# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7cb2992d-1cf8-5e6d-85ea-2b599a357f4a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-06-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.06.2020 35.2020.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2020-15_2020-06-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2020.15

   

  TF/mm

  	
  Lugano

  16 giugno 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Tommaso Ferrari, giurista

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 7 febbraio 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 gennaio 2020 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, alle dipendenze della ditta
__________ di __________ quale aiuto gessatore e quindi assicurato d’obbligo
contro gli infortuni e le malattie professionali presso l’CO 1, l’11 luglio
2017 è stato vittima di un infortunio, cadendo da un’impalcatura posta a circa
1.5 m di altezza (cfr. doc. 1 e doc. 13). I sanitari hanno diagnosticato una
sindrome panvertebrale, una contusione al polso destro accompagnata da dolori e
una periartropatia omeroscapolare a destra (cfr. doc. 52).

 

L’istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge (cfr. doc. 3).

 

                               1.2.   Trattandosi dei disturbi
all’estremità superiore destra, in data 12 luglio 2018, l’assicurato è stato
visitato dal PD dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia e in chirurgia della mano, che ha precisato la diagnosi iniziale,
nel senso di una sospetta instabilità carpale e di una sindrome dell’inserzione
del polso destro (cfr. doc. 113). Il giorno successivo, il dott. __________ ha
eseguito un’artroscopia diagnostica con apertura del II. comparto degli
estensori (cfr. doc. 112).

Il 28 settembre 2018, il dott. __________,
ha modificato la propria diagnosi, refertando una peritendinite al I. e II.
comparto degli estensori della mano destra (cfr. doc. 130).

In data 19 ottobre 2018 è stato
pertanto eseguito un intervento di tenosinovectomia dell’estensore radiale del
carpo lungo e breve con esame istologico, sinovectomia dell’adduttore lungo e
dell’estensore breve del pollice, e apertura del I. e II. comparto degli
estensori del polso destro (doc. 144).

Il 23 gennaio 2019, ritenuto ormai
permanente il dolore localizzato al versante radiale del polso destro, il dott.
__________ ha dichiarato di non essere in grado di offrire all’assicurato ulteriori
soluzioni al suo problema, in particolare di tipo chirurgico (doc. 155).

 

                               1.3.   In data 1° aprile 2019, ha
avuto luogo una visita __________ di controllo. 

                                         Sulla base
dell’apprezzamento formulato in quell’occasione dal dott. __________, spec. FMH
in chirurgia ortopedica e traumatologia (doc. 167), l’CO 1, il 24 luglio 2019,
ha emanato una decisione formale mediante la quale ha negato all’assicurato,
tra l’altro, il diritto a un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI)
(doc. 194).

 

Limitatamente al diniego
dell’IMI, RI 1 ha interposto opposizione il 13 settembre 2019 (doc. 195). 

 

Sulla scorta di un nuovo
apprezzamento del medico __________, in data 9 gennaio 2020, l’assicuratore ha respinto
l’opposizione. In quella sede, esso ha ribadito che, in assenza di un danno
alla salute oggettivabile da ricondurre all’infortunio del luglio 2017
(l’eventuale tendinopatia di De Quervain interessante il I. e II. comparto
dell’estensore non sarebbe stata causata dal sinistro in questione), non vi è
diritto a un’IMI (doc. 201).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 7
febbraio 2020, l’assicurato ha chiesto
la condanna dell’assicuratore convenuto all’assegnazione di un’IMI pari a un
capitale di fr. 24'429.60, oltre all’esenzione delle spese di giustizia (doc.
I).

 

L’CO 1 ha presentato la
risposta di causa il 28 febbraio 2020, postulando che l’impugnativa venga
respinta (doc. III).

 

In replica, RI 1 ha prodotto un
rapporto, datato 12 febbraio 2020, del dott. __________, nonché una foto del
polso della mano destra (doc. V + allegati).

 

                                         L’assicuratore resistente ha
prodotto la duplica il 12 marzo 2020 (doc. VII).

 

                                         Sui restanti fatti,
si dirà, per quanto necessario, nel prosieguo.

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   Preliminarmente, richiamata
la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui
l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno
all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la
STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide
questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N.
043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione
dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato trattato dalla
funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto,
dall’avv. __________), senza che la giurista di lingua italiana figlia del
Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata. 

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   Oggetto della lite è sapere
se l’CO 1 abbia correttamente negato il diritto all’IMI, oppure no.

 

                               2.3.   Secondo l'art. 24 cpv. 1
LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito
all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                               2.4.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente sussisterà
tutta la vita almeno con identica gravità e importante se l'integrità fisica o
mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

 

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

 

                               2.5.   Giusta l'art. 36 cpv. 2
OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno
assicurato. 

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per
menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al 5%
(cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. È possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un
pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la
revisione dell'indennità per menomazione è, di principio, esclusa. Per contro,
l'indennità dev'essere di nuovo valutata, quando il danno è peggiorato in una
misura maggiore rispetto a quanto pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308
ss. consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

 

                               2.6.   L’CO 1 ha allestito una serie
di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                               2.7.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma
non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                        Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati).

 

                               2.8.   Il diritto alle prestazioni
assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute
fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in
cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p.
103). 

 

                               2.9.   Nel caso di specie, la
decisione dell’CO 1 di non attribuire all’insorgente un’IMI risulta fondata
sull’apprezzamento 3 aprile 2019 del dott. __________. 

                                         In quell’occasione, il
medico __________ ha diagnosticato uno stato dopo contusione del rachide
cervicale, dorsale e lombare, polso e spalla destra, senza evidenza di lesioni
strutturali (doc. 167, p. 7). 

                                         Egli ha quindi rilevato in
particolare quanto segue:

 

" (…) Dopo
oltre 1 anno e mezzo le conseguenze infortunistiche della mano destra sono
guarite. L’edema del polso è sicuramente guarito e non si nota alcun danno alla
cartilagine o all’osso, che è stato verificato tramite l’artroscopia. Quindi
non bisogna aspettarsi un problema in futuro. In assenza di danni di origine
infortunistica non sussiste il diritto ad un’indennità per menomazione
all’integrità.

Per quanto riguarda la tendinopatia di De Quervain, anche questa
non è una conseguenza infortunistica con solo una possibile relazione causale
con l’infortunio del 11.07.2017.

Per quanto riguarda i dolori che l’assicurato accusa ancora
soggettivamente, ho notato in tutti i rapporti, anche durante la degenza presso
il day hospital presso il dr. med. __________ e anche alla visita dell’anno
scorso, come pure durante la visita odierna, si nota una concentrazione/somatizzazione
dei dolori non oggettivabile con una patologia. (…).” (doc. 167, p. 8)

Lo stesso dott. __________ è stato
ancora chiamato a pronunciarsi sul caso di specie in data 10 dicembre 2019, a
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato, esprimendo le seguenti
considerazioni:

 

" (…) La
dolorabilità di cui si lamenta l’assicurato non è spiegabile in assenza di un
danno oggettivabile. Dall’ultimo approccio per sanare la tendinopatia (unica
patologia valutabile), si nota la guaina aperta, quindi non è più presente un
conflitto, il tendine può scivolare liberamente e non crea sicuramente nessun
conflitto né può creare uno schiacciamento o altri problemi. (…).
Oggettivamente i tendini degli estensori sono ben presenti e privi di danni con
una funzionalità normale come valutato in tutti gli esami degli specialisti e
anche nella mia visita. Anche l’artroscopia ha mostrato tutte le ossa carpali
prive di lesioni condrali e senza segni oggettivabili per una instabilità e
prive di segni per una lesione ossea. Il fatto di avere un’eventuale
tendinopatia di tipo De Quervain nel I e II compartimento dell’estensore che si
è sviluppata un anno dopo il trauma, non è in relazione con l’infortunio, non
essendo conseguenza dello stesso ed inoltre manifestatasi più di un anno dopo
l’infortunio, quindi anche qui siamo oggettivamente in modo sicuro in assenza
di un problema infortunistico. Tutti gli esami riguardanti la colonna
cervicale, toracale, lombare sono privi di danni di origine infortunistica che
con esaustivi esami è stato escluso il problema riguardante il banale
infortunio dell’11.07.2017. Un eventuale dolore toraco-cervicale non ha una
relazione con l’infortunio come già escluso ripetitivamente.

Da parte della CO 1 sono state offerte plurime possibilità di
terapie di cui l’assicurato ha approfittato. In particolare, è stata notata in
diversi rapporti una concentrazione/somatizzazione dei dolori non oggettivabile
con una patologia.

In questo senso, in assenza di un danno oggettivabile,
chiaramente non persiste nessun diritto ad IMI.” (doc. 200 - il corsivo è
del redattore)

 

In sede di replica, RI 1 ha
prodotto una certificazione, datata 12 febbraio 2020, del dott. __________, il
cui tenore è segnatamente il seguente:

 

"
… per quanto di mia conoscenza, estrapolando dalla storia clinica e
dagli esami e interventi, i dolori al polso destro del signor RI 1 sono in
conseguenza del trauma sul lavoro del 11.07.2017.” (allegato al doc. V – il
corsivo è del redattore)

 

                             2.10.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l’amministrazione è parte solo dopo
l’instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell’8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1.; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p.30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg.
(= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un’assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato
si trovi in un rapporto di dipendenza con l’assicuratore, non permette già di
metterne in dubbio l’oggettività e l’imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell’apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di provano entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti. Per quel che concerne il valore
probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui temi
sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure
sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza
dell’anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le
conclusioni dell’esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125
V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V
160ss., consid. 1c e riferimenti).

                                         L’elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l’origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È, infine, utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005 consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                             2.11.   Con la propria impugnativa, l’insorgente
contesta che non vi sia nesso causale naturale tra la problematica interessante
il polso destro e l’infortunio assicurato. Da un canto, i disturbi a quella
parte del corpo sarebbero insorti soltanto dopo l’evento traumatico. Dall’altro,
tutta la documentazione medica agli atti, in primo luogo le certificazioni 23
gennaio e 29 maggio 2019 dei dottori __________ e __________, dimostrerebbe
l’esistenza di tale legame (cfr. doc. I). 

 

                                         Chiamata a pronunciarsi in
proposito, questa Corte ritiene di poter fondare il proprio giudizio sulla
valutazione espressa dal chirurgo ortopedico dott. __________, secondo il quale
la sintomatologia denunciata dall’assicurato al polso destro non correla a
sufficienza con un danno strutturale oggettivabile. D’altra parte, sempre
secondo il medico __________, quand’anche si volesse ritenere la diagnosi di
tenosinovite di De Quervain - la cui esistenza viene comunque contestata dallo
stesso ricorrente (cfr. doc. I) -, tale patologia non sarebbe stata provocata,
con verosimiglianza preponderante, dall’evento infortunistico dell’11 luglio
2017, visto il lungo tempo di latenza con il quale è apparsa. 

 

                                         I referti dei dottori __________
e __________, richiamati con il ricorso, non appaiono del resto suscettibili di
generare dei dubbi, neppure lievi, a proposito dell’affidabilità delle
considerazioni enunciate dal medico __________. In effetti, con il proprio
rapporto del 23 gennaio 2019, il chirurgo della mano ha semplicemente
diagnosticato un dolore persistente sul versante radiale del polso destro in
stato dopo trauma sul lavoro del luglio 2017, omettendo peraltro di
specificarne la causa, senza pretendere che esso costituisca una conseguenza
naturale dell’infortunio assicurato (doc. 155). Da parte sua, nella
certificazione del 29 maggio 2019, il dott. __________, spec. FMH in medicina
interna, si è espresso soltanto in merito all’esigibilità lavorativa (doc. 194,
p. 6). 

                                         È vero che, in data 12
febbraio 2020, il dott. __________ ha dichiarato che, per quanto a sua
conoscenza, “… i dolori al polso destro del signor RI 1 sono in conseguenza del
trauma sul lavoro del 11.07.2017” (allegato al doc. V), tuttavia ciò non basta
per sminuire il valore probatorio attribuito ai rapporti del dott. __________, trattandosi
di un’affermazione apodittica, totalmente priva di argomentazione. 

 

                                         Al ricorrente va inoltre ricordato che la giurisprudenza
federale ha stabilito che per il solo fatto di essere insorto dopo
l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua
conseguenza. Tale argomento è insostenibile dal profilo della medicina
infortunistica e inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del
27 marzo 2013 consid. 7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn
nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der
linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene
Beweisregel "post hoc, ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb
S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und
beweisrechtlich nicht zulässig, …”; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017, 8C_230/2017
del 22 giugno 2017 e 8C_548/2018 del 7 novembre 2018 consid. 4).

 

A questo punto, il TCA ritiene
utile segnalare che l'indennità per menomazione dell'integrità si valuta sulla
base di constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti quegli assicurati
che presentano uno stesso status medico, la menomazione all'integrità
sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in maniera astratta, uguale per
tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non dipende dalle circostanze
particolari del caso concreto, ma bensì da un apprezzamento medico-teorico
della menomazione fisica o psichica, a prescindere da fattori soggettivi (DTF
115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi menzionati; RAMI
2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA 35.2001.71 del 12 dicembre 2001, confermata
dal TFA con pronunzia U 14/02 del 28 giugno 2002; cfr., altresì, Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.). Ai fini della determinazione
dell’IMI, occorre perciò fare astrazione dai disturbi soggettivamente
accusati dall’assicurato che non trovano sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In effetti, se si tenesse conto di disturbi (soltanto)
soggettivamente risentiti, non si giungerebbe più a una valutazione astratta e
egualitaria di una menomazione all’integrità.

 

                                         Sulla scorta di quanto
precede, in presenza di una sintomatologia che non ha trovato sufficiente
sostrato organico oggettivabile, all’insorgente non può essere riconosciuto il
diritto a un’IMI. L’esito non potrebbe essere diverso nemmeno qualora si
volesse ammettere che i dolori al polso destro sono manifestazione di una
tenosinovite di De Quervain, in quanto trattasi di una patologia
extra-infortunistica (e, quindi, non a carico dell’CO 1).

 

Il ricorso interposto
dall’assicurato deve dunque essere respinto e la decisione su opposizione
impugnata, mediante la quale gli è stato negato il diritto a un’IMI,
confermata. 

 

                             2.12.   Poiché la procedura di ricorso
in materia di assicurazione contro gli infortuni è gratuita, salvo in caso di
comportamento temerario o sconsiderato (cfr. art. 61 lett. a LPGA e art. 29 cpv.
3 Lptca), la richiesta dell’insorgente di essere esentato dal pagamento delle
spese di giustizia, è priva di oggetto.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti