# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 67b5703c-e7d6-50a3-ae46-5a25ed945407
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-05-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 20.05.1997 11.1996.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-90_1997-05-20.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00090

  	
  Lugano

  20 maggio 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Romanzini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________. __________.__________ (azione di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna,
promossa con petizione del 9 dicembre 1993 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________ __________, __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________); 

  

 

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.  Se dev’essere accolta l’appellazione del 28 maggio 1996
presentata da __________ __________ __________ contro la sentenza emessa il 6
maggio 1996 dal Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna;

                                         2.  Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all’appello;

                                         3.  Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria introdotta da
__________ __________ con le osservazioni all’appello;

                                         4.  Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.      __________ __________
__________ (1944) e __________ nata __________ (1943) si sono sposati a
__________ il __________ 1969. Dalla loro unione sono nate le figlie __________
(__________1975) e __________ (__________1979). Il marito è di professione
__________, la moglie, di formazione __________, non risulta aver esercitato
un’attività lucrativa durante il matrimonio, essendosi occupata dell’educazione
e della cura delle figlie.

 

                               B.      Con sentenza del 3
febbraio 1987 il Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna ha pronunciato
la separazione dei coniugi per tempo indeterminato e ha omologato la
convenzione sugli effetti accessori da loro sottoscritta. Tale convenzione
prevedeva, in particolare, il versamento di un contributo alimentare mensile
indicizzato di fr. 450.– per ciascuna figlia e di fr. 600.– per la moglie, il
diritto per moglie e figlie di rimanere nell’abitazione coniugale, situata sul
fondo n. __________RFD di __________, riconosciuta proprietà del marito, fino
al compimento del diciottesimo anno d’età della figlia __________, con oneri
ipotecari a carico del marito e spese di gestione e di manutenzione ordinaria a
carico della moglie e -infine- il versamento alla moglie dell’importo di fr.
100’000.– al momento in cui essa avrebbe lasciato l’abitazione coniugale.

 

                               C.      Il 24 marzo 1993
__________ __________ ha instato davanti al Pretore della giurisdizione di
Locarno-Campagna per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 26
aprile successivo.

 

                                         Con petizione del 9
dicembre 1993 __________ __________ __________ ha postulato il divorzio, ha
offerto un contributo alimentare mensile indicizzato di fr. 650.– per ogni
figlia fino al compimento della maggior età o comunque fino al momento in cui
avesse terminato una formazione professionale o scolastica regolare e completa,
ma al massimo fino all’età di 25 anni, e ha negato alla moglie qualsiasi
contributo. Nella sua risposta del 3 marzo 1995 __________ __________ ha
aderito alla domanda di divorzio e al contributo di mantenimento offerto per le
figlie, ma ha chiesto un contributo alimentare di fr. 1’000.– per sé. 

 

                                         Nei successivi allegati
scritti le parti hanno mantenuto le proprie domande.

 

                               D.      Esperita
l’istruttoria, le parti hanno presentato un memoriale conclusivo nel quale
hanno riaffermato le rispettive conclusioni, l’attore rimettendosi al giudizio
del Pretore in merito al contributo per le figlie, sostenendo che la loro
situazione era nel frattempo mutata. Il dibattimento finale ha avuto luogo il
25 marzo 1996.

 

                               E.      Statuendo il 6 maggio
1996, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato la figlia __________
alla madre, ha stabilito il contributo alimentare mensile indicizzato in fr.
650.– per ciascuna figlia fino al momento in cui esse avessero terminato una
formazione scolastica o professionale regolare e completa e ha assegnato una
pensione di fr. 1’000.– per la moglie, precisando che l’importo sarebbe stato
compensato con la messa a disposizione della casa di __________ fintanto che
quest’ultima avesse abitato in quello stabile. Le spese, con una tassa di
giustizia di fr. 1’000.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di
metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                               F.      __________ __________
__________ è insorto contro la sentenza del Pretore con un appello del 28
maggio 1996 in cui chiede che – conferitogli il beneficio dell’assistenza
giudiziaria – i contributi alimentari per la moglie e la figlia __________
siano soppressi e quello per la figlia __________ sia limitato all’importo dell’assegno
famigliare dal 1° maggio 1996 fino al momento in cui essa avrà terminato una
formazione professionale o scolastica regolare e completa. 

 

                                         Nelle sue osservazioni del
17 giugno 1996 __________ __________– instando anch’essa per il beneficio dell’assistenza
giudiziaria – propone di respingere il gravame e di confermare il giudizio impugnato.

 

Considerando

 

in diritto:              1.      I documenti introdotti per
la prima volta in appello non sono di principio ricevibili. L’art. 321 cpv. 1
lett. b CPC vieta di addurre nuovi fatti o mezzi di prova in seconda sede e il
diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo per quanto riguarda
le relazioni tra genitori e figli minorenni, che sono rette dal principio
inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio; cocchi/trezzini, CPC annotato, Lugano
1993, n. 10 ad art. 86 e n. 1 ad art. 321). Nella fattispecie i documenti potranno
essere considerati – eccezionalmente – qualora servissero a definire il fabbisogno
delle figlie __________ e __________, non invece nella misura in cui è destinato
a rimettere in causa, su nuove basi, il reddito o i fabbisogni dei coniugi.

 

                               2.      La pronuncia del
divorzio non è oggetto di appello ed è passata in giudicato. Litigioso è
l’obbligo imposto all’appellante di versare alle due figlie e alla moglie un
contributo alimentare che il Pretore ha fissato in fr. 650.– assegni per figli
compresi per le figlie (dal 1° maggio 1996 fino al momento in cui avranno
terminato una formazione professionale o scolastica regolare e completa),
rispettivamente in fr. 1’000.– per la moglie sulla base dell’art. 152 CC
(importo compensato fintantoché essa continuerà ad abitare nella casa di
__________ di proprietà del marito).

 

                               3.      L’appellante
manifesta dubbi in merito al contributo per le figlie stabilito dal Pretore in
quanto dal dispositivo non si evincerebbe con chiarezza l’importo da versare.
La critica non è seria, poiché il primo giudice, dopo aver verificato i
fabbisogni delle figlie, ha ritenuto adeguata l’offerta del padre di versare
loro l’importo di fr. 650.– per ciascuna figlia (cfr. petizione, pag. 7).

 

                               4.      L’appellante
rimprovera al Pretore di non avere applicato il principio inquisitorio che
governa tutte le questioni relative ai figli. Egli ritiene che il primo giudice
doveva accertare la nuova situazione di fatto delle figlie a seguito delle
mutate circostanze personali ed economiche delle stesse e del padre avvenute in
corso di causa.

 

                                         a)     Per
l’art. 276 cpv. 1 CC entrambi i coniugi devono provvedere al mantenimento dei
figli, incluse le spese di educazione e di formazione, secondo le loro esigenze
fisiche, intellettuali e morali. Giusta l’art. 285 cpv. 1 CC, in particolare,
il contributo per il mantenimento del figlio va commisurato ai di lui bisogni,
alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori, a seconda delle loro
condizioni economiche (DTF 120 II 285 consid. 3a/CC, 116 II 110, 83 II 358
consid. 1). La misura del contributo alimentare deve essere concretamente
determinata avuto riguardo alla capacità economica: per sostanza, per reddito
del lavoro effettivo o, a seconda delle circostanze, per il reddito della
famiglia conseguibile facendo uso di buona volontà (cfr. Hegnauer, Droit suisse de la filiation,
3a edizione, pag. 145 seg.). Nella determinazione dei contributi
alimentari ai figli (così come di ogni altra questione loro inerente:
affidamento, diritto di visita ecc.) vige la massima ufficiale illimitata: il
giudice di ogni grado non è vincolato né alle allegazioni, né alle prove
offerte, né alle richieste di giudizio e chiarisce la fattispecie di propria
iniziativa (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvii; 118 II 93; Rep. 1984 307). La
decisione di primo grado non limita nemmeno il potere cognitivo dell’autorità
di ricorso, che può assumere le prove ritenute più idonee a formare il proprio
convincimento (Vogel, Freibeweis
in der Kinderzuteilung, in: Festschrift Hegnauer, Berna 1986, pag. 610 seg.).

 

                                                 b)      La
massima ufficiale, destinata a tutelare gli interessi del figlio (DTF 109 II
198 consid. 2) si applica, in linea di principio, anche alla parte convenuta ma
nella fissazione di alimenti, pura questione patrimoniale, l’intervento
d’ufficio del giudice a protezione dell’obbligato si giustifica solo in presenza
di un’offerta di quest’ultimo manifestamente eccessiva o sproporzionata, per
evitare che gli siano imposte prestazioni che superano con ogni evidenza la
propria capacità contributiva. Se il genitore tenuto al contributo alimentare
non contesta il fabbisogno del figlio, il giudice non può intervenire d’ufficio
a correggerlo (DTF inedita dell’11 marzo 1993 nella causa C. / F.). Il
principio inquisitorio non esime le parti dal produrre al giudice la
documentazione in loro possesso e di recare le prove. Il giudice deve, da parte
sua, indagare sulla verità e la completezza dei fatti.

 

                                         5.     L’appellante
sostiene di non poter più far fronte al versamento del contributo per
__________, sia a causa della diminuzione del suo stipendio a seguito della
disoccupazione, sia poiché la figlia ha iniziato un apprendistato di estetista,
percependo un reddito di fr. 450.–. Egli ritiene pertanto che il fabbisogno
della figlia è coperto da tale reddito, cui si aggiunge la rendita completiva
AI per figli di fr. 529.–. Per quanto concerne __________, il padre assevera
che questa non ha superato gli esami di ammissione all’università di Ginevra e
si è recata in Australia, di modo che non seguirebbe più una formazione scolastica.

 

                                                 a)      L’attore
con la petizione ha offerto un contributo alimentare per entrambe le figlie di
fr. 650.– fino al compimento della maggior età o comunque fino al momento in
cui avranno terminato una formazione professionale o scolastica regolare e
completa, ma al massimo fino all’età di 25 anni (domanda n. 3), e ha ribadito
tale proposta nella replica. Nelle conclusioni egli ha indicato l’inizio
dell’attività professionale di __________ e la partenza per l’Australia di
__________, ma si è rimesso al giudizio del Pretore per la quantificazione del
contributo alimentare. In circostanze siffatte ci si può lecitamente
interrogare sulla ricevibilità dell’appello. La questione può tuttavia rimanere
indecisa, il contributo per le figlie meritando in ogni caso conferma.

 

                                                 b)      Il
fabbisogno di fr. 1’103.50 stabilito dal Pretore per ognuna delle figlie non è
contestato dal padre. In tali condizioni quand’anche il primo giudice abbia
applicato le raccomandazioni edite dall’Ufficio della gioventù del Cantone
Zurigo sulla base dell’edizione precedente (1993 aggiornate) e non quelle in
vigore dal 1° gennaio 1996 (RDT 1996, pag. 33), non spetta a questa Camera
rifare di propria iniziativa il calcolo dei fabbisogni delle figlie (DTF
inedita dell’11 marzo 1993 nella causa C. / F.). 

 

                                                 c)      Dal
fascicolo processuale risulta che l’appellante, nel 1993, ha ricevuto indennità
di disoccupazione di fr. 5’515.25 mensili (doc. A); successivamente ha trovato
un impiego presso la ditta __________ (__________) __________ ove guadagnava
fr. 6’000.– mensili lordi (doc. C). Attualmente egli è nuovamente disoccupato a
seguito del licenziamento, dovuto alla grave situazione economica della società
(v. incarto richiamato IV) e percepisce un’indennità mensile di fr. 4’675.20.
Ora, ai fini dei contributi alimentari non è decisivo quanto un coniuge
guadagna effettivamente, ma quanto egli ha la ragionevole possibilità di
guadagnare dando prova di buona volontà (DTF 119 II 316 consid. 4a). Tenuto
conto che l’indennità di disoccupazione è stata stabilita in base a uno
stipendio assicurato di fr. 6’500.– e che lo stipendio mensile percepito presso
la __________ (__________) __________ ammontava ad almeno fr. 5’927.– (compresa
la tredicesima mensilità) appare ragionevole computare all’appellante un
reddito di fr. 5’900.–. 

 

                                                 d)      Sulla
scorta della documentazione prodotta in prima sede, il fabbisogno dell’appellante
può essere valutato in fr. 4’130.–  (fr. 1’025.– minimo vitale + fr. 850.– alloggio
+ fr. 252.80 premio di cassa malati + fr. 500.– di imposte + fr. 77.– di
assicurazioni auto ed economia domestica + fr. 736.– per interessi ipotecari e
ammortamento dell’abitazione di __________ + 20%). Non possono essere inserite
le spese di elettricità, luce, telefono ed altre simili, già comprese nel
minimo esistenziale del diritto esecutivo, poiché la relativa tabella dei
minimi di esistenza va applicata d’ufficio (DTF 115 II 425 consid. 2; 114 II
304 con richiami; 114 II 393; 121 III 49); le spese professionali non possono
inoltre essere riconosciute, non avendone l’appellante comprovato la necessità.
Ci si può invero domandare se l’ammortamento ordinario ipotecario debba essere
inserito nel fabbisogno. Alcuni autori paiono negarlo (Spycher, Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und
Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 163, nota 903; Guglielmoni/Trezzini in: Rep. 1990 123, nota 28), il
Tribunale federale sembra ammetterlo (DTF del 21 aprile 1988 in re R., consid.
3a, ove si rimprovera a questa Camera – appunto – di avere trascurato
l’ammortamento). Sia come sia, la questione può rimanere irrisolta nel caso in
esame, giacché l’appellante, pur con l’inclusione di tale onere nel proprio
fabbisogno, è comunque in grado di far fronte ai contributi per le figlie, nel
senso che con un’eccedenza di fr. 1’770.– (fr. 5’900.– ./. fr. 4’130.–) può
versare il contributo di fr. 1’300.–, da lui offerto. Non vi è quindi motivo
per discostarsi dal contributo alimentare stabilito dal Pretore e l’appello, su
questo punto, deve essere respinto.

 

                                         6.     L’appellante
sostiene che la situazione economica della convenuta era tale da non
giustificare il contributo alimentare sulla base dell’art. 152 CC, fissato dal
Pretore di fr. 1’000.– mensili a partire dal momento in cui essa lascerà
l’abitazione di __________. Egli ritiene che il primo giudice non ha accertato
in modo esauriente i redditi e le risorse economiche della moglie, in particolare
per quanto attiene al reddito dell’attività accessoria e al reddito della
sostanza.

 

                                                 La
rendita d’indigenza fondata sull’art. 152 CC ha come scopo ultimo di evitare
che un coniuge si trovi a causa del divorzio in una situazione d’indigenza. La grave
ristrettezza del coniuge innocente è da ammettere quando si verifichi per il
richiedente un sensibile cambiamento della situazione economica rispetto a
quella esistente in costanza di matrimonio, con conseguente pericolo di indigenza
(Rep. 1984 pag. 310; SJ 1992 pag. 380). La rendita dipende in primo luogo dai
bisogni della beneficiaria, dal suo reddito attuale e dalle risorse di cui
beneficerà o potrà beneficiare in avvenire (DTF 108 II 30; Rep. 1977 pag. 187),
come pure delle possibilità del debitore (Deschenaux/Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4a edizione, pag.
152 seg.) L’età dei coniugi, la formazione del coniuge beneficiario e il suo
stato di salute sono elementi da considerare nel calcolo (DTF 108 II 81,
applicabile anche all’art. 152 CC).

 

 

                                         7.
    Il Pretore ha considerato che i redditi mensili della moglie erano
costituiti unicamente dalla rendita AI di fr. 1’500.– e da un reddito quale
membro in ragione di 1/4 della comunione ereditaria fu __________ __________,
di fr. 125.–. L’appellante sostiene che quest’ultimo reddito deve essere
fissato in fr. 500.–. A torto. 

 

                                                 a)      Dall’incarto
fiscale (richiamo III), si evince che il reddito annuo spettante all’appellata
per la partecipazione alla citata comunione ereditaria era di fr. 899.– nel 1989
(fr. 1’500.– reddito lordo ./. fr. 601.– deduzioni), di fr. 1’794.– nel 1991
(fr. 4’333.– reddito lordo ./. fr. 2’539.– deduzioni) e di fr. 141.– nel 1993
(fr. 3’258.– reddito lordo ./. fr. 3’117.– deduzioni). Ne discende che
l’importo di fr. 125.–, per altro ammesso dalla convenuta (doc. 2; conclusioni
pag. 4), è finanche favorevole all’appellante. Si aggiunga che la tesi di
quest’ultimo secondo cui il canone di locazione pagato dal coerede che occupa
l’immobile è esiguo, è un’ipotesi priva di riscontri e non può essere
condivisa. L’appello è destituito di fondamento su questo punto.

 

                                                 b)      L’appellante
censura il Pretore, che non avrebbe considerato il reddito percepito dalla
moglie per le attività accessorie da lei esercitate.

 

                                                          Secondo
giurisprudenza, il coniuge che non ha esercitato un’attività lucrativa durante
il matrimonio non può, di regola, essere costretto a intraprendere un’attività
remunerata se, al momento della pronuncia del divorzio, ha raggiunto l’età di
45 anni (DTF 115 II 6 consid. 3 e 5; SJ 116/1994 pag. 91). Nella fattispecie,
l’appellata aveva, al momento in cui ha statuito il Pretore, 53 anni. Di
formazione segretaria diplomata, essa è al beneficio di una rendita AI intera
di fr. 1’500.– sulla base di un tasso d’incapacità lavorativa del 70%, insorta
per una depressione nervosa. Non è però contestato che essa ha svolto negli
anni precedenti un’attività lucrativa accessoria: presso la __________ (doc.
richiamato VIII) in occasione di varie fiere (Artecasa, Primexpo, Espo Ticino)
e presso il chiosco __________ __________ (doc. richiamato V). Queste attività,
quand’anche si volessero ritenere di carattere terapeutico (osservazioni pag.
5), venivano remunerate (deposizione __________ __________) ancorché in natura
(richiamo V). Dalla dichiarazione fiscale dell’interessata per il periodo
1993/94 e dalla notifica di tassazione intermedia del 12 settembre 1994 risulta
che essa ha percepito l’importo medio di fr. 975.– all’anno per attività
accessorie, che deve pertanto essere considerato ai fini della determinazione
del contributo alimentare. Si aggiunga che se da un lato in teoria
all’appellata rimane una capacità lucrativa residua del 30%, nella fattispecie
non bisogna dimenticare che essa riscuote già un rendita intera (art. 28 cpv. 1
LAI). Pretendere nelle circostanze concrete ch’essa lavori ancora oltre a
quanto svolge tutt’oggi accessoriamente non sarebbe equo. Va considerato
inoltre che la congiuntura attuale rende ancora più difficile – se non
impossibile – per una persona invalida trovare un impiego al 30%, il mercato
del lavoro disponendo già di forze sovrabbondanti e di migliore rendimento. In
circostanze siffatte si giustifica pertanto di computare alla moglie un reddito
mensile di fr. 80.– per l’attività accessoria. L’appello, parzialmente fondato,
deve essere accolto entro questi limiti.

 

                                                 c)      L’appellante
si duole infine del fatto che il Pretore non ha calcolato il reddito della
sostanza di fr. 100’000.– di cui beneficerà la moglie al momento in cui lascerà
l’abitazione di __________, ossia a fine maggio 1997, data in cui la figlia
minore __________ compirà diciotto anni. Ora, nel calcolo del contributo
alimentare determinante è l’accertamento del reddito globale della famiglia.
Questo comprende tutte le entrate: oltre allo stipendio, quindi, anche il
reddito della sostanza (DTF 115 II 314 consid. 3a; Deschenaux/Tercier /Werro, op. cit., n. 722 pag. 144; Rep.
1991 pag. 141; 1990 pag. 120). Dalla convenzione sulle conseguenze accessorie
della separazione omologata dal Pretore il 3 febbraio 1987 risulta che dal
momento in cui la moglie non occuperà più l’abitazione coniugale, il marito si
impegna a versarle l’importo di fr. 100’000.– a liquidazione del regime dei
beni. Tenuto conto che un reddito del 4% proposto dall’appellante non è più
realizzabile nemmeno a medio termine, si giustifica di riconoscere un tasso
d’interesse del 3.5%, che è il massimo ottenibile oggi impiegando il capitale,
a medio termine appunto, con un investimento sicuro, onde un reddito della
sostanza di fr. 290.–, dal 1° giugno 1997.

 

                                                 d)      In
definitiva il reddito dell’appellata può essere fissato in fr. 1’995.– (fr.
1’500.– + fr. 80.– + fr. 290.– + fr. 125.–) dal 1° giugno 1997 e in fr. 1’705.-
in precedenza.

                                   

 

                                         8.     Il
fabbisogno dell’appellata, calcolato dal Pretore in fr. 1’400.– e aumentato in
ragione del 20% per un totale di fr. 1’680.–, non è contestato. 

 

                                                 a)      L’appellante
ritiene che l’onere locativo mensile a carico della moglie dopo la partenza da
__________ non sia di fr. 1’000.–, come ammesso dal Pretore, ma di fr. 775.-.
La censura è solo parzialmente fondata. Con riferimento al canone di locazione
(o agli interessi ipotecari) computabili nella determinazione del minimo
vitale, la giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che dev’essere preso
in considerazione un canone medio, adeguato alle circostanze. Se quindi un coniuge
occupa un alloggio eccessivamente costoso per sua comodità, il canone deve
essere ridotto alla norma (DTF 114 III 12). Tenuto conto del principio della
parità di trattamento dei coniugi, nella fattispecie si giustifica di
riconoscere all’appellata un canone di locazione di fr. 850.– mensili, pari a
quello versato attualmente dal marito. Il fabbisogno della moglie, a partire
dal 1° giugno 1997, deve essere fissato perciò in fr. 2’700.–. 

 

                                                 b)
     In definitiva fino al 31 maggio 1997 la moglie copre con il proprio
reddito mensile di fr. 1’705.– il suo fabbisogno, che ammonta a fr. 1’680.–.
Per contro dal 1° giugno 1997, data alla quale dovrebbe aver lasciato la casa
di __________, il suo fabbisogno mensile ammonta a fr. 2’700.– e il reddito a
fr. 1’995.–, di modo che lo scoperto di fr. 705.– mensili deve essere coperto
con il contributo dell’appellante.

 

                               9.      Rimane da esaminare
se il marito è in grado di versare tale contributo. Ora, come si è visto in
precedenza, fino al 1° giugno 1997 il fabbisogno dell’appellante può essere
fissato in fr. 4’130.–. Da questa data il suo fabbisogno è ridotto a fr.
3’110.– poiché il canone di locazione di fr. 850.– viene a decadere potendo
egli occupare la casa di __________a, di cui già paga gli oneri ipotecari.
Tenuto conto del reddito di fr. 5’900.– e del contributo per le figlie di fr.
1’300.–, gli rimane un’eccedenza di fr. 1’490.– con la quale fare fronte al
pagamento della pensione alimentare per la moglie di fr. 705.–, mentre il suo
fabbisogno esecutivo rimane intatto, così come previsto dalla più recente
giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 121 III 310, 121 I 97). L’appello
deve pertanto essere accolto entro questi limiti. 

 

 

                             10.      Gli oneri processuali
seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L’appellante ottiene
unicamente una riduzione della pensione alimentare per la moglie, ma perde su
tutte le altre domande, ragione per cui si giustifica di porre a suo carico 3/4
degli oneri di questa sede con l’obbligo di versare alla controparte
un’adeguata indennità per ripetibili ridotte. L’esito dell’appello non
incidendo in maniera rilevante sul complesso dei punti litigiosi davanti al
Pretore, non si legittima una diversa ripartizione degli oneri di prima sede.

 

                                         L’istanza di ammissione
all’assistenza giudiziaria presentata dall’appellante (art. 155 segg. CPC) non
può essere accolta in difetto del requisito dell’indigenza. Vista la situazione
economica dell’appellata, la sua domanda di assistenza giudiziaria merita per
contro di essere accolta.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria

 

 

pronuncia:          1.      L’appello è parzialmente accolto
e il dispositivo n. 4 della sentenza impugnata è così riformato:

 

4.1   __________ __________ __________ verserà a
__________ __________ dal 1° giugno 1997, entro il 5 di ogni mese, l’importo
netto di fr. 705.– a titolo di contributo al mantenimento ex art. 152 CC.

 

4.2   Fintanto che __________ __________ continuerà ad
abitare nella casa di __________ attualmente di proprietà di __________
__________ __________, l’importo è compensato con la messa a disposizione di
tale casa.

 

4.3   Nella misura in cui anche il reddito di
__________ __________ __________ sarà adeguato al rincaro, il contributo sarà
annualmente aumentato nella stessa proporzione.

 

                                         Per il resto la sentenza
impugnata è confermata.

 

                               2.      Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 500.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
550.–

                                         sono
posti per 3/4 a carico di __________ __________ __________ e per 1/4 a carico
di __________ __________, e per essa a carico dello Stato. L’appellante rifonderà
alla controparte l’importo di fr. 800.– per ripetibili ridotte di appello.

 

                               3.      La domanda di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ __________ è respinta.

 

                               4.      Nella misura in cui
l’indennità per ripetibili non copre i costi delle osservazioni all’appello,
__________ __________ è ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il
gratuito patrocinio dell’avv. __________ __________.

 

                               5.      Intimazione a:

                                         – avv. __________
__________ __________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        Il segretario