# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd7c3383-110a-5174-b3ef-0110355864de
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.11.2023 F-1318/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1318-2022_2023-11-22.pdf

## Full Text

S e n t e n z a  d e l  2 2  n o v e m b r e  2 0 2 3    

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, Regula Schenker Senn,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,   

patrocinato dal MLaw Enea Scarpino,  

Assistenza Legale,  

Via Pioda 2 A,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Documenti di viaggio per stranieri (altro);  

decisione della SEM del 16 febbraio 2022. 

 

 B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1318/2022 

 

F-1318/2022 

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Fatti: 

A.  

Il … 1989, A._______ (il ricorrente) è giunto dal Libano in Svizzera, dove 

ha depositato una domanda d’asilo lo stesso giorno. Egli ha dichiarato 

all’allora Ufficio federale dei rifugiati (UFR) di essere nato nel 1929, senza 

saper indicare il giorno e il mese, ad Aleppo (Siria), di essere sposato e di 

avere quattro figli, di essere di confessione siriaco-ortodossa e di esercitare 

la professione di sarto. Riguardo al suo viaggio, egli ha raccontato di aver 

preso il traghetto fino a Cipro e poi un aereo fino a Milano con scalo ad 

Atene e quindi a Roma, spiegando per finire di avere “ottenuto regolare 

passaporto [libanese] una settimana prima della mia partenza […]. Era un 

passaporto ottenuto con la corruzione ed avevo pagato tre funzionari 

dell’Ufficio passaporti […]. Gli stessi funzionari avevano anche provveduto 

ad organizzare la mia partenza da Beirut […]. Il suddetto passaporto era 

valido per tre anni e l’ho dimenticato su un tassì a Milano”.  

Il 20 agosto 1991, dopo aver attribuito al ricorrente un giorno e un mese di 

nascita (1° gennaio) ai fini della procedura ed averlo ripartito al Canton 

Ticino, l’UFR ha respinto la sua domanda d’asilo.  

Il 6 novembre 1991, adito dal ricorrente, il Dipartimento federale di giustizia 

e polizia (DFGP) ha rigettato in modo definitivo il ricorso contro la decisione 

dell’UFR.  

B.  

Il 5 marzo 1993, il ricorrente ha depositato presso l’UFR una domanda di 

riconoscimento dello statuto di apolide.  

C.  

Nel 1994, dopo che il ricorrente era stato raggiunto in Ticino dapprima da 

due dei suoi figli, poi da sua moglie e dagli altri due figli, all’intera famiglia 

è stata concessa l’ammissione provvisoria (permesso F).    

Nel 1996, al posto dell’ammissione provvisoria, i medesimi hanno ottenuto 

un permesso di dimora B.   

D.  

Il 7 ottobre 1998, l’UFR ha respinto la domanda di riconoscimento dello 

statuto di apolide, considerando in particolare che “gli interessati [il 

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ricorrente, sua moglie e i loro figli] non avessero compiuto tutti gli sforzi 

necessari per ottenere la cittadinanza libanese”.   

L’11 novembre 1998, il ricorrente e i suoi familiari hanno impugnato la 

decisione dell’UFR davanti al DFGP.  

E.  

Nel luglio 2000, uno dei figli del ricorrente che aveva indicato in un 

documento per la sua procedura di matrimonio che suo nonno paterno era 

un cittadino turco che aveva risieduto ad Aleppo fino al 1937, si è rivolto 

alle autorità consolari di Turchia a Berna per vagliare la possibilità di 

ottenere un passaporto turco per i membri della sua famiglia, le quali gli 

hanno risposto di indirizzarsi alle autorità consolari di Siria a Ginevra 

“concernant votre père né à Halep [sic]”.   

Nel febbraio 2002, su richiesta del medesimo figlio del ricorrente, le autorità 

consolari siriane l’hanno informato che “as we do not have any official 

documents to certify their nationality, we are not in the position to answer 

your question”.   

F.  

Il 23 aprile 2002, il ricorrente ha inoltrato una domanda di rilascio di 

passaporto per stranieri all’UFR, il quale l’ha respinta.  

G.  

Il 1° novembre 2005, il DFGP ha rigettato il ricorso contro il rifiuto di 

riconoscimento dello statuto di apolide. Rilevando di aver “ottenuto da fonti 

confidenziali delle informazioni secondo cui il [ricorrente] sarebbe cittadino 

turco e probabilmente anche siriano”, accreditate da un “documento 

originale di stato civile turco [relativo a suo padre]”, il DFGP, una volta 

sentito su questo punto il ricorrente, che ha contestato l’autenticità del 

documento in questione e dichiarato di essere vittima di un complotto da 

parte di due cittadini svizzeri di origini turche, ha ritenuto che gli interessati 

“non hanno profuso tutti gli sforzi che ci si poteva ragionevolmente 

attendere al fine di accertare le loro origini e di conseguenza la loro 

nazionalità” (decisione del DFGP, §§ 19, 21, 25 e 30; N.B.: non vi è traccia 

di questo documento nell’incarto N ...).   

H.  

Il 15 maggio 2006, il ricorrente ha presentato all’allora Ufficio federale della 

migrazione (UFM), subentrato all’UFR, una nuova richiesta di rilascio di un 

passaporto per stranieri. 

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Il 12 dicembre 2006, l’UFM ha respinto la domanda, asserendo in sostanza 

che il ricorrente avrebbe potuto “ottenere dalle autorità del suo Paese un 

passaporto valido, attivandosi con la necessaria diligenza e facendone 

regolare domanda presso la rappresentanza consolare”.  

I.  

Il 27 maggio 2010, il ricorrente ha di nuovo richiesto all’UFM il rilascio di un 

passaporto per stranieri. 

Il 15 giugno 2010, l’UFM ha comunicato al ricorrente che “siamo disposti a 

rilasciarle il documento richiesto, che le verrà inviato secondo la procedura 

abituale”. 

Il 1° luglio 2010, l’UFM ha formalmente accolto la domanda del ricorrente, 

riservato il pagamento del relativo emolumento di fr. 120.–.  

Il 28 luglio 2010, l’UFM ha confermato al ricorrente di aver ricevuto l’importo 

dell’emolumento, invitandolo a contattare le autorità competenti ticinesi per 

rilevare i suoi dati biometrici, ciò che è avvenuto nei giorni successivi.    

Il 13 agosto 2010, il DFGP ha quindi emesso il passaporto per stranieri in 

favore del ricorrente, con data di scadenza del 12 agosto 2015.     

J.  

Il 17 luglio 2015, il ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM), subentrata all’UFM, un’ulteriore domanda di passaporto 

per stranieri. 

Il 1° dicembre 2015, la SEM ha comunicato al ricorrente che le condizioni 

per l’emissione del documento richiesto non erano adempiute, nella misura 

in cui “è lecito esigere che lei solleciti il rilascio di un passaporto nazionale 

presso le autorità competenti del suo Stato d’origine in Svizzera”. Il 

ricorrente ha rinunciato a sollecitare dalla SEM una decisione formale.    

K.  

Il 23 settembre 2020, il ricorrente ha ottenuto un permesso di domicilio C 

valido fino al 6 luglio 2025.  

L.  

Il 26 agosto 2021, il ricorrente ha fatto pervenire alla SEM una nuova 

domanda di passaporto per stranieri.  

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Il 3 novembre 2021, la SEM ha comunicato al ricorrente che le condizioni 

per l’emissione di un passaporto per stranieri non erano soddisfatte, 

precisando che è “lecito esigere che lei solleciti il rilascio di un passaporto 

nazionale presso le autorità competenti del suo Stato d’origine in Svizzera 

[…]. Sulla base dei documenti forniti, lei non è considerato come sprovvisto 

di documenti di viaggio […]”.  

Il 19 novembre 2021, il ricorrente ha risposto alla SEM che “non mi è 

possibile ottenere un passaporto libanese poiché non sono cittadino di 

quello Stato”, trasmettendo un’attestazione dell’Ambasciata del Libano in 

Svizzera (ALS) del 15 novembre 2021, asserente che egli “selon le registre 

de l’Ambassade, ne figure pas comme libanais”.  

Il 20 dicembre 2021, la SEM ha informato il ricorrente che l’attestazione 

dell’ALS non le permetteva di modificare il proprio punto di vista.       

M.  

Il 16 febbraio 2022, mediante decisione formale, la SEM ha quindi respinto 

la domanda di rilascio di un passaporto per stranieri, rilevando in sostanza 

che “la nazionalità dell’interessato non è ancora attualmente chiara. In oltre 

trentadue anni di residenza in Svizzera, l’interessato non ha dimostrato una 

reale volontà di provare la sua identità e di conseguenza la sua nazionalità. 

Nonostante gli argomenti fatti valere dallo stesso, la SEM ritiene che 

l’interessato non ha profuso tutti gli sforzi che ci si poteva ragionevolmente 

attendere al fine di accertare le sue origini”.   

N.  

Il 21 marzo 2022, per il tramite del suo legale, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo l’annullamento della 

decisione della SEM con la concessione dell’assistenza giudiziaria. 

All’impugnativa il ricorrente ha allegato i documenti A a M, di cui si dirà, per 

quanto necessario, di seguito. 

In compendio, il ricorrente sottolinea che l’UFM ha approvato, nel 2010 (cfr. 

consid. I), la sua domanda di rilascio di un passaporto per stranieri e “ha 

dunque riconosciuto l’oggettiva impossibilità per il medesimo di procurarsi 

un documento nazionale”, cosicché, in quest’ottica, “non si comprende 

cosa sia cambiato rispetto al 2010”, tanto più che, siccome egli detiene un 

permesso C dal 2020 (cfr. consid. K), persistere nel rifiuto costituirebbe 

“un’evidente ingiustificabile contraddizione rispetto alla decisione dell’UFM 

del 1° luglio 2010. Difatti, se i presupposti per accordare il passaporto per 

stranieri sussistevano nel 2010, a maggior ragione sono presenti ora” 

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(ricorso, §§ 4, 5, 9 e 10). Egli precisa che si sarebbe così in presenza di 

una “violazione, […], del divieto di comportamento contraddittorio e di 

arbitrio – ex art. 9 Cst. fed.” (ricorso, § 9). Per il resto, il ricorrente sostiene 

di avere, nel corso degli anni, “profuso degli sforzi notevoli per cercare di 

ottenere (purtroppo sempre invano) un documento nazionale dal suo stato 

di provenienza, dimostrando altresì i motivi dell’impossibilità di ottenerlo”, 

dato che “non è iscritto nei registri del Libano” (ricorso, § 7). Su questa scia 

egli aggiunge, producendo una nuova attestazione dell’ALS del 25 febbraio 

2022 (doc. K), che “la nazionalità libanese si acquisisce per discendenza 

paterna (diritto di sangue) e non sulla base del luogo di nascita (diritto di 

suolo), e che dunque, senza prova dell’iscrizione nel registro libanese del 

padre, [egli] non può ottenere la nazionalità libanese, ritenuto che, appunto, 

suo padre non è iscritto nel registro libanese” (ricorso, § 8).    

O.     

Il 20 aprile 2022, questo Tribunale ha invitato il ricorrente a compilare il 

formulario “domanda di gratuito patrocinio” entro il 24 maggio susseguente.  

Il 26 aprile 2022, il ricorrente ha inoltrato il formulario compilato con allegati 

i relativi giustificativi.  

Il 23 dicembre 2022, questo Tribunale ha accolto la domanda di assistenza 

giudiziaria, invitando nel contempo la SEM a rispondere al ricorso entro il 

1° febbraio 2023.  

P.  

Il 25 gennaio 2023, la SEM ha risposto al ricorso. Riferendosi alla decisione 

del DFGP del 1° novembre 2005 (cfr. consid. G), la SEM ribadisce che il 

ricorrente “non ha fornito nessuna prova concreta degli sforzi che avrebbe 

profuso da quando è entrato in Svizzera, ossia dopo 33 anni, per provare 

la sua identità e nazionalità”. Riguardo al passaporto per stranieri attribuito 

al ricorrente nel 2010 (cfr. consid. I), la SEM pretende che ciò sarebbe 

avvenuto poiché “nel 1996, è nata una bambina a seguito di una relazione 

della figlia dell’interessato con un cittadino della Bosnia e Erzegovina. 

Dopo avere riconosciuto la bambina, il padre è poi ritornato nel suo Paese, 

senza lasciare recapito. Non essendo più rintracciabile, la bambina non ha 

mai potuto ottenere un passaporto nazionale da parte delle autorità 

bosniache. Di conseguenza, viste le specificità del caso, l’allora […] UFM 

aveva deciso, nell’interesse della bambina, di rilasciare alla stessa un 

passaporto per stranieri, e di conseguenza anche alla madre. Sempre nel 

2010, una domanda di passaporto per stranieri era poi stata approvata 

anche a favore di un altro figlio [del ricorrente] (il quale ha poi ottenuto la 

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cittadinanza svizzera nel 2011), per una questione di equità di trattamento. 

Anche alla luce dei suddetti fatti, le domande di rilascio di un passaporto 

per stranieri inoltrate dall’interessato e da sua moglie nel 2010 sono altresì 

state approvate per una questione di equità di trattamento con gli altri 

membri della famiglia”. Per concludere, in base a questi argomenti, la SEM 

chiede di respingere il ricorso.     

Q.  

Il 24 maggio 2023, il ricorrente si è premurato di ottenere da questo 

Tribunale dei ragguagli sullo stato della procedura.  

Il 6 giugno 2023, informandolo che la sua causa riveste carattere prioritario, 

senza però poter dare indicazioni più precise circa la tempistica della 

stessa, questo Tribunale ha invitato il ricorrente a replicare entro il 6 luglio 

2023.  

R.    

Il 7 giugno 2023, il ricorrente ha trasmesso la replica, con la quale ribadisce 

le sue argomentazioni e conclusioni, allegandovi una copia dell’8 febbraio 

2022 del certificato di nascita di uno dei suoi figli, avvenuta il 21 novembre 

1966 presso l’“… Medical Center” (doc. N). Egli sottolinea che questo 

certificato fornisce la prova che, quando è nato suo figlio, “egli si trovava 

con la moglie in Libano […] e dal Libano egli è poi potuto uscire solo grazie 

al passaporto che il Governo libanese gli aveva rilasciato nel 1974 in 

esecuzione di un’ordinanza che aveva inteso regolarizzare la posizione 

delle persone prive di documenti. Tale ordinanza era però poi stata 

annullata dal successivo Governo salito al potere, rendendo invalidi tali 

documenti”.    

S.  

Il 13 giugno 2023, questo Tribunale ha fatto pervenire una copia della 

replica alla SEM con il relativo allegato, invitandola a presentare una 

duplica entro il 13 luglio successivo.     

T.  

Il 22 giugno 2023, la SEM ha inoltrato la duplica, riconfermando in sostanza 

le proprie conclusioni, con la precisazione che “benché l’interessato sia 

titolare di un permesso di domicilio C, il rilascio di un passaporto per 

stranieri non costituisce un vero e proprio diritto in quanto lo stesso non ha 

per il momento dimostrato l’impossibilità di ottenere dei documenti 

d’identità comprovanti la sua nazionalità nonostante tutti gli sforzi esigibili 

profusi”.   

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U.  

Il 10 ottobre 2023, rispondendo ad un sollecito scritto del ricorrente, questo 

Tribunale gli ha comunicato che la sentenza sarebbe stata emanata entro 

il più breve termine, tenuto conto della complessità della fattispecie e della 

necessità di portare a termine le verifiche intraprese nel frattempo.     

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate 

dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 

LTAF.     

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 16 febbraio 2022 (rifiuto di rilasciare un passaporto per stranieri), che 

non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione 

ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione 

in materia di diritto degli stranieri concernente il rilascio di documenti di 

viaggio a stranieri privi di documenti, la presente sentenza non può essere 

impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 

lett. c cifra 6 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]). 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

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In concreto, il ricorrente ha inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto 

dei requisiti i previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla 

osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso la trattazione della causa, oggetto della decisone 

impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha un pieno 

potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'eccesso o 

l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto o 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di principio, 

all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo luogo, la 

situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con 

i riferimenti giurisprudenziali).   

3.  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)  

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (“iura novit curia”, art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione 

d'ufficio del diritto).    

4.  

Il presente litigio verte sul rifiuto da parte della SEM di rilasciare al 

ricorrente un nuovo passaporto per stranieri, e ciò sulla base del motivo 

che egli non potrebbe essere considerato come sprovvisto di documenti di 

viaggio ai sensi della legge e della giurisprudenza svizzere.    

5.  

Fondandosi sulla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005, 

parzialmente modificata e ridenominata, con effetto dal 1° gennaio 2019, 

legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20 [LStr, 

RU 2018 3171]; N.B.: le modifiche materiali in questione, come pure quelle 

successive, sono ininfluenti sulla trattazione della presente procedura), 

nonché sulla legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31), sulla 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (CSR, RS 

0.142.30) e sulla Convenzione del 28 settembre 1954 sullo statuto degli 

apolidi (CSA, RS 0.142.40), il Consiglio federale ha emanato l’ordinanza 

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concernente il rilascio di documenti di viaggio per stranieri del 14 novembre 

2012 (ODV, RS 143.5), in vigore dal 1° dicembre 2012.   

L’ODV ha subito diverse modifiche dal 2015 al 16 febbraio 2022, quando è 

stata emanata la decisione impugnata, entrate in vigore rispettivamente il 

1° marzo 2017 (RU 2017 563), il 15 settembre 2018 (RU 2018 3129), il 1° 

giugno 2019 (RU 2019 1475), il 2 febbraio 2020 (RU 2019 2633), il 1° aprile 

2020 (RU 2020 955) e l’11 marzo 2022 (RU 2022 168).    

In virtù delle norme transitorie, alle procedure relative al rilascio di un 

documento di viaggio pendenti al momento dell'entrata in vigore dell’ODV, 

si applica il nuovo diritto (art. 32 ODV). Ciò premesso, siccome in concreto 

la domanda di passaporto per stranieri è stata inoltrata il 26 agosto 2021, 

e la decisione impugnata è stata emessa il 16 febbraio 2022, è applicabile 

ratione temporis l’ODV nella sua versione in vigore dal 1° aprile 2020 fino 

all’11 marzo 2022. Gli articoli dell’ODV sono pertanto citati, in appresso, 

secondo il loro tenore durante il detto periodo.    

6.  

6.1 Durante il suo soggiorno in Svizzera lo straniero deve essere in 

possesso di un documento di legittimazione (nazionale) valido (art. 89 

LStrI). In assenza di documenti di legittimazione lo straniero è tenuto a 

procurarseli o a collaborare a questo fine con le autorità (art. 90 lett. c 

LStrI).   

I documenti di viaggio secondo l'art. 1° cpv. 1 ODV (titoli di viaggio per 

rifugiati, passaporti per stranieri e documenti di viaggio sostitutivi per 

stranieri) costituiscono documenti di legittimazione di polizia degli stranieri; 

con essi non si può provare né l'identità né la cittadinanza dello straniero 

(art. 12 cpv. 1 ODV). Pertanto, i detti documenti non sostituiscono un 

passaporto (nazionale) valido riconosciuto dalla comunità internazionale 

(cfr. la sentenza del TAF C-5873/2011 del 26 giugno 2013 consid. 5).   

6.2 Uno straniero che è privo di documenti di legittimazione, ma che è 

titolare di un permesso di domicilio, il quale è di durata illimitata e non è 

vincolato da condizioni, ha diritto ad un passaporto per stranieri (artt. 34 

cpv. 1 e 59 cpv. 2 lett. c LStrI nonché 4 cpv. 1 ODV).   

In proposito il Consiglio federale ha specificato che “i rifugiati riconosciuti e 

gli apolidi beneficiano già di un diritto al rilascio di documenti d’identità in 

base ai pertinenti accordi internazionali. Il medesimo diritto dovrebbe 

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essere garantito anche alle persone prive di documenti al beneficio del 

permesso di domicilio” (Messaggio del Consiglio federale relativo alla legge 

federale sugli stranieri [Messaggio], dell’8 marzo 2002, FF 2002 3327, pag. 

3421). Così, gli artt. 28 CSR e CSA, che hanno il medesimo tenore, 

prevedono che gli Stati contraenti rilasciano ai rifugiati/agli apolidi che 

risiedono regolarmente sul loro territorio titoli di viaggio che permettano loro 

di viaggiare fuori di tale territorio, sempreché non vi si oppongano motivi 

impellenti di sicurezza nazionale o d’ordine pubblico.  

6.3 Può (in tedesco: “kann”; in francese: “peut”) essere rilasciato dalla SEM 

un passaporto per stranieri a uno straniero sprovvisto di documenti di 

viaggio, ma titolare di un permesso di dimora (art. 4 cpv. 2 ODV), come 

pure ad una persona ammessa provvisoriamente e sprovvista di documenti 

di viaggio, se la SEM ne autorizza il ritorno in Svizzera conformemente 

all'art. 9 ODV, in particolare per il disbrigo di importanti e improrogabili 

pratiche strettamente personali (artt. 1° cpv. 1 lett. b e 4 cpv. 4 ODV).     

6.4 È considerato sprovvisto di documenti di viaggio ai sensi dell’ODV lo 

straniero che non possiede documenti di viaggio validi del suo Stato 

d'origine o di provenienza e: (a) dal quale non si può pretendere che si 

adoperi presso le autorità competenti del suo Stato d'origine o di 

provenienza per ottenere il rilascio o la proroga di un documento di viaggio; 

o (b) per il quale l'ottenimento di documenti di viaggio non è possibile (in 

tedesco: “für welche die Beschaffung von Reisedokumenten unmöglich 

ist”; in francese: “qu'il est impossible de lui procurer des documents de 

voyage”; art. 10 cpv. 1 ODV).  

Ritardi nel rilascio di un documento di viaggio da parte delle competenti 

autorità dello Stato d'origine o di provenienza non motivano l'assenza di 

documenti di viaggio (art. 10 cpv. 2 ODV).  

Non può segnatamente essere chiesto alle persone bisognose di 

protezione e ai richiedenti l'asilo di prendere contatto con le autorità 

competenti del loro Stato d'origine o di provenienza (art. 10 cpv. 3 ODV; 

cfr. anche la DTAF 2014/23 consid. 5.2).  

L'assenza di documenti di viaggio è accertata dalla SEM nell'ambito 

dell'esame della domanda (art. 10 cpv. 4 ODV). 

6.5 Dal canto suo, la giurisprudenza ha precisato che la questione 

dell’impossibilità di procurarsi dei documenti di viaggio nazionali deve 

essere analizzata in base a criteri oggettivi, non soggettivi (cfr. la sentenza 

F-1318/2022 

Pagina 12 

del Tribunale federale 2A.335/2006 del 18 ottobre 2006 consid. 2.1 con i 

relativi riferimenti). L’impossibilità è oggettiva quando, nonostante che lo 

straniero intraprenda tutti i passi necessari in vista di procacciarsi un 

documento di viaggio nazionale, la sua richiesta è rifiutata dalle autorità del 

suo paese senza motivi sufficienti (cfr., tra le numerose, le sentenze del 

TAF F-1163/2017 del 13 aprile 2018 consid. 5.2 e C-5873/2011 del 26 

giugno 2013 consid. 4.4). D’altra parte, incombe allo straniero fornire la 

prova dell’impossibilità oggettiva di ottenere un passaporto nazionale 

valido da parte delle autorità del suo paese (cfr., in particolare, la sentenza 

del TAF F-525/2018 del 4 aprile 2019 consid. 6.2 con i riferimenti 

giurisprudenziali).    

    

6.6 È utile ancora ricordare che l'emissione di un passaporto è di esclusiva 

competenza del paese d'origine della persona interessata, il quale decide 

sulla base di procedure e modalità previste dal suo diritto nazionale. In altri 

termini, il rilascio, il ritiro e l'annullamento di un passaporto fanno parte della 

competenza sovrana di ogni Stato ed è nell'ambito di tale competenza che 

vengono definite le condizioni nella legislazione nazionale (cfr., a questo 

proposito, l'avviso giuridico della Direzione di diritto internazionale pubblico 

del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), del 17 febbraio, 17 

giugno e 23 luglio 1999, Giurisprudenza delle autorità amministrative della 

Confederazione [GAAC] 64.158, 64.22 cifra 1.1 nonché 65.70, parti A e C, 

all’indirizzo: http://www.vpb.admin.ch/ital/cont/aut/aut_1.1.3.2.html [non 

più disponibile in linea]).     

7.  

In concreto, il ricorrente non possiede il passaporto di nessuno Stato che 

potrebbe entrare, prima facie, in linea di conto per provare la sua identità, 

ossia il Libano, la Turchia o la Siria (cfr. consid. A e G). Una volta giunto in 

Svizzera, egli si è visto respingere la sua domanda d’asilo nel 1991, 

dopodiché ha ottenuto un permesso F nel 1994 e un permesso B nel 1996 

(cfr. consid. A e C). Anche la sua domanda di riconoscimento dello statuto 

di apolide è stata rigettata nel 2005 (cfr. consid. B e G). Dal 23 settembre 

2020, egli detiene un permesso di domicilio C (cfr. consid. K), cosicché egli 

può far valere un diritto ad ottenere un passaporto per stranieri se è privo 

di documenti di legittimazione (cfr. consid. 6.2). In questo senso, dunque, 

egli si trova in una situazione più favorevole di quella in cui si trovava nel 

2010, quando disponeva di un permesso B, che offre soltanto la possibilità 

di ottenere un passaporto per stranieri alla persona priva di documenti di 

legittimazione (cfr. consid. 6.3).  

F-1318/2022 

Pagina 13 

Ciò premesso, la questione che si pone, sul piano sostanziale, è quindi 

quella di sapere se il fatto di non possedere un passaporto nazionale sia 

dovuto ad un’impossibilità oggettiva oppure se sia imputabile al ricorrente, 

nel senso che quest’ultimo non avrebbe profuso, come pretende la SEM, 

tutti gli sforzi da lui esigibili per procurarsi un documento di legittimazione 

nazionale (cfr. consid. 6.4 e 6.5).   

8.  

Prima di trattare questa questione è però necessario esaminare le censure 

formali che solleva il ricorrente in relazione al suo diritto di essere trattato 

secondo il principio della buona fede (cfr. artt. 5 cpv. 3 e 9 della Costituzione 

federale [Cost., RS 101]) e senza arbitrio (cfr. art. 9 Cost.) da parte degli 

organi dello Stato (cfr. ricorso, §§ 4, 5, 9 e 10 passim [consid. N]).  

8.1 A titolo preliminare è utile notare che il rifiuto della SEM di rilasciare al 

ricorrente un nuovo passaporto per stranieri non è assimilabile ad una 

revoca della decisione, entrata in forza, dell’UFM del 1° luglio 2010, dato 

che quest’ultima, in quanto “Dauerverfügung”, ha esaurito i suoi effetti di 

lunga durata il 12 agosto 2015 (cfr., riguardo alle condizioni per revocare 

una decisione entrata in forza, la DTF 143 II 1 consid. 4 e 5; N.B.: il rifiuto 

della SEM del 1° dicembre 2015 [consid. J] è una semplice comunicazione 

al ricorrente, non una decisione formale).      

 

8.2 Secondo una giurisprudenza consolidata, il principio della buona fede 

conferisce all'amministrato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle 

autorità che si conformino alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che 

non tradiscano la legittima fiducia posta in esse (“Anspruch auf Schutz des 

berechtigten Vertrauens”; cfr. le DTF 131 II 627 consid. 6.1, 130 I 26 consid. 

8.1 e 129 I 161 consid. 4). In questo senso, un'indicazione o una decisione 

dell'amministrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un 

amministrato di appellarvisi, anche se errate, qualora le seguenti condizioni 

siano cumulativamente adempiute: (a) l'autorità è intervenuta in una 

situazione concreta nei confronti di una persona determinata; (b) essa ha 

agito nei limiti delle sue competenze o presunte tali; (c) l'amministrato non 

ha potuto rendersi conto immediatamente dell'erroneità dell'indicazione 

ricevuta o delle sue proprie deduzioni; (d) in base a tale indicazione egli ha 

preso disposizioni concrete alle quali non potrebbe rinunciare senza subire 

un pregiudizio; infine (e) la regolamentazione in materia non è cambiata 

dopo che l'autorità ha formulato il suo avviso. L’amministrato non può 

invece beneficiare della protezione della sua buona fede se sussistono 

interessi pubblici preponderanti che vi si oppongano (cfr. DTF 131 II 627 

F-1318/2022 

Pagina 14 

consid. 6.1 con i relativi riferimenti; cfr. anche la sentenza del TAF A-

1391/2006 del 16 gennaio 2008 consid. 2.3).  

In concreto, al ricorrente è già stato concesso una volta il passaporto per 

stranieri il 13 agosto 2010, con validità quinquennale fino al 12 agosto 2015 

(cfr. consid. I). All’epoca il ricorrente disponeva di un permesso B e, 

pertanto, gli poteva essere rilasciato un passaporto per stranieri se era 

sprovvisto di documenti (cfr. art. 3 cpv. 2 vODV del 20 gennaio 2010 in 

vigore dal 1° marzo 2010 al 1° dicembre 2012 [RU 2012 6049], identico 

all’art. 4 cpv. 2 ODV: “A uno straniero sprovvisto di documenti titolare di un 

permesso di dimora annuale può essere rilasciato un passaporto per 

stranieri”). Come si può chiaramente inferire dal testo di questa norma, per 

decidere di rilasciargli il passaporto per stranieri della durata massima di 

cinque anni, oltretutto non vincolato dall’esigenza di adoperarsi per 

acquisire un passaporto nazionale (cfr., al contrario, la sentenza del TAF 

F-2316/2020 del 16 agosto 2022 consid. B e 4.2 [passaporto per stranieri 

di durata annuale “zwecks Passbeschaffung”]), l’UFM ha dovuto valutare 

che il ricorrente fosse sprovvisto di documenti secondo la legge (cfr. art. 6 

cpv. 4 vODV) e la giurisprudenza. Ora, se il ricorrente doveva essere 

considerato sprovvisto di documenti nel 2010, non è comprensibile come 

la SEM possa pretendere che egli non sia sprovvisto di documenti nel 

2022, tenuto conto che dal 2010 in poi la situazione fattuale, rispetto a 

quella vagliata dall’UFM, non è mutata, come giustamente sottolinea il 

ricorrente (cfr. ricorso, §§ 4, 5, 9 e 10 [consid. M]). Peraltro, la spiegazione 

fornita dalla SEM per giustificare la concessione del passaporto per 

stranieri al ricorrente nel 2010, ossia la necessità di trattarlo in modo uguale 

a sua figlia (principio della parità di trattamento), non regge, nella misura in 

cui egli non era toccato neanche indirettamente, sul piano legale, dalla 

situazione di sua figlia, che, come madre detentrice dell’autorità parentale, 

doveva poter recarsi in Bosnia e Erzegovina per rintracciare il padre 

bosniaco di sua figlia e richiedere un passaporto in favore di quest’ultima 

(cfr. consid. P). In questo senso, si deve ammettere che le condizioni 

giurisprudenziali a), b), c) nonché e) sopraelencate, che permettono di 

prevalersi, con la condizione d), del principio della buona fede, sono 

soddisfatte. La condizione d) non risulta però essere adempiuta, dato che 

il ricorrente, grazie al suo passaporto per stranieri, non ha preso 

disposizioni concrete alle quali non potrebbe ora rinunciare senza subire 

un pregiudizio, limitandosi infatti a beneficiare, durante cinque anni, del 

documento in questione.    

Ne deriva che, malgrado la chiara contraddittorietà dell’agire della SEM 

rispetto all’agire dell’UFM, il ricorrente non può invocare con successo il 

F-1318/2022 

Pagina 15 

principio costituzionale della protezione della buona fede, per cui la relativa 

censura deve essere dichiarata infondata.          

8.3 Secondo una giurisprudenza costante, una decisione è arbitraria se 

contraddice in maniera palese la situazione di fatto, viola gravemente una 

norma o un principio giuridico chiaro e incontestato, non è sorretta da 

ragioni serie e obiettive, non ha né senso né scopo o contrasta in modo 

intollerabile il sentimento di giustizia e di equità. Non vi è arbitrio per il solo 

fatto che una soluzione diversa potrebbe essere immaginabile e sembrare 

addirittura migliore. Una decisione va annullata, in quanto arbitraria, se 

appare, non solo nella sua motivazione ma anche in relazione al suo esito, 

manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, 

gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e 

indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della 

giustizia e dell'equità (cfr. DTF 138 I 305 consid. 4.3 e 134 I 140 consid. 

5.4, nonché le sentenze del Tribunale federale 8C_727/2017 dell’11 

gennaio 2018 consid. 2.2 e 4P.212/2004 dell’11 gennaio 2005 consid. 4.1 

con i riferimenti). Dal canto suo, la dottrina rileva in particolare che “la 

première des exigences posées par la prohibition de l’arbitraire est celle de 

la cohérence interne: l’ordre juridique ne peut tolérer des actes qui sont 

contradictoires. Sur ce point, l’interdiction de l’arbitraire entretient un lien 

évident avec la bonne foi” (PIERRE MOOR, ALEXANDRE FLÜCKIGER, VINCENT 

MARTENET, Droit administratif, Vol. 1 – Les fondements, 3a ed., 2012).   

In concreto, con la decisione impugnata la SEM disconosce l’accertamento 

effettuato dall’UFM nella decisione del 1° luglio 2010, entrata in forza e poi 

scaduta, secondo la quale il ricorrente era sprovvisto di documenti di 

legittimazione ai sensi della legge e della giurisprudenza. Si deve dunque 

ammettere con il ricorrente, come già rilevato analizzando la censura 

formale relativa al principio della buona fede (cfr. consid. 8.2), che il 

confronto di queste due decisioni rivela una contraddizione nell’agire della 

stessa autorità (la SEM in qualità di subentrante dell’UFM). In proposito, la 

SEM non pretende che, dal 2010 al 2022 (e fino ad oggi), siano intervenuti 

dei cambiamenti negativi nella situazione di fatto rispetto a quella che ha 

accertato e valutato l’UFM nel 2010. Nondimeno, la SEM sostituisce il 

proprio apprezzamento di questa identica situazione a quello dell’UFM, 

affermando in sostanza che “fintantoché il [ricorrente] non avrà dimostrato 

di essersi adoperato e di aver intrapreso tutto quanto possibile per chiarire 

le sue origini e la sua nazionalità […], [egli] non potrà essere considerato 

sprovvisto di documenti ai sensi dell’ODV” (decisione impugnata, pag. 3 in 

fine). Però, come detto, concedendo il passaporto per stranieri al ricorrente 

nel 2010 per la durata massima di cinque anni e non vincolato dall’esigenza 

F-1318/2022 

Pagina 16 

di acquisire un passaporto nazionale, l’UFM non ha potuto non accertare 

che egli era oggettivamente sprovvisto di documenti di legittimazione ai 

sensi della legge e della giurisprudenza, riconoscendo così, di riflesso, che 

egli aveva intrapreso tutto quanto esigibile per procurarsi un documento 

nazionale. Se così non fosse stato, l’UFM non avrebbe potuto rilasciargli il 

passaporto per stranieri da lui richiesto (cfr. artt. 6 cpv. 4 e 10 cpv. 5 vODV), 

salvo ad ammettere, a posteriori, che si fosse trattato di un errore. 

Nondimeno, la valutazione della SEM che invalida questo accertamento, 

rimproverando al ricorrente che non avrebbe profuso soggettivamente tutti 

gli sforzi esigibili per ottenere dei documenti di legittimazione, non appare 

né manifestamente insostenibile, né in aperto contrasto con la situazione 

reale, né gravemente lesiva di una norma o un principio giuridico chiaro e 

indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della 

giustizia e dell'equità. In altre parole, la valutazione della SEM del 2022, se 

comparata alla valutazione dell’UFM del 2010, non può dirsi di per sé 

arbitraria e, tanto meno, erronea.      

Ne discende che, rifiutando di concedere al ricorrente un nuovo passaporto 

per stranieri, la SEM non ha infranto il principio costituzionale del divieto 

dell’arbitrio, dimodoché la censura formulata dal ricorrente si rivela essere 

infondata.   

9.  

Stabilito che il rimprovero che la SEM muove al ricorrente di non avere 

prodigato tutte le sue forze per ottenere un documento di legittimazione 

nazionale, non può, sul piano formale, dirsi né arbitrario né erroneo, si deve 

comunque esaminare se questo rimprovero regga anche sul piano 

materiale, ciò che costituisce l’oggetto del litigio (cfr. consid. 4 e 7).    

9.1 Tenuto conto del fatto che il ricorrente è nato ad Aleppo nel 1929 (cfr. 

consid. A), è bene menzionare che il contesto storico e politico in cui si 

inserisce la questione della sua nazionalità, è quello complesso della 

dissoluzione dell’Impero ottomano nel corso della Prima Guerra Mondiale 

e negli anni successivi, con l’apparizione, in particolare, della Turchia, del 

Libano e della Siria come entità statali (nazionali), questi ultimi due paesi 

sotto protettorato francese praticamente fino al secondo dopoguerra (cfr., 

a titolo d’esempio, RANIA MAKTABI, “The Libanese census of 1932 revisited. 

Who are the Lebanese?”, in: British Journal of Middle Eastern Studies, 

1999; MALAK BENSLAMA-DABDOUB, “Colonial legacies in Syrian nationality 

Law and the risk of statelessness”, 2021; entrambi gli articoli sono 

disponibili sul sito: www.researchgate.net).    

F-1318/2022 

Pagina 17 

9.2 Tutti e tre questi paesi vengono nominati negli atti di causa. Tuttavia, 

alla luce dei pochi fatti conosciuti (cfr. consid. A, D, L, N e R), è ragionevole 

ammettere, ai fini della presente procedura, che il ricorrente potrebbe più 

verosimilmente ottenere, se del caso, la cittadinanza libanese che non la 

cittadinanza turca o siriana. In proposito si osservi, in modo del tutto 

generale, che, prima dell’apparizione di queste tre entità statali (nazionali), 

chi risiedeva sul loro territorio era un suddito ottomano (“a Turkish [i.e. 

Ottoman] subject”), e che, chi risiedeva sui loro rispettivi territori dopo la 

dissoluzione dell’Impero ottomano, acquisiva, in linea di principio, la 

cittadinanza del suo paese di residenza (cfr. MAKTABI, op. cit., pagg. 225 e 

226, e BENSLAMA-DABDOUB, op. cit., pag. 15; cfr. anche l’art. 30 del Trattato 

di Losanna del 24 luglio 1923, dal tenore seguente: “Les ressortissants 

turcs établis sur les territoires qui, en vertu des dispositions du présent 

Traité, sont détachés de la Turquie, deviendront, de plein droit et dans les 

conditions de la législation locale, ressortissants de l’Etat auquel le 

territoire est transféré”, Trattato interamente consultabile sul sito: 

https://archive.org/details/lausanne1923sdn/mode/2up).  

Come si può ben intuire, in questa configurazione remota di scomposizione 

e ricomposizione di entità statali, principalmente su base nazionale, dopo 

la caduta di un impero, in un’epoca in cui il funzionamento delle burocrazie 

era ancora rudimentale, la più grande difficoltà consisteva, aggravandosi 

col passare del tempo, nel provare i fatti rilevanti (in generale, la filiazione 

[ius sanguinis] o il luogo di nascita [ius soli]) per il riconoscimento di una 

nazionalità. Così, nel caso del Libano, è determinante la cittadinanza del 

padre al momento della nascita del richiedente, ossia in concreto nel 1929, 

dimodoché le persone che desiderano riacquisire la cittadinanza libanese 

“should have their names or the names of their paternal ancestors, or male 

relatives on their father’s side, listed on the census of 1921 – 1924, either 

residents or immigrants’ registers, and/or the records of the census of 1932, 

immigrants’ registers, available at the Ministry of Interior and Municipalities” 

(Consulate General of Lebanon in New York, “Reacquiring Lebanese 

Citizenship”, cfr.: https://nylebcons.org/reacquiring-lebanese-citizenship/ 

[stato: 18.10.2023]). Questa difficoltà probatoria è inerente, mutatis 

mutandis, anche alle legislazioni sulla cittadinanza siriana e turca, le quali 

si basano essenzialmente sul “ius sanguinis” (cfr. www.syrianationality.org 

e, per la Turchia, https://www.refworld.org/docid/4496b0604.html [stato: 

19.10.2023]).    

9.3 In concreto, se si misurano i ripetuti sforzi del ricorrente per procurarsi 

un passaporto nazionale durante la sua presenza in Svizzera (cfr. incarto 

N ..., passim), si deve osservare, sinteticamente, quanto segue. A 

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Pagina 18 

proposito del Libano, l’ALS ha da ultimo confermato, il 25 febbraio 2022, 

che il ricorrente “ne peut obtenir la nationalité libanaise, étant donné que 

son père n’est pas inscrit au registre libanais” (doc. K, annesso al ricorso 

[consid. N]; cfr. anche il consid. 9.2). Riguardo alla Turchia, le autorità 

consolari di questo paese hanno fatto esplicito riferimento al luogo di 

nascita del ricorrente, ossia Aleppo, indicandogli di rivolgersi, per questa 

ragione, alle autorità consolari siriane (cfr. consid. E e 9.2). Rispetto alla 

Siria, le autorità consolari di questo paese hanno informato il ricorrente che, 

in assenza di qualsiasi documento comprovante la sua nazionalità siriana, 

che avrebbe potuto essergli trasmessa, se del caso, da suo padre nel 1929 

in virtù dell’art. 30 del Trattato di Losanna, non sono in grado di rilasciargli 

un passaporto (cfr. consid. E). Questi tentativi mostrano che l’impossibilità 

di ottenere un passaporto nazionale è da ricondurre, in definitiva, al fatto 

che il ricorrente non dispone (più) di un documento originario autentico, 

come ad esempio un certificato ufficiale che attesti la sua nascita nel 1929 

(padre, madre e luogo dell’evento), da cui possa derivare il suo diritto di 

dichiararsi cittadino di un determinato Stato e rivendicarne il passaporto. 

Questo stato di cose, del tutto particolare nel caso in esame, è strettamente 

legato alla lontananza nel tempo degli eventi determinanti e, come sopra 

esposto, al contesto storico e politico in cui essi sono accaduti. In questo 

senso è poco intelligibile l’affermazione conclusiva della SEM, nella 

duplica, che il ricorrente “non ha per il momento dimostrato l’impossibilità 

di ottenere dei documenti d’identità comprovanti la sua nazionalità 

nonostante tutti gli sforzi esigibili profusi [sic]” (duplica, pag. 2). Ad ogni 

modo, rimangono riservati eventuali cambiamenti futuri, a priori non esclusi 

e per definizione indipendenti dalla volontà del ricorrente, nella legislazione 

del Libano, della Turchia oppure della Siria, che dovessero permettergli di 

procacciarsi più facilmente il passaporto nazionale di uno di questi tre Stati.  

In quest’ottica è ancora giudizioso osservare, dalla prospettiva di un esame 

dell’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA), che, anche se il ricorrente 

dovesse in fin dei conti ottenere un documento di legittimazione nazionale, 

sia esso libanese, turco o siriano, questo fatto non influirebbe in maniera 

determinante sulla continuazione, in virtù del suo permesso di domicilio C, 

del suo soggiorno più che trentennale in Svizzera (cfr. art. 34 cpv. 2 LStrI). 

Questo tende a deporre, in definitiva, anche a favore della buona fede del 

ricorrente.    

   

9.4 Così, alla luce del quadro legale e fattuale appena descritto, nonché 

dell’inadeguatezza, e con speciale riguardo all’integrazione riuscita del 

ricorrente in Svizzera, di cui testimonia il suo permesso di domicilio C, 

questo Tribunale non intravede nessun interesse pubblico preponderante 

F-1318/2022 

Pagina 19 

per negargli la concessione di un nuovo passaporto per stranieri come da 

lui richiesto (rinnovo).    

10.  

In conclusione, rifiutandosi di rilasciare al ricorrente un passaporto per 

stranieri, la SEM ha violato il diritto federale (art. 49 lett. a/c PA), dimodoché 

il ricorso deve essere accolto e la decisione impugnata annullata.  

Statuendo direttamente sulla controversia, questo Tribunale concede così 

l’approvazione per il rilascio al ricorrente di un passaporto per stranieri (cfr., 

per analogia, la sentenza del TAF F-1628/2019 del 14 ottobre 2019 consid. 

7.2).      

11.  

11.1 Le spese processuali sono messe, di regola, a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, tenuto conto dell’esito positivo del ricorso, non si prelevano 

spese processuali, con la precisazione che il ricorrente beneficia, ad ogni 

modo, dell’assistenza giudiziaria.   

11.2 Considerato che il ricorso è ammesso, il ricorrente ha diritto a 

un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: 

artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF).  Dato che egli non ha presentato 

alcuna nota delle spese fatturatele dal suo patrocinatore, l’indennità deve 

essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, in 

base all’ampiezza e al contenuto del ricorso e dei successivi scritti, che 

rispecchiano, in definitiva, la complessità del litigio, è appropriato attribuire 

al ricorrente un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a carico della 

SEM. 

 

 

 

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Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della SEM del 16 febbraio 2022 è annullata e la concessione 

al ricorrente di un passaporto per stranieri è approvata.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Al ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a 

carico della SEM.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

Data di spedizione:  

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Pagina 21 

Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata; allegato: copia della duplica della SEM, 

per conoscenza);  

– alla SEM (n. di rif. …/ N ...).