# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8ef71c7c-2ecd-5b78-b52c-5fb92972868f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.10.2005 30.2004.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2004-101_2005-10-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2004.101-103

   

  TB

  	
  Lugano

  6 ottobre 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 6 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  1. RI 1 

  2. RI 2 

  3. RI 3 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 2
  novembre 2004 emanate da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

  in materia di contributi AVS

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nell’ambito
del controllo dei conteggi dei salari (art. 162 segg. OAVS) relativi al periodo
1° gennaio 2000-31 dicembre 2003 eseguito il 16 settembre 2004, la Cassa CO 1 di
__________ ha effettuato nei confronti dello studio legale RI 3 di __________,
affiliato come datore di lavoro, delle riprese per complessivi Fr. 62'760.-
(doc. H dell'Inc. n. 30.2004.101).

 

                                  B.   Ritenendo
tale importo come salari non notificati (Fr. 12'760.-) e come spese forfetarie non giustificate (Fr. 50'000.-) - ma rimborsate ugualmente a due sue
dipendenti - sui quali non sono stati prelevati i contributi AVS/AI/IPG/AD e
AF, mediante tassazione d'ufficio del 20 settembre 2004 (doc. H) la Cassa di
compensazione ha fissato i contributi paritetici dovuti dal datore di lavoro,
anch'egli ricorrente (Inc. n.
30.2004.103), per gli anni 2000, 2001, 2002 e 2003.

 

                                  C.   A
seguito delle opposizioni presentate
separatamente dall'RI 3 (doc. D
dell'Inc. n. 30.2004.103) e dalle
dipendenti RI 1 (doc. G dell'Inc.
n. 30.2004.101) e RI 2 (doc. F dell'Inc. n. 30.2004.102), il 2 novembre 2004 (doc. A dell'Inc. n. 30.2004.103) la Cassa ha emanato tre
distinte decisioni su opposizione, con cui ha confermato le riprese effettuate
nei confronti delle due collaboratrici. A suo dire, d'un lato facevano difetto i giustificativi delle spese rimborsate loro
forfetariamente dal datore di lavoro; d'altro lato, il pagamento da parte del datore di lavoro dei posteggi da
esso affittati, ma utilizzati dalle stesse è stato considerato salario
determinante non notificato come tale.

 

                                  D.   Il
6 dicembre 2004 l'RI 3 (doc. I
dell'Inc. n. 30.2004.103) per
proprio conto e le RI 2 e RI 1 (docc. I degli Incc. n. 30.2004.101 e 102; i documenti che saranno citati nella sentenza appartengono,
fatta salva esplicita indicazione, all'Inc. n. 30.2004.103), congiuntamente, hanno
formulato ricorso di simile contenuto contro le predette decisioni su
opposizione della Cassa, chiedendo di annullarle. I ricorrenti hanno ribadito
che "i costi dell'affitto dei posteggi non sono (…) rimborsi ai dipendenti RI 2 e RI 1.
I contratti relativi ai posteggi sono infatti stati conclusi esclusivamente
fra il datore di lavoro e i proprietari dei posteggi. Il datore di lavoro è
quindi libero di utilizzare detti posteggi secondo le esigenze professionali
dello Studio legale. Essendo i posteggi di pertinenza esclusiva dello Studio
legale, il sottoscritto decide secondo la necessità, quando il posteggio deve
essere lasciato a libera disposizione dei clienti o di altri dipendenti dello
Studio legale che ne hanno necessità. (…).". Il
datore di lavoro ritiene indispensabile mettere a disposizione dei suoi
collaboratori, per la professione d'avvocato esercitata, dei posteggi. Quanto alle spese generali rimborsate forfetariamente
alle due avvocatesse, i ricorrenti osservano che "(…) l'importo forfetario corrisponde alle spese
che sono effettivamente risultate, anzi è addirittura inferiore e non di poco
alle stesse.". Secondo gli insorgenti, le
indicazioni fornite in proposito dalle due dipendenti in sede d'opposizione allegando per ogni anno un
dettagliato conteggio delle spese sopportate (telefono portatile ad uso
professionale, pranzi di lavoro, libri e materiale informatico, spese di
trasporto) e le relative pezze giustificative non sarebbero state,
erroneamente, considerate dalla Cassa. Ancora, essi osservano che se avesse
adottato la prassi delle altre Casse di compensazione svizzere nel campo legale,
la convenuta avrebbe accettato il rimborso spese forfetario in esame. Infine, dopo 12 anni di affiliazione e
nessun controllo del datore di lavoro da parte della Cassa CO 1, un cambiamento
di prassi nell'esposizione
delle spese come quello attuato dall'Amministrazione violerebbe la sua buona fede.

 

                                  E.   Con
risposta di causa del 3 gennaio 2005 (doc. III) la Cassa ha ripreso il
contenuto delle decisioni su opposizione, precisando in particolare che i
documenti prodotti in sede di opposizione non comprovano che le spese indicate
siano in relazione all'attività
lavorativa svolta a favore dello studio legale. Inoltre, conformemente all'art. 9 cpv. 3 OAVS, gli importi forfetari
in questione vanno considerati salario determinante, poiché non costituiscono
almeno il 10% del salario versato.

 

Il 21 gennaio 2005
(doc. V) i ricorrenti hanno osservato che l'indennità forfetaria per le spese generali (Fr. 700.- al mese),
calcolata sulla base delle spese effettive, è stata indicata separatamente dal
salario, per cui l'art. 9 cpv.
3 OAVS non sarebbe applicabile.

 

 

in diritto

 

in ordine

 

                                   1.   Il
ricorso presentato il 6 dicembre 2004 dall'RI 3 (Inc. n. 30.2004.103) ed il
ricorso di pari data inoltrato dallRI 1 (Inc. n. 30.2004.101) unitamente allRI
2 (Inc. n. 30.2004.102), sono congiunti a norma degli artt. 23 della Legge di
procedura per le cause davanti al TCA e 72 CPC, siccome formulati contro tre
decisioni su opposizione interdipendenti l'una dall'altra.

 

                                   2.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi
degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2
cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle
assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del
18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del
10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre
1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                   3.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche di carattere formale alla LAVS.

 

Da un punto di vista
temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
(materiali) in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che deve
essere valutata giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003
IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 129 V 4 consid. 1.4;
DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V 136 consid. 4b; DTF 121 V 366 consid. 1b; STFA dell’11 gennaio 2005 nella causa G.T. SA, H 257/03 consid.
2.1 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3 pag.
4). Il TFA, ai fini dell'esame di una vertenza, si fonda infatti di regola sui
fatti che si sono realizzati fino al momento dell'emanazione della decisione
amministrativa contestata (STFA del 1° luglio 2003 nella causa G.C-N, consid.
1.2., H 29/02; DTF 121 V 366 consid. 1b).

 

Per contro, le norme procedurali
(formali), in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata
applicazione (DTF 130 V 4 consid. 3.2; DTF 117 V 93 consid. 6b; SVR 2003 IV Nr.
25 pag. 76 consid. 1.2).

 

In concreto, la
decisione impugnata si riferisce alla fissazione dei contributi sociali
AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti dal datore di lavoro ricorrente per un periodo sia
antecedente il 31 dicembre 2002 (per gli anni 2000-2002) sia posteriore (per
l’anno 2003), mentre le decisioni (formale e su opposizione) sono state
entrambe emanate nel corso del 2004. Per cui, mentre per quanto concerne
l'aspetto procedurale trovano subito applicazione le norme della LPGA e le
relative modifiche apportate alla LAVS, per quanto riguarda la fissazione dei
contributi dovuti dall'RI 3 vanno applicate le norme materiali in vigore fino
al 31 dicembre 2002 per i primi tre anni ed i disposti LAVS validi dal 1°
gennaio 2003 per l’ultimo anno revisionato dalla Cassa.

nel merito

 

                                   4.   I
contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati
in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente
e indipendente (art. 4 cpv. 1 LAVS).

 

Dal reddito di
un'attività dipendente, chiamato qui di seguito "salario
determinante", è prelevato un contributo del 4,2% (art. 5 cpv. 1 LAVS).

Giusta l'art. 5 cpv. 2
LAVS,

 

"  Il salario determinante comprende
qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per tempo determinato o
indeterminato. Esso comprende inoltre le indennità di rincaro e altre indennità
aggiunte al salario, le provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in natura,
le indennità per vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni analoghe, nonché
le mance, se queste costituiscono un elemento importante della retribuzione del
lavoro.".

 

Questo reddito ingloba
dunque tutte le prestazioni percepite dal salariato che hanno una relazione
economica con il rapporto di lavoro (DTF 124 V 100 consid. 2 pag. 102 con
riferimenti), incluse le indennità che il salariato ha ricevuto,
indipendentemente se sono state effettuate durante il tempo libero ed i fine
settimana.

 

                                   5.   Il
titolare dello studio legale ricorrente lamenta che le riprese effettuate dalla
Cassa per quanto concerne l'affitto
dei posteggi siano state erroneamente ritenute come integrazione di salario delle
sue collaboratrici e quindi assoggettate al pagamento dei contributi sociali.
Inoltre, le liste dettagliate annue prodotte già in sede d'opposizione dalle dipendenti a comprova
delle spese da esse sopportate – nemmeno prese in considerazione dalla Cassa - giustificherebbero
i rimborsi spese forfetari ricevuti dal datore di lavoro e, come tali, non dovrebbero
quindi essere integrati nel loro salario determinante.

 

L'Amministrazione ha
fondato la propria presa di posizione sugli artt. 7 e 9 OAVS, ritenendo che
poiché le spese sopportate dalle due avvocatesse non sono state debitamente
comprovate con sufficiente e convincente documentazione come richiesto dalla
giurisprudenza, le stesse non possono essere escluse dal loro salario
determinante, per cui devono essere assoggettate al prelievo dei contributi
sociali. Anche una volta prodotti, la Cassa non ha considerato sufficienti gli elenchi annui delle spese
generali sostenute, poiché non chiaramente attribuibili prettamente all'attività svolta per conto del datore di
lavoro.

                                   6.   Per
ottenere il salario determinante ai fini dell'AVS, è necessario dedurre le
indennità versate dal datore di lavoro a titolo di risarcimento spese. Queste
spese, che incombono al salariato, vengono rimborsate sia separatamente dal
datore di lavoro quale risarcimento delle spese (art. 7 OAVS), sia incluse nel
salario quali spese generali (art. 9 OAVS).

Secondo l'art. 7 OAVS,
il rimborso delle spese sostenute non costituisce salario determinante.

Ai sensi dell’art. 9
cpv. 1 OAVS, sono considerate spese generali quelle cui il datore di lavoro (recte:
il salariato) deve far fronte nell’ambito della propria attività.

Non fanno parte di
queste spese le indennità periodiche per gli spostamenti del salariato dal
luogo di domicilio al luogo di lavoro abituale e per i pasti usuali presi a
domicilio o sul luogo di lavoro; queste indennità rientrano di norma nel
salario determinante (art. 9 cpv. 2 OAVS).

Infine, l'art. 9 cpv.
3 OAVS dispone che per i salariati che sopportano loro stessi, interamente o
parzialmente, le spese generali risultanti dall'esecuzione dei loro lavori,
queste spese possono essere dedotte se è provato che raggiungono almeno il 10%
del salario versato. La norma non è invece applicabile per le spese che il
datore di lavoro rimborsa separatamente dal salario versato. Queste spese
devono essere tenute in considerazione anche se sono inferiori al 10% del
salario determinante (RCC 1990 pag. 42 consid. 3; RCC 1987 pag. 386 consid. 3b;
RCC 1979 pag. 77 consid. 2a; RCC 1978 pag. 557 consid. 2).

 

La prassi
amministrativa considera spese generali rimborsabili le spese di viaggio
(viaggio, vitto e alloggio); le spese di rappresentanza e quelle per la
clientela; le spese per il materiale e per il vestiario professionale; le spese
d'uso di locali di servizio, nella misura in cui essi sono utilizzati per lo
svolgimento dell'attività lucrativa; le spese supplementari di viaggio dal
domicilio al luogo di lavoro, se questi sono considerevolmente lontani l'uno
dall'altro; le spese supplementari per i pasti che il salariato deve consumare
fuori dal domicilio a causa della distanza del domicilio dal luogo di lavoro,
come pure le spese d'alloggio per il pernottamento fuori casa nonché le spese
di formazione e di perfezionamento professionali (tasse d'iscrizione a corsi o
ad esami, libri o materiale, ecc.), che sono in stretta relazione con
l'attività professionale del salariato (Direttive sul salario determinante
(DSD), edite dall’UFAS, N. 3003; RDAT II-1992 n. 60, pag. 140).

Di principio si deve
dedurre l'importo effettivo delle spese generali (RCC 1979 pag. 79, RCC 1982
pag. 354, RCC 1983 pag. 310).

 

                                   7.   Conformemente
alla costante giurisprudenza del TFA, il datore di lavoro o il salariato devono
fornire la prova o per lo meno rendere verosimile che le spese fatte valere
siano state effettivamente sostenute (Pratique VSI 1996 pag. 265 consid. 3b;
Pratique VSI 1994 pag. 171; RCC 1983 pag. 310, RCC 1979 pag. 79). Difatti il
risarcimento per le spese concesso sotto forma d’importi forfetari deve
corrispondere complessivamente alle spese che sono effettivamente risultate
(Pratique VSI 1994 pag. 170). Di conseguenza gli interessati sono tenuti a
fornire indicazioni precise, producendo un conteggio esaurientemente
dettagliato ed allegando le relative pezze giustificative (RCC 1960 pag. 34;
STFA dell'11 settembre 1997 nella causa E. SA (H 216/96)). Le prove offerte
devono essere concrete e non generiche.

 

Nei casi in cui è
stabilita l'esistenza delle spese generali, ma queste non possono essere
comprovate in modo certo a causa di circostanze speciali, la loro valutazione incombe
alla Cassa di compensazione, tenuto conto delle spese che il datore di lavoro
e/o il salariato rendono verosimili e che sono usuali nella professione
considerata (Pratique VSI 1994 pagg. 171-172; STCA del 3 ottobre 1991 nella causa R.C. SA; RCC 1990 pag. 41; RCC 1979
pag. 77; RCC 1955 pag. 101; RDAT II-1992 n. 60 pag. 140; KÄSER, Unterstellung
und Beitragswesen in der obligatorischen AHV, 2a edizione, Berna 1996, N.
4.151, pag. 165; vedi pure: RCC 1983 pag. 310 e RCC 1982 pag. 356).

 

L'amministrazione non
può tuttavia limitarsi a costatare che il contribuente non è riuscito a provare
o a rendere verosimile l'esistenza di tali spese. Essa deve piuttosto agire
d'ufficio, affinché le necessarie prove siano raccolte, in quanto ciò sia
possibile senza eccessive difficoltà (RCC 1990 pag. 42, RCC 1983 pag. 310
consid. 3, RCC 1982 pag. 355, RCC 1979 pag. 79 consid. 2b).

A tale scopo è
sufficiente invitare il contribuente ad intraprendere i passi necessari ed a
fornire i documenti utili (RCC 1979 pag. 79 consid. 2b; STFA del 1° ottobre
1981 nella causa T. & Co. N.J.).

 

Alla luce del
principio inquisitorio a cui è tenuta, la Cassa deve quindi provvedere ad
entrare in possesso della documentazione probatoria necessaria, se ciò non crea
difficoltà eccessive (RCC 1990 pag. 42 consid. 4; STFA dell’11 gennaio 2005
nella causa G.T. SA, H 257/03 consid. 4.3.2).

È ammissibile derogare
a questo principio solo nel caso in cui, pur essendo l’esistenza di spese
generali dimostrata, l’importo dettagliato non può essere comprovato in modo
certo a causa di circostanze particolari (Pratique VSI 1994 pag. 170 seg.;
KÄSER, op. cit., pag. 165). In tal caso la Cassa dovrà stimarne l’ammontare
fissando un importo forfetario (N. 3005 e N. 3011 DSD).

Questa modalità di
calcolo viene in particolare applicata a rappresentanti di commercio,
artisti, giornalisti, fotografi per la stampa e musicisti (KÄSER, op. cit.,
pag. 166).

 

Se le spese generali
non vengono indicate separatamente ed il salariato deve quindi coprire
personalmente le spese generali necessariamente legate alla sua professione, il
salario determinante deve essere fissato come segue (N. 3007 DSD):

 

                                         -     si devono prendere in
considerazione le spese generali separatamente per ogni periodo di pagamento
del salario;

 

                                         -     non è ammessa la
deduzione di spese generali inferiori al 10% del versamento globale (art. 9
cpv. 3 OAVS).

 

Se le spese
effettivamente sostenute vengono indicate separatamente di caso in caso, il
salario pagato costituisce il salario determinante. La regola del 10% secondo
l'art. 9 cpv. 3 OAVS non è applicabile (RCC 1990 pag. 41, N. 3008 DSD).

 

Se l'indennità per le
spese generali viene versata dal datore di lavoro come indennità forfetaria,
questa deve corrispondere almeno globalmente alle spese effettive, deve cioè
essere adeguata alla realtà in ogni singolo caso. Ogni decisione in proposito
deve basarsi sulla realtà di situazioni concrete (RCC 1990 pag. 41, N. 3011.1
DSD).

 

                                   8.   Come
ricordato al considerando precedente, il risarcimento per le spese concesso
sotto forma d’importi forfetari deve corrispondere complessivamente alle spese
che effettivamente sono risultate (Pratique VSI 1994 pag. 170) e le stesse
devono essere accompagnate dalle relative pezze giustificative (RCC 1960 pag.
34).

 

Nel caso in esame gli
importi rimborsati alle due avvocatesse sono costituiti da cifre tonde (Fr. 8'400.-, Fr. 6'000.-, Fr. 2'000.-),
ciò che dimostra che i rimborsi delle spese avvenivano forfetariamente (Fr.
700.- al mese) e non su presentazione di giustificativi.

Gli stessi ricorrenti
affermano d’altronde che "(…) prima di riconoscere tale importo
forfetario a titolo di rimborso spese, il sottoscritto legale ha effettuato un
conteggio medio sulla base delle spese effettive. Conteggio mensile che
talvolta era addirittura superiore all'importo forfetario riconosciuto, come risulta dai conteggi e
relativi giustificativi prodotti dalle dipendenti. (…) Tali spostamenti, fatturati in seguito dallo Studio legale ai
clienti al momento dell'emissione
della fattura, vengono rimborsati agli avvocati dipendenti mediante l'importo forfetario di CHF 700.- mensili.” (doc. I pag. 7).

 

                                   9.   Con
sentenza del 10 dicembre 2004 nella causa E. SA (H 308/ 03, consid. 3.2) il
Tribunale federale delle assicurazioni, chiamato a statuire sulla legittimità della
ripresa di spese forfetarie effettuata dalla Cassa, ha affermato che “(…)
con l’ausilio di programmi informatici è del tutto agevole dimostrare le spese
effettivamente sostenute dai dipendenti. Non risponde per contro a questi
criteri l’elencazione contabile stereotipa a titolo di spese di importi
prefissati di valore costante (cfr. ad esempio, tra tante, le cartelle stipendi
2002 riferite a R.F., O.M. e S.P., da cui risulta per tutti da gennaio a
dicembre un rimborso spese di fr. 350.- al mese).”.

Il TFA ha tutelato la
decisione dell’amministrazione di riprendere i salari, siccome “(…) l’insorgente
non ha prodotto alcun giustificativo a dimostrazione che i dipendenti avessero
effettivamente sostenuto tali spese, non potendosi infatti ritenere tali – contrariamente
a quanto sostiene la E. SA – i soli conteggi contabili dei singoli dipendenti
prodotti in corso di causa, ma privi di qualsivoglia riscontro oggettivo.”.

Infine, la nostra
Massima istanza ha sottolineato come l’onere probatorio delle pezze giustificanti
le spese forfetarie sostenute spettasse alla ricorrente (art. 8 CC), poiché un
semplice rinvio alle stesse, senza produrle, non può essere ritenuto
sufficiente per stralciarle dal salario determinante (consid. 3.3).

 

Diversamente, ed
apparentemente in maniera contraddittoria, nella susseguente sentenza dell’11
gennaio 2005 (H 257/03, consid. 6 anch'essa redatta da un giudice supplente di
lingua italiana) l’Alta Corte ha ammesso che per una ditta la cui attività
consiste nell’organizzazione di viaggi in torpedone e trasporto merci,
deve essere considerato provato con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nelle assicurazioni sociali, che gli autisti devono
sopportare spese supplementari, non sussumibili quale usuale consumo di salario
e che quindi sono rimborsabili. È infatti notorio che un autista, soprattutto
se supera i confini nazionali e quindi percorre lunghe distanze, deve dormire
regolarmente lontano da casa, mangiare al ristorante, ecc., ciò che comporta
evidentemente costi supplementari, non paragonabili per entità a quelli assunti
per i pasti a casa o sul luogo di lavoro rispettivamente a quelli relativi allo
spostamento dal luogo di lavoro a quello di domicilio. Inoltre il luogo di
lavoro muta in continuazione e quindi le spese supplementari insorgono con una
certa frequenza (KÄSER, op. cit., pag. 163 seg.). In tali circostanze, un
rimborso spese - non solo per pasti e spese per telefonate - si rivela essere
di principio giustificato.

Il TFA ha tratto la
medesima conclusione per l’attività di acquisizione di clientela e di
verifica dei luoghi di villeggiatura, dovendo il lavoratore svolgere la
propria attività in luoghi sempre differenti, ciò che lo costringe a sopportare
non solo costi di viaggio, per vitto e alloggio fuori casa, bensì anche spese
di rappresentanza per conto del datore di lavoro (KÄSER, op. cit., pag. 165).

Il Tribunale federale
ha poi rimproverato alla Cassa di non aver accertato i fatti in maniera
completa, avendo essa omesso di assumere le prove necessarie per accertare se
gli importi forfetari corrispondevano a spese effettivamente sopportate dal
datore di lavoro, facendo quindi ricadere su di essa l’incombenza della
valutazione delle spese (RCC 1990 pag. 41). In effetti, per autisti, artisti,
fotografi, giornalisti e rappresentanti di commercio, il cui luogo di lavoro
cambia continuamente, il rimborso forfetario è ammesso (KÄSER, op. cit., pag.
165), apparendo in realtà difficile e dispendioso tenere un regolare conteggio
di tutte le spese generali insorte durante un viaggio, soprattutto se i viaggi
sono effettuati frequentemente (e ciò nonostante i sussidi informatici
considerati nella sentenza 10 dicembre 2004, H 308/03). Data la professione
d’autista svolta dal dipendente della ricorrente e l’esistenza di rimborsi
spese forfetari che non sono stati comprovati mediante pezze giustificative, la
Cassa avrebbe dunque dovuto ugualmente chiedere alla società di produrre dei
documenti giustificanti i costi sopportati e, qualora non ne esistessero,
avrebbe dovuto fissare personalmente l’ammontare delle spese di rappresentanza
e di trasferta, alfine di determinare l’importo del salario che andava
eventualmente ripreso al lavoratore e calcolare poi su di esso i contributi
paritetici non versati. L’incarto è quindi stato retrocesso alla Cassa per
l’esecuzione di questi incombenti (consid. 7).

                                10.   Salari
non notificati (posteggi)

 

Come visto (cfr.
consid. 6), giusta l’art. 7 OAVS sono esclusi dal salario determinante per il
calcolo dei contributi i rimborsi delle spese sostenute. Questa norma fornisce
un elenco non esaustivo dei differenti elementi del salario
determinante. Secondo questa lista, fanno anche parte del salario determinante
le prestazioni in natura regolari (art. 7 lett. f OAVS). Le prestazioni
in natura occasionali non fanno invece parte del salario determinante
(RCC 1978 pag. 518). La giurisprudenza parifica a prestazioni occasionali i
vantaggi finanziari di poca importanza derivanti dal campo di attività del
datore di lavoro (per esempio i prestiti ipotecari accordati ad un interesse di
favore da parte di una banca, le facilitazioni d'acquisto, i servizi forniti a prezzi ridotti, le sovvenzioni per
alloggi). Essi non fanno parte del salario determinante se non superano le
proporzioni usuali e sono in un rapporto ragionevole, che escluda l'intenzione di frodare la legge, con la
retribuzione del lavoro vera e propria (GREBER/DUC/SCARTAZZINI, Commentare des articles
1 à 16 de la LAVS, 1997, N. 49 ad art. 5 LAVS, pag. 164; N.
2049 DSD).

L'OAVS distingue tra vitto e alloggio (art.
11) ed il reddito in natura d'altra
specie (art. 13 OAVS). Il N. 2058 DSD elenca le prestazioni del datore di
lavoro che, se assegnate regolarmente, sono considerate reddito in natura d'altra specie, fra cui: a) assegnazione di
un'abitazione gratuita
unicamente per il salariato o per tutta la famiglia; b) vestiario e calzature;
c) consegna di una vettura di servizio per uso privato. Il valore di tali
redditi in natura deve essere stimato di caso in caso dalla Cassa di
compensazione (N. 2059 DSD).

 

Nell'evenienza concreta, è incontestato che
durante il periodo di contribuzione in esame le due avvocatesse utilizzavano un
posteggio messo loro a disposizione dal datore di lavoro. Lo specchietto
riassuntivo che la segretaria dello studio legale ha fornito alla Cassa di
compensazione conferma questa situazione (doc. 1). Fino al mese di dicembre
2001 l'RI 2 utilizzava un
posteggio di proprietà del__________. Con l'assunzione dell'RI 1
alle dipendenze dello studio legale (settembre 2001), quest'ultima ha ricevuto in uso per i primi tre
mesi un posteggio di proprietà del__________. Dal 1° gennaio 2002 v'è stato uno spostamento: il posteggio fino
ad allora utilizzato dalla collega è stato ceduto in uso alla nuova dipendente,
mentre la prima fa capo ad un posteggio al__________.

La circostanza
evidenziata dai ricorrenti secondo la quale i contratti relativi a questi
posteggi siano stati conclusi fra il datore di lavoro ed i proprietari non muta
la situazione di fatto, ossia che per la maggior parte del tempo erano le due
dipendenti ad utilizzare i posteggi il cui canone di locazione era pagato dal
datore di lavoro. Se è vero che il conduttore dei posteggi  era libero di
mettere a disposizione di chi ne aveva bisogno questi stalli, è anche vero che,
data la professione svolta dalle ricorrenti come pure per loro ammissione,
erano esse medesime ad avere la precedenza su terzi sul diritto di utilizzare questi
posteggi. È difficile credere che altre persone, in particolare clienti dello
studio, facessero frequentemente capo a questi spiazzi prevalendo sulle esigenze
professionali delle insorgenti ed obbligandole così a trovare un'altra sistemazione temporanea. Ciò può
essere avvenuto saltuariamente oppure nei frangenti in cui le dipendenti erano
ammalate o in vacanza. Un'eccezione
va comunque fatta per il periodo di un anno (2003) durante il quale l'RI 1 è stata assente dallo studio legale
per gravidanza e successivo congedo maternità. In quel lasso di tempo, è
verosimile che il datore di lavoro abbia destinato ad altri suoi dipendenti l'utilizzo di quello stallo, non
presentandosi più la necessità per l'avvocatessa di disporne in quel periodo. In tal senso, la Cassa di
compensazione non doveva computare all'RI 1 l'intero costo del "suo"
parcheggio a titolo di salario determinante.

Da quanto precede discende
che l'assegnazione regolare (mensile)
a titolo gratuito da parte del datore di lavoro alle ricorrenti di un
parcheggio per scopi professionali costituisce un reddito in natura d'altra specie, da includere nel loro salario
determinante e dunque assoggettato al prelievo dei contributi.

 

Va inoltre osservato che
se le dipendenti locassero uno stallo ed il datore di lavoro rimborsasse loro
il costo del parcheggio, non sarebbe ugualmente possibile sottrarre il relativo
importo dal loro salario, poiché l'art. 7 OAVS non contempla come spese rimborsabili questa posta (cfr.
STCA del 10 settembre 2002
nelle cause N.C., P.M., T. SA., Incc. nn. 30.2001.154/160/162). Il rimborso del
costo del posteggio da parte del datore di lavoro andrebbe considerato come
salario e quindi sarebbe soggetto al prelievo dei contributi sociali.

 

Alla luce delle
considerazioni esposte, la lamentela degli RI 3 e RI 2 va respinta, mentre il
ricorso dell'RI 1 va parzialmente
accolto nella misura in cui la ripresa relativa al 2003 va annullata e l'incarto rinviato alla Cassa, affinché non
consideri come salario in natura il costo della locazione del parcheggio
solitamente utilizzato dalla medesima  - ma pagato dal suo datore di lavoro - nell'anno di assenza per gravidanza e maternità.

 

                                11.   Spese
generali

 

La Cassa CO 1 ha
ripreso alle ricorrenti l'importo
annuo di Fr. 8'400.-
(corrispondente a Fr. 700.- al mese) per spese generali rimborsate loro
forfetariamente dal datore di lavoro. A dire dell'Amministrazione, queste spese non sarebbero state sufficientemente
giustificate ai fini della LAVS, per cui dovrebbero essere considerate salario
determinante sul quale tanto il datore di lavoro quanto la persona dipendente
sono chiamati a pagare i contributi sociali.

 

Dal canto loro, già in sede d'opposizione
le due avvocatesse hanno prodotto alla convenuta delle liste elencanti annualmente
le spese sopportate durante gli anni 2000-2003. Vi sono dettagliatamente menzionate
le spese di cui esistono ancora i giustificativi (telefono, benzina, viaggi,
ristoranti, libri), mentre altre spese sono state stimate, siccome le
interessate non dispongono più delle pezze giustificative (pranzi/cene di
lavoro, benzina, libri, riviste, parcheggi).

 

                                12.   L'art.
43 cpv. 1 LPGA ("accertamento") stabilisce che l'assicuratore esamina
le domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le
informazioni di cui ha bisogno. Le informazioni date oralmente devono essere
messe per scritto. 

Il capoverso 3
dell'art. 43 LPGA stabilisce che se l'assicurato o altre persone che pretendono
prestazioni, nonostante un'ingiunzione, rifiutano in modo ingiustificato di
compiere il loro dovere d'informare o di collaborare, l'assicuratore può, dopo
diffida scritta e avvertimento delle conseguenze giuridiche e dopo aver
impartito un adeguato termine di riflessione, decidere in base agli atti o
chiudere l'inchiesta e decidere di non entrare in materia.

 

In merito all'art. 43
cpv. 1 LPGA, Kieser, in ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, pag. 433 n. 9 ad art. 43
LPGA, rammenta come "Nach dem Untersuchungsgrundsatz hat die Behörde
den rechtserheblichen Sachverhalt von Amtes wegen abzuklären, ohne dabei an
Anträge der Parteien gebunden zu sein. Sie hat deshalb aus eigener
Initiative vorzugehen und darf Partei-vorbringen nicht mit der Begründung
abtun, diese seien nicht belegt worden: Der Grundsatz wird ergänzt durch
die Mitwirkungspflicht der Parteien (vgl. zum Untersuchungsgrund-satz BGE 117 V
263 f.; vgl. ferner LOCHER, Grundriss, 339ff.; KIESER, Verwaltungsverfahren,
Rz. 190 ff; MAESCHI, Kommentar, Rz. 3 ff. zu Art. 86 MVG)."
(sottolineature della redattrice).

 

A pag. 434 (n. 11),
l'autore ricorda che "Das Untersuchungs-prinzip bringt im wesentlichen
mit sich, dass die notwendige Abklärungen von Amtes wegen vorzunehmen sind, wie
dies in Art. 43 Abs. 1 ATSG festgehalten wird. Was notwendig ist, ergibt sich
zum einen daraus, in welchem Umfang Abklärungen vorzunehmen sind, und zum
anderen daraus, in welcher Tiefe dies der Fall ist. Zunächst hat also der
Versicherungsträger abzustecken, welche Bereiche für die zu entscheidende Frage
massgebend sind. In der Folge hat er im Rahmen des so begrenzten Bereiches den
Sachverhalt bis zur zweifelsfreien Eruierung abzuklären (vgl. dazu KIESER,
Verwaltungsverfahren, Rz. 205 ff.); wann dies der Fall ist, bestimmt sich im
Blick auf den je massgebenden Beweisgrad (dazu Rz. 23 ff.)."

 

Infine, Kieser (pag. 434 n. 14) afferma
che "(…) Dabei kann aber nicht die eine Behörde
die von ihr zu erfüllende Pflicht durch Nichttätigkeit der anderen zuordnen;
insbesondere können die Versicherungsträger die Kostenlosigkeit des kantonalen
Gerichtsverfahrens nicht dazu missbrauchen, die (oft kostspieligen) Abklärungen
in das Gerichtsverfahren zu verschieben (vgl. RKUV 1999 410). Immerhin steht es
den Gerichtsbehörden frei, bei bisher fehlender Abklärung die Sache zur
Vornahme der erforderlichen Untersuchungen an den Verwaltungsträger
zurückzuweisen (vgl. BGE 122 V 163; vgl. dazu ATSG-Kommentar, Art. 61 Rz.
55).".

 

L'art. 43 LPGA si applica
dunque in particolare alla richiesta di prestazioni (KIESER, op. cit., pag. 431
n. 2 ad art. 43 LPGA) ed in parte codifica la giurisprudenza esposta al
considerando 7.

 

                                13.   A
mente del TCA, tale disposto
trova applicazione anche nel caso di specie, laddove, in presenza di una
fissazione di contributi, già in sede di opposizione le persone interessate hanno
prodotto diversi giustificativi a comprova delle spese da esse sostenute,
mettendoli a disposizione della Cassa. Entrambe le avvocatesse hanno infatti specificato
l'esistenza di spese
professionali e le hanno elencate in liste annue con l'indicazione del giorno in cui sono state effettuate, del bene
acquistato e dove, come pure dell'ammontare pagato. Per queste spese, personalmente sopportate, le
dipendenti hanno trasmesso alla Cassa le relative pezze giustificative. Altre
spese sono state invece stimate dalle dipendenti, non essendo le stesse più in
possesso dei giustificativi.

 

Tuttavia, malgrado
queste dettagliate informazioni, la Cassa ha emanato le contestate decisioni su
opposizione senza chinarsi sui singoli giustificativi in suo possesso, senza
quindi verificare se i costi esposti corrispondevano effettivamente ai rimborsi
forfetari di Fr. 700.- che il datore di lavoro RI 3 ha versato loro mensilmente.
L'Amministrazione, dunque,
nelle contestate decisioni su opposizione, non ha concretamente preso posizione
in merito alle spiegazioni fornite dagli opponenti sull'origine e sulla composizione dei forfait indicati separatamente dal
salario nella contabilità del datore di lavoro. La convenuta si è limitata a sostenere
che le spese sopportate dalle due collaboratrici non sarebbero state
sufficientemente comprovate, respingendo conseguentemente le opposizioni senza prendere puntuale
posizione sulle tesi degli interessati.

Reagendo in tal modo,
l'Amministrazione non pare aver esaminato né dettagliatamente né esaustivamente
la documentazione offerta, che per contro potrebbe invero giustificare le spese
generali assunte dalle collaboratrici.

 

Ora, in virtù del succitato
obbligo, anche per l'Amministrazione, di accertare d'ufficio la fattispecie
(art. 43 cpv. 1 LPGA), rilevato come, a maggior ragione in seguito
all'introduzione della procedura d'opposizione, essa non può evitare di
procedere all'assunzione delle prove offerte dalle parti se queste possono
avere un'influenza sull'esito dell'opposizione e di un eventuale successivo ricorso,
le decisioni devono essere annullate e gli incarti rinviati alla Cassa CO 1 per
ulteriori accertamenti sull'esistenza di spese generali professionali inerenti
l'attività svolta dalle avvocatesse RI 1 e RI 2 a favore dell'RI 3 (STCA del 17 maggio 2004 nella causa P. SA e P.G., Incc. nn. 30.2003.90 e
30.2004.28; STCA del 26 gennaio
2004 nella causa S. SA, Inc. n. 30.2003.49; STCA del 14 gennaio 2004 nella causa G.M.P. SA, Inc. n. 30.2003.29).

 

In particolare, l'Amministrazione
dovrà accertare se le ricevute raccolte dalle dipendenti – oltre ad eventuali
altre ancora esistenti - concernano spese effettivamente sostenute dalle due collaboratrici
nell'ambito dell'attività lavorativa esercitata a favore del datore
di lavoro e se le stesse siano state rimborsate tramite versamento
forfetario. Entrambe le ricorrenti dovranno tuttavia collaborare con la Cassa
nell'accertamento dell'attinenza di dette spese con la professione
svolta.

 

In questo senso
spetterà alla Cassa, in collaborazione con le ricorrenti, controllare puntualmente
il contenuto delle liste delle spese agli atti con le pezze giustificative che
le sono state già trasmesse, verificando, in particolare, se le stesse siano
state sopportate a dipendenza dell'attività svolta per conto del datore di lavoro. Questo Tribunale osserva, per esempio, che quali spese
"professionali" sono segnalati acquisti da fiorai, in negozi di
pelletteria, di ottica, di vini e di elettronica, spese apparentemente non in
linea con l'attività svolta di avvocato.

 

Pertanto, nella misura
in cui le ricorrenti renderanno verosimile che le spese effettuate siano effettivamente
in relazione con il lavoro svolto a favore dello studio legale, la Cassa dovrà considerarle
come spese professionali sulle quali non saranno pagati i contributi sociali. Se
l'importo complessivo di queste
spese dovesse essere inferiore al forfait di Fr. 700.- che la convenuta ha
ripreso a ciascuna dipendente in sede di revisione, l'Amministrazione dovrà conseguentemente modificare le contestate
riprese forfetarie e sostituirle con la differenza fra il forfait esposto ed il
totale delle spese effettive debitamente giustificate.

Nell'eventualità in cui le insorgenti non
dovessero riuscire a comprovare che il forfait di Fr. 700.- al mese è composto
di spese attinenti all'attività
lavorativa esercitata per conto del datore di lavoro in questione, la Cassa
sarà legittimata a confermare integralmente dette riprese forfetarie.

 

Quanto agli altri
costi dei quali le ricorrenti non dispongono più di giustificativi, la loro
valutazione incomberà alla Cassa di compensazione, tenuto conto dell'attività
svolta in seno allo studio legale e se sono usuali nella professione
considerata.

 

Le censure dei
ricorrenti rivolte contro le spese generali riprese dalla Cassa si rivelano
dunque fondate.

 

                                14.   In
merito all'asserito errato
procedere da parte della Cassa CO 1 per quanto concerne determinate riprese per
le persone dipendenti attive nel campo legale, a mente di questo Tribunale, per
contro, la resistente ha agito correttamente. A nulla vale infatti la
motivazione fornita dagli insorgenti secondo cui altre Casse di
compensazione riconoscerebbero ai loro colleghi affiliati, aventi analoga
attività lavorativa, degli importi forfetari uguali se non addirittura maggiori
a quelli qui in discussione. Di conseguenza, dette Casse di compensazione non avrebbero
considerato – diversamente dall'Amministrazione - di dover riprendere detti importi, non ritenendoli
salario determinante.

 

Indipendentemente
dalla circostanza che i ricorrenti non hanno indicato con precisione le Casse
di compensazione che accorderebbero tali rimborsi forfetari, per cui non si può
contestare con certezza alla Cassa CO 1 di __________ un modo di agire non suo,
questo Tribunale evidenzia comunque che la lamentela degli insorgenti sulla
presunta diversità di trattamento fra assicurati viene a cadere, non potendoci
essere uguaglianza di trattamento fra assicurati qualora vi sia un'applicazione
illegale di norme giuridiche.

 

In proposito si
osserva che in una sentenza del 4 giugno 2003 nella causa A. (K 31/03), il
Tribunale federale delle assicurazioni ha nuovamente ribadito la propria
costante giurisprudenza:

 

"  (…) D'une façon générale, un
administré ne peut pas invoquer le principe de l'égalité de traitement pour
bénéficier d'une faveur analogue à celle accordée illégalement à des tiers. En
d'autres termes, il n'y a pas d'égalité dans l'illégalité, à moins que
l'autorité ne refuse de revenir sur sa pratique contraire à la législation (cf.
p. ex. ATF 127 I 3 consid. 3a, 125 II 166 consid. 5 et 122 II 451 consid. 4a et
les références). (…).".

 

                                15.   Il
ricorrente lamenta infine una violazione della sua buona fede, ritenuto come in
dodici anni di affiliazione alla Cassa CO 1 non abbia mai subìto alcuna
revisione e quindi nessuno gli abbia spiegato l'iter da seguire per ottenere il riconoscimento
del rimborso di spese professionali ai propri dipendenti. Egli invoca un
improvviso cambio di prassi a suo danno.

 

Il diritto alla
protezione della buona fede è un principio generale dell'ordinamento giuridico
svizzero che dal 1° gennaio 2000 trova il suo fondamento nell'art. 9 della
Costituzione federale. Esso tutela la legittima fiducia dell'amministrato nei
confronti dell'Autorità amministrativa quando, assolte determinate condizioni,
egli abbia agito conformemente alle istruzioni o alle dichiarazioni della
stessa Autorità, ritenuto che le parti devono poter ragionevolmente confidare
nella veridicità delle loro dichiarazioni e nella correttezza del loro
comportamento. Tale diritto permette dunque al cittadino di esigere che
l'Autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così,
un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'amministrazione a
consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge (STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01).

 

Le condizioni per
tutelare la buona fede dell'assicurato, e scostarsi così dal principio della
legalità, sono precisate da una lunga e consolidata giurisprudenza, secondo la quale di regola un'informazione
erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta
nei confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il
cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento
legale non sia mutato nel frattempo, fidandosi dell'informazione ricevuta egli
abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36
consid. 3a, DTF 126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 n. KV 126 pag. 223, n. KV 133
pag. 291 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost. fed., la
cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e
sentenze ivi citate).

 

La buona fede
derivante dall'art. 9 Cost. fed. si riferisce dunque unicamente all'agire
dell'Amministrazione nei confronti degli amministrati. Per determinare quindi
la presenza o meno della violazione del principio della buona fede, si deve
verificare se l'Amministrazione ha formulato una promessa o creato
un'aspettativa in modo contrario alla legge.

 

Nel caso in questione,
si è in presenza di tre decisioni amministrative rese il 20 settembre 2004
sulla scorta di un rapporto di revisione allestito da un ispettore della Cassa CO
1. Su tale base, quest'ultima ha fissato i contributi AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti
dal datore di lavoro.

L'impugnato controllo dei datori di
lavoro effettuato dalla Cassa CO 1 sullo studio legale in disamina costituisce
in realtà la prima revisione a cui l'interessato è stato sottoposto in
qualità di datore di lavoro. L'obbligo, per una Cassa, di procedere al
controllo di un datore di lavoro si presenta ogni quattro anni (art. 162 OAVS).
Per prassi, la Cassa CO 1 esegue queste revisioni soltanto quando i salari
versati ai dipendenti raggiungono l'ammontare di Fr. 200'000.-. Ecco il motivo
per cui, negli anni precedenti, il ricorrente non è mai stato oggetto di una
revisione. Ciò stante, l'insorgente non è dunque legittimato ad invocare il
rispetto della buona fede, poiché in precedenza non v'è stata alcuna altra
decisione di una Cassa di compensazione che possa averlo indotto in errore
facendogli credere di avere ammesso e concesso un rimborso spese forfetario di
Fr. 700.- al mese senza necessità di comprovarlo con pezze giustificative.

 

Conseguentemente, differenziandosi la situazione
antecedente al 2000 (datore di lavoro con dipendente/i il cui salario non
raggiunte l'ammontare annuo di Fr. 200'000.-) con quella che si è presentata
alla Cassa in occasione della prima revisione oggetto del contendere, per una
fattispecie differente portante oltretutto su elementi di tempo diversi,
occorre concludere che la buona fede del ricorrente non può qui essere
riconosciuta.

 

                                16.   In
esisto alle considerazioni che precedono, i ricorsi degli RI 3, RI 2 e RI 1
sono parzialmente accolti ai sensi dei considerandi (cfr. consid. 10 e 13). Di
conseguenza, le tre decisioni impugnate vanno annullate e gli incarti trasmessi
all'Amministrazione per i suoi incombenti.

 

La procedura
ricorsuale è retta dal diritto cantonale. Tuttavia, essa deve soddisfare
determinati requisiti (cfr. art. 61 LPGA).

L’art. 20 della Legge
di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale delle assicurazioni (LPTCA) stabilisce che la procedura è per
principio gratuita. Solo in caso di ricorso temerario o inoltrato per
leggerezza possono venire addossate al ricorrente la tassa di giustizia e le
spese di procedura.

In virtù dell’art. 22
LPTCA, il ricorrente che vince
la causa ha diritto nella misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese
processuali, dei disborsi e delle spese di patrocinio.

Se e a quali condizioni la parte vittoriosa ha
diritto alle ripetibili si valuta secondo il diritto federale (DTF 114 V 86).

 

Per quanto concerne
l'indennità per ripetibili, essa può venire assegnata, di regola, solo al
ricorrente vittorioso patrocinato in causa (art. 22 della Legge di procedura
per i ricorsi al Tribunale cantonale delle assicurazioni [LPTCA]; vedasi per la regola e le eccezioni:
DTF 112 V 86 consid. 4; DTF 110 V 81 consid. 7; DTF 105
V 89 consid. 4; DTF 105 Ia 122 e DTF 99 Ia 580 consid. 4; SUSANNE
LEUZINGER-NAEF, Bundesrechtliche Verfahrens-anforderungen betreffend
Verfahrenkosten, Parteientschädigung und unentgeltliche Rechtsbeistand in
Sozialversicherungsrecht, in: SZS 1991 pag. 180 segg.).

 

L'Alta Corte federale
riconosce eccezionalmente ad una parte vittoriosa non rappresentata il diritto
ad ottenere un'indennità per ripetibili per l'attività da lei svolta solo se la
causa è complessa, gli interessi in gioco sono importanti, il lavoro svolto ha
impedito notevolmente l'attività professionale o ha comportato una perdita di
guadagno e se gli sforzi profusi sono ragionevolmente proporzionati ai
risultati ottenuti (DTF 113 Ib 356 consid. 6b, DTF 110 V
81 consid. 7, DTF 110 V 133 consid. 4a; POUDRET, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, no. 1 ad art. 159; LOCHER, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, pag. 394).

 

Nell'evenienza in
esame, i presupposti perché un avvocato che agisce in causa propria possa
eccezionalmente pretendere un'indennità per la sua attività personale non sono
dati (DTF 122 V 151 consid. 9; DTF 110 V 136 consid. 7). Infatti, tutti e tre gli
avvocati hanno dovuto redigere un ricorso – praticamente simile per ognuno - in
una causa non complessa siccome retta dal principio inquisitorio che, conseguentemente,
non ha fatto perdere loro tempo. Alla prolissità degli scritti non è certo
possibile attribuire una pari difficoltà degli argomenti trattati.

 

In queste circostanze,
non vanno assegnate ripetibili.

 

                                17.   Nella
misura in cui il presente giudizio ha attinenza a contributi imposti dal
diritto federale, è data facoltà di impugnativa al Tribunale Federale delle
Assicurazioni mediante ricorso di diritto amministrativo.

 

Per quanto il presente
giudizio si riferisca invece alla richiesta di versamento di contributi per
assegni familiari - che attengono al diritto cantonale -, non vi è controllo
giudiziario da parte del Tribunale Federale delle Assicurazioni mediante
ricorso di diritto amministrativo (DTF 124 V 146 consid. 1 e riferimenti);
pertanto, il giudizio cantonale è definitivo.

 

 

 

 

 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   I
ricorsi, congiunti, sono parzialmente accolti ai sensi dei
considerandi.

 

                                    §   Le
decisioni impugnate vanno annullate e gli incarti rinviati all'Amministrazione,
affinché proceda conformemente ai considerandi 10 e 13.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. Non si assegnano
ripetibili.

 

                                   3.   Nella
misura in cui la lite ha per oggetto la richiesta di contributi per assegni
familiari, la presente decisione è definitiva.

 

                                   4.   Per
quanto attiene ai contributi di diritto federale la presente decisione viene
comunicata agli interessati, i quali possono impugnare il presente giudizio con
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti