# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59e4bfe3-cb13-54d5-90d9-4f561de892cd
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-08-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.08.2021 D-3624/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3624-2021_2021-08-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3624/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  a g o s t o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Muriel Beck Kadima;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Egitto,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 26 luglio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-3624/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il  

(…) maggio 2021 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di 

seguito: SEM] n. [{…}]-9/2), successivamente ad un soggiorno regolare in 

Svizzera dal (…) al (…), in cui avrebbe beneficiato di autorizzazioni di sog-

giorno di tipo (…) e (…), avendo contratto matrimonio con una cittadina 

svizzera, dalla quale avrebbe divorziato nel (…) ed in seguito, le autorità 

competenti del B._______, gli avrebbero revocato l’autorizzazione di sog-

giorno (…) a far tempo dal (…) (cfr. atto SEM n. 14/2), 

i verbali del rilevamento dei dati personali dell’(…) giugno 2021 (cfr. atto 

SEM n. 20/10), rispettivamente del colloquio personale Dublino del 

(…) giugno 2021 (cfr. atto SEM n. 27/2) e dell’audizione sui motivi secondo 

l’art. 29 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) del (…) luglio 2021 (cfr. atto 

SEM n. 35/11), 

la documentazione presentata a supporto della sua domanda d’asilo, e me-

glio: i suoi passaporti egiziani validi sino al (…) rispettivamente fino al (…) 

e la sua carta d’identità egiziana (cfr. atti SEM n. 1/-, mezzi di prova 1-3; 

atto n. 7/19); i passaporti egiziani della moglie e di tre figli (cfr. atti SEM 

n. 1/-, mezzi di prova da n. 10 a n. 13; atti SEM n. 2/2, 4/2, 5/2 e 6/2), non-

ché la carta d’identità della moglie (cfr. atti SEM n. 1/-, mezzo di prova 4; 

atto n. 3/2), il certificato di famiglia del (…) (cfr. atto SEM n. 1/-, mezzo di 

prova 5) ed i certificati di nascita dei suoi quattro figli (cfr. atto SEM n. 1/-, 

mezzi di prova da n. 6 a n. 9), 

gli atti medici contenuti nel dossier (cfr. atti SEM n. 24/1, 25/1, 26/4, 31/15 

e 33/6), 

il progetto di decisione negativa dell’autorità inferiore del 22 luglio 2021 

(cfr. atto SEM n. 37/6) ed il contestuale parere dell’interessato nei confronti 

della medesima del 23 luglio 2021 (cfr. atto SEM n. 38/3), 

la decisione della SEM del 26 luglio 2021, notificata lo stesso giorno (cfr. 

atto SEM n. 41/1), con cui la precitata autorità non ha riconosciuto la qualità 

di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-

ciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione 

della medesima misura siccome ammissibile, esigibile e possibile, 

la cessazione del mandato di rappresentanza legale del (…) luglio 2021 

(cfr. atto SEM n. 42/1), conferito dall’insorgente tramite procura il  

7 giugno 2021 (cfr. atto SEM n. 19/1), 

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il ricorso datato 11 agosto 2021 (data del timbro postale: 12 agosto 2021, 

cfr. risultanze processuali), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione della 

SEM, per il tramite del quale il ricorrente ha concluso all’annullamento della 

decisione impugnata ed a titolo principale alla concessione dell’asilo in 

Svizzera; mentre che a titolo eventuale alla concessione dell’ammissione 

provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; con conte-

stuale istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, nonché protestate 

spese e ripetibili, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordi-

nanza del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione 

al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]; 

sentenza del Tribunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [pre-

vista per la pubblicazione quale DTAF]), contro una decisione in materia di 

asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il ricorso è di principio 

ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che il ricorso manifestamente infondato, ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il richiedente, cittadino egiziano, di etnia araba e religione islamica, 

nonché originario del villaggio di C._______, sito nel capoluogo di 

D._______, nella provincia di E._______, ha in sunto dichiarato di essere 

espatriato da ultimo il (…), poiché non avrebbe potuto apertamente mutare 

la religione da quella islamica a quella cristiana, in quanto avrebbe temuto 

che qualcuno potesse scoprire le sue affinità religiose maturate nel tempo 

e delle conseguenze sia sulla sua persona che sulla sua famiglia se si 

fosse scoperta tale sua preferenza; che segnatamente egli avrebbe potuto 

frequentare in gioventù la scuola cattolica copta assorbendone i valori cri-

stiani ma non potendo tuttavia manifestare apertamente le sue convinzioni; 

che egli proverrebbe difatti da una famiglia musulmana e da un contesto 

sociale molto conservatori; che in particolare egli avrebbe dovuto sposare 

una donna non da lui scelta e le due figlie avute da tale unione avrebbero 

subito l’infibulazione; che in un’occasione, circa (…) anni prima, sarebbe 

voluto entrare in una chiesa ad F._______, ma vi avrebbe desistito dopo 

che un agente gli avrebbe chiesto il documento ed indicazioni sulla sua 

fede; che in tale evenienza egli avrebbe percepito la gravità della sua scelta 

religiosa; che egli vorrebbe offrire alla sua famiglia una vita migliore, di li-

bertà e senza la pressione sociale che imporrebbe determinate usanze in 

Egitto; che se egli rientrasse nel suo Paese d’origine, teme delle ripercus-

sioni per lui e per la sua famiglia a causa della sua scelta religiosa, nonché 

non potrebbe più offrire alla sua famiglia lo standard di vita elevato che 

poteva invece concedere loro allorché egli viveva in Svizzera, 

che nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha ritenuto che i motivi 

fatti valere dall’interessato, non adempirebbero alle condizioni di verosimi-

glianza ex art. 7 LAsi; che invero, egli non avrebbe reso credibili le sue 

allegazioni relative la sua supposta scelta interiore di aderire al cristiane-

simo, né i pericoli che egli avrebbe incorso se lo avesse dichiarato pubbli-

camente; che per di più apparirebbe alquanto singolare il tempismo della 

sua domanda d’asilo, ovvero inoltrata soltanto successivamente alla re-

voca dell’autorizzazione di soggiorno in Svizzera, e viste le sue allegazioni 

di tipo economico rilasciate in merito a cosa l’attenderebbe in caso di un 

suo rientro in Egitto, ove non potrebbe più garantire il medesimo standard 

di vita elevato alla sua famiglia rispetto a quanto poteva fare allorché risie-

deva in Svizzera, 

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che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la valutazione esposta dalla 

SEM nel provvedimento sindacato; che invero, a mente sua, la verosimi-

glianza e la coerenza delle sue dichiarazioni andrebbero considerate dal 

punto di vista globale, tenendo conto nel complesso della situazione pre-

sente nel suo Paese d’origine, ciò che l’autorità inferiore non avrebbe com-

piuto procedendo ad un accertamento inesatto ed incompleto delle sue al-

legazioni; che la sua vita sarebbe stata influenzata difatti da due forti cor-

renti di pensiero; che d’un canto sarebbe cresciuto in una famiglia musul-

mana dalle fortissime tradizioni, con la quale non avrebbe mai potuto ta-

gliare i legami; che d’altro canto, avrebbe ricevuto un’educazione cattolica 

ed avrebbe vissuto in un paese come la Svizzera, ove vigerebbe la più 

estesa libertà di pensiero; che di conseguenza, il suo percorso di conver-

sione, sarebbe stato lungo e travagliato; che altresì egli contesta di aver 

vissuto in uno stato di bigamia, in quanto il matrimonio contratto in Egitto, 

non sarebbe stato un atto da lui compiuto volontariamente; che per il resto, 

sarebbe rifugiato anche chi si sottrarrebbe ad una pressione psichica dive-

nuta insopportabile, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi), 

che la definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 

cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-

tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-

denza, 

che, nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d’asilo si sia 

già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr.  

WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], 

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Manuel de la procédure d’asile et de renvoi, 2a ed., 2016, pag. 194 e riferi-

menti citati); che, perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia 

necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale; che se-

gnatamente la concretezza delle minacce implica la persistenza di un le-

game di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione; 

che lo stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia 

della decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento og-

gettivo delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di 

un rischio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ra-

gioni imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità 

del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1); che il nesso di cau-

salità materiale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato 

timore di essere perseguitato sia originato da cause che non siano ricon-

ducibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., 

pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015 

del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo 

senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incon-

grue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere conside-

rate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richie-

dente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere 

creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le 

sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non 

è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute 

da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, 

pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa 

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che, complessivamente tale versione dei fatti sia in preponderanza veri-

tiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una 

mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, 

bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a 

favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un 

punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-

specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti), 

che il Tribunale ritiene in specie che le dichiarazioni dell’insorgente inerenti 

la sua conversione interna al cristianesimo, come pure i suoi timori di riper-

cussioni derivanti dall’eventuale scoperta nel suo Paese d’origine di tale 

suo cambiamento di fede, siano inverosimili ed irrilevanti, 

che invero d’un canto egli ha rilasciato delle allegazioni vaghe e stereoti-

pate riguardo ai valori cristiani che avrebbe assimilato durante gli studi ed 

i quali lo avrebbero fatto optare per il cristianesimo (cfr. atto SEM n. 35/11, 

D27, pag. 4 e D35 segg., pag. 6 seg.), 

che per di più appare a dir poco sorprendente che egli d’un lato riferisca di 

essersi convertito internamente al cristianesimo, ma d’altro lato, durante il 

suo lungo soggiorno in Svizzera prima del deposito della domanda d’asilo 

non abbia mai praticato la sua asserita fede, avendone avuto la possibilità, 

a prescindere dai suoi timori inconsistenti e non supportati da qualsivoglia 

elemento concreto legati alla ex-moglie (cfr. atto SEM n. 35/11, D56 segg., 

pag. 9), 

che inoltre, il fatto che egli abbia potuto effettuare i suoi studi presso una 

scuola cattolica copta, quale unico musulmano – nonché pure la sua figlia 

minore per un periodo (cfr. atto SEM n. 35/11, D55, pag. 9) – nel contesto 

della quale vi erano anche programmate delle visite a dei conventi religiosi 

ed era presente una chiesa all’interno della scuola (cfr. atto SEM n. 35/11, 

D34 segg., pag. 6 seg.), appaiono essere delle asserzioni inconciliabili con 

la mentalità molto conservatrice senza alcuna tolleranza con la quale egli 

ha dipinto la sua famiglia d’origine (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5; D46 

segg., pag. 8), 

che altresì, il suo comportamento, durante l’unico evento da egli narrato 

riguardo alla sua presa di coscienza del pericolo e della gravità che la sua 

scelta di conversione interna avrebbe comportato nel caso in cui egli 

l’avrebbe resa pubblica (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5), appare es-

sere illogico, 

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che invero, non risulta comprensibile come egli non abbia voluto rispondere 

all’agente di polizia riguardo alla sua fede prima di entrare in una chiesa, 

poiché intimorito, allorché egli stesso ha dichiarato che le chiese in Egitto 

sarebbero protette dalla polizia, per vegliare sulla sicurezza dei fedeli cri-

stiani (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5); che quindi il ricorrente doveva 

attendersi dei controlli in tal senso da parte delle autorità preposte, senza 

tuttavia intravvedere in tale episodio alcun pregiudizio serio e concreto per 

la sua persona, 

che d’altro canto, egli stesso ha riferito che nell’ultimo periodo trascorso in 

Egitto, ovvero dal (…) sino all’espatrio avvenuto il (…), non gli sarebbe 

successo nulla di concreto, che l’avrebbe spinto all’espatrio (cfr. atto SEM 

n. 35/11, D39, pag. 7), non avendo per il resto mai riscontrato delle proble-

matiche con le autorità egiziane o con terze persone nel suo Paese d’ori-

gine (cfr. atto SEM n. 35/11, D31 segg., pag. 6), né svolto delle attività pub-

bliche nell’ambito della sua scelta religiosa (cfr. atto SEM n. 35/11, D34, 

pag. 6), 

che il Tribunale ritiene quindi che, anche nell’ipotesi in cui la verosimi-

glianza della conversione alla fede cristiana dell’insorgente fosse data, il 

timore dell’insorgente di subire delle persecuzioni al momento dell’espatrio 

non fosse originato da cause riconducibili alla stessa,  

che invero, le asserite problematiche che gli occasionerebbero la sua con-

versione al cristianesimo se resa pubblica, non risultano essere il reale mo-

tivo per il quale l’insorgente ha deciso di espatriare; che dalle sue dichiara-

zioni l’espatrio appare essere difatti piuttosto motivato da considerazioni 

economiche e dalla possibilità di far vivere i suoi figli in un contesto come 

quello elvetico, che egli avrebbe imparato a conoscere durante il suo sog-

giorno precedente in Svizzera (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5; D55, 

pag. 9), 

che tale conclusione è maggiormente supportata dalla tempistica nella 

quale è avvenuta la presentazione della domanda d’asilo da parte dell’in-

sorgente, ovvero a seguito della revoca del suo permesso di soggiorno 

svizzero da parte delle autorità preposte, 

che pertanto, in casu, difetta pure il legame di causalità materiale tra l’alle-

gato timore dell’insorgente di subire delle persecuzioni ingenerate dalla 

sua supposta conversione al cristianesimo e l’espatrio, 

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che infine, le motivazioni economiche asserite come pure la volontà di far 

vivere i figli in un contesto come quello svizzero, non risultano essere 

all’evidenza rilevanti in materia d’asilo; che la nozione di persecuzione pre-

suppone un pregiudizio ad opera di terze persone; che, pertanto, non rien-

trano in questa definizione i pregiudizi indipendenti dall’agire umano; che, 

di conseguenza, le domande di protezione fondate unicamente sulla situa-

zione personale del richiedente l’asilo, in assenza di agenti esterni di per-

secuzione, non soddisfano tali condizioni, 

che in definitiva, e proprio tenendo conto delle sue asserzioni in modo glo-

bale come postulato nel gravame dall’insorgente, v’è dunque da tutelare la 

valutazione dell’autorità inferiore, 

che, per quanto concerne la concessione dell’asilo ed il riconoscimento 

della qualità di rifugiato il ricorso non è quindi destinato ad esito favorevole, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg.; art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontana-

mento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione avversata, l’autorità sindacata ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile, 

che nel gravame, l’insorgente contesta anche tale conclusione; che segna-

tamente la situazione in Egitto non militerebbe per un suo rientro nel Paese 

nella dignità e nella sicurezza; che pertanto, l’esecuzione del suo allonta-

namento non sarebbe, all’ora attuale, ragionevolmente esigibile, 

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che ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-

nale pubblico della Svizzera, 

che nella misura in cui lo scrivente Tribunale ha confermato la decisione 

della SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non 

può prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

come invece allegato in sede ricorsuale, 

che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare l’esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere 

esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d’origine ad un tratta-

mento proibito, in relazione con l’art. 3 CEDU o con l’art. 3 della Conven-

zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-

danti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi), 

che altresì, ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica, 

che dapprima si rileva come in Egitto non viga attualmente una situazione 

di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’in-

sieme della popolazione sull’integralità del territorio nazionale; che per-

tanto per costante giurisprudenza l’ammissibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento è in generale data (cfr. sentenze del Tribunale E-5389/2020 del 

15 dicembre 2020 consid. 8.4.1 con ulteriori riferimenti citati; E-2656/2020 

del 19 giugno 2020), 

che le allegazioni generiche ed inconsistenti presentate dal ricorrente con 

il gravame, non sono atte a mutare la conclusione precitata, 

che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero 

all’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente in Egitto; che egli è di-

fatti giovane, con una solida esperienza scolastica e lavorativa, nonché di-

spone di un’ampia rete famigliare nel suo Paese d’origine, come esposto 

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dalla SEM nel provvedimento impugnato, al quale per il resto si rinvia onde 

evitare inutili ridondanze (cfr. art. 109 cpv. 3 della Legge sul Tribunale fe-

derale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110] su rinvio dell’art. 6 LAsi), che 

risulta in proposito sufficientemente motivato e circostanziato (cfr. p.to III/2, 

pag. 7 della decisione impugnata),  

che proseguendo, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di 

gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione prov-

visoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa (cfr. atti SEM 

n. 24/1, 25/1, 26/4, 31/15, 33/6) emerga la necessità di una permanenza in  

Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferi-

menti; DTAF 2011/50 consid. 8.1–8.3), 

che invero l’unico episodio di perdita di coscienza sospetta per crisi epilet-

tica generalizzata avvenuto l’(…), non appare aver più avuto alcun seguito 

di rilievo né alcuna necessità di terapia a partire dal (…) (cfr. atto SEM 

n. 31/15); che inoltre le problematiche alla vista, parrebbero essersi pure 

risolte dopo la visita oftalmologica avvenuta il 

(…) con la prescrizione di un paio di occhiali (cfr. atto SEM n. 33/6), 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento risulta parimenti ragionevol-

mente esigibile (cfr. art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi), 

che infine, non si osservano impedimenti neppure dal profilo della possibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi), 

che segnatamente egli dispone del suo passaporto tutt’ora valido, ed è in 

grado e tenuto ad intraprendere, se del caso, ogni ulteriore passo neces-

sario per il suo rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34  

consid. 12), 

che l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta alla propagazione 

nel Mondo del Coronavirus (detto anche Covid-19), non è atta a rimettere 

in discussione le conclusioni che precedono, visto il suo carattere tempo-

raneo; che se nel caso di specie dovesse ritardare momentaneamente 

l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, la stessa interverrebbe ne-

cessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr. fra le tante la sentenza 

del Tribunale E-4583/2020 del 15 luglio 2021 consid. 11.2 con ulteriori ri-

ferimenti citati), 

D-3624/2021 

Pagina 12 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento il 

gravame va disatteso e la decisione impugnata confermata, 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3624/2021 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: