# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83f1c51d-55b4-5f99-8eba-2fd5aab371d3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.04.2022 A-4125/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-4125-2020_2022-04-14.pdf

## Full Text

A-4125/2020 

Pagina 1 

 B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-4125/2020 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 4  a p r i l e  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot, (presidente del 

collegio), Maurizio Greppi, Christine Ackermann;  

cancelliere Manuel Borla 

 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______, 

… 

2. B._______,  

… 

entrambi patrocinati dall'avv. …, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Dipartimento federale delle Finanze DFF, 

Segreteria generale, Servizio giuridico, 

Bundesgasse 3, 3003 Berna, 

autorità inferiore.  

 

 

Oggetto 

 
Responsabilità dello stato. 

 

 

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Fatti: 

A.  

A.a In data 22 ottobre 2010 il Ministero pubblico della Confederazione (di 

seguito MPC) ha aperto un procedimento penale, per titolo di riciclaggio di 

denaro, nei confronti di A._______ (di seguito l’interessato) e di ignoti, 

sospettati di avere riciclato in Svizzera il provento di attività corruttiva 

percepito in Italia dall’interessato. 

A.b 

Gli importi provento dei presunti reati sarebbero stati depositati presso la 

C._______ SA (banca poi acquistata da D._______ SA [di seguito 

D._______]), su una relazione intestata a B._______ (di seguito 

B._______) e per la quale l’interessato era l’avente diritto economico, il cui 

saldo, tra il 14 dicembre 2010 al 16 marzo 2011, fu prelevato in contanti 

nella sua totalità: 

- in 2 occasioni dall’interessato, per complessivi 170'000 Eur, di cui 

125'000 Eur depositati presso una cassetta di sicurezza intestata al 

signor E._______ (di seguito anche E._______ o consulente 

finanziario); 

- in 4 occasioni direttamente dal consulente finanziario attraverso 

procure in bianco sottoscritte dall’interessato, per complessivi 604'000 

Eur, depositati in seguito su un conto intestato ad una società di cui egli 

era l’avente diritto economico. 

A.c 

Nel maggio del 2011, contestualmente all’estensione del procedimento 

penale per titolo di riciclaggio al citato E._______, consulente finanziario 

dell’interessato, il MPC dispose il sequestro dei fondi citati (cfr. supra lett. 

A.b: 604’000 Eur + 125'000 Eur); importo che fu versato su un conto presso 

la Banca Nazionale Svizzera (di seguito BNS). 

A.d 

Con decreto del 18 settembre 2017, notificato al E._______ e alla BNS, il 

MPC ha dissequestro il citato conto, in ragione di 531'000 Eur, mantenendo 

il sequestro sulla rimanenza. Con scritto del 28 settembre 2017, il 

consulente finanziario ha quindi chiesto il versamento dell’importo su una 

relazione bancaria a lui riconducibile presso la F._______ di … (di seguito 

F._______). Richiesta a cui il MPC ha dato seguito. 

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A.e 

Con scritto del 14 ottobre 2017 l’interessato ha chiesto al MPC di indicare 

presso quale istituto bancario erano stati collocati gli importi sotto 

sequestro (cfr. lettera A.c). Richiesta a cui il MPC ha dato seguito con 

scritto del 31 ottobre 2017, notificando il decreto di dissequestro del 18 

settembre precedente (cfr. lett. E). 

A.f 

Con atto del 27 novembre 2017, l’interessato ha comunicato al MPC che, 

preso atto dell’intenzione di quest’ultimo di decretare l’abbandono del 

procedimento penale a suo carico, non avrebbe fatto valere alcuna pretesa 

risarcitoria, a condizione che gli averi sequestrati e a lui riconducibili (cfr. 

lettera A.b), fossero a lui destinati. Inoltre, informato del versamento 

avvenuto in precedenza, l’interessato ha sollecitato il consulente 

finanziario, con scritto del 1° dicembre 2017, a determinarsi in materia. 

A.g 

Il 18 dicembre 2017 il MPC ha infine decretato l’abbandono del 

procedimento penale contro l’interessato, giacché non sussisteva la prova 

che i fondi fossero di origine criminale, con la conseguenza che gli elementi 

costitutivi del reato non risultavano essere adempiuti. Il medesimo giorno, 

il MPC ha decretato altresì l’abbandono del procedimento nei confronti del 

consulente finanziario. 

B. 

B.a Il 9 gennaio 2018 l’interessato e B._______ (di seguito anche istanti) 

hanno sporto denuncia al MPC contro il consulente finanziario per 

appropriazione indebita, considerando che egli si era rifiutato di trasferire 

l’importo litigioso e dissequestrato sul proprio conto bancario.  

B.b 

Il 27 maggio 2018 gli istanti hanno trasmesso al Dipartimento federale delle 

finanze (di seguito DFF) un’istanza di risarcimento nei confronti della 

Confederazione per 531'000 Eur, oltre accessori a decorrere dal 29 

settembre 2017, censurando che il decreto di dissequestro fosse stato 

notificato al solo consulente finanziario e che l’importo in oggetto fosse 

stato a lui versato. Dopo diverse comunicazioni e scritti tra il DFF e gli 

istanti, questi ultimi, il 9 ottobre 2019, hanno comunicato di avere ottenuto, 

in data 25 aprile 2019, un bonifico di 225'000 Eur da parte del E._______, 

nel quadro del procedimento penale menzionato con la conseguenza che 

la loro richiesta di risarcimento si riduceva a 306'000 Eur. 

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B.c Dopo aver sollecitato al DFF l’evasione della propria richiesta, con 

diversi scritti, la B._______ ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito TAF o il Tribunale) (incarto  

A-2977/2020), per denegata e ritardata giustizia. 

B.d Con decisione del 23 luglio 2020 il DFF ha respinto la richiesta di 

risarcimento danni. Conseguentemente il 13 agosto 2020, il DFF ha 

postulato al TAF lo stralcio della procedura di ricorso per denega e ritardata 

giustizia in corso, avvenuto il 1° settembre 2020. 

C. 

C.a Con ricorso del 16 agosto 2020 A._______ (di seguito anche ricorrente 

1) e B._______ (di seguito anche ricorrente 2) (di seguito anche ricorrenti 

o insorgenti), hanno chiesto di annullare la decisione del 23 luglio 2020, 

accogliendo la domanda di risarcimento danni del 27 maggio 2018, e 

condannando la Confederazione svizzera (di seguito Confederazione) a 

rifondere loro l’importo di 306'000 Eur oltre ad interessi del 5% a decorrere 

dal 29 maggio 2011, con richiesta di spese e ripetibili di prima e seconda 

istanza. A sostegno della propria pretesa i ricorrenti hanno censurato la 

violazione delle normative procedurali penali e la violazione dei disposti 

legali in materia di responsabilità dello Stato. 

C.b Con presa di posizione del 12 novembre 2020, l’autorità di prima 

istanza, e con osservazioni del dicembre 2020, i ricorrenti, si sono 

riconfermati nelle proprie considerazioni e conclusioni di cui alla decisione 

del 23 luglio 2020 e di cui al ricorso del 16 agosto 2020, con allegazioni 

che, per quanto di interesse al presente procedimento, verranno riprese in 

appresso. 

 

Diritto: 

1.  

Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni ai 

sensi dell'art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 

amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità menzionate 

all'art. 33 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni di cui 

all'art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso è retta 

dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

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2.  

I ricorrenti hanno diritto di ricorrere avendo partecipato al procedimento 

dinanzi all'autorità inferiore, essendo particolarmente toccati dalla 

decisione impugnata ed avendo un interesse degno di protezione 

all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). I 

requisiti relativi al contenuto ed alla forma del ricorso sono soddisfatti 

(art. 52 PA). Tutti gli altri presupposti processuali sono altrettanto 

adempiuti, in particolare il ricorso è tempestivo (art. 50 cpv. 1 PA) e 

l'anticipo spese è stato versato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA). 

Occorre quindi entrare nel merito del ricorso. 

3.  

3.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale, che fruisce di pieno 

potere cognitivo, possono essere invocati la violazione del diritto federale, 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento (art. 49 lett. a 

PA), l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 49 lett. b PA) nonché l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA; MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2013, pag. 88 n. 2.149 segg.; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines 

Verwaltungsrecht, 7a ed. 2016, pag. 247 n. 1146 segg.). 

3.2 L’autorità adita non è vincolata né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (DTAF 2007/41 consid. 2 [pag. 529 e seg.]; 

sentenza del TAF A-1490/2020 del 18 novembre 2020 consid. 2.2). I 

principi della massima inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto 

sono tuttavia limitati: l'autorità competente procede difatti spontaneamente 

a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle 

censure invocate o dagli atti risultino indizi in tal senso (DTF 141 V 234 

consid. 1 con rinvii; DTAF 2014/24 consid. 2.2 [pag. 348 e seg]; 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts- 

-pflege des Bundes, 3a ed. 2013, cifra 1135). Secondo il principio di 

articolazione delle censure (“Rügeprinzip”), l’autorità di ricorso non è tenuta 

a esaminare le censure che non appaiono evidenti o non possono dedursi 

facilmente dalla constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a 

sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non 

è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti 

di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 consid. 5.1; 140 

I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere processuale di 

collaborazione concernente in particolare il ricorrente che interpone un 

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https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/6adbc4e9-1738-4cfd-b694-92fb0d34b26c?citationId=9253bf58-da65-48cd-9026-15a8bebbb9f6&source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/94710918-49eb-4003-abb7-ca1b0d084266?citationId=8c6f56fd-bab1-4a4f-ab0e-dd4e9d10c383&source=document-link&SP=3|a4tady
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ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in particolare, 

l’obbligo di produrre le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1). 

4.  

Il presente litigio concerne un'azione di responsabilità nei confronti della 

Confederazione. I ricorrenti rimproverano al MPC di avere dissequestrato 

dei fondi a favore del consulente finanziario, che al momento del sequestro 

erano nelle sue disponibilità, provenienti però in origine da un conto 

intestato alla ricorrente 2 il cui avente diritto economico era il ricorrente 1; 

fondi (cfr. consid. di fatto A.b). La mancata notificata del dissequestro ai 

ricorrenti e il conseguente versamento di fondi, avrebbe causato loro un 

danno patrimoniale di cui oggi chiedono il risarcimento alla 

Confederazione, ossia 306'000 Euro (cfr. consid. di fatto B.b). 

5.  

5.1 Gli insorgenti hanno censurato la violazione delle normative del Codice 

di diritto processuale penale svizzero (CPP, RS 312.0), poiché il MPC non 

avrebbe notificato loro il dissequestro avvenuto il 18 settembre 2017, 

impedendo di impugnare l’atto e inibendo quindi il trasferimento degli 

importi al consulente finanziario. Arbitraria a loro dire, la posizione del DFF, 

il quale contesta come essi avrebbero dovuto impugnare il decreto, 

notificato tuttavia unicamente il 31 ottobre 2017, momento nel quale gli 

averi dissequestrati erano già stati bonificati al conto F._______ del 

consulente finanziario (il 25 ottobre 2017), facendo venir meno l’interesse 

attuale. La violazione del CPP quale atto illecito, il danno loro cagionato –  

considerato il denaro ancora nella disponibilità del consulente finanziario – 

come pure il nesso di causalità tra di essi, sarebbero i presupposti per 

giustificare la pretesa di risarcimento nei confronti della Confederazione a 

cui ingiustamente si sarebbe opposto l’autorità inferiore, in violazione della 

LResp. 

5.2 Giusta l'art. 3 cpv. 1 LResp la Confederazione risponde del danno 

cagionato illecitamente a terzi da un funzionario nell'esercizio delle sue 

funzioni, senza riguardo alla colpa del funzionario. All'ente pubblico 

incombe quindi una responsabilità primaria, esclusiva e causale: in altri 

termini la Confederazione risponde in prima persona ad esclusione del 

funzionario responsabile e senza che occorra individuare il funzionario 

stesso e provare una sua colpa. 

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Le condizioni poste alla base della pretesa sono l'esistenza di un atto 

illecito, di un danno e del rapporto di causalità tra il comportamento illecito 

e il danno (DTF 106 Ib 361 consid. 2b e riferimenti; DTF 106 Ib 354 consid. 

2b pag. 360 seg.; sentenze del TF 2E_1/2017 del 9 marzo 2017 consid. 

7.3 e richiamo; 2A.511/2005 del 16 febbraio 2009 consid. 5.1 e 

2C_518/2008 del 15 ottobre 2008 consid. 2.1). Tali presupposti devono 

essere ottemperati cumulativamente (cfr. a titolo esemplificativo la 

sentenza del TF 2C_518/2008 del 15 ottobre 2008 consid. 2.4; 118 Ib 473 

consid. 25 p. 485). Con riferimento al comportamento tenuto da un 

magistrato, la giurisprudenza ritiene che lo stesso possa definirsi illecito 

unicamente allorquando viene violato un dovere essenziale per l'esercizio 

della propria funzione. Il fatto che una decisione cresciuta in giudicato si 

riveli in seguito inesatta, lesiva del diritto o anche arbitraria non basta 

invece per ammettere l'illiceità di un atto o di un'omissione (sentenze del 

TF 2E_1/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 2.2;  2E_1/2016 del 21 gennaio 

2016 consid. 2.2 e rinvii). 

5.3 Nella fattispecie che qui ci riguarda, i ricorrenti pretendono di assurgere 

ad atto illecito la presunta violazione dell’art. 267 CPP in base alla quale il 

MPC ha trasferito gli importi dissequestrati al consulente finanziario, senza 

notificare loro il decreto di dissequestro, ciò che avrebbe inoltre avuto quale 

conseguenza l’impossibilità di dedurre le loro pretese in sede civile. Tale 

dimenticanza avrebbe altresì comportato la violazione della garanzia 

fondamentale della via giudiziaria sancita dagli artt. 29a Costituzione 

federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101) e 6 Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, 

RS 0.101).  

5.3.1 In virtù dell'art. 267 cpv. 1 CPP, se il motivo del sequestro viene meno, 

il pubblico ministero o il giudice dispone il dissequestro e restituisce gli 

oggetti o i valori patrimoniali agli aventi diritto. L'art. 267 cpv. 4 e 5 CPP 

disciplina il modo di procedere quando più persone avanzano pretese su 

oggetti o valori patrimoniali da dissequestrare. Il giudice ha la facoltà di 

decidere sulle medesime solo quando la situazione giuridica è chiara (cpv. 

4). In caso contrario o anche qualora la situazione sia chiara, egli deve 

attribuire gli oggetti o i valori patrimoniali a una persona e impartire alle 

altre persone che hanno avanzato pretese un termine per promuovere 

azione al foro civile (cpv. 5). Soltanto se il termine scade inutilizzato è 

possibile consegnare l'oggetto o il valore patrimoniale alla persona indicata 

nella decisione. 

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https://www.swisslex.ch/AssetDetail.mvc/Show?assetGuid=b1103bc7-eff9-43f1-b8d9-887fc4e2ceeb&source=docLink&SP=31|fr51he#cons_25
https://www.swisslex.ch/doc/unknown/e2294171-7ed3-4f8d-84ce-4eab387b1e28/citeddoc/c8835d0d-acec-405a-a7ef-1923919e6e48/source/document-link

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Ora, nella fattispecie che ci riguarda, il ricorrente, attraverso il patrocinatore 

nel procedimento penale, che è il medesimo che rappresenta i qui 

ricorrenti, ha preso conoscenza del sequestro dei fondi depositati presso 

la BNS, già a partire del settembre del 2013 (cfr. nota interna del MPC del 

25 settembre 2014 con firma del patrocinatore). Ne discende pertanto che 

era nella responsabilità dell’insorgente, peraltro rappresentato, inoltrare 

eventuali pretese al MPC sui fondi posti sotto sequestro. Non avendovi 

provveduto, il MPC poteva correttamente partire dal presupposto che tali 

fondi dovevano essere restituiti al precedente possessore (cfr. lettera A.b), 

poiché nulla lasciava presagire delle contestazioni sugli stessi tra gli 

insorgenti e il consulente finanziario. 

Ciò detto, il Tribunale non può condividere le allegazioni dei ricorrenti in 

base alle quali il MPC avrebbe violato l’art. 267 CPP, men che meno che il 

magistrato sia venuto meno a un “dovere essenziale per l'esercizio della 

propria funzione”, cagionando ai ricorrenti, di riflesso, un danno illecito. Ne 

consegue che già la prima condizione cumulativa posta per fondare la 

domanda di risarcimento non è ottemperata. 

5.3.2 Con riferimento al requisito del danno, va inoltre riferito che i ricorrenti 

non hanno comprovato e allegato alcun elemento circa l’esistenza del 

danno, per il quale chiedono ora il risarcimento. Infatti, dalla 

documentazione agli atti emerge unicamente l’esistenza di una denuncia 

penale - denuncia della quale, peraltro, i qui ricorrenti sono gli autori - per 

appropriazione indebita nei confronti del consulente finanziario, nonché la 

dichiarazione secondo cui le ricerche dei fondi presso F._______ 

sarebbero state infruttuose, in quanto gli stessi sarebbero stati trasferiti 

negli Stati Uniti. Al qui Tribunale non è dato sapere l’esito del procedimento 

penale rispettivamente l’impossibilità di recuperare, quali accusatori privati, 

i fondi litigiosi. In ogni caso, i qui ricorrenti non hanno portato nessuno 

elemento atto a provare i loro diritti sulla somma di cui chiedono ora il 

rimborso. 

5.3.3 A titolo abbondanziale va altresì evidenziato che nemmeno il requisito 

del nesso di causalità tra il decreto di dissequestro, non notificato ai 

ricorrenti, e il presunto danno sarebbe ossequiato. Correttamente il DFF 

ha illustrato che la perdita degli importi non è da collegarsi direttamente 

alla decisione di dissequestro del magistrato, bensì alla scelta univoca del 

consulente finanziario di trasferire gli stessi, in modo quasi subitaneo, su 

un’altra relazione negli Stati Uniti, rispettivamente, come emerge dalle 

carte processuali, di rifiutare un rimborso completo ai ricorrenti. Il presente 

Tribunale non può nondimeno evidenziare come non spettava al MPC, 

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intervenire attivamente nella vigilanza dei fondi entrati nelle disponibilità del 

consulente finanziario; fondi in parte legittimamente prelevati con regolare 

procura da quest’ultimo e in parte consegnati dal ricorrente 1. 

5.4 Ne discende pertanto che non avendo gli insorgenti dimostrato 

l’esistenza di alcun atto illecito, di un danno e del rapporto di causalità tra 

il comportamento illecito e il danno, presupposti che tra l’altro devono 

essere ottemperati cumulativamente (cfr. prec. consid. 5.2), il ricorso qui 

presentato deve essere respinto e la decisone impugnata confermata. 

6.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste in solido a carico dei ricorrenti, qui parti 

integralmente soccombenti (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 

febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella 

fattispecie esse sono stabilite in 5’500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo 

che verrà detratto interamente dall’anticipo spese di pari importo, versato 

a suo tempo dal ricorrente 1. 

Visto l'esito del ricorso e con riferimento all'art. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1  

TS-TAF, ai ricorrenti non viene assegnata alcuna indennità a titolo di spese 

ripetibili. 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali pari a 5’500 CHF sono poste in solido a carico dei 

ricorrenti 1 e 2, e sono compensate con il versamento dell’anticipo spese 

per pari importo avvenuto il 1° ottobre 2020. 

3.  

Non sono assegnate indennità per ripetibili. 

4. 

Comunicazione a: 

– ricorrenti (atto giudiziario) 

– autorità inferiore (n. di rif. …; atto giudiziario) 

 

(i rimedi giuridici sono sulla pagina seguente) 

 

La Presidente del collegio : Il cancelliere: 

Claudia Pasqualetto Péquignot Manuel Borla 

 

  

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

 

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