# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a1b39ffa-a0d9-5890-8364-45a08cff9fc2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-03-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 17.03.2014 12.2012.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2012-98_2014-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2012.98

  	
  Lugano

  17 marzo 2014/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

sedente
per statuire nella causa – inc. n. OA.2004.778 (azione di disconoscimento di
debito e azione creditoria) della Pretura __________ – promossa con petizione
25 novembre 2004 da

 

	
   

  	
  AP
  1, __________ 

  (patrocinato dall'avv. RA 1 __________ __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1, __________ 

  (patrocinato dall'avv. RA 2) 

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

volta ad accertare la
nullità del contratto di compravendita di azioni concluso fra le parti, la
conseguente inesistenza del debito di fr. 54'000.– di cui al PE n° __________
del 17 giugno 2004 dell'UE __________ e conferma dell'opposizione sollevata da AP
1, oltre, infine, la condanna di AO 1 al pagamento di fr. 90'000.– oltre
interessi al 5% dal 17 aprile 2002; 

 

domanda alla quale il
convenuto si è opposto, e sulla quale il Pretore aggiunto __________, ha
statuito con sentenza 7 maggio 2012 respingendo integralmente la petizione;

 

appellante l'attore che
con memoriale 13 giugno 2011 [correttamente: 2012] chiede di riformare il
giudizio impugnato nel senso di accogliere la sua petizione;

 

 

ritenuto

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                             1.  AO 1, azionista unico della
società __________ SA di __________ – capitale azionario di fr. 100'000.–,
liberato per fr. 50'000.– (50%), suddiviso in 50 azioni nominative del valore
di fr. 2'000.– ciascuna – il 17 aprile 2002 ne ha vendute 18 a AP 1 (doc. A). Il prezzo, considerata la situazione economica e finanziaria della società che
emergeva dai conti al 31 dicembre 2001 presentati dallo stesso AO 1, è stato
pattuito in fr. 144'000.– (ossia fr. 8'000.– per ognuna delle azioni) pagabili
in tre rate l'una di fr. 40'000.– entro cinque giorni dalla firma del
contratto, l'altra di fr. 48'000.– entro il 31 luglio 2002 e l'ultima di fr.
56'000.– entro il 31 dicembre 2002. Con analoghi contratti di compravendita del
medesimo giorno, AO 1 ha altresì venduto le restanti azioni della società a __________
(14 azioni), rispettivamente a __________ (18 azioni). AP 1 ha versato
complessivi fr. 90'000.– entro i termini contrattuali previsti per le prime due
rate. Non ha invece pagato i restanti fr. 54'000.–. Il 17 giugno 2004 AO 1 ha
fatto spiccare dall'UE __________ e per un pari importo, il precetto esecutivo
n° __________ indicando quale causale “saldo contratto di compravendita
azioni __________ SA 17.04.2002” (doc. G). La relativa opposizione
dell'attore è stata provvisoriamente rigettata dal Pretore __________, con
decisione 21 ottobre 2004 (rich. inc. EF.2004.1824 della relativa Pretura). Su
richiesta di AP 1, il 30 giugno 2004 l'UEF __________ ha dal canto suo emesso a
carico di AO 1 il precetto esecutivo n° __________ per un importo di fr.
90'000.– indicando quale titolo di credito “restituzioni azioni __________”
(doc. H). Su istanza dell'11 maggio 2004 AO 1 ha chiesto il fallimento di __________
SA, che è poi stato pronunciato dal Pretore __________ con decreto del 7 giugno
2004 (doc. IV°: inc. EF.2004.322 della relativa Pretura).

 

 

                             2.  Con petizione 25 novembre
2004 AP 1 ha convenuto in giudizio AO 1 affinché fosse accertata la nullità del
contratto di compravendita da loro stipulato, fosse disconosciuto (art. 83 cpv.
2 LEF) il debito di fr. 54'000.– di cui al PE n° __________ e confermata la
relativa opposizione, e infine che il convenuto fosse condannato a pagare fr.
90'000.– oltre interessi al 5% dal 17 aprile 2002. La gestione di __________ SA
era restata in mano a AO 1 fino al 31 maggio 2002 allorquando quest'ultimo ebbe
modo di lasciare la carica di amministratore unico. L'attore ha quindi
precisato di avere avuto libero accesso alla documentazione contabile solo dal
1° giugno 2002, di avere inoltre a fronte delle anomalie e delle incongruenze
emerse proprio a bilancio commissionato – insieme agli altri due acquirenti –
l'esecuzione di una perizia fiscale e contabile sulla società e sull'intero
pacchetto azionario, e nell'attesa di avere sospeso i suoi obblighi
contrattuali verso il convenuto. Il relativo referto peritale del 4 giugno 2003
aveva rivelato una situazione economica di __________ SA ben diversa rispetto a
quella descritta e garantita da AO 1 nel contratto di compravendita e, in
conseguenza di ciò, un valore delle azioni al momento della vendita che in
realtà era pari a zero. Per l'attore il contratto così concluso era di fatto
nullo ai sensi dell'art. 23, 24 cpv. 1 n. 3 e 4, 28 cpv. 1 CO, o quantomeno
andava risolto in applicazione dell'art. 205 CO. Parimenti ha rivendicato la
restituzione di quanto da lui già versato, ossia fr. 90'000.–. Data la
difficile situazione finanziaria, nel contempo l'attore ha presentato domanda
di ammissione all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio.  

 

                                  AO 1 vi si è opposto con risposta
11 febbraio 2005, eccependo la tempestività dell'azione di disconoscimento per
il debito di fr. 54'000.–, la competenza del Pretore a pronunciarsi sull'azione
di condanna al pagamento di fr. 90'000.– ed infine la prescrizione dell'azione
redibitoria, tutte questioni che andavano decise a titolo preliminare. Nel
merito, ha precisato che il prezzo delle azioni vendute all'attore era stato
liberamente concordato dalle parti e che non dipendeva solo dalla situazione
economica e finanziaria di società e conti al 31 dicembre 2001. Il contratto
era stato firmato il 17 aprile 2002. Ciò malgrado egli era rimasto in carica
quale amministratore unico fino al 31 maggio 2002 a causa dei tempi tecnici necessari per le modifiche a registro di commercio, fermo restando che
l'assemblea generale dei nuovi azionisti si era tenuta l'8 maggio 2002. Il
convenuto ha altresì contestato che la contabilità di __________ SA presentata
in concomitanza alla stipula del contratto di compravendita fosse incompleta e
non veritiera, evidenziando per il resto che l'attore avrebbe comunque potuto
in ogni tempo chiedere di visionare il dettaglio di ogni singolo dato. In
realtà, i problemi finanziari alla società erano sorti in un secondo tempo,
ovvero sotto la gestione dei tre nuovi azionisti – fra cui l'attore appunto –
che erano quindi i soli responsabili della situazione economica deficitaria poi
creatasi e del successivo fallimento. A suo dire infine, la perizia prodotta
dall'attore era un documento di parte, senza riscontro oggettivo e costruita ad
hoc, al mero scopo di sostenere le sue allegazioni.       

 

                                  Con memoriali di replica – dove
l'attore ha fra l'altro avversato le eccezioni del convenuto – rispettivamente
duplica, ciascuna delle parti ha in sostanza riproposto il proprio punto di
vista. La tempestività dell'azione di disconoscimento di debito, negata in un
primo tempo dal Pretore con decisione 9 febbraio 2006 (act. XIV), è per finire
stata riconosciuta da questa Camera con giudizio datato 31 maggio 2006 (act.
XVI), il relativo ricorso al Tribunale federale essendo stato dichiarato
inammissibile il 5 settembre 2006 (act. XVII). Il 13 agosto 2007 il Pretore si
è inoltre dichiarato competente a decidere sull'azione redibitoria (act.
XVIII). Esperita l'istruttoria, attore e convenuto hanno in sostanza ribadito i
rispettivi argomenti con conclusioni scritte del 25 ottobre 2011, notificate
l'indomani, cui rinvia in modo esplicito il verbale 31 ottobre 2011 di
dibattimento finale.                           

 

 

                             3.  Statuendo il 7 maggio 2012,
il Pretore aggiunto __________, ha integralmente respinto la petizione, e ha
posto a carico dell'attore – e per esso, in quanto beneficiario dell'assistenza
giudiziaria, a carico dello Stato – la tassa di giustizia di fr. 4'000.– e le
spese. Inoltre all'attore è stato fatto obbligo di rifondere al convenuto fr.
10'000.– a titolo di ripetibili.   

 

 

                             4.  Contro la citata sentenza,
con appello 13 giugno 2012, è insorto AP 1 postulandone la riforma nel senso di
accogliere la petizione e dichiarare quindi risolto in applicazione dell'art.
205 CO il contratto di compravendita delle azioni __________ SA datato 17
aprile 2002, di accertare l'inesistenza del debito di fr. 54'000.– e confermare
l'opposizione al relativo precetto esecutivo, e infine di condannare il
convenuto a versargli fr. 90'000.– oltre interessi al 5% dal 17 aprile 2002,
tassa di giustizia (fr. 4'000.–) e spese a carico del convenuto obbligato a
rifondere fr. 10'000.– di ripetibili. Contestualmente, per la procedura di
appello, AP 1 ha chiesto di poter beneficiare del gratuito patrocinio, domanda
decisa favorevolmente dalla Camera il 10 dicembre 2012. Nella risposta del 13
marzo 2013, l’appellato propone sostanzialmente di respingere l’appello e di
confermare il giudizio di prima istanza, con argomentazioni di cui si dirà, per
quanto necessario, in seguito.

 

 

                             5.  Il 1° gennaio 2011 è
entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC
[RS 272]). Per l'art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in
vigore al momento della comunicazione della decisione, da intendersi quale data
di intimazione (DTF 137 III 127 consid. 2, pag. 129-130). In specie, la
decisione pretorile è stata resa il 7 maggio 2012 e intimata lo stesso giorno,
sicché la procedura d'appello è retta dal nuovo CPC. 

 

                             6.  Nella fattispecie, il
Pretore aggiunto ha dapprima esaminato le condizioni di un’invalidazione del
contratto per vizio della volontà, ed è giunto alla conclusione che la dichiarazione
12 giugno 2004 (doc. F), con la quale l’attore aveva chiesto la restituzione
degli acconti di fr. 90'000.- già versati per l’acquisto delle 18 azioni, non
rispettava il termine di un anno dalla scoperta del vizio. Dalle risultanze
istruttorie, infatti, l’attore era a conoscenza delle anomalie contabili già
nell’ottobre 2002, quando era stata presentata una prima valutazione della
società (doc. 15, allegato 9) da parte della fiduciaria incaricata dagli altri
soci di allestire un verifica dei conti, sfociata poi nella consulenza di parte
contabile 4 giugno 2003 (doc. C). In seguito il Pretore aggiunto ha vagliato le
condizioni dell’azione redibitoria invocata in subordine dall’attore, ritenendo
che l’acquirente non aveva provato una notifica tempestiva dei difetti. Infine,
il giudice di prima istanza ha esaminato se non vi fosse stato dolo del
venditore, accertando l’inesistenza di comportamenti ingannevoli di costui. Da
qui la reiezione della petizione sia per quel che concerne l’azione di
disconoscimento del debito per la quota scoperta di fr. 54'000.- sul prezzo di
vendita sia per la restituzione degli acconti già versati in fr. 90'000.-. 

 

 

                             7.  Nel suo appello 13 giugno
2012 l’attore rimprovera al Pretore un’errata applicazione dell’art. 203 CO,
per aver escluso il dolo del venditore, mentre non contesta gli accertamenti
relativi all’invalidazione del contratto per vizi della volontà e alla
tardività della notifica dei difetti. L’appellante ribadisce in questa sede che
il venditore aveva agito con dolo, in quanto aveva garantito la correttezza
della contabilità al 31 dicembre 2011 della ditta __________ pur sapendo che vi
era una situazione di eccedenza di debiti della società medesima. I conti
presentati agli acquirenti, prosegue l’appellante, non corrispondevano alla
realtà economica della ditta, che a quella data non aveva più alcun valore,
come provato dalla consulenza di parte del 4 giugno 2003 e dalla perizia
giudiziaria. Ne deriva, secondo l’appellante, che le azioni a lui vendute presentavano
un difetto occulto e che la garanzia fornita dal venditore era falsa. Il
venditore, amministratore unico e unico azionista della __________, sapeva
inoltre quali erano le reali circostanze della ditta, che ha sottaciuto agli
acquirenti, ciò che configura un dolo. L’appellante afferma di trovarsi in una
situazione di “emergenza probatoria dovuta alla natura soggettiva del fatto da
dimostrare”, dovendo provare quanto sapeva il venditore e sostiene che in tali
circostanze sarebbe stato compito della controparte spiegare perché non era a
conoscenza del difetto. Infine, critica il Pretore per aver applicato in modo
errato l’art. 203 CO, avendo fatto dipendere l’esistenza del dolo da un agire
“ingannevole” del venditore. 

 

                             8.  I fatti così come accertati
dal Pretore aggiunto non sono contestati. La vertenza tra le parti nasce dal
contratto di compravendita di 18 azioni di una società anonima attiva nel
settore edile, stipulato il 17 aprile 2002 (doc. A) tra il proprietario unico
di tutte le azioni e il capocantiere della medesima società. In questa sede
rimane litigiosa la questione di sapere se il comportamento del venditore
configura un dolo ai sensi dell’art. 203 CO, ciò che permetterebbe
all’acquirente di far valere la garanzia dei difetti e di risolvere il
contratto giusta l’art. 205 CO, indipendentemente dalla tardiva notifica dei
difetti. Nel contratto di compravendita delle azioni (doc. A), il venditore ha
garantito al punto VI che “le informazioni riportate nei libri contabili di cui
l’acquirente dichiara di aver preso visione sono complete e veritiere. Salvo le
obbligazioni ivi riportate non sono state contratte dalla società altre
obbligazioni a termine o no”. L’acquirente, dal canto suo, si è impegnato nel
punto VIII a dare scarico al venditore nella sua qualità di amministratore
unico della SA. Nel 2001 il venditore era attivo in diverse società del settore
edile: presidente con firma individuale della società C__________ SA (doc. B),
amministratore unico con firma individuale della Ca__________ e della Impresa
generale C__________. I tre acquirenti delle azioni Cas__________ SA, tra cui
l’attore, erano dipendenti di quest’ultima società e non avevano nozioni
contabili (doc. C, pag. 3). L’attore era da anni capo-cantiere nella società di
cui ha acquistato 18 azioni (interrogatorio formale del convenuto, verbale 22
giugno 2010, pag. 7). Il bilancio al 31 dicembre 2011, presentato il 7 maggio
2002 (doc. 8), chiudeva con un utile d’esercizio di fr. 18'149.11, mentre
quello al 31 dicembre 2000 (doc. 7) presentava una perdita d’esercizio di fr. 30'622.53.
In entrambi i casi il revisore ha dichiarato che la contabilità e il conto
annuale erano conformi alle disposizioni legali e statutarie. All’assemblea
generale straordinaria dell’8 maggio 2002, i nuovi azionisti, compreso l’attore,
hanno preso atto delle dimissioni del venditore dalla carica di amministratore
unico e gli hanno dato scarico (doc. 11). Il 22 agosto 2002 Il nuovo Consiglio
di amministrazione della Cas__________ ha segnalato al venditore perplessità
sorte dopo l’analisi della contabilità e delle fatturazioni dal 1° gennaio 2001
al 30 giugno 2002 (doc. 33). Ne è seguita una consulenza di parte destinata
alla verifica del pacchetto azionario, eseguita dalla fiduciaria Ce__________,
che il 18 settembre 2002 (doc. 34) ha comunicato al venditore problemi relativi
a “una sopravalutazione dei crediti, una sopravalutazione dei lavori in corso,
alla mancanza di appropriati accantonamenti e a una serie di fatture fornitori
non inerenti all’attività della società”. La consulenza di parte aggiornata
redatta da Ce__________ il 4 giugno 2003 attesta che il conto economico 2001
della società non era da considerarsi completo e veritiero e che in realtà
presentava una perdita operativa di fr. 295'742.- invece dell’utile operativo
indicato in fr. 73'855.- (doc. C, pag. 19). La perizia giudiziaria del 2 maggio
2011 (act. XXXV) conferma sostanzialmente la consulenza di parte doc. C e
giunge alla conclusione che il 31 dicembre 2001 la società si trovava in una
situazione di eccedenza di debiti ai sensi dell’art. 725 CO e che il valore
economico era inferiore al valore nominale delle azioni emesse. Non può dunque
essere seguito l’appellato quando afferma che il fallimento della società era
dovuto alla gestione incompetente dei nuovi azionisti, poiché già al momento in
cui egli ha venduto le azioni la società si trovava in una situazione economica
ben diversa da quella risultante dai bilanci al 31 dicembre 2001. L’esistenza
di un difetto, in quanto assenza della qualità promessa, è dunque evidente
dall’istruttoria, in particolare dalla perizia giudiziaria. Accertata in prima
sede e non contestata la tardività della dichiarazione di invalidazione del
contratto e della notifica dei difetti, rimane da esaminare se il venditore
abbia commesso un dolo ai sensi dell’art. 203 CO, vale a dire se abbia
intenzionalmente ingannato l’acquirente in merito alla situazione economica
della società. 

 

                             9.  Il venditore che ha
intenzionalmente ingannato il compratore non può invocare la limitazione
dell'obbligo della garanzia per omessa o tardiva notificazione (art. 203 CO).
Incombe alla parte acquirente l'onere di provare il dolo del venditore (DTF 131
III 145 consid. 8.1 pag. 151; Schmidlin,
in Commentaire Romand, CO-I, n. 49 ad art. 28 CO; Venturi, op. cit., n. 3 ad art. 203 CO). La prova
dell’elemento soggettivo, ovvero dell’intenzione di ingannare, può essere
difficoltosa e a seconda delle circostanze il giudice potrà contentarsi di
presunzioni e di indizi (sentenza del Tribunale federale 4A_70/2011 del 12
aprile 2011, consid. 4.4.1). Il dolo del venditore non richiede invece,
contrariamente alla truffa, un inganno astuto (sentenza del Tribunale federale
4A_554/2009 del 1° aprile 2010 consid. 2.6).

 

 

                           10.  L’acquirente ha dato atto
nel contratto di compravendita di aver preso visione dei libri contabili (doc.
A). Le anomalie contabili attestate dalla consulenza di parte e dalla perizia
giudiziaria (mancanza di accantonamenti, sopravalutazione di lavori in corso,
sopravalutazione di crediti, ecc.) non possono essere considerate un difetto
occulto o nascosto, già per il fatto che sono state scoperte in breve tempo a
una prima verifica contabile indipendente (doc. 34). Sentito come testimone,
l’estensore della consulenza di parte ha spiegato, infatti, di aver impiegato
circa due settimane per svolgere l’incarico di verifica e ha riferito che “per
la mia esperienza professionale un simile lavoro si fa prima di concludere un
contratto di compravendita quale quello in discussione” (verbale C__________, 22
giugno 2010, pag. 3). Come esposto dal fiduciario che teneva la contabilità
della società poi fallita, la valutazione dei lavori in corso è una questione
delicata, che nel bilancio al 31 dicembre 2001 costituiva una posizione
importante (deposizione M__________, 18 novembre 2009, pag. 2 e 3). Il metodo
di valutazione dei lavori in corso ha dato luogo a una fitta corrispondenza tra
le due fiduciarie, ciascuna avendo un’opinione diversa su come valutare i
lavori in corso e altre posizioni litigiose (cfr. doc. C, doc. 35). Il venditore
ha riferito, nel proprio interrogatorio formale, di non avere la formazione per
occuparsi della valutazioni di cantiere o della contabilità o delle
liquidazioni, e di aver rinviato tali incombenze al tecnico, al capocantiere
(vale a dire all’attore) o alla ditta che si occupava della contabilità
(verbale 22 giugno 2010, pag. 8). Il convenuto si è in sostanza presentato come
una persona ignara di contabilità e di valutazioni e che si occupava solo di
“andare in giro con il camioncino con il quale servo i cantieri”. Tale descrizione
contrasta invero con il fatto che egli era al timone di tre ditte edili e aveva
almeno 24 dipendenti, con un giro d’affari di circa 2 milioni. Il fiduciario
che si occupava della contabilità ha riferito che le indicazioni sui valori in
corso da inserire nella contabilità gli venivano date dal convenuto
(deposizione M__________, verbale 18 novembre 2009, pag. 2) e che egli non le
verificava. Il fiduciario ha anche raccontato di aver comunicato agli acquirenti
delle azioni, “sicuramente prima della firma del contratto”, di essere a
disposizione per qualsiasi verifica (verbale 18 novembre 2009, pag. 5) e ha
spiegato che la “documentazione operativa” si trovava nella sede della ditta. Gli
acquirenti, secondo quanto illustrato dal fiduciario, avevano chiesto
chiarimenti sulla composizione dell’inventario, allegato poi al contratto di
compravendita delle azioni. 

 

                           11.  È pacifico che l’attore,
capocantiere della società di cui acquistava 18 azioni, non ha fatto eseguire
una revisione della società prima della firma del contratto di compravendita delle
azioni (deposizione P__________, verbale 7 luglio 2009, pag. 6, deposizione C__________,
22 giugno 2010). Dall’insieme delle circostanze raccolte in istruttoria è
emerso che entrambe le parti contrattuali erano tecnici attivi sui cantieri, senza
cognizioni contabili particolari. Non si può dunque seguire l’appellante quando
ritiene che il venditore lo ha intenzionalmente ingannato. L’attore ha in
sostanza acquistato a “scatola chiusa” le azioni della ditta in cui lavorava,
senza far eseguire quella che viene chiamata “due diligence” prima di
firmare il contratto e pattuire il prezzo. La leggerezza dell’acquirente non si
confonde tuttavia con un inganno intenzionale da parte del venditore (sentenza
del Tribunale federale 4A_554/2009 del 1° aprile 2010 consid. 2.6). Il
venditore, infatti, non aveva le conoscenze tecniche richieste per poter
rendersi conto che la valutazione dei lavori in corso e dei crediti contenuti
nel bilancio al 31 dicembre 2001 non era conforme ai principi contabili
generalmente riconosciuti (Swiss Gaap Fer, cfr. doc. C e perizia giudiziaria
pag. 3). In tali circostanze non si può concludere all’esistenza di un inganno
intenzionale, a maggior ragione se si considera che l’acquirente ha avuto prima
di firmare il contratto ampia occasione di accedere ai libri contabili, di
chiedere spiegazioni a chi allestiva la contabilità e di far verificare i conti
e che inoltre come capocantiere della ditta era a conoscenza dei lavori in
corso e della loro importanza. La conclusione del Pretore aggiunto, che non ha
ritenuto provato un inganno intenzionale del venditore, resiste dunque alle
critiche dell’appellante. Visto quanto si è detto, ne deriva la reiezione
dell'appello con conferma della decisione impugnata (art. 318 cpv. 1 lett. a
CPC). 

 

 

                           12.  Le spese giudiziarie seguono
la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC) e sono quindi poste a carico
dell’appellante e per esso, al beneficio del gratuito patrocinio, a carico
dello Stato. La tassa di giustizia di appello è stabilita in base ai criteri
degli art. 2, 7 e 13 LTG. L’indennità ripetibile in favore dell’appellato è
stata calcolata seguendo i criteri indicati all’art. 11 del Regolamento sulla
tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili (Rtar). 

 

                                  Quanto ai rimedi
giuridici esperibili contro questa decisione sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini di un eventuale ricorso è stabilito
in fr. 144'000.– (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF). 

 

 

Per i quali motivi,

 

decide:                 1.  L’appello 13 giugno 2012 di AP 1
è respinto e la decisione 7 maggio 2012 OA.2004.778 del Pretore aggiunto
del Distretto di Lugano è confermata. 

 

                             2.  Le spese processuali di
complessivi fr. 2'000.- sono poste a carico di AP 1 e per esso, al beneficio
del gratuito patrocinio, a carico dello Stato. AP 1 rifonderà a AO 1 l’importo
di fr. 2'500.- a titolo di ripetibili di appello. 

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
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  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d'appello

La
presidente                                                Il vicecancelliere

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta
a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e
a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il
ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso
in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario
in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare
una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).