# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be7b9a5d-7a17-5bd1-a4cd-c6ad102c7313
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 28.07.2014 17.2014.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-58_2014-07-28.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.58-60

  17.2014.87-89

  	
  Locarno

  28 luglio 2014/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Barbara Maspoli, vicecancelliera

  

 

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con appelli

 

	
   

  	
  28 marzo 2014 presentato da

   

  AP 1,

   

  rappr. dall'avv. DI 1, 6900 Lugano 

   

   

  18 marzo 2014 presentato da

   

  IM 1,

   

  rappr. dall'avv. DI 2, 6872 Salorino 

  

 

	
   

  	
  17 marzo 2014 presentato da

   

  IM 2,

  rappr. dall'avv. DI 3, 6900 Lugano 

  

 

e con appelli incidentali 7 aprile 2014 presentati dal 

 

                                         procuratore pubblico PP
1 6901 Lugano

 

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 6 dicembre 2013 dalla Corte
  delle assise criminali nei confronti di AP 1, IM 1 e IM 2,

  

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:                 con sentenza 6 dicembre 2013,
la Corte delle assise criminali ha dichiarato IM 1, IM 2 e AP 1 autori
colpevoli di ripetuta tentata rapina, aggravata siccome commessa munendosi
di un’arma da fuoco, per avere, a __________, il 2, il 3 e il 9 gennaio 2013, in correità fra loro, minacciando l’impiegata di un pericolo imminente alla vita o
all’integrità corporale, tentato di commettere un furto ai danni de ACPR 1. 

 

Con il medesimo giudizio, IM 1 e IM 2 sono stati
dichiarati autori colpevoli anche di ripetuto furto d’uso per avere, in
Ticino, tra il 2 ed il 9 gennaio 2013, entrambi condotto o circolato come
passeggeri sui veicoli Fiat Uno targato __________ e Fiat Innocenti targato __________
e, il solo IM 2, condotto la motocicletta BMW 650 ST, sapendo che tali veicoli erano stati rubati in Italia. 

 

IM 2 è, quindi, stato dichiarato autore colpevole anche di:

 

                                         -     furto
per avere, a __________, tra il 5 e il 6 settembre 2007, per procacciare ad
altri un indebito profitto e al fine di appropriarsene, sottratto un veicolo
Fiat Uno; 

 

                                         -     infrazione
alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni per avere, a __________,
tra fine dicembre 2012 e inizio gennaio 2013, senza diritto, acquistato e
portato una pistola __________; 

                                         -     ripetuta
guida in stato di inattitudine per avere, in __________, tra il dicembre
2012 e il 9 gennaio 2013, in più occasioni, condotto un veicolo a motore in
stato di inattitudine, e meglio dopo aver consumato cocaina; 

                                         -     ripetuta
guida senza autorizzazione per avere, a __________, il 5/6 settembre 2007,
nonché in __________, tra il dicembre 2012 e il 9 gennaio 2013, condotto diversi
veicoli a motore senza essere titolare della licenza di condurre richiesta;

                                         -     contravvenzione
alla Legge federale sugli stupefacenti per avere, senza essere autorizzato,
a __________, presso il Carcere penale La Stampa, il 14 novembre 2013,
consumato un imprecisato quantitativo di cocaina. 

 

AP 1 è, inoltre, stato dichiarato autore colpevole di:

 

                                         -     denuncia
mendace per avere, a __________, il 10 febbraio 2012, denunciato presso la
Polizia grigionese il fratello __________ di una contravvenzione alla circolazione
stradale avvenuta ad __________ il 4 febbraio 2012, sapendolo innocente, per
provocare contro di lui un procedimento penale; 

                                         -     infrazione
alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni per avere, a __________,
dal 2007 al 9 gennaio 2013, senza diritto, posseduto una pistola __________,
modello __________, calibro __________; 

                                         -     atti
contro la pubblica incolumità per avere, a __________, tra il 31 dicembre
2012 e il 1. gennaio 2013, sparato due colpi di arma da fuoco dal balcone della
sua abitazione. 

 

In relazione alle tentate rapine, i tre condannati sono stati
prosciolti dall’aggravante - che pure gli era stata rimproverata con l’atto di
accusa - dell’avere agito come associati ad una banda intesa a commettere furti
o rapine, mentre AP 1 è stato prosciolto anche dalla contravvenzione alla Legge
federale sugli stupefacenti che gli era stata imputata dal procuratore pubblico
per avere, a __________, il 9 gennaio 2013, senza autorizzazione, posseduto 3,3 grammi di marijuana, destinati al proprio consumo.

 

In applicazione della pena, la Corte delle assise criminali ha
condannato: 

 

                                     -   AP 1 alla pena detentiva
di due anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, sospesa in
ragione di 18 mesi con un periodo di prova di tre anni e, per il resto, da
espiare; 

                                     -   IM 1 alla pena detentiva
di tre anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto; 

                                     -   IM 2 alla pena detentiva
di tre anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto. 

 

Dopo aver statuito sulla sorte degli oggetti in sequestro -
ordinando, per alcuni, la confisca, per altri, il sequestro conservativo e, per
altri ancora, il dissequestro - la Corte delle assise criminali ha posto gli
oneri processuali a carico dei condannati, in solido, con ripartizione interna
nella misura di 1/3 ciascuno. 

 

 

preso atto che             contro la sentenza della Corte
delle assise criminali tutti e tre i condannati hanno tempestivamente
annunciato di voler interporre appello. 

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con
dichiarazione di appello 17 marzo 2014, IM 2 ha precisato di impugnare i
dispositivi n. 3.1 e 7.3.1 della sentenza di prime cure e, anche sulla scorta
di un diverso accertamento dei fatti, ha chiesto che la pena detentiva
inflittagli sia contenuta in due anni.

Con dichiarazione di appello 18 marzo 2014, IM 1 ha indicato di
contestare i dispositivi n. 2, 2.1, 7.2 e 7.2.1 e, lamentando l’accertamento
inesatto di alcuni fatti, ha postulato una riduzione a due anni della pena
detentiva irrogatagli.

Con dichiarazione di appello 28 marzo 2014, AP 1 ha spiegato di
opporsi a tutti i dispositivi della sentenza di primo grado (salvo ai
dispositivi n. 1.2, 1.3, 4.1. e 4.2) e ha domandato, in via principale, il
proscioglimento dai reati di ripetuta tentata rapina aggravata e di atti contro
la pubblica incolumità nonché il dissequestro di tutti gli oggetti a lui
sequestrati; in via subordinata, la derubricazione da correità a complicità in
tentata rapina aggravata limitatamente ai fatti del 9 gennaio 2013; in via
ancor più subordinata, la ricommisurazione della pena. 

 

Con tre appelli incidentali datati 7 aprile 2014, il procuratore
pubblico ha impugnato la commisurazione della pena operata dai primi giudici
sia per AP 1 e IM 1 (per i quali ha chiesto la condanna alla pena detentiva di
tre anni e tre mesi), sia per IM 2 (per cui ha postulato la condanna alla pena
detentiva di tre anni e nove mesi). 

 

Ne discende che, in assenza di impugnazione, i dispositivi n. 1.2,
1.3, 2.2, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 4, 4.1, 4.2, 5, 6, 10 e 11 della
sentenza 6 dicembre 2013 della Corte delle assise criminali sono passati in
giudicato.

 

Nessuna delle parti ha formulato istanze probatorie. 

 

 

 

 

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il
21 luglio 2014 durante il quale: 

 

                                     -   il procuratore pubblico ha
chiesto la conferma della condanna di AP 1 per correità in ripetuta tentata
rapina aggravata ed un aumento delle pene inflitte agli imputati. Ha chiesto
che le pene detentive siano commisurate in 3 anni e 9 mesi per IM 2, in 3 anni
e 3 mesi per IM 1 e in 3 anni e 3 mesi per AP 1. Si è opposto, anche nel caso
di una loro riduzione, all’eventuale sospensione condizionale delle pene
irrogate a IM 1 e IM 2; 

 

                                     -   l’avv. DI 2,
patrocinatrice di IM 1, ha chiesto l’accoglimento del suo appello e, in via
principale, la derubricazione dei fatti del 2, del 3 e del 9 gennaio 2013 in atti preparatori di rapina ex art. 260bis CP. In via subordinata, ha postulato la condanna
per ripetuto tentativo di rapina semplice. Ad ogni modo, in considerazione
anche dell’attenuante specifica del sincero pentimento, ha chiesto che la pena
detentiva inflitta al suo assistito sia ridotta a due anni;

 

                                     -   l’avv. DI 3, patrocinatore
di IM 2, ha chiesto l’accoglimento del suo appello e, ritenuta anche la sua
lieve scemata imputabilità, la riduzione della pena detentiva inflitta al suo
assistito ad un massimo di due anni; 

 

                                     -   l’avv. DI 1,
patrocinatrice di AP 1, ha chiesto l’accoglimento del suo appello e, in via
principale, il proscioglimento del suo assistito sia dal reato di ripetuta tentata
rapina che dal reato di atti contro la pubblica incolumità. In via subordinata,
ha chiesto il proscioglimento in virtù del principio in dubio pro reo. Ha
postulato, inoltre, l’accoglimento dell’istanza di indennizzo, la restituzione
integrale della cauzione, il dissequestro di tutto quanto sequestrato al suo
patrocinato e l’esonero dal pagamento degli oneri processuali di appello e di
primo grado. In via ancora più subordinata, ha chiesto che, in relazione alle
tentate rapine, l’accusa sia derubricata in complicità e che la pena detentiva
sia contenuta in 24 mesi, integralmente sospesi. Per il caso in cui la Corte
dovesse ritenere equa una pena superiore ai 24 mesi, ha chiesto che essa sia
parzialmente sospesa e che la parte da espiare sia contenuta in 6 mesi al
massimo. 

 

 

 

 

 

 

ritenuto                          

Potere cognitivo della Corte d’appello penale 

 

                                   1.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare,
mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto,
compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o
ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello
esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende
Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di
secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli
aspetti controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il
TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame
di tutte le questioni contestate e ha spiegato che la giurisdizione di seconda
istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a
criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una
nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il
proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle
risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12
luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno
2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766; cfr anche STF 6B_404/2012
del 21 gennaio 2013 consid. 2.2).

L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del
dispositivo del giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi
casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà
soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante
eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte
di appello si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini,
Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

 

                                   2.   Per quel che
riguarda il potere cognitivo in tema di commisurazione della pena, sotto
l’egida del previgente ordinamento processuale la Corte di cassazione e di revisione penale - come il Tribunale federale - interveniva con
estremo riserbo, unicamente laddove la sanzione si poneva al di fuori del
quadro edittale, si fondava su criteri estranei all’art. 47 CP, disattendeva
elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appariva
esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare eccesso o
abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; DTF 134 IV 17
consid. 2.1; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 e riferimenti; DTF 128 IV 73 consid. 3b,
DTF 127 IV 10 consid. 2; STF 6B_78, 81, 90/2008 del 14 ottobre 2008 consid.
3.3; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.3).

Il nuovo CPP federale permette invece di censurare, mediante
l’appello, non solo l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (art. 398
cpv. 3 lett. a CPP), ma anche l’inadeguatezza (art. 398 cpv. 3 lett. c CPP).

Secondo la dottrina maggioritaria, quest’ultimo motivo di ricorso
- non previsto nel disegno di legge, ma introdotto dalle Camere federali e
definito privo di portata giuridica da Schmid nella misura in cui l’appello è,
comunque, un rimedio giuridico completo e la sentenza dell’autorità di secondo
grado si sostituisce a quella resa dall’autorità inferiore (Schmid, Handbuch
des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695
con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP; Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 9, pag. 767)
- estende (o, nell’opinione di Schmid condivisa da questa Corte, semplicemente,
conferma) la competenza della giurisdizione di appello anche all’errato
apprezzamento, non solo all’eccesso o all’abuso dello stesso.

Esso conferisce, dunque, alla giurisdizione d’appello la facoltà
di rivedere liberamente anche le questioni suscettibili di apprezzamento,
verificando che la decisione adottata in primo grado sia effettivamente la
migliore possibile, senza che il controllo sia più limitato alla conformità
della stessa con l’ordinamento giuridico (cfr., in particolare, Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 398, n. 9, pag. 767 e ad art. 393, n. 17, pag. 759;
Eugster, Basler Kommentar, StPO, ad art. 398, n. 1, pag. 2642: “Auch reine
Ermessensfragen […] unterliegen der freien Überprüfung”;
Stephenson/Thiriet, Basler Kommentar, StPO, ad art. 393, n. 17, pag. 2622-2623;
Mini, Commentario CPP, ad art. 393, n. 37, pag. 732).

Alcuni autori, pur concordando con la dottrina citata sul principio secondo cui
la giurisdizione d’appello deve procedere ad una commisurazione autonoma della
pena (così come, in generale, ad una libera valutazione di tutte le altre
questioni sottoposte ad apprezzamento), senza limitarsi a controllare che il
giudizio di prima istanza rientri nei limiti di apprezzamento conferiti dal
legislatore, ritengono opportuno che, in questi ambiti, la Corte di appello dimostri un certo riserbo (Hug, in Kommentar zum StPO, Zurigo 2010, ad art.
398, n. 20, pag. 1920 seg.; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de
procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 21, pag. 1776; contra,
nella stessa opera ma con riferimento all’identico motivo di reclamo, Rémy, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 393,
n. 18, pag. 1760, che non fa cenno al riserbo che la seconda istanza dovrebbe
imporsi e cita una definizione di Moor [Droit administratif, les actes
administratifs et leur contrôle, Vol. II, Berna 2002, pag. 667]
del controllo dell’opportunità delle decisioni: “contrôler l’opportunité,
c’est intervenir à l’intérieur même du cadre légal dans lequel l’autorité dont
l’acte est attaqué exerce sa libre appréciation”).

L’opinione secondo cui nel suo libero apprezzamento l’autorità di
secondo grado deve dar prova di un certo riserbo rimane, comunque, minoritaria.
Ad essa si oppone (fra gli altri) recisamente Schmid che - ricordando che
l’autorità chiamata a pronunciarsi sull’appello deve, in ogni caso, operare un
apprezzamento proprio che si sostituisce a quello dell’istanza di primo grado -
ha, in particolare, precisato che la Corte di appello, se si autolimitasse nel
suo potere di verificare il primo giudizio, commetterebbe addirittura una
violazione del diritto di essere sentito dell’imputato (Schmid, Handbuch des
Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con
riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP).

Il TF, commentando gli art. 399 e 404 cpv. 1 CPP, ha sposato la
tesi della dottrina maggioritaria precisando che l’appello produce, di
principio, un effetto devolutivo completo e conferisce, perciò, alla
giurisdizione d’appello un pieno potere d’esame che le permette di rivedere la
causa liberamente sia in fatto, che in diritto, che in opportunità (STF
6B_548/2011 del 14 maggio 2012 consid. 3).

 

 

                                         Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   3.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza che, in applicazione dell’art. 10
cpv. 2 CPP, valuta liberamente secondo il convincimento che trae dall’intero
procedimento (Bernasconi e altri, Commentario CPP, ad art. 10, n. 15, 16 e 23,
pag. 48 e 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23;
Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72;
Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, §
100, n. 744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht,
Basilea 2005, § 54, n. 3, pag. 245; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 58, pag. 173; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 129 I 8
consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; 117 Ia 401 consid. 1c/bb; STF 6B_936/2010
del 28 giugno 2011; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_1028/2009 del 23 aprile
2010; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007).

 

                                   4.   In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b). 

                                         L’indizio, per consolidata
dottrina e giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può
trarre, dopo un processo di induzione condotto
con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di una valutazione
d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o
meno del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12-15 con richiami, pag. 277;
Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956,
pag. 416 e segg.; Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980 pag.
147 consid. 4).

In
assenza di prove tranquillanti e sicure si può, dunque, emanare un giudizio di
condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme, consentono
deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa
non può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder,
Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit. in part. in
STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7 maggio
2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9;
cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11; 17.2011.42
del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011 consid. 2.5;
17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 17.2009.59 del 9
giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF).  

 

                                   5.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione del
materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B_230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV 86 consid. 2a pag.
88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato
dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più
favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove
conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici -
sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia
inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre
l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il
semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa
valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al giudizio
in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una convinzione
interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse. Proprio il
concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione schiacciante -
costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e il dubbio
immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.

                                         Il
principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice
penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove,
rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38
consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29
luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009
del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2;
6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008
consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19
aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid.
10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235,
pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182;
Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13,
pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97;
Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73).

 

 

                                         Gli accusati: vita e
precedenti penali

 

                                   6.   IM 1 

 

                               6.1.   Riguardo alla vita di IM
1, si richiama - in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP - quanto esposto al
considerando n. 1.2 della sentenza impugnata che qui si riproduce: 

 

“ IM 1, cittadino
italiano sessantenne, è nato il __________ a __________, in provincia di __________,
dove abita tuttora insieme al fratello in una casa di proprietà di tre piani.
La sorella, sposata con figli, risiede in un paese poco distante. Terminata la
quinta elementare, ha iniziato a lavorare come operaio tuttofare e come
salumiere. Successivamente ha lavorato come autista di cantiere in Libia, in
Algeria e in Iran. Tra il 1972 e il 1976 ha lavorato, sempre come operaio, in Ticino, a __________. Tra il 1977 e il 1979 ha lavorato come minatore ad __________. Poi è rientrato in Italia, tornando ad esercitare la professione di
salumiere (VI PP 10.01.2013, pagg. 1-2; VI imputati pag. 3, all. 1 V.DIB.).

Sulla sua situazione personale, durante l'inchiesta IM 1 ha
precisato quanto segue:

 

"lo ho una compagna di origini boliviane che reputo come mia
moglie ma di fatto è coniugata ufficialmente con mio fratello __________.

Nel 2004 ho conosciuto __________ e nel 2007 sono finito in
carcere. Siccome lei non era regolare, pur lavorando come badante, ho
concordato con mio fratello che se la sposasse lui, cosicché ______, come
parente, poteva venire a trovarmi in carcere e poteva restare in Italia.

Di fatto, da quanto sono uscito dal carcere, io vivo in casa con
tre appartamenti, uno è mio, uno di mio
fratello e uno di mia cugina in affitto a stranieri, credo siano
marocchini. Come me ci vive __________." (Vl PG 22.01.2013, pagg. 3-4)

 

IM 1 non ha figli (VI PP 10.01.2013 pag. 2).

Dal certificato medico del 19.09.2013 prodotto dal suo difensore,
risulta che IM 1 "presenta una coxartrosi
evolutiva bilaterale di entità moderata, clinicamente manifesta con
predominanza a destra" (doc. TPC
10).

 

IM 1 non risulta essere consumatore di stupefacenti. L'analisi
tossicologica delle urine effettuata durante l'inchiesta ha dato esito negativo
(rapporto d'inchiesta Al 263a, all. 6)” (sentenza impugnata, consid. 1.2, pag.
13).

 

                               6.2.   Anche riguardo ai
precedenti penali di IM 1, si richiama il contenuto del considerando n. 1.2
della sentenza di prime cure: 

 

“ Incensurato in
Svizzera (estratto del casellario giudiziale svizzero del 16.10.2013, doc. TPC
5; cfr. anche Al 16), in Italia IM 1 è pluripregiudicato (estratto del
casellario giudiziale italiano del 21.10.2013, doc. TPC 16; cfr. anche Al 68):

 

-   tra il
27.02.1980 e il 14.10.1981 è stato condannato 6 volte per reati nell'ambito
della circolazione stradale;

 

-   il 18.07.1980 è stato inoltre condannato dalla
Corte di appello di Milano per furto
in concorso e porto di armi all'arresto di 20 giorni e all'ammenda di
Lire 40'000, pena sospesa condizionalmente;

 

-   il 15.02.1982 è
stato condannato dalla Corte di appello di Milano per detenzione illegale di
armi e munizioni alla reclusione di 11 mesi e alla multa di Lire 100'000, pena
sospesa condizionalmente;

 

-   il 15.03.1983 è stato condannato dalla Corte di
appello di Milano per furto tentato alla reclusione di 5 mesi e alla
multa di Lire 100'000;

 

-   il 16.10.1985 è stato condannato dalla Corte di
appello di Milano per rapina (1°
reato, continuato in concorso), detenzione illegale di armi e munizioni
(2° reato, continuato in concorso), furto (3° reato, continuato in concorso),
rapina (4° reato, continuato in concorso), furto (5° reato, continuato in
concorso), detenzione illegale di armi e munizioni (6° reato, continuato in
concorso), falsità materiale commessa dal privato in atti pubblici (7° reato,
continuato), ricettazione (8° reato, continuato) e violazione al T.U. delle norme sulla circolazione stradale (9° reato,
continuato) alla reclusione di 9 anni e alla multa di Lire 3'000'000;

-   il 07.02.1988 è stato condannato dalla Corte
di appello di Milano per furto e violazione al T.U. delle norme sulla circolazione stradale
all'arresto di 2 mesi e 10 giorni (recte: alla
reclusione di 6 mesi e alla multa di Lire 150'000 nonché all'arresto di 2 mesi
e 10 giorni);

 

-   in
data 08.05.1995 è stato condannato dalla Corte
di appello di Brescia per rapina (1° reato, in concorso), furto (2°
reato, in concorso), detenzione illegale di armi e munizioni (3° reato),
violazione delle norme sul controllo delle armi, delle munizioni e degli
esplosivi (4° reato) e ricettazione (5° reato) alla reclusione di 3 anni e 10 mesi nonché alla multa di Lire
3'000'000;

 

-   il 17.11.1999 è
stato condannato con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti del GIP del Tribunale di Como per rapina (1° reato, in concorso), porto di armi (2° reato, in concorso) e
furto (3° reato, in concorso) alla reclusione di 2 anni e alla multa di Lire
800'000;

 

-   in data 03.02 (recte:
04).2002 è stato condannato dalla Corte di appello di Milano per rapina, sequestro di persona (reato
continuato), porto di armi (reato continuato), ricettazione (reato
continuato) e violazione delle misure di prevenzione nei confronti delle
persone pericolose alla reclusione di 4 anni e alla multa di Euro 2'065, 52;

 

-   in data
20.01.2003 è stato condannato con sentenza di applicazione della pena su
richiesta delle parti del Tribunale in composizione monocratica di Milano per
violazione delle misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose
all'arresto di 2 mesi;

 

-   il 29.02.2008 è
stato condannato dalla Corte di appello di Brescia per rapina (reato in
concorso), porto di armi (reato in concorso) e furto (reato in concorso) alla
reclusione di 4 anni e 9 (recte: 8) mesi nonché alla multa di Euro
2'000.

 

IM 1 ha dichiarato di aver trascorso in carcere complessivamente
una ventina d'anni - ovvero un terzo della sua vita - e di essere uscito di prigione
a marzo 2011 (VI PG 09.01.2013 pag. 5; VI PP 10.01.2013 pag. 2; VI imputati
pag. 3, all. 1 V.DIB.)” (sentenza impugnata, consid. 1.2, pag. 13-15). 

 

                                   7.   IM 2 

 

                               7.1.   Sulla vita di IM 2 si
rinvia al considerando n. 1.3 della sentenza impugnata che, pure, qui si
riproduce: 

 

“ IM 2, __________,
cittadino italiano residente a __________, in merito alla sua vita ha riferito:

 

"Sono nato a __________ in
provincia di __________, ho tre
fratelli maggiori. Tutta la famiglia
abita ancora in zona di __________. Dopo
le scuole medie sono andato a lavorare
come posatore di pavimenti. Diventato maggiorenne ho effettivamente,
come dice l'interrogante, iniziato a
compiere qualche delitto, dapprima
qualche furto, ho poi commesso un'estorsione e una rapina per cui in totale ho scontato sei anni di carcere. Sono poi stato
condannato in Romania per una rapina
commessa nel 2007. Ho scontato 4 anni e mezzo
in Romania e a giugno dello
scorso anno sono tornato in Italia.
Qui ho lavorato per un breve periodo come
posatore poi non c'era più
lavoro. Mi ha mantenuto in questo
periodo mia madre ma mia madre e padre sono pensionati"
(VI PP 09.01.2013, pagg. 1-2).

 

In aula IM 2 ha precisato che uno dei suo fratelli,
di cui si prendono cura i suoi genitori, soffre della sindrome di Down e
percepisce una pensione di invalidità di Euro 400.- ogni due mesi (VI imputati
pag. 4, all. 1 V.DIB.).

 

ln merito alla sua situazione economica, IM 2 ha dichiarato:

 

"Confermo all'interrogante che non ho una grande situazione economica. Dalla mia scarcerazione a giugno
2012 ho tirato avanti con l'aiuto dei miei genitori e lavorando
saltuariamente in nero.

[…]

ADR che non posso fare una media di quanto guadagnavo con i lavori in nero. Per lavori particolari che quasi
nessuno fa, come quello in particolare di stendere il cemento sulle
rampe potevo anche prendere 150-200 Euro al giorno. lo non lavoravo comunque
tutti i giorni" (VI PP 18.04.2013 pag. 2). 

 

(…)

 

IM 2 ha ammesso fin dal
primo interrogatorio di fare uso di stupefacenti, in particolare di essere
consumatore abituale di cocaina, anticipando che "il risultato del
tossicologico sarà positivo sicuramente alla cocaina" (VI PG 09.01.2013
pag. 8; cfr. anche Vi PP 09.01.2013
pag. 2; VI PP 04.07.2013 pag. 4), così
come effettivamente è stato (rapporto d'inchiesta Al 263a all. 12)” (sentenza impugnata, consid. 1.3, pag.
15-16).

 

In questo contesto, si osserva che, in carcere, IM 2 è stato
oggetto di un procedimento disciplinare costatogli 5 giorni di isolamento per
avere consumato cocaina il 14 novembre 2013 (cfr. inc. sfociato nell’AA
aggiuntivo 137/2013 del 28.11.2013). 

 

                               7.2.   La sentenza impugnata
descrive anche i precedenti penali di IM 2 (che, in aula, ha peraltro spiegato di aver iniziato a delinquere proprio per comprarsi la droga;
cfr. all. 1 al verb. dib. TPC, pag.
3).

Sempre il considerando n. 1.3 riporta infatti che: 

 

“ Così come da lui stesso riferito, IM 2 - incensurato in Svizzera
(estratto del casellario giudiziale svizzero del 16.10.2013, doc. TPC 7; cfr.
anche Al 15) - ha diversi precedenti in Italia (estratto del casellario
giudiziale italiano del 21.10.2013, doc. TPC 15; cfr. anche Al 69):

 

-   con sentenza di
applicazione della pena su richiesta delle parti della Pretura di Bergamo del
05.10.1996, è stato condannato per furto alla reclusione di 3 mesi ed alla
multa di Lire 200'000, pena sospesa condizionalmente;

 

-   con
sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti della Pretura di
Brescia, Sezione distaccata di Breno, del 29.10.1996 è stato condannato per
evasione e furto alla reclusione di 6 mesi e alla multa di Lire 200'000, pena
sospesa condizionalmente;

 

-   con
sentenza di applicazione della pena su richiesta delle partì del GIP del
Tribunale di Brescia del 03.02.1997 è stato condannato per furto ed estorsione
alla reclusione di 1 anno e alla multa di Lire 600'000;

 

-   con
decreto penale del GIP della Pretura di Brescia del 12.05.1998 è stato condannato per
guida di veicolo senza aver conseguito la patente all'ammenda di Lire
2'450'000;

 

-   con
decreto penale della Corte di appello di Salerno del 23.11.1998 è stato
condannato per rapina (in concorso), detenzione illegale di armi e munizioni
(in concorso), detenzione abusiva di armi (in concorso), porto illegale di armi
(in concorso) e ricettazione (in concorso) alla reclusione di 3 anni e 4 mesi
nonché alla multa di Lire 2'000'000. É stata inoltre revocata la sospensione
condizionale della pena di cui alle condanne del 05.10.1996 e del 29.10.1996.

 

IM 2 ha
inoltre confermato a più riprese (VI PG
09.01.2013 pag. 7; VI PP 04.07.2013
pag. 4), ribadendolo anche in aula (VI imputati pag. 4, all. 1 V.DIB.), di avere un precedente penale anche in Romania,
dove è stato condannato per rapina a 7 anni di prigione, di cui ne ha scontati
circa 4 anni e mezzo, uscendo di prigione a giugno 2012. Di questa condanna vi è .riscontro nella comunicazione
FEDPOL del 09.01.2013 (rapporto di arresto provvisorio del 09.01.2013, Al 24 all. 21)” (sentenza impugnata, consid. 1.3,
pag. 16-17). 

 

La condanna rumena - che IM 2 ha confermato (MP
IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 4) - risale al 2008 (comunicazione FEDPOL 9.1.2013, all. 21
all’Al 24, pag. 2).

 

                                   8.   AP 1

 

                               8.1.   La vita di AP 1 è pure
ampiamente descritta nella sentenza impugnata. Al considerando n. 1.1, che qui
si riproduce, si legge infatti che: 

 

“ AP 1, cittadino
italiano, è nato il __________ a __________, nelle vicinanze di __________. In
merito alla sua vita, durante l'inchiesta ha riferito:

 

"Sono nato e cresciuto a __________, con
entrambi i miei genitori, e con mio fratello e le mie due sorelle. lo sono il
maggiore. Fino al conseguimento della licenza di scuola media. Ho poi iniziato
a lavorare, dapprima come muratore e poi in vari ambiti (cameriere ed altri.).
Sono rimasto a __________ fin circa ai 22, mi sono poi trasferito nelle zone di frontiera, continuando a vivere in Italia, continuando a lavorare come
cameriere ed altre varie professioni. Vivevo nel __________, fino al 1993, quando mi sono sposato e trasferito in Svizzera.
Preciso al verbalizzante che all'età di 25 anni circa sono stato vittima di un
incidente automobilistico (era il 1990 - 1991). Questo incidente mi ha causato
vari problemi, in particolare al bacino ed agli arti inferiori. In quel periodo
ero ancora socio di un negozio di vini, cercavo quindi ancora di fare qualcosa.
Quando il negozio ha chiuso (nel 1997 circa). Ho quindi passato due anni a
casa. Per me era molto dura e non mi accettavo più. In quel periodo ho avuto
vari problemi sia con la droga che con l'alcool.
Ho anche avuto dei problemi con la Giustizia svizzera, in relazione allo
stupefacente, ma nonostante le accuse io mi sono sempre e solo limitato a
consumarlo.

ADR che non sono mai andato in
comunità o non ho mai chiesto aiuto ad altri.

ADR che non voglio dire quanto consumavo all'epoca. È il passato e non voglio rinvangarlo.

ADR che ho smesso di consumare circa 13 anni fa. In
effetti se si cerca nella documentazione si troverà quando ho avuto problemi
con la giustizia e da lì io ho dato un taglio netto al mio consumo.

Preciso che nel periodo del consumo ero già sposato.

Da quel momento ho iniziato a lavorare come potevo,
ma mi è molto difficile trovare un posto a causa dei miei vari problemi. Se
trovavo lavoro era solo in nero.

Mi viene chiesto se
sono mai stato al beneficio della disoccupazione o
dell'invalidità.

R: mai, né al beneficio della disoccupazione né
dell'invalidità. Quest'ultima non mi
è mai stata concessa. Preciso che io ho sempre cercato di darmi da fare e di
trovare un lavoro.

ADR che non ho figli.

ADR che mia moglie é
parrucchiera, in effetti da due anni io lavoro con lei. Questo in particolare
perché lei aveva difficoltà a trovare dei validi aiutanti, per questo motivo ho
provato ad aiutarla io ed ora, a parte il taglio, l'aiuto in tutto.

ADR che lavoro dal martedì al sabato. Mia moglie di
solito inizia alle 07:00 mentre io arrivo un attimo dopo, di solito attorno
alle 07:30 - 08:00, salvo se vado in piscina. In quest'ultimo caso arrivo verso le 08:30. Il negozio chiude alle
18:00, orario continuato. Per quanto attiene alla pausa pranzo la facciamo adeguandoci
ai bisogni dei clienti. La sera restiamo entrambi fino all'orario di chiusura.

ADR che non sono mai stato in cura psichiatrica o
psicologica. Non ho mai fatto uso di psicofarmaci.

ADR che mi piacciono le armi e la palestra. In effetti
frequento una palestra di Grancia. Preciso al verbalizzante che ovviamente io
non posso correre, ma il resto dello sport, quello che posso, lo faccio"
(VI PP 09.01.2013, pagg. 2-3).

 

In aula, AP 1 ha precisato che i suoi genitori vivono a __________
e che con loro vive suo fratello. Le sue sorelle abitano invece a __________, poco distante da __________. Ha affermato di avere un buon rapporto con i suoi famigliari che va a trovare regolarmente
(VI imputati pag. 2, all. 1 V.DIB.).

 

Ha ribadito inoltre di non consumare più
stupefacenti (pag. 3), ciò che è stato confermato dal risultato negativo
dell'esame tossicologico delle urine cui è
stato sottoposto durante l'inchiesta (cfr. rapporto d'inchiesta di
Polizia Giudiziaria del 25.06.2013, Al 263a, all. 16).

 

Al dibattimento AP 1 ha anche dichiarato di aver
subito di recente un'operazione alla schiena, per mettere a posto le conseguenze dell'incidente e che da allora non può
più praticare sport, se non ginnastica in acqua (VI imputati pag. 2,
all. 1 V.DIB.)” (sentenza impugnata, consid. 1.1, pag. 9-10).

 

Quanto, in particolare, all’incidente motociclistico
subito in Italia nel 1991 (di cui non ricorda la dinamica in quanto era “andato
via con la testa” e a seguito del quale era stato degente 8 mesi
all’ospedale), AP 1 ha spiegato di non avere percepito alcuna indennità di
invalidità al di fuori di quella italiana (pari, secondo i suoi ricordi, a Euro
200.- mensili) che ha ricevuto, sempre secondo i suoi ricordi, “per circa 10
anni, forse anche più” (PS AP 1 22.2.2013, pag. 7). Ha precisato di avere
percepito quell’importo mediante un assegno postale che veniva consegnato a suo
padre al suo indirizzo e di averlo, quindi, ricevuto anche se viveva in
Svizzera (PS AP 1 22.2.2013, pag. 7). 

 

Ha inoltre spiegato che: 

 

“ tranne la mia assicurazione italiana nessuno mi ha pagato nulla. Mi
avevano versato 150 milioni di vecchie lire italiane. Questi soldi mi erano
stati versati nel 1991 subito dopo I'incidente. (…) ADR che questi soldi
all'inizio sono stati versati su un conto italiano. Una parte di questo denaro
lo avevo investito con l'aiuto di consulenti bancari, e questo già in Italia.
Negli ultimi anni, parte del denaro è stato versato su un conto svizzero del
Credit Suisse. Anche questo importo è stato investito e siccome si perdeva, ho
provato a cambiare banca, la Raiffeisen, ma siccome c'erano ancora perdite
abbiamo deciso di non investirli più, così li abbiamo prelevati e li abbiamo
versati sul conto posta” (PS AP 1 22.2.2013, pag. 7).

 

La situazione finanziaria di AP 1 è ben descritta
nel considerando n. 1.1 della sentenza impugnata di cui viene qui riportato uno
stralcio: 

 

“ In merito alla sua situazione finanziaria, AP 1 durante l'inchiesta ha
riferito di percepire per l'aiuto che presta nel salone di parrucchiere della
moglie, mensilmente Fr. 3'000.-- netti, mentre
che la moglie guadagna mensilmente Fr. 4'000.-- netti (VI PP 09.01.2013
pag. 3). Successivamente ha precisato:

 

“Mi viene chiesto di
spiegare nel dettaglio la mia situazione finanziaria. In
merito posso dire che lavoro presso il salone di mia moglie nella misura del
100%. Per avere i dati giusti riguardo agli importi di guadagno e di spese
dovete chiedere al mio fiscalista __________ di cui non ricordo il nome ma é di
__________. E lui che ci aiuta a compilare le imposte. Praticamente però io e
mia moglie gestiamo i soldi insieme, o meglio, mia moglie non mi dà la busta
paga. Mia moglie provvede ai pagamenti e quando ho bisogno di soldi li chiedo a
lei.

ADR dell'avvocato rispondo che la contabilità del
salone é gestita da mia moglie e da __________.

So che l'affitto di
casa ammonta a CHF
1'500.- e pago CHF 350.- di
cassa malati.

Non so a quanto ammonta il premio di cassa malati di
mia moglie, come pure non so l'affitto del salone da lei gestito.

(…) 

Se non sbaglio i conti sono intestati
prevalentemente à mia moglie. Abbiamo tuttavia la procura reciproca.

ADR che abbiamo complessivamente tre conti: la posta
per me e mia moglie come conto corrente, il Credit Suisse per quel che riguarda
iI negozio, mentre la Raiffeisen lo stavamo chiudendo perché non ci serve più.

ADR che oltre alla
pigione e alla cassa malati abbiamo come spesa fissa una
piccola ipoteca di cui non ricordo l'ammontare.

È un'ipoteca di un rustico che
sta ad Altanca. E una proprietà a nome di mia moglie. L'abbiamo ristrutturata e
la usiamo esclusivamente noi. Non abbiamo altri debiti sia in Svizzera che in
Italia.

ADR che non so quanto paghiamo di tasse, come detto
è mia moglie che se ne occupa.

ADR che non so dire quanto abbiamo guadagnato
dall'investimento dei nostri soldi. Però ricordo che quando ero arrivato in
Svizzera avevamo investito CHF 100'000.-, all'epoca si guadagnava bene” (VI
PG 22.02.2013, pagg. 6-8).

 

Dall'estratto Ufficio esecuzioni del 15.03.2013 agli
atti, risultano pendenti a carico di AP 1 due esecuzioni per Fr. 805.20” (sentenza impugnata, consid. 1.1, pag. 10-12).

 

                              8.2.   In Svizzera, AP 1 è
formalmente incensurato (estratto del casellario giudiziale
svizzero del 16.10.2013, doc. TPC 6; cfr. anche Al 14).

Durante l'inchiesta, ha dichiarato che “ho anche
avuto dei problemi con la Giustizia svizzera, in relazione allo stupefacente,
ma nonostante le accuse io mi sono sempre e solo limitato a consumarlo” (MP
AP 1 9.1.2013, Al 18, pag. 2), ciò che ha ribadito anche al dibattimento (all.
1 al verb. dib. TPC, pag. 2).

 

Agli atti sono state acquisite sia la sentenza di
condanna del presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano del 10
aprile 2002, sia la sentenza della Corte di cassazione e di revisione penale
del 12 giugno 2002 che ha respinto il ricorso presentato dall’imputato (doc.
TPC 29).

Da esse emerge che AP 1 era stato ritenuto colpevole
di infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti per avere, tra il marzo e il
maggio del 2000, fatto preparativi per l’acquisto di un kg di cocaina ed era
stato condannato a 15 mesi di detenzione (a valere quale pena parzialmente
aggiuntiva ad una precedente condanna a 30 giorni di detenzione sospesi,
inflittagli con DA 3 luglio 2000 per infrazione alle norme della circolazione,
guida in stato di ebbrezza e inosservanza dei doveri in caso d’infortunio),
pena sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni. 

 

Quanto ai precedenti italiani, si fa nuovamente
riferimento alla sentenza impugnata dalla quale emerge quanto segue: 

 

“ Per
quanto riguarda i precedenti penali nel suo paese d'origine, AP 1 ha dichiarato
che "[...] tanti anni fa in Italia avevo avuto problemi per contrabbando
ma è finita in niente, non sono stato condannato. Erano gli anni 1998/1999
quando vivevo ancora a Gaggiolo/Italia, anzi
scusi ho sbagliato gli anni, non ero ancora sposato e vivevo ancora in
Italia, e quindi credo negli anni 1989/1990. La Guardia di Finanza mi aveva
fermato con degli accendini "BIC" che a quell'epoca ci si faceva di "BIC". Non ho mai
contrabbandato in particolare armi, droga o esseri umani o soldi" (VI PG
22.02.2013, pagg. 12-13).

 

Dall'estratto del
casellario giudiziale italiano risulta una sentenza di condanna del 08.05.1986
della Pretura di Feltre per violazione al T.U.
della norme sulla circolazione stradale, all'arresto di due mesi e
all'ammenda di Lire 50'000, pena sospesa condizionalmente (estratto del
casellario giudiziale italiano del 21.10.2013, doc. TPC 14)” (sentenza
impugnata, consid. 1.1, pag. 12). 

 

 

                                         Nascita dell’inchiesta 

 

                                   9.   Anche le circostanze
che hanno dato avvio all’inchiesta sono ben descritte nella sentenza impugnata.
In particolare, al considerando n. 2 si legge che: 

 

“ L'inchiesta denominata __________ ha tratto origine dall'osservazione
cui IM 1 era stato sottoposto a far tempo da novembre 2012 in Italia poiché individuato quale probabile responsabile di rapine a mano armata in danno di
uffici postali. Detta osservazione si estendeva a IM 2, che risultava in contatto con IM 1 e che, al pari di questi, era
ugualmente conosciuto per precedenti di rapina.

In data 2
gennaio 2013 i Carabinieri della Compagnia di Clusone/Bergamo che avevano sotto
controllo i due, osservano gli stessi recarsi in Svizzera, per cui segnalavano
immediatamente - tramite il Centro di Cooperazione della Polizia Doganale
(CCPD) di Chiasso - agli inquirenti elvetici la possibile commissione di una
rapina sul nostro territorio. 

I Carabinieri chiedevano ed ottenevano
l'autorizzazione ad un'osservazione transfrontaliera presso il valico
italo-svizzero di Como/Chiasso e ne nasceva un'attività investigativa svolta
congiuntamente agli inquirenti ticinesi (cfr. rapporto dei Carabinieri della
Compagnia di Clusone del 09.01.2013, Al 24
all. 33).

 

Le attività investigative permettevano agli
inquirenti ticinesi di osservare, il 3
gennaio 2013, a __________ e __________, che IM 1 si trovava, quale passeggero,
su una Skoda Roomster targata __________ condotta da un uomo che veniva
identificato in tale AP 1, __________, domiciliato a __________ (rapporto di
osservazione del 28.02.2013, AI 144, pag. 4 e segg.). 

Il giorno seguente, 4 gennaio 2013, gli inquirenti
notavano che presso il domicilio di AP 1 a __________ in Via __________,
nell’autorimessa dello stabile, accanto alla Skoda Roomster targata __________
vi era parcheggiata una moto BMW di colore grigio/verde priva della targa. 

L’osservazione da parte degli inquirenti svizzeri e
italiani, che proseguiva nei giorni seguenti, permetteva di osservare che IM 1
e IM 2 raggiungevano frequentemente il nostro Cantone, girovagavano anche nei
pressi di quelli che potevano essere potenziali obiettivi di rapine, e che IM 1
si incontrava con AP 1, il quale si recava spesso in Italia in orari mattutini
(cfr. rapporto di arresto provvisorio del 09.01.2013, AI 24; per maggiori dettagli
si rinvia al rapporto di osservazione del 28.02.2012, AI 144, nonché ai
rapporti dei Carabinieri di __________ del 05.12.2012, AI 104 e del 09.01.2013,
AI 263a all. 33)” (sentenza impugnata, consid. 2, pag. 17-18).

 

                                         Circostanze degli
arresti

 

                                10.   Il 9 gennaio 2013,
poco dopo le 6.00, IM 1 e IM 2 erano stati notati entrare in Svizzera
separatamente, IM 2 a bordo di una Fiat Innocenti targata __________ - che
risultava essere stata rubata a __________ il giorno precedente - e IM 1 a
bordo della Skoda Roomster targata __________ in uso a AP 1. 

La Skoda si era poi diretta verso __________, mentre la Fiat Innocenti si era diretta verso __________.

Poco dopo le 6.30, la Fiat Innocenti era stata notata raggiungere e fermarsi sul posteggio del piazzale del Lido di __________. 

Alle 6.50 la moto BMW - che, nel frattempo, era stata provvista
della targa __________ e il cui numero di telaio risultava essere stato
cancellato - veniva vista uscire dall’autorimessa dello stabile di Via __________
a __________ in cui viveva AP 1 e giungere, pochi minuti dopo le 7.00, nei
posteggi di Via __________ a __________ dove veniva parcheggiata (e rinvenuta
dopo il fermo degli imputati). 

Verso le 7.30, la vettura Fiat Innocenti entrava sul piazzale della ACPR 1 di __________ e si posizionava con
la parte anteriore rivolta verso la strada cantonale, pronta a partire. 

Ritenendo imminente la perpetrazione di una rapina, gli inquirenti
decidevano di intervenire ed arrestavano, in un primo momento, IM 1 che era
uscito dall’auto e si era incamminato verso sud. Successivamente, gli
inquirenti riuscivano ad arrestare anche IM 2 che, avendo visto la scena del
fermo del suo compare mentre sopraggiungeva da nord, si era inizialmente dato
alla fuga (cfr. rapporto di arresto provvisorio 9.1.2013, AI 24, pag. 3-4;
rapporto di intervento 9.1.2013, all. 34 all’AI 24, pag. 2; cfr. anche
documentazione fotografica, all. 35 all’AI 24; rapporto di osservazione
28.2.2013, AI 144, pag. 9-11). 

 

Gli oggetti rinvenuti sui due - un berretto di lana verde
trasformato in un passamontagna grazie a dei fori prodotti artigianalmente
all’altezza degli occhi, una sciarpa, dei guanti da lavoro e uno spray al pepe
su IM 1; un berretto nero trasformato nel medesimo modo di cui sopra, un
guanto, un buff scalda collo su IM 2 - indicavano inequivocabilmente
l’intenzione di commettere una rapina (cfr. rapporto di intervento 9.1.2013,
all. 34 all’AI 24, pag. 2-3). 

A ciò aggiungasi che, dopo il fermo, IM 2 ha ammesso di essere
stato armato di una pistola che, durante la fuga, aveva gettato nel giardino di
una casa lì nei pressi (cfr. rapporto di intervento 9.1.2013, all. 34 all’AI
24, pag. 3; cfr. anche documentazione fotografica, all. 35 all’AI 24, in particolare foto n. 10 e 11, e all. 37 all’AI 24). 

In effetti, nel luogo indicato da IM 2, gli inquirenti hanno
rinvenuto una pistola __________, semiautomatica, calibro 7.65 mm, con un colpo in canna e sei ulteriori colpi nel caricatore (cfr. documentazione fotografica,
all. 37 all’AI 24). La pistola è risultata essere perfettamente funzionante e
già pronta a sparare in singola azione (cfr. rapporto di accertamento tecnico
balistico 18.2.2013, AI 137, pag. 3-4 da cui emerge che, quando il grilletto è
arretrato come lo era nella fattispecie, l’arma è pronta al tiro in singola
azione, modalità in cui si necessita di una forza minore per provocare la
partenza del colpo, e che il grilletto resta arretrato in quella posizione
quando l’arma è stata caricata o quando si è agito sulla leva di armamento del
cane). 

 

Dapprima posti in carcerazione preventiva, IM 1 e IM 2 sono stati
ammessi a scontare anticipatamente la pena a partire dal 26 aprile 2013 (AI 240
e 241). 

 

In carcere IM 1 lavora in cucina (doc. TPC 2). 

Come dichiarato al dibattimento di appello, IM 2 lavora, invece, in
legatoria. 

 

                                11.   

                                   a.   Poco dopo IM 1 e IM
2, sempre il 9 gennaio 2013, veniva arrestato anche AP 1.

Inizialmente gli inquirenti si erano recati a casa sua e, mediante
una pressa idraulica, avevano aperto la porta blindata che chiudeva
l’appartamento (non senza provocare ingenti danni alla parete che non ha retto
alla pressione esercitata dalla pressa). 

Non trovando AP 1 all’interno dell’appartamento, gli inquirenti si
sono recati presso il salone da parrucchiera della moglie, dove lo hanno tratto
in arresto.

 

Il 25 aprile 2013 (cfr. ordine di scarcerazione, AI 237), dietro
versamento di una cauzione di fr. 50'000.- e deposito dei documenti di
legittimazione, AP 1 è stato rilasciato dal procuratore pubblico che gli ha,
però, imposto il divieto di contattare le altre persone implicate
nell’inchiesta (cfr. MP AP 1 25.4.2013, AI 236, pag. 4).

Con decisione 8 luglio 2013, il procuratore pubblico ha restituito
all’imputato la carta d’identità (AI 268). 

La prima Corte ha, poi, deciso anche la restituzione del passaporto,
ma ha mantenuto la cauzione per impedire che l’imputato “si sottragga con la
fuga al procedimento penale rispettivamente alla sanzione” (cfr. all. 3 al
verb. dib. TPC, pag. 2-3). 

 

Per le stesse ragioni, più precisamente per garantire l’esecuzione
della pena, la cauzione è stata mantenuta anche successivamente al dibattimento
di appello (cfr. ordine 28.7.2014 della presidente di questa Corte). 

 

                                  b.   Durante la
perquisizione domiciliare effettuata al momento dell’arresto di AP 1 e su sua
indicazione, all’interno di un cassetto di un tavolo del salotto, gli
inquirenti hanno rinvenuto una pistola __________, modello UM 22, calibro 22
Magnum, carica e con due colpi in canna. L’arma era in buone condizioni di
conservazione, ma presentava un difetto ai percussori che ne riduceva
fortemente la funzionalità (i tecnici avendo stabilito “il 5,2% di
possibilità che all’atto di schiacciare il grilletto si verifichi la partenza
del colpo”) senza tuttavia pregiudicarne l’effetto lesivo che rimaneva
potenzialmente letale (cfr. rapporto di intervento 9.1.2012, all. 36 all’AI 24;
verbale di perquisizione e sequestro 9.1.2013, all. 25 all’AI 24; PS AP 1
9.1.2013, pag. 2; rapporto di accertamento tecnico balistico 18.2.2013, AI 137,
pag. 9 e 11). 

 

Egli ha dato atto di non essere titolare di alcuna autorizzazione
per il porto di armi o la collezione di armi (PS AP 1 9.1.2013, pag. 4), ma che
era sua intenzione chiedere il permesso di acquisto per un’ulteriore arma (MP AP
1 9.1.2013, AI 18, pag. 3; PS AP 1 24.1.2013, pag. 28). 

Dagli atti emerge, infatti, che, il 31 dicembre 2012, poco prima
del suo arresto, AP 1 aveva presentato una formale richiesta di rilascio di un
permesso per l’acquisto di una pistola (all. 17 al RPG). Tale richiesta - che
indicava lo sport quale motivazione - era pervenuta il 3 gennaio 2013 e,
all’epoca dei fatti, non era ancora stata evasa (all. 17 al RPG).

 

AP 1 ha dichiarato di possedere l’arma da una decina d’anni e di
averla ricevuta in regalo da un collezionista - che crede si chiamasse __________
e che è, nel frattempo, venuto a mancare - con cui era solito allenarsi (MP AP
1 9.1.2013, AI 18, pag. 4 e 10; PS AP 1 22.2.2013, pag. 9). 

 

Dopo avere inizialmente detto di non sapere “spiegare il motivo
esatto per cui fosse carica” (PS AP 1 9.1.2013, pag. 4), AP 1 ha sostenuto
di custodire l’arma carica a scopo di difesa:

 

“ Mi viene
chiesto per quale motivo essa (n.d.r.: la pistola) era carica. 

R: chiedo al verbalizzante a cosa serve avere in casa una pistola
scarica. 

Il verbalizzante mi chiede quindi se con questa risposta intendo
dire che ce l’ho per difesa, rispondo affermativamente, così come il coltello
in auto mi fa sentire più sicuro” (MP AP 1 9.1.2013, AI 18, pag. 4).

 

Sempre a casa di AP 1 sono stati sequestrati uno spray al pepe ed
un coltello, mentre un altro coltello (apribile con una mano sola) è stato
sequestrato nella sua auto, dove sono stati rinvenuti anche diversi rotoli di
nastro adesivo, un binocolo, una torcia tascabile, un paio di guanti in
lattice, un cappello, degli occhiali in plastica tipo saldatore e vari attrezzi
(un punteruolo, un batti chiodi e una chiave inglese; verbale di perquisizione
e sequestro 9.1.2013, all. 25 all’AI 24).

All’interno dell’appartamento è stato rinvenuto anche il
passaporto - autentico (AI 281, pag. 2) - di __________ (verbale di
perquisizione e sequestro 9.1.2013, all. 25 all’AI 24), pregiudicato in Italia
dove risulta attualmente detenuto per traffico di stupefacenti (AI 186, pag.
10).

 

 

                                         Ruoli di IM 1 e IM 2 e
piano da loro elaborato per mettere a segno la rapina 

 

                                12.   Sebbene inizialmente
non siano stati per nulla collaborativi (cfr. PS IM 1 9.1.2013, MP IM 1
10.1.2013, AI 25, pag. 1-4; PS IM 2 9.1.2013; MP IM 2 9.1.2013), IM 1 e IM 2
hanno, per finire, ammesso di avere tentato in più occasioni di commettere una
rapina ai danni dell’ACPR 1 di __________ (per tutti, PS IM 1 29.3.2013, pag.
3; MP IM 1 4.7.2013, AI 165, pag. 2-3; MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 2-4; MP IM
2 4.7.2013, AI 266, pag. 2-3). 

 

I due - conosciutisi in carcere nel 1997 (MP IM 1 10.1.2013, AI
25, pag. 4; MP IM 2 10.1.2013, AI 32, pag. 2; PS IM 2 23.1.2013, pag. 2) -
hanno ammesso di essersi casualmente rivisti a __________ nell’autunno del 2012
quando è nata l’idea di commettere insieme una rapina (MP IM 2 10.1.2013, AI
32, pag. 2 in cui ha detto di essere “disperato perché non avevo soldi e
avevo anche debiti di cocaina”; PS IM 2 23.1.2013, pag. 2; MP IM 2
4.2.2013, AI 104, pag. 4; PS IM 1 22.1.2013, pag. 6; all. 1 al verb. dib. TPC,
pag. 19 in cui IM 2 ha detto “a me servivano pochissimi soldi, 2000/3000
euro di debiti e qualcosa da dare alla mia famiglia”). 

Entrambi hanno dato atto che la proposta di compiere una rapina
era venuta da IM 1 che aveva anche individuato l’obiettivo (MP IM 1 10.1.2013,
pag. 4 e 5; PS IM 1 22.1.2013, pag. 5 e 6; PS IM 1 6.2.2013, pag. 2; MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 10; MP IM 2
10.1.2013, AI 32, pag. 2; PS IM 2 23.1.2013, pag. 2; MP IM 2 4.2.2013, AI 104,
pag. 4).

Checché IM 1 ne dica (MP IM 1 10.1.2013, AI 25, pag. 5; MP IM 1 6.2.2013,
AI 108, pag. 4; PS IM 1 26.2.2013, pag. 7), è stato prevalentemente lui anche a
pianificare ed organizzare il colpo (PS IM 2 23.1.2013, pag. 11; MP IM 2 4.2.2013, AI 104, pag. 3). 

Per prepararsi al meglio, a partire da fine dicembre 2012, IM 1 e IM
2 hanno anche effettuato dei sopralluoghi presso l’ACPR 1 di __________ (PS IM
1 22.1.2013, pag. 4 e 5; PS IM 1 6.2.2013, pag. 2; MP IM 1 4.7.2013, AI 265,
pag. 2; PS IM 2 4.2.2013, pag. 3; MP IM 2 1.3.2013, AI 146, pag. 3; PS IM 2
14.3.2013, AI 166, pag. 2; MP IM 2 29.3.2013, AI 188, pag. 2; MP IM 2 9.4.2013,
AI 212, pag. 2; MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 2; all. 1 al verb. dib. TPC,
pag. 11).

Nonostante IM 1 gli avesse detto che un’arma non era necessaria
(MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 2; PS IM 1 26.2.2013, pag. 10; MP IM 1
28.2.2013, AI 142, pag. 2; MP di confronto IM 2/IM 1 14.3.2013, AI 167, pag. 3;
MP IM 1 4.7.2013, AI 265, pag. 2; all. 1 al verb. dib.
TPC, pag. 12), tant’è che personalmente si è munito soltanto di uno spray al
pepe (PS IM 1 22.1.2013, pag. 10; MP IM 1 6.2.2013, AI 108, pag. 2; all. 1 al
verb. dib. TPC, pag. 12), IM 2, di sua iniziativa, si è procurato una pistola
(MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 2) che gli sarebbe servita “per intimidire le persone che avrei incontrato sul luogo
della rapina” (MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 2; cfr., pure, PS IM 2
23.1.2013, pag. 11 e 15; MP IM 2 4.2.2013, AI 104, pag. 4; MP di confronto IM 2/IM
1 14.3.2013, AI 167, pag. 3; MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 5; all.
1 al verb. dib. TPC, pag. 12 e 13). 

Sulle circostanze in cui si è procacciato la pistola, IM 2 non è
stato affatto lineare. Dapprima ha negato di averla acquistata espressamente
per commettere la rapina ma ha detto di averla ricevuta, prima del Natale 2012,
nella zona tra __________ e __________, da un conoscente che era in debito con
lui e che, invece di restituirgli i soldi, gli ha dato la pistola (MP IM 2
10.1.2013, AI 32, pag. 3). Poi ha sostenuto di averla acquistata nel mese di
luglio o di agosto del 2012 nella zona di __________ per Euro 300.- o 400.- e
un po’ di cocaina (PS IM 2 21.2.2013, pag. 2-3). Successivamente ha lasciato
intendere che, a fine dicembre 2012, non aveva ancora la pistola che gli era
poi stata procurata dal suo debitore di __________ (MP IM 2 1.3.2013, AI 146,
pag. 4). In seguito, ha dichiarato di averla presa, in vista della rapina, a __________
alla fine del 2012 da un albanese che sapeva che gliela poteva procurare (MP IM
2 14.3.2013, AI 166, pag. 2). Infine, ha preteso di averla acquistata, il 30 o
il 31 dicembre 2012, alla stazione di __________ da un non meglio specificato
conoscente rumeno residente a __________ per fr. 250.- (MP IM 2 9.4.2013, AI
212, pag. 3; MP IM 2 18.4.2013, AI 225, pag. 2; MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag.
2; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 12-13), spiegando di non averlo detto prima
per non dover ammettere che la pistola c’era già prima del 9 gennaio 2013 (MP IM
2 9.4.2013, AI 212, pag. 3) e “per non mettere in mezzo altre persone” (all.
1 al verb. dib. TPC, pag. 12; cfr., pure, MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 2).

Al dibattimento di appello, IM 2 ha ribadito di avere acquistato
l’arma alla stazione di __________ da un rumeno che aveva conosciuto in carcere
in Romania. Diversamente da quanto aveva dichiarato prima, ha detto di averla
acquistata il 23 o il 24 dicembre 2012 e di averla pagata Euro 330.- circa (verb.
dib. d’appello, pag. 3). 

 

Stando alle dichiarazioni di IM 1 e di IM 2, il loro piano
prevedeva di raggiungere l’ACPR 1 con un’auto rubata, attendere l’arrivo
dell’impiegata e, quando questa avesse aperto l’ACPR 1, di entrare insieme a
lei, entrambi con il viso nascosto dal passamontagna. IM 2 avrebbe, quindi,
minacciato l’impiegata con la pistola e si sarebbe fatto consegnare il denaro.
Il ruolo di IM 1 avrebbe, invece, dovuto essere quello di controllare l’arrivo
di eventuali clienti o della polizia. 

In seguito, i due sarebbero scappati a bordo dell’auto rubata
parcheggiata davanti all’ACPR 1 ed avrebbero raggiunto il luogo in cui avevano
posteggiato la moto - che IM 2 aveva precedentemente rubato in Italia (come da
lui, per finire, ammesso in MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 2, in MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag. 4 e in all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 11, non prima di avere
fornito al proposito versioni diverse, cfr. sentenza impugnata, consid. 4.2,
pag. 24) - con cui avrebbero poi continuato la loro fuga (PS IM 1 22.1.2013,
pag. 2-4 e 8-10; PS IM 2 10.1.2013, pag. 2 e 3; PS IM 2 23.1.2013, pag. 9-11 e
15; PS IM 2 4.2.2013, pag. 4; MP di confronto IM 2/IM 1 14.3.2013, AI 167, pag.
3). 

 

Quanto all’ammontare della refurtiva di cui speravano di
appropriarsi - e che, benché non ne avessero espressamente discusso,
intendevano dividere a metà tra loro due (MP di confronto IM 1/IM 2 14.3.2013,
AI 167, pag. 4; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 16) - entrambi hanno detto di
non essersi fatti un’idea precisa (MP IM 2 10.1.2013, AI 32, pag. 3; PS IM 1
22.1.2013, pag. 2; MP di confronto IM 1/IM 2 14.3.2013, AI 167, pag. 4-5; all.
1 al verb. dib. TPC, pag. 16 e 17), anche se IM 2 ha sostenuto che sperava di trovare
Euro 10'000.- (MP di confronto IM 1/IM 2 14.3.2013, AI 167, pag. 4; cfr., pure,
PS IM 2 9.1.2013, pag. 7 in cui, a domanda dell’interrogante “a sapere
quanto avrebbe voluto portare via questa mattina presso ACPR 1 di __________”,
IM 2 ha risposto “100 mila”, dichiarazione poi sfumata dal difensore nel
successivo verbale reso davanti al PP il 9 gennaio 2013, AI 17, pag. 2) e IM 1,
in un primo tempo, aveva dichiarato di sapere che negli uffici postali
italiani, all’inizio del mese, girano cifre attorno agli Euro 70'000.- (PS IM 1
22.1.2013, pag. 2). 

 

 

Svolgimento dei fatti emerso dall’inchiesta (e rimasto
incontestato) 

 

                                13.   Dall’inchiesta è
emerso che IM 1 e IM 2 avevano tentato di rapinare ACPR 1 di __________ già
prima del 9 gennaio 2013, quando sono stati intercettati e fermati dalla
polizia. 

 

                             13.1.   IM 1 - che, come visto,
era sorvegliato sia dai Carabinieri italiani che dalla polizia ticinese - era
stato visto entrare in Svizzera attraverso il valico di Ponte Faloppia
(notoriamente incustodito) già la mattina del 2 gennaio 2013, attorno alle
6.30. Egli si trovava a bordo della Skoda guidata da AP 1 con il quale si era
incontrato poco prima a __________. IM 2, pure presente all’incontro, li
seguiva a bordo di una Fiat Uno targata __________, che risultava essere stata
rubata a __________ il 16 novembre 2012 (rapporto 9.1.2013 dei Carabinieri di
Clusone, all. 33 all’AI 24, pag. 3; RPG, pag. 9). IM 1 - che proprio quel
giorno (16 novembre 2012) si era incontrato con IM 2 (rapporto 9.1.2013 dei
Carabinieri di Clusone, all. 33 all’AI 24, pag. 2) - ha ammesso di essere,
insieme a IM 2, l’autore di quel furto: 

 

“ effettivamente
prima di questa vettura Innocenti avevamo rubato un’altra macchina. Si trattava
di una Fiat Uno di colore scuro, non so più se era nero oppure marrone.
L’avevamo rubata sempre a __________ (…) io e IM 2 siamo andati a __________
con la mia vettura Fiat Punto, poi IM 2 è sceso dalla mia auto e mediante un
cacciavite ha aperto la portiera della Fiat Uno e poi l’ha messa in moto” (PS IM
1 22.1.2013, pag. 12). 

 

Così come la Fiat Innocenti dopo, anche la Fiat Uno sarebbe dovuta servire per fuggire dal luogo della rapina (MP IM 1 6.2.2013, AI 108,
pag. 2; PS IM 1 26.2.2013, pag. 4). 

 

Quella mattina presto (2 gennaio 2013) AP 1 si era recato a __________
dove, come visto, si è incontrato con IM 2 e IM 1. Quest’ultimo è, poi, salito
sulla sua Skoda e con lui ha varcato il confine svizzero. Poco dopo il confine,
quando ancora era in auto con AP 1, IM 1 ha telefonato a IM 2 - che li seguiva
a bordo della Fiat Uno rubata - per confermargli che il valico non era
sorvegliato e poteva, quindi, tranquillamente passare la frontiera (cfr. CD
contenente le intercettazioni telefoniche relative all’utenza finale 183 in uso a IM 2, agli atti sub doc. TPC 1, telefonata n. 578). 

Giunti in Svizzera, IM 1 si è messo alla guida della Fiat Uno
rubata e si è diretto verso __________, mentre IM 2 è salito a bordo della
Skoda di AP 1 e con lui si è recato a __________ dove avrebbe dovuto prelevare
dall’autorimessa di AP 1 la moto che vi era parcheggiata - senza targa - dacché
i due (IM 2 e IM 1) l’avevano portata a __________ nel corso del mese di
dicembre. 

Con quella moto, IM 2 avrebbe dovuto nuovamente raggiungere IM 1
e, dopo aver posteggiato a __________ il mezzo che sarebbe servito per la fuga,
con lui mettere a segno la rapina all’ACPR 1 di __________. 

 

Giunto a __________, IM 2 ha però dovuto constatare che, a causa
di un problema con la batteria, la moto con cui avevano previsto di fuggire
dopo la rapina non funzionava, ciò che ha costretto lui e IM 1 a desistere dal
loro intento criminale (MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 2; MP IM 2 4.7.2013, AI
266, pag. 2; PS IM 1 29.3.2013, pag. 3; MP IM 1 10.4.2013, AI
216, pag. 1; MP IM 1 4.7.2013, AI 265, pag. 2). 

Così richiesto da IM 2 che aveva bisogno di aiuto, AP 1 ha,
quindi, telefonato a IM 1 che, alla guida della Fiat Uno rubata, ha raggiunto i
due nell’autorimessa di via __________ a __________.

Rendendosi necessaria la sostituzione della batteria della moto che
non erano riusciti a riparare in altro modo, AP 1, con la sua auto e sempre
passando dal valico di Ponte Faloppia, ha accompagnato IM 1 in Italia, a __________.
Anche in questo caso, IM 2 li seguiva alla guida della Fiat Uno rubata. 

Nella zona di __________, le due auto si sono perse di vista. IM 1
ha, quindi, chiamato IM 2 alle 9.08 per chiedergli dove si trovasse. All’ascolto
dell’intercettazione di quella telefonata si sente un terzo uomo - che AP 1 ha
ammesso di essere lui (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 6) - dire “sì, ho
capito” (cfr. telefonata delle 9.03 del 2.1.2013, doc. dib.
TPC 1, n. 581).

Qualche minuto dopo, alle 9.13, è IM 2 a chiamare IM
1 per invitarlo a dire all’autista - e, quindi, a AP 1 (essendovi solo lui e IM
1 in auto) - di accelerare un po’ visto che dietro di lui era partita “quella
macchina là” (cfr. telefonata delle 9.13 del 2.1.2013, doc. dib. TPC 1, n.
586), ovvero la Guardia di Finanza, come IM 2 ha poi avuto modo di precisare
(cfr. MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 4; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 5).

Dopo avere scaricato IM 1 a __________, AP 1 è rientrato a __________.

IM 2 ha parcheggiato la Fiat Uno rubata e IM 1 ha recuperato la sua Fiat Punto con cui i due (lui e IM 2) sono andati al __________ ad
acquistare una nuova batteria per la moto. 

Sempre con quell’auto, i due sono poi tornati a __________ e, dopo
aver parcheggiato nel piazzale della stazione, hanno raggiunto a piedi
l’autorimessa in cui AP 1 li ha fatti nuovamente entrare e dove IM 2 ha
riparato la moto (cfr. PS IM 1 22.1.2013, pag. 13-14; PS IM 1 29.3.2013, pag. 2).
In seguito, IM 1 e IM 2 sono rientrati in Italia dando appuntamento a AP 1 per
l’indomani mattina, sempre a __________ (rapporto di osservazione 28.2.2013, AI
144, pag. 2-4; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 7).

 

La moto è, poi, rimasta parcheggiata nell’autorimessa di AP 1 fino
al giorno dopo. 

 

                             13.2.   Come d’accordo, la
mattina presto del 3 gennaio 2013, AP 1 si è nuovamente recato a __________,
dove ha di nuovo incontrato IM 1 e IM 2. Così come il giorno precedente, IM 1 è
salito a bordo della Skoda di AP 1 e con lui è entrato in Svizzera, sempre dal
valico di Ponte Faloppia. Anche quel giorno, subito dopo il confine, IM 1,
mentre era in auto con AP 1, ha telefonato a IM 2 - che di nuovo li seguiva
alla guida della Fiat Uno rubata - per dagli il via libera al passaggio di
frontiera.

 

Giunti entrambi in Svizzera, IM 1 e IM 2 - analogamente a quanto
avvenuto il giorno prima - hanno cambiato macchina: IM 1 si è messo alla guida
dell’auto rubata e si è diretto verso __________, mentre IM 2 si è fatto
accompagnare da AP 1 a __________. Ritirata la moto dall’autorimessa di AP 1, IM
2 ha raggiunto IM 1 a __________, dove ha parcheggiato il mezzo. I due, quindi,
a bordo della Fiat Uno guidata da IM 1, si sono diretti verso l’ACPR 1 di __________,
nelle cui vicinanze hanno posteggiato in attesa dell’arrivo dell’impiegata. 

Avendo notato una pattuglia della polizia che si dirigeva a
velocità ridotta verso __________ ed essendosi fatto un po’ tardi, i due hanno,
ancora una volta, deciso di non portare a termine il loro piano quel giorno. 

IM 1 ha raccontato che 

 

“ già quel giorno
lì volevamo fare la rapina a __________, all’ACPR 1, e allora siamo andati a __________
a recuperare la moto, poi siamo andati a __________, poi è passata una
pattuglia della polizia e siccome l’orario era ormai passato non abbiamo più
potuto mettere a segno il colpo” (PS IM 1 26.2.2013, pag. 5, cfr., pure, PS IM
1 26.2.2013, pag. 6; PS IM 1 28.2.2013, pag. 2; MP di confronto IM 2/IM 1
14.3.2013, AI 167, pag. 2; MP IM 1 10.4.2013, AI 216, pag. 3; all.
1 al verb. dib. TPC, pag. 7-8). 

 

Anche IM 2 ha dato atto che quella mattina il piano era stato
accantonato perché lui e IM 1, giunti a __________, avevano visto passare una
pattuglia della polizia (MP IM 2 9.4.2013, AI 212 , pag. 3-4; MP IM 2 4.7.2013,
AI 266, pag. 3).

 

IM 1 e IM 2, con la Fiat Uno rubata, sono quindi tornati a __________
dove IM 2 ha recuperato la moto che ha riportato a __________, nell’autorimessa
di AP 1. Anche IM 1 ha, poi, raggiunto __________: anziché con la Fiat Uno egli si è, però, spostato in treno (MP IM 1 10.4.2013, AI 216, pag. 3;
all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 8; cfr., pure, MP IM 2 9.4.2013, AI 212,
pag. 4).

AP 1, con la sua Skoda, ha quindi accompagnato IM 2
fino a __________, dove questi ha recuperato la FIAT Uno rubata e si è accodato all’auto di AP 1, su cui viaggiava anche IM 1, per uscire in
Italia. Giunti a __________, dove aveva posteggiato la sua auto, IM 1 ha detto
a AP 1 che lo avrebbe chiamato quando avesse avuto bisogno (cfr. all. 1 al
verb. dib. TPC, pag. 8). 

 

                             13.3.   Il giorno seguente, 4
gennaio 2013, IM 1 si è recato a __________ alla guida della sua Fiat Punto.
Posteggiata l’auto nei posteggi della stazione FFS, dal bagagliaio ha estratto “un
sacchetto di plastica di colore bianco, contenente qualcosa di scuro/nero”
e, a piedi, si è incamminato verso via __________ dove, pochi minuti dopo, ha
incontrato AP 1 nei pressi dell’accesso all’autorimessa nella quale i due sono
entrati insieme. Quando, una decina di minuti più tardi, i due sono usciti dal
garage e si sono separati, AP 1 - portando sottobraccio “un sacchetto bianco
formato A4” - è entrato nel salone da parrucchiera della moglie, mentre IM
1 ha riguadagnato la propria auto in stazione ed è rientrato in Italia (rapporto
di osservazione 28.2.2013, AI 144, pag. 5 e 6).

 

                             13.4.   Il 7 gennaio 2013, AP 1
è stato visto uscire dal suo garage sotterraneo “in possesso di un sacchetto
di plastica chiaro contenente qualcosa di scuro” (rapporto di osservazione
28.2.2013, AI 144, pag. 8). 

 

Sempre quel giorno, IM 1 si è recato a __________ dove era rimasta
posteggiata la Fiat Uno rubata della quale ha, però, dovuto constatare la
scomparsa (PS IM 1 22.1.2013, pag. 12; MP IM 1 6.2.2013, AI 108, pag. 2; PS IM
1 29.3.2013, pag. 5; MP IM 1 10.4.2013, AI 216, pag. 3; MP IM 1 4.7.2013, AI
265, pag. 2; MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 4; MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag.
3). L’auto, infatti, era stata recuperata proprio quella mattina dai
Carabinieri (rapporto 19.3.2013 dei Carabinieri di Clusone, all. all’AI 185,
pag. 8).

IM 1 ha, quindi, telefonato a IM 2 per dargli la notizia (cfr.
trascrizione dell’intercettazione telefonica in cui IM 1 dice a IM 2 che hanno “perso
la bicicletta”, agli atti sub AI 201) e per dargli appuntamento per il
giorno successivo alle 5.30, raccomandandosi di arrivare un po’ prima di quanto
previsto e di “portare gli attrezzi”.

 

                             13.5.   IM 1 aveva dato
appuntamento per le 6.00 - 6.30 della mattina dell’8 gennaio 2013 a __________ anche a AP 1 (PS IM 1 26.2.2013, pag. 4) che avrebbe dovuto portarli in Svizzera,
come le due volte precedenti. 

Visto che quella mattina IM 2 era arrivato in ritardo
all’appuntamento (cfr. telefonate delle 5.29 e delle 5.54), l’iniziale idea di
commettere la rapina quel giorno è stata accantonata (PS IM 1 26.2.2013, pag.
4; MP IM 1 10.4.2013, AI 216, pag. 3; MP IM 1 4.7.2013, AI 265,
pag. 2; MP IM 2 9.4.2013, AI 212, pag. 4; MP IM 2 4.7.2013, AI 266, pag.
3). 

Dopo aver informato AP 1 - che era già arrivato a __________ (cfr.
sentenza impugnata, consid. 5.4.2.d, pag. 47) - che non si sarebbero recati con
lui in Svizzera quel giorno ma soltanto il giorno seguente,
IM 1 e IM 2 si sono recati a __________ dove hanno rubato la Fiat Innocenti targata __________ che hanno, poi, portato a __________ dove l’hanno
posteggiata (PS IM 1 22.1.2013, pag. 11; PS IM 1 26.2.2013, pag. 3; PS IM 2
21.2.2013, pag. 3). 

In seguito IM 1 ha accompagnato IM 2 a __________ dove questi ha
trascorso la notte presso l’Hotel __________ (cfr. rapporto 19.3.2013 dei
Carabinieri di Clusone, all. all’AI 185, pag. 12; PS IM 2 23.1.2013, pag. 10;
PS IM 2 21.2.2013, pag. 2; PS IM 1 26.2.2013, pag. 3 e 5). 

 

                             13.6.   La mattina del 9
gennaio 2013 IM 1 e IM 2 si sono nuovamente incontrati a __________ con AP 1
(PS IM 1 22.1.2013, pag. 2). Con le medesime modalità adottate in precedenza, i
tre sono entrati in Svizzera, sempre dal valico di Ponte Faloppia: IM 1
sull’auto di AP 1, seguito da IM 2 - cui, anche in questo caso, IM 1, ha dato
il via libera al passaggio della frontiera chiamandolo per telefono mentre era
in auto con AP 1 - sulla Innocenti rubata (PS IM 1 26.2.2013, pag. 9). 

Dopo il passaggio del confine, vi è stato il consueto cambio di
auto: mentre IM 1 ha preso il volante della Innocenti e si è diretto a __________
percorrendo la strada cantonale, AP 1 ha accompagnato IM 2 a __________ da dove
questi è subito ripartito in sella alla motocicletta recuperata nella sua
autorimessa.

Parcheggiata la moto a __________, IM 2 e IM 1 a bordo della
Innocenti si sono recati a __________, dove - come visto - sono stati fermati
dalla polizia. 

 

 

Ruolo di AP 1

 

                                14.   dichiarazioni di IM
1 e AP 1 

 

                             14.1.   IM 1 ha detto di avere
saputo di essere sotto controllo della polizia che aveva anche piazzato dei GPS
sulle vetture a lui in uso e ha spiegato che, per concretizzare il suo progetto
criminale, aveva dunque la “necessità di essere trasportato in Svizzera sul
luogo della rapina, altrimenti mi seguivano” (all. 1 al verb. dib. TPC,
pag. 8). 

 

Ha, quindi, dato atto di avere chiesto a AP 1 di accompagnarlo in
Svizzera (PS IM 1 22.1.2013, pag. 3; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 6, 7 e 10),
sostenendo che quello fosse l’unico suo ruolo nella vicenda: 

 

“ AP 1 aveva solo
il ruolo di accompagnarmi in Svizzera per poi permettere l’entrata dell’auto
rubata” (PS IM 1 22.1.2013, pag. 10). 

 

In realtà, IM 1 ha ammesso che, oltre ad accompagnarli in
Svizzera, AP 1 aveva aiutato lui e IM 2 tenendo in deposito nella sua
autorimessa la moto che sarebbe servita per la fuga dopo la rapina. 

 

IM 1 ha precisato che si trattava soltanto di favori che aveva
chiesto a AP 1 e che questi era stato disposto a fargli, peraltro senza porre
domande:

 

“ AP 1 ci ha
fatto solo dei piaceri. (…) io gli chiedo i piaceri e lui li fa e basta. (…) io
gli chiedo i piaceri e lui li fa, senza chiedere alcuna spiegazione” (PS IM 1
26.2.2013, pag. 8); 

 

“ a lui ho
semplicemente chiesto un favore e cioè quello di portarmi in Svizzera. (…)
Chiedevo a lui un passaggio perché sapevo che sulla mia macchina c’era il GPS
italiano” (MP IM 1 28.2.2012, AI 142, pag. 4); 

 

“ a AP 1 non
abbiamo dato alcuna spiegazione per la richiesta di tenerci la moto. Gli ho solo chiesto se poteva farmi questo favore e lui non ha chiesto nulla” (MP di
confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 5);

 

“ Io
gli ho solo chiesto di farmi dei favori, nel senso di darmi dei passaggi o di
tenere la moto nel suo garage” (MP IM 1 4.7.2013, AI 265, pag.
3);

 

“ a AP 1 ho chiesto solo dei favori, come quello della moto e di portarmi
in Svizzera” (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 10). 

 

IM 1 ha dichiarato che, per i favori che gli aveva chiesto, non
avrebbe dato a AP 1 alcuna ricompensa (ciò che è stato confermato anche dallo
stesso AP 1 in PS 24.1.2013, pag. 9 e in MP 11.4.2013, AI 219, pag. 5) ma che, “come
da buoni amici”, gli avrebbe regalato una cassa di vino (PS IM 1 22.1.2013,
pag. 6). 

 

                             14.2.   Anche AP 1 ha preteso
di avere fatto dei semplici favori a IM 1, accompagnando lui in Svizzera e IM 2
a __________ nonché tenendo depositata la motocicletta nel suo garage
sotterraneo (PS AP 1 24.1.2013, pag. 24 e 27; PS AP 1 22.2.2013, pag. 13; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 10).

In particolare, ha ammesso, da un lato, di avere qualche volta
accettato di dare dei passaggi a IM 1 - che “era sempre in giro a piedi”
(GPC AP 1 10.1.2013, AI 38, pag. 2) - e a IM 2 (MP AP 1 5.7.2013, AI 267, pag.
2) e, dall’altro, di avere acconsentito alla richiesta di IM 1 di permettere a IM
2 di posteggiare la moto nel suo garage spiegando di averlo fatto “visto che
era rimasto a piedi e voleva cambiare la batteria” (PS AP 1 9.1.2013, pag.
4; cfr., pure, MP AP 1 9.1.2013, AI 18, pag. 5; cfr., anche, PS AP 1 24.1.2013,
pag. 11). 

Ha precisato di essersi prestato a fargli quei piaceri proprio
perché IM 1 doveva venire a ritirare la moto che era rimasta parcheggiata nel
suo garage (all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 17). 

 

 

                                15.   dichiarazioni degli
imputati sulla consapevolezza di AP 1 

 

                             15.1.   AP 1 - che, va detto, è
stato inizialmente assai reticente e poco trasparente, arrivando anche a
mentire su aspetti successivamente ammessi (cfr. PS AP 1 9.1.2013, pag. 3-4; MP
AP 1 9.1.2013, AI 18, pag. 5 e segg.; PS AP 1 24.1.2013, pag. 2 e segg.; MP AP
1 6.2.2013, AI 109, pag. 3 e segg.; PS AP 1 22.2.2013, pag. 4-5; MP AP 1
28.2.2013, AI 141, pag. 2; MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 9;
MP di confronto IM 2/AP 1 1.3.2013, AI 147, pag. 2 e 4) - ha sempre negato
categoricamente di essere stato a conoscenza delle intenzioni criminali di IM 1
e di IM 2.

 

Ha ribadito tale sua versione nel corso di tutto il procedimento
penale: 

 

“ io non so cosa
fosse in giro a fare lui con l’altro. Non so se erano in giro a fare disastri”
(MP AP 1 9.1.2013, AI 18, pag. 5); 

 

“ a me non
avevano detto che volevano fare una rapina” (MP AP 1 9.1.2013, AI 18, pag. 12;
cfr., pure, PS AP 1 24.1.2013, pag. 7; AP 1 6.2.2013, AI 109, pag. 5; MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 10; all. 1 al verb.
dib. TPC, pag. 10);

 

“ non sapevo che
i due volevano fare una rapina (GPC AP 1 10.1.2013, AI 38, pag. 2; cfr., anche,
PS AP 1 24.1.2013, pag. 24 e 28; PS AP 1 22.2.2013, pag. 15; MP AP 1 11.4.2013,
AI 219, pag. 5), 

 

precisando che, se avesse “saputo o capito che IM 1 e IM 2
stavano preparando una rapina” non li avrebbe aiutati “per non finire
nei casini” (MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 5). 

 

Dopo averlo in qualche modo accennato già il 22 febbraio 2013,
quando ha dichiarato: 

 

“ io non sapevo
nulla di quello che volevano fare, avrei potuto dire che facevano del
contrabbando, potevano anche venire in Svizzera a lavorare in nero, questo
a me non interessava. Non mi hanno mai dato modo di capire nulla ed io non ho
mai chiesto nulla a loro” (PS AP 1 22.2.2013, pag. 13; sott. del red.), 

 

nel confronto con IM 1, AP 1 ha sostenuto di avere tutt’al più
pensato che IM 1 e IM 2 potessero essere dediti al contrabbando: 

 

“ io
al massimo ho immaginato che potessero fare del contrabbando” (MP
di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 9), 

 

spiegando di averlo ipotizzato dato che, nei bar di
confine dove incontrava IM 1, con lui e con le altre persone presenti, “si
parlava sempre di storie di contrabbando” (MP di confronto IM 1/AP 1
28.2.2013, AI 143, pag. 9; cfr., anche, MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 4; MP
AP 1 5.7.2013, AI 267, pag. 3).

Non ha, tuttavia, saputo indicare cosa i due
avrebbero potuto contrabbandare: 

 

“ non saprei dire che cosa avrebbero potuto contrabbandare, magari la
carne che in Italia è molto più conveniente” (MP di confronto IM 1/AP 1
28.2.2013, AI 143, pag. 9). 

 

Ha continuato anche in seguito a sostenere di avere immaginato che
IM 1 e IM 2 fossero dei contrabbandieri (MP AP 1 29.3.2013, AI 189, pag. 8; MP AP
1 11.4.2013, AI 219, pag. 4) ma ha dato atto di non avere mai chiesto conferma
delle sue supposizioni (MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 4; MP AP 1 5.7.2013, AI
267, pag. 2).

 

Ha, peraltro, dato atto di avere pure lui fatto del contrabbando
(di sigarette, di accendini e di elettronica) in passato (MP di
confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 10; cfr., pure, AI 248) e di avere ripreso, nell’estate del 2012, tale attività (MP AP
1 29.3.2013, AI 189, pag. 6 in cui dice che “effettivamente ogni
tanto faccio ancora del contrabbando. Ultimamente è poca roba e si tratta
essenzialmente di cosmetici”; cfr., pure, MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 3;
all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 6) che, nell’autunno di quell’anno, si era un
po’ intensificata (MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 4), precisando di avere
lavorato, negli ultimi tempi, sempre con tale __________ (MP AP 1 29.3.2013, AI
189, pag. 5, 6 e 7; MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 3) e negando che IM 1 fosse
coinvolto nella sua attività di contrabbando con __________ (MP AP 1 29.3.2013,
AI 189, pag. 7).

 

Circa il fatto che il 3 gennaio 2013 aveva accompagnato IM 1 in
Italia, AP 1 ha detto che:

 

“ al massimo io
potrei aver pensato, visto che c’era lì anche la moto, che avrei dovuto
staffettarli. ADR che con “staffettare” intendo dire che si volevano evitare
posti di blocchi, ma sempre esclusivamente nell’ambito del contrabbando” (MP AP
1 29.3.2013, AI 189, pag. 8).

 

Quanto al fatto che IM 2 venisse nel suo garage a prendere la
moto, AP 1 ha dichiarato che pensava che 

 

“ facessero
staffetta, nel senso che IM 2 copriva IM 1 sempre nell’ambito dell’attività del
contrabbando” (MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 4)

 

precisando: 

 

“ se avessi
saputo o capito che IM 1 e IM 2 stavano preparando una rapina non li avrei
aiutati per non finire nei casini. Io so quello che faccio io e so quello che
rischio per quello che faccio, cioè il contrabbando. Un’altra cosa sono le
rapine” (MP AP 1 11.4.2013, AI 219, pag. 5).

 

Ha ribadito la versione del contrabbando ancora al dibattimento di
primo grado: 

 

“ Io pensavo che
facessero contrabbando, non so di che cosa. La moto serviva a staffettare, che
significa mettersi davanti a uno e accompagnarlo, visto che mi ha chiesto di
accompagnarlo un giorno fuori dalla dogana, quel giorno che la moto non
funzionava e IM 1 mi ha chiesto di portarlo in Italia. Quando eravamo fuori
dalla dogana si dicevano tra di loro, IM 1 e IM 2, “tira che c’è la finanza”.
In quel momento eravamo entrati in Italia. Per me stavano facendo contrabbando”
(all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 17, cfr., pure, pag. 18 in cui, tra l’altro, dice di non avere mai chiesto che cosa ci fosse in macchina). 

 

                             15.2.   Né IM 1, né tantomeno IM
2, hanno mai chiamato direttamente in causa AP 1: entrambi hanno sostenuto di
non avergli mai rivelato la loro intenzione di commettere una rapina ai danni
dell’ACPR 1 di __________.

 

                          15.2.1.   IM 2 - che, va detto,
durante l’inchiesta è stato tutt’altro che collaborativo - ha sempre sostenuto
che AP 1 fosse all’oscuro dei loro intenti. 

 

Dopo che nei suoi primi verbali aveva addirittura negato di
conoscerlo (PS IM 2 9.1.2013, pag. 6; MP IM 2 9.1.2013, AI 17, pag. 5), nel
verbale reso il giorno successivo all’arresto, riguardo a AP 1, ha dichiarato
che: 

 

“ con AP 1 ho
parlato due volte ma che non gli ho mai detto cosa pensavamo di fare. (…) Io
con lui non ho mai parlato della rapina, non so cosa gli abbia detto IM 1, non
so nemmeno se ha capito cosa stavamo pianificando, ma non penso” (MP IM 2 10.1.2013,
AI 32, pag. 2). 

 

Sempre in quel verbale egli ha, però, mentito riguardo alle
modalità con cui lui e IM 1, la mattina del 9 gennaio 2013, avevano passato il
confine italo-svizzero, fornendo una versione che sminuiva il ruolo di AP 1.
Contrariamente alla verità, egli ha infatti dichiarato che lui e IM 1 avevano
incontrato AP 1 soltanto una volta superata la frontiera:

 

“ tra __________
e __________ ho incontrato, come previsto, IM 1 che è salito sulla mia macchina
(n.d.r.: la Innocenti rubata), con il quale ci siamo avvicinati al confine. Una
volta in Svizzera in un bar abbiamo incontrato AP 1, come pure previsto” (MP IM
2 10.1.2013, AI 32, pag. 2), 

 

ciò che ha ribadito anche il 23 gennaio 2013 (PS IM 2 23.1.2013,
pag. 10). Smentendo la diversa versione di IM 1, in quel verbale, IM 2 ha
precisato: 

 

“ Siamo arrivati
alla dogana insieme, vicino alla dogana IM 1 è sceso, ha controllato se c’erano
dei doganieri e siccome non ce n’erano mi ha telefonato dicendomi di venire.
Sono passato davanti a lui e l’ho caricato in macchina. (…) Ribadisco di avere
atteso lo “svizzero” in Svizzera” (PS IM 2 23.1.2013, pag. 12 e 13). 

 

Pur conscio del fatto che IM 1 e AP 1 avevano fornito una versione
diversa, ha ribadito, fino al 9 aprile 2013, la tesi secondo cui, in tutte e
tre le occasioni, avrebbe varcato il confine insieme al solo IM 1 ed avrebbe
incontrato AP 1 soltanto in Svizzera (cfr. MP IM 2 1.3.2013, AI 146, pag. 3; MP
di confronto IM 2/AP 1 1.3.2013, AI 147, pag. 2, 3 e 4; MP IM 2 9.4.2013, AI
212, pag. 2).

 

IM 2 ha sempre sostenuto che AP 1 ignorasse i loro progetti
criminali:

 

“ lui non sapeva
nulla. Non sapeva che volevamo fare una rapina, non sapeva che la moto serviva
per la fuga della rapina, non sapeva che la moto era rubata e che eravamo
arrivati in Svizzera con un’auto rubata. Almeno io non gli ho detto niente e
avevo detto a IM 1 di non dirgli nulla. Non so se poi IM 1 gli abbia detto
qualche cosa” (PS IM 2 23.1.2013, pag. 17);  

 

“ AP 1 era
all’oscuro della nostra intenzione di rapinare l’ACPR 1 di __________, pertanto
non sapeva neppure dell’esistenza della pistola e del fatto che io fossi
armato. (…) Lui non lo sapeva, io non gliel’ho mostrata, se no avrei dovuto
dirgli anche le nostre vere intenzioni. Lui non si è accorto della pistola,
perché era nel marsupio e il marsupio era nascosto dalla giacca che indossavo”
(PS IM 2 21.2.2013, pag. 4); 

 

“ AP 1 non sapeva
della pistola, non l’ha toccata e non sapeva nemmeno, come più volte detto,
quello che io e IM 1 volevamo fare” (MP IM 2 1.3.2013, AI 146, pag. 4); 

 

“ A AP 1 non ho
parlato né della rapina né della pistola” (MP di confronto IM 2/AP 1 1.3.2013,
AI 147, pag. 4); 

 

“ io a AP 1 non
ho mai detto nulla delle mie intenzioni con IM 1” (MP IM 2 4.7.2013, AI 266,
pag. 4). 

 

                          15.2.2.   IM 1, dal canto suo, è
stato meno lineare. 

 

Nel suo primo interrogatorio, IM 1 - che aveva assunto un
atteggiamento totalmente reticente - ha palesemente coperto AP 1 omettendo di dire
che era stato lui ad accompagnarlo a __________ quella mattina e pretendendo,
invece, che fosse stato IM 2 a farlo nonché sostenendo - in contrasto con la
verità - di averlo visto l’ultima volta a __________ (PS IM 1 9.1.2013, pag. 3
e 4). 

 

Nel successivo verbale reso davanti al procuratore pubblico, IM 1
ha ribadito che era stato IM 2 ad accompagnarlo a __________ la mattina del 9
gennaio 2013 (MP IM 1 10.1.2013, AI 25, pag. 3), continuando così a proteggere AP
1. 

 

Sempre in quel verbale - quando, dopo un breve colloquio con il
suo difensore, ha deciso di ammettere la propria colpevolezza in relazione alla
tentata rapina del 9 gennaio 2013 - IM 1 così si è espresso: 

 

“ a questo punto
voglio modificare la mia posizione e dichiarare che effettivamente assieme a IM
2 e AP 1 volevamo compiere la rapina alla ACPR 1 di __________. AP 1 non era
presente a __________. Io credo che lui abbia sicuramente capito che noi
volevamo commettere qualcosa, proprio perché avevamo lasciato la moto da
lui e ci aveva accompagnato al confine” (MP IM 1 10.1.2013, AI 25, pag. 4;
sott. del red.), 

 

precisando: 

 

“ Io con
precisione non gli ho mai detto cosa intendevamo fare, però secondo me
lui ha capito che non erano buone intenzioni, perché deve aver capito che
eravamo in giro a cercare la possibilità di commettere un reato” (MP IM 1
10.1.2013, AI 25, pag. 4; sott. del red.)

 

e, poi, ribadendo: 

 

“ a AP 1, come
detto già in precedenza, non ho precisato cosa volevo fare e nemmeno gli
ho detto che se facevo qualcosa avrebbe avuto una ricompensa” (MP IM 1
10.1.2013, AI 25, pag. 5; sott. del red.).

 

Nel proseguo dell’inchiesta, IM 1 ha continuato a pretendere di
non aver mai espressamente rivelato a AP 1 il progetto suo e di IM 2 di
commettere una rapina (PS IM 1 22.1.2013, pag. 11; MP IM 1 28.2.2013, AI 142,
pag. 4; MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 10; MP IM
1 4.7.2013, AI 265, pag. 3; all. 1 al verb. dib. TPC, pag. 10; cfr.,
anche, MP IM 1 6.2.2013, AI 108, pag. 4; PS IM 1 26.2.2013, pag. 8).

 

Inizialmente, ha sostenuto che AP 1 avesse nondimeno capito
qualcosa. 

Nel verbale del 22 febbraio 2013, riferendosi a AP 1, IM 1 ha, ad
esempio, preteso che: 

 

“ non è uno
stupido, sicuramente avrà inteso qualche cosa di quello che stavamo per
fare, anche se io esplicitamente non gliel’ho mai detto. Concordo con chi mi
interroga che probabilmente lo “svizzero” ha capito che l’auto Innocenti era
rubata, dato che io ho chiamato IM 2 e gli ho detto che era buona e che
poteva venire avanti” (PS IM 1 22.1.2013, pag. 5-6; sott. del red.)

 

e, agli inquirenti che gli facevano notare che, “vista la
situazione”, AP 1 avrebbe almeno dovuto capire che la moto che lui gli
chiedeva di tenere in deposito nel suo garage sotterraneo era rubata, IM 1 ha
risposto: 

 

“ Io non so cosa
pensava lui, forse doveva immaginarselo. Gli avevo chiesto di tenere la
moto per qualche giorno. Di fatto è rimasta per più di un mese senza usarla. AP
1 ha tenuto la moto per più di un mese senza dire o chiedere nulla. (…) presumo
che sapesse che la moto era rubata e che me la teneva perché non potevo
lasciarla all’esterno. Io non gli ho detto esplicitamente queste cose, perché certe
cose non si devono dire e non si dicono. Comprendo il discorso degli inquirenti
quando mi spiegano che AP 1 è complice poiché ha fornito supporto a me e a IM 2
ed in qualche modo posso darvi ragione. Io però non ho detto esplicitamente a AP
1 che avremmo commesso una rapina all’ACPR 1 di __________” (PS IM 1 22.1.2013,
pag. 10 e 11; sott. del red.).

 

In seguito, ha preteso che AP 1 non conoscesse le loro reali
intenzioni (PS IM 1 26.2.2014, pag. 4 e 8). 

 

Successivamente, ha dichiarato di non sapere cosa AP 1 possa
essersi immaginato riguardo all’agire suo e di IM 2 (MP IM 1 28.2.2013, AI 142,
pag. 4) e, nel confronto con AP 1, ha spiegato che quanto aveva detto nei primi
verbali circa la di lui consapevolezza altro non era che una sua supposizione: 

 

“ Nei primi
verbali mi è stato chiesto se secondo me lui poteva aver capito qualcosa e io
avevo risposto che potevo supporre di sì, ma era una mia supposizione” (MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013, AI 143, pag. 10).

 

Confrontato con la tesi del contrabbando portata avanti da AP 1, IM
1 ha detto che

 

“ dato
che io a AP 1 non ho mai detto che stavamo preparando una rapina è possibile
che lui abbia pensato che anche io e IM 2 facessimo del contrabbando. Ma si
tratta di una mia supposizione, perché io non so cosa lui abbia pensato. ADR
che io non ho mai detto a AP 1 che con IM 2 stavo facendo del contrabbando. Lui
non mi ha mai chiesto cosa facevo e io non gliel’ho mai detto” (MP
IM 1 4.7.2013, AI 265, pag. 3).

 

Infine, al dibattimento di primo grado, ha confermato quanto aveva
già dichiarato in inchiesta e cioè che, secondo lui, AP 1 aveva senz’altro
capito qualcosa di quello che lui e IM 2 stavano per fare e che lui era l’unico
cui avrebbero potuto chiedere di tenere in deposito la moto (all. 1 al verb.
dib. TPC, pag. 19).  

 

Riguardo al motivo per cui ha chiesto proprio a AP 1 di tenere
loro la moto, IM 1 ha, dapprima, dichiarato di avere scelto lui perché:

 

“ era uno dei
pochi che conoscevo in Svizzera” (MP IM 1 10.1.2013, AI 25, pag. 4).

 

In seguito, ha detto di essersi rivolto a lui perché:

 

“ è l’unica
persona che ce l’avrebbe tenuta. Alle altre persone che conosco non avrei
potuto chiedere un “piacere” simile. Diciamo che lo “svizzero” è l’unico che sapeva
com’era la vera situazione, le altre persone non avrebbero accettato di
aiutarmi a nascondere questo motoveicolo” (PS IM 1 22.1.2013, pag. 13; sott.
del red.). 

 

Nel confronto con AP 1, IM 1 ha, però, ritrattato le sue
precedenti dichiarazioni, tornando a dire:

 

“ ho pensato di
coinvolgere AP 1, nel senso di chiedergli se aveva un posto per tenere la moto,
credo tra fine novembre e dicembre 2012. ADR che ho pensato a lui perché era
l’unica persona che conoscevo a Lugano” (MP di confronto IM 1/AP 1 28.2.2013,
AI 143, pag. 4), 

 

ciò che ha sostanzialmente ribadito anche al dibattimento di
appello: 

 

“ La presidente
chiede a IM 1 di spiegare quelle dichiarazioni da lui rese durante l’inchiesta
secondo cui AP 1 era l’unico a cui poteva chiedere di tenere la moto in garage.
Risponde che, con quell’espressione, egli voleva dire che era l’unica persona
che conosceva in Ticino, in particolare l’unica persona che abita in Ticino e
che lui conosce” (verb. dib. d’appello, pag. 4). 

 

Riguardo alle dichiarazioni da lui rese il 22 gennaio 2013 secondo
cui AP 1 era “l’unico che sapeva com’era la vera situazione” e che “le
altre persone non avrebbero accettato di aiutarmi a nascondere questo
motoveicolo”, davanti a questa Corte IM 1 ha precisato: 

 

“ di essersi
espresso male”

 

e, alla presidente che gli ha fatto notare che in quell’occasione aveva
detto il contrario di quello che ha poi sostenuto in seguito, ha risposto: 

 

“ che tante volte
gli capita di sbagliarsi poiché non sa esprimersi come una persona normale”
(verb. dib. d’appello, pag. 4). 

 

 

                                16.   accertamento della Corte

 

                             16.1.

                                   a.   Il primo elemento a
carico di AP 1 è costituito dai fatti stessi e, meglio, dai ripetuti viaggi
effettuati - con modalità a dir poco insolite - per portare IM 1 e IM 2
dall’Italia alla Svizzera e, poi, riportarli in Italia. 

In particolare, AP 1: 

-     la mattina del
2 gennaio 2013, poco dopo le 6.00, si è recato a __________ dove si è
incontrato con IM 1 che ha accompagnato in Svizzera con la sua Skoda e, poco dopo il confine, si è fermato per far scendere IM 1 che si è messo al
volante della Fiat Uno e far salire IM 2 (che li seguiva alla guida della Fiat
Uno) per poi portarlo fino a __________ (nel suo garage, dove avrebbe dovuto
prendere la moto);

-     più tardi,
sempre quel giorno, dopo che IM 2 e IM 1 avevano scoperto che la moto non
funzionava, ha accompagnato IM 1 in Italia mentre IM 2 li seguiva a bordo della
Fiat Uno; 

-     la mattina del
3 gennaio 2013, sempre attorno alle 6.00, si è nuovamente recato con la sua
vettura a __________ e, con le medesime modalità del giorno precedente, ha portato,
dapprima, IM 1 al di là del confine svizzero e, poi, IM 2 - che di nuovo
seguiva la Skoda al volante della Fiat Uno - a __________, nel suo garage; 

-     nel corso di
quella stessa giornata, ha portato IM 2 da __________ (o meglio,
dal suo garage dove IM 2 aveva riportato la moto) fino a __________, dove
questi è sceso, ha recuperato la Fiat Uno e si è accodato alla sua auto con la
quale lui ha portato IM 1 in Italia, a __________;

-     la
mattina dell’8 gennaio 2013, si è di nuovo, sempre attorno alle 6.00, recato a __________
per andare a prendere IM 1 che, però, ha rinviato il tutto al giorno successivo;

-     la mattina del
9 gennaio 2013, sempre alla stessa ora dei viaggi precedenti, si è ancora una
volta recato a __________ e, come di consueto, ha portato IM 1 in Svizzera,
seguito da IM 2 - questa volta alla guida della Innocenti - che, appena varcata
la frontiera, ha preso il posto di IM 1 sulla Skoda per essere portato
nell’autorimessa di __________. 

 

Alla frequenza ed alle più che singolari modalità con cui