# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55cb0237-4bb9-5f4f-b4f4-f299993b8170
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.03.2016 12.2015.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2015-24_2016-03-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2015.24

  	
  Lugano

  2 marzo 2016/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OA.2006.664
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 17
ottobre 2006 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dallo RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attore ha chiesto la condanna della convenuta
al pagamento di un importo indeterminato da definirsi peritalmente e poi quantificato
in sede conclusionale in CHF 1'159'131.35 oltre interessi al 5% dal 1° aprile
2011; 

 

domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la
reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 30 dicembre 2014 ha respinto,
ponendo a carico dell’attore la tassa di giustizia di CHF 20'000.-, le spese di
CHF 12'000.- e le ripetibili di CHF 46'300.-;

 

appellante l'attore con atto di appello 2 febbraio
2015, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente
la petizione, in via subordinata il suo annullamento con conseguente rinvio dell’incarto
al Pretore per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi e in via più subordinata
la sua riforma nel senso di accogliere la petizione almeno per CHF 80'545.-, oppure
ancora nel senso di ridurre almeno a CHF 10'000.- la tassa di giustizia e a CHF
5’000.- le ripetibili poste a suo carico, protestando spese e ripetibili di
entrambe le sedi;

 

mentre la convenuta con risposta 22 aprile 2015 postula
la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti
ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                             1.  Il 4 aprile 1995, l’8
febbraio 1996 e il 23 settembre 1996 AP 1, cittadino __________ allora
residente in __________, ha aperto presso la succursale __________ del AO 1 i
tre conti __________, __________ e __________, su cui ha conferito mandato di
gestione a ____________________ B__________ e __________ C__________ (doc. 2, 3
e 4). Sulle relazioni bancarie in questione egli ha in seguito fatto affluire
parte dei suoi risparmi.

                                  Dopo aver sottoscritto, il 28
novembre 1997, tre “dichiarazioni di scarico” all’indirizzo della banca (doc.
G, H e I), il 10 settembre 1998 il cliente ha fatto trasferire i suoi averi
presso l’__________ (doc. 23), mantenendo per altro gli stessi gestori esterni.

 

 

                             2.  Con petizione 17 ottobre
2006 AP 1 ha convenuto in giudizio AO 1 innanzi alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1, per ottenere la sua condanna al pagamento di importi
indeterminati, da definirsi peritalmente, per il danno emergente, per gli
interessi dal 28 novembre 1997, per il lucro cessante, per il torto morale e per
le spese legali assunte in sede penale e civile. Egli, ipotizzando l’esistenza
di violazioni contrattuali ed extracontrattuali imputabili alla convenuta, segnatamente
per l’agire del suo funzionario __________ G__________, ha sostenuto che essa dovesse
essere resa responsabile delle truffaldine sottrazioni di capitali commesse sui
suoi conti da __________ B__________ e __________ C__________ e dell’impossibilità,
per aver essa provveduto a sbloccare le relazioni bancarie riconducibili a
questi ultimi ed ai loro parenti a seguito della sottoscrizione da parte sua di
tre “dichiarazioni di scarico” (doc. G, H e I) non valide, di rivalersi sui loro
averi bancari, poi scomparsi. 

                                  La convenuta si è integralmente
opposta alla petizione.

                                  

 

                             3.  Con l’allegato conclusivo
l’attore ha indicato in esteso quali erano state le risultanze dell’istruttoria
e, preso atto dell’accertamento peritale relativo al suo “patrimonio
complessivo … al 31 marzo 2011 dopo la sua rivalutazione monetaria e successiva
maggiorazione degli interessi moratori”, ha per finire quantificato le sue
pretese creditorie in CHF 1'159'131.35 oltre interessi al 5% dal 1° aprile
2011.

 

 

                             4.  Con la sentenza 30 dicembre
2014 qui impugnata il Pretore ha respinto la petizione, ponendo la tassa di
giustizia di CHF 20'000.- e le spese di CHF 12'000.- a carico dell’attore,
tenuto altresì a rifondere alla controparte CHF 46'300.- per ripetibili. 

                                  Il giudice di prime cure
ha innanzitutto escluso l’esistenza di una responsabilità della convenuta,
rilevando da una parte che l’attore non aveva né sostanziato né provato che il
funzionario di quest’ultima __________ G__________ fosse stato connivente con __________
B__________ e __________ C__________ ed escludendo dall’altra che alla
convenuta potesse essere rimproverata una carente diligenza e prudenza in
relazione alla malagestione di costoro, visto che essa, non appena erano stati
scoperti i primi dissidi tra i gestori esterni ed i vari clienti, aveva avvisato
l’attore, intraprendendo così quanto necessario per chiarire le circostanze e
trovare una soluzione alla situazione. Egli ha in seguito evidenziato che l’attore
il 28 novembre 1997 aveva comunque rinunciato ad ogni eventuale risarcimento
nei confronti della convenuta, sottoscrivendo tre “dichiarazioni di scarico”,
che non erano state da lui tempestivamente invalidate per errore o dolo. Ed ha
infine rilevato che le singole posizioni di danno fatte valere dall’attore
erano oltretutto in parte carenti delle necessarie allegazioni.

 

 

                             5.  Con l’appello 2 febbraio
2015, che qui ci occupa, l'attore, previa assunzione in questa sede di alcune
prove, ha formulato tutta una serie di richieste, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi: in via subordinata (recte: principale)
ha chiesto di annullare la sentenza pretorile e di rinviare l’incarto al
Pretore per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi; in via principale (recte:
subordinata) ha chiesto di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere
integralmente la petizione, contestando l’assenza di una responsabilità della
convenuta e ribadendo l’invalidità delle “dichiarazioni di scarico”; in via più
subordinata ha chiesto la modifica del giudizio di primo grado nel senso di
accogliere la petizione almeno per CHF 80'545.-, somma corrispondente alle
remunerazioni accreditate a __________ B__________ e __________ C__________ contrariamente
agli accordi contrattuali anche quando la gestione era stata negativa; e in via
ancor più subordinata ha chiesto di ridurre almeno a CHF 10'000.- la tassa di
giustizia e a CHF 5’000.- le ripetibili poste a suo carico, rimproverando al
Pretore di non aver ritenuto di esprimersi preliminarmente sulla validità delle
“dichiarazioni di scarico”, ciò che avrebbe invano prolungato la durata della causa.

                                  Della risposta 22 aprile
2015 con cui la convenuta ha postulato la reiezione del gravame pure con
protesta di spese e ripetibili si dirà, se e per quanto necessario, nei
prossimi considerandi.

 

 

                             6.  Il 1° gennaio 2011 è
entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC;
RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di
quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal
diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura
civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece la procedura ricorsuale
in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile
comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art.
405 cpv. 1 CPC).

 

 

                             7.  Con il gravame l’attore
chiede preliminarmente l’assunzione da parte di questa Camera di alcune prove,
segnatamente l’audizione in qualità di testimoni dell’__________ (allora
responsabile del servizio giuridico della convenuta), dell’__________ (allora
patrocinatrice di __________ B__________ e di __________ C__________), di __________
(allora funzionario della convenuta), di __________ B__________ e di un certo “direttor
__________” (verosimilmente l’allora direttore della convenuta). A torto.

                                  Le parti possono in
effetti chiedere all’autorità di appello di assumere nuove prove, in due
determinati casi: da una parte si tratta dei nuovi mezzi di prova ex art. 317
cpv. 1 CPC, che contemplano tanto quelli venuti in essere dopo la decisione
(cosiddetti “nova” autentici), quanto quelli preesistenti se, facendo
uso della diligenza ragionevolmente esigibile nelle circostanze concrete, non
li si poteva già produrre in primo grado (ossia “pseudo nova”) (Trezzini, in: Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al Codice di diritto
processuale civile svizzero, p. 1393); dall’altra, giusta l’art. 316 cpv. 3
CPC, è pure data la facoltà di riassumere prove già acquisite dal Pretore,
nonché di assumere prove ritualmente offerte ma da questi respinte (Trezzini, op. cit., p. 1389; Reetz/Hilber, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Kommentar, 2ª ed., n. 47 ad art. 316; TF
19 luglio 2012 4A_229/2012 consid. 4; II CCA 10 ottobre 2012 inc. n. 12.2012.6,
17 ottobre 2012 inc. n. 12.2011.104, 22 maggio 2015 inc. n. 12.2013.96).

                                  Nel caso di specie l’attore non ha
tuttavia allegato né tanto meno dimostrato se e in che modo l’assunzione delle
prove da lui ora offerte non sarebbe stata possibile già in prima sede facendo
uso della diligenza ragionevolmente esigibile nelle particolari circostanze,
ossia se e in che modo le stesse costituissero dei “nova” autentici o
dei “pseudo nova”: tre delle prove ora proposte erano in effetti già
state assunte nella sede pretorile (l’audizione dell’__________, dell’__________
e di __________), una era stata da lui offerta ma era poi stata oggetto di
un’esplicita rinuncia da parte sua (l’audizione di __________ B__________,
appello p. 28) e l’ultima, relativa oltretutto a una persona non meglio
indentificata, nemmeno era stata offerta (l’audizione del “direttor __________”).
E soprattutto egli non ha in ogni caso indicato quali sarebbero state le
circostanze di fatto che intendeva provare mediante l’assunzione di quelle
prove, per cui la sua richiesta dev’essere respinta anche per il fatto che nemmeno
è stata dimostrata la loro possibile rilevanza per l’esito della lite.

 

 

                             8.  La richiesta formulata in
via principale dall’attore di annullare la sentenza pretorile e di rinviare
l’incarto al giudice di prime cure per un nuovo giudizio nel senso dei
considerandi è inammissibile per carenza di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC).
In nessun punto dell’appello sono in effetti state spiegate le ragioni alla
base di una tale domanda, né tanto meno sono stati indicati i considerandi da
porre alla base dell’eventuale nuovo giudizio.

 

 

                             9.  La domanda formulata in via
subordinata dall’attore volta a riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere
integralmente la petizione (senza invero indicazione dell’importo e degli
interessi che la convenuta avrebbe dovuto pagare, ciò che però non comporta
l’irricevibilità della domanda) deve essere disattesa per una serie di motivi
d’ordine e di merito.

 

 

                           9.1  Innanzitutto si osserva che
la petizione avrebbe dovuto essere dichiarata irricevibile per il fatto che la
somma richiesta è stata quantificata unicamente con le conclusioni, sfuggendo
con ciò nella sua entità al principio del contraddittorio in violazione del
diritto di essere sentito della parte avversa (art. 78 e 84 CPC/TI).

                                  La giurisprudenza ha in effetti già
avuto modo di stabilire (DTF 140 III 409 consid. 4.3.1; TF 24 novembre 1998
5P.416/1998  consid. 3b/bb, 28 agosto 2007 4P.24/2007 consid. 7.1, 13 aprile
2014 4A_543/2013 consid. 4.2; II CCA 29 novembre 2006 inc. n. 12.2006.72, 16
marzo 2007 inc. n. 12.2006.29) che per principio, la procedura civile cantonale,
com’è il caso per quella ticinese (art. 165 cpv. 1 lett. g CPC/TI; Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 11 segg. ad
art. 78 e m. 14 ad art. 165), può esigere che le domande siano formulate in
termini precisi e distinti, con l’indicazione, in caso di condanna in denaro,
della cifra esatta (DTF 116 II 215 consid. 4a), aggiungendo che una siffatta
regola soffre però di diverse eccezioni, in particolare nei casi in cui il
diritto federale ammette il contrario o lascia all’apprezzamento del giudice la
determinazione dell’importo e precisando che, analogamente, non può essere
imposta l’indicazione esatta dell’importo qualora l’attore non sia in grado di
stabilirlo ovvero una tale indicazione non possa essere pretesa perché solo
l’istruttoria permette di determinarla. 

                                  Nel caso concreto, con la
petizione (non è poi stata inoltrata una replica né una domanda di restituzione
in intero) l’attore, pur avendo premesso che la causa aveva un valore superiore
a CHF 8'000.- (limite minimo per l’avvio di una procedura ordinaria
appellabile), si è limitato a chiedere la condanna della convenuta al pagamento
di importi indeterminati (indicati con la formulazione “CHF …”) sia per
il danno emergente, sia per gli interessi dal 28 novembre 1997, sia per il
lucro cessante, sia per il torto morale e sia per le spese legali assunte in
sede penale e civile, riservandosi di fatto di quantificare quelle somme previo
esame da parte del perito giudiziario; solo in sede conclusionale, evidenziando
che secondo il perito giudiziario il suo “patrimonio complessivo … al 31
marzo 2011 dopo la sua rivalutazione monetaria e successiva maggiorazione degli
interessi moratori” era di CHF 1'159'131.35, ha per finire chiesto il pagamento
di quella somma oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2011. Sennonché, riservato
quanto si dirà più avanti in merito alle palesi carenze allegatorie sul tema
del danno (consid. 9.2.2), con un minimo di diligenza una quantificazione almeno
approssimativa delle sue pretese sarebbe stata possibile fin dall’inizio. L’attore
aveva infatti dichiarato di aver versato sui suoi conti bancari oltre CHF
700'000.- e di aver sottoscritto il 28 novembre 1997, prima cioè di trasferire
i suoi beni presso un altro istituto bancario dove i suoi rimanenti denari gli
sarebbero poi stati ulteriormente sottratti da __________ B__________ e __________
C__________, tre “dichiarazioni di scarico” all’indirizzo della convenuta
(senza per altro indicare, nonostante ciò fosse evincibile dai documenti da lei
versati agli atti, gli attivi residui allora risultanti), ciò che gli avrebbe
permesso di azionare la controparte per l’intero importo versato o almeno per
quanto perso fino al 28 novembre 1997.

                                  E comunque già a quel momento
egli sarebbe stato in grado di quantificare la somma da lui poi effettivamente fatta
valere in sede conclusionale (riservate le per altro irrituali aggiunte da lui
effettuate in tale allegato, di cui si dirà al consid. 9.3).

 

 

                           9.2  La petizione avrebbe in ogni
caso dovuto essere respinta per le gravi carenze di allegazione in sede di
petizione sul tema della responsabilità della convenuta e/o del danno, che sono
state parzialmente colmate dall’attore, per la prima volta e con ciò
irritualmente, solo in sede conclusionale (art. 78 CPC/TI) o comunque in questa
sede (art. 317 cpv. 1 CPC).

                                  

 

                        9.2.1  Con la petizione l’attore,
dopo aver esposto i fatti a suo dire rilevanti (da p. 2 n. 1 a p. 10 n. 18 e da
p. 15 n. 29 a p. 21 n. 40) ed aver illustrato i principi tali da fondare in generale
la responsabilità della banca per l’attività del gestore esterno (da p. 11 n.
19 a p. 15 n. 28), ha sostenuto - ipotizzando l’esistenza di non meglio
precisate violazioni contrattuali ed extracontrattuali, fondate su non meglio
precisati indizi o fatti, imputabili alla convenuta, segnatamente al suo
funzionario __________ G__________ -che la convenuta doveva essere resa
responsabile delle asserite truffaldine sottrazioni di capitali commesse sui
suoi conti da __________ B__________ e __________ C__________ (rilevando da una
parte che “va verificato se __________ G__________ … abbia o meno adempiuto
gli obblighi di diligenza e di giusta vigilanza, cui la banca depositaria dei
capitali affidati era tenuta, visti gli indizi che si ritiene lasciassero presumere
l’irregolarità della gestione patrimoniale esterna” [p. 16 n. 31],
evidenziando dall’altra che andava verificata l’eventuale responsabilità di __________
G__________ per non aver denunciato le falsità di __________ B__________ e __________
C__________ poi venute alla luce solo dopo il suo licenziamento [p. 16 seg. n.
32], aggiungendo poi che “si deve verificare la responsabilità di G__________
in rapporto agli atti illeciti commessi dai due gestori esterni B__________ e C__________”
[p. 17 n. 33] e rimproverando infine a __________ G__________ di non averlo
avvisato del fatto che, contrariamente agli accordi sottoscritti, a __________
B__________ e __________ C__________ venivano versate commissioni nonostante la
gestione patrimoniale non produceva utili ma perdite [p. 17 seg. n. 34]) ed ha affermato
che la convenuta doveva pure rispondere dell’impossibilità, per aver essa
provveduto a sbloccare le relazioni bancarie riconducibili a questi ultimi e ai
loro parenti a seguito della sottoscrizione da parte sua di “dichiarazioni di
scarico” non valide, di rivalersi sui loro averi bancari che successivamente
erano scomparsi (da p. 18 n. 35 a p. 20 n. 38). In tali circostanze è evidente
che le uniche allegazioni che possono essere ritenute sufficienti per fondare
un’eventuale responsabilità della convenuta, siccome non riferite a fatti
esposti in modo vago, generico o ipotetico, ma invece allegati in maniera
puntuale e circostanziata, sono quelle esposte a p. 17 seg. n. 34 e da p. 18 n.
35 a p. 20 n. 38 della petizione.

 

 

                        9.2.2  Ma, soprattutto, ad essere del
tutto carenti sono le allegazioni petizionali in merito al danno da risarcire
ed al suo ammontare. 

                                  Nella petizione l’attore
ha preteso, come detto, che la convenuta dovesse essere resa
responsabile delle truffaldine sottrazioni di capitali commesse sui suoi conti
da __________ B__________ e __________ C__________ rispettivamente dell’impossibilità
di rivalersi sugli averi bancari di costoro e dei loro parenti che
successivamente erano scomparsi ed ha al proposito chiesto che essa fosse
tenuta a risarcirgli la perdita subita a causa della “gestione patrimoniale” di
__________ B__________ e __________ C__________ rispettivamente il danno
causatogli dallo svincolo degli averi bancari bloccati (p. 21 n. 41), aggiungendo
poi che “oltre al danno emergente, ovviamente inclusi gli interessi a
decorrere dalla chiusura delle relazioni il 28 novembre 1997, si chiede il
risarcimento del lucro cessante e del torto morale, oltre che il rimborso delle
spese legali (in sede penale e civile) sino ad oggi dovute dall’attore” (p.
22 n. 42). 

                                  Ora, preso atto da una parte che
l’attore non ha mai concretizzato la richiesta volta al pagamento di
indeterminate somme a titolo di torto morale o di spese legali preprocessuali
penali e civili, rilevato dall’altra che la convenuta non può essere resa
responsabile per il danno eventualmente subito dall’attore dopo che i suoi
averi erano stati trasferiti presso un altro istituto di credito (sempre che lo
stesso fosse stato da lui azionato, ciò che in considerazione della data di
decorrenza degli interessi richiesti non parrebbe nemmeno essere il caso) e
rammentato infine che la domanda di risarcimento del danno causato all’attore
dallo svincolo degli averi bancari bloccati a costoro e ai loro parenti esposta
da p. 18 n. 35 a p. 20 n. 38 della petizione era a sua volta priva di
fondamento (dato che beneficiaria del blocco di quei beni era unicamente la
banca convenuta, che in tal modo garantiva il suo eventuale obbligo di
risarcimento verso i clienti, e non invece l’attore, che non poteva pretendere
contrattualmente da lei che lo stesso potesse essere effettuato o mantenuto,
tanto più che nemmeno è stato indicato a quanto ammontavano le somme poi sbloccate),
è incontestabile che la domanda di risarcimento della perdita subita a causa di
una non meglio precisata “gestione patrimoniale” di __________ B__________ e __________
C__________ - definita quale “danno emergente” o “lucro cessante” - non è
sufficientemente chiara (e, come si dirà, nemmeno è stata chiarita in sede
conclusionale o ancora in questa sede). 

                                  Anche le allegazioni
sull’ammontare del danno sono poi insufficienti. L’attore si è in effetti
limitato ad affermare di aver versato sui suoi conti oltre CHF 700'000.- (in
realtà poi di soli CHF 180'000.- e ITL 403'737’961, cfr. doc. G, H e I, doc.
7-9, perizia p. 3 segg.), senza aver aggiunto altro sul tema.

 

 

                           9.3  Quand’anche, per ipotesi, si
volesse ammettere che la mancata quantificazione negli allegati preliminari
della somma richiesta fosse ammissibile e che nemmeno si potessero sanzionare
le carenze allegatorie della petizione, resterebbe comunque il fatto che la
domanda di pagamento di CHF 1'159'131.35 oltre interessi al 5% dal 1° aprile
2011 formulata dall’attore in sede conclusionale e ribadita in questa sede è incomprensibile,
non essendo dato a sapere se e in che modo quella somma, rivendicata dall’attore
anche in questo caso senza alcuna spiegazione in fatto o in diritto (ritenuto
che con l’allegato conclusionale egli si è limitato a riassumere le risultanze
istruttorie mentre con l’appello nulla ha detto sul tema), possa costituire il
danno risarcibile dalla convenuta a seguito delle circostanze a lei imputate. Di
fatto, la somma di CHF 1'159'131.35, che per l’attore rappresentava il suo “patrimonio
complessivo … al 31 marzo 2011 dopo la sua rivalutazione monetaria e successiva
maggiorazione degli interessi moratori”, è stata ottenuta, come esplicitamente
richiesto al perito giudiziario, prendendo in considerazione le somme da lui effettivamente
versate sui suoi conti (CHF 180'000.- e ITL 403'737'961), aggiungendo alle
stesse la rivalutazione monetaria intervenuta fino al 31 marzo 2011 (CHF
25'438.60 e ITL 52'823'013) e gli interessi al 5% maturati fino a quella stessa
data (CHF 222'856.90 e ITL 450'933’906), trasformando poi in CHF tutti gli
importi così risultati al tasso di cambio alla data della perizia (ottenendo in
tal modo CHF 991'557.50), ritenuto che al risultato è stata ulteriormente aggiunta
la differenza tra quanto versato sui conti dall’attore e quanto egli invece pretendeva
esservi stato versato sulla base dei rendiconti di cui ai doc. Ea, Eb e Ec (ITL
123'683'439), anch’essa poi aumentata dalla rivalutazione monetaria intervenuta
fino al 31 marzo 2011 (ITL 16'117'050) e dagli interessi al 5% maturati fino a
quella stessa (ITL 130'184'755) con successiva trasformazione del risultato in
CHF al tasso di cambio alla data della perizia (ottenendo così altri CHF
167'573.85). L’assoluta improponibilità di questo calcolo è evidente se solo si
pensa che nello stesso, oltre a non essere menzionata l’entità degli attivi
dell’attore in data 27 novembre 1997 (del resto nemmeno menzionati in questa
sede), si è tenuto conto, a torto, di asseriti ma non comprovati maggiori
versamenti effettuati dall’attore sui suoi conti (risultanti sì dai rendiconti di
__________ B__________ e __________ C__________ di cui doc. Ea, Eb e Ec, che
però erano rimasti privi di conferme istruttorie), di interessi maturati nel
frattempo non chiesti con la petizione, di rivalutazioni monetarie mai pretese
in precedenza e comunque non risarcibili nonché di trasformazioni valutarie pure
non ammesse dalla legge (art. 84 CO).

 

 

                           9.4  A prescindere dal fatto che
la convenuta potesse essere ritenuta responsabile nei confronti dell’attore
(questione che, alla luce di quanto precede, non poteva essere esaminata e in
ogni caso non poteva essere ammessa, in quanto non sono state allegate o provate
circostanze atte a far sorgere in precedenza dei dubbi nella convenuta rispettivamente
neppure sono state allegate o provate circostanze, eventualmente risultanti dal
procedimento penale contro __________ B__________ e __________ C__________, dalle
quali si potesse concludere per l’esistenza di una connivenza di __________ G__________
con questi ultimi, tanto più che neppure è stato provato che costoro si fossero
resi colpevoli di comportamenti penalmente reprensibili ed anzi, a ben vedere,
nemmeno è stato provato come si siano verificate gran parte delle perdite
subite dall’attore), si osserva che, come rilevato dal Pretore, la petizione
doveva comunque essere respinta nel merito siccome l’attore, il 28 novembre
1997, aveva provveduto a sottoscrivere tre “dichiarazioni di scarico”
all’indirizzo della banca (doc. G, H e I), la cui validità è da lui qui messa
in dubbio, come si vedrà a torto, per il fatto - oltretutto mai evocato nei
suoi precedenti allegati e con ciò irrito (art. 317 cpv. 1 CPC; nella
petizione, p. 19 n. 36 seg., l’attore si era in effetti limitato ad affermare
che quelle dichiarazioni erano illecite, nulle e inefficaci, senza però aver esposto
le ragioni di cui si ora prevale) - che egli non sarebbe stato informato
compiutamente delle circostanze che ne stavano alla base, in particolare dell’esistenza
di atti di rilevanza penale imputabili a __________ B__________ e __________ C__________
che gli sarebbero stati sottaciuti e che avrebbero dovuto essere scoperti dalla
convenuta già in precedenza, rispettivamente della sua finalità (volta a sbloccare
gli averi bancari di costoro e dei loro parenti).

                                  La dottrina e la
giurisprudenza hanno già avuto modo di stabilire che nel diritto societario -
ma le conclusioni possono essere estese a tutti i campi del diritto - una
dichiarazione di scarico è operante solo nella misura in cui si riferisce a
fatti che erano stati resi noti al debitore o che erano comunque a sua
conoscenza al momento in cui la stessa è stata resa (cfr. DTF 78 II 155, 95 II
320 consid. IV.2; TF 29 giugno 2005 4C.107/2005; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht,
p. 435 n. 129; Böckli, Schweizer
Aktienrecht, 3ª ed., p. 2143 n. 451; Watter/Dubs,
Der Déchargebeschluss, in: AJP 2001 p. 911 seg.; Bachmann, Aktienrechtliche Verantwortlichkeit im Konkurs,
in: AJP 2003 p. 502), ritenuto che gli stessi principi valgono del resto anche
per una dichiarazione di ratifica (cfr. II CCA 16 giugno 2006 inc. n.
10.2004.8, 20 marzo 2009 inc. n. 10.2002.17, 3 giugno 2015 inc. n. 12.2013).

                                  Nel caso di specie l’attore ha di
per sé ragione laddove rileva di non essere stato informato che la
“dichiarazione di scarico” era stata richiesta dalla convenuta a __________ B__________
e __________ C__________ per poter procedere allo sblocco dei beni bancari
detenuti da loro e dai loro parenti, e di aver allora ritenuto, come riferitole
da costoro e dalla sua conoscente __________ __________ M__________, che la
stessa fosse invece imposta dalla convenuta per far sì che egli potesse
trasferire i suoi beni presso un altro istituto bancario: sennonché, non avendo
censurato l’assunto pretorile secondo cui le “dichiarazioni di scarico” non erano
da lui state impugnate entro un anno dacché era venuto a conoscenza di quella
circostanza, che è stata da lui appresa ben prima del 17 ottobre 2005 (cfr.
petizione p. 18 n. 35, che menziona quali prove a sostegno della stessa i doc.
C e D, tutti precedenti quella data), la stessa non migliora la sua posizione. 

                                  L’attore poteva e doveva invece
essere a conoscenza del fatto che l’operato di __________ B__________ e __________
C__________ era alquanto problematico, mentre - come detto - non è stato
sufficientemente allegato, né per altro è risultato, se e per quali ragioni la
convenuta avrebbe dovuto insospettirsi già in precedenza (la tematica relativa
agli eventuali sospetti per le commissioni versate a __________ B__________ e __________
C__________ verrà esaminata in dettaglio nel prossimo considerando) o comunque
avrebbe potuto esserle rimproverato un comportamento contrario ai suoi obblighi
contrattuali. Egli stesso ha in effetti ammesso di essere stato contattato telefonicamente
nell’ottobre 1997 dal funzionario della convenuta __________ che lo aveva
informato del fatto che i suoi averi erano in realtà di gran lunga inferiori a
quelli che egli riteneva di possedere (petizione p. 7 seg. n. 13, doc. Da p. 3;
cfr. doc. 15; cfr. pure appello p. 45 ove egli ammette di essere stato
informato di aver maturato delle perdite rilevantissime rispetto al proprio
patrimonio iniziale), ciò che ovviamente, vista oltretutto l’importante differenza
con la situazione che gli era stata illustrata da __________ B__________ e __________
C__________ nei rendiconti scritti messi a sua disposizione (cfr. plico doc.
E), avrebbe quanto meno dovuto indurlo ad effettuare approfonditi accertamenti
in banca, in realtà mai intrapresi. Ciò si sarebbe imposto a maggior ragione
dopo che, sempre a suo dire (petizione p. 8 n. 15), __________ __________ M__________
gli aveva riferito che __________ G__________ era stato licenziato dopo
un’aspra controversia e la convenuta aveva dichiarato di non essere più
disponibile a continuare il rapporto contrattuale. In tali circostanze, quand’anche
per ipotesi - contrariamente a quanto affermato dallo stesso attore in
petizione (secondo cui “a fine 1997, appena __________ G__________ è stato licenziato
dalla banca, i clienti affidati ai nuovi consulenti della banca sono venuti
presto a sapere della truffa; le falsità di B__________ e C__________ sono
subito state verificate e denunciate ai clienti in poche settimane dai nuovi
consulenti”, p. 16 n. 32) - si volesse ammettere che la convenuta non lo abbia
esplicitamente reso attento del fatto che un altro cliente di __________ B__________
e __________ C__________ si era lamentato per l’esistenza di una distinta
bancaria falsificata o incompleta (doc. 16; a quel momento nulla permette comunque
di ritenere che la convenuta sapesse che anche i resoconti forniti all’attore
fossero falsi o incompleti), egli non può pretendere in buona fede di non
essere stato sufficientemente informato sulle circostanze rilevanti alla base
delle “dichiarazioni di scarico”. Se, ciononostante, il 28 novembre 1997 egli
ha comunque ritenuto di sottoscrivere (come ammesso in petizione, p. 9 n. 16) le
tre dichiarazioni (doc. G, H e I) con cui da una parte prendeva “atto che
secondo le scritture contabili (n.d.R. allora allegategli, cfr. teste __________
verbale 8 ottobre 2008 p. 2) in data odierna i suoi averi presso il AO 1, __________,
ammontano complessivamente alla somma” di CHF 14'153.- per il conto __________,
di CHF 99'510.- per il conto __________ e di CHF 71'043.- per il conto __________
(importi questi ritenuti sostanzialmente corretti dal perito giudiziario, secondo
cui più tardi, il 31 dicembre 1997, gli averi - espressi in CHF, ITL e USD, gli
ultimi due poi trasformati in CHF al tasso di cambio di allora - ammontavano a
complessivi CHF 13'799.87 per il conto __________, a complessivi CHF 99'971.95
per il conto __________ e a complessivi CHF 71'233.90 per il conto __________, cfr.
perizia p. 7 segg.) e dall’altra dava “atto alla Banca di aver agito con la
massima diligenza, dandole completo ed integrale scarico”, non può dunque
rimproverare al Pretore di averle ritenute vincolanti.

                                  

                                

                           10.  La domanda formulata in via
più subordinata dall’attore volta ad ottenere la riforma della decisione
pretorile nel senso di accogliere la petizione almeno per CHF 80'545.-, somma pari
alle remunerazioni accreditate a __________ B__________ e __________ C__________
contrariamente agli accordi contrattuali anche quando la gestione era stata
negativa, deve pure essere disattesa.

 

                         10.1  Tale conclusione si impone
innanzitutto per le ragioni esposte già in precedenza, ossia per il fatto che
la relativa posizione non è stata inizialmente quantificata (consid. 9.1), per
le carenze allegatorie riscontrate in sede di petizione con riferimento al danno
(consid. 9.2.2) e per il fatto che anche quella posizione era contenuta nelle tre
“dichiarazioni di scarico” (consid. 9.4). 

 

 

                         10.2  La richiesta di pagamento di CHF
80’545.- deve in ogni caso essere respinta anche per i motivi esposti qui di seguito.

                                  Innanzitutto si osserva
che __________ G__________, sentito in qualità di testimone, ha sì
riferito di sapere che in generale tra __________ B__________ e __________ C__________
e i loro clienti era in essere un accordo secondo cui i primi si impegnavano a
conseguire il rendimento annuale netto pari al T.U.S. (tasso ufficiale di
sconto) della lira italiana aumentato della percentuale dell’1% e i secondi,
previa rendicontazione, si impegnavano poi a ordinare trimestralmente alla
banca di accreditare una certa percentuale delle somme eccedenti quel
rendimento (verbale 4 marzo 2008 p. 2 seg.). Sennonché, nulla permette di
ritenere che quella pattuizione valesse anche con riferimento ai conti
dell’attore, visto e considerato che non è stata provata l’esistenza di
un’analoga pattuizione per il conto __________ e per il conto __________, mentre
che la pattuizione relativa al conto __________ (doc. 12) lasciava in bianco la
percentuale di utile garantito (diversamente dai doc. Dj e J, relativi ad altri
clienti, che riportavano una percentuale dell’utile garantito aumentata
dell’1%) e la percentuale da pagarsi sull’eccedenza che avrebbe dovuto essere
corrisposta ai gestori esterni (diversamente dai doc. Dj e J, che riportavano
una percentuale del 50%), ciò che lasciava intendere che la remunerazione di
costoro, chiaramente dovuta, dovesse avvenire secondo altre modalità. In tali
circostanze, nonostante sia vero che __________ G__________, trasmettendo a __________
B__________ e __________ C__________ i resoconti trimestrali dei conti
dell’attore affinché essi potessero definire le loro remunerazioni, avrebbe
potuto rendersi conto che la loro gestione patrimoniale non produceva utili ma
perdite, non si vede proprio per quale motivo avrebbe dovuto insospettirsi allorché
aveva poi ricevuto degli ordini di accredito di determinate somme a favore di __________
B__________ e __________ C__________, tanto più che gli stessi, oltre ad essere
stati regolarmente sottoscritti dall’attore e non essere mai stati contestati
come falsi, nemmeno facevano esplicito riferimento a quell’eventuale accordo
sulla remunerazione (cfr. doc. 13; cfr. pure perizia p. 6, secondo cui i
relativi addebiti sui conti dell’attore riportavano la dicitura “conformemente
alle direttive ricevute” mentre gli accrediti sui conti dei gestori esterni
riportavano la dicitura “ordine di un cliente”). 

                                  A prescindere da quanto precede,
va pure rilevato che l’attore, il quale ha ammesso che in alcuni periodi la
gestione era stata positiva (appello p. 43, cfr. pure complemento peritale p. 3),
non ha provato se e in che misura le somme allora corrisposte fossero invece
riconducibili solo alle perdite realizzate.

                                  E comunque il perito giudiziario
ha accertato che le somme accreditate ammontavano a complessivi ITL 129'769'308
(cfr. doc. 7-10, perizia p. 5), di modo che l’attore non poteva certo pretendere
la rifusione del suo corrispettivo in franchi svizzeri. 

                                

 

                           11.  La domanda formulata in via
ancor più subordinata dall’attore di riformare la sentenza pretorile nel senso
di almeno ridurre da CHF 20'000.- a CHF 10'000.- la tassa di giustizia e da CHF
46'300.- a CHF 5’000.- le ripetibili poste a suo carico, rimproverando in
sostanza al Pretore di aver deciso la tematica della validità delle
“dichiarazioni di scarico” solo alla fine dell’istruttoria invece di deciderla preliminarmente,
ciò che avrebbe causato un aumento della tassa di giustizia e delle ripetibili
poste a suo carico, è manifestamente infondata. A parte il fatto che nessuna norma
di legge imponeva al Pretore di decidere preliminarmente quella tematica (tanto
è vero che giusta l’art. 181 cpv. 1 CPC/TI d’ufficio o su richiesta di parte, il
giudice poteva - ma non doveva - statuire che l’udienza preliminare fosse
limitata all’esame dei presupposti e delle eccezioni processuali nonché, su
proposta di parte, di quelle eccezioni di merito, la cui ammissibilità avrebbe reso
inutile l’istruttoria della lite), si osserva in effetti che neppure l’attore gli
aveva a suo tempo proposto di agire in tal modo, sicché egli è malvenuto a dolersi
ora del modo di procedere adottato a suo tempo dal primo giudice (II CCA 27
febbraio 2006 inc. n. 12.2005.11, 7 dicembre 2006 inc. n. 12.2006.213).

                                  

 

                           12.  L’ulteriore richiesta dell’attore,
non meglio motivata, di tenere un’udienza prima dell’emanazione della sentenza
di appello (appello p. 5) deve infine essere respinta. La giurisprudenza ha in
effetti già avuto modo di stabilire che una tale richiesta non può essere accolta
se, come in concreto, l’appello è manifestamente infondato o inammissibile (DTF
122 V 47 consid. 3b/dd, 136 I 279 consid. 1; TF 18 aprile 2012 1C_453/2011
consid. 1.3 in RtiD II 2012 p. 27; II CCA 27 gennaio 2014 inc. n. 12.2013.114,
20 novembre 2014 inc. n. 12.2012.177, 16 febbraio 2016 inc. 12.2015.69).

 

 

                           13.  Ne discende che l’appello
dell’attore, manifestamente infondato nella limitata misura in cui è ricevibile,
deve essere respinto. 

                                  Le spese processuali e le
ripetibili della procedura di secondo grado, calcolate sulla base di un valore
di CHF 1'159'131.35, seguono la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106
CPC).

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

decide: 

 

 

                              I.  L’appello 2 febbraio 2015
di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

 

                             II.  Le spese processuali di CHF
20’000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte CHF
25’000.- per ripetibili. 

 

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 Il vicecancelliere

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a CHF 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).