# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c8dc3441-3de4-5d92-afae-6980de78bf90
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.04.1999 52.1998.353
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-353_1999-04-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00353

   

  	
  Lugano

  7 aprile 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  9 dicembre 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________ patrocinato dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 18 novembre 1998 (n. 5294) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 16 settembre
  1998 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia
  di rifiuto di rilascio di un permesso di domicilio per la figlia __________
  (ricongiungimento famigliare);

  

 

 

viste le risposte:

-    18 dicembre 1998 del Servizio dei
ricorsi del Consiglio di Stato,

-    14 gennaio 1999 della Sezione degli
stranieri (ora: permessi e immigrazione);

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________ (1964), cittadino
iugoslavo, è entrato per la prima volta in Svizzera nel 1980 per lavorare quale
stagionale. Dall'ottobre 1989 ha beneficiato di diversi permessi di dimora
annuali. Nel luglio 1996 ha ottenuto un permesso di domicilio con prossimo
termine di controllo fissato al 30 luglio 1999.

Dall'unione con la moglie __________ (1963), titolare di un
permesso di soggiorno in Svizzera, sono nate le figlie __________ (25 dicembre
1983) e __________ (3 marzo 1988) rimaste a vivere nel loro Paese d'origine
presso i nonni paterni. I coniugi __________ hanno sciolto il loro matrimonio
per divorzio il 26 novembre 1990 in Iugoslavia. Le figlie sono state affidate
per la cura, l'educazione e la sorveglianza al padre, il quale le ha date in cura
ai propri genitori.

Il 24 febbraio 1991 __________ si è sposato con la connazionale
__________ (1969). La moglie risiede in Svizzera con l'interessato. Per contro,
la figlia __________ nata dalla loro unione il 1° gennaio 1991, è andata a
vivere in Iugoslavia presso i nonni paterni.

 

 

                                  B.   Con domanda d'invito per
stranieri soggetti all'obbligo del visto del 3 aprile 1998, __________ ha
chiesto alla competente autorità l'autorizzazione a fare entrare in Svizzera la
figlia primogenita __________. L'istanza, motivata per ragioni di vacanze
scolastiche presso il padre, è stata accolta per la durata limitata a 75
giorni, a seguito della garanzia della partenza della figlia dal territorio
elvetico al termine del soggiorno concessole. Il 21 giugno seguente, la ragazza
ha infine raggiunto il padre in Ticino. Il 2 luglio 1998 il padre ha postulato
il rilascio di un permesso di soggiorno a favore della figlia (ricongiungimento
famigliare per motivi di studio e per vivere con il padre e la matrigna). Ha
nel contempo iscritto la figlia ai corsi di pretirocinio d'integrazione
organizzati dalla Divisione della formazione professionale nella classe di
Lugano 2.

Con decisione 16 settembre 1998 - fondata sugli art. 4, 12,
16 e 17 LDDS; 8 ODDS e 8 CEDU - la Sezione degli stranieri ha respinto la
domanda siccome volta a un ricongiungimento famigliare parziale relativo a una
sola delle figlie affidategli a seguito del divorzio.

 

 

                                  C.   Adìto da __________, il
Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 18 novembre 1998. Il Governo ha
in sostanza confermato la decisione dipartimentale, considerando che non erano
dati i requisiti per autorizzare il ricongiungimento famigliare parziale giusta
gli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU. Secondo l'Esecutivo cantonale, non sarebbe
stato apportato alcun elemento oggettivo giustificante il ricongiungimento,
vista la durata pluriennale della separazione tra padre e figlia, la mancata notifica
dell'esistenza di quest'ultima in alcuni formulari concernenti il proprio permesso,
la mancanza di provate relazioni strette, durature ed effettivamente vissute,
nonché il fatto che essa avrebbe sempre vissuto in Iugoslavia presso i nonni
paterni e con le sorelle. Inoltre l'introduzione dell'istanza di
ricongiungimento famigliare subito dopo l'arrivo della figlia per scopo di
visita dimostrerebbe, secondo il Consiglio di Stato, che il vero obiettivo
della visita era sin dall'inizio quello di farla entrare per facilitarle
l'ottenimento di un permesso di soggiorno e permetterle altresì un migliore
avvenire professionale. Visto che non sono stati apportati elementi concreti e
oggettivi atti a dimostrare l'impossibilità di un ritorno nel Paese d'origine,
il Governo ha pertanto considerato la decisione dipartimentale legittima,
adeguata alle circostanze, nonché ossequiosa del principio della proporzionalità.

 

Preso atto dell'esito della citata risoluzione governativa,
la Sezione degli stranieri ha ordinato a __________ di lasciare il territorio
cantonale entro il 31 gennaio 1999.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che a __________ sia
rilasciato un permesso per soggiornare in Svizzera.

Sostiene che nel caso di specie sussistano i presupposti per
il ricongiungimento famigliare ai sensi degli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU.
Adduce che il vero scopo della domanda è di riunire la famiglia e non
l'ottenimento facilitato di un permesso di soggiorno. Asserisce di aver
indicato l'esistenza della figlia nella maggior parte dei formulari
sottoscritti durante questi anni. Sostiene di non aver potuto chiamarla a sé in
precedenza perché la situazione economica, sociale e famigliare non era ancora
stabile e in quanto attendeva che la figlia ultimasse la scuola media e disponesse
di un diploma di studio in __________. Pone in rilievo il fatto che la madre, a
partire dal divorzio, ha cessato di occuparsi delle figlie, allora di 5
rispettivamente 2 anni di età. Notifica diversi testi residenti in Svizzera e
all'estero per dimostrare la solidità del legame famigliare con la primogenita
tramite visite ed invii di denaro. Informa pure che è intenzionato a chiedere
il ricongiungimento famigliare anche per le altre figlie alla fine dell'anno
scolastico in corso. Asserisce che con il passare del tempo e l'aumentare della
loro età, i nonni saranno sempre meno idonei a curarsi dei nipoti.

Con istanza pedissequa al gravame, chiede che a quest'ultimo
sia conferito effetto sospensivo.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppongono sia la Sezione degli stranieri sia il Consiglio di Stato adducendo
delle argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che
l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della
legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di
dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un
simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare
del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a,
388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste alcun trattato conchiuso tra la
Confederazione svizzera e la Repubblica federativa di Iugoslavia dal quale potrebbe
scaturire un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno a titolo di ricongiungimento
famigliare.

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli celibi d'età
inferiore ai 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel permesso di
domicilio dei genitori, a condizione che essi vivano con quest'ultimi. In
concreto, il ricorrente è domiciliato in Svizzera dal luglio 1996. Quando
__________ ha richiesto un permesso per vivere con il padre e la matrigna,
aveva poco più di 14 anni e mezzo: conformemente alla norma menzionata, di principio,
essa dispone dunque di un diritto al permesso sollecitato. Se quindi la censura
di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS fosse sollevata innanzi al Tribunale
federale attraverso un ricorso di diritto amministrativo, la Corte federale la
dichiarerebbe ammissibile in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG.
Il gravame è pertanto ricevibile anche avanti al Tribunale cantonale
amministrativo. Il quesito di sapere se, in concreto, la pretesa citata conduca
al rilascio del permesso postulato è una questione di merito e non di ammissibilità.

 

1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame di parentela con
una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera può invocare a
protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal caso, se il
legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali
di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è limitata e contro
una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto amministrativo
dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e,
di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10 lett.
a LALPS. La legittimazione a ricorrere compete in questi casi sia allo
straniero a cui è stato negato il permesso, sia al parente con il quale egli
intende ricongiungersi in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c). Nella
fattispecie, il ricorrente sostiene di aver mantenuto con __________ un legame
intenso e vivo. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon conto necessario
esaminare più a fondo la natura e l'intensità del legame familiare che lega il
padre alla figlia. In effetti, per la ragioni che seguono (cfr. consid. 4),
nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse
ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

1.6. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm),
è ricevibile in ordine. Per i motivi che saranno precisati in seguito il
giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione
delle prove notificate dal ricorrente. Le testimonianze offerte non appaiono
infatti idonee a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori
elementi di rilievo per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Il Tribunale federale ha
già avuto modo di constatare che l'art. 17 cpv. 2 LDDS non è stato pensato per
regolare il ricongiungimento familiare nell'ambito delle famiglie monoparentali.
Del resto, il testo stesso della norma indica che il citato diritto sussiste
unicamente se i figli "vivono con i genitori". Nondimeno, lo
scopo del disposto impone di ammettere la sua applicazione anche laddove non è
richiesto il ricongiungimento dell'intera famiglia in quanto i genitori sono
separati o divorziati. In questo caso i figli hanno però diritto di essere
inclusi nel permesso del genitore domiciliato in Svizzera, solo se è con
quest'ultimo che essi hanno le relazioni famigliari più intense (DTF 118 Ib 159
consid. 2b). Va poi osservato che l'art. 17 cpv. 2 LDDS ha come scopo di
concedere ai genitori la possibilità di vivere in comunione con i propri figli.
Esso può di conseguenza essere invocato solo per favorire una tale convivenza;
ciò non è il caso se lo straniero domiciliato in Svizzera vive separato dai
figli per anni e poco prima che essi compiano i diciotto anni li fa venire nel
nostro paese. Un'eccezione può unicamente sussistere se validi motivi hanno
impedito un ricongiungimento più tempestivo (DTF 119 Ib 88 consid. 3a).

                                   3.   L'insorgente sostiene che
le condizioni per il ricongiungimento famigliare siano adempiute. La tesi non
può essere condivisa.

 

3.1. __________ ha iniziato a lavorare in Svizzera nel 1980,
in qualità di stagionale, regolarmente fino al 1982 (v. tabella 26.10.1988
dell'allora Ufficio cantonale degli stranieri e dei passaporti). Il 22 giugno
1985, insieme alla moglie __________, ha ripreso a lavorarvi sempre come
stagionale. Nell'ottobre 1989 egli ha ottenuto un permesso di dimora, lasciando
tuttavia le figlie __________ (1983) e __________ (1988) in Iugoslavia presso i
nonni paterni. Padre e figlie hanno sempre vissuto separati sin dalla nascita
(ricorso, pag. 8). Benché a seguito del divorzio le bambine gli siano state
affidate, egli non ne ha chiesto il ricongiungimento. Anche a seguito delle
nozze con __________ celebrate il 24 febbraio 1991, egli non ha chiesto che le
stesse lo raggiungessero in Ticino. D'altro canto la figlia Natasa, nata da
quest'ultima unione, è stata anch'essa affidata alla cura dei nonni paterni.
Nemmeno al momento dell'ottenimento del permesso di domicilio, nel luglio 1996,
il ricorrente ha postulato il ricongiungimento con le figlie. E' solo il 2
luglio 1998, ossia dopo 13 anni di separazione, 8 anni da quando ha ottenuto lo
statuto di dimorante e 2 dall'ottenimento del domicilio, che __________ ha
chiesto il permesso di soggiorno a favore della figlia primogenita.

 

3.2. Va innanzitutto constatato come __________ sia venuta in
Svizzera con il fine dichiarato di rendere visita al padre e alla matrigna
durante le vacanze scolastiche, mentre alla luce dei fatti in rassegna risulta
che il vero scopo era volto verosimilmente a entrare nel nostro Paese per
sfruttare tale circostanza e chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno
di lunga durata. Un simile comportamento, volto sostanzialmente a porre le autorità
davanti al fatto compiuto, non può essere tutelato tanto più che il ricorrente
aveva personalmente garantito che la figlia avrebbe lasciato la Svizzera allo
spirare del termine di 75 giorni concessole per la visita. Ora, se già la legislazione
federale fa dipendere il ricongiungimento famigliare in Svizzera dall'adempimento
di una serie di ben precise condizioni (cfr. consid. 2), a più forte ragione si
deve ammettere che, in situazioni come quella appena illustrata, è possibile prescindere
dall'espediente utilizzato dagli interessati per ottenere il permesso di soggiorno
desiderato, soltanto se sussistono delle circostanze del tutto particolari che
lo giustificano. Ciò che non è il caso nell'evenienza concreta.

 

3.3. Anche qualora uno dei genitori viva in Svizzera e il
figlio è restato nel paese d'origine in cura ad una terza persona o presso un
altro famigliare che non sia né il padre né la madre valgono per analogia i
principi menzionati al considerando 2. Una situazione di questo genere denota,
comunque, di norma, una profonda rottura del legami famigliari e dà adito a
dubbi circa l'intensità degli stessi. Dubbi che, nel caso di specie, sono confortati
dalle risultanze degli atti.

L'insorgente sottolinea come la madre, che vive in Ticino,
dal divorzio non si è più occupata delle figlie. Egli sostiene di aver dal
canto suo mantenuto i contatti con __________ e __________ durante gli anni di
separazione provvedendo al loro mantenimento con l'invio di denaro e
incontrando loro durante le ferie. A tale proposito notifica diversi testi atti
a confermare quanto da egli dichiarato. Sia come sia, la questione non
necessita tuttavia di essere approfondita. Difatti, per quanto possano esistere
dei contatti tra padre e figlia, i medesimi non sono comunque stati preponderanti
rispetto alle relazioni intrattenute da quest'ultima in Iugoslavia con i nonni
che l'hanno allevata sin dalla prima infanzia. Del resto il fatto di mantenere
dei rapporti con il genitore affidatario durante tutti questi anni di
separazione è del tutto naturale e non basta, da solo, a conferire a questa
relazione famigliare un carattere preponderante. __________ è sempre rimasta
presso i nonni paterni i quali si sono occupati della sua educazione e del suo
sviluppo insieme alle altre sorelle minori di primo e secondo letto (v. scritto
23 luglio 1998). Il sostegno del padre riveste sostanzialmente carattere
materiale. Dalle tavole processuali non risulta nemmeno che, per rapporto al
momento in cui i nonni paterni si sono assunti la cura della nipote, la situazione
famigliare di quest'ultima sia mutata al punto da rendere necessario il suo
trasferimento in Svizzera presso il padre. Quest'ultimo si limita del resto ad
affermare che i nonni sarebbero solo meno idonei a curarsi delle nipoti a causa
del passare del tempo e l'aumentare della loro età (ricorso, pag. 5).

Il ricorrente invoca pure problemi finanziari e che la cura
delle bambine in tenera età avrebbe comportato difficoltà di non poco conto,
vista pure la giovane età (21 anni) della seconda moglie e la necessità di
lavorare. A prescindere dal fatto che non è stata dimostrata l'esistenza delle
presunte difficoltà economiche e che il padre non ha nemmeno tentato di
richiedere prima d'ora il ricongiungimento, risulta difficile credere che ciò
abbia potuto effettivamente costituire un impedimento per la venuta in Svizzera
delle figlie, le quali avevano precedentemente un'età in cui necessitavano
maggiormente della presenza del padre, al quale erano state affidate.

In questo senso non si vedono oggettivamente quali siano
potuti essere i fattori che hanno impedito al ricorrente, durante tutti questi
anni (oltre otto anni dal suo arrivo in Svizzera quale dimorante e in seguito
quale domiciliato), di avviare le pratiche per ricongiungersi con la figlia se
non, presumibilmente, la volontà che quest'ultima trascorresse la sua infanzia
in Iugoslavia per in seguito venire in Svizzera al fine di avere un futuro
migliore, segnatamente una formazione e un avvenire professionale più favorevoli
di quelli ottenibili nel suo paese d'origine. A tale proposito va sottolineato come
il padre ha già avuto modo di osservare che l'intenzione attuale è di "continuare
la formazione scolastica e professionale" (v. curriculum vitae 2
luglio 1998; cfr. anche istanza 2 luglio 1998 di rilascio di un permesso di
soggiorno e scritto 23 luglio 1998 del ricorrente all'__________ di
__________).

Va inoltre osservato che il permesso sollecitato avrebbe
quale risultato di separare ulteriormente __________ senza validi motivi dalla
sua famiglia: oltre che dalla sorella __________ e dalla sorellastra
__________, dai nonni paterni i quali si sono sempre occupati di lei nel Paese
d'origine.

Va infine rilevato che l'intenzione del padre di chiedere un
permesso anche per le figlie __________ e __________ al termine dell'attuale
anno scolastico che frequentano in Iugoslavia (ricorso, pag. 5), procedendo ad
un inammissibile ricongiungimento famigliare parziale a tappe, non porta a
diversa conclusione.

 

3.4. Non esistono dunque interessi preponderanti che impongano
una modifica delle relazioni famigliari esistenti, potendo la figlia __________
continuare a vivere presso i famigliari in Iugoslavia, paese dove ha
frequentato la scuola dell'obbligo, trascorso la sua infanzia e in cui si
trovano da sempre i suoi principali legami sociali, culturali ed affettivi.

Visto quanto precede, si deve concludere che i presupposti di
cui all'art. 17 cpv. 2 LDDS non sono adempiuti e che il principio della
proporzionalità non è stato violato. Il ricorso, su questo punto, va dunque respinto.

 

 

                                   4.   Occorre ora esaminare se la
decisione impugnata viola l'art. 8 CEDU.

 

4.1. Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha diritto al rispetto
della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza
(n. 1). Non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di
tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in
quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per
la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la
prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la
protezione dei diritti e delle libertà altrui (n. 2).

 

4.2. L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la relazione
familiare tra genitori e figli. Non assicura tuttavia alla persona residente in
Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro paese un suo familiare,
segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di vivere separata da
quest'ultimo per venire a risiedere in Svizzera. Tale principio vale, a maggior
ragione, laddove gli interessati dimostrano con il loro comportamento che il
permesso richiesto non è volto in primo luogo a permettere una vita familiare
comune, bensì al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 392 consid. 4b
con rinvii; 119 Ib 91 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2c). Difatti, in presenza
di un'ingerenza nella vita famigliare giustificata ai sensi dell'art. 8 n. 2
CEDU dalla politica restrittiva in materia di stranieri praticata dalla
Svizzera - in particolare dalla salvaguardia del mercato svizzero del lavoro e
dal mantenimento di un rapporto equilibrato tra popolazione svizzera e straniera
- appare legittimo rifiutare un permesso di entrata e di soggiorno sul nostro
territorio al figlio di uno straniero quando la separazione della famiglia
risulta dalla libera scelta o volontà del genitore residente in Svizzera, non
sussistono interessi familiari preponderanti che impongono una modifica delle
relazioni esistenti rispettivamente una modifica si appalesa imperativa, ed infine
che la continuazione delle relazioni familiari non siano ostacolate
dall'autorità (ibidem).

 

4.3. In concreto, è da escludere che in concreto l'art. 8
CEDU imponga il rilascio del controverso permesso od anche solo appaia violato.

Intanto __________ è partito volontariamente dalla Iugoslavia
ed altrettanto volontariamente si è separato da __________. L'insorgente non ha
inoltre reso verosimile la sussistenza di interessi famigliari preponderanti
che esigano una modifica delle relazioni esistenti. In simili circostanze,
poiché l'avversato diniego del permesso sollecitato trae indiscutibilmente
origine dalla politica restrittiva in materia di stranieri praticata dal nostro
paese, esso deve essere considerato giustificato. Questa soluzione si impone a
maggior ragione se si tien conto che, come è già stato spiegato dianzi,
sussistono più che fondati motivi per ritenere che la venuta in Svizzera della
figlia non poggi in misura preponderante sull'intenzione di riunire la famiglia
ma risponda semplicemente al soddisfacimento di obiettivi di natura squisitamente
economica, come migliori condizioni d'insegnamento e un futuro professionale
più favorevole.

 

4.4. Va infine rilevato che nulla impedisce al padre di
continuare a mantenere le relazioni personali come le ha intrattenute con Danijela
durante tutti questi anni. Non risulta che esso abbia incontrato ostacoli di
rilievo nel richiedere per la figlia di primo letto, dalla Svizzera, un visto
per un permesso di soggiorno a scopo di visita. Non emerge nemmeno che il
ricorrente non possa recarsi egli stesso in Iugoslavia per andare a trovarla.
Anche da questo punto di vista, la decisione impugnata è compatibile con l'art.
8 CEDU.

 

 

                                   5.   Ai fini del giudizio non
appare pertanto nemmeno necessario valutare la portata dell'omissione da parte
di __________ di indicare l'esistenza delle figlie, segnatamente nel formulario
sottoposto all'autorità competente in materia di polizia degli stranieri il 7
settembre 1989 e finalizzato all'ottenimento del rilascio del permesso di dimora,
omissione cui l'autorità inferiore aveva conferito una rilevanza.

                                   6.   Sulla scorta di quanto
precede il ricorso deve essere respinto. Con l'emanazione del presente
giudizio, la domanda di effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto.

Tassa e spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 1, 4, 17 cpv. 2 LDDS, 8 ODDS, 8 CEDU, 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10
lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (25 dicembre 1983), cittadina
iugoslava, è tenuta a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 30
giugno 1999 notificando la partenza al competente Ufficio regionale degli
stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
800.– è posta a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente decisione
nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine di 30 giorni
dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario