# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a45fe1f-1189-588b-a673-baedaf5f4b33
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.12.2003 11.2003.97
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-97_2003-12-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.97

  	
  Lugano

  16 dicembre 2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa ___.____/_.__.____
(protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  APPE0 

  (patrocinata RAPP0)

   

  
	
   

  	
  a

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________) e alla

   

  Commissione tutoria regionale __________, __________

  
	
   

  	
   

  

                                         riguardo
ai figli __________ (1993) e __________ (1996);

 

giudicando
ora sul ricorso per denegata giustizia presentato
il 4 luglio 2003 da __________ __________; 

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:      1. Se dev'essere accolto il
ricorso per denegata giustizia;  

 

                                          2.
 Se dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contenuta nel
ricorso;

 

                                          3.  Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                          che dal matrimonio tra __________ __________ (1962) e __________
__________ (1966) sono nati __________ (__________1993) e __________
(__________1996);

 

                                         che in
seguito a una denuncia presentata da __________ __________ per presunti abusi
sessuali commessi dallo zio materno su __________ e __________, con decisione
provvisionale del 7 giugno 2002 la Com­missione tu­toria regionale
__________ha collocato i ragazzi nell'Unità di pronta accoglienza e
osservazione (PAO) dell'Isti­tuto __________ a __________ e ha privato i
genitori della custodia parentale, concedendo a ciascuno di loro un colloquio
sorvegliato di un'ora settimanale ogni quindici giorni con i figli;

 

                                         che,
adita da entrambi i genitori, con decisione del 13 agosto 2002 l'autorità di
vigilanza ha deciso di collocare __________ e __________ per l'anno scolastico
2002/03 come semiconvit­tori all'Istituto __________ di __________, di affidare
i ragazzi al padre la sera, il fine settimana e durante le ferie scolastiche e
ha fissato il diritto di visita della madre, dal 9 settembre 2002, in cinque
incontri sorveglia­ti di un'ora e mezzo la settimana seguiti da un intero
pomeriggio non sorvegliato ogni domenica, con l'obbligo di impedire ogni
relazione dei figli con la sua famiglia, in particolare con lo zio materno e i
nonni;

 

                                         che un
appello presentato da __________ __________ il 4 settembre 2002 contro tale
decisione è stato stralciato dai ruoli da questa Camera in data odierna per sopravvenuta
carenza d'interesse giuridico (inc. __________.__________.__________);

 

                                         che con una nuova decisione provvisionale del 19 febbraio 2003 la
Commissione tutoria, accertate le deteriorate relazioni personali tra i figli e
la madre, ha diradato il diritto di visita dei genitori in “circa” un'ora e
mezzo sorvegliata ogni due settimane; 

 

                                         che tale
decisione è stata impugnata da entram­be le parti all'autorità di vigilanza, la
quale con decisione provvisiona­le del 18 marzo 2003 ha finanche sospeso il
diritto di visita di __________ __________;

 

                                         che, dopo
avere sentito i ricorrenti, con decisione del 17 aprile 2003 l'autorità di vigilanza
ha rifiutato di ripristinare in via provvisionale il diritto di visita della
madre;

 

                                         che il 4
luglio 2003 __________ __________ si è rivolta al Consiglio di Stato con un
ricorso per denegata giustizia, lamentando il ritardo dell'autorità di
vigilanza nel decidere sul suo ricorso e nell'adot-tare delle misure
provvisionali in pendenza di procedura; 

 

                                         che con
decisione del 10 luglio 2003 il Consiglio di Stato ha trasmesso il ricorso a
questa Camera per competenza (risoluzione n. __________);

 

                                         che il 25
novembre 2003 l'autorità di vigilanza ha pronunciato le attese decisioni;

 

                                         che con
lettera del 11 dicembre 2003 __________ __________ ha dichiarato di
ritirare il ricorso per denegata giustizia; 

                                         

e considerando

 

in diritto:                        che il Consiglio di Stato, fondandosi principalmente sull'art. 45
LPAmm, ha reputato la Camera civile di appello competente per statuire sul noto
ricorso per denegata giustizia;

 

                                         che ci si
può domandare se tale decisione sia corretta, la procedura applicabile davanti
a questa Camera essendo quella prevista dagli art. 307 segg. CPC, con le particolarità
dell'art. 424a CPC, e non quella amministrativa;

 

                                         che nella
procedura civile non esistono mezzi giuridici che autorizzino il Tribunale
d'appello a impartire indicazioni vincolanti a un'autorità sulla trattazione di
una determinata causa (I CCA, sentenza del 3 gennaio 1994 in re. P.A. e
litisconsorti; Rep. 1983 pag. 2);

 

                                         che, di
conseguenza, l'ammissibilità del ricorso in esame appare a dir poco dubbia;

 

                                         che,
comunque sia, la questione non merita approfondita disamina, la ricorrente avendo
ritirato il ricorso in seguito della decisione emanata il 25 novembre 2003 dall'autorità
di vigilanza;

 

                                         che la
desistenza di una parte pone fine alla lite e ha forza di cosa giudicata (art.
352 cpv. 1 CPC);

 

                                         che il
giudice ne dà atto e stralcia la causa dai ruoli (art. 352 

                                         cpv. 2
CPC);

 

                                         che, per
principio, il ritiro di un ricorso equivale a desistenza, sicché il recesso da
una lite comporta l'obbligo di sopportare gli oneri processuali e di rifondere
alla controparte un'equa indennità per ripetibili (Rep. 1978 pag. 375 seg.);

 

                                         che di
per sé, quindi, gli oneri del presente decreto andrebbero a carico della ricorrente;

 

                                         che, data
la particolarità della fattispecie, si giustifica nondimeno di rinunciare al prelievo
di spese;

 

                                         che non è
il caso nemmeno di assegnare ripetibili, il ricorso non essendo stato oggetto
di intimazione;

 

                                         che la
richiesta di assistenza giudiziaria formulata dalla ricorren­te andrebbe respinta,
l'interessata medesima avendo privato il ricorso, con il ritiro, di ogni
possibilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag);

 

                                         che
nondimeno, proprio per le particolarità del caso, in via eccezionale si
giustifica una deroga al principio, l'interessata versando per altro
nell'indigenza (art. 4 cpv. 1 Lag), come risulta con sufficiente
verosimiglianza dagli atti;

 

                                         che, in
effetti, la procedura davanti a questa Camera non è dovu­ta all'iniziativa
della ricorrente, la quale aveva bensì escluso la competenza del Tribunale di
appello, ma dalla decisione – opinabile – del Consiglio di Stato; 

 

                                         che
l'indennità del patrocinatore d'ufficio sarà commisurata, in ogni modo, all'impegno
che un avvocato solerte e conciso avreb­be profuso in una causa analoga;

 

per questi motivi,

 

richiamato l'art. 352 CPC,

 

                                      

decreta:                   1.   Si
prede atto del ritiro del ricorso. La causa è stralciata dai ruoli per
desistenza.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   __________ è ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria
con il gratuito patrocinio dell'avv. __________ __________.

 

                                   4.   Intimazione
all'avv. __________ __________, __________.

                                         Comunicazione
a:

                                   –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di  vigilanza
sulle tutele;

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         –
Consiglio di Stato del Cantone Ticino.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria