# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5bbc2e89-ca22-50e9-a41b-ed7160109ecf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.01.2012 32.2011.171
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-171_2012-01-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.171

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  9 gennaio
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 giugno 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 maggio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1963, di formazione commesso di vendita, in data 21 settembre 1992 ha presentato una prima domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, in
particolare ad una riformazione professionale, a seguito di “frattura
vertebrale (L1)” (doc. 4/1-6).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione del 9 marzo 1993,
cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha negato il diritto a
prestazioni, ritenendo l’assicurato totalmente abile al lavoro nella sua
professione di venditore (doc. 2-1).

                                      

                                         In data
27 aprile 1999 l’assicurato ha presentato una seconda domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a seguito di “dolori lombari e
all’arto inferiore sx persistenti dopo operazione per ernia discale” (doc.
16/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un accertamento
della capacità professionale e di lavoro presso il Centro di osservazione
professionale (COPAI) di __________ (doc. 31), con decisione del 2 febbraio
2000, cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha negato il diritto a
prestazioni, dato che l’assicurato, “di formazione venditore, è completamente
abile nell’attività appresa e quindi non vi sono affezioni invalidanti ai sensi
di legge” (doc. 35-1).

                                      

                               1.2.   In data 9
ottobre 2009, l'assicurato, da ultimo attivo in qualità di autista, ha
presentato all’UAI una nuova domanda di prestazioni AI per adulti a seguito di
“dolori lombari e all’arto inferiore sx persistenti dopo operazione per ernia
discale 1998; depressione-ansia, attacchi di panico” (doc. 38/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM) (doc. 81), con progetto di decisione del 26 gennaio 2011 (cfr.
doc. 85/1-3), poi confermato con decisione del 12 maggio 2011, l’Ufficio AI ha attribuito
all’interessato un quarto di rendita di invalidità (grado AI del 48%) a partire
dal 1° agosto 2010 (doc. B).

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. __________
della RA 1, ha presentato ricorso al TCA (doc. I).

                                         La rappresentante
ha precisato di disporre di un incarto incompleto e di essere in attesa di
ricevere dall’Ufficio AI la documentazione completa, così da potere valutare la
correttezza o meno della decisione dell’amministrazione (doc. I).

                                         La
rappresentante dell’assicurato ha inoltre postulato la concessione
dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale
(doc. II + E).

                                         

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, rilevato che “l’assicurato non ha formulato precise obiezioni e
considerazioni avverso la decisione resa dall’amministrazione”, ha postulato
un’integrale reiezione dell’impugnativa (doc. V). 

 

                               1.5.   In data 30
agosto 2011, l’avv. __________ della RA 1, ha trasmesso al TCA uno scritto,
denominato “completazione del ricorso”, postulando l’annullamento della
decisione impugnata e la retrocessione degli atti all’amministrazione per
l’esecuzione di una nuova perizia psichiatrica (doc. VII).

                                         Sostanzialmente
la rappresentante ha contestato la decisione dell’amministrazione, criticando
in particolare la valutazione peritale psichiatrica eseguita dal dr. __________
nell’ambito di una perizia pluridisciplinare SAM, a suo avviso lacunosa e
contraddittoria e quindi non probante ai sensi della giurisprudenza in materia.

                                         La
rappresentante ha infatti rilevato che, come indicato dalla psichiatra curante
dell’assicurato, dr.ssa __________, la perizia del dr. __________ appare
lacunosa sia con riferimento all’anamnesi - non raccolta direttamente
dall’autore del consulto peritale psichiatrico, bensì rifacendosi a quanto
indicato dalla dr.ssa __________ del SAM – sia per quanto concerne la diagnosi
di sindrome depressiva ricorrente – posta tuttavia senza soffermarsi né sul
numero, né sulla frequenza dei diversi episodi – sia infine riguardo alla
diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente – che, a mente del perito,
non adempirebbe i criteri di Foerster, senza tuttavia spiegare per quali
motivi.

                                         Alla luce
di questi elementi, la patrocinatrice ha ritenuto che lo stato di salute psichico
dell’interessato non sia stato sufficientemente valutato e che necessiti dunque
di essere ulteriormente approfondito dall’Ufficio AI, al quale devono essere
rinviati gli atti per ulteriori accertamenti medici.

                                         La
rappresentante dell’assicurato ha poi contestato anche la valutazione economica
eseguita dall’Ufficio AI, criticando sia il reddito da valido – che, a suo
avviso, avrebbe dovuto essere calcolato utilizzando i dati statistici, dato che
l’interessato ha cambiato dopo l’apprendistato 18 posti di lavoro – sia quello
da invalido – con riferimento in particolare alla riduzione dell’8% per lavori
leggeri, percentuale ritenuta dalla legale troppo esigua, alla luce delle
importanti limitazioni dell’assicurato (doc. VII).

                                      

                               1.6.   L’UAI, in sede
di duplica - dopo avere ribadito la correttezza sia della valutazione medica
dei medici del SAM, alla luce dell’ulteriore presa di posizione del dr. __________
e dello stesso SAM, sia di quella economica - ha postulato un’integrale
reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto (doc. XII + 1-4). 

                                      

                               1.7.   In data 4
novembre 2011, la patrocinatrice dell’assicurato ha ribadito le critiche
ricorsuali a proposito della perizia psichiatrica del dr. __________ – che a
suo parere non sono state chiarite dalla nuova presa di posizione del dr. __________
- e ha trasmesso al TCA un certificato medico relativo alla degenza
dell’interessato presso la Clinica __________.

                                         Alla luce
della nuova giurisprudenza federale, la rappresentante dell’assicurato ha
chiesto al TCA di ordinare una perizia psichiatrica giudiziaria (doc. XIV + G).

 

                               1.8.   Con
osservazioni del 9 dicembre 2011, l’Ufficio AI - dopo avere indicato che “il
dr. __________ ha avuto modo di esprimersi sulle obiezioni sollevate da
controparte nel complemento del 3 ottobre 2011 e che egli ha proceduto alla
valutazione del caso dell’assicurato in piena conoscenza dell’anamnesi,
contrariamente a quanto sostenuto da controparte” - ha nuovamente chiesto la
reiezione del ricorso (doc. XVI).

 

                                         Questo
scritto dell’amministrazione è stato trasmesso all’assicurato (doc. XVII), per
conoscenza.

 

                                         

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/2010 del 18 febbraio
2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato un
quarto di rendita di invalidità o se, al contrario, come da lui richiesto, egli
abbia diritto ad una rendita intera di invalidità. 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente,
in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3
febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18
ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA
inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

                                      

                               2.3.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe
a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di
guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

                                         

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in
quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti
medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile
dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società
(DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127
V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in
casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una
comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza
qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento
di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso,
nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il
disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr.
sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento
ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007
del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante
di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della
situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono
considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di
prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4
luglio 2007).

 

                               2.4.   Nel caso di
specie, l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di
salute dell’assicurato, ha ritenuto opportuno far esperire una perizia
pluridisciplinare affidata ai medici del SAM, i quali hanno valutato la patologia
reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________) e psichiatrica
(dr. __________).

 

L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto del 28 ottobre 2010, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “1. sindrome cervicovertebrale
cronica in alterazioni degenerative del rachide cervicale (condrosi C4/C5,
osteocondrosi C5/C6 con spondilosi anteriore ed uncartrosi plurisegmentali);
disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale con scoliosi
sinistroconvessa); sbilancio muscolare; 2. sindrome lombospondilogena cronica
con componente radicolare irritativa S1 a sinistra in osteocondrosi con
spondilosi anteriore L5/S1 in esiti da discectomia L5/S1 a sinistra nel 1998;
esiti da frattura vertebrale L1, curata conservativamente; disturbi statici del
rachide (appiattimento della dorsale con leggera anteflessione globale della
colonna vertebrale in toto, scoliosi sinistroconvessa dorsale); decondizionamento
e sbilancio muscolare; 3. gonalgia anteriore a sinistra di non chiara eziologia”,
mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa ha indicato
quella di “condrocalcinosi probabile” (doc. 81-33).

Il dr. __________ ha rilevato che, “sebbene venga
fatta valere una sintomatologia algica rilevante, l’assicurato non assume
farmaci analgesici e non segue un programma di fisioterapia specifico”,
aggiungendo che “in merito il reumatologo curante nell’ottobre 2009
consigliava, in caso di esacerbazione, un’infiltrazione peridurale di steroidi
ed eventualmente un approccio infiltrativo segmentale a livello lombare” e che
“sul piano fisioterapico è sicuramente auspicabile un riequilibrio della
muscolatura” (doc. 81-35).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’assicurato abile al lavoro a tempo pieno, ma con un rendimento
ridotto del 10%, sia nella sua ultima attività di autista - a condizione che
“non debba partecipare al carico e scarico della merce, che le trasferte non
superino i 30 minuti senza possibilità di fermarsi e cambiare posizione,
premesso che i limiti funzionali e di carico citati sopra siano pienamente
soddisfatti” - sia in altre attività leggere e rispettose dei suoi limiti
funzionali, a decorrere dal mese di ottobre 2009 (doc. 81-35).

 

L’aspetto neurologico è invece stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto del 9
novembre 2010, poste le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di
“sindrome lombovertebrale cronica con stato dopo intervento di discectomia
L5/S1 a sinistra, attualmente senza rilevanti deficit radicolari diffusi;
tremore verosimilmente di tipo essenziale rispettivamente tremore fisiologico
aumentato”, ha considerato l’assicurato,  dal profilo strettamente neurologico,
abile al lavoro al 100% (doc. 81-38).

 

L’aspetto psichico è, infine, stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, nel
suo referto del 25 novembre 2010, ha posto le diagnosi di “disturbo di
personalità misto (ICD10-F61.0) dipendente, evitante, persecutorio; sindrome somatoforme
da dolore persistente (ICD10-F45.4); sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale di grado lieve (ICD10-F33.0)” (doc. 81-26).

Il dr. __________ ha indicato che “sebbene la
sindrome depressiva sia lieve da un punto di vista fenomenologico, la
regressione dell’apparato psichico con un’alterazione del comportamento,
l’elevata tensione continua e la parziale alterazione delle funzioni volitive e
cognitive rende il quadro nel suo complesso con una considerevole
compromissione sulla sua capacità lavorativa”  (doc. 81-26).

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, il dr. __________ ha considerato l’assicurato inabile
al lavoro al 60% (doc. 81-27).

                                         A
proposito dell’evoluzione dello stato di salute dell’interessato, il dr. __________
ha rilevato che, “in concordanza con quanto descritto dalla dr.ssa __________,
l’assicurato ha presentato un’incapacità lavorativa del 100% dal 12 agosto
2009, una incapacità del 50% dal 9 ottobre 2009. In seguito, dal 3 marzo 2010, ha presentato di nuovo un peggioramento del quadro clinico come
descritto dalla collega. Non sono d’accordo con il suo punto di vista in quanto
da allora ha attestato una totale incapacità lavorativa. Dal mio punto di vista
ancora sono presenti delle funzioni residuali quali le funzioni biologiche,
cognitive e volitive che comportano in lui una incapacità lavorativa pari al
60%. Pertanto dal 3 marzo 2010 egli presenta una incapacità lavorativa del 60%”
(doc. 81-27).

                                         

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 17 dicembre 2010, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali
dell’assicurato presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa di “1. disturbo di personalità misto
(ICD10-F61.0) dipendente, evitante, persecutorio; 2. sindrome somatoforme da
dolore persistente (ICD10-F45.4); 3. sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale di grado lieve (ICD10-F33.0); 4. sindrome lombospondilogena cronica con
possibile componente radicolare irritativa intermittente S1 a sinistra in
osteocondrosi con spondilosi anteriore L5-S1 in esiti da discectomia L5-S1 a
sin nel 1998, attualmente senza rilevanti deficit radicolari residui; esiti da
frattura vertebrale L1 nel 1983, curata conservativamente; disturbi statici del
rachide (appiattimento della colonna dorsale con leggera anteflessione globale
della colonna vertebrale in toto, scoliosi sinistroconvessa dorsale); decondizionamento
e sbilancio muscolare; 5. gonalgia anteriore a sin. di non chiara eziologia; 6.
sindrome cervicovertebrale cronica in alterazioni degenerative del rachide
cervicale (condrosi C4-C5, osteocondrosi C5-C6 con spondilosi anteriore e
uncartrosi plurisegmentali); disturbi statici del rachide (appiattimento della
colonna dorsale con scoliosi sinistroconvessa); sbilancio muscolare”, mentre
quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle
di “tremore verosimilmente di tipo essenziale, rispettivamente tremore
fisiologico aumentato; condrocalcinosi probabile; dislipidemia; tabagismo”
(doc. 81/15-16).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro al 40% nell’attività da ultimo esercitata
di autista (lavoro a tempo pieno, ma con una diminuzione del rendimento del
60%) (doc. 81-20), così come in altre attività adeguate, rispettose dei suoi
limiti funzionali (doc. 81-21), a partire dal 3 marzo 2010.

 

                                         I medici
del SAM hanno sottolineato che “per il periodo precedente possiamo codificare
una capacità lavorativa dello 0% dal 12 agosto 2009 per l’importante patologia
psichiatrica necessitante un ricovero presso la Clinica __________. Per il
periodo dal 9 ottobre 2009 al 2 marzo 2010 possiamo codificare una capacità
lavorativa del 50% per un parziale miglioramento della patologia psichiatrica.
A partire dal 3 marzo 2010 l’assicurato ha di nuovo presentato un peggioramento
dello stato psichico, con capacità lavorativa come sopra descritta” (doc. 81-21).

 

Nel rapporto medico del 3 gennaio 2011, la dr.ssa
__________ del SMR, spec. in medicina del lavoro (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei
medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha confermato le percentuali di
incapacità lavorativa dell’interessato stabilite dai medici del SAM

(doc. 83-2).

 

In sede di osservazioni contro il progetto di
decisione del 26 gennaio 2011 dell’UAI di assegnazione di un quarto di rendita
di invalidità a partire dal 1° agosto 2010, l’assicurato ha prodotto il seguente
referto medico, del 14 febbraio 2011, redatto dalla sua psichiatra curante,
dr.ssa __________:

 

" 
Ho preso visione del rapporto peritale redatto
in data 25.11.2010 dal dr. __________, FMH psichiatria e psicoterapia di __________
per il Servizio di accertamento medico del Centro Peritale.

 

Mi preme fare le seguenti osservazioni.

Nello stato psichico il collega segnala una
modalità del paziente distaccata ed evitante sia nel contatto visivo sia nel
rapporto interpersonale (vedi pag. 2 del rapporto peritale); una tonalità
dell’umore orientato verso il polo negativo (vedi pag. 3 del suo rapporto); una
quota d’angoscia lieve; un’ansia libera molto elevata; un’alterazione
dell’attenzione, della concentrazione e della memoria sia di rievocazione sia
di fissazione; segni di stanchezza mentale dopo 45 minuti di colloquio; un
contenuto del pensiero incentrato sulla sua attuale sofferenza psicologica e
fisica. Rileva inoltre che “il suo comportamento è chiaramente evitante e
ritualistico in modo compulsivo; le funzioni volitive sono diminuite dopo la
scomparsa della madre” (vedi pag. 3 del rapporto peritale).

 

Alla pag. 4 del rapporto peritale pone diagnosi
di “disturbo di personalità misto (ICD10-F61.0) dipendente, evitante,
persecutorio; sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4);
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di grado lieve (ICD10-F33.0).

La diagnosi di sindrome depressiva ricorrente da
lui diagnosticata è fatta senza alcuna precisazione del numero di episodi
finora sviluppati, della loro durata, della loro evoluzione, della presenza o
dell’assenza di sintomi residui nella fase intercritica (dato ormai
riconosciuto da tutti gli psichiatri come estremamente sfavorevole
nell’evoluzione delle sindromi depressive ricorrenti e come invalidante) non è
adeguata né approfondita. Il paziente negli ultimi episodi depressivi non ha
presentato alcuna remissione dei sintomi clinici nelle fasi intercritiche,
permaneva una sindrome astenica ed un disturbo del sonno e la fase eutimica non
è più stata raggiunta tra i singoli episodi. Come ben noto le sindromi
depressive ricorrenti senza remissione clinica interepisodica hanno un decorso
sfavorevole e invalidante.

 

Sicuramente condivisibile l’affermazione del
collega che l’elevata tensione continua e la parziale alterazione delle
funzioni volitive e cognitive rende il quadro nel suo complesso con una
considerevole compromissione della sua capacità lavorativa. Dissento rispetto
al grado dell’attuale episodio che non è di lieve bensì di media gravità (vedi
la descrizione del quadro psichico e dei disturbi soggettivi riportati in
perizia).

 

Nella sua valutazione (pag. 4) riferisce che la
sindrome somatoforme da dolore persistente non adempie i criteri di Förster.

Ciò può essere contraddetto dalle seguenti
osservazioni.

 

1)      innanzitutto la sintomatologia dolorosa riferita dal paziente è
presente da anni (vedi rapporti del dr. med. __________ di __________); è stata
resistente ai trattamenti posti in atto; è stata di evoluzione sfavorevole.

 

2)      la stessa è associata ad una patologia psichiatrica grave (sindrome
depressiva ricorrente, disturbo di personalità misto) e ha compromesso le sue
prestazioni in ambito sociale e lavorativo.

 

La valutazione da lui fatta appare superficiale e
non dettagliata. Non è ravvisabile il ragionamento attraverso il quale arriva a
quantificare un 60% di incapacità lavorativa del paziente, percentuale che
viene posta lì senza alcuna giustificazione.

 

Ritengo superficiale la sua conclusione e poco
strutturato il suo rapporto, meritevole di un approfondimento alla luce del
fatto che la sintomatologia depressiva presentata dal paziente è ulteriormente
aggravata da gravi aspetti fobici con preoccupazione costante di sviluppare un
grave morbo di Parkinson, diagnosi non esclusa dal Prof. __________ neurologo
dell’OCL che ha introdotto in terapia Akineton non per correggere gli effetti
collaterali farmacologici (il paziente non assume alcun neurolettico) ma per il
disturbo extrapiramidale che il paziente presenta (tremori).

Il paziente proviene da una famiglia con diversi
membri affetti dal morbo di Parkinson; presenta un tremore evidente alle mani,
riferisce rigidità nei movimenti e vive con il costante terrore di sviluppare
tale malattia in forma grave senza possibilità di accudimento intrafamiliare
avendo solo un fratello sposato con figli con cui non ha un rapporto
confidenziale ed un padre anziano. Il suo ragionamento resta impregnato su tali
tematiche e determina durante il giorno difficoltà di concentrazione e attenzione
e durante la notte incubi con risvegli frequenti che associati ai deficit
psicologici imputabili al quadro depressivo impediscono al paziente di dare
coerenza e continuità ad una qualunque attività lavorativa.

Ritengo che il paziente presenti una patologia
psichiatrica grave nel suo complesso dovuta alla comorbidità di un episodio
depressivo la cui entità non è sicuramente di grado lieve (non si capisce come
dallo stato psichico da lui rilevato possa giungere a tale conclusione; vi è
un’evidente incoerenza tra quanto oggettivato e quanto desunto), di una
sindrome somatoforme grave associata ai criteri di Förster.

 

L’evoluzione della malattia psichiatrica di cui è
affetto durante questo periodo di presa a carico è stata sfavorevole: la
depressione si presenta come resistente al trattamento e con un decorso
cronico.

 

Ritengo pertanto, alla luce delle mie
osservazioni, necessario un ulteriore approfondimento e un chiarimento rispetto
alla percentuale di incapacità lavorativa.

 

Considero il paziente tuttora inabile al lavoro
al 100%. Non è infatti accettabile la definizione di un’incapacità lavorativa
dapprima, come esplicitato a pag. 5 dal perito, del 100% dal 12 agosto 2009 e
successivamente al 50% senza che mai durante il decorso spieghi per quali
motivi la stessa sia diminuita dal 9 ottobre 2010.

Dal 3 marzo 2010 il collega riferisce che il
paziente ha presentato un ulteriore peggioramento del quadro clinico, come da
me descritto, ma non concordo su quanto da lui concluso e cioè che dal 3 marzo
2010 il paziente presenti un’incapacità lavorativa del 60% a tuttora. Tanto più
che il perito afferma che “la sintomatologia regressiva unita alle alterazioni
parziali delle funzioni cognitive, l’ansia (pag. 6) determinano una riduzione
della sua resistenza, della continuità, della velocità e della caricabilità
lavorativa”. (Doc. 88/3-5)

 

 

Nelle annotazioni del 6 aprile 2011, il dr. __________
del SMR, spec. FMH in medicina generale e FMH in
medicina manuale, ha osservato:

 

" 
La documentazione medica agli atti non giustifica
alcun peggioramento dello stato di salute di quest’assicurato rispetto alla
precedente valutazione medico-teorica, rispettivamente per quel che riguarda le
diagnosi e la sintomatologia accusata dallo stesso paziente.” (Doc. 94-1)

 

                               2.5.   In sede
ricorsuale, l’assicurato ha nuovamente criticato la decisione dell’UAI di attribuzione
di un quarto di rendita a partire dal 1° agosto 2010, facendo presente che la
presa di posizione del dr. __________ del SMR riguardo alle contestazioni
espresse dalla sua psichiatra curante non può essere considerata pertinente,
non essendo egli uno specialista in materia (doc. VII).

 

                                         Al
riguardo, la dr.ssa __________, psichiatra del SMR, ha ritenuto opportuno interpellare
i medici del SAM, chiedendo le seguenti precisazioni:

 

" 
L’assicurato ha inoltrato ricorso contro la
decisione AI basatasi sulle conclusioni della perizia SAM del 17 dicembre 2010. In particolare, nel ricorso (vedi doc. allegato del 14.06.2011) viene contestata la perizia
psichiatrica redatta dal dr. __________.

 

I punti critici sollevati sono rappresentati da:

 

-         
assente raccolta anamnestica da parte del perito
psichiatra che si è basato sui data anamnestici raccolti dalla dr.ssa __________

 

-         
non specificazione per quanto riguarda la
diagnosi di s. depressiva ricorrente delle sue caratteristiche (frequenza,
numero di episodi, durata dei periodi intercritici)

 

-         
non indicati i motivi per i quali il perito SAM
si discosta dalle valutazioni della psichiatra curante in merito alla gravità
dell’episodio depressivo rilevato

 

-         
criteri di Foerster non sufficientemente
spiegati

 

-         
evoluzione dello stato di malattia.

 

 

Inoltre, agli atti è presente rapporto medico
della dr.ssa __________ del 14.02.2011 vedi documento allegato) che aggiunge le
proprie osservazioni circa la valutazione psichiatrica del dr. __________.
Riteniamo quindi opportuna una presa di posizione da parte del vostro perito
psichiatra al fine di potere chiarire le osservazioni poste.” (Doc. X/1)

 

 

Con scritto del 3 ottobre 2011, indirizzato ai
medici del SAM, il dr. __________ ha osservato:

 

" 
In data 4.11.2010 ho avuto modo di esaminare la
persona summenzionata nell’ambito di una valutazione peritale. Nel suo scritto
del 19.9.2011 mi chiede una presa di posizione in merito al ricorso inoltrato
dall’assicurato. In particolare mi viene chiesto di esprimere la mia posizione
rispetto ai punti critici sollevati dalla dr.ssa __________, la sua attuale
psichiatra curante.

 

Per quanto riguarda la documentazione medica da
me esaminata mi soffermo in particolare sui rapporti che la collega dr.ssa __________
aveva stilato, oltre alla lettera di dimissione dalla Clinica __________, dove
l’assicurato è stato degente dal 17.8.2009 al 14.9.2009.

 

Nel suo rapporto medico AI del 10.11.2009 la
collega ha posto la diagnosi di sindrome da disadattamento con reazione mista
ansioso-depressiva (ICD10-F43.22) e disturbo di personalità misto (ICD10-F61.0)
evitante diffidente. Non ha espresso alcuna diagnosi psichiatrica per quanto
riguardava la sindrome somatoforme da dolore persistente, aggiungendo che per
le diagnosi fisiche rimandava al medico curante dr. __________ e al dr. __________,
reumatologo. In tale rapporto ha attestato una incapacità lavorativa del 100%
dicendo che la prognosi appariva al momento sfavorevole.

 

Nel suo rapporto medico AI del 4.3.2010 attesta
che su insistenza dello stesso assicurato ha assecondato il suo desiderio di
lavorare e che pertanto ha attestato una incapacità lavorativa del 50% dal
9.10.2009. Poi dopo un’esperienza fallimentare sul posto di lavoro ha ritenuto
l’assicurato inabile nella misura del 100% dal 3.3.2010 in avanti.

 

Alla luce di quanto riportato dalla collega nei
suoi documenti, vanno realizzate diverse considerazioni per capire il modo in
cui come perito arrivo alle mie conclusioni.

 

Dal mio punto di vista il quadro clinico che
presenta l’assicurato è compatibile con una diagnosi di sindrome depressiva
ricorrente, nell’ambito di un disturbo di personalità. Ho posto l’accento nella
mia valutazione sul fatto che è questo aspetto personologico del soggetto
quello che condiziona in maggiore misura la sua capacità lavorativa. Inoltre la
diagnosi di sindrome depressiva ricorrente è riconosciuta da un punto di vista
giuridico una malattia invalidante. Per questo motivo, in considerazione della
durata del quadro depressivo e della prognosi che reputo sia stazionaria e
riservata a lungo termine, ho ritenuto necessario porre tale diagnosi ai sensi
della giurisprudenza. Non ho analizzato nel dettaglio i periodi di
recrudescenza, né quelli intercritici della malattia depressiva, in quanto va
compresa soprattutto la lunga durata della sintomatologia e soprattutto il
processo regressivo facilitato dal disturbo di personalità di base che presenta
l’assicurato. Fenomenologicamente il quadro depressivo non è grave perché non è
constatabile una grossa compromissione del tono dell’umore, né delle funzioni
del pensiero, né quelle volitive tipiche dei decorsi gravi e sfavorevoli.

 

La collega __________ invece ha posto come
diagnosi la sindrome da disadattamento che per la giurisprudenza non ha alcun
valore di malattia invalidante. Nel suo secondo rapporto non mi risulta che
abbia posto una diagnosi, sebbene abbia dichiarato un peggioramento del quadro
clinico.

 

Inoltre va sottolineato un aspetto per quanto
riguarda la gravità dichiarata dalla collega. Il fatto che la collega abbia
accettato di porre l’assicurato in malattia nella misura del 50% parla a favore
che la stessa non reputava che l’assicurato presentasse un grave quadro
psicopatologico, altrimenti non avrebbe affatto accettato che l’assicurato
stesso facesse una ulteriore “prova” lavorativa.

 

Inoltre va sottolineato che in nessuno dei suoi
rapporti la collega ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme da dolore
persistente, per poi fare un’osservazione sulla diagnosi da me posta in cui ho
riconosciuto una componente somatoforme del quadro psicopatologico. La collega
afferma che la sindrome somatoforme da dolore persistente che presenta
l’assicurato adempie i criteri di Förster. Dissento con la dr.ssa __________
perché da un punto di vista fenomenologico la sintomatologia algica della quale
si lamentava l’assicurato non è apparsa né eclatante, né importante al momento
della mia esplorazione. Egli ha mantenuto una attitudine evitante e distaccata
ma non ha espresso segni chiari di sofferenza algica (ad esempio attraverso
l’adozione di misure antalgiche o gesti di dolore). Inoltre, sebbene si tratti
di una sintomatologia cronica e che è apparsa resistente ai trattamenti, non è
così rilevante per riconoscere un carattere di gravità. Questa mia osservazione
clinica è stata poi esaminata in dettaglio dal collega dr. __________ nella sua
valutazione peritale ed infatti il collega ha valutato che l’assicurato sarebbe
in grado di lavorare 8-9 ore al giorno, con un rendimento diminuito nella
misura del 10%. In contrasto con il collega __________ che valutava una
incapacità lavorativa del 50%.

 

La sintomatologia algica non incide sulla vita
privata dell’assicurato in quanto egli continua a realizzare una vita
caratterizzata da spostamenti fuori casa per fare spese, per trovare persone
nell’ambito del suo nucleo di parenti, per fare visite periodiche alla casa
anziani dove è ospite suo padre e al cimitero ecc. inoltre è in grado di
eseguire alcuni compiti casalinghi da solo e il suo comportamento evitante e
passivo è la conseguenza del suo disturbo di personalità e non è secondario al
dolore.

 

Per quanto concerne le date da me riconosciute d’incapacità
lavorativa, va detto che si tratta di uno sforzo teorico che ho dovuto
realizzare, in quanto parto dal principio che la valutazione del grado di
incapacità lavorativa che presentava l’assicurato al momento della mia
osservazione non era affatto totale, bensì nella misura del 60%. Pertanto, non
avendo altri elementi informativi se non quelli dei documenti stilati dalla
collega, ho riconosciuto le date da lei rapportate ma non ho riconosciuto un
peggioramento così grave come lei ha attestato nel suo ultimo rapporto.

 

Per quanto concerne gli aspetti anamnestici da me
riportati nella mia perizia, sebbene molto succinti, esprimono in modo
essenziale e chiaro il fatto che la sofferenza che presenta l’assicurato è la
risultante di un processo di lutto patologico nell’ambito di un legame
simbiotico con la madre.

 

Da quanto da me esposto ritengo e ribadisco che
l’assicurato presenta una incapacità lavorativa per ragioni psichiatriche nella
misura del 60% in quanto si tratta di un processo regressivo parziale
dell’apparato psichico e ancora sono conservate parzialmente diverse funzioni
di esso. Non si tratta di un processo depressivo grave con aspetti psicotici,
né si evidenzia un massiccio processo regressivo dell’apparato psichico.” (Doc.
XII/3)

 

La dr.ssa __________ e la dr.ssa __________ del
SAM, nello scritto del 13 ottobre 2010 di risposta alle richieste del SMR, dopo
avere ripreso per esteso quanto indicato dal dr. __________ nel suo scritto del
3 ottobre 2011, hanno concluso:

 

" 
Concordiamo con la esaustiva risposta da parte
del nostro perito psichiatrico, sottolineando, anche da parte nostra, come le
osservazioni della dr.ssa __________ siano contraddittorie. Infatti la diagnosi
di reazione mista ansioso-depressiva posta durante la degenza ad __________
(v/rapporto 15.09.2009) e ribadita dalla stessa dr.ssa __________ nel suo
rapporto medico AI del 10.11.2009 e del 4.3.2010 (ICD10-F43.22) è per
definizione una diagnosi che viene utilizzata quando i sintomi depressivi e
ansiosi non sono di per sé tali da giustificare una diagnosi a sé stante, e
inoltre è una diagnosi che viene posta in relazione ad un periodo di malattia
ben determinato nel tempo.” (Doc. XII/2)

 

Nelle annotazioni del 18 ottobre 2011, la dr.ssa __________
del SMR ha osservato: 

 

" 
13.10.2011 lettera del SAM:

presa di posizione del dr. __________ riguardo ai
punti critici contestati in corso di ricorso al TCA.

Il dr. __________ spiega ed argomenta in maniera
esaustiva la propria valutazione e le conclusioni a cui era giunto nella sua
perizia, rispondendo in maniera puntuale alle osservazioni poste dalla
psichiatra curante dell’assicurato.

Pertanto si riconfermano le conclusioni alle
quali si era giunti basate sulla perizia SAM del 17.12.2010.” (Doc. XII/4)

 

L’assicurato ha poi trasmesso al TCA un referto
del 23 settembre 2011, indirizzato alla dr.ssa __________, redatto dal dr. __________,
medico responsabile della Clinica __________, dove l’interessato è rimasto
degente dal 2 settembre 2011 al 23 settembre 2001, del seguente tenore:

 

" 
Motivo del ricovero:

somatizzazioni dell’ansia in reazione a conflitti
familiari, in paziente che soffre di sindrome depressiva ricorrente ed è noto
per un precedente ricovero risalente al 2009.

 

Dati anamnestici:

non torniamo sull’anamnesi a voi ben nota.

 

 

Anamnesi psicopatologica recente:

il paziente riferisce sentirsi angosciato e
depresso; afferma non sopportare il contatto sociale, al punto di essersi
isolato. Sottolinea di voler “raggiungere la madre”, deceduta nel 2009, ma non
manifesta ideazioni suicidali strutturate.

Senza lavoro dal 2009, riferisce di avere
difficoltà a sopportare persone autoritarie come è stato il padre. 

Questa sua difficoltà l’avrebbe portato a più
riprese a litigare con colleghi e datori di lavoro, al punto da perdere
l’impiego. Egli è rivendicativo nei confronti della società e dell’AI che non
gli riconosce appieno le sue difficoltà, al contempo nutre sentimenti di
vergogna per essere a carico dell’assistenza.

 

Stato psicopatologico all’entrata:

lucido e orientato, la mimica improntata al
pianto, durante il colloquio e a più riprese il paziente scoppia in lacrime.
Sono presenti ruminazioni mentali incentrate sui rapporti familiari con
sentimenti di rassegnazione alternati a sentimenti di rabbia e di rivalsa. Si
rileva la presenza di ansia marcata e tono d’umore deflesso. Riferisce
isolamento sociale. Lamenta dolori cervicali.

 

Diagnosi:

sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio
di gravità media (F33.1)

disturbo di personalità misti (F61.0)

altre sindromi somatoformi (F45.8)

 

affezioni dei dischi intervertebrali cervicali

stato dopo intervento ernia discale lombare

 

evoluzione e decorso:

il paziente ha beneficiato di un trattamento
combinato con misure farmacologiche, colloqui di sostegno e fisioterapia.

L’evoluzione è stata positiva: abbiamo infatti
riscontrato un graduale miglioramento dello stato psicofisico del paziente,
sotto forma di diminuzione dell’ansia, miglioramento dell’umore, scomparsa
dell’irritabilità e diminuzione dei dolori cervicali.

Permane l’identificazione con la figura materna
(vista come vittima e idealizzata) e la proiezione della propria aggressività sul
padre e in genere sulle figure maschili. Ciononostante, di pari passo con una
diminuzione dell’ansia, assistiamo ad un’evoluzione, sfociata anche con il
riavvicinamento del paziente al fratello.

Dimesso in data 23 settembre, in data 29
settembre il paziente verrà operato di emorroidectomia all’ospedale la __________.

Al laboratorio d’entrata riscontriamo un valore
del colesterolo ben al di sopra della norma. Il paziente ci riferisce di non
aver più preso la statina che aveva in terapia. Ci limitiamo quindi a
prescrivere la statina da voi precedentemente introdotta.” (Doc. G)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato
si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette
già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

 

 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine, il
Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn
der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen
kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (ATF
137 V 232-233 e 236-237)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat 

 

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione
peritale pluridisciplinare dei medici del SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

 

Nel rapporto peritale del 17 dicembre 2010, i
medici del SAM, tenuto conto delle affezioni somatiche e psichiche accertate in
sede peritale, hanno ritenuto l’interessato inabile al lavoro al 60% sia nella
sua precedente attività di autista (doc. 81-20), sia in altre attività
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 81-21), a partire dal 3
marzo 2010.

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, che, del resto, non sono
state smentite, quanto agli aspetti di natura somatica, da altre certificazioni
medico-specialistiche attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.

                                         Il TCA
rileva, infatti, che l’assicurato non ha contestato, tramite la presentazione
di nuovi certificati medico-specialistici, né la valutazione reumatologica del
dr. __________, né quella neurologica del dr. __________.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         L’assicurato
si è limitato a criticare le conclusioni peritali dei medici del SAM producendo
un referto medico della dr.ssa __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia (doc. 88/3-5).

                                         Nel
referto del 14 febbraio 2011, la dr.ssa __________ ha espresso alcune critiche
in merito alla valutazione peritale del dr. __________, ritenendo che
l’assicurato sia affetto da “una patologia psichiatrica grave nel suo complesso
dovuta alla comorbidità di un episodio depressivo la cui entità non è
sicuramente di grado lieve, di una sindrome somatoforme grave associata ai
criteri di Förster”, che comporta una incapacità lavorativa del 100% (doc.
88/3-5). 

                                         A fronte
di queste indicazioni della psichiatra curante, la dr.ssa __________ del SMR ha
considerato necessario richiedere una presa di posizione direttamente da parte
del dr. __________ (cfr. doc. X/1).

Nel suo scritto del 3 ottobre 2011, il dr. __________,
dopo avere risposto in maniera dettagliata e motivata alle critiche espresse
dalla dr.ssa __________, ha confermato la correttezza della propria valutazione
peritale, ribadendo che “l’assicurato presenta una incapacità lavorativa per
ragioni psichiatriche nella misura del 60% in quanto si tratta di un processo
regressivo parziale dell’apparato psichico e ancora sono conservate parzialmente
diverse funzioni di esso. Non si tratta di un processo depressivo grave con
aspetti psicotici, né si evidenzia un massiccio processo regressivo
dell’apparato psichico” (doc. XII/3). 

 

Il perito ha infatti rilevato, a proposito delle
diagnosi psichiatriche dell’interessato, che “dal mio punto di vista il quadro
clinico che presenta l’assicurato è compatibile con una diagnosi di sindrome
depressiva ricorrente, nell’ambito di un disturbo di personalità. Ho posto
l’accento nella mia valutazione sul fatto che è questo aspetto personologico
del soggetto quello che condiziona in maggiore misura la sua capacità
lavorativa. Inoltre la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente è
riconosciuta da un punto di vista giuridico una malattia invalidante. Per
questo motivo, in considerazione della durata del quadro depressivo e della
prognosi che reputo sia stazionaria e riservata a lungo termine, ho ritenuto
necessario porre tale diagnosi ai sensi della giurisprudenza. La collega __________
invece ha posto come diagnosi la sindrome da disadattamento che per la
giurisprudenza non ha alcun valore di malattia invalidante. Nel suo secondo
rapporto non mi risulta che abbia posto una diagnosi, sebbene abbia dichiarato
un peggioramento del quadro clinico” (doc. XII/3).

 

Quanto al fatto contestatogli dalla psichiatra
curante di non avere precisato il numero di episodi depressivi presentati
dall’assicurato e la loro evoluzione nei periodi intercritici, il dr. __________
ha osservato di non avere “analizzato nel dettaglio i periodi di recrudescenza,
né quelli intercritici della malattia depressiva, in quanto va compresa
soprattutto la lunga durata della sintomatologia e soprattutto il processo
regressivo facilitato dal disturbo di personalità di base che presenta
l’assicurato” (doc. XII/3). 

 

A proposito della gravità della patologia
psichiatrica segnalata dalla curante, il dr. __________ ha rilevato che
“fenomenologicamente il quadro depressivo non è grave perché non è constatabile
una grossa compromissione del tono dell’umore, né delle funzioni del pensiero,
né quelle volitive tipiche dei decorsi gravi e sfavorevoli”. Lo specialista ha
aggiunto che “il fatto che la collega abbia accettato di porre l’assicurato in
malattia nella misura del 50% parla a favore che la stessa non reputava che
l’assicurato presentasse un grave quadro psicopatologico, altrimenti non
avrebbe affatto accettato che l’assicurato stesso facesse una ulteriore “prova”
lavorativa” (doc. XII/3).

 

Quanto alla diagnosi di sindrome somatoforme da
dolore persistente e ai criteri di Förster, il dr. __________ ha sottolineato
che “la collega afferma che la sindrome somatoforme da dolore persistente che
presenta l’assicurato adempie i criteri di Förster. Dissento con la dr.ssa __________
perché da un punto di vista fenomenologico la sintomatologia algica della quale
si lamentava l’assicurato non è apparsa né eclatante, né importante al momento
della mia esplorazione. Egli ha mantenuto una attitudine evitante e distaccata
ma non ha espresso segni chiari di sofferenza algica (ad esempio attraverso
l’adozione di misure antalgiche o gesti di dolore). Inoltre, sebbene si tratti
di una sintomatologia cronica e che è apparsa resistente ai trattamenti, non è
così rilevante per riconoscere un carattere di gravità. Questa mia osservazione
clinica è stata poi esaminata in dettaglio dal collega dr. __________ nella sua
valutazione peritale ed infatti il collega ha valutato che l’assicurato sarebbe
in grado di lavorare 8-9 ore al giorno, con un rendimento diminuito nella
misura del 10%. In contrasto con il collega __________ che valutava una
incapacità lavorativa del 50%. La sintomatologia algica non incide sulla vita
privata dell’assicurato in quanto egli continua a realizzare una vita
caratterizzata da spostamenti fuori casa per fare spese, per trovare persone
nell’ambito del suo nucleo di parenti, per fare visite periodiche alla casa
anziani dove è ospite suo padre e al cimitero ecc. inoltre è in grado di
eseguire alcuni compiti casalinghi da solo e il suo comportamento evitante e
passivo è la conseguenza del suo disturbo di personalità e non è secondario al
dolore” (doc. XII/3).

 

 

 

A proposito dell’evoluzione dell’incapacità
lavorativa dell’interessato, il dr. __________ ha rilevato che “la valutazione
del grado di incapacità lavorativa che presentava l’assicurato al momento della
mia osservazione non era affatto totale, bensì nella misura del 60%. Pertanto,
non avendo altri elementi informativi se non quelli dei documenti stilati dalla
collega, ho riconosciuto le date da lei rapportate ma non ho riconosciuto un
peggioramento così grave come lei ha attestato nel suo ultimo rapporto” (doc.
XII/3).

 

Infine, per quanto concerne gli aspetti
anamnestici, il dr. __________ ha osservato che quelli “da me riportati nella
mia perizia, sebbene molto succinti, esprimono in modo essenziale e chiaro il
fatto che la sofferenza che presenta l’assicurato è la risultante di un
processo di lutto patologico nell’ambito di un legame simbiotico con la madre” (doc.
XII/3).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste
considerazioni espresse dal perito del SAM e confermate dallo stesso SAM e
dalla dr.ssa __________ del SMR.

                                         

                                         La
risposta del dr. __________ ha dunque permesso di chiarire la questione
controversa (cfr. STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).

 

                                         Giova qui
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008, il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dai medici del SAM.

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dei medici del SAM i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi
citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag.
61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore
delle assicurazioni sociali, che l’assicurato presenta un’inabilità
lavorativa del 60% sia nella sua precedente attività di autista, sia in
qualsiasi altra attività adeguata, rispettosa dei suoi limiti funzionali, a
decorrere dal 3 marzo 2010. 

 

                               2.8.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa
del 40% in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui sono
determinanti i dati del 2010.

                                         L’amministrazione
ha applicato i dati del 2009, che vanno quindi aggiornati al 2010. 

 

                               2.9.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa,
nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale diritto alla
rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con riferimento).
Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale
dei salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre
2008; VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del
principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza invalidità
(RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nella
presente fattispecie, nella decisione impugnata l’amministrazione ha indicato
che, senza il danno alla salute, lavorando al 100% come autista, l’interessato
avrebbe percepito nel 2009 fr. 43'200.--.

 

La patrocinatrice ha contestato l’ammontare del
reddito da valido calcolato dall’amministrazione, sottolineando come
l’assicurato ha lavorato presso la ditta __________ unicamente per quattro
mesi, dopodiché è stato licenziato per “problemi comportamentali”. La
rappresentante dell’interessato ha inoltre fatto presente che “dal questionario
per il datore di lavoro emerge chiaramente che all’inizio dell’inabilità
lavorativa l’assicurato era già stato licenziato da questo datore di lavoro
(fine del rapporto di lavoro per 30.4.2009) ed era iscritto in disoccupazione”.

Tenendo anche conto del fatto che l’assicurato
“dopo l’apprendistato (1983) fino al subentrare del danno alla salute (2009) ha
cambiato ben 18 posti di lavoro, svolgendo le più svariate attività (austista,
operaio generico, sicurezza, ispettore derrate alimentari, custode,
scarico/carico pacchi)”, mantenendo questi posti di lavoro, in media, per non
più di un anno, la patrocinatrice ha indicato che, a suo avviso, “si giustifica
quindi ricorrere ai dati statistici, ossia alla categoria generale, livello di
qualifica 4”, per un reddito pari a fr. 61’734 nel 2010 (doc. VII).

 

                                         Il TCA
non ritiene corretto il modo di agire dell’amministrazione. 

                                         Come peraltro
rilevato dalla rappresentante dell’interessato, non è infatti possibile
prendere in considerazione l’ultimo salario percepito dall’assicurato prima del
danno alla salute, dato che, nel 2009, egli aveva lavorato come autista presso
il suo ultimo datore di lavoro (ditta __________) solo per un breve periodo di
pochi mesi (cfr. doc. 45).

Inoltre, essendo difficoltoso stabilire il
reddito da valido dell’assicurato (il quale ha svolto svariate attività), il
TCA considera necessario fare riferimento ai dati statistici nazionali
contenuti nella Tabella TA 1. 

                                         

                                         Utilizzando
i dati forniti da questa tabella, l’assicurato, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’806.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'998.24 mensili
oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2010 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 61'728.35.

 

                             2.10.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

 

                                         Utilizzando i dati forniti da questa tabella, l’assicurato,
svolgendo nel 2008 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4’806.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'998.24 mensili
oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2010 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 61'728.35.

                                                                                                                         

Ritenuto che, come visto in
precedenza da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività
adeguata alle sue condizioni di salute al 40%, il reddito statistico va ridotto
del 60% e ammonta a fr. 24'691.35 (fr. 61'728.35 ridotti del 60%).

 

 

                             2.11.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età,
anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

 

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als
Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen
Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt
und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das
Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so
dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von
teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anf