# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3aa564cb-a4db-5023-a9e1-b4934284e68f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.11.2023 A-2436/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2436-2021_2023-11-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-2436/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3 0  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Keita Mutombo, Emilia Antonioni Luftensteiner,  

cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,…,    

patrocinato dall'avv. Dr. iur. Marco Lucheschi e  

dall'avv. Davide Marchesini Mascheroni,  

Studio Legale Lucheschi,…,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d'informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-2436/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Re-

parto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali – 

autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richie-

dente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia 

fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Con-

federazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposi-

zioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito 

e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato 

disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 

13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 

2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla 

reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di se-

guito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a Zurigo. La tipologia d’imposta interessata è l’impo-

sta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di C._______;  
b) la stabile organizzazione di B._______;  
c) D._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del E._______, come peraltro emerso anche 
sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere a 
disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui 
fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione 
di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato 
del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la 
detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 
normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso 
per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità ammini-
strativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la 
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a B._______ (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._______ ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di E._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del E._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del E._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.a.(4), e meglio: 

« […] i dati concernenti 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), dove i co-
dici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denomi-
nazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo 
“MIS_Dom_Name” […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

«[…]  

a) per i conti bancari: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data della chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data di chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 
 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a ri-

correre in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda.  

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del (…), l’AFC ha anch’essa in-

formato le persone interessate e legittimate a ricorrere della procedura di 

assistenza amministrativa pendente e delle parti essenziali del contenuto 

della domanda di assistenza amministrativa. Le persone interessate e le-

gittimate a ricorrere sono state invitate a indicare all’AFC entro 20 giorni il 

loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, o a designare un rappresentante 

autorizzato a ricevere notificazioni in Svizzera o in Italia. Sempre nella ci-

tata pubblicazione, l’AFC ha altresì indicato alle persone interessate la pos-

sibilità di optare per la procedura semplificata, comunicando loro che, in 

caso di mancata adesione a tale procedura, la stessa avrebbe emesso una 

decisione finale per ogni singola persona interessata, rispettivamente legit-

timata a ricorrere. 

B.d Con scritto del 24 settembre 2020, il signore A._______ – per il tramite 

del suo patrocinatore e dopo avere avuto accesso agli atti dell’incarto tra-

smessogli dall’AFC il 4 settembre 2020 – si è opposto alla trasmissione 

delle informazioni all’autorità richiedente italiana. 

B.e Con decisione finale del 16 aprile 2021, l’AFC ha accolto la domanda 

di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 fondata sulla lista 

sub 3.a.(4) per quanto concerne il signore A._______, concedendo l’assi-

stenza amministrativa all’autorità richiedente italiana.  

C.  

C.a Avverso la predetta decisione finale, il signore A._______ (di seguito: 

il ricorrente o l’insorgente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha inol-

trato ricorso il 18 maggio 2021 dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale). Protestando spese, tasse e ripetibili, in via provvi-

sionale il ricorrente postula che al suo ricorso venga concesso l’effetto so-

spensivo. Sempre protestando spese, tasse e ripetibili, il ricorrente chiede 

in via principale l’annullamento della decisione del 16 aprile 2021 e che 

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all’autorità richiedente italiana non venga accordata alcuna assistenza am-

ministrativa. Infine e in via subordinata – sempre protestando spese, tasse 

e ripetibili – il ricorrente postula l’annullamento della decisione del 16 aprile 

2021 e che gli atti vengano rinviati all’AFC affinché proceda, nel rispetto 

del diritto di essere sentiti, a emettere una nuova decisione. 

C.b Con risposta del 27 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) 

ha postulato la reiezione del ricorso, riconfermandosi essenzialmente nelle 

proprie argomentazioni della decisione del 16 aprile 2021.  

C.c Con replica spontanea del 7 settembre 2021, il ricorrente ha poi – per 

il tramite del suo patrocinatore – precisato quanto già esposto in sede di 

ricorso 18 maggio 2021. 

D.  

D.a Con scritto 8 novembre 2021, l’autorità inferiore ha informato il Tribu-

nale di aver commesso un errore – risalente già almeno a settembre 2020 

– concernente la presente procedura di assistenza amministrativa. In ef-

fetti, a causa di un errore tecnico, i dati concernenti il ricorrente sono già 

stati trasmessi all’autorità richiedente italiana, senza attendere l’evasione 

della presente procedura e la relativa crescita in giudicato del presente giu-

dizio. A seguito di tale errore, e su richiesta dell’autorità inferiore, l’autorità 

richiedente italiana, il 9 ottobre 2020, ha indicato di non aver fatto uso dei 

dati in oggetto, sottolineando che si impegnerà a non utilizzarli finché la 

presente procedura non sarà conclusa. In seguito, il qui ricorrente è stato 

informato dei fatti appena descritti. 

D.b In data 18 novembre 2021, il ricorrente ha – per il tramite del suo pa-

trocinatore – presentato una replica spontanea « allo scritto del 10.11.2021 

dell’AFC ». A dire del ricorrente, quanto accaduto configurerebbe una  

« violazione dei dati personali costituzionalmente protetti ». Infatti, l’AFC 

avrebbe dato notizia dell’accaduto unicamente nel novembre del 2021, al-

lora che la trasmissione dei dati risalirebbe a settembre 2020. Ciò facendo, 

l’AFC avrebbe dunque « occultato l’increscioso episodio della ingiustificata 

trasmissione dei dati ». Tale aspetto, comproverebbe ulteriormente la 

prassi dell’AFC di emettere « decisioni finali fotocopia », senza aver ri-

guardo alle peculiarità delle singole fattispecie. In tal modo, l’autorità infe-

riore avrebbe dunque negato il diritto di essere sentito al ricorrente, così 

come il suo diritto di accesso agli atti del procedimento ex art. 15 della 

legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa inter-

nazionale in materia fiscale (LAAF, RS 651.1) sarebbe stato violato. In tal 

modo, l’insorgente sarebbe stato impedito di prendere posizione in merito 

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all’accaduto, aspetto che gli avrebbe cagionato un grave danno, così come 

avrebbe generato una disparità di trattamento illegittima tra le parti. A ciò si 

aggiunge che, anche le rassicurazioni fornite dall’autorità estera – ovvero 

quelle di non utilizzare le informazioni trasmesse sino all’evasione della 

presente procedura e la relativa crescita in giudicato del presente  

giudizio –, sarebbero insufficienti: a dire del ricorrente, le autorità estere 

potrebbero infatti aver già analizzato tali dati, svolto verifiche e « aver pre-

disposto atti di accertamento già pronti all’uso non appena riceveranno il 

lascia-passare dell’AFC ». Si tratterebbe quindi di un vantaggio illegittimo 

per le autorità italiane, le quali avrebbero dovuto distruggere e cancellare 

tali dati. Ciò non sarebbe tuttavia più possibile e questo in quanto l’autorità 

inferiore non solo avrebbe arbitrariamente trasmesso i dati del ricorrente, 

ma nemmeno lo avrebbe informato in tempo utile al fine di permettergli di 

porre « immediato rimedio a tale diffusione ». Il ricorrente ha quindi rifor-

mulato le sue richieste in giudizio, chiedendo – sempre protestando tasse, 

spese e ripetibili – in via provvisionale la concessione dell’effetto sospen-

sivo al suo ricorso, mentre in via principale l’annullamento della decisione 

AFC con ordine di non concedere l’assistenza amministrativa alle autorità 

italiane. In via subordinata l’insorgente chiede che la decisione finale 

dell’autorità inferiore venga annullata, che l’incarto venga retrocesso 

all’AFC affinché venga data al ricorrente la possibilità di prendere posizione 

scritta sui fatti sopravvenuti e che venga quindi emessa una nuova deci-

sione.  

E.  

E.a Con sentenze di principio (« pilota ») A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

23 marzo 2022, il Tribunale ha respinto il ricorso di due persone interessate 

dalla domanda collettiva italiana di assistenza amministrativa in materia fi-

scale del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub. 3.a.(4). In estrema sintesi, 

il Tribunale ha confermato l’ammissibilità della succitata domanda e la con-

seguente trasmissibilità delle informazioni richieste all’autorità richiedente 

italiana. Tale sentenza è cresciuta in giudicato senza impugnativa al Tribu-

nale federale.  

E.b Con la crescita in giudicato della precitata sentenza, il Tribunale ha 

ripreso l’esame delle restanti procedure interessate dalla predetta do-

manda collettiva italiana. Più concretamente, ha invitato i ricorrenti interes-

sati a voler indicare se essi – alla luce della sua sentenza di principio 

A-1732/2021 e A-1733/2021 – desideravano o meno mantenere il loro ri-

corso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione nel termine 

impartito, il Tribunale sarebbe partito dal presupposto che desideravano 

mantenerlo. 

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Pagina 9 

E.c Il ricorrente non ha poi preso posizione nel termine a lui impartito, ra-

gione per cui il Tribunale è partito dal presupposto che lo stesso intendesse 

mantenere il proprio ricorso. 

F.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-

corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 e art. 17 cpv. 3 

LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contra-

rio). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni ge-

nerali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su 

chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che 

la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-

ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi 

ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze 

assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di 

assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento ch’ef-

fettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la medesima, 

sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionondimeno, 

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nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per contenuto, 

l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta tenuto conto 

della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne la presente 

procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(4) di 

707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è chia-

ramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi della 

giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT in 

combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 146 

II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la distin-

zione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

1.4 Giusta l’art. 19 cpv. 3 LAAF, il ricorso ha effetto sospensivo ex lege. 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

potrà pertanto intervenire se non alla crescita in giudicato della decisione 

di rigetto del ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.3 con rinvii).  

1.5 Il ricorso è ricevibile in ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/ 

KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, 

n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-

sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: 

A-2436/2021 

Pagina 11 

l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-

plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o 

dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii; 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’auto-

rità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evi-

denti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 1.55). Il princi-

pio inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata 

dal dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 

II 425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in par-

ticolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

3.1 Il ricorrente censura innanzitutto una grave violazione del suo diritto di 

essere sentito in correlazione con la motivazione della decisione impu-

gnata, poiché l’autorità inferiore l’avrebbe emessa noncurante delle osser-

vazioni da lui formulate in data 24 settembre 2020, così come dei mezzi di 

prova da egli offerti (cfr. ricorso del 18 maggio 2021, punti n. 31-38 e 71-

84; replica del 7 settembre 2021, punti n. 3-9). L’AFC avrebbe infatti igno-

rato le sue argomentazioni, ritenendole irrilevanti, nonostante queste risul-

terebbero decisive – a dire del ricorrente – ai fini del presente procedi-

mento. L’autorità inferiore avrebbe altresì violato il diritto di essere sentito 

del qui ricorrente poiché avrebbe adottato la prassi di emettere « decisioni-

fotocopia » (cfr. ricorso del 18 maggio 2021, punti n. 39-46; replica 7 set-

tembre 2021, punti n. 3-9). Infatti, l’AFC avrebbe emesso una decisione nei 

confronti dell’insorgente con tenore testuale identico a decisioni di altri casi 

che concernevano però fattispecie differenti. Le singole fattispecie sareb-

bero però – a dire del ricorrente – diverse, tant’è che queste non potrebbero 

essere legittimamente definite con una singola decisione finale uguale per 

tutte. Tale modo di agire sarebbe illegittimo e costituirebbe una violazione 

dell’obbligo di motivazione imposto all’autorità inferiore (cfr. art. 35 PA), 

così come del diritto di essere sentiti costituzionalmente protetto (cfr. art. 

29 cpv. 2 Costituzione federale della Confederazione Svizzera (RS 101; di 

A-2436/2021 

Pagina 12 

seguito: Cost.). A tal proposito, il ricorrente rammenta che le domande col-

lettive non sarebbero domande raggruppate, bensì andrebbero intese 

come un insieme di domande individuali, ragione per cui dovrebbero es-

sere trattate individualmente. La risposta dell’autorità inferiore del 27 ago-

sto 2021, in merito all’addotta violazione del suo diritto di essere sentito, 

sarebbe poi a mente del ricorrente non convincente. Infatti a suo dire, in 

tale presa di posizione, l’AFC avrebbe indicato che « la redazione di para-

grafi standardizzati nella decisione finale sarebbe motivata da < ovvie ra-

gioni di efficienza >, essendo l’amministrazione chiamata a emettere una 

decisioni di massa per un considerevole numero di pratiche di assistenza 

amministrativa ». Secondo il ricorrente tale prassi non sarebbe ammissibile 

e nemmeno giustificata – come invece sostenuto dall’autorità inferiore – 

dal « principio di efficienza ed economia procedurale ». Tale massima im-

porrebbe infatti alle autorità di operare in maniera celere, senza tuttavia 

legittimare « una trattazione generalizzata di fattispecie diverse al solo 

scopo di evadere i vari incarti rapidamente ». A mente del ricorrente poi e 

con particolare riferimento alle liste rinvenute dall’autorità estera (cfr. con-

sidd. 6.3.1 e 6.3.2 del presente giudizio), il fatto che l’autorità inferiore non 

avrebbe approfondito la loro provenienza – e soprattutto la data del loro 

allestimento – costituirebbe anch’essa una violazione del diritto di essere 

sentito del ricorrente, ovvero un mancato accertamento dei fatti, così come 

la non-considerazione di prove giuridicamente rilevanti ai fini della deci-

sione. Più precisamente, l’AFC non avrebbe – a dire dell’insorgente – preso 

in considerazione le osservazioni da questo formulate e nelle quali egli 

avrebbe dimostrato come – nel suo caso – non vi sarebbe stata alcuna 

violazione delle norme tributarie italiane. In altre parole, l’autorità inferiore 

avrebbe dunque « negligentemente sorvolato su documenti che provano 

inequivocabilmente l’estraneità della persona oggetto di questa  

procedura » (cfr. ricorso 18 maggio 2021, punti n. 76-77 e 81). 

Tali censure di natura formale vanno qui esaminate prioritariamente dal Tri-

bunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, di 

principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

3.2  

3.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

A-2436/2021 

Pagina 13 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’al-

tro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posi-

zione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma 

può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.1; A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.2.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. Confor-

memente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di prova 

offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia co-

stituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potreb-

bero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque rinun-

ciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto di 

essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 con-

sid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-

sid. 3.1.2; A-2845/2020 del 19 luglio 2021 consid. 2.3 con rinvii;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

3.2.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenze 

del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.3; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.2.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può es-

sere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tut-

tavia rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di 

una violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte 

A-2436/2021 

Pagina 14 

lesa. Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in pre-

senza di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione im-

pugnata e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera 

formalità e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incom-

patibile con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza 

(cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.4;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.3 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata della decisione finale 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana (cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.2). 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella de-

cisioni impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il diritto di essere sentito del ricor-

rente. Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giu-

stificato nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa 

– gli argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le 

censure sollevate dal ricorrente con scritto 24 settembre 2020 non sono 

state da essa considerate come decisive. Nella fattispecie, tale è segnata-

mente il caso per gli argomenti relativi all’assenza di indizi sufficienti  

(cfr. consid. 4.4 e 4.5 della decisione 16 aprile 2021), all’assenza di punti 

A-2436/2021 

Pagina 15 

di collegamento per un obbligo fiscale illimitato in Italia (cfr. consid. 4.6 della 

decisione 16 aprile 2021), al mancato adempimento del criterio della vero-

simiglianza rilevante (cfr. consid. 4.6 e 4.7 della decisione 16 aprile 2021), 

alla data di allestimento delle liste (cfr. consid. 4.4. della decisione 16 aprile 

2021), alla violazione del principio della buona fede (cfr. consid. 6 della 

decisione 16 aprile 2021), etc.  

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta ch’essa è 

sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la por-

tata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal diritto 

di essere sentito (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio), ciò che peraltro 

esso ha fatto. Con ricorso del 18 maggio 2021 e successiva replica del  

7 settembre 2021, il ricorrente ha potuto infatti contestare pienamente in 

questa sede detta decisione, indicando i motivi per cui ritiene la domanda 

di assistenza amministrativa italiana come inammissibile, rispettivamente 

perché i suoi dati non dovrebbero essere trasmessi all’autorità richiedente 

italiana.  

3.4 Per quanto riguarda nello specifico la censura sollevata dal ricorrente 

relativa al fatto che l’autorità inferiore non avrebbe approfondito la prove-

nienza delle liste e la data del loro allestimento – aspetto che a suo dire 

costituirebbe una violazione del suo diritto di essere sentito, un mancato 

accertamento dei fatti e la non-considerazione di prove giuridicamente ri-

levanti – si rinviano le parti a quanto esaustivamente esposto al con-

sidd. 6.3.1 e 6.3.2 del presente giudizio.  

3.5 Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del 

suo diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata 

della decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso 

– va comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.2.4 

del presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuo-

vamente le proprie censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per 

quanto necessario, nel contesto del presente giudizio. Tale aspetto vale 

anche in particolare per quanto concerne le censure sollevate dal ricorrente 

con scritto 18 novembre 2021 (cfr. fatti, sub lett. D.b), ovvero quella in cor-

relazione al fatto che l’autorità inferiore avrebbe – erroneamente – già tra-

smesso i suoi dati alle autorità richiedenti italiane. Il ricorrente ha infatti 

potuto prendere posizione dinanzi a questo Tribunale in merito a tale que-

stione, esponendo le proprie argomentazioni. In tal senso, anche un’even-

tuale violazione del suo diritto di essere sentito – che non è qui necessario 

esaminare nel dettaglio – sarebbe comunque da considerarsi come sanata 

in questa sede. 

A-2436/2021 

Pagina 16 

Visto quanto precede, le sopraesposte censure vanno pertanto respinte. 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 16 aprile 

2021 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda col-

lettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale 

inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, 

per quanto concerne il qui ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si 

tratta essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda, 

sia dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle pun-

tuali censure sollevate dal ricorrente. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi ap-

plicabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudi-

zio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito:  

MC OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo am-

bito (cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un 

Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare 

le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio 

CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa 

in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione 

Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in 

materia di imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; 

cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la 

CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono es-

sere qui considerati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia la 

CDI CH-IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 Cost. 

Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II 

del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le di-

sposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle do-

mande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si 

riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 

o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 feb-

braio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 

5637; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.1;  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

A-2436/2021 

Pagina 17 

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e ri-

guardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze for-

mali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello 

Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali 

dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni se-

condo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il conte-

nuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a for-

nire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sus-

sidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista 

è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupo-

losamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni sufficienti 

a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF  

144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 del  

20 maggio 2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati con-

traenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per applicare 

le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministrazione o 

l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o 

denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivi-

sioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista non sia 

contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero, 

A-2436/2021 

Pagina 18 

la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informa-

zioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 10 mag-

gio 2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la tra-

smissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza 

per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 

144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che 

evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e 

Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere 

soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il 

nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti 

(identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plau-

sibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la fatti-

specie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione 

della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 

142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento 

della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che 

le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.3). 

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

A-2436/2021 

Pagina 19 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing  

expeditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1 con 

rinvii). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing  

expedition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo 

(o entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. 

L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con 

altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-

dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-

mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-

manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-

vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, 

un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identi-

A-2436/2021 

Pagina 20 

ficazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una do-

manda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 4.4 e 4.5 con rinvii; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.3.2). 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di as-

sistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone in-

teressate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-

vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: 

Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, de-

scrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

A-2436/2021 

Pagina 21 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto fi-

scale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 con-

sid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 con-

sid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere 

accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista 

potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, 

i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì 

in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo 

in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire 

anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

A-2436/2021 

Pagina 22 

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a do-

ver menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione fornita 

sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe 

infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poiché pro-

prio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, lo Stato 

richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161 

consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità 

richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono 

manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-

formazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-

nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-

cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

A-2436/2021 

Pagina 23 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-

sid. 4.5; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

A-2436/2021 

Pagina 24 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come re-

sidente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’al-

tro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della re-

sidenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non 

deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza am-

ministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). Al-

lorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza amministra-

tiva è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la questione 

della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 par. 1 

in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati dallo 

Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi con-

tribuenti (cfr. DTF 145 II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza 

del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costella-

zione in cui il Tribunale federale accetta eccezionalmente che la Svizzera 

verifichi il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richie-

dente è il caso in cui la persona interessata è soggetta a un’imposizione 

illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In questa situazione di potenziale 

doppia imposizione, la Svizzera può verificare che il criterio di assoggetta-

mento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente corrisponda a uno dei criteri 

di determinazione del domicilio fiscale contenuti nella CDI in essere tra la 

Svizzera e lo Stato richiedente. Questo problema specifico non si pone 

quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere 

residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenze del TF 2C_290/2023 del 

26 maggio 2023 consid. 1.2.2; 2C_109/2022 del 30 gennaio 2023 con-

sid. 4.5.3; 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-

sid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

A-2436/2021 

Pagina 25 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta 

anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato 

richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con 

quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere 

conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione 

illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato 

richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza 

permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 

consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al 

contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le 

autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon-

do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se 

del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le 

regole di determinazione della residenza fiscale internazionale previste 

dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso 

alla procedura amichevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; sentenze del TAF A-1730/2021 del 

7 marzo 2022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 

con rinvii). 

5.  

Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di 

assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una 

domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto liste di nu-

meri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre-

sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammissi-

bilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo ag-

giuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

5.1  

5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._______, con-

tenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7). Secondo 

le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla base dei 

numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la predetta 

A-2436/2021 

Pagina 26 

banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client Identification 

Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri consentono alla 

banca B._______ di identificare le persone interessate in modo univoco e 

inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il primo requisito 

della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.  

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.a.(4) concernente 707 rapporti finanziari, dove i codici C.I.F. risultano 

riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denominazione di società 

o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo 

« MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribuzione di un codice domicilio 

« 111 » riferito all’Italia. Dal profilo meramente formale le indicazioni fornite 

dall’autorità richiedente italiana nella lista appaiono sufficienti per identifi-

care le persone interessate. 

5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di cor-

rispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente ita-

liana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) 

ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 

31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore 

scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 

(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il pe-

riodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli anni 

2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 

2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione 

dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro 

versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve ri-

tenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni 

fornite dalla domanda sono sufficienti.  

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il pe-

riodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla im-

pedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con-

forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

A-2436/2021 

Pagina 27 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-

che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta 

infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel 

corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-

dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in disa-

mina, ciò è quanto avvenuto. 

5.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si os-

serva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il pe-

riodo fiscale interessato (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), la descri-

zione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, 

sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla 

GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).  

5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale ri-

cognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti neces-

sari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti 

coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini 

degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi commesse 

[…] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della riscos-

sione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 11), così 

come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione è sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato 

indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione 

dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto 

sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente 

applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità 

richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della 

legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-

mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. 

Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, 

di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo 

scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-

zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei 

requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto 

anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

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Pagina 28 

che quanto da esso indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, 

ciò che non è qui il caso.  

5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca B._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è 

neppure contestata dal ricorrente. 

5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(4), risulta ammissibile.  

6.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente. 

6.1  

6.1.1 Innanzitutto, seppur in maniera non esplicita, il ricorrente censura la 

violazione del divieto di « fishing expedition » (cfr. ricorso del 18 maggio 

2021, punti n. 78 e 85). A suo dire infatti, ci dovrebbero essere delle indi-

cazioni chiare e concrete di una violazione degli obblighi fiscali, allora che 

nel caso concreto non vi sarebbe alcun sospetto concreto di violazione di 

tali obblighi da parte del ricorrente. Nel caso concreto, la domanda non 

illustrerebbe nessuna circostanza, né motivo né ragione, in base alle quali 

anche il ricorrente avrebbe violato le normative fiscali italiane. Al contrario, 

egli avrebbe dimostrato mediante la documentazione da lui prodotta  

(cfr. Docc. E-F) come tale ipotesi sarebbe – nel suo caso specifico – 

esclusa. L’AFC riterrebbe inoltre come sufficientemente concreti i sospetti 

di un comportamento in violazione delle normative fiscali italiane per le per-

sone che si cela dietro le liste. Tuttavia si tratterebbe di indizi di natura 

statistica e che non tengono conto della « moltitudine delle persone a cui 

è riferibile la nota lista, ossia del gruppo di queste persone, e svolgono una 

funzione presuntiva in base a considerazioni probabilistiche ». Si tratte-

rebbe di « elementi generali e generici », sulla base dei quali l’autorità 

estera sospetterebbe di aver individuato dei contribuenti italiani che hanno 

eluso le normative fiscali italiane.  

A-2436/2021 

Pagina 29 

6.1.2 In merito a tale censura, lo scrivente Tribunale rileva innanzitutto 

come, per quanto concerne il fatto che non sia il nominativo del qui ricor-

rente a figurare sulla nota lista raccolta dall’autorità estera – bensì quello 

della società F._______ – questo si esprimerà esaustivamente al consid. 

6.4.6.2 del presente giudizio. In merito invece alla censura relativa al fatto 

che il ricorrente avrebbe – a suo dire – dimostrato l’assenza di illeciti tribu-

tari in Italia, si rinviano le parti a quanto verrà indicato al consid. 6.4.4 del 

presente giudizio. 

6.1.3 Successivamente e con riferimento al fatto che la domanda di assi-

stenza amministrativa non illustrerebbe nessuna circostanza, né motivo né 

ragione, in base alle quali anche il ricorrente avrebbe violato le normative 

fiscali italiane, così come a quella relativa al fatto che l’autorità inferiore 

riterrebbe come sufficientemente concreti i sospetti di un comportamento 

in violazione delle normative fiscali italiane per le persone che si celano 

dietro le liste, allora che si tratterebbe di indizi di natura statistica, lo scri-

vente Tribunale rileva quanto segue. 

Il divieto delle « fishing expeditions » corrisponde al principio della propor-

zionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda 

di assistenza amministrativa (cfr. consid 4.3 del presente giudizio). Nel 

caso concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esaminare se la 

domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 adempie 

ai requisiti posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale per la distin-

zione tra una domanda collettiva ammissibile e la « fishing expedition », 

tenuto altresì conto delle puntuali censure del ricorrente esposte poc’anzi. 

Più concretamente si tratta di verificare se la predetta domanda (1) con-

tiene una descrizione dettagliata del gruppo di contribuenti interessato, de-

scrivendo i fatti e le circostanze che hanno portato alla richiesta d’informa-

zioni; (2) spiega la legge fiscale applicabile, indicando perché vi sono motivi 

per ritenere che i contribuenti del gruppo abbiano violato tale legge; (3) 

dimostra che le informazioni richieste possono portare all’adempimento de-

gli obblighi riconducibili ai contribuenti del gruppo (cfr. consid. 4.3.3 del pre-

sente giudizio). 

6.1.4 A tal proposito, il Tribunale constata preliminarmente che la domanda 

descrive i fatti concreti alla sua base e contiene otto liste di numeri di conti 

bancari e/o di polizze assicurative, nonché altri numeri bancari riconducibili 

alla banca B._______ in Svizzera, tramite le quali la GdF identifica il gruppo 

di contribuenti italiani interessato dalla sua richiesta d’informazioni: dei sog-

getti sospettati di aver violato i loro obblighi fiscali di dichiarazione dei red-

A-2436/2021 

Pagina 30 

diti e/o di monitoraggio in Italia previsti dalla D.L. n. 167/90, ovvero sospet-

tati di evasione fiscale. La domanda indica altresì la legge fiscale applica-

bile e il perché le informazioni richieste sono idonee a far si ch’essa venga 

rispettata. 

6.1.5 Per quanto attiene più in particolare alla sussistenza di indizi suffi-

cienti per ritenere che i contribuenti interessati appartenenti al gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, il Tribunale rileva invece quanto segue. 

6.1.5.1 In concreto, la domanda indica che nell’ambito di verifiche e con-

trolli fiscali la GdF ha constatato l’esistenza in Italia di una stabile organiz-

zazione occulta della banca B._______, conclusisi con il versamento 

all’Erario italiano di una somma di circa 101 milioni di euro. Le società ap-

partenenti al E._______ avrebbero agito proattivamente nel mettere a di-

sposizione dei propri clienti veicoli societari o finanziari al fine di agevolare 

la detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 

normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane. Parallela-

mente a tali controlli fiscali, la GdF ha altresì effettuato delle indagini di 

polizia giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale, nel quale ha po-

tuto appurare responsabilità specifiche in capo alla banca B._______  

– principale società del E._______ – per aver omesso di adottare ed effi-

cacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 

la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa. 

Tale procedimento si è concluso con una sentenza di condanna, previa 

richiesta di patteggiamento, per il presupposto di riciclaggio di fondi di pro-

venienza delittuosa, a seguito del quale la banca B._______ ha versato 

8.5 milioni di euro all’Erario italiano.  

È in tale contesto che sono emerse le otto liste relative a 18'126 posizioni 

presso la banca B._______, aperte prevalentemente da soggetti italiani e 

ottenute mediante l’ausilio del « personale dell’Information Technology di 

E._______ », per le quali la GdF ha ritenuto un sospetto di pratiche di eva-

sione fiscale verso l’Erario italiano. Ora, ai sensi della giurisprudenza del 

Tribunale federale, le circostanze secondo cui tali liste sono state rinvenute 

nell’ambito di un procedimento penale nei confronti della banca B._______ 

costituiscono un indizio che i titolari dei conti non hanno rispettato i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2 e 6.2.6; consid. 4.3.3 del 

presente giudizio). 

6.1.5.2 Ciò premesso, se è vero che il comportamento della banca 

B._______ non è automaticamente ascrivibile ai suoi clienti e dunque alle 

persone figuranti sulle liste, vero è anche che non è neppure possibile 

A-2436/2021 

Pagina 31 

escludere automaticamente un loro coinvolgimento perlomeno indiretto 

nella vicenda a livello fiscale. Nello stabilire se il sospetto di evasione fi-

scale espresso dalla GdF sia plausibile o meno, va tenuto conto dell’in-

sieme delle circostanze (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). Ora, te-

nuto conto dei risultati delle verifiche fiscali, secondo cui è stata appurata 

l’esistenza di una stabile organizzazione occulta di B._______ in Italia non-

ché di pratiche di evasione fiscale coinvolgenti gli stessi clienti della banca, 

il sospetto espresso dalla GdF nei loro confronti appare legittimo, soprat-

tutto tenuto conto degli elementi seguenti.  

Dalla domanda emerge che per 3'297 di queste 18'126 posizioni la GdF ha 

potuto identificare compiutamente i contribuenti italiani titolari di polizze e 

rapporti finanziari, contro i quali sono stati avviate delle procedure, conclu-

sosi con il versamento all’Erario italiano di 172'969'761,31 euro a titolo di 

imposte, sanzioni e interessi. Altre 2'441 posizioni sono state escluse dalla 

domanda, sicché le informazioni sono richieste per 9'953 posizioni, per le 

quali la GdF non è riuscita ad individuare in maniera completa e univoca il 

titolare e/o l’avente diritto economico. Nella misura in cui per 3'297 posi-

zioni la GdF ha accertato i suoi sospetti di evasione fiscale nei confronti di 

contribuenti italiani, vi sono sufficienti motivi per ritenere il sospetto 

espresso per le 9'953 posizioni come plausibile, in quanto in linea con la 

recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 146 II 150  

considd. 6.2.5 e 6.2.6). Più concretamente, nel caso di una domanda col-

lettiva francese fondata anch’essa su delle liste rinvenute nell’ambito di un 

procedimento penale, il Tribunale federale ha infatti avuto modo di sancire 

che i primi risultati delle inchieste condotte dall’autorità richiedente fran-

cese nei confronti di un 1/3 dei nominativi appartenenti alla lista A, secondo 

cui è stata appurata la violazione degli obblighi fiscali per circa la metà di 

essi, era sufficiente a fondare il sospetto di violazione degli obblighi fiscali 

per le altre due liste B e C legate alla lista A. 

6.1.5.3 In merito al criterio di assoggettamento fiscale in Italia a fonda-

mento di un obbligo fiscale in Italia, nella domanda la GdF ha precisato che 

« […] i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura 

tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla 

riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si richie-

dono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, il do-

micilio, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese 

“111”; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit, ecc.) […] ». Da quanto pre-

cede, risulta dunque che l’Italia utilizza quale criterio principale di assog-

gettamento fiscale in Italia quello del domicilio italiano. Ora, le liste che 

utilizzano il criterio del codice domicilio quale criterio di assoggettamento 

A-2436/2021 

Pagina 32 

fiscale sono in linea con la recente giurisprudenza dello scrivente Tribunale 

resa nel contesto di una domanda collettiva francese, secondo cui i codici 

domicilio che figurano nelle liste costituiscono criteri sufficienti per ritenere 

le persone che figurano in queste liste come imponibili in uno Stato nel 

periodo in esame (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 5.1).  

Ciò rilevato, nello specifico la domanda qui in esame è fondata sulla li-

sta/sull’elenco sub 3.a.(4) di 700 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), 

dove i codici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche 

con denominazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio 

italiano nel campo « MIS_Dom_Name ». Per questa lista, il criterio di as-

soggettamento fiscale in Italia è dunque rappresentato dal domicilio ita-

liano. In tale contesto, la questione a sapere una lista che non individua le 

persone interessate con il criterio del domicilio, bensì con quello della na-

zionalità sia o meno idonea a fondare tale sospetto può rimanere qui 

aperta.  

6.1.6 Riguardo all’indicazione della legge fiscale, il Tribunale rileva che la 

domanda la indica in maniera sufficiente, così come già sancito in prece-

denza (cfr. consid. 5.1.4 del presente giudizio). Da una sua lettura, risulta 

che le persone interessate sono sospettate di essere venute meno al loro 

obbligo di dichiarazione delle polizze e/o dei conti in Italia. Se è vero che 

la semplice detenzione non è di per sé sufficiente a fondare il sospetto di 

reato fiscale, in presenza di altri elementi, quale un sospetto concretizzato 

ed accertato per una parte di essi – in concreto 3'297 posizioni – si deve 

tuttavia ritenere che lo stesso sussista anche per le 9'953 posizioni. La tra-

smissione delle informazioni è idonea a permettere alla GdF di verificare 

se le persone interessate hanno degli obblighi fiscali nei confronti dell’Italia 

e, in caso affermativo, se gli stessi sono stati rispettati o meno. In tali cir-

costanze, nulla permette di ritenere che, nel richiedere informazioni al fine 

di chiarire la sussistenza di pratiche evasive da parte dei contribuenti ap-

partenenti al gruppo, l’autorità richiedente italiana abbia invero inoltrato 

una domanda volta all’ottenimento di informazioni in maniera generalizzata 

ed indiscriminata. Lo scopo della richiesta d’informazioni è quindi chiaro. 

6.1.7 In definitiva, si deve dunque ritenere come adempiuti i criteri posti 

dalla giurisprudenza del Tribunale federale, sicché la domanda di assisten-

za amministrativa italiana del 10 luglio 2017 non è qualificabile di « fishing 

expedition ». Come visto, la domanda fornisce una descrizione dettagliata 

del gruppo di contribuenti interessato e degli elementi sufficientemente 

concreti per sospettare che le persone che si trovano dietro le liste a cui 

A-2436/2021 

Pagina 33 

viene attribuito un codice domicilio italiano – in casu, la lista sub 3.a.(4) – 

abbiano agito in violazione del diritto fiscale italiano. La domanda indica in 

maniera sufficiente il diritto fiscale italiano applicabile e dimostra che le in-

formazioni richieste sono necessarie per garantire il rispetto degli obblighi 

fiscali dei potenziali contribuenti italiani.  

Di conseguenza, alla luce di quanto detto, la domanda in esame non è 

qualificabile di « fishing expedition ». Le censure sono dunque respinte. 

6.2  

6.2.1 Il ricorrente censura successivamente l’accertamento inesatto e in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti poiché, l’autorità richiedente ita-

liana, non avrebbe fornito informazioni in merito alla data alla quale risali-

rebbero le liste sulla base delle quali essa avrebbe identificato i presunti 

contribuenti italiani (cfr. ricorso del 18 maggio 2021, punti n. 47-59, 71 e 

77-84; cfr. replica del 7 settembre 2021, punto n. 13). L’autorità inferiore, 

nemmeno avrebbe approfondito tale censura. Il ricorrente ritiene infatti che, 

di per sé, la semplice menzione di un soggetto sulle precitate liste sarebbe 

un elemento insufficiente a fondare un serio sospetto di elusione fiscale. 

Ciò a maggior ragione dal momento in cui né l’autorità richiedente né l’au-

torità inferiore avrebbero fornito indicazioni in merito alla data alla quale 

risalirebbero le sopracitate liste. La data costituirebbe infatti un elemento 

decisivo per giudicarne l’attendibilità. Le circostanze delle liste potrebbero 

essere inattuali ed essersi modificatesi nel corso degli anni, diventando 

quindi irrilevanti ai fini fiscali. Non essendo indicata alcuna data, le liste 

potrebbero contenere dati che non concernerebbero il periodo interessato 

dalla domanda italiana, ciò che comporterebbe il difetto di uno dei requisiti 

principali che una domanda di assistenza amministrativa deve soddisfare. 

A mente del ricorrente, anche volendo ammettere che la nota lista assur-

gesse a un sospetto di evasione fiscale in Italia, si tratterebbe di una pre-

sunzione semplice e non assoluta, nel senso che la prova del contrario 

dovrebbe essere ammessa. Ora, egli avrebbe apportato tale prova, dimo-

strando come aveva aderito al programma di scudo fiscale 2009, rima-

nendo – durante il periodo rilevante – beneficiario economico della rela-

zione che però deteneva solo il titolo caduto in default, ovvero invedibile 

(cfr. considd. 6.4.1 e 6.4.2 del presente giudizio). In tal senso, egli avrebbe 

dissipato ogni sospetto presuntivo generato dalla lista raccolta dall’autorità 

estera. Le informazioni richieste non sarebbero quindi pertinenti e non do-

vrebbero venire trasmesse. Sarebbe per di più la banca E._______ stessa 

ad aver precisato che le liste potrebbero contenere i nominativi di individui 

che non rientrano nei criteri definiti dall’Italia per richiedere informazioni 

tramite una domanda di assistenza amministrativa. Il ricorrente conclude 

A-2436/2021 

Pagina 34 

affermando che, negli ultimi anni, in Italia, « si sarebbero susseguiti molte-

plici piani di regolarizzazione fiscale (cd. <scudi fiscali>, <voluntary disclo-

sure>, etc.) » a cui avrebbero aderito numerosi contribuenti italiani – tra cui 

il qui ricorrente – che avrebbero in tal modo sanato la propria posizione con 

il fisco, elementi però che né la GdF né l’autorità inferiore avrebbero con-

siderato. 

6.2.2 In merito a questa censura il Tribunale rileva che per quanto concerne 

l’origine dei dati alla base della domanda di assistenza amministrativa ita-

liana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana ha indicato quanto 

segue. A seguito di una verifica fiscale presso C._______, B._______ e 

D._______, la GdF avrebbe constatato l’esistenza in Italia di una stabile 

organizzazione occulta della banca B._______, volta all’occultamento della 

reale situazione patrimoniale di numerosi contribuenti italiani. Detta verifica 

fiscale si sarebbe conclusa mediante il versamento all’Erario italiano di una 

somma pari a circa 101 milioni di euro. In parallelo, la GdF avrebbe effet-

tuato indagini di polizia giudiziaria delegate alla Procura della Repubblica 

di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso per l’ipotesi di 

riciclaggio quale presupposto per la responsabilità amministrativa delle so-

cietà ed enti ex D.Igs. n. 231 del 2001. Tale procedimento penale, previa 

richiesta di patteggiamento, si sarebbe concluso con una sentenza di con-

danna per il predetto reato, a seguito del quale la banca B._______ 

avrebbe versato la somma complessiva di 8.5 milioni di euro (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 1). Sarebbe in tale contesto, ovvero nell’ambito delle 

citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, che la GdF avrebbe acquisi-

to, anche « […] mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 

di E._______, documenti informatici nella disponibilità dei dipendenti delle 

società sub 1. e relativi a 18'126 posizioni (sostanzialmente distinte tra po-

lizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 

parte italiani […] ». Con l’ausilio delle banche dati in uso all’Amministra-

zione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul 

territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad ag-

gregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, la GdF avrebbe 

infine potuto individuare otto liste di numeri di conto bancario, di polizza 

assicurativa e altri numeri, per i quali ha ritenuto la sussistenza di un so-

spetto di non adempimento degli obblighi fiscali verso l’Erario italiano 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 2; parimenti fatti sub. lett. A.b). 

L’8 novembre 2018, la GdF ha poi ribadito quanto segue, circa l’origine dei 

dati (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, punto 1): 

« […] Therefore, please note that the information requested in our previous 

letter is based on data acquired from the ltalian offices of companies belonging 

A-2436/2021 

Pagina 35 

to the "E._______ ", in the framework of criminal proceedings that, following a 

plea bargaining request, resulted in a judgement of conviction under Legislative 

Decree no. 231 of 2001, pronounced against the mentioned Swiss institute 

concerning the predicate crime of the laundering of proceeds deriving from the 

commission of tax crimes.  

In summary, within the framework of fiscal and judicial police investigations 

conducted by the Guardia di Finanza Economic-Financial Police Unit in Milan 

into companies of the E._______, computerised documentation available to the 

employees of the Swiss Group was obtained, also through the assistance of 

personnel of the E._______ Information Technology, regarding 

18,126 positions (basically divided between insurance policies and other 

financial relations) opened by subjects, predominantly ltalian, for an underlying 

capital of € 18,221,354,346.00 […] ». 

6.2.3 Da quanto precede risulta che i dati alla base della domanda – ovvero 

le otto liste di numeri di conto e/o di polizze assicurative – sono stati vero-

similmente acquisiti dalla GdF nell’ambito delle verifiche fiscali e delle in-

chieste penali effettuate sul territorio italiano nei confronti del Gruppo di 

B._______, rispettivamente della banca B._______. Più concretamente, 

sarebbe stato il « personale dell’Information Technology di E._______ » a 

fornirle i dati informatici contenuti nei computer dei dipendenti del Gruppo 

di B._______ in Italia. Ora, a fronte di quanto detto, il Tribunale constata 

che effettivamente la domanda non fornisce informazioni cronologiche 

circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di conti bancari ottenute 

in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a quando esse rimontino 

precisamente. A lei sola, tale imprecisione non è tuttavia sufficiente a met-

tere in dubbio la veridicità e l’attendibilità delle liste in questione, tantomeno 

delle informazioni fornite dall’autorità richiedente italiana, non essendoci 

agli atti indizi che lascino pensare che quanto da egli indicato non sia cor-

retto. In applicazione del principio della buona fede (cfr. consid. 4.4.1 del 

presente giudizio), lo Stato richiesto, ovvero la Svizzera, non può inoltre, di 

principio, mettere in dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, l’Italia in 

questo caso, a meno che non sussistano seri dubbi circa le informazioni 

fornite nella domanda di assistenza. Il fatto poi, che la banca B._______ 

avrebbe messo in guardia l’autorità inferiore circa l’assenza di un nesso 

con l’Italia per alcune posizioni non è – tenuto conto di quanto sopra – 

un’argomentazione tale da mettere in dubbio le allegazioni dell’autorità ri-

chiedente italiana. A titolo abbondanziale e per una questione di comple-

tezza, questo Tribunale rileva che nel caso di specie il fatto che la sopraci-

tata lista – in casu, la lista sub 3.a.(4) – non menzioni una data precisa di 

allestimento non comporta in alcun modo il rischio di includere nella tra-

smissione di informazioni persone estranee alla fattispecie. Infatti, la cer-

chia di persone interessate dalla richiesta di informazioni è ben circoscritta 

da un altro criterio centrale, ovvero quello del periodo fiscale rilevante 

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Pagina 36 

(23 febbraio 2015 – 31 dicembre 2017): la procedura riguarda infatti unica-

mente quei soggetti figuranti sulla lista – così come eventuali beneficiari 

economici dei conti intestati a tali soggetti – per i quali vi è dunque un chiaro 

sospetto di evasione fiscale e che durante il periodo di riferimento avevano 

una posizione finanziaria attiva presso B._______.  

Nel caso specifico, si deve quind