# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 297f23e5-6203-5bc0-9d18-0f1c5d9288f7
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1994-02-16
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Bundesrat 16.02.1994 JAAC 59.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_008_JAAC-59-5--_1994-02-16.pdf

## Full Text

JAAC 59.5

Decisione del Consiglio federale del 16 febbraio 1994

Cinéma. Festival du film de la jeunesse.

Art. 6 LCin. Art. 3 OCin. Art. 13 al. 2 LSu.

Pour l’octroi de subventions en matière de promotion du cinéma,
la Commission d’experts peut légitimement établir un ordre de
priorité ne prévoyant une aide financière que pour les manifestations
cinématographiques ayant un caractère international et une continuité
suffisante.

Filmwesen. Jugendfilmfestival.

Art. 6 FiG. Art. 3 FiV. Art. 13 Abs. 2 SuG.

Die Expertenkommission kann im Hinblick auf die Förderung
filmkultureller Bestrebungen eine Prioritätenliste erstellen, welche
für Veranstaltungen Finanzhilfen davon abhängig macht, dass sie
internationalen Charakter und eine gewisse Kontinuität aufweisen.

Cinematografia. Film Festival Ragazzi.

Art. 6 LCin. Art. 3 OCin. Art. 13 cpv. 2 LSu.

Per l’assegnazione dei sussidi in materia di promovimento del cinema
è legittimo che la Commissione di esperti stabilisca un ordine di
priorità che prevede l’aiuto finanziario solamente per manifestazioni
cinematografiche aventi carattere internazionale e sufficiente
continuità.

1

I

A. Il 28 aprile 1992 l’Associazione Film Festival Ragazzi di Bellinzona (in
seguito: AFFR) ha chiesto un sussidio federale di 20 000 franchi all’Ufficio
federale della cultura (UFC) per la promozione dell’edizione 1992 del Festival
del film per ragazzi di Bellinzona.

B. In data 30 giugno 1992 il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha
respinto la richiesta. Il DFI ha ritenuto, sulla base di quanto rilevato
dalla Commissione peritale per la promozione ed il marketing riunitasi
il 4 giugno 1992, che la manifestazione in questione non presenterebbe
le caratteristiche tipiche di un festival del cinema internazionale. Inoltre,
essa non assicurerebbe una continuità a lungo termine e, infine, essendo di
interesse prevalentemente locale, il Festival non supererebbe i confini svizzeri.

C. Il 31 luglio 1992 l’AFFR ha impugnato la suddetta decisione. Nel ricorso
amministrativo al Consiglio federale è stato sottolineato che la decisione
del DFI farebbe difetto di un dettagliato esame dei criteri di valutazione ed
ometterebbe di considerare la particolarità della manifestazione culturale.

Sulla base dell’art. 6 della legge federale del 28 settembre 1962 sulla
cinematografia (LCin, RS 443.1) e dell’ art. 13 dell’ordinanza sulla
cinematografia del 28 dicembre 1962 (RU 1962 1798, ultima modifica RU
1982 1656 2302, in seguito: Ordinanza), l’insorgente ha evidenziato che
la manifestazione presenterebbe i requisiti necessari per la concessione
del sussidio federale. Il carattere internazionale della rassegna sarebbe
confermato dalla denominazione «Festival internazionale». Inoltre, lo scopo
sarebbe avantutto quello di promuovere la diffusione della cinematografia
e non il turismo locale, basandosi sulla professionalità della direzione, della
conduzione e della pianificazione, come pure sulla scrupolosa utilizzazione dei
fondi a disposizione, cui andrebbero aggiunte altre forme di finanziamento
pubbliche e private (ad esempio sono stati citati il Cantone Ticino, il Comune di
Bellinzona, la Banca S. e la casa di moda X). Considerevole rilevanza avrebbero
anche le qualifiche delle persone attive in seno all’AFFR ed il patrocinio
dell’UNICEF.

Inoltre, andrebbe tenuto conto della funzione educativa del Festival per
il pubblico giovanile e la conseguente e già citata promozione dell’arte
cinematografica, in collaborazione ufficiale con il Dipartimento della pubblica
educazione e le direzioni delle scuole del Cantone Ticino con, a partire
dall’edizione 1992, proiezioni proposte anche a Lugano e Locarno.

I mass-media avrebbero dato notevole risalto al Festival, sia a livello nazionale
che internazionale, con vari articoli e la copertura televisiva della fascia oraria
di mezzogiorno con una diretta quotidiana di quaranta minuti assicurata dalla
Televisione della Svizzera italiana (TSI) e dalla terza rete della Radiotelevisione
italiana (RAI 3) per l’edizione 1991. Al contempo è stata evidenziata la
presenza di attori di spicco e di altri addetti ai lavori.

Sarebbe pure importante la formula della manifestazione, con l’attribuzione
di tre premi ai film in concorso attraverso il giudizio di ragazzi appositamente
preparati per formare una giuria. Questo gremio sarebbe tra l’altro anche
protagonista di scambi con il Festival internazionale del film di Giffoni in Italia

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e con il «Festival de la comédie» di Vevey. Non andrebbe trascurata nemmeno
la Sezione fuori concorso con le mostre allestite unitamente alla Cinemateca
svizzera di Losanna.

La ricorrente, per meglio illustrare l’organizzazione della struttura, ha
comunque chiesto lo svolgimento di un’audizione nel corso della procedura
ricorsuale.

Infine, avrebbero beneficiato di sussidi anche altre manifestazioni svizzere
valide ma non mirate come quella in questione, tra l’altro appartenenti alla
regione linguistica del Festival di Nyon (facente già parte, unitamente a
Locarno e Soletta, del gruppo degli appuntamenti cinematografici ormai
consolidati).

D. Nelle osservazioni responsive del 30 ottobre 1992 il DFI ha proposto di
respingere il gravame riferendosi alla decisione del Consiglio federale del
23 marzo 1988 (GAAC 52.25), nella quale si definisce il risvolto giuridico della
valutazione di un film. Secondo il DFI la menzionata decisione, pur riferendosi
essenzialmente a progetti cinematografici, sarebbe valida anche per l’ambito
della promozione cinematografica in generale, come dimostrerebbe l’art. 1
cpv. 2 dell’Ordinanza. Per questo si giustificherebbe il fatto che ogni domanda
proveniente dall’ambito della promozione e del marketing venga valutata da
una commissione di esperti, come avvenuto anche nella fattispecie.

Il DFI ha sottolineato che la decisione impugnata del 30 giugno 1992 non
sarebbe carente poiché, pur essendo breve, avrebbe tenuto conto delle
circostanze del caso particolare, illustrando chiaramente i punti essenziali e le
ragioni del rifiuto, tanto da rispettare l’art. 35 cpv. 1 della legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021).

Inoltre, le decisioni degli esperti non si baserebbero esclusivamente
sui fondamenti giuridici per la promozione di festival in genere, bensì
prevederebbero l’elaborazione e l’imposizione di criteri di qualità e requisiti
materiali severi, tenuto conto della precarietà delle finanze federali. Vi
sarebbe quindi una differenziazione tra i presupposti formali o giuridici
e quelli di promozione stabiliti dagli esperti, i quali dovrebbero attenersi
alle suddivisioni tra i singoli settori del budget annuale e tenere conto delle
effettive possibilità di sussidio, in un panorama caratterizzato da un’eccedenza
di domande in rapporto ai fondi a disposizione. Sarebbe quindi assolutamente
indispensabile stabilire un’ordine di priorità.

Per quanto concerne l’asserita violazione del principio dell’uguaglianza di
trattamento, il DFI ha evidenziato che i sussidi federali sarebbero stati ripartiti
secondo una valutazione dei requisiti formali e dei criteri qualitativi delle
manifestazioni e non in base al principio «un festival per regione linguistica».

L’aspetto dell’educazione cinematografica della gioventù sarebbe importante
ma non un criterio prioritario della promozione cinematografica. Al proposito
è stata rilevata la differenza esistente con il campo della promozione
delle attività giovanili extrascolastiche, non facente parte dell’ambito
cinematografico in senso stretto.

Infine, il DFI ha nuovamente negato il carattere internazionale della
manifestazione, evidenziandone quello locale, che non attirerebbe pubblico e
specialisti del ramo dalla Svizzera e dall’estero e non avrebbe effetti positivi

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000683.pdf?ID=150000683

sulla cultura cinematografica in genere. La definizione «internazionale» non
sarebbe sufficiente per conferire effettivamente questa caratteristica ad un
festival. Infine, la continuità della rassegna, nonostante lo svolgimento della
quinta edizione, non sarebbe ancora garantita.

E. Nella replica del 29 dicembre 1992 l’AFFR ha messo in dubbio la legittimità
di sottoporre la richiesta del sussidio alla Commissione peritale per la
promozione ed il marketing, asserendo che il progetto sarebbe stato
penalizzato da una scelta di risparmio generica per favorire altre richieste.
L’insorgente, ribadendo la carenza di motivazione della decisione impugnata,
ha rilevato la scarsa entità della cifra richiesta dalla manifestazione e
l’adempimento delle condizioni legali per l’attribuzione di un sussidio.
Inoltre, il criterio dell’educazione dei giovani alla cinematografia sarebbe
stato decisivo nell’assegnazione di un contributo all’analogo Festival di
L. Per quanto concerne le attività giovanili extrascolastiche, il Festival
non ricadrebbe sotto questa categoria, svolgendosi esso nell’ambito di
una collaborazione con le autorità ticinesi e del programma scolastico. La
continuità della rassegna sarebbe testimoniata dalla già programmata
sesta edizione del 1993, abbinata alla riconosciuta professionalità
dell’organizzazione ed alle fonti di finanziamento già garantite. Del resto,
la continuità sarebbe stata riconosciuta alla manifestazione cinematografica di
G. già alla quarta edizione.

A proposito dell’internazionalità, andrebbe considerato che l’insorgente è
membro dell’ELFA (European Children’s Film Association). Da tre anni la
manifestazione sarebbe coperta dalla rete RAI 3 per trenta minuti al giorno e
dal 1993 dalla TSI, impegnata poi a vendere la trasmissione nell’area italofona
internazionale e ad acquistare il film vincitore del concorso, pagandone il
doppiaggio ed assicurandone la distribuzione nell’area televisiva di lingua
italiana. Le presenze di professionisti del cinema, di attori e di giornalisti
all’evento sarebbero state numerose e di livello internazionale. Nel 1993
sarebbe prevista la partecipazione di una giuria di giovani italiani di Matera
ed i delegati della rassegna bellinzonese sarebbero sempre presenti alle
più importanti manifestazioni cinematografiche europee. Infine, nessun
commissario, benché invitato, avrebbe voluto partecipare al Festival di
Bellinzona.

F. Nelle osservazioni complementari del 31 marzo 1993 il DFI ha fatto
osservare l’incontestabilità della procedura di affidare la valutazione di un
festival al giudizio di un gruppo di esperti, ribadendo la necessità di fare
fronte a molte richieste con pochi soldi. Per quanto attiene la continuità della

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manifestazione, essa rappresenterebbe solo un aspetto della valutazione
globale di tutte le circostanze, per cui non potrebbe essere ammesso il
paragone tra il Festival di Bellinzona e quello di G.

G. ...

H. Il 25 maggio 1993 l’AFFR ha chiesto la concessione di un sussidio di Fr. 35
000.- per l’edizione 1993 del Festival del film per ragazzi di Bellinzona.

I. Il 9 luglio 1993 il DFI ha respinto l’istanza con le medesime motivazioni
addotte per la procedura inerente la richiesta del 1992.

J. Con ricorso amministrativo interposto presso il Consiglio federale in data
4 agosto 1993 l’AFFR ha sostanzialmente ribadito le argomentazioni già
allegate in occasione del precedente ricorso, aggiungendo che l’UFC avrebbe
sostenuto uno scambio di giurie tra il Festival di Bellinzona e quelli di Giffoni
in Italia e di Vevey.

K. (Unione delle procedure)

L. Nelle osservazioni responsive del 21 settembre 1993 il DFI ha puntualizzato
che, rispetto alla procedura per il sussidio del 1992, non sarebbe più attuale
l’art. 13 dell’Ordinanza ivi citato, essendo entrata in vigore la nuova ordinanza
sulla cinematografia del 24 giugno 1992 (OCin, RS 443.11). Inoltre, l’autorità
precedente ha riconosciuto il sostegno dato all’allegato scambio di giurie
ed ha rilevato che nella valutazione dei progetti di promozione nel campo
cinematografico le istanze delle commissioni di esperti non sono sottoposte
agli istanti per un’audizione preliminare (cfr. GAAC 55.17). Infine, secondo
il DFI le priorità per il finanziamento dei progetti andrebbero fissate con
severità, causa i limitati mezzi a disposizione.

M. - O. ...

II

1. Secondo l’art. 6 lett. a LCin la Confederazione può assegnare sussidi ad
istituzioni, organizzazioni e manifestazioni che promuovono la cultura, in
particolare l’educazione cinematografica. L’autorità federale competente, in
caso di adempimento delle condizioni da parte dell’istante, decide secondo
il suo apprezzamento (GAAC 49.27, 43.40). Ciò significa che non vi è alcun
diritto ai sussidi (GAAC 52.25, 42.20) e di conseguenza è escluso il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale (Art. 99 lett. h della legge federale
del 16 dicembre 1943 sull’organizzazione giudiziaria [OG], RS 173.110). E’
invece ammissibile il ricorso al Consiglio federale, in caso di adempimento
delle condizioni poste dall’art. 72 segg. PA (GAAC 49.59), come è il caso nella
fattispecie.

2. (Formale)

3. Il 1°gennaio 1993 è entrata in vigore la nuova ordinanza sulla
cinematografia del 24 giugno 1992, che risulta evidentemente applicabile al
ricorso del 4 agosto 1993. Per quanto concerne il gravame del 28 agosto 1992,
va detto che la nuova normativa non contempla alcuna regola transitoria a
proposito del campo specifico dei contributi che vengono versati ad istituzioni,
organizzazioni e manifestazioni che promuovono la cultura cinematografica.

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001316.pdf?ID=150001316
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000683.pdf?ID=150000683

Occorre quindi basarsi sull’art. 36 della legge federale del 5 ottobre 1990 sugli
aiuti finanziari e le indennità (Legge sui sussidi [LSu], RS 616.1), che prevede
che le domande d’aiuti finanziari o di indennità sono giudicate secondo il
diritto vigente al momento della presentazione, se la prestazione è decisa
prima dell’adempimento del compito (cfr. anche GAAC 55.17), oppure secondo
il diritto vigente all’inizio dell’adempimento del compito se la prestazione è
assegnata dopo, come può essere ritenuto il caso nella fattispecie.

Comunque di fatto risulta che, anche considerando la vecchia ordinanza
sulla cinematografia come applicabile al ricorso del 1992, non vi sono effetti
sulla presente procedura, dacché entrambi i ricorsi vertono su questioni
che non hanno subìto modifiche in seguito alla revisione di una parte della
base legale. In effetti, l’art. 12 della nuova OCin ha ripreso l’art. 13 della
precedente versione con lo stesso tenore ed anche le disposizioni sull’operato
della commissione di esperti non hanno subìto mutamenti sostanziali.

4. La concessione di sussidi ad istituzioni, organizzazioni e manifestazioni
che promuovono la cinematografia presuppone che questi organismi siano
importanti per la cultura cinematografica svizzera in generale, che non
perseguano scopo di lucro o non siano autonomi dal punto di vista finanziario
e che possano contare su aiuti finanziari del Cantone o del Comune di
domicilio, qualora sussista un interesse locale (Art. 12 cpv. 2 lett. a-c OCin,
cfr. art. 13 cpv. 1 della precedente Ordinanza). Secondo la costante prassi
dell’autorità competente vengono adottati criteri severi per la concessione dei
sussidi e ciò a causa dei limitati mezzi finanziari a disposizione.

4.a. La valutazione di questi elementi comporta questioni di apprezzamento
dell’autorità ed altre di fatto e giuridiche, analizzate con un ampio potere
di apprezzamento. In linea di principio il Consiglio federale può, sulla base
dell’art. 49 lett. c PA, analizzare l’adeguatezza della decisione dell’autorità
precedente. Secondo una prassi costante esso è però prudente, quando la
decisione impugnata si basa su una presa di posizione di una commissione
di esperti, come quella che è stata consultata nella fattispecie. In casi del
genere, il Consiglio federale si discosta dalla posizione dell’autorità inferiore
unicamente in caso di necessità e se gli esperti non sono stati consultati in
maniera corretta ed appropriata, oppure se essi hanno posto condizioni
apertamente sproporzionate per la valutazione del valore del progetto,
oppure ancora se essi, senza porre condizioni eccessive, hanno sottovalutato il
significato della questione in causa (cfr. ad esempio GAAC 55.17).

5. Come già evidenziato in precedenza, con l’art. 6 LCin la Confederazione
dispone di un potere di apprezzamento per decidere l’assegnazione dei sussidi.

6. Per la valutazione dei progetti come quello della fattispecie il DFI fa capo
ad una commissione di esperti (cfr. art. 3 OCin) formata dai rappresentanti
di varie cerchie legate al mondo della cinematografia, i quali valutano
attentamente il materiale presentato dal richiedente il sussidio.

Sulla base del succitato potere di apprezzamento, il gruppo di esperti ha il
compito di gestire i limitati fondi a disposizione della Confederazione in
maniera oculata, in modo da permettere il finanziamento di progetti che
rivestono un’importanza particolare. Lo strumento per potere concretizzare
questa esigenza è rappresentato dall’allestimento di una lista di priorità che

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001316.pdf?ID=150001316
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001316.pdf?ID=150001316

permetta una gestione equa ed efficace dei mezzi finanziari. La LSu prevede
del resto esplicitamente l’introduzione di un ordine di priorità in caso di
domande eccedenti rispetto ai mezzi disponibili (art. 13 cpv. 2 LSu).

Per potere stabilire l’ordine di priorità è chiaro che l’autorità deve fissare dei
criteri, assimilabili a direttive, che permettano la catalogazione delle richieste.
A questo proposito è opportuno ricordare che le direttive amministrative
costituiscono un mezzo a disposizione dell’autorità per esercitare il potere
di apprezzamento attribuitole dalle norme di legge (cfr. Pierre Moor, Droit
administratif, Vol. I, Berna 1988, pag. 226; Blaise Knapp, Précis de droit
administratif, 4a ed., Basilea/Francoforte 1991, n. 360 segg.). La facoltà di
fissare condizioni per l’attribuzione dei sussidi deriva direttamente dalla
competenza di applicare la legge da parte dell’autorità, in modo da ottenere
una pratica costante ed un’uguaglianza di trattamento e non necessita di
conseguenza di un’ulteriore base legale specifica (cfr. Moor, op. cit. pag. 228).
Nella fattispecie la LCin attribuisce un potere d’apprezzamento all’autorità,
che deve ricorrere allo strumento delle direttive per precisare i punti
necessari alla corretta applicazione nella pratica (Moor, op. cit., pag. 229 seg.).
Trattandosi di una concretizzazione nel pieno rispetto dei princìpi stabiliti
dalla base legale (cfr. ad esempio DTF 118 Ib 166 e 117 Ib 231), le direttive
che tangono l’amministrato sono legittime, soprattutto nei casi in cui, come
il presente, esse rappresentano la base della decisione e vengono portate a
conoscenza dell’amministrato.

Visto quanto predetto non si può contestare l’introduzione di un ordine di
priorità nell’assegnazione dei sussidi e la legittimità della consultazione di
una commissione di esperti. Che poi in casu si sia trattato della Commissione
peritale per la promozione ed il marketing non ha, contrariamente a
quanto sostenuto dall’insorgente, alcuna valenza negativa. In effetti si tratta
comunque di un gruppo di esperti del campo cinematografico che operano con
cognizione di causa e la ripartizione dei vari settori tematici delle domande
ai diversi gruppi di specialisti è una misura organizzativa di ripartizione del
lavoro che non ha alcuna influenza sulla qualità della decisione di attribuzione
dei sussidi.

Va perciò esaminato se sono state poste condizioni sproporzionate per la
valutazione della manifestazione o se la stessa è stata sottovalutata.

7. Le allegazioni dell’insorgente contestano l’opinione degli esperti
sul carattere internazionale e la garanzia di continuità della rassegna
bellinzonese.

Come già evidenziato al punto II/4a il Consiglio federale deve valutare la
posizione dei periti con prudenza e senza intervenire per il solo motivo che
potrebbe esservi un’altra motivazione plausibile. Per portare all’annullamento
dell’opinione degli esperti ci si deve trovare confrontati ad una decisione
insostenibile.

In linea generale le esigenze poste dagli esperti per la concessione dell’aiuto
federale non appaiono eccessive. E’ legittimo ritenere che, di fronte ad
una limitata disponibilità finanziaria, si cerchi di concentrare gli aiuti
su un certo tipo di manifestazioni. Non appare pertanto apertamente
insostenibile e contrario agli scopi del promovimento culturale in generale
e cinematografico in particolare intervenire a sostegno di rassegne aventi

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_118_Ib_166&resolve=1

una risonanza internazionale, in modo da contribuire alla diffusione della
cultura cinematografica su ampia scala e non solo limitatamente ad una realtà
regionale relativamente ristretta.

E’ per questo pure ammissibile esigere che una manifestazione presenti
un carattere di continuità sufficiente. L’aiuto federale risulta così mirato
per contribuire all’ottenimento di un risultato culturale ad ampio respiro
e dilazionato nel tempo, evitando che aiuti isolati rimangano occasioni uniche
senza riscontro durevole e quindi, tutto sommato, aleatorio.

Occorre pertanto analizzare se i criteri appena citati sono stati applicati in
maniera corretta nella valutazione della domanda dell’AFFR di Bellinzona.

8. Sottolineando l’internazionalità della rassegna bellinzonese, l’insorgente ha
evidenziato la risonanza del Festival di Bellinzona soprattutto in Italia, con la
partecipazione alla rassegna di molti addetti ai lavori e mass media italiani.
Sono anche stati citati, tra le altre cose, gli scambi di giurie e di visite con altri
festival svizzeri e quello di Giffoni in Italia.

Senza volere in alcun modo contestare l’importanza di quanto predetto, va
però riconosciuto che la manifestazione bellinzonese trova un’eco particolare
nel limitato ambito regionale ticinese per cui parlare di internazionalità
rischierebbe di travalicare il senso del termine stesso. Il coinvolgimento di
persone note provenienti dall’Italia e gli scambi di vario genere con giurie di
altre rassegne sono certamente fatti importanti, tuttavia essi non conferiscono
automaticamente alla manifestazione un carattere internazionale, nel senso
di una risonanza considerevole al di fuori del ristretto spazio regionale. Il
Festival di Bellinzona riveste una sua importanza, ma trova un riscontro
effettivo limitatamente alla realtà ticinese, non catalizzando un interesse
generale al di fuori dall’ambito locale.

Non vi è quindi da ritenere che il DFI abbia valutato in modo scorretto il
carattere internazionale del Festival di Bellinzona.

9. A proposito della continuità non appare urtante che il gruppo di esperti non
ritenga ancora sufficientemente stabile la situazione del Festival di Bellinzona
per la concessione dell’aiuto federale. Benché la rassegna sia ormai giunta
alla sesta edizione, non si possono tracciare paralleli con altre manifestazioni
che hanno ottenuto il sussidio nonostante un numero minore di edizioni,
poiché tale punto è solo uno degli aspetti da valutare. Non bisogna in effetti
scordare che il criterio temporale è relativo, nel senso che anche dopo poche
edizioni vi possono essere garanzie estremamente concrete che permettono di
determinare con sufficiente certezza che la manifestazione avrà comunque un
seguito per un lungo periodo.

Per completezza va tra l’altro rilevato che le decisioni degli esperti sono
state prese con maggioranze nette (3:1 nel 1992, 5:1 nel 1993), ciò che può
testimoniare della chiarezza dei fatti rilevanti che hanno indotto a respingere
la domanda di sussidio.

10. Sull’asserita disparità di trattamento il DFI, nelle osservazioni responsive
del 30 ottobre 1992, ha chiaramente evidenziato che gli aiuti non vengono più
attribuiti secondo il principio di «un festival per regione linguistica». Accanto
quindi alle manifestazioni più importanti che rispondono pienamente ai
criteri necessari per l’attribuzione dell’aiuto, le cosiddette rassegne «minori»

8

vengono valutate tutte allo stesso modo, da un punto di vista dei criteri formali
e qualitativi. Non vi sono del resto indizi, visto il succitato chiarimento a
proposito del Festival di G., che possano far ritenere che siano stati sostenuti
eventi la cui situazione potrebbe essere paragonabile a quella della rassegna
bellinzonese. Non vi è quindi da ritenere che vi sia stata una disparità di
trattamento.

11. Per quanto concerne la censura formale inerente la carente motivazione
della decisione impugnata, è opportuno sottolineare alcuni punti. L’art. 35 PA
esige, fra l’altro, la motivazione delle decisioni amministrative. In concreto
occorre stabilire quali siano le esigenze di motivazione. E’ evidente che la
motivazione deve mettere l’interessato in condizione di potere valutare le
proprie possibilità in un eventuale ricorso, definendo quindi la portata della
decisione e quali sono i punti attaccabili. Essa deve indicare brevemente le
riflessioni dell’autorità sugli elementi di fatto e di diritto essenziali, ma non
è d’altro canto necessario che venga presa posizione su tutti gli argomenti
giuridici o fattuali invocati (Knapp, op. cit., pag. 150 seg.).

Nella fattispecie il DFI ha chiaramente indicato i motivi che hanno portato al
rifiuto dei sussidi federali per gli anni 1992 e 1993, evidenziando brevemente
ma esaurientemente che il Festival per ragazzi di Bellinzona non adempie ai
criteri posti dal gruppo di esperti.

Vi è quindi da ritenere che sia stato rispettato anche il principio
giurisprudenziale secondo cui una decisione deve essere tanto più precisa
quanto più la regola giuridica applicabile lascia potere d’apprezzamento e
possibilità all’autorità di limitare i diritti del singolo (Knapp, op. cit. pag. 151;
DTF 117 Ib 86, DTF 112 Ia 110).

12. Infine, non vi è stata alcuna violazione del diritto di essere sentito
dell’AFFR. In effetti, la valutazione dei progetti di promozione della
cinematografia non prevedono un’audizione preliminare degli istanti (cfr.
GAAC 55.17). Non si può del resto nemmeno stigmatizzare il fatto che nessuno
dei periti abbia visitato il Festival benché invitato, dacché risulta che la
valutazione della manifestazione ha potuto essere correttamente eseguita
sulla base dell’ampia documentazione prodotta.

Sulla richiesta di procedere ad un’audizione durante la presente procedura
ricorsuale, va detto che per principio la procedura stessa è scritta e solo in casi
eccezionali si procede a dibattimenti. Nella fattispecie gli atti dell’incarto sono
stati considerati esaurienti.

13. Da quanto esposto in precedenza risulta pertanto che le decisioni
del DFI non hanno violato il diritto federale, non hanno accertato i fatti
giuridicamente rilevanti in modo inesatto o incompleto e non sono inadeguate
(art. 49 PA).

14. I ricorsi sono pertanto respinti.

15. Visto l’esito della procedura, le spese vengono messe a carico
dell’insorgente, in quanto parte soccombente giusta l’art. 63 PA.

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_117_Ib_86&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_112_Ia_110&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001316.pdf?ID=150001316

Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 59.5 - Decisione del Consiglio federale del 16 febbraio 1994

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1995
Année

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Band 59
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	Decisione del Consiglio federale del 16 febbraio 1994
	I
	II