# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fe28df60-fa22-5c4f-976a-2e283acb1b22
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-04-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.04.2004 36.2003.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2003-23_2004-04-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2003.23

   

  TB

  	
  Lugano

  13 aprile
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 marzo 2003 di

 

	
   

  	
   _____________________ 

  rappr. da: _____________

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 febbraio 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
   _____________ 

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________
ha vorato dal 1983 al 2002 in qualità di operaia alle dipendenze della ditta
__________, la quale ha concluso con la Cassa malati __________
un'assicurazione collettiva d'indennità giornaliera __________ secondo LAMal
per perdita di guadagno in caso di malattia.

                               1.2.   A causa di
una sindrome depressiva, il 3 dicembre 2001 (doc. _) l'assicurata è stata posta
in incapacità lavorativa al 100% dal 

                                         23
novembre 2001 dal suo medico curante dr. med. __________ (doc. _). Il 27
novembre 2001 (doc. _) la datrice di lavoro ha informato in proposito la Cassa
malati __________. Dallo stesso documento risulta anche l'indicazione di
cessazione dell'attività lavorativa della signora __________ con effetto al 31
gennaio 2002.

 

L'assicuratore __________ ha assunto il caso ed
ha erogato le prestazioni assicurate.

 

                               1.3.   Dopo aver
sottoposto il 22 gennaio 2002 (doc. _) __________ ad una visita di controllo a
cura della dr. med. __________, medico fiduciario della Cassa __________,
quest'ultima ha comunicato all'assicurata che dal 22 aprile 2002 la riteneva
abile al 100%, per cui le indennità di malattia le sarebbero state versate solo
fino al giorno precedente (doc. _).

 

                               1.4.   Il 18 aprile
2002 (doc. _) ed il 29 maggio 2002 (doc. _) il dr. __________ ha certificato
che, poiché ancora affetta da sindrome depressiva ed in un secondo tempo pure
da acufeni all'orecchio destro (ipoacusico), la prognosi veniva estesa fino al
4 agosto 2002.

 

                               1.5.   La dr.
__________ ha rivisto il 16 maggio 2002 (doc. _) l'interessata e l'ha
dichiarata totalmente abile al lavoro dal 1° luglio 2002. La Cassa ha così
comunicato all'assicurata che da quel momento il caso era da considerarsi
chiuso (doc. _).

 

                               1.6.   Successivamente,
il dr. __________ ha attestato che __________ non era in grado di svolgere
normale attività lucrativa per problemi all'orecchio destro (docc. _ e _). Di
conseguenza, il 12 luglio 2002 (doc. _) essa è stata visitata dal medico di
fiducia della Cassa dr. med. __________ il quale ha riscontrato che la paziente
era abile al lavoro al 100% a partire dal 1° settembre 2002.

Il 29 luglio 2002 (doc. _) la Cassa malati ha
quindi comunicato alla sua assicurata la chiusura del caso per tale data.

 

                               1.7.   A quel
momento, poiché ancora affetta da sindrome vertiginosa con acufeni (doc. _),
l'assicurata non ha ripreso l'attività lavorativa. Su richiesta
dell'assicuratore, essa ha prodotto diversi certificati medici del dr.
__________ (docc. _) che sono stati sottoposti al vaglio del suo medico di
fiducia Dott. __________, il quale non ha ritenuto di dover prorogare
ulteriormente l'inabilità lavorativa dell'interessata (doc. _:.

 

                               1.8.   Su
prescrizione del dr. __________ (doc. _), __________ è stata ricoverata dal 28
al 31 ottobre 2002 presso __________ (doc. _). L'assicuratore ha sottoposto la
relativa documentazione medica al proprio medico fiduciario ed il 12 novembre
2002, non essendoci nuovi elementi medici, ha confermato all'interessata la sua
precedente presa di posizione (doc. _).

 

                               1.9.   Malgrado un
nuovo certificato d'inabilità del 15 novembre 2002 (doc. _), con decisione
formale del 3 dicembre 2002 (doc. _) la Cassa __________ ha comunicato
all'assicurata di considerarla abile al lavoro nella misura del 100% dal 1°
settembre 2002, per cui da quel momento non le avrebbe più versato delle
indennità.

 

                             1.10.   Insieme
all'opposizione introdotta il 20 dicembre 2002 (doc. _) dal suo rappresentante
- __________ -, l'assicurata ha prodotto un certificato medico del dr.
__________, che è stato analizzato il 15 gennaio 2003 (doc. _) dal dr. med.
__________, responsabile del servizio medico fiduciario della Cassa __________,
il quale non ha riscontrato alcun nuovo elemento medico tale da poter riformare
la decisione impugnata.

 

                             1.11.   Con decisione
su opposizione del 6 febbraio 2003 (doc. _) la Cassa ha respinto l'opposizione
argomentando:

 

" 
(…)

6.   Per ritornare al caso in narrativa, a mente di quest'istanza,
fondamentale è partire dall'ultimo referto prodotto dall'opponente e meglio
quello steso dal dr. med. __________, poiché riassuntivo della descrizione dei
sintomi cui si duole la signora __________ ma silente di un referto clinico
obbiettivo. Da notare pure che il citato rapporto non specifica assolutamente
per quale motivo medico si debba riconoscere all'assicurata in parola un
periodo di malattia di un anno ed un punteggio di invalidità permanente pari al
50-60% della totale validità psicofisica. Agli atti risulta che in data 15
gennaio 2003 il servizio medico fiduciario della __________ ha rivalutato
nuovamente l'intero incarto. L'apprezzamento medico dato dal dr. med.
__________ evidenzia che le valutazioni mediche alla base della decisione
dell'assicuratore malattia e meglio, sia l'apprezzamento del dr. med.
__________, rispettivamente, della dr.ssa med. __________, letti
contemporaneamente, offrono un quadro completo della situazione
dell'assicurata. Più precisamente, detti apprezzamenti medici risultano essere
convincenti sulla reale, oggettiva, possibilità di richiedere all'assicurata in
parola la ripresa dell'attività. Naturalmente, senza voler sminuire le
difficoltà che il licenziamento avrà comportato e genera tuttora per la signora
__________ va pur sottolineato che è risaputo che un'attiva collaborazione da
parte della persona toccata s'impone.

 

7.   Sulla base di quanto sopra, preso atto che rispetto alla
documentazione medica disponibile le argomentazioni addotte dalla opponente non
propongono argomentazioni consistenti, ritenuto pure che la richiesta di
prestazioni AI per adulti non convalida la richiesta della qui opponente,
quest'istanza è del parere che la decisione impugnata meriti d'essere
tutelata."

 

                             1.12.   Con
tempestivo ricorso del 7 marzo 2003 (doc. _), sempre per il tramite
dell'__________ __________ ha chiesto l'annullamento della citata decisione,
nel senso che le venga riconosciuta la totale inabilità al lavoro pure dopo il
1° settembre 2002, con il conseguente versamento delle indennità dovute. In particolare,
essa ha sostenuto che

 

"  (…)

è da considerarsi inabile al lavoro anche successivamente al 31
agosto 2002 e tutt'oggi continua ad esserlo.

 

La causa è da ricercarsi soprattutto da ansia libera, deflessione
dell'umore di media entità, intensi tratti fobici. Si tratta di un disturbo
psicopatologico dell'adattamento a carattere cronico.

 

La prognosi non è favorevole, anche per la limitazione degli
interventi farmacologici imposta dalle infermità cardiache.

Quanto più sopra esposto risulta dall'ultima perizia 6 marzo 2003
del prof. __________, specialista in psichiatria e psicoanalista (doc. _).

 

Il prof. __________ conferma la gravità della diagnosi e della
prognosi risultante dall'ulteriore perizia del Dr. __________ del 4 marzo 2003
(doc. _).

 

Il Dr. __________ si è pronunciato riguardo l'impossibilità della
signora __________ di prestare un'attività lucrativa.

In sintesi, la signora __________ è affetta da evidente
depressione.

 

Naturalmente, si richiamano altresì tutte le ulteriori patologie
di cui soffre la ricorrente e ampiamente riprese nella già citata perizia del
Dr. __________, che concorrono alla sua assoluta inabilità al lavoro.

 

Secondo l'__________ il precedente rapporto del Dr. __________
(che viene ripreso sostanzialmente dall'ultimo oggi allegato) sarebbe silente
di un referto clinico obiettivo; dissentiamo da tale osservazione, ma proprio
per questo la signora __________ si è rivolta al Dr. __________, specialista in
psichiatria, che ha confermato con il doc. _ l'entità dei disturbi descritti
dall'altro perito.

 

Si ritiene perciò approvato, secondo il criterio della probabilità
preponderante, l'assoluta incapacità al lavoro della ricorrente dopo il 31
agosto 2002.

 

Naturalmente l'incapacità al lavoro perdura a tutt'oggi e si
protrarrà nel tempo.

E' controindicata qualsiasi attività lavorativa. (…)"

 

                             1.13.   Nella
risposta di causa del 31 marzo 2003 (doc. _) la Cassa si è riconfermata nella
propria decisione.

 

                             1.14.   Il 15 aprile
2003 (doc. _) l'__________ ha prodotto alcuni certificati medici del dr.
__________ (docc. _), il quale ha confermato la totale incapacità lavorativa
della ricorrente dopo il 1° settembre 2002, oltre che per la sindrome
depressiva, pure per degli episodi sincopali che hanno richiesto un ricovero a
__________.

 

                             1.15.   Il dr.
__________ si è pronunciato il 5 maggio 2003 (doc. _) in merito a questa
documentazione, ritenendo che essa non porti ad alcuna nuova informazione tale
da modificare quanto già esposto nella sua precedente valutazione (doc. _).

 

                             1.16.   Date le discrepanze
fra le loro tesi, entrambe le parti hanno chiesto al TCA di far esperire una
perizia neutra (docc. _ punto 9 e _).

 

Nelle more istruttorie questo Tribunale ha
accertato presso il competente Ufficio assicurazione invalidità (UAI) che l'11
ottobre 2002 l'assicurata ha inoltrato domanda per poter beneficiare di prestazioni AI e che in tale ambito è stato dato
mandato al 

dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. _), di esperire una
perizia. Il referto peritale (doc. _) ha determinato una capacità lavorativa
del 50% e con il relativo complemento (doc. _), chiesto dal medico dell'UAI
(doc. _), la stessa è stata fatta risalire al 1° gennaio 2003.

Per economia procedurale
questa Corte ha nominato il predetto esperto quale perito per la fattispecie
(doc. _), cosicché entrambi gli atti sono stati sottoposti alle parti (doc. _)
per formulare delle osservazioni e specifici quesiti da sottoporre allo
specialista (docc. _).

 

                             1.17.   Con scritto
dell'11 dicembre 2003 (doc. _) il TCA ha chiesto al dr. __________ di
determinare il grado di capacità lavorativa della ricorrente per il periodo
settembre-dicembre 2002, di precisare i motivi per cui quest'ultima potrebbe
esercitare un'altra attività a lei idonea e se potevano essere prese in considerazione
delle misure di integrazione AI.

 

                             1.18.   Il 15
dicembre 2003 (doc. _) lo specialista ha comunicato al TCA che, sulla scorta
della documentazione in suo possesso, non riusciva a dar seguito al primo
quesito sottopostogli, ma che, basandosi sui referti dei due medici fiduciari
della __________, poteva unicamente ipotizzare per il periodo in esame una
totale inabilità dell'insorgente.

 

                             1.19.   Il 29
dicembre 2003 (doc. _) questo Tribunale ha ricevuto per conoscenza copia della
decisione formale del 22 dicembre 2003 dell'Ufficio dell'assicurazione
invalidità che ha negato alla ricorrente ogni diritto ad una rendita
d'invalidità a causa della mancata certificata incapacità lavorativa superiore
ad un anno, poiché dal 1° luglio 2002 al 31 dicembre 2002 l'abilità lavorativa
sarebbe stata completa. Contro tale rifiuto il 22 gennaio 2004 l'interessata ha
interposto opposizione all'UAI.

Ad ora, l'assicurata non ha beneficiato di misure
integrative AI.

 

                             1.20.   Con scritto
del 12 gennaio 2004 (doc. _) il TCA ha chiesto alla dr. __________, per il
tramite della Cassa, di valutare la perizia del dr. __________. In merito al
parere dell'esperta (doc. _) si dirà in seguito.

 

 

                                         in
diritto

 

In ordine

 

                               2.1.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche di carattere formale alla LAMal.

Tuttavia, dal profilo del diritto materiale si
applicano le disposizioni in vigore in precedenza, poiché da un punto di vista
temporale sono di principio determinanti le norme (sostanziali) in vigore al
momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 127 V
467 consid. 1) ed il Tribunale federale delle assicurazioni, ai fini dell'esame
di una vertenza, si fonda di regola sui fatti che si sono realizzati fino al
momento dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (STFA del 1°
luglio 2003 nella causa G.C-N, consid. 1.2., H 29/02; DTF 121 V 366 consid.
1b). Il giudice delle assicurazioni sociali non tiene quindi conto di modifiche
legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del
provvedimento amministrativo (STFA del 16 giugno 2003 nella causa R.C.G., C
130/02; STFA del 7 marzo 2003 nella causa L. e G. G., H 305/01; STFA del 29
gennaio 2003 nella causa M.D.L., U 129/02, consid. 1.3, pag. 3).

 

In concreto, siccome la Cassa ha interrotto il
versamento delle indennità per perdita di guadagno al 31 agosto 2002, ogni
riferimento alle norme applicabili va inteso nel loro tenore in vigore fino al
31 dicembre 2002.

 

Nel merito

 

                               2.2.   La
ricorrente lamenta di essere stata (e di esserlo tuttora) inabile totalmente al
lavoro a causa di ansia libera, deflessione dell'umore e fobìe, come confermerebbero
i vari certificati allestiti dagli specialisti italiani consultati. Non si
giustificherebbe quindi un'interruzione del versamento delle indennità per
perdita di guadagno al 31 agosto 2002.

La Cassa malati __________, dal canto suo,
fondandosi sui rapporti dei propri medici di fiducia, ha concluso che la
capacità di __________ di riprendere la propria attività lucrativa era del 100%
già dal 1° settembre 2002.

Occorre di conseguenza verificare da una parte il
grado di capacità lavorativa dell'assicurata e, se del caso, dall'altra, il
salario di riferimento per il calcolo dell'eventuale indennità per perdita di
guadagno.

 

Giusta l'art. 72 cpv. 2 LAMal, il diritto
all'indennità giornaliera è dato qualora la capacità lavorativa dell'assicurato
sia ridotta di almeno la metà. Nel caso concreto, le Condizioni generali
d'assicurazione (CGA) per l'assicurazione collettiva d'indennità giornaliera
__________ secondo LAMal, edizione 1° gennaio 1999, prevedono all'art. 14.1 che
l'indennità giornaliera è corrisposta, in caso di incapacità lavorativa di
almeno il 25%, in proporzione al grado dell'incapacità lavorativa stessa (cfr.
consid. 2.9.).

 

Secondo la giurisprudenza sviluppatasi sull'art.
12bis cpv. 1 LAMI - applicabile anche all'art. 72 LAMal (RAMI 1998 KV 45 pag. 430) - viene considerato incapace al lavoro colui che per motivi di
salute non è più in grado di svolgere la propria attività, oppure può farlo soltanto
in misura ridotta, oppure, ancora, quando l'esercizio di una tale attività
rischia di aggravarne le condizioni di salute (DTF 114 V 283 consid. 1c; DTF
111 V 239 consid. 1b; MAURER, Schweizerisches Sozialversicherungs-recht, T. I,
pag. 286 segg.).

 

La questione a sapere se esista un'incapacità
lavorativa tale da giustificare il riconoscimento del diritto a prestazioni va
valutato in considerazione dei dati forniti dal medico. Determinante non è,
comunque, l'apprezzamento medico-teorico - anche se il giudice non se ne
scosterà senza sufficienti motivi, essendo anch'egli tenuto a rispettare la
sfera d'apprezzamento del medico (RAMI 1983 pag. 293; RAMI 1987 pag. 106 segg.)
- bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente risulta dal
danno alla salute (DTF 114 V 283 consid. 1c).

Il grado dell'incapacità lavorativa viene
valutato con riferimento all'impossibilità, derivante da motivi di salute, di
adempiere, secondo quanto può essere ragionevolmente richiesto, la professione
normalmente esercitata dall'assicurato.

 

In relazione alle conseguenze economiche
dell'incapacità lavorativa, va ricordato che anche nell'ambito
dell'assicurazione contro le malattie vige il principio - comune a tutti i
campi delle assicurazioni sociali - secondo cui l'assicurato è tenuto
all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla
salute. Si tratta di un principio generale del diritto federale delle
assicurazioni sociali, che vale anche per l'assicurazione malattia,
indipendentemente dal tenore della normativa statutaria delle Casse (DTF 123 V
233 consid. 3c; DTF 117 V 278 consid. 2b; DTF 115 V 53; DTF 114 V 285 consid.
3; DTF 111 V 239 consid. 2a; DTF 105 V 178 consid. 2).

 

Quindi, se da un lato la graduazione
dell'incapacità va fatta ritenendo la professione esercitata, dall'altro va
considerato che l'assicurato ha l'obbligo di fare quanto da lui è
ragionevolmente esigibile per attenuare il più possibile le ripercussioni del
danno alla salute sulla sua condizione economica.

Pertanto, in caso d'incapacità durevole nella
professione precedentemente esercitata, è obbligo dell'assicurato di utilizzare
le sue capacità residue in settori lavorativi diversi, ragionevolmente
prospettabili.

 

Del resto deve essere ricordato che il principio
dell’esigibilità configura un aspetto del principio della proporzionalità.
Secondo la dottrina questo principio permette di pretendere da una persona un
determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti (PETER, Die
Koordination der Invalidenrente, Schulthess 1997, pag. 71 e dottrina ivi
citata).

 

 

                               2.3.   Circa
l'incapacità lavorativa dell'assicurata va osservato come nei diversi rapporti
allestiti il dr. __________, medico chirurgo, abbia da subito (novembre 2001)
certificato che l'assicurata era affetta da una sindrome depressiva (docc. _).
E' soltanto dal 29 maggio 2002 (doc. _) che lo specialista ha riscontrato
acufeni all'orecchio destro (ipoacusico). Inoltre, il medico italiano non ha
mai espressamente quantificato il grado di inabilità lavorativa della
ricorrente, anche se a mente della stessa ciò significherebbe un'incapacità
lavorativa totale.

 

Il 29 gennaio 2002 (doc. _) la dr. med.
__________, medico fiduciario della Cassa __________ specialista in psichiatria
e psicoterapia, dopo aver visitato l'assicurata il 22 gennaio 2002, ha
accertato una "reazione ansioso-depressiva di entità media in sindrome
da disadattamento (F43.22 dell'ICD 10)". Pertanto, ha dichiarato
l'assicurata ancora inabile al lavoro nella misura del 100% per due-tre mesi,
con successivo tentativo di chiusura dell'incapacità lavorativa, incoraggiando
progressivamente l'interessata verso la ricerca di un nuovo collocamento
professionale.

La specialista ha rivisitato l'assicurata il 16
maggio 2002 e nel relativo referto del 27 maggio 2002 (doc. _) ha precisato la
sua diagnosi: "problemi emotivi correlati alla disoccupazione a causa
della perdita del posto di lavoro (Z56 dell'ICD 10)". Malgrado le cure
psichiatriche ricevute l'assicurata lamentava ancora i medesimi problemi di
prima, ossia insonnia e ipertensione. Tuttavia, a mente della dottoressa le
predette problematiche non apparivano di una gravità tale da compromettere
ulteriormente la capacità lavorativa dell'insorgente. Infatti, con il 1° luglio
2002 essa l'ha dichiarata abile al lavoro nella misura del 100%, poiché
ulteriori cure psichiatriche non le avrebbero comunque apportato dei
miglioramenti, giacché si era di fronte ad

 

" 
(…)

un caso di incapacità lavorativa legato alle
circostanze sociali, alla perdita del posto di lavoro e alle difficoltà di
reinserimento professionale. Propongo dunque la chiusura dell'incapacità
lavorativa totale per la fine del mese di Giugno 2002. Se non altro per portare
la paziente a riflettere sulla sua situazione e stimolarla ad uscire dalla
regressione e dalle sue rivendicazioni attuali. L'assicurata soffre di
importante sovrappeso e di ipertensione da anni e questi fattori non hanno
influenzato la capacità lavorativa fino al licenziamento.".

 

Il dr. med. __________, medico di fiducia della
Cassa malati __________ specialista FMH di malattie orecchio-naso-gola e
chirurgia cervico-facciale, ha visitato l'assicurata l'11 luglio 2002.

 

Il referto, del giorno seguente (doc. _), attesta
quanto segue:

 

" 
La paziente dal 23.11.2001 è inabile al lavoro
causa sindrome depressiva. La situazione da questo punto di vista è stabile. Da
anni acufene a destra e da 4-5 mesi vertigini intermittenti che la paziente
descrive come "sentirsi mancar via" con episodi di vertigini
rotatorie. Da alcuni mesi la paziente ha anche notato di sentirci meno dalla
parte destra per cui è stata vista a __________ con esami dell'udito in marzo e
in maggio di quest'anno. La paziente è in cura attualmente anche per
un'ipertensione arteriosa. Il 23.07.2002 è previsto un nuovo controllo ORL
all'ospedale di __________.

(…)

La signora __________ presenta un'ipoacusia
sensorioneurale destra di eziologia non chiara e vertigini senza evidente
ipofunzione vestibolare periferica. L'ipoacusia sensorioneurale monolaterale a
volte può essere causata da un neurinoma del nervo acustico e credo sia
indicato eseguire una RMI cerebrale per escludere questa patologia.

Dal punto di vista della funzione dell'equilibrio
la paziente è abile al lavoro nella misura del 100% a partire dal 01.09.2002
(ancora in corso esami a __________). Anche la leggera ipoacusia non
compromette l'abilità lavorativa.".

 

__________ si era frattanto rivolta al dr.
__________, medico chirurgo di __________, il quale da giugno 2002 fino a
novembre 2002 (docc. _) ha certificato l'impossibilità della paziente di
svolgere una normale attività di lavoro.

Con certificati dell'11 giugno 2002 (doc. _) e
del 1° settembre 2002 (doc. _) il chirurgo italiano ha dichiarato che la
ricorrente era affetta da ipoacusia destra con acufenia vertiginosa, mentre il
31 luglio 2002 (doc. _) ha precisato che la stessa era in accertamento clinico
per stato vertiginoso e ipoacusia iperteriosa.

Visitata il 4 settembre 2002 (doc. _), il dr.
__________ ha certificato che "è tuttora affetta da acufeni con
sindrome vertiginosa, lipotimia e stato ansioso depressivo. In base a ciò, la
paziente non è in grado di svolgere normale attività di lavoro. Presenza di
formazioni angiomatose al lobo frontale di sinistra come da RMN del
13/8/2002".

Con certificato del 16 settembre 2002 (doc. _) il
medico ha accertato una sindrome vertiginosa con cefalea ed ipertensione, con
prognosi di trenta giorni. Il successivo 23 del mese (doc. _) la diagnosi era
di ipertensione arteriosa e stato vertiginoso in cura specialistica. Il medico
ha riscontrato una temporanea inabilità al 100% fino al 15 ottobre,
subordinandola ad una visita di controllo cardiologica prevista per lo stesso
periodo. In attesa degli esiti di tali accertamenti, all'assicurata è stato
prescritto riposo totale.

L'8 ottobre 2002 (doc. _) il dr. __________ è
stato più preciso, certificando che la ricorrente è

 

" 
(…)

in cura medica per ipertensione arteriosa, stato
vertiginoso, stato ansioso depressivo ed episodi lipotimici. L'assestamento
della terapia dell'ipertensione effettuato in Giugno 2002 (Blopresid, Dilatrend
25, Normothen non ha recato gli effetti sperati: a cadenza pressoché quotidiana
la stessa è colta da crisi vertiginose con scarso risultato dall'uso di Plasil
fiale e Cinnarizina in gocce. In base a ciò non la si ritiene in grado di
svolgere normale attività lavorativa. Si propone altresì nuovo controllo
clinico (VEDI PRECEDENTE).".

 

A seguito dell'esame cardiologico, il predetto
chirurgo ha disposto il ricovero dell'assicurata presso l'Istituto __________
di __________ per accertamenti (doc. _).

L'Istituto clinico __________ ha ospitato
l'assicurata dal 28 al 31 ottobre 2002. La diagnosi del primario dr. __________
è stata (doc. _): episodio sincopale, ipertensione arteriosa sistemica, obesità
e dislipidemia. __________, ipertesa da tre anni con manifestazione recente di
una sindrome vertiginosa, è stata ricoverata per un episodio sincopale. Il
medico ha concluso che dalla valutazione clinico strumentale non erano emerse
cause organiche patologiche dell'avvenuta sincope, ha modificato leggermente la
terapia farmacologica antipertensiva prescritta dal dr. __________ ed ha sottolineato
l'importanza, per l'assicurata, di rispettare una dieta ipocalorica al fine di
ridurre il proprio peso.

 

Posteriormente all'emissione della decisione
formale della Cassa (doc. _), l'assicurata è stata visitata il 13 dicembre 2002
(doc. _) dal dr. __________ del servizio di otoneurologia dell'Azienda
Ospedaliera __________, il quale ha individuato un quadro compatibile con
un'iporeflettività vestibolare bilaterale, in fase di soppressione del
compenso.

 

Il giorno successivo, il dr. __________, medico
chirurgo oculista, ha esaminato __________ ed ha accertato la presenza di una
retinopatia ipertensiva al primo stadio all'occhio destro e sinistro, con vene
retiniche tortuose (doc. _).

 

Il dr. __________, medico chirurgo specialista in
medicina del lavoro, medico legale e delle assicurazioni, ha visitato il 18
dicembre 2002 (doc. _) l'assicurata ed ha allestito 

 

 

un referto del seguente tenore:

 

" 
(…)

Sintomatologia riferita

 

Il quadro clinico sintomatologico sarebbe
rappresentato da cervicoalgia, con brachialgia bilaterale, da lombalgia
persistente, che si accentua dopo prolungata deambulazione ed ortostatismo, nel
sollevamento di pesi anche minimi, con limitazione funzionale dei movimenti del
tronco, da ipertensione arteriosa, da sindrome vertiginosa persistente, da
ipoacusia all'orecchio destro ed otalgia. La periziata lamenta inoltre astenia,
insonnia, ansia e difficoltà a concentrarsi. Si segnala infine che la sig.ra
__________ è sotto terapia farmacologica, con alterni benefici sintomatologici.

 

Esame obiettivo

 

(…) La periziata è affetta da cardiopatia
ipertensiva con ipertrofia al ventricolare sinistro, con edemi declivi, stati
alle basi polmonari, da sindrome vertiginosa persistente, da ipoacusia
bilaterale neurosensoriale, più accentuata a destra, da otosclerosi, da episodi
sincopali, da discoartrosi diffusa cervico-dorso-lombare con brachialgia
bilaterale, da retinopatia ipertensiva al I° stadio all'occhio destro e
sinistro.

 

Giudizio epicritico

 

A causa del persistere della sintomatologia sopra
esposta e delle limitazioni funzionali ad essa conseguenti, tenuto conto della
natura e dell'entità delle patologie, considerato il tempo trascorso ed il
trattamento terapeutico effettuato, tenuto conto dell'età e delle attitudini
professionali della periziata, dichiaro che le condizioni di salute
psico-fisiche della Sig.ra __________ non sono compatibili con l'attività
lavorativa. Propongo infine che le venga riconosciuto un periodo di malattia di
un anno e che le venga attribuito un punteggio di invalidità permanente pari al
50-60% (cinquanta-sessanta punti percentuali) della totale validità
psicofisica.".

 

Il dr. med. __________, responsabile del servizio
medico fiduciario della Cassa malati __________, ha potuto analizzare la
documentazione prodotta dalle parti fino al 31 dicembre 2002 ed il 15 gennaio
2003 (doc. _) ha redatto in proposito un suo apprezzamento medico:

 

" 
(…) 

Nella lettera del Dr. __________ viene menzionato
una sintomatologia funzionale e non cervicobrachialgia lombalgia.

 

Viene descritto solo una sintomatologia senza
nessun esame clinico nell'esame obiettivo. Non viene menzionato né distanza
dita suolo né mobilità della colonna cervicodorsale lombare.

 

In base viene menzionato una evidente depressione
senza descrizione clinica.

 

Conclusione: in base all'opposizione fatta
dall'__________ e in base alla visita medico specialistica del lavoro del Dr.
__________, non abbiamo nessun nuovo elemento medico per cambiare la nostra
decisione formale del 3 dicembre 2002.

 

Per una rivalutazione su opposizione, ci occorre
uno stato reumatologico dettagliato e non solo una descrizione di sintomi senza
referto clinico obbiettivo.".

 

Il predetto specialista di __________ ha
esaminato la ricorrente una seconda volta il 4 marzo 2003 (doc. _), ribadendo
nel proprio referto che le condizioni psico-fisiche dell'assicurata non erano
compatibili con l'attività lavorativa. Inoltre, egli ha elencato le seguenti
affezioni:

 

" 
(…)

Esame obiettivo

 

La periziata è affetta da episodi sincopali,
con improvvisa e totale perdita di coscienza, da ipercolesterolemia, da ipertrigliceridemia,
da ipertensione arteriosa con ipertrofia al ventricolare sinistro
(fattori di rischio), con edemi declivi, stasi alle basi polmonari, da sindrome
vertiginosa persistente, da ipoacusia bilaterale neurosensoriale,
più accentuata a destra, da otosclerosi, da discoartrosi diffusa
cervico-dorso-lombare con brachialgia bilaterale, da retinopatia ipertensiva
al I° stadio all'occhio destro e sinistro. (…).".

 

Due giorni dopo l'interessata è stata esaminata
dal prof. dr. __________, specialista in psichiatria e psicoanalista (doc. _).
Nelle sue valutazioni conclusive egli si esprime così:

 

" 
(…)

I dati clinicoanamnestici e quelli emersi al
colloquio psichiatrico suggeriscono che la signora __________ presenta un
disturbo psico-patologico, definibile secondo i criteri diagnostici del DSM IV,
come Disturbo dell'Adattamento Cronico.

Il quadro clinico, caratterizzato da ansia
libera, deflessione dell'umore di media entità, intensi tratti fobici, è andato
progressivamente strutturandosi nonostante i diversi protocolli
psicofarmacologici impiegati.

 

La correlazione della patologia psichica alla
specifica patologia somatica in atto e la limitazione degli interventi
farmacologici imposta dalle infermità cardiache e vascolari della Pz. rendono
la prognosi non favorevole.".

 

Su esplicita richiesta di questo Tribunale (doc.
_), il 10 aprile 2003 il dr. __________ ha precisato i motivi del ricovero
della ricorrente a __________ (doc. _) producendo la relativa relazione di dimissione
(doc. _) ed il susseguente referto del dr. __________ (doc. _). Inoltre, in
pari data il chirurgo italiano ha certificato che, come da perizia medico
legale del dottor __________, l'assicurata era da ritenersi inabile al lavoro
al 100% (doc. _).

Infine, chiesto di pronunciarsi su tali referti,
il dr. med. __________ (doc. _) ha proceduto ad analizzarli singolarmente:

 

" 
(…)

1.   Certificato del Dr. __________ (doc. _), datato 10 aprile 2003.
In questo certificato viene unicamente confermata la degenza eseguita dal 28 al
31 ottobre 2002, e la terapia come segue: (…).

2.   Certificato ancora del Dr. __________ (doc. _), sempre del 10
aprile 2003, attestante solo l'incapacità lavorativa, senza diagnosi o altro.

3.   Relazione di dimissione Istituto __________ del 31.10.02 (doc.
_), in questo scritto si evidenziano le diagnosi seguenti: (…). Non si parla
però della causa di questo episodio sincopale.

4.   Esame Azienda Ospedaliera __________ del 13.12.02 (doc. _), in
questo documento viene descritta una iporeflettività vestibolare bilaterale, in
fase di soppressione del compenso.

 

In base a queste ultime informazioni e in base
alla mia decisione precedente (doc. _), non disponiamo di nuove informazioni
oltre a quelle già in nostro possesso, infatti, i fatti esibiti dalla
controparte sono già stati valutati da parte mia nel (doc. _).".

 

                               2.4.   A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; LOCHER, Grundriss des
Sozial-versicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

Secondo la giurisprudenza, quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione
quale perizia o rapporto (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01
ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

In una sentenza, pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b/aa e riferimenti citati; STFA del
25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV 10 pag. 33 segg.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Per quel che riguarda il
medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve
tener conto del fatto che, in dubbio, alla luce del rapporto di fiducia
esistente col paziente, egli attesta a suo favore (STFA del 25 febbraio 2003
nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                               2.5.   Come emerge
dagli atti, i medici italiani interpellati dall'assicurata hanno tutti sempre
espresso un parere negativo su una sua eventuale ripresa di un'attività
lucrativa. Anche la dr. __________ ed il dr. __________, entrambi medici
fiduciari della Cassa malati __________, si sono pronunciati per un'inabilità
totale ad esercitare una professione, ma soltanto fino al 31 agosto 2002. Da
quel momento in poi questi ultimi, contrariamente agli specialisti interpellati
dalla ricorrente, hanno ritenuto l'assicurata capace al lavoro al 100% nella
sua professione abituale di operaia. Ciò ha spinto la Cassa malati __________
ad interrompere il versamento delle indennità per perdita di guadagno dal 1°
settembre 2002.

 

Questa Corte osserva al riguardo che i numerosi
esperti italiani non si sono invece quasi mai espressamente pronunciati sul
grado di incapacità di lavoro attribuibile alla ricorrente. Gli stessi si sono
limitati a certificare una o più patologie, precisando soltanto che
l'assicurata era in prognosi per un certo lasso di tempo o che non era in grado
di svolgere una normale attività lucrativa (docc. _ e _). Soltanto il dr.
__________ ha indicato nel 50-60% il grado d'invalidità permanente
dell'interessata (doc. _), mentre il dr. __________ ha indicato un'incapacità
temporanea del 100% (doc. _).

 

Conformemente alla consolidata giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali valuta la legittimità delle decisioni
impugnate in base allo stato di fatto esistente al momento in cui la decisione
litigiosa è stata presa (DTF 109 V 179, DTF 107 V 5). Nel caso concreto bisogna
porsi al momento della cessazione del versamento delle indennità per perdita di
guadagno da parte dell'assicuratore malattia __________, ossia al  1° settembre
2002 ed analizzare l'evoluzione del grado di abilità lavorativa dell'insorgente
da quel momento fino all'emanazione della decisione su opposizione, quindi al 6
febbraio 2003 (doc. _).

 

                               2.6.   Per
ottemperare a tale incombenza, l'8 aprile 2003 (doc. _) lo scrivente TCA,
ritenuto come l'assicurata abbia introdotto una domanda di prestazioni AI, ha
interpellato l'Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino (UAI)
che ha indicato l'esistenza di accertamenti medici in corso con incarico al dr.
med. __________, psichiatra e psicoterapeuta (doc. _) di allestire una perizia,
per cui non era ancora stata emanata alcuna decisione in merito.

 

Per economia procedurale, questo Tribunale (docc.
_ e _) ha quindi acquisito copia dei referti peritali allestiti dal citato
esperto (docc. _ e _), ove quest'ultimo ha fissato il grado di inabilità
lavorativa dell'interessata era al 50% dal gennaio 2003.

 

Come visto, i dottori __________ e __________,
entrambi medici fiduciari della Cassa malati __________, hanno visitato
l'assicurata nel corso del 2002 ed hanno decretato che dal 1° luglio 2002 (doc.
_) rispettivamente dal 1° settembre 2002 (doc. _) l'insorgente doveva essere
considerata totalmente abile al lavoro.

Ora, poiché il perito incaricato dall'UAI ha
potuto precisare il grado di capacità di __________ soltanto dal mese di
gennaio 2003, restava quindi un vuoto per quanto attiene al grado di abilità
lavorativa durante i mesi di settembre 2002-dicembre 2002.

Allo scopo di colmare tale lacuna, previo accordo
delle parti in causa a cui è pure stata data la possibilità di formulare delle
domande da sottoporre all'esperto (docc. _-_), il TCA ha direttamente
interpellato l'11 dicembre 2003 (doc. _) il dr. med. __________, il quale ha
così risposto al quesito del TCA:

 

" 
Non posso, basandomi ora sull'incarto in mio
possesso (mia perizia del 27 maggio 2003), valutare le incapacità-capacità
lavorative della persona citata in epigrafe per il periodo settembre-dicembre
2002; potrei ipotizzare una totale inabilità in considerazione che la dr.essa
__________ ed il dr. __________ l'hanno giudicata totalmente incapace per il
periodo antecedente al 31 agosto 2002 e che della mia valutazione risulta una
sua abilità lavorativa dal gennaio 2003, unicamente al 50%. (…).".

 

                               2.7.   Questo
Tribunale ha chiesto alla dr. __________– che aveva già avuto l'occasione di
visitare personalmente l'assicurata in due occasioni (gennaio e maggio 2002) -
di esprimersi sulle perizie redatte dal dr. __________ e di pronunciarsi sul
grado di abilità della ricorrente per i mesi di settembre-dicembre 2002 (doc.
_).

 

Nella propria relazione dell'11 febbraio 2004
(doc. _), essa ha esposto una dettagliata cronologia del quadro psicopatologico
dell'interessata, partendo dalla "reazione affettiva di tipo
ansioso-depressivo (…) con prognosi ancora favorevole" scatenata dal
licenziamento dell'ottobre 2001 individuata durante il primo incontro.

Con la seconda visita, la dr. __________ non ha
più riscontrato una crisi di tipo depressivo, sebbene l'assicurata sia sempre
stata restìa a riprendere un'attività lavorativa ed al contempo fosse risentita
ed in collera per il licenziamento. Secondo la dottoressa, "(…) Le
visite mediche con i relativi certificati forniti alla paziente, la proteggono
attenuando il conflitto emozionale, sostenendola nelle sue rivendicazioni di
risarcimento e nella sua vittimizzazione, per cui il quadro depressivo rientra.
Permangono alla luce del giorno, in occasione della seconda visita da me
effettuata, solo gli aspetti vendicativo-rivendicativi di tipo emotivo. (…).".

A posteriori, la specialista ha ritenuto che il
suo incoraggiamento verso la ripresa di una piena capacità lavorativa dal 1°
luglio 2002 abbia invece avuto un effetto contrario sulla ricorrente, che
"(…) non era per niente pronta ad abbandonare le rivendicazioni ed il
beneficio secondario legato alla vittimizzazione. Probabilmente, a partire da
quel momento, in maniera ostinata ed inconscia, aumenta le sue rivendicazioni,
accrescendo il proprio malessere. (…).". Per la dr. __________, il
quadro psicopatologico si è aggravato con l'inevitabile aumento della
conflittualità intrapsichica, che ha portato l'assicurata a sviluppare i
sintomi di una vera nevrosi da compenso.

Valutando più a fondo il referto del perito
dell'AI, la psichiatra ha criticato la sua analisi, in particolare la riduzione
del 50% della totale preesistente inabilità lavorativa dell'interessata. A
mente della dottoressa, "(…) l'assicurata era ed è purtroppo anche dopo
la perizia del Dr. __________, inabile al lavoro nella misura del 100%, a causa
dello sviluppo di una sindrome nevrotica di tipo nevrosi da compenso. (…).".

Partendo da una sindrome da disadattamento
relativamente banale, il medico fiduciario della Cassa __________ ha concluso
la propria analisi sostenendo che "(…) grazie allo zelante sostegno ed
alle cure mediche, induciamo e nutriamo una patologia secondaria di tipo
nevrotico in direzione della nevrosi da compenso. Infatti, dal momento nel
quale il medico curante sconfessa la mia perizia del maggio 2002, non
rispettando le mie conclusioni e non tenendo conto della potenziale gravità di
questa attitudine, l'inabilità lavorativa della paziente si perpetua sine
die.".

 

                               2.8.   Eseguendo
una valutazione complessiva di tutti i referti medici agli atti che illustrano
lo stato di salute dell'insorgente durante l'anno 2002, questo Tribunale
ritiene di dover far proprie le conclusioni espresse dalla perizia del dr.
__________.

Quest'ultimo, che ha sia incontrato personalmente
l'assicurata sia preso visione di tutti gli atti medici fra cui anche i
certificati degli specialisti italiani interpellati dalla ricorrente, ha
stabilito che dal mese di gennaio 2003 la capacità lavorativa di __________ era
del 50%.

Per quanto concerne il periodo rimasto escluso
dalle perizie dei vari medici fiduciari della Cassa, e meglio i mesi da
settembre a dicembre 2002 compresi, malgrado lo stesso perito neutro non abbia
potuto, a posteriori, valutare il grado di abilità lavorativa dell'interessata
relativo ad un periodo precedente al suo incontro con quest'ultima, basandosi
sui referti peritali dei dr. __________ e dr. __________ egli ha comunque
ipotizzato una continuità dell'inabilità al 100% da essi riscontrata.

 

Ora, va osservato come la perizia effettuata
dall'esperto dell'AI sia composta di un'anamnesi dettagliata, di constatazioni
oggettive sullo status psichico della paziente, di una precisa diagnosi
accompagnata da una valutazione della capacità lavorativa dell'assicurata e di
una lista delle conseguenze sulle capacità di lavoro e sulla capacità
d'integrazione della stessa. Detto referto è peraltro neutro, poiché il perito
a cui lo scrivente Tribunale si è appoggiato è al di sopra delle parti, non
avendo egli, ai fini del presente giudizio, alcun vincolo con l'insorgente.

 

La valutazione di un’inabilità lavorativa del 100%
della ricorrente anche per i mesi di settembre-dicembre 2002, così come
individuata dal perito neutro dr. med. __________ nel suo scritto del 15
dicembre 2003 (doc. _), può essere accettata dal TCA.

Da gennaio 2003 fino a maggio 2003 il grado di
abilità lavorativa è invece del 50%. A tal proposito occorre evidenziare
la completezza dell'esame del dr. __________ che la dr. __________, medico di
fiducia della Cassa, non ha posto in discussione nel suo ultimo intervento.

Alla luce di quanto precede, la decisione
impugnata va annullata.

 

Le conclusioni del dr. __________ trovano pure
consenso nei referti degli specialisti italiani prof. dr. __________ e dr.
__________. In particolare nell'ultimo certificato del 20 gennaio 2004 (doc. _)
del prof. dr. __________– medico curante della ricorrente e docente a contratto
presso l'Università __________ -, secondo cui il disturbo dell'adattamento
cronico doveva essere presente anche nel periodo compreso da settembre a
dicembre 2002.

 

Come osservato, anche la dr. __________– medico
fiduciario della resistente - nella sua ultima relazione clinica dell'11
febbraio 2004 concorda con la fissazione di un'abilità lavorativa del 100%
durante il succitato periodo.

A proposito di quest'ultimo parere, il Tribunale
rileva che le conclusioni tratte, a posteriori, dall'esperta della Cassa malati
__________ si differenziano dalla sua precedente valutazione del 27 maggio 2002
(doc. _) allestita in occasione del secondo incontro con __________.

In tale circostanza, la dottoressa ha dichiarato
l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100% dal 1° luglio 2002, mentre
nel suo ultimo parere essa ha affermato, come detto, che l'interessata era
totalmente inabile al lavoro anche nel periodo antecedente la perizia del dr.
med. __________, ovvero prima del maggio 2003. Se si considera poi che
quest'ultimo ha fatto risalire il grado di incapacità lavorativa del 50% già
dal mese di gennaio 2003 (doc. _), ciò significa che fino al dicembre 2002 la
ricorrente era, a mente del medico fiduciario della Cassa, inabile nella misura
del 100%.

 

V'è quindi un'incongruenza fra le due succitate
perizie della specialista che, secondo la scrivente Corte, dipende dal momento
in cui le stesse sono state redatte. In effetti, nel mese di febbraio 2004 la
dottoressa disponeva di un quadro psichico sicuramente più completo (era in
possesso dei più recenti referti medici del dr. __________) rispetto al periodo
in cui ha incontrato per la seconda volta l'assicurata (maggio 2002). Questo
lasso di tempo, unitamente all'analisi delle considerazioni espresse dal suo
collega, le ha permesso di valutare l'evoluzione psichica della ricorrente
sull'arco di poco più di due anni, ossia da novembre 2001 a gennaio 2004, e di
tirare delle conclusioni più verosimili, in particolare per i quattro mesi in
esame.

 

Infine, nel suo parere la dottoressa __________
(che già nell'aprile 2002 aveva dato l'indicazione di riprendere l'attività
lavorativa) ha biasimato l'operato di quei medici che, rilasciando
continuamente dei certificati di inabilità all'assicurata, hanno fatto sì che
quest'ultima si sia chiusa su se stessa e nella sua malattia anziché trovare
una via d'uscita alla sua situazione.

 

Questo Tribunale non può che condividere tali
affermazioni e sottolineare la necessità di sempre favorire un rapido reinserimento
degli assicurati nel mondo del lavoro al fine di evitare in taluni casi un
aggravamento dei loro problemi di salute.

 

                               2.9.   Nel caso di specie, secondo le citate Condizioni generali
d'assicurazione per l'assicurazione collettiva d'indennità giornaliera
__________ secondo LAMal, edizione 1° gennaio 1999 (doc. _), l'indennità
giornaliera è corrisposta, in caso d'incapacità lavorativa di almeno il 25%, in
proporzione al grado dell'incapacità lavorativa stessa (art. 14.1 CGA).

Per i lavoratori autonomi, i titolari di aziende
ed i loro familiari, nella misura in cui questi ultimi non figurino nella
contabilità salariale, è determinante un'incapacità lavorativa di almeno il 50%
(art. 14.2 CGA).

Le persone assicurate parzialmente invalide o
menomate, sono considerate pienamente abili al lavoro ai sensi di queste
condizioni, se sono completamente abili al lavoro secondo il loro grado
d'occupazione. La loro incapacità lavorativa si misura secondo il grado di
inabilità a svolgere la precedente attività lavorativa (art. 14.3 CGA).

 

Raggiungendo quindi un grado d'incapacità lavorativa del 100%,
la ricorrente ha pienamente diritto di continuare a percepire delle indennità
giornaliere intere per perdita di guadagno anche dopo il 31 agosto 2002, mentre
dal 1° gennaio 2003 dette indennità vanno proporzionalmente ridotte poiché
l'incapacità lavorativa è stata fissata dall'esperto al 50%.

La decisione del 6 febbraio 2003 deve pertanto essere annullata.

 

                             2.10.   L'insorgente
– come pure controparte (doc. _) – ha chiesto di assumere ulteriori prove
(docc. _ e _: esperire una perizia neutra sull'assicurata al fine di
determinare il suo grado di abilità dal 1° settembre 2002 in poi).

 

Questo TCA non ritiene necessaria l'erezione di
una perizia, poiché, implicitamente, si è già proceduto in tal senso. Infatti,
nelle more istruttorie questo Tribunale ha acquisito dall'Ufficio
dell'assicurazione invalidità i referti allestiti dal perito dr. med.
__________, specialista in psichiatria e psicoterapia, nominato dall'UAI per
periziare l'assicurata postulante delle prestazioni AI. Anziché nominare
anch'essa un perito neutro e dilazionare ulteriormente la vertenza, per
economia procedurale la scrivente Corte ha quindi fatto capo ai risultati
presentati dallo specialista incaricato dall'UAI, che appaiono chiari, completi
e probanti.

Infatti, oltre a quest'ultimo, come evidenziato
al considerando 2.8., anche il medico fiduciario della Cassa dr. __________ e
diversi medici curanti italiani (dr. __________, dr. __________) erano già
tutti concordi nell'affermare che l'assicurata non poteva svolgere in maniera
completa (100%) un'attività lucrativa dal 1° settembre 2002.

 

Inoltre, conformemente alla costante
giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca
l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, KÖLZ/HÄNER, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320;
GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5
giugno 2003 nella causa V.C. e R.G., H 268/01 e 269/01; STFA del 13 maggio 2003
nella causa T.T.C. SA, H 218/01; DTF 122 II 469 consid. 4a; DTF 122 III 223
consid. 3c, DTF 120 Ib 229 consid. 2b; DTF 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere
sentito (SVR 2001 IV n. 10 pag. 28 consid. 2b; riguardo al previgente art. 4
vCost. fed., ora art. 29 cpv. 2 Cost. fed.: DTF 124 V 94 consid. 4b; DTF 122 V
162 consid. 1d; DTF 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

In concreto, considerato come la presente causa
abbia potuto essere decisa sulla scorta degli atti già a disposizione di questo
TCA nonché richiamando le perizie erette da uno specialista neutro nominato
dall'Ufficio dell'assicurazione invalidità che appaiono chiare e non
contrastate nel loro contenuto, lo stesso rinuncia a far esperire una perizia
medica giudiziaria.

 

                             2.11.   Di regola, le
ripetibili sono assegnate al ricorrente vincente in causa e rappresentato da
un'organizzazione sindacale (DTF 122 V 278; STFA non pubblicata dell'8 luglio
1997 nella causa D., I 73/96; STFA non pubblicata del 3 febbraio 1998 nella
causa P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30 settembre 1998 nella causa R., I
462/97 e STFA non pubblicata del 13 gennaio 2000 nella causa K., U 284/99 circa
il diritto a ripetibili della persona cognita in materia) anche in assenza di
una esplicita richiesta (DTF 118 V 139).

 

Al proposito, il Tribunale federale delle
assicurazioni, nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 11, ha avuto occasione di
ricordare che:

 

" 
(…) Dans un arrêt du 12 juillet 1996 (ATF 122 V
278), le Tribunal fédéral des assurances a changé sa jurisprudence en matière
de droit aux dépens. Il a jugé qu'une partie représentée par l'Association
suisse des invalides (ASI) et qui obtient gain de cause a droit à une indemnité
de dépens, tant pour la procédure de recours fédérale (ATF 122 V 280 consid.
3e/aa) que pour la procédure cantonale (VSI 1997 p. 36 consid. 5). A cette
occasion, la Cour de céans a laissé indécis le point de savoir si cette
réglementation est applicable lorsque d'autres organismes offrent une
représentation qualifiée aux assurés (ATF 122 V 280 consid. 3e/bb).

Selon la jurisprudence, peuvent également
prétendre des dépens les assurés qui sont représentés par le Service juridique
de la Fédération suisse pour l'intégration des handicapés (SVR 1997 IV n° 110
p. 341), Pro infirmis (arrêt non publié K du 30 avril 1998), l'Union Helvetia
(arrêt non publié B. du 3 février 1995), le Syndicat industrie et bâtiment
(arrêt non publié S. du 18 octobre 1982), un médecin (consid. 7 non publié de
l'arrêt ATF 122 V 230), la rédaction du Schweizerischer Beobachter (arrêt non
publié H. du 15 février 1999), le Patronato INCA (arrêt non publié G. du 19
novembre 1998), CARITAS (arrêt non publié P. du 28 mai 1998), diverses
communautés de travail de malades et d'invalides (consid. 4 non publié dans
Praxis 1998 n° 59 p. 374; arrêts non publiés S. du 28 novembre 1989 et H. du 7
mars 1986), l'avocat d'une assurance de protection juridique (arrêt non publié
H. du 27 janvier 1992), le Centro Consulenze (arrêt non publié F. du 6 avril
1990) et l'association Schweizerische Multiple Sklerose (arrêt non publié S. du
3 février 1999). (…).".

 

In applicazione della giurisprudenza citata e
visto l'esito del ricorso, la Cassa malati __________ verserà alla ricorrente,
rappresentata dall'__________, le ripetibili in virtù dell'art. 61 lett. g LPGA
(la giurisprudenza relativa all'art. 85 cpv. 2 lett. f vLAVS è valida anche per
il nuovo articolo della LPGA: SVR 3/2004 AHV Nr. 5 pag. 17; a proposito della
relazione tra questi due articoli: SVR 2003 AHV Nr. 13 pag. 33 segg.).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto nel senso
delle considerazioni esposte e la decisione del 6 febbraio 2003 annullata.

 

                                         1.1.  Di
conseguenza __________ ha diritto al versamento di indennità per perdita di
guadagno intere dal 1° settembre 2002 al 31 dicembre 2002 e di indennità
ridotte al 50% dal 1° gennaio 2003.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La Cassa
malati __________ verserà Fr. 1'500.- (IVA inclusa) a __________ a titolo di
ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti