# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc222cd4-e33e-530f-9321-48aecf89bf79
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 11.11.2014 S 2014 85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2014-85_2014-11-11.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 14 85

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dalla giudice Moser e dal 

presidente Meisser, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
dell'11 novembre 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

rappresentato dalla DAS Protezione Giuridica SA,

ricorrente

contro 

B._____ SA,

rappresentata dall'avvocato lic. iur. Reto Caflisch,

convenuta

concernente prestazioni assicurative LAINF (diniego o ritardata 

giustizia)

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1. A._____, alle dipendenze dell'omonima società anonima, era vittima in 

data 10 settembre 2004 di un incidente della circolazione stradale. Per le 

conseguenze di tale infortunio la B._____ SA, con cui il datore di lavoro 

aveva concluso un contratto assicurativo in favore dei suoi dipendenti, 

versava le legali prestazioni assicurative fino metà del 2005. In seguito 

veniva dall'assicuratore infortuni messa in dubbio la copertura 

assicurativa, non potendo essere l'infortunato considerato come un 

lavoratore dipendente, e richiesta la restituzione delle prestazioni versate 

indebitamente. Mentre il Tribunale amministrativo nel giudizio del 27 

aprile 2010 (procedimento S 09 177) reputava difendibile considerare 

l'insorgente come persona occupata a titolo dipendente, nel giudizio 30 

maggio 2011 (procedimento 8C_691/2010) il Tribunale federale annullava 

la sentenza cantonale, stabiliva che il ricorrente fosse da qualificare come 

lavoratore indipendente, non avendo tempo per svolgere anche un'attività 

dipendente per la A._____ SA, e ritornava gli atti al Tribunale 

amministrativo affinché venisse statuito sulla richiesta restituzione delle 

prestazioni. Il 13 dicembre 2011 (procedimento S 09 177A), il Tribunale 

amministrativo confermava parzialmente l'obbligo di restituzione. Nella 

sentenza 8C_113/2012 del 21 dicembre 2012, il Tribunale federale 

stabiliva invece che le prestazioni versate indebitamente fossero andate 

perente. 

2. Attendendo l'esito del ricorso presentato al Tribunale federale e 

concernente la restituzione delle prestazioni indebitamente ottenute, già il 

6 aprile 2012 A._____ pretendeva che la polizza assicurativa stipulata 

con B._____ SA a partire dal 1995 andasse considerata come 

un'assicurazione facoltativa e non come un'assicurazione obbligatoria, 

per cui le prestazioni non sarebbero state versate a torto. Il 22 maggio 

2012 la B._____ SA prendeva ampiamente posizione sul tema, 

esponendo i motivi per i quali riteneva del tutto infondata la pretesa. Tra le 

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argomentazioni addotte l'assicuratore infortuni evocava la richiesta fatta di 

contrarre un'assicurazione obbligatoria, la chiara indicazione figurante 

sulla polizza assicurativa, la stipulazione della stessa da parte della 

società anonima per il proprio dipendente e il calcolo del guadagno 

assicurato. Del resto anche dal considerando 7.1 della sentenza 

8C_691/2010 dell'alta Corte federale risulterebbe che: "dal 1989 A._____ 

è dipendente della A._____ SA e che da quella data percepisce un salario 

annuo fisso che costituisce la maggior parte delle sue entrate". Poiché la 

B._____ SA riteneva che non vi fosse in tali circostanze alcun motivo per 

statuire su detta questione, nello scritto del 22 maggio 2012 essa 

precisava di non essere intenzionata ad emanare una decisione formale. 

3. Il 14 marzo 2013, A._____ scriveva nuovamente a B._____ SA ribadendo 

la teoria sostenuta in precedenza quanto all'esistenza di un'assicurazione 

facoltativa e chiedeva il versamento di prestazioni assicurative a tale 

titolo. Il 3 aprile successivo, B._____ SA prendeva nuovamente posizione 

sulla questione, ritenendo accertato che la polizza stipulata dalla società 

anonima fosse un'assicurazione obbligatoria per i dipendenti e che 

pertanto non sussisterebbe alcun diritto a prestazioni. In seguito A._____ 

avviava senza successo una procedura esecutiva nei confronti di B._____ 

SA per un ammontare di circa mezzo milione di franchi. 

4. Il 7 maggio 2014, A._____ tornava a chiedere l'emanazione di una 

decisione formale riguardo alla qualifica della polizza assicurativa e la 

corresponsione di prestazioni per un ammontare di fr. 72'222.35.--. 

Tramite messaggio di posta elettronica 12 giugno 2014, la B._____ SA 

ribadiva le proprie posizioni quanto all'infondatezza della pretesa e quindi 

alla carente necessità di emanare un provvedimento formale, essendo 

tale questione già da tempo cresciuta in giudicato. 

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5. Il 25 giugno 2014, A._____ si aggravava al Tribunale amministrativo 

chiedendo che venisse fatto ordine a B._____ SA di emanare un 

provvedimento impugnabile riguardo alla richiesta di prestazioni fatta 

valere in precedenza. Già di fronte al Tribunale federale nell'ambito del 

procedimento 8C_113/2012 l'istante avrebbe sostenuto la tesi della 

polizza assicurativa facoltativa, ma la massima istanza federale non si 

sarebbe espressa in merito, ritenendo tardiva la richiesta di restituzione. 

Per questo, ora l'istante avrebbe diritto ad ottenere un provvedimento 

impugnabile su tale questione, persistendo un danno irreparabile alla sua 

integrità fisica. 

6. Nella presa di posizione del 20 agosto 2014, la B._____ SA concludeva 

all'irricevibilità del ricorso o eventualmente alla sua reiezione. L'istante 

avrebbe già per ben tre volte fatte valere le stesse pretese, chiedendo 

l'emanazione di un provvedimento impugnabile. In ossequio al principio 

della buona fede, egli avrebbe però dovuto opporsi al preteso diniego di 

giustizia già dopo il primo rifiuto di emanare un provvedimento 

impugnabile. Il ricorso sarebbe conseguentemente tardivo e quindi 

irricevibile. Per il resto, la convenuta considera corretto il rifiuto di 

emanare un provvedimento impugnabile, essendo da tempo stata decisa 

la questione del tipo di contratto che legherebbe le parti e non essendo 

nell'evenienza possibile concludere all'esistenza di una polizza 

assicurativa facoltativa. 

7. Nell'ambito del secondo scambio di scritti processuali, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte di cui si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle 

considerazioni di merito che seguono. 

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Considerando in diritto:

1. a) Giusta l'art. 52 cpv. 1 della legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), le decisioni possono essere 

impugnate entro trenta giorni facendo opposizione presso il servizio che 

le ha notificate. A norma dell’art. 56 cpv. 1 LPGA le decisioni su 

opposizione e quelle contro cui un’opposizione è esclusa possono essere 

impugnate mediante ricorso. Secondo l'art. 56 cpv. 2 LPGA il ricorso può 

essere interposto anche se l'assicuratore, nonostante la domanda 

dell'assicurato, non emana una decisione o una decisione su opposizione. 

L’art. 56 cpv. 2 LPGA include sia i ricorsi per ritardata giustizia che per 

denegata giustizia (UELI KIESER, ATSG-Kommentar, Zurigo-Basilea-

Ginevra, 2a edizione, 2009, art. 56 marginale 12, pag. 705). Nei Grigioni, 

lo stesso principio è sancito anche all’art. 49 cpv. 3 la legge sulla giustizia 

amministrativa (LGA; CS 370.100), il quale parifica alle decisioni 

impugnabili anche la denegata o ritardata giustizia. Secondo la prassi del 

Tribunale federale (sentenza 1P.253/2004 cons. 3.1 del 20 aprile 2005 e 

riferimenti), nel caso di denegata giustizia, l'autorità competente rimane 

del tutto inattiva o esamina l'istanza in modo insufficiente (DTF 135 I 6 

cons. 2.1, 117 Ia 116 cons. 3a, 114 V 147 cons. 3a e riferimenti ivi 

menzionati); in quello di ritardata giustizia essa non si pronuncia entro un 

termine adeguato (DTF 107 Ib 160 cons. 3b e c; sentenza 1P.315/2001 

del 20 giugno 2001, cons. 2), tenuto conto della natura dell'affare nonché 

dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 164 cons. 3b e 

riferimenti). 

b) L'oggetto di un ricorso per denegata o ritardata giustizia è soltanto la 

verifica del preteso diniego o del sostenuto ritardo. In caso di 

accoglimento di un ricorso per ritardata o denegata giustizia, il Tribunale 

ordina all’assicuratore sociale di concludere entro un termine ragionevole 

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la procedura, rispettivamente di dar seguito alla richiesta misura (DAS 

2001 AM no. 38 cons. 2b), ma il giudice non può sostituire l’indagine che 

compete all’assicuratore con propri atti di verifica e di istruttoria e non 

deve neppure, conseguentemente, analizzare il merito della fattispecie. Il 

giudizio si limita all’accertamento, o meno, di una ritardata o denegata 

giustizia, senza che sia possibile decidere sulla fondatezza del diritto a 

prestazioni assicurative (sentenza del Tribunale amministrativo U 09 8 del 

26 marzo 2009 cons. 2). 

2. a) Nella fattispecie in esame, la convenuta non ha ritenuto di dover dar 

seguito alla richiesta formulata dall'istante di emanare una decisione 

impugnabile, adducendo la mancanza di un interesse ad ottenere un 

simile provvedimento. Materia del contendere è pertanto un preteso 

diniego di giustizia, al quale però la convenuta oppone la tardività del 

ricorso. In principio, il ricorso per denegata giustizia non è soggetto a 

termini. Una eccezione è data quanto l'autorità si rifiuta formalmente di 

agire (ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER/MARTIN BERTSCHI, 

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a 

edizione, 2014, pag. 447, marginale 1310). In una recente sentenza del 

24 giugno 2014, il Tribunale amministrativo federale si occupava dei limiti 

temporali per proporre ricorso e riteneva che questi andassero definiti in 

base alle regole sulla buona fede. Se l'atteggiamento o una 

manifestazione esteriore dell'autorità dà motivo di proporre ricorso per 

denegata o ritardata giustizia, non è dato attendere discrezionalmente 

tutto il tempo che si vuole per insorgere contro tale atteggiamento, ma 

occorre che il ricorso avvenga entro un termine ragionevole. Cosa si 

intenda per termine ragionevole va definito a seconda delle circostanze 

concrete, in funzione della necessaria diligenza che poteva essere 

pretesa dal ricorrente. Nella citata sentenza E-2877/2014 cons. 1.3, 

veniva deciso che se l'amministrazione rifiuta espressamente 

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l'emanazione di una decisione impugnabile, il termine di impugnazione è 

di 30 giorni. Questa prassi si riallaccia a quella del Tribunale federale 

(sentenza 2P.16/2002 del 18 dicembre 2012), giusta la quale il chiaro 

rifiuto di emanare un provvedimento impugnabile deve essere deferito 

mediante ricorso per denegata giustizia entro i regolari termini di ricorso. 

La dottrina dominante condivide questa giurisprudenza (vedi sul tema 

ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER/MARTIN BERTSCHI, op. cit., pag. 447, 

marginale 1310; BSK BGG - KATHRIN AMSTUTZ/PETER ARNOLD/in, art. 100 

marginale 24 s., pag. 1339; ALFRED KÖLZ/JÜRG BOSSHART/MARTIN RÖHL, 

Kommentar zum Verwaltungsrechtspflegegesetz des Kantons Zürich, 2. 

Aufl., 1999, marginale 26 al § 22; THOMAS MERKLI/ARTHUR 

AESCHLIMANN/RUTH HERZOG, Kommentar zum Gesetz über die 

Verwaltungsrechtspflege im Kanton Berna, 1997, marginale 72 all'art. 49; 

RENÉ RHINOW/HEINRICH KOLLER/CHRISTINA KISS, Öffentliches Prozessrecht 

und Justizverfassungsrecht des Bundes, 1996, pag. 270, marginale 1416; 

FRITZ GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a edizione, 1983, pag. 

226). 

b) Nel caso in parola, in risposta alla richiesta del 6 aprile 2012 concernente 

l'emissione immediata, in caso di contestazione, di una decisione formale, 

la convenuta comunicava all'istante il 22 maggio 2012 i motivi per i quali 

essa riteneva la richiesta infondata e concludeva precisando "non si 

emette una decisione formale". Giusta la menzionata prassi di cui al 

considerando che precede è pertanto evidente che a partire dal giorno 

successivo alla notifica di questa decisione negativa (vedi 

sull'impugnabilità dei provvedimenti con i quali "si decide di non decidere" 

la sentenza 1A.314/2000 del 5 marzo 2001 cons. 2c) per l'istante 

decorreva il termine di 30 giorni di cui all'art. 60 LPGA per impugnare il 

preteso diniego di giustizia. E' vero che il provvedimento 22 maggio 2012 

non veniva verosimilmente intimato mediante raccomandata, la nuova 

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richiesta di emanare un provvedimento impugnabile presentata dal 

ricorrente il 14 marzo 2013 fa però inconfondibilmente riferimento a tale 

missiva, per cui non vi possono essere dubbi sul fatto che lo scritto sia 

stato notificato alla rappresentanza dell'istante nel corso del mese di 

maggio 2012. Il ricorso per diniego di giustizia presentato al Tribunale 

amministrativo il 25 giugno 2014, ovvero due anni dopo, è pertanto 

manifestamente tardivo. 

c) La manifesta tardività del ricorso è del resto sostenuta anche dalla 

successione di eventi intercorsi tra la comunicazione del 22 maggio 2012 

e il ricorso del 25 giugno 2014. Durante questi due anni il ricorrente ha a 

due riprese richiesto una decisione formale riguardo al suo diritto a 

prestazioni in base alla presunta polizza assicurativa facoltativa. In 

risposta alla richiesta del 14 marzo 2013, la convenuta ribadiva in data 3 

aprile 2013 i motivi per i quali non riteneva di dover statuire sulla 

questione e in esito alla nuova petizione del 7 maggio 2014 veniva 

all'istante riassunto il punto di vista dell'assicuratore nel messaggio di 

posta elettronica del 12 giugno 2014. Pur sapendo quindi perfettamente 

fin dal 22 maggio 2012 che nessuna decisione formale sarebbe stata 

emessa, il ricorrente, patrocinato, ha in pratica sollecitato un altro scritto 

al quale non ha parimenti dato alcun seguito, per poi decidersi a 

intervenire per denegata giustizia solo contro il terzo rifiuto, il cui 

contenuto era però a lui già noto dalla corrispondenza intercorsa due anni 

prima. Le ripetute prese di posizione della convenuta in merito al rifiuto di 

emanare una formale decisione non possono in queste condizioni essere 

considerate come dei provvedimenti contro i quali sarebbe stato di volta in 

volta possibile proporre gravame per denegata giustizia, non essendo 

cambiato nulla rispetto alla prima decisione negativa. Ammettere una 

simile tesi equivarrebbe poi ad accordare all'istante un'inammissibile 

restituzione dei termini di ricorso, quando sarebbe stata del tutto esigibile 

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l'introduzione di un ricorso per denegata giustizia sin dalla prima 

comunicazione negativa.

3. In conclusione il ricorso è manifestamente tardivo e quindi inammissibile. 

Giusta l’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura è gratuita. Il ricorrente 

non ha diritto alle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA a contrario).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è inammissibile. 

2. La procedura è gratuita.

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4. [Comunicazioni]