# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7364df89-f1a2-50aa-97c3-af56f6f57a67
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2005.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-40_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.40

   

  	
  Lugano

  12 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 11 febbraio 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinata da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 25 gennaio 2005 (n. 331) del Consiglio
  di Stato che respinge il ricorso inoltrato contro la risoluzione 14 luglio
  2004 con cui il municipio di CO 3 ha concesso la licenza edilizia in sanatoria
  per l’edificazione di due comignoli sul tetto dell’edificio di proprietà
  della resistente CO 2 (part. n. 575 RF, __________);

  

 

 

viste le risposte:

-    23 febbraio 2005 del
Consiglio di Stato;

-      2 marzo 2005 di CO 2;

-      8 marzo 2005 del
municipio di CO 3;

-    13 marzo 2005 della CO 1;

-    14 marzo 2005 del
Dipartimento del Territorio, UDC;

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Ottenuta la
licenza edilizia 13 aprile 2000, CO 2 ha ristrutturato nel 2001 lo stabile di
sua proprietà ubicato sul fondo n. 575 RF di __________.

Con decisione 29 aprile 2003 emanata su
ricorso di RI 1, proprietaria contermine (part. n. 570 RF), il Governo ha
ordinato all’interessata di chiedere l’autorizzazione in sanatoria per la
presenza di due comignoli di camini a legna e di uno sfiatatoio della
ventilazione per i due nuovi gabinetti che non erano indicati nei progetti
presentati con la domanda di costruzione del 2000.

 

 

                                  B.   La
procedura della notifica 22 maggio 2003 per i tre corpi tecnici mancanti a cui
si è opposta il 10 luglio 2003 la ricorrente, è sfociata il 14 luglio 2004 nel
rilascio all’impresa __________ della licenza edilizia in sanatoria.
Osteggiando detta concessione, la soccombente è insorta davanti al Governo
sostenendo che i comignoli e l’altro sbocco non superano di almeno mezzo metro
il colmo del tetto come previsto dalle Raccomandazioni edite dall’UFAFP
concernenti l’altezza minima dei camini sui tetti (RAlt), causandole così immissioni
moleste di fumo e di odori.

 

 

                                  C.   Con
decisione 25 gennaio 2005 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di RI 1
e confermato la concessione della licenza. Il Governo ha dapprima negato che vi
fosse stata violazione del diritto d’essere sentito per non aver potuto
visionare l’avviso cantonale che non è stato richiesto; poi ha ammesso
che il municipio avrebbe dovuto interpellare il Dipartimento del territorio,
per cui pendente causa l’autorità di prime cure ha sanato questo vizio
raccogliendo l’avviso cantonale (positivo) 23 novembre 2004 e l’ha sottoposto
alle parti per osservazioni. Ha sostenuto che le RAlt non hanno forza di legge,
ma che sono vincolanti per il municipio. Dato lo sporadico utilizzo dei camini
a legna e la loro ubicazione, la deroga concessa dal municipio sull’altezza
minima dei comignoli va quindi confermata (24 cpv. 2 RAlt).

                                  D.   Contro il
predetto giudizio governativo la soccombente insorge davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendo che sia annullato insieme al rilascio della licenza
edilizia a posteriori.

La ricorrente osserva che il primo preavviso
(negativo) 23 marzo 2004 della SPAAS era vincolante, perciò il municipio non
poteva ignorarlo. Mette in dubbio la tesi della resistente sulla sporadicità
dell’uso dei camini, fatta propria dal Governo per giustificare la deroga alle
altezze, invocando la preminenza della protezione dell’ambiente, della salute e
dell’igiene dalle molestie del fumo invadente sull’interesse privato della resistente.

 

 

                                  E.   All’accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.

Ad identica conclusione pervengono la
resistente, che osserva che l’avviso cantonale 23 novembre 2004 ha
correttamente evidenziato l’uso saltuario dei camini a giustificazione della
deroga all’altezza, ed il municipio, secondo cui il preavviso 23 marzo 2004 non
sarebbe vincolante, poiché la licenza edilizia in sanatoria è stata rilasciata
con la procedura della notifica, che non obbliga a richiedere un avviso dipartimentale.
La CO 1 ha esposto l’iter dei lavori di riattazione.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall’art. 21 LE. La
legittimazione attiva della ricorrente, in qualità di vicina già opponente e
toccata dalla decisione impugnata, è pacifica (art. 43 PAmm). Il ricorso,
tempestivo (art. 46 PAmm), è quindi ricevibile in ordine e può essere evaso
senza esperire alcun atto istruttorio supplementare (art. 18 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. I
camini a legna litigiosi, comprensivi di canna fumaria e comignolo, sono un'installazione
fissa collegata in modo durevole alla costruzione e costituiscono quindi un
impianto stazionario secondo l'art. 7 cpv. 7 LPAmb in relazione con l'art. 2
cpv. 1 OIAt (DTF 126 II 366 consid. 2b).

                                         Giusta
l'art. 11 cpv. 1 LPAmb, gli inquinamenti atmosferici, il rumore e le vibrazioni
sono anzitutto da contenere con misure di limitazione delle emissioni applicate
alla fonte. Indipendentemente dal carico inquinante esistente, tale limitazione
delle emissioni deve spingersi sino al limite massimo consentito dal progresso
tecnico, dalle condizioni di esercizio e dalle possibilità economiche
(limitazione preventiva delle emissioni, art. 11 cpv. 2 LPAmb). L'art. 12 cpv.
1 LPAmb precisa che le emissioni sono limitate da valori limite (lett. a)
nonché da prescrizioni di costruzione e d'attrezzatura (lett. b), di traffico o
d'esercizio (lett. c), sull'isolazione termica degli edifici (lett. d) e,
infine, su combustibili e carburanti (lett. e). Tali provvedimenti devono essere
previsti da ordinanze o, per i casi che non vi siano contemplati, da decisioni
fondate direttamente sulla LPAmb (art. 12 cpv. 2 LPAmb). Le norme delle
ordinanze sulla limitazione preventiva delle emissioni concretizzano il
principio di cui all'art. 11 LPAmb, stabilendo in maniera vincolante quali
provvedimenti vanno considerati tecnicamente ed economicamente sostenibili e
pertanto proporzionati (cfr. Schrade/Loretan, Kommentar zum USG, ad art. 11, n.
34b; URP 1994 pag. 179).

In materia di inquinamento atmosferico,
l'art. 6 cpv. 1 OIAt dispone che le emissioni di impianti stazionari nuovi
devono essere captate nel modo più completo possibile, il più vicino possibile
al luogo della loro origine ed evacuate in modo tale che non ne derivino
immissioni eccessive. Il capoverso 2 (cfr. art. 12 cpv. 1 lett. b LPAmb) soggiunge
che le emissioni devono di regola essere espulse al di sopra del tetto mediante
camini o condotte di scarico. A differenza dei camini industriali (cpv.
3), per i camini domestici la legislazione federale non ha stabilito quale
debba essere la loro altezza.

                                         Tuttavia,
l'art. 36 cpv. 3 lett. c OIAt riserva al Dipartimento federale dell'ambiente,
dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) la competenza di
emanare disposizioni esecutive e completive. Fondandosi su questa delega,
l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) ha emanato
le Raccomandazioni concernenti l'altezza minima dei camini sui tetti del 15
dicembre 1989 (RAlt). Le stesse non hanno forza di legge, ma esprimono princìpi
che riflettono l'opinione di esperti del ramo sull'interpretazione del testo
legale (art. 6 OIAt) e fungono quindi da criteri obiettivi e pertinenti per le
autorità preposte all'applicazione del diritto (cfr. BVR 1993 pag. 218, consid.
3c; UFAFP, Promemoria 20.10.2000 sull'altezza minima dei camini per impianti a
combustione di piccole dimensioni, n. 3). Per gli impianti a combustione di
piccole dimensioni, la cifra 32 RAlt prevede che lo sbocco del camino deve
superare di almeno 0,5 ml la parte più alta dell’edificio.

 

                                         2.2.
Oltre alle prescrizioni sulle altezze, i camini devono rispettare le normative
sulla polizia del fuoco; la concorrenza fra di esse si risolve con l’esecuzione
della norma più severa (cifra 13 RAlt). L’applicazione delle nome sulla polizia
del fuoco è affidata al comune con il concorso del cantone (art. 41a cpv. 2
LE). Il Consiglio di Stato fissa le norme tecniche (art. 41d LE) ed il municipio
attua i provvedimenti che la legge gli affida (art. 41c LE). L’art. 80
cpv. 1 del Regolamento edilizio __________ concernente
la prevenzione contro gli incendi, prevede che i muri del fabbricato che contengono
canne fumarie devono essere costruiti in solida muratura, le canne o i condotti
saranno eseguiti in laterizi od altri materiali riconosciuti idonei. È
raccomandata la formazione di canne fumarie per creare la possibilità d'allacciamento
di eventuali stufe e cucine economiche. I fabbricati contigui devono essere
separati da un muro massiccio tagliafuoco, dello spessore minimo di cm 30 non
compreso l'intonaco (cpv. 2). La costruzione, la manutenzione e l'uso dei camini,
nonché le installazioni per il riscaldamento, sono regolate dalle disposizioni
della Legge cantonale sulla polizia del fuoco (cpv. 3), sostituita dal 1°
gennaio 1997 dalla Legge sull’organiz-zazione della lotta contro gli incendi,
gli inquinamenti ed i danni della natura (LLI), che rinvia ai summenzionati
disposti della LE.

                                         Per l’art.
81, l'uso dei camini e degli impianti analoghi non deve arrecare danno o
molestia al vicinato, in particolare con emanazione di fumo, vapore, odore,
polvere, ecc. il municipio imporrà le misure atte ad eliminare gli
inconvenienti (cpv. 1). L'altezza dei camini che per giustificati motivi
dovesse essere superiore al normale verrà stabilita caso per caso dal municipio
(cpv. 2).

 

 

                                   3.   3.1. Giusta l’art. 2 cpv. 4
OIAt, sono considerati nuovi impianti anche quelli ristrutturati, ampliati o
ripristinati, qualora a causa di ciò ci si debba aspettare altre o maggiori
emissioni (lett. a) o le spese sopportate siano superiori alla metà di quelle
che un impianto nuovo avrebbe richiesto (lett. b). Per l’art. 41g cpv. 2 LE, in
caso di riattazione, di trasformazione o di ricostruzioni ed ampliamenti, gli
edifici e impianti esistenti devono essere adeguati alle nuove disposizioni.

In discussione sono due comignoli antistanti la terrazza
della ricorrente, che non sovrastano di almeno 50 cm l’altezza del colmo del
tetto dell’edificio di CO 2, la quale li ha fatti ristrutturare nel 2001. In quanto impianti nuovi ai sensi della legislazione ambientale, i
manufatti non possono beneficiare delle agevolazioni previste dall'art. 11 OIAt
nel caso in cui il risanamento non sia possibile dal punto di vista tecnico o
dell'esercizio o non sia sopportabile economicamente. Le opere realizzate
devono al contrario ossequiare senza riserve le nuove prescrizioni edificatorie
sulla limitazione delle emissioni. Anche un eventuale risanamento dell'impianto
preesistente dovrebbe essere di massima assoggettato alle disposizioni sulla
limitazione preventiva delle emissioni degli impianti stazionari nuovi (art. 7
OIAt).

 

3.2. La difformità strutturale degli
impianti per rapporto alle prescrizioni a cui soggiacciono è talmente
importante che nemmeno una severa limitazione delle condizioni d'esercizio
renderebbe la violazione irrilevante, perlomeno per gli interessi dei vicini.
Neppure l’ipotesi di voler salvaguardare l’estetica del nucleo in cui è
inserito l’edificio primeggia sull’esigenza, di gran lunga superiore, di
proteggere l’ambiente e l’uomo da emissioni eccessive e pericolose. Le NAPR non
prevedono nulla in merito all’altezza dei corpi tecnici di edifici preesistenti
(art. 19). I comignoli vanno quindi innalzati fino a che la quota d'uscita del
fumo non corrisponda alle finestre della ricorrente, prestando comunque attenzione
ad adottare i necessari accorgimenti (forma, materiale e colore dei corpi) per
infierire il meno possibile sul paesaggio.

                                         Determinante
è l'esistenza di emissioni rilevanti dal profilo ambientale, le quali, secondo
il principio di prevenzione, devono essere limitate nella misura massima consentita
dal progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche,
indipendentemente dal carico inquinante esistente (art. 11 cpv. 2 LPAmb; DTF
124 II 219 consid. 8a pag. 232, DTF 117 Ib 28 consid. 6a). Un divieto assoluto
d'utilizzo non avrebbe dunque alcun senso, oltre che ad essere difficile da far
rispettare.

Ad ogni buon conto, l'utilizzo dei due
camini a legna comporterebbe comunque gravi pregiudizi dal profilo della
dispersione dei fumi, in special modo per la vicina ricorrente, dirimpettaia
dei fumaioli e, soprattutto, della quota d’uscita del fumo. In tali circostanze,
le prescrizioni costruttive previste dall'art. 6 cpv. 2 OIAt e dalle RAlt vanno
quindi osservate senza eccezioni (STA del 6 maggio 2003 in re S., parz. pubbl.
in: RtiD I-2004 n. 38 consid. 2 e 3, confermata con STF del 19 dicembre 2003,
Inc. n. 1A.132/ 2003/bom).

 

3.3. Alle medesime conclusioni è peraltro
giunto, in prima battuta (23 marzo 2004), anche il Dipartimento del territorio,
preavvisando negativamente la domanda in sanatoria per violazione della cifra
32 RAlt, sostituita, in un secondo tempo (23 novembre 2004), da un preavviso
favorevole, che tiene tuttavia conto soltanto di un uso saltuario dell’utilizzo
dei due camini (cifra 24 RAlt), in quanto integrativo del riscaldamento a nafta.

A ragione l’insorgente sostiene che il
municipio era tenuto ad integrare nella propria risoluzione le condizioni
fissate dal Dipartimento del territorio, unico organismo competente ad
applicare la legislazione ambientale (art. 6 cpv. 2 RLE ed allegato 1). Il suo
parere, infatti, indipendentemente dal tipo di procedura adottata per la domanda
di costruzione in sanatoria (ordinaria o notifica), è vincolante in virtù
dell’art. 7 cpv. 2 LE. Il municipio non poteva dunque scostarsi dall’avviso
negativo del dipartimento, rilasciando la licenza edilizia in discussione.
L’Esecutivo comunale è incorso in un errore procedurale, che ha comportato un errato
sviluppo dell’intera procedura pure davanti all’autorità di prime cure.

 

Infine, la censura di violazione del diritto
d’essere sentito per non aver avuto accesso al primo avviso dipartimentale si
rivela infondata, siccome la ricorrente ha ugualmente potuto ben esporre le
proprie pertinenti argomentazioni davanti al Governo, come pure a riproporle in
questa sede.

 

 

                                   4.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque accolto, annullando il
giudizio impugnato.

Le spese e la tassa di giustizia delle due
sedi sono poste a carico della resistente, soccombente (art. 28 PAmm).
L’insorgente, patrocinata da un legale iscritto nell’apposito registro
cantonale, ha diritto alle ripetibili di prima e seconda istanza, che sono accollate
secondo soccombenza ad CO 2 (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli artt. 7, 11, 12 LPAmb; 2, 6, 36 OIAt; 7, 21,
41a-41g LE; 6 RLE e allegato 1; cifre 13, 24 e 32 RAlt; 3, 18, 28, 31, 43, 46,
60, 61, 63 PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§   Di conseguenza, le decisioni 25 gennaio 2005
del Consiglio di Stato (n. 331) e 14 luglio 2004 del municipio di CO 3 sono
annullate.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 800.- è posta a carico di CO 2, che rifonderà fr. 1'200.- alla
ricorrente a titolo di ripetibili.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  ;

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  2 patrocinata da: PA 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

  5. CO 5 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria