# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 02b10680-440b-51dd-ab91-15eda06f49e0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.11.2006 32.2005.255
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-255_2006-11-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.255

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  7 novembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 dicembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30
  novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, di professione cameriere, nel mese di marzo 2004 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti in quanto affetto da “importante deformazione ai
piedi con dolorabilità continua, malattia degenerativa alla colonna lombare con
ernie discali multiple e malattia dei muscoli” (doc. AI 1).

 

Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia a cura del dr.
__________, con decisione 14 luglio 2005 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di
prestazioni, dato che dal punto di vista medico l’assicurato dispone ancora di
una capacità lavorativa totale in attività leggere rispettose delle sue limitazioni
funzionali e dal confronto dei redditi è risultato un grado d’invalidità del
24% (doc. AI 22-3).

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione dell’assicurato, rappresentato dall’RA 1 - con la
quale ha contestato in particolare la perizia del dr. __________, che a suo
dire non ha attentamente considerato la sua malattia agli arti inferiori, che
gli provoca un’estrema difficoltà nel camminare e lo rende inabile al lavoro in
misura totale, così come attestato dal dr. __________ (doc. AI 22-1 e doc. 30-1)
- con decisione su opposizione 30 novembre 2005 l’amministrazio-ne, dopo aver
sottoposto al vaglio del SMR le critiche mosse in sede di opposizione alla
perizia ortopedica, ha confermato la bontà della perizia del dr. __________ e
le relative conclusioni in merito ad un’abilità del 50% dell’assicurato nella
sua precedente attività di cameriere e del 100% in altre attività leggere
adeguate (doc. AI 36).

 

                               1.3.   Avverso
la succitata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato dall’RA
1, ha presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera.

                                         Sostanzialmente
egli contesta la perizia del __________, rilevando che a causa delle sue
patologie egli non può più lavorare, così come confermato dal dr. __________ e
dagli specialisti della Clinica Universitaria Ortopedica __________ cui si è
rivolto.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso, rilevando che i certificati medici prodotti
dall’assicurato in sede ricorsuale sono stati sottoposti al vaglio del SMR, il
quale ha attestato che non vi è stato nessun peggioramento dello stato di
salute dell’assicurato giustificante una modifica delle conclusioni alle quali
è giunta l’amministrazione.

 

                               1.5.   Con
scritto 8 maggio 2006 il rappresentante dell’assicurato ha ribadito che sia il
dr. __________, sia gli specialisti della Clinica Universitaria Ortopedica __________,
hanno attestato un’inabilità lavorativa del 100% dell’assicurato, chiedendo che
venga quindi riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita d’invalidità
(doc. X).

Tale
scritto è stato trasmesso all’amministrazione (doc. XI), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita
d’invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto
delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il
danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti
ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato
deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversiche-rungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato
alcun diritto ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid.
4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla persona
assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili
che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di
domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.5.   Nel
caso di specie, l’amministrazione ha incaricato il dr. __________,
FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, di eseguire una perizia specialistica.

                                         Nel
dettagliato referto 19 maggio 2005 il perito - sulla base delle risultanze
degli atti contenuti nell’incarto, delle radiografie dell’assicurato e della
visita eseguita in data 17 marzo 2005 - ha posto la diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di “sindrome lombovertebrale cronica su malattia degenerativa
senza tuttavia ernia discale; modica malformazione dei piedi con retropiede
valgo, avampiede addotto e piede piatto” (doc. AI 18-3).

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il perito ha sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

B.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI
LAVORO

 

1.        Menomazioni (qualitative e quantitative)
dovute ai disturbi constatati 

           Ÿ    a livello psicologico e mentale

 

Non a me note.

 

           Ÿ    a livello fisico

 

Il paziente è limitato nel mantenere la posizione
eretta per lunghi periodi.

 

           Ÿ    nell'ambito sociale 

 

Non a me note.

 

 

2.        Conseguenze dei disturbi
sull'attività attuale

 

2.1      Come si ripercuotono i disturbi
sull'attività attuale dell'assicurato?

 

Il paziente non è più abile all'attività di cameriere
nella misura del 100%.

 

2.2      Esatta descrizione delle funzioni
intatte e della capacità di carico

 

Il paziente può sollevare molto spesso pesi leggeri
fino a 5 kg. Talvolta pesi dai 6 ai 10 kg, di rado fino a 25 kg, mai oltre i 25
kg.

Può molto spesso sollevare pesi oltre le spalle fino a 5 kg, talvolta oltre i 5 kg.

Non ha nessuna limitazione nella manipolazione di
oggetti leggeri e di precisione. Può manipolare oggetti medi spesso, di rado
oggetti pesanti ma mai molto pesanti. Non ha nessuna limitazione nella
rotazione della mano.

Può molto spesso lavorare con braccia elevate, talvolta
con la rotazione del busto, talvolta in posizione seduta e piegata in avanti e
talvolta in posizione eretta e piegata in avanti.

Può molto spesso mantenere la posizione inginocchiata e
la posizione con ginocchio in flessione.

Può molto spesso stare seduto e spesso stare eretto.

Non ha nessuna limitazione per la deambulazione oltre i
50 metri. Può spesso fare lunghi tragitti, talvolta spostarsi su terreni
accidentati. Spesso salire e scendere le scale e talvolta salire su ponteggi.

Nessuna limitazione per quanto riguarda l'impiego delle
due mani. Nessuna limitazione nell'equilibrio.

 

2.3      L'attività attuale è ancora
praticabile?

 

Sì.

 

2.4      Se sì, in quale misura (ore al
giorno)?

 

4-5 ore al giorno.

 

2.5      È presente inoltre una diminuzione
della capacità di lavoro?

 

Sì.

 

2.6      Se sì, in che misura?

 

Nelle limitazioni sopra descritte.

 

2.7      Da quando esiste una limitazione
della capacità di lavoro dal lato medico di almeno il 20%?

 

Dal febbraio del 2003.

 

2.8      Qual è stato in seguito lo sviluppo
della limitazione della capacità di lavoro?

 

Il paziente non ha più ripreso alcuna attività.

 

C.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

1.        È possibile effettuare
provvedimenti d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

 

No.

 

1.1      Se no, La preghiamo di motivare

 

Si tratta di un paziente __________ con una bassissima
scolarità che ha sempre eseguito un'attività di cameriere e che quindi penso
non sia reintegrabile in un'altra professione.

Per un'attività confacente dove il paziente non sia
costretto a stare in piedi per periodi eccessivamente lunghi, attività che non
costringono il paziente a portare eccessivi pesi soprattutto su terreni sconnessi,
il paziente potrebbe essere giudicato anche abile in misura completa."
(Doc. AI 18-4+5+6)

 

Nella
decisione 14 luglio 2004 l’Ufficio AI ha quindi respinto la richiesta di prestazioni
dell’assicurato, rilevando che egli è abile al 50% nella sua precedente attività
di cameriere e al 100% in una professione leggera adeguata, rispettosa dei suoi
limiti funzionali e presenta, dal confronto dei redditi, un grado di invalidità
del 24% (doc. AI 21).

 

In
sede di opposizione l’assicurato ha trasmesso all’amministrazione il
certificato medico 30 giugno 2003 del dr. __________, FMH in fisiatria e
specialista in reumatologia, del seguente tenore:

 

" 
(...)

3.     Attuale stato di salute
(constatazioni oggettive)?

 

Con predominanza a sinistra trovo dei piedi
piatti addotti con un calcaneo varo in un modo pronunciato. La deambulazione è
fluida, ma il paziente ha difficoltà a camminare sulla punta dei piedi e sui
tacchi a causa di una mobilità ridotta a livello delle caviglie bilateralmente
(dovuta ad alterazioni artrosiche-degenerative a causa degli importanti
problemi biomeccanici).

La mobilità della colonna lombare è ridotta a
circa 50%, all'esame segmentale i problemi sono localizzati a tutti i livelli
della colonna lombare. - Radiologicamente (TAC del 22.05.1997 e RM del
15.07.2002) dimostrano discopatie plurisegmentali da L2 sino a S1 con
protrusioni mediane ma senza segni per ernie discali. - Lo stato neurologico periferico
risulta normale.

Indolenzimento alla palpazione profonda di
tutti i muscoli della cintura scapolare con leggera sindrome cervicale.

 

4.     Diagnosi esatta?

 

        1)   Sindrome lombo-spondilogena
su discopatie plurisegmentali L5 e S1 e alterazioni degenerative articolari
della colonna lombare.

 

        2)   Problemi statici e biomeccanici
a livello dei piedi e delle caviglie bilateralmente su piede piatto addotto a
calcaneo varo con alterazioni artrosiche-degenerative progredienti a livello
delle caviglie bilateralmente.

 

5.     Delle cure o delle terapie
potranno migliorare l'attuale stato di salute? Se si, quali ed effettuate da
chi?

 

      Inerente ai piedi e le caviglie è difficile di
proporre una cura specifica. Il paziente porta già da anni delle scarpe
ortopediche con plantari integrati (solo così è riuscito a "tirare
avanti", soprattutto negli ultimi anni) con il suo mestiere di cameriere
9-10 ore tutto il giorno.

      Il problema lombare è da una parte dovuto ad
alterazioni degenerative plurisegmentali sia discali che articolari, ma
sicuramente con un influsso biomeccanico molto negativo a causa della
deformazione dei piedi.

      Il problema lombare potrebbe essere sicuramente migliorato
con misure fisioterapiche mirate, per esempio in occasione di una cura
stazionaria di riabilitazione intensiva di almeno 3 settimane. - Riprendendo il
lavoro, sfortunatamente, ci sarebbero da aspettarsi ulteriori ricadute.

 

6.     Una ripresa parziale al lavoro o
al 100% è possibile nella sua professione di vice capo sala cameriere? Prossimamente?
Se sì, quando? Se no, per quali motivi?

 

      Medico teorico, nella sua professione abituale
come cameriere, una ripresa del lavoro nella misura del 100% non sarà più
possibile. Un eventuale lavoro nella misura del 50% potrebbe essere
discutibile, se il paziente potesse lavorare circa 2 ore alla mattina e circa 2
ore nel pomeriggio oppure la sera.

      Penso che dal lato organizzativo sarà
difficilmente fattibile. Anche un lavoro parziale nel senso di supplenze in
caso di necessità sarebbe difficile, visto che il paziente dovrebbe poter fare
questo lavoro a "orari spezzati" ma non per 9-10 ore continue al
giorno.

      Medico teorico penso che sia giustificato
l'annuncio alla AI per una rendita intera.

 

7.     Altre affezioni influenzano la
durata dell'incapacità lavorativa? Se sì, quali ed in che misura?

 

        No.

 

8.     Prognosi?

 

A medio-lungo termine c'è da aspettarsi un
ulteriore peggioramento della situazione attuale (anche in caso di cure
fisioterapiche intensive)." 

(Doc. AI 30-3+4)

 

 

Nelle
sue annotazioni 23 novembre 2005 la dr.ssa __________ del SMR si è così espressa:

                                         

	
  Raccomandazioni,
  proposte SMR

   

  Riassunto caso:

  Caso sottoposto a valutazione peritale
  ortopedica dr. __________ del 19.05.2005 (vedi annotazione SMR dell'11
  marzo 2005).

  L'esame clinico comprende un accurato
  esame oggettivo di tutto l'apparato osteoarticolare con particolare accento
  sull'esame clinico dei piedi e articolazioni tibiotarsica e della colonna
  vertebrale. Diagnosi e limitazioni funzionali v.s.

  Infatti, le limitazioni funzionali si
  riferiscono soprattutto alla deambulazione (limitato nella deambulazione
  soprattutto su terreni sconnessi, mentre su terreno pianeggiante riesce
  ancora a camminare per più di 1 km senza grossi problemi), al mantenimento
  della posizione eretta per lunghi periodi e alla limitata caricabilità con
  pesi.

  Perciò il perito riconosce una diminuzione
  della capacità lavorativa come cameriere nella misura di 4-5 ore/dì con
  limitazioni come sopra.

  In attività alternativa leggera e adatta
  viene valutata una piena capacità lavorativa medico-teorica.

  Decisione UAI del 14.07.2005:

  Valutazione economica con perdita di
  guadagno del 24%.

  Non diritto a prestazioni AI.

  Attuale opposizione del 05.08.2005.

  L'A. contesta la valutazione peritale Dr. __________
  ritenendo che esso non abbia preso in debita considerazione la patologia
  presente a livello degli arti inferiori e delle conseguenti limitazioni
  funzionali da essa determinata. Richiede quindi una perizia specialistica.

  Nel caso in questione, è stato proprio
  eseguito quello che richiede l'A.: si tratta di una perizia specialistica
  ortopedica la quale ha infatti rivolto particolare attenzione all'esame
  clinico e della funzionalità degli arti inferiori e della colonna vertebrale.
  Le limitazioni funzionali risultano descritte in modo molto chiaro ma esse
  non assumono una entità tale da impedire in modo completo l'attività di
  cameriere e consentono ancora lo svolgimento di attività adatta in misura
  completa.

  A questo proposito le valutazioni peritali
  del dr. __________ e quella precedente del Dr. __________ del giugno 2003 non
  sono da considerare contrastanti: clinicamente in occasione della valutazione
  Dr. __________ risulta addirittura una maggiore limitazione della motilità
  della colonna lombare e viene pure riferita una motilità ridotta a livello
  delle caviglie bilateralmente, non più riscontrate in occasione della
  valutazione peritale attuale del dr. __________. Nondimeno, anche il Dr. __________
  concludeva per una possibile ripresa di attività lavorativa come cameriere
  nella misura del 50%, mentre non si esprimeva in merito alla capacità lavorativa
  in attività adatta.

  In ogni caso, la valutazione della
  funzionalità fisica con descrizione della capacità funzionale residua
  dettagliata effettuata da parte del perito ortopedico Dr. __________ è da
  ritenere del tutto attendibile e completa in quanto ha preso in
  considerazione tutti gli aspetti della funzionalità fisica e non solo quelli legati
  esclusivamente agli arti inferiori e alla schiena.

  

(Doc.
AI 35-3)

 

Nella
decisione su opposizione l’amministrazione ha confermato il diniego di
prestazioni, dato che la nuova documentazione medica presentata dall’assicurato
non permette di rendere verosimile una modifica sostanziale del suo stato di salute
e della relativa capacità lavorativa.

 

In
sede ricorsuale l’assicurato ha trasmesso nuovi certificati medici:

 

-  certificato medico 13 febbraio 2006 del dr. __________, del seguente
tenore:

" 
Il paziente sopraccitato
è da alcuni mesi di nuovo in mia cura con le seguenti diagnosi:

 

●    Sindrome lombo-spondilogena su
discopatie e alterazioni degenerative articolari plurisegmentali;

 

●    Marcato retropiede valgo,
avampiede addotto e piede piatto con predominanza a dx su probabile necrosi del
talo con sublussazione nell'articolazione talo-navicolare a dx con insufficienza
parziale del tibialis posterior a dx.

 

Inerente ai problemi della colonna lombare (di mia
competenza) posso pronunciarmi come segue: nell'arco degli ultimi tre anni
(conosco il paziente dalla primavera 2003) i disturbi alla colonna lombare sono
peggiorati malgrado diverse cure ambulatoriali e un soggiorno di riabilitazione
intensiva a __________.

 

Il paziente è limitato nel sollevare e portare pesi (in
modo ripetitivo non più di 5 kg, fino a 10 kg molto ridotto. Sollevando e
trasporto di pesi sopra il piano delle spalle: sopra i 5 kg impossibile, sotto
i 5 kg ridotto).

 

In più dovrebbe svolgere un lavoro (sempre inerente ai
problemi della schiena) parzialmente seduto, parzialmente in piedi con la possibilità
di cambiare spesso posizione.

 

Visto che i problemi complessi dei piedi
bilateralmente non sono di mia competenza, ho mandato il paziente per una
valutazione alla Clinica Universitaria Ortopedica __________ a __________.

 

Il paziente è stato visto una prima volta l'8.12.2005
(vedi rapporto allegato) e dopo aver pianificato gli ulteriori accertamenti
(soprattutto TAC dei piedi bilateralmente) il paziente è stato rivisto il
17.1.2006.

 

Già in occasione della prima visita il paziente è stato
messo inabile al lavoro nella misura del 100% in modo provvisorio.

 

Nel secondo rapporto del 24.1.2006 (vedi ugualmente
allegato) il paziente viene giudicato (a causa delle importanti alterazioni
patologiche nella TAC) inabile al suo abituale lavoro come cameriere nella
misura del 100% in modo definitivo.

 

Il paziente entrerà di nuovo alla Clinica __________ a __________
nel mese di aprile per farsi fare delle scarpe ortopediche su misura - Nè
l'intervento proposto, nè queste scarpe ortopediche, possono aumentare la
capacità lavorativa (ma migliorare la sua qualità di vita avendo meno dolori
nella vita quotidiana).

 

Tornando al problema della colonna lombare, avevo sopra
specificato, che dovrebbe fare un lavoro parzialmente seduto, parzialmente in
piedi. Il lavoro parziale in piedi cade per il problema podologico, visto che
il paziente soffre di dolori continui in ambedue i piedi appena li carica o
appena fa qualche passo.

 

A mia conoscenza non esiste nessuna attività lucrativa
teoricamente proponibile al paziente, per quello anche la proposta di una
reintegrazione professionale all'età di 63 anni mi sembra impossibile.

 

Così (basandomi soprattutto sulla valutazione della
Clinica Universitaria __________) il paziente mi sembra abbia diritto ad una
rendita intera.

 

Alla luce di questi nuovi accertamenti clinici e
radiologici vi prego gentilmente di rivalutare la vostra decisione." (Doc.
4)

 

-  certificato medico 15 dicembre 2005 firmato dal dr. __________,
__________ e dal dr. __________, medico assistente della
Clinica Ortopedica Universitaria __________, in cui gli specialisti si sono
così espressi:

 

" 
Beurteilung und
Procedere

Zur weiteren Abklärung der Fussdeformitäten beidseits
Durchführung einer CT-Diagnostik zur Beurteilung der ossären Verhältnisse der
Rück-/Mittelfüsse beziehungsweise zum Ausschluss einer calcaneonaviculären
Coalitio. Anschliessend Wiedervorstellung am 17.01.2006 in unserer Sprechstunde
zum Festlegen des weiteren Procederes. Hinsichtlich des lumbovetrebralen
Schmerzsyndroms empfehlen wir eine regelmässige physiotherapeutische Behandlung
und bedarfsgerechte Analgetikatherapie. Von unserer Seite Ausstellung eines
ärztlichen Zeugnis mit 100%iger Arbeitsunfähigkeit als Serviceangestellter vom
08.12.2005 bis 17.01.2006. Derzeit ist davon auszugehen, dass der Patient als
Serviceangestellter aufgrund der knöchernen Fehlstellung im Bereich beider
Füsse (rechts stärker als links) keine 100% Arbeitsfähigkeit mehr erlangen
wird." (Doc. 3)

 

-  certificato
24 gennaio 2006 sottoscritto dal dr. __________ della Clinica Ortopedica Universitaria
__________, del seguente tenore:

 

" 
(...)

Beurteilung und Procedere

Der Patient zeigt eine ausgeprägte
Mittelfussproblematik rechts bei wahrscheinlicher stattgehabter Nekrose des
Naviculare. Zusätzlich besteht eine bds. Tibialis posterior-Insuffizienz welche
die Knick-/Senkfusskomponente erklärt. Therapeutisch kommen eine Versorgung mit
einem orthopädischen Masschuh oder aber eine korrigierende Double-Arthrodese in
Frage. Allerdings ist der Patient zum jetzigen Zeitpunkt für ein operatives
Vorgehen nicht bereit. Auf jeden Fall kann festgehalten werden, dass er für
eine körperlich anstrengende Arbeit als Serviceangestellter sicherlich nicht
mehr arbeitsfähig ist.

Wie mit dem Hausarzt tel. am 20.1.2006 vereinbart
werden wir die orthopädisch technische Schuhversorgung durchführen.

Nächste klinische Kontrolle in 3 Monaten." (Doc.
2)

 

Nelle sue
annotazioni 27 marzo 2006 il dr. __________ del SMR ha
rilevato:

 

" 
Perizia ortopedica dr. __________
del 19.5.2005

 

Vedi nota del 28.11.2005 dr.ssa __________, SMR, in
fase di opposizione

 

Decisione su opposizione del 30.11.2005

 

In fase di ricorso vengono presentati:

 

rapporto __________ del 24.1.2006:

diagnosi:    malformazione piede bilaterale destra
>sinistra (valgo/piatto) in

                     -     probabile necrosi
parziale del talo (dd. Iperplasia os navicolare a destra) con sublussazione a
livello dell'articolazione talo-navicolare destra in presenza di insufficienza parziale
della tibialis posterior a destra

 

                     sindrome lombovertebrale con
artrosi facettaria L5/S1 bilateralmente 

 

conclusioni inabile quale cameriere

 

rapporto dr. __________ del 13.2.2006:

 

limiti funzionali per la schiena: in modo ripetuto non
sopra i 5 kg, occasionalmente 10 kg, per la schiena dovrebbe svolgere attività
in posizione alternata seduto/eretto, fatto però impossibile in considerazione
della problematica dei piedi

 

valutazione: dall'attuale documentazione medica non risulta una
modifica di rilievo dello stato di salute rispetto al momento della valutazione
peritale dr. __________. Le diagnosi sono in pratica rimaste invariate, a
livello dei piedi vengono riferiti dolori sotto sforzo come già in
occasione della perizia ortopedica mentre a livello del rachide lombare vi sono
le note alterazioni degenerative senza però presenza di sofferenza di tipo
radicolare.

Le valutazioni circa la capacità lavorativa espresse
dai medici __________ e da parte del Dr. __________ non concordano
completamente con le indicazioni date dal Dr. __________. In considerazione del
fatto che il dr. __________ ha espresso la sua valutazione circa la capacità
lavorativa quale perito specialistico con pluriennale esperienza nel campo non
vedo ragioni, in assenza di una modifica dello stato di salute dal momento
dell'esecuzione della perizia, di discostarci dalle sue conclusioni."
(Doc. VIII/bis)

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto
sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354). 

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, deve rilevare quanto segue.

 

                                         Nella
sua valutazione peritale 19 maggio 2005 il dr. __________, dopo aver rilevato
che “a livello fisico il paziente è limitato nel mantenere la posizione
eretta per lunghi periodi”, che “il paziente non è più abile nell'attività
di cameriere nella misura del 100%” e che “per un'attività
confacente dove il paziente non sia costretto a stare in piedi per periodi eccessivamente
lunghi, attività che non costringono il paziente a portare eccessivi pesi
soprattutto su terreni sconnessi, il paziente potrebbe essere giudicato anche
abile in misura completa”, rispondendo alla domanda “l’attività attuale è
ancora praticabile?” ha inspiegabilmente indicato “sì”, nella misura di
“4-5 ore al giorno”, con una diminuzione del rendimento “nelle
limitazioni sopra descritte” (doc. AI 184+5, le sottolineature sono della
redattrice). 

                                         Dalla
documentazione medica prodotta dall’assicurato e in particolare dalle certificazioni
13 febbraio 2006 del dr. __________ (doc. 4), 15 dicembre 2005 (doc. 3) e 24 gennaio
2006 (doc. 2) degli specialisti della Clinica Ortopedica Universitaria __________,
emerge chiaramente che l’assicurato, a causa delle sue patologie (sindrome
lombo-spondilogena su discopatie e alterazioni degenerative articolari
plurisegmentali; marcato retropiede valgo, avampiede addotto e piede piatto con
predominanza a destra su probabile necrosi del talo con sublussazione
nell’articolazione talonavicolare a destra con insufficienza parziale del
tibialis posterior a destra), è da ritenere totalmente inabile nella sua precedente
attività di cameriere. Quanto ad un’eventuale abilità lavorativa in altre
attività, il dr. __________ ha poi rilevato che l’assicurato, a causa dei suoi
problemi alla colonna lombare, potrebbe essere ritenuto
parzialmente abile in un lavoro parzialmente seduto, parzialmente in piedi, mentre
a causa delle sue patologie ad ambedue i piedi, non si può pretendere che egli
svolga un impiego che necessiti di stare a lungo in piedi: fatte queste
premesse, il dr. __________ è giunto alla conclusione che “non esiste
nessuna attività lucrativa teoricamente proponibile al paziente, per quello
anche la proposta di una reintegrazione professionale all'età di __________ mi
sembra impossibile. Così (basandomi soprattutto sulla valutazione della Clinica
Universitaria __________) il paziente mi sembra abbia diritto ad una rendita
intera” (doc. 4).

 

                                         Ora,
per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni
sociali valuta la legalità della decisione su opposizione deferitagli sulla
base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata –
in concreto il 30 novembre 2005 - quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione resa (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V
467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

                                         In
tal senso, ai fini del presente giudizio il citato rapporto 13 febbraio 2006
del dr. __________ (che si rifà ai rapporti 15 dicembre 2005 e 24 gennaio 2006
degli specialisti della Clinica Ortopedica Universitaria __________) può essere
preso in considerazione poiché quanto descritto si riferisce all’evoluzione
(peggioramento) della situazione medica dell’assicurato a partire dalla primavera
del 2003.

 

                                         Le
diagnosi dello specialista curante (dr. __________) e degli specialisti della
Clinica Ortopedica Universitaria __________ non contrastano con quanto ritenuto
in sede peritale dal dr. __________, se non per quanto concerne la percentuale
di inabilità lavorativa dell’assicurato nella sua precedente attività di
cameriere, inizialmente ritenuta dallo stesso dr. __________ del 100%, ma poi
senza motivazioni stimata al 50%. Il perito, dr. __________, dopo aver
correttamente rilevato che l’assicurato è limitato nel mantenere la posizione eretta
per lunghi periodi – limitazione dunque che concerne senza dubbio la
professione di cameriere, caratterizzata dal dover restare in posizione eretta
per lunghi periodi – ed aver di conseguenza ritenuto che l’assicurato non è più
abile nell’attività di cameriere al 100%, è caduto in contraddizione indicando
che la precedente attività – cameriere appunto – è ancora praticabile, nella
misura di 4-5 ore al giorno (doc. AI 18-5). Tale conclusione non può essere
fatta propria da questo Tribunale, ritenuto che il perito ha chiaramente
indicato che l’assicurato è totalmente inabile nella professione di cameriere,
che i suoi limiti sono rappresentati dal dover mantenere per lunghi periodi la
posizione eretta e che nel definire un’attività adeguata alle limitazioni
funzionali dell’assicurato il dr. __________ ha espressamente ribadito che non
debba trattarsi di un impiego in cui sia costretto a stare in piedi per periodi
eccessivamente lunghi (doc. AI 18-6).

 

Visto quanto
precede, questo TCA ritiene di dover dare maggior credito alle
valutazioni specialistiche espresse in maniera approfondita
e motivata dal dr. __________, dagli specialisti della Clinica Ortopedica
Universitaria __________ e, almeno in un primo momento, dallo stesso perito,
dr. __________. Di conseguenza, occorre ritenere che a partire dal mese di febbraio
2003 l’assicurato sia totalmente inabile nella sua precedente attività di cameriere,
ma pienamente abile in attività leggere adeguate ai suoi limiti funzionali,
descritti nella perizia del dr. __________.

 

                               2.8.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, l’amministrazione
nella decisione 14 luglio 2005 ha indicato che l’assicurato, totalmente abile dal profilo medico in
attività adeguate ai suoi limiti funzionali, senza il danno alla salute avrebbe
potuto percepire nella sua attività di cameriere un reddito di fr. 51'943
(stato 2004), mentre in attività adeguate al suo stato di salute, a tempo
pieno, non qualificate, potrebbe ancora percepire un salario lordo di fr.
39'689 (stato 2004 con riduzione del 25%). L’amministrazione ha quindi concluso
che dal raffronto dei redditi da valido e da invalido risulta una perdita di
guadagno del 24% (doc. AI 21).

 

                               2.9.   Ai fini dell'accertamento dell'invalidità ci si
deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e dunque fittizio; ci dev'essere
cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta
di posti diversificati in relazione con le capacità professionali,
intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF
110 V 276; Meyer‑Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, 1997, p. 212). Un assicurato non può pertanto
avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per
pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). Ciò non è il caso se l'attività
ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale
del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile
solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (ZAK
1989 p. 322; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, p. 124).

 

                                         Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, Les rapports de causalité dans le
droit suisse de la sécurité sociale, 1991, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

 

                                         In relazione alle
conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa ‑ conformemente a un
principio generale vigente anche nel diritto delle assicurazioni sociali ‑
all'assicurato incombe l'obbligo di diminuire il danno (DTF 123 V 233,
117 V 278 e 400 e i ivi riferimenti; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
1999, pp. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, 1995, p. 61). In virtù di tale obbligo, l'assicurato
deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel
miglior modo possibile alle conseguenze di una sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28 e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer-Blaser, op. cit., p. 221).

 

                                         Come detto, tutte le circostanze d’ordine sociale e personale
dell’assicurato di per sé non sono determinanti per la valutazione dell'invalidità, ma sono piuttosto
rilevanti di principio per la fissazione, se del caso, del reddito ipotetico da
invalido (DTF 126 V 78; STFA 14 febbraio 2004 nella causa T, I 594/04; Pratique VSI 2002 p. 64).

 

                                         Tuttavia
la più recente giurisprudenza del TFA ha avuto modo di precisare che quando si
tratta di valutare l’invalidità di un assicurato prossimo all’età del pensionamento,
occorre procedere ad un’analisi globale della situazione e domandarsi se,
realisticamente, questo assicurato è in grado di reperire un impiego sul
mercato equilibrato del lavoro.

 

                                         Indipendentemente
dall’esame della condizione relativa al summenzionato obbligo di ridurre il
danno, occorre quindi stabilire se in concreto un potenziale datore di lavoro
consentirebbe oggettivamente ad assumere l’assicurato, tenuto conto delle
attività da esso ancora esigibili a causa delle sue affezioni, dell’eventuale
adattamento del posto di lavoro, della sua esperienza professionale e della sua
situazione sociale, delle sue capacità di adeguarsi ad un nuovo impiego, del salario
e dei contributi padronali da versare alla previdenza professionale come pure
della prevedibile durata del rapporto di lavoro (STFA 4 aprile 2002 nella causa
W., I 401/01; 26 maggio 2003 nella causa N., I 462/02; 10 marzo 2003 nella causa
S., I 617/02).

 

                             2.10.   Nella
fattispecie concreta, dagli atti risulta che l’assicurato, __________ al momento
dell’emanazione della decisione impugnata, a causa del danno alla salute di cui
è portatore presenta, da febbraio 2003, una totale inabilità nella sua precedente
professione di cameriere. Egli, per contro, sulla scorta della valutazione peritale
del dr. __________ - che ha evidenziato limitazioni nel mantenere la posizione eretta per periodi
eccessivamente lunghi, nell’effettuare spostamenti su
terreni sconnessi, escludendo la possibilità di trasportare pesi oltre i 25 kg, cfr. doc. AI 18 - è stato giudicato
abile in misura del 100% in attività leggere adeguate in considerazione di
suddette limitazioni.

 

                                         Professionalmente
l’assicurato ha esercitato per oltre 40 anni l’attività cameriere, ciò che
lascia presumere che egli, stante in particolare la mancanza di una solida
formazione scolastica, incontrerebbe verosimilmente grosse difficoltà
nell’intra-prendere una nuova attività, anche di tipo leggero nel settore del
controllo, della sorveglianza o dell’incasso, senza formazione complementare,
ritenuto inoltre che anche nell’esercizio della maggior parte di dette attività
egli, a causa del danno alla salute, non potrebbe mantenere a lungo posizioni
statiche, né seduto, né in piedi. Le possibilità d’impiego in detto settore
d’attività appaiono quindi in concreto del tutto teoriche e irrealistiche,
essendo altamente improbabile che un datore di lavoro (anche nel settore
dell’incasso) accetti di assumere nelle condizioni sopra descritte, un
impiegato __________ - che quindi a (relativamente) breve termine raggiungerà
l’età del pensionamento - tenuto altresì conto dei rischi connessi ad una eventuale
sua assunzione (elevati contributi del datore di lavoro destinati alla
previdenza professionale, inesperienza professionale e mancanza di adattamento
del lavoratore dovuta sia all’età che alla scarsa formazione scolastica; cfr.
le succitate STFA 4
aprile 2002, 26 maggio 2003 e 10 marzo 2003 in cui il TFA ha ritenuto, alla luce delle circostanze concrete,
siccome non più economicamente utilizzabile la capacità lavorativa residua di
un assicurato 62enne, rispettivamente di un 61enne e di un 64enne).

 

                                         Stante
quanto precede, la capacità residua dell’assicurato non risultando in concreto
economicamente sfruttabile in un mercato equilibrato del lavoro, ad esso deve
essere riconosciuto il diritto ad una rendita intera d’invalidità a far tempo
dal 1° febbraio 2004.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto.

                                         §    La
decisione 30 novembre 2005 è annullata.

                                         §§ L’assicurato ha diritto
ad una rendita intera d’invalidità a far tempo dal 1° febbraio 2004.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti