# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bbc34a48-5489-5763-9d3a-03fad39955dd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-06-08
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 08.06.2016 R 2015 70
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2015-70_2016-06-08.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 15 70

5a Camera  

presidenza Racioppi
giudici Meisser, Audétat 
attuario Paganini

SENTENZA
dell'8 giugno 2016

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____ SA,

rappresentata dall'Avvocato lic. iur. Fabrizio Keller, 

ricorrente

contro 

Comune Politico di X._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Andrea Toschini

convenuto

concernente procedura edilizia

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1. L'A._____ SA, con sede a X._____, è proprietaria della particella n. 190 di 

2'280 m2 nella zona industriale del Comune di X._____ (qui di seguito: 

Comune). Il fondo è parzialmente edificato con un laboratorio per l'attività 

dell’A._____ SA e i relativi magazzini. Nell'edificio principale si trova, 

inoltre, anche un ufficio di collocamento di badanti. Le licenze di 

costruzione sono state rilasciate nel 1984, nel 1987, nel 1990 e nel 1998. 

2. Il 22 ottobre 2014 l'A._____ SA ha inoltrato una domanda di costruzione 

per la realizzazione di una nuova pavimentazione in asfalto di ca. 485 m2 

nello spazio fra l'edificio principale n. 190 ICAI e la tettoia n. 190-A ICAI. 

Inoltre l'A._____ SA chiedeva di poter pavimentare con dell'asfalto 

riciclato la parte rimanente della particella non edificata di ca. 585 m2. 

3. Il 10 dicembre 2014 il Comune notificava all'A._____ SA il fermo dei lavori 

poiché avrebbe constatato che la realizzazione dei piazzali stava 

avvenendo senza attendere il rilascio della licenza edilizia. II 12 gennaio 

2015 il Comune decretava nuovamente un fermo lavori e comunicava 

all'A._____ SA di aver constatato che sui piazzali del fondo si era 

insediata una ditta di pavimentazione stradale (la B._____ SA), la quale 

utilizzava gli spazi quale magazzino e quale deposito per macchinari e 

attrezzi. Il Comune, pertanto, invitava l'A._____ SA a inoltrare anche una 

domanda di costruzione concernente il cambiamento di destinazione. 

4. Il 19 gennaio 2015 l'A._____ SA contestava la necessità di una licenza 

edilizia per l'uso del fabbricato da parte della B._____ SA, specificando 

che la stessa avrebbe in parte anche un'attività produttiva e che 

esisterebbe un diritto acquisito all'uso dello spazio come magazzino. Su 

richiesta del Comune, il 26 febbraio 2015 l'A._____ SA inoltrava dei nuovi 

piani con le quote di costruzione dei piazzali. 

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5. Il 15 aprile 2015 il Comune trasmetteva la bozza di decisione al 

richiedente assegnandogli un termine di 10 giorni per l'inoltro di eventuali 

osservazioni, in particolare sulla proposta dell'autorità edilizia di 

autorizzare solo una licenza edilizia parziale. Il 22 aprile 2015 il 

rappresentante della richiedente chiedeva che gli fossero posti a 

disposizione gli incarti inerenti alle licenze edilizie precedenti. II 27 aprile 

2015 la richiedente prendeva sommariamente posizione contestando la 

proposta del Municipio di non autorizzare parte dei piazzali e rilevava che 

gli incarti richiesti cinque giorni prima non gli erano ancora stati messi a 

disposizione. 

6. Il 6 maggio 2015 il Comune comunicava al rappresentante della 

richiedente, avv. Fabrizio Keller, che la documentazione richiesta avrebbe 

potuto essere visionata presso la cancelleria comunale e prolungava alla 

richiedente il termine per inoltrare eventuali osservazioni. Il 13 maggio 

2015 il rappresentante della richiedente confermava il suo scritto del 27 

aprile 2015 e si rifiutava di entrare nel merito della proposta di decisione. 

Il 29 maggio 2015 il rappresentante della richiedente rimproverava al 

Comune di tardare a emanare la decisione e che per tale motivo avrebbe 

proceduto con la realizzazione della parte incontestata della domanda di 

costruzione.

7. Con decisione 17 giugno 2015 il Comune decretava la sospensione dei 

lavori sulla particella n. 190, riservandosi di chiedere il ripristino della 

situazione allo stato precedente qualora vi fosse stata una violazione 

materiale del diritto edilizio. 

8. Con decisione 18 giugno 2015 il Comune approvava parzialmente la 

domanda di costruzione del 22 ottobre 2014, ovvero la realizzazione di 

una nuova pavimentazione in asfalto di ca. 485 m2 fra l'edificio n. 190 e 

l'edifico n. 190-A dell'ICAI. Esso respingeva invece la richiesta di 

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realizzazione di una nuova pavimentazione in macinato sulla superficie di 

ca. 585 m2 adiacente alla tettoia n. 190-A dell'ICAI. Esso decideva inoltre 

che l'installazione della B._____ SA avrebbe presupposto una domanda 

di costruzione per il cambiamento di destinazione dell'attività negli edifici 

n. 190 e 190-A dell'ICAI, risp. per l'utilizzazione degli spazi esterni quali 

piazzali di deposito. Il Comune considerava, in sostanza, che conforme 

alla zona sarebbe soltanto l'attività di gestione di un laboratorio di restauro 

mobili. La realizzazione della pavimentazione di ca. 585 m2 non sarebbe 

tuttavia connessa a tale attività ma avrebbe evidentemente come scopo il 

deposito di macchinari e materiale della B._____ SA. Infine, anche se non 

fosse dimostrabile una destinazione del piazzale alla B._____ SA, la 

necessità del piazzale sarebbe comunque rimasta immotivata. 

9. Contro la decisione di fermo lavori del 17 giugno 2015 nonché contro 

quella sulla domanda di costruzione del 18 giugno 2015, in data 19 

agosto 2015 l'A._____ SA (qui di seguito: ricorrente) presentava ricorso al 

Tribunale amministrativo chiedendo la cassazione delle decisioni, che le 

richieste del Municipio siano dichiarate prive d'oggetto e che alla 

ricorrente sia rilasciata la licenza edilizia per la pavimentazione in asfalto 

macinato della superficie di 585 m2 adiacente alla tettoia n. 190-A 

dell'ICAI. A motivazione del ricorso, la ricorrente lamentava 

sostanzialmente una violazione del principio dell'uguaglianza di 

trattamento, della buona fede e dell'arbitrio e faceva appello alla garanzia 

del possesso. 

10. Con presa di posizione pervenuta al Tribunale amministrativo il 30 

settembre 2015, il Comune di X._____ (qui di seguito: convenuto) 

chiedeva il rigetto del ricorso. Oltre a puntualizzare la fattispecie, il 

convenuto affermava che le attività insediate negli edifici della ricorrente 

non adempirebbero ai requisiti posti dalla legge edilizia in merito alla zona 

industriale e respingeva le allegazioni sulle presunte violazioni del 

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principio dell'uguaglianza di trattamento e sull'applicazione della garanzia 

del possesso. 

11. Con replica del 12 novembre 2015 la ricorrente avanzava una violazione 

delle regole professionali dell'avvocatura da parte del patrocinatore del 

convenuto e ribadiva con nuovi elementi una lesione della buona fede e la 

presenza di ritardata giustizia. Inoltre, essa eccepiva le allegazioni del 

convenuto sul contenuto delle licenze edilizie precedentemente rilasciate 

e gli apprezzamenti della fattispecie. 

12. In data 18 dicembre 2015 il convenuto inoltrava a questo tribunale la 

duplica, contestando interamente le critiche della controparte.

13. Nelle osservazioni del 15 gennaio 2016, la ricorrente delucidava le 

asserzioni in merito alla lesione della buona fede e alla prassi illegale, le 

quali venivano poi contestate con la presa di posizione del convenuto del 

4 febbraio 2016. A questa quadrupla del convenuto seguiva infine 

un'ultima contestazione della ricorrente con scritto del 25 febbraio 2016.

14. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti nei loro scritti nonché sulla 

decisione impugnata si tornerà – per quanto utile ai fini del giudizio – nelle  

considerazioni di merito che seguono.

Considerando in diritto:

1. Oggetto del presente ricorso sono sia la decisione di fermo lavori del 17 

giugno 2015 sia quella sulla domanda di costruzione del 18 giugno 2015. 

La competenza del Tribunale amministrativo a giudicare il contenzioso è 

indubbiamente data per entrambe le decisioni ai sensi dell'art. 49 cpv. 1 

lett. a della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). La 

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ricorrente è pacificamente legittimata al ricorso, in quanto destinataria 

delle decisioni impugnate. Essendo tempestivo, in merito a entrambe le 

decisioni, e rispondendo alle condizioni di forma, il ricorso è ricevibile in 

ordine. 

2. Oggetto del presente litigio è la decisione del convenuto di rigetto della 

richiesta di realizzazione di una pavimentazione in macinato sulla 

superficie di ca. 585 m2 adiacente alla tettoia n. 190-A. Inoltre, è 

contestata la richiesta di inoltrare una domanda per il cambiamento di 

destinazione dell'attività per l'impresa di pavimentazione e l'ufficio di 

collocamento di badanti risp. per l'utilizzo degli spazi esterni quali piazzali 

di deposito. La particella in questione si trova nella zona industriale ed è 

di proprietà della ricorrente. La ricorrente ha quali locatarie sulla particella 

una ditta di pavimentazione (la B._____ SA) e a una ditta di collocamento 

di personale (la C._____ SA, di cui direttrice è D._____, oggi unico 

membro con firma individuale dell'azienda ricorrente).

3. a) Giusta l'art. 25 cpv. 1 della legge edilizia del Comune di X._____ (LE) 

nella zona industriale è permessa solo la costruzione di edifici destinati 

alla produzione artigianale e industriale leggera. 

In accordo con questa norma, stando al convenuto il criterio principale per 

autorizzare un insediamento nella zona industriale è la presenza di 

un'attività di produzione leggera. Che sussista una prassi in tal senso, è 

ravvisabile dagli atti, in special modo dall'allegato "riassunto elenco fondi 

con attività zona industriale X._____" (act. U del convenuto; v. anche 

sotto al cons. 5c nell'ambito dell'esame di un'eventuale prassi di 

tolleranza illegale), da cui emerge, infatti, che gli insediamenti aziendali 

autorizzati nella zona industriale perseguono prevalentemente un'attività 

produttiva senza emissioni particolari. 

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b) Contrariamente alle considerazioni della ricorrente, il convenuto è del 

parere che le attività constatate della ditta di pavimentazione (della 

B._____ SA) sulla particella in questione, concretamente: l'utilizzo di un 

piazzale quale deposito per la lavorazione di terra e scarti e di posteggio 

di macchinari, non potrebbero essere definite né un'attività artigianale né 

un'attività industriale ai sensi della norma summenzionata. Ugualmente, 

sempre a mente del convenuto, anche l'attività di collocamento di badanti 

svolta in uno degli edifici della particella sarebbe in contrasto con l'art. 25 

LE. Questa tesi viene contraddetta dalla argomentazioni della ricorrente, 

secondo cui la B._____ SA produrrebbe invece delle opere in 

calcestruzzo, del materiale di pavimentazione e di bordure di rivestimento 

per il fondo stradale sugli spazi della ricorrente e che, in futuro, certi suoi 

manufatti saranno lavorati nell'attuale magazzino. 

Stando al Registro di commercio, la B._____ SA ha come scopo, fra i 

vari, l'esercizio di un'impresa di costruzioni edili, del genio civile, di sopra 

e sottostruttura, di un'impresa generale per l'esecuzione di lavori di 

pavimentazione stradale ed industriale di ogni genere, produzione, 

forniture e vendita di miscele stradali, di inerti, di riciclati e di sottofondi. 

Stando alla documentazione agli atti, non risulta che la B._____ SA abbia 

una produzione sita nel magazzino della particella n. 190 e neppure che 

essa produca del materiale di pavimentazione sul piazzale esterno. La 

ricorrente stessa afferma, poi, che le attività di produzione della B._____ 

SA verrebbero svolte soltanto in parte sulla particella in questione. Ne 

discende che le attività della B._____ SA, in prevalenza non sono da 

ritenere di carattere produttivo ai sensi della LE del Comune convenuto. 

In ogni caso, non appaiono dati i requisiti di una produzione industriale 

leggera. Pertanto, le attuali attività della B._____ SA, quali la posa di 

benne, di materiale o il posteggio di veicoli risp. macchinari di lavoro sulla 

particella in questione non sono da ritenersi conformi alla zona. Per le 

stesse ragioni, l'attività di collocamento di badanti, esercitata dall'altra 

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locataria (la C._____ SA), non essendo un'attività produttiva, in linea di 

principio, non è anch'essa da ritenersi conforme alla zona. 

4. a) Secondo l'art. 25 cpv. 2 LE eventuali depositi esterni di materiale e mezzi 

necessari all’attività dell’azienda vanno organizzati in modo ordinato e 

devono essere autorizzati separatamente dall’autorità edilizia.

Stando a quanto affermato sopra, nel caso di specie un deposito esterno 

può essere autorizzato soltanto qualora esso sia legato all'attività della 

ricorrente, ma non a quella della ditta di pavimentazione (della B._____ 

SA). Nella sua decisione del 18 giugno 2015 il convenuto ha ritenuto che 

la ricorrente non ha giustificato la necessità del piazzale con la propria 

attività, deducendo che questo potesse essere unicamente destinato 

all'attività della ditta di pavimentazione. Ciò non viene contestato dalla 

ricorrente, anzi è indubbio che il relativo piazzale serva alla ditta locataria. 

La richiesta realizzazione del piazzale di ca. 585 m2 potrebbe perciò  

essere solamente autorizzata in collegamento con l'attività della ricorrente 

risp. con l'attività di un'azienda conforme alla zona. 

b) La ricorrente è dell'avviso che la realizzazione del piazzale non comporti 

un cambiamento di destinazione. Ella fa appello alla garanzia del 

possesso. La ricorrente afferma che l'imposizione di limitazioni alle 

licenze edilizie rilasciate sarebbe infondata poiché nessuna di queste 

menzionerebbe delle limitazioni d'uso alla sola attività della ricorrente. Lo 

spazio oggi occupato dalla B._____ SA sarebbe stato autorizzato come 

magazzino con licenza edilizia 29 dicembre 1987. L'ufficio di 

collocamento di badanti (della C._____ SA) avrebbe la propria sede negli 

spazi adibiti a ufficio dal 2007 e avrebbe ricevuto formale autorizzazione 

da parte della SECO e dell'UCIAML. Il Municipio non avrebbe mai 

sollevato delle contestazioni in merito. L'uso degli uffici da parte della 

C._____ SA sarebbe autorizzato dalla formale licenza edilizia del 1984. 

L'utilizzo della B._____ SA non sarebbe abusivo e in caso contrario, 

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l'entrata in vigore della legge edilizia del 3 dicembre 2012/7 maggio 2013 

non avrebbe comunque intaccato i diritti acquisiti e la garanzia di 

proprietà. Nel presente caso non sarebbe stato né invocato né dato un 

interesse pubblico preponderante all'applicazione del nuovo diritto. Dal 

canto suo, il convenuto ritiene che l'attività di collocamento di badanti e di 

un'impresa di pavimentazione non sarebbero conformi alle attività 

effettivamente autorizzate nella licenza edilizia. A queste attività non 

potrebbe essere estesa la garanzia del possesso.

Le licenze di costruzione precedentemente rilasciate a A._____, 

restauratore di mobili e ex membro con firma individuale dell'azienda 

ricorrente, autorizzavano sul fondo attualmente denominato n. 190 la 

costruzione di un laboratorio/magazzino (licenza del 13 giugno 1984); in 

seguito a tale costruzione, la costruzione/aggiunta di un 

magazzino/deposito al laboratorio/magazzino esistente (licenza del 29 

dicembre 1987); la costruzione di una tettoia aperta (licenza del 14 marzo 

1990) e di una tettoia per il posteggio di 2-3 veicoli e quale 

deposito/ripostiglio (licenza del 5 giugno 1997). Come risulta dalla 

documentazione agli atti, le autorizzazioni sono state rilasciate in merito al 

deposito di mobili ma soprattutto nel contesto dell'attività artigianale di 

restauro. Non esiste perciò alcun diritto acquisito grazie alle licenze 

edilizie che permetterebbero un uso del piazzale in questione quale 

deposito per un'impresa di pavimentazione. La garanzia dello stato di 

proprietà non è pertanto applicabile, siccome non è messa in discussione 

la conformità degli edifici sulla particella in questione, ma soltanto la 

pavimentazione e l'utilizzo della particella in relazione alle attività – per 

quanto ravvisabile, v. sopra cons. 3b – non conformi alla zona della 

B._____ SA. 

5. a) La ricorrente rimprovera inoltre il fatto che non ci sarebbe nessuna 

installazione ma soltanto un deposito di container per la raccolta di 

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materiale. Quasi ogni ditta nella zona industriale del Comune 

depositerebbe container, macchinari ecc. sul terreno antistante i 

fabbricati. A queste ditte non sarebbe mai stato chiesto di presentare una 

domanda edilizia – come farebbe il Municipio con la ricorrente – per il 

deposito e il posteggio esterno. A tal proposito, il ricorrente ha allegato 

una documentazione fotografica. La richiesta del convenuto di presentare 

una domanda edilizia per la posa di cassoni amovibili, posteggio di 

camion e macchinari da lavoro come pure la richiesta di inoltrare una 

domanda di cambiamento di destinazione corrisponderebbe perciò a una 

chiara violazione del principio dell'uguaglianza di trattamento (art. 8 cpv. 1 

Cost. e art. 29 cpv. 1 Cost.). Parimenti, anche il fatto di pretendere la 

presenza di un'attività non conforme alla zona costituirebbe una 

violazione di tale principio. Il convenuto afferma invece di voler procedere 

senza eccezioni all'applicazione della nuova legge edilizia in vigore dal 

2013. Nel Comune non sussisterebbe alcuna prassi illegale. I presupposti 

per avvalersi di un diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illegalità in 

questo caso non sarebbero comunque dati.

b) Principalmente non esiste un diritto alla parità di trattamento nell'illegalità 

(DTF 126 V 392 cons. 6a; 124 IV 47 cons. 2c, 122 II 451; 116 Ia 140), in 

quanto il principio della supremazia della legge è reputato prevalere su 

quello dell' uguaglianza di trattamento (DTF 117 Ib 266 cons. 3f, 414 

cons. 8c, 112 Ib 387 cons. 6). Il fatto che la legge non sia stata in altri casi 

applicata o non lo sia stata giustamente non accorda ancora al cittadino il 

diritto di essere posto parimenti al beneficio di un regime illegale. Questo 

vale però solo se la pratica illegale è riferita ad un caso o ad alcuni casi 

isolati. Per contro, se l'autorità rifiuta di scostarsi in altre situazioni dalla 

propria pratica illegale, il privato ha il diritto di pretendere di essere posto 

al beneficio della prassi illegale alla stessa stregua degli altri (DTF 136 I 

65 cons. 5.6, 134 V 34 cons. 9, 131 V 9 cons. 3.7, 127 I 2 cons. 3a, 123 II 

253 cons. 3c e 115 Ia 83 cons. 2). Ciò premesso che l'autorità anche in 

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futuro non intenda discostarsi da tale prassi. In tali casi il principio dell' 

uguaglianza di trattamento è reputato prevalere su quello della legalità 

(DTF DTF 136 I 65 cons. 5.6, 122 II 451 cons. 4a e 112 Ib 387 cons. 6)

c) Vista la difformità di zona della ditta di pavimentazione (v. sopra cons. 

3b), la prassi illegale dovrebbe consistere nella tolleranza da parte del 

Comune di depositi esterni di aziende con attività non conformi alla zona. 

Pur premettendo che il convenuto, in date occasioni, permetterebbe a 

delle aziende conformi alla zona il deposito esterno in relazione alla loro 

attività senza la dovuta autorizzazione (cfr. act. 4, 11-14, 27 della 

ricorrente), in tal caso non sarebbero comunque date due fattispecie 

analoghe, per cui non occorrerebbe esaminare i criteri di un'eventuale 

lesione dell'uguaglianza di trattamento in correlazione alla presunta prassi 

illegale. Vanno invece valutati più a fondo gli esempi di depositi nel 

Comune elencati dalla ricorrente, i quali non avrebbero alcun legame con 

un'attività di produzione, affinché si possa affermare o meno l'esistenza di 

una corrispondente prassi del convenuto. A prescindere da situazioni non 

autorizzate contro le quali il Comune è già intervenuto – seppur senza 

successo – (si fa riferimento in particolare al deposito di binari e materiali 

in ferro sulle particelle n. 1092 – particella fuori dalla zona edificabile – e 

n. 181, act. 26 e 28 della ricorrente) e alle quali non è certamente stata 

applicata una prassi illegale, resta da chiarire se gli altri insediamenti 

menzionati dalla ricorrente comprovino la presenza di una prassi illegale 

nel senso appena descritto. In merito ai macchinari depositati sulla 

particella n. 177 (cfr. doc. 21 della ricorrente) il convenuto afferma che 

avrebbe appurato la presenza dell'installazione, sebbene, da quanto 

risulterebbe, non vi sarebbe alcuna attività. Si tratterebbe di una 

situazione non tollerata che il Comune non intenderebbe tollerare oltre. Lo 

stesso è stato asserito per i container non autorizzati sulla particella n. 

1091 risp. n. 1307 (cfr. act. 22 della ricorrente). In merito alle fotografie 

inerenti al deposito esterno della F._____ SA (ditta d'esecuzione di 

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sondaggi; particella n. 1091) risp. della G._____ SA (ditta di costruzioni, 

con autorizzazione sulla particella n. 1283 di utilizzo di uno stabile quale 

magazzino e a cui è stata rilasciata una licenza di costruzione per gli uffici 

e gli alloggi del personale; doc. 23 risp. 25 della ricorrente), il convenuto 

conferma la sua intenzione di non voler (più) consentire a delle imprese di 

costruzione o simili di installarsi. In effetti, i permessi per le due ditte in 

questione sono stati rilasciati nel 2009, ossia sotto l'egida del vecchio 

ordinamento base. La vecchia legge edilizia, tuttavia, permetteva – 

ugualmente alla nuova – soltanto la costruzione di edifici destinati alla 

produzione artigianale e industriale leggera (mediamente moleste; cfr. art. 

4.7 cpv. 1 vLE 2005). Si constatano perciò almeno due occasioni in cui il 

convenuto ha autorizzato l'insediamento di ditte con attività simili alla 

ricorrente e il relativo deposito esterno. Rispetto alle numerose aziende 

presenti in loco (cfr. act. U del convenuto) con attività confacenti alla 

zona, nel senso di un'attività di produzione leggera, queste situazioni non 

sembrano però poter dimostrare la presenza di una prassi illegale del 

convenuto. Ad ogni modo, non sembrano esserci motivi per dubitare della 

volontà del convenuto di non voler più accettare, in futuro, l'insediamento 

di aziende di costruzione o simili e il loro relativo deposito di materiale o di 

macchinari all'aperto e dunque di voler applicare l'art. 25 LE senza 

concedere eccezioni. Le allegazioni in merito all'inuguaglianza di 

trattamento vanno perciò respinte. 

6. a) Stando alla ricorrente, inoltre, le misure decretate dal convenuto non 

sarebbero proporzionali. Il convenuto violerebbe i principi pianificatori nel 

caso allontanasse la ricorrente dalla zona industriale del Comune. A 

questa critica non si può dar seguito. La ricorrente è difatti libera di locare 

il proprio fondo e magazzini annessi ad aziende con attività confacenti 

alla zona industriale. 

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b) Va inoltre rigettata l'allegazione sulla violazione della legge degli avvocati, 

poiché non è intravedibile un conflitto del patrocinatore del convenuto a 

causa della carica in seno alla ditta E._____ SA. Questa, parimenti alla 

B._____ SA, non è peraltro parte della presente procedura e non ha alcun 

legame o conflitto con quest'ultima, eccetto per il fatto di essere attiva 

nello stesso settore. Ad ogni modo, a tal riguardo il ricorrente dovrebbe 

rivolgersi alla rispettiva Commissione di vigilanza. 

c) Irrilevante ai fini di giudizio sulla buona fede del convenuto nella concreta 

fattispecie, appare il presunto accanimento del convenuto contro la 

ricorrente nell'ambito di un altro procedimento, manifestatosi, 

apparentemente, nel fatto di chiedere una domanda formale di 

costruzione, invece di considerare la notifica per la posa in riciclato su 

una strada privata. Parimenti, non si intravede nessuna lesione della 

buona fede in relazione al caso concreto, nelle asserzioni del convenuto 

in merito alla licenza provvisoria del 1988 concernente la costruzione 

(provvisoria) di una baracca, cosicché nell'ottica di un quadro generale, 

non appare data una violazione della buona fede da parte del convenuto. 

d) Non occorre poi soffermarsi oltre sulla censura di ritardo arbitrario 

nell'emanazione delle decisioni impugnate. È pur vero che dall'inoltro 

della domanda di costruzione del 24 ottobre 2014 alla decisione del 18 

giugno 2015 sono trascorsi ca. 8 mesi, e che la procedura è quindi durata 

ben oltre il limite ordinatorio fissato dall'ordinanza sulla pianificazione 

territoriale del Cantone dei Grigioni (cfr. art. 46 cpv. 3 OPTC). 

Ciononostante, tale ritardo non è da imputare esclusivamente al 

convenuto, ma segnatamente alla necessità di presentare complementi 

alla domanda di costruzione, ai fermi lavoro e al successivo scambio di 

scritti dovuto alle divergenze di opinioni tra le parti. 

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e) Non si può infine dar seguito alla rivendicazione di risarcimento per 

espropriazione materiale. Innanzitutto, dal punto di vista strettamente 

formale, non è stato postulato un corrispondente petito su cui poter 

eventualmente entrare in merito. E pur volendo considerare tale richiesta, 

andrebbe osservato che, in giusta applicazione della regolamentazione 

pianificatoria e edilizia, dalle decisioni impugnate non possono derivare 

dei diritti d'espropriazione a causa di una limitazione della proprietà. Va 

infine aggiunto che con l'entrata in vigore della nuova legge edilizia, 

l'utilizzo della zona è rimasto invariato (cfr. art. 4.7 cpv. 1 vLE). 

Per tutti questi motivi, il ricorso va respinto. Qualora la ricorrente fosse in 

grado di dimostrare che la B._____ SA svolga una produzione di carattere 

leggero ai sensi della prassi comunale sulla particella in questione, essa 

sarà tuttavia libera di inoltrare una corrispondente domanda di cambio di 

destinazione d'uso risp. di costruzione che il Comune, in linea di principio, 

sarebbe tenuto ad accogliere.

7. I costi del presente procedimento vanno accollati al ricorrente, quale parte 

soccombente (art. 73 cpv. 1 LGA). Il comune convenuto, avendo agito 

nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali, non ha diritto a ripetibili (art. 78 

cpv. 2 LGA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 302.--

totale fr. 2'802.--

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il cui importo sarà versato dalla A._____ SA entro trenta giorni dalla notifica 

della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira.

3. [Vie di diritto

4. [Comunicazioni]

In data 14 marzo 2017 il ricorso interposto al Tribunale federale è stato respinto 

nella misura in cui è stato dichiarato ammissibile (1C_324/2016).