# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3222cd7e-2767-5da2-b98d-a427fccf9d58
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.10.2023 D-6160/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6160-2020_2023-10-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6160/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

William Waeber, Simon Thurnheer,  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Iraq,  

patrocinato da Rosario Mastrosimone,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (procedura celere); 

decisione della SEM del 6 novembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-6160/2020 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino iracheno di etnia curda, nato il (…), sarebbe espa-

triato il (…) e avrebbe raggiunto la Turchia il medesimo mese (cfr. atti SEM 

n. 4/1, 27/14), prima di giungere in Svizzera il 2 settembre 2020 e deposi-

tare, il giorno successivo, una domanda d’asilo (cfr. atto Segreteria di Stato 

della migrazione di seguito: SEM o autorità inferiore n. […] -3/2). 

B.  

Il 9 settembre 2020, contestualmente all’audizione per il rilevamento dei 

suoi dati personali, l’interessato ha dichiarato di possedere un passaporto 

e una carta d’identità iracheni, che avrebbe fatto pervenire all’autorità infe-

riore, in originale, il prima possibile (cfr. atto SEM n. 12/10); ciò che ha fatto, 

in parte, il 16 ottobre 2020 trasmettendo alla medesima la sua carta d’iden-

tità in originale (cfr. mezzo di prova di seguito: Mdp n. 001). 

C.  

Il 14 settembre 2020, la SEM ha svolto il colloquio Dublino (cfr. atto SEM 

n. 16/2). 

D.  

Il 28 ottobre 2020, la SEM ha provveduto all’audizione sui motivi d’asilo 

dell’interessato (cfr. atto SEM n. 27/14). Dal verbale redatto si evince so-

stanzialmente che egli ha dichiarato di non essere riuscito a recuperare il 

passaporto perché sottrattogli dal passatore che lo avrebbe aiutato ad 

espatriare. In merito alla sua persona, egli sarebbe nato a D._______, nel 

distretto di E._______, nel Governatorato di F._______ (…), nel (…), e 

avrebbe frequentato la scuola ma sarebbe stato costretto ad abbandonarla 

a causa dei conflitti armati ivi presenti. Durante tale periodo egli si sarebbe 

recato, per le ferie scolastiche, a G._______, un villaggio sotto il controllo 

del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Durante tale soggiorno, egli 

avrebbe fornito a questi ultimi sia del cibo che dei vestiti in cambio di de-

naro. Qualche volta si sarebbe occupato lui stesso di fornire la merce in un 

determinato luogo, altre volte essi si recavano direttamente nel suo nego-

zio per recuperarla. Prima del (…), egli si sarebbe trasferito definitiva-

mente, con la sua famiglia, a causa dei bombardamenti, a D._______. Egli 

vi avrebbe lavorato quale commerciante dal (…) fino al giorno del suo 

espatrio. Durante tale periodo, egli avrebbe continuato a fornire degli abiti 

e del cibo ai membri del PKK. Nel (…), mentre si recava presso il suo ne-

gozio, egli sarebbe stato fermato dalla polizia a un posto di blocco. Gli 

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agenti, constatato che egli trasportava una grande quantità di abiti, l’avreb-

bero condotto presso i loro uffici per interrogarlo, malmenandolo e sottopo-

nendolo a domande relative alla destinazione di tale merce. In quell’occa-

sione, egli avrebbe dichiarato, mentendo, che essa era unicamente desti-

nata alla vendita al dettaglio presso il suo negozio. Una volta appurato che 

egli fosse effettivamente proprietario del negozio, gli agenti di polizia 

l’avrebbero rilasciato. Successivamente, il (…), egli sarebbe stato tuttavia 

contattato telefonicamente dalla polizia di H._______ e convocato a pre-

sentarsi nei loro uffici al fine di essere interrogato. Per il tramite di un abi-

tante del suo medesimo villaggio, componente del corpo di polizia di 

H._______, I._______, egli sarebbe venuto a conoscenza del fatto che la 

polizia lo avrebbe arrestato per aver fornito un sostegno al PKK e che, se 

non si fosse presentato, avrebbero emanato un ordine di arresto nei suoi 

confronti. Temendone le ripercussioni, egli sarebbe espatriato in J._______ 

il (…). Dopo la sua partenza, il padre dell’interessato gli avrebbe comuni-

cato che la polizia si era recata presso la sua abitazione e il suo negozio al 

fine di chiedere informazioni sul suo conto. 

A sostegno della propria domanda d’asilo, il ricorrente ha prodotto la sua 

carta d’identità in originale (cfr. Mdp n. 1), la convocazione, in originale, 

della polizia che lo intimava a presentarsi presso i loro uffici (cfr. Mdp n. 2) 

e dei video in lingua irachena (cfr. Mdp n. 3-6). 

E.  

Con lettera del 29 ottobre 2020, l’interessato ha consegnato all’autorità in-

feriore la copia del permesso F del cugino, residente in Svizzera 

(cfr. Mdp n. 007), come pure due articoli di giornale concernenti il contesto 

iracheno (cfr. Mdp n. 008 e 009). 

F.  

Il 4 novembre 2020, la SEM ha trasmesso all’interessato il progetto di de-

cisione riguardante la sua domanda d’asilo, concedendogli il diritto di pro-

nunciarsi in merito allo stesso (cfr. atto SEM n. 30/7); facoltà da lui eserci-

tata con scritto del 5 novembre 2020 (cfr. atto SEM n. 31/2). 

G.  

Con decisione del 6 novembre 2020, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. 33/1), la SEM non ha riconosciuto all’interessato la qualità di rifu-

giato, ha respinto la sua domanda d’asilo e ha pronunciato il suo allonta-

namento dalla Svizzera, ritenendo tale misura ammissibile, ragionevol-

mente esigibile e possibile (cfr. atto SEM n. 32/10). 

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H.  

Con ricorso del 4 dicembre 2020, depositato il giorno successivo (cfr. trac-

ciamento dell’invio; data di entrata: 7 dicembre 2020), l’interessato è in-

sorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale) 

avverso la predetta decisione chiedendo, principalmente, l’annullamento 

della stessa, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo. In subordine, che gli venga concessa l’ammissione provvisoria. 

In via ancor più subordinata, egli chiede che gli atti vengano restituiti alla 

SEM per un nuovo esame e dei complementi istruttori. Egli ha presentato, 

inoltre, istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, il tutto con protesta di tasse e spese. 

L’interessato vi ha allegato l’originale dell’ordine di arresto che sarebbe 

stato emesso nei suoi confronti il (…) (cfr. Mdp n. 10) e due referti medici 

del 18 novembre e del 2 dicembre 2020. 

I.  

Con complementi al ricorso del 14 e del 17 dicembre 2020, il ricorrente ha 

informato il Tribunale aggiornandolo in merito al suo stato di salute trasmet-

tendo nuovi referti medici. 

J.  

Con decisione incidentale del 22 dicembre 2020, il Tribunale ha autorizzato 

il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura, 

ha accolto la sua istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, e invitato la SEM ad inoltrare una risposta al ricorso entro il 5 gen-

naio 2021. 

K.  

Con complemento al ricorso del 30 dicembre 2020, l’interessato ha tra-

smesso al Tribunale ulteriori referti medici e con complemento dell’8 gen-

naio 2021, la traduzione in lingua italiana del summenzionato ordine di ar-

resto. 

L.  

Con ordinanza del 6 gennaio 2021, il Tribunale ha trasmesso alla SEM tale 

documento e prorogato il termine per la risposta al 20 gennaio 2021. Ne è 

scaturito uno scambio di scritti, e meglio una risposta del 4 dicembre 2020 

e una replica del 26 febbraio 2021. 

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M.  

Nel frattempo, il 28 gennaio 2021, il ricorrente è stato attribuito al Cantone 

Ticino (cfr. atto SEM n. 60/1). 

N.  

Con nuovi complementi del 2 giugno, 12 ottobre 2021 e 12 agosto 2022, il 

ricorrente ha infine precisato le sue allegazioni e trasmesso nuova docu-

mentazione medica. 

O.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) 

non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito allo stesso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro quest’ultima. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi in relazione con 

l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione 

al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) 

previsti dalla legge. Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici 

(art. 21 cpv. 1 LTAF). 

4.  

4.1 Nel merito, nella propria impugnativa il ricorrente censura la violazione 

del diritto federale e meglio dei disposti legali in punto al riconoscimento 

dello statuto di rifugiato (artt. 3 e 7 LAsi). Più nel dettaglio, l’insorgente ha 

evidenziato l’adempimento delle condizioni poste all’art. 7 LAsi circa la ve-

rosimiglianza delle sue dichiarazioni, censurando il mancato esame dei 

motivi di asilo enunciati all’art. 3 LAsi. 

4.2  

4.2.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto 

dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

4.2.2  

4.2.2.1 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere ve-

rosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). Quest’ultima è resa 

verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponderante 

(art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili, in particolare, le allegazioni che su 

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punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispon-

dono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

La dottrina riconosce quattro elementi costitutivi della “verosimiglianza”: le 

indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo sufficientemente 

fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plausibili; il richie-

dente dev’essere, inoltre, credibile. La credibilità delle affermazioni del ri-

corrente viene, segnatamente, messa in dubbio se egli nasconde degli ele-

menti importanti o se rifiuta di collaborare con l’autorità all’accertamento 

dei fatti (cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code 

annoté de droit des migrations, LAsi, 2015, n. 15 ad art. 7 LAsi). Il giudizio 

sulla verosimiglianza non deve ridursi a una mera verifica della plausibilità 

del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una 

ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; deci-

sivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra que-

sti risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 

e giurisprudenza ivi citata). 

4.3 Nel caso di specie, il Tribunale considera che le tesi ricorsuali non pos-

sano essere seguite in quanto le allegazioni del ricorrente contengono, 

come rettamente esposto dall’autorità inferiore, numerosi indicatori d’inve-

rosimiglianza, su dei punti essenziali, che rendono la sua intera narrazione 

dei motivi che l’avrebbero indotto all’espatrio inverosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi. Ne consegue che un esame dell’esistenza di motivi d’asilo 

ai sensi dell’art. 3 LAsi non risultava essere necessario. 

In primo luogo, il Tribunale considera che il ricorrente non ha parzialmente 

fornito delle dichiarazioni sufficientemente fondate. A titolo esemplificativo, 

il suo racconto spontaneo relativo ai motivi che l’avrebbero indotto a la-

sciare il suo Paese d’origine è estremamente generico considerato che egli 

fa riferimento ad un periodo temporale relativamente esteso, che va dal 

dicembre del (…), anno in cui egli avrebbe iniziato la propria attività di com-

merciante, fino al momento del suo espatrio, avvenuto il (…) (cfr. atto SEM 

n. 4/1). Lo stesso vale per il contenuto della telefonata intercorsa tra il ri-

corrente e l’agente di polizia I._______, come pure per i motivi per i quali 

tale persona gli avrebbe comunicato – presumibilmente violando i propri 

doveri professionali – quale sorte avrebbe patito se avesse dato seguito 

alla citazione a comparire presso i loro uffici (cfr. atto SEM n. 27/14, R42 e 

seg., 68 e seg.). 

In secondo luogo, la veridicità del racconto del ricorrente può essere 

fortemente messa in dubbio anche sulla base di valutazioni di plausibilità. 

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Il ricorrente basa infatti, inizialmente, in sede di racconto spontaneo, la sua 

domanda d’asilo sulla sua presunta attività di fornitura di vivande e di abiti 

ai membri del PKK e spiega il suo espatrio con la ricezione di una 

convocazione del (…), da parte della polizia di H._______, che lo invitava 

a presentarsi presso i loro uffici, rispettivamente per le conseguenze che 

la mancata ottemperanza di tale obbligo avrebbe potuto avere sulla sua 

persona (cfr. atto SEM n. 27/14, R31). A domanda dell’auditore se 

esistessero altri motivi che l’avevano spinto a lasciare il suo Paese, egli ha 

risposto negativamente (cfr. atto SEM n. 27/14, R32). Tuttavia, a domanda 

se avesse avuto problemi con le autorità prima della summenzionata 

telefonata, egli ha dichiarato di essere stato fermato, nel (…), mentre stava 

trasportando della merce, e portato negli uffici della polizia locale al fine di 

essere interrogato. In quell’occasione, gli agenti gli avrebbero chiesto a chi 

fossero destinati i vestiti, domanda alla quale egli avrebbe risposto, 

mentendo, dichiarando che fossero destinati alla vendita presso il suo 

negozio (cfr. atto SEM n. 27/14, R44). Successivamente, egli avrebbe 

inoltre sostenuto di aver ricevuto ben altre due telefonate prima di quella 

ricevuta il (…). La prima, avvenuta alla fine di (…) del (…), sarebbe stata 

una minaccia di morte e la seconda, avvenuta il (…), una minaccia di 

denuncia alle autorità (cfr. atto SEM n. 27/14, R54). Ciò premesso, il 

Tribunale non può che rilevare come il ricorrente abbia riportato degli 

avvenimenti essenziali del proprio racconto soltanto su richiesta 

dell’auditore, non apportando alcuna spiegazione plausibile che ne motivi 

la tardività. Invero, si tratta, nel caso di specie, chiaramente di avvenimenti 

fondamentali a sostegno della sua domanda d’asilo che avrebbero, per 

questo motivo, dovuto ragionevolmente essere invocati in entrata e non in 

risposta a domande puntuali dell’auditore. D’altronde, quando quest’ultimo 

ha chiesto al ricorrente per quale motivo la polizia avesse deciso di 

chiamarlo proprio il (…), egli ha affermato di non saperne il motivo (cfr. atto 

SEM n. 27/14, R53). Soltanto in seguito ad un’ulteriore domanda, in cui gli 

veniva chiesto esplicitamente se fosse accaduto qualcosa di insolito 

precedentemente a tale telefonata, il ricorrente ha menzionato l’esistenza 

di una minaccia di morte e di una denuncia alle autorità (cfr. atto SEM n. 

27/14, R54). Confrontato in merito a tale tardività, egli ha risposto 

“aspettavo che mi fosse chiesto” (cfr. atto SEM n. 27/14, R55), ciò che non 

fa che minare la verosimiglianza delle sue allegazioni. A ciò si aggiunga 

che non si conosce, tutt’ora, l’identità del presunto autore di tali chiamate. 

Non risulta, per di più, plausibile che il ricorrente non avesse spiegato al 

padre i motivi per i quali gli avrebbe chiesto di presentarsi in sua vece 

presso gli uffici della polizia (cfr. atto SEM n. 27/14, R64). Non risulta difatti 

conforme all’esperienza della vita che una persona vi si rechi senza 

chiedere al proprio “mandante”, perlopiù se si tratta del proprio figlio, i 

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motivi di tale convocazione (cfr. atto SEM n. 27/14, R64), sempre che tale 

pratica sia di fatto accettata da parte dell’autorità, ciò che sembra poter 

essere a priori ragionevolmente escluso. Da ultimo, egli ha dichiarato di 

essersi nascosto, dopo aver ricevuto la summenzionata telefonata, presso 

lo zio materno (cfr. atto SEM n. 27/14, R81). Appare tuttavia piuttosto 

sorprendente il fatto che, se egli fosse stato realmente ricercato da parte 

delle autorità del suo Paese d’origine – e fosse stato per di più emanato un 

ordine di arresto nei suoi confronti – non sarebbe stato ricercato 

ulteriormente e anche presso gli altri suoi parenti e che la polizia si sarebbe 

invece accontentata di recarsi presso il suo domicilio (cfr. atto SEM n. 

27/14, R84 e complemento al ricorso del 12 ottobre 2021, pag. 2). La sua 

spiegazione secondo cui l’autorità non si sarebbe recata presso lo zio 

materno siccome quest’ultimo “faceva il Peshmerga” (cfr. atto SEM n. 

27/14, R81) non è dettagliata né resa sufficientemente verosimile. 

In terzo luogo, il ricorrente non ha fornito delle dichiarazioni sufficiente-

mente concludenti. In un primo momento, il ricorrente non ha in alcun modo 

fatto riferimento all’esistenza della summenzionata convocazione. Persino 

dopo una domanda mirata, volta a capire se oltre alla telefonata avesse 

ricevuto altri tipi di avvisi di parte dell’autorità, ha risposto negativamente 

(cfr. atto SEM n. 27/14, R72). Solamente una volta confrontato in merito 

all’esistenza di tale documento nel suo dossier, il ricorrente ha dichiarato 

quanto segue: “questo è il foglio che avevano dato a mio padre quando si 

era presentato in polizia” (cfr. atto SEM n. 27/14, R73), ovvero l’(…) (cfr. 

atto SEM n. 27/14, R75). A ciò si aggiunga che, contrariamente a quanto 

da lui sostenuto, ovvero che fosse lui stesso ad aver comunicato lo scopo 

dell’interrogatorio al padre (cfr. atto SEM n. 27/14, R64), il documento men-

ziona che il padre sarebbe stato informato delle accuse a suo carico. Con-

frontato a tale palese incongruenza, il ricorrente non è tuttavia stato in 

grado di fornire una spiegazione valida (cfr. atto SEM n. 27/14, R77). 

Neppure i mezzi di prova versati agli atti dal ricorrente (cfr. Mdp n. 1-10) 

permettono di rendere verosimili le sue allegazioni. In particolare, i quattro 

video prodotti (cfr. Mdp n. 3-6), rispettivamente le fotografie (cfr. Mdp n. 7), 

non riguardano personalmente il ricorrente e forniscono pertanto esclusi-

vamente delle informazioni concernenti il contesto iracheno. Peraltro, egli 

stesso ammette che sono ancora ignoti i motivi dell’uccisione delle persone 

ivi raffigurate (cfr. atto SEM n. 27/14, R33). Per quanto concerne l’ordine 

di arresto prodotto, in originale, solamente in sede di ricorso 

(cfr. Mdp n. 10), secondo quanto riferito dal ricorrente, sarebbe stato a lui 

spedito dal cugino residente in Svizzera che l’avrebbe ricevuto da un altro 

cugino del ricorrente, K._______, per il tramite di un avvocato iracheno 

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(cfr. replica del 26 febbraio 2021, pag. 2). Ciò detto, lo scrivente Tribunale 

non può trascurare le dubbie circostanze di ottenimento di tale documento: 

il ricorrente si è limitato ad addurre che l’esemplare prodotto fosse prece-

dentemente “catalogato in un archivio del tribunale” senza tuttavia meglio 

precisare le modalità di ottenimento del medesimo (cfr. ricorso del 4 dicem-

bre 2020, pag. 9). Permangono dunque dei dubbi relativi alla sua autenti-

cità nonostante esso sembrerebbe presentare le caratteristiche richieste 

dalla legge irachena (nome e cognome dell’accusato, dettagli relativi alla 

sua carta di identità, descrizione fisica, luogo di residenza, professione; 

Kurdistan Region of Iraq, Criminal Procedure Code 23 of 1971 (as amen-

ded to 14 February 2010), https://kc-inter-

law.org/web/viewer.html?file=https://images.kc-interlaw.org/root/root/ima-

ges/191982021_gjpi-cpc-1971-kurdish-v2.pdf, consultato il 25 settembre 

2023). Infatti, siccome esiste un ampio spettro di varianti di ordini di arresto 

in Iraq (cfr. fra altri: Bas News [Hewlêr/Erbil], Emissione di un mandato 

d'arresto contro Shaswar Abd al-Wahid (con documento), 15.05.2019, 

<https://www.basnews.com/ar/babat/521174>, consultato il 25 settembre 

2023) è necessario esaminare tale documento più dettagliatamente. Or-

bene, l’ordine di arresto, datato (…), fa riferimento agli artt. 240 e 156 “di 

una legge irachena” (cfr. MdP n. 10) i quali troverebbero applicazione per 

interazione e comunicazione con un’“organizzazione straniera non autoriz-

zata in Iraq e nella regione del Kurdistan iracheno” (cfr. Mdp n. 10). L’Iraq 

non ha tuttavia tutt’ora ufficialmente dichiarato il PKK quale organizzazione 

terroristica (cfr. Aljazeera, Turkey wants Iraq to designate PKK a ‘terrorist’ 

organisation: Top diplomat, 23 agosto 2023, <https://www.al-

jazeera.com/news/2023/8/23/turkey-wants-iraq-to-designate-pkk-a-terro-

rist-organisation-top-diplomat>, consultato il 25 settembre 2023; The As-

sociated Press, Top Turkish diplomat calls for Iraq to designate PKK a ter-

rorist organization during Baghdad visit, 23 agosto 2023, 

<https://apnews.com/article/turkey-iraq-pkk-foreign-minister-visit-

1400c5e7df133ed84a67a484f0c23b59>, consultato il 25 settembre 2023). 

Ne consegue che l’argomento del ricorrente secondo cui la sua attività di 

sostegno al PKK comporterebbe automaticamente una violazione di sud-

dette norme penali non può essere seguita. Per il resto, si rimanda agli 

approfondimenti effettuati dall’autorità inferiore (cfr. risposta del 19 gennaio 

2020, pag. 2, par. 2-6) i quali possono essere confermati. D’altronde, oc-

corre tenere in considerazione che il Tribunale ha già avuto modo di rile-

vare che nella prassi irachena i mandati di arresto non vengono neppure 

consegnati all’imputato e vengono effettuati ugualmente degli arresti senza 

mandato (cfr. sentenza del Tribunale E-4850/2021 del 20 aprile 2022 con-

sid. 7.2; si veda in particolare: UN Assistance Mission for Iraq (UNAMI) / 

Office of the UN High Commissioner for Human Rights (OHCHR), Report 

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on Human Rights in Iraq January to June 2017, 14.12.2017, 

<https://www.refworld.org/docid/5a746d804.html>, consultato il 25 settem-

bre 2023; The Law Does Not Protect Us: Lack of Supremacy of Law Men-

aces Democracy and Freedom of Press, 13.01.2018, 

<https://www.metroo.org/english/dreja.aspx?=hewal&jmare=160&Jor=1>; 

consultato il 25 settembre 2023). Ne consegue che tale documento non 

permette, nel caso di specie, di rendere verosimili le allegazioni del ricor-

rente. A titolo abbondanziale, va rilevato infine che non risulta plausibile 

che i genitori, con i quali il ricorrente è tutt’ora in contatto (cfr. atto SEM 

n. 27/14, R11, R16), non gli abbiano comunicato l’esistenza di tale docu-

mento già in precedenza, durante uno dei colloqui telefonici avuti con il 

medesimo, data la sua importanza per la procedura d’asilo. 

4.4 Ne discende che le dichiarazioni dell’insorgente riguardo ai suoi motivi 

d’asilo non risultano essere verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, come a ra-

gione anche considerato dalla SEM nella decisione impugnata. Resta ora 

da esaminare se la pronuncia dell’allontanamento, rispettivamente la sua 

esecuzione, debbano essere anch’esse confermate. 

5.  

5.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione 

(art. 44 LAsi). 

5.2  

5.2.1 Nella misura in cui il Tribunale ha confermato la decisione della SEM 

relativa alla domanda d’asilo del ricorrente, quest’ultimo non può prevalersi 

del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente 

riconosciuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico ed espressa-

mente enunciato all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di seguito: Conv. rifugiati). 

5.2.2 L’insorgente non adempie, inoltre, le condizioni in virtù delle quali la 

SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla 

Svizzera ai sensi dell’art. 32 cpv. 1 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Il Tribunale 

è pertanto tenuto per legge a confermare tale provvedimento. 

5.3 L’esecuzione dell’allontanamento è invece regolamentata all’art. 83 

LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’es-

sere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ra-

gionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In particolare, l’esecuzione 

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non è possibile se lo straniero non può partire né alla volta dello Stato d’ori-

gine o di provenienza o di uno Stato terzo, né esservi trasportato (art. 83 

cpv. 2 LStrI). Inoltre, l’esecuzione non è ammissibile se la prosecuzione del 

viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di provenienza o verso uno 

Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazionale pubblico della 

Svizzera (art. 83 cpv. 3 LStrI), in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura). 

L’applicazione di tali disposizioni presuppone, tuttavia, l’esistenza di serie 

e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel 

paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari alle succi-

tate disposizioni. Infine, l’esecuzione non è ragionevolmente esigibile qua-

lora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi 

concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, 

violenza generalizzata o emergenza medica (art. 83 cpv. 4 LStrI). Motivi 

medici rendono inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento esclusiva-

mente quando le cure necessarie ed essenziali non sono ottenibili nel 

Paese di origine e un rimpatrio comprometterebbe rapidamente lo stato di 

salute della persona mettendone a rischio la vita (cfr. DTAF 2009/2 con-

sid. 9.3.2). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-

colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

5.4  

5.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione non è ammissibile se la pro-

secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-

nale pubblico della Svizzera. 

5.4.2 Nel caso in esame, non v’è motivo di considerare l’esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento verso l’Iraq, ad un trattamento proibito in relazione 

all’art. 3 CEDU, all’art. 3 della Conv. tortura o all’art. 33 Conv. rifugiati 

(cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: Cor-

teEDU] [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti). 

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5.4.3 Siccome non risulta dagli atti di causa che egli soffra di una malattia 

che sia ad uno stadio a tal punto avanzato e terminale da lasciar intendere 

che la morte sia una prospettiva prossima o un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute compor-

tante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza 

di vita (cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg. e N. contro Regno Unito del 27 maggio 

2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), l’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento è confermata. 

5.4.4 D’altronde, il Tribunale ha già avuto modo di ammettere che l’esecu-

zione dell’allontanamento nella (…) – dal quale proviene il ricorrente – non 

risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 consid. 6.3.2; cfr. anche tra 

le altre le sentenze del Tribunale D-4770/2020 del 29 agosto 2022, D-

2510/2022 del 17 agosto 2022 consid. 9.3). 

5.4.5 Pertanto, essa è da ritenersi ammissibile ai sensi 

dell’art. 83 cpv. 3 LStrI (in relazione all’art. 44 LAsi). 

5.5  

5.5.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

5.5.2 Il Tribunale ritiene, nella sua giurisprudenza iniziata con la 

DTAF 2008/5 ed in seguito confermata nella sua sentenza di riferimento 

E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 (in particolare al consid. 7.4), come la 

sicurezza e la situazione dei diritti dell’uomo nelle province (…) del (…), 

rispetto al resto dell’Iraq, siano ancora relativamente buone, e ciò anche 

tenuto conto del fatto che alcuni attacchi nella regione di frontiera con la 

Turchia avrebbero interessato anche civili viventi in paesi situati nei pressi 

di tale frontiera (cfr. sentenze del Tribunale D-2633/2022 del 9 settembre 

2022 consid. 8.3.2; D-2510/2022 del 17 agosto 2022 consid. 9.5.1). L’ese-

cuzione dell’allontanamento nelle province (…) succitate risulta essere esi-

gibile, allorché la persona interessata proviene dalla suddetta regione op-

pure vi ha vissuto per lungo tempo, nonché dispone di una rete sociale 

(famigliare, di vicinato o di conoscenti) oppure ha dei legami con i partiti 

politici dominanti nel Paese (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-

3737/2015 del 14 dicembre 2015 consid. 7.4.5; sentenza D-2510/2022 del 

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17 agosto 2022 consid. 9.5.1). I fattori individuali favorevoli – specialmente 

quelli concernenti una solida rete famigliare – sono tuttavia da valutare con 

un peso speciale (cfr. sentenze del Tribunale D-2510/2022 consid. 9.5.1, 

E-4181/2019 del 20 settembre 2021 consid. 7.4.2, E-5810/2020 del 18 

gennaio 2021 consid. 7.3.3). 

5.5.3 Tornando alla presente disamina, la SEM, a ragione, nella decisione 

avversata, ha ritenuto come in casu vi siano dei fattori individuali favorevoli. 

Il ricorrente è originario di D._______, nella provincia di F._______. I mem-

bri della sua famiglia, con i quali ha dichiarato di essere in buoni rapporti 

(cfr. atto SEM n. 27/14, R11, R17), risultano essere tutt’ora residenti nella 

predetta regione (cfr. atto SEM n. 27/14, R13, R15, R16). Pertanto, egli 

dispone di una solida rete famigliare che potrà aiutarlo, se necessario, nella 

sua reintegrazione sia dal profilo lavorativo che sociale. Vista l’ampia rete 

famigliare a disposizione nel Paese d’origine, è inoltre possibile partire dal 

presupposto che anche il suo alloggio, in caso di ritorno in Patria, sia assi-

curato. La sua formazione scolastica (cfr. atto SEM n. 27/14, R28) e la sua 

esperienza nella vendita al dettaglio di abiti e cosmetici (cfr. atto SEM 

n. 27/14, R24 e seg.) permetteranno, infine, al medesimo di reintegrarsi nel 

mondo lavorativo senza riscontrare delle difficoltà eccessive. Ciò sarà d’al-

tronde facilitato dalla sua ancora relativa giovane età (cfr. atto SEM 

n. 27/14, R22). 

In merito al suo stato di salute, dai referti medici presenti nell’incarto risulta 

che al ricorrente sia stato diagnosticato un disturbo post-traumatico da 

stress con problemi di sonno e incubi (cfr. atto SEM n. 37/2), trattato 

mediante una terapia antidepressiva di induzione del sonno (Trittigo 50 mg 

interrotto per intolleranza e sostituito con Rendormin 500 mg e Zeller relax, 

cfr. atti SEM n. 49/2, 53/1). Il medico dopo aver, in un primo momento, 

deciso che una valutazione psicologica o psichiatrica non fosse necessaria 

(cfr. atto SEM n. 49/2), ha finalmente deciso di organizzare tale visita 

(cfr. atto SEM n. 50/2). Dalle risultanze della stessa, effettuata il 

28 dicembre 2020, risulta che il medico non è giunto a una diversa diagnosi 

rispetto a quella precedente salvo per l’aggiunta, al trattamento 

farmacologico in atto, di Rebalance e di Relaxane per trattare 

l’irrequietezza e la tensione interiore (cfr. complemento al ricorso del 

30 dicembre 2020). Il 2 giugno 2021, gli è stata inoltre diagnosticata una 

reazione mista ansioso-depressiva (F43.22 ICD10) con assenza di 

suicidalità (cfr. complemento al ricorso del 2 giugno 2021) e, 

successivamente, un’emicrania con colore all’emitorace sinistro e all’arto 

inferiore sinistro che necessitava ulteriori esami (cfr. complemento al 

ricorso del 12 ottobre 2021), che ha portato ad una diagnosi di ipostenia 

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brachio-crurale sinistra con associato disturbo sensitivo di natura algica 

trattata con fisioterapia e medicamenti analgesico-antiinfiammatori con 

Mydocalm 150 mg, presente da anni ma sensibilmente peggiorata a causa 

delle altre patologie (cfr. complemento al ricorso del 12 agosto 2022). Per 

quanto riguarda invece la terapia psichiatrica, il ricorrente, dopo essere 

stato soccorso il 15 febbraio 2022 per iperventilazione, è stato sottoposto 

a un trattamento rivisto con somministrazione di Temesta, Sertraline, 

Dalmadorm e Sertraline Sandoz (cfr. complemento al ricorso del 

12 agosto 2022). Ciò premesso, considerato che la giurisprudenza ha già 

avuto modo di sottolineare che le cure mediche primarie sono disponibili 

nella regione del (…), come pure che le malattie mentali possono esservi 

trattate adeguatamente (cfr. ex pluris le sentenze del Tribunale 

D-2840/2021 del 10 marzo 2022; D-6464/2018 del 26 febbraio 2020 

consid. 10.2.5 e i riferimenti ivi menzionati), egli potrà beneficiare di tali 

prestazioni mediche nel proprio Paese al fine di curare le proprie 

problematiche (cfr. ad esempio: […]). A titolo abbondanziale, si rileva inoltre 

che egli avrà la possibilità di ottenere un sostegno finanziario per 

assicurarsi l’assistenza medica per un periodo limitato nel Paese d’origine, 

in particolare una scorta di medicinali, ma anche, ad esempio, una 

copertura dei costi delle terapie necessarie (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi). 

5.5.4 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, 

risulta essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

5.6 In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il 

profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ri-

corrente, disponendo di una carta d’identità in originale e valida, potrà pro-

curarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio, usando la necessaria 

diligenza (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

5.7 Ne discende che l’esecuzione dell’allontanamento è possibile, ammis-

sibile e ragionevolmente esigibile. Di conseguenza, anche in materia di al-

lontanamento e relativa esecuzione, la decisione dell’autorità inferiore 

dev’essere confermata. 

6.  

Alla luce di quanto sopra, la decisione della SEM dev’essere confermata e 

le censure sollevate respinte. L’autorità inferiore non ha dunque violato il 

diritto federale e ha accertato in maniera esatta e completa i fatti giuridica-

mente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi). La decisione non è neppure 

inadeguata (art. 49 PA). 

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Pagina 16 

7.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

avendo il Tribunale accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudi-

ziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e 

del relativo anticipo, esse non vengono prelevate. 

8.  

La presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: