# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa1c6b85-a749-5e2b-b032-c5baad434cc9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.11.2017 38.2017.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2017-65_2017-11-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2017.65

   

  dc/sc

  	
  Lugano

  30 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 settembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 4 luglio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 4 luglio 2017 la Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) ha ridotto da 45 a 31
giorni la sospensione del diritto all’indennità di disoccupazione inflitta a RI
1 per avere lasciato il suo impiego presso la __________ di __________, senza previamente
procurarsi un’altra occupazione (cfr. doc. II/1).

 

                               1.2.   Contro la decisione su
opposizione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso nel quale
sottolinea di avere lasciato il suo impiego per una serie di motivi e
precisamente: mansioni diverse da quella per le quali era stata assunta, clima
teso sul posto di lavoro, conteggi errati dalle ore effettuate, turni non
regolari e non regolarità dalla sala fumatori (fumo passivo), mancata
informazione dei dipendenti sulla modalità d’evacuazione.

                                         Inoltre ella ha citato la malattia
per la quale era ed è tuttora in cura.

                                         La ricorrente ritiene
pertanto l’occupazione non adeguata e pertanto chiede di annullare la sanzione
(cfr. doc. I).

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 25
settembre 2017 la Cassa propone di respingere il ricorso considerando
giustificata la sanzione, vista la mancanza di un documento medico ufficiale e
le mancate rivendicazioni da parte dell’assicurata presso il suo ex datore di
lavoro di pretese relative al non rispetto del suo contratto di lavoro (doc.
doc. IV).

 

                               1.4.   In uno scritto del 9 ottobre
2017 l’assicurata afferma di avere esposto la sua situazione ad un sindacalista
dell’__________ nel novembre 2016, di non essere stata in grado, per motivi di
salute, di fare valere le proprie pretese verso il datore di lavoro e e di
essersi raramente assentata in quanto era sottoposta ad una dura pressione
psicologica (cfr. doc. VI).

 

                              1.5.   Il 18 ottobre 2017 la Cassa ha
ribadito che l’assicurata non ha inoltrato nessuna contestazione contro il suo
datore di lavoro prima di lasciare l’impiego, non ha allegato nessun
certificato medico ufficiale ed è inoltre stata in grado di fare valere i suoi
diritti.

                                         Pertanto, secondo l’amministrazione,
le problematiche sul posto di lavoro non erano di una gravità tale da
giustificare l’abbandono dell’impiego e, d’altra parte, non vi era una
situazione di inabilità lavorativa (cfr. doc. VIII).

 

                               1.6.   Il 22 novembre 2017 le parti sono
state sentite dal Presidente del TCA.

                                         In quell’occasione è stato
allestito un verbale del seguente tenore:

 

" Rispondendo
al presidente del TCA, la sig.ra RI 1 precisa che il termine “pendolare”
contenuto a pag. 1 del doc. 5 si riferisce al tragitto tra __________ e __________.
Ella rileva che vi erano difficoltà di spostamento visto che doveva effettuare
anche dei turni di notte.

 

Il presidente del TCA chiede al sig. __________, che esegue
immediatamente, di produrre una copia del “Certificato medico ufficiale” al quale
si fa riferimento negli atti. Il responsabile della Cassa conferma che tale
documento non è stato riconsegnato compilato dall’assicurata. 

 

Il presidente del TCA chiede alla ricorrente per quale motivo ha
agito in questo modo. L’assicurata risponde che la sua dottoressa (dr.ssa __________)
non ha voluto compilarlo, ritenendo di avere già risposto con le sue
considerazioni del 30 maggio 2017.

Il presidente del TCA rileva che questo documento serviva
semplicemente a fare chiarezza, in particolare la domanda n. 3. Egli rileva
pure che dall’attestato del datore di lavoro emerge che i periodi di inabilità
lavorativa per malattia sono stati, ogni volta, brevi: dal 22.2.2016 al
24.2.2016, dal 31.10.2016 al 4.11.2016 e dal 12.11.2016 al 16.11.2016.

 

L’assicurata precisa di avere concluso gli studi in scienze della
comunicazione a __________ un mese fa e di essere ancora alla ricerca di un
posto di lavoro.

 

Il presidente del TCA rileva che sul doc. 10 figura il dr. __________
quale medico curante e chiede all’assicurata perché non ha compilato lui il
certificato. La ricorrente risponde: “non mi è neppure venuto in mente”.

 

Il presidente del TCA chiede per quale motivo non figura nessuna
indicazione sul motivo della disdetta al punto 20 della “Domanda di indennità” (cfr.
doc. 6), l’assicurata risponde di avere già risposto nel documento di cui
abbiamo parlato prima (il presidente precisa che si tratta del doc. 5).

 

L’assicurata conferma di non avere specificato nulla neppure nella
lettera di dimissioni.

 

Alla domanda del presidente del TCA, perché ha risposto “Nessun
medico mi ha consigliato di licenziarmi. Ho deciso per conto mio”, anziché
allegare un certificato medico debitamente compilato, l’assicurata precisa che
non è facile parlare delle proprie condizioni di salute, soprattutto quanto
toccano la sfera psichica. Il presidente del TCA sottolinea che molte persone
hanno oggigiorno di questi problemi.

 

L’assicurata sottolinea di non avere prima fatto valere le proprie
ragioni presso il datore di lavoro semplicemente perché non ne aveva la forza.
Del resto si è annunciata in disoccupazione non dal 1° gennaio ma solo dal 9
marzo in quanto non stava bene. 

 

Il presidente del TCA, in conclusione, chiede alle parti se vi è
una disponibilità a risolvere la vertenza in via transattiva. 

 

Egli propone che la sanzione sia ridotta da 31 a 10 giorni di
penalità (per colpa lieve). La Cassa dichiara il proprio accordo mentre
l’assicurata ritiene di non avere nessuna colpa nell’abbandono del posto di
lavoro per cui chiede l’annullamento della sospensione. 

 

Il presidente del TCA chiede all’assicurata cosa ha fatto dopo la
conclusione degli studi nel settembre 2017. L’assicurata precisa che sta sempre
cercando un impiego. A domanda del presidente del TCA circa la sua situazione
formativa al momento in cui lavorava, l’assicurata risponde che si era
disiscritta dall’Università. Aveva tentato di comunque studiare ma non riusciva
in quanto doveva svolgere i turni di lavoro. 

 

Il presidente del TCA chiede precisazioni al riguardo al sig. __________.
Egli sottolinea che nel corso del 2017 l’assicurata è rimasta iscritta per il
collocamento ed è stata indennizzata per una disponibilità al collocamento al
70%, corrispondente all’entità del lavoro perso. Il presidente del TCA chiede
spiegazioni a proposito del presupposto dell’idoneità al collocamento. Il
rappresentante della Cassa precisa che ciò è stato deciso dall’URC (cfr. doc. 1
e doc. 47).

 

Il presidente del TCA acquisisce agli atti il “Certificato medico”
ufficiale della Cassa CO 1. Copia di tale documento viene consegnato seduta
stante all’assicurata.” (Doc. XI)

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L'assicurato che è
disoccupato per colpa propria è sospeso dal diritto a indennità (cfr. art. 30
cpv. 1 lett. a LADI).

                                         È
segnatamente senza lavoro per colpa propria l'assicurato che ha disdetto il
contratto di lavoro senza essersi preventivamente garantito un'altra
occupazione, a meno che non si potesse esigere che conservasse il suo posto di
lavoro primitivo (cfr. art. 44 lett. b OADI).

                                         Secondo
costante giurisprudenza federale non è più ragionevolmente esigibile la
continuazione del rapporto di lavoro, in particolare, quando l'occupazione è o
è divenuta inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI (cfr. STF 8C_629/2014 del 15
ottobre 2014; STF 8C_742/2013 del 27 novembre 2013; STF 8C_958/2008 del 30
aprile 2009; STFA C 22/04 dell'8 ottobre 2004; STFA C 170/02 del 24 febbraio
2003; DLA 1998, N. 9, consid. 2b, pag. 44 e DLA 1986 N. 23, pag. 90 e N. 24,
consid. 2, pag. 95).

                                         La costante
giurisprudenza del Tribunale Federale esige invece che un assicurato mantenga
il proprio posto di lavoro finché ne abbia trovato un altro anche malgrado il
disaccordo con i colleghi di lavoro, la divergenza di vedute con i superiori o
l'intimazione di una multa disciplinare da parte del datore di lavoro (cfr. STF
8C_66/2017 del 9 giugno 2017, consid. 2; STF 8C_742/2013 del 27 novembre 2013;
STF 8C_225/2009 del 30 luglio 2009; STF C 153/06 del 12 marzo 2007).

                                         Analogamente,
il TFA ha già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto di
lavoro adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il
tipo di attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro
(cfr. DLA 1986 N. 24: "Come un disoccupato non può rimandare
l'accettazione di un lavoro ritenuto adeguato a norma del diritto
sull'assicurazione contro la disoccupazione fin quando abbia trovato
un'occupazione che gli sia gradita sotto tutti i punti di vista - DLA 1982 N. 5
- tanto meno può essere giustificato l'abbandono di un impiego adeguato per
analoghi motivi soggettivi").

                                         L'assicurato
deve dunque mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se l'attività
esercitata non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai suoi
desideri (cfr. STF 8C_295/2009 del 15 settembre 2009).

 

                                         Nella già
citata sentenza C 22/04 dell'8 ottobre 2004, l'Alta Corte si è così espressa a proposito dell'art. 44 lett. b OADI:

 

" (...) Cette disposition réglementaire est compatible avec l'art. 20
let. c de la Convention n° 168 de l'Organisation internationale du travail
(OIT) concernant la promotion de l'emploi et la protection contre le chômage du
21 juin 1988 (ATF 124 V 234).

Aux termes de l'art. 20 let. c de cette convention,
les indemnités auxquelles une personne protégée aurait eu droit dans les
éventualités de chômage complet ou partiel, ou de suspension du gain due à une
suspension temporaire de travail sans cessation de la relation de travail,
peuvent être refusées, supprimées, suspendues ou réduites dans une mesure
prescrite lorsque, selon l'appréciation de l'autorité compétente, l'intéressé a
quitté volontairement son emploi sans motif légitime.

Il découle de l'art. 16 al. 2 phrase introductive
LACI qu'un travail qui  n'est pas réputé convenable est exclu de l'obligation
d'être accepté (ATF 124 V 63 consid. 3b et les références). Ainsi, il peut
arriver qu'un emploi qui répondait à tous les critères d'un travail convenable
à un moment donné perde cette qualité à la suite d'un changement de
circonstances. Dans une telle éventualité, on ne peut exiger d'un salarié qu'il
conserve son emploi sans s'être préalablement assuré d'en avoir obtenu un autre
et il ne sera donc pas réputé sans travail par sa propre faute (art. 44 al. 1
let. b OACI; SVR 1999 AlV n° 22 p. 53; DTA 1998 n° 9 consid. 2b p. 44). (...)"

 

                                         Va
ancora precisato che la terza revisione della LADI del 22 marzo 2002, in vigore dal 1° luglio 2003, non ha modificato il principio di sanzionare gli assicurati che
sono disoccupati per loro colpa, poiché, senza essersi preventivamente garantiti
un'altra occupazione, hanno disdetto il contratto di impiego, la cui
continuazione era ancora ragionevolmente esigibile, di cui agli art. 30 cpv. 1
lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. b OADI (cfr. Messaggio concernente la
revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28
febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007). 

                                         Pertanto resta valida la
giurisprudenza elaborata al riguardo fino al 30 giugno 2003.

 

                               2.2.   La seconda
revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16 LADI). 

 

                                         L’art 16
cpv. 1 LADI prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio
l'assicurato è tenuto di norma ad accettare senza indugio qualsiasi
occupazione".

 

                                         L'art. 16
cpv. 2 LADI stabilisce poi che: 

 

" non è
considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di accettazione
un'occupazione che:

a.   non
è conforme agli usi professionali e locali, in particolare alle condizioni dei
contratti collettivi o normali di lavoro;

b.   non
tiene convenientemente conto delle capacità e dell'attività precedente
dell'assicurato;

c.   non
è conforme all'età, alla situazione personale o allo stato di salute
dell'assicurato;

d.   compromette
considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella sua professione,
sempre che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi ragionevoli;

e.   è
svolta in un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un conflitto
collettivo di lavoro;

 

f.    necessita di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto di
lavoro, sia per il rientro e che non offre la possibilità di un alloggio
conveniente nel luogo di lavoro o che, in questo secondo caso, rende
notevolmente difficile l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i
familiari da parte dell'assicurato;

g.   implica
da parte del lavoratore un tenersi costantemente a disposizione che supera
l'ambito dell'occupazione garantita;

h.   è
svolta in un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di procedere a
riassunzioni o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro considerevolmente più
sfavorevoli;

i.    procura all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del
guadagno assicurato, salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative
giusta l'articolo 24 (guadagno intermedio); con il consenso della commissione
tripartita, l'ufficio regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare
adeguata un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del
guadagno assicurato."

 

                                         In una
sentenza 38.2011.43 del 22 settembre 2011 questo Tribunale ha annullato una
sanzione inflitta ad un’assicurata che aveva abbandonato un’occupazione durante
il periodo di prova in quanto l’occupazione in questione non era
conforme alla situazione personale dell’assicurata (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c
LADI).

                                         Infatti a causa del tempo
di lavoro (attività, almeno all’inizio, a tempo pieno quando la ricorrente
aveva dichiarato una disponibilità al 90%), degli orari di lavoro irregolari e
più lunghi di quanto pattuito (con a volte, anche l’impossibilità di essere
raggiunta telefonicamente) e della distanza tra luogo di lavoro e luogo di
domicilio (con utilizzo di mezzi pubblici di trasporto) tale attività non le
permetteva di occuparsi convenientemente della figlia (che aveva meno di 15
anni) e di essere presente nella misura richiesta dalle condizioni di salute di
quest’ultima. 

 

                                         Il TCA ha poi ritenuto non
conforme ad un contratto normale di lavoro un’occupazione presso un call-center
in una sentenza 38.2012.24 del 15 ottobre 2012 pubblicata in RtiD I-2013 N. 67
pag. 313-322 (cfr. D. Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du travail:
quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain Marchand (ed.),
Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour Gabriel Aubert,
Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag. 73 seg. (83-88)).

 

                                         In una
sentenza 38.2015.43 del 2 dicembre 2015 il TCA ha invece ritenuto conforme
all’art. 16 cpv. 2 lett. a LADI l’occupazione nella quale un’assicurata,
assunta quale aiuto cucina – lavapiatti, doveva pure occuparsi della pulizia
delle toilettes e disponeva inoltre del necessario materiale disinfettante ed
inoltre metteva a disposizione il materiale di lavoro (spugne e guanti).

 

                                         Infine, in
una sentenza 38.2015.71 del 25 gennaio 2016 il TCA ha ritenuto un’occupazione
non conforme alle condizioni di salute (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI e STF
8C_742/2013 del 27 novembre 2013 consid. 5) di un assicurato.

 

                               2.3.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI
la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e
ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di
cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La sospensione del diritto
a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua durata è
determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace
in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 150).

                                         In virtù dell'art. 45 cpv.
2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità
entro il termine quadro per la riscossione della prestazione, la durata della
sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45 cpv. 3 OADI
stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato senza
valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un
lavoro idoneo.

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie, dagli
atti dell’incarto risulta che, al momento in cui ha lasciato il suo impiego presso
la __________ di __________, dove lavorava a tempo parziale (al 70%) con un
contratto di lavoro di durata indeterminata, l’assicurata non si era procurata
un’altra occupazione.

 

                                         La ricorrente deve dunque
essere sospesa dal diritto all’indennità di disoccupazione sulla base degli
art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI, a meno che la prosecuzione del
rapporto di lavoro, almeno fino al reperimento di una nuova occupazione, non
fosse più ragionevolmente esigibile.

 

                                         In tale contesto va
ricordato innanzitutto che, come riconosciuto dalla stessa assicurata (cfr.
doc. I), il contratto concluso nel settembre 2015 quale __________, rispettava
il livello salariale previsto nel CCNL di __________ (cfr. doc. 34 e doc. A).

                                         Non siamo dunque in
presenza di un caso d’applicazione dell’art. 16 cpv. 2 lett. a LADI.

 

                                         Secondo questo Tribunale
le altre argomentazioni alla base della decisione dell’assicurata di sciogliere
il contratto, legate a presunte mancanze sul posto di lavoro (cfr. consid. 1.2)
non sono tali da rendere inesigibile la prosecuzione del rapporto di lavoro,
almeno temporaneamente, fino al reperimento di una nuova attività duratura.

 

                                         Come giustamente rilevato
dalla Cassa, prima di prendere questa drastica decisione l’assicurata avrebbe
dovuto formulare le sue contestazioni nella forma scritta al suo datore di
lavoro (in questo senso cfr. STCA 38.2017.56 del 20 novembre 2017).

 

                                         Per quel che riguarda
l’ambiente di lavoro, il Tribunale federale ha peraltro già sottolineato che
disaccordi con superiori o colleghi non sono motivi atti a giustificare lo
scioglimento anticipato del rapporto di lavoro (cfr. consid. 2.2).

 

                                         Inoltre, secondo l’Alta
Corte, deve essere valutato con un metro severo il criterio dell’inesigibilità
del mantenimento provvisorio di un’occupazione (cfr. STF 8C_66/2017 del 9
giugno 2017, consid. 2; DTF 124 V 234).

 

                               2.5.   L’art. 16 cpv. 2 lett. c LADI
stabilisce che non è considerata adeguata un’occupazione che non è conforme
alle condizioni di salute dell’assicurato.

                                         Per costante
giurisprudenza, eventuali problemi di salute, che possono rendere inadeguata
l’occupazione (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI), devono essere comprovati da
adeguati attestati medici (cfr. STF (C_348/2017 del 5 luglio 2017; STF
8C_66/2017 del 9 giugno 2017, consid. 2; STF 8C_943/2012 del 13 marzo 2013; STF
8C_12/2010 del 4 maggio 2010; STFA I 550/00 del 18 aprile 2002, STF I 11/01 del
28 giugno 2001; STFA C 12/96 del 10 settembre 1996; DLA 2000 pag. 38, consid.
2a, pag. 40; DTF 125 V 351, consid. 3a pag. 352; DTF 124 V 234, consid. 4b/bb/
e riferimenti pag. 238).

 

                                         Nella lettera di disdetta
del 29 novembre 2016 non viene fatto nessun riferimento a motivi di salute
(cfr. doc. 36).

 

                                         Anche nel “Rapporto
personale riguardante la dimissione/licenziamento” del 30 marzo 2017
l’assicurata non ha evocato nessun motivo di salute ed ha anzi pure evidenziato
che “nessun medico mi ha consigliato di licenziarmi, ho deciso per conto mio”
(cfr. doc. 5).

 

                                         Soltanto con l’opposizione
del 30 maggio 2017 (cfr. doc. 41) alla decisione del 2 maggio 2017 (cfr. doc.
39) la ricorrente ha allegato un certificato della dr.ssa __________,
medico-chirurgo, specialista in neurologia e psicoterapia psicanalitica, del
seguente tenore:

 

" Seguo la
Sig.ra RI 1 da 6 anni in un percorso di psicoterapia ad orientamento
psicodinamico. 

La paziente presentava sintomi ansiosi, con difficoltà a
concentrarsi, ad eseguire normali compiti intellettivi (come studiare) e era
soggetta spesso a ideazioni depressive con autosvalutazione del Sé, atteggiamenti
di autoboicottaggio rispetto alle proprie capacità cognitive, aspetti di
rivendicazione, rabbia al limite del paranoideo che in ultima analisi le
causavano una forte sofferenza psico-emotiva.

Dopo due anni di psicoterapia data la fluttuazione dei sintomi è
stata impostata anche una terapia farmacologica a basa di Venlafaxina, per
circa un anno, con sicuro beneficio. 

La paziente si è sempre dimostrata collaborante e motivata a
portare avanti il percorso di terapia. 

Circa due anni fa la paziente ha raggiunto un buon equilibrio con
remissione della sintomatologia depressiva e dell'ansia. 

Per suoi problemi economici nel settembre 2015 ha deciso di
sospendere temporaneamente gli studi universitari e di accettare un lavoro
presso il __________ di __________, con turni giornalieri e notturni, non
regolati da un ritmo prestabilito e senza riposi adeguati tra un turno e
l'altro. 

La paziente inoltre soffriva particolarmente l'ambiente, in cui il
gioco d'azzardo era quasi sempre ad un livello tale da causare esasperazione e
forte nervosismo negli avventori. 

Purtroppo è stato evidente dopo alcuni mesi di lavoro presso tale
struttura una riesacerbazione della sintomatologia ansiosa e depressiva con
difficoltà a mantenere un sonno adeguato, astenia, abulia, ideazione
autosvalutante, difficoltà a ritrovare un senso del Sé adeguato su cui basare
una buna progettualità su di sé e sul proprio futuro. È stato necessario
ripristinare la terapia farmacologica con Venlafaxina. 

Dopo un lavoro, piuttosto intenso, focalizzato sul senso del Sé e
sulla rivalutazione delle proprie aspettative la paziente ha preso la decisione
di iscriversi di nuovo all'Università con il fine di terminare il percorso
accademico e di lasciare il lavoro presso il __________, nei mesi successivi. 

Attualmente dopo circa 5 mesi di assenza dal lavoro di cui sopra
la paziente si presenta di nuovo molto adeguata, priva di sintomi ansiosi, con
un ritmo sonno veglia ben conservato, lo stato dell'umore è decisamente
migliorato, così come la percezione del senso del Sé. 

Sta portando avanti con entusiasmo i suoi studi con l'obiettivo di
laurearsi nella prossima sessione autunnale. 

Il livello psico-emotivo della paziente, nonché il suo livello di
istruzione, non erano compatibili a mio avviso con un ambiente di lavoro come
quello del gioco d'azzardo in associazione a turni di lavoro che destrutturano,
così come descritti, il normale ritmo circadiano, correlabile notoriamente con
una deflessione evidente del tono dell'umore.” (Doc. 42)

 

                                         Il 7 giugno 2017 (cfr.
doc. A4) la Cassa ha invitato l’assicurata a precisare per quali motivi non
sono stati indicati motivi di salute nel formulario “Rapporto personale
riguardanti le sue dimissioni”. Il 14 giugno 2017 la ricorrente ha risposto di
non averlo fatto “in quanto il mio disagio era facilmente deducibile da tutte
le motivazioni riportate, si trattava di leggere attentamente per capire il
contesto in cui lavoravo” (cfr. doc. A5).

 

                                         In quell’occasione
l’amministrazione ha pure invitato l’assicurata a fare compilare dalla sua
curante il “Certificato medico ufficiale” (cfr. doc. XI/1).

                                         Il 14 giugno 2017
l’assicurata, dopo avere precisato che alla base del licenziamento vi sono
“anche (o meglio, principalmente): problemi di salute” si è impegnata a
trasmettere tale documentazione entro il 23 giugno 2017.

                                         In realtà il certificato
ufficiale non è mai stato compilato dalla dr.ssa __________. Esplicitamente
interrogata al proposito nel corso dell’udienza del 22 novembre 2017,
l’assicurata ha ribadito che la specialista curante non ha compilato tale
formulario in quanto aveva già risposto esaurientemente con il suo attestato
del 30 maggio 2017 (cfr. consid. 1.6).

 

                                         Il TCA constata che il
Certificato medico ufficiale, al punto 3, chiede di precisare quanto segue:
“Sulla base delle Sue analisi mediche e considerazioni, più concludere che
la/il paziente non può mantenere il proprio posto di lavoro per motivi di
salute?” (cfr. doc. XI/1).

                                         La risposta a tale quesito
è evidentemente necessaria per poter stabilire se l’occupazione è o no adeguata
alla luce dell’art. 16 cpv. 2 lett. c LADI. Ora, nel caso concreto, manca un’esplicita
risposta a tale quesito.

                                         Nel certificato del 30
maggio 2017 figura in particolare l’indicazione secondo cui “dopo un lavoro,
piuttosto intenso, focalizzato sul senso del Sé e sulla rivalutazione delle
proprie aspettative la paziente ha preso la decisione di iscriversi di nuovo
all’Università con il fine di terminare il percorso accademico e di lasciare il
lavoro presso il __________, nei mesi successivi”.

                                         Sembrerebbe dunque che la
decisione di sciogliere il rapporto di lavoro sia maturata anche per il
desiderio di terminare gli studi (ciò che poi è avvenuto nel settembre 2017). 

                                         D’altra parte, sorprende
pure il fatto che, a precisa domanda del Presidente del TCA, sul perchè non si
sia rivolta al medico curante da lei indicato sul Formulario del 25 aprile 2017
(cfr. doc. 10: dottor __________, __________) l’assicurata ha risposto che “non
mi è neppure venuto in mente” (cfr. consid. 1.6).

 

                                         Alla luce di tutti questi
elementi il TCA deve concludere che se effettivamente l’assicurata aveva
problemi di salute, essi le hanno comunque permesso di lavorare al 70% da
ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, con solo tre brevi assenze dal 22 al 24
febbraio 2016, dal 31 ottobre al 4 novembre 2016 e dal 12 al 16 novembre 2016,
e non erano di una gravità tale da impedirle la prosecuzione almeno temporanea
del rapporto di lavoro (cfr. STF 8C_348/2017 del 5 luglio 2017; STF 8C_66/2017
del 9 giugno 2017; STF 472/2013 del 27 novembre 2013).

                                         Il presupposto dell’art. 16
cpv. 2 lett. c LADI che renderebbe inesigibile la prosecuzione del rapporto di
lavoro non è dunque realizzato.

                                         A ragione la Cassa ha
pertanto sanzionato l’assicurata sulla base degli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e
44 lett. b OADI.

                                         Per quel che concerne
l’entità della sanzione, il TCA ritiene che tutto ben considerato (in
particolare le condizioni di salute e il fatto che l’assicurata nel corso del
mese di novembre 2016, prima di disdire il rapporto di lavoro, si sia comunque
rivolta anche ad un sindacato esponendo il suo disagio, nel proseguire il
rapporto di lavoro; cfr. doc. 40), ritiene che una sospensione di 16 giorni dal
diritto all’indennità di disoccupazione meglio rispecchia la gravità della
colpa.

 

                               2.6.   A titolo abbondanziale, per
quel che riguarda, la disponibilità lavorativa dell’assicurata del 90% del 9
marzo 2017 (cfr. doc. 1) e del 70% del 31 maggio 2017 (cfr. doc. 47) questo
Tribunale segnala la STCA 38.2016.45 del 9 gennaio 2017.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         § la
decisione su opposizione del 4 luglio 2017 è modificata nel senso che
l’assicurata è sospesa per 16 giorni dal diritto all’indennità di
disoccupazione.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti