# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec4a2de3-0126-5b8f-b49d-490108787b86
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.08.2009 17.2009.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2009-21_2009-08-20.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2009.21

  	
  Lugano

  20 agosto 2009/lw

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Roggero-Will, presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Filippini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per
cassazione presentato il 22 aprile 2009 da

 

	
   

  	
   RI 1

   e           

  patrocinato dall'  PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 24 febbraio 2009 dalla Corte delle assise criminali 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

 

esaminati gli atti;

 

posti i seguenti

 

 

punti in questione:

 

                                   1.   Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione.

 

                                   2.   Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con atto di accusa 22 dicembre 2008, il procuratore pubblico  ha
deferito RI 1 ad una Corte delle assise criminali siccome prevenuto di:

   -     violenza
carnale per avere, il 1.12.2007 a __________, costretto la figliastra (nata il
26.4.1994), mentre già si era congiunto carnalmente con lei e questa gli aveva
espresso la sua opposizione dicendogli di smetterla e spingendolo via
fisicamente, utilizzando la forza (tirandola a se e tenendola bloccata con le
braccia e reintroducendo il pene nella vagina), a continuare a subire la congiunzione
carnale;

   -     ripetuti
atti sessuali con fanciulli, per avere:

      a.    nell’agosto
 2006, a __________, dopo averla carezzata sul corpo e sulla vulva, penetrato
analmente la figliastra (nata il 26.4.1994);

      b.    il 4 novembre 2007, a __________, in occasione di una visita al fratello __________ degente presso __________, in
una stanza messa a disposizione dal nosocomio per i parenti in visita,
congiuntosi carnalmente con la figliastra;

      c.    il 30 novembre 2007, a __________, dopo avere convinto la giovane a raggiungerlo nel letto, congiuntosi carnalmente
con lei;

      d.    il 1. dicembre 2007, a __________, dopo avere convinto la ragazza a seguirlo nella camera da letto, congiuntosi
carnalmente con lei prima che lei gli significasse la propria opposizione;

      e.    in una delle occasioni
menzionate sopra, appoggiato la bocca e passato la lingua sulla vulva della
ragazza.

 

                                  B.   All’apertura del dibattimento, il presidente ha prospettato
l’imputazione – aggiuntiva a quella di atti sessuali – di violenza carnale per
gli episodi del 4 novembre 2007 a __________ e del 30 novembre 2007 a __________ nonché quella di coazione sessuale per l’episodio di __________ e per il gesto
descritto al punto 2.5. dell’AA.

L’accusato ha rinunciato al rimando del
dibattimento (art. 250 cpv. 2 e 3 CPP) mentre il PP si è dichiarato pronto a
sostenere le nuove accuse che ha detto di non avere formulato nel suo atto di
accusa “per problemi probatori” (verb. dib. pag. 2).

 

                                  C.   I fatti posti alla base del giudizio della Corte di prime cure sono,
in estrema sintesi, i seguenti.

 

   1.
  Nel corso del mese d’agosto 2006, RI 1,
approfittando dell’assenza della moglie (che si era allontanata dal domicilio
per recarsi al lavoro) e del figlio di questa (che si era allontanato per un
giro in bicicletta) ebbe un primo rapporto sessuale con la propria figliastra, PC,
che allora aveva 12 anni e 4 mesi.

         Sintetizzando
e interpretando il racconto di PC, la prima Corte ha rilevato come la ragazza
abbia riferito di un approccio fatto dal patrigno mentre lei, distesa sul letto
coniugale, guardava la televisione, iniziato con “carezze inizialmente
ritenute gesti di affetto paterno, poi compresi per la loro chiara valenza
sessuale, passati da sopra a sotto i vestiti, sino ai toccamenti della vagina”
(sentenza consid. 30, pag. 41 e 42) per poi divenire “un po’ aggressivo”
e concludersi con una penetrazione anale per cui lui la colse in pratica di
sorpresa (“m’ha preso proprio subito di colpo, m’ha girato, tirato giù i
pantaloni e, appunto …ehm…”) (sentenza consid. 39 pag. 60).

 

   2.   Circa 15 mesi dopo, il 4 novembre 2007, l’imputato – che era
rimasto in carcere in __________ dalla fine di novembre 2006 fino a circa metà
settembre 2007 - ebbe un secondo rapporto sessuale con la figliastra (che aveva
allora 13 anni e 6 mesi).

         I
due si trovavano a __________ per assistere __________, il fratello di PC che
era rimasto vittima di un grave incidente. Nella camera che __________ (dove il
ragazzo era degente) metteva a disposizione dei parenti in visita, l’uomo –
sempre approfittando dell’assenza della moglie rientrata in Ticino – ebbe un
rapporto completo (vaginale) con la ragazza (che, nel periodo di assenza del
patrigno, aveva allacciato una relazione sentimentale con un cinquantenne con
il quale aveva avuto i suoi primi rapporti sessuali vaginali).

 

   3.
  Secondo gli accertamenti della Corte di prime
cure, “nell’ambito di uno dei due primi episodi, ossia __________ o __________”,
RI 1 ha “baciato o leccato” la vulva della ragazza (sentenza consid. 35
pag. 54).

 

   4.
  Sempre approfittando dell’assenza della moglie, il
30 novembre seguente l’uomo ebbe, a __________ dove i coniugi RI 1 si erano
trasferiti, un nuovo rapporto sessuale completo con la figliastra che aveva
preferito passare il week-end con lui piuttosto che rimanere con i nonni a __________.
La sera successiva la cosa si ripetè. Dopo avere guardato un po’ di televisione
con il patrigno e “dopo qualche carezza sul divano”, la ragazza
spontaneamente lo seguì in camera da letto “per non stare lì come una
stupida da sola non potendo a questo punto non sapere cosa sarebbe accaduto”
(sentenza consid. 42 pag. 64). Quel che accadde fu un nuovo atto sessuale
(preliminari e penetrazione vaginale).

         Ma
in quell’occasione, quando già il patrigno l’aveva penetrata, la ragazza lo
respinse, dicendogli “piantala!” e spingendolo via. A quel momento,
l’uomo, trattenendo la ragazza con la forza, la penetrò di nuovo. Ci volle un
ulteriore rifiuto della ragazza (“l’ho respinto via e ho detto “piantala”),
perché l’uomo la lasciasse in pace (sentenza consid. 32 pag. 46).

 

                                  D.   Alla conclusione del dibattimento, RI 1 è stato ritenuto autore
colpevole di:

-         
ripetuta violenza carnale per avere costretto in
due occasioni (a __________ e a __________) la figliastra a subire la
congiunzione carnale;

-         
ripetuta coazione sessuale per avere costretto
la figliastra a subire la penetrazione anale (a __________) e un bacio sulla
vulva (a __________ o a __________);

-         
ripetuti atti sessuali con fanciulli per avere,
tra l’agosto 2006 e il 1 dicembre 2007, in quattro occasioni, compiuto atti sessuali con la figliastra nata il 26 aprile 1994.

In applicazione della pena, RI 1 è stato
condannato alla pena detentiva di 6 anni.

La Corte delle assise criminali ha, poi, revocato
la sospensione condizionale alla pena di 15 mesi di detenzione inflitta a RI 1
con sentenza 28.7.2006 dalla Corte delle assise correzionali e lo ha condannato
a versare alla PC fr. 20.000.- per torto morale.

 

                                  E.   Con ricorso 22 aprile 2009, RI 1 – che ha sempre negato di avere
fatto sesso con la figliastra – sostenendo, oltre ad un’errata applicazione del
diritto sostanziale ai fatti posti alla base della sentenza, un arbitrio
nell’accertamento di questi fatti, nonché la violazione del principio in dubio
pro reo, del diritto di essere sentito e del principio della parità delle armi,
ha chiesto, in via principale, l’annullamento integrale della sentenza di primo
grado con il conseguente suo proscioglimento da ogni accusa.

In via subordinata, egli ha chiesto
l’annullamento della sentenza e il rinvio degli atti ad altra Corte per un
nuovo giudizio.

 

                                  F.   Con scritto 25 maggio 2009, il PP ha dichiarato di rinunciare alla
formulazione di osservazioni, limitandosi a chiedere la conferma del giudizio
impugnato.

 

                                  G.   La parte civile, con osservazioni inoltrate il 25 maggio 2009, ha postulato la reiezione del gravame.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288
cpv. 1 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
sono sindacabili unicamente qualora la sentenza impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). 

                                         Perché un
accertamento possa essere definito arbitrario, non è sufficiente che esso sia
manchevole, discutibile o finanche inesatto. E’ necessario che esso sia
manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in
aperto contrasto con gli atti (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13
consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag., 219, 129 I 173 consid. 3 pag.
178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di
tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30; 112 Ia 369 consid. 3 pag.
371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la
sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell’accaduto, per
quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato
accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati
di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata
una sentenza deve essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella
motivazione (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17,
131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182, 275 consid.
2.1; 125 II 129 consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag. 168, 124 I 208
consid. 4a pag. 211). 

 

                                   2.   Il ricorrente propone, dapprima, censure relative alle prove da lui
offerte e rifiutate dalla prima Corte.

Dapprima, egli censura il rifiuto della Corte di
prime cure di sentire in aula gli esperti chiamati ad individuare ed
identificare eventuali tracce organiche sul lenzuolo del letto matrimoniale
dell’appartamento di __________ (dove, secondo la tesi accusatoria fatta
propria dalla prima Corte, sono avvenute le due congiunzioni carnali del 30.11
e del 1.12.2007), sequestrato dagli inquirenti il 19 dicembre 2007, durante la
perquisizione dell’abitazione dei RI 1. Tale audizione era stata da lui
chiesta, in particolare, per comprendere quale fosse l’estensione del mandato
loro affidato.

Poi, censura il rifiuto della Corte di prime cure
di ordinare accertamenti “in merito all’identità e al sesso della quarta
persona di cui è stato trovato del DNA sul lenzuolo”.

 

                               2.a.   La comprensione della richiesta di complemento probatorio impone
alcune precisazioni.

Il lenzuolo di cui trattasi è quello che “è stato
posto sul materasso (ndr: del letto matrimoniale) dalla stessa PC la sera di
venerdì 30 novembre 2007” e non più tolto sino al suo sequestro. Questo
sequestro è stato visto dai primi giudici come “uno dei momenti centrali
dell’inchiesta” (sentenza consid. 12 pag. 24; consid. 13 pag. 25). 

Nella prima analisi effettuata, su tale lenzuolo
l’Institut für Rechtmedizin di  _________ ha individuato la presenza di una
macchia di sperma dell’accusato (denominata 08-291; AI7.3, pag. 2 e 3), tre
macchie con il DNA della ragazza (08-289, 08-290 e 08-288; AI 7.3 pag. 3), dei
complessi profili misti (komplexe Mischprofile) appartenenti all’imputato, alla
ragazza e alla madre (AI7.3 pag. 3 e 4) nonché altri profili misti
riconducibili alla ragazza (di cui vi era DNA in abbondanza) e all’accusato
(AI7.3 pag. 4). In sostanza, tale primo esame ha evidenziato che “sparso
sull’intero lenzuolo vi è per la maggior parte un profilo misto di DNA composto
dai profili dell’accusato e di PC” ritenuto che il profilo della ragazza “appare
presente in misura maggiore tanto da potersi dedurre un contatto intenso tra
lei e il lenzuolo”. Inoltre, vi sono singole macchie contenenti il DNA
della ragazza e una macchia di sperma contenente il profilo DNA del prevenuto
(sentenza consid. 14 pag. 27).

Su richiesta della Difesa, in un secondo esame
effettuato dall’Institut für Rechtmedizin dell’Università di _________ (AI7.8)
è stata evidenziata la presenza di saliva in 3 punti e, in un punto (punto N,
macchia 08-289), di secrezione vaginale della ragazza “e questo a poca
distanza dalla macchia 08-291 con lo sperma dell’accusato sita nell’adiacente
settore F del lenzuolo” (sentenza consid. 15 pag. 27).

Nell’ambito di un terzo esame, l’Institut für
Rechtmedizin di _________ ha evidenziato sul lenzuolo (settore A) tracce di DNA
di un quarto soggetto (AI7.10), il cui sesso non è stato definito (“senza
potere determinare se si tratti di un uomo o di una donna”). Inoltre,
l’Istituto ha precisato che il riscontro della secrezione vaginale della
ragazza era certo ed ha evidenziato che la saliva di quest’ultima non era
mischiata allo sperma dell’accusato (sentenza consid. 16 pag. 28).

 

                               2.b.   La Corte di prime cure ha respinto la richiesta di audizione in aula
degli esperti rilevando che “per conoscere l’oggetto del mandato conferito è
sufficiente compulsare gli atti” oppure chiedere, in caso di dubbi,
chiarimenti “direttamente al mandante, nella persona del procuratore
pubblico”. Proseguendo, la Corte ha osservato che la domanda volta a sapere
se la ricerca chiesta agli esperti fosse o meno ristretta ai tre profili
genetici dell’accusato, della ragazza e della di lei madre “trova risposta
nella circostanza per cui gli esperti hanno evidenziato la presenza di un
quarto profilo di DNA”.

Infine, relativamente alla tecnica utilizzata per
le analisi, la Corte ha affermato di poter ritenere, senza “scomodare da _________
e da _________ i due esperti” che “essa corrisponde certamente al più
recente stato della scienza” (sentenza consid. 17 pag. 28 e 29).

 

                               2.c.   Su questo punto, nel suo allegato, il ricorrente ribadisce che
l’audizione degli esperti era stata chiesta per “comprendere quale fosse il
loro mandato”, in particolare verificare se il mandato loro assegnato “vertesse
su tre sole persone o se l’esame richiesto fosse aperto alla ricerca di tracce
di DNA di una quarta persona”. A questo proposito, il ricorrente precisa
che il reperimento sul lenzuolo della traccia di DNA appartenente ad una quarta
persona è avvenuto solo in un secondo tempo, e soltanto su sua sollecitazione
senza la quale “la scomoda quarta persona non sarebbe mai emersa”
(ricorso pag. 25).

Secondo il ricorrente, quest’audizione era
necessaria, in particolare, per valutare “la credibilità dei metodi e delle
conclusioni dei periti medesimi” e per delucidare il contenuto di una
perizia “che suscita perplessità per il modo in cui si sono svolti gli esami
e per la formulazione delle conclusioni” (ricorso pag. 25).

 

                               2.d.   Il diritto di essere sentito, sancito esplicitamente dall'art. 29
cpv. 2 Cost, assicura – tra l'altro – la facoltà di offrire formalmente e
tempestivamente mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione,
di partecipare alla loro assunzione e di esprimersi sulle relative risultanze,
nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF non pubblicata
1. maggio 2009 [4A.153/2009], consid. 4.1. e riferimenti; DTF non pubblicata 23
maggio 2008 [6B.570/2007] consid. 5.1.; DTF non
pubblicata del 13 aprile 2005 [2P.20/2005]
consid. 3.2 e riferimenti; DTF 131 I 153 consid.
3; DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; DTF124 I 49 consid. 3a, DTF 124 I 241 consid. 2;
DTF 115 Ia 8 consid. 2b pag. 11 con citazioni), e di interrogare i testi a
carico e a discarico (DTF non pubblicata 5 marzo 2009 [6B.992/2008], consid.
1.1.1. in fine; DTF116 Ia 289 consid. 3 pag. 291 con richiami).

                                         In
quest’ottica, il diritto di essere sentito consacra le stesse garanzie
processuali dell'art. 6 par. 3 lett. d CEDU e la sua inosservanza comporta la
cassazione della sentenza impugnata già per motivi di forma, senza riguardo al
merito (DTF 116 Ia 52 consid. 2 pag. 54 con richiami).

                                         Il
diritto dell'accusato di interrogare o fare interrogare i testimoni a carico,
sancito dall'art. 6
n. 3
lett. d CEDU,
costituisce un aspetto puntuale del diritto ad un equo processo giusta l'art. 6
n. 1
CEDU
e mira ad escludere che un giudizio penale venga fondato su dichiarazioni di
testimoni ai quali l'accusato non ha avuto la possibilità di porre domande.
Questa facoltà è garantita come detto anche dall'art. 32
cpv. 2 Cost.,
che concretizza il diritto di essere sentito (art. 29
cpv. 2 Cost.).
Tutte le norme citate hanno lo scopo di garantire la parità delle armi e il
diritto ad un equo processo (DTF 131 I 476 consid. 2.2 e rinvii). Le
dichiarazioni dei testi possono di regola essere utilizzate a danno
dell'accusato solo dopo un confronto. In questa misura, il diritto di
interrogare testimoni a carico assume di principio un carattere assoluto (DTF
131 I 476 consid. 2.2, 129
I 151 consid. 3.1).

                                         L’esercizio
del contraddittorio - nella misura in cui ne viene fatta richiesta (come è
avvenuto in concreto con la richiesta 12 novembre 2007) – va, di regola, sempre
garantito.

                                         Tuttavia,
nella prassi, la portata di tale diritto è relativizzata, valendo in maniera
illimitata soltanto quando la testimonianza litigiosa sia l'unica prova
disponibile o abbia valore decisivo (sentenza del TF non pubblicata del 23
maggio 2008 6B.42/2008 consid. 2.2.; DTF 131 I 476 consid. 2.2, 129
I 151 consid. 3.1).

                                         Il
Tribunale federale ha, infatti, avuto modo di stabilire che se, per principio,
l'imputato ha diritto all'assunzione delle prove offerte, l'autorità può procedere ad un apprezzamento anticipato di tali
prove e rifiutarle nella misura in cui le ritenga irrilevanti (DTF non pubblicata 23 maggio 2008
[6B.570/2007], consid. 5.1., DTF 124 I 208 consid. 4
pag. 211, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2 b). Per questa valutazione, l'autorità
dispone di un vasto margine di apprezzamento, censurabile solo in caso
d'arbitrio (DTF non pubblicata 23
maggio 2008 [6B.570/2007], consid. 5.1., DTF 131 I 153 consid.
3, DTF 129 I 8 consid.
2.1 e rinvii; DTF 124 I 208 consid. 4a). Entro tali
limiti, l'apprezzamento anticipato delle prove non viola la garanzia di un equo
processo consacrata dall'art. 6 CEDU (Miehsler/Vogler in: Internationaler
Kommentar zur Europäischen Menschen-rechtskonvention, nota 367 ad art. 6 con
rimandi; CCRP, sentenza del 10 settembre 2002 in re D., consid. 7.2; del 23 agosto 1999 in re R., consid. 1b; del 23 agosto 1999 in re G., consid. 2.1 con riferimenti).

 

                               2.e.   In concreto, come visto al consid. 2b, la prima Corte ha respinto
l’audizione in aula di coloro che hanno cercato tracce biologiche sul lenzuolo
del letto matrimoniale e proceduto alla loro identificazione dopo avere,
nell’ambito di un apprezzamento anticipato, ritenuto non rilevante la prova.

Questo giudizio di non rilevanza della prova
richiesta é stato fondato – considerato quanto indicato dalla difesa per
motivare tale richiesta - sulla possibilità di individuare dalla lettura degli
atti l’oggetto del mandato conferito dal PP e sul fatto che era ben legittimo
considerare che le tecniche utilizzate dagli esperti per le analisi
corrispondessero allo stato della scienza vista l’autorevolezza degli istituti
d’appartenenza, entrambi di livello universitario.

Pertanto, quand’anche la censura ricorsuale non
avesse – come invece ha – chiara natura appellatoria (il ricorrente non si
confronta con le argomentazioni della Corte ma propone una sua visione autonoma,
rispetto ad essa indipendente) e, quindi, non fosse irricevibile, essa andrebbe
respinta in quanto non può essere sostenuto che la prima Corte sia incorsa, su
questo tema, in arbitrio.

 

                                2.f.   Relativamente all’accertamento dell’identità e del sesso della
quarta persona richiesto dalla Difesa, la Corte ha, dapprima, ricordato che
esso era volto a sostanziare la tesi difensiva secondo cui la ragazza aveva
avuto dei rapporti sessuali con un’altra persona, probabilmente _________, sul
letto coniugale dei RI 1, a _________.

Quindi, la Corte di prime cure ha rilevato che,
quand’anche si dovesse ammettere che, effettivamente, la ragazza ha avuto uno o
più rapporti sessuali con un terzo uomo – che ha lasciato “infinitesimali
tracce biologiche” - sul letto di _________, tale circostanza “nulla
muterebbe quo alla presenza e alla rilevanza delle ben più significative tracce
lasciate dall’imputato e della riscontrata mescolanza delle sue tracce
biologiche con quelle di PC” (sentenza consid. 34 pag. 51-52)

Ciò rilevato, la prima Corte ha, però, aggiunto
che la tesi difensiva “è troppo peregrina” e, pertanto, non ha da essere
indagata poiché “dovendo essere ammesso che PC non disponeva delle chiavi
dell’appartamento di _________, sfugge ad ogni comprensione in quale modo essa
potrebbe essere entrata in possesso di quella di _________ dopo il di lui
incidente” e ancora poiché, anche dovendo essere ammesso che ciò fosse
avvenuto, quel che risulta riguardo l’unico momento in cui, fra il 30.11 e il
18.12.2007, la ragazza avrebbe potuto recarsi nell’appartamento dei RI 1 “non
è indiziante per una trasferta a _________” (sentenza consid. 34 pag. 52).

Concludendo su questo argomento, la prima Corte
ha, poi, evidenziato come dai rapporti degli esperti “se ne deve rimanere
all’accertamento di una sola traccia di DNA di una quarta persona, tanto labile
da essere sfuggita al primo esame dei periti e localizzata in un angolo del
lenzuolo” ed ha precisato, ancora una volta, che tale “riscontro è privo
di particolare rilevanza e in nessun modo stravolge il quadro probatorio
altrimenti ben definito (…) né esso appare sufficiente per dare corpo ad una
versione dei fatti alternativa che appare inconsueta e perfino stravagante” soprattutto
se si considera il fatto che il lenzuolo è stato, in ogni caso, toccato da una
quarta persona, e meglio dalla nonna di PC “che l’ha lavato, ripiegato,
riposto e quindi ripreso per consegnarlo alla nipote” ciò che “spiega in
modo del tutto verosimile e lineare la flebile presenza del DNA di una quarta
persona” (sentenza consid. 34 pag. 53). 

 

                               2.g.   Nel suo allegato, il ricorrente censura il rifiuto della Corte di
prime cure di ordinare accertamenti “in merito all’identità e al sesso della
quarta persona di cui è stato trovato del DNA sul lenzuolo” rilevando che
accertare (peraltro con un esame facilmente eseguibile) il sesso di questa
quarta persona è importante poiché, nel caso in cui risultasse che si tratta di
_________ (cioè, il cinquantenne con cui la ragazza ebbe diversi atti
sessuali), la sua posizione verrebbe chiarita. Negare tale prova nell’ambito di
un processo indiziario sulla base di un apprezzamento anticipato “è lesivo
del diritto di essere sentito dell’accusato e arbitrario in quanto lo priva
della possibilità di discolparsi e di provare la propria tesi difensiva in modo
semplice e potenzialmente decisivo” (ricorso pag. 25).

Con il rifiuto di ordinare accertamenti in merito
alle tracce di DNA di una quarta persona ritrovate sul lenzuolo – continua il
ricorrente - il presidente della prima Corte ha, poi, violato il principio
della parità delle armi: “il procuratore pubblico dispone di tutta la
latitudine di eseguire tutti gli accertamenti che vuole (…) mentre all’accusato
– indigente – questo mezzo di prova potenzialmente discolpante viene negato in
base a un apprezzamento anticipato delle prove a dir poco discutibile”.
Infatti – continua il ricorrente – “laddove i riscontri peritali evidenziano
che su quel lenzuolo vi sono abbondanti macchie di saliva di PC (che tuttora
non trovano agli atti una spiegazione plausibile) e essa ha dichiarato
chiaramente di non avere mai avuto rapporti orali con l’accusato (nel senso che
lei non gli ha mai praticato sesso orale) è ragionevole pensare che essa possa
avere giaciuto a _________ con _________ il quale – essendo fidanzato e come
evocato in aula avendo sempre paura che la compagna gli sbarcasse in casa (cfr
VI _________ 28.1.2008 pag. 5) – avrebbe potuto trasportare PC dalla zona di _________
(…) a quella di _________ per stare tranquilli” (ricorso pag. 26). In
sintesi, per il ricorrente le tracce di DNA di una quarta persona ritrovate sul
lenzuolo unite alle abbondanti macchie di saliva della ragazza costituiscono “elementi
inquietanti che sollevano perplessità meritevoli di approfondimento”. Il rifiuto
del presidente della prima Corte di prime cure di procedere a tale
approfondimento costituisce, pertanto, un arbitrio (ricorso pag. 26).

 

                               2.h.   Ancora una volta, la censura appare irricevibile in quanto
manifestamente appellatoria.

Infatti, il ricorrente non si confronta con le
argomentazioni che hanno portato la prima Corte a ritenere irrilevante la prova
richiesta ma si limita a sostenere, in una costruzione autonoma, che è
importante accertare il sesso di chi ha lasciato quella traccia di DNA.

Nel suo percorso – che segue mappe diverse da
quelle seguite dalla prima Corte - egli nemmeno tenta di spiegare perché la
Corte avrebbe manifestamente errato sostenendo che, se anche si dovesse, per
ipotesi, accertare che a lasciare quella traccia fu un uomo con cui la ragazza
ebbe dei rapporti sessuali su quello stesso letto, questo accertamento nulla
cambierebbe relativamente alla rilevanza probatoria “delle ben più
significative tracce lasciate dall’imputato e della riscontrata mescolanza
delle sue tracce biologiche con quelle di PC” (sentenza consid. 34 pag.
51-52).

Nemmeno, poi, egli tenta il confronto con le
argomentazioni sviluppate abbondanzialmente dalla prima Corte
sull’inverosimiglianza della tesi difensiva.

In queste condizioni – ritenuto, peraltro, che è
difficile trovare l’arbitrio nella valutazione anticipata della prova fatta
dalla prima Corte – la censura cade nel vuoto.

 

                                   3.   Il ricorrente contesta, siccome arbitrario, l’accertamento dei fatti
effettuato dalla prima Corte.

Dapprima, egli ritiene arbitraria la valutazione
della prima Corte secondo cui la sua versione dei fatti non può essere
considerata credibile.

Poi, contesta la valutazione di credibilità fatta
riguardo le dichiarazioni della ragazza.

 

                               3.a.   Nel ripercorrere l’inchiesta predibattimentale, la prima Corte ha
ricordato come la ragazza, il 14.12.2007, abbia inizialmente detto agli
inquirenti che da “tipo un anno, un anno e un po’…un po’ di più che va
avanti…eh… che il marito di mia mamma …ehm…diciamo mi violenta” e che, poi,
rispondendo all’interrogante che cercava di ottenere un’esposizione completa di
quanto accaduto, abbia ricordato il primo episodio situandolo al domicilio di _________
e ne abbia, poi, spiegato i dettagli descrivendolo come un rapporto vaginale,
preceduto da toccamenti anche interni e come, poi, sia passata a descrivere con
maggiori dettagli l’ultimo episodio, accaduto a _________, il sabato di due
settimane prima, precisando come ve ne fosse stato un altro il venerdì sera,
sempre a _________.

La Corte ha, poi, indicato come la ragazza,
raccontando di come l’uomo si ritraesse prima di eiaculare e che, quindi, un
po’ di sperma, l’ultima sera, poteva essere finito nel letto, abbia ricordato
un altro episodio, avvenuto a _________, dove si trovava con il patrigno per essere
vicini al fratello, degente all’_________ a causa dei postumi di un grave
incidente (sentenza consid. 9 pag. 22 - 23)

La prima Corte ha, poi, ricordato come il
prevenuto sia stato arrestato il 17 dicembre 2007, al suo domicilio di _________,
dove era rientrato da _________ e come questi abbia da subito negato ogni
addebito, “continuando, poi, a negare per tutta l’inchiesta, senza
incrinature nella propria coerente versione difensiva” pur ammettendo di
essere stato solo con la ragazza nelle situazioni da lei descritte (sentenza
consid. 10 pag. 23 - 24).

Dopo avere riferito del sequestro del già citato
lenzuolo e dei risultati delle analisi su di esso effettuate (sentenza consid.
13, 14, 15 e 16, pag. 25-28; cfr. sopra consid 2a), la Corte ha annotato come l’accusato, il 4 gennaio 2008, dopo avere visionato la registrazione
della prima audizione della ragazza, abbia affermato di avere avuto, nella
notte tra sabato e domenica di inizio dicembre 2007, un’eiaculazione notturna e
come, rispondendo all’obiezione dell’interrogante che rilevava che non erano
state ritrovate, durante la perquisizione del domicilio, delle mutande sporche
di sperma, egli abbia affermato di non avere fatto in tempo a cambiarsele prima
di partire per _________ (sentenza consid. 19 pag. 30 – 31).

Procedendo alla valutazione di queste
dichiarazioni, la prima Corte le ha ritenute inattendibili, da un lato per la
loro tempistica (“un indagato trasparente avrebbe percepito l’importanza di
dichiarare immediatamente la possibile presenza di sperma sulle lenzuola”
ciò che non ha fatto RI 1) e d’altro lato per la loro inverosimiglianza. Su
questo tema, la Corte ha, dapprima, rilevato che il calcolo delle probabilità esclude
che RI 1 abbia avuto, proprio quella notte, un’eiaculazione notturna. Poi ha
annotato come la moglie di RI 1 non abbia mai notato in lui simili episodi e,
infine, come le spiegazioni date per il preteso mancato cambio della biancheria
intima non si concilino con le circostanze accertate secondo cui egli, prima di
partire per _________, dovette aspettare la figliastra per un’intera mezz’ora.
Infine, sempre sul tema dell’inverosimiglianza della versione di RI 1, la Corte
ha ritenuto non credibile che lui non sapesse dove, nell’appartamento, fossero
riposte le sue mutande. Pertanto, la Corte ha concluso che “il prevenuto non
può essere creduto laddove giustifica la presenza del suo sperma sul lenzuolo
con un’eiaculazione notturna, per il che se ne deve concludere che egli ha
mentito e vi deve essere un’altra spiegazione, che egli non ha voluto fornire,
per la presenza del suo sperma sul lenzuolo” (sentenza consid. 21 pag. 32 –
33).

Proseguendo nella sua analisi, la Corte ha, poi,
rilevato come anche la dichiarazione di RI 1 secondo cui PC aveva, quel venerdì
sera, guardato la televisione stesa sul letto matrimoniale ma completamente
vestita mentre che il sabato sera a quel letto lei non si avvicinò neppure non
sia credibile poiché non spiega l’abbondante presenza sul lenzuolo del DNA e
della secrezione vaginale della ragazza (presenza che neppure è possibile
spiegare con quanto accaduto successivamente a quel fine settimana).

Concludendo la sua analisi sulla credibilità
della versione di RI 1, la Corte, pur osservando che per il resto essa appare “naturale
e credibile” poiché descrivente “una situazione di normalità per
rapporto a reati inquietanti siccome aberranti ed espressione di devianza”,
ha ritenuto che la sua menzogna sulla macchia di sperma trovata sul lenzuolo –
“argomento di centrale importanza siccome connesso ad una sua attività
sessuale” – impone di doverlo ritenere “persona nel complesso non
credibile” (sentenza consid. 22 pag. 33 – 34).

 

                               3.b.   Nel suo allegato, il ricorrente rimprovera alla Corte di avere
effettuato una valutazione unilaterale del materiale probatorio, avendo
completamente omesso di considerare elementi di fondamentale importanza a
suffragio della sua credibilità.

In sintesi, egli rimprovera alla Corte di avere
manifestamente sbagliato concludendo che lui ha mentito sull’eiaculazione
spontanea non avendo essa considerato, nell’esame delle sue dichiarazioni sulle
ragioni del mancato cambio di biancheria, che il trasloco da _________ a _________
era stato fatto dalla moglie e dai di lei figli quando egli era in detenzione
in _________ e, quindi, egli poteva “legittimamente ignorare se vi fossero
dei ricambi e dove si trovassero, soprattutto considerato che era la moglie a
preparargli ogni mattina la biancheria pulita” (ricorso pag. 14).

Inoltre – continua il ricorrente - la Corte ha
sbagliato deducendo dal mancato cambio di mutande la sua non credibilità: “il
fatto che l’accusato sia per ipotesi una persona dall’igiene discutibile che
piuttosto che mettersi a cercare delle mutande nuove preferisce tenersi quelle
macchiate di sperma (ormai quasi secco: il tema è stato affrontato al
dibattimento) non è certo idoneo in sé a fungere da pilastro per una condanna
penale”  (ricorso pag. 14).

Inoltre, i primi giudici hanno – sempre secondo
il ricorrente – sbagliato considerando che egli ha mentito quando ha detto che
la ragazza, quel venerdì sera, si stese sul letto completamente vestita solo
per guardare la tele e che il giorno successivo nemmeno si avvicinò a quel
letto. 

In effetti – spiega il ricorrente –  la Corte ha
sbagliato attribuendo implicitamente le tracce di DNA e di liquidi vaginali
della ragazza a rapporti sessuali con l’imputato poiché ha dimenticato di
esaminare una serie di circostanze che fondano la tesi difensiva secondo cui
quelle tracce possono essere ricondotte ad un rapporto sessuale tra la ragazza
ed una terza persona. Dapprima, ha dimenticato che è stato lo stesso accusato a
chiedere, per addurre elementi a propria discolpa, un complemento d’analisi
vertente sulla presenza o meno di liquidi vaginali: qualora egli avesse avuto
davvero rapporti sessuali con la presunta vittima, certo non avrebbe fatto una
tale richiesta. Poi ha dimenticato la presenza sul famigerato lenzuolo di
macchie di saliva della ragazza che sono incompatibili con il tipo di rapporti
sessuali asseritamente avuti con l’accusato. Quindi, ha dimenticato che PC
avrebbe facilmente potuto procurarsi la chiave dell’appartamento di _________
(in particolare, prendendola dall’appartamento dei nonni). Infine, ha
dimenticato le tracce di DNA di una quarta persona trovate sul lenzuolo.

Da queste considerazioni – conclude il ricorrente
– emerge con evidenza che la prima Corte, nella valutazione degli elementi
considerati per concludere alla complessiva assenza di credibilità di RI 1, ha compiuto una valutazione unilaterale delle prove, omettendo di
considerare riscontri di sicura rilevanza (ricorso pag. 13 – 16).

                               3.c.   Il complesso di argomentazioni che hanno portato la prima Corte a
considerare non credibili le sue dichiarazioni in merito all’eiaculazione
notturna non possono essere ritenute arbitrarie.

In effetti, non può essere negata dignità alle
considerazioni riguardo l’inverosimiglianza delle argomentazioni portate
dall’imputato a giustificazione del mancato cambio di biancheria intima
nonostante la pretesa eiaculazione notturna. 

Pretendere – come fa il ricorrente - che in ciò
la Corte abbia manifestamente errato non avendo considerato che il trasloco
nell’appartamento di _________ era stato fatto in sua assenza e che, quindi,
egli poteva legittimamente non sapere dove la sua biancheria fosse stata
riposta è poco serio: l’argomento ricorsuale è chiaramente pretestuoso nella
misura in cui non è certamente un’impresa ardua o laboriosa trovare, in un
appartamento di poche stanze, il luogo in cui la biancheria viene riposta
poiché i posti in cui cercare non sono, certamente, molti. Non è credibile, in
ogni caso, che si rinunci a una tale elementare ricerca – sempre ammettendo,
per ipotesi, che la ricerca sia necessaria - se si è nella situazione di
estremo disagio descritta dall’imputato nel verbale 7.3.2008 (“avevo le
mutande bagnate, il mio pene era proprio attaccato alle mutande” AI 2.4.
pag. 2) .

Altrettanto pretestuoso è il rimprovero mosso
alla Corte di non avere considerato, nella sua valutazione, l’ipotesi secondo
cui egli ben può essere una persona dall’igiene discutibile e, quindi, non
avere nemmeno sentito il bisogno di indossare biancheria pulita. Al di là del
fatto che l’argomento è presentato anche nel ricorso soltanto in forma
ipotetica, si rileva come esso contrasti con le affermazioni fatte dallo stesso
ricorrente (in particolare, nel verbale 7.3.2008, AI 2.4 pag. 3), e meglio non
che a lui le mutande sporche di sperma non davano fastidio ma che lui aveva
rimandato a _________ il cambio della biancheria poiché aveva fretta di partire.
Dichiarazione, comunque, inverosimile e giustamente ritenuta non credibile
dalla prima Corte: essa è, infatti, smentita – oltre che dal fatto che non è
certamente il tempo necessario per un cambio di biancheria che può ritardare in
modo significativo una partenza - dal fatto (accertato) che il tempo per
cambiarsi l’imputato avrebbe benissimo potuto ritagliarselo nella buona
mezz’ora in cui rimase ad attendere la ragazza. 

Senza arbitrio, dunque, sulla base di queste
considerazioni la Corte ha concluso che RI 1 “non può essere creduto laddove
giustifica la presenza del suo sperma sul lenzuolo con un’eiaculazione
notturna, per il che se ne deve concludere che egli ha mentito” (sentenza
consid. 21 pag. 32 – 33).

Nemmeno è viziata da arbitrio la conclusione
secondo cui le dichiarazioni di RI 1 su quanto fatto dalla ragazza il venerdì e
il sabato sera del primo fine settimana di dicembre sono sconfessate
dall’abbondante presenza sul lenzuolo del DNA e della secrezione vaginale della
ragazza, ritenuto che tali tracce non si conciliano con l’ipotesi – da lui
sostenuta - di una ragazza che si sdraia completamente vestita sul letto.

La tesi ricorsuale secondo cui la Corte avrebbe,
in tale esame, dimenticato gli elementi che indicano la possibilità che tali
tracce possano venire ricondotte ad atti sessuali praticati con terze persone –
e meglio, con l’_________ – sul letto matrimoniale in momenti successivi al
primo fine settimana di dicembre non è atta a fondare la censura d’arbitrio
nella misura in cui essa è stata esaminata dalla prima Corte che l’ha ritenuta “peregrina”
sulla base di argomentazioni sostenibili. 

In effetti, dapprima la Corte ha motivato con
argomentazioni sostenibili l’accertamento secondo cui quelle tracce non possono
essere state lasciate quando la ragazza ha dormito in quel letto con la madre
nel fine settimana successivo e, poi, in modo altrettanto sostenibile ha
motivato l’accertamento secondo cui PC non disponeva delle chiavi di tale
appartamento (cfr. consid. 34 pag. 52) e secondo cui, dopo il 9.12.2007 e prima
del sequestro del lenzuolo, non ha più avuto “concreta possibilità di
recarsi sul posto” (sentenza consid. 21 pag. 33). Su questa questione, la
Corte ha pure esaminato se in occasione della sua  fuga dall’istituto la sera
del 16 dicembre 2007 la ragazza avrebbe avuto occasione di recarsi
nell’appartamento dei RI 1 per concludere in modo sostenibile – e, quindi, non
arbitrario – sulla scorta della deposizione di _________ che”le circostanze
del ritrovamento non sono indizianti di una trasferta a _________”
(sentenza consid. 34 pag. 52). 

Altrettanto ben sostenibile è l’opinione della
Corte secondo cui, in questo contesto, la traccia di DNA di una quarta persona
– tanto labile da essere sfuggita ad un primo esame – localizzata, peraltro,
solo in un angolo del lenzuolo non è sufficiente a dar corpo alla tesi
difensiva di un rapporto sessuale fra PC e un terzo uomo.

Quest’opinione è, peraltro, confortata dal fatto
che _________ – cioè l’uomo che secondo la difesa avrebbe potuto essere quella
“quarta persona”– ha dichiarato più volte (in modo credibile poiché una
dichiarazione diversa non ne avrebbe aggravato le responsabilità) di non avere
mai fatto sesso con PC sul letto coniugale di _________ (PP 30.9.2008 AI 2.9). 

La possibilità dell’intervento di altri uomini –
che la difesa sembra implicitamente suggerire – è ipotesi che può essere
considerata solo nell’ambito del generalmente possibile ma non probabile: essa
non andava, pertanto, considerata dalla Corte.

In questo contesto, non viziata da arbitrio
appare anche la conclusione della Corte secondo cui quella labile traccia di
DNA trovata sull’angolo del lenzuolo può essere, con buona verosimiglianza,
ricondotta alla nonna che quel lenzuolo ha lavato, ripiegato, riposto e quindi
ripreso per consegnarlo alla nipote (sentenza consid. 34 pag. 53).

Va, infine, rilevato che le macchie di saliva nulla
mutano poiché esse non vanno necessariamente ricondotte ad un atto sessuale
orale (tanto più che non risultano mischiate a sperma o a liquido seminale).

In queste condizioni, la conclusione della Corte
secondo cui RI 1 ha mentito quando ha raccontato di quel che la ragazza ha
fatto il venerdì e il sabato sera resiste alla censura di arbitrio. 

Potendo essere considerato che RI 1 ha mentito su un argomento “di centrale importanza siccome connesso a una sua attività sessuale”,
la conclusione della Corte secondo cui RI 1 (o meglio: le sue dichiarazioni)
non può (o meglio: non possono) essere ritenuto credibile, sfugge alla critica
d’arbitrio.

 

                               3.d.   Continuando nella sua ricostruzione dei fatti, la Corte ha ricordato
che, il 17 gennaio 2008, la ragazza ha confidato all’educatrice che il primo
rapporto con il patrigno era, in realtà, stato un rapporto anale. Di questo
(della penetrazione anale) la ragazza aveva, in precedenza, molto tempo prima
della denuncia, parlato con un’amica ma non era riuscita a confessarlo agli
inquirenti un po’ per vergogna, un po’ perché la cosa, a suo parere, aggravava
la situazione del patrigno e avrebbe fatto soffrire di più la madre. La ragazza
ha precisato all’educatrice di avere provato dolore sia durante il rapporto che
in seguito e di avere perso sangue. Pertanto – ha proseguito la Corte - alla
luce di questa parziale modifica di versione  (ed anche per indagare a proposito
dei rapporti con l’_________), il 25 gennaio 2008 si è proceduto ad una nuova
audizione di PC nel corso della quale la ragazza ha confermato che il rapporto
sessuale che ebbe a _________ si consumò in maniera brusca e improvvisa con il
patrigno che, finito di scrivere al computer, si alzò, la raggiunse sul letto e
la prese “subito di colpo” togliendole i pantaloni e penetrandola
analmente. La Corte ha pure rilevato che PC ha ribadito sia di non averlo
raccontato nella prima audizione per “vergogna” sia di averlo confidato,
probabilmente nel 2006, ad un’amica.

La prima Corte ha, poi, annotato come PC,
rispondendo agli inquirenti, abbia ammesso di avere avuto rapporti sessuali
consensuali (uno orale ed uno vaginale nello stesso pomeriggio in due aree di
sosta dell’autostrada) con tale _________, successivamente identificato in _________
che, interrogato, ha sostanzialmente confermato il racconto della ragazza e
come, poi, interrogata sui suoi rapporti con _________, PC abbia dapprima
ripetutamente negato di avere avuto rapporti sessuali anche con lui per poi
ammettere che, oltre ad un bacio, vi era stato anche un rapporto sessuale
consensuale più di un anno prima e che, nei mesi successivi, vi erano state con
lui altre congiunzioni carnali.

I primi giudici hanno, poi, ricordato come _________
(nato nel 1957) sia stato interrogato ed arrestato e, dopo un’iniziale
negazione, abbia ammesso di avere avuto una prima congiunzione carnale con PC
quando lei era ancora vergine, poi ne abbia ammessa una seconda avvenuta qualche
mese dopo e, in seguito, abbia ammesso anche due o tre episodi di sesso orale,
alcuni precedenti alle congiunzioni carnali, contestualizzando il tutto nel
periodo inverno-autunno 2007 precisando, infine, come verosimilmente il primo
rapporto completo con penetrazione vaginale sia avvenuto ad inizio giugno 2007.

La Corte di prime cure ha, poi, ricordato come,
durante la sua terza audizione, la ragazza abbia confermato il racconto
relativo a _________ ma non abbia, nonostante le ripetute domande degli inquirenti,
saputo fare chiarezza sulla cronologia dei suoi rapporti con RI 1 e _________
(sentenza consid. 24, 25, 26,28 e 30 pag. 35 -39 e pag. 42).

Procedendo alla valutazione del racconto di PC,
la prima Corte ha, dapprima, rilevato come gli inquirenti non abbiano avuto la
possibilità di cercare elementi probatori oggettivi né nella camera di _________
né in quella di _________ e che l’unico elemento oggettivo che sorregge i
racconti di PC relativamente a questi due episodi  è l’accertamento secondo
cui, effettivamente, sia a _________ nell’agosto 2006 che a _________ il 4
novembre 2007, la ragazza rimase sola con RI 1. Per contro – ha rilevato la
prima Corte – le risultanze degli esami scientifici eseguiti sul lenzuolo vanno
ad accreditare il racconto della ragazza riguardo gli episodi del 30 novembre e
il 1 dicembre 2008  (sentenza consid. 30, 31 e 32 pag. 40 – 45).

Proseguendo, la Corte di prime cure ha ritenuto,
quale elemento di valutazione della credibilità del racconto di PC, l’assenza
da parte sua di motivi plausibili per mentire, non avendo ella nessun motivo di
risentimento nei confronti del patrigno ed avendo la Corte escluso che la
ragazza potesse avere accusato falsamente il patrigno per colpire la madre così
come ha scartato, siccome inverosimile, l’ipotesi secondo cui la ragazza
avrebbe accusato il patrigno per proteggere _________ (sentenza consid. 33 pag.
46 e 47).

La Corte ha, poi, trovato un ulteriore elemento
di valutazione – “pur se secondario” - nelle “impressioni destate dal
racconto di PC nelle persone adulte a lei vicine e che la conoscevano bene,
ovvero i predetti _________e _________” che hanno percepito “una reale
sofferenza” della ragazza mentre ha ritenuto di non dovere dare nessun
credito alle opinioni dei familiari della ragazza che non le hanno creduto e
che si sarebbero “distinti unicamente per i reiterati tentativi di
delegittimare PC” (sent consid. 33 pag. 47).

Proseguendo, la Corte ha annotato come, dopo
avere preso visione della prima audizione della ragazza, avesse “creduto di
coglierne una sensazione di totale sincerità” visto che il suo racconto era
spontaneo, privo di enfasi o esagerazioni, ancorché un po’ confuso e come, poi,
abbia dovuto prendere atto del fatto che la ragazza aveva modificato la propria
versione e che, poi, nella seconda audizione – la cui visione dava la stessa
sensazione di sincerità -  aveva ripetutamente mentito sui suoi rapporti con _________.
Tuttavia, ciò rilevato, la Corte ha ritenuto “possibile una lettura
differenziata” delle dichiarazioni di PC, volta a riconoscere le
incongruenze, individuarne la spiegazione e attribuire credibilità all’ultima
versione dei fatti raccontata, visto che il suo racconto “è comunque
sorretto da importanti riscontri oggettivi oltre che dai predetti elementi
indiretti” (sent consid. 33 pag. 48). In questo solco, la Corte di prime
cure si è spiegata ed ha accettato la modifica della versione relativa a tale
episodio con “la vergogna che essa ha (comprensibilmente) dichiarato di
provare”  nel riferire l’accaduto “stante in ogni caso il pregresso
convincimento che qualcosa a _________ è accaduto”, convincimento legato
alla convinzione che “l’indicazione ad un anno e mezzo di distanza di
circostanze temporali rivelatesi corrette non può essere causale (né tantomeno
deliberata) ma è invece legata ad un effettivo ricordo reso credibile dal
dettaglio della bicicletta del fratello che ha interrotto l’abuso ma anche ed
ancor più dal fatto di avere raccontato in epoca non sospetta a _________ che
il patrigno gliel’ha messo nel culo” . La Corte ha, poi, legato il suo
convincimento sulla credibilità del racconto di questo primo episodio al dolore
che la ragazza ha riferito di avere provato a seguito della penetrazione.
Pertanto, è sulla scorta di una “convergenza di elementi di giudizio in
favore di un rapporto anale” e sulla “assenza di elementi che depongono
in modo conclusivo contro siffatta ipotesi” che la Corte di prime cure ha
ritenuto “credibile il racconto di PC così come da lei rettificato”
(sent consid. 33 pag. 48 e 49).

Relativamente all’episodio di _________, la Corte
ha precisato che il fatto che PC abbia dato pochi dettagli in merito non
significa che il fatto non corrisponda a realtà. Rilevata ancora una volta la
spontaneità del racconto ed esclusa volontà di manipolazione o di accanimento,
la Corte ha concluso che “l’esistenza di questo fatto va ammessa in base al
solo raffronto delle credibilità dei racconti e segue quindi (posta la non
credibilità del prevenuto) il destino della valutazione complessiva circa la
credibilità di PC” (sentenza pag. 49) .

Continuando, la Corte ha sottolineato come il
racconto sui fatti di _________ sia “dettagliato e credibile nella sua
semplicità” e come esso sia coerente e sia rimasto costante. Dopo avere
rilevato come sia “difficile comprendere i motivi per cui la ragazza ha
accettato di trascorrere il fine settimana sola con il patrigno a _________
dopo i precedenti di _________ e _________, addirittura chiedendo lei di potere
andare a _________ quanto invece era previsto che ella pernottasse a _________ dai
nonni” e come fossero risibili le motivazioni date dalla ragazza a
giustificazione di tale sua richiesta, la Corte ha concluso che “queste
incongruenze non attengono al tema della credibilità di PC ma semmai a quello
della qualifica giuridica dell’eventuale reato” e che la “decisione
sulla credibilità della ragazza può e deve essere resa a prescindere dalla
comprensione (o dall’approvazione) dei suoi ragionamenti e dei suoi
comportamenti , dovendo in proposito essere ritenuto che essa è in ogni caso
una ragazza fuori dalla norma sia per situazione personale (…) che per
comportamenti” (sentenza pag. 50) .

Infine, la Corte di prime cure ha ritenuto di non
dovere – a causa dell’accertamento secondo cui PC ha inizialmente mentito sui
suoi rapporti con _________ – concludere per la non credibilità delle accuse da
lei formulate nei confronti del patrigno nella misura in cui questa menzogna si
situa nel contesto di un rapporto connotato affettivamente per cui è
comprensibile che ella abbia sentito il desiderio di proteggere l’uomo per cui
lei provava dei sentimenti e che per questo abbia mentito agli inquirenti,
ritenuto comunque come, per finire, la ragazza sia stata trasparente anche su
questo punto (nonostante fosse cosciente delle conseguenze
penali), ciò che depone per la sua credibilità complessiva.

Concludendo, dunque, la prima Corte ha ritenuto
credibili le accuse di PC “così come risultanti dal complesso delle tre
audizioni, pur considerate le iniziali reticenze e, in particolare, il cambio
di versione sul primo episodio” poiché vi è “certezza di un racconto
sincero, fornito da una giovane ragazza priva di movente nei confronti del
patrigno, sicuramente provvista di sufficiente maturità per non formulare
accuse a scopo strumentale o per fini risibili (…) e, al contrario,
perfettamente consapevole della gravità delle accuse e profondamente sofferente
per le conseguenze delle stesse per tutte le persone coinvolte” (sentenza
consid. 33 pag. 51).

 

                               3.e.   Nel suo allegato, il ricorrente sostiene che la credibilità di PC è
minata da numerose incongruenze nonché dalle bugie “conclamate (..) che sono
state da lei proferite scientemente a danno dell’accusato” (ricorso pag.
16) non considerate – o non considerate nel loro giusto peso - dalla prima Corte.

Iniziando il suo lungo esposto su questo tema, il
ricorrente rileva che la prima Corte ha concluso a torto per l’assenza in PC “di
motivi plausibili per mentire” poiché ha omesso completamente di
considerare nella sua valutazione la tesi difensiva secondo cui la ragazza ha
mosso le sue accuse a RI 1 “per liberarsi di quest’ultimo e poter proseguire
la relazione iniziata – durante la sua detenzione in _________ – con _________”.
Ritenuta la personalità della ragazza – che presenta gravi problemi comportamentali
(fra cui numerosi atti di vandalismo) e che coltiva relazioni insolite
(rapporto sentimentale e sessuale con un cinquantenne) – la Corte non poteva,
senza cadere nell’arbitrio, scartare “la tesi difensiva principale” non
solo senza approfondirla ma addirittura  “senza fornire nessuna motivazione
specifica” (ricorso pag. 17).

Continuando, il ricorrente rileva come la stessa
Corte di prime cure abbia ammesso che PC è in grado di mentire scientemente e
in modo tale da convincere chi la ascolta (e, cioè, la stessa Corte e gli
agenti della polizia “specificamente formati a valutare simili dichiarazioni”).
Pertanto – prosegue il ricorrente – il fatto che _________ le abbiano creduto “non
porta molto di più rispetto al convincimento raggiunto dalla Corte medesima”
(ricorso pag. 17 e 18).

Meglio avrebbe fatto la Corte di prime cure –
continua il ricorrente – a prendere in considerazione tutte le incongruenze del
racconto della ragazza nonché le menzogne da lei raccontate. In particolare, la
Corte avrebbe dovuto maggiormente esaminare il cambiamento di versione riguardo
il primo presunto abuso e prendere atto che il cambiamento di versione non
riguardava soltanto le modalità (vaginale o anale) poiché, in realtà, la
ragazza nel primo racconto aveva “inventato una storia, precisando delle
posizioni nel letto, delle modalità di approccio, il fatto che avesse perso la
verginità”. Il cambiamento di versione – continua il ricorrente – “non
si limita, come afferma la sentenza impugnata, al semplice cambiamento da vaginale
ad anale ma implica che PC ha inventato e attribuito all’accusato un rapporto
sessuale vaginale con conseguente perdita di verginità e lo ha raccontato alla
polizia, inventando una cronistoria e infarcendolo di dettagli, presentandolo
in modo del tutto credibile, tant’è che è stato inizialmente creduto sia dalla
polizia che dalla Corte quando, ancora ignara che si trattasse di bugie, lo ha
visionato in aula”. Il primo racconto della ragazza su questo primo
presunto abuso è dettagliato sino a comprendere il particolare del tampone
inserito a causa del sangue perso e delle riflessioni sul fatto che,
fortunatamente, la madre le aveva già spiegato cosa sarebbe successo nel corso
del primo rapporto sessuale: esso è, perciò, “una bugia qualificata perché
infarcita volutamente di dettagli credibili ma inequivocabilmente falsi (avendo
PC perso senza contesto la verginità con _________ diversi mesi dopo”). Il
fatto che la ragazza si sia lasciata andare ad una simile recitazione “in un
contesto formale come un interrogatorio di polizia dove era necessariamente
consapevole del proprio obbligo di dire la verità è assolutamente inammissibile
e ne mina alla radice la credibilità” (ricorso pag. 18). Limitandosi a
menzionare il cambiamento “da vaginale ad anale” ed ignorando tutti i
dettagli che la ragazza ha usato per infarcire il suo racconto, la prima Corte
ha sbagliato in modo gravissimo “così come gravissimi sono gli effetti distorsivi
sulla credibilità della presunta vittima”. 

Inoltre – continua il ricorrente – la prima Corte
“evacua in modo sommario e assolutamente incompleto quelle che chiama
incongruenze che non attengono al tema della credibilità di PC” affermando
che la presenza di situazioni illogiche o non spiegabili nelle dichiarazioni
della vittima non tocca il giudizio sulla sua credibilità. In ciò la Corte
sbaglia in modo grossolano nella misura in cui “è evidente che la
credibilità delle dichiarazioni di una persona deve essere valutata anche in
base alla coerenza e alla logica intrinseca di tali dichiarazioni, non
potendosi dare per vere dichiarazioni illogiche o contraddittorie solo in base
a un diploma di sincerità dato da _________, _________ o la Corte medesima in
base a personalissime impressioni” (ricorso pag. 19). 

Facendo riferimento al racconto della ragazza su
quanto avvenuto a _________ – prosegue nel suo articolato esposto il ricorrente
– la Corte avrebbe dovuto tener conto in modo diverso del fatto che è perlomeno
“difficile comprendere per quale motivo PC abbia insistito per andare con il
patrigno a _________ dopo essere stata – a suo dire – abusata a _________”.

Inoltre – continua il ricorrente – i primi
giudici hanno totalmente omesso di considerare un’ulteriore incongruenza nel
racconto di PC, e cioè il fatto che non si comprende per quale motivo il sabato
successivo, se davvero fosse stata abusata il venerdì sera, non abbia cercato
di rimanere con i nonni. Infine, nemmeno hanno considerato il fatto che,
cercando di spiegare come mai abbia voluto seguire il patrigno a _________, PC
abbia detto, contraddicendosi, che “lì, cioè il venerdì 30.11.2007, RI 1 non
aveva ancora abusato di lei e che pensava che stanti le condizioni di _________
ciò non sarebbe più accaduto” quando – secondo le sue precedenti
dichiarazioni – lei era stata, invece, appena tre settimane prima, abusata
dall’uomo all’ospedale di _________ nelle note circostanze (ricorso pag. 6 e
21). 

Proseguendo, il ricorrente rimprovera alla prima
Corte di non avere valutato, nell’esame di credibilità, le numerose bugie dette
da PC. Da un lato, le rimprovera di non avere considerato che ha sottaciuto
agli inquirenti la sua relazione con _________. Ma, soprattutto, le rimprovera
di non avere considerato che, nella sua terza audizione (quando già i suoi
rapporti con _________ erano venuti alla luce), rispondendo alla domanda a
sapere di chi pensasse di essere incinta quando nella seconda metà del 2007
andava dicendo ai compagni di scuola che sospettava una gravidanza, la ragazza
ha ancora “scientemente mentito dicendo che all’epoca attribuiva tale
ipotetica gravidanza all’accusato e ha rincarato la dose precisando che aveva
pensato ciò perché lui abusava di lei senza preservativo”: infatti, “l’istruttoria
– e, in particolare, l’audizione di _________ confermata in aula – ha permesso
di appurare che ciò era impossibile poiché PC proferiva quelle dichiarazioni
prima dell’incidente di _________ e quindi prima del primo presunto rapporto
sessuale con l’imputato”. Questo episodio – continua il ricorrente –
dimostra ancora una volta come la ragazza non abbia esitato a mentire
scientemente a suo danno e questo non può che minarne la credibilità: pertanto,
“non si comprende come la Corte giudicante possa avere tralasciato
completamente tale menzogna conclamata nel proprio giudizio di credibilità”
(ricorso pag. 22).

Inoltre – sempre secondo il ricorrente – la Corte
ha sbagliato non considerando che il racconto di PC è sconfessato anche dalle
prime dichiarazioni del fratello (fatte quando ancora questi non sapeva del
contenuto esatto delle dichiarazioni della sorella) secondo cui egli non ha mai
riposto la bicicletta vicino al davanzale della camera da letto (quando,
invece, PC ha affermato che il primo rapporto con l’accusato è stato interrotto
proprio dal rumore della bicicletta del fratello buttata contro il davanzale). 

Il ricorrente rimprovera, poi, alla Corte di non
avere considerato un’ulteriore incongruenza nel racconto di PC che egli
individua nella datazione del secondo rapporto sessuale poiché – sostiene - è
inverosimile che un uomo attaccato alla famiglia (come RI 1 è stato
riconosciuto essere) possa avere “l’impulso sessuale di approfittare della
figliastra” dopo avere visto _________ – di cui si è occupato amorevolmente
(cfr. dichiarazioni 2.1.2008 dello stesso ragazzo) – in un letto d’ospedale “con
il braccio e la gamba tranciate” (ricorso pag. 6). 

Parimenti, nel suo esame, la Corte avrebbe dovuto
considerare il fatto che la ragazza si decise a parlare di questi presunti
abusi proprio quando la madre le aveva detto di volere parlarle in merito alla
sua vita sessuale a causa di alcune voci che _________ le aveva riportato
(ricorso pag. 6) ed inoltre non avrebbe dovuto misconoscere che le modalità
della rivelazione dei presunti abusi contrastano con la storia personale della
ragazza (lei richiese un colloquio con il direttore proprio per riferirgli di
questi presunti abusi quando, invece, lo stesso direttore ha detto che la
ragazza non ha mai parlato spontaneamente dei propri problemi ma ha sempre
richiesto “aiuto con i suoi atteggiamenti”). 

Secondo il ricorrente, la Corte ha sbagliato non
concludendo che la credibilità di PC “è minata dalle numerose e importanti
incongruenze citate (..) e dalle bugie conclamate di cui è stato possibile
stabilire che sono state da lei proferite scientemente a danno dell’accusato”.
Sorprende – continua il ricorrente – “constatare che diverse delle
incongruenze e bugie enumerate (e facilmente rilevabili dall’esame degli atti)
non sono state neppure evocate nell’unico considerando consacrato alla
credibilità di PC” (ricorso pag. 16). Nella valutazione della credibilità
della ragazza – continua il ricorrente – la Corte ha svolto, a suo sfavore,
considerazioni in parte illogiche e ha rifiutato esplicitamente o totalmente
omesso di considerare importanti elementi attinenti alla credibilità. Questo
modo di procedere – conclude su questo punto il ricorrente – è arbitrario:
l’ampio margine di apprezzamento che viene concesso alla Corte non le permette
di omettere elementi che, sia se presi a sé stanti che insieme, “hanno il
peso di quelli che sono stati menzionati al dibattimento -  e vengono ribaditi
in questa sede – dalla difesa e che emergono chiaramente dagli atti”
(ricorso pag. 23).

Pertanto – ha concluso il ricorrente – la Corte
avrebbe dovuto concludere che non poteva fondarsi sulle dichiarazioni di PC
(perché in parte false e in parte contraddittorie o inspiegabili) e, quindi,
proscioglierlo da ogni accusa. Oppure – conclude il ricorrente andando oltre le
sue formali richieste ricorsuali - nell’ipotesi in cui, pur considerando “tutti
i fatti che ha omesso di considerare”, avesse concluso, in particolare in
base all’analisi delle tracce sul lenzuolo, che vi è stato fra RI 1 e PC un
rapporto sessuale, condannarlo per tale unico rapporto che non poteva essere
altro che consensuale (ricorso pag. 26 e 27).

 

                                3.f.   Il principio "in dubio pro reo", quale corollario della
garanzia della presunzione d'innocenza garantita dagli art. 32
cpv. 1 Cost.,
6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II, riferito alla valutazione delle prove,
implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione
dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva
del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in
quel modo (DTF 129 I 8 consid. 2.1. pag. 9; 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV
86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 2c pag. 37). La massima non impone
però che l'amministrazione delle prove conduca ad una certezza assoluta di
colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici - sempre possibili - non sono
sufficienti: pertanto, la certezza assoluta non può essere pretesa. Un giudizio
di colpevolezza può poggiare, mancando testimonianze oculari o prove materiali
inoppugnabili, su indizi che sono atti a fondare il convincimento del tribunale
quando, valutati globalmente, consentono di escludere ogni ragionevole dubbio
sulla colpevolezza dell'accusato (DTF non pubblicata del 12 febbraio 2003 [1P.333/2002]
consid. 1.4, anche in Pra 2004 n. 51 pag. 253; DTF non pubblicata del 10.1.2002
[6P.93/2001] consid. 3c; DTF non pubblicata del 25.9.2000 [1P.608/1999] consid.
3 d; DTF non pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006] consid. 3.9.; DTF non
pubblicata del 28 giugno 2004 [6P.72/2004]
consid. 1.2; DTF non pubblicata del 7 maggio 2003 [6P.37/2003]
consid. 2.2).

Il principio è disatteso quando il giudice
penale, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire
rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF129 I 8 consid. 2.1. pag. 9; 127 I 38 consid. 2a; 124
IV 86 consid. 2a, e rispettivi rinvii).

Le difficoltà probatorie generalmente
riscontrabili nell'ambito dei reati contro l'integrità sessuale possono spesso
rendere decisive le dichiarazioni delle persone direttamente coinvolte,
cosicché - trattandosi non di rado della parola di una parte contro quella
dell'altra - la credibilità dell'autore e della vittima assurge a punto
centrale della valutazione delle prove (sentenza 1P.19/2002
del 30 luglio 2002, consid. 3.3; Philippe Maier, Beweisprobleme
im Zusammenhang mit sexuellen Gewaltdelikten, in AJP4/1997 pag. 503 e 506)

Secondo una prassi costante, l’esame
dell’attendibilità delle dichiarazioni è innanzitutto compito e dovere del
giudice (DTF non pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006] consid. 3.4.2.2; DTF
129 I 49) che deve procedere a tale analisi con estremo rigore sulla base di
convincenti basi metodologiche (DTF non pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006]
consid. 3.4.3.).

Rilevanti, per la valutazione delle opposte
versioni, sono la linearità e la costanza nel tempo delle versioni date, la
loro logica intrinseca e la loro verosimiglianza. A questo proposito va
rilevato che le dichiarazioni rese dalle parti vanno lette nel loro insieme,
tenuto conto del momento e dello stato d’animo in cui versavano le parti al
momento in cui esse sono state rese, evitando, in particolare, di estrapolare dal
loro contesto singole parole od espressioni e di dare loro semplici interpretazioni
letterali, spesso illusorie o fallaci. La credibilità di una dichiarazione va, inoltre,
valutata sulla base della sua univocità, costanza, linearità e coerenza
interna. Importante e rivelatore, di principio, di un racconto veritiero è,
anche, la presenza di dettagli che inseriscono i fatti denunciati in situazioni
in sé verosimili. Rilevante è, pure, la coerenza comportamentale della vittima:
coerenza che va valutata sia durante che dopo i fatti (cfr STF 28.5.2001 in re
A.B. e C. in cui l’angoscia e la sofferenza mostrata dalla vittima dopo i fatti
è stata ritenuta un importante elemento indiziante e STF 17.1.2005 in re A. c.
B. in cui il fatto di avere fatto diverse docce dopo i fatti è stato ritenuto
“une attitude tipyque d’une victime qui se sent sale après des rapports sexuels
forcés” e DTF non pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006] in cui è stato
ritenuto che la vergogna e il senso di colpa e di inadeguatezza sono sentimenti
tipici delle persone abusate). Da considerare nell’esame di credibilità sono
anche le modalità in cui i fatti sono venuti alla luce e l’assenza di motivi
per denunciare falsamente (DTF non pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006]
consid. 3.8.1.; anche DTF non pubblicata 12.8.2005 [1P.57/2005] consid. 3.7;
DTF non pubblicata 28.12.2004 [1P.380/2004] consid. 4.2 e segg; ).

Il TF ha, già, avuto modo di stabilire che
imprecisioni limitate alla collocazione temporale di un episodio (l’ultimo) di
abuso possono essere giustificate in virtù del lungo tempo trascorso dai fatti
e, pertanto, non sono, da sole, sufficienti ad inficiare una valutazione di
credibilità delle dichiarazioni di una vittima di abusi sessuali (DTF non
pubblicata del 30.3.2007 [6P.218/2006] consid. 3.8.1.). Nemmeno tolgono
credibilità ad una vittima delle contraddizioni che, rispetto allo svolgimento
dei fatti nella loro integralità, si rivelino essere aspetti minori o secondari
e possono essere messe in conto all’emozione o allo spavento dovuti ad una
simile prova (DTF non pubblicata del 18.1.2002 [1P.719/2001], consid. 3.2.;
cfr. anche DTF non pubblicata del 16.4.2009 [6B.23/2009] consid. 2.2.; DTF non
pubblicata 28.12.2004 [1P.380/2004] consid. 5.2)

 

                               3.g.   Il primo rimprovero mosso alla Corte dal ricorrente – e, cioè, di
non avere considerato il fatto che la ragazza aveva interesse ad accusare
falsamente RI 1 per potersene liberare e potere proseguire indisturbata la
propria relazione con _________ - cade nel vuoto.

Se è vero, infatti, che la prima Corte non ha
considerato –  verificando se le dichiarazioni di PC fossero o meno
disinteressate – la tesi proposta dal ricorrente, è anche vero che tale tesi
appartiene più al campo del possibile che non a quello del probabile poiché non
appare evidente il nesso fra l’allontanamento di RI 1 e la prosecuzione del
rapporto della ragazza con _________, o meglio non vi sono elementi che
indichino come la presenza di RI 1 costituisse un impedimento ad un’eventuale
prosecuzione degli incontri fra la ragazza e l’_________.

Nemmeno, in questo contesto, appaiono rilevanti
le censure ricorsuali relative al momento in cui tali dichiarazioni sono state
emesse: non si comprende, in effetti, perché PC dovrebbe aver pensato  – così
come sembra ipotizzare il ricorrente – che la madre potesse accogliere più
favorevolmente l’ipotesi di una figlia abusata dal marito (cui, peraltro, era
molto attaccata) piuttosto che quella di una figlia che aveva una relazione con
un cinquantenne.

Sul carattere disinteressato delle accuse a RI 1,
dunque, le argomentazioni difensive non appaiono in nessun modo atte a
modificare il giudizio della prima Corte che è stato reso, su questo punto,
sulla scorta di numerose considerazioni del tutto sostenibili, quindi senza
arbitrio.

Riguardo al secondo appunto mosso dal ricorrente
alla Corte di prime cure attinente alla capacità di PC - accertata dalla stessa
Corte di prime cure - “di mentire scientemente” e in modo credibile si
osserva quanto segue. 

Vero è che, nel suo esame delle dichiarazioni di PC,
la Corte di prime cure ha considerato come elementi di credibilità sia l’impressione
di sincerità e di sofferenza destata dal racconto della ragazza in _________
(sentenza pag. 47) sia la sensazione di totale sincerità suscitata dalla
visione delle registrazioni delle sue audizioni visto, in particolare, come il
suo racconto, “ancorché un po’ confuso”  fosse “spontaneo, privo di
enfasi o esagerazioni”.

A ragione il ricorrente sostiene che
l’impressione di sincerità che PC riesce a suscitare con i suoi racconti perde
molta della sua valenza di elemento di credibilità (valenza di per sé, invero,
già per principio ridotta, in difetto di che si farebbe assurgere l’intimo
convincimento del giudice a sufficiente accertamento dei fatti) nella misura in
cui è accertato dalla stessa Corte di prime cure che PC quest’impressione
riesce a destarla anche quando mente.

Altrettanto a ragione il ricorrente afferma che
alcune dichiarazioni rese da PC agli inquirenti – in particolare, quelle
(almeno le iniziali) sulla realtà dei suoi rapporti con _________ e quelle sul
primo uomo con cui aveva avuto rapporti vaginali completi – si sono rivelate
essere delle menzogne e altrettanto a ragione il ricorrente sostiene che,
almeno una di queste bugie (quella su chi l’aveva deflorata), PC l’ha
scientemente detta per proteggere _________ e, in ciò, non s’è fatto scrupolo
di incolpare ingiustamente RI 1 (trascrizione 2. audizione pag. 29;
trascrizione terza audizione pag. 4 e 5; VI _________ 2.10.2008 pag. 2). 

Infine, ancora una volta a ragione il ricorrente
ha sottolineato alcune incongruenze nelle dichiarazioni della ragazza. Fra
queste, quella relativa alla sua paura di essere incinta nel periodo precedente
alle vacanze di novembre 2007 e l’attribuzione a RI 1 della responsabilità di
tale suo ipotetico stato, ciò che risulta inconciliabile con le altre sue dichiarazioni
da cui emerge che il patrigno ebbe con lei dei rapporti vaginali soltanto nel
periodo 4 novembre - 1. dicembre 2007 (trascrizione 3. audizione pag. 9; AI  21.12.2007, C.).

Pertanto, a ragione il ricorrente sostiene che
non può, proprio in funzione di quanto sottolineato, essere emesso un giudizio
di generale credibilità delle dichiarazioni di PC. 

Tuttavia, queste considerazioni non aiutano il
ricorrente nella misura in cui dall’accertamento secondo cui nelle
dichiarazioni di PC si ritrovano - non soltanto confusioni tali per cui “è
difficile, nel suo racconto, tenere separati e distinguere i differenti episodi
narrati” (sentenza pag. 48 in alto) - ma cambiamenti di versione, bugie ed
incongruenze, ancora non deriva che tutte le sue dichiarazioni non
corrispondano a verità.

Pertanto, bene ha fatto la Corte di prime cure ad
andare oltre il giudizio di generale credibilità erroneamente emesso (sentenza
pag. 49) e a procedere ad una lettura differenziata delle dichiarazioni della
ragazza (sentenza pag. 48) verificando, sulla base delle caratteristiche delle
diverse dichiarazioni e degli eventuali riscontri esterni, a quali parti di
esse attribuire credibilità. 

 

                            3.g.1.   In relazione all’episodio di _________, la Corte di prime cure ha
preso atto del cambiamento di versione di PC (penetrazione anale invece che
vaginale) spiegandolo con “la vergogna che essa ha (comprensibilmente)
dichiarato di provare nel raccontare l’accaduto” (sentenza pag. 48).

Questa spiegazione trova il suo fondamento negli
atti.

In effetti, del sentimento di “vergogna”
rilevato dalla Corte, PC ha detto sin dall’inizio. Ne ha parlato all’educatrice
cui aveva rivelato, nel corso del mese di gennaio 2008, la vera natura del
rapporto avuto a _________. Ne ha parlato agli inquirenti (trascrizione 2.
audizione pag. 6). Ne ha, poi, parlato in aula. Ma, soprattutto, la sua
ritrosia a parlare di tale particolare emerge con evidenza dalla difficoltà che
ha avuto nel trovare le parole con cui riferire quel particolare, evidentemente
(e comprensibilmente) per lei delicato e fonte di grande imbarazzo:

 

“ 
(…) e lui però non è che ha avuto, non so come
dire, ha avuto…non lo so, cioè non è che ha fatto come…ahé, aspetta…” 

(trascrizione 2.
audizione pag. 4)

 

Rilevata la fondatezza dell’accertamento della
Corte sulle motivazioni che hanno spinto PC a mentire, nel corso della sua
prima audizione, sulla reale natura della penetrazione subita a _________,
occorre anche sottolineare come, per il resto, le due versioni della ragazza
sull’episodio di _________ non siano totalmente contrastanti.

In effetti, anche nella seconda versione si
ritrova il dettaglio – già riferito nella prima -  del rumore della bicicletta
appoggiata dal fratello vicino al balcone quale elemento che ha distolto l’uomo
dai suoi maneggi:

 

“ 
Dopo però è arrivato mio fratello, quindi …
praticamente ha appoggiato la bici sotto il balcone e l’ha sentito e allora si
è alzato subito di colpo, no? E niente; e io sono stata così felice  perché ho
detto “grazie a Dio che è arrivato mio fratello, che così almeno non…non
continuava, no?” 

(trascrizione prima
audizione, pag. 4)

 

“ 
E: (ndr: _________) che aveva appoggiato la
bicicletta, avendo fatto il giro, lui ha sentito il rumore e subito ha smesso e
poi niente…come se niente fosse”

(trascrizione seconda
audizione, pag. 2)

 

Il fatto che questo dettaglio non abbia potuto
essere accertato (poiché il fratello ha, una prima volta, negato e, poi, una
seconda volta, ammesso) è - in un contesto in cui quel che conta ed è
considerato indiziante è la permanenza nel tempo della dichiarazione -
totalmente irrilevante.

Vero è che, come rilevato dal ricorrente,
richiesta di dare dettagli su quel rapporto, nel corso della sua prima
audizione, PC lo aveva fatto diventare il suo primo rapporto vaginale, dandone
una descrizione corredata da dettagli che portavano anche sulle riflessioni da
lei asseritamente fatte in quel frangente in relazione alla perdita di sangue
cui lei pose rimedio con l’introduzione di un tampone assorbente e alle
spiegazioni datele in precedenza dalla madre dimostrando, così, di sapere, in
sostanza, mentire in modo credibile, costruendo intorno all’atto riferito una
situazione avente l’apparenza di vita vissuta.

Se è vero che l’essere riuscita a dare agli
inquirenti una descrizione credibile di qualcosa che, in realtà, non era
avvenuto (o, perlomeno, non era avvenuto a _________, nell’agosto 2006 e con RI
1) getta un’ombra importante sulla credibilità generale della ragazza, è anche
vero che a questo, in relazione all’episodio di _________, pongono rimedio –
oltre le considerazioni sopraespresse sul perché la ragazza ha modificato, nel
suo racconto, la realtà di quanto avvenuto – gli elementi che la Corte di prime
cure ha trovato a conforto delle dichiarazioni di PC così come modificate nel
gennaio 2008.

In particolare, sono indicative della veridicità
di questo racconto il fatto che PC ha raccontato, in epoca non sospetta, ad
un’amica che il patrigno “gliel’ha messo in culo” , il racconto
all’educatrice del dolore da lei provato a seguito di tale penetrazione (“ cavoli
se ho avuto male, per una settimana non sono riuscita quasi a sedermi”) e,
insieme a questi, la collocazione temporale di tale episodio in un momento in
cui, effettivamente, la ragazza era sola in casa con il patrigno (sentenza pag.
35 e 48).

A questi elementi si aggiunge – quale ulteriore
indizio di credibilità – proprio la “vergogna” di PC nel raccontare
della penetrazione anale che, nella sua seconda audizione, si concretizzava,
come visto, nell’evidente difficoltà nel trovare le parole, in quel suo
prendere tempo (“non so come dire, ha avuto…non lo
so, cioè non è che ha fatto come…ahé, aspetta…”).

Di nessun rilievo la censura ricorsuale secondo
cui non sarebbe possibile “penetrare all’improvviso l’ano di una persona non
preparata, tesa e che non ha mai avuto rapporti di quel tipo” (ricorso pag.
21).

In effetti, se la tesi difensiva fosse corretta,
non si spiegherebbe la realtà – drammatica – dei molti stupri anali (per dirla
con il ricorrente, con penetrazione improvvisa di persone non preparate e tese)
perpetrati nel mondo (cfr, per esempio, Merchant, Lau, Liu, Mayer, Becker,
Adult sexual assault evaluations at Rhode Island emergency departments, 1995-2001 in J. Urban Health, 2009 Jan; 86(1):43-53.Epub 2008 Sep 17; Jones, Rossman, Wynn, Dunnuck,
Schwartz, Comparative analysis of adult versus adolescent sexual assault:
epidemiology and patterns of anogenital injury, in Acad Emerg Med 2003 Aug; 10
(8): 872-7; Kindermann, Carsten, Maassen, Ano-genital incurie in female victims
of sexual assault, in Swiss Surg. 1996; (1): 10-3; Drocton, Sachs, Chu,
Wheeler, Validation set correlates of anogenital injury after sexual assault,
in Acad Emerg Med. 2008 Mar; 15(3): 231-8 in www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed ).

Ciò detto, che in concreto la penetrazione sia
stata difficoltosa – proprio perché improvvisa - lo si deduce dalla stessa dichiarazione
della vittima che ha detto che lei perse del sangue ed ebbe, poi, per diversi
giorni dei dolori.

Pertanto, l’accertamento della Corte secondo cui
a _________, nell’agosto 2006, RI 1 ha penetrato analmente la figliastra (così
come risulta dai consid. 30 e 39, pag. 42 e 60 della sentenza di prime cure),
resiste alla censura d’arbitrio.

 

                            3.g.2.   Nel corso della sua prima audizione, PC aveva, dapprima dichiarato,
di non ricordare esattamente il numero di rapporti sessuali avuti col patrigno
e di poter unicamente dire che la cosa era successa “quattro volte sicuro,
ehm niente, quattro volte è andata” (trascrizione prima audizione, pag. 3).
Richiesta, alla fine del racconto su quanto avvenuto a _________, di descrivere
gli altri episodi, la ragazza ha detto, dapprima, di non ricordare esattamente (trascrizione
prima audizione, pag. 13). Poi, dopo avere a lungo parlato dell’episodio di
sabato 1. dicembre 2007 e avere precisato che RI 1 non aveva eiaculato dentro
di lei, la ragazza ha evocato un rapporto avuto a _________:

 

“ 
(..) ricordo che quando ero a _________ (…)
avevamo solo un letto, no? Matrimoniale e dormivamo io, mia mamma e RI 1 (…) io
sono rimasta (ndr: sola) con lui,no? E alla fine niente, la sera…di nuovo… ha
avuto …cioè nel senso ha cominciato ad accarezzarmi e poi dopo …anche lì ha
cominciato …a avere..cioè nel senso… (…)

Cioè ha messo il pene nella vagina

I:ok

V. E..niente .. . Ah, dopo appunto quando ha
avuto l’orgasmo, l’ha tirato fuori e..dopo…dopo è andato in gabinetto.

(…)

V: praticamente con la mano…

I:mmm,mmm

V: lo teneva su, cioè nel senso…

(…)

che lo sperma finiva nella mano” 

(trascrizione prima
audizione, pag. 17)

 

La spontaneità di questa dichiarazione – nata dal
ricordo evocato dal pensiero delle eiaculazione fuori vagina dell’ultimo
episodio – è un elemento importante nella valutazione della sua credibilità.

Insieme al suo contenuto, in particolare al
dettaglio dello sperma che finiva sulla mano dell’uomo che “teneva su”
il pene dopo “averlo tirato fuori”, la sua genesi (ricordo suscitato
dalla rievocazione di una situazione simile) testimonia, in modo sufficiente,
la credibilità della dichiarazione di PC su quanto successo a _________.

Il ricorrente sostiene che quanto detto, il 25
gennaio 2008, da PC (trascrizione pag. 7 e 8) all’interrogante che le chiedeva
di spiegare come mai, la sera del 30 novembre 2007, lei avesse insistito per
andare a casa con RI 1 dimostra che, in realtà, a _________ non è successo
nulla, perché se davvero il 4 novembre RI 1 avesse avuto con lei l’asserito
rapporto sessuale, a _________, nella camera messa a loro disposizione
dall’ospedale dove il fratello già giaceva nelle condizioni di cui s’è detto a
causa dell’incidente avvenuto il 1. ottobre 2007, PC non avrebbe potuto
giustificare la sua decisione di seguire il patrigno dicendo di avere pensato
che il pensiero dell’incidente capitato a _________ avrebbe dissuaso RI 1 dal
tentare un approccio.

Questa tesi non è condivisibile.

Da un lato, poiché non considera che, in realtà,
la giustificazione data da PC al suo desiderio di andare a _________ è molto
più articolata di quanto ritenuto dal ricorrente. Se è vero che PC ha detto di
avere pensato che la consapevolezza dell’incidente occorso a _________ avrebbe
distolto RI 1 da desideri insani, è anche vero che lo ha fatto soltanto di
transenna, nell’ambito di una risposta che, per i suoi 9/10, si concentrava su
quel che lei voleva evitare andando a _________. Seguendo il patrigno, PC
voleva evitare di rimanere con la nonna che “ha sempre da dire” che è “peggio
di mia madre” che la obbliga a fare i lavori di casa, che non le permette
né di uscire, né di fumare né di navigare in internet, con la nonna che,
insomma, “è un incubo”, che “a me veramente pesa” e che “è una
cosa incredibile stare con lei”:

 

“ 
E: si, perché comunque io ero abbastanza stufa
di stare con la nonna perché veramente è una cosa incredibile stare con lei.
Peggio di mia madre. Ehm… mi fa fare determinate cose, come pulire , lavare i
piatti e cosî e questo a me non piace, quindi ho preferito andare a casa  e ho
detto almeno non devo fare queste cose. E, ehmm…dopo lui ha detto che doveva
farsi la tinta per i capelli , allora mi fa, gli ho detto alla nonna, cioè io
ho chiesto alla nonna: nonna posso andare a casa? E lei fa, ma no dai stai qui
e dopo il RI 1 ha detto: no, viene a casa perché comunque devo farmi …no, non
ha detto quello perché aveva vergogna, ha detto no, no vieni a casa così domani
mattina la porto direttamente io al mercatino e poi partiamo alla sera. Ha
detto okay, va bene. Qui, che son poi guanti della mamma, ha fatto ‘sti
capelli, lui e … niente. Comunque, si, è vero, ho voluto andare a casa perché dalla
nonna è un incubo. E’ per quello. A volte preferisco stare lì seduta che stare
dalla nonna. E, appunto, ho detto che voglio andare a casa, però non ho
immaginato ancora la scc…che potrebbe , che potesse ancora abusare di me,
perché ho detto adesso che è successo questa cosa di mio fratello, così…pero
visto che l’ha rifatto, sia il venerdì che il sabato, poi il sabato non avrei…
il venerdì no…, il sabato non sono stata su dalla nonna, anche se volevo, non
l’ho detto, neh, però dentro di me non potevo perché dovevamo partire subito la
domenica mattina per andare là a _________ (…)Ehmm … appunto , proprio questa
cosa della nonna che a me veramente pesa perché ogni volta che sono su ha
sempre da dire, non posso uscire non posso fare niente, ho detto, almeno con RI
1 posso fumare, posso uscire, volendo e allora … era anche per quello che sono
andata giù” 

(trascrizione seconda
audizione, pag. 7 e 8). 

 

Con RI 1, PC aveva un rapporto tutto sommato
buono. 

Lei stessa ha dichiarato che lui era una brava
persona e che lei gli voleva bene:

 

“ 
I: tu vuoi bene a questa persona (ndr: _________)?

V: si. Come anche volevo bene al RI 1, al _________
(ndr: _________) …okay (…)” 

(trascrizione 2.
audizione pag. 27)

 

“ 
Per il resto,… cioè bom lui è sempre stata una
persona diciamo  brava, no? Con me, con mio fratello, così” 

(trascrizione prima  audizione pag. 3)

 

Fra la prospettiva di rimanere con la nonna che “è
un incubo” perché la tratta da ragazzina e “la fa lavorare” e quella di
tornare a casa con il patrigno a cui, in fondo, vuole bene e che, “per il
resto”, è una brava persona è perfettamente comprensibile che
un’adolescente con un percorso di vita particolare come quello di PC scelga la
seconda.

Giustamente, valutando la congruenza di queste
dichiarazioni (o meglio, la credibilità del comportamento che esse descrivono
e, così, la loro coerenza interna), la prima Corte ha sostenuto che esse vanno
valutate anche alla luce della considerazione secondo cui PC “è in ogni caso
una ragazza fuori dalla norma, sia per la situazione personale – senza padre,
male accettata dalla madre ed istituzionalizzata da anni -  che per i suoi
comportamenti, sicuramente reattivi a tale situazione, come il fumo
precocissimo, i vandalismi, le fughe dall’istituto, l’esperienza con la
marijuana, la sessualità vissuta precocemente (ed incoscientemente) con uomini
adulti” (sentenza pag. 50)

D’altro lato, la tesi ricorsuale non è
condivisibile poiché non valuta la genesi della dichiarazione di PC. Non
valuta, cioè, il fatto che tale affermazione è stata fatta in risposta ad una
domanda dell’interrogante che chiedeva conto alla ragazza di un suo
comportamento. Questa richiesta portava, in sé, una valutazione, se non
negativa, di evidente inconciliabilità tra l’ipotesi di un rapporto sessuale
avuto a _________ e il desiderio della ragazza di passare il fine settimana a _________,
dove c’era anche RI 1. In realtà, gli atti dimostrano che i rapporti sessuali
avuti con il patrigno non hanno mai spinto PC ad allontanarsi da RI 1. Non vi è
traccia di richieste in tal senso fatte dopo l’agosto 2006. Nemmeno PC ha fatto
richieste in tal senso quando è stata posta, dalla decisione della madre di
rientrare in Ticino, davanti all’evidenza di dover rimanere sola con l’uomo a _________.
Non vi è nemmeno traccia di richieste del genere formulate dopo il 4 novembre
2007. 

Avvertita – a causa della richiesta di
spiegazioni – la necessità di trovare un argomento con cui potesse sostenere
che all’ipotesi di un rapporto sessuale lei aveva pensato ma che l’aveva
scartata  – quando invece, probabilmente, non era così – in modo da non dover
assumere responsabilità in quanto accaduto, PC ha buttato là, in mezzo alle
vere motivazioni che l’hanno spinta a non volere rimanere dalla nonna, quella
che il ricorrente – sbagliando – invoca come prova della non credibilità della
ragazza in merito ai fatti di _________.

Di nessuna consistenza è, invece, la censura
ricorsuale secondo cui la dichiarazione di PC sul rapporto sessuale di _________
è inverosimile poiché non è pensabile che un uomo attaccato alla famiglia come RI
1 avesse pulsioni sessuali in un momento così drammatico. Affermando ciò, il
ricorrente dimentica che la pulsione sessuale è una pulsione primaria che, in
quanto tale può esprimersi nei contesti più disparati.

Su questo episodio, la Corte di prime cure ha
concluso di non avere “motivo di disconoscere la credibilità di PC”
aggiungendo che, “se è vero che essa ha narrato l’episodio solamente di
sfuggita” la ragazza “ha raccontato il fatto in modo del tutto spontaneo
e anche in questo caso va esclusa ogni volontà da parte sua di manipolazione o
di accanirsi contro il patrigno”. Pertanto – ha concluso la prima Corte –
“in assenza di altri accertamenti, l’esistenza di questo fatto va ammessa in
base al solo raffronto delle credibilità dei racconti e segue quindi (posta la
non credibilità del prevenuto) il destino della valutazione complessiva circa
la credibilità di PC” (sentenza pag. 49).

In realtà, come visto sopra, le dichiarazioni
della ragazza su questo punto sono sufficientemente ampie ed hanno le
necessarie caratteristiche affinché venga loro data credibilità.

In queste condizioni, l’accertamento della Corte
– in sé fondato su considerazioni errate poiché, come visto, un giudizio
generale di credibilità non può essere emesso – resiste, nel suo risultato,
alla censura di arbitrio.

 

                            3.g.3.   L’accertamento della prima Corte riguardo il rapporto sessuale
avvenuto a _________ il sabato 1. dicembre 2007 non presta il fianco a critica
alcuna.

Prova sufficiente a stabilire che un rapporto
sessuale fra PC e il patrigno è effettivamente avvenuto sul letto coniugale di _________
in quel fine settimana è il risultato delle analisi effettuate sul lenzuolo. 

Tale risultato è stato correttamente discusso e
valutato dalla prima Corte (sentenza consid. 13, 14, 15, 16, 17 e 18, 34 pag.
25- 30, 51-53) cui, su questo punto, non può essere rimproverato arbitrio
alcuno.

In particolare, la Corte ha, su questo punto, discusso e scartato con argomentazioni che già sono state definite
sostenibili e, quindi, non arbitrarie (cfr. sopra, consid. 2f, 2g e 2h) l’ipotesi avanzata dalla difesa secondo cui PC ha avuto, su quel letto, un rapporto
sessuale con un terzo uomo e non con RI 1.

Quanto alle modalità di tale rapporto, la Corte
ha correttamente fondato il suo accertamento sulle dichiarazioni della ragazza
che, su questo punto, sono sufficientemente lineari, coerenti e costanti da
poter essere considerate credibili. 

Su quanto successo a _________, PC ha detto:

 

“ 
E: (…) E alla fine l’ultima volta, che è successo
due settimane fa, quando è ritornato in Ticino, eh… io sono andata a casa a _________
e praticamente mi ha…appunto a … mi ha di nuovo violentata…” (trascrizione prima audizione pag. 3)

 

“ 
V: (…) però l’ultima volta è stato due settimane
fa, quando è arrivato in Ticino,mmm ero in sala, no ero sempre al computer (….)

Il giorno dopo dovevo andare di là a _________

I: Chi?

V: Io e il marito di mia madre (…)  io mi sono
sdraiata, ho acceso la televisione, ho cambiato un po’ i programmi, così, dopo
un po’ arriva lui, si sdraia su quell’altro divano vicino a me ehm… e niente
faccio: “vuoi cambiare programma?” mi fa: “no, no, tranquilla va bene
(incomprensibile) tranquilla va bene”. E dopo, appunto, ha cominciato ad
accarezzarmi e io mi sono spostata più in giù. Poi e… ha continuato ad
accarezzarmi e  alla fine io…no, lui , dopo un po’ fa: “dai andiamo là nella
stanza della mamma” no? Qui sto già parlando di _________, no? “Andiamo là
nella stanza di…della mamma che, così almeno per la schiena”, così mi ha detto,
qualcosa del genere, che così era più comodo, no? Faccio: “ma no, bom, io sto
qua, no, tranquillo” e gli faccio : “vai pure”. Mi fa: “no, dai vieni così
parliamo un po’” bla bla bla così. E alla fine sono andata là anch’io, no? Ho
spento la tele e così, e mi sono messa appunto sdraiata di nuovo. E lui ha
cominciato subito ad accarezzarmi e dopo un po’ strusciava…sulla gamba no? E
alla fine mi ha preso con forza e ha fatto di nuovo…diciamo sesso…cioè…la cosa
che proprio non volevo e dopo un po’ lui, dopo un po’ faccio: “no”, ci ho
pensato dentro di me non devo …cioè non posso farmi fare una cosa del genere.
Dopo un po’ l’ho spinto via, faccio: “no, piantala” e lui mi ha preso tipo …
“proprio a forza, no? Perché lui, comunque è più forte di me, quindi… (incomprensibile)
di nuovo con forza e mi ha trascinata, cioè mi ha tirata per le gambe e poi …
continuava. E io dopo un po’ mi sono incavolata di brutto, l’ho spinto via e
faccio “adesso la devi piantare”. E lui dopo va al gabinetto e basta. Perché
quando cominciava ad accarezzarmi, dopo un po’ lui mi ha tirato giù di colpo
subito i pantaloni  , non ho avuto neanche il tempo di alzarmi, cioè ho cercato
di alzarmi ma lui mi ha trattenuto, no? E niente. E dopo è come se… sono andata
in camera, lui…lui è andato in bagno, dopo è andato al computer. Poi dopo un
po’ sono andata là anch’io. Faccio: “bom adesso vado a letto, no?” E lui mi fa
“ah, vai già a letto?” Faccio: “ e si” e lui mi fa “ah, ok ciao ciao” E dopo
sono andata a letto, ho guardato un po’ di tele nella mia camera e basta” 

(trascrizione prima
audizione, pag. 11 e 12)

 

“I: quando mi dici stru…strusciar…si è iniziato a
strusciare, cosa vuol dire?

V: E nel senso che io, appunto, sdraiata e lui è
venuto, ha messo la gamba da questa parte (indica il movimento) e ha cominciato
a strusciarsi col…pene…e..niente, questo.

I: ok. E allora, se ho capito bene, quest’ultima
volta… ti ha accarezzato ancora, poi si è strusciato, poi ti ha tirato giù i
pantaloni di colpo…

V: poi ha tirato giù i suoi

I: mmm,mmm

V: E poi dopo

I: mmm,mmm

V: Mi ha (sorride) messo appunto il pene nella
vagina.

I: Ok. E poi tu gli hai detto di no?

V: Si, non subitissimo, però quasi subito gli ho
detto “piantala” e l’ho spinto via.

I:mmm, mmm

V: e dopo lui è ritornato e mi ha tirato con
forza e…appunto… ha rimesso il pene nella vagina e dopo un po’ eh… l’ho
respinto via e ho detto “piantala” e alla fine…

I: Ha smesso

V: si

I: E quando l’hai spinto via, come l’hai spinto
via?

V: E praticamente ero sdraiata, e lui era ,
diciamo, sopra di me, no? E ho fatto così (mostra come l’ha fatto) e l’ho
spinto via.”  

(trascrizione prima
audizione, pag. 12, 13)

 

“ 
I: Ma..volevo sapere… PC, per quale motivo tu
eh… hai deciso di andare in camera quando lui ti ha detto di andare in camera?
Eravate sul divano in salotto, giusto?

V: Si

I: E poi ti ha detto “dai vieni in camera,
chiacchieriamo” dico bene?

V: (fa cenno di si con il capo)

I: Per quale motivo l’hai seguito? 

V: Non so, perché comunque ero già lì, dico…
(incomprensibile) divano, stare lì come … come una stupida da sola, non c’era
neanche mia madre (incomprensibile) mio fratello e ho detto: “ ma si bom”
…allora l’ho seguito

I: Ok. Lui in questi momenti ti diceva qualche
cosa?

V: In questi momenti in che senso?

I: Quando eh.. ti prendeva con forza e…ehm…
abusava di te, ti violentava, ti diceva qualche cosa?

V: Mm che io ricordi, no” 

(trascrizione prima
audizione, pag. 14 e 15)

 

Correttamente i primi giudici hanno sottolineato
come il racconto di PC su questo episodio appaia credibile in ragione della sua
semplicità e pacatezza (sentenza pag. 49).

A ciò va aggiunto che il fatto che PC ha
spontaneamente detto di avere seguito il patrigno in camera senza esservi
costretta, ma semplicemente per “non  stare lì come … come una stupida da
sola” è fortemente indicativa della sincerità del racconto che sarebbe
stato ben diverso – o, in ogni caso, non avrebbe compreso quel dettaglio - se
la ragazza avesse voluto accusare il patrigno di un fatto non avvenuto.

Analogamente, indicative della sincerità del
racconto di PC in merito ai rapporti sessuali avuti con il patrigno sono le sue
dichiarazioni riguardo il suo modo di porsi nei confronti dell’uomo durante i
rapporti:

 

“ 
ha fatto sesso con me, che io non volevo, no?
Quindi …però non ho avuto appunto il coraggio di dirlo” 

(trascrizione prima
audizione, pag. 6 in fine)

 

“ 
I: e come ha fatto a fare questa cosa?

V: E praticamente io ero lì tranquilla e lui co…
cioè praticamente è come mi se mi sono lasciata fare, no? Però… per niente,
cioè dentro di me io dicevo “no, non é.. è una cosa sbagliata, no? Però non ho
mai avuto il coraggio di, appunto, dirglielo e fino a che, appunto l’altra
volta, cioè due settimane fa ?”
(trascrizione prima audizione, pag. 8)

“ 
I: E tu, PC come ti sei sentita quando
succedevano queste cose?

V: Cioè all’inizio mi veniva anche da piangere,
perché dico: “non posso crederci che una persona che consideravo mio padre, mio
secondo padre, m’avesse, cioè…mi ha trattato così” cioè come se fossi, diciamo,
una bambola ehm.. e niente … male mi sono sentita..e..però ..alla fine facevo
finta di niente, no? E io non vorrei che lui pensa che..come se io sono
d’accordo, no? Perché forse non ho avuto mai il coraggio di dirglielo, che io
non sono d’accordo, magari lui pensa che sia così. Però comunque dovrebbe già
capirlo , no? Visto che è maggiorenne e tutto, dovrebbe capirlo lui stesso” (trascrizione prima audizione, pag. 20)

 

Nel contesto di false accuse, non si ritrovano
ammissioni riguardo l’essersi lasciate fare e, soprattutto, non si ritrovano
riflessioni su come un proprio atteggiamento possa essere stato recepito
dall’altra parte. Riflessioni di questo tipo – che portano in sé l’embrione di
una colpevolizzazione personale per quanto accaduto – sono, al contrario,
tipiche espressioni delle vittime di abusi (DTF non pubblicata del 30.3.2007
[6P.218/2006]).

Pertanto, l’accertamento
secondo cui il sabato 1. dicembre 2007 RI 1 ebbe, sul letto coniugale di _________,
un rapporto sessuale con la figliastra nei termini da lei descritti resiste
alla censura di arbitrio.

 

La prima Corte ha accertato che RI 1 ebbe un
rapporto sessuale con PC anche il venerdì 30 novembre 2007. Anche questo
accertamento sfugge alla censura d’arbitrio nella misura in cui la ragazza,
dopo averlo dichiarato nell’audizione del 14 dicembre 2007 (trascrizione prima
audizione, pag. 15), lo ha confermato in quella del 23 aprile 2008
(trascrizione terza audizione, pag. 7). Pure senza arbitrio la Corte ha
accertato che anche quella sera vi fu una penetrazione vaginale preceduta da
masturbazione praticata dall’uomo sulla ragazza nella misura in cui PC,
rispondendo all’interrogante che le chiedeva di descrivere il secondo e il
terzo episodio, ha detto che anche quelle volte era successo un “un po’ la
stessa cosa“ (trascrizione prima audizione, pag. 11) di quel che aveva
appena descritto, e cioè masturbazione (cfr trascrizione prima audizione, pag. 8
e 9) e, poi, penetrazione vaginale con eiaculazione all’esterno della vagina.

Come visto, il ricorrente ravvisa un’incoerenza
nel fatto che PC ha preferito, piuttosto che restare con la nonna, seguire il
patrigno pur sapendo che ciò equivaleva a rimanere sola con lui. Come discusso
al consid. 3g2 (pag. 33-35), questa circostanza non può, in realtà, essere
considerata un’incongruenza: rapportata alla personalità della ragazza e alla
sua storia, il fatto che lei abbia preferito seguire il patrigno piuttosto che
rimanere con la nonna appare comprensibile. La relativa censura ricorsuale
cade, pertanto, nel vuoto.

 

                            3.g.4.   La Corte ha, infine, accertato che , in una delle prime due
occasioni, cioè o a _________ o a _________, RI 1 ha “baciato o leccato la vagina” (recte: la vulva) di PC (sentenza pag. 54).

Tale accertamento poggia sulle seguenti
dichiarazioni di PC:

 

“ 
I: Dunque, tu non hai mai messo la bocca, la tua
bocca sul ... pene…

E: no

I: …e lui neanche sulla tua vagina.

E: lui si

I: lui si.

E: (fa cenno di si col capo) E.. è
stato…appunto…non mi ricordo quando è stato, però mi ricordo appunto che ha
fatto…cioè…io..comunque io com… cercavo di spostarmi, no? Andarmene, ma lui niente,
no? Però si è trattato di due, due o tre second.

I: E lì cosa ha fatto quando ha fatto questa cosa
qui?

E: E ha messo la lingua…nella vagina. Non so..e
niente.” (trascrizione prima
audizione pag. 18)

 

Senza arbitrio, la prim