# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c1b61c2-611c-5a5e-be1f-d1925201ec0c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-11-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.11.2022 35.2022.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2022-59_2022-11-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2022.59

   

  mm

  	
  Lugano

  14 novembre 2022   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 agosto 2022 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell’11 maggio 2022 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                      in fatto

 

                          1.1.  In data 26 giugno 2019, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di operatrice
reparto controllo e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni e le
malattie professionali presso l’CO 1, è inciampata in un piede di marmo che
sporgeva dal marciapiede, è caduta in avanti e ha battuto la faccia contro un secondo
piede (cfr. doc. 76, p. 1). 

                                  I sanitari dell’Ospedale di __________,
dove l’assicurata è stata ricoverata d’urgenza, hanno diagnosticato un
traumatismo facciale, una frattura nasale con frattura del setto e deviazione
dello stesso, la frattura dell’edmoide e della parete mediale del seno
mascellare destro, come pure degli osteofiti cervicali, in particolare a
livello del corpo vertebrale di C6 determinante una stenosi del canale spinale
che impronta il midollo spinale (cfr. doc. 19, p. 3). 

                                  In seguito, ricoverata presso
l’Ospedale di __________ per la continuazione delle cure, all’assicurata è
stata diagnosticata un’alterazione di segnale midollare a livello di C4-C5 in
quadro di spondilodiscartrosi diffusa, in presenza di un’ipostenia plurisegmentaria
maggiore alle mani e a sinistra e delle iperestesie urenti agli arti superiori.
Dal profilo ORL, ella è stata sottoposto a un intervento di riduzione della
frattura delle ossa nasali e del setto (doc. 26). 

                                  Nel novembre 2019 è quindi stata
eseguita un’operazione di artrodesi C4-C5 e di decompressione anteriore (doc.
63), nel luglio 2021 di rino-settoplastica funzionale aperta (doc. 254). 

 

                                  Dagli atti di causa emerge che,
nel decorso, è pure insorta una problematica psichica (doc. 199, doc. 257). 

 

                                  L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                          1.2.  Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, in data 18 febbraio 2022, l’amministrazione ha
informato RI 1 che, a contare dal 1° marzo 2022, avrebbe posto fine alle
prestazioni di corta durata (cura medica + indennità giornaliera), fatta eccezione
per ulteriori 3/4 cicli di fisioterapia per l’anno 2022 e per una consultazione
otorinolaringoiatrica (doc. 295). 

 

                                  Il 22 marzo 2022 l’CO 1 ha quindi
emanato una decisione formale mediante la quale - negata la propria
responsabilità in merito ai disturbi agli arti inferiori, al bacino e al
rachide toracale e lombare, nonché a quelli psichici - ha rifiutato
l’assegnazione di una rendita d’invalidità e ha invece riconosciuto
un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 17% (doc. 310). 

 

                                  A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 314), in data 11
maggio 2022, l’istituto assicuratore ha in sostanza confermato il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. 319). 

 

                          1.3.  Con tempestivo ricorso del 26
agosto 2022, RI 1, sempre rappresentata dall’RA 1, ha chiesto che, accertata
l’eziologia infortunistica dei disturbi psichici, l’CO 1 venga condannato a
riconoscergli una rendita d’invalidità del 30% almeno. 

                                  A sostegno delle proprie pretese,
il patrocinatore fa principalmente valere che la problematica psichica
presentata dall’insorgente costituirebbe una conseguenza naturale dell’evento
traumatico occorsole nel giugno 2019, e ciò con riferimento al tenore delle
certificazioni agli atti dello psichiatra curante (doc. I, p. 4: “In particolar
modo sottolineamo l’attenta analisi e le conclusioni a cui giunge lo psichiatra
dott. __________ quando afferma che la patologia psichiatrica è indubbiamente
una diretta conseguenza dell’infortunio del 26 giugno 2019. Egli giunge a
queste conclusioni dopo una analisi puntuale, descrivendo tutti i singoli
passaggi e le modalità di valutazione per cui giunge a questa conclusione che
appare oggettiva e giustificata.”). 

 

                          1.4.  L’CO 1, in risposta, ha postulato
che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto
occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).

 

                          1.5.  Con l’allegato di replica (doc. VI
+ allegato) e con il relativo complemento (doc. VII + allegato), il
rappresentante dell’assicurata ha prodotto ulteriore documentazione medica e si
è essenzialmente confermato nelle proprie allegazioni e conclusioni. 

 

                                  L’assicuratore convenuto si è
pronunciato in proposito il 6 ottobre 2022 (doc. IX + allegato). 

 

                                  In data 17 ottobre 2022, il
rappresentante ha ancora formulato alcune sue considerazioni riguardo alla
fattispecie (doc. XI). 

 

considerato                 in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  Preliminarmente, richiamata la STF
8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto
era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto
per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF
8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide
questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata su FUCT N. 102 del
27 maggio 2022) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8
giugno 2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato trattato dalla
funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto,
dall’avv. __________), senza che la giurista di lingua italiana figlia del
Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata (cfr. STF 8C_668/2021
del 18 febbraio 2022 consid. 2.1).

 

                                  nel merito

 

                          2.2.  In concreto, l’oggetto della lite è
circoscritto al diritto a una rendita d’invalidità a dipendenza dei postumi del
sinistro del giugno 2019.

 

                                  Preliminarmente, questa Corte è
tuttavia chiamata a esaminare se l’assicuratore resistente era legittimato a
negare la propria responsabilità a proposito dei disturbi interessanti gli arti
inferiori, il bacino e il rachide toracale e lombare, come pure di quelli
psichici, oppure no. 

 

                          2.3.  Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per
quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono
effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e
di malattie professionali.

 

                          2.4.  Il diritto alle prestazioni
risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un nesso di
causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa
condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente
essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 142 V
435 consid. 1; 129 V 177 consid. 3.1, 402 consid. 4.3). 

 

                                  Se un infortunio ha semplicemente
scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza questo evento,
il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato e
l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso preesistente è ritornato ad
essere quello che era prima dell’infortunio (status quo ante) oppure se
ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi subentrato anche senza
l'infortunio (status quo sine) (RAMI 1992 U 142 p. 75 consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U.
Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                          2.5.  Il
diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso
di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente
ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V
102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più
criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e
dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha
dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica:
gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata
banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a
tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è
stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale
da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità,
occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più
importanti sono: 

 

                                  -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                  -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                  -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                  -  i
disturbi somatici persistenti;

                                  -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                  -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                  -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                  Non in ogni caso è necessario che
tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico
criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando
l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi
gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di
quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi
oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il
carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb
e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss.
consid. 4a).

 

                          2.6.  Disturbi
agli arti inferiori, al bacino e al rachide toracale e lombare: causalità con l’infortunio del 26 giugno 2019?

 

                       2.6.1.  In concreto, dalla
decisione formale, poi confermata in sede di opposizione, si apprende che
l’istituto resistente ha rifiutato di assegnare all’assicurata una rendita
d’invalidità, negando l’eziologia infortunistica ai disturbi interessanti gli
arti inferiori, il bacino e la colonna toracale e lombare, disturbi inquadrati
nella diagnosi di una fibromialgia estranea all’evento traumatico occorso nel
giugno 2019 (doc. 310, p. 2). 

                                  Il provvedimento
risulta essenzialmente fondato sul parere espresso in proposito dai medici
fiduciari dell’amministrazione. 

 

                                  In effetti, con
apprezzamento 22 novembre 2021, il dott. __________, spec. FMH in neurologia,
attivo presso il Centro di __________ di __________, ha rilevato che,
immediatamente dopo l’evento in discussione, non sono stati documentati indizi
a favore di una patologia infortunistica riguardante il sistema nervoso
centrale o periferico. A margine delle prime cure prestate il giorno stesso del
sinistro, a fronte di deficit della sensibilità interessanti bilateralmente le
estremità superiori, non è stata posta alcuna diagnosi infortunistica a livello
del rachide cervicale. Retrospettivamente, in presenza di preesistenti alterazioni
degenerative con canale spinale stretto e segni di una mielopatia a livello di
C4/C5 refertati a margine della degenza presso l’Ospedale di __________, può
essere condivisa la diagnosi formulata dal medico ___________ di peggioramento
transitorio provocato dall’infortunio di una mielopatia C4/C5. Dopo
l’intervento del 25 novembre 2019 con decompressione anteriore e artrodesi
C4/C5, è intervenuto un miglioramento della sintomatologia clinica. In
occasione dell’ultima valutazione neurologica da parte del dott. __________,
sono ancora stati rilevati dei lievi segni di una mielopatia cervicale con
deficit della sensibilità al braccio sinistro. Una patologia infortunistica
intracranica/intracerebrale è stata esclusa grazie alla RMN del 4 giugno 2021. 

                                  Rispondendo
quindi alle domande postegli dall’amministrazione, il neurologo fiduciario ha
dichiarato stabilizzato lo stato di salute infortunistico e negato l’esistenza
d’impedimenti nell’esercizio di un’attività lavorativa tenuto conto di una
lieve sintomatologia sensitiva con disestesie e ipoestesie dei polpastrelli
delle dita I e II della mano sinistra, con la precisazione che le limitazioni
derivanti dalle alterazioni ossee del rachide cervicale avrebbero dovuto essere
valutate da un traumatologo/chirurgo infortunistico, rispettivamente dal medico
___________ (cfr. doc. 265). 

 

                                  La visita di
chiusura ha avuto luogo il 15 dicembre 2021 a cura del dott. __________, spec.
in chirurgia ortopedica e traumatologia. 

                                  In
quell’occasione, il medico ____________ ha diagnosticato un politrauma con
contusione delle ginocchia, ferite multiple lacero-contuse a livello del dorso
del naso e della fronte, frattura pluriframmentaria della piramide nasale,
frattura etmoidale e della parete mediale del seno mascellare destro,
disestesie urenti agli arti superiori e ipostenia plurisegmentale maggiore e
distalmente al braccio di sinistra per sindrome centro midollare da mielopatia
cervicale acuta posttraumatica in stenosi del canale cervicale con/su stato
dopo intervento otorinolaringoiatrico di riduzione della frattura delle ossa
nasale e setto il 1° luglio 2019, stato dopo intervento di artrodesi C4-C5 e
decompressione anteriore il 25 novembre 2019 su diagnosi di discopatia
degenerativa C4-C5 associata a mielopatia, stato dopo intervento di
rino-settoplastica funzionale aperta, intervento funzionale endoscopico del 7
luglio 2021 su diagnosi di deviazione del setto nasale con irregolarità sul
dorso nasale, probabilmente dovuto a delle cicatrici e rottura di cartilagine a
sinistra più che a destra, nonché – diagnosi non di pertinenza infortunistica
– una sindrome fibromialgica. 

                                  Il dott. __________
ha precisato che la sintomatologia residuale agli arti inferiori, al bacino
e alla colonna toracale e lombare non era imputabile all’infortunio ma
piuttosto a una sindrome fibromialgica (anch’essa estranea al trauma). 

                                  Egli ha infine
definito l’esigibilità lavorativa, tenuto conto unicamente della ridotta
mobilità del rachide cervicale e del deficit sensitivo all’arto superiore
sinistro (cfr. doc. 281). 

 

                                  Unitamente
all’impugnativa e in corso di causa, il rappresentante dell’assicurata ha
prodotto nuova documentazione medica, specificatamente delle certificazioni
della dott.ssa __________, specialista in neurologia a __________. 

 

                                  Con quella
datata 19 luglio 2022, la neurologa ha affermato che RI 1 soffre degli
“esiti di mielopatia cervicale/lombo-sciatalgia insorti dopo il segnalato
incidente del 26 giugno 2019 che ha comportato 4 interventi chirurgici. La
paziente non presenta alcun miglioramento clinico, nonostante la FKT in corso e
l’utilizzo di svariati farmaci (FANS e steroidi). I sintomi lamentati sono tali
da essere considerati non più modificabili e quindi sequele e come tali
qualsiasi trattamento diventa “palliativo”, generando un ulteriore stato di
sconforto nella paziente. Paziente depressa, seguita da specialista psichiatra,
reattiva alle condizioni cliniche, insonnia causata dai dolori diffusi e da
incubi.”. 

                                  La specialista ha peraltro
rinunciato a disporre ulteriori visite e/o approfondimenti diagnostici, così
come ulteriori terapie (cfr. doc. A 5). 

 

                                  Con rapporto del 16 settembre
2022, la dott. __________ ha confermato che l’insorgente “… riporta dirette
conseguenze legate al incidente del 26/6/2019. Le patologie, dopo questa data,
sono: mielopatia cervicale acuta, lombo–sciatalgia, fibromialgia diffusa in
tutto il corpo con forti dolori invalidanti, ipoestesia e disestesia alle mani,
è presente fascite plantare ad entrambi i piedi. La paziente continua terapia
antidolorifica e FKT a causa di algie importanti irreversibili al punto che
ogni trattamento è palliativo. Tutto questo determina inabilità lavorativa e
limitazione in tutte le cose della vita semplice quotidiana, che ha portato a
uno stato di depressione, la paziente in cura con terapia psicofarmacologica.
Tale affermazione viene confermata dal collega __________ psichiatra della paziente.”
(doc. VI 1). 

 

                                  Le considerazioni enunciate dalla
specialista curante sono state criticamente commentate dalla dott.ssa __________,
spec. in neurologia. Ella ha rilevato che i disturbi descritti dalla dott.ssa __________
- mielopatia cervicale acuta, lombo-sciatalgia, fibromialgia a tutto il corpo
con importanti dolori invalidanti, ipoestesia e disestesia a entrambe le mani,
dolori alla pianta dei piedi - sono diffusi e non sono imputabili a una
sindrome deficitaria neurologica. La lombo-sciatalgia è stata refertata in
occasione della consultazione del maggio 2022 presso la Clinica __________. Nel
relativo rapporto essa non è stata meglio definita per quanto riguarda il lato
(destro oppure sinistro) e la radice interessata. Peraltro, l’affezione in
questione non ha trovato riscontro negli esami neurologici eseguiti presso l’__________
e la dott.ssa __________ e non può pertanto essere imputata all’infortunio. I postumi
residuali della mielopatia cervicale, così come refertato dal dott. __________
già nel mese di settembre 2021, non possono più essere definiti come “acuti”.
In genere, viene descritto come “acuto” uno stato che esiste “al momento” e che
persiste al massimo per 3-14 giorni, mentre si definisce “cronico” uno stato
che può durare per mesi oppure anni. Sempre secondo la dott.ssa __________, in
concreto si tratta piuttosto di postumi lievi interessanti la
sensibilità in presenza di una cronica degenerazione del rachide cervicale. A
proposito infine della diagnosi di fibromialgia ritenuta dalla dott.ssa __________,
la neurologa fiduciaria ha osservato che si tratta di una patologia di
pertinenza reumatologica/neurologica, non causata da un infortunio. I disturbi
denunciati dalla ricorrente (dolori diffusi, disturbi del sonno, …) sono in
parte coerenti con questa affezione, di modo che è difficile delimitare i
diversi quadri patologici (doc. IX 1). 

 

                       2.6.2.  Per costante
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è
parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209;
STF U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                  Nella DTF 125 V 351 seg. (=
SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572),
la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                  Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                  In una sentenza 8C_216/2009
del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha
precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria
sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche
le certificazioni dei medici curanti.

 

                                  Trattandosi invece di perizie
affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura amministrativa, a
medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti, esse
godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti
che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014 del 2 aprile 2015
consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

                                  Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                  L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                  È infine utile
osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può
evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va,
tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i
diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista
medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e
qual è l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid.
5 in fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid.
4b).

 

                       2.6.3.  Con l’impugnativa e in
corso di causa, il rappresentante della ricorrente non ha sollevato alcuna
specifica obiezione a proposito della valutazione del dott. __________ secondo
cui i disturbi interessanti gli arti inferiori, il
bacino e la colonna toracale e lombare, non costituiscono una conseguenza naturale
dell’evento traumatico del giugno 2019. Egli si è invero limitato
a fare riferimento alla documentazione medica prodotta (cfr. doc. I e
doc. XI). 

 

                                  Attentamente vagliato l’insieme
della documentazione a sua disposizione, questo Tribunale ritiene che i pareri
dei dottori __________, __________ e __________, specialisti proprio nelle
materie che qui interessano, possano validamente servire da base al giudizio
che è ora chiamato a rendere.

 

                                  Del resto, il valore probatorio
attribuito ai loro apprezzamenti non risulta sminuito dalla documentazione
medica richiamata dal patrocinatore dell’assicurata nel quadro della procedura
giudiziaria. 

                                  Da un lato, i referti dello
psichiatra curante trattano della problematica psichica e, pertanto, va loro
negata ogni rilevanza a proposito della questione riguardante la natura dei disturbi qui in discussione.

                                  Da parte sua, la
dott.ssa __________ si è di fatto limitata a elencare le problematiche che la
sua paziente ha denunciato dopo l’evento traumatico del 26 giugno 2019, senza però minimamente approfondire l’aspetto eziologico. Al
riguardo, è peraltro utile ricordare che la regola del “post hoc ergo propter hoc” (dopo
questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza
federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio,
un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale
argomento è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e
inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013
consid. 7.2.2:
“Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall
aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen
Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel
"post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.)
ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich
nicht zulässig, …”; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22
giugno 2017).

 

                                  In
conclusione, in esito alle considerazioni che precedono, si ritiene dimostrato,
perlomeno con il grado della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi agli arti inferiori, al bacino e alla colonna toracale e lombare non costituiscono una conseguenza naturale
dell’evento assicurato.

 

                          2.7.  Disturbi
psichici: causalità con l’infortunio del 26 giugno 2019?

 

                       2.7.1.  Dalla decisione su opposizione
impugnata si evince che l’CO 1 ha negato che la problematica psichica presentata
dall’insorgente – un disturbo post-traumatico da stress persistente, secondo lo
psichiatra curante dott. __________ (cfr., ad esempio, il doc. VII 1) –
costituisca una conseguenza adeguata dell’evento traumatico del giugno
2019. 

                                  Classificato il sinistro, tutt’al
più, nella categoria degli infortuni di media gravità in senso stretto,
l’assicuratore ha ritenuto inadempiuti tutti i criteri di rilievo sviluppati
dalla giurisprudenza federale (cfr. supra, consid. 2.5.). 

                                  L’amministrazione ha peraltro
lasciato aperta la questione di sapere se tra l’infortunio e la problematica
psichica esistesse una relazione di causalità naturale (cfr. doc. 319,
p. 6 s.).

 

                                  Da parte sua, facendo capo al
parere dello psichiatra curante, il patrocinatore fa valere che le turbe
psichiche sarebbero conseguenza naturale del sinistro assicurato (cfr. doc. I e
doc. VII). 

                                  Con l’allegato del 17 ottobre
2022, preso atto che la valutazione dell’adeguatezza è di natura squisitamente
giuridica, il rappresentante della ricorrente ha chiesto che sia il Tribunale
aa esprimersi “… in favore della causalità tra la patologia psichiatrica
odierna e l’incidente del 26.06.2019”, precisato comunque che “la patologia
psichica è sorta a seguito dell’infortunio che ha causato e che causa tutt’oggi
“algie importanti irreversibile, al punto che ogni trattamento è palliativo”
come scrive la dott.ssa __________.” (doc. XI, p. 2). 

 

                       2.7.2.  Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA
condivide il procedere seguito dall’CO 1, consistente nel procedere
innanzitutto a valutare l’esistenza di un nesso di causalità adeguata tra i
disturbi psichici e l’evento traumatico accaduto il 26 giugno 2019, lasciando
aperta la questione di sapere se le turbe psichiche costituiscono una
conseguenza naturale del sinistro assicurato. 

                                  Nell'esaminare l'adeguatezza del legame causale in relazione all'evento del giugno 2019,
bisogna in primo luogo procedere alla classificazione di quest’ultimo.

                                  Per
quanto riguarda la sua dinamica, dal rapporto di audizione del 12 febbraio 2020
risulta la seguente descrizione:

 

" (…) Mi
trovavo in vacanza in __________ e mentre stavo camminando lungo un marciapiede
non mi ero accorta della presenza di due gambe in marmo porgenti dal terreno,
gambe su cui doveva esserci una panca. Ero finita per urtare una di queste
gambe con le ginocchia, finendo per catapultarmi con il volto sull’altra gamba
sporgente.” (doc. 76)

 

                                  Secondo
la giurisprudenza, per classificare l’infortunio in una delle tre categorie, ci
si deve unicamente fondare, da
un punto di vista oggettivo, sull’evento infortunistico in quanto tale. Sono
determinanti le forze generate dall’infortunio e non le conseguenze che ne sono
derivate. La gravità delle lesioni riportate – che costituisce l’uno dei
criteri oggettivi per giudicare il carattere adeguato del nesso di causalità –
deve essere presa in considerazione in questa fase unicamente nella misura in
cui fornisce un’indicazione circa le forze in gioco al momento del sinistro
(cfr. STF 8C_663/2019 del 9 giugno 2020 consid. 4.3.2; 8C_567/2017 del 12 marzo
2018 consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). 

 

                                  Tenuto
conto della dinamica dell’evento in oggetto, il TCA ritiene che l’assicurata sia
rimasta vittima di un infortunio di media gravità al limite di quelli
leggeri. 

 

                                  A titolo di confronto, va segnalato
che l’Alta Corte federale ha proceduto a un’identica classificazione nella
sentenza 8C_649/2021 del 29 settembre 2022 consid. 4.3, concernente
un’assicurata che era scivolata sul marciapiede gelato e aveva battuto a terra
la guancia sinistra procurandosi una frattura pluriframmentaria delle tre
pareti del seno mascellare e del pavimento dell’orbita sinistra, in quella 8C_277/2019
del 22 gennaio 2020 consid. 4, riguardante un assicurato che, nel trasportare
un radiatore, era inciampato su dei tubi ed era caduto all’indietro, riportando
una frattura da compressione della limitante superiore del corpo vertebrale di
L3 con inclusione discale, come pure in quella 8C_355/2007
del 16 maggio 2008 consid. 3.4, concernente la passeggera di un bus che, a
causa di una brusca frenata del mezzo, aveva battuto il viso contro una parete
di vetro, lamentando contusioni multiple e una distorsione del rachide
cervicale. 

                                  Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF)
ha considerato addirittura di grado leggero l’evento traumatico
in cui un’assicurata, nel praticare l’inlineskate, era caduta battendo a terra
la schiena e la testa (cfr. STFA U 345/04 del 18 ottobre 2005 consid. 2.2), come
pure quello in cui un muratore, che con la mano destra trasportava una cassetta
per gli attrezzi e in quella sinistra un rotolo di cavo, era scivolato su un
pezzo di polistirolo e aveva perso l’equilibrio (cfr. STFA U 66/05 del 17
agosto 2005 consid. 6.3). 

                                  In quest’ultima pronunzia, la
Corte federale ha ricordato di aver pure giudicato leggero l’inciampare e
cadere per strada battendo faccia e ginocchio per terra (STFA U 367/01 del 21
marzo 2003) e lo scivolare su una lastra di ghiaccio, il cadere sulla schiena e
il battere la testa per terra (STFA U 78/02 del 25 febbraio 2003, parzialmente
pubblicata in SVR 2003 UV n. 12 p. 35 ss.). 

 

                                  In presenza di un infortunio di
media gravità al limite della categoria inferiore, il giudice è tenuto a
valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri elaborati
dal Tribunale federale e qui evocati al consid. 2.5. Per ammettere l’adeguatezza del nesso causale, é necessario
che un fattore fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure
l’intervento di più criteri. In una sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010
consid. 4.5, pubblicata in SVR 10/2010 UV 25 p. 100 ss., il TF ha ribadito che
- in caso di infortuni di media gravità ma che si trovano al limite della
categoria di quelli leggeri -, devono essere adempiuti quattro dei sette
criteri di rilievo, affinché possa essere riconosciuta l’esistenza del nesso
causale adeguato.

 

                                  A titolo di premessa, occorre
osservare che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di causalità in
materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i disturbi di
natura somatica che si trovano in una relazione di causalità, naturale e
adeguata, con il sinistro assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI
1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti). 

                                  Sempre in questo contesto, va
precisato che i disturbi che si impongono come somatici, ma che non possono
però essere spiegati a sufficienza dal profilo organico, non devono essere
presi in considerazione (cfr. STF 8C_1044/2010 del 12 maggio 2011 consid.
4.4.4: “Die als körperlich imponierenden organisch jedoch nicht hinreichend
erklärbaren Beschwerden sind bei einer Prüfung der Adäquanz nach BGE 115 V 133
nicht in die Beurteilung einzubeziehen (Urteil 8C_825/2008 vom 9. April 2009 E.
4.6).”).

 

                                  Se ne deduce che, nel caso di
specie, l’adeguatezza deve dunque essere giudicata facendo astrazione dalle turbe
psichiche, così come dai disturbi riguardanti gli arti
inferiori, il bacino e la colonna toracale e lombare, i quali,
inquadrati nella diagnosi di fibromialgia, sono estranei all’infortunio
accaduto nel giugno 2019 (cfr. supra, consid. 2.6.3.). 

 

                                  Per quanto concerne la dinamica
dell'evento traumatico (in sostanza l’assicurata è inciampata in un manufatto sporgente
dal marciapiede ed è caduta in avanti dalla propria altezza), alla luce della
casistica in materia di cadute, l'evento occorso all'insorgente non risulta né particolarmente
drammatico né spettacolare per come si è svolto.

È
utile precisare che, secondo la giurisprudenza, il criterio in questione è da
valutare oggettivamente e non in base alle sensazioni soggettive,
rispettivamente ai sentimenti di paura provati dalla persona assicurata. In
ogni infortunio di media gravità è insita una certa spettacolarità, la quale
non è tuttavia ancora sufficiente per ritenere adempiuto il criterio (STF
8C_560/ 2015 del 29 aprile 2016, consid. 4.4.1 e rinvii; DTF 137 V 199 consid.
3.5.1 non pubblicato). Occorre considerare la dinamica dell'infortunio in
quanto tale e non il danno alla salute che ne è conseguito. Non si tiene conto
del successivo processo di guarigione (STF 8C_738/2011 del 3 febbraio 2012, consid.
7.3.1).

 

                                  Quelle riportate dalla ricorrente
– un trauma facciale accompagnato da diverse ferite lacero-contuse e fratture,
come pure una preesistente mielopatia C4/C5 resa sintomatica dall’infortunio,
la cui sintomatologia è migliorata decisamente grazie all’intervento eseguito nel
novembre 2019 - non costituiscono lesioni organiche gravi o particolarmente
idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme.

                                  A proposito di questo criterio, la giurisprudenza ha
precisato che il fatto che le conseguenze infortunistiche abbiano costretto
l'assicurato a cambiare professione, non basta per ritenerlo soddisfatto.
Inoltre, il criterio in questione implica l'esistenza di lesioni fisiche gravi o, trattandosi della loro
particolare natura, delle lesioni interessanti organi ai quali l'uomo
attribuisce una particolare importanza soggettiva come ad esempio la perdita di
un occhio oppure la mutilazione della mano dominante (STF 8C_566/2013 del 18
agosto 2014, consid. 6.2.2).

 

                                  Pure inadempiuto è il criterio
della cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio.
Dalla documentazione a disposizione non emerge infatti alcun elemento a favore
di una cura errata dei postumi infortunistici. 

 

                                  Questo Tribunale ritiene che non
si possa nemmeno pretendere che la cura medica dipendente dall'evento
infortunistico sia stata eccezionalmente lunga.

                                  Dagli atti di causa emerge
infatti che all’iniziale degenza presso l’Ospedale di __________ (26 – 27
giugno 2019), durante la quale i sanitari hanno prestato le prime cure, ne ha
fatto seguito una seconda, durata dal 29 giugno al 10 luglio 2019, presso
l’Ospedale di __________, dove la ricorrente è stata sottoposta a un intervento
otorinolaringoiatrico di riduzione di frattura delle ossa nasali e del setto
(doc. 26). 

                                  Dal 24 al 28 novembre 2019,
l’assicurata è rimasta degente presso la Clinica __________ di __________, i
cui sanitari hanno proceduto, senza complicazioni, a un intervento di
decompressione e artrodesi anteriore C4-C5 (doc. 64). 

                                  In ragione dell’esistenza di una
deviazione del setto nasale con irregolarità sul dorso nasale, in data 7 luglio
2021, RI 1 ha subito una (ultima) operazione di rinoplastica (degenza 7-10
luglio 2021 presso l’Ospedale __________ di __________ – cfr. doc. 232). 

                                  Per il resto, le cure prestate all’insorgente sono
consistite essenzialmente in accertamenti diagnostici (clinici e strumentali),
in visite ambulatoriali di controllo, nell’assunzione di farmaci analgesici e
ansiolitici/antidepressivi, così come nell’esecuzione, sempre su base
ambulatoriale, di cicli di fisioterapia. 

                                  Ora, conformemente alla
giurisprudenza, provvedimenti diagnostici e semplici visite di controllo (cfr.
STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure la
somministrazione di farmaci antidolorifici (cfr. STF 8C_507/2010 del 18 ottobre
2010 consid. 5.3.4), non fanno parte della cura medica ai sensi del criterio in
discussione. Inoltre, provvedimenti quali la fisioterapia, la chiropratica,
l’agopuntura, la terapia cranio-sacrale, l’osteopatia, nonché le sedute di
neuropsicologia/psicoterapia, non possono essere definiti come particolarmente
gravosi (cfr. STF 8C_726/2010 del 19 novembre 2010 consid. 4.1.3 e 8C_655/2010
del 15 novembre 2010 consid. 4.2.4 e riferimenti).

                                  Il TF ha del resto deciso in
questo senso in una sentenza 8C_401/2009 del 10 settembre 2009 consid. 3.4.3,
riguardante un assicurato, vittima di un trauma distorsivo cervicale, che aveva
beneficiato, oltre a una terapia antidolorifica medicamentosa, di una
riabilitazione stazionaria e di fisioterapia ambulatoriale, nonché, in seguito,
anche di cure psichiatriche/psicoterapiche, e in una sentenza 8C_387/2011 del
20 settembre 2011 consid. 3.3.3, concernente un assicurato, vittima di un incidente
stradale con commotio cerebri e contusione del rachide lombare, il cui
trattamento era consistito essenzialmente in controlli presso il medico curante
e in sedute di fisioterapia. L’Alta Corte ha ritenuto che nemmeno la degenza in
clinica nel periodo 20 novembre 2007-17 gennaio 2008, la seguente ergoterapia
ambulatoriale e l’ulteriore ospedalizzazione dal 20 luglio al 21 agosto 2008,
potevano giustificare la realizzazione di questo criterio, precisato che per la
realizzazione del criterio della specifica cura medica protratta e gravosa, la
prassi pone delle esigenze decisamente più elevate.

                                  Da notare ancora che il TCA ne ha ammesso l'adempimento, ad esempio,
nella STCA 35.2014.2 del 17 settembre 2014 consid. 2.12., riguardante un
assicurato, vittima di un incidente della circolazione, le cui conseguenze
avevano necessitato di ben dieci operazioni chirurgiche, l'ultima delle quali eseguita a distanza
di sei anni e mezzo circa dall'evento traumatico.

 

                                  Nemmeno il criterio del decorso sfavorevole della cura e le
complicazioni rilevanti intervenute, risulta soddisfatto in concreto. In merito
è utile sottolineare che dalla cura medica e da notevoli disturbi non si può
dedurre un decorso sfavorevole e/o delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre
necessarie delle circostanze particolari che hanno pregiudicato la
guarigione, in concreto non ravvisabili. Sempre in questo contesto, va
segnalato che, conformemente alla giurisprudenza federale, il fatto che,
nonostante regolari terapie, l’assicurato lamenti ancora dolori e presenti
ancora un’inabilità lavorativa, non basta per riconoscere questo criterio (cfr.
STF 8C_613/2019 del 17 settembre 2020 consid. 6.4.3; 8C_249/2018 del 12 marzo
2019 consid. 5.2.5 e i riferimenti). In questo senso, il TF ha negato la realizzazione
del criterio anche nel caso di un decorso indiscutibilmente protratto (cfr. STF
8C_402/2011 del 10 febbraio 2012 consid. 5.4), ad esempio nel caso di un
assicurato la cui ricostruzione del dorso della mano aveva necessitato di ben
cinque interventi chirurgici (cfr. STF 8C_175/2010 del 14 febbraio 2011 consid.
5.4 in fine). 

                                  A
prescindere dal fatto che, secondo la giurisprudenza, la persistenza dei dolori
di per sé non basta per soddisfare il criterio in discussione, nella presente
fattispecie va tenuto conto del fatto che la sintomatologia algica è stata
ritenuta espressione di una fibromialgia, della quale, poiché di natura
extra-infortunistica, non si può tener conto nella valutazione dell’adeguatezza
giusta la DTF 115 V 133.

 

                                  In queste condizioni, può rimanere indeciso se sono
soddisfatti il criterio dei dolori somatici persistenti e quello del grado e
durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche, poiché anche se
ciò dovesse essere il caso, in presenza di un infortunio di media gravità al
limite di quelli leggeri, la realizzazione di due criteri non potrebbe comunque
giustificare l’adeguatezza del nesso di causalità (cfr. RDAT 2003 II n. 67 p.
276, U 164/02 consid. 4.7; RSAS 2001 p. 431, U 187/95).

 

                                  Si deve quindi concludere che le
turbe psichiche non costituiscono una conseguenza adeguata dell’evento
infortunistico assicurato. 

 

                                  Facendo difetto l’adeguatezza,
può essere lasciata aperta la questione relativa all’esistenza del nesso di
causalità naturale tra l’infortunio e il danno alla salute (cfr.,
in proposito, STF 8C_289/2020 del 17 febbraio 2021 consid. 6.1; SVR 1995 UV 23,
p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U 606/06 del 23
ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2).

 

                                  Non presta dunque il fianco a
critiche il fatto che l’CO 1 abbia valutato il diritto a una rendita
d’invalidità facendo astrazione (anche) dalla problematica psichica. 

 

                          2.8.  Diritto a una rendita
d’invalidità?

 

                       2.8.1.  Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                  Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

                                  Il TF, in una sentenza U 192/03
del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572 ss., ha rilevato che
l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a
sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo
per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in
seguito all'introduzione della LPGA.

                                  Da parte sua, l'art. 16 LPGA
prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato
invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile
da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti
d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del
lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non
fosse diventato invalido.

 

                                  L'Alta Corte, nella sentenza U
192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art.
16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

                                  Nella stessa pronuncia la nostra
Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza
relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e
invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                  Su questi aspetti si veda pure la
DTF 130 V 343.

 

                                  Due sono, dunque, di norma gli
elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                  1.  il danno alla salute fisica o
psichica (fattore medico)

                                  2.
 la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                  Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                  Nell'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                       2.8.2.  L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                  D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                  Spetta al medico fornire una
precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                  Il medico indicherà per prima
cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali
sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                  Egli valuterà finalmente il grado
dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione
attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, STF
I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                  L'invalidità, proprio perché
concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                  I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                  La giurisprudenza federale ha,
più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità,
non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno
alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle
conseguenze economiche di tale danno. 

                                  Il TF ha avuto modo di confermare
che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può
far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso
la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa
(STF U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                  La perdita di guadagno effettiva
può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le
condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                  Le ragioni, inerenti l'azienda,
che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di
produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro
generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che
gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI
1991 succitata, consid. 4d).

 

                                  I.
Termine: reddito da invalido

 

                                  La misura dell'attività che si
può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno
alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini
psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                  Secondo la giurisprudenza, per la
fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non
riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

                                  Nel valutare la possibilità di
sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non
si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si
collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in
cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187,
p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STF del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                  Specifica dell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo
l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente
dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado
d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima
di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                  II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità

 

                                  Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

                                  Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                       2.8.3.  In concreto, va rilevato che alla
base della decisione dell’amministrazione di negare l’assegnazione di una
rendita d’invalidità all’assicurata, vi sono gli apprezzamenti della
capacità/esigibilità lavorativa enunciati dai propri medici fiduciari.

 

                                  Infatti, con apprezzamento del 22
novembre 2021, il neurologo dott. Schmidt ha affermato che, dal suo punto di
vista, una lieve sintomatologia puramente sensitiva con disestesie e ipoestesie
delle estremità delle dita I e II della mano sinistra, non è d’ostacolo
all’esercizio di un’attività professionale (doc. 265, p.10).

 

                                  D’altra parte, a margine della
visita di chiusura del 15 dicembre 2021, considerata soltanto la
ridotta mobilità del rachide cervicale e il deficit sensitivo all’arto
superiore sinistro, l’ortopedico dott. __________
ha dichiarato la ricorrente non più in grado di esercitare la sua precedente
professione ma totalmente abile (tanto dal profilo del tempo che da quello del
rendimento) in attività confacenti che abbiano le caratteristiche seguenti:

 

" (…) Molto
spesso può sollevare e portare pesi molto leggeri fino a 5 kg fino all’altezza
dei fianchi, talvolta sollevare e portare pesi tra i 5 e i 10 kg fino
all’altezza dei fianchi, di rado sollevare e portare pesi tra i 10 e i 25 kg
fino all’altezza dei fianchi. Spesso può eseguire lavori leggeri e di
precisione, talvolta lavori medi, mai più lavori pesanti, lavoro manuale rozzo
e molto pesante.

Spesso può assumere la posizione di lunga durata seduta, di lunga
durata in piedi, molto spesso una posizione di lunga durata a libera scelta.

Molto spesso può camminare fino a 50 m, per lunghi tratti,
talvolta camminare su terreno accidentato, molto spesso salire le scale. 

Uso delle due mani a condizione, possibile equilibrio e stare in
equilibrio.” (doc. 281, p. 9)

 

                                  Con la propria impugnativa, il
rappresentante dell’assicurata contesta la valutazione dell’esigibilità
lavorativa nella misura in cui l’amministrazione non ha preso in considerazione
né la problematica psichica né i dolori che interessano gli
arti inferiori, il bacino e la colonna toracale e lombare (cfr. doc. I, doc.
VI, doc. VII e doc. XI). 

 

                                  Secondo
questo Tribunale, non vi è alcun valido motivo per negare un pieno valore
probatorio alla valutazione dell’esigibilità lavorativa enunciata dai dottori __________
e __________. Del resto, l’obiezione sollevata dal patrocinatore
dell’insorgente non appare fondata. In effetti, è già stato accertato che né i
dolori agli arti inferiori, al bacino e alla colonna toracale
e lombare (cfr. supra, consid. 2.6.3) né la problematica psichica
(cfr. supra, consid. 2.7.2.) costituiscono delle conseguenze dell’evento
traumatico assicurato, ragione per la quale i medici fiduciari ne ha fatto
giustamente astrazione. 

                                  Sulla scorta di quanto appena esposto, richiamato l'obbligo
che incombe alla persona assicurata di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid.
2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, p. 57, 551 e 572; H. Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, p.
61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, p. 221), è da ritenere
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante che la ricorrente
in un'attività adeguata (ovvero rispettosa dei limiti indicati dai fiduciari
dell’amministrazione) presenta una capacità lavorativa completa (presenza e
rendimento del 100%).

 

                                  Il TCA constata che il
rappresentante non ha sollevato alcuna specifica obiezione a proposito degli
aspetti economici legati alla determinazione del grado dell’invalidità (cfr. doc. I, doc. VI, doc. VII e doc. XI). Questa Corte può
pertanto fare propri i dati – reddito da valido (fr. 59'360/anno) e da
invalido (fr. 55'837/anno) – ritenuti dall’amministrazione (cfr. doc.
307). 

 

                                  Ora, confrontando i redditi
appena indicati, risulta che a causa delle conseguenze dell’evento
infortunistico assicurato l’insorgente patisce una perdita di guadagno
(arrotondata) del 6%, insufficiente per fondare il diritto a una rendita
d’invalidità (cfr. supra, consid. 2.8.1.). 

 

                                  La decisione su opposizione
impugnata deve pertanto essere confermata.

 

                          2.9.  L’art. 61
lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;
la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte
alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

In
data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61
lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,
rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61
lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie relative a
prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo
prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese
processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                  Secondo l’art. 82a LPGA
(Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

                                  In concreto, il ricorso è del 26
agosto 2022 per cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi di una
controversia relativa a prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di
prelevare le spese.

 

                                  Sul tema cfr. anche STF
9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022
KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio
2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares Bernasconi, Actualités du TF,
8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux cantonaux
des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022
pag. 107).

 

                                  Se ne deduce che ci si può
esimere dal dare seguito alla richiesta ricorsuale tendente alla trasmissione
al patrocinatore “… dell’apposito formulario per ottenere la dispensa delle
spese giudiziarie” (doc. I, p. 4). 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti