# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 073a0084-dcb8-5773-8c18-bd0c0e15dd32
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-11
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 11.04.2017 12.2016.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-7_2017-04-11.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.7

  	
  Lugano

  11 aprile 2017/rn

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  A.
  Fiscalini, presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Verda
  Chiocchetti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa – inc. n. SO.2015.3134
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 – promossa con istanza22
ottobre 2015 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA 2 e dall’, 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’istante ha
chiesto di condannare la convenuta a dare seguito al suo ordine 10 agosto 2015,
chiudendo il conto n. __________ e bonificando il saldo al netto delle spese di
liquidazione e di chiusura sulla relazione n. IBAN __________ a egli intestata
presso la __________, banca corrispondente in __________, conto n. __________
(SWIFT __________), rif. __________, con la comminatoria dell’art. 292 CP e
della multa disciplinare di fr. 1'000.- al giorno in caso di violazione della
suddetta condanna, nonché di dichiarare la decisione immediatamente esecutiva e
da eseguire immediatamente;

 

domanda a cui si è
opposta la controparte e che il Pretore ha dichiarato irricevibile con
decisione 4 gennaio 2016;

 

appellante l’istante
che con appello 15 gennaio 2016 chiede di riformare il giudizio testé
menzionato nel senso di accogliere l’istanza, con protesta di spese processuali
e ripetibili di entrambe le sedi;

mentre con risposta 15 febbraio
2016 la convenuta postula di respingere il gravame, pure con protesta di tasse,
spese e ripetibili di appello;

 

letti ed esaminati gli
atti,

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 __________, è titolare
della relazione n. __________ presso la banca AO 1 a partire dal 12 gennaio
2015 (doc. B), che in data 16 ottobre 2015 presentava un saldo di €
4'017'854.46 (doc. L). Nella documentazione di apertura del conto vi è una
clausola del tenore seguente: “I. Condizioni generali – I rapporti tra la Banca
e il Cliente saranno regolati dalle CG di quest’ultima (delle quali il Cliente
conferma di aver ricevuto una copia, di averla letta, compresa e di averne
accettato il contenuto) e relativi aggiornamenti, in particolare per quanto
riguarda il diritto applicabile e il foro” (doc. 3). Il cliente ha altresì
sottoscritto di aver ricevuto un esemplate delle CG (versione maggio 2014) e di
averle espressamente lette, comprese e approvate, in particolare quelle
relativa alla sua responsabilità in materia fiscale (doc. 4). 

 

                            B.  Il 10 agosto 2015 il cliente
ha trasmesso alla banca l’istruzione di chiudere la relazione, trasferendone il
saldo (al netto delle spese) entro il 17 agosto 2015 su un conto a lui
intestato presso la __________ (doc. C). L’ordine non è stato eseguito, sicché
con scritto 9 settembre 2015 è stato reiterato (doc. D).

 

                            C.  Con istanza di tutela
giurisdizionale nei casi manifesti 22 ottobre 2015 AP 1 ha adito la Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendo di condannare la banca AO 1, a dare
seguito al suo ordine 10 agosto 2015, chiudendo il conto n. __________ e
bonificando il saldo al netto delle spese di liquidazione e di chiusura sulla
relazione n. IBAN __________ a egli intestata presso la __________, banca corrispondente
in __________, conto n. __________ (SWIFT __________), rif. __________, con la
comminatoria dell’art. 292 CP e della multa disciplinare di fr. 1'000.- al
giorno in caso di violazione della suddetta condanna, nonché di dichiarare la
decisione immediatamente esecutiva e da eseguire immediatamente. Con
osservazioni 25 novembre 2015 la banca si è opposta a tale richiesta,
chiedendo, in ordine, di dichiarare irricevibile l’istanza e, nel merito, di
respingerla. Con decisione 4 gennaio 2016 il Pretore ha dichiarato irricevibile
l’istanza.

 

                            D.  Con appello 15 gennaio 2016
l’istante è insorto contro il giudizio testé menzionato, chiedendone la riforma
nel senso di accogliere l’istanza. Con risposta 15 febbraio 2016 la convenuta
postula invece la reiezione del gravame. Nel gennaio 2016 è stata modificata a
Registro di commercio la ragione sociale della convenuta in: AO 1.

 

considerato

 

in diritto:              1.  Il 1° gennaio 2011 è entrato in
vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) che trova
applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore è
stata avviata dopo tale data (art. 404 seg. CPC). Nelle controversie
patrimoniali con valore di almeno fr. 10'000.-, la decisione del Pretore è
impugnabile mediante appello (art. 308 cpv. 2 CPC) entro il termine di 30
giorni, ridotto a 10 giorni nella procedura sommaria (art. 314 cpv. 1 CPC).
Nella fattispecie, sia l’appello sia la risposta sono tempestive.

 

                             2.  Giusta l'art. 257 cpv. 1
CPC il giudice accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti
sono incontestati o immediatamente comprovabili (lett. a) e la situazione giuridica
è chiara (lett. b). Quest'ultima condizione è soddisfatta se, sulla base di una
dottrina e di una giurisprudenza invalse, la conseguenza giuridica è senz'altro
evincibile dall'applicazione della legge e porta a un risultato univoco. Per
contro la situazione giuridica non è di regola chiara se la parte convenuta
oppone delle obiezioni o eccezioni motivate su cui il giudice non può statuire
immediatamente o se l'applicazione di una norma richiede l'emanazione di una
decisione di apprezzamento o in equità con una valutazione di tutte le
circostanze del caso (DTF 138 III 123 consid. 2.1.2, con rif.). Per impedire
l'accoglimento di una domanda fondata sull'art. 257 CPC non basta tuttavia che
la parte convenuta semplicemente sostenga che ci si trova in presenza di una
simile situazione o che la stessa potrebbe remotamente entrare in linea di
conto (cfr. con riferimento ad un preteso abuso di diritto TF 4A_329/2013 del
10 dicembre 2013 consid. 6.1; DTF 138 III 620). Non è nemmeno possibile
vanificare la procedura in discussione invocando degli argomenti speciosi,
eccependo segnatamente in modo artificioso del diritto straniero (TF
4A_415/2013 del 20 gennaio 2014 consid. 7; cfr. anche TF 4A_170/2015 del 28
ottobre 2015 consid. 4).

 

                             3.  Il Pretore ha spiegato, in
sintesi, che la documentazione fiscale richiesta all’istante da parte della
Banca rientrava palesemente tra quelle coperte dalle CG sottoscritte dal
cliente al momento dell’apertura del conto, mentre le sue obiezioni erano
inconsistenti. Di conseguenza, ha rilevato che la fattispecie non appariva
manifesta e gli argomenti difensivi sollevati dalla banca non erano per nulla
pretestuosi o malfondati. Da qui, l’inapplicabilità della procedura prevista
all’art. 257 CPC.

 

                             4.  L’appellante critica il
Pretore per aver applicato al caso concreto l’art. 7.1 e 7.2 delle CG, a suo
dire non attinenti alle operazioni di chiusura, bensì a quelle di apertura e alla
susseguente operatività sul conto. Egli reputa che occorreva invece applicare
unicamente l’art. 7.29 (appello, pag. 5 segg. e 24). Secondo l’art. 7.1 delle
CG, “All’apertura del conto e nel corso della relazione di conto, il cliente
è tenuto a giustificare in qualsiasi momento il proprio stato, la propria
situazione personale, ivi compresa quella fiscale, e la propria capacità
giuridica ed eventualmente quelli dell’avente diritto economico secondo le
norme di diritto applicabili e le esigenze della Banca e a notificare
immediatamente per iscritto alla Banca qualsiasi cambiamento a essi relativo
(…). In tale ambito, il cliente si impegna a fornire alla Banca qualsiasi
documento e informazione che la Banca possa ritenere utile e necessario(a),
secondo la sua libera discrezione, al buon svolgimento della relazione di conto
e permettendole di ottemperare ai propri obblighi legali e regolamentari. Il
cliente si impegna segnatamente a fornire alla Banca, su semplice domanda,
qualsiasi documento che giustifichi il proprio stato fiscale ed, eventualmente,
quello dell’avente diritto economico e che attesti il corretto adempimento di
qualsiasi obbligo a tal riguardo. La Banca può rifiutare o sospendere
l’esecuzione di qualsiasi operazione, ivi comprese le operazioni di cassa e di
ritiro di contanti, sino a che non le siano stati forniti, a sua richiesta, i
documenti e i giustificativi ufficiali (…)” (doc. 5). L’art. 7.2 stabilisce
che “(…) Il cliente, per altro, comprende e accetta che in applicazione del
regolamento che impone a tutti gli istituti bancari di ottenere dai propri
clienti informazioni e giustificativi relativi al loro status personale, in
particolare fiscale, se sullo sfondo economico di tutte le operazioni, la Banca
possa essere portata a rifiutare qualsiasi entrata e/o uscita di fondi, ivi
compresi di contanti, sotto forma di titoli o di valori o ancora a rifiutare o
a sospendere l’esecuzione di qualsiasi operazione, fintantoché non le saranno
stati forniti i documenti e i giustificativi che ritenga necessari a sua libera
discrezione o per qualsivoglia altra ragione (…)”. Anche l’art. 7.7 delle
CG è retto dalla medesima logica di conformità fiscale degli averi del cliente.
Alla luce del chiaro testo delle CG in questione, l’argomento dell’appellante è
pretestuoso. Infatti, è evidente che la regolamentazione suesposta si applica
anche al presente caso. Non vi è alcuna esclusione della medesima nell’ipotesi
che il cliente decida di chiudere la relazione. Nemmeno si comprende perché
l’art. 7.7 non si applicherebbe, come invece affermato dall’appellante,
all’accertamento della situazione fiscale del cliente. D’altra parte, lo stesso
art. 7.29 delle CG invocato dall’istante specifica che “Per il resto sono
applicabili le disposizioni delle presenti CG e di tutti gli altri accordi fra
le parti fino alla liquidazione completa di tutte le operazioni e di tutti gli
impegni (…)”. 

 

                             5.  Secondo l’appellante anche
nell’ipotesi in cui gli art. 7.1, 7.2 e 7.7 delle CG fossero applicabili al
presente caso, la banca avrebbe a torto rifiutato di eseguire l’ordine. 

 

                           5.1  Egli rileva, anzitutto, che l’art.
7.1 delle CG non precisa quali informazioni devono essere fornite dal cliente
per giustificare la propria situazione personale, compresa quella fiscale. A
suo dire fintanto che non vi è una specifica richiesta in tal senso da parte
della banca, non sussiste alcun diritto di quest’ultima sgorgante dalla norma
in questione. Inoltre, le informazioni e i documenti richiesti devono essere
utili e necessari al buon svolgimento della relazione bancaria nonché a
ottemperare gli obblighi legali e regolamentari della banca. In altre parole, non
ogni e qualsiasi richiesta di informazione giustifica l’omessa esecuzione di un
ordine del cliente. L’appellante critica il Pretore per non aver, a suo dire,
vagliato tali quattro condizioni cumulative (memoriale, pag. 8 seg.). L’appellante
fonda tuttavia il proprio ragionamento sulla prima frase del paragrafo 2 dell’articolo
in questione, tralasciando la seconda frase e il terzo paragrafo, che hanno il
tenore seguente: “Il cliente si impegna segnatamente a fornire alla Banca,
su semplice domanda, qualsiasi documento che giustifichi il proprio stato
fiscale ed, eventualmente, quello dell’avente diritto economico e che attesti
il corretto adempimento di qualsiasi obbligo a tal riguardo. La Banca può
rifiutare o sospendere l’esecuzione di qualsiasi operazione, ivi comprese le
operazioni di cassa e di ritiro di contanti, sino a che non le siano stati
forniti, a sua richiesta, i documenti ed i giustificativi ufficiali”. Non
si intravvede, pertanto, dove risiedano le condizioni menzionate sopra, salvo
quella che, evidentemente, presuppone un agire della banca. Al riguardo, il
Pretore ha spiegato che perlomeno nel procedimento di prima istanza la
convenuta ha più volte chiesto di dimostrare l’adempimento degli obblighi
fiscali in questione (decisione impugnata, pag. 3 in mezzo). L’appellante si
confronta con tale aspetto a pag. 12 seg. del proprio gravame. A suo dire,
negli allegati di causa la banca non avrebbe mai chiesto la trasmissione della
documentazione attestante l’adempimento degli obblighi fiscali. Essa avrebbe
più volte semplicemente menzionato la sua facoltà di subordinare l’esecuzione
dell’ordine alla consegna di tale documentazione, mentre non risulterebbe
nemmeno che la banca abbia fondato il suo diniego sul fatto che all’appellante
siano state richieste delle informazioni e che questi non le abbia fornite. A
torto. Dalle osservazioni di prima istanza 25 novembre 2015 emerge chiaramente,
come pure rilevato dal Pretore, che la convenuta ha, perlomeno nel procedimento
sub iudice, richiesto la prova dell’avvenuto adempimento degli obblighi
fiscali. Basti, al riguardo, rinviare al passaggio ove è indicato che “non
può non apparire manifesto [alla luce delle CG] come al momento in cui il sig. AP
1 ha conferito l’ordine di chiusura (doc. C) della relazione, ovvero il 10
agosto 2015, lo stesso fosse pienamente consapevole che l’operazione richiesta
avrebbe potuto essere eseguita unicamente previa presentazione della
documentazione attestante la conformità fiscale e che il cliente aveva
espressamente accettato di fornire, riconoscendo in modo esplicito la facoltà
della banca di rifiutare l’esecuzione di ogni operazione in assenza di tali
atti” (osservazioni 25 novembre 2015, pag. 4 in basso). Sebbene la
convenuta utilizzi il termine “facoltà”, risulta evidente che la banca
subordina l’esecuzione dell’ordine alla trasmissione della documentazione in
questione. Nemmeno si comprende il motivo per cui la banca non possa esprimere tale
esigenza solo in corso di causa. Nel farlo non vi è infatti alcuna violazione
della buona fede da parte sua. Nella fattispecie la corrispondenza
preprocessuale delle parti si è incentrata sulla questione della procura del
patrocinatore dell’istante (doc. E-H). L’ultima missiva della banca in tal
senso è datata 19 ottobre 2015 (doc. H). Avendo il cliente introdotto l’istanza
solo tre giorni dopo, a ben vedere la banca non era stata nemmeno messa nella
condizione di poter sostanziare precedentemente (ossia prima della causa) il
proprio diniego all’esecuzione dell’ordine. Nemmeno è condivisibile la tesi
dell’appellante secondo cui la decisione querelata violerebbe, su questo punto,
il principio della buona fede e che l’appellata commetterebbe abuso di diritto,
invocando “un’inadempienza successiva dell’appellante, a maggior ragione
considerando che l’invocazione di questa inadempienza risulta successiva alla
disdetta del contratto di cui al doc. C” (appello, pag. 15). L’appellante
misconosce, invero, che l’esercizio di un diritto formatore, quale è la
disdetta di un contratto, non comporta necessariamente in maniera automatica e
immediata la fine del medesimo e di conseguenza l’inapplicabilità della
regolamentazione prevista dalle parti. Tant’è che, come detto, l’art. 7.29
invocato dallo stesso istante precisa che “Per il resto sono applicabili le
disposizioni delle presenti CG e di tutti gli altri accordi fra le parti fino
alla liquidazione completa di tutte le operazioni e di tutti gli impegni (…)”.

 

                           5.2  Secondo l’appellante, poi,
quand’anche si partisse dal presupposto che la banca abbia effettivamente
richiesto la documentazione attestante l’adempimento degli obblighi fiscali,
egli avrebbe adempiuto a tale esigenza sottoscrivendo, il 12 maggio 2015, l’“autorizzazione
di divulgazione volontaria relazione «persone fisiche» (rinuncia
al segreto bancario)” (doc. 7). Al riguardo l’istante rinvia allo scritto
30 giugno 2013 (doc. N), con il quale la banca si è riservata unicamente in
casi eccezionali di “prendere in considerazione ulteriori elementi che
dimostrano la correttezza” della situazione fiscale dichiarata o “in
funzione degli elementi che caratterizzano il Suo conto, chiederLe ulteriori
elementi giustificativi” (appello, pag. 15 seg.). Tuttavia, l’appellante
non si accorge che proprio l’esistenza di tale riserva (“casi eccezionali”)
rende inapplicabile la procedura in questione (art. 257 CPC), della quale egli
si è avvalso, poiché la situazione non si palesa in maniera evidente e comporta
un apprezzamento da parte dell’autorità giudicante. Non è infatti manifesto,
come invece sembra credere l’appellante, che il presente caso non rivesta
l’eccezionalità in questione. Secondo l’attore vi sarebbe altresì un manifesto
abuso di diritto da parte della banca nell’invocare solo ora la
regolamentazione prevista nelle CG ed essendosi invece disinteressata
completamente della questione al momento dell’apertura del conto, ove si è
limitata a chiedere la sottoscrizione dell’autocertificazione (doc. N; appello,
pag. 17 seg.). Il primo giudice ha spiegato, al riguardo, che il fatto che la
relazione bancaria in esame sia stata aperta in base a una simile
certificazione proveniente dal cliente medesimo, nulla tange alla validità
dell’impegno contrattuale assunto da quest’ultimo sottoscrivendo le CG in
questione (decisione impugnata, pag. 3 in mezzo; vedi anche pag. 4 in alto). A
ragione. Infatti, nelle CG non è indicato che in presenza di una simile
autocertificazione la banca non avrebbe più potuto richiedere ulteriori
informazioni e documentazione. Anzi, come già evidenziato risulta in maniera
chiara che con le medesime la banca si è riservata – con l’accordo del cliente
che le ha sottoscritte – di non eseguire istruzioni fintanto che non fosse
stata dimostrata la regolarità fiscale degli averi presenti sul conto.
L’istante non può quindi dirsi ignaro di tali obblighi, che lui stesso ha
sottoscritto. Ne consegue che, semmai, è il cliente a commettere un abuso di
diritto nel tentare, ora, di depauperare del loro contenuto le CG per il fatto
di aver sottoscritto un’autocertificazione di conformità fiscale.

 

                           5.3  L’attore si china, poi, sull’art.
7.2 delle CG, ribadendo la necessità di una richiesta specifica di informazioni
da parte della banca (appello, pag. 9 seg.). Al riguardo si rinvia a quanto
testé illustrato (sopra, consid. 5.1). Egli prosegue sottolineando che il
rifiuto della banca deve trovare il proprio fondamento “nel non meglio
precisato regolamento”, senza tuttavia trarre conclusioni dal proprio asserto.
In ogni caso, anche nell’ipotesi in cui con la sua argomentazione l’attore
voglia affermare che non vi è agli atti alcun regolamento e, quindi, il rifiuto
della banca non può essere sostanziato mediante il contenuto del medesimo, va
rilevato che l’art. 7.2 delle CG spiega esplicitamente che cosa impone il
regolamento menzionato. L’appellante contesta anche l’applicazione dell’art.
7.7 delle CG. Egli ribadisce nuovamente la necessità di un’esplicita domanda
della banca. Anche su questo punto si rinvia al consid. 5.1. Per il resto,
l’appellante sostiene che il disposto testé menzionato concerne particolari
transazioni (vedi anche appello pag. 24 in mezzo), non la persona del cliente
né tanto meno la conformità fiscale dei suoi averi. A torto. In primo luogo, la
questione fiscale può rientrare nel concetto più ampio di riciclaggio di
denaro. Inoltre, non si intravvedono i motivi per cui un ordine di chiusura di
un conto e di trasferimento del saldo non possa assurgere a particolare
transazione ai sensi delle CG in questione. 

 

                           5.4  L’appellante sostiene che il
Pretore non avrebbe, a torto, vagliato l’esistenza delle condizioni poste agli
art. 7.1, 7.2 e 7.7 delle CG (appello, pag. 18 seg.). L’argomentazione non può
essere condivisa per i motivi già illustrati (in relazione alle condizioni
asserite dall’istante) ai considerandi precedenti, ai quali si rinvia. Egli
procede, infine, alla disamina di argomenti sollevati in prima sede dalla
controparte a titolo abbondanziale per giustificare la mancata esecuzione
dell’istruzione di chiusura del conto e trasferimento del saldo (appello, pag.
19 segg.). Tali argomenti sono infatti superati dalle CG accettate dal cliente.

 

                             6.  In definitiva, come
spiegato dal Pretore la fattispecie non appare manifesta ai sensi dell’art. 257
CPC e le obiezioni difensive della banca non sono per nulla pretestuose o
malfondate. Ne consegue che al caso concreto non può essere applicata la
procedura in questione. A ragione il primo giudice ha quindi dichiarato l’istanza
irricevibile.

 

                             7.  L’appello è respinto nella
misura in cui è ricevibile. Le spese processuali seguono la soccombenza (art.
106 cpv. 1 CPC) e sono fissate in applicazione degli art. 2 cpv. 1, 7 cpv. 1, 9
cpv. 2 e 13 LTG (v. BU 10 febbraio 2015, pag. 38 seg.). Le ripetibili sono
calcolate secondo i criteri stabiliti dall’art. 11 Rtar. Il valore litigioso,
valido anche per un eventuale ricorso in materia civile al Tribunale federale,
è di € 4'017'854.46.

 

Per questi motivi,

 

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il Rtar,

 

 

 

decide:                 1.  L’appello 15 gennaio 2016 di AP
1 __________ è respinto nella misura in cui è ricevibile.

 

                             2.  Le spese processuali della
procedura di appello, di fr. 5'000.-, già anticipate dall’appellante, restano a
suo carico, con l’obbligo di rifondere alla controparte identico importo a
titolo di ripetibili.

                                  Il maggior anticipo delle
spese processuali, verrà restituito dalle spese.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  -,;

  - e,;

  .

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).