# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f56e5207-6d69-5d26-9ce6-6b5aca095197
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-02-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 06.02.2023 16.2022.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2022-1_2023-02-06.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2022.1

  16.2022.2

  16.2022.7

  16.2022.8

  	
  Lugano

  6 febbraio 2023/bs                                     

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sui reclami (inc. 16.2022.1 e 16.2022.2) presentati l'8 gennaio 2022
da

 

	
   

  	
   RE
  1  

   

  
	
   

  	
  contro
  le decisioni emesse il 3 dicembre 2021 dal Giudice di pace del circolo della Riviera
  nelle cause 0001-2021-t e 0002-2021-t (responsabilità dell'ente pubblico) da
  lei promosse con istanze di conciliazione del 18 febbraio 2021
  nei confronti dello

  	 

 

	
   

  	
  CO 1  

  (rappresentato
  dal RA 1),

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

e sui reclami (inc.
16.2022.7 e 16.2022.8) del 7 marzo 2022 presentati dalla stessa RE 1 contro le
decisioni del 27 gennaio 2022 con cui il medesimo Giudice di pace ha dichiarato
irricevibili due istanze d'interpretazione da lei introdotte il 27 dicembre 2021
nei confronti delle decisioni emesse il 3 dicembre 2021;

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con decisioni del 6 e del 9 giugno 2016
l'Ufficio del veterinario cantonale (UVC) ha vietato a RE 1, che gestiva a __________ un'azien­da agricola, di tenere animali da reddito e le ha sequestrato
il bestiame. Il 24 giugno 2016 l'UVC ha disposto la vendita degli animali
sequestrati, i quali sono stati venduti, eccettuati diciannove bovini alienati
direttamente dalla proprietaria, a un'asta pubblica il 14 giugno 2017 e
mediante trattative private il 3 luglio
2017. Con decisione del 24 gennaio 2018 l'UVC ha riconosciuto a RE 1 un
indennizzo di fr. 91 704.55 quale provento netto della vendita
del bestiame. Tale decisione è stata confermata, su ricorso di RE 1, dal
Consiglio di Stato. Il 14 agosto 2019 il
Tribunale cantonale amministrativo ha accolto parzialmente un ricorso della
proprietaria e aumentato l'indennizzo a fr. 93 108.55. Per le pretese di
risarcimento danni dovuti ad azioni o omissioni di funzionari pubblici, RE 1 è
stata rinviata al foro civile (TRAM sentenza inc. 52.219.14 del 14 agosto 2019). 

 

                                  B.   Il
3 dicembre 2019 RE 1 ha notificato allo Stato del Canton Ticino una richiesta
di risarcimento per quattordici bovini posti sotto sequestro e “scomparsi sotto
la tutela dello Stato” e per i quali non ha ricevuto nessun indennizzo. Per
tale pretesa essa ha emesso “4 fatture” per complessivi fr. 19 800.–. Non ottenendo l'indennità richiesta, il 26 febbraio
2020 essa ha fatto intimare allo Stato due precetti esecutivi (n. 2906957 e n.
2906761 dell'Ufficio di esecuzione di Bellinzona) per l'incasso di
fr. 5000.– più interessi al 5% dal 3 dicembre 2019 ciascuno, indicando
quali motivi dei crediti rispettivamente “fatt. 1) 2 bovine UVC” e “fatt. 2) 2
bovine UVC”. Ai due precetti esecutivi l'ente pubblico ha interposto
opposizione.

 

                                  C.   Il 18 febbraio 2021 RE 1 ha introdotto davanti al Giudice
di pace del circolo di Riviera due istanze di conciliazione nei confronti dello
Stato del Cantone Ticino intese a ottenere il pagamento in entrambi i casi di
fr. 5000.– più interessi al 5% dal 3 dicembre 2019 a titolo di risarcimento
danni per due bovini indicati nelle due diverse “fatture”, fr. 73.30 per spese di esecuzioni e il rigetto in via
definitiva delle opposizioni interposte ai menzionati precetti esecutivi.
Statuendo con separate decisioni del 3 dicembre 2021 il Giudice di pace ha dichiarato irricevibili le due istanze e ha posto le
spese processuali di fr. 100.–
per ogni procedura a carico dell'istante.

 

                                  D.   Contro le decisioni appena citate RE 1 è insorta a questa
Camera con due reclami dell'8 gennaio 2022, nei quali chiede di annullare i
giudizi impugnati e di rinviare gli atti all'autorità di conciliazione affinché
indica le udienze di conciliazione. Non sono state chieste
osservazioni (inc.
16.2022.1 e inc. 16.2022.2).

 

                                  E.   Nel
frattempo, il 27 dicembre 2021, RE 1 si è rivolta al Giudice di pace con due separate domande “di interpreta­zione e rettifica” per ottenere il
chiarimento di alcuni punti delle decisioni del 3 dicembre 2021 e la loro
modifica nel senso di indire le udienze di conciliazione. Con separate decisioni
del 27 gennaio 2022 il Giudice di pace ha dichiarato irricevibili le istanze. RE
1 ha impugnato entrambe le decisioni con due separati reclami del 7 marzo 2022,
chiedendo, previa concessione “dell'effetto sospensivo sul decorrere dei termini e delle prescrizioni”
di annullarle e di rinviare gli atti al
Giudice di pace affinché “dopo avere risposto alle sue istanze,
modifichi le decisioni emesse il 3 dicembre 2021 e indica le istanze di
conciliazione”. I rimedi non sono stati oggetto di notificazione (inc.
16.2022.7 e inc. 16.2022.8).

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   RE 1 impugna sia le
decisioni emesse dal Giudice di pace il 3 dicembre 2021 sia quelle emanate il
27 gennaio 2022.

 

                                         a)   La decisione con cui l'autorità di conciliazione non
entra nel merito della lite per manifeste e palesi violazioni di presupposti
processuali applicabili anche alla procedura di conciliazione è finale (II CCA
sentenza inc. 12.2022.45 del 21 giugno 2022 consid. 4 con rinvii). Dandosi,
come in concreto, un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.– le
decisioni del Giudice di pace sono quindi impugnabili mediante reclamo a questa
Camera entro il termine di 30 giorni (art. 321 cpv. 1 CPC). Quanto alla
tempestività dei rimedi giuridici, le decisioni impugnate sono state notificate
alla convenuta l'11 dicembre 2021. Cominciati a decorrere l'indomani, i termini
di impugnazione sono rimasti sospesi durante le ferie giudiziarie (dal 18
dicembre 2021 al 2 gennaio 2022 incluso: art. 145 cpv. 1 lett. b CPC) e
sarebbero scaduti il 26 gennaio 2022. Datati 8 gennaio 2022 ma impostati il 10
gennaio successivo (cfr. timbri sulle buste d'invio), i due reclami in esame
sono pertanto tempestivi.

 

                                 b)  Contro la reiezione di una
domanda di interpretazione è esperibile reclamo (art. 334 cpv. 3 CPC; DTF
143 III 524 consid. 6.3). Si tratta di un reclamo a nor­ma del­l'art. 319 lett.
b n. 1 CPC, ovvero volto contro una cosiddetta “altra decisione” nei casi
stabiliti dalla legge (I CCA sentenza inc. 11.2021.109 del 3 settembre 2021
consid, 1 con rinvii). La trattazione di simili reclami rientrerebbe nella
competenza della terza Camera civile del Tribunale d'appello (art. 48
lett. c n. 1 LOG). Nella fattispecie le decisioni di “rettifica” sono
intimamente correlate, tuttavia, alle decisioni del 3 dicembre 2021 impugnate
con reclamo. Per ragioni di economia processuale e di unità della
materia si giustifica pertanto di
congiungere le quattro procedure e di emanare una sentenza unica (art. 125 lett.
c CPC), pur mantenendone l'autonomia nel senso che i dispositivi
restano separati e possono essere impugnati singolarmente (analogamente: CEF
sentenza inc. 15.2022.39 del 30 agosto 2022 consid. 2). 

 

                                                Per quanto concerne la
tempestività dei rimedi, l'art. 321 CPC è silente su quale sia il termine entro il quale debbano essere
impugnate le “altre decisioni” di cui all'art. 319 lett. b CPC, il capoverso 2
del medesimo limitandosi a stabilire in dieci giorni il termine di reclamo
contro una decisione pronunciata in procedura sommaria o una disposizione
ordinatoria processuale (art. 321 cpv. 2 CPC). Sull'applicabilità di tale
disposizione alle “altre decisioni” la dottrina è divisa: per alcuni autori
nella nozione di “disposizione ordinatoria processuale” rientrano tutte le
decisioni ai sen­si dell'art. 319 lett. b CPC, per altri le medesime
sottostanno invece al termine di trenta giorni previsto dall'art. 321 cpv. 1
CPC, a meno che siano state pronunciate in procedura sommaria (CEF sentenza inc. 14.2021.202 del 28 giugno 2022
consid. 2 con rinvii). Nella fattispecie, la questione può rimanere indecisa, giacché nelle decisioni impugnate il
Giudice di pace ha indicato un termine di reclamo di trenta giorni e
quand'anche esso fosse errato, la reclamante, priva di formazione giuridica e non
assistita da un legale, poteva fidarsi in buona fede di questa indicazione (DTF 141 III 273 consid. 3.3). Considerato
che le decisioni impugnate sono state notificate all'istante il 4 febbraio 2022
(cfr.
doc. B) e che il termine sarebbe scaduto domenica 6
marzo 2022, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC,
i reclami in esame, introdotti il 7 marzo 2022, sono anch'essi ricevibili.

 

                                         2.    Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata
l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente
errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di
cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale,
cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore (DTF 142 III 367
consid. 2.4 con rinvii). Per quanto concer­ne invece i fatti, l'autorità di
reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivederli soltanto se essi
sono stati accertati in modo manifestamente errato, ovvero manifestamente
insostenibile, in aperto contrasto con la situazio­ne reale, gravemente lesivo
di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in
contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 144 III
146 consid. 2 con rinvii). 

 

                                    I.   Sui
reclami del 7 marzo 2022 (inc. 16.2022.7 e 16.2022.8)

 

                                   3.   Il Giudice di pace, dopo
avere rilevato che i dispositivi delle decisioni emesse il 3 dicembre 2021 non erano
né poco chiari o ambigui, né incompleti e neppure
in contraddizione con i considerandi, ha considerato che nelle istanze di interpretazione
e rettifica RE 1, anziché indicare i punti dei predetti dispositivi che a suo
avviso andrebbero modificati, si limitava a contestare dal profilo materiale i giudizi da lui emanati. In tali circostanze, a
suo avviso, non sussistono le condizioni previste dall'art. 334 CPC, donde la reiezione
delle domande.

 

                                   4.   RE
1
contesta
l'assenza delle condizioni previste dall'art. 334 CPC per un'interpretazione o rettifica
delle decisioni del 3 dicembre 2021. Essa rileva di avere indicato i punti poco
chiari, ambigui o incompleti dei dispositivi che necessitano di un'interpretazione
e di una rettifica, evidenziando tutta una serie di elementi da cui risulta
come i fatti
siano stati accertati in maniera incompleta e il diritto applicato in modo
errato. Per di più, essa epiloga, al Giudice di pace sono state poste delle
domande volte a chiarire le sue argomentazioni riguardanti la mancanza dei
presupposti processuali dell'interesse degno di protezione e della competenza
per materia. 

 

                                         a)   Se il dispositivo di una sentenza è poco chiaro,
ambiguo o incompleto oppure in contraddizione con i considerandi, il giudice, su domanda di una parte o d'ufficio,
interpreta o rettifica la decisione (art. 334 cpv. 1 prima frase CPC). Una
rettifica mira a correggere manifeste sviste di redazione, di battuta o
di compu­to, ossia inavvertenze formali (non errori di apprezzamento o di sostanza)
chiaramente desumibili dal testo stesso della decisio­ne. Essa non deve
comportare, in nessun caso, modifiche del giudizio nel merito. Errori materiali devono
essere censurati in tempo utile facendo capo ai rimedi giuridici ordinari
disponibili a tale scopo (DTF 143 III 522 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale
5D_192/2017 del 17 maggio 2018 consid 3.2, in: SJ 2019 I 57). Oggetto di un'istanza di interpretazione può essere unicamente, per sua natura,
il dispositivo di una decisione. I considerandi servono per capire se il
dispositivo denoti una svista suscettibile di
essere rettificata, ma non passano in giudicato, a meno che il dispositivo
rinvii esplicitamente ai medesimi (I CCA sentenza inc. 11.2020.64 del 29 marzo
2021 consid. 2 con rinvii). 

                                               

                                         b)   Nella fattispecie, nelle decisioni emanate il 3
dicembre 2021 il Giudice di pace ha dichiarato irricevibili le istanze di conciliazione.
Riguardo al dispositivo in sé, RE 1 non accenna a manifeste sviste di
redazione, di battuta, di computo o ad altre eventuali inavvertenze di forma. Le critiche e gli
interrogativi da lei formulati non tendono a interpretare o rettificare i
dispositivi delle decisioni del 3 dicembre 2021, i quali come detto sono
chiari, completi e coerenti con i considerandi, ma piuttosto a fare modificare
dal giudice medesimo il contenuto delle sue decisioni, ciò che tuttavia può
avvenire solo attraverso i normali mezzi d'impugnazione. In tali circostanze nessun
rimprovero può essere mosso al Giudice di pace per avere riscontrato che le
condizioni dell'art. 334 cpv. 1 CPC non sono date. Ne segue che i reclami sono destinati all'insuccesso. Ciò rende senza
oggetto la richiesta di concedere “effetto
sospensivo sul decorrere dei termini e
delle prescrizioni”. 

 

                                   II.   Sui
reclami dell'8 gennaio 2022 (inc. 16.2022.1 e 16.2022.2)

 

                                   5.   Nelle decisioni impugnate, il Giudice di pace ha
accertato che il 18 febbraio 2021 RE 1 ha presentato due istanze di
conciliazione, ognuna dal valore di causa di fr. 5000.–, le quali sono fondate “sul medesimo
complesso di fatti, riguardando entrambe la richiesta di risarcimento per le
bovine scomparse sotto tutela dello Stato, rappresentato dall'Ufficio del
veterinario cantonale”. Egli, dopo avere ricordato che una pretesa
divisibile può essere fatta valere anche soltanto per una parte della medesima in applicazione dell'art. 86 CPC, ha ritenuto che nel
caso in esame l'istante non ha presentato una sola azione parziale ma
due azioni parziali. A suo avviso, tuttavia, l'istante non dispone di alcun
interesse degno di protezione a procedere con due azioni parziali
contemporanee, il cui valore litigioso, se sommato, supera fr. 5000.– e non
rientra nella sua competenza per materia. Per questi motivi, il Giudice di pace
ha dichiarato le due istanze di conciliazioni irricevibili. 

 

                                   6.   La reclamante ritiene errata tale conclusione rilevando
che il Giudice di pace, dopo avere ricevuto le due istanze di conciliazione del
18 febbraio 2021, ha “evidentemente” verificato la sua competenza giacché il 25 marzo seguente le ha chiesto, per ciascuna istanza, il versamento
di un anticipo per le spese processuali. Se non che, RE 1 soggiunge, dopo avere
ricevuto l'importo richiesto anziché indire l'udienza di conciliazione
entro due mesi come prevede l'art. 203 CPC, dopo nove mesi ha modificato la sua
opinione e ha dichiarato le due istanze irricevibili per incompetenza materiale.
A suo avviso, l'autorità di
conciliazione è incorsa pertanto in un diniego di giustizia sia perché non ha
tenuto le udienze di conciliazione sia
perché le ha precluso il diritto di presentare nuovamente le istanze di conciliazione presso un'altra
autorità di conciliazione, visto che il termine di un mese previsto dell'art.
63 cpv. 1 CPC va “calcolato dal giorno in cui l'atto fu proposto per la
prima volta”.

                                         

                                         a)   La competenza per materia è un presupposto processuale che deve essere esaminato d'ufficio anche dall'autorità
di conciliazione alla stregua del giudice (art. 59 cpv. 2 lett. b e 60 CPC). La sua
mancanza comporta la non entrata nel merito (irricevibilità)
dell'istanza di conciliazione (art. 59 cpv. 1 CPC per analogia). L'autorità di
conciliazione che si consideri manifestamente incompetente non può rilasciare l'autorizzazione ad
agire ma deve dichiarare l'istanza di conciliazione irricevibile (DTF 146 III 53 consid. 4.2; RtiD II-2015
pag. 860; analogamente CCR, sentenza inc. 16.2016.5 del 13 luglio 2018 consid.
4). Qualora l'autorità di conciliazione ravvisi invece soltanto un possibile
dubbio riguardante la sua competenza per
materia ne deve fare partecipe l'istante e, se questo dovesse mantenere
la sua richiesta, fallita la conciliazione, rilasciargli l'autorizzazione ad
agire, demandando quindi al tribunale di prima istanza il compito di decidere
al riguardo la competenza previo esame più
approfondito della questione (cfr. III CCA, sentenza inc. 13.2019.81 del 29
gennaio 2020 consid. 5.1).

 

                                         b)   Ora,
è vero che per l'art. 203 cpv. 1 CPC l'autorità di conciliazione è tenuta a
citare le parti all'udienza di conciliazione entro due mesi dal ricevimento
dell'istanza. Sta di fatto che la verifica da parte dell'autorità dei presupposti processuali, sul cui momento
l'ordinamento processuale civile nulla prevede, avviene di regola sulla base delle
allegazioni e della documentazione della parte istante. Non si disconosce che,
in concreto, il Giudice di pace ha statuito sulla propria competenza quasi un
anno dopo l'introduzione delle istanze di conciliazione. RE 1, tuttavia, non ha
proposto un reclamo per denegata
giustizia secondo l'art. 319 lett. c CPC (Trezzini, Commentario pratico al Codice
di diritto processuale civile svizzero, Vol. 2, 2ª edizione, n. 5 ad art. 203).
Relativamente alla richiesta di prestazione di anticipi per le spese
giudiziarie presumibili ciò non significa ancora che l'autorità di conciliazione abbia verificato
preliminarmente la propria competenza, l'anticipo potendo anche essere
chiesto, oltre che per la copertura delle spese processuali presumibili, anche per
quelle dell'esame preliminare sulla competenza materiale. 

 

                                         c)   Quanto
all'art. 63 cpv. 1 CPC, esso dispone che se l'atto ritirato o respinto per
incompetenza del giudice o dall'autorità di conciliazione adita è riproposto
entro un mese davanti al giudice o all'autorità competenti, la causa si
considera pendente dal giorno in cui l'atto fu proposto per la prima volta. Ciò
vale anche per un'istanza di conciliazione introdotta davanti a un'autorità
materialmente incompetente (DTF 146 III 283 consid. 5.7.2). Contrariamente
all'assunto della reclamante, il termine
non decorre dal giorno dell'introduzione dell'atto viziato ma dalla
notificazione della decisione di non entrata in materia, eventualmente di
quella di secondo grado in caso di impugnazione della medesima (Bohnet in: Commentaire romand, CPC, 2ª edizione, n. 22 ad
art. 63; Droese in:
Oberhammer/Domej/Haas, Schweizerische Zivilprozessordnung, 3ª edizione, n. 20
ad art. 63; Chabloz in: CPC, Petit
commentaire, Basilea 2021, n. 19 ad art. 63; Berger
Steiner in: Berner Kommentar, ZPO, vol. I, edizione 2012, n. 47
ad art. 63; Stanchieri/ van der Stroom, Rechtshängigkeit bei
fehlender Zuständigkeit und falscher Verfahrensart in: SJZ 117/2021 pag. 759). Sotto
questo profilo poco importa pertanto che il Giudice di pace abbia deciso sulla
propria incompetenza quasi un anno dopo l'introduzione dell'istanza.

 

                                   7.   La reclamante contesta la conclusione del Giudice di pace di
ritenerla sprovvista di un interesse degno di protezione a presentare
contemporaneamente due azioni, il cui valore litigioso se sommato supera la
soglia della sua competenza di fr. 5000.–, di considerare che il suo scopo
sarebbe stato quello di eludere le disposizioni sulla competenza per materia. Essa
sostiene di non avere notificato allo Stato un solo credito per il risarcimento
del danno subìto per la perdita dei suoi animali ma “4 distinti crediti”, poiché “ha fatturato con 4
fatture diverse, bovine diverse (vedi numero auricolare, presente sulle
fatture) scomparse durante la custodia da parte del cantone (tramite UVC)”. E di
queste quattro “fatture”, essa soggiunge, ha presentato delle istanze di
conciliazione unicamente per le prime due. A suo avviso, visto che si tratta di
due fatture diverse, contrariamente alla conclusione del primo giudice, essa dispone
di un interesse degno di protezione a presentare due istanze di conciliazione.
Ritiene pertanto che l'autorità di conciliazione ha erroneamente escluso la
propria competenza materiale, il valore litigioso delle sue istanze, di fr. 5000.–,
non dovendo essere sommato.

 

                                         a)   Secondo l'art. 86 CPC se una pretesa è divisibile,
può essere proposta azione anche soltanto per una parte della medesima.
La
possibilità di azionare un debitore per ottenerne la condanna al pagamento di
una pretesa parziale deriva dal principio di disposizione (art. 58 cpv. 1 CPC; sentenza del Tribunale
federale 4A_307/2021 del 23 giugno 2022 consid. 2.2.2 in RSPC 2022 pag. 514). Questa facoltà consente all'attore di ridurre le
sue spese giudiziarie (il cui importo dipende dal valore litigioso) o di accelerare
il procedimento deducendo in giudizio soltanto la parte della propria pretesa
riguardo alla quale la situazione giuridica è chiara. 

 

                                               L'azione
parziale sottostà agli ordinari presupposti processuali, in particolare quello
dell'interesse degno di protezione (art. 59 cpv. 2 lett. a CPC; Trezzini, op, cit., Vol. I, n. 4 ad art.
86). Essa trova
un limite nel divieto dell'abuso di
diritto previsto dall'art. 2 cpv. 2 CC e nel rispetto del principio della buona
fede (art. 52 CPC; sentenza del Tribunale
federale 4A_307/2021 del 23 giugno 2022 consid. 2.2.5.1 in: SZZP/ RSPC 2022 pag. 515). In tal
senso, è stata ritenuta abusiva la
presentazione di diverse azioni separate per aggirare i limiti del valore
litigioso previsto dalla legge e beneficiare della gratuità della procedura (sentenza del Tribunale federale 4A_307/2021 del 23 giugno 2022 consid. 2.3 segg. in: SZZP/RSPC 2022 pag. 517 segg.; v. anche Bohnet, op. cit., n.
11 ad art. 86). Abusiva è altresì l'introduzione di più azioni parziali per
“manipolare” la competenza materiale del giudice adito (sentenza del Tribunale federale 4A_104/2011 del 27 settembre 2011 consid. 3.4 in: SZZP/RSPC 2012 pag. 11;

                                               v.
anche Oberhammer/Weber in: Oberhammer/Domej/Haas, op. cit., n. 1a ad. 86;).

 

                                         b)   Nel caso in esame, la reclamante non spiega
perché ha introdotto contemporaneamente due azioni parziali di fr. 5000.– ciascuna davanti al Giudice di pace, la
cui competenza è pacificamente limitata a controversie patrimoniali con un
valore litigioso fino a fr. 5000.– (art. 31 lett. a e lett. c LOG). Certo, RE 1 ha
suddiviso la sua pretesa risarcitoria di complessivi fr. 19 800.– in quattro “fatture”, segnatamente la prima di fr. 5000.– (fr. 2500.– x 2) per
le bovine “Eviana CH 120.0279.7015.4” e
“Palla CH 120.0498.5777.8” e la seconda di fr. 5000.– (fr. 2500.– x 2)
per le bovine “Formica CH 120.1126.8033.3” e
“Limousin CH 120.1126.8040.1”. Ciò non è pertinente ove si consideri che la pretesa risarcitoria in questione, interamente
esigibile, si riferisce al medesimo complesso di fatti (indennizzo per “quattordici bovini posti sotto
sequestro e scomparsi sotto la tutela dello Stato”: sopra consid. B) e ha il medesimo
fondamento giuridico. Di per sé, come si è visto, un'azione parziale sarebbe
stata in sé lecita. Il problema è la simultaneità delle due azioni parziali di
fr. 5000.– ciascuna. Con tale modo di procedere l'istante senza
un'apparente motivazione, se non quella di eludere l'art. 93 CPC che prevede l'addizione dei valori litigiosi
in caso di cumulo di azioni, ha tentato di aggirare
le norme sulla competenza materiale del giudice adito. In tali circostanze la conclusione
del Giudice di pace, per il quale sostanzialmente la strategia dell'istante era
abusiva nel senso della mancanza di un interesse degno di protezione a proporre
due azioni parziali separate, resiste alla critica. Ne discende che su questo
punto i reclami sono destinati all'insuccesso.

 

                                   8.   La
reclamante contesta infine l'addebito, per ciascuna procedura di conciliazione,
di una tassa di giustizia di fr. 100.–. Ora, per le procedure di conciliazione con un
valore litigioso da fr. 2000.– fino a fr. 5000.–, la tassa di giustizia varia da fr. 100.– a
fr. 300.–. (art. 5 cpv. 1 LTG). Nella
fattispecie, dandosi un valore litigioso per ogni procedura di conciliazione di
fr. 5000.–, non si può ritenere che nel fissare l'emolumento nel minimo
tariffale il Giudice di pace abbia abusato del potere di apprezzamento che
gli compete nella materia. Anche al riguardo i reclami sono destinati perciò
all'insuccesso.

 

                                  III.   Sulle
spese e le ripetibili

 

                                   9.   Le spese processuali seguono la soccombenza della
reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone problema di ripetibili, lo Stato
del Cantone Ticino non essere stato chiamato a formulare osservazioni ai
reclami.

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                      1.   Le
cause inc. 16.2022.1, inc. 16.2022.2, inc. 16.2022.7 e inc. 16.2022.8 sono
congiunte.

 

                                   2.   I
reclami dell'8 gennaio 2022 (inc.
16.2022.1 e inc. 16.2022.2) sono respinti.

 

                                   3.   Le spese processuali di tali reclami, di
complessivi fr. 200.–, sono poste a carico della reclamante.

 

                                   4.   I
reclami del 7 marzo 2022 (inc. 16.2022.7
e inc. 16.2022.8) sono respinti.

 

                                   5.   Le
spese processuali di tali reclami, di complessivi
fr. 200.–, sono poste a carico della reclamante.

 

                                   6.   Notificazione
a:

	
   

  	
  –  
  ; 

  – 
  . 

   

  

                                         Comunicazione
alla Giudicatura di pace del circolo della Riviera.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause patrimoniali di diritto pubblico nel campo
della responsabilità dello Stato che non raggiungono il valore litigioso di almeno 30 000 franchi è ammissibile, entro trenta giorni dalla notificazione della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98
LTF, solo se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 89 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.