# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a39a383-a45a-5bde-aca0-0b50cc1f62ee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.02.2025 A-5058/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5058-2023_2025-02-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5058/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 1  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot, presidente del 

collegio,  

Maurizio Greppi, 

Stephan Metzger, 

cancelliere Demis Mirarchi.  
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

(…),   

patrocinato dall’avv. Giovanni Molo, COLLEGAL Studio 

legale e notarile,  

Via G.B. Pioda 5, casella postale 1215, 6901 Lugano,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Comando Istruzione (Cdo Istr),  

Personale dell’esercito, Rodtmattstrasse 110, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Decisione di non reclutamento. 

 

 

 

A-5058/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’11 gennaio 2023, l’Untergruppe Personelles der Armee ha consultato il 

casellario giudiziale di A._______, nato il (…), in vista del suo prossimo 

reclutamento. L’estratto summenzionato segnala la condanna del 

prenominato, il 21 novembre 2022, a una pena pecuniaria di 180 aliquote 

giornaliere con sospensione condizionale dell’esecuzione per due anni. 

L’Untergruppe Personelles der Armee si è fatto trasmettere dal Ministero 

pubblico del Canton Ticino il relativo decreto di accusa del  

21 novembre 2022. 

B.  

B.a  

Con lettera del 17 febbraio 2023, il Comando Istruzione – personale 

dell’esercito (qui di seguito Cdo Istr) ha informato A._______ che non 

aveva intenzione di reclutarlo, concedendogli il diritto di essere sentito.  

B.b A._______ ha preso posizione con lettera del 20 marzo 2023, 

chiedendo di potere essere reclutato. 

B.c Il 16 agosto 2023 il Cdo Istr ha pronunciato il non reclutamento di 

A._______ a causa della sua condanna del 21 novembre 2022 per crimine 

o delitto. 

C.  

Il 18 settembre 2023, A._______ (di seguito: ricorrente) ha interposto 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o 

Tribunale) contro succitata decisione del Cdo Istr (di seguito: autorità 

inferiore). Lamentando violazioni del diritto di essere sentito nonché la 

sproporzionalità dell’atto impugnato, conclude all’accoglimento del ricorso 

e all’annullamento della decisione impugnata. Il tutto con protestate tasse, 

spese e ripetibili. 

D.  

Con osservazioni del 7 novembre 2023, l’autorità inferiore si è riconfermata 

nella sua decisione, concludendo al respingimento del ricorso. 

E.  

Con osservazioni finali del 15 gennaio 2024, il ricorrente si è, anch’egli, 

riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali. 

 

A-5058/2023 

Pagina 3 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all’art. 33 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul  

Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni 

di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso è 

retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).  

1.2 Il Cdo Istr è un’unità dell’Amministrazione federale ai sensi dell’art. 33 

lett. d LTAF (applicabile in riferimento all’art. 130 cpv. 1 della Legge federale 

del 3 febbraio 1995 sull’esercito e l’amministrazione militare [LM;  

RS 510.10]), subordinata al Gruppo Difesa, che è un’unità del Dipartimento 

federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport 

(DDPS; cfr. allegato 1/B/IV cap. 1.4.5 dell’Ordinanza del 25 novembre 1998 

sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione [OLOGA,  

RS 172.010.1]). Le decisioni non pecuniarie del Cdo Istr, in particolare 

quelle relative al non reclutamento a causa di una condanna penale  

(cfr. art. 21 LM), sono soggette a ricorso dinanzi al TAF (cfr. art. 40 cpv. 1 

LM). Questo è il caso della decisione contestata, che soddisfa anche le 

condizioni dell’art. 5 cpv. 1 PA e non rientra nell’ambito di esclusione  

dell’art. 32 LTAF. 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione impugnata e avendo egli un interesse a che la 

stessa venga qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto 

tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di 

forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

Il ricorso verrà quindi esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA), nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA). 

2.2 L’autorità adita non è vincolata né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. sentenza del TF 1C_108/2014, 

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1C_110/2014 del 23 settembre 2014 consid. 7.4; DTAF 2007/41 consid. 2 

[pagg. 529 e seg.]). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(Rügeprinzip) l’autorità di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure non 

sufficientemente sostanziate che non appaiono evidenti o non possono 

dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei fatti  

(cfr. sentenza del TAF A-5225/2018 del 7 maggio 2019 consid. 2). Il 

principio inquisitorio non è assoluto: la sua portata è limitata dal dovere 

delle parti di collaborare. Quest’ultimo comprende per la parte l’obbligo di 

produrre le prove necessarie, d’informare il giudice sulla fattispecie e di 

motivare la propria richiesta (cfr. art. 13 PA; DTF 143 II 425 consid. 5.1; 

140 I 285 consid. 6.3.1). 

2.3 Il Tribunale esercita il suo potere di apprezzamento con maggiore 

prudenza quando l’autorità inferiore, a sua volta, gode di un ampio potere 

di apprezzamento. Questo dipende dalla natura della fattispecie, 

segnatamente quando l’applicazione della legge riguarda problemi per cui 

sono richieste competenze specialistiche di cui l’autorità dispone. Il  

Cdo Istr rientra in questa categoria (cfr. sentenza del TAF  

A-962/2021 del 26 gennaio 2022 consid. 4.3.1 con ulteriori riferimenti). 

3.  

Il ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentito in quanto 

l’autorità inferiore non ha dato seguito alla sua richiesta di procedere ad 

un’audizione per comprendere meglio la situazione concreta e il suo forte 

interesse per l’attività dell’esercito. La decisione difetterebbe inoltre di una 

motivazione sufficiente, nella misura in cui essa non fornirebbe alcuna 

spiegazione pertinente sui motivi per i quali il provvedimento potrebbe 

tutelare lo stesso ricorrente, adducendo unicamente che il ricorrente 

“potrebbe non essere al riparo dalle ostilità dei camerati poco comprensivi”. 

La motivazione sarebbe inoltre superflua, poiché l’autorità di prime cure 

non avrebbe giustificato a sufficienza i motivi per i quali un eventuale 

differimento non andrebbe preso in considerazione, limitandosi ad 

affermare che non vi sarebbe una base legale per tale azione e che 

sarebbe “riprovevole” privilegiare il ricorrente “rispetto ad altri militari che 

presentano circostanze personali particolari”. 

 

3.1 Il diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione 

federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101) – concretizzato 

dalla PA nelle cause di diritto pubblico federale – , garantisce all’interessato 

il diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione nei suoi confronti 

(cfr. art. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 

PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul 

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giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di 

potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in cui esse possano 

influire sulla decisione (cfr. art. 18 e 29 PA), nonché di ottenere una 

decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 140 I 99 

consid. 3.4). 

 

I gravami di natura formale come la violazione del diritto di essere sentito 

vanno esaminati prima di ogni censura materiale dato che una loro 

ammissione porterebbe ad una cassazione della decisione impugnata  

(cfr. DTF 143 IV 380 consid. 1.4.1; tra le tante la sentenza del TAF  

A-3899/2022 del 31 agosto 2023 consid. 3). 

 

3.2 L’obbligo di motivazione (art. 35 PA) è un corollario del diritto di essere 

sentito. Detta prerogativa è finalizzata a permettere alla persona 

interessata di comprendere una decisione ed eventualmente di 

impugnarla. Per adempiere a queste esigenze occorre che l’autorità 

inferiore menzioni almeno i motivi essenziali sui quali ha fondato la sua 

decisione (cfr. DTF 146 II 335 consid. 5.1). 

 

3.2.1 L’atto impugnato espone su sette pagine le basi legali, la prassi 

dell’autorità di prima istanza rispetto a predette basi legali, l’interesse 

pubblico da tutelare ed esamina anche la proporzionalità del 

provvedimento adottato. In questo contesto, l’autorità ha menzionato vari 

criteri che vengono presi in considerazione, quali la possibile messa in 

pericolo di altri militari, la liceità della comunità imposta per gli altri militari, 

l’immagine dell’esercito e la protezione dell’interessato stesso. Su questo 

punto, la decisione impugnata menziona in effetti che durante il servizio il 

ricorrente potrebbe “non essere al riparo dalle ostilità di camerati poco 

comprensivi” (cfr. decisione impugnata, pag. 6). Se è vero che la questione 

della protezione dell’interessato stesso non viene motivata ma soltanto 

menzionata, è perché l’autorità di prima istanza non ha per niente fondato 

la decisione su questo criterio, che risulta essere uno fra in tanti presi in 

considerazione dall’autorità (cfr. pag. 7 dell’atto impugnato, in cui vengono 

menzionati – sicuramente per volontà di esaustività – i criteri presi in 

considerazione in casi come quello del ricorrente). 

 

Dato che la decisione non poggia per niente su predetto criterio (cfr. infra 

consid. 5.1.2 segg.), non era necessario motivare questo punto in 

particolare.  

 

Lo scrivente Tribunale non ravvisa alcuna violazione del diritto di essere 

sentito in riferimento a quanto precede. 

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3.2.2 Il ricorrente ravvisa pure una motivazione “superflua” nel fatto che 

l’autorità di prima istanza ha indicato – a proposito della richiesta di 

differimento del ricorrente – che non vi sarebbe base legale che lo consenta 

e che un differimento cagionerebbe un trattamento differenziato del 

ricorrente rispetto ad altri che presentano circostanze personali particolari.  

Lo scrivente Tribunale non ravvisa il motivo per cui predetta motivazione 

sarebbe “superflua” né tantomeno che l’autorità non abbia risposto a 

questa sua richiesta. Sapere se predetta risposta sia conforme alla legge 

è una questione di merito che verrà esaminata qui di seguito. 

 

3.2.3 Per quanto riguarda la motivazione della decisione nella sua 

integralità, visto quanto precede sul contenuto della decisione impugnata 

(cfr. supra consid. 3.2.1), si constata che i motivi sono esposti a sufficienza, 

l’argomentazione è comprensibile ed il ricorrente ha potuto impugnarla con 

piena cognizione di causa. 

 

3.3 Il ricorrente ravvisa anche una violazione del suo diritto di essere 

sentito in quanto l’autorità non ha dato seguito alla sua domanda di poter 

essere sentito nel contesto di un colloquio individuale prima 

dell’emanazione della decisione. 

 

3.3.1 Di giurisprudenza constante, il diritto di essere sentito prima che 

venga emanata una decisione ai sensi dell’art. 30 PA non comporta un 

diritto di essere sentito oralmente (cfr. DTF 134 I 140 consid. 5.3; sentenza 

del TAF A-4979/2022 del 12 luglio 2023 consid. 4.2.2 con ulteriori 

riferimenti). Di conseguenza è adempiuto a questo dovere quando la parte 

ha avuto occasione di esprimersi per iscritto come nella presente 

fattispecie dove l’autorità ha anche concesso una proroga del termine al 

ricorrente per prendere posizione sulla lettera del 17 febbraio 2023. 

 

3.3.2 Per quanto attiene all’audizione come mezzo di prova (e per quanto 

predetta audizione sia stata addirittura esigibile, il ricorrente essendo una 

parte e non un testimone, cfr. art. 14 PA), quando l’autorità reputa come 

chiare le circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano consentito 

di formarsi una propria convinzione, essa emana la propria decisione. In 

tale ipotesi, se procedendo in modo non arbitrario ad un apprezzamento 

anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potrebbero 

condurla a modificare la sua opinione, l’autorità può porre un termine 

all’istruzione (cfr. DTF 142 IV 49 consid. 2.1.3 con rinvii; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-4700/2020 del 28 febbraio 2023 consid. 4.2.4; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem 

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Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 3.144, pag. 241). Tale modo di 

procedere non è contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e alle norme di procedura previste dalla PA (cfr. DTF 144 II 427 

consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-834/2023 del 21 giugno 2023 consid. 3.3.1 con rinvii). 

 

Su questo punto occorre considerare che, dall’incarto, si evince che il 

ricorrente ha avuto possibilità di esprimersi prima dell’emanazione della 

decisione querelata, proporre mezzi di prova e contestare i fatti invocati o 

apportare ogni elemento che lui giudicava opportuno, tanto più se si 

considera che la lettera del 17 febbraio 2023 menzionava già allora i motivi 

essenziali per i quali l’autorità di prima istanza metteva in questione il 

reclutamento del ricorrente. L’autorità ha in effetti considerato la condanna 

del ricorrente, la presa di posizione del ricorrente e giudicato di avere 

abbastanza elementi a disposizione. 

Di conseguenza, non si può certamente considerare che l’autorità di prime 

cure abbia violato il diritto di essere sentito del ricorrente scartando mezzi 

di prova. 

 

3.4 In sunto, il Tribunale non ravvisa alcuna violazione del diritto di essere 

sentito. Il provvedimento emanato dall’autorità inferiore va dunque, dal 

profilo formale, tutelato.  

 

4.  

Occorre ora esaminare le censure materiali sollevate. In questo ambito, il 

Tribunale inizierà con la descrizione del quadro legale e giurisprudenziale. 

 

4.1 Ogni cittadino Svizzero è soggetto all’obbligo di prestare servizio 

militare (cfr. art. 59 cpv. 1 Cost.; art. 2 cpv. 1 LM). Si tratta di un obbligo e 

non di un diritto del cittadino (cfr. sentenza del TAF A-536/2022 del  

26 ottobre 2022 consid. 5.1 e riferimenti citati). 

4.2 Ai sensi dell’art. 21 cpv. 1 lett. a LM le persone soggette all’obbligo di 

leva non sono reclutate se risultano intollerabili per l’esercito perché sono 

state condannate con sentenza passata in giudicato per un crimine o un 

delitto (cifra 1).  

Giusta l’art. 32 cpv. 2 dell’Ordinanza concernente l’obbligo di prestare 

servizio militare (OOPSM, RS 512.21), che concretizza la sopracitata 

disposizione, nella sua valutazione il Cdo Istr considera il reato e la 

reputazione della persona interessata (lett. a), i diritti di terzi (lett. b), la 

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liceità di imporre ad altri militari di prestare servizio con la persona 

interessata (lett. c) e l’immagine dell’esercito nell’opinione pubblica (lett. d). 

Questi criteri non devono essere soddisfatti in maniera cumulativa, ma 

sono piuttosto degli indicatori, il cui peso può variare in funzione della 

situazione concreta (cfr. sentenza del TAF A-7245/2018 del 13 settembre 

2019 consid. 3.3 con ulteriori riferimenti). 

Le persone di cui alla lett. a dell’art. 21 cpv. 1 LM possono, su loro 

domanda, essere ammesse al reclutamento se sussiste una necessità per 

l’esercito e se hanno superato con successo il periodo di prova in caso di 

sospensione condizionale o sospensione condizionale parziale della pena 

oppure in caso di liberazione condizionale dall’esecuzione della pena  

(cfr. art. 21 cpv. 2 lett. a LM). Questa condizione deve essere, 

evidentemente, soddisfatta al momento della decisione sul reclutamento. 

Inoltre e di transenna, il legislatore ha anche previsto che una persona che 

commette un delitto o un crimine dopo essere stata reclutata incorre in 

un’esclusione dall’esercito (cfr. art. 22 LM) o in un degradamento  

(cfr. art. 22a LM). Si evince da quanto precede che il legislatore non vuole, 

in linea di massima, che persone che hanno commesso un delitto o un 

crimine facciano ancora parte dell’esercito. 

4.3 La nozione di intollerabilità è indeterminata e soggetta pertanto a 

interpretazione. L’autorità inferiore gode in questo di un ampio margine di 

apprezzamento (cfr. supra consid. 2.3, nonché BENJAMIN SCHINDLER, in: 

Auer/Müller/Schindler (ed.), Kommentar zum Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren, 2019, art. 49 n. marg. 9 segg.). In base alla sua 

prassi, in presenza di persone che hanno commesso un delitto o un 

crimine,  confermata in numerose occasioni dalla giurisprudenza, l’autorità 

inferiore considera che in caso di pene detentive superiori o uguali a 6 mesi 

o di pene pecuniarie superiori o uguali a 180 aliquote giornaliere (con la 

condizionale, con la condizionale parziale e senza la condizionale), la 

persona assoggettata non viene di principio reclutata (cfr. sentenza del TAF  

A-5738/2022 del 10 novembre 2023 consid. 4.3.2, A-1104/2013  

dell’8 luglio 2013, entrambe con ulteriori riferimenti). Per delle eccezioni a 

predetto principio e affinché la presenza di un coscritto non sia considerata 

intollerabile per l’esercito, nonostante la condanna a una pena elevata, 

devono sussistere circostanze particolari. In generale, la persona sarà 

considerata incompatibile a causa della gravità del reato; di conseguenza, 

la classificazione come incompatibile non dipende in modo decisivo dalla 

reputazione militare o professionale della persona (cfr. sentenza del TAF 

A-3202/2023 del 5 agosto 2024 consid. 3.3.2 con rinvii). 

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5.  

Dal profilo materiale, il ricorrente è innanzitutto dell’avviso che l’autorità di 

prime cure non avrebbe considerato che la pena è stata sospesa 

condizionalmente, elemento questo sancito dall’autorità penale e che 

andrebbe a sostegno della convinzione secondo la quale non vi sarebbero 

stati sufficienti timori che il qui ricorrente avrebbe commesso ulteriori atti 

punibili. In senso lato, nel suo memoriale ricorsuale, il ricorrente mette in 

avanti il suo sentimento di pentimento e le sue qualità, tra cui, a titolo 

esemplificativo, gli elogi ricevuti da compagni e organizzatori dei corsi 

presso lo stand di tiro da lui frequentato. Praticando il tiro sportivo ormai da 

diversi anni, l’insorgente possiederebbe le qualità, come l’affidabilità e la 

coscienziosità, ricercate nei membri che compongono l’esercito. Secondo 

il ricorrente, il provvedimento sarebbe incompatibile con il principio di 

proporzionalità, nella misura in cui la decisione dell’autorità di prime cure 

influenzerebbe il suo futuro professionale, visto che egli non escluderebbe 

di intraprendere una carriera nei ranghi delle forze armate svizzere. Non vi 

sarebbe inoltre motivo di considerare che la condanna del ricorrente possa 

intaccare l’immagine e la reputazione dell’esercito, visto che la misura è 

stata sospesa condizionalmente, non essendo egli stato giudicato incline a 

commettere ulteriori atti punibili. Andrebbe ancora osservato che l’effettivo 

inizio del servizio militare sarebbe in concomitanza con la fine del periodo 

di sospensione della condanna e che, quest’ultima, non sarebbe più visibile 

nell’estratto del casellario giudiziale. Infine, l’autorità avrebbe anche potuto 

posticipare il reclutamento, visto che il periodo di sospensione della pena 

sarebbe scaduto al momento della decisione. 

5.1 Per quanto attiene ai gravami relativi alla circostanza per cui la pena è 

stata sospesa condizionalmente, alla buona reputazione e al pentimento 

del ricorrente per gli atti commessi, egli invoca una violazione della legge 

nonché un apprezzamento incompleto dei fatti. In altri termini, la condizione 

dell’intollerabilità non sarebbe adempiuta visto che le autorità penali gli 

hanno comunque concesso la fiducia che non avrebbe più commesso reati, 

accordandogli la sospensione della pena. Questi elementi sarebbero 

inoltre rafforzati dalla sua buona reputazione e dal suo pentimento per gli 

atti commessi. 

 

5.1.1 Innanzitutto, occorre ribadire che, in linea di massima, le autorità 

amministrative non sono legate dall’apprezzamento delle autorità penali 

(cfr. DTF 136 II 447 consid. 3.1). Più precisamente, l’autorità amministrativa 

non è vincolata dalla valutazione dell’autorità penale per quanto riguarda 

l’apprezzamento dei fatti, a meno che la qualificazione giuridica non 

dipenda fortemente da un apprezzamento più affine al tribunale penale, ad 

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esempio perché l’imputato è stato interrogato personalmente. Tuttavia, 

l’autorità amministrativa deve anche osservare l’uniformità del diritto nella 

sua valutazione giuridica ed evitare, per quanto possibile, giudizi 

contraddittori (cfr. sentenza del TF 1C_536/2022 del 25 luglio 2023  

consid. 3.2 con rinvii). 

Nella presente fattispecie, inoltre, lo scopo della legislazione penale non è 

lo stesso di quello dell’art. 21 LM: se da un lato la sospensione 

dell’esecuzione della pena è volta a prevenire ogni recidiva e a consentire 

alle autorità di applicare la legislazione penale in modo proporzionato, 

infliggendo con la condizionale – e per quanto i presupposti siano 

adempiuti – un ammonimento al condannato per la prima volta 

(prevenzione speciale, cfr. ad esempio sentenza del TF 6B_1175/2021 del 

23 maggio 2022 consid. 1.1), il non reclutamento poggia sull’interesse 

pubblico dell’esercito a proteggere la buona realizzazione dei compiti a lui 

attribuiti, a tutelare gli altri soldati e l’immagine dell’esercito (cfr. supra 

consid. 4.2). La valutazione di questi punti poggia sulle informazioni a 

disposizione – al momento del reclutamento – sulla persona da reclutare 

in maniera da poter fare una prognosi. Il legislatore stesso ha statuito che 

in presenza di condanna per un delitto o un crimine, una persona non è più 

tollerabile per l’esercito.  

5.1.2 L’autorità ha fatto uso del suo margine d’apprezzamento, fissando un 

limite di pena oltre al quale una persona non sarà reclutata; questo limite è 

di 6 mesi di detenzione o 180 aliquote di pena pecuniaria, con o senza 

sospensione della pena (cfr. supra consid. 4.3). Questa prassi – già 

confermata tante volte dallo scrivente Tribunale (cfr. supra consid. 4.3 e 

riferimenti citati) – consente all’autorità di evitare di dovere considerare in 

dettaglio l’infrazione commessa e la reputazione quale criterio definito 

all’art. 32 cpv. 2 let. a OOPSM. Predetto modo di procedere garantisce un 

approccio egualitario. In altri termini, una pena superiore a sei mesi di 

detenzione o 180 aliquote di pena pecuniaria implica che il reato è 

considerato grave e la reputazione della persona già intaccata.  

5.1.3 La circostanza per cui non è stata presa in considerazione la 

sospensione della pena di cui sopra è dovuta all’indipendenza 

nell’apprezzamento dei fatti dalle varie autorità ma anche agli scopi 

divergenti del diritto penale e del diritto militare. L’elemento della 

sospensione condizionale della pena è stato previsto dal legislatore come 

aspetto che può condurre all’ammissibilità del reclutamento, per quanto, 

però, le altre condizioni siano adempiute (cfr. art. 21 cpv. 2 lett. a LM;  

cfr. supra consid. 4.2). Nel caso di specie, tuttavia, la decisione è stata 

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emessa quando il periodo di prova non era ancora scaduto (cfr. infra 

consid. 5.1.4), motivo questo che rende inapplicabile questa disposizione 

al caso in esame. Inoltre, nei fatti, è comunque molto raro che una persona 

in età di essere reclutata sia già stata condannata a delle pene senza 

condizionale.   

5.1.4 Il 21 novembre 2022, il Procuratore pubblico del Canton Ticino ha 

emanato nei confronti del ricorrente und decreto di accusa, ritenendolo 

colpevole, tra il 14 dicembre 2021 ed il 28 aprile 2022, di tentato 

favoreggiamento (art. 305 CPS), ripetute gravi infrazioni alle norme della 

circolazione stradale (cfr. art. 90 cpv. 2 della legge federale del 19 dicembre 

1958 sulla circolazione stradale [LCStr, RS 741.01]), stato difettoso dei 

veicoli e guida senza autorizzazione. Egli ha altresì proposto una pena 

pecuniaria di 180 aliquote giornaliere con sospensione condizionale 

dell’esecuzione per due anni. Non essendo stata interposta opposizione, il 

decreto di accusa è divenuto sentenza passata in giudicato in data  

21 novembre 2022 come attestato dall’estratto del casellario giudiziale. Il 

periodo di prova scadeva quindi nel novembre del 2024 ossia più di un 

anno dopo rispetto alla decisione impugnata.  

Lo scrivente Tribunale non è legato dalle considerazioni e 

dall’apprezzamento dei fatti espressi dall’autorità di condanna penale  

(cfr. supra consid. 5.1.1 e riferimenti citati). Non si tratta in questa sede di 

riesaminare le circostanze delle infrazioni commesse né la pena alla quale 

è stato condannato il ricorrente. Si può comunque, dai fatti considerati e 

non contestati dal ricorrente, considerare che egli ha commesso, in un 

lasso di tempo assai corto (4 mesi da dicembre 2021 ad aprile 2022), 4 

superamenti importanti (45, 45, 46 e 39 km/h) della velocità massima di  

50 km/h. Per giunta, in aprile 2022, ha tentato di convincere una sua 

conoscente di dichiarare alla polizia che ella avrebbe preso senza 

autorizzazione la motocicletta – priva della licenza di circolazione – di un 

terzo a modo che quest’ultimo (che guidava predetta motocicletta) non 

avrebbe avuto problemi con le autorità. 

È un dato di fatto che, con l’introduzione di “Via sicura” (cfr. Messaggio del 

14 dicembre 2010 concernente Via sicura, programma d’intervento della 

Confederazione volto ad aumentare la sicurezza stradale [FF 2010 7455]), 

ossia la serie di modifiche legislative che hanno indurito in maniera 

importante le pene per infrazioni alla LCStr, le conseguenze per gli eccessi 

di velocità, vista la commutazione in delitti, sono più gravi e si ripercuotono 

anche in altri aspetti al di fuori di quello puramente legato al diritto penale 

ed alla circolazione stradale. Cionondimeno, il ricorrente ha commesso i 

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Pagina 12 

suoi eccessi in località, luoghi dove il rischio d’incidente è più elevato. Con 

questo comportamento il ricorrente ha dimostrato poco riguardo per la 

sicurezza altrui e per la sua stessa integrità. Siffatto spericolato 

comportamento è incompatibile con i compiti e la vita militare. Inoltre, il 

tentato favoreggiamento (anche se il tentativo era volto a preservare un 

suo amico) dimostra un tratto di carattere poco responsabile ed affidabile. 

Ora, per qualcuno che vorrebbe intraprendere una carriera militare come 

lo pretende il ricorrente – ed anche considerando la sua giovane età –, uno 

scarso senso delle responsabilità ed una mancanza di affidabilità non sono 

per niente compatibili con la posizione di chi vorrebbe fare una carriera 

nell’esercito.  

Di conseguenza, anche se il ricorrente afferma di essersi pentito, sulla 

base dei criteri di valutazione previsti dall’art. 32 cpv. 2 OOPSM (cfr. supra 

consid. 4.2), il Tribunale constata che, dagli atti commessi dal ricorrente 

non emerge un’immagine di particolare affidabilità e coscienziosità, come 

egli vuole trasmettere con memoriale ricorsuale. 

Quand’anche più schematizzato, l’apprezzamento dei fatti eseguito 

dall’autorità di prima istanza non è, nella presente fattispecie, errato. 

Di conseguenza, il ricorso, su questo punto, va respinto. 

5.2 Il ricorrente, nel suo gravame e nelle osservazioni finali, ventila, in 

relazione al diritto di essere sentito, l’alternativa di un differimento che 

l’autorità non avrebbe preso in considerazione. Sapere se l’autorità non ha 

fatto uso di una possibilità che la legge le conferiva è innanzitutto, nella 

presente fattispecie, legata all’applicazione della legge. 

Nel suo memoriale, il ricorrente fa valere che, ad ogni modo, un 

differimento dell’entrata in servizio avrebbe per effetto che, entro quel 

momento, il ricorrente avrebbe superato con successo il periodo di 

sospensione dell’esecuzione della pena e che, quindi, la condanna non 

sarebbe più presente nel casellario giudiziale, andando così a confermare 

che egli non costituirebbe un pericolo per la reputazione e la credibilità 

dell’esercito.  

Occorre sottolineare che la decisione querelata ha per oggetto il 

reclutamento al senso dell’art. 21 LM e non l’entrata in servizio. Di 

conseguenza la questione dell’entrata in servizio (regolata dagli art. 144 

segg. LM e 83 segg. OOPSM e non dai disposti che regolano il 

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Pagina 13 

reclutamento) non è pertinente. Ad ogni modo, il ricorrente non ne ha mai 

fatto richiesta ai sensi della legge. 

6.  

6.1 Il ricorrente sostiene infine che il provvedimento sia incompatibile con 

il principio di proporzionalità. Ricordando che il reclutamento non è un 

diritto (cfr. supra consid. 4.1), occorre considerare quanto segue. 

Secondo predetto principio − sancito dall’art. 5 cpv. 2 Cost. − è suddiviso 

in tre gradini di analisi. Innanzitutto una misura deve essere idonea a 

realizzare l’interesse pubblico perseguito. Un provvedimento deve in 

secondo luogo essere necessario. Deve, in altri termini, sempre prevalere 

l’alternativa più mite che persegue però con la stessa efficacia il medesimo 

scopo. Occorre infine verificare che la misura sia proporzionata rispetto allo 

scopo o, in altre parole, che essa sia ragionevolmente esigibile (cfr. tra le 

altre DTF 140 II 194 consid. 5.8.2; sentenza del TAF A-5126/2021 del  

27 aprile 2023 consid. 6.2). Queste condizioni devono essere soddisfatte 

in maniera cumulativa. 

6.2 Il ricorrente sostiene che nella misura in cui la pena è stata sospesa, 

un suo reclutamento non metterebbe in pericolo l’interesse pubblico legato 

ai compiti ed all’immagine nonché la credibilità dell’esercito. Su questo 

punto, lo scrivente Tribunale si è già pronunciato e si rimanda ai  

consid. 5.1.1 segg. di cui sopra; in sunto, nella fattispecie, il tipo d’infrazioni 

commesse nonché i tratti di personalità che esse lasciano trasparire non 

sono compatibili con predetti compiti e relativamente a questo punto, la 

buona reputazione del ricorrente nell’ambito della società di tiro nella quale 

esercita, non è sufficiente a considerare che il comportamento spericolato 

e irresponsabile dimostrato verrebbe in una certa maniera cancellato. La 

buona condotta di una persona nell’ambito di un’attività che le piace non 

basta ad adempiere ai tratti di carattere necessari per affrontare la realtà 

della vita in servizio, visto che non tutti compiti destano lo stesso 

entusiasmo. È dunque pacifico che il provvedimento dell’autorità inferiore, 

ovvero il non reclutamento, è idoneo a tutelare gli interessi pubblici elencati 

all’art. 32 cpv. 2 OOPSM, ivi incluso quello relativo alla reputazione 

dell’esercito. 

6.3 In merito alla seconda condizione, quella della necessità, il ricorrente 

fa valere che sarebbe stato possibile differire il reclutamento o che, in ogni 

caso, il periodo di sospensione della pena sarebbe già scaduto al momento 

della sua entrata effettiva in servizio. Con predetti disposti legali, il 

legislatore non ha soltanto voluto che le persone che hanno commesso 

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delitti o crimini non entrino in servizio, ma ha anche voluto che non vengano 

reclutate o, per quanto i reati vengano commessi dopo il reclutamento, 

escluse dall’esercito (cfr. supra consid. 4.2).  

Per quanto concerne il differimento del reclutamento, il Tribunale ha già 

considerato questo argomento dal punto di vista dei presupposti necessari 

all’applicazione della legge. Non s’intravede come l’autorità di prima 

istanza dovrebbe applicare una disposizione legale quando il ricorrente 

non ha depositato una richiesta corrispondente ai sensi della legge  

(cfr. supra consid. 5.2). Inoltre, quand’anche il tempo sia ormai trascorso 

tenendo anche conto della presente procedura di ricorso, lo scrivente 

Tribunale giudica della conformità alla legge degli atti impugnati in base ai 

fatti ed al diritto applicabile al momento di predetto atto (cfr. DTF 140 V 136 

consid. 4.2.1 con riferimenti citati). 

Di conseguenza, il non reclutamento del ricorrente è l’unica misura atta a 

preservare gli interessi pubblici di cui sopra. 

6.4 In merito al bilanciamento degli interessi, il ricorrente sostiene che il 

non reclutamento influenzerebbe il suo futuro professionale, visto che egli 

non escluderebbe di intraprendere una carriera nei ranghi delle forze 

armate svizzere. Se predetto desiderio è encomiabile, il ricorrente non 

invoca neanche di volere diventare militare professionale. Peraltro, non 

dimostra ancora in che misura una sua carriera professionale – nella vita 

civile – verrebbe pregiudicata dalla presente decisione. Inoltre, anche se 

ovviamente, il tiro al bersaglio è una passione per il ricorrente, come già 

espresso, la vita nell’esercito comprende tanti altri aspetti e tanti doveri per 

l’adempimento dei quali la passione per il tiro non è sufficiente.  

Anche se non viene sollevato nel ricorso, il ricorrente, a causa del non 

reclutamento, rischia di essere assoggettato al pagamento della tassa 

militare per 11 anni (cfr. art. 3 della Legge federale sulla tassa d’esenzione 

dall’obbligo militare [LTEO, RS 661]), corrispondente al 3% di reddito netto 

complessivo o almeno a 400 franchi (cfr. art. 13 LTEO).  

Bilanciando quanto appena esposto, il Tribunale ritiene che gli interessi 

privati del ricorrente, ivi compresi quelli di natura economica, sono di 

minore importanza rispetto agli interessi pubblici di cui sopra. Il 

provvedimento impugnato risulta dunque ragionevolmente esigibile, motivo 

per il quale il provvedimento è compatibile con il principio di proporzionalità. 

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Pagina 15 

7.  

In conclusione, l’autorità inferiore non è incorsa né in una violazione della 

legge né in un apprezzamento errato dei fatti giuridicamente rilevanti. Il 

provvedimento impugnato è anche conforme al principio di proporzionalità. 

La decisione impugnata è confermata e il ricorso è respinto. 

8.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese 

processuali vanno poste a carico del ricorrente soccombente (art. 1 segg. 

del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF;  

RS 173.320.2]). Nella fattispecie, esse sono stabilite in franchi 1’000  

(art. 4 TS-TAF), importo che viene integralmente compensato con l’anticipo 

versato. Con riferimento all’art. 7 TS-TAF non viene riconosciuta nessuna 

indennità per ripetibili. 

9.  

Questa sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale 

(cfr. art. 83 lett. i della Legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale 

federale [LTF, RS 173.110]). Cresce quindi in giudicato con la notifica. 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di franchi 1’000, sono poste a carico del ricorrente e 

sono compensate con l’anticipo spese già versato. 

3.  

Non viene assegnata alcuna indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all’autorità inferiore. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Demis Mirarchi 

 

  

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Data di spedizione: 

 

  

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Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario)