# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 725b14c8-7493-53cc-99dc-d01f01128708
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.07.2010 32.2009.212
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-212_2010-07-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.212

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  21 luglio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2009
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 ottobre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1958, precedentemente attivo in qualità di aiuto carpentiere, in data 8
novembre 2005 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI
per adulti per le sequele dell’infortunio del 26 marzo 2004 (doc. AI 1-1/6;
cfr. inc. 35.2007.40; 35.2009.60).

                                         

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare tramite una perizia
pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione
invalidità (SAM), l’UAI con decisione del 22 ottobre 2009 (doc. AI 57-1),
preavvisata con progetto del 12 dicembre 2008 (doc. AI 48-1), ha attribuito
all’assicurato una mezza rendita d’invalidità limitatamente al periodo compreso
fra il 1° marzo 2005 al 28 febbraio 2007, negando in seguito il diritto a
prestazioni essendo il grado d’invalidità del 20%.

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di tre quarti di rendita
dal 1° marzo 2005, nonché di poter beneficiare di provvedimenti professionali
(riformazione professionale). In via subordinata il legale dell’assicurato
chiede il rinvio degli atti all’amministrazione per nuova valutazione del caso,
previa audizione dell’assicurato (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente
l’insorgente ha contestato la valutazione economica svolta dall’Ufficio AI, in
particolare il reddito da valido che andrebbe ammesso in ordine di almeno fr.
65'004.70 e di quello da invalido al quale andrebbe applicata la riduzione
complessiva del 20% (10% per attività leggere e limiti funzionali e 10% per il
periodo d’inattività e relativa potenziale difficoltà di
adattamento/cambiamento di professione). Inoltre – secondo il ricorrente –
l’UAI avrebbe a torto negato la riduzione del gap salariale in violazione della
recente giurisprudenza del TF (doc. I).

 

                                         Il legale
dell’assicurato ha inoltre contestato la decisione della consulente in
integrazione dell’AI di negare al proprio assistito “senza nemmeno vedere,
né sentire l’assicurato” il diritto ad una riqualifica professionale che
gli permetterebbe, visti i suoi limiti funzionali “…di percepire un reddito
simile a quello da valido” (doc. I).

 

                                         Il
rappresentante del ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I, XIII+bis).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, si è riconfermato nella valutazione medica ed economica svolta in
sede d’istruttoria, in particolare nelle considerazioni della consulente in
integrazione professionale e ha postulato la reiezione integrale del ricorso
(doc. IV).

 

                               1.5.   L’11 gennaio
2010 l’avv. RA 1 ha contestato la risposta dell’UAI, in particolare per quanto
riguarda la valutazione economica e il diniego di provvedimenti professionali.
Il legale ha inoltre rilevato come nell’ambito della procedura LAINF vi siano
ancora in corso accertamenti di natura medica (doc. VII).

 

                                         Il
doc. VII è stato inviato all’UAI per osservazioni (doc. VIII).

 

                               1.6.   Nelle
osservazioni del 19 gennaio 2010 l’UAI si è riconfermato nelle proprie
precedenti argomentazioni (doc. XI).

 

                                         I doc.
VIII e XI sono stati trasmessi all’assicurato per conoscenza (doc. XII).

 

                               1.7.   In data 17
marzo 2010 il TCA ha interpellato l’UAI in merito al calcolo del reddito da
valido effettuato dalla consulente in integrazione professionale (doc. XIV +
bis).

 

                               1.8.   L’UAI ha
risposto il 6 aprile 2010 trasmettendo le precisazione della consulente in
integrazione professionale (doc. XV + bis).

 

                                         I doc.
XIV + bis e XV + bis sono stati inviati all’assicurato per osservazioni (doc.
XVI).

 

                               1.9.   L’avv. RA 1
ha preso posizione con scritto del 22 aprile 2010 (doc. XVII).

 

                                         I doc.
XVI e XVII sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. XVIII).

 

                             1.10.   L’UAI ha
formulato le proprie osservazioni in data 11 maggio 2010 allegando una nuova
presa di posizione del SMR (doc. XIX + bis).

 

                                         I doc.
XVIII e XIX + bis sono stati inviati all’avv. RA 1 per conoscenza (doc. XX).

 

                             1.11.   Questa Corte
il 20 maggio 2010 ha chiesto all’UAI se è stato effettuato o meno un confronto
dei redditi per l’erogazione della mezza rendita d’invalidità dal 1° marzo 2005
al 28 febbraio 2007 (doc. XXI).

 

                             1.12.   Il 26 maggio
2010 l’UAI, dopo aver interpellato la consulente in integrazione professionale,
ha ritenuto di aver ingiustamente attribuito dal 1° novembre 2005 al 28
febbraio 2007 una mezza rendita al posto di una rendita intera.

 

                                         L’amministrazione
ha quindi riconsiderato la decisione impugnata nel senso che all’assicurato è
attribuita una mezza rendita d’invalidità dal 1° marzo 2005 al 31 ottobre 2005,
una rendita intera dal 1° novembre 2005 al 28 febbraio 2007, negando in seguito
il diritto alla rendita (doc. AI XXII+1).

 

                                         I doc.
XXI, XXII+1 sono stati inviati all’assicurato per osservazioni (doc. XXIII).

 

                             1.13.   L’avv. RA 1,
in data 24 giugno 2010, ha nuovamente contestato l’importo del reddito da
valido e quello da invalido calcolati dall’UAI e prodotto la perizia medica del
Dr. __________ della Clinica __________ di __________ (doc. XXVI+bis)

                                         

                                         Il doc.
XXVI+bis è stato trasmesso all’UAI per osservazioni  (doc. XXVII).

                                                                                 

                             1.14.   L’UAI, dopo
aver sottoposto la perizia della Clinica __________ al vaglio del SMR ha
confermato quanto indicato nella risposta di causa e nelle successive
osservazioni (doc. XXVIII+bis).

 

                                         I doc.
XXVII, XXVIII+bis sono stati inviati all’assicurato per conoscenza (doc. XXIX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA
U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout d'abord
de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une
modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière
à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif
de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une
nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA
(ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt
P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

 

                               2.6.   Nella
decisione del 22 ottobre 2009 l’UAI ha riconosciuto all’assicurato una mezza
rendita d’invalidità limitatamente al periodo compreso tra il 1° marzo 2005 e
il 28 febbraio 2007 negandola poi successivamente, sulla base della  documentazione
medica agli atti, in particolare dei referti in ambito LAINF (cfr. visita medica
di chiusura del 13 novembre 2006, doc. LAINF 6-5) e della perizia SAM fatta
esperire dall’UAI su indicazione del medico SMR, Dr. __________ (doc. AI 18-1).

 

                                         Si tratta
ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno attribuito all’assicurato una
mezza rendita dal 1° marzo 2005 al 28 febbraio 2007, per poi sopprimerla
a far tempo dal 1° marzo 2007.

                                         

                                         Con lo
scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato
l’Ufficio AI ha affidato dunque al SAM il mandato di esperire una perizia
pluridisciplinare. In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica
(Dr. __________) e quella neurologica (Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in reumatologia e riabilitazione, nella perizia del 26 luglio 2007,
dopo aver riassunto l’anamnesi del paziente, i dati soggettivi e quelli
oggettivi ha posto la diagnosi qui esposta:

                                         

" 
(…)

-     artrosi
secondaria a livello dell'articolazione talo‑navicolare destra in stato
dopo frattura e lussazione dell'osso navícolare in data 26.03.2004, nonché
intervento di osteosintesi con vite, stato dopo artrolisi di distrazione talo‑navicolare,
ablazione del materiale di osteosintesi e débridement delle parti molli per
artrosi talo‑navicolare, su lieve mal unione dopo frattura del navicolare
del piede destro in data 24.08.2005

 

-     sindrome
lombo‑vertebrale con componente spondilogena a carattere altalenante su
alterazioni statiche della colonna vertebrale con scoliosi a forma di S
soprattutto destro convessa a corto raggio al passaggio lombosacrale, nonché
alterazioni degenerative a carattere diffuso interessanti tutti i segmenti
della colonna lombare con osteocondrosi e spondilosi anteriore e laterale."
(doc. AI 23-12)

 

                                         Lo
specialista ha quindi ha espresso la seguente valutazione del grado
d’incapacità al lavoro:

                                      

" 
(…)

Questo paziente presenta dei disturbi a livello
dell'apparato muscolo‑scheletrico da dopo un incidente avvenuto in data
26.03.2004, con frattura e lussazione dell'osso navicolare del piede di destra.
Egli è stato sottoposto immediatamente ad un intervento chirurgico di fissazione
della frattura e lussazione dell'osso navicolare del piede destro nel medesimo giorno
con osteosintesi con vite.

Il decorso è stato caratterizzato dalla
persistenza di dolori, ma dalla possibilità di ripresa dell'attività professionale
almeno nella forma del 50%, con incremento comunque della sintomatologia sotto
carico e difficoltà a poter aumentare il tempo di lavoro.

Il paziente è stato poi sottoposto ad un nuovo
intervento chirurgico in data 24.08.2005 con artrolisi di distrazione talo‑navicolare,
ablazione del materiale di osteosintesi e débridement delle parti molli per
un'artrosi talo‑navicolare su lieve mal unione dopo frattura dell'osso
navicolare del piede destro. Malgrado questo secondo intervento non si è
ottenuto una risoluzione sostanziale dei suoi disturbi, che sono persistiti nel
decorso e non hanno permesso la ripresa di un'attività professionale nella
forma superiore al 50%, ma addirittura hanno portato ad un'incapacità
lavorativa completa nell'attività svolta di copri tetto. 

Nell'ambito di una valutazione __________ per le
conseguenze di questo incidente, il paziente è stato visitato dal collega
ortopedico specialista di chirurgia del piede Dr. __________ presso l'ospedale
dell'__________ di __________ il quale ha ritenuto che i disturbi del paziente
non erano più in relazione con le patologie di tipo post‑infortunistiche,
ma da riferire ad un dolore di tipo neuropatico. Il paziente ha presentato dal
momento dell'infortunio via una deambulazione con zoppia e riduzione del tempo
di carico sul piede destro. La patologia a livello del piede destro ha
sviluppato poi una sintomatologia dolorosa anche lungo la gamba destra,
dapprima fino al ginocchio ed in seguito anche alla coscia interpretabile
nell'ambito di tendomioghelosi di accompagnamento in relazione a delle
problematiche di tipo degenerativo e statico a livello della colonna vertebrale.
Attualmente vi è una sindrome lombospondilogena sul lato destro a carattere
altalenante, su alterazioni statiche significative in particolar modo su una
scoliosi destro convessa a corto raggio al passaggio lombosacrale, con
alterazioni di tipo osteocondrotico e spondilosico interessanti praticamente
tutti i segmenti della colonna lombare. Nessuna compressione o irritazione
radicolare dal punto di vista clinico attualmente. Nessun sospetto per
un'instabilità lombosacrale.

 

Prevalentemente quindi i disturbi del paziente
sono riferibili alla problematica infortunistica a livello del piede di destra.
I disturbi residuali provocano una zoppia ed una difficoltà al carico
prolungato del piede destro. In particolar modo il paziente è limitato nel
rimanere in piedi sul piede destro per più di un'ora, nel camminare per più di
un'ora e nel fare degli sforzi alzando dei pesi con il piede destro. Ha
difficoltà anche ad assumere delle posizioni camminando sulla punta dei piedi o
sui talloni per dei dolori che si manifestano nella zona del malleolo mediale,
al dorso del piede ed anche nella zona della muscolatura del polpaccio.
Clinicamente non si apprezzano al piede destro delle alterazioni sinovitiche o
delle limitazioni funzionali ai movimenti. Predominante è la sintomatologia
dolorosa. Questa è da riferire alle problematiche di tipo degenerativo, con
sviluppo di un'artrosi nell'ambito di una frattura intra‑articolare, con
leggero scalino a livello dell'articolazione talo‑navicolare.

 

Tenendo in considerazione quindi questi reperti,
ritengo che il paziente presenti delle limitazioni funzionali per quanto riguarda
le patologie a livello del piede di destra, in particolar modo delle
limitazioni nel mantenere delle posizioni con il piede flesso o esteso o in
parte supinato o pronato, nello svolgere dei lavori in cui debba continuamente
rimanere in piedi o debba per la maggior parte del tempo camminare. Vi sono
delle limitazioni anche nel svolgere dei lavori particolarmente pesanti in cui
il paziente deve caricare sostanzialmente sulla gamba ed il piede destro.
Limitata capacità lavorativa anche per quanto riguarda attività da svolgere su
terreni impervi. Meno rilevanti sono le limitazioni funzionali dettate dalle
patologie a livello della colonna vertebrale. Qui vi sono delle limitazioni
nell'ambito di un'attività da svolgere prettamente in posizione statica con la
parte superiore del corpo piegata in avanti o in attività in cui il paziente
debba svolgere dei movimenti ripetitivi di flessione e rotazione del tronco o
alzare dei pesi superiori ai 15-20 kg. Nell'attività professionale da lui
antecedentemente svolta di aiuto carpentiere di copri tetto a seguito delle
patologie elencate e delle limitazioni funzionali, ritengo che il paziente
presenti un'incapacità lavorativa del 30%. Per quanto riguarda un'attività
professionale adatta che tenga in considerazione le limitazioni funzionali
sopra elencate, soprattutto di tipo sedentario, che comunque permetta al
paziente di cambiare posizione, camminare e muoversi tra un momento di lavoro e
l'altro, che gli permetta inoltre di evitare un carico sostanziale della
colonna vertebrale con dei pesi superiori ai 15 kg o di mantenere delle posizioni statiche con la colonna lombare leggermente flessa in avanti, vi
è ancora una capacità lavorativa completa anche in un'attività lavorativa non
qualificata." 

(doc. AI 23-12+13+14)

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, nel suo referto peritale del 23 luglio 2007, dopo aver
illustrato l’anamnesi del paziente e lo status neurologico è giunto alla
seguente conclusione e valutazione:

 

" 
(…)

Questo paziente aveva subito un trauma al piede destro
nel marzo 2004 cadendo. Malgrado gli interventi ortopedici ai quali era stato
sottoposto ha continuato ad accusare importanti dolori principalmente al carico
alla caviglia destra, che si sono nel frattempo estesi talvolta fino al
polpaccio o anche fino in sede lombare. L'esame neurologico dettagliato è
risultato perfettamente normale, in particolare non vi sono elementi in favore
di una lesione neurogena a livello del piede destro. Anche l'esame
elettroneurografico ha permesso di escludere lesioni sia del nervo peronco che
del nervo tibiale, né vi sono indizi per una sindrome del tunnel tarsale. Anche
i dolori che il paziente descrive talvolta al polpaccio o più prossimalmente
verso la colonna lombare non sono spiegabili con una patologia radicolare, piuttosto
con un sovraccarico delle strutture muscolari in seguito ai dolori della
caviglia destra, che alterano la marcia del paziente nel tentativo di limitare
i sintomi al piede. Penso dunque di poter escludere patologie neurologiche
sottogiacenti all'origine dei dolori al piede destro presentati dal paziente.
Ritengo dunque l’A. abile al lavoro al 100% per quel che riguarda gli aspetti
neurologici. Non ho proposte terapeutiche.

 

 

Posso così rispondere alle vostre domande secondo
il questionario base:

 

1.   Diagnosi dal suo punto di vista
specialistico.

Dolori al piede destro non spiegabili con
patologia neurologica, in particolare sono escluse lesioni dei nervi peroneo e
tibiale né vi sono indizi per una patologia radicolare.

 

2.   Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se possibile le ore
al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

Dal punto di vista neurologico non vi è
diminuzione della capacità lavorativa.

 

3.   Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a
dal suo punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli
atti e la prognosi a medio –lungo termine.

Vedi anamnesi.

 

4.   Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa? Quali
sono le limitazioni funzionali constatate?

Non vi è diminuzione della capacità lavorativa
dal punto di vista neurologico.

 

5.   Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa
dell'A.? Che effetti avrebbero questi
provvedimenti sulla capacità lavorativa?

Nessuna proposta terapeutica dal punto di vista
neurologico.

 

6.   Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione
professionale presso quest'A.? Descrivere le risorse di cui l'assicuratola
ancora dispone.

Sì, senza limitazioni dal punto di vista
neurologico.

 

7.   Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di svolgere altre
attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in
tale attività adatta (ore/die riduzione del rendimento).

Sì, senza limitazioni dal punto di vista
neurologico. (doc. AI 23-3+4)

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 21 agosto 2007 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del
ricorrente presso il citato centro d’accertamento hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Artrosi secondaria a livello
dell'articolazione talo‑navicolare destra in stato dopo frattura e
lussazione dell'osso navicolare in data 26.03.2004, nonché intervento di
osteosintesi con vite,stato dopo artrolisi di distrazione talo‑navicolare,
ablazione del materiale di osteosintesi e débridement delle parti molli per
artrosi talo‑navicolare, su lieve mai unione'dopo frattura dei navicolare
del piede destro in data 24.08.2005.

                                         Sindrome lombo‑vertebrale con componente sponditogena a
carattere altatenante su alterazioni statiche della colonna vertebrale con
scoliosi a forma di S soprattutto destro convessa a corto raggio al passaggio
lombosacrale, nonché alterazioni degenerative a carattere diffuso interessanti
tutti i segmenti della colonna lombare con osteocondrosi e sponditosi anteriore
e laterale” (doc. AI 24-10).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Ipertensione arteriosa in trattamento. Sovrappeso con BMI 31
kg/m2”. (doc. AI 24-10)

 

                                         Riguardo
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurato abile al lavoro nella misura del 70% nell’attività finora
svolta di aiuto carpentiere, mentre in un’attività lavorativa che tenga conto
delle limitazioni funzionali dell’assicurato la capacità lavorativa è totale
(100%) (doc. AI 24-14).

 

                               2.7.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre
2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti
interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.8.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

                                         

                            2.8.1.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame reumatologico,
grazie al consulto specialistico del Dr. __________, il quale nel referto del 26
luglio 2007 ha diagnosticato un “- artrosi secondaria a livello
dell'articolazione talo‑navicolare destra in stato dopo frattura e
lussazione dell'osso navicolare in data 26.03.2004, nonché intervento di
osteosintesi con vite, stato dopo artrolisi di distrazione talo‑navicolare,
ablazione del materiale di osteosintesi e débridement delle parti molli per
artrosi talo‑navicolare, su lieve mal unione dopo frattura del navicolare
del piede destro in data 24.08.2005; - sindrome lombo‑vertebrale con
componente spondilogena a carattere altalenante su alterazioni statiche della
colonna vertebrale con scoliosi a forma di S soprattutto destro convessa a
corto raggio al passaggio lombosacrale, nonché alterazioni degenerative a
carattere diffuso interessanti tutti i segmenti della colonna lombare con
osteocondrosi e sponditosi anteriore e laterale” (doc. AI 23-12).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa lo specialista ha ritenuto RI 1 inabile
al 30% nella precedente attività lavorativa di aiuto carpentiere, mentre in
un’attività professionale adeguata rispettosa dei limiti funzionali indicati
dal Dr. __________ l’abilità lavorativa è completa (doc. AI 23-13/14). 

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

Nelle annotazioni dell’11 maggio 2010 il medico
del SMR, Dr. __________, ha poi confermato la validità della valutazione SAM evidenziando
che “…i limiti funzionali derivanti dalla problematica del piede destro e
della patologia lombare portano ad una sollecitazione molto limitata delle
ginocchia” (doc. XIX bis).

 

La perizia del Dr. __________ della Clinica __________
di __________ del 18 maggio 2010, dunque di sette mesi successiva alla
decisione impugnata, non permette a questa Corte una diversa valutazione della
fattispecie. 

Nel referto peritale viene infatti posta una
diagnosi sovrapponibile a quella del Dr. __________:

 

" 
(…)

V. DIAGNOSE

 

Posttraumatische Arthrose des
Talonvavikulargelenkes und beginnnende Arthrose des Talokalkaneargelenkes bei
Status nach Luxationsfraktur des Os naviculare vom 26.03.2004 bei / mit

 

Status nach Reposition und Osteosynthese vom
26.03.2004

 

Status nach Osteosynthesematerialentfernung und
Weichteil-Débridement des Talonavikulargelenkes vom 24.08.2005

 

Nebendiagnosen

 

Lumbalgien bei leichter Skoliose." (doc.
XXVI bis)

 

Per quanto riguarda la valutazione della capacità lavorativa gli
specialisti della Clinica __________ hanno ritenuto l’assicurato abile al 50%
in attività che comportano il carico del piede destro, mentre in un’attività
prevalentemente sedentaria senza sollecitazioni del piede destro la capacità
lavorativa è del 100% (dco. XXVI bis).

 

Nelle annotazioni del 7 luglio 2010 il medico del SMR, Dr. __________,
ha concluso che la perizia della Clinica __________ conferma la piena capacità
lavorativa in attività adatta. Il medico ha quindi indicato che non risulta una
sostanziale modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione del SAM
(doc. XXVIII bis).

 

                            2.8.2.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame
neurologico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, il quale nel
referto del 23 luglio 2007 ha diagnosticato “dolori al piede destro non
spiegabili con patologia neurologica, in particolare sono escluse lesioni dei
nervi peroneo e tibiale né vi sono indizi per una patologia radicolare”
(doc. AI 23-4).

 

Secondo il Dr. __________ dal punto di vista
neurologico non vi è una diminuzione della capacità lavorativa (doc. AI 23-4).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è inabile al lavoro al 30% nella sua precedente professione di aiuto
carpentiere, ma è da considerare abile al lavoro in misura piena (100%) in
attività adeguate e rispettose dei suoi limiti funzionali a far tempo dal 14
novembre 2006.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 12 ottobre
2007, per quanto riguarda le attività esigibili dall’assicurato nel rispetto
dei limiti indicati dai medici ha indicato quelle di operaio generico in ambito
industriale; addetto al controllo / sorveglianza del funzionamento e della
qualità; portiere / custode; magazziniere; autista / fattorino (per piccoli
trasporti e per viaggi brevi); commesso di vendita / cassiere non qualificato
(eventualmente presso centri del “fai da te” e/o del giardinaggio);
collaboratore / tuttofare in un garage oppure presso alberghi o altre strutture
con compiti di sorveglianza, accoglienza, piccoli lavori di manutenzione (doc.
AI 38-2).

 

                               2.9.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2007, nella decisione
del 22 ottobre 2009 infatti la rendita è stata negata a partire dal 1° marzo
2007.

 

                            2.9.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido l’UAI, nella decisione impugnata, ha
quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano nel 2006,
quale aiuto copritetto, in fr. 62'246.-- [(fr. 26.-- x 42,5 x 52) + 8,33%], secondo
quanto dichiarato dal precedente datore di lavoro, la __________ (doc. AI 10-1,
doc. XV bis).

 

                                         Dando
seguito all’accertamento del TCA sulle modalità di calcolo del reddito da
valido, l’UAI, in data 6 aprile 2010, ha trasmesso a questa Corte la presa di posizione della consulente in integrazione professionale che ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

Il contratto di lavoro del settore indica che il
salario costante si ottiene moltiplicando la paga oraria base per 176.

Per ottenere un reddito annuo è usuale
moltiplicare il reddito orario per 2112 (176 x 12), indennità vacanze e festivi
comprese, ed aggiungere la tredicesima.

Nel caso in questione si otterrebbe un importo di
Fr. 59'486.--.

 

Dall’aggiornamento del salario del 2003 (Fr.
56'262.-- ultimo anno lavorativo completo prima del danno alla salute) tramite
i dati statistici, risulterebbero per contro Fr. 58'009.---.

Sulla base di quanto sopra, si ritiene che il
salario a suo tempo considerato (aumento di Fr. 0.60/ora compreso) per il
paragone dei redditi, sia ampiamente a favore dell’assicurato e che non vi
siano elementi giustificati affinché lo stesso possa essere ulteriormente
aumentato." (doc. XV bis)

 

                                         Secondo l’art.
24 cpv. 1 del Contratto nazionale mantello per l’edilizia principale in
Svizzera 2006–2008 (in seguito: CNM 2006) per orario di lavoro annuale si
intende il totale lordo delle ore di un anno civile, durante le quali il
lavoratore deve svolgere il suo lavoro, prima della deduzione delle ore non
lavorative generali, come i giorni festivi infrasettimanali retribuiti, e delle
ore individuali non lavorate, come vacanze, malattia, infortunio, giorni di
servizio civile, ecc. Il totale determinante delle ore annuali ammonta a
2112 ore in tutte le zone contrattuali (365 giorni: 7 = 52,14 settimane x 40,5
ore) (cpv.2).

 

                                         Pertanto,
tenuto conto delle indicazioni presenti nel questionario del datore di lavoro
del 6 febbraio 2006 (doc. AI 10-3), il salario orario di base nel 2006
corrisponde a fr. 26.-- che moltiplicati per 2112 ore annuali, a cui va
aggiunto 8,33% di indennità per tredicesima conducono ad un importo annuo di
fr. 59'486.-- [(fr. 26.-- x 2112) + 8.33%]. Di conseguenza, senza il danno alla
salute, nel 2007 l’assicurato avrebbe percepito fr. 60'437.78 (dopo
adeguamento al 2007 secondo Tab. B. 10.2, pubblicata in La Vie économique,
7/8-2009, p. 91).

 

                                         Come
vedremo (cfr. consid. 2.9.3.) anche applicando l’importo calcolato dall’UAI
nella decisione impugnata di fr. 62'246.-- il risultato finale non cambierebbe.

 

                            2.9.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo stesso
è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato,
a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una recente
sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta
ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha
stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno
il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore
economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media
nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri
presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid.
6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla
parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3).
Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità
di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere
presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per
circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’732.--

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr. 4'933.11
mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

 

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2007 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
7/8-2009, pag. 91), un reddito mensile di fr. 5'013.79 oppure di fr. 60'165.5
per l'intero anno (fr. 5'013.79 x 12).

 

                                         L’assicurato,
quale aiuto carpentiere, avrebbe guadagnato nel 2007 fr. 60'437.78/ anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.9.1.). Tale reddito si situa, per
ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per
un’attività equivalente (cioè fr. 63'588.93, cfr. Tabella TA1 p.to 15-37 “Attività
manifatturiere”, livello di qualifica 4, fr. 5’003.--  X 12 mesi = 60’038.--
riportato su 41.7 = fr. 62'587.53 e aggiornato al 2007).

 

Nel caso in esame, in considerazione di una
differenza del 4,95%, non sono realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF
8C_652/2008 dell'8 maggio 2009.

                                      

                            2.9.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid
ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die
statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der __________ verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura
è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva,
può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.9.4.   In concreto,
nel rapporto del 12 ottobre 2007 (doc. AI 38-1) la consulente IP ha applicato una
riduzione del 5% per attività leggera e del 10% per svantaggi salariali
derivanti da contingenze particolari (periodo di inattività e relativa
potenziale difficoltà di adattamento/cambiamento professionale). 

 

                                         La
percentuale globale del 15% stabilita dalla consulente può essere confermata
dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

                                         

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2007, partendo da un
salario da invalido di fr. 60'165.5
e ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 51'140.67 confrontando ora questo dato
con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 60'437.78
(consid. 2.9.1) emerge un tasso d’invalidità del 15,3% arrotondato al 15% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione.

 

                                         La
soluzione non cambierebbe anche applicando la riduzione del 20% come richiesto
dal ricorrente.

 

                                         Il reddito da invalido di
fr. 60'165.5 ridotto del 20% è pari, infatti, a fr. 48'132.4 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr.
60'437.78 (consid. 2.9.1) emerge un tasso d’invalidità del 20,3% arrotondato al
20% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà diritto ad una rendita d’invalidità.

 

                                         Anche applicando, per pura ipotesi di lavoro, il reddito da valido
calcolato dall’UAI nella decisione impugnata di fr. 62'246.-- (cfr. consid. 2.9.1.)
il risultato finale non cambia. Il reddito da invalido di fr. 60'165.5 ridotto del 20% è pari, infatti, a fr. 48'132.4 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 62'246.--
emerge un tasso d’invalidità del 22,6% arrotondato al 23% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto comunque ad una rendita d’invalidità.

 

                                         Nella misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una
rendita d’invalidità a far tempo dal 1° marzo 2007 la sua decisione formale del
22 ottobre 2009 merita quindi conferma. 

                                         

                             2.10.   Va osservato
che essendo, in questo caso, il grado di invalidità di RI 1 superiore al 20%,
egli potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         La
Circulaire concernant les mesures de réadaptation d’ordre professionnel (CMRP)
prevede:

 

" 
(…)

2. Conditions 

Les conditions suivantes doivent être remplies de
façon cumulative:

 

–       
On doit être en présence d’une invalidité imminente
ou déjà survenue qui empêche la personne assurée d’exercer sa profession
antérieure ou de poursuivre l’activité lucrative qu’elle exerçait ou le travail
qu’elle effectuait dans son domaine d’activités. 

 

–       
La personne assurée doit être susceptible d’être
réadaptée, c’est-à-dire qu’elle doit être objectivement et subjectivement en
état de suivre avec succès des mesures de formation professionnelle. 

 

 

 

–       
La formation doit être adaptée au handicap et
correspondre aux capacités de la personne assurée. Elle doit en outre être
simple et adéquate et procurer une capacité de gain approximativement
équivalente à celle de l’activité antérieure. Les frais d’une formation qui
n’offre aucune perspective d’une future mise en valeur économique du travail ne
sont pas pris en charge."

 

Alla cifra 4013 la circolare prevede inoltre che:

 

" 
Le reclassement n’est pas nécessaire, du point de
vue de l’invalidité, si la personne assurée a été réadaptée de manière
suffisante et acceptable ou s’il est possible de lui offrir, sans formation
supplémentaire, un poste de travail approprié et dont on peut attendre d’elle
qu’elle l’accepte.”

 

                                         Tuttavia,
nel caso di specie la consulente in integrazione professionale
ha escluso ulteriori provvedimenti reintegrativi di natura professionale.

 

Nel rapporto del 12 ottobre 2007 (doc. AI 38-4)
ella ha osservato quanto segue:

 

“Tenendo conto del curriculum scolastico e
professionale del signor RI 1, non è possibile intravedere dei provvedimenti
professionali (riqualifica) che possano sensibilmente aumentare la sua capacità
di guadagno residua.

 

Considerata la presenza sul mercato del lavoro
di sufficienti attività accessibili e confacenti con il danno alla salute, si ritiene
che l’A. sia direttamente integrabile nel ciclo produttivo tramite i normali
canali di collocamento.

 

Secondo quanto stabilito dal TF, un assicurato
che presenta una totale capacità lavorativa nell’ambito di un’attività leggera
e non presenta particolari problematiche di slaute che potrebbero svantaggiarlo
nella ricerca di un posto di lavoro, né ha particolari esigenze per quanto
attiene a quest’ultimo, non ha diritto ad un sostegno attivo nella ricerca di
un posto di lavoro da parte dell’AI.

 

Se l’A. dovesse trovare un datore di lavoro
disposto ad assumerlo, si resta peraltro a disposizione per un’introduzione al
posto di lavoro (formazione ad hoc) in un’attività confacente con il danno alla
salute e che gli permetterebbe di recuperare la capacità di guadagno residua” (doc. AI 38-4).

 

 

 

                             2.11.   Per quanto
concerne invece la mezza rendita d’invalidità attribuita all’assicurato dal 1°
marzo 2005 al 28 febbraio 2007 nella decisione impugnata, va detto quanto
segue.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 29 cpv. 1 vLAI:

 

" 
il diritto alla rendita secondo l'articolo 28
nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:

a.    presenta un'incapacità permanente di guadagno pari almeno al 40 per
cento, oppure

b.    è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al
lavoro per almeno il 40 per cento in media."

 

                                         Nella
versione in vigore dal 1° gennaio 2003 fino al 31 dicembre 2007, l’art. 29 cpv.
1 LAI fa riferimento, in relazione all’incapacità permanente di guadagno di cui
alla lett. a, all’art. 7 LPGA e, per quanto concerne l’incapacità al lavoro di
cui alla lett. b, all’art. 6 LPGA.

 

                                         Per
quanto attiene all’art. 29 cpv. 1 lett. a LAI (nella versione in vigore fino al
31 dicembre 2007), i presupposti per un’incapacità al guadagno permanente si
ritengono adempiuti allorché si può presumere che né un miglioramento né un
peggioramento dello stato di salute dell’assicurato non debba secondo
un’analisi prognostica e non retrospettiva - intervenire in futuro (art. 29
OAI). La lett. a dell’art. 29 cpv. 1 LAI si applica di conseguenza allorché il
danno alla salute dell’assicurato si è largamente stabilizzato ed è
essenzialmente irreversibile e suscettibile di pregiudicare la capacità di
guadagno probabilmente in modo permanente. Il carattere permanente è in
particolare dato se non sono da attendersi miglioramenti né da provvedimenti di
cura né da provvedimenti d’integrazione (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella
causa G., I 566/05; STFA del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).

 

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI (nella versione in vigore fino al 31 dicembre
2007), il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI nasce il più presto nel
momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni,
incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media.

                                         La lett. b
si applica per contro alle malattie evolutive, vale a dire agli stati
patologici labili, suscettibili di evolvere verso un miglioramento o un
peggioramento (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA
del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05)).

 

 

                                         Di regola
il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una
diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a
quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato
non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa
(DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità
di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).

                                         Alla
scadenza del termine di 360 giorni l'assicurato deve presentare un'incapacità -
questa volta - di guadagno del 40% almeno, che verrà definita secondo i
disposti dell'art. 28 LAI.

                                         L'ammontare
della rendita che verrà versata dipende dal grado d'incapacità di lavoro
durante il periodo di carenza e di quello dell'incapacità di guadagno residua
dopo i 360 giorni. Di conseguenza, una rendita intera (secondo l'art. 28 cpv. 1
LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003) potrà essere riconosciuta solo se
l'incapacità media di lavoro durante l'anno di carenza è stata di due terzi
almeno e se in seguito sussiste un'incapacità di guadagno di perlomeno pari
grado (RCC 1980 p. 263). Pertanto se l'incapacità media di lavoro è stata del
60% durante 360 giorni, l'assicurato non avrà diritto per cominciare che ad una
mezza rendita anche se allo scadere del termine la sua incapacità di guadagno
supera i due terzi. Inversamente, se dopo 360 giorni di incapacità media di
lavoro di oltre due terzi l'incapacità di guadagno è scesa al 60%, l'assicurato
avrà diritto unicamente ad una mezza rendita d'invalidità (Valterio, op. cit.
pag. 222s, Pratique VSI 1998 pag. 126-127; STCA del 21 settembre 2005 nella
causa W., 32.2005.82; STCA del 27 aprile 2004 nella causa P., 32.2003.79).                                                

                                         Se
l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni
consecutivi, il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).

                                         Vi è
interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1
LAI (nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2007) allorché l'assicurato è
interamente abile e presenta, durante almeno 30 giorni consecutivi, una
capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza riguardo alla sua
rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non è per contro interrotto
se il tentativo di ripresa del lavoro - essendo provatamente al di sopra delle
forze dell'assicurato - è fallito, anche se esso è durato più di 30 giorni (RCC
1964 p. 168).

 

 

                                         Questa
Corte, il 20 maggio 2010, ha interpellato l’UAI per il seguente chiarimento:

 

" 
Egregio avv. __________,

 

con riferimento all’incarto indicato a margine,
rileviamo che nella decisione impugnata del 22 ottobre 2009 all’assicurato è
stata attribuita, a decorrere dal 1° marzo 2005, ovvero dopo la carenza
dell’anno d’attesa, una mezza rendita d’invalidità sino al 28 febbraio 2007.
Successivamente la rendita è stata negata, dopo il consueto raffronto dei
redditi, non essendo il grado d’invalidità pensionabile (20%).

 

Con la presente la invitiamo ad illustrarci, in
considerazione dei periodi di incapacità lavorativa elencati nella decisione
impugnata, su quale base è stata attribuita la mezza rendita d’invalidità dal
1° marzo 2005 al 28 febbraio 2007. In particolare, vorremmo sapere se è stato
effettuato o meno un confronto dei redditi dopo la carenza dell’anno d’attesa."
(doc. XXI)

 

                                         L’UAI, in
data 26 maggio 2010, ha risposto riprendendo le indicazioni della consulente in
integrazione professionale:

                                         

" 
(…)

In risposta alla domanda posta dal TCA in data
20.05.2010 (v.ged 25.05.2010), si precisa che è stata attribuita la mezza
rendita in conformità alla percentuale d’incapacità riconosciuto dalla __________
alla scadenza dell’anno d’attesa, quindi senza eseguire il calcolo della CGR.

 

Rivedendo il caso mi sono accorta di una svista
nella quale sono incappata a suo tempo, infatti, la visita medica di chiusura
della __________ è stata effettuata in data 13.11.2006, quindi un anno e quasi
tre mesi dopo il peggioramento avvenuto il 23.08.2005 e non meno di tre mesi
dopo il peggioramento! Sarebbe quindi stato corretto assegnare all’assicurato
la mezza rendita alla scadenza dell’anno d’attesa, ovvero dal 01.03.2005, una
rendita intera dal 01.11.2005 (art. 88a OAI, cpv.2) per un periodo limitato al
28.02.2007 (art. 88a OAI, cpv. 1) in quanto il grado d’invalidità successivo
(20%) non dava più diritto a rendita." (doc. XXII1)

 

                                         In
considerazione di questa annotazione della consulente in integrazione
professionale, l’UAI ha ritenuto di aver ingiustamente attribuito
all’assicurato dal 1° novembre 2005 al 28 febbraio 2007 una mezza rendita al
posto di una rendita intera.

 

                                         L’UAI ha
quindi riconsiderata la propria decisione attribuendo a RI 1 una mezza rendita
(grado 50%) dal 1° marzo 2005 al 31 ottobre 2005, una rendita intera (grado
100%) dal 1° novembre 2005 al 28 febbraio 2007, negando il diritto a
prestazioni dal 1° marzo 2007.

 

                                         Questo
modo procedere non può essere condiviso dal TCA.

 

                                         Nel caso
di specie, dagli atti all’inserto (doc. AI 48-2) si evince che l’assicurato ha
presentato i seguenti gradi di inabilità lavorativa:

 

                                         - dal 26.03.2004                              100%

                                         - dal 18.09.2004                             50%

                                         - dal 20.09.2004                             100%

                                         - dal 01.10.2004                             50%

                                         - dal 23.08.2005                             100%

                                         

                                         L’amministrazione
ha prima attribuito all’assicurato una mezza rendita
d’invalidità dal 1° marzo 2005, ovvero dopo la carenza dell’anno di attesa,
fino al 28 febbraio 2007 “in conformità alla percentuale d’incapacità
riconosciuto dalla __________ alla scadenza dell’anno d’attesa, quindi senza
eseguire il calcolo della CGR” (doc. XXII1).

 

                                         Successivamente,
l’UAI ha quindi riconsiderata la propria decisione attribuendo a RI 1 una mezza
rendita (grado 50%) dal 1° marzo 2005 al 31 ottobre 2005, una rendita intera
(grado 100%) dal 1° novembre 2005 al 28 febbraio 2007, negando il diritto a
prestazioni dal 1° marzo 2007. 

                                         L’amministrazione
ha infatti rilevato che la visita medica di chiusura dell’assicuratore
infortuni è stata effettuata il 13 novembre 2006, un anno e tre mesi dopo il
peggioramento avvenuto il 23 agosto 2005 (doc. XXII+1).

 

                                         Nel caso
di specie tuttavia, l’UAI avrebbe dovuto verificare tramite confronto dei
redditi se alla scadenza dell’anno di attesa (al 1° marzo 2005) l’assicurato
presentava o meno un’incapacità al guadagno del 40% almeno, secondo i disposti
dell’art. 28 LAI, e non attribuire la rendita sulla base dei periodi d’incapacità
lavorativa riconosciuti dall’assicuratore infortuni.

 

                                         Per
principio il grado di invalidità è determinato in base a un confronto dei
redditi. Soltanto se questo metodo non permette di rilevare il grado di
invalidità se ne può scegliere un altro. 

                                         Non sono
ammessi altri tipi di calcolo, quali p. es. il metodo medico-teorico (tabelle
d'invalidità) in quanto non previsti dalla legge (RCC 1967 p. 83, 1963 p. 222,
1962 p. 125 e p. 483). 

                                         Non è ammesso
– salvo in condizioni evidenti (p. es. in caso di un'incapacità lavorativa
totale) – dedurre automaticamente un grado di invalidità dall'incapacità
lavorativa stabilita dal medico (RCC 1962 p. 441). L'ufficio AI deve sempre
verificare se, ed eventualmente in che misura, la residua capacità lavorativa
possa essere sfruttata al meglio e quale reddito permetterebbe di conseguire
con un'attività esigibile. Parimenti, nel metodo specifico, per il calcolo del
grado d'invalidità è determinante il confronto delle attività e non la
valutazione dell'incapacità lavorativa fatta dal medico (Circolare sull'invalidità e la grande invalidità dell'AI (CIG)
alla cifra marginale 3002 e seguenti).

 

                                         Ciò che nella
fattispecie non è avvenuto neppure quando l’UAI ha riconsiderato la propria
decisione in data 26 maggio 2010 (XXII+1).

 

                                         Si
giustifica, pertanto, l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio
degli atti all’Ufficio AI, affinché stabilisca, dopo la carenza dell’anno di
attesa, il grado di invalidità sulla base di un confronto dei redditi.

 

                             2.12.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i
fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li
avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso
all'amministrazione, affinché proceda agli accertamenti economici indicati.

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato.

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 200.-- in misura di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio AI e di
fr. 100.-- che vanno a carico del ricorrente, il quale ha tuttavia chiesto
l'assistenza giudiziaria (cfr. consid. 2.14.).

 

                             2.14.   In data 23
novembre 2009 l’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I, XIII+bis).

 

                                         Ritenuti
l'esito della lite e il diritto a ripetibili parziali, tale richiesta, per
quanto attiene alla parte per la quale l’insorgente è vincente in causa, è
divenuta priva di oggetto (cfr. DTF 124 V 310 consid. 6; STFA del 9 aprile 2003
nella causa C., U 164/02; STFA dell'8 novembre 2001 nella causa F., U 134/99;
STFA del 18 agosto 1999 nella causa E.T. contro INSAI e TCA, U 59/99; STFA del
2 agosto 1999 nella causa H.D contro UAI e TCA, I 360/97; STFA del 19 novembre
1998 nella causa S.S contro CCC, P 7/97 e STFA del 27 aprile 1998 nella causa
INSAI contro A.C. e TCA, U 18/97). 

 

                                         Per la
parte del ricorso in cui il ricorrente è soccombente, egli può invece essere
posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia le relative
condizioni (cfr. DTF 124 V 301 consid. 6).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

 

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra
del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV
Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al
minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al           massimo del
15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre      2004).

                                         Per
quanto riguarda il calcolo del fabbisogno, all’assicurato deve essere applicato
l’importo base mensile per coniugi pari a fr. 1'700.--, stabilito per il
calcolo del minimo esistenziale LEF dalla Camera di esecuzione e fallimento,
quale Autorità di vigilanza cantonale e in vigore dal 1° settembre 2009,
tuttora in uso.

                                         Questi
importi comprendono già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,
igiene, cultura, salute, oneri dome-stici, quali elettricità, illuminazione,
gas (cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del
diritto esecuti-vo; cfr., pure, Lignes directrices pour le calcul du minimum
d’existence en matière de poursuite selon l’art. 93 LP du 24.11.2000, in
BlSchK 2001, p. 19).

                                         Al
minimo esecutivo va aggiunto un supplemento al            massimo del 15-25%,
secondo la giurisprudenza citata.