# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae3b6581-1ce6-5c11-af13-f033c120f023
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-07-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.07.2008 A-4923/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-4923-2007_2008-07-28.pdf

## Full Text

Corte I
A-4923/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 8  l u g l i o  2 0 0 8

Giudici Michael Beusch (presidente del collegio), 
Pascal Mollard, Markus Metz, 
cancelliere Marco Savoldelli.

X._______,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

sdoganamento preferenziale, certificazione d'origine 
delle merci, esazione posticipata di tributi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-4923/2007

Fatti:

A.
La X._______ è una ditta attiva, tra l'altro, nell'ambito dell'importazione 
ed esportazione, della produzione e del commercio di vestiti e prodotti 
tessili.

B.
Su  incarico  della  X._______,  la  ditta  Y._______  ha  a  più  riprese 
richiesto alla dogana di Chiasso lo sdoganamento preferenziale per in-
vii di capi d'abbigliamento provenienti dall'Italia sulla base di certificati 
di circolazione delle merci (CCM) EUR. 1 rilasciati per ordine di espor-
tatori italiani. 

C.  
Con lettera del 22 settembre 2005, la Direzione generale delle dogane 
(DGD)  ha invitato  l'autorità  italiana  competente,  ovvero  la  Direzione 
della circoscrizione doganale di Como, a procedere al controllo a po-
steriori  dell'autenticità  e  della  correttezza  dei  CCM EUR. 1  no. (...) 
dell'11 febbraio 2003; (...) del 17 marzo 2003 (allestiti in base a fatture 
della  ditta  Z._______); (...)  del  17  marzo  2003  (allestito  in  base  a 
fatture  della  ditta  A._______);  (...)  del  17  marzo  2003,  (...)  dell'11 
giugno 2003 (allestiti in base a fatture della ditta B._______).

In  seguito a tale richiesta,  con lettere del  10 rispettivamente del  13 
gennaio  2006  l'autorità  di  controllo  italiana  ha  spiegato  che,  per 
quanto riguarda le prove rilasciate a nome sia della ditta Z._______ 
sia della ditta B._______ sia della ditta A._______, non era stato pos-
sibile determinare l'origine delle merci. Esse andavano pertanto consi-
derate di origine indeterminata.

D.
Il 31 marzo 2006 la Direzione di circondario delle dogane di Lugano 
(DCD),  cui  era  stato  trasmesso  l'incarto,  ha  comunicato  alla 
X._______ che le merci cui facevano riferimento i documenti citati non 
potevano essere considerate come prodotti originari e che esse anda-
vano assoggettate all'aliquota di dazio normale. Conseguentemente, la 
DCD ha manifestato alla X._______ l'intenzione di emanare una deci-
sione di riscossione posticipata di dazi per fr. 11'138.50, conferendole 
un diritto di audizione.

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E.
Con  lettera  del  5  aprile  2006  la  X._______  si  è  rivolta  alla  DCD 
chiedendole di riesaminare la sua posizione. In quello scritto essa ha 
sostenuto, tra l'altro, che presso gli esportatori citati acquistava merci 
di origine italiana. Il 18 aprile successivo, la X._______ ha inoltre tra-
smesso  alla  DCD alcune  fatture  dei  fornitori  della  ditta  esportatrice 
Z._______. Alle lettere della X._______ la DCD ha risposto il 26 aprile 
successivo  osservando  di  poter  ritornare  sulla  sua  decisione  unica-
mente qualora l'autorità doganale italiana che aveva eseguito il  con-
trollo avesse riesaminato la sua posizione quindi comunicato alla DCD 
che le  ditte  esportatrici  erano state  in  grado di  comprovare  l'origine 
preferenziale della merce. La DCD ha quindi invitato la X._______ a 
trasmettere,  per  il  tramite  della  ditta  Z._______,  i  documenti  a  lei 
spediti  direttamente  alle  autorità  doganali  italiane,  uniche autorità  in 
grado di statuire sull'origine della merce. Dagli atti risulta che tale invio 
è stato eseguito il 23 maggio successivo ed è stato recapitato in copia 
alla DCD.

F.
Dopo ulteriori scambi di scritti, il 31 luglio 2006 la DCD ha emanato a 
carico della X._______ una decisione di esazione posticipata di tributi 
per un importo di fr. 11'138.50. 

G.
Contro  tale  decisione,  la  X._______  ha  interposto  ricorso  presso la 
Direzione generale delle dogane (DGD) il 2 agosto successivo. Con la 
sua impugnativa, essa ha tra l'altro prodotto: (1) una lettera dell'ammi-
nistratore giudiziario della ditta B._______, con la quale quest'ultimo le 
aveva trasmesso diverse fatture relative agli  invii di merce in oggetto 
concernenti  la  ditta  da  lui  amministrata;  (2)  una  dichiarazione  della 
ditta Z._______ anch'essa corredata da fatture.

Nell'ambito dell'evasione del ricorso, il 25 agosto 2006 la DGD ha sot-
toposto  all'autorità  di  controllo  italiana  la  lettera  dell'amministratore 
giudiziario  della  B._______ appena menzionata,  chiedendole perché 
non fosse stato possibile ottenere le informazioni necessarie in merito 
all'origine delle merci importate. A tale richiesta l'autorità doganale ita-
liana ha risposto il 7 dicembre successivo, rilevando che l'amministra-
tore giudiziario – di cui accludeva una lettera – non era stato in grado 
di  fornire  nessun documento  a  comprova dell'origine  della  merce  in 
questione. Né in quella né in altre occasioni l'autorità doganale italiana 

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si  è  per  contro  espressa sulla  documentazione concernente  la  ditta 
esportatrice  Z._______,  ricevuta  direttamente  da  quest'ultima  con 
invio del 23 maggio 2006.

H.
Dopo aver ricevuto copia per conoscenza della lettera del 2 febbraio 
2007 della ricorrente all'autorità doganale italiana, con cui alla stessa 
veniva  recapitata  ulteriore  documentazione,  la  DGD  si  è  rivolta  a 
quest'ultima chiedendole se sulla base dei documenti  prodotti  la sua 
valutazione in  merito  all'origine della  merce subisse delle  variazioni. 
Con lettera del 20 marzo 2007 l'autorità doganale italiana ha risposto 
che, per quanto riguarda le merci  acquistate dalla B._______, l'esito 
dei  controlli  effettuati  doveva essere considerato definitivo. In conse-
guenza, la merce andava considerata come di origine indeterminata. 
La medesima conclusione è stata tratta anche per la merce acquistata 
dalla ditta A._______.

I.
La procedura davanti alla DGD ha quindi fatto il suo corso sfociando, il 
5 giugno 2007, nell'emanazione della decisione qui impugnata, con cui 
il  ricorso interposto il  2 agosto 2006 è stato parzialmente accolto. A 
seguito della liquidazione della ditta A._______, la DGD ha in effetti 
rinunciato alla  riscossione per le  merci  figuranti  sul  CCM Eur. 1  no. 
(...),  emesso  su  sua  richiesta,  e  quindi  ridotto  l'importo  dei  tributi 
dovuti a fr. 10'903.20.

J.
Contro la decisione della DGD, la X._______ (ricorrente) ha interposto 
ricorso il 22 giugno 2007. Anche se non in modo esplicito, con tale atto 
essa  chiede  che,  sulla  base  di  tutti  i  documenti  sin  qui  prodotti  in 
merito alle merci fornite dalle ditte B._______ e Z._______, la decisio-
ne di riscossione posticipata emanata a suo carico venga annullata. 

K.
Con ordinanza del 26 giugno 2007, il Tribunale amministrativo federale 
ha assegnato alla ricorrente un termine di 5 giorni  per completare il 
proprio ricorso con la comminatoria che, nel caso fosse decorso infrut-
tuoso, come in effetti è stato, avrebbe deciso in base agli atti compo-
nenti il dossier.

L.
La risposta della DGD data del 17 settembre 2007. Facendo integrale 

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riferimento alla decisione impugnata, con tale atto la DGD postula che 
il ricorso interposto venga respinto. 

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, 
in diritto.

Diritto:

1.

1.1 Il  Tribunale amministrativo federale è competente per decidere il 
presente gravame, in virtù degli  art. 1,  31, 32 e 53 cpv. 2 della legge 
federale  del  17 giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale 
(LTAF; RS 173.32) in relazione con l'art. 116 cpv. 4 della legge federa-
le del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631). Nella misura in cui 
non concerne specificatamente la procedura di sdoganamento (cfr. art. 
3 lett. e della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura am-
ministrativa  [PA; RS 172.021])  e  fatta  eccezione  per  quanto  diretta-
mente prescritto dalla LTAF così come da eventuali normative speciali, 
la presente procedura soggiace di principio alla PA (cfr. art. 37, 53 cpv. 
2 LTAF e art. 2, 4 PA).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA).

1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente al pagamento posticipato di dazi doganali. Dato è quindi an-
che l'interesse a ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA). 

Per quanto precede, il ricorso è ricevibile in ordine e dev'essere esami-
nato nel merito. 

1.4 Concernendo il  caso in  esame una procedura d'imposizione già 
pendente al momento dell'entrata in vigore della LD il 1. maggio 2007, 
giusta l'art 132 cpv. 1 LD l'esame del merito della presente fattispecie 
è  ancora  sottoposto  alla  vecchia  legge  federale  del  1. ottobre  1925 
sulle dogane (vLD; CS 6 475; cfr. al  riguardo decisione del Tribunale 
federale 2C_366-367-368/2007 del 3 aprile 2008, consid. 2).

2.
Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

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cati la violazione del diritto federale, l’accertamento inesatto o incom-
pleto di fatti giuridicamente rilevanti e l’inadeguatezza (art. 49 PA). Da 
parte sua, il  Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai 
motivi  addotti  (art. 62  cpv. 4  PA),  né  dalle  considerazioni  giuridiche 
della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (PIERRE 
MOOR, Droit administratif, vol. II, 2. ed., Berna 2002, no. 2.2.6.5.). I prin-
cipi  della  massima inquisitoria  e  dell’applicazione d’ufficio  del  diritto 
sono tuttavia limitati. L’autorità competente procede infatti spontanea-
mente a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto so-
lo se dalle censure sollevate oppure dagli atti risultino indizi in tal sen-
so  (DTF 122 V 157  consid. 1a;  DTF  121 V 204  consid.  6c;  DTAF 
2007/27, consid. 3.3; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren 
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2. ed., Zurigo 1998, no. 674 
segg.).

Come visto, la presente procedura ha per oggetto l'esame di una deci-
sione di esazione posticipata di tributi doganali emessa a carico della 
ricorrente, a seguito della constatazione che la merce da lei fatta im-
portare risultava di origine indeterminata. Anche se in modo estrema-
mente conciso, la ricorrente postula il riesame di tutti i documenti da 
lei  prodotti in  procedura  in  merito  alle  merci  fornite  dalle  ditte 
B._______ e Z._______ e quindi l'annullamento della decisione di ri-
scossione posticipata emanata a suo carico.

Nella fattispecie, lo scrivente Tribunale è chiamato a rendere la sua de-
cisione  in  base  agli  atti  componenti  il  dossier  (ALFRED KÖLZ/ISABELLE 
HÄNER,  op. cit., no. 606 segg.;  ANDRÉ MOSER/PETER UEBERSAX, Prozessie-
ren vor eidgenössischen Rekurskommissionen, Basilea 1998, no. 2.84 
segg.).

3.

3.1 La Svizzera ha concluso numerosi accordi  internazionali  concer-
nenti regole d'origine da cui può essere dedotto un trattamento prefe-
renziale di determinate merci al momento del loro passsagio alla do-
gana (cfr. al riguardo le decisioni del Tribunale amministrativo federale 
A-1482/2007 del 2 aprile 2008, consid. 4.5; A-1715/2006 del 9 novem-
bre  2007,  consid. 2.2  e  A-1883/2007 del  4  settembre 2007,  consid. 
3.2;  REMO ARPAGAUS,  Das  schweizerische  Zollrecht,  in:  Heinrich 
Koller/Georg Müller/Thierry Tanquerel/Ulrich Zimmerli [ed.], Schweize-
risches  Bundesverwaltungsrecht  [SBVR]  XII,  Basilea  2007,  no. 561; 
MARCO VILLA,  La réglementation de l'origine des marchandises, Étude 

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de droit  suisse et  de droit  communautaire,  Losanna 1998,  pag. 117 
segg.).  Per quanto riguarda i prodotti originari della Comunità econo-
mica europea (CEE), essi beneficiano di un trattamento preferenziale 
all'importazione in base all'accordo del 22 luglio 1972 tra la Confedera-
zione svizzera e la CEE (accordo; RS 0.632.401). 

3.2 A norma del citato accordo, il trattamento preferenziale è conces-
so  dietro  presentazione  di  un  certificato  di  circolazione  delle  merci 
(CCM) EUR.1 o di una dichiarazione di origine su fattura. Un tale certi-
ficato dev'essere richiesto in forma scritta dall'esportatore alle autorità 
doganali del Paese esportatore giusta l'art. 16 e 17 del protocollo no. 3 
relativo alla definizione della nozione di "Prodotti originari" e ai metodi 
di cooperazione amministrativa (protocollo; RS 0.632.401.3), nella sua 
versione sottoscritta il 28 aprile 2004 ma applicabile già a partire dal 1. 
luglio 2002 (cfr. decisione N. 1/2004 del 28 aprile 2004 del Comitato 
misto Svizzera – UE che modifica il protocollo no. 3 dell'accordo relati-
vo alla definizione della nozione di <<prodotti originari>> e ai metodi di 
cooperazione amministrativa [RS 0.632.401.31]). Le condizioni per la 
compilazione di una dichiarazione su fattura sono regolate dall'art. 21 
del medesimo protocollo.

Secondo gli art. 17 cpv. 3 e 21 cpv. 3 del protocollo, l'esportatore che 
sollecita  un CCM o compila  una dichiarazione su fattura deve poter 
presentare in ogni momento, su domanda delle autorità doganali del 
Paese di esportazione, tutti i documenti atti a comprovare il carattere 
originario dei prodotti in questione e l'adempimento degli altri obblighi 
previsti  dal  protocollo. Quest'ultimo non contiene per contro nessuna 
disposizione sulla procedura di rilascio dei CCM da parte degli Stati di 
esportazione. La regolamentazione di questa procedura dipende in ef-
fetti  dal  loro  diritto  interno  (cfr.  decisione  del  Tribunale  federale 
2C_355/2007 del 19 novembre 2007, consid. 2.2). 

3.3 L'art. 31 cpv. 2 del protocollo no. 3 prescrive che gli Stati membri 
della Comunità e la Svizzera si prestano reciproca assistenza attraver-
so le loro rispettive amministrazioni doganali, per il controllo dell'auten-
ticità e della correttezza dei CCM rispettivamente delle dichiarazioni su 
fattura. 

Giusta l'art. 32 cpv. 1 e 3 del protocollo, quando le autorità doganali 
dello Stato d'importazione hanno un ragionevole motivo di dubitare del 
carattere originario di prodotti, le autorità doganali dello Stato di espor-
tazione effettuano un controllo a posteriori  delle prove d'origine. Per 

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questo scopo, esse sono abilitate a esigere tutte le prove e a procede-
re all'esame dei conti dell'esportatore rispettivamente a qualsiasi altra 
verifica ritengano utile (decisione del Tribunale federale 2C_355/2007 
del 19 novembre 2007, consid. 2.3).

3.4 I  risultati  dei controlli  effettuati a posteriori  dallo Stato d'esporta-
zione vincolano anche le autorità dello Stato d'importazione. Esse so-
no legate alla decisione sull'origine di una merce e non possono sosti-
tuirvi  il  loro  apprezzamento  (cfr.  decisione  del  Tribunale  federale 
2C_355/2007  del  19  novembre  2007,  consid. 2.2;  DTF  114  Ib  168, 
consid. 1c; DTF 111 Ib 323, consid. 3; decisione del Tribunale ammini-
strativo federale A-1750/2006 del 14 dicembre 2007, consid. 3.5; de-
cisione  della  Commissione  federale  di  ricorso  in  materia  doganale 
[CRD] 2002-066 e 2003/110 del 25 febbraio 2003, consid. 4). 

Quando le autorità dello Stato d'importazione nutrono dei dubbi sui ri-
sultati  d'un controllo  a posteriori,  può essere formulata una seconda 
domanda di informazioni. Devono però esistere ulteriori mezzi di prova 
che permettano di concludere che le informazioni già fornite siano in-
complete o non corrette. In una simile ipotesi, l'importatore dispone del 
diritto a che questi mezzi di prova vengano esaminati nell'ambito della 
procedura davanti alle autorità dello Stato in cui ha importato la merce, 
a meno che essi non paiano a priori manifestamente infondati o ina-
datti a provare la vera origine di un prodotto. Compete in effetti al dirit-
to interno applicabile in ogni Stato importatore determinare il modo in 
cui  le  sue  autorità  doganali  debbano  procedere  per  stabilire  i  fatti 
nell'ambito della valutazione della vera origine di un prodotto (decisio-
ne del Tribunale amministrativo federale A-1750/2006 del 14 dicembre 
2007,  consid. 3.4,  con ulteriori  rinvii;  decisione della  CRD 1999-006 
del 15 agosto 2000, consid. 3; REMO ARPAGAUS, op. cit., no. 448). 

3.5 Per quanto riguarda la Svizzera, al fine di salvaguardare le garan-
zie di procedura che il diritto pubblico federale accorda all'importatore 
– in particolare, il diritto di essere sentiti giusta l'art. 29 cpv. 2 della Co-
stituzione federale  della  Confederazione svizzera del  18 aprile  1999 
[Cost, RS 101], art. 29 PA –, le autorità devono se del caso fare pure 
nuovamente capo all'assistenza dello Stato d'esportazione (cfr. sem-
pre  decisione  del  Tribunale  amministrativo federale  A-1750/2006  del 
14  dicembre  2007,  consid. 3.4).  Occorre  puntualizzare  che  una  do-
manda di informazioni complementari si giustifica tuttavia solo nel ca-
so  esistano delle  ragioni  per  pensare  che  le  autorità  doganali  dello 

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Stato di esportazione potrebbero riconsiderare la loro decisione (DTF 
114 Ib 168, consid. 2b e c; al riguardo cfr. anche MARCO VILLA, op. cit., 
pag. 410 segg.).

3.6 Se non può essere fornita (più) nessuna prova, ad esempio per-
ché  l'esattezza  di  un  CCM  non  può  essere  riesaminata,  la  relativa 
comunicazione dell'autorità competente dello Stato d'esportazione de-
ve essere assimilata alla sua abrogazione formale, alla quale l'autorità 
dello Stato importatore è parimenti vincolata (decisione del Tribunale 
federale 2C_355/2007 del 19 novembre 2007, consid. 2.2; DTF 110 Ib 
306, consid. 1).

4.

4.1 Conformemente all'art. 13 vLD, il pagamento del dazio incombe al-
le persone soggette all'obbligo della denuncia doganale e a quelle in-
dicate nell'art. 9 vLD come pure alle persone per conto delle quali le 
merci sono state importate o esportate. Tutte rispondono solidarmente 
delle somme dovute. Secondo l'art. 9 cpv. 1 vLD, sono soggette all'ob-
bligo della denuncia doganale le persone che trasportano merci oltre il 
confine nonché i loro mandanti (decisione del Tribunale amministrativo 
federale A-1482/2007 del 2 aprile 2008, consid. 4.4).

4.2 Per l'art 74 cifra 9 vLD, chiunque ottiene l'ammissione in franchigia 
o una riduzione del dazio per merci che non rispondono alle condizioni 
prescritte, commette una contravvenzione doganale, cui è applicabile il 
titolo secondo della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale 
amministrativo (DPA; RS 313.0; art. 80 vLD).

4.3 Giusta l'art. 12 cpv. 1 DPA, quando, a seguito di un'infrazione alla 
legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto ri-
scossa, la contribuzione non reclamata, così come gli interessi, vanno 
pagati successivamente, indipendentemente dalla punibilità di una de-
terminata persona. L'art. 12 al. 2 DPA precisa che obbligato al paga-
mento o alla restituzione è la persona che ha fruito dell'indebito profit-
to, segnatamente quella obbligata al pagamento della tassa. 

4.4 L'illecito di cui all'art. 12 cpv. 2 DPA è un vantaggio patrimoniale 
generato dal mancato pagamento dei contributi dovuti. Esso può con-
sistere non solo in un aumento degli  attivi  ma anche in una diminu-
zione dei passivi. Ciò è normalmente il caso quando un contributo do-
vuto non è stato versato (DTF 110 Ib 310, consid. 2c; decisione del Tri-

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bunale federale A.490/1984 del 20 dicembre 1985, consid. 3c). Affin-
ché l'art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre che sia oggettiva-
mente  stata  compiuta  un'infrazione  penale  (decisione  del  Tribunale 
federale 2A.1/2004 del 31 marzo 2004, consid. 2.1; DTF 115 Ib 360, 
consid. 3a; DTF 106 Ib 221, consid. 2c; Giurisprudenza delle autorità 
amministrative  della  Confederazione  [GAAC]  65.61,  consid. 3d/bb; 
KURT HAURI,  Verwaltungsstrafrecht  [VStrR],  Motive -  Doktrin  -  Rechts-
prechung, Berna 1998, pag. 36). L'applicazione di questa norma non 
dipende per contro né da una responsabilità penale specifica, né da 
una  colpa,  né  ancora  dal  promuovimento  di  una  procedura  penale 
(decisione  del  Tribunale  federale  2C_366-367-368/2007  del  3  aprile 
2008, consid. 5; DTF 106 Ib 221, consid. 2c).

5.
L'emissione della decisione di riscossione posticipata di tributi, confer-
mata dalla DGD con decisione del 5 giugno 2007 qui impugnata, viene 
ricondotta dalla stessa al risultato dei controlli svolti a posteriori dalle 
autorità doganali italiane. Dopo un primo controllo, eseguito a seguito 
della domanda del 22 settembre 2005 della DGD, con lettera del 10 
gennaio 2006 queste ultime hanno in effetti concluso che i CCM che 
erano stati  rilasciati  su richiesta della  B._______ e dalla  Z._______ 
non  corrispondevano  alle  condizioni  d'autenticità  e  di  regolarità 
stabilite  e  che  le  merci  andavano  quindi  considerate  di  origine 
indeterminata. 

Come visto, una simile conclusione vincola di principio le autorità dello 
Stato d'importazione e, per quanto riguarda i CCM emessi, dev'essere 
assimilata alla loro abrogazione (cfr. supra consid. 3.6). 

Nell'ambito della procedura di ricorso contro la decisione di esazione 
posticipata di tributi emanata dalla DCD il 30 luglio 2006, la DGD ha in 
seguito ritenuto necessario eseguire ulteriori controlli. Al fine di valuta-
re la correttezza della decisione impugnata occorre allora verificarne – 
conformemente a quanto richiesto dalla ricorrente – anche il loro svol-
gimento (successive consid. 6 e 7).

6.

6.1 Preso atto che con il  proprio ricorso la ricorrente aveva prodotto 
una lettera dell'amministratore giudiziario della ditta B._______, il  25 
agosto  2006  la  DGD  ha  nuovamente  scritto  alle  autorità  doganali 
italiane  chiedendo loro  di  specificare  perché  fosse stato  impossibile 

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accertare l'origine delle merci in questione. Con risposta del 7 dicem-
bre 2006, le autorità italiane hanno allora trasmesso alla DGD una let-
tera non datata dell'amministratore  giudiziario  della  ditta  B._______, 
con cui  lo  stesso comunicava di  non aver rinvenuto nessuna traccia 
della  documentazione richiesta. Per quanto riguarda le  merci  fornite 
dalla  B._______,  la  conclusione  tratta  il  22  settembre  2005  veniva 
quindi confermata nel senso che esse andavano considerate di origine 
indeterminata.

6.2 Dopo l'invio da parte della ricorrente di un'ulteriore lettera alle au-
torità italiane, ricevuta in copia dalla DGD il 2 febbraio 2007, l'8 febbra-
io successivo quest'ultima si è nuovamente rivolta alle autorità italiane 
chiedendo loro se la nuova documentazione prodotta, sempre concer-
nente B._______, potesse avere conseguenze sul parere espresso il 
13 (recte: 10) gennaio 2006 e confermato il 7 dicembre successivo. A 
questa  ulteriore  richiesta  d'informazioni,  le  autorità  doganali  italiane 
hanno risposto il 20 marzo 2007, comunicando alla DGD che le infor-
mazioni e i documenti già forniti a più riprese a nome degli importatori 
svizzeri  con  riferimento  alle  esportazioni  effettuate  in  Svizzera  dalla 
B._______ non offrivano nessuna prova sufficiente del carattere prefe-
renziale della merce, aggiungendo inoltre che gli esiti dei controlli ef-
fettuati dovevano essere considerati definitivi. 

6.3 In  base alla  dottrina e alla  giurisprudenza citate (cfr. consid. 3), 
preso atto dei ripetuti controlli svolti dalla DGD, la decisione di esazio-
ne  posticipata  in  merito  alla  merce  fornita  alla  ricorrente  dalla  ditta 
B._______ risulta corretta. 

In mancanza di prove di origine valide, come accertato a più riprese 
dalla DGD presso le autorità dognali italiane in osssequio all'art. 29 PA 
(DTF 111 Ib 323, consid. 4), le merci in oggetto hanno infatti  a torto 
beneficato di uno sdoganamento preferenziale. Di qui l'infrazione alla 
legislazione amministrativa federale di cui all'art. 74 cifra 9 vLD, con-
seguente  all'effetto  vincolante  delle  conclusioni  tratte  dalle  autorità 
italiane (cfr. supra consid. 3-4 e i riferimenti ivi indicati). 

Facendo la  ricorrente chiaramente parte  della  cerchia  delle  persone 
assoggettate giusta l'art. 9 e 13 vLD, dev'essere necessariamente con-
cluso che essa ha fruito di un vantaggio illecito ed è pertanto tenuta, 
sulla base dell'art. 12 cpv. 2 DPA, quand'anche non le si possa rimpro-
verare nessuna colpa, al pagamento dei dazi che ne deriva.

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7.

7.1 Diverso  è  invece  il  discorso  per  la  merce  fornita  dalla  ditta 
Z._______  conformemente  ai  CCM EUR. 1  no. (...)  dell'11  febbraio 
2003 e no. (...) del 17 marzo 2003. Alla luce del fatto che dagli atti non 
risulta  se  le  autorità  doganali  italiane  abbiano  o  meno  verificato  i 
documenti inviati loro direttamente dalla Z._______ con lettera del 23 
maggio 2006 (cfr. supra consid. G), occorre infatti chiedersi se spettas-
se alla DGD di occuparsene. 

A questa domanda dev'essere risposto in modo affermativo. A norma 
della giurisprudenza citata (cfr. supra consid. 3.4 seg.), preso atto che 
le  lettere delle  autorità  doganali  italiane riguardavano unicamente la 
merce fornita dalla B._______, sarebbe stato compito della DGD do-
mandare  delle  precisazioni  alle  autorità  doganali  italiane  rispettiva-
mente – nel caso sia stata dell'avviso che i documenti  prodotti  dalla 
ditta  Z._______,  ricevuti  in  copia  dalla  DCD  e  quindi  nuovamente 
acclusi al ricorso inoltrato davanti alla DGD, fossero a priori manifesta-
mente infondati o inadatti a provare la vera origine dei prodotti espor-
tati  (cfr. sempre DTF 114 Ib 169, consid. 2; DTF 111 Ib 323, consid. 
3b) – spiegare nella  decisione impugnata perché non abbia ritenuto 
necessario farlo.

7.2 Sennonché, nonostante la DGD fosse in possesso dei documenti 
riguardanti la Z._______, sia con lettera del 25 agosto 2006 che con 
lettera dell'8  febbraio 2007 essa si  è  limitata a chiedere un'ulteriore 
verifica per la merce fornita alla ricorrente dalla B._______, omettendo 
di  formulare  un'analoga  domanda  per  quella  acquistata  dalla 
Z._______, senza fornire nessuna spiegazione in merito  ai  motivi  di 
questa omissione nella decisione impugnata.

Non emergendo dall'incarto fondati motivi atti a giustificare una diver-
sità  di  valuazione  in  merito  ai  documenti  concernenti  B._______  e 
Z._______,  la  formulazione  di  una  richiesta  di  complemento  di 
informazioni da parte della DGD rispettivamente una sua spiegazione 
del  perché a suo avviso non fosse necessario procedere a una tale 
richiesta si imponeva anche per le merci fornite da quest'ultima. Solo 
così  la DGD poteva infatti  garantire alla ricorrente il  rispetto del suo 
diritto  di  essere  sentita  giusta  l'art.  29  cpv.  2  Cost.  Questa  norma 
prescrive  infatti  all'autorità  di  analizzare  gli  argomenti  delle  singole 
parti  ed esporre,  almeno in  modo succinto,  le  ragioni  per  le  quali  li 
accoglie o vi si scosta motivando la decisione da lei resa (DTF 130 II 

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530, consid. 4.3; GIOVANNI BIAGGINI, Kommentar BV, Zurigo 2007, art. 29, 
no. 23; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, op. cit., no. 325; PIERRE MOOR, op. cit., 
no. 2.2.8.2, con ulteriori riferimenti giurisprudenziali).

7.3 Su questo punto, la decisione impugnata, con la quale la DGD os-
serva solo genericamente (cfr. consid. 22 dei fatti) che l'autorità doga-
nale italiana aveva confermato “che gli  ulteriori  documenti  trasmessi 
dal  sig.  (...)  a  nome  dell'importatore  svizzero  erano  insufficienti  per 
comprovare  l'origine  preferenziale  e  che  il  risultato  doveva  essere 
considerato definitivo”, non può quindi essere condivisa. Alla DGD non 
poteva infatti sfuggire che tale affermazione non era affatto di portata 
generale, bensì si riferiva unicamente alle esportazioni effettuate dalla 
B._______. Da ciò pure la necessità, alla luce dei documenti agli atti, 
di confrontarsi con gli stessi al fine di chiarire anche la posizione della 
merce acquistata da Z._______ (decisione della CRD 2004-127 del 7 
novembre 2005, consid. 3; REMO ARPAGAUS, op. cit., no. 448).

8.
Per quanto precede, con riferimento al consid. 7, il ricorso deve essere 
parzialmente accolto. In conseguenza, l'incarto va rinviato all'autorità 
inferiore, affinché provveda a fare le necessarie verifiche circa l'effetti-
va portata dei documenti concernenti la Z._______, se del caso, a ri-
calcolare l'ammontare dei tributi dovuti.

9.
In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spe-
se processuali  vanno poste a carico della  ricorrente, la  cui  soccom-
benza risulta essere comunque preponderante (art. 1 segg. del regola-
mento  del  21  febbraio  2008 sulle  tasse e sulle  spese ripetibili  nelle 
cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  [TS-TAF; 
RS 173.320.2]).  Nella  fattispecie,  tenuto  conto  del  parziale  accogli-
mento del gravame, esse vengono stabilite in fr. 1'500.--. Ad avvenuta 
crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà dedotto 
dall'anticipo spese di fr. 2'000.--  versato dalla  ricorrente il  22 agosto 
2007. La rimanenza le verrà restituita. 

10.
Con riferimento 8 TS-TAF, dato che la ricorrente ha agito in procedura 
personalmente, non le viene riconosciuta nessuna indennità per ripeti-
bili. 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:

1.
Il ricorso è parzialmente accolto. L'incarto è rinviato alla Direzione ge-
nerale delle dogane, affinché provveda a svolgere i necessari accerta-
menti ai sensi dei considerandi. 

2.
Le spese processuali,  di complessivi  fr. 1'500.--, sono poste a carico 
della ricorrente. Ad avvenuta crescita in giudicato del presente giudi-
zio, tale importo verrà dedotto dall'anticipo spese da lei versato. 

3.
Non vengono attribuite ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (atto giudiziario)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Michael Beusch Marco Savoldelli

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un ter-
mine  di  30  giorni  dalla  sua  notificazione,  nella  misura  in  cui  sono 
adempiute le condizioni di cui agli  art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 
della  legge  sul  Tribunale  federale  del  17  giugno  2005  (LTF,  RS 
173.110). Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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