# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b664371-9394-5046-927e-144f8cffc9f8
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-01-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 23.01.2024 R 2022 5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2022-5_2024-01-23.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 22 5

4a Camera 

Presidenza Righetti

Giudici Brun e Audétat

Attuaria Schupp

SENTENZA

del 23 gennaio 2024

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

patrocinato dall'avv. Roberto A. Keller, 

ricorrente

contro

Commissione cantonale di espropriazione II, c/o Avv. MLaw Davide Nollo, 

convenuta

e

Cantone dei Grigioni, rappresentato dal Dipartimento infrastrutture, 
energia e mobilità dei Grigioni, 

convenuto

concernente indennità d'espropriazione

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____ è proprietario del fondo n. O._____, RF del Comune di B._____ 

(qui di seguito: Comune), in zona C._____, di ca. 15'666 m2. Il fondo si 

trova in parte nella zona agricola e in parte nella zona "altro territorio 

comunale" a un'altitudine di ca. 915 m s.l.m. 

2. Con decreto del 28 novembre 2017 (cresciuto in giudicato) il Governo del 

Cantone dei Grigioni ha approvato il progetto di esposizione per lo 

spostamento della strada della B._____, tratto C._____, tra il km 10.80 e 

il km 11.20, e al contempo ha conferito il diritto di espropriazione per le 

superfici dei fondi necessari. 

3. In seguito la Sezione acquisto terreni dell'Ufficio tecnico dei Grigioni (qui 

di seguito: UTG) ha cercato di trovare un accordo con A._____ per l'utilizzo 

temporaneo di ca. 7'607 m2 del fondo n. O._____ e per il deposito definitivo 

di ca. 20'000 m3 di materiale di scavo. Le parti non hanno raggiunto un 

accordo. 

4. Con istanza del 15 ottobre 2019 il Cantone dei Grigioni (qui di seguito: 

Cantone) rappresentato dall'allora Dipartimento costruzioni, trasporti e 

foreste (oggi: Dipartimento infrastrutture, energia e mobilità [DIEM]) ha 

quindi inoltrato una domanda di esecuzione della procedura di stima. Si 

prevedeva l'inizio dei lavori per l'autunno 2019.

5. Il 26 novembre 2019 in seguito a un sopralluogo del fondo n. O._____ si 

è svolta un'udienza di conciliazione. Durante tale udienza il Cantone ha 

formalizzato la richiesta di immissione anticipata in possesso, in quanto i 

lavori erano già iniziati e vi era necessità di poter depositare materiale sul 

fondo n. O._____ al più tardi entro la primavera 2020. Anche questo 

tentativo di conciliazione è fallito.

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6. In seguito allo scambio di scritti, con decisione del 18 maggio 2020 il 

Presidente della Commissione cantonale di espropriazione II Circondario 

ha accolto la richiesta di immissione anticipata in possesso e di 

conseguenza il Cantone è stato immediatamente autorizzato a utilizzare 

temporaneamente ca. 7'607 m2 del fondo n. O._____ e a depositarvi ca. 

20'000 m3 di materiale di scavo.

7. Il 25 agosto 2020 si dava il via all'occupazione di 2'270 m2 del terreno in 

questione e nell'autunno 2020 iniziavano i lavori di preparazione della 

discarica.

8. Con "Fattura all'Ufficio Tecnico Grigioni" datata 26 marzo 2021 l'UTG 

pagava a A._____ CHF 1'816.00 quale "spese accessorie – indennizzo 

per l'uso temporaneo dell'area sulla particella n. O._____: Totale ca. 2270 

m2 a fr 0.40 per m2 e anno 2020/2021 (pagamento parziale occupazione 

parcella nr. O._____)".

9. Con lettera del 26 luglio 2021 l'UTG comunicava che, a seguito della 

decisione del 18 maggio 2020, era stata delimitata la superficie utilizzata 

per la discarica ed erano stati occupati 2'270 m2. Si informava che si era 

pagato l'acconto per la parziale occupazione della particella per gli anni 

2020 e 2021. 

10. Con lettera del 27 luglio 2021 A._____ rispondeva all'UTG non 

dichiarandosi d'accordo. Egli citava la decisione del 18 maggio 2020 e 

riteneva che il relativo indennizzo avrebbe dovuto comprendere tutta l'area 

interessata, ossia 7'607 m2. Quindi l'indennizzo sarebbe stato di 

CHF 3'042.80 per anno. Egli invitava quindi a versargli la differenza per gli 

anni 2020/2021 pari a CHF 4'269.60 (CHF 6'085.60 – CHF 1'816.00). 

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11. Con "Fattura all'Ufficio Tecnico Grigioni" datata 28 settembre 2021 l'UTG 

versava a A._____ CHF 4'269.60 con causale "spese accessorie – 

indennizzo per l'uso temporaneo dell'area sulla particella n. O._____: 

Totale ca. 2270 m2 a fr 0.40 per m2 e anno 2020/2021 (pagamento parziale 

occupazione parcella nr. O._____)".

12. Con decisione del 16 dicembre 2021 la Commissione cantonale di 

espropriazione II Circondario decideva:

"1. Il Cantone dei Grigioni verserà al Signor A._____ le seguenti indennità 

in relazione al fondo no. O._____, RF del Comune di B._____:

- CHF 0.40 il m2 annui per utilizzo temporaneo di 7'607 m2;

- CHF 1.50 per m3 di materiale di scavo pulito depositato definitivamente; 

oltre a interessi al 5% a partire dal 18 maggio 2020. 

Inoltre il Cantone dei Grigioni si farà carico delle perdite di contributi 

(mancata concessione di pagamenti diretti) in relazione al fondo n. 

O._____ per tutta la durata dei lavori e li rimborsa al Signor A._____. 

2. Non si assegnano ripetibili."

13. In data 28 gennaio 2022 A._____ (qui di seguito: ricorrente) interponeva 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni. Egli 

chiedeva che la decisione impugnata fosse così riformata: 

Dispositivo n. 1

"a) Il Canton dei Grigioni verserà al signor A._____, C._____-B._____, 

CHF 0.40 il m2 annui per l'utilizzo temporaneo di 7'607 m2 della part. no. 

O._____ nel RF di C._____-B._____ dall'inizio dei lavori di approntamento 

della discarica fino al secondo anno compreso dopo la sistemazione 

definitiva e riconsegna dell'area occupata, 

b) Il Cantone dei Grigioni è tenuto a versare al signor A._____, C._____-

B._____, l'importo di CHF 6.00 al m3 di materiale sciolo depositato sulla 

part. no. O._____ nel RF C._____-B._____. Ciò fino a concorrenza di un 

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volume massimo di [recte precisazione replica: 20'000] m3. In aggiunta 

l'espropriante verserà interessi al 5% dal 18 maggio 2020

c) Il Cantone dei Grigioni è condannato a versare al signor A._____, 

C._____-B._____, l'importo una tantum di CHF 7'500.00 a titolo di 

inconvenienze. 

Inoltre, resta espressamente riservata una decisione finale sull'indennità 

dovuta per ridotta produzione giornaliera di uova, da emettere al 

compimento dell'opera, ossia dopo due anni dalla riconsegna del terreno 

occupato."

Dispositivo n. 2 

"Il Cantone dei Grigioni è tenuto a versare all'espropriato l'importo di CHF 

10'000.00 a titolo di ripetibili. Eventualmente, questa indennità è fissata 

secondo prudente criterio di questo Giudice." 

14. Con scritto del 3 marzo 2022 la Commissione cantonale di espropriazione 

II (qui di seguito: convenuta) riferendosi alla decisione impugnata, 

rinunciava a inoltrare una presa di posizione e postulava la reiezione del 

ricorso, per quanto fosse dato entrare nel merito dello stesso. 

15. Il Cantone rappresentato dal DIEM (qui di seguito: convenuto) ha preso 

posizione il 22 marzo 2022, chiedendo il ricorso fosse respinto.

16. In data 14 aprile 2022 il ricorrente replicava confermando integralmente il 

petito del ricorso, con la precisazione e completamento del petito 1.1. lett. 

b: il volume massimo consentito nella discarica è di 20'000 m3. 

17. Con scritto del 22 aprile 2022 un impiegato dell'UTG informava D._____ 

che era stato scelto quale accompagnatore ambientale E._____, dato che 

architetto paesaggista HTK e attivo come giardiniere. Quest'ultimo 

avrebbe concluso una formazione supplementare in accompagnamento 

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ambientale. Egli avrebbe le competenze, la pratica e avrebbe già lavorato, 

con piena soddisfazione dell'UTG, in un altro progetto di ampliamento 

stradale. L'ANU sarebbe stato informato e sarebbe stato d'accordo con la 

scelta. E._____ vivrebbe a F._____; un altro accompagnatore ambientale 

avrebbe dovuto arrivare dal Ticino, quindi sarebbe costato di più visto il 

viaggio più lungo.

18. Nello scritto "Situazione al 26 aprile 2022/Programma lavori" del 26 aprile 

2022 indirizzato all'UTG, G._____, per la direzione lavori, spiegava la 

cronologia dei lavori, iniziati il 30 settembre 2020. Il 26 aprile 2022 

sarebbero stati depositati in discarica circa 2'800-3'000 m3. Dal 16 agosto 

2022 egli spiegava che si sarebbero dovuti ancora trasportare 16'000 m3 

di materiale di scavo e spiegava poi quanto tempo sarebbe stato 

necessario e come ci si sarebbe organizzati. 

19. Con scritto del 2 maggio 2022 un impiegato dell'UTG informava H._____ 

che la direzione lavori, G._____, avrebbe informato il ricorrente a voce che 

all'inizio non sarebbe stata recintata e usata tutta l'area come discarica per 

il materiale di scavo. Per la costruzione del ponte e della strada tra i ponti 

si produrrebbe meno materiale. Non avrebbe senso utilizzare tutta la 

superficie a disposizione, in quanto solo dopo la demolizione della strada 

esistente a partire da agosto 2022 si genererebbe tanto materiale. Per il 

ricorrente sarebbe anche stato chiaro che, a seconda del bisogno (a 

dipendenza dell'avanzamento del cantiere), si sarebbe usata tutta la 

superficie assegnata [al Cantone]. Questa sarebbe la sequenza logica di 

un cantiere. Così il ricorrente avrebbe la possibilità di utilizzare per i suoi 

bisogni la superficie temporaneamente non utilizzata [dal Cantone], 

naturalmente sempre d'accordo con la direzione lavori. Non ci sarebbero 

state altre conversazioni, però in caso di bisogno, la direzione lavori 

sarebbe lieta di fornire informazioni.  

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20. In data 30 maggio 2022 l'associazione P._____ allestiva il documento 

"Einschätzung Lärmempfindlichkeit von Legehennen" (trad. "Valutazione 

della sensibilità al rumore delle galline ovaiole").

21. Il convenuto duplicava in data 3 giugno 2022 confermando il suo petito.

22. Con scritto del 10 giugno 2022 il Giudice dell'istruzione informava che un 

ulteriore scambio di scritti non era ritenuto necessario.

23. Il ricorrente prendeva ancora una volta posizione il 20 giugno 2022.

24. Con scritto del 1° luglio 2022 il convenuto rinunciava a un'ulteriore presa 

di posizione e si atteneva alle affermazioni espresse in precedenza. 

25. Con scritto del 3 marzo 2023 il convenuto allegava per conoscenza due 

documenti relativi a pagamenti. Con "Fattura all'Ufficio Tecnico Grigioni" 

del 15 febbraio 2023 l'UTG versava al ricorrente per l'anno 2022/2023 CHF 

648.00 quali "Spese accessorie – Mancata concessione di pagamenti 

diretti secondo i dati (UAG)". Con ulteriore "fattura" dello stesso giorno 

l'UTG versava al ricorrente per l'anno 2022/2023 CHF 6'085.60 quali 

"Spese accessorie – Indennizzo per l'uso temporaneo dell'area sulla 

particella n. O._____: Totale ca. 7'607 m2 a fr. 0.40 per m2 e anno 

(Pagamento parziale occupazione parcella nr. O._____)."

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II. Considerando in diritto:

1. La competenza del Tribunale amministrativo per giudicare il ricorso contro 

la decisione del 16 dicembre 2021 è data dall'art. 22 cpv. 1 della Legge 

sulle espropriazioni del Cantone dei Grigioni (LCEspr; CSC 803.100) i.c.c. 

l'art. 49 cpv. 1 lett. g della Legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 

370.100). La legittimazione del ricorrente è pacifica (cfr. art. 50 LGA). 

Essendo tempestivo e rispondendo alle condizioni di forma (cfr. art. 52 

cpv. 1 e art. 38 LGA), il ricorso è dunque ricevibile.

2. Si entra in merito ai reclami del ricorrente. 

2.1. Riguardo all'indennità per l'utilizzo temporaneo del fondo si ritiene quanto 

segue. 

2.1.1. Il ricorrente non contesta l'importo di CHF 0.40/m2, ma nel dispositivo la 

convenuta non avrebbe fissato la durata dell'indennizzo. Inoltre, l'avviso 

della convenuta che l'espropriato avrebbe diritto a questa indennità per la 

durata del cantiere non sarebbe corretto sia formalmente che 

materialmente. Ammesso che l'indennizzo coprisse il mancato reddito del 

terreno, viste le limitazioni dovute alla discarica, il fondo riacquisterebbe la 

sua piena redditività solo due anni dopo la fine del cantiere, ossia dopo 

che avrebbe pienamente ripreso il suo vigore vegetativo. Egli ritiene che, 

in base all'art. 26 della Costituzione federale della Confederazione 

Svizzera (Cost; RS 101) e all'art. 9 cpv. 1 della LCEspr, l'espropriazione 

potrebbe avere luogo unicamente mediante risarcimento integrale. Egli, 

poi, cita l'art. 10 cpv. 1 LCEspr e le rispettive lett. a e d, nonché 

parzialmente l'art. 10 cpv. 2 LCEspr. 

2.1.2. Il convenuto ritiene nella presa di posizione che l'obbligo di indennizzo 

inizierebbe in occasione del primo utilizzo del fondo e terminerebbe 

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quando il proprietario riprenderebbe a coltivare il terreno. In casu un 

consulente specializzato in materia di accompagnamento ambientale in 

fase di cantiere AAC stabilirebbe quando sarà possibile riprendere a 

coltivare il terreno. Già per via della natura della cosa non sarebbe 

possibile fissare concretamente questo momento; ciò sarebbe possibile 

solo dopo una visita e sopralluogo del consulente AAC. 

Dall'inizio dell'occupazione del fondo il 25 agosto 2020 fino alla data della 

presa di posizione (22 marzo 2022) sarebbe stata utilizzata solo una 

superficie di 2'270 m2 per lavori di preparazione. I lavori principali 

avrebbero dovuto avere luogo solo nel 2022 utilizzando il resto della 

superficie. Ciononostante il ricorrente avrebbe già chiesto per gli anni 

2020/2021 un indennizzo per la superficie totale di 7'607 m2. Secondo le 

spiegazioni della decisione della convenuta e secondo il corso abituale 

delle cose, apparirebbe chiaro che sarebbe solo da indennizzare 

l'intervento che avrebbe effettivamente avuto luogo a seguito dell'utilizzo 

del fondo, altrimenti il ricorrente sarebbe favorito, dato che fino alla data 

della presa di posizione avrebbe continuato a coltivare la superficie non 

utilizzata. Ciò sarebbe contrario al principio dell'indennizzo integrale, che 

prevedrebbe che l'espropriato non dovrebbe subire né perdite né 

realizzare un utile e la sua situazione economica dovrebbe essere analoga 

come in assenza di un'espropriazione. 

2.1.3. Nella replica il ricorrente contesta quanto detto dal convenuto. Egli 

sostiene che in casu si dovrebbe fare capo a un consulente agricolo e non 

un giardiniere per stabilire se e quando fosse possibile ricoltivare a pieno 

regime il fondo. Quindi egli respinge la figura dell'accompagnatore 

ambientale. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza in casi 

analoghi, solamente due anni dopo il termine dei lavori il terreno 

tornerebbe a rendere compiutamente come prima dell'intervento. 

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Per quanto riguarda l'indennizzo, la frase "fr. 0.40 il m2 annui per l'utilizzo 

temporaneo di 7'607 m2" del dispositivo 1 della decisione impugnata 

sarebbe cresciuta in giudicato. Non ci sarebbe scritto da nessuna parte 

che andrebbe indennizzata solo la parte concretamente utilizzata. Infatti, 

anche la richiesta di espropriazione del 15 ottobre 2019 non avrebbe fatto 

questa distinzione, anzi avrebbe chiesto l'utilizzo del terreno di ca. 7'607 

m2. Sia la domanda sia la decisione di immissione anticipata in possesso 

confermerebbero questo stato delle cose. Anche l'espropriante, dopo 

reclamazione del ricorrente, avrebbe pagato integralmente l'indennità per 

l'occupazione temporanea dei 7'607 m2. L'espropriato avrebbe subito una 

limitazione per tutti i 7'607 m2, dato che non ne potrebbe disporre come e 

quando vorrebbe, quindi andrebbe indennizzato integralmente.

2.1.4. Nella duplica il convenuto ritiene le affermazioni riguardanti le capacità 

dell'accompagnatore ambientale come prive di fondamento e contestate. 

Gli AAC verrebbero sempre selezionati con grande cura e avrebbero le 

conoscenze e l'esperienza pratica necessarie. Il convenuto avrebbe già 

fatto capo a E._____, quale AAC, per l'ampliamento di una strada. Anche 

l'Ufficio per la natura e l'ambiente (UNA) non vi si sarebbe opposto. 

Il ricorrente partirebbe da un'ipotesi errata: conformemente alla decisione 

del 16 dicembre 2021, l'utilizzo temporaneo del terreno pari a ca. 7'607 m2 

dovrebbe essere indennizzato con CHF 0.40 per m2 e anno, attualmente 

sarebbero però utilizzati soli 2'270 m2 e il ricorrente, in accordo con la 

direzione lavori locale, dall'occupazione del terreno avrebbe coltivato il 

prato sulla superficie residua. Inoltre, dato che i lavori fino ad allora svolti 

[3 giugno 2022] avrebbero prodotto poco materiale di scavo, non avrebbe 

avuto senso utilizzare a questo scopo già l'intera superficie. La superficie 

residua di ca. 5'337 m2 dovrebbe continuare a poter essere utilizzata dal 

ricorrente, in accordo con la direzione lavori, fino all'occupazione 

dell'intera superficie. Il ricorrente ne sarebbe stato a conoscenza. 

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Quest'ultimo non avrebbe ancora subito alcun danno per quanto riguarda 

la superficie residua; quindi dovrebbe solo essere indennizzata la 

superficie di 2'270 m2 temporaneamente utilizzata al momento. I 

pagamenti già effettuati sarebbero degli acconti (cfr. doc. 15 ricorrente), 

quindi al pagamento dell'ulteriore importo parziale (cfr. doc. 5 convenuto) 

non sarebbe associata alcuna concessione, la correzione sarebbe da 

effettuare nel conteggio finale in seguito alla restituzione al ricorrente della 

superficie del fondo temporaneamente usata.

2.1.5. Il ricorrente nell'ulteriore presa di posizione contesta quanto asserito dal 

convenuto. Egli stimerebbe E._____ quale giardiniere, ma non sarebbe 

stato interpellato sulla sua scelta quale accompagnatore, né avrebbe visto 

un rapporto di lavoro. Egli sarebbe perplesso al riguardo. Per le indennità 

la tesi del convenuto sarebbe destituita da ogni fondamento. Infatti, 

l'espropriante non avrebbe mai chiesto un utilizzo a tappe del terreno e 

quindi non avrebbe mai chiesto un pagamento scaglionato. La convenuta 

avrebbe sancito l'occupazione temporanea di tutta la superficie di 7'607 

m2 e l'espropriante non avrebbe fatto valere nessuna riserva e/o 

condizione e/o ricorso contro la decisione. Pertanto giuridicamente il 

vincolo sull'occupazione temporanea sarebbe su tutta l'area di 7'607 m2 – 

se casualmente si potesse utilizzare a volte qualche metro in eccedenza, 

ciò sarebbe irrilevante – e infatti, come prova, il convenuto sarebbe stato 

tenuto a versare l'importo totale dovuto per l'area. Il doc. 12 del convenuto 

(lettera del 2 maggio 2022, vedi fattispecie cifra 19) sarebbe un documento 

interno creato ad arte e mai condiviso con il ricorrente. 

2.1.6. La convenuta nella sua decisione del 16 dicembre 2021 spiegava cosa è 

un'occupazione temporanea, cioè un provvedimento dettato da necessità 

di cantiere. Questa sarebbe volta a consentire all'espropriante determinati 

atti che non sarebbero antitetici all'esercizio futuro del diritto di proprietà 

sull'immobile. Inoltre comporterebbe per l'espropriato una privazione 

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temporanea del possesso e, per l'espropriante, l'obbligo di ripristinare 

successivamente l'area occupata. L'indennità sarebbe finalizzata a 

compensare il danno effettivo derivante al proprietario dalla limitazione 

d'uso passeggera del bene, salvo che renda attendibile un miglior uso ai 

sensi dell'art. 11 cpv. 1 LCEspr.

Nel caso specifico il ricorrente avrebbe diritto, per la durata del cantiere, al 

risarcimento costituito dalla differenza fra il reddito oggettivo degli immobili 

senza limitazioni eccessive e quello nella situazione pregiudicata dalle 

stesse, oltre a eventuali ulteriori pregiudizi che non siano già compresi in 

tale perdita di reddito. Essendo la parte del fondo n. O._____ situata in 

zona agricola, il ricorrente dall'inizio dei lavori di deposito non potrebbe 

disporne liberamente (cioè coltivare) e di conseguenza tale perdita di 

reddito andrebbe indennizzata. L'indennizzo sarebbe dovuto nella misura 

in cui il fondo non potrebbe più essere effettivamente utilizzato (coltivato) 

dal ricorrente a causa dei lavori di deposito, cioè, oltre al deposito, anche 

la superficie utilizzata per accedervi e per le installazioni di cantiere, ecc., 

per un totale di ca. 7'607 m2.  

Inoltre, la convenuta citava l'art. 26 Cost. e l'art. 9 LCEspr, notando che 

all'espropriazione dovrebbe corrispondere una piena indennità. La 

determinazione di questa sarebbe disciplinata dal principio secondo cui 

l'espropriato non dovrebbe subire un danno individuale, né conseguire 

particolari vantaggi per effetto dell'espropriazione. Gli dovrebbe essere 

garantita la stessa situazione economica in cui si troverebbe se 

l'espropriazione non avesse avuto luogo. 

L'indennizzo annuo per l'utilizzo temporaneo di 7'607 m2 del fondo n. 

O._____ veniva dunque fissato a CHF 3'042.80 (CHF 0.40 il m2 per 7'607 

m2). Oltre a ciò, il convenuto si faceva carico di eventuali perdite di 

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contributi (mancata concessione di pagamenti diretti) per la durata dei 

lavori di costruzione e li rimborsava al ricorrente.

2.1.7. L'art. 26 cpv. 2 Cost. prevede che, in caso d’espropriazione o di restrizione 

equivalente della proprietà, è dovuta piena indennità (cfr. Sentenza del 

Tribunale federale [STF] 1C_412/2018, 1C_432/2018 del 31 luglio 2019 

consid. 8.1, vedi anche HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines 

Verwaltungsrecht, 8 ed., Zurigo 2020, n. 2472 ss., 2492 ss.). L'art. 9 cpv. 

1 LCEspr sottolinea che l'espropriazione non può essere effettuata che 

mediante risarcimento integrale. Di regola l'indennità deve essere 

corrisposta in denaro (in analogia vedi artt. 16 e 17 Legge federale 

sull'espropriazione [LEspr; RS 711]).

Secondo l'art. 10 cpv. 1 LCEspr (in analogia vedi artt. 19 e 22 LEspr), nel 

fissare l'indennità si deve tener conto di tutti i pregiudizi subiti 

dall'espropriato senza sua propria colpa per effetto dell'estinzione o della 

limitazione dei suoi diritti. L'indennità deve quindi comprendere tra l'altro: 

a) l'intero valore venale del diritto espropriato, b) il deprezzamento della 

frazione residua dovuto all'espropriazione parziale di un fondo o di più 

fondi economicamente connessi e d) l'ammontare di tutti gli altri pregiudizi 

subiti dall'espropriato, in quanto essi possano essere previsti, in uno 

svolgimento normale delle cose, come conseguenza dell'espropriazione. 

Il cpv. 2 recita: "Se all'atto dell'estinzione o della limitazione di un diritto 

non è possibile stabilire il pregiudizio derivante, su richiesta 

dell'espropriante, dell'espropriato o d'ufficio si può rinviare fino al 

compimento dell'opera la decisione circa l'indennità imponendo 

eventualmente una adeguata prestazione di garanzia." 

Il proprietario terriero non deve subire alcuna perdita a causa 

dell'espropriazione, né realizzare un guadagno, bensì deve essere messo 

nella stessa situazione economica in cui si troverebbe se l'espropriazione 

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non fosse mai avvenuta. L'indennizzo per un'espropriazione materiale è 

generalmente calcolato con il metodo della differenza confrontando il 

valore di mercato della proprietà in questione prima della restrizione della 

proprietà con quello dopo l'intervento. Inoltre, è possibile che debbano 

essere compensati ulteriori svantaggi (inconvenienti), come ad esempio 

spese per la pianificazione diventate inutili o lavori analoghi. L'indennizzo 

si determina sia per l'espropriazione formale che per quella materiale 

secondo le stesse regole. Il danno corrisponde alla differenza tra il livello 

attuale patrimoniale e quello che esisterebbe senza l'evento dannoso (cfr. 

STF 1C_412/2018, 1C_432/2018 del 31 luglio 2019 consid. 8.1, 8.3 e 8.5, 

vedi anche HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., n. 2407 ss e 2492 ss.). 

L'indennizzo è misurato in relazione al danno subito dalla persona toccata 

a causa dell'espropriazione risp. dell'intervento simile all'espropriazione 

nel suo patrimonio. La persona toccata deve essere trattata come se 

l'espropriazione risp. l'intervento simile all'espropriazione non avesse 

avuto luogo. Oltre al valore venale del diritto espropriato (in caso di 

espropriazione formale) risp. la riduzione di valore del bene interessato 

dalla restrizione di proprietà (in caso di espropriazione materiale), ci sono 

anche altre perdite patrimoniali (i cosiddetti inconvenienti) – che sono 

prevedibili secondo l'ordinario corso degli eventi come conseguenza 

dell'espropriazione o di una misura simile all'espropriazione (per es. costi 

di trasloco, spese per lavori di adattamento o spese per una progettazione 

divenuta inutile) – da compensare. Oltre a quanto precede, oggetto di 

compensazione sono gli interessi pecuniari, non interessi puramente 

affettivi o mere aspettative o speranze (cfr. GRAHAM-SIEGENTHALER, Berner 

Kommentar, Fünfter Abschnitt Eigentumsgarantie und Enteignung / VIII. 

Materielle Enteignung, Bern, 2022, ed. AEBI-MÜLLER, MÜLLER, p. 365, n. 

940). Il periodo di indennizzo deve basarsi sulla durata dell'espropriazione 

(cfr. STF 1C_163/2017 del 18 luglio 2017 consid. 3.3). In linea di principio 

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l'ente pubblico è tenuto a pagare un indennizzo se la proprietà privata 

viene utilizzata per opere e impianti pubblici (cfr. GRAHAM-SIEGENTHALER, 

op. cit. p. 376 n. 968).

L'espropriazione a titolo temporaneo limitata nella sua durata ai sensi degli 

artt. 4 cpv. 3 e 5 cpv. 1 lett. a LCEspr (v. a livello federale artt. 5 cpv. 2 e 

6 cpv. 1 LEspr) avviene principalmente per consentire i lavori di 

costruzione riguardo all'opera progettata, cioè ad esempio per creare un 

accesso per il trasporto di materiale, per la messa a disposizione di spazio 

di deposito e per l'approvvigionamento di materiale. L'indennità deve 

coprire il danno effettivamente subito e non può essere concessa 

indipendentemente da questo, ad esempio come interesse sul valore di 

mercato. In termini di forma l'indennità può essere corrisposta 

alternativamente o cumulativamente come pagamento unico o periodico. 

Sebbene il diritto cantonale relativo all'espropriazione non preveda nulla 

in merito alla modalità dettagliata del pagamento dell'indennità, con 

rimando all'art. 17 LEspr, si ritiene che indennizzi periodici siano possibili; 

circostanza, questa, che non è stata contestata dal ricorrente. Il 

versamento di indennizzi periodici è particolarmente adatto quando la 

durata dell'utilizzo non è nota fin dall'inizio. Complessivamente 

l'indennizzo deve coprire sia la costante perdita d'utilizzo come anche i 

danni derivanti dalla temporanea o permanente compromissione per mano 

dell'attività gestita dall'espropriante, sia i costi di ripristino del terreno, a 

meno che non eseguiti dall'espropriante stesso (cfr. HESS/WEIBEL, Das 

Enteignungsrect des Bundes: Kommentar zum Bundesgesetz über die 

Enteignung, zu den verfassungsrechtlichen Grundlagen und zur 

Spezialgesetzgebung des Bundes, Bern, 1986, art. 19 n. 39). Secondo il 

Tribunale federale, gli indennizzi periodici sono da prevedere solo per 

interventi temporanei, cioè se è certo fin dall'inizio, o si può ipotizzare con 

un alto grado di certezza sufficiente, che dei diritti saranno revocati o 

- 16 -

limitati solo temporaneamente. L'indennizzo deve essere determinato in 

anticipo per l'intera durata dell'esproprio, anche per le espropriazioni 

temporanee, sia che venga corrisposto sotto forma di pagamento di 

capitale o di pagamenti ricorrenti (cfr. STF 1E.15/2007 dell'8 febbraio 2008 

consid. 20). 

2.1.8. La decisione in questione del 16 dicembre 2021 ritiene nel dispositivo 

un'indennità in relazione al fondo in questione di CHF 0.40 il m2 annui per 

l'utilizzo temporaneo di 7'607 m2. Effettivamente, come giustamente 

notato dal ricorrente, il dispositivo della decisione non menziona la durata 

precisa dell'indennizzo, quantunque al consid. 4.1. la convenuta specifica 

che l'indennizzo è dovuto per la durata del cantiere. Tantomeno il 

dispositivo ritiene che verrebbero indennizzati "fino a" 7'607 m2. Al 

contempo non nomina una cifra totale di indennizzo (totale = m2 x CHF). 

Ciononostante il dispositivo soddisfa i requisiti del Tribunale federale 

poiché l'indennizzo è stato fissato in anticipo – cioè non appena possibile 

secondo il normale corso degli eventi e della procedura –  per l'intera 

durata dell'espropriazione a CHF 0.40 il m2 annui.

Per quanto riguarda la durata dell'indennizzo nel tempo la scelta di 

formulazione della convenuta nel dispositivo non può essere stata 

casuale, in quanto se la convenuta avesse inteso fissare un lasso di tempo 

più preciso, essa lo avrebbe fatto. Il dispositivo è da interpretare con il 

sostegno dei considerandi della decisione (cfr. DTF 144 I 11 E. 4.2; STF 

9C_682/2023 del 7 dicembre 2023 consid. 3.3.4) e, quindi, l'indennizzo 

dovuto per il periodo di cantiere (cfr. consid. 4.1 della decisione). Infatti, 

considerando i pagamenti parziali o acconti avvenuti per gli anni 

2020/2021 (cfr. doc. 14 e 15 ricorrente, doc. 2 convenuto, vedi anche le 

fatture per l'anno 2022/2023), se ne poteva già allora dedurre che questo 

metodo di procedere era dovuto al fatto che la durata dell'utilizzo in casu 

non era nota fin dall'inizio ciò, che secondo HESS/WEIBEL (op.cit. art. 19 n. 

- 17 -

39), può essere il caso. Infatti, anche in scritti precedenti il convenuto non 

si esprimeva fissando una data precisa, ma collegando la fine 

dell'indennizzo alla ricoltivazione del terreno da parte dell'espropriato (cfr. 

doc. A3 convenuto). Tale indicazione è in linea con la dottrina e 

giurisprudenza sopracitata, che prevede che il periodo di indennizzo deve 

basarsi sulla durata dell'espropriazione. Nel caso concreto risulta quindi 

adeguato che la convenuta non ha fissato una data o un lasso di tempo 

preciso nel dispositivo.

Lo stesso si può dire per quanto riguarda i metri quadrati di superficie da 

indennizzare. Se la convenuta avesse inteso indennizzare tutti i 7'607 m2, 

ella avrebbe fissato, vista la rilevanza, direttamente nel dispositivo 

l'importo dovuto annualmente (m2 x CHF), in quanto senz'altro calcolabile. 

Al consid. 4 la convenuta sottolinea che la relativa indennità sarebbe 

finalizzata a compensare il danno effettivo derivante al proprietario dalla 

limitazione d'uso passeggera del bene (cfr. HESS/WEIBEL, op. cit. art. 19 n. 

39). Poi al consid. 4.1 ritiene che "Dall'inizio dei lavori di deponia 

l'espropriato non può più disporre liberamente del proprio fondo il quale 

non può di conseguenza venir coltivato. Tale perdita di reddito va 

indennizzata. L'indennizzo è dovuto nella misura in cui il fondo non potrà 

più essere effettivamente utilizzato (coltivato) dall'espropriato a causa dei 

lavori di deposito, vale a dire, oltre al deposito in quanto tale, anche la 

superficie utilizzata per accedere alla deponia, quella utilizzata per le 

installazioni di cantiere, ecc. per un totale di circa 7'607 m2." La convenuta 

sottolinea che l'indennizzo è dovuto nella misura in cui il fondo non può più 

essere effettivamente utilizzato, ergo solo per tale periodo e per tale parte 

del fondo. Invece la nominata superficie totale di 7'607 m2 rappresenta la 

superficie massima possibilmente utilizzabile per la discarica. Ciò risulta 

in linea con quanto ritenuto da dottrina e giurisprudenza che prevedono 

che il proprietario non deve subire alcuna perdita a causa 

- 18 -

dell'espropriazione, né realizzare un guadagno, bensì deve essere messo 

nella stessa situazione economica in cui si troverebbe se l'espropriazione 

non fosse mai avvenuta, ossia che l'indennità deve coprire il danno 

effettivamente subito. Questa argomentazione è stata poi ripresa dal 

convenuto nello scambio di scritti dinanzi a codesto Tribunale. Si constata 

infine che, sebbene la convenuta abbia ritenuto al consid. 4.3 che 

"L'indennizzo annuo per l'utilizzo temporaneo di x 7'607 m2 del fondo n. 

O._____ viene dunque fissato dall'infrascritta Commissione in fr. 3'042.80 

(fr. 0.40 il m2 per 7'607 m2)", l'importo calcolato non è poi stato incluso nel 

dispositivo; circostanza, questa, che lascia presagire che tale indennizzo 

è interpretabile quale mero calcolo dell'eventuale importo massimo. 

Inoltre, per il ricorrente, considerando i vari scritti in questo senso e spediti 

dal convenuto, avrebbe dovuto essere palese che l'indennizzo sarebbe 

stato scaglionato e parziale, cioè stabilito solo per la parte di terreno 

effettivamente e temporaneamente sottrattagli e quindi per lui non 

utilizzabile. Infatti, in uno scritto del 2 maggio 2022 un impiegato UTG 

riteneva che il ricorrente era stato informato verbalmente dalla direzione 

lavori che all'inizio non si intendeva recintare e utilizzare come deposito 

tutta la superficie, in quanto solo da agosto 2022 si sarebbe creato molto 

materiale (demolizione della strada esistente) e non avrebbe avuto senso 

usare tutta la superficie a disposizione. Nello scritto si riteneva che per il 

ricorrente sarebbe anche stato chiaro che, a seconda delle esigenze (in 

base all'avanzamento dei lavori di costruzione), sarebbe stata utilizzata 

dall'UTG la superficie totale. Si concludeva che il ricorrente avrebbe così 

avuto la possibilità di utilizzare per le sue necessità le superfici inutilizzate 

dal deposito, sempre in accordo con la direzione lavori. Non avrebbero 

avuto luogo altre conversazioni (cfr. doc. 12 convenuto). Infatti, anche in 

questo senso, inizialmente è stata recintata come discarica solo un'area 

di circa 2'270 m2 (fattura del 26 marzo 2021 per gli anni 2020/2021, cfr. 

- 19 -

doc. 14 ricorrente). In aggiunta, si nota che nella proposta di accordo 

concernente l'utilizzo temporaneo di terreno inviata al ricorrente in data 28 

maggio 2019 il convenuto riteneva tra l'altro alla cifra 2 che "Il Cantone 

indennizza il proprietario per la superficie utilizzata temporaneamente con 

un importo pari a fr. 0.40 per m2 e anno. L'indennizzo sarà versato al 

momento in cui il terreno verrà utilizzato" (cfr. doc. B5, B6 convenuta). 

Quindi il convenuto non si esprimeva riguardo ai m2 precisi della superficie 

concreta, ma lasciava intendere che l'indennizzo dipendeva dall'uso 

concreto della superficie. Oltre a ciò, il ricorrente stesso ammette nelle sue 

osservazioni del 3 dicembre 2019 alla convenuta – sebbene egli nell'ultima 

presa di posizione dinanzi a codesto Tribunale affermi che il convenuto 

non avrebbe mai chiesto un utilizzo a tappe del terreno e quindi nemmeno 

un pagamento scaglionato e sebbene egli nella replica a codesto 

Tribunale affermi che non ci sarebbe scritto da nessuna parte che 

andrebbe indennizzata solo la parte concretamente utilizzata – che in sede 

di conciliazione il convenuto aveva parlato di un deposito scaglionato sulla 

proprietà del ricorrente (cfr. doc. 4 ricorrente, consid. II.A.5). Egli, poi, in 

tale scritto replica dicendo che l'espropriante avrebbe proposto "CHF 

0.40/m2 p.a. per l'utilizzo (effettivo) del terreno occupato" (cfr, doc. 4 

ricorrente, consid. II.C.2). Tali osservazioni lasciano intendere che il 

convenuto intendeva indennizzare solo il terreno realmente occupato e 

che il ricorrente ne era al corrente. In questo senso sono riassumibili anche 

gli ulteriori scritti agli atti. Nella replica del 20 gennaio 2020 del convenuto 

alla convenuta si riteneva che, "come spiegato in occasione dell'udienza 

di conciliazione", secondo la prassi cantonale, si indennizzerebbe 

l'espropriato per l'occupazione del terreno n. O._____ con CHF 0.40 per 

m2 e anno. Si indennizzerebbe quindi la superficie annua effettivamente 

non più disponibile per la coltivazione. Tale obbligo d'indennizzo sarebbe 

iniziato con il primo utilizzo del terreno e finito con la ricoltivazione da parte 

del proprietario (cfr. doc. A3 convenuta consid. III.1). Con fattura del 26 

- 20 -

marzo 2021 al ricorrente si versavano CHF 1'816.00 per l'anno 2020/2021 

come indennizzo per ca. 2'270 m2 a CHF 0.40 per m2 e anno (cfr. doc. 14 

ricorrente). Sebbene il ricorrente in precedenza avesse preteso un 

indennizzo per l'intera superficie del fondo n. O._____ (cfr. doc. 5 

ricorrente), egli non reagiva a tale fattura risp. pagamento. Anche lo scritto 

del 26 luglio 2021 attesta che l'intenzione del convenuto fosse quella di 

indennizzare solo la parte realmente usata del terreno del ricorrente. In 

tale scritto l'UTG informava il ricorrente riguardo al fatto che il 25 agosto 

2020 uno studio di ingegneria aveva misurato il fondo n. O._____ con un 

drone e che una volta terminati i lavori si sarebbe rimisurato il fondo, 

paragonando i due modelli, sarebbe poi risultato il volume da 

indennizzare. Si informava che in tale data si era delimitata la superficie 

utilizzata per la discarica e si era avviata l'occupazione di una superficie 

pari a 2'270 m2. Si inviava il conteggio in acconto per la parziale 

occupazione della particella per gli anni 2020 e 2021. Infine, si concludeva 

dicendo che in seguito alla decisione definitiva della convenuta si sarebbe 

proceduto al pagamento definitivo dopo deduzione dell'acconto (cfr. doc. 

2 convenuto). Solo a questo scritto il ricorrente si è poi opposto il 27 luglio 

2021. Egli – richiamando la decisione della convenuta del 18 maggio 2020, 

la quale però riteneva solamente "l'espropriante è immediatamente 

autorizzato ad utilizzare temporaneamente circa 7'607 m2 di terreno" – 

pretendeva un indennizzo che comprendesse tutta l'area interessata di 

7'607 m2, quindi annualmente CHF 3'042.80, e chiedeva gli fosse versata 

la differenza per gli anni 2020/2021, cioè CHF 4'269.60 (CHF 6'085.60 – 

CHF 1'816.00; cfr. doc. 13 e 14 ricorrente). Con fattura del 28 settembre 

2021, l'UTG versava tale importo al ricorrente (cfr. doc. 15 ricorrente), 

scrivendo "Auszahlung des vereinbarten Teilbetrages" (trad. pagamento 

della rata concordata). Si sottolinea che sulle due fatture e nello scritto del 

26 luglio 2021, si scriveva "pagamento parziale" e "acconto" (come 

evidenziato anche dal convenuto nella duplica). Tali termini sottolineano il 

- 21 -

carattere non definitivo di tali pagamenti. Detto ciò, i pagamenti non sono 

da interpretare né come errore né quale ammissione da parte del 

convenuto o garanzia nei confronti del ricorrente, in quanto, da quanto si 

rileva dal dossier, si intendeva effettuare la correzione nel conteggio finale 

in seguito alla decisione definitiva della convenuta (cfr. doc. 2 convenuto). 

Valutato quanto appena esposto, le intenzioni del convenuto di 

indennizzare solo la parte di terreno da lui concretamente utilizzata 

appaiono indiscutibili e il ricorrente, perlomeno da quanto si evince dagli 

atti, ne era a conoscenza. 

Considerando i documenti agli atti, solo da metà agosto 2022 in poi è stato 

prodotto molto materiale di scavo, cioè secondo i calcoli della Direzione 

lavori circa 16'000 m3 in più rispetto ai già depositati 2'800-3000 m3 fino a 

fine aprile 2022 (cfr. doc. 13 convenuto). Quindi va concluso che prima di 

agosto 2022 è stata occupata solo una superficie di 2'270 m2 e, 

apparentemente, il ricorrente ne era a conoscenza (cfr. doc. 12 

convenuto). Tenendo conto di quanto sopra scritto, nonché richiamando 

la dottrina e giurisprudenza suesposta, si conclude che rettamente sono 

da indennizzare solo i metri quadrati della particella n. O._____ realmente 

utilizzati per il deposito e, quindi, non utilizzabili per l'agricoltura o per altri 

scopi previsti dal ricorrente. Ne consegue che le censure sollevate dal 

ricorrente sono infondate. 

2.1.9. Per quanto concerne l'accompagnamento ambientale in fase di cantiere 

(AAC), si rileva che esso si è sviluppato negli anni 2010 nell'ambito di 

grandi progetti, diventando uno strumento importante per la protezione 

dell'ambiente durante i cantieri. In molti casi è necessaria una competenza 

ambientale per risolvere i problemi del cantiere o per la realizzazione di 

misure ambientali che rendano un progetto idoneo all'approvazione. 

L'AAC, il quale sempre più spesso accompagna la realizzazione di progetti 

impegnativi per conto del committente, contribuisce in modo significativo 

- 22 -

alla qualità ambientale dei cantieri (BRUNNER, SCHMIDWEBER, 

Umweltbaubegleitung mit integrierter Erfolgskontrolle, UFAM, Berna, 

2007, p. 7-8). In particolare per l'area specialistica del suolo è necessario 

consultare degli specialisti, che accompagnino il progetto dal rilevamento 

delle condizioni iniziali (mappatura del suolo) alla progettazione di 

adeguate misure di protezione del suolo, all'attuazione di tali misure 

durante le fasi di costruzione rilevanti per il suolo, fino alla ricoltivazione e 

al ritiro delle superfici interessate dal progetto (BRUNNER, UVP-Handbuch 

Modul 6, Umweltbaubegleitung und Erfolgskontrolle, UFAM, Berna 2009, 

p. 2). 

Non si intravvede né dall'argomentazione del ricorrente, né in maniera 

generale, perché il fatto che un consulente specializzato in materia di 

accompagnamento ambientale in fase di cantiere AAC si occupi, quale 

persona qualificata, di valutare il momento in cui il terreno riprende vigore 

vegetativo (cfr. doc. 9 e 10 convenuto), possa rappresentare un problema. 

I motivi addotti dal ricorrente per il respingimento della figura dell'AAC 

scelto non risultano essere pertinenti né fondati. Come si evince dai 

manuali dell'UFAM la figura dell'accompagnatore ambientale è piuttosto 

diffusa e necessaria per poter garantire un utilizzo conforme alla 

protezione ambientale del terreno anche in seguito a un cantiere (vedi 

ricoltivazione). Il fatto che il convenuto intenda avvalersi di un AAC 

diplomato (cfr. doc. 10 convenuto), dovrebbe essere accolto dal ricorrente 

come novità positiva, perché chiaramente anche nei suoi interessi. Inoltre, 

al contrario di quanto sembrerebbe pretendere il ricorrente, quest'ultimo 

non deve essere interpellato al riguardo, né deve visionare il rapporto di 

lavoro, in quanto tale procedura è da condurre dal convenuto, quale 

committente dei lavori in questione. Per giunta il convenuto ha ritenuto che 

questo modo di procedere era già stato adottato con successo in passato 

- 23 -

(con lo stesso consulente). Per questo motivo la scelta del convenuto in 

merito è da appoggiare.

2.1.10. La censura è interamente respinta.

2.2. Riguardo agli inconvenienti si ritiene quanto segue.

2.2.1. Il ricorrente lamenta nel ricorso che l'approntamento della discarica gli 

causerebbe degli indubbi pregiudizi, in quanto ben la metà della sua 

particella – cioè 7'607 m2 – verrebbe in futuro occupata per la discarica. 

Ciò comporterebbe una grave limitazione della lavorazione della particella 

visti gli spazi minori e conseguente maggior dispendio in fatto di razionalità 

del lavoro e della resa. Essendo egli agricoltore, dal profilo agricolo 

sfrutterebbe intensamente la particella n. O._____. Infatti, il terreno 

verrebbe usato: per lo sfalcio (due/tre tagli all'anno), quale pascolo per il 

bestiame (35 capre e 3 asini) e quale area libera per 450 galline ovaiole. 

L'ingombro non gli permetterebbe più di pianificare al meglio il pascolo dei 

suoi animali. La ridotta porzione residua renderebbe più difficile la 

convivenza delle galline ovaiole con gli altri animali. Si dovrebbero ridurre 

le recinzioni con obbligo di rotazione più frequente. Inoltre, il cantiere 

provocherebbe pregiudizi molesti dovuti al traffico, rumore e polveri degli 

autocarri e degli escavatori. L'indennizzo di CHF 7'500.00 richiesto, 

risultante in CHF 2'500.00 all'anno sull'arco di tre anni, sarebbe 

ragionevole ed equo. Sarebbe vero che non vi sarebbero parametri 

oggettivi per fissare questa indennità, ma il corso naturale delle cose e 

l'esperienza della vita insegnerebbero che un tale cantiere comporterebbe 

gli inconvenienti esposti. 

2.2.2. Il convenuto nota nella presa di posizione che sarebbe difficile prevedere 

l'entità delle immissioni al momento dell'espropriazione. Di norma per 

l'espropriante sarebbe praticamente impossibile descrivere al momento 

- 24 -

dell'esposizione pubblica dei piani se e quali competenze di protezione in 

materia di rapporti di vicinato esso intenda revocare o limitare mediante 

l'esproprio. Ciò varrebbe inversamente anche per la pretesa 

dell'espropriato. Quindi egli contesta la richiesta di CHF 7'500.00 che, ad 

ogni modo, non sarebbe sufficiente a soddisfare l'obbligo di sostanziare. 

Poiché attualmente non sarebbe possibile determinare con precisione 

l'utilizzo della discarica e le immissioni effettivamente prodotte, il ricorrente 

avrebbe la possibilità di far valere le sue pretese ai sensi dell'art. 17 

OCEspr. Inoltre, il convenuto ritiene che si potrebbe solo trattare di 

immissioni eccessive, poiché tutte le altre immissioni dovrebbero essere 

tollerate in ogni caso. Le immissioni sarebbero "eccessive" se al contempo 

gravi e intense, se colpirebbero il singolo proprietario in maniera 

particolare e se fossero state per lui imprevedibili. Gli inconvenienti fatti 

valere dal ricorrente quali "traffico degli autocarri, rumore e polveri di questi 

ultimi e degli escavatori" non sarebbero da considerare né gravi né intensi, 

ma corrisponderebbero a inconvenienti da una normale attività di cantiere. 

Oltretutto, per il ricorrente sarebbe stato prevedibile che i lavori avrebbero 

potuto generare polvere e si sarebbero potuti sentire gli autocarri. Non 

risulterebbe evidente la ragione per cui egli dovrebbe essere 

particolarmente colpito da tali aspetti e non verrebbe nemmeno esposta in 

modo plausibile. Non si capirebbe l'affermazione del ricorrente secondo la 

quale i lavori e i processi dell'azienda agricola, nonché la convivenza degli 

animali sul fondo, sarebbero limitati, dato che gli rimarrebbe comunque a 

disposizione la metà del fondo. Infine, vista l'ubicazione della discarica sul 

prato sul lato della strada, la stalla non sarebbe interessata. Visto che il 

ricorrente (incontestatamente) non potrebbe più sfruttare il prato nella 

stessa misura di prima, egli percepirebbe un indennizzo corrispondente. 

2.2.3. Si richiama innanzitutto il contenuto dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LCEspr, 

nonché l'art. 10 cpv. 2 LCEspr sopracitati.

- 25 -

Inoltre, l'art. 17 cpv. 1 e lett. c OCEspr prevede che possono esser 

presentate pretese di indennità dopo la conclusione della procedura di 

stima in alcuni casi, tra i quali "se solo durante o dopo la costruzione 

dell'opera l'espropriato si rende conto di un danneggiamento imprevedibile 

o non prevedibile in tutta la sua estensione al tempo del deposito dei piani". 

Ai sensi dell'art. 26 cpv. 2 Cost., in caso di espropriazione deve essere 

corrisposto un indennizzo completo (vedi anche art. 9 cpv. 1 LCEspr). 

Questo si suddivide in un massimo di tre posizioni: il valore di mercato, il 

deprezzamento e gli inconvenienti. I cosiddetti inconvenienti sono da 

risarcire come danno indiretto. Secondo la formulazione dell'art. 10 cpv. 1 

lett. d LCEspr, l'ammontare di tutti gli altri pregiudizi subiti dall'espropriato, 

in quanto essi, dal corso ordinario delle cose, possano essere previsti 

come una conseguenza dell'espropriazione, sono da indennizzare. Quindi 

sono da compensare tutti gli altri svantaggi pecuniari subiti dall'espropriato 

a causa della cessione e che hanno un nesso causale adeguato con essa 

(cfr. GRAHAM-SIEGENTHALER, op. cit., p. 347 s. n. 894). 

Possono formare l'oggetto dell'espropriazione anche i diritti risultanti dalle 

disposizioni sulla proprietà fondiaria in materia di rapporti di vicinato (cfr. 

art. 4 cpv. 1 LCEspr, vedi in analogia art. 5 cpv. 1 LEspr; cfr. HESS/WEIBEL, 

op. cit., art. 19 n. 140). 

2.2.4. In linea con quanto ritenuto dal convenuto, si nota innanzitutto che 

l'indennizzo di CHF 7'500.00 richiesto dal ricorrente non è minimamente 

sostanziato a livello economico. Inoltre, il ricorrente non entra nel dettaglio 

e non spiega per esempio come e quando si manifesterebbero i rumori 

(quali giorni, quali orari, quanta polvere, prove fotografiche, ecc.) e come 

ciò possa avere un influsso dal profilo economico. Anche in relazione agli 

spazi minori egli, in modo del tutto generico, si limita a censurare un 

presunto pregiudizio, senza tuttavia entrare nel merito dello stesso. Ciò 

- 26 -

sebbene si tratti di fatti a lui (al momento degli avvenimenti) palesemente 

più accessibili che alle autorità (vedi al riguardo DTF 132 II 113 consid. 

3.2; DTF 122 II 385 consid. 4c.cc, entrambe con rimandi alla dottrina; STF 

8C_1/2013 del 4 marzo 2014 consid. 4.2.2). Dall'altra parte il ricorrente 

nemmeno fa valere delle richieste probatorie specifiche in questo senso. 

Di conseguenza, questo Tribunale ritiene la censura infondata. In ogni 

caso, in penuria di dettagli, non è possibile né analizzare e/o calcolare 

l'asserita inconvenienza, né risulta fattibile esprimersi in merito ai diritti 

risultanti dalle disposizioni sulla proprietà fondiaria in materia di rapporti di 

vicinato. A titolo abbondanziale, si ricorda che il ricorrente riceve già dal 

convenuto un indennizzo per l'utilizzo temporaneo di una parte del suo 

terreno (vedi dispositivo 1 della decisione della convenuta, doc. 1 

ricorrente).  

2.2.5. In conclusione la censura è infondata.

2.3. Per quanto riguarda la mancata produzione di uova si ritiene quanto 

segue.

2.3.1. Il ricorrente nel ricorso precisa che dinanzi alla convenuta si sarebbe 

espressamente riservato la facoltà di chiedere un indennizzo, qualora la 

produzione giornaliera di uova fosse diminuita. Egli avrebbe fatto valere la 

riserva il 3 dicembre 2019, quando i lavori alla discarica non sarebbero 

ancora stati iniziati e non poteva ancora dimostrare danni. Egli indica che 

nel 2020 avrebbe allevato 450 galline ovaiole e la sua intenzione sarebbe 

stata di arrivare a 750 esemplari. Purtroppo quando la discarica iniziava a 

prendere corpo nel 2021, il ricorrente avrebbe dovuto drasticamente 

ridurre il contingente da 450 a 200, abbandonando il progetto di 

potenziamento, con una diminuzione della produzione giornaliera di 

almeno 200 uova (considerato un allevamento di 450 capi). Il ricorrente 

venderebbe tali uova a CHF 0,53/pz., calcolando un margine di guadagno 

- 27 -

di 60% del prezzo di vendita, e, dunque, mensilmente percepirebbe CHF 

1'920.00 (CHF 0.32 x 200 x 30). 

2.3.2. Il convenuto censura nella presa di posizione che tra il danno fatto valere 

e il pregiudizio giuridico dovrebbe esistere un nesso causale adeguato, ciò 

che non risulterebbe evidente dalle argomentazioni del ricorrente. Inoltre, 

non verrebbe esposta in misura sufficiente la ragione per cui il materiale 

depositato sarebbe all'origine della riduzione del numero di galline ovaiole 

(cosa di per sé contestata). Sarebbe incontestato che il ricorrente 

continuerebbe ad avere a disposizione una superficie inferiore a causa 

della discarica, ma comunque ancora 5'589 m2 di prato (nonché un 

ulteriore superficie di 2'470 m2). Se si ipotizzasse che le uova venissero 

vendute con un marchio (ad es. Naturafarm) che imporrebbe 

corrispondenti aree di movimento per gli animali, si calcolerebbe uno 

spazio di 2,5 m2 per animale, quindi, per 400 galline, un'area di movimento 

di 1'000 m2. Tenendo in considerazione il necessario spostamento 

dell'area di movimento sul fondo, sulla restante superficie di 8'059 m2 

rimarrebbe ancora spazio a sufficienza per una tale area di movimento. 

Quindi il materiale depositato sul fondo non avrebbe alcun influsso sulla 

produzione di uova. Infine, in linea di principio, un mancato guadagno non 

sarebbe da tenere in considerazione per il calcolo dell'indennizzo per 

espropriazione. 

2.3.3. Nella replica il ricorrente ritiene che vivrebbe della produzione delle uova 

e indica che la drastica riduzione della produzione lo metterebbe in grave 

difficoltà. Le galline ovaiole sarebbero estremamente sensibili ai rumori. 

Inoltre, le continue immissioni moleste scaturite dalla formazione della 

discarica sul lato nord del suo fondo lo avrebbero obbligato a chiudere uno 

stabilimento e macellare 250 galline, poiché non avrebbero più prodotto 

uova. Addirittura, a causa di tali immissioni, ci sarebbero stati casi di 

cannibalismo tra galline, fenomeni mai visti in precedenza. Le galline non 

- 28 -

verrebbero sostituite finché perdurerebbe il cantiere. Il costo di una gallina 

ovaiola sarebbe di CHF 25.00, per cui il pregiudizio ammonterebbe a CHF 

6'250.00, aggiungendo poi i costi di CHF 1'920.00 mensili per la mancata 

produzione di uova. Se il convenuto persistesse nella sua contestazione, 

sarebbe da eseguire una perizia giudiziaria atta ad accertare le cause della 

perdita di produzione di uova nell'azienda del ricorrente e atta a stabilire 

l'entità del danno.

2.3.4. Il convenuto nella duplica ritiene la motivazione di controparte della replica 

pretestuosa, notando che avrebbe già potuto addurla nel ricorso. 

Dall'allegato del ricorrente (costo per il macello delle 250 galline [inteso 

sembrerebbe il doc. 17 ricorrente]) risulterebbe che l'effettivo sarebbe 

stato ridotto nel novembre 2021. A quel momento i primi lavori preparatori 

erano già stati conclusi da un anno; tra i lavori e la macellazione delle 250 

galline non sussisterebbe alcun nesso causale adeguato. Non ci 

sarebbero nemmeno continue immissioni foniche moleste, in quanto dalla 

conclusione dei lavori preparatori (12 novembre 2020) per 327 giorni 

lavorativi si sarebbero finora [ovvero 3 giugno 2022] depositati solo 3'000 

m3 di materiale; in questo senso vi sarebbe stato raramente traffico di 

veicoli fino alla discarica. Inoltre, a tal riguardo si ricordava che l'azienda 

del ricorrente si troverebbe lungo una strada cantonale sulla quale 

circolerebbero quotidianamente, tra l'altro, cinque veicoli commerciali 

pesanti o 15 autobus di linea. Le galline sarebbero quindi abituate alle 

immissioni foniche del traffico stradale nonché al rumore di macchinari 

pesanti. Oltretutto, il ricorrente coltiverebbe il prato adiacente ai pollai con 

macchine agricole (ad es. falciatrice, transporter, ecc.). Quindi il "rumore" 

non potrebbe essere stato la causa della mancata produzione di uova. 

Ciononostante si provvederebbe alla riduzione del rumore conformemente 

alla Direttiva sul rumore dei cantieri dell'Ufficio federale dell'ambiente 

UFAM. Tale valutazione verrebbe condivisa dal Plantahof. Sarebbe 

- 29 -

improbabile che le galline smettessero di deporre uova per via di 

immissioni foniche (e non piuttosto per via dell'età, del sistema di 

stabulazione, della gestione della luce, del foraggiamento, ecc.). Anche 

l'P._____ (centro di competenza dell'avicoltura svizzera) sarebbe dello 

stesso parere. Stando alle loro informazioni, si sarebbe in passato 

osservata una riduzione della quantità di uova deposte in caso di sorvoli 

supersonici dell'esercito, ma con una ripresa relativamente rapida; cioè 

nemmeno un tale rumore nettamente superiore all'usuale rumore dei 

cantieri avrebbe fatto smettere la deposizione delle uova delle galline. Il 

cannibalismo tra galline sarebbe ampiamente diffuso e si verificherebbe 

ripetutamente (come abbastanza noto). Si manifesterebbe di solito in 

maniera imprevedibile e le cause sarebbero diversificate (per es. gestione 

della luce, sistema di stabulazione, foraggiamento, condizioni climatiche, 

ecc.). Ad ogni modo la responsabilità non sarebbe da attribuire alle 

presunte immissioni foniche della discarica. Il convenuto ipotizza che il 

numero di 450 galline ovaiole sarebbe forse stato troppo grande, tanto più 

che sarebbe stato il numero più grande degli ultimi anni. Infatti egli riteneva 

che, secondo il rilevamento dei dati delle strutture (cfr. doc. 17 convenuto), 

già nel 2019 sarebbe stato ridotto il numero da 400 a 350 e prima del 

decreto governativo del 28 novembre 2017 il ricorrente avrebbe avuto 200 

e 260 galline ovaiole, mentre l'anno successivo avrebbe raddoppiato 

l'effettivo. Il ricorrente avrebbe agito così quando già avrebbe saputo che 

il suo fondo sarebbe stato occupato temporaneamente e quindi ne 

sarebbe responsabile.

2.3.5. Il ricorrente nell'ulteriore presa di posizione sostiene che nel ricorso si 

sarebbe fatta valere una riserva in tal senso e contesta quanto prima 

ritenuto dal convenuto, asserendo che la sua tesi sarebbe di pura 

convenienza. Il convenuto avrebbe preso conoscenza del problema del 

rumore solo dopo le censure ricorsuali. Prima sarebbe stata solo una 

- 30 -

questione di spazio. Riguardo al fatto che galline ovaiole sarebbero 

abituate al traffico della strada cantonale e quindi il deposito non 

causerebbe nessun rumore molesto, egli adduce che il traffico modesto 

della strada cantonale sarebbe decisamente più distante da quello di 

cantiere, che invece sarebbe contiguo all'azienda agricola. Oltre a ciò, a 

suo dire, il traffico sarebbe diverso, cioè senza macchinari in esercizio. Poi 

egli adduce che per trasportare 3000 m3 di materiale sciolto ci sarebbero 

voluti almeno 300 trasporti con pesanti automezzi che sarebbero transitati 

in prossimità dell'azienda agricola. Inoltre, il materiale sarebbe stato 

trattato (liberato da grossi massi, ecc.) con grossi veicoli che avrebbero 

provocato ulteriori ed elevate immissioni moleste, inesistenti prima del 

cantiere. Sarebbe assurdo pretendere che le galline ovaiole siano abituate 

ai rumori. Il doc. 13 del convenuto sarebbe insignificante e documento 

interno allestito per necessità di causa. Invece il doc. 15 del convenuto 

non sarebbe pertinente. Nel doc. 16 del convenuto la fondazione P._____ 

ammetterebbe di non poter allestire una valutazione esatta, poiché 

mancherebbero molte informazioni; ciò confuterebbe la tesi del convenuto 

e, inoltre, la fondazione fornirebbe solo informazioni generali, non afferenti 

al caso concreto. Il ricorrente evidenzia però che P._____ riterrebbe che 

le galline reagirebbero molto male ai rumori improvvisi. Questi rumori 

provocherebbero stress e ridurrebbero (almeno temporaneamente) la 

deposizione delle uova. Le galline ovaiole potrebbero abituarsi al traffico 

stradale – quello di cantiere sarebbe però altra cosa. Per stabilire una 

riduzione della deposizione delle uova riconducibile alla presenza della 

discarica bisognerebbe disporre di più informazioni. Il cannibalismo, come 

tale, non potrebbe essere escluso quale conseguenza di tale discarica. 

Sarebbe falso sostenere che il ricorrente avrebbe aumentato di proposito 

l'effettivo delle sue galline nel 2018 – egli avrebbe voluto portare l'effettivo 

a 750 –, ma non avrebbe potuto a causa del progetto in questione. Egli 

richiede una perizia giudiziaria per stabilire l'entità del danno causato.  

- 31 -

2.3.6. La convenuta nella sua decisione ritiene brevemente che il ricorrente non 

avrebbe dimostrato alcuna perdita di guadagno in relazione al suo 

allevamento di galline ovaiole causato da discarica di materiale. Non 

sarebbe dovuto alcun ulteriore indennizzo.

2.3.7. Si richiamano i già sopra citati articoli inerenti l'indennità (tra i quali art. 9 

cpv. 1 e art. 10 cpv. 1 lett. d LCEspr). 

L'indennizzo per l'espropriazione materiale può essere concesso anche 

per la perdita di profitti futuri, se il presunto mancato guadagno era atteso 

con un certo grado di certezza in un futuro prevedibile (cfr. DTF 103 Ib 293 

consid. 1.b; STF 1C_412/2018, 1C_432/2018 del 31 luglio 2019 consid. 

8.3). Tra il danno fatto valere e la perdita dei diritti deve sussistere un 

adeguato nesso di causalità (cfr. HESS/WEIBEL, op. cit., art. 19 n. 17). 

2.3.8. Riguardo agli spazi più contenuti per le attività del ricorrente si ritiene 

quanto segue. Risulta chiaro che le galline ovaiole in questione hanno 

spazio a sufficienza per il pascolo e questo anche in presenza del deposito 

temporaneo. Infatti, la "Direttiva Coop uova Naturafarm" prevede una 

superficie di pascolo di almeno 2,5 m2 (cfr. doc. 7 convenuto, cifra 4.3.3). 

Sebbene in casu il ricorrente non ricada sotto tale marchio restrittivo, in 

linea con il calcolo esperito dal convenuto, sia prendendo in 

considerazione le 200 galline del ricorrente – area di movimento 

necessaria di 500 m2 -, sia prendendo in considerazione il numero di 

galline del 2020 – cioè 450 esemplari con una corrispondente area di 

movimento di 1'125 m2 –, o anche considerando il numero ipoteticamente 

desiderato dal ricorrente di 750 galline – necessità di terreno di 1'875 m2 

–, tenuto conto del terreno restante a disposizione del ricorrente in 

presenza del deposito, ossia approssimativamente 8'000 m2 (15'666 m2 

detratti al massimo 7607 m2, cfr. doc. 1 ricorrente), si conclude che lo 

spazio di movimento per le galline era in ogni caso sufficiente. Pertanto la 

- 32 -

riduzione del contingente di galline con apparente diminuzione della 

produzione ovaiola non è da considerarsi riconducibile alla presenza del 

deposito. 

Inoltre, che il ricorrente pianificasse concretamente di aumentare il 

contingente a 750 esemplari, rimane una mera affermazione di parte. 

Piuttosto, secondo la statistica agli atti (doc. 17 convenuto), si evince che 

nel 2016 egli possedeva solo 200 galline e i numeri degli anni 2016-2021 

attestano tra i 200 e i 450 esemplari. Dunque l'affermazione del ricorrente 

non è comprovata. A seconda dell'inventario degli anni precedenti appare 

piuttosto che il suo contingente di galline contasse meno esemplari (in 

relazione a 750). Visto che non è comprovato un nesso causale adeguato, 

altresì il richiesto indennizzo di CHF 1'920.00 non è da considerare risp. 

la richiesta è da respingere.

Da analizzare sono poi gli asseriti effetti delle immissioni acustiche sulle 

galline. A mente del ricorrente, per il quantitativo di terreno di 3'000 m3 

sarebbero stati effettuati 300 viaggi. Ora, tenendo conto delle informazioni 

a disposizione della Direzione lavori, si presume che per il quantitativo di 

3'000 m3 sono stati effettuati circa 255 viaggi (51 viaggi giornalieri per 5 

giorni). Questo Tribunale, indipendentemente dai viaggi effettivamente 

effettuati (siano 255 o 300), ritiene il rumore causato dalle immissioni 

acustiche essere piuttosto limitato nel tempo risp. concentrato in pochi 

momenti. Ciò considerato, l'ipotesi avanzata dal ricorrente non è atta a 

dimostrare la presenza di un nesso causale. Per quanto affermato dal 

ricorrente che il materiale in seguito sarebbe stato trattato con grossi 

veicoli (liberato da massi, ecc.), egli non ha inoltrato né fotografie, né altri 

mezzi di prova, per cui tale affermazione non è sufficientemente 

sostanziata (v. sopra consid. 2.2.4). 

- 33 -

La valutazione di P._____ (doc. 16 convenuto) non contiene un'analisi 

precisa della situazione concreta a causa della mancanza di informazioni 

sul caso specifico, ma risposte di carattere generale. Ciononostante 

fornisce alcuni riscontri importanti. Concretamente, infatti, la valutazione 

sostiene che le galline reagiscono in modo molto marcato ai rumori (non 

familiari) dell'ambiente circostante. Casi di spavento per l'intero branco 

con fuga e calpestamento, sarebbero stati registrati in presenza di voli 

supersonici dell'esercito – quindi non è il caso della fattispecie concreta – 

e, sebbene ci fosse stata una riduzione a breve termine della deposizione 

delle uova, questa si sarebbe ripresa in tempi relativamente brevi. La 

valutazione ritiene come piuttosto improbabile che le galline, per colpa 

dell'inquinamento fonico, smettano di deporre uova e che tale interruzione 

perduri nel tempo. Per una tale costellazione il rumore dovrebbe causare 

un notevole stress alle galline, cioè dovrebbe esserci un'esposizione 

permanente e significativa al rumore per un periodo di tempo prolungato. 

P._____ ritiene poi che le galline si abituerebbero ai rumori (per es. treni, 

strade, attrezzature della stalla, ecc.) nonché, visto che in casu ci sarebbe 

una strada cantonale nelle vicinanze, che si potrebbe presumere che gli 

animali si siano abituati al rumore generato dai veicoli. Per poter 

confermare risp. negare una correlazione tra la creazione del deposito e 

l'arresto della deposizione delle uova si necessiterebbe di più informazioni. 

Dato che le galline si abituerebbero al rumore, sarebbe stato più probabile 

aspettarsi una reazione riguardante il "nuovo" rumore all'inizio dei lavori di 

costruzione risp. di deposito (riguardo all'interruzione della deposizione 

delle uova). Altre cause plausibili per un'interruzione della deposizione 

delle uova sarebbero per es. l'età delle galline (dopo i due anni di 

deposizione), problemi di salute, periodo di cova, mancanza di acqua, ecc. 

Il cannibalismo sarebbe un comportamento scorretto che potrebbe 

manifestarsi nelle galline ovaiole. Sarebbe un problema multifattoriale. A 

tal riguardo si elencavano, oltre allo stress (tra l'altro anche causato dal 

- 34 -

rumore), ben altre otto cause possibili quali errori nel management, nel 

mantenimento degli animali, nell'alimentazione, riguardo alla temperatura 

della stalla e alla luce, problemi di salute, mancanza di occupazione delle 

galline, oppure la combinazione di più cause. Ogni branco presenterebbe 

le sue peculiarità, nel senso che in alcuni casi il medesimo trattamento del 

branco potrebbe portare a risultanze diverse e, a volte, al cannibalismo. I 

primi segni di cannibalismo rimarrebbero spesso a lungo inosservati, 

perché le prime piccole ferite sarebbero ancora nascoste dalle piume. Di 

conseguenza una causalità tra un episodio (per es. l'inquinamento 

acustico) e l'inizio del comportamento scorretto quale il cannibalismo 

sarebbe difficile da collegare. In conclusione P._____ ritiene la presenza 

di una causalità tra l'interruzione nella deposizione delle uova e il rumore 

del deposito non probabile. Le altre cause summenzionate 

sembrerebbero, senza ulteriori informazioni e documenti, più probabili. 

Quindi, sebbene non si possa escludere il rumore del deposito quale 

causa (principale) per il cannibalismo, trattandosi di un problema 

multifattoriale, non sarebbe possibile stabilire un collegamento definitivo 

sulla base della situazione descritta. Le conclusioni di P._____ parlano per 

sé e sono da condividere, in quanto ben argomentate e soprattutto 

riconducibili a un'istituzione specializzata sul tema delle galline. Appare 

palesemente poco probabile che il rumore del deposito stia in un nesso 

adeguato con l'interruzione nella deposizione delle uova e/o per il 

comportamento cannibale delle galline del ricorrente. Si osserva oltretutto 

che mancano elementi di prova agli atti, quali per es. fotografie delle 

galline vittime di cannibalismo. Si aggiunge che la tematica del 

cannibalismo è stata avanzata dal ricorrente solamente in sede di replica. 

Se tale problematica fosse stata considerata come veramente 

preponderante per la produzione ovaiola, egli l'avrebbe fatta valere subito. 

- 35 -

A titolo completivo si ritiene che, pur tenendo conto del rumore causato 

dal trasporto e dal deposito di materiale, nonché del rumore aggiuntivo 

dovuto al livellamento del materiale, il rumore della discarica non può 

essere considerato notevole e duraturo. Inoltre, il rumore prodotto nella 

situazione concreta non è da considerare significativo, in quanto il 

deposito si trova sul lato della parcella confinante con la strada cantonale, 

mentre le stalle delle galline si trovano a circa 55 metri dal punto più vicino 

al deposito esistente fino all'estate 2022 (misurazione tramite il sito 

geogr.ch). Ne discende che le galline ovaiole avevano ancora un'ampia 

area residua per pascolare a disposizione sulla parcella in questione e non 

dovevano per forza pascolare nelle immediate vicinanze della discarica. 

Pertanto anche la richiesta di indennizzo di CHF 6'250.00 non è fondata.

2.3.9. In conclusione anche questa censura è interamente da respingere.

2.4. Per quanto riguarda l'indennità di deposito si ritiene quanto segue.

2.4.1. Il ricorrente ritiene nel ricorso che la convenuta non avrebbe specificato 

nella decisione se si trattasse di materiale sciolto, oppure compatto. 

Inoltre, la motivazione per l'indennità si baserebbe su una prassi non 

meglio definita (nell'ultima presa di posizione egli la definiva come 

"arbitraria"). Il calcolo sarebbe iniquo e carente dal profilo della 

motivazione. Il ricorrente chiede almeno CHF 6.00/m3 per il deposito di 

materiale sciolto; ciò perché il ricorrente, quale coltivatore, potrebbe 

procedere in qualsiasi momento alla riqualifica e bonifica del suo terreno 

con materiale pulito, come avrebbero fatto diversi agricoltori in I._____. 

Inoltre, gli indennizzi esigibili per questi depositi sarebbero superiori a 

quanto da lui rivendicato; Comuni politici J._____ (K._____, L._____, 

M._____ e N._____) avrebbero preteso una tassa di discarica tra CHF 

15.00 e 18.00/m3. Tenuto conto che per lo spianamento e la sistemazione 

della discarica vi sarebbe un costo di CHF 10-12.00/m3 e per il progetto e 

- 36 -

permessi un esborso di CHF 2-3.00/m3 (tutti costi a carico 

dell'espropriante) rimarrebbero per il gestore della discarica CHF 5-

6.00/m3, il che sarebbe ragionevole e proporzionato. A maggior ragione 

perché i prezzi indicati dai Comuni sarebbero politici. Per altre discariche 

la differenza a favore del gestore sarebbe più alta. Non sarebbe 

ammissibile che l'espropriante, se costretto ad andare in discariche 

autorizzate, sarebbe tenuto a pagare tasse di discarica tra CHF 18.00 e 

CHF 45.00 a m3 (nell'ultima presa di posizione egli indicava almeno CHF 

40-45/ m3), mentre con i privati (procedura espropriativa per discariche ad 

hoc) potrebbe speculare in modo indecente. Ciò, a suo dire, urterebbe il 

senso di giustizia ed equità e il principio di parità di trattamento. Nell'ultima 

presa di posizione il ricorrente chiedeva di esperire una perizia per 

calcolare l'esatto costo del deposito di materiale.

2.4.2. Il convenuto precisa nella presa di posizione che in casu si tratterebbe di 

materiale di scavo sciolto ricompattato (fattore 1,25) e non di "materiale 

sciolto". In base alla prassi cantonale l'aliquota per l'indennizzo dovrebbe 

essere fissata in modo tale che ogni danno causato al proprietario dal 

deposito di materiale estraneo possa essere coperto. Tale danno sarebbe 

causato dal cambiamento topografico del terreno, cioè dal riempimento 

del fondo con materiale estraneo. L'aliquota di CHF 1.50/m3 

corrisponderebbe alla prassi cantonale vigente. Per motivi di parità di 

trattamento al convenuto non sarebbe concesso scostarsi da tale base di 

calcolo, tanto più che non sussisterebbero circostanze particolari da 

giustificare uno scostamento. L'espropriato non dovrebbe subire né una 

diminuzione né un aumento della sostanza, ragione per cui l'indennizzo 

dovrebbe quindi compensare la differenza tra la situazione precedente e 

quella successiva all'esproprio. La determinazione della differenza, ovvero 

del volume che dovrebbe infine essere indennizzato, risulterebbe dalla 

differenza dei modelli digitali di terreno (MDT), i quali verrebbero registrati 

- 37 -

prima dell'utilizzo del terreno e dopo la fine dei lavori. Non sarebbe 

possibile fissare un ammontare dell'indennizzo tenendo conto dell'attività 

di una discarica. Ciò porterebbe a un miglioramento ingiustificato della 

posizione del ricorrente che supererebbe il danno effettivo. Inoltre, il 

ricorrente non avrebbe né la possibilità né il permesso di gestire 

autonomamente una discarica sul fondo secondo i principi di economia 

aziendale. Per tale motivo non sarebbe possibile determinare un 

ammontare dell'indennizzo che si avvicini a tali tasse di discarica. 

Nella duplica il convenuto ritiene che il ricorrente non avrebbe spiegato i 

motivi per i quali il materiale depositato sul suo fondo andrebbe 

indennizzato in modo diverso; circostanza, questa, contestata. Varrebbe il 

principio di parità di trattamento.

2.4.3. La convenuta nella sua decisione ritiene che sul fondo dell'espropriato si 

sarebbero in futuro depositati circa 20'000 m3 di materiale di scavo pulito. 

Quale indennità per il deposito la convenuta non vedeva in casu motivi 

particolari per scostarsi dalla prassi cantonale applicata in casi simili e 

riteneva adeguato un indennizzo di CHF 1.50 al m3 per il danno causato 

dal cambiamento topografico del terreno. 

2.4.4. I convenuti hanno spiegato che l'aliquota applicata di CHF 1.50/m3 

corrisponde alla prassi cantonale per indennizzi dovuti al riempimento di 

un fondo con materiale estraneo (in questo caso con materiale di scavo 

sciolto ricompattato). Benché tale prassi non sia corroborata nel dettaglio, 

non vi è motivo di dubitare della sua esistenza. D'altronde il ricorrente si 

limita a censurare che la "non meglio specificata «prassi cantonale» risulta 

essere del tutto arbitraria", senza tuttavia sollevare dubbi sostanziati in 

merito alla rispettiva esistenza. Per quanto concerne la valutazione di 

prassi consolidate di autorità cantonali in merito a valori stimati, il Tribunale 

amministrativo interviene unicamente con riserbo (v. al riguardo ad 

- 38 -

esempio decisione del Tribunale amministrativo San Gallo, B 2020/185 del 

21 gennaio 2021, consid. 2.2, con rimandi). Orbene, in considerazione del 

principio di compensazione del "danno effettivo" a seguito di 

espropriazione – che non vige per il deposito di materiale in discariche –, 

ricordato il principio di eguaglianza di trattamento e ritenuta la prassi in 

rassegna non essere arbitraria, questo Tribunale non ravvisa essere 

necessario scostarsi da essa, per esempio fissando l'ammontare 

dell'indennizzo tenendo conto dell'attività di una discarica. 

2.4.5. La censura è pertanto da respingere. 

2.5. Infine, ci si sofferma sull'indennità per ripetibili.

2.5.1. Secondo il ricorso del ricorrente, la convenuta gli avrebbe accollato le 

spese di procedura, negando un'indennità per ripetibili, senza motivazione 

e avrebbe così violato il diritto di essere ascoltati. Egli richiama l'art. 22 

cpv. 1 OCEspr. Anche dal profilo materiale non si potrebbe proteggere 

l'agire della convenuta. La procedura sarebbe molto complessa e avrebbe 

reso necessario l'intervento del patrocinatore. In più già prima della 

formale procedura d'espropriazione ci sarebbero stati molti contatti con 

l'espropriante per trovare un accordo. La procedura dinanzi alla convenuta 

avrebbe portato un rilevante dispendio (sopralluogo, seduta di 

conciliazione, opposizione alla richiesta di immissione anticipata e doppio 

scambio di allegati) e negare al ricorrente il rimborso dei costi di CHF 

10'171.80 sarebbe stato sbagliato anche perché contrario alla prassi di 

codesto Tribunale, che prevedrebbe la gratuità per l'espropriato. 

L'indennità sarebbe da fissare secondo criterio del giudice.

- 39 -

Nella replica il ricorrente ritiene che il convenuto non contesterebbe il diritto 

del ricorrente alle ripetibili in prima istanza, ma ne contesterebbe 

l'ammontare, senza per altro sostanziare e motivare le sue censure.

2.5.2. Il convenuto cita nella presa di posizione l'art. 22 cpv. 1 OCEspr e ritiene 

che nel caso in cui codesto Tribunale fissasse delle ripetibili, queste 

andrebbero stabilite applicando per analogia l'art. 16 dell'Ordinanza sulle 

spese nelle procedure amministrative (OSPA; CSC 370.120). L'importo 

fatto valere dal ricorrente sarebbe contestato perché privo di fondamento. 

Nella duplica il convenuto aggiunge che le spese per un procedimento di 

prima istanza sarebbero totalmente sproporzionate rispetto all'onere di 

lavoro effettivamente sostenuto: partecipazione alla trattativa per 

l'acquisto del terreno il 30 agosto 2019 per 60 min, partecipazione al 

sopralluogo/udienza di conciliazione il 26 novembre 2019 per 90 min, 

stesura delle osservazioni del 3 dicembre 2019 inclusa la presa di 

posizione relativa all'immissione anticipata in possesso e duplica del 20 

febbraio 2020 (tutte entro i limiti consueti). 

2.5.3. La convenuta nella sua decisione cita l'art. 22 cpv. 1 LCEspr e ritiene che 

in relazione ai costi della presente procedura – posti interamente a carico 

dell'espropriante – sarebbe stata emanata una decisione separata. Non si 

assegnavano ripetibili.

2.5.4. Secondo l'art. 22 cpv. 1 OCEspr ("spese"), le spese della procedura di 

prima istanza per un'espropriazione formale sono a carico 

dell'espropriante, il quale, in casi giustificati, può anche essere obbligato a 

versare ripetibili. Al cpv. 2 si ritiene che circa l'assegnazione delle spese 

per procedure secondo gli artt. 18 e 19 deciderebbe con libero 

apprezzamento la commissione d'espropriazione. Di regola esse saranno 

addebitate alla parte soccombente. L'art. 18 cpv. 1 OCEspr 

- 40 -

"Espropriazione materiale" ritiene che le richieste d'indennizzo derivanti da 

fatti simili ad espropriazioni (espropriazione materiale) devono essere 

presentate al presidente della commissione competente. Il presidente 

esegue una procedura di consultazione. 

2.5.5. Sia che si applichi il cpv. 1 o 2 dell'art. 22 la prima istanza dispone di un 

grande potere d'apprezzamento. Inoltre, il cpv. 2 prevede che, di regola, 

le spese saranno addebitate alla parte soccombente. Tenendo conto del 

fatto che la convenuta ha – chiaramente nell'interesse del ricorrente – 

accollato le spese di procedura interamente all'espropriante (secondo il 

cpv. 1), cioè il convenuto, sebbene il ricorrente fosse dinanzi alla 

convenuta completamente soccombente, la scelta della convenuta di non 

assegnare ripetibili appare giustificata. La convenuta non ha nemmeno 

negato il diritto di essere ascoltati in quanto, prima di tutto, il ricorrente ha 

avuto modo di esprimersi al riguardo dinanzi alla convenuta con più scritti 

(cfr. doc. 4 e 5 ricorrente). Per giunta, dalla frase riguardante i costi della 

convenuta al consid. 7 della decisione in questione "In relazione ai costi 

della procedura – posti interamente a carico dell'espropriante – verrà 

emanata una decisione separata. Non sono assegnate ripetibili.", si può 

dedurre che la convenuta è partita dal presupposto che non si fosse in 

presenza di un caso giustificato secondo l'art. 22 cpv. 1 in fine LCEspr. 

Questa decisione della convenuta può senz'altro essere appoggiata, in 

quanto il ricorrente, appunto, era completamente soccombente. A titolo 

abbondanziale, si ritiene che la motivazione riguardante l'accollamento 

delle spese e/o delle ripetibili in una sentenza, se esplicata, solitamente 

avviene in maniera concisa; quindi il fatto che la convenuta abbia 

semplicemente menzionato l'assegnazione dei costi e le ripetibili appare 

sufficiente.

2.5.6. La censura è respinta, in quanto infondata.

- 41 -

3.1 Il ricorrente chiede che vengano raccolte ulteriori prove (vedi informazioni 

scritte dell'Ufficio per l'agricoltura e la geoinformazione del Cantone dei 

Grigioni in merito agli animali allevati dal ricorrente, informazioni scritte dai 

Comuni di K._____, L._____, N._____ e M._____ sulle tasse di discarica 

da loro pretese sopralluogo, varie perizie, interrogatorio e deposizione del 

ricorrente, ogni altra consentita). In valutazione anticipata delle prove, 

ritenuto quanto esposto ai considerandi di cui sopra, nonché rilevato che 

dall'edizione del materiale richiesto non ci si aspettano ulteriori 

informazioni che potrebbero mutare l'esito del procedimento, in quanto 

questo Tribunale dispone di elementi a sufficienza per poter decidere con 

cognizione di causa (cfr. DTF 127 V 491 consid. 1b.; STF 4A_273/2021 

del 17 aprile 2023 consid. 4.3.1), si rinuncia a dar seguito alle richieste 

probatorie di parte ricorrente. 

3.2. In conclusione il ricorso è integralmente respinto. 

4. Visto l'esito della controversia, le spese procedurali composte da una 

tassa di stato fissata a CHF 2'500.00 e spese di cancelleria sono accollate 

al ricorrente soccombente in causa (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). Ai convenuti 

non sono assegnate ripetibili giusta la regola nell'art. 78 cpv. 2 LGA.

- 42 -

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di stato di CHF 2'500.00

- e le spese di cancelleria di CHF 846.00

totale CHF 3'346.00

Tali spese sono poste a carico di A._____.

3. Non sono assegnate spese ripetibili.

4. [vie di diritto] 

5. [Comunicazioni]