# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70b477b6-d216-5b4a-9b2c-e70520e8a158
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.02.2025 F-1174/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1174-2025_2025-02-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1174/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 6  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Gregor Chatton, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Sebastian Kempe;  

cancelliere Matthew Pydar. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Marocco,    

patrocinato da SOS Ticino Protezione giuridica della 

Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 14 febbraio 2025 / N (…). 

 

 

 

F-1174/2025 

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Fatti: 

A.  

Il ricorrente ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il  

21 gennaio 2025. Da ricerche intraprese dalla SEM nella banca dati euro-

pea “Eurodac”, è risultato che egli aveva già depositato le seguenti do-

mande d’asilo: in Austria, il 16 dicembre 2016; in Francia, il 25 novembre 

2019; in Lussemburgo, il 4 febbraio 2022; in Croazia, il 20 maggio 2023; in 

Slovenia, il 15 aprile 2024. 

B.  

Il 24 gennaio 2025 il ricorrente ha sostenuto, in presenza del suo patroci-

natore legale, un colloquio Dublino. In tale sede gli è stato concesso il diritto 

di essere sentito in merito ad un’eventuale competenza degli Stati sum-

menzionati per lo svolgimento della procedura d’asilo ed allontanamento e 

di esprimersi su eventuali patologie mediche. 

C.  

Il 24 gennaio 2025 la SEM ha inoltrato presso le autorità slovene una ri-

chiesta di ripresa in carico sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d del regola-

mento (UE) n° 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 

giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). Il 29 gennaio 2025 

la Slovenia ha rifiutato la richiesta, informando la SEM che le autorità slo-

vene avevano già ricevuto una risposta positiva alla loro richiesta di ripresa 

in carico nei confronti della Croazia. Pertanto la SEM ha formulato un’altra 

richiesta presso le autorità croate il 29 gennaio 2025 sulla base dell’art. 18 

par. 1 lett. b RD III, alla quale ha fatto seguito l’accettazione da parte della 

Croazia sulla base dell’art. 20 par. 5 RD III in data 12 febbraio 2025. 

D.  

Per decisione del 14 febbraio 2025, notificata al ricorrente il 17 febbraio 

2025, la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), ha ordinato l’allontanamento in 

Croazia e l'esecuzione di questo provvedimento, rilevando che un even-

tuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo. 

E.  

Contro tale provvedimento il ricorrente ha presentato ricorso il 21 febbraio 

2025. Il ricorrente domanda che l’esecuzione della decisione venga 

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sospesa in via supercautelare nonché la concessione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso. Egli domanda inoltre l’esenzione dal pagamento delle spese 

giudiziarie oltre che del relativo anticipo, con protesta di tasse e ripetibili. 

Nel merito chiede l’annullamento della precitata decisione e, in subordine, 

la restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria. 

F.  

Il 24 febbraio 2025 il giudice istruttore ha disposto la sospensione provvi-

soria dell’esecuzione del trasferimento del ricorrente verso la Croazia. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le decisioni prese dalla SEM in materia d’asilo possono essere impu-

gnate davanti al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o 

TAF), che decide in via definitiva, a meno che non si tratti di un’eccezione, 

non applicabile nel presente caso (art. 1 cpv. 2 ed art. 33 lett. d LTAF [RS 

173.32], applicabili con riferimento all'art. 105 LAsi, in combinato disposto 

con l'art. 83 lett. d cifra 1 LTF [RS 173.110]). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) è di princi-

pio ammissibile sotto il profilo degli art. 48 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA  

(RS 172. 021), applicabili in riferimento all'art. 37 LTAF e all'art. 108 

cpv. 3 LAsi. 

1.3 Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 3.1). 

2.  

2.1 Vengono fatti valere vizi di natura formale. Il ricorrente domanda in su-

bordine la restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istrut-

toria. Egli reclama in particolare una decisione immotivata (art. 35 PA com-

binato con art. 6 LAsi), in quanto l’autorità inferiore avrebbe omesso qual-

siasi riferimento alle precedenti domande d’asilo inoltrate presso gli altri 

Stati membri, per cui non si dedurrebbe chiaramente per quale motivo si 

debba considerare la Croazia competente. Inoltre la SEM avrebbe violato 

la massima inquisitoria (art. 12 PA combinato con art. 6 LAsi), in quanto 

non avrebbe sufficientemente tenuto conto delle presunte carenze sistemi-

che nel sistema d’asilo croato così come di eventuali motivi umanitari, da 

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cui si dedurrebbe un rilevamento viziato dei fatti (art. 106 par. 1 lett. b LAsi). 

Tali censure formali sono da esaminare preliminarmente, in quanto suscet-

tibili di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 148 

III 30 consid. 3.1; DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1). 

2.2 Giusta l’art. 35 par. 1 PA le decisioni scritte, anche se notificate in forma 

di lettera, devono essere designate come tali, motivate, e indicare il rimedio 

giuridico. L’obbligo di motivazione di una decisione, discende dal diritto di 

essere sentito e dalla garanzia di un processo equo (art. 29 cpv. 1 e 2 

Cost.) e costituisce un presupposto essenziale per la verifica della fonda-

tezza della decisione sia per le parti che per l’autorità di ricorso. Per adem-

piere a tali esigenze, è sufficiente che l’autorità menzioni, almeno breve-

mente, le proprie riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essenziali; ov-

vero l’autorità è tenuta a riportare i motivi che l’hanno guidata e sui quali 

essa ha fondato il suo ragionamento, di modo che l’interessato possa ren-

dersi conto della portata della stessa ed impugnarla in piena conoscenza 

di causa (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2 e DTF 142 I 135 consid. 2.1). 

L’autorità non deve invece pronunciarsi su tutti i motivi delle parti, ma può, 

al contrario, limitarsi alle questioni decisive (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2). 

2.3 Contrariamente a quanto menzionato nella memoria di ricorso, l’auto-

rità inferiore non ha violato il suo obbligo di motivare la decisione. Infatti 

essa ha riportato nei fatti tutte le richieste d’asilo inoltrate dal ricorrente e 

di cui era a conoscenza (cfr. SEM-atti, no. 29/17). Il loro mancato tratta-

mento risulta tuttavia giustificato, dato che la Croazia è stato l’unico degli 

Stati interpellati ad avere accettato la richiesta di ripresa in carico (cfr. SEM-

atti, no. 20/5), e la sua competenza è stata confermata anche dalle autorità 

slovene (cfr. SEM-atti, no. 19/4). Inoltre non sussistono elementi concreti 

che possano attestare una competenza prioritaria degli altri Stati summen-

zionati. Pertanto la SEM ha dedotto la competenza delle autorità croate e 

ne ha esibito in maniera sufficientemente chiara le ragioni, mettendo il ri-

corrente nella posizione di potere impugnare la decisione avversata.  

2.4 In merito all’asserita violazione della massima inquisitoria e, dunque, 

del rilevamento viziato dei fatti, la SEM ha fatto esplicito riferimento alla 

prassi vigente di codesto Tribunale, per cui in Croazia non si evincono ca-

renze sistemiche (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 9; confermata in ripetute occasioni, ad esempio 

nelle sentenze F-1855/2023 del 21 maggio 2024 consid. 4.4 e D-

5641/2023 del 21 marzo 2024 consid. 5.5). Inoltre la SEM ha sufficiente-

mente preso in considerazione lo stato di salute del ricorrente, per cui in 

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contrasto con le allegazioni ricorsuali, ne ha dedotto la non applicabilità 

dell’art. 17 par. 1 RD III.  

2.5 Visto quanto sopra, gli atti all’incarto non rendono quindi conto di alcun 

elemento che permetta di ritenere che la SEM abbia stabilito in maniera 

incompleta o inesatta i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. 

b LAsi) né tantomeno una ricostruzione viziata dei fatti; e quindi di conse-

guenza essa si è attenuta al suo obbligo inquisitorio. Inoltre la decisione 

risulta sufficientemente motivata (art. 35 cpv. 1 combinato ad art. 6 LAsi). 

Le censure mosse dal ricorrente a tal proposito risultano prive di fonda-

mento. Trattandosi inoltre di argomentazioni di fondo, queste verranno ul-

teriormente approfondite nell’esame materiale del ricorso (cfr. consid. 5.1 

e segg.). 

3.  

3.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

3.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III. La procedura di determinazione dello Stato com-

petente viene avviata non appena una domanda di asilo viene presentata 

per la prima volta in uno Stato membro (art. 20 par. 1 RD III). Nel caso di 

una domanda di ripresa in carico (inglese: take back), come è il caso di 

specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019 VI/7 

consid. 4 a 6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1).  

3.3 Giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente in forza 

del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è 

in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro Stato membro 

oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno.   

3.4 Nella presente disamina, le investigazioni condotte dalla SEM hanno 

rivelato che il ricorrente aveva presentato domanda d’asilo in Croazia il 20 

maggio 2023 (vedi SEM-atti, no. 10/1). Tuttavia risulta lampante che que-

sta non fosse stata la prima domanda d’asilo che il ricorrente avesse de-

positato presso uno degli Stati membri, figurando una prima domanda in 

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Austria del 16 dicembre 2016. La Croazia ha accettato esplicitamente la 

richiesta della SEM giusta l’art. 20 par. 5 RD III (SEM-atti, no. 24/2) dopo 

che è stata informata del rifiuto da parte delle autorità slovene ed essendo 

messa in piena conoscenza della fattispecie per potere determinare la sua 

competenza (SEM-atti, no. 20/9), per cui non si deduce alcuna violazione 

da parte della SEM del suo obbligo di informare in maniera trasparente e 

completa le autorità straniere (cfr. esemplativamente sentenza del Tribu-

nale F-7613/2024 del 3 febbraio 2025 consid. 5.10). Inoltre la Croazia 

aveva già accettato la propria competenza innanzi alla richiesta di ripresa 

in carico delle autorità slovene (cfr. SEM-atti, no. 19/4), per cui sussistono 

sufficienti indizi per affermare che questo Paese abbia intenzione di giudi-

care nel merito della domanda d’asilo del ricorrente. In contrasto alla giuri-

sprudenza citata dal ricorrente (vedi sentenza del Tribunale F-6796/2023 

del 31 maggio 2024 consid. 7.4) la competenza della Croazia non è con-

fermata unicamente dall’accettazione della richiesta di ripresa in carico di 

quest’ultima, ma bensì dalla conferma di un altro Stato membro, che ha 

esplicitamente rifiutato la domanda di ripresa in carico adducendo alle com-

petenze di un altro Stato. Inoltre non sussiste all’interno del RD III alcuna 

norma vincolante che definisca in quale ordine debbano essere reperiti gli 

Stati competenti per una richiesta di presa o ripresa in carico da parte dello 

Stato richiedente (cfr. sentenza del Tribunale F-1038/2021 del 15 marzo 

2021, p. 5). Perciò non sussistono elementi concreti che possano attestare 

una competenza prioritaria degli altri Stati summenzionati. Pertanto la de-

cisione impugnata non diverge dalla giurisprudenza del Tribunale (vedi 

sentenze del Tribunale F-954/2018 del 21 febbraio 2018 consid. 3; F-

2143/2020 del 6 maggio 2020 consid. 5.3; F-4389/2022 del 12 ottobre 2022 

consid. 4.2; F-6879/2023 consid. 3.5; E-3167/2024 del 28 maggio 2024 p. 

4). 

4.  

4.1 Occorre così appurare, qui appresso, se possono esserci fondati motivi 

di credere che esistano, in Croazia, carenze sistemiche nella procedura 

d'asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio 

di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei 

diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di se-

guito CartaUE), le quali renderebbero impossibile il trasferimento (art. 3 

par. 2 cpv. 2 RD III). 

4.2 A questo proposito va ricordato che la Croazia è vincolata innanzitutto 

dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati (CR, 

RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (PA-CR; RS 0.142.301), 

come pure dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU, RS 

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0.101), dalla Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107) e dalla 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (CCT, RS 0.105). Pertanto, vale la presunzione che questo 

Stato garantisca la tutela dei diritti dei richiedenti asilo, in particolare quello 

di trattare le loro domande secondo una procedura giusta ed equa, nonché 

una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le diret-

tive 2013/32/UE [direttiva procedura]; 2013/33/UE [direttiva accoglienza] e 

la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) C-228/21 

del 30 novembre 2023 cifr. 129, 138s., 141, pt. 2). Tuttavia, questa presun-

zione può essere confutata in presenza di indizi seri ed avverati che, nel 

caso concreto, le autorità dello Stato membro ritenuto come quello respon-

sabile non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 con-

sid. 7.4 e 7.5). 

4.3 Secondo costante giurisprudenza di codesto Tribunale, non vi è motivo 

di ritenere che la procedura di asilo e le condizioni di accoglienza in Croazia 

siano sistematicamente carenti nei confronti dei richiedenti che hanno già 

presentato una domanda di protezione internazionale in quel Paese e che 

vengono esplicitamente ripresi da quello Stato nell'ambito di una procedura 

Dublino (cfr. sentenza di riferimento del TAF E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.4.4 e 9.5, successivamente confermata in ripe-

tute occasioni, ad esempio nelle sentenze F-1855/2023 del 21 mag-

gio 2024 consid. 4.4 e D-5641/2023 del 21 marzo 2024 consid. 5.5). 

4.4 Nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in nessun modo con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che lo Stato di destinazione – che si ricorda ha accettato esplicitamente la 

ripresa in carico – non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare 

a termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di prote-

zione in rispetto della direttiva procedura, o ancora che egli non avrebbe 

avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato o non l’avrà in 

futuro, e ciò in rispetto delle normative comunitarie ed internazionali in ma-

teria, in particolare del principio di non-respingimento. 

4.5 Di conseguenza, in assenza di una comprovata violazione sistematica 

delle norme comunitarie e convenzionali in materia di asilo in Croazia, la 

presunzione di conformità di questo Stato agli obblighi internazionali nei 

confronti dei richiedenti asilo non è confutata. Su tali presupposti, l’applica-

zione dell’art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III non si giustifica nel caso di specie. 

5.  

Occorre ancora esaminare se nella fattispecie risulta applicabile la clausola 

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discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), di-

sposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della 

domanda. Se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui 

quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola 

di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale 

dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

5.1 Per contestare il suo trasferimento in Croazia, il ricorrente si è appellato 

in fase di ricorso ad una sua presunta vulnerabilità, in quanto sottoposto a 

delle cure di disassuefazione da oppioidi. Inoltre vengono fatte valere delle 

situazioni di precarietà all’interno del sistema d’asilo croato, per cui sussi-

sterebbero sistematiche violazioni dei diritti umani documentate in diversi 

rapporti (cfr. atto 1, p. 7). 

5.2 Per quanto il Tribunale non misconosca che le condizioni di acco-

glienza e di procedura per richiedenti l’asilo in Croazia possano essere 

problematiche (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione con il consid. 9.3.2), la scrivente 

autorità ritiene che il ricorrente non abbia fornito degli indizi seri e concreti 

suscettibili di comprovare che un suo ritorno in Croazia lo esporrebbe al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza. Come già 

esposto, l’insorgente non ha peraltro né dimostrato, né reso verosimile, con 

elementi fondati e circostanziali, l’esistenza di un rischio concreto che le 

autorità croate rifiuterebbero di riprenderlo a carico e che non porterebbero 

a termine l’esame della sua domanda di asilo in violazione della direttiva 

procedura. Poiché, come già notato sopra, la procedura di asilo e le condi-

zioni di accoglienza in Croazia non risultano sistematicamente carenti, non 

sono a tal proposito necessari ulteriori commenti (cfr. sentenza della Corte 

di giustizia dell’Unione Europea nelle cause riunite C-228/21, C-254/21, C-

297/21, C-315/21 e C-328/21 del 30 novembre 2023, consid. 142). In pro-

posito si sottolinea ancora come, essendo la Croazia uno stato di diritto 

con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che l’in-

sorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze superiori in 

tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti dell’uomo – se rite-

nesse che la sua domanda non venga trattata in modo corretto, o che le 

autorità croate vengano meno ai loro obblighi derivanti dal diritto 

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Pagina 9 

internazionale e regolamentare, in particolare in materia di accoglienza (cfr. 

art. 26 direttiva accoglienza). 

5.3 Proseguendo dal profilo medico emerge che il ricorrente soffre di alcuni 

dolori di stomaco da oltre 30 anni, per cui risulta necessaria l’assunzione 

di alcuni medicamenti, tra cui il Pantozol (cfr. SEM-atti, no. 23/2). Inoltre 

risulta evidente un trattamento medico dovuto ad una dipendenza da op-

piacei (cfr. SEM-atti, no. 25/2). Tali patologie, rispettivamente trattamenti, 

risultano debitamente presi in conto nelle modalità di esecuzione dell’allon-

tanamento (cfr. SEM-atti, no. 27/1). Queste problematiche non possono 

tuttavia essere considerate ostative ad un trasferimento in Croazia (cfr. 

sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo Savran contro Danimarca 

del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 57467/15, §121 segg. riaffermando 

quanto stabilito in Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, Grande 

Camera, 41738/10, § 181 segg.; N. contro Regno Unito del 27 maggio 

2008, Grande Camera, 26565/06; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Inoltre la 

Croazia dispone di strutture mediche adeguate al trattamento delle proble-

matiche menzionate (cfr. ex multis le sentenze del Tribunale F-4895/2024 

del 12 agosto 2024 consid. 5.6, F-4288/2024 del 25 luglio 2024 consid. 

5.7.4). 

5.4 Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera pronunciando il trasferimento del ricorrente verso la 

Croazia, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti di diritto inter-

nazionale pubblico. Non vi è quindi alcun motivo di applicare le clausole 

discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1. 

6.  

Ne discende che a giusto titolo la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all’art. 44 LAsi, poiché non esistono eccezioni alla regola generale del rin-

vio (art. 32 OA 1). Il ricorso deve quindi essere respinto. 

7.  

7.1 Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi). Inoltre, giusta 

l’art. 111a cpv. 1 e 2 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente. 

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Pagina 10 

7.2 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risulta 

divenuta senza oggetto. Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste 

di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di Fr. 750.– sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

9.  

La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 

83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Gregor Chatton Matthew Pydar 

 

 

 

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