# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d8d200e-2fea-5d39-bec0-28be2d9b89f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 08.04.2013 17.2012.171
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-171_2013-04-08.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.171

  	
  Locarno

  8 aprile 2013/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dalla Sezione della circolazione

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 22 novembre 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1

    

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 14 novembre 2012 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 20
dicembre 2012;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa 17 febbraio 2012 la Sezione della circolazione
ha ritenuto AP 1 autore colpevole d’infrazione alle norme della circolazione
per i seguenti fatti avvenuti a __________ il 7 novembre 2011:

“
Alla guida dell’autovettura __________
s’immetteva sull’autostrada senza concedere la precedenza ad un autocarro proveniente
da tergo, per cui collideva con lo stesso”.

La Sezione della circolazione ne ha, pertanto,
proposto la condanna alla multa di fr. 300.- oltre che al pagamento delle tasse
e spese di giustizia per complessivi fr. 150.-.

Contro il decreto d’accusa AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione.

                                  B.   Dopo il dibattimento, con sentenza del 14 novembre 2012, il
presidente della Pretura penale ha confermato l’imputazione e la multa
contenute nel decreto d’accusa, caricando al condannato gli oneri processuali
di complessivi fr. 750.-.

                                  C.   In data 22 novembre 2012 AP 1 ha presentato annuncio di appello contro la sentenza pretorile che ha confermato, il 20 dicembre 2012, con
dichiarazione scritta d’appello in cui ha postulato il suo integrale
proscioglimento con protesta di tasse e spese.

                                  D.   In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in
particolare, che la sentenza di primo grado concerne unicamente
contravvenzioni, con decreto 21 dicembre 2012, la presidente di questa Corte ha
informato le parti che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta ed
ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per la presentazione di una
motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP).

Il relativo allegato è stato inoltrato dall’appellante il 14 gennaio 2013.

                                  E.   Con scritto 16 rispettivamente 18 gennaio 2013, la Pretura penale
e la Sezione della circolazione hanno comunicato di non avere particolari
osservazioni da formulare in merito alle motivazioni scritte dell’appellante.

 

Considerando

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la
procedura dibattimentale di primo grado concerneva esclusivamente
contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere unicamente che la
sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è
manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non possono
essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto
per quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al
diritto federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini, in Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo
2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad
art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767
e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un accertamento
fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione del diritto.
La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione d’arbitrio
elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9 Cost. (Mini, in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler
Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768) secondo cui un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice misconosce
manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza
valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile
di modificare l’esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto
ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo
insostenibile (DTF 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag.
560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149
consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF dell’8 agosto 2011, inc.
6B_312/2011). Il giudice non incorre, invece, in arbitrio quando le sue
conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili nel risultato
(DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57
consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e
sentenze citate).

Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP, l’accertamento dei fatti è censurabile
anche se fondato su una violazione del diritto.

Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da quella dell’avamprogetto) il
legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle norme procedurali e
andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-Ti che indicava come
motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, in op. cit., ad art.
398, n. 23, pag. 743). Altri autori hanno, al proposito, evidenziato come
l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,
durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti
all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione
dell’onere probatorio (Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 29,
pag. 1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,
infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i
fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar,
ad art. 398, n. 13, pag. 768).

                               2.a.   Giusta l’art. 43 cpv. 3 LCStr il Consiglio federale può emanare
prescrizioni d’uso e norme speciali di circolazione per le strade riservate ai
veicoli a motore. L’art. 36 cpv. 4 dell’Ordinanza sulle norme della
circolazione (RS 741.11, in seguito ONC) prevede che gli utenti delle
autostrade e delle semiautostrade hanno la precedenza sui veicoli provenienti
dalle strade di accesso. Secondo l’art. 14 cpv. 1 ONC chi è tenuto a dare la
precedenza non deve ostacolare la marcia di chi ne ha diritto. Egli deve
ridurre per tempo la velocità e, se è obbligato ad aspettare, fermarsi prima
dell’intersezione. Secondo il Tribunale federale chi gode della precedenza è
ostacolato nella sua marcia ai sensi del suddetto disposto qualora debba
modificare bruscamente il suo modo di condurre, ossia nel caso in cui venga
bruscamente costretto a frenare, accelerare o scansarsi sull'intersezione o
poco prima o poco dopo la stessa, indipendentemente dal fatto che si sia o meno
verificata una collisione (cfr. DTF 114 IV 146; STF del 19 febbraio 2013, inc.
6B_453/2012 consid. 2.2.2, STF del 23 marzo 2009, inc. 6B_1051/2008 consid.
4.2; STF del 27 ottobre 2005, inc. 6S.341/2005 consid. 1.1.1).

 

                                  b.   Giusta l’art. 90 cifra 1 LCStr, nel testo vigente al momento dei
fatti qui in discussione, chiunque contravviene alle norme della circolazione
contenute nella presente legge o nelle prescrizioni di esecuzione del Consiglio
federale, è punito con la multa. Giusta la cifra 2 chiunque, violando
gravemente le norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la
sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo, è punito con una pena
detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

L’art. 90 LCStr, in vigore dal 1° gennaio 2013 (RU 2012, pag. 6291; FF 2010,
pag. 7455), ripropone i suddetti disposti con un formulazione leggermente
diversa, ma lasciandone immutato il tenore normativo (cpv. 1 e 2). Il nuovo
art. 90 cpv. 3 LCStr prevede inoltre che chiunque, violando
intenzionalmente norme elementari della circolazione, corre il forte rischio di
causare un incidente della circolazione con feriti gravi o morti, segnatamente
attraverso la grave inosservanza di un limite di velocità, l’effettuazione di
sorpassi temerari o la partecipazione a gare non autorizzate con veicoli a
motore, è punito con una pena detentiva da uno a quattro anni.

                                   3.   Con l’appello AP 1 contesta la dinamica dell’incidente accertata
dal primo giudice. Egli sostiene che, quando si è immesso in autostrada,
l’autocarro condotto da X “si trovava dietro a sufficiente distanza dal suo
veicolo” (motivazione d’appello, pag. 3) e che, nel momento della
collisione, egli era “già completamente immesso nella circolazione, in
posizione normale e regolare” (motivazione d’appello, pag. 10 e 11).

L’appellante rileva come il primo giudice, per il suo giudizio, si sia fondato “pressoché
esclusivamente” sulle allegazioni “poco credibili e affidabili” del
conducente dell’automezzo, “disattendendo le ulteriori deposizioni presenti
nell’incarto” (motivazione d’appello, pag. 6). Inoltre, continua AP 1, il
pretore non si è confrontato “con le risultanze riferite ai punti di
collisione dei veicoli” (motivazione d’appello, pag. 9).

                               3.1.   Sulla scorta delle convergenti dichiarazioni di AP 1 e del teste X,
il presidente della Pretura penale ha innanzitutto accertato che l’imputato ha
superato il camion dopo aver percorso tutta la corsia di accelerazione e che,
dopo essersi immesso in autostrada proprio davanti all’automezzo, egli “ha
dovuto frenare a causa di un veicolo più lento che viaggiava sulla normale
corsia di marcia e che non era stato notato prima” (sentenza impugnata,
consid. 5 e 6 pag. 4).

Ciò posto il primo giudice, ha spiegato come l’appellante abbia dichiarato al
dibattimento che, quando ha frenato, “egli si trovava già nella parte
sinistra della corsia di destra poiché voleva spostarsi sulla corsia di
sorpasso”, lasciando pertanto intendere che egli, in quel momento, “circolava
da un certo tempo, regolarmente, sulla corsia di marcia autostradale”. Ma
in realtà, ha ancora rilevato il pretore, è da escludere che l’automobilista,
prima di essere tamponato, avesse “già circolato per un buon tratto
sull’autostrada” ritenuto che il punto di arresto del suo veicolo si
situava a ca. 100 m dalla fine della corsia di accelerazione e che, alla
velocità dichiarata di 90 km/h, lo spazio di arresto su strada bagnata si situa
attorno ai 130 metri (sentenza impugnata, consid. 5 pag. 4).

 

                               3.2.   Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di cui
deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione (STF del 10 maggio
2010, inc. 6B_10/2010) - il giudice continua, come sotto l’egida del diritto
procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129
I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF del 30 marzo 2007, inc.
6P.218/2006).

Per motivare l’arbitrio in tale valutazione, non è sufficiente criticare la
decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei
fatti, per quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia. È, invece,
necessario dimostrare il motivo per cui la valutazione delle prove fatta dal
primo giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con
gli atti, si fonda su una svista manifesta, contraddice in modo urtante il
sentimento di equità e di giustizia (DTF 138 V 74 consid. 7; 137 I 1 consid.
2.4; DTF 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid.
3.1; 132 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa
unilateralmente su talune prove ad esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28
consid. 2b; 112 Ia 369 consid. 3).

In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire che un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice ha
manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di prova oppure ha
omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova idonea ad influire
sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha tratto dal materiale
probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1).

                               3.3.   Con il suo gravame l’appellante non ha spiegato compiutamente il
motivo per cui gli accertamenti del primo giudice sarebbero arbitrari,
limitandosi ad osservare, in modo del tutto generico, che gli stessi si
fonderebbero su una valutazione parziale degli atti.

Ma anche volendo prescindere dalla dubbia ricevibilità della censura, si
osserva che l’accertamento della dinamica dell’incidente operato dal primo
giudice tutto può dirsi fuorché arbitrario. È innanzitutto in modo certamente
sostenibile che il pretore ha accertato che l’appellante ha superato
l’automezzo condotto da X al termine della corsia di accelerazione, che egli si è immesso in autostrada proprio davanti a lui e che ha,
poi, dovuto frenare a causa di un veicolo più lento che
lo precedeva. Diversamente da quanto sostenuto con
l’appello, infatti, queste conclusioni non sono fondate solo sulle deposizioni
del teste (“notando che
il veicolo non accennava a rallentare ho tentato di agevolargli l'entrata in
autostrada, cercando di spostarmi a sinistra ma purtroppo la corsia di
accelerazione era occupata da altri veicoli in transito. Per questo motivo non
ho potuto fare altro che restare sulla mia corsia. In quel frangente detto
veicolo si è immesso nella mia corsia improvvisamente”, cfr. verbale di polizia del 7 novembre 2011 in AI 1, pag. 2-3), ma anche e soprattutto su quelle dello stesso appellante (“avendo effettuato un avanzamento oltre l’autoarticolato, dopo aver
esposto l’indicatore di direzione sinistro, mi spostavo sulla normale corsia di
destra dell’autostrada. Voglio far rimarcare che il mio spostamento è avvenuto
al limite nel senso che avevo percorso tutta la corsia di accelerazione. Una
volta spostatomi mi sono accorto che dinnanzi al mio veicolo circolava una
vettura ad una velocità inferiore alla mia. Tale vettura non era stata da me
notata prima forse perché la mia maggiore attenzione era rivolta al camion. A
questo punto tutto è capitato in una frazione di secondo; io ho dovuto frenare
per non tamponare il veicolo che mi precedeva”,
cfr. verbale di polizia del 7 novembre 2011 in AI 1, pag. 2).

Nemmeno può dirsi arbitrario l’accertamento pretorile secondo cui l’appellante
non aveva già percorso un buon tratto di autostrada prima di collidere con il
camion e ciò nonostante lo spazio di arresto per un’auto circolante alla
velocità dichiarata di 90 km/h non si situi “attorno ai 130 m” (come ammesso dal pretore senza motivare, cfr. sentenza impugnata, consid. 5 pag. 4), ma
sui 70-90 m (distanza ottenuta applicando un coefficiente di decelerazione di
3,5 - 4,5 m/s2, cfr. DTF 91 IV 74 consid. 3b; STF del 25 gennaio 2013, inc. 6B_533/2012,
consid. 1.5, Bussy/Rusconi, CS/CR, Commentaire, 3a edizione, Losanna 1996,
n. 4.5 ad art. 31 che indicano tali valori per condizioni di
strada bagnata).

Anche dipartendosi da questo dato, infatti, ritenuto che in concreto il veicolo
dell’appellante si è arrestato “ad una distanza di 100 m dal termine della corsia di accelerazione” (cfr. rapporto di polizia, AI 1, pag. 2) e che
alla velocità di 90 km/h si percorrono 25 m al secondo, non si può che ritenere sostenibile la conclusione del pretore secondo cui la collisione è
avvenuta “durante la manovra d’immissione o subito al termine della stessa”.

Non è poi dato a sapere cosa dovrebbe essere dedotto dai punti di collisione
dei veicoli coinvolti nel sinistro. L’ipotesi evocata dall’appellante secondo
cui l’urto è avvenuto “tra la parte posteriore destra del mio veicolo e la
parte anteriore sinistra del mezzo pesante” (cfr. motivazione d’appello,
pag. 9 che rinvia al suo verbale di polizia, in AI 1, pag. 2; ipotesi tuttavia
contraddetta dalle dichiarazioni di X che parla invece di un urto tra “lo
spigolo anteriore destro del mio autoarticolato e la fiancata laterale sinistra
dell’atro veicolo”, cfr. suo verbale di polizia, in AI 1, pag. 3) non
esclude infatti la dinamica del sinistro accertata dal pretore.

                                   4.   Dal profilo del diritto è pacifico che AP 1 ha violato il diritto di precedenza di X.

Egli, immettendosi in autostrada proprio davanti all’automezzo e frenando
subito dopo perché sorpreso da una vettura che lo precedeva a velocità ridotta,
ha infatti ostacolato la marcia del veicolo prioritario, impedendogli di
procedere regolarmente sulla sua carreggiata. Del resto l’accertamento - come
visto non arbitrario - secondo cui la collisione è avvenuta non appena AP 1 ha lasciato la corsia di accelerazione, e non dopo che egli già aveva percorso un tratto di
autostrada, esclude l’ipotesi avanzata dallo stesso appellante secondo cui
l’incidente sarebbe da ricondurre esclusivamente ad inadempienze di X quali il
mancato rispetto della distanza di sicurezza dal suo veicolo, l’intempestivo
utilizzo dei freni o, addirittura, il loro mancato azionamento (cfr.
motivazione d’appello, pag. 6, 8, 10 e 11).

Ne discende che AP 1 ha violato gli art. 36 cpv. 4 e 14 cpv. 1 ONC e si è
pertanto reso colpevole di infrazione alle norme della circolazione. La
questione di sapere se la manovra di cui si è reso protagonista configura
un’infrazione grave ai sensi dell’art. 90 cifra 2 vLCStr può, in concreto,
rimanere inevasa, ritenuto il principio del divieto della reformatio in
peius (art. 391 cpv. 2 CPP).

                                   5.   Solo
di transenna è poi ancora il caso di osservare che non giova all’appellante
sostenere che, nel momento del sinistro, il conducente del camion circolava ad
una velocità superiore al consentito (motivazione d’appello, pag. 6 e 11),
ritenuto che, in materia penale, ognuno risponde delle proprie azioni od
omissioni (STF del 9 dicembre 2010, inc. 6B_458/2009 consid. 5.3, nello stesso
senso anche la sentenza impugnata, consid. 7 pag. 4).

 

                                   6.   Quanto alla commisurazione della pena, si osserva che nessun
appunto può essere mosso alla multa di fr. 300.- inflitta all’appellante dal
presidente della Pretura penale.

Essa - oltre a situarsi ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr. art. 90
cifra 1 LCStr e 106 cpv. 1 CP) - è infatti certamente ossequiosa degli elementi
di valutazione prescritti dagli art. 47 e 106 cpv. 3 CP.

 

                                   7.   Di conseguenza, la sentenza impugnata è integralmente confermata.

Gli oneri processuali di seconda sede seguono la
soccombenza e sono posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      80, 81, 398 e
segg. CPP,

43 cpv. 3 e 90 cifra 1 vLCStr (vigente art. 90 cpv. 1 LCStr),

36 cpv. 4, 14 cpv. 1 ONC,

47 e segg., 106 CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG

                                                                                                                         

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto.

Di conseguenza:

 

                               1.1.   AP 1 è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione per
essersi, il 7 novembre 2011, in territorio di __________, alla guida
dell’autovettura __________, immesso sull’autostrada senza concedere la
precedenza ad un autocarro proveniente da tergo, per cui collideva con lo
stesso.

                               1.2.   AP 1 è condannato alla multa di fr. 300.- (trecento).

 

                            1.2.1.   In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è
fissata in 3 (tre) giorni (art. 106 cpv. 2 CP).

 

                               1.3.   Gli oneri processuali del procedimento di primo grado, per
complessivi fr. 750.-, sono posti a carico dell’appellante.

 

                                                     

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            500.-           

-  altri disborsi                            fr.            100.-           

                                                     fr.            600.-           

 

sono posti a carico dell’appellante.

 

 

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -  

  -  

  -  

  

                                      

                                   4.   Comunicazione a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione
  della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.