# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1cb2dd90-2218-5111-b90f-d578e35fcbc8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-09-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.09.2002 34.2000.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2000-24_2002-09-02.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2000.00024+41

   

  fc/cd

  	
  Lugano

  2 settembre 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

 

	
  segretario:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 giugno 2000 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  1.
  __________, 

  ,  

  2. Fondazione
  __________, 

   

  rappr. da: __________, 

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                             1.1.   __________,
nato il __________ 1942, ha svolto attività lucrativa, quale muratore, presso
l'impresa di costruzioni __________ dal 21 maggio 1991 al 31 dicembre 1992 (VII
doc. _). Ai fini dell'attuazione delle previdenza professionale dei suoi
dipendenti, il datore di lavoro era affilliato alla __________, Fondazione
collettiva LPP __________. 

 

                             1.2.   In
data 31 marzo 1992 il dipendente è rimasto vittima di un infortunio sul lavoro:
mentre svolgeva le sue mansioni quale muratore è scivolato picchiando la fronte
e la spalla destra. In seguito è stato sottoposto, il 25 maggio 1993, ad un
intervento chirurgico alla spalla destra a cura del dottor __________ (doc. _ atti
__________).

                                         Per
l'infortunio subito l'Istituto __________, dopo avergli riconosciuto indennità
giornaliere, ha assegnato all'assicurato una rendita di invalidità del 20% dal
1. maggio 1994 ed un'indennità per menomazione dell'integrità del 10% (doc. _).

 

                               1.3.   Il 4 maggio
1994 l'assicurato ha presentato domanda di prestazioni all'Ufficio
assicurazione invalidità (UAI), il quale, con provvedimento cresciuto
incontestato in giudicato del 23 maggio 1995, gli ha attribuito una mezza
rendita con effetto dal 1 maggio 1994 per un grado d'invalidità del 50%, dopo
un anno di carenza (doc. _ atti AI).

                                        Con
decisione del 14 gennaio 1998 l'UAI ha riconosciuto all'assicurato un grado di
invalidità del 75% dal 1. aprile 1997 (cfr. doc. _ atti AI).

 

                             1.4.   La
__________, Compagnia di assicurazioni sulla vita (in seguito: __________) ha
invece respinto la richiesta di prestazioni di invalidità della previdenza
professionale adducendo che:

 

" 
(…)

Dopo attento esame abbiamo potuto constatare che
al momento dell'uscita dalla ditta del signor __________, lo stesso si trovava
in piena capacità lavorativa. Infatti dal certificato medico del signor Dr.
__________ risulta un'incapacità lavorativa dal 01.04.1992 al 23.08.1992 in
misura del 100% e dal 24.08.1992 al 01.11.1993 in misura del 50%. Una nuova
incapacità al 50% è subentrata a partire dal 01.01.1994, data per la quale
l'assicurato non era più alle vostre dipendenze da un anno.

 

Inoltre l'__________ versa un'indennità pari al
20%, per infortunio, a partire dal 01.05.1994, grado d'incapacità e rischio non
coperti dalla LPP. Per quanto riguarda invece il caso di malattia per il quale
percepisce dall'AI una rendita del 50%, lo stesso è subentrato al di fuori del
contratto di lavoro (fine rapporto di lavoro 31.12.1992) e durante un periodo
in cui il signor __________ si trovava in disoccupazione. Non prendiamo quindi
il caso a carico." (scritto del 19 maggio 1995 alla __________, doc. _,
inc. __________)

                                         

                                1.5.   Con
"istanza" 14 giugno 2000 __________, per il tramite del __________,
ha chiesto al TCA di condannare la __________ Assicurazioni al versamento di
una rendita di invalidità della previdenza professionale. A motivazione della
richiesta l'assicurato ha precisato che:

 

" 
(…)

La compagnia assicuratrice __________gestore del
secondo pilastro LPP, sollecitata a farsi carico della rendita AI - prevista
dall'assicurazione LPP -, non tenendo assolutamente conto dello stato di
continuità e di causa diretta tra infortunio e sopravvenuta invalidità, rifiuta
le prestazioni. (DOC. _)." (Doc. _)

 

                               1.6.   Con scritto
5 luglio 2000 la __________, "su mandato della fondazione __________
", ha esposto quanto segue al TCA:

 

" 
con riferimento alla risposta di causa
richiesta dal vostro Lodevole Tribunale, concernente l'Istanza emessa
__________ (patronato __________) contro la __________ Assicurazioni, cosa che
normalmente dovrebbe essere effettuata conto la "Fondazione __________
", chiediamo un termine per la risposta di ulteriori 20 giorni."
(Doc. _)

                                      

                                1.7.   Con
risposta di causa del 28 luglio 2000, pervenuta al TCA in data 2 agosto 2000,
la __________ ha chiesto, in via preliminare, di dichiarare irricevibile la
petizione per carenza di legittimazione passiva e, nel merito, di respingere la
domanda attorea adducendo sostanzialmente che il richiedente non era più
assicurato presso la Fondazione __________ nel momento in cui è insorta
l'incapacità lavorativa che ha dato origine all'invalidità (VII).

                                         Le
motivazioni e allegazioni addotte verranno ulteriormente esposte in occasione
dell'esame del merito della vertenza, in quanto rilevanti per il suo esito.

 

                               1.8.   Con replica
16 agosto 2000 l'attore, sempre tramite il suo rappresentante, ha presentato
alcune osservazioni (XI).

 

                               1.9.   Pendente
causa il TCA ha chiesto alla __________ alcuni chiarimenti e la trasmissione di
diversa documentazione (IX), richiesta alla quale la __________ ha dato seguito
il 28 agosto 2000 (XIII).

 

                             1.10.   In data 3
ottobre 2000 il patronato __________, in rappresentanza dell'assicurato, ha
comunicato al TCA che l'azione presentata contro la __________ vale anche quale
petizione nei confronti della Fondazione __________ (XVI).

 

                             1.11.   Con
"Complemento alla risposta di causa" del 27 ottobre 2000 la
Fondazione __________ ha dichiarato quanto segue:

 

" 
(…)

La __________ Fondazione collettiva LPP della
__________, ha preso conoscenza dello scritto dell'__________ giunto in
tribunale in data 16 agosto 2000 e si stupisce che lo stesso imputi lo scarso
livello culturale del signor __________ al fatto che non abbia fatto
nessuna domanda alla Fondazione __________ per poter percepire una rendita di
invalidità dal contratto LPP della ditta per cui lavorava.

 

Gli altri commenti del signor __________,
formulati dal suo rappresentante, l'__________, nella sua risposta del 16
agosto 2000, sono sprovvisti di tutta pertinenza: Il signor __________ ha
lasciato la ditta __________ al 31 dicembre 1992. A tale data si trovava in
piena capacità lavorativa. L'incapacità di lavoro degenerativa risale al
gennaio 1994. Quando all'I__________ accorda una rendita del 20% e questo dal 1
maggio 1994.

 

Il nuovo documento prodotto dal signor
__________, la lettera del 

dr. Med. __________ del 13 dicembre 1994, non
apporta nessuna nuova informazione; non dimostra, come vuole farlo credere il
signor __________, che lo stesso si trovava già incapacità lavorativa dal 1993;
anche se fosse il caso tale eventualità non toccherebbe in nessun caso la
nostra fondazione di previdenza che non è tenuta ad alcuna prestazione per
un'incapacità di lavoro sopraggiunta dopo la fine del rapporto di previdenza,
in casu il 31 dicembre 1992.

 

__________ sottolinea una volta di più che il
tasso d'invalidità deciso dall'__________ non è determinante per la previdenza
professionale, che si basa sulla decisione AI, e per la quale una rendita del
20% non è in nessun caso determinante.

 

Anche __________ chiede rispettosamente al
Tribunale di riferirsi al suo scritto del 28 luglio 2000, in particolare alle
parti IN FATTO ED IN DIRITTO (DAL MOMENTO IN CUI E' SOPRAGGIUNTA L'INCAPACITA'
LAVORATIVA ALL'ORIGINE DELL'INVALIDITA', e: DAL TASSO D'INVALIDITA'
RICONOSCIUTO DALL'__________)."

(Doc. _, inc. __________)

 

                             1.12.   In corso di
causa il TCA ha acquisito agli atti gli incarti AI, __________ e LADI ed
esperito alcuni accertamenti, segnatamente chiedendo precisazioni al dott.
__________, il quale vi ha dato seguito il 17 ottobre 2001 (XXV). 
Pronunciandosi in proposito, in data 14 gennaio 2002 la __________, in
rappresentanza della Fondazione __________, ha fatto pervenire le sue
osservazioni corredate da un rapporto medico del dott. __________ (XXXIV). Dal
canto suo, l'attore, tramite il suo patrocinatore, si è riconfermato nelle sue
posizioni (XXXVIII).

 

                             1.13.    Il TCA ha in
seguito comunicato alle parti di aver assunto agli atti gli incarti AI, __________
e LADI, dando loro la possibilità di visionarli e di esprimersi (XLIX, L) e ha
compiuto ulteriori atti istruttori. Le relative risultanze sono state
notificate alle parti (XLIX, L), le quali, con scritti del 27 febbraio, 25
aprile e 25 giugno 2002 della __________ (XLIV, LVII, LXVI) e 5 aprile e 6
giugno 2002 del Patronato __________ (LII, LXII) hanno mantenuto le rispettive
posizioni e conclusioni.

 

                                         in
diritto

 

                                2.1.                                           Oggetto
del contendere è l’assegnazione a __________ di una rendita d'invalidità da
parte della __________, Fondazione coll. LPP __________ rispettivamente della
__________ Assicurazioni.

 

                                         In
proposito va preliminarmente rilevato che, contrariamente a quanto sostenuto
dalla __________, l'attore non ha chiesto la sostituzione di una parte (la
__________ assicurazioni), tramite l'altra (la Fondazione __________), bensì
che la petizione dev'essere considerata presentata anche contro la Fondazione
__________.

 

                                         Nel
merito controversa è la questione di sapere se, nel momento in cui è sorta
l'incapacità al lavoro che ha condotto all'invalidità, l'attore era assicurato
presso la Fondazione convenuta.

 

                               2.2.   La petizione
è stata, come detto, presentata anche nei confronti dell'istituto assicurativo
che riassicura il fondo di previdenza a cui era affilliato il datore di lavoro
dell'attore.

                                         

                                         Giusta
l'art. 73 cpv. 1 LPP prima frase le controversie tra isti­tuti di previdenza,
datori di lavoro e aventi diritto sono decise da un Tribunale di ultima istanza
cantona­le. 

                                         Competente
nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza
unica (cfr. art. 8 della Legge cantonale di applicazione alla LPP del 4 ottobre
1999; LALPP).

 

                                         L'art. 73
LPP si applica, da un lato, agli istituti di previdenza registrati di diritto
privato o di diritto pubblico, sia per quel che concerne le prestazioni minime
obbligatorie che per quel che attiene alle prestazioni più estese di quelle
minime (art. 49 cpv. 2  LPP) e, d'altro lato, alle fondazioni di previdenza a
favore del personale non registrate, nel campo delle prestazioni che eccedono
il minimo obbligatorio (art. 89bis cpv. 6 CCS; DTF 119 V 443; RDAT I-1994 pag.
195; SZS 1994 pag. 65; RDAT I-1993 pag. 233, DTF 116 V 220 consid. 1a, DTF 115
V 247 consid. 1a, DTF 114 V 104 consid. 1a, DTF 113 V 200 consid. 1a, DTF 112 V
358 consid. 1a = RCC 1987 pag. 179, RCC 1988 pag. 48 = SZS 1988 pag. 47; Viret,
"La jurisprudence du TFA en matière de prévoyance professionnelle:
Questions de procédure" in RSA 1989 pag. 84; Schwarzenbach-Hanhart,
"Die Rechtspflege nach BVG" in SZS 1983 pag. 174).

                                         

                                         L'istituto
assicurativo non è indicato quale possibile parte dal citato articolo. In due
sentenze pubblicate in SZS 1998 p. 122 e DTF 122 V 320, 326 consid. 3c, il TFA
ha precisato che un istituto assicurativo così come una fondazione bancaria,
non sono istituti di previdenza ai sensi dell’art. 48 LPP.

                                         Secondo
il capoverso 2 di questa disposizione infatti

 

"  gli
istituti di previdenza registrati devono assumere la forma di una fondazione o
di una società cooperativa o essere istituzioni di diritto pubblico.”

 

                                         In tale
occasione il TFA ha pure precisato che l’Istituto assicurativo non é neppure
una fondazione di previdenza in favore del personale non registrata ai sensi
dell’art. 89bis cpv. 6 LPP, concludendo che l’art. 73 LPP non torna applicabile
(SZS 1998 p. 125 consid. 3f). Il TFA ha pertanto dichiarato irricevibile una
petizione relativa ad una polizza di libero passaggio presentata da un avente
diritto nei confronti di un istituto assicurativo.

                                         In DTF
122 V 327 consid. 3d, il TFA ha inoltre evidenziato che in questo ambito
l’entrata in vigore della LFLP non ha apportato alcuna modifica (cfr. anche
STCA del 30 settembre in re S.S non pubbl.).

 

                                         In simili
condizioni la petizione presentata nei confronti della __________ Assicurazioni
dev'essere dichiarata irricevibile, (STCA non pubblicata del 29 febbraio 2000
in re B., 34.1999.4).

                                                                                 

                                         A.
Legittimazione passiva

                                      

                               2.3.   La
__________ Assicurazioni ha altresì sollevato l'eccezione materiale di carenza
di leggittimazione passiva, poiché funge unicamente da assicuratrice della
debitrice delle prestazioni di previdenza, nel caso in esame della __________,
Fondazione coll. LPP della __________. A ragione. 

 

                                         Al
proposito, si rileva che la legittimazione (attiva o passiva) si distingue
dalla capacità di essere parte. Nel primo caso, infatti, le parti possono
essere tali e nel processo lo sono veramente, tuttavia non sono la parte
giusta. La legittimazione non è pertanto una condizione dell’ammissibilità
processuale dell’azione (cosiddetto presupposto processuale), ma è la
motivazione sostanziale di un diritto che si afferma. In caso di carenza di
legittimazione (attiva o passiva) è pertanto necessario un giudizio di merito,
non è sufficiente un giudizio in ordine. È infatti legittimato attivamente o
passivamente il soggetto del diritto sostanziale che vien fatto valere.
L’attore ha la legittimazione attiva, quando egli, e non un altro, è titolare
della pretesa che fa valere; il convenuto possiede la legittimazione passiva
quando è contro il suo presunto diritto che l’azione è stata inoltrata e meglio
è il titolare dell’obbligo che gli si contesta (cfr. F. Ottaviani, Le parti nel
processo civile ticinese, Zurigo 1989, p. 17/18, e dottrina ivi citata).

 

                                         Dalle
disposizioni della LPP emerge in particolare che l’Istituto assicurativo si
occupa dell'assunzione della copertura dei rischi assicurati nei confronti
dell’istituto di previdenza (art. 67; 68 LPP) sulla base di un contratto di
assicurazione collettiva concluso con la fondazione (cfr. in casu l'art. 1 del
Contratto-quadro d'assicurazione collettiva, doc._; cfr. Riemer, Das Recht der
beruflichen Vorsorge, Berna 1985, p. 105; Helbling, Personal vorsorge und BVG,
Berna, Stoccarda, Vienna 1995, p. 78,79). 

                                         Di
regola, quindi, tra lavoratore e società di assicurazione non vi è alcun
rapporto giuridico diretto (DTF 115 V 98; 101 Ib 238). Secondo il TFA infatti i
rapporti tra fondazione e assicurato da un lato e fondazione e assicurazione
dall’altro devono essere distinti (SZS 1982 p. 76 consid. 3a). Non vi è
pertanto né obbligo contributivo da parte dell’assicurato né pretesa di
versamento di prestazioni del beneficiario nei confronti dell’istituto di
assicurazione (SZS 1982 p. 76 consid. 3a; Helbling, op. cit., p. 80), eccezion
fatta per alcuni casi di prestazione di libero passaggio (art. 2 cpv. 2 lett. a
dell’Ordinanza sul mantenimento del libero passaggio), di conclusione di un
contratto di assicurazione malattia e infortuni (art. 87 LCA; DTF 112 II 249).

                                         Un
rapporto tra assicurazione e assicurato può inoltre sorgere tramite cessione,
da parte della fondazione, della pretesa nei confronti della società di
assicurazione nel caso in cui si realizzi un evento assicurato (art. 73 LCA);
la fondazione infine può indicare l’assicurato quale beneficiario nel caso in
cui si verifichi un evento previdenziale (art. 76 LCA; Riemer, op. cit., p.
106). A 

 

                                         tal
proposito va tuttavia evidenziato che il rapporto diretto continua a vigere tra
istituto assicurativo e fondazione (Riemer, op. cit., p. 106).

 

                                         Quanto
sopra esposto vale inoltre anche nell’ambito della previdenza preobbligatoria e
sovraobbligatoria (Riemer, op. cit. pp. 101-103; DTF 115 V 99; S. Beros, op.
cit. p.43; J. Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz,
Berna 1989, 124). 

                                      

                                         Di
regola, quindi, l’assicurato non può far valere i suoi diritti previdenziali
nei confronti dell’assicuratore, bensì deve chiamare in causa la debitrice
della prestazione e meglio il fondo di previdenza (art. 23-24 LPP in caso di
rendita di invalidità), come precisato dalla __________ pendente causa.

 

                                         In
concreto quindi, la petizione contro la __________, anche se fosse stata
ricevibile (cfr. consid. 2.2), avrebbe comunque in ogni caso dovuto essere
respinta nel merito per carenza della legittimazione passiva. Debitrice della
prestazione di invalidità litigiosa è infatti la Fondazione __________.

 

                                      

                                         B.
Diritto alla rendita d'invalidità                     

                                      

                               2.4.   Tema del
contendere è, come detto, l'assegnazione all'attore di una rendita d'invalidità
della previdenza professionale.

                                         La
Fondazione __________ respinge la pretesa, sostenendo che al momento in cui è
insorta l’incapacità lavorativa che ha condotto all’invalidità, l’attore non
era più affiliato presso di lei, il rapporto di lavoro con la __________
essendo stato sciolto con effetto al 31 dicembre 1992.

 

Preliminarmente
va determinato il momento in cui è cessata la copertura assicurativa di
__________ presso la convenuta. Secondo l'art. 10 cpv. 2 LPP l'obbligo
assicurativo finisce, tra l'altro, quando è sciolto il rapporto di lavoro (in
proposito cfr. SZS 1995 pag. 464). 

                                         Questo
disposto si applica sia nell’ambito della previdenza minima che di quella più
estesa (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2aa p. 109; DTF 120 V 20 consid. 2a.; DTF 118
V 39 consid. 2; DTF 115 V 33 consid. 5; SPV 6/1994 p. 265).                     

                                         In
concreto, dagli atti emerge che il contratto di lavoro è stato sciolto mediante
disdetta della datrice di lavoro con effetto dal 31 

 

                                         dicembre
1992 (doc. _ atti AI) e che in seguito l'interessato non ha concluso alcun
nuovo rapporto di lavoro. In virtù della citata norma il rapporto assicurativo
si è quindi di principio concluso alla medesima data. La datrice di lavoro ha
infatti annunciato l'uscita dal fondo di previdenza con effetto dalla stessa
data (doc. _).

                                         Tuttavia,
giusta il capoverso 3 dell’art. 10 LPP nella sua versione in vigore fino al 31
dicembre 1994 - determinante in casu - (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2bb p. 110)

 

" 
per i rischi morte e invalidità il salariato
resta assicurato presso il suo

istituto di previdenza per 30 giorni dopo lo
scioglimento del rapporto di lavoro.”

 

                                         L'attore
va pertanto considerato assicurato fino al 30 gennaio 1993 sia per quel che
riguarda la previdenza obbligatoria che per quanto attiene alla previdenza più
estesa, considerato come l'art. 31 cpv. 1 del Regolamento della convenuta (doc.
_) preveda un'analoga disposizione, vale a dire il prolungamento della
copertura assicurativa per 30 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro
per le prestazioni in caso di decesso e di invalidità assicurate secondo il
regolamento medesimo (cfr. anche l'art. 331a cpv. 2 CO nel suo tenore in vigore
dal 

                                         1.
gennaio 1995).

 

                                         Si tratta
dunque di stabilire se l'incapacità lavorativa la cui causa ha portato all'invalidità
è insorta precedentemente al 30 gennaio 1993, fatto questo che, assolti anche
gli ulteriori presupposti per la prestazione, comporterebbe l'obbligo per la
fondazione convenuta di erogare una rendita d'invalidità.   

 

                               2.5.   L’art. 23
LPP, che è una disposizione minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle
prestazioni d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per
almeno il 50% ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di
lavoro la cui causa ha portato all’invalidità. Non è per contro necessario che
l’interessato sia assicurato al momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998
LPP no. 19; SZS 1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1995 BVG Nr. 43 p. 128 consid. 2a;
DTF 120 V 116 consid. 2b; M. Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG,
SZS 1995, p. 403; DTF 118 V 898, 35; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea 1994, p. 209). 

                                         L'evento
assicurato ai sensi dell'art. 23 LPP è infatti la sopravvenienza di
un'incapacità lavorativa o una diminuzione di rendimento di una certa
importanza (ossia, secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. VSI 1998
pag. 126; STFA non pubblicate del 16 febbraio 2001 in re V., B 100/00 e del 2
agosto 2000 in re B., B 78/99) non la nascita dell'invalidità vera e propria (DTF
123 V 264 consid. 1b; SZS 1994 p. 469 consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio
1994 in re . 3 consid. 2). 

                                         Il
richiedente dev'essere quindi assicurato al momento dell'insorgenza
dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non necessariamente
quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della stessa  (SZS 2002
pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 in re S.P;
SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994
in re R consid. 2).

                                         Questa
soluzione è stata introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative,
nel caso in cui il datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla
decorrenza dell’anno di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita
AI e quindi della rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263
consid. 1a; DTF 120 V 116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 in re S.P, citata
anche in bollettino UFAS no. 36).

 

                                         Di
conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al
momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le
prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa
il rapporto assicurativo era già stato sciolto (cfr. SVR 1998 LPP no. 14; SVR
1994 p. 38; DTF 118 V 98). 

                                         I
medesimi principi valgono in materia di previdenza più estesa, in assenza di
disposizioni statutarie divergenti (SVR 1994 p. 38 consid. 2b, DTF 117 V 332
consid. 3).                                                               

                                      

                                          Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità
lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'Istituto di previdenza è
tenuto a versare prestazioni di invalidità anche se l'invalidità si modifica,
per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto previdenziale (STFA del 6 marzo
1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; DTF 118 V 45 consid. 5; cfr. Moser,
Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49; STFA non pubbl.
del 20 luglio 1994 in re R, p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl. del 15 marzo 2000
in re N., 34.1999.17).

 

                                         Va
altresì ulteriormente ricordato che in una sentenza emessa nel Canton Ginevra è
stato precisato che l'art. 23 LPP non presuppone che l'interessato fosse
assicurato all'inizio del decorrere del termine di carenza di cui all'art. 29
cpv. 1 LAI; è sufficiente invece che egli fosse affiliato all'istituto di
previdenza al momento in cui è insorta l'incapacità lavorativa che ha condotto
all'invalidità (cfr. SVR 1997 BVG N° 80).

 

                               2.6.   D'altra
parte, secondo la giurisprudenza l’art. 23 LPP persegue anche lo scopo di
delimitare la responsabilità tra più istituti di previdenza. La questione si
pone ad esempio nel caso in cui il lavoratore, già colpito nella sua salute in
una misura atta a influenzare la sua capacita di lavoro, entra al servizio di
un nuovo datore di lavoro e viene in seguito posto al beneficio di una rendita
di invalidità. In tale ipotesi, a determinate condizioni, le prestazioni vanno 
versate dal precedente istituto di previdenza e non dall'attuale (cfr. DTF 123
V 264 consid. 1c; DTF 120 V 117 consid. 2c e 120 secondo cui "l'art. 23
LPP vise quant à lui à prolonger la responsabilité de l'institution de
prévoyance au-delà de l'affiliation, lors de la survenance de l'éventualité
assurée"; cfr. anche SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; STFA non pubblicata del
6 giugno 2001 in re B., B 64/99).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, affinché un precedente istituto di previdenza sia
tenuto a versare la prestazione d’invalidità, l’incapacità di lavoro deve
essersi manifestata in un’epoca in cui l’assicurato era affiliato presso
quell’istituto e deve inoltre sussistere fra detta incapacità e l’invalidità
uno stretto nesso materiale e temporale. 

                                         Vi è connessione
materiale se il danno alla salute all’origine dell’invalidità è
essenzialmente lo stesso che si è già manifestato durante l’affiliazione al
precedente istituto di previdenza e che ha causato l'inabilità lavorativa. 

                                         La connessione
temporale presuppone che l'assicurato, dopo l'insorgenza dell'inabilità
lavorativa, non sia ridivenuto abile al lavoro per lungo tempo. Tale
connessione è interrotta se, durante un certo periodo, l'assicurato è
nuovamente abile al lavoro, ritenuto comunque che un breve periodo di
remissione non basta per interrompere il rapporto di connessione temporale
(cfr. SZS 2002 pag. 156; DTF 123 V 264 consid. 1c e DTF 120 V 117 consid. 2c;
già citata STFA non pubblicata del 6 giugno 2001). In effetti secondo il TFA:

 

"  l’ancienne institution de prévoyance ne saurait, en effet, répondre
de rechutes lointaines ou de nouvelles manifestations de la maladie plusieurs
années après que l’assuré a recouvré sa capacité de travail." (DTF 120 V 117 consid. 2c)

 

                                         In tal
caso il vecchio istituto di previdenza è liberato da qualsiasi obbligo (DTF 120
V 117; M. Moser, Die zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993, p.
210). 

                                                                                                                         

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nel caso di interruzione dell’incapacità di lavoro, non
si può procedere ad un’applicazione schematica, analogamente a quanto previsto
agli art. 29ter e 88a cpv. 1 OAI (DTF 123 V 264 e 120 V 118 consid. 2c/bb),
mitigando il tenore di una precedente sentenza, in cui aveva stabilito che il
nuovo istituto di previdenza è obbligato a versare la rendita solo se
l’assicurato ha lavorato per tre mesi interi, dopodiché si è ripresentata un’incapacità
di lavoro (cfr. sentenza del TFA non pubbl. del 30 novembre 1993 B 38/92 in
Plädoyer 4/94 p. 66/67). 

                                         Per
risolvere tale questione si dovrà quindi tener conto delle circostanze del caso
concreto, e meglio della natura della malattia, del pronostico del medico e dei
motivi che hanno indotto l'assicurato a riprendere il lavoro, esaminando se del
caso se l’interessato, durante il periodo in cui ha ripreso l'attività
lavorativa, abbia effettuato una prestazione piena così come se il miglioramento
della capacità lavorativa appaia duraturo (SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; SVR
2001 BVG no. 18 pag. 69segg.; DTF 123 V 264 consid. 1c e 267 consid. 2c; cfr.
anche DTF 120 V 117 consid. 2c/aa).

 

                                         A titolo
abbondanziale va rilevato che, relativamente al presupposto della connessione
temporale, parte della dottrina ritiene che la durata dell’esercizio
dell’attività lavorativa, il cui motivo può essere terapeutico, non ha
rilevanza determinante né prevalente nell’ambito della valutazione delle
circostanze del caso concreto, bensì configura unicamente un indizio. Di 
conseguenza il fattore tempo deve passare in secondo piano, rispetto ad altri
aspetti della fattispecie, se si può ritenere che, in un ambiente normale, cioè
non protetto né particolarmente comprensivo, il reinserimento sarebbe fallito
(M. Moser, eine Gesetzesnorm sorgt zur Verunsicherung: weitere Fragen zu art.
23 BVG; SZS 1997 (Sonderheft) p. 120ss., in particolare p.124).

                                         A mente
del TCA non esistono comunque sufficienti argomenti per scostarsi dalla
giurisprudenza federale, molto recente ed estremamente chiara (STCA non
pubblicata del 12 marzo 1997 in re N., __________).

 

                                         Si
osservi infine che il requisito del nesso di causalità materiale e temporale
quale criterio per l'obbligo prestativo di un istituto di previdenza non è
applicabile solo quando si tratti di delimitare la responsabilità tra due
istituti di previdenza. Tale criterio vale in ogni caso, vale a dire anche
quando si tratta di decidere se un istituto di previdenza a cui un lavoratore
era affilliato al momento dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa debba
rispondere per il rischio d'invalidità sorto dopo la fine del rapporto di
previdenza in un momento in cui l'interessato ancora non aveva reperito un
nuovo lavoro e, quindi, ancora non era assicurato presso alcun istituto di
previdenza (SVR 2001 no. 18 pag. 69segg.; STFA non pubblicate del 15 novembre
2001 in re N., B 34/01, del 10 ottobre 2001 in re C., B 72/99 e del 6 giugno
2001 in re B., B 64/99).

 

                               2.7.   L’art. 26
LPP stabilisce inoltre che, per la nascita del diritto alle prestazioni
d’invalidità, sono applicabili per analogia le pertinenti disposizioni della
legge federale sull’assicurazione invalidità (art. 29 LAI). L'istituto di
previdenza può inoltre stabilire nelle sue disposizioni regolamentari, che il
diritto alle prestazioni sia differito, fintanto che l'assicurato riscuote il
salario pieno (SZS 1995 p. 464 consid. 3b).

 

                                         Per
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita nasce tra l'altro il più
presto nel momento in cui l'assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro almeno il 40% in media.

 

                               2.8.   L’art. 4 LAI
prevede che l’invalidità è l’incapacità al guadagno, presunta permanente o di
rilevante durata cagionata da un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Con incapacità di
guadagno si intende quell’incapacità di eseguire un’attività che si può esigere
dall’interessato in un mercato del lavoro equilibrato e quindi non solo quella
di effettuare il proprio lavoro (DTF 117 V 335 consid. 5c, DTF 109 V 28; SZS
1995 pag. 476, Maurer, op. cit., p. 140/141).

                                         In ambito
AI va pertanto valutato se l’assicurato dispone ancora di capacità di guadagno
nella sua professione e parimenti se vi è possibilità di guadagno in altre
professioni ammissibili in un mercato del lavoro equilibrato (DTF 109 V 28; DTF
111 V 21; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, 1989 p.
488). Le attività considerate non si limitano quindi a quelle che coincidono
con l’ultima attività svolta o ad attività affini, ma anche ad attività
diverse.

                                         Per la
stretta relazione esistente tra la rendita d’invalidità dell’AI e quella del
secondo pilastro emerge che, il concetto d’invalidità nell’ambito della previdenza
obbligatoria e quello dell'assicurazione invalidità, è di principio il medesimo
(DTF 115 V 210; RDAT I 1995 consid. 2.2 p. 229). 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, nell'ambito della previdenza obbligatoria, gli istituti di
previdenza sono vincolati da quanto pronunciato dall’assicurazione invalidità
non solo per quel che riguarda il grado di invalidità (SZS 1996 p. 48 consid.
2b e 2d; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215
consid. 4c), ma ugualmente per quanto concerne la nascita del diritto alla
rendita e, di conseguenza, parimenti per la determinazione del momento a
partire dal quale la capacità al lavoro dell'assicurato si è deteriorata in
maniera sensibile e duratura (DTF 123 V 271 consid. 2a e riferimenti; DTF 120 V
108 consid. 3c; SZS 2002 pag. 155; SZS 1997 pag. 68; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57
consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 p. 42 consid. 3c; DTF 118 V 39 consid. 2b/aa).
In tal caso il concetto di invalidità è infatti il medesimo (H. U. Stauffer,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1996, p.
24). Accertamenti  separati del grado di invalidità potrebbero condurre a
risultati differenti in contraddizione con lo scopo della legge (DTF 115 V 218
consid. 4; DTF 115 V 210 consid. 2b; DTF 118 V 39 consid. 2b).

                                         L’istituto
di previdenza non è tuttavia vincolato in maniera assoluta alle conclusioni
dell’AI.

                                         L'Alta
Corte ha in effetti di recente precisato che il vincolo alla pronuncia dell'AI
può estendersi solo a quegli accertamenti e a quelle valutazioni degli organi
dell'AI che nella procedura AI sono decisivi per la fissazione del diritto ad
una rendita d'invalidità (STFA non pubblicate del 26 gennaio 2001 in re H., B
79/99 e 4/00 e del 14 agosto 2000 in re M., B 50/99).

                                         Inoltre,
a titolo generale, l'istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito insostenibili
(SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a, DTF 115 V 208 consid. 2c, 212; 215
consid. 4c; SZS 1996 p. 47; DTF 115 V 218 consid. 4; STFA del 30 novembre 1993;
B 38/92, in Plädoyer 1994 p. 66; DTF 109 V 24; Meyer/Blaser, op. cit., p. 21;
cfr. anche DTF 126 V 308 dove dove si sottolinea che per la valutazione del
quesito a sapere se la valutazione dell'AI è manifestamente errata e per questo
non vincolante per l'istituto di previdenza sono primariamente determinanti gli
atti esistenti al momento in cui la decisione è stata presa).                                             

                                         

                                         In virtù
dell’art. 6 LPP, inoltre, le fondazioni di previdenza, oltre alla possibilità
di introdurre la previdenza più estesa (art. 49 cpv. 2 LPP; cfr. SZS 1995 p.
465/466 consid. 4b)aa), sono libere di estendere il concetto di invalidità a
favore dell’assicurato oppure di concedere prestazioni anche quando il grado
d’invalidità è inferiore al 50%. Ciò non significa tuttavia che i fondi di
previdenza dispongono di un margine di apprezzamento illimitato (SZS 1995 p.
466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno espresso riferimento al
concetto di invalidità previsto dall’AI, sono vincolati dalla valutazione
dell’invalidità fatta dall'assicurazione invalidità, a meno che la stessa
appaia di primo acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48
consid. 2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid.
3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).

                                         

                                         Se il
concetto di invalidità è più esteso, il fondo di previdenza non è per contro
vincolato alle conclusioni dell’AI. In tal caso la fondazione può statuire
liberamente tenuto conto di regole proprie. In simili condizioni potrà
senz'altro fondarsi su elementi raccolti dall'UAI, ma non sarà vincolata da una
valutazione che si fonda su altri criteri (SZS 1997 p. 71; SZS 1996 p. 56; DTF
118 V 73 consid. 1; DTF 117 V 335 consid. 5c; DTF 115 V 220-221;).

                                         Secondo
la giurisprudenza la facoltà riservata agli istituti di previdenza in virtù
dell'art. 6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato.
Se essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di
valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti
delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria
professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali (DTF 113
II 347 consid. 1a). In altri termini se dispongono di piena libertà nella
scelta della nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e
riconosciuto in ambito assicurativo (STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993
consid. 3).

 

                               2.9.   Nel caso in
esame il diritto alla rendita di invalidità della previdenza professionale è
previsto all'art. 16 del regolamento della fondazione __________ (doc. _),
secondo cui, 

 

"(1)       L'assicurato
che diventa incapace al guadagno ha diritto ad una rendita d'invalidità fino a
quando perdura l'incapacità al guadagno, ma al più tardi fino all'età del
pensionamento.

Quando l'assicurato raggiunge l'età
del pensionamento, la rendita d'invalidità è sostituita dalla rendita di
vecchiaia.

 

(2)      Il
versamento della rendita d'invalidità inizia non appena la durata effettiva
dell'incapacità al guadagno ha superato il periodo di carenza di 24 mesi. In
generale, il periodo di attesa ricomincia a decorrere per ogni nuova incapacità
al guadagno. In caso di una nuova incapacità al guadagno avente la medesima
origine (ricaduta) nel periodo di un anno, i giorni della precedente incapacità
al guadagno sono presi in conto nel periodo di attesa; in questi casi gli
adattamenti eventuali delle prestazioni intervenute nel frattempo sono
annullate. Il datore di lavoro deve, fino all'inizio del versamento della
rendita d'invalidità, sia versare il salario, sia assicurare un'indennità
giornaliera almeno uguale all'80 % del salario. Se esiste un'assicurazione
d'indennità giornaliera malattia con copertura integrale e che la durata del
pagamento della prestazione corrisponde al periodo di attesa della rendita
d'invalidità, la rendita d'invalidità assicurata in caso di malattia è
accordata dal giorno in cui si estingue il diritto all'indennità giornaliera
malattia, al più tardi fino alla scadenza del periodo di attesa.

 

(3)      Esiste
incapacità al guadagno quando un medico attesta che l'assicurato è incapace,
totalmente o parzialmente, ad esercitare la sua attività od ogni altra
compatibile con la sua posizione sociale, le sue nozioni e le sue attitudini, o
quando è invalido ai sensi dell'assicurazione federale invalidità (AI).

 

(4)      Se
l'assicurato è affetto da un'incapacità al guadagno parziale, la rendita
d'invalidità versata è proporzionale ai grado di detta incapacità, un grado del
66 e 2/3 % e più dà diritto alla prestazione totale; mentre un grado inferiore
al 25 % non dà diritto a prestazioni. Il grado d'incapacità al guadagno
corrisponde al minimo al grado d'invalidità fissato dall'Al. Una revisione
periodica del grado d'invalidità rimane riservata.

 

(5)      La
rendita annua d'invalidità è calcolata secondo il tasso di conversione della
rendita di vecchiaia (art. 11, cpv. 2).

 

           L'avere di vecchiaia determinante comprende anche:

 

           a)  l'avere
di vecchiaia acquisito dall'assicurato al sorgere del diritto alla rendita
d'invalidità;

 

           b)  la
somma dei bonifici di vecchiaia futuri, senza interessi, per gli anni mancanti
fino all'età del pensionamento.

 

I bonifici di vecchiaia futuri sono
calcolati sulla base dell'ultimo salario coordinato considerato per il calcolo
dei bonifici di vecchiaia." (Doc. _)

 

                                         Dal
tenore della citata disposizione emerge che Il concetto di invalidità di cui
all'art. 16 (in particolare cpv. 3) è più ampio rispetto a quello previsto
dalla LPP e quindi dell'AI, in quanto comprende anche l'invalidità
professionale.

                                         L’assicurato
è infatti considerato invalido già per il solo fatto di non essere più in grado
di svolgere la sua attività (“Berufsunfähigkeit”; SZS 1997 p. 73 consid. 2a;
SZS 1995 p. 102; cfr. STFA non pubbl. del 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a,
B 37/90; DTF 117 V 335 consid. 5b; RDAT I 1995 p. 221, B 37/90; STFA non pubbl.
del 25 marzo 1993 in re A, B 19/92) oppure od ogni altra compatibile con
la sua posizione sociale, le sue nozioni e le sue attitudini.

                                         In virtù
della giurisprudenza suesposta, questo concetto di invalidità non coincide,
quindi, con quello generale di incapacità al guadagno dell'AI e della LPP in un
mercato del lavoro equilibrato (cfr. Meyer/Blaser, SZS 1995 p. 102/103; DTF 117
V 335; STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993; S. Beros, Die Stellung des Arbeitnehmers in BVG, Zurigo
1993, p. 149; STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a, B 37/90;
SZS 1997 p. 74). La capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta
esigibile per la persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta
di lavorare".

                                         In
proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai
fini di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in
particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V
211).

                                         Si rilevi
ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di invalidità
prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria che a
quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl. del 25
marzo 1993 in re A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).

 

                                         Si noti
che nell'evenienza concreta anche il grado d'invalidità che deve essere
raggiunto ai fini del versamento della rendita d'invalidità è inferiore e
quindi più favorevole rispetto a quello dell'AI e della LPP (cfr. l'art. 16
cpv. 4, doc. _). 

                                         

                                         Inoltre,
all'assicurato è riconosciuta in ogni caso l’invalidità se è incapace al
guadagno ai sensi dell’AI (cfr. l'art. 16 cpv. 3, doc. _). Di conseguenza si
deve ammettere che, nel caso in cui vi è invalidità ai sensi dell’AI, e quindi
della LPP, l’incapacità al guadagno dev’essere riconosciuta anche ai sensi
delle disposizioni del regolamento, che prevedono per la sua ammissione, condizioni
meno restrittive. 

                                         Poiché
inoltre l'istituto di previdenza fa, come detto, riferimento anche al concetto
di invalidità ai sensi dell'AI, esso è vincolato alle conclusioni di questa
assicurazione per quanto riguarda la previdenza obbligatoria (cfr., implicitamente,
DTF 118 V 42; STCA non pubblicate del 1. marzo 1999 in re B., 34.96.17 e del 21
agosto 1998 in re. M.C., 34.97.45).

                                         

                                         Per
contro, con riferimento al dianzi citato cpv. 2 dell'art. 16 del Regolamento,
va rilevato, a titolo abbondanziale, che il termine di attesa di 24 mesi
previsto nel regolamento non è valido nell'ambito della previdenza
obbligatoria, in quanto non si concilia con l'art. 26 cpv. 1 LPP in relazione
all'art. 29 LAI (prevedenti un termine d'attesa di un anno). La LPP prevede infatti
delle disposizioni minime, a cui non si può derogare a sfavore degli assicurati
(cfr. DTF 118 V 42 consid. 2b/cc;  SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 58 consid. 2d). Il
termine d'attesa regolamentare è per contro applicabile ad eventuali
prestazioni di invalidità concesse nell'ambito della previdenza piu estesa,
segnatamente per un grado d'incapacità al guadagno inferiore al 50% (DTF 118 V
42).

 

                             2.10.   D'altro
canto, per l'art. 26 del regolamento:

 

"(1)   Prima dell'età della pensione, se un assicuratore
infortuni secondo la Legge federale sull'assicurazione infortuni (LAINF) o
assicurazione militare (AM) è messo a contribuzione per lo stesso evento
assicurato, le rendite d'invalidità e di figlio d'invalido assicurate secondo
il presente regolamento sono dovute in complemento solo se, aggiunte ad altri
redditi da considerare (vedi art. 27, cpv. 3), le prestazioni non superano il
90 % del guadagno del quale si presume che l'interessato sia privato. Le
prestazioni eventuali si limitano in tutti i casi alle prestazioni minime
LPP." (Doc. _, pag. 11)

 

                                         Il
rischio infortunio è quindi escluso nella previdenza sovraobbligatoria (art. 49
cpv. 2 LPP; sulla liceità di detta esclusione cfr. SZS 1993 p. 240; SZS 1991 p.
98;  A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994, op. cit. p. 224;
Moser, Die Zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993 p. 251). In tale
ipotesi è quindi data solo la rendita d'invalidità della LPP.

 

                             2.11.   Nel caso in
esame litigiosa è, come detto, l'assegnazione all'assicurato di una rendita
d'invalidità della previdenza professionale. 

                                         

                                         Dall’incarto
AI emerge che l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) 

                                         ha
statuito che il diritto alla mezza rendita di invalidità dell'AI a favore di
__________ è sorto con effetto dal 1. maggio 1994, quello alla rendita intera
il 1 aprile 1997. I relativi provvedimenti amministrativi sono cresciuti
incontestati in giudicato (doc. _ e _ atti AI). Le affezioni di cui è portatore
__________ essendo di natura manifestamente labile, e poiché, secondo l’art. 29
cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita secondo l’art. 28 LAI nasce al più
presto nel momento in cui l’assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40% in media, l’UAI ha fatto
partire il periodo di carenza al 1 maggio 1993.        

                                         

                                         Per
questo motivo la convenuta, che non contesta l'invalidità dell'attore, bensì il
fatto di essere la debitrice della relativa prestazione, respinge la richiesta
di prestazioni. A suo avviso, il rapporto di lavoro con la __________ essendosi
concluso già alla fine di dicembre 1992,  il 1 maggio 1993 l’attore non era più
assicurato presso la Fondazione __________.

                                         L’assicurato
sostiene, per contro, che l’incapacità al lavoro che ha portato all’invalidità
non è riconducibile al mese di maggio 1993, ma si situa ad un momento
precedente e, comunque, in un'epoca in cui egli ancora era assicurato presso la
convenuta. 

                                         

                                         Ora,
considerato come l'attore non fosse indiscutibilmente più assicurato presso la
Fondazione __________ nel momento in cui, secondo l'AI, è insorta l'incapacità
lavorativa determinante che ha condotto all'invalidità (1. maggio 1993), il TCA
deve stabilire se l'inizio dell'inabilità lavorativa accertato dall'AI per far
partire il periodo di carenza sia vincolante ai fini previdenziali (cfr. doc.
_)  o se invece ancora durante il periodo in cui l'attore era assicurato presso
la convenuta, vale a dire entro il 30 gennaio 1993 (cfr. consid. 2.4), era
subentrata un'incapacità lavorativa di rilievo ai sensi dell'art. 23 LPP, vale
a dire duratura e di almeno il 20% (cfr. consid. 2.5; DTF 120 V 109 consid. 3c;
STFA non pubblicata del 22 febbraio 2002 in re B., B 35/00; SVR 1997 BVG Nr.
80).

                                      

                             2.12.   Dagli atti
dell'incarto risulta che, nel 1987, in seguito ad infortunio, __________ ha
presentato domanda di prestazioni dell'AI. Nella perizia esperita il 9 novembre
1987 il perito dottor __________ ha diagnosticato postumi di rottura del
lemnisco articolare del polso dx e da artroplastica secondo Bower con un
risultato buono, concludendo per un'incapacità lavorativa del 25% in attività
adeguate al di fuori delle attività sui cantieri (doc. _ atti AI).

                                         Sulla
base di questi atti e di accertamenti esperiti per verificare la possibilità di
un'eventuale reintegrazione professionale dell'assicurato, l'UAI ha respinto la
richiesta di rendita. La decisione è stata confermata dal Tribunale cantonale
delle assicurazioni (doc. _ e _ atti AI). Lo stesso ha fatto l'__________.

 

                                         Una nuova
domanda di rendita AI, anch'essa respinta, è nuovamente stata presentata nel
1990.

 

Il 31 marzo
1992 __________, svolgendo le sue mansioni lavorative quale muratore, è rimasto
vittima di un infortunio alla spalla destra.

                                         Per le
conseguenze di tale infortunio l'__________ ha riconosciuto un'inabilità al
100% dal giorno dell'infortunio al 2. novembre 1992 (in un primo tempo
l'assicurato era stato dichiarato abile al 50% dal 4 agosto 1992, ma
successivamente l'ente assicuratore ha corretto la sua valutazione dopo aver
preso atto delle certificazioni emesse del dott. __________; cfr. doc. _ atti
__________). A seguito della visita eseguita in data 27 ottobre 1992 dal dott.
__________, medico di circondario dell'__________, l'assicurato è stato
ritenuto nuovamente abile in misura completa nella sua attività di muratore a
partire dal 2 novembre 1992 (doc. _ atti __________). 

                                         L'__________
ha poi attestato un'inabilità lavorativa del 100% anche dal 24 maggio 1993
(l'interessato è stato sottoposto a intervento chirurgico alla spalla
infortunata il 25 maggio 1993) al 1 febbraio 1994 (cfr. doc. _ atti __________
e anche il certificato medico del 11 febbraio 1994 del dottor __________ alla
Cassa disoccupazione __________ e quelli del dottor __________ agli atti della
Cassa Disoccupazione, XIX), dal 1. febbraio 1994 del 50% e dal 1. marzo 1994
del 25% (doc. _ atti __________).

                                         Con
provvedimento su opposizione cresciuto in giudicato del 30 marzo 1995,
confermativo di una precedente decisione del 21 settembre 1994, l'__________ ha
infine assegnato a __________ una rendita del 20% con effetto dal 1. maggio
1994 oltre ad un'indennità per menomazione dell'integrità del 10% in seguito a
questo infortunio (doc. _ e _ atti __________). 

                                      

                                         In data 4
maggio 1994 l'assicurato ha presentato una nuova domanda di prestazioni all'AI,
richiamando l'infortunio di cui era rimasto vittima il 31 marzo 1992 e
dichiarando di soffrire, da quel momento, di "periartropatia
omeroscapolare destra dopo contusione della spalla destra con sublussazione
dell'articolazione acromo-clavicolare destra e dolore verso il collo" con
conseguente incapacità lavorativa totale (doc. _ atti AI). Nel rapporto medico
all'attenzione dell'UAI del 13 febbraio 1995, il medico curante, dottor
__________, specialista in medicina interna e malattie reumatiche, a cui è
stato chiesto dall'UAI di esprimersi solo su aspetti non infortunistici, ha
diagnosticato (doc. _ atti AI):

 

" -  Periartropatia omeroscapolare cronica/recidivante in stato
dopo acromioplastica, resezione parziale della clavicola e borsectomia il 25.05.93
causa esiti di infortunio del 31.03.92.

-   Sindrome cervicospondilogena cronica bilaterale, predominante a
dx, su alterazioni statiche e degenerative della colonna cervicale."

    

                                         precisando
che: 

 

" 
indipendentemente dall'infortunio alla spalla
destra vi sono alterazioni degenerative importanti alle spalle e in particolare
alla colonna cervicale che giustificano un'incapacità lavorativa almeno nella
misura del 50% quale muratore, retrospettivamente  dal mese di gennaio 1994,
tenendo conto che durante tutto il 1993 il paziente è stato disoccupato senza
trovare un lavoro leggero. Teoricamente in un lavoro molto leggero in posizione
corporea variabile il grado di inabilità scenderebbe al 40%".

                                         

                                         Il medico
ha, quindi, attestato un'inabilità lavorativa totale dal 1 aprile 1992 fino al
23 agosto 1992, al 50% dal 24 agosto 1992 al 1 novembre 1992 e di nuovo al 50%
dal 1 gennaio 1994.

                                         A
proposito del 1993 il medico ha precisato, come detto, che l'assicurato si è
iscritto alla disoccupazione ma non è riuscito a reperire un lavoro leggero
(doc. _ atti AI).

                                                                                

                             2.13.   È in
particolar modo controverso se nel periodo in cui l'assicurato era ancora
assicurato presso la Fondazione convenuta (vale a dire entro il 30 gennaio
1993; consid. 2.4), egli fosse abile al lavoro, e, nella negativa, in che
misura, segnatamente nella sua professione di muratore.

                                         

                                         Ora,
ritenuto come dalla documentazione versata agli atti dalle parti e da quella
richiamata d'ufficio in corso di causa, non sembrava possibile desumere
riscontri incontrovertibili, al fine di dissipare ogni ragionevole dubbio al
riguardo questa Corte ha proceduto ad effettuare alcuni accertamenti.

 

                                         Innanzitutto,
richiamato il certificato redatto il 13 febbraio 1995 (cfr. consid. 2.12), il
20 giugno 2001 la vicecancelliera ha chiesto al dott. __________ di precisare
se __________ nel 1993 (o in precedenza) era inabile al lavoro per malattia in
attività pesanti, in particolare quella di muratore e in che misura (XXII). Si
noti che nella menzionata certificazione del 1995 questo sanitario aveva tenuto
a precisare che durante tutto il 1993 il paziente era stato disoccupato senza
trovare un lavoro leggero, sembrando quindi ammettere implicitamente che già
nel 1993 egli era da considerare inabile nel suo lavoro di muratore. 

Nella sua
risposta del 17 ottobre 2001 il dott. __________ ha così precisato il rapporto
medico da lui redatto all'attenzione dell'AI:

 

" 
Dai miei atti risulta che il paziente è stato
dichiarato abile al lavoro per motivi infortunistici a partire dal 2.11.92.
L'ho visto per la prima volta il 19.1.93 e in seguito il 22.12.94, il 25.1.95,
il 23.2.95, il 6.3.95 e il 9.8.00; non mi sono mai stati chiesti né dal
paziente né dal medico curante certificati di incapacità lavorativa. Dai miei
atti risulta inoltre un licenziamento in data 31.12.1992. A partire dal 93 il
paziente è da ritenere ragionevolmente inabile in modo completo per attività
lavorative pesanti quali muratore, attività esercitata in precedenza; una
limitazione dell'abilità lavorativa precedente non è ragionevolmente da
prendere in considerazione, almeno prima della data dell'infortunio del 1.4.92.
Dal 1.1.93 il paziente risultava dai miei atti in disoccupazione ma abile
solamente ad attività lavorativa leggera." (XXV) 

 

                                         Nuovamente
richiesto in proposito, il 26 marzo 2002 lo specialista ha ulteriormente
precisato:

 

" 
(…) Nel 1995, trattandosi di un paziente allora
in disoccupazione e non a beneficio di prestazioni assicurative a parte un 20%
di prestazioni __________, ho preferito ai fini della domanda AI, ritenere
un'incapacità lavorativa teorica almeno nella misura del 50%, non escludendo
quindi un grado più elevato, sperando quanto meno in un tentativo di ripresa
parziale del lavoro o un tentativo di riciclaggio professionale. Alla luce
dell'evoluzione clinica, dei fallimenti di un reinserimento professionale e
delle conseguenze assicurative, ho ritenuto, ristudiando la cartella nel 2001,
ritenere il paziente completamente inabile al lavoro di muratore già dal mese
di gennaio 1993 come citato nel mio rapporto del 17.10.01, inserendo il termine
ragionevolmente. Si tratta dunque di una diversa valutazione sulla base di una
lunga storia clinica e non di una discrepanza, ritenendo ora adeguata ai fini
assicurativi la mia posizione del 17.10.01 (XLVIII) 

 

Dal
canto suo, l’UAI, richiesto pendente causa dal TCA sui motivi alla base della
decisione di erogazione della mezza rendita d'invalidità dal 1. maggio 1994
(XL), in data 28 febbraio 2002 ha affermato quanto segue:

 

" 
- nel caso specifico quale inizio del periodo di
carenza è stata presa la data del 24.5.1993 considerata dalla __________ per il
riconoscimento di un'incapacità lavorativa iniziale nella misura del 100% per i
noti esiti infortunistici, ridotta al 50% dall'1.2.1994 rispettivamente al 25%
dall'1.3.1994.

" 
- il nostro Ufficio in seguito, tenuto in
particolare conto del rapporto medico rilasciato il 13.2.1995 dal dott.
__________ mediante il quale veniva attestata un'incapacità lavorativa globale
del 50% presente dall'1.1.1994, che considerava quindi sia gli esiti
infortunistici che le alterazioni degenerative importanti alle spalle e in
particolare alla colonna cervicale ha riconosciuto il diritto alla mezza
rendita con effetto 1.5.1994 dopo un anno di carenza secondo i disposti
dell'art. 29 LAI." (XLV)

 

                                         Risulta
dall'esame dell'incarto che l'UAI, interpellato il dott. __________ e
richiamati gli incarti dall'__________ e dalla Cassa disoccupazione (doc. _ e _
atti AI), ha poi statuito sulla domanda di prestazioni senza esperire ulteriori
accertamenti in merito all'effettiva capacità lavorativa del richiedente. 

 

                             2.14.   A proposito
dei periodi d'inabilità lavorativa riconducibili al danno alla salute qui in
discussione, dagli atti risulta che __________ è stato inizialmente dichiarato
inabile al 100% dal giorno dell'infortunio. Successivamente, per decisione
dell'__________, l'interessato ha ripreso il lavoro il 2 agosto 1992 (cfr. doc.
_ atti __________), ma ha dovuto subito desistere a motivo dell'insorgenza di
forti dolori alla spalla destra, malgrado l'esecuzione di mansioni estremamente
leggere. Di conseguenza, a seguito della relativa certificazione del dott.
__________ all'__________ (cfr. in particolare la lettera all'__________ di
questo sanitario del 27 agosto 1992 nella quale egli denuncia il fallimento del
tentativo di ripresa del lavoro dopo un solo giorno dichiarando il paziente
ancora inabile al 100%; doc. _ atti __________), quest'ultimo istituto
assicurativo ha corretto la sua precedente presa di posizione riconoscendo
un'incapacità lavorativa piena dal giorno dell'infortunio al 2 novembre 1992.
Da questa data l'interessato è quindi ritornato al lavoro sino al 23 dicembre
1992 (con effetto dal 31 dicembre 1992 il rapporto di lavoro è poi stato
sciolto; doc. _ atti AI).

                                         Dal 1.
gennaio 1993 sino al maggio seguente l'interessato ha percepito indennità
giornaliere dall'assicurazione disoccupazione (dal 24 maggio 1993 l'assicurato
è poi stato dichiarato nuovamente inabile al 100%; cfr. atti Cassa
disoccupazione __________, XIX).  

 

                                         Sempre
con riferimento al periodo controverso comprendente gli ultimi mesi del 1992 e
i primi del 1993, dalla documentazione agli atti si può chiaramente dedurre che
malgrado come, dal punto di vista strettamente postinfortunistico, l'assicurato
fosse stato dichiarato nuovamente abile al lavoro, i problemi di salute di cui
era sofferente e la conseguente incapacità lavorativa non si fossero
sostanzialmente modificati. Lo dimostrano le lettere dei vari medici curanti
dell'interessato agli atti. In particolare, in data 18 novembre 1992 il dott.
__________ comunicava all'assicurazione malattia del suo paziente che a seguito
della decisione dell'__________ l'interessato aveva dovuto ritornare al lavoro
il 2 novembre 1992 e che l'aveva già comunque contattato a causa di un
peggioramento della sintomatologia dolorosa. A suo modo di vedere l'inabilità
lavorativa completa persisteva e doveva essere datata retroattivamente al 4
agosto 1992 (doc. _). Il  successivo 19 gennaio 1993 il dott. __________
scriveva al dott. __________ descrivendo la situazione del comune paziente e
denunciando il mancato miglioramento delle sue condizioni, specie a seguito
dell'attività lavorativa svolta per due mesi, a seguito della quale aveva
sviluppato nuovamente forti dolori alla spalla con difficoltà a svolgere i
lavori. La diagnosi posta era la seguente:

 

" 
- periatropatia omeroscapolare dx con sospetto
fenomeno di impingement, verosimilmente post traumatica, associata a
persistente sublussazione dell'articolazione acromioclavicolare dx, in stato
dopo contusione il 31.3.1992,

" 
- Sindrome cervicovertebrale intermittente su
alterazioni degenerative e stato dopo contusione il 31.3.1992. (doc. _ atti
__________) 

 

  

                                         Il medico
auspicava infine una rivalutazione del caso dal punto di vista traumatologico,
ev. chirurgico o assicurativo, "dato che i trattamenti conservativi
intrapresi sin d'ora non hanno migliorato la situazione in modo
soddisfacente", non escludendo la possibilità di intraprendere un
trattamento conservativo intensivo su base stazionaria (doc. _ atti
__________).

                                         Con
lettera "ricorso" all'__________ del 22 gennaio 1993 il dott.
__________, a sua volta, dichiara come __________, nonostante le recenti prese
di posizione dell'assicuratore infortuni che lo dichiaravano abile al 100% dal 2
novembre 1992, l'avesse più volte contattato telefonicamente e a due riprese si
fosse presentato presso il suo studio per la persistenza dei dolori alla
spalla. Il sanitario sottolinea la necessità di rifissare la totale incapacità
lavorativa a far tempo dal 4 agosto 1992, e comunica di averla comunque
certificata al paziente in questa misura, considerato come l'interessato subito
dopo l'inizio dell'attività lavorativa al 50% aveva lamentato un peggioramento
della sintomatologia algica alla spalla destra. Informa inoltre l'__________ di
aver ordinato un esame radiologico (doc. _ atti __________). Quest'ultimo esame
radiologico fu in seguito esperito in data 22 gennaio 1993 confermando la
diagnosi di "periartropatia omero-scapolare con alterazioni soprattutto a
livello del sopraspinato e presenza di impingement sottoacromiale nella
porzione tendinea del sopraspinato" (doc. _ atti __________). Dal canto
suo, il dott. __________, specialista in chirurgia ortopedica, chiamato a
valutare il caso dal dott. __________, dopo aver visitato __________ il 9
febbraio 1993, aveva constatato il persistere dei dolori alla spalla destra a
circa un anno dall'evento infortunistico. Esprimendosi sul procedere da
adottare, il 9 febbraio 1993 così si esprimeva:

 

" 
(…) trattandosi di una sindrome dell'arco
doloroso (impingement) con concomitante sublussazione dell'articolazione
acromio-clavicolare sarebbe da proporre una revisione dell'articolazione
omero-scapolare in vista di un allargamento del défilé (…). Questo intervento
potrebbe effettivamente migliorare i sintomi dolorosi del paziente e consentire
una ripresa della capacità lavorativa (qualora il paziente troverà un nuovo
lavoro) tenendo però presente che anche in futuro disturbi sotto particolari
sforzi saranno inevitabili. L'__________ riceve copia di questa lettera con
l'invito a riesaminare il caso (eventualmente  riconvocando il paziente) e
esprimere il benestare all'ulteriore trattamento sopra menzionato." (doc.
_ atti __________). 

 

                                         A seguito
di tali prese di posizione l'__________, come detto, revocò la precedente
decisione del 4 gennaio 1993 riconoscendo un'inabilità completa dall'infortunio
al 2 novembre 1992 e concedendo la copertura dei costi relativi all'intervento
chirurgico paventato (lettera dell'__________ dell'11 marzo 1993, doc. _ atti
__________). 

                                         Si
segnali ancora la lettera del dott. __________ al dott. __________ del 2
febbraio 1993 nella quale si sottolineava come il paziente fosse molto
disturbato dai dolori all'articolazione della spalla destra. Lo specialista in
malattie reumatiche considerava peraltro il paziente tuttora incapace al
lavoro, considerato come egli concludesse affermando:

 

" 
Clinicamente il paziente è molto disturbato da
dolori non appena esegue sforzi anche leggeri con il braccio destro  (…). Dato
che ci troviamo di fronte ad un'incapacità lavorativa prolungata in un paziente
ancora relativamente giovane ritengo indicato di rivalutare la situazione dal
punto di vista chirurgico/ortopedico. (doc. _ atti __________).  

 

L'operazione
alla spalla destra fu poi eseguita il 25 maggio 1993 dal dott. __________ (doc.
_ atti __________). 

 

                             2.15.   Secondo
questa Corte, in base alle certificazioni mediche all'inserto e agli
accertamenti esperiti in corso di causa, risulta provato, con il grado della
verosimiglianza preponderante, valida nelle assicurazioni sociali (DTF 125 V
195 consid. 2; SVR 1996 KV Nr. 85 p. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 p. 263ss; DTF 121
V 47 consid. 2a e 208 consid. 6b; RAMI 1994 p. 210/211), che a dipendenza del
danno alla salute che ha poi provocato l’insorgere dell’invalidità - e meglio
la periartropatia omeroscapolare cronica e la sindrome cervicospondilogena
cronica bilaterale su alterazioni statiche e degenerative della colonna
cervicale (cfr. certificato del dott. __________ del 13 febbraio 1995, doc. _
atti AI) - l'interessato subiva già prima del 30 gennaio 1993 una  diminuzione
duratura e rilevante, e sicuramente almeno del 20%, della capacità di
rendimento nella sua professione e in ogni altra compatibile con la sua posizione
sociale, le sue nozioni e le sua attitudini (cfr. art. 16 cpv. 3 Regolamento,
doc. _; consid. 2.9).  

                                         

                                         Lo
dimostrano le svariate certificazioni agli atti che documentano come
l'assicurato, nei mesi a cavallo tra il 1992 e il 1993, a seguito dei dolori
patiti sia stato costretto a ripetutamente rivolgersi ai propri medici curanti
- i quali ne rilevavano del resto le conseguenze sulla sua capacità lavorativa
- così come la circostanza che il tentativo di riprendere l'attività lavorativa
all'inizio di novembre 1992 (sino al 23 dicembre seguente) sia fallito e non
abbia fatto altro che riacutizzare le note affezioni che hanno causato numerosi
consulti medici, ulteriori accertamenti specialistici e, nel maggio seguente,
un intervento operatorio successivamente al quale l'inabilità non è più
cessata. 

                                         Ne sono
un'ulteriore conferma le attestazioni del dott. __________ redatte
all'attenzione del TCA in data 17 ottobre 2001 (XXV) e 26 marzo 2002 (XLVIII),
dalle quali si evince come il medico curante precisi la precedente sua
valutazione effettuata nel febbraio 1995 per l'AI nel senso di ammettere
un'incapacità lavorativa di __________ almeno già dal 1. gennaio 1993.

 

                                         Bisogna
pertanto concludere che l'incapacità lavorativa che ha poi originato
l'invalidità parziale dell'attore è insorta a non averne dubbio nel corso del
1992, e quindi in un momento in cui egli era assicurato presso la convenuta, ed
è in seguito perdurata in misura significativa. 

                                         

                                         Si
osservi d'altra parte che tra i problemi di salute manifestatisi durante il
periodo d'affilliazione alla Fondazione __________ (rispettivamente nei trenta
giorni successivi giusta l'art. 10 cpv. 3 LPP) e la conseguente incapacità
lavorativa e la susseguente invalidità è data sia una connessione materiale che
temporale stretta ai sensi della giurisprudenza (cfr. consid. 2.6). 

 

                                         Innanzitutto,
per quanto attiene al legame materiale, è incontestabile - e del resto
pacificamente ammesso dalle parti in causa - che i problemi di natura
ortopedica/internistica  (segnatamente la periartopatia omeroscapolare
cronica/recidivante a seguito dell'infortunio del marzo 1992 e la sindrome
cervicospondilogena cronica bilaterale su alterazioni statiche e degenerative
della colonna cervicale, cfr. doc. _ atti AI; si rilevi al riguardo di queste
ultime patologie extrainfortunistiche come le stesse fossero già state
diagnosticate nel gennaio 1993, cfr. la già citata lettera del dott. __________
del 19 gennaio 1993, doc. _ atti __________ e il referto radiologico esperito
il 22 gennaio 1993, doc. _ atti __________; cfr. anche la lettera del 2
febbraio 1993 del dott. __________ al dott. __________, doc. _ atti __________)
che avevano causato nel 1992 un periodo di incapacità lavorativa totale di
sette mesi sono gli stessi all'origine dell'incapacità lavorativa
incontestatamente accertata (dall'AI e dall'__________) a far tempo dal maggio
1993 e della relativa invalidità. Anzi, per quanto detto in precedenza,
successivamente all'infortunio del 31 marzo 1992 l'incapacità lavorativa a dipendenza
di dette turbe non è in realtà mai completamente cessata.

                                         

                                         Dal punto
di vista della connessione temporale, dall'insieme degli atti emerge che le
condizioni di salute dell'assicurato rispettivamente la conseguente inabilità
lavorativa non hanno subito mutamenti notevoli dal 1992. Anzi la documentazione
comprova che le patologie di cui era sofferente l'interessato dall'aprile del
1992 e la conseguente inabilità lavorativa si sono in realtà ulteriormente
confermate. Se all'inizio del mese di novembre 1992, a detta dei medici
dell'__________, l'assicurato appariva in grado di riprendere la sua attività
lavorativa, dopo neanche due mesi di ritorno al lavoro e il suo licenziamento,
la sintomatologia di cui era portatore si era nuovamente riacutizzata (cfr. le
lettere e i vari certificati medici citati sopra). Appare quindi evidente che i
due mesi di ripresa attività presso la __________ sono da valutare come un
tentativo di ritorno all'attività professionale che si è però rilevato
infruttuoso. In realtà appare verosimile che l'attore, per le note ragioni
mediche, non fosse idoneo a esercitare l'attività lavorativa precedentemente
svolta così come ogni altro mestiere comportante attività non propriamente
leggere.

 

                                         In queste
condizioni, non può essere seguita la Fondazione convenuta laddove
sostanzialmente sostiene che avendo l'attore  lavorato dal 2 novembre al 23
dicembre 1992, vale a dire per neanche due mesi, la connessione temporale tra
l'incapacità sviluppata nel corso del 1992 e la susseguente invalidità sarebbe
stata interrotta. Anche volendo ammettere che in questo periodo __________
avesse riacquistato la sua capacità lavorativa (circostanza questa che
comunque, alla luce della documentazione all'inserto, appare più che dubbia), a
mente di questo Tribunale un miglioramento della capacità lavorativa di così
breve durata non può costituire, nella fattispecie concreta, un'interruzione
prolungata ai sensi della giurisprudenza tale da rompere il nesso temporale tra
l'incapacità lavorativa e l'invalidità, specie quando, come in concreto, è
immediatamente seguito un nuovo peggioramento delle condizioni di salute
dell'interessato con nuovi accertamenti sanitari, la conseguente necessità di
un intervento chirurgico nel maggio 1993 e la relativa inabilità lavorativa
totale dal 25 maggio 1993 per oltre 8 mesi e parziale in seguito (cfr. doc. _
atti __________; cfr. SZS 2002 pag. 156; SVR 2001 BVG no. 18 pag. 69segg.; DTF
123 V 264 consid. 1c e 267 consid. 2c; DTF 120 V 117 consid. 2c; già citata
STFA non pubblicata del 6 giugno 2001; cfr. anche STFA non pubblicata del 6
agosto 2001 in re P., B 22/99 dove una ripresa dell'attività lavorativa della
durata di sette mesi non ha comportato nel caso specifico un'interruzione del
legame temporale; STFA non pubblicata del 30 novembre 1993, B 38/92 in Plädoyer
4/94 p. 66/67; STCA del 27 agosto 2001 in re M., __________).  In realtà, detta
evoluzione ulteriore non ha fatto altro che dimostrare che un miglioramento
decisivo e duraturo delle condizioni del richiedente non era (ancora)
obiettivamente ipotizzabile, fatto questo ulteriormente documentato dal fatto
che l'interessato non ha in realtà mai cessato di abbisognare di cure mediche. 

 

                                         In
conclusione quindi l'incapacità lavorativa che ha poi portato all'invalidità è
insorta in un momento in cui __________ era ancora assicurato presso la
Fondazione __________ della __________ Assicurazioni, per cui il fondo di
previdenza è tenuto a versargli una rendita di invalidità.

                                                                                

                                         Il fatto
che l’UAI abbia fatto decorrere dal 1. maggio 1993 l’inizio del periodo di
carenza giusta l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI - basandosi essenzialmente
unicamente sulle conclusioni dell'__________ e sulla certificazione del dott.
__________ -, non è in questo contesto decisivo, soprattutto se si considera
che l'esito dell'unico accertamento medico predisposto dall'UAI (costituito dal
già citato certificato del dott. __________ del 13 febbraio 1995) non poteva,
come si è visto, essere considerato del tutto esaustivo, soprattutto se
riferito alla documentazione facente parte dell'incarto __________ richiamata
agli atti dall'UAI (vedi il consid. 2.13 che precede; cfr. in particolar modo
lo scritto del 19 gennaio 1993 del dott. __________ al dott. __________, doc. _
atti __________ e consid. 2.14; cfr. gli atti medici citati al consid. 2.14 che
precede; cfr. anche DTF 126 V 308 segg.).

                                         Va
peraltro ricordato che anche prescindendo da una valutazione delle conclusioni
cui è giunta l'AI, nella specie il Fondo di previdenza, poteva e doveva
discostarsi da quanto pronunciato in quella sede per quel che concerne il
momento della sopravvenienza dell'incapacità al lavoro, posto come le premesse
sulle quali si basa la valutazione ex art. 23 LPP rispetto a quello dell'art.
29 LAI in relazione con l'art. 29 ter OAI secondo cui:

 

" 
Vi è interruzione notevole dell'incapacità al
lavoro, secondo l'articolo 29 capoverso 1 LAI, allorché l'assicurato fu
interamente atto al lavoro durante almeno 30 giorni consecutivi."

 

                                         non siano
del tutto equivalenti (cfr. in proposito i consid. 2.5 e 2.8; STFA non
pubblicate del 6 agosto 2001 in re P., B 22/99 e del 2 agosto 2000 in re B., B
78/99; STFA non pubblicate del 26 gennaio 2001 in re H., B 79/99 e 4/00 e del
14 agosto 2000 in re M., B 50/99).

 

                                         Ora nella
presente fattispecie, come rilevato giustamente dal Fondo di previdenza (cfr.
Doc. _) l'assicurato dopo avere regolarmente lavorato negli ultimi due mesi del
1992 ed essere stato licenziato per una riorganizzazione interna della ditta
nei primi mesi del 1993 ha ottenuto le indennità di disoccupazione
dichiarandosi  toltalmente abile al lavoro. Ciò, ha avuto l'effetto di
interrompere il periodo di carenza, dell'art. 29 LAI che ha poi ripreso a
decorrere a partire dal 24 maggio 1993 (cfr. al riguardo SZS 2002 pag. 271 e il
consid. 5c in fine della sentenza del TFA del 12 maggio 1995 nella causa P. (B
36/94) parzialmente pubblicata in RSA 1996 pag. 161 seg. e citata da  U. Meyer
- Blaser in SZS 2000 pag. 301).

 

                             2.16.   Alla luce di
quanto sopra, l'incapacità lavorativa la cui causa ha portato all'invalidità
secondo l'art. 23 LPP si è manifestata già nel corso del 1992 quando __________
era assicurato alla Fondazione __________. 

                                         Questo
Tribunale deve quindi concludere che i presupposti di cui all'art. 23 LPP per
il riconoscimento di una rendita del 2. pilastro da parte dell'Istituto di
previdenza convenuto ai sensi della legge e (riservato quanto segue) del
regolamento, sono adempiuti.                      

                                         

                                         Per quel
che attiene alla decorrenza della pretesa, anche il diritto alla rendita della
previdenza professionale è sorto a far tempo   dal 1. agosto 1994 (cfr. SVR
1997 BVG Nr.80). Per quanto riguardo la parte sovraobbligatoria della rendita,
riservato quanto verrà considerato al  consid. 2.17, la pretesa decorre invece
solo dal 1. maggio 1995, come da regolamento (cfr. consid. 2.9; art 16 cpv. 2
del Regolamento).

 

                                         Quanto al
grado d'invalidità, il Regolamento della convenuta prevede, nel senso di una
garanzia minima, che il grado d'incapacità al guadagno corrisponde al minimo al
grado d'invalidità fissato dall'UAI (art. 16 cpv. 4 del Regolamento, doc. _;
consid. 2.9). Considerato come la commisurazione dell'invalidità operata
dall'UAI non può dirsi manifestamente errata, anche con riferimento al
confronto dei redditi operato (cfr. doc. _ atti AI), non vi è motivo in
concreto per discostarsene, nemmeno alla luce delle certificazioni mediche più
recenti, basate essenzialmente su una valutazione a posteriori e quindi meno
pertinente (cfr. DTF 126 V 308). __________ ha di conseguenza diritto ad una
rendita di invalidità del 50%.

                                         

                                         In
accoglimento della domanda di petizione, la Fondazione __________ dovrà quindi
erogare a __________, nei limiti della sovrassicurazione (cfr. art. 26 e 27 del
Regolamento; cfr. anche gli art. 34 cpv. 2 LPP e art. 24 segg. OPP), una mezza
rendita della previdenza professionale a far tempo dal 1. maggio 1994, 
rispettivamente dal 1. maggio 1995 per quanto concerne la parte relativa alla
previdenza più estesa (per quest'ultima cfr. tuttavia ancora il consid. 2.17
che segue).      

 

                             2.17.   Come è stato
dianzi esposto (consid. 2.10) l'art. 26 del Regolamento esclude il rischio
infortunio. Tale esclusione ha effetto solo nell'ambito della previdenza
sovraobbligatoria, non invece per la parte obbligatoria (cfr. DTF 120 V 319;
DTF 118 V 245; DTF 117 V 344-346; DTF 116 V 194 e 197; SZS 1993 p. 240; SZS
1991 p. 98; Maurer, op. cit. p. 224; Moser, op. cit. p. 251).

                                                                                

                                         In
concreto quindi, considerato come dall'incarto AI si evinca come l'incapacità
lavorativa alla base della concessione della mezza rendita sia in sostanza da
attribuire sia a ragioni extrainfortunistiche, ossia alle turbe degenerative
alle spalle e alla cervicale, sia ai postumi dell'infortunio patito il 31 marzo
1992 (cfr. la presa di posizione dell'UAI al TCA del  28 febbraio 2002, XLV;
consid. 2.13 e il doc. _ atti AI), alla mezza rendita LPP dovuta dalla
Fondazione __________ all'attore dovrà essere aggiunta la parte
sovraobbligatoria solo nella misura relativa all'incapacità riconducibile alle
turbe degenerative (si veda in proposito anche la cifra 4 dell'art. 16 del
Regolamento, doc. _; cfr. consid. 2.9).   

                                      

                             2.18.   Resta da
esaminare la questione di sapere se le conseguenze del peggioramento dello
stato di salute dell'assicurato - che non è contestato e che giustifica il
riconoscimento di un grado d'invalidità del 75% e, quindi, di una rendita
intera da parte dell'AI a decorrere dal 1. aprile 1997 (provvedimento dell'UAI
cresciuto in giudicato del 14 gennaio 1998; doc. _ atti AI) -  devono essere
assunte dalla convenuta.

 

                                         Per la
giurisprudenza, qualora esista il diritto ad una prestazione di invalidità per
un'incapacità lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'Istituto
di previdenza è tenuto a versare prestazioni di invalidità anche se
l'invalidità si modifica, per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto
previdenziale (SZS 2000 pag. 301; STFA non pubblicata del 6 marzo 1996 in re
S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a e 467; DTF 118 V 45 consid. 5; cfr. Moser,
Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49; STFA non pubbl.
del 20 luglio 1994 in re R, p. 4 consid. 3a).

                                         Secondo
la giurisprudenza a questa prassi ci si deve attenere in ogni caso
nell'ipotesi in cui non c'è stata attività lucrativa dopo l'uscita dal fondo di
previdenza (SZS 1995 p.465 consid. 4a).                             

                                         Il TFA ha
pure stabilito che è pure irrilevante il lasso di tempo trascorso tra la
nascita del diritto alla prima rendita e il diritto ad una rendita di grado
superiore (cfr. DTF 118 V 45 in cui tra l'assegnazione della rendita intera e
della mezza rendita erano trascorsi solo tre mesi; quattro anni nel caso di cui
STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R 3
consid. 3b). 

                                         Nell'ipotesi
in cui l'aumento del grado di invalidità è riconducibile alla medesima causa,
la giurisprudenza dichiara pure implicitamente irrilevante, il fatto che
l'interessato si sia affiliato ad un nuovo istituto di previdenza dopo la
nascita del diritto alla mezza rendita (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; DTF
118 V 45 consid. 5; SZS 1995 pag. 469 consid. 5b).

                                                                                

                                         Infine va
rilevato che, secondo il TFA, la citata giurisprudenza si applica solo alla
previdenza obbligatoria. Nella previdenza sovraobbligatoria, infatti, i fondi
di previdenza sono liberi di definire il rischio assicurato (SZS 1995 p. 465
consid. 4b/aa e pag. 468; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. consid.
2; cfr. STCA non pubblicata del 15 marzo 2000 in re N., __________). 

 

                             2.19.   Tenuto conto
delle disposizioni legali e della giurisprudenza succitata, nel caso in esame
dev'essere quindi stabilito se il danno alla salute che ha causato il
peggioramento dello stato di salute e, quindi, del grado di invalidità
dell'assicurato, è il medesimo che ha giustificato l'assegnazione della mezza
rendita oppure no.

                                         Soltanto
nella prima ipotesi la convenuta dovrà rispondere anche dell'avvenuto
peggioramento delle condizioni dell'interessato. 

 

                                         Da quanto
precede emerge che __________ è stato posto al beneficio di una mezza rendita
di invalidità per problemi di natura ortopedica/internistica (segnatamente
periartropatia omeroscapolare cronica/recidivante in stato dopo
acromioplastica, resezione parziale della clavicola e borsectomia il 25.05.93
causa esiti di infortunio del 31.03.92 e sindrome cervicospondilogena cronica
bilaterale, predominante a dx, su alterazioni statiche e degenerative della
colonna cervicale; cfr. doc. _ atti AI). A quell'epoca nessuno dei medici
curanti dell'assicurato ha evidenziato la presenza di problemi di natura
psichiatrica.

 

                                         La
rendita intera di invalidità è invece stata assegnata non tanto per il
peggioramento delle citate diagnosi, quanto a causa dell'insorgenza di problemi
psichiatrici ("depressione maggiore cronica in disturbo di personalità
paranoica", cfr. perizia del dott. __________, psichiatra, redatta il 1.
dicembre 1997 all'attenzione dell'AI, doc. _ atti AI) in aggiunta alle
altre turbe (cfr. il questionario per la revisione della rendita dove
l'assicurato dichiara: "oltre a quello di prima si è aggiunta una forte
depressione", doc. _ atti AI). In effetti, il dott. __________, nel suo
rapporto all'AI del 27 giugno 1997, dopo aver elencato le diagnosi già note e,
in aggiunta, quella di "depressione reattiva", ha affermato:

 

" 
Il paziente percepisce già una rendita AI del
50% per i disturbi alla spalla e alla colonna cervicale. L'aumento della
incapacità lavorativa a partire dal 30.4.1997 è dovuto ad uno stato depressivo
reattivo cronicizzato insorto progredientemente negli ultimi anni a seguito di
tutti i guai occorsigli e dell'impossibilità anche di trovare una sistemazione
lavorativa adeguata con conseguenti problemi anche di tipo economico. A partire
dalla fine di aprile 1997 la depressione è notevolmente peggiorata in seguito
al decesso per tumore di un fratello che viveva con la famiglia del signor
__________ e che molto probabilmente aiutava pure da un punto di vista
economico e al peggioramento dello stato di salute degli anziani genitori in
Italia (…)"(doc. _ atti AI)

 

                                         Interpellato
in proposito dal TCA, il dott. __________, psichiatra, nella sua presa di
posizione del 1. marzo 2002 ha affermato che 

 

" 
Al momento della stesura della perizia (NB del
1. dicembre 1997) la capacità lavorativa del sig. __________ era nulla, a causa
della diagnosi psichiatrica posta. Lo stato psichico descritto è conseguenza di
un danno precedente gli infortuni del 1985 (polso dx) e 1992 (spalla dx), di
natura psichiatrica e non traumatologica." (XLVI)                     

 

                                         Dal canto
suo il dott. __________, in data 28 febbraio 2002 ha precisato al TCA che il
paziente ha nel tempo iniziato a sviluppare una sindrome depressiva che egli
aveva iniziato a trattare con ansiolitici blandi nel mese di ottobre 1992 per
passare ad una terapia antidepressiva per la comparsa di uno stato ansioso con
attacchi di panico nel mese di settembre 1994 (XLVII).  

                                         

                                         A mente
di questa Corte, alla luce delle certificazioni mediche succitate,
l'assegnazione di una rendita intera è quindi riconducibile, per quanto attiene
all'aumento del grado d'invalidità dal 50% al 75%, ad una nuova causa rispetto
a quella che ha portato all'assegnazione della mezza rendita e meglio
all'insorgenza di una grave depressione. L'AI si è infatti basata 
sostanzialmente sul certificato del dott. __________ il quale, nel richiamato
rapporto all'UAI del  27 giugno 1997, ha certificato come l'aumento
dell'incapacità lavorativa del suo paziente fosse dovuto ad uno stato
depressivo reattivo cronicizzato insorto negli ultimi anni progressivamente, in
particolare dalla fine di aprile 1997. Questo fatto sarebbe, a detta del
sanitario, da attribuire a varie cause peraltro per lo più non direttamente
attinenti alle conseguenze invalidanti dell'infortunio patito nel marzo 1992
(doc. _ atti AI).  Ora, se è vero che secondo il dott. __________ tali problemi
psichici erano presenti già anni addietro (cfr. l'atto XLVI), è anche vero che
essi non avevano comunque mai, prima dell'aprile 1997, dato luogo ad
un'incapacità lavorativa, segnatamente nel periodo in cui __________ era
assicurato presso il Fondo di previdenza convenuto.

                                         In simili
condizioni il peggioramento dello stato di salute dell'assicurato e il relativo
aumento del grado d'invalidità non possono  essere posti a carico della
Fondazione convenuta, nella sua qualità di istituto di previdenza presso cui
l'interessato era assicurato quando è sorta l'inabilità lavorativa che ha
condotto a riconoscergli la mezza rendita, in quanto riconducibili ad una nuova
causa. La Fondazione __________ non può pertanto essere condannata a versare
all'assicurato una rendita intera di invalidità, ma dovrà continuare, anche
successivamente al 1. aprile 1997, a versare la prestazione dovuta
limitatamente al grado del 50%.  

                                      

                             2.20.   Riassumendo,
in parziale accoglimento della petizione presentata nei confronti della
Fondazione __________, è accertato il diritto di __________ ad una mezza
rendita di invalidità della previdenza professionale con effetto dal 1. maggio
1994 per quanto riguarda la parte obbligatoria, dal 1. maggio 1995 per quel che
concerne quella relativa alla previdenza più estesa, quest'ultima essendo
limitata alla percentuale d'invalidità riconducibile a fattori
extrainfortunistici.

 

                                         Va infine
a titolo abbondanziale segnalato che, per costante giurisprudenza federale, la
prescrizione secondo l'art. 41 LPP, non deve essere esaminata d'ufficio dal
giudice (cfr. SZS 1995 pag. 99, SZS 1994 pag. 389-390).

 

                             2.21.   Il TCA deve
ancora rilevare che la prestazione di libero passaggio eventualmente già
percepita dall'attore (cfr. doc. _), dev’essere restituita nella misura
dell'accertata invalidità (SZS 2002 pag. 65 e 301). Se l’interessato non è in
grado di farlo la rendita deve essere compensata per un certo periodo con il
credito di restituzione (cfr. in proposito anche l'art. 31 cpv. 4 del
Regolamento della fondazione __________, doc. _; cfr. SZS 2002 pag. 65 e 301,
SZS 1997 pag. 547). L’obbligo di restituire incombe del resto anche al nuovo
istituto di previdenza a cui è stata trasferita la prestazione di libero
passaggio (cfr. SZS 1994 p. 471 consid. 5b).

 

                             2.22.   L’assicurato
chiede gli interessi di mora sulla prestazione dovuta.

 

                                         In
proposito va rilevato che gli interessi di mora sono dovuti anche in caso di
prestazione di invalidità (DTF 119 V 131ss; Stauffer, op. cit., p. 27). La
decorrenza degli interessi si stabilisce in virtù dell’art. 105 cpv. 1 CO (DTF
119 V 133  consid. 4) e quindi 

 

"  il
debitore in mora al pagamento d’interessi o alla corresponsione di rendite o al
pagamento di una somma donata non deve gli interessi moratori se non dal giorno
in cui si procedette contro di lui in via esecutiva o mediante domanda
giudiziale”.

 

Nel caso di specie, non
avendo in concreto le parti pattuito un tasso superiore (cfr. art. 104 cpv. 2
CO; DTF 119 V 133; DTF 117 V 350),  gli interessi di mora al tasso legale del
5% (art. 104 cpv. 1 CO) sono quindi dovuti dal 3 ottobre 2000,  data
dell'inoltro della petizione nei confronti della __________ (XVI).

 

                             2.23.   In quanto
l'attore è parzialmente vittorioso in causa la Fondazione __________ verserà a
__________ fr. 2'000 a titolo di spese ripetibili (cfr. RAMI 1996 p. 261 seg.;
RAMI 1997 p. 322 e STCA non pubbl. del 19 gennaio 2001 in re D.I).

                                         

                                         Per quel
che riguarda invece l’addebito di tasse e spese relative alla presente
procedura, si osserva che secondo la legge di procedura per i ricorsi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni in materia di assicurazioni sociali (art. 20
capoverso 1), applicabile in virtù dell’articolo 8 cpv. 2 LALPP, la procedura è
di principio gratuita. 

 

 

                                      

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   La
petizione presentata contro la __________, Compagnia di Assicurazioni sulla
vita, __________ è irricevibile.

 

                                 2.-   La
petizione presentata contro la __________, Fondazione coll. LPP della 
__________ è parzialmente accolta.

                                          § La
__________, Fondazione coll. LPP della __________, Compagnia di Assicurazioni
sulla vita, __________ è condannata a versare a __________ una mezza rendita
d'invalidità della previdenza professionale ai sensi dei considerandi oltre a
interessi di mora del 5% dal 3 ottobre 2000.

 

                                  3.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato. 

                                          La
__________, Fondazione coll. LPP della __________, Compagnia di Assicurazioni
sulla vita, __________ verserà a __________ fr. 2'000.- a titolo di ripetibili.

 

                                  4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti