# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 10727a09-1821-5c84-9660-93c23a74eeee
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.09.2017 31.2017.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2017-1_2017-09-27.html

## Full Text

Incarto
  n.

  31.2017.1

  31.2017.5

   

  FS

  	
  Lugano

  27 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 9 gennaio 2017 e del 18 aprile
2017 di

 

	
   

  	
  1. RI
  1  

  2. RI
  2  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 24 novembre 2016 e del 14
  marzo 2017 emanate da

  
	
   

   

   

   

   

  in relaz. alla fallita:

   

   

  chiamata in causa:

   

  	
  CO 1  

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

  FA 1 

  (cancellata da RC il 3 ottobre 2016)

   

  TERZ 1 

  rappr. da: RA 1 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Dall’estratto RC
informatizzato agli atti risulta che in data __________ 2013 è stata pubblicata
sul Foglio ufficiale svizzero di commercio (di seguito FUSC) l’iscrizione della
FA 1, con sede a __________.

                                         Negli anni 2013 e 2014 quali
amministratrici uniche con diritto di firma individuale sono state iscritte a
RC TERZ 1 dal 26 agosto 2013 al 16 giugno 2014 e RI 1 dal 25 giugno 2014 al 29
settembre 2014 data in cui ha rassegnato le proprie dimissioni (cfr. estratto
RC agli atti e doc. B dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.2.   La FA 1 è stata affiliata
alla Cassa CO 1 (in seguito Cassa), in qualità di datore di lavoro, dal 1.
settembre 2013 al 31 dicembre 2014 (cfr. doc. 1 dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         Con decreti 22 dicembre
2015 e 28 aprile 2016 della Pretura del Distretto di __________ sono state
dichiarate l’apertura del fallimento della società, rispettivamente la
sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (cfr. doc. 1
dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         La Cassa ha insinuato
all’Ufficio fallimenti del Distretto di __________ il proprio credito di fr.
10'199.50 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per
gli anni dal 2013 al 2014, dopo controllo del datore di lavoro (cfr. doc. 1
dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         La procedura di fallimento
è stata definitivamente chiusa e la ragione sociale radiata d’ufficio in
applicazione delle disposizioni dell’art 159 cpv. 5 lett. a ORC (cfr. estratto
RC agli atti).

 

                              1.3.   Costatato di aver subito un
danno, con decisione del 29 luglio 2016 (doc. 1 dell’incarto 31.2017.1), confermata
con decisione su opposizione del 24 novembre 2016 – osservato che “(…)
ritenuto che, in data 29 settembre 2014, la signora RI 1 ha rassegnato le
dimissioni dalla carica di amministratrice unica della FA 1, la responsabilità
della stessa è limitata al pagamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF non
soluti e scaduti al 31 agosto 2014, pari a CHF 9'722.50, come risulta dagli
estratti conto contabili e dalla distinta salari allegate. (…)” (doc. 1
dell’incarto 31.2017.1) –, la Cassa ha stabilito la responsabilità ex
art. 52 LAVS di RI 1 per un importo di fr. 9'722.50 a titolo di contributi
paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2013 e 2014 (sino al mese
di agosto, acconti), in via solidale con RI 2 per analogo importo e con TERZ 1
limitatamente all’importo di fr. 6'965.80 (cfr. doc. C dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.4.   Con ricorso del 9 gennaio
2017 RI 1 ha impugnato la succitata decisione su opposizione chiedendo “(…)
di dividere i rendiconti (allegato H) per il 2014 nei periodi diversi: dove
porto io la responsabilità, e dove la responsabilità e [ndr. recte: è]
di altre persone. Poi i pagamenti / versamenti effettuati nel mio periodo
devono essere presi in considerazione per il mio periodo, perché gli [ndr.
recte: li] facevo per onorare i debiti accumulati solo nel mio periodo. Altri
debiti accumulati dovevano essere pagati da incassi e utili accumulati nei
periodi precedenti. Come esplicazione presento l’allegato I. (…)” (I).

                                         Indicati i motivi per cui
ha accettato l’incarico di amministratrice unica – prima del 18 giugno 2014 (data dell’assemblea
straordinaria della FA 1 durante la quale ha assunto la carica di
amministratrice unica; cfr. doc. A dell’incarto 31.2017.1) all’Ufficio
esecuzioni di __________ non risultava alcuna procedura aperta nei confronti
della società; lo stesso giorno gli azionisti avrebbero assunto ogni impegno e,
non essendo presente alcuna documentazione finanziaria e contabile, la
precedente amministratrice aveva promesso che avrebbe provveduto a trasmetterla
– l’insorgente ha addotto che “(…)
3. Poco dopo e stato fissato un secondo incontro con la signora TERZ 1 dove
stesa ci ha consegnato i documenti come nel allegato D, e nessuna riga di
qualsiasi evidenza / registrazione contabile, o qualsiasi rapporto e/o
dichiarazione fatta da qualche parte. Per questi motivi ci siamo recati a un
avvocato abilitato per chiedere un aiuto nella situazione creata. (allegato E).
Però poi dopo tutto senza nessun successo. 4. In data di 29 settembre ho
inoltrato mia disdetta dal incarico di amministratore unico della società FA 1
per impedimenti citati nel allegato B. 5. Con la presente ritengo di aver
regolarmente dichiarato tutti i stipendi e oneri trattenuti per il mio periodo
di carica di amministrazione. (Allegato F). l lavori prestati da RI 2 erano
considerati come prestazioni dei servizi a titolo individuale come aiuto
gerente (allegato G). In data di 26.03.2015 hanno preso la decisione di
dichiarare che nel periodo di 01.01.2014-31.12.2014 la signora RI 2 avrebbe
dovuto ricevere un stipendio con una massa salariale di 47'000.-. Vorrei
evidenziare che in data di 26.03.2015 io non avevo nessun diritto di decisione
e/o obbligo e responsabilità. (…)” (I dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.5.   Con la risposta di causa –
precisato “(…) di aver aperto la procedura di risarcimento danni anche nei
confronti delle seguenti persone: - signora TERZ 1: ad oggi contro la decisione
su opposizione del 24 novembre 2016 non risulta sia stato inoltrato ricorso; -
signora RI 2: contro la decisione risarcitoria del 9 novembre 2016, quale
amministratrice di fatto, la signora RI 2 ha interposto opposizione in data 5
dicembre 2016. La Cassa deve ancora emanare la decisione su opposizione. (…)”
(III dell’incarto 31.2017.1) – la Cassa ha postulato l’integrale
reiezione del ricorso.

                                         Riconfermandosi nelle argomentazioni
esposte nell’impugnata decisione, essa evidenzia in particolare che “(…)
come risulta dagli allegati dettagli evoluzione incassi (doc. 4) le prime
esecuzioni sono state promosse dalla Cassa nel mese di settembre 2014
(conteggio di chiusura per l'anno 2013 del 21 febbraio 2014 e acconti da
gennaio a giugno 2014). Quindi al momento dell'assunzione della carica di
amministratrice unica della ricorrente non vi erano contributi già in
esecuzione ma unicamente diffidati. A mente della giurisprudenza, la
ricorrente, prima di assumere la carica di organo formale, avrebbe dovuto
appurare se i contributi paritetici AVS scaduti ed esigibili fossero già stati
pagati e nel caso in cui non gli fosse stata data la possibilità di verificare
la contabilità e la situazione contributiva, non doveva accettare il mandato o
perlomeno esigere immediatamente il pagamento dell'arretrato contributivo (STCA
10 ottobre 2014, inc. 31.2014.1). Nell'evenienza concreta, la ricorrente, oltre
a verificare la situazione presso l'Ufficio di esecuzioni di __________,
avrebbe dovuto pretendere, per il tramite del precedente amministratore, una
dichiarazione della Cassa relativa alla situazione contributiva della ditta e
valutare se assumere la carica di organo formale, ciò che non ha fatto,
assumendosi quindi la responsabilità per il mancato pagamento dei contributi
AVS non soluti. […] La ricorrente ribadisce che la responsabilità per il
mancato pagamento dei contributi dovrebbe essere limitata al suo periodo di
appartenenza al CdA. La ricorrente contesta la responsabilità per il mancato
pagamento dei contributi precedenti alla sua nomina sostenendo che la stessa
dovrebbe essere limitata al periodo di appartenenza al CdA. Ritenuto che tale
obiezione era già stata sollevata con opposizione dell'8 agosto 2016, la Cassa
ribadisce che per quanto attiene alla responsabilità ex art. 52 LAVS,
l'amministratore ha il dovere di vegliare affinché vengano versati i contributi
correnti e quelli arretrati che sono dovuti per il periodo in cui non faceva
ancora parte della società, poiché esiste in entrambi i casi un nesso di
causalità adeguato tra il non agire dell'organo e il non pagamento dei
contributi (DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag. 269). Il nesso di
causalità adeguato fra la violazione intenzionale o per negligenza grave e il
danno va però negato, qualora la società fosse già insolvibile o gravemente
indebitata al momento dell'entrata in carica (STFA 29 agosto 2002, H 277/01,
consid. 4). La fattispecie che ci occupa non è tuttavia comparabile a quella
appena descritta. Infatti, al momento dell'assunzione della carica di
amministratrice unica da parte della ricorrente, avvenuta il 18 giugno 2014
(cfr. doc. 3 sub allegato A), non si era ancora verificato un danno ai sensi
dell'art. 52 LAVS. In effetti, l'insolvenza della società è stata constatata
con l’apertura di fallimento e sospensione della procedura (FUSC del 13 maggio
2016). In considerazione di quanto sopra, la signora RI 1 è responsabile anche
del mancato pagamento dei contributi paritetici AVS maturati prima dell'assunzione
della carica di amministratrice unica della FA 1. Quanto al punto 5, va
precisato che, come previsto dall'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante
ai fini AVS comprende qualsiasi retribuzione del lavoro svolto a dipendenza
d'altri per un tempo determinato o indeterminato. L'art. 12 cpv. 1 LAVS precisa
ulteriormente che è considerato datore di lavoro chiunque paghi una
retribuzione conformemente all'art. 5 cpv. 3 LAVS. Ne consegue che i servizi
prestati dalla signora RI 2 a favore della FA 1, in qualità di aiuto gerente
del __________, debbano essere ritenuti di natura dipendente, configurandosi
quindi l'obbligo da parte della società di notificare tali retribuzioni quale
salario determinante. Peraltro, le retribuzioni per l’anno 2014 versate alla
signora RI 2 di CHF 47'000.00, sono state regolarmente notificate dalla società
in data 17 aprile 2015 (doc. 5). Pertanto, la dichiarazione salari allegata
dalla ricorrente (doc. F già ai vostri atti), trasmessa solamente nel mese di
agosto 2015, quindi con notevole ritardo rispetto a quanto previsto dall’art.
36 cpv. 2 OAVS, è stata considerata dalla Cassa quale aggiunta ai salari
notificati in precedenza (cfr. doc. 5). Infine, quanto al pagamento dei
contributi, la Corte federale ha statuito che i pagamenti effettuati devono
essere imputati innanzitutto alle posizioni precedentemente scadute e non a
quelle più recenti, a meno che il datore di lavoro non abbia indicato
diversamente, come nel caso concreto. Peraltro, gli esigui pagamenti
intervenuti tra il 18 giugno 2014 e il 29 settembre 2014, sono stati posti
proprio a favore del periodo di appartenenza al CdA della ricorrente. Di
conseguenza, la richiesta della signora RI 1 relativa ai pagamenti effettuati
dalla società nel periodo in cui era amministratrice unica della stessa è priva
di fondamento. (…)” (III, dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.6.   Con decreto 21 febbraio 2017
il vicepresidente del TCA ha chiamato in causa TERZ 1 e RI 2 (V dell’incarto
31.2017.1).

 

                                         Con e-mail del 13 marzo
2017 la Cassa ha trasmesso al TCA copia della decisione su opposizione
concernente RI 2, datata 14 marzo 2017 (VIII/1 con allegati doc. A-E
dell’incarto 31.2017.1), precisando che la stessa sarebbe stata inviata “(…)
domani all’altra convenuta, sig.ra RI 2, ritenuta amministratrice di fatto
della FA 1. (…)” (VIII dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         Con osservazioni del 20
marzo 2017, tramite l’avv. RA 1 e dopo la chiesta proroga del termine (VI e VII
dell’incarto 31.2017.1), TERZ 1 – premesso che contro la decisione su
opposizione del 24 novembre 2016, con cui le è stata confermata la domanda di
risarcimento danni per l’importo di fr. 6'965.80, “(…) non ha ricorso non
certo in quanto la stessa ha riconosciuto il benfondato della decisione ma
unicamente poiché le è sfuggito il termine ricorsuale (in quel periodo la
stessa aveva in effetti problemi di salute, che le hanno impedito di seguire e
gestire questa situazione). (…)” (IX dell’incarto 31.2017.1) – ha
rilevato che “(…) è comunque pacifico che nessuna responsabilità è data per
quanto concerne il pagamento degli oneri riferiti al periodo in cui la signora TERZ
1 non era più amministratrice della società. In particolar modo, non
corrisponde al vero che essa non abbia presentato la situazione contabile e
finanziaria della società alla signora RI 1, e che abbia sottaciuto le
difficoltà economiche della società, che sono state ampiamente illustrate in
occasione dell'assemblea generale straordinaria della FA 1. Proprio per
l'intento di chiara trasparenza, la signora TERZ 1 aveva richiesto
all'assemblea, non solo la presenza degli azionisti in corpore, ma pure la
presenza della nuova amministratrice signora RI 1, affinché la stessa fosse
debitamente orientata. Prove ne è che nel verbale assembleare del 18.6.2014 (doc.
1) la presidente dell'assemblea signora RI 2, azionista maggioritaria,
faceva presente come la signora TERZ 1, aveva dato le proprie dimissioni quale
AU, proprio in considerazione delle reiterate diffide segnalate agli
interessati per in merito agli impegni scoperti che la società avrebbe dovuto
assolvere, quindi ivi comprese i contributi AVS. La signora RI 1, presente
all'assemblea, era quindi perfettamente al corrente delle difficoltà
riscontrate e, nonostante ciò ha accettato di buon grado la carica di amministratrice.
Essa ha altresì preso atto, nella stessa riunione, che gli azionisti
avevano dato ampio scarico alla signora TERZ 1 per l'operato svolto e si erano
impegnati a tenerla indenne e liberarla da ogni e qualsivoglia responsabilità e
onere nei confronti di terzi. A comprova del fatto che l'allora
amministratrice signora TERZ 1 si era attivata affinché le prescrizioni
dell'assicurazione AVS e in particolare i pagamenti dei contributi scoperti venissero
ossequiati, essa già in data 18.4.2014 aveva segnalato l'esistenza di debiti
scoperti soprattutto per quanto concerneva l'AVS, chiedendo a tutti gli
azionisti ed alla gerente dell'esercizio pubblico un incontro urgente affinché
venissero risolte le problematiche esistenti (doc. 2). Del resto,
tale scritto era sicuramente noto alla signora RI 1 in quanto una copia era
presente negli atti societari di cui la signora RI 1 era a conoscenza. Assolutamente
inveritiera è l'affermazione della signora RI 1 secondo cui la signora TERZ 1
non avrebbe consegnato la documentazione completa della società FA 1. In
effetti, tutti i classatori della società, nessuno escluso, sono stati
consegnati in data 1.7.2014 alla presenza della signora RI 2 e RI 1 presso gli
uffici del sottoscritto legale, allora in Via __________ a __________. Prova ne
è che, con SMS del 18.7.2014 indirizzato alla signora TERZ 1, la signora RI 1
confermava in sostanza di aver ricevuto la documentazione e che avrebbe provveduto
al pagamento di tutti i debiti storici (doc. 3 estratto SMS). Contrariamente
a quanto asserito la signora TERZ 1 non si è certo limitata alla consegna dei fogli
allegati dalla RI 1 quali doc. D) che peraltro non sono redatti dalla signora TERZ
1, ma si ribadisce ha consegnato tutta la documentazione completa della società.
L'intervento dell'avv. __________, effettuato a sproposito e solo per mera
tattica difensiva, è stato oggetto [ndr.: di] una chiara presa di posizione da
parte della signora TERZ 1 illustrata con scritto del 4.09.2014 (doc. 4),
il cui contenuto comprova a non aver dubbio come quest'ultima abbia
diligentemente dato seguito alle proprie mansioni di amministratrice. Non
corrisponde al vero quanto riferito dalla signora RI 1, ossia “che i debiti accumulati
devono essere pagati dagli incassi e utili accumulati nei periodi precedenti”,
in quanto tale presa di posizione è smentita dal SMS del 18.7.2014, dai
documenti allegati. Visto quanto precede si chiede pertanto che la signora TERZ
1 sia liberata da qualsivoglia responsabilità, anche solidale, nei confronti
nei confronti della cassa compensazione AVS, Bellinzona per i contributi
paritetici per gli anni 2013 e 2014 oggetto di decisione della cassa competente.
(…)” (IX dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         I succitati documenti sono
stati notificati alle parti (X e XI dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         Con scritto pervenuto al
TCA il 27 marzo 2017 (XII con allegati doc. L/1-6, trasmessi alla Cassa e
all’avv. RA 1 per osservazioni XIII, dell’incarto 31.2017.1) RI 1 si è
confermata nelle proprie allegazioni.

 

                                        Con scritto del 4 aprile
2017 la Cassa ha comunicato al TCA di non avere osservazioni da formulare in
merito (XIV dell’incarto 31.2017.1).

                                         Dal canto suo l’avv. RA 1,
con lettera del 10 aprile 2017 – contestate le osservazioni 27 marzo 2017 di RI
1 – ha concluso che “(…) considerato le divergenti prese di posizione, si
chiede che vengano sentiti i seguenti testi, i quali avranno modo di riferire
sia sull'attività e i diversi interventi effettuati dall'allora amministratrice
signora TERZ 1, sulla consegna della documentazione contabile, sulla conoscenza
della situazione debitoria da parte della signora RI 1, sul ruolo e funzione di
RI 2 nella società, amministratrice di fatto che ha sempre seguito e si è
occupata della gestione della società, intascando tutte le entrate dell'esercizio
pubblico, senza metterle a disposizione della società. __________ (ex
dipendente/responsabile) Via __________, __________; __________ (dipendente
che si è occupato del bar) Via __________, __________; __________ (ex
gerente) Via __________, __________; __________ (ex azionista di
minoranza) __________; Avv. RA 1 (ha seguito i rapporti tra la
signora TERZ 1 e RI 2, e ha presenziato ad incontri importanti degli azionisti)
Via __________, __________ (…)” (XV dell’incarto 31.2017.1).

 

                                         Sempre per conoscenza, i
doc. XIV e XV sono stati notificati a RI 1, il doc. XIV all’avv. RA 1 e il doc.
XV alla Cassa (XVI, XVII e XVIII dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.7.   Con decisione del 9 novembre
2016 (doc. 1 dell’incarto 31.2017.5), confermata con decisione su opposizione
del 14 marzo 2017, la Cassa ha stabilito la responsabilità ex art. 52 LAVS di RI
2 per un importo di fr. 10'199.50 a titolo di contributi paritetici
AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2013 e 2014 in via solidale con RI 1
limitatamente all’importo di fr. 9'722.50 e con TERZ 1 limitatamente
all’importo di fr. 6'965.80 (cfr. doc. B dell’incarto 31.2017.1).

                                         La Cassa ha considerato RI
2 “amministratrice di fatto” della FA 1 adducendo che “(…) in
particolare, dall'esame del mandato di amministratore unico attribuito dalla
signora RI 2, azionista di maggioranza della FA 1, alla signora TERZ 1 (doc.
B), risulta che tale mandato fosse stato assegnato a titolo fiduciario e che
quest'ultima era resa indenne da ogni futura pretesa proveniente da terzi.
Premesso che gli accordi di natura privata, relativi all'assunzione di
responsabilità da parte di terzi, non scaricano l'amministratore formale dai
propri obblighi inalienabili di cui al punto 5 della presente decisione su
opposizione (STF 29 ottobre 2008, 9C 788/2007; STF 7 marzo 2008, H 10/07; STF
28 aprile 2003, H 208/00 e H 209/00; STCA 19 ottobre 2012, inc. 3'l.2012.3), si
è potuto rilevare che la signora RI 2 ha sottoscritto di gestire personalmente
l'attività della FA 1 e del __________, assumendo tra gli altri, l’onere di
rispettare le norme relative al pagamento degli oneri sociali, tra cui quelli
dovuti alla Cassa. Oltre a ciò la Cassa ha provveduto ad effettuare un
accertamento richiedendo anche alla signora RI 1, amministratrice unica della FA
1 dal 18 giugno 2014 sino alle dimissioni del 29 settembre 2014, quali fossero
le modalità di gestione della società ed in particolare chi si occupasse del
pagamento delle fatture relative agli oneri sociali e del ruolo svolto dalla
signora RI 2 in seno alla società (doc. C). Dalla risposta del 14 ottobre 2016
della signora RI 1 (doc. D), la Cassa ha potuto constatare che la signora RI 2
ha esercitato la propria funzione di amministratrice di fatto della FA 1 anche
per tutto il periodo di carica della signora RI 1 e non solamente per il
periodo antecedente, per il quale risultava essere in vigore il mandato di
amministratore unico con la signora TERZ 1 citato in precedenza. È emerso
inoltre che la signora RI 2 oltre a gestire quotidianamente gli affari ordinari
del __________, fosse intervenuta anche nella procedura decisionale inerente
l'assunzione di una gerente. (…)” (doc. B dell’incarto 31.2017.1).

 

                               1.8.   Con ricorso del 18 aprile
2017 RI 2 ha impugnato la succitata decisione su opposizione del 14 marzo 2017
chiedendone l’annullamento (I dell’incarto 31.2017.5).

                                         L’insorgente ha addotto
che “(…) • Una amministratrice di una SA non può delegare i suoi
doveri a terze persone con un semplice scritto senza notificarlo al registro di
Commercio. Era mia intenzione controllare che i pagamenti verso i vari istituti
sociali fossero in regola ma ero impossibilitata di farlo dato che i documenti
non ci sono mai stati consegnati, ho rinunciato a tale impegno (allegato I)
come da Art. 20 del CO. • CO 1 sostiene che ero amministratrice di fatto
e che sapevo come andavano i movimenti di cassa del bar, falso, io ero
parzialmente a conoscenza, dato che i conteggi di cassa venivano fatti da me e
dalla Gerente del locale ma nell'ultimo periodo la signora TERZ 1 mi proibì di
farli dicendo che era solo compito della Gerente. Lo stesso vale per la seconda
amministratrice, alla mia richiesta di ricevere copia del libro di cassa mi
venne risposto di no (allegato II). • La signora RI 1 dichiara di non
aver firmato nessun documento importante, falso, solo lei aveva diritto di
firma. Fu lei a compilare le varie dichiarazioni (AVS, LPP, IVA, IF, Tasse,
ecc.), firmarle e inoltrarle senza mai farmele vedere. Soltanto adesso di
recente ho avuto visione dei documenti vari. • Io ero una semplice
dipendente (allegato III e IV) che non aveva nemmeno il diritto di visionare i
conti bancari. Vedendo i parziali incassi del primo anno di gestione del locale
trovo strano che si siano creati così tanti debiti. • A gennaio 2015
(allegato V) chiesi all'CO 1 cosa succedeva se l'amministratrice non consegnava
i documenti della società, chi era responsabile, mai una risposta scritta ma ci
venne comunicato via telefono che ogni amministratrice era responsabile del
proprio periodo, con questa risposta decidemmo di rinunciare a una denuncia
penale verso la prima amministratrice. • Le mie varie osservazioni
(allegato VI e VII) sono state poco rilevanti nell'inchiesta della CO 1, non ho
mai né firmato né potuto decidere niente sulla FA 1 ma nonostante ciò sono amministratrice
di fatto solo per aver "voluto" prendere tale impegno, impegno che
però non ho mai potuto eseguire dovuto alla mancanza di documenti mai ricevuti.
(…)” (I dell’incarto 31.2017.5).

 

                               1.9.   Con la risposta di causa la
Cassa ha postulato l’integrale reiezione del ricorso precisando che “(…) nell'ambito
della responsabilità del datore di lavoro, la posizione dell'organo di fatto
deve essere limitata nel contesto dell'obbligo del versamento dei contributi.
Nella propria impugnativa, la ricorrente sostiene che era sua intenzione controllare
che i pagamenti verso i vari istituti sociali fossero in regola, ma che non ha
potuto farlo poiché non le sarebbero stati consegnati i documenti necessari e
quindi ha "rinunciato a tale impegno come da art. 20 del CO". A
fronte di tale affermazione, la Cassa rileva che la ricorrente non solo era cosciente
delle responsabilità legate ai pagamenti, ma ella conferma pure implicitamente
che se ne era assunto il compito. Inoltre si osserva che per verificare se i
contributi venivano o no pagati la ricorrente non necessitava tutta la
documentazione che, a suo dire, la signora TERZ 1 (ex AU) non ha fornito, bensì
doveva verificare la posizione della società con la Cassa. Si osserva pure che
la ricorrente gestiva gli incassi e quindi sapeva quanto entrava giornalmente
in "cassa". Ritenuto quanto precede e contrariamente a quanto
sostenuto, la ricorrente non ha apportato alcun elemento che comprovi che non
le sia stato possibile verificare i pagamenti dei contributi sociali. La Cassa
rileva pure che la signora RI 2, nel proprio ricorso, ammette di essere stata
parzialmente a conoscenza dell'andamento della società e che si era occupata
dei conteggi di "cassa". Neppure lo scritto 25 maggio 2015 (allegato
Il), inviatole dalla FA 1, dopo che la ricorrente era già dimissionaria prova
che alcunché. La ricorrente afferma che solo la signora RI 1 aveva il diritto
di firma e che era lei a compilare le varie richieste AVS, LPP, IVA, IF ecc.,
senza mai fargliele vedere. Anche le distinte salari sarebbero state firmate
dalla signora RI 1. Tale affermazione è irrilevante. II TFA ha avuto modo di
affermare con estrema chiarezza, in più occasioni, che né l’iscrizione al RC né
il diritto di firma sono circostanze decisive per stabilire lo statuto di
organo di una persona. Peraltro si osserva che non è dato a sapere chi ha
firmato le distinte salari poiché vi sono apposte soltanto delle sigle e non si
comprende a chi fanno riferimento. La ricorrente sostiene di essere stata solo
una semplice dipendente e senza diritto di visionare i conti bancari. Tuttavia,
alla luce dei parziali incassi del primo anno di gestione del locale, ella
trova strano che si siano potuti accumulare così tanti debiti. La Cassa
sottolinea che la signora RI 2 non era una semplice dipendente ma bensì
l'azionista di maggioranza e che in base all'istruttoria esperita risulta che
fosse lei ad impartire gli ordini all'interno della società. La ricorrente
allega al ricorso una lettera datata 28 gennaio 2015 con la quale avrebbe chiesto
direttamente alla Cassa informazioni in merito a chi sarebbe stata imputata
un'eventuale responsabilità per il periodo da gennaio 2013 a giugno 2014. A suo
dire, la Cassa avrebbe risposto che ogni amministratrice era responsabile del
proprio periodo". Tale affermazione non è comprovata da parte della
ricorrente, pertanto rimane una mera allegazione di parte: non ha provato che
un collaboratore della Cassa le abbia dato informazioni telefoniche e, anche a
voler ritenere una conversazione telefonica tra la Cassa e la ricorrente, non è
provato il contenuto della stessa. Infine, la ricorrente sostiene che la Cassa
non ha considerato le sue osservazioni in fase di istruttoria. Contrariamente a
quanto affermato dalla ricorrente, la Cassa ha ritenuto tutti gli elementi ed è
giunta alla conclusione che la signora RI 2 esercitasse effettivamente la
funzione di organo materiale, prendendo decisioni che competono agli organi
formali o assumendo la gestione effettiva ed influendo così in modo
determinante sulla formazione della volontà della società. Si sottolinea che la
ricorrente non contesta il mandato di amministratore unico attribuito dalla
signora RI 2 alla signora TERZ 1 (doc. 3 sub allegato B) e dal quale risulta
chiaramente che la ricorrente ha sottoscritto di gestire personalmente
l'attività della FA 1 e del __________, assumendo tra gli altri, l'onere di
rispettare le norme relative al pagamento degli oneri sociali, tra cui quelli
dovuti alla Cassa. Inoltre la Cassa stante anche la documentazione trasmessa a
questa a Corte dalla signora RI 1 ha assunto il convincimento del ruolo di
organo di fatto della ricorrente. In particolare con scritto 18 aprile 2014
(doc. 4) la signora TERZ 1 invitava, tra gli altri, la ricorrente a voler provvedere
al versamento degli incassi quotidiani a favore del conto corrente postale
della società affinché ella potesse provvedere al pagamento degli scaduti e
soprattutto degli oneri sociali. La signora TERZ 1 lamentava una cattiva
gestione da parte anche della signora RI 2 sostenendo che era impossibilitata
"ad effettuare il pagamento di tali oneri in quanto per vostra cattiva
gestione del locale (già appurata dopo i primi mesi e ribadita nelle diverse riunioni)
non mi avete messo a disposizione i mezzi liquidi più volte richiesti per
onorare tali impegni. Vi diffido pertanto nuovamente a voler procedere
immediatamente a quanto sopra, ritenuto che la sottoscritta vi riterrà
personalmente responsabili nella vostra qualità di azionisti, gerenti e/o
amministratori di fatto del locale __________, di tutti i debiti scoperti e
soprattutto per quanto attiene AVS, LPP, imposte alla fonte ed IVA, di cui vi ho
già ripetutamente resi attenti ed invitato a saldare". Addirittura la
signora TERZ 1 diffidava la ricorrente dal sottrarre gli incassi del __________
e di metterli a disposizione della società versandoli sul relativo conto
affinché si potessero effettuare i pagamenti. Si segnala pure che dallo scambio
di sms (doc. 5) tra la signora RI 1 e la signora TERZ 1 emerge che la
ricorrente era perfettamente al corrente dell'andamento della società. Tale
fatto emerge pure dallo scambio di email tra il signor __________ e la signora RI
1, con copia alla ricorrente (doc. 6). II signor __________ chiede gli importi
totali degli incassi rispettivamente delle spese di giugno 2014. Anche le email
inviate dalla signora RI 1 alla ricorrente in cui vengono allegati estratti __________
e dati contabili, comprovano che quest'ultima era a conoscenza della situazione
aziendale (doc. 7). Visto tutto quanto precede, la Cassa ribadisce la posizione
di organo di fatto della ricorrente la quale non solo era a conoscenza della
situazione ma gestiva effettivamente la società. (…)” (III dell’incarto
31.2017.5).

 

                             1.10.   Con decreto 13 giugno 2017 il
vicepresidente del TCA ha proceduto alla congiunzione delle cause (XIX
dell’incarto 31.2017.1 e V dell’incarto 31.2017.5).

 

                                         (Di seguito, laddove non è
indicato diversamente, la documentazione citata si riferirà agli atti
dell’incarto principale 31.2017.1).

 

                             1.11.   Con osservazioni del 28 giugno
2017 (XX e allegati XX/1-3, trasmessi per conoscenza con possibilità di
presentare eventuali osservazioni scritte a RI 1, alla Cassa e a RI 2, XXI) –
visto il decreto di chiamata in causa del 21 febbraio 2017 (V), richiamate le
osservazioni già formulate il 20 marzo 2017 (IX) e avuto riguardo al ricorso del
18 aprile 2017 di RI 2 – l’avv. RA 1 ha rilevato che “(…) il ruolo di
amministratrice di fatto della signora RI 2 non può essere messo in discussione,
oltre a corrispondere all'effettiva e reale situazione in seno alla FA 1 è stato
pure chiaramente messo in evidenza e accertato nella decisione 14.3.2017 dell'CO
1, __________. In ogni caso, qualora vi fossero ancora dubbi, si chiede a comprova
della posizione dirigenziale della signora RI 2, peraltro pure confermata dalla
successiva AU signora RI 1, che vengano sentiti pure i testi già citati nello
scritto 10.04.2017, allegato alla presente. Inoltre, a prescindere dal ruolo
fattivo quale amministratrice, la signora RI 2 si è pure dichiarata
responsabile di tutti gli impegni e debiti della società, impegnandosi a tenere
indenne la signora TERZ 1 da qualsiasi danno o obbligo che venisse addebitato a
quest'ultima e meglio come risulta dal mandato di amministratore unico
sottoscritto il 21.8.2013. Si contesta che la signora RI 2 era impossibilitata
di controllare i pagamenti verso i vari istituti sociali in quanto a suo dire
non avrebbe ricevuto dalla signora TERZ 1 la documentazione. Si evidenzia come
tutta la documentazione e corrispondenza veniva ricevuta direttamente presso la
sede della società in Via __________ e non presso la TERZ 1, per cui la signora
RI 2 era perfettamente al corrente della situazione. Inoltre, come già indicato
nelle osservazioni relativa all'incarto RI 1 (qui richiamato), tutta la
documentazione è stata consegnata alle signore RI 2 e RI 1. Assolutamente falsa
l'affermazione secondo cui la signora TERZ 1 avrebbe impedito alla RI 2 di
effettuare le chiusure di cassa. Al riguardo si chiede l'audizione della testa __________
(gerente), come pure del precedente gerente __________. False le affermazioni
secondo cui RI 2 non aveva nemmeno diritto di visionare i conti postali i cui
estratti venivano trasmessi alla società. Invero, la situazione debitoria
creatasi nei confronti dell'istituto sociale, ecc. è dipesa unicamente dal
fatto che la signora RI 2, non provvedeva a riversare sul conto postale gli incassi,
verosimilmente da lei destinati per altri usi. La signora TERZ 1, non era
pertanto messa in condizioni di poter effettuare i pagamenti, tra cui i
contributi AVS, in quanto non disponeva sul conto postale della liquidità
necessaria. Tale insostenibile situazione ha determinato la signora TERZ 1 ad
indire una riunione degli azionisti (vd. 18.04.2014 qui allegato, presente anche
la gerente ed il marito della RI 2 (__________deus ex machina dell'attività),
in cui è stata fatta presente l'urgenza di adottare provvedimenti atti a sanare
la situazione. L'affermazione della signora RI 2 secondo cui essa non avrebbe
né firmato né potuto decidere sulla FA 1 è assolutamente falsa, contraria a
tutte le emergenze istruttorie e finalizzata unicamente ad addossare tutte le
responsabilità sue personali sulla signora TERZ 1 (che peraltro non ha mai
percepito alcun compenso). Viste le considerazioni che precedono la signora TERZ
1 deve essere esonerata da ogni richiesta di risarcimento danni da parte della CO
1 che devono essere posti a carico della signora RI 2. (…)” (XX).

 

                                         RI 2, con osservazioni del
13 luglio 2017 (XXII, trasmesso per conoscenza a RI 1, alla Cassa e all’avv. RA
1, XXIII), si è così espressa in merito alla scritto del 28 giugno 2017 dell’avv.
RA 1: “(…) Riconfermo quanto già dichiarato in precedenza: • Non ho
firmato ne visionato documenti importanti della società (AVS, IVA, LPP, IF,
ecc.). • Ho firmato sotto ricatto con data retroattiva il mandato di
amministratore unico del 21.08.2013. • Non ero l'unica a versare i soldi
degli incassi sul conto postale della società, ma quelli da me conteggiato sono
stati versati tutti. • Mi era stato vietato di fare i conteggi di cassa
nell'ultimo periodo prima delle dimissioni della sig.ra TERZ 1. Inoltre vorrei
ancora aggiungere che non capivo il motivo per il quale la sig.ra TERZ 1
volesse la presenza di mio Marito, ero io l'azionista della società, il sig. __________
non aveva voce in capitolo. La Raccomandata del 18.04.2014 la vedo per la prima
volta, ne io ne mio marito l'abbiamo ricevuta. Vedo anche che il conteggio
stipendi per l'AVS è incompleto mancano i dipendenti che hanno lavorato nel
periodo di amministrazione della sig.ra TERZ 1. La mia fiducia nella sig.ra TERZ
1 era tale che quando ci porto i documenti da firmare per la costituzione della
società, gli firmammo senza esitare. Era solo lei a gestire il tutto in piena
fiducia, era solo lei che ci consigliava come gestire l'incasso del locale dato
che io non avevo esperienza. Purtroppo ho sbagliato a scegliere
amministratrice. La quale ha solo consegnato un parziale della documentazione
richiesta nonostante abbia firmato tutto quello che aveva chiesto. (…)”
(XXII).

 

                                         RI 1, con scritto del 31
luglio 2017 (XXIII, trasmesso per conoscenza alla Cassa, a RI 2 e all’avv. RA 1,
XXV), ha formulato alcune domande (di cui si dirà, se necessario, in seguito)
circa l’asserita consegna di tutta la documentazione.

 

                                         TERZ 1, con scritto del 6
settembre 2017 con c.p.c all’avv. RA 1 (XXVI e allegati XXVI/1-4, trasmessi per
conoscenza a RI 1, a RI 2 e alla Cassa, XXVII), ha ribadito di aver consegnato
brevi manu la documentazione completa a RI 2 e a RI 1 e prodotto le prove
dell’invio della raccomandata del 18 aprile 2014 a RI 2 e a __________.

 

                                         RI 1, con scritto del 18
settembre 2017 (XXVIII e allegati doc. M/1-5, trasmessi per conoscenza alla
Cassa, a RI 2 e all’avv. RA 1, XXIX), ha ribadito (con argomentazioni di cui si
dirà, se necessario, in seguito) la contestazione circa la ricezione della
documentazione completa.

 

                                         TERZ 1, con scritto del 20
settembre 2017 con c.p.c all’avv. RA 1, con argomentazioni di cui si dirà, se
del caso, in seguito, si è confermata nelle proprie allegazioni (XXX).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1
LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato
violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi
l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di
contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la
negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata
violazione delle prescrizioni legali.

                                         La
giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con
riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",
cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur
Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e
adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in seguito per
mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.
5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

                                         Nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la
pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i
suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV
Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento
al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi
dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in
DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa
anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura
di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001
AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di
lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una
persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono
solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va
rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1°
gennaio 2012, prevede che “se il datore di lavoro è una persona giuridica,
rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone
che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono
responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero
danno”.

                                         Il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio
2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

 

                                         Nella fattispecie
concreta, a seguito dell’apertura della procedura di fallimento della FA 1
(cfr. consid. 1.2), la Cassa ha rettamente chiesto (in via sussidiaria) –
oltre che a TERZ 1, precedente amministratrice unica con diritto di firma
individuale, che ha lasciato crescere incontestata in giudicato la decisione su
opposizione del 24 novembre 2016 resa nei suoi confronti (cfr. consid. 1.1, 1.5
e IX) – a RI 1, amministratrice unica con diritto di firma individuale
(cfr. consid. 1.1), il risarcimento ex art. 52 LAVS.

 

                               2.2.   Va qui esaminato se
altrettanto rettamente la Cassa ha proceduto nei confronti di RI 2, ritenendola
organo di fatto della citata società.

                                         La decisione su
opposizione del 14 marzo 2017, con cui la Cassa ha confermato la decisione di
risarcimento danni del 9 novembre 2016 per un importo di fr. 10'199.50, è stata
infatti impugnata da RI 2 ed è oggetto della presente vertenza (incarto
31.2017.5; cfr. consid. 1.7, 1.8 e 1.9).

 

                            2.2.1.   La giurisprudenza non limita
la responsabilità ex art. 52 LAVS agli organi formali, ma anche a quelle
persone che prendono le decisioni che competono a tali organi o curano
l’andamento degli affari e determinano la formazione della volontà della
società (DTF 128 III 30 consid. 3a; 114 V 214; STFA H
234/02 + 237/02 + 239/02 del 16 aprile 2003 consid. 7.3; STFA H 405+406/00 del
23 agosto 2002 consid. 4.3; STFA H. 51/00 del
24 gennaio 2002 consid. 6a; Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und
seiner Organe nach Art. 52 AHVG, § 4 n. 223-239, pagg. 55-58; Nussbaumer,
Aktuelle Fragen aus dem Beitragsrecht den AHV, pag. 102, in: Veröffentlichungen
des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St.
Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; Nussbauer, Die Haftung des Verwaltungsrates
nach Art. 52 AHVG in: AJP 1996, pag. 1075; Dieterle/Kieser, Der
Schadensersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhädler 1995, pagg.
661seg.), vale a dire persone che, pur non essendo formalmente designate quale
organo, lo sono di fatto in quanto prendono le decisioni di competenza di
questi ultimi e assumono la gestione propriamente detta della società
(amministratori di fatto: DTF 114 V 78 = RCC 1988 pag. 631; RCC 1989 pag. 180).

                                         Tuttavia è necessario che
la persona in questione abbia avuto la possibilità di causare un danno o di non
averlo impedito, in altri termini di aver esercitato effettivamente un'influenza
sugli affari societari (DTF 128 III 30 consid. 3a, STFA H 234/02 + 237/02 +
239/02 del 16 aprile 2003 consid. 7.3).

                                         Nell’ambito della
responsabilità del datore di lavoro, la posizione di organo di fatto deve
essere esaminata nel contesto dell’obbligo del versamento dei contributi. Per
questo motivo, dev'essere esaminato chi nella ditta impartiva disposizioni per
il calcolo e il pagamento dei salari (e dei contributi AVS) e in che forma
dette disposizioni venivano impartite (STFA del 24 aprile 1986 nella causa E.W,
a proposito di una procuratrice).

                                         A determinate condizioni
possono assumere la qualità di organo anche il direttore, il procuratore ex
art. 458 CO o l'amministratore di fatto (DTF 119 II 255, 117 II 441 consid. 2b,
vedi anche STFA H 51/00 del 24 gennaio 2002).

 

                                         L’Alta Corte si è
confermata nella propria giurisprudenza e nella STF 9C_54/2013 del 25 aprile
2013 ha sviluppato la seguente considerazione: “(…) La responsabilità
sussidiaria ai sensi dell'art. 52 LAVS presuppone che la persona interessata
sia organo formale o di fatto (materiale) del datore di lavoro assoggettato
all'obbligo contributivo. Organi formali di una società anonima sono i membri
del consiglio di amministrazione. Organi di fatto sono per contro quelle
persone che prendono di fatto le decisioni normalmente riservate agli organi
esecutivi o che provvedono alla gestione vera e propria degli affari e che
partecipano in maniera determinante alla formazione della volontà sociale (DTF
132 III 523 consid. 4.5 pag. 528; 114 V 213; cfr. pure DTF 129 V 11).
Conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza in materia di responsabilità
secondo il diritto della società anonima, i cui principi tornano di massima
applicabili anche nell'ambito dell'art. 52 LAVS (DTF 114 V 214 consid. 3),
riveste posizione di organo di fatto solo la persona che assume sotto la
propria responsabilità una competenza duratura - e non solo isolata - per
determinate decisioni che trascendono il quadro degli affari quotidiani e che
influiscono sul risultato aziendale. Ciò non si realizza invece per le mansioni
che si limitano alla preparazione e/o all'attuazione di simili decisioni (DTF
128 III 29 consid. 3c pag. 33). In altri termini, la responsabilità per la
gestione riguarda soltanto la direzione superiore della società, al più alto
livello della sua gerarchia (DTF 117 II 570 consid. 3 pag. 572). Per contro, lo
svolgimento dell'intera amministrazione (fatturazione alla clientela,
esecuzione dei pagamenti, allestimento dei conteggi salariali, incluso il
conteggio con AVS, SUVA, gestione dei libri di cassa come pure dei rapporti
bancari, ecc.) non è equiparabile a un'attività specifica di organo (DTF 114 V
213 consid. 5 pag. 219). L'obbligo di risarcimento danni ai sensi dell'art. 52
LAVS interviene dunque di principio soltanto se la persona interessata aveva un
potere di disposizione sui contributi non pagati e poteva determinare i
pagamenti alla cassa di compensazione (DTF 134 V 401 consid. 5.1 pag. 402; 103 V 120 consid. 5 pag. 123; Marco Reichmuth, Die
Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 244 seg.
e 256 seg.; cfr. pure sentenza 9C_535/2008 del 3 dicembre 2008 consid. 2).
(…).” (STF 9C_54/2013 del 25 aprile 2013, consid. 4.1).

 

                            2.2.2.   Nel caso concreto,
conformemente alla succitata giurisprudenza e alla luce degli atti di causa,
questo Tribunale deve concludere che a ragione la Cassa ha concluso che RI 2
fosse un organo di fatto della FA 1 per le seguenti ragioni:

 

                                         •  dal
“MANDATO DI AMMINISTRATORE UNICO” del 21 agosto 2013, sottoscritto da RI
2 quale mandante e azionista di maggioranza (in ragione del 70%) della FA 1,
rispettivamente da TERZ 1 quale mandatario amministratore unico, risulta che “(…)
il Mandante RI 2 delega il mandato di Amministratore Unico a titolo
fiduciario della FA 1, V__________, al Mandatario, che dichiara di
accettare; II Mandante dichiara, con la firma del presente contratto, che
libererà il Mandatario Amministratore Unico signora TERZ 1 da ogni pretesa di
responsabilità che dovesse essergli rivolta da terzo contro di lui, eccettuati
i casi in cui il danno sia causato dall'Amministratore Unico medesimo per la
violazione intenzionale o dovuta a negligenza, dei doveri a lui incombenti ex
Art. 754 CO; La signora RI 2 si impegna a gestire l'attività della società
nel rispetto di tutte le leggi e disposizioni pubbliche e private, in
particolar modo a far fronte al pagamento degli oneri sociali, AVS, LPP, IVA,
Imposte alla Fonte. La signora RI 2 terrà indenne l'amministratore unico da
ogni responsabilità, impegno o onere, di natura amministrativa civile o penale,
assumendosene personalmente tutte le responsabilità e la libererà da tutte le
richieste di pagamento e oneri, passati, presenti e futuri, che dovessero
essere fatte valere da terze persone/istituti all'amministratrice unica, in
relazione alla gestione della società e/o del __________. La signora RI 2 si
impegna a risarcirla di ogni e qualsiasi danno economico che dovesse venir
imputato alla signora TERZ 1 nella sua qualità di amministratrice della FA 1,
assumendosene il relativo onere. L'Amministratore Unico dovrà eseguire, senza
alcuna previa comunicazione al Mandante, tutti gli atti di amministrazione o di
gestione della società obbligatori secondo le disposizioni di legge; A tal fine
ha diritto e dovere di convocare e di tenere le assemblee generali della
società. Il presente mandato esplica i suoi effetti a far tempo dall’iscrizione
della FA 1 a registro di commercio. (…)” (doc. 3/B dell’incarto 31.2017.7 =
doc. XX/2 dell’incarto 31.2017.1, le sottolineature sono del redattore).

                                         Al
riguardo, senza tuttavia nulla provare – e pertanto da trattare alla
stregua di una semplice allegazione di parte –, nello scritto del 30
dicembre 2016 (ribadito in quello del 13 luglio 2017 sub. XXII) RI 2 ha addotto
che il “(…) Mandato di amministratore unico, questo documento è stato
stampato e firmato qualche settimana dopo il verbale del 18.06.2014, firmato
sotto ricatto altrimenti non ci consegnava la documentazione della società e
nonostante la firma non abbiamo. L'originale del agosto 2013 è presso il RC.
(…)” (doc. L dell’incarto 31.2017.5). Dal canto suo la Cassa rettamente ha
osservato che “(…) richiamata l'intera documentazione presente presso tale
ufficio [ndr.: si riferisce all’Ufficio del registro di commercio], la
Cassa non ha trovato alcuna traccia di tale documento [ndr.: si riferisce
al mandato di amministratore unico del 21 agosto 2013]. Si osserva peraltro
che determinante non è la data di sottoscrizione dello stesso, ma il fatto
che la signora RI 2 ha attestato inequivocabilmente di gestire la FA 1 ed il __________,
oltre a dichiararsi responsabile del pagamento delle fatture relative agli
oneri sociali. (…)” (doc. B, pag. 8, dell’incarto 31.2017.5, la sottolineatura
è del redattore);

                                         •  dal
verbale dell’assemblea straordinaria della FA 1 del 18 giugno 2014,
sottoscritto da RI 2 quale presidente, da __________ quale segretario e da RI 1,
si evince che “(…) il Presidente illustra ai presenti che la signora TERZ 1,
ha dato le proprie dimissioni dalla carica di amministratore unico della
società (inoltrate il 05.06.2014 e già pubblicate su FUSC in data 16.6.2014),
considerate le profonde divergenze sorte in merito alla gestione del __________,
in particolar modo a seguito delle reiterate diffide di quest'ultima già
segnalate agli interessati. L'assemblea all'unanimità, prende atto delle dimissioni
della signora TERZ 1, la ringrazia per l'operato svolto e le conferisce il più
ampio scarico e in particolar modo riconoscono che la situazione di
difficoltà venutasi a creare nella gestione del __________ non è assolutamente
riconducibile all'amministratrice, la quale ha più volte reso attenti la
gerente e gli azionisti degli obblighi e degli impegni che la società avrebbe
dovuto assolvere. Gli azionisti si impegnano pertanto a tenere indenne e liberare
la signora TERZ 1 da ogni qualsivoglia responsabilità e/o onere, della società
che potrebbe ripercuotersi nei confronti di quest'ultima. (…)” (doc. 3/E
dell’incarto 31.2017.5 = doc. A dell’incarto 31.2017.1, la sottolineatura è del
redattore). Dal suddetto verbale risulta che RI 2 era al corrente delle
difficoltà in cui è venuta a trovarsi la FA 1 e che le medesime avevano portato
l’amministratrice unica a rassegnare le proprie dimissioni;

                                         •  TERZ
1, all’epoca amministratrice unica della FA 1, nella lettera raccomandata del
18 aprile 2014, indirizzata anche a RI 2, si è così espressa: “(…) come già
dai miei ripetuti solleciti ed inviti e nonostante vi abbia già illustrato la
grave situazione economica della società, constato che a tutt’oggi non avete
provveduto al versamento degli incassi quotidiani a favore del conto corrente
postale della società affinché la sottoscritta possa provvedere al pagamento
degli scaduti e soprattutto degli oneri sociali quali priorità della società.
In effetti, come a voi ben noto, sono impossibilitata ad effettuare il
pagamento di tali oneri in quanto per vostra cattiva gestione del locale (già
appurata dopo i primi mesi e ribadita nelle diverse riunioni) non mi avete
messo a disposizione i mezzi liquidi più volte richiesti per onorare tali
impegni. Vi diffido pertanto nuovamente a voler procedere immediatamente a
quanto sopra, ritenuto che la sottoscritta vi riterrà personalmente
responsabili, nella vostra qualità di azionisti, gerenti e/o amministratori di
fatto del locale __________, di tutti i debiti scoperti e soprattutto per
quanto attiene AVS, LPP, imposte alla fonte e IVA, di cui vi ho già
ripetutamente resi attenti e invitato a saldare. Diffido gli azionisti ed in
particolar modo, avendo espresso intenzione, la signora RI 2 dal sottrarre gli
incassi del __________ che devono essere messi a disposizione della società
e versati sul conto corrente della società affinché si possano effettuare i
pagamenti. Mi permetto inoltre rendere attenta la signora __________ sulle sue
responsabilità e doveri nella qualità di gerente del locale. Tentare di
assumere personale senza permesso di lavoro (nonostante la sottoscritta abbia
avvisato personalmente la signora RI 2 che la persona in questione non poteva
lavorare, ha tentato comunque di convincere la gerente che la situazione era in
ordine in base ad un permesso peraltro scaduto e indicante il divieto di lavoro),
senza elencare in questa sede i diversi episodi e situazioni incorsi per il
vostro agire spregiudicato che, con leggerezza sorvola le disposizioni e in
spregio di ogni qualsiasi forma di rispetto della legge e delle persone. Vi
diffido pertanto a non voler assumere personale che non abbia regolare permesso
per svolgere attività. L'avv. RA 1RA 1 ha già contattato personalmente la
signora RI 2 e il signor __________, chiedendo pure la presenza del signor __________
e del signor __________, per un incontro giovedì prossimo 24.04.2014 a orario
da definire, in occasione del quale dovranno essere chiarite tutte le posizioni
in quanto la sottoscritta non può tollerare oltre questo modus operandi. (…).”
(doc. 4 dell’incarto 31.2017.5 = IX/2 dell’incarto 31.2017.1, le sottolineature
sono del redattore). RI 2, riguardo a detto scritto – che risale ad un
periodo non sospetto (nessuna azione era ancora stata intrapresa contro la ex
amministratrice e pertanto la stessa non era influenzata dall’interesse di
condividere un’eventuale responsabilità con l’organo di fatto) e dal quale
risulta (tra l’altro) che aveva accesso alla liquidità e si intrometteva
nell’assunzione del personale – si è limitata a dichiarare che “(…)
la Raccomandata del 18.04.2014 la vedo per la prima volta, ne io ne mio marito
l’abbiamo ricevuta. (…)” (XXII) allorquando, dallo scritto del 6 settembre
2017 di TERZ 1 e dall’allegata documentazione, risulta che la Raccomandata in
parola non è stata ritirata e quindi (incontestatamente) inviata per posta A
(XXVI e XXVI/3);

                                         •  dalle
dichiarazioni delle amministratrici uniche della FA 1 che si sono susseguite
nel tempo – ancorché da prendere con prudenza in quanto rese in un
momento in cui le stesse erano già state chiamate in causa dalla Cassa e
pertanto potevano aver interesse a condividere un’eventuale responsabilità con
l’organo di fatto – risulta in modo convergente che: “(…) Invero, la
situazione debitoria creatasi nei confronti dell'istituto sociale, ecc. è
dipesa unicamente dal fatto che la signora RI 2, non provvedeva a riversare
sul conto postale gli incassi, verosimilmente da lei destinati per altri usi.
La signora TERZ 1, non era pertanto messa in condizioni di poter effettuare i
pagamenti, tra cui i contributi AVS, in quanto non disponeva sul conto postale
della liquidità necessaria. Tale insostenibile situazione ha determinato la
signora TERZ 1 ad indire una riunione degli azionisti (vd. 18.04.2014 qui
allegato, presente anche la gerente ed il marito della RI 2 (__________deus ex
machina dell'attività), in cui è stata fatta presente l'urgenza di adottare
provvedimenti atti a sanare la situazione. (…)” (XX, la sottolineatura è
del redattore) rispettivamente che “(…) l pagamenti e la priorità di essi
era eseguita e decisa da signora RI 2. Per assumere un nuovo gerente mi
sono stata rivolta a URC di __________. Abbiamo organizzato i colloqui con
tutti i 10 candidati invitati dal Ufficio regionale di collocamento __________,
ma signora RI 2 aveva insistito di prendere un'altra persona da fuori quale le
sembrava più brava di tutti. lo invece ero contra a quella decisione. Da allora
abbiamo assunto come gerente Signora __________. La signora RI 2 lavorava e
gestiva quel bar ogni giorno. (…)” (doc. 3/D dell’incarto 31.2017.7,
risposta del 14 ottobre 2016 di RI 1 alle domande postegli dalla Cassa il 29
settembre 2016 sub doc. 3/C dell’incarto 31.2017.7; le sottolineature sono del
redattore). Va qui evidenziato che dal richiamato scritto del 18 aprile 2014
(trattasi della succitata lettera raccomandata del 18 aprile 2014 indirizzata
anche a RI 2 in un periodo non sospetto) risulta effettivamente che “(…)
L'avv. RA 1 ha già contattato personalmente la signora RI 2 e il signor __________,
chiedendo pure la presenza del signor __________ e del signor __________, per
un incontro giovedì prossimo 24.04.2014 a orario da definire, in occasione del
quale dovranno essere chiarite tutte le posizioni in quanto la sottoscritta non
può tollerare oltre questo modus operandi. (…).” (doc. 4 dell’incarto
31.2017.5 = IX/2 dell’incarto 31.2017.1);

                                         •  lo
scambio di SMS tra le due amministratrici uniche della FA 1 e di email tra __________
e RI 1, entrambi del 18 luglio 2014 (quindi in un periodo non sospetto; cfr. doc.
5 e 6 dell’incarto 31.2017.5 = XII/L1 e XII/L6 dell’incarto 31.2017.1),
confermano che RI 2 era al corrente dell’andamento della società. Ciò è
comprovato anche dalle email inviate da RI 1 a RI 2 con allegati estratti __________
e dati contabili (cfr. doc. 7 dell’incarto 31.2017.5 = XII/L6 dell’incarto
31.2017.1).

 

                                         Questo Tribunale –
conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.2.1), viste le
suesposte emergenze, fatte proprie anche le ulteriori argomentazioni (conformi
alla giurisprudenza e, peraltro, incontestate) addotte dalla Cassa in sede di
risposta (cfr. consid. 1.9) e in base al grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (STF 9C_316/2013
del 25 febbraio 2014 consid. 5.1; DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221; 129 V 177
consid. 3 pag. 181; 126 V 353 consid. 5b pag. 360 e 125 V 193 consid. 2 pag.
195) – deve pertanto concludere che RI 2 va ritenuta quale organo di
fatto della FA 1.

                                         In tale veste (organo di
fatto) è dunque a ragione che la Cassa ha proceduto anche nei confronti suoi
confronti.

 

                               2.3.   Costituiscono elementi del
danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002
consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI
1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre
2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni
familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis
OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pag.
369 segg. e in RDAT II 2002 pag. 519 segg.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2
consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H
142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Secondo costante
giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,
mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                         Tuttavia va ricordato che,
in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in
caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo
del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC 1991 pag.
133 consid. II/1b).

 

                           2.3.1.   Nel caso in esame, oggetto del
danno sono:

                                         •  per
RI 1 il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF da settembre 2013
fino ad agosto 2014 (visti l’affiliamento della FA 1 alla Cassa dal settembre
2013 e le dimissioni dalla carica di amministratrice unica inoltrate il 29
settembre 2014; cfr. consid. 1.1, 1.2 e 1.3), così come risultano dagli
estratti conto dei contributi paritetici per detto periodo (doc. 1), dagli
specchietti relativi all’evoluzione del debito contributivo della FA 1 per
quegli anni (doc. 4) e dalle dichiarazioni dei salari del datore di lavoro per
il 2013 e il 2014 (doc. 1, 2 e 4), pari ad un importo di fr. 9'722.50;

                                         •  per
RI 2, il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF da settembre 2013
a dicembre 2014 (visti l’affiliamento della FA 1 alla Cassa dal settembre 2013
e la sua posizione di organo di fatto della società; cfr. consid. 1.7, 1.9 e
2.2), così come risultano dagli estratti conto dei contributi paritetici per
detto periodo (doc. 1 dell’incarto 31.2017.5), dagli specchietti relativi
all’evoluzione del debito contributivo della FA 1 per quegli anni (doc. 8
dell’incarto 31.2017.5) e dalle dichiarazioni dei salari del datore di lavoro
per il 2013 e il 2014 (doc. 1 dell’incarto 31.2017.5), pari ad un importo di
fr. 10'199.50.

 

                                         Nella misura in cui i
suddetti importi sono contestati da RI 1 adducendo che “(…) i lavori
prestati da RI 2 erano considerati come prestazioni dei servizi a titolo
individuale come aiuto gerente (allegato G). In data di 26.03.2015 hanno preso
la decisione di dichiarare che nel periodo di 01.01.2014-31.12.2014 la signora RI
2 avrebbe dovuto ricevere un stipendio con una massa salariale di 47'000.-.
(…)” (I), rispettivamente da RI 2 sostenendo che “(…) noto che mi sono
stati dichiarati 47'000.- CHF nel 2014, importo falso, ho percepito 33'500.-
CHF Lordi il rimanente mi sono ancora dovuti dalla FA 1. (…)” (doc. 2
dell’incarto 31.207.5), questo Tribunale rileva quanto segue.

                                         L’importo di fr. 47'000.--,
pari al salario per il lavoro svolto da RI 2 nell’anno 2014, non è in quanto
tale contestato.

                                         Infatti, da una parte si
precisa solo che il lavoro prestato da RI 2 non sarebbe stato reso a titolo
oneroso: nello scritto del 27 marzo 2017 RI 1 ha precisato che “(…) i lavori
prestati da RI 2 erano considerati come prestazioni dei servizi non onerosi a
titolo individuale come aiuto gerente. (allegato G) (…)” (XII, pag. 2), ciò
che non è certo comprovato dal richiamato doc. G (trattasi di uno scritto del
19 gennaio 2015 della FA 1 indirizzato a chi di competenza) del seguente
tenore: “(…) Con la presente si attesta che RI 2, via __________, __________
ha prestato i servizi a titolo individuale come aiuto gerente al __________,
via __________, __________, dal 01.01.2014. Nel mese di dicembre non è stata
chiamata più al lavoro per i motivi di ristrutturazione interna. (…)”
(doc. G, la sottolineatura è del redattore). Dall’altra parte si eccepisce che
l’importo dovuto di fr. 47'000.-- non è stato interamente versato e che il
rimanente è ancora dovuto.

                                         In questo senso questo
Tribunale può fare proprio quanto addotto dalla Cassa (con riferimento alla
relativa giurisprudenza)  e meglio che “(…) va precisato che, come previsto
dall'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante ai fini AVS comprende
qualsiasi retribuzione del lavoro svolto a dipendenza d'altri per un tempo
determinato o indeterminato. L'art. 12 cpv. 1 LAVS precisa ulteriormente che è
considerato datore di lavoro chiunque paghi una retribuzione conformemente
all'art. 5 cpv. 3 LAVS. Ne consegue che i servizi prestati dalla signora RI 2 a
favore della FA 1, in qualità di aiuto gerente del __________, debbano essere
ritenuti di natura dipendente, configurandosi quindi l'obbligo da parte della
società di notificare tali retribuzioni quale salario determinante. Peraltro,
le retribuzioni per l’anno 2014 versate alla signora RI 2 di CHF 47'000.00,
sono state regolarmente notificate dalla società in data 17 aprile 2015 (doc.
5). Pertanto, la dichiarazione salari allegata dalla ricorrente (doc. F già ai
vostri atti), trasmessa solamente nel mese di agosto 2015, quindi con notevole
ritardo rispetto a quanto previsto dall’art. 36 cpv. 2 OAVS, è stata
considerata dalla Cassa quale aggiunta ai salari notificati in precedenza (cfr.
doc. 5). (…)” (III, pag. 5), rispettivamente che “(…) in aggiunta la
signora RI 2 sostiene che il salario di CHF 47'000.00, dichiarato a suo nome
per l'anno 2014, non corrisponderebbe a quanto effettivamente percepito dalla FA
1, che ammonterebbe a CHF 33'500.00. Riguardo all'imponibilità delle
retribuzioni, a mente della giurisprudenza, si evidenzia che i contributi
paritetici AVS devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in cui il
salario è pagato su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di attività durante
il quale il salariato era soggetto all'obbligo di contribuzione (DTF 110 V
255). Pertanto, i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il
lavoratore realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87); non è quindi
determinante sapere se effettivamente il salario sia stato versato al
lavoratore (STCA 15 ottobre 2003, inc. 31.2002.48/49). A mente della
giurisprudenza, i contributi delle assicurazioni sociali restano dovuti anche
nell'ipotesi in cui il dipendente rinunci a chiedere l'effettivo versamento del
salario (cfr. STFA del 5 marzo 2003, H 71/02). Come evidenziato in precedenza
la signora RI 2 ha ricoperto una mansione specifica nella gestione del __________,
cioè quella di aiuto gerente, nel corso dell’anno 2014, maturando il diritto
alla relativa retribuzione. (…)” (doc. B, pag. 10, dell’incarto 31.2017.5).

                                         Che si trattasse di un
rapporto di lavoro lo si deduce infine anche per l’esistenza agli atti di un
contratto di lavoro rispettivamente di una disdetta (cfr. doc. F e G
dell’incarto 31.2017.5).

 

                            2.3.2.   Quanto alla richiesta di RI 1 “(…)
di dividere i rendiconti (allegato H) per il 2014 nei periodi diversi: dove
porto io la responsabilità, e dove la responsabilità e [ndr. recte: è] di altre
persone. Poi i pagamenti / versamenti effettuati nel mio periodo devono essere
presi in considerazione per il mio periodo, perché gli [ndr. recte: li] facevo
per onorare i debiti accumulati solo nel mio periodo. Altri debiti accumulati
dovevano essere pagati da incassi e utili accumulati nei periodi precedenti.
Come esplicazione presento l’allegato I. (…)” (I) va rilevato quanto segue.

 

                                         Il nuovo amministratore
risponde non soltanto dei contributi sociali correnti, ma pure del debito
scaduto nel corso del periodo precedente alla sua entrata in funzione. Infatti,
secondo giurisprudenza, il nuovo amministratore deve vegliare affinché vengano
versati i contributi correnti e quelli scaduti e dovuti quando egli non era
ancora in carica, in quanto vi è rapporto di causa effetto tra l'inazione
dell'organo e il mancato pagamento dei contributi (STF 9C_841/2010 del 22
settembre 2011 consid. 4.3; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992 pag. 269 consid.
7b). Nessuna responsabilità del nuovo amministratore secondo l'art. 52 LAVS è
data per contro per il danno causato alla cassa di compensazione prima della
sua entrata nel consiglio di amministrazione, nel caso in cui egli nulla poteva
modificare, e meglio poiché la società era già insolvente (DTF 119 V 401)
rispettivamente indebitata al punto che i contributi risultavano irrecuperabili
per motivi giuridici o di fatto (SVR 2002 AHV Nr. 10 pag. 24 consid. 4c/aa;
Nussbaumer, op.cit., pag. 1076). In tale ipotesi l'amministratore risponde
unicamente per l’aggravamento del danno, ossia per ulteriori debiti
contributivi (Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach
art. 52 AHVG, 2008, n. 277 pag. 68 con riferimenti di giurisprudenza; cfr.
anche STF 9C_841/2010 del 22 settembre 2011 consid. 4.3 e STFA H 156/05 del 16
gennaio 2007 consid. 7.2).

 

                                         Nel caso in esame dagli
atti non emerge (e nemmeno è addotto e tantomeno documentato) che al momento
dell’entrata in carica quale amministratrice unica della FA 1 (il 18
giugno 2014, cfr. il verbale dell’assemblea straordinaria della FA 1 di quella
data sub doc. A; va qui ricordato che giusta la giurisprudenza (DTF 123 V 172)
l’amministratore è responsabile dal momento della sua entrata effettiva nel
consiglio di amministrazione, indipendentemente dalla data d'iscrizione a
registro di commercio), la società si trovasse già in uno stato
d’insolvenza tale da rendere impossibile il pagamento dei contributi già
scaduti, motivo per cui RI 1 deve rispondere anche per gli oneri sociali dovuti
prima del giugno 2014.

                                         Inoltre, rettamente la
Cassa ha evidenziato che “(…) quanto al pagamento dei contributi, la Corte
federale ha statuito che i pagamenti effettuati devono essere imputati
innanzitutto alle posizioni precedentemente scadute e non a quelle più recenti,
a meno che il datore di lavoro non abbia indicato diversamente, come nel caso
concreto. Peraltro, gli esigui pagamenti intervenuti tra il 18 giugno 2014 e il
29 settembre 2014, sono stati posti proprio a favore del periodo di
appartenenza al CdA della ricorrente. Di conseguenza, la richiesta della
signora RI 1 relativa ai pagamenti effettuati dalla società nel periodo in cui
era amministratrice unica della stessa è priva di fondamento. (…)” (III,
pag. 5).

 

                            2.3.3.   Visto quanto precede gli
importi fatti valere nei confronti di RI 1 di fr. 9'722.50 e di RI 2 di fr.
10'199.50 sono quindi da ritenere adeguatamente comprovati, ricordato altresì
come conformemente alla legge (art. 41bis OAVS) e alla succitata
giurisprudenza, le spese di amministrazione, gli interessi moratori e le spese
di diffida e esecutive costituiscono elementi del danno risarcibile unitamente
ai contributi paritetici rimasti scoperti.

 

                               2.4.   Per definizione, il danno
considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione
in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro,
segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag.
99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono
innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di
esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i
contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv.
1 LAVS, artt. 34 segg. OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo di conteggiare e
versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto
pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire
meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi
dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI
1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192
consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

                                         Inoltre – anche se ciò non
è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve preoccuparsi
dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la
trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne
consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo
stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha
violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La cassa di compensazione che
constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle
prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni
paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta,
ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un
simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che
il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei
suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di
conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA
1987 pag. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza
del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi
abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona
ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura della diligenza
richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della
stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634
consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I
fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili
a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,
op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,
in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene
che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei
contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

 

                               2.7.   Costituisce motivo di
giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei
contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in
questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione
finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri
crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la
sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i
contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe
nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die
Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur
Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pag. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002
consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha
precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua
esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

                                         Quindi l’illiquidità della
società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non
sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

 

                                         Da distinguere dal caso in
cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui
omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il
mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi
segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile
dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3
con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163
segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per
giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                               2.8.   Ricorso di RI 1 (incarto
31.2017.1)

 

                            2.8.1.   La ricorrente – amministratrice
unica della FA 1 (con diritto di firma individuale) dal 18 giugno 2014 al 29
settembre 2014 (cfr. consid. 1.1 e 2.3.2; per quanto riguarda le censure circa
l’estensione della responsabilità ad un periodo in cui non aveva ancora assunto
tale carica e all’importo del danno si rinvia a quanto concluso al consid. 2.3)
– sostiene che, nonostante le richieste formulate all’ex
amministratrice, non avrebbe ottenuto documentazione né informazioni in merito
al periodo precedente alla sua nomina.

                                         Quanto asserito non è
sufficiente per liberarla da una responsabilità ex art. 52 LAVS per le seguenti
ragioni.

 

                                         Va innanzitutto rilevato
che accettando il mandato di amministratrice unica della società l’insorgente
ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STF 9C_788/2007 del
29 ottobre 2008; STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003 e H 5/02 del 31 gennaio
2003). Giova infatti ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO
ad ogni amministratore spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della
gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello
statuto, dei regolamenti e delle istruzioni.

                                         L’amministratore deve, di
principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 pag. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in
conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02
dell’11 novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H
209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, cit., RSA 1991, pag. 165).
In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (STFA 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27
aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8
novembre 1999 

                                         (H 160/99), il TFA ha
rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1
CO, ndr.) è di evidenziare che il mandato quale consigliere
d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale
incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità." Secondo
la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie
dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono
impagati (STFA H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S.
e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte citate nella STCA del 18 novembre 2009
[31.2009.1, consid. 2.8, pag. 14] confermata dal TF con la STF 9C_29/2010 del
28 ottobre 2010).

 

                                         In questo contesto non è
certamente esimente da colpa il fatto che la ricorrente asserisca che “(…) 1
. Poco prima del 18 giugno 2014 (giorno dell'assemblea generale straordinaria
della FA 1, allegato A) mi sono recata al Ufficio di esecuzioni di __________
per chiedere l'estratto dal registro delle esecuzioni per verificare i debiti
della società in merito. Vorrei evidenziare il fatto che a tal data non c'era
nessuna procedura di esecuzione da parte del Istituto delle assicurazioni
sociali. Il giustificativo lo dovrei ancora trovare, perché l'archivio di tutti
i documenti di questa società non e detenuto da me. 2. Nel giorno di 18 giugno
2014 al assemblea generale straordinaria della FA 1, (allegato A) non era
presentata nessuna informazione finanziaria e contabile riguardante ai debiti
della società FA 1. Poi gli azionisti a quel momento hanno preso a suo carico
ogni un tipo di impegno che la società avrebbe dovuto assolvere. Invece la
signora TERZ 1 aveva promesso che ci presentava questa informazione più tardi
per il motivo che aveva bisogno di tempo per trapassare tutta la
documentazione. (…)” (I).

 

                                         Dette argomentazioni sono
ininfluenti, ritenuto che accettando il mandato di amministratrice unica
l’insorgente ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano e
rilevato che, vista la carica assunta (amministratrice unica), la prassi in
materia prescrive agli organi degli obblighi di diligenza e di controllo
accresciuti (STF H 10/07 del 7 marzo 2008 consid. 6.3).

                                         Va in questa sede
ricordato che per la giurisprudenza un amministratore diligente non può
estraniarsi dai problemi della società evidenziando che altri si occupavano
della gestione (RCC 1989 pag. 114 seg.; STFA 17 ottobre 1996 nella causa M.G.;
STCA 31.1997.13-14 del 30 settembre 1998). Addirittura è da ritenere una
negligenza grave anche la passività di amministratori di fatto esclusi dalla
gestione della società, i quali sono tenuti ad un costante controllo della
gestione. In tale contesto, anche il fatto che un amministratore non abbia
competenza alcuna per quanto riguarda i pagamenti (STFA H 210/99 del 5 ottobre
2000; cfr. anche STCA 28 gennaio 2004 nella causa A.F., inc. 31.2003.18, consid.
2.10.2 e ivi riferimenti) o che non benefici di alcun diritto di firma (STFA 17
ottobre 1996 nella causa M.G.) non costituiscono in sé motivi liberatori o di
discolpa. Nella STFA H 13/03 del 21 maggio 2003 l’Alta Corte ha ribadito che un
amministratore non può liberarsi dalla propria responsabilità limitandosi a
sostenere che non avrebbe mai partecipato alla gestione dell’impresa, che la
sua partecipazione alla costituzione non era che di natura fiduciaria e che non
avrebbe percepito alcuna remunerazione e rivestito un ruolo subalterno, un tale
agire configurando già di per sé una grave negligenza. Del resto il fatto che
altre persone abbiano esercitato il potere effettivo nell'ambito della società
quali organi di fatto non scarica l'amministratore formale dalle sue
responsabilità (STFA H 195/92 del 30 marzo 1993 e STCA 31.94.4 del 7 agosto
1996, consid. 2.9).

 

                                         Come sopra accennato,
incorrono in un agire approssimativo i nuovi amministratori che prima di
assumere la carica non verificano nel dettaglio ogni aspetto economico,
soprattutto per quanto attiene al pagamento dei contributi sociali. Un organo
entrato a far parte del CdA può essere ritenuto responsabile del debito scaduto
nel corso del periodo precedente alla sua entrata in funzione (STF 9C_841/2010
del 22 settembre 2011, consid. 4.3). Se invece, al momento di assumere il
mandato di amministratore, non viene data allo stesso la possibilità di
verificare la contabilità e la situazione contributiva, esso non dovrebbe
accettare tale mandato o perlomeno esigere immediatamente il pagamento
dell'arretrato contributivo (cfr., in questo senso, la STCA del 13 aprile 2017
inc. 31.2016.13 e la giurisprudenza ivi citata). La passività a dispetto della
conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere
considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989
pag. 115).

 

                                         Nello specifico, ritenuto
come tanto le divergenze in merito alla gestione quanto le difficoltà in cui si
è venuta a trovare la società emergessero chiaramente dal tenore del verbale
dell’assemblea straordinaria del 18 giugno 2014 (cfr. doc. A), questo Tribunale
ritiene che già in quell’occasione e prima di assumere la carica di
amministratrice unica RI 1 avrebbe dovuto accertarsi meglio sulla situazione della
FA 1.

 

                                         Va qui ribadito che RI 1,
prima di assumere la carica di amministratrice unica, avrebbe potuto e dovuto
verificare accuratamente e di persona la situazione economica della società e
in particolare anche se i contributi sociali maturati fino a quel momento erano
stati saldati. Se l'opponente avesse analizzato gli scoperti della società
oppure si fosse fatta presentare un'attestazione della Cassa relativa alla
situazione avrebbe potuto constatare che vi erano oneri sociali scoperti (cfr. gli
specchietti sub doc. 4 dai quali risulta che a quell’epoca la Cassa aveva già
proceduto alla diffida per i contributi di dicembre e del conteggio di chiusura
del 2013 oltre che per i mesi di gennaio e febbraio del 2014).

                                         In simili circostanze,
allorquando ha accettato di assumere la carica di membro del CdA, l’insorgente
avrebbe dovuto prestare particolare attenzione al puntuale versamento sia dei
contributi scaduti che di quelli correnti.

                                         La necessità di verificare
attentamente la situazione finanziaria della società era data inoltre sia
dall’asserita assenza di documentazione finanziaria e contabile che dalla
sostenuta difficoltà ad ottenerla (cfr. consid. 1.4 e XII e XXIV).

                                         In ogni caso, al momento
di assumere il mandato, nel caso in cui non le fosse stata data la possibilità
di verificare la contabilità e la situazione contributiva della società, ella
avrebbe potuto e dovuto non accettare il mandato o perlomeno esigere il
puntuale versamento dei contributi diffidati e di quelli correnti.

                                         In particolare, visto che nemmeno
un mese dopo aver assunto (il 18 giugno 2014) la carica di amministratrice
unica la società non ha versato i contributi correnti e che la Cassa ha dovuto
procedere con le diffide del 10 luglio, del 13 agosto e del 10 settembre 2014 e
con i precetti dell’11 e del 15 settembre 2014 (cfr. doc. 4), l’insorgente
avrebbe dovuto rassegnare immediatamente le proprie dimissioni dalla carica
assunta in seno alla SA e non attendere oltre tre mesi fino al 29 settembre
2014 (cfr. doc. B).

                                         Pertanto, l'agire passivo
dell'opponente nel valutare la reale situazione societaria non può in alcun
modo liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS per quanto attiene al
mancato pagamento dei contributi 2013 (da settembre) e 2014 (quest’ultimo fino
al mese di agosto viste le dimissioni del 29 settembre 2014; cfr. doc. B).

                                         Al contrario, è proprio la
passività dimostrata dall’insorgente che va considerata in relazione di
causalità naturale e adeguata con il danno subìto dalla Cassa. Va
qui ricordato che la giurisprudenza e la dottrina ammettono in maniera generale
(tacitamente: "stillschweigend") un nesso di causalità
naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito
al mancato pagamento dei contributi (cfr. consid. 2.1).

                                         L’insorgente –
ribadito ancora una volta che (a maggior ragione vista la situazione della
società emersa durante l’assemblea straordinaria del 18 giugno 2014) prima di
assumere la carica di amministratrice unica avrebbe potuto e dovuto verificare
accuratamente e di persona la situazione economica della società – non
può liberarsi dalle proprie responsabilità se il suo comportamento costituisce
ugualmente una grave violazione dei doveri che incombono a un organo formale di
una società anonima e non è giustificato da particolari circostanze (STF
9C_195/2009 del 2 febbraio 2010 consid. 4.2 e la giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Del resto questo Tribunale
osserva che la ricorrente non ha addotto e tantomeno provato di essere stata
impedita in qualche modo nell’esercizio della sua carica di amministratrice
unica con diritto di firma individuale. Nemmeno ha sostenuto rispettivamente ha
comprovato di essere stata ingannata mediante raggiri di rilevanza penale e che
a causa degli stessi non può esserle imputata una negligenza grave (in
argomento cfr. la STFA H 152/05 del 7 febbraio 2006).

                                         Va qui ricordato che se da
una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio,
secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio
dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto,
atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile –
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                            2.8.2.   Quanto a eventuali motivi di
giustificazione ai sensi della giurisprudenza citata al consid. 2.7, questo
Tribunale può fare proprio quanto sostenuto dalla Cassa e meglio che “(…) si
osserva che l'assunzione della carica quale organo per un breve lasso di tempo
è un motivo di giustificazione eccezionalmente previsto dalla giurisprudenza
per escludere una responsabilità ex art. 52 LAVS, solo se non supera i tre mesi.
Tuttavia, secondo il Tribunale federale, per liberare l'amministratore che si dimette
dopo pochi mesi dall'assunzione della carica, deve essere anche adempiuta la
condizione secondo la quale prima del corto periodo di carica la società ha
pagato regolarmente i contributi sociali (cfr. DTF 121 V 243; STFA 30 gennaio
2003, H 134/02). Pertanto, nella fattispecie non torna applicabile tale motivo
di giustificazione e discolpa poiché l'opponente è rimasta in carica dal 28
giugno 2014 [ndr. recte: 18 giugno 2014] (cfr. doc. A) sino al 29 settembre
2014 (cfr. doc. B), ossia per un periodo di 94 giorni, ma come rilevato nel
paragrafo precedente, al momento dell'assunzione della carica la società
vantava già degli arretrati contributivi. (…)” (III, pagg. 11-12).

                                         Nella fattispecie la
società (che già aveva uno scoperto di fr. 4'657.-- per l’anno 2013; cfr. doc.
4), dopo il 24 aprile 2014 (allorquando ha versato l’importo di fr. 2'515.70
per il mese di gennaio) non ha più proceduto al regolare versamento dei contributi
(doc. 4 sul quale è indicato erroneamente l’anno 2013).

                                         Non sono dunque dati, in
concreto, dei motivi di giustificazione ai sensi della succitata
giurisprudenza.

 

                            2.8.3.   In queste circostanze, non
avendo adempiuto agli obblighi che la carica di organo formale le imponeva e
non essendo dati dei motivi di giustificazione, RI 1, deve essere ritenuta
responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla Cassa.

 

                               2.9.   Ricorso di RI 2 (incarto
31.2017.5)

 

                            2.9.1.   Nella fattispecie in esame
questo Tribunale ha appurato che RI 2 ha rivestito il ruolo di organo di fatto della
FA 1 (cfr. consid. 2.2).

                                         Nella misura in cui l’insorgente
volesse fare valere un’esclusiva gestione della società da parte di terzi (in
casu da parte TERZ 1 e di RI 1; cfr. consid. 1.8 e 1.11), va ricordato che,
secondo la giurisprudenza federale, l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nel
presente ambito per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione
alla gravità dell'errore commesso dai presunti responsabili (in argomento STF
9C_675/2009 del 3 maggio 2010, consid. 6.5 e la giurisprudenza e dottrina ivi
citata; STFA 13 novembre 2000 nella causa S, H 238/98, consid. 4b; Pratique VSI
1996 pag. 306).

 

                            2.9.2.   Quanto a eventuali motivi di
giustificazione e di discolpa ai sensi della giurisprudenza citata al consid.
2.7 RI 2 nulla ha addotto.

 

                                         Dagli atti (meglio dai
conteggi relativi all’evoluzione degli incassi per gli anni 2013 e 2014; cfr.
doc. 8 dell’incarto 31.2017.5 = doc. 4 dell’incarto 31.2017.1) risulta che la
Cassa ha iniziato a diffidare la FA 1 dal dicembre 2013 e a precettarla dal
settembre 2014. Nonostante le numerose esecuzioni sono rimasti scoperti gli
acconti del mese di dicembre e il conteggio di chiusura del 2013
rispettivamente parte degli acconti con il conteggio di chiusura rettificato
per l’anno 2014. In queste circostanze non risultano dati gli estremi per
ammettere che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile ad una
momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera situazione di
illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA H 134/02
del 30 gennaio 2003, H 297/03 del 4 novembre 2004, H 277/01 del 29 agosto 2002;
RCC 1992 pag. 261). Va ricordato che l’Alta Corte ha circoscritto a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS, a
condizione che il datore di lavoro abbia regolarmente versato i precedenti
contributi, circostanza che non corrisponde al caso in esame.

                                         Va inoltre ricordato che
la ricorrente, nella sua veste di organo di fatto, si era impegnata a gestire
l’attività della FA 1, a pagare gli oneri sociali ed era a conoscenza della
situazione finanziaria (cfr. consid. 2.2.2). Di conseguenza ella ben sapeva
dell’obbligo di allestire i quaderni dei salari, come pure del conseguente
obbligo di versare i contributi paritetici.

 

                            2.9.3.   In queste circostanze, non
avendo adempiuto agli obblighi che la carica di organo di fatto le imponeva e
non essendo dati dei motivi di giustificazione, RI 2 deve essere ritenuta
responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla Cassa.

 

                             2.10.   Quanto alle richieste con le
quali TERZ 1 ha chiesto di essere “(…) liberata da qualsivoglia
responsabilità, anche solidale, nei confronti nei confronti della cassa CO 1
per i contributi paritetici per gli anni 2013 e 2014 oggetto di decisione della
cassa competente. (…)” (IX) rispettivamente di “(…) essere esonerata da
ogni richiesta di risarcimento danni da parte della Cassa CO 1 che devono
essere posti a carico della signora RI 2. (…)” (XX), va rilevato quanto
segue.

 

                                         Con la
chiamata in causa, terze persone particolarmente toccate nei propri interessi
dall'esito di una decisione vengono coinvolte in una determinata procedura a
cui poi partecipano. Il coinvolgimento degli interessati a livello di scambio degli
allegati (cfr. pure art. 110 cpv. 1 OG e a tal proposito DTF 125 V 80 consid.
8