# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5baf26e7-5946-5e45-b5fb-fc422a69c7d5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 11.11.2008 10.2008.151
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2008-151_2008-11-11.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2008.151

  DA
  1093/2008

  	
  Bellinzona

  11
  novembre 2008

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Presidente della Pretura penale

  
	
  Marco Kraushaar

  
	
   

  
						

sedente con Paola
Belloli in qualità di segretaria per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

  (difesa da:. DI 1)

  

 

prevenuta colpevole di         violazione di domicilio, 

                                        per essere entrata
indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, a __________, il __________,
nella cucina dell’abitazione di CIVI 1, dopo un animato diverbio, accompagnata
dal proprio cane;

 

                                        fatti avvenuti nelle riferite
circostanze di tempo e di luogo;

 

                                        reato previsto dall’art. 186
CP;

 

perseguita                         con decreto d’accusa del 26 marzo
2008 n. 1093/2008 del AINQ 1 che propone la condanna: 

                                        1.  Alla pena pecuniaria di fr.
300.- (trecento), corrispondente a 10 (dieci) aliquote da fr. 30.- (trenta).

L'esecuzione della pena viene sospesa condizionalmente per un periodo di prova
di 2 (due) anni (art. 42 e seg. CP).

                                        2.  Alla multa di fr. 300.-
(trecento), con l'avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la
stessa sarà sostituita con una pena detentiva di giorni 3 (tre) (art. 106 cpv.
2 CP).

                                        3.  Al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 100.- (cento) e delle spese giudiziarie di fr. 100.- (cento).

 

vista                                  l’opposizione al decreto
d’accusa interposta tempestivamente in data 15 aprile 2008;

 

indetto                               il dibattimento 11 novembre 2008,
al quale sono comparsi l’accusata personalmente e il suo difensore, la parte
civile e il suo patrocinatore, mentre il Procuratore pubblico con lettera 26
giugno 2008 ha rinunciato ad intervenire al pubblico dibattimento, postulando
nel contempo la conferma del decreto d'accusa impugnato; 

 

accertate                           le generalità dell'accusata, data
lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusata;

 

sentito                               il patrocinatore di parte civile,
il quale chiede la conferma del decreto di accusa e l’accoglimento delle
pretese risarcitorie;

 

sentito                               il difensore, il quale chiede il
proscioglimento e in caso di condanna il rinvio al competente foro civile per
le corrispondenti pretese;

 

sentita                               da ultimo l'accusata;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti

 

                                    1.  Se ACCU 1 è autrice colpevole
di violazione di domicilio per i fatti descritti nel decreto di accusa a suo
carico.

                                        1.1. Ha agito in stato di
necessità;

 

                                    2.  Sulla pena e sulle spese.

 

letti ed esaminati                gli atti;

 

considerato                      in fatto ed in diritto

 

                                 1.     Il signor __________,
marito dell’accusata, è proprietario della particella n. __________ del Comune
di __________ __________) e il signor __________, marito della parte civile, è
proprietario delle adiacenti particelle n. __________ e __________.

                                        La particella n. __________ è
gravata da un onere di passo a favore della particella n. __________. Questo
diritto di passo permette di collegare i mappali __________ e __________,
entrambi dello stesso proprietario. Da tempo fra i beneficiari e i debitori
della servitù vi è un grave disaccordo e la parte __________ ha addirittura
avviato una procedura giudiziaria tendente alla soppressione dell’onere di
passo. Fonte di litigio è fra l’altro il fatto che i signori __________
ostacolano il passaggio con il deposito di oggetti vari e lasciano vagare
liberamente il loro cane di razza Labrador retriever nello spazio destinato al
passo (a tal fine avevano posato due cancelli per non permetterne la fuga).

 

                                 2.     Il __________ rientrando
a domicilio la parte civile ha trovato sul sedime adibito a diritto di passo un
sacco contenente dei vasi di coccio, che, a dire della stessa, ha dovuto essere
spostato per potere passare. In seguito, per motivi che qui non interessano,
questi vasi sono stati rotti e tra l’accusata e la parte civile è cominciato un
diverbio. A un certo punto è comparso anche il cane dell’imputata, o meglio,
secondo quanto descritto dalla signora CIVI 1 nella denuncia:

                                        “La signora ACCU 1 ha quindi
ulteriormente insistito, è entrata in casa sua dalla portafinestra della cucina
ed è quindi uscita da un’altra porta adiacente, questa volta con il suo cane
che aveva preso con sé senza collare e senza guinzaglio, istigandolo nel
tentativo di intimorirmi, sapendo che ho paura dell’animale.

                                        Vedendo tale ulteriore
iniziativa che mi lasciava presagire il peggio, mi sono affrettata a rientrare
in casa mia per mettermi in salvo, quando la signora ACCU 1 e il cane avevano
già fatto irruzione nella mia abitazione. La signora ha quindi tentato di
sottrarmi con la forza la mia macchina fotografica che aveva notato avevo usato
poco prima per documentare quanto aveva prodotto con la rottura dei vasi.”

                                        (cfr. denuncia punto 4 e 5)

                                        In sede di interrogatorio di
polizia la parte civile ha ribadito la sua versione dei fatti:

                                        “La signora ACCU 1 ha
continuato la sceneggiata andando in casa a prendere il cane. E’ uscita con
questo animale, che era libero, ossia senza collare e guinzaglio, ed ha
iniziato a istigarmelo contro. Questa signora è perfettamente al corrente che
io temo il suo cane e che sono terrorizzata in quanto lo giudico pericoloso.

                                        A piccoli passi mi sono
diretta verso la porta di casa per cercare rifugio, purtroppo sono stata
anticipata sia dalla signora ACCU 1 che dal suo animale. In sostanza sono
entrambi entrati in casa mia, naturalmente senza il mi consenso, aggravando
così la situazione. Avendo paura del cane non ho osato dire molto.
Avendo la macchina fotografica a portata di mano ho cercato di immortalare la
situazione. Purtroppo l’apparecchio non ha funzionato a dovere, in ogni caso la
signora ACCU 1 ha tentato dapprima di non farmi scattare alcuna foto e poi di
togliermi l’apparecchio stesso.”

                                         (cfr. interrogatorio CIVI
1 del 14 settembre 2006, pag. 2)

 

                                 3.     Sull’episodio l’accusata
così si è espressa:

                                        “Sempre in queste
circostanze di tempo usciva di casa il mio cane, credo abbia trovato la porta
della cucina non perfettamente chiusa. Egli si è avvicinato a noi ma non ha
fatto alcunché. L’ho richiamato a voce per temermelo vicino ma
infruttuosamente, poiché anche CIVI 1 ha proceduto nel medesimo sistema tanto
che il cane, bonaccione che è, ha seguito CIVI 1 sino in casa sua; da parte mia
non sono riuscita ad impedirlo.

                                        …

                                        ADR: che ho dovuto
necessariamente entrare in casa CIVI 1 poiché essa aveva qui richiamato il
cane. L’animale non dava cenno d’uscire e così ho dovuto andare a riprendermelo
di persona.

                                        Mentre chiamavo in
continuazione “lara”, ossia il cane, stessa cosa faceva ACCU 1 creando
volontariamente confusione. In questi frangenti, molto scaltramente CIVI 1
scattava fotografie per attestare che avevo invaso casa sua portandomi il cane
come arma.”

                                        (cfr. verbale ACCU 1 del 25
gennaio 2007, pag. 3)

 

                                 4.     Preso atto di quanto
sopra il Procuratore pubblico ha ritenuto ACCU 1 autrice di violazione di
domicilio per essere entrata indebitamente e contro la volontà dell’avente
diritto nella cucina dell’abitazione di CIVI 1, dopo un animato diverbio,
accompagnata dal proprio cane.

 

                                 5.     Al dibattimento
l’imputata ha ribadito la sua versione, precisando che è possibile che il cane
sia uscito non tanto perché ha trovato la porta leggermente aperta, ma perché è
capace di aprirla usando una zampa. Ha inoltre osservato che il cane è entrato
in casa della vicina perché chiamato dalla stessa e che non ha potuto fare
altro che entrare anche lei nell’abitazione della parte civile se voleva riprendersi
il cane, che non accennava ad uscire. All’interno l’animale continuava a girare
attorno al tavolo e non si lasciava prendere. In un primo tempo era riuscita ad
afferrarlo, ma il collare si era sfilato. Solo dopo un altro momento ha avuto
la possibilità di fermalo e riportarlo a casa sua.

 

                                 6.     La parte civile ha
chiesto la conferma del decreto di accusa e la rifusione della spese legali di
fr. 3'224.75 (cfr. nota professionale) e delle spese proprie ammontanti a
complessivi fr. 5'253,80, come alla distinta che è stata prodotta in aula.

 

                                 7.     Il difensore ha rilevato
che la parte civile non ha sollevato proteste immediate e ha avuto la presenza
di spirito, nonostante l’asserita paura, di prendere la macchina fotografica e
di scattare delle immagini. Ha osservato che il comportamento dell’accusata è
stato perfettamente normale e comprensibile. Non le si potrebbe muovere alcun
rimprovero e non sarebbe punibile, poiché è dato un preciso motivo
giustificativo, derivante dall’art. 700 cpv. 1 CC, per cui il proprietario di
un fondo deve permettere all’avente diritto la ripresa di bestiame grosso o
minuto pervenuto sulla sua proprietà.

                                        In siffatte situazioni il
consenso del proprietario sarebbe presunto e la parte civile non si sarebbe
opposta in modo chiaro all’invasione come richiesto dalla giurisprudenza.

                                        La difesa ha asseverato inoltre
che se anche la signora CIVI 1 si fosse opposta, l’imputata avrebbe potuto
penetrare nella casa trovandosi in uno stato di necessità, dal momento che non
le rimaneva altro da fare se voleva riprendersi il suo cane.

                                        Ha pertanto chiesto il
proscioglimento.

                                        In merito alle pretese di parte
civile ha sostenuto che non sarebbe possibile verificare l’adeguatezza
dell’intervento del legale e che per le pretese personali della signora CIVI 1
non si comprenderebbero i parametri di calcolo.

                                        Ha postulato, se del caso, il
rinvio al foro civile.

 

                                 8.     Per l’art. 186 CP
chiunque, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, s’introduce in
una casa, in un’abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in uno spiazzo,
corte o giardino cintati e attigui ad una casa, od in un cantiere, oppure vi si
trattiene contro l’ingiunzione d’uscirne fatta da chi ne ha diritto, è punito,
a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria.

                                        Nel caso concreto è pacifico
che l’accusata è entrata nell’abitazione della parte civile. Si tratta di
vedere se lo ha fatto illecitamente.

 

                                 9.     L’illiceità è esclusa se
sono dati motivi giustificativi (cfr. sull’argomento: Günter Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allg. Teil
I, Die Straftat, § 10 N. 1 segg.).

                                        La difesa intravede nell’art.
700 cpv. 1 CC un motivo giustificativo legale, che avrebbe permesso
all’accusata di accedere alla cucina della parte civile senza essere punibile.
Questa norma prevede infatti che il proprietario deve permettere all’avente
diritto la ricerca e la ripresa delle cose trasportate sul proprio fondo
dall’acqua, dal vento, dalle valanghe, o da altra forza naturale od avvenimento
fortuito, nonché del bestiame grosso o minuto, degli sciami d’api, volatili o
pesci pervenuti sul proprio fondo.

                                        Per poter determinare
l’applicabilità in concreto di questa disposizione occorre stabilire come il
cane sia entrato nell’abitazione della parte civile.

 

                               10.     A questo proposito le
versioni delle parti divergono. L’accusata sostiene che il cane avrebbe seguito
la signora CIVI 1, perché da lei chiamato. Quest’ultima afferma per contro in
querela che l’imputata e il cane la stavano rincorrendo mentre cercava di
rifugiarsi in casa, cosa che non avrebbe potuto fare perché “la signora ACCU
1 e il cane avevano già fatto irruzione nella mia abitazione” (cfr. querela
punto 5). Descrizione leggermente modificata nella replica scritta
all’interrogatorio ACCU 1 (allegata all’act 2), nella quale la parte civile
afferma che il cane si è fatto strada attraverso la porta proprio mentre anche
lei stava entrando e che la padrona l’ha poi subito seguito (cfr. pag. 7).

                                        Sul fatto che la parte civile
abbia chiamato il cane per farlo entrare in casa così da poter comprovare che
l’animale le era stato aizzato contro, come asserito dall’accusata in aula,
sorgono seri dubbi, perché dagli atti e dalle affermazioni della signora CIVI 1
emerge che ella aveva timore della bestia ed è quindi alquanto inverosimile che
abbia voluto tirarsela in casa per il motivo invocato dalla controparte. In
ogni caso non vi è alcun elemento che permetta di concludere che l’animale è
stato aizzato contro la parte civile.

                                        Né vi sono indizi che inducano
a dare maggiore credibilità a una delle due protagoniste del diverbio. Infatti
entrambe hanno enfatizzato gli avvenimenti e hanno portato dettagli mediante i
quali, veri o falsi, si voleva mettere in cattiva luce l’altra parte. Come
esempio si veda per l’imputata quanto detto sopra in merito al fatto che il
cane sarebbe stato chiamato in casa dalla signora CIVI 1 stessa e al motivo per
il quale ciò sarebbe successo e per la parte civile l’avere insistito sul fatto
che la signora ACCU 1 sarebbe andata a prendere l’animale senza guinzaglio e
senza collare per aizzarglielo contro, quando invece dagli atti emerge che il
cane aveva il collare, poiché dalle fotografie scattate nel mentre la bestia
veniva ricondotta a casa sua (cfr. doc. E della querela foto n. 3, 4 e 6)
si vede chiaramente che l’imputata tiene in mano il collare, ciò a comprova di
quanto spontaneamente da lei asserito al dibattimento, ossia che il collare si
è sfilato quando aveva afferrato una prima volta l’animale.

                                        In definitiva, di fronte alle
controverse versioni fornite, non è possibile stabilire con sufficiente
certezza come il cane sia entrato nell’abitazione. Non è possibile escludere, è
anzi ben possibile, che egli abbia seguito di sua iniziativa la parte civile
entrando poi in casa. Certo è che la signora CIVI 1 nulla può dire di quanto
successo alle sue spalle, essendosi diretta verso casa “senza correre e
senza guardare il cane” (cfr. replica all’interrogatorio ACCU 1 pag. 7).

 

                               11.     In casu, nel dubbio, va
quindi ritenuta l’eventualità appena descritta, che risulta più favorevole per
l’imputata, la quale, in applicazione dell’art. 700 cpv. 1 CC, era autorizzata
ad accedere all’abitazione della parte civile.

                                        Questo dal momento che la
signora CIVI 1 non le ha esplicitamente manifestato la sua avversità
all’intrusione, come ammesso in sede di interrogatorio, dove ha avuto modo di
affermare che “avendo paura del cane non ho osato dire molto” (cfr.
interrogatorio CIVI 1 del 14 settembre 2006 pag. 2). Che cosa sarebbe successo
in questo caso non deve qui essere deciso.

                                        In conclusione, essendo dato un
motivo giustificativo, il fatto non è punibile e l’accusata deve essere
prosciolta.

 

 

 

visti                                   gli art. 186 CP; 9 e segg., 273
e segg. CPP; 39 LTG;

 

 

rispondendo                       ai quesiti posti;

 

 

proscioglie                       ACCU 1

                                        dall’imputazione di violazione
di domicilio per i fatti descritti nel decreto di accusa n. 1093/2008 del 26
marzo 2008.

 

 

carica                               tasse e spese le spese allo
Stato, il quale rifonderà ACCU 1 la somma di fr. 1'200.- per ripetibili.

 

 

le parti                               sono state avvertite del diritto
di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto
di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276
cpv. 2 CPP).

                                        La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   

   

   

  

 

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale,
Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

 

 

Il presidente:                                                                            La
segretaria:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACCU 1 

 

                                        fr.                       100.00       tassa
di giustizia

                                        fr.                       100.00       spese
giudiziarie                   

                                        fr.                      200.00       totale