# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad142e9b-17a8-55e3-9d20-bf6000e94f7e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2006 32.2005.179
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-179_2006-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.179

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  12 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 ottobre 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel __________,
nell’agosto 2000 ha presentato una domanda di prestazioni AI per
adulti, lamentando in particolar modo un’incapacità al lavoro dovuta ad un
infortunio alla mano destra occorso nel 1992 (doc. AI 3). Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui una perizia svolta
dalla dr.ssa __________, specialista in chirurgia della mano, con decisione 18
aprile 2002 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni (doc. AI 42).
Tale decisione è stata poi confermata dal TCA con sentenza 5 febbraio 2003,
nella quale questo Tribunale ha confermato il rifiuto della rendita, invitando
tuttavia l’amministrazione, per quanto riguarda il periodo successivo
all’aprile 2002, ad approfondire la valutazione medica del caso, tenendo conto
del rapporto medico 18 novembre 2002 redatto, su richiesta dell'assicurato, dal
dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e curante dell’assicurato
dal 15 maggio 2002, il quale ha attestato un’inabilità lavorativa del 100% a
partire da settembre 2002.

 

                               1.2.   L’amministrazione ha
dunque sottoposto l’assicurato ad una perizia psichiatrica, affidata al dr. __________,
dalla quale è emerso che i disturbi psichici che affliggono l’assicurato compromettono
la sua capacità lavorativa nella misura del 50% in qualsiasi attività (doc. AI
78).

                                         Con decisione 13
ottobre 2004 l’Ufficio AI, dopo aver calcolato la media retrospettiva, ha attribuito
all’assicurato un quarto di rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e
una mezza rendita a contare dal 1° marzo 2003 (doc. AI 93-95).

 

                               1.3.   A
seguito dell’opposizione presentata dall’assicurato, rappresentato dall’avv. RA
1 - con la quale ha chiesto all’amministrazione di rivedere la propria
decisione sostenendo di essere inabile al lavoro al 100%, come attestato dal
suo medico curante, dr. __________ (doc. AI 103) - con decisione su opposizione
9 settembre 2005 l’amministrazione ha confermato la precedente decisione.

 

                               1.4.   Avverso
la succitata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato
dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA postulando il riconoscimento di
una rendita intera. Egli ha in particolare criticato la perizia del dr. __________,
a suo avviso non sufficientemente motivata, nonché la mancata presa in considerazione
del rapporto medico del dr. __________, rilevando:

 

" 
(...)

In primo luogo va detto come non sia assolutamente vero
che il dottor __________ abbia "chiesto" che l'inabilità fisica e
quella psichica non vengano cumulate. Al contrario il dottor __________, a
prescindere dal fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura
totale dal profilo psichiatrico, ha specificato che, secondo il suo parere
di medico psichiatra (e quindi di specialista), la problematica psichiatrica non
può essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra
del 1992 (e non è quindi una semplice richiesta, ma una diagnosi ed una
valutazione).

 

Del resto il dottor __________ ha motivato questa sua
valutazione, nella misura in cui ha ribadito che la problematica psichiatrica,
seppur in parte favorita dalla problematica fisica, ha oramai assunto, come
segnalato dalla perizia del dottor __________, una dimensione autonoma auto
alimentatasi.

 

 

Il dottor __________ quindi, a prescindere dal fatto
che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal profilo
psichiatrico, ha comunque confermato che la problematica psichiatrica non può
essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del
1992.

 

Del resto è assai strano che, a fronte di una inabilità
fisica del 25% ed a fronte di una inabilità psichica (valutata dal dottor __________)
del 50%, l'Ufficio AI abbia semplicemente ripreso il valore più alto e, sulla
base dello stesso, determinato il grado di inabilità.

 

Va peraltro precisato che il dottor __________, oltre
ad essere uno specialista del ramo, conosce il paziente da circa 3 anni e
mezzo, ed è quindi perfettamente idoneo a valutarne compiutamente il grado di
abilità lavorativa dal punto di vista medico-psichiatrico.

 

È quindi del tutto fuori luogo procedere, come invece
ha fatto l'Ufficio AI, a scartare semplicemente il rapporto del dottor __________,
sostenendo, in modo peraltro errato, che lo stesso non porterebbe nuovi
elementi rispetto alla perizia del dottor __________, la sola che per l'Ufficio
AI sia importante (a torto). Del resto nella fattispecie non siamo certo di
fronte ad un "certificatino" del medico curante senza alcuna indicazione:
il ricorrente ha invece prodotto dei rapporti redatti in modo serio ed approfondito
da un professionista noto per la sua esperienza nel ramo della psichiatria.

 

Come minimo quindi, l'Ufficio AI avrebbe dovuto
incaricare altro perito affinché avesse a valutare le conclusioni cui sono
giunti da un lato il dottor __________, dall'altro il dottor __________, e poi emanare
una nuova decisione formale. Fra l'altro, benché l'Ufficio AI abbia affermato
di avere adeguatamente valutato il certificato del dottor __________ del 16
novembre 2004, agli atti non vi è alcuna prova in questo senso.

 

Va pure precisato che il dottor __________, nell'ambito
della valutazione e prognosi di cui a pagina 5 del referto del 21 aprile 2004,
si limita a sostenere che, a suo avviso, il signor RI 1 è abile al lavoro al
50%, non motivando comunque la risposta.

 

Nemmeno spiega, il dottor __________, il motivo per il
quale il grado di inabilità non sarebbe cumulabile con quella decretata da altri
specialisti (ritenuto quindi che, di fatto, il problema della mano diviene, per
il dottor __________, ininfluente).

 

Non è quindi assolutamente vero che tale
valutazione, come sostiene l'Ufficio AI, è completa, motivata, coerente e non
offre alcuno spunto di critica.

 

Oltretutto, dalla stessa perizia del dottor __________,
emerge un quadro clinico più che preoccupante, e tale già da giustificare, come
del resto valutato dal dottor __________, una totale inabilità lavorativa dal 1
dicembre 2002 in poi.

 

Fra l'altro il dottor __________, a mezzo del rapporto
del 7 ottobre 2005 qui annesso quale doc. C (e che fa seguito alle domande
poste dallo scrivente legale con lettera del 20 settembre 2005, doc. D), ha
precisato quanto segue:

 

a)    che il signor RI 1 soffre di una
diminuzione del tono dell'umore, di disturbi quali insonnia, ansia,
preoccupazione per il futuro, di una ridotta capacità di pianificare e di
organizzare il futuro;

b)    che, soggettivamente, appare
globalmente rallentato, particolarmente per quanto riguarda l'aspetto
psico-motorico;

c)     che la diagnosi è quella di un
disturbo depressivo ricorrente con sintomi biologici (F32 11) oltre che,
secondariamente, di personalità ansiosa (ICD 10 F60.6); precisa che in passato
vi sono stati disturbi psichici e comportamentali dovuti all'abuso di alcol
attualmente in astinenza (ICD 10 F10.20);

d)    che, dal momento della presa a carico
del caso (maggio 2002, NdA), l'assicurato ha manifestato un peggioramento
progressivo, divenuto duraturo limitando la competenza e la funzionalità sociale
e lavorativa;

e)    che oramai da anni il signor RI 1 è
inabile al lavoro al 100%, condizione irreversibile e duratura (cfr. punti 4 e
5 del rapporto).

 

Quale ulteriore prova, oltre alla perizia giudiziaria
(che appare imprescindibile), si richiede quindi l'audizione del dottor __________
e del dottor __________ (che lavora con il dottor __________ e che ha pure
seguito, da tempo, il signor RI 1).

 

5.     Appare quindi evidente il fatto che
l'assicurato, in ogni professione, debba essere ritenuto inabile al lavoro in
misura totale, e ciò a far tempo dal 1 dicembre 2002, con diritto quindi ad una
rendita intera. La decisione su opposizione dell'Ufficio AI non è quindi
giustificata, e la stessa deve essere annullata." (Doc. I)

 

                               1.5.   Con
risposta di causa 16 novembre 2005 l'Ufficio AI ha postulato la reiezione del ricorso, confermando
l’esattezza della decisione su opposizione impugnata, trasmettendo al riguardo
l’annotazione medica del SMR secondo la quale gli elementi clinici atti a
valutare la situazione medica dell’assicurato sono stati attentamenti vagliati
dall’amministrazione.

 

                               1.6.   In
data 24 novembre 2005 il legale dell’assicurato ha osservato:

 

"  (...)

Da parte mia, e dopo avere preso atto del rapporto del
dottor __________ del 14 novembre 2005, ribadisco quanto già affermato in sede
di ricorso.

 

Quali (nuovi) mezzi di prova, ribadisco la richiesta di
una perizia medica giudiziaria sia sulla malattia di cui soffre l'assicurato,
sia sulla capacità lavorativa, sia sul grado di invalidità, sia sul peggioramento
intervenuto. Del resto, la risposta di parte avversa si limita a sostenere,
senza motivazione, che non vi sarebbe stato alcun peggioramento dello stato di
salute del signor RI 1, producendo un rapporto del dottor __________ del
14.11.2005, sostanzialmente immotivato, che si limita a confutare genericamente
il rapporto del dottor __________. Oltretutto, va detto che il dottor __________,
sicuramente un ottimo medico, non è comunque uno psichiatra (almeno a mia
conoscenza). Del resto, non si comprende su quale base il dottor __________,
pur prendendo atto che fra il dottor __________ ed il dottor __________ vi è
una divergenza nella diagnosi (e non si pronuncia su quale sia quella giusta,
ritenuto anche che da parte dell'AI non si era tenuto conto dei disturbi
psichici e comportamentali dovuto all'abuso di alcol), afferma che non vi
sarebbe alcuna influenza sulla valutazione della funzionalità (ciò che è
contestato). Una perizia giudiziaria appare quindi imprescindibile.

 

Del resto, va detto che i disturbi di cui soffre l'assicurato
sono stati ben descritti dal dottor __________, cfr. rapporti del 16 e 22
novembre 2004, come pure punto 2 del rapporto del 7 ottobre 2005, come pure è
stato ben descritto il peggioramento (punto 3) e la valutazione della capacità
lavorativa (punto 5), che contrasta chiaramente con quella valutata dal dottor __________.

 

Chiedo del resto di potere sentire, quali testi, sia il
dottor __________ (che ha in cura il paziente da alcuni anni), come pure il
dottor __________. Essi potranno in particolare esprimersi sulla malattia del
paziente, sui suoi problemi, sul peggioramento intervenuto e sulla capacità al
lavoro.

 

Fra l'altro il dottor __________, a prescindere dal
fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal
profilo psichiatrico, ha specificato che, secondo il suo parere di medico
psichiatra (e quindi di specialista), la problematica psichiatrica non può
essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del
1992 (e non è quindi una semplice richiesta, ma una diagnosi ed una
valutazione). Del resto il dottor __________ ha motivato questa sua valutazione,
nella misura in cui ha ribadito che la problematica psichiatrica, seppur in parte
favorita dalla problematica fisica, ha oramai assunto, come segnalato dalla
perizia del dottor __________, una dimensione autonoma auto alimentatasi.
Il dottor __________ quindi, a prescindere dal fatto che ha valutato il paziente
inabile al lavoro in misura totale dal profilo psichiatrico, ha comunque
confermato che la problematica psichiatrica non può essere sovrapposta a
quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992.

 

È comunque del tutto fuori luogo procedere, come invece
ha fatto l'Ufficio AI, a scartare semplicemente il rapporto del dottor __________,
sostenendo, in modo peraltro errato, che lo stesso non porterebbe nuovi
elementi rispetto alla perizia del dottor __________, la sola che per l'Ufficio
AI sia importante (a torto). Del resto nella fattispecie non siamo certo di
fronte ad un "certificatino" del medico curante senza alcuna
indicazione: il ricorrente ha invece prodotto dei rapporti redatti in modo serio
ed approfondito da un professionista noto per la sua esperienza nel ramo della
psichiatria.

 

Va pure precisato che il dottor __________, nell'ambito
della valutazione e prognosi di cui a pagina 5 del referto del 21 aprile 2004,
si limita a sostenere che, a suo avviso, il signor RI 1 è abile al lavoro al
50%, non motivando comunque la risposta. Nemmeno  spiega, il dottor __________,
il motivo per il quale il grado di inabilità non sarebbe cumulabile con quella
decretata da altri specialisti (ritenuto quindi che, di fatto, il problema
della mano diviene, per il dottor __________, ininfluente). La risposta dell'Ufficio
AI non porta del resto nessun argomento suscettibile di confutare quanto sopra.

 

Non è quindi assolutamente vero che tale
valutazione, come sostiene l'Ufficio AI, è completa, motivata, coerente e non
offre alcuno spunto di critica.

 

Chiedo quindi l'assunzione delle prove richieste."
(Doc. VII)

 

Il
doc. VII è stato trasmesso all'amministrazione (doc. VIII), con la facoltà di
presentare osservazioni scritte.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative
anche in ambito AI.

 

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore
al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid. 2.2
e 333 consid. 2.3, 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003
IV nr. 25 consid. 1.2). 

                                         Il
Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

                                         L’introduzione
della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in
ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro,
d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione
(della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, le disposizioni di legge
applicabili al caso di specie verranno riferite ad entrambi gli ordinamenti in
vigore  prima e dopo il 1° gennaio 2003, ritenuto comunque che – come detto -
la nuova normativa non ha apportato dal punto di vista materiale alcuna
sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI.

                                         Dal 1° gennaio
2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.

 

                               2.3.   Oggetto del contendere è sapere se la modifica delle condizioni
invalidanti dell’assicurato giustifica il riconoscimento di un quarto di
rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e di mezza rendita dal 1°
marzo 2003 in avanti, come
stabilito nella decisione contestata, oppure di una rendita intera dal 1° dicembre
2002 così come sostenuto dal ricorrente.

 

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi: un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pp. 216ss). Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore
sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se
sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno
al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Rilevasi che
nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi dell'art.
16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p.
543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe
potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b;
VSI 2000 p. 84 consid. 1b).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore
raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3
febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18
ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita
13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di
invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel
merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi,
Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198).

                                         La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono
soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di
salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di
salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno
hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323,
consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).

                                         Affinché
sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le
condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica,
tale da influire sulla perdita di guadagno.

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In
ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente
alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata,
sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA
del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).

 

                               2.6.   Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel
diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona
interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne
l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla persona
assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili
che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di
domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.7.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacoma-nia, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag.
10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.8.   Per
quanto attiene allo stato di salute, l'assicurato rimprovera all’Ufficio AI di avere
tenuto conto unicamente della perizia del dr. __________, ignorando quanto
attestato dal suo medico curante, dr. __________ (doc. I).

 

                                         Con
rapporto medico 18 novembre 2002 il dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, che ha in cura l'assicurato dal 15 maggio 2002, aveva
diagnosticato, oltre ai problemi fisici al polso, un'importante depressione nel
quadro di una sindrome da disadattamento, unita ad un probabile disturbo della
personalità, attestando un’inabilità lavorativa del 100% a partire da settembre
2002, mentre in precedenza tale inabilità era del 50%:

 

"  (…)

Dopo questa premessa posso quindi formulare la mia
diagnosi e cioè che il paziente soffre per una depressione importante nel
quadro di una sindrome da disadattamento (F43.1 ICD10).

Su questa condizione si è inserito anche un disturbo
psichico e comportamentale dovuto all'uso di alcol (F10.2 ICD10).

Dalla valutazione psicologica testistica è emerso
inoltre che il signor RI 1 presenta un probabile disturbo della personalità
(F60.6 ICD10).

In virtù di queste osservazioni e di queste
considerazioni il paziente è già stato messo al beneficio di una terapia
farmacologica antidepressiva, ansiolitica ed ipnotica. Inoltre è stata
sottolineata l'importanza dell'aspetto comportamentale dell'astenersi dall'uso
di alcol.

Per quanto riguarda la valutazione dell'attuale
capacità lavorativa, ho certificato il paziente per un'incapacità lavorativa
totale dal mese di settembre, essendo in precedenza già in incapacità
lavorativa al 50%, certificato dal suo medico curante e anche dal sottoscritto.

Per quanto riguarda la prognosi futura dell'attività
lavorativa, ritengo che sia assolutamente infausta, nel senso che non ritengo
il signor RI 1 in grado di poter riprendere un'attività lavorativa seppur parziale.
Ritengo infatti che il quadro complesso dei disturbi psicologici e caratterologici
lamentati dall'assicurato pregiudichi la possibilità di un ritorno in
un'attività lavorativa qualsiasi.

Per quanto riguarda la domanda se siamo in presenza di
un danno permanente, le rispondo che non si tratta di un danno ma di una
malattia ad evoluzione cronica e quindi di lunga durata. Sulla base di queste
considerazioni e dell'osservazione clinica degli ultimi mesi del paziente,
ritengo, per concludere, che il signor RI 1 sia da annunciare all'assicurazione
invalidità nel senso di una richiesta di pensionamento anticipato totale per
motivi di salute psicologica e somatica." (Doc. AI 55 4-5)

 

Sulla
base di tale certificato medico, il TCA, nella sentenza 5 febbraio 2003, aveva invitato
l’amministrazione ad approfondire la valutazione medica del caso, tenendo conto
di quanto attestato dal dr. __________.

 

Il
3 luglio 2003 il dr. __________, FMH in medicina generale, alla richiesta
dell’Ufficio AI di indicare l’evoluzione dello stato di salute dell’assicurato
dopo l’aprile 2002, ha
comunicato che vi è stato un peggioramento dello stato depressivo, con comparsa
di nevrosi d’ansia, patologie per le quali l’assicurato è in cura presso il dr.
__________ (doc. AI 67-2). Il dr. __________ ha poi osservato che a causa delle
sue patologie l’assicurato non è in grado di svolgere nessuna attività (doc. AI
67-3).

 

                                         Nel
rapporto medico 22 settembre 2003 all’attenzione dell’Ufficio AI il dr. __________
ha indicato che l’assicurato è affetto da “disturbo depressivo (F43.1 ICD
10); abuso di alcool (F10.2 ICD 10); probabile disturbo di personalità (F60.6
ICD 10)”, osservando:

 

" 
Il signor RI 1 continua
un trattamento farmacologico regolare che ha permesso di limitare i danni
particolarmente in relazione all'abuso alcolico e nicotinico. Nell'osservazione
di quest'anno abbiamo constatato un grave ritiro sociale ed un impoverimento
globale della personalità del paziente che appare sempre molto passivo ed
incapace di strutturare in maniera adeguata e compiuta una strategia
esistenziale.

Ritengo che nel corso di questi ultimi anni il paziente
abbia manifestato sempre di più problemi di adeguamento alla realtà lavorativa
che infine l'infortunio subìto abbia messo completamente allo scoperto, sulla
base dei tratti caratterologici preesistenti dell'assicurato.

Ritengo che il signor RI 1 abbia a questo punto
esaurito la propria capacità lavorativa." (Doc. AI 68-2)

 

Il
curante ha poi indicato che l’assicurato “ha subito una diminuzione della capacità
al lavoro progressiva nel corso degli ultimi anni, in seguito alla perdita del
posto di lavoro e all’impossibilità di trovare una nuova occupazione confacente
a causa dell’infortunio subito e dei disturbi psichici d’adattamento comparsi”.
Il dr. __________ ha quindi concluso che l’attività attuale non è più proponibile;
che l’assicurato presenta una diminuzione del rendimento in misura completa;
che la capacità di lavoro non può essere migliorata e che l’assicurato non è in
grado di svolgere nessun’altra attività (doc. AI 68-3). 

 

                                         Nelle
sue osservazioni 18 dicembre 2003 la dr.ssa __________ del SMR, dopo aver
riassunto la fattispecie, ha rilevato che “il peggioramento dello stato di
salute certificato dai curanti è essenzialmente legato ad una problematica psichica,
mentre dal punto di vista somatico non vengono menzionate nuove diagnosi o un
peggioramento delle patologie già note e precedentemente indagate in modo
esauriente”. Ella ha quindi indicato di ritenere opportuna una valutazione
peritale psichiatrica (doc. AI 75).

 

Conformemente a
quanto stabilito dal TCA nella sentenza 5 febbraio 2003 (inc. 32.2002.59) – in
cui questo Tribunale ha respinto la richiesta dell’assicurato di attribuzione
di una rendita, trasmettendo tuttavia gli atti all’amministrazione affinché
valutasse, alla luce del certificato medico 18 novembre 2002 del dr. __________,
se ed in che misura successivamente all’emissione della decisione contestata
(18 aprile 2002) sia intervenuto un peggioramento dello stato di salute
giustificante l’eventuale riconoscimento di una rendita d’invalidità (doc. AI
61) - l’amministrazione ha incaricato il dr. __________, FMH
in psichiatria e psicoterapia, di eseguire una perizia specialistica.

                                         Nel
dettagliato referto 21 aprile 2004 il perito, sulla base delle risultanze degli
atti contenuti nell’incarto, delle dichiarazioni del paziente e delle constatazioni
cliniche in occasione della visita 19 aprile 2004, ha posto la diagnosi di “episodio
depressivo di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD-10:F32.11); sindromi
e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcool (ICD-10:F10.25);
probabile disturbo di personalità ansioso (ICD-10:F60.6)” (doc. AI 78-5).
Il perito ha poi indicato che “da un punto di vista psichiatrico l’attuale
capacità lavorativa del periziando, a mio giudizio, è valutabile al 50%. La
prognosi, date le diagnosi, è da considerarsi piuttosto sfavorevole” (doc.
AI 78-5).

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il perito ha sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

B)    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO

 

        1.   Menomazioni (qualitative e
quantitative) dovute ai disturbi constatati:

 

                                                                                          Nella
psicopatologia globale del periziando, a mio avviso, ai fini dell'AI (perdita
della capacità lavorativa) è preponderante il disturbo depressivo: questo
disturbo, inizialmente inquadrabile in una reazione depressiva prolungata
nell'ambito della sindrome da disadattamento (anno 2000-02), è divenuta, in
seguito, un episodio depressivo vero e proprio limitando così, parzialmente e
in maniera duratura, la funzionalità sociale e lavorativa del periziando.

 

        2.   Conseguenze dei disturbi sull'attività
attuale:

 

I disturbi psichici del periziando, più
sopra elencati, compromettono nella misura del 50% la sua capacità lavorativa
in qualsivoglia attività (non cumulabile con quella decretata da altri
specialisti).

 

        3.   L'ambiente di lavoro
dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

 

              Il periziando non ha più un ambiente di
lavoro.

 

C)    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE:

 

        1.   È possibile effettuare
provvedimenti d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

 

              Non sono da prendere in
considerazione (non desiderati dal periziando).

 

        2.   È possibile migliorare la
capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale?

 

              --------------------------------------

 

        3.   L'assicurato è in grado
di svolgere altre attività?

 

              Sì, al 50% per quanto concerne
lato psichiatrico." (...)" (Doc. AI 78-5)

 

Nel
rapporto medico 7 maggio 2004 la dr.ssa __________ del SMR ha così riassunto il
caso:

 

" 
(...)

Prima domanda prestazioni AI dell’agosto
2000:

IL 25% come disegnatore edile dall’agosto 2000 dovuto a
esiti postinfortunistici mano destra vedi perizia Dr.ssa __________ del
novembre 2001.

Le altre patologie internistiche presenti non
determinano una incapacità lavorativa come disegnatore edile.

Decisione del 18.04.2002: domanda respinta
in assenza di danno alla salute rilevante.

Sentenza TCA del febbraio 2003: ricorso dell'A.
respinto, conferma decisione UAI.

Trasmesso atti per accertamento evoluzione stato di
salute successivamente alla decisione.

In quanto viene attestato un peggioramento dello stato
di salute psichico dalla fine di aprile 2002 necessitante presa a carico
psichiatrica dal maggio 2002.

 

Accertamento evoluzione stato di salute dopo
la decisione 18.04.2002:

il curante Dr. __________ certifica un peggioramento
dello stato di salute per motivi psichici (depressione) a partire dal maggio
2002, in cura psichiatrica dal maggio 2002.

Lo psichiatra curante Dr. __________ certifica presenza
di disturbo psichico dal maggio 2002 determinando IL 50% ed in seguito IL 70%
dal settembre 2002.

Perizia psichiatrica Dr. __________ del
21.04.2004:

diagnosi v.s.: è preponderante il disturbo depressivo.

Il disturbo depressivo, inizialmente inquadrabile in
una reazione depressiva prolungata nell'ambito della sindrome di disadattamento
(anno 2000-2002), è divenuta, in seguito, un episodio depressivo vero e proprio
limitando così, parzialmente e in maniera duratura, la capacità lavorativa
nella misura del 50% (non cumulabile con la IL presente per motivi fisici).

 

Conclusione: la perizia psichiatrica conferma quindi il
peggioramento dello stato di salute per motivi psichici certificato dai curanti
a partire dal maggio 2002.

La prognosi in merito a eventuale miglioramento futuro
della capacità lavorativa non è buona, quindi dal punto di vista medico ritengo
indicato una revisione unicamente a lungo termine." (Doc. AI 80-2)

 

A
seguito della decisione dell’amministrazione di accordare all’assicurato un
quarto di rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e una mezza rendita
a partire dal 1° marzo 2003, il patrocinatore dell’assicurato ha chiesto al dr.
__________ una presa di posizione. Con scritto 16 novembre 2004 il dr. __________
ha rilevato quanto segue:

 

" 
In riferimento alla sua
richiesta le comunico di non essere d'accordo con le decisioni dell'ufficio AI.

Come già certificato il paziente è venuto alla mia
osservazione fin dal 15 maggio 2002, presentando un'incapacità lavorativa che è
progressivamente aumentata fino a raggiungere il 100%.

Il paziente presenta diversi problemi di carattere
psichiatrico che sono stati confermati nella perizia del dottor __________.

Ritengo che la problematica psichiatrica non possa
essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del
1992, per cui il paziente è stato anche sotto prestazione dalla __________.

Faccio presente come già segnalato nei miei rapporti e
nella stessa perizia del Collega Dottor __________ che la prognosi per questo
caso è cattiva per quanto riguarda la capacità valetudinaria.

Infatti se in passato si è espressa l'opinione di un'incapacità
lavorativa al 70% attualmente ritengo che questa sia oramai completa
nell'ordine al 100%.

Ribadisco che la problematica psichiatrica seppure in
parte favorita dalla problematica fisica ha oramai assunto come segnalato nella
perizia del Dottor __________ una dimensione autonoma auto alimentatasi.

In conclusione ritengo che il paziente abbia
globalmente per tutte le patologie sofferte una capacità lavorativa
nulla." (Doc. AI 103-2)

 

Nelle
sue annotazioni 14 febbraio 2005 il dr. __________ del SMR ha osservato:

 

" 
Vedi rapporto SMR del
7.5.2004 che riporta in modo dettagliato la problematica dell'assicurato ed i
relativi limiti funzionali.

 

In sede di opposizione viene presentato un rapporto
medico del Dr. __________ che non aggiunge nuovi elementi clinici. Egli chiede
in pratica che l'inabilità fisica e quella psichiatrica vengano cumulate.

 

Valutazione: in fase di opposizione non vengono
presentati nuovi elementi clinici che potrebbero mettere in forse la
valutazione conclusiva del 7.5.2004, valutazione che pondera a livello
funzionale sia i limiti funzionali che quelli psichici in modo esaustivo."
(Doc. AI 104-1)

 

A
seguito dell’emissione della decisione su opposizione da parte
dell’amministrazione, che conferma la precedente decisione, il patrocinatore ha
inviato al dr. __________ il seguente scritto 20 settembre 2005:

 

" 
Le segnalo quindi che
l'Ufficio AI ha respinto la mia opposizione a mezzo della decisione su opposizione
del 9 settembre 2005 che qui allego. In sostanza l'Ufficio AI ha ritenuto che
il signor RI 1 è inabile al lavoro solo nella misura del 50% (e ciò a livello
globale, non solo a livello psichiatrico). Contro detta decisione è possibile
presentare ricorso al TCA entro 30 giorni (scadenza: 8 ottobre 2005).

 

La prego quindi di farmi avere la Sua presa di
posizione, stilando una breve anamnesi e rispondendo in pratica ai seguenti
quesiti (che mi saranno utili nell'ambito del ricorso, che intendo presentare):

 

1.  Con riferimento alla problematica che ci
occupa, quali sono i disturbi attualmente lamentati dal signor RI 1? Reperto
oggettivo e soggettivo.

 

2.  Diagnosi.

 

3.  Quale è stata l'evoluzione della
situazione psichica (e della conseguente inabilità lavorativa, rispettivamente
del tasso di invalidità) del signor RI 1 dal momento in cui Lei lo ha avuto in
cura fino ad oggi?

 

4.  Quale è la proiezione futura prevedibile?

 

5.  Dica se ha ulteriori osservazioni da
aggiungere?" (Doc. AI 107-19+20)

 

In
data 7 ottobre 2005 il dr. __________ ha così risposto:

 

" 
Il paziente mi è stato
inviato nel maggio 2002 dal medico curante Dottor __________, a causa di un
disturbo depressivo, che era anche legato alla perdita del posto di lavoro,
dopo circa 30 anni di attività.

 

Il paziente all'inizio del trattamento è stato anche
esaminato dal Dottor __________, psicologo e psicoterapeuta clinico che lavora
presso il mio studio.

L'anamnesi da lei già conosciuta è stata descritta nei
rapporti precedenti inviati all'Assicurazione Invalidità, in particolar modo
vedi la perizia del Dottor __________.

Il paziente presenta un disturbo dell'umore con
stigmate depressive che oramai appare cronicamente stabilizzato.

 

Quindi in riferimento al suo elenco di domande posso
rispondere al punto:

 

1.  I disturbi lamentati al momento attuale
dal Signor RI 1 sono caratterizzati da una diminuzione del tono dell'umore, da
disturbi quali insonnia, ansia, preoccupazione per il futuro, una ridotta capacità
di pianificare e di organizzare il futuro, ed appare soggettivamente
globalmente rallentato, particolarmente per quanto riguarda l'aspetto
psicomotorico.

 

2.  La diagnosi quindi è di un disturbo
depressivo ricorrente con sintomi biologici (F32.11).

                                                                                                    Come
seconda diagnosi possiamo anche aggiungere che il paziente presenta un disturbo
di personalità ansioso (ICD 10 F60.6) e che in passato ci sono stati disturbi
psichici e comportamentali dovuti all'abuso di alcool attualmente in astinenza
(ICD 10 F10.20).

 

3.  Al punto tre posso risponderle che dal
momento della presa di contatto e la presa a carico terapeutica il paziente ha
manifestato un aggravamento progressivo nel tempo del disturbo dell'umore che è
diventato duraturo limitando la competenza e funzionalità sociale e lavorativa
dell'interessato.

 

4.  Per quanto riguarda la domanda numero
quattro, ritengo che oramai da molti anni il paziente non ha più avuto una
capacità lavorativa e non ha più avuto un ambiente di lavoro e credo che questa
condizione sia da considerarsi irreversibile e duratura.

 

5.  In conclusione ritengo che l'evoluzione
clinica manifestata da questo paziente è stata sfavorevole come già fu
ampiamente segnalato nelle previsioni prognostiche a suo tempo.

                                                                                                    Ritengo
che oramai il paziente abbia esaurito la propria capacità lavorativa e di
adattamento in una qualunque circostanza di tipo sociale ed ambientale e
ritengo quindi giustificato richiedere un adeguamento del grado di invalidità,
attualmente riconosciuto soltanto nella misura del 50%." (Doc. AI
107-17+18)

 

Nelle
sue annotazioni 14 novembre 2005 il dr. __________ ha rilevato:

 

" 
Il problema di salute
dell'Ass. è riassumibile in patologie somatiche, peraltro accertate e senza segni
di evoluzione, e della sfera psichica.

 

A seguito dell'annuncio di patologia psichiatrica, non
documentata in modo esaustivo, si è richiesta una valutazione specialistica al
dr. __________, le cui conclusioni non vengono riassunte.

In sede di opposizione era stato prodotto un rapporto
dello psichiatra curante che non forniva alcun elemento atto a modificare la
valutazione peritale.

A sostegno del ricorso lo psichiatra curante rilascia
un ulteriore rapporto, con risposte a domande postegli, che possono essere
riassunte nel seguente modo:

conferma della sintomatologia lamentata
dall'assicurato, non diversa da quella descritta dal perito; divergenza
diagnostica, che però non influisce sulla valutazione di funzionalità.

L'evoluzione è stata descritta dal perito ed è stata
valutata.

Che da anni l'ass. abbia avuto un'incapacità lavorativa
ma non completa è assodato. Anche dal lato AI non si è messa in dubbio la
prognosi non favorevole. La mancanza di lavoro adeguato è una realtà, ma si
deve vedere, come è stata descritta l'evoluzione.

 

Aggiungiamo che non è mai stato descritto, da parte del
curante, lo stato psicopatologico, per cui ancora una volta ribadiamo che altri
confronti non sono possibili e che gli elementi clinici atti a valutare la
situazione sanitaria e non sociale sono accertati dall'UAI.

Notiamo pure che della problematica del consumo di
etile non si era tenuto conto." (Doc. V/bis)

 

                               2.9.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria
piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile
1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332;
ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato
parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale
vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. 

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12
marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23
settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                             2.10.   Nell'evenienza
concreta, da un attento esame degli atti questa Corte deve
concludere che la documentazione medica su cui si è fondata l’amministrazione difetta
della necessaria forza probante e non può pertanto essere posta alla base di un
giudizio senza che prima si proceda ad un complemento istruttorio.

 

                                         Come
già stabilito dal TCA nella precedente sentenza 5 febbraio 2003 (doc. AI 61), l’assicurato,
dal punto di vista fisico, a causa dei forti dolori alla mano destra,
presentava un’incapacità lavorativa del 25% nella sua professione di disegnatore
edile, così come valutato dalla dr.ssa __________, FMH
in chirurgia plastica e ricostruttiva, specialista nella chirurgia della mano, incaricata dall’amministrazione di allestire una perizia medica specialistica. Il perito, infatti, dopo
aver preso in considerazione tutte le patologie di cui è affetto l'assicurato
(problemi alla mano destra, problemi cardiocircolatori, depressione, epatopatia
etilica, diabete mellito), ha valutato il ricorrente inabile al 25% nella sua
precedente professione di disegnatore edile, escludendo l’esecuzione di provvedimenti
integrativi volti ad aumentare la capacità lavorativa (doc. AI 27). Tali conclusioni
sono state confermate del resto anche dal medico curante dell'assicurato, Dr. __________
(doc. AI 40).

 

                                         A
fronte dell’indicazione da parte dell’assicurato dell’emergere di una patologia
psichiatrica invalidante, certificata dal curante, dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, che lo ha in cura dal 15 maggio 2002 - il quale ha
diagnosticato, oltre ai problemi fisici al polso, un'importante depressione nel
quadro di una sindrome da disadattamento, unita ad un probabile disturbo della
personalità, attestando un’inabilità lavorativa del 100% a partire da settembre
2002 (doc. AI 55-4) - l’amministrazione, conformemente a quanto deciso dal TCA
nella sentenza del 5 febbraio 2003, ha sottoposto l’assicurato ad una perizia presso il dr. __________,
specialista in psichiatria e psicoterapia, il quale, dopo esame approfondito
del caso, è giunto alla conclusione che i disturbi psichici compromettono nella
misura del 50% l’abilità lavorativa dell’assicurato in qualsiasi attività. Il
perito ha precisato che tale percentuale d’incapacità lavorativa “non è cumulabile
con quella decretata da altri specialisti”, senza ulteriori specificazioni
(doc. AI 78-5).

                                         Il
dr. __________ ha fortemente criticato gli esiti di tale perizia, ribadendo a
più riprese che i problemi psichiatrici dell’assicurato (disturbo dell’umore
con stigmate depressive oramai cronicizzate), con evoluzione sfavorevole, lo
rendono totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività (doc. AI 103 e 107).
Il dr. __________ ha inoltre rilevato che la problematica psichiatrica, seppur
favorita dalla problematica fisica, ha ormai assunto una dimensione autonoma,
come confermato pure dal dr. __________, motivo per il quale essa non può
essere sovrapposta a quella conseguente all’infortunio alla mano destra del
1992. Il dr. __________ ha quindi affermato che “in conclusione, ritengo che
il paziente abbia globalmente, per tutte le patologie sofferte, una capacità
lavorativa nulla” (doc. AI 103-2).

 

                                         Nonostante
le divergenze d’opinione tra il dr. __________ e il dr. __________ in merito
all’eventuale capacità lavorativa residua dell’assicurato, nella decisione
impugnata oggetto della presente vertenza l’amministrazione ha ritenuto
l’assicurato inabile al lavoro al 50% in qualsiasi attività, basandosi sulle
annotazioni del SMR, secondo il quale i problemi di salute dell’assicurato sono
riassumibili in patologie somatiche, accertate e senza segni di evoluzione e
patologie della sfera psichica, correttamente valutate in sede peritale (doc. V
bis).

 

                                         Tali
conclusioni non possono essere fatte proprie da questo Tribunale:
l’amministrazione, infatti, a fronte di patologie che concernono da una parte
la sfera fisica (dolori alla mano destra) e, dall’altra, le condizioni
psichiatriche dell’assicurato, avrebbe dovuto, tramite l’ausilio di un perito, chiarire
la questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in
ambito psichiatrico e in ambito somatico, e poi pronunciarsi nuovamente sul
grado di invalidità del ricorrente.

 

                                         Al
proposito, va qui ricordato che in una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa
D. (I 606/03), il TFA ha rinviato gli atti a questo Tribunale perché, “(…) con
l’ausilio di un perito, sulla base dei rapporti medici all’inserto chiarisca la
questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in ambito
psichiatrico e in ambito reumatologico, e si pronunci nuovamente sul grado di
invalidità del ricorrente (…)”.

In tale sentenza il
TFA ha in particolare osservato:

 

"  (…)

Le due principali patologie (l'una fisica, l'altra di
natura psichica) all'origine, nel caso concreto, dell'inabilità lavorativa del
ricorrente differiscono sostanzialmente tra loro. Non appare pertanto per nulla
scontata l'affermazione secondo cui i rispettivi gradi di inabilità lavorativa
non sarebbero, almeno parzialmente, addizionabili. Di primo acchito appare al
contrario ben più probabile la conclusione opposta, atteso che le conseguenze
inabilitanti concernono due aspetti differenti tra loro. Così, si osserva da un
lato che la patologia fisica è stata ritenuta inabilitante in quanto
limiterebbe la possibilità di sollevare pesi e imporrebbe la possibilità di
cambiare posizione. Dall'altro, invece, l'affezione psichica inciderebbe sulla
concentrazione e la memoria nonché sul tono dell'umore. In simili condizioni,
la malattia psichica sarebbe tale da limitare la capacità organizzativa e amministrativa
dell'interessato, mentre la malattia fisica inciderebbe sulle facoltà manuali
(quali il trasporto di casse, il servizio a tavola, i lavori di pulizia, ecc.).

 

Orbene, le (opposte) conclusioni del medico dell'UAI e
dei dott. M.________ e A.________ non sono (sufficientemente) motivate e non
spiegano il perché della mancata cumulabilità, almeno parziale, delle due
inabilità lavorative accertate. In particolare, non supplisce a tale mancanza
l'affermazione del dott. A.________ secondo cui nella valutazione del grado di
incapacità lavorativa psichiatrica egli avrebbe preso in considerazione
«l'influsso che i fattori stressanti, tra i quali anche la presenza dell'affezione
reumatologica, hanno avuto sullo sviluppo del disturbo psicopatologico »
(dichiarazione del 20 maggio 2003 all'indirizzo del giudice delegato
cantonale). Tale asserzione sta ad indicare che il perito ha considerato anche
l'affezione reumatologica quale causa dell'insorgere dell'affezione psichiatrica,
ma non tuttavia che ha tenuto conto delle conseguenze sulla capacità lavorativa
della malattia reumatologica. Giudizio, quest'ultimo, che peraltro nemmeno
sarebbe stato di sua competenza.

 

La fattispecie in esame, infine, differisce da quella
di cui alla sentenza pubblicata in RDAT 2002 I no. 72 pag. 485. A prescindere dal fatto che, in quell'occasione, le
inabilità lavorative erano comunque state parzialmente sommate, va rilevato che
il giudizio si fondava, in quella vertenza, su una perizia pluridisciplinare in
cui la situazione valetudinaria era stata attentamente esaminata dai periti nel
suo complesso, e non su due perizie indipendenti tra loro come nel caso ora in
esame.

 

In simili condizioni le conclusioni tratte dal medico
dell'Ufficio AI appaiono senz'altro bisognose di ulteriori chiarimenti e non
sono atte, allo stadio attuale, a legittimare la valutazione
dell’amministrazione.”

 

                                         Ne
consegue che la decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti
rinviati all’Ufficio AI perché, con l’ausilio di un perito, stabilisca, tenuto
conto sia delle problematiche legate ai dolori alla mano destra, sia delle
patologie psichiatriche, la capacità lavorativa globale dell'assicurato e si pronunci
nuovamente sulla sua domanda di prestazioni.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § 
  La decisione su opposizione 9 settembre 2005 è annullata.

                                         §§ Gli atti sono rinviati
all’amministrazione per l’accertamento di cui al consid. 2.10.

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti