# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a600872c-7fac-504c-bb7b-c603d3e52b74
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.11.2005 38.2005.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-66_2005-11-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.66

   

  FS/td

  	
  Lugano

  21 novembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 agosto 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20 luglio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 20 luglio 2005 la Cassa CO 1 (di seguito la Cassa)
ha negato a RI 1 il diritto alle indennità di disoccupazione adducendo, in
particolare, che:

 

" 
(…)

Finché l'assicurato occupa una posizione analoga
a quella di un datore di lavoro nell'azienda, esso non ha diritto all'indennità
di disoccupazione in quanto continua a influenzare in modo determinante le
decisioni del datore di lavoro o è in grado di riattivare in qualsiasi momento
l'azienda temporaneamente fuori servizio. Di conseguenza, le persone che
occupano una posizione analoga a quella di un datore di lavoro non sono
considerate e nemmeno idonee al collocamento.

 

Nel suo caso ha richiesto le prestazioni
dell'assicurazione contro la disoccupazione in seguito alla rescissione del
rapporto di lavoro con la ditta __________ di __________. Rileviamo che la
società ha interrotto il rapporto di lavoro per la fine del mese di marzo 2005
in seguito alla mancanza di lavoro.

 

Alla luce dei fatti, ricoprendo attualmente
ancora una posizione analoga a quella di un datore di lavoro presso la società __________,
non può far valere alcun diritto all'indennità di disoccupazione.

 

Nella sua opposizione del 08 luglio 2005 non sono
emersi degli elementi che permettono alla cassa di modificare la decisione
iniziale.

(…)." (cfr. doc. A1)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA del
seguente tenore:

 

" 
(…)

Preso atto della decisione su opposizione datata 20
luglio 2005, rilevo con assoluto stupore le giustificazioni riportate relative
al rifiuto della prestazione AD.

In termini ricorsuale mi permetto ribadire che
prestavo attività lavorativa - quale dipendente - presso la società __________,
malgrado risulto gerente/socio della società. Il salario per tutti i dipendenti
veniva versato in contanti a brevi manu. Il salario veniva sempre prelevato in
funzione delle entrate in quanto le riserve di liquidità della società non
sempre garantivano i regolari pagamenti degli stipendi tramite accredito
diretto bancario. La società si fonda unicamente sulle entrate di liquidità
delle vendite (considerato trattasi di un commercio a dettaglio) e pertanto
tali fondi venivano utilizzati per il pagamento delle remunerazioni ai
dipendenti e parallelamente al sottoscritto, e spesso si riceveva acconti sul
salario, in quanto non c'era sufficiente liquidità per gestire interamente il
pagamento salariale.

Ho sempre versato i contributi AVS in termine di
dipendente confermando anche i contributi AD, per i quali chiedo gentilmente il
mio diritto.

Ritengo improprio quanto riportato nella
decisione AD 20.07.2005, poiché svolgevo unicamente la mia attività al pari dei
miei collaboratori con il senso di responsabilità alfine di condurre nei
migliori dei modi l'andamento della società.

L'attuale attività della __________ non produce
sufficienti guadagni per garantire la continuità, tantovvero che sono in
trattativa per la vendita della società.

A mio avviso aver pagato regolarmente i contributi
AVS ed adesso non poter ricevere il diritto alla disoccupazione non mi sembra
democraticamente accettabile.

Il diritto del lavoratore in questo contesto è
seriamente minato e crea un'ingiustizia sociale, soprattutto nel mio caso che
ho sempre difeso con orgoglio il mio ego lavorativo rispettando pienamente
tutte le regole.

Ho 62 anni e non ho mai usufruito dell'indennità
AD né tantomeno ho mai chiesto aiuti sociali allo Stato, negarmi adesso un mio
diritto quale assicurato, proiettandomi a richiedere l'assistenza certamente
non nobilita una persona che si è spesa durante il corso della vita per la
propria autoaffermazione professionale.

Alla luce di quanto sopra esposto chiedo a
codesto lodevole Tribunale che abbia a valutare attentamente la singolare
situazione giudicando

 

   ● Il ricorso è accolto e
conseguentemente la decisione su opposizione del 20.07.2005 è annullata

   ● Abbia a riconoscere il diritto
alla disoccupazione

   ● Spese e ripetibili a carico della
cassa AD

(…)." (cfr. doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 12 agosto 2005 la Cassa ha osservato che:

 

" 
(…)

L' art. 31 cpv. 3 lett. c LADI esclude dal diritto all'indennità
per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri
di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, nonché i loro coniugi
occupati nell'azienda. Sebbene questa disposizione sia concepita per
l'indennità per lavoro ridotto, essa ha anche un impatto sull'indennità di
disoccupazione. Finché tali persone occupano una posizione analoga a quella di
un datore di lavoro nell'azienda, esse non hanno diritto all'indennità di
disoccupazione in quanto continuano a influenzare in modo determinante le
decisioni del datore di lavoro o sono in grado di riattivare in qualsiasi
momento l'azienda temporaneamente fuori servizio. In tal senso è irrilevante
che queste persone abbiano lo statuto di salariato secondo la legislazione
sull'AVS e possano comprovare un periodo di contribuzione sufficiente. Di
conseguenza, le persone che occupano una posizione analoga a quella di un
datore di lavoro non sono considerate disoccupate e nemmeno idonee al
collocamento. Si parla di elusione delle disposizioni in materia di indennità
per lavoro ridotto se l'azienda continua a esistere anche dopo la conclusione
del rapporto di lavoro e se l'assicurato mantiene una posizione analoga a
quella di un datore di lavoro. Tali persone non hanno pertanto diritto
all'indennità di disoccupazione, siano esse disoccupate totalmente o parzialmente.
Qualsiasi altra interpretazione consentirebbe di eludere questa disposizione
prevista allo scopo di prevenire gli abusi di diritto in materia di indennità
per lavoro ridotto.

(Circ. ID, cifra B31)

 

Nella fattispecie:

 

Dalla documentazione agli atti si evincono i seguenti punti:

a)   con istanza
dei 17 maggio 2005 il signor RI 1 ha chiesto di beneficiare dell'indennità di
disoccupazione dopo essere stato licenziato dalla __________ di __________ per
la fine del mese di marzo 2005;

 

b)   la lettera di
licenziamento faceva preciso riferimento ad un richiamo in servizio se la
situazione "economica" fosse migliorata;

 

c)   nello spazio
riservato alle osservazioni della domanda di indennità il signor RI 1 precisava
che "esiste il presupposto - in caso di ripresa economica - di
reinserimento nell'organico della società";

 

d)   alla cifra 29
del formulario di richiesta veniva risposto affermativamente.

 

Ritenuta la posizione del signor RI 1 analoga a quella del datore
di lavoro, la Cassa ha verificato se la società per la quale ha lavorato fino
al 31 marzo 2005 era ancora attiva o fosse eventualmente in liquidazione. Dal
registro di commercio del distretto di __________ (estratto del 9.06.2005) la __________
risultava attiva a tutti gli effetti e non in liquidazione.

 

La prassi amministrativa precisa quali sono i tre elementi
determinanti per l'analogia con la posizione di datore di lavoro, ossia:

 

"a) Qualità di socio

Se il collaboratore è membro del consiglio di amministrazione di
una SA (art. 716 segg. CO) o se assume, in qualità di socio o di terza persona
incaricata, la gestione di una S.a.g.l. (artt. 811 - 815 e 827 CO), l'analogia
con la posizione di datore di lavoro è riconosciuta per legge. Il diritto
all'ID resta escluso senza ulteriore esame fintanto che la persona mantiene
tale posizione. Per una verifica si può ricorrere ad un estratto del Registro
di commercio.

 

b) Partecipazione finanziaria all'azienda

l'analogia con la posizione di datore di lavoro deve essere
verificata caso per caso. Se per l'entità della partecipazione finanziaria
spettano al/la dipendente facoltà decisionali determinanti, la sua posizione
risulta analoga a quella di un datore di lavoro ed è quindi escluso il diritto
all'ID. Non è possibile fissare un limite percentuale mediante direttiva.

 

c) Appartenenza a un organo decisionale supremo dell'azienda o
partecipazione alla direzione aziendale

l'analogia con la posizione di datore di lavoro deve essere
verificata caso per caso. Se, per la struttura interna dell'azienda, alla
persona spettano facoltà decisionali determinanti, la sua posizione risulta
analoga a quella di datore di lavoro ed è quindi escluso il diritto all'ID.

 

Spesso l'analogia con la posizione di datore di lavoro viene
definita in base a diversi elementi (per es. membro del consiglio
d'amministrazione in possesso di un importante pacchetto azionario)."

(Prassi ML/AD 2003/4, foglio 4/2)

 

Nella presente fattispecie il signor RI 1 è oggi ancora il
proprietario della società, il suo gerente e socio unico con firma individuale
(vedi estratto del registro di commercio del distretto di __________ del
10.8.2005).

Nell'attestato del datore di lavoro si fa riferimento al fatto che
la disdetta del contratto di lavoro (è il titolare della società che licenzia
se stesso) è collegabile alla mancanza di lavoro. Questa situazione, avendo la
società altri dipendenti, avrebbe semmai giustificato la richiesta d'indennità
per lavoro ridotto. In tal caso il signor RI 1 non avrebbe potuto beneficiare
dell'indennità per lavoro ridotto opponendovisi il tenore dell'art. 31 cpv. 3,
lett. b e c LADI.

 

L'aver disdetto il contratto è il tentativo di eludere quanto
stabilito dal citato articolo, chiedendo di percepire le indennità di
disoccupazione. La Cassa non può aderire a tale richiesta perché contraria allo
spirito della legge.

 

Di nessuna utilità pratica è l'affermazione che il signor RI 1 era
un dipendente e pagava i contributi AVS - Al - AD come tale, e di aver
costituito un periodo sufficiente di contribuzione per poter beneficiare delle
indennità di disoccupazione. Le persone con posizione analoga a quella del
datore di lavoro sono in linea di principio escluse dal diritto alle indennità
di disoccupazione fintanto che mantengono questa loro posizione. Nel presente
caso questa è la situazione del signor RI 1 per cui la Cassa chiede a codesto
lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni di voler respingere il ricorso
confermando la decisione impugnata.

(…)." (cfr. doc. III)

 

                               1.4.   Con
ulteriore scritto del 29 agosto 2005 al TCA l’assicurato si è confermato nelle
proprie allegazioni (cfr. doc. V).

 

                                         Il doc. V
è stato trasmesso alla Cassa per conoscenza (cfr. doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   Il TCA
rileva che sulla decisione e sulla decisione su opposizione quale base legale
sono stati indicati gli art. 13 cpv. 1 e 23 cpv. 1 LADI (cfr. doc. 15 e A1).

                                         L’art. 13
cpv. 1 LADI regola l’adempimento del periodo di contribuzione e l’art. 23 cpv.
1 LADI stabilisce il guadagno assicurato.

 

                                         In realtà
la Cassa ha rifiutato all’assicurato il diritto alle indennità di
disoccupazione, a contare dal 6 aprile 2005, in quanto non ha ritenuto
adempiuti i presupposti dell’art. 8 cpv. 1 lett. b) e f) LADI.

 

                                         Infatti,
vista la posizione di socio gerente con diritto di firma individuale e una
quota di fr. 20'000.-- su un capitale sociale dello stesso importo, e ritenuta
la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) -
secondo la quale il lavoratore che gode di una situazione professionale analoga
a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di disoccupazione
se, malgrado sia stato formalmente licenziato dalla ditta, continua a
determinarne le scelte oppure a influenzarle in maniera determinante (cfr. in
questo senso la STFA del 7 giugno 2004 nella causa C., C 87/02) -, la Cassa ha
concluso che l’assicurato è ancora in grado di influenzare l’attività della
società.

                                         La Cassa
ha pure concluso che: “(…) Di conseguenza, le persone che occupano una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro non sono considerate nemmeno idonee al
collocamento. (…).” (cfr. doc. A1)

 

                                         Al
riguardo va qui osservato che l’Alta Corte, in una decisione del 17 ottobre
2005 nella causa F. (C 1/05), ha precisato che la questione relativa alla
situazione dell’assicurato in una posizione paragonabile a quella di un datore
di lavoro, il quale, benché formalmente licenziato continua a determinare le
decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera decisiva, può, da un
lato “(…) essere di rilievo per valutare l’aspetto della controllabilità e computabilità
della perdita di lavoro (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI; DTF 126 V 126 consid. 2,
123 V 237 segg. consid. 7b/bb; DLA 2004 no. 24 pag. 262 consid. 2) (…).” e
dall’altro, “(…) incidere anche sull’idoneità al collocamento dell’assicurato
nella misura in cui è suscettibile di restringerne la disponibilità in ragione
degli impegni persistenti o delle prospettive di reimpiego (RDAT 1994 I no. 79
pag. 205; DLA 1992 no. 11 pag. 125, 1980 no. 41 pag. 100; cfr. pure le sentenze
del 7 giugno 2004 in re C., C 87/02, consid. 5.2 in fine e 6, e del 20 ottobre
2000 in re C., C 26/00, consid. 1, in cui il Tribunale federale delle
assicurazioni ha rilevato che “Il lavoratore in posizione professionale analoga
a quella di un datore di lavoro non ha in via di massima diritto, ritenuta
l’inidoneità al collocamento, a indennità di disoccupazione”; NUSSBAUMER, Arbeitslosenversicherung,
in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], cifra marg. 221; RUBIN, Assurance-chômage,
Droit fédéral, Survol des mesures de crise cantonales, Procédure, Delémont
2005, pag. 92, secondo il quale, tuttavia, in presenza di un rischio di
elusione dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, il diritto alle indennità di disoccupazione
è escluso senza che si debba ulteriormente esaminare l’idoneità al
collocamento). (…).” (cfr. STFA del 17 ottobre 2005 nella causa F.; C 1/05,
consid. 1.3).

 

                                         In sede
di ricorso l’assicurato ha, in particolare, sottolineato che, malgrado la sua
posizione di socio gerente della società, egli ha prestato la sua attività
lavorativa quale dipendente della stessa e al pari dei suoi collaboratori.

                                         Egli ha
pure sostenuto che l’attuale attività della società non produce sufficienti
guadagni per garantirne la continuità e che sarebbe in trattativa per la
vendita della stessa.

                                         Il
ricorrente ha dunque capito cosa gli veniva contestato dall’amministrazione e,
esprimendosi in merito, non ha subito alcun svantaggio.

 

                                         Il TCA
entra pertanto nel merito del ricorso.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Fondamentale
presupposto per il riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione
è, tra l'altro, che l'assicurato sia idoneo al collocamento (cfr. art. 8 cpv. 1
lett. f LADI).

                                         Inoltre,
per poter beneficiare del diritto alle indennità di disoccupazione è pure
necessario che l’assicurato abbia subito una perdita di lavoro computabile
(cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b che rinvia a sua volta all’art. 11 LADI).

 

                                         In una sentenza del 4
luglio 2005 nella causa M. (C 270/04) il TFA ha confermato il precedente
giudizio con il quale questo Tribunale aveva negato a un’assicurata il diritto
alle indennità di disoccupazione, in quanto, da una parte, l’assicurata si era
iscritta al collocamento dopo essere stata licenziata da una Sagl sua datrice
di lavoro nella quale suo marito rivestiva la carica di unico socio gerente con
diritto di firma individuale e, d'altra parte, la ricorrente non era idonea al
collocamento.

                                         In quell’occasione l’Alta
Corte ha avuto occasione di riassumere la propria giurisprudenza ed ha
rilevato:

 

" 
(...)

1.      L'oggetto
del contendere verte sull'idoneità al collocamento della ricorrente e, di
conseguenza (art. 8 cpv. 1 lett. f LADI), sul suo diritto all'indennità di
disoccupazione (DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 1).

 

 

 

2.

2.1    Giusta
l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato ha diritto all'indennità di
disoccupazione se, adempiute le ulteriori condizioni previste dalla legge, è
idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore applicabile in
concreto, in vigore sino al 30 giugno 2003 (cfr. a contrario sentenza del 20
settembre 2004 in re L., C 34/04, consid. 1.2), stabilisce che il disoccupato è
idoneo al collocamento se è disposto, capace ed autorizzato ad accettare
un'occupazione adeguata. L'idoneità al collocamento comprende pertanto due
elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro -
più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa salariata - senza
essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; dall'altro, egli deve
essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16
LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una simile attività
quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità sufficiente per
quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego offerto e per
quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 58
consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento).

 

2.2    Giusta
l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto all'indennità per lavoro
ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un
organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi
occupati nell'azienda.

 

2.3    Con la
sentenza del 4 settembre 1997 in re M., pubblicata in DTF 123 V 234, il
Tribunale federale delle assicurazioni ha esteso l'applicabilità di
quest'ultima norma all'assegnazione dell'indennità di disoccupazione. In quella
occasione - concernente un dipendente che, dopo essere stato licenziato da una
società anonima, aveva continuato ad esserne l'azionista unico e il solo
amministratore -, questa Corte ha infatti stabilito che il lavoratore in
posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha
diritto - ritenuta anche la sua inidoneità al collocamento (cfr. ad es.
sentenza del 7 giugno 2004 in re C., C 87/02, consid. 6.3) - all'indennità di
disoccupazione se, malgrado sia stato formalmente licenziato, continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
considerevole. Se così non fosse, tramite una disposizione relativa
all'indennità di disoccupazione verrebbe altrimenti elusa la regolamentazione
in materia di indennità per lavoro ridotto (DTF 123 V 237 seg. consid. 7b/bb;
sentenza citata del 7 giugno 2004 in re C., consid. 4.1).

 

2.4    Questo
principio è quindi stato dichiarato valido anche nel caso del socio gerente di
una Sagl (art. 811 cpv. 2 CO), ritenuto che quest'ultimo dispone ex lege della
possibilità di determinare o comunque influenzare risolutivamente ai sensi
dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI le decisioni che la società è chiamata a
prendere in qualità di datrice di lavoro (sentenza del 22 novembre 2002 in re
R., C 37/02, consid. 4; cfr. pure la sentenza del 30 agosto 2001 in re B., C
71/01).

 

2.5    Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre pure avuto modo di allargare
il campo applicativo della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 al
coniuge di una persona menzionata all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (sentenza
inedita del 26 luglio 1999 in re M., ancora recentemente confermata ad es.
dalla sentenza del 7 dicembre 2004 in re W., C 193/04, consid. 3; cfr. inoltre REGINA JÄGGI, Eingeschränkter Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung bei arbeitgeberähnlicher Stellung durch analoge
Anwendung von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG, in: RSAS 2004 pag. 9 seg.). Secondo questa Corte, infatti, fintanto che la persona menzionata
all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI è in grado di influenzare in maniera determinante
l'attività del datore di lavoro, essa ha anche la possibilità di impiegare
nuovamente il proprio coniuge (cfr. ad es. le sentenze del 7 dicembre 2004 in
re K., C 150/04, consid. 2, e del 23 febbraio 2004 in re T., C 249/03, consid.
2.1). Il quale coniuge, in questo modo, può influenzare la perdita di lavoro da
lui subita rendendo la sua disoccupazione difficilmente controllabile (sentenza
citata del 7 dicembre 2004 in re W., consid. 3).

 

2.6    La presente
Corte ha infine osservato che la giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 non
si prefigge unicamente di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche di
prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità
di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione
professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro
coniugi (DLA 2003 no. 22 pag. 240; cfr. pure la sentenza citata del 7 dicembre
2004 in re K., consid. 2).

 

2.7    Orbene, un
rischio di tale natura si realizza senz'altro nell'evenienza concreta già solo
perché il marito, in qualità di unico socio gerente della società datrice di
lavoro, dopo avere già assunto due volte la ricorrente, dapprima in qualità di
direttrice e in seguito quale segretaria, ha continuato a rivestire questa sua
posizione anche successivamente al gennaio 2003 e ha continuato ad impiegarla
ad ore (cfr. gli attestati sul guadagno intermedio, per la maggior parte
firmati, per il datore di lavoro, dall'insorgente stessa), conservando così la
capacità di disporre dell'azienda ("unternehmerische Dispositionsfähigkeit
[sentenza citata del 26 luglio 1999 in re M.]). In tali condizioni, non può
escludersi la messa in atto di un ricorso alle indennità di disoccupazione
alfine di rimediare a un periodo di contrazione - chiaramente evidenziata dagli
atti - del giro di affari della datrice di lavoro (cfr. sentenza del 30 aprile
2001 in re W., C 199/00 e C 200/00, consid. 3). Non può quindi escludersi
un'elusione delle disposizioni concernenti l'indennità per lavoro ridotto né il
rischio di un ricorso abusivo alle prestazioni dell'assicurazione contro la
disoccupazione (cfr. ad es. le sentenze del 5 luglio 2004 in re D., C 155/03,
consid. 2.2, quella citata del 23 febbraio 2004 in re T., consid. 2.2). Di
conseguenza, alla ricorrente devono giustamente essere negati l'idoneità al
collocamento e il diritto alle indennità di disoccupazione a partire dal 1 °
gennaio 2003.

 

2.8    Idoneità al
collocamento che si giustifica inoltre di escludere poiché, come giustamente
rilevato dai primi giudici, ben difficilmente l'interessata avrebbe potuto
esercitare la sua attività di segretaria amministrativa per la X._____ Sagl e
di consulente immobiliare per lo Studio di architettura Y._____ al di fuori del
normale orario di lavoro e poiché, a ben vedere, la ricorrente in realtà
neppure era disposta a lasciare queste attività (cfr. ad es. il verbale
relativo al colloquio di consulenza del 17 luglio 2003: "Consegnate-le
ricerche di luglio e alcune risposte ricevute, è stata anche contattata da un
paio di alberghi ai quali aveva mandato la candidatura, visto che attualmente
il lavoro c/o immobiliare inizia a funzionare bene ha preferito rinunciare alle
offerte degli alberghi"). Le quali attività, per giunta, sembravano
assicurarle un buon futuro lavorativo e non erano pertanto da considerarsi di
natura transitoria e limitata nel tempo (cfr. a contrario DLA 2002 no. 5 pag.
55 consid. 2b e dottrina citata).

 

3.

3.1    Contrariamente
a quanto sostenuto in sede ricorsuale, questo giudizio non discrimina l'istituzione
del matrimonio. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha infatti già avuto
modo di stabilire che l'applicabilità della giurisprudenza fondata sull'art. 31
cpv. 3 lett. c LADI alle persone sposate e non invece ad es. alle persone che
vivono in concubinato, oltre a potersi poggiare sul tenore letterale della
menzionata disposizione, non costituisce una violazione del diritto alla parità
di trattamento (sentenza citata del 7 dicembre 2004 in re W., consid. 4).

 

3.2    Né osta a
tale conclusione la circostanza che la ricorrente abbia regolarmente pagato i
contributi sociali, questa Corte avendo a tal proposito ricordato che la
negazione delle indennità di disoccupazione a una persona che gode di una
situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro ai sensi
della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 non giustifica ancora di per
sé un'esenzione dal pagamento dei contributi all'assicurazione contro la
disoccupazione (sentenza del 29 dicembre 2004 in re W., C 160/04, consid. 3).

(...)" (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella
causa M., C 270/04)

 

                                         Secondo
il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale
paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di
disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
decisiva.

 

                                         L’Alta
Corte ha infatti osservato che la questione relativa alla situazione
dell’assicurato in una posizione paragonabile a quella di un datore di lavoro,
il quale, benché formalmente licenziato continua a determinare le decisioni del
datore di lavoro o a influenzarle in maniera decisiva, può, tra l’altro “(…)
essere di rilievo per valutare l’aspetto della controllabilità e computabilità
della perdita di lavoro (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI; DTF 126 V 126 consid. 2,
123 V 237 segg. consid. 7b/bb; DLA 2004 no. 24 pag. 262 consid. 2) (…).” (cfr.
STFA del 17 ottobre 2005 nella causa F.; C 1/05, consid. 1.3).

 

                                         La
situazione è invece differente quando il salariato, trovandosi in una posizione
assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa
a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento
volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad
esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,
interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,
l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione.

 

                                         Infatti,
il TFA vuole, da una parte, evitare una possibile elusione della legge e,
dall'altra parte, impedire che un assicurato possa beneficiare indebitamente
delle indennità di disoccupazione.

 

                                         Diversa è
pure la situazione dell'assicurato che, pur conservando una posizione analoga a
un datore di lavoro presso una ditta, si iscrive in disoccupazione dopo aver
lavorato quale dipendente per una durata di almeno sei mesi presso un'altra
ditta. In quel caso il diritto alle indennità va ammesso (cfr. STFA del 3
gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; SVR 2004 ALV Nr. 15 e a contrario STFA
del 16 settembre 2004 nella causa E., C 71/04).

 

                               2.4.   Circa la
questione a sapere se un assicurato può determinare o influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, in una decisione del 15 giugno 2005 nella causa Z. (C
102/04), dopo aver rilevato che non è possibile escludere un assicurato dal
diritto alle indennità di disoccupazione per il solo fatto che egli è in grado
di vincolare la società grazie al suo diritto di firma iscritto a Registro di
Commercio, l’Alta Corte ha, in particolare, specificato che:

 

"  (…)

La seule exception à ce principe que reconnaît le Tribunal fédéral
des assurances concerne les membres des conseils d'administration car ils disposent
ex lege (art. 716 à 716b CO), d'un pouvoir déterminant au sens
de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA 1996/1997 n° 41 p.
226 consid. 1b et les références). Pour les membres du conseil d'administration,
le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il soit nécessaire de déterminer
plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent au sein de la société
(cf. ATF 122 V 273 consid. 3; DTA 2004 n° 21 p. 198 consid. 3.2). Il doit en aller
de même avec les associés d'une Sàrl. En effet, conformément à l'art. 811 al. 1 CO, s'il n'en est pas disposé autrement, les associés dans
la société à responsabilité limitée ont non seulement le droit mais également
l'obligation de participer à la gestion de la société. En édictant cette disposition,
le législateur est parti du principe que les personnes qui détiennent la société
doivent également en assumer la direction. A ce titre, les associés, respectivement
les associés-gérants lorsqu'il en a été désigné, occupent collectivement une position comparable à celle du conseil d'administration d'une société
anonyme (arrêt R. du 22 novembre 2002, C 37/02, et les références).

(…).” (cfr. STFA del 15 giugno 2005 nella
causa Z., C 102/04)

 

                               2.5.   Nella presente fattispecie dagli
atti risulta che l’assicurato ha chiesto l’indennità di disoccupazione in
quanto licenziato dalla ditta __________, suo ultimo datore di lavoro per il
periodo dal 13 ottobre 2003 al 30 marzo 2005 (cfr. doc. 18).

                                         Nella “Domanda d’indennità
di disoccupazione” del 21 aprile 2005 l’assicurato ha, in particolare,
osservato che: “(…) Esiste il presupposto – in caso di ripresa economica – di
reinserimento nell’organico della società. (…).” (cfr. doc. 18, Osservazioni).

 

                                         Anche nella precedente
lettera di disdetta del 20 marzo 2005 l’ex datore di lavoro si è così espresso:

 

"  (…)

come già comunicatole verbalmente alla fine di gennaio che se il
lavoro non migliorava, purtroppo saremmo stati costretti al licenziamento, ed
alla luce dei fatti attuali che non ci sono margini sufficienti per coprire i
salari, abbiamo preso questa malaugurata decisione di licenziarla. Pur tenendo
presente che se la situazione migliorasse la richiameremmo in servizio.

(…)." (cfr. doc. 19)

 

                                         Dal registro di commercio
risulta che l’assicurato è tuttora iscritto quale socio gerente con diritto di
firma individuale e, attualmente, unico socio e detentore del totale delle
quote sociali pari a fr. 20'000.--, della Sagl sua ex datrice di lavoro (cfr. estratto relativo alla __________ facilmente reperibile
all’indirizzo www.zefix.ch).

 

                                         Di
conseguenza, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.3 e 2.4)
e alle Direttive e alla Circolare del Segretariato di Stato dell’economia,
menzionate dalla Cassa nella propria risposta di causa (cfr. doc. III), è a
giusto titolo che la Cassa ha negato all’assicurato il diritto alle indennità
di disoccupazione.

 

                                         Infatti,
anche dopo essere stato licenziato con la possibilità di essere riassunto,
l’assicurato ha mantenuto una posizione analoga a quella di un datore di lavoro
all’interno della Sagl sua ex datrice di lavoro.

                                         Pertanto, ritenuta la
possibilità di riavviare la propria attività e considerata la difficoltà di
controllarlo vista la sua posizione in seno alla stessa, la perdita di lavoro
non è computabile e non è possibile escludere un eventuale abuso nella
percezione delle indennità di disoccupazione che devono quindi essere negate.

 

                                         Riguardo
infine alla questione del versamento dei contributi sociali, compresi quelli
per l’assicurazione contro la disoccupazione, il TCA si limita qui a rinviare
ad una decisione del TFA del 29 dicembre 2004 nella causa W. (C160/04) nella
quale l’Alta Corte ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

4.

4.1Die Beschwerdeführerin kritisiert dies unter
anderem mit dem Argument, arbeitgeberähnliche Personen müssten Beiträge
entrichten, könnten aber nie entsprechende Leistungen beziehen.

 

Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG schliesst
arbeitgeberähnliche Personen vom Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung aus.
Analoge Bestimmungen finden sich bei der Schlechtwetterentschädigung (Art. 42
Abs. 3 AVIG) und der Insolvenzentschädigung (Art. 51 Abs. 2 AVIG). Im Bereich
der Arbeitslosenentschädigung besteht zwar keine Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG
vergleichbare Vorschrift, welche arbeitgeberähnliche Personen von der
Leistungsberechtigung ausschliesst. Indessen hat die Rechtsprechung (BGE 123 V
234 und zahlreiche seitherige Urteile) auch in diesem Bereich dieselbe Regelung
angewendet. Denn bei arbeitgeberähnlichen Personen besteht auf Grund der ihnen
zustehenden Befugnisse (Ausstellung von Gefälligkeitsbescheinigungen, beliebige
Variation des eigenen Arbeitspensums und damit einhergehend
Unkontrollierbarkeit des eigenen tatsächlichen Arbeitsausfalls, Mitbestimmung
bei der eigenen Wiederanstellung usw.) in Bezug auf sämtliche Leistungszweige
der Arbeitslosenversicherung dasselbe, im Vergleich zu gewöhnlichen
Angestellten erhöhte Missbrauchspotential. Die Rechtsprechung nach BGE 123 V
236 bezweckt entgegen der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht nur dem
ausgewiesenen Missbrauch an sich, sondern bereits dem Risiko eines solchen zu
begegnen, welches der Ausrichtung von Arbeitslosenentschädigung an
arbeitgeberähnliche Personen inhärent ist (Urteil F. vom 14. April 2003, C
92/02).

 

4.2 Im Unterschied zu selbstständig Erwerbenden
geniessen arbeitgeberähnliche Personen durchaus Versicherungsschutz in der
Arbeitslosenversicherung. Daher sind sie entgegen den Vorbringen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht Selbstständigen gleichzustellen. Scheiden
nämlich arbeitgeberähnliche Personen aus ihrem Betrieb in einer Weise aus, dass
sie endgültig alle jene Eigenschaften verlieren, deretwegen sie bei Kurzarbeit
auf Grund von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG vom Anspruch auf
Kurzarbeitsentschädigung ausgenommen wären, besteht durchaus Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung, soweit die übrigen Voraussetzungen (Art. 8 Abs. 1
AVIG) erfüllt sind. Das Erfordernis, aus der bisherigen Firma definitiv auszuscheiden,
ist wegen der Missbrauchsgefahr notwendig, verhindert jedoch nicht generell,
dass arbeitgeberähnliche Personen überhaupt jemals Arbeitslosenentschädigung
beziehen könnten. Es trifft deshalb nicht zu, dass mit der Rechtsprechung
gemäss BGE 123 V 234 eine ganze Gruppe von Personen wohl Beiträge zahlen müsse,
aber in diskriminierender Weise vom Anspruch auf die genannte Leistung
ausgeschlossen werde. Eine Verletzung der Handels- und Gewerbefreiheit oder der
Eigentumsgarantie ist damit nicht verbunden. Zu einer Änderung der
Rechtsprechung BGE 123 V 236 besteht kein Anlass.

(…).“ (cfr. STFA del 29 dicembre 2004 nella causa W., C 160/04)

 

                                         Il TFA si è confermato
nella propria giurisprudenza in un’altra decisione del 4 luglio 2005 nella
causa M. (C 270/04) e, tra l’altro, ha osservato che:

 

"  (…)

3.2    Né osta a
tale conclusione la circostanza che la ricorrente abbia regolarmente pagato i
contributi sociali, questa Corte avendo a tal proposito ricordato che la
negazione delle indennità di disoccupazione a una persona che gode di una
situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro ai sensi
della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 non giustifica ancora di per
sé un'esenzione dal pagamento dei contributi all'assicurazione contro la disoccupazione
(sentenza del 29 dicembre 2004 in re W., C 160/04, consid. 3).

(...)" (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella
causa M., C 270/04)

 

                                         In simili circostanze la
decisione su opposizione impugnata deve dunque essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti