# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 56805ff3-beee-59f7-bd63-f892e8728df7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 30.10.2009 72.2009.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2009-58_2009-10-30.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2009.58

  	
  Mendrisio,

  30 ottobre 2009/md

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

   

   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Claudio Zali
  (Presidente)

  GI 1

  GI 2

   

  

 

	
  e dagli assessori giurati:

  	
  AS 1

  AS 2

  AS 3

  AS 6

   

  

 

	
  con la segretaria:

  	
  Sonja Federspiel Peer, vicecancelliera

  

 

 

Conviene nell’aula penale di questo Palazzo
Pretorio

 

 

	
  per giudicare

  	
  AC 1 

   

   

  
	
   

  	
  detenuto dal 6 dicembre 2004 al 7 dicembre 2004;

  

 

 

prevenuto colpevole di:

 

                                   1.   tentato
omicidio intenzionale

per avere,

a ________, il 24 settembre 2004, verso le ore
00.30 circa,

dopo aver raggiunto in automobile il parcheggio
del Ristorante ________, atteso che uscisse alla chiusura dell’esercizio
pubblico e mentre si apprestava a salire sull’autovettura Toyota Land Cruiser,

intenzionalmente tentato di uccidere PC 1,
colpendolo con un coltello da subacqueo marca Scubapro HP Stainless Steel con
lama monotagliente della lunghezza di 15,5 cm e dentellatura superiore seghettata, procurandogli una profonda ferita da taglio in sede latero-cervicale
sinistra di 12 cm di lunghezza e di 7 cm di profondità ed una ferita toraco-dorsale alta centrale di 8 centimetri di lunghezza e di 7 cm di profondità,

come risulta dal certificato medico del 28
settembre 2004 e dalla cartella medica dell’Ospedale Regionale di _________,
agli atti,

sfiorando in questo modo strutture vitali che se
lese, ne avrebbero provocato la morte;

 

 

                                   2.   lesioni
semplici aggravate

per avere,

a ________, il 24 settembre 2004, verso le ore
00.30 circa,

nelle summenzionati circostanze, nonché dopo
averlo rincorso e raggiunto dapprima nell’aiuola antistante l’esercizio
pubblico e poi in __________,

colpito più volte PC 1 con un oggetto pericoloso
e meglio con un coltello da subacqueo marca Scubapro HP Stainless Steel con
lama monotagliente della lunghezza di 15,5 cm e dentellatura superiore seghettata, causandogli intenzionalmente una ferita latero-cervicale sinistra di 12 cm di lunghezza e di 7 cm di profondità, una ferita toraco-dorsale alta centrale di 8 centimetri di lunghezza e di 7 cm di profondità e ferite da taglio alle mani, come meglio descritto
nel certificato medico del 28 settembre 2004 e nella cartella medica
dell’Ospedale Regionale di _________, agli atti;

 

 

                                   3.   ripetuto
furto

per avere, in tre occasioni, allo scopo di
procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, sottratto cose
mobili altrui e meglio:

 

                                3.1   a ________,
la notte del 06/07 agosto 2004, presso il Ristorante ________, sottratto,
previo scasso di una finestra, ai danni di PC 1, fr. 800.-, diversi biglietti
della lotteria Swisslos ed una stecca di sigarette (refurtiva non recuperata);

 

                                3.2   a _______, la notte del 04/05 dicembre 2004, presso
l’Edicola __________, sottratto, previo scasso di un’inferriata e di un
finestra, ai danni di PC 2, 20 apparecchi fotografici usa e getta, 20 pacchetti
di batterie, tre mazzi di carte da gioco, due scatole di cioccolatini, 412
accendini, 486 biglietti della lotteria, alcuni sigari, 177 stecche di
sigarette, 300.- Euro, 380.- CHF, 160 pacchetti di sigarette ed un numero
imprecisato di schede telefoniche, per un valore denunciato di complessivi fr.
18'169.- (refurtiva parzialmente contestata, in parte recuperata e restituita
alla parte civile);

 

                                3.3   a __________,
il 22 marzo 2005, senza scasso, ai danni della PC 3, sottratto, 11 paia
d’occhiali da sole, un accendino, due coltelli tascabili ed un taglia unghie,
per un valore complessivo di fr. 559.70 (refurtiva recuperata e restituita alla
parte civile);

 

 

                                   4.   ripetuto
danneggiamento

per avere, in occasione dei furti di cui ai punti 3.1 e 3.2 del presente atto di accusa, intenzionalmente danneggiato con attrezzi da scasso cose altrui, e
meglio,

 

                                4.1   a ________,
la notte del 06/07 agosto 2004, ai danni di PC 1, il vetro di una finestra, il
distributore automatico delle sigarette, la cassa del lotto e la cassa dei
biglietti Swisslos (danno non quantificato dalla parte civile);

 

                                4.2   a _______, la notte del 04/05
dicembre 2004, ai danni di PC 2, segato un’inferriata, infranto un vetro e
forzato la cassa registratrice (danno non quantificato dalla parte civile);

 

 

                                   5.   violazione
di domicilio

per essersi, a ________, la notte del 06/07
agosto 2004, indebitamente introdotto,
contro la volontà dell’avente diritto, nella proprietà altrui, e meglio nel Ristorante ________ di PC 1 al fine di compiere il furto di cui
al punto 3.1 del presente atto di accusa;

 

 

fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti:
dagli art. 111 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP, 123 cifra 2 cpv. 2 CP,
139 cifra 1 CP, 144 cpv. 1 CP e 186 CP;

 

 

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 57/2009 del 12 maggio 2009, emanato dal Procuratore
pubblico.

 

 

	
  Presenti

  	
  § Il Procuratore Pubblico
  __________.

  § L'accusato AC 1 assistito
  dal difensore d'ufficio (GP) avv. __________.

   

  

Espleti i pubblici dibattimenti 

                                     -   mercoledì
28 ottobre 2009 dalle ore 09:30 alle ore 17:50

                                     -   giovedì 29 ottobre 2009 dalle ore 09:30 alle ore 15:40

                                     -   venerdì 30 ottobre 2009 dalle ore 09:35 alle ore 15:15

 

 

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
inizia scusandosi per l’istruttoria insoddisfacente senza accampare scuse. Il
PP ripercorre quindi i fatti. Dà lettura dei verbali dei testi e di quelli dei
due uomini coinvolti nella colluttazione. Pone l’accento sul fatto che AC 1 e
PC 1 hanno fornito versioni antitetiche sulle modalità dell’aggressione; versioni
che il PP ripercorre. Osserva che le dichiarazioni di AC 1 sono ripetutamente
cambiate in corso di inchiesta mentre che quelle di PC 1 sono rimaste
constanti. Sottolinea le molte contraddizioni riscontrate nella versione
fornita dall’imputato. In primo luogo trova strano che AC 1 sia stato subito in
grado di identificare l’arma come un coltello da subacqueo pur non essendo un
esperto in materia. Secondo il PP egli l’ha riconosciuto perché il coltello era
suo. Menziona poi la diversa percezione dei rapporti interpersonali tra i due
uomini. Trova strano che AC 1 abbia gettato i guanti in esubero mentre che ha
lasciato in bella mostra il bastone. Ricorda poi che in un primo tempo egli ha
altresì negato d’avere indossato un cappello e dei guanti; ciò che invece egli
ha fatto. Le fasi dell’aggressione nel veicolo così come descritte da AC 1
appaiono inverosimili. Un altro elemento incongruente è dato dalle modalità
della fuga dal veicolo verso l’aiuola dopo la prima fase dell’aggressione.
Secondo il PP è del tutto inverosimile che PC 1 sia scappato col coltello e AC
1 lo abbia rincorso pur essendo disarmato e ferito. Come confermato dal perito
le ferite sono poco compatibili con la versione resa dall’imputato. La ferita
al collo di PC 1 è stata inferta di punta e taglio. Ricorda poi che della
telefonata, che AC 1 afferma di aver fatto al PC 1 dopo la visita
dell’assicuratore, non vi é alcuna traccia. Le parole sentite dai testi fanno
ragionevolmente ritenere che PC 1 fosse la vittima; era lui che implorava
pietà.

Il PP ripercorre quindi nel dettaglio la versione
resa dalla vittima PC 1 e sottolinea le congruenze della stessa con gli
accertamenti istruttori e con le dichiarazioni dei testi, quantomeno per la
fase finale a cui essi hanno assistito. Le dichiarazioni della vittima sono
lineari e precise, questo tenuto conto delle circostanze. La sua descrizione è
logica, ciò che non si può dire di quella dell’accusato. AC 1 si è più volte
contraddetto e non ha saputo dare spiegazioni chiare su quanto successo.

Secondo il PP, AC 1 ha agito per rancore, frustrazione e insoddisfazione per la propria situazione. Parla della persona
di AC 1, dei suoi successi e insuccessi. Menziona le sue difficoltà personali.
Il venire in Ticino è stato un errore egli ha infatti dovuto accontentarsi di
andare a lavorare a ________, in un ristorante che egli ha definito il più
scadente in cui abbia mai lavorato. A questo si aggiungono le critiche di PC 1
da lui mal sopportate. Vi è poi il rancore per il rifiuto di PC 1 di farlo
lavorare in nero e la visita dell’assicuratore che funge da elemento scatenate.

E’ opinione del PP che AC 1 abbia colpito PC 1
perché voleva eliminarlo; sin dal primo colpo egli voleva uccidere la vittima.
Spiega alla Corte che per questo motivo egli ha imputo all’accusato il reato di
omicidio. Non essendo AC 1 riuscito nel suo intento il reato è stato imputato
nella forma del tentativo. Al punto 2 AA ha inoltre imputato le lesioni
semplici aggravate in quanto i due reati sussistono in concorso. 

Passa quindi in rassegna i 3 furti imputati a AC
1.

Nell’ottica della commisurazione della pena ricorda
che a AC 1 va riconosciuta una scemata imputabilità di grado lieve ciò che
comporta una riduzione del 25% sulla pena. Afferma che AC 1 è una persona
intelligente, con un’esperienza di vita importante, ha una famiglia, ha
affrontato e reagito alle difficoltà della vita, ha forza caratteriale. Egli ha
dimostrato di essere una persona scaltra. Quanto da lui commesso è grave. AC 1 ha agito senza scrupoli e per motivi egoistici. AC 1 voleva eliminare una persona che creava
problemi. Egli ha inoltre dimostrato di non sapersi attenere alle norme legali:
beve e guida, commette furti. Grave che egli non si sia mai confrontano con le
sue responsabilità e questo anche su fatti secondari-

A mente del PP a favore di AC 1 si può
considerare unicamente la scemata imputabilità e il lungo tempo trascorso dei
fatti. Il PP afferma che la pena base per dei fatti come quelli oggi a giudizio
si situa, secondo la prassi delle nostre Corti, attorno ai 6 anni, 6 anni e
mezzo.

Alla luce di tutto quanto precede, il PP conclude
chiedendo, confermato integralmente l’AA, la condanna di AC 1 a una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi e che siano ordinate delle misure ambulatoriali. Postula la
confisca di quanto in sequestro.

 

 

                                    §   L’avv. __________, difensore della parte civile PC 1, il
quale inizia illustrando chi è PC 1 e quale era la sua vita prima dei fatti a
giudizio. Ricorda che egli, uomo dalle modeste origini contadine, ha lasciato
giovanissimo il Sud Italia per recarsi al nord a lavorare in fabbrica, anni
dopo egli è poi giunto a ________ dove ha costruito la sua vita famigliare e
lavorativa. Si china poi sulla persona del AC 1 che definisce oggi un uomo
sconfitto dalla vita; la sua vita non era però terribile. Egli ha conosciuto i
fasti dei grandi alberghi; vero è che in Ticino egli ha dovuto adattarsi a
lavorare in ristoranti di basso livello. Ripercorre quindi i fatti a giudizio.
Sottolinea il fatto che il qui accusato - malgrado inchiestato per fatti gravissimi
- ha scontato sino ad oggi solo un giorno di carcere e non per il tentato
omicidio ma per furto. Pone l’accento sul carattere negatorio e menzognero del
qui imputato. Dichiara che per la vittima sarebbe stato liberatorio sapere che
l’imputato aveva confessato la sua colpa e si era pentito; e invece ciò non è
successo. Si sofferma poi sul dolore e sulle sofferenze patite da PC 1; egli ha
subito dei danni permanenti. Secondo il difensore alla luce dei fatti si può
dire che la vendetta di AC 1 è riuscita quasi al 70/80%. Il patrocinatore legge
quindi alcuni estratti della perizia medico legale del dott. _______e della
perizia psichiatrica del dott. _______.

Da ultimo il patrocinatore spiega alla Corte le
poste per danni e torto morale ritenute nella sua istanza risarcitoria, agli
atti come doc. dib. 3, a cui rinvia.

 

 

                                    §   L’avv. __________, difensore di AC 1, il quale inizia
dichiarando che é necessario rimettere il campanile al centro del villaggio. Ricorda
alla Corte che è compito della pubblica accusa provare la colpevolezze
dell’imputato e che vige il principio in dubbio pro reo. Il difensore descrive
i 2 personaggi in causa, AC 1 e PC 1. Dichiara che il medico legale ha detto
che la tesi del PC 1 è più verosimile ma non che quella del AC 1 è impossibile.
La pubblica accusa ha messo in risalto le incongruenze del AC 1, il difensore
vuole ora mettere in risalto le incongruenze nella versione del PC 1. Il
difensore proietta quindi in aula e commenta le foto della scientifica che sono
agli atti. A suo dire PC 1 poteva entrare nel veicolo solo aiutandosi con la
maniglia; egli non poteva avere in mano i borselli dei camerieri coi soldi. Il
fatto che all’interno del veicolo i borselli coi soldi e le chiavi siano stati
trovati in posti diversi è compatibile con lo spintone dato da dietro di cui
parla AC 1. Il difensore pone l’accento sul fatto che all’interno del veicolo
non sono state trovate tracce di sangue all’altezza del collo. In relazione
alla foto n. 3 il difensore fa inoltre osservare alla Corte che le pantofoline
del PC 1 sono state trovate in ordine vicino al veicolo. A suo dire PC 1 se le
è sfilate quando ha afferrato AC 1 da dietro e lo ha trascinato a terra e non
quando è uscito dal veicolo. Il difensore afferma che nella foto n. 3 si può
individuare una sagoma umana. Secondo le tesi del patrocinatore nei pressi del
veicolo vi è stata una colluttazione tra i due uomini a terra, ciò sarebbe
provato dallo spiazzo più chiaro e non bagnato dalla pioggia che si vede nelle
foto. A dire del difensore il primo colpo inferto da AC 1 a PC 1 è la strisciata alla schiena. La difesa mima quindi a beneficio della Corte quelle che
secondo lei sono state le mosse della prima fase dell’aggressione. I due sono
poi andati verso l’aiuola e dopo verso la vetrina del salone da parrucchiera.
Il difensore mostra quindi alla Corte le foto delle ferite subite dai due
contendenti e dei vestiti che essi indossavano. A suo dire la versione di PC 1
non é credibile in nulla. AC 1 stava per andarsene, è PC 1 che lo ha di nuovo
aggredito.

Per questi motivi il difensore chiede in
relazione ai punti 1 e 2 AA il proscioglimento del suo assistito dai reati
ascritti per aver agito per legittima difesa e postula l’applicazione del
principio in dubbio pro reo.

In relazione al furto a ________, il difensore
dice alla Corte fate voi. Visto che dopo poche settimane il ristorante sarebbe
stato chiuso, egli non crede che i padroni stessero li a pulire i vetri. Chiede
quindi il proscioglimento anche da questo capo di imputazione. Dà atto che i
furti di cui ai punti 3.2 e 3.3 AA sono stati ammessi dal suo assistito.

Visto il proscioglimento dai reati principali la
richiesta di risarcimento deve essere respinta. Osserva che i problemi di
salute di PC 1 sembrano trovare origine più in una dieta mal sana che in una
ferita al collo di 5 anni fa.

 

 

                                    §   Il Procuratore pubblico, in
replica, invita la difesa a non sollevare fumo e a non fornire dati inesatti
alla Corte.

 

 

                                    §   L’avv. __________, difensore della parte civilePC 1, non replica.

 

 

                                    §   L’avv. __________, difensore di AC 1, in duplica, con tono accalorato ribadisce di aver lavorato sulla versione del AC 1 e di non aver
fornito dati inesatti.

 

 

Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i
seguenti

 

quesiti:

 

AC 1

 

                                   1.   è autore
colpevole di:

 

                               1.1.   tentato
omicidio intenzionale

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, colpito PC 1 a due riprese con un coltello da subacqueo con lama monotagliente di 15.5 cm e dentellatura superiore seghettata con l’intento di provocarne la morte?

 

                            1.1.1.   Trattasi invece
di legittima difesa?

 

                               1.2.   lesioni
semplici

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, usando un coltello da subacqueo, colpito più volte al corpo PC 1 provocandogli una
ferita latero-cervicale sinistra, una ferita toraco-dorsale alta centrale e diversi
tagli alle mani?

 

                            1.2.1.   trattasi di
reato aggravato siccome commesso con un oggetto pericoloso?

 

                            1.2.2.   trattasi
invece di legittima difesa?

 

                               1.3.   ripetuto
furto

per avere, tra il 6 agosto 2004 e il 22 marzo 2005, a ________, _______ e __________, per procacciarsi un indebito profitto ed al fine di
appropriarsene, in 3 occasioni, sottratto cose mobili altrui per un valore
complessivo denunciato di almeno fr. 19'528.70?

 

                               1.4.   ripetuto
danneggiamento

per avere, il 6/7 agosto e il 4/5 dicembre 2004, a ________ e _______, al fine di commettere i furti di cui sopra, in 2 occasioni,
intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibile la proprietà altrui?

 

                                1.5.   violazione
di domicilio

per essere, la notte del 6/7 agosto 2004, a ________, indebitamente entrato nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?

 

E meglio come descritto nell’atto d’accusa.

 

                                   2.   Ha egli
agito in stato di scemata imputabilità?

 

                                   3.   E’ stato
violato il principio di celerità?

 

                                   4.   Può
beneficiare della sospensione condizionale?

 

                                   5.   Devono
essere ordinate delle misure terapeutiche?

 

                                   6.   Deve un
risarcimento alle PC e se sì in che misura?

 

                                   7.   Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

 

 

Considerato,                  in fatto ed in
diritto

 

 

                                   1.   AC 1 è
nato a __________ in Sardegna l’__________ in una famiglia contadina. I
genitori lavoravano come pastori e sin da piccolo egli ha dovuto aiutarli nella
loro attività. L’accusato ha un fratello e tre sorelle (una quarta sorella è
deceduta) che risiedono in Italia. Il padre, dopo diversi anni di malattia, è
deceduto nel 1983 a seguito di un infarto mentre che la madre, afflitta da
depressione sin dagli anni ‘60, è morta nel 1993 a causa di un ictus. AC 1 ha frequentato la scuola solo sino alla 3 elementare, ha poi seguito
dei corsi serali che gli hanno permesso di conseguire il diploma di quinta
elementare mentre di giorno lavorava coi genitori.

A 14 anni ha iniziato a lavorare in nero come
cameriere e lavapiatti. Grazie ad un amico ha in seguito trovato lavoro in un
ristorante della __________ dove ha iniziato ad apprendere la professione di
cuoco. Durante questo periodo egli è stato notato per la sua passione per la
cucina e per la sua bravura e gli è stato offerto di andare a lavorare a __________
come aiuto cuoco, ciò che egli ha fatto. A __________ l’accusato è rimasto 2
anni, in seguito ha svolto una stagione a Caserta e all’età di 18 anni è stato
arruolato nella Marina militare. Dopo un breve periodo di formazione a __________
e a __________, dove ha sostenuto e superato gli esami di cuoco, è stato
mandato ad __________ presso il Comando di stato maggiore, dove ha cucinato per
gli alti ufficiali. In questo periodo egli è anche riuscito a completare la
scolarità media e ad ottenere la licenza. Durante il servizio gli è stato
riconosciuto il diploma di cuoco, con promozione al grado di caporale.
L’accusato ha dichiarato di essere stato molto apprezzato e di essere stato
invitato a restare in Marina con la promessa di una promozione a sergente e un
buono stipendio. Egli è però tornato a lavorare in Sardegna, dove è rimasto 7 -
8 mesi, accettando poi la proposta di lavorare quale responsabile di diverse
cucine per una società che gestiva vari ristoranti su tutto il territorio
nazionale. La successiva tappa della carriera professionale l’ha condotto sino
a __________, dove è rimasto 3 anni. In questo periodo AC 1 sarebbe a suo dire
riuscito a conseguire notevoli risultati, tanto da essere premiato con un
diploma di cuoco di alta gastronomia e da essere chiamato dall’ambasciata di
Francia di __________ per rilanciare la cucina francese. In Brasile l’accusato ha
iniziato una relazione sentimentale con una donna del luogo, con la quale ha
fatto ritorno in Italia e con cui quindi si è trasferito a __________, dove è rimasto
dal 1985 al 1987, data di rientro in Italia. AC 1 ha poi lavorato una stagione (estiva) in Sardegna, e si è quindi trasferito a __________. In
quell’epoca (1988/1989) è terminata la relazione sentimentale, ciò che ha
profondamente scosso l’accusato, che per reazione ha iniziato a bere in modo
smodato. Nel 1989 AC 1 ha aperto un ristorante a __________ con il fratello, locale
che dopo le iniziali difficoltà sarebbe decollato ed avrebbe iniziato a rendere
bene. In quel periodo (1989/1990) AC 1 ha conosciuto __________, che ha sposato nel 1991. Nel settembre 1992 è nata la loro prima figlia, morta però pochi
giorni dopo il parto. Il tragico evento ha nuociuto al rapporto tra i coniugi,
che in seguito si sono tuttavia riavvicinati e nell’ottobre del 1993 è nata la
loro seconda figlia, __________.

Nel 1991, a causa di conflitti a suo dire causati dalla moglie del fratello, l’imputato ha messo termine al sodalizio
professionale con il fratello e ha aperto un suo locale in un paese della Brianza,
locale che ha gestito per 4 anni. Nel 1995, su impulso della moglie, la coppia
ha deciso di vendere il locale e di trasferirsi nel Friuli, regione di origine
del suocero. La relazione coniugale ha però continuato a deteriorarsi, sino
alla separazione decisa di comune accordo. Stando alle parole dell’accusato, in
questo periodo il suo consumo di alcol sarebbe aumentato. Nel 1996 egli ha
lavorato a Cortina, dopo di che è venuto a lavorare per la prima volta in Svizzera,
a __________, dove è rimasto per 6 anni. In aula egli ha raccontato di essersi
trovato molto bene in Svizzera interna, dove era apprezzato e guadagnava bene,
tanto da poter inviare soldi alla moglie, con cui aveva mantenuto buoni
rapporti, per pagare i debiti gravanti l’abitazione della suocera. A partire
dal 2000 AC 1 si è riavvicinato affettivamente alla moglie, dalla quale nel 2003 ha avuto il figlio __________. 

Nel 2003 l’accusato si è perciò trasferito in
Ticino, così da essere più vicino ai suoi cari. Egli ha accettato un impiego
presso il __________ di __________ ignorando che si trattasse di un night. Vi è
rimasto per 5- 6 mesi, lavorando anche ai __________ di __________, altro
locale notturno appartenente al medesimo proprietario. Insoddisfatto della
situazione, egli si è infine licenziato. Dopo un breve periodo di
disoccupazione, ha trovato un lavoro per alcuni mesi a __________ (GR). Per
circa un anno egli si è in seguito trovato in disoccupazione parziale,
percependo inoltre delle indennità per malattia, al 50%, stante la parziale
incapacità al lavoro per motivi di salute. 

Il 1° febbraio 2004, accettando l’indicazione
fattagli dal collocatore, egli ha iniziato a lavorare a ________ al 50% presso
il Ristorante ________ di PC 1, pur risiedendo a _______, dove aveva affittato
una stanza presso la pensione __________, mentre che la moglie abitava in
Italia coi figli. 

Interrogato sulla sua situazione finanziaria,
egli ha ammesso di aver attraversato dopo il trasferimento in Ticino un periodo
difficile dovuto alla precarietà della sua situazione lavorativa. Nell’estratto
dell’UEF figurano a suo carico due esecuzioni per complessivi 1'930.65 e un attestato
di carenza beni per fr. 55'694.10 (AI 25).

 

 

                                   2.   In aula
l’accusato ha spiegato di soffrire da anni di dolori cervicali e lombari. A
partire dal 2003 questi dolori si sarebbero acutizzati e gli avrebbero impedito
di mantenere gli stessi ritmi di lavoro del passato. Egli soffrirebbe pure di
insonnia. Per far fronte a questa situazione egli avrebbe iniziato a consumare
- in misura crescente- benzodiazepine, che egli acquistava in farmacia in
Italia senza controllo medico. L’accusato ha pure ammesso il proprio tabagismo,
mentre che avrebbe smesso di bere e sarebbe astemio dal 2001 grazie all’aiuto
degli __________.

 

 

                                   3.   AC 1 ha 3 precedenti penali per infrazioni alle norme della circolazione stradale, reati connessi con il
pregresso problema di alcolismo. Nell’estratto del casellario italiano figurano
infatti una condanna del 1995 a dieci giorni di arresto e ad una multa per
violazione al codice stradale, e una seconda condanna del 1999 a dieci giorni di arresto e ad una multa per guida in stato di ebbrezza (doc. TPC 3). Anche in
Svizzera egli è stato condannato, l’8 febbraio 2001, a 15 giorni di detenzione sospesi e ad una multa per guida in stato di ebrietà (doc. TPC 2).

Al dibattimento il PP ha inoltre prodotto un
decreto di accusa a carico del AC 1 datato 14 settembre 2009 per furto di lieve
entità commesso il 3 agosto 2009 (doc. dib. 5), per il che la sanzione di cui
all’odierno dibattimento è aggiuntiva a tale pena.

 

 

                                   4.   L’accusato
non risulta avere chiesto aiuto a psicologi o psicoterapeuti prima del suo
arrivo in Ticino nel 2003. Non vi è pertanto certezza di una sua storia
psichiatrica pregressa, se non per il fatto che egli sin dagli anni ’80 ha
avuto problemi di etilismo, circostanza da cui si può dedurre l’esistenza di
una situazione di disagio interiore. La documentazione agli atti attesta
nondimeno l’insorgenza di un episodio depressivo con ideazioni suicidali tale
da giustificare il ricovero dell’accusato presso l’Ospedale __________ dall’8
luglio al 5 agosto 2004 (AI 35). Esprimendosi al riguardo, il perito
giudiziario dott. _______ ha affermato “probabilmente questo episodio non
era il primo ed è possibile che il periziato abbia avuto nel passato diversi
episodi depressivi, in particolare nel periodo in cui abusava d’alcol
(1988-1997)” (AI 114, pag. 26). Significativo è anche l’accertato abuso di
benzodiazepine che di fatto, con le medesime finalità, sembra avere sostituito per
il prevenuto quello di alcol. Il disagio retrostante sembra perciò essere rimasto
immutato, mentre che è cambiata solo la modalità adottata per contrastarlo. 

L’accusato nella fase predibattimentale AC 1 è
stato sottoposto a perizia psichiatrica volta ad accertarne l’eventuale riduzione
dell’imputabilità (AI 114). Secondo il perito l’accusato soffre di un disturbo
antisociale di personalità a cui si aggiunge una sintomatologia depressiva
(pag. 25 e 26), ed inoltre egli tende ad abusare di sostanze psicoattive. In
relazione ai fatti del 23/24 settembre 2004 il perito ha riconosciuto al AC 1
una scemata imputabilità di grado lieve (pag. 27).

 

 

                                   5.   La notte
del 24 settembre 2004 vari cittadini hanno allarmato la Centrale operativa
della Polizia Cantonale per segnalare una violenta lite tra due uomini a ________
nei pressi del Ristorante ________. La pattuglia della polizia è giunta sul
posto quando uno dei protagonisti, identificato in PC 1, gerente del predetto ristorante,
era già stato soccorso e trasportato all’Ospedale di _________. L’altro contendente,
asseritamente AC 1, cuoco nel medesimo ristorante, si era nel frattempo
allontanato. Sul posto la polizia ha rinvenuto e sequestrato un coltello da
subacqueo sporco di sangue.

Verso le 02.00 gli inquirenti sono stati
informati che AC 1, anch’egli ferito, era stato soccorso ad __________ da
un’ambulanza e trasportato all’Ospedale __________ di _________.

I due uomini presentavano ferite piuttosto serie:
PC 1 aveva un profondo taglio al collo e uno alla schiena oltre a ferite da
taglio alle mani mentre che AC 1 aveva un polmone bucato, una ferita
superficiale all’addome e un’escoriazione sul dorso della mano destra (cfr. le cartelle
mediche AI 26 e 26a).

Interrogati in Ospedale, i due hanno fornito
versioni tra loro discordanti. 

Secondo PC 1, egli dopo avere chiuso il
ristorante si sarebbe seduto nel proprio autoveicolo per far ritorno a casa, ma
in quel frangente, prima di chiudere la portiera il AC 1 lo avrebbe ferito con
un coltello alla gola. Lui sarebbe riuscito a fuggire, ma il AC 1 lo avrebbe
inseguito e nuovamente colpito. Nella colluttazione egli sarebbe riuscito a
disarmare l’aggressore e ad impossessarsi del coltello, con il quale avrebbe poi
tentato di difendersi. Le sue grida di aiuto sarebbero state sentite dagli
abitanti del quartiere, che avrebbero quindi chiamato i soccorsi. 

AC 1 ha per sua parte raccontato una storia ben
diversa. Egli ha ammesso di essersi nascosto nel parcheggio per attendere il
datore di lavoro, ma si sarebbe limitato a spingerlo contro il veicolo. Sarebbe
quindi stato il PC 1 a colpirlo per primo con il coltello che teneva
nell’automobile. Egli sarebbe però riuscito a disarmare l’avversario, e nella
colluttazione lo avrebbe a sua volta colpito. AC 1 ha in seguito costantemente mantenuto la tesi secondo cui il coltello l’avrebbe avuto il PC 1,
modificando però le sue dichiarazioni circa la dinamica della colluttazione.

 

 

                                   6.   Ben presto
l’orientamento degli inquirenti è stato quello per cui il AC 1 era l’unico
possibile autore di reato e pertanto l’inchiesta si è sviluppata in questa
direzione. Pochi giorni dopo i fatti il prevenuto è però stato ricoverato per
ragioni psichiche presso la Clinica __________, senza perciò essere arrestato. L’inchiesta
è proceduta a rilento. La perizia psichiatrica (AI 114) è stata allestita solo
nel marzo 2008 e l’accusa principale di tentato omicidio intenzionale è stata
formulato solo nell’ottobre 2008 (AI 123). L’inchiesta è quindi stata chiusa il
23 dicembre 2008, ad oltre 4 anni dai fatti. Con atto d’accusa del 12 maggio 2009
il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 i reati di tentato omicidio
intenzionale e di lesioni semplici aggravate, oltre a quelli di ripetuto furto,
ripetuto danneggiamento e violazione di domicilio, che egli avrebbe commesso in
altre circostanze.

 

 

                                   7.   L’imputato
dopo i fatti del 24 settembre 2004 ha subito vari e prolungati ricoveri presso
strutture ospedaliere e psichiatriche. Dagli atti risulta che dal 24 al 29
settembre egli è dapprima stato degente presso l’Ospedale di _________ per farsi
curare le ferite riportate nella colluttazione con PC 1 (AI 6). Accertata, nel
corso di un consulto psichiatrico, la presenza di una sindrome depressiva, egli
quindi stato trasferito presso la Clinica __________, dove è rimasto sino al 6
dicembre 2004 (AI 8). Il 6 dicembre 2004 AC 1 è stato arrestato per avere commesso, la notte del 4-5 dicembre, un furto a _______, ma il provvedimento non è
stato confermato dal GIAR, motivo per cui egli è stato scarcerato il 7
dicembre. Dal 7 all’11 dicembre 2004 AC 1 è stato provvisoriamente ricoverato all’Ospedale
__________, e il giorno successivo è stato ricondotto alla Clinica __________,
dove è rimasto degente sino al 26 marzo 2005 (AI 57, certificato di
quell’istituto, secondo cui AC 1 sarebbe “significativamente migliorato”).
Nell’aprile 2005AC 1 si è spontaneamente segnalato al Servizio psico-sociale per
essere debitamente seguito (AI 77), ma a causa del suo stato depressivo egli il
15 maggio 2005 è stato ricoverato presso la Clinica psichiatrica di __________
per “grave stato depressivo con ideazione suicidale”. Dimesso una prima
volta l’8 giugno 2005, egli è stato nuovamente ricoverato per il riacutizzarsi
della depressione il 17 giugno 2005 ed è quindi rimasto degente presso predetta
Clinica ancora sino al 7 luglio 2005 siccome affetto da “crisi depressiva”.

Il 13 luglio 2005 AC 1 ha presentato una domanda di prestazioni AI, parzialmente accolta nel senso che gli è stato
riconosciuto un grado d’invalidità del 62% con diritto a ¾ di rendita a partire
dal 1° luglio 2006 (AI 114, pag. 9 e segg.).

Invitato dal PP ad esprimere un giudizio sullo
stato del paziente, il 30 gennaio 2007 il Servizio psico-sociale l’ha
dichiarato “considerevolmente migliorato” grazie all’assunzione di
farmaci e al supporto psicologico e sociale (AI 101).

Il certificato medico 20 ottobre 2009 dello
stesso Servizio psico-sociale, versato in atti dalla difesa (doc. dib. 2),
dipinge un quadro meno positivo e riferisce del riacutizzarsi della patologia
di base a causa di vari fattori concomitanti quali lo stress per il processo, i
problemi fisici (attestati da un certificato medico del 25 ottobre 2009, doc.
dib. 1) e le tensioni familiari.

Interrogato dal Presidente della Corte sulla sua
situazione attuale, AC 1 ha dichiarato di lavorare a tempo parziale (al 38%)
come cuoco presso __________, impiego che è riuscito a trovare grazie
all’interessamento dell’Associazione __________ __________ e all’Ufficio di collocamento.
A suo dire egli svolgerebbe inoltre del volontariato aiutando delle persone
anziane e fungendo da supporto per gli alcolisti anonimi. 

L’imputato vive da solo a __________, in un
monolocale e afferma di non avere più alcun contatto con la moglie - che non
avrebbe creduto alla sua storia e si sarebbe allontanata da lui - ma di sentire
regolarmente per telefono i figli e di avere riallacciato un legame d’amicizia
con la sua ex compagna brasiliana.

 

 

                                   8.   PC 1,
profondamente turbato dai fatti del 24 settembre 2004, è rimasto inabile al
lavoro al 100% per molto tempo, tanto che egli il 2 novembre 2005 ha presentato richiesta di prestazioni AI. La richiesta è stata accolta, ragione per cui egli è
stato posto a beneficio di una rendita di invalidità totale a far tempo dal 24
settembre 2004, poi commutata in una rendita parziale a partire dal 1° aprile 2006
(AI 90). Sin dal 28 settembre 2004 il PC 1 è stato seguito dal Servizio
psico-sociale, che nell’imminenza del dibattimento ha rilasciato una
dichiarazione (doc. dib. 4) facente fede di una situazione ampiamente
compromessa, in cui la sofferenza psichica è ancora importante, la capacità
lavorativa ridotta e difficilmente ripristinabile, anche a causa
dell’intervenuto declino della salute fisica. La prognosi psichiatrica per il
futuro è difficile.

 

 

                                   9.   La Corte,
prima di chinarsi sugli eventi del 24 settembre 2004, ha ricostruito ed accertato i fatti significativi dei mesi precedenti, a partire dal 1°
febbraio 2004, data in cui l’imputato ha iniziato a lavorare come cuoco a tempo
parziale per il PC 1 presso il ristorante ________ di ________, più esattamente
(di regola) al mattino, dalle ore 8 alle ore 14:00 circa, siccome gli incombeva
di preparare il pranzo, mentre che la sera cucinava la moglie del PC 1.

 

                                10.   La Corte ha
voluto in particolare accertare la natura del rapporto intercorso tra
l’accusato e il PC 1, alla ricerca di una possibile chiave di lettura per i
fatti in discussione.

 

                             10.1.   Non è
controverso che l’imputato ha vissuto questo rapporto come molto conflittuale.

Di questo suo sentire egli ha dato atto in primo
luogo in occasione dei verbali di interrogatorio. Sentito il 12 ottobre 2004,
egli ha dichiarato che (all. 12 RPG, pag. 6) “devo dire che con il padrone PC
1 il rapporto di impiego non era molto sereno. Lui aveva sempre qualcosa da
ridire malgrado non capisse nulla del mestiere di cuoco”, e dello stesso
tenore sono le affermazioni fatte diannzi al PP (AI 18, verbale PP 29 dicembre
2004, pag. 3e 4): 

 

“ 
Sin dal momento in cui ho iniziato a lavorare
presso il Ristorante ________ di ________, a partire dal terzo giorno di
lavoro, ho avuto dei problemi con PC 1. Dopo tre giorni tranquilli è diventato
“come un comandante con la frusta”. Lui arrivava al ristorante e gridava con
tutti ed aveva un comportamento che non potevo accettare. Trattava male tutti e
inoltre aveva un comportamento lunatico e scorretto anche nei confronti della
cameriera.”

(...)

“con PC 1 ho avuto dei litigi e lui alzava la voce con me. Non siamo mai venuto
alle mani”

 

Di questo rapporto conflittuale (quantomeno dal
punto di vista del AC 1) riferisce anche il perito dott. _______ esaminando alcuni
estratti dal diario dell’accusato (AI 114, pag. 18 e 19):

 

“ 
Il rapporto con PC 1 appare conflittuale sin
dall’inizio. Il rapporto di lavoro ufficialmente sarebbe iniziato nel mese di
febbraio ma dal diario si rileva che nel mese di gennaio il periziato lavorava
già a ________. In data 21.1.2004 egli annota: “sono tre giorni e ho capito non
é ambiente x me da 4 ore ne faccio 10 – poi vedo se trovo base _______? - loro
saranno bravi ma non capiscono un tubo - mi dice lui che prima dalle 10 alle 12
facevano tutto – come si fa a fare un arrosto un brasato? In due ore x poi
servire 40 persone in 25 minuti – spero che stiano tutti bene. Il 23.1.2004
egli annota: “PC 1 non mi paga al serata”.

II 4.2. annota: "sono alti e bassi tremendi - questo mi preoccupa", e
l' 11.2.04: "sono troppo depresso", II giorno dopo: "lavoro da
non ricordare", II 24.2. annota che ha acquistato tre scatole di Euipnos e
poi "sono stanco e stufo di questo posto, non li sopporto più non so chi è
più; ignorante tra loro", L' 1.3.04 annota: "Lavoro mi dà 1250 dice
50 di mancia stronzo ho lavorato 5 giorni interi fa finta di niente poi mi da
ancora 300 Fr. Fa il furbo-?". Successivamente denominerà il datore di
lavoro quale animale, deficiente, ignorante (11.3, 15.3, 17.3), pezzente
(22.3.) e più tardi anche Saddam (21.6). Dalle annotazioni nel mese di marzo si
può concludere che egli facesse molta fatica e che presentasse un importante
malessere al quale cercava di resistere assumendo le pastiglie che acquistava
senza ricetta medica. Inoltre, egli lavorava saltuariamente per un conoscente
di __________ (?)”

 

Anche in aula AC 1 ha ribadito le sue dichiarazioni e ha descritto il PC 1 come un uomo egoista e sfruttatore. Stando
alle parole dell’imputato, questi pur non capendo nulla di cucina voleva sempre
avere l’ultima parola e interferiva nel suo lavoro di cuoco.

 

                             10.2.   Del tutto
diversa la percezione del rapporto interpersonale avuta dal PC 1, per il quale
si trattava di un rapporto normale e senza particolari problemi (verbale 13
ottobre 2004, all. 4 RPG, pag. 2 e 3):

 

“ 
R06. Non abbiamo mai avuto dei problemi
particolari, delle liti, o delle tensioni. Talvolta v'erano delle osservazioni
al suo indirizzo riguardanti il suo operato, ad esempio perché magari non
preparava i piatti da servire in modo uguale (come quantitativo); oppure perché
fumava in cucina. Questi episodi, saltuari, non avevano un seguito. Anche con i
miei tre figli aveva un buon rapporto. Ricordo che era sua intenzione portare
mio figlio __________ a __________ per assistere ad una partita di calcio.
Qualitativamente poteva essere un bravo cuoco, come esperienza, ma forse un po'
sprecone, il che comportava qualche osservazione sia da parte mia e sia da
parte di mia moglie. II tutto veniva però tollerato.

D07. Ora che sono passati diversi giorni dai fatti lei ha un'idea sui motivi
dell' aggressione?

R07. Non ravvedo dei motivi seri e gravi tali da innescare in AC 1 una simile
violenza nei miei confronti. Le uniche due contrarietà che potrebbero averlo
disturbato é che quando mi ha chiesto l'ultimo acconto di CHF 200.--, il
15.09.2004, gli ho detto di non più richiederne sino alla fine del mese
cosicché avrebbe ricevuto almeno qualcosa. La seconda che abbia pensato male di
me a seguito del controllo eseguito dalla cassa malati.”

 

affermazioni sostanzialmente ribadite davanti al
PP (AI 29, verbale PP 26 gennaio 2005, pag. 1):

 

“ 
Dall'inizio del rapporto di lavoro con AC 1 i
nostri rapporti sono sempre stati normali e cordiali. Durante il lavoro
capitava che gli facessi delle osservazioni, ad esempio perché fumava in cucina
o perché sbagliava a preparare un piatto, ma erano discussioni normali. Non
abbiamo mai avuto litigi. Non ci siamo mai insultati. Lui si e sempre
comportato in modo normale ed eravamo in rapporti di rispetto reciproco.
Lavorava al 50%, in genere dalle ore 09.30 alle ore 13.30. Alla sera non
lavorava perché era mia moglie che si occupava della cucina. E' capitato che
alcune volte l'abbia fatto lavorare per delle cene o per delle feste, ma con il
suo accordo. Gli avevo pure messo a disposizione una camera, per evitagli le
quotidiane trasferte da _______ a ________”

 

                             10.3.   Gli
osservatori esterni non hanno evidenziato la presenza di particolari tensioni
visibili tra i due.

Secondo la moglie del PC 1 il rapporto tra i due
sarebbe stato normale, sia pure con qualche screzio, a suo avviso di poco conto
(verbale 13 ottobre 2004, all. 22 RPG, pag. 1 e 2):

 

“ 
...A litigare o ad avere dei battibecco non li
ho mai visti o sentiti. Vi era talvolta qualche piccola incomprensione perché
capitava ad esempio che il AC 1 non si ricordava il menu, o parte di esso, che
era stato deciso il giorno precedente siccome non lo scriveva. Ripeto che come
cuoco AC 1 era in gamba. (...) Gli screzi che c'erano erano delle sciocchezze
giornaliere in particolare nel momento in cui io dovevo servire i piatti.
Capitava infatti che il AC 1 non preparava i piatti in modo equo per cui a me
disturbava il dover servire dei piatti differenti a persone di un medesimo
tavolo. Per questo talvolta reclamavo direttamente con mio marito che talvolta
rimproverava il cuoco ed altre volte ero io a gridare contro mio marito perché
non reagiva in tal senso. Con il AC 1 alcune volte avevo anche delle
controversie perché volevo che lui rispettasse il costo del piatto rispetto al
prezzo richiesto al cliente. Talvolta AC 1 era anche un po' sprecone in
particolare perché cucinava molte cose in anticipo, il giorno prima, ed anche
questa mi infastidiva perché non mi andava di servire cose riscaldate. Anche
questo delle rimostranze da parte di mio marito nei confronti di AC 1 ma erano
cose che duravano 2 minuti e poi tutto era tranquillo come prima.”

 

__________, cameriera presso il ristorante ________
licenziata in tronco per assenza ingiustificata (e quindi teste teoricamente
più ostile al PC 1 che al AC 1), ha descritto il PC 1 come persona dal
carattere autoritario e dispotico, ma interrogata sul rapporto tra il datore e
il cuoco ha affermato di non averli mai visti litigare (verbale 18 ottobre 2004,
all. 25 RPG, pag. 1 e 2).

__________, cliente abituale dell’esercizio
pubblico, ha dichiarato di non aver “mai assistito a delle discussioni fra
il gerente e il cuoco” (verbale 5 marzo 2005, all. 26 RPG, pag. 1), così
come __________, donna delle pulizie e aiuto cucina presso il ________, ha
affermato che (verbale 18 ottobre 2004, all. 33 RPG, pag. 2 e 3):

 

“ 
Non ho mai notato attriti fra il cuoco AC 1 ed
il gerente PC 1, non li ho mai visti litigare. L’PC 1 molte volte gli faceva
delle osservazioni che il AC 1 non accettava. Ad esempio poteva capitare che l’PC
1 reclamava perché il AC 1 faceva dei piatti, a dire dell’PC 1 troppo
abbondanti, oppure perché per due giorni consecutivi il AC 1 aveva fatto il
medesimo sugo, e quindi c’erano delle controversie, un attimo di muso, ma la
cosa non degenerava in lite. Erano degli screzi del momento solo riguardanti il
modo di lavorare”

 

Da queste dichiarazioni convergenti la Corte ha
concluso che AC 1 può avere percepito il rapporto col padrone come difficile,
ma che oggettivamente esso in realtà non era particolarmente problematico o
conflittuale.

 

 

                                11.   In questa
situazione, in cui l’attitudine dell’accusato è stata sin quasi dall’inizio
negativa, il rapporto di lavoro è proseguito sino ad inizio aprile 2004, quando
AC 1 è stato assente per 15 giorni per aver battuto una spalla cadendo dalle
scale. Dopo essersi rimesso, egli ha lavorato sino all’8 luglio, quando è stato
ricoverato dal medico curante presso l’Ospedale __________ per motivi
psichiatrici, in specie per depressione e idee suicidali, rimanendovi sino al 5
agosto. 

Come confermato dai diretti interessati, AC 1 non
ha mai informato il suo datore di lavoro delle vere ragioni del suo ricovero,
ma si è limitato a dirgli di essere ammalato e di dovere fare della
fisioterapia (verbale PP PC 1 26 gennaio 2005, AI 29 pag. 2).

Lo stato psichico turbato dell’imputato traspare
anche dalle annotazioni che egli in quel periodo ha fatto nel suo diario. Al
riguardo il perito dott. _______ si è così espresso (perizia AI 114 pag. 19): 

 

“ 
Le successive annotazioni fino all'inizio luglio
diventano progressivamente più confuse e disordinate, cariche di preoccupazioni
finanziarie e vari insulti all'indirizzo del datore di lavoro. Se prima
esprimeva qualche idea di morte, all'inizio del mese di luglio formula anche il
piano suicidale che confida alla Dr.ssa __________ e così sarà ricoverato a __________
(8.7.04) dove gia nei primi giorni troverà un sollievo, si sentirà curato bene
ed esprimerà la sua gratitudine a tutto il personale poiché gli sembrerà di
essere in una famiglia. Ma lo spettro di “quella bestia di Saddam” gli torna in
forma di incubi. Nonostante le cure ricevute, prenderà di nascosto le sue
pastiglie, incapace di sopportare il manco. Riuscirà di nascosto a recarsi
oltre confine e acquistare le pastiglie. Viene dimesso il 5.8.04.E’’ da
segnalare che le annotazioni dei due giorni seguenti sono molto caotiche. Sono
i giorni che coincidono con il furto a ________. La sera del 6 agosto annota
che ha assunto sette pastiglie e il giorno seguente ancora riflette se farla
finita o meno, ma si domanda che cosa faranno i bimbi e annota che un padre
suicida non é il massimo.”

 

 

                                12.   La notte del
6 agosto 2004, ovvero il giorno successivo la dimissione del AC 1 dall’Ospedale
di __________, il ristorante ________ è stato teatro di un furto con scasso.

L’autore è penetrato nel locale rompendo il vetro
di una finestra e ha quindi disattivato (rompendola) la centralina del sistema d’allarme.
Ha poi scassinato il distributore automatico di sigarette, la cassa del lotto e
quella dei biglietti della lotteria Swisslos, il tutto per un valore dichiarato
di circa fr 800.-. (all. 17 RPG).

La Polizia scientifica ha rilevato 5 impronte
papillari sulla parte esterna della finestra infranta dall’autore del furto,
tra cui l’impronta palmare dell’intera mano destra. Le impronte, a quel momento
di persona ignota, il 26 dicembre 2004 sono state attribuite all’accusato (all.
18 RPG).

Inoltre, nel ristorante è stata rinvenuta una
bottiglia d’acqua minerale aperta da cui è stato estratto un profilo misto DNA
anch’esso molto probabilmente riconducibile in parte al prevenuto (AI 19).

AC 1 ha negato di essere l’autore del furto (AI
18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 2):

 

“ 
...dichiaro che non c’entro nulla con questo
furto. Non l’ho commesso io. Se c’erano le mie impronte sul vetro della
finestra è perché aprivo abitualmente le finestre del ristorante. Dopo aver
tolto le tende aprivo la finestra e spingevo appoggiando le mani anche sul
vetro, all’esterno. Abitualmente aprivo le finestre della cucina e anche quelle
della saletta.”

 

In un successivo verbale dinanzi al PP egli ha
inoltre precisato di aver trascorso quei giorni in Friuli (AI 54, verbale 15
giugno 2005, pag. 2).

In aula l’imputato ha ribadito la sua estraneità
ai fatti. Contestategli le annotazioni nel suo diario che proverebbero la sua
presenza in Ticino (AI 63, cfr. le annotazioni dal 6 all’8 agosto 2004), egli
ha ammesso di non essere stato in Friuli ma di aver avuto unicamente
l’intenzione di andarci. A causa dei dolori egli si sarebbe però fermato dal
fratello a __________ (verbale dibattimentale, pag. 4).

E’ indubbio che vari indizi convergenti indicano
l’accusato quale verosimile autore di questo reato, ciò nondimeno la Corte ha
ritenuto questa imputazione non provata con la necessaria certezza e in virtù
del principio “in dubio pro reo”, pur ritenendo preponderante la possibilità
che egli sia l’autore, lo ha prosciolto dall’imputazione di furto (punto 3.1
AA) e da quelle correlate di danneggiamento (punto 4.1 AA) e violazione di
domicilio (punto 5 AA). 

La Corte, pur ritenuti i pesanti indizi, ha
mantenuto un residuo margine di dubbio proprio a causa di un’annotazione nel
diario dell’autore, valutata come spontanea e sincera, oltre che per il motivo
che parrebbe strano che AC 1, dopo un mese di degenza per depressione dal quale
dichiarava di avere tratto giovamento, nelle sue migliorate condizioni si sia
immediatamente precipitato a consumare un furto in danno del datore di lavoro,
e questo nonostante le difficoltà economiche di quel momento, attestate dal
fatto che proprio in quei giorni gli era stato notificato per la prima volta un
precetto esecutivo. In effetti, lunedì 23 agosto 2004 il ristorante ha riaperto
dopo le ferie estive e il prevenuto è ritornato al lavoro dopo un mese e mezzo
di assenza. 

La sua affermazione di avere appreso solo a quel
momento dell’avvenuto furto collima con quanto annotato dal prevenuto nel suo
diario. Proprio in corrispondenza del giorno 23 agosto AC 1 ha fatto menzione che:

 

“ 
Oggi si apre. Lavoro. Preparo poi viene fuori
che sono entrati i ladri al ________ ma non hanno rubato. Forse erano ragazzini
o povera gente. (...) Certo che PC 1 si è fatto molti nemici a ________.
Nessuno lo sopporta. La gente va per la moglie che è brava”:

 

La Corte ha considerato spontanee queste
riflessioni, fatte quando egli non era ancora sospettato del furto, e
soprattutto quando egli non poteva ancora presagire i fatti del 24 settembre
2004, come pure la circostanza per cui il diario sarebbe finito in mano agli
inquirenti.

Per questo motivo, La Corte ha quanto meno
maturato il dubbio della non colpevolezza dell’accusato, prosciogliendolo di
conseguenza dalle relative imputazioni.

 

 

                                13.   Il 23 agosto
2004 l’imputato è tornato al lavoro dopo il mese di ricovero e le ferie
dell’esercizio pubblico. Le annotazioni sul diario relative ai primi giorni di
lavoro sembrano normali, ma ben presto il disagio dell’imputato è riaffiorato
in modo tangibile. 

Assai eloquenti le annotazioni del 27 agosto:

 

“ 
E’ tutta la vita che lotto. Ora sono stanco. Ero
sull’orlo del suicidio. Ma ora la mia fissazione è una. Combattere in ogni modo
gli egoisti e pezzi di merda che hanno e non danno. Questi meritano solo m. una
cosa (…) è ora che provi a provocare ”

 

In aula AC 1 ha precisato che di avere precisato che “m.” significa “morire”, ma che la frase sarebbe stata rivolta nei
suoi confronti e non nei confronti di terzi (verbale dibattimentale, pag. 5).
La prima spiegazione non fa che confermare l’istintiva deduzione scaturente dal
testo della frase, mentre che l’affermazione di avere riferito a se stesso il
rimprovero (con annesso epiteto) di essere un egoista “che ha e non dà” è del
tutto incredibile, ed è inoltre in oggettivo contrasto con la sua difficile
situazione economica dell’epoca. 

La Corte ha perciò correttamente recepito
l’auspicio di morte formulato dal AC 1 nei confronti di innominate terze
persone unitamente all’intento di combatterle.

I propositi bellicosi stati ribaditi nel diario
il giorno successivo, 28 agosto:

 

“ 
I mie pensieri sono fissi su come reagire e lo
faro. Ormai ho deciso di combattere e lo farò a scopo di bene. Che Dio mi
perdoni”

 

Il malessere di AC 1, questa volta
autodistruttivo e senza esternazione di propositi di violenza contro terzi,
perdura anche nei giorni successivi. Il 1° settembre scrive ”Un disastro.
Sono un deficiente (…) mi sento un verme. In questi momenti vorrei morire”,
il 2 settembre annota “Mi sento una merda (…) Sono sempre più depresso.
Grazie a chi?” e il 3 settembre segna “Sono cosi distrutto che mi chiedo
cosa ci faccio in questo mondo. A 50 anni mi trovo rovinato dagli altri”.

 

 

                                14.   Il 7
settembre 2004 l’accusato ha chiesto a PC 1 di essere licenziato e di
continuare a lavorare per lui in nero, così da potere cumulare l’indennità di
disoccupazione con il salario percepito sottobanco.

La moglie di PC 1 ha così raccontato l’episodio, da lei (erroneamente) situato al 13 settembre (verbale 29 settembre 2004,
all. 19 RPG, pag. 3):

 

“ 
...lunedì 13 settembre, mentre io e mio marito
stavamo pranzando, AC 1 si era seduto ad un tavolo mettendo fuori diverse
carte. Rivolgendosi a noi ha detto che aveva bisogno di un favore: in pratica
chiedeva se lo potevamo licenziare. Per prima io gli ho risposto di no, che se
non stava bene da noi poteva dare lui la disdetta che non gli avremmo fatto
problemi, che avremmo cercato qualcun altro. Lui ha specificato che avrebbe
continuato a lavorare per noi in nero e così avrebbe potuto percepire la
disoccupazione totale per poter regolare i suoi debiti. Mio marito sapeva che
aveva dei precetti esecutivi perché tra di loro parlavano tanto e non c'erano
mai stati problemi di sorta. Posso dire che lui come cuoco era veramente in
gamba e lavorava. Sia io che mio marito abbiamo subito risposto che non eravamo
d'accordo e che volevamo continuare a lavorare in regola ed onestamente. AC 1 ha replicato dicendo che aveva dei problemi.”

 

L’imputato, ancora in aula, ha sempre contestato la
circostanza, ma egli sul tema è smentito dal suo stesso diario. Nello spazio
del giorno 7 settembre 2004 (elemento di giudizio preferibile al ricordo della
signoraPC 1) l’accusato ha infatti annotato “Parlo con PC 1 x andare via. Mi
dice no che comunque deve avere un numero di impiegati in base al fatturato”.
Invitato dal Presidente a spiegare il senso di questa frase, AC 1 ha dichiarato che voleva semplicemente andarsene da quel posto. La Corte non gli ha creduto nemmeno
per un istante, vista l’incongruenza della spiegazione. Se egli avesse infatti
unicamente comunicato alPC 1 l’intento di abbandonare il posto sarebbe del
tutto incomprensibile la sua risposta relativa all’esigenza di giustificare il
fatturato con un certo numero di posti di lavoro. PC 1 avrebbe infatti in tale
ipotesi semplicemente provveduto alla sostituzione di un dipendente in regola (AC
1) con un altro dipendente in regola. La risposta di PC 1 ha invece senso solamente nel contesto della conversazione riferita dalla moglie, ovvero per
spiegare la risposta negativa alla domanda di licenziamento fittizio,
situazione in cui contabilmente il fatturato sarebbe rimasto costante (perché
l’accusato avrebbe continuato nel proprio lavoro), ma la spesa per il personale
sarebbe diminuita, venendo meno il salario dell’accusato.

 

 

                                15.   In quei
giorni l’accusato era alla ricerca di un altro impiego, come traspare dalle
iscrizioni nel diario del 9 e 11 settembre, in cui fa riferimento ad un
possibile posto a __________, e del 12 settembre in cui accenna ad un impiego a
__________. Queste trattative non sono però andate a buon fine.

 

 

                                16.   Nei giorni
compresi tra il 13 e il 15 settembre 2004 l’accusato, in manifeste difficoltà
economiche, ha chiesto a più riprese al datore degli acconti sul suo salario.

Secondo il diario, il 13 settembre gli sarebbero
stati dati fr. 300.-:

 

“ 
Acc. 300. Non me ne dà 500. Mi servono. Mi risponde anche a me. Me li dà il 15. Poi non ne vuole sapere. (...) Poi questo
animale mi fa sentire una merda. Non ce la faccio più”.

 

Il 15 settembre AC 1 si è recato dal medico e ha
ottenuto un certificato di inabilità al lavoro. 

Il giorno successivo ha informato il datore che
non sarebbe andato lavorare in quanto ammalato.

Su questi avvenimenti così ha deposto la signora
_________ (verbale 29 settembre 2004, all. 19 RPG, pag. 3 e 4):

 

“ 
Il giorno seguente, martedì 14 ha chiesto un ennesimo anticipo a mio marito, ottenendo fr. 300.- Mio marito gli ha fatto
osservare che aveva già ricevuto più dello stipendio pattuito. Nuovamente il
giorno successivo, mercoledì 15 nuovamente ha chiesto soldi a mio marito che
dandogli ancora fr 200.-, anche se ne voleva di più, gli ha espressamente detto
che quelli erano veramente gli ultimi. L’indomani, giovedì 16 settembre, AC 1 ha telefonato (ho risposto io) dicendo che non poteva venire a lavorare perché aveva delle coliche.
Da li via non si è più fatto né vedere né sentire. Lunedì 20 settembre è
arrivato per posta un certificato medico che lo dava assente per malattia al
100%”.

 

 

                                17.   PC1, innegabilmente
infastidito da questa nuova assenza del suo dipendente, ha contattato la cassa malati
invitandola ad effettuare una verifica. Il 22 settembre __________, ispettore
presso la __________, si è recato a _______ alla pensione __________, senza
però trovare l’accusato che era andato all’Ufficio di collocamento per cercare
un lavoro. __________ ha perciò lasciato un biglietto chiedendo di essere
richiamato, ciò che AC 1 ha fatto il giorno successivo. Nel pomeriggio del 23
settembre i due si sono incontrati a _______, e AC 1 ha esposto i suoi problemi di salute e di vita. __________ ha in seguito descritto il AC 1 come una
persona depressa (verbale 30 settembre 2004, all. 24 RPG, pag. 1) e in una
comunicazione interna ad una collega ha pure accennato ad un molto probabile nuovo
ricovero del AC 1 entro la fine del mese di settembre, con implicito riferimento
alla causale della precedente degenza, ovvero l’esaurimento nervoso (cfr. allegato
ad all. 24 RPG).

 

 

                                18.   Anche se
l’ispettore ha dimostrato comprensione per la sua difficile situazione, l’imputato
si è offeso e molto irritato per il controllo, che aveva intuito essere stato
chiesto dal PC 1, al punto da scatenare in lui il desiderio di ritorsione.

Questa la dichiarazione resa a caldo dal
prevenuto (verbale AC 1 24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2):

 

“ 
Questo controllo io l’ho vissuto male e sono
rimasto male; non me l’aspettavo proprio perché ritengo che per PC 1, pur
lavorando al 50% avevo fatto molto oltre al dovuto. L’ispettore non mi ha
contestato alcuna irregolarità da parte mia, anzi mi ha esortato ad inoltrare
le dimissioni ritenendo non idoneo per al mai situazione quel posto di lavoro.
Il colloquio è terminato verso le 1600, dopo di cui sono rimasto da solo a
pensare alla mai situazione. Verso le ore 2200, con la mia Citroen Xantia
targata _______.. sono andato a fare un giro a __________. Poi, sapendo che PC
1 chiudeva tardi, ho pensato di andare a trovarlo per dirgli che era una
carogna, che si era comportato da carogna avendomi mandato il controllo della
cassa malati di cui non ne avevo capito il motivo. Durante il tragitto fra __________
e ________ mi sono ricordato di avere in macchina un pezzo di tubo di ferro per
l’acqua di circa 40 cm. Ed ho pensato di usarlo per dare una legnata al PC 1
alle ginocchia.”

 

Versione poi ribadita - con l’aggiunta della
telefonata che egli avrebbe fatto al PC 1 - nel verbale dinanzi al PP del 29
dicembre 2004 (AI 18, pag. 4 e 5):

 

“ 
Dopo il colloquio con l’ispettore ho telefonato
ad PC 1 dicendogli che mi aveva fatto una carognata mandandomi l’ispettore. Gli
dicevo pure che avrebbe dovuto provare il dolore che provavo io in quel
momento, inteso con il dolore che provavo al collo. PC 1 non ha detto nulla ed
ha interrotto la comunicazione.

E’ vero che di questo colloquio telefonico non avevo mai parlato in precedenza,
perché è un particolare che mi è tornato alla mente solo successivamente, così
come altri particolari che menzionerò in seguito.”

 

Di questa telefonata, che stando alle parole del AC
1 avrebbe dovuto aver luogo tra le 17:00 e le 17:30, non vi è alcun riscontro, PC
1 nega di averla ricevuta e nei tabulati delle possibili utenze rilevanti
(specie quelle del PC 1, dove avrebbe dovuto risultare in entrata) essa non
risulta. L’accusato ha tentato di giustificarsi affermando che “E’ possibile
che io abbia fatto la telefonata da una cabina telefonica o utilizzando
un’altra utenza, che in quel momento avevo in uso.” (AI 54, verbale PP 15
giugno 2005, pag. 3). La Corte ha in definitiva ritenuto inesistente la
telefonata, ma la circostanza nulla muta nell’economia dei fatti, né nella
valutazione della colluttazione di quella notte.

Sempre nel verbale PP del 29 dicembre 2004 l’accusato
ha affermato che (pag. 4 e 5):

 

“ 
Dopo il colloquio con l’ispettore e dopo questa
telefonata ero agitato e mi sentivo ancora peggio di prima. Ho continuato a
prendere pastiglie che non dovevo. ADR che erano dei calmanti che di solito
prendevo di notte per dormire. Sono rimasto alla pensione e ho parlato con il
proprietario signor Poma e con la direttrice signora __________. Non ricordo il
cognome.

Verso le ore 21.30/21.45, ho deciso di uscire dalla pensione per andare a fare
un giro a _______ e restare un po’ da solo. Ho detto a __________ che andavo a
trovare un amico, senza precisare chi, e sono uscito anche se lui mi disse di
restare. La stessa cosa mi è stata detta anche da __________. Entrambi hanno
visto che ero agitato. Ho preso l’autovettura e ho imboccato la strada per __________.
Giunto a __________ ho percorso tutto il lungo lago fino a __________.

Al momento ho pensato che era giusto che PC 1 provasse anche lui dolore. Mi
sono ricordato che avevo un tubo di ferro nel baule dell’automobile e sono
partito per ________ con l’intenzione di picchiarglielo sulle gambe.

ADR non volevo colpirlo in alte parti del corpo, in particolare spalle e
braccia, per evitare di colpirlo in testa. Ero terrorizzato e pensavo solo di
poterlo colpire sulle gambe, magari all’altezza della rotula e poi scappare.
Anche se mi avesse denunciato non me ne fregava niente.

ADR che durante il tragitto da __________ a ________ ho preso dei medicamenti,
sempre gli stessi menzionati in precedenza. Questi si chiamano __________, che
acquistavo in Italia o qui in farmacia con ricetta italiana.

Sono arrivato a ________ verso le 23:00, viaggiando con calma, e ho
parcheggiato la mia auto nel parcheggio del Ristorante ________”

 

Il tubo in ferro menzionato dal AC 1 è
effettivamente stato rinvenuto sul luogo dell’aggressione (documentazione
fotografica in RPG, foto n. 3) ma, come meglio si dirà in seguito, esso non è
stato utilizzato.

 

AC 1 ha completato il racconto circa la fase che
ha preceduto lo scontro con PC 1 spiegando che (verbale PP citato, pag. 5):

 

“ 
Mi viene mostrata la fotografia n. 2 della
documentazione fotografica. Riconosco il ________ di ________. Dove vi è la
freccia gialla era parcheggiata l’auto di PC 1. La mia l’ho parcheggiata sul
retro del ________, a circa 10/12 metri a sinistra del furgone bianco che si
vede nella fotografia. Quella sera non c’era posteggiato quel furgone, ma
vicino alla mia vi era un furgoncino bianco e un’automobile. Sono subito sceso
dall’autovettura, mi sono avvicinato all’automobile di PC 1 e mi sono seduto su
un vaso da fiori che si trovava lì vicino. Guardavo con lo sguardo alla mai
sinistra la finestra della cucina per vedere quando si spegneva al luce.
Preciso che non ho guardato in continuazione quella finestra ma al tenevo
comunque sotto controllo per sapere quando PC 1 sarebbe uscito.”

 

Al dibattimento AC 1 ha dato atto di avere atteso il PC 1 nel parcheggio per circa un’ora prima che questi arrivasse.

 

 

                                19.   Come si è
accennato (cfr. consid. 5), sulla dinamica della colluttazione le versioni dei due
contendenti divergono diametralmente, visto come ognuno accusi l’altro di avere
avuto il coltello e di avergli inferto il primo colpo. E’ pertanto
incontrovertibile che almeno uno dei due mente.

 

                             19.1.   La
dichiarazione iniziale del AC 1, a poche ore dai fatti, è stata la seguente (verbale
24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2 e 3):

 

“ 
Ho visto che PC 1 ha spento tutto ed uscendo ha chiuso il ristorante. Indossava una camicia a maniche corte bianca e
pantaloni scuri. Aveva qualcosa in mano, mi sembra una borsetta o una scatola.
Quando stava per salire sulla sua auto, appena ha aperto la porta mi sono
avventato su di lui e l’ho spintonato alle spalle violentemente mandandolo a
sbattere contro l’auto, probabilmente già parzialmente nella parte interna. Il
posto in quel momento era rischiarato ma in penombra. Nel contempo gli ho
detto” .. __________, per quale motivo ti sei comportato così…” lui si è girato
e mi ha risposto, come al solito in caso di problemi, “.. AC 1, cosa vuoi che
me ne freghi..” In quel preciso istante ho sentito una fitta alla pancia, poi o
visto una lama che luccicava grazie alla luce interna della sua auto. Non so
veramente dire dove era questa lama, ossia se era in mano al PC 1 o posata da
qualche parte. Mi sono detto “…questo è pazzo! ..” Di riflesso ho afferrato
questa lama tanto che mi sono ferito alla mano destra. Ho quindi realizzato che
si trattava di un coltello, dentato tipo da sub –  così mi è sembrato. Con
questo coltello a mia volta ho colpito il PC 1 in almeno un paio di posti. Poi lui è riuscito a sottrarmi il coltello e mi ha inferto una colpo al
polmone destro mentre eravamo ruzzolati a terra.”

 

Da questo primo racconto non risulta in modo
chiaro che lo scontro, della presumibile durata complessiva di pochissimi
minuti, è si iniziato presso la vettura del PC 1, ma si è poi svolto anche in
altri luoghi, portando le tracce di sangue sin nei pressi di un’aiuola sita
dall’altra parte della strada (RPG, documentazione fotografica, foto n. 5, 6,
7), e da lì ancora fino alla vetrina del Salone di parrucchiere __________ (foto
n. 10-21), posizione finale del PC 1, il tutto come visibile, per una visione
d’insieme, nella foto n. 1.

AC 1 fa invero menzione del fatto che essi sarebbero
“ruzzolati a terra”, il che sottintende che lo scontro non si è esaurito
all’interno, o parzialmente all’interno della vettura, ma il racconto, si
ripete, non è chiaro in proposito.

Il primo racconto di AC 1 è poi proseguito così
(verbale citato, pag. 3):

 

“ 
Ha tentato di colpirmi una seconda volta senza
riuscirci ed il coltello è finito in terra. Io l’ho ripreso e mentre lui stava
cercando di scappare urlando sono riuscito a colpirlo nuovamente, nella parte
alta del corpo dato che ricordo di aver visto la sua camicia bianca tutta rossa
di sangue. Alla vista del sangue sono andato in panico, mi sono ulteriormente
spaventato e mi sono augurato che non fosse successo niente di grave, senza
rendermi nemmeno conto della gravità delle mie ferite. Sono corso verso la mia
auto e ripassando davanti al PC 1 ho visto che era in piedi con due donne per
cui mi sono tranquillizzato. In effetti ero terrorizzato pensando che potevo
averlo ammazzato. Questo nonostante il fatto che in nessuna maniera era mia
intenzione ucciderlo, volevo solo dargli una lezione. Con la mai auto mi sono
diretto a sud con l’intenzione di imboccare l’autostrada ma per finire mi sono
ritrovato ad ________ dove sono stato soccorso. Mentre guidavo sono andato
ulteriormente in panico vedendo che perdevo tanto sangue e poi mi sono sentito
mancare le forze. Ero convinto di morire dissanguato. Quando sono crollato
dalle forse volevo chiamare soccorso ma il mio cellulare era scarico.”

 

Diversa è la versione raccontata al PP circa tre
mesi dopo (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 6 e 7):

 

“ 
Dopo che la ragazza se n'era andata e passata
l'autovettura e ho deciso di recuperare e mettermi il cappellino. Mentre mi
trovavo vicino alla mia autovettura intento a mettermi il cappello ho pensato
di mettermi dei guanti di lattice. Ho visto i guanti che si trovavano in una
busta sui sedile posteriore e ho pensato di mettermi tre o quattro paia di
guanti per poi colpire PC 1. Avevo deciso di non più colpire PC 1 con il tubo
ma unicamente a mani nude. Avevo pensato di dargli due pugni con tutta la forza
che avevo e poi scappare. Così avrei avuto un motivo valido per essere
licenziato.

ADR che l'avrei colpito al volto. Gli avrei sicuramente fatto male spaccandogli
il naso. Non penso che avrei avuto la peggio, perché sarei scappato subito
comunque.

ADR che nella mia automobile avevo effettivamente una busta contenente almeno
una decina di paia di guanti.

Prendo atto che questa busta non é stata ritrovata.

Preciso che essendo riuscito a mettermi solo un paio di guanti la busta l'ho
buttata all'interno del container che si trova dietro al ________.

Preciso che mi ero messo un primo guanto sulla mano sinistra e mi stava
infilando un altro guanto sulla mano destra. A quel momento mi sono accorto che
la luce all'interno del ristorante si era spenta, che PC 1 era già uscito e si
era avvicinato alla sua autovettura aprendo lo sportello anteriore sinistro 

ADR che quando mi stavo infilando i guanti e mi sono accorto che PC 1 era
uscito mi trovavo vicino al container. Questo si trova vicino alla scalinata
che dà alla cucina, a circa due metri dal vaso di fiori sul quale mi ero
seduto.

ADR che ho visto PC 1 che aveva aperto la portiera e la luce lo ha illuminato.
L'ho visto di fianco, attraverso i finestrini della macchina. Lui non poteva
vedermi perché la luce era sopra di lui ed io ero al buio. Sono subito partito
di corsa dal container e ho raggiunto PC 1 alle spalle spingendolo con tutta la
forza all'interno dell'automobile. ADR che più o meno l'ho colpito all'altezza
delle spalle, con entrambe le mani.

ADR che ho deciso di non affrontarlo di fronte ma alle spalle per paura della
sua reazione. Mi avrebbe sicuramente colpito per primo, visto anche quello che
gli avevo detto al telefono e l'ora in cui mi presentavo. Io pensavo che dopo
averlo spinto all'interno dell'automobile si sarebbe rialzato e voltato verso
di me e a quel punto l'avrei colpito al volto.

Così non è stato. Lui si é girato e mi ha colpito con quello che ho poi visto
essere un coltello. Devo dire che non ho sentito le coltellate ma solo come
delle punture fatte da degli aghi.”

 

Nello stesso verbale egli ha poi precisato (pag.
7 e 8):

 

“ 
Dopo essere stato spinto all'interno
dell'automobile PC 1 é rimasto steso sui sedile per qualche secondo. Io sono indietreggiato
di un passo o forse due, aspettando che PC 1 si girasse verso di me per poi
colpirlo, ma così non é stato. PC 1 si é leggermente rialzato lentamente con il
busto fino a meta e poi di scatto si é rivolto verso di me colpendomi con il
coltello. II coltello lo impugnava con la mano destra e mi ha colpito di piatto
trasversalmente. Io non mi aspettavo assolutamente una reazione del genere.
Voglio precisare che PC 1 era steso all'interno dell'abitacolo con il busto sui
sedile del conducente, mentre le braccia e le mani erano stese sui sedile del
passeggero. Con il corpo copriva la parte del cambio. Mentre PC 1 era steso in
quella posizione ho visto un luccichio a poca distanza dalla sua mano destra.
Non so se era qualche cosa che impugnava o se era un oggetto appoggiato sui
sedile. A quel momento non ho capito che si trattava di un coltello. L'ho
capito solo in seguito, quando mi ha colpito al torace. Dopo che PC 1 mi ha colpito per due volte al torace io gli ho dato una gomitata e con il peso del mio corpo gli
sono andato contro, spintonandolo all'interno dell'autovettura. PC 1 é caduto
nuovamente sulla pancia sul sedile del conducente. Io gli sono andato addosso,
da dietro, e con le mani gli ho preso il polso della mano destra e con l'altra
mano ho afferrato il coltello dalla parte dei denti. Preciso che con la mia
mano sinistra ho preso il suo polso destro mentre con la mia mano destra ho
preso la lama del coltello. Poi ho tirato verso di me e nel contempo ho fatto
"una strisciata" sui suo corpo. Non sapevo dove l'ho colpito. L'ho
colpito una volta sola.

ADR che era mia intenzione "offenderlo", nel senso di metterlo fuori
gioco. Non volevo ferirlo ma volevo che si fermasse e che non facesse più
niente. Io volevo difendermi. Dopo essermi accorto di essere stato ferito ho
pensato che PC 1 era impazzito, e gliel'ho anche detto, e quindi volevo
difendermi per evitare che mi colpisse ulteriormente.

ADR per me é stata una reazione immediata. Non ho pensato dove potevo colpirlo
o dove l'avrei colpito, rispettivamente che conseguenze avrebbe potuto avere il
mio gesto

ADR che a quel momento non mi rendevo conto, ma oggi mi rendo conto che avrei
potuto colpirlo in una parte vitale del corpo e anche ucciderlo.

ADR che in quel momento non ho pensato che potevo ucciderlo per difendermi ne
accettavo quell'ipotesi. La mia é stata una reazione di difesa istintiva.
Quando ho colpito PC 1 con quel gesto lui ha lanciato un urlo di dolore molto
forte. Si é girato verso di me appoggiando le spalle al sedile e io mi sono trovato
con in mano il coltello perché lui l'aveva lasciato. Io ero molto spaventato.
Tenevo il coltello con la mano sinistra per l'impugnatura. PC 1 mi ha guardato e, forse pensando che io lo volessi nuovamente colpire, con la sua mano destra ha
afferrato il coltello per la lama. Mi sono reso conto che se tiravo il coltello
verso di me gli avrei tagliato le dita e ho quindi lasciato la presa.”

 

Stando a questa versione, alla fine della prima
fase della colluttazione, avvenuta vicino o dentro al veicolo (a poche righe
dalla fine della predetta narrazione PC 1 ha ancora le spalle appoggiate al sedile) sarebbe PC 1 ad essere rimasto in possesso del coltello, ma ciò nondimeno
egli sarebbe fuggito. Dice infatti l’accusato (verbale citato, pag. 8 in fine):

 

“ 
Dopodiché lui ha subito iniziato a correre
attraversando la strada e scendendo lungo la strada di fronte.”

 

Sempre stando alle parole dell’imputato, egli,
benché ferito e disarmato, avrebbe ugualmente deciso di inseguire il rivale
armato di coltello.

Della successiva fase dello scontro egli ha
infatti raccontato (verbale citato, pag. 9):

 

“ 
Quando PC 1 è fuggito io mi sono toccato e ho
realizzato di essere stato ferito, in particolare al polmone. Non riuscivo a
respirare e sentivo il fischio dell’aria che fuoriusciva. Mi sono quindi
spaventato, ho avuto paura di essere stato colpito mortalmente. Ho quindi
reagito in un modo che non so descrivere. So solo che ho rincorso PC 1 e con la
poca forza che mi rimaneva l’ho colpito facendolo cadere a terra. Lui è caduto
sulla schiena. Io gli ho messo il piede sinistro sulla mano destra, nella quale
impugnava il coltello, cercando di fargli mollare il coltello. Malgrado i colpi
alla mano, PC 1 non mollava il coltello. A quel momento gli ho dato almeno due
o tre pedate in faccia. Lui ha mollato il coltello, che è rimasto a terra.

Da quel momento non mi ricordo quanto è effettivamente accaduto. Non so se gli
sono caduto sopra o se mi ha fatto cadere a terra.”

 

In aula AC 1 ha aggiunto un particolare inedito alla propria versione, raccontando che PC 1, dopo averlo colpito con la prima
coltellata, lo avrebbe riconosciuto e gli avrebbe detto “AC 1 sei tu?”
(verbale dibattimentale, pag. 9).

In sede di arringa anche il difensore di AC 1 ha introdotto una (sostanziale) novità nella versione dell’accusato, affermando che i due uomini
avrebbero lottato a terra in prossimità del veicolo del PC 1, tanto che i corpi
a terra avrebbero impedito al suolo di bagnarsi e prova ne sarebbe la foto n. 3
della documentazione fotografica nella quale, vicino alle pantofole del PC 1,
non a caso rimaste in quel punto, sarebbe riconoscibile una zona asciutta
(indicata dalla freccia gialla) dalla forma corrispondente a quella di due
corpi avvinghiati. Zona in cui, peraltro, non sono stato rilevate tracce di sangue.

 

                             19.2.   PC 1, per sua
parte, ha in sostanza raccontato di essere stato colpito all’improvviso al
collo con un coltello da AC 1 subito dopo aver preso posto nel veicolo. Egli
sarebbe riuscito a fuggire, ma sarebbe stato inseguito e raggiunto dal suo assalitore.
Lottando, PC 1 sarebbe riuscito a disarmare l’accusato e avrebbe usato il
coltello per difendersi.

Nel suo primo verbale egli ha raccontato che (verbale 27 settembre 2004, all. 2
RPG, pag. 2 e 3):

 

“ 
Appena raggiunto il mio veicolo, non chiuso a chiave,
ho aperto la portiera anteriore sinistra sedendomi sul sedile di guida. Nella
mano destra avevo le chiavi di accensione che mi accingevo ad introdurre nel
blocchetto. Nella mano sinistra tenevo la borsetta di plastica che mi accingevo
a posare sul sedile passeggero. In quel preciso momento ho sentito una
coltellata al collo, mi sono girato d'istinto a sinistra ed ho sferrato un
calcio colpendo verosimilmente l'aggressore che sino a questo istante non avevo
visto e conosciuto. Pensavo che erano venuti per rapinarmi. Poi sono scappato a
piedi sulla strada cantonale gridando aiuto, chiamate la polizia, ecc ..
L'individuo mi ha rincorso e raggiunto dall’altra parte della cantonale dove
c'é un'aiuola sotto un lampione, in pratica di fronte al ristorante. E' in
questo posto che ho riconosciuto l'aggressore, ossia AC 1, che teneva in mano
un coltello. Io tenendomi la mano sinistra sulla ferita al collo parte
sinistra, con la destra ho cercato di disarmarlo prendendo letteralmente in
mano il coltello per la lama tanto che mi sono tagliato al mignolo, riuscendo
comunque ad impossessarmene. II AC 1 è caduto, non so se fosse ubriaco o sotto
l'influsso di qualcosa. Sono scappato nel nucleo del paese, bussando anche a
delle porte di abitazioni e gridando ma nessuno si é fatto vivo, sperando nel
contempo che il AC 1 non mi trovasse più. Invece dopo poco mi ha nuovamente
raggiunto ed aggredito anche con calci. Io tenevo in mano il coltello ma non
avevo quasi più forza perché avevo già perso molto sangue. Io quindi lo tenevo
ad una certa distanza brandendo il suo coltello ma lui continuava a cercare il
contatto fisico per aggredirmi ulteriormente. Poi mi sono mezzo accasciato
appoggiandomi su di un davanzale di una casa. Per finire mi sembra che lui
abbia detto “.. me ne vado …” e quindi è sparito.”

 

PC 1 nel successivo verbale del 28 settembre 2004 ha esplicitamente ammesso di avere colpito l’accusato con il coltello nel corso della
colluttazione, ed anche di avere avuto l’arma alla fine dello scontro (cfr. all.
3 RPG).

Interrogato dal Procuratore pubblico in data 26
gennaio 2005 PC 1 ha mantenuto la propria versione (AI 29, pag. 5 - 8):

 

“ 
Non ricordo con che mano ho aperto la portiera
dell'automobile. Come faccio di solito credo che anche quella sera mi sono
attaccato con la mano sinistra alla maniglia apposita, posta sui piantone
sinistra che separa il deflettore laterale da quello frontale. Nel contempo
avrò messo un piede sulla predella dell'autovettura per aiutarmi ad entrare.
Preciso che sono alto 1.63 m e la mia autovettura é abbastanza alta. Mi sono
poi seduto sul sedile del conducente e con la mano destra mi sono avvicinato al
blocchetto di avviamento per inserire la chiave. Non ho neppure avuto il tempo
di fare questo movimento, che ho sentito un forte colpo suI collo, lato
sinistra. Non ho subito avvertito il taglio al collo, ma unicamente il forte
colpo. Immediatamente e d'istinto ho portato la mano al collo e mi sono accorto
che ero stato ferito e che perdevo sangue. Si è trattata di una reazione di
pochi secondi. Quando mi sono seduto la portiera era ancora aperta. In genere
la chiudo dopo aver inserito la chiave nel blocchetto e depositato il sacchetto
con l'incasso sul sedile del passeggero, cosa che quella sera non avevo ancora
fatto. La portiera era quindi rimasta spalancata. Confermo che ho reagito dando
un colpo con la gamba verso l'esterno. Ho sentito di aver colpito qualcuno e
non ho avuto altre impressioni. Quando sono stato colpito le chiavi mi sono
cadute di mano. Non ho pensato di chiudermi all'interno dell'autovettura.
D'istinto sono scappato.

ADR non ho fatto nessun tentativo per chiudere la portiera

ADR che quando sono scappato non ho urtato contro il mio aggressore ne contro
la portiera perché ho avuto la strada libera.

ADR che sono sicuro che al momento in cui sono state colpito avevo gia i piedi
all'interno dell'autovettura ed ero gia seduto”

 

Confrontato in quella sede con le dichiarazioni
rese dal AC 1, PC 1 ha ribadito la sua tesi ed ha affermato (verbale citato, pag.
6):

 

“ 
… Ne prendo atto ma dichiaro che anche questo é
falso. Io non avevo il coltello perché non sono un criminale.

A domanda dell'avv. __________ rispondo che anche nell'ipotesi in cui avessi
avuto un coltello in mano non avrei mai reagito colpendo l'aggressore con il
coltello, solo essendo stato spintonato alle spalle e senza neppure sapere chi
fosse”. 

 

Sul seguito dello scontro egli ha dichiarato (verbale
citato, pag. 6 e 7):

 

“ 
Quando sono scappato sono corso fino all'aiuola
di fronte al ristorante, raffigurata con la freccia blu nella fotografia n. 1 e
nella fotografia n. 5. Ho pensato di andare in quel posto perché era illuminato
e da lì chiedere aiuto. Visto che ci sono delle famiglie che abitano di sopra e
passa la strada cantonale, qualcuno mi avrebbe visto. Lì sono stato raggiunto,
dopo un attimo, da AC 1. Anche lui é arrivato di corsa e in mano teneva il
coltello. Lì ho visto per la prima volta il coltello e ho riconosciuto AC 1.
Egli non barcollava ma correva deciso verso di me. Preciso che quando sono
scappato ho pensato che la persona che mi aveva aggredito volesse derubarmi
l'incasso. Sono rimasto nell'aiuola, dove vi era l'illuminazione, pensando che
l'aggressore dopo aver preso i soldi se ne sarebbe andato. Nel contempo ho
subito iniziato a gridare chiedendo aiuto. Già quando correvo verso l'aiuola
avevo gridato. Quando sono state raggiunto da AC 1 mi sono accorto che aveva un coltello e cercava di colpirmi di fronte. Gli ho anche chiesto
"cosa ti ho fatto", ma lui non pronunciava una parola. Durante quella
colluttazione non ricordo se AC 1 mi abbia colpito. So solo che mi sono
ritrovato con una ferita alla mano sinistra e la ferita alla mano destra con la
quale gli ho preso il coltello. Mi sono ritrovato pure con una ferita alla
schiena. Non so se questa mi é stata fatta in quel momento o precedentemente.
Sono riuscito a toglierli di mano il coltello, afferrandolo dalla lama con la
mano destra procurandomi due tagli alle dita.”

 

Sempre stando al racconto del PC 1 i due uomini
si sono poi spostati verso Via __________ dove ha avuto luogo un ultimo scontro
(verbale citato, pag. 7):

 

“ 
Con il coltello in mano sono scappato lungo Via __________.
Ho deciso di scappare in quella direzione pensando di poter trovare qualcuno
che mi potesse aiutare, perché quella zona é più abitata e ci sono anche
persone che conosco. Penso che al momento in cui sono scappatoAC 1 fosse caduto
a terra nella colluttazione quando gli ho tolto il coltello. Ho raggiunto la
casa raffigurata nelle fotografie n. 12 e 13, ho bussato al portone e ho
gridato per chiamare gli inquilini che abitano in quella casa, e per finire mi
sono messo davanti al negozio. Io gridavo "aiuto, chiamate la Polizia,
sono PC 1 del ________", ho pure chiamato "__________", ossia __________,
che abita al primo piano della casa di fronte. Ero quasi sfinito a causa del
sangue che avevo perso in precedenza, quando ho affrontato AC 1 per togliergli
il coltello. Mi sono messo sugli scalini davanti alla vetrina del negozio, dove
sono state raggiunto da AC 1. Per non farlo avvicinare ho tenuto il coltello
con la mano destra puntandolo contro di lui. Lui vedendomi debole continuava a
venirmi addosso. E' possibile che avvicinandosi a me io l'abbia colpito per un
attimo con il coltello. Lui continuava ad infierire contro di me, a venirmi
contro e a colpirmi perché si era reso conto che ero debole. Mi colpiva con
calci su tutto il corpo, dove riusciva. Ricordo che sono un po' ceduto sulle
scale e di aver pensato che era finita e che non avrei più rivisto i miei
familiari. Ricordo che una signora aveva chiamato dalla finestra dicendo di
smetterla e che avrebbe chiamato la Polizia. Ricordo che le uniche parole di AC
1, alla fine di tutto, sono state "adesso me ne vado". In precedenza
non aveva detto nulla ne mi ha mai insultato. Aveva uno sguardo feroce ma non
ha mai detto nulla. Dal momento in cui mi ha detto che se ne andava non l'ho
più rivisto. Non é transitato più di fronte a me.“

 

 

                                20.   Nel corso
dell’inchiesta sono stati sentiti vari testimoni, ma è risultato ben presto
chiaro che nessuno di essi ha assistito a quanto accaduto presso il veicolo del
PC 1 o nell’aiuola, e che al massimo essi potevano avere visto qualcosa degli
ultimi istanti dello scontro.

Le testimonianze, in sostanza, sono concordi nel
riferire che l’uomo vestito di scuro, poi identificato nel AC 1, stava colpendo
quello vestito con la camicia chiara, identificato nel PC 1, che chiedeva aiuto.

__________ ha riferito (verbale 24 settembre 2004,
all. 28 RPG):

 

“ 
Ad un punto della notte venivo svegliato da
grida di aiuto, sentivo infatti: "Aiuto .... aiuto ... chiamate la polizia
!! ". Sentite queste grida aprivo le tapparelle della mia finestra e udivo
continuamente le grida di aiuto. Preciso che non vedevo nessuno ma volgendo lo
sguardo verso nord ristorante ________ - vedevo un uomo con camicia chiara
imbrattata di sangue. Questo uomo barcollando e gridando aiuto si avvicinava al
salone di parrucchiera e ha picchiato al portone d'entrata chiedendo aiuto. A
questo punto ho avvisato la polizia. Giunto davanti allo stabile si e fermato
ed é a questo punto che ho visto che un altro uomo, vestito di scuro con un
cappello con ala dalla corporatura snella, avvicinarsi alla persona ferita.
Anche questa persona barcollava mentre camminava. Mi é pure sembrato che
quest'ultimo avesse un fazzoletto davanti alla bocca, per intenderci come i
banditi. La prima persona, vestita di chiaro era appoggiata al davanzale della
stabile della parrucchiera quando il secondo gli si é scagliato contro,
colpendolo con calci violenti. Prendeva addirittura la rincorsa indietreggiando
un paio di passi per poi colpire l'altra persona. Posso affermare che
l'aggressore non ha mai proferito parola, è sempre rimasto in silenzio. Mentre
la persona ferita gridava sempre aiuto. Dopo questi 3 / 4 calci i due sono
venuti in contatto e ne é nata una colluttazione che ha portato i due a terra.
I due si colpivano in maniera brutale ma senza proferire parola. Ad un certo
punta l'uomo con il cappello si é alzato in piedi e si é incamminato verso nord
barcollando parecchio, ad un certo punto ha attraversato la strada e l'ho perso
di vista. II secondo si é anche lui alzato in piedi e con un oggetto che non so
cosa poteva essere, batteva contro il vetro del salone di parrucchiera alla
ricerca di aiuto.”

 

__________, anch’egli residente in via __________,
ha affermato di aver assistito alle fasi finali dell’aggressione e di aver
visto l’uomo vestito di scuro tirare delle pedale a quello con la camicia
chiara sporca di sangue (verbale 28 settembre 2004, all. 30 RPG):

 

“ 
Il giorno 24.09.2004, verso le ore 00:15 mentre
stavo guardando la televisione ho sentito delle grida da parte di una persona
di sesso maschile senza capirne il contenuto. Mi sono affacciato alla finestra
del salotto, che da verso sud, e non ho notato nulla. Il mio primo pensiero era
quello di avventori un po' alticci. Subito dopo mia moglie mi ha fatto notare,
alzandosi dal letto, che udiva delle invocazioni d'aiuto. Al che io mi sono
sporto da una finestra che da verso nord sulla cantonale vecchia del paese. A
questo punto ho notato la presenza di due uomini che stavano litigando in
posizione eretta. Uno dei contendenti portava una camicia chiara e pantaloni
scuri. Non ho notato nessun oggetto in possesso dei due summenzionati. Il
secondo era vestito completamente in scuro e indossava un cappello. Da notare
che l'uomo con la camicia bianca aveva una macchia vistosa di sangue sulla
schiena. La scena dei fatti era rischiarata dalle luci di una vetrina e da
quelli dell'illuminazione pubblica. I due uomini si trovavano a circa una quindicina
di metri in linea d'aria. Ho intuito che la lite poteva avere delle conseguenze
gravi e immediatamente sono andato in cucina a prendere iI telefono fisso con
l'intenzione di chiamare il 117. Ho lasciato suonare alcune volte e visto che
nessuno rispondeva ho riattaccato e sono ritornato in camera per cercare di
vedere il prosieguo della disputa. In questa seconda fase le posizioni dei
contendenti erano cambiate. Quello vestito di scuro giaceva sulla schiena
sull'asfalto e quello con la camicia bianca gli era sopra. Non davano
l'impressione di lottare ma di essere caduti. Quello vestito di scuro non
proferiva parola mentre l'altro porgeva delle domande nel suo dialetto del sud
Italia tipo: "ma che to fatto… ma che vuoi.. ". Dal timbro di voce ho
capito che quello vestito in bianco era l'PC 1 gerente del ristorante ________
di ________. I due si sono rialzati. L'PC 1, barcollando, si é appoggiato alla
parete, e in quel frangete ha ricevuto almeno due pedate in pancia da parte
dell'altro contendente che a mio modo di vedere doveva essere ferito anche lui
per come si muoveva. Ho poi udito un rumore metallico ed io nella mia mente,
visto l'accaduto, ho dubitato che potesse essere un rumore provocato da una
lama di un coltello. Sono ritornato in cucina ed ho composto nuovamente il 117.
Un uomo mi ha confermato che erano gia stati avvisati. Fra la mia prima
telefonata e la seconda saranno passati 3-4 minuti.

D01. Lei ha visto qualcuno in possesso di un coltello ed eventualmente
utilizzato contro terze persone

R01. Assolutamente no. L'unico episodio é quello delle pedate in pancia.

D02. Lei ha notato se la persona vestita di scuro aveva il volto coperto?

R02. No, non sono in grado di dirlo.”

 

Di tenore analogo le dichiarazioni di __________
sull’ultima fase della colluttazione (verbale 21 novembre 2004, all. 31 RPG):

 

“ 
Sulla strada laterale, nei pressi del ristorante
__________, dove ci sono degli scalini, ho visto due persone che stavano
litigando. Non le conoscevo. Per la precisione una era vestita di scuro ed è quella
che ripetutamente aggrediva e colpiva l'altra. Mi ricordo che ad un certo punta
gli si avventava contro alle spalle. Io ho gridato nella loro direzione “…
smettetela, smettetela .. ", al che quello vestito di scuro ha fatto
alcuni passi verso di me per poi ritornare e nuovamente aggredire alle spalle
l'altro contendente che era a terra, vicino agli scalini. Quello vestito di
scuro ha picchiato ripetutamente l'altro anche con delle pedate. Durante questa
fase di aggressione udivo la voce di un uomo che gridava " ... aiuto, non
voglio morire, __________ chiamate mia moglie __________ ... ". Poi una
voce femminile ha gridato qualcosa tipo " ... arriva la polizia ... "
Poco dopo quello vestito di scuro si é allontanato, non l'ho più rivisto ed
anche l'altro é sparito dietro una casa, per cui sono rientrata in casa e non
ho più visto e sentito nulla.”

 

Anche __________ ha riferito di aver visto un
uomo vestito di scuro colpire un’altra persona (verbale 24 settembre 2004, all.
36 RPG): 

 

“ 
Questa notte mentre mi trovavo in camera da
letto, venivo svegliata da grida di aiuto. Più precisamente : " Aiuto ....
aiuto ..... aiuto .. !!". Sentite le grida mi sono affacciata alla
finestra e volgendo lo sguardo in direzione del ristorante ________, ho visto
un uomo che gridava dirigersi verso lo stabile dove mi trovavo a passo di
corsa. Questo uomo si é poi fermato sotto casa e ad un certo momento ho visto
un secondo uomo. II primo indossava una camicia chiara, mentre il secondo era
vestito di scuro con un cappello con ala. Queste due persone, giunte sotto casa
mia, si sono messe a litigare. Ho visto infatti che l'uomo vestito di scuro
prendeva a calci l'altra persona. L'aggressore non ha mai detto nulla, mentre
chi subiva gridava: "perché mi fai questo .... cosa ti ho fatto io ...
" Vedendo questa sono corsa al telefono ed ho chiamato la polizia. Dopo la
telefonata mi sono riaffacciata alla finestra della cucina dalla quale ho
potuto vedere che la colluttazione fra i due continuava.

Infatti ad un certo momento i due litigando si sono arrotolati sulle scale
della stabile. Dopo questo il primo ad alzarsi mi sembra sia stato quello
vestito di scuro. L'altro, che anche lui si é rialzato ad un certo momento ho
visto che teneva nella mano destra un coltello. Lo teneva con la lama rivolta
verso il basso ma nonostante questo, l'altro uomo continuava a prenderlo a
calci. A questo punto gridavo ai due di smetterla comunicandogli che avevo
avvisato la polizia. La lite é poi finita quanta l'uomo vestito di scuro si é
allontanato in direzione del ristorante ________. Ho visto questa uomo
allontanarsi barcollando. Mi ha dato l'impressione che fosse ubriaco o ferito.”

 

 

                                21.   Le tracce di
sangue presenti in loco non consentono da sole di maturare delle certezze.

Se ne è trovato all’interno del veicolo del PC 1,
sul sedile anteriore sinistro e sul portaoggetti tra i due sedili (foto n. 4).
L’unico campione esaminato (foto n. 4, freccia rossa) appartiene al PC 1, ma
ciò collima con la tesi di entrambe le parti.

Significativo è invece che nelle immediate
adiacenze del veicolo non sono state trovate tracce di sangue (cfr. foto n. 3),
come invece avrebbe dovuto essere almeno secondo la versione del AC 1, che
sostiene di essere stato accoltellato all’esterno della vettura dal PC 1 seduto
al posto di guida, o come ritiene la difesa, che sostiene che i due hanno
lottato a terra nella zona indicata dalla freccia gialla di sinistra, atteso
oltretutto che il perito dott. _______ha affermato che la ferita del AC 1 “sanguinava
parecchio” (verbale dibattimentale, pag. 6), ciò che è attestato dal sangue
trovato nella sua auto e nel punto in cui è stato soccorso (foto n. 22, 23, 26,
27).

Per il resto le tracce di sangue consentono solo
di ripercorrere il cammino dei contendenti dall’auto all’aiuola, e dall’aiuola
alla vetrina e agli scalini del negozio (foto n. 5-15 e 18-21), senza però
fornire indicazioni sui comportamenti dell’uno o dell’altro.

Anche il sangue presente sul coltello è un
elemento neutro di giudizio, essendo assodato che entrambi l’hanno impugnato, e
che entrambi hanno ferito e sono stati feriti con quell’arma.

 

 

                                22.   Nemmeno le
ferite riportate dai contendenti, in particolare quelle del PC 1, consentono da
sole un giudizio definitivo sui fatti e sulle versioni delle parti.

E’ però indubbio che esse, in particolare quella
al collo del PC 1, si attagliano molto meglio alla sua versione che non a
quella dell’imputato.

Tale ferita, infatti, a dispetto delle reiterate
affermazioni dell’accusato di avere inferto solo una “strisciata” con la lama
dell’arma allorché essa era in mano al PC 1, è in realtà, secondo il perito
giudiziario, una ferita da punta e taglio, e non una ferita da taglio.

Questo accertamento è risultato di difficile
assunzione per il motivo che la ferita al collo non è stata fotografata prima
dell’intervento chirurgico, ragione per cui le valutazioni sulla natura della
ferita sono state espresse sulla scorta del referto operatorio del dott. __________
(fortunatamente dattiloscritto), che così aveva descritto l’intervento il 28
settembre 2004 (all. 8 RPG):

 

“ 
Iniziamo con la revisione della ferita
latero-cervicale, l’incisione cutanea quasi rettilinea e ascendente verso
laterale è di 12 cm in un collo atletico, la profondità raggiunge i 7 cm nella sua parte posteriore. Il paziente sanguina da diverse vene piuttosto importante, non mi
sembra trattarsi delle giugulare esterna nella zona anteriore, ma di un ramo
della stessa. Legatura plurime, coagulazione di diversi vasi e di piccole
arterie. Importante la ragia specialmente dalla muscolatura che è tranciata in
direzione obliquo-verticale, praticamente fino ai corpi vertebrali (7 cm in profondità nella zona latero-posteriore). Clinicamente ed anche all’esame della ferita non
dovrebbe essere toccato l’accessorio. Nella ferita stessa sono visibili alcuni
piccoli rami superficiali probabilmente del nervo auricolare ed alcuni profondi
laterali che inseriscono nella muscolatura del collo. Dopo un’emostasi accurata
sutura di riadattamento della muscolatura profonda, inserzione di Redon,
riadattamento del trapezio tranciato. Pannicolo adiposo importante, sutura
sottocutanea e cutanea.

Sutura di due piccole ferite alla mano destra ed una seconda alla mano sinistra
con pochi punti.

Dopo rotazione laterale del paziente ispezione della ferita dorsale a metà
torace localizzata al centro-destra. Lunghezza della ferita 8 cm, si estende molto in profondità obliquamente verso l’alto e raggiunge i processi spinosi dei
corpi vertebrali dove la lama si è arrestata contro questi ultimi. Anche qui
ragie predominanti muscolari, coagulazione dei vasi, profondità della ferita
pure 7 cm. Redon, riadattamento della muscolatura, sutura del sottocute e della
cute.”

 

L’allora patologo cantonale dott. __________
aveva definito la ferita al collo come ferita da punta e taglio (AI 81, verbale
9 maggio 2008, pag. 3), ma per migliore certezza è stata chiesta una perizia al
dott. _______(AI 96) il quale, esaminati gli atti (pag. 1-20 del referto) e
premesso di non potere dare risposte definitive per la mancanza delle
fotografie della ferita (pag. 21), ha dichiarato che si tratta di ferita da
punta e taglio in cui la componente del taglio era prevalente (pag. 21), motivo
per cui egli ha ritenuto, limitatamente alla prima fase della disputa, la
versione diPC 1 “più plausibile” e quella diAC 1 “del tutto
improbabile”, precisando che le strutture vitali erano state risparmiate
solo per pochi millimetri (pag. 21).

Il complemento di informazioni (AI 104) chiesto
al perito dal Procuratore pubblico non ha mutato questo responso, ed anche in
aula il dott. _______ha confermato la propria opinione.

 

 

                                23.   Il pregresso
possesso del coltello non ha potuto essere attribuito all’uno o all’altro dei
contendenti.

L’affermazione della signora ________ di averlo
visto in precedenza tra gli effetti personali dell’accusato non è stata
ritenuta prova sufficiente.

D’altro canto, nessuno ha ricociuto il coltello
da sub come appartenente al PC 1, né è stato riferito di una sua abitudine di
armarsi per proteggere l’incasso della giornata.

 

 

                                24.   La Corte,
chiamata ad accertare come si sono realmente svolti i fatti, ha in primo luogo
ritenuto che dei due contendenti era l’accusato a nutrire un intento punitivo nei
confronti dell’altro, e non certo il PC 1. E’ infatti il qui imputato che, dopo
averci pensato per tutto il pomeriggio, è partito da _______ alla volta di ________
animato da rancore e spirito di vendetta. Con notevole determinazione, ha
attraversato mezzo Ticino in auto, e quindi, armato (perché il AC 1 ammette
quanto meno di avere recato con sé il tubo di ferro), ha atteso nell’ombra per circa
un’ora la propria vittima.

L’intensità della volontà di nuocere
dell’accu