# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 449360ac-d4c9-5c7d-86fc-6cfadf78579b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-06-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.06.2020 D-2051/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2051-2018_2020-06-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2051/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  g i u g n o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Simon Thurnheer, Walter Lang,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il 15 giugno 1993, 

Siria,   

patrocinata dall'avv. Rosario Mastrosimone, SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); 

decisione della SEM del 6 marzo 2018 / N (…). 

 

 

 

D-2051/2018 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L’interessata, cittadina siriana di etnia assiriana e confessione ortodossa, 

ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera l’11 aprile 2016 dopo aver 

lasciato la Siria il 4 aprile 2016 ed aver ottenuto un visto d’entrata presso 

l’ambasciata svizzera di Beirut (cfr. atto A7/12) 

B.  

B.a Sentita sui motivi d’asilo, A._______ ha narrato, in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere affetta da una grave forma di talassemia 

che l’avrebbe costretta a periodici trattamenti ospedalieri. Nel settembre 

del 2015, lungo il tragitto di uno dei suoi regolari spostamenti verso il no-

socomio, l’interessata, unitamente ad altre persone, sarebbe stata seque-

strata ad opera di un gruppo fondamentalista e segregata per tre giorni, 

sino alla sua evasione (cfr. atto A18/13 [in seguito: verbale 2], pag. 4, D8 e 

pag. 7, D34 e segg.). Pur non essendo stata vittima di violenze durante la 

prigionia, le illazioni circa possibili violenze sessuali da lei subite durante 

tale periodo avrebbero condotto il suo fidanzato a rompere l’unione. Oltre-

tutto, in seguito a tale episodio e fino al suo espatrio, l’insorgente si sarebbe 

astenuta dall’avventurarsi al di fuori della propria abitazione familiare, rifa-

cendosi all’aiuto del padre e curando la sua patologia grazie alle visite do-

miciliari di un medico (cfr. verbale 2, pag. 9, D54); sennonché, il deteriora-

mento del suo quadro clinico, l’avrebbe spinta a lasciare definitivamente il 

Paese (cfr. verbale 2, pag. 11, D64). 

Oltre a ciò, nell’ambito del rilevamento dei dati personali la richiedente ha 

ricondotto il proprio espatrio alla situazione di guerra nonché alle persecu-

zioni con le quali i cristiani sarebbero confrontati in Siria. 

B.b Onde avvalorare la sua versione dei fatti, la richiedente ha versato agli 

atti della procedura di prima istanza, oltre al proprio passaporto siriano, il 

rapporto del suo medico curante ed attestante le asserite condizioni di sa-

lute (cfr. atto A22/5). 

C.  

Con decisione del 6 marzo 2018, notificata l’8 marzo 2018 (cfr. atto A27/1), 

la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non ha ricono-

sciuto la qualità di rifugiato alla richiedente ed ha respinto la sua domanda 

d’asilo, pronunciando nel contempo il suo allontanamento. L’autorità di 

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prima istanza ha tuttavia ritenuto inesigibile l’esecuzione di detto provvedi-

mento, da cui la contestuale ammissione provvisoria. 

D.  

Il 9 aprile 2018, l’interessata è insorta contro suddetta decisione dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), richiedendo pre-

liminarmente la ritrasmissione di copia degli atti dell’autorità inferiore e l’ac-

cordo di un congruo termine per introdurre un atto integrativo al gravame. 

Inoltre, l’insorgente ha concluso alla restituzione degli atti di causa all’au-

torità inferiore per una nuova valutazione sul punto della verosimiglianza 

delle allegazioni determinanti. Infine, ella ha altresì presentato istanza di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta 

di spese e ripetibili. 

A sostegno del gravame, A._______ ha prodotto un rapporto medico del 3 

aprile 2018, sottoscritto da B._______, psicologa e psicoterapeuta, e dal 

dr. med. C._______, FMH in psichiatria e psicoterapia. 

E.  

Con decisione incidentale del 15 gennaio 2019, il Tribunale ha anzitutto 

constatato come la domanda di compulsazione degli atti fosse priva di og-

getto. Oltretutto, la scrivente autorità ha respinto la domanda di assistenza 

giudiziaria ed ha invitato la ricorrente a versare un anticipo di CHF 750.– a 

copertura delle presunte spese processuali entro il 30 gennaio 2019, con 

comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso di mancato versamento 

di detto anticipo. 

F.  

Il 24 gennaio 2019 la ricorrente ha tempestivamente versato l’anticipo ri-

chiesto. 

G.  

Con ordinanza del 5 aprile 2019, questo Tribunale ha trasmesso all’autorità 

inferiore copia dell’impugnativa e della documentazione probatoria, conce-

dendole la possibilità di esprimersi nel merito entro il 23 aprile 2019. 

H.  

Con osservazioni del 17 aprile 2019, la SEM si è riconfermata nelle proprie 

conclusioni. 

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Pagina 4 

I.  

Invitata a prendere posizione in merito alle osservazioni, l’interessata, con 

replica del 28 giugno 2019, ha ribadito le proprie conclusioni. Il Tribunale, 

con ordinanza del 2 luglio 2019 ne ha quindi trasmesso una copia all’auto-

rità inferiore, attribuendole la possibilità di esprimersi entro il 17 luglio 2019. 

J.  

La SEM ha fatto uso di detta facoltà determinandosi tempestivamente con 

una duplica in data 8 luglio 2019. 

K.  

Da ultimo, l’11 luglio 2019 il Tribunale ha rimesso alla ricorrente copia di 

quest’ultima comparsa scritta, assegnandole un termine sino al 26 luglio 

2019. Con osservazioni del 25 luglio 2019 l’insorgente ha quindi ulterior-

mente preso posizione nella procedura. 

L.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

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Pagina 5 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che essendo stata la ricorrente posta 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e non avendo ella censurato la pronuncia dell’allonta-

namento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusi-

vamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d’asilo ed il 

mancato riconoscimento della qualità di rifugiato. 

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera.  

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in 

fine LAsi). 

5.  

5.1 Nella prima parte della sua decisione, la SEM ha dapprima ritenuto 

inverosimili, poiché divergenti su punti essenziali, le allegazioni dell’inte-

ressata circa il sequestro del quale sarebbe stata vittima nel settembre del 

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2015. In tal senso, ella avrebbe in un primo tempo dichiarato di essere stata 

fermata da membri dell’IS, salvo poi riferire di non sapere con precisione 

chi fossero gli uomini armati ma di aver notato un cartello con la scritta 

“Ahrar El-Sham”. Inoltre, avrebbe inizialmente riferito di essere stata inter-

rogata da una donna, correggendo però poi tale esposto affermando di es-

sere stata fermata da due uomini barbuti. A mente dell’autorità inferiore, le 

contraddizioni porterebbero anche sulla collocazione temporale dell’avve-

nimento in parola; difatti nell’ambito del rilevamento dei dati personali, 

A._______ avrebbe ricondotto l’episodio alla fine del 2014, modificando 

però tale versione dei fatti in sede di audizione sui motivi d’asilo soste-

nendo che questo si sarebbe svolto nel settembre del 2015. Oltre a ciò, vi 

sarebbero parimenti importanti divergenze circa le modalità nonché i motivi 

che avrebbero condotto al suo rapimento; inizialmente ella avrebbe spie-

gato che sarebbe stata fatta scendere dalla corriera sulla quale circolava 

in ragione del cognome riportato sul suo documento d’identità e di chiara 

origine cristiana. L’insorgente avrebbe però in seguito smentito tale espo-

sto, raccontando di non aver mai mostrato la sua carta d’identità oltre ad 

ammettere che altre persone sarebbero state fermate insieme a lei a pre-

scindere dalla confessione di ognuna. Non da ultimo, anche l’asserzione 

secondo cui l’emiro sarebbe stato intenzionato a prenderla per concubina, 

sarebbe discrepante con le dichiarazioni rilasciate in un secondo tempo, ai 

sensi delle quali la ricorrente avrebbe riferito che egli intendesse piuttosto 

sposare una delle ragazze trattenute insieme a lei. 

Oltremodo, la richiedente avrebbe ricondotto il suo espatrio alle persecu-

zioni legate alla sua confessione cristiana in Siria unicamente durante il 

rilevamento dei dati personali, facendone invece astrazione nel prosieguo 

della procedura. Tale aspetto, poste anche le considerazioni che prece-

dono, costituirebbe un ulteriore indizio quanto al fatto che l’insorgente non 

sarebbe stata presa di mira a motivo della sua fede. 

Conseguentemente, l’autorità di prima istanza non ha riconosciuto la qua-

lità di rifugiato all’interessata ed ha respinto la sua domanda d’asilo. 

5.2 Nella seconda parte della decisione querelata, la SEM ha ritenuto irri-

levante in materia d’asilo l’allegazione secondo cui la ricorrente sarebbe 

fuggita dalla Siria a causa della guerra. Invero, tali motivazioni sarebbero 

dettate dalla situazione di insicurezza generale regnante nel Paese di pro-

venienza, piuttosto che da una volontà persecutoria nei suoi confronti ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Analogamente, neppure l’asserzione secondo cui il 

quadro clinico dell’interessata sarebbe aggravato dall’impossibilità di be-

neficiare delle dovute cure in ragione del conflitto armato, permetterebbe 

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diversa valutazione giacché non farebbe riferimento all’esistenza di un ti-

more fondato di persecuzioni ex art. 3 LAsi. 

6.  

Con il ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l’insorgente ha 

contestato tali conclusioni. 

Quo alle incongruenze scandagliate dalla SEM, l’insorgente osserva anzi-

tutto che l’identità dei suoi sequestratori non sarebbe contraddittoria; da un 

lato ella non avrebbe potuto avere certezze in proposito, dal momento che 

la sola esistenza di un cartello “Ahrar El Sham” non basterebbe ad esclu-

dere la presenza in loco di militanti appartenenti ad un’organizzazione piut-

tosto che ad un’altra. Del resto, l’acronimo IS avrebbe un ampio significato 

e sarebbe ben comprensibile che per la richiedente – cristiana siriana – le 

diverse componenti del fondamentalismo islamico potessero essere assi-

milate genericamente sotto il medesimo acronimo, tanto più se considerata 

la diversa finalità dell’audizione sui motivi d’asilo e quella sulla persona. 

Allo stesso modo, quanto alla contraddizione circa la persona che l’avrebbe 

interrogata, il suo esposto non presterebbe il fianco a critiche; ella sarebbe 

infatti stata fatta scendere dal veicolo sul quale viaggiava da due uomini 

barbuti, per poi essere confrontata da una militante di sesso femminile. Di-

poi, la richiedente ha riconosciuto le divergenze circa la collocazione tem-

porale del rapimento, attribuendo le medesime al trauma pregresso, il 

quale avrebbe peraltro reso necessario un lungo percorso terapeutico in 

Svizzera. Vieppiù, le incoerenze in merito alle modalità e le ragioni del se-

questro, così come quelle circa le intenzioni dell’emiro, sarebbero ricondu-

cibili, a mente di A._______, ad un equivoco linguistico con l’interprete. In 

questo senso, a suo dire, la traduzione effettuata nell’ambito del rileva-

mento dei dati personali sarebbe contrassegnata da un tenore riassuntivo, 

anziché trasportare letteralmente ogni sua parola come invece fatto du-

rante l’audizione ex 29 LAsi, ciò che giustificherebbe i malintesi evidenziati 

dalla SEM. Da ultimo, la ricorrente confuta anche le osservazioni della SEM 

circa il fatto di aver menzionato unicamente nell’ambito della prima audi-

zione, la propria confessione cristiana quale motivo d’asilo. L’insorgente 

avrebbe sempre considerato come un’evidenza la connessione fra i motivi 

d’asilo addotti e la sua fede, a maggior ragione se tenuto conto dell’ascesa 

del fondamentalismo islamico in Siria.  

Ad ogni modo, tali discrepanze sarebbero altresì giustificate dall’evento 

traumatico vissuto dalla ricorrente, poiché non stupirebbe che la medesima 

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abbia tentato di rimuovere o rifiutare i ricordi legati ad esso, posto in parti-

colare il contesto culturale nel Paese d’origine, aspetto che sarebbe com-

provato dal rapporto medico del 3 aprile 2018. 

7.  

Nel suo atto responsivo, l’autorità inferiore si è sostanzialmente riconfer-

mata nella propria posizione. Anzitutto, le conclusioni esposte nel rapporto 

medico del 3 aprile 2018 − tendenti alla concessione dell’asilo a A._______ 

al fine di non comprometterne il quadro clinico – non sarebbero atte a con-

cludere a diversa valutazione. Il riconoscimento della qualità di rifugiato 

non avrebbe infatti quale scopo la riparazione dei danni subiti in passato 

quanto piuttosto la tutela dal timore di persecuzioni future nel Paese di pro-

venienza. Oltretutto, all’interessata sarebbe stata concessa l’ammissione 

provvisoria, così che mal si comprenderebbe in che modo le sue condizioni 

di salute potrebbero peggiorare a seguito del mancato riconoscimento 

dell’asilo. 

Le contraddizioni di cui sopra, non potrebbero neppure essere giustificate 

adducendo la traumaticità dell’episodio evocato. In effetti, secondo l’auto-

rità in parola, le difficoltà evocate dal certificato psichiatrico avrebbero do-

vuto condurre – per quanto indicato nel medesimo – a difficoltà espressive, 

a dimenticanze ovvero ad una mancanza di dettagli nel narrato. Nel caso 

in esame, l’interrogata avrebbe invece esposto i fatti in maniera del tutto 

diversa da come sarebbero in realtà avvenuti, invalidando così le argomen-

tazioni ricorsuali. 

In aggiunta, indipendentemente dalla verosimiglianza delle allegazioni, 

quanto raccontato da A._______ non sarebbe rilevante in materia d’asilo 

poiché non vi sarebbero elementi suscettibili di ritenere che la medesima 

sia stata presa di mira per i motivi di cui all’art. 3 LAsi. In tal senso, ella non 

avrebbe del resto invocato un timore fondato di persecuzioni future legate 

al rapimento.  

8.  

Nelle proprie osservazioni di replica, la ricorrente si è riconfermata nelle 

proprie argomentazioni ricorsuali, affermando che i motivi esposti osse-

quierebbero le condizioni ai sensi degli art. 3 e 7 LAsi.  

9.  

Con la propria duplica, la SEM – rinviando ai considerandi di cui alla sin-

dacata decisione − ha ribadito l’inverosimiglianza delle allegazioni dell’in-

teressata, nonché l’inesistenza di un timore fondato ex art. 3 LAsi.  

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10.  

Con una presa di posizione conclusiva, l’insorgente si è limitata a richia-

mare quanto esposto in precedenza senza aggiungere null’altro. 

11.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione 

(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-

tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-

mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-

menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).  

12.  

A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

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Pagina 10 

è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia 

come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-

lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li 

espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-

vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega 

la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni 

del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-

ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa 

alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione 

dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non 

deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-

terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-

deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi 

citata). 

13.  

Ora, a mente di questo Tribunale, il resoconto fornito dalla ricorrente in 

merito all’asserita segregazione, presta effettivamente il fianco a diverse 

critiche circa la verosimiglianza dello stesso. 

In proposito, a titolo esemplificativo e come rettamente osservato dall’au-

torità inferiore, la richiedente ha inizialmente asserito che il fermo fosse da 

ricondurre alla sua fede cristiana, deducibile dal nome presente sulla carta 

d’identità, oltreché all’intenzione dell’emiro di farne la sua concubina 

(cfr. verbale 1, pag. 6, punto 7.02). Nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo ella ha però sostanzialmente corretto tale versione dei fatti, negando 

di aver mai mostrato il suo documento d’identità e spiegando che insieme 

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a lei sarebbero state fatte scendere dall’autobus altre quattro donne – 

senza distinzione alcuna circa la loro religione – ed un uomo, unico indivi-

duo a cui sarebbe stata rimproverata la propria confessione cristiana 

(cfr. verbale 2, pag. 8, D44 e D45). Nell’ambito della stessa audizione, ella 

ha perdipiù ammesso che l’emiro non intendesse prendere lei quale con-

cubina, bensì una delle donne fermate insieme a lei (cfr. verbale 2, pag. 9, 

D47). Orbene, pur tenuto conto delle giustificazioni articolate dalla ricor-

rente, il Tribunale non può esimersi dal condividere le riserve dell’autorità 

inferiore; non appare infatti plausibile che simili discrepanze fra i racconti 

possano discendere da un equivoco linguistico con l’interprete, tanto più 

se considerato che alla fine di ogni audizione, ha approvato – previa rilet-

tura – il verbale. Al riguardo, neppure il certificato medico del 3 aprile 2018 

permette diversa valutazione, giacché – come giustamente evidenziato 

dalla SEM – l’esposto della richiedente è caratterizzato da versioni diame-

tralmente opposte piuttosto che da passaggi frammentari ed inconsistenti 

associabili ad una rimozione o ad un rifiuto del ricordo dell’episodio. 

In conclusione, già solo alla luce delle contraddizioni di cui sopra, 

A._______ non è riuscita a rendere verosimile di essere stata vittima delle 

asserite persecuzioni, ed in particolare di esserlo stata in ragione della sua 

religione. 

14.  

14.1 Proseguendo nell’analisi il Tribunale rileva che il fondato timore di es-

sere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di minacce attuali e con-

crete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere un nesso 

causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi decaduto, in regola ge-

nerale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e l’espatrio è trascorso 

un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurisprudenza, la 

qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga 

medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni. 

Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plau-

sibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza 

differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 

2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità e la 

concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di 

causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo 

stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della 

decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo 

delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-

schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni 

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imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-

sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-

teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di 

essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle 

persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asyl-

verfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza del 

Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1).  

14.2 Ebbene, per sovrabbondanza, il sequestro raccontato − anche rite-

nuto così come esposto dalla richiedente − non soddisfa le esigenze di 

concretezza del timore fondato ai sensi delle fonti sopraesposte. Difatti, 

l’espatrio della ricorrente parrebbe piuttosto motivato dalle sue condizioni 

di salute e dalla difficoltà e/o impossibilità di ottenere le dovute cure in Pa-

tria a causa della situazione di guerra ed insicurezza ivi vigente (cfr. verbale 

1, pag. 6, punto 7.01 e verbale 2, pag. 11, D64), che non dal supposto 

rapimento.  

14.3 Visto quanto precede, ritenuta l’interruzione del nesso di causalità ma-

teriale tra l’asserito rapimento ed il bisogno di protezione, tale motivo non 

risulta rilevante ai fini della concessione dell’asilo a titolo originario. 

15.  

La situazione non muta neppure avendo riguardo delle allegazioni con le 

quali l’interessata vuole far intendere di temere persecuzioni future in ra-

gione della sua estrazione religiosa (cfr. verbale 1, pag. 6, punto 7.01 e 

memoriale ricorsuale, pag. 5). 

15.1 Una persona può effettivamente fondare a titolo eccezionale la sua 

domanda d’asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate personal-

mente contro di lei. Ciò è segnatamente il caso quando il richiedente nel 

suo Paese d’origine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo 

di persone esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti 

ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). È 

tuttavia opportuno sottolineare che per invalsa prassi, il Tribunale ricono-

sce la sussistenza di una persecuzione collettiva solo a condizioni molto 

restrittive tant’è che la sola appartenenza ad un determinato gruppo vittima 

di persecuzioni non è sufficiente per motivare la qualità di rifugiato, es-

sendo altresì necessario l’adempimento delle usuali condizioni previste 

all’art. 3 LAsi circa l’intensità dei pregiudizi o il timore fondato quanto alla 

loro realizzazione. Solo ove le misure di persecuzione siano dirette contro 

tutti i membri della comunità e nel contempo frequenti e persistenti, i singoli 

individui facenti parte di tale comunità potranno avvalersi con successo 

D-2051/2018 

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dell’esistenza di un fondato timore di future persecuzioni (cfr. Giurispru-

denza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia 

d’asilo [GICRA] 1995 n. 1 consid. 6a).  

15.2 In specie, va rilevato che la giurisprudenza dello scrivente Tribunale, 

per il tramite di un approccio regionale, ha già escluso l’esistenza di una 

persecuzione collettiva delle persone appartenenti alla comunità cristiana 

in Siria (cfr. in particolare le sentenze del Tribunale D-5884/2015 del 13 

aprile 2017 e D-7024/2014 del 6 dicembre 2016, pubblicate come sentenze 

di riferimento). Pertanto, detta circostanza non risulta ad essa sola perti-

nente in materia d’asilo, a maggior ragione se ponendo la mente al fatto 

che l’interessata proviene da Jaramana (cfr. verbale 2, pag. 3, D4), nel go-

vernatorato del Rif di Damasco, area sotto il controllo delle forze governa-

tive (cfr. EASO, Country of Origin Information Report «Syria: Security si-

tuation», novembre 2019, pt. 2.1, pag. 15). 

15.3 D’altro canto, le problematiche addotte dalla ricorrente, al di là di ge-

neriche e vaghe asserzioni, parrebbero piuttosto discendere dal conflitto in 

essere e pertanto non riconducibili ad una persecuzione intensa e mirata 

contro di lei.  

16.  

Infine, la situazione di insicurezza ingenerata dalla guerra in Siria, segna-

tamente l’impossibilità di ottenere i trattamenti medici necessari alla cura 

della talassemia, non permette di riconoscere alla medesima la qualità di 

rifugiato. Difatti, i pregiudizi subiti dalla popolazione civile vittima delle con-

seguenze indirette e ordinarie di atti di guerra non sono rilevanti ai sensi 

dell'asilo, nella misura in cui non sono dettati dalla volontà di persecuzione 

mirata per uno dei motivi previsti all'art. 3 LAsi. Da ultimo, non essendo 

ascrivibile ad una delle motivazioni di tale norma di diritto, nemmeno lo 

stato psicologico della ricorrente – evocato nel rapporto medico del 3 aprile 

2018 – può giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato. 

17.  

Di conseguenza, in virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di 

concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va con-

fermata. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.  

D-2051/2018 

Pagina 14 

18.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-

TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull'anticipo spese versato il 24 gennaio 

2019. 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2051/2018 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di fr. 750.–, sono poste a carico della ricorrente. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 24 gennaio 2019. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

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