, con scadenza 30 giugno
2000 ‑ compimento del 20.esimo anno di età, secondo l'art. 22 cpv. 3 LAF ‑
mentre la seconda autorizzazione, valida per il periodo dal 1° gennaio 1998 ‑
retroattività massima, secondo gli artt. 39 LAF e 121 Reg. LAF ‑ al 31
agosto 1998, è stata trasmessa in data 23 ottobre u.s., ritenuto che il
certificato comprovante la formazione assolta da __________ durante l'anno
scolastico 1997/1998, è stato presentato successivamente (v. copie
autorizzazioni allegate).

 

Secondo le disposizioni dell'art. 22 cpv. 3 LAF (limite di età del
figlio), il diritto all'assegno in favore del figlio __________ nato nel 1966,
non è stato accordato.

 

In conclusione, per i motivi sopra esposti, la nostra Cassa non
potrà riconoscere alla sua patrocinata, il diritto agli assegni per il periodo
antecedente il 1° gennaio 1998." (Doc. _)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l'assicurata, tramite l'avvocato __________, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, nel quale postula che:

 

" 
1. Il ricorso è accolto.

 

2. Di
conseguenza alla signora ____________ viene riconosciuto un diritto agli
assegni familiari dal 3 marzo 1983 al 1.1.1998 per il figlio _________ e dal 3
marzo 1983 sino al compimento del ventesimo anno del figlio __________, nato
nel 1966.

 

3. Si protestano tasse,
spese e ripetibili." (Doc. _ pag. 3)

 

                                         A
motivazione del proprio gravame l'assicurata ha, in particolare, rilevato che:

 

" 
(…)

1. Con istanza 3
marzo 1983 l'insorgente richiedeva alla Cassa cantonale di compensazione
AVS/AI/IPG di poter beneficiare degli assegni famigliari, ritenuto che il capo
famiglia non aveva la qualità di salariato, mentre la madre lavorava in qualità
di dipendente presso la __________.

 

                                                                           Con
decisione 23 marzo 1983 l'Autorità adita respingeva la richiesta presentata
dall'insorgente.

 

                                                                           Purtroppo
la suddetta decisione non è mai stata intimata alla ricorrente, la quale non ha
mai ottenuto evasione in merito da parte del datore di lavoro, che si limitava
a comunicarle in via del tutto generica che la richiesta non sarebbe stata
accolta, omettendo di notificarle gli estremi della decisione e, soprattutto,
le possibilità e le modalità di far capo ai rimedi di diritto previsti dalla
Legge.

 

                                                                           Soltanto
dopo verifiche successive e dopo aver interpellato lo scrivente legale la
ricorrente si è resa conto dei propri diritti ed ha parzialmente ottenuto
ragione nel senso che, in virtù della nuova Legge, le sono stati riconosciuti
gli assegni in favore del figlio __________ da 1. settembre 1998 al 30 giugno
2000 (compimento del 20esimo anno di età).

 

                                                                           Vista
la particolarità della situazione l'Istituto delle Assicurazioni Sociali di
Bellinzona, conformemente alla richiesta dell'insorgente, ha emesso la relativa
decisione formale, regolarmente notificata e contenente i rimedi di diritto
previsti dalla Legge, che mediante il presente ricorso viene impugnata (cfr.
doc. _).

 

                                                                           Tuttavia
ciò che non è stato possibile chiarire è la problematica relativa al periodo
antecedente al 1.1.1998 e quindi ciò che riguarda l'effetto retroattivo della
propria richiesta.

 

                                                                           La
ricorrente chiede pertanto che codesta lodevole Autorità si chini sulla
problematica ed abbia a decidere in modo inequivocabile circa la titolarità o
meno del proprio diritto a richiedere gli assegni di famiglia a far capo dalla
propria richiesta originaria.

 

                                                                           In
particolare l'insorgente ritiene di essere stata danneggiata dall'atteggiamento
attendista e poco professionale del proprio datore di lavoro che non ha
provveduto a renderla attenta circa i propri diritti e sulle modalità di farli
valere.

 

            Prove:                                                     doc.,
testi. Si richiama dall'Istituto Assicurazioni Sociali di Bellinzona l'intero
incarto relativo alla pratica __________." (Doc. _)

 

                               1.4.   Con risposta
del 23 gennaio 2001 la Cassa ha proposto di respingere il ricorso e ha
osservato:

 

" 
(…)

1.      In data 18
febbraio 1983 la ricorrente, salariata presso la ___________, aveva depositato
una richiesta di assegni fami­liari per i figli ____________, nato il 10 giugno
1980 (assegno di base) e ____________, nato il 5 febbraio 1966 (assegno di
formazione); sulla richiesta di prestazioni il marito della ricorrente era
stato descritto quale persona esercitante una attività lavorativa indipendente
(Doc. _). Il competente servizio della Cassa cantonale per gli assegni
familiari aveva ricevuto la richiesta il 3 marzo 1983.

 

                                                                      All'epoca
era in vigore la Legge sugli assegni familiari ai salariati del 24 set­tembre
1959, in virtù della quale il diritto all'assegno spettava al salariato alle
dipendenze di un datore di lavoro sottoposto alla legge, in quanto occupato nel
Cantone, oppure se occupato fuori Cantone, vi conservasse la residenza (art. 2
cpv. 1 vecchia LAF).

         L'art. 15, in particolare ai cpvv. 1 e 6, di questa legge
disponeva:

 

                     1   Il
diritto all'assegno è riconosciuto:

                        a) al padre
o alla madre vedova;

                        b) alla
madre divorziata, separata o nubile.

 

                               6   Se il padre, la madre vedova, divorziata, separata o
nubile, cui incombe l'onere di mantenimento di figli che darebbero diritto
all'assegno, non hanno la qualità di salariato, l'assegno può essere
riconosciuto al membro salariato della famiglia che provvede normalmente e in
modo preponderante ai bisogni della stessa.

 

In applicazione di queste
disposizioni della legge allora in vigore, la resistente aveva emesso nei
confronti della ricorrente una decisione di rifiuto, che porta la data del 22
marzo 19831 (Doc. _). Il diniego era stato pronunciato perché, in
applicazione dell'art. 15 cpv. 6 vecchia LAF e secondo i parametri riconosciuti
dalla giurisprudenza del TCA, ella non aveva potuto dimostrare di provvedere
normalmente ed in modo preponderante alle necessità economiche della fami­glia.

Avverso tale decisione la ricorrente
non aveva depositato ricorso. La sua prati­ca era quindi stata archiviata.

 

2.      In data 25
luglio 2000 la ricorrente ha depositato una nuova richiesta di assegni
familiari (Doc. _), per i figli __________, nato il 5 febbraio 1966 e
___________, na­to il 10 giugno 1980. La richiesta è stata evasa dalla
resistente in applicazione delle nuove disposizioni di legge, entrate in vigore
il 1° gennaio 1998. Per il fi­glio __________, agli studi (Doc. _), è stato
riconosciuto il diritto all'assegno di for­mazione per il periodo dal 1°
gennaio 19982 al 30 giugno 2000 (raggiungimen­to dell'età massima):
in data 26 ottobre 2000 (Doc. _) la resistente ha accorda­to al datore di
lavoro ___________ la relativa autorizzazione al versamento degli assegni
retroattivi. Per il figlio __________ il diritto è stato ne­gato, per
superamento dell'età massima (20 anni).

 

3.      La
ricorrente, tramite il marito, ha nel frattempo chiesto telefonicamente di po­ter
ottenere in via retroattiva anche gli assegni a suo tempo rifiutati in applica­zione
delle disposizioni della vecchia LAF. Con corrispondenza 3 ottobre 2000 (Doc.
_) la resistente ha significato alla ricorrente di non poter dar seguito alla
sua richiesta, con precise motivazioni che verranno riprese nel seguito.

 

                                                                      Per
il tramite del suo patrocinatore (Doc. _), ella ha allora chiesto l'emissione
di una decisione formale, munita dei necessari mezzi di diritto. La relativa de­cisione
27 ottobre 2000 è già stata prodotta quale Doc. _.

 

4.      Con il
presente ricorso la signora __________ chiede il riconoscimento retroattivo
degli assegni di famiglia: dal 3 marzo 1983 fino al 31 dicembre 1997 per il
figlio _________ e dal 3 marzo 1983 fino al compimento del suo ventesimo anno
di età (cioè fino al 28 febbraio 1986) per il figlio ___________.

 

                                                                      Assume
la ricorrente di non aver mai ricevuto la decisione 22 marzo 1983 della
resistente: questo fatto le avrebbe precluso di far valere, a quel tempo, i
suoi diritti in giustizia. La sua situazione sarebbe stata peggiorata
dall'atteggia­mento attendista e poco professionale del suo datore di lavoro,
che si sarebbe limitato a comunicarle in via del tutto generica che la sua
richiesta non sarebbe comunque stata accolta ‑ senza peraltro notificarle
gli estremi della decisione della resistente ‑ e senza provvedere a
renderla attenta circa i propri diritti.

 

5.1.   Ora, a
mente della resistente la motivazione secondo la quale la ricorrente non
avrebbe inoltrato ricorso in quanto non avrebbe mai ricevuto la decisione in
questione non può essere protetta: appare, infatti, insostenibile nell'ottica
del principio della buona fede che un assicurato inoltri una richiesta di
prestazioni e, in mancanza di una decisione, attenda ben 17 anni prima
di procedere alle necessarie verifiche presso la competente Autorità.

                                                                      Soprattutto
se egli fa valere un suo diritto, o perlomeno ritiene di essere titolare di
tale diritto, e conseguentemente avanza una richiesta pecuniaria nei con­fronti
dello Stato.

 

                                                                      Poco
verosimile è già il fatto, da lei asserito, di non aver mai ricevuto la conte­stata
decisione, tantopiù se si pon mente al fatto che la ricorrente, sostenendo che
il suo datore di lavoro avrebbe omesso di notificarle gli estremi della deci­sione
medesima, implicitamente ammette che lo stesso datore di lavoro l'ha ef­fettivamente
ricevuta; e ciò anche se va riconosciuto che la resistente non è in grado di
portare la prova del contrario, tali decisioni ‑ per una questione di
costi ‑ essendo da sempre recapitate agli assicurati per lettera semplice
e non per lettera raccomandata.

 

                                                                      È
peraltro ininfluente il fatto che la ricorrente abbia ottenuto, se così è,
indica­zioni generiche e superficiali da parte del suo datore di lavoro;
debitore dell'assegno ‑ in virtù della vecchia LAF, come pure
dell'attuale ‑ è la Cassa per gli assegni familiari competente e non il
datore di lavoro, che funge da semplice tramite per l'anticipo dell'assegno
unitamente allo stipendio. In effetti, la richiesta di prestazioni familiari è
depositata alla Cassa per gli assegni fami­liari competente e non al datore di
lavoro e così ha fatto la stessa ricorrente, sia nel 1983, come pure nel 2000.

 

5.2.   Non va
inoltre dimenticato che, quand'anche la ricorrente avesse impugnato la contestata
decisione, a quel momento (cioè negli anni 1983/1984) il ricorso sa­rebbe stato
respinto. In effetti a quell'epoca il TCA, chiamato a statuire in ma­teria,
aveva protetto l'art. 15 cpv. 6 della vecchia LAF e, conseguentemente, sempre
confermato le decisioni della resistente rese in applicazione di tale norma.
Concretamente ella non avrebbe, quindi, avuto diritto all'assegno per i due
figli, diritto che ora chiede le venga concesso in via retroattiva.

 

                                                                      È
soltanto con la sentenza 19 novembre 1986 in re C.P.L. che il Tribunale fe­derale,
chiamato a statuire su una decisione pronunciata dal TCA in un analo­go caso di
rifiuto reso in applicazione dell'art. 15 cpv. 6 della vecchia LAF, ha
considerato questa norma contraria al principio della parità di trattamento fra
uomo e donna (in relazione all'art. 4 cpv. 2 della Costituzione federale, ora
art. 8). Con questa sentenza il TF si era chinato sulla fattispecie di una
famiglia, con madre salariata e padre lavoratore indipendente ed aveva
censurato il fat­to che, mentre al padre salariato con moglie esercitante
un'attività indipenden­te il diritto all'assegno era riconosciuto in modo
incondizionato e senza alcuna indagine sul reddito del coniuge e sull'impiego
di tale reddito, altrettanto non avveniva per la madre, che doveva dimostrare
di provvedere in modo preponderante alle necessità della famiglia. Il TF
ritenne dunque che il fatto di presu­mere in modo irrefragabile che il padre
salariato provvedesse al mantenimento del figlio, obbligando, invece, la madre
salariata a recare la prova del mante­nimento preponderante, determinasse una
disparità di trattamento fra uomo e donna non giustificata da differenze
biologiche e funzionali e tale da violare l'art. 4 (ora art. 8) cpv. 2 Cost.
fed.

                                                                      Il
TF ha confermato tale principio con una ulteriore sentenza 3 novembre 1997,
nella quale trattava il tema dei coniugi ambedue salariati, la madre salariata
frontaliera in Ticino ed il padre salariato in Italia (senza però aver diritto
al rela­tivo assegno per il nucleo familiare previsto dalla legislazione
italiana, e questo per superamento del limite di reddito). Anche in questa
sentenza il TF ha rite­nuto contrario al principio della parità di trattamento
la circostanza, imposta dall'art. 15 cpv. 6 della precedente LAF, in virtù
della quale alla madre era ri­chiesto, per accedere al diritto all'assegno, di
dimostrare di provvedere in mo­do preponderante con il suo salario alle
necessità della famiglia, mentre lo stesso non sarebbe stato richiesto se fosse
stato il padre ad essere salariato frontaliero in Ticino.

 

                                                                      Le
richieste di assegni depositate posteriormente alla sentenza del TF del no­vembre
1986 sono state analizzate e decise secondo le nuove disposizioni, e meglio
come ai considerandi della sentenza medesima.

                                                                      Ovviamente
le decisioni emesse in precedenza a tale data e cresciute in giudi­cato, quali
quella in oggetto, non sono state sottoposte automaticamente a re­visione, né
si può sostenere che vi sarebbe stato un obbligo giuridico in tal senso,
considerato che palesemente ogni sentenza ha effetto in casu e pro futuro.

 

                                                                      Né
vi è per la resistente un obbligo giuridico a concedere ora per allora, in
virtù delle nuove disposizioni della LAF, una retroattività del diritto
precedentemente al 1° gennaio 1998, come già confermato da questo Tribunale con
la sua sen­tenza 3 maggio 1999 in re S.P. A questo riguardo si richiamano le
argomenta­zioni già esposte nella corrispondenza 3 ottobre 2000 (Doc. _).

                                                                      Una
rivalutazione del caso in virtù del precedente regime sugli assegni di fa­miglia
(ed in considerazione della giurisprudenza del TF), avrebbe potuto es­sere
effettuata soltanto qualora l'assicurata avesse, posteriormente a tale
valutazione giurisprudenziale ma precedentemente all'entrata in vigore del
nuovo regime LAF, depositato una ulteriore richiesta di assegni; in tal caso la
titolarità del diritto le sarebbe stata accordata, considerata comunque una
retroattività massima di 6 mesi (cfr. art. 11 della precedente LAF)."
(Doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è l'attribuzione all'assicurata di assegni di famiglia arretrati.

                                         Si tratta
infatti di stabilire se possono esserle erogati degli assegni di base e di
formazione per il periodo antecedente il 1° gennaio 1998 sulla base della Legge
sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF), rispettivamente in virtù
della precedente Legge sugli assegni familiari ai salariati del 24 settembre
1959.

 

                                         Alle
richieste di assegni di famiglia inoltrate alla Cassa dopo il 1° gennaio 1998
si applica la LAF (cfr. a contrario l'art. 74 LAF).

                                         Infatti
secondo i principi generali del diritto, ai fatti le cui conseguenze giuridiche
sono in discussione, si applicano le norme in vigore al momento in cui questi
fatti si realizzano (cfr.SVR 1998 ALV Nr. 12, consid. 1 pag. 37 e DTF 122 V 34,
consid. 1, pag. 36 e riferimenti; SVR 1996 IV Nr. 71 pag. 208; DTF 123 V 25,
consid. 3, pag. 28 e DTF 123 V 133, consid. 2b, pag. 135).

 

                                         In una
sentenza dell’8 maggio 1998 nella causa N. C., il TCA ha avuto modo di
sviluppare le seguenti considerazioni :

 

"  Nella
presente fattispecie la domanda di prestazioni è stata inoltrata il 12 gennaio
1998.

  La decisione
impugnata è del 22 gennaio 1998.

  Alla presente
fattispecie, contrariamente al parere della Cassa, è dunque applicabile la
nuova legge sugli assegni di famiglia.

  Infatti, secondo i
principi generali del diritto, ai fatti le cui conseguenze giuridiche sono in
discussione, si applicano le norme in vigore al momento in cui questi fatti si
realizzano (SVR 1996 IV no. 71 pag. 208 consid. 3a e riferimenti ivi citati;
cfr. pure DTF 123 V 28 consid. 3).

  Ora, come l'ha
ancora recentemente ricordato il TFA (cfr. DTF 123 V 135), l'applicazione di
questi principi:

 

  "   ne soulève pas
de difficultés en présence d'un événement unique,                       qui
peut être facilement isolé dans le temps.

    S'agissant par
exemple des prestations du survivants, l'on                          applique
les règles en vigueur au moment du décès de l'assuré,               c'est-à-dire
la date à laquelle naît le droit aux prestations du                        bénéficiaire.

    En présence d'un état
de choses durable, non encore révolu lors               du changement de
législation, le nouveau droit est en règle                    générale
applicable, sauf disposition transitoire contraire                                        (rétroactivité
impropre). Il n'y a pas, dans ce cas, de rétroactivité                             proprement
dite, en principe inadmissible (ATF 121 V 100 consid.                           1a
et les références)."

 

  Nel caso concreto
siamo di fronte ad un avvenimento unico (la richiesta di prestazioni arretrate)
che, per definizione si riferisce ad un periodo già trascorso. Essendo la domanda
del gennaio 1998, non vi è ragione di non applicare integralmente la nuova LAF.

  A mente del TCA la
decisione deve pertanto essere annullata e gli atti ritrasmessi alla Cassa
affinché versi le prestazioni richieste applicando l'art. 39 LAF.“

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 39 LAF il diritto al pagamento di arretrati, dovuti per l'assegno di
base o per l'assegno giovani in formazione o giovani invalidi si estingue
cinque anni dopo la fine del mese per il quale la prestazione era dovuta.

                                         Per
inciso va rilevato che questo principio è stato ancorato all'art. 24 cpv. 1
della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali - LPGA - (cfr. FF 2000 pag. 4384, adottata dal Parlamento il 6 ottobre
2000 e non ancora entrata in vigore), la quale si applica alle assicurazioni
sociali disciplinate dalla legislazione federale. Essa enuncia infatti che il
diritto a prestazioni o contributi arretrati si estingue cinque anni dopo la
fine del mese per cui era dovuta la prestazione e cinque anni dopo lo scadere
dell'anno civile per cui il contributo doveva essere pagato.

                                         Tuttavia
l'art. 121 Reg.LAF sancisce che il diritto agli assegni di base e per giovani
in formazione o giovani invalidi, richiesti antecedentemente al 1° gennaio
2003, è riconosciuto retroattivamente solo fino al 1° gennaio 1998.

                                         Il TCA ha
già avuto modo di stabilire che questa norma è conforme alla Legge. Infatti la
LAF ha introdotto quattro categorie di assegni, per cui il diritto
(retroattivo) alle prestazioni può essere riconosciuto solo dall’entrata in
vigore delle stesse. Questa soluzione permette inoltre di evitare il pericolo
di abusi (cfr. STCA del 3 maggio 1999 nella causa S.P.).

                                         Va al
riguardo ricordato che le norme sull'assegno di base e sull'assegno di
formazione sono entrate in vigore il 1° gennaio 1998 (quello sull'assegno
integrativo di prima infanzia erano già entrate in vigore il 1° luglio 1997)

 

                               2.3.   Nella
presente fattispecie l'assicurata il 25 luglio 2000 ha inoltrato alla Cassa
cantonale per gli assegni familiari la richiesta tendente all'ottenimento di
assegni di formazione per i figli __________ e _________ (cfr. doc. _).

 

                                         Inoltre
risulta dagli atti che la medesima ha postulato pure l'erogazione di assegni di
base e di formazione arretrati (cfr. doc. _).

 

                                         L'amministrazione
le ha assegnato unicamente un assegno di formazione per il figlio __________
dal 1° gennaio 1998 al 30 giugno 2000 (cfr. consid. 1.2.).

 

                                         Alla
richiesta di assegni di formazione del 25 luglio 2000 si applica la LAF (cfr.
consid. 2.1.).

                                         Come
visto sopra, giusta l'art. 121 Reg.LAF, quando la richiesta di assegni di
famiglia è antecedente al 1° gennaio 2003, le prestazioni sono riconosciute
retroattivamente solo fino al 1° gennaio 1998 (cfr. consid. 2.1.).

 

                                         Pertanto
a giusta ragione l'amministrazione, applicando la nuova LAF, non ha erogato
all'assicurata alcuna prestazione per il periodo precedente il 1° gennaio 1998.

                                         Correttamente
invece ha attribuito alla ricorrente un assegno di formazione per il figlio
__________, studente presso il Liceo _________ (cfr. doc. _), dal 1° gennaio
1998 al 30 giugno 2000, ovvero fino alla fine del mese in cui ha compiuto 20
anni (cfr. art. 22 cpv. 3 LAF).

 

                                         La
decisione della Cassa di non assegnare al figlio _________ un assegno di
formazione, a causa del raggiunto limite di età, non presta inoltre fianco a
critiche. Egli infatti ha compiuto i 20 anni il 5 febbraio 1996, per cui non
beneficia più delle prestazioni previste dalla LAF.

 

                               2.4.   Con
decisione del 22 marzo 1983 la Cassa cantonale di compensazione AVS, assegni
familiari, aveva rifiutato all'assicurata, sulla base dell'art. 15 cpv. 6 della
Legge sugli assegni familiari ai salariati del 24 settembre 1959, l'erogazione
degli assegni familiari, in quanto il marito svolgeva un'attività indipendente
ed essa non era riuscita a dimostrare di provvedere normalmente ed in modo
preponderante alle necessità economiche della famiglia (cfr. consid. 1.4.).

                                         Al
riguardo va osservato che contro la stessa non è stato inoltrato alcun ricorso
e dunque la decisione è cresciuta in giudicato incontestata.

 

 

                                         Solamente
nel 2000 la ricorrente sostiene che tale provvedimento non le sarebbe stato
intimato (cfr. consid. 1.3.).

                                         Tale
motivazione, addotta unicamente dopo 17 anni dalla procedura, è assolutamente
tardiva (cfr. consid. 2.2). 

                                         Essa
viola il principio generale della buona fede (cfr. art. 2 CC), applicabile
anche nel diritto pubblico e che si impone sia all'amministrazione che agli
amministrati (cfr. A. Grisel, Traité de droit administratif, Volume I,
Neuchâtel 1984, pag. 389).

                                         Per di
più l'allegazione di questa circostanza, dopo aver atteso un così lungo tempo,
appare al limite dell'abuso di diritto, soprattutto se si pone mente al fatto
che l'assicurata medesima, nell'atto di ricorso, riconosce di aver avuto comunque
notizia della menzionata decisione tramite il datore di lavoro (cfr. consid.
1.3.). Essa avrebbe dovuto di conseguenza attivarsi a quel momento per chiarire
la sua posizione e conoscere i suoi diritti.

                                         In ogni
caso, avendo inoltrato una richiesta di assegni in data 3 marzo 1983 (cfr.
consid. 1.3.), la ricorrente avrebbe potuto e dovuto, dopo un ragionevole lasso
di tempo, informarsi direttamente presso la Cassa sull'esito della sua domanda.

 

                                         L'assicurata
inoltre nel periodo fra il 1983 e la fine del 1997 (ovvero prima dell'entrata
in vigore della LAF, il 1° gennaio 1998) non ha mai inoltrato una nuova
richiesta di assegni.

                                         Tale
domanda avrebbe potuto avere esito favorevole, in quanto la giurisprudenza era
stata modificata. 

                                         In
effetti il TF con una sentenza del 19 novembre 1986 nella causa C.P.L. aveva
considerato l'art. 15 cpv. 6 della Legge del 1954 contrario al principio di
trattamento fra uomo e donna, in quanto questa norma presumeva in modo
irrefragabile che il padre salariato provvedesse al mantenimento del figlio,
obbligando, invece, la madre salariata a recare la prova del mantenimento
preponderante (cfr. consid. 1.4.).

                                         Tuttavia
l'art. 11 della Legge del 1954 prevedeva la retroattività delle prestazioni
limitata ai 6 mesi precedenti la presentazione della domanda (cfr. consid.
2.1.).

                                         L'assicurata,
dunque, a seguito dell'eventuale accoglimento di una nuova richiesta di
assegni, avrebbe percepito delle prestazioni pro futuro e degli assegni
arretrati fino al massimo 6 mesi prima dell'inoltro della domanda, come del
resto ricordato a giusta ragione dalla Cassa (cfr. consid. 1.4. in fine).

 

                                         Resta da
domandarsi se comunque una richiesta di riesame della decisione del 22
marzo 1983 non porterebbe ad un accoglimento della richiesta.

 

                                         Eccezionalmente
il cambiamento di giurisprudenza può condurre alla revoca di una decisione di
prestazioni cresciuta in giudicato, con effetto ex nunc e pro futuro (cfr. SVR
2000 UV Nr. 23 pag. 79; DTF 120 V 128), cambiamento di giurisprudenza che
effettivamente, come visto, nel caso di specie si è realizzato nel 1986.
Tuttavia un'eventuale revoca avrebbe solo effetto ex nunc, ovvero a partire dal
momento dell'emanazione della nuova giurisprudenza (cfr. SVR 2000 UV Nr. 23
pag. 79; DTF 120 V 128).

                                         Inoltre
va tenuto conto che ai sensi dell'art. 11 della Legge sugli assegni familiari
ai salariati del 24 settembre 1959 l'attribuzione retroattiva di prestazioni
era in ogni caso limitata a 6 mesi. 

                                         Dal 1°
gennaio 1998 è poi in vigore la LAF, per cui gli assicurati avevano in ogni
caso diritto agli assegni secondo la vecchia legge unicamente fino al 31
dicembre 1997. 

                                         Visto il
termine di retroattività di 6 mesi delle prestazioni erogabili, dal mese di
giugno 1998 è quindi intervenuta la perenzione degli assegni da versare in
virtù della legge del 1959.

                                         Nell'evenienza
concreta nell'agosto 2000 (cfr. consid. 1.2) erano  trascorsi più di 3 anni
dall'abrogazione della legge del 1959.

                                         Gli
assegni arretrati, anche solamente di 6 mesi, sono chiaramente perenti e di conseguenza
una domanda di riesame non avrebbe, per l'assicurata, esito favorevole.

 

 

                               2.5.   Alla luce di
quanto esposto occorre concludere che la Cassa correttamente ha rifiutato
all'assicurata l'erogazione di prestazioni retroattivamente, in quanto esse non
possono essere assegnate né sulla base della LAF (cfr. consid. 2.3.), né in
virtù della precedente Legge del 1959 (cfr. consid. 2.4.).

 

                                         In simili
condizioni il TCA non può che confermare la decisione impugnata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti