# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d3eb50bb-8599-5071-bd5b-602786d0cb94
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-01-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 31.01.2000 INC.1999.69002
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-69002_2000-01-31.html

## Full Text

N. 690.99.2 M                                                             Lugano,
31 gennaio 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 5/8 novembre 1999 da

__________,            1959,
__________

(difeso di fiducia
dall’avv. __________)

avverso gli
ordini di perquisizione e sequestro 25/26 ottobre 1999, emanati dal Procuratore
Pubblico avv. __________, nell’ambito del procedimento penale promosso
contro il reclamante per titolo di infrazione aggravata, sub. semplice, alla
LFStup.;

viste le osservazioni 9 novembre 1999 del magistrato
inquirente, tendenti alla reiezione del gravame;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 6548/99/PE;

ritenuto e considerato

in fatto e in
diritto:

che

-       
__________ è stato tratto in arresto lo scorso 22 ottobre 1999 su
ordine del competente Procuratore Pubblico, poiché sospetto autore dei reati
menzionati in ingresso nella sua qualità di titolare e gerente del negozio
__________ (v. rapporto d’arresto 22 ottobre 1999, inc. MP doc. _). Il giorno
successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione
della promozione dell’accusa (v. inc. MP, doc. _);

-       
l’accusa nei suoi confronti è di avere venduto canapa, fra
l’altro anche a minorenni, nella consapevolezza che era destinata ad essere
fumata – accusa che il reclamante confuta affermando che detta sostanza aveva “scopi
prettamente cosmetici o deodoranti” (v. verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP
doc. _, p. 1), salvo poi dover ammettere più avanti (loc. cit., p. 3) di aver
venduto pure marijuana;

-       
con ordini 25 ottobre 1999, il Procuratore Pubblico – previa
visione della documentazione sequestrata nel negozio del reclamante – ha
ordinato il sequestro di due relazioni bancarie da quest’ultimo detenute presso
la Banca __________ e la __________ (v. inc. MP doc. _);

-       
avverso quest’ordine insorge il reclamante con il gravame qui in
discussione (inc. GIAR 690.99.2 doc. _), essenzialmente contestando l’esistenza
di sufficienti indizi di colpevolezza a suo carico (loc. cit., pto. 5 p. 3), ed
inoltre affermando che non vi sarebbero attivi sul conto presso la __________,
mentre sul conto presso la Banca __________ si troverebbe unicamente il residuo
dell’indennità di partenza versatagli dal precedente datore di lavoro __________
(loc. cit., pto. 6 p. 4-5), ovvero denaro senza connessione alcuna con
l’attività oggetto della promozione dell’accusa;

-       
da parte sua il Procuratore Pubblico, nelle proprie osservazioni
(inc. GIAR 690.99.2 doc. _), chiede la reiezione del gravame, atteso che la
consistenza degli indizi di colpevolezza a carico del reclamante emergerebbero,
non da ultimo, dal verbale di lui avanti al magistrato inquirente (v. verbale
MP 28 ottobre 1999, cit.; osservazioni, cit., p. 2), e che il sequestro sarebbe
circoscritto alle relazioni bancarie emerse dal vaglio delle carte rinvenute
negli uffici dell’accusato (loc. cit., p. 1);

-       
pur nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme
sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di
ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la
definizione dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS
riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das
neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss.,
pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca
ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi
(“Surrogate”, v. Schmid, cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente
rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2
cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in
favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in
applicazione dell’art. 60 CPS), se - pur essendo dati i presupposti per una
confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali di cui all’art.
59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid, cit., pto.
4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti
direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima
frase CPS (v. Schmid, cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine, la misura può
essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì anche di terzi che
abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non trovino applicazione
le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1
ultima frase CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non
vanificare la portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il
sequestro di tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2
lit. b CPP; v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art.
59 cfr. 2 cpv. 3 CPS);

-       
un ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare
un attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura
d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve
poggiare sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario
per il giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469,
con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante
negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.);

-       
nel caso di specie, la professione d’innocenza dell’accusato
reclamante – al di là dei dubbi che egli esprime in altra sede (v. istanza di
libertà provvisoria, inc. MP doc. _, pto. 4 p. 2) sulla giurisprudenza relativa
al comportamento da lui tenuto –, fondata sul preteso uso al quale era
destinata la canapa da lui venduta, appare del tutto inverosimile ed
assolutamente inconciliabile con il comune buon senso e con l’esperienza fatta
dagli inquirenti in inchieste analoghe condotte recentemente (tant’è che in
sede di verbale MP l’accusato reclamante ha assunto atteggiamento più sfumato
in proposito). Comunque, la presenza di convergenti dichiarazioni a carico di
lui, per quanto contestate nel merito (v. reclamo, cit., pto. 5 p. 3-4; la
valutazione delle obiezioni mosse alla credibilità delle testimonianze a carico
del qui accusato compete tuttavia alla sola Corte di merito), basta ed avanza
per giustificare l’istruzione aperta nei suoi confronti;

-       
parimenti ineccepibili appaiono gli ordini qui avversati, in
quanto giustificati dalla necessità di verificare un eventuale flusso di denaro
riconducibile all’attività illecita dell’accusato reclamante, e opportunamente
limitati a conti menzionati nella documentazione rinvenuta presso il negozio da
lui gestito. L’apodittica affermazione di lui, secondo la quale sui conti
sequestrati non vi sarebbe denaro provento di reato (rispettivamente non vi sarebbe
saldo attivo degno di nota, v. reclamo, cit., pto. 6 p. 4-5), al momento
dell’inoltro del gravame non era suffragata da documentazione alcuna (né sembra
che tale documentazione sia stata inoltrata successivamente), ed ha a tutt’oggi
unicamente valore di affermazione di parte;

-       
conseguentemente, la richiesta del reclamante di procedere alla
revoca degli avversati ordini di perquisizione e sequestro bancari appariva, al
momento dell’inoltro del reclamo, perlomeno prematura, ed appare ancora oggi –
quando la documentazione bancaria raccolta non appare essere ancora stata
discussa – infondata, ciò che deve condurre alla reiezione del reclamo con la
presente decisione, impugnabile entro 10 giorni alla Camera dei ricorsi penali
del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e con conseguenza di
tassa e spese a carico del reclamante soccombente;

-       
resta ovviamente impregiudicata una nuova richiesta di
dissequestro, fondata su eventuali nuovi elementi di fatto e valutata
nell’ottica dello stato d’avanzamento dell’inchiesta.

 

Per i quali motivi

richiamati i
citati articoli di legge e gli artt. 280 ss. CPP

decide:

1.   Il reclamo 5/8
novembre 1999 di __________ contro gli ordini di perquisizione e sequestro
bancari 25 ottobre 1999 è respinto.

2.   La tassa di giustizia
di fr. 200.-- e le spese di fr. 50.--, in tutto fr. 250.--, sono poste a carico
del reclamante soccombente. 

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

-      avv.
__________, per sé e per il reclamante, con copia delle osservazioni del
magistrato inquirente;

-      Procuratore Pubblico avv. __________, con l’inc. MP 6548/99/PE
di ritorno.

giudice __________