# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4613f0c5-b24e-5c2e-b4a0-60415fc5ea13
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2010 32.2010.88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-88_2010-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.88

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  22 settembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 aprile 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell’11 marzo 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

                            

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1953, attiva in qualità di assistente di direzione e casalinga, in data 25
febbraio 2008 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti
(rendita). 

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare tramite una perizia
pluridisciplinare del Servizio Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’UAI con decisione dell’11 marzo 2010 (doc. AI 47-1), preavvisata
con progetto del 10 settembre 2009 (doc. AI 35-1), ha attribuito all’assicurata
una mezza rendita d’invalidità (grado 50%) limitatamente al periodo dal 1°
novembre 2007 al 31 marzo 2008 e tre quarti di rendita (grado 60%) dal 1°
aprile 2008 al 30 settembre 2008.

 

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA
postulando l’attribuzione di un quarto di rendita dall’11 giugno 2008 al 25
agosto 2009, una rendita intera dal 26 agosto 2009 al 6 settembre 2009 e un
quarto di rendita dal 7 settembre 2009 al 31 ottobre 2009 (doc. I).

 

                                         La
ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione, in
particolare la perizia SAM laddove indica un miglioramento del quadro
valetudinario dal mese di giugno 2008 che ha condotto l’UAI a versare la
rendita unicamente fino al 30 settembre 2008. 

                                         A
sostegno delle proprie argomentazioni RI 1 ha prodotto, in particolare, i
referti dei medici curanti (doc. da 1a a 8).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI, sulla base della perizia SAM, dopo aver sottoposto la nuova documentazione
medica al vaglio del SMR, si è riconfermato nel proprio provvedimento
postulando la reiezione integrale del ricorso (doc. IV+1).

 

                               1.5.   Il 5 maggio
2010 l’assicurata ha ribadito le proprie argomentazioni contestando la
valutazione del SAM e allegando lo scritto del 3 maggio 2010 del Dr. __________
(doc. VI+B).

 

                                         Il doc.
IV con relativo annesso è stato inviato all’UAI per osservazioni (doc. VII).

 

 

                               1.6.   Il 28 maggio
2010 l’UAI, dopo aver sottoposto lo scritto del Dr. __________ all’esame del
SMR, si è riconfermato nella risposta di causa e ha chiesto la reiezione del
ricorso (doc. IX+1).

 

                                         Il doc.
IX+1 è stato inviato all’assicurata per conoscenza (doc. X).

 

                               1.7.   RI 1, l’8
giugno 2010, ha contestato le conclusioni del medico del SMR e quelle del SAM,
affermando che i medici dell’Ufficio AI non l’hanno esaminata nel periodo da
agosto 2008 a inizio agosto 2009 (doc. XI).

 

                                         Il doc.
XI è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. XII). 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche
Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant,
kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden
erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit
Hinweisen), welcher unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale
auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI
2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der
als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da
invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle
spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete
Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist
schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei
Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al
riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 
vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter
Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9
wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs-
und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten
Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative
gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute,
l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr.
76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28,
30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.8.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione
e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et
dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et
personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des
expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions
des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du CO­MAI
avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le
contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les
critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que l'administration
a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le
principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI
excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas
entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis
la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

 

                               2.9.   Il TCA è chiamato
a valutare, se l’amministrazione nella decisione dell’11 marzo 2010, ha correttamente erogato all’assicurata una mezza rendita d’invalidità dal 1° novembre 2007 al
31 marzo 2008 e tre quarti di rendita dal 1° aprile 2008 al 30 settembre 2008,
per poi sopprimerla, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6., 2.7. e
2.8, a far tempo dal 1° ottobre 2008.

 

 

                             2.10.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una
perizia pluridisciplinare. In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia
vascolare, quella pneumologica (Dr. __________), quella oftalmologica (Dr. __________)
e quella neurologica (Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in malattie polmonari, nella perizia del 21 luglio 2009, ha così risposto alle domande dell’amministrazione:

 

" 
(…)

1.     
Diagnosi dal punto di vista specialistico

 

Possibile
asma bronchiale a manifestazione stagionale su nota allergia al polline di
nocciolo ed alla betulla. 

Tabagismo.

Pregresse
fratture costali a sinistra.

 

2.     
Influenza di quest'ultima sulla capacità
lavorativa

 

Nessuna.

 

3.     
Descrivere l'evoluzione dello stato di
saluto dell'assicurata dal punto di vita specialistico riguardo alle
problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio‑lungo termine.

 

Malgrado
la paziente presenti un importante tabagismo anamnestico non sono presenti segni
di una BPCO. I disturbi asmatici sono solo stagionali e lievi. Non sussistono
segni per sicura o probabile manifestazione polmonare di effetti collaterali
della farmacoterapia immunosuppressiva.

 

4.     
Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa

 

-

 

5.     
Possibilità terapeutiche per migliorare
la capacità lavorativa

 

Sospensione
dell'abuso tabagico.

 

6.     
Ritiene possibile effettuare
provvedimenti di integrazione professionale

 

No.

 

7.     
Ritiene che l'assicurata sia in grado di
svolgere altre attività, se sì descrivere i limiti funzionali, la capacità
lavorativa in tale attività adatta.

 

Sì,
lavori fisici sedentari e leggeri” (doc. AI 33-19+20).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, nel suo referto del 6 agosto 2009, dopo aver
illustrato l’anamnesi della paziente e lo stato neurologico, ha così risposto
alle domande dell’Ufficio AI:

 

" 
(…)

1.     
Diagnosi dal suo punto di vista specialistico.

 

Arterite gigantocellulare,
attualmente asintomatica dal punto di vista neurologico.

 

2.     
Influenza di queste ultime sulla capacità
lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se
possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

 

Dal punto di vista
neurologico non vi è diminuzione della capacità lavorativa.

 

3.     
Descrivere l'evoluzione dello stato di
salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle
problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio – lungo termine.

 

Vedi anamnesi.

 

4.     
Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Non vi è diminuzione
della capacità lavorativa dal punto di vista neurologico.

 

5.     
Possibilità terapeutiche per migliorare
la capacità lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti
sulla capacità lavorativa?

 

Nessuna proposta
terapeutica dal punto di vista neurologico.

 

6.     
Ritiene possibile effettuare
provvedimenti d'integrazione professionale presso quest'A.?

 

Descrivere le
risorse di cui l'assicurato/a ancora dispone. Sì, senza limitazioni dal punto
di vista neurologico.

 

7.     
Ritiene che l'assicurato/a sia in grado
di svolgere altre attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali e la capacità
lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).

 

Sì, senza
limitazioni dal punto di vista neurologico.

 

8.     
Per assicurati di sesso femminile: in che
misura l'A. può svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti
funzionali).

 

       In misura completa. (doc. AI 33-23/24).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in malattie degli occhi, nel referto del 7 agosto 2009 si è così
espresso:

 

1.      Attualmente la paziente presenta una pseudofachia chirurgica ben
eseguita in entrambi gli occhi con una cataratta secondaria evolutiva a
sinistra.

 

2.      L'influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa è assente.

 

3.      La paziente, dal punto di vista oculare, può lavorare al 100% in
qualunque tipo di attività.

 

4.      L'evoluzione dello stato di salute dell'assicurata, dal punto di
vista oculare, non presenta alcun tipo di problematica. La prognosi a medio‑lungo
termine è ottima.

 

5.      Attualmente la diminuzione della capacità lavorativa non è
giustificata. La paziente non ha alcuna limitazione oculare.

 

6.      Non esistono possibilità terapeutiche per migliorare la capacità
lavorativa in quanto la paziente attualmente non ha alcun problema oculare.

 

7.      Dal punto di vista oculare la paziente può compiere attività
lavorative al 100% con risorse complete.

 

8.      Dal punto di vista assicurativo, la paziente è in grado di svolgere
qualunque tipo di attività, non esistono limiti funzionali, orario o rendimento
ridotto.

 

9.      La paziente può svolgere qualunque tipo di attività casalinga. (doc.
AI 33-25)

 

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 31 agosto 2009 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Arterite
temporale gigantocellulare (prima manifestazione in estate 2006, diagnosi in
gennaio 2007) con possibile interessamento oculare e documentato interessamento
dei vasi agli arti inferiori, trattata con corticosteroidi da ottobre 2006
associati a Methotrexat a partire da gennaio 2008. Cataratta bilaterale
corticoindotta, operata dai due lati in marzo 2008 senza disturbi oculari
residui.” (doc. AI 33-12).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Possibile asma bronchiale a manifestazione stagionale su nota
allergia al polline di nocciolo e betulla. Tabagismo cronico. Pregresse
fratture costali a sin.. Esofagite con lesioni Mallory‑Weiss
diagnosticate nel 2007. Stato dopo neuropatia transitoria del nervo peroneo
profondo sin. nel 2007. Nota allergia alle vespe. Stato dopo conizzazione
curativa per carcinoma del collo uterino nel 1993. Stato dopo frattura della
gamba sin. nel 1990. Stato dopo salpingectomia sin. nel 1983.” (doc. AI 33-12).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 100% nella sua abituale
attività lavorativa di assistente di direzione, come pure in ogni altra
attività nell’ambito amministrativo e nell’attività di casalinga (doc. AI
33-15).

 

                             2.11.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali
fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità
dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di
cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                             2.12.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, appurato come l’assicurata svolgesse un’attività
lucrativa quale assistente di direzione l’ha considerata salariata nella misura
del 75% e casalinga per il restante 25%.

 

                                         Questa suddivisione merita
conferma, (cfr. questionario del datore di lavoro del 14 marzo 2008, doc. AI
10-1). La stessa ricorrente nella domanda di prestazioni del 25 febbraio 2008 indica
di essere attiva al 75% presso la “__________” di Zurigo (doc. AI 1-6).

 

                             2.13.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Per quanto riguarda la
patologia vascolare i medici del SAM hanno fatto riferimento alla valutazione
del 21 aprile 2009 del PD Dr. __________ del Servizio di angiologia
dell’Ospedale Regionale di __________, il quale ha diagnosticato una “claudicatio
da ostruzioni femorali su arterite gigantocellulare” e oggettivato uno
status clinico stabile/migliorato con "ostruzioni residui a livello
femorale bilateralmente" (doc. AI 33-27).

 

                                         I medici del SAM non hanno
ritenuto necessario predisporre ulteriori accertamenti in questo ambito e il
TCA non ha ragioni per distanziarsi da tale valutazione.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia pneumologica il Dr. __________, spec. FMH in
malattie polmonari, nel referto del 21 luglio 2009, ha diagnosticato una “possibile asma bronchiale a manifestazione stagionale su nota allergia
al polline di nocciolo ed alla betulla. Tabagismo. Pregresse fratture costali a
sinistra” (doc. AI 33-19). Secondo lo specialista le patologie
diagnosticate non hanno influenza sulla capacità lavorativa dell’assicurata
(doc. AI 33-19).

 

                                         Il TCA può
fare propria questa valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da
certificati medico-specialistici attestanti delle patologie invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia neurologica il Dr. __________, spec. FMH in
neurologia, ha diagnosticato una “artrite gigantocellulare, attualmente
asintomatica dal punto di vista neurologico”. Secondo il perito non vi è
diminuzione della capacità lavorativa dal punto di vista neurologico (doc. AI
33-23/24).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                                         Per
quanto riguarda infine la patologia oftalmologica il Dr. __________, spec. FMH
in malattie degli occhi, nello scritto del 7 agosto 2009 ha diagnosticato una pseudofachia chirurgica con una cataratta secondaria evolutiva a sinistra
senza influenza sulla capacità lavorativa. RI 1 può lavorare al 100% in
qualunque tipo di attività (doc. AI 33-25).

                                         

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale, che non è
del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della
verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142
consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è abile in misura piena (100%) nella propria
attività di assistente di direzione come pure in ogni altra attività
nell’ambito amministrativo.

 

                                         Per quel
che concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI, sulla base delle valutazioni specialistiche vascolari, pneumologiche,
oftalmologiche e neurologiche, ha correttamente ritenuto che l’assicurata non
presenta alcuna limitazione della capacità lavorativa (doc. AI 33-15).

 

                             2.14.   In merito
alla determinazione temporale dell’incapacità lavorativa dell’assicurata, i
medici del SAM hanno constatato i seguenti periodi d’incapacità lavorativa:

 

-         
50%        dal 01.11.2006

-         
25%        dal 01.01.2007 

-         
100%      dal 29.01.2007

-         
50%        dal 30.04.2007

-         
100%      dal 01.01.2008

-         
60%        dal 01.04.2008

-         
40%        dal 10.06.2008

-         
0%           dal 01.09.2008                                

 

                                         In
considerazione della scomparsa dei problemi dovuti alla terapia steroidea
altodosata nell’ambito dell’arterite gigantocellulare, al miglioramento dei
problemi visivi e circolatori agli arti inferiori, secondo i periti a partire
dal 1° settembre 2008 può essere considerata una piena capacità lavorativa sia
nella sua attività lavorativa abituale che in tutte le attività di tipo sedentario
e quale casalinga (doc. AI 33-15). 

                                         

                                         Nel
rapporto del 7 settembre 2009 il medico del SMR, Dr. __________, ha ripreso sia
la diagnosi che i periodi d’incapacità lavorativa indicati dai periti del SAM
(doc. AI 34-1).

 

                                         L’assicurata
ha prodotto, in sede di osservazioni al progetto di decisione del 10 settembre
2009 e in sede ricorsuale al TCA, il referto del 28 agosto 2009 del PD Dr. __________,
primario del reparto di medicina interna e nefrologia dell’Ospedale Regionale
di __________, il quale ha sostanzialmente confermato le diagnosi dei periti
del SAM (referto 31 agosto 2009, doc. AI 33-12) e indicato che l’assicurata,
degente presso l'Ospedale Regionale di __________ dal 26 al 28 agosto 2009 “..nota
per un’artrite giganto cellulare (…) dopo sospensione della terapia
immunosoppressiva, ha presentato una nuova riacutizzazione clinica senza rialzo
dei parametri di flogosi” (doc. AI 43-5). 

                                         Il Dr. __________
ha quindi illustrato la terapia alla quale è stata sottoposta RI 1 che è stata
dimessa in data 28 agosto 2009, in condizioni generali stabili (doc. AI 43-6). 

                                         Il Dr. __________,
medico assistente del Reparto di medicina interna dell’Ospedale Regionale di __________,
ha quindi certificato un’incapacità lavorativa del 100% dal 31.8.2009 al 5.9.2009
(doc. AI 43-8).

 

                                         L’insorgente
ha quindi prodotto i certificati medici del Dr. __________, spec. FMH in
medicina generale, il quale si è limitato unicamente ad indicare i periodi d’incapacità
lavorativa dell’insorgente: del 40% dal 01.05.2009 al 31.08.2009, del 100% dal
26.8.2009 al 06.09.2009 e dal 31.08.2009 al 05.09.2009 e del 40% dal 01.09.2009
al 31.10.2009. 

                                         La
ricorrente ha quindi trasmesso anche i certificati relativi al periodo antecedente
al mese di agosto 2008, già valutato in sede di perizia SAM (cfr. plico doc.
7). 

 

                                         Questo Tribunale
non ha motivo per scostarsi dalla valutazione del SAM anche per quanto riguarda
la determinazione temporale dell’incapacità lavorativa di RI 1.

 

                                         Le
conclusioni dei periti secondo cui, a partire dal mese di giugno 2008 i
disturbi dovuti alla terapia steroidea altodosata erano praticamente scomparsi,
i problemi visivi erano risolti e i disturbi circolatori agli arti inferiori
erano rientrati (cfr. doc. AI 33-15), seppur contestate dalla ricorrente non
sono state smentite da alcuna certificazione medica agli atti di senso
contrario.

 

                                         Il
miglioramento dello status clinico emerge anche dalla documentazione medica
agli atti. La ricorrente dopo un periodo d’incapacità lavorativa al 100% dal 1°
gennaio 2008 al 31 marzo 2008, quando è stata sottoposta ad un intervento di
cataratta bilaterale, dal 1° aprile 2008 ha ripreso l’attività lavorativa al 40% e dal 10 giugno 2008 al 60% (cfr. certificati del medico curante Dr. __________,
doc. AI 12-1, 19-2).

 

                                         La ricorrente
ha prodotto lo scritto del 3 maggio 2010 del Dr. __________, spec. FMH in
medicina generale, nel quale il medico curante prende posizione sulla
valutazione della capacità lavorativa dell’assicurata nel periodo dal mese di
settembre 2008 ad agosto 2009, oggetto della perizia SAM. Il Dr. __________,
dopo aver confermato la diagnosi di “arterite gigantocellulare
polidistrettuale” e descritto brevemente il decorso della malattia, ha
confermato la propria valutazione del 40% d’incapacità lavorativa di RI 1 (doc.
B).

 

                                         Le
conclusioni del medico curante, seppur divergenti per quanto riguarda la
valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apportano nuovi
elementi oggettivi ignorati dai medici del SAM e vanno quindi intese nel senso
di una diversa valutazione delle conseguenze che le patologie dell’interessata
hanno sulla sua capacità di lavoro.

 

                                         Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Per
quanto riguarda il peggioramento del quadro clinico il medico del SMR, Dr. __________,
ha confermato il temporaneo peggioramento dell’assicurata con un’inabilità
completa (100%) dal 26 agosto al 31 agosto 2009 e successivamente del 40% fino
al 31 ottobre 2009. Dal 1° novembre 2009 RI 1 risulta invece nuovamente abile
in misura completa. La stessa ricorrente ha infatti informato l’UAI della
ripresa lavorativa al 100% dal 1° novembre 2009 (doc. AI 44-1).

 

                                         Non essendosi
verificato un peggioramento del danno alla salute  della durata di tre mesi,
in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno
dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure
se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è
motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza,
tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare – la decisione dell’amministrazione va dunque
confermata.

 

                                         Per
quanto riguarda l’attribuzione della rendita nella decisione impugnata, in
considerazione dei periodi d’incapacità lavorativa è da ritenere corretta
l’erogazione di una mezza rendita d’invalidità (grado 50%) limitatamente al
periodo dal 1° novembre 2007 (dopo un anno di attesa) al 31 marzo 2008 e tre
quarti di rendita (grado 60%) dal 1° aprile 2008 (tre mesi dopo il
peggioramento dello stato di salute fatto risalire al 1° gennaio 2008) al 30
settembre 2008, tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute intervenuto
il 10 giugno 2008.

 

                                         Va qui rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza
9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto
considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella
sua professione abituale, che in altre attività, presenta un grado di
invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una
sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al
50% nella sua professione.

 

                                         La
decisione dell’11 marzo 2010 deve quindi essere confermata e il ricorso
respinto.

                                         

                             2.15.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.-      sono poste a
carico della ricorrente

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti