# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc1b6405-0e74-5d98-a9c9-947a9a4a3ff0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-12-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 11.12.2001 INC.2001.2205
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-2205_2001-12-11.html

## Full Text

N. 22.2001.5 M                                                          Lugano,
11 dicembre 2001

N. 23.2001.7 M

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo
inoltrato in data 23/24 luglio 2001 da

Banca __________

(patrocinata dall’avv. __________)

avverso la decisione 12 luglio 2001, tramite la   quale il
Procuratore Pubblico avv. __________ ha ordinato un dissequestro
bancario nell’ambito dell’inchiesta penale condotta contro __________ et al.;

viste le
osservazioni 6 agosto 2001 dell’accusato __________ (avv. dott. __________), di
__________ (avv. __________) e del magistrato inquirente avv. __________;

preso atto
della rinuncia a presentare osservazioni da parte del coaccusato __________
(avv. __________);

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________,
arrestato una prima volta il 12 gennaio 2001 e rilasciato il giorno successivo,
è in detenzione preventiva dallo scorso 11 giugno 2001, in quanto sospetto
autore – in correità con __________ – di appropriazione indebita, truffa e
falsità in documenti, in connessione con la gestione del conto __________ di
titolarità del fu __________. Questo giudice, sentito l’accusato il giorno
successivo e notificatagli l’estensione dell’accusa ai titoli di
amministrazione infedele e istigazione a falsa testimonianza (v. inc. Giar
__________ doc. _), ne confermava l’arresto (v. decisione 12 giugno 2001, inc.
Giar __________ doc. _)(su quanto precede v. anche, più in esteso, decisione 2
agosto 2001, inc. Giar __________ doc. _ consid. A e B p. 1-2).

 

B.

In corso
d’inchiesta, il magistrato inquirente ha posto sotto sequestro numerose
relazioni bancarie, al fine di accertarne eventuale connessione con i fatti in
oggetto, e più genericamente con gli accusati. A tal fine, ha fra l’altro
emanato l’ordine 6 luglio 2001 (in entrambi gli incc. Giar __________ e Giar
__________, doc. _), indirizzato alla reclamante ed inteso ad identificare
eventuali libretti di risparmio riconducibili a __________, ma con diritto di
firma a nome di __________, con contestuale blocco di eventuali attivi. Il
successivo 12 luglio 2001, il magistrato inquirente ha decretato la revoca del
menzionato ordine di sequestro (incc. Giar cit., doc. _).

 

C.

È contro
quest’ultimo dissequestro che insorge, con il reclamo in oggetto (in entrambi
gli incc. Giar __________ e Giar __________, doc. _) la Banca __________:
premesso il proprio interesse ad un recupero di attivi di pertinenza di
__________ (loc. cit., pto. 5 p. 3), essa eccepisce essenzialmente
l’insufficiente motivazione (loc. cit., pto. 9-10 p. 4-5), mancanza di portata
ancor più rilevante considerato il mancato accesso agli atti da parte della
reclamante medesima (loc. cit., p. 5), ed evidenzia – nel merito – una serie di
indizi dai quali trasparirebbe che __________ avrebbe effettivamente funto da
prestanome per l’amico __________ (loc. cit., pto. 14 p. 6).

 

D.

__________,
individuato dalla reclamante come colui che avrebbe aperto il libretto al
portatore in oggetto (v. reclamo, cit., pto. 6 p. 4), premette come sia già
improprio affermare che il magistrato inquirente abbia voluto sequestrare il
libretto menzionato, e lo abbia in seguito dissequestrato (v. osservazioni, in
entrambi gli incc. Giar __________ e Giar __________, doc. _ pto. 3 p. 4-5).
Evidenzia in seguito come, non essendosi fisicamente potuto rinvenire il
libretto presso la banca reclamante, in realtà il sequestro non abbia potuto
essere eseguito: il reclamo, dunque, sarebbe già per questa ragione privo
d’oggetto (loc. cit., pto. 5 p. 6). In ordine, __________ rileva come la (pur
succinta) motivazione dell’originario ordine di perquisizione e sequestro 6
luglio 2001 basti anche per il successivo dissequestro, che fa esplicito
riferimento al pregresso ordine (loc. cit., pto. 6 p. 6-7). Da ultimo, contesta
che gli indizi addotti dalla reclamante possano portare a concludere che egli
abbia effettivamente funto da prestanome per l’accusato __________ (loc. cit.,
pto. 7 p. 7-9), tant’è vero che al momento il medesimo libretto è utilizzato da
__________ personalmente nell’ambito di una sua operazioni immobiliare alla
quale è completamente estraneo l’amico __________ (loc. cit., pto. 9 p. 9-10).

 

E.

Alla medesima
conclusione giunge pure l’accusato __________: premesso il proprio disinteresse
di principio per la questione, non essendo il libretto al portatore di sua
proprietà (v. osservazioni, in entrambi gli incc. Giar __________ doc. _ pto. 2
p. 2), l’accusato rileva come il sequestro degli attivi depositati sul
menzionato libretto non sarebbe giustificato nell’ottica dell’art. 59 cfr. 1
CPS (poiché non provento di reato), ma neppure a titolo risarcitorio (poiché
dall’inchiesta non emergerebbe alcun illecito profitto a suo vantaggio, art. 59
cfr. 2 CPS; v. osservazioni, cit., pto. 4 p. 3).

 

F.

Constatato
come la reclamante avesse sollevato pure la censura dell’insufficiente
motivazione del decreto avversato (v. reclamo, cit., pti. 8-11 p. 4-5), a
tutela del diritto delle parti di essere sentite sono state loro intimate le
osservazioni del magistrato inquirente (cit.), con facoltà di proporre
contro-osservazioni (v. ordinanza 21 novembre 2001, doc. _ in entrambi gli
incc. Giar __________). Ne ha fatto uso unicamente la banca reclamante, che fa
propria l’affermazione del magistrato inquirente, secondo la quale “il sospetto
che gli averi il cui dissequestro è contestato siano di pertinenza
dell’imputato __________ ” (v. contro-osservazioni 28 novembre 2001, doc. _ in
entrambi gli incc. __________). Ciò basterebbe per l’accoglimento del reclamo,
visto “il carattere squisitamente cautelare del sequestro” (ibid.). Inoltre,
non corrisponderebbe al vero che __________ “non abbia – in altre occasioni –
funto da intestatario fiduciario di beni dell’imputato __________ ” (ibid.).

Considerato

in diritto:

1.

Il primo
argomento che la banca reclamante fa valere, avulso dal merito del sequestro
rispettivamente dissequestro, è quello dell’insufficiente motivazione della
decisione impugnata (v. reclamo, cit., pto. 11 p. 5).

Non fa dubbio
che la decisione impugnata, considerata a sé stante, non è motivata: da essa
non emerge il perché dell’abrogazione della misura. Il dissequestro 12 luglio
2001, tuttavia, va letto nella prospettiva dell’originaria decisione di
sequestro 6 luglio 2001 (doc. _ in entrambi gli incc. Giar __________): quella
decisione, a sua volta, menzionava chiaramente il contesto nella quale era
presa (il procedimento a carico di __________), gli atti istruttori dai quali
era emersa la necessità di tale sequestro (in particolare le dichiarazioni di
un teste, che aveva parlato della possibile esistenza di attivi di pertinenza
di __________, depositati su libretti di risparmio per il quale __________
poteva avere diritto di firma), infine la sufficiente connessione della misura
con gli scopi dell’inchiesta (qui, assicurare il blocco di ogni avere
“suscettibile di appartenere ad __________ ”, loc. cit.). È pertanto scontato
che il sequestro è stato tolto, poiché a detta del Procuratore Pubblico le
ipotesi ventilate nel decreto di sequestro non hanno potuto essere confermate.
Da questo punto di vista, pur dovendosi ribadire l’obbligo di motivazione ai
sensi dell’art. 6 cpv. 1 CPP, si potrebbe pure concludere che la motivazione,
vista nella sua globalità, sia sufficiente.

La questione
può comunque rimanere indecisa, posto che il Procuratore Pubblico si è espresso
in sede di osservazioni, spiegando senza mezzi termini che “agli atti del
procedimento non vi sono elementi per ritenere che tali averi [quelli dissequestrati, ndr.] non siano di
proprietà di __________ ” (loc. cit.). La risposta riguarda il merito del
reclamo, e come tale farà oggetto di esame più avanti: in ogni caso, il
dissequestro è ora motivato, e la reclamante ha potuto prendere posizione in
proposito con le sue contro-osservazioni 28 novembre 2001 (agli incc. Giar
cit., doc. _).

 

2.

Il reclamo in
discussione è motivato in modo assai sommario, al limite del ricevibile. La
reclamante medesima ne dà atto, giustificando ciò con il mancato accesso agli
atti (v. reclamo, cit., pto. 13 p. 5). La giustificazione non tiene: se la
parte che si pretende lesa si costituisce parte civile, senza che ciò venga
contestato, essa ha diritto all’accesso agli atti nei limiti stabiliti
dall’art. 79 cpv. 2 CPP. Un formale rifiuto di accesso agli atti può essere
sottoposto a giudizio avanti a questo giudice. Chi, pur avendone la possibilità
(come nel caso concreto, atteso che la banca si è costituita parte civile in
data 13 giugno 2001, v. reclamo, cit., pto. 3 p. 2), non procede
tempestivamente nel modo descritto, non può poi addurre l’ignoranza degli atti
a giustificazione di un gravame insufficientemente motivato.

 

3.

            a)        Pur
nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca
penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht
nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota
45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr.
1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v. Schmid,
cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106).
Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi
dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di
ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva
assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se - pur
essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS - i
valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più
reperibili (v. Schmid, cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336)
oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione
dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid, cit., pto.
4.4.1, p. 339). Infine, la misura può essere ordinata non solo nei confronti
dell’autore, bensì anche di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del
reato, a meno che non trovino applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59
cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v. Schmid,
cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non vanificare la portata di questa norma,
il magistrato inquirente può ordinare il sequestro di tali beni a titolo
probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid,
cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126
I 97, consid. 3.d.aa p. 107).

            b)        Un
ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai
diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta,
pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17
agosto 1998 in re E.F., inc. Giar __________ consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469,
con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante
negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

 

4.

Per quanto si
possa ritenere a questo stadio dell’inchiesta, effettivo ed unico avente
diritto economico sugli attivi depositati sul libretto di risparmio al
portatore n. __________ della Banca __________ è __________. Ne fa fede, in
primo luogo, la natura stessa del rapporto giuridico di cui il libretto al
portatore è manifestazione: quello di un contratto sui generis con la
banca, a cavallo fra il mutuo ed il deposito irregolare (v. Daniel
Guggenheim, Les contrats de la pratique bancaire suisse, 4. éd.
Chêne-Bourg/Genève 2000, capitolo XIII pto. 2 p. 245), ed avente quale
creditore (in senso improprio) colui che è in possesso del libretto medesimo
(v. anche osservazioni __________, cit., pto. 4 p. 5, con rinvii; Guggenheim,
loc. cit., capitolo XIII pto. 5 p. 248). Posto che il libretto non è stato
rinvenuto nelle mani di __________ (di fatto, il libretto è stato portato in
Spagna da __________, v. verbale MP __________ dell’11 luglio 2001, inc. MP
__________ p. 3), l’accusato resistente non può essere considerato l’avente
diritto economico degli attivi incorporati (in senso improprio) nello stesso.
Ma anche una sommaria valutazione delle dichiarazioni dello stesso __________
porta a concludere che gli attivi in discussione siano effettivamente di sua
spettanza: parlano in tal senso, fra l’altro, la data d’apertura del libretto
(in essere da quasi 14 anni), il fatto che sia stato alimentato con regolarità
sull’arco di tutti questi anni, per contanti (v. verbale MP __________ dell’11
luglio 2001, inc. MP __________ p. 2; osservazioni __________, cit., pto. 7.b
p. 8-9), e non da ultimo la sua avvenuta consegna da parte dello stesso
__________ ad un legale spagnolo a garanzia per un’operazione imprenditoriale
in Spagna (v. osservazioni __________, cit., pto. 8 p. 9-10, con allegati).

Nessun elemento
concreto porta dunque a concludere che il denaro versato sul libretto abbia
tratto origine da __________, o addirittura appartenga a lui. La reclamante si
limita a dedurlo dal fatto che __________ parrebbe aver agito, in passato,
quale prestanome di __________ (anche se in contesto completamente diverso, v.
contro-osservazioni, cit.). Non vi è da spendere molte parole per dire che
quelle della reclamante sono pure speculazioni, prive del benché minimo
fondamento; il Procuratore Pubblico, che pur aveva sollevato l’ipotesi al fine
di giustificare ulteriori accertamenti sui presunti attivi di __________, ha
dovuto poi lasciarla cadere siccome non suffragata dalle audizioni effettuate
in proposito, né da altri indizi. È ovviamente possibile che gli attivi siano
in realtà non di __________, bensì di terzi: parlando di qualsiasi relazione
bancaria è possibile ipotizzare che l’effettivo beneficiario, in barba a tutti
i formulari, non sia chi dichiara di esserlo. Ma non basta, per inficiare la
presunzione legale di titolarità di __________, semplicemente ventilare tale
sospetto, come invece fa la reclamante (v. contro-osservazioni, cit.). Né è
ammissibile pretendere (v. tuttavia contro-osservazioni, cit.) che la natura
cautelare del sequestro giustifichi una tale misura già solo in base al mero
sospetto (v. anche supra, consid. 3.b).

 

5.

D’altra
parte, il saldo attivo sul libretto in oggetto non sarebbe passibile di
confisca (e, dunque, di sequestro) neppure se fosse di pertinenza dell’accusato
__________.

a)        Come già detto supra (consid. 3.a), l’istituto della
confisca risarcitoria introdotto con la novella legislativa del 18 marzo 1994
(art. 59 cfr. 2 CPS) torna applicabile unicamente qualora “i valori
patrimoniali soggiacenti alla confisca non sono più reperibili” (art. 59 cfr. 2
cpv. 1 prima frase CPS). Il riferimento è, qui, ai “valori patrimoniali che
costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a
ricompensare l’autore di un reato” (art. 59 cfr. 1 cpv. 1 prima frase CPS; in
proposito v. Niklaus Schmid, note 17-19 ad art. 59 CPS, in: Schmid
et al., Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Band
I Zürich 1998). In altre parole, la confisca risarcitoria diventa d’attualità
unicamente qualora all’origine il reato perseguito abbia generato di per sé un
illecito profitto (v. Schmid, loc. cit., nota 19). A valere quale
seconda condizione, interviene poi la constatazione che l’originario illecito
profitto non sia più reperibile. Il ragionamento non cambia quando l’originario
illecito profitto sia stato “trasformato” in o rimpiazzato con beni
sostitutivi.

b)        Ne discende che se in origine il reato perseguito non ha
direttamente generato un illecito profitto ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1
CPS, non vi è alcuno spazio per intavolare il discorso della confisca
risarcitoria ai sensi della cfr. 2 della medesima norma (v. Schmid, loc.
cit., nota 99) – e, di conseguenza, di un sequestro “in vista dell’esecuzione
di un risarcimento” (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS). I termini in cui è redatto
l’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS possono effettivamente trarre in inganno:
soprattutto la circonlocuzione appena riproposta, estratta dall’art. 59 cfr. 2
cpv. 3 CPS, potrebbe legittimamente far pensare che confisca e sequestro
confiscatorio trovino applicazione anche a garanzia di mere pretese di
risarcimento dei danni patiti (incluso l’eventuale torto morale). Non è così:
il risarcimento menzionato all’art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS è unicamente quello di
cui si parla all’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS, ossia il risarcimento equivalente
ai valori patrimoniali soggiacenti alla confisca, ma non più reperibili.

Diversi sono
gli argomenti a sostegno di questa interpretazione: in primo luogo, le versioni
tedesca e francese della norma. In tedesco, al cpv. 1 dell’art. 59 cfr. 2 CPS
si parla di “Ersatzforderung” (invece di “Schadenersatz” per il risarcimento
dei danni, v. ad es. art. 43 cpv. 2 OR). In francese, è discorso di “créance
compensatrice”, laddove per il risarcimento dei danni si fa capo
all’espressione “dommages-intérêts” (v. art. 43 cpv. 2 CO). Traspare allora già
dal tenore letterale delle norme confrontate che il concetto di risarcimento
dei danni per atto illecito non coincide con il concetto di risarcimento
esposto all’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS; tant’è che ancora prima della revisione
degli artt. 58 ss. CPS, il Tribunale federale aveva dichiarato illegale il
sequestro di beni senza connessione con il reato, se ordinato quale garanzia
per pretese risarcitorie scaturenti dal diritto privato (DTF 126 I 97, consid.
3.d.cc p. 109, con rinvio a DTF 101 IV 371 consid. II.3.b e DTF 116 IV 193,
consid. 8.c p. 204 s.). È poi indicativo che questo risarcimento ex art. 59 CPS
debba essere calcolato ad equivalenza dell’originario vantaggio patrimoniale
scaturito dal reato (v. Schmid, loc. cit., nota 105, con rinvio, fra
l’altro, al Messaggio) e non del danno causato. Sia fatto infine cenno alla ratio
legis della nuova norma, volta ad escludere che si possa trarre
qualsivoglia beneficio da valori patrimoniali di provenienza illecita (v. Schmid,
loc. cit., nota 10).

c)         Quando il Procuratore Pubblico era alla ricerca (su base,
invero, assai vaga) di attivi di __________ presumibilmente depositati a nome
di terzi, mai ha fatto anche solo cenno alla possibilità che tali attivi
potessero essere di provenienza illecita (diretta o sotto forma di beni
sostitutivi). Di più: in nessun altro contesto sottoposto al giudizio di questo
magistrato – ad esempio le anche recenti istanze di libertà provvisoria
formulate da __________ – il Procuratore Pubblico ha anche solo ventilato la
possibilità che dai fatti oggetto d’inchiesta l’accusato avesse percepito un
diretto, illecito provento di reato, né tale eventualità emerge dagli atti (v.
le osservazioni di __________ medesimo, cit., pto. 4 p. 3). Allora, se
all’accusato __________ non viene mosso il rimprovero di avere tratto indebito
profitto dai reati ascrittigli, la possibilità di procedere alla confisca di
suoi attivi di lecita provenienza in applicazione dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1
CPS è esclusa in partenza.

d)        Pertanto, il libretto di risparmio del quale qui si discute
non potrebbe essere sequestrato giusta l’art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS neppure se
fosse comprovatamente di pertinenza di __________. Già per questa ragione, il
dissequestro avversato merita integrale tutela.

 

6.

Visto quanto
precede, appare del tutto superfluo chinarsi sulle ulteriori obiezioni
sollevate dei resistenti contro il reclamo della Banca __________. Ci si esime,
in particolare, dal tranciare definitivamente la questione a sapere se il
reclamo fosse ricevibile, ritenuto come l’ordine di sequestro non avrebbe
comunque riguardato il libretto di __________ (v. osservazioni __________,
cit., pti. 2-3 p. 4-5). Va nondimeno osservato che, di principio, l’ordine di
perquisizione e sequestro non deve necessariamente indicare con precisione la
relazione bancaria che si vuole rinvenire e se del caso sequestrare: basta,
come in effetti avvenuto, che il Procuratore Pubblico indichi con sufficiente
precisione dove pensa di rinvenire beni da bloccare, ed in quale rapporto gli
stessi stiano con gli scopi dell’inchiesta.

Per le
ragioni esposte supra (consid. 5), poi, un’eventuale ipotesi di reato a
carico di __________ per titolo di falsità in documenti non può in alcun caso
valere quale premessa per il mantenimento del sequestro di beni dello stesso
__________ (come invece vorrebbe la banca reclamante, v. contro-osservazioni,
cit.): da tali presunte falsità in documenti, infatti, non risultano essere
direttamente scaturiti degli illeciti proventi di reato.

 

7.

Il reclamo,
in conclusione, si appalesa infondato e deve essere integralmente respinto, ciò
che avviene con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla
Camera dei ricorsi penali. Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza.
In applicazione dell’art. 9 cpv. 6 CPP, la reclamante è inoltre obbligata a
versare ai resistenti __________ e __________ ripetibili commisurate
all’impegno da loro profuso nella stesura delle rispettive osservazioni; non
sono invece riconosciute ripetibili a __________, che ha rinunciato a proporre
osservazioni.

*   *   *

 

Per i quali
motivi,

in
applicazione degli artt. 58 ss. CPS; 9 cpv. 6, 161 ss., 279 ss. e 284 cpv. 1
lit. a CPP

d e c i d e :

1.      Il
reclamo 23/24 luglio 2001 inoltrato dalla Banca __________, contro la decisione
di dissequestro 12 luglio 2001 del Procuratore Pubblico è respinto.

§   Di conseguenza, è confermata la revoca
dell’ordine di sequestro 6 luglio 2001.

2.     
La tassa di giustizia di fr. 600.— e le spese di fr. 100.—, in tutto fr.
700.—, sono poste a carico della reclamante soccombente. A titolo di
ripetibili, quest’ultima rifonderà al resistente __________ l’importo di fr.
350.—, ed al resistente __________ l’importo di fr. 650.—. 

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del tribunale di appello, entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.      Intimazione:

-    avv.
__________, per sé e per la reclamante, con copia delle osservazioni di
__________ e di __________;

-        
avv. dott. __________, per sé e per l’accusato resistente
__________, con copia delle osservazioni di __________ nonché delle
contro-osservazioni della reclamante;

-        
avv. __________, per sé e per l’accusato __________, con copia
delle osservazioni di __________ e di __________, nonché delle
contro-osservazioni della reclamante;

-    avv. __________, per sé e per __________, con copia delle
osservazioni dell’accusato __________ nonché delle contro-osservazioni della
reclamante;

-    Procuratore
Pubblico avv. __________, con copia delle osservazioni di __________ e di
__________, nonché delle contro-osservazioni della reclamante.

giudice __________