# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bb696f07-2002-569c-be81-564a4925ecc2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-08-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 26.08.1997 90.1997.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1997-17_1997-08-26.html

## Full Text

Incarto n.

  90.97.00017

  90.97.00018

  	
  Lugano

  26 agosto 1997

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliere

  	
  Tito Ponti

  

 

visto
i ricorsi 26 marzo 1997 di

 

	
   

  	
  1.__________ e
  __________ __________, __________, 
  

     rappr. da: avv.
  __________ __________ __________, __________ __________,  

   

  2. __________
  __________, __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 18 febbraio 1997 (n. __________) del
  Consiglio di Stato che approva alcune varianti al PR di __________ 

  

 

                                         viste le osservazioni 10
aprile 1997 del Consiglio di Stato e 27 maggio 1997 del Municipio di
__________,

 

                                         preso
atto delle osservazioni 28 luglio 1997 di __________ __________                                         __________,
__________ (chiamato in causa)

 

                                         letti
ed esaminati gli atti,

 

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

r
i t e n u t o

 

in
fatto

 

                                   a.   Il PR di __________
é stato approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione del 24 marzo 1992. 

                                         Nel merito l’autorità
governativa, pur non opponendosi all’inserimento del mapp. n. __________ in
località “__________ ” in zona edificabile R2, sospendeva l’approvazione di
questo comparto e invitava il Comune di __________ a verificare l’opportunità
di mantenere la parte geologicamente instabile del fondo in zona edificabile,
nonché a presentare un’eventuale soluzione alternativa tramite una variante di
PR. 

 

                                  b.   Facendo seguito a
questo invito, nella sua seduta del 15 febbraio 1996 l’Assemblea comunale di
__________ ha deciso l’adozione di una variante che modifica il perimetro della
zona edificabile nell’area retrostante il nucleo del villaggio. La parte
occidentale del f.n. __________, geologicamente instabile, viene infatti
esclusa dall’area edificabile e attribuita alla zona di protezione del
paesaggio; per contro la zona edificabile viene estesa sui mapp. n. __________e
__________ RFD (precedentemente in zona di protezione del paesaggio), situati
più a est nella confinate località di “__________ ”. La variante aumenta
inoltre le capacità edificatorie della zona, portandola da R2 a R3.

 

                                   c.   __________ e
__________ __________, proprietari del f.n. __________RFD __________, situato
immediatamente a valle della zona “__________ -__________ ”, e __________
__________, cittadina di __________, hanno contestato questa scelta pianificatoria
innanzi al Consiglio di Stato. Secondo loro, la prospettata estensione
dell’area edificabile non risulta suffragata dalle ipotesi di sviluppo del
Comune di __________, devasterebbe una porzione particolarmente pregiata del
territorio e recherebbe senz’altro danno all’immagine della “casa __________ ”
(proprietà __________), definita quale monumento da proteggere ai sensi dell’art.
43 NAPR. 

 

                                  d.   Con decisione 18
febbraio 1997 il Consiglio di Stato ha nondimeno approvato le varianti al PR di
__________ e respinto i ricorsi interposti.

                                         L’autorità governativa
giudica infatti che la modifica del perimetro della zona edificabile “__________
-__________ ” sia compatibile, in principio, con la protezione del paesaggio e
la tutela dell’integrità della casa __________o. Anche le disposizioni
dell’art. 52 NAPR, che regolano l’attività edilizia nella contestata zona, sono
ritenute sufficienti per garantire un armoniosa integrazione delle costruzioni
nel paesaggio, senza dover imporre delle soluzioni più incisive quali il piano
di quartiere.

 

                                   e.   Dissentendo da tale
decisione __________ __________ e i coniugi __________ sono insorti davanti al
TPT chiedendone l’annullamento.

                                         A sostegno delle loro
domande hanno riproposto, in sostanza, le allegazioni del ricorso di primo
grado. 

 

                                    f.   Nelle rispettive
osservazioni Consiglio di Stato e Municipio di __________ auspicano la
reiezione dell’impugnativa.

                                         Quest’ultimo ha ribadito
la validità dell’impostazione pianificatoria adottata, osservando che a causa
dei ricorsi interposti contro l’attribuzione di zone edificabili, é stata
sinora preclusa ogni possibilità edificatoria nel Comune.

 

                                  g.   In data 12 giugno
1997 é stato esperito il sopralluogo in contraddittorio. All’occasione le parti
si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, rinunciando al
dibattimento finale.

 

                                  h.   Ritenuto che la
decisione dei ricorsi in oggetto potrebbero modificare la destinazione pianificatoria
dei fondi n. __________, __________e __________ RFD, il TPT ha disposto la
chiamata in causa dei rispettivi proprietari. Entro il termine prefissato ha
presentato le proprie osservazioni unicamente in proprietario del f.n. ___,
__________ __________ __________; in esse postula la reiezione dei ricorsi
osservando lo scarso valore agricolo del proprio fondo e l’opportunità di
evitare disparità di trattamento. Non sono invece pervenute le osservazioni
degli altri chiamati in causa, sigg. __________ e __________ __________ (f.n.
__________).

 

 

c
o n s i d e r a t o

 

in
diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c).

                                         Ciò premesso, i ricorsi,
intimati nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, sono tempestivi. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

 

                                   2.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo
con l’autonomia  riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2
cpv. 3 LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare
alle autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per
adempiere i loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne
il diritto di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
opportuna. Il Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli
casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia
manifestamente insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di
vigilanza esso veglia affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e
segnatamente i principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si
conformi alla pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art.
6 LPT) e si armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e
regionale. Se il PR presentatogli per approvazione non risponde a questi
requisiti o appare per altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo
rinvia sui punti difformi ordinando al Comune di procedere alle necessarie
varianti oppure modifica il piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà,  eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv. 3
lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il
ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 

 

                                   3.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo
sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli
insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo
al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati
secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà
aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire
molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di
esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter
essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid.
5a).

 

                                   4.   Nel sistema della
LPT il processo pianificatorio si svolge in 3 tappe: pianificazione direttrice, pianificazione
dell’utilizzazione e procedura del permesso di costruzione. Esse stanno in
reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di cui ogni parte adempie una
specifica funzione. Due sono principalmente gli strumenti della pianificazione
del territorio: il PD e il Piano di utilizzazione comunale, in Ticino detto PR.

                                         Il PD, che vincola solo le
autorità (art. 22 LPT) e non (direttamente) i privati, è lo strumento
strategico per eccellenza a livello cantonale. E' in questo piano che si
stabiliscono le grandi linee dell’organizzazione e dello sviluppo del
territorio e si garantisce il coordinamento: “delle pianificazioni cantonali,
di queste con quelle federali, dei Cantoni e delle Regioni limitrofe e delle
pianificazioni regionali e comunali tra di loro“ (art. 12 lett. b LALPT). Il PD
è costituito, giusta l'art. 14 LALPT, da obiettivi pianificatori cantonali, che
definiscono il modello di organizzazione del territorio e stabiliscono gli
indirizzi cantonali delle singole politiche settoriali di incidenza
territoriale e da schede di coordinamento e rappresentazioni grafiche. Le due
ultime indicano come sono coordinate le attività d'incidenza territoriale e
precisano se si tratta di dati acquisiti, risultati intermedi o informazioni
preliminari.

                                         Il PR è invece il classico
strumento di pianificazione territoriale a livello comunale. La sua funzione
principale è di disciplinare l’uso del territorio. Questo dev’essere suddiviso,
giusta l’art. 14 LPT, almeno nella zona edificabile (art. 15), agricola (art.
16) e protetta (art. 17); con facoltà per il diritto cantonale di prevederne
altre (art. 18 LPT). Il tutto in conformità col PD (art. 6 e 26 LPT), tenuto
conto dei presumibili bisogni di sviluppo per i prossimi quindici anni e
compatibilmente con le possibilità finanziarie del comune (art. 24 LALPT).

                                         Infine, il permesso di costruzione non è uno strumento pianificatorio
vero e proprio, ma, in quanto subordinato alla conformità con la zona di PR
(art. 22 LPT), è lo strumento attraverso il quale il PR trova concreta
attuazione.

 

                                   5.   A norma
dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei
all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari
all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.

                                         L’art. 15 LPT pone le
condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in
linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, a priori.

                                         Non basta, per converso,
che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,
perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può
infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia
all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e
paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità.

                                         Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente
adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se
rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato
e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).
In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di
vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in
una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia
448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid. 5b, 118 Ib 344 segg. consid.
4a). 

 

                                         Tranne, dunque, nella
misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un
terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno
relativizzati.

                                         Si consideri inoltre che
per la loro funzione eminentemente pianificatoria i criteri da essi enunciati
possono solo riferirsi a interi comparti e non a singole particelle; essi
intervengono in una prospettiva generale, d’ordine superiore che li rende
inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni isolati.

 

                               5.1.   L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua attribuzione a zona
edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3
LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e
conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT), consentire una
razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un
sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato
dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a e b LPT). Deve inoltre
tener adeguatamente conto delle necessità delle infrastrutture pubbliche (DTF
114 Ia 251 consid. 5c).

 

                                5.2   Per stabilire se un
terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle costruzioni già
esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture
presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e
privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in
considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un
insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un
minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non
una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. 

                                         Si terrà conto che l’art.
3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della
popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della
concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco
di terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la
creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF 116 Ia 336 segg.
consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).

                                         Va tuttavia considerato
che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri
dell’art. 15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve
cioè a escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente
non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a
ponderazione (DTF 113 Ia 450 segg. consid. 4 d).

 

                                5.3   Il requisito più
delicato è quello della prevedibile necessità di usare determinati fondi per
l’edificazione nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare
il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione
demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i
prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del
piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul
rapporto tra superfici costruite e rimaste libere  all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.

                                         Una volta fatto il
raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se la
prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale federale ha
giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli abitanti nel
termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere
quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da contenere il
doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato
l’eccessivo schematismo di simili formule.

                                         Pure qui si riterrà
violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è eccessivamente
dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non ha carattere di
assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve tendere come tutta
la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato, commisurato allo
sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la ponderazione generale
di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116
Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

 

                                   6.   Nel caso di specie è innanzitutto necessario esaminare
la questione generale della contenibilità teorica del PR (art. 15 lett. b LPT),
la sua eccedenza costituendo uno dei motivi principali di contestazione da
parte degli insorgenti __________ e __________.

Il requisito della preesistente ampia edificazione (art. 15 lett. a LPT) sarà
esaminato di seguito.

                               6.1.   Negli atti
accompagnanti la variante in contestazione non vi sono dati sulla contenibilità
aggiornati; ci si deve quindi basare su quelli contenuti nella precedente
risoluzione di approvazione del PR  del 24 marzo 1992. 

                                         Dalla relazione
tecnico-economica allora presentata si evince che la contenibilità teorica del
nuovo PR indicava quale limite 285 unità insediative, di cui 160
abitanti, 35 posti-lavoro e 90 posti-turismo. Ora, a fine 1988 la popolazione
residente risultava di soli 51 abitanti, i posti lavoro 17 e i posti
turismo 45. L’ipotesi di sviluppo formulata per l’anno 2003 indicava 75
abitanti, 20 posti-lavoro e 65 posti-turismo. Commentando questi dati, il
Consiglio di Stato rilevava come la disponibilità del PR andasse ben al di là
delle prevedibili necessità per i prossimi 15 anni, e che la stessa ipotesi di
sviluppo per l’anno 2003 presentata dalle autorità comunali risultasse troppo
ottimistica e troppo legata a fattori esterni. Cionondimeno, in linea di
principio, l’autorità governativa ha accettato il dimensionamento del piano,
pur ricordando al Comune la necessità di introdurre alcuni correttivi per le
residenze secondarie.

                                         A cinque anni di distanza,
la situazione non si é modificata più di quel tanto; al 31 dicembre 1994 la
popolazione legale permanente di __________ ammontava a 53 abitanti
(cfr. Annuario statistico ticinese, ed. 1995, pag. 85) con un modestissimo
aumento di 2 unità rispetto al 1988. Una prospettiva più a lungo termine mostra
che la popolazione del Comune, dopo essersi dimezzata tra il 1920 e il 1970, é
da allora rimasta costante. Quanto alla contenibilità del PR, essa é
probabilmente aumentata di qualche unità, dal momento che l’originaria zona R2
di “__________ ” (in pratica corrispondente al fondo n. __________RFD) é stata
sostituita da una zona altrettanto vasta, ma con indici di edificabilità
maggiori (un piano in più).

                                         Se ne deduce che al
momento attuale esiste una riserva di circa 100 unità abitative, corrispondente,
nei 10-15 anni di cui all’art. 15 LPT, ad un possibile aumento del 200% della
popolazione rispetto a quella attuale. Medesimo discorso vale per le unità insediative
(termine che comprende oltre agli abitanti anche i posti-lavoro e i
posti-turismo) : attualmente stimate in 115, dispongono di una riserva teorica
di ben 170 unità. 

                                         Ora, pur ammettendo (come
già ha fatto il Consiglio di Stato nella sua risoluzione del 24.3.1992) che la
potenzialità insediativa nei nuclei di __________ e di __________ non venga
sfruttata appieno, dai dati sopra riportati risulta chiaro che l’aggiunta di ulteriori zone edificabili a quelle
già previste dal PR 1992 tramite l’inserimento dei f.n. __________e
__________RFD nel comparto edificabile (e l’innalzamento dell’altezza massima
degli edifici) porta a un palese sovradimensionamento delle zone edificabili
rispetto alle ipotesi di sviluppo del comune. Ciò non risponde ai precetti
degli art. 1 e in particolare 3 LPT (insediamenti strutturati secondo i bisogni
della popolazione) e, nel contempo, è contrario al requisito di cui all’art. 15
lett. b LPT (terreni prevedibilmente necessari all’edificazione entro i
prossimi 15 anni). 

 

                                         Considerato quanto sopra,
il TPT non può approvare l’azzonamento proposto dalla variante; ciò corrisponde
alla costante prassi, sancita da una consolidata giurisprudenza federale,
“secondo cui sussiste un interesse generale ad impedire, rispettivamente a
ridurre la formazione di zone edificabili troppo vaste” (DTF 21 marzo 1994 in
re O. S. c. Consiglio di Stato del Canton Ticino rel. al PR di __________, IP.
673/1993; cfr. pure la giurisprudenza ivi citata, DTF 117 Ia 307 consid. 4b,
438 consid. 3e, 116 Ia 231 in alto, 114 Ia 369).

 

                               6.2.   Anche il presupposto
di una preesistente ampia edificazione, di cui all’art 15 lett. a LPT, non è in
concreto adempiuto. Il comparto che si estende dal limite superiore del nucleo
sino all’orlo del bosco risulta ancora libero da costruzioni. Il fatto che
parte dei terreni in questione appaiono già urbanizzati (il fondo n.
__________é, ad esempio, dotato di accesso) non può da solo comportare
l’obbligo d’assegnazione alla zona edificabile. 

                                   7.   A prescindere dai
problemi di sovradimensionamento, secondo questo Tribunale vi sono altri motivi
che si oppongono all’approvazione della variante così come é stata presentata. 

                                         Il principale é senz’altro
quello legato alla protezione del paesaggio, aspetto peraltro sollevato con
insistenza dagli insorgenti nei rispettivi allegati.

                                         La Commissione delle
bellezze naturali, dopo aver riconosciuto che la variante in oggetto ha avuto
almeno il merito di stralciare dalla zona edificabile la parte di territorio
che si affaccia sul fiume (parte ovest del f.n. __________), ha rilevato nel
suo preavviso del 5 dicembre 1996 le diverse problematiche poste
dall’inserimento in zona edificabile del comparto di “__________ -__________ ”:
sfruttamento irrazionale del suolo; negativa estensione della zona edificabile
verso monte (a contatto con il bosco) e verso est (sui f.n. __________ e __, precedentemente
assegnati ad una zona di protezione paesaggistica); mancanza di limiti precisi
a valle (leggi linee di arretramento); dubbio inserimento degli edifici nel
paesaggio; mancata previsione di un piano di quartiere che possa perlomeno
attenuare l’impatto delle costruzioni in zona. La CBN concludeva il suo esame
osservando che “le perplessità avute dalla commissione sia nell’esame
preliminare che in quello definitivo del 1990 sono da ribadire. E’ ora 
difficile correggere gli errori di importanza contenuti già nel progetto
preliminare di PR. Occorre ripetere che le zone edificabili non ancora occupate
contenute nel PR appaiono di gran lunga quelle prioritariamente da occupare
prima di intaccare il territorio oltre i limiti finora costruiti”.

                                         Le risultanze del sopralluogo hanno confermato queste
censure; l’area interessata dalla variante consta di alcuni terreni prativi, in
parte già terrazzati, posti in posizione dominante sopra il nucleo del
villaggio. Non può far dubbio che se
l’interesse agricolo dei fondi in questione è limitato, potendo essi servire
unicamente allo sfalcio e a un po’ di pastorizia, il loro valore paesaggistico
è rilevante. Va qui sottolineata l’importanza che la loro esclusione dalla zona
edificabile riveste ai fini di un armonioso assetto del comprensorio per il
felice rapporto che si instaura tra la parte alta del nucleo, nel quale spicca proprio quale ultimo edificio la
seicentesca “Casa __________, e la verde pendice collinare coi suoi prati e,
più in alto, il bosco che le fa da cornice.

                                         Inserirvi una serie di
casette a 3 piani come quelle mostrate nel fotomontaggio non potrebbe che
offendere, banalizzandolo, il paesaggio e incrementare perdipiù quella
disseminazione insediativa che i PR dovrebbero evitare in ossequio ai principi
fondamentali del diritto pianificatorio federale. Lo
stesso Comune di __________, rispondendo ad un ricorso interposto conto il PR
1992 da uno dei chiamati in causa (proprietario del f.n. __________), aveva
affermato che l’inserimento della zona “__________ ” nell’area edificabile
disturberebbe il paesaggio essendo ben visibile sopra le abitazioni del nucleo
(e questo quando ancora si proponeva una zona R2). Per questo motivo d’altronde i fondi
n. __________ e __________RF erano stati attribuiti ad una zona di protezione
paesaggistica (e il f. n. __________anche alla zona di protezione forestale).

                                         In simili evenienza,
l’interesse dei proprietari a edificare i loro fondi non può, per quanto
comprensibile, contrapporsi con successo all’interesse pubblico di preservare
la funzione agricola e soprattutto paesaggistica del comprensorio. Interesse
che integra quello di assicurare un corretto dimensionamento della zona
edificabile.

 

                                   8.   Stando così le
cose, i ricorsi, nella misura in cui chiedono lo stralcio della zona
edificabile R3 di “__________ -__________ ”, composta dai fondi n.
__________,__________e __________RFD, dal PR di __________ devono essere
accolti.

                                         Poiché il comune è
intervenuto non a difesa di interessi patrimoniali ma nell’esercizio delle sue
funzioni pubbliche va esente da spese e tasse di giustizia; dovrà invece
corrispondere fr. 700.- di ripetibili ai ricorrenti __________ e __________
__________, assistiti da un avvocato.

 

Per
questi motivi,

viste
le normative alla fattispecie applicabili,

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   I ricorsi sono accolti.
Di conseguenza la risoluzione impugnata viene annullata nella misura in cui
approva la zona residenziale intensiva R3 di “__________ -__________ ”.

                                   2.   Non si prelevano né tasse né
spese di giustizia. Il Comune verserà ai ricorrenti citati sub. pto. 8 fr.
700.- (settecento) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:                  -
avv. __________. __________ __________, __________, 

                                                                               -
__________ __________, ____________________,

                                                                               -
__________ __________, ____________________

                                                                               -.__________
__________, ____________________

                                                                               -
__________ __________ __________, __________,

                                       - Municipio di ______ 

                                       - Consiglio di Stato, Bellinzona

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             Bellinzona

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario