# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 62a21dae-08f6-51b0-9e92-29568fc3ceed
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 13.11.2002 15.2002.104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2002-104_2002-11-13.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2002.104

  	
  Lugano

  13 novembre 2002

  /LG/fc/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Rusca

  

 

	
  segretaria

  	
  Baur-Martinelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 18 luglio 2002 di

 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

l’operato del

 

	
   

  	
  __________ 

   

  

 

nell’ambito della
procedura in via di realizzazione del pegno immobiliare dipendente dal PE n.
__________ fatto spiccare da

 

 

                                         __________

 

e delle procedure
in via di pignoramento dipendenti dai PE n. __________, __________ e __________
promosse rispettivamente da

 

 

                                         __________

                                         rappr. da avv. __________ 

                                         __________

                                         rappr. da avv. __________

                                         __________

                                         rappr. da avv. __________ 

 

procedure
riguardanti pure i creditori a beneficio di ipoteche legali

 

                                         

                                         __________

 

                                         __________ 

 

richiamata
l’ordinanza presidenziale 22/23 luglio 2002 con la quale al ricorso è stato
concesso effetto sospensivo;

 

 

viste le osservazioni
7 agosto 2002 dell’UE di __________;

 

 

esaminati atti e
documenti;

 

 

ritenuto in fatto:        

                                  A.   Il 9 luglio 2002 l’UE di __________ ha fatto pubblicare sul FUCT
n. __________ del __________ (pag. __________.) e sul FUSC n. __________ del
__________ l’avviso di incanto unico dei mapp. __________, __________,
__________ e __________ di __________ di spettanza di __________. L’UE ha
fissato il termine per le insinuazioni di oneri fondiari per il 30 luglio 2002,
la data di deposito delle condizioni d’incanto per il 19 agosto 2002 e la data
dell’incanto per il 5 settembre 2002 (doc. 1, inc. UE).

                                         L’UE ha
informato i creditori e l’escusso inviando loro con invio raccomandato 5 luglio
2002 copia dell’avviso pubblicato sui FUCT e FUSC (doc. 1 e 2, inc.
UE).

 

                                      

                                  B.   __________
ha ricevuto la copia dell’avviso di incanto in data 9 luglio 2002 (doc. 2).

 

 

                                  C.   Il
18 luglio 2002 __________ ha presentato all’UE di __________ ricorso contro
l’avviso d’incanto 9/10 luglio 2002 sostenendo che il Comune di __________
avrebbe pubblicato il 12 febbraio 2001 una variante di piano regolatore (PR)
che prevederebbe un aumento dell’area edificabile del mapp. __________ di
__________ (doc. 4); il ricorrente rileva di aver sì interposto ricorso
contro tale modifica, ma che in ogni caso – indipendentemente dall’esito del
suo ricorso – la parcella in esame aumenterebbe sensibilmente di valore (doc.
5). Il ricorrente rileva inoltre che la part. __________ – essendo
assoggettata alla LDFR – non potrebbe essere venduta senza autorizzazione da
parte della Sezione dell’agricoltura: a tal proposito il ricorrente è
dell’opinione che – tosto evaso il ricorso in merito alla variante di PR – si
potrebbe chiedere alla Sezione dell’agricoltura di frazionare il fondo, in modo
da scorporare dalla part. __________ l’area agricola da quella edificabile (doc.
6). In conclusione il ricorrente teme che il creditore ipotecario
__________ possa aggiudicarsi un fondo dal valore commerciale di ca. 5/6
milioni di franchi ad un prezzo molto minore, stimato in CHF 270'000.–. Il
ricorrente chiede infine che questa Camera ordini la sospensione delle
esecuzioni per attendere la decisione in merito al suo ricorso contro la
variante di PR, per poi chiedere il frazionamento della part. __________ alla
Sezione dell’agricoltura ed infine per poter vendere a trattative private
l’area non assoggettata alla LDFR della part. __________ (o subordinatamente
mettere all’incanto pubblico l’intera particella __________).

 

 

                                  D.   Nessuno
degli interessati ha presentato osservazioni al ricorso in esame. L’UE si è
rimesso alla decisione di questa Camera.

 

 

 

considerando

in diritto:

                                   1.   Il ricorso ex art. 17 LEF all’Autorità di vigilanza cantonale ha
per oggetto non l’accertamento di merito di un diritto materiale posto a
fondamento di un’esecuzione forzata, bensì il provvedimento di un organo
amministrativo. Il ricorso LEF è un istituto di natura amministrativa, il cui
scopo è quello di controllare la legalità e la proporzionalità di una misura
esecutiva (Cometta, Flavio, in: Basler
Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 1 segg. ad art. 17; Cometta, Flavio, Commentario alla
LPR, Lugano 1998, n. 3.c pag. 14 seg.).

 

                                      

                                   2.   In
virtù dell’art. 133 cpv.1 LEF i fondi sono realizzati ai pubblici incanti
dall’ufficio d’esecuzione non prima di un mese né più tardi di tre mesi dal
giorno del ricevimento della domanda di realizzazione; tosto decisa la data
dell’incanto l’Ufficio deve pubblicare il bando d’incanto, almeno un mese prima
dell’incanto, indicando tutte le informazioni e le ingiunzioni di cui all’art.
138 cpv. 2 LEF (Häusermann,
Markus / Stöckli, Kurt / Feuz, Andreas, in: Basler Kommentar
zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 2 ad art. 133 e n. 1 segg. ad
art. 138).Occorre rilevare che durante la modifica legislativa entrata in
vigore il 1° gennaio 1997, anche l’art. 133 LEF è stato modificato e che la
precedente disposizione (che prevedeva in sostanza la tenuta dell’incanto
durante il secondo mese successivo alla domanda di vendita) è stata ampliata
con la novella disposizione: va tuttavia rilevato che sia prima sia dopo la
modifica di legge, il legislatore è rimasto silente sul potere di apprezzamento
dell’Ufficio di esecuzione forzata di scegliere un giorno piuttosto che un
altro quale data per l’asta. Lo spirito di questa norma è quello di permettere
all’Ufficio – tosto ricevuta la domanda di vendita da parte del creditore – di
poter compiere determinate formalità preparatorie dell’asta e di poter valutare
con più agio la migliore data possibile per realizzare il massimo profitto (Häusermann, Markus / Stöckli, Kurt / Feuz, Andreas, op. cit., n. 2 ad art. 133 con
riferimenti; Gilliéron,
Pierre-Robert, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes
et la faillite, vol. II, Losanna 2000, n. 24 segg. ad art. 133).

 

                               2.1.   Il
sistema instaurato dalla LEF in tema di realizzazione di fondi prevede dunque
che sia il creditore a poter scegliere il periodo in cui mettere all’asta il
fondo. Tale sistema ha infatti il doppio scopo di permettere al creditore e
all’escusso di trovare una soluzione prima di giungere all’atto più incisivo
della vendita all’incanto del fondo e di lasciare alla responsabilità e
(soprattutto) al rischio del creditore di determinare il momento in cui crede
di poter ottenere il massimo risultato dalla vendita forzata: errori di
valutazione a questo stadio rimangono pertanto sotto la responsabilità del
creditore istante.

 

                               2.2.   Da
parte sua l’Ufficio ha una responsabilità più limitata di quella del creditore:
infatti l’Ufficio dovrebbe prevedere la data dell’incanto, avuto riguardo in
primo luogo dei legittimi interessi di tutte le parti all’esecuzione e
secondariamente dei propri tempi tecnici (Gilliéron,
op. cit., n. 29 segg. ad art. 133). In ogni caso l’Ufficio deve di
regola tenere l’asta nel lasso di tempo previsto dall’art. 133  cpv. 1 LEF,
ritenuto che il termine massimo di cui a questa norma è un termine d’ordine e
non imperativo: occorre comunque segnalare che un ritardo da parte dell’Ufficio
può essere fatto valere dalle parti interessate con ricorso ex art. 17 LEF ed
in caso di danno tramite l’istituto dell’art. 5 LEF. La prassi dimostra che non
sempre gli Uffici sono in grado di rispettare questi termini, ma anche che
raramente vi sono ricorsi su questo tema. Ciò non giustifica comunque eventuali
ritardi.

                                                                                                                         

                               2.3.   Occorre
pure considerare che l’Ufficio non può esimersi di dare seguito ad una domanda
di vendita, se non nell’ipotesi della sospensione dell’esecuzione a richiesta
dell’escusso con offerta di pagamenti rateali a saldo dell’esecuzione, di cui
all’art. 123 LEF (richiamato dall’art. 143a LEF; cfr. Gilliéron, op. cit., n. 35 ad
art. 133). 

 

                               2.4.   Va
infine ricordato il principio generale di diritto del divieto di abuso di
diritto; nel caso della tempistica legata alla tenuta di un’asta pubblica di un
fondo, sia il creditore (nell’esercizio del suo diritto di cui all’art. 133 LEF
di domandare la vendita del fondo) sia l’Ufficio (nell’applicazione delle
conseguenze previste dalla medesima norma) devono attenersi a questo principio
ed evitare con il proprio comportamento di arrecare un danno all’escusso o alle
altre parti all’esecuzione forzata.

 

                                      

                                   3.   Nel
caso in esame occorre rilevare che la creditrice ipotecaria __________ ha
chiesto per la prima volta la vendita dei fondi gravati da pegno immobiliare il
1° giugno 1995. La banca istante e l’escusso hanno di seguito intavolato
discussioni per permettere all’escusso di rimborsare parte del prestito
garantito dai suoi fondi. Dal momento che gli accordi presi tra queste parti
non sono giunti a soddisfare il creditore ipotecario, quest’ultimo ha chiesto
il 31 gennaio 2002 all’UE di Lugano di provvedere a pubblicare il bando
d’incanto, operazione che è stata eseguita il 9 e 10 luglio 2002; l’incanto è
invece stato fissato per il 5 settembre 2002.

 

                               3.1.   Alla
luce di questi fatti occorre pertanto considerare che l’Ufficio non si è
attenuto a quanto disposto dall’art. 133 cpv. 1 LEF, dal momento che l’incanto
avrebbe dovuto essere fissato nel periodo tra il 1° marzo e il 1° maggio 2002.
Questo ritardo comunque, nell’ottica del ricorrente, dovrebbe invece essere
gradito, dal momento che scopo del gravame è di soprassedere il più possibile
alla tenuta dell’asta, al fine di attendere decisioni di altre autorità
amministrative, che potrebbero influire sul prezzo di aggiudicazione.

 

                               3.2.   Tuttavia
l’escusso non ha un particolare diritto o interesse a contestare la data di un
incanto che si tiene oltre il termine consentito dall’art. 133 cpv. 1 LEF.
Diversa sarebbe la situazione se egli avesse chiesto il differimento della data
dell’incanto, ma pur sempre nei termini di cui alla cennata disposizione: in
questo caso, se le ragioni da lui addotte fossero state meritevoli di
considerazione, questa Camera avrebbe potuto differire l’incanto, attenendosi
comunque pure essa ai termini di legge.

                                         Il
ricorrente pretende invece che il termine, già ampiamente superato dall’Ufficio
(con il consenso tacito del creditore ipotecario), venga ulteriormente
prorogato. Tale richiesta non può trovare accoglimento e il ricorso andrebbe
respinto già per questo motivo.

 

                               3.3.   Occorre
infine analizzare se il ricorso possa comunque essere accolto per il fatto che
– come implicitamente sostiene il ricorrente – l’Ufficio si sia trovato
nell’obbligo di fissare l’incanto, ma che questo obbligo sia frutto di un
arbitrio o un abuso del creditore ipotecario che avrebbe presentato la domanda
di vendita in tempo inopportuno.

                                         Orbene,
nel caso in esame la domanda di vendita è a dire il vero assai datata: essa
porta infatti la data del 1° giugno 1995, quando le modifiche di piano
regolatore qui in discussione ed interessanti la zona in cui sono siti i fondi
del ricorrente non erano ancora state avviate (cfr. doc. 5, secondo il
quale il Comune di __________ avrebbe dato avvio solo nell’autunno del 1996
alla procedura di approvazione della variante di PR).Se il creditore ipotecario
non avesse acconsentito ad intavolare trattative con l’escusso ricorrente e
quindi non avesse invano atteso per oltre 7 anni il pagamento da parte del
ricorrente, i fondi qui in esame sarebbero dunque stati venduti prima
dell’inizio dello studio della variante di PR.

                                         Non si
può dunque intravedere nel comportamento passato della creditrice ipotecaria
una qualsiasi sorta di responsabilità per quanto attiene alle modifiche di PR.
Al contempo non si può intravedere abuso di diritto da parte della medesima
banca creditrice nel sollecitare il 31 gennaio 2002 la vendita dei fondi,
poiché nessuna prova è stata fornita sulla sua mala fede o sulle possibili
variazioni del valore dei fondi da realizzare ai pubblici incanti.

 

                               3.4.   Infine
va rilevato che – per quanto il sistema esecutivo sia estremamente ben
costruito – appare del tutto evidente che il legislatore non poteva
istituzionalizzare tempi morti a beneficio di una o l’altra parte alla
procedura esecutiva, dato che uno dei principi cardini del sistema svizzero di
esecuzione forzata è la celerità delle procedure.

                                         Ne
consegue che vi possono essere dei casi ove i tempi celeri auspicati dalla LEF
tornino a beneficio dell’escusso (e di riflesso anche al creditore che può
ottenere maggiore soddisfazione pecuniaria) e dei casi che invece lo
sfavoriscono (come teme in casu il ricorrente). 

 

                                      

                                   4.   Alla
luce di quanto precedentemente considerato occorre pertanto respingere il
ricorso, con contestuale autorizzazione all’UE di Lugano di procedere nei
propri incombenti.

 

                                   5.   Sulle
tasse occorre ricordare a futura memoria che – benché la gratuità della
procedura sia contraria al sistema di diritto amministrativo in cui si muove il
ricorso secondo l’art. 17 LEF (Poudret,
Jean-François / Sandoz-Monod,
Suzette, Commentaire de la loi fédérale d’organisation judiciaire, vol.
II, Berna 1990, n. 2.10 all’art. 81, pag. 804) – siffatto principio è stato
codificato per espressa volontà del legislatore (art. 20a cpv. 1 primo periodo
LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF; DTF 125 III 383 cons. 2a). Per lo stesso motivo
non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

 

richiamati gli art. 5, 17, 123, 133, 138 e 143a
LEF, art. 61 e 62OTLEF, 

 

 

pronuncia:                 

                                   1.   Il ricorso 18 luglio 2002 __________, è respinto.

 

                               1.1.   L’UE
di Lugano è autorizzato a procedere nei propri incombenti e a fissare al più
presto la data dell’incanto dei mapp. __________ __________, __________ e
__________ di __________ di proprietà di __________.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

                                   4.   Intimazione
a:

                                         -
__________

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                           La
segretaria