# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f3bfd888-4b49-5b71-826f-3ce63c21bf88
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-30
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 30.11.2006 S 2006 116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_S-2006-116_2006-11-30.pdf

## Full Text

S 06 116

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 30 novembre 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente pretesa di risarcimento LAVS

1. La società … SA di … è stata iscritta a Registro di commercio il 9 novembre 

2000 ed era affiliata alla Cassa di compensazione AVS dei Grigioni (qui di 

seguito detta semplicemente cassa di compensazione) dal 1. dicembre 2000. 

Il 23 febbraio 2005 nei confronti della società veniva avviata la procedura 

fallimentare, poi sospesa per mancanza di attivi con decisione del Giudice del 

fallimento del Tribunale distrettuale … del 17 marzo 2005. Dal 22 febbraio 

2002 al 1. aprile 2004, … era l’unico membro del consiglio di amministrazione 

della società con diritto di firma individuale. 

2. Il 10 novembre 2005, la cassa di compensazione emanava una decisione di 

risarcimento del danno nei confronti di … per i contributi non pagati dal 2002 

e i relativi interessi e le spese per un ammontare complessivo di fr. 11'300.30. 

La tempestiva opposizione, nell’ambito della quale l’assicurato contestava 

essenzialmente l’impiego di un qualsivoglia dipendente durante detto periodo, 

veniva respinta con decisione 11 agosto 2006.  

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 15 

settembre 2006, … postulava l’annullamento della decisione impugnata e di 

“essere convocato per la discussione orale del presente ricorso”. L’istante 

avrebbe comunicato alla cassa di compensazione che la ditta nel 2002 non 

avrebbe avuto alle sue dipendenze alcun lavoratore salariato. La contraria 

comunicazione fatta in seguito dal ricorrente, dopo che questi si era dimesso 

dal consiglio di amministrazione della società, sarebbe nulla e non potrebbe 

pertanto esplicare alcun effetto. Il ricorrente non potrebbe poi essere ritenuto 

responsabile del danno subito dalla cassa di compensazione, giacché la 

pretesa avanzata da questa sarebbe sorta solo dopo le dimissioni dell’istante 

dagli organi societari e più precisamente con la chiusura del fallimento della 

società per mancanza di attivi.

4. L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni rinunciava a 

prendere posizione sul ricorso, rimandando alle dettagliate ed esaurienti 

argomentazioni già esposte nel provvedimento impugnato. 

5. Il 18 ottobre 2006, l’istante comunicava al Tribunale di rinunciare a voler 

presenziare al pubblico dibattimento, come richiesto in un primo tempo in 

sede di ricorso. 

Considerando in diritto:

1. a) In virtù dell'art. 52 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione per la 

vecchiaia e per i superstiti (LAVS) - sia nella sua versione in vigore sino al 31 

dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata in seguito 

all’entrata in vigore della legge federale sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che 

egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le 

prescrizioni (dell’assicurazione). Presupposti dell’obbligo di risarcimento 

sono: l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia 

di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la 

negligenza grave e una relazione causale tra il danno subito dalla convenuta 

e la violazione colpevole delle prescrizioni in materia di contributi paritetici 

perpetrata dal ricorrente. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona 

giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono 

essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 

cons. 5b con riferimenti; DAS 2001 AVS no. 6). Sussidiarietà significa che la 

cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi alla ditta responsabile. 

Solo nel caso in cui quest’ultima non possa più far fronte al proprio obbligo 

contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e 

direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso quando la 

cassa di compensazione accusa un danno a seguito del fallimento della 

società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates 

nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107). Nell’ambito di una procedura 

fallimentare il momento determinante per poter stabilire l’esistenza di un 

danno può coincidere con la sospensione della procedura per mancanza di 

attivi giusta l’art. 230 della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento 

(LEF), nell’ambito di una liquidazione sommaria (art. 231 LEF) o quando viene 

presentata la relazione sull’inventario e sulla massa ai sensi dell’art. 237 LEF 

(STFA H 122/00 del 22 gennaio 2002,), cioè dal momento che è 

concretamente possibile concludere all’insolvibilità della ditta. In questi casi, 

alla cassa di compensazione è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS 

agli organi anche se la società esiste ancora giuridicamente (RCC 1988 pag. 

137 cons. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 cons. 2a). 

b) Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità 

sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a 

proposito del vecchio art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche dopo 

l’entrata in vigore del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11). L'Alta Corte ha in 

particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale 

concernente l'11a revisione dell'AVS (DTF 129 V 13 cons. 3.3.), né dai lavori 

preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 cons. 3.5.) sono emerse indicazioni 

per un cambiamento della prassi finora in vigore. Restano quindi interamente 

applicabili le massime giurisprudenziali vigenti sotto l’egida del diritto 

precedente. In casu, dopo la chiusura della procedura fallimentare per 

mancanza di attivi è chiaro che la cassa di compensazione non possa più 

rivolgersi alla società per i contributi scoperti. E’ pertanto a giusto titolo che la 

pretesa è stata rivolta a colui che era l’amministratore unico della società con 

diritto di firma individuale all’epoca durante la quale era stata perpetrata 

l’omissione di pagare i contributi sui salari.

2. a) Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici 

legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra 

allorquando questi contributi non possono essere riscossi, per esempio a 

causa di insolvenza del datore di lavoro (DTF 123 V 15, 98 V 26). 

L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di 

lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26). Costituiscono elementi del 

danno risarcibile non solo i contributi sociali, ma anche le spese di 

amministrazione, gli interessi moratori e le spese esecutive (RDAT II-1995 

pag. 369s e la numerosa giurisprudenza citata in RDAT II-2002 pag. 519s). Il 

ricorrente non spende una sola parola per contestare l’entità del danno 

accertato che si traduce nell’importo richiestogli o per metterne in dubbio la 

sua correttezza. Non sussiste pertanto in questa sede motivo per dubitare 

dell’esattezza dell’importo preteso e pari a fr. 11'300.30.

b) Pur non contestando l’entità del danno come tale, l’istante nega l’esistenza di 

un obbligo contributivo e quindi di riflesso il subentrare di un danno per la 

cassa di compensazione. Il 12 settembre 2003 la ditta comunicava alla cassa 

di compensazione tramite il suo amministratore unico e qui ricorrente di non 

aver alcun dipendente salariato per l’anno 2002, mentre in data 22 aprile 2004 

alla cassa di compensazione veniva notificato da parte dell’istante il 

versamento di un salario ad un dipendente nel 2002 per un importo 

complessivo di fr. 63'000.--. Il 12 ottobre 2004 all’Istituto delle assicurazioni 

sociali del Cantone dei Grigioni perveniva la domanda per percepire assegni 

per i figli da parte di un dipendente della società, che aveva lavorato per la 

stessa dal 1. marzo al 30 settembre 2002. Con ciò è ai fini del giudizio già 

sufficientemente comprovato l’impiego di un lavoratore dipendente per sei 

mesi lavorativi durante il 2002. Per il resto, il fatto di annunciare prontamente 

i propri dipendenti alla cassa di compensazione è un obbligo di diritto pubblico 

che spetta al datore di lavoro. A prescindere dal fatto che l’impiegato si è 

annunciato personalmente come dipendente della società e che di 

conseguenza non è determinante la questione di stabilire la validità della 

notifica fatta dal ricorrente stesso a questo riguardo, è comunque in termini di 

responsabilità solo nell’interesse dell’istante stesso considerare come 

debitamente avvenuta la notifica in parola. 

3. a) Il dovere del datore di lavoro di trattenere e di versare i contributi paritetici è 

un obbligo di diritto pubblico imposto dalla legge agli art. 14 cpv. 1 LAVS e 34 

s. OAVS. Giusta questi disposti, i contributi del reddito proveniente da attività 

lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati 

periodicamente dal datore di lavoro insieme al suo contributo. Nei casi in cui 

la somma dei salari non supera i fr. 200'000.--, i datori di lavoro devono pagare 

i contributi ogni trimestre e questi vanno pagati entro dieci giorni dalla 

scadenza del periodo di pagamento (art. 34 cpv. 1 e 3 OAVS). Il datore di 

lavoro è tenuto a regolare periodicamente i conti con le casse di 

compensazione e dare le indicazioni necessarie per la tenuta dei conti 

individuali (art. 51 cpv. 3 LAVS). Egli deve fornire indicazioni entro un mese 

dalla scadenza del periodo di conteggio, che ammonta al massimo ad un anno 

civile (art. 36 OAVS e vedi anche art. 143 cpv. 2 OAVS). Come il Tribunale 

federale delle assicurazioni ha già più volte precisato, colui che omette di 

eseguire questi compiti viola le prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e deve, 

se colpevole, riparare la totalità del danno (DTF 118 V 195 cons. 2a, 111 V 

173, 108 V 186 e 192; RCC 1985 pag. 646 ss.). 

b) Non è contestato che nel 2002 l’istante pretendesse di non avere alle proprie 

dipendenze alcun lavoratore salariato, mentre in realtà avrebbe dovuto 

debitamente annunciare l’impiego di un dipendente. Questa mancanza aveva 

impedito che sui salari fossero prelevati i necessari contributi paritetici, da 

tempo esigibili, e che questi fossero versati alla cassa di compensazione. Con 

il proprio atteggiamento l’istante ha pertanto palesemente violati i propri doveri 

di datore di lavoro nel senso esposto nel considerando che precede. 

4. a) La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito 

alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS rispettivamente 

degli art. 34 ss. OAVS) può presumere che il datore di lavoro abbia violato le 

prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può 

procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro far valere e provare 

validi motivi di giustificazione e di discolpa (DTF 108 V 187; DAS 1995 AVS 

no. 70 ). Il datore di lavoro commette una negligenza quando abbia trascurato 

di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona 

ragionevolmente posta nella stessa situazione. La misura della diligenza 

richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve 

generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della 

stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634; 

DTF 112 V 159). Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo 

dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite 

(DTF 108 V 202; RCC 1985 pag. 647). Nel caso di una società anonima si 

debbono porre esigenze molto severe per quanto concerne l’attenzione da 

prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti). La 

giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo 

trasferimento alla cassa dei contributi configura una grave negligenza (DTF 

108 V 186). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il 

datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi 

(DTF 121 V 244, 108 V 193).

b) In casu, non è contestato che durante il 2002 la società non aveva annunciato 

alla cassa di compensazione alcun lavoratore dipendente e che non aveva 

neppure corrisposti contributi sociali. La notifica era allora stata fatta dal 

ricorrente e allora amministratore unico della società solo anni dopo, mentre 

spettava indubbiamente all’istante l’obbligo di dedurre i contributi paritetici e 

di trasmetterli alla convenuta ancora nel 2002 o al massimo l’anno successivo. 

A propria discolpa il ricorrente non adduce alcuna motivazione. Sostenendo 

comunque in sede di ricorso che le difficoltà economiche della ditta sarebbero 

insorte solo dopo le dimissioni del ricorrente dal consiglio di amministrazione, 

l’istante comprova con questo di essere stato perfettamente in grado di fare 

fronte agli oneri sociali del 2002, ciò che rende la sua colpa ancora più grave. 

Non avendo invece corrisposti i contributi dovuti e non potendo addurre alcun 

argomento a sua discolpa, l’istante è responsabile del danno subito per 

questo fatto dalla convenuta. 

5. a) Il ricorrente ha ricoperto la carica di membro unico del consiglio di 

amministrazione della società con firma individuale dal 22 febbraio 2002 al 1. 

aprile 2004. Accettando tale mandato egli ha assunto tutti gli oneri che da 

questa funzione derivano (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003), in particolare 

– giusta l’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO - l’alta vigilanza sulle persone incaricate 

della gestione, specialmente per quanto concerne l’osservanza della legge, 

dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. La durata del mancato 

pagamento dei contributi - rispettivamente del periodo di carica quale organo 

- costituisce uno degli elementi da considerare nell’esame dell’insieme delle 

circostanze del singolo caso e può all’occorrenza condurre ad un esonero 

dalla responsabilità ai sensi della giurisprudenza precedentemente citata 

(DTF 121 V 243). Per la quantificazione del danno imputabile all’insorgente, 

devono essere nella fattispecie considerati gli importi divenuti esigibili dopo la 

sua entrata in carica in seno all’esecutivo della società e scaduti prima delle 

sue dimissioni. 

b) Come è stato esposto al considerando 3a, i contributi per i sei mesi di salario 

versati dal marzo al settembre 2002 erano maturati ed erano divenuti esigibili 

propriamente durante il periodo di carica dell’istante. Se poi la situazione 

patrimoniale della ditta avesse permesso la corresponsione dell’importo 

senza alcuna difficoltà durante il periodo di mandato dell’istante, come da 

quest’ultimo preteso, è anche data la chiara comprova del nesso di causalità 

tra la il danno insorto alla convenuta e l’atteggiamento assunto dall’istante. 

6. La procedura davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni deve di regola 

essere gratuita per le parti. La tassa di giustizia e le spese di procedura 

possono tuttavia essere imposte a una parte che ha un comportamento 

temerario o sconsiderato (art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA). Nella fattispecie, i 

presupposti per eccezionalmente scostarsi dal principio della gratuità della 

procedura sono per questo Giudice adempiuti. L’istante non solo non ha 

annunciato debitamente il dipendente presso la cassa di compensazione, ma 

sembra addirittura nell’ambito di questo procedimento volersi prevalere 

dell'omissione per contestare l’obbligo contributivo del datore di lavoro, ciò 

che sfiora la temerarietà. Se poi la situazione finanziaria della ditta durante il 

mandato del ricorrente in qualità di amministratore avesse effettivamente 

permesso la corresponsione dei contributi dovuti, l’agire del ricorrente 

darebbe ulteriormente prova di sconsideratezza. Si giustifica pertanto 

nell’evenienza l’accollamento delle spese del procedimento alla parte 

soccombente. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 198.--

totale fr. 698.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.