# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f3070799-1acc-55bc-846e-05dff3b8cfd0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.12.2014 32.2013.185
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-185_2014-12-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.127

  32.2013.185

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  4 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 2 luglio 2013 e del 16 ottobre
2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 25 giugno 2013 (inc. 32.2013.127) e 10
  settembre 2013 (inc. 32.2013.185) emanate da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il data 27 novembre 1997 RI 1,
classe 1966, ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti, indicando quale
ultima attività lucrativa svolta quella di barmaid presso la __________ (doc. 2
inc. 32.2013.185. Salvo diversa specificazione, la documentazione citata si
riferisce all’inc. 32.2013.185).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medici – tra cui una perizia psichiatrica del 17 luglio 1998 a cura del dr. __________ (doc. AI 18) ed una reumatologica del 6 novembre 1998 eseguita dal dr.
__________ (doc. AI 24) –, ritenuta un’inabilità lavorativa globale del 50%
nella precedente attività ed in altre attività adeguate, con decisione 14
aprile 1999 l’Ufficio AI ha posto l’assicurata al beneficio di una mezza
rendita (grado d’invalidità del 50%) con effetto dal 1° settembre 1997 (doc. AI
31; per le motivazioni cfr. doc. AI 28). 

 

                                         La rendita è stata
confermata in via di revisione con comunicazioni 19 aprile 2000 (doc. AI 39) e
24 luglio 2002 (doc. AI 45). 

 

                               1.2.   A seguito di un’ulteriore
revisione della rendita, avviata nel giugno 2005, l’assicurata è stata
nuovamente peritata dal dr. __________. Con rapporto 19 aprile 2006, riscontrato
un miglioramento funzionale della colonna vertebrale, una ridotta funzionalità
della mano destra (limitazione che verrebbe a cadere dopo le cure adeguate) ed
una dolorabilità diffusa di tendenza fibromialgica, lo specialista l’ha
ritenuta abile al 100% nella sua abituale attività, considerata adeguata (doc.
AI 66).  L’assicurata è stata vista un’altra volta dal dr. __________. Nel
rapporto 31 ottobre 2006, il citato specialista, non riscontrando una
psicopatologia di gravità maggiore rispetto alla sua precedente valutazione, ha
confermato una residua capacità lavorativa del 60% (doc. AI 71/5). Globalmente
l’assicurata è stata quindi considerata inabile al 40% sia nella sua precedente
attività che in attività adeguate. 

                                         Con decisione 23 marzo
2007, preceduta dal progetto di decisione 5 febbraio 2007, l’amministrazione ha
di conseguenza ridotto la rendita ad un quarto (doc. AI 89; per le motivazioni
cfr. doc. AI  87).

 

                                         La rendita è stata
confermata, sulla base del rapporto 28 luglio 2008 del medico curante, in via
di revisione il 18 agosto 2008 (doc. 105).

 

                               1.3.   A seguito di una segnalazione
da parte del Ministero Pubblico relativo all’inizio di una procedimento nei
confronti dell’assicurata riguardante un eventuale abuso nell’ambito delle
assicurazioni sociali, nel dicembre 2010 l’Ufficio AI ha avviato d’ufficio
un’ulteriore revisione (doc. AI 107). 

 

                                         Riconosciuta nel giugno
2012 quale accusatore privato (cfr. il relativo decreto del PP __________ del 14
giugno 2012; doc. AI 165/5), l’amministrazione ha potuto compulsare gli atti
penali (cfr. X).  

 

                                         Dopo aver raccolto la
pertinente documentazione medica, l’Ufficio AI ha ordinato una valutazione psichiatrica
presso il dr. __________, caposervizio SMR, nonché specialista in psichiatrica
e psicoterapia. Nel rapporto 7 settembre 2012, previa consultazione di due
verbali resi dall’assicurata nell’ambito del procedimento penale (verbali del 9
febbraio 2011 e 18 aprile 2012), confrontandosi con le precedenti due perizie psichiatriche
del dr. __________, egli ha concluso che “tutte queste osservazioni fanno
ritenere non attendibile lo stato di sofferenza psichica dichiarata
dall’assicurata, sia in sede peritale attuale, come anche nel 2006 e ci portano
a concludere circa l’assenza di una patologia psichiatrica almeno dal 2006
fino ad oggi” (sottolineatura del redattore; doc. AI 128-14). 

 

                                         Convocata l’assicurata, in
data 15 ottobre 2012 i funzionari dell’Ufficio AI le hanno comunicato, sulla
base delle risultanze penali e della succitata valutazione psichiatrica, la
sospensione a titolo provvisorio della rendita, ritenendola infatti pienamente
abile (doc. AI 135-1).

 

                                         Esaminata la successiva
documentazione prodotta dall’assicurata, con annotazioni 18 gennaio 2013 il dr.
__________ ha ribadito la propria valutazione del settembre 2012 (doc. AI 146).

 

                                         Con progetto di decisione
17 giugno 2013 l’Ufficio AI ha soppresso, in via di riconsiderazione della
decisione 23 marzo 2007, il quarto di rendita con effetto retroattivo dal 1°
novembre 2006 non avendo l’interessata notificato le attività lucrative
intraprese presso le società __________ e __________, delle quali è stata socio
gerente con diritto di firma individuale, violando in tal modo l’obbligo
d’informazione ex art.77 OAI. L’amministrazione ha nel contempo preannunciato,
mediante l’emissione di una separata decisione, la restituzione delle
prestazioni indebitamente percepite dal 1° novembre 2006 al 30 giugno 2013
(doc. AI 148).

 

                               1.4.   Con decisione 25 giugno 2013
l’amministrazione ha intimato all’assicurata un ordine di restituzione di fr.
42'352.-- per rendite percepite a torto dal 1° novembre 2006 al 30 giugno 2013 (doc.
AI 150).

 

                               1.5.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, è insorta al TCA, postulandone
l’annullamento e facendo presente che alla base di tale ordine di restituzione
vi è solo un progetto di decisione (doc. I, inc. 32.2013.127).

 

                               1.6.   Con la risposta di causa,
l’Ufficio AI ha fatto presente di aver emesso la querelata decisione per
salvaguardare il termine annuo di prescrizione ex art. 25 cpv. 2 LPGA,
decorrente al più presto al momento della compulsazione degli atti penali (giugno
2012). L’amministrazione ha poi chiesto al TCA la sospensione della procedura
sino all’emissione della decisione formale sulla soppressione della rendita (IV,
inc. 32.2013.127).

 

                               1.7.   La causa è stata sospesa sino
all’emanazione della decisione concernente la soppressione della rendita (VII,
inc. 32.2013.127).

                                      

                               1.8.   A seguito della decisione 10
settembre 2013 di soppressione della rendita, di cui si parlerà al prossimo
considerando, con decreto 18 ottobre 2013 la causa è stata riattivata (IX, inc.
32.2013.127). 

 

                               1.9.   Con decisione 10 settembre
2013, confermando il precedente progetto di decisione, l’Ufficio AI ha
soppresso la rendita con effetto retroattivo dal 1° novembre 2006, togliendo
l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. 

 

                             1.10.   Avverso la succitata
decisione, l’assicurata, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto
ricorso in data 16 ottobre 2013. Contesta la valutazione psichiatrica operata
dal SMR, sostanzialmente ritiene che le mansioni svolte presso le due società
(la __________ e la __________) rientravano nella residua capacità lavorativa
del 60%, rilevando inoltre che, oltre ad essere state deficitarie, tali
attività sono durate per un breve periodo. Contestualmente la ricorrente ha chiesto
il ripristino dell’effetto sospensivo (inc. 32.2013.185). 

 

                             1.11.   Con la risposta di causa,
l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso. Ricordando come l’assicurata
non abbia mai notificato la gestione amministrativa di società, ribadisce come le
stesse siano confacenti alle sue limitazioni funzionali.

 

                             1.12.   Il 12 dicembre 2013
l’assicurata ha notificato gli ulteriori mezzi di prova da assumere (VII).

                                         

                             1.13.   Con decreto 16 dicembre 2013
il Vicepresidente del TCA ha respinto la domanda di ripristino dell’effetto
sospensivo (VII).

 

                             1.14.   Il 18 marzo 2014 questa Corte
ha congiunto la due procedure, intimando all’Ufficio AI un termine di 10 giorni
per produrre la documentazione penale menzionata nella decisione 10 settembre
2013, invitando le parti a produrre ulteriori atti penali rilevanti (IX). 

 

                                         In data 7 aprile 2014
l’amministrazione ha prodotto l’intera documentazione penale e l’incarto del
Servizio rendita della Cassa __________ di compensazione (X).

 

                             1.15.   Con scritto 28 aprile 2014 la
ricorrente ha inoltrato la propria presa di posizione in merito agli atti
penali (XII) e, su richiesta del TCA, il 22 maggio 2014 l’Ufficio AI ha
inoltrato ulteriori osservazioni (XV).

 

                             1.16.   Il TCA ha chiesto al PP __________
un aggiornamento della procedura penale, ricevendo risposta il 22 settembre
2014 (XVII).

 

                             1.17.   Infine, con scritto 20
novembre 2014 questa Corte ha informato la ricorrente che “da un’analisi
degli atti di causa sussistono gli estremi per procedere ad una conferma della
contestata decisione di soppressione della rendita mediante sostituzione dei
motivi, non essendo dati i presupposti di una riconsiderazione della
decisione 23 marzo 2007 (confermata con comunicazione 18 agosto 2008), bensì di
una revisione processuale per fatti nuovi rilevanti o nuovi mezzi di prova ai
sensi dell’art. 53 cpv. 1 LPGA “(XIX). Con lettera 1° dicembre 2014 la
ricorrente ha preso posizione (XX).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto principale del
contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha soppresso, in via di
riconsiderazione, la mezza rendita con effetto retroattivo dal 1° novembre 2006.
Contestata è anche la restituzione delle rendite versate indebitamente, oggetto
dell’ordine di restituzione del 25 giugno 2013.

 

                                         Soppressione rendita                                        

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo
il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.3.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi cambiamento
importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e,
quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17
LPGA.

                                         La rendita può essere
oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello
stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di
guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una
modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi
pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372
consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per stabilire in una
situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108).
Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105
V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, pag. 379).

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener
conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso
perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

                                         Circa gli effetti della
modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per
grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o
la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in
atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione.

                                         L’art. 88bis cpv. 2 lett.
b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne
la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento
indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato
l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.4.   Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA, le
decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono
essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente
nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti
in precedenza.

                                         Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica
ha una notevole importanza.

                                         L'assicuratore può
riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è
stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di
ricorso (cpv. 3).

 

                            2.4.1.   Per quanto riguarda l’art. 53
cpv. 2 LPGA (riconsiderazione) conformemente alla giurisprudenza del TFA,
valida anche in regime di LPGA (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, art. 53 N 1 pag.
531), l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare una decisione
passata formalmente in giudicato e che non è stata oggetto di una sentenza
giudiziale se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua rettifica
riveste un'importanza notevole; sia l'assicurato che il giudice non possono
tuttavia obbligarla (SVR 1996 UV Nr. 42 pag. 130; DTF 119 V 477; 119 V 422; 119
V 183). In quest'ipotesi non è escluso che il provvedimento, assunto a seguito
di riesame, esplichi effetto retroattivo (DTF 119 V 422 = RDAT  I‑1994,
pag. 175; DTF 119 V 180).

 

                                         Per valutare se una
decisione è senza dubbio errata ci si deve fondare sulla situazione di diritto
- compresa la giurisprudenza ‑ esistente al momento della pronuncia della
decisione (DTF 117 V 17; 120 V 132; 119 V 480 consid. 1c).

                                         L'istituto del riesame
persegue infatti lo scopo di correggere un'applicazione giuridica iniziale
errata (compreso un accertamento errato dei fatti, nel senso di una valutazione
degli stessi; DTF 117 V 17 consid. 2c; 115 V 314; Kieser, Die Abänderung der
formell rechtskräftigen Verfügung nach der Rechtssprechung des EVG, SZS 1991
pag. 134). Gli errori in cui è incorsa l'amministrazione devono però essere
grossolani (Kieser, SZS 1991 pag. 135; DTF 102 V 17 consid. 3a; 109 V 113
consid. 1c).                    

                                         Una decisione è
manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base di norme
giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle disposizioni
fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, pag. 158 consid. 3c).

                                         Ciò è segnatamente il caso
quando l’amministrazione accorda una rendita di invalidità in violazione del
principio della priorità della riformazione professionale sulla rendita (STFA I
559/02 del 31 gennaio 2003).

                                         Per contro, non si è in
presenza di un errore manifesto quando il versamento della prestazione dipende
da condizioni materiali la cui valutazione implica un potere d’apprezzamento,
in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la decisione appare ammissibile
tenuto conto della situazione di fatto e di diritto. Se sussistono dubbi
ragionevoli circa il carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni
della riconsiderazione non sono soddisfatte (STF 9C_575/2007 del 18 ottobre
2007 consid. 2.2 e I 907/06 del 7 maggio 2007 consid. 3.2.1). 

 

                                         Giusta l’art. 88bis cpv. 2
OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa in atto, al più
presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione
(lett. a).

                                         Essa può però intervenire
anche retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante,
se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione
per l’assicurato oppure se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli
ragionevolmente dall’articolo 77 (lett. b).

                                         L’art.
88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche in caso di modifica
del diritto alla rendita stabilito in via di riesame (riconsiderazione) (Meyer,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundes gerichts
zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 30/31 (17 ATSG), pag. 395; Müller,
Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
2003, pag. 95).

                                         Condizione necessaria per
l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante una
riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La
riduzione o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene
quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro
futuro, eccezion fatta per i casi in cui l’assicurato ha
violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica ha effetto ex tunc
(art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330, 119 V 432; Müller, op.
cit., pag. 95ss). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio della soppressione con
effetto ex nunc della rendita va stabilito in applicazione analogica dell’art.
88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

                                      

                            2.4.2.   Dalla riconsiderazione (o
riesame) va dunque distinta la revisione processuale delle decisioni
amministrative (art. 53 cpv. 1 LPGA). 

Per analogia con la revisione
processuale delle decisioni emanate dalle autorità giudiziarie,
l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione di una decisione
formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi
mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (DTF 129
V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA C 191/02 del 15 luglio 2003;
STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

  

La nozione di fatti o mezzi di prova nuovi si
apprezza allo stesso modo in caso di revisione (processuale) di una decisione
amministrativa (art. 53 cpv. 1 LPGA), di revisione di un giudizio cantonale
(art. 61 lett. i LPGA) o di revisione di una sentenza fondata sull'art. 137
lett. b OG (Plädoyer 2007/1 pag. 62).  

 

Sono nuovi ai sensi di queste disposizioni solo i
fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che non erano
stati allegati poiché non ancora noti nonostante tutta la diligenza del caso; i
fatti verificatisi dopo la fine del processo, e comunque dopo il momento in
cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora essere
addotti, non vanno invece considerati e non possono quindi fondare una domanda
di revisione (DTF 121 IV 317 consid. 2 pag. 321; 118 II 199 consid. 5 pag. 204;
110 V 138 consid. 2 pag. 141; 108 V 170 consid. 1 pag. 171; Elisabeth Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas
Geiser/Peter Münch [a cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea
e Francoforte 1998, n. 8.21; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e
Francoforte 1990, n. 43 B I c, pag. 132). I fatti nuovi devono inoltre essere
rilevanti, vale a dire devono essere di natura tale da modificare la
fattispecie alla base della sentenza contestata e da condurre a un giudizio
diverso in funzione di un apprezzamento giuridico corretto. Per quanto concerne
i nuovi mezzi di prova, gli stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi
che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento
precedente, che tuttavia non avevano potuto venir provati, a discapito del
richiedente (DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi sono
destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure
dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una
prova deve essere considerata concludente quando bisogna ammettere che essa
avrebbe condotto il giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto
conoscenza nella procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo
di prova non serva solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla
determinazione degli stessi. Non basta pertanto che in una nuova perizia siano
apprezzati in modo diverso i fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi,
dai quali risulti che il fondamento della pronunzia impugnata presentava
difetti oggettivi. Per giustificare la revisione di una sentenza non basta che,
dalla fattispecie conosciuta al momento dell'emanazione della pronunzia
principale, il perito tragga, ulteriormente, conclusioni diverse da quelle del
tribunale. Neppure costituisce motivo di revisione il semplice fatto che il
tribunale potrebbe aver mal interpretato fatti conosciuti all'epoca del
procedimento principale. L'apprezzamento inesatto deve, al contrario, essere la
conseguenza dell'ignoranza o della carenza di prove riguardanti fatti
essenziali per la sentenza (DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358, 110 V 138
consid. 2 pag. 141, 291 consid. 2a pag. 293, 108 V 170 consid. 1 pag. 171; cfr.
pure DTF 118 II 199 consid. 5 pag. 205).

 

                                         Va infine
rilevato che scopo della revisione processuale è quello di procedere ad una
nuova valutazione materiale della fattispecie, con effetto retroattivo (ex
tunc) (DTF 129 V 218 consid. 3.2.2 con riferimento a DTF 122 V 138 consid. 2d; cfr. anche Kieser, op. cit. ad art. 53 n. 25 pag. 676). 

 

                               2.5.   Nel
caso in esame, l’amministrazione ha fondato la decisione di soppressione su circostanze
e fatti, mai notificati dall’assicurata, di cui è venuta a conoscenza tramite
la consultazione degli atti penali di cui all’inc. no. __________.

 

                                         Trattasi di un
procedimento aperto nei confronti dell’assicurata per i reati truffa, amministrazione
infedele, cattiva gestione, omissione della contabilità e falsità in documenti,
procedura non ancora conclusa (cfr. scritto 22 settembre 2014 del PP __________;
XVII, in consid. 1.12). In particolare, dagli accertamenti eseguiti dagli
inquirenti, è risultato che l’assicurata, insieme a __________ (dipendente
delle società __________ e __________), avrebbe messo in atto un raggiro
truffaldino ai danni di alcuni istituti assicurativi percependo indennità LAINF
e di disoccupazione per svariate centinaia di migliaia di franchi, così come si
evince nel capitolo “conclusioni” del verbale d’interrogatorio 18 aprile 2012
dell’assicurata (pag. 16 in atti penali MP 16/21). 

 

                                         Determinante ai fini della
presente vertenza è che dagli estratti RC risulta come l’assicurata sia stata
gerente con firma individuale della __________ (fallita l’8 settembre 2008) e
della __________ (fallita il 24 maggio 2013). In ambito penale essa ha
dichiarato che:” la __________ … è stata attiva per circa due anni e
mezzo dal 2006 fino al fallimento nel settembre 2008. In sostanza questa
società in questo periodo ha gestito il piano bar __________”…”
(sottolineatura del redattore; verbale 9 febbraio 2011 pag. 2, doc. MP 4/2),
dichiarando successivamente: “ in merito alla __________ voglio precisare
che la stessa è stata attiva dal 1995, quindi dalla sua costituzione, fino
al 2001, periodo nel quale essa ha gestito un salone di bellezza portato
avanti da mia sorella (__________, ndr) e da altri dipendenti. Tale salone si
trovava presso la mia abitazione a __________ “ (sottolineatura del
redattore; verbale 9 febbraio 2011 pag. 3, doc. MP 4/3). Per quel che concerne
l’altra società, l’assicurata ha dichiarato: “…la __________ (…) è stata
dormiente dalla sua costituzione (agosto 2004) fino a febbraio/marzo 2009 allorquando
ho aperto un salone di bellezza a __________ presso l’abitazione di mia sorella
(…). Riassumendo la società è stata attiva da febbraio/marzo 2009 fino a
luglio 2009”. (sottolineature del redattore; verbale 9 febbraio 2011
pag. 2, doc. MP 4/2). 

                                         E’ inoltre risultato che
l’assicurata, in qualità di socio gerente della __________ (____________________“__________”),
aveva stipulato con __________ un contratto di lavoro (non datato) quale barmaid,
dal 1° luglio 2008 per un salario lordo mensile di fr. 5'690.-- (doc. MP 5/154),
provvedeva al conteggio dello stipendio (doc. MP 5/155-156) e amministrava la
società (cfr. verbale interrogatorio 16 settembre 2008 UEF, doc. MP 5/162).
Essa ha pure impiegato sua sorella __________ – anche lei sotto inchiesta
penale (cfr. suo verbale 14 marzo 2012 in doc. MP/14 ss) – quale direttrice-responsabile del Piano Bar __________ con una retribuzione lorda di fr. 8'000.--
al mese, con effetto dal 1° agosto 2008 (doc. MP 14/23); ha pure allestito il
conteggio stipendio (doc. MP 14/30), la distinta salari 2008 in cui risultano quali__________ dipendenti __________ e __________ (doc. MP 18/1), omettendo
tuttavia di dichiarare sua sorella (cfr. verbale 18 aprile 2012 pag. 13; inc.
MP 16/13).

                                         Nella veste di socio
gerente della __________, la ricorrente ha stipulato con __________ un
contratto di lavoro (non datato), con inizio 1° marzo 2009, di fr. 6'500.--
lordi (doc. MP 5/37), poi ridotto a fr. 3'600.-- dal 1° ottobre 2009 (doc. MP
5/220); ha sciolto il rapporto di lavoro con la stessa (doc. MP 5/33) e notificato
i salari del 2009 (doc. MP 5/252). Essa ha anche concluso con sua sorella un
contratto di lavoro in qualità di estetista per una retribuzione, dal 1° aprile
2009, di fr. 4'500.-- (doc. MP 14/31). L’assicurata svolgeva un ruolo attivo
nella gestione del salone di bellezza, ancorché di breve durata (nel periodo
marzo/aprile 2009 ”__________ … era spesso presente, rispondeva al telefono,
fissava gli appuntamenti, so che era la proprietaria della __________, mentre
la sorella __________ era colei che aveva il diploma di estetista”, verbale
9 febbraio 2011 __________, pag. 5, doc. MP 5/5).

                                         Dagli atti penali risulta
inoltre come l’assicurata, in nome e per conto della succitate due società,
abbia tenuto i rapporti con le varie compagnie d’assicurazioni private in
merito agli infortuni occorsi alle dipendenti __________ (21 luglio 2008, 28
novembre 2008, 25 marzo 2009, 14 aprile 2009 e 29 maggio 2009) e __________ (il
12 agosto 2008 ed il 29 maggio 2009), come pure per i sinistri da lei procurati
ad oggetti mobili (cfr. verbale 18 aprile 2012 con la documentazione annessa;
doc. MP 16/1-56 e 17/1-23). 

                                         Oltre a questo, nella
decisione contestata è stato rilevato:

 

"  (…)

L'assicurata ha poi gestito le pratiche con l'amministrazione
pubblica, per esempio con l'__________ (redazione della dichiarazione dei
salari e degli assegni famigliari e corrispondenza relativa alla procedura di
contravvenzione per violazione all'art. 52 della Legge federale
sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti, LAVS, per mancato
pagamento degli oneri sociali ai suoi dipendenti), con l'Ufficio esecuzioni e
fallimenti e la Pretura del Distretto di __________ (fallimento della __________);
nonché con l'UAI (quale datrice di lavoro ha compilato quanto necessario
all'evasione delle domande di prestazione di __________ e __________).
(…)" 

(doc. A1, inc. 32.2013.185)

 

                                         In queste circostanze, dunque,
l’assicurata ha dimostrato di avere gestito le due società, le cui cessazioni
d’attività non risultano essere dovute a motivi di salute. 

 

                               2.6.    

                            2.6.1.   Tenuto conto di suddette nuove
risultanze, con lo scopo di sondare l’attendibilità dell’assicurata e la reale sua
capacità lavorativa, l’Ufficio AI ha incaricato il dr. __________, attivo
presso il SMR, di eseguire una perizia psichiatrica.

                                         Dal rapporto 7 settembre
2012 si evince che il succitato specialista in psichiatria e psicoterapia, dopo
aver visitato tre volte l’assicurata (il 27 agosto 2012, il 3 settembre 2012 ed
il 7 settembre 2012), stilato l’elenco degli atti, riportato i dati di anamnesi,
elencato lo status soggettivo ed oggettivo, ha proceduto ad una attenta ed
esauriente valutazione. Spiegati i motivi per cui è stato deciso di non sottoporre
l’assicurata a test psicologici (cfr. perizia pag. 9, sub. “valutazione e
conclusione”), il dr. __________ ha dapprima analizzato la situazione attuale:

 

" (…)

I diversi sintomi psichiatrici lamentati dall'assicurata non
trovano alcuna corrispondenza a livello oggettivo e sono incompatibili con le
attività amministrative, che l'assicurata ha svolto fino a poco tempo fa e
delle quale sceglie consapevolmente di non parlare al perito. Sono incompatibili
anche con la vita attiva che l'assicurata conduce.

 

In linea generale, nei casi di depressione con riduzione della
capacità lavorativa riscontriamo frequentemente:

 

1.   una palese riduzione delle energie,

2.   serie
difficoltà cognitive, soprattutto a livello di attenzione, concentrazione e
memoria,

3.   una focalizzazione del pensiero attorno a tematiche
depressive,

4.   l'incapacità
di far fronte al mondo esterno ed alle sfide che esso pone,

5.   un
atteggiamento remissivo e sottomesso nelle relazioni con gli altri,

6.   una coartazione delle emozioni,

7.   un deficit
dell'autostima, che si traduce nel timore del giudizio degli altri, con
difficoltà persino a far valere le proprie pretese legittime.

 

Nel caso specifico attuale siamo invece confrontati con:

 

1.   una persona che
oggettivamente si presenta energica, attiva, propositiva, con un eloquio
fluente e toni della voce normomodulati, che investe in maniera proficua le sue
energie ogni giorno, come dimostra la descrizione della vita quotidiana e le
diverse attività di direzione societaria che si è assunta.

2.   Non si
riscontrano problemi a livello delle funzioni cognitive superiori, al contrario
la signora si presenta concentrata, attenta e lucidamente presente durante ogni
colloquio tenuto con il perito.

3.   Il pensiero
non è centrato su tematiche depressive, ma spazia su diversi argomenti, che
denotano una buona spinta vitale costruttiva. L'assicurata racconta ad esempio
del buon rapporto con i genitori, del benessere che ottiene dal lunghi periodi
trascorsi in loro compagnia in __________, dell'importanza della sua relazione
sentimentale che dura da molti anni. Si preoccupa del futuro di propria figlia,
di garantirle una figura paterna, una formazione, un'educazione adeguata. Si è
affermata  davanti ai servizi sociali ed alla CTR per vedersi riconosciuto il
diritto di badare autonomamente all'educazione ed al sostentamento di propria
figlia, pur essendo divorziata e senza (apparente) attività lucrativa, lottando
anche contro gli iniziali ostacoli incontrati. Ha diverse frequentazioni
sociali, alle quali dispensa favori, finanche prestiti e dalle quali ottiene a
sua volta presenza e aiuto.

4.   L'abilità
dialettica dell'assicurata di fronte al perito, le sue elevate capacità
organizzative, le modalità ammesse nei verbali di interrogatorio, che le hanno
consentito di trarre profitto coordinando un gruppo di persone fidate, la
corrispondenza frequente e puntuale con uffici ed assicurazioni, dimostrano
un'elevata capacità dell'assicurata di far fronte al mondo esterno ed alle
sfide che esso pone. Anzi, sembra che l'assicurata abbia una spregiudicata
abitudine a sfidare le norme sociali per ottenere un suo vantaggio personale,
atteggiamento incompatibile con una reale depressione del tono dell'umore.

5.   Nella
relazione con gli altri l'assicurata si pone in maniera dominante e non
remissiva. Alla luce degli atti di accusa i conflitti con la sorella sono
probabilmente da attribuire ad incomprensione in tema di "affari".
Non vi è nulla di remissivo, né vi sono segni di sottomissione nell'atteggiamento
e nella storia personale dell'assicurata. L'accordo con la sorella si è sempre
trovato e non solo nell'ultimo anno, come dimostrano le cose che le due hanno
fatto insieme.

6.   L'assicurata,
durante i colloqui con lo psichiatra, presenta una vasta gamma di emozioni.
Esse vanno dal pianto teatrale ed artificioso davanti al perito, alla gioia
espressa per la figlia; dalla rabbia verso le istituzioni, alla gratitudine
verso la famiglia di origine. È anche n grado di porsi in maniera
"seduttiva" e compiacente, dichiarando al perito di essersi sentita
capita, di aver tratto beneficio dai colloqui peritali e chiedendo in maniera
strumentale dei consigli per la prosecuzione delle cure psichiatriche, cure che
in realtà non si è mai premurata di fare in tutti questi anni di malattia.

7.   L'assicurata
non presenta infine alcun deficit di autostima, anzi si mostra in grado di auto
affermarsi rispetto alla realtà esterna, sfidando le norme che regolano la
convivenza sociale. Anche nel rapporto con il perito emerge una personalità
forte, consapevole ed orientata al proprio successo personale senza tener conto
delle conseguenze, quindi con tratti antisociali. (…)" 

(doc. AI 128/9-10,
inc. 32.2013.185)

 

                                         Egli ha pertanto concluso
che “le lamentazioni soggettive non configurano, sul piano oggettivo, nessuna
malattia psichiatrica”, precisando che “la condizione attuale di
sofferenza riferita dall’assicurata è inconsistente ed incoerente, non solo
rispetto ai dati oggettivi, ma anche rispetto a quello che si legge nei
documenti medici e giuridici che sono oggi a disposizione e che non erano a
disposizione del dr. __________ nel 2006” (doc. Ai 128/11). 

                                         

                                         Per quel che concerne il
passato, confermando le diagnosi di depressione lieve e disturbo dell’emotività
poste dal dr. __________ nella prima perizia del 1998, il dr. __________ si è
invece discostato dalla valutazione successiva (2006) del summenzionato psichiatra.
Facendo presente che la sindrome da disadattamento diagnosticata in
quell’occasione rappresentava una condizione transitoria e che quindi non si
trattava di una malattia di lunga durata e che il disturbo era dovuto a
generici turbamenti emozionali fondati sulle affermazioni di sofferenza, lo
psichiatra SMR ha esaminato l’attendibilità delle affermazioni fatte
dall’assicurata al perito di allora tenendo del resto conto anche degli atti
penali. In particolare egli ha evidenziato come nella perizia 2006 l’assicurata
abbia sempre dichiarato di non svolgere attività lucrativa, in contrasto con le
risultanze penali. Al riguardo il dr. __________ ha evidenziato:

 

" (…)

Oggi, a differenza del 2006, le ammissioni che l'assicurata ha
fatto davanti al Ministero Pubblico (verbali di interrogatorio del 9 febbraio
2011 e del 18 aprile 2012) aiutano il perito a farsi un'idea e a comprendere la
verità. Mentre scriveva di non svolgere alcuna attività lucrativa, la signora RI
1 gestiva, tramite la __________, il piano Bar __________ nel 2008, procedeva a
fare assunzioni (amica e sorella) e a gestirne i relativi infortuni. Stesso
schema, riproposto con gli stessi attori, tramite la società __________ nel
primo semestre del 2009. (…)" (doc. AI 128/12, inc. 32.2013.185)

 

                                         Il perito ha poi
evidenziato altre incongruenze:

 

" (…)

Nella medesima perizia del 2006 la signora RI 1 parla di continui
conflitti con la sorella e di un allontanamento delle due a partire da
settembre 2006, con una sorella che la "aggredisce e la insulta"
(pag. 3 punto 2 della perizia). Con il sottoscritto l'assicurata ribadisce la
rottura di ogni rapporto indicata al Dr. __________ nel 2006 e dichiara di non
essersi più parlata con la sorella fino ad un anno fa, quando le due si
sarebbero riappacificate. Mentre dagli atti del Ministero Pubblico risulta che
le due hanno sempre mantenuto assidui e frequenti rapporti in tutti questi
anni, essendo evidenti i passaggi di mano delle società, le assunzioni e gli
interessi congiunti.

 

La signora RI 1 ha quindi scelto consapevolmente di tacere ai
periti (al Dr. __________ nel 2006 ed al sottoscritto attualmente) tutte le
attività come gerente di società svolte nel ultimi 10 anni ed accertate dal
Ministero Pubblico, pensando che i periti non ne fossero a conoscenza.

 

Per di più si tenga presente che l'assicurata, di fronte alla mia
domanda esplicita se negli ultimi anni vi siano state questioni assicurative o
problemi con la giustizia che la preoccupano, ha risposto con un categorico
"no" e si è limitata a citare la condanna per i fatti accertati nel
2001. I verbali di interrogatorio presso il Ministero Pubblico degli ultimi due
anni, che mi sono stati messi a disposizione, testimoniano invece l'esatto
contrario e dimostrano una fervida e poliedrica attività organizzativa
dell'assicurata dal 2008 in avanti, con le complicazioni legali che essa ha
comportato. (…)" 

(doc. AI 128/13, inc. 32.2013.185)

 

                                         In merito alla “condanna
per i fatti accertati nel 2001”, il dr. __________ si riferisce al decreto di
accusa 18 febbraio 2008 del PP __________, cresciuto in giudicato, con il quale
l’assicurata è stata condannata per ripetuta falsità in documenti, ripetuto
conseguimento fraudolento di una falsa attestazione e per ripetuta truffa (cfr.
doc. MP 11/21). 

                                         Giunto alla conclusione
che “la signora RI 1 ha quindi scelto consapevolmente di tacere ai periti (al
dr. __________ nel 2006 ed al sottoscritto attualmente) tutte le attività come
gerente di società svolte negli ultimi 10 anni, ed accertate dal Ministero Pubblico,
pensando che i periti non ne fossero a conoscenza”, il dr. __________ ha
rilevato:

 

" (…)

Considerato che il Dr. __________ non possedeva tutte le
informazioni che sono ora note, è quindi possibile, con alta verosimiglianza,
che egli sia stato tratto un inganno dalle molteplici lamentazioni costruite ad
arte dall'assicurata. Questo è possibile in quanto i disturbi emozionali citati
nella sua perizia del 2006 fanno riferimento esclusivamente a condizioni
sociali di stress raccontate dall'assicurata (peraltro non prese a carico
dall'AI) piuttosto che ad una reale malattia psichiatrica endogena. Lo notiamo
quando il perito fa il paragone tra lo status clinico lieve del 1998 e quello
lieve del 2006 (vedi pag. 5 punto B1, perizia 2006 in cui egli dice: "in sintesi globalmente l'attuale psicopatologia della perizianda non
è di gravità maggiore rispetto a quella da me obiettivata e riportata nella mia
perizia del 17 luglio 1998"). Lo desumiamo anche dalla motivazione che
egli fornisce per la revisione (vedi pag. 5, punto 5, perizia 2006: "grado
AI del 40% auspicando di considerarla un caso di rigore per un altro anno,
almeno finché la figlia non inizierà le scuole d'infanzia").

Nel complesso, nel 2006, traspariva la volontà del perito di non
disco-starsi dall'inabilità del 40%, già concessa a suo tempo, più per ragioni
di equilibri socio-famigliari e di costanza delle prestazioni AI già
riconosciute, che per ragioni realmente psichiatriche in senso stretto.

D'altra parte si ricorda che dal 1999 fino al 2008 nei rapporti
dei medici curanti non compare più alcuna diagnosi psichiatrica con
ripercussioni sulla capacità lavorativa. (…)" (doc. AI 128/13, inc.
32.2013.185)

 

                                         Concludendo, il medico del
SMR ha ritenuto che vi sono sufficienti elementi per determinarsi sul vero
stato psichico dell’assicurata dal 2006 sino ad oggi, elencandoli: 

 

" (…)

Tali elementi sono: le affermazioni false e reiterate davanti ai
periti rispetto alle attività lavorative svolte in passato, le discrepanze
trovate in perizia tra i dati oggettivi e lamentazioni soggettive, la
quantomeno dubbia correttezza di comportamento lavorativo dell'assicurata, sia
nei confronti dei suoi collaboratori che nei confronti delle assicurazioni,
l'omissione di informare le assicurazioni sociali circa le attività da lei
svolte, la mancanza di cure psichiatriche specialistiche continuative,
affrontate solo per breve periodo e a scopo puramente strumentale.

Tutte queste osservazioni fanno ritenere non attendibile lo
stato di sofferenza psichica dichiarato dall'assicurata, sia in sede peritale
attuale, come anche nel 2006, e ci portano a concludere circa l'assenza di una
patologia psichiatrica almeno dal 2006 fino ad oggi. (…)" (sottolineatura
del redattore; doc. AI 128/14, inc. 32.2013.185)

                                                                                

                                         Nondimeno va evidenziato
che al momento della visita peritale presso il dr. __________ (30 ottobre 2006)
l’attività del piano bar __________” era già iniziata, anche se da poco tempo,
senza che l’assicurata lo avesse detto. Infatti, va ricordato (cfr. consid
2.6.1) che nel verbale 9 febbraio 2011 essa aveva dichiarato che:” la __________
… è stata attiva per circa due anni e mezzo dal 2006 fino al fallimento nel
settembre 2008. In sostanza questa società in questo periodo ha
gestito il piano bar “__________”…” (sottolineatura del
redattore; verbale 9 febbraio 2011 pag. 2, doc. MP 4/2). In sede ricorsuale
(pag. 4) l’assicurata ha invece sostenuto che quando è stata peritata dal dr. __________,
essa non svolgeva alcuna attività lavorativa, poiché “… l’avvio
dell’attività presso l’esercizio pubblico __________ di __________ è successivo
(dicembre 2006) e dello stesso è stata data comunicazione allo __________”,
senza tuttavia aver prodotto tale comunicazione di cui non ha nemmeno chiesto
l’edizione (cfr. mezzi di prova richiesti a pag. 2 del ricorso e lo scritto 12
dicembre 2013, VII). 

 

                                         Visto quanto sopra, questo
TCA non ha motivo per discostarsi dalla succitata esaustiva e dettagliata
valutazione psichiatrica SMR. Del resto, come si vedrà, agli atti non vi è
documentazione che contraddica, rispettivamente metta in dubbio né le
valutazioni né le conclusioni del dr. __________.

 

                                         Pertanto,
indipendentemente dal fatto che l’assicurata abbia o meno conseguito degli
introiti illeciti, le succitate circostanze risultanti dal procedimento penale,
sottaciute all’amministrazione, hanno permesso di rilevare come l’assicurata
sia stata in grado di amministrare le suddette società, sapendo affrontare i più
svariati aspetti di conduzione delle due esperienze imprenditoriali, seppur
limitate nel tempo e, come sostenuto, senza trarne guadagno. Va poi ricordato
che tale conclusione è confermata anche dal punto di vista psichiatrico dal dr.
__________, il cui referto, contrariamente a quanto sostenuto dall’assicurata,
non può essere considerato una diversa valutazione delle medesime circostanze
ritenute dal dr. __________, ma costituisce una nuova valutazione medica emessa
a seguito dell'acquisizione d’importanti informazioni di cui il perito d’allora
e l’Ufficio AI non disponevano.  

 

 

 

                            2.6.2.   Con scritti 26 ottobre e 15
ottobre 2012 l’allora legale dell’assicurata ha prodotto la seguente documentazione
medica:

 

·        
certificato 23 ottobre 2012 del dr. __________, attivo presso il
Servizio di chiurgia del Centro per la cura dell’obesità presso l’Ospedale
Regionale di __________, in cui egli ha fatto presente che nel 1999 e nel 2001
l’assicurata è stata sottoposta a due intereventi chirurgici (gastric banding)
e che i due recenti ricoveri ospedalieri per via di intensi dolori addominali
hanno portato ad un’esarcebazione dell’ansietà, ritenendo necessario “un
accompagnamento psicoterapeutico associato ad un lavoro psicocorporeo per
riacquistare serenità e fiducia nei confronti del proprio corpo “(doc. AI
140/13). Al succitato certificato egli ha allegato un suo rapporto 19 settembre
2011 (doc. AI 140/16);

 

·        
attestazione 26 ottobre 2012 dello psichiatra e psicoterapeuta
dr. __________ che attesta l’inizio della presa a carico specialistica (doc. AI
140/21);

 

·        
certificato medico 23 ottobre 2012 del medico curante, dr. __________
che dichiara un’inabilità del 100% dal 17 ottobre 2012 (doc. AI 140/21);

 

·        
prescrizioni di medicinali e di sedute di fisioterapia e (doc. AI
140/22 e 23);

 

·        
certificato medico 23 maggio 2012 del medico curante:

 

"
Con il presente si certifica che la signora summenzionata, oltre ai
problemi invalidanti già noti alla schiena e psichici, presentava un'obesità
permagna con un BMI a 40.68 per cui ha subito nel settembre 2011
un'asportazione del Gastric Banding ed in concomitanza un By pass gastrico
prossimale.

Il 20.04.2012 è stata rioperata per
un ileo del tenue presumibilmente su di una briglia.

Anche in futuro, comunque, dovrà
astenersi nel sollevare pesi eccessivi o compiere lavori pesanti." 

(doc. AI 143/2, inc. 32.2013.185)

 

                                         Con annotazioni 18 gennaio
2013 il dr. __________ ha fra l’altro preso posizione in merito a suddetta
documentazione:

 

" (…)

Il Dr. __________ fa riferimento solo ed esclusivamente ad una
generica ansietà psichica. Questi sintomi psichici sono frequenti in pazienti
che hanno subito diversi interventi chirurgici. Essi sviluppano un'eccessiva
attenzione alle sensazioni provenienti dal corpo, nel timore che esse
implichino dei gravi problemi fisici. Questi pazienti possono ricercare
eccessive rassicurazioni mediche, con frequenti consultazioni, anche in
urgenza. Per arginare tale ansietà ed evitare un utilizzo incongruo dei servizi
sanitari, è utile consigliare una psicoterapia, cosa che è stata fatta.

 

La psicoterapia è stata iniziata, presso il dr. __________, il suo
certificato attesta l'inizio della presa a carico ma non pone alcuna diagnosi
invalidante secondo ICD-10, per cui non si rende necessario nessun altro
approfondimento psichiatrico.

 

Una nuova valutazione della condizione fisica a carico dell'AI non
entra in linea di conto, sia perché l'esigibilità principale che stiamo
considerando è quella per attività leggere ed amministrative, sia per mancanza
di nuovi dati medici oggettivi di peggioramento.

La semplice prescrizione di antidolorifici e di fisioterapia non è
sufficiente a giustificare una lunga serie di indagini a carico dell'AI.
(…)" (doc. AI 146/1, inc. 32.2013.185)

 

                                         Successivamente al
progetto di decisione 17 giugno 2013 l’assicurata, per il tramite del suo
attuale legale, ha prodotto il seguente rapporto, datato 21 giugno 2013, del
dr. __________:

 

" Con la
presente attesto che la signora RI 1 nata il __________.1966 e residente a __________
è seguita presso mio studio dal 26.10.2012 unitamente alla psicologa e
psicoterapeuta sig.ra __________.

Attualmente la paziente soffre di:

-   Sindrome
depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media F 33.1

-   Sindrome ansiosa generalizzata F 41.1

-   Sindrome somatoforme da dolore persistente F 45.4.

 

Il quadro psicopatologico è caratterizzato da deflessione timica,
apatia, anedonia e ritiro sociale, disturbi del sonno, algia generalizzata,
sintomatologia neuro-vegetativa (tremori, traspirazione, palpitazioni,
oppressione toracica e dispnea).

Malgrado la paziente aderisce scrupolosamente alla farmacoterapia
con:

-   Citalopram 40 mg 1 cp/g

-   Tranxilium 10 mg max 2 cp./g

-   Somnium 1 cp/notte

ed alla psicoterapia individuale la situazione psicologica resta
cronica ed invalidante per una ripresa lavorativa anche a tempo parziale in
mansioni semplici.

La prognosi risulta negativa.

Le constatazioni cliniche sono anche avvalorate dalla testistica
approfondita effettuata dal collega psicologo __________ (che allego in copia).

In considerazione di quanto sopra esposto ritengo che la decisione
della Assicurazione Invalidità di sospendere le prestazioni per la signora RI 1
debba essere riconsiderata." 

(doc. AI 152/5, inc. 32.2013.185)

 

 

 

 

                                         Al riguardo, nelle
annotazioni 28 agosto 2013 il dr. __________ ha evidenziato:

 

" (…)

·    Nello stringato rapporto medico dello
psichiatra Dr. __________ del 21.06.2013 vengono citate delle diagnosi che
normalmente dovrebbero essere suscettibili di ampio miglioramento grazie alla
terapia attualmente prescritta. In un caso simile se il paziente non migliora è
lecito pensare che o non si cura a dovere o vi sono motivi di preoccupazione
che permangono a livello sociale (la causa penale?) che non possono essere
considerati come malattia in senso stretto, perchè causerebbero ansia e
preoccupazioni a chiunque.

                                                                         Inoltre
ci sono diverse aree problematiche lo psichiatra non sembra a conoscenza della
questione penale che non viene per nulla citata. Quindi scotomizza totalmente
una parte fondamentale,che potrebbe modificare significativamente i suoi
giudizi sul caso.

                                                                         Cita
poi una sindrome somatoforme da dolore persistente, ma senza condurre
un'analisi dettagliata dei criteri di Foerster.

                                                                         Non
dimostra la dichiarata aderenza scrupolosa alla cura farmacologica.

                                                                         Non
sono riportati dei tentativi di modifica della cura (cosa che normalmente viene
fatta nei pazienti non responsivi).

                                                                         Non
mostra un atteggiamento critico rispetto alle risultanze dei test che sono contraddittorie.
(…)" (doc. AI 160/1)

 

                                         Questo TCA condivide
quanto riportato sopra. In merito alla sindrome somatoforme va rilevato che
secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme da dolore
persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione
di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può
causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista
psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa
lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al riguardo, nella
sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata in DTF 136 V
281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e
9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta Corte ha precisato che
un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una morbosità
psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza
costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di
concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico
pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2)
la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato
psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico,
indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo
del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in:
Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.), elementi assenti nel caso in esame.

 

                                         Riguardo
ai test psicologici eseguiti, nelle citate annotazioni 28 agosto 2013 il dr. __________
ha pertinentemente osservato: 

 

" (…)

Proprio in merito ai test psicologici dello psicologo __________
del 10.05.2013 essi lasciano quantomeno perplessi.

Dal punto di vista specialistico psichiatrico giudico suddetti test
sostanzialmente irrilevanti. La batteria testistica risulta eccessivamente
prolissa, poco specifica ed altamente contraddittoria.

 

Il genogramma non è altro che una ricostruzione anamnestica
famigliare e quindi non può essere assunto a criterio di giudizio degli altri
test, soprattutto di quelli che hanno già le loro scale interne di validità
(MMP12 e CBA).

 

Rispetto ai test MMPI2 e CBA, le scale interne di controllo fanno
sospettare una simulazione.

Nella relazione psicologica vi sono frasi che confermano le mie
conclusioni precedenti: pag. 5 "… non è probabile che presenti apertamente
ansia o depressione inabilitanti."; pag. 6 "ha difficoltà ad
accettare valore a norme sociali. È ribelle nei confronti dell'autorità
…"; "… offre l'immagine di una persona estroversa e socievole, ma
cerca di manipolare gli altri e le sue relazioni ad essere superficiali.";
"mostra astio verso le norme e le abitudini sociali".

E poi alcune contraddizioni: pag. 3 "è disinibita e
esibizionista" …pag. 8-scheda 5-scala E: "si colloca sul versante
dell'introversione" …

Pag. 5 "… tende a reprimere le proprie emozioni, manca di
capacità di introspezione e mostra un eccessivo autocontrollo. Presenta un'alta
tolleranza alla frustrazione e all'insoddisfazione …"; pag. 6: "la
sua impulsività fa sì che talvolta non misuri bene le possibili conseguenze … È
impaziente e ha scarsa tolleranza alla frustrazione".

 

Anche le conclusioni sono contraddittorie. Dopo aver ammesso che
"i risultati dei test indicano senza dubbio alcuno una certa tendenza
ad esagerare sintomi fisici e psicologici e che la manipolazione e la
seduttività rappresentano modalità naturali di relazione …" poi fa seguire
una frase dal significato enigmatico, che sembra sminuire la tendenza a
esagerare dell'assicurata.

Ad ogni buon conto gli unici elementi a cui giunge lo psicologo
nelle conclusioni non sono altro che quelli che avevo già messo in luce nella
perizia e si tratta di aspetti del carattere problematici (ma non invalidanti)
e condizioni emotive che possono benissimo essere spiegate con il procedimento
penale in corso." 

(doc. AI 160/1-2, inc. 32.2013.185)

                                      

                                         In queste circostanze, richiamato
anche quanto rilevato al considerando precedente, questo TCA ritiene, con il grado
di verosimiglianza preponderante, che l’assicurata, almeno dal 2006, non
presenta un’incapacità lavorativa d’origine psichica nell’attività.  

 

                               2.7.   Dal punto di vista somatico, con
il presente ricorso l’assicurata sostiene un peggioramento dovuto ai problemi
di sovrappeso ed alla schiena, allegando diversa documentazione, parzialmente
già valutata dal SMR (segnatamente i certificati 23 maggio 2013 del dr. __________,
23 ottobre 2013 del dr. __________; il rapporto 21 giugno 2013 del dr. __________
e annesso rapporto 10 maggio 2013 dello psicologo). 

 

                                         Nuovo è il rapporto 9
ottobre 2013 dello psichiatra curante attestante come invariata la situazione
psichiatrica (doc. E), come pure quello datato 10 ottobre 2013 del dr. __________,
specialista in neurologia, il quale ha certificato le seguenti diagnosi: 

 

" 1. Dolori
lombari e sciatalgici cronici, a destra, in ambito di:

2. Alterazioni degenerative diffuse discali,

    - grave
discopatia L4-L5 e riduzione di ampiezza del disco, protrusione a base larga
allo stesso livello

    - Faccettopatia plurisegmentaria

3. Miogelosi della muscolatura paralombare.

4. Possibile sacroileite destra." (doc. D, inc. 32.2013.185)

 

                                         Altrettanto nuovo è il CD
relativo all’esame radiologico del 12 novembre 2012 presso la Clinica __________.
Al riguardo, in sede di risposta l’amministrazione ha fatto presente di aver
richiesto altra documentazione riferita al succitato esame, ossia il rapporto
13 novembre 2012 relativo alla risonanza magnetica alla colonna lombare del 12
novembre 2012, l’ecografia alla coscia sinistra del 18 gennaio 2013 e la
risonanza magnetica all’anca sinistra del 31 gennaio 2013 (doc. V/1-3). 

 

 

 

                                         In merito a questi nuovi
atti, con annotazioni 22 novembre 2013 il dr. __________ ha osservato:

 

" L'esame
radiologico del 12.11.2012 evidenzia dei segni di discopatie plurime in
territorio della colonna lombare con riacutizzazione della sintomatologia lombosciatalgica.

 

Questo non implica alcuna limitazione aggiuntiva rispetto alla
perizia del Dr. __________ del 2006, che già considerava la presenza di
discopatia cronica in L4-L5 e quindi definiva compiutamente la capacità
funzionale in un soggetto con discopatie della colonna lombare. Il Dr. __________
teneva in conto addirittura il problema di discopatia del segmento cervicale
del rachide, che nelle ultime certificazioni prodotte dall'assicurata non viene
neppure menzionato.

 

L'unico elemento che mi sembra doveroso raccomandare, a setti anni
di distanza, è una riduzione del carico massimo senza limitazioni dal 10 a 5 kg, in considerazione della progressione degenerativa della patologia del rachide lombare,
ritenuta ormai significativa dal Dr. __________.

 

La miogelosi della muscolatura paralombare riportata nel
certificato del Dr. __________ consiste in una contrazione antalgica
(difensiva) dei muscoli paravertebrali, che si accompagna tipicamente ai csi di
lombalgia cronica.

 

Gli altri elementi clinici, come tu fai notare, sono già stati da
me presi in considerazione precedentemente." (doc. V/4, inc. 32.2013.185)

 

                                         In queste circostanze, dal
punto di vista somatico, questo TCA non ha motivo di non ritenere l’assicurata
totalmente abile in attività leggere, come del resto confermato dal medico
curante dr. __________ nel succitato certificato 23 maggio 2012 in cui aveva attestato che l’assicurata, dopo l’operazione … “dovrà astenersi nel sollevare pesi
eccessivi o compiere lavori pesanti” (doc. A). 

 

                                         Questo Tribunale ritiene
che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per
valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del
querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di
ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente (cfr. ricorso pag. 2).                                                      

                                         Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti).Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                         In tal senso, non è
necessario sentire come testi i dr. __________, __________s, __________ e __________
(le cui certificazioni sono presenti nell’inserto); non è necessario neppure
l’espletamento di una perizia giudiziaria.

                                         L’assicurata ha chiesto il
richiamo dal Ministero Pubblico del suo incarto (in particolare il verbale 9
febbraio 2011) e dall’Ufficio RC gli estratti RC delle società __________ e __________.
Come detto, su richiesta del TCA l’Ufficio AI ha prodotto copia degli atti
penali consultati (cfr. consid. 1.11), mentre gli estratti RC sono presenti nell’inserto.

 

                                         In conclusione, non presentato
alcuna affezione invalidante, è da reputare dimostrato, con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati), che l’assicurata è da ritenere abile in attività leggere
con la possibilità di variare frequentemente postura, tra le quali si
annoverano le attività amministrativa svolte in passato.

                                         Non
risultando dunque alcun discapito economico e ritenuta una violazione
dell’obbligo d’informazione (non avendo l’assicurata notificato le attività
presso la __________ e la __________), l’Ufficio AI ha soppresso in via di
riconsiderazione, con effetto retroattivo dal 1° novembre 2006, il diritto al
quarto di rendita.  

 

                               2.8.   A mente del TCA il caso
concreto configura piuttosto una revisione processuale per scoperta di fatti
nuovi o nuovi mezzi di prova ai sensi della giurisprudenza (cfr. consid. 2.4.2).
I fatti alla base dell’inchiesta penale – che, come visto, hanno “sfalsato” la
perizia del dr. __________ del 2006 – erano già esistenti all’epoca in cui con
decisione 23 marzo 2007 (confermata successivamente con decisione 18 agosto
2008) l’Ufficio AI aveva ridotto la mezza rendita ad un quarto (cfr. consid. 1.2),
ma che non erano noti all’amministrazione in quanto sottaciuti dalla diretta
interessata. 

 

                                         Secondo giurisprudenza, la
revisione processuale di decisioni amministrative è ammessa entro i termini
determinanti per la revisione su ricorso (art. 67 cpv. 1 e 2 PA), ossia 90
giorni dalla scoperta del motivo di revisione ma, al più tardi, entro 10 anni
dalla notificazione della decisione su ricorso (STF C 214/03 del 23 aprile 2004
consid. 3.1.2 con riferimento a RAMI 1994 U 191, pag. 145ss., cfr. anche Kieser,
op. cit., art. 53 marg. 16; Rumo-Jungo, Die Instrumente zur
Korrektur der Sozialversicherungsverfügung, in R. Schaffauser/F.
Schlauri (Hrsg.), Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, San Gallo 1996,
pag. 291). Secondo tale giurisprudenza l’amministrazione,
che procede d’ufficio alla revisione processuale, deve decidere entro 90 giorni
dalla conoscenza del motivo di revisione. Un’eccezione a tale regola è data nel
caso in cui la fattispecie posta a fondamento della revisione necessiti di
accertamenti di durata maggiore. E’ pertanto sufficiente che l’amministrazione
annunci all’assicurato il motivo di revisione e la (probabile) modifica della
decisione, che proceda ai necessari accertamenti in un tempo ragionevole
emettendo in seguito una decisione (questo in analogia alla disposizioni in
ambito di perenzione del credito da restituzione ex art. 25 cpv. 1 LPGA: DTF
122 V 182 consid. 4b). Per quanto riguarda il tempo ragionevolmente
necessario per procedere ad accertamenti a partire dal momento in cui l’amministrazione
è venuta a conoscenza di indizi atti a fondare la pretesa di restituzione, il
TFA ha indicato una durata sino a quattro mesi (DLA 2004 pag. 285 segg. citata
anche al consid. 2.2 della STF 8C_64/2011 del 7 novembre 2011; SVR 2001 IV Nr.
30 pag. 93 consid. 2e). 

 

                                         Nel caso in
esame, conformemente alla succitata giurisprudenza, l’Ufficio AI ha in ogni
modo tempestivamente fatto valere il motivo di revisione processuale. Al più
presto il 7 settembre 2012 – allorquando, dopo la consultazione degli atti
penali e dopo aver visto l’assicurata, il dr. __________ ha accertato l’assenza
di una patologia psichiatrica dal 2006 sino ad oggi – l’amministrazione poteva
rendersi conto della non fondatezza del diritto alla rendita dell’assicurata.
Il 15 ottobre 2012, quindi entro 90 giorni dalla valutazione psichiatrica,
l’assicurata è stata informata della sospensione della rendita e dei relativi
motivi (doc. AI 135-1). Solo con annotazioni 18 gennaio 2013 il dr. __________,
dopo aver esaminato la documentazione medica prodotta dall’assicurata, ha
potuto escludere un peggioramento e confermare la sua valutazione del 7
settembre 2012 (cfr. consid. 2.7.2). In quel momento, quindi, l’amministrazione
aveva gli elementi per procedere alla modifica della decisione 23 marzo 2007.
Emettendo il 17 giugno 2013 il progetto di decisione l’amministrazione ha
agito, conformemente alla giurisprudenza succitata, entro un termine
ragionevole di quattro mesi.                 

 

                                         Secondo questa Corte,
confermata la valutazione 7 settembre 2012 del dr. __________ del SMR (consid.
2.7), escluso un peggioramento (consid. 2.8), va concluso che, con il grado
della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati), l’assicurata – almeno dalla perizia del dr. __________ (ottobre
2006) – non presenta alcuna affezione invalidante, motivo per cui essa è
da ritenere abile in attività leggere con
la possibilità di variare frequentemente postura, tra cui si annoverano le
attività amministrative svolte in passato. Di conseguenza, indipendentemente
dalla violazione dell’obbligo notifica e dovendo procedere ad una nuova
valutazione materiale della fattispecie (cfr. consid. 2.4.2.), la rendita va
soppressa con effetto retroattivo dal 1° novembre 2006. 

 

                                         Ne consegue
la conferma della decisione 10 settembre 2013, motivo per cui il ricorso del 16
ottobre 2013 va respinto. 

                                         

                                         Ordine
di restituzione

 

                               2.9.   Con decisione 25 giugno 2013,
facendo riferimento al progetto di decisione 17 giugno 2013 di soppressione
della rendita, l’Ufficio AI ha chiesto la restituzione fr. 42'352.-- relativi a
prestazioni complessive (rendita invalidità principale e rendita per figlio)
erogate e non dovute dal 1° novembre 2006 al 30 giugno 2013. L’assicurata
rileva come tale decisione non si fondi, al momento della sua emanazione, su
una decisione di soppressione cresciuta in giudicato, motivo per cui la
querelata decisione appare infondata e prematura.  

 

                                         Secondo
l’art. 25 LPGA – applicabile in forza del combinato disposto degli articoli 2
LPGA e 1 LAI –, le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite.
La restituzione non deve essere chiesta se l’interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cpv. 1; cfr. art. 4 OPGA). 

                                         Il capoverso 2 prevede che
il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal
momento in cui l’istituto d’assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al
più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito
deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante. I principi applicabili
alla restituzione secondo la LPGA sono dedotti dalla legislazione e dalla giurisprudenza
anteriore che conserva pertanto la sua validità (DTF 130 V 318). Per il termine
di prescrizione assoluto di 5 anni fa stato il momento in cui l’assicurato ha
effettivamente percepito la prestazione e non quanto il versamento avrebbe
dovuto essere eseguito (Kieser, op. cit., art. 25 n. 41, pag. 364). 

                                         Secondo la giurisprudenza,
riassunta in STF 9C_240/2014 del 12 maggio 2014
consid. 4.3, il termine annuo di perenzione
comincia normalmente a decorrere nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione
da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze, avrebbe
dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 431consid.
3a pag. 433; 110 V 304). Ciò si
verifica quando l'amministrazione dispone di tutti gli elementi decisivi nel
caso concreto dalla cui conoscenza risulti di principio e nel suo ammontare
l'obbligo di restituzione di una determinata persona (DTF 111 V 14 consid.
3 pag. 17). Il termine annuo di perenzione comincia in ogni caso a decorrere
non appena dagli atti emerge direttamente l'irregolarità della corresponsione
delle prestazioni (consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579, ma in
SVR 2008 KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; cfr. pure sentenza 9C_1057/2008 del 4
maggio 2009 consid. 4.1.1

 

                                         La
restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le
condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della
decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 129 V
110, 126 V 42 consid. 2b; STF 9C_429_2012 del 19 settembre 2012, 9C_795/2009
del 21 giugno 2010 pubblicata in SVR 11/2010 EL Nr. 12; STF U 408/06 del 25
giugno 2007, K 147/03 del 12 marzo 2004).

                                         Ciò
non è il caso – e la restituzione non presuppone un motivo e quindi una
decisione di riconsiderazione – allorquando l’assicurato ha beneficiato di una
prestazione alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto (STF
9_C/233/2007 del 28 giugno 2007, consid. 2.3.2 con riferimenti; Kieser, op.cit, pag. 355; STCA 32.2011.285 del 14
giugno 2012).

                                          

                                         Ritornando
alla fattispecie concreta, nella risposta di causa l’Ufficio AI ha correttamente
esposto le ragioni per cui non aveva (potuto) attendere l’emissione della
decisione di soppressione:

 

" (…)

A seguito dell'emissione del progetto di decisione di soppressione
rendita con effetto retroattivo 17 giugno 2013, la scrivente amministrazione – a
salvaguardia del termine sancito dall'art. 25 cpv. 2 LPGA – in data 25
giugno 2013 ha emesso la qui contestata decisione di restituzione. Ora, posto
che secondo invalsa giurisprudenza il termine annuo di perenzione entro il quale
va chiesta la restituzione di prestazioni indebitamente riscosse comincia in
ogni caso a decorrere non appena dagli atti emerge il carattere illecito della
corresponsione delle prestazioni (DTF 133 V 579 consid. 5.1, STF 9C_1057/2008
consid. 4.1.1) e che tale momento nel caso in esame può essere fatto risalire al
più presto (nell'ipotesi di lavoro più favorevole all'assicurata) al
momento della compulsazione dell'incarto penale costituito a norme di RI 1 (cfr.
a tal riguardo il qui di seguito allegato doc. 157 complemento incarto AI),
l'ordine di restituzione 25 giugno 2013, a mente dell'UAI, non può di certo essere considerato prematuro. In proposito, giova evidenziare come giusta l'art.
3 OPGA, l'ammontare della decisione di restituzione è stabilito con decisione
(e non mediante preavviso). (…)" (doc. IV, inc. 32.2013 127).

 

                                         Va poi ricordato che,
secondo costante giurisprudenza, se per l’assegnazione (e il pagamento: cfr. DTF 139 V 6 consid.
5.1 pag. 9 seg.) della prestazione o per l’esame del diritto alla restituzione
è necessaria la collaborazione tra più unità
amministrative incaricate dell'attuazione dell'assicurazione, il termine
annuale comincia già a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti
ha sufficiente conoscenza dei fatti (DTF 119 V 433 consid. 3a; DTF 112 V 182
consid. 4c). In applicazione di tale giurisprudenza, ci si potrebbe chiedere se
il termine ex art. 25 cpv. 2 LPGA non debba iniziare a decorrere con la citata
comunicazione del 25 dicembre 2006 alla Cassa in cui l’assicurata aveva
chiarito la sua situazione presso le società __________ e l__________, presso
le quali era iscritta quale socio gerente, facendo presente di non aver
percepito alcun compenso (cfr. doc. G 1 e 2). Questo non è il caso poiché, al
più presto dopo la consultazione degli atti penali (cfr. il decreto 14 giugno
2012 del decreto del PP Gianini citato al consid. 1.3), l’Ufficio AI si è reso
conto che l’assicurata, nonostante la parziale incapacità lavorativa, aveva pienamente
svolto le attività amministrative descritte in precedenza. Da quel momento è
iniziata la complessa istruttoria amministrativa che ha portato alla
soppressione della rendita in parola. Per questi motivi la decorrenza del
termine annuo di perenzione non può essere anticipata al dicembre 2006.

 

                                         Visto quanto sopra, tenuto
conto del giudizio di conferma della soppressione della rendita con effetto
retroattivo dal 1° novembre 2006, la restituzione delle prestazioni
indebitamente percepite è parimenti confermata, ma non il relativo
importo da restituire e questo per i seguenti motivi. 

 

                                         L’amministrazione, come
detto, ha retroattivamente chiesto la restituzione delle rendite dal 1°
novembre 2006, ossia oltre i cinque anni di cui all’art. 25 cpv. 2 LPGA dall’ultimo
versamento effettuato nel giugno 2013.

                                         L’integrale
restituzione può invece essere chiesta nel caso in cui il relativo
credito derivi da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un
termine di prescrizione più lungo di cinque anni (art. 25 cpv. 2 seconda frase
LPGA). 

                                         Secondo giurisprudenza, in
presenza di un giudizio penale (di condanna o di assoluzione) l’autorità
amministrativa che richiede la restituzione è legata a tale giudizio. Lo stesso
vale in caso di un decreto di abbandono da parte della competente autorità
inquirente, a condizione che abbia gli stessi effetti come una sentenza
definitiva di assoluzione. Qualora non vi sia ancora un giudizio penale,
l’amministrazione e, se del caso, il tribunale delle assicurazioni devono
procedere in via preliminare ad una propria valutazione se la richiesta di restituzione
si fonda su un atto penalmente punibile il cui autore andrebbe condannato (DTF
138 V 74 consid. 6.1. con riferimenti). L’autorità competente può anche decidere
di sospendere la procedura di restituzione sino all’emissione di un giudizio
penale definitivo (cfr. in tal senso STF 9C_870/201 del 29 aprile 2014 consid.
5.3, dove l’Alta Corte, accertata l’assenza di una sentenza penale, aveva
rinviato gli atti al tribunale delle assicurazione per determinarsi, dopo
acquisizione di atti penali, se procedere ad una valutazione preliminare o
sospendere la procedura). 

 

                                         Ora, l’Ufficio AI, benché
riconosciuto accusatore privato nel procedimento penale contro l’assicurata
(cfr. decisione 14 giugno 2012 del PP __________; doc. AI 165/5), non ha fatto
alcun riferimento al termine di prescrizione penale. Vista inoltre l’assenza di
un giudizio penale (la procedura non è ancora terminata; cfr. succitato scritto
22 settembre 2014 del PP in consid. 1.13), l’amministrazione non si è
confrontata con i relativi atti, né tantomeno ha proceduto, in via preliminare,
ad una approfondita e motivata valutazione dei reati ipotizzati, tra cui quello
di truffa ex art. 146 cpv. 1 CP la cui azione penale si prescrive in quindici
anni (art. 97 cpv. 1 lett. b CP).

 

                                         In queste circostanze,
richiamate le succitate carenze di motivazione, gli atti sono rinviati
all’amministrazione affinché renda una nuova motivata decisione, se del caso
dopo aver atteso l’esito del procedimento penale, in merito all’applicazione
del termine di prescrizione penale.

                                         

                                         Visto quanto sopra,
richiamato il termine di prescrizione di 5 anni ex art. 25 cpv. 2 LPGA,
l’ordine di restituzione può allo stato attuale essere confermato limitatamente
al periodo giugno 2008 – giugno 2013, il cui importo
risulta dal seguente specchietto riassuntivo (cfr. ordine di restituzione):

 

                                         dal 1.06.2008 al 31.06.2008,    6 mesi a
fr. 480.--  per totali fr.     2’880.--

                                         dal
1.01.2009 al 31.12.2010 , 24 mesi a fr. 496.-- per totali fr.    11’904.--

                                         dal
1.01.2011 al 31.08.2012,  24 mesi a fr. 504.-- per totali fr.    12’096.--

                                         dal
1.01.2013 al 30.06.2013,    6 mesi a fr. 508.-- per totali fr.      3’048.--

                                                                                                                                   fr.   29’928.--

                                         In questo senso il ricorso
è parzialmente accolto.

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della
vertenza le spese per fr. 1’000.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI nella
misura di un quarto, mentre il restante importo è a carico dell’assicurata
ricorrente.

 

                                         Alla ricorrente,
rappresentata da un legale, vanno riconosciute ripetibili parziali (art. 61
lett.g LPGA).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso contro la decisione
10 settembre 2013 è respinto.

 

                                   2.   Il ricorso contro l’ordine
di restituzione 25 giugno 2013 è parzialmente accolto ai sensi dei
considerandi.

 

                                         RI
1 è condannata a restituire all’Ufficio AI le rendite di sua spettanza e della
figlia __________ relative al periodo giugno 2008 – giugno 2013 per fr. 29'928.--. Gli gli atti sono rinviati all’Ufficio AI
affinché si pronunci nuovamente sull’obbligo di restituzione per il periodo
novembre 2006 – maggio 2008 conformemente al consid. 2.9.

                                      

                                   3.   Le
spese, per complessivi fr. 1’000.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI nella
misura di un quarto, mentre il restante importo è a carico dell’assicurata
ricorrente. L’amministrazione verserà alla ricorrente fr. 1’000.-- a titolo di
ripetibili parziali (IVA inclusa).  

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti