# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39783e43-1aeb-5438-8bd1-974139f7833b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-10-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.10.2022 D-4591/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4591-2022_2022-10-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4591/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  o t t o b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Claudia Cotting-Schalch;  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 3 ottobre 2022 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera l’(…) agosto 

2022, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del (…) agosto 2022, dal 

quale emerge che il richiedente ha presentato una domanda d’asilo prece-

dente in Austria il (…) agosto 2022, 

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali del richiedente l’asilo del 

(…) agosto 2022, 

il verbale inerente il colloquio personale Dublino dell’interessato del 

(…) agosto 2022, 

la domanda della SEM del (…) agosto 2022, inoltrata dalle competenti au-

torità svizzere e rivolta all’Austria, di ripresa in carico dell’interessato ai 

sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e 

i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito RD III), 

il rifiuto del (…) agosto 2022 di ripresa in carico dell’interessato da parte 

delle autorità austriache, le quali fanno riferimento ad un’eventuale compe-

tenza della Grecia, 

la domanda di riesame della SEM del (…) settembre 2022, indirizzata alle 

competenti autorità austriache, 

la risposta positiva dell’Austria del (…) settembre 2022 alla ripresa in carico 

dell’interessato, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III, 

la documentazione medica agli atti, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del (…) ottobre 2022 – notificata il (…) ottobre 2022 (cfr. atto SEM n. [{…}]- 

32/1), – mediante la quale la predetta autorità non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della 

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legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo allontanamento 

(recte: trasferimento) verso l’Austria, nonché l’esecuzione del detto prov-

vedimento, osservando inoltre che un eventuale ricorso contro la decisione 

non ha effetto sospensivo,  

la cessazione del mandato di rappresentanza legale da parte della prote-

zione giuridica incaricata con regolare procura dell’(…) agosto 2022 (cfr.  

n. 9/1), 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) l’11 ottobre 2022 (cfr. risultanze processuali: data del timbro 

dell’invio del plico raccomandato) avverso la succitata decisione della 

SEM, per mezzo del quale l’insorgente ha chiesto, a titolo principale, l’an-

nullamento della precitata decisione e l’applicazione della clausola di so-

vranità prevista all’art. 17 par. 1 RD III; che egli ha inoltre domandato la 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso e ha presentato istanza di 

assistenza giudiziaria, secondo il senso dell’esenzione dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice (art. 

111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 

111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

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che nel contesto del colloquio Dublino l’interessato ha asserito di non voler 

tornare in Austria, poiché la Svizzera sarebbe sempre stata il suo Paese di 

destinazione e perché desidererebbe, per via della sua malattia, stare vi-

cino a suo fratello, 

che nella decisione avversata l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’ammissione di competenza da parte dell’Austria e che le dichiarazioni 

rese dall’interessato nell’ambito del colloquio Dublino non erano atte a con-

futare la stessa, ha escluso la sussistenza nello Stato membro di carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o ancora di violazione del principio del 

divieto di respingimento; che inoltre non vi sarebbero motivi che obblighe-

rebbero la Svizzera ad esaminare la sua domanda d’asilo ai sensi  

dell’art. 16 par. 1 RD III e dell’art. 8 CEDU, né che giustificherebbero l’ap-

plicazione della clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 RD III o ex art. 29a 

cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11  

agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare anche la sua situa-

zione medica non rappresenterebbe un ostacolo ad un suo trasferimento 

in Austria, 

che nel suo gravame, l’insorgente ritiene che la nozione di famiglia conte-

nuta nel RD III debba essere interpretata in maniera più ampia e flessibile; 

che, per via dei suoi problemi psichici, l’interessato avrebbe timore di vivere 

in Austria senza il fratello, visto che in quest’ultimo Paese non avrebbe ac-

cesso alle cure mediche necessarie; che, nel corso della sua permanenza 

in Austria, il ricorrente non avrebbe potuto beneficiare di alcun aiuto e, di 

conseguenza, la sua incolumità fisica sarebbe messa in serio pericolo; che, 

dalla sua esperienza pregressa in Austria, si evincerebbe che la direttiva 

accoglienza citata nella decisione impugnata non sarebbe applicata in tale 

Stato in modo corretto; che peraltro egli non si sentirebbe sicuro nel citato 

Paese, in quanto le autorità austriache sarebbero state più volte menzio-

nate per il loro mancato rispetto del diritto interno, comunitario ed interna-

zionale, avendo respinto dei richiedenti l’asilo al di fuori del loro territorio; 

che alla luce di tali elementi, egli intende contestare la competenza  

dell’Austria per il trattamento della sua domanda d’asilo e chiede che la 

sua procedura d’asilo venga svolta in Svizzera, applicando la clausola di 

sovranità prevista all’art. 17 par. 1 RD III, 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e di allontanamento, 

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che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15); che nel caso di una procedura di 

ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio 

non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

che giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

RD III), 

che altresì, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga 

ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere 

di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

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cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete, 

che nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo  

“Eurodac”, che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in 

Austria il (…) agosto 2022, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 7/2), 

che la SEM, prima il (…) agosto e poi il (...) settembre 2022 – quindi entro 

i termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III – ha presentato alle autorità austria-

che competenti, una domanda di ripresa in carico dell’interessato, fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 17/1 e 25/1), 

che il (…) settembre 2022, le autorità austriache hanno espressamente 

accettato la ripresa in carico del ricorrente sulla base della medesima di-

sposizione succitata (cfr. n. 27/1), 

che la competenza dell’Austria è dunque di principio data, 

che a tal proposito, si sottolinea come il RD III non offre il diritto al richie-

dente l’asilo la possibilità di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la 

sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3), 

che proseguendo nella disamina, il Tribunale ritiene, secondo giurispru-

denza costante, che in Austria non vi siano fondati motivi per ritenere che 

sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

RD III; cfr. anche tra le altre le sentenze del Tribunale E-4027/2022 del 21 

settembre 2022, F-3980/2022 del 16 settembre 2022), 

che il ricorrente, al di là di una generica allegazione ricorsuale di non sen-

tirsi sicuro in Austria, in quanto il predetto Paese avrebbe respinto dei ri-

chiedenti l’asilo al di fuori dei suoi confini, non ha apportato alcun indizio 

concreto e sostanziato che stabilisca che il precitato Stato membro – Stato 

membro dell’UE, e dunque legato alla CartaUE, e firmatario della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) – non si atterrebbe ai suoi obblighi internazionali rinvian-

dolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbe se-

riamente minacciata o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale 

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Paese, in violazione del principio del divieto di respingimento, rispettiva-

mente che egli rischierebbe di essere vittima, in Austria, di trattamenti con-

trari alle disposizioni delle suddette Convenzioni, 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non 

si giustifica nel caso di specie, 

che resta ancora da stabilire se, come richiesto dal ricorrente nel gravame, 

nel suo caso trovi applicazione la clausola di sovranità, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in merito alle allegazioni del ricorrente, apportate soltanto in fase ricor-

suale, di temere di non ricevere le cure mediche necessarie in Austria e 

relative al presunto mancato aiuto da parte delle autorità austriache du-

rante il suo precedente soggiorno di alcuni giorni nel predetto Paese, egli 

al di là di generici asserti, non è in grado di provare con indizi oggettivi, 

concreti e seri il rischio di essere privato durevolmente di ogni accesso alle 

condizioni materiali minime d’accoglienza presenti in Austria, comprensive 

quindi anche dell’accesso alle cure mediche indispensabili; che l’insor-

gente non riesce a dimostrare delle eventuali violazioni della direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza), alla quale l’Austria è legata, al punto 

tale che occorrerebbe rinunciare al suo trasferimento in tale Paese, 

che ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro, 

egli dovesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza 

non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in 

questione non fornisca le prestazioni necessarie, apparterrà al ricorrente 

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medesimo di sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, 

utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in pa-

rola (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza),  

che altresì, da un esame d’ufficio degli atti all’inserto, egli non appare soffri-

re attualmente di alcuna patologia di rilievo, che possa ostacolare il suo 

trasferimento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. sentenza della 

Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 maggio 

2008, 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, 

§181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), essendo in tale contesto osservato 

come le diagnosi ravvisabili, ossia un disturbo dell’adattamento e reazione 

mista ansioso-depressiva, siano trattate farmacologicamente e che non vi 

sia il rischio né di progettualità anti-conservativa né di suicidalità attiva (cfr. 

n. 35/2), 

che, in merito alle allegazioni relative alla necessità del ricorrente di essere 

assistito da suo fratello, la presenza di famigliari sul suolo elvetico può ef-

fettivamente avere rilievo nel contesto della possibile applicazione dell’art. 

8 CEDU – che rientra nelle disposizioni che possono imporre l’applicazione 

della clausola di sovranità – e dell’altra clausola discrezionale prevista 

all’art. 16 par. 1 RD III; che trattandosi di adulti, decisiva è la questione a 

sapere se la relazione faccia stato di un particolare rapporto di dipendenza, 

come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un handicap o una 

malattia grave (cfr. sentenza del Tribunale D-2704/2022 del 30 giugno 2022 

con ulteriori rif. cit.); che in altri termini, va vagliata l’esistenza di problemi 

di salute di una gravità tale da imporre un’assistenza significativa nella vita 

quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o di un’atten-

zione permanente suscettibile di essere fornita solo da un parente stretto; 

che la mera necessità di un sostegno emotivo o psicologico non rientra 

invece in tale casistica (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5), 

che alla luce della documentazione medica agli atti, il richiedente risulta 

sostanzialmente soffrire di un disturbo dell’adattamento e reazione mista 

ansioso-depressiva,  

che, rimandando alle valide argomentazioni della SEM – le quali non si 

elencano nuovamente in questa sede per evitare inutili ridondanze  

(cfr. p.to II, pag. 5 seg.) – il caso del ricorrente non rientra nelle succitate 

casistiche, tanto più che è notorio che lo Stato di destinazione dispone di 

infrastrutture mediche sufficienti (cfr. sentenza del Tribunale D-4327/2022 

del 5 ottobre 2022), 

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che, quindi, l’interpretazione dalla SEM degli art. 8 CEDU e art. 16  

par. 1 RD III rispecchia anche la pratica di questo Tribunale; che, di conse-

guenza, non vi è stata da parte dell’autorità inferiore una lettura eccessiva-

mente restrittiva delle due norme, 

che di conseguenza, non sussiste quindi alcun motivo per l’applicazione 

da parte della Svizzera della “clausola di sovranità” prevista all’art. 17  

par. 1 RD III, 

che nelle surriferite circostanze, non traspaiono neppure elementi per rite-

nere che, in specie, l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria 

al diritto il suo potere d’apprezzamento in rapporto a dei motivi umanitari 

così come sancito dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.), 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, l’Austria rimane competente per il seguito della domanda 

d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ed è tenuto a riprenderlo in carico 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione di sog-

giorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non 

ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo, risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo summenzionato, anche la richiesta volta 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali è divenuta senza oggetto, 

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che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 (dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Demis Mirarchi 

 

 

Data di spedizione: