# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dbf53ed8-fb71-5cd9-acc5-40a1ef36164e
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-08-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.08.2005 BE.2005.4
**Docket/Reference:** BE.2005.4
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2005-4_2005-08-08

## Full Text

Richiesta di levata dei sigilli nella causa A. e B. (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli nella causa A. e B. (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli nella causa A. e B. (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli nella causa A. e B. (art. 50 cpv. 3 DPA)

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BE.2005.4 
 
 
 

 

 

 
 

  Sentenza dell’ 8 agosto 2005 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Bernard Bertossa e Tito Ponti,  
Cancelliera Joséphine Contu  

   
 
Parti 

  
AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE CONTRI-
BUZIONI,  

Richiedente 
 

 contro 
   

1. A.,  
 
2. B.,  
entrambi rappresentati dagli avv. Mario Postizzi e 
Goran Mazzucchelli 

Opponenti 
 

Oggetto  Richiesta di levata dei sigilli nella causa A. e B. (art. 
50 cpv. 3 DPA) 

 

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Fatti: 
 

A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribu-
zioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti 
degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a 
Lugano ed entrambi ivi domiciliati.  
 
 

B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 
190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta 
(LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte impor-
tante dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in particola-
re a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Tra 
queste e altre società riconducibili ad A. figurerebbero segnatamente: C. 
SA a Z., D. SA a Z., E. a Y, F. AG a Z., G. SA a X., H. SA a Z., I. AG a W., 
J. SA a Z., K. Hold. a V., L. a U., M. SA a T., N. SA a T. e O. a S. Egli a-
vrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da P.. B., dal canto suo, 
avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito (v. mandato di per-
quisizione dell’AFC del 24 gennaio 2005, act. 1.4) 
 
 

C. Dal 1986 B. ha svolto l’attività di avvocato e notaio dipendente dapprima 
presso lo studio legale Q., in seguito presso lo studio legale R., percependo 
una partecipazione all’utile netto anziché uno stipendio. A. è stato titolare 
dello studio legale e notarile in questione per molti anni, ciò fino al 31 di-
cembre 2000, momento in cui il suo studio è stato di fatto ripreso da B. 
(sull’evoluzione delle relazioni professionali tra i coniugi A. e B., vedi proto-
collo di accordi del 14 dicembre 1999; convenzione del 31 ottobre 2000 con 
protocollo aggiuntivo del 15 dicembre 2000; protocollo aggiuntivo alle pre-
cedenti convenzioni del 13 settembre 2002, act. 4.1). A. e B. si sono sposa-
ti il 7 dicembre 2000, adottando il regime della separazione dei beni. A., pur 
cedendo la sua attività, ha continuato a seguire alcune sue pratiche e a 
fungere da consulente per il nuovo studio. Gli incartamenti del vecchio stu-
dio sono rimasti nell’archivio, il quale funge ugualmente da deposito per in-
carti chiusi del nuovo studio. A. è proprietario dello stabile dove sono ubica-
ti lo studio legale e gli archivi. Alcuni clienti del vecchio studio, tra i quali P. 
anch’egli oggetto di un’inchiesta fiscale speciale da parte dell’AFC, sono 
diventati clienti del nuovo studio legale. 
 
 

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D. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in 
seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e 
notarile R. a Z., la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi do-
cumenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior 
parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti 
depositati nei due archivi, B. si è opposta alla loro perquisizione. Tutti gli at-
ti ritenuti necessari dalla DIF presenti nello studio sono stati quindi elencati 
in un processo verbale di perquisizione e sequestro, imballati e sigillati. Per 
quanto attiene ai due archivi, messi sotto sigillo, l’autorità fiscale ha accor-
dato all’opponente un termine sino alla fine di febbraio 2005 per presentare 
una proposta operativa. Malgrado l’opposizione di B. e A. concretizzatasi 
mediante un reclamo respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la 
perquisizione dello studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed 
ha avuto come oggetto la documentazione presente negli archivi. La DIF 
ha in sostanza effettuato una scelta sommaria dei documenti che ha ritenu-
to necessari per l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro. 
 
 

E. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata 
dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale riguar-
dante la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e notari-
le R. a Z. (act. 1). Essa chiede l’autorizzazione a procedere, in presenza 
dei rappresentanti dei coniugi A. e B., alla levata dei sigilli e alla perquisi-
zione dei relativi documenti, con tasse, spese e ripetibili a carico degli op-
ponenti. 
 
 

F. Con risposta del 4 maggio 2005 (act. 4) e duplica del 27 giugno 2005 (act. 
16), B. ha chiesto, in via principale, che l’istanza di levata dei sigilli sia inte-
gralmente respinta, con immediata restituzione dei documenti. In via su-
bordinata, l’opponente postula il parziale accoglimento dell’istanza, con 
l’immediata restituzione di tutta la documentazione formata a partire dal 
1° gennaio 2001 e l’immediata restituzione del testamento del marito. Essa 
chiede nel contempo che la levata dei sigilli degli altri documenti sia affidata 
ad un esperto neutrale, il quale dovrà procedere, per i documenti dissugel-
lati, all’anonimizzazione dei clienti, con possibilità per l’opponente di assi-
stere alla cernita e di indicare preventivamente il contenuto dei documenti 
in esame. In via ulteriormente subordinata, essa chiede che la levata dei 
sigilli di tutta la documentazione sia affidata ad un esperto neutrale tenuto 
ad anonimizzare il contenuto delle prestazioni dell’avvocato e i nomi dei 
clienti dello studio, con le medesime possibilità appena menzionate per 
l’opponente circa la sua presenza e facoltà di indicare preventivamente il 

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contenuto dei documenti. Essa postula, infine, che le spese giudiziarie e 
quelle legate all’eventuale cernita dei documenti siano poste a carico 
dell’AFC nonché la rifusione a suo favore di congrue ripetibili.  
 
 

G. Nella sua risposta del 4 maggio 2005 (act. 5) e duplica del 27 giugno 2005 
(act. 17), A. chiede, in via principale, che l’istanza presentata dall’AFC sia 
integralmente respinta, con conseguente dissequestro di tutta la documen-
tazione asportata dallo studio legale. In via subordinata, egli postula il par-
ziale accoglimento della richiesta di levata dei sigilli con l’immediata restitu-
zione di tutta la documentazione formata a partire dal 1° gennaio 2001 e 
l’immediata restituzione alla moglie del suo testamento. Egli chiede nel 
contempo che la levata dei sigilli degli altri documenti sia affidata ad un e-
sperto neutrale, il quale dovrà procedere, per i documenti dissugellati, 
all’anonimizzazione dei clienti e del contenuto delle prestazioni 
dell’avvocato, con possibilità per lui di assistere alla cernita dei documenti 
relativi al periodo antecedente il 31 dicembre 2000 e di indicarne preventi-
vamente il contenuto. Egli postula, infine, che le spese giudiziarie e quelle 
legate all’eventuale cernita dei documenti siano poste a carico dell’AFC 
nonché la rifusione di congrue ripetibili. 
 
Le argomentazioni delle parti e gli atti inoltrati saranno considerati in diritto 
secondo la loro pertinenza. 
 

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Diritto: 
 
 

1. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale è competente per 
statuire sull’ammissibilità della perquisizione qui contestata in virtù degli art. 
25 cpv. 1 e 50 cpv. 3 DPA. La richiesta di levata dei sigilli non è sottoposta 
ad un termine particolare. La legittimazione a presentare la richiesta 
dell’AFC è pacifica, essendo la medesima all’origine dei provvedimenti im-
pugnati. 
 
 

2. B. ritiene la perquisizione del 9 e 10 marzo 2005 contraria all’art. 50 cpv. 3 
DPA, in quanto, essendo gli archivi dello studio legale stati messi sotto si-
gillo il 2 e 3 febbraio 2005 in seguito alla sua opposizione, solo la Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale avrebbe potuto decidere un 
eventuale dissuggellamento dei medesimi. 

 
2.1 Il modo di agire della DIF, che ha in pratica effettuato una perquisizione in 

due tempi, può oggettivamente sembrare curioso, ma non per questo con-
trario alla legge, in quanto i documenti in questione sono stati e sono tutto-
ra sempre sotto sigillo. Va ricordato che la mole degli incarti depositati negli 
archivi era ingente, ragione per cui la DIF, costatando di non disporre del 
tempo materiale sufficiente per occuparsi degli stessi, ha impartito un ter-
mine all’opponente alla fine di febbraio 2005 per proporre delle modalità 
operative per tali documenti. Da qui l’idea di sigillare le porte d’accesso agli 
archivi, procrastinando semplicemente l’esame sommario dei documenti 
all’inizio di marzo. In questo ambito giova inoltre rilevare quanto affermato 
dal Tribunale federale, ossia che una perquisizione affetta da un vizio di 
forma può essere sostituita da una nuova misura fintantoché la prima non è 
stata oggetto di un reclamo (DTF 120 IV 297). Il modo di procedere della 
DIF non può quindi essere sanzionato.  

 
2.2 Né può essere considerata illecita la circostanza che l’autorità inquirente 

abbia dato un breve sguardo ai documenti al fine di escludere immediata-
mente dal sequestro quelli manifestamente senza pertinenza per l’inchiesta 
e che abbia allestito una lista degli incarti posti in luogo sicuro. Una tale 
prassi sarebbe unicamente condannabile nella misura in cui l’AFC avesse 
utilizzato le informazioni così ottenute per fondare la sua richiesta di levata 
dei sigilli (DTF 106 IV 413 consid. 7b), ciò che non è manifestamente il ca-
so. 

 

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3. L’art. 190 cpv. 1 LIFD prevede che il capo del Dipartimento federale delle 

finanze può autorizzare l’Amministrazione federale delle contribuzioni a 
svolgere un’inchiesta in collaborazione con le amministrazioni cantonali 
delle contribuzioni, se esistono sospetti giustificati di gravi infrazioni fiscali, 
d’assistenza o d’istigazione a tali atti. L’art. 190 cpv. 2 LIFD precisa che 
sono considerate gravi infrazioni fiscali in particolare la sottrazione conti-
nuata di importanti somme d’imposta (art. 175 e 176 LIFD) e i delitti fiscali 
(art. 186 e 187 LIFD). Secondo l’art. 191 cpv. 1 prima frase LIFD, la proce-
dura contro gli autori, i complici e gli istigatori è retta dagli art. 19 - 50 DPA. 
Il cpv. 2 della medesima disposizione rinvia all’applicazione analogica 
dell’art. 126 cpv. 2 LIFD sulla base del quale il contribuente è obbligato a 
presentare i libri contabili e le pezze giustificative. L’art. 192 LIFD rinvia alle 
medesime disposizioni della DPA per quanto concerne gli atti d’inchiesta 
diretti contro terzi non implicati nella procedura. 

 
Secondo l’art. 50 DPA, la perquisizione di carte dev’essere fatta col mag-
gior riguardo possibile dei segreti privati; segnatamente, le carte devono 
essere esaminate soltanto quando si possa presumere che contengano 
scritti importanti per l’inchiesta (cpv. 1). La perquisizione dev’essere fatta in 
modo da tutelare il segreto d’ufficio, come anche i segreti confidati, 
nell’esercizio del proprio ministero o della propria professione, agli eccle-
siastici, agli avvocati, ai notai, ai medici, ai farmacisti, alle levatrici e ai loro 
ausiliari (cpv. 2). Se possibile, il detentore di carte dev’essere messo in 
grado d’indicarne il contenuto prima della perquisizione. Se egli si oppone 
alla perquisizione, le carte devono essere suggellate e poste in luogo sicu-
ro; la decisione sull’ammissibilità della perquisizione spetta alla Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale (cpv. 3). Giova sottolineare e 
precisare che, quando riceve una richiesta di levata dei sigilli, la Corte dei 
reclami penali si limita, in un primo momento, a statuire sull’ammissibilità 
della perquisizione, la decisione sulla sorte dei documenti essendo riportata 
posteriormente alla loro cernita (v. in questo ambito DTF 127 II 151, 154 
consid. 4b). 

 
 
4. Nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli giusta l’art. 50 cpv. 3 DPA, la 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non è abilitata a pro-
nunciarsi sulla realizzazione dei reati imputati all’accusato; essa si limita a 
determinare se la perquisizione concernente le carte sigillate è ammissibile, 
ossia se l’amministrazione può accedervi oppure no (sentenza del Tribuna-
le federale 8G.116/2004 del 26 gennaio 2004 consid. 6; DTF 106 IV 413, 
417 consid. 3). La perquisizione di documenti è ammissibile unicamente se 

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esistono degli indizi sufficienti dell’esistenza di un’infrazione (sentenza 
8G.116/2004 consid. 6; DTF 106 IV 413, 418 consid. 4). La necessità della 
perquisizione deve essere giustificata da sospetti precisi e oggettivamente 
fondati e non basarsi su sospetti generali o su una prevenzione puramente 
soggettiva. L’art. 46 cpv. 1 let. a DPA autorizza il sequestro di oggetti che 
possono avere importanza come mezzi di prova. L’art. 48 cpv. 1 DPA pre-
vede in particolare che una perquisizione può essere effettuata nei locali in 
cui si trovano oggetti soggetti a sequestro. Conformemente all’art. 45 DPA, 
le misure summenzionate devono rispettare il principio della proporzionali-
tà. L’oggetto della perquisizione deve essere circoscritto in modo preciso 
affinché si possa controllare la sua connessione con il sospetto preciso e 
oggettivamente fondato che grava sull’accusato e controllare ugualmente il 
rispetto del principio della proporzionalità (sentenza 8G.116/2004 consid. 6; 
DTF 104 IV 125, 131 e seg. consid. 3b). È inevitabile che la perquisizione 
di carte porti ugualmente su documenti che non presentano alcun interesse 
per l’inchiesta (sentenza 8G.116/2004 consid. 6; DTF 108 IV 75, 76 consid. 
5; GAAC 64.52). La Corte dei reclami penali ha fatto peraltro sua la giuri-
sprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenze del Tribunale penale fede-
rale BK_B 062/04 del 7 giugno 2004; BK_B 059/04 del 7 luglio 2004; BK_B 
162/04 del 19 novembre 2004). 

 
 
5. Gli opponenti contestano l’esistenza di sufficienti indizi di gravi infrazioni fi-

scali, così come l’imputazione di gravi infrazioni fiscali. Secondo loro, 
l’oggetto della perquisizione non sarebbe stato sufficientemente circoscrit-
to, ciò che non permetterebbe di controllare la connessione con il sospetto 
preciso e oggettivamene fondato, peraltro inesistente. Il principio della pro-
porzionalità sarebbe ugualmente stato violato. 

 
5.1 L’AFC sospetta i coniugi A. e B. di gravi infrazioni fiscali. I motivi alla base 

di tali sospetti sono contenuti nella richiesta di levata dei sigilli, più preci-
samente nello scritto dell’autorità fiscale del 18 marzo 2005 al quale la ri-
chiesta rinvia. A. sarebbe l’avente diritto economico delle seguenti società: 
L. a U., O. a S., M. a T., N. a T.. In sostanza, vi è il sospetto che A., con la 
complicità della moglie, abbia omesso di dichiarare i suoi averi e i suoi red-
diti. A ciò si aggiungerebbe la sua partecipazione ai reati fiscali commessi 
da P.. I sospetti nascerebbero, per quanto concerne gli averi, dal prestito 
concesso dalla società L. alla I. AG a W. e dai titoli depositati su conti ban-
cari di cui le società summenzionate erano titolari. Ai redditi presunti e per-
cepiti sui conti bancari a nome della L. e O. sarebbero stati aggiunti gli inte-
ressi pagati dalla I. AG per il prestito ricevuto dalla L.. A titolo di reddito da 
attività indipendente, l’AFC si riferisce a quanto percepito per mezzo delle 

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fatture emesse a nome della M. SA e N. SA. Inoltre, i conti bancari a nome 
di O. registrerebbero entrate di importi molto elevati, provenienti anche da 
clienti dello studio legale R., per cui tali entrate dovrebbero essere conside-
rate dei redditi. A. avrebbe infine partecipato ai reati fiscali commessi da P., 
mettendo a disposizione conti bancari di cui avrebbe avuto diritto di firma e 
sarebbe stato avente diritto economico. Per quanto concerne B., essa a-
vrebbe partecipato alle sottrazioni fiscali commesse dal marito, essendo a 
conoscenza di alcune relazioni bancarie non dichiarate ed avendo firmato 
una dichiarazione fiscale (per il biennio 2001-2002) incompleta. Secondo 
l’autorità fiscale, l’inchiesta fiscale speciale riguarderebbe i periodi non an-
cora prescritti, ossia gli anni di calcolo dal 1993 al 2002. Il presunto credito 
fiscale per gli anni dal 1995 al 2002 (comprensivo delle imposte suppleto-
rie, delle multe fiscali e degli interessi di ritardo), calcolato sulla base delle 
attuali conoscenze del caso, ammonterebbe approssimativamente a fr. 
17'100'000.--. 

 
5.2 L’AFC fonda i suoi sospetti sulla base di documenti ed operazioni contabili 

ben precisi. I sospetti non poggiano dunque su una prevenzione puramente 
soggettiva. L’autorità fiscale descrive peraltro in maniera abbastanza preci-
sa i fatti imputati agli indagati. A questo stadio della procedura, tali sospetti 
sembrano sufficientemente circostanziati e oggettivamente fondati. Vi è i-
noltre da rilevare che l’oggetto della perquisizione è sufficientemente preci-
so, ciò che permette di controllare la sua connessione con i sospetti: in ma-
teria di sottrazione fiscale, è necessario paragonare i redditi non dichiarati 
con i redditi reali del contribuente, operazione che impone necessariamen-
te una ricerca approfondita di tutti i redditi ottenuti dal medesimo. In questo 
senso, la perquisizione ordinata sembra essere la sola misura adeguata at-
ta a raggiungere un tale scopo; non si vede quale altra misura si sarebbe 
potuta attuare. Per tutti questi motivi, il provvedimento adottato sembra ap-
propriato e rispettoso del principio della proporzionalità. 

 
 Ne consegue che, riservato il segreto professionale dell’avvocato, le condi-

zioni per ammettere la levata dei sigilli ed autorizzare la perquisizione dei 
documenti sono adempiute. 

 
 
 
6. 
6.1 L’art. 50 cpv. 2 DPA prevede che la perquisizione deve essere fatta in mo-

do da tutelare il segreto professionale dell’avvocato. Il diritto federale istitui-
sce un segreto professionale assoluto dell’avvocato, la cui violazione è pu-
nibile in virtù dell’art. 321 CP. L’art. 13 della legge federale del 23 giugno 

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2000 sulla libera circolazione degli avvocati (Legge sugli avvocati, LLCA; 
RS 935.61) prevede in particolare che l’avvocato è tenuto, senza limiti di 
tempo e nei confronti di tutti, al segreto professionale su quanto gli è stato 
confidato dai clienti a causa della sua professione (cpv. 1). Il segreto pro-
fessionale copre tutti i fatti e documenti confidati all’avvocato che presenta-
no un rapporto certo con l’esercizio della sua professione. Questa protezio-
ne trova la propria giustificazione nel rapporto di fiducia particolare che lega 
l’avvocato al suo cliente, il quale deve potersi fidare totalmente della di-
screzione del suo mandatario (sentenza del Tribunale federale 8G.9/2004 
del 23 marzo 2004 consid. 9.1; DTF 117 Ia 341, 349 consid. 6a/bb). Se è 
vero che il segreto professionale dell’avvocato esclude il sequestro di do-
cumenti relativi all’esecuzione del suo mandato di avvocato, esso non si 
oppone, per contro, al sequestro di carte che concernono un’attività pura-
mente commerciale dell’avvocato (sentenza 8G.9/2004 consid. 9.1; DTF 
117 Ia 341, 349 e seg. consid. 6a/cc). In questo senso, ciò che è confidato 
ad un avvocato nella sua veste di amministratore di una società non è co-
perto dal segreto professionale (DTF 115 Ia 197, 199 consid. 3d; 114 III 
105, 107 consid. 3a). L’avvocato non può invocare il segreto professionale 
se lui stesso è oggetto di un’inchiesta penale (DTF 125 I 46, 49 e segg. 
consid. 6e; 117 Ia 341, 350 consid. 6a/cc). 

 
6.2 Nella fattispecie, A. e B. oppongono il segreto professionale dell’avvocato 

avverso il dissuggellamento e la perquisizione della documentazione trova-
ta presso gli uffici dello studio legale e posta in luogo sicuro, in quanto la 
stessa si riferirebbe all’attività tipica dell’avvocato. Laddove non si trattasse 
di pratiche tipiche, prevarrebbe comunque l’interesse alla tutela del segreto 
professionale sull’interesse dell’autorità fiscale, dato che quest’ultima non 
sarebbe stata in grado di motivare la connessione di pratiche attuali con il 
rimprovero mosso ad A. di non aver dichiarato in modo completo i suoi red-
diti e la sua sostanza. 
 
Se si dovesse ammettere – come lo propongono gli opponenti – che il loro 
segreto professionale d’avvocato si oppone per principio a qualsiasi per-
quisizione, la questione sarebbe risolta e tutti i documenti dovrebbero esse-
re restituiti loro. Orbene, ciò non è il caso e questo per almeno due ragioni. 
Innanzi tutto, A. è lui stesso oggetto di un’inchiesta e non può dunque pre-
valersi del suo segreto d’avvocato. Tenuto conto delle relazioni familiari e 
professionali intrattenute con sua moglie, non è possibile, come invocato 
dagli opponenti, effettuare una distinzione tra il “vecchio” ed il “nuovo” stu-
dio legale. A ciò vi è da aggiungere che il segreto dell’avvocato si limita alle 
attività tipiche di questa professione. Risulta perlomeno verosimile nei fatti 
in esame che l’attività dello studio legale si estende ad altri campi (come 

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per esempio la gestione di società) i quali non sono coperti dal segreto in 
questione (cfr. DTF 112 Ib 606; 115 Ia 197). In virtù di quanto precede, vi è 
dunque da concludere che una cernita dei documenti sigillati e posti in luo-
go sicuro s’impone. 

 
 
7. Resta da definire quale autorità è competente per procedere alla cernita dei 

documenti e per decidere se i documenti posti in luogo sicuro sono coperti 
o meno dal segreto professionale di cui gli opponenti si prevalgono. 

 
7.1 In questo ambito, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

seguendo quanto già espresso dal Tribunale federale, ha già avuto modo di 
affermare che allorquando vi è la necessità di salvaguardare il segreto pro-
fessionale ai sensi degli art. 321 CP e 77 PP, la cernita dei documenti sigil-
lati deve essere effettuata sotto il suo controllo, in presenza del detentore e 
con la partecipazione del magistrato che si occupa dell’incarto, entrambi 
potendo esprimere il loro parere, il secondo potendo tuttavia prendere pos-
sessione dei documenti unicamente dopo la decisione formale in tal senso 
della Corte dei reclami penali (sentenza BK_B 039/04 consid. 1.2 pag. 5; 
sentenza del Tribunale federale 1A.278/2003 del 20 aprile 2004 consid. 
3.2). Tale soluzione ha modificato la prassi precedentemente in vigore in 
questo ambito (cfr. sentenza del Tribunale federale 8G.9/2004 consid. 9.2).  

 
7.2 Nella fattispecie, il problema è tuttavia più complesso rispetto alle cause si-

nora trattate. Dovendo determinare se gli opponenti hanno effettivamente 
sottratto o meno dei redditi al fisco, è ovviamente necessario poter accede-
re a tutti i documenti concernenti le loro attività remunerative, ciò che impli-
ca un accesso agli incarti dei clienti al fine di controllare le modalità di fattu-
razione delle prestazioni; questo per verificare in pratica gli importi fatturati 
ed i conti bancari utilizzati. In questo ambito, va tuttavia rilevato che i clienti 
hanno diritto alla protezione della loro identità in quanto non necessaria ai 
fini dell’inchiesta fiscale (v. DTF 102 IV 216; TRECHSEL, Schweizerisches 
Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, n° 34 ad art. 321 CP; OBERHOLZER, Ba-
sler Kommentar, Basilea 2003, n° 22 ad art. 321 CP). È dunque necessario 
trovare una maniera di procedere che permetta simultaneamente di acce-
dere alla documentazione e di proteggere i clienti degli opponenti. Basan-
dosi su un parere espresso dal prof. Q. (v. act. 1.10), gli opponenti, nelle lo-
ro conclusioni sussidiarie, propongono di far intervenire un esperto neutrale 
che si occupi della levata dei sigilli e che cancelli, all’occorrenza, il contenu-
to delle prestazioni effettuate dall’avvocato al cliente, come pure i nomi dei 
clienti e delle controparti. È d’uopo rilevare che una tale soluzione non è 
contemplata né dalla LIFD né dalla DPA. Essa, per contro, è prevista 

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dall’art. 57 della legge federale del 2 settembre 1999 concernente l’imposta 
sul valore aggiunto (Legge sull’IVA, LIVA; RS 641.20). Si tratta pertanto di 
valutare se tale soluzione può essere applicata per analogia alla LIFD. In 
una causa di assistenza giudiziaria internazionale, il Tribunale federale ha 
evocato la possibilità di ricorrere ad un esperto neutrale (DTF 126 II 495, 
503 consid. 2d/aa). Al momento dell’elaborazione della LIVA, il Consiglio 
federale ed il Parlamento erano entrambi d’accordo che i detentori di segre-
ti – avvocati e notai – potessero tener segreta l’identità dei clienti nascon-
dendo i loro nomi o sostituendoli con dei codici (v. FF 1996 V 701 e segg., 
778 e 918; 1997 II 366 e segg., 394). Il Tribunale federale ha inoltre già a-
vuto modo di esaminare in una sua decisione i limiti tra l’obbligo di produrre 
dei documenti da parte dell’avvocato contribuente ed il problema della pro-
tezione dei suoi clienti (sentenza 2A.247/2000 del 20 aprile 2001). In so-
stanza, esso afferma, da una parte, che il detentore di un segreto profes-
sionale protetto giuridicamente deve, nella sua veste di contribuente, colla-
borare con l’autorità fiscale come tutti i contribuenti e non può sottrarsi al 
suo obbligo di fornire informazioni invocando il segreto professionale. 
D’altra parte, l’obbligo di fornire informazioni all’autorità fiscale deve essere 
interpretato alla luce del principio della proporzionalità. Ciò vuol dire che al 
fisco devono essere comunicati unicamente quei fatti concernenti l’attività 
dell’avvocato sottoposti al segreto che risultano utili e necessari per una 
corretta imposizione (consid. 2c). Nonostante la decisione in questione trat-
ti un problema di imposta sul valore aggiunto, i principi ivi contenuti sono 
senz’altro applicabili anche nell’ambito dell’imposta federale diretta. Una 
parte della dottrina ha peraltro già avuto modo di evidenziare l’esistenza e 
la possibilità d’intervento, in diversi cantoni, della figura dell’esperto neutra-
le nei casi in cui è necessario garantire la confidenzialità delle informazioni 
(PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n° 2539; OBERHOLZER, 
Grundzüge des Strafprozessrechts, 2a ediz., Berna 2005, n° 1232 e segg.; 
HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., 
Basilea 2005, pag. 354 n° 22; SCHMID, Strafprozessrecht, 4a ediz., Zurigo 
2004, n° 747). 

 
7.3 Tenuto conto di tutto quanto precede, e coscienti che, nell’ambito di una 

perquisizione, non tutti i documenti posti in luogo sicuro sono necessaria-
mente utili all’inchiesta (DTF 108 IV 75, 76 consid. 5; 116 IV 175, 178 con-
sid. 3; GAAC 64.52), questa corte ritiene giudizioso procedere alla cernita 
di tutti i documenti trovati presso lo studio legale R. e posti in luogo sicuro 
nelle seguenti tre fasi: 

 a) distinguere i documenti utili all’inchiesta da quelli che non lo sono; 
quest’ultimi sono da restituire agli opponenti,  

- 12 - 

 

 

 b) tra i documenti utili, distinguere quelli concernenti l’attività tipica 
dell’avvocato e del notaio (coperti di regola dal segreto) da quelli che non lo 
sono (quindi non coperti dal segreto) e che devono quindi essere presi in 
considerazione per l’inchiesta,  

 c) per i documenti restanti, utili all’inchiesta, deve essere garantita la prote-
zione dei clienti, ragione per la quale, nella misura in cui determinati fatti o 
nomi di persone non sono necessari per l’imposizione fiscale del detentore 
medesimo del segreto, questi devono essere celati o sostituiti con dei codi-
ci.  

 Queste operazioni verranno effettuate dalla Corte dei reclami penali, la 
quale potrà, qualora si rivelasse necessario, far capo alla collaborazione di 
un esperto esterno per l'esperimento della terza fase (protezione dei dati 
nei documenti utili all'inchiesta). L'eventuale esperto sarà nominato ulte-
riormente da questa Corte e dovrà sottostare alla sorveglianza di quest'ul-
tima nell'accompimento del suo mandato. 

 
 
8. Discende da quanto precede che la richiesta di levata dei sigilli è accolta. 

Le spese processuali di fr. 1'500.-- sono poste, in solido, a carico degli op-
ponenti in applicazione dell’art. 156 OG (applicabile in virtù del rinvio previ-
sto dagli art. 245 PP e 25 cpv. 4 DPA) e dell’art. 3 del Regolamento 
dell’11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale 
(RS 173.711.32).  

 

- 13 - 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. La richiesta di levata dei sigilli apposti sui documenti e supporti informatici 

trovati nello studio legale R. e posti in luogo sicuro dall’Amministrazione fe-
derale delle contribuzioni è accolta.  

 
2. La levata dei sigilli è effettuata dalla Corte dei reclami penali secondo le mo-

dalità descritte al considerando 7.3. 
 

3. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico degli opponenti in solido.  
 
 

Bellinzona, il 9 agosto 2005 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    La Cancelliera:  
 
 
 
 
 
 
 

 
Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni  
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.