# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a280f12d-1540-552e-ae72-d42c75d7197b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-06-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.06.1999 11.1995.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-109_1999-06-14.html

## Full Text

Incarto n..

  11.95.00109

  	
  Lugano

  14 giugno 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________ (protezione della personalità) della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con
petizione 18 marzo 1992 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  “__________ ”, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________, __________)

  __________,
  __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________)

  __________, __________
  

  __________,
  __________;

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti,

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 3 marzo 1995
presentato da __________ contro la sentenza emanata il 13 febbraio 1995 dal
Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolto l’appello del 3 marzo 1995 presentato da __________
__________ contro la medesima sentenza;

 

                                         3.   Se
dev’essere accolto l’appello del 6 marzo 1995 presentato da La __________
contro la medesima sentenza;

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Fra il 16 settembre 1990 e
il 27 maggio 1993 sono apparsi sul settimanale __________, edito dalla
__________ e stampato dalla tipografia “__________ ”, svariati articoli
sull’attività delle casse malati e su __________ __________, presidente della
__________ __________ __________ __________ (__________). Quasi tutti gli
articoli sono stati firmati dal direttore del giornale, __________ __________,
e da __________ __________.

 

                                  B.   __________ ha convenuto
il 18 marzo 1992 __________, la ditta __________ __________, __________
__________ e l’associazione “__________ ” davanti al Pretore del Distretto di
Bellinzona chiedendo che fosse accertata l’illiceità della campagna di stampa
mossa nei suoi confronti, che fosse fatto ordine al direttore responsabile di
cessare ogni pubblicazione riguardante la sua persona, che i convenuti fossero
condannati al versamento in solido di almeno fr. 50’000.– per torto morale e
che fosse loro ingiunto di pubblicare il dispositivo della sentenza sulla prima
pagina del settimanale e su tutti i quotidiani del Cantone Ticino.

 

                                  C.   Con risposta del 30
giugno 1992 __________ __________ si è opposto alla petizione, sostenendo di
aver agito sulla base del diritto di critica e della libertà di stampa e
sollevando eccezione di prescrizione per le richieste fondate sugli articoli pubblicati
prima del 23 marzo 1991. Nella sua risposta del 26 giugno 1992 __________
__________ e la __________ hanno chiesto di respingere la petizione, sollevando
eccezione di prescrizione per gli articoli apparsi fino al marzo 1991.
“__________ a” ha postulato a sua volta, con risposta del 30 giugno 1992, il
rigetto della petizione, facendo valere di non essere responsabile per eventuali
lesioni alla personalità commesse dai redattori degli articoli e sollevando,
oltre alla prescrizione dell’azione, l’incompetenza territoriale del giudice
adito.

 

                                  D.   Nella replica
l’attore ha chiesto che fosse accertata l’illiceità della campagna di stampa
proseguita fino al gennaio 1992, che l’ordine di cessare ogni pubblicazione nei
suoi confronti fosse esteso alla tipografia “__________ ” e per il resto ha
ribadito le precedenti domande. Nella loro duplica i convenuti si sono confermati
nelle rispettive domande. Conclusa l’istruttoria, il dibattimento finale si è
tenuto il 7 dicembre 1994 alla sola presenza della parte attrice, che ha
confermato nel proprio memoriale conclusivo del 2 dicembre 1994 le richieste di
petizione e di replica, con la precisazione che la campagna di stampa era proseguita
ancora nei primi sei mesi del 1993. Nel suo memoriale conclusivo del 2 dicembre
1994 “__________ ” ha proposto di respingere l’azione, subordinatamente di
accertare una sua responsabilità non eccedente l’1%. Gli altri convenuti non
hanno presentato conclusioni. 

 

                                  E.   Statuendo il 13
febbraio 1995, il Pretore ha accertato l’illiceità della campagna di stampa
contro l’attore, ha fatto ordine ai convenuti di cessare ogni pubblicazione di
fatti non veri riguardanti l’attore stesso e di pubblicare a loro spese, sui
maggiori quotidiani, un testo riassuntivo del dispositivo della sentenza, accordando
a __________ __________ un’indennità per torto morale di fr. 15’000.– La tassa
di giustizia di fr. 2’400.– e le spese sono state poste per due terzi a carico
dei convenuti in solido, con obbligo di rifondere all’attore, sempre in solido,
un’indennità per ripetibili di fr. 3’000.–.

 

                                  F.   Contro la sentenza
del Pretore la __________ __________ è insorta con un appello del 3 marzo 1995
nel quale postula il rigetto della petizione in ordine e nel merito o quanto
meno, in via subordinata, di ridurre a fr. 100.– l’indennità per torto morale
da versare in solido con gli altri convenuti. __________ __________ ha
introdotto lo stesso giorno un “appello adesivo” in cui propone le medesime
domande. “__________ ” è a sua volta insorta contro la sentenza del Pretore con
un appello del 6 marzo 1995 nel quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato,
la petizione nei suoi confronti sia respinta.

 

                                  G.   Nelle sue
osservazioni del 10 maggio 1995 __________ __________ propone di respingere
tutti gli appelli e di confermare la sentenza del Pretore. La __________
__________ è stata dichiarata in fallimento il 23 settembre 1996 ed è stata
posta in liquidazione il 16 ottobre 1996. La Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5, ha dichiarato chiusa la liquidazione del fallimento con decreto del
27 aprile 1998.

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull’appello della __________
__________

                                   1.   La società è
stata dichiarata in fallimento – come detto – con decreto del 23 settembre 1996
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5 (FU n. __________ del __________
1996, pag. __________). Non risulta che la massa fallimentare abbia deciso di
continuare la causa, né che l’attore abbia insinuato il proprio credito nel fallimento.
Il 24 aprile 1998 la Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, ha dichiarato
chiusa la liquidazione del fallimento (FU dell’__________ __________ 1998, pag.
__________). La società è quindi stata radiata dal registro di commercio ed è
ormai sprovvista di personalità giuridica, l’iscrizione nel registro di
commercio avendo carattere costitutivo (art. 643 cpv. 1 CO). L’appello della
società radiata deve quindi essere dichiarato irricevibile per carenza di un
presupposto processuale (art. 97 n. 4 CPC), senza che ciò pregiudichi i gravami
interposti dagli altri convenuti, litisconsorti facoltativi (Rep.
__________pag. 334).  

                                   II.   Sull’appello di
__________ __________

                                   2.   Il Pretore ha
accertato che in almeno nove articoli pubblicati dal 16 settembre 1990 al 27
maggio 1993 sul __________ erano contenute affermazioni lesive dell’onore
dell’attore e quindi illecite. Egli ha respinto l’eccezione di prescrizione per
quanto pubblicato prima del 18 marzo 1991, rilevando che non si trattava di
articoli isolati, ma di una campagna di stampa protrattasi sull’arco di anni,
di modo che la petizione del 18 marzo 1992 era da considerare tempestiva.
Inoltre, anche volendo considerare ogni articolo separatamente, sarebbe
applicabile la prescrizione penale di due anni, due dei convenuti essendo stati
condannati per diffamazione proprio in seguito alla pubblicazione degli articoli
litigiosi. Accertata l’illiceità della campagna di stampa, il Pretore ha
pertanto riconosciuto all’attore un’indennità per torto morale di fr. 15’000.–
a riparazione delle sofferenze morali e psicologiche patite a seguito dei noti
articoli. 

                                   3.   Giusta l’art. 28
CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela, chiedere
l’intervento del giudice contro chiunque partecipi all’offesa (cpv. 1). La lesione
è giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante
pubblico o privato, oppure dalla legge (cpv. 2). Per l’art. 49 cpv. 1 CO, al
quale rinvia l’art. 28a cpv. 3 CC, chi è illecitamente leso nella sua personalità
può chiedere, quando la gravità dell’offesa lo giustifichi e questa non sia
stata riparata in altro modo, il pagamento di una somma a titolo di riparazione
morale. L’azione si prescrive in un anno dal giorno in cui il danneggiato
conobbe il danno e la persona responsabile, e in ogni caso nel termine di dieci
anni dal giorno dell’atto che ha causato il danno (art. 60 cpv. 1 CO; Tercier, Le nouveau droit de la personnalité,
Zurigo 1984, n. 1945, n. 2062; Tuor/Schnyder,
Das schweizerische Zivilgesetzbuch, 11ª edizione, Zurigo 1995, pag. 97 in
alto).

                                   4.   L’appellante
propone di respingere la petizione in ordine perché l’azione sarebbe stata
tardiva per gli articoli apparsi sul __________ prima del 18 marzo 1991, gli
art. 28 e 28 lett. e CC prevedendo un’azione per ogni singola lesione della
personalità. Di conseguenza, a parere dell’appellante, l’attore avrebbe perso
la possibilità di far valere le sua pretese per il periodo precedente il 18
marzo 1991, essendosi rivolto al Pretore solo 18 mesi dopo l’apparizione del
primo articolo incriminato. Il primo giudice ha spiegato che nella fattispecie
occorreva considerare la campagna stampa nel suo complesso e ha elencato in
modo esauriente i motivi che lo inducevano a ritenere applicabile il termine di
prescrizione più lungo di due anni previsto dall’art. 60 cpv. 2 CO (sentenza
impugnata, pag. 16 seg.). L’appellante si limita a riaffermare nel gravame la
propria tesi sulla prescrizione dell’azione in torto morale, senza confrontarsi
con le dettagliate argomentazioni del primo giudice. L’appello, insufficientemente
motivato su questo punto, si rivela quindi irricevibile e sfugge a ulteriore esame
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).

                                   5.   L’appellante
ribadisce che i noti articoli non erano illeciti, bensì giustificati
dall’interesse pubblico di conoscere fatti importanti di una personalità
politica, come era all’epoca l’attore, dirigente di una cassa malati, visto che
le anomalie delle casse malati interessano tutti i cittadini svizzeri come
assicurati. Se non che, la missione di informazione dei mezzi di comunicazione
e il legittimo interesse dei cittadini di essere informati su circostanze di interesse
pubblico non dispensano i mezzi di informazione dal rispetto degli altri
diritti fondamentali, come la protezione della personalità dei terzi (Bucher, Personnes physiques et droit de
la personnalité, 3ª edizione, n. 541, pag. 144 in fondo). L’inte-resse del
pubblico, in particolare, non giustifica la diffusione di informazioni inesatte
o incomplete, che ledono i diritti della personalità (DTF 119 II 101). Una
lesione della personalità tramite una falsa informazione è, d’altra parte,
sempre illecita (Bucher, op. cit.,
n. 542, pag. 145; Geiser, Persönlichkeitsschutz:
Pressezensur oder Schutz vor Medienmacht?, in: SJZ 92/1996 pag. 77).

                                         La mancata
presentazione dei conti delle casse malati all’autori-tà competente nei termini
previsti dalla legge era invero notoria all’epoca, ma questo solo fatto non bastava
per giustificare la pubblicazione di accuse rivelatesi infondate. A detta
dell’appel-lante le affermazioni del settimanale concernevano valutazioni e
critiche sul tenore di vita dell’attore, uomo politico, ed erano quindi
inidonee a lederne la personalità. L’argomentazione potrebbe essere pertinente se
si riferisse ai primi articoli pubblicati; è ai limiti della temerarietà invece
per quel che è degli articoli apparsi dopo l’ottobre del 1990. Le critiche
rivolte alle casse malati e ai loro dirigenti nei settimanali del settembre
1990 rimanevano invero nei limiti di usuali battaglie politiche, con toni duri
e sferzanti, ma senza attacchi personali (doc. A a C). Se non che, già a
partire dal 7 ottobre 1990 il tenore degli articoli è scaduto dalla critica
alla denigrazione personale, in particolar modo dell’attore (doc. D: “Signor
__________, chi è il vero scemo?”). 

                                         Nel dicembre del 1990
il tono è caduto ulteriormente e gli editorialisti hanno cominciato a
diffondere nei confronti dell’attore sospetti e accuse di reati e comportamenti
scorretti. La lettura degli atti processuali non lascia dubbi: “Una vera
ruberia in grande stile” (titolo del 2 dicembre 1990, doc. O), “Stop ai furti
delle CM” (titolo del 9 dicembre 1990, doc. P), “Casse malati incompetenti e
forse ladre” (titolo di prima pagina dell’edizione del 16 dicembre 1990, doc.
Q), “Casse malati: qualcuno ha rubato” (titolo a pag. 5 dell’edizione del 23
dicembre 1990, doc. R), “Pastette e ruberie messe in atto da __________
__________ ed accoliti... il Consiglio di Stato ha dato alle casse malati la
licenza governativa per continuare a rubare...” (articolo a pag. 5
dell’edizione del 30 dicembre 1990, doc. S), “Avanzi di galera o candidato
galeotto?” (titolo di un articolo a pag. 11, dedicato all’attore, candidato
alle elezioni al Gran Consiglio, edizione 31 marzo 1991, doc. Z), “Le elezioni
di __________ __________: il presidente della __________ sta facendo la sua
campagna elettorale a spese degli assicurati dell’__________ ” (stelloncino in
prima pagina, edizione del 7 aprile 1991, doc. AA), “La vera vergogna è che la
banda di __________ continua ad incassare sussidi pubblici senza avere
presentato i conti e la nostra Procura permette che si continui questa
truffa...” (articolo apparso in prima pagina, edizione dell’8 dicembre 1991,
doc. FF), “Casse malati: quante riserve? Anche dopo le recenti modifiche della
legge sanitaria votate dal Gran Consiglio ticinese, __________ __________ e accoliti
hanno la possibilità di imbrogliare la gente” (stelloncino di prima pagina,
edizione del 5 gennaio 1992), “Fondi di riserva: truffa legalizzata?” (titolo a
caratteri cubitali a pag. 5 della stessa edizione, soprastante una fotografia
dell’attore).

                                         Il solo fatto che una
persona vesta cariche pubbliche e di responsabilità non autorizza i mezzi di
stampa a diffondere inesattezze lesive della personalità, tanto meno in
mancanza di informazioni attendibili (Geiser,
op. cit., pag. 77). Nella fattispecie l’appellante minimizza la portata delle
affermazioni pubblicate, asserendo che la normale critica politica comprende la
contestazione dei guadagni eccessivi di un personaggio pubblico (appello, pag.
2). Se non che, gli articoli litigiosi non si sono limitati alla critica sui
guadagni dei dirigenti di una cassa malati, ma si sono spinti – come si è visto
– alle ingiurie e alle accuse di reato. Non vi è dubbio che le asserzioni
pubblicate sul settimanale, a ritmi martellanti, inducono il lettore medio a
ritenere che l’attore sia dedito ad attività losche, abbia una mentalità quanto
meno dubbia, agisca senza scrupoli e sia un uomo politico poco onesto. E una
lesione della personalità è data, in effetti, quando la notizia faccia sorgere
nel pubblico un’immagine sfavorevole della persona fisica cui si riferisce,
ponendola in una luce equivoca, oppure quando la reputazione di tale persona
venga sensibilmente sminuita (Riklin,
Schweizerisches Presserecht, Berna 1996, pag. 202, § 7 n. 19). Ciò si verifica
indubbiamente nel caso in esame. Del resto l’appellante è stato condannato penalmente
per diffamazione in seguito all’articolo del 21 ottobre 1991, con sentenza
passata in giudicato (doc. UU, sentenza della Corte delle assise correzionali
di Lugano del 28 gennaio 1993, pag. 10; doc. VV). Ciò vincola il giudice civile
sull’esistenza del fatto che costituisce reato (art. 112 CPC). Non si ravvisano
quindi, in concreto, circostanze che possano giustificare la lesione della
personalità accertata dal primo giudice. Il gravame, su questo punto, è dunque
sprovvisto di buon diritto.

                                   6.   L’appellante
sostiene che l’attore non avrebbe dimostrato il nesso causale tra il presunto
atto illecito e il danno, e nemmeno l’entità del torto morale, da valutare
tenendo conto della sensibilità di un uomo politico, avvezzo alla critica. In
via subordinata, egli chiede che l’indennità per torto morale riconosciuta
all’attore sia ridotta a un importo simbolico di fr. 100.–, da versare in solido
con gli altri convenuti.

                                   a)
 Affinché la vittima possa pretendere un’indennità per torto morale occorre che
l’oggettiva gravità della lesione sia da lei sentita come una sofferenza morale
(Brehm in: Berner Kommentar, n.
30 ad art. 49 CO). Premesso che ogni individuo reagisce in modo diverso a una
violazione della sua personalità, il Tribunale federale ha stabilito
recentemente che per suffragare una pretesa a titolo di torto morale la parte
lesa deve provare le circostanze soggettive dalle quali si può dedurre, dalla
grave lesione oggettiva subita, la sua sofferenza morale; non è sufficiente
invece che in base alla comune esperienza una violazione della personalità possa
comportare una certa sofferenza (DTF 120 II 98 consid. 2b; Bucher, op. cit., n. 603). La prova di
una sofferenza morale è invero difficilmente dimostrabile (SJ 1995 pag. 352),
ma ciò non dispensa il richiedente dall’addurre e dal circostanziare tale sentimento
(DTF 120 II 98 consid. 2b).

                                   b)  Nel
caso specifico le accuse di essere persona disonesta, ladra, che persegue fini
meramente personali ed egoistici a scapito degli assicurati delle casse malati
sono senz’altro atte a offendere la personalità e la dignità professionale e privata
della persona lesa e, nella misura in cui le stesse non sono minimamente
suffragate da alcuna prova, come nella fattispecie, anche illecite. Dagli atti
è emerso che l’attore ha cominciato a presentare segni clinici di affaticamento,
stress ed esaurimento psico-fisico dal dicembre 1990 (doc. PP, QQ), evolutisi
poi dall’aprile 1991 in “importanti disturbi di tipo ansioso con scompensi
psico-fisici reattivi alla situazione di eccessivo stress” (doc. RR). Il medico
curante ha precisato di seguire il paziente dal 1982 e di non avere mai
constatato problemi prima delle “conosciute vicende politiche”. Anche la moglie
dell’attore ha sofferto di depressione reattiva, per parecchi mesi dall’ottobre
1991, a causa dei problemi legati alle sofferenze del marito (doc. SS).
L’appellante adduce che il danno non sarebbe provato perché i medici estensori
dei certificati, sentiti come testi, si sarebbero limitati a riferire quanto
affermato dal paziente. I medici, sentiti come testimoni, hanno sostanzialmente
confermato invece i certificati da loro rilasciati. Il dott. __________ ha
precisato che i disturbi denotati dall’attore non erano di natura organica, ma
psichica (verbale del 16 novembre 1993), mentre la dott. __________ ha riferito
che con l’espressione “conosciute vicende politiche”, menzionata nel suo
certificato, essa intendeva riferirsi agli articoli apparsi sul __________, e
che dall’aprile 1991 aveva riscontrato nel paziente disturbi psico-fisici mai
ravvisati in precedenza. È vero che – come rileva l’appel-lante – i medici hanno
formulato la diagnosi sulla base di quanto ha riferito loro il paziente,
tuttavia ciò non sminuisce la portata delle constatazioni cliniche, dalle quali
emerge che i disturbi psico-fisici da loro constatati nel paziente sono insorti
dopo la pubblicazione dei noti articoli denigratori. L’attore ha dunque provato
il grave danno morale da lui patito e il nesso causale con le affermazioni
lesive della sua personalità.

                                   c)
 A detta dell’appellante, l’ammontare del risarcimento dovrebbe essere
ridotto proporzionalmente per tenere conto dell’inattività dell’attore, che ha
reagito solo 18 mesi dopo l’inizio della campagna sulle casse malati. La
censura è ai limiti della temerarietà. L’attore infatti ha reagito fin dall’inizio
alla campagna di stampa avviata nei suoi confronti, facendo dapprima uso del
diritto di risposta (edizione del 30 settembre 1990, doc. C, pag. 3; del 7
ottobre 1990, doc. D) e sporgendo finanche querela penale (doc. G, I). Tali
passi non hanno avuto effetto alcuno sul tono degli articoli e hanno anzi provocato
commenti sarcastici sul settimanale. La rispo-sta chiesta dall’attore è infatti
stata pubblicata sull’edizione del 30 settembre 1990 con un ampio commento
dell’appel-lante, intitolato “Lei è patetico”. La querela sporta dall’attore è
stata commentata sull’edizione dell’11 novembre 1990 (doc. M) con il titolo
“Chi di menzogna ferisce, di ridicolo perisce...”. A torto quindi l’appellante
pretende una riduzione dell’indennità per torto morale a motivo della pretesa
inattività dell’attore, che ha invece messo in atto i mezzi di difesa a sua
disposizione. Un’indennità per torto morale di fr. 15’000.–, infine, non è da
ritenere eccessiva in concreto se si considera che già nel 1972 era stato
attribuito un tale importo per diffamazione (Tercier,
op. cit., n. 2075). Nella fattispecie, l’entità del torto morale si giustifica
non solo per l’ogget-tiva gravità delle lesioni inferte alla personalità
dell’attore, attaccato nella sua onorabilità di persona, di dirigente e di uomo
politico, ma anche per il protrarsi nel tempo degli attacchi, pubblicati quasi
ogni settimana sull’arco di quasi tre anni, dal 16 settembre 1990 al 27 maggio
1993. Anche su questo punto l’appello è destinato perciò all’insuccesso. 

                                  III.   Sull’appello della
“__________ __________ ”

                                   7.   Il Pretore ha
respinto le eccezioni di incompetenza per territorio sollevate
dall’associazione convenuta, ritenendo che in concreto si era in presenza di un
litisconsorzio facoltativo (art. 42 CPC), di modo che il giudice competente per
l’azione contro uno dei litisconsorti lo è anche per le azioni promosse contro
gli altri (art. 17 lett. e CPC). Ciò era il caso nella fattispecie, poiché
l’attore aveva validamente promosso nei confronti della tipografia convenuta,
con la replica, anche un’azione per la cessazione di ogni pubblicazione al suo
riguardo. Il giudice del domicilio dell’attore, adito per la protezione della
personalità, era pertanto competente anche per statuire sulla riparazione del
torto morale nei confronti di tutti i convenuti. Il Pretore, respinta
l’eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta per i motivi già
enunciati (cfr. consid. 2), ha ammesso l’esistenza di una lesione illecita
della personalità con grave danno morale patito dall’attore e ha imputato alla
tipografia grave negligenza, perché essa avrebbe dovuto rendersi conto, dopo
avere saputo delle querele sporte dall’attore e delle condanne in cui erano
incorsi gli altri convenuti, del contenuto diffamatorio degli articoli e rifiutarsi
di pubblicarli. Non avendolo fatto, essa è responsabile e deve riparare il torto
morale, valutato in fr. 15’000.–.

                                   8.   L’appellante
rimprovera dapprima al Pretore di aver qualificato l’insieme degli articoli
come una “campagna di stampa”, rilevando che tale definizione non ha significato
giuridico e che ogni articolo deve essere preso a sé stante. La censura sfiora
il pretesto. In concreto il periodico ha pubblicato dal settembre del 1990 al
27 maggio 1993 non meno di 35 articoli riguardanti la stessa persona (doc. A
segg.). Il Tribunale federale ha già avuto modo di definire “campagna di
stampa”, del resto, una serie di articoli pubblicati in vista di un processo
penale (DTF 116 Ia 14). La definizione data dal Pretore alla trafila di
articoli in rassegna è quindi conforme alla giurisprudenza. Né giova disquisire
su questioni terminologiche ove appena si pensi che una lesione della
personalità è data, comunque sia, anche quando più articoli di stampa, nel loro
insieme, ledono l’onore di una persona (ZBJV 1985 pag. 107 seg.; Pedrazzini/Oberholzer, Grundriss des Personenrechts,
4ª edizione, Berna 1993, pag. 148). Si volesse anche ammettere, con
l’appellante, che la lesione della personalità andrebbe giudicata articolo per
articolo, il risultato non sarebbe dunque diverso, come si vedrà ancora in
seguito, perché anche tra gli articoli pubblicati dopo il 18 marzo 1991 si
trovano affermazioni lesive della personalità dell’attore.  

                                   9.   L’appellante
ribadisce l’eccezione di incompetenza per territorio, sostenendo in primo luogo
che l’art. 49 CO non prevede un foro al domicilio dell’attore e che nel caso in
esame non sarebbe data una solidarietà della tipografia con gli altri convenuti
nel senso degli art. 50 e 51 CO, mancando una qualsiasi colpa comune. Essa fa
valere di non essere stata in grado di controllare il contenuto degli articoli
pubblicati e di non poter quindi essere considerata colpevole alla stessa
stregua degli altri convenuti. In realtà l’appellante cerca di equivocare sui
termini. Il Pretore ha infatti ancorato la sua competenza non a una colpa
comune dei convenuti, ma all’esistenza di un litisconsorzio facoltativo.
L’appellante non spende una parola per refutare le argomentazioni del primo
giudice e a tale riguardo ci si potrebbe finanche interrogare sulla ricevibilità
del gravame. Sia come sia, l’appello si rivela infondato, giacché per la
pubblicazione dei noti articoli settimanali l’attore ha citato in giudizio più
convenuti per pretese che derivano da un atto giuridico comune (la pubblicazione
e la lesione della personalità). Si era in presenza perciò di un litisconsorzio
facoltativo (Rep. 1985 pag. 334; Ottaviani,
Le parti nel processo civile ticinese, Zurigo 1989, pag. 59), il quale non
implica necessariamente solidarietà tra i convenuti (Ottaviani, op. cit., pag. 73). L’asserita assenza di colpa
della tipografia convenuta è per il resto una questione di merito e non
riguarda la competenza del giudice adito.  

                                   a)  L’azione
per la riparazione del torto morale prevista dall’art. 28a cpv. 3 CC è regolata
all’art. 49 CO (Tercier, op. cit.,
n. 1816; DTF 104 II 1) e, fatta salva l’eccezione dell’art. 28b cpv. 2
CC, può essere proposta solo al domicilio del convenuto, a meno che non venga
simultaneamente intentata un’azione di difesa giusta l’art. 28a cpv. 1
CC (Tercier, op. cit., n. 1053).
In concreto l’attore ha promosso contro __________ __________, __________
__________ e la __________ __________ sia un’azione intesa a far accertare la
lesione, sia un’azione intesa alla sua cessazione, sia un’azione per il
risarcimento del torto morale (petizione del 18 marzo 1992). Egli poteva adire
quindi il foro del proprio domicilio (Bellinzona). Con la replica del 15
settembre 1992 l’attore ha poi chiesto di estendere l’ordine di cessazione di
ogni pubblicazione anche alla tipografia, già convenuta per la riparazione del
torto morale. Come ha rilevato il Pretore, si è creata in tal modo simultaneità
di azioni fondate sull’art. 28b cpv. 2 CC anche contro l’associazione.
L’appellante critica l’opinione del Pretore, ravvisando un’inammissibile
mutazione dell’azione. In realtà il caso in esame non denota alcuna mutazione
dell’azione. Semplicemente il giudice che di per sé sarebbe stato incompetente
è divenuto competente, ciò che sana l’eventuale difetto pregresso (art. 3 CPC).
Entrambe le azioni promosse contro la tipografia poggiano del resto sulla
pubblicazione di articoli lesivi della personalità dell’attore, stampati al
momento della replica ancora dall’appellante. Quanto alla controparte, essa  ha
potuto difendersi con la duplica. Poco importa poi che in pendenza di causa la
tipografia abbia poi cessato di stampare __________, la competenza del
giudice adito essendosi ormai fondata nel frattempo (art. 3 CPC).

                                   b)
 L’appellante afferma che il primo giudice avrebbe dovuto rilevare d’ufficio la
propria incompetenza per territorio dopo avere saputo che l’attore aveva sporto
querela nei confronti di alcuni dei convenuti. Se non che, per sua stessa
ammissione (verbale di udienza preliminare del 24 giugno 1993, pag. 3)
l’associazione convenuta non è mai stata oggetto di alcuna querela da parte
dell’attore né è mai stata coinvolta nelle procedure penali che hanno tratto
origine dalle pubblicazioni litigiose. Il Pretore del Distretto di Bellinzona
era quindi territorialmente competente per statuire su tutte le pretese vantate
dall’attore con la petizione del 18 marzo 1992. L’appello, non privo di
leggerezza su questo punto, si rivela una volta ancora infondato.

                                10.   L’appellante
contesta che il tipografo possa avere legittimazione passiva in un’azione a
protezione della personalità e si diffonde in critiche alla giurisprudenza
pubblicata in DTF 64 II 18, cui si è riferito il Pretore. Essa afferma che tale
prassi non sarebbe applicabile al caso in esame, da un lato perché risale a
un’epoca del tutto particolare e dall’altro perché il Codice penale svizzero
del 1942, posteriore a tale sentenza, ha introdotto il sistema della
responsabilità a cascata, che consente di imputare una colpa al tipografo solo
se non può essere individuato l’autore o un’altra persona maggiormente
responsabile. A suo avviso il diritto della responsabilità civile deve essere
interpretato alla luce del diritto penale, escludendo nella fattispecie la sua
responsabilità.

                                         Giusta l’art. 28
cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela,
chiedere l’intervento del giudice contro chiunque partecipi all’offesa. La locuzione
“contro chiunque partecipi all’offesa” va intesa in senso lato: tutte le
persone la cui collaborazione causa, permette o facilita un pregiudizio
possono essere convenute in un’azione tendente alla protezione della
personalità (FF 1982 II 648
seg.). Contrariamente a quanto sostiene l’appellante, il legislatore ha
volutamente rinunciato a instaurare un regime particolare per i mass media come
quello del diritto penale (FF 1982 II 649; Tercier,
op. cit., pag. 119 n. 857). Escluso il sistema della responsabilità a cascata,
la vittima può di conseguenza agire, a sua scelta, contro tutte le persone che
hanno partecipato alla lesione o che hanno cagionato insieme il danno (Barrelet, Droit suisse des mass-média,
2ª edizione, Berna 1987, pag. 201 n. 611, pag. 202 n. 615; Riklin, op. cit., pag. 224, § 7 n. 88).
Per quanto riguarda la stampa in particolare, dottrina e giurisprudenza
ammettono che possono essere convenute in causa tutte le persone che hanno
partecipato all’elaborazione e/o alla diffusione del testo lesivo della personalità,
quindi anche il tipografo (DTF 113 II 216; Bucher,
op. cit., n. 567 pag. 151; Tercier,
op. cit., n. 1916 e n. 1939, n. 2009; Riklin,
op. cit., pag. 224, n. 88 e segg.; Schnyder
in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, pag. 354, n. 4 e 10 ad art. 49
CO). A giusta ragione quindi il Pretore ha ammesso perciò la legittimazione
passiva dell’associazione.

                                11.   L’appellante sembra
contestare l’illiceità della lesione, facendo valere che le condizioni teoriche
esposte dal Pretore dovrebbero essere interpretate alla luce della libertà di
stampa e del contesto politico ticinese, noto per l’uso di un linguaggio molto
forte. Ci si potrebbe interrogare se affermazioni tanto generiche costituiscano
una motivazione sufficiente del gravame (art. 309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5 CPC).
Ad ogni modo, quand’anche si volesse ritenere ricevibile la censura, la stessa
sarebbe infondata nel merito per i motivi già esposti nei considerandi
sull’appello del convenuto __________ __________, ai quali si rinvia (consid.
5). 

                                12.   La convenuta
confuta i presupposti per la concessione di un torto morale all’attore.
Ribadisce che ogni articolo dovrebbe essere esaminato a sé stante e sostiene
che i primi due articoli citati dal Pretore non sarebbero gravemente lesivi
della personalità e non giustificherebbero un risarcimento. La tesi sfiora la temerarietà,
ove appena si consideri iI carattere ingiurioso del titolo a caratteri cubitali
apparso il 7 ottobre 1990 (doc. D). L’appellante dimentica che, dandosi le
premesse dell’art. 49 CO,  basta un solo articolo lesivo della personalità per
fondare il diritto al risarcimento del danno. Ciò posto, cade nel vuoto anche
la censura, stando alla quale l’azione per il risarcimento del torto morale
risulterebbe prescritta per tutti gli articoli pubblicati prima del 18 marzo
1991. Anche ammettendo che l’attore possa far valere il diritto al risarcimento
del torto morale solo per gli articoli pubblicati dopo il 18 marzo 1991, in
effetti, la responsabilità dei convenuti non muterebbe. Ancora nelle edizioni
successive al 18 marzo 1991 __________ ha pubblicato articoli dal contenuto
lesivo della personalità dell’attore, come ha accertato con precisione il
Pretore (sentenza, pag. 13 e 14). Basti leggere le edizioni del 31 marzo 1991
(doc. Z), del 7 aprile 1991 (doc. AA), del 12 aprile 1991 (doc. BB), del 21
luglio 1991 (doc. DD) e dell’8 dicembre 1991 (doc. FF). Nell’edizione del 15
dicembre 1991, in particolare, uno dei convenuti ha ribadito con fierezza tutti
gli articoli scritti in precedenza: “Ci limitiamo a confermare tutto, dalla
prima all’ultima parola, e cioè anche i passaggi in cui abbiamo detto che certe
Casse malati hanno rubato soldi allo Stato e ai loro assicurati...” (doc. GG,
pag. 5). Gli articoli contro l’attore sono proseguiti ancora il 5 gennaio 1992
(doc. HH, stelloncino di prima pagina e articolo con titolo a caratteri
cubitali di pag. 2), il 2 maggio 1993 (doc. ZZ) e il 27 maggio 1993 (doc. CCC).
In proposito l’appello manca perciò di consistenza.

                                13.   L’appellante
assevera che non le può essere imputata grave negligenza nella pubblicazione
degli articoli. Fa notare che nel 1990/91 Il Mattino della Domenica era
un settimanale nuovo, i cui editori e giornalisti non si erano fino ad allora
mai resi colpevoli di ingiurie o diffamazioni. Inoltre le moderne tecniche di
stampa rendono concretamente impossibile un controllo della tipografia, in
specie nella notte tra il sabato e la domenica, come era il caso per il noto
settimanale. L’argomentazione non può essere condivisa. Dottrina e
giurisprudenza ritengono invero che la tipografia della stampa cosiddetta
“seria” non è tenuta a verificare il contenuto di ogni articolo pubblicato (DTF
64 II 19; Barrelet, op. cit., n.
616). Nella fattispecie __________ ha adottato però, sin dai suoi esordi, una
linea editoriale aggressiva, se non scandalistica. Già nel novembre 1990 il
settimanale ha pubblicato in prima pagina una vignetta satirica nella quale
l’attore era raffigurato come un bugiardo, con un naso da Pinocchio (doc. M).
In seguito – come si è già detto (consid. 5) – il tono degli articoli si è
fatto viepiù corrosivo, finché nel dicembre 1990 (al più tardi) i responsabili
della tipografia avrebbero dovuto rendersi conto, se non altro leggendo il
settimanale il giorno dopo la sua pubblicazione, che la serie di articoli aveva
finito per assumere carattere diffamatorio o addirittura ingiurioso (sentenza,
pag. 13 seg.; doc. O, R, S). Visto il diritto di risposta pubblicato il 30
settembre e il 7 ottobre 1990 su richiesta dell’attore (doc. C, D) e le querele
penali da lui sporte il 23 ottobre 1990 (doc. G) e il 14 gennaio 1991 (doc. I),
ampiamente menzionate nell’edizione del 3 febbraio 1991 (doc. U, prima pagina
con seguito a pagina 7), l’associazione avrebbe dovuto verificare il contenuto
degli articoli pubblicati (DTF 64 II 24). Non avendolo fatto, essa ha commesso
effettivamente grave negligenza.

                                14.   A detta
dell’appellante l’ammontare del risarcimento accordato all’attore, ingiustificatamente
superiore ai casi repertoriati dalla giurisprudenza, dovrebbe essere ridotto
per tenere conto del carattere politico della lite e della tardiva reazione dell’attore,
il quale avrebbe potuto evitare il danno se avesse promosso subito l’azione
civile. La convenuta non formula tuttavia conclusioni precise sulla riduzione
dell’indennità, né si confronta con le argomentazioni del primo giudice, che ha
spiegato, con richiami di dottrina e giurisprudenza, per quali motivi
l’indennità andava fissata in fr. 15’000.– (sentenza, pag. 19).
Insufficientemente motivato, al proposito l’appello si rivela quindi irricevibile
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5; Rep. 1993 pag. 227).

                                15.   Infine l’appellante
contesta la ripartizione interna della responsabilità, fissata per quanto la
riguarda al 10%, e ne chiede una radicale riduzione, argomentando che le sue
possibilità di influire sulla pubblicazione erano praticamente nulle e che
l’attore avrebbe dovuto ridurre il danno promuovendo azione civile già nel
dicembre 1990. Se non che, essa si limita, una volta ancora, a formulare
conclusioni indeterminate, senza cifrare le proprie pretese, ciò che rende
l’appello nuovamente irricevibile. Del resto, quand’anche potesse essere
esaminata nel merito, la doglianza andrebbe respinta. Il ruolo secondario della
tipografia, infatti, è già stato tenuto in considerazione dal Pretore nella
determinazione della quota interna di responsabilità giusta l’art. 50 cpv. 2 CO
(sentenza, pag. 20) e non vi è motivo per scostarsi da tale prudente apprezzamento.
La tipografia ha continuato a partecipare, con la propria attività imprenditoriale,
alla diffusione di articoli diffamatori e ingiuriosi nei confronti dell’attore
ben oltre il mese di dicembre 1990, che essa stessa indica come data discriminante.
Non può ora sottrarsi alle proprie responsabilità rimproverando al danneggiato
di non avere reagito tempestivamente. Tanto meno se appena si ricorda che
l’attore ha reagito fin dai primi articoli, tanto che il diritto di risposta da
lui richiesto è stato pubblicato il 30 settembre 1990 e il 7 ottobre 1990 (doc.
C, D). Il che è servito solo ad acuire le tensioni, così come le querele penali
del 23 ottobre 1990 (doc. G) e 14 gennaio 1991 (doc. I). Già a prima vista,
quindi, un’azione civile promossa agli inizi del 1991 non avrebbe consentito
all’attore di far cessare gli attacchi contro la sua persona, visti i toni
accesi che la polemica sulle casse malati aveva assunto, e la determinazione
dei convenuti, più che mai decisi a quel momento a persistere nella loro
campagna nonostante le procedure penali pendenti nei loro confronti (edizione
del 3 febbraio 1991, doc. U, prima pagina con seguito a pagina 7). In
conclusione, quindi, l’appello, nella misura in cui è ricevibile, si dimostra
infondato in ogni suo punto. 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili

                                16.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono quindi a carico
degli appellanti, i quali rifonderanno all’attore un’equa indennità per
ripetibili di appello, commisurata all’impegno richiesto per le osservazioni a
ognuno dei ricorsi. La tassa di giustizia relativa all’appello della __________
__________ tiene conto del fatto che il gravame non ha richiesto un esame di
merito (art. 21 LTG). 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello della __________
__________ ____________________ è irricevibile.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà a __________ un’indennità fr.
1’200.– per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Nella misura in cui è
ricevibile, l’appello di __________ __________ è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   4.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1’200.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                                                                fr.
1’250.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà a __________ fr. 1’200.– per ripetibili
di appello.

 

                                   5.   Nella misura in cui è
ricevibile, l’appello dell’associazione “__________ ” è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   6.   Gli oneri processuali, consistenti
in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1’200.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                                                                fr.
1’250.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà a __________ __________ fr.
1’500.– per ripetibili di appello.

 

                                   7.   Intimazione a:

                                         – __________ __________,
__________;

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________a, __________.               

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria