# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eaf258f2-09c8-5b0d-9b1f-6c00f8961d80
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.03.2015 32.2013.214
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-214_2015-03-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.214

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  4 marzo 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 dicembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 novembre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   A
seguito della domanda di prestazioni inoltrata nel dicembre 1999 da RI 1,
classe 1962, a quell’epoca gommista, con decisioni 25 agosto 2003 l’Ufficio AI
gli ha riconosciuto il diritto ad una mezza rendita dal 1° ottobre 1999, aumentata
a rendita intera dal 1° gennaio 2000 e nuovamente ridotta ad un quarto dal 1°
novembre 2012, con versamento della rendita fino al 31 dicembre 2002 e
sostituita da indennità giornaliere (cfr. doc. AI 63 – 66; per le motivazioni
cfr. doc. AI 59). Infatti, l’amministrazione ha proceduto ad una riformazione
professionale dell’assicurato, iniziata nel dicembre 2002 e terminata il 10
luglio 2006 con il conseguimento dell’attestato federale di capacità quale
impiegato di vendita presso il __________, __________ (in merito ai singoli
provvedimenti professionali presi cfr. comunicazione 19 dicembre 2002, doc. AI
49; decisione 3 aprile 2003, doc. AI 52; decisione 27 agosto 2004, doc. AI 80 e
decisione 12 luglio 2005, doc. AI 100). 

                                         L’assicurato
è stato in seguito ritenuto adeguatamente reintegrato nella professione appresa
con completo recupero della capacità lavorativa (cfr. rapporto di fine
sorveglianza del Servizio in integrazione professionale del 19 settembre 2006 in doc. AI 114), senza diritto ad una rendita come da decisione 31 ottobre 2006, preavvisata il
21 settembre 2006 (doc. AI 116). 

 

                               1.2.
  Nel mese di gennaio 2007 l’assicurato ha presentato una nuova domanda di
prestazioni (doc. AI 117). Raccolta la pertinente documentazione medica, non
rilevato un peggioramento dello stato di salute, con decisione 5 novembre 2007,
preceduta dal progetto di decisione 25 settembre 2007, l’amministrazione ha
respinto la domanda di prestazioni (doc. AI 131). 

 

                               1.3.   Nel
novembre 2010 l’assicurato ha inoltrato un’altra richiesta di prestazioni (doc.
AI 132). 

 

                                         Ritenuto
necessario un approfondimento della componente psichica, l’Ufficio AI ha
conferito mandato al CPAS (Centro peritale per le assicurazioni sociali) per
l’allestimento di una perizia. Con rapporto 6 maggio 2011 il CPAS ha valutato
una totale incapacità lavorativa dal luglio 2010, con ripresa della capacità
lavorativa al 50% (da intendersi 4 ore al giorno) dal febbraio 2011 e continua
(doc. AI 160).

 

                                         Dal
punto di vista somatico, dopo aver visitato l’assicurato, con rapporto il dr. __________,
specialista in medicina interna presso il SMR (Servizio medico regionale
dell’AI), con rapporto 14 giugno 2011 ha concluso che la situazione osteoarticolare giustifica un’incapacità lavorativa del 50%, comprensiva della
patologia psichiatrica (doc. AI 163). Con preavviso del 14 marzo 2012, ritenuta
un’incapacità lavorativa del 50% nella professione appresa, dopo aver proceduto
al consueto raffronto dei redditi, l’Ufficio AI ha confermato l’assenza di un
grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 172). 

 

                                         Esaminate
le osservazioni al progetto di decisione, nonché altra documentazione medica prodotta
(rapporto 25 aprile 2012 della psichiatra curante e precisazioni del 17 agosto
2012 della stessa), l’amministrazione ha convocato l’assicurato presso il
proprio servizio medico per una valutazione bidisciplinare (psichiatrica e
locomotoria). Nel relativo rapporto 18 ottobre 2012, il dr. __________, specialista
in medicina interna, e dr. __________, specialista in psichiatrica e
psicoterapia, entrambi attivi al SMR, tenuto conto dell’aspetto internistico e
psichiatrico, hanno confermato una residua capacità lavorativa globale del 50%
in attività adeguate (doc. AI 184).

 

                                         Proceduto
alla definizione dei redditi di riferimento (cfr. rapporto 26 marzo 2013 del
consulente in integrazione; doc. AI 192), con decisione 12 novembre 2012 (preavvisata
il 21 agosto 2013) l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad un quarto di
rendita (grado d’invalidità del 45%), dal 1° luglio 2011 (doc. AI 206, cfr. le
motivazioni in doc. AI 205). 

 

                               1.4.   Contro
la succitata decisione l’assicurato, per il tramite dell’avv. RA 1, ha inoltrato
il presente ricorso, postulando il riconoscimento di una mezza rendita dal 1°
luglio 2013 (recte: 2011). Egli contesta sia la valutazione medica che quella
economica. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
Il ricorrente chiede inoltre di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio.  

 

                               1.5.   Con la risposta di causa l’Ufficio AI propone invece la reiezione del
ricorso, confermando sia le conclusioni mediche che il calcolo del grado
d’invalidità.

 

                               1.6.   Il
TCA ha posto all’Ufficio AI alcuni quesiti di natura medica, ricevendo risposta
il 12 novembre 2014 (XIII). In data 24 novembre 2014 il ricorrente ha inoltrato
delle osservazioni (XVI).

 

                               1.7.   Il
17 dicembre 2014 questa Corte ha nuovamente chiesto all’amministrazione alcune
delucidazioni (XVII), ricevute il 21 gennaio 2015 (XX). Con scritto 22 gennaio
2015 il TCA ha trasmesso al legale dell’assicurato le risultanze di cui sopra
per una presa di posizione, con l’invito di produrre il certificato per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria aggiornato (XXI). Il 17 febbraio 2015
il ricorrente ha prodotto quanto richiesto (XXIV). 

                                      

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se il ricorrente ha diritto ad una rendita d’invalidità
maggiore di quella riconosciuta con la decisione contestata.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Qualora
l'amministrazione entra nel merito di una nuova domanda di prestazioni, essa
deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare
verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato
si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichun- gen
des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198). L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una
notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5). In particolare, la
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato,
se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento
importante (RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116
consid. 3 b, 105 V 30). Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora,
v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime,
all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si
può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso
tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione
notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener
conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso
perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie, a seguito dell’ultima domanda di prestazioni,
l’assicurato è stato peritato dal CPAS, il quale con rapporto 6 maggio 2011 ha accertato una totale incapacità lavorativa dal luglio 2010, con ripresa della capacità lavorativa
al 50% (da intendersi 4 ore al giorno) dal febbraio 2011 e continua (doc. AI
160), descrivendo i limiti funzionali presenti:

 

" 
(…)

I limiti funzionali presenti sono dettati dallo stato
depressivo di media gravità e riconducibili ad una diminuzione delle risorse energetiche,
alla tendenza all'isolamento, alla difficoltà nelle relazioni interpersonali,
alla diminuzione di memoria e concentrazione, agli stati d'ansia, all'astenia
diurna legata alla presenza di disturbi del sonno, alla diminuzione della motivazione
e dello slancio vitale, ai sentimenti di rassegnazione, impotenza, inutilità,
vergogna e in generale alla diminuzione della spinta volitiva." (doc. AI
160/8)

 

                                         L’assicurato
è stato poi visitato dal dr. __________ del SMR che nel rapporto 14 giugno
2011, riportata la diagnosi posta dal CPAS di sindrome depressiva ricorrente,
attuale episodio di media gravità (ICD10: F33.1), dal punto di vista internistico
ha rilevato una sindrome lombo-vertebrale cronica in esiti di discectomia L5-S1
(eseguita nel 1999). Egli ha poi concluso:

 

" 
(…)

Assicurato di 48 anni in discrete condizioni generali.

Dal punto di vista osteoarticolare si documenta una
lombalgia cronica in esiti di discectomia L5-S1 avvenuta nel 1999. Residuo
dolore lombare con limitazione nelle posizioni in ergonomiche, posizioni
statiche e sollevamento di pesi maggiori a 10 Kg.

Nessuna valutazione clinica o radiologica specialistica
recente in merito a tale problematica. Coesiste patologia psichiatrica già
valutata nella perizia del Dr. __________ con definizione di IL 50%
(02.05.2011).

La valutazione dell'apparato osteoarticolare permette
di giustificare una IL 50% che risulta compresa nella già definita Il per
patologia psichiatrica.

Il giustificata dal limite nelle posizioni statiche e
dal dolore cronico.

L'A.to dichiara di essere concorde e favorevole ad una
eventuale attività lavorativa per mezza giornata, attività che dovrà essere
ergonomicamente adatta e rispettosa dei limiti funzionali.

 

L'ultima attività come agente di sicurezza risulta essere
rispettosa dei limiti funzionali.

Dal punto di vista osteoarticolare opportuna
rivalutazione clinica tra circa 18 mesi.

Si allega modulo per la misurazione dell'escursione
articolare.

Si allega modulo per esame della funzionalità fisica.
(…)" (doc. AI 164/6)

                                        L’assicurato
è stato ritenuto abile al 50% quale gommista, venditore di pezzi di ricambio e
agente di sicurezza (corrispondenti alle attività svolte prima del danno alla
salute, quella per cui è stato formato e quella temporaneamente esercitata dopo
il danno alla salute; cfr. anamnesi).

 

                                         Dopo
aver esaminato le osservazioni al progetto di decisione 14 marzo 2012 (poi
annullato) e la documentazione medica prodotta (rapporto 25 aprile 2012 della
psichiatra curante e sue precisazioni del 17 agosto 2012), l’amministrazione ha
proceduto ad una valutazione bidisciplinare (psichiatrica e locomotoria) presso
il SMR. Nel relativo rapporto 18 ottobre 2012, i dr. __________ e __________ hanno
concluso:

 

" 
(…)

A.to di 50 anni, iscritto in Disoccupazione al 50% con
scadenza riferita del termine quadro a marzo 2013. Valutazione clinica presso
SMR in data 14.6.11.

L'A.to riferisce un peggioramento del dolore lombare da
circa tre mesi. Nessuna indagine clinica e/o radiologica.

Esegue FKT e medicamenti per il dolore assunti in
riserva (come da valutazione precedente). Utilizza stampella in appoggio destro
con appoggio solo saltuario e mantenendo un carico normale sull'arto inferiore.
L'utilizzo saltuario di tale presidio risulta solo utile per un maggiore
controllo dell'eventuale instabilità.

L'esame obiettivo è sovrapponibile, con elementi
oggettivi a quanto già valutato nel giugno 2011.

Anche in merito alla IL risulta quindi ancora
medicalmente giustificata una IL 50% in ogni attività considerando sia la
patologia osteoarticolare che la patologia psichiatrica.

Si allega modulo per la misurazione dell'escursione
articolare.

Si allega modulo per esame della funzionalità fisica.

 

Dal lato psichiatrico, lo status presentato oggi
dall'A.to non differisce in modo significativo da quanto descritto in perizia
dal dr. __________ in maggio 2011, allo stesso tempo considerando le fluttuazioni
sintomatologiche tipiche di una depressione ricorrente.

In altre parole, sulla base dell'osservazione odierna,
della perizia del dr. __________ e delle altre informazioni mediche in dossier,
incluso il recente certificato della dr.ssa __________ l'esame clinico
dell'A.to rispecchia l'andamento di una sindrome depressiva ricorrente che, tra
i diversi episodi, presenta periodi di remissione almeno parziale della
sintomatologia.

In conclusione, l'osservazione odierna conferma quanto
descritto dal dr. __________ sia dal lato diagnostico sia dal lato
funzionale." (Sottolineatura del redattore; doc. AI 186/6).

 

                                         Di
conseguenza, l’Ufficio AI ha ritenuto l’assicurato abile al 50% in attività
adeguate. 

 

                               2.6.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben
motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di
prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122
V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44
LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi
medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che
a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

 

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una misura
ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni
in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" 

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Infine,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole
deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
32.1999.124 del 27 settembre 2001, DTF 130 V 352 e STFA I 384/04 del 23
settembre 2004).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, il TCA ritiene che lo stato di salute sia psichico che somatico
dell’assicurato è stato dettagliatamente vagliato dall’amministrazione.
Richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di
rapporti medici (cfr. consid. 2.6), il Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di fare proprie le conclusioni contenute nelle valutazione SMR, che
non sono del resto state smentite da certificati medico-specialistici
attestanti delle patologie maggiormente invalidanti in grado di influire sulla
capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Per
quel che concerne la valutazione globale operata dal SMR riguardo alle diverse
capacità lavorative, l’assicurato ha rilevato che:

 

" 
(…)

Inoltre la circostanza che i medici del SMR affermino
che l'incapacità al lavoro reumatologica e psichiatrica siano perfettamente
sovrapponibili lascia quantomeno qualche dubbio. Per più motivi.

In primo luogo non risulta da nessuna parte in che cosa
consista e come si manifesta il limite valetudinario reumatologico.

In secondo luogo neppure risulta come si manifesti
quello psichiatrico in termini concreti sull'arco della giornata e
nell'espletamento di un'attività lavorativa.

In terzo luogo non vi è motivazione di sorta
dell'affermazione. 

In quarto luogo le conclusioni sono quelle di un
internista: non il reumatologo o di uno psichiatra; non del reumatologo e dello
psichiatra estensore del rapporto, ma di un terzo che raffazzona (ci si scusi
il termine) le idee altrui. (…)" 

(doc. I, pag. 4)

 

                                         Ora,
avantutto va fatto riferimento alla valutazione 14 giugno 2011 in cui il dr. __________ ha elencato le limitazioni funzionali, come pure alla valutazione bidisciplinare
18 ottobre 2012 dove il citato sanitario ha anche allegato l’esame della
funzionalità fisica. Dal punto di vista psichiatrico, il dr. __________ ha in
sostanza confermato l’andamento fluttuante della depressione ricorrente
rilevata dal CPAS, riassumendo come segue i limiti psichiatrici:

 

" 
(…)

I limiti funzionali psichiatrici, pur caratterizzati da
una certa fluttuazione nel tempo, sono dettati dallo stato depressivo di media
gravità e riconducibili ad una diminuzione delle risorse energetiche, alla
tendenza all'isolamento, alla difficoltà nelle relazioni interpersonali, alla
diminuzione di memoria e concentrazione, agli stati d'ansia, all'astenia diurna
legata alla presenza di disturbi del sonno, alla diminuzione della motivazione
e dello slancio vitale, ai sentimenti di rassegnazione, impotenza, inutilità e
in generale alla diminuzione della spinta volitiva. (…)" (Doc. AI 186/2).

 

                                         L’incapacità
lavorativa psichica del 50% e stata “integrata” in quella del 50% per motivi
somatici.

 

                                         A
proposito della valutazione globale delle patologie, va ricordato che secondo
l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato
che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole
valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo
ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati (cfr. STF
9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013; SVR 2008
IV Nr. 15).

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola
eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, ciò che in quella causa
era stato fatto.

                                         In
una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15,
pag. 43-45, il Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di
diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

                                         Su
questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”,
in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea
2008 pag. 203 e segg. (245-249).                      

                                         In
una sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - concernente il caso di un
assicurato affetto da patologie, invalidanti, sia reumatologiche che psichiatriche
- il TCA ha, ancora una volta, avuto modo di sottolineare l’importanza, nel
caso di assicurati affetti da diverse patologie, di determinare il grado complessivo
di incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio globale, che scaturisca da
una ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.

                                         Nella
STF 9C_262/2013 del 5 giugno 2013 il Tribunale federale ha stabilito che la
valutazione globale delle patologie dell’assicurato può anche essere effettuata
per via di circolazione.

                                         In una sentenza
9C_362/2014 del 19 agosto 2014 il Tribunale federale ha annullato il giudizio
di questa Corte che aveva stabilito direttamente l’entità del cumulo delle
percentuali di inabilità lavorativa negli ambiti neurologico e reumatologico e
fissato al 40% il tasso d’incapacità lavorativa globale. 

                                         Secondo l’Alta Corte, il
TCA poteva senza arbitrio dubitare dell’attendibilità della valutazione del SAM
sul grado complessivo di incapacità lavorativa, ma non poteva fissare
autonomamente, in mancanza di dati medico-specialistici al riguardo, l’entità
del cumulo, essendo questa una questione di ordine squisitamente medico. 

 

                                         Ritornando
al caso in esame, questo TCA ha chiesto all’Ufficio AI quanto segue:

 

" 
Nel rapporto 14 giugno 2011 il dr. __________,
dopo aver visitato l’assicurato e tenuto conto della perizia 6 maggio 2011 del
CPAS, ha valutato un’incapacità lavorativa globale del 50% in qualsiasi attività
(doc. AI 164), valutazione confermata nel successivo rapporto  18 ottobre 2012
dei dr. __________ e __________ (doc. AI 186).

 

Richiamata la nota giurisprudenza in merito alla
cumulabilità o meno delle diverse patologie invalidanti, con la presente
chiediamo al SMR, per suo tramite, di rispondere dettagliatamente alle seguenti
domande:

 

1.    
Quali sono le singole incapacità
lavorative dal punto di vista reumatologico e psichiatrico?

 

2.    
La valutazione globale è stata
effettuata dopo consultazione tra specialisti?

 

3.    
Per quale motivo le succitate
incapacità lavorative non sono state cumulate?"

 

                                         Il
dr. __________, ora non più attivo presso il SMR, con scritto 20 ottobre 2014 ha così risposto:

 

" 
(…)

1.     Quali sono le singole incapacità lavorative dal
punto di vista reumatologico e psichiatrico?

 

Dal punto di vista internistico osteoarticolare IL 50%
da comprendere nella IL 50% definita anche dal collega psichiatra. In
particolare vi era una cumulabilità di buona parte dei limiti psichiatrici e
dei limiti determinati dalla sintomatologia dolorosa limitante del rachide
(diminuzione delle risorse energetiche). Tale considerazione portava alla cumulabilità
della capacità lavorativa definita al 50%.

 

2.     La valutazione globale è stata effettata dopo
consultazione tra specialisti?

 

La valutazione globale tra specialisti era la
consuetudine, anche in questo caso vista la non menzione di alcuna situazione
particolare, ritengo che sia avvenuta come di consueto una discussione collegiale
del caso.

 

3.     Per quale motivo le succitate incapacità
lavorative non sono state cumulate?

 

Nella descrizione delle IL nel rapporto SMR viene
documentata IL 50% PSI + REU tale dicitura si traduce in una cumulabilità della
IL tra patologia psichiatrica e osteoarticolare. (…)" (doc. III/1)

 

                                         Con
annotazioni 11 novembre 2014 il dr. __________ ha rilevato:

 

" 
(…)

1.     Dal lato psichiatrico, all'osservazione di
ottobre 2012, lo status presentato dall'assicurato non differiva in modo
significativo da quanto descritto in perizia dal dr. __________ in maggio 2011,
allo stesso tempo considerando le fluttuazioni sintomatologiche tipiche di una
depressione ricorrente. In altre parole, sulla base dell'osservazione diretta
al SMR, della perizia del dr. __________ e delle altre informazioni mediche in
dossier, l'esame clinico rispecchiava l'andamento di una sindrome depressiva
ricorrente che, tra i diversi episodi, presenta periodi di remissione almeno
parziale della sintomatologia.

 

2.     Dopo discussione e di concerto con il Dr. __________,
si stabiliva un'inabilità lavorativa reumatologica e psichiatrica in attività
abituale e adeguata del 50% dal febbraio 2011.

 

3.     Le incapacità lavorative sono integrate. Alla
ridotta esigibilità temporale dettata dalla patologia psichiatrica si
aggiungono i limiti funzionali reumatologici alla quale un'attività adatta deve
corrispondere.

In questo caso diminuzione delle risorse energetiche
anche dal profilo reumatologico (si veda anche inizio pag. 2 della risposta
22.10.14 del Dr. __________ dove si parla di "diminuzione delle risorse
energetiche")." 

(doc. XIII/2)

 

                                         Quindi,
in occasione della valutazione bidisciplinare del 18 ottobre 2013 i succitati
specialisti hanno confermato (il dr. __________ ha precisato che si trattava di
una consuetudine) di aver proceduto ad una discussione globale delle incapacità
lavorative. Del resto, il relativo rapporto reca il nominativo di entrambi i sanitari.
Tuttavia, in merito alle spiegazioni inerenti alla non cumulabilità delle
incapacità lavorative psichica e somatica le succitate risposte non sono
coerenti. In particolare, alla domanda no. 2 il dr. __________ risponde (le
sottolineature sono del sottoscritto): “In particolare vi era una cumulabilità
di buona parte dei limiti psichiatrici e dei limiti determinati dalla sintomatologia
dolorosa limitante del rachide (diminuzione delle risorse energetiche)...”, che
“…. si traduce in una cumulabilità della IL tra patologia psichiatrica e
osteoarticolare” (risposta alla domanda no. 3); il dr. __________ del SMR,
per contro, alla domanda no. 3 risponde che “ Le incapacità lavorative sono integrate….”,
per poi concludere che “..alla ridotta esigibilità temporale dettata
dalla patologia psichiatrica si aggiungono i limiti funzionali
reumatologici alla quale un'attività adatta deve corrispondere”
(sottolineatura del sottoscritto). 

 

                                         Viste
queste incongruenze, con scritto 17 dicembre 20104 questa Corte ha chiesto
all’Ufficio AI “una presa di posizione inequivocabile e congiunta dei dr. __________
e __________ sulla cumulabilità o meno delle incapacità lavorative psichiatrica
e somatica” (XVII).

 

                                         Con
presa di posizione comune del 19 gennaio 2015 i dr. __________ e __________
hanno rilevato:

 

"  Con lettera del 17 dicembre 2014 è richiesta ai
sottoscritti, Dr. __________, Dr. __________, una presa di posizione
inequivocabile e congiunta sulla cumulabilità o meno delle incapacità
lavorative psichiatrica e somatica. 

A tale
proposito, i sottoscritti si sono riuniti nello studio medico del Dr. __________
sito in __________ il 19.01.2015 dalle ore 11.30 alle ore 12.30 e ribadiscono
quanto qui sotto enunciato:

 

nel
rapporto finale SMR del 14 giugno 2011, pag 5, già si diceva che la IL 50% per
motivi psichiatrici inglobava anche i limiti ergonomici dettati da problemi reumatologici:
l'assicurato può lavorare mezza giornata - motivi psichiatrici - in qualsiasi
attività ergonomicamente corretta, che non implichi posizioni statiche per più
di 90 minuti e con sollevamento massimo di 10 kg – motivi reumatologici;

 

nel
rapporto finale SMR del 18 ottobre 2012, pag 5, si conclude ancora che la IL globale
è 50%, integrando i limiti somatici e quelli psichiatrici, con stato
stazionario rispetto al 2011;

 

La
discussione congiunta il giorno della perizia e poi I’apposizione di firma
congiunta era ed è la prassi SMR per le perizie bidisciplinari.

 

Dopo ulteriore approfondita
discussione del caso in data 19.01.2015 i sottoscritti confermano pertanto che
le incapacità lavorative psichiatriche e somatiche sono tra loro integrate con
un'inabilità lavorativa complessiva del 50% come già avvenuto al momento della
visita congiunta in sede SMR nel giugno 2011” (XX/1).

 

                                         In
queste circostanze, considerato che l’inabilità al lavoro reumatologica non è
cumulabile con quella psichiatrica, è da ritenere dimostrata, con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), una piena inabilità lavorativa
dal luglio 2010 con abilità lavorativa al 50% da febbraio 2011. 

 

                                         Inoltre,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario
l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dal ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                         

                               2.8.   Per
quel che concerne la definizione del grado d’invalidità mediante il metodo
ordinario, nelle motivazioni della decisione contestata sono indicati i parametri
utilizzati dall’amministrazione per definire i redditi sia da valido che da invalido,
a cui va fatto riferimento. Va qui ricordato che, secondo giurisprudenza, per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1), ciò che in concreto corrisponde al 2011.

 

                                         Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), nella fattispecie
concreta l’Ufficio AI, sulla base dei dati
forniti dall’ultimo datore di lavoro, ha determinato un salario annuo di fr. 51’631.--
(stato 2011). Tale dato è rimasto incontestato.

                                         

                                         Il reddito
da invalido, secondo la giurisprudenza, è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato,
a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua
e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e
non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76
consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in
particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui
esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella
determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti
statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si
riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro
(DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485
consid. 3b). Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per
gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale
(affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).                                   

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA
I 222/04 del 5 settembre 2006).

                                         Se una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha
realizzato un reddito considerevolmente inferiore alla media senza che vi si
sia spontaneamente accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo
dei due redditi di paragone. In pratica, questo parallelismo può avvenire a
livello di reddito da valido aumentando in maniera adeguata il reddito
effettivamente conseguito oppure facendo capo ai valori statistici oppure ancora
a livello di reddito da invalido mediante una riduzione adeguata del valore
statistico. In una seconda fase, occorre esaminare la questione di una
deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla base dei valori medi statistici.
A questo riguardo, va tenuto presente che i fattori estranei all'invalidità di
cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo dei redditi di
raffronto non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali (DTF
134 V 322).

                                         Quando
il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario statistico
riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel frattempo
stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3
giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di
almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore, esso è
considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
pag. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo
parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia
del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         In
concreto, l’Ufficio AI, conformemente alla citata giurisprudenza,
ha nel caso concreto utilizzato i dati salariali forniti dalla tabella
TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica e relativa a personale
maschile in una professione che presuppone qualifiche inferiori (categoria 4)
nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, pagg. 347ss. e SVR 2002 UV
15, pagg. 47ss.), quantificando per il 2011 un salario statistico di fr. 61'894.--.
L’amministrazione ha poi considerato una capacità lavorativa del 50%, una
riduzione di reddito per circostanze personali del 18% (5% per attività leggere
e 13% per altri fattori), determinando in tal modo un reddito da invalido di
fr. 25'377.--. 

 

                                         L’amministrazione
ha poi determinato il reddito che l’assicurato potrebbe conseguire
nell’attività di venditore appresa utilizzando i dati statistici relativi alla
divisione economica 45 (commercio e riparazione di autoveicoli), livello di
qualifica 3 (conoscenze professionali e specializzate), per un importo di fr.
66'902.--. Tenuto conto di una capacità lavorativa del 50% tale reddito ammonta
a fr. 33'451.-- che, dedotto un gap salariale dell’8,3% (la parte eccedente il
5%), corrisponde a fr. 30'674.--. Riconosciuta una riduzione dell’8% (riferita
al tasso di occupazione) il reddito da invalido è stato definito in fr.
28'221.-- (cfr. rapporto 27 marzo 2013 del consulente in integrazione
professionale, doc. AI 194).

 

                                         Rilevato
che il minor discapito economico è in relazione all’attività di venditore,
l’amministrazione ha di conseguenza proceduto al raffronto dei redditi (51'631 – 28'221 x 100 : 51'631) definendo un grado
d’invalidità del 45%. A tal riguardo va ricordato che quale reddito da invalido
va preso quello relativo all’attività professionale appresa dopo la
riformazione (cfr. ad esempio: STF 9C_409/2014 del 7 novembre 2014).

 

                                         L’assicurato
contesta la determinazione del reddito da invalido nell’attività appresa, rilevando
che secondo il CLL per il personale __________ il reddito è inferiore ai dati
statistici federali. Egli altresì contesta l’applicazione del livello no. 3 non
avendo mai esercitato l’attività di venditore, postulando infine una riduzione
del reddito da invalido per motivi sociali di almeno il 15%.

 

                                        Occorre
qui ricordare che, come riportato sopra, secondo costante giurisprudenza, fanno
stato i redditi statistici a livello nazionale. Non possono quindi essere presi
in considerazione i dati salariali cantonali. Inoltre, avendo l’assicurato conseguito
l’attestato federale di capacità, rettamente l’amministrazione ha preso in
considerazione il livello no. 3 dei dati statistici. Che l’assicurato non abbia
mai svolto un’attività nel settore per il quale è stato riformato professionalmente
non è rilevante. Determinante è invece che, come visto al consid. 2.7, dal
profilo medico tale attività è stata ritenuta adeguata, con una capacità
lavorativa limitata al 50%. 

 

                                         In
merito alle riduzioni del reddito da invalido, vero che la giurisprudenza ha
precisato che vanno riconosciute ai multipli del 5% ( STCA 32.2012.36 del 31
gennaio 2013, confermata dal TF con STF 9C_179/2013 del 26 agosto 2013). Tuttavia,
anche volendo prendere in considerazione una riduzione del 10% (l’assicurato
non ha motivato una riduzione maggiore del 15%), l’esito non cambierebbe.
Infatti, raffrontando un reddito da valido di fr. 51'631.-- con un reddito da
invalido di fr. 27'606.-- [30'674 – (10% di 30’674)] il grado d’invalidità risulterebbe
essere del 46,53% (51'631 – 27'606 x 100 : 51'631).

 

                                         Visto
quanto segue, rettamente l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato un quarto
di rendita dal 1° luglio 2011. Ne consegue che la decisione contestata deve
essere confermata, mentre il ricorso va respinto.

 

                               2.9.
  Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura
di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di
prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a
spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente,
il quale ha postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (I). 

 

                             2.10.   Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28 cpv. 2 Lptca
stabilisce che la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito patrocinio è
retta della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG],
nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011;

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza,
si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 pag. 48
consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un
supplemento al massimo del 15-25% (STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).               

                                         L’indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (RAMI 1996 N. U
254 pag. 209 consid. 2).

                                         L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo.

                                         Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Secondo l’Alta
Corte infatti si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia.
La sostanza deve tuttavia essere disponibile al momento della litispendenza del
processo o per lo meno a partire dal momento in cui è presentata l’istanza e
non solo alla fine della procedura (DTF 119 Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).

                                         Generalmente
dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11
consid. 4a). L’assistenza giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con
effetto retroattivo nella misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti (SVR
2000 UV Nr. 3).

 

                                         Dal
foglio di calcolo per la prestazione complementare (stato 2014), allegato al
certificato per l’ammissione dell’assistenza giudiziaria del 12 febbraio 2015
(cfr. consid. 1.7), risulta che l’assicurato e sua moglie, nella cui comunione
domestica sono comprese anche le due figlie maggiorenni, percepiscono annualmente
fr. 30’724.-- di rendite AVS e LPP (quest’ultima unicamente la moglie). A tale
importo va aggiunto un salario netto mensile di fr. 915.-- dell’assicurato
relativo all’attività lucrativa svolta al 40% quale aiutante presso un chiosco
gestito dalla figlia __________ – secondo quanto dichiarato nel succitato
certificato municipale – cessata il 31 gennaio 2014 (doc. A) e fr. 4’290.-- d’indennità
di disoccupazione (11 x 390). L’assicurato percepisce inoltre fr. 4'020.-- (12
X 335) di prestazioni complementari (doc. B). Complessivamente le entrate dei
coniugi __________ ammontano a fr. 39’949.-- annui.

 

                                         Quali
uscite vanno considerate fr. 20'400.-- (1’700 x 12) corrispondenti all'importo
annuo per coniugi stabilito per il calcolo del minimo esistenziale LEF dalla
Camera di esecuzione e fallimento CEF, quale Autorità di vigilanza cantonale e
valido dal 1° settembre 2009 (tuttora in vigore), importo, questo, che va maggiorato
del supplemento del 20% (fr. 4'080). Vanno poi aggiunti fr. 21’480.-- di
affitto annuo di un appartamento di 4,5 locali (doc. C; va qui precisato che ai
fini del calcolo della prestazione complementare è stata computata la quota
parte di pigione di fr. 1'020.-- mensili come prescritto dall’art. 16c cpv. 1
OPC). Il premio cassa malati risulta essere versato dalla prestazione complementare.

 

                                         Visto
quanto sopra, tenuto conto che le uscite (fr. 45'960.--) sono
maggiori delle entrate (fr. 39’949.--) vi è un ammanco annuo di fr. 6’011.--,
pari a fr. 500.-- mensili che può essere coperto dalle due figlie maggiorenni che,
come risulta dal menzionato certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria,
svolgono un’attività lucrativa e che vivono nell’economia domestica dei
genitori. Infatti, secondo la dottrina in materia di diritto esecutivo,
il figlio maggiorenne esercitante un’attività lucrativa che vive nell’economia
domestica, è chiamato a contribuire alle spese di abitazione, quale l’affitto
ed il riscaldamento (cfr. Mühll, in Kommentar über Schuldbetreibung und
Konkurs, Basilea 1998, ad art. 93 N.20, pag. 946; cfr. anche la tabella per il
calcolo del minimo esistenziale LEF edita dalla Camera di esecuzione e fallimento
(CEF) del Tribunale d’appello, valida dal 1° settembre 2009, ove al punto IV precisa
che: “il reddito da lavoro di figli maggiorenni, che vivono nell’economia
domestica del debitore, non viene considerato in linea di principio per il
calcolo vitale dell’escusso. Viene per contro calcolata una partecipazione
appropriata del figlio maggiorenne alle spese d’abitazione (canone locatizio e
riscaldamento)”).

 

                                         In
simili condizioni, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria
e del gratuito patrocinio deve essere respinta.

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per complessivi fr. 500.-- sono a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti