# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6708edc7-c647-5ba9-b596-962e90f7b42a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.12.2010 11.2005.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2005-152_2010-12-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2005.152

  	
  Lugano

  29 dicembre
  2010/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani, vicepresidente,

  Ermotti e Pellegrini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 11.1999 (protezione
del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità
di vigilanza sulle tutele, promossa con istanza dell'11 marzo 2004 da 

 

	
   

  	
  CO 2 

  (patrocinato dall'__________,) 

   

  
	
   

  	
  contro 

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall' PA 1)

   

  per quanto riguarda l'autorità parentale sulla
  figlia

   

  V__________ (1996),

   

  alla quale è stata designata in qualità di curatrice

   

  __________,; 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 31 ottobre 2005 presentato da AP 1 contro la decisione emessa il 10 ottobre
2005 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.
  Se dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante
il 12 dicembre 2005;

                                                              

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP
1 (1977) ha dato alla luce il 16 aprile 1996 una figlia, V__________, che è
stata riconosciuta il 22 maggio successivo da CO 2 (1953). Dopo una breve
convivenza, all'inizio del 1997 i genitori si sono separati e la figlia è
rimasta con la madre. Sin dai primi mesi di separazione si sono verificati
dissidi fra i genitori e problemi nell'esercizio del diritto di visita paterno.
Nel gennaio del 1999 V__________ è stata vittima di abusi sessuali da parte di __________,
marito di una sorella di AP 1, condannato a 7 anni di reclusione dalla Corte
delle assise criminali di Mendrisio con sentenza del 16 novembre 1999, passata
in giudicato. Anche la nonna materna di V__________, __________, è stata condannata
il 9 luglio 2003 per favoreggiamento e falsa testimonianza per aver, in
particolare, ostacolato l'identificazione del vero responsabile delle violenze
subite dalla nipote.  

 

                                  B.   Nel
frattempo, il 28 gennaio 1999, CO 2 si è rivolto all'Autorità di vigilanza
sulle tutele, chiedendo che AP 1 fosse privata dell'autorità parentale sulla
figlia V__________. Con decisione del 5 novembre 1999 l'Autorità di vigilanza ha respinto l'istanza ma ha privato AP 1 della custodia parentale e ha
disposto il collocamento della bambina per sei mesi alla __________ di __________,
ha prescritto un servizio di accompagnamento da parte dell'__________ del __________,
ha istituito in favore di V__________ una curatela educativa (art. 308 cpv. 1 e
2 CC) e ha disciplinato il diritto di visita del padre. Un appello di CO 2
contro tale decisione è stato respinto da questa Camera con sentenza del 12
luglio 2000 (inc. 11.1999.147). 

 

                                  C.   Dopo
aver prolungato di ulteriori sei mesi la permanenza di V__________ alla __________,
con decisione del 10 ottobre 2000 la Delegazione tutoria di __________ ha collocato la bambina nel nucleo famigliare di CO 2, nel frattempo sposatosi con __________
con cui ha avuto A__________ __________ il 9 febbraio 2000, ha affidato la custodia al padre lasciando l'autorità parentale alla madre e ha disciplinato il
diritto di visita di quest'ultima. Un ricorso presentato il 4 dicembre 2000 da AP
1 contro tale decisione è stato respinto dall'Autorità di vigilanza il 16 ottobre
2001. Dal novembre del 2001 il diritto di visita materno è esercitato con cadenza
quindicinale – fatti salvi alcuni brevi periodi di sospensione –  al punto d'incontro
della __________.

 

                                  D.   Con
istanza dell'11 marzo 2004, precisata il 28 aprile, CO 2 si è nuovamente
rivolto all'Autorità di vigilanza chiedendo che AP 1 fosse privata dell'autorità
parentale sulla figlia e che la stessa – in via cautelare –  fosse trasferita a
lui medesimo. Nelle sue osservazioni del 17 marzo e 5 maggio 2004 la Commissione tutoria regionale si è rimessa al giudizio dell'Autorità di vigilanza. Nelle
proprie dell'8 aprile 2004 AP 1 ha chiesto di respingere l'istan­za. Il 4
febbraio 2005 quest'ultima si è sposata con __________.

 

                                  E.   Dopo
aver sentito i genitori, la curatrice e il responsabile della sorveglianza sul
collocamento, aver preso atto di una relazione della responsabile del punto d'incontro
__________ sull'andamento del diritto di visita e di un rapporto del Servizio sociale
di __________ sulla situazione famigliare della madre e sulle sue capacità
genitoriali, con decisione del 10 ottobre 2005 l'Autorità di vigilanza ha levato a AP 1 l'autorità parentale sulla figlia, invitando la Commissione tutoria regionale a nominare a V__________ un tutore o a trasferire l'autorità
parentale al padre. Non sono state prelevate tasse né spese.

 

                                  F.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorta con un appello del 31 ottobre 2005 in cui  chiede che il giudizio impugnato sia dichiarata nullo, rispettivamente annullato, e l'incarto
rinviato all'Autorità di vigilanza per nuova istruttoria e nuovo giudizio o, subordinatamente,
che le sia lasciata l'autorità parentale su V__________. Il 12 dicembre 2005 AP
 1 ha sollecitato il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Nelle sue
osservazioni del 15 dicembre 2005 CO 2 propone di respingere l'appello.
Invitata a esprimersi, la Commissione tutoria è rimasta silente. 

 

                                  G.   In
pendenza di appello constatate difficoltà nell'esercizio del diritto di visita
materno, con decisione del 17 giugno 2008 la Commissione tutoria regionale ha designato come curatrice educativa __________ in
sostituzione di __________, ha incaricato il Servizio medico-psicologico di
valutare le condizioni psicodiagnostiche di V__________, garantendole adeguato
sostegno e individuando le modalità più opportune per l'esercizio e l'evoluzione
delle relazioni personali con la madre e ha fissato il diritto di visita di
lei, in forma sorvegliata, alla __________ di __________. Il 23 ottobre
2008, su proposta della curatrice e raccolto il parere del Servizio
medico-psicologico, la Commissione tutoria regionale ha esteso il diritto di
visita per una durata decisa di volta in volta dalla curatrice, da esercitarsi
in forma libera. Un ricorso presentato da CO 2 contro tale decisione è stato
respinto dall'Autorità di vigilanza il 16 febbraio 2009. Il 21 agosto 2009 questa
Camera ha poi dichiarato senza oggetto un suo appello del 9 marzo 2009,
stralciando la causa dai ruoli (inc. 11.2009.44). 

 

                                         Il 31
agosto 2009 la Commissione tutoria – preso atto che le precedenti misure adottate
non avevano dato l'esito auspicato – ha incaricato l'__________ di __________
di svolgere un'inchiesta sul modo in cui V__________ veniva accudita e lo __________
di valutare la capacità genitoriale di CO 2 nei confronti della minore.

 

                                  H.   Accertato
che V__________ non era stata sentita, il giudice delegato di questa Camera ha
disposto, il 20 settembre 2010, l'audizione della ragazza. Il rapporto del 6
ottobre 2010 consegnato dal professionista delegato all'ascolto è stato comunicato
alle parti. Su tale rapporto il convenuto ha dichiarato il 19 novembre 2010 di
non avere particolari osservazioni da formulare, riconfermandosi nella propria
posizione. AP 1 è rimasta silente.   

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni emanate dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel
termine di venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge sull'organizzazione
e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, cui rinvia l'art.
39 LAC). Ciò vale anche in materia di privazione dell'autorità parentale, al
cui riguardo l'autorità di vigilanza statuisce come giurisdizione di primo
grado (art. 11 lett. i del regolamento d'applicazione della legge sull'organizzazione
e la procedura in materia di tutele e curatele). La procedura di appello è
quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia
– dell'art. 424a CPC (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). La decisione impugnata
è stata intimata il 10 ottobre 2005 (doc. 28 nell'incarto dell'Autorità di
vigilanza) e ricevuta dalla destinataria, al più presto, il giorno seguente. Tempestivo,
sotto questo profilo il rimedio in esame è dunque ricevibile.  

 

                                   2.   Ai
rispettivi memoriali le parti hanno allegato svariati documenti che sono di per
sé ammissibili in virtù dell'art. 424a cpv. 2 CPC. Ammissibile è altresì
la sentenza emessa il 15 dicembre 2005 dalla Corte di cassazione e revisione
penale prodotta da CO 2 il 10 gennaio 2006 anche se, come si vedrà in seguito
(consid. 8), nulla giova ai fini del giudizio, mentre i documenti trasmessi dall'appellante
il 3 novembre e il 25 novembre 2008 già figurano negli incarti dell'Autorità di
vigilanza e della Commissione tutoria relativi all'appello di CO 2 del 9 marzo
2009 (inc. 11.2009.44) – procedimento notorio per la Camera (sopra, lett. G) – e gli stessi sono dunque noti alle parti.   

 

                                   3.   Con
l'appello, AP 1 propone l'assunzione di non precisati “testi”, l'ispezione
degli uffici postali di __________ e __________, così come il richiamo di tutti
gli incarti dell'Autorità di vigilanza e della Commissione tutoria regionale 1
relativi alla figlia, a sé medesima e ad CO 2. Essa chiede altresì l'assunzione
di “una perizia indipendente, ovvero al di fuori dei servizi cantonali",
volta ad appurare le capacità genitoriali sue e di CO 2, postulando inoltre l'interrogatorio
formale di quest'ultimo e riservandosi, se del caso, di chiedere l'audizione di
curatrice __________, di __________ della __________, di __________ del Servizio
sociale di __________ e dell'estensore del rapporto allestito il 30 settembre
2005 dal __________ di __________. Richiama, infine, alcuni incarti della
Pretura del Distretto di Lugano. Le richieste di prova vanno esaminate singolarmente.

 

                                         a)  Accertata
la tempestività dell'appello (consid. 1), non vi è alcuna necessità di “ispezionare
gli uffici postali”. Per quanto attiene ai richiami, già si è detto (consid. 2)
che questa Camera è in possesso degli atti completi della Commissione tutoria regionale
fino al più recente appello. Ciò consente di avere una visione esauriente della
vertenza, tanto più che gli stessi contengono anche le decisioni delle autorità
superiori, sicché non si ravvisa la necessità di richiamare incarti dall'Autorità
di vigilanza. Quanto ai fascicoli della Pretura, l'esito del procedimento è noto,
giacché la relativa decisione è stata prodotta con l'appello. Che i carteggi
contengano altri documenti utili ai fini del presente giudizio non è preteso
neppure dall'interessata. 

 

                                         b)  In
merito alle testimonianze che l'appellante si è riservata di assumere – senza del
resto attuare tale proposito – basti rilevare ch'essa non spiega quale utilità
avrebbe una nuova audizione in appello di __________ e di __________ o una deposizione
della responsabile del punto d'incontro __________, o ancora una delucidazione
orale del rapporto reso dal Servizio sociale di __________. Altrettanto vale
per l'interrogatorio formale di CO 2, i cui scopi – una volta ancora – nemmeno
sono stati accennati dall'appellante. 

 

                                         c)  Sull'opportunità
di una “perizia indipendente” volta ad appurare le capacità genitoriali degli
interessati – infine – è possibile che CO 2 sia intervenuto insistentemente presso
i servizi coinvolti in tale valutazione. Se non che, mal si comprende perché un
professionista del settore privato sarebbe meglio tutelato di un collaboratore del
servizio pubblico di fronte a eventuali pressioni. Né l'appellante spiega,
concretamente, dove tragga i dubbi sulla parzialità di tali servizi e, in particolare,
su cosa poggi la contestazione del rapporto reso dal Servizio sociale di __________.
Per il resto essa dimentica che, allo stato attuale, la questione dell'idoneità
di CO 2 ad assumere l'autorità parentale sulla figlia è prematura: la scelta
fra la nomina di un tutore o il trasferimento dell'autorità parentale su V__________
al padre (art. 298 cpv. 2 CC) sarà oggetto, se del caso, di ulteriore decisione.
Non è il caso pertanto di approfondire già in questa sede tale aspetto.                       

                                   4.   I
genitori, in considerazione del bene del figlio, ne dirigono le cure e l'educazione
e, riservata la sua capacità, prendono le decisioni necessarie (art. 301 cpv. 1
CC). L'autorità parentale è il potere dei genitori di prendere tutte le
decisioni necessarie per il figlio; essa costituisce la base giuridica per l'educazione
e la rap­presentanza di lui, come pure per l'amministrazione dei suoi beni (Hegnauer, Grundriss del Kindesrechts, 5a
edizione, pag. 180,   n. 25.02). Se i genitori non sono
sposati, l'autorità parentale pertiene, di regola, alla sola madre (art. 298
CC). Giusta l'art. 311 cpv. 1 CC “se altre misure di protezione del
figlio [quelle degli art. 307 segg.] sono rimaste infruttuose o sembrano a
priori insufficienti, l'autorità di vigilanza sulle tutele priva i genitori
della loro autorità quando per inesperienza, malattia, infermità, assenza o
analoghi motivi non sono in grado di esercitarla debitamente” (n. 1), oppure
“quando i genitori non si sono curati seriamente del figlio o hanno violato gravemente
i loro doveri nei suoi confronti” (n. 2). 

                                   5.   In
concreto l'Autorità di vigilanza, dopo aver ripreso le deposizioni della
(precedente) curatrice __________ e di __________ del Servizio sociale di __________
che si esprimevano in favore del conferimento al padre dell'autorità parentale,
ha rammentato i passati rapporti di V__________ con la madre, privata della custodia
parentale perché – soprattutto – anteponeva i suoi bisogni personali a quelli
della bambina, non rispettando quasi mai gli orari del diritto di visita e
infrangendo più volte il divieto di farla incontrare con la nonna. Essa ha
soggiunto che in seguito la situazione non era cambiata, perdurando espressioni
di un limitato interesse e di grave trascuratezza educativa della madre nei confronti
di V__________, oltre a una incapacità di riconoscere difficoltà e limiti nell'affrontare
realisticamente i problemi e le necessità della figlia, tanto da portarla a
dire con leggerezza e immaturità – dopo anni di collocamento dal padre – che
con lei la ragazza starebbe meglio e che “anche se la vedo poco mi sembra sia
abbastanza attaccata a me, perciò non ritengo sia un problema se venisse ad
abitare con me”. Ben difficilmente – ha concluso l'Autorità di vigilanza –
appariva possibile intervenire con misure meno incisive della privazione dell'autorità
parentale.   

 

                                   6.   L'appellante
sostiene anzitutto che la decisione impugnata deve essere dichiarata nulla,
rispettivamente annullata, l'Autorità di vigilanza avendo violato l'obbligo
posto dall'art. 15 LPAmm di nominarle un patrocinatore d'ufficio. Essa spiega
che dopo l'8 aprile 2004 non era più assistita da un legale e che, malgrado la
rilevanza del procedimento, non è stata invitata a munirsi di un nuovo patrocinatore
né gliene è stato nominato uno d'ufficio, benché fosse palesemente incapace di
discutere la propria causa. Evidenzia che tutti gli atti istruttori, compresa
la propria audizione, sono avvenuti senza che fosse patrocinata e debbono
pertanto essere annullati e la causa ritornata all'Autorità di vigilanza per
nuova istruttoria. In subordine, chiede che l'istruttoria venga esperita in
appello. 

 

                                         a)   Per
l'art. 15 cpv. 3 prima frase LPAmm – applicabile davanti all'Autorità di vigilanza
per il rinvio dell'art. 21 LTC – se nella procedura di ricorso una parte si dimostra
incapace di discutere la propria causa, l'autorità giudicante deve designarle
un patrocinatore d'ufficio scelto fra gli avvocati del Cantone. Ancorché l'incapacità
di discutere la propria causa debba essere ravvisata con minor rigore in campo
amministrativo dato il carattere meno formale del procedimento, la complessità
della vertenza e il diritto di essere sentito, in particolare il principio
della parità delle armi, possono imporre la nomina di un patrocinatore d'ufficio
anche nelle procedure – come in concreto (consid. 1) – non ricorsuali, conformemente
ai suddetti principi costituzionali (Borghi/Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 5 ad art. 15).
Giova pertanto ispirarsi alla giurisprudenza sviluppata in ambito civile che si
attiene ai medesimi precetti.  

 

                                         b)   Ora
questa Camera ha già avuto modo di ricordare che ogni persona avente l'esercizio
dei diritti civili può procedere in lite con atti propri (art. 38 cpv. 1 CPC ;
v. per il procedimento amministrativo l'art. 15 cpv. 1 LPAmm). La capacità processua­le
comprende invero la facoltà di compiere personalmente tutti gli atti di causa
(art. 39 cpv. 1 CPC). Nel Ticino, come in tutto il resto della Svizzera, le
parti non sono tenute a farsi patrocinare in giudizio, obbligo che invece
esiste in Germania e in Italia per la maggior parte dei procedimenti civili. Solo
quando ritiene che una persona non sia capace di proporre e di discutere con la
necessaria chiarezza la propria causa, il giudice – o l'autorità –  la diffida a
munirsi di un patrocinatore, con la comminatoria della nomina di un avvocato d'ufficio
(art. 39 cpv. 2 CPC, applicabile per analogia in sede amministrativa Borghi/Corti, loc. cit.). 

 

                                                Rimane
il fatto che tale provvedimento configura una restrizione della capacità
processuale e deve giustificarsi alla luce di particolari circostanze,
oggettive e soggettive. Che una parte rimanga sprovvista di un avvocato ancora
non significa, quindi, che essa debba essere diffidata a dotarsi di un legale.
Se così fosse, la capacità di compiere personalmente tutti gli atti processuali
sarebbe svuotata di senso. Determinante è la ponderazione delle capacità
personali della parte per rapporto al grado di difficoltà che la causa
presenta, considerato anche lo stadio in cui il processo si trova. Una parte
può apparire incapace di difendersi – ad esempio – per insufficienti cognizioni
giuridiche, ma anche per malattia, incapacità di provvedere a sé medesima o per
il suo contegno sconveniente, che turba l'ordine del processo. La situazione va
apprezzata di caso in caso (per il procedimento civile: RtiD II-2005, pag. 669
n. 6c).

 

                                         c)   Dagli
atti risulta che l'istanza di privazione dell'autorità parentale presentata da CO
 2 l'11 marzo 2004 è stata intimata all'appellante per il tramite dell'avv.
__________, allora sua patrocinatrice (doc. 1 a tergo). Il 30 marzo 2004 quest'ultima ha postulato, e ottenuto, una proroga del termine per inoltrare l'allegato
di risposta motivata dall'“impossibilità di conferire tempestivamente” con la
sua assistita (doc. 7). L'8 aprile successivo la legale ha ribadito all'Autorità
di vigilanza di non aver potuto raggiungere la cliente, contestando nondimeno l'istanza
di CO 2 (doc. 4). Lo stesso giorno essa ha poi rinunciato al mandato, spiegando
di non aver potuto conferire con la cliente “nonostante vari tentativi di
rintracciarla sia per telefono che tramite posta raccomandata”, sicché non le
era possibile tutelarne gli interessi (allegato al doc. 4). La stessa AP 1, in occasione della sua audizione del 12 luglio 2004, ha confermato di essere al corrente della
procedura nei suoi confronti ma di non “aver avuto tempo né di scrivere personalmente
e nemmeno di andare da un avvocato” perché impegnata con la scuola di assistente
di cure (doc. 22 all'inizio).

 

                                         d)  Ora,
a prescindere dalla capacità della parte di difendersi da sola, l'autorità giudicante
non è tenuta a nominare un patrocinatore d'ufficio in sostituzione di quello di
fiducia che ha rinunciato al mandato perché il cliente rifiuta di collaborare
alla difesa (Coc­chi/Trezzini, CPC
ticinese commentato e massimato, Lugano 2000, n. 16 e nota 172 ad art. 39 con
rimandi). Il patrocinio d'ufficio, infatti, non si giustifica se per libera scelta
la parte si disinteressa manifestamente del processo e non vuole difendersi (Cocchi/ Trezzini, op. cit., appendice
2000/ 2004, n. 36 e nota 63 ad art. 39 con rimandi; v. anche I CCA,
sentenza inc. 11.2006.69 del 18 luglio 2006). E nella fattispecie l'appellante
non ha palesato particolare interesse per la procedura avviata nei suoi
confronti, evitando ogni contatto, foss'anche telefonico, con la sua
patrocinatrice di fiducia che per quasi un mese ha tentato invano di
raggiungerla. In circostanze siffatte, pertanto, l'Autorità di vigilanza poteva
legittimamente ritenere che l'interessata si fosse disinteressata del procedimento
e non volesse più difendersi attivamente. Già per tale motivo la nomina di un
patrocinatore d'ufficio non s'imponeva.

 

                                         e)   L'appellante
sostiene poi che l'autorità di vigilanza non poteva non considerarla come
persona incapace di discutere la propria causa. Ora, che l'interessata fosse in
grado di compiere personalmente i necessari atti del procedimento poteva –
invero – apparire dubbio. Ma l'Autorità di vigilanza non aveva ragioni di ritenere
che la stessa fosse finanche incapace di cercarsi, volendo, un nuovo patrocinatore
di fiducia. Né l'appellante potrebbe sostenere il contrario, se solo si considera
che sia in precedenza sia nel quadro del presente appello essa ha conferito
autonomamente mandato ai suoi legali (doc. C-F, K prodotti con l'appello). Inoltre
l'interessata era al corrente del procedimento e del suo scopo (doc. 22 all'inizio),
illustratole anche dalla curatrice della figlia (doc. 6). Non potevano pertanto
esserci fraintendimenti sulle conseguenze del suo disinteresse. E, in effetti, l'appellante
neppure contesta, né tenta di spiegare, la sua passività. Ciò posto,
rimproverare all'Autorità di vigilanza di non aver fatto capo a una norma d'eccezione
come l'art. 15 cpv. 3 LPAmm nelle circostanze descritte non è serio. 

 

                                         f)   L'appellante
evidenzia altresì che la gravità stessa della domanda di giudizio imponeva l'assistenza
di un legale. CO 2 ritiene – per contro – che la presenza di un legale non
avrebbe mutato nulla, già per il fatto che l'Autorità di vigilanza applica il
principio inquisitorio. Invero, il Tribunale federale ha avuto modo di precisare,
nel quadro di un ricorso di diritto pubblico per diniego del beneficio del gratuito
patrocinio, che la circostanza che l'autorità applichi il principio
inquisitorio non è determinante quando in gioco sono interessi primari della parte
(nel caso concreto la revoca della privazione della custodia parentale: DTF 130
I 180). E che la privazione dell'autorità parentale sia una questione di
interesse primario è indiscutibile. Ciò non toglie, tuttavia, che l'interessata
si sia disinteressata del procedimento già quando era assistita da una legale
di fiducia, al punto da indurre quest'ultima a recedere dal mandato. Non è dato
di vedere come un patrocinatore d'ufficio avrebbe potuto adempiere al proprio
incarico in siffatte circostanze.

 

                                         g)  L'interessata
si duole di non aver beneficiato dell'assistenza di un legale nella fase
istruttoria. Al riguardo basterebbe ribadire che, visto il suo manifesto disimpegno,
un patrocinatore d'ufficio con ogni verosimiglianza non avrebbe potuto essere
di aiuto. Volendo da ciò prescindere, va evidenziato che l'Autorità di vigilanza
ha proceduto all'audizione dei genitori di V__________, della curatrice e del
responsabile del collocamento senza la presenza della legale di CO 2, e ha
assunto i rapporti del Servizio sociale di __________ e del punto d'incontro d'ufficio,
senza intervento del legale di controparte (doc. 22-27). Dal profilo della parità
delle armi, pertanto, non si può dire che CO 2 abbia tratto vantaggi dal fatto
che l'appellante non fosse assistita da un legale durante l'istruttoria. Per di
più, neppure l'appellante medesima indica in che modo un patrocinatore avrebbe
potuto intervenire ed esserle di ausilio. Come si è visto sopra (consid. 3),
infatti, essa non spiega concretamente quali ulteriori mezzi di prova utili ai
fini del giudizio il suo patrocinatore avrebbe potuto indicare, o quali altre
domande avrebbe potuto porre alle persone già sentite dall'autorità di
vigilanza, o quali chiarimenti avrebbe potuto ottenere dai responsabili che
hanno allestito il rapporto del punto di incontro o del Servizio sociale. Anche
da tale profilo la sua doglianza si rivela fine a sé stessa.      

 

                                         h)  In
definitiva, nella misura in cui l'appellante si duole della mancata nomina di
un patrocinatore d'ufficio da parte dell'Autorità di vigilanza, chiede l'accertamento
della nullità rispettivamente la pronuncia dell'annullamento della decisione impugnata
e il rinvio degli atti alla medesima autorità per nuova istruttoria e nuova decisione,
il suo appello è destinato all'insuccesso. Quanto alla richiesta di esperire l'istruttoria
in appello, già si è detto sopra (consid. 3).

 

                                   7.   L'appellante
lamenta altresì che “la presente procedura si inserisce in una serie impressionante
di iniziative poste in atto” dal padre di V__________, dettate da risentimento
per il grave reato di cui è stata vittima la figlia, ma per il quale essa non
ha responsabilità alcuna. Ribadisce che, patrocinata da un legale, ha sempre
ottenuto decisioni a lei favorevoli, menziona al proposito quelle dell'Autorità
di vigilanza del 19 febbraio 1999, 5 novembre 1999 e 16 ottobre 2001 e la
sentenza di questa Camera del 12 luglio 2000 (doc. C, D, E, F),
stigmatizza l'insistenza di CO 2 a volerla privare, ciò malgrado, dell'autorità
parentale, e imputa l'esito della procedura in esame – una volta ancora – all'assenza
di un patrocinatore. Per vero, non risulta che l'Autorità di vigilanza abbia
fondato la propria decisione su motivazioni soggettive di CO 2 o che abbia
accollato alla madre una qualche responsabilità per i fatti incresciosi di cui
la bambina è stata vittima. Del resto la privazione dell'autorità parentale non
dipende da eventuali colpe del genitore ma da un'incapacità obiettiva e durevole
(Hegnauer, op. cit., pag. 217 n.
27.46). Quanto alle decisioni precedenti, l'Autorità di vigilanza ha
evidenziato – giustamente – che da allora le circostanze sono mutate, sia per
il fatto che all'epoca la bambina era collocata in un istituto e seguita da numerosi
specialisti sicché l'esercizio dell'autorità parentale da parte della madre non
pareva poter arrecare un danno alla minore, sia perché le relazioni fra madre e
figlia sono in seguito ulteriormente peggiorate. Non giova quindi all'appellante
insistere nel sostenere che l'esito a lei sfavorevole della decisione impugnata
sia dovuto, almeno in parte, all'assenza di un patrocinatore.  

 

                                   8.   L'interessata
afferma che i riferimenti fatti dall'Autorità di vigilanza agli abusi subiti da
V__________ gettano inutili ombre e discredito su di lei e i suoi familiari,
allorquando l'unico responsabile, condannato per quei gravi episodi, è il
cognato, la condanna nei confronti della nonna materna per favoreggiamento e
falsa testimonianza non essendo ancora passata in giudicato. Si duole inoltre
che l'Autorità di vigilanza abbia sposato esclusivamente le tesi di CO 2
allorquando avrebbe dovuto maggiormente tutelare lei, preoccupandosi di
nominarle un patrocinatore. Ora, la privazione della custodia parentale non
poggia né su quanto patito dalla figlia né su comportamenti tenuti dalla madre
o da altri parenti in quelle tragiche circostanze. L'Autorità di vigilanza ha rimproverato
invece alla madre di aver portato la bambina dalla nonna materna durante l'esercizio
del diritto di visita malgrado il divieto della Commissione tutoria regionale e
di aver inopportunamente discusso con V__________ del processo penale alla
nonna. 

                                         Avesse inteso censurare tale imposizione, l'interessata avrebbe
dovuto contestarla a suo tempo. Peraltro essa non nega di aver trasgredito al
divieto, né contesta che con i suoi discorsi possa aver seriamente turbato la
figlia. Che la sentenza di condanna pronunciata nei confronti della nonna
materna non fosse ancora passata in giudicato al momento della decisione dell'Autorità
di vigilanza, nulla sussidia pertanto ai fini del giudizio (sopra, consid. 2). 

 

                                   9.   L'appellante
rievoca poi gli inizi della sua relazione con il padre di V__________, la sua
giovane età al momento della nascita della figlia  e le difficoltà incontrate
per ottenere la sottoscrizione di una convenzione di mantenimento, ben un anno
dopo. Sostiene che la capacità genitoriale di CO 2 non è mai stata giudicata in
modo positivo, tant'è che la stessa Autorità di vigilanza ha previsto, in
alternativa al trasferimento dell'autorità parentale al padre, la designazione
di un tutore. CO 2 obietta che V__________ vive nel suo nucleo famigliare ormai
da quattro anni, dove ha trovato un suo nuovo equilibrio, per cui il mantenimento
dell'autorità parentale all'appellante è del tutto ingiustificato. Contesta di
non aver prontamente assunto le proprie responsabilità di mantenimento nei
confronti della figlia e sottolinea – viceversa – che la madre non ha versato
nulla fino al maggio del 2005.

 

                                         a)  In
realtà l'Autorità di vigilanza non si è affatto pronunciata sulle capacità di CO
2, bensì si è limitata a ricordare quanto prescritto dall'art. 298 CC. È
pertanto la legge stessa che impone alle autorità tutorie di valutare
preventivamente se il trasferimento dell'autorità parentale al padre corrisponde
al bene del figlio (Schwenzer in:
Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 3 ad art. 298). Come sottolineato
anche da CO 2, tale decisione compete alla Commissione tutoria regionale e non
all'Autorità di vigilanza che è invece competente per pronunciare la privazione
dell'autorità parentale (art. 7 lett. q e art. 11 lett. i del Regolamento d'applicazione della legge sull'organizzazione
e la procedura in materia di tutele e curatele). 

 

                                         b)  In
concreto si tratta pertanto unicamente di accertare se vi siano gli estremi per
privare l'appellante dell'autorità parentale sulla figlia. La questione delle
capacità genitoriali di CO 2 è, come detto, prematura e andrà se del caso   approfondita
in un'ulteriore procedura, nel quadro della     quale si potranno valutare le
difficoltà e le preoccupazioni  sollevate più recentemente dalla curatrice e
dal responsabile del punto d'incontro in merito al collocamento di V__________
nel nucleo familiare paterno (allegato 2 al doc. 4 e doc. 5 nell'inc. 11.1999/ R.129.2008
dell'Autorità di vigilanza, relativo all'inc. 11.2009.44). In quella sede
andranno pure esaminate e valutate le risultanze dell'inchiesta commissionata
all'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di __________ sul modo in cui V__________
viene accudita, così come il rapporto richiesto allo __________ appunto sulle
capacità genitoriali del padre nei confronti di V__________ (sopra, lett. G in
fondo). Quanto alle vicissitudini che l'appellante ha dovuto affrontare al momento
della nascita di V__________, possono certo suscitare comprensione, ma nulla
mutano al fatto che criterio determinante resta – in ogni caso – il bene del figlio.

 

                                10.   L'appellante
nega, infine, che rispetto a quanto accertato nelle precedenti decisioni la sua
situazione sia peggiorata a tal punto da giustificare la privazione dell'autorità
parentale sulla figlia o imporre la sorveglianza dei diritti di visita. Si
duole che da un'iniziale privazione della custodia per un periodo limitato a
sei mesi la misura sia stata protratta per oltre tre anni. Evidenzia – per
contro – che negli ultimi tempi la sua situazione è migliorata, giacché ha
conseguito un diploma di assistente di cura (settembre 2004), ha trovato lavoro
per il __________ di __________ (novembre 2004), si è sposata (febbraio 2005) e
vive in un appartamento confortevole, tanto che CO 2 ha immediatamente avanzato pretese per il mantenimento di V__________. Quest' ultimo obietta che
fin dalla nascita di V__________ l'appellante ha dimostrato carenze nel suo
ruolo di madre, afferma che la totale incapacità genitoriale di lei permane, e
contesta di aver richiesto una partecipazione finanziaria al mantenimento della
bambina a fini puramente vessatori. 

 

                                         a)  Che
al momento dell'emanazione della decisione impugnata la situazione professionale
e famigliare dell'appellante fosse in via di miglioramento è senz'altro possibile.
Sennonché, rispetto al 2000, la
relazione della madre con V__________ si era ulteriormente deteriorata, tant'è
che il diritto di visita era stato ridotto a due sole ore ogni quindici giorni,
in forma sorvegliata. Inoltre, secondo il referto del Servizio sociale di __________,
l'interessata presentava chiari “limiti nell'essere consapevole, comprendere e
rispondere ai bisogni della figlia” (doc. 26 pag. 2). Anche la curatrice aveva
espresso l'opinione che V__________ “nel futuro o diverrà la mamma di sua mamma
o la rifiuterà completamente” (doc. 23, pag. 1), mentre il responsabile del
collocamento aveva affermato che AP 1 realizzava i propri desideri prima di
quelli della figlia, a suo parere trascurandola (doc. 23 pag. 2 a metà). In generale sia la curatrice, sia le responsabili del punto d'incontro, sia il Servizio
sociale sottolineavano la necessità di sostenere la figlia nella relazione con
la madre (doc. 23, pag. 1 in basso; doc. 25 pag. 2; doc. 26 pag. 2 in basso). 

 

                                         b)  Da
parte sua l'appellante non sembrava essere consapevole di tali difficoltà, tant'è
che non si spiegava il motivo della riduzione dei diritti di visita e non
riteneva che contatti così sporadici con la figlia potessero essere d'ostacolo
a un rientro della stessa presso il suo nucleo familiare, riconducendo a mere
questioni finanziarie le ragioni che, a suo tempo, avevano portato alla
decisione di privarla della custodia (doc. 22 pag. 1 verso il basso). Né essa
dimostrava di curarsi seriamente della sorte della figlia, se si considera che
aveva anteposto le proprie – ancorché legittime – esigenze di formazione, al
procedimento che l'avrebbe privata dell'autorità parentale. In circostanze
siffatte, a ragione l'Autorità di vigilanza ha concluso che, rispetto al
momento in cui aveva statuito la prima volta, la situazione era ulteriormente
peggiorata, giacché i vari servizi coinvolti concordavano sul fatto che l'idoneità
dell'appellante ad assolvere il suo ruolo genitoriale era più che dubbia e tale
situazione, che si era incancrenita con il passare degli anni, appariva ormai consolidata.
 

 

                                         c)  È
vero che dalle risultanze della procedura sfociata poi nel decreto di stralcio
del 21 agosto 2009 (inc. 11.2009.44) risulta un'evoluzione positiva della
situazione professionale e familiare dell'appellante, con il suo reinserimento
nel mondo del lavoro in qualità di assistente di cura diplomata, il matrimonio
nel febbraio del 2005 e la nascita di un'altra figlia, A__________, nel
settembre del 2007. E anche lo svolgimento del diritto di visita a V__________ ha
fatto registrare un miglioramento, tant'è che dall'ottobre del 2008 è stato
esteso ed esercitato in forma libera (sopra, consid. G). Se non che ad essere
determinanti nell'esame degli elementi oggettivi atti a comprovare l'incapacità
del detentore dell'autorità parentale di esercitarla in modo corretto, sono le
circostanze esistenti al momento della decisione (Hegnauer, op. cit., pag. 217 n. 27.46). Le misure di
protezione del figlio, poi, devono essere adeguate alla nuova situazione ogni
qualvolta le condizioni siano mutate ed essa necessiti, in una certa misura, di
un pronostico in merito all'evoluzione delle circostanze determinanti (art. 313
CC; DTF 120 II 386 consid. 4d). 

 

                                         d)  In
concreto, dal rapporto d'ascolto della minore allestito da __________ il 6 ottobre
2010 su incarico del giudice delegato l'evoluzione positiva non si può dire che
sia continuata anche successivamente. Il professionista incaricato dell'ascolto,
nella sua valutazione conclusiva, ha affermato che "per V__________ la situazione
è chiara. La mamma non è degna di fiducia, non è mai riuscita ad avere una
relazione con lei, continua a parlare male del padre, vorrebbe addirittura che
fosse collocata in un centro educativo per minorenni (…). V__________ esprime
completa fiducia nel padre (e nella moglie __________) e sarebbe quindi lieta
se il papà fosse nelle condizioni di decidere tutto lui (oltre ad avere
l'affido)". In definitiva, quelle che possono anche essere state delle circostanze
suscettive di propiziare un rapporto più costruttivo e improntato alla
positività fra madre e figlia – indicative sotto certi aspetti dell'inizio di
una migliore consapevolezza e maggior coinvolgimento della madre nei rapporti
con V__________ – non hanno avuto il seguito atteso. Il citato rapporto
sull'ascolto evidenzia proprio come per la figlia la relazione con la madre sia
stata vissuta, anche ultimamente, con negatività, diffidenza e fastidio.          

 

                                         e)  Ciò
posto, allo stato attuale delle cose, non ci sono elementi che possano portare
a ritenere il provvedimento adottato dall'Autorità di vigilanza come inadeguato
e non più proporzionato. Il forte risentimento che AP 1 continua a nutrire
verso CO 2 e la moglie di lui, come pure la perdurante limitata capacità della
madre di cogliere i vissuti e i bisogni della figlia, non consentono di
concludere ch'essa possa ora esercitare con successo e nell'interesse di V__________
le prerogative connesse con l'autorità parentale (art. 301 cpv. 1 CC). I sentimenti
di estraneità che continuano ad essere presenti nel rapporto tra madre e figlia
mal si conciliano infatti con la necessità di discutere con V__________ le
scelte importanti per la sua formazione scolastica e professionale o la sua
salute, rispettivamente con l'assolvimento di compiti in materia di collaborazione
con i docenti, le istituzioni pubbliche o di aiuto alla gioventù, e più in
generale con la promozione di relazioni con terzi, prendendo le decisioni più
opportune. In definitiva l'appello si rivela infondato ed è quindi destinato
all'insuccesso. 

                                                                                                                           

                                11.   La
sentenza odierna impone una chiosa di natura giuridica. Come si è detto, con
decisione del 10 ottobre 2000 la Delegazione tutoria di __________ ha collocato
la bambina nel nucleo famigliare di CO 2, ha affidato la custodia al padre lasciando l'autorità parentale alla madre (consid. C). Sennonché, la custodia parentale
può unicamente essere trasferita a un terzo nell'ambito dell'istituzione di una
tutela con l'insieme dei poteri decisionali concernenti il figlio. Quando, come
nella fattispecie, il genitore conserva l'autorità parentale, ma si vede
privato della custodia parentale, questa può unicamente essere assegnata all'autorità
tutoria (DTF 128 III 9). Nel'ambito dell'accertamento dell'idoneità genitoriale
di CO 2 la Commissione tutoria regionale avrà cura di considerare la questione.

 

                                12.   Gli oneri processuali, comprese le spese dovute all'ascolto della
minorenne, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà
alla controparte, che ha introdotto osservazioni per il tramite di un
patrocinatore, un'adeguata indennità per ripetibili. 

                                         

                                         Quanto alla
richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante il 12 dicembre
2005, nella misura in cui essa ha provveduto a versare, il 23 novembre 2005, l'anticipo richiesto per tasse e spese, la sua domanda è finanche priva d'oggetto. Quanto al
gratuito patrocinio, giova ricordare che per l'art. 15 cpv. 1 Lag la domanda di
assistenza giudiziaria non ha effetto retroattivo e, fatti salvi i necessari
accertamenti preliminari, può riferirsi solo agli atti compiuti dal legale dopo
la presentazione della medesima. E dopo il 12 dicembre 2005 il patrocinatore
dell'appellante non ha più svolto alcuna prestazione apprezzabile, essendo rimasto
semplicemente in attesa dell'emanazione del giudizio. Per tacere del fatto poi
che l'appello non denotava, sin dall'inizio, alcuna concreta possibilità di
accoglimento (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Nelle circostanze descritte il
beneficio dell'assistenza giudiziaria non può entrare in considerazione.

 

                                13.   Circa
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio il ricorso in materia civile è
ammissibile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 7 LTF) senza riguardo a questioni di
valore. 

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la decisione impugnata è confermata.                                      

 

                                   2.   Gli oneri
d'appello consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr.     350.–

                                         b)  costi di ascolto        fr.    700.–

                                         c)   spese                       fr.       50.–

                                                                                fr.   1100.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 2000.– per
ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria formulata da AP 1 è respinta. 

 

                                   4.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –;

  –.,.

   

  

                                         Comunicazione:

                                   –
 Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele;

                                         –;

                                         –,. 

                                         

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il vicepresidente                                                    La
segretaria

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli
art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il
valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.