# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 23fc268c-8ce8-508c-a4bb-e09abc359a07
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.07.2013 38.2013.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2013-15_2013-07-15.html

## Full Text

omandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2013.15

   

  rs

  	
  Lugano

  15 luglio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 marzo 2013 di

 

	
   

  	
  Segreteria di Stato dell’economia SECO
  - Mercato del lavoro / AD, 3003 Berna

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5
  febbraio 2013 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

  in relazione al caso:

  	
  Ufficio regionale di collocamento, __________

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

   

   

  PI 1

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione del 20 dicembre 2012 l’Ufficio regionale di collocamento di __________
(in seguito: URC) ha sospeso PI 1 per dodici giorni dal diritto all’indennità
di disoccupazione a causa di mancate ricerche negli ultimi tre mesi precedenti
l’iscrizione in disoccupazione del 4 dicembre 2012 durante i quali ha lavorato
presso il Grotto __________ in virtù di un contratto di durata determinata
iniziato nel mese di giugno 2012 (cfr. doc. 7; 4; 5).

 

                               1.2.   A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato (cfr. doc. 8), l’amministrazione,
il 5 febbraio 2013, ha emesso una decisione su opposizione con cui, accogliendo
l’opposizione, ha annullato la decisione di sanzione del 20 dicembre 2012 (cfr.
doc. A).

                                      

                                         L’URC ha
così argomentato il proprio provvedimento:

 

" 
(...)

Dagli accertamenti intrapresi risulta che in occasione
del colloquio allo sportello avuto in occasione della consegna del contratto di
lavoro con decorrenza 16.6.2012 la consulente del personale non abbia inequivocabilmente
intimato all’assicurato di continuare a svolgere e documentare le ricerche di
lavoro durante il periodo di impiego con contratto a tempo determinato, così
come invece aveva fatto l’anno precedente. Dallo scambio verbale di
informazioni l’assicurato ha dedotto che avrebbe potuto esimersi dalle ricerche
di lavoro.

In mancanza di chiare e documentate istruzioni,
alla luce delle considerazioni sopra esposte appare adeguata una revisione
della decisione.

(…)” (Doc. A pag. 2)

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione del 5 febbraio 2013 la RI 1ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA nel quale ha chiesto l’annullamento della medesima, nonché
sussidiariamente di pronunciare una decisione di sospensione al diritto di
prestazioni per disoccupazione.

                                         A
sostegno delle proprie pretese la SECO, facendo riferimento a una sentenza
38.2012.59 emessa da questa Corte il 4 febbraio 2013, ha addotto che un assicurato non può trarre vantaggio alcuno dal fatto di non essere stato al
corrente di dover effettuare un determinato numero di ricerche di lavoro
precedentemente alla disoccupazione.

                                         La parte
ricorrente ha, poi, rilevato, da una parte, che il Tribunale federale ha stabilito
che il dovere di effettuare delle ricerche di impiego rappresenta una regola di
comportamento elementare, la quale deve essere seguita anche senza una
precedente informazione. Dall’altra, che attualmente gli assicurati possono far
capo a ogni tipo di informazione tramite internet o comunque possono rivolgersi
alla propria cassa di disoccupazione o a una di loro scelta per ottenere
opuscoli.

                                         La SECO
ha, inoltre, evidenziato che PI 1, nel 2011, era stato dovutamente informato in
merito all’obbligo di svolgere e documentare le necessarie ricerche d’impiego durante
gli ultimi mesi di contratto di lavoro a tempo determinato.

                                         L’insorgente
ha concluso che perciò nel presente caso l’opinabile non conoscenza
dell’obbligo di effettuare ricerche di lavoro in numero e qualità sufficienti
durante gli ultimi mesi di occupazione non può costituire un valido motivo per
non sanzionare l’assicurato (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   L’URC, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, asserendo in buona
sostanza che l’atteggiamento dell’assicurato, pur non conforme a quanto
previsto dalla LADI e quindi censurabile, sia in concreto giustificabile da una
errata istruzione del consulente URC (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   Il 22 marzo
2013 l’assicurato ha indicato che la consulente del personale non gli avrebbe
fornito delle informazioni precise riguardo alle regola da rispettare (cfr.
doc. IV).

 

                               1.6.   La SECO ha
comunicato di non avere altro da aggiungere al suo ricorso con scritto del 28
marzo 2013 (cfr. doc. VI), che è stato inviato per conoscenza all’URC e
all’assicurato (cfr. doc. VII).

 

                               1.7.   L’URC, dal
canto suo, il 29 marzo 2013, ha ribadito la posizione espressa nella decisione
su opposizione e nella risposta di causa (cfr. doc. VIII).

 

                               1.8.   Il doc. VIII
è stato trasmesso per conoscenza alla SECO e all’assicurato (cfr. doc. IX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza
(ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr.
STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF
9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA
H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l'assicurato deve essere o no sospeso dal diritto
all’indennità di disoccupazione per mancate ricerche negli ultimi tre mesi precedenti
l’iscrizione in disoccupazione del 4 dicembre 2012. 

 

                               2.3.   Tra
gli obblighi dell'assicurato rientra quello di cercare personalmente
un'occupazione adeguata (secondo l'art. 16 cpv. 1 e 2 LADI il cui tenore non è
stato modificato dalla quarta revisione della LADI), se necessario anche fuori
della professione precedente (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI il cui testo è rimasto invariato
in occasione della quarta revisione LADI) ed anche fuori del proprio luogo di
domicilio (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. f LADI).

                                         Alla fine di ogni periodo
di controllo egli dovrà, dunque, presenta-re al servizio competente le prove
documentali relative alle ricer-che di lavoro intraprese (cfr. STFA C 77/91 del
29 gennaio 1992 nella causa E.R., non pubblicata). 

 

                                         Secondo l'art. 26 cpv. 1
OADI:

 

" 
L'assicurato deve finalizzare i propri sforzi di ricerca di lavoro, di
regola sotto forma di domande d'impiego ordinarie."

                                         L'art. 26 cpv. 2 OADI
prevede che:

 

" 
L’assicurato deve inoltrare la prova
delle ricerche di lavoro per ogni periodo di controllo al più tardi il quinto
giorno del mese seguente o il primo giorno lavorativo successivo a tale data.
Se l’assicurato lascia scadere il termine senza valido motivo, le ricerche di
lavoro non potranno più essere prese in considerazione."

 

L'art. 26 cpv. 3 OADI stabilisce che:

 

" 
Il servizio competente verifica ogni mese le ricerche di lavoro
dell'assicurato."

 

                                         La LADI ha, dunque,
previsto che l'assicurato deve fare tutto quanto è nelle sue possibilità per
evitare o ridurre lo stato di disoccupazione.

 

                                         Tale principio non è stato
messo in discussione contestualmente alla quarta revisione della LADI (cfr.
Messaggio concernente la modifica delle legge sull’assicurazione contro la
disoccupazione del 3 settembre 2008, FF N. 38 dl 23 settembre 2008).

 

                                         L'obbligo di ridurre il
danno, valido anche nell'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. DTF 125 V
197 consid. 6b; Stauffer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die obligatorische
Arbeitslosenversicherung und Insolvenzentschädigung, 2a ed., Zurigo 1998, p.
48), è violato, fra l'altro, quando l'assicurato compie sforzi insufficienti
per trovare lavoro.

 

                                         Se non adempie il suo
obbligo egli deve essere sanzionato sulla base dell'art. 30 cpv. 1 lett. c
LADI, secondo cui l'assicurato è sospeso dal diritto all'indennità se non fa il
suo possibile per ottenere un'occupazione adeguata (al riguardo cfr. STF
8C_180/2010 del 4 agosto 2010; STF 8C_589/2009 del 28 giugno 2010; STFA C
221/02 del 3 agosto 2003).

 

                                         L’art. 30 cpv. 1 lett. c
LADI è stato ritenuto dal TFA conforme alle disposizioni della Convenzione OIL
Nr. 168, in vigore per la Svizzera dal 17 ottobre 1991 (cfr. DTF 124 V 228-230;
D. Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation
de l'assurance chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e
Francoforte sul Meno 1992, p. 193s.).

 

                                         La
giurisprudenza ha stabilito che deve essere sospeso dal diritto all'indennità
l'assicurato che non può provare di aver cercato un impiego durante il periodo
che precede l'adempimento dell'obbligo di controllo (cfr. STF 8C_589/2009 del
28 giugno 2010).

 

                                         Per
costante giurisprudenza, chiunque si accinge ad iscriversi in disoccupazione
deve attivarsi per cercare un nuovo impiego.

                                         In una
sentenza C 138/05 del 3 luglio 2006, la nostra Alta Corte ha così sottolineato
che l'obbligo di cercare un'occupazione adeguata nel periodo precedente la
disoccupazione vige anche con l'entrata in vigore della LPGA. Tale dovere è
ancorato nella legge stessa (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI), cosicché gli assicurati
non possono discolparsi asserendo di non aver saputo di essere tenuti a
intraprendere dei validi sforzi anche antecedentemente all'iscrizione in
disoccupazione.

 

                                         L'assicurato deve così, ad
esempio, adoperarsi già durante il periodo di disdetta (e cioè a partire dal
momento in cui gli viene notificato il licenziamento) per trovare una nuova
occupazione (cfr. STF 8C_589/2009 del 28 giugno 2010, consid. 3.1; STF
8C_800/2008 dell'8 aprile 2009, consid. 2.1; STFA C 208/03 del 26 marzo 2004,
consid. 3.1 in DLA 2005 n. 4 p. 56; STFA 

                                         C 77/91 del 29 gennaio
1992; SVR 1998 ALV N° 22; D. Cattaneo, "Alcuni compiti degli Uffici
regionali di collocamento alla luce della giurisprudenza". Appunti
sociali, fascicolo n. 3. Ed. OCST, Pregassona 2000, pag. 16ss.; vedi pure art.
45 cpv. 1 lett. a OADI).

 

                                         Inoltre
gli assicurati con un contratto di lavoro di durata determinata devono compiere
sforzi per cercare da sé un'occupazione durante un periodo ragionevole che
precede la fine del rapporto di lavoro (cfr. Comunicazioni e istruzioni UFIAML,
n. 12, 29 dicembre 1981, pag. 6, n. 3; D. Cattaneo,

op. cit., pag. 17).

 

                               2.4.   Per stabilire
se un assicurato si è sforzato a sufficienza per trovare un'occupazione
adeguata non è importante soltanto la quantità bensì anche la qualità delle
ricerche effettuate (cfr. DTF 124 V 231 consid. 4a; DTF 120 V 76 consid. 2 con
riferimenti; STFA C 49/00 del 15 gennaio 2001).

 

                                         Per quel
che attiene all’aspetto quantitativo, va evidenziato che la LADI non prevede un
numero minimo di ricerche di impiego da svolgere mensilmente.

                                         La
giurisprudenza cantonale ha, tuttavia, stabilito quale linea di riferimento (e
non quale regola con carattere assoluto), che per ogni periodo di controllo
vanno comprovate almeno quattro ricerche qualitativamente valide (cfr., per
tutte, la STCA AD 247/86 del 28 gennaio 1987). 

                                         L'Alta Corte, pur
confermando tale principio (cfr. STFA C 33/87; STFA C 286/02 del 3 luglio
2003), ha precisato che occorre valutare nel singolo caso concreto quante
ricerche mensili siano esigibili da ogni assicurato, sottolineando che la
prassi amministrativa esige in media da dieci a dodici ricerche di impiego al
mese (cfr. consid. 2.4.; STFA C 106/04 del 12 luglio 2005 consid. 2.1.; STFA C
199/05 del 29 settembre 2005; STFA C 6/05 del 6 marzo 2006 consid. 3.2.).

 

                                         In una sentenza
8C_589/2009 del 28 giugno 2010 il Tribunale federale ha confermato la propria
giurisprudenza e ha rilevato:

 

"  (…)

3.2 Pour trancher le point de savoir si l'assuré a
fait des efforts suffisants pour trouver un travail convenable, il faut tenir
compte aussi bien de la quantité que de la qualité des démarches entreprises (ATF 124 V 225 consid. 4a p. 231). Sur le plan quantitatif, la jurisprudence
considère que dix à douze recherches d'emploi par mois sont en principe
suffisantes (cf. ATF 124 V 225 consid. 6 p. 234; arrêt C 258/06 du 6 février 2007 consid. 2.2). On ne
peut cependant pas s'en tenir de manière schématique à une limite purement
quantitative et il faut examiner la qualité des démarches de l'assuré au regard
des circonstances concrètes, des recherches ciblées et bien présentées valant
parfois mieux que des recherches nombreuses (arrêt C 176/05 du 28 août 2006
consid. 2.2; RUBIN, op. cit. p. 392). (…)"

 

                                         Sulle modalità con le
quali bisogna effettuare le ricerche di lavoro, il TCA ricorda innanzitutto che
secondo l'art. 17 cpv. 1 in fine LADI, l'assicurato deve comprovare il
suo impegno per trovare un nuovo posto di lavoro, fornendo al servizio
competente le prove relative agli sforzi intrapresi a tal fine (cfr. art. 26
cpv. 2 e cpv. 2 bis OADI; cfr. STFA C 280/01 del 23 gennaio 2003; DLA 1988 p.
95; DTF 120 V 74).

 

                                         La legge non prevede
nessun modo particolare per svolgere le ricerche: esse possono così venire
effettuate sia per iscritto, sia presentandosi personalmente presso i diversi
datori di lavoro, sia per telefono. Ciò che importa è che l'assicurato, alla
fine di ogni periodo di controllo, sia in grado di dimostrare al servizio
competente d'avere realmente compiuto gli sforzi da lui indicati (cfr. STFA del
29.1.92 nella causa E.R., non pubblicata).

                                         Concretamente ciò
significa che, in caso di ricerca scritta, l'assicurato dovrà consegnare
all'amministrazione la fotocopia della sua offerta o della risposta del datore
di lavoro interpellato o rendere in altro modo assolutamente credibile
l'avvenuta ricerca.

                                         In caso di ricerca
personale il disoccupato non può limitarsi a un puro e semplice elenco dei
datori di lavoro presso i quali avrebbe compiuto delle ricerche, ma è
necessario che il datore di lavoro interpellato attesti, apponendo il suo
"timbro" sul formulario (cfr. DTF 120 V 74) o in qualsiasi altra
forma scritta, che la ricerca di lavoro è realmente avvenuta (cfr. STCA del
28.1.1987 nella causa S. P., AD 5/87).

                                         Inoltre
deve essere indicata in modo preciso la data completa in cui il disoccupato si
è proposto per un determinato impiego (cfr. STFA del 14 dicembre 1999 nella
causa P., pubblicata in DLA 2000 pag. 118).

 

                                         L'assicurato potrà
servirsi dell'apposito formulario messo a disposizione dalla SECO (dal 1°
luglio 1999 la Segreteria di stato dell'economia ha sostituito l’Ufficio
federale dello sviluppo economico e del lavoro).

 

                                         In caso di rifiuto del
datore di lavoro di apporre "il timbro", il disoccupato potrà
comunque limitarsi ad annotare sul formulario l'avvenuta ricerca segnalando al
servizio competente tale rifiuto.

                                         Infine, in caso di ricerca
telefonica, secondo la giurisprudenza federale, l'assicurato deve, di regola,
confermare l'avvenuta ricerca, mediante una successiva conferma per iscritto
(cfr. DLA 1988 p. 95). 

 

                                         In una
sentenza del 20 marzo 2000, pubblicata in DLA 2000

p. 156ss., il TFA ha ritenuto che viola l'obbligo di ridurre il danno
l'assicurato che effettua le ricerche di lavoro esclusivamente per telefono.

 

                               2.5.   Secondo
l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla
gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al
massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La sospensione dal diritto
all'indennità va da 1 a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave

(cfr. cfr. art. 45 cpv. 3 OADI in vigore dal 1° aprile 2011; 45 cpv. 2 vOADI).

                                         La sua durata è
determinata secondo la gravità della colpa

(cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace in altre parole al principio della
proporzionalità (cfr. DTF 123 V 151-155).

                                         In virtù dell'art. 45 cpv.
5 OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità, la
durata della sospensione è prolungata in modo adeguato. Per determinare il
prolungamento sono prese in considerazione le sospensioni degli ultimi due
anni. 

                                         Nella già
citata sentenza 8C_589/2009 del 28 giugno 2010 il Tribunale federale ha
ricordato che "La gravité de la faute dépend de l'ensemble des
circonstances du cas, en particulier des recherches d'emploi qui peuvent être
mises au crédit de l'assuré malgré le caractère globalement insuffisant de ses
démarches, ou encore d'éventuelles instructions de l'ORP qu'il n'aurait pas
suivies en dépit de leur pertinence".

                                         Per quel che attiene alla sospensione dal diritto all'indennità di
disoccupazione fondata sull'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, la prassi
amministrativa prevede una sanzione da 4 a 6 giorni per mancate ricerche di lavoro e una sanzione da 3 a 4 giorni per insufficienti ricerche di lavoro nel
periodo di disdetta.

Per ogni periodo di controllo successivo i
parametri del SECO e della Sezione del lavoro prevedono da 5 a 9 giorni di sanzione per mancate ricerche di lavoro e da 3 a 4 giorni di sanzione per insufficienti ricerche di lavoro, in caso di prima sospensione, con proporzionali
aumenti per i periodi successivi, visto l'art. 45

cpv. 2 bis OADI (cfr. Prassi LADI/ID D72 punto 1 dell’ottobre 2011; Lista delle
sospensioni SdL n. 464 del 23 dicembre 2011).

 

                                         Queste
direttive sono conformi alla legge (cfr. D. Cattaneo, "Alcuni
compiti …”, p. 43-44) e le sanzioni inflitte dall'amministrazione su queste
basi vengono regolarmente confermate dal TCA.

                                         Anche il TFA ha approvato
il modo di procedere dell'amministrazione (cfr. STFA C 10/05 del 25 aprile
2005; STFA C 210/04 del 10 dicembre 2004; STFA C 275/02 del 2 maggio 2003; STFA
C 286/02 del 3 luglio 2003; STFA C 280/01 del 23 gennaio 2003; STFA C 338/01
del 6 agosto 2002).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta dalla documentazione agli atti risulta che PI 1 si era annunciato per
il collocamento già nel 2011 (cfr. doc. III).

                                         Il 14
giugno 2011 egli ha concluso con il Grotto __________ un contratto di lavoro a
tempo pieno di durata determinata (cfr. doc. 1).

                                         Dal
protocollo relativo al colloquio con l’URC del 15 giugno 2011, redatto in
occasione della consegna del contratto di lavoro menzionato, si evince che
l’assicurato è stato avvisato di continuare le ricerche di lavoro e che se non
trovava una nuova occupazione poteva ripresentarsi per l’iscrizione (cfr. doc.
2).

 

                                         Il 15
dicembre 2011 PI 1 si è riannunciato per il collocamento senza diritto alle
indennità di disoccupazione a causa del mancato adempimento del periodo di
contribuzione minimo di 12 mesi (cfr. doc. III; IV).

 

                                         Il Grotto
__________ ha riassunto l’assicurato da metà giugno 2012 sempre in virtù di un
contratto a tempo pieno di durata determinata (cfr. doc. 4).

 

                                         Il 4
dicembre 2012 l’assicurato si è iscritto in disoccupazione, rivendicando il
diritto alle prestazioni. La Cassa di disoccupazione gli ha aperto un termine
quadro con diritto alle indennità di disoccupazione (4.12.2012 – 3.12.2014; cfr.
doc. III).

 

                                         Al
momento dell’annuncio per il collocamento PI 1, relativamente ai tre mesi
precedenti la disoccupazione non ha fornito alcuna prova di ricerca di una
nuova occupazione.

                                         La
consulente del personale, __________, il 13 dicembre 2012, gli ha, pertanto,
inviato una “Richiesta di giustificazione” con cui l’ha invitato a motivare,
entro il 19 dicembre 2012, il fatto di non avere comprovato alcuno sforzo al
fine di reperire un nuovo impiego durante i tre mesi precedenti l’annuncio
all’URC, allegando l’eventuale documentazione a sostegno delle proprie
dichiarazioni.

                                         La
collocatrice ha pure precisato che, oltre la data indicata, l’autorità
cantonale avrebbe deciso sulla base degli atti in suo possesso, menzionando
espressamente l’art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, il quale prevede proprio la
sospensione di un assicurato nel caso in cui non faccia il suo possibile per
ottenere un’occupazione adeguata (cfr. doc. 5).

 

                                         L’assicurato
ha risposto il 14 dicembre 2012, osservando sostanzialmente che il suo ex
collocatore gli avrebbe detto di poter agire in tal senso (ossia di poter non
effettuare le ricerche di lavoro), perché aveva un lavoro impegnativo (cfr.
doc. 6).

 

                                         L’amministrazione,
con decisione formale del 20 dicembre 2012, rilevando che PI 1 nella sua
giustificazione del 14 dicembre 2012 non ha comprovato alcuna ulteriore ricerca
di lavoro svolta nel periodo richiesto, l’ha sospeso dal diritto alle indennità
di disoccupazione per dodici giorni a causa di mancate ricerche di impiego nei
tre mesi antecedenti l’annuncio per il collocamento (cfr. doc. 7).

 

                                         Nell’opposizione
interposta contro il provvedimento del 20 dicembre 2012 l’assicurato ha fatto
valere quanto segue:

 

" 
(…) nel 2010 ho continuato a fare le ricerche di
lavoro. Nel 2011 (recte: 2012; cfr. doc. 4) ho trovato lavoro in un
Grotto a __________. Siccome il lavoro era molto impegnativo ho chiesto alla
mia collocatrice se potevo interrompere le ricerche, in quanto non avevo il
tempo necessario per le ricerche. La consulente mi ha detto di sì (__________).

(…)” (Doc. 8)

 

                                         __________,
interpellata al riguardo dal Capo ufficio dell’URC di __________, il 18 gennaio
 2013 in un messaggio di posta elettronica ha dichiarato che:

 

" 
(…) non c’è alcun verbale, insisteva che non
avrebbe potuto fare le ricerche di lavoro perché il lavoro lo avrebbe impegnato
molto e che tanto non aveva diritto… Devo avergli detto veda lei visto che
insisteva dicendo “tanto non ho diritto” ed ora a distanza di mesi non mi è
possibile ricordare le parole esatte. Non penso di avergli detto di non farle! 

(…)” (Doc. 9)

 

                                         L’URC,
con decisione su opposizione del 5 febbraio 2013, ha accolto l’opposizione dell’assicurato e annullato la decisione di sanzione, in quanto in
occasione della consegna del contratto di lavoro il 15 giugno 2012 la
consulente del personale non gli ha inequivocabilmente intimato di continuare a
svolgere e documentare le ricerche di impiego durante il periodo di occupazione
di durata determinata, come invece aveva fatto l’anno precedente (cfr. doc. A;
III).

 

                               2.7.   Chiamata a
pronunciarsi in merito alla fattispecie questa Corte ritiene utile innanzitutto
evidenziare che l'art. 27 della legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e
consulenza” ha il seguente tenore:

 

"  1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali,
nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone
interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla
consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia
gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i
loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono
ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di
emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i
suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,
li informa immediatamente."

                                       

                                         L'art. 27 LPGA sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo
e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che
conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA C 192/04
del 14 settembre 2005 consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR
2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid. 4.2.; E. Imhof - CH
Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306);
E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung,
Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318);
R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et les
organes d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA" in SZS 2001 pag.
524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG - Kommentar", 2. ed.,
Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, ad art. 27 pag. 400 e pag. 402-407).

 

                                         In materia di
assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha
apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di
informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle
disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag. 95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003
pag. 307).    

 

                                         Il
capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e
permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve
avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e
d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di
opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA C
241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.=SVR 2006 ALV Nr.
9 pag. 31; DLA 2002 pag. 194).

 

                                         Per
quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va
segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli
fornisca, gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr.
DLA 2007 pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di
competenza dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse
fornite anche da non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore
della LPGA. Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la
consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).

                                         Inoltre
tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno
stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza
deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la
persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 29 pag. 405).

 

                                         Questo
Tribunale, in una sentenza 38.2003.55 del 20 novembre 2003, massimata e
parzialmente pubblicata in RtiD I-2004 N. 55 pag. 186, chinandosi su un caso di
mancate ricerche di lavoro prima dell'iscrizione in disoccupazione, ha
stabilito che anche dopo l'entrata in vigore della LPGA e conformemente alla
giurisprudenza del TFA deve essere sanzionato con una sospensione dal diritto
all'indennità di disoccupazione l'assicurato che non ha intrapreso sforzi al
fine di reperire un impiego prima di annunciarsi per il collocamento anche se
egli ignorava questo obbligo, riservata l'ipotesi in cui egli si è rivolto
all'amministrazione per chiedere informazioni sui suoi diritti e doveri.

                                         A quest’ultimo riguardo va
evidenziato che l’Alta Corte ha confermato che il dovere di informazione e di
consulenza giusta l’art. 27 cpv. 2 LPGA deve essere ossequiato
dall’amministrazione qualora un assicurato entri in contatto con lei per
ottenere delle delucidazioni o comunque quale richiedente di determinate
prestazioni.

                                         In
particolare il Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza C 192/04
del 14 settembre 2005, pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di un assicurato
ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione
della domanda e l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato
all’estero - di cui aveva peraltro informato i funzionari dell’Ufficio
regionale di collocamento durante il primo colloquio - era troppo breve per
poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati
devono essere resi attenti che il loro comportamento può pregiudicare il
diritto alle prestazioni. Nella fattispecie l’Ufficio regionale di collocamento
avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza
non permetteva di collocarlo. 

                                         Il TFA
ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’Ufficio regionale di collocamento e
rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. 

                                         In caso
affermativo, l’amministrazione avrebbe dovuto rispondere della sua omissione -
implicante la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a
quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         In
proposito cfr. pure STF 8C_320/2010 del 14 dicembre 2010; STFA C 301/05 dell’8
maggio 2006; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005.

 

                                         Inoltre,
in una sentenza C 138/05 del 3 luglio 2006, l’Alta Corte ha precisato che
l’obbligo di cercare un’occupazione adeguata nel periodo precedente la
disoccupazione vige anche con l’entrata in vigore della LPGA. Tale dovere è
ancorato nella legge stessa (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI), cosicché gli assicurati
non possono discolparsi asserendo di non aver saputo di essere tenuti a
intraprendere dei validi sforzi anche antecedentemente all’iscrizione in
disoccupazione.

 

 

 

                               2.8.   In concreto non
è in ogni caso ravvisabile una violazione del diritto all’informazione e
consulenza ex art. 27 LPGA da parte dell’amministrazione.

 

                                         In primo
luogo, PI 1 avrebbe infatti dovuto essere ben al corrente dei suoi obblighi di
disoccupato, e meglio del dovere di compiere ricerche di lavoro durante lo
svolgimento di un’attività lavorativa di durata determinata precedentemente
all’iscrizione in disoccupazione.

                                         In
effetti il 15 giugno 2011 l’assicurato, in occasione della consegna all’URC del
contratto di lavoro di durata determinata presso il Grotto __________, era
stato esplicitamente informato e reso attento al riguardo, come risulta dal
relativo protocollo (cfr. doc. 2).

                                      

                                         In
secondo luogo, giova osservare, come peraltro rilevato dalla RI 1nell’atto ricorsuale facendo
riferimento a una sentenza 38.2012.59 emessa dal TCA il 4 febbraio 2013 (cfr.
doc. I), che in ogni caso l'Alta Corte ha stabilito che il dovere di
effettuare delle ricerche di impiego rappresenta una regola di comportamento
elementare, la quale deve essere seguita anche senza una precedente
informazione o - in caso di insufficienti ricerche - avvertimento da parte
dell’amministrazione. Gli assicurati, del resto, devono intraprendere sforzi
volti all’ottenimento di un’occupazione già prima della disoccupazione e pure
nel periodo di disdetta (cfr. STFA C 14/06 del 6 settembre
2006 consid. 2.2; STFA C 138/05 del 3 luglio 2006 citata al consid. 2.10.; STFA
C 50/06 del 23 maggio 2006 consid. 2.1.; STFA C 144/05 del 1° dicembre 2005
consid. 5.2.1.).

                                         Nella
sentenza C 14/06 del 6 settembre 2006, appena menzionata, l’Alta Corte ha
deciso che non era stato violato l’art. 27 cpv. 2 LPGA nel caso di un
assicurato sanzionato per insufficienti ricerche dal profilo quantitativo. 

                                         Il TFA ha
segnatamente deciso che un assicurato nulla può dedurre a suo favore dalla
circostanza che un consulente del personale non indichi già al momento
dell’annuncio in disoccupazione il numero delle ricerche da effettuare, ma
attenda il primo colloquio di consulenza.

 

                                         L’amministrazione,
infine, nemmeno ha contravvenuto al proprio obbligo di informazione generale
giusta l’art. 27 cpv. 1 LPGA.

                                         In
effetti attualmente gli assicurati possono far capo a ogni tipo di informazione
tramite internet o comunque possono rivolgersi alla propria cassa di
disoccupazione o a una di loro scelta per ottenere opuscoli (cfr. STFA C 241/04
del 9 maggio 2006 consid. 7; STCA 38.2012.59 del 4 febbraio 2012 consid. 2.11.,
citata dalla SECO nella propria impugnativa, doc. I pag. 2, 3; STCA 38.2012.32
del 24 settembre 2012 consid. 2.14.; STCA 38.2012.38 del 13 settembre 2012
consid. 2.11.; al riguardo cfr. pure www.ticino.unia.ch/Disoccupazione-e-informazioni.5642.0.html#c32668).

 

                                          L’assicurato,
pertanto, contrariamente a quanto deciso dall’URC con la decisione su
opposizione impugnata (cfr. doc. A), non può trarre vantaggio alcuno, ai fini
della presente lite, dalla mancanza di chiare e documentate
istruzioni, e meglio dal fatto che non gli sia stato precisato in modo
inequivocabile nel giugno 2012 di dover effettuare un determinato numero di
ricerche di lavoro durante l’attività lavorativa di durata determinata, in
particolare negli ultimi tre mesi prima della disoccupazione.

 

                               2.9.   L’assicurato
nemmeno può essere tutelato nella sua buona fede sulla base di un’informazione
errata da parte dell’amministrazione in applicazione dell’art. 9 Cost.                                        .

 

                                         Il
diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost., che consente
al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa
eviti di contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal
principio della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una
lunga e consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti

 

1.   l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei
riguardi di persone determinate;

 

2.   l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie
competenze;

 

3.   l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente
dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;

 

4.   l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un
comportamento o un'omissione che gli è pregiudizievole;

 

5.   la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è
stata data.

 

                                         (cfr. STF
9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; STFA K 107/05 del 25 ottobre
2005, consid. 3.1.; STFA 

                                         C 270/04 del
4 luglio 2005, consid. 3.3.1.; STFA C 218/03 del 

                                         28 gennaio 2004, consid. 2; STFA C 25/02 del 29 agosto 2002; DTF 121 V 65, consid. 2a pag.
66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993
pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982
pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p.
106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit administratif,
vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif,
4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer
sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

 

                                         Nel
caso di specie l’assicurato ha asserito che la consulente del personale nel
giugno 2012 avrebbe risposto affermativamente alla sua richiesta di poter
interrompere lo svolgimento delle ricerche di lavoro non avendo il tempo
necessario a causa dell’attività lavorativa molto impegnativa (cfr. doc. 8).

 

                                         Tuttavia l’allora
consulente del personale di PI 1, __________, interrogata in proposito dal Capo
Ufficio dell’URC, il 18 gennaio 2013 ha indicato, da un lato, che, a seguito
dell’insistenza dell’assicurato circa il fatto di non poter svolgere ricerche
di lavoro per gli impegni di lavoro, deve avergli risposto “veda lei” e
di non pensare comunque di avergli detto di non farle.

                                         Dall’altro, che non ha
allestito un protocollo, in quanto ha visto velocemente l’assicurato allo
sportello quando ha consegnato il contratto di lavoro dopo essere uscita per un
breve lasso di tempo da un colloquio e che non l’ha visto all’appuntamento del
medesimo giorno (15 giugno 2012; cfr. doc. III) alle ore 15 perché lavorava
(cfr. doc. 9; consid. 2.6.).

 

                                         Questa
Corte ritiene che non vi siano validi motivi per dubitare della veridicità di
quanto affermato da __________, ovvero che, interpellata in modo insistente dall’assicurato
in merito alla possibilità di non svolgere le ricerche di lavoro durante
l’attività lavorativa, abbia risposto “veda lei”, nel senso di valutare
lui se intraprendere o meno degli sforzi al fine di reperire una nuova
occupazione.

 

                                         La semplice
affermazione “veda lei” pronunciata a seguito delle insistenze
dell’assicurato circa il non poter fare ricerche a causa del lavoro
impegnativo, considerato che il dovere di compiere ricerche anche antecedentemente
alla disoccupazione rappresenta una regola di comportamento elementare che deve
essere seguita anche senza indicazioni specifiche (cfr. consid. 2.8.) e
soprattutto che PI 1 aveva già ricevuto l’anno precedente (nel 2011) chiare
istruzioni in relazione a tale obbligo da adempiere durante l’attività
lavorativa (cfr. doc. 2), non poteva consentirgli di legittimamente credere che
era esentato dall’obbligo di intraprendere
sforzi al fine di reperire una nuova occupazione

 

                                         Il
concetto “veda lei”, come già sottolineato, implicava che l’ultima
decisione se compiere oppure no ricerche di lavoro spettasse all’assicurato, il
quale era, o comunque avrebbe dovuto essere, ben consapevole del suo obbligo di
intraprendere sforzi al fine di reperire una nuova occupazione avendo ricevuto
chiare delucidazioni in merito nel giugno 2011 (cfr. consid. 2.8.)

 

                                         Per
quanto concerne la circostanza invocata dall’URC secondo cui, siccome
l’assicurato non è di madre lingua italiana, è lecito pensare che l’espressione
“veda lei” potesse generare malintesi (cfr. doc. III), questo Tribunale
si limita a rilevare che dagli scritti di PI 1 agli atti si evince che egli
comprende sufficientemente la lingua italiana (cfr. doc. IV; 6).

                                         Inoltre
in caso di dubbio l’assicurato avrebbe dovuto chiedere ragguagli
all’amministrazione stessa.

 

                                         In simili
condizioni, nel caso di specie, tutto ben considerato, occorre concludere che nel
giugno 2012 l’assicurato non ha ricevuto un’errata informazione da parte
dell’amministrazione di essere esonerato dallo svolgimento di ricerche di
impiego.

 

                             2.10.   Alla luce di
tutto quanto esposto e ritenuto che PI 1 mai ha contestato di non aver fatto
alcuna ricerca di lavoro precedentemente all’annuncio per il collocamento del 4
dicembre 2012, né ha validamente giustificato l’assenza di ricerche, il TCA
ritiene che a torto l’URC ha annullato la decisione del 20 dicembre 2012 con
cui l’aveva sospeso dal diritto all’indennità di disoccupazione per dodici
giorni a causa di mancate ricerche di lavoro negli ultimi tre mesi prima della
disoccupazione.

 

                                         Ne discende che la
decisione su opposizione impugnata deve essere annullata.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                         §    La
decisione su opposizione del 5 febbraio 2013 è annullata.

                                          §§ PI
1 è sospeso dal diritto all’indennità di disoccupazione per dodici giorni a
decorrere dal 4 dicembre 2012.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti