# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 175fb2ff-2913-528e-b39d-50cb8a20ab63
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-09-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.09.2009 D-8733/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-8733-2007_2009-09-16.pdf

## Full Text

Corte IV
D-8733/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 6  s e t t e m b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Maurice Brodard, Walter Lang, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...)
Bosnia-Erzegovina,
patrocinata da (...),
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 19 dicembre 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-8733/2007

Fatti:

A.
In data (...), l'interessata, originaria di B._______ (Bosnia-Erzegovina) 
e di etnia rom, ha presentato una prima domanda d'asilo in Svizzera, 
unitamente a (...)  (N [...]). Con decisione del 13 giugno 2003,  l'allora 
Ufficio federale dei rifugiati  (UFR, attualmente e di  seguito UFM) ha 
respinto  la  succitata  domanda ed ha ordinato  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  delle  interessate.  Il  16  luglio  2003  quest'ultime  hanno 
inoltrato  ricorso dinanzi  all'allora  Commissione svizzera  di  ricorso in 
materia d'asilo (CRA) contro la decisione dell'UFM di cui parola. Con 
ordinanza del 5 gennaio 2005, la CRA ha stralciato il ricorso dai ruoli, 
essendosi le richiedenti rese irreperibili. 

B.
L'11  aprile  2005,  l'interessata  ha  inoltrato  una  seconda  domanda 
d'asilo. Alla luce della sua minore età, l'autorità competente ha istituito 
una curatela a suo favore. Nell'ambito della sua seconda domanda, la 
richiedente  ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  qui  di  rilievo 
(cfr. verbali audizioni del 14 aprile 2005 ed 11 maggio 2005), di essere 
stata vittima di  maltrattamenti  a  causa della  sua etnia rom e di  non 
avere in Patria alcuna abitazione in cui vivere, né alcun futuro davanti 
a sé. 

C.
In data 11 aprile 2006, avendo nel frattempo la ricorrente raggiunto la 
maggiore  età,  l'autorità  competente  ha  revocato  la  curatela  di  cui 
sopra (v. atto B11/2). 

D.
Con decisione del 19 dicembre 2007, l'UFM non è entrato nel merito 
della  citata  domanda  giusta  l'allora  art.  34  della  legge  sull'asilo  del 
26 giugno  1998  (LAsi,  RS  142.31)  –  corrispondente,  dal 
1° gennaio 2008,  all'attuale  art.  34  cpv. 1  LAsi  –,  pronunciando  nel 
contempo  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'interessata  verso  la 
Bosnia-Erzegovina  in  quanto  lecita,  esigibile  e  possibile,  e 
pretendendo altresì il pagamento di un emolumento di CHF 1200.- ai 
sensi dell'art. 17b cpv. 4 LAsi.

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E.
Il 27 dicembre 2007, l'interessata, per il tramite del suo patrocinatore, 
ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale federale amministrativo (TAF) 
contro  la  summenzionata  decisione  dell'UFM,  chiedendo 
l'annullamento  del  provvedimento  impugnato  e  la  trasmissione  degli 
atti  di  causa all'autorità  inferiore  per  una  decisione nel  merito  e,  in 
subordine,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ella  ha 
presentato  altresì  domanda  di  esenzione  dal  pagamento 
dell'emolumento  di  CHF  1200.-  e  dell'anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali. 

F.
Il TAF, con decisione incidentale del 21 gennaio 2008, ha autorizzato 
la ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a fine della procedura ed 
ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi particolari (art. 63 cpv. 4 
della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968  [PA,  RS  172.021]),  a  chiedere  alla  ricorrente  il 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  spese  processuali.  Nel 
contempo, ha invitato l'autorità inferiore a presentare una risposta al 
ricorso.

G.
Tramite risposta del 4 febbraio 2008, l'UFM ha proposto la reiezione 
del gravame.

H.
Il  7  febbraio  2008,  il  TAF  ha  concesso  all'insorgente  un  termine 
scadente il 22 febbraio 2008 per introdurre l'atto di replica.

I.
Il 22 febbraio 2008 la ricorrente, per il tramite del suo patrocinatore, ha 
fatto pervenire il suo atto di replica.

J.
Con scritto inoltrato in data 21 marzo 2008, la ricorrente ha prodotto 
un certificato medico stilato il 17 marzo 2008 attestante il suo precario 
stato psichico.

K.
Tramite decisione incidentale del 25 giugno 2009, il TAF ha invitato la 
ricorrente  a  produrre,  entro  il  31  luglio  2009,  un  certificato  medico 
attuale  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancato  inoltro, 

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rispettivamente di decorso infruttuoso del termine, i problemi di salute 
di  natura  psichica  della  ricorrente  invocati  nel  memoriale  di  ricorso 
sabbero stati considerati come risolti.

L.
Il termine concesso alla ricorrente per presentare un certificato medico 
attuale è scaduto infruttuoso.

M.
Gli  ulteriori  argomenti  e  fatti  del  caso  di  specie  verrano  ripresi 
esaminati, se necessario, nei considerandi che seguono.

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 LAsi  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). 

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché all'art. 
108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell' art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella  decisione  impugnata  l'UFM  ha  rilevato,  da  un  lato,  che  il 
Consiglio  federale  ha  inserito  la  Bosnia-Erzegovina  nel  novero  dei 

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Paesi  sicuri,  e  dall'altro,  che  dagli  atti  non  risulterebbero  indizi  di 
persecuzione che potrebbero capovolgere la presunzione confutabile 
contemplata dall'art. 34 (corrispondente all'attuale art. 34 cpv. 1) LAsi. 
La  ricorrente,  infatti,  avrebbe  dichiarato  di  non  essere  rientrata  in 
Patria nel periodo tra la prima e la seconda domanda d'asilo e che i 
motivi a sostegno della domanda d'asilo in esame sarebbero uguali ai 
motivi  addotti  nell'ambito della sua prima domanda inoltrata nel (...), 
motivi  giudicati  inverosimili  dall'allora  UFR  tramite  decisione  del 
13 giugno 2003.  La  ricorrente,  inoltre,  avrebbe  ammesso  che  una 
parte  delle  dichiarazioni  rese  nell'ambito  della  prima procedura  non 
corrisponderebbe al vero, in particolare per quanto riguarda il rientro in 
Bosnia nel (...), a seguito del quale sarebbero avvenuti i maltrattamenti 
dovuti  alla  sua  etnia  rom  allegati  a  sostegno  della  prima  domanda 
d'asilo.  Oltre  a  ciò,  le  dichiarazioni  dell'insorgente  circa  le  cause 
dell'espatrio da bambina sarebbero generiche ed inconsistenti  e, per 
quanto attiene alla mancanza di alloggio e di un futuro certo dopo la 
guerra,  mera  espressione  delle  difficili  condizioni  vigenti  allora  in 
Bosnia-Erzegovina. In ragione dei fatti di specie e della non entrata nel 
merito della domanda in esame, inoltre, la ricorrente sarebbe tenuta a 
pagare un emolumento conformemente all'art. 17b cpv. 4 LAsi  fissato 
–  in  applicazione dell'allora  art.  7a  cpv. 1  dell'Ordinanza  1  sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto  1999  (OAsi  1,  RS 
142.311),  corrispondente  all'attuale  art.  7c  cpv. 1  OAsi  1  –  a  CHF 
1200.-. Infine, l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente nel suo 
Paese sarebbe ammissibile, esigibile e possibile. 

5.
Nel gravame, la ricorrente fa valere che, alla luce della sua particolare 
e fragile situazione personale e familiare, delle difficili condizioni socio-
economiche vigenti in Bosnia-Erzegovina e della presenza di indizi di 
persecuzione,  l'UFM  avrebbe  dovuto  entrare  nel  merito  della  sua 
domanda (cfr. ricorso pag. 4). Ella avrebbe infatti interrotto i legami con 
il  suo  Paese  d'origine  quando  era  bambina  ed  avrebbe  vissuto 
l'adolescenza  e  la  formazione  scolastica  in  vari  Paesi  dell'Europa 
occidentale  nell'ambito  di  svariati  spostamenti  a  seguito  della  (...), 
ragione  per  cui  non  conoscerebbe  il  funzionamento  della  società 
bosniaca con i suoi usi e le sue regole sociali. Il suo essere cresciuta 
al  di  fuori  del  contesto  sociale  della  Bosnia-Erzegovina,  la  sua 
condizione di donna sola senza rete social-familiare solida su cui poter 
fare affidamento, la sua appartenenza all'etnia rom, l'assenza di una 
formazione  professionale,  come  pure  la  disastrosa  situazione  sul 

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mercato del lavoro, le relative discriminazioni nei confronti delle donne 
e  le  difficoltà,  per  i  rimpatriati,  nel  rapporto  con  le  autorità, 
renderebbero  irrealistica  la  possibilità  di  un  suo  concreto 
reinserimento  in  Bosnia-Erzegovina.  Per  tale  ragione  un  suo 
allontanamento  verso  detto  Paese  la  condannerebbe,  con  tutta 
probabilità,  a  vivere  durevolmente  ed  irrimediabilmente  in  una 
situazione di  abbandono. A ciò si  aggiungerebbero altresì  sintomi di 
malessere  e  fragilità  emotiva.  Dopo  l'ingerimento  di  pastiglie  con 
intento suicida, la ricorrente assumerebbe regolarmente tranquillanti. 
Inoltre,  le  possibilità  di  trattamento  di  problemi  psichici  in  Bosnia-
Erzegovina  sarebbero  aleatorie.  Da  quanto  esposto,  discenderebbe 
che  la  ricorrente,  in  caso  di  rinvio,  sarebbe  esposta  ad  un  pericolo 
concreto,  ragione  per  cui  l'esecuzione  dell'allontanamento  non 
sarebbe,  al  momento  attuale,  ragionevolmente  esigibile,  con  la 
conseguenza  che  alla  ricorrente  andrebbe  concessa  l'ammissione 
provvisoria.  Circa  l'emolumento  fissato  dall'autorità  inferiore,  la 
ricorrente fa notare come la sua prima domanda d'asilo sarebbe stata 
l'ennesima tappa di un lungo peregrinare dettato dalla (...) e quindi di 
certo non imputabile a lei che all'epoca dei fatti avrebbe avuto solo (...) 
anni.  Inoltre,  alcune  dichiarazioni  rese  nell'ambito  della  prima 
domanda  d'asilo  sarebbero,  come  la  ricorrente  stessa  avrebbe 
ammesso, non veritiere, bensì menzogne indotte dal condizionamento 
da parte della (...). In presenza di tali particolari circostanze, l'autorità 
di prime cure avrebbe dovuto astenersi dall'imporre il pagamento di un 
emolumento.

6.
Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  ha  sottolineato  l'assenza  di  fatti  o 
mezzi  di  prova  nuovi  nell'atto  ricorsuale  ed  ha  quindi  rinviato  ai 
considerandi  nella  decisione  impugnata  e  proposto  la  reiezione  del 
gravame.

7.
Nella  replica,  l'insorgente  ha  ribadito  l'esistenza  di  indizi  di 
persecuzione ed il rischio di essere esposta a pericoli concreti in caso 
di  rientro  in  Patria,  ragione  per  cui  l'esecuzione  dell'allontanamento 
sarebbe da considerarsi inesigibile.

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8.

8.1 Giusta l'art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d'asilo se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione. 

8.2 Dal momento in  cui  il  Consiglio federale inserisce un Paese nel 
novero  dei  Paesi  sicuri  (cosiddetti  "safe  countries"),  sussiste  di 
massima una presunzione d'assenza di persecuzioni in detto Paese. In 
altre  parole  incombe  al  richiedente  d'asilo  d'invalidare  siffatta 
presunzione per quanto attiene alla sua situazione personale. 

8.3 La nozione d'indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi 
s'intende  in  senso  lato:  comprende  non  soltanto  i  seri  pregiudizi 
previsti  dall'art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento  di  cui  all'art.  44  cpv. 2  LAsi,  imputabili  all'agire 
umano (Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 18).

8.4 Per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3). 

9.

9.1 Siccome  il  Consiglio  federale  ha  effettivamente  inserito,  in  data 
1° agosto 2003, la Bosnia-Erzegovina nel novero dei Paesi esenti da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di 
persecuzioni in detto Paese.

9.2 Il  TAF  osserva  preliminarmente  che  la  prima  procedura  d'asilo 
riguardante la ricorrente si è definitivamente conclusa con crescita in 
giudicato  della  decisione  dell'UFM  del  13  giugno  2003,  a  seguito 
dell'ordinanza di  stralcio  del  5  gennaio 2005,  e che la  ricorrente ha 
dichiarato di non essere rientrata in Patria tra la prima e la seconda 
procedura  d'asilo  avviata  in  Svizzera  (cfr.  verbale  audizione  del 
15 aprile 2005 [in seguito verbale audizione BI] pagg. 2 e 5, e verbale 
audizione  dell'11  maggio  2005  [in  seguito  verbale  audizione  BII] 
pag. 7).

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9.3 Questo Tribunale osserva altresì che la ricorrente non è riuscita, 
per  quanto  attiene  alla  sua  situazione  personale,  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli atti di causa non emergono indizi di persecuzione. In particolare, 
l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione. Le allegazioni decisive 
in materia d'asilo si esauriscono, infatti, in mere affermazioni di parte 
non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza, 
in  sostanza per  le  ragioni  indicate  nel  provvedimento  litigioso,  a cui 
può essere rimandato (art. 109 cpv. 3 LTAF in relazione all'art. 6 LAsi, 
all'art. 37 LTAF ed all'art. 4 PA). 

9.4 In  particolare,  la  ricorrente  ha dichiarato  – muovendosi  al  limite 
dell'abuso processuale – che i motivi d'asilo alla base della domanda 
in esame corrispondono a quelli fatti valere durante la prima procedura 
(cfr.  verbale  audizione  BI  pag.  5),  motivi  che  furono  allora  ritenuti 
inverosimili  dall'UFM  (cfr.  decisione  dell'UFM  del  13  giugno  2003 
pag. 3). 

9.5 Il giudizio d'inverosimiglianza circa i motivi addotti dalla ricorrente 
– che sarebbero, come già evidenziato sopra, gli stessi per la prima e 
la  seconda  domanda –  trova conferma non  solo  nella  dichiarazione 
della  ricorrente  secondo  cui  alcuni  aspetti  della  vicenda  narrata  in 
corso  di  prima  procedura  (il  rimpatrio  nel  [...]  dall'C._______  e  la 
malattia del [...]) non sarebbero veritieri (cfr. verbale audizione BI pag. 
5),  bensì  anche  nella  genericità  e  quasi  banalità  delle  allegazioni 
decisive  rese  durante  la  seconda  procedura  in  merito  alle  asserite 
persecuzioni  a  causa  della  sua  etnia  rom  ("Non  potevano  vederci,  
picchiavano gli  zingari", "Ci picchiavano", "Venivamo insultati  da altri  
abitanti  della  zona": cfr. verbali  audizione BI  pag. 5 e BII  pag. 7). Si 
rilevi  anche come l'affermazione secondo cui  ella non sarebbe stata 
mai maltrattata da nessuno (cfr. verbale audizione BII  pag. 6), sia in 
netto  contrasto  con  le  allegate  percosse  subite  personalmente 
menzionate in prima procedura (cfr. verbale audizione AII pag. 5). 

9.6 Oltre  a  presunti  maltrattamenti,  la  ricorrente  ha  invocato  altri 
motivi a sostegno della sua domanda, vale a dire l'abbandono da parte 
del  padre,  che  avrebbe  bruciato  la  loro  casa,  la  conseguente 
mancanza di un alloggio in cui abitare (cfr. verbali audizione BI pag. 5 
e  BII  pag.  7)  e  la  mancanza  di  un  futuro  a  seguito  della  guerra 

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(cfr. verbale  audizione  BII  pag.  7).  Se,  da  una  parte,  dagli  atti  non 
emerge che i problemi avuti col padre siano da imputare all'etnia rom 
della ricorrente, ragione per cui sono da considerarsi motivi di stampo 
meramente personale per i quali, peraltro, la ricorrente avrebbe potuto 
in ogni momento sollecitare un'adeguata protezione statale, dall'altra 
vi è da notare che una precaria situazione economica non costituisce, 
di per sé, un motivo rilevante ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

9.7 A ciò aggiungasi che secondo il principio della sussidiarietà della 
protezione  internazionale  rispetto  a  quella  nazionale,  chi  richiede 
l'asilo  è  tenuto  ad  esaurire  le  possibilità  offerte  nel  proprio  Paese 
contro eventuali persecuzioni, prima di sollecitare l'aiuto di un Paese 
terzo. Orbene,  da  un  lato  non traspare  dagli  atti  processuali  che  la 
ricorrente  abbia  mai  denunciato  i  fatti  alla  base  della  sua domanda 
d'asilo (maltrattamenti a causa della sua etnia rom da parte di abitanti 
del  villaggio  ed  incendio  della  casa  di  famiglia  da  parte  del  padre) 
presso le autorità del suo Paese, rispettivamente abbia cercato il loro 
aiuto,  e,  dall'altro,  non  vi  è  ragione  di  ritenere  che  le  autorità  della 
Bosnia-Erzegovina,  se  opportunamente  sollecitate,  non 
accorderebbero  alla  ricorrente  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi. 

9.8 Di  conseguenza,  in  considerazione  di  quanto  esposto,  non 
sussistono indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi.

9.9 Inoltre, non emergono dalle carte processuali neppure elementi da 
cui  desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente  in 
Bosnia-Erzegovina  possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio  1951  (Conv.,  RS  0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  Legge  federale  del 
16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20),  o  esporre  i 
ricorrenti in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari 
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle libertà fondamentali  del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105). 

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9.10 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  in  Bosnia-Erzegovina  non  vige  attualmente  una  situazione  di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale. 

9.11 Pertanto,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente 
esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi.

10.
Di  conseguenza,  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito  della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  fondamento,  non merita  tutela e la 
decisione impugnata va confermata.

11.

11.1 Nel gravame la ricorrente contesta il pagamento dell'emolumento 
di  CHF  1200.-:  la  sua  giovane  età  all'inoltro  della  prima  domanda 
d'asilo  ed il  fatto  che quest'ultima non fosse stata  frutto  di  una sua 
scelta,  bensì  imposta  dalla  madre,  rappresenterebbero  circostanze 
particolari  per le quali  l'autorità inferiore si  sarebbe dovuta astenere 
dal fissare un emolumento.

11.2 Giusta l'art. 17b cpv. 4 LAsi in collegamento con il  cpv. 1 dello 
stesso articolo di  legge, se una persona ripresenta domanda d'asilo 
dopo averla ritirata o presenta una nuova domanda d'asilo dopo che la 
procedura d'asilo e d'allontanamento nei suoi confronti è stata chiusa 
con  decisione  passata  in  giudicato,  l'Ufficio  federale  riscuote  un 
emolumento  qualora  non  entri  nel  merito  o  respinga  la  domanda, 
eccezion  fatta  se  il  richiedente  è  tornato  in  Svizzera  dallo  Stato 
d'origine  o  di  provenienza.  Tale  emolumento  è  fissato  per  legge  a 
CHF 1200.- (art. 7c cpv. 1 OAsi 1).

11.3 La decisione dell'UFM in merito alla prima domanda d'asilo della 
ricorrente  è  cresciuta  in  giudicato  in  data  5  gennaio  2005  con 
l'ordinanza di stralcio della CRA e la ricorrente non ha, stando alle sue 
dichiarazioni (cfr. consid. 9.2), fatto rientro in Patria tra la prima e la 
seconda  domanda  d'asilo.  Inoltre  e  come  esaminato  poc'anzi 
(cfr. consid. 9),  la  decisione di  non entrata nel  merito  della  seconda 
domanda  d'asilo  da  parte  dell'autorità  inferiore  è  avvenuta  a  giusto 
titolo.  Per  questi  motivi  nella  fattispecie  sono  applicabili  gli 

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artt. 17b cpv. 4 LAsi (in collegamento con il cpv. 1) e 7c cpv. 1 OAsi 1, 
con la conseguenza che l'autorità inferiore ha rettamente imposto alla 
ricorrente il pagamento di un emolumento di CHF 1200.-.

11.4 D'altronde non soccorre la ricorrente l'argomento secondo cui la 
sua  prima  domanda  d'asilo  non  potrebbe  esserle  imputata  perchè 
frutto della volontà non sua, ma della (...). Al momento dell'inoltro della 
sua seconda domanda, infatti,  la ricorrente era, come traspare dagli 
atti, ben al corrente dell'esistenza di una prima procedura d'asilo che 
la riguardasse e del suo esito negativo, e – in buona fede – non poteva 
aspettarsi  che l'esito  della  seconda domanda sarebbe stato diverso, 
rispettivamente a suo favore,  tantopiù  che per  la  seconda domanda 
ella ha rimandato esplicitamente ai motivi fatti valere in fase di prima 
procedura ed ha dichiarato di non essere tornata nel Paese d'origine 
tra la prima e la seconda domanda.

11.5 Ne discende che anche su questo punto il ricorso è respinto e la 
decisione impugnata confermata.

12.

12.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 
federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne 
ordina  l'esecuzione;  tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della 
famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi). 

12.2 Secondo la prassi, per l'esame della possibilità, dell'ammissibilità 
e  dell'esigibilità  dell'allontanamento  è  determinante  la  situazione  al 
momento della presa di decisione.

12.3 La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi  e  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1). 

12.4 L'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  per  le  ragioni 
indicate al considerando 9.9 del presente giudizio. 

12.5 Dalle  carte  processuali  non  emergono  neppure  ostacoli  dal 
profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione 
personale della ricorrente (art. 83 cpv. 4 LStr; cfr. GICRA 2003 n. 24 
consid. 5 e, per quel che concerne l'esame dell'esigibilità del rinvio di 

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persone  provenienti  dalla  Bosnia-Erzegovina,  GICRA  1999  n.  8 
pagg. 54-55). 

12.5.1 La difficoltà, per persone di etnia rom, ad esercitare i loro diritti 
fondamentali  in  Bosnia-Erzegovina  non  viene  messa  in  dubbio  da 
codesto Tribunale. Come traspare da diverse fonti,  infatti,  i rom sono 
tuttora  confrontati  con  discriminazioni  in  diversi  ambiti,  come  ad 
esempio in merito all'accesso ad un posto di lavoro, all'educazione ed 
ai servizi pubblici (cfr. European Commission / Directorate-General für 
Employment, Social Affairs and Equal Opportunities, Social Protection 
and social  inclusion in Bosnia and Herzegovina,  luglio 2008, consid. 
3.4.2  pagg.  94-95;  U.S.  Department  of  State,  2008  Human  Rights 
Report:  Bosnia  and  Herzegovina,  25  febbraio  2009,  cap.  5 
"National/Racial/Ethnic  Minorities";  Amnesty  International,  Report  
2009 –  Bosnia-Herzegovina,  cap. 5  "Internally  displaced people and 
refugees"). Tali discriminazioni,  tuttavia, non raggiungono un'intensità 
tale  da  rendere  il  rinvio  della  ricorrente  di  per  sé  inesigibile 
(cfr. Sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  del 
7 gennaio 2009 D-8236/2008 pag. 11).

Inoltre,  dagli  atti  e  a  differenza  dell'assunto  ricorsuale  (cfr.  ricorso 
pagg. 4-5), non risulta che l'esistenza della ricorrente sia, in caso di 
rientro in Bosnia-Erzegovina, messa concretamente in pericolo. Difatti, 
ella è attualmente (...) e senza famiglia a carico. Dall'inoltro della sua 
seconda  domanda  d'asilo  a  (...)  anni,  ella  ha  vissuto  la  fine 
dell'adolescenza ed i primi anni da persona adulta presso la (...) e la di 
lei  famiglia,  venendo  così  verosimilmente  in  contatto  e/o  addirittura 
vivendo in prima persona il contesto culturale del suo Paese d'origine 
con  i  suoi  usi  e  costumi.  La  ricorrente  dispone  inoltre  di  una 
formazione  scolastica  di  base,  avendo  frequentato  per  (...)  anni  la 
scuola dell'obbligo in C._______ (cfr. verbale audizione AII pagg. 3-4) 
ed (...) di scuola media in D._______ nel (...) (cfr. verbale audizione BII 
pag. 4). Nonostante dagli  atti  non risulta che disponga di esperienza 
lavorativa  vera  e  propria,  per  la  ricerca  di  un  posto  di  lavoro  la 
ricorrente potrà altresì far riferimento all'esperienza maturata, seppur 
in ambito privato, nell'accudire i (...) figli della (...), e, soprattutto, alle 
sue notevoli conoscenze linguistiche acquisite durante i suoi soggiorni 
in  paesi  europei: stando alle  sue dichiarazioni,  infatti,  ella  – oltre  al 
(...),  sua  lingua  madre  –  dispone  di  conoscenze  buone  dell'(...)  ed 
abbastanza buone del (...) ed (...) e di nozioni passive della lingua (...) 
(cfr. verbale audizione BI pag. 3), ed utilizza con disinvoltura la lingua 

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(...)  (cfr. ricorso  pag. 5).  Oltre  a  ciò  e  in  merito  ad  una  rete  social-
familiare  su  cui  poter  fare  riferimento,  va  rilevato  che  in  Bosnia-
Erzegovina vivono la (...) con (...) figli  (cfr. verbale audizione AI pag. 
2), o – a seconda della versione resa – la (...) (cfr. verbale audizione 
BI pag. 3), rispettivamente le (...) (cfr. verbale audizione BII pag. 4). La 
ricorrente,  in  altre  parole  e  contrariamente  a  quanto  preteso  nel 
gravame  (cfr.  ricorso  pag.  5),  al  suo  rimpatrio  potrà  contare  sul 
sostegno non solo affettivo dei familiari menzionati, tantopiù che dagli 
atti  non risulta che ella abbia troncato ogni  rapporto con le persone 
menzionate.  Alla  luce  di  tali  elementi  codesto  Tribunale  può  senza 
dubbio ammettere che la ricorrente, nonostante abbia trascorso la fine 
della  sua infanzia  e  l'adolescenza al  seguito  della  (...)  all'infuori  dei 
confini  del  suo  Paese  d'origine  e  possa  essere  confrontata,  in  un 
primo  momento,  con  difficoltà  di  reinserimento,  dispone  di  risorse 
sufficienti  per  affrontare  in  loco  i  normali  problemi  quotidiani  e  per 
intraprendere  le  ricerche  di  un  posto  di  lavoro  che  le  permetta  di 
sovvenire  ai  suoi  bisogni  ed  assicurarle  il  minimo  vitale. In  caso  di 
bisogno,  inoltre,  ella  potrà  beneficiare  dell'aiuto  finanziario  da  parte 
delle (...)  stabilitesi  in  E._______ (due [...]  in  C._______ [cfr. verbali 
audizione BI pag. 3 e BII pag. 4] ed una [...] in F._______ [cfr. verbale 
audizione  BII  pag.  4  e  ricorso  pagg. 2  e  4])  e  richiedere  altresì  un 
adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

Oltretutto, va rilevato che per l'esame del carattere esigibile del rinvio 
non  è  rilevante  in  primo  luogo  a  quanto  la  persona  interessata 
dovrebbe  rinunciare  in  caso  di  partenza  dalla  Svizzera,  bensì 
principalmente come si presentano la situazione nel Paese del rinvio e 
le concrete possibilità di un adeguato reinserimento (cfr. Sentenza del 
Tribunale  amministrativo  federale  del  20  maggio 2009  D-4134/2006 
consid.  6.3  pag.  10). In  tale  ottica,  il  fatto  che  la  ricorrente  abbia 
vissuto  quasi  quattro  anni  e  mezzo  con  la  (...)  e  la  famiglia  di 
quest'ultima  in  F._______,  accudendone  i  bimbi  ed  imparando  la 
lingua  (...),  e  speri  di  poter  continuare  tale  vita,  non  rappresenta  il 
criterio  determinante  per  l'apprezzamento  dell'esigibilità  del  rinvio. 
Questo  anche  alla  luce  del  fatto  che  –  sebbene  il  ritorno  della 
ricorrente in Bosnia-Erzegovina comporti certamente uno determinato 
sforzo – il  sacrificio  richiestole non risulta  essere irragionevole: ella, 
infatti, ha trascorso in Svizzera un periodo relativamente corto di poco 
più di quattro anni, non ha mai svolto un'attività lavorativa remunerata 
ed ha sempre vissuto presso la (...) e quindi nel contesto culturale del 

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suo Paese d'origine, ragione per cui non si è nemmeno in presenza, in 
caso di partenza dalla Svizzera, di un vero e proprio sradicamento. 

12.5.2 Si noti anche che la ricorrente è maggiorenne, ragione per cui 
un suo rinvio è esigibile anche nel caso in cui, come nella fattispecie, 
una parte della sua famiglia (segnatamente la madre, v. N 443 376) 
soggiorni attualmente in Svizzera nell'ambito di una procedura d'asilo 
pendente.

12.5.3 Infine, la ricorrente non ha preteso nel gravame di  soffrire  di 
gravi  problemi  di  salute che possano giustificare la  sua ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  sua  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici. Infatti, per quanto attiene ai 
problemi psichici allegati, va rilevato che essi, non avendo la ricorrente 
prodotto un certificato medico attuale, nonostante sia stata sollecitata 
a farlo tramite decisione incidentale del 25 giugno 2009, sono – come 
comminato  in  tale  decisione  –  da  ritenere  risolti  e  pertanto  non 
necessitanti di cure mediche. 

12.5.4 In siffatte circostanze e a seguito di una ponderazione di tutti 
gli  elementi  del  caso di  specie, questo Tribunale reputa l'esecuzione 
dell'allontanamento di A._______ come ragionevolmente esigibile.

12.6 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr). 
L'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi). 
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

13.
Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata. 

14.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al TAF del 21 febbraio 
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso  è  respinto e  la  decisione  impugnata  confermata 
integralmente.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF 600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.

3.
Comunicazione a: 

- rappresentante della ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia;  n. di  rif. [...]; allegato: incarto 

UFM)
- G._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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