# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da960157-5998-5f28-98e0-a36144e42052
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-03-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.03.2007 90.2006.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2006-35_2007-03-02.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2006.35

  	
  Lugano

  2 marzo 2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello Balerna, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso del 7 giugno 2006 del

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione __________ 2006 (n. 2__________0),
  con cui il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso inoltrato dall'insorgente
  il 7 aprile 2006 contro la decisione __________ 2006 del dipartimento del territorio
  di non ap-provazione di una variante di poco conto;

  

 

 

vista la risposta 6 luglio 2006 della Divisione dello
sviluppo territoriale e della mobilità;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
5 settembre 1995 ed il 24 ottobre 1996 il municipio di __________ ha trasmesso
al dipartimento del territorio l’inventario degli edifici situati fuori delle
zone edificabili per l’esame preliminare di sua competenza. Per l’edificio n.
4.20, situato al mapp. 693, è stata proposta la classificazione "meritevole
1b", ossia quale diroccato che può essere ricostruito e adibito a
residenza. 

 

 

                                  B.   Con
rapporto __________ 1996 il Dipartimento del territorio ha sollecitato
l’attribuzione dell’edificio alla categoria "diroccato 2", ossia di
diroccato non ricostruibile.

 

 

                                  C.   Il
24 novembre 1997 il consiglio comunale di __________ ha adottato la variante
del piano regolatore concernente l'inventario degli edifici situati fuori dalle
zone edificabili. L'edificio in discussione è stato classificato nella
categoria "diroccato 2". Con decisione 13 aprile 1999 (n. 1718) il
Consiglio di Stato ha approvata la variante in oggetto. 

 

 

                                  D.   Il
10 marzo 2006 il municipio di __________ ha trasmesso al dipartimento del territorio
una modifica di poco conto dell’inventario relativa al cambiamento di classificazione
dell’edificio n. 4.20, dalla categoria "diroccato 2" a quella
"meritevole 1b". Con decisione 30 marzo 2006 l’autorità cantonale ha
negato l’approvazione della variante.

 

 

                                  E.   Con
risoluzione 3 maggio 2006 (n. 2130) il Consiglio di Stato ha respinto il
gravame con il quale il comune di __________ ha chiesto l’approvazione della
variante in contestazione o, quantomeno, l'attribuzione del manufatto alla
categoria "meritevole 1d" (edifici rustici ancora utilizzati o
utilizzabili a scopo agricolo). 

 

 

                                  F.   Con
ricorso 7 giugno 2006 il RI 1 è insorto davanti a questo tribunale, chiedendo
l’annullamento della decisione impugnata. Sostiene che il fabbricato sarebbe
stato classificato per errore nella categoria "diroccato 2" a causa
della fitta vegetazione che lo ricopriva al momento del sopralluogo svolto
nell’ambito dell’allestimento dell’inventario; gli arbusti hanno impedito una
corretta valutazione dell’edificio. La reale situazione è emersa soltanto a
posteriori, allorquando il municipio è dovuto intervenire presso il proprietario
della costruzione, che nel frattempo è stata riattata senza le necessarie
autorizzazioni edilizie e che è ora oggetto di una domanda di costruzione in
sanatoria. Lamenta infine una violazione del diritto di essere sentito in
quanto non è stato esperito il sopralluogo richiesto. 

 

 

                                  G.   La
divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità ha chiesto la reiezione
dell’impugnativa.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, nel quale è stato integrato
il Tribunale della pianificazione del territorio con effetto al 14 luglio 2006
(BU 2006, pag. 215 segg.) è data (art. 38 cpv. 1 LALPT), il ricorso è
tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa
(art. 38 cpv. 4 lett. a LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine
e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La
richiesta di esperimento di un sopralluogo va respinta, in quanto non necessario.
In effetti, la data determinante per la verifica dello stato dell'edificio è
quella dell'allestimento dell'inventario ad opera del comune. In concreto
questo stato è più che sufficientemente riprodotto dalle fotografie allegate
alla scheda descrittiva originale dell'edificio, allestita nell'ottobre 1994.
Non serve invece accertare la situazione in cui versa attualmente il
fabbricato, che oltretutto, da quanto risulta dagli atti, è stato frattanto
modificato (rifacimento del tetto, interventi dei muri perimetrali, sopraelevazioni,
ecc.). Per lo stesso motivo, va tutelata la decisione del Consiglio di Stato di
non accedere alla domanda di sopralluogo formulata dal ricorrente con il
ricorso di prima istanza. 

 

 

                                   2.   2.1.
In Ticino vi è un numero considerevole di
edifici (rustici) e impianti che resta a testimonianza del recente passato.
Questi edifici e impianti, individuabili su tutto il territorio cantonale, rappresentano
sovente componenti essenziali del paesaggio culturale che, in assenza di essi,
risulterebbe impoverito. La conservazione degli stessi, pertanto, può essere
opportuna anche se sono situati fuori zona edificabile e se si rende necessario
il cambiamento della loro destinazione originaria, salvo, naturalmente, i casi
in cui la destinazione agricola può essere mantenuta. D'altra parte un
cambiamento di destinazione senza presupposti e limiti chiari e stretti può
vanificare la funzione originaria di testimonianza di questi edifici e alterare
gravemente il valore del paesaggio che li custodisce. Il cambiamento di
destinazione diventa, pertanto, una misura che permette, da un lato, la conservazione
dell’edificio stesso e, dall'altro, la creazione delle premesse necessarie per
la cura delle aree circostanti (cfr. scheda di coordinamento del piano
direttore 8.5, nella versione approvata e modificata dal Consiglio federale il
30 gennaio 2002, capitolo "Situazione: problematiche, conflitti").

 

2.2. Dal punto di vista del diritto federale l'art. 39
OPT, ai cpv. 2 e 3, pone le premesse e le condizioni in base alle quali
l'autorità cantonale competente può autorizzare, fuori dalle zone edificabili,
il cambiamento di destinazione di detti edifici e impianti (cfr., in
precedenza, l'art. 24 cpv. 2 e 3 dell'or abrogata OPT del 2 ottobre 1989, cpv.
2 e 4 dopo la modifica del 22 maggio 1996). Giusta tale disposizione:

 

"2. I Cantoni possono
autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica dell'utilizzazione di
edifici esistenti, protetti perché tipici del paesaggio, se:

a. il paesaggio e gli edifici
formano un'unità degna di protezione e sono stati posti sotto protezione
nell'ambito di un piano di utilizzazione;

b. il carattere particolare del
paesaggio dipende dal mantenimento di tali edifici;

c. la conservazione duratura
degli edifici può essere garantita solo con il cambiamento di destinazione; e

d. il piano direttore cantonale
contiene i criteri secondo cui va valutato il carattere degno di protezione dei
paesaggi e degli edifici.

 

3. Le autorizzazioni secondo il presente articolo
possono essere rilasciate soltanto se:

a. l'edificio non è più necessario all'utilizzazione
anteriore;

b. il cambiamento di destinazione non comporta un
edificio sostitutivo che non sia necessario;

c. l'aspetto esterno e la struttura edilizia basilare
restano sostanzialmente immutati;

d. è necessaria tutt'al più una leggera estensione
dell'urbanizzazione esistente e tutti i costi d'infrastruttura, causati dal
cambiamento completo di destinazione, sono ribaltati sul proprietario;

e. la coltivazione agricola delle rimanenti superfici
e delle particelle limitrofe non è minacciata;

f. non vi si oppongono interessi preponderanti (art.
24 lett. b LPT)."

 

Non è
lecito eludere il principio della separazione tra zona edificabile e zona non edificabile
e la regolamentazione restrittiva concernente le autorizzazioni eccezionali
fuori dalle zone edificabili. L'art. 39 cpv. 2 OPT è, pertanto, correttamente
attuato solo quando l'interesse pubblico al mantenimento di un edificio
mediante cambiamento dell'utilizzazione permette di scostarsi dal menzionato
principio della separazione; d'altro canto, la regolamentazione in esame, nel
suo insieme, non può essere applicata in modo così intenso da mettere in
discussione il principio stesso della separazione. L'essere degno di protezione
e la mes-sa sotto protezione non devono essere, dunque, un pretesto per
giustificare una modifica dell'utilizzazione inammissibile giusta l'art. 24
LPT: occorre, pertanto, fissare esigenze sufficientemente elevate ai paesaggi
ed agli edifici sia per quanto concerne il riconoscimento della dignità di
protezione sia per quanto concerne l'intensità della messa sotto protezione.

 

                                         2.3.
Nel Cantone Ticino la problematica del cambiamento di destinazione degli edifici
esistenti, protetti perché elementi tipici del paesaggio, è stata affrontata
tramite la scheda di coordinamento 8.5 del piano direttore. Questa è volta ad assicurare la gestione e la protezione del
territorio fuori delle zone edificabili, permettendo il mantenimento e la
valorizzazione di edifici e impianti degni di protezione, situati fuori delle
zone edificabili, laddove essi costituiscono una componente essenziale del
paesaggio tradizionale locale (cfr. scheda citata, capitolo "Scopo del
coordinamento").

 

                                         Nella
versione approvata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002 e dallo stesso
modificata, questo strumento elenca in primo luogo i criteri per la
delimitazione dei paesaggi con edifici ed impianti degni di protezione (cfr.
capitolo "Attuazione del coordinamento, 1. Livello cantonale"). Il territorio cantonale, per il quale va esaminata
una messa sotto protezione comprende, dunque, i paesaggi caratterizzati dall'alternanza
tra foreste e spazi aperti e da aree alpestri al di sotto dei 2000 metri sul
mare, valorizzati dalla presenza di edifici rurali originali, ubicati fuori
dalle zone edificabili in modo raggruppato o isolato. Per una messa sotto
protezione non entrano in linea di conto il bosco ai sensi della legislazione
forestale, le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC), le aree per
attrezzature, impianti o funzioni di interesse nazionale, cantonale o
regionale, infine le aree soggette a forti pericoli naturali accertati.

 

La
scheda stabilisce, in seguito, come devono procedere - a tale scopo - i comuni
(cfr. capitolo "Attuazione del coordinamento, 2. Livello comunale").

 

Questi
devono anzitutto preparare la decisione sulla protezione dei paesaggi degni di
protezione, definendo il territorio che non può entrare in linea di conto (come
il bosco, le superfici, per l'avvicendamento colturale, le zone di pericolo, le
aree per attrezzature, impianti o funzioni di interesse nazionale, cantonale o
regionale), allestendo l'inventario degli edifici e impianti fuori dalla zona
edificabile, raccogliendo le informazioni inerenti lo stato e l'utilizzazione
del territorio, individuando gli elementi naturali, definendo eventuali
elementi storici e culturali specifici della zona, rilevando le infrastrutture
e i servizi esistenti.

Sulla
scorta di tali elementi conoscitivi i comuni:

·
 decidono in modo restrittivo sulla protezione di paesaggi nel senso della
scheda e ne delimitano, se del caso, il perimetro dopo una ponderazione di
tutti gli interessi in gioco;

·
 decidono quali edifici, all'interno di questo perimetro, proteggere;

·  indicano gli edifici che vanno mantenuti a
scopo agricolo;

·
 definiscono le misure vincolanti atte a garantire una gestione attiva e la
protezione del paesaggio;

·
 definiscono le norme di attuazione per la protezione dei singoli edifici.

 

La
scelta degli edifici da proteggere e, quindi, da conservare, può essere
effettuata solo dopo aver analizzato tutti gli edifici compresi nel paesaggio
protetto. Per effettuare questa scelta occorre partire da una prima scelta
sulla base dell'inventario: quest'ultima è, però, relativa, nel senso che non
può essere automaticamente riportata sugli edifici inclusi nel perimetro dei paesaggi
protetti.

 

Com'è a
più riprese riconosciuto nel rapporto d'esame della scheda 8.5 allestito dall'ufficio
federale dello sviluppo territoriale all'indirizzo del Consiglio federale, del
14 novembre 2001, gli inventari costituiscono, di conseguenza, un'eccellente
base per le ulteriori decisioni (cfr. il rapporto citato, segnatamente cifra
3). 

 

L'inventario
serve, quindi, in primo luogo, quale strumento di analisi e di controllo della
situazione del patrimonio costruito fuori dalla zona edificabile; esso
permette, in secondo luogo, di indicare quali edifici sono degni di protezione
e quali non lo sono se-condo la classificazione definita a questo scopo nelle
direttive elaborate dal dipartimento cantonale del territorio. Lo stato degli
edifici, unitamente a quello del territorio che sta loro intorno, costituiscono
difatti degli elementi decisivi per la definizione dei paesaggi da proteggere
(cfr. allegato al testo della scheda approvata dal Consiglio federale
"Indicazioni operative complementari", cifra 2b).

 

Alla
catalogazione degli edifici effettuata in sede di inventario deve, tuttavia,
far seguito un ulteriore, irrinunciabile passo: accertare quali paesaggi,
potenzialmente degni di protezione, vanno effettivamente posti sotto tutela e
quali edifici, potenzialmente degni di protezione, situati in questi paesaggi,
siano effettivamente da proteggere. Questo passo ha luogo, formalmente, attraverso
l'inserimento del perimetro dei paesaggi protetti, della designazione delle
costruzioni protette e delle relative disposizioni di protezione nel piano del
paesaggio del piano regolatore, analogamente a quanto avviene per le altre zone
di protezione (art. 28 cpv. 2 lett. f LALPT; cfr. scheda di coordinamento 8.5,
capitolo "Attuazione del coordinamento; 2. Livello comunale"). 

 

L'autorità
cantonale ha frattanto posto in consultazione, a questo scopo, un apposito
piano di utilizzazione cantonale (PUC-PEIP), il quale riporta negli elaborati
grafici il limite dei paesaggi con edifici e impianti protetti per tutti i 22
comprensori in cui è stato suddiviso il Cantone, che i singoli comuni dovranno
riportare nei rispettivi piani del paesaggio; il piano in rassegna prevede
delle apposite norme di attuazione, volte a sostituire quelle comunali (cfr.
deposito del PUC-PEIP nel periodo 29 maggio – 28 giugno 2006).

 

L'elaborazione
delle basi decisionali sotto forma di inventario non basta, pertanto, per
legittimare il rilascio di una licenza edilizia relativa al cambiamento di
destinazione degli edifici che questo strumento designa come protetti, ossia
meritevoli di conservazione (cfr. il rapporto d'esame, cifra 2.453.1). Come
spiega il rap-porto d’esame allestito dall’ufficio federale dello sviluppo
territoriale alla cifra 2.464.1, la modificazione della destinazione di un
edificio che nell’inventario è stato assegnato segnatamente alla categoria
“meritevole 1a” (circa le classificazioni si veda il considerando 2.4. che
segue) presuppone lo svolgimento delle seguenti ulteriori fasi:

·
 il paesaggio, nel quale è situato, deve essere effettivamente stato messo
sotto protezione dopo aver ponderato tutti gli interessi;

·
 l’edificio medesimo deve essere stato posto sotto protezione siccome elemento
irrinunciabile di quel paesaggio;

·
 nell’ambito della procedura d’autorizzazione relativa al cambiamento
d’utilizzazione dell’edificio, la messa sotto protezione di paesaggio ed
edificio deve rivelarsi giustificata e le altre condizioni della legislazione
federale, cantonale e comunale devono essere soddisfatte.

 

2.4.
L'inventario degli edifici situati fuori dalle zone edificabili viene
allestito, adottato ed approvato seguendo la procedura della variante del piano
regolatore (art. 41 cpv. 2 LALPT; 73 cpv. 3 LALPT). Gli edifici vengono
suddivisi nelle seguenti categorie:

 

1. Edifici
meritevoli di conservazione:

 

a)  edifici rustici finora
prevalentemente utilizzati a scopo agricolo, per i quali è ammessa la trasformazione
(cambiamento di destinazione);

 

b)  edifici rustici diroccati, che
fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione, per i quali è ammessa la
ricostruzione (cambiamento di destinazione); un nucleo meritevole di conservazione
- che legittima la ricostruzione di edifici diroccati posti nello stesso - è
costituito da un assieme di edifici che rappresentano degli elementi emergenti
del paesaggio e formano una struttura edilizia unica, una trama architettonicamente
valida e di pregio, ed hanno caratteristiche particolari per le loro
peculiarità paesaggistico - ambientali;

 

c)   edifici rustici particolari con
una destinazione specifica (oggetti culturali) che vanno mantenuti (cappelle,
mulini, grotti, forni del pane, torchi, nevere, lavatoi ecc.) nell'interesse generale
di salvaguardare il contenuto, la tipicità e l'importanza storica della costruzione;

 

d)  edifici rustici ancora utilizzati
(o utilizzabili) a scopo agricolo, sia nelle superfici per l'avvicendamento
colturale che negli altri terreni inclusi nella zona agricola del piano
regolatore, che devono mantenere la loro destinazione attuale;

 

2. Edifici
diroccati non ricostruibili:

edifici
diroccati per i quali non esiste un interesse pubblico alla loro ricostruzione
in quanto non appartengono a nuclei o gruppi di rustici meritevoli di
conservazione;

 

3. Edifici
rustici già trasformati:

edifici
rustici già trasformati per i quali sono concessi interventi di manutenzione ordinaria
o, se ancora meritevoli, di recupero di parti originali;

 

4. Altri
edifici rilevati:

tutti
gli altri edifici esistenti sul territorio quali case d'abitazione, costruzioni
agricole non tradizionali, autorimesse, baracche, capannoni, ecc.. In questa
categoria sono inclusi anche edifici originariamente rustici, ma che in seguito
a trasformazione hanno perso totalmente le loro caratteristiche originali.

 

2.5. In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno una
istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato
(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità, ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano, tuttavia, di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente,
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).

 

Il
potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo, è invece circoscritto
alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT;
RDAT cit., ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter
ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

3.3.1.
Dalle fotografie in atti allegate alla scheda descrittiva dell'edificio n. 4.20
al mapp. __________3 risulta che alla data, determinante, del rilievo
dell’edificio effettuato per conto del comune, la costruzione versava in stato
di abbandono, non aveva un tetto e presentava solo parti dei muri perimetrali
(cfr. fotografie riferite al rilievo, agli atti; inoltre la descrizione
effettuata nel rilievo medesimo). Malgrado la vegetazione che copriva
parzialmente la struttura è tuttavia possibile rilevarne con sufficiente
chiarezza le caratteristiche ed il suo stato di conservazione. Trattavasi di un
diroccato giusta l'art. 29 seconda frase RLALPT: opera in rovina, inutilizzabile,
ovvero non degna di conservazione. L’attribuzione del fabbricato alla categoria
"diroccato 2" va, di conseguenza, confermata. D’altra parte, già a
suo tempo il comune, dopo aver preso conoscenza delle risultanze dell’esame
preliminare, aveva modificato la propria valutazione dell’edificio da "meritevole
1b" a "diroccato 2". A ciò si aggiunge il fatto che in sede di
adozione dell’inventario tale valutazione non è stata impugnata neppure dallo stesso
proprietario della particella, che doveva ben conoscere lo stato di
conservazione della stessa. Lo stesso comune ricorrente riconosce, implicitamente,
che la costruzione costituisse, alla data determinante, un diroccato, dal
momento che chiede la sua assegnazione alla categoria "meritevole
1b", ossia ai diroccati che possono essere ricostruiti e adibiti a
residenza, che fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione. Considerato
che la costruzione in oggetto non si trova all’interno di un nucleo meritevole
di conservazione e non sono stati rilevati nuclei con queste caratteristiche sul
territorio comunale di __________ (cfr. risoluzione __________ 1999, n. 1__________8,
del Consiglio di Stato, cfr. 3.2.1, pag. 3) l’edificio non potrebbe però essere
assegnato in alcun caso alla categoria "meritevole 1b". Categoria che,
oltretutto, com'è stato spiegato, è volta a permettere la trasformazione in
residenza del fabbricato. Trattandosi, di un diroccato, non entra infine
nemmeno in considerazione l'attribuzione dello stesso alla categoria
"meritevole 1d", chiesta in via subordinata.

 

3.2. Invano il comune ricorrente cerca di far
riesaminare la classificazione del manufatto, sostenendo che ci si trova oggi
di fronte ad una situazione palesemente e oggettivamente diversa rispetto a
quella originaria. Nulla è invece mutato, sotto l'aspetto determinante; anzi, è
bene sottolineare che nemmeno gli interventi realizzati dal proprietario del
fondo, oltretutto senza valido titolo autorizzativo, hanno una qualche
rilevanza in proposito. Va difatti ricordato, che, com'è stato esposto al
considerando 2 che precede, gli inventari degli edifici situati fuori dalle
zone edificabili fungono semplicemente quale base per l'ulteriore
pianificazione e non costituiscono la sede per decidere in merito al tipo di
utilizzazione ed alle modifiche ammissibili per gli edifici inventariati;
un'attribuzione del fabbricato alla categoria desiderata dal ricorrente non
potrebbe pertanto comunque supplire all'eventuale assenza dei necessari
permessi edilizi rispettivamente la sua non attribuzione a tale categoria non
pregiudicherebbe gli effetti di quelli conseguiti o che potrebbero essere
conseguiti.

3.3. Il ricorso deve essere, dunque, respinto.

 

 

                                   4.   Non
si prelevano né tassa di giudizio né spese, ritenuto che il comune non è
insorto per tutelare interessi propri.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

 

2.Non si prelevano né tassa di giudizio né
spese.

 

 

                                   3.   Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua
notificazione (art. 82 ss LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in
materia di diritto pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale (art. 113 ss LTF).

 

 

	
                                      4.   Intimazione
  a:

  	
  , 

  ;;

  

 

	
   

  	
  Consiglio di Stato, 6501 Bellinzona, 

  rappr. da: Dipartimento del territorio, Divisione
  dello sviluppo territoriale e della mobilità, 6501 Bellinzona.

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                           La
segretaria