# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 962761c7-c4c2-5630-a85b-12e0da487cf3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-02-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 01.02.2001 11.2000.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-55_2001-02-01.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.2000.00055

  	
  Lugano

  1° febbraio
  2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. _.____._____
(contestazione della nomina del tutore) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  __________ e __________ __________ -__________, __________

  (patrocinati dall'avv. __________ __________,
  __________)

  e

  __________ __________, __________

  (patrocinato dall’avv. __________ __________
  -__________, __________)

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Delegazione tutoria di __________ 

   

  

per quanto riguarda la nomina di un tutore
a __________ (1989) e __________ (1990) __________;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta l'appellazione
presentata il 22 maggio 2000 da __________ e __________ __________ contro la
decisione emessa il 26 aprile 2000 dalla Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal matrimonio tra __________ __________ (1961), ora domiciliata
a __________, e __________ __________ (1959), ora domiciliato a __________,
sono nati __________ (__________1989) e __________ (__________1990). I genitori
si sono separati nel 1991 e la custodia dei figli è stata attribuita alla
madre. __________ __________ -__________, dopo avere soggiornato in vari comuni
della __________ __________, si è trasferita con i figli nel settembre del 1996
a __________, dove ha costituito domicilio nel giugno del 1997. Nel gennaio del
1998 essa ha ritirato i figli dalla scuola. Con sentenza del 19 febbraio 1998
il Bezirkgericht di __________ ha pronunciato il divorzio fra __________
e __________ __________, ha attribuito i figli alla madre (con l'esercizio
dell'autorità parentale) e ha riconosciuto al padre un diritto di visita. Il 2
marzo 1998 __________ __________ ha lasciato __________ con l'intenzione di
trasferirsi nuovamente nella Svizzera __________, senza avere stabilito una
nuova residenza. La notte del 26 marzo 1998 essa è stata rinvenuta da una
pattuglia della polizia cantonale mentre dormiva con i figli in un'automobile
ai bordi della strada del __________ __________.

 

                                  B.   Con
risoluzione del 27 marzo 1998 la Delegazione tutoria di __________ ha privato
provvisoriamente __________ __________ -__________ della custodia parentale sui
figli __________ e __________, disponendone il collocamento presso il
__________ __________ a __________. Alla fine di ottobre 1998 i ragazzi sono
stati collocati presso la __________ __________ __________ di __________. Il 20
luglio 1999, in accoglimento di un'istanza della Delegazione tutoria di
__________, la Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele, ha privato __________ __________
-__________ dell'autorità parentale sui figli. Tale decisione è passata in
giudicato. Con due risoluzioni del 18 gennaio 2000 la Delegazione tutoria di
__________ ha poi designato come tutore di __________ e __________ __________
l'avv. __________ __________, capo dell'Ufficio del tutore ufficiale.

 

                                  C.   Contro
le citate risoluzioni sono insorti con ricorso del 31 gennaio 2000 __________ e
__________ __________, nonni materni di __________ e __________, e con ricorso
del 2 febbraio 2000 __________ __________. I ricorrenti lamentavano in sostanza
un'erronea indicazione delle vie di ricorso, una carente motivazione della
decisione impugnata con conseguente violazione del diritto di essere sentito e
la violazione del diritto preferenziale dei parenti a essere scelti come tutori.
Con decisione del 26 aprile 2000 l'autorità di vigilanza ha respinto i ricorsi.
Le spese e la tassa di giustizia di complessivi fr. 400.– sono stati posti a
carico di __________ e __________ __________ e di __________ __________ in
ragione di un mezzo ciascuno.

 

                                  D.   Contro
la decisione predetta __________ e __________ __________ sono insorti con un
appello del 22 maggio 2000 in cui propongono di annullare le risoluzioni del 18
gennaio 2000 e di rinviare gli atti alle precedenti istanze per nuova decisione;
in via subordinata essi chiedono di accettare l'accordo del 5 novembre 1999
concluso fra __________ __________ e __________ e __________ __________, presentato
alla Delegazione tutoria di __________. Nelle sue osservazioni del 9 giugno
2000 il tutore avv. __________ __________ ha rinunciato a esprimersi
sull'appello, limitandosi a precisare alcune circostanze di fatto. Con lettera
del 15 giugno 2000 __________ __________ chiede l'approvazione dell'accordo del
5 novembre 1999, contestando la scelta del tutore nella persona dell'avv.
__________ __________. La Delegazione tutoria di __________ e __________
__________ -____________________ non hanno presentato osservazioni.

                                         

                                  E.   Con
scritto del 14 giugno 2000 gli appellanti hanno prodotto due lettere dell'8 e
13 giugno 2000. La giudice delegata della Camera ha completato l'istruttoria e
con ordinanza del 22 novembre 2000 ha acquisito agli atti, oltre ai documenti
prodotti con l'appello, un rapporto del 20 novembre 2000 nel quale l'avv.
__________ __________ riferisce gli ultimi sviluppi della situazione per quanto
riguarda i bambini, collocati dal giugno 2000 presso una famiglia affidataria
ad __________, dove frequentano la scuola. Con il rapporto sono stati prodotti
5 allegati (corrispondenza con il padre dei bambini e con il __________
__________ della __________ “__________ ” di __________). Le parti hanno avuto
la possibilità di esprimersi sui nuovi documenti. I ricorrenti hanno ribadito
il 13 dicembre 2000 di mantenere l'appello, rinunciando a un dibattimento
finale.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni dell'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili entro venti
giorni alla Camera civile del Tribunale di appello (art. 54a LAC nel
testo in vigore fino al 31 dicembre 2000; art. 424 cpv. 3 CPC). Ciò vale tanto
per la privazione e il ripristino dell'autorità parentale, le interdizioni o
inabilitazioni, al cui riguardo l'autorità di vigilanza statuisce come
giurisdizione di primo grado (art. 39d cpv. 1 LAC e 55 segg. RTC nel
testo in vigore fino al 31 dicembre 2000), quanto per le altre misure come la
nomina del tutore, al cui proposito l'autorità di vigilanza statuisce come giurisdizione
di ricorso (art. 388 cpv. 2 e 3 CC; 92 RTC nel testo in vigore fino al 31
dicembre 2000). La decisione impugnata è stata notificata il 27 aprile 2000. Il
termine per appellare, ritenute le ferie giudiziarie (art. 132 e 133 cpv. 1
lett. a CPC), è scaduto sabato 20 maggio 2000. L'appello, inoltrato il lunedì
22 maggio 2000, è dunque tempestivo (art. 131 cpv. 3 CPC).

 

                                   2.   La
scelta del tutore può essere contestata da ciascun interessato, segnatamente da
coloro che possono invocare un diritto preferenziale a norma degli art. 380 e
381 CC, in quanto parenti prossimi idonei, rispettivamente persone di fiducia
designate dal tutelato o dai di lui genitori (art. 388 cpv. 2 CC; Breitschmid in: Kommentar zum schweizerischen
Privatrecht, ZGB I, Basilea 2000, n. 3 ad art. 388–391 CC; Schnyder/Murer in: Berner Kommentar, 3a
edizione, n. 22 ad art. 388 CC). Gli appellanti, nonni materni dei minori e
designati dal padre entrambi come affidatari e il nonno come tutore nell'ambito
dell'accordo del 5 novembre 1999, sono perciò legittimati a impugnare la nomina
del tutore.

 

                                   3.   L'autorità
di vigilanza ha ritenuto corretta la procedura seguita nel caso concreto,
avendo essa stessa intimato la contestazione della nomina del tutore alla Delegazione
tutoria di __________. Gli appellanti sostengono per contro che l'indicazione
errata della via di ricorso, al dispositivo n. 5 delle risoluzioni del 18
gennaio 2000, ha cagionato loro un insanabile pregiudizio. Affermano che
l'autorità di vigilanza si sarebbe arrogata competenze della Delegazione
tutoria, privandoli di un'istanza di ricorso prevista dal diritto federale.

 

                                   a)  La
nomina del tutore compete, nel Cantone Ticino, alla Delegazione tutoria del
Comune di domicilio del minore o dell'interdetto (art. 385 cpv. 1 CC, 55 cpv. 1
LAC, 20 lett. f e 23 RTC nel testo in vigore fino al 31 dicembre 2000). La
nomina può essere contestata da ciascun interessato, entro il termine di dieci
giorni dalla comunicazione, presso la medesima Delegazione tutoria. Se
riconosce fondata la contestazione, questa procede a una nuova nomina. In caso
contrario essa deferisce il caso all'autorità di vigilanza unitamente a una
propria relazione (art. 388 cpv. 2 e 3 CC, 20 lett. i RTC). In caso di
contestazione la Delegazione tutoria deve quindi riesaminare il problema ed
esprimersi (Breitschmid, op.
cit., n. 7 ad art. 388-391; Schnyder/Murer,
op. cit., n. 42 ad art. 388; Egger
in: Zürcher Kommentar, 2a edizione, n. 4 ad art. 388 CC). Il
giudizio dell'autorità di vigilanza ha carattere meramente cassatorio: se
accoglie il ricorso, essa si limita ad annullare la decisione impugnata e a
rinviare l'incarto alla Delegazione tutoria per nuova decisione (RDT 31/1976,
n. 15, pag. 106 segg.; Schnyder/Murer,
op. cit., n. 53 e 61 ad art. 388 CC; Breitschmid,
op. cit., n. 9 ad art. 388-391 CC).

                                         

                                   b)  Dal
fascicolo processuale risulta che nella fattispecie la Delegazione tutoria di __________
ha indicato nelle sue risoluzioni del 18 gennaio 2000 la via del ricorso
“direttamente all'autorità di vigilanza sulle tutele, ____________________ ” (allegati
1 e 2 al doc. 1 nel fascicolo “ricorso” dell'inc. __________.__________
dell'autorità di vigilanza), senza seguire le forme previste dall'art. 388 cpv.
2 e 3 CC. Il legale degli appellanti ha introdotto il 28 gennaio 2000 una contestazione
alla Delegazione tutoria di __________ e il 31 gennaio 2000 ha presentato
ricorso all'autorità di vigilanza (doc. 1 e allegato 3 nel fascicolo “ricorso”
dell'inc. __________.__________dell'autorità di vigilanza). 

 

                                   c)
 Il divieto del formalismo eccessivo impone che un atto indirizzato a
un'autorità incompetente sia trasmesso d'ufficio a quella competente (cfr. DTF
118 Ia 241 consid. 3c con rinvii). Tale principio è stato recepito
nell'ordinamento procedurale ticinese sia in ambito civile che amministrativo (art.
126 CPC, 4 LPAmm). Nel caso in esame l'autorità di vigilanza ha quindi ritenuto
– a giusta ragione – ricevibile e tempestivo il ricorso degli appellanti,
benché indirizzato a un'autorità incompetente. Ciò è tanto più corretto, vista
l'indicazione inesatta dei rimedi giuridici contenuta nelle risoluzioni
impugnate (DTF 96 III 93; Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, nota 437 ad art. 126). Sotto tale
aspetto gli appellanti non hanno quindi subito alcun pregiudizio dall'erronea
indicazione della via di ricorso.

 

                                   d)  Ove
l'autorità di vigilanza riceva un ricorso contro la nomina di un tutore, essa
non può occuparsene direttamente, ma deve trasmetterla alla Delegazione tutoria
affinché proceda a un riesame (DTF 106 II 110 consid. 1a; RDT 31/1976, pag. 106
n. 15 spec. pag. 109 in basso consid. 2; Schnyder/Murer,
op. cit., n. 44 ad art. 388 CC). È quanto si è verificato nella fattispecie. Il
14 febbraio 2000 l'autorità di vigilanza ha infatti intimato il ricorso del 31
maggio 2000 degli appellanti alla Delegazione tutoria di __________ “con
l'invito a volersi pronunciare  entro 15 giorni giusta l'art. 388 cpv. 3 CC
(…)” (lettera del 14 febbraio 2000 allegata all'atto di ricorso, doc. 1 nel
fascicolo “ricorso” dell'inc. __________.__________dell'autorità di vigilanza).
La Delegazione tutoria di __________ ha quindi riesaminato il caso e,
confermando e motivando la propria scelta, lo ha sottoposto con la relazione
del 3 marzo 2000 all'autorità di vigilanza (doc. 2 del fascicolo “osservazioni”
nell'inc. __________.__________dell'autorità di vigilanza). Di conseguenza gli
appellanti non hanno subìto alcun pregiudizio, essendo loro stati garantiti
tutti i gradi di ricorso previsti, per diritto federale, dall'art. 388 CC.
Anche al riguardo l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                   4.   L'autorità
di vigilanza ha ritenuto sanata ogni eventuale violazione del diritto di essere
sentito, gli appellanti avendo avuto modo di esprimersi liberamente davanti a un'autorità
munita di pieno potere cognitivo. Gli appellanti si dolgono invece di una
carente motivazione delle risoluzioni del 18 gennaio 2000 che, unitamente al
mancato rispetto della via di ricorso di cui all'art. 388 cpv. 2 CC, avrebbe
leso il loro diritto di essere sentiti.

 

                                   a)  In realtà, come si è visto, le vie di ricorso prescritte dall'art.
388 CC sono state rispettate. La Delegazione tutoria di __________ ha motivato
le risoluzioni del 18 gennaio 2000 – invero succinte – nella relazione del 3
marzo 2000, intimata alle parti (doc. 2 e intimazione 9 marzo 2000 a tergo del
doc. 2, nel fascicolo “osservazioni” dell'inc. __________.__________dell'autorità
di vigilanza). Gli appellanti hanno preso posizione al riguardo il 21 marzo
2000 (doc. 9 e 10 nel fascicolo “corrispondenza”, inc. 120.1998 dell'autorità
di vigilanza). Inoltre essi hanno avuto modo di esprimersi anche prima che il
tutore fosse scelto (cfr. DTF107 Ia 343 consid. 3; Häfeli in: Kommentar zum
Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 9
ad art. 380-381 CC). Dal fascicolo processuale risultano esservi stati numerosi
contatti fra gli appellanti e la Delegazione tutoria (appello pag. 10, 3° e 4°
paragrafo; relazione 3 marzo 2000 della Delegazione tutoria, pag. 2 in alto,
doc. 2 nel fascicolo “osservazioni” dell'inc.
__________.__________dell'autorità di vigilanza). Del resto gli appellanti e il
padre dei bambini hanno avuto modo di esprimere la loro opinione presentando
alla Delegazione tutoria la convenzione del 5 novembre 1999 (allegato 4 al doc.
1 nel fascicolo “ricorso” dell'inc. __________.__________dell'autorità di
vigilanza). Il diritto di essere sentito degli appellanti è quindi stato
rispettato, sia prima della nomina del tutore che durante la procedura di
contestazione. In proposito l'appello risulta sprovvisto di buon fondamento.

 

                                   b)  Si aggiunga che, sia come sia, la censura appare inconsistente già
per il fatto che gli appellanti hanno potuto far valere tutte le loro
argomentazioni davanti a due autorità di ricorso provviste di piena cognizione
in fatto e in diritto (art. 424a cpv. 2 e 3 CPC). Ogni ipotetica
violazione del diritto di essere sentito sarebbe di conseguenza sanata (DTF 116
V 186 consid. 10; 116 Ia 94 consid. 2; RDAT 1998-I pag. 260; Rep. 1985 pag. 141
in fondo; 1988 pag. 348 consid. 2).

                                       

                                   5.   Nel
merito l'autorità di vigilanza ha vagliato anzitutto la scelta del tutore nella
persona del tutore ufficiale, concludendo che si tratta di una persona idonea.
Da un lato egli parla correntemente il tedesco, lingua madre dei minori, e
dall'altro vanta una lunga esperienza professionale, che gli permette di
coordinare al meglio l'intervento dei diversi servizi interessati al momento
del ritorno dei bambini nella Svizzera interna. Inoltre la persona del tutore
ufficiale è da preferire a quella dell'avo materno, nonostante il diritto di
preferenza dei parenti prossimi. Gli appellanti contestano tali argomentazioni.
Obiettano che il tutore ufficiale è un perfetto sconosciuto per i bambini e
parla una lingua che non è la loro lingua madre. Irrilevanti sarebbero pure le
capacità professionali del tutore ufficiale, dato il diritto di preferenza dei
parenti prossimi idonei. A loro dire l'autorità di vigilanza non avrebbe
sostanziato alcun motivo grave per rifiutare il nonno materno come tutore o per
discostarsi dalla convenzione del 5 novembre 1999 fra il padre dei bambini e i
nonni materni. 

 

                                   a)  L'autorità
tutoria deve nominare a tutore una persona idonea all'ufficio (art. 379 CC). La
valutazione sull'idoneità dei candidati avviene liberamente, secondo il diritto
e l'equità (art. 4 CC), tenuto conto del bene dell'interdicendo e della
priorità riconosciuta ai parenti prossimi (Riemer,
Grundriss des Vormundschaftsrecht, 2a edizione, Berna 1997, pag. 83
n. 130; Dischler, Die Wahl des geeigneten
Vormunds, Friburgo 1984, pag. 110 seg. n. 279 e 282). Salvo gravi motivi, l'autorità
deve preferire, quando nomina un tutore, un parente prossimo idoneo, avuto
riguardo alle circostanze personali e alla vicinanza del domicilio (art. 380
CC). Ciò non significa che i parenti prossimi abbiano il diritto di essere
prescelti o che siano dotati per principio di maggiore attitudine rispetto a
terzi (Häfeli, op. cit., n. 1 ad art.
380-381 CC; Egger, op. cit. n. 4
ad art. 380; Dischler, op. cit.,
pag. 149 seg. n. 372 e 375). L'autorità tutoria è tenuta bensì a considerare la
candidatura di un parente prossimo e garantire a quest'ultimo il diritto di
essere sentito, ma deve preferirlo ad altri candidati solo ove egli sia
altrettanto qualificato (Dischler,
op. cit., pag. 153 seg., note 380 e 381). La limitazione della libertà di giudizio
dell'autorità non riguarda la valutazione dell'idoneità del futuro tutore,
bensì la scelta dello stesso tra vari candidati equivalenti (Dischler, op. cit., pag. 154 nota 381; Schnyder/ Murer, op. cit., n. 51 ad art.
380-381 CC). 

                                      

                                   b)  Gli
appellanti evocano un'inidoneità del tutore ufficiale perché persona estranea
ai minori e non germanofona. Ora l'interessato ha spiegato di esprimersi “correntemente”
in tedesco e di avere avuto “regolari e significativi contatti” con i minori (osservazioni
del 9 giugno 2000, punto 4). Inoltre agli atti si trova svariata corrispondenza
in tedesco fra gli appellanti e il tutore designato, a comprova che la
comunicazione non è ostacolata da alcun problema linguistico (doc. 5, 11, 12,
13 nel fascicolo “corrispondenza”, inc. __________.__________dell'autorità di
vigilanza; doc. 8 e 9 prodotti dagli appellanti il 14 giugno 2000). Per di più,
dopo la sua nomina, il tutore ha dovuto gestire provvisoriamente la tutela dei
minori in applicazione dell'art. 389 CC e non può pertanto essere definito “un
perfetto sconosciuto”. Né il fatto che egli sia una persona estranea al
contesto familiare rappresenta necessariamente uno svantaggio. Anzi, un eccessivo
coinvolgimento emozionale può intralciare la gestione della tutela (Häfeli, op. cit., n. 7 ad art. 380-381
CC). È pure opportuno che il tutore non si trovi in concorrenza con le persone
di riferimento dei minori, come gli educatori e gli affidatari (Dischler, op. cit., pag. 85 n. 216). A
tale proposito i responsabili del Servizio sociale di __________ e della Casa
__________ __________ di __________ osservano che “per salvaguardare le
relazioni interfamiliari nell'interesse dei bambini (...) è indispensabile che
il tutore sia una persona neutra al di fuori della cerchia familiare” (rapporto
del 25 novembre 1999, pag. 2 in mezzo, allegato 3 al doc. 2 nel fascicolo
“osservazioni”, inc. __________.__________ dell'autorità di vigilanza). Una
volta ancora l'appello è quindi destinato all'insuccesso.

                                         

                                   c)   A
parere degli appellanti le competenze professionali del tutore designato non
sarebbero rilevanti. Invero una persona con competenze professionali – qual è
il tutore ufficiale – appare spesso più idoneo di un “laico” ad assumere la
tutela di minori (Dischler, op.
cit., pag. 85 n. 217). Essa ha infatti la possibilità di ovviare alla mancanza
di tempo, delegando le cure personali dei minori a coloro presso cui vengono
collocati. Inoltre il professionista vanta, di principio, maggiori conoscenze
pedagogiche ed esperienze pratiche. Date le sue conoscenze e il suo ufficio, il
tutore ufficiale è pure in grado di coinvolgere più efficacemente i servizi
terapeutici e educativi preposti alla cura dei minori (Dischler, op. cit., pag. 85 seg. n. 217). Dall'incarto si
evince che la situazione dei ragazzi richiede un adeguato sostegno da parte dei
servizi sociali, non solo dal punto di vista scolastico ma pure educativo e
psicologico. I due bambini hanno risentito del comportamento della madre, che
ha ostacolato la scolarizzazione e le relazioni con il padre, sottoponendoli a
ripetuti cambiamenti di dimora. Inoltre essi sono, in sostanza, abbandonati
dalla madre da oltre due anni e anche il padre ha allentato le relazioni
personali con loro nell'ultimo anno (rapporti allegati al doc. 2 nel fascicolo
“osservazioni”, inc. __________.__________dell'autorità di vigilanza). I minori
sono ancora in terapia individuale (rapporto Servizio sociale di __________ e
della __________ __________ __________ del 25 novembre 1999, pag. 3 in fondo;
allegato 3 al doc. 2 nel fascicolo “osservazioni”, inc.
__________.__________dell'autorità di vigilanza). Date le cure specialistiche
necessarie agli interessati, il tutore ufficiale appare, per le conoscenze
professionali, una persona particolarmente idonea. A tale proposito l'appello è
quindi, ancora una volta, privo di buon fondamento.

                                      

                                   6.   Gli
appellanti asseverano che l'autorità di vigilanza non ha sostanziato alcun
motivo grave che ostacoli la scelta del nonno materno quale tutore e
l'approvazione della convenzione del 

                                         5
novembre 1999 stipulata tra i nonni materni e il padre. Se non che, la tutela
sfugge alla libera disposizione delle persone interessate e la norma dell'art.
381 CC – che conferisce ai genitori la facoltà di designare come tutore una
persona di loro fiducia – mira esclusivamente alla salvaguardia di pubblici
interessi (DTF 107 II 406 consid. 3, 117 Ia 507 in alto, 118 Ia 231 in alto).
Ciò premesso, occorre esaminare se, tenuto conto delle circostanze del caso, il
nonno materno appaia altrettanto idoneo ad assumere la carica del tutore
ufficiale designato o se gravi motivi si oppongano alla sua nomina. Al nonno
materno dovrà essere data la preferenza in caso di pari idoneità o in mancanza
di motivi gravi contrari (Dischler,
op. cit., pag. 153 seg. n. 380 e 381; Schnyder/Murer,
op. cit., n. 51 ad art. 380-381 CC). 

 

                                   a)  Gli
appellanti sostengono che la soluzione da loro proposta ha il vantaggio di
permettere un rapido reinserimento dei ragazzi nella Svizzera __________, in
prossimità del domicilio del padre. Ora, il trasferimento nella Svizzera
__________ presso un istituto appropriato era invero stato indicato come un
progetto da realizzare nell'interesse dei minori. Tale misura si prefiggeva
l'inserimento definitivo dei bambini nella famiglia del padre, il quale stava
ricostruendo un'importante relazione affettiva con i figli (rapporto 25
novembre 1999 del __________ __________ di __________ e della __________
__________ __________, pag. 1; rapporto 

                                         5
maggio1999 __________ __________ __________, pag. 15; rapporto 4 maggio 1999
del __________ __________ di __________, pag. 9 in fondo; allegati 3, 2 e 4 al
doc. 2 nel fascicolo “osservazioni”, inc. 120.1998 dell'autorità di vigilanza).
Invero fra gli scopi precipui di una tutela su minori di giovane età figura
l'integrazione in una famiglia sostitutiva, il collocamento in un istituto
dovendo essere ritenuto come soluzione eccezionale d'emergenza (Dischler, op. cit., pag. 82 n. 211). La
convenzione del 5 novembre 1999 tuttavia designa come affidatari gli stessi
appellanti, e prevede un collocamento dei bambini presso un istituto (pag. 3 n.
1, 2 e 3, allegato 4 al doc. 1 nel fascicolo “ricorso” dell'inc.
__________.__________autorità di vigilanza). A mente del tutore ufficiale
inoltre gli appellanti non avrebbero intenzione di accogliere in casa i minori,
preferendo collocarli stabilmente in un istituto. Gli appellanti contestano ciò
(doc. 9 e 10 prodotti il 14 giugno 2000), ma comunque sia la scelta degli
appellanti come famiglia affidataria solleva perplessità anche in ragione
dell'importante differenza di età con i minori (Dischler, op. cit., pag. 97 n. 249). Inoltre nel frattempo il
padre ha dichiarato di non essere più in grado di accogliere i figli nel suo
nuovo nucleo familiare. Il progetto di trasferire i minori in un istituto nella
Svizzera __________ ha perso quindi la sua principale ragione di essere, tanto
che, anche su loro stessa richiesta, i bambini sono stati collocati ad
__________ in casa di __________ __________, già loro educatrice presso la
__________ __________ __________ (lettera 20 novembre 2000 del tutore). Da
questo punto di vista la soluzione proposta dagli appellanti con la convenzione
del 5 novembre 1999 è ormai superata.

 

                                   b)  A
mente degli appellanti la convenzione del 5 novembre 1999 regola a sufficienza
le relazioni personali dei minori con la madre. In realtà la convenzione si
limita a prevedere che le visite dovranno tenersi alla presenza di uno dei
nonni materni o di un incaricato dell'istituto (pag. 4 in basso, allegato 4 al
doc. 1 nel fascicolo “ricorso” nell'inc. __________.__________dell'autorità di
vigilanza). In concreto una simile regolamentazione appare insufficiente, sia
alla luce delle difficoltà e dell'atteggiamento dalla madre, sia per gli
effetti negativi che in precedenza le sue visite hanno avuto sui minori
(rapporto 5 maggio 1999 della __________ __________ __________ di __________,
pagg. 5–13, specialmente pag. 13 in alto; allegato 2 al doc. 2 nel fascicolo “osservazio-ni”,
inc. __________.__________dell'autorità di vigilanza). Anche ipotizzando una migliore
regolamentazione quantitativa e qualitativa delle relazioni personali fra madre
e figli, la persona del nonno materno appare oggettivamente poco idonea a
gestire una situazione tanto delicata. Il naturale coinvolgimento emotivo
dell'appellante, che è padre e nonno degli interessati, non depone in favore di
una sua particolare idoneità, viste anche le tensioni esistenti fra egli stesso
e i genitori dei minori (rapporto 25 novembre 1999 del __________ __________ di
__________ e della __________ __________ __________, pag. 2 in fondo; allegato
3 al doc. 2 nel fascicolo “osservazioni”, inc.
__________.__________dell'autorità di vigilanza; lettera 8 giugno 2000 del tutore
ufficiale, pag. 1 in basso; doc. 8 prodotto dagli appellanti il 14 giugno
2000). 

 

                                         Nella
fattispecie poi si pone pure il rischio di un conflitto di interessi, dato che
in precedenza gli appellanti si erano opposti, unitamente alla madre dei
bambini, all'adozione di misure di protezione in favore dei minori (rapporto 4
maggio 1999 del __________ __________ di __________, pag. 5 in alto; allegato 4
al doc. 2 nel fascicolo “osservazioni”, inc. __________.__________
dell'autorità di vigilanza). La ricostruzione di un certo rapporto fra genitori
e figli è senz'altro uno scopo primario della tutela (rapporto del 

                                         4
maggio 1999, loc. cit., pag. 9, 3° paragrafo in fine). Malgrado la sua buona volontà,
l'appellante si trova in una posizione familiare che lo rende sostanzialmente
inadeguato a gestire tali relazioni personali (Häfeli, op. cit., n. 7 ad art. 380-381 CC; Schnyder/ Murer, op. cit., n. 62 ad art.
380-381 CC). 

 

                                   7.   Ne
consegue che, allo stadio attuale delle cose, nel suo esito la scelta
dell'autorità di vigilanza riesce pertinente. Ciò non preclude agli appellanti
la possibilità di rinnovare la domanda di designare come tutore il nonno
materno, non appena sarà messo in opera in modo stabile un progetto di
reinserimento dei minori in un ambiente familiare, sia presso di loro, sia
presso il padre o una famiglia affidataria. Gli sviluppi della situazione dopo
la decisione impugnata attestano che i contatti fra i nonni e i bambini stanno
evolvendo in modo significativo e molto positivo (lettera 20 novembre 2000 del
tutore). Inoltre in caso di rientro dei minori nella Svizzera __________ sarà opportuno
valutare la possibilità di designare un tutore vicino al loro domicilio. Le
future scelte concernenti i minori (come ad esempio l'opzione fra l'integrazione
in una famiglia affidataria o il collocamento in un istituto, l'opzione fra il
Ticino o la Svizzera interna) dovranno in ogni modo essere prese in
collaborazione con gli appellanti e, se possibile, con i genitori dei ragazzi.
È appena il caso di ricordare che anche costoro dovranno essere sentiti (DTF
124 III 90; I CCA, sentenze del 22 marzo 2000 nella causa F. e del 10 agosto
2000 nella causa M. c. B), di preferenza da uno specialista, visti i traumi subìti
e le difficoltà psichiche sviluppate dopo l'abbandono della madre.

                                         

                                   8.   Gli oneri processuali del giudizio odierno andrebbero a carico degli
appellanti (art. 148 cpv. 1 CPC). Tenuto conto però che questi hanno agito per
interessi ideali, si può rinunciare, eccezionalmente, a ogni prelievo. Non si
attribuiscono ripetibili alla Delegazione tutoria, la quale ha agito
nell'ambito delle proprie attribuzioni ufficiali (cfr. per analogia l'art. 159
cpv. 2 OG).

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________. __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________–__________, __________;

                                         –
__________ __________–__________, __________;

                                         –
Delegazione tutoria __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele.

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria