# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea7788f2-3df5-52f0-b25f-fddfd9542210
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-08-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 27.08.2013 17.2013.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-39_2013-08-27.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.39

  17.2013.180

  	
  Locarno

  28 agosto 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 27 dicembre 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1

  rappr. dall' DI 1  

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 18 dicembre 2012 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 7
marzo 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa n. 4832/2010 dell’8 novembre 2010, il
procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di:

 

-  tratta di essere umani, per avere, a __________, nel corso
del mese di maggio/giugno 1998, agendo in correità con __________, __________, __________,
__________, __________, come offerente, intermediario o destinatario, fatto
commercio di un essere umano a scopo di sfruttamento sessuale e meglio per
avere messo a disposizione la sua quota parte di socio della __________ di
complessivi CHF 10'000.-, consegnata a __________, affinché quest’ultima
reclutasse in __________ 5/6 ragazze, le accompagnasse, anticipando le spese
del viaggio, in Ticino presso il __________, dove dovevano dedicarsi
all’esercizio della prostituzione, come poi effettivamente verificatosi;

 

-  ingiuria, per avere, in data 20 maggio 2009, verso le ore
22’00, a __________, nel piazzale della discoteca __________, nel corso di una
discussione, tacciandolo di “ladro e viscido”, offeso l’onore di ACPR 1;

 

-  omissione della contabilità, per avere, a __________ e in
altre località, nel periodo ottobre 2008-giugno 2009, nella sua qualità di
amministratore unico della __________, dichiarata fallita dalla Pretura del
Distretto di __________ in data 26 giugno 2009, omesso di allestire il bilancio
e di tenere regolarmente i libri contabili, violando in tal modo il dovere
impostogli dalla legge ed impedendo di rilevare la situazione patrimoniale.

                                         Il
procuratore pubblico ha pertanto proposto la condanna di AP 1 alla pena
pecuniaria - sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni - di
fr. 18'900.- (corrispondente a 90 aliquote giornaliere da fr. 210.-), da
dedursi il carcere preventivo sofferto (di giorni 24), nonché alla multa di fr.
1’000.-, a valere quale pena parzialmente aggiuntiva alla pena pecuniaria di 45
aliquote giornaliere da fr. 50.- decretata nei suoi confronti il 22 agosto 2007
dal Bezirksstatthalteramt Sissach. Per quanto concerne quest’ultima pena, il
procuratore pubblico ha proposto di rinunciare alla revoca del beneficio della
condizionale e di limitarsi ad un ammonimento formale giusta l’art. 46 cpv. 2
CP. Il magistrato d’accusa ha infine proposto il rinvio della parte civile (ora
accusatore privato) ACPR 1 al competente foro per le sue pretese di natura
civile.

AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione contro il decreto di accusa.

                                  B.   Dopo il dibattimento, con sentenza 13/18 dicembre 2012, il giudice
della Pretura penale, statuendo sull’opposizione, ha confermato le imputazioni
contenute nel decreto d’accusa. In applicazione della pena egli ha pertanto
condannato AP 1 alla pena pecuniaria - sospesa condizionalmente per un periodo
di prova di 2 anni - di fr. 14'700.- (corrispondente a 70 aliquote giornaliere
da fr. 210.-), da dedursi il carcere preventivo sofferto, nonché alla multa di
fr. 1’000.-, a valere quale pena parzialmente aggiuntiva alla pena pecuniaria
decretata nei suoi confronti il 22 agosto 2007 dal Bezirksstatthalteramt
Sissach.

Il primo giudice ha inoltre confermato la rinuncia alla revoca della
sospensione condizionale concessa a detta pregressa condanna nonché il rinvio
dell’accusatore privato ACPR 1 al foro civile per le sue pretese di
corrispondente natura. Il pretore ha infine posto a carico di AP 1 gli oneri
processuali di complessivi fr. 1'090.- e ha assegnato alla parte civile fr.
500.- a titolo di ripetibili senza indicarne il soggetto gravato.

                                  C.   In data 27 dicembre 2012 AP 1 ha presentato annuncio di appello
contro la sentenza pretorile che ha confermato, il 7 marzo 2013, con
dichiarazione scritta d’appello in cui ha precisato di impugnare l’intera sentenza,
postulando la sua completa assoluzione nonché l’annullamento del dispositivo
relativo alle ripetibili assegnate dal pretore all’accusatore privato ACPR 1.

                                  D.   Ottenuto l’accordo delle parti allo svolgimento del procedimento
in procedura scritta, con decreto 22 maggio 2013, la presidente di questa Corte
ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per la presentazione della
motivazione scritta della dichiarazione d’appello (art. 406 cpv. 3 CPP). In
tale motivazione, presentata il 12 giugno 2013, oltre a ribadire la sua
richiesta di assoluzione, l’appellante protesta tasse, spese e ripetibili.

 

                                  E.   Senza
formulare osservazioni, con scritto 18 giugno 2013, la Pretura penale ha comunicato di rimettersi al giudizio di questa Corte.

Con osservazioni 26 giugno 2013 rispettivamente 8 luglio 2013, di cui si dirà
se del caso nei considerandi di diritto, il procuratore pubblico e l’accusatore
privato ACPR 1 chiedono la reiezione dell’appello e la conferma dell’impugnato
giudizio.

L’accusatore privato chiede, inoltre, che gli oneri processuali del presente
giudizio siano integralmente posti a carico dell’imputato e che questi sia
condannato a rifondergli un adeguato importo a titolo di ripetibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerando

in diritto:                        

                                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto
contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in
parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile
censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per
estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la
sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una
cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi
della sentenza di prime cure.

Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto
modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF del 12 luglio 2012, inc. 6B_715/2011,
consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF del 21 gennaio 2013, inc. 6B_404/2012, consid. 2.1; cfr.,
inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale
svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7,
pag. 766; STF del 21 gennaio 2013, inc. 6B_404/2012, consid. 2.2).

                                   2.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il
giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di
prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti irrilevanti, manifesti, noti
all’autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo giuridico non sono
oggetto di prova.

                                   3.   Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le
prove secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento.

Come precisato dai commentatori, il principio della libera valutazione delle
prove non significa che i fatti possano venire accertati secondo il “buon
volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso significa,
invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte
riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di
un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli
elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico senza
essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di
prova (Bernasconi, in Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 15
e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 4 e 5, pag.
23; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand, Code de procedure pénale suisse,
Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117
Ia 401 consid. 1c.bb). Semplicemente, dunque, il principio della libera
valutazione delle prove significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di
prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha, di principio, maggior
valore probante di quella di una persona informata sui fatti o di quella dello
stesso imputato o di quella della parte lesa (Piquerez/Macaluso, Procédure
pénale suisse, 3a edizione, Ginevra 2011, n. 574 e segg.;
Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a edizione,
Basilea 2005, ad § 54 n. 3; STF del 23 aprile 2010, inc. 6B_1028/2009; STF del
10 maggio 2010, inc. 6B_10/2010; STF del 28 giugno 2011, inc. 6B_936/2010). Il
giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta
forza di convincimento - valutata in modo approfondito e oggettivo - di un
determinato mezzo di prova (Bernasconi, in op. cit., ad art. 10, n. 23, pag.
49; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in
Basler Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 58, pag.
173).

                                   4.   Il principio della presunzione d’innocenza - garantito dagli art. 32
cpv. 1 Cost., 6 § 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv.
1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica
accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice penale
non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando,
dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi sull’accertamento
dei fatti, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la
fattispecie medesima (DTF 127 I 38 consid. 2a; DTF 124 IV 86 consid. 2a; DTF
120 Ia 31 consid. 4b; STF del 13 maggio 2008 inc. 6B.230/2008, consid. 2.1.;
STF del 19 aprile 2002 inc. 1P.20/2002, consid. 3.2). In questi casi - così
come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla
situazione più favorevole all’imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; DTF 124 IV 86
consid. 2a; DTF 120 Ia 31 consid. 4b; STF del 29 luglio 2011 inc. 6B_369/2011
consid. 1.1; STF del 13 giugno 2008 inc. 6B_235/2007 consid. 2.2; Tophinke, in
Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 81, pag. 181; Wohlers,
Kommentar zur schweizerischen Strafprozessordnung (StPO), Zurigo 2010, ad art.
10, n. 13, pag. 81; Verniory, in Commentaire romand, Code de procédure pénale
suisse, Basilea 2011, ad art. 10 n. 19 pag. 66 e n. 47 pag. 73).

                                   5.   Le
imputazioni esaminate nel presente giudizio sono riconducibili a due distinti
complessi di fatti. Il primo concerne il reclutamento da parte della dirigenza
della __________ (di cui AP 1 era socio) di alcune ragazze provenienti dalla __________
da destinare all’esercizio della prostituzione presso il __________ di __________,
esercizio pubblico gestito dalla citata società (vedi capitolo I.). Il secondo
complesso di fatti concerne invece la gestione della __________, fondata
dall’appellante e da ACPR 1 con lo scopo di gestire la discoteca “__________”
di __________ (vedi capitolo II. relativo alle ingiurie proferite nell’ambito
di un diverbio insorto tra i due soci della __________ e capitolo III. relativo
all’omissione della contabilità della società da parte dell’appellante,
amministratore unico della stessa).

                                    I.   Tratta
di esseri umani

                                   6.   L’art.
196 cpv. 1 vCP - in vigore all’epoca dei fatti qui in discussione - prevedeva
che chiunque, per favorire l’altrui libidine, esercita la tratta di esseri
umani, è punito con la reclusione o con la detenzione non inferiore a sei mesi.

Questo disposto è stato abrogato con effetto dal 1° dicembre 2006 e sostituito
dal nuovo art. 182 cpv. 1 CP secondo cui chiunque, come offerente,
intermediario o destinatario, fa commercio di un essere umano a scopo di
sfruttamento sessuale, di sfruttamento del suo lavoro o di prelievo di un suo
organo, è punito con una pena detentiva o con una pena pecuniaria. Il
reclutamento di un essere umano per i medesimi scopi è parificato alla tratta.

 

                                   7.   Con il gravame AP 1 sostiene in sostanza che, per quanto lo
concerne, i presupposti costitutivi del reato di tratta di essere umani non
sono realizzati (motivazione d’appello, pag. 3-11).

In concreto la disamina delle censure ricorsuali può rimanere inevasa, nella
misura in cui il reato è comunque prescritto per i motivi che seguono:

                                   a.   Secondo il principio della lex mitior è applicabile il
diritto vigente al momento dei fatti, a meno che il nuovo diritto si riveli più
favorevole all’imputato (art. 2 cpv. 2 CP; DTF 134 IV 82 consid. 6.1; 129 IV 49
consid 5.1).

                                  b.   Giusta l’art. 70 vCP - in vigore al momento dei fatti qui in
discussione - l’azione penale si prescrive in dieci anni se al reato è
comminata, come nel caso di tratta di essere umani di cui all’art. 196 vCP, la
reclusione o la detenzione non inferiore a sei mesi.

Gli artt. 71 e 72 vCP precisano poi che la prescrizione decorre dal giorno in
cui l’imputato ha compiuto il reato (art. 71 vCP) ed è interrotta da ogni atto
d’istruzione di un’autorità incaricata del procedimento come pure da ogni
decisione del giudice diretti contro l’agente, in particolare dalle citazioni e
dagli interrogatori, dagli ordini di arresto o di perquisizione domiciliare, da
un ordine di perizie, come pure dall’esercizio di ogni rimedio giuridico contro
una decisione (art. 72 cifra 2 vCP). In ogni caso di interruzione, prosegue la
norma, comincia a decorrere una nuova prescrizione. Nondimeno, l’azione penale
è prescritta in tutti i casi quando il termine ordinario della prescrizione sia
superato della metà (cosiddetto termine di prescrizione assoluta).

Secondo la giurisprudenza federale relativa agli artt. 70 e seguenti vCP, la
prescrizione cessa definitivamente di correre nel momento in cui viene
pronunciata una condanna esecutiva, e cioè quando il diritto cantonale non
offre più mezzi di impugnazione al condannato. Ne deriva che la sentenza di
ultima istanza cantonale implica l’estinzione della prescrizione (cfr. DTF 121
IV 64 consid. 2; 105 IV 307 consid. 1; 101 Ia 303, consid. 3b).

                                   c.   L’art. 97 cpv. 1 CP, attualmente in vigore, dispone che l’azione
penale si prescrive in quindici anni se per il reato, come quello di tratta di
essere umani che qui ci occupa, è comminata una pena detentiva superiore ai tre
anni (lett. b). Non vi è più distinzione tra prescrizione relativa e
prescrizione assoluta.

L’art. 97 cpv. 3 CP precisa poi che, se prima della scadenza del termine di
prescrizione è stata pronunciata una sentenza di prima istanza, la prescrizione
si estingue. 

                                  d.   Nel caso di specie i fatti imputati all’appellante risalgono a
maggio-giugno 1998. Ne discende che, se per il diritto attualmente in vigore, la
prescrizione sarebbe stata estinta dal giudizio pretorile (emanato il 18
dicembre 2012), per quello vigente al momento dei fatti, l’azione penale - in
assenza di una sentenza di ultima istanza cantonale - è definitivamente caduta
in prescrizione al più tardi nel giugno 2013.

                                   e.   Ritenuto pertanto che, in quanto lex mitior, è in concreto
applicabile il vecchio diritto (DTF 130 IV 101) e accertato l’intervenuto
definitivo impedimento a procedere costituito dalla prescrizione dell’azione
penale (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 319 n. 8), in applicazione
degli art. 403 cpv. 1 lett. c, 319 cpv. 1 lett. d, 320 cpv. 4, 379 e 329 cpv. 4
CPP, il procedimento penale nei confronti dell’appellante deve essere
abbandonato (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 329, n. 10 e 16, pagg.
633-634; Stephenson/Zalunardo-Walser, in Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad. art. 329, n. 13, pag. 2271).

Si precisa che l’abbandono passato in giudicato equivale ad una decisione
finale assolutoria (art. 320 cpv. 4 CPP).

 

                                   II.   Ingiuria

                               8.a.   Giusta
l’art. 177 cpv. 1 CP, si rende colpevole di ingiuria chiunque offende in altro
modo (ovvero non tramite una diffamazione o una calunnia ai sensi degli art.
173 -174 CP) con parole, scritti, immagini, gesti o vie di fatto l’onore di una
persona.

Il reato di ingiuria presuppone un’offesa all’onore di una persona. Il bene
tutelato - l’onore appunto - è il sentimento di ogni individuo di essere una persona
onesta e rispettabile e dunque il diritto di ciascuno a non essere considerato
con disprezzo (Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, 3a edizione,
Berna 2010, ad art. 177 n. 3; Donatsch, Strafrecht III, Delikte gegen den
Einzelnen, 9a edizione, Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, pag. 354; DTF 117 IV 27,
consid. 2c).

Il reato di ingiuria, che è sussidiario rispetto alla diffamazione (art. 173
CP) e alla calunnia (art. 174 CP), si caratterizza per la comunicazione delle
affermazioni ingiuriose direttamente alla vittima stessa, e non a terze
persone, ciò che invece contraddistingue il comportamento diffamatorio e
calunnioso (Hurtado Pozo, Droit pénal, Partie spéciale, Ginevra/Zurigo/Basilea
2009, ad art. 177, n. 2124; Riklin, in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3a
edizione, Basilea 2013, ad art. 177 n. 34; Stratenwerth/Wohlers,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Handkommentar, 2a edizione, Berna 2009, ad
art. 177 n. 1).

L’ingiuria, che può essere espressa a parole, per scritto, con immagini, gesti
o vie di fatto, può concretizzarsi mediante tre modalità differenti: con un
giudizio di valore, tale da mettere in dubbio l’onestà, la correttezza e la
moralità dell’ingiuriato, rendendolo disprezzabile quale essere umano, tramite
una semplice espressione di disprezzo, priva di particolari giudizi di valore,
ma sufficientemente grave da eccedere quanto socialmente tollerabile
(cosiddetta “ingiuria formale”, ad esempio mostrare le natiche) oppure
nell’evocazione, all’esclusivo indirizzo dell’ingiuriato, di un particolare
fatto atto a danneggiarne l’onore (Corboz, op. cit., ad art. 177 n. 10 e
segg.). Quest’ultima modalità di ingiuria presuppone dunque, a differenza delle
altre due, che i termini ingiuriosi abbiano un rapporto riconoscibile con un
determinato fatto (Hurtado Pozo, op. cit., ad art. 177 n. 2127; Riklin, in op.
cit., ad art. 177 n. 4-5).

                                  b.   Dal profilo soggettivo l’ingiuria è un reato intenzionale: l’autore
deve volere, o perlomeno prendere in considerazione ed accettare (dolo
eventuale), che il suo comportamento sia offensivo per la vittima ed atto a
danneggiarne l’onore (Corboz, op. cit., ad art. 177 n. 24; Hurtado Pozo, op.
cit., ad art. 177 n. 2130; Riklin, in op. cit., ad art. 177 n. 14). Non è
invece necessario né che l’autore sia a conoscenza della falsità delle sue
affermazioni, né che il giudizio di valore da lui espresso sia ingiustificato
(Hurtado Pozo, op. cit., ad art. 177 n. 2130; Corboz, op. cit., ad art. 177 n.
25).

                                   c.   Nel caso in cui l’ingiuria consiste nel riferire alla vittima un fatto
preciso atto a danneggiarne l’onore, oppure in un giudizio di valore formulato
sulla base di determinati fatti, è ammessa per analogia la possibilità per
l’autore d’invocare le prove liberatorie della verità e della buona fede
previste all’art. 173 cifra 2 CP per il reato di diffamazione (Corboz, op.
cit., ad art. 177 n. 26-29; Hurtado Pozo, op. cit., ad art. 177 n. 2133;
Riklin, in op. cit., ad art. 177 n. 15; Trechsel/Pieth, op. cit., ad art. 177
n. 4). In tal caso, quando l’autore ha agito per motivi validi oppure senza la
volontà di nuocere alla vittima, potrà discolparsi dimostrando che quanto da
lui affermato a proposito della vittima corrisponde alla verità, oppure che, al
momento della formulazione dell’ingiuria, aveva delle serie ragioni per credere
che quanto da lui asserito fosse vero (Corboz, op. cit., ad art. 173 n. 55, 66
e segg. e 74 e segg.).

                                  d.   Giusta l'art. 177 cpv. 2 CP, se l'ingiuria è stata provocata
direttamente dall'ingiuriato con un contegno sconveniente, il giudice può
mandar esente da pena il colpevole.

Secondo la giurisprudenza, questa norma si applica laddove l'ingiuria consiste
in una reazione immediata a un comportamento sconveniente che ha suscitato
nell'autore del reato un sentimento di rivolta. Può trattarsi di una provocazione
o di un altro comportamento biasimevole. Quest'ultimo non deve necessariamente
prendere di mira l'autore dell'ingiuria; un atteggiamento grossolano in
pubblico è sufficiente (DTF 117 IV 270 consid.
2c; 83 IV 151, STF del 17
dicembre 2008, inc. 6B_477/2007, consid. 5.1). L'immediatezza della reazione
dev'essere intesa nella sua accezione temporale: l'autore deve aver agito sotto
l'influsso dell'emozione provocata dal contegno sconveniente dell'ingiuriato
senza aver avuto il tempo di riflettere tranquillamente (DTF 83 IV 151; STF del
17 dicembre 2008, inc. 6B_477/2007, consid. 5.1).

L'art. 177 cpv. 3 CP prevede, infine, che se all’ingiuria si è immediatamente
risposto con ingiuria o con vie di fatto, il giudice può mandar esenti da pena
le parti o una di esse. La ratio legis di questo disposto è di
permettere al giudice di rinunciare alla pena qualora le parti si sono già
fatte giustizia da sé, e qualora il loro diverbio sia d’importanza così esigua
che l’interesse pubblico non esige altre sanzioni (DTF 84 IV 177 consid. 2;
Riklin, in op. cit., ad art. 177 n. 29). Anche in questo caso - così come
espressamente previsto nell’enunciato legale - la reazione dev’essere
immediata.

I cpv. 2 e 3 dell’art. 177 CP prevedono dei motivi facoltativi di esenzione
dalla pena. Il giudice non è dunque obbligato a mandare esente da pena il colpevole
e, in applicazione del principio a maiore minus, egli potrà anche
limitarsi ad attenuarla (Corboz, op. cit., ad art. 177 n. 36; DTF 109 IV 39 consid.
4b; STF del 17 dicembre 2008, inc. 6B_477/2007, consid. 5.1).

 

9.All’epoca dei fatti qui in
discussione, AP 1 e ACPR 1 erano entrambi azionisti al 50% della __________,
società da loro costituita nel 2008 allo scopo di gestire la discoteca “__________”
di __________.

I rapporti tra i due soci si sono ben presto deteriorati a causa di dissapori
legati all’amministrazione della società. A seguito di un litigio verificatosi
il 20 maggio 2009, ACPR 1 ha querelato l’appellante per il titolo, fra l’altro,
di ingiuria.

 

Risultanze dell’inchiesta e del dibattimento
di primo grado

 

                                10.   Il querelante, interrogato dalla polizia, ha spiegato che:

 

“ la sera del 20.05.2009, verso le ore 22’30, sono
stato contattato telefonicamente dal signor __________, di fatto conduttore
della discoteca (nella sua querela ACPR 1 aveva spiegato che __________ è il
“conduttore principale” della discoteca, mentre la __________ è la “sub
conduttrice”, ndr.) e invitato a raggiungerlo presso lo stesso locale poiché
era sorta una disputa con il AP 1 per questioni di accesso al locale poiché
quest'ultimo aveva fatto cambiare il cilindro della porta d'entrata
impedendogli così di entrare.

Giunto sul posto, oltre al __________ e al AP
1, vi erano pure due pattuglie di
Polizia richieste nel frattempo e i due contendenti stavano ancora litigando
verbalmente.

Ad un dato momento, mentre me ne stavo andando, il AP 1 si è rivolto contro di me e mi ha detto ripetutamente,
due o tre volte testuali parole: "sei un ladro e un viscido" e
inoltre mi ha minacciato dicendomi di fare attenzione.

Da parte mia mi sono limitato a dirgli che
lui era un poverino e quindi me ne sono andato” (cfr. verbale 23 giugno 2009 di ACPR
1, allegato all’AI 2 in inc. MP 2009.4907, pag. 2).

                                11.   Dal canto suo AP 1,
pure sentito dalla polizia, ha dichiarato:

 

“ Confermo che la sera del 20.05.2009, verso le ore
22’00, sul piazzale della discoteca __________ di __________ c'è stata una
discussione fra il sottoscritto, il querelante
e il signor __________ per questioni legate alla gestione della
discoteca.(…) Ammetto (…) di avergli dato (al ACPR 1 ndr.) del ladro e del
viscido ma questo con buoni motivi visto che mi deve del denaro che quantifico
circa CHF 50'000.- per le azioni della
società che non ha mai onorato e inoltre CHF 750.-
del fondo cassa della discoteca che stranamente sono mancati quando è stato lui
a gestire il locale per una quindicina di giorni in mia assenza, inoltre gli ho
dato del viscido a seguito del suo comportamento dimostrato in questi ultimi
mesi, tutt’altro che da socio e da persona corretta” (cfr. verbale 24 giugno
2009 di AP 1, allegato
all’AI 2 in inc. MP 2009.4907, pag. 1-2).

 

                                         Nel corso del suo
interrogatorio, l’appellante ha pure dichiarato che, già nel pomeriggio del 20
maggio 2009, verso le ore 15’30, era sorta, per gli stessi motivi, un’animata
discussione con ACPR 1 e __________, sfociata in vie di fatto nei suoi
confronti. Per questi fatti AP 1 ha a sua volta sporto, con nota a verbale,
querela contro ACPR 1 e __________ per i titoli di vie di fatto e lesioni
semplici (cfr. verbale 24 giugno 2009 di AP 1, allegato all’AI
 2 in inc. MP 2009.4907, pag. 3).

                                12.   Nuovamente interrogato
dalla polizia in merito alla querela sporta nei suoi confronti dall’appellante,
ACPR 1 ha riferito di come vi sia stato effettivamente, “prima dei fatti
oggetto della mia querela, nel pomeriggio del 20.05.2009, verso le ore 16’00,
un primo litigio fra il AP 1 e il __________ per motivi già noti e descritti
nei precedenti verbali d’interrogatorio”, negando tuttavia di avere, in
quell’occasione, minacciato l’appellante o di averlo spintonato (cfr. verbale 3
luglio 2009 di ACPR 1 allegato all’AI 2 in inc. MP 2009.4907, pag. 1).

                                13.   La polizia ha pure
sentito, in qualità di testi, __________ e __________, operaio alle dipendenze
di AP 1 e impiegato quale tuttofare presso la discoteca __________ di __________.
I due si sono tuttavia limitati a riportare le loro versioni sull’episodio
verificatosi nel pomeriggio, senza nulla riferire sui fatti oggetto del DA
(cfr. verbale 8 luglio 2009 di __________ e 13 luglio 2009 di __________ allegati all’AI 2 in inc. MP 2009.4907).

                                14.   La querela di ACPR 1 è
sfociata nel decreto d’accusa menzionato al consid. A. La controquerela
dell’appellante è invece sfociata nel decreto di non luogo a procedere 15
novembre 2010 (cfr. doc. prodotti al dibattimento di primo grado).

 

                                15.   Durante
il dibattimento in Pretura penale, il primo giudice ha interrogato l’imputato
che ha nuovamente ammesso di avere dato del “ladro” e del “viscido” a ACPR 1 e
nuovamente precisato di averlo fatto con validi motivi. In particolare egli ha
riferito che il giorno dei fatti, dopo un periodo di convalescenza in ospedale,
egli si è recato preso la discoteca __________, dove si è accorto che le sue
chiavi non aprivano più le porte. Dopo aver discusso con il suo avvocato, egli
ha dunque deciso di forzare la serratura. Così continua il racconto dell’appellante:

“ Poi sono arrivati ACPR 1 e __________ e altre persone
e mi hanno messo le mani addosso. ACPR 1 rideva e stuzzicava __________. lo ero
infortunato per l'operazione subita. Erano le 13.00 del 20 maggio 2009. Dopo
questi eventi sono partito. Preciso che i titoli di cui al decreto d'accusa
sono stati proferiti al pomeriggio e non alla sera. Il verbale di polizia non è
preciso. lo gli ho dato i titoli di cui sopra perché stuzzicava e rideva di me.
A causa dei colpi di __________ sono dovuto andare all'Ospedale di Bellinzona”

(cfr. verbale del dibattimento, pag.3).

                                16.   ACPR 1,
pure sentito dal pretore, ha dal canto suo negato di avere deriso il querelato,
spiegando di essere stato da lui insultato non appena arrivato alla discoteca.
Egli ha altresì precisato di non ricordare se i fatti oggetto del DA fossero
avvenuti nel pomeriggio o in serata (cfr.
verbale del dibattimento, pag. 3).

                                         Appello

 

                                17.   Nel suo
gravame AP 1 contesta di avere commesso il reato d’ingiuria. Sostiene inoltre
che, anche volendo ritenere il reato realizzato, egli dovrebbe essere mandato esente da pena in applicazione dell’art. 177 cpv. 2 CP.

                             17.1.   In particolare l’appellante sostiene innanzitutto che il termine
“viscido” significa di per sé “ambiguo, sfuggente” e non è oggettivamente
offensivo. Quanto alla parola “ladro” egli assevera che ACPR 1 è “effettivamente
debitore nei suoi confronti di fr. 50'000.- per le azioni della società, oltre
fr. 750.-/800.-, pari agli ammanchi nella gestione del bar, di cui era stato
provvisoriamente incaricato” (motivazione d’appello, pag. 15). Così
argomentando l’insorgente, in sostanza, sostiene che, per quanto riguarda il
termine “viscido”, il reato non è realizzato dal profilo oggettivo e che, per
quanto riguarda la parola “ladro”, egli non ha fatto altro che divulgare un
fatto vero.

L’appellante sostiene poi che il suo agire è, comunque, conseguente alle
ripetute provocazioni del querelante il 20 maggio 2009. Quel giorno, spiega AP
1, lui e ACPR 1 si incontrarono nel pomeriggio e in serata presso la discoteca _____.
Già nel primo incontro, continua, il querelante ha commesso vie di fatto nei
suoi confronti, ciò che ha reso necessario il suo ricovero in ospedale per la
verifica del suo stato di salute. Dimesso, egli si è nuovamente recato presso
la discoteca dove, così come confermato dal teste __________, egli è stato “pesantemente
offeso dal signor ACPR 1 e spintonato dal signor __________”. A detta
dell’appellante, pertanto, configurando l’agire di ACPR 1 una provocazione ai
sensi dell’art. 177 cpv. 2 CP, egli deve essere in ogni caso mandato esente da
pena (motivazione d’appello, pag. 14-16).

                          17.2.a.   In concreto, è innanzitutto pacifico che, il 20 maggio 2009, AP 1
ha proferito, nei confronti di ACPR 1, gli epiteti menzionati nel DA e, meglio,
le parole “ladro” e “viscido”.

Pure pacifico è che tali termini sono atti a ledere l’onore delle persone cui
sono rivolte. In particolare, ciò è manifestamente il caso per l’aggettivo
“viscido” che viene comunemente usato per indicare persone particolarmente
sgradevoli, se non repellenti, per atteggiamento e qualità morali.

Sembra quasi inutile ricordare che, spiegando tale termine, il Devoto Oli
precisa che esso viene usato “spesso a proposito di quanto al tatto suscita un
repellente senso di disgusto (un viscido serpente; la viscida lumaca; un
viscido verme) da cui si svolge il significato figurato, allusivo di un
atteggiamento sgradevolmente insinuante ed equivoco (è un individuo più viscido
di un serpente)” (Devoto Oli, Il Dizionario della lingua italiana, Le Monnier,
1990) e che, parimenti, lo Zingarelli spiega che esso viene usato per cosa che
al tatto è sgradevolmente molle e scivoloso perché ricoperto di umori e sostanze
viscide e che, in senso figurato, definisce chi sfugge o si insinua in modo
subdolo ed equivoco (loZingarelli2011, ed. Zanichelli).

Rilevato, poi, come non sia contestato né contestabile che il termine “ladro”
ha natura diffamante, in concreto, i presupposti oggettivi del reato di
ingiuria sono di tutta evidenza realizzati.

                                  b.   Palese è anche la realizzazione dei presupposti soggettivi del
reato, ritenuto che AP 1, non solo era palesemente consapevole della natura dei
termini usati, ma li ha, appunto, utilizzati per offendere il suo
interlocutore.

 

                                   c.   L’appellante sostiene, poi, che, tacciandolo di “ladro”, egli non
ha fatto altro che divulgare un fatto vero, ritenuto che  ACPR 1 gli era
debitore di fr. 50'000.- per le azioni della società, oltre che di fr.
750.-/800.- per gli ammanchi nella gestione del bar.

Ora, a parte il fatto che essere debitore di una somma di denaro ancora non
significa che la stessa sia stata sottratta illegalmente o che sia il provento
di un furto, si osserva che l’appellante nemmeno ha sostanziato la sua versione
dei fatti. Al di là delle sue dichiarazioni - puntualmente contraddette
dall’accusatore privato (cfr. al riguardo verbale del dibattimento, pag. 12;
osservazioni ACPR 1, pag. 1 e
2) - non risulta infatti dagli atti che questi dovesse soldi a AP 1, né, in
particolare, che si fossero verificati degli ammanchi durante la gestione del
bar della discoteca per mano del querelante. In queste condizioni la prova
delle verità ai sensi dell’art. 173 cifra 2 CP è tutt’altro che apportata. In
assenza di un qualsivoglia elemento a comprova delle asserite sottrazioni di
soldi per mano del querelante, l’appellante nemmeno può pretendere di avere
avuto delle serie ragioni per ritenerlo un ladro. Anche la prova della buona
fede è pertanto votata all’insuccesso.

                                  d.   AP 1 assevera, infine, che il suo agire sarebbe la conseguenza di
ripetute provocazioni di ACPR 1 e che, pertanto, egli deve beneficiare
dell’esenzione della pena in applicazione dell’art. 177 cpv. 2 CP.

Al riguardo va innanzitutto rilevato che - come risulta dai verbali di polizia
delle parti - il 20 maggio 2009 si sono verificati due diverbi, uno nel
pomeriggio, verso le 15’30/16’00, ed uno in serata, verso le ore 22’00/22’30.
Nonostante quanto dichiarato in Pretura penale dall’appellante (“preciso che
i titoli di cui al DA sono stati proferiti al pomeriggio e non alla sera”),
è pacifico che le parole incriminate sono state pronunciate in occasione del
diverbio serale (cfr. verbale 23 giugno 2009 di ACPR 1, pag. 2 e verbale 24
giugno 2009 di AP 1, pag. 1; cfr. anche la motivazione d’appello, pag. 13 dalla
quale pure emerge che i fatti costitutivi del DA si sono verificati in serata,
durante il secondo diverbio).

Ora, dagli atti non emerge che durante la loro discussione serale  AP 1 sia
stato provocato da ACPR 1. Un tale assunto - diversamente da quanto sostiene
l’insorgente - non risulta dalle deposizioni del teste __________ che ha
riferito di provocazioni di ACPR 1 e __________ nei confronti di AP 1 avvenute
però durante la discussione pomeridiana (cfr. verbale 13 luglio 2009 di __________ allegato all’AI 2 in inc. MP 2009.4907, pag. 1 e 2). Anche lo
stesso appellante ha, del resto, unicamente riferito di provocazioni rivoltegli
da ACPR 1 e __________ nel pomeriggio e non in serata (cfr. verbale 24 giugno
2009 di AP 1, pag. 1, verbale del dibattimento, pag. 3).

Ne discende che - anche volendo ammettere l’esistenza di provocazioni (smentite
tuttavia sia dal querelante che dal teste __________, cfr. verbale 3 luglio
2009 di ACPR 1, pag. 1 e verbale 8 luglio 2009 di __________, pag. 1, entrambi
allegati all’AI 2 in inc. MP 2009.4907) - le ingiurie proferite da AP 1 nei
confronti di ACPR 1 non possono essere considerate come una reazione immediata
del primo ad un atteggiamento sconveniente del secondo. Atteso, infatti che, se
effettivamente avvenute, le provocazioni gli sono state rivolte nel pomeriggio,
l’appellante non può sostenere di avere agito, in serata, ancora sotto
l’influsso dell’emozione da esse provocata.

Visto, pertanto, l’inapplicabilità dell’art. 177 cpv. 2 CP (così come del resto
del cpv. 3 del medesimo disposto), la condanna di AP 1 per il reato d’ingiuria
merita conferma anche in questa sede.

 

  III.   Omissione di contabilità

 

                             18.a.   Giusta
l’art. 166 CP, il debitore che viola il dovere impostogli dalla legge di tenere
regolarmente e conservare i libri di commercio e di allestire un bilancio in
modo che non si possa rilevare il suo stato patrimoniale o non si possa
rilevarlo interamente, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con
una pena pecuniaria, se viene dichiarato il suo fallimento o se contro di lui
viene rilasciato un attestato di carenza di beni in seguito ad un pignoramento
eseguito in conformità dell’art. 43 della Legge federale dell’11 aprile 1889
sulla esecuzione e sul fallimento (LEF).

L’art. 166 CP persegue la tutela di una continua e completa informazione sullo
stato patrimoniale di un’impresa nell’interesse di tutte le persone che vi
interagiscono e, in particolare, dei creditori (cfr. Brunner, in Basler
Kommentar, Strafrecht II, 2a edizione, Basilea 2007, ad art. 166 n. 7).

                                  b.   L’obbligo di tenere la contabilità trova il suo fondamento nel
diritto civile e in particolare - per quanto riguarda il diritto vigente al
momento dei fatti qui in esame - negli art. 957 e segg. vCO che impongono in
primo luogo a chi è tenuto a far iscrivere la propria ditta nel registro di
commercio, la tenuta dei libri di commercio (art. 957 vCO). Giusta l’art 1
dell’Ordinanza sulla tenuta e la conservazione dei libri di commercio (RS
221.431) il libro di commercio consta dei conti (suddivisione logica di tutte
le operazioni contabilizzate) e del giornale (rilevamento cronologico di tutte
le operazioni contabilizzate). L’art. 958 vCO impone poi l’allestimento di un bilancio
all’inizio dell’esercizio nonché alla fine di ogni esercizio annuale (art. 958
vCO) conformemente ai principi della verità e della chiarezza (art. 959 vCO).
Per quanto concerne le società anonime, l’art. 662 vCO prevede che il consiglio
d’amministrazione allestisce per ogni esercizio una relazione sulla gestione,
che si compone del conto annuale, del rapporto annuale e, in quanto lo esiga la
legge, del conto di gruppo (cpv. 1). Il conto annuale si compone del conto
economico, del bilancio e dell’allegato (cpv. 2).

L’art. 962 cpv. 1 vCO stabilisce infine che i libri di commercio, i documenti
contabili e la corrispondenza d’affari devono essere conservati per dieci anni.

Analoghe disposizioni prevede il nuovo diritto sulla contabilità commerciale e
sulla presentazione dei conti (cfr. art. 957 e segg. CO), entrato in vigore il
1° gennaio 2013.

                                   c.   L’art. 166 CP configura un reato speciale (echtes Sonderdelikt).
Esso può essere commesso unicamente da un debitore iscritto a Registro di
commercio che può essere oggetto di una procedura di fallimento. Conformemente
all’art. 29 CP, qualora il debitore è una persona giuridica, potranno essere
ritenute penalmente responsabili le persone che hanno agito o che dovevano
agire in suo nome (cfr. Hurtado Pozo, op. cit., n. 1819; DTF 116 IV 164 consid.
1; STF del 27 febbraio 2006, inc. 6P.136/2005-6S.425/2005, consid. 9.1).

                                  d.   Menzionando non solo l’obbligo di tenere i libri contabili, ma
anche quello di allestire il bilancio, l’art. 166 CP sottolinea che non è sufficiente
conservare le pezze giustificative, ma che occorre allestire periodicamente i
resoconti richiesti dalla legge. L’obbligo è violato qualora semplicemente non
viene tenuta la contabilità, quando essa è tenuta in modo irregolare o lacunoso
o ancora qualora i conti e le pezze giustificative non sono state conservati
(cfr. STF del 27 febbraio 2006, inc. 6P.136/2005-6S.425/2005, consid. 9.1 e
riferimenti ivi citati; STF del 4 luglio 2003, inc. 6S.142/2003, consid. 4).

La realizzazione del reato presuppone inoltre che a seguito della violazione
dei doveri che incombono al debitore non è più possibile stabilire o stabilire
in modo completo il suo stato patrimoniale (cfr. STF del 27 febbraio 2006, inc.
6P.136/2005-6S.425/2005 consid. 9.1,
Stratenwerth/Jenny/Bommer, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 7a
edizione, Berna 2010, §24 n. 9). Da questo profilo il reato si configura
qualora un esperto, sulla base della documentazione esistente, non può farsi
un’idea precisa della situazione finanziaria o può farsela solo con un
considerevole impiego di tempo (STF del 4 luglio 2003, inc.
6S.142/2003, consid. 4; Trechsel/Pieth, op. cit., ad
art. 166 n. 4, Schubarth/Albrecht, Kommentar zum schweizerischen Strafrecht,
Besonderer Teil, 2. Band, Berna 1990, ad art. 166 n. 16).
Piccoli errori o inesattezze che non influenzano il risultato generale dei
conti non sono per contro conformi alla fattispecie (Trechsel/Pieth, op. cit.,
ad art. 166 n. 4; Hurtado Pozo, op. cit., n. 1824; Schubarth/Albrecht, op cit.,
n. 11).

Infine, perché vi sia omissione di contabilità ai sensi
dell’art. 166 CP, occorre che il debitore venga dichiarato fallito o, nei casi
in cui la procedura fallimentare non è possibile (art. 43 LEF), che nei suoi
confronti venga rilasciato un attestato di carenza di beni.

                                   e.   Giusta l’art. 716a cpv. 1 cifra 3 CO, il consiglio d’amministrazione
di una società anonima è responsabile per l’esistenza e la regolare
tenuta della contabilità. I suoi membri non sono tuttavia obbligati a regolarla
di persona e - come spesso capita nella prassi - essa potrà essere delegata ad
un’unità specializzata all’interno della società o a terzi, quali, ad esempio,
una società fiduciaria o un contabile (Trechsel/Pieth, op. cit., ad art. 166 n.
2; Schubarth/Albrecht, op. cit., ad art 166 n. 14; Garbarski, La responsabilité
civile et pénale des organes dirigeants de sociétés anonime, 2006, pag. 353;
DTF 96 IV 76 consid. 3).

Nel caso in cui la contabilità è delegata ad un terzo, il consiglio
d’amministrazione deve sincerarsi che il mandato gli sia affidato
sufficientemente presto da permettergli di rispettare i termini legali per la
presentazione dei conti. Inoltre il consiglio deve consegnare al terzo tutta la
documentazione necessaria alla diligente tenuta della contabilità. Se queste
condizioni sono osservate, gli obblighi del consiglio di amministrazione si
limiteranno alla diligenza di cui deve dar prova nella scelta, nell’istruzione
e nella sorveglianza del terzo delegatario (Schubarth/Albrecht, op. cit., ad
art. 166 n. 15; Garbarski, op. cit., pag. 353-354; Trechsel/Pieth, op. cit., ad
art. 166 n. 2; STF del 24 agosto 2000, inc. 6S.132/2000, consid. 3). Pertanto,
qualora tali obblighi sono rispettati, il consiglio d’amministrazione potrà
ritenere in buona fede che la contabilità era regolarmente tenuta (Garbarski,
op. cit., pag. 353-354).

                                    f.   Dal profilo soggettivo, il reato presuppone intenzionalità; il dolo eventuale è
sufficiente. L’autore deve dunque essere consapevole di violare il suo obbligo
di tenere la contabilità e deve accettare le possibili conseguenze delle sue
omissioni, in particolare l’impossibilità di stabilire la precisa situazione
contabile. Non è per contro necessario che l’autore abbia l’intenzione di
dissimulare la situazione contabile reale o di renderne più difficile il
controllo (DTF 117 IV 163; STF del 27
febbraio 2006, inc. 6P.136/2005-6S.425/2005 consid. 9.1; Corboz, op cit.,
ad art. 166 n. 10).

Qualora la contabilità è stata delegata a una
terza persona e da questa tenuta in modo lacunoso, il debitore sarà punibile
solo nell’ipotesi in cui egli fosse consapevole delle lacune o le abbia prese
in considerazione (Schubarth/Albrecht, op. cit., ad art. 166 n. 19).

                                19.   In data 10 agosto 2009, a seguito dei problemi sorti tra i due
azionisti della __________ di cui già si è detto al consid. 9, ACPR 1 ha sporto
denuncia penale contro AP 1 per il titolo, fra l’altro e per quanto qui
d’interesse, di omissione di contabilità.

Risultanze dell’inchiesta e del dibattimento di primo grado

                                20.   Interrogato
dal procuratore pubblico, il denunciato - che ha ricoperto la carica di
amministratore unico della __________ dalla sua costituzione (avvenuta il 20
ottobre 2008) fino al suo fallimento (pronunciato il 26 giugno 2009) - ha
riferito quanto segue:

 

“
La
verbalizzante mi fa prendere atto che dalla denuncia emerge che io non avrei
mai tenuto la contabilità della società e che malgrado ripetute richieste da
parte di ACPR 1 io non gli abbia mai consegnato i documenti contabili. Mi viene
chiesto cosa ho da dire in merito.

Dico che quanto affermato in denuncia da ACPR 1 non corrisponde al vero. lo ho
sempre tenuto la contabilità della società. Preciso che la tenevo io
personalmente e veniva registrata dalla società __________. (…) 

Dalla
denuncia emerge inoltre che io non avrei registrato tutti gli incassi ottenuti
grazie alla gestione dell'esercizio pubblico di proprietà della __________
appropriandomi degli stessi. Inoltre, avrei anche assunto del personale senza
annunciarlo alle competenti autorità.

Dico
che quanto scritto da ACPR 1 in denuncia non corrisponde al vero. lo ho sempre registrato tutti gli incassi e contesto di essermi
appropriato dei soldi della __________.

(verbale
d’interrogatorio AP 1 del 18 dicembre 2009, AI 10 in inc. MP 2009.7216, pag.
4-5).

                                21.   Il
procuratore pubblico ha poi provveduto ad interrogare l’amministratore unico
della __________, __________. Il teste ha dichiarato quanto segue:

 

“  un giorno (mi sembra ancora nel
2008) ACPR 1 e AP 1 sono venuti insieme (o forse solo uno di loro) negli uffici
della __________ e hanno consegnato della documentazione contabile
(prevalentemente fatture e documenti bancari) alla mia segretaria __________
dicendole che la __________ avrebbe poi dovuto tenere la contabilità anche
della __________. Tale documentazione si trova ancora presso gli uffici della __________.
In questa occasione io non ho parlato con ACPR 1 e/o AP 1, gli stessi hanno
discusso unicamente con la mia segretaria. La mia segretaria ha provveduto ad
inserire i dati nel computer sulla base della documentazione fornita dai
clienti. Da parte mia non ho nemmeno mai analizzato questi dati, in quanto a
detta della mia segretaria, erano sicuramente ancora incompleti. Pertanto
attendavamo di ricevere il resto della documentazione, che però, non è mai
arrivata e pertanto non è mai stata allestita la contabilità della __________.
(…).

  ADR che la __________ in
definitiva per la __________ si è occupata unicamente dell'allestimento dei
contratti di lavori dei suoi dipendenti ma non ha mai allestito nessun bilancio
per la stessa, limitandosi a registrare quanto risultava dai documenti che ACPR
1 e/o AP 1 avevano consegnato alla mia segretaria e che erano sicuramente
incompleti.

Altre
prestazioni la __________ non ne ha effettuate a favore della __________ 

La verbalizzante mi dice che in occasione del suo verbale di interrogatorio del
18.12.2009 il signor AP 1 ha dichiarato che la contabilità veniva tenuta da lui
personalmente ma che la __________ si occupava della registrazione della
stessa, fungeva da revisore e preparava contratti e buste paghe concernenti i
dipendenti di __________. Mi viene chiesto di prendere posizione.

Dico che corrisponde al vero che la __________ ha preparato i contratti dei dipendenti e le buste paga. Non è
invece vero che la __________ si è occupata della registrazione della
contabilità, eccezion fatta per quei pochi dati messi a disposizione e di cui
ho già riferito in precedenza. Non è nemmeno vero che la __________ ha funto da
revisore. Ribadisco che la __________ non ha mai tenuto la contabilità della __________.

lo non so dire se la __________ tenesse o meno la contabilità, so
solo che della tenuta della stessa avrebbe dovuto occuparsene la __________.
Alla fine la __________ non ha mai potuto portare a termine questo incarico in
quanto mancava diversa documentazione.

ADR che penso che la mia segretaria __________ abbia provveduto a sollecitare presso la __________
la produzione della documentazione mancante. Tuttavia non so essere più
preciso, in quanto come detto, di queste questioni se ne occupava unicamente
lei, almeno per quel che riguarda la __________” (verbale d’interrogatorio __________ dell’11 gennaio 2010, AI 14 in inc. MP 2009.7216,
pag. 2-3).

                                22.   Durante
il dibattimento in Pretura penale, il primo giudice ha nuovamente interrogato
l’imputato che ha contestato il mancato allestimento della contabilità,
spiegando come la moglie avesse redatto i rapporti di cassa su suo incarico e,
come, egli abbia altresì allestito tutta la documentazione contabile in atti.
Quanto ai bilanci e ai conti economici, AP 1 ha spiegato di non averli
allestiti “perché erano finiti i soldi e io non ho potuto pagare il
fiduciario __________”. L’imputato - rispondendo a precisa domanda del
pretore - ha infine spiegato di avere personalmente allestito - “man mano
che i fatti si realizzavano, quindi cronologicamente” - il classificatore
nero (“Spese cassa 2008-2009”) e quello marrone (“Banca 2008-2009”) in atti, specificando come la documentazione presente negli stessi venisse mensilmente
consegnata al fiduciario, “tant’è che per consegnarli al Pubblico ministero
li ho chiesti al __________” (cfr.
verbale del dibattimento, pag. 4).

Va qui precisato che nel classificatore denominato “Spese cassa 2008-2009” sono raccolti - ordinati per mese, da ottobre 2008 fino a giugno 2009 - i giustificativi delle
spese sostenute dalla __________ (fatture, scontrini, conteggi dei salari). Nel
classificatore denominato “Banca 2008-2009”, per contro, sono raccolti - sempre ordinati per mese per tutta la durata della società - da un lato, gli
estratti giornalieri della cassa (dai quali sono deducibili gli incassi della
discoteca) e, dall’altro, gli estratti bancari (dai quali risulta lo stato
patrimoniale della società).

La completezza della documentazione contenuta nei due classificatori e la sua
esaustività ai fini di un corretto allestimento della contabilità non è mai
stata oggetto di approfondimenti istruttori.

                                 23.   Dal
canto suo, __________ ha fornito
al pretore le seguenti spiegazioni:

“ Conosco i presenti e ricordo la __________. Li conosco entrambi perché sono stato
incaricato di gestire la contabilità della __________. Preciso comunque che
conoscevo entrambi già da prima.

Chi dei due l'ha incaricata?

Non ricordo esattamente. Comunque di contabilità ne ho fatta poco perché il
tutto era un po' nebuloso e non ricordo bene cosa bisognava fare. Mi sembra che
prima arrivava in ufficio uno poi l'altro senza capire bene cosa bisognava
fare. Fra i due qui presenti vi era attrito, Si accusavano a vicenda di cose
non chiare. Non so alla fine cosa sia successo a questa società.

  Ha già visto i due classatori agli
atti?

Si è possibile perché vedo che il mio logo appare nei conteggio dei salari.

Non sono io ad avere creato i classatori io ho visto solo i documenti. lo ho
visto solo il plico blú.

Non ricordo che il AP 1 sia venuto a ritirare i classificatori.

La documentazione che vi veniva fornita era completa?

No. Per esempio v'era un problema di
capitale che non mi è mai stato chiarito, ossia un problema di capitale
iniziale. Non ricordo i dettagli, ma il motivo per cui non riuscivamo ad allestire tutta la contabilità era perché non
avevamo tutti i documenti che venivano sollecitati. Poi ad un certo punto abbiamo mandato la
fattura perché mi è stato detto che la società stava per fallire” (cfr. verbale
del dibattimento, pag. 5).

Appello

                                24.   Nel suo gravame AP 1 contesta di avere commesso il reato di
omissione della contabilità.

   24.1.   In particolare l’appellante sostiene che,
non disponendo delle competenze necessarie in ambito di contabilità, aveva
chiesto, sin dall’inizio dell’attività della __________, alla __________ e, per
essa, a __________, persona di fiducia cui già in passato aveva affidato
incarichi contabili, di provvedere alla tenuta della contabilità della ditta.
L’appellante rileva pure che - contrariamente a quanto ritenuto dal primo
giudice - egli aveva consegnato alla società fiduciaria la documentazione
contabile necessaria al corretto adempimento degli obblighi societari. Pertanto
- continua AP 1 - visto l’incarico affidato alla __________ (le cui fatture
sono state peraltro da lui onorate) e visto come egli si sia “adoperato nel
consegnare la documentazione contabile”, deve essere accertata la sua
volontà di allestire la contabilità. A suo dire, se ciò non è avvenuto è da ricondurre unicamente all’agire di __________ che ha omesso di approntarla,
venendo meno all’incarico affidatogli. Di certo, osserva ancora l’insorgente,
il fiduciario non può scaricare su di lui la responsabilità, asserendo che la
documentazione consegnatagli non era completa ritenuto come egli abbia
riconosciuto di non averla mai visionata e abbia ammesso di essersi basato solo
su quanto riferitogli dalla sua segretaria. Oltretutto, continua, la __________
non ha mai comunicato a __________ che la documentazione consegnata non sarebbe
stata completa (motivazione d’appello, pag. 17-19).

A mente dell’insorgente, da quanto precede discende che “non vi è mai stata
intenzione di venire meno agli obblighi di legge per nascondere qualsivoglia
condizione patrimoniale reale” (motivazione d’appello, pag. 19)

 24.2.a.   Il
DA fa carico all’appellante di avere nel periodo ottobre 2008 - giugno 2009 -
nella sua veste di amministratore unico della __________ (e, dunque, di organo
penalmente responsabile ai sensi dell’art. 29 CP) - omesso, da un lato, “di
allestire il bilancio” e, dall’altro, “di tenere regolarmente i libri
contabili”, violando in tal modo i doveri impostigli dalla legge ed impedendo
di rilevare la sua situazione patrimoniale.

 

        b.   È
accertato - così come sostenuto nel gravame - che, all’inizio dell’attività
della ditta, l’appellante (unitamente all’azionista paritario ACPR 1) aveva
incaricato la __________ (per il tramite del suo amministratore unico __________)
della tenuta della contabilità della __________.

Questa circostanza è pacifica alla luce delle dichiarazioni dello stesso
fiduciario:

“ Mi sembra all’inizio del 2008 direttamente da AP 1 e
da ACPR 1 sono venuto a conoscenza del fatto che stavano costituendo una
società insieme denominata __________. Per quanto ne so io la __________ si
sarebbe occupata della gestione di esercizi pubblici. In seguito un giorno (mi
sembra ancora nel 2008) ACPR 1 e AP 1 sono venuti insieme (o forse solo uno di
loro) negli uffici della __________ e hanno consegnato della documentazione
contabile (prevalentemente fatture e documenti bancari) alla mia segretaria __________
dicendole che la __________ avrebbe poi dovuto tenere la contabilità anche
della __________.(…) lo non so dire se la __________ tenesse o meno la contabilità,
so solo che della tenuta della stessa avrebbe dovuto occuparsene la __________”
(cfr. verbale d’interrogatorio __________
dell’11 gennaio 2010, AI 14 in inc. MP 2009.7216, pag. 2-3);

“ Conosco i presenti e ricordo __________. Li conosco entrambi perché sono stato
incaricato di gestire la contabilità della __________”

(verbale del
dibattimento, pag. 5).

Altrettanto
accertato è che i conti sono stati, per la maggior parte, aggiornati unicamente
fino al 31 dicembre 2008 (cfr. al riguardo il plico blù “Estratto contabile __________
1.9.2008 - 31.12.2009”).

   c.   Ciò posto, deve essere esaminato se AP 1 può essere ritenuto
penalmente responsabile nonostante la delega alla __________.

In altre parole, conformemente a quanto esposto ai consid. 18.e e 18.f, ci si deve chiedere se l’appellante poteva in buona
fede partire dal presupposto che la contabilità della __________ fosse
regolarmente tenuta dalla __________.

A sostegno di una tale conclusione depone la circostanza secondo cui
l’appellante - così come ammesso anche da __________ __________ dinanzi al
pretore (cfr. verbale del dibattimento, pag. 5) - ha consegnato
alla __________ due classificatori nei quali erano raccolti, ordinati mese per
mese, da ottobre 2008 a giugno 2009, i giustificativi delle uscite e delle
entrate nonché gli estratti bancari della __________. Ora, questa Corte, in
mancanza di approfondimenti istruttori, non ha motivo di dubitare
dell’esaustività di questi documenti per l’allestimento della contabilità,
ritenuto oltretutto che - al di là dei proclami di __________ (“non avevamo
tutti i documenti che venivano sollecitati”, cfr. verbale del dibattimento)
- non risulta dalle tavole processuali che il fiduciario avesse segnalato
all’appellante la mancanza di documentazione contabile (in atti non v’è nessuna
lettera della __________ in questo senso).

Pertanto, visto quanto precede e considerato come non si possa esigere da AP 1 -
non cognito di questioni contabili (cfr. al riguardo quanto dichiarato dal
fratello dell’imputato nel suo verbale d’interrogatorio 22 marzo 2000, allegato
all’AI 3 in inc. MP 7252/2000, pag. 4) - una diligenza maggiore rispetto a
quella da lui dimostrata affidandosi ad un professionista e consegnando allo
stesso la suindicata documentazione, questa Corte ritiene che l’appellante
poteva in buona fede partire dal presupposto che __________ - le cui fatture
egli ha oltretutto onorato (cfr. verbale
d’interrogatorio __________ dell’11 gennaio 2010, AI 14 in inc. MP 2009.7216, pag. 2) - avesse espletato i suoi obblighi contrattuali e, meglio,
avesse aggiornato i libri contabili fino al fallimento della società
(intervenuto, peraltro, nel giugno 2009,
ovvero ben prima della fine del suo primo esercizio annuale, fissato dall’art.
23 dello Statuto societario al 31 dicembre 2009, cfr. statuti allegati al
rogito notarile di costituzione della società).

Da quanto precede discende che AP 1 deve essere assolto dall’imputazione di
omissione di contabilità.

 

    IV.   Commisurazione
della pena

                                25.   Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa
dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali
dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.

Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata
secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,
secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti
nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la
possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la
lesione. 

 

26.                                           Visto il suo proscioglimento dai reati di tratta di esseri umani e
di omissione della contabilità, AP 1 deve essere sanzionato unicamente per il
reato di ingiuria.

Ritenuto che il reato si è verificato in un momento di tensione dopo che i
rapporti tra le parti si erano deteriorati a seguito di reciproche accuse,
questa Corte considera adeguata alla colpa di AP 1 - tutto sommato lieve, pur
tenendo conto della sua non incensuratezza – la pena pecuniaria di 5 aliquote
giornaliere. Come stabilito dal primo giudice, l’ammontare della singola
aliquota può essere fissato in fr. 210.-.

Nulla osta alla sospensione condizionale della pena per un periodo di prova di
due anni come stabilito dal primo giudice (art. 44 cpv. 1 CP).

Non si giustifica per contro l’inflizione di una multa accessoria ai sensi
dell’art. 42 cpv. 4 CP.

Ritenuto che la prescrizione del reato di tratta di
esseri umani ha per conseguenza che tutti i fatti posti alla base del presente
giudizio si sono svolti dopo quelli della sua precedente condanna (decretata il
22 agosto 2007 dal Bezirksstatthalteramt Sissach), la pena qui inflitta,
diversamente da quanto stabilito dal primo giudice, non ha a valere quale pena
aggiuntiva a quella emanata con il suindicato giudizio (art. 49 cpv. 2 CP).

Infine, così come deciso dal pretore, non si procede alla revoca del beneficio
della condizionale della pena inflitta con la suindicata pregressa pronuncia.
Come stabilito dal primo giudice, l’appellante è però formalmente ammonito ai sensi
dell’art. 46 cpv. 2 CP.

 

     V.   Tassa di giustizia,
spese e ripetibili

 

                                27.   Visto l’esito dell’appello (in particolare, il proscioglimento di
AP 1 dalle due maggiori imputazioni a suo carico), gli oneri processuali di
primo grado, per complessivi fr. 1’090.- sono posti a carico dell’appellante
nella misura di fr. 300.- e per la rimanenza a carico dello Stato (art. 428
cpv. 3 CPP).

Gli oneri processuali del giudizio d’appello, per complessivi fr. 1’200.-, sono
pure posti a carico dell’appellante nella misura di fr. 200.- e per la
rimanenza a carico dello Stato (art. 428 cpv. 1 CPP).

                                28.   Col
gravame AP 1 ha postulato l’annullamento delle ripetibili di fr. 500.-,
assegnate dal pretore all’AP ACPR 1 per il procedimento di primo grado.

Ora, nonostante l’assoluzione dell’appellante dal reato di omissione di
contabilità, si osserva che l’importo surriferito - tenuto conto degli art. 12
e 14 cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e
per la fissazione delle ripetibili - appare del tutto adeguato già solo agli
sforzi profusi dal patrocinatore dell’AP in relazione al reato di ingiuria
(egli lo ha rappresentato al dibattimento in Pretura penale previa adeguata
preparazione) e merita, pertanto, conferma. Vista la sua soccombenza i fr. 500.-
sono da porre a carico di AP 1.

L’appellante verserà inoltre all’AP fr. 300.- a titolo di indennità per
ripetibili di seconda sede (egli ha presentato le osservazioni 8 luglio 2013,
dedicando una pagina e mezza al reato d’ingiuria).

                                 VI.   Indennità
giusta gli art. 429 e segg. CPP

                                29.   Giusta l’art. 429 cpv. 1 CPP, se è pienamente o parzialmente
assolto o se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha
diritto ad un’indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio
dei suoi diritti procedurali (lett. a) e per il danno economico risultante
dalla partecipazione necessaria al procedimento penale (lett. b) nonché ad una
riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi
interessi personali, segnatamente in caso di privazione della libertà (lett.
c).

La norma stabilisce una responsabilità causale dello Stato, chiamato a
rispondere della totalità del danno che presenta un nesso causale ai sensi del
diritto della responsabilità civile con il procedimento penale conclusosi con
un decreto di non luogo a procedere, un decreto di abbandono o con
un’assoluzione, anche in assenza di colpa o di irregolarità da parte delle
autorità penali (Messaggio, p. 1231; Schmid, Handbuch des schweizerischen
Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, n. 1804, pag. 829; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 429 n. 6; Mizel/Rétornaz, in Commentaire
Romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 429 n. 21;
Griesser, in Kommentar zur schweizerischen Strafprozessordnung,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 429 n. 2; Wehrenberg/Bernhard, in Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 429 n. 6; Mini, in op. cit., ad art. 429
n. 1).

                                30.   Con scritto 16 luglio 2013, AP 1 ha prodotto quattro note
d’onorario per complessivi fr. 25'329.15 (fr. 21'190.- d’onorario, fr. 2’267 di
spese e fr. 1’872,15 di IVA). Nel medesimo scritto l’appellante ha altresì
postulato la rifusione del torto morale, “avuto riguardo del periodo in cui
è stato privato della libertà, quale carcerazione preventiva, dal 14 febbraio
2001 al 9 marzo 2001” nonché considerati gli “effetti mediatici
importanti con risvolti alla reputazione e di natura personale” (cfr. suo
scritto 16 luglio 2013, act. XXI in inc. CARP 17.2013.39, pag. 2).

                                 31.   Indennità
per le spese di patrocinio

                                   a.   Per prassi di questa Corte invalsa sotto l’egida del nuovo CPP in
vigore dal 1° gennaio 2011, lo Stato si assume le spese per un patrocinatore di
fiducia soltanto se il patrocinio era necessario a causa della complessità del
caso sotto il profilo materiale o giuridico e se il volume di lavoro, e di
conseguenza l’onorario dell’avvocato, erano giustificati. Per stabilire
l’importo delle spese di patrocinio da risarcire, viene verificata la congruità
della nota d’onorario secondo il principio stabilito dall’art. 15a cpv. 2 LAvv,
secondo cui l’avvocato ha riguardo alla complessità ed all’importanza del caso,
al valore ed all’estensione della pratica, alla sua competenza professionale ed
alla sua responsabilità, al tempo ed alla diligenza impiegati, alla situazione
personale e patrimoniale delle parti, all’esito conseguito ed alla sua
prevedibilità. Sulla scorta di tali principi questa Corte ammette, quindi,
onorari corrispondenti ad una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del
mandato, applicando criteri corrispondenti a quanto mediamente praticato,
lasciando a carico del patrocinato la parte riconducibile ad una specifica
scelta del patrocinatore. In altre parole, l’onorario a tempo è stabilito
prendendo quale parametro un avvocato sperimentato nel diritto penale, tenuto
conto di un ragionevole margine di oscillazione connesso con le particolarità
del caso (cfr. sentenze CARP del 18 maggio 2011, inc. 17.2011.22, consid. 3.3;
del 4 febbraio 2013, inc. 17.2012.68 consid. 6; dell’8 ottobre 2012, inc.
17.2012.43 consid. 1.b.3.).

Per quanto concerne la remunerazione oraria, la scrivente Corte ritiene
che essa debba essere fissata prendendo come base, per i casi che non
presentano particolari difficoltà, l’importo di fr. 280.- stabilito dall’art.
12 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre
2007 (cfr. sentenze CARP del 4 febbraio 2013, inc. 17.2012.68 consid. 6; del 17
aprile 2012, inc. 17.2011.69 consid. 1.b.3).

Sulle spese, questa Corte si allinea alla giurisprudenza sviluppata dalla CRP
che, fino al 31 dicembre 2010, riconosceva le spese effettive e necessarie
cagionate dal procedimento penale, applicando - dopo la sua abolizione, per
analogia - i principi di cui all’art. 3 TOA. Tale norma prevedeva che, oltre
agli onorari, l’avvocato ha diritto al rimborso di tutti gli esborsi e spese
vive da lui sopportati nell’interesse o su richiesta del cliente o da questi
cagionati, quali, in particolare, le note e fatture pagate a terzi ed a uffici
pubblici per il cliente, le spese di trasferta, le spese di soggiorno,
pernottamento e vitto fuori domicilio, le spese per l’uso dei servizi pubblici
(posta, telefono, ecc.). Inoltre, sempre secondo la norma citata, l’avvocato ha
diritto al rimborso degli importi seguenti: a) fino a fr. 50.- per la
formazione e archiviazione dell’incarto; b) fr. 5.- per ogni pagina originale,
compresa la copia per l’incarto, e fino a fr. 2.- per ogni copia, qualunque sia
il metodo di riproduzione; c) fr. 1.- al km per le trasferte con la propria
automobile (cfr. sentenze CARP del 18 maggio 2011, inc. 17.2011.22, consid.
3.3; del 4 febbraio 2013, inc. 17.2012.68 consid. 6; dell’8 ottobre 2012, inc.
17.2012.43 consid. 1.b.3.).

                                  b.   Ora, l’onorario esposto dall’avv. DI 1 per la fase del procedimento
presso la Pretura penale ammonta a fr. 8'950.- (cfr. note d’onorario 24 gennaio
2011 e 18 dicembre 2012) corrispondente a 32 ore fatturate ad una tariffa
oraria di fr. 280.-. L’onorario esposto - che appare in sé adeguato alla
complessità del caso - deve essere decurtato di fr. 1'500.- corrispondenti alle
prestazioni del patrocinatore relative al reato di ingiuria. Per questa fase
del procedimento si riconosce pertanto un onorario di complessivi fr. 7'450.-.

Relativamente alla fase del procedimento presso la scrivente Corte, l’avv. DI 1 ha invece esposto un onorario pari a fr. 12'240.- (cfr. note
d’onorario 26 marzo e 28 giugno 2013) corrispondente a poco meno di 44 ore di
lavoro fatturate ad una tariffa oraria di fr. 280.-. Ora, un tale importo
appare sicuramente eccessivo e - considerato il dispendio orario per
l’allestimento della motivazione d’appello (9 pagine dedicate al reato di
tratta di esseri umani e 4 pagine dedicate al reato di omissione di
contabilità) nonché per la lettura delle osservazioni del PP e dell’AP - deve
essere ridotto a fr. 4’200.- corrispondenti a 15 ore di lavoro alla tariffa
oraria di fr. 280.-. L’onorario complessivo ammonta pertanto a fr. 11'650.-.

Quanto alle spese - esposte per complessivi fr. 2’267 -
si osserva che esse non sono state dettagliate, per cui risulta impossibile
procedere alla loro precisa quantificazione. A titolo eccezionale viene
pertanto applicato, per analogia, l’art. 6 cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa
per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione di ripetibili che prevede, per onorari da fr. 10’000.- sino a fr.
20’000.-, un rimborso spese forfettario pari al 5% dell’onorario ma almeno fr.
600.-. Ritenuto che il 5% di fr. 11'650.- (ovvero fr. 582,50) si attesta al di
sotto del minimo previsto dalla legge, le spese devono in concreto essere
riconosciute per complessivi fr. 600.-.

L’IVA - da calcolarsi al 7,6 % per prestazioni effettuate fino al 31 dicembre
2010 e all’8 % per le prestazioni effettuate dopo tale data - ammonta a fr.
977,70.

L’indennità per le spese di patrocinio
riconosciuta da questa Corte assomma pertanto a complessivi fr. 13'227,70
corrispondenti a fr. 11'650.- di onorario, fr. 600.- di spese e fr. 977,70 di
IVA.

 32.   Riparazione
del torto morale

                                   a.   Secondo l’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, se, a causa del procedimento,
ha subito lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali ai sensi
degli art. 28 cpv. 2 CC o 49 CO, l’imputato assolto ha diritto ad una
riparazione del torto morale. Questa è, di regola, concessa se l’imputato è
stato posto in carcerazione preventiva o di sicurezza (Messaggio, pag. 1231).

L’accusato che non è stato oggetto di un provvedimento restrittivo della
libertà personale può, invece, ottenere un’indennità per torto morale
unicamente se prova - o rende almeno verosimile - che, a seguito
dell’esecuzione di altri atti istruttori (ad esempio perquisizioni, sequestri,
richieste di informazioni, ecc.) o per il semplice fatto di essere stato
oggetto di un procedimento penale, egli ha subito una grave violazione della
sua personalità (Griesser, in op. cit., ad art. 429 n. 7; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 429 n. 10). Lo Stato non
è, infatti, tenuto al versamento di un’indennità per torto morale a tutti
coloro che hanno subito un pregiudizio in ragione di un procedimento penale, ma
soltanto a coloro che sono stati gravemente lesi nei loro diritti della
personalità (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 429 n. 10; Rep. 1998 n.
126 nota 5.3; Sentenza CRP del 29 novembre 2010, inc. 60.2010.210).

                                  b.   In presenza di una carcerazione preventiva, la prassi adottata
dalla CRP per la quantificazione del torto morale si basava sul cosiddetto “metodo
bifasico” secondo cui occorreva, nella prima fase, stabilire un importo
base in funzione soprattutto della durata della detenzione (la CRP riconosceva in generale un importo forfetario di fr. 100.-/200.- per ogni giornata di
detenzione). Nella seconda fase l'importo base era corretto verso il basso o
verso l'alto, alla luce delle circostanze del singolo caso, e in particolare
delle eventuali conseguenze fisiche o psichiche per l'accusato (cfr. sentenze
CRP del 27 dicembre 2010, inc. 60.2010.360; del 7 ottobre 2010, inc.
60.2010.29; del 24 aprile 2009, inc. 60.2008.396; del 6 ottobre 2008, inc.
60.2008.15 che citano Hutte/Ducksch/Gross, Le tort moral, Zurigo 1996, I/105
ss.; Munch, Bemessung der Genugtuung für ungerechtfertigten Freiheitsentzug,
in: ZBJV 1998, pag. 237 ss.).

Nella sua giurisprudenza relativa all’art. 429 CPP, il Tribunale federale
conferma il principio secondo cui occorre dapprima stabilire un ordine di
grandezza dell’indennità giornaliera che deve, poi, essere corretta sulla
scorta delle circostanze del caso concreto.

Il TF ha altresì spiegato che, per carcerazioni di breve durata e in assenza di
circostanze straordinarie, può essere ritenuto adeguato l’importo di fr. 200.-
per ogni giorno di detenzione; in caso di carcerazioni più lunghe (di una
durata di più mesi) l’importo giornaliero deve essere diminuito, ritenuto che
la prima fase di detenzione è certamente quella più gravosa per l’imputato
(cfr. STF del 15 maggio 2012, inc. 6B_111/2012 consid. 4.2; nello stesso senso
anche Mizel/Rétornaz, in op. cit., ad art. 429 n. 48).

                                   c.   Si osserva in concreto, che - conformemente alla prassi della CRP
secondo cui il primo e l’ultimo giorno di carcerazione sono interamente
computati (cfr. sentenze CRP del 15 dicembre 2010, inc. 60.2010.200; del 20
marzo 2009, inc. 60.2008.351; del 6 ottobre 2008, inc. 60.2008.154; del 3
ottobre 2007, inc. 60.2007.134; nello stesso senso anche Mizel/Rétornaz, in op.
cit., ad 429 n. 48) - AP 1 ha subito 24 giorni di carcerazione preventiva (dal
14 febbraio al 9 marzo 2001, cfr. sentenza impugnata, consid. 4 pag. 5 e scritto
16 luglio 2013 dell’appellante alla CARP, act. XXI in inc. CARP 17.2013.39,
pag. 2).

Pertanto, partendo da un’indennità base di fr. 200.- per ogni giorno di carcere
preventivo ingiustamente sofferto, l’indennizzo per il torto morale subito
dall’appellante si attesta a fr. 4'800.-.

                                  d.   Solo di transenna è qui ancora il caso di osservare che nessun
indennità può invece essere riconosciuta all’appellante per i non meglio
specificati - e per nulla comprovati - pregiudizi alla sua reputazione.

                                33.   In conclusione, a titolo di indennità giusta gli art. 429 e segg.
CPP, lo Stato va condannato a rifondere ad AP 1 - assolto dalle imputazioni di
tratta di essere umani e di omissione della contabilità - l’importo di fr.
18'027,70 corrispondenti a fr. 13'227,70 a titolo d’indennità per spese di patrocinio e fr. 4’800.- a titolo di riparazione del torto morale.

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      10, 80, 81,
398 e segg. CPP,

196, 70 e segg. vCP,

2 cpv. 2, 97, 166, 177, 182 CP

42 e segg., 47 CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG e, sulle ripetibili, gli art. 428
cpv. 3, 429 e 436 CPP rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi
di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria per la fissazione delle
ripetibili;

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è parzialmente accolto.

Di conseguenza:

 

                               1.1.   Il
procedimento penale a carico di AP 1 per titolo di tratta di esseri umani è
abbandonato.

 

                               1.2.   AP 1 è prosciolto dall’imputazione di omissione della contabilità.

 

                               1.3.   AP 1 è dichiarato autore colpevole di ingiuria per avere, verso
le ore 22.00 del 20 maggio 2009, a __________, tacciato ACPR 1 di “ladro e
viscido”.

                               1.4.   AP 1
è condannato alla pena pecuniaria di fr. 1'050.- (millecinquanta),
corrispondente a 5 (cinque) aliquote giornaliere da fr. 210.- (duecentodieci).

 

                            1.4.1.   L’esecuzione
della pena pecuniaria è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2
(due) anni;

                               1.5.   Non è revocato il beneficio della sospensione condizionale concesso
alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da fr. 50.- decretata nei suoi
confronti il 22 agosto 2007 dal Bezirksstatthalteramt Sissach, ma AP 1 è
formalmente ammonito a sensi dell’art. 46 cpv. 2 CP.

                               1.6.   Gli oneri processuali di primo grado, per complessivi fr. 1’090.- (millenovanta)
sono posti a carico dell’appellante nella misura di fr. 300.- (trecento) e per
la rimanenza a carico dello Stato.

                               1.7.   AP 1 verserà all’accusatore privato ACPR 1 fr. 500.- (cinquecento) a
titolo d’indennità per ripetibili di prima sede e fr. 300.- (trecento) a titolo
d’indennità per ripetibili d’appello.

 

                               1.8.   L’accusatore privato ACPR 1 è rinviato al foro civile per le sue
ulteriori pretese di corrispondente natura.

                               1.9.   A titolo di indennità giusta gli art. 429 e segg. CPP, lo Stato
della Repubblica e del Cantone Ticino, Bellinzona, rifonderà ad ACPR 1 -
assolto dalle imputazioni di tratta di essere umani e di omissione della
contabilità - l’importo di fr. 18'027,70.

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.        1’000.-           

-  altri disborsi                            fr.
           200.-

                                                     fr.         1'200.-

 

sono posti a carico dell’appellante nella misura
di fr. 200.- e per la rimanenza a carico dello Stato.

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -   

  -   

  -   

  -   

  

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione della popolazione,
  Ufficio della migrazione, 

      6501 Bellinzona

  -   Divisione della giustizia, 6501 Bellinzona

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.