# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b8edc47-a2de-57ec-b5e1-5ec36b762594
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.02.2022 D-421/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-421-2022_2022-02-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-421/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gérard Scherrer, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…),  

Afghanistan, 

rappresentato dall’avv. Michela Gentile,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 19 gennaio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-421/2022 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, di asserita nazionalità afghana, ha presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) ottobre 2021, indicando quale data di nascita il 

(…), e pertanto dichiarandosi minorenne (cfr. atto della Segreteria di Stato 

della migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-2/2). 

B.  

Le successive indagini svolte dalla SEM hanno permesso di accertare che, 

secondo la banca dati europea “EURODAC”, il richiedente asilo aveva già 

depositato delle domande d’asilo pregresse in E._______ il (…) rispettiva-

mente in Slovenia il (…) (cfr. atti SEM n. 9/2 e 10/1). 

C.  

Con rapporto peritale datato 10 novembre 2021, sono stati presentati dal 

(…) di F._______ i risultati della perizia medica volta a determinare l’età 

dell’interessato di cui agli esami svolti il 29 ottobre 2021 (cfr. atto SEM 

n. 18/11), così come richiesto dall’autorità inferiore con mandato del 27 ot-

tobre 2021 (cfr. atto SEM n. 14/2). In questo contesto è stato stabilito che 

l’età minima del richiedente l’asilo sarebbe di 19 anni (l’età media situan-

dosi tra i 20 ed i 24 anni d’età), e che non sarebbe pertanto possibile che 

egli abbia meno di 18 anni, escludendo quindi di convesso anche la data 

di nascita dichiarata dall’interessato, ovvero il (…) (pari a […] al momento 

degli esami peritali). Tali dati sono stati dedotti in particolare dalla tomogra-

fia delle articolazioni sterno-clavicolari che conferisce all’interessato un’età 

ossea minima di 19 anni (l’età media è di 23,6 anni con una deviazione 

standard di 2,6 anni), dalla radiografia standard della mano sinistra, se-

condo cui un metodo conferisce al richiedente un’età ossea minima di 19 

anni, oltreché sull’esame odontostomatologico indicante un limite inferiore 

di 15,3 anni (basato tuttavia unicamente sul dente 38 in quanto meno svi-

luppato degli altri, con un massimo di 19,6 anni ed una media di 17,5 anni). 

D.  

Il 16 novembre 2021 l’interessato è stato sentito quale minore non accom-

pagnato, in presenza della rappresentante legale e persona di fiducia (cfr. 

atto SEM n. 24/12). In tale contesto, al richiedente è stato concesso in par-

ticolare sia il diritto di essere sentito riguardo alla possibile competenza 

della E._______ o della Slovenia per lo svolgimento della sua procedura 

d’asilo e di allontanamento, sia quello afferente la minore età dichiarata. 

Sotto quest’ultimo aspetto, l’auditore gli ha fatto presente, visto l’insieme 

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degli atti, che non avrebbe reso verosimile di essere minorenne, e che per-

tanto per il proseguo della procedura sarebbe stato considerato maggio-

renne, modificando la sua data di nascita al (…) (cfr. atto SEM n. 24/12, 

p.to 8.01, pag. 10 seg.). 

E.  

Il (…) (cfr. atti SEM n. 28/3-30/1), l’autorità elvetica competente ha presen-

tato alla sua omologa slovena una richiesta d’informazioni ex art. 34 del 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III). 

F.  

Per il tramite di uno scritto datato 24 novembre 2021, la rappresentanza 

legale del richiedente, ha presentato delle osservazioni aggiuntive al diritto 

di essere sentito riguardo all’asserita minore età dell’interessato, in parti-

colare disquisendo sulle conclusioni a cui è giunto l’esame peritale, e chie-

dendo una riconsiderazione della decisione della SEM di modificare i dati 

personali dello stesso (cfr. atto SEM n. 31/3). 

G.  

Il (…), la Slovenia ha risposto alla richiesta d’informazioni dell’autorità sviz-

zera preposta, comunicando segnatamente come l’interessato abbia pre-

sentato una domanda d’asilo nel Paese il (…) senza alcun documento 

d’identità né accompagnato da alcun membro famigliare, nonché che a 

causa della sua scomparsa il (…) la sua procedura d’asilo si sarebbe con-

clusa il (…) (cfr. atto SEM n. 33/1). 

H.  

H.a Alla luce delle informazioni sopra riportate, il (…) dicembre 2021 la 

SEM ha quindi presentato alle competenti autorità slovene una richiesta di 

ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regola-

mento Dublino III (cfr. atti SEM n. 34/6, 35/1 e 36/1). 

H.b Il (…) dicembre 2021, la Slovenia ha accolto la richiesta di ripresa in 

carico in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM 

n. 37/1 e 38/1). 

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I.  

Con scritto del 7 gennaio 2022 (cfr. atto SEM n. 39/1), la rappresentanza 

legale dell’interessato ha chiesto informazioni sullo stato e sulle tempisti-

che della procedura, nonché ha ribadito che, anche in considerazione delle 

contestazioni fatte valere in merito al risultato peritale, non si potrebbe 

escludere la minore età del richiedente, al quale andrebbero pertanto ga-

rantite le tutele riservate ai minorenni. 

J.  

In corso di procedura il richiedente è stato oggetto di diverse visite medi-

che, sia per problematiche con sospetta ipoacusia all’orecchio destro (cfr. 

atti SEM n. 16/3 e 26/2), che per dubbia iniziale infezione alle mani (cfr. 

atto SEM n. 27/2), nonché diversi consulti psichiatrici che hanno confer-

mato una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress in diagnosi diffe-

renziale con sindrome da disadattamento, impostando un seguito psichia-

trico e prescrivendogli una terapia farmacologica (cfr. atti SEM n. 21/2, 

40/2, 41/2, 42/1 e 47/2). 

K.  

Con decisione del 19 gennaio 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM n. 45/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giu-

gno 1998 (LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento 

(recte: trasferimento) dell’interessato dalla Svizzera verso la Slovenia e 

l’esecuzione del medesimo provvedimento, nonché decidendo come 

l’eventuale ricorso contro la decisione non abbia effetto sospensivo. 

L.  

Il 27 gennaio 2022 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con 

ricorso avverso la summenzionata decisione al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), postulando in limine la concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso e – quale misura supercautelare e caute-

lare – la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata. In via 

principale, l’insorgente ha concluso all’annullamento della decisione avver-

sata, che egli sia considerato minorenne per il proseguo della procedura 

d’asilo e che gli atti siano restituiti alla SEM per l’esame nazionale della 

domanda d’asilo. In via subordinata, ha postulato la restituzione degli atti 

alla SEM per completamento istruttorio. Contestualmente, il medesimo ha 

presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo. 

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Pagina 5 

M.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità 

menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 

LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv.1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

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terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

4.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale che nell’ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La valutazione operata dalla 

SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e 

riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). 

5.  

5.1 Nel caso che ci occupa, l’autorità inferiore non ha creduto alla pretesa 

minore età dell’insorgente. Invero, egli non avrebbe fornito alcun docu-

mento originale che possa comprovare l’identità dichiarata, essendo come 

la copia della taskara presentata, secondo la quale al momento dell’emis-

sione (il […]) avrebbe avuto (…) anni, avrebbe un valore probatorio ridotto, 

in quanto indicherebbe soltanto una stima dell’età, e non sarebbe possibile 

verificarne l’autenticità. Inoltre egli avrebbe fornito delle dichiarazioni con-

traddittorie e vaghe sia circa la sua data di nascita che in merito alla sua 

biografia. Ancora, la perizia medica avrebbe escluso la sua minore età e la 

data di nascita da lui declinata. Inoltre, anche il suo aspetto fisico, malgrado 

tale elemento abbia scarso valore probatorio, propenderebbe per un’età 

maggiore a quella da lui asserita. Tali conclusioni non sarebbero poste in 

discussione né dalle asserzioni sollevate nel corso del verbale d’audizione, 

né dallo scritto successivo della sua rappresentante legale del 24 novem-

bre 2021. Pertanto, la SEM ha considerato il ricorrente maggiorenne per il 

seguito della procedura – procedendo anche alla modifica d’ufficio della 

data di nascita presente nel Sistema d’informazione centrale della migra-

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zione (SIMIC), al (…)  – e pertanto concludendo che egli non possa avva-

lersi delle relative disposizioni del Regolamento Dublino III applicabili ai 

minorenni. 

5.2 Nel proprio gravame l’insorgente avversa la valutazione dell’autorità in-

feriore. Innanzitutto, la decisione sarebbe molto più motivata sull’aspetto 

dell’età rispetto a quanto enunciato piuttosto vagamente dalla SEM nel 

corso dell’audizione, impedendo in tal modo al ricorrente di esprimersi in 

modo completo sul punto in questione. Proseguendo, l’insorgente ritiene 

come i documenti presentati dinnanzi all’autorità inferiore – ovvero la copia 

della traduzione in inglese della sua taskara, come pure copia della sua 

tessera di vaccinazioni, quest’ultima che sarebbe stata del tutto ignorata 

dalla SEM – siano meritevoli di essere esaminati ed integrati nell’esame 

complessivo delle sue dichiarazioni. Gli stessi documenti confermerebbero 

la minore età da lui asserita. Riguardo alla data di nascita dichiarata, non 

sarebbe inoltre ravvisabile alcuna contraddizione, ma piuttosto un errore di 

conversione, essendo che il ricorrente non conoscerebbe il calendario gre-

goriano. Peraltro, non risulterebbe confermato dal minore in sede di audi-

zione come egli abbia compilato di proprio pugno il foglio dei dati personali 

come motivato dall’autorità sindacata. Altresì, a differenza di quanto con-

cluso da quest’ultima nella decisione avversata, il ricorrente avrebbe fornito 

indicazioni circa la sua età, la sua biografia e le relazioni famigliari in modo 

preciso e plausibile, anche tenuto conto del contesto di provenienza dell’in-

sorgente, e del fatto che egli non conosce e non sarebbe abituato ad usare 

le date del calendario. Rispetto a tali allegazioni poi, come emergerebbe 

dallo stesso verbale d’audizione, il ricorrente non si sarebbe mai rifiutato di 

rispondere come sostenuto invece a torto dalla SEM, bensì non sarebbe 

stato in grado di fornire una data precisa, indicandone quindi le età che 

avrebbe avuto nei vari momenti. L’insorgente disquisisce poi in merito ai 

risultati peritali svolti per determinare l’età probabile dell’interessato. A 

mente sua le conclusioni peritali ignorerebbero l’età minima riportata 

nell’esame odontostomatologico (di 15,3 anni ed un massimo di 19,6 anni), 

che andrebbe confrontata con l’età minima dell’esame delle articolazioni 

sterno-clavicolari (19 anni), come avvenuto per analoghe perizie, giun-

gendo ad un’età minima conclusiva di 17,15 anni. Le conclusioni adottate 

nella perizia, che non terrebbero conto di questi ultimi rilievi, sarebbero le-

sive del superiore interesse del fanciullo. Inoltre, i parametri di confronto 

usati nella valutazione peritale non terrebbero conto delle possibili diffe-

renze nello sviluppo dovute all’origine ed al vissuto individuale, come pure 

che l’etnia del ricorrente differirebbe da quella del campione di riferimento 

impiegato per il raffronto statistico. Citando poi alcuni passi della  

sentenza del Tribunale E-891/2017 dell’8 agosto 2018 (pubblicata quale  

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DTAF 2018 VI/3), l’interessato sostiene come il valore probatorio della pe-

rizia, sarebbe molto debole, vista l’età minima riportata in uno dei due 

esami, la sovrapposizione praticamente nulla degli intervalli di età e la man-

canza di spiegazioni mediche plausibili riguardo tali divergenze. Infine, 

dalla risposta slovena alla domanda di informazioni della Svizzera, risulte-

rebbe come la data di nascita del ricorrente sia il (…), conseguentemente 

potendo quindi desumerne come il predetto sarebbe stato registrato quale 

minorenne in Slovenia. Alla luce quindi di tutti gli elementi sopra riportati, 

l’insorgente conclude come egli andrebbe considerato minorenne. La SEM 

lo avrebbe invece erroneamente ritenuto maggiorenne, omettendo di valu-

tare nella decisione querelata i documenti da lui prodotti in corso di proce-

dura, interpretando le allegazioni in maniera contraria all’art. 7 LAsi e con-

ferendo all’esito peritale un valore superiore di quello che sarebbe desumi-

bile dall’analisi di dettaglio del rapporto peritale, e ciò senza peraltro in al-

cun modo motivare il proprio convincimento rispetto alle censure espresse 

dal ricorrente circa l’interpretazione dell’esito peritale. Da ultimo, l’insor-

gente sottolinea come, malgrado la SEM parrebbe aver trasmesso il rap-

porto peritale all’autorità slovena, tuttavia si sarebbe limitata a riportare le 

conclusioni contenute nell’ultima pagina della perizia, senza indicare né il 

carattere controverso della modifica della data, né che l’esame odontosto-

matologico avrebbe fornito una stima sostanzialmente confermativa della 

minore età. 

6.  

6.1 Il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101) 

comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, 

di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di par-

tecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella mi-

sura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 

135 I 279 consid. 2.3). La portata della facoltà di esprimersi non può essere 

determinata in maniera generale ma dev’essere definita sulla base degli 

interessi concretamente in gioco. Il concetto a monte è che alla parte in 

causa debba essere concessa la facoltà di mettere in evidenza il suo punto 

di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi rife-

rimenti; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 

dell’8 novembre 2021 consid. 6.2). 

6.2 L’obbligo di motivazione è inoltre corollario fondamentale del diritto di 

essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e 

a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-

gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-

citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 

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136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-

ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; 

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. 

DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessa-

rio che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la 

sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la por-

tata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; 

DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale 

federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

6.3 Ora, nella presente fattispecie, a differenza di quanto addotto nel suo 

ricorso, l’autorità inferiore ha presentato al ricorrente già nel corso del ver-

bale d’audizione del (…) novembre 2021 tutti gli elementi determinanti che 

l’hanno condotta ad escludere la minore età dell’insorgente, i quali si ritro-

vano integralmente anche nella decisione avversata, e sui quali è stata 

data all’insorgente ampia possibilità di essere sentito (cfr. atto SEM 

n. 24/12, p.to 8.01, pag. 10 seg.; cfr. anche atti SEM n. 31/3 e 39/1). Il fatto 

solo che sui diversi elementi presentati già nel corso del verbale, la deci-

sione impugnata sia maggiormente sviluppata, non rappresenta quindi in 

alcun modo una violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente, an-

che secondo la giurisprudenza sviluppata in materia (cfr. supra con-

sid. 6.1). Al contrario poi di quanto affermato dall’insorgente nel memoriale 

ricorsuale, l’autorità inferiore appare aver preso in considerazione nella sua 

valutazione le sue contestazioni in ordine alle conclusioni peritali, indican-

done sufficientemente le ragioni per le quali le stesse non muterebbero la 

conclusione alla quale la SEM è giunta (cfr. p.to I, pag. 4 seg. della deci-

sione impugnata). Peraltro, sul punto posto in questione, il ricorrente ha 

presentato un memoriale ricorsuale articolato, dimostrando così di aver 

ben compreso la portata e le argomentazioni del provvedimento avversato. 

Non si ravvisa pertanto alcuna violazione dell’obbligo di motivazione da 

parte dell’autorità inferiore nella decisione querelata. 

Le censure formali testé considerate, vanno quindi recisamente respinte. 

6.4  

6.4.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. art. 12 

PA). L’accertamento dei fatti è incompleto allorquando tutte le circostanze 

di fatto e i mezzi di prova determinanti per la decisione non sono stati presi 

in considerazione. Esso risulta inesatto se l’autorità omette di amministrare 

la prova di un fatto rilevante, apprezza in maniera erronea il risultato 

dell’amministrazione di un mezzo di prova o fonda la decisione su fatti non 

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conformi all’incarto (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2; sentenze del Tribunale 

A-671/2015 del 3 agosto 2020 consid. 2.1 e D-1079/2018 del 17 dicem-

bre 2019 consid. 5.2; KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öffentliches Verfahrensre-

cht, 2a ed. 2015, n. marg. 1585). Significativo è il substrato fattuale per le 

condizioni di applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza del Tribunale 

D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2; ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). In concreto, l’autorità deve procurarsi la documentazione necessa-

ria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed ammini-

strare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 con-

sid. 5). Il principio inquisitorio non dispensa le parti dal dovere di collabo-

rare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di provare 

quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice non siano 

in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; sentenza 

del Tribunale federale 2C_787/2016 del 18 gennaio 2017 consid. 3.1; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono identifi-

cate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio retro-

cesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa procedere ad 

un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una 

violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica 

retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-

luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

6.4.2 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accerta-

mento completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla 

ripartizione dell’onere della prova derivante dall’applicazione analogica 

dell’art. 8 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 (CC, RS 210). 

Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istruttorie necessarie 

non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti. Su tali presupposti, 

la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta a sopportare le 

conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di grado ridotto, 

dell’assenza di verosimiglianza (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3 e rif. citati). 

6.4.3 Per quanto concerne la minore età, è al richiedente l’asilo che in-

combe l’onere della prova al riguardo. In presenza di un accertamento dei 

fatti esaustivo e corretto (cfr. supra consid. 6.4.1), se la valutazione globale 

degli atti di causa non permette di ritenere che l’interessato la abbia resa 

D-421/2022 

Pagina 11 

verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo 

conseguentemente considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.4 e riferimenti citati). 

6.4.4 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo, 

l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così 

come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-

teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-

lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-

minazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 

LAsi). Una volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento 

globale degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. citati). 

6.4.5 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età 

forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per 

stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-

proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-

grafia della mano seguiti da una tomografia sterno-clavicolare e da un 

esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano 

non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-

giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però 

tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con 

la tomografia sterno-clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La 

consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi 

dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo 

influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno-clavicolare e l’esame 

dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre 

ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qua-

lora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni, 

ma i rispettivi intervalli tra età minima e massima si attestino su valori so-

vrapponibili, la maggiore età permane altamente probabile. La stessa è in-

vece solo debolmente probabile se, con una sola età minima superiore a 

18 anni, non vi è sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza di una 

spiegazione medica plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi 

sono poi ulteriori casistiche nelle quali le risultanze della tomografia sterno-

clavicolare e dell’esame dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto 

deboli rispettivamente nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, 

quanto più gli accertamenti medici costituiscono un indizio a favore della 

maggiore età, tanto meno è necessario procedere ad un apprezzamento 

D-421/2022 

Pagina 12 

generale delle prove (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 

e rif. citati). 

6.4.6 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità pre-

poste si effettua in applicazione delle norme processuali usuali (cfr. 

DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.3). L’elemento determinante per giudicare del 

valore probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine né la sua 

designazione come rapporto o come perizia. Gli accertamenti medici volti 

a determinare l’età rientrano nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 

della legge di procedura civile federale del 4 dicembre 1947 (PCF; 

RS 273), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al 

libero apprezzamento delle prove. Tuttavia, dal momento che i riscontri in 

essi contenuti sono resi da una persona con conoscenze specifiche, ci si 

può scostare dai medesimi solo in presenza di indizi concreti atti a metterne 

in dubbio l’affidabilità (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.7). 

6.4.7 Ora, nella presente disamina, dall’esame odontostomatologico – le 

quali conclusioni sono state fondate soltanto sul dente meno sviluppato, 

ovvero il dente 38 – è risultata un’età minima di 15,3 anni, mentre che dalla 

tomografia sterno-clavicolare è risultata un’età minima di 19 anni (cfr. atto 

SEM n. 18/11, pag. 4 e 6). Per questo motivo, conformemente alla giuri-

sprudenza (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2), ed a quanto anche postulato 

dall’insorgente nel gravame, è necessario verificare se i rispettivi intervalli 

tra età minima ed età massima si sovrappongono o meno. Dall’esame 

odontostomatologico, è risultato un intervallo che si situa tra i 15,3 anni ed 

i 19,6 anni, con un’età media di 17,5 anni. D’altro canto, l’esame sterno-

clavicolare riporta unicamente l’età minima di 19 anni, e l’età media di 23,6 

anni. Quand’anche tale esame non riporti l’età massima, anche conside-

rate l’età minima e l’età media, contrariamente alle conclusioni a cui giunge 

l’insorgente nel suo gravame, risulta chiaramente come tale intervallo si 

sovrapponga all’intervallo dell’esame odontostomatologico (15,3–19,6 

anni). Di conseguenza, come stabilito dalla giurisprudenza, la perizia co-

stituisce un forte indizio di maggiore età, per il che risulta essere tanto 

meno necessario procedere ad un apprezzamento generale delle prove 

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2; anche a titolo esemplificativo nello stesso 

senso la sentenza del Tribunale D-4641/2021 del 1° novembre 2021 con-

sid. 8.1). Tale risultato non viene scalfito neppure dalla circostanza che 

nelle conclusioni peritali non si è citata anche l’età minima espressa 

nell’esame odontostomatologico di 15,3 anni, come lamentato dall’insor-

gente nel ricorso, in quanto appare dalle argomentazioni proposte in merito 

nel rapporto peritale che l’età minima sia stata valutata tenendo conto di 

D-421/2022 

Pagina 13 

tutte le conclusioni riportate nei vari esami (anche dell’esame odontosto-

matologico; cfr. atto SEM n. 18/11, pag. 4 e pag. 11), e non è per questo 

solo motivo in grado di ribaltare l’attendibilità dei risultati della stessa, e la 

forte verosimiglianza di maggiore età a cui si giunge come sopra conside-

rato. In una tale casistica, il fatto che il campione utilizzato non fosse riferi-

bile alla popolazione afghana appare privo di rilevanza. Risulta difatti legit-

timo attendersi che le persone con conoscenze specifiche chiamate a 

trarre conclusioni dalle risultanze degli accertamenti siano, se del caso, in 

misura di tenerne debitamente conto, non essendo in tal senso giudizioso 

che il Tribunale si sostituisca alle valutazioni degli esperti (cfr.  

DTAF 2019 I/6 consid. 6.1). Il fatto stesso che l’assenza di campionatura 

etnica riferibile sia stato menzionato nel rapporto peritale (cfr. atto SEM 

n. 18/11, pag. 11), denota invero come la questione sia stata considerata 

nell’allestimento di quest’ultimo (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.3; sentenza 

del Tribunale D-5268/2021 del 10 dicembre 2021 consid. 7.1). Ad uguale 

conclusione si giunge poi riguardo alle possibili differenze di sviluppo che 

il ricorrente potrebbe presentare, in quanto anche in questo caso, risulta 

dal rapporto medico come di tali aspetti se ne sia tenuto debito conto (cfr. 

atto SEM n. 18/11, pag. 11). Altresì, dagli atti non traspare che le esigenze 

formali minime prescritte dalla giurisprudenza non siano in specie state ri-

spettate. Il rapporto non risulta difatti essere contraddittorio e si riferisce 

direttamente alla persona dell’insorgente. Risulta inoltre essere sufficien-

temente motivato e tiene in debita considerazione l’anamnesi dell’interes-

sato.  

Visti i risultati, vi è dunque solo un ridotto margine di apprezzamento delle 

ulteriori prove versate agli atti, essendo l’esito degli accertamenti medici 

che attestano della maggiore età dell’insorgente, in concreto particolar-

mente concludente. 

6.4.8 Circa i documenti presentati dall’insorgente dinanzi all’istanza infe-

riore, ovvero la fotocopia della taskara con la relativa traduzione (cfr. atto 

SEM n. 20/-, mezzo di prova n. 1), nonché copia della traduzione certificata 

della taskara in lingua inglese (cfr. atto SEM n. 20/-, mezzo di prova n. 2), 

come pure del certificato vaccinale (cfr. atto SEM n. 20/-, mezzo di prova 

n. 4), occorre osservare quanto segue.  

6.4.8.1 Per quanto concerne la taskara, sebbene tale documento risulti es-

sere il più diffuso in Afghanistan al fine di dimostrare l’identità del titolare, 

in assenza di caratteristiche di sicurezza esso non è esente dal rischio di 

falsificazioni, motivo per cui gli viene di norma riconosciuto soltanto un va-

lore probatorio ridotto. Oltracciò, a prescindere da valutazioni sulla sua au-

tenticità, v’è altresì da tener conto del fatto che le informazioni figuranti 

D-421/2022 

Pagina 14 

sulla taskara sono spesso incomplete e variano a seconda dell’incaricato. 

Ebbene, seppur senza una motivazione dettagliata, tale mezzo di prova 

non possa essere dichiarato un falso, nemmeno si può partire dall’assunto 

che esso attesti inequivocabilmente la data di nascita di una persona, spe-

cialmente allorquando la relativa indicazione non vi figuri espressamente. 

Alla luce del sistema di emissione decentralizzato, non è inoltre infrequente 

che quand’anche la documentazione afghana sia da considerarsi formal-

mente autentica, essa contenga generalità non conformi alla realtà dei fatti. 

Le date di nascita sono inoltre riportate in modo difforme, il più comune-

mente per il tramite di una stima dell’età al momento dell’emissione (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 e rif. citati). 

In specie, la taskara è stata prodotta soltanto in copia, quindi non risulta 

essere esente da possibili modificazioni e falsificazioni. Inoltre, anche si 

volesse ritenerla autentica, tale documento si limita comunque a ritenere 

che al momento dell’emissione l’insorgente avrebbe avuto (…) anni nel (…) 

(equiparabile nel calendario gregoriano all’anno […]). Anche volendo con-

siderare l’ipotesi più favorevole all’insorgente, la supposta età attuale di 

(…) anni da essa desumibile (considerata la data d’emissione del […]), si 

scosta comunque in modo lampante rispetto a quanto concluso dagli ac-

certamenti medici esperiti. Pertanto, tale mezzo di prova non è in grado di 

rimettere in discussione le risultanze peritali.  

6.4.8.2 Riguardo poi la copia del certificato vaccinale, che espone una data 

di nascita del (…) (espresso nel calendario persiano, che secondo il calen-

dario gregoriano corrisponde al […]), la stessa non può essere assimilata 

ad un documento di legittimazione o d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. c 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), e quindi non è atta a supportare valida-

mente le asserzioni dell’insorgente in merito all’età asserita. Inoltre es-

sendo che anche tale documento è stato presentato soltanto in copia non 

risulta essere possibile verificarne l’autenticità. Frattanto, neppure lo 

stesso è in grado di porre in discussione validamente le conclusioni della 

perizia medica. 

6.4.9 Altresì, anche volendo parzialmente relativizzare a favore dell’insor-

gente le asserzioni da lui rilasciate nel corso del verbale d’audizione circa 

la sua biografia e le relazioni famigliari, non si spiega tuttavia segnata-

mente come egli abbia potuto affermare di essere nato il (…) secondo il 

calendario afghano (ovvero pari al […]; cfr. atto SEM n. 24/12, p.to 1.06, 

pag. 3), allorché invece sia dal foglio dei dati personali del (…) otto-

bre 2021 (cfr. atto SEM n. 2/2), che dal rapporto peritale, come pure dalla 

copia del certificato vaccinale (cfr. atto SEM n. 20/-, mezzo di prova n. 4), 

D-421/2022 

Pagina 15 

si evincerebbe che egli è nato il (…). Interrogato in merito a tale incon-

gruenza in corso di audizione, l’insorgente ha unicamente affermato che 

forse si sarebbe sbagliato, senza tuttavia fornire maggiori precisazioni in 

merito alla data corretta, anzi allegando di avere in quel momento “circa 

(…) anni” (cfr. atto SEM n. 24/12, p.to 1.06, pag. 3), quindi offrendo un ul-

teriore elemento vago e per nulla esplicativo dell’incoerenza. Non si può 

poi seguire la tesi offerta in proposito dalla rappresentante legale dell’in-

sorgente nel ricorso, in quanto non soltanto come riferito sopra egli non è 

riuscito a spiegare in modo verosimile la discrepanza in corso d’audizione 

allorché gli è stata data la possibilità, ma non risulta comprensibile neppure 

il motivo per il quale, non conoscendo il calendario gregoriano, egli abbia 

scritto la sua data di nascita nel foglio dei dati personali in questo calenda-

rio, invece di indicarla nel calendario persiano da lui conosciuto, come in-

vece avrebbe fatto soltanto nell’audizione. Peraltro, appare meramente 

pretestuosa l’affermazione della rappresentanza legale, allorché sottolinea 

nel ricorso che non risulterebbe come l’insorgente abbia confermato in 

sede di audizione di aver compilato di suo pugno il foglio dei dati personali, 

avendo invero lo stesso interessato potuto prendere posizione specificata-

mente in merito a tale contestazione in corso d’audizione e risultando espli-

citamente dagli atti di causa. Altresì, singolari risultano essere le allegazioni 

in merito alle età dei genitori e dei fratelli: il ricorrente ha saputo difatti indi-

care le età (approssimative) dei fratelli e del padre – ma non della madre – 

senza tuttavia conoscere alcun anno di nascita degli stessi (cfr. atto SEM 

n. 24/12, p.to 1.16.04, pag. 4 e p.to 3.03, pag. 6). Inoltre, anche per quanto 

concerne la scuola, se è stato in grado di indicare l’anno in cui avrebbe 

terminato la stessa, ovvero poco prima del (…) mese del (…) (espresso nel 

calendario persiano; secondo il calendario gregoriano equivalente all’anno 

[…]), nonché che avrebbe frequentato (…) anni di scuola, non è tuttavia 

riuscito ad indicarne l’inizio più precisamente (cfr. atto SEM n. 24/12, p.to 

1.17.04, pag. 4 seg.). 

6.4.10 In seguito, vi è pure luogo di osservare come il fatto che il ricorrente 

in Slovenia sia stato considerato minorenne, con una data di nascita regi-

strata al (…), non costituisce un indizio a favore dell’asserita minore età. 

Invero, al riguardo non vi sono informazioni quanto ad una perizia o analisi 

effettuata in tal senso dalle autorità slovene (cfr. anche in proposito la sen-

tenza del Tribunale D-4641/2021 consid. 8.4). In tale contesto, l’evenienza 

che la SEM avrebbe trasmesso alla Slovenia, con la domanda di ripresa in 

carico, la perizia medica esperita per determinare l’età dell’insorgente, li-

mitandosi e riportarne unicamente le conclusioni nella stessa (cfr. atto SEM 

n. 34/6), invece che anche il carattere controverso della modifica dell’età e 

D-421/2022 

Pagina 16 

della stima dell’esame odontostomatologico, come denotato nel suo ri-

corso dall’insorgente, non appaiono essere in alcun modo violanti il princi-

pio inquisitorio dell’autorità inferiore. Difatti, ella ha riportato nella domanda 

di ripresa in carico correttamente come il ricorrente si sarebbe presentato 

come minore, nato il (…), e secondo quali elementi – tra i quali anche ma 

non solo la perizia medica annessa – la minore età asserita sarebbe invece 

stata esclusa dall’autorità elvetica. Sulla base di tali indicazioni, l’autorità 

slovena preposta aveva la piena possibilità di determinarsi circa la sua 

competenza, che verrà trattata dappresso. 

6.4.11 In definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità di prima istanza 

ha ritenuto che l’interessato non sia riuscito a rendere verosimile di essere 

minorenne al momento della registrazione della sua domanda d’asilo in 

Svizzera. Pertanto, non risulta esserci spazio per un’applicazione del prin-

cipio “in dubio pro minor” citato in sede ricorsuale (cfr. a tal proposito la 

sentenza del Tribunale D-4143/2021 del 29 settembre 2021 consid. 6.2 

con ulteriore rif. citato). 

7.  

7.1 Chiarito questo aspetto, occorre ora determinare se l’autorità inferiore, 

nella sua decisione del 19 gennaio 2022, non sia a giusto titolo entrata nel 

merito della domanda d’asilo presentata dall’insorgente, ritenendo la  

Slovenia competente per l’analisi della sua domanda d’asilo, nonché non 

riscontrando ostacoli al trasferimento dell’insorgente verso tale Stato mem-

bro. 

7.2 Al riguardo, l’insorgente nel suo memoriale ricorsuale censura un ac-

certamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti in rapporto alle vio-

lenze che egli avrebbe subito da parte delle autorità slovene come pure 

dell’asserito respingimento (cosiddetto “push-back”) verso la G._______ 

che le autorità slovene avrebbero voluto attuare, salvo essere respinto 

dalla G._______ in quanto considerato minorenne. Con riferimento a ciò, 

egli ha citato alcuni passaggi di rapporti effettuati da organismi non-gover-

nativi ([…] e […]), che dimostrerebbero le violazioni ed i respingimenti per-

petrati ai danni di migranti dalle autorità slovene. Altresì l’insorgente ha se-

gnalato come soffrirebbe di problemi psicologici, che sarebbero anche cau-

sati dalla preoccupazione per un rinvio in Slovenia come sarebbe certificato 

dal F2 del (…) annesso al ricorso (e già presente agli atti della SEM, 

n. 47/2).  

 

 

D-421/2022 

Pagina 17 

8.  

8.1 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-

duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal predetto Regolamento 

non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). 

Inoltre, la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla 

base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presen-

tato domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-

blino III). Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico 

(inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio non viene 

effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro compe-

tente secondo il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2 con riferimenti citati). 

8.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea del 18 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. Qualora 

non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro de-

signato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la 

domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione diventa lo Stato membro competente. 

8.3 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

9.  

Nella presente disamina, vista la richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM n. 34/6), 

D-421/2022 

Pagina 18 

nonché l’esplicita accettazione della medesima da parte delle autorità slo-

vene (cfr. atti SEM n. 37/1 e 38/1), la competenza della Slovenia per la 

trattazione della procedura d’asilo e di allontanamento del richiedente, è di 

principio data. 

10.  

10.1 Occorre ora determinare se la SEM è incorsa in un accertamento in-

completo dei fatti determinanti in relazione alla procedura di asilo e di ac-

coglienza dei richiedenti l’asilo in Slovenia, come censurato nel ricorso 

dall’insorgente. A suo dire, l’autorità inferiore avrebbe mancato di appro-

fondire gli asseriti maltrattamenti ed il respingimento subiti in Slovenia (e 

per quanto concerne le violenze anche di quelle subite in G._______ ed in 

E._______).  

10.2 Anzitutto, per ciò che concerne i presunti maltrattamenti delle autorità 

(…) e (…) ai danni del ricorrente, gli stessi non risultano essere giuridica-

mente determinanti in specie, in quanto non sono oggetto della presente 

procedura, trattandosi di un trasferimento verso la Slovenia. Di conse-

guenza, l’autorità inferiore non aveva da accertare nulla su questo punto 

(cfr. anche in tal senso la sentenza del Tribunale D-4641/2021 con-

sid. 11.3). 

10.3 In seguito, per quanto concerne il presunto respingimento illegale e 

maltrattamenti da parte delle autorità slovene, vi è modo di ritenere che al 

momento dell’emissione della decisione impugnata, dagli atti la situazione 

risultava sufficientemente acclarata. L’insorgente si è difatti potuto espri-

mere nel corso dell’audizione riguardo ai motivi per i quali non vorrebbe 

ritornare in Slovenia e l’autorità inferiore appare averne tenuto conto nella 

decisione impugnata (cfr. p.to II, pag. 5 segg. del provvedimento avver-

sato). Pertanto, non risulta chiaro quali ulteriori approfondimenti avrebbe 

dovuto intraprendere in tale contesto la SEM, essendo rammentato come 

il fatto solo che l’autorità inferiore sia giunta ad una conclusione differente 

rispetto a quella dell’insorgente in merito a tali evenienze, non risulta vio-

lante il principio inquisitorio, bensì deriva dal libero apprezzamento delle 

stesse da parte dell’autorità decidente. 

10.4 Tenuto conto quindi della questione giuridica che si poneva, ovvero a 

sapere se il suo trasferimento possa o meno configurare una violazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III, il complesso fattuale era 

sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell’interessato 

verso la Slovenia nel contesto di un procedimento Dublino (cfr. anche infra 

consid. 11), di modo che, nulla può dunque essere rimproverato alla SEM, 

D-421/2022 

Pagina 19 

che non ha violato il principio inquisitorio (cfr. anche nello stesso senso la 

sentenza del Tribunale D-4641/2021 consid. 11.2 e 11.5). 

11.  

11.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia, 

non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). 

La Slovenia è difatti legata alla CartaUE e firmataria della CEDU 

(RS 0.101) della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposi-

zioni. Di conseguenza, la Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei 

richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-

manda secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. a tal proposito la direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; tra le tante la sentenza del Tribunale 

E-44/2022 dell’11 gennaio 2022 consid. 5.2.1). 

11.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni siste-

matiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri 

di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenze 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-

tenza della CGUE del 21 dicembre 2011 [Grande Sezione], C-411/10 e  

C-493/10). 

11.3 Anche tenuto conto dei rapporti critici sulla situazione in Slovenia citati 

nel ricorso, secondo la giurisprudenza del Tribunale, nulla permette di rite-

nere l’esistenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica 

delle norme comunitarie minime in materia nel succitato Paese, che con-

durrebbero al pericolo di trattamenti contrari ai sensi dell’art. 4 CartaUE 

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Pagina 20 

(cfr. a tal proposito le sentenze del Tribunale D-244/2022 del 24 gen-

naio 2022 consid. 7.3 con ulteriori rif. citati, E-44/2022 consid. 5.2.2). Inol-

tre, circa l’asserito tentativo di respingimento in G._______ dell’insorgente, 

si osserva come lo stesso non sia in grado di sovvertire la giurisprudenza 

testé citata. Egli ha difatti avuto accesso alla procedura d’asilo in Slovenia, 

avendo potuto depositarvi una domanda d’asilo – anche se contro la sua 

volontà secondo i suoi asserti – ed avviare quindi un procedimento volto 

all’ottenimento dell’asilo, come del resto confermato dalle autorità dello 

stesso Stato membro, che hanno peraltro espressamente accettato la ri-

presa in carico dell’insorgente. Viene quindi da sé che il ricorrente non rien-

tri nella categoria delle persone che entrano illegalmente in Slovenia e ven-

gono fermate e rinviate alla frontiera con la G._______, impedendo loro di 

depositare una domanda d’asilo e le conseguenti violazioni dei loro diritti 

umani, come è possibile desumere dai rapporti degli organismi internazio-

nali non-governativi citati nel gravame dall’insorgente. I timori quindi pale-

sati dall’insorgente nel ricorso di essere respinto dalla Slovenia, non risul-

tano quindi sussistere. Da ultimo, dalle tavole processuali non sono nem-

meno ravvisabili motivi per i quali vi sia da ritenere che la Slovenia non 

rispetterebbe il principio di non-respingimento rinviando l’insorgente in un 

Paese dove la sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero 

minacciate per uno dei motivi menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale 

rischierebbe di essere costretto a recarsi in un Paese di tale genere. 

11.4 Conseguentemente, alla luce di tutto quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

12.  

12.1 Nella misura in cui il ricorrente asserisce di aver subito dei maltratta-

menti da parte delle autorità slovene – ovvero in svariate occasioni sarebbe 

stato picchiato dalla polizia slovena, ed in un’occasione per (…) giorni non 

sarebbe riuscito a camminare dopo le percosse subite e non lo avrebbero 

mai portato dal medico; altresì lo avrebbero costretto a depositare do-

manda d’asilo altrimenti non avrebbe potuto lasciare il centro molto isolato 

dove si trovava, ove gli agenti si sarebbero comportati malissimo con i ri-

chiedenti, insultandoli allorché passavano davanti alla loro stanza; soltanto 

una volta gli avrebbero consegnato lo shampoo per lavarsi nonché sarebbe 

potuto andare all’aria aperta soltanto per cinque minuti al giorno (cfr. atto 

SEM n. 24/12, p.to 8.01, pag. 10) – occorre valutare se l’art. 17 par. 1 Re-

golamento Dublino III (“clausola di sovranità”), rispettivamente l’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 (disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità), possa trovare applicazione in specie. 

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Pagina 21 

12.2 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, in deroga ai criteri di 

competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esami-

nare una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete. 

12.3 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, se “motivi umanitari” lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 e seg.). Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’inter-

pretazione della nozione di motivi umanitari, e sia conforma ai principi co-

stituzionali – quali il diritto di essere sentito, il principio della parità di trat-

tamento ed il principio della proporzionalità – il Tribunale non può sostituire 

il suo libero apprezzamento a quello della SEM. Al contrario, se il trasferi-

mento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

12.4 Come già sopra considerato, il ricorrente – anche se contro la sua 

volontà secondo quanto da lui asserito – è stato registrato in Slovenia quale 

richiedente l’asilo il (…) ed ha lasciato il predetto Paese depositando una 

domanda d’asilo in Svizzera (…) giorni dopo, quindi prima che la sua do-

manda d’asilo potesse essere elaborata nel succitato Stato membro. La 

sua partenza dallo stesso è stata quindi volontaria e non v’è alcun ele-

mento concreto e dettagliato agli atti che dimostri che le autorità slovene 

abbiano cercato, senza procedere all’esame della sua domanda d’asilo, di 

rinviarlo in un Paese ove egli rischi di subire dei trattamenti vietati dal diritto 

internazionale. L’insorgente non è neppure riuscito con le sue allegazioni 

poco sostanziate a comprovare che un trasferimento in Slovenia lo espor-

rebbe effettivamente al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bisogni esisten-

ziali minimi secondo la direttiva accoglienza (cfr. tra le altre la sentenza del 

Tribunale D-4641/2021 consid. 12.4 con ulteriore rif. citato). Tuttavia, nel 

caso di eventuali problematiche sia legate all’alloggio che all’accesso alla 

procedura d’asilo, egli rimane libero di prendere contatto con le autorità 

competenti rispettivamente con le organizzazioni caritative presenti in loco, 

fino a rivolgersi alle pertinenti autorità giudiziarie slovene per far valere i 

suoi diritti. Anche se non si può del tutto escludere, visti i suoi asserti in 

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Pagina 22 

merito, che il ricorrente abbia potuto subire in Slovenia delle violenze e 

degli insulti, non v’è da partire dall’assunto che, nell’ambito di una proce-

dura di trasferimento Dublino, egli sarebbe nuovamente esposto a simili 

trattamenti. Invero, come motivato rettamente dall’autorità inferiore (cfr. 

p.to II, pag. 6 della decisione avversata), nel caso della Slovenia si tratta di 

uno Stato di diritto che dispone di un sistema di giustizia funzionante, ed il 

ricorrente potrà quindi rivolgersi ai competenti posti, se dovesse sentirsi 

trattato in modo ingiusto o illecito da parte di membri di autorità slovene o 

di terze persone.  

12.5 Per quanto poi attiene lo stato di salute dell’insorgente (cfr. supra 

lett. J), si osserva come attualmente egli soffra di un disturbo da disadatta-

mento con reazione depressiva, per il quale svolge dei regolari consulti 

psichiatrici ed è in trattamento con i medicamenti (…) (cfr. atti SEM n. 41/2 

e 47/2). Per quanto non si voglia in questa sede in alcun modo sminuire la 

portata di tale patologia, risulta pacifico che in concreto non vi siano indi-

catori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai 

sensi della giurisprudenza convenzionale né tantomeno di patologie che 

possano raggiungere un livello di gravità tale da configurare un rischio 

reale di un peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita in caso di trasferimento del ricorrente (cfr. sentenze della 

CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposh-

vili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1). Il solo fatto che il ricorrente soffrirebbe di pro-

blemi psicologici anche legati alla preoccupazione di un suo trasferimento 

in Slovenia, come addotto nel gravame , non risulta essere determinante 

in tale contesto, essendo rammentato come il peggioramento dello stato 

psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa è ca-

sistica osservabile di frequente e non preclude di principio un trasferimento, 

anche in concomitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative 

(cfr. a titolo d’esempio la sentenza del Tribunale D-5268/2021 con-

sid. 13.3.3 con ulteriori rif. citati). Peraltro, sotto tale profilo, secondo l’F2 

del (…) prodotto anche con il ricorso, si evince piuttosto un miglioramento 

dello stato psichico dell’insorgente ove è segnalato un “miglioramento della 

ruminazione del pensiero” (cfr. atto SEM n. 47/2). Inoltre, questo Tribunale 

ha già avuto modo di rilevare che la Slovenia dispone di un’infrastruttura 

sanitaria sufficiente, alla quale il ricorrente può avere libero accesso come 

previsto dal diritto comunitario (cfr. art. 19 par. 1 direttiva accoglienza; sen-

tenze del Tribunale E-269/2022 del 26 gennaio 2022 consid. 6.2 con ulte-

riori rif. citati, F-5473/2021 del 28 dicembre 2021 consid. 5.3). Non vi sono 

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Pagina 23 

peraltro degli indizi concreti all’incarto che lascino presagire che al ricor-

rente verrebbero negate le cure ed i trattamenti medici necessari ed ade-

guati in Slovenia. 

12.6 Ne discende che il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-

rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o 

all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia. 

Come detto, appartiene peraltro all’insorgente sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-

nanzi alle autorità dello Stato in questione. 

13.  

In definitiva, nella presente disamina, non ci sono elementi per ritenere che 

l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria il potere 

discrezionale di cui dispone ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Pertanto, il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. supra consid. 12.3). 

Conseguentemente, e ritenuto anche che tramite l’esame della domanda 

da parte di un unico Stato membro (“one chance only”), il Regolamento 

Dublino III intende far fronte proprio al fenomeno delle domande di asilo 

multiple (“asylum shopping”), non v’è ragione di applicare la clausola di-

screzionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di so-

vranità). 

14.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, la Slovenia è competente per il seguito della domanda 

d’asilo e d’allontanamento del richiedente ai sensi del Regolamento  

Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni 

poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto Regolamento. 

15.  

Alla luce di quanto precede, è quindi a giusto titolo che la SEM non è en-

trata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Slovenia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

16.  

In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta 

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Pagina 24 

le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-

sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

17.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM 

confermata. 

18.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-

sione dell’effetto sospensivo, così come di esenzione dal versamento di un 

anticipo equivalente alle presumibili spese processuali, sono divenute 

senza oggetto. 

19.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire dall’assunto 

che l’insorgente sia indigente e non essendo state le conclusioni ricorsuali 

al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di 

esito favorevole, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudizia-

ria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia, e non 

sono quindi prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

20.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata nello Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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