# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5366f3ad-6b66-5a88-8cfd-f0ec8fe323b5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-03-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.03.2000 52.1999.270
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-270_2000-03-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.1999.00270

   

  	
  Lugano

  27 marzo 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 7 ottobre 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________,  

  patr. dall'avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 15 settembre 1999 (n. 3818) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 2 marzo 1999 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  dei permessi e dell'immigrazione, in materia di decadenza del permesso di
  domicilio;

  

 

 

viste le risposte:

-    12 ottobre 1999 del
Consiglio di Stato,

-      3 novembre 1999 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

preso atto degli scritti 11 novembre e 23 dicembre
1999 della ricorrente;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________
(1956), cittadina portoghese, ha lavorato in Svizzera dal 1986 al 1990 al
beneficio di diversi permessi di dimora stagionali. Il 5 agosto 1991 si è
sposata a __________ con il connazionale __________ (1961), a quel momento
domiciliato in Svizzera. A seguito del matrimonio, essa ha ottenuto un permesso
di domicilio, con ultimo termine di controllo fissato al 21 settembre 1999.
Dalla loro unione è nato __________ il 3 novembre 1991. Da una precedente
relazione, sono nate __________ (1977) e __________ (1978), entrate in Svizzera
all'età rispettivamente di 13 e 12 anni e ora domiciliate. Il 13 gennaio 1994
il marito è rientrato in Portogallo portando con sé il figlio __________
durante alcuni mesi senza il consenso della madre. Il 10 giugno 1996 il Pretore
del Distretto di Lugano ha sciolto per divorzio il matrimonio dei coniugi
__________; __________ è stato affidato alla madre.

 

A partire dal 1994 la ricorrente ha dovuto
ricorrere alle prestazioni erogate dall'assistenza pubblica. Il 16 ottobre 1997
essa è stata ammonita dall'autorità competente in materia di stranieri in
quanto era, a quel momento, a carico dell'assistenza per circa fr. 100'000.–
con l'avvertenza che se tale situazione fosse perdurata anche nel 1998 sarebbe
stata presa in esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative.

 

 

                                  B.   Il 2 marzo
1999 la Sezione permessi e immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha
dichiarato decaduto il permesso di domicilio di __________ fissandole il 14
maggio 1999 quale ultimo termine per lasciare il territorio cantonale. La
decisione è stata resa in applicazione degli art. 9 cpv. 3, 10 cpv. 1 lett.
b/d, 11 cpv. 3, 12 LDDS, 16 ODDS e 3 RLALPS. L'autorità ha tuttavia rinunciato
ad adottare un provvedimento di espulsione a seguito del suo lungo soggiorno in
Ticino, limitandosi a decretarne il rimpatrio. Il dipartimento ha dato rilievo
al fatto che nonostante l'ammonimento, essa era sempre a carico dell'assistenza
pubblica contraendo un debito complessivo a quel momento di fr. 115'061.– senza
aver mai effettuato rimborsi. Ha inoltre ritenuto che la stessa potesse
risiedere senza difficoltà in un Paese dell'Unione europea, dove il tenore di
vita è analogo a quello ticinese, e di rientrare in futuro in Svizzera in
qualità di turista a condizione di tenere un comportamento ineccepibile.

 

Il 5 marzo 1999 l'interessata ha rinunciato
alle prestazioni assistenziali, motivando la propria decisione con il fatto di
aver trovato diverse occupazioni a tempo parziale in qualità di donna delle
pulizie.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 12 maggio 1999 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. In sostanza,
il Governo ha confermato i motivi posti a fondamento della risoluzione adottata
dal dipartimento. Ha ritenuto che l'interessata, maturando un debito a quel momento
di ca. fr. 117'000.– senza aver mai effettuato rimborsi, fosse caduta a carico
dell'assistenza pubblica in maniera continua e rilevante. L'Esecutivo cantonale
ha considerato esigibile il rimpatrio in Portogallo con il figlio __________.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ si è aggravata davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento. Ha criticato l'autorità inferiore
per non aver considerato i motivi che l'avevano costretta a richiedere
l'assistenza. Ha asserito che da almeno 12 anni il centro dei propri interessi
si trovava in Svizzera, dove risiedevano pure le figlie maggiorenni. Ha sottolineato
di non essere più a carico dell'assistenza e di non dover più far capo a simili
prestazioni in futuro. Ha postulato la concessione dell'assistenza giudiziaria
e chiesto che al gravame venisse conferito effetto sospensivo.

 

 

                                  E.   Il 27
luglio 1999 il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la predetta
risoluzione governativa, rinviando gli atti al Consiglio di Stato affinché
procedesse ad ulteriori accertamenti e decidere la domanda dopo aver effettuato
accuratamente una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in
gioco, ed ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria. Accertato che l'interessata
aveva dovuto ricorrere alle prestazioni assistenziali per sé e per suo figlio
in maniera continua e rilevante, dall'inserto di causa non risultava tuttavia a
sufficienza se tale situazione fosse imputabile alla stessa oppure se fosse
effettivamente dovuta alla fuga del marito che le avrebbe impedito di svolgere
un'attività lucrativa per dedicarsi totalmente alle cure e all'educazione dei
tre figli. Il Governo è quindi stato invitato a svolgere esaurienti ed
aggiornate indagini quo all'attività professionale della ricorrente a decorrere
dall'ottenimento del permesso di domicilio, ed eventuali impossibilità
oggettive a svolgerla. E' pure stato invitato ad accertare l'esatta
composizione dei sussidi percepiti dalla ricorrente, separandoli da quelli
ottenuti dal figlio __________. In tale sede, è rimasta dunque indecisa la
questione a sapere se l'inattività lucrativa e il fatto di essere a carico
dell'assistenza per lungo tempo soddisfacessero pure le condizioni dell'art. 10
cpv. 1 lett. b LDDS (52.99.164).

 

 

                                  F.   a) Dagli
ulteriori accertamenti è emerso che al 22 luglio 1999 il debito assistenziale
contratto da __________, escludendo gli anticipi alimentari di complessivi fr.
27'397.55 versati dall'Ufficio dell'assistenza sociale e dell'inserimento a
favore del figlio __________, era di fr. 101'455.35 e che l'interessata aveva
rimborsato fr. 600.–. Dagli incarti richiamati presso la Pretura del Distretto
di Lugano relativi alla procedura di divorzio (OA.95.663) è risultato che la
ricorrente aveva rinunciato per convenzione a un contributo di mantenimento e
che quest'ultima non si era più riattivata professionalmente nonostante
__________ frequentasse un asilo nido. Dall'incarto della Cassa disoccupazione
SEI è emerso che l'interessata si era iscritta al collocamento nell'agosto
1996, che aveva lavorato per 4 ore settimanali nel dicembre 1997,
successivamente per 7 ore settimanali, e che l'11 dicembre 1998 l'Ufficio AI
aveva respinto una domanda di prestazioni di invalidità.

 

b) Con decisione 15 settembre 1999 il
Consiglio di Stato, preso atto delle suddette risultanze istruttorie, ha
nuovamente confermato la decisione adottata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione.
Riprendendo e sviluppando le considerazioni già esposte nella propria
precedente risoluzione ha in sostanza ritenuto che il provvedimento di
rimpatrio adottato dal dipartimento rispettasse il principio della proporzionalità.

 

 

                                  G.   Contro la
predetta pronuncia governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento. Ritiene che le autorità inferiori
abbiano agito in mala fede, in quanto le condizioni di cui all'art. 10 cpv. 1
lett. d LDDS non sarebbero più adempiute sin dalla fine del 1996. A suo dire,
le prestazioni effettivamente ricevute durante gli anni 1997-1999 si ridurrebbero
in totale a soli fr. 2'116.20. A torto inoltre il Governo le avrebbe inoltre
rimproverato di non aver lavorato ininterrottamente per sei anni. Asserisce al
proposito di aver intrapreso un'attività lavorativa alla fine del 1993, che
avrebbe dovuto interrompere dopo pochi mesi a causa del rapimento del figlio da
parte del marito. In seguito essa non avrebbe più potuto lavorare per un
infortunio protrattosi fino all'inizio del 1995, per i successivi problemi
legati alla schiena e a uno stato depressivo reattivo latente. La decisione
negativa dell'AI non porterebbe a diversa conclusione, in quanto sarebbe
fondata su criteri ben diversi dalla situazione concreta del mercato di lavoro
e delle difficoltà oggettive di una donna sola. Sostiene che durante gli anni
1995 e 1996 non sarebbe stata in alcun modo collocabile nel mondo del lavoro,
dimostrando la propria tesi col fatto di non aver percepito le indennità di
disoccupazione. Sottolinea di aver infine trovato un lavoro a tempo parziale
alla fine del 1997 come donna delle pulizie in due condomini. La prognosi
sarebbe dunque favorevole, visto che ora rimborsa regolarmente fr. 300.– al
mese. Si duole del fatto che le autorità inferiori non hanno tenuto conto del
suo lungo soggiorno in Svizzera, dove risiedono le due figlie di primo letto e
sottolinea come il figlio sia nato e cresciuto nel nostro Paese e non conosca
la lingua portoghese. Chiede di essere posta al beneficio dell'assistenza
giudiziaria e che le venga concesso il gratuito patrocinio.

 

 

                                  H.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni
d'espulsione fondate sull'art. 10 cpv. 1 LDDS (art. 97 cpv. 1 e 98 OG), non
sussistendo nessuna delle eccezioni previste dagli art. 99a-102 OG. In
particolare, non trovano applicazione i motivi di esclusione previsti dall'art.
100 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 1 consid. 1b). Ne discende che la
ricevibilità del gravame deve essere ammessa anche nei casi in cui, in applicazione
dei combinati art. 10 cpv. 1 lett. d e 11 cpv. 3 ultima frase LDDS, è stata
pronunciata una semplice misura di rimpatrio in luogo dell'espulsione. Anche
l'ordine di rimpatrio, alla stessa stregua dell'espulsione, comporta infatti la
decadenza del permesso di domicilio (art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS).

 

1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla
base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Il
permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS),
perde ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b
LDDS). Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando la
sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o
non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita
(lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cade
in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d).
L'art. 11 cpv. 3 prima frase LDDS precisa tuttavia che una simile misura può
essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze essa sembra adeguata.
Per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto,
segnatamente, della gravità della colpa a carico dell'interessato, della durata
del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia
subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). L'espulsione fondata
su uno dei motivi previsti dall'art. 10 cpv. 1 lett. c o d può essere pronunciata
soltanto se il ritorno dell'espulso nel proprio Paese d'origine è possibile e
può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2 LDDS). Sono inoltre da
evitare dei rigori inutili nelle espulsioni decise secondo l'art. 10 cpv. 1
lett. d LDDS. In questi casi lo straniero può eventualmente essere anche solo
rimpatriato (art. 11 cpv. 3 seconda e terza frase LDDS).

 

2.2. Per rimpatrio s'intende il
trasferimento di uno straniero dal sistema assistenziale del paese ospitante a
quello d'origine. Tale provvedimento presuppone, di principio, che quest'ultimo
Stato acconsenta alla presa a carico della persona interessata e che venga
conchiuso un accordo per via diplomatica tra i Paesi interessati, al fine di
stabilire le modalità del trasferimento (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). In assenza
di una simile intesa, la misura di rimpatrio è ampiamente comparabile ad una
decisione di espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, tranne per il
fatto che essa non comporta il divieto di entrata in Svizzera. In simili casi,
il rimpatrio di uno straniero può essere ordinato soltanto se si rivelano
realizzate le condizioni poste dalla suddetta disposizione, e dagli art. 10
cpv. 2 e 11 cpv. 3 LDDS, nonché dall'art. 16 cpv. 3 ODDS (DTF 119 Ib 4 segg.
consid. 2b e c). Allorquando più motivi di espulsione sono dati senza che
nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo provvedimento per
ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero va valutata nel suo
insieme, per cui, a seconda delle circostanze, il suo allontanamento può comunque
apparire giustificato (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal
fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).

 

 

                                   3.   3.1. In
concreto, l'insorgente ha iniziato a percepire le prestazioni sociali a partire
dal 1994 (lettera 29 aprile 1999 dell'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato). Il 15
febbraio 1999 essa ha rinnovato la richiesta di un sussidio assistenziale,
ottenendo una prestazione di fr. 1'050.– per il mese di febbraio integrativo
alle entrate di gennaio 1999 (v. scritto 25 febbraio 1999 dell'ente
assistenziale alla ricorrente). A quel momento la somma complessiva del debito
contratto dall'insorgente ammontava a circa fr. 117'000.– (v. lettera 29 aprile
citata). Da quanto precede risulta che la ricorrente era caduta a carico
dell'assistenza pubblica durante oltre 5 anni in maniera continua e rilevante
fino all'emanazione della decisione dell'autorità di prime cure.

 

3.2. Secondo l'insorgente, i presupposti di
cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS non sarebbero più adempiuti almeno a
partire dal 1° gennaio 1997. A suo dire, se è vero che a partire da questa data
la famiglia ha ancora percepito sussidi per complessivi fr. 42'416.75, è
altrettanto vero che ha restituito nel contempo fr. 40'300.55 (di cui fr.
30'444.35 a titolo di indennità di disoccupazione, fr. 5'578.55 dalla Cassa
cantonale di compensazione quale assegno integrativo, fr. 2'778.– per gli
assegni famigliari e fr. 1'500.– tramite il proprio patrocinatore): le
prestazioni di cui essa ha beneficiato durante il periodo 1997-1999 ammonterebbero
quindi a soli fr. 2'116.20. Il dipartimento avrebbe pertanto agito in malafede
per aver tollerato l'intervento sociale e colpito l'interessata due anni dopo
il risanamento della situazione (ricorso ad 6, p. 8). 

La tesi non può essere condivisa. Il rimborso
è avvenuto nel periodo durante il quale l'interessata non ha mai smesso di
richiedere sussidi, segnatamente per il suo sostentamento ( fr. 2'070.– per il
1° trimestre 1999) e la cassa malati (v. doc. 3 e 4: estratti conto
rispettivamente del 22 luglio e 12 agosto 1999). Inoltre il debito accumulato,
estrapolato dall'anticipo degli alimenti a favore del figlio, ha continuato ad
incrementarsi ed ammonta tuttora pur sempre a oltre fr. 100'000.–. Non porta a
diversa conclusione il fatto che il 5 marzo 1999 essa abbia rinunciato al
sussidio con effetto dal 1° marzo precedente e che nel frattempo si sia decisa
a rimborsare il debito nella misura di fr. 300.– mensili (v. doc. 13). La
chiusura della pratica risale infatti ad appena 20 giorni dopo la nuova richiesta
di prestazioni, è successiva al provvedimento adottato dall'autorità di prime
cure, e un miglioramento della situazione non appare realmente pronosticabile,
nonostante le diverse occupazioni che la ricorrente svolge ora a tempo parziale
quale portinaia e donna delle pulizie (doc. C-G prodotti con il precedente
ricorso dinnanzi a questo tribunale). L'insorgente ha già avuto modo di
affermare infatti di non poter escludere che le sue attuali risorse, che indica
ammontanti a complessivi fr. 2'400.– mensili (v. certificato municipale per
l'ammissione all'assistenza giudiziaria), possano in futuro non essere
sufficienti (ricorso 11 marzo 1999 al Consiglio di Stato, pag. 1). Ma vi è di
più. L'attività presso lo Stato è svolta in qualità di ausiliaria tramite un
contratto di lavoro di durata determinata, senza garanzia dunque di un suo
rinnovo anche per gli anni a venire (doc. 7), e rende di conseguenza aleatorie
buona parte delle sue - deboli - entrate. Inoltre il suo reddito è tuttora
composto da entrate straordinarie e limitate nel tempo di cui è beneficiario il
figlio Jonathan: anticipo di fr. 401.– dei contributi alimentari, assegno
integrativo di fr. 470.– all'assegno famigliare base perché il fabbisogno della
famiglia risulta ampiamente superiore alle fonti di reddito (cfr. precedente
ricorso al Tribunale; doc. 10: decisione 20 gennaio 1998 dell'Istituto delle
assicurazioni sociali sull'assegno integrativo da cui risulta pure,
contrariamente a quanto addotto dalla ricorrente, che le sue entrate
comprendevano anche gli alimenti versati dall'ex marito). Un eventuale aiuto
finanziario da parte delle figlie maggiorenni non permetterebbe di mutare tali
conclusioni, vista l'entità del debito accumulato. In questo senso risultano
chiaramente dati gli estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS.

 

 

                                   4.   L'autorità
di prime cure ha esplicitamente rinunciato a pronunciare una decisione di
espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, ritenendo che la medesima
fosse sproporzionata per rapporto al lungo soggiorno della ricorrente in
Svizzera. Essa ha quindi emanato, in sua vece, una semplice misura di
rimpatrio. Risulta inoltre che la medesima autorità non ha tentato di accordarsi
preventivamente con il Paese d'origine dell'insorgente in merito al trasferimento
di quest'ultima. Il provvedimento da essa pronunciato è dunque, in definitiva,
assimilabile ad una decisione d'espulsione - sprovvista di un divieto d'entrata
in Svizzera - basata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS: per il che, esso deve
rispettare tutte le condizioni previste dalla legge per questo genere di misura.

 

 

                                   5.   5.1. Il
provvedimento di rimpatrio deve rispettare il principio di proporzionalità. Occorre
pertanto tenere conto della durata del suo soggiorno in Svizzera, del pregiudizio
che essa e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione, nonché della gravità
della colpa dell'interessata.

 

5.2. __________ ha lavorato in Svizzera
quale stagionale dal 1986 al 1990. Dopo il matrimonio e l'ottenimento del
permesso di domicilio nonché la nascita di __________ nel 1991, la ricorrente
ha dichiarato di aver iniziato a lavorare in qualità di cameriera soltanto a
partire dalla fine del 1993 fino all'inizio del 1994 (ricorso ad 3, p. 5).
Successivamente essa ha ottenuto prestazioni assistenziali e si è iscritta
presso la Cassa di disoccupazione (v. sentenza 10 giugno 1996 di divorzio, pag.
4 nel mezzo, nonché la citata lettera 29 aprile dell'ente assistenziale). La
ricorrente sostiene di aver dovuto cessare di lavorare all'inizio del 1994 a
seguito della sottrazione del figlio da parte del padre durato tra il gennaio e
l'aprile 1994 e che i suoi problemi famigliari le avrebbero impedito in seguito
di riprendere a lavorare perché doveva occuparsi della cura e dell'educazione
dei tre figli. Sennonché all'epoca le figlie di primo letto avevano già
rispettivamente 17 e 16 anni e dall'incarto relativo alla procedura di divorzio
risulta che __________ (2 anni) era già inserito in un asilo nido. Risulta pure
che la ricorrente aveva sottoscritto un contratto di lavoro a partire a partire
dal 1° luglio 1994 come cameriera presso il bar "__________" di
Lugano con uno salario netto di fr. 2'000.– mensili (v. doc. 9). Il suo
successivo ed imprecisato infortunio occorsole non le ha comunque impedito di
ritornare in tutti i casi abile al lavoro a partire dal 1995, come ha essa
stessa indicato (ricorso ad 3, p. 5). La rinuncia ai contributi alimentari
prima e dopo lo scioglimento del vincolo matrimoniale avrebbe dovuto stimolarla
ulteriormente nel trovare un lavoro ed evitare l'assistenza (v. pto n. 3 della
convenzione 15 aprile 1996 sulle conseguenze accessorie al divorzio
sottoscritta dalle parti ed omologata dal Pretore del Distretto di Lugano con
sentenza 10 giugno 1996). Va d'altronde osservato che nel formulario 12
settembre 1996 di proroga del termine di controllo del suo permesso di domicilio,
l'insorgente aveva chiaramente indicato che scopo della dimora in Svizzera era
la ricerca di un posto di lavoro. Essa non ha tuttavia ripreso a lavorare -
nemmeno parzialmente - fino al dicembre 1997, e meglio poco dopo essere stata
ammonita dall'autorità di prime cure per essere a carico dell'assistenza per oltre
fr. 100'000.–, quando ha incominciato a svolgere una limitatissima attività
quale donna delle pulizie presso il condominio "__________" per 4 ore
settimanali remunerata fr. 400. – mensili (v. attestato di guadagno intermedio
23 dicembre 1997 dell'incarto richiamato presso la Cassa disoccupazione SEI).
Il fatto di non aver usufruito delle indennità di disoccupazione durante gli
anni 1995 e 1996, perché a suo dire non collocabile, non dimostra assolutamente
che essa non potesse procacciarsi un lavoro, tanto che il medico che l'aveva
visitata su indicazione della __________ Assicurazioni aveva dichiarato che il
problema più importante della paziente era un problema reumatologico ("sindrome
lombo-radicolare residuale S1 a sinistra su importante discopatia lombosacrale
con protrusione discale dorsale e dorso-laterale L5-S1") che la
rendeva abile "per qualsiasi lavoro leggero, senza alzare e portare
pesi oltre i 15 kg" ( v. doc. 2: certificato Dr. med. __________ 27
maggio 1999; ricorso ad 4, p. 6; doc. 1). Ma vi è di più. Con decisione 11
dicembre 1998 l'Ufficio cantonale AI ha respinto la domanda dell'insorgente del
1° settembre precedente volta ad ottenere il diritto a una rendita di invalidità,
in quanto non presentava "malattie alcune che possano oggettivamente
ridurre la sua capacità di lavoro in una vasta gamma di professioni confacenti
alla sua condizione di salute e alle sue conoscenze socio-professionali"
(v. incarto Cassa disoccupazione SEI). Va sottolineato che le attuali
condizioni di salute dell'interessata sono in buona parte dovute a una certa
passività della stessa. Infatti il medico curante ha indicato al proposito
(doc. 1) che: "sfortunatamente durante questi 5 anni la paziente non ha
mai fatto la ginnastica consigliata per i problemi alla schiena ed in più è
aumentata di peso di 15 kg (sfortunatamente controproducente per i problemi
alla schiena)". I suoi problemi fisici e la sua depressione, che
indica di natura comunque reattiva e latente, non le hanno tuttavia impedito di
trovare in seguito un lavoro faticoso come quello di donna delle pulizie. Da
quanto precede si può concludere che la ricorrente non ha fatto tutto quanto le
fosse possibile per evitare di trovarsi a carico dell'assistenza pubblica.
Manifestando una certa propensione a ricorrere a tali sussidi, essa denota pure
una certa incapacità di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita
(art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS).

__________ è invero domiciliata nel nostro
Paese. Tuttavia essa vi risiede stabilmente da soli 8 anni; in precedenza era
al beneficio di semplici permessi per stagionali. La ricorrente ha inoltre
trascorso buona parte della propria vita in Portogallo. In questo senso si può
affermare che, in caso di ritorno nel proprio Paese d'origine, essa non si
troverà confrontata con particolari difficoltà d'adattamento. Per quanto
riguarda il figlio __________ di 8 anni e mezzo, il quale attualmente frequenta
la scuola elementare (doc. 8), egli è ancora piccolo e dipendente dalla madre,
ragione per cui il problema di un suo eventuale problema linguistico o di
sradicamento dalla realtà elvetica non si pone. Va sottolineato inoltre che la
questione del rispetto della vita famigliare con le figlie __________ e
__________, domiciliate in Svizzera, non sussiste. Esse sono maggiorenni e
svolgono una vita indipendente (precedente ricorso 1° giugno 1999 ad 5 al
Tribunale). Il provvedimento di rimpatrio permette in tutti i casi alla
ricorrente di rientrare in Svizzera in qualità di turista e mantenere intatte
le relazioni con quest'ultime.

 

 

                                   6.   La
decisione impugnata è dunque legittima, adeguata alle circostanze e rispettosa
del principio della proporzionalità. Le autorità inferiori, limitandosi al
rimpatrio della ricorrente, non hanno pertanto disatteso le disposizioni legali
invocate. Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo
del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli
stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata. La
decisione appare pertanto corretta.

 

 

                                   7.   L'istanza
di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio va respinta
siccome il ricorso era infondato sin dall'inizio (art. 30 PAmm). Tassa e spese
di giustizia seguono la soccombenza (art. 28 PAmm). Non si può quindi
prescindere dall’applicazione di una tassa di giudizio, che tenga conto della
situazione finanziaria dell'insorgente.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 6, 9 cpv. 3, 10 cpv. 1 lett. b/d,
11 cpv. 3 LDDS; 16 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28,
30, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (10 giugno 1956),
cittadina portoghese, è tenuta a lasciare il territorio del Cantone Ticino unitamente
al figlio __________ (3 novembre 1991) entro il 15 giugno 2000 notificando la
propria partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La domanda
di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è
respinta.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia e le spese per complessivi fr. 100.– sono a carico dell'insorgente.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	

  

  
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario