# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3b830e0f-cdba-52f1-b5ba-b3faad629671
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2014 11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2014-11_0000-00-00.pdf

## Full Text

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Assicurazione contro la disoccupazione. Portata del do- 
vere d’informazione e consulenza. Conseguenze in caso di 
violazione.
– Portata del dovere di informazione e consulenza giusta 

l’art. 27 cpv. 1 e 2 LPGA (cons. 2).
– La consulenza è reputata evitare, in un caso ben con- 

creto, che l’assicurato prenda delle decisioni a lui pre- 
giudizievoli dal profilo assicurativo (cons. 3).

– Viola il dovere di consulenza, il consulente che pur es- 
sendo in chiaro sulle intenzioni dell’assicurato non lo 
avverte della perdita del diritto all’ottenimento di as- 
segni per il periodo d’introduzione in caso di annulla- 
mento dal collocamento (cons. 3).

– Conseguenze della violazione (cons. 4).

Arbeitslosenversicherung. Tragweite der Aufklärungs- und 
Beratungspflicht. Folgen einer Verletzung.
– Tragweite der Aufklärungs- und Beratungspflicht ge- 

mäss Art. 27 Abs. 1 und 2 ATSG (E.2).
– Die Beratungspflicht will vermeiden, dass der Versicher- te 

in einer konkreten Situation sozialversicherungs- 
rechtlich präjudizielle Entscheidungen trifft (E.3).

– Die Beratungsstelle, die die Absicht des Versicherten be- 
züglich Geltendmachung von Ausbildungszuschüssen 
kennt, verletzt ihre Beratungspflicht, wenn sie den Ver- 
sicherten nicht informiert, dass das Fehlen der Vermit- 
telbarkeit den Verlust des Anspruchs auf Ausbildungs- 
zuschüsse mit sich bringt (E.3).

– Folgen der Verletzung (E.4).

Considerando in diritto:
2. a) Il 1. gennaio 2003 è entrato in vigore l’art. 27 LPGA che

regola l’informazione e la consulenza e recita: gli assicuratori e gli 
organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle 
loro competenze, sono tenuti ad informare le persone interessate 
sui loro diritti e obblighi (cpv. 1). Ognuno ha diritto, di regola gra- 
tuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. 
Sono competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali 
gli interessati devono far valere i loro diritti o adempiere i loro 
obblighi (cpv. 2 all’inizio). Il primo capoverso dell’art. 27 LPGA pre- 
vede un obbligo di informazione generale e permanente nei con- 
fronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avve-

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nire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente 
e d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la conse- 
gna di opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (DTF 
131 V 476 cons. 4.1; DLA 2002 pag. 194). Per quanto attiene al di- 
ritto alla consulenza enunciato all’art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato 
che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli for- 
nisca consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi. Quest’obbligo 
concerne soltanto l’ambito di competenza dell’assicuratore in 
questione e le informazioni possono esse fornite anche da non 
giuristi, come del resto prima dell’entrata in vigore della LPGA 
(vedi sul tema sentenze dal Tribunale federale C 241/04 del 9 
maggio 2006 cons. 6, C 157/05 del 28 ottobre 2005 cons. 4.2.;
U. KIESER, ATSG – Kommentar, 2. ed., Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, 
ad art. 27 pag. 402 ss.; U. MEYER, Grundlagen, Begriff und Grenzen 
der Beratungsplicht der Sozialversicherungsträger nach Art. 27 
Abs. 2 ATSG in: Sozialversicherungsrechtstagung 2006, R. SCHAFF- 
HAUSER/F.  SCHLAURI  (ed.),  pag. 9  ss.;  E.  IMHOF / CH.  ZÜND,  ATSG  und 
Arbeitslosenversicherung in: SZS 2003 pag. 306 s.; R. SPIRA, Du 
droit d’être renseigné et conseillé par les assureurs et les organes 
d’exécution des assurances sociales (art. 27 LPGA) in: SZS 2001 
pag. 524 ss.). Contrariamente alle informazioni di carattere gene- 
rale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 
3953).

b) La norma di cui all’art. 27 cpv. 2 LPGA garantisce il di- 
ritto all’informazione e consulenza. Nel caso classico, questa con- 
sulenza ha luogo su istanza della persona assicurata ed in relazio- 
ne ad una precisa situazione o ad una determinata problematica. 
La questione di sapere se la disposizione si applichi anche qualora 
l’assicurato non richieda esplicitamente ragguagli è più delicata.   
In principio, la consulenza non presuppone una richiesta mirata, 
ma necessita di uno spunto concreto. Un dovere di consulenza ge- 
nerale e d’ufficio senza che vi sia una situazione o occasione con- 
creta che lo giustifichi non esiste. Per far insorgere un dovere di 
consulenza basta però che per l’assicuratore competente sia rico- 
noscibile la necessità di informare l’assicurato che il suo atteg- 
giamento o la sua inattività potrebbero pregiudicare il diritto a 
prestazioni. Per stabilire cosa siano i fondamenti del dovere di 
consulenza occorre ispirarsi al principio della buona fede. Nel 
senso che l’autorità è tenuta a prestare la consulenza imposta 
della situazione dopo una diligente analisi dello stato di fatto e di 
diritto. Al riguardo non occorre ricercare nelle condizioni di vita 
dell’interessato o segnalare alternative o spazi di manovra per si-

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tuazioni alla quali non vi è alcun motivo di pensare. Sostanzial- 
mente con la consulenza l’amministrazione dovrebbe poter evi- 
tare – nei casi chiari e senza che siano necessari chissà quali 
accertamenti – che l’assicurato prenda delle decisioni a lui pre- 
giudizievoli dal profilo assicurativo (vedi sulla tematica U. MEYER, 
op. cit., pag. 25 s.).

c) In termini di casistica, nella DTF 133 V 249 e DLA 2007 
no. 10 pag. 193, l’Alta Corte ha stabilito che l’assicuratore non ha 
un obbligo di informazione e di consulenza ai sensi dell’art. 27 
LPGA, fintanto che, prestando l’usuale attenzione, non può rico- 
noscere che la situazione in cui si trova la persona assicurata è tale 
da pregiudicarne il diritto a prestazioni. Con sentenze del 27 marzo 
2006 C 141/05 e dell’8 maggio 2006 C 301/05, l’allora Tribunale fe- 
derale delle assicurazioni reputava che l’amministrazione avesse 
violato il dovere di consulenza non informando l’assicurata che il 
fatto di rimanere iscritta quale socia senza diritto di firma della 
Sagl per la quale aveva lavorato come dipendente o di mantenere 
la carica di consigliera di amministrazione della ditta in cui aveva 
lavorato come dipendente le pregiudicava il diritto alle indennità 
di disoccupazione. La DTF 131 V 472 riguardava il caso di un assi- 
curato ritenuto non idoneo al collocamento, essendo il lasso di 
tempo fra la presentazione della domanda di prestazioni e l’inizio 
del soggiorno linguistico all’estero – di cui aveva peraltro infor- 
mato i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento durante il 
primo colloquio – troppo breve per poterlo collocare. In applica- 
zione all’art. 27 cpv. 2 LPGA, l’Alta Corte federale concludeva che 
l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’as- 
sicurato che la prevista partenza a breve scadenza non permetteva 
di collocarlo. In questa importante decisione il Tribunale federale 
ha stabilito che gli assicurati devono essere resi attenti – dagli or- 
gani incaricati dell’applicazione del diritto delle assicurazioni so- 
ciali – se il loro comportamento dovesse pregiudicare il diritto a 
prestazioni (DTF 131 V 476 cons. 4.1).

3. a) Nell’evenienza in oggetto, in data 13 agosto 2012 l’as- 
sicurato veniva reso attento alla scadenza del termine quadro il 31 
luglio 2013 ed all’esaurimento del diritto alle 260 indennità gior- 
naliere a far stato dal 4 agosto 2012, nonché alle conseguenze di 
tale fatto sulla copertura assicurativa per infortunio e sugli assegni 
familiari. Per meglio valutare la sua situazione personale visti tali 
cambiamenti, veniva invitato a contattare il competente ufficio re- 
gionale di collocamento. Come risulta dai protocolli dei colloqui 
avuti il 2 luglio e il 2 agosto 2012, il consulente era perfettamente

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a conoscenza dal fatto che l’assicurato stava esaurendo il proprio 
diritto all’indennità giornaliera. Parimenti evidente era l’interesse 
dell’assicurato ad ottenere degli assegni per il periodo d’intro- 
duzione, in quanto la questione era stata ripetutamente discussa 
con il consulente (vedi protocolli del 31 maggio e del 2 agosto 
2012). Il data 31 maggio 2012, l’assicurato veniva informato che 
detti assegni potevano essere concessi anche dopo l’esaurimento 
delle indennità giornaliere, fintanto che restava aperto il termine 
quadro, e per un massimo di sei mesi. In occasione del colloquio 
con il proprio consulente avuto il 2 agosto 2012, veniva con l’assi- 
curato discussa la non ancora avvenuta conclusione di un con- 
tratto con un potenziale datore di lavoro e quindi il rinvio della 
data di compilazione della domanda in vista dell’ottenimento 
degli assegni per il periodo d’introduzione. Alla luce di tali pro- 
tocolli è quindi indiscutibile che anche al momento dell’esauri- 
mento del diritto alle indennità giornaliere il ricorrente mante- 
nesse un grande interesse all’ottenimento degli assegni per il 
periodo d’introduzione e che attendesse solo la conclusione di un 
eventuale contratto di lavoro per presentare formalmente la rela- 
tiva richiesta.

b) La fattispecie in esame richiedeva pertanto che il consu- 
lente dell’assicurato avvertisse esplicitamente lo stesso che annul- 
landosi dal collocamento egli avrebbe perso il diritto agli assegni 
per il periodo d’introduzione. In questo senso, dagli atti all’incar- 
to, non risulta che una simile consulenza sia stata fornita. Nel collo- 
quio avuto il 31 maggio 2012, l’informazione fornita era incomple- 
ta. In detta sede veniva precisata la possibilità di far valere il diritto 
a tali assegni anche dopo l’esaurimento del diritto all’indennità 
giornaliera, fintanto che fosse rimasto aperto il termine quadro e 
per un massimo di sei mesi. Non era stato però in detta occasione 
fatto alcun accenno al fatto che per ottenere tali aiuti fosse indi- 
spensabile non annullarsi dal collocamento. Anche dal protocollo 
dei colloqui del 2 luglio e 2 agosto successivi non è dato dedurre 
alcuna specifica informazione al riguardo. Poiché l’assicurato in- 
tendeva richiedere gli assegni per il periodo d’introduzione ed es- 
sendo tale interessamento noto al suo consulente in materia di 
disoccupazione, quest’ultimo ha violato il proprio dovere di con- 
sulenza, omettendo di rendere attento l’assicurato sulla perdita del 
diritto agli assegni in caso di annullamento dal collocamento. 
Giusta le informazioni ricevute, l’assicurato poteva in buona fede 
ritenere che fino alla scadenza del termine quadro permanesse il 
diritto ad ottenere degli assegni per il periodo d’introduzione.

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c) In vista dell’esaurimento del diritto all'indennità giorna- 
liera, all’assicurato era stato consegnato un promemoria. Da que- 
sto risulta che «Anche dopo la cessazione del diritto alle indennità 
di disoccupazione vi è la possibilità, a determinate condizioni, di 
beneficiare di provvedimenti inerenti al mercato del lavoro fino 
alla scadenza del termine quadro». Giusta la prassi del tribunale 
federale, tramite la consegna di opuscoli informativi o di prome- 
moria viene ossequiato il dovere generale di informazione ai sensi 
dell’art. 27 cpv. 1 LPGA, ma non il dovere di consulenza ex art. 27 
cpv. 2 LPGA (sentenza delTribunale federale C 141/05 del 27 marzo 
2006 cons. 4.2). Relativamente alla concreta fattispecie, l'informa- 
zione contenta nel promemoria corrispondeva del resto a quanto 
comunicato all’istante dal suo consulente in occasione del collo- 
quio del 31 maggio 2012. Ai fini del presente giudizio è però deci- 
sivo che l’assicurato non fosse stato esplicitamente avvertito in 
merito alla perdita del diritto a chiedere l’assegno qualora si fosse 
annullato dal collocamento. Da tutta la documentazione prodotta 
non risulta che questa fondamentale informazione fosse stata de- 
bitamente fornita al disoccupato.

4. a) Il principio della buona fede, applicabile a tutto l’am- 
bito dell’attività dello Stato, conferisce ad ogni individuo la facoltà 
di esigere che l’autorità statale si conformi alle sue promesse e sia 
coerente nei propri comportamenti, evitando di contraddirsi o di 
deludere la fiducia da essa ragionevolmente suscitata (DTF 131 II 
627 cons. 6.1, 130 I 26 cons. 8.1, 125 I 219 cons. 2c, 122 II 123 cons. 
3b/cc e 121 I 181 cons. 2a). Giusta la giurisprudenza, l’omissione di 
fornire un’informazione qualora sussista un obbligo d’informare o 
qualora le circostanze concrete avessero comportato un obbligo   
di informare l’assicurato in applicazione all’art. 27 cpv. 2 LPGA è 
parificato ad una informazione errata che può comportare l’ob- 
bligo per l’amministrazione di rispondere per la sua omissione e 
quindi di erogare all’assicurato le prestazioni dell’assicurazione 
contro la disoccupazione a cui avrebbe avuto diritto in piena co- 
noscenza della situazione (DTF 131 V 480 cons. 5). Presupposti per 
potersi avvalere del principio della buona fede sono:  l’autorità 
deve anzitutto essere intervenuta in una circostanza concreta nei 
confronti di una persona determinata (DTF 125 I 274 cons. 4c); 
essa deve avere, o essere reputata avere, agito nel rispetto dei li- 
miti della sua competenza; l’errore dell’atto sul quale l’ammini- 
strato ha improntato il suo comportamento non doveva essere 
immediatamente riconoscibile; l’amministrato stesso deve  es-  
sersi fondato su queste assicurazioni o su tale comportamento per

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prendere disposizioni che non può più modificare senza subire un 
pregiudizio (DTF 121 V 66 cons. 2a); infine, e in ogni caso, la situa- 
zione giuridica non deve essersi modificata tra il momento in cui 
l’autorità si è pronunciata e quello in cui l’amministrato ha preso 
le sue disposizioni (DTF 131 II 636 cons. 6, 129 I 170 cons. 4.1 e 122 
II 123 cons. 3b/cc).

b) Nel caso in esame, fermo restando che non sono inter- 
venuti cambiamenti legislativi che potrebbero incidere sul pre- 
sente contenzioso, per i motivi esposti in precedenza è pacifico 
che l’amministrazione non ha, in un caso specifico, prestata la suf- 
ficiente consulenza avvertendo l’assicurato che l’annullamento  
dal collocamento avrebbe pregiudicato i suoi diritti  all’assegno 
per il periodo d’introduzione. L’omissione è stata perpetrata tra- 
mite il consulente al collocamento, abilitato ad agire in qualità di 
organo d’esecuzione dell’assicurazione contro la disoccupazione. 
Per l’assicurato l’incompletezza dell’informazione ottenuta non 
era manifestamente riconoscibile e lo ha indotto ad annullarsi dal 
collocamento e quindi a pregiudicare il proprio diritto ad ottenere 
l’assegno ora richiesto. In ossequio al principio della buona fede 
quindi, l’amministrazione deve rispondere della propria omis- 
sione e concedere all’assicurato le prestazioni dell’assicurazione 
contro la disoccupazione a cui l’istante avrebbe avuto diritto se 
non si fosse annullato dal collocamento.
S 13 73 Sentenza del 18 marzo 2014