# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1738c0a4-9d9d-5d1e-bec8-4948b218a3d5
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-18
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 18.08.2009 S 2009 91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2009-91_2009-08-18.pdf

## Full Text

S 09 91
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 18 agosto 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, 1961, di professione elettrotecnico, lavorava quale montatore di linee 

elettriche aeree quanto in data 12 ottobre 2006 cadeva da un palo da 

un’altezza di circa 8 m e riportava la frattura pluriframmentaria del calcagno 

sinistro, che richiedeva un intervento operatorio con plastica della sostanza 

spugnosa delle ossa della cresta iliaca e la posa di materiale d’osteosintesi 

tramite placca, viti e filo di Kirschner. L’Istituto nazionale svizzero di 

assicurazione contro gli infortuni (qui di seguito semplicemente assicuratore 

infortuni) presso cui … era obbligatoriamente assicurato versava le legali 

prestazioni assicurative per l’incidente sul lavoro. La conseguente instabilità 

dell’articolazione infortunata, rendeva necessario l’uso di un supporto plantare 

e l’assicurato doveva sottoporsi ad un intensivo trattamento fisioterapico. 

Nell’estate del 2007, il medico di circondario riteneva necessario un soggiorno 

a …, onde ovviare al pericolo di una cronicizzazione dei disturbi. Alla 

dimissione dal centro di riabilitazione, i medici rinunciavano a determinarsi 

sulla residua abilità lucrativa, essendo per il mese di novembre 2007 prevista 

l’asportazione del materiale di osteosintesi. L’infortunato era nuovamente 

degente a … dal 15 maggio al 5 giugno 2008, dove si intendeva valutare la 

residua abilità lucrativa in attività adeguata. Essendo però l’assicurato 

intenzionato a seguire una formazione specifica in materia di tecniche solari 

e a lavorare in qualità di consulente in detto settore, ulteriori accertamenti di 

carattere professionale non venivano considerati necessari. La precedente 

attività non veniva però più considerata esigibile, tenuto conto della necessità 

di spostarsi su terreni irregolari e di salire ripetutamente le scale che questa 

richiedeva. In merito all’abilità lucrativa residua, l’assicurato veniva dai medici 

di … considerato abile sull’arco dell’intera giornata lavorativa in attività leggere 

e medio-pesanti a carattere alternato che non richiedessero spostamenti su 

terreni accidentati, il ripetitivo salire o scendere da scale o ponteggi e 

l’assunzione della posizione accovacciata o di lavorare in ginocchio. 

2. Con decisione 17 gennaio 2009, l’assicuratore infortuni riconosceva a … il 

diritto ad una rendita d’invalidità del 14% e ad una indennità per menomazione 

dell’integrità (IMI) del 15%. La tempestiva opposizione - nell’ambito della 

quale l’assicurato postulava il riconoscimento di una rendita del 44% ed un’IMI 

del 30% - veniva in data 8 aprile 2009 parzialmente accolta e accertato un 

grado d’invalidità del 18%. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 18 maggio 

2009, … chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato, il 

conseguente riconoscimento di una rendita d’invalidità del 60%, o 

eventualmente ex equo et bono, e di un’IMI del 25%. Per l’istante, anche 

nell’esercizio di un’attività lucrativa adeguata, persisterebbe comunque un 

grado d’impedimento di 1/3, come chiaramente confermato anche dalla 

perizia del dott. med. … prodotta in sede di ricorso. Inoltre, nell’applicazione 

delle tabelle salariali andrebbero considerate solo le attività nel settore 

gastronomico, il cui reddito annuo sarebbe decisamente inferiore alla gamma 

di attività ritenute ancora esigibili da parte dell’assicuratore infortuni. Anche 

l’IMI dovrebbe essere quantificata almeno al 25% in seguito all’instaurarsi di 

una artrodesi patologica con persistente sindrome algodistrofica. 

4. Dopo aver ottenuto un parere medico aggiuntivo sulla perizia di parte prodotta 

dall’istante, l’assicuratore infortuni confermava le conclusioni contenute nella 

decisione su opposizione e chiedeva la completa reiezione del ricorso. Dal 

punto di vista medico, non sussisterebbero motivi per ritenere una 

diminuzione del rendimento di 1/3 in un’attività adeguata. Tali attività non 

potrebbero poi essere ridotte al settore dalla gastronomia, come postulato 

dall’istante. Per il resto, la diagnosticata sindrome algodistrofica non 

troverebbe alcun riscontro negli atti o nelle radiografie fatte eseguire e non 

potrebbe pertanto giustificare il riconoscimento di un’IMI superiore a quanto 

accertato in sede di decisione. 

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA). Le nuove disposizioni materiali della 

LPGA qui applicabili, trattandosi di determinare il diritto ad una rendita a 

partire dal 2009, ed in particolare l'art. 16 LPGA, non hanno modificato la 

valutazione del grado d’invalidità previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e 

18 cpv. 2 seconda frase LAINF; ne consegue che i principi giurisprudenziali 

sviluppati relativamente ai concetti d’inabilità lavorativa, inabilità al guadagno 

e invalidità continuano a mantenere la loro validità anche in seguito 

all'introduzione della LPGA (DTF 130 V 343 e sentenza del Tribunale federale 

del 28 giugno 2004, I 590/03). La controversia verte nell’evenienza sul grado 

d’invalidità e sull’ammontare dell’IMI.

2. a) A norma dell’art. 18 cpv. 1 LAINF, l’assicurato invalido almeno al 10 per cento 

a seguito d’infortunio ha diritto alla rendita d’invalidità. Le nozioni di invalidità 

e di incapacità al guadagno sono contenute nella LPGA. E’ considerata 

invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente 

permanente o di lunga durata (art. 8 cpv. 1 LPGA). E’ considerata incapacità 

al guadagno la perdita, totale o parziale, provocata da un danno alla salute 

fisica o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e 

alle misure d’integrazione esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato 

del lavoro equilibrato che entra in considerazione (art. 7 LPGA). Giusta quanto 

previsto all’art. 16 LPGA, per valutare il grado d’invalidità, il reddito che 

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività 

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’ eventuale esecuzione 

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del 

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto 

ottenere se non fosse diventato invalido (cfr. anche DTF 128 V 30 cons. 1). 

L'invalidità è allora definita come la limitazione, addebitabile ad un danno alla 

salute assicurato, della capacità di guadagno media sul mercato equilibrato 

del lavoro (DTF 127 V 298 cons. 4c) entrante in linea di conto per l'assicurato. 

L'invalidità è un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (DTF 

110 V 275 cons. 4a, 109 V 32 cons. 2a, 105 V 207 e 102 V 166). Se l'attività 

precedentemente svolta dall'assicurato non è più da questi esigibile, il medico 

è tenuto a dire di quali disfunzioni ed impedimenti fisici o psichici soffre il 

paziente. È a questo punto compito dell'amministrazione stabilire e valutare 

quali sono, alla luce dei dati medici raccolti, le reali possibilità di lavoro di cui 

l'assicurato dispone e poter così meglio quantificare il reddito percepibile da 

invalido.

b) Non è contestato che, conformemente all’art. 16 ultima frase LPGA, il reddito 

ipotetico conseguibile dall’assicurato senza il danno alla salute sarebbe 

ammontato nel 2009 a fr. 65'000.00, sulla base di una retribuzione mensile di 

fr. 5'000.00, giusta quanto esposto dal precedente datore di lavoro. Le parti 

non concordano invece sul grado d’abilità residuo in un’attività che si conformi 

alle conseguenze invalidanti di cui l’istante è portatore. Dopo la frattura 

pluriframmentaria del calcagno sinistro ed i successivi trattamenti ospedalieri 

e ambulatoriali intrapresi permangono, infatti, una deformità del retropiede, 

con artrodesi spontanea e conseguenti limitazioni della mobilità e al carico 

dell’articolazione (vedi relazione di chiusura del 18 dicembre 2008 del dott. 

med. …). 

3. a) In termini di esigibilità, i medici concordano nel ritenere non più esercitabile la 

precedente attività di montatore di linee elettriche aeree. I medici di … 

ritenevano però l’assicurato abile sull’arco dell’intera giornata lavorativa in 

attività leggere e medio-pesanti a carattere alternato che non richiedessero 

spostamenti su terreni accidentati, il ripetitivo salire o scendere da scale o 

ponteggi e l’assunzione della posizione accovacciata o di lavorare in 

ginocchio (vedi relazione del 10 giugno 2008). Questa valutazione avveniva 

dopo due degenze presso la clinica riabilitativa di …, l’ultima delle quali della 

durata di tre settimane nel corso della primavera del 2008. Tale valutazione è 

solo in parte condivisa dal dott. med. …, essendo detto specialista del parere 

che dall’assicurato siano esigibili solo attività di tipo leggero. La conclusione 

stando alla quale l’assicurato poteva svolgere ancora mansioni di carattere 

leggero e medio-pesante si basa sul risultato del relativo test eseguito in data 

16 maggio 2008 a …. Concretamente, l’assicurato era in grado di sollevare 

orizzontalmente pesi fino a 22 kg e non accusava particolari disturbi fino ad 

un carico di 15 kg. Sollevare e svolgere lavori sopra l’altezza della testa anche 

per un carico di 15 kg non dava adito a difficoltà. In base a queste risultanze, 

occorre concludere che l’esigibilità di un’attività di carattere non solo leggero, 

ma anche medio-pesante trova un’oggettiva giustificazione sulla base delle 

concrete indagini esperite e va in questa sede confermata. Per il resto, i medici 

concordano sul carattere degli impedimenti (impossibilità di spostamenti su 

terreni accidentati, evitare il ripetitivo salire o scendere da scale o ponteggi, di 

assumere la posizione accovacciata o di lavorare in ginocchio), ma non sulla 

loro ripercussione concreta. Per il dott. med. …, i postumi dell’infortunio si 

ripercuoterebbero anche nell’esercizio di un’attività confacente in ragione di 

una diminuzione del rendimento di 1/3, mentre per i medici di … l’assicurato 

potrebbe svolgere il proprio lavoro sull’arco dell’intera giornata lavorativa 

senza scapiti addizionali.

b) La riduzione del rendimento in ragione di circa 1/3 ritenuta dallo specialista 

consultato privatamente dal ricorrente va principalmente ascritta alla diversa 

diagnosi che detto medico pone. Infatti, per il dott. med. … sussisterebbe “una 

evidente sindrome algodistrofica del calcagno e del mesopiede, che si 

accompagna a segni rx di osteorarefazione.” Per l’esperto in medicina del 

lavoro, sussisteva pertanto una limitazione lavorativa globale di circa 1/3 “a 

causa della algodistrofida persistente, con difficoltà a camminare su terreni 

disagevoli e a superare ostacoli o salire scale, con impossibilità di protratta 

stazione eretta e con necessità di continuare periodicamente le terapie fisiche 

riabilitative e di mantenimento, proprio a causa della persistente 

fenomenologia algica” (vedi relazione del 18 febbraio 2009). Dal canto suo, il 

dott. med. … (vedi relazione del 2 aprile 2009) non trovava agli atti alcun 

indizio a conferma del persistere di una sindrome algodistrofica con 

compromissione ossea. Né l’ortopedico dott. med. … che aveva operato e poi 

seguito il paziente per anni, né i medici di … o il medico di circondario 

avrebbero mai posto una simile diagnosi. Le radiografie all’incarto 

attesterebbero poi una buona mineralizzazione ossea della zona e pertanto 

la diagnosi non troverebbe il necessario riscontro nella documentazione agli 

atti. Queste conclusioni convincono. Nella propria perizia il dott. med. … 

aveva a disposizione le rx eseguite subito dopo l’infortunio (vedi relazione 

pag. 2), ovvero quelle eseguite il 6 o il 22 novembre 2006. In base alla 

documentazione all’incarto sono stati eseguiti dei successivi controlli 

radiologici almeno ancora in data 7 maggio e 25 giugno 2007 (vedi i relativi 

rapporti del dott. med. … del 7 maggio e del 25 giugno 2007). Dalla radiografia 

del 25 giugno 2007 risultava che la frattura si era completamente consolidata, 

nessuna instabilità del materiale di osteosintesi e le parti intraarticolari della 

tibio-tarsica e della sottoastralgica erano intatte. Non vi sono pertanto 

elementi a conferma di quanto sostenuto dal dott. med. …, quanto alla 

presenza di un’algodistrofia con osteorarefazione. Contrariamente a quanto 

era stato ritenuto nel parallelo procedimento S 03 92 (nell’ambito del quale 

sussisteva effettivamente una compromissione ossea tramite distrofia di 

Sudeck e un’artrosi postraumatica), la documentazione medica agli atti va 

nell’evenienza considerata sufficiente per concludere alla sussistenza di 

un’abilità completa in attività confacente. Per il resto, anche l’eventuale 

necessità di seguire “periodicamente” una fisioterapia - come rammentato dal 

dott. med. … e non comunque confermato dagli altri medici - non può essere 

reputata propria a giustificare una riduzione del rendimento nei termini 

proposti nel ricorso. Qualora dovesse essere indicata della fisioterapia, tale 

trattamento potrebbe essere pianificato in larga misura a margine della 

giornata lavorativa e la durata di tali terapie conservative non assume 

solitamente un’entità tale da incidere in modo rilevante sui normali tempi e 

orari di lavoro.

c) Per la determinazione del reddito conseguibile attualmente, poiché 

l’assicurato non è ancora operativo nell’ambito che ha scelto come nuovo 

orientamento professionale, vanno prese a confronto le tabelle ISS (DTF 126 

V 76 cons. 3b e riferimenti, 124 V 323 cons. 3b bb; DAS AI 1999 ni. 6 e 11 e 

1998 ni. 8 e 15 nonché per i Grigioni sentenze non pubblicate del Tribunale 

federale del 21 febbraio 2003 I 750/02, 13 marzo 2003 I 103/02 e del 30 

gennaio 2004 I 325/02). A questo proposito la proposta dell’istante di ritenere 

determinanti solo le attività del settore “alberghi e ristoranti” non trova 

giustificazione già per il semplice fatto che tali attività sono generalmente 

caratterizzate da una prolungata stazione eretta e pertanto non 

particolarmente idonee alla situazione postinfortunistica dell’assicurato. 

Tenendo poi nella giusta considerazione l’attività precedentemente svolta dal 

petente, le sue qualifiche professionali e l’ottima impressione che egli ha 

sempre saputo trasmettere ai medici che lo hanno avuto come paziente, forza 

è di constatare che dall’assicurato possono indubbiamente essere pretese 

anche altre attività con un profilo maggiore quali ad esempio la consulenza 

tecnica, la vendita di prodotti specifici, la rappresentanza, i trasporti o in parte 

anche un’attività con aspetti di carattere amministrativo. Giustamente 

pertanto, il reddito ipotetico da invalido va stabilito in base alla T1 dell’ISS 

concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato, essendo 

per il TF solo in questo modo possibile garantire un uguale trattamento di tutti 

gli interessati. Concretamente, secondo la tabella T1 dell’ISS riferita al 2006 

lo stipendio lordo mensile (40 ore settimanali) di un uomo per attività semplici 

e ripetitive (livello di qualifica 4) nel settore privato era di fr. 4'732.00. Poiché 

i dati si riferiscono ad un tempo di lavoro di 40 ore settimanali, mentre il tempo 

di lavoro medio è di 41.7 ore settimanali, ne risulta un reddito annuo di fr. 

59'197.30 (fr. 4’732.00 x 41.7  /. 40 x 12). Tenendo conto dell’evoluzione 

salariale per il 2007 dell’1.6%, del 2% per il 2008 

(http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/03/04/blank/key/lohnentw

icklung/nominal_und_real.html) e di circa il 2% per il 2009 ne risulta un reddito 

ipotetico da invalido per il 2009 di fr. 62'574.30. 

d) Nell’evenienza è poi stata applicata in sede di opposizione una riduzione del 

15%. Se e in quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere 

ridotti dipende, secondo la giurisprudenza del TF, dall’insieme delle 

circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione 

addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di 

permesso di dimora, grado d’occupazione) ritenuto che una deduzione 

massima del 25% del salario statistico permette di tener conto delle varie 

particolarità suscettibili d’influire sul reddito del lavoro e che il Giudice, 

chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una 

stima che l’amministrazione deve succintamente motivare, non può senza 

valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello degli organi 

dell’assicurazione (DTF 126 V 80 cons. 5b/cc e 6). Mentre inizialmente si 

tendeva ad applicare una riduzione standard del 25%, la giurisprudenza ha 

più volte confermato la necessità di operare tali riduzioni solo se giustificate 

dalle concrete circostanze del caso specifico (sentenza del 30 marzo 2009, 

9C_72/2009, dove non veniva ritenuta giustificata alcuna riduzione, DAS AI 

1998 no. 15 riduzione del 13%, 1999 no. 11 riduzione del 15%). 

Nell’evenienza, unico elemento evidente a discapito dell’assicurato è il tipo di 

permesso di soggiorno. Per il resto, essendo dall’assicurato esigibile 

l’esplicazione di un’attività confacente in misura completa e godendo 

l’interessato di una formazione professionale dalla quale può comunque trarre 

ancora dei benefici la riduzione operata va considerata generosa. Ne 

consegue che il reddito conseguibile da invalido ammonta nell’evenienza a fr. 

53'188.15. Procedendo al paragone tra tale reddito e quello conseguibile 

senza danno alla salute di fr. 65'000.00, ne risulta un grado d’invalidità del 

18.2%, per cui viene in questa sede confermata la rendita d’invalidità del 18% 

stabilita mediante opposizione. 

4. a) Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, 

in seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole 

all'integrità fisica o mentale. Tale indennità è assegnata in forma di prestazione 

in capitale. Essa non deve superare l'ammontare massimo del guadagno 

annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle 

menomazioni. Il Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul 

calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF). L'art. 36 cpv. 1 OAINF 

definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24 LAINF: 

una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente 

sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se l'integrità 

fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave. In questa valutazione 

dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle 

circostanze personali dell'assicurato. Secondo la giurisprudenza, infatti, la 

gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici 

senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto 

privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (DTF 133 V 231 cons. 5.1, 116 

V 157 cons. 3a e 113 V 218 cons. 4). 

b) Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive 

contenute nell'allegato 3 dell'OAINF. La relativa tabella elenca una serie di 

lesioni indicando per ciascuna di queste il tasso normale d’indennizzo, 

corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno 

assicurato. Questa tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce 

un elenco esaustivo (RAMI 2000 U 362, pag. 43; DTF 124 V 32 e riferimenti), 

ma deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 

cpv. 1 dell'allegato). La SUVA ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia 

molto più dettagliata, che completano quella dell'ordinanza. In quanto semplici 

direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non 

vincolano il giudice (DTF 125 V 377 cons. 1c). Tuttavia, nella misura in cui 

esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di 

trattamento tra tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l’allegato 3 

all'OAINF (DTF 124 V 32, 116 V 157, cons. 3a e 113 V 219, cons. 2b).

c) Nella relazione del 18 dicembre 2008 lo specialista in ortopedia dott. med. … 

valutava che la deformità dell’articolazione con la limitazione al carico e il 

deficit funzionale fossero da considerare come il caso più grave di un’artrosi 

dell’articolazione tibio-tarsica di media entità. Giusta la tabella no. 5 delle IMI 

nell’edizione del 2000, per una simile patologia è prevista la corresponsione 

di una percentuale tra il 5% e il 15%. Questa valutazione era espressamente 

condivisa anche dal dott. med. … nella propria valutazione aggiuntiva del 2 

aprile 2009. Per la determinazione della percentuale pretesa nel ricorso, 

ovvero il 25%, il dott. med. … prende a paragone la tabella no. 2 riguardante 

le turbe funzionali dell’articolazione sottoastralgica, dopo la frattura del 

calcagno, indennizzabili in ragione di una percentuale variante dal 5% al 30%. 

Detto medico valuta il danno in questione al 25% in seguito all’artrodesi 

patologica in condizioni sfavorevoli ed il persistere di una sindrome 

algodistrofica. Per il dott. med. … quest’ultima diagnosi non trova alcun 

riscontro negli atti medici all’incarto e anche dagli esami radiologici non vi 

sarebbe alcun elemento che deporrebbe per lo sviluppo di un’algodistrofia con 

osteorarefazione. Al contrario, le indagini radiologiche agli atti attesterebbero 

una normale mineralizzazione della sostanza ossea dell’articolazione 

infortunata (vedi anche cons. 3b). Tralasciando pertanto questa diagnosi, che 

non trova il debito riscontro negli atti e che non è neppure deducibile dalle 

indagini radiologiche fatte eseguire, resta anche in base alla valutazione fatta 

dal dott. med. … l’artrodesi patologica, la quale dà diritto propriamente ad 

un’IMI del 15% (vedi tabella no. 2). Ne consegue che anche la percentuale 

ritenuta a titolo di IMI non dà in questa sede adito a critiche e merita pertanto 

piena conferma. 

5. In conclusione il ricorso è respinto e viene in questa sede confermato un grado 

d’invalidità del 18% e un’IMI del 15%. Giusta l’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA la 

procedura è gratuita. Al ricorrente non spettano ripetibili.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita e non vengono assegnate ripetibili.