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**Case Identifier:** dbd1c581-6fdc-56d6-a167-f0758943be1f
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-12-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.12.2013 BV.2012.10
**Docket/Reference:** BV.2012.10
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BV-2012-10_2013-12-04

## Full Text

Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).

Decisione del 4 dicembre 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré, 

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

1. A.,  

 

2. B. SA, 

 

entrambi rappresentati dall'avv. Cesare Lepori,  

 

Reclamanti 

 

   

  contro 

   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE 

CONTRIBUZIONI,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 46 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BV.2012.10/BV.2012.12/BV.2013.6+BP.2013.39 

 

 

 Fatti: 

A. In data 20 febbraio 2012, L'Amministrazione federale delle contribuzioni (di 

seguito: AFC), Divisione affari penali ed inchieste (di seguito: DAPI) ha 

avviato un inchiesta fiscale nei confronti di C. e A., per aver commesso 

personalmente delle gravi sottrazioni d'imposta (art. 175 e segg. della legge 

federale sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), avere partecipato ai 

reati fiscali commessi dalle società; D. SA, E. SA, F. SA, G. SA, H. SA, I. SA 

e J. SA (art. 177 LIFD) nonché avere commesso il reato di frode fiscale  

(art. 186 LIFD), facendo uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi. 

Nell'ambito della suddetta inchiesta, in data 7/8 marzo 2012, l'AFC ha 

emesso diverse decisioni di sequestro, concernenti, da un lato, immobili di 

proprietà (o comproprietà) di A. - sottoforma di blocco a registro fondiario - e 

meglio (v. act. 2.2 inc. BV.2012.10): 

"Comune di Fondo PPP Proprietario 

Chiasso 1  C. (1/2) e A. (1/2) 

Gambarogno 2  A. 

Gambarogno 3  A. 

Gambarogno 4  A. 

[…] " 

Inoltre, l'AFC ha emanato diverse decisioni di sequestro concernenti valori 

patrimoniali depositati presso, tra le altre, banca K. e banca L. intestati ai 

reclamanti, in particolare la relazione n. 5 (intestata a A.) e il conto n. 6 

(intestato a B. SA) (v. act. 2.2 inc. BV.2012.12).   

Nell'ambito della medesima inchiesta, con decisione del 4 aprile 2013 l'AFC 

ha posto sotto sequestro un ulteriore immobile, e meglio la part. no. 7 RFD di 

Magadino (di proprietà per un 1/3 del reclamante A.) (v. act. 1.1 inc. 

BV.2013.6). 

La DAPI procede inoltre nei confronti di A. anche per infrazione alla legge 

federale sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21), con la conseguenza che i 

sequestri immobiliari che hanno colpito le proprietà di A. si possono così 

riassumere (v. act. 29 inc. BV.2012.10): 

immobili sequestrati per infrazione alla LIFD: 

- part. no. 7 RFD di Gambarogno (sez. Magadino); 

- part. no. 2 RFD di Gambarogno (sez. Magadino); 

- part. no. 4 RFD di Gambarogno (sez. Magadino). 

 

 

 

immobili sequestrati per infrazioni alla LIP: 

- part. no. 8 RFD di Claro; 

- part. no. 9 RFD di Claro; 

- part. no. 1 RFD di Chiasso. 

B. Con due distinti reclami, entrambi del 12 marzo 2012, pervenuti all'AFC il 

giorno successivo, A. e B. SA sono insorti contro le predette decisioni dinanzi 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulandone 

l'annullamento. I reclamanti censurano, in sostanza, la carente motivazione 

delle decisioni di sequestro, nonché la mancanza di proporzionalità delle 

stesse. B. SA rileva inoltre che la decisione di sequestro che la concerne 

sarebbe lesiva del diritto federale poiché riguarderebbe valori patrimoniali 

estranei al contribuente indagato (v. act. 1 inc. BV.2012.10 e act. 1 inc. 

BV.2012.12). In data 16 marzo 2012, la reclamante B. SA ha comunicato di 

estendere la propria impugnativa anche alla "richiesta di informazioni scritte 

ai sensi dell'art. 40 DPA" indirizzata dall'AFC alla banca K. (v. act. 4.5 inc. 

BV.2012.12). 

Con reclamo dell'11 aprile 2013 A. ha impugnato anche la decisione di 

sequestro del 4 aprile 2013, rilevando la mancata proporzionalità del 

provvedimento emanato dall'AFC e la violazione del suo diritto di essere 

sentito, poiché privo di qualunque indicazione circa i sospetti di infrazioni 

fiscali a suo carico (v. act. 1 inc. BV.2013.6). A. ha inoltre chiesto di essere 

ammesso al beneficio del gratuito patrocinio, ritenuto il suo attuale stato di 

sostanziale indigenza causato dai sequestri in parola (v. act. 1 inc. 

BP.2013.39).   

C. In data 16 e 22 marzo 2012 il Direttore dell'AFC ha trasmesso alla Corte dei 

reclami penali del Tribunale penale federale i reclami con le proprie 

osservazioni. Egli postula, in sostanza, la reiezioni dei gravami in misura della 

loro ammissibilità (v. act. 2 inc. BV.2012.10). Per quanto riguarda nello 

specifico il reclamo del 16 marzo 2012 inoltrato da B. SA, l'AFC postula 

l'irricevibilità argomentando la mancanza di legittimazione attiva della 

reclamante (v. act. 2 e 4 inc. BV.2012.12).  

In data 16 aprile 2013, il Direttore dell'AFC ha trasmesso alla scrivente Corte 

anche il reclamo dell'11 aprile 2013 e, rilevando la sostanziale identicità delle 

procedure, ha proposto la congiunzione delle cause (v. act. 2 inc. BV.2013.6). 

D. Con unico memoriale di replica del 26 aprile 2012, i reclamanti si sono 

riconfermati nelle proprie conclusioni ricorsuali, osservando, in buona 

sostanza, che l'AFC non avrebbe addotto sufficienti indizi di reati in ordine 

 

 

alle infrazioni fiscali contestate agli imputati, né tantomeno in merito alla 

qualità di azionista di A. nelle società succedutesi nella gestione dell'esercizio 

pubblico. I sequestri, che hanno colpito sia beni immobili che conti bancari, 

sarebbero inoltre sproporzionati per rapporto al presunto illecito profitto 

conseguito (v. act. 12 inc. BV.2012.10 e act. 9 inc. BV.2012.12). 

E. Con due distinte dupliche, entrambe del 14 maggio 2012, l'AFC si è 

riconfermata nelle proprie precedenti osservazioni, rilevando, sulla scorta di 

ulteriori elementi, la fondatezza e la proporzionalità dei provvedimenti di 

sequestro litigiosi (v. act. 16 inc. BV.2012.10 e act. 13 inc. BV.2012.12). 

F. In data 23 luglio 2012, il reclamante A., d'intesa con l'autorità inquirente, ha 

richiesto la sospensione della procedura dinanzi alla Corte dei reclami penale 

del Tribunale penale federale, ritenuta l'esistenza di una trattativa con l'AFC 

volta alla definizione stragiudiziale della vertenza (v. act. 18 inc. BV.2012.10).  

G. Con decreto del 24 luglio 2012, il Presidente della Corte dei reclami penali ha 

accolto la suddetta richiesta di sospensione, invitando le parti ad informare la 

Corte in merito al prosieguo delle trattative entro un termine inizialmente 

fissato al 30 settembre 2012 (v. act. 19 inc. BV.2012.10). Successivamente, 

sempre su istanza delle parti, tale termine è stato prorogato - mantenendo 

sospesa la procedura - al 31 dicembre 2012 (v. act. 21 inc. BV.2012.12). 

Prendendo posizione entro quest'ultimo termine, l'AFC, in data 20 dicembre 

2012, si è opposta ad una nuova proroga dello stesso - nonostante una 

richiesta in tal senso del reclamante - rilevando l'impossibilità di condurre a 

buon fine la trattativa tra le parti, ciò che formalmente ha comportato la 

riattivazione della procedura (v. act. 24 inc. BV.2012.10). Ciononostante, e 

precisato che la sospensione della procedura ha, benché non formalmente, 

coinvolto anche la procedura di cui all'inc. BV.2012.12 ritenuta la forte 

interdipendenza esistente, le cause sono state ulteriormente sospese de 

facto sino al 15 giugno 2013, ritenuta un'analoga trattativa esistente tra le 

parti nei paralleli procedimenti interessanti il coimputato C. (inc. BV.2012.3-8 

e BV.2012.9).  

H. Nel contempo, in data 8 marzo 2013, l'AFC ha inoltrato alla scrivente Corte 

(con copia al reclamante) un aggiornamento del valore complessivo dei beni 

sotto sequestro per rapporto al presunto profitto illecito risultante dalle 

imposte sottratte, concludendo che il principio della proporzionalità sarebbe 

rispettato (v. act. 29 inc. BV.2012.10). Invitati a determinarsi in proposito, i 

reclamanti, in data 8 aprile 2013, hanno inoltrato le loro osservazioni, 

mediante le quali essi contestano nuovamente le tesi sostenute dall'AFC  

(v. act. 32 inc. BV.2012.10). L'AFC ha nuovamente replicato, producendo 

ulteriori documenti, in data 2 maggio 2013 (v. act. 34 inc. BV.2012.10). 

 

 

I. Le ulteriori argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del 

necessario, nei successivi considerandi in diritto.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Contro i provvedimenti coattivi giusta gli art. 45 e segg. DPA e le operazioni 

e omissioni connesse può essere proposto reclamo alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale (art. 26 cpv. 1 DPA in relazione con 

l’art. 37 cpv. 2 lett. b della legge federale del 19 marzo 2010 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;  

RS 173.71] e l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31 agosto 2010 

sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento 

sull’organizzazione del TPF, ROTPF; RS 173.713.161]). Il diritto di reclamo 

spetta a chiunque è toccato dall’operazione impugnata e ha un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modifica (art. 28 cpv. 1 DPA). Il 

reclamo deve essere presentato per scritto all’autorità competente, con le 

conclusioni e una breve motivazione, entro tre giorni a contare da quello in 

cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’operazione o ha ricevuto 

notificazione della decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). Se la misura impugnata 

non emana dal direttore o capo dell’amministrazione in causa, il reclamo 

deve essere presentato a quest’ultimo (art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), il quale, se 

non rettifica l’operazione o rimedia all’omissione in conformità delle 

conclusioni proposte, deve trasmetterlo alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, con le sue osservazioni, al più tardi il terzo giorno 

feriale dopo il suo ricevimento (art. 26 cpv. 3 DPA). 

1.2 Nel caso di specie, le decisioni impugnate emanano da un funzionario 

subordinato all'AFC e sono giunte a conoscenza dei destinatari in data  

9 marzo 2012. Pertanto, presentato correttamente al Direttore dell'AFC  

(art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), entro il termine di tre giorni previsto dall'art. 28 

cpv. 3 DPA, il reclamo è tempestivo. Pure rispettato è il termine di reclamo 

per quanto riguarda la decisione del 4 aprile 2013 (inc. BV.2013.6). 

1.3 I reclamanti, nelle loro rispettive vesti di titolari dei conti corrente oggetto 

delle impugnate decisioni di sequestro e - per quanto riguarda nello specifico 

A. - di proprietario (o comproprietario) dei beni immobili posti sotto 

sequestro, hanno senza dubbio un interesse degno di protezione 

all'annullamento o alla modifica delle stesse. La loro legittimazione ad agire 

è dunque pacificamente data (art. 28 cpv. 1 DPA). 

1.4 I reclamanti impugnano, con gravami distinti ma invocando argomenti 

sostanzialmente analoghi, decisioni di sequestro rese nell'ambito del 

 

 

medesimo procedimento condotto dall'AFC. Per motivi di economia 

processuale, si giustifica pertanto di procedere alla congiunzione delle cause 

BV.2012.10,  BV.2012.12 e BV.2013.6 e di pronunciarsi con un unico 

giudizio (v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenze del Tribunale federale 

6S.709+710/2000 del 26 maggio 2003, consid. 1; 1A.60-62/2000 del  

22 giugno 2000, consid. 1a; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, 

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed., 

Zurigo 2013, n. 260). 

2.  

2.1 I reclamanti sollevano in primo luogo la violazione del loro diritto di essere 

sentiti, nella misura in cui l'autorità inquirente non avrebbe circostanziato la 

fattispecie in modo sufficientemente preciso, né presentato particolari indizi 

in ordine ai sospetti di realizzazione di un'infrazione grave alla LIFD o alla 

LIP. 

2.2 Dal diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza 

ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione 

motivata. L'obbligo di motivazione impone di menzionare, almeno 

brevemente, i motivi che hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che 

nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto 

della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione 

presso un'istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo 

stesso (DTF 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 

1a). L'autorità chiamata ad emanare una decisione non deve confrontarsi 

con tutti gli argomenti sollevati, ma è sufficiente che essa si esprima su quelli 

rilevanti per il giudizio (sentenza del Tribunale federale 1A.95/2002 del  

16 luglio 2002, consid. 3.1; TPF 2009 49 consid. 4.3 e i riferimenti ivi citati). Il 

diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione 

comporta di principio l’annullamento della decisione impugnata, 

indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso sul merito. 

Secondo la giurisprudenza, una violazione non particolarmente grave del 

diritto di essere sentito può tuttavia considerarsi sanata allorquando la 

persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi ad un’istanza di 

ricorso/reclamo con pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 130 II 

530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4a; 124 II 132 consid. 2d, sentenza del 

Tribunale federale 1C_272/2012 del 29 febbraio 2012, consid. 2.2). 

2.3 Nell'evenienza concreta, le avversate decisioni di sequestro soddisfano le 

esigenze di motivazione sopraesposte. Le decisioni impugnate contengono 

infatti - seppur in maniera sintetica stante la natura incidentale e 

provvisionale delle stesse - un esposto del contesto fattuale all'interno del 

quale si inscrive l'indagine condotta dalla DAPI e i motivi che hanno portato 

all'emanazione dei suddetti provvedimenti. 

 

 

Inoltre, il lungo articolarsi della presente procedura - durante la quale le parti 

hanno avuto ampia possibilità di esprimersi - e avuto particolare riguardo alle 

dettagliate esposizioni dei fatti ad opera dell'AFC, nonché della ricostruzione 

del presunto modus operandi di commissione delle infrazioni fiscali, v'è da 

concludere che la fattispecie è stata circoscritta in modo adeguato anche per 

ciò che attiene ai sospetti di reato gravanti sugli indagati e giustificanti i 

provvedimenti in parola.  

Da quanto esposto dall'autorità inquirente, emerge infatti che A., per il 

tramite di società a lui riconducibili, avrebbe gestito un esercizio pubblico 

adibito a postribolo, omettendo di contabilizzare la totalità degli incassi 

realizzati e di conseguenza di dichiarare al fisco la totalità del reddito 

conseguito mediante tale attività. Sulla scorta delle indagini condotte, la 

DAPI ha proceduto ad una dettagliata ricostruzione degli importi sottratti, 

sulla base di dati e documenti raccolti durante l'inchiesta (cfr. act. 29 e  

act. 34 inc. BV.2012.10). 

Ne segue che, in siffatte circostanze, i reclamanti sono stati correttamente 

posti nella condizione di comprendere la portata delle decisioni, nonché del 

contesto generale nel quale esse si iscrivono, e di impugnarle con piena 

cognizione - come peraltro effettivamente avvenuto - dinanzi alla scrivente 

Corte. Cosi facendo, e disponendo questa autorità di un pieno potere 

cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57), un'eventuale violazione del 

diritto di essere sentito sarebbe stata comunque sanata dalla presente 

procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 

1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3; TPF 2008 

172 consid. 2.3). L'asserita violazione del diritto di essere sentiti dei 

reclamanti deve dunque essere respinta. 

3.  

3.1 I reclamanti contestano l'esistenza di indizi a sostegno di gravi infrazioni alla 

LIFD e alla LIP asserendo che l'autorità inquirente non avrebbe 

sufficientemente dimostrato la connessione tra il sequestro dei beni mobili e 

immobili di proprietà di A. e i reati ipotizzati. Essi censurano inoltre una 

violazione del principio della proporzionalità, poiché il valore complessivo 

degli immobili posti sotto sequestro - sommato agli averi bancari bloccati - 

sarebbe di gran lunga superiore, e pertanto del tutto fuori misura, rispetto al 

presunto ammontare dell'imposta sottratta. 

 

3.2 Il sequestro previsto all’art. 46 DPA è una misura processuale provvisionale 

che permette di mettere in sicurezza gli oggetti che possono avere 

importanza quali mezzi di prova, rispettivamente gli oggetti e gli altri beni che 

saranno presumibilmente confiscati. In una sentenza del 26 settembre 2005 

l’Alta Corte ha espressamente ammesso che i risparmi d’imposta illegali 

possono essere oggetto di confisca (sentenza del Tribunale federale 

 

 

1S.5/2005 del 26 settembre 2005). Il sequestro è giustificato in presenza di 

sufficienti indizi che permettano di sospettare che i valori patrimoniali sono 

serviti a commettere l’infrazione, che ne sono il prodotto oppure che questi 

serviranno a garantire il pagamento di un risarcimento (art. 46 cpv. 1 lett. a e 

b DPA in relazione con l’art. 70 cpv. 1 CP per rinvio dell'art. 2 DPA; DTF 124 

IV 313, consid. 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenze del Tribunale federale 

1B_419/2010 del 1° aprile 2011; 1S.9/2005 e 1S.10/2005 del 6 ottobre 2005, 

consid. 6; sentenza del Tribunale penale federale BV.2006.22 del 13 luglio 

2006, consid. 3.2 e rinvii). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta non ci si dovrà 

mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti 

sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile 

(sentenze del Tribunale penale federale BV.2007.9 del 7 novembre 2007, 

consid 2; BV.2005.16 del 24 ottobre 2005, consid 3; BV.2004.19 dell’11 

ottobre 2004, consid. 2; DTF 124 IV 313 consid. 4; 120 IV 365 consid. 1; 

Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., 

Basilea 2005, pag. 340 n.. 1); la misura ordinata deve inoltre essere 

rispettosa del principio della proporzionalità (sentenze del Tribunale penale 

federale BV.2005.30 del 9 dicembre 2005, consid. 2.1 e BV.2005.13 del  

28 giugno 2005, consid. 2.1 e rinvii). In quanto semplice misura procedurale 

provvisoria, il sequestro non pregiudica la decisione materiale di confisca. 

Diversamente dal giudice del merito, la Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale non deve esaminare in modo definitivo le questioni di fatto e 

di diritto (DTF 124 IV 313 consid. 3b e 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenza del 

Tribunale penale federale BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 2 e rinvii). 

Per costante giurisprudenza, fintanto che persiste una possibilità di confisca, 

l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro (sentenza del 

Tribunale penale federale BB.2005.28 del 7 luglio 2005, consid. 2). I valori 

patrimoniali che sottostanno a confisca giusta l’art. 70 cpv. 1 CP sono tutti i 

vantaggi patrimoniali che derivano direttamente o indirettamente dal reato; a 

norma dell’art. 71 cpv. 1 CP, se detti valori patrimoniali non sono più 

reperibili, il giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente. 

In caso di sottrazione fiscale, il vantaggio patrimoniale consiste nel 

controvalore dell’imposta sottratta (DTF 126 I 97, consid. 3c e 3d; 120 IV 

365; sentenza del Tribunale penale federale BV.2009.8 del 30 marzo 2009, 

consid. 2.1 e rinvii). 

3.3 Giusta l'art. 175 cpv. 1 LIFD (titolo: "sottrazione di imposta"), il contribuente 

che, intenzionalmente o per negligenza, fa in modo che una tassazione sia 

indebitamente omessa o che una tassazione cresciuta in giudicato sia 

incompleta, chiunque, se obbligato a trattenere un'imposta alla fonte, 

intenzionalmente o per negligenza non la trattiene o la trattiene in misura 

insufficiente, chiunque, intenzionalmente o per negligenza, ottiene una 

restituzione illecita d'imposta o un condono ingiustificato, è punito con la 

multa. Commette invece una frode fiscale ai sensi dell'art. 186 LIFD colui 

http://links.weblaw.ch/ATF-120-IV-365
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2007.9
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2005.16
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2004.19
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BB.2005.28

 

 

che, per commettere una sottrazione d'imposta a' sensi degli articoli 175-

177, fa uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o 

contenutisticamente inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o 

certificati di salario e altre attestazioni di terzi. Questi è punito con la 

detenzione o con la multa sino a 30'000 franchi (art. 186 cpv. 1 LIFD). Ai 

sensi dell'art. 190 cpv. 2 LIFD, sono considerate gravi infrazioni fiscali in 

particolare la sottrazione continuata di importanti somme d'imposta (art. 175 

e 176) e i delitti fiscali (art. 186 e 187). 

 

Gli elementi costitutivi della sottrazione d'imposta giusta l'art. 175 LIFD, 

comunemente ammessa come infrazione di natura penale, sono il 

comportamento illecito del contribuente, la perdita finanziaria per la 

collettività e l'esistenza di un nesso di causalità fra il comportamento illecito e 

il risultato. Per le persone esercitanti un'attività commerciale, o per le 

persone giuridiche, il caso tipico di sottrazione di imposta consiste nella 

tenuta irregolare della contabilità, con omissione di redditi imponibili (PIETRO 

SANSONETTI, in Yersin – Noel (ed.), Commentaire romand de la loi sur l'impôt 

fédéral direct, Basilea 2008, n. 3, n. 7 e n. 18 ad art. 175 LIFD, pagg. 1495 e 

1497). La frode fiscale ai sensi dell'art. 186 LIFD costituisce un delitto 

qualificato di sottrazione, e come tale, passibile di pene più gravi che la 

sottrazione d'imposta (fino alla detenzione). Questa infrazione presuppone, a 

differenza della sottrazione di imposta, un comportamento intenzionale a 

livello soggettivo (SANSONETTI, op. cit., n. 4, 37-38 ad art. 186 LIFD, pagg. 

1549 e 1555). 

 

Con particolare riferimento alle presunte infrazioni alla LIP, risulterebbe 

quindi che il reclamante, nella sua veste di azionista delle società gerenti 

l'esercizio pubblico in parola - sulla scorta della dettagliata ricostruzione 

effettuata dalla DAPI in merito alle presunte ed effettive cifre d'affari 

realizzate dalle diverse società succedutesi nella gestione del bar e 

dell'affittacamere, (v. act. 29 inc. BV.2012.10) - abbia incassato dalle stesse 

prestazioni valutabili in denaro (a contanti) e quindi soggette all'imposta 

preventiva ai sensi dei combinati disposti di cui agli art. 4 cpv. 1 lett. a, 10 

cpv. 1 e 13 cpv. 1 lett. a LIP. 

 

3.4 L'inchiesta condotta dalla DAPI ha fatto emergere un complesso susseguirsi 

di società riconducibili a A. (e al suo "socio" C., oggetto di un parallelo 

procedimento penale-amministrativo) che si sarebbero avvicendate nella 

gestione del bar/postribolo "BB." di Z., omettendo però di contabilizzare - e 

quindi di dichiarare al fisco - l'integralità degli incassi effettuati, e questo sia 

per quel che riguarda l'attività del bar propriamente detto, sia per 

l'affittacamere. L'inchiesta ha sinora permesso, grazie al ritrovamento in 

locali appartenenti al reclamante di parte dei certificati azionari relativi alle 

numerose società succedutesi nella gestione dell'esercizio pubblico di cui è 

 

 

questione, di ricondurre allo stesso A. (o a C.) la proprietà delle stesse, con 

conseguente responsabilità nella presunta attività illecita posta in essere  

(v. act. 16.4 e relativo allegato). In particolare, come si evince dalla "ricevuta" 

(v. act. 16.4), A. ha attestato di ricevere 22 azioni (al portatore) della società 

E. SA e 50 azioni della M. SA (le altre 50 azioni di quest'ultima società 

appartenevano invece a C.). Parimenti, anche da diversi verbali di 

interrogatorio, emerge la qualità di azionista del reclamante A., unitamente al 

"socio" C., indicati come coloro i quali amministravano le società gerenti  

(v. interrogatorio del 27 giugno 2013 di N., act. 36.4 dell'inc. BV.2012.3-8).  

 

Sui comportamenti sospetti degli indagati nella gestione degli esercizi 

pubblici in questione, O., responsabile della gestione del BB. a partire 

dall'anno 2002 e sentito in qualità di persona informata sui fatti, ha dichiarato 

nel suo verbale di interrogatorio dell'8 marzo 2012: 

 

"[…] 

Gli incassi venivano portati in ufficio del signor N. e li consegnava ai signori N., A. 

e C. […] 

 

Domanda: Lei è sorpreso del nostro arrivo, rispettivamente aveva dei dubbi 

d'irregolarità in una delle società? 

Risposta: Avevo dei dubbi, non sono sorpreso, proprio per questo motivo ho 

tenuto i documenti. E anche il fatto che loro (preciso A. e C.) mi chiedevano 

continuamente di distruggere i documenti. Loro (preciso A. e C., presumo sono i 

due azionisti principali delle società (di tutte le società), ma non ho le prove sono 

sempre stati al corrente che io ero in possesso dei documenti […] 

 

Domanda: Da chi riceveva gli ordini per la gestione della società" 

Risposta: A. e C. […] 

 

[…] Per gli incassi delle camere li facevo io, mettevo nella busta e consegnavo in 

ufficio (che era in via Y.) a N., A. e C." 

 

 

Da alcuni passaggi contenuti nei diversi verbali di interrogatorio 

emergerebbe il ruolo di primo piano rivestito da A. nell'ambito delle società 

che hanno gestito l'esercizio pubblico adibito a postribolo.  

In particolare:  

"[…] 

"Domanda: Quando lei è divenuto amministratore unico della società F. SA. Chi le 

ha offerto questa carica? 

 

 

Risposta: Il Signor A., N. e P. che era la persona che aveva costituito la società"  

[…] 

"Mi ricordo che portavo le buste contenenti i soldi a A. nell'ufficio di O. 

[…] 

"Io ogni giorno consegnavo l'incasso a N. o A. […]" 

(verbale di interrogatorio di O. del 21 febbraio 2013, quale persona informata 

sui fatti, act. 34.1 inc. BV.2012.10). 

Già da queste dichiarazioni traspare in modo abbastanza evidente il 

meccanismo utilizzato dagli indagati per diminuire illegalmente il loro carico 

fiscale: sia nella gestione del bar che in quella dell'affittacamere, veniva 

contabilizzata solo una parte della cifra d'affari conseguita, e per questo 

scopo ci si avvaleva sia di fatture pagate in nero, con contante prelevato 

direttamente dalla cassa del bar - contribuendo con ciò a dissimulare almeno 

una parte dell'incasso di quest'ultimo - sia della manipolazione, se non 

addirittura della distruzione fisica di documentazione contabile concernente 

le società di gestione del postribolo. La relativa società di gestione veniva 

utilizzata solo per qualche tempo, e poi svuotata di ogni attivo, e ne venivano 

costituite regolarmente delle altre (da qui l'avvicendarsi, per certi versi 

frenetico, delle numerose società di gestione menzionate nel già citato 

documento act. 29). La differenza tra i redditi dichiarati e quelli effettivamente 

conseguiti dagli esercizi pubblici in questione veniva poi versata ai relativi 

azionisti (in primis, a C. e A.), anche se l'AFC non è stata finora in grado di 

stabilire esattamente su quali conti bancari pervenivano le somme sottratte 

al fisco. 

 

Da quanto precedentemente esposto, risulta che vi sono sufficienti e 

concordanti indizi per ritenere il qui reclamante A. - benché sempre 

schermato da persone giuridiche all'uopo costituite – come il gestore di fatto 

(insieme a C.) dell'esercizio pubblico in parola, e che in questa veste egli 

possa essere tenuto responsabile dei reati contestatigli dalla DAPI, ossia la 

sottrazione di imposta ai sensi dell'art. 175 LIFD (tramite pagamenti in nero e 

relativa diminuzione di redditi imponibili al fisco) o la frode fiscale giusta 

l'art. 186 LIFD, di cui la tenuta e la presentazione alle autorità fiscali di 

contabilità inesatta, incompleta o falsificata è uno degli elementi costitutivi 

(SANSONETTI, op. cit., n. 29 ad art. 186 LIFD, pag. 1553). Parimenti, da 

quanto sopra illustrato risultano pure esservi sufficienti e concordanti indizi di 

reato per l'infrazione di cui all'art. 61 LIP.  

 

Per quanto attiene alle infrazioni testè indicate, avuto particolare riguardo 

anche alle dettagliate ricostruzioni effettuate dall'autorità inquirente  

 

 

(cfr. act. 28 e relativo allegato), devesi quindi ritenere adempiuto il 

presupposto dell'esistenza di sufficienti indizi di reato, con la conseguenza 

che l'emanazione di decisioni di sequestro è di per sé legittima. 

 

3.5 Per quanto riguarda il sequestro del conto corrente intestato alla società  

B. SA (amministrata dal reclamante A.) presso la banca K., occorre 

preliminarmente rilevare quanto segue. Come emerge dagli atti, B. SA è 

estranea alle società susseguitesi nella gestione del postribolo e la stessa 

non è infatti indagata nell'ambito dell'inchiesta di cui è questione. 

Ciononostante, l'AFC ha posto sotto sequestro il conto bancario intestato a 

B. SA poiché, a suo dire, riconducibile a A. Le affermazioni dell'AFC in 

merito alla riconducibilità del conto all'indagato A. appaiono però 

sostanzialmente deboli e basate su meri legami di parentela, i quali, presi 

singolarmente, non sono atti a fondare sufficienti sospetti in tal senso. 

Stando alle dichiarazioni rese da Q., madre dell'indagato, risulta che la 

stessa sia azionista unica della società, e che il denaro investito in detta 

società sarebbe il risultato dei risparmi accumulati nel corso degli anni  

(v. act. 32.1). A fronte di quanto precede, e in assenza di qualsiasi ulteriore 

elemento a sostengo delle tesi dell'AFC, che permetta di dubitare di quanto 

dichiarato in sede di interrogatorio da Q., v'è da concludere che il conto 

corrente sotto sequestro appartiene ad una società terza, estranea 

all'inchiesta e all'indagato, con la conseguenza che il sequestro della 

relazione n. 6 intestata a B. SA presso la banca K. è infondato e come tale 

deve essere revocato. 

Resta ora da verificare se i restanti provvedimenti di sequestro ordinati 

dall'AFC sono proporzionali per rapporto al presunto ammontare delle 

infrazioni fiscali.  

4.  

4.1 I reclamanti rilevano che l'autorità inquirente avrebbe violato il principio della 

proporzionalità, poiché il valore complessivo dei beni sotto sequestro 

sarebbe di gran lunga superiore al presunto ammontare dell'imposta 

sottratta. 

4.2 Dagli atti si evince che la DAPI ha conferito mandato, ad inizio aprile 2012, 

all'Ufficio cantonale di stima di peritare le varie proprietà immobiliari poste 

sotto sequestro cautelare, e questo al fine di stabilire la proporzionalità della 

misura coercitiva in rapporto alle somme presunte sottratte al fisco. A queste 

ultime si contrappongono le perizie prodotte dal reclamante A., in particolare 

per quel che riguarda la part. n. 1 RFD di Chiasso (v. act. 12.2 inc. 

BV.2012.10), la part. n. 3 RFD Gambarogno (sez. Magadino) (v. act. 12.3 

inc. BV.2012.10), la part. 4 RFD Gambarogno (sez. Magadino) (v. act. 12.4 

inc. BV.2012.10), il fondo n. 7 RFD Gambarogno (sez. Magadino)  

 

 

(v. act. 12.5 inc. BV.2012.10) e i fondi n. 8 e 9 RFD Claro (v. act. 12.6 inc. 

BV.2012.10). 

4.2.1 Sul suo sito internet (www.ti.ch/stime), l'Ufficio cantonale di stima include 

espressamente le perizie immobiliari come una delle sue mansioni principali, 

precisando che tale attività è rivolta essenzialmente ai servizi 

dell'amministrazione (contribuzioni, azione sociale, tassazione fondi agricoli, 

ecc.). L'Ufficio stima precisa che tali "perizie sono eseguite al valore 

commerciale del momento della richiesta. Esse devono quindi essere più 

dettagliate delle stime determinate con la revisione generale" (pagina 

internet, "chi siamo/presentazione"). Nella prefazione di ogni perizia 

(normalmente alla pagina 2) l'Ufficio stima ha elencato i criteri di valutazione 

generali utilizzati per determinare il valore commerciale (venale) e attuale 

dell'immobile in esame (v. act. 34.8 - 34.11 inc. BV.2012.10). Essi sono: 

a) "l'importanza della località in cui giace la proprietà da valutare, in rapporto 

con la situazione geografica, con lo sviluppo residenziale, industriale e 

commerciale della regione e d'ogni singola parte o quartiere o frazione o 

zona dove si trovano i fondi; 

b) i prezzi pagati nelle contrattazioni di compravendita, pubbliche e private, 

avvenute nella località negli ultimi anni; 

c) il valore di reddito accertato sulla scorta dei contratti di locazione esistenti 

in quanto corrispondenti alle pigioni in uso nelle località o nel quartiere per 

oggetto paragonabili; 

d) il valore dei fabbricati in rapporto con le dimensioni, con il genere di 

costruzione e sua maggiore o minore solidità e ricercatezza, con i comodi 

e con gli incomodi di abitabilità o d'utilizzazione, con lo stato di 

conservazione; 

e) le norme pianificatorie dettate dal Piano regolatore, la posizione, le 

dimensioni, le caratteristiche fisiche, la configurazione, la topografia, 

l'esposizione, lo sfruttamento, il grado di urbanizzazione, gli accessi, le 

servitù, nonché quei fattori positivi e negativi che incidono sul valore 

commerciale". 

Il perito cantonale ha proceduto ad un sopralluogo per ogni immobile 

peritato, esaminando attentamente la situazione del terreno e tenendo in 

considerazione tutti i fattori che potevano influenzare, in modo positivo o 

negativo, la valutazione dell'immobile (posizione, dimensione, stato attuale, 

destinazione, vicinanze, ecc.). Per determinare il valore venale dell'immobile 

- ossia, per definizione, il prezzo di vendita che si potrebbe ottenere 

normalmente in una libera contrattazione di compravendita - il perito 

cantonale ha poi applicato il metodo tradizionale, consistente nella 

 

 

ponderazione tra il valore reale del fondo e il suo valore di reddito. A tale 

proposito, egli ha precisato che la ponderazione del valore reale con il valore 

a reddito cambia secondo il genere di costruzione, la caratteristica 

dell'immobile, il volume, la richiesta di mercato, ecc.: in funzione della 

situazione economica lo stesso può infatti basarsi sul solo valore reale o 

viceversa sul solo valore di reddito.  

Da queste considerazioni si evince come l'Ufficio cantonale di stima non ha 

proceduto ad un semplice quanto generico adattamento temporale delle 

stime ufficiali già determinate in occasione dell'ultima revisione generale, 

fissata in maniera standard per tutti i comuni ticinesi al 1° gennaio 2005, 

applicando i soli criteri di valutazione validi per le stime ufficiali, ossia quelli di 

schematicità e prudenzialità previsti all'art. 20 della legge cantonale sulla 

stima della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (RL cantonale, 

10.2.9.1). Al contrario, pur non perdendo di vista i due criteri menzionati - e 

logicamente scartando valori che potrebbero essere determinati da punte 

speculative e contrattazioni basate su condizioni particolari - ha cercato di 

determinare, con un più ampio esame di dettaglio, il valore venale di ogni 

singolo fondo sotto sequestro, ponderando attentamente valore reale e 

valore di reddito aggiornati al momento della richiesta da parte dell'AFC. 

L'attendibilità e l'attualità delle perizie eseguite dall'Ufficio cantonale di stima, 

già per questi motivi, non può essere messa in discussione da questa Corte.  

4.2.2 Con riferimento ai fondi di proprietà del reclamante A. sotto sequestro e 

oggetto del presente procedimento le risultanze peritali dell'Ufficio cantonale 

di stima e degli esperti di parte - sempre riferite al valore venale degli 

immobili - sono invece le seguenti: 

a) part. n. 1 RFD Chiasso: 

- Ufficio stima: fr. 1'420'000.--  

- arch. R.: fr. 1'100'000.-- (v. perizia del 10 agosto 2006, act. 12.2 inc. 

BV.2012.10). 

b) part. n. 8 e 9 RFD Claro: 

- Ufficio stima: complessivi fr. 1'820'000.-- (v. perizie del 18 giugno 2012, 

act. 2.7/2-3 inc. BV.2013.7); 

- arch. S.: complessivi fr. 1'550'000.-- (v. perizia del 20 aprile 2012,  

act. 12.6 inc. BV.2012.10). 

 

 

 

c) part. n. 7 RFD Gambarogno (sez. Magadino): 

- Ufficio stima: 1'300'000.-- (v. perizia del 18 giugno 2012, act. 34.8 inc. 

BV.2012.10); 

- arch. S.: fr. 3'100'000.-- (v. perizia del 24 settembre 2010, act. 12.5 inc. 

BV.2012.10); 

- arch. T.: fr. 3'160'000.-- (v. perizia dell'11 ottobre 2013, act. 7.1 inc. 

BV.2013.6). 

c) part. n. 3 RFD Gambarogno (sez. Magadino): 

- Ufficio stima: fr. 1'600'000.-- (v. perizia del 18 giugno 2012, act. 34.10 inc. 

BV.2012.10); 

- arch. R.: fr. 1'250'000.-- (v. perizia del 16 maggio 2008, act. 12.3 inc. 

BV.2012.10). 

d) part. n. 4 RFD Gambarogno (sez. Magadino): 

- Ufficio stima: fr. 800'000 (v. perizia del 18 giugno 2012, act. 34.11 inc. 

BV.2012.10); 

- arch. AA.: fr. 1'068'150.-- (v. perizia del 10 novembre 2010, act. 12.4 inc. 

BV.2012.10). 

e) part. n. 2 RFD Gambarogno (sez. Magadino): 

- Ufficio stima: fr. 70'000.-- (v. perizia del 18 giugno 2012, act. 34.9 inc. 

BV.2012.10). Per questo fondo non è stata prodotta alcuna perizia di parte.  

Sommate, la valutazione effettuata dall'Ufficio cantonale di stima relativa ai 

fondi oggetto della presente decisione ammonta a complessivi fr. 7'010'000.-

mentre quella desumibile dalle perizie di parte (per la part. n. 7 utilizzando 

quella dell'arch. T.) risulta di fr. 8'128'150.--, con una differenza nominale di 

fr. 1'118'150.--. 

Ora, va constatato che anche se tutte le perizie sono state elaborate  

seguendo criteri piuttosto simili, appare evidente che l'Ufficio stima ha 

applicato per le sue perizie dei parametri di calcolo più prudenti rispetto a 

quelli dei vari periti di parte, sia per quel che riguarda il valore reale (valori al 

metro cubo dei fabbricati e al metro quadrato dei terreni), sia per qual che 

riguarda il calcolo del valore di reddito dei vari immobili (tasso di 

capitalizzazione). Ora, ferma restando la serietà e la fondatezza delle perizie 

di parte prodotte agli atti, la scrivente Corte reputa, tenuto conto degli 

 

 

estremi di questo caso, più attendibili i parametri – prudenziali – utilizzati 

dall'Ufficio stima, e questo per due sostanziali motivi: 

- l'effettiva realizzazione dei fondi sotto sequestro ed eventualmente 

confiscati, data la natura coatta della procedura e la presumibile 

realizzazione degli stessi tramite aggiudicazione in un asta pubblica, 

difficilmente potrà se del caso essere fatta al loro valore effettivo di 

mercato, ossia a quello perseguibile in una libera contrattazione di 

compravendita tra privati (valore venale); 

- per quanto attiene segnatamente ai fondi no. 4 RFD di Gambarogno e  

n. 1 RFD di Chiasso non sarà possibile, in caso di confisca e successiva 

rivendita, ottenere il pieno valore indicato dalla perizia, poiché questi 

immobili sono stati per lungo tempo adibiti a ritrovi pubblici legati al 

mondo della prostituzione e un loro possibile utilizzo per altre attività 

dovrà tenere conto di ingenti spese di trasformazione e ristrutturazione. 

In definitiva, questa Corte baserà l'esame del rispetto del principio della 

proporzionalità sulla scorta dei valori risultanti dalle perizie agli atti effettuate 

dal competente Ufficio cantonale di stima. 

4.3 In concreto, sulla base delle risultanze dell'inchiesta, viene contestato a A. (e 

alle società a lui riconducibili e succedutesi nella gestione dell'esercizio 

pubblico) un presunto profitto illecito derivante dalle infrazioni alla LIFD pari a 

complessivi fr. 2'023'000.--.  e dalle infrazioni alla LIP per un importo di  

fr. 1'052'000.--. Il totale complessivo ammonta pertanto a fr. 3'075'000.--. A 

fronte di questo importo, di cui non v'è motivo di scostarsi stando alle 

ricostruzioni effettuate dalle indagini della DAPI (cfr. act. 29), l'ammontare 

dei beni tuttora sotto sequestro si attesta a: 

- fr. 645'000.-- [fr. 750'000.- meno  fr. 105'000.-- appartenenti alla B. SA 

relativo alla somma dei valori patrimoniali depositati sui conti correnti del 

reclamante A.; 

- fr. 166'000.-- per la part. no. 7 RFD di Gambarogno, il cui valore stimato è 

di fr. 1'300'000.-- e della quale A. è proprietario in misura di 1/3, dedotto 

l'aggravio ipotecario di fr. 266'667; 

- fr.  744'000.-- per le part. no. 2 e 3 RFD di Gambarogno, il cui valore 

stimato ammonta a fr. 1'670'000, dedotto l'aggravio ipotecario di 

complessivi fr. 926'000.--; 

- fr. 400'000.-- per la part. no 4 RFD di Gambarogno, il cui valore stimato è 

di fr. 800'000.--, dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 400'000.--;  

 

 

- fr. 575'000.-- per la part. no. 1 RFD di Chiasso, il cui valore stimato 

ammonta a fr. 1'420'000.--, della quale A. è proprietario in misura di un ½ e 

dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 135'000.--; 

- fr. 545'000.-- per le part. no. 8 e no. 9 RFD di Claro, il cui valore stimato 

complessivo è di fr. 1'820'000.--, delle quali A. è proprietario in misura di ½ 

e dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 364'800.--. 

Il valore totale dei beni sotto sequestro per le infrazioni fiscali in parola (sia 

alla LIFD sia alla LIP) ammonta a fr. 3'075'000.--. A fronte del presunto 

profitto illecito calcolato in fr. 3'075'000.-- (v. supra consid. 4.3), il principio 

della proporzionalità è in concreto ossequiato. Inoltre, in caso di eventuale 

plusvalenza nella realizzazione forzata dei fondi, questa spetterà al 

proprietario, in ossequio alla garanzia della proprietà. In simili evenienze, 

anche la censura di violazione del principio di proporzionalità deve essere 

respinta siccome infondata.  

5. Con il reclamo di cui all'inc. BV.2013.6, A. ha presentato una domanda di 

assistenza giudiziaria gratuita, rilevando il suo stato di indigenza ritenuto che 

tutti i suoi beni sarebbero stati sequestrati nell'ambito del procedimento in 

questione.  

5.1 Chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura 

se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo. Ha inoltre diritto 

al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia necessaria per 

tutelare i suoi diritti.  

5.2 Una parte è da considerarsi indigente allorquando, per pagare le spese 

processuali e le ripetibili, è costretta ad intaccare i mezzi necessari per 

coprire i bisogni fondamentali personali e della propria famiglia (DTF 125 IV 

161 consid. 4a; 124 I 1 consid. 2a; cfr. ugualmente DTF 128 I 225 

consid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b). L’analisi dell’esistenza dell’indigenza 

deve tener conto di tutta la situazione finanziaria dell’istante al momento 

dell’inoltro della richiesta di assistenza giudiziaria.  

5.3 Di principio, spetta al richiedente presentare e provare, nella misura del 

possibile, i suoi redditi e la sua fortuna. Più la situazione finanziaria è 

complessa, tanto più elevate risultano essere le esigenze di chiarezza e 

completezza della richiesta. I bisogni fondamentali attuali dell’istante devono 

poter essere determinati sulla base delle pezze giustificative inoltrate. Le 

pezze giustificative devono inoltre fornire un’immagine chiara di tutti gli 

obblighi finanziari del richiedente così come dei suoi redditi e della sua 

fortuna (DTF 125 IV 161 consid. 4a). Se il richiedente non riesce a 

presentare in maniera chiara e completa la sua situazione finanziaria, ossia i 

giustificativi inoltrati e i dati comunicati non riescono a dare un’immagine 

 

 

coerente e esente da contraddizioni della medesima, la richiesta può essere 

respinta a causa di una motivazione insufficiente o per indigenza non 

dimostrata (v. DTF 125 IV 161 consid. 4a; ALFRED BÜHLER, Die 

Prozessarmut, in: Schöbi [ed.], Gerichtskosten, Parteikosten, 

Prozesskaution, unentgeltliche Prozessführung, Berna 2001, pag. 189 e 

seg.). 

5.4 Si osserva preliminarmente che la richiesta di assistenza giudiziaria è stata 

presentata unicamente in relazione alla procedura BV.2013.6. La stessa 

viene comunque evasa per economia di giudizio in questa sede ritenuta la 

congiunzione della causa predetta con gli incarti BV.2012.10/12 (v. supra 

consid. 1.4).   

Nel merito della richiesta, occorre osservare che nessuna delle informazioni 

riportate nel formulario relativo alla richiesta d’assistenza giudiziaria è 

supportata dalla benché minima pezza giustificativa. Tutte le spese mensili 

riportate nonché i debiti menzionati non trovano riferimento in nessun 

documento, eccezion fatta per l'ingiunzione di pagamento inoltrata dalla 

cassa malati di A., ciò che però non è sufficiente per giudicare la situazione 

finanziaria del reclamante nel suo insieme.  

In siffatte circostanze, la situazione finanziaria del reclamante, e questo 

nonostante i sequestri ordinati dall'AFC, non si delinea con sufficiente 

chiarezza, ciò che deve concludere, di riflesso, alla reiezione della richiesta 

di assistenza giudiziaria gratuita, sia per ciò che concerne la dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, sia per quanto riguarda l'assunzione 

dell'onorario del suo difensore.  

6.  

6.1 Alla luce di tutto quanto esposto, i reclami di A. (BV.2012.10 e BV.2013.6) 

devono essere respinti. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle 

spese per la procedura di reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si 

determina secondo l’art. 73 LOAP. L’art. 73 LOAP rinvia al regolamento del 

31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le 

ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162), regolamento che tuttavia non contiene indicazioni in merito 

all’attribuzione delle spese giudiziarie. Trovano pertanto applicazione, in 

analogia, le disposizioni della LTF, ciò che peraltro corrisponde alla 

normativa vigente sinora (v. ad esempio la sentenza del Tribunale penale 

federale BV.2010.79 del 10 dicembre 2010). In quanto parte soccombente, il 

reclamante A. deve sopportare le spese giudiziarie (art. 66 cpv. 1 LTF per 

analogia). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 RSPPF 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--: essa è coperta in misura di  

fr. 1'500.-- dall’anticipo spese già prelevato. Il saldo è carico di A. 

 

 

6.2 Il reclamo della B. SA (BV.2012.12) è accolto. Per il procedimento 

BV.2012.12, non vengono prelevate spese e alla reclamante è riconosciuta 

un'indennità per ripetibili di fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a carico dell'AFC.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Le cause BV.2012.10, BV.2012.12 e BV.2013.6 sono congiunte. 

2. Il reclamo presentato da B. SA (BV.2012.12) è accolto. 

2.1. Di conseguenza il sequestro concernente la relazione bancaria n. 6 intestata 
alla B. SA presso la banca K., è revocato. 

3. Non vengono prelevate spese per il reclamo presentato da B. SA. La cassa 
del Tribunale penale federale restituirà alla stessa l'anticipo delle spese già 
versato pari a fr. 1'500.--. 

4. L'Amministrazione federale delle contribuzioni verserà a B. SA un importo di 
fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili. 

5. I reclami presentati da A. (BV.2012.10 e BV.2013.6) sono respinti.  

6. La domanda di assistenza giudiziaria gratuita è respinta.  

7. La tassa di giustizia di fr. 3’000.-- è posta a carico del reclamante A. ed è 
coperta, in misura di fr. 1'500.--, dall’anticipo delle spese già prelevato. Il 
saldo è posto a carico di A.  

 
Bellinzona, 5 dicembre 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Cesare Lepori 

- Amministrazione federale delle contribuzioni 

 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).