# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b90383ec-70cb-53f9-a778-4a9c8c797a2c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 29.08.2003 INC.2003.49002
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-49002_2003-08-29.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.49002

  	
  Lugano

  29 agosto 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 21 agosto
  2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________, c/o Celle pretoriali, 6850 Mendrisio

  patrocinato di fiducia dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  il mancato trasferimento al PCT;

  

 

preso atto delle osservazioni 26
agosto 2003 del Procuratore pubblico;

 

 

visto l'inc. MP 2003.__________;

 

 

letti ed esaminati gli atti,

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto

 

 

A.

 

__________ è stato arrestato, a
seguito dell'ordine di arresto internazionale 22 maggio 2003 emanato dal
Procuratore pubblico ticinese, nell'ambito dell'inchiesta "indoor 15"
per titolo di infrazione aggravata sub. semplice, contravvenzione alla LFStup e
riciclaggio, a __________ il 5 giugno 2003 e quindi trasferito presso le
carceri di __________ dove è rimasto fino al 30 luglio 2003, giorno in cui è
stato estradato in Svizzera ed associato alle Celle pretoriali di Mendrisio,
dove si trova tuttora. 

 

 

B.

 

Il 13 agosto 2003 __________,
tramite il proprio patrocinatore, ha chiesto al Procuratore pubblico che
venisse disposto al più presto il suo trasferimento al PCT.

Non avendo ricevuto alcuna
risposta, il 21 agosto 2003 la difesa ha contattato telefonicamente il
magistrato inquirente, il quale ha affermato l'impossibilità del trasferimento
per pericolo di collusione con altre persone implicate nell'inchiesta e
detenute al PCT. 

 

 

C.

 

Con il presente reclamo
__________ lamenta la mancata positiva evasione della sua richiesta. Dopo aver
evidenziato che le condizioni di carcerazione presso le pretoriali di Mendrisio
sarebbero "disumane", non potendo beneficiare nemmeno di
un'aria al giorno, rileva che il rischio di collusione invocato dal magistrato
inquirente per negare il trasferimento sarebbe del tutto teorico. In
particolare, ritenuto che il reclamante avrebbe cessato la propria attività di
consulenza per la __________ SA e la __________ SA, i cui responsabili sono
peraltro tuttora latitanti, già nell'autunno 2002, da quel momento egli avrebbe
potuto commettere qualsivoglia atto di collusione con le altre persone
coinvolte nell'inchiesta. Evidenzia infine che all'asserito pericolo di
collusione si potrebbe ovviare trasferendo temporaneamente alle pretoriali i
due detenuti con i quali sussiste tale pericolo.

 

 

D.

 

In sede di osservazioni il
Procuratore pubblico, dopo aver premesso che le condizioni della carcerazione
preventiva non dipendono dalle Autorità inquirenti, ha motivato il proprio
rifiuto al trasferimento di __________ con il rischio di collusione con le
altre persone legate all'entourage di __________ e con quelle in procinto di
essere trasferite al PCT, in quanto da maggior tempo alle pretoriali
(__________e __________), tenuto anche conto dell'atteggiamento
"minimalista" finora assunto dal reclamante. In sostanza, il suo
trasferimento al PCT, prima dell'espletamento dei vari confronti, metterebbe a
repentaglio il buon esito dell'inchiesta.

 

 

 

In diritto

 

 

1.

 

Se di primo acchito il reclamo
potrebbe essere considerato come rivolto contro la mancata evasione formale
della propria richiesta 13 agosto 2003, è altrettanto vero che il Procuratore
pubblico in sede di osservazioni ha ribadito il proprio rifiuto al trasferimento
ad altro carcere, confermando quanto già comunicato alla difesa nel corso della
telefonata del 21 agosto 2003. In questo senso il reclamo può quindi essere
considerato come diretto contro un provvedimento del Procuratore pubblico
relativo al luogo di detenzione. Il reclamo è tempestivo (art. 281 cpv. 1 CPP)
e pacifica la legittimazione di __________, accusato e detenuto. Esso è quindi
ricevibile in ordine. 

Si ricorda, comunque ed a scanso
di equivoci, che ciò non è il caso per questioni relative all'attuazione
pratica della carcerazione non dipendenti direttamente dalla decisione del
Procuratore pubblico; in questo caso la competenza è della Direzione del
Penitenziario (art. 43 cpv. 2 in relazione con gli artt. 39 e 37 ss del
Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza per gli
adulti, Raccolta no. 4.2.1.1.1).

 

 

 

 

2.

 

Le norme, ed i principi generali,
applicabili alla questione relativa il luogo di carcerazione per le persone in
detenzione preventiva, sono già state definite in numerose decisioni di
quest'ufficio (sentenze GIAR: 11.02.1993 [17.93.2], 24.02.1994 concernente il
qui reclamante [977.93.3], 20.01.1995 [1066.93.5], 23.08.1999 [368.99.5],
22.03.1999 [REP 1999 n. 129], 28.09.2001 [369.2001.3]), che possono essere qui
riprese non essendovi ragione di scostarsi dalle stesse:

 

"a)        Il
codice di procedura penale ticinese non definisce il luogo di esecuzione della
carcerazione preventiva dell’accusato. L’art. 104 CPP (Esecuzione dell’arresto)
precisa unicamente che l’arrestato è di regola separato dai detenuti in
espiazione di pena (cpv. 2), mentre l’art. 4 della Legge cantonale
sull’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza per gli adulti (LEPMS)
dispone segnatamente che i prevenuti “sono assegnati al penitenziario: nella sezione
denominata carcere giudiziario cantonale”. Le carceri pretorili - che sono
delle sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1 lit. a LEPMS [Raccolta
delle leggi n. 4.2.1.1]) - “accolgono [...] i prevenuti nella misura dettata
dalle esigenze dell’inchiesta e del procedimento di istruzione” (art. 43 cpv. 1
REPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1.1]; così, verbatim, sentenza della
Camera dei ricorsi penali 15 febbraio 1999 in re A.J.W., inc. CRP 60.99.00017,
consid. 2 p. 3; v. inoltre sentenza CRP 1 settembre 1988 in re A.B., inc. CRP
196/88, consid. 2 p. 4). L’art. 104 cpv. 3 CPP precisa poi che il prevenuto è
sottoposto unicamente alle restrizioni della libertà che sono indispensabili
per assicurare lo scopo dell’arresto e per mantenere la disciplina nelle
carceri, mentre l’art. 176 cpv. 2 CPP sancisce espressamente il principio della
proporzionalità nell’esecuzione del carcere preventivo (sentenza CRP, loc.
cit.). Competente per ordinare le condizioni di detenzione durante il carcere
preventivo è il Procuratore Pubblico (art. 40 cpv. 1 REPMS; sentenza CRP 15
febbraio 1999, cit., consid. 4 p. 5)(così, verbatim, decisione 22 marzo 1999 in
re E., inc. Giar 582.98.7, in: Rep. 132 [1999] n. 129 consid. 4a p. 357 s.).

b)         Si deduce da quanto precede che in realtà,
il magistrato inquirente non ha la facoltà di decidere autonomamente dove debba
essere detenuta una persona in stato di arresto: visto che anche le carceri
pretorili non sono altro che sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1
lit. a LEPMS), ogni decisione in proposito spetta all’autorità amministrativa
preposta alla gestione delle carceri. Di regola, la detenzione preventiva ha
luogo presso le carceri pretorili, poiché solo queste strutture sono atte a
garantire l’effettiva ed assoluta segregazione del detenuto da persone con le
quali era ipotizzabile un pericolo di collusione. Quando il Procuratore
Pubblico autorizza il trasferimento di un detenuto da un carcere pretorile alla
Stampa decide, in verità, piuttosto sulle modalità d’esecuzione della detenzione
preventiva: di fatto, rinuncia consapevolmente alla totale separazione dei vari
correi, accettando un accresciuto rischio di possibili collusioni.

c)         Dunque, fino a quando sussiste pericolo di
collusione il rifiuto (esplicito o implicito) di trasferimento di un detenuto
presso la struttura della Stampa è di principio lecito.

d)                  
Non basta, tuttavia, accertare che
una detenzione preventiva sia lecita, in termini assoluti, poiché persegue gli
scopi previsti dalla legge. Come già accennato (supra consid. 2a in fine), la
legittimità di una detenzione preventiva dipende anche da un esame di
proporzionalità (così già nelle decisioni in re W. 21 dicembre 1993 [inc. Giar
977.93.2] e 24 febbraio 1994 [inc. Giar 977.93.3], riprese da ultimo in
decisione 23 agosto 1999 in re B.A., inc. Giar 368.99.5-7 consid. 7.1 p. 9). La
misura è proporzionata se le restrizioni imposte al detenuto si giustificano
con le esigenze che la carcerazione deve soddisfare nel caso specifico: quanto
più gravose sono le condizioni di detenzione, tanto più marcate dovranno essere
queste esigenze. Ciò vale anche con riferimento al luogo di detenzione, e
significa che se le condizioni di detenzione sono inaccettabili, l’autorità
inquirente deve trovare un’alternativa compatibile con gli standard
internazionali oppure, al limite, rinunciare alla misura. L’esame va ovviamente
effettuato di caso in caso, con riferimento alle concrete esigenze, e non può
basarsi unicamente su opinioni dottrinali (per quanto di peso, come quella
riportata dal reclamante) o sulle generiche risultanze delle periodiche visite
del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o
trattamenti disumani o degradanti (CPT, v. reclamo, cit., pto. 4 p. 4; si
tratta dell’organo di monitoraggio istituito dalla Convenzione europea di
identica denominazione [art. 1], con funzione espressamente consultiva e non di
condanna, v. pagina web introduttiva, www.coe.int/en/about.htm)."

(sentenza GIAR 28 settembre 2001, citata, cons. 2)

 

Ricordando, inoltre, che:

 

b)       Solo
per l’espiazione di una pena o l’esecuzione di una misura, il Dipartimento
delle istituzioni può far capo a stabilimenti di altri Cantoni (art. 9 LEPMS;
sentenza CRP 1 settembre 1988, loc. cit.; sentenza CRP 26 febbraio 1992 in re
D.G., inc. CRP 26/92, consid. 2 p. 4). Sulla base di questo espresso dettame di
legge, soprattutto se letto in relazione con il già menzionato principio di
proporzionalità nell’esecuzione del carcere preventivo scaturente dall’art. 176
cpv. 2 CPP, “si deve concludere che ogni prevenuto ha il diritto di essere
trattenuto in carcere preventivo nel Ticino, sia per i contatti con eventuali
familiari qui residenti o con il suo ambiente, sia soprattutto per le correnti
necessità del procedimento e per poter agevolmente conferire con i propri
difensori. Eccezioni possono essere ammesse [...] per non pregiudicare la
ricerca della verità, nei confronti di pericolo di collusione specie con altri
coprevenuti” (sentenza CRP 1 settembre 1988, cit., consid. 2 p. 4-5).
"

(sentenza GIAR 22 marzo 1999, citata,
cons. 4 c.)

 

 

3.

La questione relativa alla
legalità delle condizioni della detenzione preventiva presso le celle
pretoriali è stata recentemente affrontata dalla Camera dei ricorsi penali
nella sentenza 19 agosto 2002 (CRP 60.2001.00313), nella quale è stato ritenuto
che: 

 

"4.2

4.2.1

Giusta l'art. 10 cpv. 2 CF ognuno ha diritto alla
libertà personale, in particolare all'integrità fisica e psichica e alla
libertà di movimento.

Eventuali restrizioni di diritti fondamentali devono
avere una base legale, essere giustificate da un interesse pubblico e
rispettare il principio della proporzionalità. In tutti i casi, i diritti
fondamentali sono intangibili nella loro essenza (art. 36 CF).

In materia di privazione della libertà durante
l'esecuzione della pena e del carcere preventivo, la Convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)
riconosce le medesime garanzie sancite dalla CF (STF 118 Ia 73; 113 Ia 328;
PKG-1993-40).

Quanto alle risoluzioni e raccomandazioni emanate
dagli organi del Consiglio d'Europa concernenti il trattamento dei detenuti, il
Tribunale federale ha precisato che le stesse non sono vincolanti, ma vengono
quantomeno osservate (STF 118 Ia 64; 111 Ia 344).

 

4.2.2

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e
delle pene o trattamenti disumani o degradanti (in seguito: CPT) ha più volte
ribadito che il diritto del detenuto di fruire quotidianamente dell'"ora
d'aria" rappresenta una garanzia minima che non è passibile di alcuna restrizione
(v. CPT/Inf (2001) 10, par. 51). A proposito la commissione di sorveglianza
delle condizioni di carcerazione in Ticino, dopo aver visitato nel corso del
2001 le carceri pretoriali di Bellinzona, Lugano e Mendrisio, ha specificato
che "(..) si tratta di strutture che più non adempiono gli standard
minimi attuali di detenzione" e che"(..) nonostante i limiti
logistici delle attuali strutture" il diritto all'ora d'aria "deve
essere garantito a tutti i detenuti , qualunque sia il loro regime, come ha
avuto modo di ricordare ancora di recente il CPT nel rapporto sulla visita
periodica alla Francia del 14-25 maggio 2000 a proposito della struttura di
attesa all'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle, struttura che può essere
paragonata a quelle delle carceri pretoriali" (v. Rapporto 19.2.2002
della Commissione delle petizioni e dei ricorsi concernente il 1° Rapporto di
attività della Sottocommissione di sorveglianza delle condizioni di
carcerazione, p. 2-3). Pure la dottrina (v. in particolare J. MÜLLER, Grundrechte
in der Schweiz, 3. ed., Berna 1999, p. 72-73) e la giurisprudenza (cfr. STF 122
I 222; 118 Ia 64; 118 Ia 360; 106 Ia 293; 102 Ia 279 consid. 7c; 99 Ia 262;
PKG-1993-40) concordano nel riconoscere al detenuto il diritto al passeggio
quotidiano all'aria aperta per almeno mezz'ora che deve essere
obbligatoriamente organizzato, e ciò indipendentemente dalla struttura
carceraria e dalle difficoltà logistiche ed organizzative del carcere in cui il
detenuto risiede. Dove le circostanze lo permettano, deve essere concessa
un'ora d'aria (STF 118 Ia 64 consid. 3k; v. pure Regolamento penitenziario di
Stato del Cantone Ticino "La Stampa", art. 44). Irrilevante a tal
fine è il regime di carcerazione del singolo detenuto e/o la sua potenziale
pericolosità (cfr. STF 118 Ia 64 consid. 3c; sentenza non pubblicata del TF del
27.9.1999 in re A.B.).

 

Sulla base della suddetta
dottrina e giurisprudenza, la CRP ha concluso che, nella misura in cui al
detenuto viene negato il passeggio giornaliero all'aria aperta o perlomeno un surrogato
dello stesso - come avviene presso le celle pretoriali di Mendrisio e Lugano -
lo stato di detenzione cui è sottoposto lede il diritto federale e la CEDU. Ciò
a prescindere dal pericolo di collusione e di inquinamento delle prove e
dall'atteggiamento assunto dal detenuto nel corso dell'istruzione formale. 

 

 

4.

 

Discende dalla suddetta
giurisprudenza che le condizioni di detenzione preventiva cui è sottoposto
__________ da ormai 1 mese presso le celle pretoriali di Mendrisio, dove non
beneficia nemmeno di un'aria al giorno (e, a suo dire, neppure viene fatto
uscire dalla propria cella anche soltanto per passeggiare per i corridoi) sono
illegali, irrilevanti a tale proposito l'atteggiamento processuale del
reclamante ed il rischio di collusione ed inquinamento delle prove invocato dal
Procuratore pubblico a sostegno del proprio diniego al trasferimento.

Il Procuratore pubblico dovrà
quindi provvedere indilatamente al trasferimento di __________ in una struttura
carceraria, non necessariamente il PCT, in cui le condizioni detentive siano
conformi alla CEDU e al diritto federale, con le disposizioni, quo al regime
carcerario che riterrà più opportune per ovviare al pericolo di collusione e
quindi salvaguardare il buon esito dell'inchiesta (cfr. sentenza GIAR 24.7.2002
in re P.E.W., inc. 54.2002.3). Abbondanzialmente si rileva che il pericolo di
collusione è fatto valere dal magistrato inquirente in maniera piuttosto
generica e senza il necessario grado di concretezza: il magistrato inquirente
fa infatti riferimento ad un pericolo di collusione con __________ e __________
- peraltro scarcerato in data odierna - a suo dire in procinto di essere
trasferiti alla Stampa in quanto arrestati precedentemente a __________ e nei
cui confronti le istruttorie sono in fase avanzata, e ad altre persone detenute
alla Stampa e legate a __________, senza tuttavia precisare su quali punti essi
potrebbero concertarsi al punto da compromettere l'inchiesta. Non va d'altronde
dimenticato che i responsabili delle ditte presso le quali __________ avrebbe
svolto l'attività criminosa imputatagli sono tuttora latitanti. 

 

Trattandosi di decisione in tema
di libertà personale, contro di essa è dato reclamo alla Camera dei ricorsi
penali entro 10 gironi.

 

 

P.Q.M.

 

 

Viste le norme applicabili, in
particolare gli artt. 104, 280 CPP, artt. 4 LEPMS, 39 ss, 43 REPMS,

 

 

 

decide

 

 

 

1.    Il reclamo è
accolto ai sensi dei considerandi.

 

      1.1  Al magistrato inquirente è fatto ordine di provvedere al
trasferimento di __________ ad altra struttura carceraria ai sensi dei
considerandi.

 

 

2.     
Non si prelevano tasse e spese, al reclamante lo Stato rifonderà FRS
300.-- a titolo di ripetibili.

 

 

3.     
Contro la presente decisione è dato reclamo alla CRP entro 10 giorni
dall'intimazione.

 

 

4.     
Intimazione (anticipata per fax) e per posta a:

-        
avv__________, per sé e per __________;

-        
Procuratore Pubblico __________ (con l’incarto di ritorno).

 

 

 

 

 

giudice __________