# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3ef26fda-021b-512c-ad10-f42c0d9fb9f7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.09.2009 43.2009.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_43-2009-2_2009-09-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  43.2009.2

   

  cs

  	
  Lugano

  21 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 maggio 2009 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da:  RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 aprile 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Dipartimento della sanità e della
  socialità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di aiuto alle vittime di reati

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione del 21 aprile 2009 il Dipartimento della sanità e della socialità (di
seguito: DSS) ha respinto l’istanza inoltrata l’11 ottobre 2006 da RI 1, allora
rappresentata dall’avv. __________, intesa ad ottenere dallo Stato, ai sensi
della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV, RS 312.5),
un indennizzo nonché una riparazione per torto morale i cui importi non sono
stati quantificati (doc. A1).

 

                                         Il DSS,
dopo aver rilevato che il 13 ottobre 2004 l’interessata è rimasta vittima di un
incidente della circolazione (tamponamento), in seguito al quale avrebbe
sviluppato alcuni disturbi della salute ed aver elencato le numerose richieste
di documentazione trasmesse all’istante dal 2007 al 2009 (scritto del 10 maggio
2007 all’allora patrocinatrice, __________, scritto del 13 giugno 2007
direttamente a RI 1, lettera del 10 settembre 2007, scritto del 27 gennaio
2009, lettera del 10 febbraio 2009 al nuovo indirizzo dell’interessata,
richiesta del 18 marzo 2009), ha accertato da una parte che non è stata sporta
denuncia penale contro il presunto autore del tamponamento e dall’altra che
l’interessata non ha prodotto alcuna prova circa la sussistenza di un reato
(rapporto di polizia, incarto assicurativo, eventuali testimonianze, ecc), ed ha
pertanto stabilito che RI 1 RI 1, non potendo essere considerata vittima di un
reato, non ha neppure la qualità di vittima ai sensi della LAV (doc. A1). 

 

                               1.2.   L’interessata,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato tempestivo ricorso al TCA. 

                                         La
ricorrente fa in sostanza valere di essere stata vittima di un tamponamento che
ha causato un colpo di frusta, le cui conseguenze sono, in parte, state assunte
dalla __________ __________ contro la quale ha avviato un’azione giudiziaria,
non essendo soddisfatta dell’importo riconosciutole.

                                         L’insorgente
afferma di non aver denunciato il conducente poiché la sua colpa non è mai
stata messa in dubbio e fa valere che con lo scritto del 10 febbraio 2009,
tramite il quale il DSS ha assegnato un ultimo termine per produrre la
documentazione necessaria, il riferimento al “22 maggio c.a.” è stato
inteso come la data entro la quale trasmettere quanto richiesto. 

                                         RI 1
ritiene di essere stata vittima di un reato penale, poiché il conducente che
circola dietro un veicolo deve sempre tenere le distanze in maniera corretta
per poter frenare a tempo, di essere in buona fede, poiché negli scritti
l’amministrazione non ha mai indicato che l’istanza sarebbe stata respinta se
la documentazione non fosse stata trasmessa entro i termini indicati, di essere
vittima di formalismo eccessivo, poiché a causa di un errore è stato
interpretato in maniera sbagliata il termine “22 maggio c.a.” ed allega
tutta la documentazione in suo possesso, sostenendo che in virtù del principio
inquisitorio il TCA deve comunque esaminare la richiesta sulla base della nuova
documentazione agli atti (doc. I).

 

                               1.3.   Con risposta
del 9 giugno 2009 il DSS propone la reiezione del ricorso con argomentazioni
che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).

 

                               1.4.   Con scritto
del 22 giugno 2009 la ricorrente ha ribadito le sue motivazioni, allegando
nuova documentazione (doc. VI). Il 30 giugno 2009 il DSS ha preso posizione in
merito, affermando in sostanza che il fatto che la ricorrente abbia ignorato i
solleciti e non abbia trasmesso la documentazione richiesta, benché fosse in
suo possesso, rappresenta un abuso di diritto, contrario al principio della
buona fede. Nel caso in cui un simile modo di procedere dovesse diventare il
modo di procedere usuale, il lavoro del DSS si troverebbe ad essere ostacolato,
perché in qualche modo dovrebbe iniziare ad intraprendere “lavori
investigativi” per ottenere documentazione che in realtà dovrebbe essere
fornita spontaneamente o su richiesta dall’istante stessa, proprio
nell’interesse stesso dell’evasione della sua istanza. Ora, se ogni persona che
presenta un’istanza LAV, non collaborasse con l’autorità decidente, ignorando
le richieste di quest’ultima e non fornendo alcun tipo di indicazione,
costringendo quindi l’autorità a decidere in base agli elementi in suo possesso
per poi avviare una procedura ricorsuale in caso di rifiuto, ciò striderebbe
con lo spirito stesso della LAV, precisato all’art. 16 cpv. 1 LAV, che prevede
una procedura semplice, rapida e gratuita. Un tale modo di procedere
provocherebbe inoltre costi nonché lavoro supplementare per le autorità
giudiziarie (doc. VIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                2.1   Con il 1°
gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova legge federale concernente l’aiuto
alle vittime di reati del 23 marzo 2007, che ha abrogato la legge del 4 ottobre
1991 (art. 46 nuova LAV). 

L’art.
48 lett. a prima frase (disposizioni transitorie) della nuova LAV prevede che
sono retti dal diritto previgente il diritto all’indennizzo o alla riparazione
morale per reati commessi prima dell’entrata in vigore della nuova legge.

 

Pertanto al caso di specie trovano applicazione
le norme della vecchia legge.

 

                               2.2.   In concreto
oggetto del contendere è la questione di sapere se la ricorrente ha adempiuto
al suo obbligo di collaborare e se può esserle riconosciuto il ruolo di vittima
ai sensi della LAV.

 

                               2.3.   La legge
federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre 1991, in
vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace alle
vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).

 

                                         L'aiuto
consiste in:

                                         a.   consulenza;

                                         b.   protezione
della vittima e tutela dei suoi diritti nel          procedimento penale;

                                         c.   indennizzo
e riparazione morale.

                                         (art.
1 cpv. 2 LAV)

 

                                         L'art. 2
cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona che a causa di un
reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica
(vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del reato sia stato
rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.

 

                                         Per
l’art. 3 cpv. 1 LAV i Cantoni provvedono affinché vi siano consultori privati o
pubblici tecnicamente autonomi. Più Cantoni possono istituire consultori in
comune. Il cpv. 2 prevede che i consultori hanno in particolare i seguenti
compiti:

 

a.      prestano o procurano alla vittima un aiuto medico, psicologico,
sociale, materiale e giuridico;

b.     
danno informazioni sull’aiuto alle vittime.

 

                                         A norma
dell’art. 3 cpv. 3 LAV i consultori prestano il loro aiuto immediatamente e, se
necessario, per lungo tempo. Devono essere organizzati in maniera tale da poter
prestare in ogni momento un aiuto immediato.

                                         Per
l’art. 3 cpv. 4 LAV le prestazioni dei consultori e l’aiuto immediato da parte
di terzi sono gratuiti. Per quanto la situazione personale della vittima lo
giustifichi, i consultori si assumono altre spese, quali le spese di medici, di
avvocati e processuali.

                                         Le
vittime possono rivolgersi al consultorio di loro scelta (art. 3 cpv. 5 LAV).

 

                                         Giusta
l’art. 6 cpv. 1 LAV in occasione della prima audizione la polizia informa la
vittima circa l’esistenza dei consultori. Per il cpv. 2 essa comunica a un
consultorio nome e indirizzo della vittima. Avverte previamente la vittima
della possibilità di rifiutare tale comunicazione. Infine, il cpv. 3 prevede
che le vittime di reati contro l’integrità sessuale possono esigere di essere
interrogate da persone del loro sesso. Tale regola si applica parimenti alla
procedura d’inchiesta.

 

                                         Va qui
rilevato che per l’art. 85 CPP in occasione della prima audizione la polizia e
le autorità istruttorie informano la vittima sull’esistenza dei consultori e
sul diritto di farsi assistere da un legale o da un’altra persona di fiducia.
La polizia e le autorità istruttorie comunicano a un consultorio nome e
indirizzo della vittima. Avvertono previamente la vittima sulla possibilità di
rifiutare tale comunicazione. Se la vittima è minorenne, il procuratore
pubblico o il magistrato dei minorenni possono fare la segnalazione al
consultorio anche senza il consenso se particolari circostanze lo giustificano.

 

                                         La
Sezione 3 della LAV (Protezione e diritti della vittima nel procedimento
penale) prevede all'art. 8 che la vittima può intervenire come parte nel
procedimento penale. In particolare essa può fare valere le sue pretese civili
(art. 8 cpv. 1 lett. a LAV).

 

                                         L'art. 9
cpv. 1 LAV (Pretese civili) stabilisce che, per quanto l'imputato non sia
prosciolto o il procedimento non sia abbandonato, il tribunale penale decide
anche in merito alle pretese civili della vittima.

                                         Il
Tribunale può dapprima giudicare la fattispecie penale e trattare in seguito le
pretese civili (art. 9 cpv. 2 LAV).

                                         In virtù
dell'art. 9 cpv. 3 LAV se il giudizio completo delle pretese civili esigesse un
dispendio sproporzionato, il tribunale penale può limitarsi a prendere una
decisione di principio sull'azione civile e per il rimanente rinviare la
vittima ai tribunali civili. Per quanto possibile, deve però giudicare
integralmente le pretese di lieve entità.

                                         Infine,
secondo l'art. 9 cpv. 4 LAV per quanto concerne le pretese civili, i Cantoni
possono emanare disposizioni diverse per la procedura del decreto di accusa e
per i procedimenti contro fanciulli e adolescenti.

 

                               2.4.   La Sezione 4
della LAV è dedicata all'indennizzo e alla riparazione morale.

 

                                         Secondo
l'art. 11 cpv. 1 LAV la vittima di un reato commesso in Svizzera può chiedere
un indennizzo o una riparazione morale nel Cantone in cui è stato commesso il
reato. L'articolo 346 del Codice penale svizzero si applica per analogia.

                                         Le
condizioni per l'indennizzo e per la riparazione morale sono fissate all'art.
12 LAV.

 

                                         Le modalità
di calcolo dell'indennità sono invece regolate all'art. 13 LAV.

 

                                         L'art. 14
cpv. 1 LAV (sussidiarietà delle prestazioni statali) precisa che le prestazioni
che la vittima ha ricevuto a titolo di risarcimento del danno materiale o di
riparazione morale sono dedotte dall'indennità, rispettivamente dalla somma
assegnata a titolo di riparazione morale. Fanno eccezione le prestazioni
d'indennizzo (in particolare rendite e liquidazioni in capitale) delle quali è
già stato tenuto conto nel calcolo dei redditi determinanti (art. 12 cpv. 1).

                                         L'art. 14
cpv. 2 LAV stabilisce che se l'autorità ha assegnato un'indennità o una somma a
titolo di riparazione morale, le pretese spettanti alla vittima in ragione del
reato passano al Cantone, fino a concorrenza dell'ammontare versato. Queste
pretese hanno priorità rispetto a quelle che la vittima può ancora far valere
nonché ai diritti di regresso di terzi.

                                         Secondo
l'art. 14 cpv. 3 LAV, il Cantone rinuncia a far valere le proprie pretese nei
confronti dell'autore del reato se necessario per il suo reinserimento sociale.

 

                                         Per
l’art. 16 cpv. 1 LAV i Cantoni prevedono una procedura semplice, rapida e
gratuita.

                                         A
norma dell’art. 16 cpv. 2 LAV l’autorità accerta i fatti d’ufficio.

 

                                         Per l’art. 1 OAVI la vittima deve rendere attendibile di non poter
ottenere nulla o soltanto prestazioni insufficienti da terzi (autori del reato,
assicurazioni, ecc.),

 

                               2.5.   In concreto
l’istanza di richiesta di indennizzo e di riparazione morale è stata inoltrata
l’11 ottobre 2006 (doc. 10). Con la medesima l’interessata non ha quantificato
l’importo richiesto limitandosi genericamente ad affermare che quanto proposto
dall’assicuratore (fr. 50'000.--), non sarebbe stato sufficiente.

 

Il 10
maggio 2007 il DSS ha chiesto all’allora patrocinatrice la trasmissione della
documentazione inerente il procedimento penale conseguente all’incidente (doc.
8). Il 22 maggio 2007 l’avv. __________ ha indicato che non era stata sporta
alcuna denuncia penale (doc. 7).

                                         Il 13
giugno 2007 l’autorità cantonale, segnalando l’assenza di prove circa la
sussistenza di elementi obiettivi costitutivi di un reato penale, ha fissato un
termine per presentare la necessaria documentazione entro il 30 giugno 2007
(doc. 6).

 

                                         Con
scritto del 5 settembre 2007 il DSS ha assegnato un ultimo termine scadente il
30 settembre 2007 per presentare la chiesta documentazione, in assenza della
quale la decisione sarebbe stata emessa sulla base degli atti (doc. 5).

 

                                         Tramite
scambio di corrispondenza elettronica nel corso del mese di settembre 2007
l’interessata, tramite un’amica, ha indicato che prossimamente sarebbe stata
trasmessa tutta la documentazione necessaria (doc. 4).

 

                                         Il 27
gennaio 2009 il DSS ha chiesto all’insorgente se l’istanza fosse ancora da
ritenere attuale e, in caso di risposta positiva, di trasmettere la
documentazione atta a stabilire l’esistenza di un’infrazione ai sensi del
diritto penale (doc. 3). Lo scritto è stato nuovamente inviato il 10 febbraio
2009 al nuovo indirizzo della ricorrente, trovato dal DSS dopo alcune ricerche
effettuate in seguito alla mancata notifica della precedente lettera (doc. 2).

 

                                         Infine il
18 marzo 2009 l’autorità cantonale ha nuovamente interpellato l’interessata
affermando: “La invitiamo pertanto a trasmettere elementi che permettano di
verificare l’esistenza o meno di un reato penale nella fattispecie
(documentazione dell’incarto assicurativo, eventuali testimonianze, rapporto di
constatazione redatto dalla Polizia, ecc.) entro il 6 aprile c.a. Se tali
informazioni non ci saranno trasmesse entro il termine assegnato saremo
costretti ad emanare una decisione in base agli elementi in nostro possesso.”
(doc. 1).

 

                                         Malgrado
ciò la ricorrente non ha prodotto alcunché.

 

                                         In sede
di ricorso l’insorgente, questa volta rappresentata dall’avv. RA 1, ha prodotto
nuova documentazione attestante l’avvenuto incidente (doc. I e allegati).

 

                               2.6.   Giova qui rammentare che la procedura dinanzi al Tribunale delle
assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio. Il Tribunale
accerta d’ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il
giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice
delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o
di rinunciare all’assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato. 

                                         E’ dunque
compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti
giuridicamente rilevanti. Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma
trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (DTF 125 V 195
consid. 2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI
Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; MEYER, “Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
KURMANN, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz”
in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5
segg.). Questo obbligo comprende in particolare quello
di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare,
nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove
dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò
esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (SVR
1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF
117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in:
"Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali", Lugano 1993,
pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in
particolare: DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg.
827-828 e LOCHER, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg.
339-341, laddove quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die
Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen
Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”. L'obbligo di
accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione delle
parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui l'onere
della prova incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e del
conseguente fardello in caso di mancata prova. L'art. 8 CC prevede
infatti che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo
diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornirne la prova.

 

                                         Questo
concetto è stato ripreso, nell’ambito dell’applicazione della LAV. In DTF 126
II 97, consid. 2e l'Alta Corte ha rilevato che:

 

" 
Hingegen kann und muss vom Gesuchsteller
verlangt werden, dass er soweit zumutbar diejenigen Angaben macht, die der
Behörde erlauben, den Sachverhalt und die Anspruchsberechtigung näher
abzuklären. Wohl hat die Behörde den Sachverhalt von Amtes wegen festzustellen
(Art. 16 Abs. 2 OHG).
Das schliesst aber eine Mitwirkungspflicht des Gesuchstellers nicht aus (BGE
124 V 234 E. 4b/bb S. 239;123 III 328 E. 3 S. 329; 120 Ia 179 E. 3a S. 181 f.;
FRITZ GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. Aufl., Bern 1983, S. 284 f.;
ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3.
Aufl., Zürich 1998, S. 341; ALFRED KÖLZ/JÜRG BOSSHART/MARTIN RÖHL, Kommentar
zum Verwaltungsrechtspflegegesetz des Kantons Zürich, 2. Aufl., Zürich 1999, N.
59 ff. zu § 7; PETER SALADIN, Das Verwaltungsverfahrensrecht des Bundes,
Basel/Stuttgart 1979, S. 125; Empfehlungen SVK-OHG, Nr. 74). Wer ein Gesuch
stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von
ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden können als von der Behörde.

Insbesondere muss das Opfer den
anspruchsbegründenden Sachverhalt mit hinreichender Bestimmtheit darlegen und
der Behörde diejenigen Angaben liefern, die ihr erlauben, weitere Erkundigungen
einzuziehen (GOMM/STEIN/ZEHNTNER, a.a.O., Rz. 24 zu Art. 16). Dabei ist zu
berücksichtigen, dass die Verwaltungsstelle, welche die Leistungsbegehren nach Art. 11 ff. OHG
beurteilt, rechtlich und faktisch nicht dieselben prozessualen Untersuchungsmittel
zur Verfügung hat wie die Strafverfolgungsbehörden. Sie ist oft darauf
angewiesen, polizeiliche und strafprozessuale Akten heranzuziehen, um
beurteilen zu können, 

ob überhaupt eine Straftat vorliegt. Es kann
und muss daher vom Opfer verlangt werden, dass es der Behörde - soweit
vorhanden - derartige Akten zur Verfügung stellt oder zumindest angibt, wo
diese Unterlagen ediert werden könnten.“ (sottolineature del
redattore).

                                         

                                         Peter Gomm,
in Opferhilfegesetz, Berna 2005, pag. 310 e seguenti (n. 10 e seguenti)
rammenta che:

 

" 
Die Behörde stellt den Sachverhalt von Amtes
wegen fest. Für die Abklärung des rechtserheblichen Sachverhalts gilt im
Verwaltungsverfahren die Untersuchungsmaxime. Diese ist im Bereich des Opferhilfegesetzes
von Bundesrechts wegen vorgesehen (Art. 16 Abs. 2 OHG).

 

(…)

 

Dies enthebt das Opfer nicht von der Pflicht,
seine Verhältnisse zu offenbaren, soweit es in seinen Möglichkeiten liegt und
zumutbar ist. Wer ein Gesuch stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die
nur ihm bekannt sind oder von Ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden
können als von Behörde.

 

(…)

 

Macht hingegen das Opfer von seinem
Aussageverweigerungsrecht im Strafverfahren Gebrauch und sind schriftliche
Unterlagen wie z.B. Aussageprotokolle der Beteiligten vorhanden, muss die
Entschädigungsbehörde oder die damit befasste Rechtsmittelinstanz auf der
Grundlage der vorhandenen Unterlagen den Nachweis einer Straftat überprüfen.
Hierzu hat es die Aussagen aller Beteiligten auf ihre Glaubwürdigkeit zu
untersuchen und, wenn nötig, ergänzende Beweismassnahmen anzuordnen. Erfolgt
dies nicht, so ist eine Verletzung der Amtermittlungspflicht anzunehmen (BGE
1A.170/2001 vom 18. Februar 2002 Erw. 3.4 und. 3.5).

 

In gleicher Weise hat die Entschädigungsbehörde
eigene Beweiserhebungen zu treffen, wenn der Vorsorgeschaden in den
wesentlichen Elementen dargelegt worden und das Opfer damit seiner Substanziierungspflicht
nachgekommen ist. Es ist Sache der Entschädigungsbehörde, allenfalls einzelne
fehlende Elemente für die Schadensberechnung ergänzend zu erheben oder das
Opfer, falls notwendig, zur Mitwirkung aufzufordern (vgl. BGE 129 II 49 ff.
Erw. 4.1).

 

Art. 1 OHV bestimmt, dass das Opfer glaubhaft
machen muss, dass es keine oder nur ungenügende Leistungen von Dritten (Täter,
Versicherungen usw.) erhalten kann. Die Glaubhaftmachung bezieht sich nur
darauf, bisher nicht entschädigt worden zu sein und in nächster Zukunft keine
Schadenersatz- oder Genugtuungsleistungen erwarten zu können (BGE 1A.170/2001
vom 18. Februar 2002 Erw. 4.2)

 

(…)

 

Wird kein Strafverfahren durchgeführt, so stellt
sich die Frage nach den Anforderungen an den Nachweis der Opfereigenschaft.
Nach der bundesgerichtlichen Rechtsprechung sind daran je nach Art der
finanziellen Hilfe unterschiedliche Anforderungen zu stellen. Bei der Leistung
von Vorschüssen gemäss Art. 15 OHG sollten weniger strenge Anforderungen an den
Nachweis der Opfereigenschaft gestellt werden als bei finanziellen Leistungen
im Rahmen von Entschädigung und Genugtuung (vgl. BGE 122 II 211 Erw. 3c und d;
122 II 315 Erw. 3d; 125 II 265 Erw. 2c/aa; Weishaupt, Finanzielle Leistungen,
S. 325 Anm. 35).

 

Wird ein Strafverfahren eingeleitet, dieses aber
eingestellt, so kann die Entschädigungsbehörde bei der Beurteilung der
Opfereigenschaft auf den Einstellungsentscheid abstellen (BGE 1A.170/2001 vom
18 Februar 2002). Der Entscheid ist insofern problematisch, als bei einem
Offizialdelikt die Einleitung eines Verfahrens oft nicht in den Händen des
Opfers liegt und es möglicherweise auf eine Anfechtung des Entscheides
verzichtet, auch wenn zureichende Gründe vorhanden wären, weil es sich dem
Strafverfahren und einer damit verbundenen sekundären Viktimisierung nicht aussetzen
will. In solchen Fällen sollte die Entschädigungsbehörde die Grundlagen der
Einstellung nochmals auf ihre Sichhaltigkeit überprüfen (Gomm, Genugtuung, S.
195).

 

In Anbetracht der Rechtsnatur der Leistungen nach
OHG, die sozialversicherungsrechtliche Elemente beinhalten, muss für die
Beurteilung von Ansprüchen nach dem Opferhilfegesetz durch die
Entschädigungsbehörden der sozialversicherungsrechtliche Grundsatz der
überwiegenden Wahrscheinlichkeit für die Zuordnung der gesundheitlichen Folgen
zur Straftat massgeblich sein (Gomm, Genugtuung, S. 193). Jedenfalls trifft das
Opfer keine Beweislast im zivilrechtlichen Sinne (BGE 129 II 49 ff. Erw. 4.1),
auch dort nicht, wo die Kantone für das Verfahren die Zivilprozessordnung als
anwendbar erklärt haben.

 

Bei fehlendem Strafverfahren ist für die
Bestimmung der Opfereigenschaft vom Beweisgrad der überwiegenden
Wahrscheinlichkeit auszugehen (gl. M. Weishaupt,
Finanzielle Leistungen, S. 325, Anm, mit Verweis auf die Praxis des Sozialversicherungsgerichts
ZH ; JGK BE 37.64-03.117 vom 21. Oktober 2003 Erw. 2b). In Endeffekt kann
dies bedeuten, dass das Opfer, das seine Ansprüche vorerst im Strafverfahren
beurteilen lässt, mit höheren Anforderungen an das Beweismass zu rechnen hat
als dasjenige, das auf die adhäsionsweise Teilnahme am Strafverfahren oder
dessen Einleitung verzichtet. Generell und allgemein gilt für die mit der
Beurteilung der Entschädigungs- und Genugtuungsforderungen befassten Behörden
und Gerichte der Grundsatz der freien Beweiswürdigung, der verfassungsrechtlich
seine Grenzen am Willkürverbot und dem Verbot der Rechtsverweigerung nach Art.
8 BV findet (Gomm, Genugtuung, S. 195).“ (sottolineature del redattore)

 

                                         Peter Gomm,
op. cit., a pag. 327, rileva inoltre:

 

" 
Wird das Strafverfahren eingestellt, nicht an
die Hand genommen oder erfolgt ein Freispruch, so kann die Entschädigungsbehörde
das Vorliegen einer Straftat trotzdem annehmen, wenn sie aus eigenen
tatsächlichen und rechtlichen Uberlegungen zum Schluss kommt, dass die
Opfereigenschaft gegeben ist. Das kann vor allem dann zum Tragen kommen, wenn
das Strafgericht nicht mit der erforderlichen Sicherheit urteilen kann und den
Täter in dubio pro reo freispricht. Aber auch dann wenn das Gericht die
Tatbestandsmässigkeit an sich nicht in Zweifel zieht, hingegen den Täter
freispricht, weil möglicherweise auch noch ein Dritter in Frage kommt, soll es
möglich sein dass die Entschädigungsbehörde die Leistungen nach dem
Opferhilfegesetz erbringen kann (Gomm, Genugtuung, S. 198 ; so auch :
Empfehlungen SVK-OHG, Ziff. 2.4). Dasselbe muss gelten, wenn das Opfer aus
Gründen des sekundären Viktimisierung auf die Anfechtung eines Einstellungs-
oder Nichtanhandnahmeentcheides verzichtet, obwohl zureichende Gründe für eine
Anfechtung und damit auch Erfolgsaussichten vorhanden wären (vgl. vorne auch N
17 zu Art. 16 OHG).

 

(…)

 

Im Regelfall dieselben Grundsätze wie die
Entschädigungsbehörde hat die übergeordnete Beschwerdeinstanz zu beachten, die
in der Sache mit freier Kognition urteilt (Gomm, Genugtuung, S. 199)."

 

                                         Nella
citata sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, pubblicata in Pra 2002 n. 104
pag. 596, il TF ha affermato:

 

" 
2.

Das Sozialversicherungsgericht ging davon aus,
die Zusprechung einer Genugtuung oder einer Entschädigung gemäss Art. 11 ff.
OHG setze den Nachweis der Opferstellung und damit einer tatbestandsmässigen
und rechtswidrigen Straftat voraus. Hierfür genügten die alleinigen - wenn auch
glaubhaften - Aussagen des Opfers in der von Rechtsanwältin DuBois geführten
Untersuchung nicht. Mit der Geltendmachung ihres Aussageverweigerungsrechts
habe die Beschwerdeführerin eine genaue Abklärung verhindert. Im
Sozialversicherungsprozess trügen die Parteien eine Beweislast insofern, als im
Falle der Beweislosigkeit der Entscheid zu Ungunsten jener Partei ausfalle, die
aus dem unbewiesen gebliebenen Sachverhalt Rechte ableiten wolle. Die Bezirksanwaltschaft
habe die Strafuntersuchung mangels genügender Beweise eingestellt. Angesichts
der Tatsache, dass das Verfahren vor der Opferhilfestelle wie auch vor dem
Sozialversicherungsgericht nicht über die Untersuchungsmittel verfüge, wie sie
der Strafverfolgungsbehörde zustehen, sei eine Ermittlung des Sachverhalts
durch Beweiserhebungen im Opferhilfeverfahren nicht zu erwarten. Die
Beschwerdeführerin müsse sich somit die Beweislosigkeit zurechnen lassen,
weshalb ihre Beschwerde abzuweisen sei.

 

3.

3.1 Gemäss Art. 16 Abs. 1 OHG müssen die Kantone
für Ansprüche nach Art. 11 ff. OHG ein "einfaches, rasches und kostenloses
Verfahren" vorsehen. Dabei handelt es sich um ein eigenständiges
Verwaltungsverfahren, das grundsätzlich unabhängig von anderen Zivil-, Straf-
und Verwaltungsverfahren durchzuführen ist (BGE 123 II 1 E. 2b S. 3). Gemäss
Art. 2 Abs. 1 OHG ist die Opferhilfe unabhängig davon, ob der Täter ermittelt
worden ist oder ob er sich schuldhaft verhalten hat. In vielen Fällen
entscheidet die Opferhilfebehörde daher, obwohl kein Strafverfahren eingeleitet
oder dieses eingestellt worden ist. Das Opfer ist auch nicht verpflichtet,
Strafanzeige einzureichen, um als Opfer i.S.d. OHG anerkannt zu werden
(Peter Gomm/Peter Stein/Dominik Zehntner, Kommentar zum Opferhilfegesetz, Bern
1995, Art. 2 N 18 S. 47; Empfehlungen der Schweizerischen
Verbindungsstellen-Konferenz OHG zur Anwendung des Opferhilfegesetzes vom 5.
März 1998, Kommentar zu Ziff. 5.2.1.). Insofern ist die Einstellung des
Strafverfahrens für sich allein kein Grund, den Genugtuungsanspruch gemäss OHG
zu versagen.

3.2 Wird allerdings das Strafverfahren
eingestellt, weil die Untersuchungsbehörde nach eingehenden Ermittlungen zum
Schluss gekommen ist, dass keine hinreichenden Anhaltspunkte für das Vorliegen
einer Straftat bestehen, wird sich die Opferhilfebehörde nicht ohne Not von
diesem Entscheid entfernen (Gomm/Stein/Zehntner, Kommentar zum
Opferhilfegesetz, Art. 16 N 14 S. 242; vgl. auch BGE 124 II 8 E. 3d S. 13 ff.
zur Bindung der Opferhilfebehörde an ein Urteil eines Strafgerichts über die
Zivilansprüche des Opfers). Im vorliegenden Fall liegen jedoch besondere
Umstände vor, die eine Abweichung von den tatsächlichen Feststellungen der
Strafverfolgungsbehörden rechtfertigen: Das Strafverfahren - das auf Anzeige
der Gesundheitsdirektion, ohne Zutun der Beschwerdeführerin eingeleitet worden
war - wurde ohne weitere Ermittlungen eingestellt, weil das Opfer im
Strafverfahren keine Angaben machen wollte. Das Opfer ist nach Art. 7 Abs. 2
OHG berechtigt, im Strafverfahren die Aussage zu Fragen zu verweigern, die
seine Intimsphäre betreffen. Die Inanspruchnahme dieses Rechts kann, sofern
kein Rechtsmissbrauch vorliegt, nicht dazu führen, dass das Opfer von
vornherein von Opferhilfeleistungen ausgeschlossen wird. Voraussetzung ist
allerdings, dass das Opfer die ihm nach OHG obliegenden Mitwirkungspflichten
erfüllt (vgl. dazu unten, E. 3.3.). Zudem trägt das Opfer das Risiko, dass sich
die Straftat im Opferhilfeverfahren nicht nachweisen lässt (vgl. unten, E.
3.4).

3.3 Im Entschädigungs- und
Genugtuungsverfahren stellt die Behörde den Sachverhalt von Amtes wegen fest
(Art. 16 Abs. 2 OHG). Dies schliesst allerdings eine Mitwirkungspflicht des
Gesuchstellers nicht aus.

3.3.1 Wer ein Gesuch stellt, muss diejenigen
Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von ihm mit wesentlich
weniger Aufwand erhoben werden können als von der Behörde. Insbesondere muss
das Opfer den anspruchsbegründenden Sachverhalt mit hinreichender Bestimmtheit
darlegen und der Behörde diejenigen Angaben liefern, die ihr erlauben, weitere
Erkundigungen einzuziehen. Dabei ist zu berücksichtigen, dass die
Verwaltungsstelle, welche die Leistungsbegehren nach Art. 11 ff. OHG beurteilt,
rechtlich und faktisch nicht dieselben prozessualen Untersuchungsmittel zur
Verfügung hat wie die Strafverfolgungsbehörden. Sie ist oft darauf angewiesen,
polizeiliche oder strafprozessuale Akten heranzuziehen, um beurteilen zu
können, ob überhaupt eine Straftat vorliegt. Es kann und muss daher vom
Opfer verlangt werden, dass es der Behörde - soweit vorhanden - derartige Akten
zur Verfügung stellt oder zumindest angibt, wo diese Unterlagen ediert werden
können (BGE 126 II 97 E. 2e S. 101 f. mit Hinweisen).

3.3.2 In ihrem Genugtuungsgesuch vom 3. Juli 1998
machte die Beschwerdeführerin Angaben zu den Namen der Täter, dem Datum und
dem Ort der Straftaten. Für den Tathergang verwies sie auf ihre Schilderung vom
11. Februar 1998 vor der Personalabteilung des Universitätsspitals Zürich.
Aufgrund ihrer Angaben wusste die kantonale Opferhilfestelle von den bereits
vorhandenen Unterlagen des Untersuchungsverfahrens im Universitätsspital, des
Schlichtungs- und des Rekursverfahrens und hatte die Möglichkeit, diese Akten
beizuziehen. Damit hat die Beschwerdeführerin ihrer Mitwirkungspflicht
grundsätzlich Genüge getan. Sie war dagegen nicht verpflichtet, Strafanzeige zu
stellen oder im Strafverfahren auszusagen (Art. 7 Abs. 2 OHG).

3.4 Das Sozialgericht ging davon aus, dass es
aufgrund der Weigerung der Beschwerdeführerin, in einem Strafverfahren
auszusagen, unmöglich sein werde, den Nachweis einer Straftat zu führen. Es
entschied daher nach Beweislastgrundsätzen, ohne eigene Beweiserhebungen zu
prüfen (z.B. Beizug der Akten des Schlichtungs- und des Rekursverfahrens) oder
die bereits vorliegenden Aussagen und Berichte der Untersuchung von
Rechtsanwältin DuBois im Detail zu würdigen. Im Folgenden ist zu prüfen, ob das
Sozialversicherungsgericht durch diese Vorgehensweise seine
Amtsermittlungspflicht gemäss Art. 16 Abs. 2 OHG verletzt hat.

3.4.1 Das Sozialversicherungsgericht nahm an,
dass die alleinigen - wenn auch glaubhaften - Aussagen des Opfers nicht
ausreichen, um eine Straftat nachzuweisen. Dies trifft jedoch nicht zu: Sogar
im Strafrecht, wo die Maxime "in dubio pro reo" gilt, kann sich ein
Schuldspruch auf eine einzige Zeugenaussage stützen, sofern diese glaubhaft
erscheint und den Richter vom Vorliegen einer strafbaren Handlung überzeugt
(unveröffentlichter Entscheid i.S. G. vom 17. August 1993, 1P.93/1993, E. 3b).
Gerade bei Vergewaltigungen gibt es regelmässig neben dem Opfer keine weiteren
Tatzeugen. Zudem fehlen häufig objektive Beweismittel (wie z.B. ärztliche
Zeugnisse), weil das Opfer zunächst, aus Scham oder Angst, das Vorgefallene
verschweigt oder verdrängt und sich erst nach geraumer Zeit anderen Personen
anvertraut. In diesen Fällen hängt der Ausgang des Strafverfahrens
ausschliesslich von der Glaubhaftigkeit der Aussagen des Opfers bzw. des
Angeschuldigten ab.

3.4.2 Allerdings kann es prozessuale Hindernisse
gegen eine strafrechtliche Verurteilung geben, die sich einzig auf
protokollierte Aussagen des Opfers im Untersuchungsverfahren oder gar - wie
hier - in einem Verwaltungsverfahren stützt (z.B. Unmittelbarkeitsgrundsatz;
Anspruch des Beschuldigten, dem Belastungszeugen Fragen zu stellen bzw. mit ihm
konfrontiert zu werden).

Im opferhilferechtlichen Verfahren geht es jedoch
ausschliesslich um den Entschädigungs- oder Genugtuungsanspruch des Opfers. Auch
wenn dies die Annahme einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG voraussetzt, ist damit
keine strafrechtliche Verurteilung des Täters verbunden, weshalb die besonderen
Verfahrensgarantien zugunsten des Angeschuldigten im Strafverfahren nicht zur
Anwendung kommen. Die Opferhilfebehörde und das Gericht können ohne
Weiteres schriftliche Unterlagen, z.B. eines Verwaltungsverfahrens,
heranziehen. Es ist eine Frage der Beweiswürdigung, ob diese genügen, um den
Nachweis einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG zu führen.

3.4.3 Im vorliegenden Fall erscheint dies
jedenfalls nicht von vornherein ausgeschlossen: Die Unterlagen der von
Rechtsanwältin DuBois geführten Untersuchung enthalten ausführliche Aussagen
aller Beteiligten; diese wurden auf Tonband aufgenommen und anschliessend
protokolliert, vermitteln also einen guten Eindruck vom Aussageverhalten der
Personen. Auch das erste Gespräch der Beschwerdeführerin mit der
Personalabteilung des Universitätsspitals ist schriftlich (wenn auch nicht
wörtlich) dokumentiert. Schliesslich liegt ein Bericht der Mitarbeiterin des
Nottelefons / Beratungsstelle für Frauen über Beratungsgespräche mit der
Beschwerdeführerin in den Akten. Auch wenn die Verfasserin des Berichts die
Beschwerdeführerin zeitweise vor der Opferhilfestelle vertreten hat, kann ihr
Bericht im Rahmen der freien Beweiswürdigung durchaus berücksichtigt werden.
Schliesslich besteht die Möglichkeit, die Akten des Schlichtungs- und des
Rekursverfahrens beizuziehen, in denen die Beschwerdeführerin als
Auskunftsperson mündlich befragt worden ist.

3.5 Nach dem Gesagten hätte das Sozialversicherungsgericht
prüfen müssen, ob auf der Grundlage der vorhandenen Unterlagen der Nachweis
einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG erbracht ist. Hierzu hätte es die Aussagen
aller Beteiligten eingehend auf ihre Glaubhaftigkeit untersuchen und, wenn
nötig, ergänzende Beweismassnahmen anordnen müssen. Es durfte sich nicht mit
dem Hinweis auf die Einstellung des Strafverfahrens und dem Fehlen
unbeteiligter Tatzeugen und objektiver Beweismittel begnügen. Im Ergebnis liegt
somit eine Verletzung der Amtsermittlungspflicht (Art. 16 Abs. 2 OHG) vor.

4.

Gemäss Art. 1 der Verordnung über die Hilfe an
Opfer von Straftaten vom 18. November 1992 (OHV; SR 312.51) muss das Opfer, das
Entschädigung oder Genugtuung beansprucht, glaubhaft machen, dass es keine oder
nur ungenügende Leistungen von Dritten (Täter, Versicherungen, usw.) erhalten
kann. Diese Bestimmung soll die subsidiäre Natur der Leistungen des Staates
sicherstellen.

4.1 Das Bundesamt für Justiz wirft in seiner
Vernehmlassung die Frage auf, ob das Opfer, das sein Desinteresse am
Strafverfahren wegen Vergewaltigung und sexueller Nötigung erklärt und
mitgeteilt hat, es werde vom Aussageverweigerungsrecht nach Art. 7 Abs. 2 OHG
Gebrauch machen, dennoch glaubhaft machen kann, dass es vom Täter keine
Leistungen erhalten könne. Wenn ein Opfer jegliche Mitwirkung am Strafverfahren
verweigern und direkt nach OHG Genugtuung beanspruchen könne, werde die
Funktion der Opferhilfe als Korrelat zum Strafrecht in Frage gestellt. Es
bestehe dann die Gefahr, dass der Zweck der Opferhilfe, subsidiär Solidarität
zu leisten, zugunsten einer Art Sozialversicherung aufgegeben werde.

4.2 Zunächst ist festzuhalten, dass das
Bestehen von Ansprüchen des Opfers gegenüber dem Täter bzw. seiner Versicherung
Entschädigungs- oder Genugtuungsansprüche nach OHG in der Regel nicht
ausschliesst (Gomm/Stein/ Zehntner, Kommentar zum OHG, Art. 14 N 7):

 

Ziel des Opferhilfegesetzes ist es, dem Opfer
langwierige Auseinandersetzungen mit dem Täter oder mit Versicherungen zu
ersparen und ihm rasch, in einem einfachen Verfahren, zu seinem Schadenersatz
zu verhelfen (vgl. Botschaft zur Volksinitiative "zur Entschädigung der
Opfer von Gewaltverbrechen", BBl 1983 III S. 890 f. Ziff. 812 und S. 896
Ziff. 10.262). Das Opferhilfegesetz räumt daher dem Opfer ein primäres Recht
auf einen Entschädigungs- bzw. Genugtuungsanspruch gegenüber dem Staat ein, der
in einem raschen, einfachen und kostenlosen Verfahren durchgesetzt werden kann
(BGE 123 II 1 E. 3b S. 4). Dieser Anspruch ist nur insofern subsidiär, als sich
das Opfer andere Leistungen, die es als Schadenersatz erhalten hat, anrechnen
lassen muss (Art.14 Abs. 1 OHG), und Ansprüche, die ihm aufgrund der Straftat
zustehen, auf den Kanton übergehen, dessen Behörde eine Entschädigung oder
Genugtuung zugesprochen hat (Art. 14 Abs. 2 OHG).

 

Dann aber kann sich auch die Glaubhaftmachung
nach Art. 1 OHV nur darauf beziehen, bisher noch nicht entschädigt worden zu
sein und keine Schadenersatz- oder Genugtuungsleistungen in nächster Zukunft
erwarten zu können (so auch Botschaft zur Volksinitiative, a.a.O. S. 897 Ziff.
10.262; ähnlich auch Botschaft des Bundesrates zum OHG vom 25. April 1990, BBl
1990 II S.976 Ziff. 211.4). Dies entspricht der bisherigen bundesgerichtlichen
Rechtsprechung, wonach das Entschädigungsverfahren nach Art. 11 ff. OHG nur
dann bis zum Abschluss eines hängigen Strafverfahrens sistiert werden darf,
wenn das Verfahren vor der Opferhilfestelle ohnehin nicht rascher hätte
durchgeführt werden können (BGE 122 II 211 E. 3e S. 216 f.), und es mit Sinn
und Zweck der Opferhilfe unvereinbar sei, vom Opfer zu verlangen, zunächst
selber einen zivilen Schadenersatzprozess zu führen (BGE 123 II 1 E. 3b S. 4).

4.3 Im vorliegenden Fall steht fest, dass die
Beschwerdeführerin noch keine Genugtuungsleistung vom Täter oder von Dritten
erhalten hat. Die beschuldigten Personen bestreiten die gegen sie erhobenen
Vorwürfe. Es ist somit nicht zu erwarten, dass sie oder ihre Versicherungen der
Beschwerdeführerin alsbald eine Genugtuung bezahlen werden. Schon aus diesem
Grund scheitert der Genugtuungsanspruch der Beschwerdeführerin nicht am
Erfordernis der Glaubhaftmachung bzw. der Subsidiarität des
Opferhilfeverfahrens gemäss Art. 1 OHV.“ (sottolineature del redattore)

 

                               2.7.   Nel caso di specie l’autorità cantonale ha respinto l’istanza presentata
dalla ricorrente poiché l’interessata non avrebbe comprovato il suo ruolo di
vittima di un reato penale ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 LAV, malgrado i numerosi
solleciti tramite i quali è stata chiesta la produzione della necessaria
documentazione probatoria.

 

                                         La
circostanza che non vi è stata alcuna denuncia in ambito penale, come del resto
riconosciuto nella decisione impugnata, non è, di per sé, un motivo per
escludere l’istante dalla possibilità di chiedere le prestazioni previste dalla
LAV (cfr. sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, cfr. Messaggio sulla legge
federale concernente l’aiuto alle vittime di reati e sul decreto federale
concernente la Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di
reati violenti, FF 1990 II 709, pag. 724 e seguenti). In tal caso spetta
infatti dapprima all’autorità cantonale ed in seguito al Giudice chiamato ad
applicare la LAV indagare circa la sussistenza degli elementi obiettivi
costitutivi di un reato penale di cui l’istante si ritiene vittima.

 

                                         In
concreto nella richiesta di prestazioni dell’11 ottobre 2006 l’insorgente ha
indicato la data dell’incidente della circolazione stradale (13 ottobre 2004) e
il nome dell’assicuratore che ha, perlomeno in parte, assunto i costi dei danni
del sinistro (__________), di cui ha pure allegato numerosa documentazione.
Dalla medesima si evince il nome della persona di riferimento dell’assicuratore
(cfr. per esempio il doc. C: “__________”), nonché della società per la quale
lavora il presunto autore del danno (cfr. ad esempio lo scambio di e-mail a
pag. 3, allegato al doc. T: “le chiedo via mail un appuntamento per la
signora RI 1 che a suo tempo ha avuto un incidente con un vostro assicurato, la
__________”, oppure lo scritto della __________ alla ricorrente del 22
dicembre 2004: “RI 1/__________, incidente stradale del 13.10.2004”).
L’interessata ha pure prodotto numerosa documentazione medica inerente
l’avvenuto incidente.

 

                                         Sulla
base di questa documentazione l’autorità cantonale era pertanto a conoscenza
del fatto che l’interessata è stata vittima di un incidente il 13 ottobre 2004,
con il coinvolgimento di un veicolo della società __________, assicurata presso
la __________ che ha assunto il caso.

                                         Il DSS
aveva pertanto tutti gli elementi necessari per chiedere all’assicuratore e/o
alla società coinvolta tutta la documentazione necessaria atta a stabilire la
dinamica dell’incidente e l’eventuale sussistenza di un’infrazione penale. In
particolare l’autorità cantonale avrebbe potuto chiedere all’assicuratore la
perizia fatta eseguire in seguito all’incidente, poi prodotta dall’insorgente
in sede di ricorso, ed il nome della persona alla guida del veicolo che ha
tamponato l’interessata per poterla eventualmente sentire. 

 

                                         L’insorgente,
che ha fornito perlomeno alcune indicazioni in merito alla dinamica
dell’incidente, contrariamente a quanto ritenuto nella decisione impugnata, ha
pertanto rispettato il suo obbligo di collaborare (cfr. la citata
sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, consid. 3.3.2: „In ihrem Genugtuungsgesuch vom 3. Juli 1998 machte die
Beschwerdeführerin Angaben zu den Namen der Täter, dem Datum und dem Ort der
Straftaten. Für den Tathergang verwies sie auf ihre Schilderung vom 11. Februar
1998 vor der Personalabteilung des Universitätsspitals Zürich. Aufgrund ihrer
Angaben wusste die kantonale Opferhilfestelle von den bereits vorhandenen
Unterlagen des Untersuchungsverfahrens im Universitätsspital, des Schlichtungs-
und des Rekursverfahrens und hatte die Möglichkeit, diese Akten beizuziehen.
Damit hat die Beschwerdeführerin ihrer Mitwirkungspflicht grundsätzlich Genüge
getan. Sie war dagegen nicht verpflichtet, Strafanzeige zu stellen oder im
Strafverfahren auszusagen (Art. 7 Abs. 2 OHG).“).

 

                                         Il solo fatto di non essere stata in grado di produrre personalmente
la documentazione in possesso dell’assicuratore del conducente del veicolo che
l’ha tamponata, e meglio la perizia relativa all’incidente, non è peraltro un
motivo sufficiente per ritenere che non sia accaduto un incidente stradale, a
fronte di tutte le informazioni fornite dall’interessata.

 

                                         La
difficoltà della ricorrente ad ottenere la citata documentazione, può essere
comprensibile ritenuto come la __________ non sia l’assicuratore dell’istante. 

 

                                         In queste
condizioni occorre pertanto ritenere che l’autorità cantonale ha violato il suo
obbligo d’accertare i fatti d’ufficio, previsto dall’art. 16 cpv. 2 LAV, non
richiamando gli atti necessari dalla __________ e/o dalla società proprietaria
del veicolo che ha causato il tamponamento.

 

                                         Del
resto, in sede di ricorso l’interessata ha prodotto parte della documentazione
della __________, e meglio la perizia del 9 marzo 2005 (doc. A), da cui
emergono i nomi dei protagonisti dell’incidente e la dinamica del medesimo.

 

                                         Ora,
questo Tribunale, nella sentenza 43.2007.2 del 14 febbraio 2008, ha già avuto
modo di rilevare che: 

 

" 
Ora, è vero che la procedura in ambito LAV deve
essere rapida e semplice, per permettere all’autorità preposta di intervenire
velocemente e fornire alla vittima quegli aiuti immediati di cui necessita
subito dopo l’evento che ha causato il danno.

Ciò tuttavia non pregiudica i diritti del
ricorrente nell’ambito del ricorso innanzi all’autorità superiore, la quale
accerta i fatti d’ufficio e dispone di pieno potere cognitivo (cfr. in
particolare art. 17 LAV e Peter Gomm/Dominik Zehntner, Opferhilfegesetz, Berna
2005, n. 4 ad art. 17, pag. 324). 

Infatti, se l’insorgente produce nuova
documentazione, questa autorità è tenuta a valutarla e l’istanza inferiore,
chiamata ad esprimersi in merito, non può limitarsi a sostenere che gli atti
non sono stati prodotti in precedenza.”

 

                               2.8.   In concreto
emerge che la citata relazione peritale è stata allestita sulla base delle
dichiarazioni di sinistro di __________, della descrizione dei fatti di RI 1,
della perizia dei danni alla __________ con relative fotografie, della foto del
furgone __________ __________ parzialmente riparato e di vari atti e rapporti
medici (pag. 2 della perizia, doc. A5).

 

                                         Dalla
perizia emerge che “la signora RI 1, alla guida della sua __________, per
evitare di investire un cane eseguiva una brusca frenata. In questo frangente
la sua vettura veniva urtata posteriormente dal furgone __________ condotto dal
signor __________.” (pag. 2) e che “con questi valori abbiamo calcolato
che la velocità di collisione relativa tra le auto (velocità di avvicinamento
dei mezzi) era compresa tra 15,2 e 20,5 km/h (vedi tabella seguente – analisi
della collisione). Nel caso in cui la __________ prima dell’urto fosse stata
ferma, questa velocità corrisponderebbe all’effettiva velocità d’impatto del
furgone __________.” (doc. A5).

 

                                         A questo
proposito con sentenza pubblicata in DTF 122 IV 71 il TF ha stabilito che chi
pretende di essere stato ferito nel corso di un incidente stradale è vittima ai
sensi della LAV in relazione al reato di lesioni colpose eventualmente commesso
dall'altro utente della strada ma non, invece, in relazione ai reati di
infrazione alle norme della circolazione e di guida in stato d'ebrietà commessi
da quest'ultimo (consid. 3):

 

" 
3. a) Opfer im Sinne des
Opferhilfegesetzes ist jede Person, die durch eine Straftat in ihrer
körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt
worden ist (Art. 2 Abs. 1 OHG). Auch fahrlässige Straftaten mit den
entsprechenden Folgen, z.B. die fahrlässige Körperverletzung (s. BGE 120 Ia 101
E. 1b), fallen unter den Anwendungsbereich des Gesetzes (Botschaft des
Bundesrates zum Opferhilfegesetz, BBl 1990 II 961ff., 977, mit Hinweis auf die
Botschaft des Bundesrates zur Volksinitiative "zur Entschädigung der Opfer
von Gewaltverbrechen", BBl 1983 III 869ff., 893 f.). Opfer im Sinne des
OHG mit allen sich daraus ergebenden Konsequenzen ist somit beispielsweise
auch, wer bei einem Strassenverkehrsunfall durch einen andern
Verkehrsteilnehmer verletzt worden ist. Der Anwendungsbereich des OHG ist
damit sehr weit (kritisch dazu insbesondere Thomas Maurer, Das Opferhilfegesetz
und die kantonalen Strafprozessordnungen, ZStrR 111/1993 S. 375 ff., 377, 386,
395). Er wird aber immerhin durch das Erfordernis der unmittelbaren
Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität durch
die Straftat etwas eingeschränkt (CORBOZ, Les droits procéduraux découlant de
la LAVI, SJ 1996 p. 53 ss, 56 ss; GOMM/STEIN/ZEHNTNER, Kommentar zum
Opferhilfegesetz, Art. 2 N. 4, 12 ff.). Damit will das Gesetz gemäss den
Ausführungen in der Botschaft "Beeinträchtigungen ausschliessen, die
beispielsweise auf Ehrverletzungsdelikte, Tätlichkeiten, Diebstahl oder Betrug
zurückgehen und die lediglich mittelbare Folge der Straftat
sind" (BBl 1990 II 977). Erforderlich ist zudem, dass die Beeinträchtigung
der genannten Art tatsächlich eingetreten ist; eine blosse diesbezügliche
Gefahr genügt demnach nicht. In der Botschaft wird festgehalten, dass
"Gefährdungsdelikte in der Regel aus dem Anwendungsbereich des Gesetzes
ausgeschlossen sein dürften, beinhalten sie doch schon ihrer Definition nach
keine unmittelbare Beeinträchtigung eines Rechtsgutes" (S. 977). Der
bei einem Verkehrsunfall Verletzte ist allein in Bezug auf die vom andern
Verkehrsteilnehmer allenfalls begangene Straftat der fahrlässigen
Körperverletzung Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG, nicht auch hinsichtlich
der vom andern begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln oder des
Fahrens in angetrunkenem Zustand (siehe auch ULRICH WEDER, Das Opfer, sein
Schutz und seine Rechte im Strafverfahren, unter besonderer Berücksichtigung
des Kantons Zürich, ZStrR 113/1995 S. 39 ff., 41, 43). Die letztgenannten Straftaten
beeinträchtigen nicht im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG "unmittelbar"
die körperliche Integrität.

b) Die Vorinstanz durfte gemäss ihren
Ausführungen nach dem sich aus dem kantonalen Prozessrecht (§ 185 Abs. 1
StPO/ZH e contrario, § 182 Abs. 1 und 2 StPO/ZH) ergebenden Anklagegrundsatz
ihrem Urteil nur den in der Anklage enthaltenen Sachverhalt zugrunde legen.
Nach ihren weiteren Ausführungen sind die Voraussetzungen nicht erfüllt, unter
denen ausnahmsweise gemäss § 182 Abs. 3 StPO/ZH in Verbindung mit § 162 StPO/ZH
der Entscheid auszusetzen und der Anklagebehörde Gelegenheit zur Abänderung
oder Ergänzung der Anklage zu geben ist.

Zum Anklagesachverhalt gehört nicht allein das
dem Angeklagten zur Last gelegte Verhalten als solches, sondern auch die tatsächliche
Folge dieses Verhaltens. In der Anklage der Bezirksanwaltschaft Bülach ist
lediglich von Sachschaden an den beiden Fahrzeugen, nicht aber von einer
Verletzung der Beschwerdeführerin die Rede. Die der Anklage zugrunde
liegenden Untersuchungsakten enthalten keine Hinweise auf eine Verletzung der
Beschwerdeführerin. Die Vorinstanz musste daher nach dem kantonalen
Prozessrecht davon ausgehen, dass bei der von Z. verursachten Kollision mit der
Beschwerdeführerin lediglich Sachschaden entstanden sei.

Bei dieser Sachlage ist die Beschwerdeführerin
mangels einer Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen
Integrität nicht Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG und daher nicht gestützt
auf Art. 8 Abs. 1 lit. c OHG zur Berufung gegen den Entscheid des
Einzelrichters legitimiert.

Wohl hält es die Vorinstanz
für möglich, dass die Beschwerdeführerin, wie diese in ihren Eingaben vom 4.
und 11. Juli 1994 erstmals geltend machte, beim Unfall verletzt worden ist. Die
Vorinstanz trifft aber entgegen einer Bemerkung in der Nichtigkeitsbeschwerde
keine diesbezügliche tatsächliche Feststellung, wozu sie nach ihren eigenen
Ausführungen angesichts des Anklagegrundsatzes auch gar nicht befugt gewesen
wäre.“

                                         

                                         Questa giurisprudenza è stata confermata in un sentenza pubblicata
in DTF 129 IV 95, al consid. 3.1:

 

" 
(…) Nach der Rechtsprechung ist beispielsweise
die bei einem Verkehrsunfall verletzte Person in Bezug auf die vom andern
Verkehrsteilnehmer begangene Straftat der fahrlässigen Körperverletzung Opfer
im Sinne des Opferhilfegesetzes, nicht aber hinsichtlich der vom Andern
begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln und des Fahrens in
angetrunkenem Zustand; die letztgenannten Straftaten beeinträchtigen nicht im
Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG "unmittelbar" die körperliche Integrität
(BGE 122 IV 71 E. 3a)."

 

                                         In
concreto l’interessata è stata vittima di un incidente stradale. Contrariamente
a quanto ritiene in sede di ricorso, la circostanza che il conducente potrebbe
aver commesso un reato penale non mantenendo la corretta distanza con la sua
automobile (cfr. art. 34 cpv. 4 LCstr e art. 90 LCstr) non la rende ancora
vittima di un reato ai sensi della LAV. E’ infatti necessario che vi sia stata una lesione colposa che ha
cagionato un danno al corpo o alla salute della ricorrente („Der bei einem Verkehrsunfall Verletzte ist allein in Bezug auf
die vom andern Verkehrsteilnehmer allenfalls begangene Straftat der
fahrlässigen Körperverletzung Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG, nicht auch
hinsichtlich der vom andern begangenen Straftaten der Verletzung von
Verkehrsregeln oder des Fahrens in angetrunkenem Zustand.“). 

 

                                         In
sede di risposta l’amministrazione afferma che la __________ __________ avrebbe
asserito che manca il nesso causale tra i disturbi alla salute e l’incidente
stradale. 

 

                                         Questo Tribunale rileva da
una parte che spettava comunque all’amministrazione, anche in questo caso,
indagare la circostanza, richiamando gli atti dall’assicuratore, se vi fossero
stati dei dubbi in tal senso. D’altra parte comunque, all’istanza dell’11
ottobre 2006 sono stati allegati diversi referti medici, tra cui quelli allestiti
per l’assicuratore ad opera del dr. med. __________ specialista FMH in
neurologia e del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia.

 

                                         Dagli atti emerge che il
dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha valutato l’interessata
in data 25 maggio e 14 giugno 2005, affermando tra l’altro, che la medesima ha
subito il 13 ottobre 2004 un trauma contusivo-distorsivo alla colonna cervicale
e dorsale in seguito ad un tamponamento (pag. 1) e che “da un punto di vista
psichiatrico, i disturbi accusati soggettivamente non sono, con grande
probabilità, in nesso causale naturale con l’incidente in questione.” (doc.
O, a pag. 8).

 

                                         Da parte sua il dr. med. __________,
FMH neurologia, il 28 novembre 2005 ha posto le seguenti diagnosi:

 

"  1. Sindrome
cervico-cefalica di lieve-media entità in stato dopo 

trauma distorsivo della colonna
cervicale il 13.10.2004 senza commozione cerebrale e importanti alterazioni
degenerative della colonna cervicale con:

2. Affaticabilità
mentale e concentrazione sostenuta borderline nell’ambito della sindrome
cefalo-cefalica.

3. Sublussazione
dell’articolazione temporo-mandibolare bilateralmente, sinistra>destra

 

In base agli accertamenti da me effettuati, all’anamnesi
dell’assicurata e al referto della MRI cervicale valutavo la capacità
lavorativa nel giugno 2005 al 70% nella sua attività attuale. Tenendo conto
anche della dinamica dell’incidente, una sindrome cervico-cefalico unicamente
legata all’incidente in causa, ossia in assenza di alterazioni degenerative
marcate, avrebbe dovuto estinguersi dopo pochi mesi al massimo. In tale senso a
partire da luglio 2005 un’eventuale incapacità lavorativa legata alla sindrome
cervico-cefalica è da considerarsi unicamente legata alla situazione cervicale
preesistenti e non più a infortunio.” 

(doc. N, sottolineatura del redattore)

 

                                         Inoltre agli atti è stato
prodotto un certificato medico del dr. med. __________, dell’__________, da cui
emerge che il 13 ottobre 2004 l’interessata, in seguito al tamponamento, è
stata visitata presso il Pronto soccorso a causa di un trauma contusivo distorsivo
alla colonna cervicale e alla colonna dorsale (doc. B). Anche il dr. med. __________,
FMH in medicina generale e medicina biologica, medico curante, ha confermato la
presenza di una patologia simile e di altre lesioni a causa dell’incidente
(cfr. doc. C).

 

                                         Sulla base di quanto sopra
esposto emerge che il Dr. med. __________ ha accertato la presenza di una
lesione allo stato fisico della ricorrente in relazione con il sinistro e che il
dr. med. __________, che ha visitato l’interessata il giorno dell’incidente, ha
diagnosticato la presenza di un trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale
e dorsale.

 

                                         Per cui, a prescindere
dalla questione a sapere se il danno subito dalla ricorrente ha causato la
successiva incapacità lavorativa, è comunque comprovato che l’interessata in
seguito all’incidente provocato dal tamponamento di una terza persona ha subito
un danno alla salute (trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e alla
colonna dorsale). 

 

                                         Ne segue che l’insorgente
è una vittima di un reato ai sensi della LAV.

 

                                         Ciò non significa tuttavia
ancora che la ricorrente abbia diritto a prestazioni, ma unicamente che la
condizione negata dall’autorità amministrativa nella decisione impugnata è in
realtà adempiuta.

 

                                         Va a questo proposito
evidenziato come la circostanza, comprovata, che l’interessata ha subito un
trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e alla colonna dorsale non
va confuso con la questione della presenza o meno di un nesso causale tra
l’incidente e la successiva incapacità lavorativa (doc. N). 

                                         

                                         Questo aspetto non è del
resto oggetto del contendere. 

 

                                         Spetterà
all’amministrazione, alla quale l’incarto va rinviato, richiamare gli atti dalla
__________ ed eventualmente dal Tribunale __________ presso il quale è stata
avviata una causa contro l’assicuratore, per effettuare accertamenti in tal
senso. Questo esame risulterà tuttavia inutile se l’interessata non saprà rendere
attendibile di non poter ottenere nulla o soltanto prestazioni insufficienti
dall’autore del reato o dall’assicuratore (art. 1 OAVI). Va a questo proposito
evidenziato come il DSS dovrà prendere in considerazione il fatto che la __________
ha comunque già in parte risarcito la ricorrente.

 

                                         Ne segue che il ricorso va
accolto, la decisione impugnata va annullata e l’incarto rinviato
all’amministrazione affinché esamini se le altre condizioni per ottenere
eventuali prestazioni sono adempiute. 

                                         In queste
circostanze le ulteriori censure sollevate dall’insorgente (violazione del
principio del formalismo eccessivo, violazione del principio della buona fede,
ecc.), non vanno esaminate.

 

                                         Visto
l’esito del ricorso, alla ricorrente, rappresentata da un avvocato, vanno
assegnate ripetibili compatibilmente con l’impegno profuso.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         La
decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione per
ulteriori accertamenti.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
Il DSS verserà a RI 1 fr. 500.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

                                   4.   Qualora
non sia ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico, contro la
presente decisione è ammesso il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale entro il termine di trenta giorni dalla notificazione.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti