# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3788358d-2232-5bea-b380-5ddb972f773d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 14.03.2022 16.2021.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2021-15_2022-03-14.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2021.15

  	
  Lugano

  14 marzo 2022/bs                           

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 19 marzo 2021 presentato da

 

	
   

  	
   RE
  1  

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 7 marzo 2018 e motivata il 5 marzo 2021 dal Giudice di pace supplente del
  circolo della Navegna nella causa CM.2017.21 (appalto) promossa nei suoi
  confronti con istanza del 14 luglio 2017
  da

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1

   ,

  (rappresentato
  da CO 1 ),

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   ll 26 gennaio 2017 RE 1, a seguito di un guasto meccanico del suo veicolo __________, si è
rivolta a CO 1, titolare dell'omonimo garage a __________, per la
riparazione. Eseguita un'aggiustatura, il 31 gennaio successivo la
vettura è rimasta in panne ed è stata riportata nuovamente al medesimo garage. Dopo
un ulteriore intervento, il 6 febbraio 2017 il veicolo si è nuovamente
arrestato tanto da dover essere trainato nuovamente alla stessa officina. RE 1 ha
rinunciato alla riparazione e ha venduto il veicolo nello stato in cui si trovava.

 

                                  B.   Per le
sue prestazioni, compresa la fornitura di un'auto di cortesia, CO 1 ha trasmesso
a RE 1, il
20 febbraio 2017, una fattura di fr. 1077.55. La cliente, oltre a
contestare la fattura in questione, ha chiesto al garagista il pagamento
di fr. 1200.– quale risarcimento
per danni dovuti dalla cattiva esecuzione dei lavori. Il
20 marzo 2020 CO 1 ha emesso una seconda fattura di fr. 1266.85, identica alla
precedente con l'aggiunta di due ulteriori prestazioni e la riduzione dell'importo chiesto per il lavaggio della vettura.
La fattura è rimasta impagata.

 

                                  C.   L'8 giugno 2017 CO 1 ha fatto notificare a RE 1 il precetto esecutivo n.
__________73 dell'Ufficio d'esecuzione di Locarno per
l'incasso di fr. 1266.85 oltre a interessi del 5% dal 20 aprile 2017,
indicando quale causa del credito la “Fattura 411290 del 20.03.2017”, cui l'escussa ha interposto opposizione. 

 

                                  D.   Con istanza del 14 luglio 2017 CO 1 ha convenuto RE
1 davanti alla Giudicatura di
pace del circolo della Navegna per ottenere il rigetto provvisorio
dell'opposizione del citato PE. Il Giudice di pace supplente ha convertito la domanda in un'istanza di
conciliazione e il 12 ottobre 2017 ha citato le parti all'udienza di
conciliazione del 16 novem­bre 2017. Il plico raccomandato destinato alla
convenuta è ritornato alla Giudicatura di pace con l'indicazione “non ritirato”.
All'udienza di conciliazione l'istan­te, unico comparente, ha chiesto l'emanazione
di una decisione in applicazione dell'art. 212 CPC. Il 21 novembre 2017 la
convenuta, ricevuto il verbale d'udienza, oltre a contestare nel merito la
pretesa dell'istante, si è lamentata con il Giudice di pace supplente di non
avere potuto partecipare all'udienza di conciliazione non avendo “ricevuto da
parte della Posta alcun avviso di raccomandata” e rilevando di non aspettarsi
neppure una “comunicazione a riguardo il garage […] non avendo più avuto
notizie da mesi”. Con decisione non motivata
del 7 marzo 2018 il Giudice di pace supplente ha accolto l'istanza, condannando
la convenuta a versare all'istante fr. 1266.85 oltre spese e interessi e
ponendo le spese processuali di fr. 175.– a carico della convenuta. Il 19 marzo
2018 RE 1 ha chiesto al Giudice di pace supplente la motivazione della
decisione. Il Giudice di pace supplente ha rifiutato di dare seguito alla richiesta
ritenendola tardiva (inc. CM.2017.21).

                                         

                                  E.   Il 31 maggio 2019 CO 1 ha fatto notificare a RE 1 un altro precetto
esecutivo, il n. __________35, sempre per
l'incasso di fr. 1266.85 oltre a interessi del 5% dal 20 aprile 2017,
indicando quale causa del credito la “decisione Giudice di pace supplente del
circolo della Navegna, inc. CM.2017.21 del 07.03.2018”, e di
fr. 175.– oltre agli interessi del 5% dal 7 marzo 2018 per “tasse e
spese”, cui l'escussa ha interposto opposizione. 

 

                                  F.   Con istanza del 27 luglio 2019 CO 1 ha
convenuto RE 1 davanti al medesimo Giudice di pace supplente per ottenere il
rigetto definitivo dell'opposizione al precetto esecutivo n. __________35. Nelle sue osservazioni del 30 settembre 2019 la
convenuta ha avversato l'istanza. Statuendo con decisione del 23 gennaio 2020 il Giudice di pace
supplente ha accolto l'istanza e rigettato in via definitiva l'opposizione
interposta senza prelevare spe­se processuali (inc. SO.2019.68). Adita da RE 1
con sentenza del 20 luglio 2020 la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d'appello ha riformato la decisione impugnata nel
senso di respingere l'istanza, considerando in particolare che la richiesta di
motivare la decisione del 7 marzo 2018 era tempestiva, sicché questa decisione
del Giudice di pace supplente non era esecutiva e non costituiva un titolo di
rigetto definitivo dell'opposizione (inc. 14.2020.11).

 

                                  G.   Il 5 marzo 2021 il Giudice di pace supplente ha quindi notificato alle
parti la motivazione della decisione del 7 marzo 2018, condannando la
convenuta a versare all'istante fr. 1288.85 più spese e interessi al 5%
dal 20 aprile 2017 e rigettando in via definitiva l'opposizione al precetto
esecutivo n. __________35 dell'Ufficio d'esecuzione di Locarno.

 

                                  H.   Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta alla
Camera di esecuzioni e fallimenti con un reclamo del 19
marzo 2021, in cui chiede la ricusazione del Giudice
di pace supplente, l'annullamento del giudizio impugnato e la sua riforma nel
senso di respingere dell'istanza. Essa chiede inoltre di ordinare
all'Ufficio d'esecuzione di Locarno la cancellazione delle
esecuzioni n. __________73 e __________35 e di condannare
l'istante a pagarle un “risarcimento
danni di fr. 1200.– riferito all'incarto CM.2018.52”. L'atto è
stato trasmesso a questa Camera per competenza. Nelle sue
osservazioni del 23 aprile 2021 CO 1, conclude per la reiezione
del reclamo.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le decisioni emanate
dal Giudice di pace come autorità di conciliazione ai sensi dell'art. 212 cpv.
1 CPC sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla
notificazione della sentenza motivata (art. 321 cpv. 1 CPC; Honegger in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen­berger
[curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO 3ª edizione, n. 10 ad art. 212).
Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta al più presto alla
convenuta il 6 marzo 2021. Datato 19 marzo 2021 ma impostato il 20 marzo
successivo (cfr. timbro postale sulla busta d'invio) il reclamo in esame è
pertanto tempestivo.

 

                                   2.   Secondo l'art. 320
CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto
(lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure
concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –
da parte della giurisdizione inferiore (DTF 142 III 367 consid. 2.4 con
rinvii). Per quanto concer­ne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un
potere di cognizione limitato, potendo rivederli soltanto se essi sono stati
accertati in modo manifestamente errato, ovvero manifestamente insostenibile,
in aperto contrasto con la situazio­ne reale, gravemente lesivo di una norma o
di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante
con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 144 III 146 consid. 2 con
rinvii).

 

                                   3.   Nella decisione
impugnata, il primo giudice ha considerato che la convenuta, avendo portato la sua
automobile a riparare per tre volte presso il garage dell'istante, ne aveva
riconosciuto implicitamente la professionalità. Egli ha accertato poi che dalle
e-mail e dagli SMS tra le parti agli atti risulta “uno scambio di informazioni
per cui si può ragionevolmente supporre che la convenuta sia stata informata costantemente
sui lavori e sul loro costo”. A suo avviso, “i lavori indicati nella fattura
411290 del 20.03.2017 (che annulla e sostituisce quella emessa in precedenza
[…]) risultano dettagliati e precisi e non vi sono elementi che possono fare
supporre che queste posizioni non siano state eseguite”. In tali circostanze, il
Giudice di pace supplente ha accolto l'istanza in quanto sufficientemente
precisa e documentabile. Nei motivi egli ha poi ritenuto che la pretesa di fr.
1200.– formulata il 10 marzo 2017 dalla convenuta non fosse sufficientemente
precisa negando perciò un'eventuale compensazione.

 

                                   4.   La reclamante fa
valere anzitutto di non essersi presentata all'udienza di conciliazione “per
motivi di cui non ho nessuna responsabilità, non ho ricevuto né la raccomandata
della citazione di udienza di conciliazione né quella della decisione ma
neppure l'avviso postale che li riguardava”.
Lamenta pertanto la violazione della garanzia di una citazione regolare e il
suo diritto di essere sentito. Questa censura dev'essere esaminata
prioritariamente, poiché il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. e
art. 53 CPC), ha natura formale e la sua lesione comporta di regola
l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalla fondatezza
del reclamo nel merito (DTF 144 I 17 consid. 5.3 con rinvii; analogamente: CCR,
sentenza inc. 16.2020.18 del 12 maggio 2021 consid. 5).

 

                                         a)   La notificazione di
citazioni, ordinanze e decisioni è fatta mediante invio postale raccomandato o
in altro modo contro ricevuta (art. 138 cpv. 1 CPC). Essa si
considera avvenuta quan­do l'invio è preso in consegna dal destinatario (art. 138
cpv. 2 CPC) oppure, in caso di invio postale raccomandato non ritirato, il
settimo giorno dal tentativo di consegna infruttuoso, a condizione che il destinatario dovesse
aspettarsi una notificazione (art. 138 cpv. 3 lett. a CPC). Relativamente quest'ultima circostanza, la finzione si applica ove il destinatario
sia già a conoscenza dell'esistenza di una procedura giudiziaria in corso a suo
carico (DTF 141 II 431 consid. 3.1; più recentemente: sentenza 6B_1429/2021 del
7 febbraio 2022 consid. 2.2) o quanto meno se l'interessato sia in condizione
di ipotizzarne l'imminente avvio (DTF 138 III 227 consid.
3.1; analogamente: CCR, sentenza inc. 16.2018.58 del 13 febbraio 2020 consid. 6a con
rinvio).

 

                                         b)   In concreto, a prescindere dalla questione
di sapere se un avviso di ritiro sia stato inserito nella cassetta delle
lettere della convenuta, è pacifico che la busta contenente l'istanza e la
citazione all'udienza di conciliazione è ritornata alla Giudicatura di pace, decorso
il termine di giacenza di sette giorni, con la menzione “non ritirato”. Premesso che
nessun procedimento giudiziario tra le parti era pendente, nel caso in
esame non vi è alcun elemento che permetta di ritenere come RE 1 potesse
ipotizzare l'avvio di un procedimento giudiziario nei suoi confronti. Certo, l'istante
le aveva fatto intimare un precetto esecutivo al quale essa aveva
interposto opposizione. Tuttavia, il
processo giudiziario di rigetto dell'opposizione, conseguente all'opposizione
da parte del debitore al precetto esecutivo fattogli notificare dal creditore,
costituisce un nuovo procedimento, motivo per cui lo stesso debitore non
deve necessariamente mettere in conto un'istanza di rigetto dell'opposizione –
e quindi la citazione per la relativa udienza di contraddittorio – per la sola
opposizione al precetto esecutivo (DTF 142 III 605 consid. 2.5; 138 III 228
consid. 3.1 con riferimenti; v. anche RtiD I-2013 pag. 809 n. 39c).

 

                                               La
finzione in questione, poi, nemmeno entra in linea di conto in caso di notifica
di un atto introduttivo di causa (CCR, sentenza inc.
16.2018.58 del 13 febbraio 2020 consid. 6b con rinvio). In particolare,
non viene in linea di massima interpretato alla stregua di un tentativo volto a
vanificare la notificazione di un atto il mancato ritiro da parte del convenuto
dell'invio raccomandato contenente la citazione al dibattimento, indetto nel
contesto di una procedura di conciliazione. In casi del genere, pertanto, la
finzione di cui all'art. 138 cpv. 3 lett. a CPC non si applica e si giustifica
un rinnovo della notifica (CCR, sentenze inc. 16.2015.16 del 23 maggio 2017
consid. 4b e inc. 16.2014.52 del 3 marzo 2015 consid. 4b con rinvii).

                                      

                                         c)   Visto
quanto precede, ne segue che il Giudice di pace
supplente, dopo essersi visto ritornare il plico raccoman­dato contenente
l'istanza e la citazione all'udienza di conciliazione come “non ritirato” non
poteva far capo alla finzione dell'art. 138 cpv. 3 lett. a CPC. Egli avrebbe
così dovuto riconvocare la parte in altro modo “contro ricevuta”, se del caso
tramite un usciere, un agente di polizia, un funzionario comunale o un
spedizioniere (cfr. CEF sentenza inc. 14.2020.127 del 2 ottobre 2020). Ciò
posto, al riguardo il reclamo è fondato e la sentenza impugnata annullata. Gli
atti devono essere ritornati al Giudice pace supplente affinché riconvochi le
parti all'udienza di conciliazione. 

 

                                   5.   Relativamente
alle altre domande di giudizio formulate dalla reclamante, quella
volta alla ricusa del Giudice di pace supplente, la stessa è inammissibile, competenti
per trattare tali richieste nei confronti dei giudici di pace e dei loro supplenti sono
il Pretore o il Pretore aggiunto della sede territoriale della giudicatura di
pace (art. 37 cpv. 4 della Legge
sull'organizzazione giudiziaria (RL 177.100). Non spetta quindi a
questa Camera statuire al riguardo (analogamente: CCR, sentenza inc. 16.2012.20 del 15 giugno 2012 consid. 3). Irricevibile
è altresì la domanda di un “risarcimento
danni di fr. 1200.– riferito all'incarto CM.2018.52” poiché formulata per la prima
volta in questa sede e irritualmente davanti al Giudice di pace supplente,
l'art. 326 cpv. 1 CPC vietando alle parti di presentare in seconda sede nuove
conclusioni.
Per il medesimo motivo sono irricevibili
anche le
domande di cancellazione delle due esecuzioni. Al riguardo giovi rammentare che
la gestione del
registro delle esecuzioni, ed in particolare la comunicazione d'informazioni a
terzi secondo l'art. 8a LEF, rientra nell'esclusiva competenza dell'ufficio
d'esecuzione che tiene il registro, non in quella del giudice civile (sentenze
del Tribunale federale 4A_229/2018 del 12 ottobre 2018 consid. 7 in fine e 4A_440/2014 del
27 novembre 2014 consid. 4.2 in: SZZP/RSPC 2015 pag. 179). Una richiesta
di cancellazione di un'esecuzione – o meglio detto di divieto di
comunicazione a terzi (in virtù dell’art. 8a cpv. 3 LEF) – dev'essere
diretta all'ufficio di esecuzione competente, il quale decide se sono date le
condizioni per accoglierla, in particolare se l'esecuzione è stata dichiarata
nulla o annullata da una decisione giudiziale (art. 8a cpv. 3 lett.
a LEF). La decisione dell'uffi­cio di esecuzione può poi essere impugnata con
ricorso (giusta gli art. 17 e 18 LEF) dinanzi alle apposite autorità di
vigilanza cantonali (art. 13 LEF) e non al giudice civile (CCR, sentenza inc.
16.2017.38 dell'11 giugno 2019 consid. 7b;
CEF, sentenza inc. 14.2021.44 del 6 settembre 2021 consid. 4.3.1, RtiD 2017 II 865 n. 36c, consid. 2).

 

                                   6.   La sentenza impone infine
una chiosa d'ordine giuridico,
ricordando, a futura memoria, che un giudice non può modificare il dispositivo
di una propria decisione notificata alle parti e ciò nemmeno se la motivazione
scritta è fatta pervenire successivamente (DTF 142 III 703 consid. 4.2; Tappy in: Commentaire Romand, Code
de procédure civile, 2ª edizione, n. 4c ad art. 239). In questo
senso, il Giudice di pace supplente doveva limitarsi a motivare la sua
decisione del 7 marzo 2018 e non poteva modificarne il dispositivo tanto meno pronunciando
il rigetto definitivo dell'opposizione al precetto esecutivo n. __________35
dell'Ufficio d'esecuzioni di Locarno. Così facendo, il Giudice di pace
supplente ha peraltro statuito extra petita, violando l'art.
58 cpv. 1 CPC secondo cui il giudice non può aggiudicare a una parte né più di
quanto essa abbia domandato, né altra cosa, né meno di quanto sia stato
riconosciuto dalla controparte.

 

                                   7.   Le spese processuali
seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma tenuto conto dei motivi
di annullamento soccorrono equi motivi per non riscuotere oneri. Non si pone
problema di ripetibili o indennità di inconvenienza, la reclamante
essendosi difesa da sé e la stesura del reclamo non avendole verosimilmente
causato spese di rilievo (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC).

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                     1.   Il reclamo è accolto. La decisione impugnata è annullata e gli atti sono ritornati al Giudice
di pace affinché proceda nel senso dei considerandi.

 

                                   2.   Non si prelevano spese processuali.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –  
  ;

  –  
  .

   

  

                                         Comunicazione alla Giudicatura di pace del circolo della Navegna.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.