# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a335ff8-0a71-5b9f-b8b8-83ad52809367
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-03-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 25.03.2013 12.2011.124
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2011-124_2013-03-25.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2011.124

  	
  Lugano

  25 marzo 2013/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2008.47
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città promossa con petizione 15
aprile 2008 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  rappr. dall'  RA
  1  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  rappr. dall'  RA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

in
materia di contratto di lavoro, con cui l'attrice ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 49'944.- (oltre alla quota parte di oneri sociali
a carico del datore di lavoro) a titolo di indennità per licenziamento abusivo,
fr. 94'489.- in relazione alla perdita previdenziale subita, fr. 1.- quale
importo simbolico per riparazione del torto morale, oltre interessi al 5% a
valere dalla data della petizione;

domande avversate dalla convenuta e che il Pretore con sentenza del 6 giugno 2011 ha respinto con spese e ripetibili a carico dell'attrice;

 

appellante
l'attrice con gravame del 6 luglio 2011, con il quale chiede la riforma del
giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, con protesta di spese
e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
la convenuta, con risposta 5 settembre 2011 postula la reiezione dell’appello
con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti
prodotti,

 

 

considerato

 

 

in fatto e in diritto:   

 

 

1.     
AP 1 è stata assunta a decorrere dal 1.
gennaio 1997 alle dipendenze della AO 1, (associazione con sede a K__________,
Canton Svitto, operante nell'ambito missionario), con il compito di dirigere la
sede di lingua italiana di L__________ (doc. A e B).

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato prevedeva un salario lordo di fr.
8'324.- per tredici mensilità, a cui si è aggiunto, dal mese di giugno 1999, un
rimborso spese mensile di fr. 600.- (doc. C).

2.     
Il 12 ottobre 2006, con modalità di cui
meglio si dirà, per quanto di rilievo, nei considerandi successivi, AO 1
disdiceva il contratto di lavoro con AP 1 per il 30 aprile 2007, esonerando la
dipendente dallo svolgimento della sua attività dal 20 ottobre 2006. A causa della sopraggiunta malattia, il rapporto di lavoro ha poi preso termine il 31 ottobre
2007.

3.     
Il 19 ottobre 2006, tramite la sua
rappresentante legale, AP 1 ha interpellato la datrice di lavoro chiedendo una
motivazione dettagliata della disdetta, contestandola come abusiva ai sensi
dell'art. 336 CO (doc. L). A tale richiesta ha quindi risposto il
rappresentante legale della datrice di lavoro (doc. O e P), ribadendo in
sostanza il licenziamento e fornendo le relative motivazioni. 

4.     
Con petizione 15 aprile 2008 AP 1 si è
quindi rivolta alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città chiedendo di
condannare AO 1 al pagamento di fr. 49'944.-, oltre alla quota parte di oneri
sociali a carico della datrice di lavoro, a titolo di indennità per
licenziamento abusivo, fr. 94'489.- in relazione alla perdita previdenziale
subita, un importo simbolico di fr. 1.- per riparazione del torto morale, oltre
interessi al 5% a valere dalla data della petizione.

5.     
La convenuta, con risposta 8 agosto 2008, si
è opposta alla petizione, contestando le pretese dell'attrice.

Con replica e duplica le parti hanno ribadito le rispettive posizioni e
domande. Esperita l'istruttoria esse, rinunciato a comparire al dibattimento
finale, si sono confermate nei rispettivi memoriali conclusivi scritti.

6.     
Con sentenza 6 giugno 2011 il Pretore ha
respinto la petizione.

Esposte preliminarmente ampie citazioni di dottrina e giurisprudenza relative
all'art. 336 CO e in genere ai criteri che permettono di qualificare una
disdetta del contratto di lavoro come abusiva (da pag. 4 a pag. 8, considerandi da 1 a 6, dell'impugnato giudizio), il primo giudice ha quindi esaminato i
singoli rimproveri mossi dall'attrice all'indirizzo della convenuta
concludendo, in estrema sintesi, che la disdetta non può essere considerata
abusiva risultando provata la ragione addotta per motivare il licenziamento e
non emergendo contrari elementi rilevanti o altri indizi di abusività.

7.     
Con appello 6 luglio 2011 l’attrice postula
la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, con protesta di spese e ripetibili di
entrambe le sedi.

Con risposta 5 settembre 2011 l'appellata chiede la reiezione integrale del gravame.

8.     
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il
nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la
procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa,
fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente
(art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese
(CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo
preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è
retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).

9.     
Il Pretore ha già ampiamente esposto la
dottrina e la giurisprudenza connessa all’art. 336 CO che non necessita quindi
di essere riproposta in questa sede.

10. L'appellante riepiloga dapprima le circostanze
che l'hanno vista contrapposta alla datrice di lavoro con riferimento ad una
questione immobiliare, che qui non occorre illustrare nei dettagli, relativa al
godimento da parte dell'associazione di diritti sulla proprietà denominata "Casa
B__________", faccenda che ha riguardato i rapporti tra la convenuta e la C__________
di L__________. Al Pretore viene rimproverato di aver menzionato tale fatto, ma
di aver omesso di rilevare il comportamento scorretto tenuto in quel frangente
dalla dirigenza dell'appellata, circostanza rilevante in relazione alla
disdetta poi pronunciata un anno più tardi.

La censura è irricevibile poiché non adeguatamente motivata (art. 311 CPC), siccome
l'appellante si limita a ribadire una sua soggettiva interpretazione dei fatti,
senza confrontarsi direttamente con le tesi del Pretore. Questi ha infatti ritenuto
che la rottura del rapporto di fiducia fosse da mettere in relazione con il
sospetto, o quantomeno il dubbio, di irregolarità contabili, questione ritenuta
il motivo prevalente alla base del licenziamento. Il primo giudice ha quindi imputato
all'attrice di non aver provato, o perlomeno reso verosimile, l'esistenza di
"altri preponderanti motivi abusivi" (giudizio impugnato pag.
16 consid. 14). Tra gli elementi probatori mancanti il Pretore ha espressamente
indicato proprio le circostanze che, a mente dell'attrice, avrebbero potuto
mettere in relazione il licenziamento con quello specifico episodio, la cui
distanza temporale rispetto al momento del licenziamento è stata rilevata e
ritenuta tale da non costituire indizio di abusività. Le tesi dell'appellante
non sono atte a scalfire tale conclusione, con la quale neppure si confrontano.

11. L'appellante, ribadite una serie di circostanze
che a suo dire sarebbero emerse dall'istruttoria, rimprovera altresì al Pretore
di non aver esaminato l'asserita violazione del dovere di assistenza della
datrice di lavoro in relazione ad una situazione di conflittualità venutasi a
creare sul posto di lavoro, segnatamente tra l'attrice e una persona a questa
subordinata. A suo dire, tale omissione del giudice di prime cure sarebbe dovuta
ad un manifesto errore nell'accertamento dei fatti, ovvero nell'aver ritenuto
fondate le censure mosse dalla datrice di lavoro alla dipendente in merito alla
tenuta della contabilità.

Così come esposta, la censura non ha alcuna portata propria e non richiede
quindi di essere specificatamente esaminata, salvo nell'ipotesi in cui le
conclusioni pretorili sulla trasparenza delle registrazioni contabili e sulla
loro rilevanza nel motivare la decisione di disdetta si rivelassero
effettivamente errate, questione questa che verrà esaminata nel considerando
seguente.

12. L'appellante ribadisce la tesi secondo la quale
la contabilità della sede regionale da lei diretta non presentasse alcuna
anomalia e rimprovera quindi al Pretore di aver esposto un ragionamento viziato
da una contraddizione di fondo. Sennonché la censura intravvede la
contraddizione in conclusioni che il Pretore non ha tratto. Il primo giudice
non ha infatti avvalorato le ipotesi di scorrettezza contabile in relazione
alla mancata registrazione di fatture o ad altre pratiche scorrette a cui
l'appellante fa riferimento, ma ha ritenuto che dalle risultanze istruttorie,
in particolare dalle dichiarazioni di una serie di testi, siano emersi elementi
"che inducono a ritenere" che la convenuta avesse "in
buona fede, delle ragioni per credere che l'attrice commettesse delle
irregolarità nella conduzione della contabilità della sede da lei diretta"
(sentenza impugnata pag. 12, consid. 12). Detto altrimenti, la convenuta si era
trovata confrontata con elementi tali da condurla in buona fede "quantomeno
a nutrire dei dubbi circa la correttezza della contabilità condotta nella sede
di L__________" (sentenza impugnata pag. 14, consid. 12.3) e questa
circostanza è stata ritenuta sufficiente per far venir meno la necessaria fiducia
e decidere il licenziamento. Anche a questo riguardo il Pretore ha quindi
rimproverato all'attrice di non aver dato seguito alle richieste di
chiarimento, in un'ottica di trasparenza e nel suo stesso interesse. Il
giudizio merita conferma. Le spiegazioni fornite con gli allegati di causa e
ora riproposte con l'appello (in particolare sulla mancanza di alcune registrazioni
contabili e dei documenti giustificativi per i costi connessi con la
pubblicazione della rivista edita dall'associazione in questione, a seguito
della particolare disponibilità di una parte dei giornalisti a prestare
gratuitamente il loro lavoro nei mesi iniziali) non sono state ignorate dal
primo giudice, che le ha menzionate espressamente (sentenza impugnata consid.
12.4 pag. 15). Lo stesso dicasi per il chiarimento fornito sul meccanismo di
registrazione delle sole uscite effettive, in modo tale che "le fatture
sospese, rispettivamente quelle non ancora emesse, non potevano per forza di
cose essere registrate poiché ancora non avevano comportato un'uscita"
(appello pag. 9 n. 5). Se da un lato queste informazioni, sostanzialmente
confermate dall'istruttoria, potrebbero avvalorare la tesi dell'attrice in
merito all'assenza di effettive irregolarità contabili, esse non permettono di
scalfire la conclusione pretorile che ha comunque ravvisato un comportamento
non sufficientemente trasparente dell'attrice, che avrebbe senz'altro dovuto
rendere note tali particolari circostanze alla direzione generale, a maggior
ragione considerata la delicata situazione finanziaria in relazione ai costi
della diffusione della rivista e la chiara richiesta della sede centrale di
garantirne la copertura delle spese pena l'interruzione della pubblicazione (circostanza
non contestata e che emerge in particolare dal doc. R e, con riferimento alle
preoccupazioni sullo stato finanziario e il budget della sede regionale, dal doc.
D).

Date le circostanze, all'attrice era ben chiara l'esigenza della convenuta di sottoporre
ad un controllo particolarmente accurato le prime fasi di pubblicazione della nuova
rivista "C__________", ovvero del nuovo prodotto edito proprio
nell'intento di sostituire la precedente rivista denominata "M__________"
(si veda la comunicazione 20 marzo 2006 agli abbonati, doc. R), per la quale la
sede centrale aveva deciso di cessare la pubblicazione non essendo disposta a sostenerne
i costi deficitari. La censura dell'appellante si rivela pertanto infondata.

13. L'appellante censura in seguito "l'importanza
data dal Pretore, in contraddizione con quelle che sono state le risultanze
dell'istruttoria esperita" (appello pag. 10 n. 6) al comportamento da
lei adottato durante l'incontro con i vertici nazionali dell'associazione
tenutosi il 12 ottobre 2006 ad I__________.

La censura non solo è inammissibile perché non indica, contravvenendo
all'obbligo di motivazione (art. 311 CPC), quale sarebbe concretamente l'errore
di valutazione del primo giudice, ma è pure da respingere poiché gli argomenti
apportati non sono atti a scalfire la conclusione pretorile. L'appellante
insiste infatti nel ritenere scorretto l'agire della convenuta che avrebbe
comunicato la disdetta in occasione di un colloquio auspicato dalla dipendente
per tutt'altro scopo; incontro indetto malgrado nel frattempo la datrice di
lavoro avesse già deciso il licenziamento sulla base di elementi tenuti
nascosti alla destinataria dei rimproveri (in particolare asserite difficoltà
tra la responsabile regionale e una segretaria).

Queste circostanze invocate dall'appellante possono semmai far sorgere dubbi
sulla correttezza dell'atteggiamento della convenuta, che lo stesso Pretore ha qualificato
per certi versi come "inappropriato e sconveniente" (sentenza
impugnata pag. 10 e 11 consid. 10), ma non permettono di ignorare e rendere
irrilevante il comportamento non del tutto lineare e trasparente tenuto dalla stessa
dipendente in occasione di tale incontro. A questo proposito il giudizio
pretorile, rimasto incontestato al riguardo, ha rilevato come in occasione
della riunione in questione la dipendente non avrebbe "ascoltato,
perlomeno non integralmente, le motivazioni addotte dalla datrice di lavoro per
giustificare la disdetta" lasciando la riunione e "chiedendo
che la lettera di licenziamento le venisse recapitata per posta",
impedendo così alla convenuta di fornire verbalmente le motivazioni del
licenziamento e di dare alla dipendente la possibilità di esprimersi al
riguardo (sentenza impugnata pag. 9 consid. 8).

Giustamente il Pretore ha quindi addebitato al comportamento dell'attrice
l'impossibilità di esporre in modo adeguato le ragioni del licenziamento
lasciandole la facoltà di prendere posizione in occasione della stessa seduta.
La censura va quindi respinta.

14. L'appellante ribadisce il rimprovero al Pretore
di aver "ignorato elementi cardini, sui quali il datore di lavoro ha
fondato la propria disdetta, misconoscendone di conseguenza il carattere
abusivo" (appello pag. 13 n. 10). L'atteggiamento del datore di lavoro
in relazione alle accuse di disagi e conflittualità in seno alla sede regionale
di L__________ è considerato grave dall'appellante ed è quindi qualificato come
evidente e importante violazione dei doveri contrattuali, segnatamente del
dovere di assistenza.

Al proposito il Pretore ha ritenuto superfluo esaminare la questione dato che il
motivo prevalente del licenziamento era da ricercare altrove, ovvero nella
rottura del rapporto di fiducia in relazione con i dubbi sulla regolarità della
contabilità (giudizio impugnato pag. 15 consid. 13). Le tesi dell'appellante
non sono atte a scalfire tale conclusione, siccome non fanno altro che ribadire
una personale interpretazione delle circostanze, senza far emergere elementi
che possano in qualche modo farle apparire come rilevanti ai fini del
licenziamento.

15. A mente dell'appellante l'abusività della
disdetta sarebbe pure deducibile dalle circostanze temporali, ovvero dal doppiogioco
della controparte consistente nell'aver apparentemente accettato di convocare
l'incontro auspicato dalla dipendente ad altro scopo per poi utilizzare tale
occasione per comunicare la decisione di rescindere il contratto di lavoro. Ancora
una volta le censure d'appello non affrontano il giudizio pretorile su questo
preciso aspetto (in particolare le considerazioni a pag. 11 consid. 10 del
giudizio impugnato), ma bensì ripropongono le considerazioni già altrimenti
sviluppate in merito alla pretesa sussistenza di motivi di disdetta diversi da
quelli formalmente e pretestuosamente invocati dalla datrice di lavoro come
giustificazione.

La tesi non può essere seguita per i motivi già esposti ai considerandi
precedenti.

16. Da ultimo, invero con una frase assai sibillina,
l'appellante accenna ai "fatti successivi la pronuncia del
licenziamento, in particolare le modalità poco ortodosse con le quali i
dipendenti ed i collaboratori sono stati informati" e altre
circostanze pure successive con riferimento in particolare all'intervento dei
responsabili della sede centrale negli uffici di L__________ del 19 ottobre
2006 qualificato come "incursione" (appello pag. 15 n. 13). Così come
esposta, senza neppure un preciso rimprovero o un riferimento specifico al
giudizio pretorile, la considerazione è irricevibile (art. 311 CPC). Se anche
si volesse leggerla come complemento agli argomenti esposti dall'appellante in
precedenza, la conclusione pretorile merita comunque conferma siccome ha
correttamente dedotto dalle risultanze istruttorie che, contrariamente a quanto
addotto dall'attrice, la comunicazione del licenziamento (limitata alla sola
circostanza senza fornirne quindi i motivi) è stata data solamente ai quadri
dell'associazione e ai dipendenti della sede di L__________, senza quindi
informare terze persone in modo lesivo della personalità della dipendente
(giudizio impugnato pag. 12 consid. 11).

17. In termini generali, quale denominatore comune
delle censure di cui ai considerandi precedenti, vi è sostanzialmente la tesi
dell'appellante secondo la quale l'abusività del licenziamento sia deducibile
dal modo in cui questo è stato deciso e effettuato.

Come già indicato in precedenza, per le modalità in cui viene formulata, la
tesi dell'appellante sarebbe di per sé irricevibile per carente motivazione. Se
anche si volesse considerare queste considerazioni nel loro insieme, riconoscendo
loro la qualifica di censura sufficientemente motivata, questa non potrebbe comunque
essere accolta.

Dagli atti emergono effettivamente una serie di elementi di contrasto sorti tra
la direzione nazionale della convenuta e l'attrice. Quest'ultima, dipendente di
lungo corso la cui decennale dedizione al servizio degli scopi sociali è
evidente e incontestata, ha indubbiamente recepito tali incomprensioni e
differenze di vedute con stupore e delusione, percependole soggettivamente come
un torto. Al proposito basta ricordare la caparbietà con la quale l'appellante
si è battuta per garantire la pubblicazione della rivista in lingua italiana,
con un'ostinazione e un'immedesimazione che la stessa convenuta ha
implicitamente riconosciuto quando descrive la rivista in questione quasi fosse
una cosa appartenente alla dipendente e non dell'associazione ("pur di
salvare la propria rivista", risposta pag. 11). Le modalità con le
quali l'attrice e i collaboratori della sede regionale hanno tentato il
salvataggio della rivista in questione, con l'ipotesi di creare un'apposita
società esterna all'associazione (doc. 2 e 8 con la bozza del contratto), le
divergenze sulla ventilata riduzione del 10% dello stipendio dell'attrice (doc.
12), le reazioni infastidite alla pubblicazione di una vignetta che tematizzava
la sensazione di abbandono da parte della struttura centrale dell'associazione (doc.
11 e doc. 13), la citata questione con la C__________ di L__________ (doc. 15 e
consid. 10), sono circostanze che hanno indotto la dipendente a sentirsi
ingiustamente trattata e al riguardo delle quali non si può certo ritenere il
comportamento delle parti, e quindi anche della datrice di lavoro, esente da
pecche. Emerge in modo evidente una diversa visione in merito a questioni
centrali per l'attività della sede regionale, con le aspettative dell'attrice,
peraltro condivise da altri dipendenti e collaboratori (si veda ad esempio il
doc. 11 con l'articolo del redattore A__________ V__________ sull'importanza
della rivista in relazione all'attività missionaria svolta dalla sede
regionale, rispettivamente il doc. 21 con l'editoriale della rivista I/2006 che
ne annuncia la chiusura). Le conseguenti discussioni non si sono certo svolte
all'insegna della comprensione dei reciproci punti di vista e sensibilità o
perlomeno con il necessario tatto nella gestione dei conflitti interpersonali.
Di ciò va dato atto e, da questo punto di vista, è a ragione che l'attrice
poteva attendersi che il Pretore menzionasse espressamente questi episodi nel
suo giudizio. Ciò nonostante, pur considerandole nel loro complesso, queste
circostanze non sono atte a configurare una violazione dei doveri di assistenza
della datrice di lavoro e a far apparire la disdetta del contratto di lavoro
come abusiva ai sensi dell'art. 336 CO. Si è infatti trattato di atteggiamenti
personali, reazioni spesso caricate da eccessiva emotività, contrasti,
differenze di vedute, che non appaiono inusuali all'interno di una struttura
aziendale, anche se soggettivamente percepite in modo più marcato in un
contesto in cui il coinvolgimento personale e l'investimento ideale caratterizzano
fortemente l'operato di una simile associazione benefica che insegue uno scopo
ideale (vedi scopo sociale doc. 14). L'esigenza di far coincidere le esigenze
di gestione finanziaria equilibrata e l'ambizione di perseguire al meglio la
causa hanno suscitato un'evidente irritazione nell'attrice, che non ha certo
mancato di esternare la frustrazione e l'amarezza, in particolare per la
chiusura della rivista (considerata una vera spina dorsale dell'attività della
sede regionale come traspare dalla comunicazione data ai lettori al momento
della cessazione, doc. 21), decisione letta anche come sgarbo alla minoranza
svizzero italiana da parte della sede centrale (circostanza alla quale si
ispira la vignetta comparsa al doc. 11 e concetto di "due universi
diversi" espresso nello scritto doc. 13). La reazione della dipendente
in quei frangenti e l'atteggiamento da questa assunto nelle comparse
processuali, non considerano però che al suo diritto di battersi con
convinzione, a tratti con una tenacia che sfiora la cocciutaggine, per una
causa ritenuta giusta, si contrappone un'altrettanto legittima visione dei
responsabili nazionali dell'associazione, non meno legittimati a perseguire con
convinzione gli obiettivi di buona gestione e le strategie di riorganizzazione,
a costo di apparire sordi alle rivendicazioni dei collaboratori della sede
regionale di L__________. Infatti, nella soluzione di divergenze sulla
conduzione aziendale, alla visione del dipendente prevale quella di chi gli è gerarchicamente
superiore e come tale competente a decidere. Neppure l'ampia autonomia concessa
al dipendente nello svolgere il suo lavoro può essere interpretata come diritto
di sottrarsi alle chiare istruzioni dei dirigenti (DTF 4A_381/2011 del
24.10.2011). Il rapporto di subordinazione è peraltro una caratteristica del
contratto di lavoro (DTF 4A_325/2008 del 6.10.2008 con riferimento alle
divergenze tra un animatore e il presidente della fondazione in merito
all'orientamento sullo scopo sociale e sulle misure da adottare). Tenuto conto
delle circostanze concrete, non può pertanto essere ritenuta illegittima la
decisione di interrompere il rapporto di collaborazione, ponendo fine ad una
situazione di disagio evidente. Il sacrificio imposto alla dipendente di grado
gerarchico inferiore non costituisce di per sé una scelta contraria alle norme
applicabili. Il datore di lavoro non abusa infatti del suo diritto di
licenziamento se disdice il contratto di un dipendente che critica in modo
ostinato la strategia e l'organizzazione che gli sono imposti (DTF 4C.157/2005 del 25.10.2005 con riferimento alle divergenze tra un direttore generale e il datore di
lavoro).

Un licenziamento pronunciato in simili circostanze non può comunque in alcun
modo significare che sia prevalentemente imputabile alla dipendente la
responsabilità della situazione problematica che si è così inteso risolvere. In
questo senso è a torto che l'appellante attribuisce una connotazione negativa
alla semplice comunicazione ai colleghi e ai collaboratori dell'intervenuta
disdetta.

Anche alla luce di queste considerazioni la decisione
del Pretore merita conferma.

18. In definitiva, la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse
dall’attrice, per cui l'appello, nella misura in cui è ricevibile, è infondato
e deve essere respinto.

Le spese processuali seguono la soccombenza dell’appellante, che
rifonderà a controparte un’adeguata indennità per ripetibili. Nella
commisurazione delle spese giudiziarie si tiene conto di un valore di fr. 144'434.- (art. 91 cpv. 1 CPC).

Per i quali motivi,

richiamati la LTG e il Regolamento sulle ripetibili

 

 

decide

 

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello 6 luglio 2011 di AP 1 è
respinto.

                                   2.   Le spese della procedura di appello di complessivi fr. 2'400.- sono
poste a carico dell’appellante, con l’obbligo di versare alla controparte fr.
5'000.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -       

  -      

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                              Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a
carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).