# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 20a4f3db-3922-5881-a1c3-888a44fedcff
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-01-11
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 11.01.1999 12.1998.131
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-131_1999-01-11.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00131

  	
  Lugano

  11 gennaio 1999/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.96.15 della Pretura del
distretto di Bellinzona, promossa con petizione 30 gennaio 1996 da

 

                                         arch.
__________

                                         rappr.
dall'avv. ___________

                                         

                                         contro

                                         __________

                                         rappr.
dall'avv. __________

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 18’796.--
oltre accessori a titolo di onorario dell’architetto, domanda ridotta a fr.
16’391.20 oltre interessi in corso di causa;

 

Domanda
avversata dal convenuto che ha postulato la reiezione della petizione e che in
via riconvenzionale ha chiesto la condanna dell’attore al pagamento di fr.
4’875.-- oltre accessori; 

 

Il
Pretore con sentenza 7 maggio 1998 ha accolto l’azione principale per fr.
14’526.70 oltre interessi e respinto la riconvenzionale;

 

Appellante
il convenuto, che con atto di appello con richiesta di assistenza giudiziaria
del 2 giugno 1998 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di
respingere la petizione e di ammettere la riconvenzionale;

 

Mentre
l’attore con osservazioni del 23 giugno 1998 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili.

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1.  - se
deve essere accolto l’appello

2.  - se
deve essere accolta l’istanza di assistenza giudiziaria

3.    -
tassa di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Con
la petizione l’attore sostiene di essere stato incaricato dal convenuto il 26
novembre 1991 della progettazione e della direzione dei lavori in vista
dell’edificazione di una casa bifamiliare sul fondo n. __________ di __________
che l’attore e __________ quali comproprietari, intendevano vendere al
convenuto (doc. A).

                                         L’attore
avrebbe allestito i progetti e i preventivi di massima, dopo di che il
convenuto, avrebbe optato per un’abitazione unifamiliare, per la quale il
progettista sarebbe giunto allo stadio di domanda di costruzione, ottenuta
nella primavera del 1992.

                                         Il
convenuto avrebbe tuttavia deciso di rinunciare alla prevista edificazione e,
fatto salvo un acconto di fr. 12’000.--, non avrebbe onorato la pretesa
complessiva del progettista di fr. 30’796.--, dal che la presente causa per il
residuo di fr. 19’796.-- oltre interessi.

 

 

                                  B.   Nella
risposta del 22 aprile 1996 il convenuto ha contestato il conferimento del
mandato, come la circostanza che l’acconto di fr. 12’000.-- sarebbe stato
pagato a valere sulle future prestazioni dell’attore, quando invece esso
sarebbe stato pagato per l’acquisto del terreno.

                                         L’attore
avrebbe in realtà agito di sua iniziativa, affermando che i progetti sarebbero
stati realizzati senza spese per il convenuto, essendo sua intenzione -in caso
di mancato acquisto da parte del convenuto- quella di vendere il terreno a
terzi unitamente ai progetti già approvati.

                                         In
questa situazione i fr. 12’000.-- da lui versati gli dovrebbero essere
restituiti, eccezion fatta per fr. 2’250.-- di interessi previsti dalla
convenzione doc. A, a causa del mancato acquisto da parte sua del fondo in
questione. Ognuno dei due comproprietari sarebbe perciò debitore nei suoi
confronti di fr. 4’875.--, somma oggetto della domanda riconvenzionale, atteso
che il contratto di architetto sarebbe nullo per vizio di forma, seguendo
anch’esso il destino del contratto preliminare di compravendita immobiliare
redatto con una scrittura semplice (doc. A).

 

 

                                  C.   L’attore
si è opposto alla riconvenzionale ribadendo la tesi dell’esistenza di un valido
contratto d’architetto, nel cui contesto sarebbe stato versato il noto anticipo
di fr. 12’000.--.

                                         Le
parti, eccezion fatta per la riduzione a fr. 16’391.20 oltre interessi
dell’azione principale, hanno per il resto ribadito le rispettive tesi e
domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.

 

                                  D.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore ha rilevato la nullità per vizio di forma del
contratto preliminare di compravendita immobiliare di cui al doc. A, vizio che
si estenderebbe anche alla clausola d’architetto ivi compresa, che costituiva
una componente essenziale del contratto di vendita, senza il quale essa avrebbe
perso ogni ragione di essere.

                                         Dalla
nullità formale della convenzione doc. A non si potrebbe tuttavia ancora
concludere per l’inesistenza del contratto d’architetto, dovendosi piuttosto
nelle concrete circostanze -segnatamente dall’avvio da parte del convenuto di
numerose iniziative per la realizzazione dell’edificazione del fondo- ritenere
che le parti abbiano validamente concluso siffatto contratto nella forma degli
atti concludenti.

                                         Non
potendosi ragionevolmente pretendere la gratuità delle prestazioni del
progettista, data la loro estensione, il convenuto sarebbe tenuto al pagamento
della corrispondente mercede di fr. 26’526.70, con un saldo in favore
dell’attore di fr. 14’526.70 oltre interessi, mentre del tutto infondata sarebbe
la riconvenzionale.

 

 

                                  E.   Con
l’appello, con richiesta di assistenza giudiziaria, il convenuto postula la
riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione e di
ammettere la riconvenzionale, così come la domanda di assistenza giudiziaria.

                                         Il
Pretore avrebbe a torto ritenuto il perfezionamento di un contratto
d’architetto nonostante la nullità della convenzione doc. A, e questo per avere
attribuito al convenuto, in base a mere congetture, dei comportamenti
contrattuali che in realtà non si sarebbero verificati e che sarebbero anzi da
escludere ad una corretta lettura dei riscontri dell’istruttoria, o semmai da
limitare alla sola progettazione della casa bifamiliare per un onere di fr.
7’881.10.

                                         Dalla
reiezione della petizione discenderebbe l’accoglimento della riconvenzionale,
ma comunque il Pretore sarebbe incorso in errore negando alla causa del
convenuto ogni possibilità di esito favorevole.

 

 

                                  F.   Delle
osservazioni 23 giugno 1998 dell’appellato, che chiede la reiezione del gravame
protestando spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   L’art.
8 CC impone a chi intende dedurre il proprio diritto da una circostanza di
fatto l’obbligo di provare detta circostanza, per il che, in conseguenza di
questa norma, la mancanza della prova delle circostanze di fatto costitutive
del diritto obbliga il giudice a decidere in sfavore di chi ha asserito
l’esistenza del diritto (Kummer, Berner Kommentar, n. 20 ad art. 8 CC).

                                         In
materia contrattuale questa norma si concretizza nel senso che chi, come
l’attore, procede per ottenere l’adempimento di una pretesa contrattuale è
gravato dell’onere di dimostrare l’esistenza dell’asserito contratto nonché la
congruità della sua pretesa (per tante: II CCA 22 luglio 1998 in re
B./F. SA), mentre secondo l’art. 90 CPC il giudice valuta secondo il suo libero
convincimento quale sia la forza probatoria degli elementi forniti dalla parte
tenuta a farlo e, di conseguenza, se un certo fatto debba o meno ritenersi
provato (Rep. 1989, pag. 440; II CCA 31 luglio 1995 in re F./T.
SA; Kummer, opera citata, n. 64 ad art. 8 CC).

 

 

                                   2.   Secondo
le tesi esposte dall’attore negli allegati introduttivi circa il
perfezionamento dell’asserito contratto di architetto, il conferimento
contrattuale avrebbe avuto luogo al più presto il 26 novembre 1991, data in cui
le parti hanno sottoscritto il documento doc. A denominato “convenzione”
(esplicito: petizione, punto 1, pag. 1; replica, punto 1, pag. 2, in cui il conferimento
dell’incarico è chiaramente individuato nella firma della convenzione).

                                         In
petizione l’attore ha affermato di avere dapprima allestito i progetti di
massima doc. B1/B2 in quanto “così incaricato dal convenuto” (punto 2, pag. 2)
ossia (coerentemente con la precedente affermazione) dopo la firma della
convenzione, ma siffatta argomentazione è stata ben presto contraddetta dallo
stesso attore, che in replica (punto 1, pag. 2) afferma che “al momento della
sottoscrizione della citata convenzione doc. A, avvenuta in data 26 novembre
1991, l’attore aveva infatti già preparato i piani di massima prodotti sub doc.
B1 e B2”.

 

 

                                   3.   Come
rettamente stabilito dal Pretore, al momento della firma della nota convenzione
non vi è in realtà stato il conferimento del mandato (o dell’appalto)
all’architetto e questo, a prescindere dalla questione della nullità formale
dell’atto, già solo per il motivo che l’invocata clausola n. 2 della
convenzione, che nel contesto di quell’atto era intesa quale “condizione di vendita”
del fondo n. __________ di __________ recita che “I lavori di progettazione,
piani esecutivi, appalti e direzione lavori saranno affidati allo studio
dell’arch. __________ ”, laddove è pacifico che l’uso della locuzione temporale
futura “saranno affidati” non può che essere indicativa di un conferimento
contrattuale che non è ancora avvenuto e che ci si impegna invece ad effettuare
in un non precisato momento successivo. 

 

 

                                   4.   Il
Pretore, senza per questo convalidare la convenzione, ha ravvisato gli estremi
di questo successivo conferimento contrattuale nel comportamento del convenuto,
che dopo la firma della nota convenzione avrebbe intrapreso numerose iniziative
in vista dell’edificazione del fondo, prima con una casa bifamiliare, ed in
seguito con un’abitazione unifamiliare, manifestando così con ripetuti atti
concludenti la propria volontà di concludere un contratto di architetto.

                                         Si
tratta di una decisione che, sulla scorta della cronologia degli avvenimenti
rilevanti, non può essere condivisa.

 

                                         Il
primo rilievo che si impone concerne l’attitudine dell’attore, che allestendo i
piani di massima prima della stipulazione della vendita immobiliare e del
contratto di architetto ha sicuramente dimostrato in astratto la disponibilità
ad eseguire prestazioni professionali anche rilevanti pur in assenza di uno
specifico conferimento contrattuale, così che deve essere a priori abbandonata
l’argomentazione fondata sul buon senso e la comune esperienza di vita secondo
la quale non ci si deve attendere che un artigiano o un professionista effettui
di propria iniziativa delle specifiche prestazioni senza che le stesse gli
siano state richieste.

 

                                         Ciò
premesso, si può concordare con il Pretore sul fatto che il convenuto ha
prestato la propria necessaria collaborazione affinché l’attore procedesse in
atti necessari all’adempimento di un contratto di architetto, ma da questo solo
elemento non è lecito in queste circostanze trarre la conclusione
dell’esistenza del suo consenso alla stipulazione di siffatto contratto in
presenza di preminenti elementi che in buona fede dovevano essere intesi in
senso contrario.

                                         Da
un lato il convenuto non era proprietario del terreno per il quale era in corso
l’opera di progettazione, ragione per cui il suo interesse alle prestazioni del
progettista era necessariamente legato alla parallela conclusione della vendita
immobiliare -ne è del resto cosciente lo stesso Pretore laddove estende alla
prestazione di architetto la nullità formale della convenzione doc. A- non
potendosi seriamente affermare l’esistenza di un interesse del convenuto (o di
chiunque altro) alla prestazione di progettazione senza l’acquisizione del
terreno: il progetto, fino a prova del contrario, non è un’opera astratta ed
universale, ma al contrario dovrebbe essere determinata indissolubilmente dalle
caratteristiche del sedime al quale si riferisce, sia da quelle fisiche (vista,
esposizione al sole, morfologia del terreno, inserimento nel contesto del fondo
e dei fondi vicini, ecc.) che da quelle giuridiche (dimensioni e volumi in
funzione degli indici di sfruttamento e occupazione, altre particolarità pianificatorie
e di diritto comunale, accesso, ecc.).

                                         D’altro
lato l’interesse del convenuto alla progettazione e all’acquisto del terreno
dipendeva essenzialmente dalla soluzione del problema economico relativo al
finanziamento dell’intera operazione di acquisto del terreno e successiva
edificazione in esecuzione del progetto dell’attore.

 

                                         Di
quest’ultimo problema, la cui rilevanza nel contesto dei prospettati contratti
è manifesta, l’attore era sicuramente cosciente. Egli risulta infatti avere
accompagnato il convenuto presso la __________ per discutere del finanziamento
dell’operazione, circostanza attestata dal teste __________, che rammenta
inoltre che in quell’occasione il convenuto affermò che i mezzi propri
necessari all’operazione avrebbero dovuto pervenirgli da un ente assicurativo.
Il giudizio impugnato (pag. 10) situa questo colloquio nel periodo compreso tra
il 20 e il 30 gennaio 1992, ma a ben vedere il problema doveva in realtà essere
noto all’attore fin dall’inizio. Giustamente l’attore (replica, punto 2, pag.
4) afferma che “il preventivo generale di massima doc. C non è stato allestito
per caso: al convenuto serviva per discutere riguardo il finanziamento di
costruzione con i funzionari dell’istituto bancario di cui si dirà più sotto”,
ovvero con il cennato signor __________. Il doc. C reca la data 2 dicembre
1991, ed è perciò di una sola settimana successivo alla firma della convenzione
doc. A.

                                         E’
pertanto lecito affermare che il convenuto -come del resto sarebbe naturale per
un partner in buona fede- fin dall’inizio abbia comunicato all’attore che la
sua volontà contrattuale era subordinata alla concessione dell’indispensabile
finanziamento ossia, in termini giuridici, era condizionata -in maniera
riconoscibile per il partner- alla concessione del finanziamento. 

 

 

                                   5.   Pertanto,
contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato, non si ha quella
situazione in cui il committente pretende la gratuità delle prestazioni
preliminari del progettista, che giustamente nella specie non entrerebbe in
linea di conto vista l’entità di tali prestazioni, ma la diversa situazione in
cui, in maniera riconoscibile per il partner, la volontà contrattuale è vincolata
al verificarsi della condizione costituita dalla concessione del finanziamento
necessario già per il solo acquisto del sedime da edificare (art. 151 CO; II
CCA 10 febbraio 1994 in re C./G. SA).

                                         Non
può perciò essere ammessa l’esistenza di un vincolante consenso del convenuto
all’esecuzione delle prestazioni di architetto, essendo tale consenso stato
subordinato ad una condizione non verificatasi, così che si deve ammettere che
l’attore, che conosceva la situazione e doveva perciò in buona fede inferire
l’esistenza della condizione, non può prevalersi delle prestazioni nondimeno
effettuate, per le quali si deve ammettere che egli, come aveva del resto fatto
fin dall’inizio, ossia allestendo i doc. B1 e B2 prima della firma della
convenzione doc. A, abbia continuato ad agire a proprio rischio, assumendosi
cioè le conseguenze della possibile non concessione del finanziamento.

                                         Nulla
in atti risulta giustificare la soluzione contraria, non certo le apodittiche
affermazioni del teste __________ (“Per la progettazione l’attore doveva essere
pagato. Doveva essere pagato in ogni caso, anche se la casa non fosse stata
costruita”), che in assenza di migliori indicazioni non permettono di dedurre
l’esistenza di un simile consenso e che inoltre sono smentite dalla teste
__________

                                         Ne
consegue l’accertamento dell’inesistenza dell’asserito contratto d’architetto.

 

 

                                   6.   Dall’inesistenza
di qualsivoglia rapporto contrattuale tra le parti discende la facoltà per il
convenuto di ottenere nella misura da lui richiesta la restituzione di quanto
versato in vista di un contratto non perfezionatosi (art. 62 cpv. 2 CO; DTF
119 II 21 e segg.), senza che vi sia più la necessità di attribuire il
pagamento effettuato all’uno o all’altro contratto, stante l’inesistenza di
entrambi e ritenuto che gli interessi al 5%, di principio dovuti dal momento
della dazione ingiustificata (Honsell/Vogt/Wiegand, OR I, 2. edizione,
n. 4 ad art. 64 CO in fine), possono essere attribuiti dalla richiesta data del
6 maggio 1994.

                                         La
domanda riconvenzionale merita pertanto tutela, eccezion fatta per la richiesta
di rimozione dell’opposizione interposta al precetto esecutivo doc. 3, domanda
non formulata in sede di appello.

 

                                   7.   Alla
luce di queste risultanze risulta ovviamente ingiustificata anche la decisione
di negare al convenuto il beneficio dell’assistenza giudiziaria per il motivo
della mancanza di possibilità di esito favorevole della lite, ragione per cui,
stante la situazione di indigenza attestata dal certificato municipale doc. 7,
anche questa sua richiesta deve essere accolta, atteso che le ripetibili
attribuite al convenuto dovranno comunque essere computate nella nota del di
lui patrocinatore.

 

                                         Ne
segue, ai sensi dei considerandi, l’accoglimento del gravame.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

                                

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
2 giugno 1998 di __________ è accolto.

 

                                         §    Di
conseguenza la sentenza 7 maggio 1998 della Pretura del distretto di Bellinzona
è riformata nel modo seguente:

 

                                               1.  La petizione è respinta.

                                      

                                              2.  La
tassa di giustizia di fr. 900.-- e le spese di fr. 3’900.--, da anticipare
dall’attore, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere al convenuto fr.
2’400.-- per ripetibili.

 

                                              3.  La
domanda riconvenzionale è accolta.

                                                   L’arch.
__________, è condannato a pagare a __________, fr. 4'875.-- oltre interessi al
5% dal 6 maggio 1994.

 

                                              4.  La
tassa di giustizia di fr. 250.-- e le spese di fr. 150.-- sono a carico
dell’arch. __________, che rifonderà all’attore riconvenzionale fr. 600.-- per
ripetibili.

 

                                         §§ Ed
inoltre il decreto 7 maggio 1998 è così riformato:

 

                                               1.    L’istanza
di assistenza giudiziaria 22 aprile 1996 di __________ è accolta, con il
gratuito patrocinio dell’avv. __________.

 

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                   fr.      570.--

                                         b) 
spese                                                     fr.        30.--

                                         T
o t a l e                                                      fr.      600.--

 

                                         sono
a carico dell’arch. __________, che rifonderà a controparte fr. 1’200.-- per
ripetibili di appello.

 

                                  III.   L’istanza
di assistenza giudiziaria 2 giugno 1998 di __________ è accolta, con il
gratuito patrocinio dell’avv. __________.

 

                                 IV.   Intimazione:    - 
__________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario