# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bee722fc-9d1e-5d2b-85ca-77306d0b9057
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.12.2018 15.2018.50
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2018-50_2018-12-03.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2018.50

  	
  Lugano

  3 dicembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo sul ricorso 25 maggio 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1  

  (patrocinata dall’__________ PA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro il verbale di pignoramento emesso il 9 maggio 2018 a favore del
gruppo n. 2 composto delle esecuzioni promosse nei confronti della ricorrente
da

 

	
   

  	
  Confederazione Svizzera, Berna

  (rappr. dalla Cassa del Tribunale federale,
  Losanna [es. n. __________]

   e dall’Ufficio esazione e condoni,
  Bellinzona [es. __________ e __________])

  PI 1, UAE-Dubai (es. n. __________)

  PI 2, __________ (es. n. __________)

  Stato del Canton Ticino, Bellinzona 

  (rappr. dall’Ufficio
  dell’incasso e delle pene alternative [es. n. __________]

  e dall’Ufficio esazione e condoni,
  Bellinzona [es. n. __________, __________,
  __________ e __________])

  __________, __________ (es. n. __________, __________ e __________)

  (rappr. dall’Ufficio delle contribuzioni,
  Lugano)

  

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Sulla
scorta delle domande di proseguimento delle esecuzioni appena citate, pervenute
all’Ufficio di esecuzione (UE) di Lugano tra il 15 dicembre 2016 e il 22
febbraio 2018, il 6 aprile 2018 esso ha provveduto a pignorare presso l’PI 6 la
parte della rendita d’invalidità secondo l’assicurazione contro gli infortuni (LAINF)
dovuta a RI 1, di fr. 2'674.– mensili, eccedente il suo minimo esistenziale determinato in fr. 590.10, secondo il seguente conteggio:

                                         Redditi

	
  PI 6 LAINF

  	
  fr.

  	
      2'674.00

  	
  Invalidità LAINF

  
	
  Cassa cantonale di

  compensazione AVS

  	
  fr.

  	
      1'816.00      

  	
  
  	
    	
      
      = fr. 3'946.00

      

      

     

  
  	
    	
      
      = fr. 3'946.00

      

      

     

  Pensionata AVS

  
	
  PI 7

  	
  fr.

  	
      2'130.00

  	
  Invalidità LAINF

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      6'620.00

  	
   

  

                                         Minimo
d’esistenza

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
      1'200.00

  	
   

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
      1'800.00

  	
   

  
	
  Assicurazione malattia

  	
  fr.

  	
         408.45

  	
   

  
	
  Spese mediche e dentali

  	
  fr.

  	
          75.00

  	
  Franchigia CM e spese per prestazioni da versare

  
	
  Leasing auto

  	
  fr.

  	
         777.65

  	
  Indisp. per spostarsi causa menomazione fisica

  
	
  Spese aiuto domiciliare

  	
  fr.

  	
         150.00

  	
  Pulizie, ecc.

  
	
  Assicurazione auto

  	
  fr.

  	
         125.00

  	
  RC + casco Ass. __________            Fr. 1'498.00
  annui

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      4'536.10

  	
   

  	 

	
  Riduzione minimo            ./.

  d’esistenza

  	
  fr.

  	
      3'946.00

  	
  Motivazione: la rendita AVS

  impignorabile a norma di legge e rendita PI 7

  	 

	
  Minimo determinante*

  	
  fr.

  	
         590.10

  	
   

  	 

                                  B.   Scaduto
il termine di partecipazione di 30 giorni (art. 114 LEF), il 9 maggio 2018 l’UE
ha inviato il verbale di pignoramento alle parti e nel contempo notificato all’PI
6 il pignoramento della rendita per la parte eccedente fr. 590.10.

                                  C.   Con ricorso del 25 maggio 2018, RI 1 chiede,
previa ricusazione dei giudici Jaques e Grisanti, organizzazione di un’equa e
pubblica udienza e concessione dell’effetto sospensivo, di accertare la nullità
assoluta della decisione 9 maggio 2018 dell’UE e della sentenza di questa
Camera del 28 febbraio 2018 (inc. 15.2017.75), di appurare in via principale l’impignorabilità
della sua rendita vitalizia LAINF PI 6 “ex art. 92 cpv. 1 cifra 9 e/o
9a LEF”, la nullità di
tutti i pignoramenti “ex tunc sino a gennaio 2008”, e in via subordinata la nullità o l’annullamento
delle sentenze della Camera del 28 luglio 2016, 4 settembre 2017 e 28 febbraio
2018 nonché delle esecuzioni alla base del pignoramento impugnato.

                                  D.   Il
13 giugno 2018 il presidente della Camera ha citato la ricorrente a comparire
personalmente a un’udienza fissata per il 25 giugno, cui non si è presentata.
In risposta a uno scritto della figlia della ricorrente, avv. PA 1, con cui
comunicava di rappresentare sua madre e informava dell’assenza di quest’ultima
dalla Svizzera, il 27 giugno 2018 il presidente della Camera ha invitato la
ricorrente a prendere contatto con la cancelleria del tribunale non appena
possibile per convenire la data di un’altra udienza in cui sarebbe potuta
essere sentita personalmente.

                                  E.   Il
19 luglio 2018, RI 1, per il tramite della figlia, ha presentato al Tribunale
federale ricorso per denegata/ritardata giustizia contro la Camera.

                                  F.   Preso
atto che la ricorrente si era presentata personalmente alla cancelleria del
Tribunale, confermando la procura data alla figlia e comunicando che
avrebbe ripreso contatto con il tribunale nel corso del mese di settembre per
concordare una nuova udienza, con
decreto del 31 luglio 2018 il presidente della Camera ha provvisoriamente
concesso effetto sospensivo parziale al ricorso, nel senso della sospensione della
ripartizione delle somme pignorate fino a nuovo avviso.

                                  G.   Lo
stesso giorno, la ricorrente ha ritirato il ricorso al Tribunale federale, che
ha stralciato la causa dai ruoli con decreto del 13 ago­sto 2018 (inc.
5A_610/2018).

                                  H.   Il
24 agosto 2018 RI 1 ha ritirato la domanda di ricusa.

                                    I.   Nelle
loro osservazioni del 17 e 27 agosto 2018, PI 1 e l’UE hanno concluso per la
reiezione del ricorso, mentre il PI 5 si è rimesso al giudizio della Camera.

                                  L.   Mediante
“controdeduzioni” del 14 settembre 2018, la ricorrente si
è espressa sulle osservazioni di PI 1 e dell’UE, concludendo per la conferma
delle proprie domande.

                                  M.   In
presenza della propria patrocinatrice, la ricorrente è stata sentita personalmente
dal presidente della Camera all’udienza del 27 settembre 2018.

                                  N.   Preso
atto della comunicazione 5 ottobre 2018 di RI 1 all’UE, con cui aveva
notificato il trasferimento del proprio domicilio all’estero “con effetto al
31.12.2017”, chiedendo
che le decisioni e comunicazioni siano notificate al suo nuovo indirizzo in
Croazia, il 9 ottobre 2018 il presidente della Camera ha impartito alla
ricorrente, per il tramite della sua patrocinatrice, un termine di 10 giorni
per confermare il mandato di patrocinio a favore della figlia o designare un
recapito in Svizzera per le comunicazioni e decisioni relative alla procedura
di ricorso. Con scritto del 29 ottobre 2018 l’avv. PA 1 ha confermato di
continuare a rappresentare la madre e ha sostenuto che quest’ultima si era
trasferita all’estero già il 31 dicembre 2017, se non già nel 2008, sicché, a
suo parere, la procedura di pignoramento è da dichiarare inefficace.

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato
emesso il 9 maggio 2018 dall’UE di Lugano, il ricorso è in linea di principio
ricevibile (art. 17 LEF).

                                   2.   La
domanda di ricusa di due dei tre giudici della Camera è diventata senza oggetto
con il suo ritiro.

                                   3.   Solo
il 4 ottobre 2018 RI 1 ha notificato la sua partenza per __________ (Croazia)
con effetto dal 31 dicembre 2017. Nello scritto 29 ottobre 2018, sua figlia
afferma che il trasferimento di domicilio risalirebbe addirittura al momento
del pensionamento della madre, nel 2008.

 

                                3.1   Si
tratta però di allegazioni nuove, mai fatte valere finora. E dunque
inattendibili, se non manifestamente abusive. Ad ogni modo esse non sono dimostrate,
giacché il domicilio nel senso dell’art. 46 cpv. 1 LEF non corrisponde alla
nozione amministrativa bensì a quella civile del luogo dove risiede l’escusso
con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (art. 23 cpv. 1 CC), purché sia
diventato in modo oggettivo e riconoscibile per terzi e autorità il centro delle
sue relazioni personali e dei suoi interessi (Schmid
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 40, 42 e 43 ad art.
46 LEF; sentenza della CEF 15.2013.31 del 19 giugno 2013). Nella fattispecie RI
1 vive da decenni a Lugano, di cui è attinente dal 15 dicembre 2011, dove ha un
appartamento, dove fino a poco tempo risiedevano entrambi i figli, dove riceve
rendite e cure mediche, paga(va) le imposte ed era registrata fino al 4 ottobre
2018. Sono questi tutti indizi di un domicilio nel senso del­l’art. 46 cpv. 1
LEF (Schmid, op. cit., n. 44 ad
art. 64), che sono sussistiti almeno fino alla notifica degli avvisi di
pignoramento. Anche se il trasferimento del suo domicilio dovesse essere considerato
effettivo dalla sua comunicazione il 4 ottobre 2018, le esecuzioni del gruppo
n. 2 devono comunque essere proseguite al suo precedente domicilio di Lugano
(art. 53 LEF).

 

                                3.2   Senza
contare che la prosecuzione di un’esecuzione in Svizzera non è nulla quando l’escusso
pretende di essere domiciliato al­l’estero poiché non può ledere interessi di
terzi (nel senso del­l’art. 22 cpv. 1 LEF), una partecipazione al pignoramento
di altri creditori (giusta gli art. 110 e 111 LEF) essendo a priori esclusa
(DTF 105 III 61 consid. 1; Schmid,
op. cit., n. 35, 2° trattino, e n. 26 ad art. 46; nello stesso ordine d’idee il
sequestro eseguito da un ufficio territorialmente incompetente non è nullo, ma
solo annullabile, se il debitore sequestrato è domiciliato all’estero: sentenza
della CEF 15.2004.153 del 12 novembre 2004, RtiD 2005 I 917 n. 134c). Orbene, RI
1 non ha impugnato gli avvisi di pignoramento né – per motivo della pretesa
incompetenza territoriale dell’UE – il verbale di pignoramento entro il
canonico termine di ricorso di 10 giorni stabilito dall’art. 17 cpv. 2 LEF. Oltre
che infondata, la censura è pertanto in ogni caso tardiva.

                                   4.   La
ricorrente fa valere che l’UE avrebbe violato il suo diritto di essere sentita
omettendo di convocarla personalmente per l’alle­­stimento del conteggio e del
verbale di pignoramento. Ora, le sono stati notificati ben 13 avvisi di
pignoramento, uno per ogni esecuzione facente parte del gruppo n. 2. E la sua
rappresentante – la figlia avv. RI 1 (v. verbale dell’udienza 9 ottobre 2018 –
ha partecipato attivamente alla procedura di pignoramento, come dimostrano i
suoi scritti del 16 ottobre 2017 (doc. B e C acclusi al ricorso). Il fatto ch’essa
non abbia firmato il verbale interno delle operazioni di pignoramento non è di
rilievo per l’esito del ricorso, siccome le censure non vertono sulla
designazione degli attivi pignorati elencati, bensì solo sulla qualifica
giuridica (impignorabilità assoluta o relativa) da attribuire agli stessi. La
censura cade quindi nel vuoto.

 

                                         Non
merita miglior sorte il rimprovero circa la presunta omissione dell’UE di
statuire sulle istanze 25 settembre 2017 e 16 ottobre 2017. Risulta dalla
stessa decisione qui impugnata, in effetti, che l’UE ha accolto – ancorché a
torto (sotto consid. 8.1/b e 8.2) – la tesi della ricorrente secondo cui la
rendita d’invalidità LAINF versata dalla PI 7 sarebbe assolutamente impignorabile e
ha aumentato il suo minimo esistenziale – prima della deduzione dell’AVS – da fr. 3'601.70
(stabilito dalla Camera nella sentenza 15.2016.104 del 4 settembre 2017 consid.
6.6) a fr. 4'536.10, riconoscendole in particolare spese per il leasing e
le assicurazioni dell’automobile di ben fr. 902.65. Che l’UE abbia
confermato la pignorabilità della rendita dell’PI 6 non costituisce pertanto un diniego di giustizia,
bensì una decisione negativa, appunto oggetto del ricorso
in esame.

                                   5.   La
ricorrente pretende che il verbale di pignoramento contestato è illegale perché
l’UE avrebbe anzitempo aggiunto partecipanti al gruppo – come PI 1 e la PI 2 –
sen­z’attendere la fine dell’anno di validità del primo gruppo
(art. 93 cpv. 2 LEF) in contrasto con le norme
sulla partecipazione (art. 110 LEF), e avrebbe illecitamente conferito al
verbale un effetto retroattivo, fissando la scadenza del termine di
partecipazione al 9 maggio 2018. Essa misconosce però che il termine di partecipazione
di 30 giorni stabilito dall’art. 110 cpv. 1 LEF decorre dal­l’esecuzione del
pignoramento, avvenuta in concreto il 6 aprile 2018, ovvero durante le ferie
pasquali (art. 56 n. 2 LEF), sicché iniziato dopo le stesse, il 9 aprile 2018,
il termine in questione è scaduto il 9 maggio 2018, come correttamente indicato
sul verbale contestato. Poiché hanno chiesto il proseguimento delle rispettive
esecuzioni già il 23 febbraio 2017 (verbale, a pag. 2), anche PI 1 e la PI 2
partecipano legittimamente al gruppo n. 2. Ed è prematuro discutere delle
relazioni tra il
pignoramento eseguito a favore del gruppo n. 2 e quello eseguito il 5 ottobre 2016 a favore del gruppo n. 1, ma sospeso durante la
procedura di ricorso n. 15.2017.75 sfociata nella decisione del 28 febbraio
2018, che può vertere al massimo su dodici mensilità (art. 93 cpv. 2 LEF). La
questione verrà infatti risolta allo stadio della ripartizione,
fermo restando che al gruppo n. 2 spetterà solo l’eventuale eccedenza di quelle (prime) dodici men­silità (art. 110 cpv. 3 LEF)
oltre alle rimanenti mensilità fino alla scadenza del secondo pignoramento,
nell’aprile del 2019 (art. 93 cpv. 2 LEF). Anche su questo punto il ricorso
manca di consistenza.

                                   6.   La
ricorrente chiede alla Camera di accertare la nullità assoluta della sua
decisione del 28 febbraio 2018 (inc. 15.2017.75), con cui ha dichiarato
irricevibile il ricorso contro la notifica all’PI 6 del pignoramento di quanto
eccede il minimo d’esistenza
di fr. 1'785.70 stabilito dalla Camera con la sentenza 4 settembre 2017 (inc. 15.2016.104). Fa valere una violazione dei principi della
buona fede e del divieto di statuire “extra-ultra-contra petitum”. Su queste
censure, la Camera si è già espressa nelle sentenze del 14 settembre 2017 (inc.
15.2017.63 consid. 1.1 e 15.2017.75 del 28 febbraio 2018 consid. 4). Non giova ripetersi.

                                   7.   Nel merito, la ricorrente contesta la presa in conto della rendita della PI 7 per ridurre il suo minimo esisten­ziale, sostenendone l’assoluta impignorabilità ai sensi dell’art. 92 cpv. 1
n. 9 LEF. La censura è senza oggetto, giacché anche l’UE l’ha considerata assolutamente impignorabile, ma,
conformemente alla giurisprudenza, ne ha correttamente tenuto conto nel quantificare l’eccedenza pignorabile, al pari della rendita AVS (assolutamente impignorabile giusta l’art.
92 cpv. 1 n. 9a LEF), fermo restando che sono stati pignorati
solo i redditi reputati dall’UE limitatamente pignorabili (quelli versati dall’PI 6)
nella misura in cui, sommati a
quelli impignorabili, eccedono il suo minimo di esi­stenza (DTF 135 III
26 consid. 5.1 e i rinvii; 134 III 184 consid. 5; sentenza della CEF 15.1998.142 del 22 gennaio 1999 consid. 3/c).

                                   8.   RI
1, invero, sostiene che
anche la rendita versata dal­l’PI 6 sarebbe assolutamente
impignorabile giusta l’art. 92 cpv. 1 n. 9 LEF.

 

                                8.1   Come
già ricordato alla ricorrente nella sentenza del 28 luglio 2016 (inc.
15.2016.57, consid. 3.2/a), sono assolutamente impignorabili giusta l’art. 92
cpv. 1 n. 9 LEF, ove non siano state risparmiate, soltanto le rendite
corrisposte a titolo di risarcimento per le spese di cura o per l’acquisto di
mezzi ausiliari oppure di riparazione
morale (in particolare l’indennità per menomazione al­l’integrità fisica
erogata da un’assicurazione contro gli infortuni in conformità dell’art. 24
LAINF [sentenza della CEF 15.2007.115 del 28 aprile 2008,
RtiD 2008 II 727 n. 64c consid. 2] e dall’assi­­curazione militare giusta l’art.
48 LAM [sentenza della CEF 15.2014.93 del 22 giugno 2015 consid. 5.2]), mentre
le indennità giornaliere o le rendite destinate a compensare una perdita di
guadagno, tranne quelle del primo pilastro (AVS, AI, IPG e assegni famigliari)
riservate all’art. 92 cpv. 1 n. 9a LEF, sono invece limitatamente
pignorabili nel senso dell’art. 93 LEF (Ochsner
in:
Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 148 ad art. 92 LEF), comprese quelle erogate quale risarcimento dei danni economici dovuti
all’incapacità al guadagno totale o parziale permanente o di lunga durata
derivante dall’invalidità dell’e­­scusso (sentenza della CEF 15.2010.62 del 15 luglio 2010, RtiD 2011 I 747 n.
50c, consid. 2.4).

 

                                  a)   La
rendita d’invalidità LAINF erogata dall’PI 6 è all’evidenza una rendita
sostitutiva del reddito da lavoro che la ricorrente non ha più conseguito dopo
l’insorgere dell’invalidità (decisione allegata allo scritto 24 agosto 2016
dell’Helsana nell’incarto dell’UE; art. 18 segg. LAINF; FF
1991 III 57 in basso ; DTF 134 III 183 consid. 4; Gilliéron, Commentaire de
la LP, vol. II, 2000, n. 172 ad art. 92 LEF). Contrariamente
a quanto ella afferma, la rendita non ha cambiato natura con il raggiungimento
dell’età pensionabile. Del resto anche volendola considerare come una rendita
di vecchiaia (che, comunque sia, sostituisce pure essa, parzialmente, il reddito
da lavoro), essa rimarrebbe relativamente pignorabile, siccome solo le rendite
dell’AVS e dell’AI sono assolutamente impignorabili (art. 92 cpv. 1 n. 9a
LEF).

 

                                  b)   La
rendita erogata dalla PI 7 è una rendita per superstiti in caso di decesso del
coniuge a seguito d’infortu­­nio (art. 29 LAINF; scritto 26 settembre 2017 dell’assicurazione
nell’incarto dell’UE) ed è quindi pignorabile giusta l’art. 93 LEF, poiché non
è versata a titolo di risarcimento morale, delle spese di cura né di acquisto
di mezzi ausiliari nel senso dell’art. 91 cpv. 1 n. 9 LEF, ma sostituisce un
reddito, quello del defunto (tanto che la rendita è calcolata come percentuale
del suo guadagno assicurato, art. 31 LAINF), o meglio, dal punto di vista della
beneficiaria, un sostentamento (FF 1991 III 58 in alto; Gilliéron, op. cit., n. 172 ad art. 92; in merito al caso
analogo della rendita per superstiti dell’assicurazione militare: Vonder Mühll in: Basler Kommentar, vol.
I, n. 34 ad art. 92 LEF). Non bisogna perdere di vista, come sembra invece aver
fatto la ricorrente, che sono di regola limitatamente pignorabili, come ricorda una delle sentenze da lei citate (DTF 130 III
404 consid. 3.3.2), non solo le prestazioni assicurative che hanno
carattere di surrogati di redditi (“Erwerbssurrogate”) ma anche quelle destinate a compensare le perdite di
mantenimento (“Abgeltung
für Unterhaltsansprüche”) (pure
così: FF 1991 III 54 ad art. 92).

 

                                8.2   Non
si disconosce invero che prima della revisione totale della LEF del 16 dicembre
1994, entrata in vigore il 1° gennaio 1997, tutte le rendite per lesioni
corporali o danno alla salute erano considerate assolutamente impignorabili
(art. 92 cpv. 1 n. 10 vLEF), comprese le indennità dell’assicurazione contro
gli infortuni per perdita di guadagno e perdita di sostegno (Carl Jaeger, Schuldbetreibung und Konkurs,
vol. I, 3a ed. 1911, n. 20 ad art. 92 LEF), in particolare in
seguito a lesioni corporali mortali (DTF 50 III 97), ancorché la
giurisprudenza, negli ultimi tempi prima della revisione, aveva finito col
considerare relativamente impignorabili le rendite per perdita di guadagno (DTF
120 III 74 consid. 3 e Gilliéron,
op. cit., n. 170 ad art. 92). Fatto sta, ad ogni modo, che dal 1° gennaio 1997,
secondo la chiara volontà del le­gislatore (FF 1991 III 54 seg. e 57 seg.), la
situazione è cambiata e le rendite versate alla ricorrente dall’PI 6 e dalla PI
7 sono senza dubbio relativamente pignorabili. E contrariamente poi a quanto
sostiene, RI 1 non ha alcun diritto acquisito a invocare, dopo il 1° gennaio 1997,
l’impignorabilità delle rendite erogate dalla PI 7 in seguito al decesso del
marito nel 1989. Secondo l’art. 2 cpv. 1 delle disposizioni finali della revisione
del 16 dicembre 1994, in effetti, con l’entrata in vigore del nuovo diritto le
nuove disposizioni di procedura devono essere applicate a tutte le esecuzioni
pendenti e ai procedimenti ad esse connessi (FF 1991 III 140 ad n. 214), e
quindi a fortiori alle esecuzioni iniziate,
come quelle in esame, dopo il 31 dicembre 1996. La nor­ma transitoria non
lede il principio dell’irretroattività delle leggi, poiché non tocca le rendite
maturate prima del 1° gennaio 1997.

                                   9.   La
ricorrente chiede infine di tenere conto nel calcolo del suo minimo vitale del
costo di sostentamento di sua figlia PA 1. La richiesta non è però né
quantificata né motivata (in relazione con l’art. 93 LEF) e non è stata
riportata nelle conclusioni. Si appalesa così
inammissibile. Ad ogni modo, RI 1 non risulta giu­ridicamente tenuta a
mantenere la figlia, né ai sensi dell’art. 277 cpv. 2 CC (PA 1 non sta
svolgendo una prima formazione scolastica, liceale o professionale: punto II/6
della Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo) né ai sensi dell’art. 328 cpv. 1 CC (che sottopone il diritto all’assisten­za
tra i parenti al fatto che la persona obbligata viva "in condizioni
agiate", ciò che non pare essere il caso della ricorrente: sentenza della
CEF 15.2009.49 del 12 giugno 2009, RtiD 2011 I 799 n. 56c consid. 2.2). Anche
su quest’ultimo punto il ricorso non merita accoglimento.

                                10.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –     ;

  –  ;

  –  ;

  –  ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.