# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8d936c2d-2fb8-59b6-8604-4f4f76f974fc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-02-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 08.02.2012 17.2011.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-98_2012-02-08.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.98

  	
  Locarno

  8 febbraio 2012/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
   segretaria:

  	
  Barbara Maspoli, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 27 giugno 2011 da

 

	
   

  	
   AP 1

           

   

  rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 17 giugno 2011 dalla Corte delle assise correzionali di Lugano 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 5 settembre
2011;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto che                  con
sentenza del 17 giugno 2011 la Corte delle assise correzionali di __________ ha
dichiarato AP 1 autrice colpevole di: 

-    
appropriazione indebita, per avere a Lugano, nel periodo

      compreso tra il 17 luglio e il 3
agosto 2009, allo scopo di procacciare a sé e a terzi un indebito profitto,
indebitamente impiegato valori patrimoniali a lei affidati mediante
conferimento di una procura con diritto di firma individuale sul conto nr. 
presso il __________ da parte di ACPR 1, rilasciatale il 3 luglio 2009
contestualmente all'apertura della relazione e meglio, abusando della sua
qualità di procuratrice, predisposto all'insaputa del titolare l'ordine di
bonifico datato 17 luglio 2009, consegnato alla banca il 21 luglio 2009 ed
eseguito il 3 agosto 2009 con valuta 24 luglio 2009, per il trasferimento della
somma di fr. 100'000.- a favore del conto della __________, società totalmente
estranea a ACPR 1, danneggiando in tal modo il patrimonio di quest'ultimo per
fr. 100'020.-

 

In applicazione della pena, la Corte ha
condannato AP 1 alla pena pecuniaria di fr. 4'500.- corrispondenti a 150
aliquote giornaliere di fr. 30.- cadauna, sospendendone l'esecuzione per un
periodo di prova di due anni.

 

L'imputata è stata condannata a versare
all'accusatore privato  ACPR 1 l'importo di fr. 100'020.- oltre interessi al
5% dal 3 agosto 2009 e l'importo di fr. 5'000.- a titolo di risarcimento danni
mentre, per il rimanente della sua pretesa, l'accusatore privato è stato
rinviato al competente foro civile. L'imputata è pure stata condannata a pagare
la tassa di giustizia di fr. 500.- e i disborsi. La Corte ha inoltre ordinato
la confisca delle relazioni bancarie

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________,

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________ e

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________, 

con l'attribuzione dei rispettivi saldi
all'accusatore privato, dedotto il pagamento della tassa di giustizia e dei
disborsi. Confiscata la documentazione cartacea annessa al rapporto di polizia,
per finire, la Corte ha ordinato il sequestro conservativo - a garanzia delle
pretese dell'accusatore privato non già soddisfatte dalle confische suddette -
delle relazioni bancarie 

conto n.  presso __________ intestato a __________
in liquidazione,

-    
conto n.  presso __________ intestato a L. e AP
1 e

-  conto n. 
intestato a __________.

 

 

preso atto che             contro
la sentenza della Corte delle assise correzionali AP 1 ha tempestivamente
annunciato di voler interporre appello. 

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della
pronuncia, con dichiarazione di appello 5 settembre 2011, AP 1 ha precisato di
postulare il suo completo proscioglimento dal reato di appropriazione indebita,
invocando tra l'altro la violazione del principio accusatorio.

 

 

L'appellante non ha presentato istanze
probatorie. Con decisione 26 ottobre 2011, la presidente della Corte ha
assegnato alle parti un termine per comunicare alla Corte l'eventuale consenso
allo svolgimento del procedimento con la procedura scritta. Il consenso è stato
accordato dal procuratore pubblico il 7 novembre 2011, mentre non è stato
accordato dall'imputata e dall'accusatore privato.

 

esperito                         il
pubblico dibattimento l'8 febbraio 2012 durante il quale:

                                         -  il procuratore pubblico
ha postulato la reiezione dell'appello;

                                         -  il
patrocinatore dell'accusatore privato ha chiesto la reiezione dell'appello;

                                         -  il patrocinatore
dell'imputata ha chiesto l'accoglimento dell'appello, con conseguente
proscioglimento della sua patrocinata.

 

ritenuto                          

Potere cognitivo della Corte d’appello penale
e principi applicabili all’accertamento dei fatti

 

                                   1.   Il 1. gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto
processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale,
CPP). Le disposizioni transitorie prevedono che il nuovo diritto va applicato
ai ricorsi contro le decisioni di primo grado emanate dopo l’entrata in vigore
del CPP federale (art. 454 cpv. 1 CPP). 

Nel caso concreto, la procedura di ricorso contro
la sentenza 17 giugno 2011 della Corte delle assise correzionali è, pertanto,
retta dai disposti degli art. 398 e segg. CPP concernenti l’appello.

 

                                   2.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le
violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Contrariamente al ricorso per cassazione previsto
dal previgente ordinamento cantonale - rimedio di mero diritto, con la
possibilità di censurare l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
unicamente per arbitrio (art. 288 e 295 CPP TI) - la Corte di appello può ora esaminare
per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in
tutti i punti impugnati (art. 398 cpv. 2 CPP). A favore dell’imputato, il
potere di esame si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP)
(Mini, in Commentario CPP, Zurigo 2010, ad 398, n. 13).

                                         L’art. 398 cpv. 2 CPP
conferisce, dunque, a questa Corte una cognizione completa in fatto e in
diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure. In
questa sede possono pure essere addotti argomenti nuovi e nuove prove, ciò che
costituisce una caratteristica tipica del rimedio giuridico dell’appello
(Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo 2009, ad art. 398 n. 7).

 

                                   3.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il
giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di
prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio
della verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio
secondo cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto
quelli indicati agli art. 142 e seg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato
(art. 157 e seg), dei testi (art. 162 e seg), delle persone informate sui fatti
(art. 178 e seg), le perizie (art. 182 e seg) e i mezzi di prova materiali
(art. 192 e seg) - ma sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica
e scientifica, sono idonei a provarla. 

Pertanto, così come indicato dai commentatori,
anche mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti
e purché il loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza
(Galliani/Marcellini, in Commentario CPP, op. cit., ad art. 139 n. 1, pag. 297;
Bernasconi, in Commentario CPP, op. cit., ad art. 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani,
in Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 5, pag. 23;
Hofer, in Basler Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n.
47, pag. 170 e seg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti
irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il
profilo giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   4.   In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su
prove indirette, cioè su indizi (Rep. 1990 pag. 353 con richiami, 1980 pag. 405
consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e
giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo
di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base
di una valutazione d’insieme,
una conclusione circa la sussistenza o no del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a
edizione, Basilea 2005, § 59 n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di
diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 e segg.).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo, equivoco
o non univoco o contingente (Rep 1980 pag. 192 consid. 3; Rep 1980 pag. 147
consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e
sicure, si può, dunque, fondare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più
indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme,
consentono deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non
può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der
Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in
STF 6P.37/2003 del 7.5.2003 consid. 2.2).

 

                                   5.   Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove
secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento. 

Così come precisato dai commentatori, il
principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti
possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue
soggettive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato
a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce
esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su
criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le circostanze
a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore probante
astratto dei diversi mezzi di prova (Bernasconi, in Commentario CPP, ad art.
10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag.
23; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 35-41, pag.
70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c.bb). Semplicemente,
dunque, il principio della libera valutazione delle prove significa che non vi
è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la deposizione di un teste non
ha, di principio, maggior valore probante di quella di una persona informata
sui fatti o di quella dello stesso imputato o di quella della parte lesa
(Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, 2a
edizione, n. 744 ad § 100, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., n. 22
ad § 39 e n. 4 ad § 62; STF 6B_1028/2009 del 23.4.2010; STF 6B_10/2010 del 10.5.2010;
STF 6B_936/2010 del 28.6.2011). Il giudice deve sempre formare il proprio
convincimento unicamente sulla concreta forza di convincimento - valutata in
modo approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, in
Commentario CPP, ad art. 10, n. 21, pag. 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art.
10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 58, pag.
173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione
delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione
(STF 6B_10/2010 del 10.5.2010) - il giudice continua, dunque, come sotto
l’egida del diritto procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di
apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 6P.218/2006
del 30.3.2007), nel senso sopra indicato. 

 

                                   6.   Il principio della presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32
cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10
cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla
pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice
penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato
quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi
suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la
fattispecie medesima (fra le altre, STF 6B.230/2008 del 13.5.2008 consid. 2.1;
STF 1P.20/2002 del 19.4.2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124
IV 86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così
come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla
situazione più favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che
l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi
astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende
umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad
imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere
confuso con il semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo
un’attenta e scrupolosa valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente
di chi è chiamato al giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere
di provare una convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza
delle accuse. Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come
persuasione schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio
ragionevole e il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il
giudizio.

                                         Il principio dell’in
dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe
dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (STF 6B.230/2008 del
13.5.2008 consid. 2.1; STF 1P.20/2002 del 19.4.2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38
consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 4b; STF 6B_369/2011 del 29.7.2011
consid. 1.1 pag. 2; STF 6B_235/2007 del 13.6.2008 consid. 2.2 pag. 3; STF
6P.218/2006 del 30.3.2007 consid. 3.8.1 pag. 7; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41;
124 IV 86 consid. 2a pag. 88; DTF 120 Ia 31 consid. 2d pag. 38; Tophinke, in
Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 81, pag. 181; Wohlers, in Kommentar zur
schweizerischen Strafprozessordnung (StPO), Zurigo 2010, ad art. 10, n. 13,
pag. 81; Kistler Vianin, in Commentaire romand, CPP, ad art. 10 n. 19 pag. 66 e
n. 47 pag. 73).

 

                                         L'accusata:
vita, formazione, attività e precedenti penali

 

                                   7.    AP 1 è nata il 21 settembre 1964 a __________, dove ha frequentato le scuole dell'obbligo e l'istituto superiore alberghiero ottenendo la maturità.
Nel 1996 si è laureata in diritto ed istituzioni dell'Islam presso l'Università
di __________, frequentando poi per 5 mesi un Master in negoziati ed affari
internazionali ad __________ Dal 1996 la sua attività professionale è stata
quella di consulente aziendale e dirigente di società in __________. Nel
gennaio 2008 si è poi trasferita in Ticino assieme all'allora compagno L.,
progettando essi che lei continuasse la sua attività professionale e lui
aprisse un ristorante. Secondo le dichiarazioni da lei rese al dibattimento
d’appello, a quell'epoca AP 1 aveva una quota societaria del 35% nella __________
da cui percepiva mensilmente per bonifico, su un conto a lei intestato presso
la filiale di __________ della Cassa di risparmio di __________, un importo
variante tra i 4'000.- e i 5'000.- Euro. Questi versamenti sono cessati
all'inizio del 2008 quando l’appellante - sempre secondo il suo dire - ha
venduto le azioni della società ricavandone circa 12'000.- Euro. 

                                         Nel gennaio
2009,  AP 1 si è annunciata al registro degli arbitri della Camera di commercio
di __________ e nel maggio 2009 ha depositato il suo dossier presso
l'autorità di __________ competente al rilascio del patentino di fiduciario,
senza che il 23 settembre 2009 avesse ottenuto risposta. Da giugno 2009 AP 1 è
stata assunta dalla __________ (in seguito __________). 

                                         AP 1 si è
notificata all'Amministrazione delle contribuzioni come ereditiera, nonostante
tale non fosse. Lo ha fatto - come da lei ammesso al dibattimento di appello
(cfr. verb. dib. di appello, pag. 6 nel mezzo) - soltanto per ottenere il
permesso di residenza. Da maggio 2009 percepiva, a suo dire, dalla __________ un
salario mensile di fr. 6'500.- lordi. Ha detto di possedere una casa a __________,
in provincia di __________, del valore di circa 20'000.- Euro.

                                         Lavora attualmente
come impiegata alle dipendenze di una non meglio specificata ditta __________
percependo, a suo dire, uno stipendio lordo mensile di fr. 5'500.-. 

                                         Essendo nel frattempo
cessata la convivenza con L., vive da sola a __________ e paga mensilmente un canone
di locazione di fr. 950.- e un premio di cassa malati di fr. 355.-. 

                                         Cittadina italiana,
AP 1 è incensurata sia in Svizzera che in Italia (sentenza impugnata, consid. 1c,
pag. 7).

 

Accertamenti della Corte delle assise
correzionali

 

                                   8.   La prima Corte ha accertato che P. (figlio) e  ACPR 1 (padre) sono
entrati in relazione d'affari con  AP 1 e L. a fine giugno 2009.

                                         Il 3
luglio 2009  ACPR 1 ha, poi, aperto a suo nome un conto presso il __________ e
ha conferito procura, con diritto di firma individuale, a  AP 1, depositando
contestualmente sul conto fr. 120'000.- con 4 assegni da Euro 20'000.-.

                                         Con scritto datato 17 luglio 2009, ricevuto in banca il 21 luglio
2009,  AP 1 ha ordinato un bonifico di fr. 100'000.- a debito della relazione
presso il __________ intestata a  ACPR 1 e a favore della relazione aperta
presso il __________ intestata __________, bonifico - operato in data 3 agosto
2009, così come attestato dall'avviso di addebito del __________ di medesima
data - giustificato dalla AP 1 con la causale “a fronte del versamento di
capitale sociale”. 

                                         ACPR 1,
dal canto suo, ha negato di avere autorizzato il bonifico e di essere stato a
conoscenza dell'esistenza della __________

 

                                   9.   La prima Corte ha - in grande sintesi - accertato che le relazioni
d'affari dei due ACPR 1 con la coppia AP 1-L. erano del
tutto separate l'una dall'altra. Quella con P. riguardava attività nell'ambito
della ristorazione, mentre quella con  ACPR 1 concerneva attività - rimaste,
peraltro, a livello di idee non ancora consolidate - in ambito medico (messa in
opera di un laboratorio d’analisi e vendita di integratori alimentari) e
immobiliare. 

                                         Secondo i
primi giudici, la __________ era una società attiva nell'ambito degli esercizi
pubblici, quindi non riguardava  ACPR 1 quanto piuttosto P..

                                         Ordinando
il bonifico a favore della __________, AP 1 non ha agito nell'interesse di  ACPR
1 ma piuttosto per realizzare quanto stava a cuore a lei e a L., e meglio
l'acquisto di due bar, proseguendo poi, peraltro, nell'impiego indebito dei
soldi provenienti da  ACPR 1 anche dopo il 3 agosto 2009, giorno in cui P. si
era ritirato da ogni affare con loro.

                                         Diversamente
da quanto sostenuto da AP 1, secondo la prima Corte, essa non era dunque in
buona fede quando ha ordinato il bonifico contestato. L'emissione della fattura
da parte della __________, in data 17 agosto 2009, per un importo di fr.
135'150.-, a carico dei due D., sarebbe, poi, la riprova dell'assenza della
buona fede.

                                         Da ciò il
riconoscimento dei presupposti del reato di appropriazione indebita e la
conseguente condanna di  AP 1.

 

                                10.   Come visto, la sentenza è stata appellata da  AP 1 che professa la
sua innocenza.

                                         Da qui, la presente procedura.

 

Principio accusatorio e carattere vincolante
dell'atto d'accusa

 

                                11.   L'appellante rimprovera al primo giudice di aver trattato fatti
posteriori al 3 agosto 2009, ossia all'esecuzione da parte del __________ del
bonifico di fr. 100'000.- conseguente all'ordine della procuratrice  AP 1
datato 17 luglio 2009 e consegnato alla banca il 21 luglio 2009. Non fanno, a
suo dire, parte dell'atto d'accusa tutti i fatti posteriori a tale data e
nemmeno la fattura emessa dalla __________ il 17 agosto 2009. L’avere “usato”
fatti posteriori costituirebbe una violazione dell'art. 350 CPP. Bisognerebbe
infatti, sempre a suo dire, “fare uno sforzo e valutare i fatti sulla base
di quanto è successo fino al 3 agosto 2009 e non oltre”.

 

                                12.   Secondo l'art. 350 cpv. 1 CPP, il giudice è vincolato ai fatti
descritti nell'atto d'accusa, ma non alla relativa qualificazione. Questa norma
è il riflesso del principio accusatorio dell'art. 9 CPP, in base al quale il
giudice è vincolato dal tenore dell'atto d'accusa e può giudicare unicamente i
fatti che vi sono descritti in maniera precisa (STF 6B_966/2009 del 25.3.2010
consid. 3.2; 6B_984/2009 del 25.2.2010 consid. 2.3; 6B_292/2009 del 16.10.2009
consid. 1.1; 6B_459/2007 del 18.1.2008 consid. 4.2; 6P.183/2006 del 19.3.2007
consid. 4.2; 6P.51/2005 del 30.11.2005 consid. 3.2; DTF 126 I 19 consid. 2a;
120 IV 348 consid. 2b e c; 116 Ia 455 consid. 3cc; Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, n. 6 e segg. e 16 e segg. ad §
50; Schmid, StPO, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, n. 2 ad art. 9 CPP;
Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009,
n. 208 ad § 12 pag. 79; Niggli/Heimigartner, Basler Kommentar, StPO, Basilea
2011, n. 36 e segg. ad art. 9 CPP; Schubarth, Commentaire romand, CPP, Basilea
2011, n. 4 ad art. 9 CPP).

                                         Conformemente all'art. 325 cpv. 1 lett. f CPP, la descrizione dei
fatti contenuta nell'atto d'accusa deve essere succinta ma precisa: succinta,
onde evitare che l'atto d'accusa venga trasformato in un memoriale d'accusa in
violazione del principio di indipendenza del giudice; precisa, per assicurare
il principio di immutabilità dell'accusa (Noseda, Commentario CPP, ad art. 325
n. 3). La descrizione dei fatti deve essere anche completa, per garantire
un'informazione adeguata a favore dell'accusato; deve pertanto menzionare
concretamente gli elementi oggettivi e soggettivi che configurano il reato,
secondo criteri di dettaglio variabili a dipendenza della complessità e gravità
del caso (Ackermann/Vetterli, Brisante Aspeckte der neuen Anklageschrift, in
RPS 126-2008, pag. 209; Noseda, op. cit., loc. cit.).

 

                                13.   Va
premesso che, diversamente da quanto sostiene l'appellante, l'atto d'accusa fa
menzione della fattura emessa dalla __________ in data 17 agosto 2009 per fr.
135'150.-. Le considerazioni della prima Corte in relazione all'emissione di
detta fattura non sono dunque in alcun modo lesive del principio accusatorio.
L'appellante non indica, d'altro canto, quali considerazioni del primo giudice
su circostanze posteriori al 3 agosto 2009 riguarderebbero elementi oggettivi e
soggettivi del reato, dovendo di conseguenza essere indicati con precisione
nell'atto d'accusa, pena la violazione del principio accusatorio. Né tantomeno
risulta che la Corte delle assise correzionali abbia ritenuto nel proprio
giudizio elementi oggettivi e soggettivi configuranti il reato posteriori alla
data suddetta. Nulla vieta, invece, alla Corte di considerare nelle proprie
valutazioni circostanze posteriori non costitutive di reato - e quindi non
indicate nell'atto d'accusa - che permettono di inquadrare meglio i fatti e di
valutarli, segnatamente in ordine alla buona fede dell'imputato.

                                         L'appello su questo punto si avvera, dunque, privo di consistenza.

 

Fatti sottoposti a giudizio

 

                                14.   Gli elementi di fatto rilevanti per il giudizio che questa Corte è
chiamata a rendere sono i seguenti:

 

                             14.1.   Il 2 giugno 2008  AP 1 e L. - che si occupavano del rilevamento di
esercizi pubblici in stato fallimentare o, comunque, in difficoltà economiche -
hanno rilevato “__________”, società Sagl che gestiva l'Albergo __________,
attività che è stata da loro portata avanti fino a maggio/giugno 2009
(interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 2 in alto). 

                                         La Salentina è poi stata rilevata dalla __________, società
precedentemente acquistata da AP 1 e L., il cui amministratore unico era M.
(interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 2 in alto; interrogatorio 4.3.2010 di M. M., pag. 2 verso l'alto).

 

                             14.2.   Nel maggio/giugno 2009, AP 1 e L. hanno ritirato dall'Ufficio fallimenti
l'inventario del Bar “__________”, sito in via __________ e hanno sottoscritto
un contratto di locazione per uno spazio commerciale in __________nel quale, a
settembre 2009, avrebbero dovuto aprire l'esercizio pubblico “__________”,
contratto successivamente rescisso (interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 2
verso l'alto).

 

                             14.3.    AP 1
e L. hanno, poi, acquistato con cessione delle azioni la __________, società
costituita da M. nel novembre 2007 per conto di clienti italiani (interrogatorio
4.3.2010 di M., pag. 1 in basso e pag.2 in alto). 

Nel contesto di tale acquisto, i due avevano
manifestato a M. - amministratore unico della __________ - l'intenzione di
acquistare una società che potesse gestire l'Albergo __________, il __________
e la champagneria in centro a __________ . M. ha quindi ceduto le azioni al
portatore della __________ ai signori AP 1 e L.. 

                                         Secondo M.,
tuttavia, “non doveva però essere la stessa __________ a gestire
direttamente gli esercizi pubblici, bensì quest'ultima avrebbe dovuto detenere
una partecipazione nella __________” - società già di proprietà di AP 1 e L.
- “che si sarebbe occupata direttamente della gestione” (interrogatorio
4.3.2010 di M. M., pag. 2 verso l'alto). 

 

Non è chiaro quando avvenne l’acquisizione della __________.

Dagli atti si può, tuttavia, desumere che la
cessione del pacchetto azionario è in ogni caso precedente al 30 giugno 2009,
data alla quale L. ha sottoscritto “per accettazione __________”
l'offerta di onorario dell'arch. S. per l'allestimento dell'incarto per una “domanda
di costruzione al mappale __________ ” in __________ [cfr. lettera
dell'arch. S. alla __________, nella mappetta sospesa colore verde con
l'etichetta “Fatt. Pagate __________(da reg.)”, scatola doc. sequestrati,
allegata al rapporto di polizia/AI 7]. 

 

Anche dopo la cessione del pacchetto azionario
della __________ a AP 1 e L., M. ha continuato ad essere amministratore unico
di questa società [AI 7 (rapporto di polizia 7.10.2009), allegato 15)].

 

                             14.4.   Non è contestato che P. ha conosciuto per primo  AP 1 e L. e che ha,
poi, presentato i due al padre ACPR 1.

                                         ACPR 1
situa questa conoscenza attorno al 20 giugno 2009.  AP 1 si è presentata come
avvocato (cfr. verb. dib. d'appello, pag. 4 in basso). Questa qualifica professionale addotta da AP 1 - non corrispondente al vero (cfr. sopra consid. 7) -
risulta del resto anche in un articolo di presentazione reperibile in http://www.presse-tourisme.com/article.cfm?id=467,
nel quale l'imputata è presentata come “avocate de métier”. Si noti che
questa qualifica era stata utilizzata da AP 1 anche nei suoi contatti con i
funzionari del __________, tant’è che questi, rivolgendosi a lei, la chiamavano
“avvocato” (cfr. messaggio mail 14.7.2009 ore 12.32 di A., nella
mappetta sospesa colore rosa con l'etichetta “__________”, scatola doc.
sequestrati, allegata al rapporto di polizia/AI 7).

                                         E'
accertato - come in questa sede ammesso dall’appellante (cfr. dichiarazione di
appello, pag. 3 verso il basso) - che la collaborazione, peraltro di brevissima
durata visto che il tutto si è svolto sull’arco di al massimo due mesi, di P. e
ACPR 1 con la coppia AP 1/L. si è sviluppata su binari diversi.

 

                                   a.   P. si è interessato alle attività che gli sono state proposte da AP
1 e L. nell’ambito della ristrutturazione e gestione di esercizi pubblici. Con
scrittura privata datata 1. luglio 2009, che prevedeva il versamento da parte
sua di Euro 30'000.-, egli ha acquistato il 50% del pacchetto azionario della __________.
Contestualmente alla firma della scrittura in questione e al suo versamento di
Euro 10'000.-, gli è stato consegnato il 49% del pacchetto azionario della
società (interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 2 e allegato B,
all'interrogatorio menzionato). P. ha collaborato attivamente alla
ristrutturazione del __________ sito in __________(interrogatorio 23.9.2009 di L.,
pag. 3 verso il mezzo), fino a quando, all'inizio del mese di agosto 2009, per
problemi intervenuti, ha interrotto ogni collaborazione con AP 1 e L.,
sottoscrivendo la dichiarazione presente agli atti in fotocopia, allegata al
verbale 23.9.2009 di AP 1 e, in originale, nella mappetta sospesa colore
azzurro con l'etichetta “P.”, scatola doc. sequestrati, allegata al rapporto di
polizia/AI 7. 

                                         A quel momento, P. aveva pagato una parte del saldo di Euro 20'000.-
ancora dovuto per l'acquisto delle azioni della __________, restando - secondo 
AP 1 - ancora scoperti Euro 8'500.- (interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 2
verso il mezzo).

 

                                  b.   ACPR
1, dal canto suo, nel corso del primo incontro (situato, come detto, attorno al
20 giugno 2009) e in un secondo incontro immediatamente successivo, ha
presentato a AP 1 e L. i suoi progetti e le sue intenzioni - e meglio, ha detto
di essere interessato ad aprire e gestire in Ticino un laboratorio d’analisi
mediche e a commercializzare un integratore alimentare - ma il tutto è rimasto
a livello di dichiarazioni di intenti generali, con l’impegno dei due
soi-disant consulenti ad avviare i primi passi interlocutori con le autorità ma
senza che nulla di operativo fosse stato ancora definito. 

Il 3 luglio 2009, ACPR 1 è tornato a __________presentandosi
negli uffici di AP 1 e L. con quattro assegni di Euro 20'000.- ciascuno, il
capitale che aveva, a suo dire, risparmiato durante vent'anni di attività. 

                                         Nel
pomeriggio di quello stesso giorno, ACPR 1,  AP 1 e L. si sono poi recati
presso il __________ , dove ACPR 1 ha aperto il conto bancario n. , a lui
intestato, con contestuale deposito di fr. 120'708.40 costituenti il
controvalore dei quattro assegni. 

                                         ACPR 1 ha
dichiarato, anche alla presenza del funzionario bancario A., che con quei soldi
intendeva costituire una società a cui avrebbe dovuto partecipare lui stesso, in
partenariato con  AP 1 e L. (interrogatorio 18.1.2010 di A., pag. 2 verso
l'alto; verb. dib. d'appello, pag. 5 verso l'alto). La costituzione della
società si sarebbe fatta soltanto quando tutti i permessi necessari all'avvio
del laboratorio di analisi fossero stati ottenuti (cfr. verb. dib. d'appello,
pag. 5 verso l'alto).

                                         La trattativa (ancora allo stadio iniziale) per la costituzione
della società (cfr. dichiarazione d'appello 5.9.2011, pag. 5 verso il mezzo)
era riferita ad una collaborazione nel settore chimico [per la gestione di un
laboratorio di analisi chimiche in Svizzera e la commercializzazione del
prodotto Vigorex (verb. dib. d'appello, pag. 2 verso l'alto e pag. 5
verso l'alto; interrogatorio 23.9.2009 di L. L., pag. 4 verso il basso; interrogatorio
18.1. 2010 di AP 1, pag. 2 verso il basso)] e, semmai, immobiliare [per la
gestione di un agriturismo (interrogatorio 23.9.2009 di AP 1, pag. 5 verso il
mezzo) e la ristrutturazione di un mulino in __________ (interrogatorio
23.9.2009 di L., pag. 4 nel mezzo)]. 

Dagli atti non risulta che ACPR 1 abbia mai
manifestato interesse per una collaborazione nell’ambito della gestione di
esercizi pubblici in Svizzera.

 

                             14.5.   Aprendo il conto bancario presso il __________ , nelle circostanze
di cui si è detto sopra (consid. 14.4.b), ACPR 1 ha conferito procura con
diritto di firma individuale a  AP 1 (AI 6, documentazione bancaria __________del
conto n. , procura).

                                         Tale procura
è stata conferita solo perché  AP 1 aveva detto a ACPR 1 che essa era un presupposto
indispensabile per l'apertura del conto [cfr. verb. dib. d'appello, pag. 2
verso il basso (deposizione AP 1) e pag. 6 in basso (deposizione ACPR 1)]. 

                                         Dagli
atti non risultano altre causali per la concessione della procura.

 

                             14.6.   Con
scritto datato 17 luglio 2009, ricevuto in banca il 21 luglio 2009,  AP 1 ha
ordinato un bonifico di fr. 100'000.- a debito della predetta relazione presso
il __________ intestata a ACPR 1 e a favore della relazione aperta presso il __________
intestata a __________. 

Il bonifico - operato in data 3 agosto 2009, così
come attestato dall'avviso di addebito del __________ di medesima data - è
stato giustificato da AP 1 con la causale “a fronte del versamento di
capitale sociale ” (cfr. lettera 17.9.2009 allegata all'interrogatorio
23.9.2009 di AP 1; AI 6, documentazione bancaria __________ del conto n. ,
estratto di posizione di dettaglio 3.7.2009 al 9.9.2009 pag. 2).

                                         AP 1 non ha chiesto a ACPR 1 l'autorizzazione a procedere al
trasferimento dei soldi sul conto della __________ (cfr. verb. dib. d'appello,
pag. 3 verso l'alto; interrogatorio 18.1.2010 di AP 1, pag. 5 verso il basso).

                                         Il 4 agosto 2009 dal conto della __________, con due operazioni
distinte, sono stati prelevati complessivi fr. 69'240.- provenienti dalla
relazione di ACPR 1 (cfr. AI 6, documentazione bancaria __________ del conto n.
, estratto di posizione 1.1.2009 al 9.9.2009). 

                                         AP 1 non
ha informato ACPR 1 di nessuna di queste operazioni (cfr. verb. dibattimento
d'appello, pag. 3 verso l'alto).

 

                             14.7.   Il 10 agosto 2009 ACPR 1 è tornato in Svizzera e si è recato presso
il __________. Informato dai funzionari della banca dell'avvenuto addebito sul
suo conto di fr. 100'000.-, si è messo in contatto telefonico con  AP 1,
recandosi, poi, presso l'ufficio di quest'ultima, dove vi era anche L.,
entrambi in procinto di partire per le vacanze. 

                                         Al termine della discussione che ne è seguita, AP 1 e L. hanno
promesso a ACPR 1 di restituirgli i soldi il 21 o il 22 agosto 2009, al loro
rientro dalle vacanze (cfr. verb. dib. d'appello, pag. 3 verso il basso e pag.
5 verso il basso).

 

                             14.8.   Il 17 agosto 2009 dal conto della __________ vi è stato un ulteriore
consistente prelevamento di fondi provenienti dalla relazione di ACPR 1 (cfr.
AI 6, documentazione bancaria __________ del conto n. , estratto di posizione
1.1.2009 al 9.9.2009). In quella medesima data,  AP 1 ha emesso per conto della
__________ una fattura a carico di ACPR 1 e P. per complessivi fr. 135'150.-,
comprensiva tra l'altro di “60 ore forfettarie calcolate a fr. 1'000.- l'ora”
(doc. C annesso all’interrogatorio 18.1.2010 di AP 1). Questa fattura è stata
definita dalla stessa AP 1 come “assurda e esagerata” (verb. dib.
d'appello, pag. 3 in alto).

 

                             14.9.   Per finire si accerta che - per ammissione di  AP 1 - la maggior
parte dei fr. 100'000.- bonificati sul conto della __________ è stata usata per
l'attività di gestione di esercizi pubblici (in parte anche per il pagamento
dello stipendio che lei si era concessa, cfr. verb. dib. d’appello, pag. 2 in basso) e che la destinazione dei soldi è stata decisa successivamente all'interruzione dei
rapporti di collaborazione con P. (verb. dib. d'appello, pag. 2 verso il
basso). 

 

                                15.   Giusta l’art. 138 n. 1 CP chiunque, per procacciare a sé o ad altri
un indebito profitto, si appropria di una cosa mobile altrui che gli è stata
affidata, chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo
valori patrimoniali affidatigli, è punito con una pena detentiva sino a cinque
anni o con una pena pecuniaria.

                                         Trattandosi di valori patrimoniali giusta l'art. 138 n. 1 cpv. 2 CP,
contrariamente al cpv. 1, non occorre che essi siano di proprietà altrui;
secondo la giurisprudenza è infatti sufficiente che essi appartengano
“economicamente” a terzi (DTF 120 IV 121 consid. e; Corboz, Les infractions en
droit suisse, vol. I, Berna 2010, n. 19 ad art. 138 CP; Stratenwerth/Jenny/Bommer,
Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, Berna 2010,
pag. 313, n. 56); ciò è il caso ad esempio se i valori sono trasferiti a titolo
fiduciario (Rehberg/ Schmid/ Donatsch, Strafrecht III, Zurigo 2003, pag. 94 s).

La giurisprudenza ha avuto modo di stabilire che
un conto bancario per il quale è rilasciata una procura costituisce una cosa
affidata ai sensi dell'art. 138 n. 1 cpv. 2 CP (DTF 119
IV 127; 118 IV 33 consid. 2a; 117 IV 434 ss consid. cc; 111 IV 21 consid. 2; 109 IV 31 consid. 2c). A tal fine è irrilevante che il titolare
ne possa ancora disporre: occorre solo che l’autore sia messo nella condizione
di poterne disporre da solo (DTF 119 IV 127; 109 IV 32).

 

                                         I valori risultano affidati dal momento in cui l’autore li riceve -
e eventualmente ne acquista la proprietà - con l’obbligo di utilizzarli in una
maniera particolare (conservarli, amministrarli o consegnarli a terzi)
nell’interesse altrui, in base ad istruzioni che possono essere espresse o
tacite (DTF 120 IV 278; 118 IV 32; 106 IV 259;
86 IV 167; Niggli/Wiprächtiger, Basler Kommentar, Strafrecht II, n. 36 ad art.
138 CP; Corboz, op. cit. n. 19 ad art. 138 CP; Stratenwerth/Jenny/Bommer, op.
cit., pag. 307, n. 49). L’impiego dei valori è illecito quando
colui al quale sono stati affidati ne fa un uso contrario alle istruzioni
ricevute, scostandosi dalla destinazione prefissata (DTF 129 IV 257 consid.
2.2.1 e rinvii). Elemento caratteristico di questa variante di reato è il
comportamento con cui l'agente dimostra chiaramente la sua volontà di non
rispettare i diritti di chi gli ha affidato i valori patrimoniali (DTF 121 IV
23 consid. 1c). Contrariamente all’art. 138 n. 1 cpv. 1 CP, la norma non
protegge infatti il diritto di proprietà del terzo che ha riposto la sua
fiducia nell’autore, ma il diritto di colui che ha affidato il valore
patrimoniale a che questo sia utilizzato allo scopo assegnato e conformemente
alle istruzioni date (DTF 129 IV 257 c. 2.2.1; 124 IV 9; Favre/ Pellet/
Stoudmann, Code pénal annoté, Losanna 2007, n. 1.15 ad art. 138 CP).

 

                                16.   In concreto,  AP 1 ha ricevuto da ACPR 1 procura con diritto di
firma individuale sul suo conto bancario presso il __________. Aveva con ciò
ricevuto in affidamento i fondi depositati sulla relazione bancaria di ACPR 1. 

                                         L'accordo con cui ha ricevuto procura non prevedeva tuttavia che
essa utilizzasse i soldi depositati sul conto bancario. ACPR 1 aveva infatti
concesso la procura solo perché era stato indotto da AP 1 (qualificatasi
falsamente come avvocato) a ritenere - erroneamente - che questo fosse un
presupposto irrinunciabile per l'apertura di un conto da parte di un cittadino
straniero. ACPR 1 aveva tuttavia indicato a AP 1 che i soldi dovevano restare
sul conto fino a che fossero dati i presupposti per la costituzione della
società che stavano progettando di costituire in partenariato con L.. 

                                         Già consegnando alla banca l'ordine, datato 17 luglio 2009, di
addebitare fr. 100'000.- alla relazione intestata a ACPR 1 presso il __________
e di bonificare l'importo sul conto intestato a __________ presso il __________
- in assenza dei suddetti presupposti societari - l'imputata ha contravvenuto
agli accordi presi con l'accusatore privato, appropriandosi, così,
indebitamente dei soldi.

 

                                         Quanto è successo in seguito - l'impiego dei soldi il 4 agosto 2009
per l'attività di gestione di esercizi pubblici (che esulava dagli interessi di
ACPR 1) e per il pagamento del suo stipendio, la promessa formulata il 10
agosto 2009 di restituire i soldi non mantenuta ma seguita, anzi, da un
ulteriore utilizzo, il 17 agosto 2009, in favore suo e del compagno dei soldi rimanenti nonché l'emissione di una fattura esorbitante - costituisce solo un
ulteriore concretizzazione della volontà dell’imputata di appropriarsi dei
soldi in contrasto con quanto pattuito. 

 

                                17.    AP 1 in sede di appello ha sostenuto che da parte sua non vi
sarebbe stato dolo, ma solo una grave negligenza. 

                                         Lo ha fatto con la dichiarazione di appello, dopo aver argomentato
che:

-  non ha partecipato ai colloqui tra L. e ACPR 1; sapeva che
stavano trattando affari nel campo della chimica e di immobili siti in Italia;
non era azionista della __________ e lavorava quale segretaria; le è stato
detto che ACPR 1 le avrebbe concesso procura su un conto che egli stava per
aprire presso il __________; era inteso che una volta acquistata la __________
l'importo di fr. 100'000.- doveva essere versato sul conto della __________ per
costituire il capitale azionario così da permettere a questa società di operare
(dichiarazione di appello, pag. 5 verso il mezzo);

-  ha eseguito le istruzioni di L. sapendo che tra lui e ACPR 1 vi
erano in corso affari come descritto (dichiarazione di appello, pag. 5 verso il
basso).

-  si è limitata a trasmettere l'ordine di bonifico al __________
perché era convinta che questa fosse la volontà di ACPR 1.

 

                             17.1.   Dette
argomentazioni - confermate dal patrocinatore in sede di arringa d'appello, con
semplice rinvio ai contenuti della dichiarazione di appello - sono smentite
dagli atti.

Del resto, confermando una volta di più la sua
tendenza a cambiare versione con la stessa facilità con cui ci si cambia
d’abito, la stessa AP 1, al dibattimento di appello, ha, in sostanza, reso
dichiarazioni che sconfessano la sua tesi difensiva ritenuto che da esse
risulta in modo chiaro che l’appellante ha giocato, in tutta la vicenda, un
ruolo chiave e non subordinato. In particolare, dalle stesse sue dichiarazioni risulta
che l'appellante non era una semplice segretaria ma si stava in prima persona “occupando
di mettere in piedi l'attività desiderata dal signor ACPR 1” e meglio “l'attività
di un laboratorio di analisi mediche e la commercializzazione del prodotto
Vigorex” (cfr. verb. dib. di appello, pag. 2 verso il basso) e che fu lei a
chiedere il conferimento della procura sul conto (cfr. verb. dib. di appello,
pag. 2 verso il basso).

Inoltre, sentito al dibattimento, anche ACPR 1 ha
parlato del ruolo di primo piano giocato dalla donna affermando di avere avuto,
sin dal primo incontro, “l’impressione che dei due il cervello fosse la
signora che, peraltro, mi si presentò come avvocato, giudice di pace e
consulente della Camera di commercio di __________” (verb.dib. d’appello,
pag 4). 

                                         In ogni caso, essendo lei ad aver ottenuto il diritto di firma
sul conto bancario, era lei responsabile dell'utilizzo della procura
conformemente ai patti. L'accordo non prevedeva che essa utilizzasse i soldi
depositati sul conto bancario. Consegnando alla banca l'ordine, datato 17
luglio 2009, di addebitare fr. 100'000.- alla relazione intestata a ACPR 1
presso il __________ e di bonificare l'importo sul conto intestato a __________
presso il __________ , l'imputata ha contravvenuto intenzionalmente agli accordi
presi con l'accusatore privato. Peraltro, anche se, per denegata ipotesi, il
beneficiario indebito dei soldi fosse stato il solo L., la responsabilità di  AP
1 non muterebbe. Il reato di appropriazione indebita si realizza infatti anche
nell'ipotesi in cui il profitto indebito è realizzato da un terzo (Corboz, op.
cit., n. 11 ad art. 138 CP).

 

                             17.2.   A titolo abbondanziale si rileva comunque che le argomentazioni di AP
1 sono palesemente smentite anche dalle altre risultanze degli atti.

 

                          17.2.1.   Contrariamente
a quanto sostiene l'appellante (dichiarazione di appello, pag. 3 verso l'alto e
pag. 5 verso il mezzo), dagli atti emerge che le discussioni e gli accordi per
la costituzione della società la vedevano direttamente coinvolta quale futura partner
e non quale semplice segretaria (interrogatori: 18.9.2009 di A., pag. 2 verso
l'alto; 23.9.2009 di L. pag. 5 verso il mezzo; 18.1.2010 di AP 1, pag. 3 verso
l'alto).

 

                          17.2.2.   Diversamente
da quanto afferma l'appellante (dichiarazione di appello, pag. 3 verso il
basso), dagli atti emerge che la __________ non è stata acquistata nel periodo
in cui è stato inviato al __________ l'ordine di bonifico di 100'000.- franchi -
e meglio, il 17 luglio 2009 - quanto piuttosto prima del 30 giugno 2009, giorno
in cui L. ha sottoscritto “per accettazione __________” l'offerta di
onorario dell'arch. S. per l'allestimento dell'incarto per una “domanda di
costruzione al mappale 303 Nuovo bar a champagne” in __________[cfr.
lettera dell'arch. S. alla __________, nella mappetta sospesa colore verde con
l'etichetta “Fatt. Pagate __________(da reg.)”, scatola doc.
sequestrati, allegata al rapporto di polizia/AI 7].

 

                          17.2.3.   L'appellante
sostiene che la __________ non si occupava di esercizi pubblici (dichiarazione
di appello, pag. 3 verso il mezzo e pag. 5 verso il mezzo). Le risultanze degli
atti smentiscono palesemente detta affermazione. Il teste M., amministratore
unico della __________, ha, infatti, dichiarato che la società è stata
acquistata da  AP 1 e L. allo scopo di “gestire” tre esercizi pubblici:
“l'Albergo __________, il __________ ed una champagneria in centro a __________”.

Risulta, poi, che gli esercizi pubblici in
questione la __________ li ha anche concretamente gestiti. Sempre M. ha,
infatti, dichiarato che “il __________ è stato gestito direttamente dalla __________,
che ha sottoscritto il contratto di locazione e che ha effettivamente gestito
l'esercizio pubblico” (interrogatorio 4.3.2010 di M., pag. 2 verso il
basso). Dagli atti risulta pure che, in data 15 settembre 2009, la __________ -
dando seguito ad una richiesta rivoltale il 21 agosto 2009 dall'Ufficio
controllo abitanti della Città di __________- ha anche notificato l'apertura
del Bar “__________” presso i locali locati in __________(cfr. notifica di arrivo
15.9.2009, fascicolo nero __________-Dossier legale” nella scatola doc.
sequestrati, allegata al rapporto di polizia/AI 7).

 

                          17.2.4.   Al
momento dell'acquisto della __________ da parte di AP 1 e L., questa società
era effettivamente senza capitale azionario. M. ha, infatti, dichiarato che:

                                         -  il capitale azionario della __________ (fr. 100'000.-) è stato
liberato al 50% a contanti al momento della costituzione della società nel
novembre 2007; 

                                         -
 i restanti fr. 50'000.- sono stati liberati dall'azionista originale nel
luglio 2009;

                                         -
 dopo aver liberato il capitale, l'azionista italiano ha ritirato fr. 50'000.-,
cosicchè figurava un credito della società nei confronti del correntista; 

                                         -
 le azioni sono state cedute per fr. 7'000.- ai signori AP 1 e L. e che costoro
non hanno subito provveduto a ricapitalizzare la società (interrogatorio
4.3.2010 di M., pag. 2 verso il basso).

                                         L'intero
capitale azionario è comunque stato liberato il 17 luglio 2009 (AI 17: lettera
avv. R., pag. 2 verso il basso, in relazione con l'annesso estratto RC, pag. 1
nel mezzo).

 

                          17.2.5.   Quindi,
differentemente da quanto sostiene l'appellante, dagli atti risulta che AP 1 -
unitamente a L. - era azionista della __________, società che si occupava di
esercizi pubblici, e non una semplice segretaria. 

                                         Altra
cosa, invece, era la società che si intendeva costituire con ACPR 1 per la
gestione dei suoi affari.

 

                          17.2.6.   Nulla
agli atti attesta che  AP 1 ha eseguito il bonifico di fr. 100'000.- in
discussione dando seguito ad istruzioni di L..

 

                             17.3.   La tesi della negligenza sostenuta da AP 1 in appello va dunque
disattesa.

Gli atti dimostrano come l’appellante fosse
perfettamente consapevole sia del motivo per cui ACPR 1 le aveva conferito
procura sul conto (senza facoltà di utilizzo), sia delle finalità per le quali
il denaro era stato versato sul conto, sia della totale estraneità e del totale
disinteresse di ACPR 1 alle attività della __________, cui la somma è stata da
lei destinata. 

Si noti, per finire, che, nonostante l'impiego
dei fondi di ACPR 1, l'imputata non ha in ogni caso mai messo le azioni della __________
a disposizione dell'accusatore privato (AI 17, lettera avv. Rossi, pag. 2 verso
il basso). Ciò ad ulteriore conferma dell'intenzione di AP 1 di appropriarsi
indebitamente dei fondi in questione.

 

                                18.   Da
quanto sopra discende che la richiesta d'appello di  AP 1 di essere prosciolta
dall'imputazione di appropriazione indebita va respinta e la condanna per detto
titolo di reato confermata.

 

                                         Non
vi è peraltro motivo di scostarsi dalla pena pecuniaria di fr. 4'500.-
(quattromilacinquecento), corrispondente a 150 (centocinquanta) aliquote
giornaliere di fr. 30.- (trenta) cadauna, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni, irrogata dalla prima Corte. Essa rientra
ampiamente nel quadro edittale e tiene conto adeguatamente del fatto che
l'intensità delittuosa non permette di considerare grave la colpa di AP 1.
L'assenza di precedenti penali permette di formulare anche una prognosi non del
tutto negativa, per cui merita conferma anche la sospensione condizionale della
pena per un periodo di prova di due anni.

 

                                         Pretese dell'AP ACPR 1 e confische

 

                                19.   E' poi certamente giustificata - e da confermare così come stabilito
in prima sede - la condanna di  AP 1 a versare all'accusatore privato ACPR 1
l'importo di fr. 100'020.- oltre interessi al 5% dal 3 agosto 2009 e l'importo
di fr. 5'000.- a titolo di risarcimento danni, con rinvio dell'accusatore
privato al competente foro civile per la sua rimanente pretesa.

 

                                20.   Il
primo giudice ai dispositivi 4, 4.1, 4.2 e 4.3 della decisione impugnata ha
ordinato la confisca delle relazioni bancarie:

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________,

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________ e

-
 conto n.  presso __________ intestato a __________, 

                                         con
l'attribuzione dei rispettivi saldi all'accusatore privato, dedotto il
pagamento della tassa di giustizia e dei disborsi.

 

                                         Dagli atti emerge che i fondi presenti su detti conti provengono
dall'importo di fr. 100'000.- di pertinenza di ACPR 1 girato indebitamente da  AP
1 o su ordine della medesima. La confisca - di cui ai
dispositivi n. 4, 4.1, 4.2 e 4.3 della sentenza impugnata - è dunque chiaramente fondata e deve essere confermata.

 

                                21.   Il primo giudice ai dispositivi 6, 6.1, 6.2 e 6.3 della decisione
impugnata ha ordinato anche il sequestro conservativo - a garanzia delle
pretese dell'accusatore privato non già soddisfatte dalle confische suddette -
delle relazioni bancarie: 

-
 conto n presso __________intestato a   __________ in liquidazione,

-    
conto n.  presso __________ intestato a L. 

e  AP 1 e

-  conto n intestato
a __________.

 

                                         Non v'è
motivo per non mantenere anche questo sequestro, peraltro non contestato
dall'appellante.

 

                                22.   Sulla
tassa di giustizia, sulle spese e sulle ripetibili

 

                                         Visto
l’esito dell’appello, l’attribuzione della tassa e delle spese giudiziarie di
prima sede resta invariata. 

                                         Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in fr. 1'000.-
per tassa di giustizia e fr. 200.- a titolo di spese, seguono la soccombenza e
sono, pertanto, posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP), che
rifonderà all'AP ACPR 1 fr. 3'000.- per ripetibili di seconda sede.

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      6, 9, 10, 77,
80, 84, 139, 263 e segg., 325 cpv. 1, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg. e
454 CPP; 32 cpv. 1 Cost.; 6 par. 2 CEDU; 14 cpv. 2 Patto ONU II; 70, 71, 73, 138 CP,

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art.
428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi di
patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle
ripetibili, 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’appello è respinto.

Di conseguenza:

 

                               1.1.   AP 1 è dichiarata autrice colpevole di appropriazione indebita,
per avere, a __________, nel periodo compreso tra il 17 luglio e il 3 agosto
2009, allo scopo di procacciare a sé e a terzi un indebito profitto,
indebitamente impiegato valori patrimoniali a lei affidati mediante
conferimento di una procura con diritto di firma individuale sul conto n. 
presso il __________ da parte di ACPR 1, rilasciatale il 3 luglio 2009
contestualmente all'apertura della relazione, e meglio, abusando della sua
qualità di procuratrice, predisposto, all'insaputa del titolare, l'ordine di
bonifico datato 17 luglio 2009, eseguito il 3 agosto 2009 con valuta 24 luglio
2009, per il trasferimento di fr. 100'000.- a favore del conto della __________,
società totalmente estranea a ACPR 1, danneggiando in tal modo il patrimonio di
quest'ultimo per fr. 100'020.-.

 

                               1.2.    AP 1 è condannata:

 

                            1.2.1.   alla pena pecuniaria di fr. 4'500.- (quattromilacinquecento)
corrispondenti a 150 (centocinquanta) aliquote giornaliere di fr. 30.- (trenta)
cadauna; l'esecuzione della condanna è sospesa condizionalmente per un periodo
di prova di 2 (due) anni;

 

                            1.2.2.   a versare all'accusatore privato ACPR 1 l'importo di fr. 100'020.-
oltre interessi al 5% dal 3 agosto 2009 e l'importo di fr. 5'000.- a titolo di
risarcimento danni mentre per il rimanente della sua pretesa l'accusatore
privato è rinviato al foro civile;

 

                            1.2.3.   al pagamento della tassa di giustizia di fr. 500.- e dei disborsi
per il procedimento di primo grado.

 

                                   2.   E' ordinata la confisca delle seguenti relazioni bancarie:

 

                               2.1.   conto n.  presso __________ intestato a __________;

 

                               2.2.   conto n.  presso __________ intestato a __________;

 

                               2.3.   conto n.  presso __________ intestato a __________,

                                         

                                         nonché
l'attribuzione dei rispettivi saldi all'accusatore privato ACPR 1, dedotto il
pagamento della tassa di giustizia e dei disborsi.

 

                                   3.   E' ordinata la confisca della documentazione cartacea annessa al
rapporto di polizia (AI 7).

 

                                   4.   È ordinato il sequestro
conservativo delle seguenti relazioni bancarie a garanzia delle pretese
dell’accusatore privato non già soddisfatte da quanto indicato al dispositivo
n. 2: 

 

                               4.1.   conto
n.  presso __________intestato a __________ in liquidazione;

 

                               4.2.   conto n.  presso __________ intestato a L. e  AP 1;

 

                               4.3.   conto n intestato a  __________.

 

 

 

 

                                   5.   Gli oneri processuali di appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.        1'000.–

-  altri disborsi                            fr.           200.–

                                                     fr.        1'200.–

 

sono posti a carico dell'appellante, che
rifonderà fr. 3'000.- all'accusatore privato ACPR 1 a titolo di ripetibili di
seconda sede.

 

 

                                   6.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

                                   7.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.