# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 620cc9d1-5055-5bfa-bad6-15270094c1df
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 15.12.2004 72.2004.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2004-42_2004-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2004.42

  	
  _________,

  15 dicembre
  2004/eg

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

   

   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Claudio Zali
  (Presidente)

  GI 1 

  GI 2 

   

  

 

	
  e dagli assessori
  giurati:

  	
  AS 1 

  AS 2 

  AS 4 

  AS 5 

  AS 7 

   

  

 

	
  con il
  segretario:

  	
  Enzo Barenco,
  segretario di camera

  

 

 

Conviene oggi
nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia

 

 

	
  per giudicare

  	
  ACCO 1AC 1

  e domiciliato a  

   

  
	
   

  	
  detenuto dal 5 marzo 2003 al 21 marzo 2003;

  

 

 

prevenuto colpevole
di:

 

 

                                   1.   ripetuta
appropriazione indebita qualificata

 

                                         per
avere,

                                         in più
occasioni, a _________,

                                         nel
periodo settembre 2001 - marzo 2003,

                                         allo
scopo di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto,

                                         agendo
nell'esercizio della professione di pubblico notaio e di avvocato per la quale
aveva ottenuto l'autorizzazione da un'autorità,

                                         impiegato
indebitamente valori patrimoniali a lui affidati,

 

                                         e meglio
per avere,

                                         nel
citato periodo ed in più occasioni,

 

                                         utilizzato,
con prelevamenti in contanti o trasferimenti bancari, somme di denaro versate
da clienti del suo Studio legale e notarile sui conti bancari __________ (CHF,
rubrica clienti) e __________ (Euro, rubrica clienti) a lui intestati presso la
PC 1, _________ e sul conto bancario __________ (rubrica società) a lui
intestato presso la __________, _________,

                                         nonché
utilizzato somme di denaro a lui affidate in gestione da clienti del suo Studio
legale e notarile e depositate su relazioni bancarie sulle quali aveva procura
con diritto di firma individuale,

 

                                         per
complessivi almeno ca. fr. 2'617'817.55 ed almeno ca. Euro 1'865'275.18 (pari a
ca. fr. 2'721'250.- al cambio medio del 5 marzo 2003),

 

                                         in parte
per il finanziamento e per il pagamento di spese del __________ nonché per il
pagamento di spese personali, in ragione di almeno complessivi Euro
1'397'162,32 (pari a ca. fr. 2'038'320.- al cambio medio del 5 marzo 2003) e
complessivi fr. 311'000.-, tutt'oggi dovuti a clienti del suo Studio legale e
notarile,

                                         ed in
parte utilizzati per risarcire le pretese di altri clienti, i cui fondi erano
stati usati per gli scopi di cui sopra,

                                         

                                         e più in
dettaglio per avere

 

                               1.1.   nel
periodo settembre 2001 - novembre 2001,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 237'500.- a lui affidata in qualità di notaio (valuta
27.09.2001, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________
per il pagamento del prezzo di compravendita della Part. __________ di __________
e destinata alla parte venditrice, alla quale è stata versata la somma dovuta
in data 29.11.2001 attingendo da fondi a lui affidati da altri clienti;

 

                               1.2.   nel
periodo settembre 2001 - marzo 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 444'317.55 a lui affidata in qualità di notaio
(valuta 11/20.09.2001, conto __________CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________ 
per il pagamento del prezzo di compravendita della Part. __________ di __________
e destinata a riscattare l'ipoteca presso la __________; il riscatto
dell'ipoteca è avvenuto in data 08.03.2002 attingendo da fondi a lui da altri
clienti e da fondi propri;

 

                               1.3.   nel
periodo novembre 2001 - novembre 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 290'000.- a lui affidata in qualità di notaio (valuta
26.11.2001, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________ e
__________ in previsione dell'acquisto della Part. __________ di __________;
visto l'esito negativo delle trattative di acquisto, detta somma è stata
restituita ai potenziali acquirenti in data 20.11.2002 attingendo da fondi
propri;

 

                               1.4.   nel
periodo febbraio 2002 - aprile 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 310'000.- a lui affidata in qualità di notaio (valuta
21/22.02.2002, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________,
__________ e __________ per il pagamento del prezzo di compravendita della
Part. __________ di __________ e destinata alla parte venditrice, alla quale è
stata versata la somma dovuta in data 17.04.2002 attingendo da fondi a lui
affidati da altri clienti;

 

                               1.5.   nel
periodo marzo 2002 - aprile 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 355'000.- a lui affidata in qualità di notaio (valuta
06.03.2002, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________ 
per il pagamento del prezzo di compravendita della Part. ___ di _________ e
destinata alla parte venditrice, alla quale è stata versata la somma dovuta in
data 23.04.2002 attingendo da fondi a lui affidati da altri clienti;

 

                               1.6.   nel periodo
marzo 2002 - marzo 2003,

                                         indebitamente
impiegato la somma complessiva di Euro 599'185.35 a lui affidata in qualità di
avvocato incaricato di procedere all'incasso di somme di pertinenza del cliente
(conto __________/Euro, rubrica clienti, presso PC 1 e conto __________/Euro,
rubrica società presso __________) da __________; quest'ultimo è stato
parzialmente risarcito in corso di inchiesta in ragione di fr. 306'000.- (pari
a Euro 208'112.86) dissequestrati a suo favore e la somma di Euro 391'072,49
risulta a tutt'oggi dovuta;                  

 

                               1.7.   nel
periodo aprile 2002 - inizio 2003,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 311'000.- a lui affidata in qualità di notaio (valuta
12/22.04.2002, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) da __________
per il pagamento del prezzo di compravendita della PPP __________ di __________
e destinata a riscattare l'ipoteca presso la PC 1, _________; il riscatto
dell'ipoteca non è a tutt'oggi avvenuto;

 

                               1.8.   nel
periodo luglio 2002 - agosto 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma complessiva di Euro 454'366.- (Euro 200'500.- con valuta
24.07.2002, Euro 130'325 con valuta 30.07.2002 e Euro 123'541.- con valuta
29.08.2002) a lui affidata in qualità di avvocato dal beneficiario economico
della società __________, __________, con l'incarico di gestire i fondi
depositati sul conto __________ intestato alla società presso il __________, _________
sul quale egli disponeva di procura con diritto di firma individuale; con la
cliente è stato raggiunto in data 15.11.2002 un accordo di risarcimento ma la
somma non risulta a tutt'oggi versata;

 

                               1.9.   nel
periodo ottobre 2002 - novembre 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di circa fr. 205'000.- a lui affidata in qualità di notaio
(valuta 10.10.2002, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1) dai
coniugi  __________ per il pagamento del prezzo di compravendita della Part. __________
di __________ e destinata alla parte venditrice, alla quale è stata versata la
somma dovuta in data 11.12.2002 attingendo da fondi propri (versamento di fr.
1.1 Mio relativi al prestito ipotecario ottenuto sulla part. __________ di __________
da lui acquistata in comproprietà con la compagna __________);

 

                             1.10.   nel
periodo ottobre 2002 - dicembre 2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma di fr. 210'000.- a lui affidata in qualità di avvocato
(valuta 15.10.2002, conto __________/CHF, rubrica clienti, presso PC 1)
nell'ambito di una vertenza civile e destinata alla cliente __________; tale
somma è stata versata alla cliente in data 11.12.2002 attingendo da fondi
propri (versamento di fr. 1.1 Mio relativi al prestito ipotecario ottenuto
sulla part. __________ di __________ da lui acquistata in comproprietà con la
compagna __________);

 

                             1.11.   in
data 08.11.2002,

                                         indebitamente
impiegato la somma complessiva di Euro 260'000.- (Euro 110'000.- a debito della
__________ e Euro 150'000.- a debito della __________) a lui affidata dai
beneficiari economici della fondazione di famiglia __________ __________, e
depositata sui conti __________ e __________ intestati alla fondazione di
famiglia presso la PC 1, _________, sui quali disponeva di procura con diritto
di firma individuale; le parti lese sono state risarcite nel corso del mese di
novembre 2002 con lo storno degli importi a loro favore;

 

                             1.12.   nel
periodo dicembre 2002 - gennaio 2003,

                                         indebitamente
impiegato la somma di circa fr. 255'000.- a lui affidata in qualità di notaio
(valuta 16.12.2002, conto __________CHF, rubrica clienti, presso PC 1) dal
cliente __________ per il pagamento del prezzo di compravendita della Part. __________
di __________ e destinata alla parte venditrice, alla quale è stata versata la
somma dovuta in data 10.01.2003 attingendo da fondi a lui affidati da altri
clienti;                              

 

                             1.13.   nel
periodo gennaio 2002 - dicembre 2002

                                         indebitamente
impiegato la somma complessiva di Euro 240'701.59 a lui affidata in qualità di
avvocato incaricato di procedere all'incasso ed alla gestione di somme di
pertinenza del cliente (conto __________/Euro, rubrica clienti, presso PC 1)
dal beneficiario economico della società __________; la somma non è stata a
tutt'oggi versata al cliente;          

 

                             1.14.   nel
gennaio 2003

                                         indebitamente
impiegato la somma di Euro 311'022.24 a lui affidata in qualità di avvocato
(valuta 7/8.01.2003, conto __________/Euro, rubrica clienti, presso PC 1)
nell'ambito di una pratica successoria e destinata ai clienti __________ e __________;
la somma non è stata a tutt'oggi versata ai clienti;

 

 

                                   2.   disobbedienza
a decisioni dell'autorità

 

                                         per
avere,

                                         _________,
nel periodo 9 settembre 2002 - 8 marzo 2004,

                                         omesso di
ottemperare alla risoluzione di data 9 settembre 2002 della PL 1, sede di __________,
che gli imponeva, sotto esplicita comminatoria dell'art. 292 CP, di presentare
entro il 30 settembre 2002 i rendiconto finanziari ed i rapporti morali per le
gestioni 1998 (parziale), 1999, 2000 e 2001 relativi alla tutela in favore del
fratello __________; 

 

                                         fatti
avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

                                         reati
previsti dagli art. 138 cifre 1 e  2 CP e art. 292 CP;

 

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 49/2004 del 26 aprile 2004, emanato dal Procuratore
pubblico.

 

 

	
  Presenti

  	
  § Il PP 1.

  § L'accusato ACCO 1 assistito dal difensore di
  fiducia avv. DIFI.

  § L'avv. RAPC rappresentante
  della PC 4.

  §  L'avv. RAPC,
  rappresentante della PC 2.

   

  

Espleti i pubblici dibattimenti 

                                     -   martedì 14.12.2004 dalle ore 09.30 alle ore 16.50

                                     -   mercoledì 15.12.2004 dalle ore 09.30 alle ore 17.35.

 

E' pervenuta
ora alla Corte la lettera 14.12.2004 dell'avv. RAPC (con allegato
"riconoscimento di debito" 2.4.2003, con la quale si costituisce Parte
civile per la __________, per Euro 303'151.49 (doc.dib.
1).

 

 

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
confermato integralmente l'atto d'accusa in esame e quindi le ipotesi
accusatorie di ripetuta appropriazione indebita qualificata (malversazioni
commesse in danno di 14 clienti, in più occasioni, per complessivi almeno ca.
chf 2'617'817.55 ed almeno ca. Euro 1'865'275.18 - fattispecie ammesse e non
contestate dall'accusato) e disobbedienza a decisioni dell'autorità, ritenuti i
fatti in esame e la colpa dell' ACCO 1 particolarmente gravi e considerati a
favore dello stesso la sua incensuratezza, le sue ammissioni e il fatto di aver
risarcito una parte dei clienti danneggiati (che a mente della PP non configura
ancora l'attenuante specifica del sincero pentimento dell'art. 64 CP), conclude
chiedendo che ACCO 1 venga condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione. Lascia
alla Corte decidere se la pena detentiva abbia ad essere accompagnata dalla
pena accessoria dell'interdizione dell'esercizio della professione di avvocato.
Chiede inoltre la confisca di quanto in sequestro e l'assegnazione alla Parti
civili in proporzione di quanto riconosciuto in sentenza.

 

                                    §   Il rappresentante della PC PC 2, il quale si associa alla
pubblica accusa per quel che concerne la colpabilità dell'accusato e conclude
chiedendo (riconfermandosi nel suo scritto 6.12.2004, doc. TPC 7) che ACCO 1
venga condannato a versare alla Parte civile fr. 595'212.30 + interessi del 5%
dall'11.3.2003 e fr. 20'000.-- + interessi del 5% dal 16.12.2004 a titolo di
risarcimento del danno .

 

                                    §   Il rappresentante della PC PC 4, il quale si associa alla
pubblica accusa per quel che concerne la colpabilità dell'accusato e sostenuta
la legittima costituzione a Parte civile del suo cliente nel presente
procedimento così come già stabilito dal GIAR, conclude chiedendo che AC 1
venga condannato a versare alla Parte civile fr. 14'376.-- per spese di
patrocinio, rispettivamente venga condannato a rimborsare fr. 300'000.-- alla PC
1.

 

                                    §   Il Difensore, il quale premette come questo processo sia
per la difesa delicato a fronte della richiesta di pena esemplare della
pubblica accusa, che appare arbitrariamente rigorosa e sproporzionata.
Sottolinea la lodevole precisione con la quale il Procuratore pubblico ha
ricostruito i fatti, ciò che l'ha spinto ad andare oltre la formulazione di una
proposta equa, rilevando come la punizione oggi da infliggere all'accusato
abbia ad essere non elemento afflittivo bensì sanzione che eviti la commissione
di ulteriori reati. A mente della difesa l'accusato non ha agito per bramosità
di denaro e nemmeno mosso da autostima. Per quanto attiene ai fatti la difesa,
sulle fattispecie elencate nell'atto d'accusa, non ha grosse obiezioni e
particolari contestazioni da fare, se non richiedere l'assoluzione del proprio
patrocinato dall'imputazione n. 1.3., poiché in quel caso è stato accertato,
che i signori __________ e __________ versarono sul conto "rubrica
clienti" AC 1 fr. 290'000.-- e che questi furono immediatamente rimborsati
con mezzi propri dell'accusato quando videro sfumare la trattativa immobiliare
per problemi edificatori (cambio di destinazione). Osserva inoltre che nessun
centesimo è rimasto nelle tasche dell'accusato, rilevando nel contempo il ruolo
anomalo avuto da PC 1nella vicenda, banca presso la quale AC 1 aveva il conto
"rubrica clienti". In virtù dell'ampia prova fornita dall' ACCO 1 di
risarcire le parti danneggiate per quanto si potesse da lui pretendere, il
difensore chiede che abbia ad essergli riconosciuta l'attenuante specifica del
sincero pentimento (che il TF in una sentenza del 14.2.1996 ha quantificato in
una riduzione fino a 1/3 della pena astratta). Tutto ciò premesso e ammesse
anche tutte le attenuanti generiche dell'art. 63 CP (incensuratezza;
atteggiamento processuale e dibattimentale; consapevolezza di quanto commesso;
figura, personalità e vita anteriore; incarcerazione presso le celle
pretoriali; clamore mediatico dell'arresto) conclude chiedendo una massiccia
riduzione della pena proposta da contenere in 18 mesi di reclusione (una pena
fino a 21 mesi, per effetto della "compressione" voluta dal TF, dovrà
essere ridotta a 18 mesi), da porsi al beneficio della sospensione
condizionale. Non si oppone alla pronuncia della pena accessoria dell'interdizione
dell'esercizio della professione di avvocato a condizione che la medesima abbia
ad essere considerata quale ulteriore attenuazione della pena privativa della
libertà. Lascia alla Corte la decisione di valutare la posizione del cliente PC
4, memore comunque della giurisprudenza applicabile, ovvero che il danno deve
essere diretto e realizzato e non solo un danno futuro o un probabile danno.

 

Posti
dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti

 

 

quesiti:                          ACCO 1

 

                                   1.   E'
autore colpevole di:

 

                               1.1.   ripetuta
appropriazione indebita,

                                         per
avere,

in danno di 14 clienti, in più occasioni,

a _________, nel periodo settembre 2001 - marzo 2003,

allo scopo di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, impiegato
indebitamente valori patrimoniali a lui affidati,

in particolare utilizzato, con prelevamenti in contanti o trasferimenti
bancari, somme di denaro versate da clienti del suo Studio legale e notarile
sui conti bancari __________ (CHF, rubrica clienti) e __________ (Euro, rubrica
clienti) a lui intestati presso la PC 1, _________ e sul conto bancario __________
(rubrica società) a lui intestato presso la __________, __________, nonché
utilizzato somme di denaro a lui affidate in gestione da clienti del suo Studio
legale e notarile e depositate su relazioni bancarie sulle quali aveva procura
con diritto di firma individuale,

per complessivi almeno ca. fr. 2'617'817.55 ed almeno ca. Euro 1'865'275.18
(pari a ca. fr. 2'721'250.-- al cambio medio del 5 marzo 2003)?

 

                            1.1.1.   trattasi
di appropriazione indebita qualificata, siccome commessa agendo
nell'esercizio delle professioni di pubblico notaio e di avvocato per le quali
ha ottenuto l'autorizzazione da un'autorità?

 

                               1.2.   disobbedienza
a decisioni dell'autorità

per avere,

a _________, nel periodo 9 settembre 2002 - 8 marzo 2004,

omesso di ottemperare alla risoluzione di data 9 settembre 2002 della __________
sede di _________, che gli imponeva, sotto esplicita comminatoria dell'art. 292
CP, di presentare entro il 30 settembre 2002, i rendiconti finanziari ed i
rapporti morali per le gestioni 1998 (parziali), 1999, 2000 e 2001 relativi
alla tutela in favore del fratello __________,

 

                                         e
meglio come descritto nell'atto d'accusa?

 

 

                                   2.   Ricorrono
attenuanti specifiche di cui all'art. 64 CP e se si quali?

 

 

                                   3.   Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena:

 

                               3.1.   privativa
della libertà?

                               3.2.   accessoria
dell'interdizione dell'esercizio della professione di avvocato?

 

 

                                   4.   Devono
essere accolte le pretese di risarcimento delle Parti civili e se si per
quanto?

 

 

                                   5.   Deve
essere ordinata la confisca con conseguente assegnazione alle Parti civili,
subordinatamente il sequestro conservativo dei valori patrimoniali sequestrati
ed indicati a pag. 6 dell'atto d'accusa?

 

 

                                   6.   Deve
essere ordinato il sequestro conservativo della quota parte di 1/2 di ACCO 1
della particella n. __________ RFD di __________?

 

 

Considerato,                  in fatto ed in
diritto:

 

 

                                   1.   ACCO
1 è nato l'____________, ultimogenito dopo un fratello nato nel _____ e una
sorella nata nel ______. Il padre era agente generale di un'importante
compagnia d'assicurazioni, mentre che la madre era casalinga. Ha assolto le
scuole dell'obbligo a ________, ed in seguito ha frequentato l'Istituto _______.
Nel 1983 ha ottenuto la licenza in diritto all'Università di ________,
svolgendo in seguito la pratica legale e notarile presso __________. Nel 1986
ha conseguito i brevetti di avvocato e notaio e ha contratto matrimonio. Nel
1989 ha aperto un proprio studio legale e notarile a _________, al quale nel
1996 ha associato __________. 

                                         Nel 1997
ha divorziato, senza avere avuto figli. E' attualmente legato a __________,
assieme alla quale -come si dirà più avanti- ha acquistato l'abitazione di __________.

                                         L'accusato,
oltre che per l'attività professionale, si è distinto anche per l'impegno
politico, che l'ha portato in Consiglio Comunale a __________, e sportivo,
avendo rivestito cariche quali membro del consiglio di amministrazione della
società __________, del consiglio di fondazione della __________, di responsabile
delle finanze del __________.

 

 

                                   2.   E'
però la passione dell'accusato per la pallacanestro che ne caratterizza
l'esistenza, e che costituisce la principale chiave di lettura dei fatti posti
a giudizio.

                                         Dopo la
pratica attiva nelle squadre giovanili ed in seconda divisione, l'accusato nel
1992 assume la presidenza del __________ (__________), che manterrà sino al 10
aprile 2002.  Una carica sicuramente onorifica, che lo rende popolare e gli
conferisce visibilità mediatica e della quale l'accusato dice "…la
presidenza del __________ mi ha portato molto sia in termini di pubblicità che
di clientela" (classificatore 5/5, verbali, verbale 5 marzo 2003, A1,
pag. 4).

                                         Come è
noto a chi ha un minimo di dimestichezza con il funzionamento dell'attività
sportiva, vi è però un rovescio della medaglia legato alla presidenza di
qualsivoglia società sportiva, costituito dall'implicito onere all'assunzione
dei costi della società medesima, o più precisamente dall'impegno alla
copertura dell'eventuale maggior costo di gestione rispetto ai proventi
generati dall'attività sportiva.

                                         Il
prevenuto ha dichiarato di essere stato consapevole di questo impegno al
momento dell'assunzione della carica, impegno che considerava compatibile con
le sue possibilità economiche. In effetti, all'epoca il budget annuo del __________
era a dire dell'accusato di circa fr. 350'000.-- (A1, pag. 3), mentre che
l'apporto degli sponsor era di circa fr. 200'000.-- annui, ai quali andava
aggiunto ancora l'incasso delle partite, per il che il deficit a carico del
presidente poteva essere stimato, nell'ordine di grandezza, in fr.
100/120'000.-- all'anno. Concretamente questo apporto avveniva in particolare
fornendo garanzie per la concessione e il mantenimento di una linea di credito
bancario in favore del sodalizio, così da assicurargli la necessaria liquidità.

 

 

                                   3.   L'impegno
economico del prevenuto era sicuramente importante, ma non incompatibile con le
sue possibilità finanziarie. L'attività dello studio legale, alimentata anche
dal ritorno pubblicitario creato dalla presidenza del __________, gli procurava
un reddito di circa fr. 300'000.-- all'anno, al quale si cumulava il provento
di investimenti immobiliari effettuati in quegli anni.

                                         L'accusato,
infatti, aveva avuto l'opportunità di acquisire a prezzi convenienti alcuni
stabili da reddito che le banche avevano ritirato in seguito a fallimenti e
che, secondo le sue dichiarazioni, gli assicuravano un provento di ulteriori
circa fr. 270'000.-- all'anno.

                                         Oltre a
ciò, l'accusato nel 2000 ha beneficiato di un'importante entrata straordinaria
di circa fr. 1'500'000.--, riscuotendo in una sola volta il corrispettivo di 15
anni di prestazioni svolte in favore di un suo cliente. Era infatti accaduto
che egli nel 1985/1986 si era occupato del recupero dal Canada di un patrimonio
di circa fr. 7 milioni di un suo cliente, che in seguito (e dopo di lui, la
vedova) gli aveva conferito l'incarico di occuparsi della gestione di questa
sostanza, che formalmente era stata attribuita a due persone giuridiche del __________,
la __________ e la __________.

                                         Nel corso
degli anni la vedova ha progressivamente consumato la sostanza con prelievi
regolari. Quando nel 2000 il saldo residuo era sceso a circa fr. 1'500'000.--,
il prevenuto si è accordato con l'avente diritto economico nel senso che questo
importo era da ritenere di sua spettanza così che essa, consenziente, gli ha di
fatto ceduto i diritti sulla società in questione (A1, pag. 4):

 

"  …io
non ho mai fatturato le mie prestazioni alla signora __________. ed al marito
dal 1985. Ho calcolato che il mio onorario poteva aggirarsi, viste anche le
consulenze prestate ed i vari mandati professionali svolti, su ca. l'1%
all'anno dell'intero patrimonio, per un totale di ca. fr. 100'000.-- all'anno.
Quindi nel 2000 ho ritenuto di vantare una pretesa nei confronti della signora
di ca. fr. 1.5 Mio.

ADR che non ho emesso alcuna fattura né durante
gli anni né alla fine del mandato."

 

                                         La
persona in questione, sentita il 10 marzo 2003, ha confermato le affermazioni
del prevenuto (B8, pag. 2, in fine), da lei considerato "quasi come mio
nipote" (pag. 3). 

                                         Al
dibattimento l'accusato ha dichiarato di non avere ancora notificato al fisco
questa entrata.

 

 

                                   4.   All'inizio
della stagione sportiva 1999/2000 la situazione del __________ cambia
drasticamente e, per usare le parole dell'accusato "…il budget è
aumentato a fr. 1.3/1.5 Mio." (A1, pag. 2). Questa frase racchiude in
sé l'errore sostanziale nel quale è incorso il prevenuto: in realtà non era
l'intero budget societario (entrate ed uscite) ad essere improvvisamente
quadruplicato, vero era solamente che le spese erano esplose sino a quel
livello, senza che vi fosse una corrispondente crescita anche dei ricavi.

                                         L'accusato
non ha fornito particolari spiegazioni in merito, né ha spiegato su quali basi
economiche, a seguito di quali previsioni e prospettive, di quale piano
finanziario sarebbe stata presa la decisione di allestire una squadra ambiziosa
(che puntualmente ha conseguito gli obiettivi sportivi prefissati), ma anche
estremamente onerosa. Semplicemente, lo si è fatto e basta. 

                                         All'atto
pratico, questo aumento delle spese è stato reso possibile, nell'immediato,
dall'aumento dei finanziamenti bancari.

                                         Nel 1999
la __________ era divenuta sponsor del __________, che aveva perciò trasferito
presso questo istituto il proprio conto bancario e la relativa linea di
credito. Essa era all'inizio di fr. 500'000.-- (in luogo dei fr. 300'000.--
concessi in precedenza da __________), ed è poi stata aumentata a fr. 1'000'000.--.
A garanzia di questi crediti, il prevenuto ha costituito in pegno elementi
della propria sostanza privata, ed in particolare gli attivi di pertinenza
della predetta __________ (sui dettagli relativi al finanziamento bancario cfr.
i verbali A1, pag. 2-4 e B12 del funzionario della __________).

                                         Le
entrate del club -tolto l'incasso una tantum di U$ 450'000.-- per diritti
televisivi derivanti dalla partecipazione __________ - non hanno però subito
incrementi di rilievo, ragione per cui -con l'approssimazione dovuta al fatto
che non esiste una contabilità attendibile del __________ - il deficit annuo,
che in precedenza era di fr. 100/120'000.-- all'anno, saliva a partire dal 1999
ad almeno fr. 1'200'000.-- all'anno, eccetto che per la stagione in cui vi è
stato l'incasso dei predetti diritti televisivi e per la quale il deficit può
essere stato di circa fr. 500'000.--. 

                                         Una
situazione che le pur floride finanze del prevenuto non potevano reggere. Egli
stesso, a posteriori, ammette che "…questa decisione è stata certamente
irrazionale e mi sta causando problemi di natura finanziaria" (A1,
pag. 4).

                                         Considerato
che questo insostenibile dispendio si è protratto sull'arco di tre stagioni
(1999/2000, 2000/2001 e 2001/2002), il deficit complessivo deve essere prossimo
ai fr. 3 milioni (cfr. verbale dibattimentale, pag. 2). 

                                         Questo ha
significato per l'imputato da una parte la perdita secca di quei fr. 1.5
milioni incamerati facendosi cedere dalla cliente __________ i diritti sulla __________,
rimanendo inoltre debitore della __________ a titolo personale per ulteriori
fr. 390'000.-- (B12, pag. 3).

                                         D'altra
parte, trova così, nel complesso, almeno parziale spiegazione l'interminabile
serie di prelevamenti per contanti dal conto clienti c/o PC 1dello studio legale
effettuati dall'accusato nel periodo incriminato, ammontanti nel complesso a
quasi fr. 2'000'000.-- (cfr. doc. dib. 5), mentre che nel dettaglio del singolo
prelevamento l'accusato, né in sede d'inchiesta, e nemmeno in aula, non è mai
riuscito a fare chiarezza sulla destinazione specifica dell'uno o dell'altro
importo.

 

                                   5.   L'atto
di accusa imputa al prevenuto 14 malversazioni commesse nel periodo compreso
tra il settembre del 2001 e il marzo 2003, ma la corretta lettura degli atti
permette di rilevare i segni premonitori dei successivi illeciti in pregressi
comportamenti che, anche volendoli benignamente ritenere privi di rilevanza
penale, sono almeno ampiamente discutibili dal profilo deontologico.

                                         Risulta
infatti che già nell'agosto del 1999, quando ancora __________ apparteneva alla
signora __________ e l'imputato non aveva ancora fatto suo il saldo residuo di
fr. 1.5 milioni (cosa che avverrà nel 2000 secondo le sue dichiarazioni), gli
averi di questa persona giuridica sono stati utilizzati come garanzia per
l'emissione di una garanzia bancaria di fr. 550'000.-- da parte della __________
a copertura della linea di credito di fr. 500'000.-- concessa dalla __________
(cfr. A1, pag. 2 e B12, pag. 1 e 2).

                                         Quanto
all'indispensabile consenso dell'avente diritto economico signora __________,
l'accusato ha dichiarato (A1, pag. 3):

 

"  ADR
non posso dire al 100% se ho comunicato alla signora __________ che era stata
emessa una garanzia bancaria utilizzando parte dei fondi della __________. Devo
però precisare che la signora aveva con me un rapporto tale che non mi chiedeva
particolari informazioni sulla gestione del conto perché era interessata a
poter disporre dei fondi quando ne aveva la necessità. A lei in sostanza
interessava sapere che i soldi erano depositati in banca, come poi venivano
gestiti alla signora interessava meno e mi lasciava completa carta bianca.
Inoltre aggiungo che ero praticamente sicuro che la garanzia non sarebbe stata
riscattata a danno della __________ e se lo fosse stata sarebbe stata coperta
diversamente."

 

                                         Inutile
dire che la costituzione a pegno degli averi in favore di impegni di terzi di
dubbia solvibilità (cioè del __________) è atto che con ogni evidenza non si
concilia con l'asserito interesse della cliente di "poter disporre dei
fondi quando ne aveva la necessità".

                                         Sempre al
riguardo degli averi di __________, nel corso dell'audizione della signora __________
(B8) gli inquirenti le hanno fatto rilevare che nel 1998 dal conto bancario in
questione erano stati trasferiti fr. 300'000.-- in favore RAPC, operazione che
essa ha espressamente dichiarato di non conoscere (e perciò di non potere avere
autorizzato), in quanto "…non ho mai voluto sapere niente dei movimenti
finanziari dei miei conti. Io mi fidavo del ACCO 1" (B8, pag. 4).
Nessuna indagine risulta essere stata effettuata al proposito.

                                         Da
ultimo, merita di essere segnalato che era già a partire dal 2000, e quindi non
solo dal settembre del 2001, che l'accusato aveva iniziato a gestire il proprio
conto clienti -ovvero il conto sul quale sono provvisoriamente depositati averi
di pertinenza dei clienti ricevuti nel contesto di un mandato legale o
notarile- come una sorta di suo conto corrente personale, violando così il
fondamentale dovere professionale di custodire fedelmente quanto affidatogli
(A1, pag. 5/6):

 

"  Devo
dire che più o meno a far tempo dall'anno 2000 ho utilizzato il conto clienti
dello studio un po' come un "conto corrente" per operazioni di
clienti, per operazioni legate al basket e per operazioni mie personali. Non ho
tenuto una contabilità di questo "conto corrente", ma so per certo
che ad oggi nessun cliente vanta delle pretese nei miei confronti."

 

                                         In questa
situazione di mancanza di ritegno etico, e di mescolanza dell'avere del cliente
con i propri affari, occorreva ancora solo un piccolo passo per cadere
nell'illecito penale, che si sarebbe verificato -e che si è puntualmente
verificato- nella forma dell'appropriazione indebita, non appena fosse venuta
meno per l' ACCO 1 la possibilità di disporre l'immediato rimborso del denaro
dei clienti impiegato a loro insaputa.

 

 

                                   6.   Secondo
l'atto di accusa, ciò è avvenuto per la prima volta nel settembre 2001.

                                         Il giorno
11 settembre 2001 egli ha incassato da __________ (il noto pilota da corsa), e
per esso dal __________ di __________, fr. 550'000.-- sul proprio conto
clienti, ricevendo ulteriori fr. 60'000.-- il 20 settembre 2001 in relazione
all'acquisto da parte del predetto __________ del fondo n. __________ di __________.
Di questa somma, fr. 155'682.-- andavano consegnati dall'accusato, che agiva in
qualità di pubblico notaio, al venditore __________, mentre che fr. 444'317.55
dovevano essere consegnati alla __________ ad estinzione del di lei credito
ipotecario (cfr. punto 1.2 AA).

                                         Invece di
procedere in questo modo, risulta dagli atti (AI 219, rapporto 7 ottobre 2003 __________,
tabella allegato 1, foglio 1) che il prevenuto tra il 12 e il 27 settembre 2001
ha effettuato prelevamenti per contanti dal conto dello studio per fr.
355'009.35, di modo che sul conto sono rimasti solo fr. 254'990.65.

                                         Importo
quest'ultimo sufficiente a coprire quanto dovuto al venditore (e difatti per i
fr. 155'682.-- non vi è imputazione di appropriazione indebita), ma non per
pagare il creditore ipotecario, di modo che al prevenuto è stata addebitata
l'appropriazione indebita dei fr. 444'317.55 spettanti alla __________.

                                         L'imputato
ha riconosciuto nella sostanza l'addebito già in sede preprocessuale (A3, pag.
4; A4, pag. 2), ammettendolo anche in aula.

 

 

                                   7.   Dopo
i massicci prelevamenti di fr. 355'000.-- e rotti del settembre 2001 di cui al
punto precedente (sulla cui destinazione l'accusato nulla ha saputo o voluto
dire di preciso), il 27 settembre 2001 sono fortunatamente entrati sul conto
clienti dell'accusato, agente come notaio, due pagamenti di fr. 117'500.-- e
fr. 120'000.-- (per un totale di fr. 237'500.--) da parte di __________, con i
quali intendeva pagare il fondo n. __________ di __________, vendutole dalla
signora __________ (cfr. punto 1.1 AA).

                                         Con
questo denaro, e con i fr. 254'990.65 che erano rimasti sul conto, l'accusato
il 1° ottobre 2001 ha invece pagato fr. 155'682.-- al venditore __________
dell'operazione precedente, effettuando per il resto un nuovo, misterioso
prelevamento di contanti di ben fr. 305'337.--, che ha lasciato sul conto solo
fr. 31'471.65 (cfr. AI 219, allegato 1, foglio 1), e del quale, nuovamente, non
ha saputo fornire spiegazione (cfr. A3, pag. 4).

                                         Anche in
questo caso è manifesto l'utilizzo del denaro affidatogli nell'esercizio della
funzione di notaio per imprecisati scopi personali, estranei a quello
dell'affidamento.

                                         Non
esistendo la possibilità di immediato rimborso, circostanza che del resto
nemmeno l'accusato pretende, si ha che anche in questo caso egli si è
appropriato indebitamente del denaro della sua cliente, cosa che egli del resto
ammette (A3, pag. 4; verbale dibattimentale, pag. 4).

 

 

                                   8.   Il
26 novembre 2001 sono pervenuti fr. 290'000.-- sul conto clienti dell'accusato
versati da __________ e __________, intenzionati ad acquistare il fondo n. __________
di __________ (cfr. punto 1.3AA).

                                         Nonostante
il versamento, di per sé indiziante di una stipula imminente, vi erano problemi
legati al rilascio di una licenza edilizia e la trattativa si è perciò
protratta per quasi un anno, senza che i potenziali acquirenti chiedessero mai
la restituzione del denaro versato.

                                         Già il 29
novembre 2001 l'imputato ha prelevato a contanti fr. 294'300.-- (cfr. AI 219,
allegato 1, foglio 1), non già per pagare il venditore del fondo in questione
(alla vendita non si arriverà mai), ma per pagare alla signora __________ i fr.
237'500.-- versati dalla signora __________.

                                         L'imputato
ha poi restituito, non appena richiesti, i fr. 290'000.-- ai signori __________
in data 20 novembre 2002, facendo capo a parte dei fr. 400'000.-- provento
della vendita di un suo immobile (cfr. A3, pag. 4). Per questo motivo, cioè
quello dell'avvenuta immediata restituzione a prima richiesta del denaro, il
prevenuto nega che per questa fattispecie sussista l'ascritto reato di
appropriazione indebita.

                                         La tesi è
al limite del temerario.

                                         Occorre
infatti rammentare all'accusato che l'affidatario deve essere in grado di
procedere in ogni momento alla restituzione di quanto affidatogli e che perciò,
un'appropriazione temporanea, che rende temporaneamente impossibile la
restituzione, è sufficiente a configurare il reato di appropriazione indebita,
anche se poi la restituzione viene effettuata puntualmente (Trechsel,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, 2. edizione, n. 17 ad art. 138 CP). 

                                         Questo è
manifestamente il caso del notaio, al quale incombe l'obbligo di custodire
diligentemente, ed ininterrottamente, quanto affidatogli dai clienti, e che
egli deve quindi essere in ogni istante in possesso dei denari che gli sono stati
confidati.

                                         L' ACCO 1
ha invece saccheggiato i fr. 290'000.-- dei signori __________ e __________ già
poche ore dopo l'avvenuto affidamento per procedere al pagamento del prezzo di
una precedente compravendita. Vi è ogni motivo di ritenere che se egli avesse
avuto altri mezzi avrebbe effettuato il pagamento con quei mezzi, e non
attingendo ai fondi di questi nuovi clienti. Dopo la razzia, sul conto non
rimaneva più nulla, e osservando il più volte citato AI 219, allegato 1, fogli
1 e 2, si vede che nel corso dell'anno in cui il denaro gli è stato affidato,
l'accusato non ha praticamente mai avuto la possibilità di disporre di fr.
290'000.--, se non quando affluiva il denaro di qualche altro cliente.

                                         Sussiste
pertanto anche in questo caso l'ascritto reato di appropriazione indebita.

 

 

                                   9.   A
partire dal gennaio del 2002 l'accusato inizia ad utilizzare a proprio
vantaggio il denaro del cliente titolare della società __________. 

                                         Questa
società, come ha spiegato il titolare nel verbale B16, si occupa della
compravendita e del noleggio di containers, e incassa in Svizzera i proventi
delle attività svolte all'estero. Il denaro confluiva di regola su di un conto
presso PC 1intestato alla società, ma quando vi erano fondi in eccedenza che la
società non intendeva utilizzare subito, questi, a partire dal gennaio 2002,
venivano trasferiti sul conto clienti dell' ACCO 1 (rubrica Euro) per essere
investiti in fiduciari a 48 ore ed essere disponibili a prima richiesta, nel
caso in cui la società ne avesse avuto bisogno (B16, pag. 2).

                                         Questo
tipo di mandato era pervenuto all'accusato per il tramite della sua amica __________,
direttrice della filiale di _________ di __________.

                                         L'accusato
ha immediatamente e crassamente disatteso la fiducia riposta in lui: egli non
ha mai proceduto a investimento di sorta, utilizzando invece il denaro "per
esigenze del __________ e per mie esigenze personali" (A3, pag. 2)
attingendo dalla rubrica Euro del suo conto clienti per tutto il 2002 come se
si trattasse di un suo conto corrente personale, ossia prelevando a piacimento
e rimettendo del denaro quando ne aveva la possibilità.

                                         Il saldo
finale negativo è di Euro 240'701.59, per il quale sussiste ovviamente il reato
di appropriazione indebita, così come imputato all'accusato al punto 1.13 AA.

 

 

                                10.   Il 21 e 22 febbraio 2002 __________, __________ e __________, con 5
pagamenti, hanno fatto affluire complessivi fr. 310'000.-- sul conto clienti
dell'accusato in vista di un acquisto immobiliare a  _______. Di questo denaro,
al 6 marzo 2002 l'accusato aveva già prelevato per contanti fr. 242'226.55,
senza con ciò avere pagato alcunché in relazione alla transazione immobiliare
in questione e senza nemmeno avere rifuso nulla delle altre posizioni "in
sospeso".

                                         Anche
questa è manifestamente un'appropriazione indebita (punto 1.4 AA), della quale
l'accusato inizialmente non si è ricordato, visto che l'ha confessata, su
contestazione dell'interrogante, solo il 1° ottobre 2003 (A7, pag. 1):

 

"  …la
somma complessiva di fr. 310'000.-- versata dai signori __________ nel periodo
21.02/22.02.2002 sul conto __________ presso PC 1 non è stata utilizzata nel
contesto della compravendita relativa al mappale __________ __________, ma è
stata usata per diversi pagamenti, soprattutto a favore del __________, e per
pagamenti relativi alla società __________ e relativi ad altro cliente (non
notarile). La signora __________, destinataria della somma versata dai signori __________,
ha ricevuto quanto di sua spettanza in data 17.04.2002, come si può rilevare dalla
tabella doc. 2 che indica un addebito di Euro 239'488.75 con rif. __________.
Per effettuare tale versamento (rimborso mutuo ipotecario) ho attinto da fondi
di pertinenza delle società __________ e __________."

 

                                         A questo
punto, pertanto, si ha che il "buco" scavato dall'accusato con i
prelevamenti indebiti supera già ampiamente fr. 1'000'000.--, visto che è
debitore almeno di fr. 444'317.55 spettanti alla __________, di fr. 290'000.--
di __________ e __________ e di fr. 310'000.-- dei signori __________.

 

 

                                11.   Il 6
marzo 2002 __________, intenzionato ad acquistare il fondo n. __________ di __________,
ha fatto pervenire all'imputato, agente come notaio, fr. 355'000.--. Questi,
pressoché immediatamente (l'8 marzo 2002) ha prelevato l'intera somma, e grazie
a quanto ancora si trovava sul conto ha potuto pagare i fr. 444'317.55 dovuti
alla __________.

                                         Con
questo nuovo illecito (punto 1.5 AA), l'accusato ha quindi potuto ripagare il
denaro sottratto in precedenza (punto 1.2 AA).

                                         Manifesta
comunque, ancora una volta, l'appropriazione indebita commessa in danno del
cliente __________.

 

 

                                12.   A
marzo del 2002 sono iniziati anche i prelevamenti indebiti dell'accusato in
danno degli importi in Euro che un cliente italiano, titolare delle ditte __________
e __________, faceva transitare dal conto del prevenuto (che riceveva una
provvigione del 2.5% sull'incassato), che poi li faceva pervenire al titolare
delle società in questione.

                                         Anche in
questa fattispecie, perdurata sino al marzo 2003 e del tutto simile a quella
relativa alla società __________ (consid. 9), il prevenuto ha usato il denaro
così pervenutogli a proprio vantaggio e per scopi personali, ed in conclusione
l'ammontare delle appropriazioni indebite è di Euro 599'185.35, così come
indicato al punto 1.6 AA e ammesso dall'accusato (A2, pag. 3).

 

 

                                13.   Il 12
aprile 2002 __________ ha versato al prevenuto fr. 130'000.-- in vista
dell'acquisto da __________, compagna dell'accusato, del di lei fondo fol. PPP __________
di __________.

                                         Tra il 15
e il 22 aprile 2002 l' ACCO 1 con quei soldi ha pagato circa fr. 15'000.-- ad
un paio di giocatori del __________ e ha prelevato più di fr. 55'000.-- in
contanti, denaro la cui destinazione non è nota (cfr. AI 219, allegato 1,
foglio 1).

                                         Il 22
aprile 2002 PC 4, e per esso la PC 5, ha versato ulteriori fr. 345'000.-- sul
conto dell'accusato, che ha così potuto effettuare il pagamento relativo al
cliente __________ (cfr. AI 219, allegato 1, foglio 2), lasciando però impagata
l'ipoteca che PC 4 aveva inteso estinguere con quei versamenti.

                                         Così
racconta la fattispecie l'accusato (A1, pag. 5):

 

"  Confermo
di avere in data 19.4.2002 rogato, in qualità di notaio, la compra-vendita
della PPP di __________ della signora __________ all'acquirente signor PC 4. Il
prezzo era stato fissato in fr. 500'000.-- da pagare in parte in contanti ed in
parte sul mio conto clienti per il riscatto della cartella ipotecaria che
gravava l'immobile. Alcuni giorni dopo ho ricevuto sul mio conto clienti
l'importo di fr. 345'000.-- e prima della firma del rogito avevo già ricevuto
la somma di fr. 130'000.--. Se non erro ad inizio aprile l'PC 1 mi aveva
trasmesso un conteggio per il riscatto della cartella ipotecaria di ca. fr.
311'000.--.

ADR dei fondi incassati sul conto clienti
relativi a questa compra-vendita fr. 311'000.-- erano destinati a riscattare la
__________ mentre il resto era capitale proprio della signora __________. La
somma di fr. 345'000.-- proveniva dalla PC 5 che era l'istituto bancario
finanziatore dell'acquirente. 

ADR io ho utilizzato i fondi che erano pervenuti
dalla __________ per il pagamento a favore di tale signora __________ relativo
ad un altro rogito che avevo rogato in precedenza. E' vero che la signora __________
aveva una pretesa derivante da altro rogito ed i soldi della signora __________
non erano più sul mio conto clienti."

 

                                         La
Pubblica accusa per questa fattispecie ha imputato all'accusato
l'appropriazione indebita dei fr. 311'000.-- destinati a PC 1 per il pagamento
del debito ipotecario della signora __________ (punto 1.7 AA), reato
sicuramente concretizzato.

                                         A
tutt'oggi i fr. 311'000.-- non sono stati risarciti.

 

 

                                14.   Nel
periodo luglio-agosto 2002 l'accusato si è appropriato di altri complessivi
Euro 454'366.-- in danno dell'avente diritto economico sulla società __________.

                                         Anche in
questo caso (cfr. le situazioni analoghe di cui ai consid. 9 e 12), si trattava
di un cittadino italiano che faceva transitare su di un conto bancario presso
il __________ delle "commissioni" a lui spettanti in conseguenza
dell'attività di un gruppo di società che si occupano di trasporti (cfr. B15,
pag. 1 e 2).

                                         L'avente
diritto economico per la gestione di questi flussi di denaro aveva avuto per 20
anni rapporti commerciali con il funzionario di PC 1 __________, che dopo il
pensionamento aveva iniziato a collaborare con __________, società fiduciaria
della quale l'accusato era consigliere d'amministrazione.

                                         L'avente
diritto economico di __________ aveva mantenuto il proprio rapporto con il
signor __________ anche dopo la sua uscita da PC 1. Il conto bancario per il
transito dei fondi era stato aperto al __________, con procura al signor __________
e all'accusato.

                                         __________
è però deceduto nel giugno del 2002, motivo per cui l'avente diritto economico
di __________ ha incaricato l'accusato "di continuare ad occuparsi del
conto in __________ " (B15, pag. 2).

                                         L' ACCO 1
ha preso in parola il suo cliente, e solo un mese dopo la morte del __________,
che evidentemente in precedenza vigilava sul conto e si sarebbe accorto di
eventuali irregolarità, già iniziavano i primi prelevamenti illeciti a fini
personali.

                                         Con tre
prelevamenti, l'accusato si è appropriato di complessivi Euro 454'366.--: Euro
200'500.-- li ha prelevati il 25 luglio 2002, Euro 130'325.-- il 30 luglio 2002
e ulteriori Euro 123'541.-- li ha prelevati il 29 agosto 2002 (A1, pag. 7; B15,
pag. 3).

                                         Il
risarcimento dell'indebito è avvenuto in data 11 agosto 2003 (doc. TPC 3).

 

 

                                15.   In
questa situazione, già pesantemente compromessa con debiti ingenti conseguenti
ad illeciti nei confronti di numerosi clienti,. ACCO 1 ha ritenuto opportuno
l'acquisto per sé e per __________, al prezzo di fr. 1'600'000.--, oltre a fr.
200'000.-- per l'arredamento, di una villa con darsena in quel di __________.

                                         L'abitazione
in questione apparteneva ai signori __________ e __________, suoi amici di
lunga data, che da 8/9 anni tentavano di venderla. Il prezzo di fr. 1.6 milioni
era, secondo i venditori, di molto inferiore a quanto essi avevano speso per la
costruzione, e costituiva a mente loro l'espressione di una svendita (A5, pag.
2). Ciò nonostante, dichiara la signora __________ (A5, pag. 1/2), "io
e mio marito eravamo molto contenti di potere vendere questa casa soprattutto
all' ACCO 1", con il quale "c'era un rapporto di amicizia e di
fiducia".

                                         Stante
questo rapporto di amicizia e di fiducia, i venditori hanno accettato di
procedere alla stipula del rogito avanti al notaio __________ (occasione in cui
si sono fatti rappresentare da un procuratore) senza contestuale pagamento del
prezzo di vendita e senza nemmeno garantirsi con l'iscrizione dell'ipoteca
legale del venditore, protetti solo da una generica clausola, secondo la quale
il pagamento del prezzo sarebbe avvenuto una volta ottenuto il finanziamento
ipotecario che l'accusato doveva richiedere per finanziare l'operazione.

                                         Così ha
raccontato la trattativa l'accusato (A1, pag. 8):

 

"  Confermo
di avere a fine agosto 2002 acquistato in comproprietà con la signora __________
la part. __________ e un'ulteriore particella di __________ per il prezzo
complessivo di fr. 1,6 Mio. La venditrice è la signora __________ che conosco
dagli inizi degli anni '90 perché presentatami con il marito dall'arch. __________,
mio ex suocero. La villa in questione è appunto stata progettata dall'arch. __________
e costruita negli anni 91/92. Nel 1995 i signori __________ hanno deciso di
trasferirsi all'estero ed hanno messo in vendita la casa che era costata ca.
fr. 2.4/2.6 Mio, o almeno così mi è stato riferito. Trattandosi di un oggetto
particolare i signori __________ hanno incontrato difficoltà di vendita e sono
scesi drasticamente con il prezzo. Quando ho deciso di sposarmi con la signora __________
abbiamo venduto le rispettive abitazioni con l'intenzione di acquistarne una in
comune. E' stato così che, per il tramite dell'arch. __________, ho ripreso
contatto con i signori __________ i quali mi hanno offerto in vendita la villa
di _________ per il prezzo di fr. 1.6 Mio. L'idea era quella di ottenere un
finanziamento di fr. 1.1 Mio, di investire i rispettivi capitali propri
provenienti dalla vendita delle rispettive abitazioni precedenti (ca. fr.
160'000.-- per la signora __________ e ca. fr. 150/160'000.-- per quello che mi
concerne). Il capitale mancante pensavo di recuperarlo dalla vendita dei miei
immobili. E' stato così che a fine agosto 2002 abbiamo acquistato la casa di __________
per il prezzo di fr. 1,6 Mio, trattando un finanziamento prima con l'PC 1che
era disposta a concederlo, ma solo per fr. 1 Mio e poi con la __________ che ha
concesso un mutuo di fr. 1.1 Mio ricevendo in garanzia le __________ che
gravavano la part. __________ di __________."

 

                                         Le
affermazioni dell'accusato vanno rettificate almeno quo alla questione del
capitale proprio, che sarebbe dovuto provenire dalla vendita dei rispettivi
appartamenti.

                                         Vero è in
effetti che tale capitale non esisteva affatto al momento della stipula, e che
l'accusato ha comperato la casa senza disporre di un centesimo. Addirittura,
l'operazione di vendita dell'appartamento della __________ che egli pretende
essere fonte di capitale proprio degli acquirenti è oggetto di ipotesi di reato
(punto 1.7 AA), e vi è ogni motivo di ritenere, anche se l'imputazione di
appropriazione indebita riguarda solo i fr. 311'000.-- dell'ipoteca, che
l'intero provento di quella vendita (e perciò anche il preteso capitale proprio
della __________) sia sparito, inghiottito dal buco nero che era il conto
clienti del prevenuto (cfr. in effetti AI 219, allegato 1, foglio 2, in cui si
vede che dopo il secondo versamento di fr. 345'000.-- del compratore PC 4 il
saldo del conto viene di fatto azzerato dagli immediati prelievi dell' ACCO 1).

                                         Ad ogni
buon conto, l'atto è stato effettivamente rogato il 29 agosto 2002. Quello
stesso giorno l'accusato, con la __________, si è recato a __________ dai
signori __________ per pagare loro i fr. 200'000.-- pattuiti (in aggiunta al
prezzo di fr. 1.6 milioni dell'immobile) per l'arredamento (A5, pag. 4). Il
pagamento è stato effettuato con il denaro del cliente titolare della società __________
(cfr. A1, pag. 7 e consid. 14, in relazione al prelievo di Euro 123'541.--
avvenuto proprio il 29 agosto 2002).

                                         L' ACCO 1
ha quindi iniziato a cercare il finanziamento ipotecario con cui pagare almeno
la maggior parte del prezzo della villa. A tale scopo gli era stata confidata
dai venditori la cartella ipotecaria di fr. 500'000.-- gravante il fondo in
primo rango, titolo che essi detenevano a riprova del fatto che il fondo libero
era libero da debiti ipotecari.

                                         Le
circostanze della consegna della cartella ipotecaria all'accusato non sono
state chiarite. 

                                         Non è in
particolare chiaro se essa gli sia stata consegnata solo a quel momento -cioè a
stipula avvenuta per consentirgli di cercare il credito ipotecario- o se egli
la detenesse già da tempo allo scopo di svolgere le pratiche finalizzate alla
vendita del fondo per l'eventuale terzo compratore che i signori __________
cercavano in precedenza (A5, pag. 2; AI 77, punto 2, pag. 2). Come che sia,
risulta, secondo quanto raccontato al dibattimento, che l'accusato é entrato in
possesso della cartella ipotecaria senza particolari formalità, e quindi senza
che vi fossero al proposito esplicite, ancorché verbali, pattuizioni con i
proprietari del titolo.

                                         Nondimeno,
ragionando con il Presidente al dibattimento, l'accusato ha riconosciuto che vi
deve essere comunque stato un tacito accordo tra venditori ed acquirente nel
senso che il titolo gli veniva affidato (o, se già lo deteneva per altro
motivo, da quel momento mutava la causale del suo possesso) affinché egli
potesse con esso procurarsi il necessario finanziamento ipotecario, e
consegnasse poi il provento ai venditori in pagamento (parziale) del prezzo
dell'immobile.

                                         Le cose
sono però andate diversamente.

                                         Intanto
il 20 settembre 2002 è avvenuto il trapasso di proprietà in favore degli
acquirenti ACCO 1 e __________, con un certo ritardo rispetto alla firma del
rogito a causa della mancanza di alcuni documenti (cfr. B19, pag. 2).

                                         L'11
dicembre 2002 è infine stato concesso il finanziamento ipotecario di fr.
1'100'000.-- da __________, ma l'accusato si è guardato bene dal riversare
questo denaro ai venditori della villa, avendo egli preferito utilizzare questa
vigorosa iniezione di contante per coprire le tracce dei suoi reati. E' così
successo (AI 219, allegato 1, foglio 4) che fr. 106'000.-- sono stati versati
al cliente __________ (cfr. consid. 9), fr. 210'000.-- alla cliente __________
(consid. 19), fr. 220'000.-- ai signori __________ (consid. 18), circa fr.
275'000.-- se ne sono andati per contanti verso più o meno ignota destinazione
(cfr. A1, pag. 9), e solo fr. 200'000.-- hanno trovato, il 31 dicembre 2002
(cioè ben 20 giorni dopo), la via dei venditori del fondo.

                                         Va ancora
segnalato che prima di effettuare questo parziale pagamento in favore dei
venditori, egli ha tentato di far credere loro di avere pagato l’intero prezzo
dovuto per mezzo di ordini di bonifico inefficaci (A1, pag. 9):

 

"  ADR
è vero che, se non erro il 27.12.2002, ho caricato nel sistema e-banking due
ordini di bonifico per complessivi fr. 1.6 Mio a favore di un conto presso PC 1
__________ intestato ai signori __________. Io sapevo che non c’era
disponibilità sul conto, ma normalmente gli ordini e-banking restano in sospeso
fino a quando è possibile eseguirli. E’ anche vero che ho trasmesso copia di
questi ordini ai signori __________, dicendo loro che sarebbero stati eseguiti
non appena ci sarebbero stati i fondi a disposizione dando loro
l’autorizzazione a verificare la situazione presso il consulente PC 1, _________
signor __________.”

 

                                         Così
descrive invece la questione il signor __________ (A6, pag. 2 e 3):

 

"  Ho
saputo dall’ ACCO 1 che l’PC 1non aveva erogato il mutuo per motivi che non mi
sono noti e che l’avvocato si era rivolto alla __________ dalla quale aveva ricevuto
il prestito di fr. 1.1 Mio. Io non ero contento ed ero pure preoccupato perché
i soldi non arrivavano e conoscevo da tanti anni __________ che considero un
amico. (…) Il 30 o 31 dicembre 2002 ho avuto un colloquio telefonico con l’ AC
1 abbastanza acceso e lui mi ha detto che la situazione era risolta e che mi
avrebbe mandato copia dei bonifici, che rivedo nel Doc. 1 allegato al presente
verbale. Ho spedito personalmente la copia dei bonifici al direttore dell’PC 1di
__________ come si può rilevare dall’indicazione in calce al documento a mia
calligrafia. Visto che i soldi non arrivavano mi sono rivolto all’arch. __________
che ha preso contatto con l’impiegato dell’PC 1 __________, chiedendogli come
mai non veniva dato seguito ai bonifici ed il signor __________ ci ha
comunicato di rivolgerci all’ ACCO 1.”

 

                                         L’accusato
e __________ vivono tuttora nella villa acquistata in queste circostanze, senza
che siano intervenuti ulteriori pagamenti.

 

 

                                16.   Il
Magistrato inquirente, investito quanto meno della denuncia dei venditori per
il titolo di truffa (AI 77), si è dovuto porre la questione a sapere se la
fattispecie relativa all’acquisto della villa di __________ potesse costituire
reato, risolvendola in senso negativo (l’atto di accusa è in effetti silente in
proposito).

                                         Ciò ha
sorpreso non poco la Corte, che se da un lato può condividere le riflessioni
sulla mancanza di inganno astuto (ai fini del reato di truffa) in chi induce
poco accorti venditori a trasferire la proprietà della villa in difetto di pagamento,
o di chi si fa concedere un finanziamento ipotecario senza fornire precisazioni
alla banca in merito alla destinazione del mutuo, non può d’altro lato
disattendere che la consegna della cartella ipotecaria nelle mani dell’accusato
era avvenuta al preciso fine di procurare il finanziamento per l’acquisto della
villa e di fare pervenire il relativo provento ai venditori.

                                         Il fatto
che l’accusato abbia invece tenuto per sé quasi tutto il provento della messa a
pegno della cartella ipotecaria doveva porre seri interrogativi dal punto di
vista di un’eventuale appropriazione indebita, ed è insoddisfacente che il
Procuratore Pubblico abbia invece liquidato la questione sostenendo che il
reato non poteva entrare in linea di conto per il motivo che l’accusato era
divenuto proprietario della cartella ipotecaria in conseguenza dell’acquisto
del fondo (verbale dibattimentale, pag. 4), giacché siffatta argomentazione è
gravata da un manifesto errore sul retrostante tema di diritto civile, essendo
in realtà possibile, ed anche usuale, che –esattamente come nella specie- la
cartella ipotecaria non segua il fondo nella trasmissione della proprietà.

 

                                17.   Tornando
allo svolgimento dei fatti di cui all’atto di accusa dopo l’agosto del 2002, si
ha che il 2 ottobre 2002  è stata sporta una prima denuncia penale nei
confronti del prevenuto (AI 1). Ne era autrice una società di pallacanestro
italiana, la __________, che sosteneva di avere versato al prevenuto lire
800'000'000 nell’ottobre del 2000 in vista di un affare poi non realizzato e
lamentava il fatto che l’accusato avrebbe trattenuto, a suo dire indebitamente,
la somma di lire 45'676'000.

                                         A seguito
della denuncia, AC 1 ha prontamente pagato l’importo in discussione, di modo
che già il 10 ottobre 2002 la denunciante si è dichiarata soddisfatta ed ha
ritirato la propria costituzione di parte civile (AI 9).

 

 

                                18.   Il 10
ottobre 2002 __________ ha ricevuto fr. 280'000.—dai signori __________ in
vista dell’acquisto da parte loro del fondo n. __________ di __________. Di
questa somma, fr. 205'000.—sono spariti in un istante, ossia nel breve spazio
di quattro giorni, per scopi che ovviamente nulla avevano a che vedere con la
vendita del fondo di __________ (sulla destinazione degli importi prelevati: AI
219, allegato 1, foglio 3).

                                         Il reato,
ascrittogli al punto 1.9 AA, è pacificamente ammesso dal prevenuto (A3, pag.
3):

 

"  Confermo
di avere ricevuto dagli acquirenti __________ la somma di fr. 280'000.—in data
10.10.2002, destinata in ragione di fr. 60'935.—per l’estinzione dell’ipoteca
presso la __________ di __________. La differenza era da versare al signor __________
ad iscrizione avvenuta. Ho utilizzato buona parte della somma versata dai
coniugi __________per spese del __________ ed in minima parte per spese
personali (__________A, __________). Quando ho estinto l’ipoteca presso la __________
in data 31.10.2002 disponevo comunque ancora di fondi di pertinenza del cliente
__________. E’ dunque corretto affermare che della somma di fr. 280'000.—ho
utilizzato per spese __________ e per mie spese personali la somma di ca. fr.
205'000.--. E’ corretto dire che il saldo a favore del cliente __________ è
stato versato in data 11.12.2002 (fr. 220'065.--) attingendo dal prestito di
fr. 1.1 Mio della __________.”

 

 

                                19.   Il 15
ottobre 2002 sul conto clienti dell’accusato sono pervenuti ulteriori fr.
221'235.--, incassati a conclusione di una vertenza civile per conto della
cliente __________. Tolto il diritto alla retribuzione dell’accusato per fr.
11'235.--, la rimanenza di fr. 210'000.-- avrebbe dovuto essere prontamente
versata alla mandante. Ciò non è avvenuto, avendo l’accusato nei giorni
successivi disposto dell’importo con una lunga fila di prelevamenti e bonifici
di vario genere, sino a mandare in passivo il saldo del conto (cfr. AI 219,
allegato 1, foglio 3).

                                         Anche
questa cliente è stata risarcita attingendo ai fr. 1.1 Mio del prestito
ipotecario destinato (nelle speranze dei venditori) al pagamento della villa di
__________.

                                         Il
prevenuto è reo confesso di questa fattispecie (A3, pag. 3), descritta al punto
1.10 AA.

 

 

                                20.   L’8
novembre 2002 l’accusato ha girato la somma di complessivi Euro 260'000.-- da
due conti bancari in essere presso PC 1di pertinenza di __________, e sui quali
aveva diritto di firma, in favore della società __________.

                                         Il
funzionario di banca __________ che curava i conti di __________ si è però
insospettito per questi prelevamenti inconsueti, i primi effettuati dall'accusato
in 10 anni, e ne ha dato notizia agli aventi diritto, che ovviamente erano all’oscuro
di tutto e che non avevano autorizzato alcun movimento di fondi (cfr. verbale
B2).

                                         L’accusato,
colto letteralmente con le mani nel sacco, ha raccontato agli aventi diritto
economico una penosa bugia circa l’asserita opportunità di trasferire altrove
il denaro per ottenere un migliore rendimento del capitale, promettendo
comunque l’immediato ritorno dei soldi.

                                         Per fare
ciò, è stato necessario stornare il bonifico in favore di __________ che era
stato effettuato con quel denaro, cosa che è stata possibile solo grazie alla
signorilità del titolare di quella società, che ha accettato lo storno (cioè di
rendere il denaro che gli era appena stato dato in restituzione del suo,
indebitamente prelevato) allorché il direttore della sua banca gli ha prospettato
che in caso contrario vi sarebbero stati “problemi” per AC 1 (B15, pag.
2):

 

"  …il
conto in __________ intestato alla __________ è stato accreditato con una somma
di cui non ricordo l’importo, che la PP mi dice essere € 260'000.--.

Dopo l’accredito sul conto in __________ ho
ricevuto una telefonata del dir. __________ del __________, il quale mi ha
convocato per un incontro durante il quale mi ha fatto capire che l’operazione
di accredito avrebbe potuto creare problemi AC 1. Volendo aiutarlo ad evitare
tali problemi, io ho accettato di restituire al mittente i fondi che erano
stati accreditati sul conto in __________.”

 

                                         L’accusato
sin dal primo verbale ha ammesso l’irregolarità del suo agire (A1, pag. 7 e 8),
per il che appare corretta anche l’imputazione di appropriazione indebita cui
al punto 1.11 AA.

 

 

                                21.   L’11
dicembre 2002, come già detto, l’imputato è entrato in possesso dei fr. 1.1 Mio
concessigli come prestito ipotecario da __________. Circa la destinazione data
dall’accusato a quel denaro si rinvia a quanto già esposto al consid. 15.

                                         Grazie a
quei pagamenti, egli riduceva di fr. 900'000.-- il buco creato nei confronti
dei suoi clienti. Rimanevano però degli importanti scoperti nei confronti di PC
4, __________, __________ ed __________.

 

 

                                22.   Il 16
dicembre 2002 sono confluiti sul conto clienti dell’ ACCO 1 fr.
260'000.--versati dal cliente __________ per l’acquisto del fondo n. __________
di __________, denaro che l’accusato ha immediatamente ed interamente girato in
favore __________ invece di destinarlo alla parte venditrice del fondo in
questione (AI 219, allegato 1, foglio 4; A3, pag. 2 e 3).

                                         Manifesta
è pertanto l’appropriazione indebita anche di questo denaro (punto 1.12 AA).

                                         L’imputazione
concerne solo fr. 255'000.-- perché così risulta dalla confessione
dell’imputato (A3, pag. 2: “…è stata utilizzata per altri scopi almeno in
ragione di ca. fr. 255'000.--.“).

 

 

                                23.   Il 7
e 8 gennaio 2003 l’accusato ha ricevuto sul proprio conto Euro 311'022.24 spettanti
ai suoi clienti __________ e __________ al termine di una pratica successoria.
Egli si è immediatamente appropriato di questo denaro, impiegandone parte per
coprire l’appropriazione commessa il mese precedente in danno di __________
(consid. 22, punto 1.12 AA) e utilizzando la rimanenza in proprio favore, tanto
da lasciare sul conto soli Euro 20.89 in data 28 gennaio 2003, dopo un ultimo
prelevamento di contanti di Euro 25'000.—(AI 219, ultima pagina).

                                         I clienti
__________ sono stati risarciti nelle more del procedimento, ragione per cui
hanno ritirato la propria costituzione di parte civile (doc. TPC 6).

                                         Questo
non toglie evidentemente che si tratti di appropriazione indebita commessa dal
prevenuto il loro danno, così come indicato al punto 1.14 AA.

 

 

                                24.   Il 14
febbraio 2003 PC 1 ha denunciato il prevenuto al Ministero Pubblico per il
mancato rimborso dell’ipoteca concessa dall’istituto alla propria cliente __________,
nonostante l’avvenuto pagamento del prezzo dell’immobile (comprensivo dell’importo
per il rimborso dell’ipoteca) da parte del compratore PC 4 (AI 24).

                                         A questa
denuncia, come raccontato in aula dal PP, ha fatto seguito una discreta
raccolta di informazioni da parte degli inquirenti, sino al verbale di
interrogatorio del 5 marzo 2003 (A1), che ha fornito evidenze di illeciti tali
da giustificare l’arresto del prevenuto.

                                         Egli è
stato trattenuto in carcere preventivo per soli 16 giorni, durante i quali è
stato interrogato tre volte (A1, A2 e A3), confessando quasi tutti gli addebiti
che si ritrovano nell’atto di accusa (ad eccezione di quello di cui al punto
1.4, verosimilmente dimenticato, e confessato più tardi).

                                         Dopo la
scarcerazione afferma di avere svolto l’attività di consulente giuridico, ma
senza apprezzabili risultati, essendo la sua reputazione compromessa dalla
pubblicità avuta dalla vicenda giudiziaria. Si sarebbe altresì occupato della
liquidazione della sua sostanza immobiliare, allo scopo di procurarsi i mezzi
per risarcire le parti lese, come in effetti avvenuto almeno per i clienti __________
e __________ (cfr. doc. TPC 3 e 6).

                                         Quanto ai
progetti per il futuro, al dibattimento l’imputato ha dichiarato di avere la
concreta prospettiva di un’occupazione come consulente in ambito societario e
contrattuale per una società di un amico, cittadino italiano, attiva nel
settore dell’energia (doc. dib. 4).

 

 

                                25.   Riassumendo,
si ha che l’ammontare complessivo delle 14 appropriazioni indebite imputate al
prevenuto è di fr. 2'617'817.55 e Euro 1'865'275.18, come indicato nell’atto di
accusa. Tradotto in franchi svizzeri, il totale è quindi superiore a fr.
5'300'000.--. 

                                         Considerato
che parte degli illeciti ha avuto lo scopo di coprire l’ammanco causato da
precedenti appropriazioni, e tenuto conto dei risarcimenti effettuati a tutt’oggi
dall’accusato, il danno finale per i clienti è di circa fr. 1'650'000.--, come
sottolineato dal difensore in sede d’arringa.

                                         Quanto
alla destinazione avuta dal denaro malversato, l’accusato non è stato prodigo
di spiegazioni, essendosi limitato alla generica affermazione per cui la “maggior
parte” del malversato sarebbe stata impiegata per le esigenze del __________.
In occasione dei verbali di interrogatorio ha qualche volta promesso di “controllare
i suoi incarti” e di “comunicare il risultato delle verifiche” (p.
es. A3, pag. 4), ma queste promesse sono rimaste lettera morta. I riscontri
oggettivi sono quelli di una marea di prelievi per contanti dal conto clienti
dello studio (quasi 140 prelevamenti) per un ingente importo complessivo,
vicino ai fr. 2'000'000.—(cfr. doc. dib. 5), e se ne deve rimanere all’insoddisfacente
situazione per cui non è alla fine dato di sapere, nemmeno approssimativamente
(se non con l’indicazione di generiche esigenze del __________) quale sia stato
l’utilizzo dei singoli importi di denaro prelevati in questo modo.

 

 

                                26.   Al
punto 2 dell’atto di accusa viene inoltre imputato al prevenuto di avere
disobbedito ad un ordine dell’autorità per avere omesso di dare seguito alla
decisione 9 settembre 2002 della PL 1, che gli faceva ordine di presentare
alfine i rendiconti finanziari e i rapporti morali degli anni 1998, 1999, 2000
e 2001 relativi alla tutela di cui era investito nei confronti del fratello __________

                                         L’ordine
è formalmente corretto e contiene la comminatoria delle conseguenze di cui
all’art. 292 CP, l’accusato ammette pacificamente di averne compreso i termini
(A8, pag. 1) e nondimeno di non avere ottemperato all’ordine “per mancanza
di tempo” (A8, pag. 2).

                                         Non
corrispondendo a verità che egli non potesse trovare il limitato tempo
necessario all’allestimento dei rendiconti richiesti, va ritenuto a suo carico
l’ascritto reato, cosa che l’imputato del resto non contesta.

 

 

                                27.   Secondo
l’art. 138 n. 1 CP chi, tra l’altro, indebitamente impiega a profitto proprio o
di un terzo valori patrimoniali affidatigli è punito con la reclusione sino a 5
anni o con la detenzione. Per l’art. 138 n. 2 CP la pena è invece quella della
reclusione sino a 10 anni o della detenzione se l’autore ha commesso il fatto
in qualità di membro di un’autorità, di funzionario, di tutore, di curatore, di
gerente di patrimoni o nell’esercizio di una professione, industria o
commercio, per cui ha ottenuto l’autorizzazione da un’autorità.

                                         Che il
comportamento del prevenuto racchiuda in sé tutti gli elementi quanto meno
dell’appropriazione indebita ai sensi dell’art. 138 n. 1 CP non deve essere
particolarmente motivato. 

                                         Egli
stesso, del resto, non contesta siffatta qualifica giuridica del proprio agire,
eccezion fatta per l’imputazione di cui al punto 1.3 AA, con obiezioni che la
Corte ha già respinto al precedente considerando n. 7, rilevando che
dall’impossibilità per l’accusato (risultante dallo stato dei suoi conti) di
essere disponibile in ogni momento dell’affidamento alla restituzione del
capitale affidatogli per circa un anno si doveva dedurre che egli, almeno
temporaneamente, se ne era indebitamente appropriato.

                                         Deve
invece essere esaminato se, come ritiene l’accusa, l’appropriazione indebita
commessa dall’imputato sia aggravata giusta l’art. 138 n. 2 CP in tutte le 14
fattispecie ascrittegli.

 

 

                                28.   La
fattispecie qualificata dell'appropriazione indebita riguarda in generale una
cerchia di autori che, per la loro posizione nei rapporti con le vittime,
godono di una particolare fiducia e sottostanno quindi a un particolare obbligo
di fedeltà (DTF 120 IV 182, 117 IV 22; DTF 21 dicembre 1992 in re K).

                                         Uno di
questi casi è quello dell'autore che agisce nell’esercizio di una professione
soggetta ad autorizzazione. Tuttavia, non ogni appropriazione indebita
commessa, per esempio, da un funzionario o da un avvocato, è necessariamente
aggravata, ricorrendo l'aggravante solo laddove queste persone abbiano compiuto
l’illecito nella loro veste di funzionario o avvocato e, cumulativamente, nell’ambito
dell’esercizio di questa professione (Pozo, Droit pénal, partie spéciale
I, n. 777, pag. 218). 

                                         In
concreto, siffatta distinzione conduce a restringere il campo d'attività
dell'avvocato oggetto dell'aggravante in particolare alla sola attività tipica
di patrocinio forense o di consulenza, ossia al denaro che viene confidato al
legale nell'esercizio di questa precipua attività dai suoi clienti o per conto
dei suoi mandanti, mentre che, ad esempio,  l'occasionale gestione di patrimoni
da parte di un avvocato non rientra ancora nella nozione del caso aggravato,
perché ciò non fa parte della sua attività principale (Niggli/Riedo,
Basler Kommentar, n. 175 ad art. 138 CP e riferimenti). 

                                         Detto
altrimenti, l'art. 138 n. 2 CP non ha inteso introdurre una nozione di
"Sondertäter" a carico degli avvocati o di altri professionisti al
beneficio di un'autorizzazione per ogni loro possibile atto di appropriazione
indebita, ma ha invece nuovamente inteso proteggere in maniera accresciuta la
fiducia suscitata nel pubblico da queste persone nello specifico esercizio di
quella professione per la quale sono stati autorizzati dallo Stato.

 

 

                                29.   Stabilito
ciò, appare in primo luogo evidente che laddove l’ACCO 1 ha agito in qualità di
notaio il reato è senz’altro aggravato, trattandosi di professione per il cui
esercizio ha ricevuto l’autorizzazione da un’autorità (Niggli/Riedo,
opera citata, n. 178 ad art. 138 CP), e forse anche, a ben vedere, di attività
di funzionario giusta l’art. 110 cifra 4 CP.

                                         Sono
pertanto appropriazioni indebite aggravate siccome commesse in qualità di
notaio quelle di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.7, 1.9, 1.12 AA.

                                         Per i
reati commessi in qualità di avvocato, professione anch’essa soggetta
all’autorizzazione di un’autorità e quindi potenzialmente causa di reato
aggravato (cfr. consid. 27), occorre invece distinguere tra attività tipica
dell’avvocato, in cui si concretizza l’aggravante, ed altre attività connesse
che non sono però precipue dell’avvocato, e che perciò non possono costituire
terreno per un reato aggravato.

                                         La
distinzione non si rivela inutile: a mente della Corte, solo nelle fattispecie
di cui ai punti 1.10 AA (incasso della parte spettante alla cliente nello
scioglimento del regime dei beni a seguito di divorzio) e 1.14 AA (incasso
della quota spettante ai clienti in una procedura successoria) il prevenuto ha
agito nel contesto della tipica attività dell’avvocato, commettendo così il
reato aggravato. 

                                         Per
contro, in quelle situazioni in cui si è prestato per ricevere l’incasso di
importi di denaro nell’ambito dell’attività commerciale di terzi, per poi
riversare detto denaro secondo le istruzioni dei mandanti, non si tratta
secondo la Corte di attività tipica dell’avvocato, per la quale gli è stata
rilasciata la relativa autorizzazione. Le fattispecie di cui ai punti 1.6 e
1.13 AA non costituiscono perciò reato aggravato.

                                         Allo
stesso modo, anche l’attività consistente nel mettersi a disposizione di
clienti per custodire e/o gestire loro averi bancari disponendo del diritto di
firma non è tipica della professione d’avvocato, e quindi non è costitutiva del
reato aggravato (punti 1.8, 1.11 AA), mentre che l’accusato sia stato per
questo motivo un gestore di patrimoni non lo pretende nemmeno l’atto d’accusa,
che non imputa al prevenuto questa circostanza aggravante.

                                         Si ha
perciò in complesso che solo in 10, e non in 14 casi, il reato commesso
dall’accusato è quello di appropriazione indebita aggravata giusta l’art. 138
n. 2 CP, mentre che negli altri 4 casi si tratta di appropriazione indebita
giusta l’art. 138 n. 1 CP.

 

 

                                30.   Secondo l’art. 63 CP il giudice commisura la pena alla colpa del
reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle
condizioni personali del condannato.

                                         Secondo
l’art. 68 n. 1 CP, quando per uno o più atti l’autore incorre in più pene
privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato
più grave aumentandola in misura adeguata.

 

 

                                31.   La
Corte nel determinare la pena per l’ ACCO 1 ha dapprima dovuto ritenere la
notevole gravità oggettiva del suo comportamento, essendo egli autore colpevole
di ben 14 episodi di appropriazione indebita (10 dei quali costituenti reato
aggravato) per un importo complessivo assai ingente, pari a circa fr.
5'300'000.--, ancorché il danno finale per i clienti sia inferiore, ma a
tutt’oggi comunque considerevole visto che ammonta a circa fr. 1'650'000.--. Il
numero degli episodi denota di per sé biasimevole reiterazione di questi
comportamenti illeciti, che si sono infatti protratti per circa un anno e mezzo
e che comunque hanno preso fine solo grazie all’intervento degli inquirenti.
Visti gli atti, non è sbagliato affermare che l’agire illecito dell’accusato
era quasi sistematico e si constata che i reati non sono cessati nemmeno dopo
l’abbandono della presidenza del __________ (aprile 2002), ossia dopo la fine
dello scellerato onere presidenziale alla copertura con mezzi propri di un
deficit annuo superiore al milione di franchi.

                                         Dalla
vita anteriore dell’imputato si ritiene in suo favore l’incensuratezza, così
come meritorio è stato ritenuto il modo in cui egli, con le proprie forze e
denotando capacità ed intraprendenza, in pochi anni aveva saputo crearsi una
solida posizione professionale, trovando inoltre il tempo anche per svolgere
attività politica in favore della comunità.

                                         Quanto
all’impegno in favore dello sport, la Corte (oltretutto in parte composta di
persone vicine al mondo dello sport) non può, in astratto, che apprezzarlo e
considerarlo meritorio, ma si è chiesta in concreto se e quanto l’accusato
abbia agito per amore e nell’interesse dello sport. Detto più chiaramente, la
Corte avrebbe –per esempio- apprezzato positivamente il disinteressato impegno
di un oscuro allenatore di una squadra giovanile, che per anni avesse
gratuitamente messo il proprio tempo a disposizione per avvicinare dei giovani
alla pratica di uno sport. Per il presidente di un sodalizio il discorso è più
sfumato: da un lato egli agisce in parte per passione e amore dello sport, e
ciò merita riconoscimento, ma d’altra parte (e più sale il livello e più questo
è vero) egli agisce anche per il diverso fine del promovimento della propria
persona, per ottenere una sorta di riconoscimento sociale, per farsi pubblicità
a scopo commerciale e per accedere a certi ambienti allo scopo di curare i
propri interessi e in definitiva anche per sfoggiare un costoso giocattolo. In
questa diversa accezione, che nell’accusato era sicuramente presente (A1, pag.
4: “… la presidenza del __________ mi ha portato molto sia in termini di
pubblicità che di clientela.”), l’impegno sportivo (che equivale poi solo
ad un impegno finanziario in favore di un gruppo di professionisti) non risulta
particolarmente apprezzabile agli occhi della Corte dal profilo etico, ma
costituisce in definitiva solo un (lecito) modo di spendere il proprio denaro
in cambio di un ritorno di immagine.

                                         Il tema
della pallacanestro come elemento della vita anteriore dell’accusato porta però
anche ad esaminare l’importante questione dei suoi motivi a delinquere.

                                         L’unica
spiegazione che egli ha fornito per i propri atti è infatti quella di avere
immesso il denaro malversato, oltre a tutto il suo patrimonio, nel __________.

                                         Nella
misura in cui ciò è vero, non si tratta per la Corte di una valida giustificazione,
non essendoci alcunché di nobile o meritorio nel commettere reati per
alimentare le proprie spropositate ambizioni sportive (o quelle del sodalizio
di cui si è presidente), e di riflesso per coltivare e vedere crescere di pari
passo la propria immagine di presidente di un club ambizioso e di successo. Il
gesto, a non averne dubbi, è oltretutto privo di ogni connotazione sportiva, ed
anzi nuoce a tutti gli onesti praticanti dello sport, che competono senza far
ricorso a denaro malversato che in definitiva concorre a falsare gli esiti
della regolare competizione.

                                         E’
comunque da escludere che il prevenuto abbia malversato unicamente
nell’interesse del __________. Contro una simile tesi depongono già la
moltitudine di prelevamenti in contanti dal conto clienti dello studio (ivi
compresi quelli con tessera bancomat), anche di piccoli importi, che rendono
altrettanto verosimile, ed anzi preferibile, l’ipotesi che in vari casi
l’imputato abbia prelevato indiscriminatamente per sue personali esigenze.
Almeno in un caso è però positivamente accertato che l’imputato si è
appropriato indebitamente di denaro di clienti per sue voluttuarie esigenze
personali, risultando in effetti che il pagamento di fr. 200'000.—per
l’arredamento della villa, così come fr. 30'000.—per un artigiano, sono
avvenuti con denaro di clienti.

                                         Come che
sia –pallacanestro o lussi privati- la Corte ha ritenuto la futilità delle
motivazioni a delinquere dell’accusato, consistenti in ogni caso
nell’appagamento del desiderio del superfluo, e questo oltretutto ad opera di
chi già doveva considerarsi privilegiato, potendo contare su di un reddito
importante e una sostanza consistente, il che depone, secondo la Corte, per una
moralità dell’accusato assai limitata.

                                         Particolarmente
esecrabile, e di pesante rilievo nella commisurazione della pena, è apparso
alla Corte il contesto dei reati, commessi per mezzo della violazione
dell’accresciuto rapporto di fiducia, insito nella natura del mandato, che
viene tributato all’avvocato e al notaio da chi si trova ad avere bisogno dei
loro servigi, ma anche dallo Stato quando autorizza l’esercizio di queste
professioni e quando delega al notaio l’esercizio di sue prerogative. Si è
trattato del tradimento elementare di quella fiducia che non può essere
disattesa, perché elemento cardine dell’immagine e della stessa funzione
sociale dell’avvocato e del notaio. Non per caso, la perpetrazione del reato
nell’esercizio di una professione autorizzata dall’autorità è circostanza
costitutiva di reato aggravato, e la conseguenza, non lieve, è che viene
raddoppiata la comminatoria di pena.

                                         Nel caso
di specie la Corte, nonostante la preponderanza di reati aggravati, ha
determinato la pena entro i limiti del caso non aggravato, ed anzi nemmeno ha
ecceduto di molto la metà della pena massima prevista per l’appropriazione
indebita. 

                                         Questo
per l’effetto delle circostanze attenuanti, ma anche a riprova del fatto che
non si è ecceduto in severità, posto che il realizzarsi del reato aggravato è
comunque, di per sé, indicativo di una colpa grave.

                                         La Corte
ha di seguito valutato negativamente le circostanze dell’acquisto da parte
dell’accusato della __________, ritenendolo l’ulteriore riprova di una certa
bassezza d’animo, dell’egoismo e della mancanza di scrupoli di colui che già sa
di avere pesantemente malversato, ma che invece di impiegare ogni risorsa per
la limitazione del danno e il suo risarcimento, procede nondimeno –senza averne
i mezzi e delinquendo ulteriormente a tal fine (con riferimento ai fr.
200'000.—di cui si è appropriato per pagare il mobilio)- nell’acquisto di un
bene di lusso.

                                         A favore
dell’accusato la Corte, oltre alle predette circostanze legate alla vita
anteriore, ha ritenuto la confessione fatta agli inquirenti, il tentativo di
rimediare al danno arrecato concretizzato da vari risarcimenti, nonché il
corretto comportamento processuale. 

                                         E’ invece
solo entro certi limiti che si è potuta apprezzare la collaborazione
dell’accusato, perché se da un lato è vero che egli non ha avuto reticenze al proposito
degli illeciti commessi (ed in tal senso egli è certamente confesso, come detto
poc’anzi), è d’altro lato vero che egli poco si è prestato alla ricostruzione
dell’effettivo utilizzo del denaro malversato e da lui prelevato per contanti,
non potendosi credere che, con calma dopo il carcere preventivo, non gli
sarebbe stato possibile (come aveva del resto promesso agli inquirenti)
effettuare una ricostruzione almeno per sommi capi di quanto era avvenuto con i
quasi fr. 2 milioni usciti per contanti dal conto clienti dello studio.

                                         Il
carcere preventivo sofferto, limitato a soli 16 giorni, non ha assunto a mente
della Corte proporzioni tali da potere essere considerato in qualche maniera
come un motivo di attenuazione della pena, mentre che è vero che all’imputato
va riconosciuta una certa sensibilità alla pena detentiva, così come si è
tenuto conto in suo favore del fatto che egli,  una volta espiata la pena, è
ulteriormente punito dal fatto di non potere più tornare ad esercitare la
professione appresa, essendo irrimediabilmente distrutto per sua colpa il
rapporto di fiducia con i clienti che ne costituisce l’imprescindibile
premessa.

 

 

                                32.   La
difesa si è battuta per il contenimento della pena entro i limiti dei 18 mesi
di reclusione sospesi condizionalmente, invocando in particolare la concessione
dell’attenuante specifica del sincero pentimento ai sensi dell’art. 64 cpv. 5
CP.

                                         L’attenuante
in questione comporta l’intima dissociazione dell’autore dagli illeciti
commessi e si concretizza con una condotta con la quale egli fornisce prova di
uno sforzo particolare, non finalizzato al beneficio processuale ma bensì al
riconoscimento della propria colpa e alla volontà di emendarsi (DTF 107
IV 99, Rep. 1987, pag. 253 e segg.).

                                         La Corte,
pur convinta che il prevenuto sia dispiaciuto per l’accaduto -del resto la sua
vita, a prescindere dalla condanna penale, ne esce rovinata- e dandogli atto di
determinati comportamenti positivi, ha concluso per la non sussistenza
dell’attenuante in questione, ritenendo che egli in definitiva non abbia dato
prova di quello “sforzo particolare” che si esige dalla persona sinceramente
pentita.

                                         Un primo
elemento che, in questo contesto, è stato considerato negativamente è quello
della (già menzionata) solo parziale collaborazione con gli inquirenti al
riguardo della destinazione dei denari prelevati a contanti. Tolta la non
addotta ipotesi di un’amnesia su vasta scala o di altre non invocate turbe
della coscienza, appare da questo punto di vista reprensibile il non avere contribuito,
nonostante le promesse, ad un’adeguata ricostruzione di questo non secondario
aspetto delle malversazioni.

                                         Un
secondo elemento contrario alla tesi dell’intima presa di coscienza
dell’illecito compiuto è stato ravvisato nella mancanza di disponibilità a
separarsi dalla villa milionaria nella quale egli vive ancora oggi. Nulla in
effetti giustifica il fatto che egli tuttora risieda in questa costosa
abitazione, che andava invece, subito dopo la scarcerazione (avvenuta il 21
marzo 2003), messa a disposizione dei creditori, oppure venduta, oppure ancora
locata a terzi contro un’adeguata pigione da destinare ai risarcimenti,
trasferendo se stesso in un’abitazione meno sfarzosa, ma più economica e più
consona alla situazione. Questo nonostante che __________ risulti
comproprietaria per ½ dell’immobile, trattandosi di facoltà accordatale dal
prevenuto senza corrispettivo, visto che la casa non è stata pagata da nessuno
e che essa nemmeno è debitrice dell’ipoteca.

                                         Del tutto
analoga, quantunque su scala ridotta, l’attitudine del prevenuto al riguardo
della propria mobilità: ancora il 1° ottobre 2003, ad oltre 6 mesi dalla
scarcerazione, dichiarava al magistrato interrogante che nel computo del
proprio fabbisogno mensile erano da includere “CHF 1'650.--per il leasing
della vettura marca _________” (A7, pag. 3), soggiungendo però,
presumibilmente consapevole della palese incongruenza, che “sto comunque
cercando da mesi di vendere l’auto”.

                                         Discutibile,
infine, (sempre nella limitata ottica del ragionamento circa l’eventuale
sincero pentimento), anche il modo del prevenuto di procedere nei risarcimenti,
laddove taluni sono stati privilegiati e risarciti integralmente (__________, __________),
mentre che altri non hanno ricevuto nulla, così da suscitare il sospetto di un
pentimento ad personam, oppure finalizzato all’ottenimento di un beneficio
processuale, come nel caso della compiacente lettera 2 dicembre 2004 della
parte civile __________ (doc. TPC 6), che esplicitamente tenta di portare al
mulino dell’accusato l’acqua del sincero pentimento.

                                         La
negazione del sincero pentimento, ad ogni buon conto, ha valenza più formale
che sostanziale. La Corte ha infatti da un lato negato il compimento dello
sforzo particolare e il sussistere dell’attenuante specifica, ma d’altro lato
–come già detto- non ha per nulla misconosciuto la confessione dell’accusato,
la sua parziale collaborazione con gli inquirenti, le dichiarazioni di
pentimento e i risarcimenti prestati, valutando queste circostanze a lui
favorevoli nell’ottica dell’applicazione dell’art. 63 CP.

                                         Pertanto,
la negazione della richiesta della difesa di una condanna alla pena di 18 mesi
sospesi condizionalmente non è assolutamente la conseguenza del rifiuto
dell’invocata circostanza attenuante. Vero è invece che la gravità della colpa
dell’accusato è tale –con o senza attenuante specifica- che la pena da
pronunciare a suo carico nemmeno si avvicina ai limiti entro i quali ha senso
disquisire di sospensione condizionale. 

                                         Questo
risultato non è suscettibile di modifiche nemmeno per effetto dell’invocazione
fatta dalla difesa di sentenze rese da altre Corti in altri procedimenti.

                                         Premesso
che siffatta modalità difensiva, cara a questo patrocinatore, è per sua natura
inefficace perché comporta il confronto tra situazioni che nel loro complesso
non sono mai confrontabili, l’unico paragone formulato relativo alle
malversazioni di un avvocato e notaio (maître de stage dell’accusato) non
concorre in alcun modo a fare sembrare insopportabilmente severo l’odierno giudizio.

                                         Infatti,
è ben vero che il 28 febbraio 2002 la Corte delle Assise Correzionali di _________
ha condannato __________ alla pena di 18 mesi di detenzione sospesi con la
condizionale per malversazioni ammontanti nel complesso a circa 11 milioni di
franchi, ma è altrettanto vero che quel giudizio, mite nell’apparenza
dell’esito, è stato determinato dal sussistere di preponderanti circostanze
attenuanti, quale il lungo tempo trascorso dai fatti (ancorché non quale
attenuante specifica), ma in particolare dalla grave scemata responsabilità
dell’imputato, quantificata in “superiore al 70%” dal perito (sentenza,
pag. 33 e 42). E’ pertanto manifesto che senza il peso di quelle particolari
circostanze la pena a carico del condannato sarebbe stata pari ad un multiplo
di quella inflittagli, e non è azzardato affermare che essa avrebbe raggiunto i
5 anni di reclusione (sentenza, pag. 43), per il che non si vede come il
prevenuto possa trarre diritto dall’indebito confronto.

                                         Sugli
altri casi impropriamente evocati dalla difesa (__________, __________, __________),
riguardanti altri reati e altre situazioni, la Corte, convenuta per giudicare AC
1 e non l’operato di altre Corti, rifiuta di entrare nel merito, lasciando alla
difesa il compito di fare valere avanti all’autorità di ricorso la pretesa
pertinenza di questi confronti.

 

 

                                33.   Avuto riguardo per tutte queste circostanze, la Corte ha ritenuto
che la pena base da infliggere all’accusato si possa attestare, almeno
nell’ordine di grandezza, attorno a quella di 4 anni e 3 mesi di reclusione
richiesta dal Procuratore Pubblica, e dopo considerazione delle circostante
attenuanti ha reputato adeguata alla sua grave colpa e ai gravi reati commessi
la pena di 3 anni e 3 mesi di reclusione, con computo del breve carcere preventivo
sofferto.

 

 

                                34.   Meritano
integrale tutela le incontestate pretese delle parti civili __________ di Euro
303'151.49, corrispondente al riconoscimento di debito 20 novembre 2003
dell’accusato (doc. dib. 1) ed esplicitamente ammessa in aula (cfr. verbale
dibattimentale, pag. 4) e __________ di Euro 391'072.49, importo corrispondente
a quello dell’atto di accusa (punto 1.6), oltre interessi al 5% dall’11 marzo
2003, data in cui il danno si era sicuramente già verificato, e fr. 20'000.—per
ripetibili (cfr. doc. TPC 7), importo adeguato e non contestato dall’accusato,
che in aula ha ammesso integralmente anche questa pretesa (cfr. verbale
dibattimentale, pag. 4). 

 

 

                                35.   Con
scritto 11 ottobre 2004 (doc. TPC 4) tale __________, patrocinato nell’occasione
__________ __________, si è costituito parte civile, affermando di vantare “un
credito di CHF 131'237.—nei confronti del __________ e di conseguenza del
signor ACCO 1”.

                                         Siffatto
comportamento non è serio: a parte il fatto che, contrariament